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Gurdjieff e i segreti di Belzebù

Egidio Maria Bruno Presta


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in copertina:
“Adamo ed Eva” di Lucas Cranach il Vecchio, 1526
INDICE

Introduzione

Il mondo alla rovescia

Gurdjieff e i custodi della grande conoscenza

Le straordinarie conoscenze storiche di Gurdjieff

L'unione fra religione e scienza

I segreti della legge del sette

La scienza conferma alcune affermazioni di Gurdjieff

La vera psicologia e i segreti della pratica interiore

Mesmer, il magnetismo animale e le evidenze scientifiche

Donna guarita per mezzo di sonno con chiarovisione

La vera astrologia

L'influenza dei pianeti sul corpo umano

Ashyata Sheyimash: un personaggio reale ignoto agli storici

Il derviscio bukhariano Hadji-Assvatz-Truv e la Musica Oggettiva

Un racconto sulla “considerazione interiore” di Gurdjieff

Okidanokh, tavola periodica e i tre cervelli equilibrati

Sulle differenze fra Ouspensky e Gurdjieff

Una chiave per comprendere “I racconti di Belzebù a suo nipote”

La consapevolezza della morte

Il reale punto di partenza della pratica interiore

Attenzione, apprendimento, okidanokh e il risveglio dei tre cervelli

Gurdjieff e le tecniche del monte Athos

Come sviluppare il discernimento contro i ciarlatani

La scienza dell'immortalità e il segreto dell'alchimia


INTRODUZIONE

La ricerca della conoscenza non ha mai smesso di caratterizzare la vita degli uomini.
Fin dalla sua comparsa sulla Terra, l'uomo ha sempre cercato risposte su se stesso,
sull'universo, sulla vita e la morte. La scissione esistente fra i vari sistemi di
conoscenza, come l'apparente insanabile divario fra scienza e religione, mostrano una
divisione fondamentale che è principalmente all'interno dell'uomo. Quando diversi
sistemi di conoscenza si contraddicono a vicenda senza mai arrivare ad una
conciliazione, significa che abbiamo osservato da diversi punti di vista ciò che
vogliamo conoscere senza riuscire a coglierne le relazioni reciproche. Una delle
cause che impedisce all'uomo lo schiudersi della comprensione è proprio questa
conoscenza frammentata, e poiché la frammentazione di questi sistemi deriva da una
frammentazione interna all'uomo, ciò dimostra che è l'uomo frammentato al suo
interno a non poter mai raggiungere una conoscenza corretta di se stesso e
dell'universo. Il corpo, la mente ed il sentimento costituiscono tre strumenti di
conoscenza e solo una sinergia fra queste differenti parti può fornire all'uomo una
conoscenza esatta di se stesso e dell'universo in cui vive. I sistemi di conoscenza
provenienti dall'uomo integro sono integri a loro volta ed equivalgono, dunque, ad
una scienza religiosa e una religione scientifica. Questa unione deve verificarsi anche
per l'arte, così come per tutti gli altri sistemi di conoscenza, e avremo allora un'arte
scientifica, una scienza artistica, un'arte religiosa e una religione artistica. Al cospetto
di fenomeni come l'omosessualità, ad esempio, che apparentemente è paradossale in
relazione al sesso quale funzione della natura per assicurarsi la continuità della
specie, la scienza, la religione e la politica non sanno che pesci pigliare. La prima
considera la questione in termini di malattia, la seconda dal punto di vista della
morale religiosa e la terza vede tutto in relazioni ai diritti. Tutte queste teorie e punti
di vista non colgono mai l'essenza di questo semplice fenomeno, e contribuiscono
solo a fabbricare mattoni per la costruzione di una nuova torre di Babele. Il sesso ha
la sua ragion d'essere nella propagazione della specie e nella produzione di alcune
sostanze richieste dalla Natura. La comparsa dell'omosessualità indica un
provvedimento preso dalla Natura nel momento in cui il numero complessivo di
esseri umani supera la soglia richiesta in un determinato luogo e periodo. Insieme
all'incremento e riduzione delle nascite, all'innalzamento ed abbassamento della
mortalità, la comparsa o meno dell'omosessualità costituisce un altro mezzo che ha a
disposizione la natura per ristabilire un certo equilibrio perduto. Qualsiasi cosa esiste,
fa parte dei piani della natura. Nelle grandi guerre mondiali, si manifestò un
incremento del tasso di mortalità e la natura fu costretta a prendere provvedimenti,
così ogni famiglia, nonostante la povertà, metteva al mondo dieci figli. Nulla accade
secondo il nostro volere. Ogni cosa è il risultato delle leggi e degli scopi della Natura.
Per essere contro natura, qualcosa dovrebbe esistere al di fuori di questo universo e
tutto questo è inconcepibile. La natura è costretta a prendere certi provvedimenti solo
perché l'essere umano non compie i suoi doveri coscienti nei suoi confronti,
altrimenti questi fenomeni come anche ad esempio le guerre non avrebbero alcuna
ragione di verificarsi. Lo stato attuale dei sistemi di conoscenza umana viene
illustrato bene dalla parabola dei ciechi e dell'elefante.

Al di là di Ghor si estendeva una città i cui abitanti erano tutti ciechi. Un giorno, un
re arrivò da quelle parti, accompagnato dalla sua corte e da un intero esercito, e si
accamparono nel deserto. Ora, questo monarca possedeva un possente elefante, che
utilizzava sia in battaglia sia per accrescere la soggezione della gente. Il popolo era
ansioso di sapere come fosse l'elefante, e alcuni dei membri di quella comunità di
ciechi si precipitarono all'impazzata alla sua scoperta. Non conoscendo né la forma
né i contorni dell'elefante, cominciarono a tastarlo alla cieca e a raccogliere
informazioni toccando alcune sue parti. Ognuno di loro credette di sapere qualcosa
dell'elefante per averne toccato una parte. Quando tornarono dai loro concittadini,
furono presto circondati da avidi gruppi, tutti ansiosi, e a torto, di conoscere la
verità per bocca di coloro che erano essi stessi in errore. Posero domande sulla
forma e l'apparenza dell'elefante, e ascoltarono tutto ciò che veniva detto loro al
riguardo. Alla domanda sulla natura dell'elefante, colui che ne aveva toccato
l'orecchio rispose: "Si tratta di una cosa grande, ruvida, larga e lunga, come un
tappeto". Colui che aveva toccato la proboscide disse: "So io di che si tratta:
somiglia a un tubo dritto e vuoto, orribile e distruttivo". Colui che ne aveva toccato
una zampa disse: "È possente e stabile come un pilastro". Ognuno di loro aveva
toccato una delle tante parti dell'elefante. La percezione di ognuno era errata.
Nessuno lo conosceva nella sua totalità: la conoscenza non appartiene ai ciechi.
Tutti immaginavano qualcosa, e l'immagine che ne avevano era sbagliata.

Non solo esiste una scissione fra scienza, religione, arte, e così via, ma queste
divisioni si manifestano all'interno stesso di ogni singola disciplina, e tutto ciò non fa
che dimostrare in quale stato di cecità si trova l'uomo. L'altro problema riguarda la
convinzione generale di ritenere l'epoca attuale come l'apice mai raggiunto prima
dall'essere umano in materia di conoscenza. In realtà, molti fatti dimostrano che vari
frammenti di un'antica conoscenza qualitativamente superiore rispetto a quella attuale
sono arrivati fino a noi, ma sono sempre stati fraintesi e mischiati con un mucchio di
fantasie, finché non è arrivato Gurdjieff che ha presentato al mondo questo sapere in
versione integrale e corretto: la grande conoscenza che per molto tempo era stata
custodita da alcuni grandi uomini.
Il mondo alla rovescia

Nel momento in cui si comprende profondamente la differenza tra una vita


interamente dominata dalle associazioni automatiche psico-emotive e la possibilità
che ha l'essere umano di poter diventare l'artefice delle proprie azioni, e non reagire
più ciecamente come un automa mosso da forze esterne provenienti dall'ambiente,
cosa che lo rende in tutto e per tutto identico ad una macchina da scrivere, ad un
frullatore, ad un televisore a cui si può cambiare canale spingendo un tasto, diventa
più semplice comprendere molte altre cose. Innanzitutto comprendiamo che la
divisione tra "conscio" e "subconscio" della psicologia viene smentita dai fatti
sperimentali, in quanto l'uomo allo stato ordinario si presenta come un automa, un
burattino mosso da forze esterne, un manichino vivente, e in lui non vi è nulla che
possa definirsi realmente conscio. L'illusione di essere conscio proviene
dall'identificazione ininterrotta con tutti i suoi "io" frammentati che costituiscono la
sua personalità artificiale. E' facile comprendere che una psicologia che ignora un
errore così fondamentale non può offrire né i mezzi per conoscersi meglio, né gli
strumenti per un reale cambiamento, e tutta la sua "arte" consisterà nel tentativo di
apportare modifiche alla personalità, ovvero a ciò che costituisce il guscio esterno
dell'uomo, alla sua maschera, affinché risulti conforme alle necessità di una società
malata, le cui fondamenta posano sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, sulla
violenza, sulle belle parole e sulla schiavitù. Sempre da questa prospettiva, se diamo
ora uno sguardo al mondo dell'arte, comprenderemo che fra tutti gli artisti ordinari
non ci può essere alcun talento o genio, che altro non sono che parole vuote, profonde
allucinazioni di gruppo. L'uomo allo stato di automa non può creare nulla, in lui si
crea qualcosa in base ad accidentali associazioni psico-emotive alle quali obbedisce e
che vengono erroneamente chiamate ispirazioni artistiche. Un artista non può creare
nulla finché non esce dallo stato di automa, e tutto ciò che avviene in lui è imitazione.
Peraltro, non c'è alcun valore neanche nei virtuosi della tecnica, in quanto questi
virtuosismi non sono altro che l'affinamento di automatismi motori acquisiti. La
differenza tra arte sacra e arte dei baccanali coincide con la differenza esistente tra un
uomo realmente sveglio e un uomo profondamente addormentato che obbedisce
ciecamente ai moti automatici delle associazioni psico-emotive interne provocati da
forze esterne. Messa in evidenza questa differenza fondamentale, è persino irrilevante
sottolineare che l'uomo addormentato utilizza l'arte per fini ignobili, quali il
commercio, l'accompagnamento di pranzi orgiastici o più in generale, per far da
contorno ai suoi rituali in cui altro non si celebra che l'incosciente abbandonarsi alle
sue debolezze. Tutte le idee accettate automaticamente dalla maggior parte della
gente priva di un pensiero critico indipendente, che considerano l'arte come un
aspetto fondamentale per l'educazione, risultano in questa prospettiva, assolutamente
inconsistenti, fin a quando non si comprenderà la necessità di porre le basi affinché
l'uomo non resti un automa. Lo stato di uomo cosciente corrisponde al funzionamento
simultaneo e sinergico dei tre cervelli: intellettuale, emotivo e istintivo/motorio. Tutta
l'arte ordinaria è invece prodotta da uomini parziali, tant'è che abbiamo tre tipi di arte
comune, una prettamente sessuale proveniente dall'uomo in cui predomina il
funzionamento del cervello istintivo/motorio, la seconda di stampo emotivo che si
manifesta attraverso l'uomo squilibrato in cui il cervello emotivo regola le sue
manifestazioni automatiche, ed infine un terzo tipo di matrice intellettuale. S'ignora
del tutto che possa esistere un tipo di arte proveniente da uomini coscienti. Per questa
ragione e allo stato attuale, l'arte non va mai valuta attraverso il sentimento, in quanto
esso è completamente inconscio in relazione ad essa. Una stessa musica può produrre
effetti opposti in due persone diverse, poiché nell'una ricordano, ad esempio, quando
ha perduto l'amore e nell'altra quando ha trovato l'amore. L'amore stesso dev'essere
valutato dal suo grado di coscienza, mentre esiste un abuso della parola amore che
viene utilizzata come copertura delle proprie debolezze e meschinità e per definire un
insieme di fenomeni, quali il possesso, la gelosia, la violenza e il piacere sessuale che
non hanno nulla a che vedere con l'amore, dunque, anche per l'amore dev'essere la
coscienza il metro universale. Considerando il fatto che la comprensione risulta dallo
sviluppo parallelo dell'essere e del sapere, è facile capire come la divisione fra
religione e scienza sia assolutamente errata e sconveniente, in quanto sia l'una che
l'altra sono fondamentali per ottenere la comprensione. Se ci basiamo anche sul
principio che studiando l'uomo si studia l'universo e studiando l'universo si studia
l'uomo, ci rendiamo conto che tutte queste frammentazioni del sapere non possono
che provenire da gente priva di comprensione, ciò significa che il sapere che abbiamo
a disposizione è di una qualità eccessivamente scadente. Tuttavia, la scienza ordinaria
e la religione ordinaria, così come le troviamo allo stato attuale, risultano
relativamente utili, la prima per gli sviluppi tecnologici che in teoria dovrebbero
migliorare la vita materiale dell'uomo, e la seconda per fare da poliziotto interiore
nelle persone prive di coscienza, ma neanche questi due compiti da niente vengono
svolti al meglio. Ma... tutto qui. S'illudono coloro che credono che da esse possa
venire qualche grande verità. Non solo esistono frammentazioni fra discipline
apparentemente in opposizione, ma all'interno di ciascuna disciplina presa
singolarmente appaiono altre nuove frammentazioni. Non parleremo delle
innumerevoli assurde frammentazioni fra religioni diverse, nonché quelle presenti
all'interno stesso di una religione fondamentale. Guardiamo per adesso un attimo alla
scienza. Vi siete mai chiesti per quale ragione esiste la fisica quantistica, la fisica
classica, e così via? E' semplice. Uno degli errori fondamentali della scienza è l'aver
scambiato le leggi di secondo, terzo e quarto ordine con le leggi fondamentali di cui
non sospetta neanche l'esistenza. Questa situazione corrisponde ad aver scambiato gli
effetti con le cause. Questa è la ragione per la quale è così complessa. Voi guardate
alla complessità della scienza e pensate quale genio è l'intelletto umano. La verità è
precisamente all'opposto. Sono i numerosi errori che rendono le cose sempre più
complesse. Ad ogni errore, la complessità aumenta al quadrato, e se l'errore riguarda
qualcosa di fondamentale, la complessità aumenta al cubo e anche di più. Le quattro
interazioni fondamentali della fisica non sono le leggi fondamentali, ma semplici
effetti prodotti da cause che corrispondono alle leggi cosmiche fondamentali (le leggi
del 3 e del 7) che la scienza attuale ignora. La prova assoluta che non sono
fondamentali sta nel fatto che ciascuna di esse ha un dominio in una certa scala ben
precisa, dopodiché perdono di consistenza. La gravità domina nel mondo delle
galassie, ma arrivati al mondo subatomico deve passare il testimone alla forza
nucleare forte. Queste torri di Babilonia scientifiche vengono erette perché s'ignora
che la comprensione è dettata dal grado dell'essere. In un uomo che non ha un essere
sviluppato, la comprensione sarà misera. Nel momento in cui l'essere dell'uomo è
frammentato anche la sua conoscenza sarà frammentata e dunque falsa. Questa è la
differenza fra la scienza soggettiva e la vera scienza, la scienza del tutto. Tutte le
teorie scientifiche odierne per spiegare l'universo sono pattume. L'altro problema
della scienza attuale è l'ignoranza riguardo ad una gran fetta di materie ignote che
costituiscono l'universo, e la stima è di circa l'80%. Manca l'80% della massa che
deve dar conto degli effetti gravitazionali osservati e da qui nasce l'ipotesi della
materia oscura. Qui, siamo nel regno di materie ultra-sottili, che riguardano anche la
nostra vita psichica, le materie che costituiscono la nostra vita emotiva, la materia
stessa del magnetismo animale, e così via. In questo regno di materie sconosciute
esistono velocità che superano di gran lunga quella della luce. S'illudono coloro che
per ignoranza e moda vedono nella fisica quantistica chissà che. Per quanto riguarda
l'esoterismo e la filosofia, sarò estremamente sintetico. L'esoterismo è un cumulo di
letame in cui sono disperse pochissime preziose perle che solo chi è provvisto di un
alto grado di discernimento può individuare ed evitare così di cadere in errore, e
siccome con poche perle non si può fare una collana, non si può raggiungere nulla se
non attraverso la scienza integrale che l'esoterismo ordinario non possiede. La
filosofia è come diceva il nostro "Nonno" in comune: "L'arte suprema di versare il
vuoto nel nulla." Tutte le altre forme di pseudo-spiritualità ideate da furbacchioni e
per soli fini commerciali sono definite sempre dalla saggezza del Nonno: "Laboratori
per il perfezionamento della psicopatia".
Gurdjieff e i custodi della grande conoscenza

Nella vita interiore di Gurdjieff, grazie ad una corretta educazione datagli da suo
padre e dai suoi primi maestri, si sviluppò un profondo desiderio di trovare le risposte
a svariati quesiti che la vita gli poneva di fronte. Qual'è lo scopo e la reale natura
dell'essere umano? Quali sono gli eventi importanti accaduti nel passato remoto del
nostro pianeta e perché gli storici antichi e moderni sembrano brancolare nel buio? E'
mai possibile che durante tutti questi millenni nessuno tra gli uomini sia mai riuscito
a scoprire la verità? Se qualcuno è riuscito a scoprire la verità, perché mai questa
grande conoscenza non si è tramandata fino ai giorni nostri per il beneficio di tutti?
Perché esistono le guerre? Perché gli uomini cadono preda di una tale follia che li
conduce alla distruzione reciproca? Ai giovani occhi di Gurdjieff, ogni cosa sembrò
non avere alcun senso e si sviluppò in lui una forza inarrestabile che gli imponeva di
trovare queste risposte per ovviare all'enorme vuoto interiore, tipico di chi prende
coscienza che il solo soddisfacimento degli istinti animali non conduce ad alcuna
realizzazione, né alla felicità e anzi, incrementa notevolmente quel vuoto interiore
che non lascia più alcuna tregua alla vita di un uomo. Interrogò gente che
inizialmente ai suoi giovani occhi appariva istruita, cercò le risposte nelle discipline
scientifiche dell'epoca, nella psicologia, nella fisica, passo a studiare le religioni e
l'esoterismo, ma alla fine dovette concludere che nessuna di queste conoscenze
forniva una risposta soddisfacente. Erano solo servite come allenamento per favorire
lo sviluppo di quel discernimento, di quel fiuto che per il sincero ricercatore è come
una bussola mentre si naviga nello sconfinato mare in una notte senza luna. Si rese
conto definitivamente che la gente istruita non possedeva alcuna reale conoscenza,
che la scienza moderna brancolava nel buio come tutti gli altri e che nelle religioni e
nell'esoterismo c'era qualche perla, ma era sommersa da un cumulo di assurdità.
Tuttavia, l'esistenza di queste preziose perle provenienti dal passato più remoto,
dimostravano chiaramente che l'idea di considerare la nostra attuale civiltà come il
fiore sbocciato attraverso secoli e secoli di lenta evoluzione era del tutto errata, e che
in realtà questo processo si era svolto esattamente al contrario. Non c'era stata alcuna
evoluzione, tutti gli indizi dimostravano che l'attuale civiltà era il risultato di una vera
e propria involuzione, di una degenerazione di qualche epoca d'oro esistita nel
passato. Non a caso, un'altra espressione utilizzata da Gurdjieff per definire il suo
gruppo di ricerca, oltre a quella già conosciuta di "Cercatori di Verità", era quella di
"Cercatori di Perle nel Letame". Qualche perla della grande conoscenza era
sopravvissuta nonostante i molti secoli trascorsi, ma bisognava essersi fatti gli occhi
per riconoscerla in mezzo a tutto quel pattume, e del resto tutto ciò non bastava, non
era sufficiente possedere qualche frammento per ricostruire la scienza integrale. Per
questa ragione, tutte queste piccole perle disperse tra enormi cumuli di rifiuti
chiamati "religioni", "esoterismo", "occultismo", "spiritualità", e così via, per quanto
utili a far comprendere al ricercatore che nel passato qualcosa di realmente
importante era stato trovato, risultavano inutilizzabili. Gurdjieff comprese che da soli,
senza una vera guida esperta e con qualche frammento della grande conoscenza fra le
mani, non si poteva ottenere nulla di pratico e al contrario, poteva rivelarsi dannoso.
Comprese che la macchina umana era notevolmente complessa e qualsiasi pratica
senza una reale conoscenza approfondita, avrebbe rischiato di compromettere la
salute mentale e fisica. Lo stesso grado di difficoltà che incontrerebbe un riparatore di
biciclette se si ritrovasse a lavorare alla riparazione di aeroplani. Senza alcun dubbio,
farebbe più danni che altro. Egli stesso apprese da un vecchio maestro che la
respirazione artificiale che stava praticando era estremamente pericolosa, questo
perché l'aria costituisce uno dei tre nutrimenti essenziali che insieme al cibo e alle
impressioni entrano nell'organismo umano in proporzioni precise, e aumentare
l'introduzione di uno di essi senza modificare la quantità degli altri produce
inevitabilmente degli squilibri con conseguenti danni. In effetti, coloro che avevano
praticato la respirazione artificiale senza una guida realmente esperta, e dico
realmente perché molti ciarlatani si dichiarano tali, si erano provocati danni a livello
cardiaco, tutto ciò che avevano ottenuto attraverso la pratica della respirazione
artificiale era un ingrossamento del cuore. Gurdjieff si convinse definitivamente che
senza la guida di un uomo che realmente sa, i risultati di una pratica arbitraria o sotto
la guida di ciarlatani che per i propri scopi egoistici si spacciano per esperti sarebbero
stati del tutto opposti allo scopo prefisso. Tutti questi gruppi, che senza reale
conoscenza si adoperavano a mettere in atto manipolazioni sulla complessa macchina
umana, venivano definiti da Gurdjieff "Laboratori per il perfezionamento della
Psicopatia", e i loro adepti li definiva "Candidati per il Manicomio". Del resto
ciascuno di voi se minimamente imparziale può constatare di persona che al giorno
d'oggi, nella maggior parte dei casi tranne rare eccezioni, tutti coloro che
s'interessano di spiritualità, esoterismo, o che dicono di praticare una certa disciplina
interiore, si ritrovano in uno stato peggiore rispetto a quello dell'uomo comune che
vive una vita ordinaria. Gurdjieff, dunque, nel corso delle sue innumerevoli ricerche
della verità, affinò il suo discernimento su svariate questioni. L'uomo che avesse
voluto evolversi interiormente, avrebbe dovuto trovare una guida esperta, pressapoco
come un malato va dal medico esperto per curare i suoi malanni. Ma era
sopravvissuta la grande conoscenza fino ai giorni nostri? Molti fatti convinsero
Gurdjieff che tutto ciò era molto probabile. Fra i molti eventi che rafforzarono in
Gurdjieff questa convinzione, ci fu quello di constatare, aprendo per caso un giornale,
che una delle leggende cantate da suo padre veniva riportata su alcuni rotoli molto
antichi che gli archeologi avevano ritrovato solo di recente nel corso di alcuni scavi.
Gurdjieff si rese conto che la conoscenza, non solo si era trasmessa oralmente nel
corso del tempo, ma che i possessori della Grande Conoscenza, questi realmente
grandi uomini del passato, si erano premuniti di trovare un mezzo affinché si
preservasse nel corso dei millenni. L'arte fu uno di questi mezzi utilizzati per
custodire la grande conoscenza. I Custodi della Grande Conoscenza inserirono in
molte opere d'arte antica tutte le informazioni della loro scienza oggettiva. Ecco
qual'era la vera arte, l'arte oggettiva, che esattamente come un'arca di Noè, aveva il
compito di custodire i semi della Grande Conoscenza, affinché non perissero per
mezzo del diluvio universale costituito dalle guerre, dalle catastrofi naturali e dalla
degenerazione globale che ne deriva in cui tutte le grandi conquiste del passato
cadono nell'oblio e i pochi frammenti sopravvissuti vengono mal interpretati. Una di
queste opere di Arte Oggettiva è la Sfinge. Quest'evento fu solo uno fra i tanti che
convinsero definitivamente Gurdjieff che da qualche parte sul pianeta dovevano
esserci uomini che possedevano ancora questa grande conoscenza. Dopo estenuanti
ricerche, viaggi interminabili condotti in condizioni estreme, in cui alcuni suoi amici
morirono, dopo tutti questi immensi sacrifici, Gurdjieff riuscì a trovare questi uomini
situati in un luogo dell'Asia Centrale, che formavano una confraternita inaccessibile
al resto del mondo: i veri Custodi della Grande Conoscenza. L'opera "I Racconti di
Belzebù a suo nipote", scritta da Gurdjieff nella seconda metà degli anni venti del
novecento, è un vero e proprio capolavoro di Arte Oggettiva. In essa, Gurdjieff ci
trasmette un sapere di altissima qualità, differente dal sapere scadente che
assimiliamo attraverso la cultura moderna. Quest'opera ci comunica, sia in forma
letteraria che in forma allegorica, la Grande Conoscenza. La parte allegorica è
costituita dai 3 personaggi principali che percorrono l'intera opera ed hanno 7
significati precisi. Tutto il resto dell'opera ci rende partecipi di alcuni eventi
importanti accaduti nel passato del nostro pianeta, sconosciuti agli storici antichi e
moderni, fatti che costituiscono lo stesso "fattore spiritualizzante" che avevano le
leggende del padre di Gurdjieff, c'insegnano i principi della scienza oggettiva,
dell'arte oggettiva, e molto altro. Apprendiamo quali sono stati gli eventi accaduti nel
passato che hanno condotto l'umanità a vivere una vita così disastrosa, in che modo
gli uomini del passato hanno scoperto la Grande Conoscenza e in che modo è andata
perduta a causa di cataclismi, guerre e rivoluzioni, e quali sono stati i mezzi utilizzati
affinché si preservasse per il bene oggettivo delle generazioni future. Tutto questo
sapere di alta qualità presente nell'opera di Gurdjieff, costituisce un mezzo a noi utile
fondato sul principio che la comprensione è il risultato dello sviluppo proporzionale
del sapere e dell'essere, e poiché questi due fattori s'influenzano reciprocamente, è
facile dedurre che un sapere di qualità scadente pregiudica anche lo sviluppo
dell'essere. Per queste ragioni la prima opera di Gurdjieff, come egli stesso dichiara,
ha lo scopo di "Estirpare dal pensiero e dal sentimento del lettore, spietatamente e
senza il minimo compromesso, le credenze e le opinioni, radicate da secoli nello
psichismo degli uomini, riguardanti tutto ciò che esiste al mondo". Se non si abbatte
l'edificio costituito dal sapere scadente che abbiamo acquisito, nulla potrà essere
edificato. Per queste ragioni, Gurdjieff ci mette a conoscenza di fatti reali accaduti nel
passato, i quali ci forniscono una visione completamente differente da quella che si è
formata in noi attraverso le conoscenze della storia ordinaria, della scienza ordinaria,
delle religioni ordinarie, e così via. Leggere "I racconti di Belzebù a suo nipote",
ascoltare le narrazioni di Belzebù, equivale ad ascoltare la stessa voce di quei grandi
uomini del passato che ci narrano degli eventi accaduti sul pianeta Terra, che ci
spiegano le leggi della scienza oggettiva, la scienza del tutto, e ci illustrano quali
sono le nostre reali possibilità attraverso la scienza dell'essere. Leggere "I racconti di
Belzebù a suo nipote", è come sedersi oggi, accanto ad uno di quei grandi uomini del
passato che custodivano la Grande Conoscenza per imparare ascoltando ogni cosa
narrata dalla sua stessa voce. Oggi, molte delle persone che si sono accostate a
quest'opera risultano essere sprovviste di quel minimo grado di comprensione
richiesta e già acquisita attraverso degli sforzi precedentemente compiuti. Questi
cialtroni, nella convinzione di essere già in grado di comprendere, stanno diffondendo
senza rossore sul volto, in tutta incoscienza e alcuni anche in buona fede, svariate
interpretazioni immaginarie, nelle quali attraverso la loro fervida fantasia,
concepiscono delle assurdità in chiave allegorica. Il disastro più grande non sta tanto
nel fatto che queste persone dall'appassionata fantasia siano già di per se fuorviate,
ma che dominati da una delle loro più frequenti e diffuse debolezze, ossia quella di
voler apparire a tutti i costi sapienti agli occhi altrui, si danno parecchio da fare per
istruire anche gli altri nell'arte di andare fuori strada. In fondo, nulla di nuovo sotto il
sole, è la solita e vecchia storia che si ripete in modo conforme alle leggi. Per questa
ragione, è fondamentale che ciascuno faccia di tutto per sviluppare quel
discernimento che, come ripeto sempre, è l'unica e sola bussola mentre si naviga in
alto mare in una notte senza luna.
Le straordinarie conoscenze storiche di Gurdjieff

La prima coincidenza straordinaria nelle cronache storiche riportate da Gurdjieff, è


quella tra una leggenda che cantava suo padre e il mito di Atlantide presente nel
"Timeo" e nel "Crizia" di Platone. In questa leggenda cantata dal padre di Gurdjieff, e
riportata nel libro “Incontri con uomini straordinari”, si narrava la storia della grande
civiltà dell'isola di Haninn che era collocata dove attualmente si trova la Grecia nel
periodo definito “diluvio di prima del diluvio”, ossia settanta generazioni prima
dell'ultimo diluvio, dove ogni generazione corrispondeva a cento anni. Gli unici
uomini a sopravvivere a questo cataclisma chiamato “diluvio prima del diluvio”,
erano stati gli appartenenti alla confraternita scientifica Imastun, che erano sparsi su
tutta la terra con lo scopo di condurre i loro studi di astrologia, in modo da poter
osservare i diversi effetti prodotti dalle influenze celesti su varie zone del pianeta.
Dopodiché, si comunicavano i risultati ottenuti dalle loro ricerche ricorrendo alla
telepatia per mezzo di alcune pizie che funzionavano come vere e proprie antenne
riceventi. Altre informazioni riguardanti questi eventi storici sembrano essere
contenute anche nel libro “I racconti di Belzebù a suo nipote” nel capitolo “Belzebù
ipnotizzatore professionista”, quando si parla dello sprofondamento dell'isola Siapura
situata a nord dell'isola di Cipro a causa di un terremoto planetario che fu anche una
delle due cause della desertificazione dell'Egitto, un tempo terra molto rigogliosa. Da
queste indicazioni comprendiamo che "settanta generazioni prima dell'ultimo diluvio"
equivalgono a settemila anni prima dell'ultimo diluvio. Se l'ultimo diluvio si è
verificato all'incirca nel 3100 a.C., come sembrano indicare i risultati degli studi sulle
rilevazioni dei sedimenti nell'odierno Iraq, e che molti fanno coincidere con quello
narrato dai poemi mesopotamici (Atraḫasis, Utnapištim, Ziusudra), l'epoca in
questione viene situata all'incirca nel 10.000 a.C. Se tutto ciò è corretto, il periodo
indicato da Platone è il medesimo suggerito dal padre di Gurdjieff, non solo, l'altra
coincidenza stupefacente consiste nel fatto che entrambi, il padre di Gurdjieff e
Platone, riferiscono dell'esistenza in quel periodo di due grandi civiltà, quella degli
Atlantidei e quella dei Greci. L'unica differenza sta nel fatto che Platone si riferisce a
quest'epoca per l'inabissamento di Atlantide, mentre Gurdjieff colloca il cataclisma
che determinò la fine di Atlantide molto prima. Ecco cosa riferisce Platone nel
"Crizia": "Lasciatemi cominciare osservando, prima di tutto, che a 9000 assommano
gli anni che son passati dalla guerra che come è stato detto, vi fu tra coloro che
vivevano oltre le Colonne d'Ercole e coloro che vivevano al loro interno, questa
guerra sto per descrivervi. Sui combattenti, si dice che da una parte la città di Atene
fosse a capo e che avesse combattuto misurandosi in guerra, dall'altra parte i
combattenti erano comandati dai re di Atlantide che, come avevo detto, era un'isola
più grande in estensione di Libia e Asia. Innanzi a quella foce stretta che si chiama
colonne d'Ercole, c'era un'isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia
insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di
fronte... In tempi posteriori..., essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari,
nel volgere di un giorno e di una brutta notte... tutto in massa si sprofondò sotto terra,
e l'isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve e che, in seguito, colpita
da un terremoto divenne una barriera di fango insormontabile per i viaggiatori che
andavano per mare in ogni parte dell'Oceano." Novemila anni addietro riportano gli
eventi narrati all'incirca allo stesso periodo indicato dal padre di Gurdjieff, ossia nel
10.000 a.C. Nel Timeo di Platone, Solone apprende dai sacerdoti egiziani
dell'esistenza di una grande civiltà greca di cui i greci dell'epoca non serbano più
alcun ricordo, collocata sempre nel periodo in questione, il 10.000 a.C.
E' estremamente significativo anche il discorso fatto dal sacerdote egiziano a Solone
e riportato nel Timeo di Platone: "Vi è in Egitto", prese a raccontare quello, "nel
Delta, presso il cui vertice si divide il corso del Nilo un distretto denominato Saitico,
e Sais è la città più importante di questo distretto - città da cui proveniva anche il re
Amasi. Per gli abitanti una dea fu la fondatrice della città, e il suo nome in Egiziano è
Neith, mentre in Greco, come dicono loro, Atena: sono molto amici degli Ateniesi e
in un certo senso dicono di essere ancora parenti con loro. Solone disse che, giunto in
quel luogo, venne accolto con grandi onori presso di loro, e che avendo una volta
domandato sui fatti antichi i sacerdoti più preparati intorno a tali questioni, scoprì che
né lui stesso, né nessun altro greco era per così dire al corrente di tali fatti. E allora
volendo spingerli verso i discorsi riguardanti eventi antichi cominciò a parlare di quei
fatti che qui si pensa che siano i più antichi, e narrò di Foroneo che si dice che sia il
primo uomo, e di Niobe, e dopo il diluvio, di come Deucalione e Pirra trascorsero la
vita, e fece la genealogia dei loro discendenti, e ricordando i tempi cercò di calcolare
in quali anni erano accaduti gli eventi di cui parlava. Allora uno dei sacerdoti assai
vecchio disse: "Solone, Solone, voi Greci siete sempre bambini, e non esiste un
Greco vecchio". E Solone, dopo aver ascoltato, chiese: "Come? Che cos'è questa cosa
che dici?" "Siete tutti giovani", rispose il sacerdote, "nelle anime: infatti in esse non
avete alcuna antica opinione che provenga da una primitiva tradizione e neppure
alcun insegnamento che sia canuto per l'età. E questa è la ragione. Molte sono e in
molti modi sono avvenute e avverranno le perdite degli uomini, le più grandi per
mezzo del fuoco e dell'acqua, per moltissime altre ragioni altre minori. Quella storia
che presso di voi si racconta, vale a dire che un giorno Fetonte, figlio del Sole, dopo
aver aggiogato il carro del padre, poiché non era capace di guidarlo lungo la strada
del padre, incendiò tutto quel che c'era sulla terra, e lui stesso fu ucciso colpito da un
fulmine, viene raccontata sotto forma di mito, ma in realtà si tratta della deviazione
dei corpi celesti che girano intorno alla terra e che determina in lunghi intervalli di
tempo la distruzione, mediante una grande quantità di fuoco, di tutto ciò che è sulla
terra. Allora quanti abitano sui monti e in luoghi elevati e secchi muoiono più
facilmente di quanti abitano presso i fiumi e il mare: e il Nilo, che ci è salvatore nelle
altre cose, anche in quel caso ci salva da quella calamità mediante l'inondazione."
Non mi dilungherò ancora su quest'argomento, ciascuno potrà apprendere, leggendo
con estrema attenzione l'opera "I racconti di Belzebù a suo nipote" di Gurdjieff,
quella che secondo me è la reale storia delle antiche civiltà. Si racconta di un Egitto
prima delle sabbie ignoto agli storici. Inizialmente l'Egitto era una terra rigogliosa, la
desertificazione venne solo più tardi e fu provocata dalla stessa catastrofe che
costrinse le civiltà di Tikliamuish e Maralpleissis a spostarsi verso altri luoghi più
ospitali, mentre in principio erano situate, la prima nell'odierno deserto del karakum,
e la seconda nell'attuale deserto del Gobi; tutti questi luoghi erano terre molto
rigogliose. L'origine della civiltà sumera resta ignota a tutti gli storici; da Gurdjieff
apprendiamo che la civiltà sumera ebbe origine dalla civiltà di Tikliamuish, nel
momento in cui la desertificazione del Karakum divenne inarrestabile.
L'unione fra religione e scienza

Bisogna comprendere, quando si prende in considerazione la conoscenza posseduta


da Gurdjieff, che una parte di essa proviene delle sue ricerche, studi ed esperimenti
personali, mentre l'altra parte è stata appresa da coloro che l'hanno custodita
attraverso i millenni fino ai giorni nostri. Tutte le concentrazioni presenti
nell'universo, come le galassie, i soli, i pianeti, i corpi umani, gli atomi, gli elettroni, i
microbi, sono tutti centri relativi poiché a differenza dello spazio possiedono una
forma. L'Universo delle galassie è un unico corpo provvisto di forma che sta
crescendo nello spazio infinito senza forma, così come cresce il corpo di un bambino
fino a divenire adulto. Tutti questi centri relativi hanno avuto origine dal centro
assoluto. La creazione delle galassie è, paradossalmente, la Mente di Dio che si è data
un corpo per non morire. E' la storia dell'istinto di sopravvivenza di una creatura che
si chiama Dio. In origine, quando le galassie e tutto il resto non erano ancora state
create, esisteva soltanto lo spazio infinito costituito dall'eternokrilno, una materia
inerte, e il Sole Assoluto, un corpo astronomico a noi invisibile che oggi costituisce il
centro intorno al quale ruotano tutte le galassie e la sorgente dalla quale tutto sgorga e
alla quale tutto ritorna. Il Sole Assoluto è, sia il cervello fisico di Dio, sia la sua
mente, e tutti gli esseri provvisti di corpi sottili che lo abitano sono l'equivalente dei
neuroni nel nostro cervello. L'uomo è un'immagine in miniatura quasi perfetta
dell'intero Universo. Ho usato l'espressione “quasi perfetta” perché nell'universo in
miniatura, ovvero in noi, manca l'azione del Sole Assoluto che governa tutte le sue
parti, in noi manca l'IO reale, il padrone che regola e rende tutto l'organismo
armonico. L'Universo in miniatura, cioè l'Uomo, sarà sempre un Universo immerso
nel caos e senza armonia, finché egli non creerà l'IO permanente, che corrisponde al
Sole Assoluto del grande Universo. Quindi, si può dire che la creazione dell'Universo
umano è l'immagine capovolta e speculare dell'immagine del grande Universo. Nel
grande Universo è il Sole Assoluto che crea e regna su tutto, nell'universo umano
invece il Sole Assoluto, o vero IO, va creato dalle parti che costituiscono già
quell'Universo. Belzebù ci racconta della creazione, ci descrive perché ed in che
modo è stato creato l'universo così come lo conosciamo. Il Sole Assoluto, fino a quel
momento, era esistito come una creatura che ricavava il nutrimento da se stesso,
infatti le due leggi fondamentali che governano l'intero Universo delle mutevoli
forme, erano essenzialmente diverse. La legge che regola lo sviluppo dei processi era
fondata sul principio di continuità delle vibrazioni; gli intervalli erano suddivisi in
maniera uguale, e questa legge agiva solo all'interno del Sole Assoluto. Il Sole
Assoluto era una creatura che si auto-alimentava, senza la necessità di dover prendere
il suo nutrimento dall'esterno. Con il passare del tempo, il Sole Assoluto, ossia il
Cervello e la Mente di Dio, si rese conto che stava contraendosi lentamente. Il Sole
Assoluto si contraeva inesorabilmente, e alla fine sarebbe scomparso nel nulla. Dio,
insomma, prendendo coscienza della sua mortalità, si rese conto che presto sarebbe
morto. Il suo istinto di sopravvivenza lo spinse a trovare una soluzione. Doveva
trovare il modo di potersi rifornire di materia dall'esterno, di trovare il nutrimento
dall'esterno utile a impedire la contrazione della massa del Sole Assoluto. All'esterno,
però, c'era solo l'eternokrilno, che era una materia inerte e quindi inservibile al
nutrimento. Doveva trovare il modo di convertire l'eternokrilno in una materia tale da
poter diventare nutrimento. In modo pittoresco, potremmo dire che Dio stava
cercando da mangiare e una volta trovato, si rese conto che adesso avrebbe dovuto
anche scoprire il modo di cucinarlo per poter rendere quest'alimento mangiabile e
nutriente. Come vedremo, anche l'uomo dovrà trasformare il suo nutrimento per
cristallizzare quelle sostanze che gli permetteranno di raggiungere l'immortalità. Fu
così, che Il Sole Assoluto modificò il funzionamento delle due leggi fondamentali e
le emanò fuori di sé, il famoso Logos, o Verbo di Dio. L'uomo dovrà invece creare
dentro di sé. L'emanazione del Sole Assoluto iniziò a convertire l'eternokrilno, questa
materia inerte, inizialmente per creare i dispositivi che avrebbero funzionato come
trasformatori delle sostanze. Questi trasformatori sono le galassie, i Soli, i pianeti, la
vita organica, l'uomo, eccetera. Attraverso questi trasformatori sarebbe potuto
arrivare al Sole Assoluto il nutrimento necessario per non morire. Dio, creando il
megalocosmo, trovò il segreto per diventare immortale, e sconfisse la morte; se
adesso l'uomo crea dentro di sé il Sole Assoluto, l'IO, avrà anch'egli conquistato
l'immortalità, altrimenti dopo la morte del corpo fisico, svanirà nel nulla. L'uomo si
trova in qualche modo nella stessa situazione del Sole Assoluto prima della
creazione. Nell'Universo abbiamo due scale, una che scende dal Sole Assoluto ed è
creativa, involutiva, e l'altra che dal basso, attraverso vari gradini, ritorna al Sole
Assoluto, apportandogli il nutrimento necessario a farlo vivere. Dio fu dunque
costretto a creare l'Universo, non lo fece per puro diletto. La possibilità che Dio ha
dato all'uomo di poter formare dentro di sé dei corpi sottili, quindi la possibilità di
conquistare l'immortalità, è dovuta al fatto che il Sole Assoluto oltre alla necessità di
ricevere il nutrimento per sopravvivere, ha anche un'altra necessità. Quest'ultima
necessità consiste in questo: da quando è iniziato il processo di creazione, il corpo
dell'Universo creato, per così dire, cresce continuamente. Il processo di creazione non
è qualcosa che è avvenuto un tempo e che ora è terminato; semmai terminasse, Dio si
troverebbe nuovamente a fare i conti con quel famoso problema della contrazione che
lo condurrebbe alla morte. Se terminasse il continuo processo di creazione,
significherebbe che Dio ha deciso di suicidarsi. Mentre, se al principio non si fosse
dato da fare per risolvere il problema, il significato sarebbe stato quello di Dio che
accetta la morte. Ma perché morire, quando si potrebbe vivere in eterno? Quindi,
dicevamo, poiché il processo di creazione è perpetuo, il corpo dell'Universo cresce e
si espande, e insieme ad esso anche il Sole Assoluto è in espansione; se cresce il
corpo, cresce anche il cervello, e un cervello in crescita necessità di altri neuroni, che
sarebbero gli individui provvisti del corpo sottile, o corpo dell'anima, corpo costituito
di materie adeguate per vivere sul Sole Assoluto. Ecco, la ragione per la quale a noi
esseri umani è stata data la possibilità di poter formare dentro noi stessi dei corpi
sottili e quindi divenire immortali, sopravvivere alla morte. Ma badate, è solo una
possibilità. E' necessario capire che una vita condotta nel solito modo ordinario e
automatico non permette il lusso di formarsi un'anima e il destino che attende l'essere
umano che vive solo immerso nei piaceri della carne è l'estinzione eterna. Svanisce
nel nulla. L'idea che l'uomo abbia già un'anima è solo una favola raccontata per far
addormentare i bambini quando arriva la sera. In altre parole, se qualcuno desidera
l'estinzione assoluta dopo la morte del corpo fisico, non deve fare nulla, può
semplicemente continuare a vivere in modo ordinario. Se invece non gli va giù la
morte eterna, allora deve darsi da fare per fare ciò che va fatto, sapendo che ciò che è
possibile fare ora non lo sarà più domani. Il tempo stringe e la morte eterna si
avvicina inesorabilmente, ma per ottenere ciò è indispensabile sacrificare molte cose.
Nulla potrà essere ottenuto senza sacrifici volontari e coscienti, senza un lavoro
cosciente ed una sofferenza volontaria. La scienza moderna, la filosofia ordinaria, le
religioni di stato, le varie forme di spiritualità, l'esoterismo, non possono fornire
alcun aiuto pratico, sia per gli scopi accennati sopra, sia per aiutare la comprensione
della vera essenza di quest'Universo e della nostra vita. Solo un popolo di
guerrafondai come i terrestri poteva concepire la Teoria del Big Bang, che vede
l'inizio dell'universo come fosse un attentato dinamitardo; e sempre e solo un popolo
belligerante poteva avere nei suoi usi e costumi l'abitudine di festeggiare facendo
esplodere fuochi d'artificio. In ogni azione dell'uomo, anche in ciò che erroneamente
definisce con l'altisonante nome di "amore", è onnipresente la violenza. La scienza
moderna ignora le due leggi fondamentali, il che equivale ad ignorare le cause.
Scambia continuamente gli effetti per le cause. Le quattro forze fondamentali della
fisica, ossia l'interazione gravitazionale, l'interazione elettromagnetica, l'interazione
nucleare debole e l'interazione nucleare forte, non sono leggi fondamentali cosmiche.
La prova di ciò sta nel fatto che il dominio che ha ciascuna di queste interazioni è
limitato ad una precisa scala, dopodiché esse perdono di consistenza. La forza
gravitazionale vale nel mondo delle galassie, nel mondo subatomico perde il suo
dominio, ed entra in gioco l'interazione nucleare forte, che in fin dei conti, è solo
un'ipotesi, niente di dimostrato, è solo una spiegazione arbitraria per far tornare i
conti, per riuscire a spiegare come fanno i protoni che costituiscono il nucleo
dell'atomo a non respingersi e quindi a scardinare l'atomo visto che sono tutti di
carica positiva e dovrebbero respingersi. Allora, pensano: “Certamente esiste, nella
scala subatomica, una forza che è più intensa rispetto a quella elettromagnetica, per
mezzo della quale la repulsione fra i protoni viene neutralizzata, e siccome è così
forte, la chiameremo: forza o interazione nucleare forte, e così via. Insomma questa è
la scienza soggettiva, in fin dei conti. Come dimostrato, dunque, è impossibile
spiegare l'Universo attraverso leggi di secondo ordine, di terzo ordine, equivale a
confondere gli effetti con le cause. Per questa ragione tutte le teorie scientifiche sono
fondamentalmente errate. Se la scienza conoscesse le due leggi di prim'ordine, le due
leggi fondamentali e cosmiche, che agiscono indifferentemente in tutte le scale, dal
microcosmo al macrocosmo, sarebbe tutta un'altra cosa. Se la scienza non ignorasse
tutte quelle materie sottili che ad oggi costituiscono l'80% circa della massa
mancante, e che hanno dato luogo all'ipotesi della materia oscura, sarebbe tutto un
altro discorso. Nel novero di queste materie ignote comparirebbero quelle che
costituiscono la nostra vita emotiva, psichica, ecc. Troveremmo che esistono velocità
che superano di gran lunga quella della luce. Se la scienza conoscesse l'okidanokh
comprenderebbe perché i protoni non si respingono. Se la scienza conoscesse
l'okidanokh comprenderebbe la vera natura dei fenomeni elettromagnetici e saprebbe
che la differenza di potenziale elettrico, detta anche tensione, la cui unità di misura è
il Volt, è determinata da una delle caratteristiche della materia chiamata okidanokh,
ovvero la tendenza di questa materia, composta dalle tre sacre forze, ad unirsi in sol
tutto. Comprenderebbe anche, con meraviglia, il grande significato che ha, sia questa
proprietà dell'okidanokh, sia l'okidanokh stesso. Molte cose sarebbero spiegate. Per
comprendere realmente l'Universo è necessario considerarlo come un organismo
vivente che forma un'unità costituita da molteplici organi che occupano un posto ben
definito, che hanno funzioni ben definite e si sostengono reciprocamente in base a
precisi rapporti governati da due leggi fondamentali. Le stesse due leggi fondamentali
che hanno prodotto e governano la molteplicità, ci mostreranno l'unità, ovvero in che
modo è unito ciò che è stato diviso. La prima legge dimostra che tutti i fenomeni
esistenti ed in qualsiasi scala, dal mondo subatomico al mondo delle galassie, sono il
risultato dell'incontro di tre forze opposte. Senza l'incontro di tre forze, nessun
fenomeno può essere prodotto. E' facile comprendere che una forza da sola non può
esistere, poiché ad ogni forza corrisponde sempre una seconda forza opposta di
resistenza. Ciò significa che non può esservi energia senza materia o viceversa
materia senza energia. L'altra implicazione è che materia ed energia sono
fondamentalmente la stessa identica cosa, o per essere più precisi, due aspetti di un
unico ed inseparabile fenomeno. L'equivalenza stessa tra materia ed energia dimostra
anche l'impossibilità nell'Universo di uno stato di vuoto assoluto, ossia uno stato di
assoluta assenza di materia, e quindi tutto avviene in Natura necessariamente per
trasmissione. Quest'ultimo principio ci fa comprendere che è indispensabile scoprire
tutte quelle materie sottili ignote alla scienza, se vogliamo realmente conoscere
l'universo. Lo spazio infinito, che in genere viene consideriamo vuoto, è costituito,
dunque, da una materia in assoluto più sottile e presente in tutto l'universo.
L'astronomo Bruce H. Margon afferma: “E' una situazione alquanto imbarazzante
dover ammettere che non riusciamo a trovare l'80% della materia dell'Universo.”
Nasce da qui l'ipotesi sulla materia oscura elaborata dalla scienza odierna, che
paradossalmente risulta non poter essere direttamente osservabile, ma deve
necessariamente esistere per dar conto degli effetti gravitazionali osservati e per
spiegare la formazione e l'integrità delle galassie, che altrimenti non avrebbero potuto
in alcun modo esistere. Le difficoltà che impediscono la sua individuazione derivano
dal fatto che essa non emette alcuna radiazione elettromagnetica e tutti gli strumenti
che coprono l'intero spettro, dalle onde radio ai raggi gamma, sono perfettamente
inservibili. E' facile comprendere che siamo nel regno di tutte quelle sostanze sottili
che vanno oltre il classico occhio della scienza. In questo nuovo regno di materie
esistono velocità che superano innumerevoli volte quella della luce. La vicenda del
magnetismo animale e di Mesmer è molto istruttiva per comprendere le difficoltà che
incontra la scienza quando si tratta di dover comprendere l'esistenza di un grande
numero di materie molto più sottili rispetto a quelle fin'ora scoperte. Lo spazio è
dimostrato essere infinito, poiché qualsiasi confine implicherebbe una separazione tra
due spazi, ed il secondo, se confinato a sua volta, comporterebbe una separazione con
un terzo spazio, e così via all'infinito. Così come non può esistere una forza da sola,
così non può esistere un confine senza che esistano due spazi, e quindi così
all'infinito. In altri termini, anche concependo uno spazio finito, otterremmo l'infinito.
Anche dando una forma allo spazio, otterremmo inevitabilmente il senza forma.
Spazio infinito e senza forma aboliscono in maniera assoluta il fattore temporale, il
che vuol dire che solo il senza forma non ha alcuna origine e quindi alcuna fine. Ciò
equivale all'atemporalità e non all'eternità, che resta in ogni caso un fattore temporale,
e sebbene possa escludere la fine, non implica necessariamente l'esclusione di un
inizio. Ad esempio, qualcosa ha potuto avere un'origine ed esistere attraverso infinite
mutazioni in eterno, dunque senza una fine. Entrambi questi stati sono presenti
nell'Universo. Tutto ciò dimostra che l'equivalenza tra spazio e tempo è
fondamentalmente errata. Riavviciniamoci verso il centro di gravità del nostro
discorso. E' dimostrato, dunque, che una sola forza non può esistere. La scienza
attuale considera possibile che sole due forze possano produrre un fenomeno, ma in
realtà ciò è impossibile. Se consideriamo il principio della leva, ci rendiamo conto
che essa non può esistere senza l'intervento di 3 forze e che, nonostante la scienza
concepisca il suo funzionamento, riesce a scorgere due sole forze: la forza attiva e
quella passiva. In realtà, con due forze soltanto non avremmo alcuna leva, con
l'introduzione, invece, della terza forza, chiamata forza di conciliazione, che in questo
caso consiste nel fulcro, abbiamo il fenomeno della leva. Bisogna notare, però, che
nel momento in cui la leva agisce, la terza forza è trovata anche nei punti di
applicazione delle forze. L'altra cosa importante da notare, che peraltro conferma
l'esistenza della terza forza, è che spostando il fulcro verso la forza di resistenza, la
forza attiva richiesta per sollevare il peso diminuisce. Ciò indica che l'avvicinamento
della terza forza, o forza di conciliazione, addizionandosi alla forza di resistenza o
forza passiva diminuisce la richiesta di forza attiva o forza di potenza. Un'altra
caratteristica importante della legge delle tre forze è che le forze possono scambiarsi
di posto. Avendo due materie di densità diverse, al loro incontro, quella meno densa
si comporterà come forza attiva, mentre quella con maggiore densità come forza
passiva, ma se la materia, che nel primo caso era meno densa e quindi si manifestava
come conduttrice della forza attiva, si trova ad incontrare una materia con una densità
inferiore ad essa, da conduttrice della forza attiva diverrà conduttrice della forza
passiva. Tutte e tre le forze possono scambiarsi di posto in base alla natura dei
fenomeni. Una materia contiene, dunque, tutte e tre le forze, altrimenti non potrebbe
neanche esistere, poiché abbiamo detto che senza l'intervento di 3 forze non abbiamo
alcun fenomeno, tuttavia, in base alle materie di diversa densità che incontra, si
manifesta come forza attiva, passiva o neutralizzante. La legge delle tre forze è una
legge valida ovunque, in fisica, come in chimica, in psicologia, nel mondo
subatomico come nel mondo delle galassie. Per questa ragione è detta universale e
fondamentale. Se studiamo i fenomeni attraverso sole due forze, non riusciremo mai
a comprenderne l'essenza, non riusciremo mai ad osservare il mondo reale. La
scienza antica era molto più avanzata rispetto a quella moderna, in quanto
comprendeva la necessità delle tre forze e ha trasmesso ai posteri questa conoscenza
attraverso gli insegnamenti religiosi. La trinità cristiana e la trinità indù esprimono
questa conoscenza perduta e mal compresa. La vera scienza e la vera religione sono
strettamente connesse, non sono opposte tra loro come capita oggi tra la scienza
moderna e la religione cristiana, e questo accade perché l'una non è vera scienza e
l'altra non è vera religione, sono entrambe fittizie. La legge del tre permette la
comparsa dei fenomeni, dopodiché i processi che coinvolgono i fenomeni sono
regolati dalla seconda legge fondamentale. Anche la seconda legge fondamentale
faceva parte della scienza antica ed è stata tramanda fino ai nostri giorni attraverso
vari mezzi. Uno di questi è la musica, un altro è la divisione della settimana in 7
giorni, ecc. La seconda legge fondamentale è la stessa legge universale e matematica
che regola i rapporti tra le frequenze nel sistema d'intonazione conosciuto con il
nome di scala naturale. Esattamente come la legge delle 3 forze, anche questa legge si
manifesta in tutte le scale dell'universo, e tutti processi che avvengono tra i fenomeni
sono regolati attraverso questa legge. Questa legge si basa sul principio della
discontinuità delle vibrazioni, mentre la scienza attuale è convinta della continuità,
ovvero, data una forza iniziale, essa procede uniformemente finché la forza opposta
di resistenza non la esaurisce. Se la concezione della fisica fosse corretta, avremmo
trovato linee diritte in natura, cosa che invece non accade. La legge dell'ottava si
manifesta ovunque, nelle vibrazioni elettromagnetiche, in chimica, in psicologia,
eccetera. Matematicamente viene espressa con i seguenti rapporti:

1:1 – 9:8 – 5:4 – 4:3 – 3:2 - 5:3 – 15:8 – 2:1

Viceversa, il temperamento equabile, ossia la suddivisione dell'ottava in parti uguali,


che ha sostituito quasi universalmente l'intonazione naturale, per ragioni di comodità
nel momento in cui si effettuano i cambi di tonalità, dimostra tutta l'ignoranza dei
teorici musicali riguardo le leggi dell'armonia musicale e le leggi che regolano l'intero
Universo. Il temperamento equabile corrisponde allo stesso erroneo concetto di
continuità delle vibrazioni presente in fisica. La suddivisione dell'ottava in parti
uguali, come vedremo, è valida solo prima della nascita dell'universo così come lo
conosciamo. L'intonazione naturale, invece, che suddivide l'ottava in parti disuguali è
il diagramma di una legge presente in natura. In base a questi rapporti matematici,
otteniamo due rallentamenti nella progressione delle vibrazioni, il primo
nell'intervallo fra 5:4 e 4:3 ed il secondo nell'intervallo fra 15:8 e 2:1. L'implicazione
di questi rallentamenti è che qualsiasi processo esistente in natura non può procedere
se nel punto che costituisce l'intervallo non interviene una forza esterna
supplementare, ossia un'ottava laterale che supportando la progressione, l'aiuta a
proseguire. Se ciò non accade, il processo viene interrotto o la progressione viene
deviata, finché per mezzo di continue deviazioni ritorna nel punto iniziale. Se non
esistessero questi intervalli non vi sarebbe modo di connettere i vari fenomeni
dell'universo. Attraverso questa legge, riusciamo a comprendere la relazione precisa
che esiste fra i vari processi nell'universo, l'interdipendenza, il posto che occupa ogni
cosa, in altre parole, l'armonia che governa l'intero cosmo. Un'altra proprietà di
questa legge è lo sviluppo di altre ottave da un suono fondamentale. Ogni nota di
un'ottava corrisponde ad un'intera ottava su di un piano superiore. In altre parole, una
vibrazione ottenuta in una data materia sviluppa un'intera ottava di vibrazioni nella
materia meno densa, e così via, fino ad un certo grado specifico. Gli armonici naturali
non corrispondono alle ottave interiori poiché lo sviluppo che avviene in essi viene
considerato nello stesso mezzo di oscillazione e propagazione, nel nostro caso la
miscela di aria. Quindi, la comprensione delle armoniche musicali è incompleta se
s'ignora che lo sviluppo delle vibrazioni può avvenire anche in materie più sottili
della miscela d'aria. Materie sottili che compenetrano l'aria e che la scienza ignora.
Tutta la musica oggettiva, che è in grado di produrre risultati precisi sia di ordine
fisico che di ordine psicologico, è fondata sulle ottave interiori. Quando il derviscio
bukhariano Hadji-Assvatz-Truv distingue le “vibrazioni creatrici” dalle “vibrazioni
d'inerzia”, si sta riferendo proprio a questo discorso; è la distinzione tra vibrazioni
acustiche e armoniche che accadono nella sola miscela d'aria, e le vibrazioni che
invece riescono a prodursi anche nelle materie più sottili che compenetrano l'aria;
queste ultime sono le sole che possono dare risultati concreti in esperimenti di musica
oggettiva, ed è possibile ottenerle, come dice il derviscio, o con le corde di budello di
capra oppure con corde fatte di un metallo particolare di cui non si specifica la natura.
E' fondamentale riflettere profondamente sulle particolari proprietà del quinto
stopinder dell'heptaparaparshinokh sacro, descritte nell'opera “I racconti di Belzebù a
suo nipote”. Chi ha letto "Frammenti di un insegnamento sconosciuto", ricorderà del
secondo intervallo dell'enneagramma, quello apparentemente situato in una posizione
sbagliata, ossia tra SOL e LA, invece che tra SI e DO. Le proprietà del quinto
stopinder svelano molte cose riguardanti la possibilità di creare dei corpi sottili
all'interno del corpo fisico.
I segreti della legge del sette

E' necessario comprendere alcune cose sulla legge del sette o legge dell'ottava e sulla
legge del tre. La legge dell'ottava è la seconda legge cosmica fondamentale. Essa
genera, regola, interconnette e determina il posto di tutti i processi in qualsiasi scala,
tuttavia, prima di avere dei processi è necessario ottenere dei fenomeni. Tutti i
fenomeni hanno luogo per mezzo della legge del tre, che è quindi considerata come
prima legge cosmica fondamentale. La legge del tre dimostra che qualsiasi fenomeno
può essere prodotto soltanto se avviene l'incontro di tre forze: una attiva, una passiva
e una di conciliazione. La scienza attuale ignora l'esistenza di questa terza forza. La
chimica ignora che un catalizzatore costituisce la terza forza. La meccanica non sa
nulla che nel principio della leva, il fulcro costituisce la terza forza, e che senza la
terza forza non si può avere alcuna leva. L'esistenza stessa di una materia, di un
atomo o di una molecola è dovuta all'incontro di tre forze. (vedasi "okidanokh"). Per
questa ragione, ogni materia contiene già dentro se stessa tutte e tre le forze, tuttavia,
viene manifestata una soltanto in base agli eventi che accadono. Se una materia di
una data densità incontra una materia di densità minore, la prima sarà conduttrice
della forza passiva o, in altri termini, si manifesterà come forza passiva, la seconda
meno densa come forza attiva, e se quest'ultima incontra una materia con una densità
ancor più minore, da attiva si manifesterà come passiva. La terza forza, di cui sempre
s'ignora l'esistenza, può essere trovata nel risultato, nell'ambiente o nel punto di
applicazione. Quando il cibo arriva nel nostro stomaco incontra i succhi gastrici,
l'incontro produce una trasformazione del cibo, in questo caso la terza forza è trovata
in questo risultato derivante. Un esempio che mostra la terza forza trovata
nell'ambiente è costituito dall'utero (ambiente), nel momento in cui un ovulo (forza
passiva) è fecondato da uno spermatozoo (forza attiva). Se non ci fosse l'utero come
ambiente (terza forza), le sole due forze prese in considerazione non riuscirebbero a
produrre alcun fenomeno. Svariati esempi, invece, per scorgere la terza forza nel
punto di applicazione, li troviamo in meccanica. E' bene, dunque, tenere presente che
una forza da sola non può esistere e che due sole forze non possono mai produrre
alcun fenomeno. Queste due leggi sono dette cosmiche e fondamentali. Cosmico e
fondamentale sono due proprietà inseparabili; se qualcosa è cosmica, è allo stesso
tempo fondamentale, e viceversa. Cosmica significa che il suo dominio e le sue
manifestazioni si estendono dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo, dai
mondi delle galassie ai mondi subatomici. Una legge con una tale estensione, al punto
da comprendere tutto, ci indica che essa proviene dal mondo delle cause, dal mondo
da cui ogni cosa ha avuto origine, ossia dall'assoluto, per questo è detta anche
Fondamentale. Ciò significa che è una legge di prim'ordine, la causa prima dalla
quale sorgono tutti gli altri effetti, cioè tutte le altre leggi di secondo ordine, di terzo
ordine, di quarto ordine, e così via. La legge di gravitazione universale, l'interazione
elettromagnetica, l'ipotetica interazione nucleare forte e l'interazione nucleare debole,
tutte le quattro interazioni che la scienza attuale o scienza soggettiva considera
erroneamente come fondamentali, sono leggi di secondo, terzo, quarto e quinto
ordine. Su grande scala, nei mondi delle galassie, delle stelle, dei pianeti, domina la
forza di gravità, dopodiché, arrivati al mondo degli atomi, la sua forza diviene
irrilevante e deve cedere il posto all'interazione elettromagnetica, che a sua volta deve
cedere il posto all'interazione nucleare forte nel momento in cui ci addentriamo nella
scala molto più ridotta dei nuclei atomici. Questo dimostra che abbiamo a che fare
con leggi secondarie, terziarie, e così via, ossia leggi che sono effetti le cui cause
risiedono nelle leggi fondamentali. Non si può comprendere l'universo studiando gli
effetti a prescindere dalle cause reali. Equivarrebbe a studiare un elefante conoscendo
solo la sua proboscide. Confondere gli effetti con le cause è uno degli errori più
frequenti della scienza attuale. La legge del sette, o legge dell'ottava, ha molti aspetti
che vanno compresi. L'universo è un organismo vivente, esattamente come il nostro
corpo. Nell'universo abbiamo innumerevoli materie che vibrano. Dove c'è materia,
troviamo che essa è sempre in vibrazione, in essa è presente un'energia, e viceversa,
dove c'è energia, c'è in ogni caso della materia. L'implicazione è che persino i
pensieri e le emozioni sono materia, e per questo possono essere pesati e misurati. Il
fatto che la scienza non possa compiere tali misurazioni dipende dal fatto che essa
ignora gran parte della materia esistente nell'universo. La cosiddetta "massa
mancante" dei fisici, da cui ha origine l'ipotesi della materia oscura. Le rocce, l'acqua,
l'aria, i pensieri e le emozioni sono tutti composti da atomi in vibrazione. Affermare
che nell'universo tutto è materia, oppure dire che tutto è energia, equivale a dire la
stessa identica cosa; in effetti sarebbe più preciso dichiarare che nell'universo tutto è
materia in vibrazione. In altre parole, materia ed energia sono inseparabili, sono due
aspetti di uno stesso ed inseparabile fenomeno. La densità di ciascuna materia è
inversamente proporzionale alla frequenza di vibrazioni. Il numero di vibrazioni
(frequenza) degli atomi di acqua è maggiore se essa è allo stato gassoso,
diminuiscono se la portiamo allo stato liquido e continuano a diminuire se l'acqua è
portata allo stato solido. In ragione dell'aumentare della densità dell'acqua diminuisce
il numero di vibrazioni o frequenza. La vibrazione presente nella materia è una
conseguenza delle vibrazioni che in essa vengono prodotte da materie più sottili che
la compenetrano. Nel momento in cui la materia acquista maggiore densità, abbiamo
un incremento della forza di resistenza che si oppone alla forza attiva delle vibrazioni
prodotte da una materia più sottile. La densità di una materia è inversamente
proporzionale alla sua estensione nell'universo. Meno densa è una materia più essa è
diffusa nell'universo. La materia più sottile dell'universo deve avere necessariamente
la maggior estensione. Più una materia è densa più è confinata entro un determinato
spazio. Non a caso, l'idrogeno che è considerato come l'elemento meno denso è anche
l'elemento più diffuso nell'universo. Tuttavia, esistono materie innumerevoli volte
meno dense dell'idrogeno che hanno di conseguenza una diffusione molto più elevata.
La materia acquista più densità in ragione del suo allontanamento dalla fonte
originaria di queste vibrazioni. Nel constatare che la materia è in vibrazione, ci
rendiamo conto che questo è un effetto, e poiché dietro ad ogni effetto c'è sempre una
causa, è facile capire che dev'esserci un punto di origine dal quale queste vibrazioni
sono state prodotte. Questo punto di origine, essendo la causa degli effetti che
osserviamo, dev'essere necessariamente caratterizzato da un forza d'impulso
maggiore, da un maggior numero di vibrazioni che diminuiscono in ragione
dell'allontanamento da esso. Se lanciamo una pietra, la forza d'impulso si esaurisce
man mano che si allontana dall'origine. Questo significa che una materia più densa
possiede un numero minore di vibrazioni, e dunque è più lontana dalla fonte
originaria che produce tale forza d'impulso. La materia di una roccia è più densa della
materia che costituisce la miscela di aria in cui siamo immersi, quindi la materia
rocciosa ha una frequenza di vibrazioni minore rispetto a quella dell'aria.
Nell'universo ogni cosa è viva e provvista d'intelligenza, persino le rocce. Più una
materia è densa e più il suo grado d'intelligenza è basso, e viceversa. Questo significa
che nell'universo abbiamo diversi gradi d'intelligenza e che l'origine da cui tutti i
movimenti prendono forma dev'essere più intelligente di ogni altra cosa esistente.
Detto ciò, è facile comprendere come il Sole del nostro sistema solare sia l'essere
provvisto di maggior intelligenza, e che una galassia ha un grado d'intelligenza ancor
più superiore, fino ad arrivare al centro dove tutte le galassie ruotano intorno, e che
sarà il più alto grado d'intelligenza dell'intero universo. Possiamo chiamarlo Dio,
purché lo concepiamo come un reale corpo astronomico a noi invisibile e attorno al
quale ruotano tutte le galassie dell'universo. Questo corpo astronomico è, allo stesso
tempo, il cervello fisico e la mente di Dio. Nell'intero universo, tutte queste materie
in vibrazione e di diverse densità evolvono ed involvono continuamente. Immaginate
due “scale mobili” che si muovono in direzioni opposte; la prima va in discesa, ed è
quella in cui le materie provenienti dall'alto subiscono l'involuzione acquistando più
densità; la seconda “scala mobile”, quella evolutiva, procede nel verso opposto e
conduce le materie verso l'alto che perdendo densità, acquistano un maggior numero
di vibrazioni. Queste materie in vibrazione non possono involvere o evolvere senza
l'aiuto di “macchine trasformatrici di sostanze”. Ogni concentrazione esistente
nell'universo, una galassia, una stella, un pianeta, una pianta, un animale, un essere
umano, una molecola, un atomo, un microbo, ecc., è una macchina che ha la funzione
di trasformare un certo numero di sostanze, sia in senso evolutivo che in quello
involutivo. A loro volta, tutte queste concentrazioni o fabbriche per la trasformazione
delle sostanze subiscono loro stesse un processo d'involuzione o di evoluzione.
Immaginate l'universo come un'immensa fabbrica dove tutte le galassie, i soli, i
pianeti e gli esseri umani sono macchine specializzate nella trasformazione di
determinate sostanze. Una stella può trasformare un certo tipo di sostanze, mentre per
altre sostanze è necessario avere una macchina come l'essere umano, o come il
microbo. Nel mondo delle piante, ad esempio, esistono tre categorie di piante, che
corrispondono a tre diverse macchine per la trasformazione di specifiche sostanze.
Queste tre categorie sono generate dalla legge del tre e sono una sua manifestazione.
La prima categoria di queste piante è formata da macchine specializzate nel
trasformare solo il complesso di sostanze prodotte dal pianeta Terra. La seconda
categoria di piante serve per trasformare sia l'insieme di sostanze che hanno origine
sul pianeta Terra che quelle provenienti dagli altri pianeti del sistema solare e dal
Sole stesso. La terza ed ultima categoria di piante, è costituita da macchine che
riescono a trasformare anche le sostanze più sottili provenienti dai mondi delle
galassie. Alla terza categoria di macchine appartengono tutte quelle piante contenenti
alcaloidi e materie molto sottili che producono effetti molto marcati sull'essere
umano, come il caffè, il tabacco, l'oppio, la canapa, ecc. Noi stessi siamo macchine
che trasformano svariate sostanze. Il cibo che introduciamo subisce trasformazioni
notevoli, così come l'aria che respiriamo. Le materie che entrano in queste macchine
subiscono vari processi di trasformazione sia in senso evolutivo che in quello
involutivo. Si hanno così, tre tipi di utilizzo di queste sostanze trasformate. Il primo
tipo di sostanze trasformate restano nella macchina e sono indispensabili per il
funzionamento ulteriore della macchina stessa. Il secondo ed il terzo tipo di sostanze,
sia involutive (gli scarti), sia evolutive, vengono espulse dalla macchina che non è
specializzata per ulteriori trasformazioni e trasferite ad altre macchine che
provvederanno a loro volta a continuare il processo di trasformazione. In questo
modo, avviene il nutrimento ed il sostentamento reciproco di tutto ciò che esiste.
Tutti questi processi involutivi ed evolutivi di trasformazione delle materie sono
determinati, regolati ed interconnessi dalla legge del sette. La legge del sette viene
espressa matematicamente secondo i seguenti rapporti:

1/1 – 9/8 – 5/4 – 4/3 – 3/2 – 5/3 – 18/5 – 2/1

Sono gli stessi rapporti matematici fondamentali che la teoria musicale utilizza per
ottenere l'intonazione naturale dei suoni armonici che vanno a costituire la scala
naturale. I lettori che non hanno familiarità con questi principi della scienza
oggettiva, penseranno che stiamo cercando di spiegare i processi che avvengono fra
tutti i fenomeni nell'universo utilizzando in un modo bizzarro la musica. Per questa
ragione, è fondamentale comprendere fin da subito che è precisamente il contrario. E'
la legge dell'ottava, una legge che regola tutti i processi esistenti nell'intero universo,
ad essere utilizzata per creare i rapporti armonici nell'ambito della musica, ossia nel
mondo delle vibrazioni acustiche. Questo perché, come abbiamo già spiegato, la
legge del sette è una legge matematica cosmica fondamentale che regola tutti i
processi vibratori della materia presente nell'universo, ed è sempre per mezzo di
questa legge che, una volta applicata alla musica, ossia ad un altro tipo di processi
vibratori, quelli acustici, possiamo ottenere quei suoni armonici che caratterizzano la
musica. La cosa bizzarra, piuttosto, è che tutti i musicisti cosiddetti "esperti", così
come tutti gli ascoltatori di musica, ignorano che le fondamenta della musica sono
interamente basate su precisi rapporti matematici, che non sono altro che la formula
di una legge che governa tutti i processi esistenti nell'universo. Pitagora di certo non
ignorava tutto ciò quando parlava di armonia delle sfere, ossia della "musica" dei
corpi celesti. Per non crearvi confusione, tralasceremo per adesso la questione
riguardante l'ignoranza di quei teorici musicali che per facilitare i cambi di tonalità
hanno elaborato il sistema di accordatura chiamato temperamento equabile. Adesso
cerchiamo di entrare nei dettagli di questa legge cosmica fondamentale che è stata
applicata successivamente alla musica. Per farlo, potremo utilizzare la musica stessa.
Utilizzerò un linguaggio più semplice possibile, poiché quest'articolo è indirizzato
soprattutto a coloro che in genere trovano difficoltosa la comprensione di questa
legge. I rapporti matematici che esprimono questa legge, ossia:

1/1 – 9/8 – 5/4 – 4/3 – 3/2 – 5/3 – 18/5 – 2/1

corrispondono, in ambito musicale, alle note

Do - Re - Mi - Fa - Sol - La - Si - Do

Ma cosa esprimono effettivamente questi rapporti?


In musica, esprimono quante volte vibra una corda di un qualsiasi strumento al
passare di un secondo, e quante volte vibra il mezzo elastico, cioè l'aria, in cui questo
movimento vibratorio viene trasferito. Il primo rapporto 1/1 (Do) è uguale a 1 (uno
diviso uno fa uno), in altre parole, la corda vibra una volta sola ogni secondo, e così
anche le vibrazioni prodotte nell'aria avranno lo stesso numero di vibrazioni. 9/8 (Re)
sarà uguale a 1,125 vibrazioni al secondo (Nove diviso otto fa 1,125); 5/4 (Mi) a 1,25
vibrazioni al secondo; 4/3 (Fa) a 1,33... vibrazioni al secondo; 3/2 (Sol) a 1,5
vibrazioni al secondo; 5/3 (La) a 1,66... vibrazioni al secondo; 15/8 (Si) a 1,875
vibrazioni al secondo; e infine 2/1 (Do) che corrisponde a 2, ossia al doppio della
frequenza del primo rapporto 1/1 (Do). Come avrete osservato, abbiamo ottenuto un
aumento della frequenza. Quindi, procedendo dal primo Do (1/1) al secondo Do (2/1)
otteniamo un graduale incremento della frequenza, ossia del numero di vibrazioni.
Dimezzando la lunghezza di una corda e mantenendo la stessa tensione, otteniamo un
raddoppiamento della frequenza. Questo fenomeno è pressoché analogo al discorso
che abbiamo fatto al principio quando dicevano che diminuendo la densità di una
qualsiasi materia nell'universo si verifica un aumento del numero di vibrazioni. Un
altro modo per aumentare la frequenza di una corda, è aumentare la sua tensione, che
allo stesso modo equivale approssimativamente a diminuirne la densità e quindi ad
aumentarne il numero di vibrazioni. I principi che potete osservare per mezzo della
musica avvengono nello stesso modo in tutto l'intero universo. Ciò che abbiamo detto
fin'ora è solo una premessa per farvi familiarizzare con questo argomento, adesso
parleremo della legge dell'ottava o legge del sette. L'intera ottava, ovvero la
successione di note Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si – Do, in relazione alle
trasformazioni che subiscono le materie presenti nell'universo, ci mostra chiaramente
in che modo queste trasformazioni procedono. Adesso dovrete considerare ciascuna
nota musicale come un punto che vi indica la situazione esatta di un qualsiasi
processo in corso. Prendiamo nuovamente come esempio il processo di
trasformazione che subiscono tutte le sostanze presenti nell'universo. Esaminando
tutti i punti dell'ottava, cioè tutte le note, osserveremo in che modo evolve il processo
che stiamo considerando.
Do Re Mi Fa Sol La Si Do

1/1 – 9/8 – 5/4 – 4/3 – 3/2 – 5/3 – 18/5 – 2/1 (Rapporti)

1 - 1,125 - 1,25 - 1,33 - 1,5 - 1,66 - 1,875 - 2 (Frequenza al secondo)

La prima cosa che salta subito agli occhi è che il processo non avviene
uniformemente, non avviene con la stessa velocità.

tra Re e Do otteniamo 9/8 diviso 1/1 = 9/8 = 1,125


tra Mi e Re otteniamo 5/4 diviso 9/8 = 10/9 = 1,111
tra Fa e Mi otteniamo 4/3 diviso 5/4 = 16/15 = 1,066 <-------
tra Sol e Fa otteniamo 3/2 diviso 4/3 = 9/8 = 1,125
tra La e Sol otteniamo 5/3 diviso 3/2 = 10/9 = 1,111
tra Si e La otteniamo 15/8 diviso 5/3 = 9/8 = 1,125
tra Do e Si otteniamo 2/1 diviso 15/8 = 16/15 = 1,066 <-------

E' sufficiente aver imparato a contare fino a dieci per comprendere che 1,125 è
maggiore del numero 1,111 e che quest'ultimo è maggiore del numero 1,066.
Abbiamo constatato che i rallentamenti maggiori nello sviluppo di qualsiasi processo
in qualsiasi scala, sono collocati in due punti precisi. Il primo tra Mi e Fa ed il
secondo tra Si e Do. Come potete constatare voi stessi, questi due intervalli davano
come risultato il numero 1,066. In effetti, questi due intervalli corrispondono sulla
tastiera del pianoforte ai punti dove manca il tasto nero, il cosiddetto semitono. In
questi intervalli i processi subiscono un rallentamento notevole e non possono
proseguire senza un aiuto dall'esterno. Tutti gli altri punti del processo possono
proseguire grazie all'aiuto dei semitoni (tasti neri), mentre nei due punti dove la
progressione dei processi subisce il rallentamento più notevole (1,066) e mancano i
semitoni (tasti neri), il processo non può proseguire senza un aiuto esterno, senza
l'intervento di un'ottava laterale che intersecando quei punti aiuta il Mi a passare a Fa,
e il Si a passare a Do. Che significano questi punti di rallentamento nei processi? La
formula rivelata da questa legge mostra che tutti i processi che avvengono
nell'universo necessitano di un aiuto esterno per potersi sviluppare completamente,
altrimenti nei punti tra Mi e Fa, e tra Si e Do, avvengono delle deviazioni nella linea
originaria, in questo modo il processo deviando continuamente, si ritrova a procedere
nella direzione opposta a quella iniziale. In altre parole, un processo inizia dal Do,
prosegue al Re grazie al semitono nero, dal Re passa al Mi grazie al secondo
semitono nero, ma arrivato al Mi, se non interviene un aiuto esterno (il famoso shock
addizionale), allora il processo cammina a ritroso fino a ritornare al Do di partenza. Il
processo non può avanzare dopo il Mi e quindi non può realizzarsi in maniera
completa. Se in una camera isolata acusticamente accordiamo un pianoforte secondo
l'intonazione naturale e suoniamo la nota Mi o la nota Si, le vibrazioni di queste note
cesseranno molto presto rispetto alle altre, proprio per il principio che abbiamo
appena spiegato; il Mi, dunque, ritornerà al Do, mentre il Si scenderà e arrivato al Fa,
cesserà di vibrare. Ribadiamo, che tutti i processi esistenti sono sottoposti all'azione
della legge dell'ottava: dai processi di trasformazione di tutte le sostanze chimiche, ai
processi di trasformazione che subiscono le macchine stesse (stelle, pianeti, piante,
esseri umani, ecc.), nascendo, crescendo, invecchiando e infine morendo, ai processi
che avvengono nella nostra sfera fisica e psico-emotiva, ossia il processo di
associazioni automatiche dei pensieri e delle emozioni, come tutti i processi
metabolici del corpo, il processo di nascita, di progresso e di declino delle civiltà,
fino ad arrivare ai processi di evoluzione oppure di involuzione interiore. Tutto è in
movimento, se una cosa non evolve, necessariamente involverà, sarà costretta a
degenerare. Tutti i processi, nessuno escluso, sono determinati dalla legge dell'ottava.
Adesso potete ben comprendere che è proprio grazie a questi punti d'interruzione che
i vari processi nell'universo vengono connessi fra loro. Altrimenti, come dimostrato,
non potrebbero svolgersi. Viceversa, questi stessi punti d'interruzione o di
rallentamento delle vibrazioni, se non vengono colmati, determinano la non riuscita
di un processo qualsiasi, come accade sovente nella nostra vita, e noi, invece di
comprendere che tutto ciò che accade è il risultato di queste leggi cosmiche, ci
lamentiamo invano; è l'equivalente di un uomo che, per assurdo, non conoscendo la
forza di gravità, aprendo la sua mano e lasciando cadere un oggetto, si lamentasse
dell'avvenuta caduta. Se adesso ritorniamo a considerare i processi di trasformazione
che avvengono nell'intero universo e prendiamo come esempio l'essere umano quale
macchina trasformatrice di sostanze, vedremo quanto segue. Nella macchina umana
entrano le materie che costituiscono il cibo. Queste materie, una volta entrate nella
nostra macchina, iniziano a subire un processo di trasformazione evolutivo ed
involutivo; prenderemo in considerazione quello evolutivo, seguendo i punti Do, Re,
Mi. Una volta arrivate al Mi, a questo punto di evoluzione, non potrebbero essere
trasformate ulteriormente senza l'aiuto di un altro processo distinto, ossia un'ottava
esterna (uno shock supplementare), che in questo caso è costituito dall'aria che
respiriamo. L'aria entrando nell'organismo, si unisce al Mi e lo aiuta a proseguire. In
questo modo, la trasformazione procede, Fa, Sol, La, Si. (Poiché questa progressione
di note, come ormai sapete bene, o almeno si spera, implica un aumento della
frequenza, allo stesso tempo, significa che le materie in questione stanno diventando
più sottili, stanno diventando meno dense, dunque più vive e più intelligenti). Avete
potuto notare che questo primo aiuto esterno è avvenuto in maniera automatica
(meccanica). L'entrata dell'ottava dell'aria nel punto tra Mi e Fa dell'ottava del cibo,
avviene senza che voi facciate nulla, avviene automaticamente. Anche se state
dormendo nel letto a sonno pieno, l'aria entra e va a colmare il rallentamento in quel
punto del processo di evoluzione del cibo. Nel punto di rallentamento successivo,
invece, quello tra Si e Do, è necessario che l'aiuto sia volontario, cioè un atto
cosciente da parte nostra, altrimenti le sostanze non potranno subire un'ulteriore
trasformazione in materie ancora più sottili, che sono poi le materie che andranno a
formare il nostro secondo corpo, o corpo astrale. Quest'atto cosciente consiste
nell'essere presenti quando riceviamo le impressioni dal mondo esterno. Le
impressioni costituiscono un'altra serie di materie (o di nutrimento) che entrano
attraverso l'apparato sensoriale. Nel momento in cui consideriamo l'ottava nel verso
opposto, ossia Do - Si - La - Sol - Fa - Mi - Re - Do, ci stiamo riferendo ad un
processo involutivo. Ricordate l'esempio delle scale mobili? Il processo involutivo
rappresenta l'aumento di densità delle sostanze che situate inizialmente in un punto
alto della scala vengono rese grossolane man mano che passano attraverso le
macchine. Il processo involutivo equivale al processo di creazione dell'universo. Per
farci un'idea semplice di come avviene la creazione, prenderemo l'esempio di un
"raggio" di luce bianca che passando attraverso un prisma viene suddiviso in 7 "raggi
colorati". Il "raggio" di luce bianca sarà il verbo di Dio, il logos, la sua emanazione, e
consideriamo Dio come un corpo astronomico (sole assoluto) intorno al quale ruotano
tutte le galassie. Dio emana il suo raggio creativo, questo raggio viene rifratto e si
scompone in sette "raggi" colorati. Questi sette "raggi colorati" corrispondono alle 7
scale cosmiche contenute l'una dentro l'altra come in una matrioska e costituite
dall'assoluto (Do), tutte le galassie (Si), la nostra galassia (La), il nostro Sole (Sol), e
così via. In questo caso, è bene osservare un altro aspetto della legge del sette. La
legge del sette, attraverso il principio di scala, determina anche il posto che occupa
ogni cosa nell'universo. Vengono così prodotte sette scale l'una dentro l'altra.
L'esempio del raggio di luce bianca, che rifratto nel prisma si scompone in sette
colori, conferma ciò che dicevamo sopra, ovvero che la legge del sette è una legge
cosmica fondamentale che domina qualsiasi processo. Come potete vedere, lo spettro
visibile elettromagnetico è anch'esso determinato dalla legge del sette. Abbiamo
visto, dunque, l'azione di questa legge cosmica nell'ambito della musica, adesso, la
ritroviamo nell'ambito di vibrazioni molto più elevate rispetto alle vibrazioni
acustiche. La legge dell'ottava è anche la struttura interna di ogni cosa esistente. Così,
anche in questo tipo di vibrazioni, ritroviamo la stessa legge che governa la musica.
Rosso (Do), Arancione (Re), Giallo (Mi), Verde (Fa), Ciano (Sol), Blu (La), Violetto
(Si). Le frequenze sono innumerevoli volte più elevate rispetto a quelle acustiche,
siamo nell'ordine dei Tera Hertz. La legge del sette governa anche gli elementi
chimici della tavola periodica che sono pressoché in rapporto d'ottava, come aveva
ben intuito il chimico John Newlands che fu tuttavia deriso dalla comunità scientifica,
e l'imprecisione dei pesi atomici è dovuta ad un errore della chimica moderna. Un
altro modo per raffigurarsi la creazione è l'immagine di un albero capovolto, le cui
radici poste in alto, rappresentano la fonte originaria, Dio, l'assoluto. Il tronco
rappresenta l'ottava fondamentale cosmica. I rami sono le ottave secondarie, terziare,
le ottave parallele che vengono create dall'ottava fondamentale, fino alle foglie, e
nelle stesse foglie osserviamo le venature che sono altrettante ottave supplementari.
Gli anelli concentrici del tronco, rappresenteranno svariati tipi di materie di densità
diversa che si compenetrano a vicenda. Qualsiasi materia grossolana è penetrata da
una materia più sottile, la quale a sua volta è penetrata da altre materie ancor più
sottili, e così via, fino ad un certo grado. Gli anelli concentrici del tronco saranno le
ottave interiori. Molti associano erroneamente le ottave interiori agli armonici
naturali, ma in realtà, c'è una differenza notevole. Gli armonici naturali sono
frequenze multiple di un suono fondamentale che si propagano solo nell'aria fin
quando non si esaurisce la forza iniziale che le ha prodotte. Le ottave interiori,
invece, sono vibrazioni che si producono nell'aria e contemporaneamente anche nelle
materie più sottili che compenetrano l'aria, per questa ragione il derviscio bukhariano
Hadij-Asvatz-Truv le chiama "vibrazioni creatrici", mentre riserva alle vibrazioni
ordinarie e ai loro armonici naturali l'espressione di "vibrazioni inerziali". Queste due
denominazioni, se avete seguito attentamente il discorso che abbiamo fatto
precedentemente, spiegano già ogni cosa in modo chiarissimo. Una singola nota su
un piano di materie di una certa densità, è un'intera ottava su un piano superiore
costituito da un insieme di materie più sottili rispetto al piano precedente. Un altro
aspetto ancora della legge dell'ottava è che ogni nota può rappresentare una
concentrazione cosmica, di qualsiasi tipo ed in qualsiasi scala. Un sole, ad esempio,
può essere rappresentato come Do. E' bene notare adesso che se consideriamo il
raggio bianco come Do, ci rendiamo conto che ogni nota contiene dentro di se
un'ottava completa (i 7 raggi colorati). E' indispensabile, a questo punto, realizzare
che per mezzo della legge del sette è possibile comprendere l'unità di ogni cosa,
l'unità nella molteplicità. Gli intervalli dove sono presenti i rallentamenti che
necessitano dell'aiuto di un altro processo esterno e distinto che entrando in
connessione con il primo permettono il suo ulteriore sviluppo, sono ciò che
determinano l'interdipendenza precisa tra ogni cosa distinta nell'universo. Attraverso
questa legge è possibile comprendere in che modo ogni cosa è connessa con un'altra e
quale posto occupa ciascuna nell'ordine cosmico. Potremo comprendere l'unità di
ogni cosa. Questa è la differenza capitale tra la scienza oggettiva e la scienza attuale o
scienza soggettiva. La scienza oggettiva possiede la conoscenza e la profonda
comprensione dei principi che hanno creato la molteplicità, e gli stessi principi che
hanno creato la molteplicità ci permettono di comprendere l'unità di tutto ciò che
esiste. Questo capitolo è stato un tentativo di adattamento alla comprensione di coloro
che avvicinandosi per la prima volta a queste idee, trovano difficoltà nell'afferrare i
principi di questa scienza oggettiva. Ad ogni modo, i lettori alle prime armi e coloro
che già da tempo hanno tentato di capire queste leggi senza riuscirci, devono
comprendere che, per quanto si possano fare dei tentativi per semplificare queste
leggi, senza dei notevoli sforzi da parte loro, non sarà possibile penetrare l'essenza di
questi principi. Il primo passo è comprendere bene queste leggi a livello teorico.
Dopodiché, sarà necessario sforzarsi di osservare la loro azione nel mondo esterno e,
in maggior misura, nel nostro mondo interiore, poiché riuscendo ad osservarle dentro
di noi, sarà più semplice osservarle nel mondo esterno. E' indispensabile, infine,
tenere presente che una persona che non conosce o che pur conoscendo queste leggi
non le ha comprese a fondo, non potrà mai comprendere l'essenza di alcun fenomeno
che osserva, sia nel mondo esterno, che nel suo mondo interiore. Un uomo simile
potrà solo avere l'illusione di comprendere.
La scienza conferma alcune affermazioni di Gurdjieff

L'astronomo Frederick William Herschel (1738-1822) aveva già affermato a suo


tempo che il Sole è caldo fuori e freddo dentro. L'abilità di osservazione di Herschel
viene confermata dal fatto che nel 1787, scoprì Titania e Oberon, due satelliti di
Urano, che per i successivi 25 anni nessun altro riuscì ad osservare. Dopodiché, nel
1789, scoprì anche Mimante ed Encelado, due satelliti di Saturno. Personalmente
vado affermando da molto tempo che nel libro "I racconti di Belzebù a suo nipote"
sono spiegati i principi della scienza oggettiva che differiscono notevolmente dalle
concezioni ordinarie della scienza attuale. In un capitolo della sua opera, Gurdjieff fa
le seguenti affermazioni: "Non solo dal Sole non arriva né "luce", né "calore", né
niente di simile, ma proprio il sole, ritenuto "fonte di luce e di calore", è quasi sempre
freddo e gelato come il famoso cane spelacchiato del nostro venerabile Mullah Nassr
Eddin. In realtà la superficie di quella "fonte di calore", proprio come la superficie di
tutti i Soli ordinari del Nostro Grande Universo, è coperta di ghiaccio forse più
ancora di ciò ch'essi chiamano "Polo Nord". [...] Sebbene milioni e milioni di
scienziati siano comparsi laggiù in ogni tempo e luogo, a nessuno è mai venuto in
mente che fra i due fenomeni cosmici detti rispettivamente "emanazione" e
"radiazione" esista una differenza qualsiasi."
Il ricercatore italiano Renzo Boscoli, più recentemente, ha espresso idee analoghe:
"Nel contempo, mentre per merito dell'amico ingegnere la mia modesta cultura sul
"Sole ufficiale" s'era andata consolidando, a poco a poco stavo costruendo nella mia
mente un "Sole freddo", rivoluzionario ed eretico!".
A quanto pare, le affermazioni presenti nella suddetta opera di Gurdjieff, che ad
alcune persone sprovviste di comprensione apparivano troppo bizzarre per essere
prese alla lettera e le avevano, dunque, interpretate fantasiosamente, attribuendo loro
le più assurde spiegazioni allegoriche, vengono ora confermate dalla scienza. Ecco
cosa hanno constatato gli scienziati. In un articolo pubblicato il 16 luglio 1986 dal
Corriere della Sera ed intitolato “Per la prima volta vista nascere una stella”, si
leggeva: "Questo oggetto era inoltre apparso inusuale in quanto produceva 20 volte
più energia del Sole, pur essendo incredibilmente freddo (196 grado sotto zero contro
i 4.892 sopra zero della superficie del Sole)."
La vera psicologia e i segreti della pratica interiore

Ciascuno è in grado di verificare con estrema facilità che il flusso costante di pensieri
ed emozioni avviene in modo automatico, nello stesso modo in cui si svolgono tutte
le funzioni del corpo, dal battito cardiaco alla digestione. Ad una serie di pensieri che
ruotano intorno ad una specifica questione, ne seguono altri del tutto scollegati dai
precedenti. Ad un'emozione si sostituisce un'altra. Ogni pensiero ed emozione
costituisce una forza dotata di un'intensità variabile. Quando il flusso dei pensieri e
delle emozioni diventa eccessivamente insopportabile, ossia quando l'attrito prodotto
dalle forze in un dato momento assume un'intensità notevole, si attiva un meccanismo
automatico di difesa che ci conduce a cambiare le condizioni esterne. E così, usciamo
di casa, incontriamo un amico con cui poter parlare, beviamo qualche birra, qualcuno
ricorre all'uso di droghe, andiamo alla ricerca di sesso, o magari decidiamo che è
tempo di fare un viaggio per visitare nuovi luoghi e conoscere gente nuova.
Quest'automatico cambiamento di condizioni esterne, atto a modificare le condizioni
interne, è la prova sperimentale che i flussi di pensieri ed emozioni, le cosiddette
associazioni automatiche, vengono attivati e modificati da forze esterne a noi e si
svolgono automaticamente, al di là del nostro volere. I movimenti automatici dei
pensieri e delle emozioni risultano scollegati fra loro, oppure contraddittori se di
natura simile. Se scollegati, ad una serie di pensieri che ruotavano su un certo tipo di
argomento, ne seguirà un'altra serie che ruota su un argomento del tutto differente. Se
invece contraddittori, ad un pensiero che afferma si opporrà un pensiero che nega, ma
sempre nell'ambito dello stesso argomento, che in quel dato momento è il centro di
gravità intorno al quale ruotano le associazioni automatiche. La stessa dinamica
accadrà per il flusso automatico delle emozioni. Oltre a questo, esiste
un'interdipendenza tra l'attività dell'intelletto, delle emozioni e del corpo. Ad un dato
flusso automatico di pensieri vengono attivati dei corrispondenti flussi automatici di
emozioni e il corpo assume determinate posture. Nel momento in cui muta uno di
questi flussi, allo stesso tempo mutano anche gli altri. Ad un certa emozione
corrisponde una certa postura del corpo ed un certo flusso automatico di pensieri. In
altre parole, s'influenzano reciprocamente ed in modo del tutto automatico. Ogni
pensiero ed ogni emozione è una forza dotata di una certa intensità, e tutto ciò che noi
chiamiamo "nostre azioni", "nostre parole", "nostre decisioni", non sono altro che la
risultante derivata dall'incontro casuale di forze dotate d'intensità differenti,
esattamente come accade nella meccanica in fisica. In natura, tutto si svolge secondo
cause ed effetti, quindi è importante saper distinguere le cause dagli effetti, se si vuol
comprendere realmente ciò che si osserva. Abbiamo ben dimostrato che i flussi
associativi di pensieri ed emozioni sono causati da forze provenienti dall'ambiente
esterno. Una certa musica mette in moto in noi un certo tipo di pensieri ed emozioni
automatiche, le manifestazioni di un'altra persona, un bel paesaggio, l'aspetto o
l'atmosfera di una camera, ogni cosa in noi dotata di movimento è mossa dall'esterno.
A questo punto abbiamo già trovato una relazione di causa-effetto. Le forze
dell'ambiente esterno causano un movimento di forze dentro noi stessi. Le forze
dell'ambiente esterno sono la causa, i movimenti delle forze dentro di noi sono
l'effetto. Ma ciò che consideriamo come "nostre azioni" non sono provocate dai nostri
pensieri ed emozioni? Senza pensieri ed emozioni, nello stato ordinario, quale
"azione" si potrebbe mai produrre? Un'azione è una forza, e come tutte le forze deve
avere una causa che l'ha prodotta. Le emozioni e i nostri pensieri sono il motore
indubitabile delle nostre "azioni". Dimostrato che il flusso associativo di pensieri ed
emozioni è causato da forze esterne e che le nostre "azioni" sono causate dai nostri
pensieri ed emozioni, è facile dedurre che le nostre azioni sono mosse da forze
provenienti dall'ambiente esterno. Dunque, quelle che riteniamo essere le nostre
"azioni", non sono altro che reazioni automatiche. L'uomo è un automa. Tutto ciò che
considera come "suoi pensieri", "sue azioni", "sue emozioni", non sono altro che una
risultante delle forze messe in movimento dall'ambiente esterno. Tutte le "azioni", i
pensieri, i sentimenti che erroneamente riteniamo essere nostri, sono l'equivalente del
riflesso patellare prodotto dalla percussione del martelletto sotto il ginocchio. L'uomo
non è responsabile delle sue "azioni". Non si può parlare neanche di "azioni" in
quanto si tratta di vere e proprie reazioni automatiche. L'uomo non ha volontà.
L'uomo non può fare. Tutto accade. Ogni forza in natura ha sempre una causa che l'ha
prodotta. Non si può negare un principio così banale della fisica.
Quindi, ricapitolando schematicamente:

Forze dell'ambiente esterno (CAUSA) ----> Movimenti associativi di pensieri ed emozioni (EFFETTO)

In natura ogni effetto diventa a sua volta causa di altri effetti, dunque, i movimenti
associativi di pensieri ed emozioni che sono inizialmente l'effetto diverranno la causa
delle nostre "azioni". Quest'ultima è una manifestazione tangibile della legge del tre.

Movimenti associativi di pensieri ed emozioni (CAUSA) ----> Nostre cosiddette "azioni" (EFFETTO)

E' facile capire che le nostre azioni, da effetto diverranno causa di altri effetti nel
nostro ambiente e il cerchio si chiude. Del resto, tutto questo discorso era facile
dedurlo attraverso altre vie. Nell'universo ogni movimento è sempre parte di un
movimento più grande. Ogni causa produce degli effetti che a loro volta diventano
cause di altri effetti e così via all'infinito. Ogni cosa è interdipendente. Ogni cosa è
come un ingranaggio di una certa dimensione che partecipa al movimento degli
ingranaggi più grandi ed esattamente come in un orologio, ogni ingranaggio ha un
suo ritmo preciso che è parte di un ritmo più grande. Ciò che abbiamo appena detto,
non è altro che una manifestazione tangibile del moto perpetuo presente in tutto
l'universo. I ritmi del corpo impongono, ad una certa ora, la sensazione di fame e ci
spingono, al di là della nostra volontà, a cercare del cibo. Lo stesso accade per i cicli
sessuali, a cui obbediamo ciecamente. Un'identica cosa avviene sul piano del
pensiero e delle emozioni. Ogni cosa che avviene è causata da forze esterne. Tutti le
funzioni automatiche istintive del corpo, il complesso lavoro automatico che gli
organi del corpo umano svolgono incessantemente, non sono altro che un movimento
causato da forze esterne. Senza queste forze esterne tutti gli organi smetterebbero
all'istante di funzionare. Senza forze esterne, i flussi automatici di pensieri ed
emozioni si arresterebbero all'istante. Le tre forze esterne che producono e
mantengono tutti i movimenti del corpo sono, in ordine d'importanza: le impressioni,
l'aria che respiriamo e il cibo. Senza impressioni, moriremmo nel giro di qualche
secondo. Senz'aria, resteremmo in vita per 4 minuti circa. Sono queste forze esterne
di natura e ritmi diversi che producono tutti i nostri movimenti interni, ovvero
l'insieme delle nostre forze interne, sia di natura istintivo-motoria, sia intellettuale ed
emotiva. L'uomo, cosi come lo osserviamo ora, è solo un manichino vivente.
Facciamo un passo indietro. Nel momento in cui l'essere umano viene al mondo, i
suoi cervelli sono privi di alcuna registrazione. Le stesse forze esterne che imprimono
le registrazioni nei suoi nastri vergini dei cervelli, saranno poi la causa
dell'attivazione di quel materiale registrato. Senza queste registrazioni, non vi
potrebbe essere alcuna associazione automatica di natura intellettuale ed emotiva,
così come da un nastro vergine inserito in un mangiacassette non esce alcun suono. In
questo processo di registrazione avviene, però, un inconveniente spiacevole.
Attraverso un'educazione scorretta, si forma in lui un insieme di registrazioni che
vanno a costituire una concentrazione artificiale e relativamente separata dalla sua
totalità. Questa concentrazione viene chiamata erroneamente "conscio" dalla
psicologia. Questo conscio fittizio è costituito da vari "io", tutti frammentati che non
hanno nulla a che fare l'uno con l'altro, e ciascuno di essi viene attivato e disattivato
da forze esterne, nel momento in cui queste stesse forze esterne sono identiche o di
natura simile a quelle che l'hanno prodotto. L'alternarsi automatico di questi "io"
produce manifestazioni automatiche corrispondenti che non hanno nulla di conscio.
In questo senso, l'ignoranza della psicologia è enorme. Chiamare conscio ciò che non
ha nulla di conscio è un errore fondamentale che pregiudica l'intero edificio della
psicologia. La distinzione della psicologia ordinaria, dunque, tra "conscio" e
"subconscio" non ha più alcun senso reale. Questo conscio fittizio, è ciò che
costituisce la nostra personalità, ovvero ciò che non ci appartiene, tutto ciò che è stato
acquisito attraverso l'educazione, la cultura e l'ambiente, e che si manifesta
automaticamente in base ad associazioni casuali attivate da forze esterne. Da dove
viene, quindi, l'illusione di essere consci? Quest'illusione ha origine
dall'identificazione. Identificandoci continuamente con l' "io" che in quel momento è
attivo, si produce in noi l'illusione che noi siamo quel determinato "io" che si
manifesta in un dato momento. Dopodiché, le condizioni cambiano e un altro "io"
prende il posto di quello precedente, e nuovamente c'identifichiamo con esso cadendo
nell'illusione di essere noi stessi quell'altro "io" che non ha nulla a che fare con l' "io"
precedente. Avrete avuto modo di osservare anche vagamente come cambia il tono di
voce, i vostri atteggiamenti, da quando siete al lavoro a quando siete a casa vostra.
Tutte queste personalità diverse tra loro non hanno nulla in comune l'una con l'altra,
si attivano automaticamente al di là della vostra volontà, e i loro interessi e desideri
differiscono notevolmente. Questo conscio fittizio, che ha avuto origine da
un'educazione scorretta e formato da una miriade di "io" frammentati" che non
comunicano fra loro, che non si conoscono l'uno con l'altro grazie alla formazione dei
"respingenti", impedisce al nostro vero "IO" che risiede in quello che viene chiamato
"subconscio" di partecipare all'attività dell'intera sfera psico-emotiva. La reale
evoluzione corrisponde ad una crescita dell'essenza. L'essenza è ciò che siamo
davvero, ciò che ci appartiene. Viceversa, la personalità è utile solo nella vita in
società. Così come ogni pensiero ed emozione costituisce una forza, così ciascuno di
questi "io" è una forza, e poiché sono differenti l'uno dall'altro, sono contraddittori,
l'eventuale contatto tra queste forze opposte, creerebbe un attrito interiore
insopportabile, dunque, per questa ragione si formano i "respingenti", ossia delle
barriere per impedire che questi "io" s'incontrino e si conoscano. Questa è la ragione
per la quale, nonostante i vari cambi di "io" con cui c'identifichiamo, abbiamo sempre
l'illusione che si tratti sempre e solo dello stesso "io". Abbiamo così l'illusione di
avere un unico "io". Esiste per l'essere umano la possibilità di non essere più un
semplice burattino vivente mosso dai fili invisibili delle forze esteriori? Per far sì che
l'essere umano sia davvero l'artefice delle proprie manifestazioni, le cause che le
producono devono spostarsi dall'esterno all'interno di esso. L'essere umano ha per
costituzione naturale questa possibilità, che è dovuta al fatto di essere provvisto di tre
cervelli. La legge del tre c'insegna che qualsiasi fenomeno può verificarsi solo nel
momento in cui entrano in gioco tre forze. La legge del tre e la costituzione naturale
dell'uomo, che è formato da tre cervelli, ci fanno comprendere che l'uomo può essere
artefice delle proprie azioni, l'uomo può fare realmente, può spostare la causa
dall'esterno all'interno di sé, solo nel momento in cui tutti e tre i suoi cervelli
partecipano contemporaneamente all'attività complessiva. L'azione simultanea dei
suoi tre cervelli, conformemente alla legge del tre, possono produrre i fenomeni che
chiamiamo “volontà”, “coscienza”, “unità interiore”. Agli animali, per costituzione,
essendo unicerebrali o bicerebrali, è negata questa possibilità. Un Uomo, nel vero
senso della parola, dunque, è un essere in cui i suoi tre cervelli funzionano
contemporaneamente, un essere con tutti e tre i cervelli svegli. Finché ciò non accade,
finché l'uomo è in un dato istante intellettuale, in un altro istante solo emotivo, l'uomo
resta una mucca, un lombrico, una giraffa, ossia un semplice animale dotato di uno o
due cervelli, che mangia, si riproduce e dorme. Colui che si accinge, dunque, ad una
reale e corretta pratica interiore, deve comprendere fin da subito che il primo passo
consiste nel cominciare da ciò che è alla sua portata. Tutte le discussioni che vertono
su condizioni spirituali inaccessibili ed estremamente lontane da ciò che costituisce il
suo essere attuale, devono essere abolite nel modo più categorico. Parlare di
coscienza, consapevolezza ed illuminazione, è un'attività assolutamente inutile e
controproducente in vista di una reale pratica interiore. La reale pratica consisterà nel
conoscere se stessi. Se un uomo non conosce se stesso, nessun'altra cosa è possibile.
Per conoscere se stessi è necessaria l'osservazione di sé. Colui che tenterà di
osservarsi, si renderà conto che non è capace di attenzione. La sua attenzione viene
attirata continuamente da forze esterne che agiscono come vere e proprie forze
magnetiche. L'uomo che non ha attenzione non può osservarsi, e se non può
osservarsi, non potrà mai conoscere se stesso. Questa pratica iniziale, se condotta
correttamente, produrrà tre risultati. Il primo risultato sarà la prova sperimentale che è
schiavo delle influenze esteriori e non è in grado neanche di controllare la propria
attenzione. Avrà la prova sperimentale che la sua convinzione di essere l'artefice delle
proprie azioni è solo un'illusione, che non è in grado di amare, o di fare alcunché, in
lui qualcosa ama, un'altra odia, e tutto avviene automaticamente. E' fondamentale che
l'uomo sperimenti la sua meccanicità, non deve assolutamente crederci, deve
provarselo, poiché è proprio in questa verifica personale che la pratica ha il suo reale
inizio. Il secondo risultato creerà in lui i presupposti per realizzare la propria nullità.
Un uomo che sperimenta di non essere l'artefice delle proprie azioni, dei suoi
pensieri, delle sue emozioni, realizza di essere un nullità. Un uomo che realizza di
non avere alcun potere interiore, anche fosse il presidente degli Stati Uniti, si rende
conto di non esistere affatto. La realizzazione della propria nullità è indispensabile
per far morire tutti quegli "io" che costituiscono il conscio fittizio, affinché il vero
"IO" possa nascere. L'uomo che realizza la propria nullità si sveglia. Il terzo risultato
consisterà nell'incremento e rafforzamento dell'attenzione stessa attraverso i continui
ed incessanti tentativi per ottenerla. Attraverso questa pratica, potrete comprendere
che già l'osservazione di sé non è cosa semplice, è una meta lontana. Osservazione di
sé e ricordo di sé sono mete lontane, non così accessibili come in genere si crede.
Molti credono di poter ricordare se stessi in alcuni momenti, mentre si tratta solo di
una parte che ne osserva un'altra per qualche istante. Il vero ricordo di sé è possibile
solo quando tutte e tre i cervelli sono svegli. Coloro che hanno l'illusione di essere già
ad un buon livello, dovranno verificare con sincerità ed eventualmente ricominciare
tutto dall'inizio. D'altro canto avrete finalmente capito che coloro che credono di
potersi conoscere meglio studiando la psicologia moderna, sono come asini che
ascoltando il raglio di altri asini, s'illudono di aver udito il soave canto dell'uccello
del paradiso. Questo vale anche per tutti coloro che s'illudono di poter raggiungere
qualcosa di reale attraverso un mantra o qualcos'altro, in genere sempre a buon
mercato. Non esiste nulla di tutto ciò. L'uomo è immerso in un sonno ipnotico, e ciò
avviene quando i collegamenti fra i suoi cervelli sono interrotti. Il reale lavoro
interiore produce molta sofferenza che dobbiamo assumerci ed accettare
volontariamente, tutte le altre pratiche che promettono un'evoluzione interiore senza
"sacrifici", sono ciarlatanerie che rientrano nel campo della suggestione e dell'ipnosi
reciproca, precisamente l'opposto del reale risveglio.
Mesmer, il magnetismo animale e le evidenze scientifiche

Sono trascorsi duecento anni dalla morte del dottor Franz Anton Mesmer, tuttavia, le
sue speranze mosse dai più alti e nobili sentimenti non si sono realizzate e,
considerando lo stato attuale del mondo scientifico, difficilmente si vedranno
concretizzate in futuro. Mesmer, tra i molti meriti, ha quello di aver tentato di
condurre questa conoscenza, dal campo della superstizione in cui essa giaceva da
secoli, al mondo della scienza. In effetti, la comprensione del magnetismo animale è
fondamentale per rischiarare di nuova luce svariati campi dell'umano sapere, alcuni
ancora nelle tenebre dell'irrazionale superstizione, altri invece, già facenti parte del
mondo della scienza, sebbene compresi molto superficialmente. L'astrologia, le
possessioni demoniache, la medicina, la taumaturgia, l'ipnotismo, l'alchimia, la
psicologia, eccetera, vengono comprese nella loro vera essenza con l'ausilio della
“scienza mesmerica”. Il medico tedesco Christoph Wilhelm Hufeland era
consapevole di ciò quando dichiarava: “Sul terreno del magnetismo vitale si presenta
un'aurora novella per le scienze e la vita, una scoperta che sorpassa quanto fu
scoperto fin qui, che ci dà la chiave dei più profondi misteri della natura, e ci apre un
mondo del tutto nuovo.” E' bene ricordarsi che il magnetismo animale è una vecchia
conoscenza. Attraverso le cronache di alcuni storici del passato apprendiamo della
presenza di questi fenomeni già in diverse antiche civiltà e culture. La loro
conoscenza differiva solo nel metodo utilizzato per provocare questi stati particolari e
nella comprensione che avevano di essi. Quella di Mesmer, dunque, è essenzialmente
una riscoperta. Al giorno d'oggi, la scienza ritiene che la questione del magnetismo
animale sia stata già risolta nel lontano 1784, quando il Re di Francia nominò una
commissione scientifica per studiare il fenomeno. Il risultato di questa verifica fu
pubblicata in un rapporto che, screditando il magnetismo animale, dichiarava la non
esistenza del fluido magnetico e attribuiva all'immaginazione e alla suggestione la
causa di tutti i fenomeni. In realtà, gli esami di questa tanto decantata commissione
furono condotti maldestramente. Gli esaminatori, già imbevuti di pregiudizio,
avevano fin dal principio deciso per un verdetto negativo. Non a caso, uno dei
membri della commissione, il botanico A. L. de Jussieu, rifiutò di sottoscrivere il
rapporto e pubblicandone un altro indipendente, illustrava i fatti omessi e quelli che, a
suo giudizio, erano stati fraintesi. Ma questo non è tutto. Nel 1825, fu incaricata
un'altra commissione scientifica per riesaminare il fenomeno. Questa volta le indagini
furono condotte con estrema serietà e per cinque lunghi anni. Il rapporto conclusivo,
inutile dirlo, fu positivo. Il verdetto della commissione precedente, che ascriveva
all'immaginazione e alla suggestione la causa dei fenomeni magnetici, fu
completamente confutato attraverso svariati esperimenti che dimostrarono il
manifestarsi degli “effetti magnetici” sul sistema nervoso di soggetti totalmente
ignari di essere magnetizzati, quindi assolutamente al di fuori di qualsiasi possibile
contatto che poteva indurre la suggestione. E' necessario comprendere che la scoperta
del magnetismo animale inquietava, e non poco, innanzitutto i medici dell'epoca e in
secondo luogo, la chiesa e i detentori del potere politico. Alcuni medici affermarono
apertamente il loro timore nel veder riconosciuto il metodo di Mesmer, poiché
minava le fondamenta stesse di tutte le concezioni consolidate della medicina. Uno di
questi medici si chiedeva timoroso se avessero dovuto infine bruciare tutti i libri che
avevano costituito le fondamenta della scienza medica. In secondo luogo, c'era la
chiesa che da sempre sfruttava e marciava trionfante sull'ignoranza e le superstizioni
del popolo e nel vedersi illuminare tutti gli oscuri fenomeni, dalla possessione
demoniaca alle visioni estatiche fino ai cosiddetti miracoli, dalla luce di questa nuova
scienza, si allarmò e attraverso varie pubblicazioni, scagliò l'anatema contro i
magnetizzatori. Il chimico, fisiologo e medico fiammingo Jean Baptiste van Helmont,
circa 150 anni prima di Mesmer, già dichiarava: “Il magnetismo agisce per ogni dove
e non ha altro di nuovo che il nome; non è un paradosso se non per quelli che si
ridono di tutto, e che attribuiscono al potere di Satanasso ciò che non possono
spiegare”. Infine, anche i detentori del potere politico si allarmarono, com'è evidente
ascoltando le dichiarazioni fatte dal principe, vescovo e politico francese Charles
Maurice de Talleyrand-Périgord: “Mesmer era, quando lo incontrai presso Voltaire,
un medico tedesco. Si diceva che avesse trovato la esistenza del fluido magnetico,
proprietà del corpo, fenomeno ancora quasi sconosciuto, ma la cui forza di verità mi
obbliga a riconoscerne l'esistenza. Questo fluido, una delle cui facoltà è quella di
determinare il sonnambulismo artificiale assai più tenace del reale, produce, secondo
l'opinione di Mesmer e dei suoi aderenti, effetti tanto straordinari da confondere la
ragione. Invece di cercare d'illuminarsi su questo fatto curioso ed importante, si
gridò, come al solito, contro la ciarlataneria; ma in quanto a me dirò schiettamente
che ho visti tali miracoli operati dal magnetismo, che il mio intelletto spaventasi
davanti alla conseguenze che converrebbe dedurne. Vorrei che la scienza, deponendo
il disprezzo col quale accolse la circolazione del sangue, la trasfusione dei metalli,
l'antimonio, l'elettricità, la inoculazione del vaccino, e recentemente il vapore, desse
animo a schiarir la questione e a constatarla con esperienze solenni e tutte di buona
fede. Ne feci in una circostanza proposta a Napoleone: egli mi stette ascoltando con
attenzione, pensò fra se molto tempo, poi mi disse: "No, non facciamo del
sonnambulismo una cosa legale; considerate cosa diverrebbe la politica dei gabinetti !
Importa assai che per la quiete del pubblico, per il segreto delle famiglie questa
scienza rimanga vaga, contrastata, anche ridicola: ciascuno vi guadagnerà ciò che vi
perderebbero tutti". In conseguenza di tutto ciò, prendiamo atto che il rifiuto da parte
della comunità scientifica ha permesso a questa importante scoperta di finire nella
mani dell'ignoranza generale, favorendone l'uso e l'abuso. Il risultato è estremamente
evidente quando vediamo comparire dei saltimbanco che presentano ridicole
pagliacciate nelle quali s'incollano pentole e coperchi sul corpo, affermando di
possedere un “potere magnetico” che gli permette di compiere tali prodigi.
Dopodiché, vengono pubblicati libri che annunciano la rivelazione dei segreti di
quest'arte, e magari con l'ausilio di corsi e conferenze, gli autori di queste assurdità, si
guadagnano il pane sfruttando l'ingenuità altrui. Gli autori di questi libri, in realtà,
trattano la materia senza alcun bagaglio di serie conoscenze, con una superficialità
impressionante e nelle loro elucubrazioni immaginarie e fantasiose confondono
sovente il magnetismo animale con i campi magnetici della fisica. A questo riguardo,
tornano in mente le parole di Mesmer: “Il magnetismo animale non è assolutamente
ciò che i medici intendono quando pensano a un medicamento segreto. E' una scienza
che ha le sue cause, i suoi effetti, le sue leggi. Protetto dalla mia onestà, radunerò
intorno a me una piccola parte di quell'umanità a cui avevo desiderato giovare, e a
quel punto sarà giunta l'ora in cui non chiederò consigli sul da farsi se non a me
stesso. Se io agissi altrimenti, il magnetismo animale potrebbe convertirsi in una
moda. Ognuno cercherebbe di farsi bello con esso e di trovarci, a proprio comodo,
più o meno ciò che c'è realmente. Ne deriverebbe un abuso e la sua utilità effettiva
potrebbe degenerare in un problema la cui soluzione sarebbe forse impossibile se non
dopo secoli.” L'attuale tremenda confusione tra il magnetismo animale e il
magnetismo già noto alla fisica, è prova sufficiente d'incompetenza. Mesmer, a suo
tempo, lamentava di coloro che confondendo il magnetismo animale con il
magnetismo minerale, diffondevano l'errore che complicava ancor di più tutta la
questione. In realtà, numerosi esperimenti dimostrarono essere un agente
completamente nuovo che non interferiva con il magnetismo della calamita o con
l'ago della bussola, mentre veniva avvertito dal sistema nervoso dei soggetti e
produceva effetti evidenti di svariate tipologie. La decisione di chiamarlo
“magnetismo animale” ha luogo dal fatto che si presentarono delle analogie con il
magnetismo minerale, come ad esempio due polarità distinte, eccetera. In fondo, se si
fosse trattato dei campi magnetici conosciuti dalla fisica, non sarebbe sorta alcuna
difficoltà nell'individuarli attraverso adeguate apparecchiature e strumenti. Invece, è
proprio in questo senso che sorgono le difficoltà, poiché questo “fluido magnetico” è
una materia ignota e di una densità tale, da non poter essere rilevata da alcuno
strumento fin'ora costruito dall'uomo. Solo la sensibilità del sistema nervoso umano è
in grado di riceverlo adeguatamente e reagendo di conseguenza, manifesta gli effetti
tangibili allo scienziato che scevro dai pregiudizi può apprestarsi a studiarlo. Quindi,
è lecito chiedersi: il sistema nervoso stesso non è già uno strumento di rilevazione più
che valido? La riposta è affermativa, tuttavia, i pregiudizi uniti al timore e
all'ignoranza, condannarono Mesmer ad interminabili calunnie ed infine all'oblio.
Confesso che fa una certa impressione osservare che il noto fabbricante d'armi Alfred
Bernhard Nobel è definito filantropo, mentre al dottor Mesmer, che ha dedicato
l'intera vita al bene dell'umanità, è riservata l'immeritata e del tutto ingiustificata
reputazione di ciarlatano e, nei migliori dei casi, quella di visionario. In riferimento a
tutto ciò, il commento di Gurdjieff è lapidario: “Più gli attuali sapienti di
quell'originale pianeta sono degli idioti al quadrato, più criticano Mesmer
raccontando e scrivendo su di lui assurdità di ogni genere destinate a denigrarlo.”
Concludo questa introduzione ricordando il pensiero del geniale matematico Pierre-
Simon Laplace che nella sua opera intitolata “Teoria del calcolo delle probabilità”,
dichiarava: “Noi siamo così lontani dal conoscere tutti gli agenti della natura e i
diversi modi di agire che sarebbe poco filosofico il negare l'esistenza dei fenomeni
solo perché incomprensibili collo stato attuale delle nostre cognizioni.”

1825 – Lo studio scientifico che dimostrò l'esistenza del magnetismo animale

Quest'illuminante rapporto scientifico, pubblicato nel 1833 da M. P. Foissac, è


tutt'ora reperibile pubblicamente grazie al prezioso lavoro dell'American Society of
Anesthesiologists che, attraverso il Wood Library-Museum of Anesthesiology, una
preziosissima biblioteca online, ha lo scopo di collezionare, preservare e rendere
accessibili a chiunque, le opere scientifiche inerenti all'anestesiologia, persino quelle
più introvabili e rare. La scienza attuale, come accennavamo nell'introduzione, ritiene
che la questione del magnetismo animale è chiusa, e a chiuderla è stata una
commissione di scienziati nel 1784. La storia ci mostra che nel momento in cui una
teoria è stata confutata in modo definitivo, non s'intraprendono più sperimentazioni
per verificarla. Nessuno si sognerebbe, oggi, di condurre esperimenti per dimostrare
una teoria che afferma che il Sole ruota intorno alla Terra. E' una faccenda chiusa.
Tutti sappiamo che la teoria copernicana è stata verificata, e sarebbe assurdo condurre
esperimenti in tal senso. L'esistenza stessa di una nuova commissione nel 1825, dopo
quarantuno anni, atta a verificare nuovamente la teoria del magnetismo animale,
dimostra che la questione non era stata risolta in maniera soddisfacente dalla
commissione del 1784. Ci fu persino uno dei membri di questa commissione, il
botanico A. L. de Jussieu, che si rifiutò categoricamente di sottoscrivere il rapporto
finale, e nello stesso anno pubblicò un rapporto separato dove si parlava di alcuni fatti
che volutamente non erano stati inclusi nel rapporto. Ciò dimostra che vi era già un
pregiudizio di fondo negli scienziati della commissione di studio. Questa verifica, in
effetti, fu condotta distrattamente e si risolse in brevissimo tempo, come a voler
liquidare subito la questione. Questo disastro scientifico fu pubblicato nel 1784 e
intitolato: Rapport des Commissaires de la Société Royale de Médecine, Nommés par
le roi pour faire l'Examen du Magnétisme Animal. Il botanico A. L. de Jussieu, non
condividendo questo rapporto, pubblicò lo stesso anno il suo rapporto separato:
Rapport de l'un des Commissaires Chargés par le Roi de l'Examen du Magnétisme
Animal - A. L. de Jussieu (1784). Siamo nel 1825, quando il dottor Foissac chiese
all'Accademia di Medicina di Parigi di assistere ad alcuni esperimenti che avevano lo
scopo di produrre alcuni fenomeni per mezzo del magnetismo animale. L'Accademia,
nell'incertezza se accettare o meno l'invito, assegnò ad una adeguata commissione il
compito di valutare questa richiesta. La Commissione composta da Adelon, Pariset,
Marc, Burdin e Husson, decise affermativamente. L'Accademia, dunque, costituì
un'altra commissione, incaricandola dello studio del magnetismo animale. Questa
commissione era composta da: Bourdois de la Motte, Fouquier, Gueneau de Mussy,
Guersant, Hard, Leroux, Marc, Thillaye, Husson. Cinque lunghi anni d'indagini, di
studi e di esperimenti, dimostrarono finalmente la realtà del magnetismo animale e
degli effetti da esso prodotti. L'enorme rapporto conclusivo di 561 pagine, frutto di 5
lunghi anni di verifiche e sperimentazioni, fu pubblicato nel 1833 da M. P. Foissac.
Questo documento chiamato “Rapports et discussions de l'Académie Royale de
Médecine sur le Magnetisme Animal", inutile sottolinearlo, si pronunciava
positivamente. Le conclusioni di questo lungo ed accurato studio sono presenti nel
rapporto Husson che presentiamo qui di seguito.

Conclusioni del rapporto Husson

1. Il contatto dei pollici o delle mani, le frizioni o certi gesti che vengono fatti a poca
distanza dal corpo, e che chiamasi passate (passes), sono i mezzi impiegati per
mettere in rapporto, o in altri termini per trasmettere l'azione del magnetizzatore al
magnetizzato.

2. I mezzi esteriori e visibili non sono sempre necessari, poiché, in molte occasioni, la
volontà, lo sguardo fisso bastarono per produrre i fenomeni magnetici, anche
all'insaputa dei magnetizzati.

(Questo seconda conclusione è molto importante per dimostrare l'incompetenza della


prima commissione quando affermava che era tutta una questione di immaginazione e
suggestione. I fenomeni magnetici si verificavano anche attraverso procedimenti
attuati all'insaputa dei soggetti.)

3. Il magnetismo agì sopra persone di sesso e di età differente.

4. Il tempo necessario per trasmettere e far provare l'azione magnetica variò da un'ora
a un minuto.

5. Il magnetismo non agisce, generalmente, sulle persone che godono di una salute
florida.

(Questo quinto punto conferma ciò che già Mesmer e i suoi allievi avevano da tempo
constatato. Nell'opera “Théorie du Monde e des étres organisés suivant les principes
de Mesmer, pubblicata nel 1784, si legge: “Un corpo essendo in armonia è insensibile
all'effetto del magnetismo animale, poiché l'applicazione di un'azione uniforme e
generale non può cambiare nulla delle proporzioni esatte e già conformi di questa
stessa armonia. Se al contrario un corpo non è più in armonia, vale a dire se le
proporzioni nelle quali deve farsi in lui la progressione della vita sono turbate, esso
diviene sensibile all'applicazione del magnetismo animale, poiché questa
applicazione aumenta in lui la dissonanza che sperimentava prima.)

6. Esso agisce nemmeno sopra tutti gli ammalati.

7. Si mostrano talvolta, intanto che uno magnetizza, degli effetti insignificanti e


fugaci che noi non attribuiamo al magnetismo solo , come un po' di oppressione, di
calore o di freddo, od alcuni altri fenomeni nervosi, dei quali si può rendersi conto
senza ricorrere all'intervento di un agente particolare; cioè per la speranza o il timore,
la prevenzione e l'aspettativa d'una cosa nuova ed ignota , la noia conseguente alla
monotonia dei gesti , il silenzio ed il riposo mantenuto durante l'esperienza, infine per
l' immaginazione la quale esercita un così gran potere su certe menti e su certe
organizzazioni.

8. Un certo numero degli effetti osservati ci sembrarono dipendere dal magnetismo


solo, e non si sono riprodotti senza di esso. Sono dei fenomeni fisiologici e
terapeutici bene constatati.

9. Gli effetti reali prodotti dal magnetismo sono assai vari ! Esso agita alcuni, calma
altri, spesso cagiona un'accelerazione momentanea della respirazione e della
circolazione, dei movimenti convulsivi passeggeri, somiglianti a scosse elettriche, un
torpore più o meno profondo, dell'assopimento, della sonnolenza, e in un piccolo
numero di casi, ciò che i magnetizzatori nominano sonnambulismo.

10. L'esistenza di un carattere unico, proprio a far riconoscere , in tutti i casi, la realtà
di uno stato di sonnambulismo, non venne constatata.

11. Ciò nonostante si può concludere con certezza che un tale stato esiste, quando
esso dà luogo allo svolgersi di facoltà nuove che furono designate sotto i nomi di
chiaroveggenza, d'intuizione, di previsione interna, e che esso produce grandi
mutamenti nello stato fisiologico, come l'insensibilità, un aumento repentino e
considerevole di forze, e tale effetto non può essere riferito ad altra causa.

12. Come tra gli effetti attribuiti al sonnambulismo, ve ne ha che possono essere
simulati, il sonnambulismo esso pure può qualche volta essere simulato, e fornire al
ciarlatani dei mezzi d'inganno. Perciò nella osservazione di questi fenomeni, che non
si presentano ancora che come dei fatti isolati, che non si possono ravvicinare ad
alcuna teoria , non è che con l'esame più attento , le precauzioni più severe, e per
mezzo di prove numerose e variate che si può sfuggire all'illusione.

13. Il sonno provocato con maggiore o minore prontezza, e stabilito in un grado più o
meno profondo, è un effetto reale, ma non costante, del magnetismo.

14. Ci è dimostrato che esso venne provocato anche in circostanze nelle quali i
magnetizzati non han potuto vedere i mezzi impiegati per produrlo, e li ignoravano.

(E questo riconferma quanto detto prima, ovvero che non si può attribuire
all'immaginazione e alla suggestione la causa dei fenomeni prodotti)

15. Quand'uno fece entrare una volta una persona in sonno magnetico, non ha sempre
bisogno di ricorrere al contatto e alle passate per magnetizzarlo di nuovo. Lo sguardo
del magnetizzatore, la sua sola volontà hanno su quella persona la medesima
influenza. In tal caso si può non solamente agire sul magnetizzato, ma anche metterlo
completamente in sonnambulismo, e farlo sortire a sua insaputa, fuori di sua vista, a
una certa distanza, e attraverso le porte chiuse.

(Una volta stabilito il contatto magnetico, il soggetto è letteralmente sotto il potere


del magnetizzatore anche se egli agisce a distanza e attraverso i muri. Prego il lettore
di meditare profondamente sulle implicazioni dei fenomeni constatati da questi
scienziati)

16. Ordinariamente avvengono dei mutamenti più o meno notevoli nelle percezioni e
nelle facoltà degli individui che entrano in sonnambulismo per effetto del
magnetismo.

a) Alcuni in mezzo al rumore di conversazioni confuse, non intendono che la voce del
loro magnetizzatore; molti rispondono in modo preciso alle domande che questo, o le
persone colle quali vennero messi in rapporto, loro dirigono; altri conversano con
tutte le persone che li circondano: però è raro ch'essi intendano ciò che si passa
intorno a loro. Generalmente sono affatto inaccessibili al rumore esterno ed
inaspettato che vien fatto al loro orecchio, come il fracasso di recipienti di rame
fortemente battuti, la caduta d'un mobile, ecc.

b) Gli occhi sono chiusi, le palpebre cedono difficilmente agli sforzi che si fanno
colle mani per aprirle. Tale operazione, che non è senza dolore, lascia vedere il globo
dell'occhio convulso e rivolto generalmente all'alto, qualche volta al basso dell'orbita.

c) Qualche volta l'odorato è come annichilato. Si può far loro inspirare l'acido
muriatico o l'ammoniaca senza che essi ne siano disturbati, senza che ne abbiano il
minimo sentore. In certi casi avviene il contrario, e si trova sensibili agli odori.

d) La maggior parte dei sonnambuli che noi abbiamo veduti erano completamente
insensibili. Si è potuto far loro il solletico ai piedi, alle narici, ed all'angolo degli
occhi colla piuma di una penna, pizzicar la pelle in maniera d'echimosarla, pungere
sotto l' unghia con spilli conficcati all'improvviso ad una ragguardevole profondità,
senza che essi abbiano dato segno di dolore, senza che se ne siano accorti. Finalmente
ve ne fu una che rimase insensibile ad un'operazione chirurgica delle più dolorose,
mentre né il viso, né il polso, né la respirazione diedero segno della più lieve
emozione.

17. Il magnetismo ha la medesima intensità, è così prontamente risentito alla distanza


di sei piedi, come di sei pollici, ed i fenomeni ai quali dà luogo sono i medesimi in
ambo i casi.

(Una vera e propria influenza a distanza. Adesso provate a pensare quante influenze
inconsapevoli si verificano tra le persone per mezzo di questo sottile fluido
magnetico e nell'ignoranza essi chiamano questi fenomeni con nomi privi di
significato, ovvero: empatia, antipatia, attrazione, repulsione, amore, odio, eccetera.
Immaginate che balzi da giganti farebbe la psicologia se il suo studio fosse fondato
sui questi principi. Avremmo di certo una psicologia totalmente di un altro livello,
invece delle classiche elucubrazioni)

18. L'azione a distanza non sembra poter esercitarsi con successo che sopra individui
già stati altre volte sottomessi alla magnetizzazione.

19. Noi non abbiamo mai veduto che una persona per la prima volta magnetizzata
cadesse in sonnambulismo; non fu talora che alla ottava, alla decima seduta che il
sonnambulismo apparve.

20. Vedemmo costantemente il sonno ordinario, che è il riposo degli organi dei sensi,
delle facoltà intellettuali e dei moti volontari, precedere e terminare lo stato di
sonnambulismo.

21. Durante il sonnambulismo, i magnetizzati che noi abbiamo osservati, conservano


l'esercizio delle facoltà che essi posseggono nella veglia. La loro memoria sembra
anche più fedele e più estesa, giacché si sovvengono di quanto avvenne in tutto il
tempo ed in tutte le volte ch'essi furono in sonnambulismo.

22. Al loro risveglio essi dicono aver obliato totalmente ogni circostanza dello stato
di sonnambulismo, e non risovvenirsene mai. Noi non possiamo avere, a questo
riguardo, altre garanzie che la loro dichiarazione.

23. Le forze muscolari dei sonnambuli sono talvolta intorpidite e paralizzate; altre
volte i movimenti non sono che impediti, ed i sonnambuli camminano o vacillano alla
maniera degli uomini ubriachi, e senza evitare, qualche volta anche evitando, gli
ostacoli che incontrano nel loro passaggio. Ci sono dei sonnambuli che conservano
intatto l'esercizio dei loro movimenti, se ne vedono anche di quelli che sono più forti
e più agili che nello stato di veglia.

24. Abbiamo veduti dei sonnambuli distinguere ad occhi chiusi gli oggetti che si
collocarono loro davanti; essi designarono, senza toccarle, il colore ed il valore delle
carte, lessero delle parole scritte a mano, o alcune linee di libri che loro vennero
presentati aperti all'azzardo. Tale fenomeno ebbe luogo anche allorquando con le dita
si tenne loro esattamente chiusa l'apertura delle palpebre.

(il punto 24 suggerisce l'esistenza di un apparato sensoriale più sensibile rispetto a


quello del corpo fisico, e forse appartenente al corpo astrale)

25. In due sonnambuli riscontrammo la facoltà di prevedere degli atti dell'organismo,


più e meno lontani , più o meno complicati. Uno di essi annunciò molti giorni, molti
mesi prima, il giorno, l'ora ed il minuto dell'invasione e del ritorno di accessi
epilettici; l'altro indicò il periodo esatto della sua guarigione. Le loro previsioni si
realizzarono con una rimarchevole esattezza. Queste ci sembrarono potersi riferire
soltanto ad atti o lesioni del loro organismo.

26. Riscontrammo una sola sonnambula che abbia indicato i sintomi della malattia di
tre persone colle quali era stata messa in rapporto. Nonostante noi abbiamo fatto delle
indagini sopra un numero abbastanza grande.

27. Onde stabilire con qualche giustezza i rapporti del magnetismo colla terapeutica
bisognerebbe averne osservati gli effetti sopra un grande numero d'individui, ed aver
fatte lungo tempo e quotidianamente delle esperienze sui medesimi ammalati. Ciò
non avendo avuto luogo, la Commissione ha dovuto limitarsi a dire quel che vide in
un troppo ristretto numero di casi, senza osar di decidere.

28. Taluni fra gli ammalati magnetizzati non ne risentirono alcun vantaggio; altri ne
provarono un miglioramento più o meno marcato, cioè: qualcuno la soppressione di
dolori abituali, l'altro il ripristino delle forze, un terzo il ritardo di molti mesi
nell'apparizione di accessi epilettici, ed un quarto la guarigione completa da una
paralisi grave ed inveterata.

29. Considerato come agente di fenomeni fisiologici o come mezzo terapeutico, il


magnetismo dovrebbe trovare il suo posto nel quadro delle cognizioni mediche; e per
conseguenza i medici soltanto dovrebbero farne o sorvegliarne l'uso, così come si
pratica nei paesi del Nord.

30. La Commissione non ha potuto verificare, perché non ne ebbe l'occasione, altre
facoltà che i magnetizzatori avevano annunciato esistere nei sonnambuli; ma essa
raccolse e comunicò dei fatti abbastanza importanti per poter pensare che
l'Accademia dovrebbe incoraggiare le indagini sul magnetismo, come un ramo assai
singolare di psicologia e di storia naturale.

Nel 1815, anche l'imperatore di Russia nominò una commissione per studiare i
fenomeni prodotti dal magnetismo animale. La commissione concluse che si trattava
di un agente importantissimo ed era fondamentale che fosse adoperato soltanto da
medici esperti.

Alcuni dei fenomeni e delle facoltà che si sono manifestate nei casi di
sonnambulismo provocato dal magnetismo animale, osservati e documentati da
numerosi medici.

1) Insensibilità Fisica: non soltanto alla pelle, ma anche nei tessuti sottocutanei, nei
muscoli e fin nelle ramificazioni nervose.

2) Visione senza il soccorso degli occhi: la visione attraverso le palpebre chiuse,


attraverso i corpi opachi, nella più completa oscurità senza l'intervento della luce ed
anche a distanze enormi è non solo un fatto reale, ma un fenomeno frequentissimo.
3) Intuizione al Massimo Grado di Perfezione: il tempo, lo spazio, le forze di ogni
natura, la resistenza e la gravità degli oggetti sono misurati, calcolati, valutati ad un
sol tratto.

4) Previsione Interna: i sonnambuli lucidi hanno non solo la coscienza del loro stato
fisiologico o patologico attuale, ma annunziano anche con una specie di prescienza
tutte le modificazioni che dovranno avvenire nel loro organismo.

5) Previsione Esterna: alcuni individui posseggono la facoltà di predire nel loro


sonnambulismo degli avvenimenti che influiranno sulla loro esistenza.

6) Penetrazione del Pensiero: la facoltà di alcuni sonnambuli di penetrare il pensiero


delle persone che li circondano. La comunicazione del pensiero dal magnetizzatore al
magnetizzato.

7) Trasposizione dei Sensi: alcuni vedevano, sentivano, gustavano e udivano per


mezzo dello stomaco, per le estremità delle dita o con i piedi.

Moltissimi esperimenti dimostrano chiaramente l'esistenza di una materia sottile


sconosciuta. I sette fenomeni elencati troverebbero facilmente spiegazione
introducendo l'esistenza di un corpo sottile provvisto di un apparato sensoriale
notevolmente più sensibile rispetto a quello di cui è provvisto il corpo fisico, oppure
considerando i cosiddetti centri superiori di cui parla Gurdjieff. Il magnetismo
animale apre le porte ad una conoscenza molto più profonda dell'essere umano.
Questa conoscenza si estenderebbe anche all'universo, e comprenderemmo quanto sia
assurda una concezione che ammette l'esistenza del vuoto che rende impossibile, se
non attraverso teorie immaginarie, la spiegazione, ad esempio, di fenomeni come la
gravità. Riconoscere ciò che gli esperimenti hanno dimostrato, ossia l'esistenza di una
serie di materie ignote e molto più sottili rispetto a quelle finora conosciute, ci
permetterebbe di acquisire una comprensione maggiore sull'uomo e sull'universo.
Quella che segue è una mia traduzione dal francese di un capitolo riguardante la
gravità e tratto dall'opera pubblicata nel 1784, “Théorie du monde et des étres
organisés suivant les principes de Mesmer”, che dimostra come la conoscenza del
magnetismo animale riesca a fornire un'interpretazione differente di fenomeni che
non hanno ricevuto fin'ora spiegazioni soddisfacenti.

Della Gravità

Tutto si fa mediante trasmissione nella Natura. Le attrazioni o gli impulsi e le


repulsioni che si osservano non sono che apparenti. La causa dell'attrazione
apparente, o dell'impulso e della repulsione è fra le correnti entranti e uscenti del
fluido universale. Non può esistere una corrente entrante senza una corrente uscente,
poiché tutto è pieno nell'universo. Si è detto che vi è una tendenza reciproca fra tutti i
corpi coesistenti nello spazio, questa tendenza si chiama gravità. Dunque tutti i corpi
gravitano gli uni verso gli altri. Si è detto che la tendenza dei corpi è in ragione delle
loro masse e delle loro distanze. Dunque tutti i corpi gravitano gli uni verso gli altri in
ragione delle loro masse e delle loro distanze. Si è detto che la causa della tendenza
dei corpi è nelle correnti nelle quali essi sono immersi. Dunque le correnti nelle quali
i corpi sono immersi sono la causa della gravità. L'Attrazione non esiste in natura, è
solo apparente. Una corrente generale della materia sottile elementare o del fluido
universale si dirige verso il centro di un globo qualsiasi, trascinando nella sua
direzione tutta la materia combinata che incontra e che per questo quella è combinata,
e le oppone una resistenza. Più la resistenza della materia combinata oppone alla
corrente è considerevole e più grande è la velocità con la quale questa materia è
trascinata nella direzione della corrente. La precipitazione della materia combinata si
è dunque fatta in ragione della resistenza di ciascuna delle sue particelle. Le più
grossolane di queste particelle si sono dunque precipitate per prime. Così si sono
formati tutti gli strati della materia, che compongono il nostro globo. Così si sono
formati tutti gli strati di materia che compongono i differenti globi. Si chiama
pesantezza la quantità dell'effetto della gravità. La forza motrice di una corrente è
applicata a ciascuna delle molecole che trascina, la quantità dell'effetto della gravità o
la pesantezza è in ragione della velocità della corrente e della resistenza delle
particelle, ossia che più le particelle sono grossolane e la corrente rapida e più le
particelle sono pesanti. La velocità delle correnti cresce in misura dell'avvicinarsi alla
Terra, dato che diventano più convergenti, la gravità aumenta nella stessa
proporzione. Nello stesso modo che tutti i corpi pesanti gravitano verso la Terra, la
Terra gravita verso i corpi pesanti e verso tutte le sue parti costitutive. La causa della
gravità della Terra verso i corpi pesanti e verso tutte le sue parti costitutive è nelle
correnti che escono dai suoi interstizi o dalle correnti uscenti, come la causa della
gravità dei corpi pesanti verso il centro è nelle correnti che entrano nei suoi interstizi
o nelle correnti rientranti. La gravità della Terra verso i corpi pesanti e verso tutte le
sue parti costitutive è meno considerevole rispetto alla gravità dei corpi pesanti verso
la Terra perché le correnti che escono dalla Terra sono divergenti e quelle che vi
entrano sono convergenti, e le correnti uscenti conservano ancora le sinuosità che
avevano acquisito negli interstizi della Terra mentre le correnti entranti si precipitano
verso la Terra con maggiore direzione. Nei punti dove le correnti entranti e uscenti
sono in equilibrio, la gravità cessa. Dunque, tra la Luna e Terra, ad una certa distanza
fra questi due astri la gravità termina. Le correnti che vanno dalla Terra alla Luna
sono inizialmente molto deboli e divergenti, insensibilmente esse divengono
convergenti e la loro rapidità aumenta, nello stesso modo le correnti che vanno dalla
Luna alla Terra sono, in un primo momento, altrettanto molto deboli e divergenti,
insensibilmente esse così diventano convergenti e la loro rapidità aumenta. Ora
devono esserci dei punti dove la rapidità di alcune è uguale alla rapidità delle altre e
in questi punti la gravità deve cessare. E' per questa ragione che un corpo che si
troverà in questo posto non sarà più determinato ad andare verso la Terra o verso la
Luna. Dunque, ancora ad una certa profondità della massa della Terra, la gravità
termina, poiché ad una certa profondità della massa della Terra, come fra la Terra e la
Luna, vi devono essere ugualmente dei punti dove le correnti entranti non
predominano sulle correnti uscenti e dove la rapidità delle une è uguale a quella delle
altre, e in questi punti possiamo vedere che la gravità è assente. Al centro della Terra
tutto dev'essere in dissoluzione, perché quello che fa un movimento, l'altro lo
distrugge, poiché le correnti entranti e sorgenti si trovano estremamente congiunte;
dunque, per l'effetto delle correnti che vanno verso la Terra, la solidità della Terra
aumenta, finché ad un certo grado e al di là di questo, la fluidità deve cominciare.
[…] L'uomo è dunque sottomesso a tutte le impressioni dei corpi celesti, della terra e
dei corpi particolari pressappoco come il braccio di un fiume obbedisce a tutte le
impressioni, a tutti i movimenti del fiume al quale appartiene. La facoltà che
nell'uomo lo rende suscettibile di ricevere le impressioni dell'influenza dei corpi
celesti, della terra e dei corpi particolari è ciò che chiamiamo Magnetismo Animale.
L'uomo è penetrato da tutte le parti da diverse correnti universali alle quali obbedisce.
Le correnti universali e particolari si modificano differentemente nell'uomo a seconda
degli interstizi che attraversano; ossia acquistano diversi toni di movimento seguendo
le diverse organizzazioni delle parti costitutive nelle quali sono racchiusi. Il fluido
che costituisce le correnti segue la continuità dei corpi dell'uomo fino verso le parti
più eminenti o le sue estremità. In queste estremità le correnti escono e rientrano. In
queste estremità le correnti acquisiscono una grande velocità poiché esse sono, per
così dire, ristrette in un punto e si sa che più una corrente è ristretta e più diventa
rapida. Tutti i corpi la cui forma termina a punta o ad angolo sono propri a ricevere le
correnti toniche e a divenirne conduttori.
Donna guarita per mezzo di sonno con chiarovisione

Quello che segue è uno fra i tanti casi riportarti nel rapporto medico-scientifico
pubblicato nel 1842 che documenta le guarigioni ottenute attraverso mezzi insoliti dal
dottor Angelo Cogevina, medico chirurgo e direttore nell’Ospedale Civile di Corfù.

Adriana Zerboni, di anni 28, spesso era da isteriche convulsioni assalita. – Visitatala
un giorno (il 19 Luglio 1840 alle ore otto e mezza del mattino), mentre si trovava in
attuale accesso convulsivo, il Dottor Angelo Cogevina, volle tentare l’efficacia del
Magnetismo Animale, essendo presenti i Signori Deumetrio Seremeti, Demetrio
Mustoxidi, e molte femmine. La magnetizzazione era col nostro solito metodo delle
manipolazioni a piccola distanza costituenti il così detto trattamento a gran correnti,
con dimora più lunga sulla testa, e sullo stomaco. Dopo 12 minuti di
mesmerizzamento segnatamente sull’epigastro, il sonno magnetico, e il sonniloquio si
manifestarono con gran meraviglia degli astanti, i quali in un colla malata,
ignoravano che cosa si facesse, guardavano quei gesti con stupore, e non sapevano a
che volesse andarsi. Veduta l’inferma coi caratteri estrinseci del sonno, e
interrogatala se dormisse – Rispose subito si, – Quanto volesse dormire. – Rispose
un’ora. Subito dopo, interrogata varie volte, or dall’uno, or dall’altro degli astanti,
non rispose. – Dirette allora le domande del magnetizzatore all’argomento del male
ch’ella soffriva, disse – La sede di questo esser tra il cuore ed il polmone, ma in quel
giorno. non esser essa capace di dir di più, non avendo la mente a bastanza lucida. –
Il giorno appresso la lucidità esser per divenire maggiore – La si doveva lasciare per
ora in riposo, giacché il sonno le faceva bene – Così di fatto si fece. Solo di tempo in
tempo le si domandò se fosse ora di svegliarla, e sempre rispondeva no, finché scorse
l’ultimo minuto, appresso il quale disse dì voler essere svegliata, così fu fatto.

20 Luglio ore 7 a.m.

Col solo contato di dita contro dita fu prodotto il sonno magnetico in un minuto.
Interrogata allora sul proprio male – Rispose. Che tra il cuore ed il polmone esisteva
un filo come un capello che teneva aderenti questi due organi – Che il Magnetismo
Animale avrebbe ben presto rotto questo filo, e allora la guarigione sarebbe completa,
né più le operazioni mesmeriche avrebbero avuto su lei la più piccola azione. Ad altre
successive interrogazioni, quantunque avesse gli occhi chiusi, riconobbe la maggior
parte degli astanti chiamandoli a nome, e il Signor D. Spiridionie Lessi che in
quell’istante era arrivato – Disse che sarebbe stata capace d’addormentarsi anche
magnetizzandola dalla stanza vicina, e che voleva dormir soli 20 minuti. Era bene
isolata, e non rispondeva che al solo magnetizzatore. Svegliata che fu passò il resto
della giornata con somma tranquillità.

Giorno stesso – Ore 3 p.m.

Il magnetizzatore entrò di soppiatto in una stanza vicina a quella ove si trovava la


Zerboni. Era essa in compagnia del Signor Alessandro Cambissa, del Signor
Mustoxidi e di molte donne. All’insaputa di tutti egli fissò dalla camera in cui si
trovava il luogo corrispondente alla posizione della malata nell’altra camera, e diresse
sul muro di divisione le manipolazioni sonnifiche per circa cinque minuti, dopo il
qual tempo con massima sorpresa degli astanti essa cadde addormentata nel proprio
letto, mentre quivi stava confabulando coi presenti. Qualcuno di loro suppose
dapprima che le fosse sopravvenuto un deliquio. Il magnetizzatore entrò, e tolse tutti
d’inganno. Passò allora alle opportune interrogazioni, ed ebbe in risposta – Che il
sonno era stato cagionato dal velluto che lei maneggiava nell’altra stanza (così ella
traducendo l’impressione dell’aura magnetica da lei risentita) – Che stava meglio.
Che conosceva benissimo tutti gli astanti, i quali indicò di mano in mano chiamandoli
a nome, sebbene gli occhi fossero in lei pur sempre chiusi – Che il Seremeti stava per
sopraggiungere, come di fatti avvenne, quantunque non potesse ella ciò conoscere né
per vista, né per udito. – Stabilita la comunicazione tra la paziente e Maria B. ed
interrogata essa paziente sulla salute di quest’ultima. – Rispondeva – V’è una vena
che continuamente scorre verso la sua piaga, e che le impedisce la guarigione –
Domandata se i rimedi che adoperava contro alla piaga che realmente aveva potevano
guarirla – Rispose con essi non si risanerà mai – Richiesta se ne conoscesse altri di
più opportuni. – Rispose che ci valeva una cura assai più semplice, colla quale entro
due mesi guarirebbe se s’astenesse da disordini.. – Interrogata qual dovesse esser
questa cura. – Rispose dopo aver molto pensato – Un rimedio semplicissimo – Niente
altro che unguento cerato. (Infatti trattata la Maria B. a questo modo, dopo due mesi
non era guarita, ma aveva però migliorata la condizione sua molta più che in un anno
intero d’altra cura, però qualche disordine la fece rimanere nell’Ospizio sino ai primi
del mese di Luglio. Venuto il momento dello svegliarla, facilissimamente con poche
contromanipolazioni il destamento s’ottenne.

Giorno stesso.

Non guarì dopo, discorrendo essa colle proprie compagne, e di niente potendosi
accorgere, il magnetizzatore entrò di nuovo nascostamente nella camera contigua,
come sopra, e reiterando l’operazione magnetica sul muro, in due minuti ottenne la
rinnovazione del sonno alla presenza del Dottor Lessi. Interrogata subito dopo perché
si fosse addormentata. – Rispose che ciò era in virtù di quel che il Dottore le aveva
fatto nella camera vicina. Messa in comunicazione con S. B. e domandatole che male
egli avesse – Rispose. Questo giovane deve aver prese delle malattie veneree (così da
esso è pertinacemente negato). Adirata per tal negazione soggiunge – Non esser
possibile che si sia ingannata, giacché vede scorrer la malattia venerea nelle ossa del
malato, e finisce con dire – Non vedete come si è fissata qui? Indicando il ginocchio
– Non ha forse presentemente dolori nelle ossa? – (Infatti l’infermo era affetto d’un
genartrocace e d’un dolore nell’articolazione coxo-femorale sinistra che si estendeva
lungo tutto il nervo sciatico. Interrogata allora qual potere essere il mezzo più
opportuno a guarirlo – Rispose. Convereble fare per tre giorni dei bagni, e continuare
il decotto che prende (il qual era di legno guajaco) e dargli ogni mattina per cinque di
tre grani di calomelano e, dopo i tre bagni cominciare le frizioni con la belladonna
nelle parti dove esiste il dolore dando principio dalle braccia, indi venendo al petto, e
continuando verso le altre parti dolenti. Interrogata. – Se si guarirebbe perfettamente
con questo, metodo. – Rispose – Continui, e poi vedremo. Interrogata – Se sarebbe
suscettiva d’esser sonnambola per molto tempo. – Rispose. Forse tutto domani.
Interrogata – Se voleva che si risvegliasse. – Rispose. Sì, e così fu fatto.

Giorno stesso un’ora dopo.

Ebbe occasione il magnetizzatore d’incontrare e d’invitare i Signori Dottor S.Xidian,


ed il Signor Martini a essere testimoni del sonno prodotto da una camera all’altra
coll’intermedio d’una parete – S’unì ad essi il Signor Mustoxidi, e l’effetto fu il
solito, quantunque la Zerboni non potesse conoscere il ritorno di esso magnetizzatore
non che l’esperimento a che s’assoggettava – Il sonno fu prodotto in due minuti –
Manifestato che fu, inutilmente la chiamarono più volte i Signori Martini e
Mustoxidi, mentre al magnetizzatore rispondeva subito quand'anche parlava a voce
bassa – L’inferma si mostrò alquanto corrucciata di questa costrizione a un nuovo
sonno. Interrogata se potesse per molti giorni ancora esser magnetizzata. – Risponde.
Fino alle, ore 8 e mezza di domani mattina, poiché a quell’ora mi si dee rompere quel
filo che tiene attaccato il polmone – allora io dovrò soffrire un forte dolore., ed
appena si sarà rotto il filo mi sveglierò da per me. Interrogata se da indi in poi sì
potesse esercitare su lei alcuna azione magnetica. – Risponde. Nessuna. A sua
richiesta fu indi svegliata.

Giorno 21 Luglio verso le ore 8.

Intervennero i Signori Dottori Semo, Braila, Lavrano, Lessi, il Professore Orioli ed


altri – Senza precedente accorgimento dell’inferma fu in essa indotto il sonno
magnetico in due minuti col solo magnetizzarla dall’altra stanza. – Prima essa e
seduta sul letto, e vi cadde giù distesa – Chiamata allora da diversi astanti non rispose
loro – Entrato il magnetizzatore, a corrispettive interrogazioni con lei, diede per
risposta – Che stava meglio assai – e che vedeva più oscuramente che nel giorno
innanzi – La fece levare cosi dormiente, e conducendola a mano la condusse nella
camera donde l'aveva magnetizzata, e la fece qui coricare in un altro letto – Qui
indovinò con precisione l’ora ch’era – Subito dopo messa in comunicazione con…
ignoto a essa inferma, e le domandò se in li vedesse qualche malattia – Essa benché a
malincuore, pur vinta dalle reiterate istanze, strisciata la mano da capo a piedi sul
consulente, disse – Questo giovine deve aver sofferto una malattia da commercio
impuro con donna (così fu confessato); e indicò poi con esattezza i luoghi del dolore;
e soggiunse che bisognavano le frizioni mercuriali: nondimeno, poco esse pure
avrebbero giovato, giacché il male era troppo vecchio. Rimosso questo primo
consulente – e sostituitogli il Signor Dottor Lavrana, riconobbe – Che non aveva
alcuna malattia: disse di più – Voi siete medico, e potete sapere meglio di me il
vostro stato. Interrogata indi l’inferma quanto tempo mancasse alla rottura del filo –
Rispose. Un quarto d’ora. Interrogata se vedesse chiaro. – Rispose. Che la sua vista
interna diveniva al contrario sempre più oscura, e che se le rimaneva ancora qualche
raggio di luce proveniva ciò dall’azione intensa che il magnetizzatore esercitava sulla
fronte e sullo, stomaco. Pochi minuti dopo questa ed altre risposte, cominciò ad avere
degli sbattimenti convulsivi e ad affannarsi – Fu calmata rinforzando l’azione
magnetica con una più energica volontà. Interrogata allora come sì sentisse – Rispose
dopo due minuti di silenzio – Oh meglio assai ma il filo non è rotto ancora – Ed ecco
appresso a brevissimo intervallo torna ad angosciarsi più di prima, il torace s’eleva.
La respirazione diviene eccessivamente corta e frequente. Manda mugiti che a poco a
poco aumentano sino a divenire grida alte – Poi dice – Ora si spezza – par che una
lancetta vi cada sopra e tagli il filo – Di fatti dopo un fortissimo urlo si svegliò tutta
contenta, niente ricordando di quel ch’era stato, mostrandosi sorpresa di trovarsi in
una camera diversa da quella ove prima era, e lagnandosi della burla che supponeva
esserle stata fatta dalle sue compagne – Ella sta bene. Nelle ore pomeridiane dello
stesso giorno, e ne’ giorni susseguenti, s’è tentato invano di tornare a produrle il
sonno magnetico, o almeno qualche effetto sensibile – Gli urti convulsivi a che
andava soggetta non si rinnovano più. Ella è sana.
La vera astrologia

In questo capitolo tratteremo sommariamente le basi reali per lo studio e lo sviluppo


di un'astrologia fondata su principi validi. Sono secoli ormai che si è perduta la
comprensione di queste leggi sulle quali si fondava la vera astrologia, e ciò che resta
oggi non è altro che un cumulo di macerie nelle mani di ciarlatani che sfruttano
l'ignoranza e l'ingenuità altrui. Le basi dell'astrologia, ossia di quella scienza che
ritiene i pianeti responsabili di certe influenze sulla vita organica ed in misura
maggiore sull'essere umano, sono fondate innanzitutto sulla legge del sette.
Attraverso la legge del sette apprendiamo che la vita organica è stata creata proprio
per colmare l'intervallo che c'è fra i pianeti del sistema solare e la Terra. La legge del
sette ci mostra che le radiazioni dei pianeti non possono raggiungere la Terra poiché
si trovano fra l'intervallo FA - MI, e senza un aiuto supplementare non posso essere
assorbite dalla Terra. Il mezzo che fornisce questo shock è la vita organica. In questo
caso, la vita organica è provvista di una maggiore sensibilità e riesce, dunque, ad
assorbire le radiazioni planetarie che così trasformate posso essere trasmesse alla
Terra. In questo modo l'intervallo tra FA e MI viene colmato e l'ottava discendente
delle radiazioni può proseguire senza problemi. Le influenze dei pianeti sulla vita
organica sono già dimostrate per mezzo della legge del sette. In altre parole, è la
stessa legge del sette ad indicare che queste influenze esistono senza alcun dubbio.
Una volta compreso questo, resta da capire in che modo queste influenze agiscono
sulla vita organica e specialmente sull'essere umano. L'errore capitale dell'astrologia
ordinaria è la convinzione che queste influenze si manifestano visibilmente agli occhi
di chiunque e possono essere facilmente classificate e dedotte in base alle
corrispondenze con i segni zodiacali. Nulla di più lontano dalla realtà. Secondo le
assurdità di questa pseudo-astrologia, i risultati delle influenze planetarie sono
specifici tratti della personalità in un determinato soggetto nato sotto uno specifico
segno zodiacale. Non parleremo adesso dell'ignoranza dell'astrologia ordinaria sul
fenomeno astronomico chiamato "precessione degli equinozi", che nella nostra epoca
determina uno spostamento di un segno zodiacale indietro, tant'è che oggi
all'equinozio di Primavera non è la costellazione dell'Ariete a fare da sfondo al Sole
che sorge ma quella dei Pesci. A causa di ciò, tutti dovrebbero effettivamente
spostare di un segno indietro il segno zodiacale che viene attribuito loro
dall'astrologia per ottenere l'effettivo segno corrispondente, cioè la reale costellazione
che faceva da sfondo al sorgere del Sole nel giorno della propria nascita. In questo
capitolo non parleremo neanche della singola e reale influenza che ha ciascun pianeta
preso singolarmente, che non corrisponde per nulla con ciò che afferma l'astrologia
ordinaria, poiché ciò che va realmente compreso al principio è che tutti i risultati
delle influenze planetarie non sono visibili attraverso le manifestazioni e i tratti della
personalità, come in genere crede l'astrologia, ma agiscono e giacciono nel
subconscio. La personalità ha origine dalle influenze dell'ambiente e non, come
erroneamente si crede, dalle influenze planetarie. La personalità è artificiale, è ciò che
non appartiene all'uomo, mentre l'essenza è l'uomo reale. Per questa ragione, le stesse
influenze planetarie, possono essere visibili solo a chi è riuscito nel compito di
separare l'essenza dalla personalità, dopo un lungo e serio lavoro interiore. L'essenza
diventa subconscia a causa della formazione e il predominio che acquista la
personalità che si è formata in completo contrasto con l'essenza e che agisce come
una crosta. La ragione per la quale chiunque incontra una notevole difficoltà nel
tentativo di distinguere l'essenza dalla personalità sta proprio nel fatto che l'essenza è
subconscia e dunque impercettibile nello stato ordinario in cui l'uomo si trova.
S'illudono coloro che credono sia possibile studiare l'influenza dei pianeti senza aver
prima reso conscio il subconscio. Abbiamo già parlato dell'errore di considerare
"conscio" ciò che di conscio non ha nulla e che altro non è che l'insieme del
funzionamento automatico della personalità, in quanto sia la sua formazione che le
sue successive manifestazioni sono assolutamente inconsce. Oltre che determinare
l'essenza dell'uomo, le influenze planetarie producono anche effetti nel corpo. E'
molto probabile, ad esempio, che la Luna piena provochi alterazioni motorie
attraverso un'amplificazione iniziale dei riflessi spinali seguita da un loro
indebolimento e aumenta l'attività elettrica dei neuroni dopaminergici, favorendo la
liberazione di dopammina.
L'Influenza dei Pianeti sul Corpo Umano

Quella che segue è la mia traduzione dal latino della tesi di laurea di Mesmer,
intitolata "Dissertatio physico-medica de planetarum influxu" (Wien, 1766).

Fin dall’antichità c'è stata l’abitudine da parte dei mortali di osservare e di


riconoscere l’influsso dei pianeti; come nell’agricoltura, nell’arte nautica e nella
medicina che attribuirono ad essi questo potere, finché non sopraggiunsero gli
astrologi che con le loro innumerevoli e assurde falsità corruppero questa verità e la
deformarono. Tuttavia, di recente i filosofi impegnati a sradicare gloriosamente i
pregiudizi del passato, annientarono le dicerie così del tutto ancora superstiziose degli
astrologi, ma rimase ampiamente la giustificazione insensata dei sobborghi del
popolo. Allora arrivò il grande Newton, che disse il vero sulle leggi geometriche
seguite dalla natura, ispirò la nostra stessa contemplazione del tessuto del mondo e le
leggi dell’attrazione, dalle quali è governato l’universo. Sebbene da sempre gli
uomini illustri si trovano sul sentiero della conoscenza dell’attrazione, Newton merita
la massima lode poiché la illustrò al meglio, con molteplici esperimenti e
osservazioni, quindi allo stesso modo si rivolse prevalentemente all’interpretazione
dei fenomeni del cielo. Osserviamo il sistema senza dubbio con la ragione per poter
accomodare le esperienze al nostro scopo. Tutti i corpi si dirigono allo stesso modo, o
tendono alla stessa direzione con la forza, ciascuna delle singole particelle di materia
si adatta, ne consegue che il corpo è mosso in modo diverso da tutte le forze
congiunte delle particelle, dalle quali il corpo è formato; perciò questa forza cresce
nel tempo, nel momento in cui si accresce la quantità di materia, ed è immutabile
nelle singole particelle, alla stessa distanza sempre uguale, mentre a grande distanza
diminuisce, come è accresciuta dal quadrato della distanza. A questo fenomeno che
va e che viene è stato dato il nome di Gravità o Attrazione, ed è ascritto nella legge
universale della natura. Tutti i corpi sono nella stessa gravità. A diversa distanza è
inversa in base al quadrato. In realtà è stata assegnata questa gravità al sistema del
nostro pianeta, è stata dimostrata dai fenomeni. I pianeti, con il movimento delle
prime distensioni dalle diverse distanze dal sole e allo stesso modo dal rapporto delle
masse, sono riportati vicino al sistema di tutti i corpi all’avvicinamento appartenente
al centro di gravità, che insieme alla grande potenza del sole, che è poco distante dal
medesimo, sovrasta di gran lunga i rimanenti corpi. I loro movimenti avvengono in
orbite ellittiche. Le orbite sono stabilite da ciascuno dei principali pianeti, così uno
dei fuochi rientra nel centro del sole, in modo tale che un pianeta sopraggiunge al
sole e allo stesso modo si allontana. La distanza varia dal fuoco al centro delle
particelle, e dipende dalla velocità e dalla direzione delle prime distensioni, maggiore
è nel ritirare, minore è vicino al sole. I pianeti non si muovono con la stessa velocità
in tutti i punti delle loro orbite, quello che dista meno dal sole, perciò si muove più
veloce. I quadrati sono i tempi dei singoli periodi delle orbite, così dei diametri
massimi del cubo. Queste leggi del moto del cielo scoperte da Keplero sono anteriori
alle osservazioni successive convalidate anche dagli astronomi. Perciò il fenomeno
del moto appartiene alle masse, che dunque da ambo i lati sono mosse, come sono
mantenute nella propria orbita dalle forze esistenti nel fuoco, è dimostrato dai
matematici e dagli astronomi, così sono spinte in modo alternato l’una dall’altra:
infatti in ogni massa, che è mossa secondo una linea curva, ci sono due notevoli forze
attive in modo alternato, delle quali, da una parte una trattiene la massa con una scia
curvilinea, dall’altra, allo stesso modo, la spinge in avanti verso qualche punto del
centro. Allo stesso tempo da questi agenti è quindi prodotto il moto curvilineo. Così
viene prodotta la forza, che attrae i pianeti verso il sole. Inoltre, ogni qualvolta
all’azione opposta, sempre e uguale è la reazione inevitabile: il sole è attratto dagli
stessi pianeti, e inoltre dalla singola regola, che è fra questi, si deduce che la massa di
questi, è sottoposta al moto antagonista del sole. Sebbene siano spinte da un moto
leggero, vengono delineate le orbite dei pianeti, e questo movimento del sole è
confermato dalle osservazioni. Quando nel moto comune girano insieme intorno al
sole, è chiara tuttavia la forza, dalla quale questi sono spinti al sole, e spingono quelli
nel medesimo movimento. Gli astronomi osservarono deviare un po’ la traiettoria di
Saturno quando Giove era più vicino al pianeta: in questo modo, come dalle
osservazioni si concorda che Giove e Saturno sono reciprocamente caricati. Senza
dubbio è derivato dal calcolo dei movimenti, che questi sono prodotti dalla legge
dell’attrazione. La gravità di Marte nel sole è diminuita di 1/12512 dall’azione di
Giove. Inoltre dall’azione reciproca dei pianeti ne consegue che si trasportano nelle
orbite ellittiche debolmente. Dall’osservazione di Flamstedio, Saturno sconvolge il
moto dei satelliti di Giove, attira un po’ a sé questi. Il moto delle comete dipende
anche dalla legge di gravità, e ciò è rivelato dalle osservazioni, ed in considerazione
di questo, intorno ai pianeti, prevale la gravità del sole, e da questa scia regolata dalla
gravità sono deviati. Però la curva della direzione dipende allo stesso modo anche da
questa gravità, perciò il corpo a causa di questa gravità traccia un'ellisse, o meglio
una parabola, una iperbole, nel cui fuoco c’è il sole. Sebbene sia fuori bersaglio della
sua azione trasferire il calcolo della Luna, tuttavia, è indispensabile per valutare ed
esporre brevemente, della reciproca gravità della Terra e della Luna, e che questi
fenomeni sono in relazione con il sole, così è facile comprendere la generale energia
delle forze. Inoltre, le irregolarità alle quali la luna è soggetta, sono senza dubbio
simili a quelle che coinvolgono gli altri pianeti, per la medesima causa riconosciuta.
La Luna percorre un'orbita ellittica intorno alla Terra. Dunque, dal considerato moto
della Luna e dall’avvicinamento del Sole è ridotta la gravità della Luna sulla Terra;
e allo stesso tempo, quando è attirata meno dalla Terra, si allontana maggiormente da
questa, e nel suo allontanamento si produce una diminuzione di tale gravità, che viene
rafforzata in questo caso dalla distanza della Luna. Così, considerando il moto dei
fenomeni che risultano dall’attrazione della Luna, per la stessa causa accadono i
cambiamenti sulla Terra, che si manifestano con l'effetto delle maree. Dunque, questo
influsso della Luna è manifesto. Inoltre, in altro modo è la qualità dell'influsso sul
corpo animale, che non da quelle comuni qualità è giudicato dipendere; ma piuttosto
dalla stessa forza, che sconvolge la superficie dei cieli con le secrezioni, che
influenza la parte più interna della materia, immense sfere nella sua orbita trattiene,
separa dal passaggio in varie situazioni, sconvolge, che è causa di questa gravità
universale, e che è il verosimile principio di tutte le proprietà dei corpi; infatti, nelle
particelle delle minime parti fluide e delle parti solide della nostra macchina (del
nostro corpo), tende, rilassa, agita: la coesione, l’elasticità, l’ irritabilità, il
magnetismo, l’elettricità; e allora, a buon ragione può essere denominata gravità
animale. Le influenze sul nostro corpo derivano dal moto dei corpi più grandi, che
con precisione riportano l’ordine nei corpi. L’insistenza è caratterizzata dalla materia
luminosa, tuttavia l’efficacia di questa è sconosciuta nel mutare il corpo animale. Una
minima parte riguarda tutto il sistema dei nervi che nel corpo umano è esposto a
ricevere le pressioni della materia luminosa del giorno, materia dotata della forza
necessaria per turbarlo interamente e provocare cambiamenti straordinari nel corpo e
nella mente. Ora che stabiliamo l'esistenza di questa influenza che si insinua in tutte
le parti del corpo e nella sua struttura, nei sensi di tutti i nervi, e agisce sullo stesso
fluido dei nervi, chi si sorprende, se qualsiasi delle sue alterazioni affliggono tutta la
struttura? Perciò, con questa considerazione, non appare alcun paradosso, se
dichiariamo che avvengono turbamenti nel corpo umano, a causa dalle stesse forze
che agiscono sull’atmosfera ed il mare, e che i nostri umori sono variati in maniera
differente in base agli organi coinvolti, e quindi turbati, innalzati, producendo un
abbondante giramento nella testa. Nei vegetali si rileva un’elevazione della linfa
durante il plenilunio. Lo stesso è mostrato nelle conoscenze delle malattie: le crisi
epilettiche sono solite ricorrere principalmente nei periodi di Luna piena, da qui
deriva la denominazione di malattia lunatica. Galeno afferma: “La Luna comanda i
periodi epilettici”. Il marinaio Thom Londini, accusava la Luna nuova e piena per il
manifestarsi della sua malattia. Dal Bartolin: una fanciulla epilettica aveva il viso
contornato da chiazze, che a causa delle varie fasi lunari rendevano l’aspetto variato.
Dunque è degno di essere riportato il singolare caso esaminato da Kerckring. Le
signore, che nel periodo del plenilunio avevano un viso tondo e senza dubbio bello,
altresì con la Luna decrescente, gli occhi, il naso e la bocca si rivoltavano verso una
parte, a tal punto da farlo apparire così deforme che non avevano il coraggio di
presentarsi in pubblico, finché con la Luna crescente non ritornava di nuovo a
normalizzare la bellezza del loro aspetto. Gli stati di isteria e di ipocondria sono
comandati dall'influenza della luna. I medici hanno riscontrato vertigini, paralisi, e
non di rado tremolii. Sono riscontrati tra la gente comune deliri di pazzia che
ricadono nel ciclo periodico della Luna. Non è supposizione vana che le mestruazioni
delle donne sono provocate dalla Luna, per di più gli anziani dall’assidua
osservazione dichiarano che gli spurghi, certamente, secondo questa regola,
rincorrono periodicamente in tutte le femmine a meno che non si infrappongano
queste incostanti influenze del corpo celeste, il nutrimento di ciascuna e lo stile di
vita, la distinzione delle infinite combinazioni, e la forza della maggior parte delle
circostanze incerte e la potenza, accresce perché nelle zone più vicine all’equatore,
dove indichiamo l’influsso lunare essere più forte, si producono flussi mestruali
abbondanti, mentre sono ridotti da questa, dove si avvicina alla proporzione dei Poli.
Per la stessa causa accadono anche emorragie nel periodo degli influssi. Fu osservato
da Musgravio, il caso di un giovane che sputava sangue per la metà dell’anno,
quando la Luna nuova si ripresentava regolarmente. Ad un certo oste d’inverno,
dall’età di 43 anni fino a 55, rincorreva periodicamente una fuoriuscita di sangue dal
dito indice della mano destra, quasi tutti i mesi, e sempre nel plenilunio, poco prima
del successivo arrivo dell’equinozio. Non è da tralasciare l’esperienza di Sanctorio,
poiché ci insegnò che i corpi sani dei maschi e con un equilibratissimo stile di vita,
senza dubbio sono soliti divenire più pesanti in un particolare periodo dei mesi, dal
peso di due libbre, e si riducono al peso consueto circa verso la fine del mese
divenendo simile a quello delle donne, e che per di più viene provocato un periodo di
orine un po’ più abbondanti e torbide. Baglivi parla di alcuni uomini affetti da fistula
nell’intestino, che soleva secernere una ingente quantità di feci con la Luna crescente
e che nello stesso tempo diminuiva regolarmente con la Luna decrescente; Mead
associò la storia di un adolescente, che in ogni plenilunio, a causa di malattia venerea
si provocava un’ulcerazione, strillava di dolore, il flusso continuo si frenava dopo una
settimana, e sempre durante il plenilunio si ripresentava spontaneamente. Tulpio
osservò dolori ai reni che vanno e vengono nel periodo lunare. Helmontio e Floyero
osservarono di soffrire di insufficienza respiratoria con ricorrenza mensile. Galeno
dedusse quella tipologia di malattie acute in cui, si manifesta l’efficacia della Luna il
settimo giorno, il quattordicesimo e il ventunesimo. Gli stati epidemici degli anni
meritano di essere riportati. L’abilissimo Sidenamo che riconobbe la non comune
malattia dalle altre febbri; senza dubbio in qualche modo osservò l’età nella quale si
manifesta, in quale stagione chiaramente corrispondevano, in modo molto diverso
una moltitudine di uomini venivano infestati e a causa di queste sterminati. Le varie
condizioni, di calore, di freddo, di asciutto, di umidità, dipendevano anche da qualche
alterazione piuttosto occulta nelle profondità della stessa terra, da cui l’aria è
contaminata dai suoi deflussi, dai quali i corpi umani a questa o a quella malattia
sono condannati. E' evidente dal predominio dalle preannunciate condizioni, che in
modo preciso dalla perfetta orbita sono esercitate, e pertanto mutano in un’altra
località. Inoltre spiegarono maggiormente questi fatti, che scrisse Cl. Ramazzin. In
città, e nella campagna modenesi, tra quelle genti, per anni consecutivi imperversava
una febbre molto pericolosa, e fu osservato, disse, che dopo il plenilunio, e con la
Luna molto più silente, questa febbre agiva con violenza, e che in seguito si attenuava
con la Luna nuova; non solo, ma l’osservazione trovò concordi anche altri professori,
che non poco contribuirono alla prognosi e al trattamento di queste febbri. Senza
dubbio fu sorprendente ciò che avvenne il 21 gennaio del 1693. Ci fu una eclissi
lunare durante la notte. A compiuta eclissi lunare la maggior parte delle malattie
scomparì, e nello stesso tempo, mentre accadeva questa eclissi di luna alcuni uomini
morirono improvvisamente. Molto appropriato è anche il racconto di un certo Belloni
che fu concorde; afferma: alcuni medici, rifletterono sulla manifesta salute di qualche
donna, decisero che mentre l’eclissi del sole incalzava, la malattia scompariva, così
osservavano il cielo, allora alcun imminente male prevedevano, dall’infimo
certamente supponendo senza dubbio, e subito a quella richiamata nello stesso
immediato istante, in cui il sole si allontanava, la persona deperiva. E tutti erano
sorpresi nel vedere che essa non fosse tornata davanti a lui, dopo che al cielo fu
ritornato lo splendore della luce. Diemerbroekuis stabilì con attenzione la natura e i
progressi dell'influenza della Luna nuova e piena. Innumerevoli testimonianze ed
osservazioni dimostrano come la Luna e il Sole agiscano sulla forza fisica degli
uomini, purtroppo i medici dal giudizio troppo precoce da tanto tempo condannano
questa verità; la verità, che giustamente era stata valutata, successivamente a causa di
condanne sicure nelle scienze naturali e nella medicina è stata in seguito
abbandonata. Inoltre, ipotizziamo che l’universale energia su di noi dei corpi celesti
non sia circoscritta alle sole malattie. E’ stupefacente l’armonia che esiste fra questi
corpi, e il potere dell’ineffabile gravità universale sui i nostri corpi che sono attratti in
armonia e non tutti indifferentemente allo stesso modo; dunque, come uno strumento
musicale è provvisto da più corde, assolutamente un certo tono risuona, per cui, in
qualche luogo viene emanato in modo uniforme, così allo stesso modo che i corpi
sono agitati in base al sesso, all’età, all’equilibrio, ed i singoli assetti sono stabiliti, e
possiedono una determinata armonia accordata dalla posizione degli astri. In seguito,
sebbene fu rifiutata questa supposizione del destino che prende origine dagli influssi
planetari, poiché turbava gli animi dei medici, era evidente che la legge naturale si
manifestava, sconvolgendo l’ordine armonico del corpo umano, ed era in grado di
cambiare, o meglio essere la causa di molte malattie, o il rimedio. Ritengo esistere un'
influenza che scuote i corpi umani che sono fortemente turbati dai corpi celesti a
causa della molteplicità dei loro movimenti e sottoposti alle contrarie influenze;
quanto è corretto, utile e completo consiglio, porre i medici ad osservare con
attenzione e con sollecitudine per nulla modesta questo influsso dei corpi celesti? Per
tale ragione, ritengo opportuno portare alla luce una gran quantità di conoscenze
mediche, e trovare il modo per accrescere la piena compiacenza dei dottori.
Ashyata Sheyimash: un personaggio reale ignoto agli storici

Sull'importante figura di Ashyata Sheyimash, presentata da Gurdjieff nella sua opera


"I racconti di Belzebù a suo nipote", si sono sviluppate e diffuse tre tipologie
d'interpretazioni errate. Alcuni hanno voluto vederci la figura di Gurdjieff stesso, altri
hanno tentato di farlo coincidere con alcuni personaggi ben noti alla storia e altri
ancora hanno commesso il solito errore d'interpretare allegoricamente ciò che invece
va preso alla lettera. Se si fosse trattato di qualche personaggio già noto alla nostra
storia, Gurdjieff l'avrebbe citato apertamente come quando parla di Pitagora,
Leonardo da Vinci, Mesmer e di tanti altri. In questo caso, Ashyata Sheyimash è un
personaggio storico realmente esistito, ma di cui i nostri storici di tutte le epoche non
sanno nulla. D'altronde è Gurdjieff stesso a spiegarci le ragioni di questa ignoranza
storica, affermando chiaramente che Ashyata Sheyimash è caduto nell'oblio storico a
causa del fatto che preferì non insegnare pubblicamente ed apertamente alla gente
ordinaria come fecero, ad esempio, Gesù, Buddha e tanti altri, ma svolse la sua opera
preparando alcuni esseri iniziati che successivamente furono inviati ad insegnare ad
altre persone. Gurdjieff fornisce tutta una serie di informazioni precise riguardanti
Ashyata Sheyimash. E' nato in un villaggio vicino Babilonia esattamente 700 anni
prima degli eventi babilonesi. Gli eventi babilonesi riferiti da Gurdjieff si svolsero
all'epoca di Cambise II di Persia che conquistò l'Egitto nel 525 a.C., dopodiché molti
sapienti, fra i quali c'era anche Pitagora, furono condotti a Babilonia. Quindi,
seguendo attentamente le indicazioni di Gurdjieff, sappiamo che Ashyata Sheyimash
è nato in un villaggio vicino Babilonia nel 1225 a.C. Circa. Nella successiva opera
intitolata "Incontri con uomini straordinari", Gurdjieff afferma che la confraternita
degli Esseni fu fondata milleduecento anni prima della nascita di Cristo, dunque nello
stesso periodo in cui si svolse l'azione del maestro Ashyata Sheyimash. Non ho dubbi
sul fatto che la fondazione della confraternita degli Esseni, nella quale milleduecento
anni dopo Gesù ricevette i suoi primi insegnamenti, fu determinata dall'opera di
Ashyata Sheyimash. Un'altra cosa degna di nota è che Ashyata Sheyimash fu l'unico
inviato dall'alto a riuscire a sistemare le cose sulla terra, seppur per soli 200 anni
circa, mentre altri come Buddha, Gesù, Maometto, ecc., fallirono per diverse ragioni.
Dopo le fatiche di Ashyata Sheyimash, sulla terra regnò finalmente un periodo di
pace e tutti i re e gli imperatori divennero tali, non più in base all'eredità di quella che
io definisco "gerarchia artificiale" fondata sull'egoismo e l'incoscienza dell'uomo, ma
sulla base della "gerarchia naturale" determinata dal grado di ragione e di essere
raggiunto da certi individui coscienti. E' probabile che il sommo Re Salomone sia
stato uno degli ultimi Re di questo periodo di splendore frutto delle fatiche di
Ashyata Sheyimash. "I racconti di Belzebù a suo nipote" ha 3 piani di lettura. Il
primo letterale, il secondo analogico ed il terzo allegorico. E' il capolavoro di una
mente superiore. I tre piani si sovrappongono armoniosamente senza che l'uno
escluda l'altro, proprio come accade per un cosmo che ne contiene un altro. Al piano
allegorico, in alcuni punti precisi, si sovrappone il piano letterale, senza che l'uno
escluda l'altro. In altri punti precisi, al piano analogico si sovrappone il piano
letterale, sempre senza che l'uno escluda l'altro. Solo il piano allegorico è
onnipresente nell'opera, mentre gli altri due piani si alternano e s'intrecciano con
l'allegoria come in una danza sacra. Gurdjieff aveva detto che le corna degli animali
raffigurati in alcune grotte francesi che aveva visitato insieme ad alcuni suoi allievi
rappresentavano i vari gradi di evoluzione dell'uomo, esattamente come le corna di
Belzebù. Gurdjieff riferisce anche che la scuola di Sarmung era stata fondata nel
2500 a.C. a Babilonia e, dal mio punto di vista, i veri sapienti tra i quali si trovava
anche Pitagora, riuniti a Babilonia nel 500 a.C. circa, per trovare delle soluzione
affinché la grande conoscenza si preservasse alle generazioni future, ossia gli
"aderenti al legamonismo", facevano parte di questa scuola esoterica che in pieno
periodo del processo "Soliunensius", si stavano dando da fare per raccogliere e
preservare la grande conoscenza. Nel libro "Frammenti di un insegnamento
sconosciuto", Gurdjieff parla apertamente di questa raccolta e preservazione della
grande conoscenza da parte di alcuni individui coscienti che coincide sempre con i
periodi in cui avvengono le rivoluzioni, le grandi guerre, i cataclismi naturali, e tutta
una serie di eventi distruttivi nei quali la grande conoscenza rischia di andare perduta.
Un Re è schiavo dei suoi servi quanto i servi lo sono di lui. E' un principio universale
che si manifesta ogni qualvolta ci si riferisce alle "gerarchie artificiali" create
dall'uomo. Viceversa, esiste una "gerarchia naturale" che è dettata dal grado di essere
raggiunto, e lì, chi è sopra, è libero e la sua autorità non è fattore di schiavitù per chi è
sotto, anzi, è una possibilità di liberazione. Non bisogna mai confondere la gerarchia
artificiale con quella naturale, e mai dimenticare che i creatori e sostenitori della
gerarchia artificiale nel loro aderire a questa struttura, che come dimostrato conduce
alla schiavitù reciproca, quindi alla pura perdita reciproca, dimostrano tutta la loro
mancanza di comprensione della grande conoscenza. In un mondo in cui il sistema di
reciproco sostegno è fondato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, una posizione
elevata nella scala sociale deve corrispondere necessariamente ad un maggior grado
di parassitismo. In un tale sistema, uno sguattero è innumerevoli volte meno parassita
di un detentore di potere, quale potrebbe essere un Re, un Principe, un Presidente, o
un capo di qualsiasi specie. La concezione ordinaria, dunque, di ritenere colui che
non lavora il parassita per eccellenza, è del tutto priva di logica.
Il derviscio bukhariano Hadji-Assvatz-Truv e la Musica Oggettiva

Nel libro terzo dell'opera "I racconti di Belzebù a suo nipote", il primo capitolo è
dedicato a comunicare al lettore gli importanti dati storici riguardanti la scoperta della
legge del sette e gli eventi che portarono a dimenticare questa legge fondamentale.
Questi eventi storici realmente accaduti nel passato remoto del nostro pianeta furono
certamente appresi da Gurdjieff attraverso le sue intense ricerche, e quasi certamente
gli furono comunicati da quel gruppo ristretto d'individui che avevano custodito
queste conoscenze attraverso i millenni fino ai nostri giorni, probabilmente dai
membri della confraternita Sarmoung. Il capitolo in questione è intitolato "Belzebù
racconta come gli uomini abbiano conosciuto e dimenticato la legge cosmica
fondamentale di Heptaparaparshinokh". Attraverso questo capitolo apprendiamo che
questa legge fu scoperta per la prima volta sul continente Atlantide da Teofanio, uno
dei membri della società scientifica atlantidea chiamata Akhaldan. Dopo
l'inabissamento del continente di Atlantide, questa conoscenza andò perduta e
Gurdjieff ipotizza che in questo periodo storico non furono creati legamonismi in
merito perché molto probabilmente questa conoscenza era così ampiamente diffusa
che non ritennero necessario prendere alcuna precauzione per assicurarsi che non
andasse perduta nel corso delle generazioni successive. E' necessario comprendere
che l'inabissamento di Atlantide fu causato dal fatto che il centro di gravità del
pianeta Terra era del tutto sbilanciato dopo l'impatto della cometa nell'oceano
Pacifico che diede origine alle due lune. Si creò così nel Pacifico uno squarcio
enorme, tutt'ora presente, mentre la forza di quest'impatto trasmettendosi fino alla
parte opposta del pianeta fece innalzare dai fondali marini il continente Atlantide, la
cui composizione doveva essere sicuramente di basalto, tipica composizione della
crosta oceanica e differente dalla normale crosta continentale, il che significa molto
più pesante, poiché la densità del basalto è maggiore rispetto alla composizione della
crosta continentale. Immaginatevi ora tutta la portata dello sbilanciamento del centro
di gravità terrestre. Da un lato uno squarcio immenso (l'oceano pacifico), mentre
dalla parte opposta una vasta sporgenza di denso e pesante basalto innalzatasi dai
fondali marini dell'oceano Atlantico e che andava a costituire il continente di
Atlantide. Fin dalla sua nascita, Atlantide doveva avere i giorni contati. Dopo questa
catastrofe molte conoscenze andarono perdute e con esse la conoscenza della legge
del sette, chiamata Heptaparaparshinokh. Passarono secoli prima che venisse
riscoperta questa volta da due sapienti cinesi. Ritengo superfluo dilungarmi ancora su
questo tema, poiché ciascuno può apprendere il resto delle informazioni dal capitolo
in questione. Piuttosto, passiamo brevemente al capitolo successivo, ovvero il
secondo capitolo del libro terzo. Questo capitolo è intitolato "Il derviscio bukhariano
Hadji-Assvatz-Truv" e Gurdjieff attraverso il personaggio di Belzebù ci racconta le
sue stesse esperienze avute in questo periodo della sua vita. Tracce di questo periodo
e di queste esperienze di Gurdjieff si trovano anche nel libro "Incontri con uomini
straordinari", nel secondo sottocapitolo chiamato "Solov'ëv" facente parte del
capitolo dedicato al principe Jurij Ljubovedskij, precisamente a pagina 192
dell'edizione Adelphi. E' facile comprendere che si tratta dello stesso Hadji-Zefir-
Boga-Eddin, di cui Gurdjieff/Belzebù parla nel secondo capitolo del libro terzo. Non
serve sottolineare che Gurdjieff fornisce dati storici sconosciuti insieme a quelli già
ben noti e questo perché da un lato le sue personali ricerche furono condotte in modo
molto approfondito e dall'altro perché conobbe quei pochi individui che le avevano
custodite dal passato remoto fino ai giorni nostri. Tant'è che di Zebek non sappiamo
nulla, mentre di Charles Cagniard de Latour, sappiamo che è nato nel 1777 ed è
morto nel 1859, e conosciamo quali furono le sue invenzioni più importanti,
compresa la sirena utilizzabile come strumento di misura delle frequenze acustiche. E
ancora, quando il derviscio bukhariano Hadji-Assvatz-Truv, descrive la morte del suo
amico, è facile persino comprendere in che periodo è avvenuta, e questo per
dimostrare ancora una volta che Gurdjieff sta presentando, da un lato le sue
esperienze reali vissute in prima persona e dall'altro gli eventi importanti accaduti nel
passato del nostro pianeta di cui gli storici antichi e moderni non sanno assolutamente
nulla. La morte dell'amico del derviscio bukhariano Hadji-Assvatz-Truv è avvenuta
nel periodo della prima guerra anglo-afgana, ossia tra il 1839 e il 1842. Tant'è che
Gurdjieff quando incontra questo derviscio, egli è già anziano come riferisce lui
stesso; e presumibilmente quest'incontro è avvenuto tra la fine dell'ottocento e i primi
del novecento. Non serve continuare oltre, visto che chiunque può leggere
personalmente questi capitoli e apprendere quanto più possibile. Seguendo le
indicazioni fornite da Gurdjieff, possiamo anche determinare approssimativamente
dove si svolsero queste sue esperienze.
Un racconto sulla “considerazione interiore” di Gurdjieff

C'era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero di viaggiare,
di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino.
Arrivati nel primo paese, la gente commentava:"Guardate quel ragazzo quanto è
maleducato... lui sull'asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano". Allora la
moglie disse a suo marito:"Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio."
Il marito lo fece scendere e salì sull'asino. Arrivati al secondo paese, la gente
mormorava: "Guardate che svergognato quel tipo... lascia che il ragazzo e la povera
moglie tirino l'asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa. "Allora, presero la
decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare
l'asino. Arrivati al terzo paese, la gente commentava: "Pover'uomo! dopo aver
lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull'asino... e povero figlio... chissà
cosa gli spetta, con una madre del genere! Allora si misero d'accordo e decisero di
sedersi tutti e tre sull'asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio. Arrivati al
paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: "Sono delle bestie, più
bestie dell'asino che li porta... gli spaccheranno la schiena! Alla fine, decisero di
scendere tutti e camminare insieme all'asino ma, passando per il paese seguente, non
potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: "Guarda quei tre idioti;
camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!".
Okidanokh, tavola periodica e i tre cervelli equilibrati

Nell'universo tutto è uno, anche la materia. Materia ed energia sono anch'essi uno,
sono due aspetti di uno stesso ed unico fenomeno. Tutti gli elementi chimici, le
molecole, l'elettromagnetismo, l'elettricità, il magnetismo, ecc., non sono altro che
modificazioni di un'unica e sola materia chiamata eternokrilno. Il motore di tutte le
modificazioni dell'eternokrilno è una materia molto particolare chiamata okidanokh.
L'okidanokh è la prima materia a formarsi nell'universo, nel momento in cui le
emanazioni del Sole Assoluto incontrano l'eternokrilno. L'okidanokh è la materia più
sottile dell'universo, per questa ragione è presente ovunque e penetra ogni cosa, in
altre parole è onnipresente, onnipervadente ed onnipenetrante. Il Sole Assoluto è un
corpo astronomico attorno al quale ruotano tutte le galassie; è il cervello fisico e la
mente di Dio, l'intelligenza suprema. All'esterno del Sole Assoluto è presente una
materia inerte e primordiale chiamata eternokrilno. L'eternokrilno è la materia
primordiale che fa da base a tutto ciò che esiste e da collante fra le varie parti distinte
che costituiscono qualsiasi concentrazione esistente. La materia okidanokh ha delle
proprietà uniche che nessun'altra materia possiede. L'elettricità, l'elettromagnetismo e
la luce artificiale sono tutti prodotti dall'unione o dalla distruzione reciproca di due
parti dell'okidanokh. La materia okidanokh è formata, conformemente alla legge della
trinità, da tre forze indipendenti e opposte: la forza attiva, la forza passiva e la forza
neutralizzante. Ogni materia esistente, quindi, contiene in sé tutte e tre le forze, solo
che le proporzioni fra queste forze è differente. Tutte le modificazioni prodotte fra le
loro proporzioni, causano la trasformazione di una materia in un'altra più sottile o più
grossolana. Ad un incremento della forza attiva dell'okidanokh, le proporzioni
vengono modificate, e una data materia si trasmuta in una materia più sottile. Ad un
incremento della forza passiva dell'okidanokh, la materia subisce un'involuzione e
diventa più grossolana. La differenza di potenziale elettrico è causata da una delle
peculiarità dell'okidanokh, ossia la tendenza a formare un sol tutto nel momento in
cui le parti sono momentaneamente separate o sproporzionate. Le radiazioni che il
nostro Sole produce sono la terza forza risultante dall'incontro di due parti
dell'okidanokh, una attiva e l'altra passiva. Tutti i fenomeni esistenti vengono prodotti
dalle caratteristiche dell'okidanokh, sopratutto quelli che accadono nell'atmosfera dei
pianeti. La ionizzazione della ionosfera terrestre causata dalle radiazioni del Sole, è la
manifestazione di un'altra caratteristica dell'okidanokh. La materia che prende il
nome di "ambra" è costituita da proporzioni identiche delle tre forze separate
dell'okidanokh, per questa ragione l'ambra è un isolante rispetto ai tre flussi separati
delle tre forze che altrimenti altererebbero le proporzioni. Tutte le proprietà degli
elementi chimici della tavola periodica sono dettate dalle proporzioni di queste tre
forze. Gli elementi elettronegativi sono caratterizzati da una massa predominante
della forza passiva dell'okidanokh. Gli elementi "elettropositivi", al contrario, hanno
una massa predominante della forza attiva. E' proprio questa differenza di proporzioni
a causare l'attrazione tra queste due specie di elementi che tendono così ad unirsi in
un sol tutto per raggiungere un certo equilibrio fra le proporzioni delle tre forze
separate dell'okidanokh. Il fluoro che possiede 9 protoni (forza attiva), 10 neutroni
(forza neutralizzante) e 10 elettroni (forza passiva), con una prevalenza nelle
proporzioni della forza neutralizzante e passiva, tende ad unirsi, ad esempio, con il
litio che presenta un numero di 3 protoni, 4 neutroni e 2 elettroni. Nel formare il
fluoruro di litio, le proporzioni fra la forza attiva e la forza passiva raggiungono
l'equilibrio, infatti il fluoruro di litio presenta un numero di protoni uguale a 12, ed un
numero di elettroni uguale a 12. Sono le proporzioni delle tre parti separate
dell'okidanokh a causare l'attrazione. I gas nobili sono costituiti da proporzioni
equilibrate delle tre forze dell'okidanokh, per questa ragione sono non reattivi. L'elio,
ad esempio, è formato da 2 protoni, 2 neutroni e 2 elettroni, e il neon da 10 protoni,
10 neutroni e 10 elettroni, e così vale per tutti gli altri gas nobili. In merito a ciò, è
interessante notare come le proprietà della legge del tre siano universali. Così come i
gas nobili, costituiti da equilibrate proporzioni delle tre forze dell'okidanokh, non
reagiscono alle forze esterne, allo stesso modo un essere umano che ha i tre cervelli
equilibrati, la cui formazione ha sempre origine dalle tre forze dell'okidanokh, non
reagisce come un automa sotto la spinta di forze provenienti dall'ambiente.
Originariamente la testa della sfinge aveva la forma di due seni di una vergine che
raffiguravano l'amore, e questa testa era stata separata dal tronco per mezzo
dell'ambra per indicare che l'amore doveva essere imparziale e non influenzabile da
tutto il resto. Un vero e proprio simbolo dell'amore cosciente. Ancora una volta ho
dimostrato che nell'opera "I racconti di Belzebù a suo nipote" l'unica allegoria
presente è costituita dai tre personaggi principali che percorrono tutta l'opera, cioè
Belzebù, Hassin e Ahun, il cui significato è stato spiegato nei precedenti articoli.
Quando prendiamo coscienza di come un principio della legge del tre possa
manifestarsi ugualmente in fenomeni totalmente distinti, quali sono i gas nobili della
tavola periodica e l'essere umano che ha raggiunto lo stato di "tutti i cervelli
equilibrati", ci rendiamo conto che queste parti dell'opera di Gurdjieff riguardano il
principio dell'analogia e non rappresentano alcuna allegoria. Per far ciò, Gurdjieff
deve necessariamente trattare argomenti scientifici, e chi può comprendere, vedrà le
meravigliose analogie che si manifestano tra fenomeni distinti, che sono la chiara
universalità delle leggi spiegate. Parlandoci letteralmente della materia, dei suoi
segreti, dei segreti dell'universo, Gurdjieff vuole mostrarci che gli stessi risultati
conformi alle leggi che si producono nella natura, si producono allo stesso tempo in
noi. L'uomo è un universo in miniatura, creato ad immagine precisa del grande
universo. Ogni materia, sostanza, elemento, ecc., occupano un piano preciso
nell'universo e svolgono funzioni precise, quindi, data la precisa analogia tra uomo e
universo, è possibile conoscere l'uno dallo studio dell'altro, tuttavia, resta
l'importanza del grado di essere in relazione al sapere che produce la comprensione.
Interpretare allegoricamente le parti dell'opera che trattano dei principi della scienza
oggettiva, significa non aver compreso nulla. Nel mostrarci che i Soli dell'universo
corrispondono a nostre parti organiche, Gurdjieff ci sta dicendo: "Come in alto, così
in basso". Quando Gurdjieff parla dei soli, delle due lune, dell'okidanokh, quando
riferisce dati storici, va preso assolutamente alla lettera. La chiave in questi casi non è
l'allegoria, ma l'analogia, il motto "come in alto, così in basso. Nell'opera è presente
anche una parte allegorica, ed è quella costituita dai tre personaggi principali,
Quest'allegoria ha 7 significati che abbiamo già spiegato in un capitolo precedente.
Ricordate ancora che la comprensione è il risultato dello sviluppo dell'essere in
relazione al sapere? L'ultima curiosità che voglio mettere in evidenza, senza
affermare nulla di assoluto in merito, è quella che segue. Le vecchie astronavi
descritte da Gurdjieff utilizzavano una propulsione che sfruttava l'elekilpomagtistion,
in altre parole l'elettromagnetismo, che è il risultato, ovvero la terza forza, che si
produce dall'incontro di due parti dell'okidanokh, una parte attiva e l'altra passiva. Le
ipotesi più autorevoli sul sistema propulsivo degli U.F.O., che sono fondate su alcune
caratteristiche osservate negli avvistamenti presenti nella casistica ufologica,
affermano che molto probabilmente si tratta di un'applicazione a noi sconosciuta
dell'elettromagnetismo.
Sulle differenze fra Ouspensky e Gurdjieff

Questo capitolo ha lo scopo di contribuire a neutralizzare, per quanto possibile, quei


problemi che alcuni riscontrano nel momento in cui si trovano a fare un confronto tra
l'insegnamento di Gurdjieff trasmesso da Ouspensky attraverso il suo libro
"Frammenti di un insegnamento sconosciuto", che è una vera e propria testimonianza
dell'esperienza di un allievo, e lo stesso identico insegnamento nella forma datagli da
Gurdjieff attraverso le opere scritte di suo pugno. Innanzitutto, è necessario
sottolineare che non ci sono differenze nell'essenza dell'insegnamento, ma solo fra la
forma e la terminologia utilizzata da Gurdjieff nel periodo in cui Ouspensky era suo
allievo e quella presente nell'opera "I racconti di Belzebù a suo nipote". E'
indispensabile anche far presente che queste difficoltà sorgono in coloro che hanno
affrontato l'insieme di queste idee in opposizione ai principi fondamentali stessi che
costituiscono l'insegnamento. In altre parole, coloro che percepiscono differenze fra
ciò che ha riferito Ouspensky e quello che ha scritto Gurdjieff, non conducono alcun
lavoro su di sé, e si limitano ad analizzare con il solo intelletto tutte le informazioni.
Gurdjieff metteva continuamente in guardia da un eccesso di teoria. L'essenza di
questo insegnamento consiste nel riconoscere che l'uomo è addormentato, dunque,
non può essere padrone del suo mondo interiore e quindi neanche di tutte le sue
manifestazioni. Il sonno ipnotico è causato dal fatto che i legami fra i suoi tre cervelli
sono spezzati. I tre cervelli sono tre strumenti di conoscenza. Se si utilizza uno solo,
si vedrà solo un terzo di ciò che è possibile vedere. Per questo tutto sembrerà
contraddittorio e scollegato. Nel confrontare il contenuto presente nel libro di
Ouspensky con quello trovato nel libro di Gurdjieff, alcuni confondono la percezione
con l'essere coscienti, affermano di non trovare corrispondenze fra le due esposizioni
dell'insegnamento, in altre parole, creano una vera e propria torre di Babele. Percepire
ed essere coscienti non è la stessa cosa. Si possono avere percezioni automatiche e
percezioni coscienti. Le percezioni coscienti avvengono nello stato di ricordo di sé, e
lo stato di ricordo di sé corrisponde ad avere tutti e tre cervelli collegati fra loro, in
questo modo partecipano simultaneamente sia nel ricevere le impressioni, quindi nel
momento di percezione, sia nelle manifestazioni che ne derivano. Percezione
cosciente è una percezione simultanea dei 3 cervelli nel ricevere le impressioni. Così
le manifestazioni automatiche e quelle coscienti, derivano dalla stessa questione,
ossia dal lavoro o meno contemporaneo dei centri. Percepire indica solo l'istante in
cui si ricevono le impressioni, quest'atto può essere automatico, se è condotto da un
solo centro alla volta, semi-cosciente se condotto da due centri, oppure cosciente se i
tre centri sono legati fra loro e quindi lavorano simultaneamente nel momento in cui
si ricevono le impressioni. Fornirò ora alcune brevi indicazioni per dimostrare che le
apparenti differenze nell'insegnamento giacciono solamente nella forma e nella
terminologia, mentre l'essenza resta immutata. Prima di fare ciò, aggiungo anche che
nell'opera di Gurdjieff molte delle idee presenti nel libro di Ouspensky vengono
approfondite ed ampliate. Nel libro di Gurdjieff troviamo, ad esempio, l'espressione
"contemplazione volontaria", che altro non è che uno stato in cui i legami fra i tre
centri sono stabiliti, così come se ne parla in "Frammenti" di Ouspensky. Nel
"Nunzio del bene venturo", Gurdjieff usa l'espressione “contemplazione-trasformata”
per definire quel processo di comparazione di impressioni differenti già registrate nei
differenti cervelli. Com'è possibile notare, Gurdjieff parla di "mantenere il contatto
con i loro centri interni e separati", ossia il legame fra i 3 centri. Dopodiché continua
affermando che dei tre stati coscienza quello considerato più elevato per l'uomo
proviene dalle associazioni prodotte dalla “contemplazione-trasformata”, in altre
parole è la stessa cosa che viene riportata da Ouspensky, ovvero l'importanza dei
legami fra i tre centri. E poiché il "ricordo di sé" avviene quando i 3 centri sono
collegati, non c'è alcuna differenza tra ciò che riporta Ouspensky in "Frammenti" e
ciò che scrive Gurdjieff nelle sue opere. Altri affermano che nel "Belzebù" di
Gurdjieff non si parla di "respingenti" o "ammortizzatori" riportati invece da
Ouspenky in "Frammenti", niente di più inesatto. In realtà, Gurdjieff ne parla
continuamente nel "Belzebù", solo che li chiama "auto-tranquillanti". Riguardo al
primo shock del "ricordo di sé" è, dunque, ovvio che nel momento in cui "ricordi te
stesso", sei presente nel momento in cui ricevi le impressioni. Lo stato reale di
"ricordo di sé" consiste nell'instaurare il legame tra i 3 centri che in genere sono
scollegati. Tant'è che lo stato di sonno ipnotico, come dicevamo, consiste proprio in
questo scollegamento tra i centri. Quindi, come è facile comprendere, si parla della
stessa identica cosa. A questo punto è facile comprendere che lo stato di coscienza è
il risultato ottenuto. Se ricordi te stesso, sei presente nel momento della ricezione
delle impressioni, e questo stato è uno stato di coscienza opposto al non essere
presenti nel momento in cui si ricevono le impressioni che sarà chiamato stato di
incoscienza. Non vi sono differenze tra ciò che riporta Ouspensky in "Frammenti" e
ciò che scrive Gurdjieff nelle sue opere. Le differenze sono solo nella terminologia,
nella forma, l'essenza dell'insegnamento è identica. I "respingenti" o
"ammortizzatori" vengono chiamati "auto-tranquillanti", il "legame fra i tre centri"
viene chiamato "contemplazione-trasformata" o "contemplazione cosciente", e così
via. Chiarito questo, adesso la questione davvero importante è che tutte queste
discussioni di analisi e di logica si oppongono al reale lavoro che Gurdjieff suggeriva.
Ripeto, Gurdjieff metteva continuamente in guardia dall'eccesso di teoria. Queste
operazioni di analisi sono il lavoro automatico del centro intellettuale che elucubra
prendendo il materiale dal "formatorio", è il lavoro di un solo centro, in altri termini,
quest'eccesso nel teorizzare, non è altro che il lavoro, peraltro scorretto, di un solo
centro, il che equivale ad uno stato di incoscienza. Tutti i dubbi che sorgono sulla
correttezza della teoria possono essere solo dissolti dagli esperimenti pratici, così
come nella scienza tutte le ipotesi vengono confermate o smentite dagli esperimenti.
Quest'insegnamento è anche uno strumento per valutare il proprio grado di essere e il
proprio livello di comprensione. Se si trovano contraddizioni, o cose che non
quadrano, quella è la prova che la comprensione e l'essere sono ad un livello basso.
Questa presa di coscienza deve spingerci al lavoro interiore pratico. Il solo lavoro
intellettuale, la sterile logica, il raziocinio, non corrispondono al reale lavoro
interiore. Chi non ha coscienza, la cerca nelle definizioni. Chi cerca nelle definizioni
la coscienza, cerca un cadavere.
Una chiave per comprendere “I racconti di Belzebù a suo nipote”

L'opera intitolata “I racconti di Belzebù a suo nipote”, scritta da Gurdjieff nella


seconda metà degli anni venti del novecento, è fondata su tre principi e ha tre piani di
lettura, tutti e tre fondamentali. Il primo piano di lettura è quello letterale che si fonda
sul principio dello sviluppo parallelo del sapere e dell'essere dal quale scaturisce la
comprensione. In vista di questo principio, poiché lo sviluppo del sapere e dell'essere
s'influenzano reciprocamente, viene fornito al lettore un sapere di altissima qualità,
che non dovrà restare meramente intellettuale, altrimenti, venendo a mancare
contemporaneamente uno sviluppo dell'essere, non si avrà un incremento della
comprensione. Questo piano di lettura, conformemente alla legge del tre, sarà la forza
passiva, ossia la materia. Il secondo piano di lettura è quello dell'analogia che si
fonda sul principio espresso dalla formula “come in alto, così in basso”. Fondandosi
su questo principio, Gurdjieff espone le leggi della scienza oggettiva, la scienza
dell'unità, la scienza del tutto. In questo modo sarà possibile osservare che i risultati
prodotti in un certo ambito dalle leggi fondamentali si manifestano ugualmente in
tutti gli altri ambiti che non hanno nulla in comune fra di loro. Come vedremo in
seguito, persino i risultati prodotti dalle leggi nella tavola periodica degli elementi
sono identici a quelli che si verificano nell'essere umano. Arrivati a questo punto, i
lettori che riusciranno per mezzo dei loro sforzi coscienti ad assimilare l'essenza di
tutto ciò, avranno sviluppato nel proprio cervello emotivo un sentimento dell'unità di
ogni cosa. Una persona può sapere con il proprio intelletto che esiste un'unità
fondamentale fra tutto ciò che esiste, ed essere in accordo o in disaccordo con questa
idea, ma sentire quest'unità con il proprio sentimento cambia radicalmente ogni cosa.
Questo secondo piano di lettura rappresenterà la forza neutralizzante conformemente
alla legge del tre. Il terzo piano di lettura è fondato sull'allegoria, attraverso la quale
viene esposta la scienza dell'essere, i cui principi mostrano le possibilità che sono
state date all'essere umano per poter sviluppare il proprio essere. Quest'allegoria è
contenuta nei tre personaggi principali dell'opera, ovvero Belzebù, suo nipote Hassin
e il fedele servo Ahun. Questo terzo piano dell'opera sarà la forza attiva della sacra
legge della tri-unità. Purtroppo, molti personaggi stanno contribuendo a snaturare i
principi dell'insegnamento, alcuni per fini commerciali, attraverso libri, conferenze e
corsi, altri perché dominati dalla debolezza di voler apparire sapienti, ed altri ancora
per la semplice ragione di essere sprovvisti di comprensione. Così vediamo sorgere
svariate assurdità sulla “legge dei tipi”, in cui si tenta di definirne i principi
utilizzando le teorie di Jung che non hanno alcun valore reale. Le varie manipolazioni
che sta subendo l'enneagramma. L'enneagramma delle personalità è un altro triste
esempio della degenerazione che sta colpendo l'insegnamento di Gurdjieff, e così via.
Uno degli errori più frequenti è quello di sostenere che i contenuti presenti nell'opera
"I Racconti di Belzebù a suo Nipote" siano solamente allegorie esoteriche. In realtà, e
d'altronde è Gurdjieff stesso a dichiararlo, nella sua opera c'è di tutto, dai principi
della scienza oggettiva fino ad arrivare alla narrazione di importanti eventi storici a
noi sconosciuti che hanno riguardato il nostro pianeta. L'unica allegoria presente sono
i tre personaggi che viaggiano sull'astronave, ossia Belzebù, suo nipote Hassin e il
fedele servo Ahun. Questa allegoria ha sette significati precisi. Il primo ci fa
comprendere che nel momento in cui la ragione non ha ancora raggiunto un grado
elevato, essa non può vivere in una sfera nell'ordine cosmico dove il grado di ragione
è oggettivamente alto, in quanto le scale cosmiche costituiscono una piramide
formata da diversi gradi d'intelligenza. In questa scala d'intelligenza, il Sole, ad
esempio, è il corpo astronomico più intelligente del sistema solare, subito seguito dal
pianeta Giove, che è un Sole in via di formazione, e non come lo ritiene la scienza
attuale, un Sole mancato. I luoghi che costituiscono i centri delle galassie sono più
intelligenti dei Soli, fino ad arrivare all'intelligenza suprema che è rappresentata dal
Sole Assoluto, attorno al quale ruotano tutte le galassie presenti nell'universo. Il Sole
Assoluto è un corpo astronomico, ed è sia il cervello fisico che la mente di Dio.
Osservate come la classica contrapposizione tra scienza e religione non ha più alcuna
ragion d'essere. Essa ha origine dal bassissimo grado di comprensione di molti esseri
umani. Su ciascun corpo astronomico citato è possibile abitare con un corpo adeguato
a quella sfera di materie caratterizzate da densità ben definite. Lo sviluppo del grado
di ragione coincide con la formazione dei corpi sottili corrispondenti. Così come
accade che sul nostro piano d'intelligenza possono manifestarsi esseri che in quanto a
grado di ragione appartengono a sfere più elevate, allo stesso modo può accadere che
nelle alte sfere nasca un essere la cui ragione è inferiore al grado richiesto in quella
determinata sfera. Questo è il caso del personaggio utilizzato da Gurdjieff e chiamato
Belzebù. Belzebù (la ragione immatura) che viveva sul Sole Assoluto (un reale corpo
astronomico) ritenne illogiche alcune cose riguardanti l'amministrazione del mondo, e
per evitare che facesse scoppiare una rivoluzione (disarmonia), fu mandato in “esilio”
nella sfera idonea al suo grado di ragione (nel sistema solare, sul pianeta Marte) con
la possibilità di perfezionarsi. Nel momento in cui Belzebù si perfeziona (la ragione
matura oggettiva) può ritornare nelle alte sfere del cosmo. Il secondo significato
c'illustra in che modo la ragione perfezionata (Belzebù) deve istruire il sentimento
(Hassin), per consentire che anch'esso si sviluppi e non resti allo stato infantile, come
invece accade attraverso il tipico risultato ottenuto dall'educazione occidentale che è
unilaterale e troppo intellettuale, e il ruolo passivo che deve avere, in tutto questo, il
fedele servo Ahun, ossia il corpo. In genere accade che gli istinti famelici del corpo
dirigono l'intera vita meccanica degli uomini; nell'opera di Gurdjieff, il fedele servo
Ahun (il corpo) assiste passivo alle narrazioni di Belzebù (la ragione perfezionata), e
quando Belzebù lo incalza, invitandolo a dire la sua, nel capitolo dedicato all'Arte, il
fedele servo Ahun (il corpo) si esprime in base alle percezioni conformi alla sua
natura, ovvero per mezzo delle sensazioni, e nel tentativo d'imitare il modo di
esprimersi tipico di Belzebù, mostra un'altra caratteristica peculiare del cervello
istintivo-motorio, ossia la tendenza all'imitazione, sua caratteristica peculiare. Il
corpo dev'essere il servo (il fedele servo Ahun) e non il padrone, come invece accade
nella vita della maggior parte degli uomini. Il terzo significato di questa allegoria è un
vero e proprio manuale di psicologia dell'educazione dei bambini, che c'illustra qual è
il metodo corretto per educare i propri figli. Tutti vedono l'intelligenza proprio dove
essa non c'è. Tutti vedono l'amore proprio dove non vi è alcuna traccia di esso. Una
delle pratiche più nocive e più diffuse dell'educazione occidentale è quella
d'insegnare ai propri figli a dire "grazie" quando ricevono qualcosa. Senti i genitori
dire: "Come si dice?" "Rispondi grazie al signore". Uno degli effetti nocivi di questa
pratica idiota è che si uccide nel bambino la possibilità che egli possa sviluppare nel
suo sentimento una reale emozione di riconoscenza, di gratitudine. Uccisa questa
possibilità attraverso la pratica di ripetere "grazie" come un automa, quando sarà
adulto, la sua riconoscenza e gratitudine non sarà altro che un vuoto gesto esteriore.
Non proverà nel sentimento quest'emozione. Queste pratiche sciocche
dell'educazione unite all'indottrinamento troppo intellettuale tipico della cultura
europea, trascurano fino ad uccidere la possibilità di uno sviluppo reale del
sentimento, che resta allo stato infantile. Guardate gli adulti, il loro sentimento è nei
migliori dei casi rimasto fermo all'età di 9 anni. L'organo kundabuffer è stato
estirpato, dunque, non c'è più alcuna ragione organica per la quale l'uomo debba
vivere immerso in un sonno ipnotico e tutte le cause del suo stato incosciente
risiedono ora nell'errata educazione che viene trasmessa ed applicata di generazione
in generazione. Il quarto significato consiste nel fatto che Belzebù è Gurdjieff stesso
che ci racconta, attraverso la sua comprensione e mediante la conoscenza antica
sopravvissuta fino ai nostri giorni e da sempre costituita da svariate conoscenze
scientifiche e storiche, alcuni importantissimi fatti accaduti nel lontano passato del
nostro pianeta. I custodi di questo sapere antico avevano preservato anche la
conoscenza di alcuni eventi importanti accaduti nel passato del nostro pianeta ed i
principi della scienza oggettiva. Del resto, come già sottolineato, il titolo dell'opera
complessiva, ossia "Del tutto e di ogni cosa", è un'altra espressione utilizzata per
definire "La scienza oggettiva". A parte l'allegoria presente nei 3 personaggi
principali, il resto dell'opera è, a tutti gli effetti, un'esposizione letterale di fatti
importanti accaduti nel passato, e sconosciuti agli storici di tutte le epoche, di storia
riguardante alcuni fenomeni astronomici importanti che hanno coinvolto il nostro
pianeta, di scienza oggettiva, di psicologia, di religione, e di tantissimo altro. Quando
Gurdjieff si occupa di mostrare le analogie esistenti fra l'uomo e l'universo, lo fa
direttamente, senza ricorrere ad allegorie di alcun tipo, come invece immaginano
alcuni. Quando paragona il Sole Assoluto al cervello umano, quando paragona il
complesso dei Soli di secondo ordine al midollo spinale, ecc., lo fa in modo diretto e
senza allegorie. Quando parla della Luna, o del frammento più piccolo che costituisce
la nostra seconda Luna, peraltro scoperta solo di recente, e questo deve farci riflettere
sull'importanza che ha la conoscenza di Gurdjieff, sta parlando proprio della Luna
come corpo astronomico e non è assolutamente un'allegoria per riferirsi al subconscio
umano, come ritengono erroneamente alcuni lettori fantasiosi; anche perché, vi
ripeto, quando parla del subconscio, lo fa apertamente, e quando parla di corpi
astronomici, va preso alla lettera.
La consapevolezza della morte

Oh Sabato... il giorno per eccellenza dedicato all'effimero.


Oggi, 5 ottobre e non è Sabato, tuttavia è la vigilia del mio trentasettesimo giro della
Terra intorno al Sole. Francamente non ho alcun interesse nei confronti di questi
sterili rituali vuoti che si trasmettono ciecamente per imitazione di generazione in
generazione, e che non contengono proprio nulla di utile ed essenziale per l'uomo.
Arrivato a questo trentasettesimo giro di giostra, sono consapevole di possedere
alcune ricchezze interiori che nessuno può portarmi via, mi appartengono
profondamente e fanno parte della mia stessa essenza. Tutte queste ricchezze interiori
che non si possono acquistare in nessuna gioielleria, le devo ad un solo ed unico
fattore che si è radicato in me fino al midollo nel corso degli anni, e che ha
trasformato tutta la mia vita interiore ed esteriore in maniera irreversibile. L'unione
fra la mia capacità di saper imparare ed alcuni eventi che mi sono stati imposti dal
destino, hanno contribuito a creare in me questo fattore che è l'unica fonte e sorgente
a cui devo tutte le mie ricchezze oggettive. Il fattore di cui sto parlando è una
profonda ed incessante consapevolezza della mia mortalità e della mortalità di tutti
coloro che mi circondano, non è il ricordo superficiale che ha luogo ogni tanto nella
mente, così come accade a tutti di sperimentare, ma un sentire profondo e senza
tregua. Solo in questo modo si può avere un'azione trasformatrice. Ciò che conta non
è la quantità di anni di pratica interiore, ma la qualità. Quindi non conta se tu sia stato
allievo di questo o quell'altro maestro, fosse anche Gesù o Buddha in persona, tutto
ciò non dimostra nulla, non significa nulla. Nella pratica reale tutti i "curriculum
spirituali" si vanno benissimo a far benedire. Tutto ciò che posseggo non lo devo ad
alcuna tecnica o pratica specifica, ma solo a questa profonda presa di coscienza
dell'effimero. Paradossalmente, è stata proprio questa permanente coscienza di essere
mortale a rendermi realmente vivo. Senza sentire la propria mortalità non si è vivi
realmente, non è possibile essere svegli, ma il profondo terrore che affligge ciascuno
non permette che quest'incontro avvenga. Aver terrore della morte equivale ad aver
terrore della vita, dunque, per forza di cose, chi non sente la propria mortalità, muore
molto prima che la morte porti a compimento la sua azione incessante che ha inizio
nel momento stesso in cui nasciamo. Vita e morte sono la stessa identica cosa, se eviti
l'una, eviti anche l'altra. Non è un caso che i due tabù per eccellenza nella nostra
società siano il sesso e la morte. La gente dorme o è già morta, ed in questo stato
immagina che possa esistere una condizione di felicità senza che l'infelicità non segua
subito dietro. Immagina di potere dividere ciò che nell'universo è indivisibile.
Vita/Morte, Felicità/Infelicità, sono inseparabili, nel momento in cui prendi una, hai
preso anche l'altra. Per questa ragione, desiderare consapevolmente la felicità
significa desiderare inconsapevolmente l'infelicità. Sarebbe come chiedere di avere il
giorno senza la notte. Questo è desiderare l'impossibile. Colui che è realmente vivo,
ha una profonda consapevolezza che la morte non è qualcosa che avviene un giorno
lontano, lì, nel futuro, ma che essa agisce perpetuamente, momento dopo momento,
istante dopo istante. L'uomo che vive nel passato e nel futuro, "vive" di una vita
morta, inesistente, e quindi non può sentire la propria mortalità, che è qui, proprio in
questo istante. La morte è già qui, ora, e lo è sempre stata fin da quel primo respiro
che ha segnato il nostro ingresso nel mondo, in quel preciso istante, la morte ha
iniziato la sua opera. Siamo tutti condannati a morte. Da questa prospettiva, molte
cose che occupano una notevole importanza nella vita degli uomini, appaiono prive di
significato, prive di alcun valore reale. La ricerca incessante dell'effimero, il perpetuo
affannarsi per ciò che non ha consistenza, i costanti desideri infantili di voler
realizzare a tutti i costi il proprio castello di sabbia che sarà spazzato via dalle onde
del mare, la vanità, quell'illusoria pretesa di essere qualcosa d'importante. Che senso
ha tutto questo affannarsi della gente nel cercare nuove pene? Sembra insensato,
eppure un senso ce l'ha. La gente preferisce molto di più avere della sofferenza
inutile, piuttosto che affrontare quel vuoto interiore, caratteristico di chi non ha
costruito nulla nel proprio mondo interiore. La gente si è abituata a soffrire
inutilmente, e questo non costituisce più un problema, ma del vuoto ha terrore.
Dategli la sofferenza più atroce di questo mondo, ma mai il nulla, il vuoto. Questo
perché il vuoto, la notte, l'oscurità e la solitudine sono tutte sorelle della morte. Ma
non esiste solo il terrore della morte del corpo fisico. C'è un altro tipo di morte che
terrorizza le persone. Un uomo la cui identità è definita solo attraverso perpetue
identificazioni con i suoi "io" fittizi della personalità, ha terrore di essere risvegliato.
Per questo tipo di uomo, essere risvegliato equivale a perdere le proprie identità
fittizie, ed in questo modo sarebbe costretto a fare i conti con la verità. La verità in
questo caso è che egli non esiste. Un uomo spogliato della sua identità fittizia, fonte
di numerose illusioni, si troverebbe a fare i conti con il suo profondo vuoto interiore,
si troverebbe al cospetto di un abisso, ed è molto probabile che impazzirebbe. In
genere, valutiamo un uomo dalle sue ricchezze esteriori, siamo soliti chiedere che
posizione sociale occupa. Invidiamo gli uomini che nel mondo esteriore hanno
realizzato imperi economici. Questo perché ignoriamo che tutto ciò che viene
costruito nel mondo esteriore è sottoposto alle leggi immutabili della dissoluzione.
Invidiate tutte quelle persone che hanno un impero economico, un certo prestigio
nella società, perché non avete occhi per scrutare nel loro mondo interiore. Ma
l'uomo che non ha occhi per guardare il suo mondo interiore, non avrà occhi neanche
per vedere il mondo interiore altrui. Potendo guardare nel mondo interiore di queste
"celebrità", di questi "assi della società", troveremmo un mondo estinto, un regno
cadaverico ed in putrefazione. Oggi come oggi, molti desiderano diventare famosi,
vogliono diventare qualcuno, come se essere famosi significhi realmente essere
qualcuno. Essere famosi significa che un milione di cretini ti conoscono, mentre tu
non conosci neanche il cretino che sei. Tutto ciò che viene costruito nel mondo
esterno, tutti i nostri desideri rivolti al mondo esterno, sono polvere. Tutto ciò che
viene costruito nel mondo interiore sopravvive anche alla morte. E' questa l'unica e
vera ricchezza. Finché l'uomo non riuscirà a sentire con tutta la propria massa la
propria mortalità, non saprà mai distinguere l'effimero dall'essenziale, e l'intera sua
vita, fosse anche la migliore, sarà priva di valore. Tuttavia, molti sono già morti
interiormente, e per loro non c'è più alcuna speranza. I pochi sopravvissuti di questo
allegro suicidio globale interiore, potranno comprendere che la situazione generale
può essere raffigurata attraverso un'immagine, che sarebbe bene imprimere nella
memoria e non dimenticare più. Quest'immagine mostra una grandissima barca che
affonda lentamente e sulla quale noi tutti siamo seduti. Questa barca, però, affonda
poco per volta, incomincia ad affondare la prua, e così vediamo che alcuni muoiono,
e sono proprio quelli che erano seduti in quel punto della barca, dopodiché affonda
anche un suo lato, e noi osserviamo altri che scompaiono nel nulla. Ma quanto tempo
ci metteremo a comprendere che ci siamo anche noi su quella barca?
Più alta la vetta, più profondo l'abisso.
Alcuni antichi guerrieri dicevano: "Lo spirito dell'uomo non può raggiungere la
calma finché non incontra la morte."
Il reale punto di partenza della pratica interiore

Lo scopo di qualsiasi reale pratica consiste nella liberazione interiore dell'uomo dalle
forze esterne. La meta finale è il raggiungimento della libertà interiore. Una reale
libertà interiore coinvolge sempre l'uomo nella sua totalità, in ragion del fatto che
ogni cosa al suo interno è interdipendente, dunque non può verificarsi la liberazione
di una sola sua parte, finché anche le altre non sono libere a loro volta, altrimenti
trascineranno inevitabilmente la parte relativamente libera nel vortice della schiavitù.
In genere accade che la mente si convince di essere libera ma poi viene inghiottita
dalle immense forze provenienti dal sentimento e dal corpo. La libertà interiore è una
conseguenza del raggiungimento dell'unità interiore. Basandoci sul principio che
nell'universo l'inizio e la fine coincidono sempre, con la sola differenza che sono
posti a livelli diversi, è facile comprendere che un reale inizio dovrà necessariamente
coinvolgere tutte le diverse parti che compongono l'uomo nella sua totalità. Non è
possibile alcuna pratica interiore affinché tutte le parti che costituiscono l'essere
umano non sono convinte della necessità di questo lavoro. In genere, quando le cose
vanno bene ci si dimentica del lavoro, e quando le cose vanno male, si cerca rifugio
in esso. Quest'atteggiamento infantile e superficiale nei confronti del lavoro interiore
non conduce a nulla, è solo un spreco di tempo. Finché l'uomo non avrà sperimento la
sua schiavitù con la mente, col sentimento e con il corpo, non riuscirà mai ad ottenere
alcun risultato reale. Tutte le sue parti dovranno sperimentare di essere schiave, e solo
queste constatazioni riusciranno a convincere le sue diverse parti della necessità di
fare qualcosa per ottenere la libertà. In genere accade che un soggetto si dedica alla
pratica prima di aver sperimentato in prima persona la sua schiavitù, solo perché l'ha
letto o l'ha sentito dire e ci ha creduto. In molti si sono messi a fare esercizi saltando
questo punto di partenza fondamentale e per questa ragione non ottengono alcun
risultato. Il reale punto di partenza, il primo passo fondamentale consiste solo in
questo: provare a se stessi che si è realmente schiavi e comprendere quali sono le
conseguenze di questa schiavitù. L'uomo dovrà sperimentare tutto ciò in prima
persona, e neanche in quel caso potrà dire: "Io so di essere schiavo", fino a quando
anche il sentimento e il corpo non sperimenteranno la stessa cosa e ne prenderanno
coscienza. Se non si riesce a vivere questa esperienza di schiavitù sulla propria pelle,
qualsiasi esercizio sarà del tutto vano, e sarà solo una perdita di tempo. Per ottenere
risultati reali, bisogna partire da fatti reali sperimentati in prima persona che
forniranno una conoscenza diretta, di prima mano. Credere o non credere, è la stessa
identica cosa, due atteggiamenti perfettamente inutili, che non conducono a nulla di
reale. Se qualcuno ha saltato questo punto di partenza fondamentale, dovrà
ricominciare tutto dal principio. Dovrete essere sinceri con voi stessi, e constatare se
avete o meno saltato questo primo passo importante, anche perché ne va della vostra
stessa vita, tutta la vita sarà sprecata inutilmente senza raggiungere nulla di reale, sarà
solo immaginazione e fantasia. Non solo la vostra mente dovrà avere la prova di
essere schiava, ma anche il sentimento e il vostro corpo dovranno prendere coscienza
di questa loro schiavitù. Se avete solo creduto a ciò che avete letto o sentito, tutto ciò
che farete non condurrà a nulla. Se avete solo sperimentato con la vostra mente che
siete degli automi che reagiscono alle forze provenienti dall'esterno, non arriverete
ugualmente a nulla. Tutte le parti che vi costituiscono dovranno prendere coscienza di
questa schiavitù, solo così potranno convincersi dell'importanza del lavoro interiore e
non ostacolarsi a vicenda. Infine, è necessario comprendere che l'essenza di questa
pratica consiste nell'acquisire il potere di “fare” che è opposto allo stato dell'uomo
che obbedisce automaticamente ai suoi automatismi interiori. Per questa ragione,
essere umili automaticamente non comporta nessuna virtù e l'uomo che si sforza di
essere presuntuoso per osservarsi da un'altra angolazione e lottare contro il suo
automatismo, scopre persino che dinnanzi all'arroganza non sono mai i veri umili ad
infastidirsi ma gli arroganti stessi. L'umiltà non cosciente è solo una maschera che
una volta tolta mostra il vero volto di chi la indossa e quel volto è lo stesso volto
dell'arroganza. E' sufficiente simulare un atteggiamento arrogante per poter verificare
che ad infastidirsi sono proprio coloro che si mostrano umili, questo perché la loro
umiltà è solo una maschera che nasconde la loro arroganza. Tutto ciò vale anche per
l'amore e tutte le altre virtù. Se queste qualità sono automatiche, si trasformano in un
batter d'occhio nell'opposto appena le condizioni esterne fanno cadere le maschere.
Non a caso, una delle regole di Gurdjieff era “Ama ciò che non ti piace”. Solo chi
ama coscientemente può essere imparziale ed amare incondizionatamente, per l'uomo
ordinario l'amore è solo una maschera. Persino un uomo degenerato come il marchese
de Sade, nonostante fosse un automa, riusciva a vedere la falsità dell'amore comune,
e infatti dichiarava: «Ci si piace e ci si prende. Ci si annoia poi l’uno dell’altra? Ci si
lascia senza tante cerimonie così come ci si era presi. Ci si torna a piacere? Ci si
riprende con altrettanta vivacità, quasi fossimo di nuovo al primo sguardo. Poi ci si
lascia ancora, ma non si rompe mai completamente. È vero che in tutto questo
l’amore non ci è mai entrato. Ma l’amore, infine, cos’era? Un desiderio che ci si
compiaceva di esagerare, un certo moto dei sensi che la mentalità degli uomini amava
raffigurarsi come una virtù. Oggi sappiamo che esiste solo il piacere; e se ci si dice
ancora di amarsi, lo si fa non tanto perché ci si creda, ma perché è il modo più
decente per chiedersi, in via reciproca, ciò di cui si prova bisogno». Tuttavia, de Sade
non possedeva l'essere per comprendere e tutto ciò che faceva non era altro che una
cieca e malata reazione alla repressione sessuale del cristianesimo.
Attenzione, apprendimento, okidanokh e il risveglio dei tre cervelli

La capacità di pensare e di sentire per propria iniziativa, e non come avviene di solito
in modo automatico per mezzo di forze provenienti dall'esterno, è possibile solo in
coloro che, attraverso un lungo e duro lavoro interiore, sono riusciti a raggiungere il
risveglio di tutti e tre i cervelli che costituiscono la psiche integrale dell'uomo. Senza
aver raggiunto questo stato, l'uomo resta un automa che obbedisce alle associazioni
automatiche interne messe in movimento da forze esterne. La capacità di imparare e
comprendere si ferma ad un'età relativamente giovane e l'unico modo per far
proseguire questo processo di reale apprendimento consiste nel raggiungere il
risveglio contemporaneo dei tre cervelli. Se ciò non avviene, ogni processo illusorio
di apprendimento e di comprensione sarà solamente un rimescolamento automatico di
vecchie associazioni provenienti dai tre cervelli. Dunque, sia il prolungamento del
processo di apprendimento e di comprensione, sia il potere di pensare, sentire ed
agire di propria iniziativa e sia la durata stessa della vita, dipendono da questo
risveglio dei tre cervelli. Gli stati in cui vive l'uomo ordinario sono vari gradi di
sonno ipnotico, in cui il legame tra i cervelli è spezzato. Venendo a mancare questi
legami, o ponti di comunicazione fra i diversi cervelli, l'uomo funziona con tutti i
cervelli isolati. Il funzionamento di ciascun cervello isolato è l'incapacità di critica, e
dunque, esso crede ed obbedisce a tutto senza rendersene conto. Ciò che è
indispensabile per uscire dallo stato di sonno ipnotico, viene chiamato da Gurdjieff
con il nome di "contemplazione", ossia uno stato in cui un cervello può osservare le
percezioni e le manifestazioni di un altro e criticarle. Questo processo di
contemplazione, di "contatti volontari" generati artificialmente, o di confronto tra le
percezioni distinte dei cervelli, produce una fusione tra ciò che è simile, sia fra le
impressioni ricevute dai cervelli distinti, sia fra le impressioni simili ricevute da un
cervello preso singolarmente. Dopodiché, da questo grado di fusione dipende ciò che
noi chiamiamo "grado di attenzione". La misurazione del più alto grado di "ricordo di
sé" a quello di "perdita di sé", dipende da questo grado di attenzione, che a sua volta
dipende dai legami e dalle comunicazioni fra i cervelli. Nel momento in cui fra i tre
cervelli avviene questa sinergia, essi possono lavorare armoniosamente per una
funzione comune senza ostacolarsi vicendevolmente. Il principio dell'analogia, già
messo in evidenza nei precedenti articoli, ci mostra che i risultati delle leggi
fondamentali si manifestano in tutte le scale indifferentemente. Ogni cosa
nell'universo è viva, provvista di un certo grado d'intelligenza e della possibilità di
crescita e perfezionamento. Ciò che accade nella vita dell'essere umano, accade anche
fra tutte le altre concentrazioni dell'universo, i pianeti, le stelle, le galassie, e così via.
Come in alto, così in basso. I processi che abbiamo spiegato trovano corrispondenza
con la legge cosmica fondamentale di secondo ordine che Gurdjieff chiama "Ai-ei-oi-
ua sacro". Così come accade fra i corpi celesti dotati di differenti gradi d'intelligenza,
allo stesso modo l'azione di un vero Maestro, conformemente a questa legge, sarà
quella di provocare un processo di rimorso nell'allievo, che lavorando seriamente su
se stesso, dovrà criticare attraverso l'osservazione reciproca dei suoi cervelli, le
vecchie percezioni e quelle del momento presente. I tre cervelli sono tre strumenti di
conoscenza, e il loro corretto funzionamento consiste nella facoltà di correggersi a
vicenda. Le percezioni di un cervello preso singolarmente consistono, per così dire, in
1/3 del mondo reale, e senza la partecipazione e la correzione reciproca dei cervelli,
la conoscenza sarà sempre sbagliata. E' possibile, dunque, affermare che una
conoscenza è sempre errata nel momento in cui è frammentaria, viceversa, una
conoscenza è sempre esatta quando è integrale. In questo senso, si possono fare molti
esempi per rendere meglio l'idea del principio appena enunciato. La percezione stessa
della tridimensionalità di un oggetto è dovuta a delle correzioni apportate da uno dei
sensi nei confronti dell'altro, senza queste correzioni, noi saremmo convinti che ogni
oggetto è bidimensionale, e in altri casi persino unidimensionale. L'organo della vista
percepisce gli oggetti in maniera bidimensionale, ma grazie all'intervento del senso
del tatto, nella nostra psiche viene elaborata una concezione che si avvicina di più alla
verità, ossia la tridimensionalità. Se adesso questo discorso lo riconduciamo
nell'ambito del funzionamento simultaneo dei tre centri, comprenderemo facilmente
che l'uomo ordinario vive come se fosse privato di alcuni fra tutti i suoi sensi. Ecco,
dunque, la sua incapacità di percepire il mondo reale, che viene sostituita da una
percezione immaginaria e fantasiosa, di cui non dubita minimamente, e anzi, difende
a spada tratta. Ma non si può convincere un cieco dell'esistenza della luce, se
qualcosa può essere fatta in tal senso, è indicargli come riottenere il senso perduto
della vista, purché egli sia consapevole di essere cieco, cosa già di per sé
estremamente rara ormai. Tutti sono convinti già di sapere, tutti sono convinti già di
poter comprendere.
Gurdjieff e le tecniche del monte Athos

Gurdjieff aveva affermato varie volte che nel cristianesimo ortodosso si era
preservata una certa conoscenza, mentre nel cristianesimo occidentale non era
sopravvissuto nulla di utile. In effetti, aveva anche dichiarato di aver appreso molte
valide pratiche così come si erano preservate sul Monte Athos. Non a caso,
Ouspensky aveva ritrovato negli scritti "Filocalia", certe risonanze con alcuni aspetti
delle tecniche di Gurdjieff. Anche in ambito musicale, Thomas de Hartamann aveva
realizzato numerosi inni liturgici del cristianesimo ortodosso dettati da Gurdjieff. Le
tracce più evidenti di queste pratiche le ritroviamo quando Gurdjieff parla di
"contemplazione volontaria" o "contemplazione trasformata". Queste terminologie
disorientano coloro che hanno appreso l'insegnamento di Gurdjieff attraverso la
testimonianza scritta dal suo allievo Ouspensky, come riportata fedelmente nella sua
opera "Frammenti di un insegnamento sconosciuto", nonché dal libro intitolato "La
Quarta via", nel quale Ouspensky riveste, questa volta, il ruolo d'insegnante. Le
perplessità che sorgono in molte persone sono dovute dal fatto che nelle opere di
Ouspensky non c'è alcuna traccia di certe terminologie che utilizzerà Gurdjieff
successivamente nelle sue opere. Una di queste terminologie è, come dicevamo, la
"contemplazione". Nel "Nunzio del bene venturo", Gurdjieff utilizza l'espressione
"contemplazione-trasformata". Dopodiché, Gurdjieff dichiara che lo stato di
coscienza oggettivamente più elevato scaturisce da queste associazioni di terza
categoria generate dalla “contemplazione-trasformata”. In questo caso, sebbene
Gurdjieff stia utilizzando una terminologia "nuova", per così dire, l'essenza del suo
insegnamento resta immutata. La contemplazione di cui parla Gurdjieff, come
abbiamo già detto, non è altro che il lavoro cosciente condotto sui legami fra i centri,
così com'era definito nel periodo in cui Ouspensky era suo allievo. La comparazione
di impressioni simili che si sono fissate automaticamente nei vari cervelli devono ora
essere confrontate e criticate attraverso l'osservazione reciproca fra i centri. I centri
devono osservarsi reciprocamente e correggersi a vicenda. Senza l'instaurazione dei
legami, o ponti, fra i diversi centri, non è possibile ottenere l'osservazione da parte di
un centro sulle impressioni presenti in un altro centro, e d'altra parte è lo stesso sforzo
condotto nell'osservazione reciproca che favorisce l'instaurarsi di questi legami.
L'importanza di questo processo di osservazione volontaria e reciproca fra i differenti
centri, che Gurdjieff chiama "contemplazione", viene spiegata innumerevoli volte
quando Gurdjieff parla dell'ipnotismo ai suoi allievi, e nell'opera "Vedute sul mondo
reale" lo troviamo spiegato in modo preciso. Nel capitolo "I diversi tipi di influenze"
presente nel libro "Vedute sul mondo reale", tratto da una conferenza tenuta da
Gurdjieff il 24 febbraio del 1924 a New York, viene spiegata l'importanza dei legami
fra i centri, i quali permettono l'osservazione reciproca fra i centri. Gurdjieff spiega
che coscienza, memoria e capacità critica si verificano nel momento in cui un centro
ne osserva un altro, cosa che non accade quasi mai. Arrivati a questo punto avrete
capito teoricamente in cosa consiste la "contemplazione" di cui parla Gurdjieff, e
avrete anche compreso che le terminologie possono cambiare, tuttavia, l'essenza della
pratica resta immutata. Quest'insegnamenti vengono ancora praticati nell'esicasmo
del cristianesimo ortodosso sul Monte Athos. Questi monaci praticano la stessa
contemplazione di cui parla Gurdjieff, solo che utilizzano una tecnica differente ma
che ha lo stesso scopo di creare un'unità fra i differenti cervelli. Attraverso l'orazione
di una frase o preghiera si presta la massima attenzione al significato di ciascuna
parola, a tal punto da far partecipare persino il corpo stesso alla preghiera, oltre che al
sentimento e alla mente. Lo scopo di questa pratica è quella di ottenere l'unità tra
mente, sentimento e corpo. Come potete apprendere, dunque, si tratta dello stesso
scopo che si cerca di raggiungere attraverso i metodi di Gurdjieff che abbiamo
trattato in quest'articolo. Se a questo punto, avete realmente afferrato tutto ciò che
abbiamo detto, vi saranno facilmente chiare molte altre cose, e cioè del perché la
prima regola dell'istituto di Gurdjieff è "Non credere a nulla senza averlo
sperimentato personalmente", di come siano errate tutte le teorie moderne esistenti
sull'ipnotismo, di come siano fondamentalmente sbagliate tutte le idee della
psicologia ordinaria, di come sia perfettamente inutile recitare un mantra o una
preghiera senza considerare quale scopo fondamentale il raggiungimento dell'unità
fra i tre cervelli, al fine di arrivare a realizzare quello stato che viene chiamato: "Tutti
i cervelli risvegliati". Nel libro "Frammenti di un insegnamento sconosciuto",
Gurdjieff parla esplicitamente di queste tecniche ancora oggi vive fra i monaci del
Monte Athos, e che venivano praticate nelle “scuole di ripetizione” in Egitto molto
tempo prima della nascita di Cristo, quando l'Egitto era ancora una terra rigogliosa e
senza deserto.
Come sviluppare il discernimento contro i ciarlatani

La storia si ripete e, ieri come oggi, i ciarlatani proliferano. La causa principale di


questo proliferare di ciarlatani è l'assenza nell'uomo di qualsiasi spirito critico. Il
numero di ciarlatani è notevole, la lista di questi sciacalli che mangiano sulla
stupidità altrui è immensa. Tutti gli ingenui addormentati e parecchio suggestionabili,
cadono nel vortice del culto della personalità, all'opposto, dunque, di una reale pratica
interiore. Solange Claustres, un'allieva molto vicina a Gurdjieff, metteva in guardia
da questi personaggi o associazioni che, sfruttando le idee del maestro, avevano
solamente scopi commerciali e di soddisfacimento del proprio egoismo, e
conducevano una pseudo-pratica interiore con risultati nocivi per l'ingenuo
ricercatore. Altri ingenui, in buona o cattiva fede, hanno fornito indicazioni sulle
caratteristiche comuni tipiche dei ciarlatani, nell'ingenua convinzione che ciò sarebbe
stato utile a permettervi di non cadere vittime della loro astuzia. Tuttavia, in questo
modo si manca nuovamente l'essenza di tutta la faccenda. Il cuore del discorso non è
credere a ciò che sto scrivendo oppure a ciò che dicono gli altri, ma comprendere
come sviluppare il discernimento, affinché abbiate voi stessi una luce personale che
vi eviterà di cadere in errore. Per questa ragione la prima regola nella scuola di
Gurdjieff era "non credere a niente". Adesso capiremo brevemente i motivi di tutto
ciò. E' necessario comprendere che gli esperimenti condotti nell'ipnotismo hanno
mostrato che quando un centro o cervello resta isolato, esso crede a tutto, crede a
qualsiasi cosa gli viene detta. La peculiarità del funzionamento isolato di un cervello
è di credere a tutto ciò che gli viene detto. Lo spirito critico nasce nel momento in cui
un centro, ad esempio quello intellettuale, ne osserva un altro. Quando osservate tutti
quegli ingenui che credono a tutto ed imbottiscono così le tasche di quei furbastri
ciarlatani, quella è la prova che in loro il funzionamento simultaneo dei centri è
disattivato. Il loro funzionamento è unicerebrale, non c'è l'attività di un cervello che
osserva e critica le percezioni di un altro cervello. Il raggiungimento del
discernimento, dello spirito critico, avviene nel momento in cui il funzionamento dei
cervelli è simultaneo. In questo modo i cervelli si osservano a vicenda e si criticano
l'un l'altro. Da questo funzionamento contemporaneo dei cervelli nasce il
discernimento, lo spirito critico, la coscienza e la consapevolezza. Per questa ragione,
dovete comprendere che affinché in voi si crede o non si crede, quella è la prova che i
3 tre centri non stanno lavorando insieme, non c'è legame fra loro, e dunque siete
suggestionabili, siete immersi in un certo grado di sonno ipnotico. Tutti voi avrete
appreso che quando un soggetto è condotto in uno stato ipnotico, è possibile fargli
credere e fargli compiere qualsiasi cosa. Questo accade perché lo stato ipnotico
consiste proprio nel provocare artificialmente uno scollegamento fra i centri. I due
frammenti che seguono potranno fornirvi le basi per comprendere ciò di cui avete
bisogno per avere voi stessi quella luce guida, quella famosa bussola personale che vi
permetterà di orientarvi mentre navigate in alto mare in una notte senza Luna.
La scienza dell'immortalità e il segreto dell'alchimia

L'alchimia, l'astrologia, la taumaturgia e molti altri sistemi di conoscenza, giacciono


ancora oggi nel regno della superstizione e vengono classificati come pseudo-scienze.
La ragione sta nel fatto che con il passare dei secoli si è perduta la chiave per
decifrare la conoscenza presente in queste discipline. In origine, tutte queste pratiche
erano fondate sui principi di una scienza che racchiudeva una conoscenza dell'uomo e
dell'universo notevolmente superiore rispetto alla scienza attuale. Ancora una volta
viene invertito il solito paradigma di considerare un'evoluzione nel campo del sapere
umano che procede dal passato fino ad arrivare all'epoca attuale. In realtà, alcuni
grandi sapienti dell'antichità avevano fatto delle scoperte eccezionali che finite poi
nelle mani della gente comune sono state fraintese e snaturate. Ecco, dunque, le
ragioni che giustificano la reticenza tipica di coloro che possedevano la grande
conoscenza. L'uomo che voleva apprendere questi segreti doveva essere
necessariamente un iniziato, e compiere un lavoro interiore affinché il grado del suo
essere fosse tale da poter ricevere e comprendere una certa conoscenza. Nel momento
in cui questi grandi sapienti del passato si trovarono al cospetto di grandi guerre,
rivoluzioni e cataclismi geologici, si resero conto che la grande conoscenza rischiava
di andare irrimediabilmente perduta a discapito delle generazioni future, e così
decisero che la tradizionale trasmissione orale da iniziato a iniziato non era più
sufficiente. In vista di questa presa di coscienza, decisero di introdurre la grande
conoscenza nelle opere d'arte, nelle danze, nella letteratura, che esattamente come
un'arca di Noè avrebbero preservato i semi della conoscenza dal diluvio della follia
umana, ben consapevoli tuttavia che finendo nel vortice dell'umanità ordinaria si
sarebbe alterata fino a diventare irriconoscibile. Attraverso la tradizione orale
avrebbero continuato a custodire la grande conoscenza e le sue chiavi, mentre per
mezzo di queste “arche di Noè” si sarebbero assicurati della sua preservazione nel
corso dei secoli sempre soggetti all'attività distruttiva dell'uomo e della natura.
L'alchimia dovette subire la stessa sorte nel momento in cui fu gettata nel circolo dei
non iniziati, degli uomini sprovvisti della comprensione adeguata per afferrarne i veri
principi. Da essere inizialmente la scienza della trasmutazione delle sostanze interiori
dell'uomo, una volta finita nelle avide mani dell'uomo comune che vive
perennemente accecato dal suo egoismo, divenne l'arte segreta per trasformare i
metalli in oro, in altre parole, uno strumento immaginario per arricchirsi. La stessa
sorte subirono tutte le altre discipline come l'astrologia, la taumaturgia, e così via.
Adesso è nuovamente facile comprendere la stretta relazione, che numerose volte ho
messo in evidenza in quest'opera, fra la qualità del sapere e la qualità di uomo.
Abbiamo ben appreso le alterazioni che subisce la materia della conoscenza nel
momento in cui passa dalle mani di un certo tipo di uomo ad un altro. E' stato
possibile anche comprendere che la qualità di una certa conoscenza dipende dalle
qualità interiori dell'uomo che l'ha prodotta. Se adesso ci ricordiamo che l'uomo è una
macchina specializzata nella trasformazione di numerose e specifiche materie, ci sarà
anche possibile afferrare per sommi capi i principi sui quali si fondava la scienza
perduta dell'alchimia, ovvero la scienza dell'immortalità. Il segreto dell'alchimia
consisteva nella scoperta che la materia chiamata “sperma”, ossia il risultato finale
delle raffinazioni che la macchina umana riesce a compiere partendo da materie più
grossolane, poteva essere ulteriormente raffinata per creare così all'interno del corpo
fisico, un secondo corpo ad immagine del corpo fisico, tuttavia costituito da materie
molto più sottili e provvisto di tante nuove proprietà, tra cui quella di sopravvivere
alla morte. Gli antichi alchimisti che possedevano ancora la reale conoscenza di
questa scienza, avevano scoperto che la materia dello sperma poteva essere utilizzata
sia per creare un nuovo corpo all'esterno di sé, attraverso l'unione con il principio
passivo femminile, sia per la creazione di un corpo sottile all'interno dello stesso
corpo fisico, per mezzo di speciali tecniche di pratica interiore, al fine di ottenere così
l'immortalità. Era dunque questo il segreto della vera alchimia e del reale significato
racchiuso nelle parole simboliche che riassumevano questo processo: la
trasmutazione dei metalli vili in oro. Tutta la reale conoscenza antica, così come le
numerose pratiche religiose ed esoteriche autentiche non sono altro che “la scienza
dell'immortalità”, e hanno in comune lo stesso identico scopo: la conquista
dell'immortalità.
Oh Santa Verità, prima fra le Muse, perdona, s'io tardai tanto a renderti un omaggio
di te degno: ma il tuo interesse medesimo esigeva forse questa mia circospezione. Lo
splendore della tua luce o si teme, o non si può sopportare. Pochi sono i tuoi veri
amanti; ed in tutto il mondo forse noi siamo i soli qui riuniti in tuo nome. Il fuoco di
Vesta arde a Roma ed in tutta la Grecia; e gravi pene attendono la sacerdotessa
trascurata, che ne lascia estinguere la fiamma. Oh Verità! Dove sono i tuoi altari, i
tuoi sacerdoti? Questa scuola serva a lei di santuario; noi ne saremo i ministri: e
quando ci separeremo, da per tutto con noi ne porteremo le preziose semenze. Molte
se ne perderanno; ma purché germoglino in qualche punto del globo, infruttuose non
saranno le nostre fatiche. Perisca di Pitagora fino il nome, ma resti la Verità.

(Viaggi di Pitagora - Sylvain Maréchal - 1827, 1828)


Bibliografia essenziale in italiano

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Bibliografia essenziale in lingua straniera

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Animal, 1820.

Deleuze Joseph-Philippe-François, Instruction pratique sur le magnétisme animal, 1846.

Deslon Charles, Observations sur le magnétisme animal, 1780.

Mead Richard, A Treatise Concerning the Influence of the Sun and Moon upon Human Bodies and the
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Mesmer Anton Franz, Dissertatio physico-medica de planetarum influxu, Wien, 1766.

Mesmer Anton Franz, Mémoire sur la découverte du magnetisme animal, Paris, 1779.

Mesmer Anton Franz, Mémoire de F. A. Mesmer sur ses découvertes, Paris, 1798 – 1799.

Rapport des Commissaires de la Société Royale de Médecine, Nommés par le roi pour faire l'Examen du
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A. L. de Jussieu, Rapport de l'un des Commissaires Chargés par le Roi de l'Examen du Magnétisme Animal,
1784.

M. P. Foissac, Rapports et discussions de l'Académie Royale de Médecine sur le Magnetisme Animal, 1833.

Egidio Maria Bruno Presta © Copyright 2016