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Origini del Mitraismo: lo Zoroastrismo

Lo Zoroastrismo è una delle più antiche religioni professata ancora


oggi, che prende il nome dal profeta persiano Zarathustra,
oZoroastro (forma grecizzata), vissuto tra il 630 e il 532 a.C. La
tradizione vuole che il giovane Zoroastro, all'età di vent'anni, si ritirò nel
deserto per meditare e lì, in quell'immensità solitaria, cadde in estasi e
gli apparve il dio supremo del Bene, Ahura Mazda, o Ohrmazd. Questi
gli comandò di intraprendere una lotta con il principio del Male,
incarnato nella figura di Angra Mainyu, o Ahriman. Dopo questo
avvenimento, Zoroastro propose una profonda riforma del culto induista,
del quale soprattutto sfoltì drasticamente il numero degli dei. Il nuovo
culto presentava un carattere fortemente dualistico, nel quale tutto ciò
che esiste può essere diviso tra Bene e Male e tutto ciò che accade è il
risultato dell'eterna lotta tra questi due principi. Ciò che oggi
conosciamo del culto originario proviene dall'Avesta, l'insieme dei testi
sacri dello Zoroastrismo composto da 21 libri a carattere non solo
religioso, ma anche cosmogonico, astronomico e, soprattutto,
astrologico. Tra i pochi dei sopravvissuti del pantheon induista,
conservati nel culto zoroastriano, spicca il dio Mitra (o Mithra,
nell'etimologia originale persiana), venerato sin dal 1200 a.C.. Citato
nei Veda, ovvero i testi sacri dell'Induismo, è associato al culto solare, e
veniva venerato come dio dell'onestà, dell'amicizia e dei patti.

Il culto presso l'Impero Romano

Presso gli antichi Romani il culto mitraico cominciò a diffondersi nel I sec.
a.C., importato dalle legioni che tornavano dalle campagne militari
nell'Oriente. Per questo motivo, e per la durezza di alcune delle prove
iniziatiche che l'adepto doveva superare, il culto era prettamente diffuso
tra i militari, ed era comunque aperto ai soli uomini. Durante il III sec. il
culto venne incentivato dagli stessi imperatori, che vi vedevano un
ottimo strumento di propaganda con il quale si assicuravano la fedeltà e
l'impegno in battaglia dei soldati. Durante questo stesso periodo,
tuttavia, il mitraismo cominciava anche a fondersi con il culto del Sol
Invictus, ma, soprattutto, con il nascente culto cristiano, finendo pian
piano soppiantato da questo. In effetti, ciò che oggi conosciamo del
mitraismo lo dobbiamo sia agli scavi archeologici, che hanno portato alla
luce diversi luoghi di culto dedicati a Mitra, sia a quanto riportato dagli
autori cristiani, in una visione chiaramente distorta e tendente a
mostrarne tutti i lati negativi, in quanto esso costituiva un temibile
concorrente da sopprimere. Tuttavia non si può fare a meno di
sottolineare molte similitudini tra i due culti, retaggio comune di culti
ancora più antichi, ma sempre legati alla figura solare.
Il mito

Secondo la dottrina base del mitraismo, Mitra era un dio nato da una
roccia e destinato ad assicurare la salvezza del mondo. Per fare ciò fu
comandato dal dio Sole (per mezzo di un corvo) di uccidere un Toro, che
rappresentava la pienezza della vita. Mitra, con l'aiuto di un cane, riesce
a condurre il toro in una caverna, dove lo intrappola. Sollevando la testa
del toro per le narici, il giovane gli pianta il coltello nel fianco e riesce ad
ucciderlo. Dal corpo del toro morente nascono tutte le piante necessarie
per la vita dell'uomo: in particolare il grano, che si genera dal midollo, e
la vite, che nasce dal sangue caduto a terra. Altri due animali
intervengono a sostenere il dio nella sua impresa: sono uno scorpione,
che punge il toro ai testicoli, ed un serpente, che lo morsica. Secondo
un'altra interpretazione, i due animali sono invece inviati dal dio del
male, Ahriman, a contrastare la generazione della natura. Alla fine il dio,
riconciliato con il dio Sole, celebra con lui un banchetto con le carni del
toro ucciso. L'iconografia classica raffigurava Mitra come un giovane
dal berretto frigio, nell'atto di uccidere il toro ("tauroctonia"), ed ai
suoi piedi compaiono spesso gli altri animali che lo aiutarono nella lotta.
Il culto comprendeva sette gradi di iniziazione, ciascuno presieduto
da un pianeta (o dal dio ad esso associato) e simboleggiato da uno o più
emblemi caratteristici che nei cerimoniali veniva portato in mano o
indossato. Nella tabella seguente sono elencati i nomi dei gradi, il
pianeta e gli emblemi ad essi associati:

Grado Pianeta Emblema


Corax (Corvo) Mercurio Coppa, caduceo, corvo
Nymphus (Ninfo) Venere Diadema, lampada, serpe
Miles (Soldato) Marte Elmetto, lancia, borsa da vi
Leo (Leone) Giove Fulmini, sistro, pala da fuo
Perses (Persiano) Luna Spada persiana, falce, lu
Heliodromos (Corriere del Sole) Sole Corona solare, torcia, fru
Pater (Padre) Saturno Patera, asta, berretto frig

Interessante, dal punto di vista simbolico, il rituale di iniziazione che


spettava al primo grado, il Corvo. Secondo alcune tradizioni, infatti, il
recipendiario doveva resistere al doppio rito dell'acqua (immersione in
una vasca di acqua gelata) e del fuoco (attraversamento di un fuoco o di
una lastra bollente). Questi riti dovevano costituire una sorte di morte
mistica dell'iniziato alla vecchia vita, per rinascere nella nuova come
seguace di Mitra. Il corvo è di colore nero e l'adepto indossava una
tunica di questo colore: non è altro che il tema universale e simbolico
della nigredo alchemica che si ritrova più o meno invariato in ciascun
culto a carattere iniziatico. A seguire, la fase al bianco, o albedo: nel
culto mitraico essa è rappresentata dal grado del Ninfo, il vergine
fanciullo. Per superare la prova d'ammissione l'adepto doveva togliersi la
veste nera e rimanere completamente nudo davanti tutti gli altri, per poi
essere rivestito di una veste candida, a simboleggiare la sua condizione
di rinascita. Secondo alcuni, le prove successive erano più miti, soltanto
a carattere simbolico (per passare al grado di Leo, ad esempio, ci si
doveva semplicemente cospargersi la bocca di miele); per altri invece
erano prove sempre più complicate volte a dimostrare il valore come
guerriero. Di fatto, i primi tre gradi erano accessibili a tutti mentre quelli
successivi erano alla portata di pochi. L'ultimo grado, quello di Padre, era
riservato a pochissimi eletti e pare che di solito ci si arrivasse più per
raccomandazione piuttosto che per valori reali.

Il mitreo

I misteri di Mitra venivano celebrati in templi sotterranei, costruiti ad


imitazione della caverna nel quale si tramandava che il dio avesse
intrappolato ed ucciso il toro, chiamati mitrei. Il tipico mitreo era una
camera rettangolare sotterranea di circa 25 m x 10, con soffitto a volta,
e poteva contenere fino a 30 persone. Se non era possibile celebrare in
una caverna naturale, il mitreo veniva costruito in edifici chiusi, spesso
destinati originariamente ad altri usi (magazzini, cantine, stalle) adattati
in modo da ricreare l'ambiente di una caverna. Il mitreo poteva avere
un'anticamera nella quale veniva posto il toro nell'attesa di essere
immolato per il banchetto celebrativo, momento culminante di ogni
cerimonia mitraica. All'ingresso erano solitamente poste le statue dei
dueDadofori, cioè i portatori di fiaccole: Cautes e Cautopates,
rappresentati, rispettivamente, con la fiaccola alzata o abbassata,
simboleggianti l'Equinozio di Primavera (quando il giorno prevale sulla
notte), e l'Equinozio d'Autunno (quando la notte si fa più lunga del
giorno). Due stretti e lunghi sedili fiancheggiavano la sala ai due lati,
sopra i quali i partecipanti prendevano posto. Nella parte terminale
prendeva posto l'altare, che spesso era cavo per accogliere una lucerna
al suo interno. L'effetto era quello di diffondere una luce tenue e soffusa
adatta per la celebrazione. Sull'altare era posta una falce di luna
rovesciata, mentre dietro ad esso si trovava generalmente una
raffigurazione della tauroctonia, l'uccisione rituale del toro da parte del
dio Mitra, in bassorilievo oppure dipinta. Alcuni mitrei presentavano al
loro interno una fonte d'acqua per le abluzioni rituali e dei pozzetti per la
raccolta del sangue dell'animale sacrificato.

In Italia sono presenti molti mitrei, anche ben conservati. Se ne trovano


molti a Roma (famosi quello del Circo Massimo, quelli sotto le chiese
di S. Prisca e di S. Clemente, e il mitreo Barberini) e ad Ostia
Antica. Tra gli altri, ricordiamo:
• il Mitreo di Marino (RM)
• il Mitreo di Sutri (VT)
• il Mitreo di Vulci (VT)
• il Mitreo di Duino (TS)
• il Mitreo di Santa Maria Capua Vetere (CE)

Al di sotto della Basilica medievale di San Clemente, situata sul


colle Esquilino, nel cuore della Roma storica, si trovano di versi
ambienti sotterranei, stratificati tra loro, che mostrano la complessa
evoluzione nel corso dei secoli di questa importante chiesa cristiana.
Sotto la chiesa attuale, che risale al XII sec., si trovano infatti gli
ambienti della basilica paleocristiana, che venne realizzata alla fine
del IV sec.. Questa, a sua volta, si sviluppa al di sopra di un altro livello
preesistente, costituito da diversi ambienti con mura in opus
reticulatum e volte a botte, probabilmente antiche case patrizie di epoca
imperiale.

In quello che probabilmente era il cortile di una di queste case venne


ricavato, intorno alla prima metà del III sec., un tempio per ilculto del
dio Mitra: le porte laterali che davano all'esterno vennero chiuse e il
soffitto venne chiuso con una volta a botte, che venne successivamente
decorata con delle stelle con il simbolismo tipico del culto di Mitra. Il
complesso è costituito da altri due ambienti laterali, che probabilmente
svolgevano la funzione di vestibolo e di "schola mitraica".

Ai lati della sala vennero creati i due banconi laterali, che lasciano al
culto uno stretto corridoio centrale, che veniva percorso dagli adepti in
processione rituale. In fondo alla sala si trova l'altare mitraico, ancora
presente, di forma parallelepipeda con sculture su ognuno dei lati.

Altare presso il mitreo di San Clemente (replica)


Veduta frontale (tauroctonia) e vedute laterali (Cautes e
Cautopates)

Una replica di questo altare è posta al centro di una delle sale della
basilica paleocristiana al livello superiore. Osserviamolo meglio: su una
delle sue facce, quella che possiamo considerare "principale", è
raffigurato il dio Mitra nell'atto di uccidere il toro ("tauroctonia") e si
riescono a distinguere, alla base della scena, i tre animali che
partecipano all'azione: il cane, il serpente e loscorpione. Ai lati,
invece, stanno i due Dadofori: Cautes, sul lato destro, e Cautopates, su
quello sinistro. Interessante, poi, la figura che si trova sul retro
dell'altare, un serpente gigantesco che attraversa come un'onda l'altare
in tutta la sua altezza.

Altare di Mitra
(vista posteriore)

Il serpente è rappresentativo di uno dei sette gradi d'iniziazione: il


secondo, il "Ninfo", o "Crisalide", secondo l'associazione di idee che vede
nella trasformazione del bruco in farfalla la metafora della
trasformazione dell'iniziato nel passaggio dalla morte – il nero Corvo del
grado precedente – alla Rinascita, una metafora che troviamo anche in
natura con la mutazione del serpente che cambia completamente la sua
pelle. Esso ha però un'importanza particolare, perché viene spesso
messo in risalto tra gli altri simboli associati al culto (si veda, ad
esempio, il "Mitreo dei Serpenti" presso gli scavi di Ostia Antica). Da
un punto di vista più esoterico, il serpente è anche un potente simbolo
delle correnti di energie telluriche che caratterizzano certi luoghi,
specialmente se sotterranei (come lo erano, appunto, i templi mitraici) e
se in presenza di corsi d'acqua. Camminando lungo il terzo livello
sotterraneo della Basilica, si sente ovunque lo scroscio dell'acqua che
sembra correre attraverso le pareti e sotto il pavimento. In effetti, è
proprio così: una sorgente sotterranea, visibile sollevando una lastra
pietra in uno degli ambienti adiacenti al mitreo, riversa copiosamente
acqua, che viene incanalata in una conduttura per unirsi alle altre acque
della città, uno dei tanti canali sotterranei di Roma che conferiscono, a
questo luogo in particolare, una speciale valenza tellurica. È soltanto un
caso?

Scavi di San Clemente[modifica | modifica wikitesto]


Muri in grossi blocchi di tufo
Al di sotto della basilica inferiore di San Clemente si trovano varie strutture
romane. I resti più antichi sono quelli di un edificio a base rettangolare
composti da muri in grossi blocchi di tufo. Il lato breve misurava 29,60 metri,
mentre quello lungo, oltre una serie di piccoli ambienti, non è completamente
scavato. Queste stanze, che si allineano sul muro esterno, sono larghe 4,30
metri e coperte da volta a botte in opera reticolata intervallata
da laterizi (opera mista); nel senso della lunghezza sono tagliate dal muro di
sostegno degli edifici soprastanti. In base alla tecnica edilizia questo edificio è
databile all'inizio del I secolo a.C., prima del grande incendio del 64. Per Filippo
Coarelli, queste stanze potrebbe essere una zecca, edificata dopo l'incendio
della zecca del Campidoglio nell'anno 80.

Alla seconda metà del II secolo d.C. risale una seconda abitazione, posta alla
spalle della prima, della quale non si conosce l'ingresso. In quello che era il
pianterreno si contano quattro file di stanze, due delle quali hanno la volta
decorata da stucchi; quattro sono anche i corridoi che circondano un cortile
interno; uno scalone porta al piano superiore del quale resta solo il muro
orientale e qualche parete. Forse il pian terreno era già a un livello sotterraneo,
per cui l'ingresso forse si trovava al primo piano, come sembra suggerire anche
la presenza della volta a botte nell'edificio di tufo, che sorreggeva il pavimento
a questo livello.

Il Mitreo[modifica | modifica wikitesto]

Nel secondo quarto del III secolo il cortile della casa di epoca imperiale venne
trasformato in mitreo: furono allora chiuse le porte che vi si affacciavano e
venne creata una volta a botte col soffitto decorato da stelle, alludendo alla
simbologia del mitraismo. In fondo venne creata una nicchia dove si trovava la
statua del dio Mitra e venne collocato l'altare, ancora presente, con
il Tauroctonia(il dio Mitra uccide il toro)) sul lato principale e i dadofori Cautes e
Cautopates sui lati. Lungo le pareti si trovano i consueti banconi in muratura
dove sedevano i fedeli.

Verso la basilica[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 250 e il 275 si modificò quello che era il piano superiore, costruendo un
edificio in laterizio che sul lato nord sfruttava le costruzioni più antiche. Non
sono presenti muri divisori, quindi si trattava di una grande sala divisa in due o
tre navate e con varie aperture laterali che conducevano all'esterno (anche se
non direttamente sulla strada) o ad altri vani. Forse si tratta del
primitivo titulus di San Clemente, citato nelle fonti. Nel corso del IV secolo
l'aula venne trasformata nella basilica inferiore, ancora oggi visibile, creando
un'abside, ponendo le due file di colonne, rifacendo le aperture finestrate e
aggiungendo un portico esterno e alcune stanze di servizio, forse i pastoforia.
Le proporzioni di larghezza notevole rispetto all'altezza fanno propendere per
una datazione alta della basilica, al IV secolo, che sarebbe così la più antica
basilica cristiana a tre navate conservatasi.
LE ORIGINI

Le origini e pure il significato del culto mitraico nell'impero romano sono


controverse. Ed ecco le varie ipotesi:

Per alcuni è la trasposizione del culto persiano di Mitra, una delle divinità della
triade Ahura Mazda, Anahita, e Mitra. L'iscrizione rinvenuta a Susa di Artaserse II
Mnemone (404-358 a.c.) dimostra che non tutti i re Achemenidi seguirono il culto
ufficiale del Zoroastrismo come Dario:
Artaxerxes il Grande Re dice: per il favore di Ahura Mazda, Anahita, e Mitra, ho
costruito questo palazzo. Possano Ahuramazda, Anahita, e Mitra proteggermi da
ogni male, e possa ciò che ho costruito non cadere in rovina né essere
danneggiato ."

Ahura Mazda è in genere considerato il Dio creatore, Anahita, ex Grande Madre, è


la Dea della natura che fa crescere le piante e nutre le creature, Mitra è il Dio che
distrugge permettendo il nuovo ciclo. Forse questo ha fatto di lui un Dio dei
guerrieri.
Tuttavia Zoroastro era un monoteista e per lui Ahura Mazda era l'unico Dio. Dario
il Grande fu ugualmente rigido nel monoteismo ufficiale del suo regno: al di fuori
di Ahura Mazda nessun Dio è menzionato nelle numerose iscrizioni del VI secolo
a.c. rinvenute.

2) Per altri deriva dalla scoperta della "precessione degli equinozi" da parte di
Ipparco di Nicea, dove Mitra sarebbe la potenza celeste che causa il fenomeno.
Ma non si adora un Dio sulla "precessione degli equinozi" che pochi sanno cosa
sia.

3) Per altri Mitra affronta il Dio Sole e lo sconfigge. Il Sole allora stringe un patto
di alleanza col Dio donandogli la corona raggiata. In un'altra impresa, Mitra
cattura il Toro e lo conduce in una caverna. Ma il Toro fugge e il Sole, memore del
patto, manda al Dio un corvo messaggero con il consiglio di ucciderlo. Grazie
all'aiuto di un cane, Mitra raggiunge il Toro, lo afferra per le froge e gli pianta un
coltello nel fianco.
Dal corpo del toro nascono tutte le piante benefiche per l'uomo, dal midollo
nasce il grano e dal sangue la vite. Ma Ahriman Dio del Male, invia un serpente e
uno scorpione per contrastare questa profusione di vita. Lo scorpione cerca di
ferire i testicoli del toro mentre il serpente ne beve il sangue, ma invano. Alla fine
il Toro ascende alla Luna dando così origine a tutte le specie animali. Così, Mitra e
il Sole suggellano la vittoria con un pasto che rimarrà nel culto sotto il nome di
agape.

4) Un'interpretazione del mito di tipo astronomico, proposta da David Ulansey,


osserva che tutti i personaggi che compaiono nel mito corrispondono a
costellazioni: Mitra sarebbe associato con Perseo, la cui costellazione si trova al di
sopra di quella del Toro. Ma anche questo non giustifica un mito. E' come asserire
che Cristo coi 12 apostoli sia un'allegoria del sole e le 12 costellazioni.

5) Un bronzo di Mitra, che emerge da un anello zodiacale a forma di uovo, trovato


in un mitreo lungo il Vallo di Adriano, ed un'iscrizione a Roma, lasciano supporre
che Mitra possa essere stato visto come il dio-creatore orfico Phanes che emerse
dall'uovo cosmico all'inizio del tempo, dando vita all'universo. Tale visione è
rafforzata da un bassorilievo al Museo Estense di Modena, che mostra Phanes
che esce da un uovo, circondato dai dodici segni dello zodiaco. Ma si sa che il
culto di un Diovaruava da cittò a città, se non da pagus a pagus, visto che non
c'era un'Inquisizione a punire le varianti.

6) Mitra è anche descritto a volte come un uomo nato, o rinato, da una pietra:
Petra genitrix, o Petra Virginis, intorno alla quale è attorcigliato il serpente
Ouroboros. Da cui la tradizione che Mitra sarebbe nato da una vergine. In questo
caso la pietra sarebbe l'onphalos, l'ombelico del mondo, o della Grande Madre
terra, che è la stessa cosa. A preneste infatti c'è un Mitra infante che sta su una
roccia a rombi: l'onphalos a rete di serpente.

7) Secondo lo scrittore Porfirio la caverna descritta nella tauroctonia


rappresenterebbe un'immagine del cosmo, e quindi la roccia sarebbe il cosmo
visto dall'esterno. Un po' come sopra.

8) Secondo alcuni storici, il culto di Mitra potrebbe simboleggiare la forza del Sole
all'uscita dell'Equinozio di Primavera dalla costellazione del Toro verso la
costellazione dell'Ariete, avvenuta nel XIX secolo a.c. La morte del toro genera la
vita e la fecondità dell'universo, il quale essendo pure il segno di Venere, mostra
come l'astro con la sua energia, rigenera la natura. In effetti, in molte
rappresentazioni della tauroctonia (uccisione col toro), la scena comprende anche
i simboli del Sole, della Luna, dei sette pianeti, delle costellazioni zodiacali, dei
venti e delle stagioni. Ma non si diventa Dio dei soldati con un'allegoria
stagionale.

9) Nell'iconografia Mitra è frequentemente associato a Varuna insieme al quale


personifica i due aspetti del cielo, diurno e notturno, nonché l'ordine cosmico e
umano: Varuna punisce i malvagi e i trasgressori, mentre Mitra è protettore della
giustizia e dei patti, del bestiame (cui garantisce buoni pascoli) e degli uomini
giusti. Oltre agli aspetti celesti e solari la sua originaria personalità connessa con
la giustizia assunse anche una connotazione cosmogonica e soteriologica,
mirante cioè alla salvezza dell'uomo.

Il tentativo di identificare il Mitra romano con quello persiano è complicato dal


fatto che non esistono testi o leggende persiane che facciano riferimento a Mitra
che uccide un toro o in relazione con altri animali. Ma esiste un racconto di
Ahriman, Dio del male, in sviluppi popolari dello Zoroastrismo, nel quale uccide
un toro.

Per comprendere il vero significato del culto occorre anzitutto tener presente che
è un Culto Misterico, anche se non fa parte dei Sacri Misteri, da cui però ha forse
attinto. Comunque il culto mediterraneo è totalmente diverso dal persiano, a cui
mancano le connotazioni proncipali del Mitra italico, non uccide il toro, non ne ha
gli attrubuti dei vari animali, non ha la valenza del Sole.

LA STORIA

Un possibile legame tra la Persia e Roma, potrebbero essere stati i regni dei Parti
e del Ponto in Asia Minore, molti dei quali ebbero il nome Mitridate = dono di
Mitra, a cominciare da Mitridate I (morto nel 138 a.c.) e delle armi dei pirati della
Cilicia collegati a Mitridate VI del Ponto. Fu, inoltre, a Pergamo, nel II secolo a.c.,
che scultori Greci iniziarono la produzione di raffigurazioni a bassorilievo di Nike
tauroctona. Anche se il culto di Mitra poco presente nel mondo greco, e confuso
con Apollo - Helios, queste sculture potrebbero far parte del percorso che portò il
Mitra persiano a Roma.

Verso il I sec., lo storico greco Plutarco scrive che i pirati della Cilicia praticavano
riti mitraici intorno al 67 a.c., quando furono deportati da Pompeo in Grecia.
Probabilmente dai primi contatti tra l'esercito romano ed i pirati cilici, il culto del
Mitra persiano, confuso con Ahriman, il Dio che uccise un toro, passò in
occidente, dove è attestato solo dal secolo successivo.
Il Mitraismo dilagò a Roma con il ritorno delle legioni dall'Oriente nel I secolo a.c.
Come Dio delle armi e campione degli eroi, Mitra attrasse i soldati romani, che
portarono il suo culto in Iberia, Britannia, e Dacia.

Le testimonianze del culto romano di Mitra iniziano dai soldati romani del presidio
di Carnuntum sul Danubio, nella provincia romana della Pannonia superiore.
Questi soldati combatterono contro i Parti e nelle rivolte a Gerusalemme dal 60 al
70 d.c. Ritornati in patria, riportarono il culto di Mitra, probabilmente nel 71 o 72.
Ne fanno menzione sia Stazio che Plutarco. Ma Nel 66 d.c. giunse a Roma il re
armeno Tiridate, accompagnato da un folto gruppo di maghi e sacerdoti, legati al
culto di Mitra e Nerone fu iniziato ai misteri mitraici.

Intorno al II sec. d.c. il Mitraismo si propagò nell'esercito romano, anche tra


commercianti e schiavi. Le frontiere germaniche ne hanno molte testimonianze
archeologiche, molti oggetti cultuali sono emersi in scavi archeologici dalla
Romania al Vallo di Adriano. Nell'Inghilterra settentrionale sono stati identificati
tre mitrei a Housesteads, Carrawburgh and Rudchester. A Londra è emerso un
tempio mitraico in un insediamento fortificato romano. Altri mitrei sono stati
trovati lungo il Danubio ed il Reno, nella provincia di Dacia, come anche in
Numidia nel nord Africa.

Gli imperatori romani nel III sec. incoraggiarono il Mitraismo, per il supporto che
offriva all'esercito, a Roma e alla loro autorità. Dal tempo di Commodo, che
partecipò ai misteri mitriaci, seguaci del culto si trovavano in tutte le classi della
società.
L'importanza del culto nella città di Roma, e nel resto d'Italia, è testimoniata
dall'abbondanza dei resti monumentali. Solo a Roma più di 75 statue, 100
iscrizioni mitraiche, oltre a resti di templi ed altari in ogni parte della città e nel
suburbio.

Nel III secolo, il culto di Helios e Mitra iniziarono a fondersi nel culto del Sol
Invictus; nel 274 l'imperatore Aureliano (la cui madre era una sacerdotessa del
Sole) rese ufficiale il culto costruendogli un nuovo tempio e dedicandogli un
nuovo corpo di sacerdoti (pontifices solis invicti): l'imperatore attribuì al Dio le
sue vittorie in Oriente.

Poco dopo l'Impero romano perse la Dacia e le invasioni dei popoli del nord
distrussero molti templi lungo la frontiera dell'Impero, la principale roccaforte del
culto. La diffusione del Cristianesimo all'interno dell'Impero, sostenuta dal favore
di Costantino, contribuì alla caduta, nonostante ne assorbirono parecchie
caratteristiche e rituali.

L'imperatore Giuliano, iniziato ai misteri motriaci, cercò di restaurare il culto e di


limitare l'avanzata del cristianesimo, e l'usurpazione di Flavio Eugenio fece
altrettanto, ma il decreto stilato da Teodosio nel 391, che vietava qualsiasi culto
non cristiano, sancì la fine del Mitraismo. Tarde sopravvivenze del culto mitriaco
si possono trovare fino al V secolo in alcuni luoghi delle Alpi e nelle regioni
orientali. La religione cristiana avversò il mitraismo come il concorrente più
pericoloso e a Roma, sopra i mitrei saccheggiati e distrutti, eresse chiese e
basiliche.

IL MITO

Secondo una leggenda, Mitra sarebbe nato da una pietra, dalla quale sarebbe
uscito armato di una daga in una mano, una fiaccola nell'altra e con un berretto
frigio sul capo. Un'altra leggenda narra che il Dio decide di venire al mondo
incarnandosi nel ventre di una vergine, e vede la luce in una grotta. Per un altro
mito nasce da una roccia con una fiaccola e un coltello fra le mani e con un colpo
di freccia fa scaturire l'acqua da una roccia. I festeggiamenti per la sua nascita
avvenivano il 25 dicembre. La Chiesa ha accettato solo nel IV secolo, nel 335 d.c.,
questa data come nascita di Cristo, per sovrapporla a quella di Mitra.

La sua prima azione è di soggiogare il Sole, per poi accordarsi con lui e ricevere
in dono una corona luminosa. Cattura poi un toro, portandolo nella sua grotta e
superando tutta una serie di difficoltà, causate da un serpente e da uno
scorpione, inviati dal dio maligno Ahriman; dal corpo del toro, una volta sgozzato,
vengono emanate tutte le piante salutari, in particolare la vite dal suo sangue e il
grano dal suo midollo; dal suo seme sarebbero invece nati tutti gli animali utili
all'uomo. Al termine del suo operato, con l'aiuto del Sole, Mitra sarebbe assurto in
cielo a 33 anni, da dove continuerebbe a proteggere gli esseri umani.

L' ICONOGRAFIA

In ogni tempio romano dedicato a Mitra c'è il Dio nell'atto di sgozzare il toro
sacro. E' raffigurato come un giovane con cappello frigio, una corta tunica che
s'allarga sull'orlo, pantaloni e mantello che gli sventola alle spalle. Mitra afferra il
toro con forza, portandogli la testa all'indietro mentre lo colpisce al collo con la
sua corta spada.
La raffigurazione di Mitra è spesso mostrata in un angolo diagonale, col volto
girato. Un serpente ed un cane corredano la scena, a volte raffigurate sul
piedistallo della statua, mentre uno scorpione cerca di ferire i testicoli del toro.
In un rilievo conswervato a Modena Il Dio Mitra appare come una identificazione
di Zeus, Elios, Phanes e Mitra.

Nella raffigurazione oltre a Mitra, il Toro, ci sono il Sole, la Luna, il serpente, lo


scorpione, il cane e il corvo.
Spesso Mitra sta insieme a due personaggi, i dadofori o portatori di fiaccole: i loro
nomi erano Cautes e Cautopates. Il primo porta la fiaccola alzata, l'altro
abbassata. Chi raggiungeva il grado più elevato, quello di Pater (che è lo stesso
appellativo con cui ci si rivolge ad un sacerdote cristiano), era colui che officiava i
riti, il rappresentante della divinità in terra, con berretto e vestito rossi (come i
cardinali) ed aveva un bastone da pastore con la punta ricurva (il pastorale). Ben
presto i primi cristiani avrebbero iniziato a considerare il mitraismo un
"travisamento satanico dei riti più sacri della loro religione", perseguitandolo
aspramente.

In altre iconografie viene rappresentato nascente da una roccia, generato sulle


sponde di un fiume all'ombra di un albero sacro, secondo il mito.

IL CULTO

Il culto di Mitra attirò l'attenzione del mondo romano soprattutto per le sue
concezioni misteriosofiche, che ruotavano intorno all'idea di un perfezionamento
dell'anima attraverso le sette sfere planetarie. Secondo alcuni questo
comporterebbe una sopravvivenza dell'anima dopo la morte, paragonandola ai
Misteri Eleusini, che però, a quel che si sa, non promettevano la sopravvivenza
ma solo il superamento della paura della morte, ricusando qualsiasi fede negli
Dei, presuppoasto necessario di qualsiasi fede di sopravvivenza.
Il culto escludeva le donne e fu praticato soprattutto dai militari e, in parte, da
politici e amministratori.
Essendo una religione misterica di iniziazione, al pari dei misteri eleusini, il
Mitraismo non diede luogo alla diffusione di un corpo di scritture rivelate e anche
i suoi rituali erano tenuti segreti e riservati agli iniziati.
L'agape era il banchetto rituale che si teneva solitamente in una stanza specifica
del mitreo. In genere era a base di vino, acqua e pane, secondo uno schema
molto simile a quello dell'eucarestia dei primi Cristiani. Al contrario di quello
cristiano, il culto mitriaco era un culto per iniziati, per cui il contenuto dottrinale
del mitraismo, quindi, è quasi esclusivamente il prodotto di interpretazioni
moderne.

IL PERCORSO INIZIATICO

Malgrado Mitra fosse una divinità solare, i mitrei, templi in cui i suoi riti venivano
officiati, erano sotterranei. Il perchè si può capire entrando nel Mitreo pubblico di
Ostia, il più grande. Si entra in completa penombra in un cunicolo che conduce in
una prima stanza dove c'è una vasca rettangolare, forse dove l'iniziato riceveva
dall'alto il sangue del toro sgozzato. Il sacrificio al piano di sopra è attestato dal
mitreo di Sutri dove ci sono i buchi nella roccia creati appositamente tra i due
piani. Il percorso continua in un cunicilo sempre buio finchè un raggio di luce
quasi accecante colpisce gli occhi ormai abituati al buio. Nella stanza successiva
appare la statua di Mitra, bello e giovane, che riene alzato il capo del toro mentre
con l'altra mano alza un gladio a sgozzarlo. La luce piove dall'alto in una finestra
sopra Mitra e la volta ha le tracce dei pianeti. Sul basamento sono scolpiti un
serpente e uno scorpione.

Nel mitreo di Ostia delle 7 sfere troviamo:

Nel mosaico del pavimento le sette porte descritte da Celso, davanti al primo
ingresso un pugnale.
Nella cornice troviamo i segni zodiacali, a partire dall'alto a sinistra con Ariete,
Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine. Procedendo da destra verso l'alto: Bilancia,
Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario, Pesci.
Sulle pareti sono raffigurati gli Dei planetari. A sinistra: sul dietro Giove, nel
mezzo Mercurio, davanti la Luna; a destra Marte, in mezzo Venere, dietro
Saturno.
Sulle pareti di sostegno sono raffigurato Cautes e Cautopates.

I MITREI

Il centro del culto e di incontro dei seguaci era il mitreo, una cavità o caverna
naturale adattata, o un edificio che imitava una caverna. I mitrei erano luoghi
tenebrosi e privi di finestre, anche quando non erano collocati in luoghi
sotterranei. Quando possibile, il mitreo era costruito all'interno o al di sotto di un
edificio esistente. Il sito di un mitreo può essere anche identificato dalla sua
entrata separata o vestibolo, la sua caverna a forma di rettangolo, chiamata
spelaeum o spelunca, con due panchine lungo le mura laterali per il banchetto
rituale, ed il suo santuario all'estremità, spesso in una nicchia, prima del quale vi
era l'altare. Sul soffitto in genere era dipinto un cielo stellato con la riproduzione
dello zodiaco e dei pianeti.

I mitrei erano di dimensioni modeste; il servizio di culto, che terminava in un


banchetto comune, era officiato da una piccola comunità, solitamente formata da
poche dozzine di persone.Monumenti mitriaci sono a Tivoli, Anzio, Napoli, Milano.

Due sono le leggende sulla sua nascita, accomunate da uno stesso fine cioè,
sconfiggere il male salvando così il genere umano. La prima lo vuole nato da una
pietra dalla quale sarebbe uscito armato di una daga e con una fiaccola in mano;
la seconda, parla invece di una vergine che partorì la divinità in una grotta.

Mitra viene raffigurato nell’atto di sacrificare un toro, la cui morte genera


la vita e la fecondità dell’universo. Simboleggia inoltre, la forza del Sole
quando entra nel segno zodiacale del Toro, il quale essendo pure il segno di
Venere, mostra come l’astro con la sua energia, rigeneri la natura. Altre
elementi simbolici che lo accompagnano sempre, nelle numerose raffigurazioni
sono: il cane, il serpente, lo scorpione, il corvo e le spighe del grano.
La divinità è accompagnata da due personaggi detti dadofori o portatori di
fiaccole; l’una tenuta alzata a rappresentare il ciclo solare (alba-
tramonto) e il calore luminoso della vita, l’altra, abbassata, il freddo
gelido della morte; Mitra e i dadofori si uniscono in un'unica divinità: il triplice
Mitra.
La cisterna: nel Mitraismo l'acqua svolgeva un ruolo purificatorio importante; per
questo nelle vicinanze del santuario vi era spesso una sorgente naturale o
artificiale.

Si trattava di una cavità o caverna naturale adattata, di preferenza già utilizzata


da precedenti culti religiosi locali, oppure di un edificio artificiale che imitava una
caverna. Anche quando non erano collocati in luoghi sotterranei, i mitrei erano
luoghi tenebrosi e privi di finestre. Quando possibile, il mitreo era costruito
all'interno o al di sotto di un edificio esistente. Il sito di un mitreo può essere
anche identificato dalla sua entrata separata o vestibolo, la sua caverna a forma
di rettangolo, chiamata spelaeum o spelunca, con due panchine lungo le mura
laterali per il banchetto rituale, detto anche agape, ed il suo santuario
all'estremità, spesso collocato in una nicchia, prima del quale era posto l'altare.

Sul soffitto era dipinto in genere un cielo stellato con la riproduzione dello
zodiaco e dei pianeti. Ai lati di Mitra, all'inizio dei due banconi, due
parallelepipedi, di cui uno, o forse ambedue, con una piramide triangolare sopra.

In altri templi la descrizione è questa:


Si accedeva ad una prima stanza, l’"aedes", dove vi era l’altare e
la statua di Mitra. In questo luogo potevano essere ammessi pure i profani, per
assistere al sacrificio del toro, mentre l’altro ambiente, lo "spelaeum",
era riservato ai soli iniziati. Quest’ultimo era adornato di pomici, mosaici
e di undici pozzi: quattro più grandi a forma di tronco di piramide e sette piccoli
in guisa di tronco di cono. Il soffitto aveva la volta a sesto ribassato, mentre le
mura erano dipinte di rosso. Lungo le pareti della sala vi erano due banconi e sul
fondo, ad ovest, si trovava un altare ornato dall’immagine di Mitra che
immola il toro e da quelle dei dadofori. "

I mitrei, così diversi dai grandi edifici templari dedicati alle divinità dei culti
pubblici, si distinguevano anche per il fatto di essere di dimensioni modeste; il
servizio di culto, che terminava in un banchetto comune, era officiato da una
piccola comunità, solitamente formata da qualche dozzina di persone. In alcuni
casi è presente una cella al di sotto della sala principale, chiamata fossa
"sanguinis", collegata ad essa tramite un sistema di tubature che servivano con
tutta probabilità ad una sorta di battesimo, officiato attraverso un'abluzione nel
sangue del toro sacrificato.

Mitrei di Roma:

Mitreo di San Clemente


Mitreo Barberini (con tauroctonia affrescata)
Mitreo delle Terme di Caracalla
Mitreo di Santa Prisca
Mitreo del Circo Massimo
Mitreo di Sutri( Viterbo)
Mitrei di Napoli:

Mitreo nella Crypta Neapolitana (Grotta di Pozzuoli a Posillipo) (ipotesi)


Mitreo nell'Antro di Mitra a Pizzofalcone (ipotesi)
Mitreo nell'area archeologica del Carminiello ai Mannesi
Mitrei di Ostia:
Mitreo delle 7 sfere
Mitreo degli animali
Mitreo delle 7 porte
Mitreo di Felicissimo
Mitreo delle Terme
Mitreo delle Pareti Dipinte
Mitreo del Palazzo Imperiale
Mitreo della Planta Pedis
Mitreo dei Serpenti
Mitreo di Lucrezio Menandro
Mitreo della Casa di Diana
Altri mitrei:
Mitreo di Vulci
Mitreo di Sutri
Mitreo di Duino
Mitreo di Marino (con tauroctonia affrescata)
Mitreo di Santa Maria Capua Vetere (con tauroctonia affrescata)

Mitreo di Marino

Il mitreo di Marino si presenta come una galleria stretta e lunga che in


precedenza era stata utilizzata come cisterna per l’acqua (nelle vicinanze
sono stato trovati altri resti archeologici), infatti le pareti il pavimento e il soffitto
sono ricoperti da uno strato di calce mista a pozzolana e a piccolissimi frammenti
di terracotta, che impedisce all’acqua di uscire.

Lungo le pareti furono praticati dei fori, sia per potervi mettere le lucerne per
l’illuminazione, sia per poter costruire una divisione interna che divideva
gli iniziati in base al grado raggiunto, con due banconi lungo le pareti dove si
sdraiavano i fedeli che in tal modo consumavano il banchetto sacro. Davanti
all’affresco c’è un cippo di peperino con un’iscrizione in
latino Invicto Deo Cresces Actor Alfi Seberi D P (al dio invitto pose come dono
Cresces, amministratore di Alfio Severo).

In Italia si conoscono solo altri due mitrei dipinti, uno a Roma sotto Palazzo
Barberini e uno a S. Maria Capua Vetere in Campania. Al centro
dell’opera c’è Mitra, all’interno di una grotta, vestito col
berretto frigio, una tunica con maniche e calzoni lunghi, tutto di rosso. Sulle
spalle gli volteggia un mantello blu bordato di rosso, che è costellato di stelle, tra
cui spiccano sette pianeti; il Dio ha la testa girata verso il Sole raggiante, dipinto
in alto a sinistra, che lo guarda benevolente ed ha accanto un corvo nero;
all’alto lato è raffigurata la Luna con lo sguardo chino e circondata di luce
riflessa.
Mitra è rappresentato mentre uccide il toro e contemporaneamente rigenera la
Terra, infatti dalla coda dell’animale spuntano spighe di grano. Ai lati due
altri personaggi chiamati dadòfori, portatori di torce, sotto il Sole a sinistra
c’è Càutes con la fiaccola alzata e accesa, sotto la Luna a destra
c’è Cautòpates con la fiaccola abbassata e spenta, la notte.

Altre scene del mito:

Lotta fra Giove e i Giganti, cioè la vittoria contro il Caos e lo stabilirsi


dell’ordine universale.
Saturno (o Oceano) sdraiato
La nascita di Mitra da una roccia.
Mitra cavalca il toro bianco.
Mitra sceso dal toro lo trascina per le zampe posteriori nella grotta dove avverrà
il sacrificio.
Mitra inizia il Sole, inginocchiato davanti a lui, ai suoi misteri.
Le due divinità si stringono la mano destra e divengono alleati.
Mitra fa uscire l’acqua da una roccia tirando con l’arco una
freccia.
</ol>
Due rappresentazioni dei Dadofori sono poste vicino l&#8217;ingresso, in
posizione inversa ai precedenti; a destra c&#8217;è Càutes con la fiaccola
accesa e alzata che rappresenta il sorgere del sole, a sinistra c&#8217;è
Cautòpates con la fiaccola spenta e abbassata.

Mitreo Barberini

Al di sotto dello splendido Palazzo Barberini. Venne costruito in due fasi: la prima
del I secolo dc e la seconda all'inizio del III secolo. Sul fondo della sala, dotata di
seggi laterali, si trova l'affresco dedicato al sacrificio del toro e alle azioni eroiche
della divinità. Sulla fascia superiore, i simboli zodiacali, sovrastati a loro volta da
una rappresentazione di Zurvan Akarana, il Tempo Illimitato: mostro alato con
testa di leone, avvolto dalle spire di un serpente.

Mitreo di S. Clemente

Sotto la chiesa di S. Clemente, in Via S. Giovanni in Laterano, non lontano dal


Colosseo, eretta sulle rovine di costruzioni romane. Die piani sotto la chiesa,
risalente al III secolo d.c. c'è il mitreo. Vi si arriva mediante un'angusto corridoio
scavato nella pietra scabra, come in una grotta. La struttura è formata da un
vestibolo, dove un tempo c'era la statua del cosiddetto Buon Pastore, in realtà il
Dio Mitra che veniva raffigurato coll'ariete o con l'agnello sulle spalle, poi tolto
chissà perchè. Dal vestibolo si passa alla sala coiìn ai lati i banconi di muratura
per gli iniziati, che non ci stavano sdraiati come si racconta, anche perchè non ce
ne sarebbero entrati più di sei in tutto. Al centro, un altare scolpito sui quattro
lati, così come sono scolpite alcune delle pareti. Sul fondo Mitra bambino che
nasce da una roccia, ovvero che sta su un onphalos, la famosa pietra a squame,
caratteristica della Grande Madre poi trasferita ad Apollo.

<span style="color: #990000;">Mitreo alla Navicella

LANCIANI:
Mitreo Alla Navicella, scavato nel mese di maggio 1555 da Girolamo Altieri. I
monumenti tornati in luce in tale occasione sono:
a) base votiva con le immagini delle tre divinità capitoline, e la dedicazione
fattane da M. Modius Agatlio {GIL. VI, 81);
b) simile con &#171; bassorilievi in tutte le facce &#187; e il nome del
medesimo dedicante (ivi 82);
e) epistilio marmoreo di edicola, lungo m. 2,07, grosso m. 0,44, dedicato a Giove
Reduce "&nbsp;<i>prò salute et reditu</i>&nbsp;&#187; dell' imperatore
Massimino nell'anno 235 da Domitius Bassus, centurione de' Frumentarii, e sotto-
comandante dei Peregrini (ivi 428) ;
d) &#171; una tavola marmorea dove di mezzo rilevo è un huomo che ammazza
un toro, et un cane morde il toro; un serpe li punge il ginocchio, uno scorpione i
testicoli. Sono poi a pie' d' uno albero un scorpione, una face, e la testa di un
toro. Dalla parte di dietro è una colomba; di sopra è il sole e la luna con molti altri
vaghi ornamenti. È una delle belle scolture in marmo, che in tutta Roma si vegga.
Vi sono due tavolette marmoree, dove di mezzo rilevo son duo homini (Genii
lampadofori mitriaci) co le faci in mano &#187; (Aldovrandi, p. 281).

Mitreo delle Terme di Caracalla

Incastrato nella fitta rete di sotterranei delle terme, era dotato di diverse sale, tra
cui la principale era quella dedicata al banchetto. Una sala ad un livello ancora
più basso, vicino alla fossa "sanguinis", è in comunicazione tramite una serie di
cunicoli con la sala principale, ed era probabilmente dedicato alle abluzioni
"battesimali" nel sangue dell'animale sacrificato. Vi sono inoltre locali che erano
probabilmente usati come latrine, e sale più piccole che venivano usate come
spogliatoi.

Mitreo del Circo Massimo

In Via dell'Ara Massima di Ercole, a due passi dai Fori Olitorio e Boario e sul lato
opposto della strada rispetto alle rovine del Circo Massimo, si trova il deposito del
Teatro Dell'Opera di Roma; nei suoi sotterranei, sono presenti i resti di un mitreo
risalente al III secolo d.c.. Non è aperto al pubblico: nell'antro regna un buio
pesto, e la stretta scalinata che vi dà accesso è scomoda. All'interno, un'anfora
interrata nel centro della sala, un bassorilievo con la tauroctonia e alcuni simboli
mitraici: il corvo e il cane, lo scorpione e il serpente. Le nicchie che si notano qua
e là sono, purtroppo, omai vuote.

Mitreo di S. Prisca

La piccola chiesa di S. Prisca, risalente almeno al V sec. d.c, venne costruita su


un'antica abitazione patrizia del colle aventino. Da essa si può visitare un piccolo
museo adattato nel ninfeo dell'abitazione romana e, attraverso uno stretto
cunicolo, si accede al mitreo sottostante, riportato alla luce negli anni '40.
E' uno dei pochi a riportare affreschi sulle sue pareti, rappresentanti i sette gradi
d'iniziazione, una processione in onore del Dio, la tauroctonia e una
rappresentazione di Saturno sdraiato.
Nel vestibolo venivano probabilmente uccise le vittime sacrificali, mentre molte
delle decorazioni sono oggi contenute in un'altra sala; sono inoltre presenti un
battistero con rappresentazioni allusive ai segni zodiacali ed una vasca lustrale e
una sala probabilmente dedicata alle iniziazioni.

Una delle raffigurazioni più belle di Mitra si trova in San Miniato, a Firenze, sulla
tomba di un principe della Chiesa, il Cardinale Giacomo di Portogallo (morto nel
1459).

I GRADI

Secondo altre versioni del mito, a ogni grado era associata una porta, una sfera
planetaria, un giorno della settimana e un metallo. Le varie versioni a volte
differiscono per l'associazione dei pianeti. Una molto comune associa alla prima
porta la Luna e l'argento, alla seconda il Mercurio e il ferro, alla terza Venere e lo
stagno, alla quarta il Sole e l'oro, alla quinta Marte e la lega, alla sesta Giove e il
bronzo e alla settima Saturno e il piombo.

<a
href="http://1.bp.blogspot.com/_umhSvWEgx2c/Sta4ESd7SlI/AAAAAAAABZ0/dLOj
LQRYRhk/s1600-h/mitra7.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left;
margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img border="0"
src="http://1.bp.blogspot.com/_umhSvWEgx2c/Sta4ESd7SlI/AAAAAAAABZ0/dLOjL
QRYRhk/s400/mitra7.jpg" /></a>Come in tutte le iniziazioni misteriche la
cerimonia era preceduta dal giuramento di non rivelare il rito. l'iniziato poteva
gradualmente accedere ai sette gradi della gerarchia attraverso prove e
cerimonie. Il loro carattere doveva essere però essenzialmente simbolico ed
incruento come del resto lo stesso sacrificio del toro, punto centrale della liturgia
mitraica, impossibile da eseguire nella maggior parte dei mitrei a causa delle
piccole dimensioni dei locali, ma soprattutto molto costoso e daro che molti non
erano ricchi sicuramente non avrebbero potuto sostenerne il costo.
Non sappiamo pertanto se alle iniziazioni ci fosse davvero un'aspersione di
sangue e soprattutto non sappiamo quale animale, nel caso, venisse sacrificato.

Uno dei motivi centrali del Mitraismo è il mito del sacrificio di un toro sacro,
creato dalla divinità suprema Ahura Mazda, che Mitra uccide nella caverna,
secondo quanto consigliato da un corvo, mandato da Ahura Mazda. In questo
mito, dal corpo del toro morente spuntano piante, animali e tutti i frutti della
terra. La figura del dio aveva anche una valenza di mediatore tra l'Uomo e il Dio
supremo del mondo superiore ed inferiore.

Secondo James Frazer il Mitraismo è una religione misterica che adorava una
divinità che resuscita dopo la morte, comparabile ad Iside o alla Persefone-
Demetra dei misteri eleusini.
Di certo i misteri erano una via iniziarica volta acapire se stessi e il mondo,
superando la paura dell'inevitabile morte, che ai soldati da sempre in compagnia
di questa signora oscura, doveva interessare molto.
Essendo una religione iniziatica e segreta i suoi santuari furono sempre ricavati in
ambienti sotterranei, perchè dal buio della mente può sorgere la luce dell'anima.
Del resto molti santi si sono rifugiati nelle grotte per trovare Dio.

Similitudini col cattolicesimo

La religione di Mitra aveva una comunità strettamente gerarchica, che si


estendeva a tutto l'Impero Romano. Il capo si chiamava Pater patres (padre dei
padri), come il Sommo Sacerdote del culto di Attis e poi il Papa romano. I
Sacerdoti portavano spesso il titolo di Padri; e i fedeli si chiamavano
&#171;Fratelli&#187;, definizione usata anche nel culto di Juppiter Dolichenus, i
cui componenti si chiamavano fratres carissimi.

Il culto mitraico conosceva sette sacramenti, ovvero iniziazioni, nella chiesa i 7


sacramenti iniziati nel XII sec. presso Pietro Lombardo, furono elevati a dogma
nel 1439, durante il Concilio di Ferrara-Firenze.

Il culto di Mitra aveva un Battesimo, una Cresima e una Comunione con pane e
acqua o con acqua e vino, celebrata, come nel Cristianesimo, in memoria
dell'ultima cena del Maestro coi suoi discepoli; le ostie erano poi contrassegnate
da una croce.

Ai Sacerdoti spettava dare i Sacramenti e celebrare del servizio divino


quotidianamente, ma il più importante era quello domenicale (nel dies solis):
l'officiante pronunciava le sacre formule sul pane e sul vino, nei momenti
particolarmente solenni si faceva squillare una campanella e pure canti e musica.
Sugli altari dei templi di Mitra era accesa una sorta di Luce Perenne. I seguaci di
Mitra si richiamavano a una Rivelazione, ponevano un diluvio all'inizio della storia
e un giudizio universale alla fine; credevano nell'immortalità dell'anima e nella
resurrezione della carne. La religione di Mitra perseguiva un rigoroso ideale di
purezza; la castità, la temperanza e l'ascesi erano fra le virtù più alte.

Il Mitraismo, come il Cristianesimo, esercitò dapprima una forte attrazione sui ceti
umili, finché, come al Cristianesimo, anche al culto mitraico si volsero ben presto
le cerchie più influenti della società imperiale romana. Molti signori furono
guadagnati alla nuova fede ad opera dei loro schiavi, proprio come accadde al
Cristianesimo. non era raro il caso in cui le più alte cariche religiose venivano
ricoperte da schiavi come nella Chiesa primitiva.

Fra il III e il II sec. la religione mitraica godette presso la corte del medesimo
prestigio del Cristianesimo: Diocleziano, Galerio e Licinio consacrarono a Mitra,
protettore dell'impero, un tempio a Carnuntum, sul Danubio, e Massimiano gli
innalzò un Mitrèo in Aquileia. I suoi seguaci erano dappertutto, dalla Spagna alla
Britannia, alla Gallia e pure in Scozia. Allora per numero di adepti e per influenza
sembrò sul punto di superare il Cristianesimo, ma come tutti gli altri culti, dovette
soccombere al divieto degli imperatori cattolici.
Istigati dalla Chiesa, già nel II secolo i suoi fedeli vennero perseguitati dai
cristiani, i suoi templi saccheggiati e distrutti, i sacerdoti assassinati
I cristiani innalzarono le loro Chiese sulle rovine degli antichi Dei, una cripta
mitraica pressoché intatta si trova, ad esempio, sotto la chiesa di S. Clemente in
Roma, e l'altare è collocato quasi esattamente sopra quello pagano.

La fede mitraica si mantenne fino al V sec. solo sulle Alpi e sui Vosgi, ma poi fu
eliminata anche qui e quasi totalmente dimenticata fino al XIX secolo.

GRADI D'INIZIAZIONE

Corax (Corvo): associato a Mercurio. Simboli: corvo, cadduceo, ariete,


tartaruga, lira, vaso.
Cryphius o Nymphus (Crisalide): associato a Venere. In questo grado sembra
fosse richiesta la castità. Simboli: serpente, diadema, lucerna.
Miles (Soldato): associato a Marte. Tertulliano ci dice che il candidato doveva
combattere contro un uomo con la spada per conquistare la corona. Il neofita
doveva inginocchiarsi, nudo, bendato e con le mani legate. Veniva poi offerta una
corona sulla punta di una lancia. Una volta incoronato, le corde andavano tagliate
con un solo colpo della lancia e tolta la benda. Rimuoveva poi la corona dalla
testa e la poneva sulla spalla, dicendo: "Mithra è la mia sola corona". Simboli:
scorpione, gambero, elmo, lancia , berretto frigio, bisaccia.
Leo (Leone): associato a Giove, rappresenta il fuoco. Per questo ai leoni non
erano permesso di toccare acqua durante il rituale, ed invece il miele era offerto
all'iniziato per lavare le mani e per ungersi la lingua. I leoni portavano il cibo per
il pasto rituale che era preparato da quelli dei gradi inferiori. Gli impegni dei leoni
includevano il controllo della fiamma dell'altare sacro. Il banchetto rituale,
costituito da pane e vino, rappresentava l'ultima cena di Mithra con i suoi
compagni, prima della sua ascesa al cielo sul carro del Sole. Simboli: cane,
cipresso, alloro, folgore, l'aquila, vespa. "Accipe thuricremos, pater accipe sancte
leones, per quos thura damus, per quos consumimur ipsi." "Accetta
amichevolmente, santo Padre, i Leoni che bruciano l'incenso, attraverso essi noi
spargiamo l'incenso, attraverso essi anche noi finiremo"
Perses (Persiano): Associato alla Luna. Il Persiano è Cautopates, il pastore con
la torcia abbassata. L'iniziato era purificato con il miele, perché era sotto la
protezione della luna. Simboli che appartengono a questo grado: arco, faretra,
bastone, falce di luna, civetta, usignolo, archi, acinace, chivi, brocca, delfino,
treppiede, spiga.
Heliodromus (Heliodromo): Associato al Sole. L' Heliodromo è Cautes, che
solleva la torcia e preannuncia il sorgere del Sole. La nascita della coscienza.
Simboli: corona a sette raggi, torcia, sferza, spiga, globo, gallo, lucertola,
coccodrillo, palma.
Pater (padre): L'ultimo grado, associato a Saturno, la restaurazione mediante
Saturno dell'Erà dell'Oro ....redeunt Saturnia regna. Rappresentante sulla terra di
Mithra, cappello e pantaloni rossi, con un bastone dalla punta ricurva: il
pastorale, il contatto con la Terra. Nel mitreo di S. Prisca il Pater è seduto sul
trono e gli iniziati gli sfilano innanzi.
</ol>

Pur non conoscendone i valori possiamo cercare di decifrare i simboli:

Il corvo è l'uccello nero, presago di morte, è l'Opera al Nero degli alchimisti, è il


buio della mente che non conosce il mondo e se stesso. La scoperta della propria
cecità.
La crisalide è la chiusura dell'iniziato al mondo esterno, preso solo dalla ricerca
interiore.
Il soldato è la capacità di seguire il percorso abbattendo gli ostacoli interiori.
Il leone è il risveglio dell'istinto con consapevolezza.
Il Persiano , il pastore con la torcia in basso, è la consapevolezza dell'inevitabile
morte.
L'Heliodromo , il pastore con la fiacola in alto, è la rinascita dell'essere nuovo,
che ha guardato la morte in faccia e l'ha accettata senza paura.
Il Pater è colui che, come un padre, può insegnare agli altri il percorso per il
semplice fatto che lui l'ha compiuto.