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Pascal

Cartesio fu senza alcun dubbio il filosofo che maggiormente caratterizzò il 600, alcuni filosofi come
Spinoza si rifà a lui, altri come Pascal lo contestano perché secondo questo filosofo la ragione non può
comprendere la realtà ed il senso della vita ritenendo che solo il Cristianesimo possa portare a termine
questo compito. Pascal nacque a Clermont nel 1623 e si interessò molto di matematica e fisica tantè
che a soli 18 anni inventò una macchina calcolatrice e fece numerose esperienze sul vuoto. Anche
quando la vocazione religiosa lo chiamò, l’amore per la scienza non l’abbandonò mai. Pascal entrò a far
parte del monastero di Port- Royal, una comunità religiosa priva di regole, i cui membri si dedicavano
alla meditazione, allo studio e all’insegnamento. Nell’abazia si affermarono le idee del vescovo Cornelio
Giansenio secondo il quale Dio concede a pochi eletti il dono della salvezza contrastando le idee
gesuitiche che affermavano invece che la salvezza è alla portata di ogni uomo che vive all’interno della
chiesa se è dotato di buona volontà. Questa disputa fu chiarita dal papa Innocenzo X che condannò
cinque proposizioni gianseistiche. I seguaci di Giansenio accettarono la condanna ma negarono che
queste proposizioni appartenessero a Giansenio salvando così la dottrina del vescovo. Dopo qualche
anno la disputa riprese piede e questa volta intervenne Pascal pubblicando “le Lettere”, e lavorando
nel frattempo “all’Apologia del Cristianesimo” che doveva essere la sua opera più importante ma che
non riuscì a portare a termine a causa della morte sopraggiunta a soli 39 anni. I frammenti di tale opera
furono pubblicati postumi con il titolo “Pensieri”.

La questione più importante per Pascal è l’interrogativo sul senso della vita. Ritenendo che il problema
di ciò che l’uomo è a se stesso sia il più vero e importante Pascal ritiene mostruoso che gli individui
anche i filosofi non si occupino di tale problema. Per tal motivo lo studio dell’uomo è strettamente
collegato a quello di Dio dell’anima ed è il solo tema appropriato che l’uomo debba studiare. Nello
stesso tempo, Pascal, è convinto che l’enigma dell’uomo e della vita può essere risolto solo con la fede.
L’interlocutore tipo per la filosofia di Pascal è il miscredente e il libero pensatore. Pascal ritiene che
l’atteggiamento della mentalità comune nei confronti dei problemi esistenziali e quello del
divertissement o distrazione nel senso di stordimento nella molteplicità degli impegni giornalieri e
sociali. IL divertimento è una fuga da sé tramite una qualsivoglia attività lavorativa o ricreativa. Secondo
Pascal l’uomo fugge essenzialmente da due cose: dalla propria infelicità e dagli interrogativi intorno alla
vita alla morte. Ecco perché l’uomo deve distrarsi con il gioco, la conversazione, la guerra e le cariche
ricercate: tali cose non si vorrebbero mai se fossero offerte ma si ricerca il trambusto che ci distoglie
dal pensare a quella condizione. Quindi in questa ricerca costante noi non viviamo nel presente ma nel
futuro. Ma il divertimento non ci procura mai felicità perché non è altro che una fuga da noi stessi. Il
divertimento ci riesce piacevole e così ci fa smarrire e arrivare alla morte. Ma il divertimento non è
un’alternativa degna dell’uomo perché egli potrebbe accettare la propria condizione e tutto ciò che
essa implica.
Pascal è convinto che la scienza presenti alcuni limiti strutturali. Il primo limite della scienza è
l’esperienza. Sebbene questa sia da un lato un punto di forza per un altro verso è pur sempre qualcosa
con cui la ragione deve fare i conti. Il secondo limite della scienza è costituito dall’indimostrabilità dei
suoi primi principi; infatti le nozioni che stanno alla base del ragionamento scientifico (spazio, tempo,
ecc.) sfuggono al ragionamento stesso, poiché nel campo scientifico non può esistere una regressione
all’infinito dei concetti si dovranno accettare dei termini primi che rappresentano il limite oltre il quale
non si può procedere. Quindi la scienza incontra dei limiti pur se la ragione diviene arbitra, ecco perché
Pascal afferma che nel dominio del mondo naturale non può subentrare nessuna nozione metafisica o
teologica. La ragione non può dimostrare alcun problema esistenziale. La ragione dimostrativa, secondo
Pascal oppone, come via d’accesso all’uomo, il cuore. Quest’antagonismo viene espresso con il binomio
“esprit de geometrie” proprio della ragione scientifica ed “esprit de finesse” propria del cuore. Lo spirito
di finezza ha come oggetto l’uomo con i suoi sentimenti, il suo intuito ed il suo cuore. Le cose di finezza
si sentono più che vedersi, non si possono dimostrare nè farle sentire a chi non le sente. Lo spirito di
geometria ragiona intellettivamente, lo spirito di finezza comprende intuitivamente. Per fondare un
ragionamento scientifico è indispensabile che coglie per primo i principi primi del sapere anche un po’
di spirito di finezza. Lo spirito di finezza ha per oggetto l’uomo con l’eloquenza, la morale e la filosofia
cose che possono essere solo sentite. Lo spirito di geometria è impotente di fronte agli interrogativi
umani.
La filosofia, secondo /pascal, si pone tutti i problemi esistenziali e metafisici, ma non li risolve. La pretesa
dei metafisici di dimostrare Dio a partire dalla natura è falsa giacchè le meraviglie del creato non
provano l’esistenza di Dio, poiché solo agli occhi di chi già crede tutto ciò appare opera di Dio. Per
Pascal, l’esistenza di Dio’ razionalmente parlando, non è certa come non lo è la sua inesistenza. Le prove
metafisiche sull’esistenza di Dio hanno il limite di giungere ad un Dio astratto che appare lontano
dall’uomo. La filosofia non è adatta né a spiegare la questione di Dio né la specifica condizione
dell’uomo nel mondo. Secondo Pascal l’uomo occupa una posizione mediana in quanto l’uomo non è
nulla di fronte al tutto ed è tutto di fronte al nulla. Lo stesso concetto vale anche per quanto riguarda
la conoscenza in quanto si può dire che l’uomo conosce e non conosce egli si trova né nella totale
insipienza né nella totale sapienza. I nostri sensi non percepiscono nulla di stremo ecco sono per noi
quasi inesistenti e noi siamo nei loro confronti come se non ci fossimo: esse sfuggono a noi e noi ad
esse. L’uomo cerca il bene ed insegue la felicità ma nello stesso tempo risulta inadatto a realizzare il
bene ed a ottenere la felicita`. Ciò provoca nell’uomo uno scarto incolmabile tra aspirazione e realtà e
fa sì che egli, filosoficamente parlando, sia un desiderio frustrato. Ma se nell’uomo vi è questa ricerca
del bene e della felicità vuol dire che in lui vi è la vocazione naturale verso un ordine superiore, un
barlume di grandezza e di nobiltà. Inoltre la coscienza della propria miseria è già simbolo di grandezza.
Ma se da un punto di vista spaziale l’uomo non è che una parte piccolissima del tutto ed è in balia delle
forze naturali dal punto di vista del valore egli è ben superiore alla materia. Secondo Pascal, contro i
filosofi, è pericoloso mostrare all’uomo quant’è simile ai bruti, senza indicargli insieme la sua grandezza.
Altrettanto pericoloso è fargli vedere la sua grandezza senza richiamargli la sua bassezza. Il fallimento
della ragione filosofica si può notare anche nel settore dei principi paratici- morali e politici. Infatti gli
uomini, basandosi solo sulla ragione, non si sono saputi accordare sulle regole del vivere e del
comportamento non riuscendo a creare un’etica immutabile ed universale. Per gli uomini comune il
bene sta nelle ricchezze, nel divertimento. I filosofi pur diffidando di queste cose non riescono a trovare
l’essenza del sommo bene, poiché qualcuno lo trova nella virtù, un altro nella vita attiva, nella
contemplazione ecc… Dinanzi alle norme etiche nascono subito dubbi insolubili. I principi universali del
comportamento, invece, non sono altro che il frutto della convenzione o dell’abitudine. I limiti della
filosofia sono anche i limiti della ragione. Di conseguenza, secondo Pascal, l’unica vera filosofia è una
sorta di meta filosofia conscia dei limiti della filosofia stessa. La metafilosofia di Pascal risulta essere al
servizio della fede e funge da stimolo a cercare altrove le risposte, ossia nella religione. Fra tutte le
religioni quella autentica è la cristiana poiché solo essa fornisce una risposta al problema dell’uomo che
si accorda con i dati di fondo della nostra condizione. Perchè una religione sia vera deve aver conosciuto
la grandezza e la miseria. La religione cristiana spiega l’inquietudine umana che nato per l’Infinito cerca
nel finito la soddisfazione del proprio desiderio di felicità, dimenticando che il vuoto abissale che porta
dentro di sé possono essere colmate da Dio. Ma se il cristianesimo possiede la chiave esplicativa del
mistero dell’uomo significa che esso è conforme a ragione. Anzi il cristianesimo è così aderente alla
ragione che riesce a spiegare ciò che la ragione non può.
Per mostrare la ragionevolezza della fede, Pascal elabora la Scommessa su Dio, che asserisce che l’uomo
deve decidere se vivere come se Dio ci fosse o come se Dio non ci sia, né può evitare questa scelta
perché il non scegliere è già una scelta negativa. È un gioco in cui si deve considerare qual è la scelta
più conveniente per l’uomo. Chi scommette sull’esistenza di Dio se guadagna, guadagna tutto, se perde
non perde nulla: bisogna scommettere quindi senza esitare. Rischiare di vincere l’infinito conviene
sempre. Nonostante ciò Pascal afferma che non si può credere a comando, ma bisogna lavorare affinchè
diminuiscano le passioni che ostacolano la fede facendo di tutto come se si ci credesse in maniera tale
che i dubbi celino e l’abitudine rafforzi la fede. Trovato Dio, anche la morale diventa qualcosa di saldo,
poiché i suoi precetti vengono derivati dall’amor di Dio e fondati su di esso.
Che il Cristianesimo sia conforme alla ragione non significa che esso:
1)sia completamente riportabile alla ragione e totalmente giustificabile per mezzo di essa
2)si fondi sulla ragione
Per quanto riguarda il primo punto, Pascal afferma, che” non intendo sottomettiate a me la vostra fede
senza ragione, e non pretendo di assoggettarvi con tirannia. E neppure intendo rendervi ragione di ogni
cosa. Per Pascal fra ragione e fede non vi è solo passaggio ma rottura, e poiché la fede è qualcosa di
extrarazionale il suo organo autentico è il cuore. Per quanto riguarda il secondo punto non si può certo
dire che la fede si fondi sulla ragione né sia preparata da essa. La fede è un dono di Dio
Pascal afferma che le azioni dell’uomo sono frutto del libero arbitrio ma sono anche opera di Dio in
virtù della grazia che le genera. L’idea della grazia di Pascal è un’idea più giansenista vicina quindi al
protestantesimo; in quanto è Dio che con la grazia ci dà l’occhio per vedere e l’orecchio per udire
scegliendo pochi eletti e lasciando nella massa dei dannati la maggior parte degli uomini. La
predestinazione risulta così fitta, nel pensiero di Pascal, da abolire ogni iniziativa libera dell’uomo
svuotando di senso così la costruzione apologetico-filosofica di Pascal. In virtù del suo giansenismo
Pascal rischia di pervenire ad un misticismo fideistico in cui il problema dell’uomo sparisce come tale e
in cui il teologo mette praticamente a tacere il filosofo.

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