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Urbanista
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Architetto
D C Ingegnere
Ingegnere
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Figura 1. Autoritratto conservato nella Biblioteca Reale di Torino
Leonardo Da Vinci – Urbanista, Architetto, Ingegnere

Leonardo Da Vinci – Urbanista, Architetto, Ingegnere .......................................................................2


Il Rinascimento ................................................................................................................................3
L’architettura nel Rinascimento.......................................................................................................4
Leonardo Da Vinci – La Vita...........................................................................................................5
PRIMO PERIODO FIORENTINO (1452-1482).........................................................................5
PRIMO PERIODO MILANESE (1482-1499) ............................................................................5
SECONDO PERIODO FIORENTINO (1499-1506) ..................................................................6
SECONDO PERIODO MILANESE (1506-1513) ......................................................................6
PERIODO ROMANO (1513-1516).............................................................................................6
PERIODO FRANCESE (1516-1517)..........................................................................................7
Leonardo Pittore...............................................................................................................................7
I Codici.............................................................................................................................................7
PRODUZIONE ARCHITETTONICA – INGEGNERISTICA DI LEONARDO...........................8
LE CHIESE..................................................................................................................................8
LE OPERE DI INGEGNERIA MILITARE ..............................................................................10
PONTE DI GALATA ................................................................................................................13
L’UOMO VITRUVIANO..............................................................................................................16
LA CITTA’ IDEALE.....................................................................................................................17
IL NAVIGLIO DELLA MARTESANA .......................................................................................21
LA GEOGRAFIA DI LEONARDO ..............................................................................................23
IL PONTE NORVEGESE DI LEONARDO .................................................................................24
APPROFONDIMENTI..................................................................................................................26
CESARE BORGIA – Il duca Valentino ....................................................................................26

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Il Rinascimento
Il Rinascimento fu il logico sviluppo di quel movimento letterario della fine del XIV e della
prima metà del XV secolo, conosciuto come UMANESIMO.
Viene considerato comunemente come la fine del Medioevo e l'inizio dell’Era Moderna
Il rinnovamento culturale e scientifico iniziò nel XV secolo in Italia, dove uno dei centri
principali fu Firenze, per poi diffondersi in tutta Europa all’inizio del XVI secolo.
Alcuni storici pongono la fine del Rinascimento nel 1527, quando le truppe spagnole e tedesche
saccheggiarono Roma.
In campo artistico LEONARDO [cfr. pg. 5], RAFFAELLO, MICHELANGELO furono gli
insuperati maestri di tale periodo. Fatto artistico e fatto letterario furono, però, manifestazioni
di una ben più vasta concezione della vita e del mondo, nella quale ideali morali e religiosi si
intrecciarono ad ideali umani e letterari.

Il Rinascimento vide l'affermarsi di un nuovo ideale di vita e il rifiorire degli studi umanistici e
delle belle arti, con la fine di una società frammentata di tipo feudale basata soprattutto
sull'economia agricola e su una vita intellettuale e culturale ispirata al pensiero religioso. Tale
struttura politica decentralizzata si trasformò in una società dominata da istituzioni politiche
controllate da una capitale, che privilegiava un'economia di tipo urbano e il patrocinio laico
nell'arte e nella letteratura.

Il Rinascimento italiano fu, come già accennato, essenzialmente un fenomeno urbano, un


prodotto delle più ricche città italiane, quali Napoli, Roma, Firenze, Ferrara, Milano e Venezia.
Fu proprio la ricchezza di queste città, dovuta al periodo di grande espansione economica del
XII e del XIII secolo, a rendere possibili le conquiste culturali di questa epoca. I mercanti che
operavano in tali città controllavano i flussi commerciali e finanziari di tutta Europa e ne
favorirono perciò la fioritura. A questa società mercantile faceva da contrasto quella rurale
ancora legata alle tradizioni dell'Europa medievale.

La potenza della RAGIONE prevalse sulla FEDE ed alla tradizione dogmatica fu sostituita la
ricerca sperimentale: si vide così la nascita della SCIENZA MODERNA.

All’uomo del Rinascimento la natura appare come equilibrio ed armonia; nell’arte non
mancarono i richiami realistici, a volte un po’ crudi ma conciliati dalla poesia con un’atmosfera
magica che rievoca la mitica “età dell’oro”.
Lo studio degli antichi doveva fornire un modello di vita e d’arte. Questo atteggiamento
mentale culminò nel culto del bello e nella ricerca della purezza della forma.
L’uomo del Rinascimento sentiva di poter forgiare la propria storia, forzando il corso degli
eventi, sotto l’impulso delle passioni e degli interessi umani, dopo aver relegato sullo sfondo la
potenza divina e trovando un limite nel concetto di “fortuna” che in parte era il concatenarsi
fatale degli eventi, ed in parte manifestazione dell’imperscrutabile volontà divina.
L’uomo, infatti, non si era creato un sistema morale avulso da presupposti religiosi e quindi
dovette affrontare il dissidio tra la riscoperta della propria individualità e libertà, le
imprescindibili leggi della natura e la volontà divina. Pertanto emerse quel bisogno di
rinnovamento cristiano e morale che aprì la via della Riforma.

Il tramonto del Rinascimento iniziò con la decadenza politica ed economica in Italia, quando si
spensero quelle forze creative che gli avevano dato vigore. Con le sventurate vicende politiche della
penisola scemò la fede nelle capacità dell’uomo, riaffiorarono il miracoloso, il senso della
precarietà, mentre il pensiero politico fuggiva.

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Il Rinascimento si pone nella Storia come un periodo che racchiude in sé l’ideale di società nella
quale ”l’Uomo è al centro dell’universo”. (questo è degnamente rappresentato dal celeberrimo
disegno dell’Uomo Vitruviano) [cfr. pg. 16]

L’architettura nel Rinascimento


In Italia nasce, per poi diffondersi in tutti i paesi d’Europa, lo stile rinascimentale.
L’architettura del Rinascimento ha origine a Firenze agli inizi del Quattrocento in rapporto
all’operato di alcuni artisti ed intellettuali fiorentini come Filippo Brunelleschi e Leon Battista
Alberti.

Brunelleschi ebbe l’incarico di costruire la cupola


della cattedrale di Firenze di Santa Maria del Fiore,
coronamento di un edificio gotico, stile dominatore
assoluto negli ultimi secoli del Medioevo. Le
dimensioni, le proporzioni, le difficoltà tecniche
superate, l’impostazione del cantiere e
l’accentramento del ruolo dell’architetto rendono la
cupola una di quelle opere che segnano il passaggio
ad un’età nuova.

L’architettura del Rinascimento è caratterizzata


dalla ripresa degli ordini e delle proporzioni
dell’architettura del mondo classico, in particolare Figura 2. Foto della cupola del
di quello romano e dell’avversione verso il modo di Brunelleschi
costruire di poco precedente, il gotico.
Fra i fattori culturali che influenzano questo nuovo indirizzo dell’architettura vi è lo sviluppo
dell’umanesimo con il conseguente gusto del classico, che in architettura si traduce nello studio
delle belle forme degli edifici antichi, cioè romani.

Lo stile non dipende più dalle possibilità tecniche, come nel periodo gotico, ma da principi
estetici:
• SIMMETRIA (sia in pianta sia in alzato);
• PROPORZIONE;
• SISTEMA DEGLI ORDINI (con la reintroduzione dei capitelli dorico, ionico, corinzio,
tuscanico e composito );
Si identifica la bellezza col rispetto assoluto di tali principi, e soprattutto proscrivendo l’arco
acuto a vantaggio dell’arco a tutto sesto.
L’architettura rinascimentale rinuncia ai virtuosismi tecnici medioevali; vieta ogni arditezza
come l’eccessiva verticalizzazione dei volumi, l’alleggerimento delle pareti e l’apertura alla luce.
Gli architetti del Rinascimento studiano i monumenti dell’età classica, con il conseguente uso
del regolo, squadra e compasso per disegnare le piante degli edifici, come avveniva in epoca
romana.
Durante il periodo rinascimentale, però, si pensano anche nuove tipologie costruttive come la
villa suburbana e il palazzo signorile.
Un’arte complessa con l’utilizzo sistematico di proporzioni e simmetrie richiede una cultura; è
per questo che si prende a modello l’unico trattato architettonico dell’età classica, il “de
Architectura” di Vitruvio, con la conseguente produzione di trattati per rendere l’arte classica
più attuale, quindi rinascimentale.

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Per questo la figura del mastro muratore medievale viene sostituita da quella di un artista che
riprende, significativamente, il nome greco di “architetto”.
Questo concetto, con elementi innovativi, fu ripreso all’inizio del XIX secolo e portò alla nascita
del Neo-Classicismo.

Leonardo Da Vinci – La Vita


Fu un celebre pittore, inventore, ingegnere ed architetto italiano del Rinascimento.
Nel mio approfondimento prenderò in considerazione Leonardo Da Vinci solo in qualità di
architetto e ingegnere.

PRIMO PERIODO FIORENTINO (1452-1482)


15 aprile 1452: Nasce a Vinci, presso Firenze. Il padre, Ser Piero Da Vinci, era un possidente o
forse un notaio; la madre una contadina di nome Caterina. Poiché Leonardo nacque prima
dell’introduzione dei moderni cognomi europei, il suo nome completo era “Leonardo di Ser Piero
Da Vinci”. Può essere considerato un archetipo dell’uomo rinascimentale ed è stato spesso
definito un genio, a causa della sua eccellenza in tutte le arti, per le sue scoperte scientifiche e le
invenzioni tecniche, che appaiono molto in anticipo rispetto al suo tempo.
1469: Leonardo, grazie all’aiuto del padre, diventa apprendista nella bottega fiorentina di
Andrea del Verrocchio, già frequentata da artisti come Botticelli, Ghirlandaio, Perugino, ecc…
1472: Entra nella corporazione di San Luca dei pittori fiorentini

PRIMO PERIODO MILANESE (1482-1499)


1482-83: Lascia Firenze per andare a
Milano dove entra al servizio di
Ludovico Sforza, Duca di Milano. La
collaborazione è sancita da una lettera
dove Leonardo offre i suoi servigi e
descrive i suoi progetti di ponti militari,
strumenti d’assedio, artiglierie,
macchine per escavazione di cunicoli,
navi militari e solo in ultima istanza
accenna ad opere d’idraulica,
architettura, pittura e scultura.
A Milano, Leonardo, come ingegnere
ducale, progetta lavori d’architettura,
esegue alcuni progetti per il Duomo di
Milano e per l’urbanistica della città Figura 3. L'Ultima Cena
(vedi città ideale). [cfr. pg. 17]
Di questo periodo sono anche i progetti per l’inondazione dei fossati del castello e la teoria delle
proporzioni.
1483: Si reca a Pavia con Francesco di Giorgio Martini per richiesta dei fabbricieri del duomo
1494: Studia la resistenza di diversi tipi di arcate
1495: Inizia a dipingere l’Ultima Cena (ultimata due anni dopo)
1498: I francesi ,dopo circa 3 anni di battaglie, riescono a conquistare Milano che cade senza
combattere, rovesciando gli Sforza.

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SECONDO PERIODO FIORENTINO (1499-1506)
1499: Leonardo quindi, insieme al suo amico e inventore Luca Pacioli, lascia Milano per
Mantova, spostandosi due mesi dopo a Venezia (1500) e quindi di nuovo a Firenze.
1502: A Firenze, Leonardo entra al servizio di Cesare Borgia
(noto anche come “Duca Valentino” e figlio di papa
Alessandro VI) [cfr.pg.26] come ingegnere militare e
architetto.
1502: per incarico del Valentino, studiò le strutture del
porto-canale di Cesenatico e, dopo averne eseguita
un’attenta ricognizione, disegnò una serie di migliorie e
varianti che, successivamente adottate, fecero di quel porto
un rifugio sicuro, anche sotto il profilo strategico-militare,
come fu dimostrato durante il periodo napoleonico.
1503: Disegna mappe topografiche. [cfr.pg.23]
Figura 4. Veduta a volo d'uccello del
1504: Dipinge la Gioconda. Porto-Canale e del Borgo della città
1506-8: Compie studi sugli elementi (acqua, aria, fuoco) romagnola

SECONDO PERIODO MILANESE (1506-1513)


1506: Charles d’Amboise, governatore francese
di Milano, e lo stesso sovrano Luigi XIII,
richiedono
la sua presenza a Milano. Qui Leonardo incontra
Francesco Melzi, che diventerà un suo caro amico
e compagno fino alla morte e in seguito suo erede.
Per il governatore Leonardo progetta
una villa suburbana fuori porta orientale.
Di questo periodo sono, inoltre, alcuni disegni
per l’ampliamento di villa Melzi di Vaprio
d’Adda.
1510: Compie svariate ricerche anatomiche,
partecipa a numerose autopsie producendo
un numero di disegni anatomici estremamente
dettagliati; ai contemporanei non risultava
naturale che un uomo potesse recarsi
negli obitori per sezionare cadaveri e così
comprenderne meglio l’anatomia per questo
la genialità di Leonardo veniva guardata con sospetto. Figura 5. Disegno anatomico di Leonardo,
raffigurante un feto umano
PERIODO ROMANO (1513-1516)
1513: Va a Roma,sperando nella protezione di Leone X, il nuovo papa, appartenente alla
famiglia Medici. Per tre anni Leonardo soggiorna a Roma, ospite in Vaticano di Giuliano de
Medici e soggiorna nel Belvedere. In questo periodo Leonardo si occupa soprattutto di studi
matematici e scientifici
1515: Disegna il proprio Autoritratto

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PERIODO FRANCESE (1516-1517)
1516: Leonardo entra al servizio di Francesco I di
Francia, che era riuscito a riprendere Milano un anno
prima, con l’incarico di primo pittore, ingegnere e
architetto del Re; gli venne dato l’uso del maniero di Clos
Lucè, vicino al castello di Amboise residenza del Re,
assieme ad una generosa pensione. Leonardo e il Re
diventano buoni amici.
1517: Elabora il progetto per il palazzo di Romorantin,
residenza reale di Francesco I
2 maggio 1519: Muore, all’età di 67 anni, nel castello di
Cloux, vicino ed Amboise in Francia. In base ai suoi
desideri, 60 mendicanti seguono il suo feretro. Viene
sepolto nella Cappella di Saint-Hubert nel Castello di
Amboise, le sue ceneri saranno disperse durante i
Figura 6. Veduta del Castello di
disordini delle guerre ugonotte.
Amboise
Un mese prima della morte aveva redatto il testamento
nominando Francesco Melzi esecutore testamentario, a
lui Leonardo lascia tutti i suoi libri e i suoi disegni.

Leonardo Pittore
L’attività di pittore di Leonardo è forse la più nota della vita poliedrica del genio, ma questa è
forse l’attività più esigua, solo pochi quadri di Leonardo sono arrivati ai nostri giorni
(soprattutto per l’uso da parte di Leonardo di continue innovazioni riguardanti il colore e la
tecnica pittorica).

I Codici
Amplissimo, invece, fu il campo d’azione della sua attività speculativa che si incentrò
soprattutto sul rapporto tra le diverse arti e sull’indagine della causa dei fenomeni naturali.
L’approccio alla scienza di Leonardo era di tipo osservativo: cercava di capire i fenomeni
descrivendoli e raffigurandoli fin nei minimi dettagli in un misto combinatorio di arte e scienza.
Questo tipo di indagine, perseguita attraverso innumerevoli studi e disegni, ora raccolti e ben
divisi in dieci Codici:
• CODICE ARUNDEL: conservato al British Museum di Londra;
• CODICE ASHBURNHAM: conservato all’Institut de France di Parigi;
• CODICE ATLANTICO: (il più vasto dei codici di Leonardo) conservato nella Biblioteca
Ambrosiana di Milano;
• CODICE FORSTER: conservato presso il Victoria and Albert Museum di Londra;
• CODICE DELL’ISTITUTO DI FRANCIA: anch’esso conservato all’Institut de France di
Parigi;
• CODICE LEICESTER: conosciuto anche come codice Hammer è oggi conservato a Seattle,
nella collezione privata di Bill Gates;
• CODICI MADRID: conservato nella Biblioteca Nazionale di Madrid;
• CODICE TRIVULZIANO: conservato nella Biblioteca del Castello Sforzesco di Milano;
• CODICE WINDSOR: conservato Presso il castello Reale di Windsor, in Inghilterra;
• CODICE SUL VOLO DEGLI UCCELLI: conservato presso la Biblioteca Reale di Torino

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Questa enorme massa di scritti, sicuramente più consistente del periodo rinascimentale, ha
subito, dopo la morte di Leonardo, molte vicissitudini. Furono gli eredi del Melzi, dopo la sua
morte nel 1570, a dare inizio alla dispersione di questo immenso materiale; addirittura, non
avendone compreso l'importanza, inizialmente lasciarono gli scritti in un sottotetto per poi
regalarli o cederli a poco prezzo ad amici o collezionisti.
Grandi responsabilità del rimescolamento delle carte ha lo scultore seicentesco Pompeo Leoni,
che con l'intenzione di separare i disegni artistici da quelli tecnologici e di unificare le pagine
scientifiche, smembra parte dei manoscritti originali, tagliando e spostando le pagine cosi' da
formare due grandi raccolte: il Codice Atlantico [cfr. pg. 7] e la Raccolta di Windsor [cfr. pg. 7],
che conta circa seicento disegni. Proseguendo con lo stesso sistema Leoni compone almeno altri
quattro fascicoli. Dal 1637 al 1796 parte dei manoscritti è ospitata nella Biblioteca Ambrosiana,
trafugata da Napoleone al suo arrivo a Milano. Nel 1851 solo una parte degli scritti torna a
Milano; altri restano a Parigi, e altri ancora in Spagna, dove alcuni verranno ritrovati solo nel
1966. Ecco il perchè della grande dispersione degli scritti di Leonardo.

PRODUZIONE ARCHITETTONICA – INGEGNERISTICA DI


LEONARDO
LE CHIESE
Attratto dalle forme classiche, Leonardo elaborò bozzetti di chiese a pianta centrale, nelle quali
si intravedevano simmetrie architettoniche ottenute con complesse strutture di absidi, nicchie,
tabernacoli o loggiati. Tra i numerosi schizzi ne ho scelte due che reputo le più interessanti dal
punto di vista rispettivamente dalle soluzioni proposte e dal modello di elaborazione utilizzato
da Leonardo.

CHIESA A PIANTA GEMMATA:


Probabilmente disegnato tra il 1487-
1490.[cfr.pg.5]
La chiesa è costituita, in pianta, da un
ottagono regolare centrale dove si
affacciano, attraverso stretti corridoi, otto
cappelle identiche, su ognuna delle quali
insiste un'abside semicircolare. Si tratta
quindi di uno studio sulla possibilità di
sviluppo di una pianta per gemmazione,
ossia articolando radialmente elementi simili
per forma ma diversi per dimensione.

Figura 7. Schizzo di Leonardo raffigurante la


Chiesa Gemmata

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CHIESA A PIANTA CENTRALE O A DUE
LIVELLI:
Modello di chiesa a pianta centrale con
quattro absidi semicircolari che insistono sui
due assi ortogonali (orizzontale e verticale)
approssimando la pianta ad uno schema a
croce greca. Sono inoltre presenti otto
cappelle circolari della stessa dimensione e
quattro blocchi di scale in corrispondenza
delle entrate. Particolarità di questo edificio è
lo sviluppo degli ambienti su due piani
sovrapposti. Il disegno e le annotazioni sono
fortemente ispirati alla chiesa di S.Sepolcro a
Milano [cfr.pg.5], che Leonardo visitò più
volte e descrisse minuziosamente nei suoi
appunti. Il foglio, databile tra il 1478 ed il
1490, contiene tre disegni della stessa chiesa:
in alto una vista d’insieme, lateralmente
spaccato della stessa, sotto pianta quadrata
con nota esplicativa riportante le lettere c-a-
b-d, che indicano rispettivamente il tiburio di
sopra (c-d) e di sotto (a-b).
Particolarità di questo edificio è l’essere
abitato sia sopra sia sotto. Infatti Leonardo
nella nota riporta “questo edificio è abitato di
sotto e di sopra, come S.Sepolcro. E’ di sopra Figura 8. Schizzo di Leonardo raffigurante la
Chiesa a Due Livelli
come sotto salvo che il di sopra ha il tiburio cd e
il di sotto ha il tiburio ab; e quando entri ne la
chiesa di sotto, tu cali 10 scalini e quando tu
monti in quella di sopra tu sali 20”.

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LE OPERE DI INGEGNERIA MILITARE
ROCCA DI MONTAGNA CON DUE CINTE DI DIFESA:
Il disegno della grande fortezza può essere fatto risalire intorno al 1507 [cfr.pg.6]. Si deduce
dalla nota a fianco, in cui Leonardo racconta di un episodio realmente avvenuto in quell'anno e
riferibile a un tradimento militare di cui fece le spese Simone Arrigoni, tradito da un certo
Gerolamo Poggio, suo capitano.

Nella nota, in basso,


Leonardo descrive
ampiamente le innovazioni
che intende adottare, con
particolare riferimento
all'aumentato rapporto tra
misura in pianta e in alzato
con l'introduzione di spesse
cortine murarie in grado di
assorbire i colpi delle armi
da fuoco.
Figura 9. Schizzo di Leonardo raffigurante la Rocca di Montagna
Altra innovazione importante è la totale assenza di merlatura. Il coronamento superiore di tutta
la struttura muraria è, infatti, costituito da un basso parapetto, con profilo sfuggente per
deviare i colpi nemici. Qui sono ricavati gli alloggiamenti per le batterie difensive.
Altro particolare interessante è costituito dalla scarpata quadrangolare di due delle torri tonde
della prima cortina difensiva perimetrale; quest’accorgimento, attuato sulle torri non difese dal
rivellino esterno, permette i tiri di fiancheggiamento per la difesa lungo le mura ed evita che si
creino punti morti nei quali il nemico sia al sicuro dai tiri dell'artiglieria difensiva. A questo
proposito nella nota sotto riportata cosi' scrive Leonardo: "Non si facci le scarpe delle torri sopra
delli angoli delle fortezze, che sien di figura retonda, acciò che, sendo tali torre sanza piombatoi,
il nemico non sia sicuro al tagliamento, che si po fare in fra le bombardiere, che battan per
fianco lì 2 muri, che si congiungano a esse torre...”.

ll plastico rappresenta una rocca di


montagna probabilmente già esistente,
ripensata da Leonardo per meglio
resistere all'aumentata forza offensiva
delle nuove armi da fuoco, sviluppatesi
a partire dalla seconda meta' del’400. Il
rivellino, posto probabilmente a difesa
di una entrata alla base del castello,
indicata nel disegno dalla scritta
"sotterranea", è costituito da tre torri
fortemente scarpate dalle quali si
sviluppa una cortina muraria con
ronda superiore e
Figura 10. Plastico della Rocca di Montagna
uno sperone centrale con una apertura
angolare di circa 125 gradi. Il doppio perimetro di mura concentriche si erge a difesa del
possente torrione centrale, forse dimora del signore.

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ANGOLO DI ROCCA CON TRIPLICE DIFESA RADENTE
Il disegno, realizzato probabilmente durante il primo soggiorno milanese di Leonardo [cfr.pg.5],
rappresenta un angolo di rocca, con due
fortificazioni angolari. La prima
all'interno del perimetro, la seconda su
un angolo. Le due strutture dominano il
fossato ricavato senza scavo, ma con un
muro di contenimento e un considerevole
riporto di terra. Particolarmente
interessante e innovativo è il
posizionamento delle difese per i tiri di
fiancheggiamento, realizzato sistemando
una fila di bocche da fuoco sulla rocca
sporgente, in maniera da poter colpire gli
eventuali assalitori che avessero Figura 10. Plastico esposto al Museo della Scienza e della Tecnica di
raggiunto la sommità del fossato. Milano
L'obiettivo di tale struttura è quello di poter organizzare per fasi successive una serie di tiri
radenti che colpiscano gli assalitori nei punti dove e' difficile avanzare: l'argine, il fosso, la
cortina, il camminamento superiore.

Sul foglio disegni, con relative didascalie, eseguiti


con penna e inchiostro seppia, databili tra il 1487 e
il 1490. Il particolare del disegno qui riprodotto è
posto nella parte inferiore a destra e rappresenta
una veduta in pianta e in prospettiva della zona
angolare d'una fortezza con corpo di fabbrica
quadrangolare sporgente;" fortezza che batte i fossi
e l'argine di fori de fossi ".

Figura 11. Schizzo di Leonardo raffigurante


l’angolo di rocca

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RIVELLINO O BASTIONE TRIANGOLARE
Il disegno di questo rivellino, ispirato probabilmente a un'architettura già esistente, risale al
periodo in cui Leonardo si trovava in Romagna a sovrintendere alle fortificazioni militari di
Cesare Borgia [cfr.pg.26]. Il periodo in cui Leonardo lavora per Il Duca è uno dei più prolifici
per il genio dal punto di vista ingegneristico-cartografico. Infatti Leonardo viaggiò, per quasi un
anno, attraverso i territori conquistati dal condottiero: compiendo esami e rilevazioni,
delineando alcune delle piante delle città e le mappe topografiche [cfr.pg.23](un punto di
partenza per la cartografia moderna), edificando fortezze, realizzando per il porto di Cesenatico
una struttura di protezione dai flutti e costruendo macchine da guerra.
Un esempio: si occupa del fortilizio di Imola, danneggiato dal precedente assedio, e che quindi
aveva necessità di essere rafforzato. Leonardo si interessa al problema, e cominciando col
disegnare la nuova sistemazione interna della rocca, finisce per tracciare l'intera pianta della
città.
Il plastico rappresenta un avamposto, o rivellino, per la difesa dell'entrata di una fortezza.

Il modello, a forma triangolare, che


presenta sulla sommità tre piccoli edifici
di servizio, possiede pure un
camminamento utilizzato anche come
piazza d'armi per la fila superiore delle
cannoniere.

Figura 11. Plastico del Rivellino

Il foglio, databile tra il 1501 ed 1504, riporta il


disegno (capovolto), eseguito a penna con inchiostro
seppia, di un bastione triangolare visto in pianta e in
alzato. Il disegno, che sembra rifarsi a modalità
architettoniche già esistenti (probabilmente del
centro Italia, Romagna o Lazio), presenta un
bastione fortemente scarpato, con tamburo e
beccatelli su archetti e merli sovrastanti. Nel disegno
non vi è alcun riferimento al fossato e all'entrata con
il ponte levatoio, che invece sono stati aggiunti nel
modello.

Figura 11. Schizzo di Leonardo


raffigurante il Rivellino
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PONTE DI GALATA
Il disegno del Ponte di Galata, di
formato ridotto (cm. 10 x 7),
databile tra il 1502 e il 1503
[cfr.pg.6], è inserito nel manoscritto
"L", uno dei dodici "manoscritti di
Francia" [cfr.pg.7] che Napoleone
fece trasferire nel 1795 da Milano a
Parigi dove sono ancora conservati.
Mostra un ponte eseguito sia
in pianta che in alzato.

“ largo 40 braccia, alto dall'acqua


braccia 70, lungo braccia 600, cioè
400 sopra il mare e 200 posa in Figura 11. Schizzo di Leonardo raffigurante il Ponte di
terra, faciendo di sé spalle a sé Galata
medesimo"

Il ponte è quindi costituito da un’unica campata lunga 240 metri, con spalle a terra di 60 metri,
23 metri di larghezza e 40 sul livello dell’acqua. Quindi una lunghezza totale di 360 metri.
Il disegno è completo di schizzo di nave alberata che passa agevolmente sotto la campata
centrale.
I PONTI AD ARCO, la cui struttura è tale da tradurre i carichi verticali in azioni che
provocano sugli appoggi spinte verso l’esterno, denotano spesso cedimenti delle fondazioni,
poste sugli argini, con il consecutivo cedimento dell’intera struttura.
Per ovviare a questo Leonardo pensa ad un doppio sostegno delle teste del ponte a forma di code
di rondine, per reggere meglio le spinte trasversali.
Leonardo capisce che per farlo reggere
doveva rinforzarlo senza appesantirlo,
quindi costruì, oltre all’arco del ponte,
altri due elementi ad arco obliqui che
servivano a rinforzare la struttura, ma
erano molto sottili al centro, quindi il
loro peso si distribuiva sulle due sponde.
IL RISULTATO:
Un ponte di tre archi combinati insieme.
LEONARDO SAREBBE RIUSCITO A
COSTRUIRE QUESTO PONTE ?

Per costruire il Ponte di Galata di


Leonardo e farlo reggere bisognerebbe:
 Distribuire bene i pesi;
 Conoscere tecniche di costruzione
particolari; Figura 12. Rappresentazione artistica del ponte di Galata
 Costruire fondamenta molto (non di Leonardo)
robuste;
 E per far questo bisogna compiere
calcoli molto complicati.

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Per questo si dubita che Leonardo, seppur fosse un genio, con le tecniche antiquate disponibili
all’epoca, potesse esserne in grado.
Analizzando il disegno si può osservare che Leonardo, come in altre occasioni, ci ha lasciato
un'immagine carica di intuizioni, ma anche tanto approssimativa e confusa da rendere difficile
la comprensione della stessa. Infatti mentre risulta evidente la presenza delle due spalle a forma
di coda di rondine per meglio reggere le spinte trasversali, non appare chiara la posizione del
piano stradale, indicato solo nell'alzato e non in pianta, tanto da far supporre ai realizzatori del
modello conservato al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, la possibilità di una doppia
rampa viabile alle estremità del ponte.

Figura 13. Modello del Ponte di Galata conservato al Museo Della Scienza di Milano

Altri studiosi hanno invece


interpretato diversamente il
disegno, individuando un unico
piano stradale centrale appoggiato
alla campata del ponte ed esteso
come struttura di ritorno ben oltre
le spalle, per potenziarne la
stabilità.
Figura 14. Modello più realistico del Ponte di Galata

E’ un ponte grandissimo, talmente


grande che non ne era mai stato
costruito uno così, il primo di
queste dimensioni fu progettato e
costruito poco più di 50 anni fa.

Figura 15. Analogia tra il Ponte di Galata


ed un ponte moderno su piloni

14 23/02/2008
PERIODO STORICO:

1502-1503 [cfr.pg.6]: periodo in


cui Leonardo era in Romagna
al servizio di Cesare Borgia
(Duca Valentino).

Nel 1502 gli ambasciatori del


Sultano Bayazid II dell’Impero
Ottomano si trovavano a
Roma alla ricerca di ingegneri
italiani per sostituire il vecchio
ponte di barche sul Corno
d’Oro, a Costantinopoli, con
una nuova più stabile e
duratura struttura.
Figura 16. Veduta di Istambul: il Bosforo e il Corno D'Oro

Leonardo prende spunto, per la


progettazione, da un ponte
visto a Castel del Rio in
Romagna, con una sola
campata di 80 metri opera del
1499 dell’architetto Andrea
Furrieri da Imola.

L’ipotesi di un progetto
leonardesco da proporre al
Sultano pare trovare conferma
nella traduzione in turco di una
lettera , in cui Leonardo offriva
i propri servizi al Sultano
Ottomano, mettendo in gioco Figura 17. Il Ponte di Galata oggi ricostruito dopo un incendio
in caso di fallimento la propria
testa.

15 23/02/2008
L’UOMO VITRUVIANO
Disegno di Leonardo, databile presumibilmente 1490 [cfr.pg.5], illustra il canone delle
proporzioni umane che Vitruvio, architetto romano del I secolo a.C., aveva posto al centro delle
sue teorie architettoniche, descritte approfonditamente nel libro “De architectura”.
Nel Rinascimento ci fu una grande riscoperta del trattato di Vitruvio, unico saggio
architettonico dell’età classica pervenuto fino al XV secolo, in quanto esso poneva l’uomo al
centro della progettazione come misura di tutte le cose.
Il testo antico si proponeva di dimostrare che le proporzioni umane sono esattamente inscrivibili
in due figure geometriche perfette come il cerchio ed il quadrato, descrivendo l’uomo “ad
quadratum”, e l’uomo “ad circulum”.
Nel disegno di Leonardo la novità è aver
sovrapposto le due illustrazioni nello stesso
foglio, attuando la simultanea percezione di
due figure diverse.
L’uomo vitruviano di Leonardo può essere
inteso come risultato di un progetto di
antropometria, al quale l’artista lavorava fra il
1487 e il 1490 [cfr.pg.5], in quanto Leonardo
non solo studia le proporzioni dettate da
Vitruvio, ma le confronta con esperienze di
misurazione del corpo umano da lui stesso
effettuate.
Ne risultano le seguenti proporzioni:
 L’apertura delle braccia è pari all’altezza
dell’intero corpo;
 Metà altezza è al livello del pube;
 Il braccio fino al polso è 1/3 dell’altezza
dell’intero corpo;
 Il piede 1/7 (contrariamente a Vitruvio che
lo poneva uguale a 1/6 dell’altezza del
corpo);
 La testa 1/8;
 La faccia e la mano 1/9; Figura 18. L'Uomo Vitruviano, oggi conservato nelle
 Il labbro 1/12 dell’altezza della faccia; Gallerie dell'Accademia a Venezia

Il disegno di Leonardo è un simbolo, che non influenzò l’arte figurativa rinascimentale, in quanto
rimase pressochè sconosciuto fino all’inizio del XIX secolo, ma che fu alla base dell’arte moderna
degli ultimi secoli.

16 23/02/2008
LA CITTA’ IDEALE

Figura 19. Modello della città ideale di Leonardo Da Vinci

Fre i miti tipicamente rinascimentali, vi è quello della città ideale. Si tratta di una città perfetta,
ordinata e razionale, progettata con i canoni tipici dell’architettura del Rinascimento, concepita
per manifestare visivamente la potenza del signore, la città ideale stenta tuttavia a tradursi in
realtà; costi imponenti e la lunghezza dei tempi di realizzazione rendono la costruzione di
insediamenti ex novo un fenomeno estremamente sporadico, facendo preferire interventi
settoriali sul tessuto urbano preesistente, limitati alla risistemazione dei quartieri attorno al
palazzo del principe.
Una città quindi tutta intellettualistica e teorica, che ritorna frequentemente nei trattatisti
dell’epoca, da Leon Battista Alberti fino ad arrivare ai grandi architetti del Cinquecento.
Il tema della città ideale affascina anche Leonardo che comincia ad occuparsene a Milano
intorno all’anno 1480 [cfr.pg.5]. A differenza dei trattatisti contemporanei, egli ricerca una
organizzazione dello spazio non tanto geometrica quanto funzionale, in modo da dar soluzione ai
problemi della vita quotidiana:
• Il traffico;
• Gli approvigionamenti;
• Le esigenze igenico-sanitarie;
Questi problemi hanno un ruolo primario nella progettazione vinciana.
Non è un caso che i suoi studi per la città ideale si collochino all’indomani di una grave epidemia
di peste, abbattutasi sulla capitale sforzesca nel 1485-1486 (con eventi sporadici prottattasi fino al
1490).Infatti, Milano, città medievale, ha una struttura favorevole al propagarsi dei contagi:
 Vie strette e tortuose;
 Alta densità abitativa (soprattutto nei
quartieri più poveeri);
 Scarichi fognari a cielo aperto;
 Grande diffusione di topi e parassiti;
Per ovviare a questa situazione esplosiva
sotto il profilo sanitario, Leonardo pensa
ad un tessuto urbano molto più aperto
con:
• Strade ampie e rettilinee, col diffuso
utilizzo dei porticati, specialemente
lungo vie dove si affacciano gli edifici
signorili; Figura 20. Schizzo di Leonardo raffigurante un canale nelle
vicinanze di un edificio signorile
17 23/02/2008
• Presenza capillare di corsi d’acqua; per risolvere questa esigenza, prevede che la città sorga in
prossimità di un fiume dal corso abbastanza veloce da non creare ristagni che possano
inquinare l’aria; (secondo il parere di chi scrive Leonardo, in mancanza di un fiume nei pressi
di Milano, penserebbe ai navigli per compiere questo lavoro di ripulizia) [cfr.pg.21]

Leonardo progetta la sua città ideale disponendola su 3 livelli distinti:


• LIVELLO SOTTERRANEO INFERIORE: - Canali Navigabili [cfr.pg.19] – Attraverso
chiuse e conche l’acqua del fiume viene convogliata nell’abitato mediante una rete di canali,
grazie ai quali è possibile provvedere innanzitutto alla pulizia urbana (“…sarà comodità di
lavare spesso la città…”) e al deflusso dei liquami, per il quale viene studiato un vero e proprio
sistema fognario sviluppato a livello sotterraneo. L’aspetto igienico-sanitario resta essenziale,
ma i canali assolvono comunque anche altre importanti funzioni, come quella di garantire le
comunicazioni e di agevolare gli approvvigionamenti. Il traffico merci avviene infatti, almeno
in parte, per via idrica, la quale è organizzata in modo tale da consentire lo scarico delle
derrate perfino all’interno dei singoli palazzi: alcuni di essi sono infatti muniti di magazzini
seminterrati, cui si accede direttamente dal canale esterno mediante una piccola darsena.
Leonardo descrive anche la legislazione per costringere i proprietari di lotti sugli argini dei
canali ad aiutare il mantenimento degli stessi;
• LIVELLO INTERMEDIO: - Strade – destinate al traffico, veicolare e popolare, e al
commercio, per le quali “devono andare i carri e altre some a l’uso e comodità del popolo”; con
case prodotte in serie e carreggiate larghe;
• LIVELLO SUPERIORE: - Passaggi pedonali spaziosi – destinate esclusivamente alla
circolazione dei “gentili omini” ; adornati con case di lusso e giardini da passeggio;

Questi livelli sono collegati tra loro da una rete di passaggi sopraelevati e di sentieri pedonali che
siano separati dalle aree di traffico pesante.
La città, quindi, sui 2 livelli superiori, era divisa secondo un criterio di rigida separazione tra
attività produttiva e occupazioni gentilizie, che si riflette nella stessa strutturazione del palazzo
signorile.
I moduli degli edifici e degli elementi architettonici sono definiti in conseguenza ai suoi studi
sulle proporzioni del corpo umano. [cfr.pg.16]
La città ideale vinciana si presenta però come una serie di schizzi (edifici e particolari) inseriti in
un filone comune evidenziato dalle note riportate dal maestro.

TORRE MILITARE
di quattro
piani a pianta
quadrata, nella
quale Leonardo
separa il flusso di
persone in salita ed
in discesa ideando
un sistema di scale
a quattro rampe
indipendenti le une
dalle altre.

Figura 21 Schizzo di Leonardo raffigurante la


Torre Militare Figura 22 Particolare del plastico:
18 23/02/2008
Torre Militare
Il disegno databile 1487- 1490 [cfr.pg.5] è eseguito a inchiostro seppia e con la tecnica
rappresentativa del corpo trasparente che mette in evidenza la funzione e l'uso delle scale. Come
riportato nella nota sottostante, l'edificio è quasi sicuramente destinato a uso militare, pertanto
il suo inserimento nel plastico della città ideale è da intendersi puramente visivo e non di esatta
collocazione.

Figura 24. Particolare del plastico: Palazzo Figura 23. Schizzo di Leonardo raffigurante un palazzo
signorile con portici signorile
Particolare delle strade che dovevano essere Nella breve nota posta in alto a destra,
larghe quasi quanto l'altezza del palazzo Leonardo chiarisce che le strade sottostanti il
signorile qui ricostruito. I palazzi porticati palazzo devono essere larghe quanto l'altezza
erano riservati agli uomini "gentili" mentre le dei palazzi che qui vengono disegnati porticati
strade basse al commercio e al trasporto delle e muniti di ampie finestre presenti in tutti i
merci. Ampie e ben arieggiate erano anche le piani.
strade sottostanti il palazzo, destinate al
traffico degli animali e del commercio.

Il particolare del plastico mette in evidenza l'uso dei


canali navigabili all'interno della città ideale. I canali,
infatti, dovevano servire anche come vie di
comunicazione tra la città e il vicino fiume, cosicché le
barche da carico e da trasporto potevano, dalla città
stessa, raggiungere via fiume anche il mare.

Figura 11. Particolare del plastico:


canale navigabile

19 23/02/2008
Il particolare del plastico riproduce l'idea
di Leonardo sulla struttura e
l'organizzazione di una stalla per cavalli.
Tale struttura era ritenuta importante al
fine di garantire un idoneo ambiente per
gli animali che venivano utilizzati per
scopi militari e civili, e il cui ruolo era
importante per la vita stessa della città.
Tre arcate determinano la ripartizione
della larghezza in tre parti uguali. Il
primo piano superiore è diviso in tre
parti con i muri che poggiano sulla
ripartizione delle arcate inferiori. Per
assicurare il necessario ricambio d'aria, il
muro esterno ha delle aperture ad arco di
dimensioni notevoli. Figura 26. Particolare del plastico: stalla per cavalli

Sul foglio, databile tra il 1487 ed il


1490, [cfr.pg.5] è rappresentata
l'idea di una stalla modello i cui
elementi architettonici vengono
identificati con lettere (mKpnSR-f-
4-a-3456-b) e successivamente
descritti nell'ampia nota riportata
sotto il disegno, dove Leonardo
fornisce precise indicazioni su come
condurre una stalla in modo da
assicurare efficienza e pulizia.

Figura 27. Schizzo di Leonardo raffigurante una stalla per cavalli

Il classicismo che traspare da questa impostazione della città ideale non deve però meravigliare:
non dobbiamo infatti dimenticare che Leonardo è pur sempre un uomo del suo tempo [cfr.pg.3]
e la sua città, con le eleganti architetture, le strade porticate, i palazzi adorni di attici e terrazzi,
è comunque progettata secondo un’ottica gentilizia, comune a tutti i progetti analoghi
dell’epoca.
La città ideale di Leonardo era un concetto interamente innovativo, il primo tentativo di
rilevare e organizzare le forze naturali di una regione intera [cfr.pg.21] in modo tale da servire
scopi umani.
Il progetto leonardiano, non è concretamente realizzabile, e verrà infatti abbandonato allorchè,
alcuni anni più tardi, si porrà in concreto il problema della risistemazione urbanistica di Milano.

20 23/02/2008
IL NAVIGLIO DELLA MARTESANA
NAVIGLIO: canale artificiale, navigabile. E’ derivato da un fiume ed è utilizzato pure per
l’irrigazione.
Nel 1457 Francesco Sforza affidò a
Bertola da Novate la costruzione
del Naviglio della Martesana. In
soli 35 anni, dal 1439 al 1475, nel
territorio milanese furono
costruiti ben 90 chilometri di
canali resi navigabili dalla
presenza di 25 conche. Lo
sviluppo del sistema, però, non si
fermò solo a questo punto, anzi,
con l"arrivo di Leonardo nel 1482
[cfr.pg.5], fu perfezionato il
Martesana e si cominciò ad
impostare un nuovo sistema di
canali che permettessero la
navigazione dalla Valtellina fino
a Milano.
Leonardo da Vinci, appena
giunto a Milano, fu incaricato da
Ludovico il Moro di studiare un
sistema per permettere la
navigazione dal lago di Como fino
a Milano. Una soluzione a questo
problema è rintracciabile
all"interno di alcuni disegni del
Codice Atlantico [cfr.pg.7] dove si
ipotizza un grande sbarramento sul Figura 28. Percorso approssimativo del Naviglio della Martesana
fiume Adda in località Tre Corni,
dove uno sbocco in galleria doveva
permettere alle barche il passaggio
a valle delle rapide del fiume.
La diga sarebbe servita anche ad elevare il livello del fiume fino ad alimentare un canale che, a
seconda del livello dell"acqua, avrebbe avuto funzione solo irrigua o anche navigabile e,
partendo da Brivio, sarebbe arrivato fino a Trezzo scorrendo parallelamente all’Adda.

21 23/02/2008
Lo schizzo descrive il funzionamento di un ponte canale, che permette il superamento di un
corso d'acqua tramite una grande conca costituita da un sistema di chiuse poste a una
determinata distanza l'una dall'altra. Le chiuse consentono alle imbarcazioni di superare un
dislivello d'acqua.

Figura 29. Schizzo di Leonardo, dal Codice Atlantico


[cfr.pg.7], raffigurante un ponte canale

Il foglio contiene tre disegni sul progetto di un canale e sono databili agli anni 1482/3 [cfr.pg.5],
con riferimento a quanto riportato nella famosa lettera a Ludovico il Moro nella quale Leonardo
fa menzione del suo saper "conducer le acque da un loco ad un altro”.

Figura 30. Modello del ponte canale

22 23/02/2008
LA GEOGRAFIA DI LEONARDO
Leonardo, nel corso della sua vita, si sofferma principalmente a studiare: città, montagne e corsi
d’acqua della Lombardia e della Toscana.
In Lombardia esplora soprattutto le zone
circostanti il lago di Como, come la Valtellina e
la Valsassina.
-Suggerisce degli itinerari nelle Prealpi bresciane
e bergamasche tra il lago d'Iseo e la
Valcamonica, la Val Trompia, la Val Seriana e
la Val Brembana.
-In Toscana si sofferma in particolare sul fiume
Arno.
Figura 31. Veduta della provincia di Arezzo,
conservato nel Codice Windsor

Realizza spettacolari planimetrie e cartine secondo la veduta aerea. Questa rappresentazione a


metà tra l’immagine e la pianta, detta rappresentazione “a volo d’uccello”, è tipica di Leonardo
e costituisce la principale innovazione nel campo cartografico introdotta dal genio fiorentino.
Talvolta nelle cartine per gli itinerari usa una scala di riferimento per segnalare le distanze tra le
località
Questo tentativo è considerato il primo passo verso lo sviluppo della cartografia moderna

Figura 31. Vista “a volo d’uccello” della costa tirrenica,


conservato nel Codice Windsor

23 23/02/2008
IL PONTE NORVEGESE DI LEONARDO
Dalla traduzione del sito internet riportato, ho elaborato l’approfondimento, in inglese, su di un
ponte costruito in Norvegia, basatosi sul disegno del Ponte di Galata.[cfr.pg.13]

Figura 32. The Leonardo Norwegian Bridge

I found a modern project by Leonardo that fascinated me.


The original design is a project of prominent bridge, with a
single span
(about 700 foot = 240 metres) designed for the Turkish
Sultan of Istanbul. The bridge should connect the Golden
Horn and the Bosphorous River, but it was never built.
Technically speaking the bridge is a great example of civil
engineering about 300 years before the engineering principals
contained in the project would be generally accepted.
The nice story about this bridge is that a Norwegian painter,
Vebjørn Sand, saw the drawing and the model of this bridge
in an exhibition on Da Vinci’s work in 1996.
The Norwegian painter thought that such a bridge could have
a present use. Figura 33. The Model of the
Leonardo Norwegian Bridge

24 23/02/2008
The occasion was the building of a pedestrian
overpass on a highly traffic motorway.
Vebjørn Sand collaborated with a
professional team of engineers and
architects to create a “dream team” of
experts on the history, design and
structural aspects of the Leonardo
Bridge Project.
The original Da Vinci’s drawing was
scaled down in a 100 metres version and
with a span and a total length of 135
metres.
The public administration who
sponsored the project decided to build
the bridge in wood and a beautiful
Norwegian pine was chosen. Figura 34. During the build of Bridge
The Norwegian Bridge was open to the
public on October 31 2001 almost 500
years after the original drawing. It is
open to foot and bicycle traffic.
The Norwegian Leonardo Bridge
Project makes history as the first of
Leonardo’s civil engineering designs to
be constructed for public use.
The bridge joins the past to the present.
For the artist, the bridge is also a
beautiful metaphor: the meeting point
of people, culture and continents. From
this Vebjørn Sand’s vision to build the
bridge on every continent, also
including drawing on the cultural
traditions and incorporating materials,
Figura 35. The Leonardo Norwegian Bridge detail
unique to each region.
Vebjørn Sand is now taking into
consideration different places in the
U.S.A where the town administration
have asked for a similar construction.

25 23/02/2008
APPROFONDIMENTI
CESARE BORGIA – Il duca Valentino
Cesare Borgia, nato a Roma il 13 settembre 1475, è stato un politico italiano del Rinascimento.
Gli storici concordano nell'identificare in lui un'esperienza politica importantissima: all’epoca
per la mancanza dello stato, nelle romagne
c'era una situazione di anarchia, Cesare
Borgia grazie all'istituzione di tribunali
riuscì a riportare l'ordine nel territorio del
suo dominio. Per questo, forse, la sua
personalità ispirò a Machiavelli la figura
de Il Principe. Figlio dell'allora cardinale
Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro
VI (1492-1503) e di Vannozza Cattanei,
era secondo di quattro figli : Joan, Cesare,
Lucrezia e Jofrè. Già dalla nascita era
stato destinato dal padre alla carriera
ecclesiastica, grazie alla quale la famiglia
aveva preso saldamente piede in Italia. I
Borgia infatti, catalani di origine, erano
arrivati a Roma una trentina di anni
prima al seguito del cardinale Alfons, papa Figura 36. Un ritratto di Cesare Borgia che si trova
presso l'Accademia Carrara di Bergamo
col nome di Callisto III, a caccia di cariche
e di fortuna. Cesare, a diciassette anni, il 31 agosto del 1492, fu nominato arcivescovo di
Valencia (ma non si recò in Spagna e non prese i sacramenti dell'ordine), poi cardinale il 20
settembre del 1493, e nel 1495 governatore generale e legato di Orvieto. Ottenuto il nuovo
incarico di comandante dell'esercito pontificio, il 10 maggio 1499, Cesare sposa Carlotta
d'Albret, sorella del re di Navarra (regione a nord della Catalunya) e nipote di Luigi XII,
stabilendo una alleanza con la Francia - per la futura conquista della Romagna -, ottenendo il
titolo di pari di Francia, e il ducato di Valentinois che da allora avrebbe fornito ai suoi
contemporanei e agli storici un paio di soprannomi: il Duca, e il Valentino. Tornando in Italia, il
Duca incomincia la graduale conquista della Romagna conclusasi il 25 aprile 1501, con la
capitolazione di Faenza. Nel 1502 Cesare Borgia si avvalse della collaborazione di Leonardo Da
Vinci [cfr.pg.5] come architetto militare e ingegnere capo. Questi viaggiò per dieci mesi
attraverso i territori conquistati dal condottiero: compiendo esami e rilevazioni, delineando
alcune delle piante delle città e le mappe topografiche [cfr.pg.23](un punto di partenza per la
cartografia moderna), edificando fortezze [cfr.pg.10], realizzando per il porto di Cesenatico una
struttura di protezione dai flutti, costruendo macchine da guerra.
Il fortilizio di Imola, danneggiato dal precedente assedio, aveva necessità di essere rafforzato.
Leonardo si interessa al problema, e cominciando col disegnare la nuova sistemazione interna
della rocca, finisce per tracciare l'intera pianta della città.
Era il momento di più alta potenza del Duca, i cui successi ormai facevano venire gli incubi ad
altri stati nella penisola italiana: Venezia guardando la costa adriatica italiana ormai vedeva
quasi soltanto domini pontifici; Firenze doveva considerare la eventualità che il Valentino
puntasse a conquistare, in modo sistematico, la Toscana. Eventualità molto probabile, in
quanto il piano d’ampliamento del Borgia prevedeva, infatti, la conquista del Granducato di
Toscana, il papa padre iniziò trattative segrete con la repubblica di Venezia e con la Francia per
preparare il terreno politico e militare. Ma improvvisamente il papa Alessandro VI muore il 18

26 23/02/2008
agosto 1503 in circostanze misteriose. Così il Valentino entra in conflitto con i Cardinali riuniti
in conclave, questi vennero a patto con il Borgia, offrendogli un salvacondotto pur di toglierselo
di torno ed eleggere il nuovo papa. Cesare accettò e si trasferì a Nemi, poi il nuovo papa Pio III,
acconsentì di farlo tornare a Roma, ma non fu accolto bene dai romani e si rifugiò a Castel S.
Angelo. Il nuovo pontefice però rimase in Vaticano per poco meno di un mese. Con il nuovo
papa Cesare Borgia ebbe un diverbio e fu esiliato, prima a Napoli, poi di nuovo in Spagna dove
re Ferdinando lo fa rinchiudere nella rocca di Medina del Campo. Di li riesce ad evadere il 25
ottobre 1506, rifugiandosi a Pamplona sperando nella protezione di un cognato fino ad allora
mai visto ne conosciuto. Questi lo aiutò e lo mise a capo di mille cavalieri e lo inviò contro Luis
de Beaumont ribellatosi nel castello di Viana. Qui fu ferito mortalmente, il 12 marzo 1507
durante un’imboscata tesagli dagli assediati. Una fine poco gloriosa per un uomo d’azione come
lui.

27 23/02/2008