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Vimana, le antiche macchine volanti.

Molti studiosi del fenomeno UFO tendono a sottovalutare un fatto importante che,
anticamente, una o più civiltà aliene abbiano in qualche modo interferito ed interagito
con la nostra.
Ciò che sappiamo circa i veicoli volanti dell’antica India deriva da antiche fonti indiane;
testi scritti che ci sono giunti attraverso i secoli. Non ci sono dubbi sul fatto che molti
di essi siano autentici; molti sono gli stessi antichi testi epici indiani (Veda) e ve ne sono
letteralmente centinaia di questi.
Tuttavia parecchi non sono stati ancora tradotti dal sanscrito all’inglese. L’impero
indiano Ashoka iniziò da una ‘Società segreta di nove uomini sconosciuti': grandi
scienziati indiani che avevano il compito di catalogare molte scienze.
Ashoka tenne segreto il loro lavoro poiché temeva che l’avanzata conoscenza catalogata
da questi uomini, derivata da antiche fonti indiane, potesse essere usata per maligni
intenti di guerra, alla quale egli era fortemente contrario, essendo stato convertito al
Buddhismo dopo aver battuto un rivale d’armi.

La scoperta dei Vimana.


I nove uomini sconosciuti scrissero un totale di nove libri, probabilmente uno a testa.
Il primo libro era “I segreti della gravitazione”, questo libro, noto agli storici ma non
ancora rinvenuto, riguardava essenzialmente con il controllo della gravità. Esso è
presumibilmente da qualche parte, nascosto in segrete biblioteche in India, Tibet o
altrove.
Si può comprendere le ragioni d’Ashoka nel voler tenere nascosti tali segreti.
Ashoka era anche allarmato dalla devastante guerra che, attraverso l’uso di tali veicoli
avanzati e altre ‘futuristiche armi’, aveva annientato l’antico Impero Rama alcune
migliaia di anni prima.

(Un reperto storico sembrerebbe confermare l’esistenza di macchine volanti nell’antichità)


Solo qualche anno fa, un cinese ha scoperto a Lhasa, in Tibet, alcuni testi sanscriti e li
ha mandati all’Università di Chandrigarth per essere tradotti. La Dott.ssa Ruth Reyna
ha recentemente affermato che questi documenti contengono direttive per la
costruzione di navi spaziali interstellari.
Il loro metodo di propulsione, diceva, era ‘anti-gravitazionale’ ed era basato su un
sistema analogo a quello di ‘ laghima’, una forza centrifuga forte abbastanza da
compensare tutte le spinte gravitazionali: Secondo lo Yoga Indù è questo ‘ laghima’ che
permette ad una persona di lievitare.
La Dott.ssa Reyna ha affermato che a bordo di queste macchine, che nel testo erano
chiamate ‘Astras’, gli antichi indiani avrebbero potuto mandare ordini a uomini su
qualsiasi altro pianeta. I manoscritti sostenevano di poter rivelare il segreto di ‘ antima’,
del ‘principio di invisibilità’ e di ‘garima’.
Naturalmente gli scienziati non hanno preso questi testi molto seriamente, ma stanno
diventando più positivi circa il loro valore da quando i cinesi hanno annunciato che
stanno includendo alcune parti di questi dati per lo studio dei loro programmi spaziali.
Questa era la prima prova di un governo che abbia ammesso di compiere ricerche
sull’anti-gravità.
I manoscritti non dicono effettivamente che questi viaggi interplanetari siano mai stati
fatti ma menziona, tra le altre cose, un progetto di viaggio sulla Luna, sebbene non sia
chiaro se questo viaggio sia stato effettivamente portato a termine.
Uno dei grandi testi epici indiani, il Ramayana, riporta tra le righe una storia altamente
dettagliata di un viaggio verso la Luna a bordo di un vimana (o ‘Astras’), ed i dettagli di
una battaglia sulla Luna stessa con un ‘Asvin’ (o nave ‘Atlantidea’). Per capirne
veramente la tecnologia, dobbiamo andare molto indietro nel tempo.
Il cosiddetto Impero Rama del nord dell’India e del Pakistan si sviluppò circa
quindicimila anni fa nel subcontinente indiano ed era una nazione di ampie e sofisticate
città, molte di esse stanno per essere ritrovate nel deserto del Pakistan e nell’India
occidentale.
L’Impero Rama esisté, sembra parallelamente alla civiltà Atlantidea nel medio-
Atlantico, ed era governata da ‘otto illuminati Re-Sacerdoti’ posti a capo delle città, le
sette grandi capitali di Rama note nei testi classici Indù come ‘Le Sette Città Rishi’.
Secondo gli antichi testi indiani, le persone volavano a bordo di veicoli chiamati
“vimana”. L’antica epica indiana descrive il vimana come un veicolo volante a due piani,
circolare con oblò ed un ampio ponte.
Esso volava alla ‘velocità del vento’ ed emanava un ‘melodioso suono’. Vi erano almeno
quattro tipi differenti di vimana; avevano forme diverse, alcuni dei quali a forma
cilindrica (‘navi a forma di sigaro’). I testi antichi indiani sui vimana sono numerosi, ci
vorrebbero volumi per riferire tutto quello che hanno da dire.
Gli antichi indiani, che costruivano essi stessi queste navi, scrissero interi manuali di
volo sul controllo dei vari tipi di vimana, molti dei quali esistono ancora ed alcuni
anche tradotti in inglese.
Il Samara Sustradhara è un trattato scientifico concernente ogni possibile aspetto del
volo aereo dei vimana. Ci sono 230 stanze riguardanti la costruzione, il decollo, il
viaggio per migliaia di miglia, atterraggi normali e d’emergenza ed anche le possibili
collisioni con uccelli.
Nel 1875, il Vaimanika-Satra (vedi più avanti), un testo del IV sec. a.C. scritto da
Bharadvaj, usando come sua fonte testi ancora più antichi, venne riscoperto in un
tempio in India. Esso riferiva le operazioni dei vimana ed includeva informazioni sul
controllo, precauzioni per lunghi viaggi, protezioni delle navi da tempeste e da lampi
nonché come convertire il controllo dell’energia solare ad una sorgente di energia
libera che suona come anti-gravità.
Il Vaimanika-Satra ha otto capitoli con diagrammi, descrive tre tipi di veicoli
includendo apparecchiature che non possono prendere fuoco o rompersi. Inoltre
menziona 31 parti essenziali di questi veicoli e 16 materiali con cui possono essere
costruiti che assorbono la luce ed il calore.
Sembra che non ci siano dubbi che i vimana fossero equipaggiati da una sorta di anti-
gravità. I vimana decollavano verticalmente ed erano in grado di fermarsi a mezz’aria
come i moderni elicotteri e dirigibili. Bharadvajy riferisce di non meno 70 autorità e 10
esperti di volo aereo nell’antichità. Queste sorgenti sono oggi perse.
I vimana erano tenuti in un vimana Griha, una specie di hangar, ed erano talvolta
alimentati da un liquido giallognolo ed altre da una sorta di composto al mercurio,
sebbene gli scrittori sembrino confusi a riguardo. È più probabile che le ultime persone
che descrissero i vimana non fossero più diretti osservatori ma si basassero su testi ed è
quindi comprensibile una loro certa confusione sul metodo di propulsione.
Anche Hitler e lo staff nazista erano eccezionalmente interessati all’antica India ed al
Tibet tanto da mandare alcune spedizioni in entrambe le regioni annualmente a partire
dagli anni ’30 allo scopo di studiare avvenimenti esoterici che i loro abitanti mettevano
in pratica, e forse è proprio da queste persone che volevano carpire qualche segreto
scientifico.
Secondo il Dronaparva, una parte del Mahabarata, ed il Ramayana, un vimana che vi era
descritto aveva la forma di una sfera e si muoveva ad una grande velocità grazie ad un
potente soffio generato dal mercurio. Esso si muoveva come un UFO, spostandosi in
alto, in basso, avanti ed indietro al volere del pilota.
In un’altra fonte indiana, il Samar, i vimana erano “macchine metalliche, ben rifinite e
lisce, con una carica di mercurio che usciva dal retro con una forma di fiamma
rombante”. Un altro testo chiamato ‘Samaranganasutradhara’ descrive come i veicoli
venivano costruiti. È possibile che il mercurio avesse qualcosa a che fare con il sistema
di propulsione, o più probabilmente, con il sistema di guida.
Curiosamente, alcuni scienziati dell’ex-unione sovietica hanno scoperto quello che loro
chiamano ‘antichi strumenti usati nella navigazione di veicoli cosmici’ in caverne del
Turkestan e nel deserto dei Gobi. Questi ‘dispositivi’ sono oggetti emisferici di vetro o
porcellana, che finiscono in un cono con all’interno una goccia di mercurio.
È evidente che gli antichi indiani volavano in questi veicoli per tutta l’Asia ad Atlantide,
presumibilmente e forse anche verso il Sud America. Scritti trovati a Mohenjodaro in
Pakistan (che si pensa fosse una delle “Sette Città Rishi” dell’impero Rama) ed ancora
indecifrati, sono stati anche trovati in un altro posto del mondo: le isole occidentali.
Gli scritti di queste isole sono anch’essi ancora indecifrati e sono incredibilmente
similari ad quelli di Mohenjodaro.
Erano forse le isole occidentali un avamposto aereo sulla rotta dei vimana? In Tibet, a
non molta distanza, si parla a riguardo di “gloriosi carri”: “ Bhima volava a lungo sulla
sua macchina, lucente come il sole e rumorosa come il tuono … Il carro volante brillava
come una fiamma nel cielo notturno estivo … Era come se brillassero due soli. Quindi
il carro s’innalzò e tutto il paradiso risplendette ...”
Nel Mahavira di Bahabhuti, un testo Jain dell’ottavo secolo, si legge: “Un carro aereo, il
Pushpaka, conduceva molte persone alla capitale di Ayodhya. Il cielo è pieno di
stupende macchine volanti, scure come la notte ma incastonate da luci gialle… ”
Purtroppo, i vimana, come molte scoperte scientifiche, furono alla fine usate per la
guerra. Gli Atlantidiani o Atlantidei, usarono le loro macchine volanti, “ Vailixi”,
letteralmente per soggiogare il mondo, almeno così sembrerebbe, se si deve dare
credito ai testi indiani.
Gli abitanti di Atlantide, noti agli scrittori indiani come “Asvins”, erano apparentemente
più avanzati tecnologicamente rispetto agli indiani e certamente dotati di maggiore
spirito guerriero.
Anche se non esistano antichi testi che descrivano esattamente i Vaixili atlantidiani,
qualche informazione ci è giunta attraverso sorgenti occulte ed esoteriche. Simili ai
vimana, i Vaixili avevano generalmente una forma a sigaro ed erano in grado di essere
manovrati tanto sott’acqua quanto nell’atmosfera ed anche nello spazio esterno.
Con il cataclisma abbattutosi su Atlantide e la scomparsa dell’Impero Rama con armi
nucleari o simili, il mondo cadde in una Nuova età della Pietra e la civiltà umana si
sarebbe lentamente ripresa solo qualche migliaio di anni più tardi.
Tuttavia sembrerebbe che non tutti i vimana ed i Vaixili di Rama e Atlandite siano
scomparsi. Costruiti per durare migliaia di anni, molti di essi potrebbero ancora essere
in uso, come è stato provato dai “Nove uomini sconosciuti” di Ashoka e dal manoscritto
di Lhasa.
È interessante notare che quando Alessandro Magno invase l’India più di duemila anni
fa, i suoi storici scrissero che ad un certo punto erano stati attaccati da “scudi volanti e
paurosi”.
Questi oggetti volanti non usarono nessun dispositivo atomico o quanto meno militare,
come sembra, contro le truppe di Alessandro ma forse mossi da benevolenza, permisero
ad Alessandro di portare a compimento il suo progetto.
I segreti dei Vimana; leggende antiche.

Nella letteratura Vedica indiana, ci sono parecchie descrizioni di macchine volanti


generalmente chiamati vimana. Questi oggetti ricadono in due categorie:
1 navi fatte dall’uomo che richiamano alla mente aeroplani e volano grazie ad ali a
forma di volatile, e 2 strutture senza una chiara forma che volano in maniera misteriosa
e non sono generalmente fatti dall’uomo.
Le macchine della prima categoria sono descritte nei medioevali, secolari scritti
sanscriti che riferiscono le architetture, le automazioni, i motori di attacco militare ed
altre strutture meccaniche.
Quelle della seconda categoria sono descritte in antichi testi come il Rig Veda, il
Mahabarata, il Ramayama ed i Purana; esse hanno molte caratteristiche che richiamano
gli UFO. Richard L. Thompson, Alien Identities.
“Un tempo, mentre il Re Citaketu stava viaggiando nello spazio esterno sul suo
brillante ed effulgente vascello datogli dal Dio Vishnu, vide il Dio Siva …”
“I dardi lanciati dal Dio Siva apparivano come fieri lampi emanati dal globo solare e
colpirono i tre vascelli residenziali che si sarebbero potuti vedere ancora per poco.”
Srimad Bhagavatam, Sith Canto, Parte 3°

“I Veda, l’antico poema Indu, sebbene sia il piu’ antico di tutti i testi indiani, descrive
Vimana di diverse forme e dimensioni: gli “ahnihotra-vimana” con due motori, gli
“elephant-vimana” con diversi motori, ed altri tipi chiamati con nomi animali.”
D. Hatcher Childress, “Ancient Indian Aircraft Technology”

Il Mahabharata.
I più tipici vimana avevano caratteristiche di volo che riportano a quelle riportate dagli
UFO. Un interessante esempio di vimana è il vascello volante che Salva, un antico dio
indiano, aveva ricevuto da Maya Danava, un abitante di un sistema planetario chiamato
Taltala. Richard Thompson, Alien Identities.
“Il crudele Salva è venuto a bordo del carro Saubha che può andare ovunque e da esso
uccise molti giovani valorosi Vrishni e malamente devastò tutte le città parco.”
Mahabharata. È significativo che Salva abbia domandato un veicolo che non poteva
essere distrutto dai Deva, Asura, Gandharvas Uragas o Raksasas.
Queste sono tutte potenti razze di esseri umanoidi che erano pienamente attive sulla
Terra o ne erano collegate ai tempi di Salva, e così naturalmente volle essere in grado di
difendersi da questi. Il veicolo di Salva è descritto come una città metallica, e quindi
doveva essere metallica alla vista e molto ampia … Molti Vimana vedici sono descritti
come città volanti …” Richard Thompson, Alien Identities.
“Il vascello occupato da Salva era molto misterioso. Era così straordinario che, a volte,
molti vascelli apparivano nel cielo ed altre volte apparentemente, non ve ne era alcuno.
Qualche volta il vascello era visibile, altre volte invisibile, ed i guerrieri della dinastia
Yadu erano disorientati dalle caratteristiche peculiari di questo vascello. Certe volte
vedevano il vascello a terra, altre volare in cielo, altre fermarsi sul picco di una collina
ed altre sorvolare l’acqua. Il meraviglioso vascello volava nel cielo come una vorticosa
scia infuocata, non si fermava mai per un momento.” Bhaktivedanta, Swami Prabhupada, Krsna.
In un altro episodio la paurosa arma Agneya, un devastante missile di fuoco senza fumo
è lanciato dall’eroe Adwattan: “Dense frecce di fuoco, come una grande cascata, si
abbatterono fortemente sul creato, compassionevoli del nemico… Tutti i punti del
compasso si persero nell’oscurità. Paurosi venti cominciarono a soffiare. Dall’alto le
nuvole rumoreggiarono, lasciando cadere cenere e lapilli.
Gli uccelli strillarono pazzamente… tutti gli elementi sembrarono alterati. Il Sole
sembrava ondeggiare tra i paradisi. La Terra fu scioccata, dilaniata dal terribile calore di
quest’arma. Gli elefanti bruciarono in fiamme e corsero cercando refrigerio in una
vasta area; altri animali crollarono a terra e morirono.
Da tutti i punti cardinali le frecce di fuoco arrivavano continuamente e
paurosamente”. “Gurkha, volando sul suo veloce e potente vimana, puntò contro le tre
città dei Vrishnis e degli Andhakas un unico proiettile caricato con tutto il potere
dell’universo. Un’incandescente colonna di fumo e fuoco, brillante come migliaia di
soli, s’innalzò in tutto il suo splendore ...
Un lampo di tuono metallico, un gigantesco messaggero di morte che ridusse in cenere
l’intera razza dei Vrishnis e dei Andhakas …
I corpi erano così bruciati da essere irriconoscibili. I capelli ed le piume caderono ... gli
uccelli diventarono bianchi ... Qualche ora dopo tutte le vettovaglie erano infettate ...
Per sfuggire da questa distruzione, i soldati si gettarono frettolosamente nell’acqu a ...”
Il Mahabharata.
Sembrerebbe che il Mahabharata stia descrivendo una guerra atomica. Descrizioni
come queste non sono isolate, ma battaglie dove vengono usate armi fantastiche e
veicoli aerei, sono comuni in tutti i testi epici indiani.
Uno addirittura descrive una battaglia di vimana sulla Luna. La parte sopra riportata
descrive molto accuratamente come un’esplosione atomica sarebbe e gli effetti della
radioattività sulla popolazione: saltare nell’acqua sarebbe l’unica cosa da fare.
Guerra atomica nell’India protostorica?
Gli “specialisti” derisero Heinrich Schliemann, il commerciante tedesco che meno di un
secolo fa pretese di andare alla ricerca dell’antica Troia prendendo per buone le
indicazioni dell’Iliade e dell’Odissea, che secondo gli studiosi erano un miscuglio di miti
e leggende senza fondamento. Ma fu proprio Schliemann, il “dilettante”, a scoprire
Troia.
Forse è proprio questo l’atteggiamento giusto: condurre le ricerche avendo sott’occhio i
testi antichi, e sforzarsi di prenderli sul serio anche quando ciò che narrano appare
inverosimile.
È quel che hanno fatto nel 1978 uno studioso di sanscrito, David Davenport, cittadino
britannico nato in India e il giornalista italiano Ettore Vincenti, dopo la lettura del
Ramayana.
Poema epico e contemporaneamente testo sacro indù, centomila strofe (è il più prolisso
libro di poesia esistente), il Ramayana è, come nel resto l’altro poema nazionale, il
Mahabharata, un confuso racconto di guerre e di battaglie avvenute in un’antichità
indefinita e leggendaria lungo la valle dell’Indo.
La cosa che più colpisce nella lettura è che queste battaglie non sono combattute con
lance e spade, racconta Ettore Vincenti. Eccone un esempio: il brano è tratto dal
Mahabharata:
“Il valoroso Aswatthaman (un personaggio), risoluto, toccò l’acqua e invocò l’arma
Agneya (da Agni, “fuoco”). Puntandola verso i suoi nemici visibili e fuori vista, sparò
una colonna esplosiva che si aprì in tutte le direzioni e provocò una luce brillante come
fuoco senza fumo, a cui seguì una pioggia di scintille che circondò completamente
l’esercito dei Partha”.
Gli effetti dell’arma: “I quattro punti cardinali furono coperti di buio … , un vento
violento e cattivo cominciò a soffiare. Il sole sembrò girare in senso contrario,
l’universo sembrò febbricitante.
Gli elefanti, scorticati dal calore, si misero a correre terrorizzati”. Persino l’acqua si
mise a ribollire e gli animali acquatici mostrarono un’intensa sofferenza. Qualche
centinaio di versi più oltre, il Mahabharata descrive gli effetti di un’altra arma, della
“Narayana”: “I guerrieri… furono visti togliersi le armature e lavarle nell’acqua ”.
“Queste descrizioni”, dicono Davenport e Vincenti “richiamano alla memoria in modo
impressionante gli effetti di esplosioni atomiche e di bombe al fosforo”.
In realtà, spiega David Davenport, nel Ramayana vengono descritte parecchie armi che,
per quanto possano sembrare fantastiche, somigliano molto ad armi modernissime.
Il glossario delle armi del Mahabharata stilato dall’illustre sanscritista indiano Hari
Prasad Shastri parla per esempio dell’arma Kamaruchi, “ freccia intelligente, che va dove
vuole”, in cui senza troppa fantasia si può vedere un missile telecomandato. O della
Murchchdhana, “arma che causa la temporanea sospensione di tutte le sensazioni ”;
forse un gas nervino?
E l’arma Nadana, “che produce gioia”, non potrebbe essere un gas esilarante?
E la Shabdaveditva, “freccia che segue i suoni ed è capace di colpire gli oggetti
nascosti”, non può ricordare un missile capace di orientarsi automaticamente dietro le
onde sonore degli aerei nemici? Sì, perché nei testi indù si parla abbondantemente di
aerei. “Il termine sanscrito è vimana”, spiega Davenport, che letteralmente significa
‘uccello artificiale abitato’.
I libri sacri dicono che i vimana possono volare e li descrivono come vere e proprie
macchine. Vien detto anche che al loro interno ‘non fa né troppo caldo né troppo
freddo, l’aria vi è temperata in ogni stagione: è impossibile non pensare alla
climatizzazione delle cabine dei nostri aerei.
Gli increduli possono scuotere il capo. David Davenport ed Ettore Vincenti hanno fatto
qualcosa di più costruttivo.
Nel Ramayana (Uttara Kanda, cap. 81) si parla di un rishi (un “sapiente”) che, adirato contro
gli abitanti di una città chiamata Lanka, dà un preavviso di sette giorni; al termine dei
quali promette “una calamità, che cadrà come fuoco dal cielo ”. Ebbene: testo sacro alla
mano, i due si sono recati in India per identificare questa Sodoma orientale.
Davenport e Vincenti ritengono, per motivi linguistico-geografici che sarebbe troppo
lungo spiegare, di aver identificato l’antica Lanka (“isola”) nella città di Mohenjo-Daro,
centro della “civiltà di Harappa”, fiorita (e improvvisamente estinta) attorno al 2.000
avanti Cristo.
Mohenjo-Daro, nome moderno (significa “luogo della morte”) era chiamata qualche
secolo fa “Isola” (Lanka), perché era circondata da un braccio secondario del fiume
Indo, oggi prosciugato. Gli scavi archeologici, condotti soprattutto dai britannici, una
trentina d’anni fa, hanno messo in luce una realtà misteriosa e sconvolgente.“Gli ultimi
abitanti di Mohenjo-Daro sono periti di una morte istantanea e violenta”, ha scritto
l’archeologo Sir Mortimer Wheeler.
Nelle macerie della città sono stati trovati 43 scheletri (evidentemente il grosso della
popolazione aveva fatto in tempo a fuggire): si tratta di persone colte da una morte
istantanea mentre attendevano alle loro faccende. Una famigliola composta da padre,
madre e un bambino, è stata trovata in una strada, schiacciata al suolo mentre
camminava tranquillamente.
“Non si tratta di sepolture regolari”, ha scritto l’archeologo John Marshall, “ma
probabilmente del risultato di una tragedia la cui natura esatta non sarà mai nota”.
Un’incursione di nemici è esclusa, perché i corpi non presentano ferite da arma bianca.
In compenso, come ha scritto l’antropologo indiano Guha, “si trovano segni di
calcinazione su alcuni degli scheletri. È difficile spiegare questa calcinazione …”.
Tanto più che gli scheletri calcinati sembrano meglio conservati degli altri.
“L’antica Lanka è stata spazzata via”, sostengono “da una esplosione assimilabile ad una
deflagrazione nucleare”.
Le prove? “Abbiamo individuato chiaramente sul posto l’epicentro dell’esplosione”,
spiega Davenport. “È una zona coperta da detriti anneriti, resti di manufatti di argilla.
Abbiamo fatto esaminare alcuni di questi detriti presso l’Istituto di Mineralogia
dell’Università di Roma: risulta che l’argilla è stata sottoposta ad una temperatura
altissima, più di 1.500 gradi, per qualche frazione di secondo.
C’è stato un inizio di fusione subito interrotta.
È escluso che un normale incendio o il calore di una fornace possano produrre questo
effetto. Inoltre, le case dell’antica città sono state danneggiate con tanto minor gravità,
quanto più sono lontane dall’epicentro.
Nei pressi dello scoppio, gli edifici (in mattoni, con piani superiori in legno che sono
andati completamente distrutti) sono stati rasi al suolo. Un po’ più lontano restano
muretti alti un metro e mezzo; nei punti più lontani della città le mura rimaste in piedi
superano i tre metri”.
È l’inequivocabile effetto di un’esplosione avvenuta a qualche metro da terra. “L’ipotesi
che il disastro sia stato provocato da un’esplosione di tipo nucleare”, dice Ettore
Vincenti “è rafforzata da una leggenda che abbiamo raccolto da un abitante del luogo.
Egli ci ha raccontato che “i signori del cielo”, adirati con gli abitanti dell’antico regno
dove ora c’è il deserto, hanno annientato la città con una luce che brillava come mille
soli e che mandava il rombo di diecimila tuoni. Da allora chi si arrischia ad avventurarsi
nei luoghi distrutti viene aggredito da spiriti cattivi che lo fanno morire”.
David Davenport ed Ettore Vincenti non nascondono che la loro ipotesi appare del
tutto inverosimile. “È difficile credere”, dicono “che una civiltà di quattromila anni or
sono, capace di costruire missili, ‘macchine volanti’ e bombe atomiche, sia scomparsa
senza lasciare tracce”.
Una civiltà tecnologica sarebbe anche una civiltà industriale: quindi una civiltà che
lascia montagne di rifiuti e di rottami. Anche fra quattromila anni i resti della nostra
attuale cultura tecnologica dovrebbero essere visibili: se non altro per la grande
quantità di macerie, ruderi di cemento, spazzatura di vario genere.
Niente di tutto quanto si trova nella città di Mohenjo-Daro: la quale era una città
prospera ed avanzata, con pozzi disposti razionalmente ed un progredito sistema di
fognature, ma certamente non inserita in un sistema tecnologico paragonabile al nostro.
Le poche armi ritrovate sono lance e spade, non certo fucili e pistole.
E allora? “Si impone l’ipotesi extraterrestre”, dice Vincenti. “I ‘signori del cielo’ che
distrussero l’antica Lanka erano forse esseri giunti da ‘altrove’. Colonizzatori spaziali
che si sono comportati come tutti i colonizzatori: con brutalità e prepotenza.
Forse, aggrediti dagli abitanti di Mohenjo-Daro, hanno voluto infliggere loro una
punizione esemplare, “a suon di bombe atomiche”. Padroni di non credere a
quest’ipotesi. Ma gli indizi raccolti da Davenport e Vincenti sono numerosi e
impressionanti.

Un esame della tecnologia; le caratteristiche dei Vimana.

“Oh Re, questo veicolo meravigliosamente decorato è stato fatto dal demone Maya ed
era equipaggiato con armi per tutti i combattimenti. Era inconcepibile ed indescrivibile.
Infatti, era talvolta visibile ed altre no. Seduto in questo veicolo volante, sotto un
ombrello protettivo e protetto nella migliore posizione, Maharaja Bai, circondato dai
suoi capitani e comandanti, sembrava come la Luna che sorge alla sera, illuminando
ogni direzione.” Swami Prabhupada Bhaktivedanta, Srimad Bhagavatam.
L’universo vedico è descritto come un prodotto di Maya, può essere visto come un
sistema di realtà virtuale universale … Il ruolo di computer è giocato da un energia
fondamentale chiamata “pradhana”.
Questa energia è attivata dall’espansione della conoscenza suprema, chiamata Maha-
Visnu, che agisce come programmatore universale. Quindi, una volta attivata, pradhana
produce sotto-forme di energia e queste a turno producono grossi avvenimenti.
Uma, la moglie del Dio Siva, è anche conosciuta come Maya Devi o come divinità in
possesso dell’energia illusoria. Lei è anche la Divinità Madre, che è stata trasportata per
tutto il mondo in molti differenti nomi. Da quando Siva è il marito di Uma, egli è il
signore dell’illusione e della tecnologia.
Vi è quindi una connessione naturale tra il Dio Siva, che è stato avvicinato da Salva per
ottenere il suo vimana e Maya Danava, signore dell’illusione che lo ha costruito.
Richard Thompson, Alien Identities.

Dati tecnologici indiani.

Ci sono antiche prove indiane di veicoli fatti dall’uomo che volavano alati in una
maniera simile ai moderni aeroplani. Sebbene questi strani veicoli siano chiamati
vimana, molti vimana non erano come i moderni aeroplani.
In accordo con i testi sanscriti trovati qualche anno fa da occidentali in un tempio
del Sud dell’India, i vimana erano apparecchi volanti aperti nella parte superiore, non
esattamente UFO, finché restavano nell’atmosfera terrestre.
Il Dr. Roberto Pinotti è intervenuto l’11 Ottobre 1988 alla conferenza sul “Mondo
Spaziale” a Bangalore (India). Pinotti si è riferito a parecchi testi Hindu ed ha notato
che gli Dei indiani e gli eroi volavano nei cieli usando veicoli pilotati dotati di armi.
Questi armamenti consistevano in sette differenti tipi di specchi e lenti usati per intenti
sia difensivi che offensivi.
Lo “Specchio Pinjula” offriva una forma di ‘schermo visuale’ che proteggeva il pilota
dai ‘raggi maligni’, l’arma chiamata “Marika” era usata per abbattere i veicoli aerei
nemici.
Il Dr. Pinotti disse che questi armamenti “non sembrerebbero essere molto differenti da
ciò che noi oggi chiamiamo tecnologia laser” Gli stessi veicoli erano costruiti con
metalli speciali caldi e assorbenti, chiamati “Somaka, Soundalike e Mouthwika”.
In accordo con il Dr. Pinotti, i “principi di propulsione, anche se non direttamente
riportati dalle descrizioni, potrebbero essere definiti come elettrici e chimici nonché
anche solari”.
Altri scienziati hanno avanzato la teoria che i veicoli erano spinti da un qualche
sistema di propulsione al mercurio.
Il Dr. Pinotti concluse che il fatto che i vimana furono descritti centinaia, forse anche
migliaia di anni fa e che essi riportano alla mente i moderni UFO, farebbe concludere
che l’India abbia avuto una civiltà “superiore”, ma dimenticata. Alla luce di questo,
pensiamo che sarebbe meglio esaminare i testi Hindu e le descrizioni dei vimana in
un’ottica più scientifica.
“La macchina Puspaku, che assomiglia al Sole ed appartiene a mio fratello, è stata
portata dal potente Ravan; questa aerea ed eccellente macchina, che si sposta ovunque
tu voglia, è pronta per te. Questa macchina, che assomiglia ad una nuvola del cielo, è
nella città di Lanka.” Ramayana.
G.R. Josyer, direttore dell’Accademia Internazionale di ricerche sanscrite a Mysore in
India, ha affermato il 25 Settembre 1952, che i millenari manoscritti indiani riferiscono
la costruzione di vari tipi di veicoli volanti per l’aviazione civile e bellica.
Lo specifico manoscritto aeronautico include i progetti per tre tipi di vimana, il Rukma,
il Sundara ed il Shakuna. Cinquecento stanze di questo antico testo trattano intricati
dettagli come la scelta e la preparazione dei metalli che servirebbero per varie parti di
vimana di vario genere.
C’erano otto capitoli provvisti di progetti per la costruzione di dispositivi volanti che
volavano in aria, viaggiavano sott’acqua o potevano rasentare la superficie del mare.
Alcune stanze descrivevano le qualifiche e l’addestramento dei piloti.

Vaimanika – Sastra.
La nostra storia comincia nel lontano 1918 e precisamente il giorno 1 del mese di
agosto. In quella data infatti un filosofo e venerabile Pandit Subbaraya Sastry, cominciò
a dettare in sanscrito quelle che erano le sue conoscenze, tramandate per via orale, di
storia indiana.
Bisogna precisare che più di diecimila anni di storia indiana sono così
frammentariamente giunti ai giorni nostri, proprio attraverso quei “saggi uomini libro”
che parlavano in sanscrito (la lingua degli dei) e non in hindi (la lingua del popolo).
Molti di questi testi giacciono ancora non tradotti in inglese e, per questo motivo,
inaccessibili alla cultura occidentale, mentre molti altri testi non sono mai stati scritti e
forse non lo saranno mai.
Il manoscritto che oggi ci interessa giunse alla conoscenza del mondo occidentale solo
nel 1959 ed il suo contenuto apparve subito sconvolgente. Se ne occupò anche
l’Accademia Sanscritista di Bangalore in alcuni lavori scientifici pubblicati in India
(Scientific Opinion, Maggio 1974 pag.5) ed a tutt’oggi manca un vero approccio scientifico del
testo.
Ma cosa c’è scritto di tanto inatteso in questo libro?
La traduzione del testo sanscrito nel significato del suo titolo vuol dire alla lettera
“Pratiche Aeronautiche” od “Astronautiche” e siccome le informazioni che il libro
racconta dovrebbero risalire a circa cinquemila anni fa ci si deve chiedere cosa
conoscessero gli antichi indiani di cose extraterrestri ben tremila anni prima della
nascita di Cristo!
La datazione delle idee espresse nel manoscritto è chiaramente improponibile visto che
più che di un manoscritto si tratterebbe di tradizioni e conoscenze oralmente
tramandate.
Sembra anche che Pandit Subbaraya Sastry avesse anche delle facoltà “paranormali” che
lo avessero in qualche modo aiutato a “ricordare” il contenuto del manoscritto.
Tuttavia il testo ha come elemento principale, la descrizione del “ vimana” ovvero una
macchina volante di cui si accenna ampiamente nel poema epico e storico indiano
Ramayana che può essere propriamente datato ( Il Ramayana, Ed. Fratelli Melita, 1988).
Nel testo si descrive come sono costruiti i vimana, come si devono pilotare, come si
nutrono i piloti delle macchine volanti, quanti e quali tipi di vimana ci sono, senza
parlare della minuziosa descrizione di motori, radar, televisori, schermi difensivi ed armi
micidiali e …chi più ne ha più ne metta.
Il tentativo di stabilire se quest’opera fosse nata dalla mente malata di un pazzo e quindi
non credibile oppure veramente tramandata dalla antica cultura indiana è di
fondamentale importanza per sapere correttamente valutarne il significato.
Sembra ormai accertato tra l’altro che i tedeschi, durante l’ultima guerra mondiale,
avessero fatto delle ricerche in tal senso, tentando di ricostruire, sulla base dei disegni
effettuati delle macchine volanti contenuti nel testo, qualche balorda arma da guerra.
Certo è innegabile dire che siccome il testo originale è del 1918, bisogna ammettere
che l’autore o meglio il “tramandatore” di questi concetti quali macchine volanti
rotonde, raggi distruttori, leghe superleggere, televisori, motori a reazione, non doveva
neanche aver sentito parlare di queste cose.
Rimane pur tuttavia il dubbio… e se si trattasse di un colossale inganno? O di una
mistificazione?

Un testo scientifico.
Bisogna dire a ragion del vero, che i pochi indiani che si sono interessati del problema
erano poveri, sono poveri e, almeno per quanto riguarda il vymaana, non faranno mai
quattrini.
Da un punto di vista tecnico bisognava vedere se in quest’opera era presente qualcosa di
assolutamente scientifico, assolutamente corretto, che qualsiasi Pandit indiano non
avesse mai potuto leggere altrove: qualcosa insomma che dimostrasse che ciò che era
stato scritto non era stato correttamente compreso ma doveva essere tecnicamente
esatto, soprattutto alla luce delle nostre conoscenze.
La scoperta di ciò avrebbe dato al testo la caratteristica di genuinità e di schiettezza e ne
avrebbe sostenuto la sua origine. Una rara copia del testo, ormai praticamente
inesistente, cadde sulla nostra scrivania, al Dipartimento di Chimica e Chimica
Industriale dell’Università di Pisa, alcuni mesi or sono, recuperata dal dottor Roberto
Pinotti a Bangalore in India durante una missione di studio.
Una prima lettura del manoscritto ci portava all’immediata conclusione che il
Vymaanika-Shaastra non è un libro ma un manuale di istruzioni che non si abbandona
mai all’aulico linguaggio del Ramayana ma parla di bulloni, manopole, radiazioni così
come farebbe il manuale di istruzioni della Consolle di un Calcolatore Elettronico.
In più risultò molto utile, nella comprensione del testo, il continuo accenno che l’autore
fa ad altre fonti dell’epoca che descrivono, con altre parole gli stessi aspetti dei
manufatti riportati, permettendoci di ricavarne degli utili confronti.
La settima e l’ottava parte del libro parlano dei metalli e delle leghe metalliche che
servono per costruire il vymaana e su questo particolare aspetto abbiamo posto la nostra
attenzione. Ma prima di provare ad interpretare il testo, vediamone i passi salienti
tradotti in italiano per sommi capi.
“Shounaka dice che ci sono tre tipi di metalli detti Somaka, Soundaalika e Mourthwika
che, opportunamente miscelati, danno origine a sedici tipi di leghe che assorbono
molto bene il calore. Manibhadra dice che i metalli che sono luminosi sono adatti per
produrre aeroplani e questi metalli sono sedici. Saambara dice ancora che sedici metalli
formati da leghe di metalli del gruppo Soma, Soundaala e Mourthwika non sono
conduttori di calore e sono utili per costruire vimana”.
Il testo così continua: “Nel settimo strato (livello?) della terra, nella terza miniera (nella
terza collocazione o nel terzo sottogruppo?) si trovano i metalli della serie Soma. Essi
sono di trentotto tipi. Nel Lohatantra o Scienza dei Metalli viene detto anche che nella
terza sezione del settimo livello della terra i metalli Soma possiedono cinque speciali
qualità e sono detti beejalohas o metalli base”.
Successivamente il testo si esprime come segue: “ Nel settimo livello i metalli sono di
ventisette specie. Il terzo tipo di metalli sono detti metalli base ed hanno cinque
qualità”.
Fermiamoci un attimo e vediamo cosa possiamo dire fino a questo punto; si tratta
infatti di trovare una chiave di lettura, semmai questa esista, sulla base della quale
interpretare questi dati. Da un attento esame delle scritture sembrerebbe che a prima
vista ci fossero delle discrepanze tra i vari autori citati. Quanti sono i metalli
principali? Trentotto o ventisette? E cosa vuol dire sette livelli? Fu proprio questa storia
dei sette livelli a metterci su una affascinante strada interpretativa ed a fornirci forse la
giusta chiave di lettura.

Chiave di lettura.

Bisogna sapere che tutti gli elementi che costituiscono l’universo, dall’idrogeno
all’uranio e così via, sono eguali dappertutto. Sulla Luna o su Alfa Centauri, l’atomo di
ferro è uguale a quello terrestre, così come tremila anni prima di Cristo o cento milioni
di anni fa c’erano gli stessi cento e più elementi che conosciamo oggi ed aggiungo
anche che è abbastanza improbabile che ce ne sia sfuggito qualcuno!
Bisogna infatti sottolineare che un atomo, anche molto grosso, non può tenere attorno
a sé più di un certo numero di elettroni poiché questi tendono ovviamente ad occupare
posizioni sempre più lontane dal nucleo dell’atomo in questione che, peraltro, non
riesce più ad esercitare la sua forza di attrazione su queste particelle più esterne che non
possono quindi essere trattenute.
Ciò vuol dire che atomi con più di centoundici-centododici elettroni circa, non possono
“stare insieme”.
Qualsiasi persona volesse elencare questi elementi in qualche modo lo potrebbe fare
basandosi su un sacco di caratteristiche, il colore, il punto di fusione, l’odore, o che so, il
nome per ordine alfabetico, ma ciò che noi sappiamo oggi sulla struttura dell’atomo ci
ha indotto ad usare la classificazione di Mendelejev, in cui i metalli sono divisi a seconda
del numero di elettroni che hanno nell’ultimo livello energetico, quello esterno e più
distante dal nucleo.
Chiunque conosca le regole con cui gli elettroni si distribuiscono attorno ad un nucleo
sceglierebbe più o meno lo stesso tipo di classificazione dettata da Mendelejev, anche un
indiano di cinquemila anni fa. È infatti utile, sapere, per poter interpretare il
Vymaanika-Shaastra, che ci sono proprio sette livelli energetici distinti che possono
essere occupati dagli elettroni (Sienko-Plain, Chimica Principi e Proprietà, Ed. Piccin ).

Che gli indiani conoscessero i sette livelli energetici degli elettroni è più che evidente
ed appare altresì probabile che conoscessero le regole con cui gli elettroni si
dispongono nello spazio attorno al nucleo. Infatti noi conosciamo otto modi possibili di
sistemare gli elettroni attorno al nucleo di un atomo e per questo abbiamo diviso la
tabella di Mendelejev in otto gruppi.
Ma ascoltiamo ancora cosa dice il Vymaanika-Shaastra:“ La gravità del centro della
terra, la gravità della terra globale, il flusso solare, la forza dell’aria, la forza emanante
dai pianeti e dalle stelle, le forze gravitazionali del Sole e della Luna e le forze
gravitazionali dell’Universo producono i livelli della terra nelle proporzioni 3, 8, 11, 5,
2, 6, 4, 9 e … causano l’origine dei metalli …”.
Abbiamo riflettuto a lungo sul significato di queste parole e sul significato di questi
numeri e sulla base di quanto già messo in evidenza sembra di poter tradurre il discorso
come segue …
“Tutte le forze e le interazioni dell’Universo, espresse da leggi fisiche ben precise,
hanno formato i diversi metalli che si dividono in… guarda caso… otto tipi
fondamentali descritti da otto numeri. Ciascun numero sembra descrivere la
configurazione elettronica del primo elemento di ciascun gruppo, il 3 è il litio, l’ 8 è
l’ossigeno, il 5 è il boro, il 2 è l’elio, il 6 è il carbonio, il 4 è il berillio, il 9 è il fluoro
mentre l’11 è il sodio ma al suo posto ci dovrebbe essere l’azoto (N = Nitrogeno)”.
Quest’ultima è l’unica discrepanza che abbiamo trovato nella nostra chiave di lettura.
Forse il numero 11 è stato mal ricordato e quindi mal riportato nel libro? In fondo
dopo cinquemila anni ci si può anche permettere un errore. Sta di fatto che
l’interpretazione chimica della tabella degli elementi degli indiani di cinquemila anni fa
ha più che un solo legame con quella che noi oggi conosciamo ed usiamo e se la chiave
di lettura da noi qui proposta è giusta si giunge all’agghiacciante conclusione che
cinquemila anni fa, qualcuno conosceva molto bene la struttura dell’atomo e cioè le
leggi che regolano l’Universo.
In accordo col Vaimanika-Sastra, apparentemente scritto da Maharishi Bharadwaja nel
IV sec. a.C. ci sono 32 segreti nel pilotare un vimana, essi includono:

– MAANTRIKA: l’invocazione di mantra che permetterà ad uno di ottenere certi


poteri spirituali ed ipnotici cosicché possa costruire veicoli volanti indistruttibili
– TAANTRIKA: dall’acquisizione di qualcuno dei poteri tantrici, il pilota può
nascondere il suo “aereo”
– GOODHA: questo segreto permette al pilota di rendere il suo v imana invisibile ai
nemici. Adrishya ottiene lo stesso risultato attraendo ‘la forza del flusso etereo nel
cielo’.
– PAROKSHA: esso mette in grado il pilota di paralizzare gli altri vimana e di metterli
fuori combattimento.
– APAROKSHA: il pilota può servirsi di questa abilità per proiettare fasci lucenti dal
fronte della sua nave per illuminare la sua via.
– VIROOPA KARANA: con questa capacità al comando, il pilota può produrre un
temporaneo fumo, può caricarlo con le calde onde del cielo e far assumere alla sua nave
una forma terrificante che garantisce grandi fremiti in coloro che guardano.
Roopaanara può permettere al vimana di assumere forme come quelle del leone, della
tigre, del serpente, di una montagna per confondere gli osservatori.
– SUROOPA: se qualcuno può attrarre i 30 tipi di ‘forza Karaka’, può far sembrare il
vimana ‘una damigella paradisiaca addobbata con fiori e gioielli’.
– PRALAYA: questo mortale segreto comprime la forza elettrica attraverso i cinque
tubi aerei cosicché il pilota possa ‘distruggere ogni cosa come in un cataclisma’.
Vimukna manda una pozione velenosa nell’aria per causare ‘uno stato di insensibilità
totale e coma’.
– TAARA: questa capacità, una volta governata, fornisce al pilota un altro metodo per
eludere il contatto col nemico o per nascondere i propri intendimenti agli osservatori:
Miscelando con la forza eterea 10 parti di forza aerea, 7 parti di forza acquea e 16 parti
di capacità solare, e proiettandole dalle parti dello specchio stellato attraverso il tubo
frontale del vimana, l’apparizione di un cielo stellato è creata.’
– SAARPA-GAMANA: questo segreto permette al pilota di attrarre le forze dell’aria,
unirle con i raggi solari e passare la mistura attraverso il centro della nave così che il
vimana avrà un movimento a zigzag come un serpente.
– ROOPAAKARSHANA: permette al pilota di vedere dentro al vimana nemico, mentre
KRYAAGRAHANA permette ad uno di spiare ‘tutte le attività che avvengono al di
sotto sulla terra.’
– JALADA ROOPA: le sue istruzioni permettono al pilota di sapere le corrette
proporzioni di alcuni composti chimici che miglioreranno il vimana e gli daranno la
forma di una nuvola.
Gli Aavartaas o vortici aerei sono innumerevoli in molte regioni. Di questi, i vortici
sulle rotte dei vimana sono cinque. Nella regione Rekhapathha ci sono vortici di vento.
Nella regione Kakshyapathha ci sono vortici causati dai raggi solari.
Nella regione di Shaktipathha ci sono vortici di correnti fredde. Infine nella regione di
Kendrapathha ci sono vortici di collisione. “ Questi vortici distruggono i vimana e
devono essere temuti. Il pilota dovrebbe conoscere queste cinque fonti di allarme ed
imparare a guardarsene per la sua stessa salvezza.”

Vymanika-Sastra.
Nell’antica India coloro che registravano la conoscenza erano attenti ad osservare ogni
forma di cambiamento, ogni movimento, ogni effetto visibile ed invisibile. Spesso
parlavano in una maniera oltre i cinque sensi, anche con molti dettagli. Sembra che la
loro scienza fosse più un’esperienza che una speculazione
Da quando i Siddhis (poteri paranormali) sono principi naturali, è possibile che le
macchine possano essere costruite per avvantaggiarsi di essi, e qualche vimana potrebbe
operare su questa base.
Quindi, laghima-siddhi può essere usata per rendere priva di peso la nave, e mano-java
può essere usata per muoverla attraverso l’etere.
Altri veicoli potrebbero fare uso di metodi di propulsione meccanici ed
elettromagnetici più familiari o potrebbero usare una combinazione di siddhis e
principi familiari. Richard Thompson, Alien Identities.
Secondo la “Teoria di cristallizzazione psichica”, le forme di pensiero, considerate come
entità di energia indipendente, ‘possono essere il risultato di una congiunzione della
mente con un substrato psichico.
Samuel Lentine, un fisico presso l’Istituto Politecnico di Rensselaer, ha studiato queste
“orme di pensiero” ed è giunto alla conclusione che esse possono essere ottenute
“mescolando” energie psichiche allo stesso modo in cui si possono creare certi composti
chimici dalla mistura di elementi base. Lentine, cieco sin dalla giovinezza, ha trovato,
durante periodi di meditazione, che queste entità create dall’uomo possono esistere da
sole per piccoli periodi di tempo, causando un vortice di energia intorno ad essi.

Sarebbe molto utile ed interessante a questo proposito rivedere ed approfondire la


Teoria Quantistica applicata anche al macro-cosmo, che alla luce di nuove recenti
scoperte ed interpretazioni, farebbe meditare non poco circa le precedenti affermazioni.