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Il testo strutturato in tre parti: l'introduzione disegna gli assunti della ricerca, in Re-cycle Italy i coordinatori delle undici

i Unit
di Ricerca definiscono, in una sorta di giro d'Italia, gli accenti e le
accezioni di un progetto di revisione del ruolo del progetto. Nella
terza parte del volume sono precisati: la struttura della ricerca,
il network di ricercatori, partner nazionali e internazionali coinvolti, i casi studio e le attivit che verranno svolte in questi tre
anni di lavoro.

Nuovi cicli di vita per architetture e infrastrutture della citt e del paesaggio

Nuovi cicli di vita per architetture e infrastrutture della citt e del paesaggio il primo volume della collana Re-cycle Italy. La collana
restituisce intenzioni, risultati ed eventi dell'omonimo programma triennale di ricerca finanziato dal Ministero dellIstruzione,
dell'Universit e della Ricerca che vede coinvolti oltre un centinaio di studiosi dellarchitettura, dellurbanistica e del paesaggio,
in undici universit italiane. Obiettivo del progetto Re-cycle Italy
l'esplorazione e la definizione di nuovi cicli di vita per quegli spazi,
quegli elementi, quei brani della citt e del territorio che hanno
perso senso, uso o attenzione. La ricerca fondata sulla volont
di far cortocircuitare il dibattito scientifico e le richieste concrete
di nuove direzioni del costruire, di palesare i nessi tra le strategie
di ridefinizione dell'esistente e gli indirizzi della teoria, di guardare al progetto quale volano culturale dei territori.

Re-It
01

isbn 978-88-548-6267-8

Aracne

euro 24,00

01
Nuovi cicli di vita
per architetture e
infrastrutture della
citt e del paesaggio

NUOVI CICLI DI VITA


PER ARCHITETTURE E
INFRASTRUTTURE DELLA
CITT E DEL PAESAGGIO

A CURA DI
SARA MARINI
VINCENZA SANTANGELO

Progetto grafico di Sara Marini e Vincenza Santangelo


Copyright MMXIII
ARACNE editrice S.r.l.
www.aracneeditrice.it
info@aracneeditrice.it
via Raffaele Garofalo, 133/AB
00173 Roma
(06) 93781065
ISBN 978-88-548-6267-8
I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica,
di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi
mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.
Non sono assolutamente consentite le fotocopie senza il
permesso scritto dellEditore.
I edizione: settembre 2013

PRIN 2013/2016
PROGETTI DI RICERCA
DI INTERESSE NAZIONALE
Area Scientifico-disciplinare
08: Ingegneria civile
ed Architettura 100%

Unit di Ricerca
Universit IUAV di Venezia
Universit degli Studi di Trento
Politecnico di Milano
Politecnico di Torino
Universit degli Studi di Genova
Universit degli Studi di Roma
La Sapienza
Universit degli Studi di Napoli
Federico II
Universit degli Studi di Palermo
Universit degli Studi
Mediterranea di Reggio Calabria
Universit degli Studi
G. dAnnunzio Chieti-Pescara
Universit degli Studi di Camerino

INDICE

INTRODUZIONE
Nuovi cicli di vita per architetture e infrastrutture di citt e paesaggio
Renato Bocchi

11

RE-CYCLE ITALY
Il Veneto come laboratorio onnicomprensivo del paradigma riciclo
Aldo Aymonino, Renato Bocchi

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Il Ri.U.SO strategia di sviluppo per le citt e il Paese


Giorgio Cacciaguerra

25

Paesaggi della produzione: uno sfondo problematico


Ilaria Valente

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Riciclare grandi telai territoriali


Antonio De Rossi, Mauro Berta, Massimo Crotti

35

Recycle footprint_Impronta da riciclo


Mos Ricci

41

Re-cycle. Coniugare progetto ed ecologia


Roberto Secchi

47

Riciclare drosscapes a Napoli


Carlo Gasparrini

53

Planning in the Re-cycle age


Maurizio Carta

59

Riattivare economie: paesaggi produttivi e reti lente


Vincenzo Gioffr

65

Riciclare territori fragili


Francesco Garofalo

71

Afterwor[l]d
Pippo Ciorra

77

STRUTTURA DELLA RICERCA


Il progetto
Tema
Obiettivi
Stato dellarte

87
91
95

Network
Unit
Casi studio
Partner

104
150
152

Attivit
Laboratorio Re-cycle
Prodotti
Calendario

159
163
167

INTRODUZIONE

Giorgio Morandi, Natura morta, 1936.


Fondazione Magnani Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma)

10

NUOVI CICLI DI VITA


PER ARCHITETTURE
E INFRASTRUTTURE
DI CITT E PAESAGGIO*
Renato Bocchi
>IUAV

In un articolo comparso sullinserto domenicale del Sole 24 Ore lo scorso


3 febbraio 2013, al titolo Il valore intrinseco della cultura, il filosofo scozzese
John Armstrong commenta linteressante paphlet di Martha Nussbaum
(Not for Prot Princeton 2010, trad. it. Non per protto Il Mulino, Bologna
2011) ove lautrice lancia un fermo appello al rilancio della cultura umanistica in un mondo sempre pi dominato da una cultura tecnocratica,
sostenendo con vivaci argomentazioni che linteresse di una democrazia
moderna prevede s uneconomia forte () ma che proprio tale interesse
economico richiede lapporto degli studi umanistici e artistici allo scopo di
promuovere un clima di attenta e responsabile disponibilit, nonch una
cultura di innovazione creativa.
A partire da queste argomentazioni, Armstrong sottolinea come le discipline umanistiche possano senzaltro come sostiene Nussbaum fungere da fondamento della democrazia, o come penso io promuovere
leconomia stessa o, ancora come pensa lo storico Tom Griffiths , aiutarci ad affrontare problemi ambientali di lungo corso. Ma soggiunge che
tutti questi benefici sono accessibili solo ove le discipline umanistiche
siano in grado di coinvolgere in profondit un pubblico vasto e diversifica-

11

to, introducendo il problema della socializzazione dei saperi e del confronto diretto con il tessuto socio-politico.
Larchitettura e lurbanistica io penso si possano e si debbano senzaltro
annoverare nel dominio delle humanities, come lo stesso Armstrong afferma altrove (Reformation and Renaissance. New /ife for +umanities Griffith
Review, 2011), ma proprio per il loro forte coinvolgimento con le politiche
socio-economiche non possano prescindere da quel confronto intenso
e fondante con la pubblica opinione che Armstrong invoca come linfa del
valore intrinseco della cultura cui il suo ragionamento si richiama; e in
questo senso il loro rinnovamento non solo auspicabile ma necessario
alla loro sopravvivenza.
Inoltre, per la loro vicinanza e complementarit con le tecniche e le tecnologie, e per la loro vocazione progettuale, larchitettura e lurbanistica
sono direttamente coinvolte nella produzione di strumenti dintervento per
la trasformazione. qui che un loro contributo allideazione di nuovi cicli
di vita nelle architetture, nelle citt, nei paesaggi, diviene imprescindibile.
Ed proprio in quelle intrecciate culture del progetto cui il nostro Dipartimento veneziano si richiama come propria missione precipua, che risiede
il nocciolo della ricerca interdisciplinare che oggi presentiamo: una ricerca che vuol essere fortemente operativa, ossia incidente nel reale, ma in
senso progettuale, appunto, cio proiettivo e creativo, e non tanto o non
solo in senso tecnico.
Il programma triennale di ricerca Re-cycle Italy finanziato dal MIUR per
larea 08 e che coinvolge oltre un centinaio di studiosi dellarchitettura,
dellurbanistica e del paesaggio, in ben 11 universit italiane ha lambizione di operare su questa linea di integrazione fra le istanze di cultura
intrinseca provenienti dalla riflessione sui fondamenti e sul ruolo delle
discipline umanistiche del progetto architettonico urbano e del paesaggio, e lurgente domanda proveniente dalla societ contemporanea di
trovare modi e metodi per arrestare i fenomeni di consumo di suolo e di
spreco delle risorse e per affermare, anche nel campo delle trasformazioni edilizie urbane e del paesaggio, una eco-logica ispirata ai concetti
della triade Reduce-Reuse-Recycle, ormai largamente affermata nel campo della cosiddetta Green Economy.
Nelle strategie della rigenerazione urbana e del paesaggio, alle tre R del
cosiddetto riciclo ecoefficiente appena richiamate sembrano cos poter-

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si utilmente accostare le tre E delle pi illuminate posizioni etico-politiche:


Economy ETuity Environment ovverosia, in altre parole, crescita economica congiunta a equit sociale e a rispetto e tutela dellambiente. In nome
del grande mito dei nostri giorni: la sostenibilit dei processi trasformativi,
ovvero come suonava lappello dellamericana Bruntland Commission
gi nel 1987: riuscire a soddisfare i bisogni del presente senza compromettere quelli delle generazioni future.
Il tema Re-cycling non certo nuovo e ha gi precedenti mediatici importanti, cui la nostra ricerca fa riferimento: citer per tutti la vera e propria campagna mediatica lanciata dallarchitetto americano William McDonough in base allo slogan Cradle to Cradle (che prospetta la generazione di un nuovo ciclo di vita per i prodotti, applicando ai processi industriali
criteri di tipo biologico, secondo un passaggio da uno stato allaltro, quasi
senza perdita di energia), e sul fronte italiano la riflessione proposta al
MAXXI di Roma con la mostra Re-cycle. Strategie per larchitettura la citt
e il pianeta (a cura di Pippo Ciorra ed altri studiosi italiani, che sono parte
integrante del nostro stesso gruppo di ricerca).
La ricerca vuole soprattutto trovare strumenti per dare un nuovo senso e
un nuovo uso a quanto gi esiste nel nostro territorio, nel nostro paesaggio, nelle nostre citt, dare nuova vita a ci che scartato o abbandonato,
annullando il pi possibile i processi di waste.
Ma la scommessa, che pu darle una patina di effettiva innovativit, riposa
nel saper rintracciare nei modi di agire delle nostre discipline progettuali dellarchitettura, dellurbanistica e del paesaggio la capacit di far
germinare nuovi cicli vitali nella natura morta dei nostri territori sempre
pi cementificati (cfr. i dati impressionanti del recente rapporto ISPRA).
Ho trovato sempre affascinante che quella che noi chiamiamo natura
morta suoni in inglese (e ancor prima in olandese) still life, cio quietamente viva, o forzando letimo, proprio allopposto della definizione
in uso da noi ancora viva. Potrebbe dirsi un po' il simbolo della nostra
ricerca: trasformare la materia ormai inerte in risorsa per nuovi cicli di
vita, al modo in cui Morandi trasfigurava le sue nature morte.
Questo il significato profondo mi pare del concetto di riciclo. Come
ha scritto Pippo Ciorra nellintroduzione alla sua mostra al MAXXI: ricostruire invece di costruire: costruire sopra intorno dentro addosso, con
i materiali di scarto; abitare la rovina invece di costruire; rinaturalizzare
invece che riurbanizzare.

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Il tema evidentemente tuttaltro che nuovo, ha anzi una storia antichissima, come in quello stesso catalogo ha spiegato Alberto Ferlenga, ma quel
che noi speriamo che porre al centro dellattenzione lidea di istituire
nuovi cicli di vita per i materiali della citt e del territorio possa aiutare a
superare sia le debolezze delle pratiche correnti del recupero o della modificazione degli assetti urbani o paesistici, sia le logiche puramente difensive della tutela di quanto ha conservato maggiore integrit nel corso
dei processi di trasformazione, sia i tecnicismi di interventi durgenza e di
pura chirurgia accettando quindi un dialogo franco con le logiche dello
sviluppo e della crescita economica, ma partendo da una ferma volont di
affermare i valori di cultura intrinseca connessi ai concetti di architettura, citt, paesaggio, e i valori di sostenibilit ambientale ormai irrinunciabili e prioritari in ogni azione progettuale e trasformativa.
qui allora che il concetto di riciclo applicato ai temi dellarchitettura,
della citt e del paesaggio, pu passare da puro termine tecnico a parolachiave per cercare rinnovate strategie e strumenti (progettuali) per la rigenerazione cui aspiriamo, considerando non solo i materiali di scarto dei
processi di trasformazione recente (che chiamano in causa temi ormai assai frequentati quali quelli delle aree e delle infrastrutture dismesse, dei
wasteland, dei browneld; e daltro lato lo sprawl degli insediamenti diffusi
nel territorio, con tutti gli aspetti di spreco ma pure di embodied energy che
si portano dietro), ma anche gli stessi lacerti inerti delle geografie territoriali preesistenti coinvolte in processi di abbandono, di emarginazione e
di rifiuto (quelli che la storica Antonella Tarpino ha giustamente chiamato
spaesati cfr. Tarpino A., Spaesati. Luoghi dellItalia in abbandono tra memoria e futuro, Einaudi, Torino 2012), ovvero i territori fragili, le venature
dei fiumi e delle reti idrografiche, le tracce lasciate in eredit talvolta
pi alle comunit che ai luoghi stessi dai cicli della storia (un riciclo pi
metaforico, se si vuole, ma altrettanto strategico).
Questo per chiarire che quando insistiamo sul tema del riciclo in architettura, citt o paesaggio sia che pensiamo a processi cosiddetti di upcyle,
downcycle o hypercycle, mutuando la terminologia del riciclo ecoefficiente sia che ci riferiamo al manifesto Cradle to cradle proposto da William
McDonough assieme al chimico Michael Braungart tendiamo a trovare
strumenti per innescare processi di rigenerazione (nuovi cicli di vita) sia
dentro la materia stessa dellarchitettura urbana sia dentro la materia
e i vuoti dello sprawl territoriale (dai capannoni pi o meno abbandonati

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alledilizia sparsa della citt diffusa) sia dentro le tracce pi immateriali


dei paesaggi dellabbandono o della memoria sia infine dentro la materia
pi originariamente fondante le geografie territoriali ovvero il paesaggio
come infrastruttura.
In questo campo vasto di riflessione riposa la scommessa di rinvigorire
quella cultura intrinseca di cui parla Armstrong, invocando un nuovo
ruolo delle discipline umanistiche confrontato con la societ e le comunit, ossia di attivare quel riconoscimento del paesaggio in ogni luogo
come elemento importante per la qualit della vita delle popolazioni: nei
territori degradati come in quelli di grande qualit, nei luoghi considerati
come eccezionali, come in quelli della vita quotidiana, cos come recita il
preambolo della Convenzione Europea del Paesaggio.
* Il testo ripropone l'omonimo intervento presentato in occasione del Convegno Re-cycle
Italy, Universit Iuav di Venezia, Palazzo Badoer, 15 febbraio 2013, Venezia.

15

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RE-CYCLE ITALY

17

Sissi Cesira Roselli, Instaproject, Brescia 2012

18

IL VENETO COME
LABORATORIO
ONNICOMPRENSIVO
DEL PARADIGMA
RICICLO
Aldo Aymonino,
Renato Bocchi
>IUAV

Il gruppo di ricercatori dellIuav intende affrontare la ricerca su alcuni piani distinti, ma convergenti sia per lunit della ricognizione di campo sul
territorio regionale veneto (con particolare attenzione alla tranche centroorientale del bacino del Piave), assunto come laboratorio onnicomprensivo per la sperimentazione delle strategie di riciclo urbano-paesistico,
sia soprattutto per lassunzione del nuovo ciclo di vita come comune
denominatore e quindi parola-chiave per lattuazione di strategie di riciclo
delle risorse edilizie, urbane e paesaggistiche esistenti, puntando in ogni
caso a strategie profondamente e creativamente innovative dello status
quo e perci non appiattite su logiche di semplice miglioria.
Questo generale intento applicato nella prima fase ad alcuni campi di ricerca su cui si sono gi compiute ricognizioni preliminari e che si cercher
di far convergere in un quadro di confronto e di integrazione pi complesso, descritte di seguito sinteticamente.
I differenti campi di ricerca tendono a disegnare uninterpretazione complessa dei fenomeni di trasformazione dei territori veneti e da questa deri-

19

vare una o pi visioni strategiche delle potenzialit trasformative fondabili secondo la chiave operativa del riciclo e cio listituzione di nuovi cicli
di vita sia attraverso interventi mirati di agopuntura edilizia, urbana e
territoriale, sia attraverso nuovi modelli di ridisegno delle realt insediative esistenti.
Campi di ricerca
1. La rilevazione e la messa in valore, in un nuovo quadro di riciclo
strategico, delle tracce immateriali e di memoria nonch dei reperti
materiali, ereditati particolarmente nei territori che vanno dalla linea
del Piave fino al Montello e allaltopiano dei Sette Comuni, e daltro lato
dalla linea del Piave verso la regione friulana dai teatri di guerra (soprattutto quelli della Grande Guerra), e dal largo patrimonio militare
dismesso dopo la caduta della cortina di ferro (ricerche coordinate
da Fernanda De Maio, Alberto Ferlenga, Alessandro Santarossa e altri).
Lobiettivo di utilizzare questi reperti materiali o immateriali ai fini
di una ri-lettura dei paesaggi che pur tenendo in conto le attivit
socio-economiche contemporanee e la struttura diffusa dei nuovi insediamenti ridia senso e identit a tali territori (anche nella loro nuova
dimensione turistica) proprio a partire da uneredit culturale radicata, anche se parzialmente obliterata, riconducibile alla loro particolare
storia, e alla peculiare lettura a tutto campo del paesaggio e dei suoi
caratteri percettivi che la strategia bellica ha di fatto disegnato quasi
indelebilmente su tali territori (in quanto teatri di guerra). E ci considerando progetti di sistema, piuttosto che singoli interventi di riuso
o recupero di specifiche aree o fabbriche abbandonate.
2. La rilevazione e la messa in valore, in un nuovo quadro di riciclo
strategico, di alcuni elementi-chiave dellinfrastruttura geograficoambientale che caratterizza alcuni paesaggi del Veneto centro-orientale, con particolare attenzione al fiume Piave e al suo bacino, dallarea
montana del Cadore allarea pedemontana dei colli trevigiani fino alle
pianure oggetto della bonifica nei pressi della laguna veneta (ricerche
coordinate da Carlo Magnani, Margherita Vanore, Stefano Rocchetto,
Emanuel Lancerini). Nellindagine di questa sezione territoriale dove
il fiume Piave (carico di valori simbolici, perch sacro alla Patria, e di
valori storico-ambientali) ha subto un inesorabile processo di degrado

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e di emarginazione, fino ad essere un personaggio ormai nascosto e


silenzioso dei processi di assetto territoriale che riappare come protagonista soltanto in occasione di eventi calamitosi di dissesto idrogeologico lobiettivo quello di impostare strategie di riciclo strategico
territoriale e paesaggistico capaci di ridare un senso e una presenza
attiva al fiume nellambito di un sistema di relazioni di prossimit e
pertanto entro politiche di rilancio dellinfrastruttura-paesaggio come
territorio lento.
3. La rilevazione e la messa in valore, in un nuovo quadro di riciclo
strategico, dellinfrastruttura di welfare presente nellurbanizzazione policentrica della cosiddetta citt diffusa veneta, ossia di tutte
quelle attrezzature pubbliche e sociali a varie scale che si sono via via
insediate spesso secondo politiche localizzative segregate ma spesso anche secondo ipotesi innovative e sperimentali di progettazione
nelle maglie slabbrate degli insediamenti diffusi (ricerche coordinate
da Maria Chiara Tosi e Stefano Munarin).
Lobiettivo strategico si fonda sul ripensamento radicale dei livelli di
accessibilit e di interazione fra gli insediamenti e questa rete di infrastrutture secondarie, che sia capace di ripensare il funzionamento
complessivo della citt diffusa, e rimettere in discussione il suo sistema insediativo.
4. La rilevazione e la messa in valore, in un nuovo quadro di riciclo
strategico, delle risorse territoriali della citt diffusa veneta nei suoi
aspetti di tessuto residenziale e produttivo a larghe maglie, interpretate secondo il valore di embodied energy in esse incorporate (ricerche
coordinate da Paola Vigan, Lorenzo Fabian e altri).
Il progetto di un territorio consapevole del tema energetico un progetto di stratificazione che porta in superficie la porosit dei diversi
materiali e tessuti urbani, la loro capacit di assorbire trasformazioni
spaziali e costruttive: la ricerca intende mostrare non tanto ci che
le diverse componenti territoriali producono nelle condizioni attuali,
ma ci che potrebbero produrre se linsieme del lavoro mortoin esse
materializzato fosse preso in considerazione adeguata. Molti indizi indicano che i luoghi dellabbandono, che hanno concluso il loro ciclo di
vita potrebbero stabilire relazioni nuove con il lavoro vivo: consen-

21

tendo di adeguare labitabilit urbana e territoriale, riducendo i rischi,


aumentando lefficienza, modernizzando le infrastrutture.
5. La rilevazione e la messa in valore, in un nuovo quadro di riciclo
strategico, degli spazi del lavoro abbandonati, dismessi, obsoleti o in
via di metabolizzazione, dentro la trama insediativa del territorio veneto con particolare attenzione ai territori del Veneto centro-orientale e
della Pedemontana veneta (ricerche coordinate da Sara Marini, Enrico
Fontanari, Renato Bocchi, Luigi Latini).
Nella letteratura di settore tre traiettorie disegnano la revisione dei
processi di trasformazione: i paesaggi dellabbandono, il riciclaggio dell
esistente e la citt e il suo metabolismo. Si guarda ai rifiuti presenti
nei territori spazi, architetture, infrastrutture inabitati, abbandonati,
mai utilizzati quali brandelli di senso che chiedono un ripensamento
del progetto che li ha generati; e ancora gli stessi brandelli si offrono
quale materia prima da riciclare. In alcuni casi si tratta di scegliere
cosa salvare, su cosa investire, da quale brandello partire per scrivere
unaltra storia, spesso si tratta di decidere soltanto che cosa perdere.
Ci implica mettere a punto strumenti e modelli di azione sullesistente capaci di indicare linee di possibile rigenerazione che ripensino radicalmente i modi di consistere fisici e duso delle strutture esistenti
e obsolete, anche riconsiderando il valore per lungo tempo trascurato
del bene-paesaggio come sostanziale nel disegno dei nuovi cicli di vita.
6. La rilevazione e la messa in valore, nellottica del riciclo, dei modelli di cultura materiale e delle tecnologie (low tech) connesse con le
tradizioni tipologico-costruttive (ricerche coordinate da Roberta Albiero e Giovanni Mucelli).
La pratica del riciclo, in termini pi prettamente materiali, ma anche con riferimento a questioni pi immateriali legate alla tradizione
tipologico-costruttiva, propone infatti nellambito delle ricerche occasionate dalla crisi ambientale, energetica ed economica un ripensamento rivolto alla sostenibilit dei processi edilizi e insediativi, che
contempla spesso la riconsiderazione di azioni capillari di educazione
alla costruzione impostate su profili low cost e low tech, capaci di
confrontarsi in modo rinnovato con i caratteri storico-ambientali.

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Le ricerche suddette sono strettamente connesse alla collaborazione con alcuni partner di
enti nazionali e territoriali coinvolti nella ricerca. In particolare, una strategia comune di
riflessione sul campo del Veneto centrale, e connessa con il bacino del Piave, da tempo
oggetto di collaborazione con la Fondazione Francesco Fabbri, con sede a Pieve di Soligo (e
in particolare con gli architetti Roberto Masiero e Claudio Bertorelli, membri del comitato
direttivo della Fondazione), nonch col Centro Studi Usine di Vittorio Veneto, e con i festival
cui la Fondazione partecipa attivamente (in ispecie il Festival Comodamente).
Forme di collaborazione sono allo studio, inoltre, sia con lAssociazione Nazionale per le Aree
Dismesse (AUDIS) sia con la VESTA (azienda per lo smaltimento dei rifiuti della Provincia di
Venezia) sia con altri enti territoriali del Veneto e dellEmilia-Romagna.

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M. Armani, Madonna Bianca, Trento, anni 80

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IL RI.U.SO STRATEGIA
DI SVILUPPO PER
LE CITT E IL PAESE
Giorgio Cacciaguerra
>UNITN

A far data dal Marzo 2012 il tema della Rigenerazione urbana sostenibile
per citt e territori stato individuato dal progetto lanciato dagli Architetti italiani assieme allAnce, Lega Ambiente ed Urban-pro, poi divenuto
Patto per le Citt sottoscritto insieme a Confcommercio ed Unioncamere,
come fondamentale per le politiche di sviluppo del paese, e come uno dei
temi nodali per la ripresa del paese e come prossima prospettiva di lavoro
per i giovani. Gli obiettivi del Piano che sta sostanziandosi in proposte pur
settoriali ma idonee si basano su un progetto integrato sulla citt capace
(come si evince dal documento di presentazione di Leopoldo Freyrie) di
mettere assieme la rigenerazione degli spazi pubblici con il riciclo virtuoso di materiali e rifiuti, il risparmio energetico ed idrico con la qualit della architettura, la mobilit intelligente e la sicurezza del costruito
in uno con il recupero alla funzione urbana di aree demaniali dismesse,
siano esse portuali militari, produttive od altro riconduce a riconversione
qualitativa dellhabitat e nel contempo fruttuoso investimento economico.
Il progetto ha avuto la adesione immediata del governo Monti con il Ministro alle Infrastrutture Passera ed il finanziamento interventi in 28 Comuni per oltre 300 milioni di euro editando una serie di interventi frutto del

25

Piano citt. Una sorta di provvedimento tampone pubblicitario per sbloccare il deposito di grossi progetti di trasformazione urbana in Italia da
anni giacenti in ministero, nellassunta convinzione dimostrando se ve ne
fosse ancora bisogno che rigenerazione e sviluppo vanno a braccetto. Un
provvedimento spot, non un progetto legislativo e pianificatorio di ampio
respiro.
Nel Dicembre 2012 gli on. La Loggia, Lanzillotta ed altri avviano in sinergia
bipartizan nelle commissioni camera e senato la proposta di legge Norme per il contenimento del consumo del suolo e la rigenerazione urbana
proposta con alcuni spunti innovativi nei principi generali e negli articoli
relativi alla perequazione urbanistica e territoriale, ai criteri di compensazione ed incentivazione urbanistica alla fiscalit urbanistica ed altro.
Un primo tentativo legislativo organico di rivedere organicamente il modello di urbanizzazione fondato sulla continua espansione edilizia in crisi
irreversibile. Come indicatore dellinversione di tendenza e dellassunzione
di nuove coscienza nel settore appare evidente dal fatto che nella recente
campagna elettorale nei programmi di ogni partito o movimento politico
erano presenti programmi inerenti politiche di risparmio del territorio e di
rigenerazione urbana.
Il Consiglio Nazionale Architetti Paesaggisti Pianificatori e Conservatori,
partecipa al PRIN, in sinergia con il DICAM di Trento, con cui sta portando
avanti una ricerca documentale con un duplice obiettivo, dun lato individuare innovative procedure legislative che svincolino dalla progressivit e
scalarit degli strumenti urbanistici classi della Legge Urbanistica 1150/42
che producono tempistiche bibliche, alla ricerca di percorsi snelli trasparenti ed efficaci per la trasformazione urbana, dallaltro analizzare con
attenzione le esperienze straniere poste in essere nel settore ai fini di definire le caratteristiche di intervento pubblico-privato tale da sostanziare
impulso economico agli interventi.
Rigenerazione e sviluppo economico rappresentano due aspetti sinergici
che producono fruttuosi investimenti economici come ci insegnano interventi in essere in Germania, Svezia, Francia, ecc..
I tre step della ricerca sono rivolti:
alla definizione della attuale legislazione statale e regionale in materia
urbanistica;
alla ricerca di una proposizione legislativa esauriente con strumenti
urbanistici adeguati;

26

alla analisi e codificazione degli esempi concreti di rigenerazione realizzati o in corso di attuazione nelle realt europee.
In sintesi Modi di intervento pubblico privato con ricorso alla perequazione compensativa alla ricerca di soluzioni tecnico amministrative in grado
di garantire unattuazione semplificata e tempi certi (Prof. Ferruccio Favaron). Ogni realt urbana di qualsiasi dimensione, fermo restando il disegno strutturale di governo del territorio, deve poter rivedere il proprio assetto con procedure accorte ma snelle e a tempistiche contenute.
Gruppo lavoro Dicam Trento: Cacciaguerra, Battaino, Zecchin.
Gruppo lavoro CNA: Favaron, Marata, Gallione ed altri.

27

Giovanni Hnninen, Alzano, 2013

28

PAESAGGI DELLA
PRODUZIONE:
UNO SFONDO
PROBLEMATICO
Ilaria Valente
>POLIMI

Lorizzonte problematico posto dalla ricerca pone in questione alcuni termini. Innanzitutto il termine produzione ovvero la sua declinazione in spazio/spazi della produzione.
De Certeau scrive che la logica della produzione: dal XVIII secolo genera
il proprio spazio, pratico e discorsivo, a partire da punti di concentramento:
lufficio, la fabbrica, la citt ricercando la pertinenza dei luoghi che essa
crea (De Certeau M., L
invenzione del Tuotidiano, Edizioni Lavoro, Roma
2001, p. 281). Ci ha disposto un particolare patrimonio di manufatti, spazi
aperti, suoli, infrastrutture, diversamente articolato e utilizzato nel tempo,
di differente consistenza e qualit, di durata variabile.
La produzione, come osserva Paola Vigan citando Carlo Cattaneo, incorporata nello spazio urbanizzato e nei paesaggi e assume forme differenziate (Recycling City, a cura di Fabian L., Giannotti E., Vigan P., Giavedoni, Pordenone 2012). La scelta dei casi studio che lUnit di Ricerca
ha effettuato, indica la ricca, articolata e differente natura attraverso cui
si concretizzano le forme della produzione. Si tratta di spazi di diversa
consistenza e tipologia: dai capannoni, i cui cicli di realizzazione sono ben
individuati nello scritto di Lanzani, Merlini, Zanfi, alle rovine industriali

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che caratterizzano, secondo Zanni, gli odierni paesaggi industriali residuali.


Parallelamente, reti e manufatti innervano il suolo, effettivo supporto del
paesaggio produttivo. Talune reti (ferroviarie, idriche) sono oggi abbandonate o sottoutilizzate, cos il caso del Vallo di Diano descritto da Cozza o, con
diverse accentuazioni, i sistemi delle acque che caratterizzano diversi brani
del paesaggio italiano trattati da Coppetti, Di Franco, Oldani. Lo spazio della
produzione dunque stratificato: la differenza che definisce ogni luogo non
consiste in una giustapposizione, ma assume la forma di strati embricati.
Gli elementi disposti sullo stesso piano sono enumerabili; si offrono allanalisi; formano una superficie trattabile (De Certeau M., Op. Cit., p. 281).
Il tempo accidentato dei paesaggi produttivi
Gli edifici, le reti, i manufatti che si dispongono discontinuamente nel paesaggio italiano ne rendono manifesta anche una sostanziale diacronia. Il
tempo che passa, divide o connette (e che senza dubbio non stato mai
pensato) non il tempo programmato e si presenta come tempo accidentato (Ivi, p. 283) ovvero quello che si racconta nel discorso effettivo della
citt: una favola indeterminata, meglio articolata sulle pratiche metaforiche e su luoghi stratificati rispetto allimpero dellevidenza nella tecnocrazia funzionalista (Ivi, p. 284). Appaiono, infatti, oggi strutture spaziali
che presentano differenti gradi di utilizzo e/o di obsolescenza fisica. Gli
spazi della produzione, per questa concepiti e realizzati secondo precise
logiche funzionaliste e tecniche, si sono offerti e si offrono oggi a diversi
usi potenziali, anche secondo adattabilit diverse, come descrivono Postiglione e Bassanelli. Spazi concepiti per essere lespressione di una logica
produttiva razionalizzata e delimitata, possono divenire terreno fertile per
trasformazioni progettuali che ne esprimano le potenzialit duso e per
pratiche attuabili e attuate in tempi diversi, assumendo che luso non
sempre determinabile a-priori ma per sua natura unattivit astuta, dispersa, silenziosa (De Certeau M., Op. Cit., p. 281).
Uso, consumo, produzione e la dimensione temporale del costruire
Da una prima assunzione e descrizione dei casi studio emergono due
questioni degne di essere approfondite, sia sotto il profilo operativo che
teorico. Da un lato la dimensione temporale del costruire, dallaltro i temi
correlati delluso e del consumo (di spazi, costruzioni, suoli). Si tratta di
temi fondativi per il terreno dellarchitettura, da un lato, per ci che at-

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tiene i termini della permanenza, della durata e del loro concretizzarsi


nelle forme tipiche dello spazio abitato (con tutto ci che, di conseguenza,
precipita nelle formulazioni teoriche disciplinari) e, dallaltro, per ci che
attiene le pratiche del disegno della citt, ovvero lorizzonte della previsione nonch del riuso, recupero, rigenerazione dei tessuti urbani (nelle
loro differenti accezioni e ricadute operative, come sottolineato da Gritti e
Bovati attraverso la disamina sul riuso avviata da De Carlo).
La problematica della dimensione temporale del costruire e, in particolare, il tema del ciclo di vita connesso alle pratiche del costruire sostenibile,
pone in causa una differente concezione della temporalit nelloperare
progettuale (alle diverse scale).
Il costruire sostenibile (dominato dalla coppia produzione/consumo) tende
a prefigurare un possibile ordine basato sulla previsione e introduce nel
processo progettuale scansioni valutative che ridisegnano radicalmente la
stessa natura sintetica del progetto.
La durata programmata delledificio, in cui il progetto tende a definire il processo di costruzione, in termini di produzione di materiali, di componenti
e delledificio stesso, nonch la sua gestione (con tutte le azioni correlate
per il prolungamento della vita delledificio in termini di manutenzione,
riuso, recupero, conservazione) fino alla dismissione e al riciclaggio (cfr.
Lavagna M., Lyfe Cycle Assesment in Edilizia, Hoepli, Milano 2008), determina un salto epistemologico nella teoria e nella pratica dellarchitettura.
Ci perch il progetto assume nelle sue premesse il tema del ne vita
(dei materiali, dei componenti, delledificio stesso), di per s opposto alla
tensione verso la permanenza che da sempre sottesa alla prassi edificatoria occidentale.
Il progetto dunque portato ad adottare un processo eminentemente
scompositivo: componenti, edifici, suoli sono considerati nella loro differente durabilit, parzialmente smontabili, ricomponibili, riconvertibili, vivono
tempi e spazi potenzialmente diversi. Proprio per questo fondamentale
comprendere quali forme siano persistenti e come possa essere diversamente coniugato il nesso tra forma e uso laddove entrano con prepotenza i
termini della produzione (processuale) e del consumo (dissipativo).
Da qui appare necessario procedere alla messa a punto di descrizioni
orientate dei tessuti e dei paesaggi, per individuare strutture a differente
grado di persistenza.
Ci che sembra persistere, perch diversamente e continuamente inner-

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vato, il suolo, ovvero la struttura connettiva. Supporto fragile, a rischio,


come gi sottolineato: perci la ricerca prevede approfondimenti sui casi
studio dagli osservatori disciplinari dedicati delle questioni relative al ciclo
urbano delle acque in rapporto ai recenti processi di espansione e densificazione urbana (Becciu, Lamera, Raimondi, Sanfilippo).
I casi studio consentono di definire una mappatura in cui il suolo (innervato) viene interpretato come supporto infrastrutturato persistente da sottoporre a cura. Parallelamente, lintervento sui tessuti mette alla prova
le categorie consolidate del progetto di architettura, riportando al centro
il portato della modernit (la produzione edilizia, in cui la dialettica produzione/consumo prende forma nella diversa durabilit delle componenti)
nelle sue conseguenze (impreviste) nella vita delledicio, la cui potenziale
variabilit legata allo smontaggio-rimontaggio ciclico dei componenti e
alla intensificazione duso legata alle nozioni di adattabilit e modicazione.
I casi studio e il contesto della ricerca*
La scarsit delle risorse effettivamente operabili e lincertezza dei destini
riservati ai suoli, ai tessuti e ai manufatti della produzione sono i riferimenti problematici entro i quali lUnit del Dipartimento di Architettura e
Studi Urbani del Politecnico di Milano si orientata per selezionare i casi
studio cui applicare i temi della ricerca.
Prioritariamente la scelta ricaduta su contesti che sono, contemporaneamente e contraddittoriamente, oggetto di processi di consumo di suolo e
di fenomeni di abbandono degli spazi urbanizzati.
I principali casi studio possono essere descritti attraverso una sezione trasversale della Valle Padana che assume come estremi significativi gli ambiti
geografici dove avviene la transizione tra la pianura e i versanti pedemontani.
Soggetti privilegiati di esplorazione sono quindi le aree produttive insediate nei fondovalle degli affluenti del Po verso larco prealpino da una parte,
e verso le dorsali appenniniche dallaltra.
Il bacino produttivo un tempo cementiero e poi tessile e manifatturiero
della Valle Seriana in Provincia di Bergamo e il distretto ceramico di Sassuolo in Provincia di Modena rappresentano in questo senso due campioni
altamente significativi di quella speciale relazione tra contesti ambientali
e geografie dei luoghi produzione potenzialmente in grado di rivelare consistenza e portata dei fenomeni che hanno caratterizzato lurbanizzazione
recente nellintera Valle del Po.

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Lungo questa sezione ideale non assumono rilevanza solo gli estremi. Un ruolo essenziale per lo svolgimento della ricerca assegnato ai
territori dellarea metropolitana milanese. Qui si indagano sia le aree
commerciali,direzionali e artigianali disposte negli interstizi dei grandi
complessi produttivi oggi dismessi nel bacino urbano compreso tra le citt
di Sesto San Giovanni e Monza, sia il vasto campionario di luoghi abbandonati e in attesa di un diverso destino, disposti lungo il quadrante orientale
della citt di Milano.
A sostegno della ricerca nei casi studio primari lUnit del DAStU ha disposto una rete di luoghi e contesti complementari (i centri abitati e i
borghi spopolati colpiti dal terremoto in Toscana, in Emilia e in Abruzzo,
le reti ferroviarie abbandonate in Campania e in Liguria, i distretti della
termoplastica e dellindustria motociclistica in Lombardia, i luoghi della
riconversione della produzione siderurgica in Umbria).
Sulla mappa del Paese ha preso cos forma una costellazione potenziale di
paesaggi della produzione oggi riconoscibile grazie a corrispondenze e trame che gli esiti della ricerca consolideranno, preciseranno o smentiranno.
A questo scopo lUnit del Politecnico di Milano ha avanzato specifici accordi di collaborazione con Confindustria Bergamo e i comuni della Media Valle Seriana, lAmministrazione Provinciale di Modena e il Comune
di Sassuolo, lAudis e i Comuni di Sesto San Giovanni, Monza e Milano, la
societ Ternienergia (per il caso studio complementare di Nera Montoro
in Umbria).
Allo stesso tempo unattiva politica di relazioni con lENSA di Marsiglia e
di Parigi Belleville, ETSA di Valls, la TU di Berlino, lHTWK di Lipsia, la
Maastricht University ha preso avvio sia per la partecipazione alla ricerca
sui casi studio italiani sia per la corrispondenza tra questi e analoghe situazioni proposte dai partner internazionali.
* Testo di Andrea Gritti, responsabile Laboratorio Re-cycle Milano.

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Andrea Delpiano, Grandi Architetture Territoriali del Piemonte

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RICICLARE GRANDI
TELAI TERRITORIALI
Antonio De Rossi,
Mauro Berta,
Massimo Crotti
>POLITO

La ricerca avviata allinterno dellUnit di Torino si colloca a valle di un


percorso di studi ormai da tempo attivo, che ha programmaticamente e
con continuit intrecciato il tema della morfologia insediativa con le armature territoriali antropiche e naturali di lunga permanenza (reti infrastrutturali, sistemi idrografici, caratteri geomorfologici, palinsesti agrari,
ecc.), indagando prassi consolidate e strategie possibili di trasformazione
e contribuendo a ridisegnare geografie innovative e immagini inedite del
territorio piemontese. Geografie e immagini che sovente inoltre soprattutto nellultimo decennio hanno potuto forzare il quadro agevole, ma ristretto, della ricerca accademica ed approdare allinterno degli strumenti
di governo del territorio alle diverse scale, arrivando a incidere di fatto
sulle pratiche correnti delle trasformazioni.
Alla base di queste esperienze via via accumulate resta unidea di fondo
del ruolo del progetto a lungo sperimentata allinterno dei contesti pubblici, soprattutto nella scuola torinese; uninterpretazione che ne depotenzia
il carattere oggettuale di soluzione ad un problema dato, per privilegiarne
viceversa il ruolo possibile di canovaccio (secondo la nota metafora di
Roberto Gabetti e Aimaro Isola), di tavolo aperto cio, intorno al quale

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radunare attori e razionalit differenti e sovente conflittuali materializzando istanze e opzioni allinterno di scenari comunicabili, sui quali misurare i reciproci scarti e definire strategie condivise.
questo un modo di intendere lagire progettuale che acquisisce oggi,
inoltre, una rilevanza particolare, in special modo a fronte dellesplosione
di una crisi strutturale che travolge, oltre ai soggetti privati, il sistema
stesso del welfare, rimettendo in discussione ruoli ed equilibri consolidati
tra soggetti pubblici e privati e soprattutto modificando i paradigmi stessi
su cui fino ad ora sono stati costruiti i modelli di sviluppo, primo fra tutti
quello della disponibilit di suolo.
Temi: Post sprawl, Nuove geografie, Post welfare
Limpronta urbana ha acquisito dopo la fase esplosiva dello sprawl dimensioni tali da far pensare che si sia giunti ormai in prossimit dei limiti
teorici della sua espansione; al contempo, al suo interno sono gi attivi
processi rilevanti di selezione e marginalizzazione, che preludono ad una
possibile nuova modificazione territoriale.
Sono gi presenti cio tutti i segnali di una riorganizzazione profonda del
territorio che se da un lato mostra nuovi impulsi alla ricentralizzazione
insediativa, alla specializzazione e alla ristrutturazione dei comparti produttivi dallaltro evidenzia la comparsa di nuove forme di marginalit, di
una vera e propria geografia dellabbandono.
La contrazione forte della capacit (economica e politica) di intervento
pubblico sul territorio, il sostanziale fallimento delle politiche di sviluppo
tradizionali, tutte volte unicamente (o quasi) a risollevare la variabile dei
consumi, costantemente vista come unico indicatore dello stato di salute
della societ, e le distorsioni delle politiche fiscali degli ultimi anni hanno
infine collocato di fatto il soggetto pubblico nel ruolo ambiguo di attore tra
gli attori, sottraendo in parte ad esso il tradizionale compito di gestore e
garante del patrimonio collettivo.
In questo scenario allora immaginabile definire i termini generali di una
ritirata strategica, dellurbanizzato, intesa come unopportunit per ripensare le modalit di progettare e costruire il territorio e per ricalibrare e
riorientare i modelli di sviluppo; ma anche come una possibilit di riformulare radicalmente la natura stessa del progetto, ponendo al centro il suo
ruolo di possibile mediazione culturale, piuttosto che quello di risposta
tecnica. Un ruolo che oggi tanto pi centrale nel momento in cui emerge

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con chiarezza (ad esempio dal DdL quadro in materia di valorizzazione


delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo, approvato
dal Consiglio dei Ministri nel novembre 2012) la necessit di affiancare alla
tradizionale interpretazione estetico-culturale della conservazione del
territorio (dei palinsesti, del paesaggio) una necessaria e complementare
concretezza sul piano economico, sociale e produttivo, riciclando la risorsa del suolo, a lungo trattato come variabile dipendente dello sviluppo
urbano, rimettendolo al centro dei sistemi economici e produttivi.
Non si tratta ovviamente, bene chiarirlo, di una riedizione di procedimenti collaudati di riuso del patrimonio edilizio dismesso, che sono stati
a lungo approfonditi in altre stagioni di ricerca. Riciclare, soprattutto alla
scala urbana e territoriale, attivit del tutto differente; non finalizzata
alla patrimonializzazione o a trovare soluzioni specifiche a problemi contingenti, ma volta piuttosto ad innescare nuovi cicli di vita in cui inserire
il patrimonio esistente; e soprattutto indirizzata a modificare le modalit
stesse con cui si costruisce il progetto. Senza per questo ricadere in una
ingenua mitizzazione della flessibilit, ma mettendo in campo una riflessione molto seria sugli elementi e le armature di lunga permanenza, sui
processi di accumulazione e di stratificazione in atto sul territorio, sul ruolo strutturante che i grandi telai territoriali possono giocare nelle politiche
di sviluppo urbano sostenibile.
I nuovi cicli di vita di cui stiamo parlando non riguardano pertanto esclusivamente i materiali e gli oggetti, ma anche e soprattutto le forme e le
configurazioni che il territorio conserva inscritte negli assetti insediativi
consolidati, che possono diventare realmente assi portanti di una nuova
politica urbana.
Strategie progettuali
Ci che si sta proponendo non in definitiva banalmente la formulazione
di una semplice tattica di contenimento, volta ad innestare percorsi virtuosi sulle pratiche ordinarie, ma piuttosto una sorta gioco di simulazione di carattere molto pi radicale, che pone al centro lutilizzo esclusivo
del patrimonio disponibile ed ammette come unica regola lassunzione
dellesistente come materiale fondamentale di progetto.
Si tratta pertanto di lavorare su strategie possibili di rimontaggio, e soprattutto sulla definizione di processi di riconoscimento/ricomposizione/
raffigurazione, andando quindi oltre ad una semplice attivit di riorganiz-

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zazione o di risemantizzazione e risignificazione dellesistente.


Occorre comprendere e dichiarare quali parti possano essere considerate
struttura, in grado di perdurare nel tempo, e quali invece siano suscettibili
di cambiamento o, in alternativa, di restituzione a possibili cicli di rinaturalizzazione: reti e linee ad esempio (gli elementi forti dellarmatura insediativa) si prestano a durare nel tempo, mentre i campi di questi ideali
telai possono essere eventualmente una parte pi molle del tessuto, in
grado di modificarsi e trasformarsi. Un cambiamento di strategia, questo,
a livello delle politiche territoriali, che viene ad avere ricadute forti soprattutto sui meccanismi di funzionamento delle trasformazioni, sul rapporto
tra soggetto pubblico e attori privati, sulle modalit di costruzione e attuazione dei progetto, sulla percezione del paesaggio e sullo stesso apparato
normativo, che necessit oggi di radicali interventi di revisione.
Assume dunque importanza fondamentale la capacit di comprendere in
primo luogo il valore delle grandi architetture ambientali (reti delle acque, corridoi ecologici, geomorfologia, ecc.) in quanto elementi primari del
disegno territoriale di lunga permanenza e possibili catalizzatori di un progetto di riciclo in grado di rimettere in valore i sistemi ambientali del territorio; anche e soprattutto con una programmatica forzatura di alcuni degli
schemi di pensiero correnti, laddove, ad esempio, associare la progettazione urbana tradizionalmente orientata alla crescita ad una contrazione
dei sistemi urbani pu apparire di primo acchito una sorta di ossimoro.
Strumenti e sperimentazioni
Allinterno della ricerca ci si propone di indirizzare lindagine sul riciclo dei
telai territoriali e sulle interazioni con la morfologia insediativa a due tipi
diversi di grandi telai.
Il primo, di natura antropica, quello delle reti ferroviarie, le cui possibili
declinazioni aprono sul territorio piemontese occasioni di riflessione molto differenziate ed estremamente attuali, che vanno dalla mobilit
intermodale dellArea Metropolitana Torinese al riuso dei rami secchi
ferroviari nel cuneese e nel biellese, alle possibili metropolitane vallive
leggere in bassa Valle di Susa e Valle dAosta, al conflitto tra grandi infrastrutture e territori marginalizzati in Alta Valle di Susa e Valle Scrivia.
Il secondo, di origine naturale, quello dei sistemi idrografici, argomento
che intreccia il tema pi generale delle continuit ambientali e il ruolo dei
parchi come strumento di ridisegno degli assetti insediativi; ma che con-

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sente altres di introdurre allinterno della riflessione sui cicli di vita del
territorio anche il tema del rischio idrogeologico, tradizionalmente isolato
nellassolutezza delle analisi quantitative, utilizzandone il dato analitico
per riscrivere in parte i caratteri della geografia insediativa.
Partner della ricerca
LUnit di Torino ha avviato contatti con soggetti istituzionali, che rappresentano gli interlocutori fondamentali per chiarire i vari aspetti della ricerca.
Allo stato attuale gli Enti partner della ricerca sono: Agenzia per la Mobilit
Metropolitana Torino, Citt di Torino, Regione Piemonte, Parco fluviale del
Po torinese e Parco fluviale di Gesso e Stura, Unioni di comuni. Sono inoltre
attivi programmi di scambio con la South China University of Technology of
Guangzhou (SCUT) e la Chinese University of Hong Kong (CUHK).

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GENOA BELT (Basic Ecological Light Trasformation) SYSTEM

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RECYCLE FOOTPRINT_
IMPRONTA DA RICICLO
Mos Ricci
>UNIGE

Riciclare significa rimettere in circolazione, riutilizzare materiali di scarto,


elementi che hanno perso valore e/o significato. una pratica che consente di ridurre gli sprechi, di limitare la presenza dei rifiuti, di abbattere i
costi di smaltimento e di contenere quelli di produzione del nuovo. Riciclare vuol dire, in altri termini, creare nuovo valore e nuovo senso. Un altro ciclo unaltra vita. In questo risiede il contenuto propulsivo del riciclaggio:
unazione ecologica che spinge lesistente dentro il futuro trasformando
gli scarti in figure di spicco.
Larchitettura e la citt si sono sempre riciclate. Esempi come Spalato,
come il Teatro di Marcello a Roma o il Duomo di Siracusa, per citare solo
tre degli esempi pi eclatanti, sono manifesti del riciclo. Non si tratta di
restauro: lidea della conservazione tende a imbalsamare limmagine dello spazio architettonico o urbano attribuendo valore allimmutabile. Per gli
interventi di riciclaggio il cambiamento il valore, quando riesce a generare figure come quelle che i casi citati hanno saputo esprimere. Laspetto
innovativo della condizione contemporanea risiede nel considerare strategica questa politica per larchitettura, per la citt e per i paesaggi derelitti.
Il paradigma del riciclo si contrappone a quelli della nuova costruzione

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e della demolizione che hanno dominato il periodo della modernit, ma


non banalmente. Ci che interessa in questa sede guardare solo alle
esperienze che attraverso il riciclo producono cultura della citt, bellezza
e qualit urbana.
La pratica del riciclo degli spazi e dei tessuti urbani necessariamente
contestuale e adattiva. Non si pu attuare con tecniche stereotipate o con
strumenti tradizionali. Ogni luogo e ogni caso prevedono un progetto diverso. Si potrebbe parlare di diverse tattiche che rispondono a una sola
strategia dintervento. Una strategia orientata allincremento delle qualit
ambientali e di paesaggio nella citt e, dallaltro lato, allerosione della
densit delle funzioni metropolitane. Il concetto del riciclo implica una
nuova storia e un nuovo corso. Coinvolge la narrazione pi che la misura.
Il suo campo di riferimento il paesaggio, non il territorio. Lidea di territorio chiedeva allarchitettura quantit, stabilit, persistenza nel tempo
e progetti come decisione autoriale, in grado di stabilire la competitivit
tra i luoghi attraverso la firma dautore. Lidea di paesaggio, invece, non
chiede allarchitettura tempi definiti, chiede di poter invecchiare insieme,
di cambiare continuamente come continuamente i paesaggi cambiano. E
chiede al progetto di essere poliarchico, deciso da molti, condiviso da tanti, di contribuire alla costruzione di quel paesaggio-ritratto, una bellissima
immagine di Joo Nunes, che il ritratto di una societ e non di un autore.
Il recycle footprint limpronta che precedenti cicli di vita di parti urbane dismesse o abbandonate lasciano sulla citt. Rappresenta allo stesso
tempo un segno e un valore, una mappa e uno spessore. In altri termini,
limpronta da riciclo il patrimonio reale che la citt che non consuma
suolo pu spendere sul progetto del proprio futuro.
La prima fase della nostra ricerca intende portare alla luce questa ricchezza non riconosciuta. A Genova le aree industriali dismesse costituiscono unopportunit reale. Si dispongono per la gran parte lungo il fascio
di binari abbandonati che le irrorava in una linea intermedia tra il mare e
la dorsale montuosa. Occupano una striscia continua che si insinua come
una lacuna nella trama del tessuto urbano.
Per dare unidea della rilevanza di questo patrimonio inutilizzato basta
un esempio per tutti. Il progetto del nuovo parco scientifico tecnologico
di Genova prevede la realizzazione di un nuovo complesso edilizio in cima
alla collina degli Erzelli per centri pubblici e privati di formazione e ricerca
da circa 104.000 mq. Nella stessa area, ma in zona pianeggiante adiacente

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allaeroporto, alla ferrovia e al porto ci sono circa 110.000 mq di fabbricati


industriali dismessi e gi pronti a un nuovo uso.
In pratica si costruiscono nuovi edifici per ricercatori e studenti in cima
a una collina difficilmente raggiungibile e staccata dalla citt quando la
stessa superficie esiste gi, in posizione pi favorevole e a costi molto
pi vantaggiosi, ma nessuno la vede.
Tutto questo accade non solo perch di un tale patrimonio c poca consapevolezza, ma soprattutto perch nel passato recente la citt si disabituata a sviluppare idee per nuovi cicli di vita delle sue parti derelitte
o, in altri termini, a una visione del suo futuro come risemantizzazione
dellesistente.
Il senso di questa ricerca proprio quello di identificare le risorse urbane
sprecate e dar loro visibilit attraverso un progetto di sviluppo che dalle
aree e dai fabbricati abbandonati riesca a trarre nuovi vantaggi per la citt.
Il nostro programma di lavoro identifica tre fasi metodologiche principali.
La prima appunto quella del rilevamento dellimpronta da riciclo. Il recycle footprint rappresenta la geografia luoghi urbani abbandonati o sottoutilizzati e ne descrive il valore potenziale. In altri termini, per definire
limpronta da riciclo occorre individuarne la forma e il peso sostenuto,
stabilire in qualche modo gli ambiti e lurgenza dellintervento in relazione
ai fattori strategici di convenienza o di rischio per la citt. Abbiamo individuato sperimentalmente alcuni parametri essenziali per la definizione del
recycle footprint della fascia di dismissione industriale lungo la ferrovia a
Genova. Si tratta di indicatori di tipo quantitativo (dimensioni, dati ambientali, dati idrogeologici, ecc.) e qualitativo (titoli di propriet, valori urbanistici, di mercato, di pericolosit antropica e ambientale, di vulnerabilit,
ecc.). Sono parametri che tengono conto del punto di vista delle discipline
del progetto (paesaggio-urbanistica-architettura) come dello studio del
life cycle assessment applicato alle aree urbane e non ai fabbricati. Inoltre
i parametri individuati consentiranno di studiare un sistema di calcolo dei
fattori di rischio presenti nelle aree dismesse. Si possono cio individuare
dei sensori, o Hazards Critical Control Points, capaci di segnalare i livelli
di rischio nelle diverse aree e su dove intervenire prima.
La seconda fase di lavoro quella della valorizzazione dei materiali urbani
che costituiscono il recycle footprint. A Genova, nel caso studio della ricerca, questa operazione coincide con la messa a punto di un concetto urba-

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no che da senso agli interventi di riciclo lungo la fascia della dismissione.


La nostra idea quella di ragionare su unidea di paesaggio come nuova
infrastruttura urbana. Genova un teatro di paesaggio. il paesaggio la
dimensione del progetto attraverso la quale la societ genovese continuamente si rappresenta nel teatro della citt che cambia. Una scenografia
che viene interpretata ogni volta piegando le ragioni dellarchitettura allo
statuto del paesaggio. Come nella Strada Nuova che da una parte ferma la
topografia nella scena tragica serliana e dallaltra costringe i fabbricati a
narrare il contesto adattando il proprio corpo alla sezione. O quando nella
citt di inizio secolo quando il sistema delle ville-castello di Gino Copped,
distende la citt sullalta via e sul lungomare aprendo la citt sul paesaggio
sullArco Latino mediterraneo. O ancora nellaffresco di Piano che distende la citt sul mare. Larea della dismissione industriale-ferroviaria disegna oggi una lacerazione nella pancia di Genova che pu essere ripensata
come una nuova infrastruttura ecologica. Nella nostra ipotesi la Genoa
BELT (Basic Ecological Light Transformation System) una cintura verde
interna che tiene insieme le diverse parti urbane rigenerandole, usa limpronta da riciclo come materiale di sviluppo e apre a una visione di qualit
condivisa per il futuro della citt.
La terza fase di lavoro consiste nella descrizione di una visione condivisa di nuova qualit per gli spazi del Recycle Footprint. Sar sviluppata
attraverso un workshop internazionale di progettazione che coinvolger
i membri dellUnit di Ricerca, i suoi partner internazionali, gli studenti
delluniversit cos come esponenti dellamministrazione comunale, delle
Ferrovie dello Stato, e i cittadini. Il progetto si organizzer in 5 mosse, non
necessariamente consequenziali, alle quali i diversi membri del gruppo di
ricerca potranno offrire le proprie competenze specifiche:
1. Recycle Footprint: rilevamento del patrimonio industriale in disuso
(terreni, infrastrutture, fabbricati).
2. Recycle Concept: come si realizza la Genoa BELT.
3. Recycle Vision: proposte progettuali per le singole aree e visione
complessiva del cambiamento.
4. Recycle Process: elaborazione di processi progettuali e normativi.
5. Recycle Performance: valutazione qualitativa e quantitativa.
Concepita in questo modo la strategia del riciclo pu rappresentare per
Genova lo sfondo concettuale e lobiettivo generale di una serie di progetti

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che tendono ad affermare una fase cruciale della cultura contemporanea


della citt: quella del passaggio da un sistema di misure (il territorio) a un
sistema di valori (il paesaggio).
In questo quadro le esperienze pi interessanti sono quelle che coinvolgono unintera citt, che identificano unimpresa collettiva e non sporadica.
Quelle che riescono a dimostrare la possibilit, la convenienza e il consenso di uno sviluppo urbano di tipo diverso.

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Piero Ostilio Rossi, Drosscapes-Coda della Cometa, Roma 2012

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RE-CYCLE.
CONIUGARE PROGETTO
ED ECOLOGIA
Roberto Secchi
>UNIROMA1

Cosa cambia per larchitettura con la parola dordine re-cycle rispetto


alle pi tradizionali riuso e recupero? Se queste ultime erano indirizzate
prevalentemente allintervento sullo spazio, con re-cycle si mettono in
gioco spazio e materia.
Ora si passa da una visione specialistica ad una sistemica. Larchitettura viene pensata come attivit, tra le altre, che incide sui processi di
produzione e riproduzione dellambiente considerato nella sua struttura
complessa di organismo vivente. Tanto gli spazi liberati dagli edifici fatiscenti, quanto quelli recuperati attraverso operazioni di ristrutturazione e
restyling, quanto gli elementi costruttivi e i materiali costituenti si pensa
possano essere riutilizzati piuttosto che esser lasciati deperire o andare
in discarica ed entrare cos in cicli di rigenerazione del nostro habitat.
Larchitettura entra a far parte dei cicli cui soggetta la natura del nostro pianeta. Il rapporto tra architettura e natura, considerato per secoli
prevalentemente dal lato estetico ora visto in modo pi interno perch
connesso allo scambio materia-energia che attraversa larchitettura.
Lobiettivo del riciclo non tanto come esito della vita delle costruzioni,
quanto come sua premessa programmatica impone ora una revisione

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della concezione progettuale che rinnova lidea della indissolubilit del


legame tra forma e materia.
Il campo di applicazione della ricerca e della sperimentazione progettuale
La ricerca prende in considerazione un vasto settore del territorio
dellarea metropolitana di Roma, quello compreso tra le ultime grandi
polarit dellEUR e deIlarea Ostiense e la costa tirrenica su cui la citt
prospetta. La figura della Coda della Cometa vuole sottolineare la capacit di visione di Marcello Piacentini che la sintetizz, riprendendo unidea
che era stata formulata qualche anno prima da Gustavo Giovannoni, prefigurando, con la Variante Generale del Piano Regolatore del 1942 (mai
approvata a causa della guerra), uno sviluppo della citt verso il mare.
Oggi, il progetto della Coda della Cometa deve essere ripensato come un
progetto pilota per Roma indirizzato al risanamento dellambiente ed al
riequilibrio tra sviluppo e consumo. La nuova sfida della modernit consiste nel coniugare progetto ed ecologia.
Non si tratta pi, infatti, di assumere un sistema di vincoli dedotti dal
quadro ecologico specifico di un territorio come sfondo della progettazione, ma di pensare insieme reti infrastrutturali e reti ambientali.
Non si tratta di considerare ancora gli spazi urbani contrapposti agli spazi
aperti. La rete ecologica investe anche la citt e lo sprawl ha prodotto il fenomeno della campagna urbana. Roma non sfugge a questa problematica.
Il punto di vista sommariamente delineato pu avere unapplicazione
particolarmente felice nel settore di territorio compreso tra la citt consolidata e il mare, lungo la direttrice disegnata dalla valle del Tevere e
dalla fascia infrastrutturale che laccompagna, per una concomitanza di
favorevoli condizioni:
- questo settore dellarea metropolitana romana destinato a costituire il principale asse di sviluppo della citt nella competizione urbana
mondiale, infatti, comprende lhub internazionale dellaeroporto di Fiumicino, e il sistema portuale Ostia, Fiumicino, Civitavecchia, accessi a
Roma dalle rotte di navigazione aerea e marina;
- inciso da un forte fascio infrastrutturale della mobilit e da importanti infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti e il controllo dellassetto
idrologico;
- su di esso si sono insediate in un continuo crescendo funzioni di scala

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metropolitana;
- un territorio largamente pervaso dal fenomeno dello sprawl ma conserva parchi e riserve naturali, aree agricole estese e importantissime
per lequilibrio ecologico della citt;
- un territorio che, nonostante la presenza di un consistente patrimonio archeologico (le citt di Portus e di Ostia Antica, innanzitutto) e
storico architettonico, porta gi in s i segni della modernit. I lavori
della bonifica dellAgro Romano hanno lasciato tracce decisive nella
definizione della sua struttura e della sua morfologia che le massicce
urbanizzazioni degli ultimi tre decenni non sono valse a cancellare.
Inquadramento del settore territoriale nella rete transnazionale delle
relazioni globali
La Coda della Cometa individua una parte della citt che si di fatto realizzato anche indipendentemente dalla redazione di Piani urbanistici. Ci
si propone di rivisitarla alla luce della nuova sfida.
Le nostre ricerche recenti e in corso, per la rimodellazione del Raccordo
anulare nel quadro di un riassetto generale della mobilit del settore sudovest-sudest dellarea metropolitana romana e per la reinterpretazione
della Coda della Cometa, suggeriscono la visione di una grande croce di
assi o direzioni, tracciata dal corridoio transnazionale Berlino / Palermo, asse infrastrutturale nord-sud dellEuropa e dal corridoio ovest-est,
terra-mare, Barcellona-Marsiglia / Civitavecchia / Ancona-Pescara-Bari
/ Durazzo / Sofia. Questa linea parallela al corridoio transnazionale Lisbona / Kiev; ma posta pi a sud. La croce gi tracciata in nuce, va
dissepolta, fatta emergere con evidenza, bisogna darle espressione architettonica, farne la struttura segreta dei paesaggi.
Ma dare espressione architettonica, plasticit fisica, a questa visione
reinterpretando i paesaggi non significa consegnarsi ad un inutile e dannoso titanismo delle infrastrutture. Non bastano pi le opere di mitigazione e di compensazione.
Le infrastrutture verdi costituiscono un campo di sperimentazione significativo della ricerca. In esse si tenta di coniugare le esigenze della mobilit con quelle dellequilibrio ambientale e con la produzione di energia.
necessario superare la sola logica delle mappe di rischio.
Il fascio infrastrutturale che lega il centro di Roma al mare e il fiume
Tevere costituisce il nodo della croce. La sua storia antica e moderna

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offre lopportunit del disvelamento delle sue potenzialit per il progetto


del futuro. Pu intendersi questo fascio infrastrutturale come armatura
di una citt lineare? Si pu dare espressione architettonica al paesaggio
che ne deriva?
Indirizzi progettuali
necessario progettare prioritariamente il reticolo della rete infrastrutturale ambientale.
Nel nostro caso-studio il fiume Tevere con i suoi affluenti (bacino e sottobacini) e il sistema dei canali di Bonifica dellAgro Romano, per quanto
in parte compromesso nella propria funzionalit dai processi di urbanizzazione selvaggia e dalla realizzazione di grandi infrastrutture, possono
costituire la matrice del progetto di riassetto idrologico e paesaggistico.
Le stesse grandi infrastrutture autostradali e ferroviarie possono essere oggetto di operazioni tese a renderle meno impattanti e pi inserite
nel sistema paesistico ambientale. Non solo con operazioni di semplice
cosmesi, quali quelle praticate di solito come mitigazioni, ma con vere
e proprie opere organiche alla salvaguardia dellambiente in termini di
assetti geotecnici, regime delle acque, corridoi ecologici, produzione di
energia. Entro questa cornice si collocano le opportunit di intervento
offerte dai drosscapes, e in particolare le aree occupate da rivendite di
veicoli, depositi di veicoli fuori uso e da discariche, depositi e rivendite a
cielo aperto di materiali edili. Questi si trovano prevalentemente a ridosso delle infrastrutture della mobilit, per essere accessibili in maniera
agevole, ma anche poco visibili perch la loro situazione spesso poco
limpida dal punto di vista della legalit urbanistica. Oppure vengono a
collocarsi ai margini di insediamenti spontanei approfittando del reticolo
della viabilit generato dalle lottizzazioni.
Le aree prescelte dalla nostra Unit di Ricerca offrono una duplice opportunit di intervento che va ascritta alle reti infrastrutturali, poich i suoli
liberati dalle attivit incompatibili possono essere utilizzati per ricucire
le reti ambientali, per ridurre limpatto delle infrastrutture della mobilit
e per riqualificare tessuti insediativi carenti, mentre i prodotti depositati
possono essere oggetto di attivit di riciclo in stabilimenti ad alta tecnologia idonei alla loro trasformazione.

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Note metodologiche
- La natura delle problematiche che si intende trattare impongono un
lavoro transdisciplinare. AllUnit di Ricerca spetta il compito di definire unipotesi progettuale da sottoporre alla prova della falsificazione
o della verificazione da parte delle competenze specialistiche, da cui
trarre le indicazioni necessarie alla correzione e allaggiornamento
dellipotesi, instaurando cos un processo virtuoso di successive approssimazioni verso la proposta finale. Non si crede invece in un modello metodologico che veda allineate tutte le competenze allorigine
del processo di ricerca per la definizione dellipotesi di lavoro iniziale.
- Per progetto pilota prodotto ultimo programmato dallUnit di Ricerca si intende una strategia operativa piuttosto che un progetto
tradizionalmente inteso. Questa strategia impone ovviamente la centralit del fattore tempo e la definizione di priorit nonch il ricorso ai
principi dellecologia dellazione.

51

Studio Gasparrini, Riciclo della torre TCC della Ex Raffineria nellarea orientale
di Napoli. Fotoinserimento del progetto, 2007

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RICICLARE
DROSSCAPES
A NAPOLI
Carlo Gasparrini
>UNINA

La geografia del drosscape disegna un arcipelago di spazi aperti contaminati dalle scorie del metabolismo urbano e industriale, inquinati e degradati da processi intensivi di modificazione ambientale, incuneati nei tessuti della citt consolidata e della dispersione urbana di cui configurano una
porosit critica, potenzialmente disponibili tuttavia al riciclo dentro una
dimensione urbana e paesaggistica delle azioni trasformative. Il danno
ambientale prodotto da alcune attivit industriali, commerciali ed estrattive, si intreccia con quello prodotto allinterno degli spazi interstiziali della
rete infrastrutturale e del suo indotto dalla logistica precaria alla rottamazione dei veicoli usati e le smagliature del ciclo dei rifiuti urbani
e industriali in cui il segmento di quelli tossici ha assunto nel tempo una
rilevanza enorme (Berger A., Drosscape. Wasting Land in Urban America,
Princeton Architectural Press, New York 2007; Berger A., Systemic Design
can change the world SUN, Delft 2009).
La gravit ed estensione di questa situazione non mai stata tuttavia
affrontata dalle politiche pubbliche aldil di azioni settoriali di messa in
sicurezza e bonifica puntuale di acque e suoli e di inefficaci tentativi di
razionalizzazione del ciclo dei rifiuti.

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La dimensione territoriale e paesaggistica delle intuizioni pi che ventennali di Kevin Lynch sul wasting away sollecita invece strategie di riciclo
multiscalari, dal singolo frammento alle relazioni urbane e territoriali,
capaci di interpretare linterazione tra le criticit ambientali, infrastrutturali e insediative e le occasioni di trasformazione per costruire paesaggi
innovativi, modelli economici alternativi e cicli energetici sostenibili, dentro scenari di rigenerazione ecologica e di riconfigurazione spaziale della
citt contemporanea (Mostafavi M., Doherty G., Ecological Urbanism Lars
Muller Publishers, Baden 2010).
un campo di ricerca e di sperimentazione progettuale che si colloca oltre
le riflessioni del landscape urbanism dellultimo decennio, mettendo in
tensione i contenuti e i confini incerti delle discipline consolidate (Ferrario
V., Sampieri A., Vigan P., Landscapes of urbanism, Officina edizioni, Roma
2011). Le ricadute ecologiche, ma anche urbane, produttive e di senso dei
drosscapes, si estendono infatti ben aldil dei siti compromessi, coinvolgendo una molteplicit di spazi non solo brown ma anche grey e green
investiti dagli effetti della contaminazione di acqua, suolo e aria, con un effetto-domino reticolare che interessa parti consistenti degli ecosistemi e
dei tessuti urbani. In questo senso il riciclo interagisce strettamente con il
mosaico degli spazi rurali urbani e periurbani intercettati, con la variegata
e instabile nebulosa di forme della dispersione insediativa, con le reti delle
acque superficiali e profonde e con quelle infrastrutturali (Blanger P.,
Landscape as Infrastructure, in Landscape Journal, n. 28, 2009; Blanger P., Landscape infrastructure: urbanism beyond engineering, in Pollalis
S. N., Georgoulias A., Ramos S. J., Shodek D., Infrastructure sustainability
and design, Routledge, London 2011).
Il progetto di questi spazi pu definire nuove qualit eco-morfologiche e
funzionali di qualit paesaggistica, sintonizzate con la complessit dei processi e dei tempi di trasformazione ambientale e riappropriazione sociale.
In questo senso i nuovi luoghi che possibile intravedere possono partecipare ad una strategia urbana capace di delineare network paesaggistici
multiscalari costituiti da spazi aperti abitati e multifunzionali (Gasparrini,
C., Citt da riconoscere e reti eco-paesaggistiche, in PPC, n. 25, 2011).
Il progetto deve perci fare affidamento soprattutto sulla simulazione di
scenari non deterministici come parte di una pi ampia visione paesaggistica reticolare, in cui assumono centralit le potenzialit di rigenerazione
ecologica e ridisegno urbano dello spessore tridimensionale dei nuovi

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suoli, intesi come syntethic surfaces della citt contemporanea. Entro


questi scenari possibile mettere a punto progetti e pratiche puntuali,
individuare gli elementi di certezza e priorit relativi alle scelte strutturanti e alle componenti di maggiore persistenza, valutare contestualmente
i gradi di resilienza, incertezza e flessibilit, attraverso la successione e
interazione di cicli di vita, azioni progettuali e pratiche duso, anche temporanee e auto-rigenerative (Branzi A., Modernit debole e diffusa. Il mondo
del progetto all'inizio del XXI secolo, Skira, Milano 2006; Corner J., Terra
Fluxus in Waldheim C. The Landscape Urbanism Reader Princeton Architectural Press, New York 2006).
Questo approccio qualitativo di tipo adattivo interpreta il progetto di bonifica come un sostrato irrinunciabile di un pi complessivo progetto di
riciclo urbano e paesaggistico ecologicamente orientato. Il processo ideativo e costruttivo a geometria variabile incrocia nel tempo e nello spazio
interpretazioni e azioni progettuali differenziate, in grado di muoversi dinamicamente fra le scale con un continuo attraversamento bidirezionale, mutuando molti strumenti e pratiche dalle discipline paesaggistiche
(Corner J., Recovering Landscape Princeton Architectural Press, New York
1999; Waldheim C., The landscape Urbanism Reader, Princeton Architectural Press, New York 2006). Si tratta di affermare unidea di progetto che
sia, contemporaneamente, stratigrafico/relazionale nello spazio e resiliente/adattativo nel tempo e che sia in grado di interpretare i rapporti
dinamici prodotti dal riciclo dei drosscapes nello spessore tridimensionale
suolo / sottosuolo / soprassuolo, mettendo a punto una concatenazione
non lineare di azioni trasformative e gestionali.
Questo approccio progettuale particolarmente pertinente nellarea urbana napoletana nella quale lassenza di una strategia efficace per le aree
dismesse, la pervasivit chimica delle attivit agricole e il mancato controllo del ciclo dei rifiuti e delle acque, le dinamiche di consumo ecologico
e valoriale hanno prodotto ricadute pervasive sulla rete idrografica superficiale, sui suoli agricoli urbani e periurbani, lungo i margini infrastrutturali e nelle dilatazioni prodotte dalle grandi infrastrutture, infiltrandosi
anche negli spazi residuali e marginali dei tessuti edificati. In cui quindi
occorre coniugare la priorit di azione e di spesa nelle aree di maggiore
criticit con unattesa di lunga durata in quelle comunque investite dallalterazione ambientale, dove diviene necessario sperimentare la coesistenza urbana con usi e forme di trattamento degli spazi adeguati alla persi-

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stenza di condizioni di inquinamento dei suoli e delle acque (Gasparrini C.,


Unhappy drosscapes in Campania felix, in PPC, n. 27, 2013).
La storica presenza di grandi e medie industrie dei settori pesanti, gli
spazi della logistica precaria a ridosso delle aree portuali, interportuali
e della grande distribuzione, quelli della rottamazione dei veicoli usati e
dellagricoltura serricola a forte impatto chimico, del progressivo svuotamento dei depositi petroliferi e soprattutto quelli sempre pi diffusi delle
discariche legali e illegali accresciutesi a dismisura negli anni e la molteplicit di cave diffuse nel territorio metropolitano e nelle aree protette, definiscono una costellazione di spazi del riciclo di grande potenzialit per il ridisegno dello spazio urbano. Ad essi si aggiunge la domanda
espressa da suoli ed edifici abbandonati a causa dellesaurimento del ciclo edilizio turistico allinterno di estesi tessuti edificati che reclamano
operazioni di razionalizzazione delle reti, rigenerazione degli spazi aperti,
metamorfosi del patrimonio edilizio attraverso demolizione o usi abitativi
e pubblici, stanziali o temporanei per nuove categorie dutenze. Gran parte dei suoli, delle acque e degli spazi aperti apparentemente risparmiati
dallespansione urbana dellultimo secolo, sono stati di fatto consumati
da un processo di trasformazione ecologica profonda. Cos come molte
aree agricole che forniscono un contributo attivo a questo processo e che
comunque convivono in modo spesso precario con esso, sono in bilico tra
sfruttamento chimico intensivo dei suoli e tentazioni edificatorie (Gasparrini C., Multiscalar and multiscapes visions to tell Naples, in Gausa M., Ricci
M., MedNet, Actar-List, Trento/Barcellona 2012).
Nellarea napoletana la descrizione interpretativa e la progettazione dei
drosscapes operazione complessa che scaturisce da una convergenza
di diversi sguardi e scale di lettura e che richiede uno sforzo di attualizzazione di una tradizione storica bimillenaria di straordinaria progettualit della bonifica e dei suoi paesaggi idraulici, agrari e urbani (Gasparrini
C., Drosscape spazi aperti e progetto urbano nellarea orientale di Napoli, in
L'architettura del Progetto Urbano Procedure e strumenti per la costruzione del paesaggio urbano, a cura di Ferretti L.V., Franco Angeli, Milano
2012). Una strategia progettuale pertinente ed efficace deve quindi essere
capace di delineare le interferenze ecologiche tra le diverse componenti
dello spessore tridimensionale dei suoli e, allo stesso tempo, di combinare, nella costruzione dei nuovi suoli, le scelte prioritarie e stabili connesse alla nuova infrastrutturazione il pattern urbano-ambientale delle reti

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dellacqua, stradali, energetiche e le tessere che si rendono progressivamente disponibili alluso. La definizione di componenti e strategie del
ridisegno vegetale nei soprassuoli contribuisce attivamente alla progressiva riduzione dellinquinamento con processi differenziati di fitoriparazione e lagunaggio, alla formazione/ricostituzione di connessioni ecologiche,
alla permanenza degli attori economici e allo sviluppo di filiere agricoloforestali collegate allo sviluppo di processi innovativi di tipo produttivo ed
energetico (agricoltura no-food, impianti di co-trigenerazione da biomasse, attivit serricole intelligenti). Su questo sostrato possibile sviluppare pratiche spaziali e duso alternative, connotate da mix sociali, funzionali e formali e dalla coesistenza temporaneit/stabilit, compatibili con
le tessere di quel mosaico ed economicamente sostenibili. E dar forma
quindi alla grana dei nuovi paesaggi e delle loro possibili combinazioni
dassieme, in funzione dellavanzamento della bonifica e della trasformazione urbana e ambientale, in grado di coniugare riurbanizzazione, accessibilit diffusa, graduale riappropriazione sociale, economica e simbolica,
qualit ecologica e formale degli spazi riciclati.

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Barbara Lino (editing di), Hyper-cycling Palermo. I nodi del progetto,


a cura del Laboratorio Re-cycle Palermo, Palermo 2013

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PLANNING IN THE
RE-CYCLE AGE
Maurizio Carta
>UNIPA

Linterazione esplosiva tra aumento dellimpronta urbana sul pianeta e crisi dei protocolli finanziari dello sviluppo ci impone di rivedere i paradigmi
urbanistici non pi in termini di crescita, accumulo e consumo, ma progettando e regolando la contrazione, ladattamento e la qualit. Nella citt che
si ricompatta la shrinking city le soluzioni richiedono uno sforzo creativo
di interpretazione delle identit e delle risorse, di integrazione delle azioni
e di riconfigurazione degli spazi liberati dal processo di riduzione, producendo sistemi insediativi maggiormente relisienti, addattativi e fluidi (Coyle
S.J., Sustainable and Resilient Communities: A Comprehensive Action Plan for
Towns Cities and Regions, John Wiley and Sons, Hoboken 2011).
Ridefinire gli ecosistemi urbani, le interazioni con i sistemi sociali e il sostegno alleconomia e al welfare trova un campo fertile nel recupero creativo dei materiali urbani. Riciclare le citt vuol dire non solo utilizzare il
potenziale delle miniere urbane (Horizon 2020) ma soprattutto agire sulla
innovazione dei comportamenti e dei valori della vita urbana.
Per lItalia la sfida ancora pi rilevante poich il cemento avanza di 8 mq
al secondo, passando dal 2,8% di suolo consumato nel 1956 allattuale 7%.
Ma la questione non riguarda tanto il riutilizzo dei materiali, degli luoghi o

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dei rottami urbani, quanto il rinnovo dei cicli (re-cycle), cio la riattivazione dei territori attraverso una immissione in nuovi cicli di vita delle citt, dei
tessuti insediativi, dei reticoli paesaggistici e delle reti infrastrutturali in dismissione o in mutamento. Il re-ciclo urbano riguarda i numerosi materiali
in disuso o in dismissione, ma occorre lavorare non solo sulle potenzialit
materiali ma soprattutto su quelle legate alle memorie e alle identit.
da queste aree che le citt del nuovo secolo dovranno ricaricare il sistema, per produrre nuova intelligenza a partire dalla riscrittura di righe di
codice dismesse (le funzioni), banchi di memoria non utilizzati (le aree),
routine urbane ancora efficienti (le infrastrutture).
Le citt del futuro dovranno agire entro un Capitalismo 3.0 capace soprattutto di ripensare il modello insediativo producendo ricicli lavorando su
insediamenti urbani caratterizzati dalla eccedenza e sovrapproduzione
attraverso azioni di risignificazione, di rimozione o di reinvenzione (Barnes
P., Capitalism 3.0. A Guide to Reclaiming the Commons, Berret-Koehler, San
Francisco 2006). Letica di una rinnovata responsabilit del progetto per citt vivibili, attrattive e solidali impone azioni orientate al re-ciclo che mutino
le scelte prodotte dal modello di sviluppo dopato, anche attraverso una
efficace fiscalit urbanistica che oneri maggiormente chi costruisce sui
greenelds, incentivando e detassando chi realizza insediamenti che riattivino i brownelds e che alleggeriscano limpronta ecologica dei grayelds.
Sullingente patrimonio di tessuti urbani, devastati dalla dismissione produttiva o caratterizzati da residenza energeticamente inefficiente e strutturalmente insicura occorre elaborare procedure per lattivazione di pi cicli
di vita contemporanei, per renderli qualitativamente connotati, creativamente innovativi e rispondenti tempestivamente alle esigenze di domani.
Per riattivare i cicli urbani propongo sette parole-chiave per sette cicli di
vita urbani da utilizzare come indirizzi meta-progettuali di una hyper-cycle
city che mostra gi le prime pratiche:
a) RE-SILIENCE. Il ciclo dell'elasticit nel quale la flessibilit delle funzioni,
la permeabilit degli spazi, ladattabilit degli insediamenti e la coesione sociale diventano temi/strumenti/norme del progetto della citt del
futuro. Il riciclo di luoghi ed infrastrutture non solo unazione reattiva
al consumo dei suoli, ma diventa unopzione progettuale che impone
di ripensare luso dei suoli liberati da funzioni in disuso, di rottamare
quartieri in degrado o di riutilizzare infrastrutture in dismissione per
tessere una rete di resilienza delle citt in transizione (Copenhagen,

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Saint-Kjelds Climate Adaptation District).


b) RE-NOWN. Il ciclo dellidentit capace di aumentare la reputazione urbana attraverso una maggiore identificazione di abitanti ed users. La
citt, tornando ad essere occasione di conoscenza e formazione della
comunit, impegna gli urbanisti ad elaborare forme, luoghi e relazioni
che contengano e connettano i flussi di informazione e comunicazione
che essa genera con sempre maggiore frequenza, portata e velocit
(Marseille, progetti per Provence Metropole e Capitale Europenne de
la Culture).
c) RE-THINK. Il ciclo della conoscenza in grado di agire sulla democratizzazione della comunicazione urbana, pianificando occasioni e progettando luoghi in cui la conoscenza del sistema urbano esca dalle
torri degli specialisti e diventi conoscenza diffusa e materiale concreto
per rinnovare il patto di convivenza dei cittadini (Nantes, Quartier de la
Cration).
d) RE-SPONSIBLE. Il ciclo della democrazia in cui la comunicazione alimenti il miglioramento dei piani, promuovendo ambienti diffusi di cognizione/azione pi adeguati ai bisogni sociali e ambientali contemporanei. La nuova etica argomentativa della pianificazione diventa veicolo
di relazioni interpersonali ed attivatore di mobilitazione delle intelligenze collettive attorno al progetto urbano attraverso la diffusione di
living lab (Barcelona, LOW3).
e) RE-MOTE. Il ciclo digitale chiede unelevata sinergia tra centralit di
servizi, struttura edilizia ed innovazione tecnologica. Lopen urbanism
per citt pi senzienti e dialogiche produrr tessuti urbani derivanti dal
riuso sempre pi permeati da componenti digitali che interagiscono
con producer e consumer, intercettando le domande dei cittadini, le
loro percezioni e le loro esigenze di funzionalit e di comfort, ed arricchendole con la domanda di democrazia e responsabilit (Paris, lincubatore di imprese innovative CentQuatre).
f) RE-TICULAR. Il ciclo del policentrismo proteso verso limpegno di inserire nellarmatura urbana, ormai troppo cristallizzata, nuovi nodi di
aggregazione sociale che la fluidifichino, utilizzando luoghi dellarchitettura intercettati nel loro mutamento e riutilizzati per occasioni di
socialit come nuovi attivatori urbani. Le citt delle nuove economie
arcipelago e dei rizomi sociali accelerano laffermazione di valori che
permettano di produrre nuovi cicli semantici sulle aree in trasforma-

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zione e in dismissione (Lyon, progetti per la Ville Durable).


g) RE-NAISSANCE. Il ciclo delle opportunit innovative e dei nuovi mestieri
urbani richieder sempre pi spesso non solo lesercizio della creativit, della visione strategica, del progetto ecologico e della gestione innovativa, ma anche progetti integrati, tattiche lillipuziane accompagnate da una costante valutazione degli effetti delle scelte e dal controllo
delle performances (Atene, Rethink Athens per University Street).
La rigenerazione urbana guidata dal re-ciclo dovr sottrarsi alla aporia
della rana morta: lillusione dello sviluppo derivata dallesperimento settecentesco di Luigi Galvani sulle rane, le cui cosce dissezionate attraversate da una corrente elettrica si muovevano, facendo pensare che avessero
preso vita e sconfitto la morte. Anche i territori in situazioni di declino,
le citt sfigurate dal degrado e ferite dalla dismissione industriale hanno
tentato di sconfiggere la morte attraverso limmissione di energia esogena
negli organi malati. Il dinamismo indotto dallenergia progettuale o finanziaria ha simulato una parvenza di vitalit, spesso scambiata con il ritorno
alla vita dei quartieri, con la rigenerazione dei tessuti, con la riattivazione
del sistema economico o con la rinascita della citt. Nei fatti, allinterruzione dellenergia esogena immessa nel progetto anche i territori rigenerati
tornano ad essere desolanti luoghi del declino, spazi del degrado, simulacri di una vita urbana.
Hyper-cycling Palermo
soprattutto nel Mezzogiorno che occorre sfuggire allillusione della resurrezione della rana, sostituendo lenergia esogena prodotta dalla combustione dei suoli con lenergia vitale del capitale endogeno della riattivazione delle aree di re-ciclo. Serve un cambio di paradigma in cui il
territorio risorsa da preservare, non solo in termini di riduzione del consumo, ma considerandolo un detentore di cellule di sviluppo dimenticate,
sottoutilizzate o mistificate dal delirio di onnipotenza del progressismo. Le
azioni orientate al re-ciclo possono riattivare i potenziali latenti o esclusi
dalle scelte di un modello di sviluppo illuso dalle aporie.
LUnit di Ricerca di Palermo sperimenter lattivazione di nuovi cicli lungo
la costa della piattaforma tirrenica (Termini Imerese-Palermo-TrapaniMarsala) selezionando alcuni luoghi che fungeranno da laboratori di osservazione e di progetto, articolati in 3 categorie di cicli:
a) cicli di vita conclusi o mai nati: spazi dellabbandono e dello scarto,

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spazi del lavoro chiusi o in chiusura, strutture non pi utilizzate o incompiute, luoghi estinti (lex Gasometro e la costa sud a Palermo, la
linea ferroviaria dismessa tra Castelbuono e Himera, lHangar Nervi a
Marsala). Lup-cycle consente di riattivare i capitali identitari con nuovi
layers di funzioni e senso, mutandone la logica ed investendo nel germe della trasformazione attraverso il bricolage degli scarti per attivare
molteplici cicli (hyper-cycle).
b) cicli di vita stagionali: il sistema delle seconde case e del turismo, urbanizzazioni eroditrici di suolo e di paesaggio, in crisi perch ormai in
vendita o perch immaginate sulla base di principi insediativi che si
sono rivelati insostenibili per effetto della contrazione economica e sociale in atto, enclaves residenziali turistiche sotto-utilizzate o contratte
per effetto della crisi immobiliare e che lasciano scarti. Lhyper-cycle
interviene sulle cause del declino ed agisce sullanello debole attraverso lattivazione di pi cicli di vita in contemporanea per rendere il processo adattivo e capace di promuovere la riattivazione di nuovi reticoli
di connessione.
c) cicli di vita produttivi in border landscapes: aree della produzione che
generano scarti di paesaggio e su cui necessario ripensare un ciclo
di produzione da lineare a circolare, o cicli produttivi in contrazione
che devono avviare modelli pi adattivi e in grado di evitare lestinzione
(saline dello Stagnone, cave di Custonaci e segherie di Comino, tonnare
di Trapani). Il sub-cycle e lapproccio from cradle to cradle permettono di agire trasformando lapparente frantumazione del paesaggio in
materia pervasiva di un processo che diventi pi resiliente ed adattivo,
concorrendo alla riattivazione creativa di tessuti necrotizzati.
Le aree di riciclo urbano saranno il nuovo e potente blastema delle citt:
un gruppo di cellule inizialmente indifferenziate ma che possiedono una
forte potenzialit creativa e che allavvio del ciclo di vita, proliferando ed
ibridando i tessuti circostanti, danno origine ai nuovi organi. Le aree sottoposte allazione progettuale di re-ciclo funzionano come un germoglio
che a partire dalla fase di indifferenziazione causata dallabbandono, dalla
dismissione o dalla marginalit iniziano a generare nuovo tessuto connettivo, nuovi organi centrali, concorrendo allattivazione del nuovo ciclo di vita.

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Vincenzo Gioffr, Abbeveratoio in Aspromonte, 2012

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RIATTIVARE ECONOMIE:
PAESAGGI PRODUTTIVI
E RETI LENTE
Vincenzo Gioffr
>UNIRC

Sfide per la societ


LUnit di Ricerca Re-cycle Italy Reggio Calabria propone una sperimentazione applicata per la risignificazione di aree di scarto, del rifiuto, dellabbandono, in nuovi paesaggi portatori di una dichiarata vocazione ecologica
ed un messaggio eticamente e socialmente positivo. Paesaggi Produttivi
come esito finale di processi e programmi largamente condivisi con le comunit di abitanti, definiti da una figurativit inedita che fa riferimento ad
una estetica propria della sostenibilit. In questa ottica il riciclo un dispositivo progettuale potente per la sua connaturale carica creativa capace di determinare relazioni efficaci quanto imprevedibili tra architettura,
comunit, ambiente, mondo produttivo, paesaggio.
Cinque aspetti orientano limpostazione metodologica della Unit di Ricerca:
1. una composizione multidisciplinare del gruppo di lavoro secondo le
tre componenti del progetto sostenibile (ambientale, economico, sociale) per perseguire un approccio trasversale e transcalare proprio del
progetto di paesaggio e per cogliere le nuove dimensioni della discontinuit spaziale e temporale di molti processi della contemporaneit;
2. la collaborazione con organismi di ricerca nazionali e internazionali

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per approfondire gli aspetti specialistici della ricerca Re-cycle chiaramente riferiti alle tematiche proposte da HORIZON 2020, nello specifico ai temi del programma Sfide per la Societ: Infrastrutture Verdi,
Agricoltura Sostenibile, Energia Sicura;
3. lintenzione di avviare una fase partecipativa approfondita con enti
territoriali, associazioni e le comunit di abitanti per condividere problematiche, ipotesi progettuali, possibili ricadute economiche, esiti
della ricerca;
4. la sperimentazione applicata di procedure e strumenti progettuali di
riciclo dei paesaggi dello scarto che trova un momento di sintesi nel
workshop organizzato con partner territoriali e organismi di ricerca
internazionali da svolgersi a Reggio Calabria in una fase intermedia
della ricerca;
5. lesportabilit degli esiti progettuali in processi di trasferimento tecnologico e know-how per linnovazione di comparti economici direttamente interessati allambito di applicazione della ricerca con ricadute
sulla produzione di scenari sostenibili di tipo locale.
Microfisica della citt stradale
cq una citt mobile incerta transitoria. Invisibile come citt. Una citt che se la
cercate non la trovate perchp non si trova segnata su nessun atlante. Un posto che si
pu cogliere solo in movimento e raccontare solo in una descrizione di viaggio ()
In Calabria la strada lunica architrave del paesaggio moderno.
Spiega tutto si prende tutto.
Mauro Francesco Minervino, Statale 18

Nel marzo 2009 il Parlamento italiano ha riconosciuto per Reggio Calabria


lo status di Citt Metropolitana, nei prossimi anni sono previsti maggiori
investimenti nellintera area per la realizzazione di reti infrastrutturali e
grandi opere con una maggiore autonomia amministrativa. Il rischio che
si ripeta nuovamente un ciclo negativo (con interventi sbagliati o incompleti) che anzich risolvere le contraddizioni di un territorio gi critico, le
acuiscano, favorendo ulteriori fenomeni di degrado urbano, ambientale,
sociale. La citt stradale, fenomeno globale della contemporaneit, in
Calabria assume connotati specifici per la diffusione e concentrazione urbana lungo le infrastrutture costiere. Secondo dati ISTAT e della Regione,

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la riduzione della Superficie Agricola Utilizzata In Calabria tra 1990-2005


pari al 26,13 %; ogni anno sono edificate 2.500 case illegali; lungo i 700 km
di costa sono censiti 5210 abusi edilizi; si stimano 8 milioni di vani a fronte
di una popolazione inferiore ai 2 milioni di abitanti; il 70% degli insediamenti produttivi ed il 75% degli abitanti della regione sono concentri lungo
la costa. Eppure il caotico fenomeno di urbanesimo spontaneo determina
una grande quantit di spazi vuoti interstiziali fra le strade costiere ed i
nuclei edificati; scarti di paesaggio con pezzi di campagna, alvei di fiumi,
arenili e propaggini dei rilievi collinari; paesaggi latenti in attesa dellattribuzione di funzioni, significati e nuove qualit.
Poligenesi dello scarto
Quella del Sud una comunit che ha ben presente la pratica del riciclo,
attuata nella vita quotidiana in forme tuttaltro che banali, spesso con sorprendente inventiva nellassegnare nuovi cicli di vita a manufatti che assemblano oggetti rinnovati nellutilizzo fino al loro deperimento definitivo.
Si tratta di accogliere ed istruire questa propensione al riciclo insita nelle
comunit di abitanti per estenderla agli scarti del paesaggio. Campo di
indagine la Citt Stradale, vera spina dorsale ed elemento strutturante
della Citt Metropolitana di Reggio Calabria dove effettuare prelievi di
campioni significativi di paesaggio semi urbano/semi rurale emblematici
per grado di complessit, articolazione, presenza di elementi emergenti
(aree agricole di pregio e infrastrutture abbandonate, edifici sottoutilizzati, aree produttive dismesse). Lobiettivo costruire mappe tematiche
che marcano sequenze, tramature, disconnessioni, fratture, centralit
provvisorie o consolidate, erosioni, densificazioni, saturazioni. Un lavoro
interpretativo e progettuale allo stesso tempo finalizzato al disegno di un
nuovo Paesaggio Relazionale un mix di sottosistema urbano e sottosistema agricolo, un paesaggio composito di natura e servizi urbani evoluti.
In questottica il progetto sub-ciclo strategico ritenuto il pi aderente al
caso studio della Citt Metropolitana di Reggio Calabria, con un approfondimento sul tema iper-ciclo inerente le nuove forme di energia da fonti
rinnovabili; le due procedure sono declinate a seconda dei casi per interpretare le singole condizioni che, per il loro sottoutilizzo, sono suscettibili
di un nuovo ciclo di vita secondo modalit che spaziano dallabbandono
controllato alla rinaturalizzazione alla sperimentazione di nuove pratiche
produttive sostenibili e ecologiche.

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Attivare economie
Ogni azione progettuale ipotizzata nel progetto di ricerca si aggancia ad
un fattore propulsivo che arriva dalla comunit, lo scopo innescare dei
processi produttivi per rispondere ad esigenze sociali o emergenze ambientali, ma anche richieste di enti su argomenti specifici come un sistema di piazze, un giardini, arboreti, ciclabili e percorsi sicuri. Un repertorio
di progetti operativi, condivisi e partecipati con le comunit di abitanti, per
agevolare attivit di cooperazione o partenariati pubblico/privato, per ipotizzare ricadute dirette nella produzione di scenari sostenibili di tipo locale,
per incentivare nuove attivit economiche: spin-off universit imprese, urbancenter, laboratori di quartiere con addetti nel settore delle costruzioni
e della piccola e media impresa, cooperative agricole con finalit sociali
per produzione e vendita di prodotti di qualit con filiera corta. Lesito applicativo del progetto di ricerca ipotizzare una serie di approfondimenti
(con un taglio multiscalare e trasversale fra le diverse discipline) che definiscono lAtlante delle Strategie secondo categorie operative sperimentali: infrastrutture produttive di energia da fonti rinnovabili in aree industriali
dismesse; rinaturalizzazione con dispositivi ecologici di fiumare e arenili;
sperimentazione di nuovi materiali da costruzione prodotti dalla lavorazione di materiali di scarto delle attivit agricole; applicazione di processi
di autocostruzione regimentata negli immobili sottoutilizzati con ladozione di nuovi materiali e tecnologie sostenibili; conversione di aree abbandonate in campi per agricoltura multifunzionale gestiti da associazioni di
abitanti; spazi attrezzati per attivit commerciali di filiera corta in terreni
sottoutilizzati; mobilit lenta alternativa per forme di turismo sostenibile
in infrastrutture viarie o ferroviarie abbandonate.
Nuovi immaginari
Corpo celeste un film del 2011 realizzato dalla regista italo-tedesca Alice
Rohrwacher negli stessi luoghi oggetto della ricerca Re-cycle Italy Reggio
Calabria. Il film spietato nel descrivere la condizione di una comunit
chiusa in una dimensione arcaica e post-moderna allo stesso tempo, in
alcuni casi la rappresentazione eccessivamente caricaturale. Il sud
interessato da un rinnovato interesse (quasi una sorta di nuova stagione
del Grand Tour) da parte di nuovi viaggiatori che registrano la fascinazione
per unestetica contemporanea del brutto, dello sporco, dellabbandono,
del degrado. Ma il film ci regala anche uno sguardo inedito e suggerisce

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con immagini di forte impatto nuovi significati e relazioni impreviste fra le


tracce di antiche bellezze e le devastazioni di oggi. Lobiettivo della ricerca affrontare le emergenze ambientali e sociali senza prescinde dalla
sperimentazione spaziale e figurativa finalizzata alla produzione di nuovi
immaginari in grado di rinnovare lhabitat contemporaneo. Nuove categorie estetiche per quei paesaggi del quotidiano, che rappresentano la maggioranza dei territori antropizzati, che si scopre ai margini di autostrade,
nei territori agrari in abbandono, nei suburbi e delle fabbriche in rovina;
paesaggi ai quali assegnare nuovi valori simbolici e funzionali per innescare efficaci processi rigenerativi. Si tratta di sperimentare un approfondimento di metodo, esportabile anche in altri contesti similari alla citt
Metropolitana di Reggio. La pratica del riciclo ha la sua efficacia se mantiene una componente creativa in grado di determinare processi evolutivi
come esito di uno sforzo di creativit individuale ma soprattutto collettivo,
secondo modalit operative in grado di attivare processi condivisi con gli
abitanti, reali protagonisti delle trasformazioni dei territori in cui vivono.

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Fotogramma dal film A Zed and Two Noughts, regia di Peter Greenaway,1985

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RICICLARE
TERRITORI FRAGILI
Francesco Garofalo
>UNICH

La ricerca sui territori fragili lavora sullAbruzzo (con le eccezioni di Lorenzo Pignatti sulla Croazia, e di Carmen Andriani sul cemento, ancora da approfondire). Le due principali declinazioni della fragilit che proponiamo
non sono esclusive di questa regione ma, nellottica della ricerca, nulla
specifico di nulla, ogni tappa una tappa del Viaggio in Italia.
La prima declinazione quella urbana e periurbana, nella dimensione
della costruzione fisica e sociale. Essa spazia dalla edilizia pubblica alle
forme agricoltura e produzione attorno alla citt che manifestano nuovi
cicli di vita accanto ai vecchi. La seconda declinazione quella dellentroterra nel quale insediamenti, infrastrutture e paesaggi sono coinvolti
da un processo di contrazione e abbandono: per usare la terminologia di
Switzerland; An Urban Portrait (Birkhauser, Boston-Basel-Berlin 2006), le
Quiet Zone e le Fallow Land.
Per quanto scritto dal coordinatore, questo testo non riuscir ancora a
parlare a nome di tutti. C un lavoro di amalgama da compiere o almeno
da tentare, la cui riuscita non assicurata, rispetto a una decina di proposte da comporre in un mosaico.
Nel gettare le basi di questo tentativo, vorrei almeno provare a delineare

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una posizione sufficientemente chiara e usare questo spazio prevalentemente per qualche riflessione sullo sfondo del 2013.
Avverto il rischio di perseguire, sul terreno che ci compete (disciplinare
e dintorni), una strategia sbagliata. Di seguito vorrei argomentare la necessit di uno sguardo critico sullo zeitgeist e sulle ricette anticrisi (beni
comuni, green economy, sostenibilit, smart cities, ecc.).
Questa ricerca stata pensata un po di tempo fa, prima che la situazione
italiana si aggravasse,prima ad esempio della crisi dellIlva scoppiata nella
seconda met del 2012. Lungi dallessere un problema, questa circostanza
rappresenta a mio parere un vantaggio e ne fa risaltare le potenzialit.
Dal punto di vista della comprensione della crisi della citt nel suo complesso, come organismo urbano, il dibattito politico e mediatico di questi
anni stato ambiguo e fuorviante. Ci si potrebbe limitare a questo punto
di vista, riconoscendo modestamente che non siamo, come architetti e
urbanisti, legittimati a proporre soluzioni al destino della citt. Re-cycle
Italy, con rigore e circospezione, dovrebbe porre invece le basi per unaltra visione, e ci sollecita a portarla nellarena pubblica vincendo le nostre
auto-censure di progettisti.
Le cause del declino e della contrazione sono un intreccio di condizioni
specifiche e di modelli di intervento sulla citt che si dipana lungo tutto il Novecento. La ricostruzione e la critica di tutto questo presente
nella nostra letteratura di riferimento, ma non basta. Il fallimento della
politica e dellurbanistica, di quella vecchia e di quella nuova, non pu far
confondere la differenza macroscopica, nella qualit della retorica e nella
quantit delle risorse, tra ieri e oggi. Per originare questa crisi, ma anche
creare la ricchezza sociale in senso lato e per porre le condizioni di una
crescita della citt, nel XX secolo sono stati prodotti culture e manifesti
positivi, e soprattutto sono state investite risorse ingentissime.
Oggi invece per risolvere la crisi, le risorse e le idee sono decisamente
pi scarse e banali.
Re-cycle Italy dovrebbe rimettere in discussione anche le ricette elaborate
dopo la crisi della modernit e della industrializzazione. Le politiche e
i progetti di recupero, le incentivazioni che puntano sul rinnovo urbano,
sulla dotazione di servizi, sul turismo, sulla cultura e lintrattenimento, si
rifanno ancora allidea che il declino si pu solo invertire specularmente
nella crescita.
Vorrei citare la tesi di dottorato di Francesca Pignatelli, Il progetto dello

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scarto. Taranto Shrinking City (Maggioli, Santarcangelo di Romagna 2012):


Lo stato di diffuso degrado che connota la citt nei suoi pi diversi quadri
spaziali, richiede certamente un rilancio delle attuali politiche di rigenerazione urbana e una grande attenzione agli aspetti della sostenibilit ambientale ed economica, ma induce anche a riflettere sulla ricerca di strategie diverse, e sul ruolo specifico che il progetto urbano e architettonico
possono assumere allinterno di esse. Lo sviluppo di questa prudente
affermazione potrebbe contenere, dentro Re-cycle Italy, ipotesi sorprendentemente radicali.
C un ventaglio di ricerche e posizioni sullurbano e sul paesaggio con cui
confrontarsi senza schiacciare, n lanalisi della condizione italiana, n la
propria strategia progettuale su di esse: mostre come Hands-on Urbanism
di Vienna, gli ultimi due padiglioni americani alla Biennale architettura,
le brillanti provocazioni al CCA di Montreal come Actions; What you can do
with the City. Ma mi sembra che queste posizioni vadano in crisi quando
devono trasformarsi in ipotesi di gestione della citt, come avvenuto per
lExpo 2015 di Milano.
Procedendo a ritroso da Re-cycle (MAXXI 2011-2012), passando per le molteplici esperienze di LO-FI (LO-FI Architecture as Curatorial Practice, Marsilio, Venezia 2010) promosse da Mario Lupano, Luca Emanueli e Marco
Navarra, si risale fino ai capostipiti coniugi Smithson dellAs found e, per
altri rami, alle pratiche anti-istituzionali americane degli anni sessanta,
oggetto di un recente revival. uno sfondo in cui selezionare con grande
cautela, per sfuggire ad attualizzazioni banali ed estetizzanti. Ma almeno
uno sfondo dotato di uno spessore culturale e di figurazioni convincenti.
Che dire invece delle parole dordine di questo 2012-13? Sulla scia di Torino, della sua reinventata identit post-industriale, si propone la smart city.
Il tipo di investimento sulla citt su cui la nostra ricerca invita a riflettere
(anche se in tempi sospetti), si accompagna ad una visione tautologica del
termine territorio. La citt dunque allo stesso tempo oscurata dalla
crisi, e illuminata come una accecante ribalta per le contraddizioni tra
salute e lavoro, finanza e potere pubblico.
Dalla ricognizione di Francesca Pignatelli ricavo anche la parola-chiave
della sua pars construens: larcipelago. Attraverso questa lente dovremo
riconsiderare i quartieri giustamente vituperati come eredit di una urbanistica funzionalista della dimensione conforme, ma anche inevitabile
dato di fatto di una ipotesi di progetto imperniata su ci che c, e sulla

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pratica della discontinuit dello spazio. Va certo attribuita una grande importanza al paesaggio, anche se dobbiamo avere la consapevolezza che
questo termine ha ambiguamente soppiantato la parola territorio, nello
stesso modo in cui questo aveva precedentemente messo in ombra la citt.
Il senso da dare allarcipelago non si ferma alla constatazione dello stato
di disarticolazione, ma apre a un possibile campo di azione che supera le
logiche ordinarie della citt (storica, moderna, contemporanea, densa, diffusa, ecc.), ma a certe condizioni che richiedono un cambio di paradigma.
Come una Learning from Las Vegas rovesciata da sogno americano in incubo mediterraneo, una ricerca di questo tipo pu anche se non necessariamente deve , costruire un proprio sistema di descrizione e rappresentazione. Ad esempio si potrebbe basare su poche formalizzazioni di
dati, e su mappe che lavorano con una topografia minimale per rendere
pi oggettiva lanalisi. A descrivere il carattere, ci penseranno invece le
fotografie e il video.
Per costruire non una sterminata bibliografia, ma qualche punto di riferimento da prendere sul serio dal punto di vista teorico e pratico, ho citato
lesperienza LO-FI (ostacolata, a mio parere, dalla traduzione in inglese
dei testi), e Il ritratto urbano della Svizzera fatto dallo Studio Basel.
Per il futuro sarebbe interessante collocarsi tra la sinteticit strategica di
AMO, e la pratica materialista dei nuovi belgi (mi riferisco in particolare al
collettivo Rotor http://rotordb.org e allo studio DVVT http://www.architectendvvt.com).
Questo continuo riferimento al ciclo di vita, alla ricerca di una strategia
per gestire in positivo i territori dellabbandono, ha fatto affiorare in me il
ricordo di una macabra, ma suggestiva immagine di uno dei primi film di
Peter Greenaway A Zed and two Noughts (1985), che osservava la decomposizione di forme di vita ordinate secondo la scala dimensionale, da una
mela a un cavallo. La riproduzione iper-accelerata delle riprese tornava
a far muovere i corpi senza vita nel passaggio attraverso i vari stadi del
processo di putrefazione. Questa seconda vita, in fondo non solo apparente, ma funzionale alla geometria del racconto, nei nostri oggetti di studio
dovrebbe passare da strumento estetico a programmatico.
Allo stesso tempo, la ricerca non si pu limitare alla pars destruens, alle
raffinate analisi decostruttive, se si vuole che abbia quella dimensione
propositiva, progettuale e persino popolare che lingente finanziamento
pubblico lascia pensare debba avere. Forse la soluzione dividere le sfere

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(acuminati nella teoria, concilianti nella prassi? In una riedizione del fortiniano farsi candidi come volpi e astuti come colombe), e usare i diversi
prodotti per diversi registri.

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Tara Donovan, Untitled (Toothpicks), wooden toothpicks, 2004.


Collection Glenn Furhman, New York http://craftcouncil.org

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AFTERWOR[L]D
Pippo Ciorra
>UNICAM

Non affatto semplice tornare sulla scena del delitto dopo solo qualche
mese dopo che la mostra Re-cycle. Strategie per larchitettura la citt e il
paesaggio, ha chiuso i battenti. Ci nonostante, quello che forse si pu
fare, per affrontare meglio questa seconda vita di Re-cycle allinterno del
progetto di ricerca PRIN, una specie di autorecensione o meglio una
prima valutazione del reale impatto della mostra. In questo caso penso
valga la pena scrivere questo testo per due ragioni specifiche. La prima
molto introspettiva, e corrisponde ad una prima opportunit di considerare e valutare il lavoro che abbiamo fatto, approfittando della accettabile distanza critica che si ormai creata. La seconda invece basata
sulloccasione di mettere a fuoco le reazioni provocate dalla mostra nel
pubblico, sia quello generale che quello pi specializzato. Visto quindi
che cominciamo con questa ricerca un secondo percorso di riciclo, vediamo qual leredit che ci rimasta del primo.
Dal punto di vista puro e semplice dalla programmazione del museo Recycle stato considerata un successo sorprendente. Ha attratto molti visitatori e ha notevolmente aiutato il museo a chiarire identit e ambizioni
in una fase molto difficile per le istituzioni culturali del mondo occiden-

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tale, specialmente in Europa e in Italia. Ma ci che ci ha gratificato


stato non solo il numero di persone che sono venute a vedere la mostra,
ma soprattutto la sua capacit di stimolare la discussione su alcuni temi
oggi particolarmente rilevanti, rompendo quel senso di autoreferenzialit
e isolamento che larchitettura si porta dietro in Italia. Durante i cinque
mesi dellesposizione il museo diventato uno spazio molto vivace di
confronto e dialogo tra architetti, fotografi, designer urbani, artisti, attivisti, urbanisti, ecologisti, educatori; il concetto di riciclo ha dimostrato
funzionare molto bene sia come dispositivo mirato a trovare un punto di
vista nuovo sulla teoria dellarchitettura, aperta a relazioni e questioni
che arrivano dal mondo esterno, sia come un antidoto molto efficace al
rischio di ritorni avventurosi di Autonomia.
Due aspetti della mostra sono stati fondamentali alla definizione di una
piattaforma di dialogo cos ampia. Il primo il gruppo di ricerca, che ha
coinvolto Reiner De Graaf, Sara Marini, Mos Ricci, Philippe Vassal e Paola Vigan, che hanno lavorato ampiamente come consulenti attivi del
team curatoriale nei due anni di preparazione alla mostra, permettendo
un vero e proprio sondaggio mondiale del fenomeno. Il secondo la scelta di completare la mostra con un libro piuttosto che un catalogo, ideando
una pubblicazione che pu vivere e provocare un dibattito anche dopo la
chiusura della mostra.
Abbiamo anche provato a coniugare il carattere multidisciplinare con i
principali aspetti della missione istituzionale del museo, come la promozione dellinnovazione e la qualit nellarchitettura italiana contemporanea. Almeno due dei progettisti italiani invitati alla mostra, tra i circa cinquanta team internazionali, hanno vinto premi e gare importanti nei mesi
successivi a Re-cycle: Maria Giuseppina Grasso Cannizzo stata premiata con un premio RIBA e Elisabetta Terragni stata in grado di portare
avanti un interessante e radicalmente innovativo progetto di rigenerazione in unisola militare in Albania, un caso di riciclo davvero interessante.
Una volta appreso che il bilancio finale della mostra stato ampiamente
positivo dal punto di vista del museo, penso sarebbe pi interessante
nonch pi problematico spostare la discussione al livello leggermente
pi alto presente nel progetto curatoriale, in relazione ai suoi contenuti
concettuali e alle sue liasons con i nodi della ricerca teorica e del dibattito
sullarchitettura contemporanea. Quando abbiamo lavorato al progetto
della mostra eravamo ovviamente coscienti della particolare epoca ar-

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chitettonica che stiamo vivendo: alla fase terminale di una lunga age dor
del design iperspettacolare, dove convivono sia lansiosa caccia da parte
degli architetti di prima fila di nuovi mercati e nuove immagini da consumare, sia la ricerca, da parte di tutti gli altri, di paradigmi e strumenti
in grado di mantenerci al passo con i cambiamenti che invadono tutti gli
altri aspetti delle nostre vite. Per essere in grado di contribuire a questa
discussione, incombente e tuttavia non chiaramente definita, il sottotesto della mostra si focalizzava su alcuni temi cruciali, che descriver
brevemente nella seconda parte di questo testo.
La prima propriet del riciclo che avevamo intenzione di affrontare ha a
che fare il concetto di scala. Una delle caratteristiche pi forti della strategia di Re-cycle la sua totale indifferenza alla scala.
Re-cycle perfettamente scaleless: funziona sia nella citt che nel design
di paesaggio, ha a che fare con corpi architettonici dal molto grande al
molto piccolo; investe sia gli spazi che gli oggetti che i materiali.
Il riciclo una chiave di accesso molto efficace per chiarire come alcuni
temi cruciali del progetto contemporaneo attraversino continuamente e
senza difficolt i confini tra le varie discipline relative al design e allo
spazio. E allo stesso tempo si dimostra un buon mezzo per provare a
gestire tali contenuti con gli strumenti che le nostre discipline ci mettono
a disposizione, se non piuttosto per allargare le stesse in modo da per
poterli comprendere.
Ha funzionato questoperazione? Non lo so, ma in qualche modo il messaggio nella bottiglia ha raggiunto una riva da qualche parte: quando la
mostra ha aperto entrata in risonanza, sia in Italia che allestero, con
unaccelerazione vertiginosa dellorganizzazione di seminari, simposi,
workshop, ecc. focalizzati sul tema del riciclo, di volta in volta promossi
da urbanisti, architetti di paesaggio, designer urbani, designer industriali, ecc.. Alcuni di loro hanno avuto un serio approccio trans-disciplinare e
rappresentano un buon inizio per elaborazioni future. Alcuni convergono
felicemente nella ricerca PRIN che stiamo conducendo.
Il secondo aspetto della mostra aveva come obiettivo quello di investigare
luso estenuante della questione della sostenibilit nel contesto architettonico. Dopo un decennio di confusione tra la vera urgenza realmente
ecologica e il marketing del green-glam design, Re-cycle intende riportare lapproccio degli architetti alla sostenibilit in un campo in cui il
design e le scienze ambientali possono assumere il loro ruolo senza ero-

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dere il rispettivo potenziale. In parole povere, finora limpressione che


gli architetti abbiano preso coscienza della sostenibilit come un prezzo
da pagare in termini di correttezza ecologica a scapito del potenziale e
dellintegrit del design. Il livello di difficolt sembra lo stesso di quello
delle gare di tuffi, in cui la mancanza dintegrit (dunque la bellezza) della
performance pu essere, per, compensata dalla complessit tecnica.
Con Re-cycle abbiamo provato a ribaltare questa condizione, invitando gli
architetti a considerare un approccio non ortodosso alla costruzione (o
alla non costruzione) come una pratica architettonica sofisticata, dotandola di abbondante zeitgeist, alto valore teorico e di infinita capacit
espressiva. Abbiamo chiesto agli ecologisti di prendere in considerazione
questa proposta, e di non fare lerrore di considerare la ricerca figurativa
scaturita dai progetti di Re-cycle solo come unaltra forma di arroganza
architettonica. Viceversa dovrebbe essere considerata come un tentativo
di esplorare la profondit e le potenzialit del problema (ledificio esistente) attraverso un pi alto livello di complessit interdisciplinare e lambizione ad una trasformazione virtuale dello spazio. Questo secondo punto,
e la difficolt di renderlo chiaro e farlo accettare, porta velocemente al
terzo e pi ambizioso obiettivo del nostro lavoro: codificare il valore teorico di Re-cycle come uno strumento intrinsecamente capace di fare da
ponte tra due lati opposti del pensiero architettonico, quello progressivo/progressista e concettuale e quello pragmatico (ecologico).
Per concettuale intendiamo architetture alle quali si associano termini
come parassita, stratificato, informale, non-autoriale, e con pragmatico pensiamo invece alla prevalenza di: programma, rigenerazione,
spazio pubblico, ecologia, filosofia 0, ecc. E come ponte pensiamo
alla possibilit di trasformare questo dialogo in una strategia di design.
Il nostro punto, seppure leggermente mimetizzato per evitare di offendere
le reciproche sensibilit delle due parti, sovrapporre il Cannaregio di
Peter Eisenman a Plus di Lacaton and Vassal e alle Gallerie di Trento di
Terragni per investigare possibili risonanze e, attraverso di esse, definire
un nuovo spazio architettonico per il tempo che verr.
Questo spazio ci permetterebbe anche di saltare immediatamente oltre
le trappole del dibattito contemporaneo sul moderno e postmoderno,
sebbene confermiamo di trovarci ovviamente il pi lontano possibile dal
dogma della tabula rasa.
In questo senso il lavoro appena iniziato e dovr continuare spedito

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in questa ricerca. stato importante aver potuto discutere queste problematiche con vari tipi di pubblico, sia in Italia che allestero, dopo la
mostra. stato inoltre importante ricevere contributi da autori come Tony
Vidler, Sylvia Lavin, Eduardo Cadava e molti altri che ci hanno aiutato in
questa impervia esplorazione.

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82

STRUTTURA
DELLA RICERCA

83

1
3
11
12
24
28
180
805.000

PROGETTO DI RICERCA DI INTERESSE NAZIONALE

ANNI DI ATTIVIT DI RICERCA

SEDI UNIVERSITARIE COINVOLTE

EVENTI IN PROGRAMMA

PARTNER INTERNAZIONALI

PARTNER NAZIONALI

PROFESSORI, RICERCATORI, ASSEGNISTI

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EURO DI FINANZIAMENTO

IL PROGETTO
>
TEMA
OBIETTIVI
STATO
DELLARTE

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Sissi Cesira Roselli, Soggiorno, Venezia 2012

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TEMA

In linea con gli obiettivi di Horizon 2020 e con le politiche strategiche di


Europe 2020, e in conformit con le indicazioni della Convenzione Europea
del Paesaggio, la ricerca intende esplorare le ricadute operative del processo di riciclaggio sul sistema urbano e sulle tracce di urbanizzazione
che investono il territorio affinch questi materiali tornino a far parte,
insieme al sistema ambientale, di un unico metabolismo. Lipotesi di conservare la risorsa urbana, cos come si conservano le foreste e i fiumi,
naturalizza il fenomeno, ma rappresenta un passaggio fondamentale nelle politiche e nei progetti per la citt. Riconosce lesistenza di una progressione, dalla nascita allinvecchiamento, ma allo stesso tempo reagisce al
declino sostenendo la possibilit e lutilit di progetti, politiche e pratiche
capaci di attivare nuovi cicli di vita.
La ricerca prende le mosse dalla osservazione della condizione problematica nella quale versano le citt e i territori italiani a causa di due contraddizioni: la prima insiste sulla progressiva urbanizzazione dei suoli e
sullinarrestabile processo di abbandono di strutture anche di recente
costruzione, la seconda si fonda sulla natura dellurbanizzazione e sul
conflitto che questa istituisce quotidianamente con il sistema ambiente,

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come se le due realt non fossero coincidenti. Citt che si ritirano e lasciano enormi territori abbandonati e semiabbandonati, attivit industriali che
muoiono o migrano altrove, comunit intere che si spostano lasciandosi
dietro spazi non pi utilizzati, tutto questo costituisce loccasione per progetti di riciclaggio che delineano ormai un paradigma del tutto nuovo per il
progetto: dare un nuovo senso e un nuovo uso a quello che esiste gi, dare
nuova vita ai materiali di scarto, rinaturalizzare invece che riurbanizzare.
Le contraddizioni e i problemi affrontati dalla ricerca sono oggetto di un
vero e proprio Viaggio in Italia che il vasto gruppo impegnato nel progetto
si prefigge di fare con la collaborazione di diversi enti che si occupano di
monitorare le discrasie del territorio. Loggetto del viaggio sono tessuti
urbani e costruzioni non conclusi, abbandonati anche prima di essere utilizzati, vissuti ma non pi congruenti con nuovi usi e nuove necessit, che
disegnano paesaggi ordinari del rifiuto allinterno delle citt o a ridosso di
strutture ambientali. La mappa dellItalia costruita negli ultimi venti anni
necessaria a delineare: strategie per rispondere allurgenza della trasformazione di questi territori critici; progetti alle differenti scale che direzionino, oltre il mero recupero, a nuova e diversa vita; un quadro strategico
utile a rimettere in dialogo strumenti dellurbanistica e modalit operative
dellarchitettura con le altre competenze necessarie a definire un unico
metabolismo urbano.
La ricerca si orienta su finalit proprie di Horizon 2020: fondare unidea di
sostenibilit del sistema urbano e dellurbanizzato a partire dal risparmio
della risorsa primaria territorio; ottimizzare il funzionamento energetico ed implementare linclusivit sociale; definire strategie utili a razionalizzare il sistema della costruzione, convertendolo dalla realizzazione di
nuove strutture alla modifica dellesistente; concordare una linea di conversione e innovazione con le aziende verso strategie e tecniche di riciclo.
Con lobiettivo di aggiornare gli strumenti del progetto si vuole esplorare
la possibilit che la costruzione si converta da semplice pratica additiva
a strategia complessa del rimettere in circolo, da incremento quantitativo
a sviluppo qualitativo, e che da questo cambio di rotta tragga un nuovo
impulso e un nuovo senso di necessit.
La ricerca strutturata come conseguenza e necessaria prosecuzione di
un percorso intrapreso in due esperienze pregresse: la ricerca PRIN 2007
Il progetto di paesaggio per i luoghi riutati e la mostra Re-cycle. Strategie
per larchitettura la citt il pianeta presso il Museo MAXXI di Roma, che

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rappresentano anche momenti di formazione e consolidamento del gruppo di lavoro.


I risultati e i prodotti che la ricerca si prefigge di costruire sono: alla fine
del primo anno consolidare i rapporti con i partner internazionali attraverso il convegno Re-Cycle Mapping Geograe del riciclo per impostare nuove proposte di ricerca che partecipino alle call dei programmi europei; alla
fine del secondo articolare una proposta di legge per lEmilia Romagna;
alla fine del terzo presentare progetti e prototipi in occasione della mostra
finale Re-cycle Italy al museo MAXXI di Roma. Tre volumi (un Atlante delle
strategie, un testo che riporta la proposta di legge per lEmilia Romagna,
un prontuario di teorie del riciclaggio) raccoglieranno i risultati del lavoro
e si proporranno quali vettori di sensibilizzazione e strumenti operativi
utili allattuazione di nuovi cicli di vita per le citt e i territori italiani.

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Fabio Mantovani, Stanze, Bologna 2012

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OBIETTIVI

Costruire un quadro inter-disciplinare


Uno dei primi obiettivi della ricerca costruire un quadro articolato di
saperi intorno al tema del riciclaggio, un insieme di conoscenze e culture
capaci di sviluppare e proporre sinergicamente modi norme e regole dintervento sul costruito. Le discipline pi presenti allinterno del progetto,
attorno alle quali si costruito il gruppo di lavoro, sono la progettazione architettonica e urbana (ICAR/14) e lurbanistica (ICAR/21), due settori
che tradizionalmente si occupano della costruzione della citt e che ne
definiscono i dispositivi di trasformazione ma che solo negli ultimi anni
hanno ritrovato intorno al concetto di paesaggio un campo di lavoro comune, con lapporto anche dellarchitettura del paesaggio (ICAR/15). Si intende dunque anzitutto raccogliere le ricerche e le esperienze sviluppate
in questi anni intorno alla questione del paesaggio, capaci di superare la
mera distinzione di scala del progetto, di accogliere la complessit del
reale e di rispondere alle emergenze che quotidianamente definiscono il
rapporto tra sistema urbanizzato e ambientale, per impostare e precisare
una strategia del fare citt e architettura che si fondi sulla pratica del riciclaggio. Le tre discipline, che lavoreranno di concerto con gli altri saperi

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legati al processo di trasformazione del territorio (dalla tecnologia alla


storia, dalla pianificazione allagronomia, ecc.), sono chiamate a rivedere in primo luogo i propri strumenti analitici, per rileggere la realt del
territorio italiano con lo sguardo rivolto alle possibilit che ancora offre
il patrimonio esistente: un viaggio in una nazione profondamente mutata
negli ultimi ventanni che deve trovare direzioni di sviluppo altre da quelle
fino ad ora impostate sul continuo consumo di suolo. In secondo luogo
si indirizzeranno allindividuazione di politiche, dispositivi operativi, pratiche e tattiche integrate tra loro capaci di disegnare scenari di mutamento
compatibili con le nuove esigenze e sensibilit della contemporaneit e
azioni di intervento sui materiali ereditati da un passato recente.
Confronti con altre realt europee
Il tema del riciclaggio di architetture, infrastrutture e brani di citt diventato, pur a diverse velocit, una priorit europea, date anche la limitata
estensione del continente, la sua tradizione costruttiva fondata sulla stratificazione e la volont di convertire leconomia della costruzione in un sistema sostenibile ed ecologicamente attento. Le diverse Unit metteranno in campo i propri rapporti di collaborazione di ricerca, attivi da qualche
tempo e strutturati su questioni prossime a quelle della trasformazione
del modello urbano e della struttura territoriale, per disegnare una vasta rete internazionale, sia con sedi europee (per costruire confronti tra
situazioni conformi, che pongono problematiche, tecnologie e normative
non troppo dissimili), che con sedi extraeuropee (per verificare come la
stessa strategia nasca da problematiche e approcci differenti: attuata su
territori che si trasformano con grande velocit, come in Asia, o dettata da
questioni legate alla disponibilit di materie prime, come in Sud America).
Il confronto, teso anzitutto alla costruzione di un preciso aggiornamento
dello stato dellarte, che sar particolarmente intenso nel primo anno di
lavoro e si concluder con il convegno allo Iuav Geograe del riciclo, ha
come obiettivo finale quello di portare la rete delle universit coinvolte nel
progetto a sviluppare progetti di ricerca europei e internazionali.
Enti, aziende, amministrazioni: lo scenario italiano
Altro obiettivo prioritario del progetto nutrire una ricerca congiunta e
condivisa negli obiettivi con enti, aziende, amministrazioni. Le collaborazioni attivate dalle Unit con enti e istituti di ricerca sono finalizzate a pro-

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durre monitoraggi utili al Viaggio in Italia, che documenti le trasformazioni


del territorio incorse negli ultimi venti anni, definisca il quadro nazionale
della problematica e di conseguenza sottolinei la necessit della messa
in atto della strategia del riciclaggio. Le collaborazioni con le amministrazioni dei territori interessati dagli approfondimenti progettuali delle diverse Unit sono strategiche a declinare la ricerca su un piano operativo e
quindi a confrontarsi costantemente con gli altri attori delle trasformazioni del territorio. Le collaborazioni con Fondazioni e associazioni culturali
intendono comporre un patrimonio di conoscenze e una sensibilizzazione
diffusa sulle questioni legate al tema del riciclaggio, approfondendone
le ricadute progettuali in senso vasto, per designarlo come prospettiva
nazionale di trasformazione e non di mero congelamento del territorio.
Infine il rapporto con le aziende intende cercare quellintegrazione tecnica necessaria alloperativit e alla messa in opera della strategia del
riciclaggio come prassi costruttiva oggi impossibile data una cultura materiale fondata sulla costruzione ex-novo. Linterfaccia immaginata per
il progetto parte complementare e necessaria di una ipotesi di ricerca
articolata in cui il ruolo delluniversit torna ad essere quello di un attore
propositivo allinterno del processo di disegno del territorio, nella costruzione di un percorso congiunto con le esigenze e le dinamiche reali, con
la prassi quotidiana del costruire, condizione essenziale per trovare nuove
direzione di sviluppo per il Paese.
Definire strumenti per costruire la trasformazione
Il riciclaggio delle costruzioni esistenti oltre a porre questioni teoriche e
tecniche, oltre a implicare unevoluzione culturale e tecnologica, chiede
traduzioni sul piano normativo. Il gruppo di lavoro mette in essere la propria esperienza nel campo della ricerca e al tempo stesso accoglie la sfida
di definire strategie e dispositivi per concretare il riciclaggio come pratica
progettuale. Per ottenere lobiettivo si prefigge una revisione critica degli
strumenti legislativi e giuridici ed un loro possibile ripensamento. Come
per quello dal progetto alla costruzione, la ricerca definisce tale passaggio
come un punto di frontiera tra ricerca accademica e attori pubblici e privati, con la stessa volont di disegnare aperture tra luniversit e le altre
strutture che governano il territorio. Intende affrontare la questione normativa, traducendo le strategie delineate in norma, in lineamenti di legge,
in collaborazione con lIBC della regione Emilia Romagna, mettendo in

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valore le rispettive competenze e al tempo stesso accogliendo la sfida che


queste disegnino un percorso, una connessione non occasionale ma che
si faccia prassi comune della ricerca progettuale.
Esercizi di riciclaggio, sintesi e comunicazione
Attraversa tutti gli obiettivi della ricerca la volont di rendere attivo e propulsivo il lavoro e i suoi risultati, in un momento in cui il Paese cerca nuove
prospettive, nuove economie. Il lavoro prodotto si presuppone che sappia
parlare, raccontare i propri risultati. Il programma serrato nei tre anni di
ricerca, e il numero di ricercatori interessati e coinvolti, danno la misura di
unurgenza e anche di una presa di responsabilit verso un territorio che
non va semplicemente protetto ma progettato. Gli esercizi di riciclaggio
delineati per i diversi casi studio affrontati (articolati a fissare situazioni
specifiche ma anche problematiche ricorrenti) saranno restituiti in un atlante Re-cycle Italy. Atlante delle strategie. La proposta di legge per la regione Emilia Romagna sar sintetizzata in un ulteriore volume cos come
le diverse teorie tracciate sul tema del riciclaggio e sulla trasversalit disciplinare. I diversi appuntamenti pubblici che cadenzano il lavoro saranno momenti di verifica della riuscita sintesi e comunicazione del lavoro, e
dunque della capacit della ricerca di farsi progetto anche culturale.

94

STATO DELLARTE

Due sono le questioni chiave che concorrono alla definizione dello stato
dellarte relativo al tema del riciclaggio dellesistente: labbandono progressivo del costruito nelle citt della post-produzione e la nuova dimensione ecologica urbana. Le due tematiche, fortemente connesse alla contingenza economica che caratterizza il nuovo millennio, sono esplorate in
un apparato bibliografico che dagli Stati Uniti dAmerica arriva, con lacuirsi della crisi europea, anche nel nostro continente. Mentre le applicazioni
concrete, le realizzazioni di riciclaggi di strutture esistenti, si moltiplicano
in alcuni contesti (innescate da normative favorevoli, come nella Convertible City tedesca, o accompagnate da una particolare attenzione sociale
come nel caso della High Line di New York), risultano invece assenti sia un
apparato scientifico-teorico articolato e coerente che una diffusione del
tema nel mondo della costruzione. In termini bibliografici, la strategia del
riciclaggio caratterizza soprattutto ricerche darte e di tecnologia: manca
una sua sistematizzazione e soprattutto una chiarificazione di come possa
opportunamente condizionare il modo di immaginare e costruire la citt,
traducendosi in legge, in un vantaggio economico, ecologico, sociale.

95

I paesaggi dellabbandono
Negli ultimi anni limpotenza manifesta del progetto a rispondere al moltiplicarsi di condizioni dabbandono di citt e territori datati, ereditati da
un recente passato o appena dismessi rappresenta un tema che vede
impegnate diverse discipline. Termini quali: blanc, dchet, drosscape, espacesdlaisses, friches, garbage, junkspace, non-lieu,
reste, ruines, terrains vagues, tiers paysage, vacant land, vides, wasting away, sono solo alcune delle voci utilizzate nella ricerca
e nella pubblicistica a testimonianza di una fenomenologia sempre pi
estesa. In questo contesto culturale sinnestano ancora gli studi sulla
contrazione urbana, un processo multidimensionale che pu interessare
citt, parti di esse o intere aree metropolitane, investite da specifici fattori di declino economico e sociale. Il progetto di ricerca pi noto Shrinking cities, curato da Philipp Oswalt e presentato in Italia nellambito della
Biennale di Architettura di Venezia del 2006. Il tema oggetto di studio
anche di programmi internazionali che coinvolgono diverse istituzioni accademiche: un network di ricerche sta definendo una nuova geografia,
il cui duplice obiettivo incrementare la conoscenza del fenomeno e la
sua spazializzazione, e stimolare una discussione intorno alle strategie e
alle politiche per affrontarlo. il caso di Shrink Smart. The Governance of
Shrinkage within a European Context, ricerca finanziata dalla Commissione
Europea nellambito del 7FP, o di The Shrinking Cities International Research Network (SCiRN), consorzio internazionale di ricercatori fondato nel
2004 dallInstitute of Urban and Regional Development at the University of
California, Berkeley e da CIRES, Cities Regrowing Smaller.
Negli Stati Uniti, il caso Detroit rappresenta la condizione pi estrema: da
metropoli simbolo della produttivit a caso emblematico di contrazione
urbana, un parco urbano in cui il verde sta conquistando spazio grazie
alla condizione di abbandono diffuso. Se Detroit viene riciclata malgrado
se stessa, senza un preciso progetto ma in virt di un fenomeno violento
di ridefinizione dei suoi caratteri, la Rapid Re(f)use: Waste to Resource City
2120 di Joachim Mitchell affronta laltra faccia dellabbandono, ovvero il
progressivo aumentare di rifiuti. La questione dello scarto viene interpretata nella proposta di Mitchell quale nuova frontiera della costruzione: il
suo lavoro esplora la possibilit che nuove costruzioni sorgano dal riutilizzo di macerie e rifiuti, traducendo il problema in risorsa.
Sul solco di questo filone di studi stata impostata e condotta la ricerca

96

PRIN 2007 Il progetto di paesaggio per i luoghi riutati, sviluppata dal 2008
al 2010 dalle Universit di Genova (resp. naz. prof.ssa Annalisa Maniglio
Calcagno), Venezia Iuav (prof. Renato Bocchi), Trento (prof. Claudio Lamanna), Reggio Calabria (prof. Franco Zagari, con Gianni Celestini), Napoli
(prof.ssa Vanna Fraticelli). Lassunto della ricerca era leggere il progetto
paesistico come processo, capace di tenere in conto fin dallorigine i dati
progressivi dei fenomeni in atto e di possedere proprie capacit adattative
rispetto allevoluzione dei contesti. In questo senso il progetto considerava
soprattutto gli scarti prodotti dalle trasformazioni pregresse o in atto e la
loro inclusione nei processi in mutazione. La ricerca intendeva avvicinare i
metodi e le tecniche del progetto ai processi biologici profondamente connaturati alle mutazioni del paesaggio, i quali prevedono il deperimento, lo
smaltimento, la digestione, il riciclaggio, e trovano in questo la loro forza
vitale e riproduttiva (al modo a suo tempo invocato e preconizzato da Kevin
Lynch nel suo libro postumo Wasting Away). I risultati sono pubblicati in
Maniglio Calcagno A., 2010 e in Bertagna A., Marini S., 2011.
Il riciclaggio dellesistente
Le esperienze progettuali di riciclaggio dellesistente caratterizzano
unidea di citt che prende vigore in alcuni Paesi europei in virt di problemi sociali legati alla condizione critica in cui versano alcune periferie o dellistituzione di norme in materia di consumo di suolo. Nelle citt
francesi gi negli anni 80 del 900 erano stati manipolati e trasformati
profondamente i grandi manufatti delle banlieue (Banlieue 89). Nel 2004
il Ministre de la Culture et de la Communication Direction de lArchitecture et du Patrimoine incarica i progettisti Druot, Lacaton & Vassal di
elaborare una strategia di riciclaggio dei grands ensembles per offrire pi
spazio, pi tecnologia, pi energia (PLUS). Nella Biennale di Architettura
di Venezia del 2006 nel padiglione tedesco viene esposta Convertible City.
Modes of Densication and dissolving Boundaries che propone realizzazioni architettoniche su edifici esistenti e lidea di una citt che cresce su
se stessa. La ricerca tedesca testimonia la conversione del sistema delle
costruzioni a seguito di normative che limitano in termini quantitativi le
costruzioni ex-novo (riflesso di una precisa politica in materia di tutela del
suolo promossa nel 1998 dallallora ministro per lAmbiente Angela Merkel). Gli edifici esistenti vengono letti come materiale trasformabile su cui
rinnovare lidea di citt. Nella Biennale di Architettura di Venezia del 2008

97

nel padiglione italiano con lesposizione LItalia cerca casa (curata da Francesco Garofalo) diversi progettisti affrontano il problema normativo legato
alla trasformazione della citt, proponendo un uso pi consapevole della
risorsa suolo attraverso loccupazione di rovine di un passato recente per
produrre nuovi spazi e nuovi cicli di vita urbani.
Sul solco di questo filone di studi stata impostata e condotta la ricerca PRIN 2008 Trasformazione rigenerazione valorizzazione architettonica
urbana ambientale di tessuti abitativi marginali. Metodi strumenti progetti
applicati al settore occidentale di Milano (prof.ssa Ilaria Valente resp. U.O.
Politecnico di Milano; resp. naz. prof. Gianfranco Neri, Reggio Calabria).
Con la mostra Re-cycle. Strategie per larchitettura la citt il pianeta, curata da Pippo Ciorra con Reiner De Graaf, Sara Marini, Mos Ricci, JeanPhilippe Vassal, Paola Vigan che rappresenta una premessa a questa
proposta di ricerca, il tema del riciclo viene affrontato in modo trasversale e interdisciplinare: non letto semplicemente nella sua accezione pi
nota di riutilizzo di materiali scartati ma come strategia in senso vasto.
Lesposizione riporta realizzazioni esemplari di riciclaggio di architetture,
citt, paesaggi, insieme a opere di artisti, fotografi, media producer ed
evidenzia come in altri Paesi, pochi sono gli esempi italiani, il progetto
si sia fortemente convertito ad una ridefinizione dellesistente, trovando
nuove modalit fondate sullidea di stratificazione, sul paradigma ecologico, sulla ricerca tecnologica. In questo senso la mostra si pone come
una misurazione delle potenzialit di una procedura che pu rispondere
propositivamente al problema economico e ambientale che investe il nostro mondo della costruzione. I materiali esposti e le teorie raccolte sono
pubblicati in Ciorra P., Marini S. (eds), 2012.
La citt e il suo metabolismo
Parlare della citt come di qualcosa che pu essere riciclato porta a considerarne ritmi, cicli di vita, metamorfosi. in questo senso che va interpretato il titolo del famoso libro di Jane Jacobs The Death and Life of the
Great American City. La citt non segue un percorso biologico immodificabile, ma ha la capacit di rigenerarsi al suo interno, di superare un ciclo di
vita e di declino reinterpretando se stessa. Il concetto di ciclo di vita ha una
lunga storia nelle scienze sociali ed economiche: parla di mutamento opposto a staticit; di sequenze e avvicendamenti; di flussi, dinamiche e processi. nella lunga tradizione americana di studi sullecologia della citt

98

che troviamo dispiegata la forza dellanalogia tra ecosistemi e ambiente


urbano. A partire dalla Scuola di Chicago di Burgess e Park, sociologi,
geografi, planners ed esperti di real estate utilizzano concetti provenienti
dalle ricerche di botanici ed ecologi per leggere la citt e poi per costruire
modelli interpretativi e normativi. Il testo Cradle to Cradle. Remaking the
Way we Make il manifesto di unidea di citt che capace di rinnovarsi
continuamente, il paradigma di una ecologia che caratterizza sempre pi
gli studi urbani accompagnando il passaggio dallurban design allurban
landscape. Le conseguenze legate alla riduzione dei consumi di energia e
agli effetti del cambiamento climatico sullo sviluppo dei territori non sono
state sinora sufficientemente indagate. Se si pone al centro della ricerca
lenergia grigia, oltre alle strategie ormai affermate di riduzione dei consumi energetici e di produzione di energia rinnovabile (incluso il riciclo di
energia), allora le ragioni e la necessit di una trasformazione allargata
e capillare della citt esistente attraverso la presa in considerazione dei
diversi cicli di vita che la attraversano emergono con forza.
Le politiche in corso, le esperienze recenti di progetti territorali e costruzione di visions per le grandi aree metropolitane (le Grand Paris 2009;
NewYork 2030; UE, Roadmap 2050) mostrano che gli obiettivi di riduzione
dei consumi energetici e delle emissioni di C02 implicano una revisione
profonda dei manufatti e tessuti esistenti, della loro grana e densit; una
revisione dei sistemi della mobilit e dellaccessibilit, una ridefinizione del rapporto tra spazi urbanizzati, spazi dellagricoltura, dellacqua e
dellenergia, unidea di sistema costruito le cui dinamiche sono associate
a quelle del sistema naturale.
Nella consultazione internazionale Le Grand Paris, molte delle risposte dei
progettisti, tra le quali si segnala quella del gruppo coordinato da Bernardo Secchi e Paola Vigan, si basano su una visione metabolica della metropoli, delineando la possibilit di riciclare il sistema urbano, una ipotesi di sviluppo 100% recycle. Il team italiano ha indagato la possibilit
di realizzare i nuovi alloggi richiesti da qui al 2030 nella metropoli parigina attraverso un progetto di riqualificazione e ristrutturazione dei tessuti
esistenti, cercando di raggiungere lautosufficienza energetica attraverso
strategie di riduzione del consumo e la produzione di energie rinnovabili
attraverso processi di densificazione del pavillonnaire, di ristrutturazione
dellhabitat collectif e di mixit funzionale delle attivit produttive (cfr. Secchi B., Vigan P., 2011).

99

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101

Sissi Cesira Roselli, Archeologia scolastica, Milano 2013

102

NETWORK
>
UNIT
CASI STUDIO
PARTNER

103

>
UNIT DI RICERCA
03 // POLIMI

04 // POLITO

01 // UNIVERSIT IUAV
DI VENEZIA
02 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI TRENTO

05 // UNIGE

03 // POLITECNICO DI MILANO
04 // POLITECNICO DI TORINO
05 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI GENOVA
06 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI ROMA LA SAPIENZA
07 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI NAPOLI FEDERICO II
08 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI PALERMO
09 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
MEDITERRANEA DI REGGIO
CALABRIA
10 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
G. DANNUNZIO CHIETI
PESCARA
11 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI CAMERINO

104

02 // UNITN

01 // IUAV

11 // UNICAM

10 // UNICH

07 // POLIBA

06 // UNIROMA1
05 // UNIBAS
07 // UNINA

09 // UNIRC

08 // UNIPA

105

Sissi Cesira Roselli, Venexia, Venezia 2012

106

>
UNIT // 01
UNIVERSIT
IUAV
[COORDINAMENTO]

Renato Bocchi [PO]


coordinatore e responsabile scientifico
Aldo Aymonino [PO]
Agostino Cappelli [PO]
Alberto Ferlenga [PO]
Carlo Magnani [PO]
Matelda Reho [PO]
Mario Lupano [PS]
Paola Vigan [PS]
Roberta Albiero [PAC]
Fernanda De Maio [PAC]
Enrico Fontanari [PAC]
Stefano Rocchetto [PAC]
Margherita Vanore [PAC]
Maria Chiara Tosi [PAC]
Stefano Munarin [PANC]
Giovanni Mucelli [RC]
Sara Marini [RNC]
Luigi Latini [RNC]
Lorenzo Fabian [RTD]

Valerio Paolo Mosco [RTD]


assegnisti
Matteo Aimini
Chiara Cavalieri
Irene Guida
Cristina Renzoni
Vincenza Santangelo
Alessandro Santarossa
Fabio Vanin
dottorandi
Giulio Testori
Martina Barcelloni Corte
collaboratori
Silvia Dalzero
Emanuel Lancerini
Alessandra Libardo
Mauro Marzo [RNC]

107

Re-cycle Veneto city


LUnit locale dello Iuav di Venezia in qualit di capofila organizzata per
orchestrare e sviluppare il progetto della ricerca Re-cycle Italy, nella sua
interezza e per produrre strategie, procedure e prototipi di riciclaggio applicabili a specifiche realt che insistono nei territori della regione Veneto.
Il progetto di ricerca strutturato in modo di restituire una sorta di Viaggio
in Italia per registrare le evidenti trasformazioni che hanno modificato il
volto del Paese: uningente quantit di nuove costruzioni, non sempre utili
e in uso, a cui corrisponde il proliferare di spazi dismessi, dimenticati, impraticabili. A questa contraddizione fa eco una crescente conflittualit tra
sistema ambientale e sistema urbanizzato, i cui risultati si concretano in
vere e proprie emergenze (allagamenti, frane, esclusione sociale, deficit
tecnologico e dispersione di energie e materie prime, ecc.). In risposta al
malfunzionamento del sistema gli strumenti del progetto a tutte le scale
(dal piano alle norme che regolamentano la trasformazione del singolo
oggetto) insistono ancora su possibili incrementi della massa del costruito e le aziende del settore delle costruzioni necessitano di attivare una
ricerca che coincida con un nuovo ciclo di vita economico e sociale pi
corrispondente allo scenario attuale.
LUnit indaga il riciclaggio di citt e territori come possibile meccanismo
di relazione tra le logiche dellambiente naturale e quelle dellambiente
costruito, reinterpretando i processi di trasformazione urbana come veri
e propri cicli di vita. Il rimando al riciclaggio viene assunto come tecnica
per fondare strumenti danalisi e procedure progettuali, andando oltre la
pura suggestione metaforica. Individuata la natura del materiale (maceria, rifiuto, spazio in abbandono, ecc.), si cerca una concreta strategia di
riciclaggio (assemblaggio, upcycling, rottamazione, ecc.) verificandone la
fattibilit sulle realt territoriali. La scelta dei casi applicativi, fortemente
diversificati, volta a dimostrare la pervasivit della tecnica del riciclaggio, la sua efficacia rispetto alle urgenze del territorio e insiste su relazioni
in essere e in fieri con amministrazioni, enti e aziende per denunciare
la ferma volont della ricerca di avere risultati applicativi, rispondendo a
domande reali.
La sperimentazione dei processi di riciclo si applica in particolare al patrimonio in disuso dei manufatti artigianali-industriali e quindi agli spazi del
lavoro, al patrimonio in disuso di origine militare, alle reti infrastrutturali

108

(idrografica e della mobilit).


LUnit Iuav, per rendere attivo il passaggio dalla ricerca teorica allo sviluppo di strategie di riciclaggio e alle sue possibili ricadute operative, si
avvale della collaborazione dei laboratori del proprio Ateneo lab. cartografico (Circe) per il monitoraggio del territorio, lab. multimediale (Me.
La) per le tecniche di rappresentazione, lab. prove materiali (Labsco) per
la sperimentazione di prototipi nonch articola le proprie collaborazioni con soggetti esterni per garantire il confronto internazionale (reti di
Universit), sviluppare proposte di legge, modelli applicativi e valutazioni
economiche (Audis), assicurare la discussione dei risultati col territorio
(Fondazione Fabbri).
Le collaborazioni sono strutturate con lobiettivo di fondare la ricerca su
questioni derivanti dal documento Horizon 2020: si vuol verificare come la
strategia del riciclaggio (che concentra lattenzione su punti, parti e aree
gi compromesse) sia necessaria per risparmiare energia e contrastare
lusura e la dispersione delle risorse ora in atto.
Il Veneto si presta quale caso emblematico di processi di alterazione del
sistema ambientale ai quali si associa lo scenario della post-produzione
che attende di intraprendere un nuovo ciclo di vita, non pi fondato sullaumento delle quantit ma sulla circuitazione delle energie, per avviare una
virtuosa fase di sviluppo.

109

Autostrada A22, Trento

110

>
UNIT // 02
UNIVERSIT
DI TRENTO

Giorgio Cacciaguerra [PO]


responsabile scientifico
Maurizio Costantini [PO]
Corrado Diamantini [PO]
Claudio Lamanna [PAC]
Giuseppe Scaglione [PAC]
Claudia Battaino [RC]
assegnisti
Cristina Mattiucci
Chiara Rizzi
Stefania Staniscia

111

Smart re-cycle
Strategie di riciclo per le architetture e la citt distesa
Il riciclo un tema che nelle diverse scale viene affrontato da ricercatori e
tecnici di diversa formazione che sono accomunati da un unico e specifico
obiettivo che consegue uno sviluppo sostenibile in termini di manufatto, di
aggregato e del territorio.
La questione del riciclo inteso come rigenerazione urbana e territoriale
viene oggi considerata prevalentemente in chiave di recupero e sostenibilit ambientale, nonch di risparmio energetico (la cosiddetta rottamazione) che trascura i parametri di sostenibilit sociale e qualit della vita.
Nelle aree metropolitane, ove in Italia vive il 70% della popolazione, la rigenerazione sostenibile lelemento nodale per affrontare il decadimento
dello stato delle citt e delledificazione con ladeguamento degli standard
di sicurezza ed energetici, il recupero degli spazi pubblici e del verde, linnovazione delle reti tecnologiche e delle infrastrutture.
Si avvia cos un processo di risparmio di risorse e di politica di rottamazione delle citt che in Italia, secondo valutazioni della stampa non certo
espresse in termini rigorosamente scientifici, porta ad un risparmio della
produzione di 8 centrali nucleari di media entit.
Gli spazi urbani dismessi, inutilizzabili, obsoleti ed irrecuperabili, vuoti o
marginali, le aree periferiche rappresentano una risorsa progettuale per
rivitalizzare pezzi di citt e non impiegare improvvidamente ancora parti
di nuovo territorio. Cos il riciclo abbraccia un processo articolato che
va dalle rigenerazioni urbane e territoriali dei vuoti come degli elementi e
delle strutture fisiche, al riciclaggio di materiali fisicamente desunti dalle
architetture e non.
La presenza di molti edifici e le strutture urbane abbandonate o in dismissione caratterizza lo sviluppo della citt contemporanea come una forma
di urbanizzazione non occasionale piuttosto che strutturale: si tratta, da
un lato, di una dinamica fisiologica della citt contemporanea, dovuta ad
una migrazione interna verso altri siti.
Dallaltro lato dipende da un surplus di costruzione dovuto alla contrazione della domanda di edifici residenziali e commerciali, che sembra corrispondere ad uno stato generale di mancato sviluppo piuttosto che ad un
reale regresso della popolazione.
La situazione diventata ancora pi ampiamente percepita come unim-

112

magine di decadimento in alcune sacche urbane di molte citt europee;


labbandono dei siti e degli edifici ancora pi significativo come aspetto
concettuale della citt contemporanea, piuttosto che una caratteristica fisica delle aree rifiutate.
Allo stesso tempo, in questo quadro tuttavia ancora in corso lurbanizzazione di nuove aree esterne, che consumano pi del suo stesso uso,
spianando la strada a nuovi abbandoni.
Per questo patrimonio urbano, gli edifici e i siti in obsolescenza, architetti
di tendenza sono chiamati a studiare le strategie per la riattivazione delle
nuove dinamiche attraverso progetti integrati di riciclaggio.
La ricerca si propone di ripensare quelle parti della citt, risultato dellurbanizzazione e della crescita nel recente passato ma tecnologicamente
obsolete, periferie interne, modelli urbani che si conformano come sistemi chiusi, che mostrano segni di crisi e di disaffezione. In queste zone
lindebolimento dellintensit duso lo stato iniziale della crisi che viene
associato solitamente ai vari problemi come la scarsa efficienza energetica di edifici antichi, la perdita di socialit, ecc. che porta alla cessione.
Lidea di riciclaggio di tali parti collegata al concetto architettonico del
rifiuto ed implicitamente contiene il valore positivo dellevoluzione, come
un deposito di opportunit per la trasformazione in una nuova entit, socialmente ed economicamente utile. Questo ci che va trovato, il modo
di riciclare siti in cui la citt mostra chiari segni di crisi, riconsiderando la
questione del consumo di risorse esaurite.

113

Giovanni Hnninen, Chiesa, Milano 2012

114

>
UNIT // 03
POLITECNICO
DI MILANO

Ilaria Valente [PO]


responsabile scientifico
Roberto Spagnolo [PO]
Guya Grazia Bertelli [PS]
Arturo Sergio Lanzani [PS]
Gianfranco Becciu [PAC]
Chiara Merlini [PAC]
Gennaro Postiglione [PAC]
Fabrizio Zanni [PAC]
Andrea Di Franco [RC]
Umberto Sanfilippo [RC]
Andrea Gritti [RNC]
Marco Bovati [RTD]
Barbara Coppetti [RTD]
Juan Carlos DallAsta [RTD]
Federico Zanfi [RTD]
assegnisti
Simonetta Armondi
Cassandra Cozza

Anna Moro
Anita Raimondi
Andrea Oldani
dottorandi
Michela Bassanelli
Felipe Barrera Castellani
Sara Impera
Carlotta Lamera
Sandra Maglio
Mauro Marinelli
Cristiana Mattioli
Elsayed Doaa Salaheldin Ismail
Elena Scattolini
Giulia Setti
Alisia Tognon
collaboratori
Francesco Curci
Maddalena Falletti
Giovanni Hnninen

115

Ri-cicli produttivi
Il progetto di suoli, tessuti e manufatti tra incerti destini e risorse operabili
L'Unit di ricerca del Politecnico di Milano intende approfondire la definizione di strumenti progettuali e politiche di governo del territorio applicabili ai nuovi cicli di vita di tessuti, manufatti, suoli, caratterizzati da usi
produttivi e presenti nel contesto nazionale e lombardo.
La declinazione del tema verte sulla possibilit di determinare, attraverso operazioni di sottrazione, innesto, recupero, un nuovo ciclo di vita che
assuma e modifichi la stratificazione di spazi, manufatti, usi, coinvolti nei
diacronici processi di obsolescenza dei tessuti produttivi.
Si vogliono, dunque, delineare nuove geografie dei luoghi della produzione
ora riconoscibili per la povert di contenuti tecnologici e articolazione spaziale, verificando la possibilit di promuovere fasi di sviluppo degli ambienti
densamente abitati, progettualmente rinnovate, durevoli e sostenibili.
La ricerca concerne la problematica posta dal patrimonio di tessuti urbani, reti e manufatti infrastrutturali, edifici e suoli che si presentano come
residui di differenti tipologie produttive e che sono investiti da processi di
abbandono, obsolescenza, sottoutilizzo. Questi corrispondono a un significativo livello di crisi nel modello di sviluppo dei territori pi popolati e
attivi del Paese che coincide con un cambiamento di fase nei processi di
urbanizzazione. Tale dinamica investe ambiti e strutture spaziali commiste e frammentarie anche di recente realizzazione.
Questi territori fragili continuano ad essere oggetto di operazioni di nuova
urbanizzazione e consumo di suolo, cui si sovrappongono manufatti infrastrutturali esito sia di una politica di nuova e ordinaria infrastrutturazione
(nastri autostradali, rotatorie, passanti, tangenziali, bretelle, ecc.) o anche
rispondenti a una pi incisiva politica di potenziamento delle reti (di teleriscaldamento, idrauliche) che spesso manifestano conflitti con le trame e
gli assetti preesistenti. Tra le criticit emerse da questi processi spiccano
quelle con una dimensione marcatamente ecologica (come, ad esempio,
gli effetti indotti sul ciclo urbano delle acque).
Una particolare riflessione , dunque, da dedicarsi alle attuali configurazioni del suolo, che si presenta come supporto innervato e spesso indebolito dai recenti processi di urbanizzazione. I suoli liberi frantumati dalle
urbanizzazioni presentano un destino incerto, difficilmente possono essere recuperati all'agricoltura o individuati come parchi, n possono essere

116

destinati allo spazio urbanizzato. L'abbandono e il sottoutilizzo di strutture


e infrastrutture che si disperdono nei nostri paesaggi non ammissibile
a fronte della scarsit delle risorse territoriali e della necessit di intendere lo sviluppo sostenibile anche come applicazione di principi ecologici
all'ambiente costruito.
Il patrimonio di tessuti, reti, edifici e suoli sopra richiamato, dunque da
intendersi come risorsa operabile e suscettibile di cura (per la nozione di
cura, cfr. scritti recenti di Nicola Emery, in part. Progettare costruire curare. Per una deontologia dellarchitettura, Edizioni Casagrande, Bellinzona
2010) verso l'attivazione di un ulteriore ciclo di vita capace di mobilitare un
vasto repertorio di interventi ispirati alla triangolazione concettuale che
unisce riduzione, riuso e riciclo per un suo possibile risarcimento in termini di qualit sociale, spaziale, ambientale, architettonica.
Gli obiettivi della ricerca coincidono con altrettanti prodotti scientifici:
- un Atlante strategico della shrinking city lombarda e padana, esito di
una pratica descrittiva-interpretativa, progettualmente orientata ed
inerente le forme, gli usi, i caratteri spaziali e ambientali degli ambiti
insediativi coinvolti;
- la definizione di temi e questioni emergenti nei processi di riduzione/
riuso/riciclo dei luoghi della produzione a basso contenuto tecnologicospaziale presenti, in particolare nel territorio lombardo e padano, ma
anche selezionati nel pi ampio contesto nazionale, con particolare riferimento alle relazioni con le altre componenti dell'insediamento e
a valle di comparazioni con ricerche e progetti sviluppati nel contesto
europeo e internazionale;
- esplorazioni multidisciplinari che mettano in opera, nel progetto architettonico e urbano, la conoscenza dei vincoli economici, normativi,
tecnologici, ecologico-ambientali, aperti al dialogo con gli attori delle
trasformazioni e con differenti competenze, per una ridefinizione del
processo attraverso cui il progetto prende forma nelle pratiche architettoniche e urbanistiche e nell'attuazione in contesti specifici.

117

Mauro Berta, Andrea Delpiano, Progettualit reti e grandi telai, 2013

118

>
UNIT // 04
POLITECNICO
DI TORINO

Antonio De Rossi [PO]


responsabile scientifico

dottorandi
Danilo Marcuzzo

Liliana Bazzanella [PO]


Giovanni Durbiano [PO]
Gustavo Ambrosini [RC]
Michele Bonino [RC]
Elena Comino [RC]
Massimo Crotti [RC]
Alessandro Armando [RNC]
Mauro Berta [RNC]

collaboratori
Paolo Antonelli
Marco Barbieri
Francesca Camorali
Carlo Deregibus
Mattia Giusiano

assegnisti
Andrea Delpiano
Roberto Dini
borsisti
Davide Rolfo

119

RIVERFLOW (after the sprawl)


Nuovi assetti per i capitali fissi territoriali
La trasformazione territoriale, in uno scenario di forte contrazione di risorse come quello attuale, sembra diventare un tema difficile da cogliere. Legate ad un paradigma che interpreta la crescita come unattivit di consumo e colonizzazione di spazi vuoti dalla citt verso il territorio, le discipline
progettuali sembrano immobilizzate dalla fine di quella logica incrementale cos spesso stigmatizzata, ma mai realmente abbandonata. Lo sprawl, le
dinamiche di metropolizzazione dei territori estesi di matrice policentrica,
si combattono con una nuova densit che si materializza tramite il compattamento di bordi, la definizione di porte, tecniche di inlling. Si porta
lurbanit laddove non c aggiungendo nuovi oggetti che saturano i tessuti
pi porosi. Non esiste rimessa in gioco senza aggiunta di parti.
Lidea di apertura di nuovi cicli di vita per le strutture geografico ambientali pare una sfida dai difficili contorni. Entro quale orizzonte concettuale ed
operativo possibile affrontare ancora il tema del riciclo delle strutturazioni insediative intese come situazioni territoriali che rinnovano i propri
assetti? LUnit di Ricerca indagher la questione attraverso unoperazione sperimentale di rimessa in forma di alcuni capitali fissi territoriali che
pi di altri paiono poter ancora esercitare un ruolo di telaio (non soltanto
dal punto di vista morfologico) su cui appoggiare ed orientare le attivit
trasformative che verranno. Tale operazione, passa attraverso un processo di selezione-abbandono-riciclo-reintreccio di materiali vecchi e recenti
assumendo lidea del riciclaggio cradle to cradle come dispositivo concettuale e metaforico. I tessuti che mostrano o che hanno mostrato in un
passato recente condizioni di marginalit sembrano oggi avere una nuova
vivacit. Sembrano poter uscire da una condizione di spazio-rifiuto per
aprirsi a cicli di vita che sottendono una nuova idea di riequilibrio territoriale. Una mappatura critica di questi materiali consente di riflettere su
come questi, proprio attraverso una continua ed estrema messa alla prova
della loro fragilit e condizione di rischio ambientale, abbiano evidenziato
la capacit di intrecciare diverse situazioni insediative ed infrastrutturali.
Abbiano mostrato lattitudine a porsi come utile dispositivo attraverso il
quale dare forma ai conflitti, ridefinire regole comuni e dimensioni collettive. Proprio la lettura di alcune esperienze significative sembra poter
portare ad assumere il Piemonte come caso studio da indagare per imma-

120

ginare un atlante per il riciclo di strutture geografico-ambientali nel senso metaforicamente desunto dalla procedura proposta da McDonough. Le
grandi continuit ambientali piemontesi appaiono oggi come capitali fissi
che si rendono disponibili attraverso un impegno di risorse relativamente
basso e supportato da esternalit positive legate al miglioramento delle
condizioni ambientali. Inoltre, tali materiali mostrano una pervasivit ed
un intreccio talmente forte con il palinsesto da implicare necessariamente
dimensioni di equilibrio in cui non viene generata ulteriore marginalit.
In questo senso possibile pensare ad essi come presupposti necessari
ad operazioni pi ampie di rimessa in gioco degli assetti insediativi. Per
dare corpo a questa ipotesi si proporranno alcuni casi di studio utili ad
intercettare nuove progettualit darea vasta che sappiano dialogare con
tracciati ferroviari dismessi, tessuti agricoli, sistemi di spazi aperti. Tali
assetti dovranno porsi come luogo alternativo per la definizione di una
diversa idea di sviluppo, capace di intrecciare opportunit economiche e
pratiche sociali in modo multiplo e plurale.

121

Massimo Strazzeri | Flickr, Listen to the Silence, Genova 2007

122

>
UNIT // 05
UNIVERSIT
DEGLI STUDI
DI GENOVA

Mos Ricci [PO]


responsabile scientifico
Marco Del Borghi [PO]
Jrg Schrder [PO] Hannover
Fara Favia [PAC] UNIBAS
Ina Macaione [PAC] UNIBAS
Maria Valeria Mininni [PAC] UNIBAS
Raffaella Fagnoni [PANC]
Manuel Gausa Navarro [PANC]
Adriana Del Borghi [RC]
Biagio Perretti [RC] UNIBAS
Andrea Vian [RC]
Alberto Bertagna [RNC]
Gabriella Gallo [RNC]
Carlo Strazza [RNC]
assegnisti
Simona Arata
Sara Favargiotti

Carmela Coviello / UNIBAS


Cristina Dicillo / UNIBAS
Cristina Gorzanelli
Gaia Grossi
Mathilde Marengo
Chiara Olivastri
Virginia Ortalli
Lara Parodi
Clarissa Sabeto
Emanuele Sommariva
collaboratori
Nicola Canessa
Maddalena Ferretti / Hannover
Christian Haid / Hannover
Kerstin Hartig / Hannover
Sarah Hartmann / Hannover
Ines Lder / Hannover
Emanuela Nan
Teresa Pagnelli / UNIBAS
Rosanna Rizzi / UNIBAS

dottorandi
Jacopo Avenoso

123

RE-CITYING
Il riciclo come infrastruttura per la riattivazione della citt
Riciclare significa rimettere in circolazione, ridare allo scarto nuovo valore
e nuovo senso. In una prospettiva di decrescita quale quella indotta dalla
crisi globale cambia radicalmente il punto di vista di chi si occupa di architettura e di citt. La strategia del riciclo lo sfondo concettuale di una nuova cultura urbana contemporanea: il passaggio da un sistema di misure (il
territorio) a un sistema di valori (il paesaggio).
Con il termine ri-attivazione si intende il processo di ri-significazione degli spazi collettivi: RE-CYTING identifica unimpresa collettiva, non sporadica, che dimostra la possibilit e la convenienza di uno sviluppo urbano fondato su nuove coesioni sociali, nuove energie (materiali e umane) e nuove
economie per la citt.
LUnit di Genova si occuper del riciclo degli spazi dismessi o sottoutilizzati delle infrastrutture ferroviarie, immaginati come spazi pubblici latenti, motori di relazionalit anche nelle loro prossimit, sistemici, diffusi
e permeanti. Si tratta di immaginare un modello di sviluppo che restituisca valore agli spazi aperti, sempre considerati come un onere piuttosto
che come una risorsa, per i quali impostare scenari, tattiche e politiche
di conversione, rinnovandoli come catalizzatori urbani. Il sistema delle
aree prese in esame si sviluppa secondo una direttrice che fa da scheletro
allimpianto urbano, proponendo a sua volta una struttura per la ricerca:
la Genoa BELT (Basic Ecologic Light Transformation/Transportation). La
ricerca si concentrer sulle azioni di rafforzamento dei processi di riattivazione, non solo delle attuali piattaforme logistiche in dismissione, dei
distretti di trasformazione urbana, delle aree dismesse o sottoutilizzate
delle ferrovie, ma anche dei contesti sub-urbani o periferici.
Sulla scia della ricerca avviata nel 2008 con il progetto QVQC (Quali Velocit, Quale Citt) per indagare le politiche della mobilit e del trasporto integrato in relazione alle trasformazioni urbane e agli impatti indotti lungo le
direttrici ferroviarie, saranno approfonditi i temi legati alla riqualificazione
e alla riorganizzazione dei nodi urbani attraversati dalle infrastrutture. La
ricerca si propone una fase di sperimentazione e verifica pre-progettuale
su casi studio selezionati con il supporto di enti territoriali per la promozione di attivit di eco-innovazione, riconfigurando i nodi di trasporto in prossimit di aree dismesse, ispirandosi a criteri di sostenibilit ambientale.

124

Il primo obiettivo lelaborazione del Recycle Footprint: una sorta di mapping parametrico, non solo un mosaico zenitale, ma un calco della citt,
un sistema di informazioni capace di mettere in evidenza valori a vari livelli (parametri legati al consumo, allambiente, alla dimensione conviviale
e collettiva). Con il supporto del Centro di ricerca Cesisp la ricerca mira
a inquadrare il ciclo di vita (LCA) delle aree oggetto di studio, attraverso
possibili scenari di previsione e valutazione exante, studiando un modello adeguato alla citt, basato sullesistente, con regole adattive. Obiettivo
generale della ricerca quello di proporre non tanto un tipo formale diverso ma delle performance, delle prestazioni, lavorando sui processi di
trasformazione attraverso strategie e visioni declinate secondo paradigmi
differenti (rigenerazione urbana, vivibilit, convivialit, responsabilit).
La struttura del gruppo di ricerca genovese collegata per integrazione
competenze e scambi di esperienze con le sedi di Matera (Recycle Agriculture: il caso materano, in cui le strutture agro-paesistiche esistenti dei
borghi della riforma agraria costituiscono ancora un riferimento importante, studier le trame agricole suburbane al fine di sperimentare nuovi concetti di bonifica), Barcelona (Recycle Open Spaces: questo cluster esplora
levoluzione e gli scenari futuri della citt a partire dal riuso e dalla reinterpretazione dei propri spazi pubblici, intesi come spazi relazionali contemporanei, una Multistring City, con una forte configurazione multi-assiale, la
cui forza si basa sulla densit e simultanea coincidenza tra corde direzionate con carattere e identit proprie e, comunque, in grado di essere attivate o semplicemente utilizzate a vari livelli di variazione, trasversalit e intersezione) e Hannover (Recycle Browneld: il contributo fornito dal cluster
tedesco riunisce diverse esperienze che vanno dallo sviluppo e la crescita
urbana equilibrata, alla tutela e la riconversione dei paesaggi, in relazione
alle forze sociali ed economiche; temi che contribuiscono in diversa misura alla mappatura del Footprint del riciclo, un approccio concettuale che
verr applicato allarea industriale della Continental di Hannover per poi
essere confrontati con altri contesti di riferimento).

125

Piero Ostilio Rossi, Riciclare la memoria,


Memento Park, Budapest 2010

126

>
UNIT // 06
UNIVERSIT
DEGLI STUDI
DI ROMA
LA SAPIENZA

Piero Ostilio Rossi [PO]


responsabile scientifico

Roberto Secchi [PO]


Lucina Caravaggi [PAC]
Orazio Carpenzano [PAC]
Paola Veronica DellAira (PAC]
Fabio Di Carlo [PAC]
Andrea Bruschi [RC]
Alessandra Capanna [RC]
Andrea Grimaldi [RC]
Paola Guarini [RC]
Dina Nencini [RC]
Maurizio Alecci (TAB)
Francesca R. Castelli (TAB)
assegnisti
Maria Clara Ghia
Lina Malfona
Gianbattista Reale
Gianpaola Spirito

127

Metabolismo urbano
Nel nostro Paese il bisogno di controllo del paesaggio appare unaspirazione sociale diffusa ma imprecisa e vaga nei suoi contorni; la contraddizione tra la nostalgia verso un passato indefinito nella sua collocazione
temporale ma felice nella sua condizione di equilibrio e la convinzione che
la societ contemporanea sia fatalmente depositaria di un sistema di disvalori che non possono che corrompere e degradare il paesaggio, implode sempre pi in una condizione di impotenza che consegna il paesaggio
stesso o alla sfera delle cose che vanno in qualche modo musealizzate
o allambito di ci che ormai definitivamente compromesso e sul quale
non pi possibile agire.
Tra queste due posizioni estreme si estende uno spazio intermedio di ricerca e di proposta nel quale lUnit di Ricerca della Sapienza intende collocare la sua ipotesi di lavoro che si riassume nellidea di saggiare la possibilit di attuare processi di qualificazione del paesaggio di tessuti urbani
e insediativi di formazione recente e spesso abusiva, caratterizzati dalla
presenza di attivit che per loro intrinseca natura introducono elementi di
forte deterioramento fino a costruire veri e propri paesaggi-scoria.
I paesaggi e le figure dello scarto i drosscapes di Alan Berger intesi
come spazi interstiziali costituiti da zone di stoccaggio delle merci, grandi aree di parcheggio, discariche, cave ormai esaurite, depositi di veicoli
fuori uso, rivendite a cielo aperto di materiali edili infestano infatti i paesaggi metropolitani. Pur necessarie alla vita della citt e alla sua economia, queste attivit costituiscono un fattore di degrado, determinano un
importante detrattore della percezione dei paesaggi e provocano guasti
alla salute dellambiente. Per loro natura, essi sono distribuiti in modo
frammentario e sono sorti al di fuori di ogni strategia urbana obbedendo a
ragioni di razionalit minima, senza un piano che ne definisca ubicazione,
consistenza e dimensione, che ne massimizzi lefficienza e ne minimizzi
limpatto ambientale e paesaggistico.
In questi processi di qualificazione, le tematiche del re-cycle vengono assunte dallUdR come linee strategiche di intervento in considerazione del
fatto che le condizioni generali della societ impongono ormai di operare
per reimpiegare i materiali di scarto, per ri-costruire pi che per costruire,
per ri-naturalizzare piuttosto che per urbanizzare, per definire, insomma,
una concreta risposta della cultura visiva e progettuale al tema pressante

128

della sostenibilit. La tematica dellAs found (un termine coniato da Alison e Peter Smithson a met degli anni Cinquanta) fa da cornice e da sfondo a questo progetto. As found la capacit di guardare diversamente
e dare nuovo significato a ci che ordinario, che attiene alla vita cosi
com; la capacit di progettare raccogliendo tracce e indizi, recuperando segni e significati che appartengono al quotidiano e al sentire comune:
insomma la base teorica di un atteggiamento dialettico tra strumenti
disciplinari e realt che ben si adegua alla dimensione progettuale del
paesaggio e alla tematica del recycle.
Il campo dapplicazione della ricerca interessa una particolare sezione
della citt di Roma: la Coda della Cometa, la conurbazione lineare che si
sviluppa lungo il corso inferiore del Tevere tra il Grande Raccordo Anulare
e il mare attestandosi su Ostia, laeroporto Leonardo da Vinci e Fiumicino. Questo territorio possiede peculiarit particolari e quindi specifiche
potenzialit che meritano grande attenzione. La figura della Cometa richiama unimmagine che era stata proposta alla met degli anni Trenta
da Gustavo Giovannoni e ha poi fornito larmatura del Piano del 1942 (mai
approvato a causa della guerra) elaborato da Marcello Piacentini come Variante al Piano del 1931 dopo la decisione di realizzare lE42 nel quadrante
meridionale della citt: un disegno che stato in misura solo parziale recepito dal PRG del 1962, ma che negli anni successivi si realizzato di fatto
anche con processi spontanei, in maniera indipendente dalla redazione di
Piani urbanistici.
Per le caratteristiche del suo tumultuoso sviluppo, questo territorio ha
prodotto una quantit rilevante di paesaggi-scoria: veri e propri sottoprodotti dello sprawl e di unurbanizzazione troppo rapida, luoghi di concentrazione degli scarti di produzione o di produzione di scarti, aree sospese
in una condizione di abbandono. LUdR si propone di effettuare una capillare ricognizione, documentazione e censimento di questo genere di siti
e di sviluppare riflessioni teoriche e operative per redigere le linee guida
per la redazione di masterplan, di action plan e di progetti pilota volti a
concentrare queste attivit in aree idonee, appositamente attrezzate e di
riconvertire le aree liberate nelle destinazioni pi convenienti, per restituire qualit e valore ai territori e ai paesaggi coinvolti, potenziarne lidentit
e promuoverne lo sviluppo.

129

Alex MacLean, Cava pendici Vesuvio, 2004

130

>
UNIT // 07
UNIVERSIT
DEGLI STUDI
DI NAPOLI
FEDERICO II

Carlo Gasparrini [PO]


responsabile scientifico
Vito Cappiello [PO]
Antonio Cavaliere [PO]
Roberto Serino [PO]
Michelangelo Russo [PS]
Massimo Fagnano [PAC]
Lodovico Maria Fusco [PAC]
Fabrizia Ippolito [RC] UNINA2
Antonio Passaro [RC]
Marina Rigillo [RC]
assegnisti
Nunzio Fiorentino
dottorandi
Libera Amenta
Danilo Capasso
Emanuela De Marco
Cecilia Di Marco
Davide Di Martino

Ottavia Gambardella
Adriana Impagliazzo
Sabrina Sposito
Anna Terracciano
collaboratori
Francesca Borrelli
Daniele Cannatella
Salvatore Carbone
Susanna Castiello
Paola Galante
Unit Aggregata POLIBA
Nicola Martinelli [PAC]
Spartaco Paris [PAC]
Alessandro Reina [RC]
collaboratori POLIBA
Vincenzo Bagnato, Federica Greco,
Maristella Loi, Giovanna Mangialardi,
Francesco Marocco, Michele Mundo,
Graziarosa Scaletta

131

Recycling and re(land)scaping the drosscapes


LUnit di Ricerca intende esplorare una declinazione del Re-cycle connessa alla interazione tra spazi del drosscape, cio paesaggi-scarto, e la
costruzione di nuovi suoli da destinare alla formazione di una rete di
spazi aperti multifunzionali per la citt contemporanea.
Gli spazi del drosscape disegnano una complessa geografia ambiti territoriali e aree dello scarto e del rifiuto, abbandonate e incolte, depauperate
dalle scorie del metabolismo urbano e industriale, inquinate e comunque
segnate da processi intensivi di modificazione ambientale, potenzialmente
disponibili al riciclo dentro strategie trasformative a scala territoriale e
urbana. Si tratta di una molteplicit di spazi urbani e periurbani di svariata
dimensione, in forte relazione con gli insediamenti urbani consolidati e
con lo sprawl territoriale; spazi potenzialmente oggetto di una specifica
attenzione progettuale finalizzata a sostenere lintegrazione degli spazi
aperti nei sistemi a rete del paesaggio urbano contemporaneo. La riconfigurazione morfologica e urbanistica dei drosscape rappresenta la forma
di una strategia di rigenerazione urbanistica che assume i caratteri morfologici propri del progetto di suolo orientato alla costruzione di network
paesaggistici a diverse scale, costituiti da spazi aperti abitati e caratterizzati da mixit funzionale, capaci di dialogare con unidea di citt intesa a
sua volta come sistema di relazioni multi-scalari.
La ricerca intende definire un approccio cognitivo e progettuale alla rigenerazione degli spazi del drosscape, a partire da un modello di interpretazione del territorio capace di mettere in tensione tra loro le diverse
componenti strutturali, con particolare riferimento ai valori e alle criticit
dovute dalle incerte sovrapposizioni tra le reti. Una conoscenza interpretativa e valutativa della realt territoriale in cui proliferano questi spazi deve riferirsi ad un ripensamento tecnico e procedurale del progetto
di bonifica per andare oltre le pratiche settoriali: questi territori dello
scarto possono essere identificati come un sostrato irrinunciabile per un
progetto urbano e di paesaggio ecologicamente orientato. Linterazione
che i problemi ecologico-ambientali, infrastrutturali e urbanistici posti dai
drosscapes esprimono con le strategie di trasformazione urbana, la costruzione di paesaggi urbani innovativi, lo sviluppo di modelli economici
alternativi e di cicli energetici sostenibili, un campo di ricerca in cui lurbanistica e la progettazione del territorio devono allinearsi (e integrarsi)

132

con gli avanzamenti disciplinari delle scienze della terra, dellecologia del
paesaggio, dellurban ecology e del real estate development. Una dimensione, quella dei brownfields, che richiede strategie di riciclo multiscalari
dalla scala delle relazioni urbane territoriali, che questi frammenti potenzialmente sollecitano, a quella della scelta dellintervento di bonifica
e modelli di verifica tecnico-amministrativa adeguati a contesti temporali
e normativi ben definiti.
Le ricadute ecologiche, ma anche urbane, di questo approccio vanno potenzialmente oltre la rigenerazione dei siti compromessi, coinvolgendo
sia gli ecosistemi che i tessuti urbani. Allo scadimento delle prestazioni
urbane ed ecologiche, corrisponde infatti la costruzione di un paesaggio
di scarto, fortemente limitato nei suoi processi di integrazione con la citt
consolidata. Uno spazio di rifiuto che evolve con dinamiche proprie, socialmente pericolose e fortemente limitanti delle possibilit di crescita e
sviluppo economico. In questo senso il riciclo dei drosscape interagisce
strettamente con il mosaico degli spazi rurali urbani e periurbani e pi
in generale con le componenti strutturali del paesaggio urbano: le reti
delle acque superficiali e profonde, le infrastrutture, i sistemi insediativi
da riqualificare.

133

La re-loaded city come nuovo paradigma di sviluppo urbano: installazione


Waste Landscape di Elise Morin e Clmence Eliard al Centquatre di Parigi, 2011

134

>
UNIT // 08
UNIVERSIT
DEGLI STUDI
DI PALERMO

Maurizio Carta [PO]


responsabile scientifico

Salvatore Di Dio
Daniela di Raffaele
Antonio Giovanni Minutella

Marcella Aprile [PO]


Vincenzo Melluso [PO]
Marcello Panzarella [PO]
Ferdinando Corriere [PAC]
Alessandra Badami [RC]
Daniele Milone [RC]
Valeria Scavone [RC]
Flavia Schiavo [RC]
Ignazio Marcello Vinci [RC]
Daniele Ronsivalle [RTD]
assegnisti
Giuseppina Farina
dottorandi
Annalisa Contato
Isabella Daidone

135

Re-loaded city
Strategie del riciclo per riattivare la citt
LUdR di Palermo declina il tema-guida del RICICLO applicandolo alla
rigenerazione degli insediamenti urbani e territoriali attraverso una immissione in nuovi cicli di vita dei complessi urbani, dei tessuti insediativi
e delle reti infrastrutturali in dismissione, in mutamento o in riduzione
funzionale. La citt in contrazione produce lacerti urbani, trucioli funzionali e rottami di sviluppo che attraverso un processo/progetto di riciclo possono tornare ad essere infrastrutture di nuovi cicli di vita capaci di
generare paesaggi urbani e peri-urbani fondati sullabbandono, la dismissione, il declassamento o la modificazione duso di tessuti insediativi. La
ricerca riguarder sia i materiali abitativi che quelli produttivi, logistici e
militari, lavorando sia sugli assets materiali sia su quelli legati alle risorse
della memoria e dellidentit contenuti nelle aree da riciclare e in grado di
produrre nuovo software urbano a partire dalla ricombinazione di righe di
codice (funzioni, risorse, tessuti e architetture) ancora efficienti. La RELOADED CITY una citt sostenibile, creativa e responsabile capace di
ripensare modelli di comunit urbana per reinventare le forme dellinsediamento a partire dalla ri-attivazione dei capitali urbani identitari o in
dismissione e mutamento, per ridisegnare il modo con cui ci muoviamo,
per ritessere rapporti creativi con lambiente e il paesaggio e per alimentare la produzione di culture insediative urbane capaci di attivare nuovi
metabolismi urbani, ma anche di reagire agli scenari di declino. La ricerca
agisce entro un Capitalismo 3.0 che produca riusi, ricicli ed evoluzioni
creative ed in una guida permanente dei processi insediativi attraverso
una forte integrazione con la sostenibilit ecologica, con la pianificazione
territoriale, con la gestione delluso dei suoli, con limpatto energetico,
con la progettazione di morfologie e con la produzione di valore. Letica
della responsabilit del progetto ci impone che vengano attivate azioni
recycle oriented per il recupero creativo delle risorse aggredite o degradate dalle attivit umane, attraverso la riattivazione dei loro potenziali
latenti o esclusi da uno sviluppo dopato dalle politiche debit driven.
LUdR lavorer nella prevalente dimensione degli insediamenti urbani e
territoriali caratterizzati dalla eccedenza e sovrapproduzione (complessi urbani in mutamento, tessuti insediativi in dismissione e reti infrastrutturali in trasformazione), che verranno affrontati attraverso azioni

136

di modifica, o di rimozione, o di reinvenzione. Le procedure progettuali


si riferiscono al cosiddetto UP-CYCLING (rottamazione), attraverso cui le
componenti vengono ricreate, senza distruggerle ma mutandone le funzioni perseguendo unottica creativa ed aumentando la loro resilienza
rispetto ai mutamenti dello sviluppo.
LUdR lavorer sulla piattaforma nord-occidentale di Palermo, per individuare politiche e progetti per ri-attivare metabolismi urbani capaci di
tracciare una exit strategy dalla crisi attraverso azioni che incidano sul
software dei luoghi, sul sistema operativo della citt, sulla sua intelligenza piuttosto che solo sul riuso delle carcasse, dei lacerti, degli scarti.
Senza, tuttavia, cedere a comode fughe verso la rarefazione dei tessuti
urbani, ma sfidando con modalit nuove la densificazione.

137

Vincenzo Gioffr, Benvenuti a Reggio Calabria Citt Metropolitana, 2012

138

>
UNIT // 09
UNIVERSIT
DEGLI STUDI
MEDITERRANEA
DI REGGIO
CALABRIA

Vincenzo Gioffr [RC]


responsabile scientifico

personale ente straniero (NTUS)


Giamila Quattrone (assegnista)

Vittorio Amadio [PAC]


Gianni Celestini [PAC] UNIROMA1
Adriano Paolella [PAC]
Rita Simone [PAC]
Claudio Marcian [RC]
Consuelo Nava [RC]

consulente
Franco Zagari

dottorandi
Antonia Di Lauro
Emanuela Genovese
Venera Leto
Elisabetta Nucera
Nicola Sapone
Giuseppe Giovanni Zumbo
personale altro ente (CNR)
Giuliana Quattrone (RC)

139

Riciclare paesaggi dello scarto: progetti sperimentali per la citt metropolitana di Reggio Calabria
La pratica del riciclaggio uno dei pi grandi generatori dinnovazione
creativa. LUnit di Ricerca di Reggio Calabria interpreta RE_CYCLE come
dispositivo progettuale multiscalare applicato alla risignificazione dei paesaggi dello scarto in contesti semi urbani/semi rurali. Intendendo per
scarto quei paesaggi considerati inutili in quanto colpiti da perdita di ruolo
e di significato a seguito di incessanti fenomeni di evoluzione dellhabitat.
Allinterno del gruppo nazionale il compito della UdR proporre strategie
progettuali, in conformit con gli obiettivi di Horizon 2020, secondo un approccio integrato multidisciplinare che consentir di aggregare risorse e
conoscenze provenienti da diversi settori, tecnologie e discipline che spaziano dalla progettazione sostenibile della citt al paesaggio e allarchitettura, dal ladscape urbanism, allenergy city, ai processi economici di
governance territoriale partecipata. Obiettivo della ricerca sperimentare
strategie di riciclo nella chiave interpretativa e operativa del paesaggio,
inteso in una accezione contemporanea, cos come proposto della Convenzione Europea del Paesaggio, espressione della comunit che lo vive
e lo modifica. Il progetto di paesaggio si concretizza in proposte operative
multifunzionali che associano i grandi temi ambientali della riduzione del
consumo di suolo e di risorse primarie mantenendo sempre viva la sperimentazione figurativa, estetica, spaziale.
Il campo di ricerca applicata della UdR riguarder i paesaggi dellabbandono che si determinano ai lati, sotto, tra gli interstizi di sistemi autostradali, linee ferroviarie, in adiacenza di banchine portuali, in prossimit di
cave dismesse, discariche; ma anche vuoti e spazi aperti accanto a sistemi
fluviali e arenili, coltivazioni e sistemi di bonifica, contenimento dei terreni
abbandonati o compromessi dallespansione urbana: luoghi sensibili che
disegnano nuovi scenari mediterranei e metropolitani, configurano reti
di unit di paesaggio, di flussi energetici, di scambi produttivi, di usi e
comportamenti degli users di tipo condiviso. La ricerca, attraverso la
costruzione di un atlante di esperienze progettuali, fondato su nuovi paradigmi di scenario, costruir secondo un approccio operativo trans-scalare (urbano, edificio, dettaglio) declinazioni utili alla risignificazione dei
paesaggi urbani ed extraurbani dello scarto e del rifiuto. Si operer una
forte delimitazione dei casi in un contesto nazionale e internazionale che

140

per obiettivi e modalit operative possono fornire prefigurazioni sostenibili


per il caso applicativo della Citt Metropolitana di Reggio Calabria. Lapprofondimento consiste nella proposta di progetti sperimentali per quei
contesti considerati emblematici dei processi di rapida trasformazione del
paesaggio contemporaneo. Fenomeni spesso caratterizzati da pratiche
spontanee, illegali hanno generato una grande quantit di macerie, spazi vuoti, terrain vagues, paesaggi dellabbandono soprattutto in adiacenza
di sistemi naturali e infrastrutture. Lipotesi di lavoro :
a) attribuire nuovi ruoli, funzioni, significati e qualit ai paesaggi dello
scarto per avviare un processo virtuoso di rigenerazione urbana, per
valorizzare i contesti marginali quali luoghi potenziali per nuovi paesaggi della lentezza, della produzione sostenibile di beni primari e
di energia da fonti rinnovabili, per esperire nuove pratiche sociali in
natura;
b) configurare scenari sostenibili di tipo produttivo capaci di declinare un nuovo glossario per la rigenerazione dei siti sensibili: scenari residenziali di ecohousing, distretti dellagrourbano con modelli
sostenibili di organizzazione, energy-zone di gestione di nuove reti
energetiche a basso consumo, water-farm, sustainable community,
energy park.

141

Francesca Pignatelli, Edificio in rovina, Cocullo 2012

142

>
UNIT // 10
UNIVERSIT
DEGLI STUDI
G. DANNUNZIO
CHIETI-PESCARA

Francesco Garofalo [PO]


responsabile scientifico
Carmela Andriani [PO]
Cristina Bianchetti [PO] POLITO
Rosario Pavia [PO]
Lorenzo Pignatti [PO]
Susanna Ferrini [PAC]
Massimo Angrilli [RC]
Stefania Camplone [RC]
Giuseppe Di Bucchianico [RC]
Paola Misino [RC]
Piero Rovigatti [RC]

Mario Morrica
Stefano Picciani
Patrizia Toscano
collaboratori
Emilia Corradi
Michele Manigrasso
Francesca Pignatelli

assegnisti
Raffaella Massacesi
dottorandi
Vincenza De Vincenziis
Stefania Gruosso

143

Il riciclo dei territori fragili


Laltra faccia delle citt che crescono, e che producono quello scarto edilizio e urbanistico sul quale vuole lavorare il programma di ricerca Re-Cycle,
labbandono di ampie zone del paese. Occorre individuare dove e come
avviene che lo scarto si manifesti anche come contrazione e abbandono.
Ci implica innanzitutto un affinamento di un insieme di nozioni.
- Della nozione di fragilit (entro unaccezione territoriale e temporale).
- Per differenza di quella di patrimonio (che in quanto dato si suppone
pronto ad essere valorizzato riportandolo ad una dimensione economicista).
- Di quella di infrastruttura che non pu pi essere intesa in termini tradizionali, ma bens nellottica di Stewart Brand (Whole earth discipline:
an ecopragmatist manifesto, 2009) che propone una nozione di infrastruttura come supporto al servizio dellambiente alla pari delle reti
naturali.
- Di quella di progettazione inclusiva, in quanto la sola accessibilit fisica dei luoghi non garante di una effettiva inclusione sociale e valorizzazione delle diversit tra gli individui.
- E di quella stessa di riciclo (fuori da unaccezione generica e consolatoria) che si presta a qualche mistificazione ideologica (oltre che ad
unestensione poco operativa del proprio campo).
LAbruzzo ha un centro in parte vuoto, interessato da processi analoghi a
quelli di altre regioni dItalia, in cui la presenza del turismo non in grado
di diffondere sviluppo equilibrato, perch si localizza in punti concentrati,
producendo anzi una nuova e specifica quantit di scarto. I centri minori,
invece, presentano un patrimonio che chiede attenzione e risorse in base
alla propria storicit e fragilit (non solo sismica), ma nel far questo conferma le ragioni di fondo del proprio declino e della propria esclusione. La
politica dellemergenza e della ri-costruzione rischia di provocare effetti
indesiderati. Il programma di lavoro dunque estraneo al binomio terremoto-ricostruzione, che esamina criticamente per la sua strumentalit e
il suo essere risposta a breve termine.
Il ri-ciclo significa invece avviare un nuovo modo di produrre e abitare lo
spazio. Il ri-ciclo investe tutte le scale, ha bisogno di strategie di area vasta, di politiche dintervento complesse e globali dallambiente, al territorio, al paesaggio, al sistema insediativo, alle reti infrastrutturali e ambien-

144

tali, alledificio, ai prodotti industriali, ai materiali, allo smaltimento dei


rifiuti e al loro recupero e riutilizzo; la ricerca per questo transcalare e
interdisciplinare. Proporre il ri-ciclo significa confrontarsi con un processo continuo, programmare lintero ciclo di vita di un sistema, sia esso una
citt o un oggetto di design. Dentro questo quadro, lapproccio al progetto
proposto dal Design for All, intercettando nuove tipologie di individui di
beni e servizi finora esclusi da una loro fruizione autonoma e consapevole, si rivela peraltro un formidabile strumento di rilancio competitivo dei
territori meno sviluppati.
La ricerca intende inoltre approfondire il ruolo strategico delle reti infrastrutturali-ambientali nella organizzazione dei sistemi territoriali, in cui
sperimentare nuove modalit di produzione distribuzione (dallenergia
al riciclo dei rifiuti, allindustria, allagricoltura, alla mobilit, ai servizi) e
di consumo (intervenendo sui comportamenti dellabitare). Attraverso la
sperimentazione, alla scala di area vasta, dei singoli centri urbani, delle
unit insediative ed edilizie, delle tecnologie, dei componenti e dei materiali, la ricerca si propone di predisporre indirizzi per una revisione sia delle attuali procedure e normative della pianificazione territoriale paesistica
e urbanistica, sia dei criteri di progettazione architettonica ed edilizia (efficienza energetica, sismica, impiego di materiali e componenti certificati).

145

Giulia Menzietti, Bulimia, 2013

146

>
UNIT // 11
UNIVERSIT
DEGLI STUDI
DI CAMERINO

Pippo Ciorra [PO]


responsabile scientifico
Umberto Cao [PO]
Luigi Coccia [PANC]
Piotr Bronislav Barbarewicz [RC] UNIUD
Giovanni Corbellini [RC] UNITS
Marco DAnnuntiis [RC]
Anna Rita Emili [RC]
Alessandra Marin [RC] UNITS
Bianca Maria Rinaldi [RC]
Lucia Nucci [RNC] UNIROMA3
Gabriele Mastrigli [RTD]
collaboratori
Alessandro Gabbianelli
Emanuele Marcotullio
Giulia Menzietti

147

Scarti urbani della citt adriatica


Lambito generale di ricerca della nostra unit quello dei fenomeni urbani contemporanei, visti da un lato come strumento essenziale per il nuovo
assetto fisico e sociologico della nuova Europa e dallaltro come questione centrale nella gestione sostenibile delle risorse, del paesaggio, della
qualit dellambiente abitato. In particolare il contesto fisico e concettuale
nel quale maggiormente si colloca limpegno di ricerca dellunit dellUniversit di Camerino la citt lineare e costiera italiana, campo tradizionale di lavoro della nostra Scuola, e la sua prerogativa di offrire una quantit/
qualit sovradimensionata di materiale architettonico urbano e paesaggistico da riciclare. ormai evidente infatti come il meccanismo di formazione stesso dei fenomeni urbani in questione sia in sostanza una premessa ideale per lapplicazione dei dispositivi di riciclo. O meglio, come
si intende sottolineare in questa sede, di Up-cycling. Dove per Up-cycling
si intende unapproccio alla pratica del riciclo che punta alla non cancellazione completa delle tracce e della fisionomia del corpo preesistente
in un processo di riciclaggio simile a quello che utilizziamo per materiali
e rifiuti. Lattitudine a riciclare mantenendo una memoria forte del ciclo
biologico precedente (o dei vari cicli) delledificio o dello spazio ci sembra
infatti pi appropriato in un contesto disciplinare come il nostro, che punta
sia allindividuazione degli strumenti di una buona pratica che alla definizione di un approccio tecnico ed espressivo allaltezza delle grandi tradizioni architettoniche europee, capace di intrecciare memoria e modernit.
Il dispositivo di trasformazione dei territori in questione nellEuropa contemporanea (e soprattutto mediterranea) semplice e lineare. Lo spazio
determinato dalla crescita (o decrescita) di quattro elementi primari essenziali, tra loro non necessariamente comunicanti e spesso non esattamente coordinati. Il primo quello delle infrastrutture, che costituiscono
una specie di struttura osteologica primaria. Il secondo quello residenziale, costituito dalla crescita per punti o minisistemi individuali che ha caratterizzato gli ultimi trentanni e che rappresenta ormai la cifra dominante
dello sprawl costiero italiano e non solo. Il terzo quello degli spazi del
lavoro, capannoni, centri di uffici, poli tecnologici e terziari che rappresentano il layer pi inquieto e dinamico del sistema, affetto da una continua
alternanza di espansione e contrazione. Per sua natura, e per la congerie
economica degli ultimi anni, tra quelli che pi producono materiale da

148

riciclare. Il quarto materiale in questione quello al quale per convenzione affidiamo il compito di tenere insieme il paesaggio (landscape) e le
preesistenze architettoniche storicamente accreditate.
Proprio i meccanismi non sincronizzati e molto influenzati da processi
esogeni che portano alla crescita di questi quattro elementi primari
dalla cui giustapposizione nasce quella che ancora chiamiamo citt
portano a una inevitabile sovrapproduzione di spazi destinati a un rapido
consumo, allabbandono, alluso improprio, alla sottoutilizzazione, alla
necessit urgente di un loro riciclo, o meglio up-cycling. Nascono cos i
caratteri di quella che generalmente identifichiamo come citt contemporanea, caratterizzata appunto da luoghi incerti, programmi fugaci, spazi
generici e presenza sovrabbondante di residui e scarti. Il che conduce a
due considerazioni finali. La prima ha a che fare con lulteriore chiarimento dellobiettivo di questo programma, vale a dire la ricerca di strumenti di
lettura e intervento innovativi per la death and (new) life di questi territori.
La seconda coincide invece con limpossibilit di applicare le distinzioni tradizionali di scala sia ai problemi che intendiamo affrontare che agli
strumenti di intervento che cerchiamo di elaborare.

149

>
CASI STUDIO
parco del po

04>

parco gesso-stura

01 // UNIVERSIT IUAV
DI VENEZIA
02 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI TRENTO
03 // POLITECNICO DI MILANO

genova

04 // POLITECNICO DI TORINO
05 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI GENOVA
06 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI ROMA LA SAPIENZA
07 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI NAPOLI FEDERICO II
08 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI PALERMO
09 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
MEDITERRANEA DI REGGIO
CALABRIA
10 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
G. DANNUNZIO CHIETI
PESCARA
11 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI CAMERINO

150

05>

03> reti e paesaggi della produzione


01> veneto

11> la citt adriatica

10> territori fragili

07>

06>

05> matera

coda della cometa

somma / vesuvio

distretto estrattivo
apricena - lesina
poggio imperiale

07>

pianura del sebeto


litorale domitio

piattaforma
nord-occidentale
siciliana

09>

08>

151

citt metropolitana
di reggio calabria

>
PARTNER
NAZIONALI

01 // UNIVERSIT IUAV
DI VENEZIA

04 > parco del po


04 > parco gesso-stura

02 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


DI TRENTO
03 // POLITECNICO DI MILANO

02 > CNAPPC
05 > gruppo FS

04 // POLITECNICO DI TORINO

05 > associazione
nazionale comuni italiani

05 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


DI GENOVA

05 > SIU
05 > CE.SI.S.P.
06 > ANCE

06 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


DI ROMA LA SAPIENZA

08 > ministero delle


infrastrutture e trasporti
09 > WWF

07 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


DI NAPOLI FEDERICO II

09 > CNR
09 > IIA

08 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


DI PALERMO

10 > AITEC
11 > agenzia del demanio

09 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


MEDITERRANEA DI REGGIO
CALABRIA

AITEC > Associazione Italiana


Tecnico Economica Cemento

10 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


G. DANNUNZIO CHIETI
PESCARA

CE.Si.S.P. > Centro per lo


Sviluppo della Sostenibilit
dei Prodotti
CERISDI > Centro Ricerche e
Studi Direzionali
IIA > Istituto
sullinquinamento atmosferico

11 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


DI CAMERINO

152

02 > autostrada del brennero

02 > provincia di trento

02 > castello buonconsiglio

02 > museo delle scienze

02 > EURAC

02 > volteco-ufficio ricerche

02 > fondazione bruno kessler


03 > confindustria, BG

01 > fondazione fabbri

03 > comuni di alzano


lombardo, nembro,
albino, castelli calepio

01 > VESTA

03 > comune di sesto


san giovanni

08 > RECS
11 > IBC emilia romagna

01 / 03> AUDIS

03 > provincia
di modena, comune
di sassuolo
03 > terni energia
10 > parco naturale
regionale sirente-velino
10 > comuni di: goriano
sicoli, gagliano aterno,
cocullo, popoli

11 > fondazione MAXXI


06 > roma capitale

07 > autorit di bacino


sarno
07 > autorit di bacino
liri garigliano volturno
07 > comune di napoli
(dip. di urbanistica)
07 > CNR:IRC

08 > CERISDI
08 > confindustria/pa
08 > ANCE/pa
03 > CNR Itae, messina

153

>
PARTNER
INTERNAZIONALI

01 // UNIVERSIT IUAV
DI VENEZIA

03 > TU berlin
03 > mastricht university

02 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


DI TRENTO

11 > universit de lige


03 > ENSAPB
08 > NOEMA
09 > ADGD

03 // POLITECNICO DI MILANO
04 // POLITECNICO DI TORINO

01 > parson - new school


for design / new york

05 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


DI GENOVA

09 > AMB
07 > UPC
05 > UAB
01 > ETSAB

06 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


DI ROMA LA SAPIENZA

03 > ETSAV

07 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


DI NAPOLI FEDERICO II

01 > observatorio del


paisaje de las islas canarias

08 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


DI PALERMO
09 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
MEDITERRANEA DI REGGIO
CALABRIA

01 > universidad nacional


de la plata / argentina

10 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


G. DANNUNZIO CHIETI
PESCARA
11 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI CAMERINO

154

06 > ESA
10 > EIDD
01 > TU / delft
03 > HTWK leipzig
01 > katholieke universiteit / leuven
11 > technische universitaat dortmund
07 > saxion universities of applies sciences
05 > leibniz universitt
02 > universitt innsbruck
03 > ENSAM
08 > university of malta
02 > TU

04 > south china


university of technology

04 > chinese university


of hong kong

01 > universidad miguel


hernndez, elche

155

Sissi Cesira Roselli, Instaproject, Brescia 2012

156

ATTIVIT
>
LABORATORIO
RE-CYCLE
PRODOTTI
CALENDARIO

157

158

>
LABORATORIO
RE-CYCLE

159

>
LABORATORIO
RE-CYCLE

Andrea Gritti [responsabile]


andrea.gritti@polimi.it

Andrea Delpiano [responsabile]


andrea.delpiano@polito.it

03 // POLIMI

04 // POLITO

01 // UNIVERSIT IUAV
DI VENEZIA
02 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI TRENTO

Raffaella Fagnoni [responsabile]


fagnoni@arch.unige.it

05 // UNIGE

03 // POLITECNICO DI MILANO
04 // POLITECNICO DI TORINO
05 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI GENOVA
06 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI ROMA LA SAPIENZA

Francesca R. Castelli [responsabile]


francesca.castelli@uniroma1.it

07 // UNIVERSIT DEGLI STUDI


DI NAPOLI FEDERICO II
08 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI PALERMO
09 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
MEDITERRANEA DI REGGIO
CALABRIA
10 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
G. DANNUNZIO CHIETI
PESCARA
11 // UNIVERSIT DEGLI STUDI
DI CAMERINO

160

02 // UNITN

Chiara Rizzi [responsabile]


chirizzi@gmail.com

01 // IUAV
Sara Marini [responsabile]
marini@iuav.it
Stefano Munarin [responsabile]
munarin@iuav.it

11 // UNICAM

Giulia Menzietti [responsabile]


giulia_menzietti@libero.it

10 // UNICH

Francesca Pignatelli [responsabile]


pignatelli.f@gmail.com

06 // UNIROMA1

Fabrizia Ippolito [responsabile]


fabrizia.ippolito@unina2.it

07 // UNINA

Francesco Marocco [responsabile]

Daniele Ronsivalle [responsabile]


daniele.ronsivalle@unipa.it

08 // UNIPA
09 // UNIRC
Consuelo Nava [responsabile]
cnava@unirc.it

161

162

>
PRODOTTI
PUBBLICAZIONI
E MOSTRE

163

Tre volumi
RE-CYCLE ITALY. Atlante di strategie
RE-CYCLE ITALY. Proposta di legge regionale per lEmilia Romagna
RE-CYCLE, SUB-CYCLE, IPER-CYCLE. Teorie da un concetto nomade
Mostra finale
RE-CYCLE ITALY / Museo MAXXI di Roma
Tutte le U.O. si attivano a redarre testi, a produrre elaborazioni utili alla
concretizzazione del testo Re-cycle Italy. Atlante di strategie, in cui confluiscono tutti i materiali prodotti nella verifica delle procedure del riciclaggio
applicate a citt e territori. Il testo restituisce il lavoro intrapreso nel primo
anno su scala nazionale, riporta laggiornamento dello stato dellarte costruito con gli enti internazionali coinvolti nel progetto, i lineamenti di riciclaggio declinati sui cinque programmi e le rispettive ricadute sul piano
analitico e su quello progettuale nelle singole applicazioni. Parte di questo
materiale viene selezionato e integrato con il racconto multimediale delle
diverse iniziative intraprese nei due anni precedenti e redatto per essere
allestito nella mostra Re-cycle Italy che si terr al Museo MAXXI al termine
dei tre anni del lavoro di ricerca. La redazione dei materiali per lAtlante e
per la mostra coordinata da un gruppo di ricercatori dellU.O. dello Iuav.
Un gruppo intersede si dedica, con il coordinamento di alcuni rappresentanti dellU.O. dello Iuav, alla restituzione e allulteriore approfondimento dellapparato teorico sviluppato nei due anni di lavoro o desumibile da
questi. Lobiettivo di tale gruppo la messa in valore dellinterdisciplinariet del progetto e dei possibili contributi di tutte le discipline coinvolte,
per esplorare le possibili declinazioni teoriche del concetto di riciclaggio
e per la verifica della trasdisciplinariet di un concetto che investe, con le
proprie procedure, campi distanti del sapere. Il gruppo restituisce i risultati dellindagine svolta nei tre anni da tutte le U.O. e quelli di questa fase
di approfondimento nel volume Re-cycle sub-cycle iper-cycle. Teorie da un
concetto nomade.
Un ulteriore gruppo intersede, sempre coordinato da una parte dellU.O.
dello Iuav, si dedica alla redazione della proposta di legge regionale in
collaborazione con lIBC dellEmilia-Romagna, alla sua elaborazione e
stesura a partire dai risultati della ricerca ottenuti nei due anni di lavoro. Il
gruppo si avvale di nuovo della collaborazione degli enti nazionali e internazionali coinvolti, questa volta incentrando il dialogo sul piano normativo.

164

Il risultato di tale discussione viene restituito come materiale integrante e


fondante la proposta di legge e presentato nel testo Re-cycle Italy. Proposta
di legge regionale per lEmilia Romagna indirizzato in particolare ad aprire
un dibattito nazionale in materia di gestione e trasformazione dei territori.
Sar perci volta particolare attenzione alla modalit di comunicazione
dei risultati affinch il volume sia rivolto ad un pubblico vasto, non solo
comprensibile agli addetti ai lavori ma oggetto di coinvolgimento anche
della societ intera.
I tre volumi prodotti, pur avendo una veste comune che li rende riconoscibili come parti di un unico percorso di ricerca, sono costruiti su impianti
differenti a cui corrisponde anche una modalit di comunicazione specifica, declinata sulla struttura del testo al fine di esplorare ambiti distinti della stessa strategia e cos colmare precisi vuoti rilevati nello stato
dellarte attuale.

165

166

>
CALENDARIO
2013-2016

167

>2013

>2014

14-15 Febbraio
Seminario di apertura
ricerca
[VENEZIA]

Gennaio
Convegno di chiusura primo
anno di ricerca RE-CYCLE
MAPPING / Geografie del
Riciclo
[VENEZIA / TORINO]

Settembre/Ottobre
Seminario chiusura prima
tappa del Viaggio in Italia
+ Viaggio in treno PescaraSulmona
[ASCOLI / PESCARA]

Marzo/Aprile
Workshop internazionale
[PALERMO]
Luglio
Workshop internazionale
[GENOVA]
Settembre/Ottobre
Confronto internazionale
[NAPOLI]

168

>2015

>2016

Febbraio
Forum LANDSCAPE OF RECYCLE / Paesaggi del Riciclo
presso IBC Bologna e Evento in
contemporanea in tutte le sedi
[BOLOGNA]

Febbraio
Mostra e convegno
finale al MAXXI
Seminario conclusivo
[ROMA]

Settembre/Ottobre
Seminario di sintesi
delle esperienze
di campo e dei rapporti
con i partner nazionali
[MILANO]

169

Finito di stampare nel mese di settembre del 2013


dalla ERMES. Servizi Editoriali Integrati S.r.l.
00040 Ariccia (RM) via Quarto Negroni, 15
per conto della Aracne editrice S.r.l. di Roma

172

Il testo strutturato in tre parti: l'introduzione disegna gli assunti della ricerca, in Re-cycle Italy i coordinatori delle undici Unit
di Ricerca definiscono, in una sorta di giro d'Italia, gli accenti e le
accezioni di un progetto di revisione del ruolo del progetto. Nella
terza parte del volume sono precisati: la struttura della ricerca,
il network di ricercatori, partner nazionali e internazionali coinvolti, i casi studio e le attivit che verranno svolte in questi tre
anni di lavoro.

Nuovi cicli di vita per architetture e infrastrutture della citt e del paesaggio

Nuovi cicli di vita per architetture e infrastrutture della citt e del paesaggio il primo volume della collana Re-cycle Italy. La collana
restituisce intenzioni, risultati ed eventi dell'omonimo programma triennale di ricerca finanziato dal Ministero dellIstruzione,
dell'Universit e della Ricerca che vede coinvolti oltre un centinaio di studiosi dellarchitettura, dellurbanistica e del paesaggio,
in undici universit italiane. Obiettivo del progetto Re-cycle Italy
l'esplorazione e la definizione di nuovi cicli di vita per quegli spazi,
quegli elementi, quei brani della citt e del territorio che hanno
perso senso, uso o attenzione. La ricerca fondata sulla volont
di far cortocircuitare il dibattito scientifico e le richieste concrete
di nuove direzioni del costruire, di palesare i nessi tra le strategie
di ridefinizione dell'esistente e gli indirizzi della teoria, di guardare al progetto quale volano culturale dei territori.

Re-It
01

isbn 978-88-548-6267-8

Aracne

euro 24,00

01
Nuovi cicli di vita
per architetture e
infrastrutture della
citt e del paesaggio