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CESARE SILVA

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LA CHIESA DELLA MADONNA DEGLI ANGELI IN VIGEVANO Con un saggio introduttivo di Anna Strada

ABBREVIAZIONI ASCV - Archivio Storico Comunale Vigevano ASDV - Archivio Storico Diocesano Vigevano ASPSCV - Archivio Storico Parrocchia di San Cristoforo Vigevano ASM - Archivio di Stato Milano BSVV - Biblioteca Seminario Vescovile di Vigevano

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Referenze iconografiche - Museo Diocesano Tesoro sulla Catedrale - Marco Rodolfo - Gaetano Mercorillo

Sommario

La scoperta della Chiesa della Madonna degli Angeli


Gaetano Mercorillo

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Cinque anni e sette mesi I

don Cesare Silva

Tutto comincio....con una caduta da cavallo II Il voto compiuto III Frati e pittori IV La Confraternita dellAnnunciazione del Signore V La nuova chiesa VI Sulle spine del Vescovo VII Nel turbine napoleonico

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VIII Due volte nella polvere... IX Guida artistica alla chiesa X Il Centro Aiuto alla Vita 77 51 47

con vivo apprezzamento e soddisfazione che accetto linvito del Presidente del Centro Aiuto alla Vita, sig. Gaetano Mercorillo, a presentare lultimo libro di don Cesare Silva, il quale, pur completamente immerso nella ricerca tra le carte dell Archivio Segreto Vaticano per condurre il suo dottorato in Storia Ecclesiastica alla Universit Gregoriana su un tema intricato come le relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Repubblica Francese ai tempi di S. Pio X, ha trovato modo di rovistare ancora una volta tra le carte di casa sua. Il libro che mi piace presentare ai lettori ci prende per mano per andare alla scoperta della chiesa della Madonna degli Angeli, purtroppo poco nota anche agli stessi vigevanesi. Raccontandoci la lunga vicenda storica, don Cesare ci riporta indietro di cinque secoli, tra il voto del Duca di Milano e la carit dei Confratelli dell Annunciata il cui generoso mecenatismo ha lasciato opere preziose che vengono descritte in modo ugualmente gradevole e preciso. Tra i gioielli di questa chiesa ho potuto cos anchio apprezzare e vorrei dire scoprire, la pregevole quadreria che illustrata in un saggio scientifico curato dalla dott.sa Paola Strada della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Milano. Questo contributo innanzitutto frutto di amicizia e stima con lautore e anche segno di come si stia avviando e come dia i suoi primi frutti linterazione tra la comunit cristiana e le istituzioni civili per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico delle nostre chiese e in generale delle istituzioni ecclesiastiche. Proprio a questo fine, la parrocchia di San Pietro martire insie-

me al Centro di Aiuto alla Vita - tanto opportunamente ospitato nei locali di questa chiesa dedicata al Mistero dell Annunciazione - hanno promosso questa pubblicazione. Un modo per contribuire a far conoscere e sostenere limpegno per il restauro dellantico edificio e delle preziose opere custodite. Non posso dunque che esprimere il mio pi vivo apprezzamento per queste iniziative, e invitare tutti i nostri concittadini a prenderne parte. Sono certo che molti, scoprendo la storia e larte della chiesa della Madonna degli Angeli, non mancheranno di affezionarsi ad essa e di offrire il proprio contributo. Vigevano, 29 giugno 2010

La scoperta della Chiesa della Madonna degli Angeli

Quante volte ho fatto la discesa dei frati e tutte le volte che arrivavo in fondo non potevo non guardare la Chiesetta della Madonna degli Angeli, mi attirava proprio, ma era sempre chiusa, e mi rimaneva la voglia di vedere il suo interno, potevo solo apprezzare il bel sagrato con la sua balaustra a delimitare quel non so che di campestre, di rurale, pur se ormai la citt lha inglobata in pieno. Mi dicevano che era forse la Chiesa pi antica di Vigevano, dopo quella di San Giorgio, ma in realt la facciata non ne d limpressione perch, oggettivamente, non ha alcuna caratteristica architettonica che ne riveli let, eppure restava sempre il mistero di capire comera fatta dentro. Fino a quando, nel 2004, Don Stefano Cerri, Parroco di San Pietro Martire, su nostra (del Centro di Aiuto alla Vita) richiesta ci offr lopportunit di trovare definitivamente sede nei locali della canonica, liberi dopo la morte di Don Giuseppe Bertoglio. Ci disse, Don Stefano, che mai pi appropriata sarebbe stata lallocazione del Centro di Aiuto alla Vita, a patto che ci prendessimo cura anche della Chiesetta. Fu cos che finalmente misi piede in Chiesa e ne fui felicemente accolto. Dalla comunit di fedeli raccolti alla Celebrazione domenicale della Santa Messa e dalla storia , dalla vita di questo tempio dedicato al Mistero dellAnnunciazione. Giuro, non sapevamo che la Chiesa della Madonna degli Angeli fosse dedicata allAnnunciazione, al SI ALLA VITA per eccellenza, alla VITA che avrebbe cambiato il destino di ogni uomo, di ciascun uomo. Ci siamo guardati attorno ed abbiamo capito che saremmo stati veramente a casa nostra e come tale abbiamo iniziato a conside-

rarla, dedicandole cura ed amore. Ne siamo ricambiati abbondantemente. Ci sentiamo protetti e sostenuti nellimpegno costante e pressante per la vita. Qui, ha trovato giustificazione e dono lerezione di una edicola dedicata a Santa Gianna Beretta Molla, la Santa Sorriso di Dio, la Santa della vita, lunica presente in una chiesa della nostra Diocesi. Qui, si spiegano i tanti appuntamenti di preghiera che si organizzano in momenti diversi dalla celebrazione domenicale (lAdorazione Eucaristica dei Nove Mesi per la Vita, il Rosario di Maggio, la Via Crucis, la Festa della Chiesa). Qui, si comprendono gli sforzi dovuti e necessari per rendere la Chiesa sempre pi bella ed accogliente. Qui, si capisce la necessit di continuare nei restauri, dopo aver sistemato il campanile, perch il grado di crescita di una comunit cristiana si riconosce anche dalla premura con cui si salvaguarda la Casa di Dio, nel nostro caso, anche, della Casa della Madonna degli Angeli. Questo libro di Don Cesare Silva, cui va tutto il nostro pi sentito ringraziamento per la dedizione con cui ha tracciato il solco che recupera storia, arte e costume con grande maestria, vuole essere un punto fermo di questa memoria e di questa storia, oltre che un buon veicolo per continuare nellopera, appunto, di restauro. Perch acquistandolo si d, s, sostegno finanziario, ma soprattutto, si tiene viva una identit fatta di cultura e tradizioni, che contraddistingue, in fin dei conti, non solo i vari gruppi di persone che si sono tramandate, nel tempo, fede e comunione, impegni e convinzioni, e pure il fondamento del patrimonio di tutta la nostra citt di Vigevano. E non poco. Vale veramente la pena di aderirvi e di lasciarsi prendere per conservare e migliorare la nostra qualit della vita.
Gaetano Mercorillo Presidente del Centro di Aiuto alla Vita.

Santa Maria degli Angeli e il suo apparato decorativo A ricordare la piccola cappella fatta erigere nel 1472 da Galeazzo Maria Sforza, rimane la porzione di muro che conserva il lacerto di affresco con la Nativit o Adorazione del Bambino, valorizzato come altar maggiore entro una struttura architettonica realizzata a fine Cinquecento. Nel luogo dove sorge la chiesa di Santa Maria degli Angeli il duca milanese due anni prima era caduto con il cavallo, senza riscontrare alcun danno: ne era conseguita la dedicazione di una chiesa alla Vergine che lo aveva protetto, sul terreno teatro dellincidente, a quel tempo situato fuori Vigevano. Costruita al Pillastrello che va a Mortara di piccole proporzioni e in brevissimo tempo (da marzo in poi) su progetto dellarchitetto fiorentino Benedetto Ferrini , la cappella ducale tra i mesi di agosto e dicembre del 1472 aveva linterno completamente rivestito di affreschi, come riporta addirittura nel dettaglio il documento ritrovato di recente relativo al collaudo e alla valutazione economica dellintervento, redatto da due artisti fatti incaricare dal duca stesso . Erano stati chiamati tre pittori della corte milanese, Bonifacio Bembo, Leonardo Ponzoni e Zanetto Bugatto, a dipingere il complesso ciclo decorativo con Cristo risorto forse sulla superficie di una cupola, alle pareti la Nativit con la famiglia ducale ai lati , ritratta a grandezza naturale, otto figure di santi, festoni e angeli in atto di suonare le trombe. In occasione del restauro del 1997 stato attribuito a Zanetto Bugatto quel poco rimasto di autentico nella Nativit, una volta eliminate con una scelta discutibile le ottocentesche ridipinture a tempera dovute a Gian Battista Garberini (il bue, lasinello nella mangiatoia e langelo con il cartiglio) e tenute invece le porzioni del Bambino, delle mani e del volto di Maria, riconosciute di un rifacimento di fine Cinquecento . A modelli iconografici fiamminghi, e di Rogier van der Weyden in particolare, rimandano larco della grotta scavata nella roccia e il gruppo superstite della Sacra Famiglia. E Zanetto, lo sfortunato pittore di cui ci giunto poco o nulla, prima di diventare artista alla corte degli Sforza specializzato - guarda caso - nei ritratti, era stato spedito giovinetto nelle Fiandre a fare il suo apprendistato presso Rogier van der Weyden .

Le fonti vigevanesi hanno registrato almeno la fase saliente delle pesanti trasformazioni subite dalla chiesetta sforzesca, e ad essa e ai decenni di poco successivi si pu ricondurre parte ____________________________
Questo piccolo contributo non sarebbe stato possibile senza lentusiasmo e la capacit di coinvolgimento di don Cesare Silva e senza la disponibilit della schedatura CEI fatta realizzare in anni recenti dalla Curia di Vigevano. Su Benetto Ferrini, che in seguito lavorer anche al castello di Vigevano, e i documenti dellArchivio di Stato di Milano in relazione alla originaria cappella ducale, cfr. M. Verga Bandirali, Documenti per Benedetto Ferrini ingegnere ducale sforzesco (1453-1479), in Arte Lombarda, 60, 1981, pp. 49-102, in partic. pp. 59, 80, docc. 93-94. Sulla cappella votiva, B. Biffignandi Bucella, Memorie istoriche della citt e contado di Vigevano, 1810, p. 151; Pianzola, Vigevano. Memorie religiose, Vigevano 1930, p. 92; V. Ramella, Storia di Vigevano, Vigevano 1972, p. 240. Su indicazioni di S. Bandera (Documenti per i Bembo: una bottega di pittori, una citt ducale del Quattrocento e gli Sforza, in Arte Lombarda, 80-82, 1987, p. 176), reso noto da Maria Teresa Binaghi Olivari nel 1994 (Vigevano dai Visconti agli Sforza, Vigevano 1994, in partic. pp. 8-17) e ripubblicato in Vigevano 1472: Zanetto Bugatto, in Ambrogio da Fossano detto il Borgognone. Un pittore per la Certosa, cat. a cura di G. C. Sciolla, Pavia, Castello Visconteo e Certosa di Pavia, 4 aprile-30 giugno 1998, Milano 1998, pp. 113-119, in partic. pp. 114-115. Si fece dipingere sua Signoria da uno lato con li fioli maschij da un lato della Madonna ed da laltro la Duchessa Bona con le fiole: cfr. Simone del Pozzo, Libro fatto da S. d. P. che contiene la descrizione e lestimo dei terreni fatto nel 1550, ms., Vigevano, Archivio Storico Civico, art. 179, ff. 644 (634) r v. Per lattribuzione, le vicende relative alledificio ed altro, cfr. Binaghi Olivari, cit., 1998, pp. 113-119. Il restauro, diretto da M. T. Binaghi Olivari, stato eseguito da Paola Zanolini. Su Zanetto Bugatto, cfr. in partic. F. Cavalieri, Osservazioni ed ipotesi per le ricerche sullarte di Zanetto da Milano, pittore degli Sforza, in Arte Lombarda, 90/91, 1989, pp. 67-80, in partic. p. 74 e L. Syson, Zanetto Bugatto, court portraitist in Sforza Milan, in The Burlington Magazine, 138, 1996, pp. 300308; su Zanetto, laffresco di Vigevano e la sua relazione con due vetrate della Certosa di Pavia, cfr. di S. Buganza, Interferenze nordiche alla Certosa di Pavia: Cristoforo de Mottis, una proposta per Zanetto Bugatto e unapertura su Hans Wits, in La Certosa di Pavia e il suo museo: ultimi restauri e nuovi studi, Milano 2008, pp. 193-217, in partic. pp. 203-206 e p. 216 n. 43. C. Nubilonio (a cura di M. Cantella), Cronaca di Vigevano, Pavia 1988, p.

180; C. S. Brambilla, La chiesa di Vigevano, Milano 1669, p. 186 (p.101?); M. Gianolio, De Viglevano et omnibus episcopis qui usque ad MDCCCI sanctam et regiam viglevanesem ecclesiam rexere, Novariae 1844, p. 65. Ma cfr. anche F. Pianzola, Memorie religiose. _______________________________

Cinque anni e sette mesi

Cinque anni e sette mesi sono passati da quando inizi il mio interessamento per la chiesa della Madonna degli Angeli: era da poco morto lultimo Cappellano e lallora Prevosto di San Pietro martire aveva incaricato della Messa domenicale il canonico Pastormerlo; che diverse volte mi capitato di surrogare durante le vacanze; e la mia povera persona di ordinare un po le suppellettili e le carte. Poco dopo venne lidea di ospitare nella casa annessa il Centro di Aiuto alla Vita che oltre a godere finalmente di uno spazio adeguato, offriva la cura e lanimazione di questo luogo sacro, in cui per secoli hanno pregato tanti fedeli associati nella Confraternita intitolata allAnnunciazione del Signore: a quale meglio nominata sede potevano ambire i volontari del centro? Queste notizie storico artistiche mi furono richieste dallamico Gaetano pochi mesi dopo la mia ordinazione sacerdotale; il ministero come Curato in un paese e poi linvio a Roma per gli studi allUniversit Gregoriana ne hanno ritardato la ricerca e la stesura. Vogliono essere un modesto strumento per far conoscere un

tassello prezioso dellarte religiosa della nostra citt e poi un piccolo segno di amicizia verso quei concittadini che generosamente in molti modi si prodigano per il suo restauro. Ancora una volta la Provvidenza non fa mancare il suo aiuto a chi sadopera perch la casa del Signore non vada in rovina, ma rimanga testimonianza vivente della fede, della carit e del senso artistico dei nostri antenati e della generazione nostra, che ha il dovere di trasmettere quanto ricevuto, non permettendo che se ne alteri il significato, a coloro che verranno. Desidero infine rivolgere un ringraziamento alla dott. Paola Strda, funzionario della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Milano per onorare la mia persona di amicizia e stima e questo scritto di un saggio introdutivo sulla preziosa e inedita quadreria sulla nostra chiesa: un input per nuovi approfondimenti e valorizzazioni.
don Cesare Silva

Roma, nella festa del Beato Angelico, 18 febbraio 2010

La conversione di San Paolo (particolare, circa 1690), di Luca Giordano (Napoli 1634 - Napoli 1705). Muse des Beaux-Arts de Nancy.

La Chiesa della Madonna degli Angeli in Vigevano

Tutto comincio....con una caduta da cavallo

La storia della chiesa della Madonna degli Angeli comincia da una... caduta da cavallo. La storia del mondo ne contempla innumerevoli, e dalle conseguenze pi disparate. La Sacra Scrittura, tra le altre, riporta quella dello zelante Saulo, il quale, riavutosi dalla botta, divenne lApostolo delle genti. La caduta di cui parleremo noi non ebbe conseguenze cos prodigiose per la Santa Chiesa, n il malcapitato cavaliere, pur illustre, perse la vista per riacquistarla insieme alla conversione. E dire che di conversione ne avr avuto sicuramente bisogno, lui come i suoi colleghi. Ma veniamo al dunque. Bisogna sapere che tutta la faccenda cominci lanno di Grazia 1470, o gi di l, quando a Vigevano comandavano gli Sforza e le sorti del Ducato erano rette da Galeazzo Maria Sforza1, padre di Ludovico il Moro, pi noto dalle nostre parti per aver voluto la Piazza. A quel tempo langolo di Vigevano in cui avvenne il fatto si trovava in aperta campagna, pur essendo a pochi passi dalle mura e dai fossati, lungo la strada che dalla porta di Valle (davanti allodierna chiesa del Carmine, che allora era solo una cappelletta intitolata a Santa Margherita) usciva per i campi biforcandosi per Gambol (passando poi davanti alla chiesa di Santa Maria intus vineas e, un poco oltre, a quella di San Michele) oppure per Mortara, risalendo il costone (su cui si estende ora il corso Genova) dopo aver deviato davanti alla cappella di San Giacomo, ricordo degli antichi pellegrini, che stava sulla riva della roggia vecchia (pi o meno allincrocio tra via San Giacomo e via Madonna degli Angeli). Attorno erano ortaglie
1 Figlio primogenito del Duca di Milano Francesco Sforza nacque nel 1444 e successe al padre alla morte di lui, nel 1466. Fu ucciso da sicari mentre ascoltava Messa nella chiesa milanese di Santo Stefano il 26 dicembre 1476.
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separate da siepi che in primavera si coloravano con profumati fiori, ombreggiate da rade piante da frutto, (come quelle mele e ciliegie piccole e acidule che si raccolgono ancora in pochi superstiti alberi in qualche vecchio orto). E soprattutto cerano i vigneti, in uno dei quali, proprio in questi paraggi, era passato il pontefice San Pio V, quandera soltanto un frate del convento domenicano di San Pietro martire, a predire che le viti, fatte crescere su toppie, avrebbero fatto luva quando lui sarebbe divenuto papa. E cos capit, e il tupiat port il vino a Roma, come ricorda una terracotta posta sulla sua casa, in via dei Domenicani. Su questa strada, dove comincia la salita del sabbioso e irto terrazzamento del fiume Ticino (formatosi quandesso scorreva fin quass, allalba dei tempi), il cavallo bianco su cui viaggiava il Duca, col suo seguito darmigeri, cominci a fare le bizze, e in men che non si dica Galeazzo precipit a terra. Vergine Santa!, Angeli di Dio!, soccorretemi, furono le parole che fece in tempo a proferire in quegli attimi il Duca, che pur in fondo - un uomo un po pio lo era. Riavutisi dallo spavento, i membri del seguito scesero da cavallo per prodigarsi a raccogliere da terra il Duca, che un p frastornato, si fece mettere supino, sopra i pregiati tessuti della cavalcatura presso il tronco poderoso duna quercia secolare. Passata una mezzoretta, e accortisi che il cavaliere era tutto intero e di umore tutto sommato lieto, riportarono lillustre infermo in castello, dove trov ad accoglierlo larchiatra ducale, i notabili, le dame, la corte, la moglie e - forse- un buon frate.... Ripresosi il signor Duca riconobbe che lesito della rovinosa caduta era stato prodigioso, e ne attribu il merito allintercessione alla Madonna e agli Angeli col invocati. Decise quindi di ricambiare il favore divino promettendo di erigere una cappella intitolata ai suoi Santi Soccorritori nel luogo dellincidente. E nel giro di pochi giorni squadre di muratori cominciarono a preparare il terreno per lerigenda chiesetta, proprio dove comincia la salita.

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La Chiesa della Madonna degli Angeli in Vigevano

II

Il voto compiuto

La faccenda del voto, che abbiamo raccontato con qualche licenza letteraria, riportata sobriamente da Cesare Nubilonio nella sua Cronaca di Vigevano, mentre parla del rifacimento della chiesa, avvenuto nel 1583, il tempo in cui stava componendo la sua opera: In quei giorni si fabbricava di nuovo con elemosine la chiesa di S. Maria degli Angeli; imperocch non vi era, salvo che la cappella dove laltare; dalle bande del quale vi dipinto il Duca Galeazzo Sforza di Milano, e sua moglie, uno a man verso lEvangelo, laltra a man stanca. E la detta cappella la fece fare, perch passando ivi, il cavallo gli manc sotto, e fu in qualche pericolo della vita; e perci la fece edificare, intitolandola S. Maria degli Angeli2. La menzione pure presente negli scritti del contemporaneo Simone del Pozzo3 , e centanni dopo nellormai irreperibile Chiesa di Vigevano di Carlo Stefano Brambilla4 . La cappella effettivamente eretta doveva essere un edificio di limitate dimensioni, affrescato nella parete dellaltare dalla Nativit che ancora si conserva come ancona dellodierno altare maggiore settecentesco5 . Possiamo fare solo congetture sullimpianto architettonico originario. Il presbiterio della chiesa attuale, coperto
2 P. 362 delledizione curata da Carlo Negroni per la Miscellanea di Storia Italiana edita per cura della Regia Deputazione di Storia Patria, tomo XXIX, Torino 1892, pp. 205 392 (interessante per lapparato critico). 3 Estimo Generale, ff. 634 r e v. (ASCV, art. 179). 4 C. S. Brambilla, La Chiesa di Vigevano, Milano 1669. 5 C. Silva, La chiesa di San Pietro martire. Le lontane origini tra ipotesi storiche e documenti darchivio, in Viglevanum XIII (2003), pp. 62 73.
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dalla volta decorata a stucchi, aggiunta a met del sec. XVIII, di proporzioni minori rispetto alla navata antistante, eretta nel 1583 e al retrostante coro, contemporaneamente aggiunto. Il vano quadrato, aperto da un fornice a tutto sesto; ai lati sono due bracci rettangolari coperti da volta a botte; non da escludere che esso possa aver conservato le volumetrie del primitivo sacello. Di esso resta soltanto la parte centrale dellaffresco, raffigurante la Nativit con la Madonna e San Giuseppe. Non si conservarono i ritratti dei fondatori, n quegli Angeli che erano venuti in soccorso del Duca: forse perch sera cambiata amministrazione e non si avvert il bisogno di conservarne le immagini...

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La Chiesa della Madonna degli Angeli in Vigevano

III

Frati e pittori

Il Duca nella sua magnificenza non aveva pensato ad erigere una semplice cappelletta votiva, ma un tempio elegante, affrescato dai migliori pittori sulla piazza, affiancato poi da un convento di frati, comera consuetudine a quei tempi. Ma andiamo con ordine. Di frati a Vigevano ce ne erano gi: i Francescani conventuali risiedevano stabilmente in San Francesco fin dal 1378, e i Domenicani, in San Pietro martire, fin dal 1445. Come dimostrato per questultimo6, la fondazione di un convento era preceduto dalla presenza, saltuaria o provvisoria di qualche frate, che trovava ospitalit presso qualche buona famiglia. Cos deve essere stato per i Francescani Osservanti, detti anche zoccolanti per via delle calzature che portavano7. Una tradizione volle legare questa presenza con la visita di San Bernardino da Siena, che fu effettivamente a Vigevano, ospite del

6 P. Bellazzi, Il Beato Cristoforo Macassolio e un po di storia patria, Vigevano 1985. 7 Attribuendovi addirittura il disegno e liniziativa della costruzione della torre campanaria di quella chiesa, in realt realizzata, col concorso del Comune, dopo lunghe trattative alcuni decenni dopo sul finire del secolo XV. A. Colombo,La fondazione del convento di S. Francesco e lantica sua chiesa, Vigevano 1901; P. Bellazzi, La chiesa di San Francesco in Vigevano, Vigevano 1964.
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convento di San Francesco8, come testimonia il Brambilla9. Dalle carte dellArchivio storico comunale10 risulta che nella primavera del 1470 i rappresentanti del Comune provvidero ad individuare un terreno su cui costruire unam ecclesiam et monasterium fratorum minorum de Observantia, e lo trovarono extra portam valis per viam vetulam in campus Georgius de Colli, ovvero sulla strada vecchia che biforcandosi portava a Gambol oppure, risalendo la Costa, a Mortara e che passava dove ora sorge la nostra chiesa degli Angeli. Dunque lidea iniziale era di far sorgere il nuovo complesso presso ledicola votiva del Duca. Ma poi le cose cambiarono, come racconta Simone del Pozzo11, e nonostante il fatto che molto materiale fosse gi stato portato; forse contribuirono a questo gli stessi frati, che probabilmente gi dovevano avere qualche appoggio fuori porta San Martino, a non molta distanza dalla chiesetta campestre di Santa Giuliana, in un terreno pi ampio e comodo.

8 Sono alcuni dopinione, che la fabbrica di questa Chiesa col Convento sia stata principiata da S. Bernardino da Siena, e se bene non pare vero, trovandosi, e per la memoria sopra la facciata della Chiesa e per il Martirologio del cardinale Baronio, e altre historie, che S. Bernardino sia passato miglio vita trenta un anno prima, cio lanno 1444, ad 20 maggio; con tutto ci pu essere, che fin al tempo di s. Bernardino si fosse cominciata qualche fabbrica per abitazione de frati, poich si legge nel sonetto Breve di Papa Sisto Quarto, che si fosse gi dato principio alla fabbrica duna casa per uno de Padri osservanti, detti zoccolanti, che si dice il pozzo di Santo Bernardino, il che ho potuto notare, per soddisfare in quanto si pu alla curiosit di molte persone, che con la medemma opinione pensano, che li alberi, che sono avanti detta Chiesa, siano stati piantati da Santo Bernardino., C. S. Brambilla, Op. cit. p. 104. 9 Seduta del Consiglio Generale del comune dell8 luglio 1470. ASCV, Convocati, 9, c. 6r-v. G. Antenna, Gli Ordini mendicanti, la comunit e la corte sforzesca, in Metamorfosi di un borgo, Vigevano in et visconteasforzesca (a cura di G. Chittolini), Milano 1992; M. Rizzini, Architettura francescana tra i secoli XIV e XV in Metamorfosi (ibidem). 10 La prima volta si pensava di fondarla nel locho ove ora si vede la chiesa di S. Maria degli Angioli, per la via stalera o di S. Marco onde gi gli era portato una gran parte della materia, dipo si volt il pensere o fosse dil populo o dil principe, allora si port nel locho ove al presente si vede fondata, ASCV, Estimo Generale, f.584r. 11 Seduta del 1 gennaio 1472. ASCV, Convocati, 9
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La Chiesa della Madonna degli Angeli in Vigevano

Questi cominciarono i lavori gi nel gennaio 147112. Intanto si inizi la pratica per ottenere il riconoscimento della nuova fondazione da parte della Santa Sede per interessamento del Comune e del Duca, che invi una petizione per lerezione canonica del monastero al Papa Sisto IV che rispose con una lettera apostolica di approvazione il 10 marzo 147513. Il 20 febbraio il prevosto di SantAmbrogio aveva ricevuto un Breve del Papa che lo investiva di autorit per provvedere alla fondazione della chiesa e del convento di Santa Maria delle Grazie per un gruppo di frati osservanti capeggiati dal Beato Pacifico da Cerano. Intanto la cappella votiva era stata costruita ugualmente, nel luogo del ducale capitombolo, e completata entro lagosto 1472. Anzi, il Duca aveva inviato un gruppo di artisti della sua Corte per decorarla nel 1472, come risulta da una lettera al podest di Vigevano: mandiamo li magistro Bonifacio et magistro Leonardo Ponzono de Cremona, nostri depinctori, per fare alcuni nostri lavori14 e come conferma unaltra missiva15 (che indica nel 14 dicembre 1472 la conclusione dei lavori) e una perizia di stima degli affreschi, in cui si cita
12 M. Gianolio, De Viglevano et omnibus Episcopis, Torino 1793 (ed. ampliata: Novara 1844). 13 Lettera inviata da Pavia il 27 agosto 1472. ASM, Missive, 110, c, 39r. 14 Havemo facto dipingere una capella fuora de questa terra de Vigevano, su la strada de Gamball, da magistro Zaneto, magistro Bonifacio et magistro Leonardo pictori milanesi et adesso volemo far stimare el precio de la loro fatica et opera. Il perch haveray ad ti doy altri pictori alli quali darai il sacramento de indicare secondo la verit et mandarli qui ad vedere la suprascripta opera et ad stimare el pretio de quella., ASM, Missive, 110, c. 122r. 15 La lettera datata 29 agosto 1472 (ASM, Fondo autografi, pittori, cart. 96, fasc.1) e riguarda: la capela che sua Sg.a ha facta fare fori dessa terra succo la strada de Mortara., F. Malaguzzi Valeri, Pittori lombardi del Quattrocento, Milano 1902; G.L. Calvi, Notizie sulla vita e sulle opere dei principali architetti, scultori e pittori che fiorirono in Milano durante il governo dei Visconti e degli Sforza, Milano 1859-65 (alle pp. 192-94 parzialmente pubblicata la lettera); F.R. Pesenti, Per la discussione su Bonifacio Bembo, in Arte lombarda, X (1965), pp. 67-69; C. Mulazzani, La decorazione affrescata, in La biscia e laquila, il castello di Vigevano: una lettura storico-artistica, Vigevano 1988.
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m.ro Zaneto e compagni pentori16. Sarebbero identificabili con Zanetto Bugatto, Bonifacio Bembo, e Leonardo Ponzoni. Ma anche la chiesa delle Grazie conteneva preziosi affreschi, completati qualche decennio dopo, in facciata e allinterno della chiesa. Come in altri edifici dellOrdine17, la navata centrale terminava con una grande parete interamente affrescata con scene della vita di Cristo, da cui si accedeva nel presbiterio-coro e alle due cappelle laterali, come racconta il Brambilla18. Da qui sorse una certa confusione nellidentificazione degli affreschi: a Santa Maria degli Angeli ne resta una porzione sullaltare maggiore. Invece alle Grazie non resta pi nulla, perch era stata ristrutturata verso il 1744. A dirla tutta, non resta in piedi neppure la chiesa, perch non ci si fece scrupolo a demolirla completamente dopo le soppressioni napoleoniche del 1810. Vi era sepolto il Beato Cristoforo Macassolio, mortovi in concetto di santit nel 1485, il cui corpo fu portato in Cattedrale con la preziosa tavola di Macrino dAlba (1502).

16 Come alla coeva chiesa di San Giacomo a Pavia (distrutta), dellAnnunziata in Abbiategrasso (ora manomessa), delle Grazie a Monza, di San Bernardino a Varallo, Caravaggio, Ivrea. A. Nova, I tramezzi in Lombardia, in Il Francescanesimo in Lombardia, storia e arte, Cinisello Balsamo 1983. 17 Avanti lAltare Maggiore (come ho potuto vedete in alcune Chiese de Padri zoccolanti) vi una fabbrica a modo di facciata duna chiesa, con una porta in mezzo, per cui si passa dallaltar maggiore al restante della chiesa, qual facciata tutta dipinta con bellissime figure, che rappresentano la nascita, vita, passione, e morte del salvatore del mondo, fatte, per quello che si trova notato, nellanno 1500., C. S. Brambilla, Op. cit., p. 101. 18 P. Bellazzi, La chiesa di San Dionigi e la sua Confraternita, Vigevano 1966; C. Silva, La chiesa di San Dionigi a Vigevano, in Viglevanum XIX (2009), pp. 102 109.
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IV

La Confraternita dellAnnunciazione del Signore

Nei tempi passati la piet religiosa e le pratiche caritatevoli dei buoni uomini vigevanesi erano svolte attraverso la partecipazione alle Confraternite laicali, che, numerose e ben organizzate, raggiunsero il numero di undici a Vigevano, senza contare le Compagnie devozionali e i Consorzi professionali presenti in quasi tutte le chiese. Pu essere utile un breve richiamo a ciascuna Confraternita della nostra citt. La prima confraternita a Vigevano fu quella con sede presso la chiesa di San Dionigi19, aggregata nel 1581 a quella romana della Madonna del Gonfalone. Le prime notizie di unassociazione laicale, con scopi di piet, risale addirittura al 1323. I Confratelli si occupavano anche delle cura in prigione e del seppellimento dei condannati a morte. La chiesa attuale fu costruita a partire del 1750, e completata con la cupola nel 1780. Fu sede parrocchiale dal 1532 al 1852, poi traslata in San Francesco, di cui sussidiaria. Ora stata restaurata, ma purtroppo non stata restituita ai fedeli, come avrebbe meritato uno dei pi antichi luoghi di culto e di carit della citt. La Confraternita si disciolse nei primi anni del 1900. La divisa era di colore bianco. La seconda in citt fu quella della Purificazione di Maria presso lantica chiesa di Santa Maria del Popolo, nata per una burrascosa scissione da quella di San Dionigi. Si racconta20 che nel 1511
19 C. Nubilonio, Op. cit. pp. 276 277. 20 C. Silva, Chiese scomparse in Vigevano, in Viglevanum XIV (2004), pp. 70 79.
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alcuni confratelli portarono il miglio da battere, essendo stata la stagione piovosa, in... chiesa, e ne nacque un litigio cos insanabile, che altri confratelli fecero la scissione e crearono una nuova Confraternita, nel 1621, aggregata a quella romana del Suffragio. La chiesa attuale fu eretta nel 1729 su progetto dellarchitetto romano Ruggeri; la Confraternita stata ricostituita nel 1987. La divisa era bianca, poi modificata nel 1600, e infine celeste. Terza fu quella di San Cristoforo21, con sede nellomonima chiesa, eretta nel 1524 in contrada di Valle (via Riberia) da un gruppo di uomini che si unirono per opere di carit e di suffragio dei tanti lutti, avuti in occasione di una terribile pestilenza. Nel 1584 la Confraternita fu intitolata alla SS. Trinit. La chiesa, progettata forse da Cristoforo Solari22 era divenuta sede di parrocchia nel 1532; trasferitasi la cura danime nellex conventuale di San Pietro martire nel 1806, la chiesa fu chiusa e demolita e la Confraternita si trasfer con quadri e suppellettili; si sciolse nel 1942. Essa gestiva un ospizio per pellegrini e convalescenti accanto alla chiesa; attraverso il Consorzio della Madonna della Mercede provvedeva al riscatto dei cristiani caduti prigionieri dei pirati mussulmani. Aveva labito nero, poi mutato in rosso. Segu quella di Santa Maria Maddalena23, fondata nel 1539 nella chiesa omonima, eretta dagli Ardizzi nel 1421 (via del Pozzo, angolo via del Popolo) e dotata di preziosi reliquiari trasportati in San Francesco quando fu soppressa chiesa e confraternita nel 1801. Aveva labito tan chiaro con cordone bianco: si sciolse nel 1922. Fu poi la volta di quella di SantAndrea24, fondata nel 1560 nellomonima chiesa (via XX settembre angolo vicolo Seminario), nominata gi nel 1347 e rifatta alla fine del sec. XVI. Soppressa nel 1801 la chiesa, i confratelli, che avevano labito verde con la croce rossa a X, si trasferirono in San Dionigi, ove presto si sciol21 C. Barbieri, LAssociazione dellImmacolata a Vigevano, Vigevano Mortara 1901. 22 C. Silva, Chiese scomparse (Op. cit.); P. Bellazzi, La chiesa di San Francesco (Op. cit.). 23 P. Bellazzi, La chiamavano via del Paradiso, Vigevano 1992. 24 C. Silva,ibidem.
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sero. Poco dopo, nel 1575 fu la volta di quella di San Bernardo, nellomonima chiesa, gi esistente nel 1498 e ultimamente rifatta nel 1676. Nel 1583 la Confraternita, con labito nero, fu aggregata a quella romana del SS. Crocefisso, da cui prese il nome. E stata ricostituita nel 1984. Lanno dopo, fu la volta di quella di San Rocco25, con sede nella chiesa omonima eretta nel 1524 (attuale Santuario di Pompei), trasferitasi nel 1576 in unaltra chiesa, accanto a San Pietro martire e nel 1647 in una terza (corso Repubblica angolo via del Popolo) soppressa nel 1810. I confratelli, che vestivano labito verde, si trasferirono prima a San Pietro martire, e poi a San Giorgio, ove presto si sciolsero. Nel 1583 tocc a quella dellAnnunciazione, come vedremo. Nel 1599 si costitu la Confraternita della Morte26 nella cappella quattrocentesca della Madonna dei pesci sul naviglio, trasferitasi nel 1606 nella chiesa della Madonna della Neve. Non ebbe mai interruzioni, nemmeno durante let napoleonica. I Confratelli, il cui nuovo statuto risale al 1985, indossano labito nero. Nel 1602 nacque la Confraternita della Madonna del Carmine, con sede nella chiesa di Santa Margherita, esistente gi nel 1498 e ricostruita pi volte. Soppressa la Confraternita, vestita di tan scuro, nel 1801 fu ricostituita nel 1824 e dur fino al 1942; un gruppo di devoti fa rivivere le tradizioni religiose della Confraternita. Ultima fu quella della Madonna dei sette dolori27, eretta nel 1657 nellomonima chiesa, eretta nel 1613 e rifatta nel 1722 ( sede di parrocchia dal 1938). Ricostituitasi dopo le soppressioni napoleoniche, si sciolse agli inizi del novecento. Portava labito viola.
25 ibidem. 26 P. Bellazzi F. Fino, La chiesa di S. Maria della Neve in Vigevano e la sua Confraternita, Vigevano 1999. 27 G. Sai, La Chiesa della Beata Vergine dei sette dolori, Vigevano 1988.
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E dopo questo lungo excursus sulle Confraternite vigevanesi arriviamo a parlare della nostra. Alcuni uomini devoti pensarono di dare vita ad una Confraternita laicale intitolata alla Madonna, scegliendo come invocazione il mistero dellAnnunciazione del Signore presso lantica cappella del voto, verso lanno 1583. Il 1 luglio 1583 ottennero dal Vescovo mons. Bernardino Bricennio latto di erezione canonica della Confraternita, rogato dal notaio Giovanni Francesco Maggi, Cancelliere Vescovile. I Confratelli iniziarono lufficiatura col proprio abito, di colore argentino, soltanto l8 settembre di quellanno. E la data scelta non fu casuale28. Lo stesso vescovo approv lo statuto del Sodalizio il 23 gennaio 158629. La chiesa era per assai piccola: subito la Confraternita si attiv per riedificare una chiesa pi grande, e con il coro per lufficiatura. La Confraternita era una libera associazione di laici che si erano voluti costituire, sotto lautorit del Vescovo, per celebrare ogni domenica lUfficio della Madonna, oltre che ascoltare Messa e confessarsi con una certa frequenza. Promettevano di vivere onestamente, da buoni cristiani, contribuendo a opere di carit spirituali e materiali specialmente in soccorso dei pi poveri. Avendo costruito con le offerte dei membri la propria chiesa, ne assume28 L8 settembre infatti la festa della Nativit della Madonna, ed la pi importante e antica festa mariana della citt, tra le molte, essendo questo il titolo dellAltare della Vergine in Cattedrale, ricordo della prima chiesa vigevanese, che secondo la tradizione sorgeva sul castello ed era intitolata a Maria nascente. Anche i Confratelli della Madonna della Neve sceglieranno nel 1606 la stessa data per inaugurare la loro nuova chiesa, e lo stesso i Cappuccini per la nuova chiesa di Santa Maria del Crocefisso, nel 1609, intitolata a Maria Nascente. 29 Initio sui Pontificatus, petentibus aliquibus piis viris Viglevanensibus, ad divini cultus augmentum, et ad animarum salutem promovendam, calendis Jiulii anno MDLXXXIII constituit in aedicula S. Mariae Angelorum Sodalitatem sub titulo Annunciationis Beatae Virginis, attributo ejus Confratribus habitu coloris cerulei, et novam Ecclesiam S. Mariae Angelorum extra muros suis praecipue sumptibus aedificari, et perfici curavit, eamque statutis conditionibus laudatae Sodalitati assignavit die XXIII januarii anno MDLXXXVI., M. Gianolio, Op.cit. p.65: in nota si fa riferimento al disperso Archivio della Confraternita.
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vano la cura e lamministrazione. Le Confraternite erano solite predisporre le pratiche necessarie per laggregazione con Arciconfraternite di Roma analoghe per titolo o finalit. In questo modo assumevano le regole e gli statuti di quelle, generalmente approvate dal Papa, e ne godevano i privilegi e i benefici spirituali. La nostra ottenne laggregazione con lArciconfraternita dellAnnunciazione, che aveva sede presso la chiesa di Santa Maria sopra Minerva in Roma con lettera del 26 aprile 1584; una ulteriore conferma fu data il 13 agosto 160230. Dagli atti di una Visita del 166931 apprendiamo di un atto di aggregazione, riconosciuto dallOrdinario datato 7 ottobre 1610. La carit della Confraternita si applicava a casi particolari, come la provvista di una congrua dote per far maritare fanciulle povere (sul modello dellArciconfraternita romana). Era un modo per offrire a loro un futuro migliore, evitando loro un destino di serve o peggio. I Confratelli amministravano la rendita di trecento scudi che fra Andrea Riberia, fratello della benefica Donna Agnese32, aveva lasciato per legato testamentario rogato il 4 febbraio 1587 per provvedere alla Messa quotidiana allaltare della chiesa della Madonna degli Angeli e alla dote di cento lire imperiali per una fanciulla povera. Questa era invitata a partecipare alla solenne processione annuale il giorno dellAnnunciazione. La Chiesa ebbe due altri legati testamentari, di un certo rilievo: uno di Paolo Previde Frigerio del 23 marzo 1668 per la celebrazione di varie Messe lungo lanno; laltro di Vincenzo Ferrari Vio che nel 1703 fondava una Cappellania per la Messa quotidiana con
30 C.S. Brambilla (Op. cit.) riporta lincipit delle lettere: infatti ebbe a consultare (come il Gianolio) larchivio della Confraternita, requisito dal Demanio e disperso a causa della soppressioni napoleoniche. 31 Visita pastorale del Vescovo mons. Visconti del 23 gennaio 1669 (ASDV). 32 Figlia di don Andrea de Ribera Castiglia e moglie di don Michele Lenza, Reggente della Corona spagnola a Milano; rimasta vedova si ritir a Vigevano nel monastero delle Domenicane dellAssunta (nella cui chiesa, ora profanata, fu sepolta). Fond nel 1629 lOrfanatrofio della Presentazione di Maria (in via Cairoli, soppresso nel 1799, conflu nel 1819 nellex monastero delle Carmelitane in via Riberia, dalla Riberia beneficato alla fondazione nel 1641) e fu munifica con gli istituti religiosi e caritativi della citt.
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beneficio costituito nel 174233. Entrambi i legati cessarono con le soppressioni napoleoniche. La Confraternita, apprendiamo da una nota del 181934, annoverava trai suoi membri uomini della frazione Sforzesca, i quali indossavano labito proprio in occasione della processione della Madonna la prima domenica di luglio. Ogni Confraternita aveva un abito proprio, che ne distingueva i membri da quelli delle altre. Indossavano i nostri una cappa di colore argentino quando recitavano lufficio in coro, assistevano alle funzioni nella loro chiesa o accompagnavano i cortei funebri. Alle processioni poi si presentavano con il proprio gonfalone: ogni Confraternita aveva il proprio come segno distintivo e motivo di orgoglio. Per questo a Vigevano rimangono alcuni esemplari bellissimi oltre a quello della Madonna degli Angeli. Nel 1969 inserito nelle raccolte del Museo Diocesano (pensato dal Vescovo Mons. Barbero e mai realizzato per la sua improvvisa morte) ed esposto nella seconda sala del Tesoro del Duomo35. La Confraternita ne possedette anche un altro, pi piccolo, per le occasioni meno solenni, usualmente esposto in chiesa, a destra dellaltare maggiore. Alle processioni bisognava rispettare rigorosamente un certo ordine, sanzionato dallantichit dogni Confraternita: ogni viola-

33 Dagli Atti della Visita pastorale del vescovo mons. Scarampi del 18 luglio 1756 (ASDV). 34 Relazione dello stato della Parrocchia al titolo di San Cristoforo..., manoscritto inedito del 1819 (ASPSCV). 35 Il Museo contiene anche il gonfalone della Confraternita di Santa Maria del popolo, simile per fattura e coevo. Tra i pi preziosi senzaltro lo stendardo della Compagnia del Rosario in San Pietro martire, con ricamati in quindici medaglioni i Misteri del Rosario e nel verso la Madonna coi Santi Domenico e Caterina (inizi del sec. XVIII).
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zione poteva comportare controversie e perfino... disordini36. Gli Ufficiali (Priore, Vice-Priore, Maestro dei Novizi) portavano dei bastoni processionali in legno dorato, le cui insegne, baroccamente sagomate, raffigurano in olio lAnnunciazione: si sono conservate anche ai nostri giorni.

36 Sentite un caso, raccontato dal nostro sempre diligente Brambilla (Op. cit. p. 91), capitato ai Confratelli di Santa Maria del popolo: Lanno poi 1662 hanno li confratelli di detta vener. Compagnia fatto edificare la Capella con lAltare della Madonna del Suffragio man dritta della chiesa, e precedendo le dovute cerimonie di Santa Chiesa si celebr a detto altare la prima Messa il giorno di tutti li Santi, ch il primo di Novembre, e hanno li confratelli aggiunto allabito il rocchetto, con il cordone nero, capello, e corona, per uniformarsi a ci, che dispone il Breve della soletta aggregatione (del Suffragio), per il che ne sono nati diversi disguidi, e inconvenienti, avendo le tre Compagnie (cio le altre Confraternite di Vigevano) preteso, che questa del popolo, per lhabito sonetto dovesse come compagnia nuova, andare allultimo luogo in occasione delle pubbliche processioni, ma finalmente piaciuto a Sua Divina Maest metter fine a tante discordie, che disturbavano tutte le principali divotioni, con la destrezza (sic) e autorit di monsigno Vescovo Girolamo Visconti, essendosi detta Compagnia del Popolo, in occasione delle QuarantOre, fatte nella Cattedrale la Settimana Santa dellanno 1668, risoluta di andar allultimo luogo, e cos, per gratia di Dio, si va continuando con molta consolatione dei buoni cittadini.
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La nuova chiesa

Torniamo a parlare della chiesa: avevamo lasciato i Confratelli alle prese con la fondazione e la necessit di edificare una chiesa pi grande e un coro adeguato per le ufficiature. Il Vescovo Bricennio, racconta il Gianolio37, ebbe ad approvare con solerzia la nuova associazione laicale e volle contribuire con elargizioni personali alla raccolta di elemosine per la costruzione della nuova chiesa. Si decise di aggiungere alla primitiva cappella, mantenuta come presbiterio, un corpo longitudinale, pi alto e largo, coperto da volta a botte e diviso in due campate, creando quattro arcate laterali, della medesima dimensione di quella daccesso al presbiterio. Pare che la chiesa, cos ampliata, cominci ad essere officiata nel 1586. Nel 1592 i confratelli posero mano alla costruzione del coro, per collocare gli stalli ove assistere alle Funzioni e recitare lUfficio. Questo fu concepito come un organismo autonomo, largo quanto la navata, distinto dal presbiterio, avendovi conservato il muro retrostante laltare, ove vi lantico affresco. E un vano rettangolare coperto da volta a botte che si risolve in una vela in prossimit delle finestre laterali. Per il collegamento con la chiesa si approntarono due porte lateralmente al presbiterio. In quegli anni fu anche eretto il campaniletto, alto e snello, la cui cella, di linee sobriamente tardo-cinquecentesche accoglie un unica campana. E singolarmente fondato tra la navata e il presbiterio, su cui appoggia due muri; gli altri sono invece a trabalzo sulla volta, e sorretti da un sistema di travi lignee e chiavi in ferro tra i muri e la volta, che, pur nella solidit costruttiva, rivelano una
37 Op. cit.; A. Colli, Maria Santissima onorata in Vigevano, Mortara Vigevano 1904.
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certa arditezza. La chiesa rimase con un solo altare fino al 1657 quando fu eretta una cappella sfondando la seconda campata verso laltare maggiore, nel quale fu costruito un altare dedicato ai Santi Mona Arcivescovo e Mauro Abate. La prima Messa si celebr detto Altare dal Dottore Vincenzo Colli Vicario generale del Vescovo Adarzo il d 16. Agosto di detto anno, & il giorno seguente si solennizz la festa con Messa cantata, & Vespero due Chori di Musica38.

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Brambilla, Op. cit., p. 186.

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VI

Sulle spine del Vescovo

Principale evento della vita della Confraternita era, come accennato, la solenne processione che si teneva ogni anno il giorno dellAnnunciazione (il 25 marzo) allora di mezzogiorno partendo dalla Cattedrale fino alla chiesa degli Angeli ove si cantava Messa solenne. I Confratelli in mattinata si recavano col loro Cappellano (in piviale) in Duomo, portandosi dietro le statue della Vergine Annunciata e dellArcangelo, usualmente collocate presso laltare maggiore della loro chiesa. La Madonna, montata sopra una portantina era recata sulle spalle con un ricco tronetto in legno dorato (ancora esistente); due robusti confratelli portavano ai lati due ingrombanti candelabri (ora collocati in presbiterio). Il priore, il suo vicario e il maestro dei novizi avevano tramano ciascuno un bastone recante linsegna del sodalizio dipinta su un artistico cartiglio (ancora conservati). E poi era la volta del grandioso stendardo portato da quattro confratelli che con corde cercavano di tenerlo ritto. Dopo una breve orazione si formava la processione, che richiamava una gran folla di gente, specialmente dalle campagne che sperando nellaccennarsi del tepore primaverile rendevano il rito religioso loccasione per una colorata festa popolare, ove salternavano alle laudi sacre canti un p profani, danze, luminarie e perfino, lungo il percorso banchetti di venditori di scarabattole e leccornie (del tempo...). Giunti alla chiesetta, dopo aver percorso un tratto di strada tra siepi fiorite e vigneti curati, si cantava la messa solenne, con tre preti parati, laltare ornato con le suppellettili argentate e dorate e drappi colorati di stoffe preziose. Nel coro gli uomini esibivano le voci baritonali forse un p imbarbarite dalle cadenze vigevanesi nellintonare il bel latino delle messe gregoriane... Fin qui niente di male, anzi. A qualcuno
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verranno in mente le processioni che ancora ai nostri giorni si svolgono nel mezzogiorno dItalia... Niente di male, solo che, siccome lIncarnazione and a capitare un 25 marzo, per le bizze del calendario lunare qualche volta la festa dellAnnunciazione si trova ad essere in quaresima! E le sacre rubriche non mentono e non danno deroghe, sicch bisogna spostare la festa dellAnnunciazione al primo giorno libero dopo lottava di Pasqua. Vallo a dire ai Confratelli! E pii cerimonieri e zelanti promotori dellosservanza liturgica avevano da sudare nel far capire di spostare processione e feste connesse in un tempo diverso. Arresisi il pi delle volte, ricorrevano allEccellentissimo Vescovo, a cui - siccome liturgo della diocesi - toccava emettere ingiunzioni e decreti per far recedere i confratelli dal proposito di trasformare la quaresima in...carnevale e spostare la loro festa. Di solito obbedivano; altre volte no. Pare di vederli, sotto le toppie e gli alberi da frutto dellorto confinante con la chiesa e la cascinetta degli Angeli, i confratelli pi devoti soccombere alle argomentazioni dei pi, non sottili certo, come quelle condite di latinorum - del buon canonico invitato a notificare e persuadere... E allora cosa capitava? Di tutto. Come quel 25 marzo dellanno di Nostra Salute 1664. Sentite un po. Lallora Vescovo mons. Attilio Pietrasanta aveva proibito la processione perch le feste profane che vi svolgevano non potevano tollerarsi in tempo di quaresima. Inoltre allora solita in Duomo si teneva il Quaresimale. I Confratelli alla notifica del decreto non fecero una piega: come ogni anno si radun una folla alla chiesa degli Angeli che, salmeggiando e cantando, si rec in Duomo. Quindi, cantando accompagnati da suonatori, entrarono in chiesa, mentre il Vescovo, i Canonici, il clero e molto popolo (seguaci di altre Confraternite, evidentemente) ascoltavano compunti il severo predicatore. Successe il finimondo; il giorno dopo i Confratelli promotori del delitto furono scomunicati (allora si usava anche per meno...) e, passato qualche tempo, fatta penitenza, furono perdonati, reintegrati, e tornarono a fare quel che pareva loro. La processione ebbe termine per causa di forza maggiore al tempo dellinvasione francese delle nostre contrade. Venuti a portare la libert, luguaglianza, eccetera, i nuovi padroni chiusero
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chiese e conventi, e mandarono a mondare il riso i canonici, i frati, le suore, e i membri delle Confraternite, incamerando bont loro i beni e svendendoli a loro amici o..collaborazionisti! E in pi furono proibiti abiti e distintivi religiosi, oltre a manifestazioni di culto esterne: ecco in cosa consiste la libert per molti. Anche oggi Cacciato linvasore e avviata la restaurazione (a partire dalle tradizioni religiose), la ricostituita Confraternita riprese la processione annuale. Nel 1819 non si portavano pi le statue ma la processione si svolgeva ancora, pur senza le musiche e lapparato esteriore e il senso di festa popolare dei secoli passati39. Si tenne fino al 1939. Poi venne la guerra e nessuno se ne ricord pi.

39 Alli 25 detto mese (marzo) nella suddetta chiesa della Madonna degli Angeli posta come sopra si fa la processione dopo il mezzogiorno cominciando la detta processione dalla Cattedrale sino alla detta Chiesa in cui vanno processionalmente sotto lo stendardo i Disciplini della detta Confraternita sino alla loro Chiesa situata come sopra, ed ivi arrivati si canta la Messa solenne avendo i detti Confratelli come asseriscono il privilegio di unora dopo il mezzogiorno (?) non portando alcun simulacro accompagnando tal processione il Cappellano apparato in piviale., da: Relazione dello stato, manoscritto inedito del 1819 (ASPSCV).
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Nel turbine napoleonico

Tra i periodi pi turbolenti che la storia bimillenaria della Chiesa ricordi ha un bel posto donore il periodo napoleonico con le sciagurate soppressioni di monasteri e corporazioni religiose, e la dispersione di un patrimonio storico e artistico oltre che religioso di valore inestimabile. Le prime avvisaglie che stava capitando qualcosa di grosso anche dalle nostre parti, si ebbero con le prime manovre finanziarie da parte del governo di Sardegna con la cessione dei contributi pubblici a feste religiose; poi nel 1796 fu la volta delle campane, tolte dai campanili delle chiese (ove ne erano pi di una) per fare cannoni contro linvasore francese (ma siccome si trattava di bronzo dissacrato non funzionarono affatto): a Vigevano furono calate 22 campate. Nel 1802 il governo francese (stavolta) rub lunica campana della Madonna degli Angeli40. Intanto tra il 1798 e il 1810 nella sola citt di Vigevano, a causa delle leggi soppressive, vennero chiuse e vendute ben 9 chiese con annesso convento o monastero (in seguito furono riaperte le sole chiese di San Francesco e San Pietro M.), e oltre 20 chiese di Confraternite e Oratori. Poche di esse rimasero aperte perch dichiarate sussidiarie di Parrocchie (per San Cristoforo: San Pietro martire, ove nel 1806 si trasferir il titolo parrocchiale, cedendo la vecchia chiesa, e il Carmine) o perch salvate dai Confratelli e ripristinate passata la bufera napoleonica (come appunto questa nostra chiesa)41.
40 P. Muggiati, Quando la citt rimase senza campane, in Viglevanum VIII (1998), pp. 102 - 109. 41 Le vicende delle chiese vigevanesi sotto la bufera napoleonica sono accennate in C. Silva, Chiese scomparse (Op. cit.).
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La Confraternita fu soppressa per decreto napoleonico nel 1801, ma i Confratelli riuscirono a dimostrare di averla costruita e mantenuta essi stessi, con sostanze proprie; forse perch avevano usato buoni argomenti col Delegato del Demanio, come avevano fatto i Confratelli della Madonna dei sette dolori42. In questo modo la chiesa rimase aperta al culto conservando la sacrestia e la sala della Confraternita, come cappella privata, facendovi celebrare la Messa e celebrando lUfficio in coro, come prima, ma senza abito (perch proibito dal libertario regime). Il Demanio del Dipartimento dAgogna mise allasta a Novara il 25 luglio 1806 diversi arredi della chiesa acquistati da certo Giovanni Battista Annovazzi probabilmente Confratello43. La casa (due locali al piano inferiore e due al superiore) con la corte erano stati venduti dal Demanio il 10 novembre 1804 a certo Giuseppe Sassi che in seguito li cedette alla Confraternita nella persona di alcuni membri in forma privata e da loro ceduta successivamente ad altri con transazioni fittizie fino al riconoscimento legale dellente Confraternita avve-

42 Venne destituita anchessa in una colle altre, ma siccome in questa Conf.a vera scritto in qualit di Confrattello il Delegato del Demanio Gio: Batta MAjnardi poco lo molest, cosicche rimase quasi illesa nelle suppellettii, con lasciarli anche la campana, ed hanno sempre seguitate le loro funzioni preferenza delle altre. Continuano al presente li Confrattelli ad officiare senzabito, e si permette che la chiesa resti aperta per comodo d cassinali che la circondano., L. Cotta Morandini, manoscritto inedito contenente la cronaca delle soppressioni napoleoniche in Vigevano, steso tra il 1807 e il 1812 (gi in BSVV). 43 Si conserva la distinta della vendita tra le poche carte gi della Confraternita depositate in ASPSCV. LArchivio della Confraternita and requisito e disperso con la Soppressione del 1801; delle carte successive ho potuto recuperare solo pochi documenti finiti tra le carte del prevosto Masperi. Nel documento si nomina laltare, lancona e il contraltare in legno dellaltare di San Mauro, il bancone di sacrestia, pochi mobili, un paliotto, un baldacchino, una croce e 10 candelieri in legno: gli oggetti pi preziosi erano stati probabilmente sottratti alla requisizione.
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nuto nel 193144. Il cascinotto retrostante con il terreno annesso fu comperato dallavv.Vincenzo Deomini (fondatore dellOpera pia omonima) che pensava di localizzarvi il cimitero parrocchiale di San Cristoforo. Il progetto non si pot realizzare, e la casa ritorn de facto alla Confraternita45.

44 Era lunico modo per mettere in salvo le opere religiose e anche di carit (come lospizio SantAnna di Garlasco o lOratorio dellImmacolata a Vigevano) dagli incameramenti del Governo cosiddetto liberale. La propriet pass poi da Vincenzo Sassi (proprietario della tenuta Mombelo ceduta nel 1895 ai Cappuccini per farne lattuale convento) a Carlo Garberini. Resta documentazione di altre cessioni nel 1877 e 1885; ricordiamo i nomi dei Confratelli: Luigi Comelli, Carlo Beretta, Giuseppe Magni, Giovanni Bricchetti, Piero Sala e Giovanni de Martini. 45 Soppressa la Confraternita, gli Confratelli hanno ottenuto dal Governo la Chiesa, e Sagrestia a loro disposizione, ed a loro spese tutte le Feste dopo celebrate lOffizio fanno celebrare anche la Messa senza per portare abito. Labitato f comperato dal S.r Avv.to Vincenzo Deomini, il quale forsi le ceder al Parroco di S. Cristoforo per formare il Cimiterio della stessa Parrocchia, come ben presto avr il suo effetto stantech pochi mesi sono si ottenuta dal Governo di seppellire i morti nelle loro rispettive Parrochie. Dopo labolizione della Conf.a il Chiesetto di S. Giacomo non si aperse pi e si considera come pi non vi fosse. Alla predetta Chiesa oltre le Doti che nomina lAutore, altri pii Sig. Confrattelli ne aggiunsero collandare dei tempi altre tre. Le cui entrate si di queste, che delle altre furono trasportate dal pred. Governo., L. Cotta Morandini, Op. cit., il cascinotto fu venduto dalla Confraternita verso il 1956 allUrsus; pare che il denaro fu offerto a mons. Vescovo per la ristrutturazione del Seminario Vescovile.
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VIII

Due volte nella polvere...

Abbiamo visto che la chiesa degli Angeli corse il rischio di finire male, come molte altre di Vigevano (e anche di maggior pregio storico ed artistico). Poi per, passato il turbine, la Confraternita si ricostitu e torn ad occuparsi della propria chiesa, riparando innanzitutto i danni dellincuria di quegli anni. inoltre provvide a un nuovo organo a canne, nel 1832, in luogo del precedente. Nel 1856 rinnov laltare di San Mauro, con laltare marmoreo e la pala del Garberini, e fece unaltra cappella uguale a destra. Nel 1919 ridecor completamente la chiesa. In seguito per capit che la Confraternita perse vigore, mancarono i ricambi generazionali, e fece la fine di altre antiche compagnie, scioltesi di fatto nei primi decenni del novecento. I pochi Confratelli rimasti smisero di cantare lUfficio in coro la domenica mattina. Anche la festa non venne pi celebrata; negli anni cinquanta poi non si celebr pi Messa: la chiesa fin per rimanere sempre chiusa. Il deperimento delle strutture e delle opere conservate fu immediato e grave, anche per labbandono sostanziale del complesso. Verso la fine degli anni sessanta il prevosto di San Pietro martire (nel cui territorio sorge la chiesa) inizi ad interessarsi fattivamente per il recupero della chiesa, che per giuridicamente apparteneva pienamente alla Confraternita. Il 7 agosto 1971 Mons. Masperi, dopo un sopralluogo col prof. Giuseppe Franzoso chiese alla Curia il benestare per ricoverare in Parrocchia gli oggetti pi preziosi e deperibili, anche a seguito di diversi furti. L11 giugno 1972 il Prevosto manifesta linteresse di assumersi lonere di restaurare e mantenere la chiesa: il 21 dello stesso mese di giugno con regolare atto notarile lultimo Confratello, sig. Alfredo Cairo (classe 1908) rinunciava al suo titolo di unico rappresentante giuridico della
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Confraternita. Tre giorni dopo il Vescovo mons. Rossi nominava Amministratore dellEnte Confraternita dellAnnunziata in Santa Maria degli Angeli il Parroco pro-tempore di San Pietro martire al quale si concedeva di nominare un Cappellano della chiesa. Grazie al lascito alla Parrocchia delle sorelle Ester e Marina Canedi il prev. Masperi iniziava il restauro della chiesa col rifacimento dei tetti e il recupero dei quadri miseramente ammucchiati in coro recuperati e restaurati per interessamento del sig. Francesco Fino. I locali della casa annessa vennero completamente ristrutturati per ricavarne una abitazione: alla rinuncia dalla Parrocchia, mons. Masperi chiese al Vescovo con lettera del 1 marzo 1975 di potersi ritirare con la sorella Giuseppina concedendole luso vita natural durante. Il 21 settembre 1975 il vescovo mons. Rossi inaugurava i restauri e riapriva al culto la chiesa. Il restauratore della chiesa, nominato Cappellano, vi rimase per pochi anni, morendo il 9 marzo 1979; nella casa rimase la sorella; la chiesa fu officiata nei giorni festivi da un frate del vicino convento dei Cappuccini. Essendo passata al Parroco pro-tempore di San Pietro martire la nomina del Cappellano, fu designato don Dante Merassi (coadiutore in parrocchia) che per mor nel 1983, senza prenderne possesso. Fu quindi nominato il can. Giuseppe Bertoglio, che vi prese possesso solo nel 1996 e vi rimase fino alla morte avvenuta nel maggio 2004; il Prevosto mons. Cerri assicur la Messa festiva (incaricando il coadiutore can. Pastormerlo) cos da evitare la chiusura della chiesa. Nel frattempo il Centro dAiuto alla vita di Vigevano, a causa della precaria sistemazione, cercava una sede adatta per poter svolgere la sua delicata attivit. Con lapprovazione del Vescovo, il Centro trasferiva la sua sede nellabitazione del Cappellano che veniva inaugurata da mons. Baggini il 30 gennaio 2005. Il volontari del Centro hanno preso a cuore anche la vicina chiesa, animando la Messa domenicale e diverse funzioni durante lanno, come la preghiera mensile per la vita, lultima domenica dogni mese. E di questi mesi la mobilitazione che coinvolge anche i fedeli del rione, per provvedere agli interventi pi urgenti che lo stato della chiesa, a trentanni dai restauri, richiede. Il primo intervento ha riguardato il consolidamento statico e il restauro del campanile, inaugurato il 25 ottobre 2009. Dal febbraio 2008 la
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chiesa ospita le celebrazioni liturgiche della Comunit Ortodossa dipendente dallEsarcato per le parrocchie di tradizione russa del Patriarcato di Costantinopoli, officiato da P. Sergio Mainoldi, parroco della chiesa russa di Sanremo. LOrdinario diocesano ha inteso venire incontro, nellattesa di una sede propria, alle necessit spirituali dei numerosi immigrati dellest europeo presenti a Vigevano, nel segno di un ecumenismo concreto e della fraternit cristana.

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IX

Guida artistica alla chiesa

La chiesa della Madonna degli Angeli si trova immersa nel cemento della prima periferia industriale della citt, accanto al grande complesso dellex calzaturificio Ghisio (poi Ursus Gomma), bellesempio di archeologia industriale, ora del tutto rinnovato e riqualificato. Attorno sono condomini, casette, e moderni complessi residenziali che stanno prendendo il posto di piccole e grandi fabbriche. Fino al primo dopoguerra, quando tutto attorno erano orti e vigneti, intervallati da folte siepi e rade piante da frutto, dietro la chiesa sorgeva un cascinale composto da una grande casa, secentesca, e altri edifici agricoli, gi di propriet della Confraternita. Fu sostituito negli anni sessanta dal solito capannone in cemento armato. La chiesa si trova incuneata alla confluenza tra due strade46 che salgano alla costiera (corso Genova) appena sotto il convento dei frati Cappuccini (iniziato nel 1895 in luogo della villa Mombello). E preceduta da un bel sagrato cintato da transenne in sasso, di sistemazione ottocentesca, recentemente ripiantumato. La facciata a capanna, coronata da timpanatura, ingentilita da un semplice portale di gusto seicentesco; sopra un riquadro contiene un affresco raffigurante lAnnunciazione, quasi del tutto sbiadito: presumibile opera di autore locale del sec. XVII. La finestra superiore, baroccamente sagomata, fu aperta nel sec. XVIII. Lungo il fianco destro, si eleva alto e snello, il campanile, di semplici linee seicentesche, eretto (in un secondo tempo, come si nota dalla muratura) tra la navata e il presbiterio (si noti che due lati sono di trabalzo sulla volta, ben concatenati
46 La via Bretti fu tracciata soltanto negli anni cinquanta del secolo scorso.
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con travi e chiavi). Nella cella (preceduta da un grande cartiglio) alloggiata ununica campana, che pare risalire al sec. XVIII47. A sinistra della facciata il fianco della casa della Confraternita, radicalmente ristrutturata negli anni 1970-74; dal 2004 ospita la sede diocesana del Centro aiuto alla vita. Ledificio, addossato alla chiesa, era adibito ad abitazione del sagrestano: comprendeva anche un locale adibito a sacrestia, e al piano superiore la sala delle riunioni della Confraternita. La scala originaria, addossata alla parete contigua alla facciata conduceva nella sala della Confraternita, ove si tenevano le adunanze e si conservavano le carte e gli arredi della chiesa, e alla cantoria dellorgano. Da unaltra scala, esterna, per un doppio ballatoio si accedeva ad altri locali abitati dal sagrestano. Davanti alla casa un piccolo cortile, cui si accede da un portone sormontato da un arco in muratura baroccamente sagomato (sec. XVIII). Linterno della chiesa ha mantenuto laspetto primitivo, non essendo stato oggetto, a differenza delle altre chiese di Confraternite vigevanesi, ad estesi interventi di decorazione nel corso dellottocento. Si entra per un portone in noce, con riquadri elegantemente sagomati (inizi sec. XVIII). La navata centrale si presenta come un vano rettangolare coperto da una profonda volta a botte: si aprono lateralmente due campate per lato, spartite da semplici lesene e cornici, i cui arconi daccesso sono uguali a quelli del presbiterio (come nella vicina chiesa della Confraternita del Carmine, iniziata pochi anni dopo). Le prime due campate sono appena accennate; le altre si aprono in cappelle minori, che ospitano altari laterali. A destra si aprono due finestre a forno; la navata poi illuminata, oltre che dal finestrone di facciata (non originario) da due finestrelle rettangolari che si aprono sopra il cornicione. Ai lati dellingresso vi sono due acquasantiere (sec. XVII) sagomate a conchiglia in marmo nero (piuttosto raro dalle nostre parti). Si notino le piastrelle del pavimento, in cotto lombardo variegato (prima met sec. XVIII) nella navata e in presbiterio (di fattura diversa). Sopra lingresso la grande cantoria dellorgano, prezioso e antico strumento. La cantoria, in legno
47 Consacrata lanno 1817 da Mons. Vescovo Milesi: relazione del prev. Motta per la Visita Pastorale del 1876 (ASPSCV).
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sagomato, spartita in sette riquadri decorati con motivi floreali e simboli musicali, e dipinta con varie tonalit di azzurro; risale al 1832, come laspetto attuale della cassa dellorgano, composta da tre corpi: quello centrale sotto il finestrone contiene le canne di facciata dello strumento; le torri laterali, ornate da pilastri dordine dorico e timpanature aggettanti dintonazione classica, contengono canne di mostra. Lo strumento stato costruito dalla casa organaria Serassi di Bergamo48, certamente non ex novo ma rinnovando uno strumento precedente, riconducibile agli inizi del sec. XVIII49, di cui vennero mantenute parti consistenti. La sistemazione attuale dellorgano risale agli inizi del 900, quando vennero realizzate alcune innovazioni, non sostanziali; nel 2000 fu riattivato da Krengli di Novara. E attualmente funzionante, e meriterebbe un accurato restauro per una adeguata valorizzazione di uno strumento pregiato, che il pi antico della citt. Lorgano conta 15 registri e 722 canne in buona lega di stagno. La volta della navata affrescata con al centro un grande dipinto dellAnnunciazione, opera di Luigi Gazzi50, pittore vigevanese, eseguito nel 1919; ai lati riquadri sagomati nellinsieme decorativo di gusto classico, richiamano i Santi Rocco e Sebastiano, venerati nellaltare laterale destro. La campata successiva ornata al centro da una tipica raffigurazione trinitaria. Sullarcone del presbiterio, nella lunetta, appeso un prezioso crocefisso in legno e stucco, caratteristico per la capigliatura in capelli umani del Cristo; pare interessante opera scultorea di ambito lombardo della
48 Come si legge nella targhetta posta sulla tastiera, affiancata da due grifoni in ottone. Tra le carte della confraternita si trova la fattura di una ripulitura accurata dello strumento firmata Giovanni Mentasti, ma senza data. Nel catalogo delle realizzazioni della casa organaria Serassi compare al n 435 dellanno 1832. A Vigevano i Serassi lavorarono allorgano di San Pietro martire (1818, ampliato nel 1867 dal Lingiardi e poi da Krengli nel 1927; resta parte del solenne ripieno) e del Duomo (1791-95, rifatto dai Lingiardi nel 1845). 49 Del precedente strumento fu mantenuta la tastiera e la pedaliera con i tasti cromatici invertiti (come negli antichi clavicembali), le manette dei registri, numerose canne e una parte della struttura fonica. 50 Visse tra gli ultimi decenni dellottocento e i primi del novecento; allievo di Vincenzo Boniforti (a sua volta allievo del Garberini), fu decoratore e pittore di paesaggi; collabor a diversi lavori con Raffele e Ottone.
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seconda met del sec. XVII. Nella prima campata destra alloggiato un confessionale in legno di noce, sagomato e modanato di gusto eclettico, della seconda met del sec. XIX. A quellepoca risalgono anche i banchi in navata, in noce, di forme assai consuete nelle chiese cittadine. A destra, nel vano voltato a botte aperto nel 1657 per ospitarvi laltare di San Mauro, la cappella dei S.S. Sebastiano e Rocco, rinnovata verso il 1855, quando fu costruito il pregevole altare marmoreo di gusto neoclassico, con specchiature e riquadrature, malamente riattato negli anni settanta del novecento. Lancona delimitata da due lesene in stucco, con dorature che sostengono la trabeazione con eleganti decorazioni classicheggianti. Al centro una pregevole tela di autore lombardo. Raffigura al centro la Madonna col Bambino, tra nuvole e volti di angeli; ai lati, in basso, sono raffigurati i Santi Sebastiano e Rocco nella tipica iconografia. Un angelo indica la piaga della peste nella gamba di San Rocco. I due Santi erano assai venerati a Vigevano e in Lomellina per la difesa della peste, con numerose chiese e confraternite: a Vigevano ce ne furono ben tre. Si ignora la provenienza o lubicazione originaria di questo quadro, che meriterebbe un restauro. Sotto la predella fu sepolto mons. Felice Masperi, prevosto di San Pietro martire dal 1948 al 1975, che alla rinuncia si ritir presso questa chiesa, di cui aveva curato il restauro51. Una lapide
51 Nato nel 1907 nella parrocchia di San Pietro martire, dopo aver concluso gli studi nel Seminario di Tortona, fu ordinato sacerdote nel 1931 e destinato alla cura della parrocchia dellAbbazia di Acqualunga, presso Frascarolo. Fu trasferito nel 1936 come Parroco ad Albonese, rinnov la Parrocchia e restaur la chiesa, e fu trasferito dodici anni dopo a San Pietro martire, ove fece il solenne ingresso l8 dicembre 1948. Costru lAsilo Oratorio e il cinema Moderno; zel il culto del Beato Matteo di cui promosse il restauro dello Scurolo con la nuova cassa artistica e le feste straordinarie del 1950 e 1970. Fu assistente diocesano dellAzione Cattolica e dellOpera Federativa Trasporto Ammalati Lourdes. Generoso ed esigente, fu brillante predicatore con una lunga attivit in missioni popolari per lItalia e lestero con la Pro Civitate Christiana. Dimessosi dalla Parrocchia per motivi di salute il 30 aprile 1975 fu nominato Canonico della Cattedrale ritirandosi come Cappellano alla chiesa degli Angeli, morendovi il 9 marzo 1979. M. Bianchi, Mons. Felice Masperi, Vigevano 1989.
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ne ricorda la figura e lopera52. A sinistra appeso un crocefisso in stucco, ottocentesco. Siamo giunti di fronte allandito del presbiterio, preceduto da una arcata resa elegante dalla decorazione plastica di gusto barocco in stucco dipinto e dorato, sostenuta da pilastri modanati decorati da un motivo continuo vegetale; sullarco un cartiglio in stucco. Lateralmente sono due statue a forte rilievo, in stucco, raffiguranti Davide (a sinistra) e Salomone (a destra). Il sottarco riccamente decorato da fregi e quattro cartigli che contengono tracce di decorazioni a fresco (anchesse settecentesche); analoga mano dipinse le grottesche del pilastro (in parte sbiadite e lacunose). Sul gradino poggiata la balaustrata in marmi policromi elegantemente sagomata (1750 circa), chiusa al centro da un bel cancelletto in ferro battuto con fregi dorati, di esecuzione ottocentesca. A lato provvisoriamente collocato un crocefisso ligneo dambito lombardo (ottocentesco). Il presbiterio delimitato da pilastri e lesene modanate che riprendono i motivi dellarcone di accesso (i sottarchi presentano decorazioni pi semplificate); i pennacchi della cupola sono occupati da altrettanti angeli a forte rilievo che reggono la trabeazione della calotta. Questultima spartita in quattro parti da fregi (con al centro una figura alata) che delimitano cartigli baroccamente sagomati sostenuti ciascuno da due angeli. Al centro sono quattro tele ovali, entro cornici decorate a festoni e dorate, raffiguranti la Visitazione (sopra laltare), la fuga in Egitto (destra), la presentazione di Ges al Tempio (sopra lingresso), il ritrovamento di Ges tra i Dottori del Tempio (sinistra). Paiono di mano discreta, lombarda, precedente per alla erezione della cupola (sec. XVII). Al centro, entro tondo con teste di putti un angelo che reca il cartiglio con la scritta: ANNUNCIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM (in allusione allannuncio dellIncarnazione del Signore a Maria SS.). E evidente il richiamo agli stucchi della cupola della vicina chiesa del Cristo (databile con certezza tra il 1749 e il 1751), questi ultimi recentemente ripu52 CAN. MONS. FELICE MASPERI / PREVOSTO DI SAN PIETRO MARTIRE / PER LARDENTE PAROLA E LINSTANCABILE FERVORE DI OPERE / FU PADRE MAESTRO PASTORE / DI UNA GRANDE FAMIGLIA CHE CONSEGNA A QUESTO MARMO / IL RICORDO E LA RICONOSCENZA / 1907 1979.
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liti e restaurati, restituendo la freschezza della cromia originaria (qui invece si nota lalterazione delle tinte, che paiono offuscate da una maldestra ridipintura ottocentesca, non rimossa durante le ripuliture degli anni settanta). Laltare maggiore grandiosa composizione settecentesca in marmi policromi elegantemente sagomati e intarsiati nel paliotto e nella doppia alzata con volute e medaglioni. Pregevole pure il tabernacolo, sormontato da una testa dangelo in marmo bianco e affiancato da due modanature con ricco fregio in metallo dorato; lo sportello in lamina di rame dorata e argentata, raffigurante con sbalzo e cesello a forte rilievo lAnnunciazione. Sopra lancona in stucco a forte rilievo (coerente con le restanti decorazioni), delimitata da due putti che reggono la timpanatura mistilinea con al centro la raffigurazione a mezzo busto di Dio Padre. Al centro, entro riquadro baroccamente sagomato in marmo nero (chiuso da vetrina con cornice in stucco dorato) il primitivo affresco raffigurante la Nativit del Signore con la Madonna e San Giuseppe. Laspetto attuale dovuto ad un opinabile restauro dellottobre 1993 che ha purtroppo cancellato le aggiunte e i ritocchi del Garberini (come un gruppo di angeli in alto, lo sfondo, il bue e lasino). A lato entro nicchioni (malamente dipinti in tempi recenti) a conchiglia (chiusi da vetrine con cornici dorate) sono le statue processionali della Madonna annunciata e dellArcangelo Gabriele. Le statue, in legno scolpito dipinto e dorato, sono poste sopra piedistalli portantine, e costituiscono un interessante esempio di scultura lombarda della seconda met del sec. XVII. Ai lati sono appoggiati i due montanti del tronetto processionale usato per la statua della Vergine, in legno scolpito e dorato (seconda met sec. XVIII) con ricca decorazione a tralcio e putto sommitale (la corona superiore, analoga, collocata in coro). Davanti alla predella, su una pedana posticcia, laltare mobile, la cui mensa sostenuta da colonne tortili e ingentilita da una scultura con putti in legno dorato e scolpito di imitazione settecentesca (fu commissionato nel 1975). Ai lati dellaltare sono due imponenti candelabri processionali (cilostri) in legno riccamente scolpito e dorato di gusto classico (commissionati a Vittore Ruffo-

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ni di Novara nel 1840); la base del lume per il SS. Sacramento53 (abitualmente conservato nel tabernacolo) una colonnina in legno con base e capitello ionico ottocentesco (gi nello Scurolo di San Pietro Martire). Lateralmente al presbiterio sono due vani laterali coperti da volta a botte decorata con ricchi fregi a vivaci colori di gusto rococ, ricoperti da una recente scialbatura. A sinistra era laccesso alla sagrestia, murata nel dopoguerra (il vano fu smembrato trentanni fa); ai lati si intravedono sotto lo scialbo le basi di due figure di profeti affrescate (dalla parte opposta per lintonaco pare recente). Queste decorazioni a sfondi architettonici, figure, e decori sono da ascriversi alla seconda met del sec. XVIII54: meriterebbero un ripristino. A destra lo stendardo minore della Confraternita, eseguito da una bottega milanese nei primi decenni dellottocento; attorniata da una cornice a volute e fregi ricamato in oro a forte rilievo raffigurata lAnnunciazione ricamata a punto e ago in oro e seta colorata . Sopra laltare era appesa una ricca corona in ottone dorato e sbalzato (seconda met sec. XIX), ancora conservata, che nelle festivit era accompagnata da drappi in seta bianchi o rossi. La parete di fondo del presbiterio presenta due accessi al coro, chiusi da cancellate in ferro battuto con fregi dorati, realizzati nel novecento imitando il cancelletto tra le balaustre. Il vano del coro autonomo rispetto al resto della chiesa: a pianta rettangolare, coperto da una bassa volta a botte da cui si aprono due vele in corrispondenza dei finestroni settecenteschi. Al centro della volta un riquadro: doveva contenere un affresco; la decorazione originaria occultata dalla scialbatura attuale.
53 Ci piace ricordare che per molti anni il lume del SS.mo fu inserito in una lampada da minatore donata a Mons. Masperi dagli operai delle miniere di Marcinelle in Belgio in occasione di una missione al popolo predicata dal Prevosto in favore degli immigrati italiani. 54 Si vedano gli analoghi esempi nei cori delle chiese vigevanesi di San Dionigi e Santa Maria del popolo (in parte rinnovati nellottocento). Fino a non molto fa si scorgevano ancora alle pareti della diruta chiesa di san Vittore alla Sforzesca.
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La parete del dossale dellaltare maggiore occupata da un grande affresco, abbastanza ben conservato, attribuito a un pittore dambito piemontese degli inizi del seicento (qualcuno vi vuole la mano del Moncalvo, altri, pi solidamente, della bottega dei Fiammenghini) di fattura accurata. Raffigura lincoronazione della Vergine Maria da parte della SS. Trinit tra schiere di angeli. Il sottostante riquadro, che mostra le cerniere che sostenevano i cardini di un doppio sportello che lo chiudeva, un interessante affresco, non ben conservato, raffigurante lUltima cena, attribuito a un non modesto autore dambito lombardo della seconda met del cinquecento. Il bancone di sagrestia stato trentanni fa portato altrove; larmadio a destra (di produzione tardo ottocentesca) richiama nella elegante sagomatura le forme del bancone, dambito piemontese (inizi sec. XVII); laltro armadio e il cassettone che vi si trovano risalgono alla fine dellottocento. Contengono alcuni paramenti antichi di pregio55. La chiesa conserva qualche suppellettile antica56, anche se gli oggetti pi pregevoli, per sicurezza, sono conservati al sicuro, altrove57. Ugualmente riposta in luogo pi consono linteressante collezione di libri cora55 Ricordiamo una pianeta rossa in damasco (prima met sec. XVII), due altre bianche e un piviale in taffet liser (inizi sec. XIX), una verde in damasco e altra in raso (coeve alle precedenti); altra assai preziosa in ricco taffet rosacea (produzione francese della seconda met del sec. XVIII); continenza ricamata pregevolmente in oro (inizi sec. XIX). Altri accessori ricamati in seta su lamina dargento risalgono al settecento e fanno intuire la ricchezza della Confraternita. 56 Ricordiamo la serie di sei reliquiari a ostensorio in lamina baroccamente sbalzata e vasi porta palma in legno e metallo (sec. XVIII); altri quattro reliquiari ad urna rivestiti di lamina (inizi sec. XIX); varie serie di candelieri in rame sbalzato eargentato (sec. XVIII- XIX). 57 Ricordiamo due calici in metallo argentato di linee classiche (met sec. XVIII), turibolo e navicella (fine sec. XVII), ostensorio con fregi e pendagli (inizi sec. XIX), quattro busti reliquiari di santi in legno scolpito (sec. XVII). Oggetto di grande pregio un calice in argento di fusione con la raffigurazione dellAnnunciazione di un Santo Abate e di un altro (dal cappuccio sembra un Domenicano) a forte sbalzo: prezioso lavoro di scuola napoletana reca liscrizione D.C.B.N.T.C. Napoli 1768. Recentemente studiato e collocato tra le raccolte della chiesa di San Pietro martire da riconoscersi nel calice recuperato nella sacrestia degli Angeli nel 1971 dal Prev. Masperi. N. Sanna, Inedito calice napoletano nella chiesa di San Pietro martire, in Viglevanum XVII (2007), pp. 36 39.
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li, risalenti per lo pi ai sec. XVII- XIX58. Nella parete di fondo, e parzialmente in quelle laterali, il coro ligneo in noce modanato e sagomato; gli stalli dellordine superiore sono ornati di riquadrature sagomate di gusto barocco, assai semplici, risalenti agli inizi del sec. XVIII; lordine inferiore, gli inginocchiatoi, e la sistemazione complessiva, sono per stati eseguiti nel 1884. Al centro un inginocchiatoio in noce baroccamente sagomato (sec. XVIII); un altro posto in presbiterio. Di un certo interesse la quadreria59 appesa alle pareti del coro. Si possono individuare due serie diverse di tele: cominciamo dalla parete destra. Verso il presbiterio appeso un quadrettino ex voto, olio su tela (1876) firmato da G. B. Garberini: raffigura una donna che sta precipitando, e in alto, tra volti dangeli, la Vergine Maria60. Accanto in basso un bel quadro di autore lombardo di inizio seicento (ipotizzabile lappartenenza allambito dei Fiammenghini, i fratelli Giovanni Battista (1561-1627) e Mauro (1575-1640) Della Rovere. Particolarmente
58 Si conservano ancora 9 libri corali, di varie dimensioni. Alcuni sono rilegati in legno rivestito di cuoio con borchie metalliche e pregevoli decorazioni (sec. XVII-XVIII, uno datato 1808), due grandi Antifonari miniati (sec. XVII), oltre a diversi Messali (uno molto pregevole risale al 1729) e libri dUfficio. Questi corali erano collocati su un leggio in legno, al centro del coro (il letturino), e servivano per seguire le partiture della Messa e delle Ufficiature, riportando i testi e le notazioni musicali gregoriane; erano scritti a mano e ornati da capilettera e frontespizi miniati; alcuni mostrano disegni preziosamente eseguiti. Meriterebbero uno studio approfondito. 59 Nella relazione stesa dal Prev. Motta per la Visita Pastorale del 1876 (cit.) leggiamo: vi sono 30 quadri che non fanno parte degli altari, rappresentanti S. Anna, i S. Misteri Dolorosi, la Caduta di Ges sotto la Croce, lAdorazione dei Magi, due della Fuga in Egitto, e due della Presentazione di Ges al Tempio, il Presepio, lAssunzione di Maria, S. Gio. Battista, S. Girolamo, S. Domenico, S. Nicolao da Tolentino, S. Agostino, S. Carlo, lAnnunciata, S. Enrico, la Disputa di Ges coi Dottori, due della Visitazione di N. S. a S. Elisabetta, due di S. Carlo, S. Tommaso dAquino e due non conoscibili. Tra le carte della Confraternita un interessante autografo di G. B. Garberini datato 7 maggio 1888 contenente una perizia di un quadro ritratto di uomo agli Angeli conservato forse nella sala a mio parere io ritengo dellepoca del 1700 circa, esso quadro non si pu dire che sia un lavoro di autore o di pennello classico, tuttavia non manca di pregio. (ASPSCV). 60 Quadretti ex voto dipinti erano frequenti un tempo nelle nostre chiese: se ne conservano un paio nella sagrestia della chiesa del Carmine e altrettanti in quella di San Carlo (tutti ottocenteschi, e dambito vigevanese).
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preziosa la loro opera nella Chiesa di S. Eusebio a Gambol), entro cornice in legno dorato scolpito a festoni (coeva): raffigura la presentazione di Ges al Tempio. Sopra una tela rettangolare orizzontale (con cornice analoga) che appartiene ad una serie composta attualmente di sette tele, di autore anonimo dambito lombardo veneto dei primi decenni del sec. XVII. Raffigura la nascita di Ges e in secondo piano lannuncio ai pastori. Oltre altra analoga, con dipinta la deposizione di Cristo morto nel sepolcro. Nella parete di fronte, in basso, da sinistra: la preghiera di Ges nellorto degli ulivi; Cristo inchiodato alla croce; la deposizione del Signore dalla croce con angeli. Sopra, appartenenti alla serie dei quadri in verticali, ma di artista diverso, da sinistra: ladorazione dei Re Magi; lAnnunciazione (questa tela pi grande, mal ritoccata e di mano meno felice); la fuga in Egitto. Questultimo quadro notevole e appartiene alla stessa mano della Presentazione al Tempio. Una terza tela, della stessa mano, attualmente in deposito presso un noto industriale cittadino, che trentanni fa contribu ai restauri della chiesa: raffigura la visita di Maria SS. a S. Elisabetta. Nella parete di sinistra, sono appese due altre tele orizzontali: verso laltare: Ges cade sotto il peso della croce; oltre la finestra: Cristo flagellato e insultato dai soldati. Questi quadri sono di un certo interesse, e dovevano fare parte di due serie: una con episodi della vita di Cristo (ne restano sette) e unaltra, pi pregevole (ma si notino le medesime cornici originarie), con episodi dellinfanzia del Signore (ne restano quattro pi uno in deposito). Sono stati restaurati negli anni settanta da Carlo Pagnoni di Novara, ma meriterebbero un nuovo intervento di recupero (si notano diverse lacune e danneggiamenti della superficie pittorica). Ritornando in navata, si osservi appeso a sinistra, un olio su tavola firmato e datato (G. Polli, 1919) raffigurante la Vergine in trono con frutti e fiori, di gusto neo-rinascimentale. E stato scelto come icona del Centro di aiuto alla vita che ha sede presso questa chiesa. Si apre quindi la cappella dei S.S. Mauro e Mona, aperta verso il 1855, trasferendo il titolo dellaltare opposto, la cui

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pala and dispersa. Laltare, in marmo e stucco, del tutto simile allaltro di fronte; contiene una bella pala del vigevanese Giovan Battista Garberini61 raffigurante San Mauro, vestito da monaco benedettino (dietro si intravede un giovane) che guarisce un appestato e vicino una giovane donna con dei bambini; in alto, su nubi, San Mona, in abiti pontificali. Fu dipinta nel 1856. San Mauro62 fin dal sec. XVII fu singolarmente venerato in questa chiesa, invocandone il patrocinio contro la peste che in tempi e modalit diverse affliggeva nei tempi passati le nostre popolazioni e in generale per le virt taumaturgiche dellintercessione del Santo per malattie ed infermit. Il suo culto ebbe una certa diffusione anche dalle nostre parti63. La festa popolare, il 15 gennaio, era assai partecipata dal popolo che accorreva alla Messa solenne al mattino e al Vespro con benedizione la sera. San Mona64, Arcivescovo di Milano, fu forse associato alla devozione perch si festeggiava il suo pio transito da questo mondo il 25 marzo, solennit dellAnnunciazione, e festa di questa chiesa. Al centro del paliotto, marmoreo, sono raffigurate le insegne episcopali (libro aperto, mitria, pastorale, croce) in stucco dorato. Al centro dellalzata dei candelieri abitualmente esposto un reliquiario ad urna, con cri61 Il maggior pittore vigevanese visse tra il 1819 e il 1896: non c chiesa cittadina che non conservi affreschi o quadri del Garberini. Tra le pale daltare ricordiamo quelle di San Pio V (1840) in San Pietro martire e di San Luigi (1844) e San Carlo (1894, ritenuto giustamente capolavoro della maturit). Fu anche apprezzato ritrattista (diverse opere nella Pinacoteca civica e nella Quadreria dellOspedale). 62 Discepolo di San Benedetto, fu abate di Montecassino tra i sec. VI e VII. A partire dal sec. XVI si diffuse, per opera dellOrdine dei Benedettini, la devozione a questo Santo e la pratica della benedizione con la reliquia della Santa Croce (di cui provvide in vita un prezioso frammento) con speciale formula e gesto (signum Sancti Mauri) in favore degli infermi. A. Lentini, Bibliotheca Sanctorum, vol. IX coll. 210 e 249. 63 La vita illustrata in un importante ciclo di affreschi cinquecenteschi nella chiesa di San Salvatore (detta anche appunto di San Mauro) a Pavia. Nellottocento San Mauro era venerato anche a San Bernardo, ove si faceva la festa come agli Angeli. 64 Fu il quinto vescovo di Milano, tra San Calimero e San Mirocle. Mor per tradizione verso lanno 250, ricco di meriti per aver evangelizzato le campagne del milanese. Il corpo fu traslato nel Duomo di Milano nel 1576 per volere di San Carlo. A. Rimoldi, Bibliotheca Sanctorum, vol. IX col. 541.
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stallo, in legno dorato e scolpito di gusto barocco (inizi sec. XIX). A destra appesa una tela della seconda met del sec. XVIII raffigurante San Nicola da Tolentino secondo la usuale iconografia. Accanto una lapide posta nel 1975 in occasione della riapertura della chiesa restaurata, che ricorda anche i principali benefattori65. Nella campata seguente un grande armadio in legno intonacato. Conteneva un tempo lo stendardo processionale della Confraternita, ora esposto nella seconda sala del Museo Diocesano del Tesoro della Cattedrale. Di grandi dimensioni (mt 3 x 1,90) fu eseguito nel 1839 dalla ditta Giussani di Milano. Al centro raffigurato a ricamo in oro e seta colorato in punto ago lAnnuncio dellAngelo a Maria: gli incarnati sono dipinti su raso; la raggiera della colomba dello Spirito Santo e laureola della Vergine sono in fili e lamelle doro. Tuttintorno un ricco fregio a candelabra simmetriche, girali, foglie in ricamo doro a forte rilievo. Entro sono quattro medaglioni, in raso dipinto nellincarnato e il resto ricamato in seta e oro a punto ago raffiguranti entro preziose cornici la visita di Maria ad Elisabetta, la nativit del Signore, la presentazione al Tempio, Ges fra i dottori del Tempio (ovvero i Misteri gaudiosi del Rosario)66. Nel fondo stata collocata una luminosa tela raffi-

65 QUESTA STORICA CHIESA RIAPERTA AL PUBBLICO CULTO / IL 21 SETTEMBRE 1975 / DA SUA ECC. MONS. MARIO ROSSI / VESCOVO DI VIGEVANO / RESTAURATE LE OPERE DARTE IN ESSA CUSTODITE / PER INIZIATIVA DEL CAN. MONS. FELICE MASPERI / PREVOSTO EMERITO DI SAN CRISTOFORO / COL SOSTEGNO DEI BENEFATTORI QUI RICORDATI / PARROCCHIA DI SAN CRISTOFORO / BEPPE MORESCHI IN MEM. DEL PAPA MARIO / COMM. AUDISIO AGOSTINO IN MEM. DELLA CONSORTE LINA / CAV. MASCHERPA LUIGI IN MEM. DI OTTONE GIUSEPPE E PAOLO / VITTORIO E LORENZO SANTIERI / FAM. COLLARINI IN MEM. DEL FRATELLO MARIO / TINA E GIUSEPPE PERTUSI / CASSA DI RISPARMIO DI VIGEVANO / CANEDI ESTER / GRANDI ERNESTO / PEZZOLI DOTT. SERGIO / VANDO EMAIO GILARDI / LUIGI E CARLO BIANCHI / MASPERI GIUSEPPINA / RITA E GIUSEPPE GALLETTI. 66 S. Molinari, Vigevano, il Duomo e il suo tesoro, Vigevano 1979.

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gurante Santa Gianna Beretta Molla67, commissionata al pittore vigevanese Carlo Albero Robbiati68.

67 Nata a Magenta il 14 ottobre 1922, fu diligente medico pediatra, sposa cristiana e madre esemplare di tre figli, svolgenda opera di apostolato nellAzione Cattolica. Mentre aspettava il quarto figlio le fu diagnosticata una cisti ovarica. Preferendo la salute della creatura che portava in grembo alla propria, dopo averla data alla luce, moriva il 21 aprile 1962. La causa di beatificazione fu avviata nel 1972 e fu beatificata dal papa Giovanni Paolo II il 24 aprile 1994 e canonizzata il 16 maggio 2004. Papa Paolo VI nellAngelus domenicale del 23 settembre 1973 indic in Gianna Beretta Molla un fulgido esempio di meditata immolazione ad un mondo troppo facile a soffocare la vita. G. Pelucche, LAmore pi grande. Santa Gianna Beretta Molla, Milano 2004. 68 Nato a Vigevano nel 1952, si diploma allAccademia di Brera nel 1975, laureandosi poi in Architettura al Politecnico di Milano nel 1980. Ha iniziato a dipingere a soli sei anni di et, sotto la guida del padre; nel 1978 ha iniziato a esporre con una personale a Vigevano, proseguendo in altre citt, con numerosi riconoscimenti.
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Il Centro Aiuto alla Vita

Il Movimento per la Vita della Diocesi di Vigevano nasce nel 1979 allinterno dellAzione Cattolica diocesana, per poi raccogliere adesioni presso parrocchie e gruppi ecclesiali diversi in un contesto nazionale segnato da profondi stravolgimenti e dallapprovazione della legge che legalizzava laborto (la famigerata 194), allinterno di una campagna politica e mediatica promossa dal partito radicale antitetica alla cultura cristiana della vita. Gi nel 1975 a Firenze e due anni dopo a Milano erano nate le prime aggregazioni di matrice cattolica per promuovere la cultura della vita e il sostegno concreto alle madri in difficolt: furono esse a promuovere nel 1980 una grande raccolta di firme per lindizione di un referendum abrogativo della 194 in direzione opposta alla proposta radicale. Nacque anche in Diocesi la necessit di creare unorganizzazione stabile, che ebbe a contare su esponenti dellAzione Cattolica, tra cui Marco Bianchi e Pierangelo Martinoli, che divenne il primo presidente della nuova associazione con sede a Vigevano (nel Palazzo Vescovile, in locali contigui allAC) e un centro a Mortara. Vennero cos approntati due piani dazione: uno culturale, sociale, e politico di contrasto alla imperante cultura abortista, e laltro eminentemente caritativo, attraverso il sostegno delle famiglie in difficolt, favorendo la scelta della vita. Dopo la sconfitta referendaria del 1981, il movimento prese rinnovato vigore, trasferendosi nella nuova sede, allinizio di vicolo degli Anselmi (di fronte allingresso laterale della chiesa di San Pietro martire), in un locale privato, cos da superare la barriera dellambiente ecclesiale. Nacquero varie iniziative come conferenze, dibattiti, mostre (tra cui arte per la vita con opere di Ngun Su Yen
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e Verlich), e collaborazioni, specialmente con lUfficio Diocesano per la pastorale familiare. A causa di divergenze con la nuova propriet e atti vandalici e intimidatori, la sede si trasferisce in via Rocca Vecchia, nei locali del vecchio Seminario minore, accanto alla sede del Patronato ACLI. Presto si costretti al trasferimento in Via Rocca Vecchia al n. l, ex-seminario, di fianco al Patronato Acli. Sede infelice per certi versi (accesso, riscaldamento) buona per altri (sempre in centro, pi spazio, gi operante nel sociale per la presenza delle Acli). Intanto la Chiesa diocesana mostra attenzione a questa realt dedicando anche una Quaresima di fraternit per il CAV e intensificando la collaborazione con la Caritas, che getta le basi per la costituzione di un centro a Garlasco. Nasceranno in seguito i centri di Gambol e Robbio (Diocesi di Vercelli). Si collabora inoltre con i servizi sociali del Comune, con la pubblica sicurezza e altre istituzioni; nonostante la convenzione stipulata nel 1992 con lazienda sanitaria locale per operare allinterno delle strutture sanitarie, non mancano chiusure e difficolt. A scopo di sensibilizzazione dellopinione pubblica e di autofinanziamento delle attivit, vengono realizzate nuove iniziative, soprattutto nellambito della annuale Giornata per la vita, con mostre, presidi in Piazza Ducale e davanti a San Pietro martire per il Beato Matteo, conferenze, e non ultimo, lofferta delle primule della vita in ogni parrocchia. Intanto il CAV viene legalmente costituito com Associazione di volontariato con atto notarile e riconosciuto dalla Regione. La sede poi nuovamente trasferita in via Cairoli, in un immobile di propriet della Diocesi, nellambito del Centro di consulenza famigliare. Nel 1990 il CAV con altri soggetti ed enti si fa promotore della creazione di una Comunit di Accoglienza per minori che viene denominata Fondazione Comunit di Accoglienza Madre Amabile. Si tratta di realizzare una struttura secondo gli standard di legge per concretizzare una comunit alloggio per minori dai 3/11 anni in stato di abbandono o in situazione di difficolt familiare, con sede in locali messi a disposizione dalla Parrocchia dellImmacolata. Seguono nuovi trasferimenti della sede, in via San Francesco e poi in via del Terraggio, questa volta presso privati. Dovendo liberare i locali, viene in aiuto mons. Stefano Cerri, Prevosto di San Pietro martire, patrono della chiesa degli Angeli, di cui era venutasi
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a liberare la casa annessa per la morte dellultimo Cappellano. Nel gennaio 2005 il vescovo mons. Claudio Baggini inaugurava la nuova sede e affidava, in accordo con la parrocchia la chiesa e i locali annessi al Centro Aiuto alla Vita, che veniva a trovarsi nella sede della disciolta Confraternita dellAnnunciazione di Maria. Oltre a provvedere alla manutenzione della chiesa (bisognosa di radicali interventi di restauro) il CAV si occupa della animazione della Messa festiva e di varie iniziative di preghiera lungo lanno, come il Rosario quotidiano nel mese di maggio, la benedizione mensile per le mamme in attesa per i nove mesi della gravidanza, e la promozione della devozione a Santa Gianna Beretta Molla, eletta opportunamente patrona delle iniziative legate alla promozione della vita, a cui stata dedicata nel 2006 unimmagine in chiesa69.

AD MAJOREM DEI GLORIAM

69 Ringrazio per le notizie il sig. Gaetano Mercorillo, animatore del Centro di Aiuto alla Vita.
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Finito di stampare nel mese di settembre 2010 da Informagrafica srl - Mortara

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