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LA CONSERVAZIONE E IL RESTAURO DEI MOSAICI DI ZEUGMA.

Roberto Nardi CCA, Centro di Conservazione Archeologica - Roma Abstract The ancient town of Zeugma on the river Euphrates in South Anatolia, Turkey, was partially inundated during the year 2000 by the new Birecik Dam. In this context, the Packard Humanities Institute organized in co-ordination with the Turkish Authorities an international programme for emergency archaeological rescue operations, based on excavation, on site conservation and restoration of mosaics removed from the site during the previous two years.
This paper reports the operations implemented by 25 professional conservators from CCA, Centro di Conservazione Archeologica - Rome, in charge for the conservation management and mosaics restoration. Field assistance to the archaeologists, first aid during excavation, preventive conservation, protection, reburial and "risks mitigation" of the area for the flooding, are some of the operations that will be presented.

The restoration of 800 square meters of polychrome mosaics is also described. Key-words: Mosaic, In situ Conservation, Restoration, Preventive Conservation, Reburial Introduzione Zeugma il nome dato a due citt, Apamea e Seleucia, fondate da Seleuco I (312-281 a.C.), sulle rive opposte del fiume Eufrate nel sud est dellAnatolia, Turchia. Le due citt erano collegate da un ponte da cui successivamente assunsero il nome di Zeugma, ponte in greco. Nel primo secolo a.C. le due citt passarono sotto il controllo di Roma. La legione IV, fu stabilita in questa regione con lincarico di controllare quello che per centinaia di chilometri era lunico passaggio stabile attraverso lEufrate. Per 200 anni le due citt costituirono un nodo commerciale fondamentale tra gli imperi di Roma e quello dei Parti. Al momento del suo massimo sviluppo, Zeugma arriv ad avere tra i 50.000 e i

75.000 abitanti e, relativamente alla parte sulla sponda ovest, arriv ad estendersi per oltre 2000 ettari di superficie. Con lindebolimento dellimpero romano nel terzo secolo d.C., la citt fu saccheggiata e incendiata (252 d.C.) dai Sassanidi. Zeugma menzionata per lultima volta nel 1048 d.C. poco prima dellarrivo dei crociati. Dopo questa data la sua storia cadde nelloblio.

Il sito, individuato nel 1970 dallarcheologo tedesco Jorg Wagner, stato oggetto negli anni ottanta e novanta di numerose indagini archeologiche, condotte da David Kennedy dellUniversit di Western Australia, da Catherine Abadie-Reynal dellUniversit di La Rochelle e dal Ministero della Cultura della Turchia - Museo di Gaziantep, ma solo nel corso degli anni 1999-2000 ha ricevuto molta notoriet e suscitato linteresse della comunit scientifica e della stampa internazionale. Verso la fine del 1999 e nei primi mesi del 2000 eccezionali ritrovamenti di reperti mobili e di due ville riccamente decorate da affreschi e mosaici, insieme allimminente inondazione del territorio a causa della costruzione di una diga per la produzione dellenergia elettrica, hanno portato a sollevare un grido di soccorso da pi parti del mondo in favore di Zeugma. Il lago generato dalla nuova diga avrebbe sommerso il 30 % della citt antica. Nel maggio del 2000, quando ormai mancavano pochi mesi allinondazione della parte scavata della citt e di una fascia non ancora investigata, il PHI, the Packard Humanities Institute in coordinamento con le autorit del Ministero della Cultura della Turchia ha dato il via ad un programma internazionale di salvataggio basato su unindagine archeologica mirata e su un piano di conservazione in situ: the Zeugma Archaeological Project (ZAP 2000); una operazione di emergenza di larga portata finalizzata alla conoscenza topografica della citt e alla messa in sicurezza dei reperti prima dellinondazione.

Il programma prevedeva anche il restauro di tutto quanto era stato scavato e rimosso da Zeugma nel corso delle precedenti campagne di scavo. Un folto gruppo di archeologi inglesi, francesi e turchi coordinato dallOAU (Oxford Archaeological Unit) ha scavato in pochi mesi la fascia denominata area B della citt prima che fosse raggiunta dalle acque dellEufrate. Il CCA (Centro di Conservazione Archeologica di Roma) stato invece incaricato di progettare e realizzare il programma di conservazione e restauro.1 A partire dal luglio del 2000, fino a Novembre dello stesso anno, quando tutta larea B andata sottacqua un gruppo composto da 25 conservatori professionisti italiani e turchi stato impegnato nella realizzazione del programma di conservazione durante e dopo lo scavo archeologico. Lo stesso gruppo ancora oggi impegnato nel restauro degli 800 metri quadrati di mosaici rimossi da Zeugma, con un piano di lavoro che si concluder a dicembre 2002.2 Il presente testo illustra le operazioni realizzate, con particolare riferimento ai mosaici. Premessa. Prima che il PHI (the Packard Humanities Institute) mettesse a disposizione le risorse necessarie alla realizzazione del progetto ZAP 2000, larea che progressivamente andava sotto lacqua del nuovo lago, era stata scavata con disponibilit economiche e umane limitatissime. Le prime vittime di questa situazione sono state i mosaici. Gran parte di essi furono, infatti, staccati da operai non specializzati, che hanno operato senza documentazione e senza metodo, con lunico obiettivo di rimuovere dal sito la maggior quantit possibile di mosaici nel minor tempo possibile. Il risultato di un paio di mesi di una tale approccio operativo stato quello di produrre una montagna di frammenti di mosaici (700 metri quadrati), rimossi con metodi diversi e accatastati allaria aperta nel giardino del museo della vicina citt di Gaziantep. Allinizio del progetto ZAP 2000 il CCA ha deciso, in accordo con le altre parti coinvolte, di non proseguire su questa linea di azione ma, al contrario, di cercare di lasciare il sito il pi possibile integro in tutte le sue strutture. Vale a dire sviluppare un programma di conservazione in situ e di re-interro delle strutture scavate. Tenendo presente che, in condizione di inondazione, la maggior possibilit di sopravvivenza sarebbe stata meglio garantita dagli strati di interro naturale, la nostra prima raccomandazione agli archeologi stata quella di limitare lindagine archeologica ai saggi strettamente necessari per la comprensione della topografia del sito e lo studio di strutture gi parzialmente in evidenza. Per meglio comprendere la dimensione del problema con il quale il piano di conservazione si dovuto confrontare utile fornire qualche numero: i conservatori hanno fatto fronte al risultato del lavoro di 100 archeologi professionisti, 300 operai e macchinari pesanti, in un ambiente con temperature intorno ai 50, con un tempo di preavviso e organizzazione di due settimane. Ci siamo confrontati con costrizioni quali il livello dellacqua, il tempo di risalita dellacqua (una media di 20 centimetri al giorno), i tempi dettati dalle esigenze di scavo, la fragilit delle strutture archeologiche scavate, scarsa disponibilit di materiali, difficolt di accesso, condizioni di

vita inconsuete e quanto ci si pu immaginare in un sito tanto distante dalle normali abitudini operative. La risposta del CCA stata quella di organizzare un team di 20/25 conservatori presenti sul posto a rotazione per periodi di due mesi su un insieme di 40 conservatori professionisti impegnati nel progetto e di stilare un piano di azione dettagliato concordato con tutte le altre componenti delloperazione. Il rinterro delle strutture archeologiche: stata una scelta? Prima di esporre il piano operativo per la conservazione realizzato a Zeugma, utile fare una premessa metodologica. La protezione mediante un intervento diretto di conservazione dei materiali e un accurato reinterro delle strutture una delle varie possibilit disponibili per ridurre limpatto sulle strutture dei processi di deterioramento di tipo antropico e naturale attivati dallo scavo archeologico. Il principale vantaggio di questa soluzione che, dopo lintervento, le strutture archeologiche rimangono intatte sotto lo strato protettivo, disponibili per le generazioni future di archeologi. Il principale svantaggio che tali strutture non sono fruibili oggi, se non sotto forma di documentazione e relazioni di studio. La conservazione in situ oggi un obbligo per la comunit scientifica, sulla quale ricade la responsabilit, non solo della scoperta, dello studio e della documentazione delle evidenze materiali del passato, ma anche della loro conservazione futura: conservazione non come singoli oggetti mobili di interesse formale, ma come contesti unitari di valore storico-culturale. Le strutture archeologiche non possono essere smembrate in tanti reperti singoli se non a scapito del potenziale informativo disponibile che viene parzialmente distrutto. Solo una lettura, attuale e futura, dellinsieme delle stratigrafie e dei contesti pu fornire informazioni storiche attendibili indispensabili a produrre interpretazioni scientifiche. E solo la conservazione in situ di tali contesti potr assicurare nel futuro la possibilit di godere di tali interpretazioni ed eventualmente di verificarne o rivederne lattendibilit. Allopposto, loperazione di rimozione di elementi (ad esempio mosaici ed affreschi) dal contesto originario per essere presi in considerazione individualmente (come avvenuto nellarea A di Zeugma per i mosaici e gli affreschi rimossi prima dellinizio del progetto PHI) rischia di essere unoperazione scientificamente discutibile da cui possono scaturire errate interpretazioni storiche. Oltretutto unoperazione di questo genere comporta una selezione degli elementi da salvare e lascia al caso la sopravvivenza dellinsieme. In poche parole si salva un manufatto privilegiato smembrandolo e spogliandolo del suo significato originario e, come se non bastasse, si abbandona al caso tutto il resto. Ecco quindi da dove nasce lesigenza di conservare nel luogo di ritrovamento le strutture nel loro insieme, e di pianificare interventi di conservazione e salvaguardia a lungo termine ogni qualvolta le condizioni dei manufatti e il contesto ambientale ne consentano una sopravvivenza nel futuro. In base a queste premesse, limpegno che la comunit scientifica si assume al momento in cui decide di iniziare unaindagine archeologica richiede un investimento di risorse economiche e professionali enormi.

Unulteriore considerazione quella che riguarda i mezzi e le tecniche oggi disponibili per rispondere a queste problematiche. In alcuni siti archeologici sono possibili combinazioni di metodologie e tecniche per la conservazione in situ, che consentono un compromesso tra le esigenze della conservazione e quelle della fruizione. Dallinterro parziale, alla rotazione delle strutture esposte in base alle loro condizioni di conservazione e alla natura dei materiali originali ecc, fino ad arrivare a programmi di manutenzione ordinaria e a complessi interventi di conservazione diretta dei monumenti. Nel caso di Zeugma per limminente inondazione dellintera area la scelta metodologica di conservare in situ i resti della citt, come si visto, non era una opzione, ma un obbligo. E le metodologie e le tecniche adottabili erano, di fatto, a senso unico. Sempre per Zeugma si rendono necessarie ulteriori considerazioni. La diga che ha determinato la formazione del nuovo lago artificiale considerata economicamente utile per 50/80 anni. Passato questo periodo, il progressivo interramento del lago a causa delle grandi quantit di materiale trasportate dallEufrate, render inefficiente il sistema di produzione dellenergia elettrica della diga. Ci nonostante, questo non comporter la fine del lago, che verr probabilmente utilizzato per altri fini, ma ha, come conseguenza, il ridimensionamento della durata nel tempo del lago stesso, che andr misurata forse in termini di secoli e non di millenni. Questo significa che levento con il quale ci stiamo misurando oggi non rappresenta la catastrofe finale di tutto, piuttosto uno dei numerosi eventi che si sono susseguiti nei 23 secoli di storia di questa citt. Tutte le considerazioni etico-metodologiche esposte sono anche sostenute da solide motivazioni tecniche. Vediamole prendendo in esame i possibili processi di deterioramento delle strutture archeologiche di Zeugma, analizzando le 4 diverse condizioni ambientali nelle quali le strutture archeologiche si sarebbero trovate nel corso di questo progetto: - Il momento e loperazione di scavo vero e proprio; - Lesposizione allaria aperta, subito dopo lo scavo; - La fase di inondazione, durante la risalita dellacqua; - Lultima fase, in cui tutto sarebbe stato sommerso. Quando un sito archeologico interrato, generalmente si conserva per secoli senza subire sostanziali alterazioni.3 Questo perch in assenza di aria e luce, e di condizioni di stabilit termoigrometriche si rallentano il processo naturale di invecchiamento e la tendenza di tutti i materiali a tornare al loro stato chimico iniziale. Questo spiega perch cos frequente che al momento dello scavo archeologico reperti, strutture e superfici decorate appaiano in relativamente buono stato di conservazione e leggibilit. Ogni materiale ha un proprio ambiente di conservazione favorevole e reagisce in un modo tipico agli agenti aggressori esterni. In generale i materiali organici come il cuoio e il legno sono maggiormente a rischio di disfacimento una volta scavati, ma anche i materiali inorganici, ad esempio metalli e pietre, potrebbero venire seriamente danneggiati. Tutti i materiali di scavo, indifferentemente dal materiale costitutivo, sono fragili e potenzialmente vulnerabili. Si pu aggiungere che, in genere, i danni maggiori per tutti i tipi di materiali avvengono durante lo scavo, nel momento in cui si alterano in modo repentino i parametri ambientali di un equilibrio (linterro) raggiunto a fatica nei secoli. E ormai noto che, nellottica della conservazione le condizioni di stabilit di un ambiente sono pi importanti dei parametri ambientali stessi. Oggetti costituiti da materiali simili possono sopravvivere in climi completamente diversi tra loro, come ad esempio tombe nel deserto, deposizioni nel permafrost della tundra, nei letti fangosi di un fiume o negli ambienti salini sottomarini, senza subire

sostanziali alterazioni: dal momento in cui si presentano condizioni ambientali di stabilit, possono sopravvivere per millenni. Al contrario, appena un oggetto viene esposto a condizioni ambientali (luce, temperatura, umidit) drasticamente diverse da quelli di deposizione inizia un processo di interazione del materiale con lambiente circostante che nella maggioranza dei casi porter ad un cambio nello stato chimico fisico del materiale di partenza. Una volta scavato, oltre ai processi di deterioramento chimicofisico, il materiale potr essere soggetto ad altri tipi di deterioramento: danni meccanici durante lo scavo e il recupero, incuria, furti e vandalismo, mancanta o errata conservazione, erosione eolica e danni causati dallazione dellacqua, pioggia, terremoti e inondazioni, danni di tipo biologico, piante, insetti e animali, ecc.

Figura 1 Tavola degli aggressori del patrimonio archeologico4

In questo quadro, per prevenire o limitare possibili danni o lavvio di processi di alterazione, i trattamenti conservativi devono essere realizzati durante e immediatamente dopo lo scavo. Nella prima fase (lo scavo) le strutture archeologiche passano da uno stato di condizioni microclimatiche stabili ad un nuovo ambiente in continua mutazione. Nelle condizioni ambientali di Zeugma, questo significava variazioni di temperatura estreme e movimenti di umidit rapidissimi (evaporazione) con conseguente rischio di esfoliazione e caduta di superfici originali, soprattutto se decorate, formazione di depositi di sali insolubili molto difficili da rimuovere, formazione di fessure, sollevamenti e deformazioni, che si assommavano ai sempre presenti rischi di perdita di informazioni storiche per i danni alle superfici (graffiti, preparazioni, dati relativi alle tecniche esecutive ecc.). Nella seconda fase (esposizione allaria aperta), sono ancora presenti rischi legati allesposizione ad un ambiente esterno, ma, dato il periodo relativamente breve (il progetto iniziato a luglio e larea di scavo stata completamente inondata il 15 ottobre) e le condizioni ambientali relativamente stabili, non tali da rappresentare un problema maggiore. Un rischio molto pi importante, in questa fase, era invece rappresentato dallazione umana, in particolare da una eventuale negligenza degli operatori. Un esempio che forse meglio di tutto pu spiegare tale fenomeno quello che porta un uomo, per sua stessa natura, a raggiungere due punti distanti tra loro mediante il percorso pi breve e pi diretto anche se questo, come spesso accade (vedi ad es. i giardini pubblici) non corrisponde al tracciato suggerito, tanto meno a quello pi sicuro. Un sito archeologico, durante lo scavo e dopo, un luogo delicatissimo, in particolare a Zeugma dove la densit di operatori presenti era altissima. Il modo nel quale si opera durante i lavori e il modo in cui viene lasciato lo scavo al termine delle operazioni, sono componenti strategicamente molto significative in relazione ai danni potenziali che potrebbero intercorrere. In questo senso il livello di consapevolezza da parte degli operatori e la realizzazione di misure di conservazione preventiva possono essere risposte molto efficienti a tali problemi. La terza fase (inondazione) comportava il rischio di distruzione quasi completa delle strutture archeologiche a causa dellazione delle onde, in grado di minare la solidit stessa delle strutture, producendo cavit nelle strutture, dilavamento e asportazione di materiale originale, imbibizione rapida e collasso dei materiali. La quarta fase (quando ormai tutto era stato sommerso) quella che dal punto di vista conservativo destava minore preoccupazione perch i materiali si sarebbero trovati nuovamente in un ambiente stabile, vicino al 100% di umidit. Grazie alla densit dellacqua e allo spessore dei materiali di rinterro, le variazioni termiche sarebbero state praticamente nulle, cos come le variazioni igrometriche. I movimenti dellacqua in profondit possono considerarsi ininfluenti perch la velocit di scorrimento di 500 metri cubi al secondo distribuita su tutta la sezione del lago approssimativamente 40.000 metri quadrati risultando con una velocit nominale di 1,25 cm/s. principalmente concentrati nellarea centrale dellinvaso. Un discorso diverso vale per la cosiddetta zona di fluttuazione, quella fascia di circa tre metri in altezza subito al disotto del livello massimo dellacqua. Questarea subisce continue variazioni del livello dellacqua legate allesercizio della diga ed anche il punto in cui si scarica lazione meccanica delle onde. Potenzialmente tutto quanto si trova in questa zona subisce un continuo

rischio di distruzione e per questo, per tutta la fascia di fluttuazione stato definito un piano di protezione specifico. Per riassumere, le principali linee di azione messe in atto a Zeugma sono state studiate per rispondere alle diverse condizioni ambientali e di rischio : Lo scavo: la rapida evaporazione dellumidit contenuta dai materiali e dalle strutture appena scavate doveva essere evitata a tutti i costi. La cristallizzazione dei sali solubili non doveva avvenire sulle superfici originali, ma su superfici di sacrificio. Le strutture deperibili e le superfici decorate dovevano essere consolidate al momento stesso dello scavo. I reperti mobili non dovevano essere esposti al sole ma passare lentamente e direttamente con il loro contenuto di umidit in un nuovo ambiente controllato. Tutti i manufatti deperibili dovevano ricevere un trattamento conservativo immediato. Una manipolazione dei reperti da parte di operatori impreparati ed operazioni non controllate sui manufatti andavano evitate. Esposizione allaria aperta: laccesso alle aree di scavo andava limitato al massimo. Le strutture delicate o deteriorate andavano sostenute e tutti i passaggi in prossimit chiusi o protetti. I reperti mobili andavano rimossi possibilmente su base giornaliera. Inondazione: lindagine archeologica andava completata in tempo per permettere lo svolgimento delle operazioni tecniche di conservazione in situ e il completamento del programma di rinterro. I trattamenti conservativi andavano conclusi in tempo utile per permettere lasciugatura e lindurimento dei materiali. Tutte le strutture fragili dovevano essere preparate con uno strato protettivo utile a mitigare le variazioni termo-igrometriche e gli stress meccanici previsti nella fase di transizione tra materiali umidi e materiali saturi dacqua. Ladesione dei rivestimenti antichi e il loro supporto (murature e sottofondo) andava verificata e nel caso consolidata. Tutte le aree scavate andavano reinterrate e protette dallazione erosiva delle onde e della marea. Post inondazione: una volta sommerse, nella zona cosiddetta di fluttuazione, a causa della costante variazione del livello dellacqua era necessario attuare un programma di controllo nel lungo periodo delle strutture. In questarea le misure di protezione realizzate sono state continuamente monitorate e, dove necessario, integrate con nuove soluzioni o con semplici operazioni manutentive. La strategia Tenendo presente il problema della risalita del livello dellacqua e tenendo sempre presente il principio del minimo intervento, i metodi utilizzati sono stati i pi semplici e rapidi possibili, per ottenere il massimo del risultato nel minor tempo possibile. Nella prima fase, e cio nella fase dello scavo, sono state attuate operazioni atte a mitigare i rischi di deterioramento delle strutture e dei reperti. Possiamo parlare di misure di conservazione preventiva, che, per quanto riguarda i mosaici, sono state la realizzazione di percorsi alternativi al calpestio dei mosaici, la scopertura definitiva controllata (panetto di terra lasciato sulle superfici per uno scavo contemporaneo alla pulitura)5 , la copertura temporanea con teli di geotessuto per mitigare il processo di evaporazione dellumidit. Nella seconda fase, lesposizione, le attivit sono state dedicate al consolidamento di aree e strutture gi scavate e alla loro preparazione per linondazione. Tutte le operazioni, nelle diverse fasi di scavo e esposizione, sono state realizzate contemporaneamente in zone diverse del sito: nella parte inferiore mentre veniva progressivamente raggiunta dallacqua e in quella superiore con lo scavo in corso.

Tutte le priorit e le esigenze conservative sono state discusse e pianificate con gli archeologi, sulla base di una cooperazione e divisione di responsabilit definita allinizio del progetto. Le misure pi semplici di conservazione preventiva sui reperti sono state realizzate direttamente dagli archeologi previa costante opera di informazione e preparazione da parte dei conservatori. Le operazioni pi complesse sono state direttamente realizzate dai conservatori. I responsabili di taglio fungevano da interfaccia tra i conservatori e gli archeologi attraverso un continuo scambio di informazioni tecniche, la discussione dei programmi operativi e la redazione e laggiornamento di piani di priorit. Il programma di conservazione Il programma di conservazione eseguito ha interessato lintera area di scavo e si articolato nelle seguenti operazioni: - assistenza agli archeologi durante lo scavo per la stabilizzazione e la pulitura delle strutture ai fini di una pi chiara lettura delle informazioni e della documentazione; - scavo in sicurezza, stabilizzazione e recupero degli oggetti mobili; - documentazione attraverso calco di iscrizioni e graffiti. - stacco di quei mosaici che, per il loro precario stato di conservazione e per il giudizio degli archeologi, non potevano essere lasciati in situ; - consolidamento e protezione delle strutture di rivestimento (mosaici, affreschi, intonaci) con uno strato di sacrificio - pianificazione e gestione del programma di interro delle aree scavate - controllo e manutenzione della costa (area di fluttuazione dellacqua) - restauro di tutto quanto scavato e rimosso dal sito nel corso delle campagne di scavo precedenti il progetto PHI. Nel presente articolo sono prese in esame esclusivamente le operazioni relative ai pavimenti musivi. Rimozione dal sito di mosaici A causa del precario stato di conservazione, o del rilevante pregio e significato storico-artistico, cos come giudicato degli archeologi responsabili dello scavo, o per motivi di sicurezza e di opportunit politica, stato necessario staccare alcuni mosaici e trasportarli in laboratorio per le successive lavorazioni di restauro e per la riapplicazione su pannelli. Si tratta di 5 pavimenti, dei quali 4 figurati e uno geometrico, per un totale di circa 100 metri quadrati. Di questi, 3 sono stati staccati durante la campagna di scavo, uno nel 2001 e un ultimo nel 2002, nel corso del programma di manutenzione della costa. La rimozione stata eseguita con il sistema del distacco a sezioni, mediante taglio e asportazione delle tessere con uno o pi strati di preparazione sottostanti. La successione delle operazioni stata la seguente: - pulitura accurata della superficie, per rimuovere i depositi terrosi e le incrostazioni non aderenti al tassellato per assicurare una buona aderenza della tela alla superficie delle tessere; - definizione e disegno delle linee di taglio. I tagli sono stati eseguiti seguendo le linee del disegno originale e, in generale, evitando di tagliare le scene figurate. Le dimensioni dei tagli sono state scelte in funzione dei pannelli sui quali il mosaico sarebbe stato successivamente riapplicato per la presentazione finale;

documentazione (confrontare il capitolo relativo); applicazione di un doppio strato di tela (velatino e calic) con adesivo polivinilico. La colla stata applicata a pennello sul tassellato e su essa stata adagiata la tela, battuta con pennelli duri per farla penetrare nelle giunture tra le tessere e assicurare una perfetta e uniforme adesione. Sul primo strato di tela sono state tracciate le linee di taglio, successivamente riportate sul secondo strato di tela una volta applicato e asciutto; il taglio stato eseguito lungo il disegno utilizzando microtrapani modificati ai quali stato montato un disco sottilissimo diamantato (dischi utilizzati generalmente per il taglio del vetro). Il taglio risultante ha uno spessore inferiore al millimetro; il distacco stato sempre iniziato dal lato libero da strutture murarie, normalmente lentrata della stanza. Sono state utilizzate lunghe lame di acciaio (sciabole) per il taglio e la separazione degli strati. Le sciabole sono state inserite molto lentamente allinterno di uno degli strati preparatori, normalmente tra il letto di posa delle tessere (nucleus) e lo strato sottostante (rudus) perch, in questo modo, si prevengono movimenti del tassellato e traumi; una volta staccati, i frammenti sono stati ribaltati su supporti di legno protetti con geotessuto. Ogni pezzo stato immediatamente numerato, applicando unetichetta con il numero sempre nella parte superiore del frammento in relazione ad un orientamento comune a tutti i frammenti. Alla fine della giornata tutto il materiale distaccato stato trasportato in laboratorio in attesa del restauro.

La descrizione delle procedure di restauro e riapplicazione su nuovo supporto descritta in uno dei capitoli seguenti, dedicato al restauro dei mosaici staccati da Zeugma negli anni scorsi. Operazioni eseguite per il consolidamento e la protezione in situ dei mosaici. Durante tutte le fasi di scavo sono state fornite indicazioni tecniche agli archeologi per evitare danni alle superfici e agli oggetti. In particolare, nel caso di ritrovamento di mosaici, stato chiesto di lasciare uno strato di 10 cm. di terra sulle superfici per mitigare gli effetti di una rapida esposizione ed evitare la formazione superficiale di strati insolubili. Questo strato stato successivamente rimosso dai conservatori nel corso delle operazioni di pulitura. Le operazioni realizzate sono state: controllo microclimatico durante la pulitura rimozione dellultimo strato di terra dalle superfici dei mosaici e pulitura documentazione rimozione delle radici e consolidamento dei bordi e delle zone di distacco protezione superficiale prima del rinterro Controllo del microclima durante le fasi di pulitura Durante le fasi di pulitura si provveduto ad ombreggiare le superfici per rallentare levaporazione dellumidit. Le condizioni per lesposizione delle superfici erano infatti, dal punto di vista conservativo, proibitive. Il maggior rischio nellesposizione era insito nellevaporazione dellumidit contenuta negli strati appena scavati, con la conseguente cristallizzazione dei sali solubili in essa contenuti. Rimozione dello strato di terra superficiale e pulitura Questa operazione stata eseguita per rimuovere lultimo strato di terra lasciato a contatto della superficie musiva. Per evitare una esposizione completa della superficie prolungata oltre i 30 minuti, la rimozione della terra lasciata durante lo scavo e la pulitura finale delle parti esposte sono state eseguite molto rapidamente, con lausilio di un grande numero di operatori. Questo ha permesso il controllo dei tempi di esposizione allaria e al calore evitando la formazione di strati insolubili prima della completa rimozione dei depositi superficiali, e la parziale rimozione dei sali solubili. Loperazione stata eseguita utilizzando spazzole morbide in plastica, spugne sintetiche, una soluzione al 2% di NeoDesogen in acqua e aspira liquidi. Documentazione. Dopo la pulitura stata eseguita la documentazione grafica e fotografica. Un rilievo 1:1 su fogli di polietilene stato eseguito tracciando tutte le linee delle figure e i motivi geometrici. I rilievi cos ottenuti, insieme alla documentazione fotografica, sono stati poi utilizzati come basi per la realizzazione dei disegni finali realizzati con il programma AutoCAD6. Le tavole cos ottenute hanno fornito le basi per la documentazione dello stato di conservazione, degli interventi storici e delle operazioni di conservazione realizzate. Consolidamento dei bordi e delle tessere instabili Prima di applicare gli strati di protezione superficiale sulle tessere si reso necessario il consolidamento di ogni parte instabile presente nel tassellato. Per questo motivo sono state eseguite

Disegni di A. Costanzi Cobau

infiltrazioni di malta idraulica composta di polvere di pietra setacciata, polvere di mattone e calce idraulica Lafarge (ratio 1:1). Tale operazione stata eseguita sia per fissare le tessere instabili al letto di posa, sia per consolidare i bordi delle lacune. Nelle aree in cui era presente il distacco tra i vari strati preparatori, sono state effettuate infiltrazioni di malta idraulica realizzata con polvere di mattone setacciata e calce idraulica Lafarge (ratio 1:1). Lacune e bordi sono stati rinforzati sempre con malta idraulica con polvere di pietra, applicata e lavorata con spatole, procedendo come segue: - rimozione degli accumuli di terra e delle radici lungo i bordi e nelle aree di lacuna, meccanicamente a bisturi e con aspirazione dei depositi; - stuccatura dei bordi e delle aree di lacuna con malta a base di calce (calce idraulica Lafarge, grassello, polvere di mattone setacciata, polvere di pietra calcarea in ratio 0.5:0.5:1:1). Protezione superficiale prima dellinterro Sulla superficie consolidata e pulita stato applicato uno strato di protezione di 5 cm di spessore costituito da una malta a base di calce con caratteristiche idrauliche. Questa nuova superficie svolger la funzione di proteggere loriginale dallazione meccanica dellacqua e si comporter come strato di sacrificio. Allo stesso tempo, la caratteristica idraulica ne permetter un indurimento sempre maggiore a contatto con lumidit e quindi un miglioramento progressivo delle caratteristiche di resistenza meccanica. In questo modo, ogni scambio con lambiente di conservazione avverr sullo strato applicato e non immediatamente sulloriginale. La scelta optata per il materiale di protezione stata dettata dallelevata resistenza, dalle qualit meccaniche e idrauliche, dalla durabilit, e dalla totale compatibilit con le superfici originali.

Ad immediato contatto con la superficie stato applicato uno strato di latte di calce applicato a pennello. Questo strato ha la funzione di frapporre una barriera di isolamento tra loriginale e lo strato di protezione che consentir in un futuro una pi agevole rimozione dello stesso. Ad asciugamento avvenuto stato sovrapposto lo strato protettivo, malta idraulica composta da calce idraulica Lafarge, grassello, polvere di mattone, polvere di pietra, in ratio 0.5, 0.5, 1,5, 0.5. Questo strato stato lavorato a lungo per raggiungere una perfetta adesione con landamento della superficie sottostante e migliorare il processo di carbonatazione delle componenti aeree dellimpasto.

Il programma di rinterro delle aree scavate. Al termine dello scavo tutti i tagli sono stati rinterrati seguendo una strategia pianificata in base ai limiti dettati dai tempi (calendario generale, disponibilit di macchinari e materiali) e dalla logistica del sito (accessibilit, topografia, collocazione dei tagli). Le tecniche e i materiali usati per il rinterro sono stati scelti in base alla disponibilit dei materiali nella regione, alle esigenze della conservazione delle strutture archeologiche lasciate in situ e alle caratteristiche topografiche dei tagli. Come gi specificato, tutti i tagli sono stati interrati per mitigare gli effetti delle variazioni climatiche sulle strutture antiche durante la risalita dellacqua e per prevenire il crollo delle strutture scavate. Senza entrare nel dettaglio relativo a tutte le tipologie strutturali, e per rimanere nel tema dei mosaici, elenchiamo semplicemente alcune delle considerazioni che sono state alla base della scelta delle procedure di rinterro: il momento critico per le strutture archeologiche era rappresentato dal momento effettivo dellinondazione e da quello immediatamente successivo. una semplice copertura di terra sarebbe stata dilavata e avrebbe esposto le strutture allazione delle onde; una copertura delle aree scavate con geotessuto sarebbe stata probabilmente efficiente ma avrebbe sicuramente attratto lattenzione dei clandestini in caso di livelli eccezionalmente bassi dellacqua e non sarebbe in ogni caso stato sufficiente per la protezione; le strutture avevano bisogno di una sorta di imballaggio a contatto e strutturalmente forte per prevenire il dissolvimento di eventuale fango e argilla presente nelle strutture antiche.

E stato cos deciso di utilizzare per linterro due tipi di materiali diversi: il primo, a diretto contatto delle strutture (e nel caso dei mosaici delle malte idrauliche applicate sulle superfici musive) costituito da terra fine e sabbia (0-5 mm pi inclusi vari); il secondo fatto di ciottoli (1030 mm.) e pietra (50-200 mm) collocato sopra lo strato di terra con lo scopo di proteggere gli strati sottostanti dallazione dilavante delle onde nel momento dellinondazione. La terra e la sabbia applicata a diretto contatto delle strutture stata bagnata e compattata per prevenire il ritiro durante linondazione. Una cura particolare stata data al riempimento di cisterne, camere coperte e irregolarit del terreno per prevenire crolli che potessero danneggiare piani e pavimenti. Queste operazioni sono state eseguite a mano con carriole e pale. Per le rimanenti operazioni di rinterro ci si serviti dove possibile di mezzi meccanici. Generalmente tutti i tagli sono stati coperti da un primo strato di terra e sabbia di circa 50 cm di spessore, seguito da uno strato variabile secondo le delle pendenze di ciottoli e pietre. E stato rinterrato un totale di 8700 m2 divisi in 19 aree di scavo. Il volume dei materiali usati per il rinterro stato di 10.500 m3, pari a 630 camion di sabbia, ciottoli e pietre. Il sistema applicato, la protezione delle strutture con malte di sacrificio e il successivo interro, certamente avr lo svantaggio di impedire la fruibilit del sito, che in ogni caso si sarebbe trovato sotto centinaia di metri cubi dacqua, ma raggiunge lobiettivo della completa conservazione dellinsieme, tanto pi sicura per lassociazione di un ristabilimento, sotto lacqua, di condizioni stabili di conservazione dal punto di vista chimico e fisico. La documentazione7 Ogni intervento di restauro rappresenta un momento traumatico per il monumento che lo subisce, e limportanza di documentare le modifiche cui i monumenti sono soggetti nel corso degli interventi risiede nella necessit di conservare traccia dello stato di conservazione del monumento al momento del ritrovamento e delle operazioni effettuate per una verifica futura. Inoltre ogni intervento di restauro rappresenta una grande opportunit di studio della materia e del messaggio storico registrato su di essa, perch offre la possibilit di effettuare analisi relative alle caratteristiche intrinseche del manufatto e alle vicende da esso subite nel corso della sua storia, dal momento della sua realizzazione (tecniche esecutive) attraverso la sua vita (rifacimenti antichi) fino alle fasi di trasformazione in reperto archeologico (processi di deterioramento postdeposizionali), spesso destinate ad essere rese invisibili se non cancellate dal restauro stesso. La magnitudine del progetto di conservazione dei mosaici di Zeugma (circa 800 mq per un totale di 500 frammenti, quipe di circa 25 conservatori che si alternano per un periodo complessivo di 24 mesi) ha reso indispensabile un coordinamento efficiente nelle operazioni di documentazione e ladozione di metodi e procedure standardizzati per organizzare al meglio il lavoro di documentazione effettuato dai conservatori contestualmente alle operazioni di restauro. Lo stato di conservazione dei mosaici, le procedure di conservazione e lo stato finale dei mosaici sono stati documentati per mezzo di riprese fotografiche digitali e tradizionali, riprese video digitali e disegni computerizzati. Larchivio della documentazione fotografica e video delle operazioni di conservazione al momento attuale consta di circa 2500 immagini digitali e 12 ore di ripresa, in cui

contenuta traccia di tutta la storia della conservazione dei mosaici, dal loro arrivo al museo di Gaziantep alla lavorazione, alla documentazione e allo smontaggio in deposito. Il materiale documentario raccolto costituisce un notevole archivio di immagini di cantiere, una banca dati funzionale oltre che a conservare memoria dei manufatti e degli interventi, anche alla divulgazione e alla didattica metodologica. La documentazione fotografica finale invece ha richiesto lintervento di operatori specializzati, in considerazione della necessit di apparecchiature professionali e per le ovvie difficolt di ripresa di manufatti che sfiorano in alcuni casi i 50 mq di superficie.

Figura 2 Il mosaico di Akileus. Numero dei frammenti dopo il restauro. Disegno di G. De Felice

Se le riprese video e le fotografie costituiscono componenti importanti dellarchivio documentario del progetto, la parte pi significativa di esso, che ha richiesto limpegno maggiore, costituita dalla documentazione grafica, che per le sue caratteristiche di universalit, immediatezza e sinteticit di linguaggio si impone come strumento ideale cui affidare la registrazione dello stato di conservazione dei manufatti antichi e degli interventi effettuati su di essi. Lanaliticit della pratica del disegno fa della documentazione grafica uno strumento conoscitivo oltre che descrittivo dei monumenti antichi, allo stesso modo in cui la lunga confidenza con il manufatto che si sviluppa nel momento del suo restauro produce una profonda conoscenza della sua natura. Anche il disegno dei mosaici di Zeugma, in modo simile a qualsiasi reperto archeologico, si configurato dunque come una operazione di studio ed interpretazione dei manufatti, di cui le tavole costituiscono il resoconto disegnato e non scritto. Il disegno dei pannelli geometrici ha permesso infatti di comprendere le caratteristiche compositive dei differenti elementi raffigurati, di capire le geometrie e i moduli che erano alla base della realizzazione dei complessi e ricchi motivi decorativi, di analizzare le peculiarit nella realizzazione delle figure umane e degli animali, degli oggetti e delle decorazioni vegetali, nonch di capire lutilizzo dei colori da parte dei mosaicisti. Nella gestione della documentazione grafica del progetto ha avuto largo spazio linformatica, che ha consentito di guadagnare in velocit e precisione, ma soprattutto in flessibilit, data la natura estremamente versatile del disegno informatico, che si configura pi come una riproduzione della realt che come una tradizionale tavola, con lindubbio vantaggio di poter creare, a partire da

ununica elaborazione, tutti i disegni e le tavole che si desidera, senza le costrizioni di dover scegliere a priori fattori come la scala di rappresentazione.

Figura 3 Il mosaico di Satyr. Disegno ricostruttivo di G. De Felice

Dei 32 mosaici del progetto solo 7 possedevano una documentazione grafica informatizzata realizzata dal CCA al momento del distacco; nella maggioranza dei casi invece la documentazione era costituita da fotografie relative al momento del rinvenimento o da semplici schizzi della numerazione dei pannelli dopo il distacco. Lassenza di planimetrie affidabili ha imposto una strategia di intervento particolare, dal momento che il disegno doveva essere realizzato contemporaneamente alle operazioni di pulitura dei retri, in modo da realizzare delle basi grafiche su cui registrare le operazioni di intervento sul mosaico. Il disegno dei pavimenti musivi proceduto di pari passo con la loro conservazione: con la giunzione dei singoli pannelli si potuto realizzare il disegno del mosaico nella sua interezza, almeno per i suoi elementi fondamentali, e solo contestualmente al montaggio definitivo sui nuovi supporti si sono potuti completare i disegni con i dettagli che data la variet degli effetti cromatici delle tessere e la complessit dei disegni (motivi geometrici particolarmente complessi, pannelli figurati) risultavano illeggibili dal retro. In questi casi la possibilit di disegnare basi per le mappature pi urgenti stata affidata a schizzi o anche a fotografie del mosaico, nei casi in cui erano disponibili. Il disegno digitale dei mosaici ha fornito la base per lelaborazione di mappature relative alla storia dei mosaici, dal loro distacco dal sito al restauro attuale. Lo schema adottato prevede una ripartizione in quattro tavole: una tavola dedicata allanalisi delle tecniche antiche (uso di tessere in pasta vitrea, presenza dellimpronta del disegno preparatorio sul retro delle tessere) e alla vita del pavimento (restauri antichi); una al distacco dal sito (numero e pianta dei frammenti); mentre le tavole successive, dedicate allo stato di conservazione e agli interventi, sono suddivise in pi disegni, per evitare il sovraffollamento di elementi. Nei disegni dello stato di conservazione trovano posto tutte le alterazioni che i mosaici hanno subito nella loro vita e nella loro condizione di reperti; per i mosaici gi oggetto di restauro e precedentemente conservati in museo sono state predisposte delle voci autonome, necessarie per documentare le particolari condizioni di conservazione. Lultima tavola infine riguarda gli interventi di conservazione effettuati.

Dal disegno dei mosaici stato inoltre possibile effettuare delle ricostruzioni dellaspetto originario dei pavimenti musivi, integrando le aree coperte da decorazione geometrica mancanti mediante unoperazione di restauro virtuale in supporto alle esigenze di conservazione, che rende visibile il come effettivamente era o quantomeno il come probabilmente era, senza interventi sugli oggetti originali. Grazie allintegrazione con la documentazione di scavo stato possibile infine elaborare ricostruzioni tridimensionali degli ambienti originari in cui erano collocati i mosaici, in vista di una musealizzazione che contempli una ricostruzione ambientale fedele. Restauro dei mosaici rimossi dal sito nel corso delle campagne di scavo precedenti il progetto PHI.
Gli anni immediatamente precedenti linizio del progetto PHI hanno visto una corsa al distacco di tutti i manufatti che in qualche modo avessero un valore formale. Mosaici, pitture murali, elementi architettonici sono stati sistematicamente rimossi dalla loro collocazione originale senza alcuna selezione, anche a fronte di costi altissimi in termini di distruzione di strutture originali e contesti archeologici. La situazione stata ulteriormente aggravata dalla quasi totale mancanza di risorse professionali ed economiche: condizione questa che ha lasciato loperazione di rimozione dei manufatti, di trasporto e immagazzinamento in mano a personale senza esperienza specifica. Il risultato ottenuto, in brevissimo tempo, stato quello di realizzare vere e proprie demolizioni delle strutture in situ e allo stesso tempo produrre cumuli di mosaici in pezzi, impilati allaperto nel giardino del museo di Gaziantep. A complicare ulteriormente la situazione, vi stata la quasi totale mancanza di riferimenti e di disponibilit di qualsiasi documentazione relativa agli ambienti di provenienza, se non qualche fotografia amatoriale fortunatamente messa a disposizione dagli archeologi turchi. A concludere il quadro relativo ai rischi corsi da questo inestimabile patrimonio musivo, limpellenza della stagione delle piogge e del gelo che in questa regione dellAnatolia particolarmente severa.

La priorit assoluta del nuovo progetto PHI stata quella, di fronte ad un quadro tanto disarmante, di metter al pi presto in salvo i mosaici allinterno di locali adeguati e di iniziare un vero e proprio nuovo scavo archeologico tra la montagna di frammenti per ricostruire i contesti di provenienza e per restituire un nome e cognome ai manufatti. Il risultato stato una lista di circa 700 metri quadrati di mosaico, in gran parte policromo, figurato e geometrico, staccato dal sito con tre metodi diversi che, aggiunti al metodo utilizzato successivamente dal CCA per lo stacco dei 100 metri quadrati, fornisce oggi la possibilit di un interessante confronto tra diversi metodi di stacco. I quattro metodi utilizzati a Zeugma sono stati8: - a massello ovvero un solo blocco unico, grande quanto la parte figurata e/o decorata del pavimento, con tutti gli strati preparatori - a pezzi grandi in media 2x2 metri con tagli squadrati senza riferimento al disegno del mosaico stesso; - a rullo - a pezzi relativamente piccoli (in media 1 metro quadrato) tagliati seguendo le linee costitutive del disegno del tassellato. In generale il confronto tra i quattro metodi ci mostra come, di l dagli eventuali difetti legati ad una cattiva realizzazione piuttosto che al metodo stesso, ognuno dei quattro metodi presenta delle caratteristiche positive e negative. Vediamoli a confronto:

Metodo di stacco A massello

Vantaggi Il mosaico non viene tagliato Mantiene limmagine originale

a pezzi grandi media 2x2 metri

a rullo

a relativamente ridotti al minimo piccoli (in media 1 Si richiede un metro quadrato) limitato

Il distacco richiede grande disponibilit di mano dopera La perdita di tessere molto alta se comparata con altri metodi Aperture tra le tessere e deformazioni possono generarsi durante il distacco Le tessere deteriorate o delicate quali le paste vitree si frantumano per schiacciamento durante larrotolamento Sono necessari grandi macchinari e mezzi Il trasporto e la manipolazione sono difficili e pericolosi pezzi I rischi durante lo stacco sono Vanno eseguiti numerosi tagli

in Le parti figurate possono essere staccate in un solo pezzo I danni risultanti dai tagli sono limitati Lascia aperte varie opzioni di lavorazione nel successivo restauro Le parti figurate possono essere staccate in un solo pezzo I danni risultanti dai tagli sono limitati Lascia aperte varie opzioni di lavorazione nel successivo restauro

Svantaggi Le strutture architettoniche limitrofe e la stratigrafia vengono distrutte Sono necessari grandi macchinari e mezzi Loperazione di stacco molto pericolosa Il trasporto e la manipolazione sono difficili e pericolosi Il restauro successivo molto complesso Il deposito molto complesso e pericoloso Il distacco richiede grande disponibilit di mano dopera Loperazione di stacco pu causare la perdita di notevoli quantit di tessere Il restauro successivo molto complesso Il deposito complesso e pericoloso Il distacco presenta molti rischi

personale Se loperazione non eseguita da personale

Il restauro successivo notevolmente facilitato Il trasporto e il deposito sono facilitati

specializzato, il rischio di tagli evidenti dopo il restauro alto La presentazione finale al pubblico richiede supporti piani e stabili

Facendo riferimento al confronto appena presentato, risulta evidente che la tecnica che maggiormente si avvicina al compromesso ideale, quella del distacco per piccoli pezzi, pianificati in funzione della riapplicazione su pannelli finali. Come gi detto nella tabella comparativa, il punto di maggior delicatezza nellimpiego di questo metodo quello della necessit di operatori esperti, problema inesistente nel caso di restauratori professionisti quali quelli impegnati nel progetto PHICCA.

Nel descrivere le operazioni di restauro dei mosaici provenienti da Zeugma e premesso che sono giunti a noi nelle condizioni (di stacco e di conservazione) pi varie, probabilmente pi semplice partire dagli obiettivi ricercati e fare piuttosto un percorso a ritroso. Il risultato finale delle lavorazioni quello di avere i mosaici applicati su pannelli di dimensioni medie di circa 1 metro quadrato, tagliati seguendo le linee compositive del disegno originale, in modo che, smontati, siano di facile manipolazione e deposito, e allo stesso tempo, una volta assemblati restituiscano un pavimento apparentemente integro. I pannelli sono costituiti da nido dape dalluminio rivestito di vetroresina sui quali viene applicato un letto di posa per le tessere di cocciopisto. La successione delle operazioni eseguite pu essere sintetizzata come segue: - verifica della tenuta del supporto temporaneo delle tessere, cio della tela applicata durante lo stacco - eventuale trasporto dei frammenti su creta per lintegrazione delle lacune causate dallo stacco e dalla mancata adesione e tenuta della tela e successiva nuova velatura a colla pasta - documentazione - parziale o completa rimozione degli strati preparatori dal retro del tassellato - applicazione dei frammenti su pannelli di nido dape dalluminio - svelatura e integrazione delle lacune sporadiche con tessere originali di recupero - stuccatura delle lacune di scavo - pulitura delle superfici - ripristino della malta tra le tessere - protezione finale La prima operazione quella di verificare la tenuta delle velature applicate durante lo stacco: in molti casi necessario applicare il tassellato su un letto di posa temporaneo in creta, rimuovere la vecchia tela ed eseguire una nuova velatura con doppio strato di velatino e colla pasta9. Questa procedura, se da una parte comporta un incremento dei tempi di lavorazione, permette di verificare lo stato del tassellato e, quando necessario, di procedere con operazioni preliminari di restauro. Nel caso di frammenti staccati con dimensioni eccessive, si procede in questa fase allulteriore taglio in frammenti di pi piccole dimensioni in previsione del montaggio

Nella fase successiva si esegue la pulitura dei retri dai residui di malta originale, con il fine di produrre superfici livellate, stabili, pronte a ricevere la nuova malta di posa. Questa operazione eseguita manualmente con scalpello e martello e con strumenti pneumatici di tre diverse potenze in grado di raggiungere diverse tipologie di rifinitura. Nella grande maggioranza dei casi, essendo le malte originali fratturate e seriamente instabili la pulitura dei retri viene spinta fino al livello del tassellato. Solo nei rari casi in cui le condizioni del manufatto lo permettono, la pulitura rimuove solo gli strati preparatori profondi (rudus e statumen) e gli strati di allettamento in cemento armato applicati durante lo stacco, lasciando intatto lo strato di allettamento originale delle tessere. Per la rimozione di questi ultimi ci si serve di dischi diamantati azionati da frullini elettrici a secco, con i quali si creano dei reticoli di 5 cm. per 5, poi demoliti a mano o con martelletti ad aria compressa. Conclude la pulitura dei retri una rifinitura, sempre dei retri dei frammenti, eseguita mediante sabbiatura a 4 atmosfere con abrasivi fini.

Le procedure di applicazione del mosaico sul pannello sono di due tipi, a seconda se il letto di posa originale stato rimosso o meno nel corso della pulitura: applicazione dal fronte (ossia preparando il pannello di nido dape a terra e applicando il tassellato a faccia in su) o dal retro (ossia con il tassellato a faccia in gi sul quale si applica il pannello). A causa del precario stato delle malte originali e dei mosaici stessi, il metodo pi largamente utilizzato stato quello dellapplicazione dal fronte. Vediamo ora le operazioni tecniche che vengono eseguite per riapplicare i frammenti staccati su nuovi pannelli:
Preparazione del pannello di nido dape con disegno delle dimensioni dei singoli frammenti: una volta

che tutti i frammenti sono puliti e pronti per lapplicazione, vengono assemblati temporaneamente a faccia in gi su un unico pannello di nido dape grande quanto lintera superficie del mosaico. Il pannello viene costruito assemblando con araldite e perni di fibra di vetro un numero di pannelli (i pannelli misurano cm. 146 x 300 cadauno) sufficiente a coprire lintero perimetro del pavimento. Lo spessore dei pannelli viene deciso in base alle dimensioni delle tessere. Generalmente viene utilizzato nido dape da 25,4 mm. Su questo grande pannello vengono tracciati i profili di ogni singolo frammento, la numerazione e riferimenti per il montaggio. Questi profili vengono successivamente tagliati con seghetto elettrico;
Preparazione dello strato di adesione della malta a graniglia e resina epossidica: i pannelli di nido dape, una volta tagliati, vengono preparati per ricevere la malta del letto di posa del tassellato creando

una superficie aggrappante fatta di graniglia pozzolanica leggera applicata con araldite. La graniglia pozzolanica sostituisce la tradizionale graniglia di pietra per esigenze di peso generale dei pezzi finiti. Una sperimentazione fatta in cantiere di tre aggrappanti diversi, graniglia di pietra, argilla espansa (Leka) a granulometria piccola e graniglia di pozzolana, ha dato i seguenti risultati in peso: . La scelta caduta sulla graniglia pozzolanica locale perch rappresenta il giusto compromesso tra leggerezza e facile reperibilit del materiale sul posto. Lanalisi del contenuto dei sali solubili ha dato risultato negativo e confermato la scelta.

Montaggio dei frammenti dal fronte su malta di calce: i pannelli cos preparati sono pronti al montaggio. Previa la pianificazione di tutta loperazione di montaggio, si inizia dal pannello centrale collocandolo in posizione su un piano in legno creato direttamente sul pavimento del laboratorio. La collocazione del piano direttamente a terra limita le vibrazioni durante la battitura e le altre fasi di lavorazione. Il pannello di nido dape viene contornato da bordi di contenimento (cassaforma) fatti con fascette di legno e/ lamine metalliche fissate con chiodi al legno del ripiano sottostante. I bordi di contenimento avranno uno spessore omogeneo per tutto il pavimento calcolato in relazione allo spessore delle tessere e alla quantit di malta richiesta. In media tale spessore varia tra un pavimento e laltro, da un minimo di 2.5 cm. ad un massimo di 5 cm. A questo punto inizia lapplicazione della malta. Si tratta di una malta idraulica costituita dai seguenti componenti: Malta per il montaggio dal fronte e dal retro (unit di misura 2 lt.). 1 parte Polvere di marmo non setacciata 1 parte Pozzolana rossa non setacciata 1 parte Polvere di mattone non setacciata ! parte Calce idraulica LAFARGE 1 parte Grassello 3% Primal AC33 puro

Lapplicazione della malta viene fatta con estrema cura nel comprimere e lavorare il materiale con spatole e cazzuole cosicch il risultato sia uno strato molto compatto, duro, privo di vuoti e bolle daria. Montaggio dei frammenti sui pannelli: i frammenti, collocati a faccia in gi, vengono inumiditi con acqua per lapplicazione della buiacca, una malta liquida che ha la funzione di penetrare tra gli interstizi tra tessere e fungere da collegamento tra il tassellato e il nuovo letto di posa. La buiacca composta da: 1 parte Polvere di marmo non setacciata 1 parte Pozzolana rossa non setacciata 1 parte Polvere di mattone non setacciata ! parte Calce idraulica LAFARGE 1 parte Grassello 6% Primal AC33 puro Il frammento cos preparato viene avvicinato al futuro supporto con pannelli di masonite, capovolto e adagiato lentamente sul nuovo letto di posa. Inizia a questo punto un lungo lavoro di battitura eseguito mediante americane rigide fino a quando il tassellato non sar perfettamente livellato a filo dei bordi di legno e metallo preparati per il montaggio;

Svelatura: la rimozione delle tele applicate per lo stacco e del velatino applicato dopo la riapplicazione su creta, viene eseguita mediante la creazione di una camera umida fatta immettendo vapore caldo allinterno di una copertura a contatto di polietilene. Dopo circa unora, lazione del vapore permette una delicata rimozione delle tele, seguita da un lungo lavoro di rimozione meccanica dei collanti residui; Integrazione delle lacune sporadiche e stuccatura delle lacune di scavo: le numerose vicissitudini vissute da questi mosaici nel corso dello stacco, del trasporto e del deposito hanno determinato numerose cadute di tessere sporadiche, pi o meno trovate tra gli strati di mosaico e recuperate. Queste piccole ma numerose lacune sono state integrate direttamente con luso delle tessere originali, previa accurata documentazione. Le lacune presenti invece al momento dello scavo (individuabili attraverso le poche fotografie disponibili) sono state stuccate con malta.

Terminato il montaggio del primo frammento, si procede con i successivi, con una progressione media di due, tre al giorno. Montato lultimo frammento, il pavimento pronto e viene lasciato a riposare per circa un mese, il tempo necessario alle malte per tirare. Al termine del periodo di essiccazione delle malte, si procede con le operazioni di rifinitura: la pulitura di superficie, il consolidamento tra le tessere e la protezione finale: Pulitura: questa operazione viene eseguita ad impacco con una soluzione di Ammonio Carbonato (30 gr./lt), EDTA (25 gr./lt) e NeoDesogen(10 cc/lt), applicata con polpa di carta . La pulitura chimica seguita da una rifinitura meccanica con spazzole in plastica morbida, a mano e con spazzola elettrica o pneumatica e da rifinitura a bisturi. Lacqua utilizzata per lo sciacquo viene immediatamente aspirata per evitare di bagnare il mosaico in eccesso e per asportare i residui della pulitura.

Consolidamento tra le tessere: nel caso in cui per lo stato del mosaico o per le procedure di stacco sia andata persa la malta tra le tessere, un nuovo strato di malta liquida viene prima applicato a pennello e poi, nella fase di semiasciugatura, rimosso con spugne. Questa operazione pu anche essere concentrata solo nelle zone di effettiva assenza della malta , senza interessare lintera superficie del pavimento. Malta scura per il consolidamento superficiale 1 parte Polvere di marmo Setaccio fine 1 parte Pozzolana rossa Setaccio fine 1 parte Polvere di Setaccio fine mattone 1 parte Pozzolana nera Setaccio fine Le polveri vanno mescolate tutte insieme e poi unite alla LAFARGE nella proporzione 1,5 inerte : 1 calce idraulica Lafarge Nel caso sia necessario variare il colore della malta e farla pi chiara basta eliminare la pozzolana nera senza cambiare la proporzione tra legante e inerte.

Nel caso di pavimenti per i quali si deciso di lasciare uno strato di malta originale di preparazione, parte della procedura per il montaggio su pannello verr eseguita dal retro, secondo le seguenti procedure:

livellamento: il mosaico, velato e posto a faccia in gi riceve un livellamento della malta originale, fino ad ottenere un piano omogeneo nello spessore e nei livelli. Dove questo non possibile, il piano viene ottenuto mediante la stesura di una malta simile a quella utilizzata per il letto di posa;
consolidamento: prima dellapplicazione del pannello di nido dape, la malta originale e leventuale nuova malta di livellamento vengono consolidati mediante impregnazione con Primal AC33 al 15% ; montaggio del pannello: una volta che il consolidamento avvenuto, si procede con lincollaggio del pannello in areolam sul nuovo piano (sempre dal retro del mosaico) con resina epossidica mescolata a sabbia gialla setacciata;

Una volta che laraldite ha tirato, si ribalta il mosaico e si procede con il montaggio dal fronte degli altri eventuali frammenti e con tutte le operazioni di finitura appena descritte. E importante specificare che il montaggio dal retro utilizzabile solo su un frammento unico, sia questo un pavimento intero oppure il pannello centrale di un pavimento al quale poi andranno affiancati tutti gli altri frammenti, questa volta montati dal fronte. Dunque mentre la tecnica del montaggio dal fronte permette, con un solo metodo omogeneo, di montare un pavimento intero, la tecnica dal retro deve contemplare o il montaggio su pezzo unico (e dunque, nel caso di un pezzo grande con tutti i problemi che ne conseguono) oppure di un montaggio realizzato con tecnica mista: pannello centrale dal retro e tutti gli altri frammenti dal fronte. Conclusioni. Il progetto Zeugma ha rappresentato per archeologi e conservatori una grande sfida per le problematiche di tipo metodologico, tecnico, climatico e organizzativo. Lintervento ancora in corso. Il destino di quanto realizzato in questi due anni e di quanto si sta ancora facendo quello della creazione di un parco archeologico e di un museo del sito aperti al pubblico. Per quanto riguarda le scelte per la conservazione, abbiamo cercato di restaurare lenorme quantit di mosaici rimossi dal sito con sistemi reversibili, utilizzando materiali compatibili con loriginale (vedi le malte di posa del tassellato), per realizzare pavimenti stabili e facili da immagazzinare, trasportare e mettere in mostra. Allo stesso tempo abbiamo investito in una serie di iniziative di conservazione preventiva , quali, ad esempio, il reinterro, la manutenzione, la formazione di operatori locali, la diffusione delle informazioni, utili a creare le condizioni per la futura conservazione e fruizione dei risultati ottenuti.

In CCA ha sede in: Convento di San Nicola, 02020 Belmonte in Sabina, Rieti. ccanet@tin.it www.cca-roma.org I lavori sono stati eseguiti da: Romana Albini, Mustafa Bakir, Daniele Belladonna, Lucia Borraccino, Antonio Cassio, Roberto Cassio, Frederic Chauvin, Sergio Chiarello, Enea Coi, Andreina Costanzi Cobau, Selvinoz apoglu, Giuliano De Felice, Alessandro Ferradini, Donatello Fumarola, Antonio Giglio, Stefano Giglio, Sehrigl Yesil, Celaleddin Kk, Felicia La Viola, Kecia Lee Fong, Raffaele Laera, Francesco Lionetti, Milena Loiacono, Cesare Lucera, Elena Macchia, Pietro Manganella, Potito Maselli, Antonelli Martinelli, Mine Unsal, Roberto Nardi, M.Ceren Odabagoglu, Aurora Ortega, Fulvia Passatore, Aurea Pica, Velia Polito, Kristian Schneider, Zhal Serin, Yesim Turan, Mine unsal, Stefania Volpi, Chiara Zizola 3 G. de Guichen, Object interred, object disinterred, in Conservation on Archaeological Excavation, Rome 1984, pag. 21-29 4 S.O.S. Save Archaeological Sites, mostra organizzata dal CCA per lUNESCO nellambito del corso Conservation and Management of Archaeological Sites, Siria, Giordania, 2000 5 A. Costanzi Cobau, Excavated wall plasters: conservation problems, in Preventive measures during excavation and site protection, ICCROM, Rome 1986, pag. 103-108 6 AutoCAD, AutoDesk 7 Il presente capitolo stato curato dal Dr. Giuliano De Felice, responsabile per il CCA della documentazione dei mosaici di Zeugma. 8 Si ringrazia Celal Kucuk di Art & Restoration Istanbul per le preziose informazioni fornite. 9 Cennino Cennini, Il libro dellarte, cap. CV, pag. 111: questa colla si fa per questo modo: abbi un pignattello presso a pien dacqua chiara, fa che si scaldi bene. Quando vuol bollire, abbi della farina ben tamigiata; mettine a poco a poco in sul pignattello, di continuo rimenando con uno stecco o cuslieri. Lascala bollire, e fare che non sia troppa soda. Trala fuori mettila in una scodella: se vuoi che non puzzi mettivi del sale; e cos ladopera quando tu nhai per bisogno.
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