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LA VITA DEGLI ILLIRI:

condizioni geografiche:
la terra abitata dagli illiri non presenta un carattere unitario ma si differenzia per condizioni orografiche e climatiche. Nel settentrione si trovano le grandi pianure del bacino pannonico, fertili e ricche di prodotti agricoli, ma con un clima di carattere continentale. La maggior parte della regione illirica a meridione della pianura pannonica montagnosa e non di rado difficilmente accessibile, con un clima aspro e freddo, ricca per di giacimenti minerari e di pascoli. Lungo la fascia costiera delladriatico e nelle isole adiacenti, specialmente nel tratto meridionale, cos come nella pianura che circonda il fiume Vardar in macedonia, il clima invaece assai mite e gradevole, ideale per la coltivazione dellolivo del fico e delle altre piante mediterranee. Questa variet di condizioni geografiche nella parte occidentale dei balcani e nella pianura pannoica, produsse in conseguenza anche una grande variet di aspetti di vita economica, culturale e sociale degli illiri, e perfino una variet del loro aspetto fisico, e naturalmente dei loro costumi e usi quotidiani. Da qui nasce limpossibilit di generalizzare i risultati dellarcheologia e delle altre discipline scientifiche quando si parla degli Illiri.

Sullaspetto fisico:
Dalle prime difficolt che logicamente conseguono dalla situazione fin qui descritta nasce subito il problema concernente laspetto fisico degli Illiri. Gli studiosi non sono infatti ancora in grado di ricostruirlo, tanto per la mancanza di sistematiche analisi antropologiche, quanto per limpossibilit di servirsi dei risultati conseguiti in una regione particolare per la conoscenza dellaspetto fisico degli Illiri in altre zone. Nei testi antichi pochissimi sono i riferimenti nei quali si fa cenno allaspetto degli illiri, essi poco differivano dai grecie dai romani, i quali non vedendo in essi niente di particolare o di strano, non ritentevano necessario porre in evidenza il loro aspetto fisico. Qualche cosa, a quanto pare ci doveva pur essere di caratteristico in quanto Plauto, in una sua commedia dice di un personaggio che ha una faccia illirica. In conclusione, tenendo conto di tutto quello che ci pu servire per la ricostruzione dellaspetto fisico degli illiri, gli studiosi sono propensi a immaginarli come uomini di alta statura, con occhi chiari e capigliatura biondo-castana. Sempre riguardo laspetto degli illiri troviamo presso Strabone dAmasia un importante notizia. Questo autore ci informa che presso la popolazione degli Japodi, cos come presso la maggioranza delle genti illiriche, era molto diffusa lusanza di tatuarsi.

Usanze popolari (medicina, igiene, bevande etc)


MEDICINA Giudicando in base alle notizie che troviamo sparse negli scrittori antichi, gli Illiri conoscevano molte piante medicinali dalle quali estraevano una grande quantit di medicamenti o che essi credevano tali, impiegati nella loro attivit dai medici popolari. Anche se dalle notizie conservateci possiamo farci unidea sbiadita e incompleta della ricca farmacopea popolare illirica, conviene rammentare le pi note piante che crescevano nella loro terra e che ebbero una unga diffusione nel mondo antico. La pi

conosciuta certamente liris, nota nella sua terminologia antica col nome di IRIS ILLYRICA, che godeva di una straordinaria popolarit tanto per il suo gradevole profumo, quanto perch impiegata come medicamento contro una grande quantit di malattie. Ne esaltano le qualit Teofrasto di Ereso e poi specialmente Dioscuro di anazarba e Plinio il Vecchio. Gli illiri usavano nella medicina frequentemente anche la genziana. Questa pianta ebbe il nome dal re illirico Genzio, che per primo secondo la tradizione avrebbe riconosciuto le sue virt medicinali. Da moltissime altre piante che crescevano nellIlliria si estraevano vari medicamenti che venivano esportati per tutto limpero romano. Tra gli Illiri naturalmente, come tra tutti i popoli relativamente primitivi, oltre la medicina empirica, era assai diffusa la medicina magica. In epoca romana erano molto stimati i maghi provenienti dalla Pannonia e uno di loro, secondo la testimonianza di Sparziano, guar limperatore Adriano da una febbre. Prive di quasi ogni riferimento sono invece le fonti a proposito delligiene degli Illiri, per quel che concerne ligiene infatti abbiamo una sola fonte che parla della trib dei Dardani, che vengono ricordati da molti autori antichi come assai sporchi, Strabone per esempio ci informa che i Dardani vivevano in grotte, tra mucchi di immondizie. Eliano di Preneste da parte sua riferisce che i Dardani si lavavano solamente due volte nella loro vita, la prima dopo esser nati e la seconda per sposarsi. La terza volta venivano lavati appena dopo la morte. BEVANDE Degli altri usi e costumi le notizie pi esaurienti ci fanno conoscere un vizio assai diffuso tra gli illiri, cio lintemperante passione per le bevande alcoliche. Secondo quanto ci riferisce Polibio, il re degli Ardiei, Agrone, dopo la vittoria sugli Etoli si ubriac fino a morire di pleurite di li a poco. Lo stesso autore dice del re Genzio che era ubriaco giorno e notte. Anche da Livio questo re considerato un ubriacone. Teopompo ci riferisce il noto avvenimento in cui i celti inflissero una grave sconfitta agli Ardiei, avendoli sorpresi ubriachi. In relazione a questo loro vizio sta pure il fatto attestato dal lessicografo Esichio di Alessandria, secondo il quale i Peoni e in generale gli illiri meridionali nellentroterra (a ridosso della macedonia) adoravano una divinit di nome Dualos, che corrispondeva al dio greco del vino Dioniso, linterpretazione del nome di questa divinit data da Esichio, ci viene confermata anche dalla moderna scienza filologica, che fa derivare il nome di Dualos dalla medesima radice dalla quale deriva la parola albanese dej (ubriaco) e la gotica dwals (pazzo). Continuando sulla passione illirica per il bere ricordiamo che veniamo molto ben informati dagli scrittori antichi sulle bevande in uso presso le genti illiriche. A quanto pare essi non conoscevano la vite da vino prima dei loro contatti con i greci e in molte regioni addirittura prima delloccupazione romana, ci non vuol dire naturalmente che gli illiri non conoscessero il vino e che non ne facessero uso. Secondo Strabone ad esempio gli illiri abitanti dallHistria alla Pannonia, andavano spesso a rifornirsi di questa bevanda ad Aquileia. Forse per tale via il vino entr nella pianura pannonica molto prima del tempo al quale si riferisce la notizia di Strabone. In ogni caso le popolazioni illiriche che vivevano lungo ladriatico e anche alcune allinterno della regione avevano avuto certo loccasione di conoscere le qualit del vino greco assai presto; anzi non bisogna escludere la possibilita che gli illiri lungo le coste delladriatico non soltanto bevessero vino ma che coltivassero anche la vite in tempi di gran lunga anteriori alla colonizzazione greca delladriatico. Tuttavia le bevande pi usate dagli illiri erano lidromele e la birra. Specialmente i Taulanzi erano noti nellantichit per la preparazione di una speciale qualit di idromele che poco differiva, secondo le testimonianze antiche, dal vino dolce. Gli stessi greci appresero come preparare questa bevanda dai Taulanzi, non solo questa trib ma anche le altre ne facevano largo uso tanto in tempi preistorici quanto in epoca romana. Lo storico bizantino Prisco, che nel 448 d.C. attravers la Pannonia ci informa che gli abitanti della regione bevono grandi quantit di boccali di una bevanda chiamata medos cio lidromele. Ma ancora pi diffusa dellidromele era la birra, chiamata secondo le testimonianze di

Marcellino e San Girolamo, sabaia o sabaium. Gli scrittori che parlano di questa bevanda sono concordi nellarffermare che la sabaia veniva consumata qusi escluisvamente dai ceti pi poveri e che era molto diffusa tra le genti illiriche. Questa bevanda non aveva un tasso alcolico molto elevato (tranne le sabaie di produzione pannoniche e quelle japidiche, chiamate a volte stibeiate,che vengono invece definite molto forti) e gli illiri non poevano facilmente ubriacarsi bevendola, essi in compenso la tracannavano in grandi quantit come risulta dalla descrizione di Teopompo di una gozzoviglia illirica. Secondo la testimonianza di questautore, tanto gli uomini quanto le loro donne durante i banchetti bevevano moltissimo fino a che non erano completamente ubriachi, durante tali banchetti inoltre gli uomini accordavano alle proprie mogli la libert di brindare con altri invitati; un interessante particolare, connesso alla preparazione delle bevande ci viene ricordato da Dione Cassio e da Strabone, e cio che gli illiri conoscevano le botti di legno, in questo gli illiri si distinguono dai greci e dai romani che pur conoscendo larte della fabbricazione delle botti, di preferenza usavano per la conservazione delle bevande anfore di terracotta. MUSICA E DANZA Di un'altra attivit, quella musicale, le notizioe sono assai scarse. Lunica notizia scritta a questo riguardo la troviamo presso Strabone, il quale ricorda che i dardani coltivavano molto la musica e che facevano ampio uso di strumenti musicali a fiato e a corda. Se i dardani e gli illiri in generale usassero strumenti gi conosciuti nellantichit dagli altri popoli o no, non possiamo affermarlo, ma da quello che possibile dedurre dalle esigue testimonianze archeologiche, pare che gli strumenti musicali usati dagli illiri differissero anche se lievemente, da quelli in uso presso greci e romani, infatti in due monumenti sepolcrali, uno proveniente da Zaostrog e una altro da un ignota localit dalmata, vediamo il dio Silvanus tenere in mano uno strumento a fiato di forma tubolare, sottile verso limboccatura e sempre pi larga verso il basso. Pare che questo strumento rappresenti una locale variante della tibia greca. Molto probabile che gli illiri conoscessero la siringa, almeno dopo la romanizzazione, poich proprio questo lo strumento che viene suonato dal dio nelle nuemrose rappresentazioni figuratiave autoctone del tardo impero. Sulle danze illiriche siamo relativamente ben informati dalle rappresentazioni dei nuemrosi monumenti preistorici e storici. La pi antiaca rapresentazione di una danza popolare illirica si trova incisa sullurna cineraria di Ribic. Evidentemente in questa scena viene rappresentata una danza funebre che formalmente doveva differire dalla carola, nella quale le danzatrici giravano in circolo cantando. Questo antichissimo ballo popolare ebbe nei balcani una grandissima fortuna, tanto che sopravvisse nel costume dei popoli odierni di queste regioni. ABBIGGLIAMENTO MASCHILE E FEMMINILE Siamo bene informati dellabbigliamento degli illiri, grazie soprattutto alle numerose rappresentazioni dei monumenti sepolcrali del tardo impero, nelle quali gli artisti illirici rappresentarono le figure dei defunti in veste nazionale. Questa importantissima fonte di dati, non ancora dettagliatamente e meritevolmente esaminata, ci offre un ricchissimo materiale, che completato con le altre fonti, render possibile la ricostruzione minuziosa di questo importante aspetto della vita degli illiri. Anzitutto dobbiamo constatare che nella maggioranza delle popolazioni illiriche lindumento pi in voga era la camisa, sia corta che lunga, combinata, ma non sempre, col mantello. Oltre a questo indumento fondamentale gli uomini indossavano anche i calzoni. La camicia lunga maschile ci rappresentata in molti monumenti dellet preistorica e romana, tra le pi note raffigurazioni del tardo impero quella che troviamo nella stele proveniente da Zenica nella quale vediamo quattro uomini vestiti in lunghe e ampie camicie con maniche lunghe che ci ricordano a vista, la tunica romana ma con la quale per non

devono essere confuse in quanto queste ultime sprovviste di maniche. La camicia era composta da due parti che erano allacciate alle spalle con delle fibule e poteva essere stretta alla vita da una cintura. Generalmente erano molto lunghe, mai pastori e le divinit illiriche, indossano invece camicie molto pi corte del consueto. Assai raramente gli illiri meridionali usavano indossare i calzoni, almeno giudicando in base alle rappresentazioni che di questo indumento danno i monumenti dellet romana. Al costume illirico maschile appartengono infine i copricapi. Finora stato possibile rilevare tre tipi di copricapi portati dagli illiri. Il primo aveva forma di calotta molto simile al copricapo ancor oggi usato dagli albanesi e che generalmente considerato come suo diretto discendente. il secondo tipo ha la forma conica e corrisponde al berretto di pelliccia in uso attualmente presso gli slavi meridionali e molti altri popoli. Il terzo tipo a quanto pare usato solamente dai soldati aveva forma di calotta ma con la tesa assai larga, difficile dire se questo tipo di copricapo era usato anche dai civili come sostengono alcuni autori, oppure se fosse riservato soltanto ai soldati, tesi questultima che ci pare pi attendibile. Gli illiri impiegavano alcuni tipi diversi di calzature, tra le quali primeggia la ciocia, che corrisponde perfettamente anche nei particolari alle odierne opanke usate oggigiorno dai contadini di certe regioni jugoslave. Specialmente simili alle opanke la calzatura rappresentata in unurna cineraria di ribic; tale modello composta da un solo pezzo di pelle che copre gran parte del piede, dita comprese, e che nella parte superiore viene allacciata con alcune strisce di pelle pi rare sono le rappresentazioni di calzature aperte, formate da una suola allacciata al piede con numero vario di corregge di cuoio, molto simili ai sandali moderni come anche alle caligae militari romane. Il costume femminile illirici rivela caratteristiche autoctone e una variet di tipi pi ricca di quello maschile. Esso era formato da una camicia a maniche lunghe, da una veste lunga o corta senza maniche ,dal grembiale, dallo scialle, dal fazzoletto da testa e infine da vari tipi di copricapo. La camicia veniva indossata sola oppure serviva da sottoveste, da sola la tunica era portata solo dai bambini. Sopra la camicia, le illire indossavano una veste che se non era cucita alle spalle era fissata con fibule. Questo capo dabbigliamento era abitualmente lungo fino alle caviglie e cinto intorno alla vita. pare per che non tutte le vesti portate dalle donne fossero formate da un pezzo solo, ma anche da due parti cucite alla vita. Questo particolare pu essere desunto dal fatto facilmente riscontrabile in molti monumenti che la parte superiore della veste liscia e aderente al corpo, mentre la parte inferiore pi larga e cade in pieghe dritte. Il grembiale un elemento molto antico del costume illirico cos come lo scialle, conservatosi fino ai giorni nostri nei balcani. Il fazzoletto da testa per forse lindumento femminile illirico pi caratteristico. Lo portavano tanto le donne maritate quanto le fanciulle. Il colore della stoffa, il filo usato per la bordatura e il tipo di bordatura, secondo alcune fonti, permettevano di riconoscere la trib di appartenenza, e lo stato sociale della donna.