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Sren Kierkegaard

Una vita da testimone della verit

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Una vita da testimone della verit

La biografia

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Sren Kierkegaard nacque


a Copenhagen il 5 maggio
1813, figlio della
vecchiaia, da un agiato
commerciante di 56 anni,
che dalla domestica di
casa, sposata in seconde
nozze, aveva avuto sette
figli, quasi tutti destinati a
morire in giovane et.
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Sren, lultimo nato, venne


educato dal padre Michael,
ormai anziano, appartenente
alla setta dei Fratelli
Moravi, ad una severa
religiosit, che avrebbe
segnato profondamente
lanimo del fanciullo e del
giovane, destinandolo a una
malinconia, che si sarebbe
andata accentuando nel
tempo.
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Per accondiscendere la volont


paterna, Sren si iscrisse alla
facolt di teologia alluniversit di
Copenhagen, dove fra i giovani
teologi dominava lispirazione
hegeliana. Tuttavia, egli segu
con scarso entusiasmo tali studi,
attratto dalla poesia, dalla filosofia
e dagli ambienti mondani della
citt, che frequent con
latteggiamento dissipato del
giovane dandy, amante
delleleganza e dei raffinati
piaceri della vita.
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Solo dopo la morte del


padre sent il bisogno di
riprendere gli studi, che
concluse con la
discussione, nel 1840, di
una tesi Sul concetto di
ironia con particolare
riferimento a Socrate, che
sarebbe stata pubblicata
lanno successivo.
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Non intraprese, per,


la carriera di pastore,
alla quale la sua laurea
lo abilitava. Nel 18411842 fu a Berlino e
ascolt le lezioni di
Schelling, che vi
insegnava la sua
filosofia positiva.
Dapprima entusiasta,
Kierkegaard ne rimase
presto deluso.
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Dopo di allora, egli visse


a Copenhagen con un
capitale lasciatogli dal
padre, assorto nella
composizione dei suoi
libri.

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Il rapporto con il padre e


il fidanzamento con
Regina Olsen, e la sua
drammatica rottura,
furono le principali
vicende della sua vita
privata.

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Lattacco del giornale umoristico, Il


Corsaro (di Goldschmidt), di cui si dolse e
si crucci come di una persecuzione, e la
polemica, che occup gli ultimi anni della
sua vita, 1) contro lambiente teologico di
Copenhagen, specialmente contro il teologo
hegeliano Martensen, e 2) contro
lopportunismo religioso, impersonato nel
vescovo Mynster, capo della chiesa danese,
che raggiunse lespressione pi acuta nei
violenti articoli da Kierkegaard pubblicati
sulla propria rivista Il Momento nel 1855
(con essi egli si stacc definitivamente dalla
Chiesa ufficiale), furono, invece, gli
avvenimenti principali della sua vita
pubblica.
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Il senso di colpa e il rimorso,


che alimentavano la religiosit
del padre, trovarono la
spiegazione nella drammatica
scoperta che il figlio fece di un
misterioso peccato paterno, di
cui egli parla nel suo Diario
come di un gran terremoto
che sconvolse per sempre il suo
animo, al punto da costringerlo
a mutare il suo atteggiamento di
fronte al mondo.
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Egli accenna soltanto


vagamente alla causa di
questo rivolgimento:
Qualche colpa doveva
gravare sulla famiglia intera,
un castigo di Dio vi pendeva
sopra: essa doveva
scomparire, rasa al suolo
dalla divina onnipotenza,
cancellata come un tentativo
fallito.
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Per quanto i biografi si siano


affaticati inutilmente a
determinarla, chiaro che essa
rimane, dinanzi agli occhi di
Kierkegaard, come una minaccia
vaga e terribile insieme. Quel
che importa il sentimento di
sgomento e di morte vissuto
dallautore, un tormento che
viene per anche interpretato da
lui come segno di
eccezionalit, di un destino a
una vita spirituale superiore.
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Kierkegaard parla, poi, nel


Diario, e ne parl anche sul
letto di morte, di una
scheggia nelle carni, che
destinato a portare. Anche
qui, di fronte alla mancanza
di ogni dato preciso, sta il
carattere grave e paralizzante
della cosa. Forse, fu appunto
questa spina nella carne a
impedirgli di condurre in
porto il suo fidanzamento
con Regina.
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una diversa chiamata a


sbarrargli la strada del
matrimonio: la consapevolezza
dellimpossibilit di poter
conciliare vocazione religiosa e
vita nel mondo. Come Dio ha
chiesto ad Abramo di
sacrificargli il figlio, cos ora a
lui chiede di rinunciare a
Regina e a una vita di felicit, e
di dargli la precedenza.
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Tuttavia, egli non intraprese


neppure la carriera di pastore
n nessunaltra; e di fronte
alla sua stessa attivit di
scrittore dichiar di porsi in
un rapporto poetico, cio
in una relazione di distacco e
di lontananza: distanza
accentuata dal fatto che egli
pubblic i suoi libri sotto
pseudonimi diversi, quasi a
impedire ogni riferimento del
loro contenuto alla sua
persona.
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Ecco alcuni degli pseudonimi


utilizzati da Kierkegaard: Victor
Heremita, Johannes de Silentio,
Constantin Constantius, Inter et
Inter, Anti-Climacus, Johannes
Climacus, Vigilius Haufniensis,
Hilarius il Rilegatore, H. H.

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Come detto, la produzione


letteraria assorb lintera vita
di Kierkegaard. Grazie al
patrimonio lasciatogli dal
padre, egli pot vivere con
una certa autonomia; ebbe di
quando in quando delle serie
preoccupazioni per
lavvenire, ma alcuni felici
accorgimenti e la stessa
pubblicazione delle opere lo
soccorsero notevolmente.
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Quando cadde svenuto sulla


via e fu ricoverato al
Frederickhospital, tornava
dalla banca dove aveva
ritirato lultimo resto del
suo deposito, che sarebbe
stato lo stretto necessario
per la degenza allospedale
e per la sepoltura, comegli
stesso confess allamico
Boesen sul letto di morte.
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Lultima malattia fu degno epilogo della vita, nel


possesso di una pace dellanima che invano cerc
per tutta la vita: la fortezza del suo spirito ricorda un
modello greco riportato in clima cristiano.
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Mor il giorno 11 novembre


1855, di domenica. O,
piuttosto, si lasci morire,
perch a detta dei medici (e
di lui stesso), sarebbe
bastato che avesse voluto e
la vita lavrebbe ancora
sorretto. I funerali, avvenuti
la domenica seguente,
furono un trionfo tanto
inatteso quanto spontaneo.
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I pochi contrasti da parte di


qualche pastore furono
repressi dal fervore del
popolo. Nel distacco della
morte, spente le animosit
dei mediocri e degli
interessati, la sua opera
cominci la sua missione
nel mondo.

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Dopo la tesi Sul concetto di ironia, le opere pi


importanti sono: Aut-Aut (1843), Timore e tremore
(1843), La ripresa (1843), Briciole di filosofia (1844),
Il concetto dellangoscia (1844), Stadi sul cammino
della vita (1845), Postilla conclusiva non scientifica
(1846), La malattia mortale (1849), Esercizio del
Cristianesimo (1850). Oltre ai Discorsi edificanti
(pubblicati con il suo nome), di fondamentale valore
psicologico e speculativo il Diario (postumo), che va
dal 1843 sino allanno della morte.
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Il pensiero

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La filosofia di Kierkegaard si
segnala per lattenzione
rivolta allesistenza, al
Singolo: in una netta
contrapposizione allo spirito
di sistema dello hegelismo, il
filosofo danese intende
sottolineare la irriducibilit
dellesistenza del Singolo a
un Assoluto che si presume
spieghi tutto e risolva ogni
contraddizione.
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Per il Singolo,
nellorizzonte
dellesistenza concreta che
ha sempre di fronte la
morte, le contraddizioni
restano insolute e si
impongono spesso come
scelte drammatiche.

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Alla categoria della necessit


si sostituisce quella della
possibilit, alla totalit il
singolo, alla sintesi
rassicurante laut-aut
impegnativo.

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Dal punto di vista del Singolo,


lesistenza diviene un insieme di
possibilit, senza il punto di
riferimento della verit costituita dal
sistema; quella caratterizzata da
scelte ognuna delle quali la determina
in modo irreversibile e deve venir
compiuta, senza poter essere fondata
razionalmente, da una libert che
produce angoscia, perch luomo
deve scegliere, ma non pu conoscere
le conseguenze delle proprie scelte,
n fondarle su criteri di qualsiasi tipo.
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distinto

Categorie di Kierkegaard:

originale
irriducibile

SINGOLO
dimensione: futuro

POSSIBILIT

irripetibile
unico
solo

SCELTA
LIBERT
ANGOSCIA
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LAngoscia.
Langoscia, che la categoria
per eccellenza ( anche la pi
gravosa) e in s compendia
tutte le altre, tematizzata in
particolare nellopera Il
concetto dellangoscia. Essa
la condizione generata
nelluomo dal possibile che lo
costituisce ed strettamente
connessa con il peccato, anzi
a fondamento dello stesso
peccato originale.
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LAngoscia.
Linnocenza di Adamo ignoranza;
ma ignoranza che contiene un
elemento che determiner la caduta.
Questo elemento non che un niente,
ma proprio tale niente genera
langoscia. Il concetto dellangoscia
completamente diverso da quello
della paura e da simili concetti che si
riferiscono a qualcosa di
determinato, mentre invece
langoscia la realt della libert,
come possibilit per la libert.
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LAngoscia.
Il divieto divino rende inquieto Adamo, perch sveglia
in lui la possibilit della libert. Ci che si offriva
allinnocenza come il niente dellangoscia ora entrato in
lui, e qui ancora resta un niente: langosciante possibilit
di potere. Quanto a ci che pu, egli non ne ha nessuna
idea, altrimenti sarebbe presupposto ci che ne segue,
cio la differenza tra il bene e il male.
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LAngoscia.
Lindividuo si scopre
persona solo nel peccato,
il quale, mentre fonda la
pienezza della sua
singolarit, lo pone, per
virt dialettica, di fronte a
Dio, allinfinitamente
Santo. Di qui nasce
langoscia.
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LAngoscia.
Poich il Singolo libert e
possibilit, esposto ad ogni
istante al rischio della scelta,
di fronte allalternativa di
essere solo con se stesso o
solo con Dio, langoscia la
possibilit della libert, la
vertigine della libert, la
infinit autonoma della
possibilit, il senso di
disorientamento totale,
unindefinita inquietudine.
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LAngoscia.
Con langoscia il peccato
venne al mondo, ma il
peccato, da parte sua, gener
langoscia.
Imparare a sentire
langoscia unavventura,
attraverso la quale deve
passare ogni uomo, affinch
non vada in perdizione.
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La Disperazione.
Se langoscia la condizione
in cui luomo posto dal
possibile che si riferisce al
mondo, la disperazione la
condizione in cui luomo
posto dal possibile che si
riferisce alla sua stessa
interiorit, al suo io. Essa
tematizzata in particolare
nellopera La malattia mortale.
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La Disperazione.
Essa malattia mortale, non perch
conduca alla morte dellio, ma perch
il vivere la morte dellio: un
eterno morire senza tuttavia morire,
unautodistruzione impotente. Essa
il tentativo impossibile di negare la
possibilit dellio o rendendolo
autosufficiente o distruggendolo nella
sua natura concreta.
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La Disperazione.
Le due forme di disperazione si
richiamano a vicenda e si
identificano: disperare di s nel
senso di volersi disfare di s
significa voler essere lio che non
si veramente; voler essere se
stesso ad ogni costo significa
ancora voler essere lio che non si
veramente, un io autosufficiente
e compiuto. Nelluno e nellaltro
caso la disperazione
limpossibilit del tentativo.
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La Disperazione.
La scaturigine della
disperazione sta nel non
volersi accettare dalle mani di
Dio; ma negando Dio, si
annienta se stessi; e separarsi
da Dio equivale ad allontanarsi
da quellunico pozzo da cui
si pu attingere acqua.
Pertanto, se la radice della
disperazione questa, chiaro
che lesistenza autentica
quella di colui che non crede
pi a se stesso ma solo a Dio.
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La Fede.
La fede lantidoto contro la
disperazione, in quanto ne la
eliminazione: essa la
condizione in cui luomo, pur
orientandosi verso se stesso e
volendo esser se stesso, non si
illude sulla sua
autosufficienza, ma riconosce
la sua dipendenza da Dio. La
fede sostituisce alla
disperazione la speranza in
Dio. Tuttavia, essa assurdit,
paradosso e scandalo.
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Ci che caratterizza lesistenza, nella sua singolarit


accidentale e irripetibile, lassenza di ogni necessit:
per luomo lesistenza il campo del possibile e della
scelta. Nulla garantito in essa da ragioni necessarie:
luomo, decaduto dallEden dellinnocenza, porta su di
s il peso della responsabilit e della scelta. Non pi
dialettica astratta dellet-et (che non riesce a dar
ragione del Singolo, la cui esistenza non riconducibile
a una serie di conciliazioni), ma dialettica concreta
dellaut-aut (in cui lesistenza espressa da
contraddizioni reali). Il Singolo nel sistema hegeliano
un accidentalit irrilevante, ma questa la concreta
dimensione della vita reale di ogni singolo uomo.42
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Per Kierkegaard la verit non


oggettiva (come nella speculazione
hegeliana), ma soggettiva nel senso che
in essa ne va del soggetto, in quanto
decisiva per lui e per la sua salvezza.
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Caratteri della oggettivit:


Astrattezza (la verit un oggetto tra gli altri)
Disinteresse (la verit non tocca il soggetto)
Indifferenza (una verit oggettiva vale laltra)
Certezza (la verit oggettiva inconfutabile, ma vuota)
Linearit (una dialettica conciliativa del tipo: et et)
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Caratteri della soggettivit:


Concretezza (non abbandona il terreno dellesistenza)
Interesse (la verit per il soggetto)
Passione (ne va dellesistenza del soggetto)
Incertezza (un rischio, nessuna garanzia per il soggetto)
Biforcazione (una dialettica esclusiva del tipo: aut aut)
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Caratteri della verit:

Paradosso e assurdo.
La verit eterna divenuta nel tempo,
lessere si rapportato allesistenza.
Il paradosso assoluto la verit del Cristianesimo:
il Dio-uomo.
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Gli Pseudonimi in Kierkegaard:


da un lato, essi stanno ad indicare il suo rifiuto di
presentarsi come pensatore ufficiale, il desiderio di non
apparire dottore, ma semmai testimone della verit;
dallaltro, il suo desiderio di esprimere le molteplici
possibilit che egli percepiva compresenti nella sua
personalit e ladesione a un criterio di comunicazione
indiretta della verit, attraverso la testimonianza,
appunto, e non la dimostrazione.
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Il Singolo si trova davanti a


tre alternative principali,
cio a tre modelli
esistenziali inconciliabili
(potremmo dire: tre
momenti della dialettica
esistenziale):
lo stadio estetico;
lo stadio etico;
lo stadio religioso.

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Le tre sfere dellesistenza sono


esclusive luna dellaltra, e
perci il passaggio dalluna
allaltra impegna il Singolo
con un atto libero di scelta,
che pu essere soltanto suo:
pi che un passaggio
dialettico, un salto, la cui
origine prima si perde nel
mistero della persona.

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Lo stadio estetico una


vita di piacere e di gioia:
la vita del dilettante, che si
rifiuta di impegnarsi in un
compito definito e non
vuole affrontare il rischio
della scelta; dellesteta, che
si compiace delle belle
parvenze e coltiva i piaceri
raffinati dellarte; del
seduttore, che al celibato
chiede la garanzia di una
libert irresponsabile.
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Il Don Giovanni di
Mozart ne la
rappresentazione
letteraria e musicale pi
perfetta. Lesteta vive in
un presente che non si
protende verso il futuro,
ma si esaurisce in se
stesso; gode dellattimo;
pertanto, si pu dire che
egli, in quanto non si
sceglie e non si impegna,
nemmeno esista.
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Lo stadio etico la vita dedicata


al dovere. Qui lindividuo ha
scelto il suo posto nella
generalit, si sposato, si
formato una famiglia, ha assunto
delle responsabilit di marito, di
cittadino, di professionista. La
figura caratteristica di questo tipo
di vita lassessore Guglielmo,
il quale essenzialmente un
marito fedele, un professionista
onesto e laborioso, un
funzionario esemplare.
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Assumendo come proprie le


obbligazioni comuni,
inserendosi nella societ, luomo
etico si sceglie ed esiste in modo
autentico: nella rettitudine della
sua condotta egli trova la
ricompensa della pace interiore.

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Letica di Kant, che si


fonda sulloggettivit di un
imperativo categorico e
pone luniversalit come
criterio formale delle
azioni buone, , di codesta
sfera, la teorizzazione
filosofica pi perfetta.

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La sfera religiosa lo stadio


estremo, in cui il Singolo
esiste nel suo grado pi alto,
poich la fede lo pone, solo e
peccatore, davanti a Dio. Egli
ha rinunciato a qualsiasi scopo
relativo e finito di cui
riconosce la radicale
contingenza, ha rotto ogni
vincolo con le attrattive della
bellezza e dellarte, con i
doveri della vita associata, per
affrontare il rischio supremo
in faccia allAssoluto.
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La figura di
Abramo
lincarnazione
perfetta della sfera
religiosa. Abramo
ama il figlio Isacco
con tutta lanima
sua, e appunto
perch lo ama, egli
vuole sacrificarlo a
Dio, che glielo
chiede: se non lo
amasse, il suo atto non sarebbe un sacrificio; perci il
suo amore per Dio tale veramente per la sua
opposizione paradossale allamore per il figlio.
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Il suo gesto, visto dallesterno, dentro la sfera etica del


generale, appare come latto di un assassino; intuito
dallintimo, nella passione religiosa di Abramo, esso il
momento culminante della sua esistenza di Singolo.
Ma Abramo non pu
farsi comprendere,
parlando con parole
umane, dalla
generalit. Il suo
gesto si consuma
nellinteriorit e nel
silenzio: con esso egli
non e non pu
essere un maestro,
ma solo un testimone.
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Come si detto, tra le tre sfere non


esiste continuit dialettica
progressiva, non c mediazione
logica: il passaggio dalluna allaltra
si compie con un salto, che opera
della scelta, della conversione del
cuore. Con esso il Singolo nega la
sfera precedente e, con una iniziativa
assoluta che privilegio della sua
libert, rompe improvvisamente con
il passato e simpegna in unesistenza
nuova. La sua libert
autotrascendimento, e latto che essa
compie imprevedibile e logicamente
ingiustificabile.
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E tuttavia, se non c
mediazione fra le sfere
esistenziali, sussiste
nellintimo di ciascuna di
esse una preparazione, un
presentimento della
successiva, che per non
dispensa il Singolo
dallatto libero della
scelta.
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Nella sfera estetica, che non


moralit, la sfera etica in
qualche modo presente in
incognito sotto la forma
dellironia. Per lironia, che si
insinua nel mondo frivolo e
dilettantistico dei suoi piaceri,
lesteta-seduttore avverte la
vanit e la insufficienza dei suoi
godimenti sino al punto da
provarne disgusto.
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La vita estetica rivela, cos, la sua


insufficienza e la sua miseria nella
noia. Ma non detto che la
disperazione, alla quale lironia
pu condurre lesteta, lo converta
necessariamente a una vita
migliore: egli pu anche
compiacersi della sua
disperazione, e cos si perde,
perch non ha saputo e voluto
comprendere, attraverso lironia, il
richiamo della sfera superiore.
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Nella sfera etica la sfera religiosa


presente in incognito sotto forma
di umore (humor): per esso il
Singolo intuisce che in certi casi la
morale non pu essere decisiva e
che ci sono circostanze in cui il
dovere non precisabile, o non
implica una forma ragionevole.
Lumore finisce cos per
inquietare il Singolo e offuscare
quel senso di sicurezza e di pace,
che egli trova nel compimento dei
suoi doveri quotidiani.
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Anche in questo caso, il


Singolo pu non comprendere
il senso della sua inquietudine
e, invece di compiere il salto
nellassurdo, rinchiudersi ancor
pi nella sfera etica; e anche
questa volta egli con la sua
scelta si perde.

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il senso di una colpa


irrimediabile, cio di un
peccato commesso contro Dio
e perci non emendabile con
mezzi puramente umani, ci
che rivela a Kierkegaard
linsufficienza della vita etica.
Lunica via per riscattarsi dal
peccato il pentimento, cio il
riconoscimento della propria
miseria, della propria
impotenza, e labbandono
fiducioso a Dio come una
possibile fonte di salvezza.
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Il pentimento , dunque, lultima


parola della scelta etica, quella per
cui questa scelta appare
insufficiente e trapassa nel dominio
religioso: Il pentimento
dellindividuo coinvolge se stesso,
la famiglia, il genere umano,
finch egli si ritrova in Dio. Solo a
questa condizione egli pu
scegliere se stesso e questa la
sola condizione che egli vuole
perch solo cos pu scegliere se
stesso in senso assoluto.
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Ecco prospettarsi, allora, la


possibilit di un terzo tipo di
vita, la vita religiosa, che se
scelta liberamente pu
diventare il terzo stadio nel
cammino della vita.

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Questa vita descritta da Kierkegaard


nellopera Timore e tremore, che, come
appare gi dal titolo, descrive la religione
non come una condizione di tranquillit e
di ossequio alle istituzioni, quale era per
lui la religione praticata dalla Chiesa
luterana ufficiale (il vescovo Mynster),
bens come una situazione in cui luomo
si trova solo di fronte a Dio e decide di
abbandonarsi completamente a Lui, con
un atto di fede che non la conseguenza
di un ragionamento, ma un salto, cio
una decisione pura, immotivata,
totalmente libera.
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La religione, nella quale soltanto


si deve conchiudere la dialettica
esistenziale, non nemmeno la
religione naturale e razionale
(quella che Kierkegaard chiama
religiosit A), teorizzata e
celebrata da illuministi e deisti:
questa non riesce a vincere la
angoscia e il peccato, ma tuttal
pi a suscitare il pentimento del
peccato e laspirazione al
Perfetto.
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La salvezza si ottiene soltanto nella


Fede cristiana (la religiosit B),
il cui oggetto il paradosso
essenziale, cio il Cristo, la
Persona dellUomo-Dio, che
divenuto nel tempo ed apparso
sotto la forma delluomo
comune, per poter essere
modello di ogni uomo.

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Una vita da testimone della verit

Kierkegaard prende posizione


nei confronti di Lessing, che
contro il paradosso
dellIncarnazione aveva
affermato che verit storiche
non possono mai diventare
una prova per verit eterne e
che il passaggio, con cui si
vuol costruire una verit
eterna sopra un fatto storico,
un salto, che egli non si
sent di compiere.
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Per Kierkegaard lessenza del


Cristianesimo proprio
nellaffermazione di questa
situazione paradossale: Cristo
persona in quanto si incarnato, per
un atto di libera decisione divina, in
un certo tempo e in un certo luogo,
cio nella storia; luomo persona
in quanto accetta nel tempo, con un
atto libero di scelta, il Verbo
incarnato come modello da imitare;
Dio si impegnato a salvare
luomo; luomo, il Singolo, si deve
impegnare a salvarsi credendo nel
paradosso essenziale.
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Cos il Singolo, concepito come


possibilit, si trova davanti a un
bivio fondamentale: da un lato Dio,
lInfinito, il Verbo incarnato, il
paradosso, lAssurdo; dallaltro la
famiglia, la societ, il Popolo, lo
Stato, leticit comune; da un lato la
salvezza, dallaltro la perdizione.
Aut-aut. C un Assoluto che non
costringe ma invita e chiama, e non
ha senso la sua accettazione se non
atto di una libera scelta: si pu non
sceglierlo (e anche questa una
scelta!), ma chi non vuole sceglierlo
perduto.
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Il testo

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Il testo che leggeremo


questanno Accanto a una
tomba, il terzo dei Tre
discorsi per occasioni
immaginarie pubblicati da
Sren Kierkegaard il 29 aprile
1845 (gli altri due sono: In
occasione di una confessione
e In occasione di un
matrimonio), il giorno prima
delluscita degli Stadi sul
cammino della vita.
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Largomento non costituisce una


novit: la meditazione sulla morte,
melthe thanthou, pure presente
nella letteratura, nelle arti visive,
musicali e teatrali, tratto costante
della riflessione filosofica da
Platone agli Stoici, da Epicuro a
Seneca, da Agostino a Montaigne,
da Lessing a Novalis, da Leopardi a
Schopenhauer, da Nietzsche a
Heidegger. Tuttavia, in questo caso,
esso presenta, come riflessione
sullevento estremo, dei caratteri e
degli aspetti particolari rispetto alla
tradizione.
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Questo scritto non vuol essere


unennesima dimostrazione
dellimmortalit dellanima e
una preparazione alla vita post
mortem, n vuol essere un invito
a imparare a morire. Non mira
nemmeno, infine, a consolare
della morte di un caro amico o di
una persona amata, in quanto al
centro della riflessione vi la
mia morte quale evento
(heideggerianamente) gi
sempre mio.
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Una vita da testimone della verit

Esso si colloca certo nellambito di una tradizione


cristiana (come dimostrano sia il preludio tipico di
unorazione funebre protestante, sia la conclusione di
stile omiletico, sia i costanti rimandi a passi biblici),
ma non un invito a sperare in un destino ultraterreno
delluomo; piuttosto il tentativo che poi Heidegger
far proprio di trasformare la meditazione sulla morte
in ars vivendi, di trovare cio nel serio pensiero della
morte considerata come fine definitiva, sempre
improvvisa e mai dilazionabile lo stimolo per
unautentica scelta esistenziale o per una sorta di
metnoia radicale, che possano indurre a vivere con
seriet la propria vita e ad agire risolutamente.
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In tale contesto emerge un


tratto caratteristico della
personalit di Kierkegaard,
vale a dire la malinconia,
il cui concetto, tra laltro,
pi volte ritorna nel
Discorso.

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Non un caso che un grande


pensatore contemporaneo italotedesco, Romano Guardini,
abbia dedicato al filosofo danese
un prezioso libretto, intitolato
Ritratto della malinconia, che
potremmo eventualmente leggere
il prossimo anno.

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Le caricature

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Le fonti

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N. Abbagnano, G. Fornero, Protagonisti e Testi della Filosofia, vol. C,


Paravia;
E. Berti, F. Volpi, Storia della filosofia, vol. 3, Laterza;
Enciclopedia Garzanti di Filosofia;
C. Fabro, Introduzione a S. Kierkegaard, Il problema della fede, Antologia
delle opere, a cura di C. Fabro, La Scuola;
G. Faggin, Storia della filosofia, vol. 3, Principato;
S. Tassinari, Storia della filosofia occidentale, vol. 3*, Bulgarini;
L. Tornatore, G. Polizzi, E. Ruffaldi, Filosofia. Testi e argomenti, vol. 4,
Loescher.

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