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LETTURE S…CONSIGLIATE -2- ∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴∴ dal punto di vista legale questa è una comunicazione circolare privata da
LETTURE S…CONSIGLIATE
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I MISTERIOSI SOLCHI NELLA PIETRA
(“CART RUTS”)
In alcune località del Mediterraneo e del mondo, ma principalmente nell’isola di
Malta, esistono delle misteriose incisioni artificiali di alcune superfici rocciose
pianeggianti, denominate dai maltesi “cart ruts”. Hanno l’aspetto di rotaie scavate
nella pietra, poiché corrono parallele tra loro a gruppi di due, talvolta facendo anche
delle curve. Proprio per tale aspetto si è ritenuto a lungo che fossero un primitivo
allestimento per consentire il trasporto dei pesanti blocchi di pietra destinati
all’edificazione dei templi megalitici o di più recenti manufatti. All’interno di queste
rotaie avrebbero proceduto a lenta andatura delle ruote anch’esse di pietra su cui
poggiava una specie di slitta che consentiva il trasporto del materiale.
Cart ruts dalla località maltese di Xemxija
(Foto di Daniel Cilia per la rivista Qui Touring Speciale Mondo, Febbraio 2004)
Una ragionevole ipotesi vorrebbe che queste tracce non siano state scavate dall’uomo
ma siano la conseguenza dell’usura dei ripetuti passaggi delle slitte utilizzate. Ciò è
testimoniato dalle fotografie satellitari del programma « Google Earth » le quali
evidenziano che tutte queste strutture sono vicine ad antiche cave. Ultimamente un
appassionato ricercatore italiano, Massimo Frera, ha proposto una nuova ipotesi relativa alla funzione di tali solchi,
appassionato ricercatore italiano, Massimo Frera, ha proposto una nuova ipotesi
relativa alla funzione di tali solchi, dopo aver ritenuto di dimostrare l’infondatezza
delle diverse congetture fatte da scrittori e archeologi di ogni tempo e paese. Il libro
che ne tratta, corredato da ben 100 fotografie e di ottima veste grafica, si intitola:
Pubblicato dall’editore « Saecula » di Montorso Vicentino. Il titolo è una parola
greca, Άλαδε Μύσται (Iniziati: al mare!), che era l’esortazione rituale rivolta a coloro
che si accingevano a farsi iniziare ai Misteri di Eleusi, in quanto dovevano purificarsi
con dei lavacri di acqua marina prima di sottoporsi alle varie cerimonie. Ebbene
proprio in questo curioso titolo è insita l’ipotesi dell’Autore, ovvero che i “cart ruts”
fossero connessi con l’antichissimo culto pagano delle Acque, cioè che tutte queste
“canalette” servissero per la conduzione di rivoli d’acqua ad uno scopo rituale che
peraltro sarebbe difficile precisare nei particolari. Si tratterebbe comunque di acque
dolci e non marine – aggiungiamo noi –, anche se alcuni di questi solchi nella roccia
si perdono nel Mar Mediterraneo. La spiegazione è però semplice: susseguenti
innalzamenti del livello marino hanno semplicemente occultato la prosecuzione di
queste tracce, documentate oggi da ricerche fotografiche subacquee 1 ; nel 6000 a.C. il
mare era più basso di circa nove metri!
Massimo Frera, in cui traspare la vicinanza con le stimolanti idee di Giorgio Feo,
l’autore di « Dei della Terra, il mondo sotterraneo degli Etruschi » (ECIG, Genova
1991), corrobora la sua ipotesi con dei capitoli dai forti contenuti culturali, nei quali
si prendono in considerazioni analoghi “cart ruts” dislocati in Sardegna e nella
Maremma toscana. Tuttavia, bisogna dare spazio ad una obiezione di fondo, generale,
1 Non c’è quindi nessuna correlazione tra l’esortazione rituale greca e la supposta ritualità connessa
con i “cart ruts”, come dall’insieme dei contenuti del libro si potrebbe evincere.
riferita alla sua ipotesi, ed è la seguente: che necessità avevano gli Antichi di elaborare un
riferita alla sua ipotesi, ed è la seguente: che necessità avevano gli Antichi di
elaborare un sistema così artificioso di cultuazione delle Acque, dal momento che
essi avevano in abbondanza sorgenti, fonti, polle, ruscelli, fiumi, stagni, laghi, paludi
e marane ove questo culto si sarebbe potuto celebrare – e in realtà si celebrava
davvero – in modo spontaneo e naturale? Va però detto, a vantaggio dell’Autore, che
noi siamo portati a ragionare con una mentalità moderna e quindi non possiamo
pretendere che la nostra logica sia la stessa logica degli Antichi… Solo seguendo il
punto di vista analogico simbolico la si può comprendere.
Per una logica moderna comunque, ci sembra un’obiezione decisiva, cosicchè per
salvare l’impianto ideologico del libro si potrebbero considerare queste lunghe e
marcate incisioni come un supporto cerimoniale per un culto del tutto diverso – non
culto femminino dell’Acqua ma culto mascolino della Fertilità –: l’evocazione della
pioggia, come mostreremo più sotto, ma tale ipotesi non viene fatta dall’Autore.
Specialmente nei siti maltesi la dislocazione di questi “cart ruts” è talmente
disordinata e caotica – tanto che il sito principale è stato chiamato col nome di un
celebre snodo ferroviario britannico –, che difficilmente si può pensare ad un luogo di
culto organizzato ma più facilmente alla sede di successive e ripetute azioni di
locomozione di strutture di trasporto. Infatti i principali “cart ruts” sono dislocati nei
pressi di antiche cave tuttora ben visibili. Resta il fatto che non si ha documentazione
di
una continuità e di una direzione logica di tutti questi “cart ruts”, per cui l’ipotesi
tecnologica in questione sarebbe da respingere. Comunque sia, non sono da
escluderne altre, posto che, tuttavia, non si omologhino tutti gli apparenti “cart ruts”
del Mondo, come invece sembra voglia fare il nostro Autore.
“Cart Ruts” dalla località maltese di Naxxar
(Foto di M. Mintoff, © by M.J. Publication LTD, dal libro Malta, an archaeological paradise. Valletta 1991)
Quelli sardi e maltesi (praticamente identici tra loro), potrebbero essere dei tracciati
di
magia simpatica rivolti verso divinità celesti maschili del Tuono e del Temporale,
al fine di impetrare la discesa dell’Acqua. In un celebre libro di M. Gimbutas, Il
linguaggio della Dea (di prossima riproposizione per l’editrice Venexia) sono
illustrati antichi segni di epoca paleolitica e mesolitica che, considerandoli con uno
sguardo d’insieme dall’alto, sembrano proprio essere identici al caotico tracciato maltese sopra detto. Nel libro della
sguardo d’insieme dall’alto, sembrano proprio essere identici al caotico tracciato
maltese sopra detto. Nel libro della Gimbutas si segnala il fatto che quei simboli sono
anch’essi, come i “cart ruts”, paralleli, accoppiati, equidistanti. Diamo un esempio di
questi segni: la loro somiglianza è sorprendente.
Motivo grafico cosiddetto a cometa: « Si ritiene che tali segni siano simbolo del fluire (vitale e
sanatore) dell’acqua » (M. Gimbutas: Il Linguaggio della Dea, fig. 72. CDE, Milano 1991)
Commentando la fig. 81 la Gimbutas specifica: «…linee parallele incise o dipinte che
rappresentano torrenti ». Per quanto la studiosa lituana veda tutto in un’ottica di
archetipi divini femminili, è innegabile che, se di cultuazione si deve parlare a
proposito di questi solchi nella roccia, si tratta di percorsi magico-simpatici per la
scaturigine della pioggia e delle acque torrentizie in periodi preistorici di siccità 2 . Del
resto anche nella Creta minoica il Labirinto, al dire di Omero, era una « figura
danzata »; intendiamo dire che figure tracciate sul terreno di una certa dimensione
erano probabilmente il supporto per l’esecuzione di particolari danze rituali.
Circa i “cart ruts” della Maremma toscana – invero poco assimilabili a quelli sardi e
maltesi –, l’ipotesi dell’Autore ci è sembrata molto debole rispetto alla cultuazione
dell’Acqua e meno che mai a quella da noi avanzata di evocazione della pioggia. Che
si tratti in quel caso di vere e proprie “canalette” per la conduzione dell’acqua
piovana all’interno delle « Tagliate » 3 , con lo scopo di non allagare il fondo
transitabile di quest’ultime?
2 Agli studiosi di paleo-meteorologia il compito di datare questi eventi.
3 Le “Tagliate” o “Vie cave” sono dei giganteschi intagli artificiali della roccia tufacea, tipici di
alcune ristrette zone della Maremma settentrionale.
Nel suo complesso il libro di Massimo Frera si può considerare come l’abbinamento parallelo – quasi
Nel suo complesso il libro di Massimo Frera si può considerare come l’abbinamento
parallelo – quasi ad imitazione dei cart ruts! – di due argomenti: quello sui solchi
propriamente detti, considerati (e omologati) in varie parti del mondo; ricerca che
l’Autore sta continuando… e un sostanzioso excursus erudito su alcune forme
ideologiche degli antichi popoli che si suppone fossero dietro questi curiosi
manufatti. Se questI due argomenti, alla fine, scartando dai loro rispettivi binari, si
possano incontrare, è cosa che lasciamo valutare al Lettore. Di certo, dare una
spiegazione esatta di questo fenomeno, forse non sarà mai possibile. Chi può,
comunque, vada a Malta o a Su Crocefissu Mannu in Sardegna!
In questa piantina due studiosi hanno evidenziato la presenza delle antiche cave (in marrone) e dei
cart ruts (in verde). An evaluation of the archaeological site at "Misrah Ghar il-Kbir" aka Clapham
Junction limits of Rabat with a definition to the function and behaviour of the cart-ruts.
Observations carried out by Joseph Magro Conti and Paul C. Saliba. 1rst international workshop
"La Cooperazione Euromediterranea per i Beni Culturali" in conjunction with the "International
Meeting Aramis" held at Castellamare del Golfo (Palermo) 29 - 31 October 1998
Dal sito travelblog.com Questa è la prova (una strada dell’antica Pompei) di come i solchi dei
Dal sito travelblog.com
Questa è la prova (una strada dell’antica Pompei) di come i solchi dei carri possano scavare la
pietra, confermando una delle ipotesi sui “cart ruts”, ovvero che si tratti di impronte di logoramento
lasciate sul terreno roccioso da slitte di trasporto.