Sei sulla pagina 1di 11

CAPITOLO 1

CHI ERANO I FENICI? UN’IDENTITA PROBLEMATICA


Un popolo, una nazione?
Diversi sono gli stereotipi sui Fenici e sulla Fenicia ma tuttora la definizione dei Fenici, e
del loro territorio, rimane alquanto problematica. Nei vari studi storici si è diffusa una
visione “razziale” riguardante i vari popoli ch abitavano il Mediterraneo; ogni popolo, o
gruppo etnico, veniva suddiviso sulla base di caratteristiche fisiche, abitudini alimentari
(etc. etc.) piuttosto che sulla base di esperienze storiche. Ad ogni popolo veniva attribuita
una “culla” da cui si è originato il popolo in questione.
Per quanto riguarda i Fenici, essi sarebbero originari del Golfo Persico (Mar Rosso) dal
momento che il termine Fenici, in greco, deriva da una radice che significa Rosso. I Fenici
fanno parte delle popolazioni Semitiche e con esse condividerebbero tutti gli stereotipi a
loro legati: ingegnosi, concreti, crudeli, avidi e incapaci di produrre una propria arte.
Le testimonianze relative ai Fenici sono per lo più esterne al territorio e provengono dagli
autori classici e dall’Antico Testamento ed erano quindi visti in modo stereotipato. Negli
anni ’20/’30 del Novecento, con le grandi scoperte in Medio oriente le fonti sui fenici
diventarono più dirette e più numerose. Sebbene l’alfabeto fosse stato decifrato a partire
dal 1758 i testi erano pochissimi fino al ritrovamento di importanti testimonianze a Biblo
e Sidone (sarcofagi). Sul sarcofago di Eshmunazor non era presente alcun termine relativo
ai Fenici o alla Fenicia ma semplicemente relativo ai Sidoni, Eshmunazor stesso si definiva
Re dei Sidoni. I Fenici si consideravano quindi come Tiri, Sidoni, Gibliti ma mai come
Fenici, termine estraneo ai gruppi che abitavano sulla costa.
Si può parlare quindi di un territorio in cui erano presenti diversi regni/città -stato spesso
in conflitto tra di loro, similmente al periodo delle città -stato greche. I greci però ,
nonostante le divergenze politiche, erano consapevoli di appartenere ad un concetto di
grecità , di avere un patrimonio comune, ma si può dire lo stesso dei popoli che abitavano
la costa libanese?
Le varie Polis greche, a differenza di quest’ultimi, avevano un termine comune con cui
identificarsi (Hellenes) mentre i vari regni sulla costa del Libano no e questa è una
differenza significativa. Spesso è stato utilizzato il termine Cananei anche se il termine,
utilizzato nell’antico testamento, si riferisce genericamente a tutti coloro che abitavano la
Terra Promessa quando giunsero gli Ebrei. Inoltre il termine Cananei proviene a sua volta
da una radice greca che significa Rosso ed è quindi possibile che il termine fenici sia una
traduzione del termine cananei.
Troppo forte e forzata è invece l’approssimazione secondo cui i Fenici sarebbero antenati
dei Libanesi e la Fenicia occupasse i confini del territorio del Libano.
Il concetto di Nazione è estremamente complesso e vi sono due diverse scuole di pensiero:
quella tedesca secondo cui la nazione è innata e si basa sulla lingua e le vicende storiche, e
quella francese che sostiene che la nazione si basi esclusivamente su un patto sociale fra
cittadini con interessi comuni. Nel caso dei Fenici viene da chiedersi quindi se la mancanza
di un termine autoreferenziale per definirsi come un’ipotetica nazione sia un dato
fondamentale. Forse i Fenici erano più una confederazione marinara ma anche qui non vi
sono tracce di coesione. Si può dire quindi che è complesso percepire la visione interna
che i Fenici avevano di loro ma, da un punto di vista esterno erano una realtà
sufficientemente omogenea da rientrare in una categoria etnica e geografica: i Fenici, la
Fenicia. Per un esterno fare affari con un abitante di Tiro o uno di Biblo era la stessa cosa,
l’alfabeto era lo stesso e non si trattava di un greco ma di un abitante della costa Siro-
Palestinese. I greci vedevano i Fenici come anti-greci, un posto, l’Oriente in generale, in cui
le donne potevano prevalere, impensabile secondo la mentalità greca. L’Oriente diventa
quindi il contraltare dell’Occidente. Per gli Israeliti, monoteisti, i Fenici, politeisti, sono gli
antagonisti e vengono dipinti come crudeli e spietati. L’analisi di questi meccanismi può
arricchire la ricostruzione storica in quanto lo storico non punta alla realtà storica ma al
confronto fra le varie percezioni della storia da parte dei testimoni.
I confini cronologici
Nel caso dei Fenici risulta difficile definire dei confini cronologici ma, lo storico, è costretto
a fissare, almeno convenzionalmente, dei confini entro quali intraprendere lo studio della
civiltà fenicia.
Dal punto di vista territoriale si sono alternate fasi che attribuivano ai Fenici
un’espansione considerevole a fasi molto più minimaliste, che definivano dei confini molto
ristretti.
Dal punto di vista cronologico una data importante è quella del 1200 a.C.; termina l’età del
Bronzo e inizia quella del Ferro e, insieme a ciò , si disgrega l’assetto geopolitico che aveva
caratterizzato la fase precedente. Se prima vi erano grandi regni “fratelli”, ovvero Assiri,
Egizi, Babilonesi e Hittiti, con tutta una serie di piccoli regni vassalli (tra cui i popoli della
costa libanese). Dopo il 1200 a.C., anno in cui avviene l’invasione dei Popoli del mare,
l’Egitto si vede costretto a rinunciare ai territori orientali della costa libanese che quindi si
ritrovano ad essere politicamente autonomi. Si fa quindi coincidere con questa data l’inizio
della storia fenicia, una data a partire da cui inizia a delinearsi un’identità fenicia che,
seppur problematica, appare certamente più definita. Definito quindi il 1200 a.C. come
estremo di partenza occorre ora trovare un estremo che segna la fine della storia fenicia
che, secondo gli autori del libro, si colloca nel 330 a.C., anno in cui Alessandro Magno
conquista l’oriente che subisce una progressiva ellenizzazione.
Il periodo storico considerato può essere suddiviso in varie fasi: una prima fase, che va dal
1200a.C. al IX secolo, è caratterizzata da una discreta autonomia dei regni fenici; una
seconda fase, dal IX secolo al 612 a.C., in cui i territori della fenicia diventano parte
dell’orbita Assira; una terza fase, dal 612 al 539, di dominio babilonese; una quarta fase,
dal 539 al 330, di dominio persiano che terminerà solo con l’arrivo di Alessandro Magno.
Le fonti giunte fino a noi del periodo fenicio sono estremamente scarse mentre sono
paradossalmente più numerose quelle anteriori al 1200a.C. e posteriori al 300a.C.; per
questo si può parlare della civiltà fenicia come di una civiltà perduta.

I confini geografici
Dal punto di vista geografico la fenicia occupa la fascia di terra compresa tra le montagne
del Libano e il mar Mediterraneo che, a quei tempi, non era considerato un ostacolo ma un
prolungamento della loro terra visto che furono bravi a sfruttarne le potenzialità . A Ovest
quindi il Mar Mediterraneo, a Est le montagne, la catena del Libano prima e dell’Anti-
Libano poi, in mezzo la vallata del Beeqa. La presenza delle montagne rendeva complessa
la circolazione O-E mentre, la forma allungata del territorio, facilitava la percorrenza in
direzione N-S, sia via mare che via terra. L’interno del territorio era ricco di Cedri da cui si
ricavava un legno estremamente pregiato, e richiesto, che ben presto era diventato fonte
di ricchezza per i popoli della fenicia.
Come per i confini cronologici, anche per quelle geografici vale il discorso della
convenzione in quanto era,ed è difficili stabilire, con assoluta certezza, quali fossero i
confini settentrionali, meridionali e orientali della Fenicia. Convenzionalmente si associa
alla città di Arwad il confine Nord (di fronte a Cipro) e a quelle di Tiro e Akko quello Sud; si
arriva cosi ad un territorio i cui confini sono non troppo distanti da quelli dell’attuale
Libano.

La scoperta della Fenicia


Una prima occasione di contatto tra Fenicia e Occidente (latino e cristiano) la si ebbe con
le Crociate, intorno all’anno 1000, i cui vengono descritte, da alcune testimonianze
dell’epoca, le rovine di antiche città e santuari. La svolta arrivò però intorno al XVI secolo
quando un accordo fra Impero Ottomano (che governava quei territori) e Francia aprì le
porte della Fenicia ai diplomatici francesi. Fra XVI e XVII secolo emergono numerose
pubblicazioni per merito di studiosi recatosi in loco a scoprire territori come Libano, Siria
e Palestina, prima poco accessibili. Un altro sviluppo importante è dovuto alla riscoperta
della lingua e dell’alfabeto fenicio nel 1758 da parte dell’abate francese Barthélemy. La
lingua fenicia era stata utilizzata fino al I secolo d.C. ed era stata poi progressivamente
sostituita dal greco, dall’aramaico, dal latino e dall’arabo. Inizialmente le fonti disponibili
erano particolarmente scarse ma a partire dalla seconda metà del XIX secolo, grazie alle
missioni esplorative di Ernest Renan e alla riscoperta del sarcofago di Eshmunazor.
Le scoperte archeologiche furono però alimentate anche da una forte competizione fra le
potenze occidentali.
Si assiste quindi ad una riscoperta della civiltà fenicia che si scontra però con i dibattiti
ideologici legati all’antisemitismo di fine ‘800 e inizio ‘900; la storia fenicia diventa oggetti
di continue revisioni più ideologiche che storiche. Con il passare del tempo aumentarono
però le fonti disponibili e quindi il dibattito ritornò su un terreno più storico e concreto.
Nel primo dopoguerra si intensifica l’esplorazione archeologica, in particolare a Biblo, e
nascono le prime fondazioni e i primi musei, l’esplorazione continua ma la guerra civile,
scoppiata nel 1975 e che durò fino al 1991, portò ad una drastica interruzione degli scavi.
Nel 1979 Tiro viene dichiarata patrimonio dell’Unesco.

Le fonti
Gli scritti
Sebbene l’alfabeto fenicio sia stato di grandissima importanza storica, di fonti scritte ne
sono pervenute a noi ben poche. Questo probabilmente è dovuto al materiale su cui i
fenici scrivevano, il papiro, che, al di fuori delle sabbie egiziane, risulta essere
altamente deperibile. Con la conquista di Alessandro Magno i dotti fenici ricorrono alla
lingua greca per far arrivare il proprio pensiero ad un pubblico maggiore.
Le iscrizioni
Le iscrizioni presentano il grande vantaggio di possedere un base solida e non
deperibile e ciò ha permesso di ritrovarle in condizioni buone. Di contro però sono
giunte a noi circa 500 iscrizioni (contro le 6000 di cartagine) perché erano riservate
all’ambito regale o funerario e non erano quindi estremamente comuni. I testi
appartengono a tre categorie principali: votivi, funerari e commemorativi. La tipologia
determina la struttura stessa dell’iscrizione.

Le fonti scritte esterne


Come detto in precedenza il periodo fra il 1200 a.C. e il 330 a.C. è quello più avaro di
informazioni interne. Per questo motivo risultano essere molto importanti per lo
storico le fonti esterne, in particolare di Assiri, egizi, babilonesi etc… soprattutto dopo
il IX secolo a.C. in cui termina l’autonomia politica dei fenici e inizia il vassallaggio
verso i grandi imperi. Una fonte importante risulta essere anche l’Antico Testamento.

Le fonti archeologiche
Le fonti materiali ricoprono un ruolo fondamentale per la ricostruzione del passato
fenicio, soprattutto dopo la ripresa degli scavi in Libano. Spesso le fonti archeologiche
vengono usate come mezzo di confronto per verificare ciò che viene scoperto sui testi
scritti. La documentazione archeologica rimane però molto parziale poiché risulta
difficile, per l’archeologo, attribuire i monumenti ritrovati alla civiltà fenicia, non è
stato individuato un tratto distintivo che possa differenziare i monumenti fenici da
quelli delle civiltà confinanti.

CAPITOLO 2

MILLE E PIU’ ANNI DI VICISSITUDINI: LINEAMENTI DI STORIA FENICIA

Le premesse dell’età del Bronzo

Le vicende storiche della fenicia del primo millennio risultano essere, da un lato, assai banali
in quanto il territorio fenicio risulta essere integrato all’interno dei grandi imperi dell’epoca,
ma, dall’altro lato, non si può non notare la singolarità dei piccoli regni fenici che si espandono
lungo il mediterraneo.
Basta osservare una cartina per rendersi conto del fatto che il territorio fenicio si trovi al
centro di due grandi direttive commerciali: Anatolia ed Egitto sul’asse verticale, Iraq/Iran e
Mediterraneo su quello orizzontale. Il territorio sorgeva quindi in una posizione
estremamente strategica. La coincidenza dei siti archeologici delle antiche città fenice con i
siti delle moderne città ha reso il lavoro archeologico complesso, eccezion fatta per la città di
Biblo che sorgeva più spostata rispetto a quella attuale. Da alcuni importanti scavi svolti a Tiro
è emerso come a fonte principale di ricchezza della città fosse il legno di cedro, che era
considerato prezioso e di forte impatto commerciale. Si può dire quindi che la fenicia fosse un
importante sito commerciale già durante il II millennio.

L’impatto dei popoli del mare

L’arrivo dei popoli del mare non muta eccessivamente l’assetto politico delle città fenicie in
quanto erano già in contrasto fra di loro. Crolla però il sistema palatino tradizionale che
vedeva le città assoggettate ai grandi imperi circondanti. L’Egitto infatti per fronteggiare
l’avanzata dei popoli del mare è costretto ad abbandonare i territori della fenicia che
acquisirono cosi una maggiore indipendenza. I popoli del mare si insediarono per lo più in
Palestina e nella terra di Canaan. I grandi cambiamenti avvennero quindi non tanto nel
territorio fenicio bensì nel territorio circostante.

L’inizio dell’età del Ferro: la conquista dell’autonomia.

La libertà dall’Egitto, la chiusura di molti mercati interni e la scomparsa di alcuni centri


costieri siriani (Ugarit) spingono i fenici a cercare nuovi sbocchi e nuovi partner nel
Mediterraneo; le città fenicie sono ora padrone del proprio destino.
L’XI secolo segna l’inizio di un periodo di lenta ma continua espansione sia in Oriente
(Palestina), sia in Occidente (Cipro, Egeo). In questo periodo di espansione e crescita, sotto
diversi punti di vista, emergono due città principali: Sidone e Tiro. Il passaggio dei popoli del
mare stimolò quindi i fenici a sviluppare nuove alleanze e nuovi rapporti commerciali in modo
autonomo. Questa “età dell’oro” era però destinata a durare poco. Gli Assiri infatti
manifestavano già interesse nella costa fenicia e, per mezzo di una spedizione commerciale,
iniziarono ad imporre a diverse città fenicie dei tributi.

L’affermazione di Tiro e il dominio Assiro

Fra la fine del XI secolo e il X secolo cessa il dominio di Sidone e inizia quello della città di Tiro
che corrisponderà al periodo di massima espansione fenicia nel Mediterraneo. Vennero creati
diversi punti di appoggio commerciali nelle isole dell’Egeo e, è presumibilmente in questo
contesto, intorno all’anno 1000 a.C. che l’alfabeto fenicio venne trasmesso ai greci.
Protagonista della supremazia di Tiro fu, secondo diverse fonti, Hiram I che abbellì la città dal
punto di vista estetico e strinse alleanze con Davide e Salomone. È difficile comprendere quale
sia il valore dell’alleanza con Israele dal momento che anche le effettive dimensioni del regno
all’epoca sembra siano state amplificate per metterne in risalto la potenza; anche nel testo
biblico si parla di questa alleanza che viene vista però come utile unicamente ad amplificare la
potenza di Israele. L’alleanza proseguì anche nel IX secolo, successivamente alla divisione di
Israele in due regni: quello di Israele e quello di Giuda.
Dal X secolo iniziano a riaffacciarsi sul territorio fenicio l’Egitto e gli Assiri che stavano
vivendo nuovamente un periodo di splendore. Per sfuggire al dominio assiro le città fenice si
appoggiarono agli egizi. Nel corso del IX secolo intanto l’espansione di Tiro aveva raggiunto
confini ampissimi potendo vantare di possedimenti anche in Sicilia, Spagna e Sardegna.
Questa ricchezza di Tiro fece subito gola agli Assiri che a partire dal 870 a.C. iniziano a
compiere spedizioni “commerciali” in fenicia con le quali chiesero sempre più tributi alle città
fenice. A partire dal VIII secolo il dominio assiro diventa pressante. L’interesse primario degli
Assiri era rivolto verso i regni aramaici e neo-hittiti, il controllo dei territori fenici e
palestinesi era, di fatto, considerato secondario. Rimasti fuori dalla coalizione antiassira ai siti
fenici di Tiro, Sidone e Biblo venne concessa una certa autonomia in cambio di un pagamento
in tributi. Gli Assiri e gli egizi fino al 750 a.C. dovettero gestire situazioni differenti e ciò
permise ai fenici di potenziare i loro rapporti commerciali fino alla Spagna. Nel 744 a.C. inizia
una nuova stagione espansionistica assira che relega i regni fenici unicamente a regni
tributari, ponendo cosi fine alla loro parziale autonomia.
Nasce nel 734 una nuova coalizione antiassira, a cui partecipa anche Tiro, che cerca di
ribellarsi al giogo assiro ma viene duramente repressa. Nonostante ciò Tiro viene risparmiata
in quanto fonte di grossi profitti per il regno assiro. Inizia quindi un periodo fatto di lotte e
contrasti fra Tiro, Sidone e gli Assiri, che porterà al crollo del regno unito e plurisecolare di
Tiro e Sidone e che si concluderà nel 612 a.C. quando gli Assiri, già da decenni in declino, si
arrenderanno ai babilonesi che conquistano la città di Ninive. Inizia cosi un nuovo periodo di
dominazione esterna per i territori fenici.

Il giogo babilonese
Il dominio babilonese, come detto in precedenza, inizia nel 612 a.C. con la conquista di Ninive
da parte dei babilonesi, governati da Nabopolassar. Il dominio babilonese segue lo schema di
quello assiro mantenendo all’interno del territorio la stessa struttura, le stesse province e gli
stessi tributi ma, dopo il lungo sfruttamento economico subito dagli assiri, i fenici, iniziano a
risentire del successivo sfruttamento dei babilonesi. Il territorio siro-palestinese era già da
tempo nelle mire degli egizi e dei babilonesi e, la situazione peggiorò quando nel 605 il re
babilonese decise di affrontare gli egizi. Inizia cosi una guerra fra babilonesi e egizi, a capo di
una coalizione anti-babilonese, che porterà Tiro ad essere assediata nel 585.
Dopo 13 anni di assedio a Tiro viene proposto un compromesso che prevede una propria
autonomia e la presenza al potere di una dinastia locale in cambio del riconoscimento del
dominio babilonese. Questa situazione non durò però molto e dopo qualche anno la città sarà
inglobata nelle province del Qadesh babilonese. Con la morte di Nabucodonosor inizia il
declino dell’impero babilonese che culminerà con la caduta di Babilonia nel 539 a.C.. Inizia
cosi un nuovo periodo che vede l’ingresso dell’impero persiano.

La Fenicia e l’Impero Persiano


L’Impero Persiano, pur riconoscendosi come erede dei precedenti imperi, presenta dei forti
elementi di innovazione: per la prima volta la capitale dell’impero non si trova in
Mesopotamia, bensì in Iran; per la prima volta a guidare le sorti dell’Oriente non vi è un
popolo semitico, ma un ceppo indoeuropeo, i persiani.
Come detto i persiani, nomadi fino a qualche anno prima, cercano di rilevare l’eredità
mesopotamica ma dimostrano al tempo stesso una forte apertura verso le culture locali. Sotto
i persiani la Fenicia inizia a vivere una nuova fase di prosperità economica e politica.
I persiani ricevettero da parte dei fenici una sottomissione volontaria e ciò , insieme allo
spirito collaborativo, garantirono ai territori fenici una discreta autonomia. l’era persiana
vede emergere anche il ruolo di Sidone che, a discapito di Tiro, assume un ruolo centrale
anche grazie alla sua espansione continentale e marittima. I re di Sidone vengono bollati sia
come filo ellenici sia come filo persiani e questo dimostra il ruolo di intermediario che la città
aveva assunto. Il clima di equilibrio viene minacciato verso la fine del V secolo a.C. quando
iniziano a verificarsi delle ribellioni che vengono però placate dai persiani ma, nel 363 a.C.
scoppia la rivolta dei satrapi, i governatori persiani, contro il potere centrale e, nel corso di
questa rivolta viene ucciso il re di Sidone che passa quindi sotto il potere del satrapo di Siria
perdendo però tutti i suoi privilegi. Sidone riconquista la sua autonomia nel 357 quando al
potere sale Tabnit II, filo persiano, che però partecipa alla rivolta delle città fenice del 351,
rivolta placata dall’impero. Intorno al 344 la situazione sembra essersi ristabilità e Sidone,
importante dal punto di vista strategico è ricostruita. Nel 333 a.C. si affaccia sulle coste fenice
Alessandro Magno che viene accolto come un liberatore da Sidone. Di fatto si conclude così
l’epoca persiana che, in generale, può essere vista come positiva per i Fenici.

La fenicia ellenistica e romana

L’arrivo di Alessandro, accolto positivamente ma costretto a porre Tiro sotto assedio, non
segna l’inizio dell’ellenizzazione della fenicia, in quanto già da tempo mercanti, mercenari e
artisti greci frequentavano quelle terre, ma ne accelera il processo. I fenici, abituati a viaggiare
e ad avere contatti esterni, si aprono volentieri alla cultura greca che già conoscono e
apprezano. La produzione di sarcofagi, per esempio, di tradione fenicia e soppiantata da
modelli di derivazione greca e le divinità locali vengono assimilate a quelle greche. Questo
inserimento della cultura greca non provoca però una scomparsa della cultura e delle
tradizione fenice bensì si assiste ad una sorta di interazione tra le due con differenziati livelli
di ellenizzazione a seconda della classe sociale: le aristocrazie, a contatto col potere greco,
recepiscono molto il modello di vita ellenico, cosa che invece succede in minor parte per i ceti
più bassi. Alla morte di Alessandro e nel corso del III secolo a.C. si scontrano per ottenere il
controllo sulla fenicia Seleucidi e Lagidi fino a quando, nel II secolo a.C., in una situazione
ancora di conflitto, intervengono i romani che, nel 64 a.C. fonderanno, sotto Pompeo, una
provincia romana in Siria che ingloba le città fenicie. Se per i greci conquistare la fenicia aveva
significato anche importare la loro cultura, questo non avviene per i romani la cui cultura,
diversamente da quella ellenica, era considerata meno universale. Ciò non toglie però che dal
punto di vista economico il periodo romano sia stato positivo per le città fenice.
CAPITOLO 3

DA ARWAD AD AKKO: CITTA’ E SITI


La Fenicia settentrionale

Arwad/Arado l’odierna Ruad, in Siria, sorgeva su in isola come Tiro ed era la capitale di un
territorio poco esteso.
Monumenti:
 Santuario federale di Zeus di Baitokaike
 Iscrizioni fenice e greche
 Resti di palazzi
In generale pochi scavi sull’isola

Tell Kazel, Tell Arqa e Tripoli


Tell Kazel è identificata con l’antica Sumura , gli scavi condotti dagli archeologi francesi,
siriani e libanesi a Tell Kazel hanno rivelato un'occupazione costante sin dal Bronzo
Medio, con un imponente sistema di fortificazione.
Il territorio comprendeva anche i siti di Tell Arqa e Tripoli, quest’ultima fondata su mandato
di 3 città (tri-polis), Tiro, Sidone e Arwad, ognuna con un suo quartiere.

La Fenicia centrale

Biblo
Il territorio di Biblo, odierna Gebeil, era assai ridotto e con il passare del tempo diminuirono le
sue vie verso l’interno, una diminuzione che portò allo sviluppo di vie portuali. Di fondazione
antichissima, Biblo, affonda le sue radici nel IV millennio a.C..
Dell’area fenicia Biblo è sicuramente il sito archeologicamente più conosciuto anche se,
paradossalmente, sono maggiormente presenti i livelli risalenti al Bronzo piuttosto che quelli
di epoca fenicia. Gli scavi partirono nel 1860 con il francese Renan, successivamente, nel
1923/1924 venne portato alla luce il famosissimo sarcofago di Ahiram che presenta una delle
prime testimonianze di alfabeto fenicio. A Biblo si percepisce la forte influenza che la cultura
egiziana ha lasciato in questa città avendo intrattenuto con l’impero nilotico rapporti costanti
sotto ogni punto di vista. Altri ritrovamenti degni di nota sono:
 Templi votivi età del bronzo
 Tempio della Baalat
 Tempio degli obelischi
 Corredi della necropoli reale

Come detto prima sono scarsi i resti riguardanti la città in epoca fenicia mentre sono presenti
quelli del Bronzo e della Biblo ellenica e romana. Una delle teorie ipotizza che, in epoca
fenicia, la città si sia spostata verso destra trovandosi quindi ora sotto la città moderna. La
documentazione torna poi ad essere interessante in epoca persiana.
A contribuire alla fama di Biblo furono anche i suoi culti, testimoniati dai numerosi templi,
come quello di Baalat, assimilata a Venere/Afrodite.

Beirut/berito e Khalde
Beirut conosce un lungo periodo di esclissi tra i XII secolo fino alla metà del I millennio a.C.
quando rinascerà durante l’epoca persiana. Nel II secolo a.C. è diventato un centro
commerciale di primissima importanza.
Fino a pochi anni fa, la città fenicia di Beirut era un miraggio. Si
Conoscevano soltanto alcune tombe a inumazione del Bronzo con corredi ricchi di oggetti di
provenienza egizia ed egea. A seguito delle distruzioni occasionate dalla guerra civile, è stato
possibile intraprendere, prima della riurbanizzazione,
un, esplorazione limitata, ma estremamente proficua della città antica.
Di notevole importanza sono le mura della città , le case, che testimoniano la forte
ellenizzazione della città , e diversi quartieri tra cui uni persiano.

La Fenicia meridionale

Sidone
Sebbene Sidone risulti essere una delle città più conosciute, nonché una delle più presenti tra
le fonti a noi arrivate, da un punto di vista archeologico la situazione è diversa in quanto la
città moderna di Saida ricopre i resti fenici. Attualmente l’esplorazione archeologica di Sidone
è molto parziale e finora sono stati ritrovati per lo più diversi sarcofagi, di ottima fattura, sia
di provenienza egizia sia di provenienza ellenica.

Tiro ed Umm el-Amed


La città di Tiro, posta 35km sotto Sidone, è stata costruita su un’isola, analogamente a quanto
avvenuto per Arwad. La diga costruita da Alessandro Magno per assediare la città è
responsabile dell’attuale conformazione a promontorio. Il sito di Tiro fu occupato fin dal III
millennio.

CAPITOLO 4

UN’ECONOMIA TRA MARI E MONTI


Inventario delle risorse

La tradizione letteraria veicola lo stereotipo dei Fenici marinai esperti, intraprendenti e furbi.
Tale immagine corrisponde sicuramente ad una realtà fortemente proiettata verso il
commercio, per lo più marittimo, anche perché molto povera di materie prime, legno escluso.
L’economia fenicia non è però solo commercio marittimo ma anche la pesca, la costruzione
navale, l’industria della porpora…
Il commercio

Si può sicuramente affermare che la fenicia ha una vocazione marittima a causa della sua
configurazione territoriale. I nuclei urbani sorgono principalmente in territori ristretti lungo
la costa o addirittura su isole ma ogni città -stato dispone di un entroterra esteso essenziale
per il sostentamento della popolazione.
Durante il Bronzo Recente il commercio marittimo era incoraggiato dalle grandi potenze che
governavano la Fenicia e che da quel commercio traevano profitto sottoforma di tributi. Altra
grande risorsa di commercio era il legno di cedro, estremamente comune nella Fenicia, quanto
scarseggiante nel vicino Egitto che regolarmente si riforniva.
Con il collasso del sistema palatino si assiste ad una progressiva liberalizzazione del
commercio; il palazzo non possiede più un potere monarchico e le iniziative private
guadagnano terreno. Contemporaneamente egizi ed hittiti si indeboliscono e svaniscono
lasciando ai fenici campo libero. Con il crollo del sistema palatino crolla anche la produzione
del bronzo. I fenici necessitavano quindi altre materie prime come il ferro o altri metalli con
cui arrivare a nuovi mercati. Questo insieme di fattori positivi e negativi è all’origine dello
straordinario sviluppo del commercio marittimo fenicio che si spinge fino a Gibilterra.
Fra il IX e l’VIII secolo i fenici consolidarono il loro dominio marittimo fino a quando gli Assiri,
inizialmente con Assurnasirpal II, intrapresero una serie di campagne militari nel Levante,
campagne di cui i porti fenici furono una preda privilegiata. La forte pressione tributaria
esercitata dagli assiri però era compensata dal fatto che le città -stato fenice, assoggettate
ormai agli assiri, ricevevano nuove attenzioni e questa loro posizione permetteva di trovare
nuovi clienti e allargarsi a nuovi mercati.

Agricoltura, l’allevamento e la pesca

Nel territorio fenicio le terre coltivabili erano esigue e la sopravvivenza della popolazione
cittadina poggiava su una rete di insediamenti secondari adibiti all’agricoltura. Ciò nonostante
l’importazione di derrate alimentari era per i fenici necessaria alla sopravvivenza. Di fatto nel
corso della storia i popoli fenici hanno raggiunto l’indipendenza solo in alcune fasi di cui ci
vengono riportate testimonianze di vendita di cereali all’Egitto. La produzione riguardava per
lo più vino, molto apprezzato, e olio d’oliva. Praticata era anche la pesca e l’agricoltura mentre
sono state già citate le risorse boschive disponibili su territorio fenicio.

L’artigianato

Mentre l’arte fenicia era considerata per l’elite, la produzione di oggetti in serie, l’artigianato,
era molto importante sia per il popolo stesso, sia per il commercio. A differenza della ceramica
greca, decorata e ornamentale, quella fenicia risulta essere meno appariscente e più legata al
concetto di funzionalità . Secondo alcune fonti romane ai fenici è attribuita l’invenzione del
vetro, la sabbia fenicia si è rivelata infatti adatta alla lavorazione vitrea.

L’industria

Come già detto la costruzione navale costituisce un settore forte nell’industria fenicia ma,
altrettatnto famosa è l’industria della porpora che permetteva di ricavare il colore da un lungo
processo di decantazione di un mollusco in appositi bacini posti al sole, lontani dalle città .
CAPITOLO 5

RE, SCRIBI E SACERDOTI: ISTITUZIONI, SOCIETA’, CULTURA E RELIGIONE


Introduzione

Mentre nella Mesopotamia il sistema di scrittura cuneiforme era complesso e appannaggio


unicamente di una elite di specialisti, nella Fenicia esisteva un alfabeto, caratterizzato da 22
segni, che era alla portata anche degli strati più bassi della società : era più democratico.
La raccolta di testimonianze fenice riguardo alla vita cittadina è però piuttosto esigua in
quanto i documenti della vita quotidiana erano scritti sul papiro, deperibile, mentre quelli
della vita istituzionale erano su tavolette di argilla.

Il re che fa vivere il popolo

Tutte le città -stato fenice sono governate da sovrani che formano dinastie più o meno stabili, a
differenza delle polis greche. Nella Fenicia il re gode di tantissimo potere e, mentre i greci
dopo il periodo dei palazzi micenei e delle tirannie arcaiche, hanno voltato pagina, nel
territorio fenicio si registra una continuità politico-istituzionale. Ogni città stato è quindi
governata da un re che cede il suo potere in via ereditaria. L’ascesa al trono del sovrano è
presentata come una scelta divina e a lui le divinità conferiscono le qualità morali essenziali
per governare.
Le iscrizioni reali insistono sulle due principali missioni del re: da un lato il re era colui che
faceva vivere il popolo, ovvero si occupava del suo sostentamento, lo proteggeva dai nemici
esterni etc.. dall’altro era colui che vigilava sul culto e si accertava che fosse svolta
correttamente la vita religiosa. Il re si occupava quindi di restaurare e costruire i templi, le
case degli dei.
La regalità costituisce quindi un tratto permanente nella cultura fenicia, eccezion fatta per il
periodo babilonese in cui i re erano sostituiti da magistrati.
Su documenti giunti fino a noi si fa riferimento anche alla presenza di assemblee, una di padri
e anziani, appartenenti alla elite aristocratica, e una costituita da membri del popolo,
un’assemblea democratica. Di queste assemblee si conosce poco e non ci è dato sapere che
poteri avessero realmente.