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UNIVERSIT DI ROMA - LA SAPIENZA

FACOLT DI INGEGNERIA
I
ALBERTO BURGHIGNOLI
,

LEZIONI DI
.MECCANICA DELLE TERRE
. ,
COPYRIGHT -- E.S.A. Editrice s.r.l.
Tutti i diritti riservati
depositato a norma delle vigenti leggi
le copie non firmate dall'autorj
,_
si ritengono contraffatte
//1'
/ I
E.S.A.._ Edizioni Scientifiche Associate - s.r.1.
00184 Roma _ Via della Polveriera, 37 - Te\. (06) 4740952/462678

INDICE
pago
CAP. I - INTRODUZIONE AL CORSO _. . . . . . . . . . . 7
CAP. n- CARATTERISTICHE GENERALI DELLE TERRE. . . . . . . . . . . . . . .. 11
2.1 delle terre _ _. o o o. 13 o
2.2 Propriet caratteristiche del singolo granulo "13 o o o
2.3 Struttura dei minerali argillosi 15 o
2.4 Carica elettrica dei granuli. . . . . . . . . o 17 o
2.5 Idratazione delle argille 17 o
2.6 Interazione fra granuli argillosi. 19 o :
2.7 Struttura delle terre. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. 20
2.8 Rapporti tra le fasi costituenti la terra .. o 22
CAP. ID - DESCRIZIONE, IDENTIFICAZIONE E CLASSIFICAZIONE DELLE
'"0 o TERRE ". 29
3.1 Introduzione 31 o
3.2 Classificazione granulometrica 32 o
3.3 Umiti di Atterberg e carta di plasticit . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. 33
CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE. . . . . . . .. 39
4.1 Applicazione della meccanica del continuo ai mezzi granulari polifase . . . . .. 41
4.2 Tensioni e defonnazioni normali e tangenziali , 41
4.3 Tensioni totali, pressioni di contatto e pressioni interstiziali. . . . . . . . . . . .. 43
4.4 nprincipio delle tensioni efficaci " 43
4.5 Stati di tensione e di defofIJ1azione piani 46 o "
4.6 Invarianti e percorsi di tensione e deformazione 50 o o ,
4.7 Tensioni litostatiche S8 o o
4.8 Tensione superficiale e capillarit 60 o
CAP. V- MOTI DI FILTRAZIONE NELLE TERRE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. 65
5.1 Introduzione - 67 o "
5.2 Equazioni generali della ftrazione . . . 67 o o o .,
5.3 Moti di ftrazione in regime permanente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ., 72
5.4 Effetti della ftrazione sullo stato tensionale . . .._. . . . . . . . . . . . . . . . .. 80
CAP. VI - APPUCAZIONE DELLA REOLOGIA ALLA MECCANICA DELLE
o o o TERRE 85
6.1 Introduzione 87 o o
l.
~
,
PREFAZIONE
i
I
l
A distanza di circa due anni dall'accensione del Corso di Meccanica delle
Terre e con l'obbiettivo di fornire tempestivamente agli allievi un 'appropriata
base di rzferimento per la loro preparazione, viene alla luce il testo delle Le
zioni.
Nella presentazione degli argomenti ho privilegiato gli aspetti metodolo
gici rispetto a quelli sistematici, cercando di evidenziare le caratteristiche pe
culiari della Geotecnica che derivano dal peso affatto rilevante delle propriet
dei materiali e della relativa sperimentazine.
Il Corso di Meccanica delle Terre intende collocarsi a monte di quelli di
geotecnica applicata, in particolare di quello di Tecnica-delle Fondazioni e Co
struzioni in Terra che ne costituisce il naturale completamento.
Nella preparazione dei diversi argomenti trattati mi sono spesso riferito a
testi di meccanica delle terre correntemente in uso presso alcune prestigiose
Universit inglesi e americane. Ritengo utile riportarne iriferimnti bibliogra
fici ad uso dagli allievi interessati ad approfondire la loro conoscenza in me
rito: .
The Triaxial Test - A. W. Bishop e DJ. Henkel - Edward Arnold Ltd.,
London, second edition, 1962.
Principles of Soil Mechanics - R.F. Scotto - Addison Wesley Publishing
Company, Inc., 1963.
Soi! Mechanics - T W. Lambe e R. v: Whitman - John Wiley & Sons,
Inc., 1969.
The Mechanics of Soils - J.H Atkinson e P.L. Bransby - Mc Graw-Hill
University Series in Civil Engineering, 1978.
Mi sono inoltre riferito alle dispense del corso di Meccanica delle Terre e
Tcnica delle Fondazioni tenuto fino a pochi anni or sono dal prof Giovanni
Calabresi che, per primo, ha svolto un corso organico di geotecnica moderna
presso la nostra Facolt.
Intendo, infine, rivolgere un ringraziamento particolare all'ing. Giuseppe
Scarpelli che ha fattivamente collaborato alla stesura del testo, curando in par
ticlare la parte relativa al modello di mezzo plastico perfetto.
A. Burghignoli
Roma, Facolt di Ingegneria, aprile 1985
6
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
6.2 Il modello di solido elastico. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. 87
6.3 Il modello di mezzo plastico. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. 88
6.4 nmodello di mezzo viscoso " 90
6.5 Modelli reologici complessi " 91
CAP. vn - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE CARAITERISTICHE
MECCANICHE DELLE TERRE . 97
7.1
Introduzione . 99
7.2
Condizioni drenate e non drenate. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 99
7.3
Apparecchiature di laboratorio . 102
7.4 Compressibilit delle terre. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 114
.
7.5 Compresslon
, t -di 'gilla
e ISO ropa un ar . 115
7.6 Compressione edometrica di un'argilla ; . . . . . . . . . . . . . 119
7.7 Compressione di una sabbia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 129
7.8 Resistenza delle terre , '.' . 134
7.9 Resistenza delle argille nonnalmente consolidate. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 135
7.10 Resistenza delle argille sovraconsolidate . 148
7.11 Resistenza delle sabbie . 157
7.12 Resistenza delle argille in tennini di tensioni totali. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 163
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO MECCANICO DELLE
TERRE . 169
8.1 Introduzione _ . 171
8.2 TI modello elastico lineare . 172
8.3 Tensioni indotte in un mezzo elastico . 175
8.4 Pressioni interstiziali indotte da sollecitazioni applicate in condizioni non
drenate . 178
8.5 Teoria della consolidazione . 183
8.6 li mezzo plastico perfetto . 193
8.7 Criteri di resistenza delle terre . . -. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 198
8.8 Defonnazioru plastiche . 202
8.9 I teoremi fondamentali della plasticit perfetta . 205
8.10 Applicazioni dei teoremi della plasticit perfetta . 207
8.11 nmezzo plastico incrudente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 217
8.12 Cam-Clay . 223
8.13 Esempi di impiego del modello di Cam-Clay . 227
APPENDICE A - TENSIONI INDOITE IN UN MEZZO ELASTICO. . . . . . . . . .. 237
A.I Carichi concentrati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. 237
A.2 Carichi ripartiti " 244
A.3 Corpo di carico infinitamente rigido di fonnaellittica sul piano limite di un
semispazio . . . . -.; : . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. 248
A.4 Corpi di carico su uno strato di limitato spessore. . . . . . . . . . . . . . . . . . .. 249
A.5 Corpi dr carico agenti sul piano limite di un semispazio con modulo elastico
crescente linearmente con la profondit. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. 251
CAPITOLO PRIMO
INTRODUZIONE AL CORSO
La Meccanica delle Terre, o Geotecnica, ha per oggetto, come risulta dal
la stessa denominazione, lo studio del comportamento meccanico dei terreni
naturali e di quelli artificialmente preparati. L'obbiettivo dello studio la defi
nizione di modelli fisico-matematici finalizzati alla risoluzione dei problemi di
ingegneria geotecnica.
Per la necessit di riferirsi a condizioni ambientali e a materiali spesso
molto diversi tra loro, la Geotecnica nata e si sviluppata come disciplina
tipicamente sperimentale, costruendo i suoi fondamenti principalmente sull'os
servazione del comportamento di modelli fisici. Parallelamente, per l'ovvia im
possibilit di affidarsi ad un empirismo totale e per la necessit quindi di tra
sporre in termini matematici i comportamenti osservati, ha avuto origine una
Geotecnica teorica che si affiancata a quella sperimentale e nella costituito
il naturale complemento.
Il Corso di Meccanica delle Terre ha lo scopo di illustrare gli elementi pi
importanti della Geotecnica sperimentale e di quella teorica, rimandando al
Corso successivo di Tecnica delle fondazioni e Costruzioni in terra lo studio
degli aspetti applicativi, legati alla progettazione delle opere di fondazione, ai
metodi esecutivi, ai mezzi d'opera, alle tecnologie e metodologie d'intervento.
Durante il Corso verranno richiamati concetti e argomenti c o ~ molta pro
babilit gi noti, allo scopo principalmente di presentare in un contesto <?rga- .
. nico e possibilmente completo gli elementi trattati, e ne verranno ovviamente
introdotti di nuovi, che richiedono una conoscenza sufficientemente appro
fondita dei fondamenti della matematica applicata e della meccanica dei soli
di e dei fluidi. Mentre questo genere di informazioni , o dovrebbe, essere pro
prio del bagaglio culturale medio dello studente di ingegneria in questa fase
del suo curriculum universitario, una certa carenza, dovuta principalmente a
motivi logistici e organizzativi, si osserva nel settore delle tecniche e metodolo
gie sperimentali. Si cercher pertanto di far acquisire una adeguata familiarit
con le attrezzature di laboratorio e di sviluppare l'abitudine, e quindi la capa
cit, di interpretare i risultati sperimentali.
I contenuti e la collocazione culturale che si ritiene di dover attribuire al
la Geotecnica hanno spontaneamente indicato il percorso logico da seguire nel
la presentazione dei diversi argomenti del Corso di Meccanica delle Terre.
I capitoli iniziali sono essenzialmente introduttivi: riguardano infatti la
caratterizzazione generale delle terre e della loro struttura fisico-ehimica, giu
stificano l'impiego della meccanica del continuo per lo studio dei mezzi granu
lari, richiamano la descrizione dei moti di filtrazione nelle terre e danno, infine,
un cenno dei fondamenti di reologia. In questa prima parte del Corso assume
lO
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
significato speciale e originale l'introduzione del fondamentale "principio del
le tensioni efficaci", enunciato da Karl Terzaghi nel 1923, da cui prende origi
ne la Geotecnica moderna.
La seconda parte del Corso dedicata alla Geotecnica sperimentale e si
addentra in una analisi di dettaglio del comportamento meccanico delle terre
cos come risulta dalla osservazione delle prove di laboratorio. In particolare,
ci si propone sia di individuare i caratteri peculiari delle terre coesive e di quel
le granulari, e, in ciascun ambito, di esaminare le caratteristiche di defonna
bilit e quelle di resistenza, sia di ricercare gli aspetti comuni della risposta dei
diversi terreni alle sollecitazioni esterne.
Questo duplice angolo visuale funzionale al successivo sviluppo di alcu
ni elementi di Geotecnica teorica, che concludono il Corso di Meccanica delle
Terre. In quest'ultima parte, infatti, vengono dapprima descritti alcuni modelli
semplici quali quello elastico lineare e quello plastico perfetto, e se ne mostra
l'impiego per la descrizione semplificata, ancorch largamente in uso, di molti
aspetti del comportarne nto meccanico delle terre. Successivamente vengono
descritti alcuni modelli pi complessi e pi recenti, che non solo rappresenta
no una naturale evoluzione di quelli precedenti in quanto tengono conto, ad e
sempio, dei fenomeni di non linearit e di incrudimento, ma che si sforzano
ed in questo assumono particolare interesse culturale e una indubbia efficacia
didattica - di presentare in modo unitario i diversi aspetti del comportamento
meccanico delle terre.
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CAPITOLO SECONDO
CARATTERISTICHE GENERALI DELLE TERRE
2.1 - Costituzione delle terre
Le terre sono prodotti della degradazione chimica e fisica delle rocce la
pidee e costituiscono la crosta pi superficiale del globo. Esse sono formate
da granuli solidi cristallini di forma, dimensioni e composizione mineralogica
molto varia, e talvolta anche di sostanze organiche. Una terra, nel suo stato na
turale, contiene generalmente acqua e aria, o gas diversi. L'insieme dei granuli
viene spesso detto "scheletro solido". L'aria e l'acqua contenute negli spazi tra
i granuli costituiscono i fluidi interstiziali.
In generale i granuli di una terra non sono tra loro legati o cementati. Pos
sono talvolta esistere forze di adesione tra i granuli oagenti cementanti che con
feriscono all'insieme dei granuli qualche coesione, ma essi hanno un valore tra
scurabile se vengono paragonati alle forze che legano gli elementi cristallini in
una roccia lapidea e, soprattutto, si annullano totalmente quando un elemento
di terra, isolato e non sollecitato, viene posto a prolungato contatto con l'acqua.
E' proprio questo comportamento che si assume convenzionalmente come e
lemento di suddivisione tra "rocce lapidee" (o semplicemente "rocce") e "roc
ce sciolte" (o ''terre'').
E' utile precisare che si dice "terra" il materiale preso in s, e Uterreno"
quella parte pi superficiale della crosta terrestre che interessa nelle opere di
ingegneria, nella sua ambientazione naturale. Si dice, ad esempio, "terreno"
di fondazione quel volume di terra (o anche di roccia lapidea) che viene in
teressato da una fondazione, mentre compressibilit di una "terra" indica una
particolare caratteristica meccanica del materiale.
Queste definizioni sono specifiche dell'ingegneria civile e non coincidono
con quelle che si danno in altre discipline teoriche e applicate.
2.2 - Propriet caratteristiche..del singolo granulo
I granuli hanno dimensioni medie molto varie: da 10
3
a 10-
6
mm. Sulle
dimensioni dei granuli sono basate le nomenclature e le classificazioni pi
comunemente usate. I singoli granuli sono osservabili ad occhio nudo se la lo
ro dimensione media d maggiore di 0,1 mm; al microscopio ottico se 0,1 mm
>d > 1 Il; al microscopio elettronico se lO >d 0,01 Il circa.
I granuli di maggiori dimensioni hanno generalmente forma pi regolare
dei granuli microscopici e pi vicina a quella sferica;
La composizione dei granuli non mai quantitativamente correlabile con
il comportamento meccanico della terra ma lo influenza sensibilmente nelle
sole terre fini costituite, come si vedr, da granuli attivi.
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
14
I granuli che costituiscono la fase solida di un terreno interagiscono fra
loro mediante azioni sia di carattere meccanico che chimico.
Le azioni di tipo meccanico derivano dalle forze di massa e dalla presenza
del fluido interstiziale, mentre quelle di tipo chimico sono dovute alla attivit
superficiale delle particelle.
L'entit delle azioni chimiche dipende dalla composizione mineralogica
dei granuli e dalla estensione della loro superficie, mentre quella delle azioni
meccaniche dipende dal loro volume. Nella Tab. 2.1 sono riportati, per alcuni
minerali argillosi e per una sabbia, i valori della superficie specifica, cio la
somma delle aree della superficie dei granuli contenuti nell'unit di massa. Evi
dentemente, al diminuire delle dimensioni medie del granulo la superficie au.;
menta. Le forze di superficie influenzano molto fortemente il comportamento
delle terre a grana fine, con granuli di dimensioni microscopiche (d:::: 1 p.),
mentre sono generalmente trascurabili nelle terre a grana grossa.
Tab. 2.1 - Valori approssimati della superficie specifica per alcuni
minerali argillosi e per le sabbie.
- Granuli di Dimensione media Superficie specifica
terreno (m
2
/g)
Argille
o
Montmorillonite lO A fino a 840
Illite 0.03 - 0.1 p. 65 - 200
Caolinite 0.1 - 4p. 10-20
Sabbia 2mm
2 x 10-
4
Si usa perci suddividere i granuli costituenti una terra in:
"granuli inerti" - privi di attivitsuperficiale; interagiscono tra loro e
con i fluidi interstiziali solo per effetto delle forze di massa;
"granuli attivi" - l'attivit superficiale molto intensa; interagiscono
tra loro e con i fluidi interstiziali per effetto non solo delle forze di massa ma
anche di quelle di superficie.
Generalmente i granuli inerti hanno dimensioni comprese traJa decina
di micron circa e qualche decimetro.
A seconda delle dimensioni, i granuli inerti sono costituiti da frammenti
di roccia e da frammenti di minerali.
-
CAP. II - CARATIERI8nCHE GENERALI DELLE TERRE 15
Sono costituiti da frammenti di rocce i granuli con dimensioni di qual
che millimetro, cio i granuli delle ghiaie e delle sabbie grosse. Tra le rocce co
stituenti i granuli possono essere rappresentate tutte quelle che formano la cro
sta terrestre, con l'esclusione (salvo il caso di ambienti particolari) delle rocce
fortemente solubili (ad es. gesso).
I granuli con dimensioni comprese tra qualche millimetro e la decina di
micron sono essenzialmente costituiti da minerali o da frammenti di minerali.
Fra questi predominano i minerali pi stabili e resistenti, mentre sono di rego
la meno frequenti i minerali solubili, alterabili o di bassa resistenza meccanica.
La forma dei granuli dipende dalla costituzione e dalle vicissitudini subite
dai granuli stessi durante il trasporto e -la deposizione, Di regola, a parit di
ogni altra condizione, i granuli di rocce o minerali resistenti e stabili tendono
ad avere forma irregolare, con spigoli vivi e superfici scabre, mentre i granuli
formati da rocce o minerali a bassa resistenza o alterabili tendono ad assumere
forme tondeggianti, con spigoli smussati e superfici lisce.
Per definire la forma dei granuli si pu fare riferimento alla "sfericit" ,
definita da
s
1/1=
S
in cui s l'area di una sfera di volume uguale a quello di un granulo e S quella
del granulo.
I granuli attivi hanno dimensioni massime dell'ordine di qualche micron e
si presentano sotto forma di scaglie o lamine.
Sono costituiti essenzialmente da minerali fillosilicatici (minerali argillosi
o sialliti). Essi sono caratterizzati da una pi o meno forte attivit superficiale,
dalla capacit di adsorbire ioni o molecole di liquidi polari. Hanno inoltre le
propriet di variare di volume al variare del contenuto d'acqua, di dar luogo a
sospensioni permanenti fino a tixotropiche. Queste propriet dipendono dalla
struttura reticolare.
2.3 - Struttura dei minerali argillosi
I minerali argillosi sono silicati idrati a struttura lamellare che rientrano
nel gruppo dei fillosilicati.
Le unit fondamentali della struttura dei minerali argillosi sono tetraedri
ed ottaedri collegati tra loro a fermare maglie piane. Queste maglie sono a loro
volta collegate, in direzione normale al loro piano, sia direttamente, sia indi
rettamente, cio attraverso altri ioni. Nell'unit tetraedrica, il silicio si trova al
centro del tetraedro ed collegato con quattro ioni ossigeno posti ai suoi ver
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
16
tici. I tetraedri sono collegati fra loro attraverso gli ioni ossigeno, in modo da"
formare un reticolo piano a maglia esagonale (fig. 2.1).
L'unit ottaedrica, costituita da uno ione alluminio (o magnesio) e sei io
ni ossigeno (o ossidrili), d luogo a reticoli formati da due piani di ioni ossige
no che contengono un piano di ioni alluminio (fig. 2.2).
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I
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'\
Ossigeno
o e Silicio 0=
Fig. 2.1 - Unit tetraedriche di silicio combinate in un reticolo
a maglia esagonale.
Oe
Ossidrili e Alluminio ,Magnesio ,ecc. "
Fig. 2.2 - Unit ottaedriche e loro combinazione in un reticolo
piano.
I diversi tipi di minerali argillosi nascono dalla combinazione delle unit
tetraedriche ed ottaedriche in "pacchetti elementari" e dalla combinazione di
pi pacchetti elementari che formano il "granulo".
Legami forti di tipo ionico realizzano il collegamento fra le varie unit
base, mentre legami ionici pi deboli e legami ad idrogeno collegario i pacchet
ti elementari fra loro. Lo spessore dei granuli dipende dalle forze di attrazione
che esercitano tra loro i pacchetti elementari. Per il fatto che i minerali argillosi
tendono a sviluppare preferenzialmente reticoli piani, tale forza di attrazione
I
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CAP. II - CARAITERI5nCHE GENERALI DELLE TERRE 17
piuttosto bassa. Di conseguenza i granuli hanno generalmente una forma ap
piattita, con spessori variabili da qualche decimo ad alcuni centesimi della di
mensione media nel piano di sviluppo.
La composizione ed alcune caratteristiche dei principali minerali argillosi
sono riportate in Tab. 2.11.
2.4 - Carica elettrica dei granuli
Sebbene un granulo argilloso pu essere considerato approssimativamen
te neutro, la disposizione geometrica dei vari ioni che compongono i pacchetti
conferisce una forte carica negativa- alla sua superficie. Infatti i piani reticolari
sono costituiti da ioni ossigeno od ossidrili, mentre gli ioni metallici Si o Al,
carichi positivamente, occupano posizioni interne..
Inoltre, in alcuni minerali argillosi si possono avere sostituzioni isomorfe
di ioni metallici con altri a pi bassa valenza (Al al posto di Si e Mg al posto di
Al sono le pi frequenti) e questo determina un aumento della carica ne
gativa.
Le cariche elettriche esistenti sulla superficie conferiscono ai granuli la
capacit di interagire fra loro, con l'acqua interstiziale e con gli ioni in essa di
sciolti. Tutto questo ha conseguenze importanti sui modi di aggregazione fra
particelle e si riflette sulle caratteristiche meccaniche dei materiali argillosi.
2.5 - Idratazione delle argille
I granuli argillosi nei terreni sono sempre idratati, cio circondati da uno
o pi strati di molecole d'acqua detta "acqua adsorbita". Queste molecole di
acqua devono essere considerate come facenti parte della struttura dei granuli,
e non come molecole di acqua "libera".
L'acqua viene attratta dalla superficie dei granuli sia perch le proprie
molecole, che sono dipolari, tendono a saturare le cariche negative, sia perch es
sa interagisce tramite legaIfii H+OH- con gli atomi di ossigeno. Ulteriori legami
di questo tipo possono formarsi fra il primo stato di molecole d'acqua ed altre
molecole d'acqua, ma la forza di legame tende a diminuire all'aumentare dello
spessore di idratazione. Allontanandosi dalla superficie del granulo di argilla,
l'acqua perde progressivamente le caratteristiche di acqua adsorbita fino ad as
sumere quelle di acqua libera, detta anche. "acqua interstiziale".
Non tutta la carica negativa disponibile alla superficie del granulo viene
saturata mediante molecole d'acqua, ma parte di essa pu essere neutralizzata
dai cationi di sali eventualmente disciolti nell'acqua interstiziale. Calcio (Ca++)
e magnesio (Mg++) e, in minor quantit, sodio (Na+) e potassio (K+) sono gli
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CAP. 11- CARATTERISTICHE GENERALI DELLE TERRE 19
ioni che pi frequentemente sono legati ai granuli di argilla. Parte dei cationi si
legano direttamente alle cariche negative sulla superficie dei granuli, altri, pi
debolmente legati, formano uno "strato di ioni diffusi" immediatamente a ter
go dello strato di acqua adsorbita. Questi ultimi possono facilmente essere so
stituiti da altri cationi di ugual valenza, secondo il processo di scambio cationi
co.
La presenza delle molecole d'acqua dipolari e degli ioni diffusi intorno ad
ogni granulo argilloso crea pertanto un complesso di cariche elettriche. Di que
sto si da una rappresentazione schematica in fig. 2.3.
e
-
e
e
-
e
e
-
e
e
e
-
0 e
0
-
0 0
Particella Strato d'acqua Strato di
di argilla adsorbita
ioni diffusi
Fig. 2.3 - Schema di una particella di argilla con lo strato di acqua
adsorbita e quello di ioni diffusi.
2.6 - Interazione fra g r a n ~ argillosi
Il processo di interazione fra i granuli avviene prevalentemente attraverso
gli strati di acqua adsorbita e di ioni diffusi e qualche volta anche attraverso
contatto diretto.
Le singole particelle, per effetto della carica negativa esistente sulla loro
superficie, esercitano una reciproca azione repulsiva che decresce all'aumenta
re della distanza mutua dei granuli e della concentrazione elettrolitica. La ten
denza al rigonfiamento (aumento di volume) di alcuni minerali argillosi, quali
la montmorillonite e l'illite quando posti a contatto di acqua, la manifesta
zione apparente delle forze di repulsione.
-
TI
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE 20
Alla repulsione dovuta alle cariche elettriche sulla superficie dei granuli,
si sovrappone un'attrazione dovuta alle forze di Van der Waals. Queste sono
prodotte dal campo magnetico generato dal moto degli elettroni attorno ai
nuclei e dipendono dalla costante dielettrica del mezzo, ma non dalla concen
trazione elettrolitica, e diminuiscono molto rapidamente con la distanza tra i
granuli.
La forza risultante che si esercita tra due granuli argillosi pu avere segno
diverso a seconda della distanza e della concentrazione elettrolitica (fig. 2.4).
-I
l1l
>
li>
::l
Q.
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....
~
....
o
u.
-
+
<I.l
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IV
....
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.....
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N
....
o
u.
Forze nette
Curve esponenziali delle forze repulsive
. in funzione della concentrazione elettrolitica
Forze attrattive di Van der Waals
...... _---
Distanze tra le
particelle
Fig. 2.4 - Azioni risultati fra granuli attivi in funzione della mutua distan
za e della concentrazione elettrolitica (crescente passando dalla
curva n. 1 a quella n. 3) nell'acqua interstiziale (Scott, 1963).
2.7 - Struttura delle terre
La disposizione geometrica dei granuli, siano essi inerti o attivi, costitui
sce la struttura delle terre e ne influenza notevolmente il comportamento mec
canico. La struttura deriva dalla interazione fra i granuli e l'ambiente circostan
21
.0
CAP. 11- CARAITERISTJCHE GENERALI DELLE TERRE
i,
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n
. l
lO
).
m
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3).
ui
ec
tn
te, attraverso fenomeni naturali di carattere meccanico e chimico che accom
pagnano o seguono la formazione della terra stessa.
In una terra costituita solo da granuli inerti (ad esempio una sabbia) man
cando interazioni di carattere chimico, lo stato di addensamento delle particel
le la principale, se non esclusiva, propriet della struttura. L'addensamento
di una sabbia dipende fortemente dalla forma dei grani e dalla distribuzione
dei loro diametri. In fig. 2.5 illustrata una distribuzione ideale di particelle le
cui dimensioni corrispondono ad un elevato addensamento. Se ci si riferisce a
particelle sferiche di ugual diametro, si possono ottenere diversi stati di adden
samento semplicemente variando la loro disposizione geometrica (fig. 2.6).
granuli
a)
b)
Fig. 2.5 - Distribuzione ideale delle
Fig. 2.6 - Disposizione geometrica
dimensioni dei granuli per un forte
cubica (a) ed esagonale (b) per un
stato di addensamento.
pacchetto di sfere.
. Nelle terre argillose, costituite da granuli attivi di dimensioni microscopi
che, si distingue una "microstruttura", che dipende dall'assetto e dalla intera
zione chimica e fisica dei granuli, da una "macrostruttura", che individua l'esi
stenza di unit macroscopiche, separate da ricorrenti discontinuit, eterogenei
t, inclusioni.
Nella formazione della microstruttura di un'argilla, l'aggregazione dei gra
nuli dipende non tanto dalle dimensioni, ma soprattutto dalle mutue azioni
di natura chimica, e Quindi dalle caratteristiche dell'ambiente. D u r a n ~ e la de
posizione, i granuli argillosi si scambiano delle azioni repulsive la cui entit di
pende dalla quantit di carica negatva diffusa sulla ed in vicinanza della super
ficie. Forti azioni repulsive determinano la formazione di una struttura "di
spersa", mentre se le azioni repulsive sono ridotte, ad esempio per effetto di
una elevata concentrazione salina, si ottengono strutture "flocculate" (fig. 2.7).
22
LEZIONI DI MECC' , .... , DELLE TER.RE
particelie d'<lrg!lla
\ ~ , ~
a)
bI
Fig. 2.7 - Struttura delle argille: (a) dispersa; . tb) flocculata
La struttura dispersa tipica delle argille che si formano per deposizione
in acqua dolce. Se i granuli sono costituiti da minerali molto attivi, quali la
montmorillonite, la venniculite e la clorite, le azioni repulsive sono elevate e le
particelle tendono a disporsi affacciate dando luogo ad una struttura "orienta
ta" (fig. 2.8b). Al diminuire dell'attivit (caolinite ed illite, ad esempio), l'is.o
rientamento dei granuli argillosi si riduce, e le strutture che si formano sono
quella "semi-orientata" (fig. 2.8a) e semplicemente "dispersa" (fig. 2.7a).
La presenza di sali disciolti nell'acqua di deposizione tende a neutralizza
re le cariche elettriche diffuse sulla superficie dei granuli ed a ridurre le azioni
repulsive. E' allora possibile la formazione di una struttura flocculata in cui le
particel1e, legate fra loro con legami molto stabili, si raggruppano in fiocchi,
(fig. 2.8c e d). Se i granuli sono costituiti da minerali molto attivi, i fiocchi
contengono un gran numero di vuoti (micropori), saturi di acqua adsorbita
(fig. 2.8c); viceversa, con minerali meno attivi si hanno fiocchi meno porosi a
struttura orientata (fig. 2.8d).
Gli spazi interstiziali compresi fra i fiocchi (macropori) costituiscono
l'ambiente in cui avvengono i movimenti di acqua libera.
2.8 - Rapporti tra le fasi costituenti la terra
La terra un mezzo polifase: costituita, cio, da una fase solida, da
una liquida e da una gassosa. La descrizione di un elemento di terra deve quin
di riguardare innanzitutto i rapporti in peso e !n volume relativi alle varie fasi
componenti.
Per facilitare lo sviluppo delle. relazioni tra)e fasi ci si riferisca ad un ele
mento di terra in cui le fasi siano idealmente se-parate le une dalle altre (fig. 2.9).
CAP. 11- CARATIERISTICHE GENERALI DELLE TERRE 23
Particelle d'argilla
... /

- E:::::::::I
c::=:::3 c::::::::::a -===
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= c===
.. ........
-===1::11 c::=::I c:=:::J I '
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..... _---- .-
c)
d)
Fig. 2.8 -Strutture nelle argille. (a) Parzialmente orientata.
(b) (c) Flocculato-dispersa. (d) Floccu
Jato-orientata.
Y
g
v.
w
Y
Va
Fig. 2.9 - Separazione idale delle fasi che costituiscono un ele
mento di terreno.
La nomenclatura adottata associa agli indici g, w, s ev rispettivamente, il
significato di gas, acqua (water),-solido e vuoti, cos che il volume totale occu
pato dall'elemento di terra pu essere espresso in funzione dei volumi parziali,
secondo le relazioni:
J
l
l
24
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Si definiscono tre importanti rapporti tra i volumi delle diverse fasi:
V
v
POROSITA' n=
V
V
y
INDICE DI POROSITA' (O DEI VUOTI) e=
-
V
s
V
VOLUME SPECIFICO
v= -
V
s
V
w
GRADO DI SATURAZIONE Sr= -
Vy
Si verifica immeditamente che tra l'indice dei vuoti, la porosit e il volume
specifico sussistono le seguenti relazioni
e
n=
1 +e
n
e=
1 - n
v=l+e
Dalle definizioni risu1ta che deve essere sempre n < 1, v >1, mentre l'in
dice dei vuoti pu essere maggiore o minore dell'unit. L'indice di porosit e il
volume specifico sono grandezze impiegate sistematicamente per descrivere lo
stato di deformazione di un elemento di terra, perch rappresenta sintetica
mente le variazioni di volume. La porosit meno usata perch nella deforma
zione variano tanto il numeratore che il denominatore. Ci non accade per
!'indice di porosit e il volume specifico, il cui denominatore V
s
costante se
- si ammette, come si fa comunemente, che le particelle incompres
sibili.
Per un terreno asciutto si ha Sr = 0, mentre per un terreno completamen
te saturo si ha Sr = 1.
nrapporto tra i pesi delle fasi liquida e solida defmito
CAP. Il . CARAITERl5TICHE GENERALI DELLE TERRE
25
CONTENUTO IN ACQUA
ed in genere espresso in percentuale.
La determinazione del contenuto in acqua viene effettuata in laborato
rio, essiccando in una stufa a 110 o C un elemento di terra. In tal modo possi
bile ricavare direttamente il peso della fase solida e, per differenza rispetto al
pes0 inziale, il peso dell'acqua.
I
I pi importanti rapporti tra il peso e il volume delle fasi sono:
I
PESO DELL'UNITA' DI VOLUME
(O PESO DI VOLUME)
I PESO SPECIFICO DEI GRANULI
i
PESO SPECIFICO DELL' ACQUA
PESO DELL'UNITA' DI VOLUME DEL
SECCO (O PESO DI VOLUME DEL
SECCO, O DENSITA' SECCA)
PESO DI VOLUME SOMMERSO
P
'Y=
V
P
s
'Ys= V
s
P
w
'Y
w
=
V
w
'Yd =
Si riportano infine alcune relazioni di so frequente tra le grandezze appena
definite:
Sr=
'Y =
'Yd =
'Yb =
'Ys w
'Yw e
l+w
(per Sr = l)
l' w
-+-.
'Ys 'Yw
'Y 'Ys
=
l + w l +-e
'Ys - 'Yw
l + e
In Tab. 2.1II sono riportati i pesi specifici di alcuni minerali. Si deve osservare
~ ~ h e , essendo il peso specifico dei minerali pi diffusi compreso tra 2.65 e 2.75
26 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
g/cm
3
, il peso specifico 'Ys dei granuli delle terre comunemente compreso ne
gli stessi limi. ti. Valori maggiori di 3 denotano la presenza tra i granuli di mine
rali ferrosi (ad es. Magnetite); valori minori di 2.5 indicano in genere la presen
za di sostanze organiche.
Un fattore determinante del comportamento delle terre granulari lo
"stato di addensamento" che, come si vedr, svolge un nlOlo fondamentale nei
problemi di resistenza. Come gi mostrato, nel caso ideale di particelle sferiche
di uguale diametro, tra i possibili stati di addensamento si hanno due sistema
zioni che corrispondono ad un massimo ed un minimo della porosit (fig. 2.6).
Alla sistemazione "cubica semplice" corrisponde la massima porosit n =
=47.6% , e a quella "esagonale" la minima, n =26.0%. In laboratorio si usano
procedure convenzionali per ottenere gli stati di addensamento massimo e mi
nimo; mettendo -in relazione i corrispondenti valori dell'indice dei vuoti con
quello caratteristico dello stato di addensamento naturale possibile definire
la grandezza "densit relativa"
ermx. - e
e
max
- emin
normalmente usata come misura dello stato di addensamento delle sabbie.
Alcuni valori delle porosit minime e massime per diverse terre sono riportati
nella Tab. 2.IV.
Tab. 2.III - Valori del peso specifico di alcuni minerali (g/cm
3
)
Quarzo
Feldspato-K
Feldspato-Na-Ca
Calcite
Dolomite
Caolinite
I1lite
Montmorillonite
Magnetite, Ematite
2.65
2.54-2.57
2.62 - 2.76
2.72
2.85
2.61 - 2.64
2.84
2.74
4.9 - 5.1
CAP. II - CARATTERISTICHE GENERALI DELLE TERRE
27
Tab. 2.IV - Massima e minima densit dei terreni granulari
Descrizione Indice di porosit Porosit Peso volume del
3
secco (Elcm )
1. Sfere unifonni 0.92 0.35 47.6 26.0
2. Sabbia monogranulare
calibrata 0.80 0.50 44 33 1.50 1.79
3. Sabbia monogranulare 1.0 0.40 50 29 135 1.92
4. Limo inorganico uniforme 1.1 0.40 52 29 1.30 1.92
5. Sabbia Iimosa 0.90 0.30 47 23 1.42 2.07
6. Sabbia non uniforme, da
fme e grossa '0.95
0:20 49 17 139 2.Z5
7. Sabbia micacea 1.2 0.40 55 29 1.23 1.96
8. Sabbia Iimosa con ghiaia 0.85 0.14 46 12 1.45 2.38
I
CAPITOLO TERZO
DESCRIZIONE, IDENTIFICAZIONE E CLASSIFICAZIONE
DELLE TERRE
3.1 - Introduzione
La geotecnica, pi di ogni altra branca dell'ingegneria civile, si basa sul
l'esperienza. Tanto nel progetto di semplici strutture di sostegno, quanto in
quello di opere estremamente complesse, l'esperienza di casi precedenti riveste
una enorme importanza. Poich l'esperienza personale di ogni ingegnere non
pu essere che limitata, evidente la necessit di utilizzare i dati che altri han
no raccolto.
Ora, perch questi dati empirici possano risultare utili occorre che la cor
rispondenza tra fatti e situazioni simili sia stabilita con sicurezza. Di qui l'esi
genza di stabilire una precisa terminologia peri terreni, cui far riferimento nel
la descrizione geotecnica dell'ambiente nelquale l'opera inserita. Questa t
minologia di riferimento deve essere sufficientemente precisa per non generare
equivoci. Non serve, cio, un'indicazione generica per definire quei caratteri
generali che hanno influenza nel comportamento di un terreno e per trarre dal
le osservazioni di altri ingegneri indicazioni utili, anche soltanto sul piano qua
litativo, per il progetto di un'opera o per l'interpretazione di un fenomeno. E'
necessario un vero e proprio sistema di identificazione e classificazione, che
pur limitandosi a considerare alcune caratteristiche di un terreno, quelle pi
facilmente determinabili, definisca in modo non equivoco alcuni parametri di
riferimento.
L'utilit di un sistema di classificazione non per limitata alla possibili
t di confronto di situazioni simili: molte propriet meccaniche delle terre so
no prevedibili con sufficiente approssimazione per risolvere casi applicativi
semplici, sulla base di poche rilevazioni di carattere generale, cos che con la
sola identificazione geotecnica di un terreno spesso l'ingegnere in grado di
progettare un'opera di limitato impegno. Inoltre in tutte le costruzioni in terra
la classificazione dei materiali da impiegare necessaria come indice di qualit
ed perci chiaramente specificata nei capitolati di appalto.
Queste considerazioni gi indicano un requisito essenziale di un sistema
di classificazione: la possibilit di operare con mezzi semplici e facili procedu
re. La classificazione deve essere possibile anche nei laboratori di cantiere, sen
za l'ausilio di complesse apparecchiature. ~
Per essere universalmente accettato, un sistema di classificazione deve in
dividuare una terra in termini precisi, che abbiano un riferimento alla termino
logia usata nella pratica. La classificaziorie, inoltre, deve prendere in considera
zione quelle caratteristiche di una terra che non variano al mutare dei fattori
ambientali o per effetto del tempo o delle sollecitazioni applicate; in altri ter
32 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
\
!.
mini, deve basarsi sulla composizione mineralogica Ol1 ~ r a n u l i , sulla loro for
ma e sulle loro dimensioni. Altre caratteristiche fisicl...: .. ;1(' come il peso di vo
lume, la porosit, il grado di saturazione non sono costanti, non costituiscono
elementi di classificazione, ma "stati particolari" di una ata terra.
3.2 - Classificazione granulometrica
La pi ovvia e semplice classificazione delle terre basata sulle dimensio
ni dei granuli. Essa pressuppone per la possibilit di definire una dimensione
caratteristica dei granuli e la possibilit di misurarla. Gi nel linguaggio comu
ne si fa uso di una terminologia basata sulle dimensioni dei granuli, per. il cam
po in cui questi sono chiaramente rilevabili a occhio nudo: si parla infatti co
munemente di ghiaie, sabbie e-argille; questa terminologia usuale fa riferimen
to solo ai caratteri visuali delle singole terre.
Naturalmente l'osservazione visiva delle particelle costituenti un elemen
to di terra non consente determinazioni di carattere oggettivo; si devono per
ci definire procedure standard, facilmente riproducibili nei diversi laboratori.
La suddivisione granulometrica che meglio contempla il rispetto della termino
logia usuale e le esigenze di razionalizzazione quella del M I T (Massachussetts
Institute of Technology), che pu essere sinteticamente descritta dallo schema
seguente:
ARGILLA LIMO SABBIA GHIAIA CIOTTOLI
F M G F M G F M G F M G F M G
I I I I
I I I
I

DIAMETRO
0.06 0.2 0.6 2 6 20
60 200 600 2000 '"
0.002 0.06 2 6 20 60 200 600 2000 mm
dove F, M, G, indicano rispettivamente le frazioni fini, medie e grosse di cia
scuna classe di materiali. A causa della grande variet delle dimensioni, si ren
de necessaria una scala logaritmica per rappresentare graficamente la suddivi
sione granulOIretrica.
Per le terre pi grosse, la relazione tra diametri delle particelle e corri
spondenti quantit di terra, viene determinata con una setacciatura. La terra
viene passata attraverso una pila di setacci, aventi diametri delle maglie via via
decrescenti, con l'ausilio di una macchina vibrante. li materiale si ferma sui va
ri setacci in relazione ai diametri delle particelle..
Il peso del materiale raccolto su ogni setaccio, sommato a quello ferma
tosi sui setacci di apertura maggiore, e riferito al peso totale, viene detto "per
centuale di trattenuto" o "trattenuto" e il complemento a 100 "percentuale
. ..
di passante" o "passante".
CAP. III - DESCRIZIONE, IDENTIFICAZIONE E 33
CLASSIFICAZIONE DELLE TERRE
In pratica l'operazione di setacciatura possibile solo per le particelle
maggiori di 50 p.. Per i granuli di dimensioni inferiori si usa la tecnica della se
dimentazione. Per la legge di Stokes, la velocit di sedimentazione di particelle
sferiche in un liquido legata al diametro delle particelle, alla viscosit del
mezzo e al rapporto tra le loro densit.
E' possibile costruire "curve granulometriche" nelle quali sono riportate
in ascissa, in scala semilogaritmica, i diametri delle particelle e in ordinata, in
scala lineare, la percentuale di "passante" (o di "trattenuto") (fig. 3.1).
r ARGILLA I LI M o
I
SABBIA
l
M ED'. I OROSS_1. I
, IN E I MEo.O T OR I
, IN E
I MED'1. T GROSSA
I


w'

z
o(
VI
VI
o(

100
90
80
70
60
50
40
30
20
10
o
0.1
1 1

10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
-l
::D

-l
-l
m
z

.0
-l

Sedimentazione Setacciatura
o
2 0.5 0.005 0.01 Diametri nwn 005 0.1 0.5 0.001
-
/" /,
1..--""-

I 7

".
/,
-
I

,
7
..
/'"
/,
l/
i/
I ./"1
/ I

......
I
-


I
I-'"
../

-- , , , , , I
fig. 3.1 - Curve granulometriche per alcuni terreni
3.3 - Limiti di Atterberg e carta di plasticit
Le propriet delle terre coesive non dipendono tanto dalle dimensioni
dei granuli quanto dalla loro natura, e non perci possibile fondare un siste
ma di classificazione di queste terre sulla sola granulometria.
Lo stato fisico delle terre coesive determinato soprattutto dalle azioni
che si scambiano i granuli e che dipendono dalla attivit chimico-fisica dei mi
nerali che li costituiscono. Come si visto, i granuli argillosi hanno la proprie
t di tenere "adsorbite" molecole d'acqua in quantit variabile, in relazione al
le loro caratteristiche mineralogiche e alle condizioni fisiche in cui si trovano:
sollecitazioni -applicate, temperatura, caratteristiche elettrolitiche
Si pu perci indirettamente riconoscere la costituzione mineralogica di
una terra argillosa misurando il suo contenuto in acqua in condizioni fisicne
precisamente definite.
A questo fine sono state ideate alcune procedure semplici per individuare
34 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
condizioni fisiche "normalizzate". Si aggiunge acq'.lJ distillata alla terra in
quantit variabile e si osserva per quale contenuto in <.tcqua si manifesta un de
terminato comportamento. Infatti un'argilla pu mantenere adsorbite quanti
t d'acqua anche molto elevate, mentre le sue propriet meccaniche restano
quelle di un corpo plastico. Quanto pi elevato il contenuto in acqua, tanto
pi sono distanziati i granuli, sono deboli le mutue interazioni tra questi ed
deformabile l'argilla.
Questo comportamento varia da terra a terra. Quanto pi un'argilla at
tiva sotto l'aspetto chimico-fisico, tanto pi grande la quantit di acqua che
pu tenere adsorbita ed ampio il campo di contenuto in acqua nel quale varia
con continuit la sua deformabilit.
Le procedure utilizzate per identificare le terre coesive e, indirettamente,
la quantit e la natura dei minerali argillosi, consistono nella determinazione
dei "limiti di consistenza" o "limiti di Atterberg". Questi sono i valori del
contenuto d'acqua corrispondenti a stati fisici caratteristici, precisamente defi
niti.
La determinazione dei limiti di consistenza si effettua sulla frazione fina
di una terra, precisamente quella passante al setaccio:ili apertura 0.42 mm (nO
, 40 ASTM). Questa frazione comprende granulometricamente le sabbie fini, i
limi, le argille e parte delle sabbie medie.
Per mezzo dei limiti di consistenza si caratterizzano stati fisici che inter
mini generici possono essere detti: stato fragile, solido, plastico, liquido. In
particolare:
il limite di liquidit, WL il contenuto in acqua corrispondente al pas
saggio dallo stato liquido a quello plastico;
il limite di plasticit, Wp il contenuto in acqua corrispondente al pas
saggio dallo stato plastico a quello solido;
il limite di ritiro, Ws il contenuto in acqua corrispondente al passag
gio dallo stato solido a quello fragile.
Le dizioni fragile, solido e plastico, sono imprecisepoich il passaggio di
una terra argillosa da uno stato fisico all'altro avviene con gradualit al variare
del contenuto in acqua. Occorre perci definire convenzionalmente un com
portamento meccanico al quale far _corrispondente i limiti di consistenza. La
validit delle procedure ideate a questo scopo deriva soprattutto dal fatto che
sono state sperimentate per tanti anni e sono preciSamente normalizzate e ac
cettate in tutti i paesi.
Il limitedi liquidit viene determinato con il "cucchiaio di Casagrande".
E' il contenuto in acqua per il quale, nella terra posta nell'apparecchio, un sol
CAP. III - DESCRIZIONE, IDENTIFICAZIONE E 35
CLASSIFICAZIONE DELLE TERRE
CO tracciato con apposito utensile si chiude dopo 25 cadute del cucchiaio.
Il limite di plasticit viene determinato formando per rotolamento cilin
dretti di terra del diametro di 3 mm. E' il contenuto in acqua per cui si mani
festano le prime screpolature.
Il limite di ritiro viene determinato per lento essiccamento di un piccolo
volume di terra satura, inizialmente al limite di liquidit. L'essiccamento di
una terra coesiva, per effetto delle forze di mutua attrazione, produce un mu
tuo avvicinamento dei granuli e perci una diminuzione di volume. A un certo
contenuto in acqua ogni ulteriore contrazione diviene impossibile e proseguen
do l'evaporazione si ha una perdita della saturazione: questo valore del conte
nuto in acqua il limite di ritiro.
La differenza tra limite di liquidit e di plasticit, indicando il campo dei
valori del contenuto in acqua nel -quale la terra ha lo stato fisico di un corpo
plastico o plasmabile, ha una notevole importanza nella caratterizzazione del
comportamento di una terra attiva. Si definisce perci "indice di plasticit la
quantit
che, insieme al limite di liquidit WL, viene generalmente usata per classificare
le terre.
Stabiliti.i limiti di consistenza di un terreno, interessante confrontarli
con il contenuto di acqua naturale. Nella figura 3.2 i rapporti tra queste quan
. tit sono descritti geometricamente. Pi frequentemente il confronto si espri
me per mezzo dell' "indice di consistenza" le o dell' ''indice di liquidit" IL,
funzioni dei limiti di consistenza e del contenuto d'acqua naturale W:
WL -W WL -W
le =
WL -Wp Ip
W-Wp
IL= - l - le.
Wl. - WP
Ip
.,
,-
BC
le =---==
A B C
J


. AC
O W
s
Wp
WL
W
Fig. 3.2 - Limiti e indice di consistenza.
, .
' .....:'..... . :1:
I 1
~I L
//,
l
'.:.' l",
! i:'
36 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
I limi ti di consistenza costituiscono contrassegni per !'identificazione di
una terra. Non possono essere interpretati quantitativamente come indici delle
caratteristiche chimico-fisiche dei granuli o delle proporzioni di minerali pre
senti. C' tuttavia Wla corrispondenza tra la composizione mineralogica e i li
miti di Atterberg, come risulta chiaramente dalla tabella 3.1.
Tab. 3.1 - Limiti di Atterberg tipici di alcune argille.
WL
Wp I p
(%) (%) (%)
Montmorillonite 3007700 557 100 2007650
lllite 95? 120 .. 457 60 507
65
Caolinite 407 60 30+ 40 lO 7 25 ..
Poich la superficie specifica aumenta al diminuire delle dimensioni dei
granuli, c' da attendersi che il contenuto in acqua corrispondente a un dato
stato fisico, dipendendo dalla attivit superficiale dei granuli, aumenti al dimi
nuire delle loro dimensioni. Inoltre si deve considerare che i limiti di consi
stenza vengono per convenzione determinati sulla frazione passante al setaccio
di apertura 0.42 mm che comprende anche granuli non argillosi. Per questi
motivi interessa mettere in relazione i limiti di consistenza con la quantit di
materiale che, dal punto di vista granulometrico, denominata "argilla".
Si definisce pertanto "attivit" il rapporto
I p
A=
CF
dove con CF si indica la frazione argillosa di una terra, cio la percentuale (in
peso) dei granuli che hanno dimensioni inferiori a 2 Il.
Dato un certo valore dell 'indice di plasticit, I
p
, si potr perci avere il
caso in cui la terra esaminata abbia una alta percentuale di argilla definita gra
nulometricamente di bassa plasticit o, viceversa, che l'argilla sia poca, ma do
tata di elevata plasticit. Si ottiene perci indirettamente una indicazione sul
la natura mineralogica delle argille.
A seconda dell'attivit, le terre si dividono in poco, mediamente, o molto
attive:
Terre poco attive
A<0.5
Terre mediamente attive
0.5 < A < 1.0
Terre molto attive
A< 1.0
\
CAP. III - DESCRIZIONE, IDENTIFICAZIONE E 37
CLASSIFICAZIONE DELLE TERRE
WL<SO
ML
Limi inorganici e sabbie molto fmi,
sabbie fmi limose o argillose legger
mente plastiche.
Argille inorganiche da bassa a media
plasticit, argille sabbiose, argille li
mose, argille a bassa plasticit.
CL
Ol
Limi organici e argille limose organi
che a bassa plasticit.
MH Limi inorganici, sabbie micacee.
WL>SO CH Argille inorganiche ad alta plasticit.
OH
Argille organiche da media ad alta
plasticit.
I p
60
50
40
30
20
10
CL
ML
CH
OH
o
MH
O 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 WL
Ip Indice di plasticit
WL Limite di liquidit
M - Limi
C = Argille
O - Sostanze organiche
L = Bassa plasticit
Fig. 3.3 - Carta di plasticit e clas
H = AI.ta plasticit
sifica di Casagrande.
38 LEZIONI DI MECCANIC\ DELLE TERRE
E' bene osservare che i limiti di consistenza, per il mc Jo stesso in cui vengono
determinati, corrispondono a un assetto mutuo dei (microstruttura)
prodotto artificialmente e diverso da quello naturale.
Tra i vari metodi di classificazione proposti per le terre coesive quello di
Casagrande ha assunto una notevole diffusione e, integrato con un metodo di
descrizione granulometrica per le terre granulari, ha dato origine a un sistema
completo di identificazione e classificazione, il sistema D.S.B.R. diffuso negli
U.S.A. e alI'Unified Soil Classification (fig. 3.3).
La classifica di Casagrande basata su.lI'osservazione che tra il limite di
liquidit e l'indice di plasticit delle argille esiste in generale una relazione li
neare (linea A in fig. 3.3). Gli scostamenti da questa relazione denunciano un
comportamento particolare e permettono di distinguere le argille dai limi e le
organiche. A seconda del limite di liquidit si distinguono le tene coesive
di alta e bassa plasticit. Il confine posto in corrispondenza di WL = 50% .
Ogni materiale identificato da due lettere. La prima indica con C l'argil
la, con M il limo, .con O le terre organiche. La seconda precisa l'alta (H) o la
bassa CL) plasticit.
CAPITQLO QUARTO
~
STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE
I
4.1 - Applicazione della meccanica del continuo ai mezzi granulari polifase
Sebbene ad una prima sensazione i corpi naturali appaiano come continui,
nel senso che occupano una regione dello spazio senza apparente soluzione di
continuit, ben noto invece che essi abbiano una struttura discontinua, a li
vello almeno molecolare o atomico. Per le terre, la struttura particellare si ma
nifesta in molti casi - si pensi ad esempio alle sabbie - alla semplice osservazio
ne visuale. Di conseguenza, lo studio del comportamento meccanico dei corpi
granulari potrebbe essere affrontato in base alle forzeche le singole particelle
si scambiano e ai corrispondenti spostamenti. Cos facendo, deriverebbe per
una notevole complessit nella rappresentazione m a t e ~ a t i c a _ della defonnazio-.
ne che tali corpi subiscono nel passare da una configurazione ad un'altra e del
lo stato di sforzo connesso con la defonnazione.
Per superare queste difficolt si fa l'ipotesi che il comportamento di un
corpo particellare approssimi quello di un mezzo ideale continuo, ammetten
do che un elemento infinitesimo abbia le stesse propriet del corpo nel suo in
sieme. Ancorch tale ipotesi possa apparire alquanto grossolana, i risultati ai
quali si previene risultano molto soddisfacenti poich le dimensioni dei granuli
sono sufficientemente piccole rispetto non solo a quelle dei corpi.di terrreno
normalmente interessati dalle opere di ingegneria, ma anche a quelle dei provi
ni impiegati in laboratorio per la determinazione sperimentale delle diverse
propriet meccaniche.
4.2 - Tensioni e deformazioni nonnali e tangenziali
Si consideri un elemento di terreno di area trasversale f>A e di altezza f>z( 1 )
(fig. 4.1).
Si definisce tensione normale a il limite
f>F
N
a =-Hm
M-O
f>A
e deformazione unitaria lineare normale il limite
f>Q
= -tim
-
oz-o f>z
Tenendo conto che ai terreni sono normalmente applicati sforzi di compres
sione e seguendo una convenzione largamente impiegata nella meccanica delle
e) In tutto il testo si indicher con da un incremento "infinitesimo" della grandezza a e con 6a e &, ri
spettivamente, un "piccolo", ma finito, e un "grande" incremento della stessa grandezza.
-----
42 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
(4.1)
oF
S
c)
-
O C
a)
toFN
6F
S
b)
-
T= -lim
M-O
'Y =- lim
I)z-O
Fig. 4.1 - Tensioni e defonnazioni in un elemento:
(a) dimensioni; (b) tensioni e defonnazioni normali;
(c) tensioni e defonnazioni tangenziali.
terre, si considerano positive le tensioni e le defonnazioni di compressione.
Analogamente, si definisce t e n ~ i o n e tangenziale 7" il limite
l} Fs
l}A
e deformazione unitaria tangenziale 'Y il limite
l}x
l}z
Convenzionalmente, la tensione T e la deformazione 'Y si considerano positive
se producono un incremento degli angoli nei quadranti positivi dell'elemento
A
(angolo AOC in fig. 4.1c). Occorre osservare chela definizione (4.1) alquan
to imprecisa, anche-se largamente impiegata nella letteratura tecnica. Infatti,
-la distorsione dell'elemento in fig. 4.1 c comprende anche una rotazione rigida
dell'elemento stesso. Alla distorsione dell'elemento, depurata della rotazione
rigida (come si vedr successivamente), viene dato il nome di deformazione
unitaria di taglio puro.
I AREA 6A f-
f 6F
N
di!
A B
6z
CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE 43
4.3 - Tensioni totali, pressioni di contatto e pressioni interstiziali
E' necessario comprendere chiaramente che le tensioni appena definite
non hanno nulla a che vedere con le tensioni di contatto dei singoli granuli.
Infatti l'elemento di superficie fJA deve essere immaginato come appartenente
ad un piano ideale che attraversa iI terreno e che comprende in generale sia le
sezioni delle particelle solide che quelle dei fluidi interstiziali. A queste tensio
ni si da il nome di "tensioni totali".
Immaginando invece che l'elemento fJA passi proprio per le superfici di
contatto dei granuli, indicando con fJ A
c
la somma delle corrispondenti aree e
con fJ F
NC
la componente nonnale della risultante delle forze di contatto,
possibile definire una "pressione media di contatto".
_ fJF
NC
a =--
c fJAc
Essendo fJA
c
fJA, risulta che le pressioni di contatto sono sempre molto
maggiori delle tensioni totali. A parit di tensione totale a, quanto pi i granu
li sono piccoli, tanto minori sono le pressioni di contatto. Mentre comunque i
valori delle tensioni totali non superano qualche decina di kg/cm
2
, le pressioni
medie di contatto possono superare la decina di migliaia di kg/cm
2
, il lfmite
superiore essendo dato dai valori delle tensioni di plasticizzazione dei minerali
costituenti i singoli granuli.
Oltre ai granuli, che nel loro insieme costituiscono lo "scheletro solido"
delle terre, i terreni naturali comprendono anche dei fluidi, in genere acqua e
gas, che occupano gli spazi interstiziali e che possono sostenere una certa pres
.sione. Alla pressione dell'acqua viene normalmente associato il simbolo u e vie
ne dato il nome di "pressione interstiziale". La pressione dei gas viene spesso
indicata con il simbolo u
g

4.4 - Il principio delle tensioni efficaci
Per effetto della costituzione particellare delle terre ragionevole ritenere
che il loro comportamento meccanico dipenda, in qualche misura, dal valore del
le tensioni presenti nelle singole fasi. La relazione che defmisce quantitativamen
te tale concetto stata stabilita nel 1936 da Terzaghi, attraverso il
uprincipio delle tensioni efficaci". La prima parte di tale principio-recita:
stress in any point of a section Le tensioni in ogni punto di una se
through a mass of soil can be zione attraverso una massa di terra
computed from the total principal possono essere calcolate dalle ten- .
stresses a}, a2 and a3 which act at sioni principali totali al, a2 e a3
44 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
this point. If the voids of the soil
che agiscono in quel punto. Se i pori
are filled with water under a stress
della terra sono pieni d'acqua ad
u the total principal stresses consist
una pressione u, le tensioni princi
of two parts. One part u acts in the
pali totali si dividono in due parti.
water and in the solid in every
Una parte, u, agisce nell'acqua e nel
direction with equal intensity. It is
la fase solida, con uguale intensit
called the neutraI stress (or the pore in ogni direzione. Le differenze
pressure). The balance ai .:.... al - u, .ai == al - u, ai == a2 - U e a;; == a3 +
ai == a2 - u and a;; == a3 -u repre
- u rappresentano un incremento ri
sents an excess over the neutral spetto alla pressione interstiziale ed
stress u and it has its seat exclusively
hanno la loro sede esclusivamente
in the solid phase of the soil. This solida della terra. Questa
fracrion of the total principal stress frazione della tensione principale
will be called the effective principal totale sar chiamata tensione princi
stress". pale efficace.
Il principio delle tensioni efficaci si esprime allora sinteticamente nella e
quazione:
a'==a-u (4.2)
dove a' indica la tensione efficace, a quella totale ed u la pressione
le.
Come alle tensioni totali, cos anche alle tensioni efficaci non possibi
le assegnare un preciso significato fisico. I problemi che sorgono sono gli stessi
incontrati nel definire il significato di tensione in un materiale granulare. Que
sto concetto implicitamente espresso nella prima parte del principio delle
tensioni efficaci, dove si afferma solo che queste risiedono nella fase solida, ed
ulteriormente evidenziato nella seconda parte del principio stesso:
"Ali measurable effects of a chan Tutti gli effetti misurabili di una va
ge of stress,such a compression, riazione dello stato di tensione, co
distortion and a change of me la compressione, la distorsione e
shearing resistance, are exclusively la variazione di resistenza al taglio,
due to changes in the effective sono dovuti esclusivamente a
stresses". zioni delle tensioni efficaci.
Come si vede, Terzaghi si riferisce alla misura degli effetti delle tensioni
efficaci e non a quella delle tensioni stesse.
Pur con i limiti appena indicati, ed allo scopo di meglio chiarire il concet
to di tensione efficace, si consideri un volume di terra e una superficie piana
-
l
r
CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE 45
che lo attraversi idealmente passando per i punti di contatto tra i granuli. Se
fJA l'area di una porzione di tale superficie, si pu porre:
dove fJA
c
l'area complessiva delle superfici di contatto tra i granuli, fJA
w

l'area delle sezioni dei pori occupati dall'acqua e fJA
g
l'area delle sezioni dei
pori occupati dal gas.
Indicando con fJn' e fJs' le forze normali e tangenziali che i granuli si tra
smettono attraverso le superfici di contatto e con U
w
e u
g
le pressioni dell'ac
qua e del gas, per l'equilibrio devono valere le relazioni:
fJFs = ~ fJs'
dove fJFN e fJFs sono le componenti normali e tangenziali delle forze che si
trasmettono attraverso fJA.
Dalla definizione di tensione totale si ottiene:
~ f J n ' U
w
fJA
w
+ugfJA
g
a = -lim = -Hm -- +lim
(4.3a)
6A-O 6A-O fJA 6A-O fJA
fJF
s
1.:fJs'
T = -lim = -Hm (4.3b)
6A-O fJA 6A-O fJA
Se il grado di saturazione sufficientemente elevato (Sr > 0.8 - 0.9), cio
quando il volume di gas piccolo rispetto a quello dell'acqua, si pu porre
con sufficiente approssimazione u
g
:::: U
w
= u. In queste condizioni risulta
U
w
fJAw +u
g
fJA
g
:::: u fJAw +fJAg = u ( 1 _ fJAc ) .
fJA fJA fJA
Poich l'area di contatto tra i granuli molto piccola (fJAc/fJA 1), si pu
porre u(1 - fJAc/fJA) :::: u e pertanto la (4.3a) assume la forma:
~ f J n '
a= -lim +u . (4.4)
. 6A-O fJA
Ponendo
~ f J n '
a' = -lim
6A-O fJA
46 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE

r' = -lim
c5A
si ottengono infine le relazioni
a =a' +u
(4.5a)
T =r'
(4.5b)
che corrispondono alla (4.2).
In notazione indiciale le (4.5) possono essere rappresentate dall'unica re
lazione
(4.6)
I
l per i =j
dove 15 = il simbolo ,di Kronecker.
. 1) Oper i * j
E' opportuno notare che per le terre granulari (sabbie, ghiaie), in cui la
differenza tra u
g
e U
w
sempre piuttosto piccola, il campo. di validit della
(4.6) si estende a valori del grado di saturazione minori di quelli indicati. Il
principio delle tensioni efficaci non risulta invece pi verificato sperimental
mente per a' > 200 ,- 300 kg/cm
2
; in effetti, in questi casi, l'area eli ontatto
tra i granuli risulta relativamente elevata e la condizione c5Ac/c5A l non risulta
pi soddisfatta. Peraltro questi valori delle tensioni efficaci sono molto elevati
rispetto a quelli usuali nei problemi di geotecnica e pertanto, in questo ambito,
la (4.6) da considerarsi esatta. .
Il principio delle tensioni efficaci indispensabile per lo studio delle pro
priet meccaniche delle terre e per la soluzione dei problemi. applicativi. .Dal ri
conoscimento del ruolo delle tensioni efficaci nel comportamento dei terreni
ha avuto origine la geotecnica moderna.
4.5 - Stati di tensione e di defonnazione piani
Per l'analisi di tutti i problemi di meccanica del continuo necessario de
scrivere gli stati di tensione e di deformazione in ogni punto del mezzo in
- me rispetto ad un qualunque stato di riferimento, prodotti una variazione
delle condizioni al contorno.
Poich la maggior parte dei problemi che si trattano nella meccanica delle
terre riguarda sistemi piani o riconducibili a piani, conveniente, oltre che pi
semplice, riferirsi preliminarmente a tali condizioni.

...
z
:.Q
't'
N(O",'t'l'})
't'
zx

Q(Oz.'t'zx)

(]x O C 't'xz
Tt'zx
" Ol'}
,
O
,
Oz
,
R
r
l
i
.
.1
:
l
.e
e

CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE
47
Si consideri un piccolo elemento piano OABC (fig. 4.2) sollecitato da ten
sioni normali e tangenziali su tutti i lati.
x x
x,'t'xz
a) b)
c)
Fig. 4.2 - Stati di tensione in elementi bidimensionali e il corrispondente
cerchio di Mohr.
Al tendere a zero delle dimensioni dell'elemento, tutte le tensioni possono es
sere pensate come applicate al punto O. Se l'elemento in equilibrio deve ne
'cessariamente risultare 'T'xz ='T'zx.
Il problema che si pone quello di determinare le tensioni O" e 'T' l'} che
'agisconosu un arbitrario pial)O inclinato di un angolo -e rispetto all'asse x, no
ti i valori di 0x, Oz e 'T'x z. A tale fine, lo stato tensionale in un punto viene rap
o presentato mediante il relativo cerchio di Mohr. Nella sua costruzione, e solo a
questo scopo, le tensioni tangenziali sono considerate positive se formano una
coppia antioraria (ad esempio 'T'zx in fig. 4.2a). Supponendo nota la derivazio
ne analitica del cerchio di Mohr, si ricorda qui solo la definizione del polo K
inteso come quel punto sulla circonferenza tale che, se si traccia una retta da K
al punto corrispondente alle tensioni Oi e Ti, allora nel piano fisico x, z tale ret
ta parallela al piano su cui agiscono ai e n.
Di conseguenza, se da K si traccia una retta inclinata dell'angolo -e rispetto al
l'asse delle ascisse nel piano di Mohr, la sua intersezione con la circonferenza
individua il punto N che ha come coordinate le tensioni O" e 'T'" rispettiva
mente nonnale e parallela al piano EF (fig. 4.2). Variando l'angolo -e possibi
le in questo modo detenni!lare -le tensioni su ciascun piano.
Le intersezioni del cerchio di Mohr con l'asse delle ascisse corrispondono
a due piani, ortogonali tra loro, su cui lelensioni tangenziali sono nulle e quel
le normali assumono i va10ri estremi. Questi piani sono detti "piani principali"
e le tensioni su cui agiscono ''tensioni principali",
Cosi come per l'analisi delle tensioni, anche per quella delle deformazioni
48 LEZIONI DI MECCfu"lICA DELLE TERRE
ci si riferisce, per semplicit, a stati bidimensionali. Si considerano, in partico
,.. lare, le deformazioni sul piano (x,z) supponendo che sia y =O(stato di defor
mazione piana). In queste condizioni ci si riferisca alla fig. 4.3. L'elemento
OABC, per effetto di una variazione dello stato di tensione, assume, in genera
le, la nuova configurazione O' A'B'C'. Prima di esaminare lo stato di deforma
zione dell'elemento, necessario separare lo spostamento 00' e la rotazione ex
dalle deformazioni unitarie.
z z
x
a)
Fig. 4.3 - Componenti della deformazione - (a) Spostamento e rotazio
ne dell'elemento - (b) Defonnazioniunitarie.
In definitiva, ci che interessa la configurazione riportata nella fig. 4.3b.
Tenendo conto della definizione di deformazione unitaria , per piccole defor
mazioni risulta:
A'B' =C'O' = l - x
A'O' =B'C' = l - z
avendo assunto pari a l i lati dell 'elemento OABC.
Le deformazioni unitarie di taglio puro sono date invece dalle rotazioni dei la
ti dell'elemento, a meno della rotazione rigida ex. Dalla figura risulta:
xz =zx
Inoltre dalle figure 4.2 e 4.3 risulta che la deformazione unitaria di taglio puro
xz associata alla tensione tangenziale r xz, cos che i valori positivi di xz e
- zx implicano che l'angolo fra i lati OA e OC dell'elemento aumentino.
Dal confronto delle figure 4.1 c e "4.3b si- ricavano immediatamente le re
lazioni
'zx =zx + xz =2zx
'xz =xz + zx =2xz
-
b)
x
---
L
o
e
CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE 49
Si osserva, pertanto, che la deformazione unitaria tangenziale, definita dalla
(4.1), pari al doppio di quella di taglio puro. Questo il motivo per cui la
rappresentazione degli stati di deformazione ottenuta associando le deforma
zioni unitarie normali, Ex e E
z
, alle deformazioni unitarie di taglio puro,
1/2 'Yxz e 1/2 'Yzx, cos espresse per mantenere la pi usuale rappresentazione
letterale delle distorsioni.
Cos come per le tensioni, anche ora possibile costruire il cerchio di
Mohr per rappresentare lo stato di deformazione di un elemento piano unita
rio OEFG, ruotato, intorno ad 0, di un angolo {J rispetto all'elemento OABC
su cui sono note le deformazioni Ex, E
z
e. 'Yxz (fig. 4.4). In conformit con le
convenzioni assunte per la descrizione dello stato tensionale nel costruire il cer- .
c-hio di Mohr, si considerano positive le deformazioni di taglio c h e formano
una coppia antioraria nella rappresentazione data in fig. A.4a.
l'
2
x x
a) b) c)
Fig. 4.4 - Stati di deformazione in elementi bidimensionali e il corri
spondente cerchio di Mohr.
I punti di intersezione del cerchio di Mohrcon l'asse 'Y =Odefiniscono le
deformazioni principali El e E3 e l'inclinazione dei corrispondenti piani princi
pali.
A conclusione di questo paragrafo opportuno osservare che la stretta
somiglianza formale tra la rappresentazione degli stati di tensione e quelli di
deformazione non deve indurre alla errata convinzione che le deformazioni ri
portate in fig. 4.4 derivino immediatamente dalle tensioni di fig. 4.2. Lo stato
di deformazione di un corpo in generale, e delle terre in particolare, associato
ad una variazione dello stato di tensione, dipende da moiti fattori. Allo studio
sperimentale e teorico delle relazioni tra sforzi e deformazioni verr dedicato,
successivamente, ampio spazio riconoscendo il significato fondamentale che i
legami costitutivi assumono nella Meccanica delle Terre.
so LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
4.6 - Invarianti e percorsi di tensione e deformazione
Nel paragrafo precedente si visto come, mediante la costruzione del cer
chio di Mohr, sia possibile rappresentare lo stato di sforzo o di deformazione
di un elemento materiale in un qualunque istante, al variare delle sollecitazioni
agenti sul corpo a cui tale elemento appartiene.
Il comportamento di alcuni materiali ideali particolarmente semplici, co
me quelli perfettamente elastici, dipende solamente dagli stati iniziale e finale
e non da come questi sono connessi tra loro. Al contrario, il comportamento
della maggior parte dei materiali naturali, e tra questi in modo particolarmente
evidente le terre, dipende anche da come evolve lo stato di sforzo e di defor
mazione. Per rappresentare, quindi, l'insieme dei diversi stati raggiunti da un
corpo durante un g e n ~ r i c o processo di carico, sarebbe necessario costruire in
uno stesso diagramma l'insieme dei diversi, corrispondenti cerchi di Mohr. In
tal modo, per, la rappresentazione grafica risulterebbe molto pesante e diffi
cilmente utilizzabile in pratica. E' questo il motivo per cui stato introdotto
il concetto di "percorsi di tensione e di deformazione" (stress and strain paths)..
L'illustrazione di tale concetto richiede alcune considerazioni preliminari.
Assimilando il terreno ad un solido continuo, lo stato di sforzo in ciascun
punto individuato dal tensore simmetrico a 9 componenti Oij'
Se il sistema di riferimento viene cambiato, anche il tensore delle tensioni
cambia. E' tuttavia evidente che lo stato di sforzo in un punto nel terreno non
pu dipendere dal modo in cui viene rappresentato. Dovr dipendere pertanto
da quantit proprie del tensore delle tensioni, che rimangono costanti anche se
cambia il sistema di riferimento. Tali quantit sono dette appunto "invarianti"
del tensore (1). Gli invarianti del tensore delle tensioni possono essere ottenuti
come segue.
(1) Se A un tensore simmetrico del 2 ordine di componenti
(Al= [a
l1
::: :::J
SIMM. a
33
i tre invarianti sono dati dalle espressioni:
Il = tr A =ali + a
22
+ aH
I
- . . 2 2 2
2 - ali a22 + a
u
aH + aH ali - a
12
- aH - aH
-1
3
= det A.
Se le direzioni l, 2 e 3 coincidono con quelle principali, gli invarianti assumono la forma
Il = al + a
2
+ a
3
1
2
=al a
2
+ a
2
a
3
+ a
3
al
1
3
= al a
2
a
3

- - -
cer
.zione
lzioni
:;i, co
finale
nento
nente
defor
da un
lire in
,hl. In'
: diffi
Idotto
laths). '
l.
iascun
nsioni
Lonon
rtanto
.che se
ianti"
:tenuti
CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE 51
Il tensore delle tensioni pu essere decomposto in una parte isotropa e in
una parte deviatorica, cio
dove a
m
= l /3(a11 + an + a33) la pressione media e D'ij il tensore devia
tore di tensione. Le componenti di D'ij sono
aIl - a
m
a12 a13
[Uijl= an-am aB
SIMM
I ,due invarianti nonnalmente impiegati per descrivere lo stato di sforzo
in un elemento di terreno sono l'invariante primo del tensore isotropo a
m

Il =all +an + a33 ,
(4.7)
e l'invariante secondo del deviatore di tensione (1), esprimibile in funzione de
gli invarianti Il e 1
2
del tensore delle tensioni secondo la relazione
- - l
I
d2
= 1
2
-3"" Il (4.8)
'essendo
n significato fisico de'gli invarianti Il e Id 2 si scopre considerando la rap
presentazione grafica di fig. 4.5.
n generico vettore tensione pu essere decomposto in una componente
nonnale ed in una tangenziale al piano ottaednco (fig. 4.5a). Queste compo
nenti sono esprimibili nella fonna generale
l
aott = -(all + a22 +a33)
(4.9)
- 3
Tot! =3
l
J
(a
ll
-an)2 +(an -a33)2 +(a33 -al.)2 +6(aI2
(4.10)
(1) L'invariante primo del tensore deviatore identicamente nullo.
52
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
(4.12)
(4.11)
R
N
I
I
I
I
I
x3
I
0'3
I
."'
I
.....
~ J
a) b)
In tennini di tensioni principali le (4.9) e (4.10) divengono
1
Oott = 3 (01 +02 + 03)
Fig. 4.5 - Rappresentazione dello stato di sforzo nello spazio fisico (a) e nello
spazio delle tensioni (b).
che risulta essere invariante rispetto alla tema di riferimento. Si ha infatti
1
ott = 3 Il
Lo stato di sforzo pu essere rappresentato anche nello spazio delle ten
sioni (fig. 4.5b). -
Da questa figura si osserva inoltre che, per descrivere completamente
la posizione del vettore li, occorre conoscere un terzo invariante; questo pu
essere convenientemente scelto come l'angolo ex che il piano passante per OMN
forma con il piano ORN. Nel caso particolare, ma che si incontrer frequente
mente in seguito, in cui 02 =03 (stato di sforzo in condizioni di simmetria ra

CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE
53
diale), si ha Ci =Oed inoltre:
l
aott = ""3 (al + 2 a3)
(4.13)
3
q =al - a3 = ..j2 Tott . (4.14)
A p e q, ed ai corrispondenti invarianti p' e q', definiti in tennini di ten
sioni efficaci, si far continuo riferimento nel seguito.
E' immediato mostrare che valgono le fondamentali relazioni, che deriva
no dal principio delle tensioni efficaci,
p' =p - u
q'=q.
Analogamente alle tensioni, possibile detenninare gli invarianti del ten
sore delle defonnazioni Eij. Decomponendo Eij in una parte isotropa e in una
deviatorica, si ottiene:
dove E
v
=EIl + E22 + E33 e dove le componenti del deviatore ij sono:
E
v
Eu - 3"
l
2" 'Y12
l
2" 'Y13
E
v
E
2
2 -
-3
l
"'2 'Y23
SIMM.
E
v
E -
33 3
-
54
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
E
v
L'invariante primo di - 5
ij
dato da
3
(4.15)
e l'invariante secondo di Eij
1
Ed 2 = E
2
- - El.
(4.16)
. 3
Gli invarianti El e Ed 2 possono essere espressi in funzione delle defonna
zioni normale e tangenziale sul piano ottaedrico:
1
Eott = - (ElI + E22 + E33)
3
2
'Yott = ""3 J (ElI - + (E22 - E33)2 + (E33 - ElI)2 + + +
risultando
Eott = 3
1
El
= - 3
8
Ed 2 .
Nel seguito verranno impiegati gli invarianti E
v
, Es che, in tennini di defor
, -mazioni principali, assumono la forma:
Se ci si riferisce ad uno stato di deformazione dotato di simmetria radiale
(ad esempio E2 == E3), i corrispondenti invarianti divengono
Ey = El + 2 E3
E
s
=2/3(EI -E3).
E' opportuno osservare che l'invariante E
y
semplicemente la defonna- .
zione volumetrica. Infatti se V il volume iniziale di un cubo infinitesimo di
)
)
)
'
)
)
. j
CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE 55
lati dx, dy e dz e se per effetto di una defonnazione, il volume fmale dato
da V +dV, si ha
nell'ipotesi che dV > O per un aumento di volume e Ex, E
y
,E
z
siano positivi
in compressione. Trascurando gli infinitesimi di ordine superiore al primo si
ottiene:
dV
Ex + E
y
+ E
z
=E
v
= - --.
V
A conclusione delle considerazioni fm qui svolte sulla _definizione e la
. scelta degli invarianti _di tensione e di deformazione, necessario mostrare che
tale scelta congruente, controllando che i prodotti degli invarianti di tensio
ne e deformazione corrispondano al lavoro compiuto dalle sollecitazioni ester
ne. A tale scopo si consideri un elemento di dimensioni (al, a2' a3), come illu
strato in fig. 4.6.
8
3
Fig. 4.6 - Elemento di terra sollecitato da un sistema di forze esterne.
Si supponga che le facce dell'elemento appartengano ai piani principali, che su
tali facce agiscano le forze F l, F
2
, F
3
e che nell'interno dell'elemento agisca
. una pressione interstiziale costante u. Se in un piccolo intervallo di tempo gli
spigoli dell'elemento subiscono un incremento <Sal, <Sa2 e <Sa3 e il volul1!e del
l'acqua espulsa pari a <SVw , allora il lavoro <SW c o m p i ~ t o dalle forze esterne
e dalla pressione interstiziale risulta:
I
{ti ..',1. !l"
'
56 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Il lavoro per unit di volume
5W = ~ .(_ 5a1 ) + F
2
(_ 5a2 ) + F
3
(_5a3 )+u 5V
V a2 a3 al al a3 a2 al a2 a3 V
tenendo conto del fatto che, se l'elemento saturo e i granuli solidi e il fluido
interstiziale sono considerati incompressibili, deve essere
Si ha quindi:
5W
-- = al Ol + a2 5 2 + a3 O3 - u O y
V
ovvero, essendo u O y = U(Ol + O2 + O3),
5W
-- = a ~ O} + ai 5 2 +ai O3
(4.19) .
V
L'espressione (4.19) deve essere ottenuta anche calcolando il lavoro per
unit di volume in termini di invarianti. Deve, cio, risultare
V
5W
= P'Oy + q' 5 s
(4.20)
Ponendosi, per semplicit; nelle condizioni di simmetria radiale (ai - ai e
2 == 3 ) si ha:
1
p' ="3 (a'l + 2 aj)
q' = a'l - ai
5 y = 5 l + 2 53
2
, 5 9 = - (O I - O3)
. . 3
Di conseguenza la (4.20) diviene
-
oW
-- = ai O t + 2 ai O3
V
che coincide con la (4.19) scritta nel caso di simmetria radiale.
Definiti correttamente gli invarianti di tensione e di deformazione, pos
sibile mostrare con un esempio il concetto di percorso di tensione.
:r
e
)s-
CAP. IV - STAtI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE 57
Si consideri un elemento di terreno sollecitato, in condizioni di simme
tria radiale, secondo il seguente programma di carico:
l) a, ai e aj vengono incrementati ugualmente a partire da zero;
2) a viene incrementato ulteriormente, rimanendo ai e ai costanti;
3) ai e ai vengono incrementati, lascandocostante a .
Il percorso delle tensioni riportato in figura 4.7 dove i segmenti O' A',
A'B' e B'C' corrispondono ai passi l), 2) e 3).
q,ql
- - B
- - -
-u
- - --...
p,pl
o'
Fig. 4.7 -Percorsi di tensione in termini di tensioni efficaci e totali.
Il tratto O' A' caratterizzato da q' = O. Nel tratto A'B' si ha:
l _ l
<Sp' = - (<Sai + 2 <Sa;) = - <Sai
3 3
<Sq' = <Sai - <Sa; = <Sai
d '
e quindi -q-- = 3. Nel tratto B' C' si ha invece:
- dp'
2
<Sp'= - <S-o;
3
<Sq'=-<Sa;
e quindi dq'/dp' = ~ 3/2. Inoltre, se in corrispondenza del punto B' la pressio
r-_
,
58 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
ne interstiziale u, il punto B rappresenta lo stato dell'elemento in termini di
tensioni totali.
4.7 - Tensioni litostatiche
Il peso proprio produce uno stato tensionale che influenza il comporta
mento meccanico del terreno, e che pertanto occorre determinare. Ci pos
sibile in sistuazioni morfologiche e stratigrafiche semplici e in particolare nel
caso in cui la superficie del terreno orizzontale per una estensione sufficien
temente grande rispetto alla profondit considerata e si ha una uniformit
orizzontale delle propriet del terreno, condizioni che si verificano frequente
mente nei terreni di origine sedimentaria.
Le tensioni nel terreno dovute al solo peso proprio si dicono geostatiche
o litostatiche.
Se la superficie del terreno orizzontale, i piani verticali e orizzontali sono
piani principali. In queste condizioni le equazioni di equilibrio per un cubo e
lementare le cui facce sono parallele a tali piani si riducono alle equazioni
oa3 = oah = O
ox OX
002 oah
-=--=0
oy oy
OOI oa
v
---"(=---"(=0
oz OZ
dove Oy e Oh sono le tensioni litostatiche, verticali e orizzontali, totali e "( il
peso dell'unit di volume del terreno. Se "( variabile con continuit con la
profondit z, si ha in generale
Oy = J"((z)dz.
Nel caso in cui il peso di volume possa essere ritenuto costante a tratti (come
spesso avviene, ad esempio, nei terreni stratificati) si ha:
Questa espressione si semplifica ulteriormente ed assume la forma
Oy = "(z
CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DE FORlviAZIONE NELLE TERRE 59
se il terreno uniforme lungo la direzione verticale.
Nella maggior parte dei terreni naturali, gli spazi intergranulari sono par
zialmente o totalmente pieni di acqua. Ad una data profondit, a, dal piano di
campagna si incontra un piano che delimita superiormente l'acqua presente e
che, in condizioni statiche (acqua in quiete) determina la pressione dell'acqua
sottostante. In un punto posto a profondit z tale pressione vale
u ='Yw (z - a) ='Yw Zw
avendo indicato con Zw = z - a la distanza del punto dalla superficie piezome
trica e con 'Yw il peso specifico dell'acqua (fig. 4.8).
SUP.
DI CAMPAGNA
PIEZOMETRICA
a
TUBO
PIEZOMETR ICO
z
I
I
I
I
z ~
I
I
A

Fig. 4.8 - Schema di terreno naturale parziabnente sommerso in acqua
La tensione litostatica verticale efficace risulta dalla applicazione della
(4.2) e, per un terreno uniforme, si ha:
a ~ == a
v
- u= 'Y
z
- 'Yw Zw.
(4.21 )
Introducendo il peso di volume sommerso 'Yb = 'Y - 'Yw, la (4.21) pu es-
sere scritta nella forma
F
'"
W'
"
:,'
l
:
l,l
60 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
;li
La tensione verticale efficace in un terreno parzialmente o completamen
te sommerso in acqua, in condizioni litostatiche, si ottiene perci direttamen
te, come la tensione totale, dalla somma dei prodotti dei pesi unitari, strato
per strato, per i corrispondenti spessori di terreno sovrastante il punto consi
derato, purch si attribuisca ai volumi sommersi il peso di volume 'Yb del terre
no sommerso.
Le equazioni della statica, con l'espressione delle condizioni di equilibrio,
non possono fornire il valore delle tensioni orizzontali ah. L'equilibrio di un e
lemento di terreno, come il cubo prima esaminato, possibile per qualsiasi va
lore delle tensioni orizzontali.
Considerazioni diverse sull'origine dei depositi naturali, come si vedr nel
seguito, e dati sperimentali forniscono un valore approssimato delle tensioni
orizzontali in condizioni litostatiche, se non sono intervenuti fenomeni natu
rali o cause artificiali a provocare spostamenti orizzontali nel terreno. In gene
rale le tensioni efficaci orizzontali vengono espresse in funzione di quelle verti
cali, attraverso un ,coefficiente K
a'h
K=- (4.22)
a'y
Per il rapporto tra le tensioni efficaci, orizzontale e verticale in condizioni lito
statiche si usa il simbolo detto comunemente "coefficiente di spinta in quiete"
K
o
= h / a ~ il cui valore in genere compreso tra 0,5 e 2. I valori pi frequenti
sono per inferiori all'unit (K
o
=0,5 - l).
Nel caso particolare in cui il terreno non abbia mai subito nel passato
tensioni verticali maggiori di quelle presenti (per effetto di carichi applicati o
di depositi successivamente asportati), il coefficiente K
o
si ottiene con discre
ta approssimazione dalle caratteristiche di resistenza del terreno. In queste
condizioni: K
o
= 0,45 - 0,55 in sabbie e ghiaie, e K
o
=0,55 - 0,7 in limi e ar
gille.
Noto K
o
, si pu definire completamente lo stato tensionale in condizioni lito
statiche attraverso le seguenti relazioni:
ay ='Y z
,
ay-ay-u
ah =K
o
a ~
ah =ah +u.
4.8 - Tensione superficiale e capillarit
Una facile esperienza permette di mostrare come un mezzo poroso sciol
to, ad esempio una sabbia, possa assumere una certa consistenza in particolari
CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE 61
condizioni di umidit. Per giustificare teoricamente questo comportamento,
apparentemente in contrasto con l'assenza di coesione e, pi in generale, per
studiare una caratteristica interazione tra fase liquida e fase solida, necessa
rio introdurre il concetto di tensione superficiale e di risalita capillare dei li
quidi.
Per effetto delle interazioni molecolari, sulla superficie dei liquidi si manifesta
una sorta di resistenza a trazione, cos che le superfici libere tendono a com
portarsi come membrane in tensione. Se ci si riferisce alla condizione del tutto
generale di superficie di separazione curva, nell'ipotesi di semplice curvatura
la condizione di equilibrio alla traslazione nella direzione dell'asse di simme
tria x-x (fig. 4.9) pu essere espressa nella forma:
Ix
I
I
I
I
I
Ix
Fig. 4.9 - Tensione superficiale lungo una superficie a semplice cur
vatura.
"o .
(p1 - P2 ) c o s ~ ds - 2 Ts sin ~ o = O
J
-"o
:. 2(PI -P2) R 1:
0
cosD dO -2 T, sin Do =0
Si ha quindi:
T
s
~ p =Pl - P2 =
R
62 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Nel caso di superficie a doppia curvatura, se R} e R
2
sono i raggi principali, si
ottiene
6p = T ( l + l )
s
~ ~
e se R} =R
2
=R (superficie sferica)
2 T
s
6p=
R
Per effetto della tensione superficiale, la pressione agente sulla faccia
concava della superficie di separazione maggiore della pressione agente sul
l'altra faccia e tale differenza tanto pi accentuata quanto minore il raggio
di curvatura.
Le azioni molecolari che si stabiliscono al contatto tra un liquido e una
superficie solida danno luogo a un ben definito angolo di contatto (3 e quindi
ad una curvatura della superficie liquida vicino al contorno (fig. 4.10a). Im
mergendo parzialmente in acqua un tubo di vetro di piccolo diametro, si osser
va una risalita del liquido nel tubo fino ad 'una quota d i ~ e r s a da-quella del li
vello esterno dell'acqua (fig. 4.1 Ob). Poich nel caso di contatto acqua-vetro si
ha {3 = O, la superficie aria-acqua pu divenire sferica con raggio pari a quello
del tubo.
L'altezza di risalita pu essere determinata imponendo l'equilibrio delle
forze agenti sulla sezione del fluido passante per il punto E, dove la pressione
evidentemente uguale a quella del punto A e cio nulla (con riferimento alla
pressione atmosferica).
Allora:
d
2
d
2
PE 1r 4 = he 'Yw 1r 4 - ~ p 1r
2Tg
:. he 'Yw - R = O
da cui:
4 Tg
h
e
= -- (4.23)
'Yw d
Poich per l'acqua a temperatura ambiente Tg = 75 dine/cm = 75/980 gfcm, si
ha:
4,75
0.3
~
(con d in cm)
980 d d
--
CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE 63
Queste considerazioni possono essere riferite ai pori della terra, che costi
tuiscono un insieme di tubi capillari in cui, per effetto della tensione superfi
ciale, se non satura, si stabilisce una pressione dell 'acqua negativa (- h
c
'Yw ).
Per il principio delle tensioni efficaci, se le tensioni totali sono nulle, ad un va
lore negativo della pressione interstiziale corrisponde un ugual valore positivo
delle tensioni efficacL
C
T
s
'-"

T
s
D
-
d
:.--
-
h
c
SOLIDO
E A
L1aUIDO

-
a) b)
Fig. 4.10 - Angolo di contatto tra solido e liquido e risalita capillare
lungo un tubo di piccolo diametro.
La relazione (4.23) stabilisce una corrispondenza fra altezza di risalita capilla
re e diametro del tubo, valida biunivocamente nell'ipotesi di tubi cilindrici a
direttrice circolare. Se queste condizioni non sono soddisfatte, come si verifica
nei mezzi porosi naturali, la determinazione della risalita capillare molto
complicata e, soprattutto, viene a mancare la corrispondenza biunivoca con le
dimensioni dei pori. Inoltre la configurazione di equilibrio della superficie di
,
separazione acqua-aria dipende dai fatti avvenuti in precedenza, in particolare
da una eventuale immersione preventiva. Ci si constata facilmente osservando
l'altezza di risalita dell'acqua in tubi di forma diversa e con diametro variabile
(fig. 4.11).
Se l'altezza di risalita h
c
superiore alla lunghezza h
2
del tubo (caso nO 2)
la superficie limi te assumer la curvatura corrispondente ad h
2
cio:
-
64 LEZIONI DI MECCAN:- " DELLE TERRE
2 T
s
> ~ .
r2 =
h
2
, 'Yw 2
Le differenti configurazioni di equilibrio nei tuLi 3. 4 e 5 si realizzano ri
spettivamente con il tubo precedentemente vuoto o pieno d'acqua.
<D
d
Risalita capillare in tubi di diversefonne e dimensioni..
Nella situazione rappresntata nel tubo 6 la posizione dell'elemento liqui
Jo di altezza b.h pu essere qualunque, indipendentemente dal valore di h
c
.
Indicando con rI e r2 i raggi in corrispondenza dei menischi, deve essere sod
disfatta l'equazione di equilibrio:
2T
s
2 T
s
Dop -- - -- = &'Yw
rI r2
da cui:
b.h = 2 T
s
(_1 ___ ) . ~ .
'Yw rI r2
L'insieme di queste schematizzazioni d un'idea di quello che avviene real
mente nel terreno: la risalita capillare pu interessare spessori notevoli di terra
(dell'ordine dei metri) e la configurazione di equilibrio dell'acqua irregolare
in relazione alla disuniformi t dei pori e alle condizioni di immersione prece
dente (frange capillari)..
Fig. 4.11
,
CAPITOLO QUINTO
MOTI DI FILTRAZIONE NELLE TERRE
CAP. V - MOTI DI FILTRAZIONE NELLE TERRE 71
cos che la quota piezometrica costituisce l'energia totale dell'acqua.
Una fondamentale relazione tra la velocit di filtrazione e il carico idrau
lico stata trovata sperimentalmente da d'Arcy ("Les fontaines publiques de
la Ville de Dijon", 1856). Per la legge di d'Arcy, la velocit di fIltrazione si
esprime nella forma:
-+ -t
v= -k \1 h= -kl
ovvero, in componenti,
ah
(5.7a)
Vx = - kx ax
ah
v
y
- - k
y
(5.7b)
ay
ah
Vz = - kz
(5.7c)
az
dove h il carico idraulico posseduto da un elemento liquido e k
x
, k
y
e kz so
no detti "coefficienti di permeabilit". Le derivate parziali
ah ah ah
ix = ax ' i
y
= ay , i
z
= az
-+
rappresentano le componenti del gradiente idraulico i.
Sostituendo le (5.7) nella (5.5) si ottiene l'equazione
a
2
h a
2
h a
2
h
k
x
-.-2- + k
y
-a2 + kz -a 2 = o (5.8a)
ax y z
che prende il nome di "equazione di Laplace" e che, risolta per le assegnate
condizioni al contorno, permette di ricavare la distribuzione dei carichi idrau
lici in ogni punto del terreno in cui presente un moto di fIltrazione. Ottenuti
i valori di h, mediante la (5.6) si determina immediatamente la distribuzione
delle pressioni interstiziali u. '
Nel caso in cui k
x
= k
y
= kz =k = cost, la (5.8a) si riduce alla equazione:
a
2
h a
2
h a
2
h
- + -- + - = O (5.8b)
ax
2
ay2 az
2
e, per un moto di ftltrazione piano, alla equazione
. ~ .
5.1 - Introduzione
Il principio delle tensioni efficaci stabilisce chiaramente il ruolo delle
pressioni interstizial i nella definizione del comportamento meccanico delle
terre. Ha pertanto interesse esaminare in dettaglio i fenomeni connessi con la
presenza dell'acqua nel terreno, sia in condizioni di quiete che di moto relati
vo tra le fasi (filtrazione). L'acqua a cui ci si riferisce quella cosidetta "libe
ra", non adsorbita dai granuli, in grado cio di muoversi per effetto di una va
riazione delle tensioni totali applicate o della pressione interstiziale.
L'obbiettivo dello studio quello di descrivere geometricamente il moto
dell 'acqua nel terreno, di valutare le portate in gioco e di conoscere lo stato di
sforzo nella fase liquida e in quella solida. Nel far ci ii terreno viene schema
tizzato con un modello di mezzo poroso che soddisfi l'ipotesi, verificate in
pratica entro ampi limi ti, di incompressibilit del fluido interstiziale e dei g r a ~
nuli solidi; di conseguenza, se il mezzo poroso saturo ogni sua variazione
volumetrica accompagnata, per il principio di conservazione della massa, da
una identica variazione del contenuto volumetrico d'acqua.
5.2 - Equazioni generali della filtrazione
La descrizione del moto di un fluido in un mezzo poroso richiede che sia
no soddisfatte le condizioni di continuit e le equazioni di stato sia per la fase
fluida che per quella solida. TI principio delle tensioni efficaci consente, inol
tre, di completare la descrizione dello stato di sforzo nel mezzo.
Prima di illustrare in dettaglio le condizioni anzidette necessario intro
durre il concetto di "velocit di filtrazione". Nel moto di filtrazione, l'acqua
percorre gli spazi -intergranulari attraverso sezioni di dimensioni molto variabi
li. Risultano di conseguenza variabili i valori locali delle velocit nei diversi
.punti del mezzo poroso. E' quindi necessario descrivere il moto del fluido in
termini di quantit medie, riferite all'area lorda della sezione attraversata o al
la frazione di area lorda corrispondente ai vuoti.
~
Indicando con Q la portata passante attraverso un elemento di lunghezza
L e sezione lorda A, si definisce "velocit di filtrazione" il rapporto
-+ Q
v = --.
A
Si definisce inoltre "velocit media effettiva" il rapporto
~
Q ,
v ---
A
v
68 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
dove A
v
la somma delle aree degli spazi intergranulari (media lungo L). Dal
la definizione di porosit, n, risulta
A
v
=nA
e quindi tra la velocit di filtrazione e quella media effettiva sussiste la relazio
ne
..... -.
v = n v'.
Se si assume indicativamente per i terreni n =0.5, si ricava che la velocit me
dia effettiva circa il doppio della velocit di filtrazione.
Per semplicit, nel descrivere il moto di un fluido- nei mezzi porosi s i fa
st'neralmente riferimento alla velocit di filtrazione.
La. condizione di continuit per la fase liquida si esprime mediante il
principio di conservazione della massa.
Considerando un elemento di terra, completamente saturo, di dimensioni
dx, dy, dz (fig. 5.l),
z
H G
I
D I
C

Y V + -<-r
w
V
x
)
Yw V
x
I
w x
x
lE
~
dz
,--
F
/
/
/
A dx
B
,
o
x
Fig. 5.1 - Filtrazione in un volume elementare di terra.
in un assegnato intervallo di tempo l'acqua pu entrare o uscire dall'elemento
attraverso le sue facce, cos come pu accumularsi (con segno positivo e nega
- -
)
.
CAP. V - MOTI DI FILTRAZIONE NELLE TERRE
69
tivo) nel suo interno per effetto, ad esempio, della compressibilit dello sche
letro solido.
li rispetto del principio di conservazione della massa impone che, in tale
intervallo di tempo, la quantit d'acqua che entra nell'elemento meno la quan
tit di acqua che ne esce sia uguale alla quantit d'acqua accumulata nell'ele
mento stesso.
Se si indica con V
x
la componente della velocit di filtrazione lungo la di
rezione x, la quantit d'aqua che nell'unit di tempo entra nella faccia ADHE
pari a 'Yw V
x
dy dz, mentre la quantit d'acqua che esce dalla faccia BCGF
data dalla espressione
[
'Yw Vx + _a_ ('Yw v
x
) dx] dy dz
. ax . _
La quantit netta d'acqua che entra o che esce dall'elemento attraverso le fac
ce ADHE e BCGF risulta di conseguenza:
['Yw V
x
+ a ~ ('Yw vx) dx ] dy dz - 'Yw Vx dy dz = ~ ('Yw V(l:) dx dy dz
(5.l)
Quantit analoghe alla (5.1) possono essere ricavate per le componenti della
velocit di filtrazione lungo gli assi y 'e z.
Indicando con P
w
il peso dell'acqua accumulata nell'elemento di terra, il
principio di conservazione della massa si esprime mediante l'equazione:
a a ] apw
[
-
a
('Yw vx) + -a' ('Yw vy ) + -a- ('Yw vz) <ix dy dz + -- =
ax y z at (5.2)
ap
Nel caso particolare in cui __w_ = 0, l'equazione si semplifica nella
at
a . a a
- ('Yw vx) + - ('Yw Vy) + - ('Yw vz)=O.
(5.3)
ax ay
~
az
che esprime il principio di conservazione della massa in a s s e ~ z a di variazioni
nel tempo delle grandezze in gioco. Q u ~ s t e condizioni -sono dette di moto
permanente o stazionario.
L'impiego dell'equazione (5.2) o (5.3) richiede la conoscenza delle equazioni
di stato della fase fluida, cio delle relazioni che legano la densit del fluido al
la pressione e alla temperatura.
-
-
70 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Per i liquidi, e in particolare per l'acqua, pu impiegata la semplice
espressione (che non considera, perch trascurabile, l'effetto della temperatura)
(5.4)
dove u la pressione relativa (riferita a quella atmosferica, u
a
), 'Ywo il peso
specifico dell'acqua per u = U
a
e {J la compressibilit dell'acqua (l/{J =
= 21.000 kg/cm
2
).
L'ipotesi di incompressibilit dell'acqua, fatta all'inizio del capitolo,
comporta la riduzione della (5.4) alla condizione
'Yw = 'Ywo = cost
quindi ad una ulteriore semplificazione della equazione (5.3) che diviene:
av
x
+ 3vy + 3vz = O (5.5)
ax . 3y az
Poich al momento l'interesse rivolto ai moti di filtrazione in regime
nente /at = O), non necessario introdurre la condizione di continuit e
descrivere l'equazione di stato per la fase solida.
Le componenti v
x
, Vy, V
z
della velocit di filtrazione possono essere mes
se in relazione alle caratteristiche del mezzo e alle variazioni deile condizioni
idrauliche al contorno.
Prima di far ci per opportuno definire alcune grandezze legate al con
tenuto di energia che possiede un elemento liquido in moto. L'energia totale
di un elemento liquido, per unit di peso, espressa dalla relazione seguente,
in termini di quote rispetto ad un arbitrario riferimento e),
2
u v
h = r + - + - (5.6)
'Yw 2g
dove h rappresenta l' "altezza di energia totale" o "carico totale" o, pi spesso
e semplicemente, "carico idraulico";'r la "quota geometrica"; u/'Yw l'''al
tezza piezometrica" e v
2
/2g l' "altezza .La somma dei termini
r + ul'Yw detta "quota' piezometrica". Poich nei problemi di fIltrazione le
velocit del fluido sono molto piccole, l'altezza cinetica pu essere trascurata
(1) Il riferimento pu essere arbitrario perch nei campi di forze conservativi quello che conta sono solo
le differenze di energia.
li
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE 72
a
2
h a
2
h
+ = O. (5.8c)
2 2
ax az
La risoluzione delle equazioni (5.8) permette di ricavare due famiglie di
superfici (o curve): la prima costituita dalle superfici o linee equipotenziali,
per le quali si ha h =cost; la seconda dalle superfici o linee di flusso la cuitan
gente in ogni punto determina la direzione della velocit di filtrazione. Se il
mezzo isotropo rispetto a k, la distribuzione dei carichi idraulici indipen
dente dalle caratteristiche di permeabilit del mezzo; inoltre le linee di flusso
e le linee equipotenziali sono ortogonali tra loro.
5.3 - Moti di fIltrazione in regime permanente
. La condizione di moto permanente, definita nel paragrafo 5.2, comporta
che la velocit di filtrazione sia, in ogni punto, costante nel tempo. In altre pa
role, indicando con Vil vettore velocit di filtrazione, la condizione di moto
permanente implica av/at =O.
Un particolare moto permanente quello per cui vale anche la condizio..
. ne av/as =0, cio il vettore velocit uguale in tutti i punti. A tale moto si d
il nome di "moto uniforme" e, in questo caso, le linee di flusso sono rettilinee
e parallele tra loro. Ne consegUe che i moti uniformi sono descritti da una sola
variabile geometrica e, per tale motivo, sono detti anche moti di filtrazione
monodimensionale. In queste condizioni l'equazione di Laplace (5.8) si sem
plifica e assume la forma seguente: . . .
a
2
h

(5.9)
Integrando una prima volta la (5.9), si ottiene
dh
-- = i= cost.
dz
Quindi, in un moto di filtrazione uniforme, il gradiente idraulico co
stante, ovvero il carico idraulico varia linearmente lungo le linee di flusso.
Per chiarire meglio i concetti esposti si riportano due esempi di
ne monodirezionali in semplici esperienze dimostrative (figg. 5.2 e 5.3). Le
velocit dell'acqua sono molto basse, cos che si pu ritenere nullala perdita
di carico nei tubi che collegano le vaschette con il mezzo poroso: tutta l'ener
gia dissipata nella filtrazione. Nelle figure sono diagrammati i carichi idrauli
ci h, le altezze piezometriche u/'Yw e le quote geometriche lungo la verticale..
In tutti i casi le linee di flusso sono verticali e parallele tra loro.
CAP. V - MOTI DI FILTRAZIONE NELLE TERRE 73
3c)
: di
ali,
an
~ il
en
sso
riferimento
,rta
pa arbitrario
~ . ~ . h
ato
i'w
do- ..
Fig. 5.2 - Schema di filtrazione monodimensionale con flusso rivolto verso
i d il basso.
nee
;ola
one
em
.
).9)
/
/
/
'"
co
~ / /
/
.sso..
/
zio
./
'"
. Le
dita
ner
lUli
:ale..
arbitrario
~ . ~ . h .
. i'w
Fig. 5.3 - Schema di filtrazione monodimensionale con flusso rivolto verso
l'alto.
-
... .... -+
Q=Av=kAl
Fig. 5.4 - Filtrazione uniforme. Distribuzione dei carichi idraulici in un mez
zo poroso d.isomogeneo.
10-4
10-
5
10-
7
10-10
10-
2
10-
3
10-
5
10-
7
COEFFICIENTE DI PERMEABILITA' (cm/s)
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
t = ~ ~ - - r - - " " " " - - ~ - - - - - - - -
TIPO DI TERRA
Sabbie e ghiaie
Sabbie limose
Limi
Argille
La portata d'acqua in un moto di filtrazione monodimensionale si ricava
immediatamente dalla legge di d' Arcy:
...
dove A la sezione lorda attraversata, i il gradiente idraulico e k il coeffi
ciente di permeabilit.
Alcuni valori caratteristici del coefficiente di permeabilit sono riportati nella
tabella seguente:
74
Come si vede, il campo dei valori del coefficiente di permeabilit per le divers"e
terre molto esteso e copre una decina di ordini di grandezza. E' interessante
allora mostrare cosa accade quando si stabilisce un moto di filtrazione unifor
me in due terreni di permeabilit diversa. Ci si riferisca allo schema di fig. 5.4.
-- --
,

75 CAP. V - MOTI DI FILTRAZIONE NELLE TERRE


La distribuzione dei carichi idraulici nei mezzi di permeabilit k. e k
2
si ricava
facilmente come segue. Per la legge di d'Arcy devono valere le uguaglianze:
Q. =k. i. A.
Q2 =k
2
i
2
A
2

Se la sezione lorda costante risulta A. = A
2
; inoltre per la condizione di con
tinuit dev essere Q. =Q2. Di conseguenza si ottiene:
(5.10)
Dalla definiziorie di gradiente idraulico si ha
. fili.
l. = --o
. L.
. . fili
2
12 = --o
~ .
La (5.1 O) diviene allora
fili 2 K
1
fili.
-- =----
~ K
2
L.
Tenendo conto che 6h. +6h
2
=H si ottiene infine
l
&. = H
L
2
k.
1+
. L. k
2
~ k.
L. k
2
&2 - H --=---..........;;--
L
2
k.
1+-
L. k
2
Supponendo L. =L
2
e k. = 100 k
2
(come-se, ad esempio, il mezzo l fosse
costituito da ghiaia e il mezzo 2 da sabbia) la variazione di carico idraulico nei
due mezzi vale: .
l
&.
=lOlH
100
&2
-
-- H.
101
-
76 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Si pu pertanto concludere che tutta la perdita di carico localizzata nel mez
zo 2, mentre il mezzo l, che non in pratica interessato dal fenomeno della
filtrazione, agisce come un prolungamento del serbatoio di monte.
Questo esempio ha lo scopo di mostrare l'importanza della permeabilit
nella localizzazione degli strati in cui la filtrazione pu produrre effetti rileva
bili. Di ci si deve accuratamente tener conto, come si vedr in seguito, nella
definizione delle condizioni al contorno in problemi di filtrazione geometrica
mente pi complessi.
La soluzione di problemi di filtrazione unifonne non mostra, come si
visto, alcuna difficolt analitica in quanto l'equazione di Laplace si riduce ad
un solo termine.
- .
Altrettanto non pu dirsi quando le variabili geometriche aumentano; an
che in condizioni piane !'integrazione dell'equazione di Laplace per via analiti
ca praticamente impossibile se non nel caso di condizioni al contorno parti
colarmente semplici. Si preferisce allora usare metodi risolutivi diversi, nume
rici, grafici e analogici. L'obiettivo da raggiungere comunque quello di deter
minare la distribuzione dei carichi idraulici, ovvero l'insieme delle linee di flus
so e delle linee equipotenziali. Si dar ora un breve cenno ai metodi numerici
e ai metodi grafici, che sono i pi usati nella risoluzione dei problemi applica
tivi.
Uno dei metodi numerici pi impiegati per la risoluzione delle equazioni
differenziali in generale, e dell'equazione di Laplace in particolare, quello
delle differenze finite. La derivazione di tale metodo prticolarmente sem
plice e prende l'avvio da una discretizzazione geometrica del mezzo continuo.
Riferendosi ad un problema piano e allo schema di fig. 5.5, il mezzo continuo
sostituito da un insieme discreto di punti per ciascuno dei quli si deve rica
vare il valore del carico idraulico h.
Se il problema piano, l'equazione di Laplace assume la forma
a
2
h a
2
h
kx ax
2
+ kz az
2
= O. (5.11)
La variazione del carico idraulico pu essere espressa mediante uno svi
luppo in serie di Taylor e cio, con riferimento alla figura 5.5:
h =h +& ( ~ ) + (&)2 ( a ~ h ) + (&)3(a
3
h}
1 o a 2 , a 2 3 , a 3 +. (5.12)
xo . x o . x o
2 2
ah) (&)2(a h) (&)3 (a h )
h3 =ho -&
(
-a- + -2-'- -a2 - -3-'- -a3 + .
(5.13)
xo . x o . x o
CAP. V - MOTI DI FILTRAZIONE NELLE TERRE 77

2
... ---.....----.....,
I I I
I I I
I 3
T T
.1
I I
Liz I I . '4 I
1
Lix
I -I
Fig. 5.5 - Discretizzazione del mezzo continuo per la risoluzione alle
differenze finite dell'equazione di Laplace.
Sommando le (5.12) e (5.13) tra loro si ottiene:
a2h ) = hl - 2h
o
+h
3
2 (box)4
( ) _
(
2
ax o (box)2 4 ! . ox o
(5.14)
hl - 2h
o
+h
3
(box)2
Analogamente
2
(
a h ) h l - 2h
o
+h
4
(5. 15)
.az
2
o::: (&.)2
L'errore che si commette trascurando le derivate di ordine superiore tanto
minore quanto minori sono i valori di 6x e 6z scelti nella discretizzazione geo
metrica del mezzo.
Sostituendo la (5.14) e la (5.15) nella (5.11) si ottiene:
k
x
. k
y
(box)2 (hl - 2ho +h3 ) +(&.)2 (h2 - 2ho +h4 ) =O
ovvero, ordinando i termini,
h + h - 2 + Jh +
(box)2 1_ (&.)2 2 (&)2 (L),y)
2
o
ky
(5.12)
k
x
+ (box)2 h
3
+ (&.)2 h
4
= O.
L'insieme delle equazioni (5.12), scritte ciascuna per ogni punto, e delle con
dizioni al contorno costituiscono un sistema di equazioni lineari che, risolto,
---- l
78 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
~ r
a
~ r
E .
fornisce la distribuzione dei carichi idraulici. Tale metodo numerico, cos co
me altri basati ad esempio sulla tecnica degli elementi finiti, richiede l'impiego
dell 'elaboratore elettronico.
Un altro metodo di risoluzione dei problemi di filtrazione piana basato
sulla costruzione grafica della cosiddetta "rete idrodinamica", cio di un insie
me finito di linee di flusso e di linee equipotenziali. Per la derivazione del me
todo ci si riferisca allo schema di fig. 5.6.
Fig. 5.6 - Rete idrodinamica in un problema di filtrazione piana.
Si considerano le maglie ABCD e GADH, appartenenti allo stesso tub di
flusso. cio .limi tate entrambe dalle .stesse linee di flusso .. Supponendo he il
coefficiente di permeabilit sia costante e tenendo conto che in ogni tubo. di
flusso la portata per definizione costante, la legge di d?Arcy pennette ~ i scri
vere le uguaglianze
Mi
q = k ai . l
bi
lili
q = k _J_ aj l
bj
avendo considerato uno spessore unitario nella direzione normale aI" piano del
disegno. Risulta di conseguenza:
a b'
Mi =Lilij -
J
-
l
b a'
J l
Se i rapporti tra le dimensioni medie delle maglie appartenenti ad uno stesso
tubo di flusso sono costanti, cio se ai/bi = aj /bj, ne deriva che le linee equipo
tenziali ripartiscono la perdita dI carico totale H in parti uguali tra loro. Quindi,
indicando con n
s
il numero di salti equipotenziali, in queste condizioni risulta
(5.13)
.1, .
1
.i
i

;0
)
li,
ta
CAP. V - MOTI DI FILTRAZIONE NELLE TERRE 79
Analoghe considerazioni possono essere svolte riferendosi alle maglie ABCD e
CEFD comprese tra due stesse linee equipotenziali. In questo caso le maglie
hanno in comune la stessa perdita di carico. Di conseguenza, per la legge di
d'Arcy, si ha:
fili
qi = k-- ai 1
bi
fili
qr = k a
r
1
b
r
e quindi

qi = qr
b
r
ai
Se le linee di flusso e quelle equipotenziali sono tracciate in modo da avere
ai/bi = ar/br risulta qj = qr, cio la portata la stessa in tutti i tubi di flusso.
Indicando con Q la portata totale, se soddisfatta la condizione precedente,
si ha
(5.14) "
dove nt il numero dei tubi di flusso.
In conclusione, se la rete idrodinamica costruita in modo da rispettare
, condizioni geometriche anzidette, e cio ai/bi = cost, valgono entrambe le
condizioni (5.13) e (5.14). Di consguenza si ha: .
H a
Q=ntq =ntk - - = k HC (5.15)
n
s
b
avendo indicato con C = nt /n
s
a/b un coefficiente di forma che tiene conto
della geometria definita dalla particolare rete idrodinamica disegnata. L'espres
sione della portata totale (5.15) risulta tanto pi a,pprossimata quanto maggio
re il numero delle linee di flusso e delle linee equipotenziali considerate. In
pratica si ottengono risultati pi che accettabili anche cn un numero relativa
mente modesto di maglie, conto i risultati dipendono anche, e so
prattutto, dai valori del coefficiente di permeabilit che, anche per uno stesso
terreno, mostrano spesso una notevole dispersione.
Nota la rete idrodinamica, la distribuzione dei carichi idraulici si ricava
Plrtendo dalle condizioni al contorno, owero dai valori di h sulle linee equi
potenziali a - a e b - b e sfruttando la condizione di uguaglianza dei salti idrau
lici tra tutte le linee equipotenziali contigue. Dai valori dei carichi idraulici si
ricava, tramite la (5.6), la distribuzione delle pressioni interstiziali.
80 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
5.4 - Effetti della filtrazione sullo stato tensionale
Le perdite di carico che l'acqua interstiziale subisce nel moto di filtrazio
ne producono una interazione tra le fasi. Si manifestano, cio, delle forze det
te "di filtrazione" dovute alla resistenza dell'acqua all'avanzamento negli spazi
intergranulari. Queste forze possono essere ricavate sulla base di considerazio
ni di equilibrio.
Se il peso proprio l'unica forza di volume presente, le equazioni indefi
nite dell'equilibrio per un volume elementare di terra assumono la fonna
aax + aT xy + aTxz
=0 (5.16a)
ax ay az
aT yx + aay + aTyZ
=0 (5 .16b)
ax ay az
aT
zx
+ ~ + oa
z
-+1==0 (5.16c)
ax ay az
dove (J e T sono le tensioni totali agenti sull'elemento e 'Y il peso dell'unit di
volume:
In presenza di un moto di filtl1lzioJlt la pre5SO'W ltfm*We vate
u = 1w (h - z)
e, quindi, per il principio delle tensioni efficaci
aij = aij + 1w (h - z) Oij . (5.17)
Sostituendo la (5.17) nelle (5.16) si ottiene
a a ~
aT
xy
+
aT
xz
ah
+ -- +1 - =0 (5.18a)
ax y
az w ax
aT
yx
aa' aT
yZ
ah
+
..::2
+ +1 - =0 (5.18b)
x ay
az w ay
ar
zx
aT
Zy
a a ~ - ah
+ + - +1 -+1 =0 (5.18c)
az w az b
ax ay
Le equazioni (5.18) mostrano che lo scheletro solido , in generale, in equili-
P
ZlO
jet
JaZl
zio
lefi
6a)
6b)
.6c)
: di
.17)
l8a)
l8b) _
l8c)
luili-
CAP. V - MOTI DI FILTRAZIONE NELLE TERRE 81
brio sotto l'azione delle tensioni efficaci e delle forze "di filtrazione" ('Yw ahi
aXi) che l'acqua in moto esercita su di esso. Se la filtrazione avviene in direzio
ne verticale e il flusso dal basso verso l'alto, all'aumentare della perdita di cari
co, le forze "di filtrazione" possono equilibrare la forza peso. In queste condizio
ni, le tensioni efficaci si riducono fino ad annullarsi e la terra pu mostrare un
decadimento brusco delle proprie caratteristiche meccaniche, in particolare
della resistenza.
Tale fenomeno pu essere mostrato con riferimento allo schema di
fig. 5.7.
R
H
s
L
l'
/
/
Fig. 5.7
/
/
/
/
- ~ , ~ , h
Y
w
Si consideri lo stato tensionale nel punto M nel caso di condizioni idro
statiche, supponendo cio chiuso il rubinetto R. La tensione totale verticale
vale
Ov ='Yw S + 'Y L
e la pressione interstiziale
-u = 'Yw(S + L).
La tensione efficace risulta, di conseguenza,
o; =Ov - U ='Yw S +'YL - 'Yw (S + L) ='Y
b
L.
-
82 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Se il rubinetto R viene aperto si stabilisce un moto di filtrazione e varia quindi
la distribuzione delle pressioni interstiziali nel mezzo poroso. Nel punto Msi
ha allora:
Il moto di filtrazione non altera la distribuzione delle tensioni totali; quindi la
tensione efficace in M risulta
ovvero
a~ =L ( 'Yb - ~ 'Y w ) =L ('Yb - i 'Yw).
(5.17)
Si vede pertanto come la presenza di un moto di filtrazione pu modifi
care lo stato di sforzo efficace in un terreno. In particolare, con riferimento
all'esempio illustrato, se il gradiente idraulico i sufficientemente elevato, pu
verificarsi la condizione a.J =0, cio
(5.19)
ovvero
. 'Y
b
.
1 = -- = lcrit.
'Yw
Il gradiente idraulico per cui si verifica la condizione (5.19) detto "gra
diente critico". Per i fini applicativi necessario controllare che, in presenza
di un moto di filtrazione, i valori massimi del gradiente idraulico siano suffi
cientemente pi bassi di quelli critici e ci al fine di evitare, particolarmente
per i terreni granulari fini, il rischio del fenomeno del "sifonamento" che, per
terreni incoerenti, corrisponde infatti al raggiungimento in uno o pi punti
della condizione a' = O.
Dall'esempio precedente risulta evidente che l'unico modo di evitare le
condizioni critiche quello -di aumentare la tensione totale e di diminuire il
gradiente idraulico. Dall'esempio illustrato nella fig. 5.4 e per effetto della
condizione (5.10), si vede -come sia necessario aumentare la permeabilit per
ridurre il gradiente idraulico. Ci pu attenersi mediante l'impiego di un c o ~
siddetto "filtro", costituito da materiale pi grossolano e di granulometria
indi
\tI si
ii la
.17)
difi
mto
pu
.19)
}
'gra

uffi
ente
, per
,unti
re le
re il
jella
l per
l co
etria
CAP. V - MOTI DI FILTRAZIONE NELLE TERRE 83
appositamente studiata, posto al di sopra del terreno naturale, per il quale i
sia inferiore a erit.
Per realizzare queste. due condizioni sono state proposte alcune regole
empiriche di cui si ricorda quella di Terzaghi:
D
15
(filtro) D
15
(filtro)
<4+5 < ----
D
S5
(terra) D
15
(terra) .
e quella
D
15
(filtro)
D
S5
(terra)
< 5
4<
D
1S
(filtro)
D
1S
(terra)
< 20
Dso (filtro) < 25
. D
so
(terra)
dove D
1S
, D
so
e D
S5
rappresentano rispettivamente i diametri corrispondenti
al 15,50 e 85% di passante.
Se mediante un solo mtro non possibile ottenere i requisiti necessari, si utiliz
zano pi strati di granulometria via via crescente ("filtri rovesci").
-
CAPITOLO SESTO
APPLICAZIONE DELLA REOLOGIA ALLA MECCANICA
DELLE TERRE
6.1 - Introduzione
Nella sua accezione pi ampia, la reologia lo studio della deformazione
dei corpi naturali.
La reologia ha lo scopo di classificare le propriet materiali dei corpi dal
punto di vista meccanico, di indicare le metodologie sperimentali pi adatte
per la determinazione di tali propriet e di costruire modelli, matematicamen
te completi, atti a rappresentarle convenientemente.
Tra i modelli classici fondamentali assumono interesse preminente quelli
del solido elastico, del mezzo plastico e di quello viscoso.
L'interesse per la reologia nella meccanica delle terre risiede principal
mente nella possibilit di inquadrare razionalmente i fenomeni osservati, tenu
to conto della notevole complessit del comportamento meccanico dei mate
riali in esame.
Rimandando al capitolo successivo a quello della determinazione speri
mentale delle caratteristiche meccaniche delle terre lo sviluppo analitico detta
gliato dei principali modelli di comportamento, ha ora interesse prendere in
esame i modelli reologici semplici e alcune delle loro pi comuni combinazioni
al fine di poter in seguito osservare i risultati sperimentali con un minimo di
sensibilit e di confidenza verso i principali comportamenti meccanici.
Per rendere pi facile ed immediata la rappresentazione delle caratteristi
che meccaniche con i modelli reologici si impiega, come si vedr, una partico
lare simbologia intuitiva, utile per descrivere sinteticamente il comportamento
dei materiali e per illustrare qualitativamente le propriet peculiari di un mo
dello.
6.2 - Il modello di solido elastico
Il modello di solido elastico caratterizzato da una legge costitutiva,
indipendente dal tempo, nella quale le sollecitazioni e le deformazioni sono in
relazione biunivoca tra loro. Ci significa che una stessa sollecitazione, anche
se applicata ripetutamente, produce sempre la stessa deformazione e che,
nel caso di sollecitazioni cicliche, l'energia spesa nella deformazione viene
completamente restituita al termine .del ciclo, cosicch il lavoro di defor
mazione dipende solo dagli estremi della trasformaZione e non dal percorso
seguito.
In reologia il simbolo del solido elastico una molla elicoidale (fig. 6.1 a).
Indicando con F la sollecitazione applicata alle estremit della molla e con s
il corrispondente accorciamento, la relazione che descrive il comportamento
-
88 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
del modello reologico di solido elastico
F = f(s)
(6.1 )
ovvero, nel caso di solido elastico lineare (molla di Hooke),
F=Ks
(6.2)
con K = cost (fig. 6.1 b).
F
F
F F
a)
5
b)
Fig. 6.1 - Modello reologico di solido elastico.
6.3 - Il mode1l9 di mezzo plastico
Il modello di mezzo plastico caratterizzato dall'esistenza di determinate
soglie di sollecitazione raggiunte le quali si manifestano deformazioni perma
nenti e indipendenti dalla durata del processo che le genera (deformazioni
plastiche).
Il simbolo reologico del mezzo plastico rappresentato dal morsetto ad .
attrito (corpo di Saint Venant, fig. 6.2a) caratterizzato da un valore limite, F*,
della sollecitazione applicata per il quale iniziano le deformazioni plastiche.
Raggiunto il valore limite, l'incremento di deformazione plastica pu avvenire
a sollecitazione costante, oppure pu richiedere un aumento o una diminuzio
r
CAP. VI - APPLICAZIONE DELLA REOLOGIA ALLA
89
MECCANICA DELLE TERRE
ne della sollecitazione applicata. Questi possibili comportamenti caratterizza
no, rispettivamente, il modello di mezzo plastico perfetto e quelli incrudenti
positivamente e negativamente (fig. 6.2b).
F
F*
F*
6.:2 -lttodeMo reologico di mezzo plastico.
L'incremento di deformazione plastica pu essere espresso nella forma
l
ds
P
= --- dF* (6.3 )
H
dove H prende il nome di coefficiente di incrudimento. Se si indica con la
pendenza della retta su cui si localizzano gli incrementi di deformazione plasti
ca (fig. 6.3), risulta
dF* l
H=ds
P
(6.4)
Rimuovendo la sollecitazione esterna dopo aver seguito il percorso OAB
non si manifesta alcun recupero della deformazione accumulata (tratto Be).
Se, a partire dal punto C, si incrementa di nuovo la sollecitazione esterna, un
mezzo plastico con incrudimento non nullo conserva la memoria della prece
dente deformazione attraverso una variazione del valore limite F*.
te
a
ni
id ..
*
,
.e.
re
0
90 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
F
o C
5
ds
P
-I
Fig. 6:3 - Fasi di carico e scarico -in un mezzo plastico.
6.4 - Il modello di mezzo viscoso
Il modello di mezzo viscoso caratterizzato dalla esistenza di un legame
, tra la sollecitazione applicata e la velocit della defonnazion corrispondente.
La velocit di deformazione si annulla all'annullarsi della sollecitazione.. .,'
Il simbolo reologico del mezzo viscoso l'ammortizzatore .idraulico, co
stituito da uno stantuffo che scorre senza attrito in un cilindro-pieno di liqui
.lo (Hg. 6.4a).
La legge costitutiva del modello reologico di mezzo viscoso rappresen
tata dalla relazione
F =f(s) , (6.5)
dove s=ds/dt la velocit di deformazione.j
Se la relazione (6.5) lineare (ammortizzatore di Newton), cio del tipo
-(6.6)
con 11 =cost, allora il mezzo detto viscoso perfetto, o newtoniano. Il coeffi- .
ciente 11 prende il nome di costante di viscosit, o semplicemente viscosit. Le
relazioni (6.5) e (6.6) sono riportate in diagramma nella fig. 6.4b.
e
,.
)
1
1
i)

:1- .
..e
CAP. Vl- APPLICAZIONE DELLA REOLOGIA ALLA 91
MECCANICA DELLE TERRE
F
a) b)
Fig. 6.4 - Modello reologico di mezzo viscoso.
6.5 - Modelli reologici complessi
I diversi modelli reologici semplici possono essere combinati tra loro per
costituire modelli pi complessi, che meglio si prestano a descrIvere il compor
tamento meccanico dei materiali reali.
I modelli semplici possono essere collegati tra loro in serie o in parallelo:
nel primo caso la deformazione risultante data dalla somma delle deforma
zioni dei singoli componenti e la sollecitazione rimane la stessa in ognuno di
questi; nel secondo caso si ha una situazione inversa.
I modelli reologici che pi frequentemente ricorrono nella Meccanica del
le Terre sono:
- il corpo di Maxwell
- il corpo' di Kelvin
- il corpo di Bingham.
Il corpo di Maxwell costituito dal collegamento in serie di una molla di
Hooke e di un ammortizzatore di Newton (fig. 6.Sa). In queste condizioni si ha:
F = pe = F
V
(6.7)
(6.8)
-
92 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
dove gli apici v ed e specificano le componenti viscose ed elastiche delle solle
citazioni e delle defonnazioni.
'TJ
K
a)
b) c)
Fig. 6.S - Modelli reologici complessi
(a) Corpo di Maxwell
(b) Corpo di Kelvin
(c) Corpo di Bingham.
Tenuto conto delle (6.2) e (6.6), la legge costitutiva del corpo di Maxwel1
pu essere ricavata imponendo la condizione (6.8). Si ottiene la relazione:
F l
s= - + -
J
Fdt
K TI
:. sK= F +
JFdt
(6.9)
T
rel
dove T
rel
=TI/K prende il nome di tempo di rilassamento. Inoltre, tenuto conto
che per la (6.8) la velocit di defonnazione del corpo di Maxwell
s=se + Sv
,
la legge costitutiva pu essere espressa anche nell'altra fonna:
.
. F F
s= - +
K TI
(6.10)
-
11
o
)
CAP. VI- APPLICAZIONE DELLA REOLOGIA ALLA
93
MECCANICA DELLE TERRE
L'espressione (6.9) mostra chiaramente che, se il tempo t di applicazione
della sollecitazione esterna F piccolo rispetto al tempo di rilassamento
(t T
rel
), il corpo di Maxwell si comporta come un mezzo elastico: infatti
JFdtF
e, quindi,
sK ~ F.
Dalla espressione (6.1 O), invece, si rileva che, se il tempo di applicazione
della sollecitazione esterna grande rispetto al tempo di rilassamento
(t T
rel
), il corpo di Maxwell si comporta come un mezzo viscoso: infatti
Trel F F
e, quindi,
.Se la sollecitazione esterna F = F
o
applicata istantaneamente, a partire
da un valore iniziale nullo, ed mantenuta indefinitamente, dalla (6.9) si ot
tiene l'espressione
t
sK =F
o
+ F
o
T
rel
F
o
:. s(t) =
(
1+ -
t)
K T
rel
che riportata graficamente nella fig. 6.6 e che mostra come ad una deforma
zione elastica istantanea faccia seguito una deformazione, dipendente dalla so
la viscosit del corpo, che si sviluppa indefinitamente.
Se lo stato di deformazione di un corpo di Maxwell viene modificato dal
l'applicazione istantanea di una deformazione s = so, a partire da un valore ini
ziale nullo, che mantenuta indefinitamente, dalla (6.10) si ottiene l'espres
SIOne
F = - T
rel
F
F(t) = F e-t/Trel ,
o
LEZIONI DI MCCANICA DELLE TERRE 94
con Fo =Kso, riportata graficamente nella fig. 6.7.
s F
1
t T
rel
t
Fig. 6.6 Deformazione del Fig. 6.7 Deformazione del
corpo di. Maxwell corpo di Maxwell
per F(t ~ t
o
) = Fo . p e r s ( t ~ t
o
) =So'
Questo fenomeno di variazione della sollecitazione prende il nome di ''ri
lassamento".
Il corpo di Kelvin costituito dal collegamento in parallelo di una molla
di Hooke e di un ammortizzatore di Newton. (fig. 6.5b). In queste condizioni
si ha:
F = F
e
+ F
V
(6.11 )
(6.12)
Sostituendo le (6.2) e (6.6) nella (6.11) si ottiene l'equazione costitutiva
del corpo di Kelvin:
F =Ks + 71 s. (6.13)
Integrando la (6.13) nell'ipotesi che la deformazione iniziale del corpo sia nul
la e che ad esso sia applicata istantaneamente una sollecitazione F = Fo' man
tenuta poi indefinitamente, si ottiene la relazione
F
s(t) = - (l - e- t/Tret) = seO - e- t/Tret)
K .
dove T
ret
=l1/K detto, in questo caso, tempo di ritardo (fig. 6.8).
l
)
)
)
l-
l-
CAP. VI - APPLICAZIONE DELLA REOLOGIA ALLA 95
MECCANICA DELLE TERRE
5
se+------1-----------
Tret
t
Fig. 6.8 - Defonnazione del CorpO di Kelvin per F(t t
o
) = F
o
.
In. queste condizioni, la defonnazione del COrpO di Kelvin evolve con legge che
dipende dalle caratteristiche elastiche e viscose del mezzo e raggiunge, a tempo
infinito, la deformazione che compete alla componente elastica.
TI corpo di Bingham costituito dal collegamento in serie di una molla di
Hooke e dell'insieme di un ammortizzatore di Newton e di un morsetto d'at
trito tra loro connessi in parallelo (fig. 6.5c).
Il comportamento del corpo di Bingham, nel caso in cui il morsetto d'at
trito rappresenta un mezzo plastico perfetto, descritto dalle relazioni costi
tutive
F = Ks per F < F*
F =F* + TI s per F ~ F*
cosicch il valore di soglia F* della sollecitazione separa il comportamento pu
ramente elastico da quello puramente viscoso.
Trascurando la componente viscosa e tenendo conto dei fenomeni di in
crudimento, il corpo di Bingham si presta particolarmente bene, almeno a li
vello qualitativo, a descrivere il comportamento elasto-plastico delle terre. Per
determinare le relazioni tra sollecitazioni e deformazioni che si ottengono in
queste condizioni, ci si riferisca alla fig.- 6.9.
Incrementando la sollecitazione esterna a partire da uno stato iniziale in
cui F = O e s =O, il corpo manifest-a un comportamento elastico fino a che
F < (F*)A. Superata la soglia di plasticizzazione, il corpo mostra un compor
tamento che risente sia della sua componente elastica che di quella plastica.
L'incremento di defonnl;zione plastica pu essere ricavato sommando algebt:i
camente tutti gli incrementi didefonnazione nel percorso ABC. Si ottiene
5 H
ds
P
D
I
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
o
F
(FlII)s +----------=er
ds
P
= ds ds
e
= (. - K)dF*.
ds - ds
e
=ds
P
ds
e
=K dF*.
ds =. dF*.
Fig. 6.9 - Defonnazione di un mezzo elasto-plastico incrudente.
L'incremento di defonnazione elasto-plastica vale pertanto:
In questo caso il coefficiente di inerudimento vale dunque
dF* 1
H= -.- = --
ds
P
. - K
e quindi, tenuto conto che
96
ri-
CAPITOLO SE1TIMO
DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
7.1 - Introduzione
_ In questo-capitolo ci si propone di esaminare, a livello str'ettamente speri
mental; iiomportamento delle terre quando queste siano sottoposte a varia
. .
zioni dello stato di sforzo e di deformazione.
L'obbiettivo che si persegue quello di identificare i caratteri fondamenta
_li e peculiari delle terre coesive e di quelle granulari, di individuare i principali
parametri che ne regolano il comportamento meccanico e di offrire una base.
". sperimentale alla modellazione matematica dei fenomeni osservati.
Poich, come si vedr meglio in seguito, le terre mostrano in generale un
comportamento non lineare ed anelastico - da cui deriva la dipendenza delle
deformazioni dal delle tensioni_-lo studio sperimentale delle leggi co
stitutive richiede l'impiego di apparecchiature in grado di stabilire modalit di
prova di volta in volta diverse, in relazione alle diverse condizioni al contorno
da imporre ai provini, in termini di tensioni totali, di pressioni interstiziali e di
.spostamenti.
Nel seguito, verranno dapprima illustrate le principali apparecchiature di la
boratorio e si descriver poi il comportamento delle terre sottoposte alle diverse
. prove sperimentali. L'attenzione sar particolarmente rivolta all'esame delle ca-
ratteristiche di deformabilit, quali si rilevano-mediante prove di compressione,
. e di quell di resistenza, che si ottengono sottoponendo i provini di terra a
sforzideviatorici via via crescenti, fino a raggiungere le condizioni di rottura.
Prima, per, di entrare nel merito di questi argomenti necessario appro
fondire meglio il concetto, gi introdotto, di interazione tra le fasi e di defini
re le cosiddette condizioni "drenate" e "non drenate".
7.2 - Condizioni drenate e non drenate
Cosi come enunciato nell'omonimo principio, il comportamento mecca
nico delle terre dipende dalle tensioni efficaci. Queste, a loro volta, dipendono
dalla distribuzione e dalla variazione delle pressioni interstiziali. Le gi richia
mate equazioni indefInite dell'equilibrio
T
XY
T
xz
h
- + + -- +"Y - =0
x y z w X
T
yX
ay T
yZ
h
+ + +"Y - = O
x y z w y
T
zx
T
ZY
h
-- + + - +"Yw - +"Yb =0
X y z z
_________- --'- aozl-o
1
100


LEZIOl'JI DI MECCANICA DELLE TERRE
descrivono formalmente l'interazione tra lo scheletro solido e la fase liquida.
Queste equazioni mostrano anche che, se l'acqua contenuta nei pori della
terra in quiete o in moto permanente e i tennini ah/ax, ah/ay, ah/az sono
pertanto da considerarsi noti (l), le variazioni delle tensioni efficaci sono di
saccoppiate da quelle delle pressioni interstiziali. Queste condizioni, dette
"drenate", significano anche che in ogni punto di un elemento di terra, e in
ogni istante, la variazione delle tensioni efficaci coincide con quella delle ten
sioni totali.
Per ottenere sperimentalmente le condizioni drenate necessario, anzi
tutto, che il provino sia idraulicamente connesso con l'esterno. E' necessario,
inoltre, che per le terre a grana fine e a bassa permeabilit le sollecitazioni
esterne variino lentamente, in modo da non indurre variazioni apprezzabili di
pressione interstiziale e, quindi, di carico idraulico. In altre parole, mentre la
presenza di un contorno drenante assicura all'acqua la possibilit di uscire (o
entrare) dal provino, la ridotta velocit di variazione delle sollecitazioni ester
ne (oppure delle defonnazioni imposte al provino) ha lo scopo di ridurre al
massimo la resistenza viscosa che l'acqua incontra nel muoversi negli spazi in
Si potrebbe dire, con parole ancora pi semplici, che se si solleci
ta molto lentamente un elemento di terra, ancorch a bassa penneabilit, lo
scheletro solido si defonna come se il liquido interstiziale fosse assente.
Il riferimento ad un modello reologico aiuta bene a comprendere il con
cetto di condizioni drenate. Si supponga che lo scheletro solido sia rappresen
tato, per semplicit, da una molla di Hooke e che la resistenza incontrata dal
l'acqua nel suo moto (da cui dipende la variazione nel tempo della pressione
interstiziale) sia schematizzabile con un ammortizzatore di Newton. La con
nessione in parallelo di questi due corpi elementari (corpo di Kelvin) si presta
bene, almeno qualitativamente, a rappresentare l'interazione tra le fasi di un
elemento di terra saturo. Se, in queste condizioni, si suppone di incrementare
la forza esterna seguendo una legge del tipo
F(t)=bot
(b =cost),
l'equazione differenziale che regge la defonnazione del corpo di Kelvin
71 s+ k s =bt .
(I) Sono, cio, ricavabili indipendentemente integrando l'equazione di Laplace.
101
quida.
i della
z sono
mo di
, dette
'a, e in
lle ten
), anzi

tazioni
:abili di
la
scire (o
li ester
lurre al
;pazi in
. solleci
,ilit, lo
e il con
Iptegrando questa equazione si ricava la variazione di s nel tempo ed quindi
possibile determinare l'analoga variazione della forza F
V
applicata all'ammor
tizzatore. Questa vale
F
V
(t) == F(t) - Fe (t) == b T (1- e-t/Tret)
ret .
Nel diagramma di fig. 7.1 sono rappresentate le variazioni di F e F
v
in funzio
ne del tmpo t, per uno steSso materiale e per due diversi valori della velocit
di incremento di carico b.
t
F
v
T
2 b
2
ret
- ----------

La resistenza viscosa del modello (e, per analogia, la pressione interstiziale nel
mezzo reale) cresce inizialmente al crescere della sollecitazione esterna, per
stabilizzarsi poi su un valore costante, a regime, che dipende dalle caratteristi
che fisiche del mezzo (la deformabilit e la viscosit) e dalla velocit di carico b.
L'analisi di questo semplice modello mostra come, regolando opportuna
mente la velocit di incremento delle sollecitazioni esterne in relazione alla de
formabilit e penneabilit della terra in esame (v, bi T
ret
e b
2
Tret in fig. 7.1),
sia possibile ridurre al massimo l'incremento di pressione interstiziale ed otte
nere la condizione voluta, di pratica coincidenza delle tensioni efficaci con
. Fig. 7.1 - Sollecitazioni nel corpo di Kelvin per un carico esterno crescente li
nearmente.
?presen
rata dal
,ressione
La con-
si presta
lsi di un
:mentare
n
102
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
quelle totali.
Per i terreni granulari, di norma ad elevata permeabilit, la resistenza al
moto di filtrazione sempre molto modesta (T
ret
cio molto basso) cosic
ch le condizioni drenate sono raggiungibili quale che sia la velocit di carico,
purch nel campo dei valori in cui non entrino in gioco forze di inerzia, e
sempre che vi sia la connessione idraulica del provino con l'esterno.
La situazione opposta alle condizioni drenate si ottiene se l'elemento di
terra limitato da un contorno impermeabile oppure se, pur avendosi conti
nuit idraulica con l'esterno, le sollecitazioni agiscono per tempi brevi rispetto
a quelli necessari per indurre un apprezzabile moto dell'acqua. In questi casi si
dice che l'elemento di terra in condizioni "non drenate". Tali condizioni so
no caratterizzate, se il mezzo saturo, dalla assenza di variazioni volumetri
che, stante l'ipotesi di incompressibilit dei granuli solidi e dell'acqua intersti
ziale.
Per determinare j.. valori delle tensioni efficaci in un elemento di terra in
condizioni non drenate necessario misurare le pressioni interstiziali ed
applicare il principio delle tensioni efficaci.
7.3 - Apparecchiature di laboratorio
Un'apparecchiatura ideale di laboratorio dovrebbe essere in grado di mo
dificare lo stato di tensione e di deformazione dell'elemento di terra in esame
a partire da condizioni iniziali uguali a quelle che si hanno in sito e seguendo
un percorso delle sollecitazioni uguale a quello indotto nello stesso elemento,
nella sua sede naturale, da una variazione delle condizioni al contorno.
Queste condizioni non possono, in realt, essere ottenute, intanto perch
le operazioni di prelievo dei campioni producono sempre un'alterazione del
terreno, quanto meno dello stato tensionale, e poi perch variazioni complesse
dello stato di tensione e deformazione richiederebbero dispositivi sperimentali
talmente sofisticati, nella costruzione e nell'uso, da rendere troppo difficile il
loro impiego e problematica l'interpretazione delle misure.
Tenuto conto delle restrizioni imposte da motivi costruttivi e di impiego,
le apparecchiature di laboratorio possono solo in parte riprodurre le variazioni
di stato tensionale in sito e di ci si deve opportunamente tenere conto nel
l'uso delle misure ai fini applicativi.
Le prove meccaniche eseguibili in laboratorio si possono suddividere in
due classi. La prima classe caratterizzata dalla coincidenza dei piani principa
li delle tensioni e delle deformazioni e dalla assenza di rotazione delle direzio
ni principali durante la prova. Gli stati di tensione e deformazione o'ttenibili in
questa classe di prova sono indicati nella fig. 7.2.
l
1
.l
I,
11
1
n
1
)
n
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENT ALE DELLE
103
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
SCHEMA DI, LLA
PROV.\
DENOMINAZIONE
DELLA PROVA
-
CONDIZIONI DI TENSIONE
E DI DEFORMAZIONE
a*Ob*Oc
.
-
.b-
al'
b
Triassiale vera
~
'. Or .' (J r
Compressione cilindrica
o "triassiale" .
0b =oc =or
~
Eb= O al'
Defonnazione piana Eb =0
0b=
6-
O.. G
e
Tensione piana 0b =0
~
Eb=O .
Compressione edometrica Eb = E
c
= E
r
= O
t\.= O

Ob=O .
. 0l'= O
Compressione
uniassiale libera
0b = 0c = Or =O
aJe-o
Compressione isotropa 0a = 0b = 0c =(1
l;ig. 7.2 - Shemi di alcune prove di laboratorio
. ' ~ a ' E
a
: tensione e defonnazione assiale
Or, E
r
: tensione e defonnazione radiale.
Tra le prove appartenenti alla prima classe, quelle pi diffuse nei labora
tori sperimenta li sono:
\.
104
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
- la prova triassiale (1)
- la prova edometrica.
L'aggettivo "triassiale" , usato impropriamente per qualificare questa
prova che, pi correttamente, dovrebbe chiamarsi compressione cilindrica. Si
manterr, tuttavia, tale attributo perch ormai entrato nella terminologia
corrente.
La seconda classe di prove caratterizzata dalla rotazione delle direzioni
principali ed essenzialmente rivolta alle misure di resistenza. Gli schemi di
alcune di tali prove sono riportati nella fig. 7.3.
SCHEMA DELLA PROYA DENOMINAZIONE
Prova di torsione
Prova di taglio semplice
Prova di taglio diretto
(
Fig. 7.3 - Schemi di alcune prove di taglio.
Tra le prove appartenenti alla seconda classe, quella di taglio diretto la pi
diffusa, mentre le altre sono ingenre effettuate per scopi di ricerca.
Nel segt:lito verranno descritti in dettaglio l'apparecchio triassiale, l'ed0
metro e l'apparecchio di taglio diretto.
(1) Le prove di compressione uniassiale libera e di compressione isotropa possono essere considerate co
me casi particola? della prova triassiale.
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 105
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
L'apparecchio triassiale
Lo schema di un apparecchio (o cella) triassiale illustrato nella fig. 7.4.
'00
Fig. 7.4 - Schema di una cella triassiale (da Bishop e Henkel, 1962).
La cella triassiale costituita da un recipiente cilindrico trasparente che
contiene un provino di terra, anch'esso cilindrico. Nella cella pu essere im
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE 106
merso un liquido, generalmente acqua distillata O olio, che ha la funzione di
applicare una pressione idrostatica al provino, il quale, a sua volta, racchiuso da
una sottile membrana di gomma. Un pistone, che scorre in una guida lubrificata e
a tenuta, applica alla base superiore del provino, tramite una testa rigida, un cari
co assiale che si raggiunge a quello risultante dalla pressione del liquido. Tra la
base.inferiore del provino e il piedistallo della cella interposto un elemento
poroso permeabile che, essendo in comunicazione con l'esterno tramite 'un
condotto, permette di controllare le condizioni idrauliche del provino stesso.
In una cella triassiale lo stato di sforzo pu essere variato agendo sulla
pressione del liquido (pressione di cella) e/o sul carico assiale. Quest'ultimo,
a sua volta, pu essere fatto variare regolando direttamente la forza agente
sul pistone, oppure, pi frequentemente, imponendo al pistone, e quindi al
la base superiore del provino, uno spostamento a velocit costante, collocan
do la cella triassiale in una pressa. In questo caso, lo sforzo sul pistone viene
misurato con un dinamometro interposto tra la cella e la piastra superiore
della pressa.
La deformazione assiale viene ricavata misurando lo spostamento del pi
stone mediante un trasduttore di spostamento o un comparatore, mentre la
deformazione radiale viene dedotta da quella assiale e dalla variazione di volu
me, ottenuta misurando il volume di acqua entrante o uscente dal provino (se
saturo) o dalla cella.
Pi in particolare, lo stato di tensione e di deformazione pu essere rap
presentato formalmente nel modo seguente. Indicando con
A: l'area della sezione trasversale del provino;
h : l'altezza del provino;
V: il volume del provino;
Fa: la forza assiale;
ac: la pressione di cella;
la tensione assiale aa data dalla relazione
Fa
a =a + -- (7.1 )
a I A
dove al = a
c
la tensione radiale.
Le deformazioni assiali sono rese uniformi dalle superfici rigide a contat
to con le basi del provino, mentre quelle radiali possono variare lungo l'asse.
Le prime si ricavano mediante la misura dello spostamento della base superio
re del provino. Indicando con ho l'altezza iniziale del provino, si ha:
fili

a
=
.
(7.2)
di
da
le
n-
la
to
LIn
iO.
Ila
10,
lte
al
m
:ne
ne
Pl
: la
llu
(se
ap
7.1 )
.tat
lsse.
:rio
7.2)
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 107
CARATI'ERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
La deformazione radiale, E
r
, viene determinata supponendo che nel corso del
la prova il provino mantenga la fonna di un cilindro retto. Ci comporta che
la deformazione radiale sia costante lungo l'altezza del provino. In questo ca
so, essendo per la condizione di simmetria radiale
Ey ::: E
a
+ 2 E
r
,
si ricava
E
r
::: 2
l
(Ey - E
a
)
(7.3)
dove Ey ::: - b.V/V
o
. Se, come avviene pi frequentemente, il provino saturo,
la variazione di volume b.V::: V - V
o
pari alla variazione del contenuto volu
metrico d'acqua (b.V + b.Vw ::: O).
Nel calcolo della tensione assiale aa occorre tener conto della variazione
dell'area della sezione trasversale del provino, per effetto della defonnazione
radiale. Supponendo che A rappresenti il valore medio dell'area di tale sezione
lungo l'asse del provino, deve essere verificata l'uguaglianza
A(h
o
+ b.h):::V
o
+ b.V
A(l + b.h)::: ~
ho ho
( l + b.V).
V
o
Si ottiene, quindi:
A:::A
o
l
l
- E
y
- E
a
(7.4)
Il valore della forza Fa trasmessa dal pistone pennette di ricavare imme
diatamente l'invariante q; dalla (7.2) si ha infatti
Fa
q ::: aa - a
r
::: -- . (7.5)
A
L'invariante p invece pari a
l _1 _Fa
p::: - (aa + 2 a
r
)::: a
c
+ (7.6)
3 3 A
Con la cella triassiale possibile realizzare condizioni drenate e non dre
nate nel provino di terra. Per ottenere le prime necessario che il condotto
nella base inferiore della cella sia collegato all'esterno con un ambiente a pres
sione costante, in particolare quella atmosferica. Inoltre, come si visto, la va
108 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
riazione dello stato tensionale nel corso della prova deve avvenire con velocit
sufficientemente bassa da indurre gradienti idraulici, e quindi sovrappressioni
interstiziali, trascurabili.
Per ottenere nel provino condizioni non drenate necessario che non vi
sia uscita o ingresso d'acqua. Se il condotto nella base inferiore della cella in
deformabile e pieno d'acqua, con la sua chiusura in un punto qualunque con un
rubinetto si stabiliscono all'interno del provino condizioni non drenate. La con
dizione di saturazione e di indeformabilit del condotto necessaria per evitare
che, per effetto delle variazioni di pressione interstiziale, si verificruno sposta
menti, anche modesti, di acqua attraverso la superficie inferiore del provino. La
pressione interstiziale u esistente nel provino in condizioni non drenate pu
essere misurata inserendo lungo il condotto, tra la piastra-porosa e il rubinetto,
un manometro o un apposito trasduttore. Per mantenere le condizioni non
drenate, questi strumenti devono essere sufficientemente rigidi; non devono,
cio, richiedere un apprezzabile spostamento di acqua per la misura.
Mentre la variazione di carico assiale si ottiene, come si detto, mediante
una forza direttamente applicata sul pistone o spostando, con una pressa, il pi
stone stesso a velocit costante, l'applicazione della pressione di cella, 0c, pu
essere effettuata mediante l'impiego di aria compressa (v. schema di fig. 7.5),
,
Fig. 7.5 - Controllo della pressione di cella tramite aria compressa
(Bishop e Henkel, 1962).
109
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
CARATIERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
oppure, con migliore precisione e affidabilit, adottando un dispositivo d con
trollo automatico a mercurio (fig. 7.6). In questo caso, le pressione di cella
determinata dalla differenza di livello tra le superfici di mercurio contenuto in
due piccoli cilindri, connessi tra loro da un sottile tubo flessibile. Con riferi
mento allo schema riportato in figura la pressione di cella pu essere ricavata
dalla relazione
dove 'l'm il peso specifico del mercurio ('l'm = 13.6 g/cm
3
). Cambiando la po
sizione del cilindro l, e quindi l'altezza hl, possibile ottenere valori di U
c
va
riabili con continuit.
Yw
(
L1l 2 -lL1h
)'m
-
, ..
_.
.
__a.
Lth
::}J
h
2
____
Fig. 7.6 - Dispositivo di c o n t r o ~ o della pressione di cella tramite contenitori
di mercurio (Bishop e Henkel, 1962).
Per effetto delle deformazioni volumetriche del provino nel corso della
prova o per eventuali piccole perdite lungo il pistone di carico, si pu mani
festare una variazione di livello di mercurio nei due contenitori e questa cir
costanza pu provocare una variazione indesiderata della pressione di celIa.
Per ovviare a tale inconveniente il cilindro 1 sostenuto da una molla calibrata
che, in ragione del mutato peso del mercurio contenuto nel cilindro stesso (in
senso positivo o negativo), si defonna esattamente di quanto il livello di mer
110 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
curio variato.
Esistono celle triassiali di varie dimensioni. Quelle usate per le prove su
provini di terreno allo stato naturale (ricavati da campioni indisturbati) o ri
costituiti artificialmente in laboratorio, impiegano provini di 35-50 mm di dia
metro e 70-100 cm di altezza. Quelle usate per lo studio dei materiali per le
costruzioni in terra sono pi grandi, in relazione alla granulometria dei mate
riali e alle dimensioni dei contenitori per il costipamento; generalmente posso
no accogliere provini di diametro 80-250 mm e altezza 100-500 mm.
L'edometro
Un 'edometro (o cella di consolidazione) illustrato schematicamente
nella fig. 7.7a.
Esso consiste in un cilindro metallico dotato di due basi rigide permeabili, del
le quali una almeno pu scorrere come un pistone entro il cilindro, senza ap
prezzabili attriti. Per come costituito l'apparecchio, il provino pu deformar
si solo assialmente: si ha pertanto
Eb =E
c
=E
r
=O.
Le basi permeabili definiscono le condizioni al contorno per la pressione
interstiziale, Uo. Negli edometri convenzionali, come quello illustrato in figu
ra, si ha
Uo =0
mentre in apparecchi speciali pu aversi Uo =cost =F O.
L'unica sollecitazione applicabile al provino la compressione assiale
Fa
a =-
a A
dove A l'area della sezione trasversale del provino. Nonnalmente la forza a s ~
siale Fa viene trasmessa alla testa di carico dell'edometro mediante dei pesi
amplificati da una leva (fig. 7.7b).
La deformazione assiale viene detenninata misurando, con un compara
tore o un trasduttore, lo spostamento relativo alle basi del provino. Si ha
perci:
E =
-'-
a
-
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
111
su
fi
lia
~ le
Lte
so
nte
lel
ap
lar
)ne
gu
as
lesi
tra
ha
CARAITERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
,:':'.: ~ . ':'.: ~
Provino
", o,' '". o', 0'0 : 0,0 _ 0'0."
a)
b)
Fig. 7.7 - a) Schema di un edometro; b) Apparecchiatura di carico.
dove ho l'altezza iniziale del provino. Poich le dimensioni trasversali del
provino non possono variare (A = cost), la defonnazione assiale coincide con
la variazione relativa di volume:
fili . A AV
8.e
E =- =--,-=
=Ev
(7.7)
a ho A V
o
l +eo
Fig. 7.8 - Schema del permeametro.
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Buretta
Collegando alla piastra porosa inferiore della'cella un sistema di alimenta
zione di acqua a pressi<?ne costante o variabile, si realizza un modo di filtrazio
ne monodimensionale. Misurando la portata d'acqua che attraversa il provino
ed utilizzando la legge di d'Arcy si ricava il coefficiente di permeabilit. Se la
prova di permeabilit effettuata a carico idraulico costante, dalla legge di
d'Arcy si ottiene immediatamente
k=
112
dove Q la portata, L lo spessore del provino, A l'area della sua sezione tra
sversale e l\h la variazione (costante) del carico idraulico.
Apparecchio di taglio diretto
L'apparecchio di taglio diretto (o scatola di Casagrande) illustrato sche
maticamente nella fig. 7.9.
La scatola di taglio diretto consiste essenzialmente in due bassi parallele
pipedi a sezione quadrata sovrapposti, che possono traslare relativamente in
Le dimensioni pi comuni dei provini impiegati nell'edometro sono: dia
metro 50-100 mm, altezza 20-40 mm.
Simile ad una cella di consolidazione il permeametro, apparecchio per .
la misura del coefficiente di permeabilit k (fig. 7.8).
~ -
~ -
n
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
113
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
direzione perpendicolare all'asse.
T
Fig. 7.9 - Schema di una scatola di taglio diretto.
Quando le due parti sono perfettamente sovrapposte, l'apparecchio
identico ad un edometro (a parte la forma della sezione trasversale), anche per
quanto riguarda il sistema di applicazione della forza assiale Fa. Valgono inol
tre le relazioni (7.7) che esprimono le deformazioni assiali o volumetriche.
Applicando la forza T sul piano di separazione delle due semiscatole, su
questo si genera una tensione tangenziale
T
r= -
A
dove A l'area della sezione trasversale del provino. Gli spostamenti relativi
delle due parti, conseguenti all'applicazione di T, sono misurati, cos come
quelli in direzione assiale, con un comparatore o un trasduttore.
Lo stato di tensione e deformazione nel provino non pu, in questa pro;
va, essere determinato completamente. Le sole tensioni note sono quella nor
male, aa, e quella di taglio, r , sul piano di separazione delle semiscatole. Non
pertanto possibile costruire un unico cerchio di Mohr n conoscere le dire
zioni e le tensioni principali. Inoltre, poich iI' provino contenuto in una sca
tola rigida ed forzato a deformarsi nel modo anzidetto, lo stato di deforma
zione non uniforme.
Con la scatola di taglio si effettuano, di norma, solo prove drenate.
Le dimensioni dei provini sono: lato 60-100 mm, altezza 20- 40 mm.
_.
114 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
7.4 - Compressibilit delle terre
Per compressibilit di una terra si intende la relazione tra la variazione
delle tensioni efficaci e la conseguente variazione di volume, seguendo percor
si di carico che non producano fenomeni di
Sperimentalmente, queste condizioni possono essere ottenute sia impie-.
gando una cella triassiale; sia, pi comunemente e frequentemente,
una cella di compressione edometrica.
La prova di compressione che pi spontaneamente viene alla mente
quella ottenuta sottoponendo un provino di terra ad una variazione de110 sta
to tensionale puramente isotropa. Ci pu essete ottenuto, in laboratorio,
utilizzando una cella triassiale ed eseguendo una prova drenata in cui varia
solo la pressione di cella G
e
Se il provino saturo, la variazione di volume
pu essere ricavata misurando, con l'ausilio di una buretta graduata, il volu
me d'acqua uscente dal provino (fig. 7.10).
Fig. 7.1 O- Misura delle variazioni di volume di un provino saturo
(da Bishop e Henkel, 1962).
Nella configurazione illustrata in. figura, la buretta aperta superionnente e la
pressione interstiziale al contorno, uo, pari a quella atmosferica (uo = O). In
molti casi, invece, la buretta collegata superiormente ad un dispositivo a
pressione costante, allo scopo di mantenere la pressione interstiziale al contor
no diversa da zero. Questa tecnica viene correntemente impiegata per dissolve
r-
e-o
te

a-
o,
ia
ne
.u
eIa
.In
o a
tor
,lve-
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 115
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
re nell'acqua eventuali bolle d'aria o di gas e per migliorare, quindi, le condi
zioni di saturazione del materiale impiegato.
In tennini di invarianti una prova di compressione isotropa carateriz
zata da
q =q' =O
p =oc
p'=oc- u
e, se le condizioni drenate sono mantenute nel corso della prova, si ha anche
p'=oc -uo
La variazione di volume pari a
t:.V t:.V
w
t:. =---
y V V
dove t:.V
w
rappresenta la variazione di volume d'acqua misurata con la buret
ta graduata..
7.5 - Compressione isotropa di un'argilla
Per osservare il comportamento caratteristico di una terra argillosa op
portuno preparare i provini con materiale rimaneggiato, allo scopo di far per
dere loro la memoria di eventuali precedenti sollecitazioni (1).
Se si effettua una prova di compressione isotropa su un provino di argil
la rimaneggiata e si riportano in diagramma le variaziom volumetriche in fun
zione dell'invariante p', si ottengono curve del tipo di quella in fig. 7.11. Le
variazioni di volume, ora come spesso in seguito, sono espresse in termini di
volume specifico, v, oppure di indice di porosit, e. Valgono, di conseguen
za, le relazioni:
6v =6e
6e 6v
6 y = - =
l + e v
(1) Per ottenere questa condizione buona norma rimaneggiare un'argilla naturale con aggiunta di ac
qua distillata fmo a raggiungere un contenuto d'acqua pari al doppio del limite liquido WL'
116
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
2.6
2.4
>
2.2
o
U
2.
u.
u
D
w
1.8
Q.
~
B
CI)
w
1.6
:E
~
..J
1.4
C
o
>
1.2
1.
o 1 2 3
4 5
6 pl (MPa)
Fig. 7.11 - Compressione isotropa di una argilla rimaneggiata.
Nella fig. 7.11 sono mostrate le variazioni di volume corrispondenti ad .
un aumento.di p' (tratto AC), ad uno scarico (tratto BD) e ad un nuovo incre
mento di carico (tratto DBC). La curva mostra il comportamento non lineare
del materiale. Infatti, all'aumentare dip' diminuiscono le vanazioni di v o l u m ~ ,
cosi che, come peraltro intuitivo, la terra mostra una compressibilit decre
scente, al crescere dello stato tensionale applicato, man mano che il volume
specifico diminuisce. La curva mostra inoltre l'esistenza di defonnazioni irre
versebili; se, dopo una fase iniziale di compressione, si riduce il valore della
pressione applicata, si osserva un recupero solo parziale delle variazioni di vo
lume (tratto BD). Ci significa che nel tratto AB il provino ha subto una
defonnazione elasto-plastica, restituita solo in parte (quella elastica) nella fa
se di scarico. Che in tale fase il materiale abbia un comportamento prevalen
temente elastico . messo in evidenza dalla fonna e dalla posizione del tratto
BD (ottenuto incrementando di nuovo p') che poco si differenzia dal ramo
di scarico BD. La curva mostra infine che, se nella fase di ricarico si supera
lo stato tensionale massimo raggiunto in precedenza (punto B), si segue poi
una curva posta sul prolungamento del tratto AB, come se il comportamento
del materiale dopo il punto B fosse indipendente dalla presenza o meno di un
ciclo di scarico e carico precedente.
I risultati sperimentali di fig. 7.11 sono ancora pi significativi se rappre
sentati in un diagramma con le ascisse in scala 10garitf11ica (fig. 7.12).
l

~
l

i
i
r
l
l
I
~ P a ) ,
,ti ad '
ncre
neare
, u m ~ ,
lecre
)lume
i irre
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o una
Ila fa
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tratto
ramo
mpera
J.e pOI
mento
I di un
'appre-
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
117
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
2.6
A
2.4
>
o
2.2
u
u.
D
u
w
2
Q.
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w
~
1.8
;:)
...J
o
>
1.6
1.4
.01 .1
1 10p
1
1MPa)
Fig. 7.12 - Compressione isotropa di una argilla rimaneggiata.
La fig. 7.12 mostra che il tratto ABC , in questa rappresentazione, essenzial
mente rettilineo e che anche il cappio BDB pu essere approssimato, ancorch
con minore ma pur sempre soddisfacente approssimazione, ad un tratto di ret
ta (linea tratteggiata, in figura). Di conseguenza, il comportamento osservato
pu essere idealizzato e rappresentato semplicemente con due tratti di retta,
aventi diversa pendenza,uno che pu essere percorso solo in un verso (tratto
ABC) e su cui localizzano deformazioni elasto-plastiche, l'altro (tratto DB)
che pu essere percorso in entrambi i versi e che distintivo delle deformazio
ni dastiche del materiale.
Se si effettua un ciclo di scarico e ricarico a partire da un punto sul tratto
AC, successivo a B, si ottiene un nuovo cappio, schematizzabile anch'esso con
un tratto di retta, avente la stessa pendenza media del cappio precedente
(fig. 7.13).
Un terreno caratterizzato da uno stato di tensione e defonnazione a cui
corrisponde un qualunque punto sul tratto AC delle curve precedenti detto
"normalmente consolidato". Se il punto corrispondente giace invece su uno
dei tratti BD, il terreno detto "sovraconsolidato". Inoltre, la linea AC det
ta "linea di consolidazione vergine o normale", mentre le linee BD sono dette
"linee di rigonfiamento".
Poich tutte le linee di rigonfiamento hanno praticamente la stessa pen
denza, la loro posizione detenninata solo dal valore, p:n ax , che corrisponde
alla posizione del punto B.
118
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
v
D
1
D
2
c
In pl
Fig. 7.13 - Effetto di pi cicli di scarico e carico in una prova di
compressione isotropa su un'argilla rimaneggiata.
Si definisce "grado di sovraconsolidazione" il rapporto
,
R = Prnax
(7.8)
p p'
Se R
p
= l la terra normalmente consolidata, mentre se R
p
> l la terra so
vraconsolidata. .
Se si indica con il valore assoluto della pendenza della linea di consoli
dazione normale e con k quella delle linee di rigonfiamento (fig. 7.14), possi
vile scrivere le relazioni
dv p'dv
- = =--
(lungo AC)
dOn p') dp'
dv p'dv
-k = =--
(lungo BD),
dOn p') dp'
Per definire completamente la posizione delle linee di consolidazione
normale e di rigonfiamento si definiscono le grandezze N e vk (fig. 7.14) che
rappresentano, rispettivamente, i volumi specifici, lungo AC e BO, corrispon
denti al valore unitario di p';
7.8)
so
lsoli
>OS81
~ z i o n e
:i-) che
ispon-
CAP. VII- DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
119
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
v
N
D
p'=l.0
p1max
In pl
Fig. 7.14 - Compressione isotropa di un'argilla.
L'equazione della linea di consolidazione normale pertanto
v = N- In p' , (7.9)
mentre quella della linea di rigonfiamento
v = Vk - k In p' . (7.1 O)
N, e k sono delle costanti per ciascun materiale e devono essere determinate .
sperimentalmente. Il valore di N, tuttavia, dipende dalla unit di misura impie
gata per p'.
7.6 - Compressione edometrica di un'argilla
Come stato gianticipato, le caratteristiche di compressibilit delle ter
re sono pi frequentemente determinate mediante prove edometriche. Le .con
dizioni al contorno per tali prove sono caratterizzate (v. fig. 7.2) da uno stato
di simmetria radiale e dall'assenza di componenti radiali della deformazione
che , quindi, monodimensionale.
120 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
La larga diffusione delle prove edometriche dovuta sia alla semplicit
delle apparecchiature impiegate e delle procedure operative, sia, e soprattutto,
al fatto che i terreni naturali di origine sedimentaria si sono formati, nel corso"
della loro storia geologica, per successive deposizioni di strati di spessore uni
forme, ciascuno compresso dal" peso di quelli sovrastanti in condizioni essen
zialmente monodimensionali, cos come avviene nell'edometro.
Una prova edometrica convenzionale viene eseguita incrementando agra,:,
dini il carico assiale, normahnente seguendo una progressione geometrica (ad
esempio, LlFa/F
a
= l), il quale viene mantenuto costante per un tempo suffi
ciente a far terminare i fenomeni idrodinamici connessi con la sua applicazio
ne. Questi fenomeni, che prendono il nome di "consolidazione", possono esse
re illustrati riferendosi ad un semplice modello fisico. Si consideri un cilindro
' .....,tro il quale possa scorrere uno stantuffo a tenuta. Si supponga che il cilin
la pieno d'acqua e che una molla colleghi lo stantuffo con il suo fondo
-ig. ;' .15). Si supponga, infine, che sullo stantuffo sia alloggiata una valvola
..: he permetta la fuoriuscita dell'acqua dal cilindro quando questo sia compresso.
Fig. 7.15 - Modello esemplificativo della consolidazione.
In questo modello fisico, la molla rappresenta lo scheletro solido di una
terra, l'acqua il fluido interstiziale e la valvola la permeabilit. E' opportuno ti
t
o,
so
li
:n
~
ra
ad
li-
io-
se
lro
in-
do
:>la
so."
una
o n-
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 121
CARATIERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
levare la identit concettuale tra questo modello e il corpo di Kelvin: con que
st'ultimo, infatti, possibile ricavare le relazioni analitiche del fenomeno che
ora si vuole esaminare a livello solo qualitativo.
Il grado di apertura della valvola (cio il valore del coefficiente di per
meabilit della terra) riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo dei fenome
ni associati con l'applicazione della forza .6F (cio delle sollecitazioni esterne).
Infatti, se la valvola molto chiusa (bassa permeabilit), la forza .6F, al mo
mento della sua applicazione, pressocch completamente equilibrata dalla
pressione dell'acqua. In questa fase, il modello rappresenta le condizioni non
drenate di una terra coesiva. Al trascorrere del tempo, dopo l'applicazione di
.6F, l'acqua comincia a fuoriuscire dalla valvola, riducendo la sua pressione e
producendo un progressivo incremento della forza .6F' che agisce sulla molla.
Dopo un certo tempo, la cui durata dipende dal grado di apertura della val
vola e dalla deformabilit della molla, la sovrappressione iniziahnente indotta
nell'acqua dalla forza".6F si riduce a zero, mentre la forza .6F' raggiunge il va
lore massimo. La dissipazione delle sovrappressioni interstiziali indotte dalla
variazione delle tensioni totali al contorno, il progressivo incremento delle
tensioni efficaci e la variazione di volume della terra a questo connessa, con
corrono a definire il fenomeno della consolidazione.
, Indicando con A l'area dello stantuffo, sull'insieme costituito dalla molla
e dall'acqua agisce una tensione .60 = .6F/A. Se, come si ipotizzato, la valvola
quasi completamente chiusa, all'istante t = t
o
in cui viene applicata la forza
.6F si produce nell'acqua un incremento di pressione pari, per l'equilibrio, a
e, nello stesso istante, non si ha alcun incremento della forza applicata alla
molla (1):
.6o'(t
o
) =.6F'(t
o
)/ A =O.
In queste condizioni c' una netta variazione di canco idraulico nell'acqua
contenuta nel cilindro rispetto a quella che, fuoriuscendo dalla valvola, si ac
cumula al di sopra dello stantuffo e vi rimane in equilibrio con la pressione
esterna. Ci produce l'inizio di un processo di filtrazione in moto vario e la
progressiva diminuzione della sovrappressione nell'acqua. Dopo un certo tem
(1) Ci si riferisce alla tensione equivalente a' == F'I A per ovvf motivi di analogia con lo stato tensionale
presente in una terra.
pO t, successivo a quello di applicazione di si avr pertanto
(1) Con il modello in esame questa condizione si raggiunge in un tempo infiIto, come si vedr meglio
successivamente e come si gi ricavato per il corpo di Kelvin.
t
.10'
.1u
--
...--
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
.10
,/
./
/
/
Fig. 7.16 Variazioni dello stato di sforzo durante il processo
di consolidazione.
-+ 00) =O
-+ 00) = - -+ 00) =

= - > O.
Quest'ultima relazione, ottenuta con semplici considerazioni di equilibrio, rap
presenta la trasposizione nel modello del principio delle tensioni efficaci.
Se si osserva il comportamento del modello dopo un tempo molto lungo
rispetto a quello di applicazione della forza si rileva che la sovrappressione
nell'acqua completamente dissipata e che la molla sostiene completamente
la forza esterna (1). Si ha pertanto:
Le variazioni di e funzione del tempo sono riportate nella
fig. 7.16.
o
Dopo questo breve esame, ancorch a livello molto qualitativo, delle ca
ratteristiche essenziali del fenomeno della consolidazione, possibile com
122
.10
.1u
.10
1
rio, rap
efficaci.
to lungo
,ressione
tamente
ate nella
..
t
delle ca
.ile com
'edr meglio
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 123
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
prendere senza particolari difficolt le procedure di esecuzione di u n ~ prova
edometrica. NelI'uso convenzionale dell' edometro, l'unica grandezza fisica mi
surata direttamente l'accorciamento (o allungamento) assiale del provino. Di
conseguenza possibile solo determinare direttamente la legge sperimentale
con c ~ i il provino si deforma nel tempo per effetto del carico applicato. Se si
rappresenta in diagramma tale legge, per un generico incremento del carico,
si ottiene una curva del tipo di quella riportata in fig. 7.17.
1.9
>
o 1.85
<.J
u.
-
<.J
~ 1.8
CI)
w
:E
;:)
5 1.75,
>
1.7
Fig.' 7.17 - Variazione progressiva del volume specifico di un'argilla per
un generico incremento di carico in una prova edometrica.
La variazione nel tempo del volume specifico (o, che la stessa cosa, dell'indi
ce dei vuoti) la manifestazione del fenomeno di consolidazione attivato dal
l'applicazione sul provino della tensione totale b.a, del corrispondente, istanta
neo, incremento di pressione interstiziale b.u e della sua successiva dissipazio
ne. E' quindi eYidenteche dopo un tempo sufficientemente lontano da quello
in cui viene incrementato il carico le tensioni efficaci nel provino hanno pratica
mente lo stesso valore di quelle totali, e sono pertanto da considerarsi note.
Le variazioni volumetriche ad esse associate permettono di conseguenza la de
terminazione delle caratteristiche di compressibilit di una terra argillosa.
Per meglio individuare l'intervallo di tempo necessario affmch si sviluppi
pressocch completamente la consolidazione, opportuno rappresentare le va
riazioni di volume in funzione del logaritmo del tempo (fig. 7.18). La curva
che in tal modo si ottiene mostra una forma tipica. La prima parte caratte
rizzata dalla conavit verso il basso e corrisponde al manifestarsi dei fenome
ni idrodinamici (cio della consolidazione). Successivamente la velocit di de
fonnazione si riduce in modo tale che la curva, dopo un flesso, mostra la con
o 200 400
600
800 1000 t (min)
...
124
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
1.9 r
> 1.85
o
(.)
\.
u.
(.)
\
w
o.. 1.8
CI)
w
~
::>
...J
o
-- --------- --- - - -- : : : : - - ~
> \
\
\
.1 1 10 100 1000 10000 t(min)
Fig. 7.18 - Variazione progressiva del volume specifico di un'argilla per un
generico incremento di carico in una prova edometrica.
cavit verso l'alto. In corrispondenza di questa fase la consolidazione pu esse
re considerata terminata. Le deformazioni che si manifestano dopo questa se
conda fase e che seguono spesso un andamento lineare nel piano (v, In t) sono
dovute al comportamento viscoso dello scheletro solido e il loro esame , per
il qlomento, non essenziale per l'interpretazione e la discussione delle prove
edometriche.
Il valore del volume specifico, Ve, raggiunto al completamento della con
solidazione, determinato convenzionalmente mediante la costruzione grafica
di fig. 7.18 e corrisponde all'intersezione della retta tangente al punto di flesso
con quella che rappresenta l'andamento asintotico della curva.
Per ogni incremento di carico nel corso della prova edometrica dunque
possibile ottenere una coppia di valori
Fa
o' =0 = -
a a A
che determinano un punto sul piano (v, o ~ ) nel quale si rappresenta la curva di
compressibilit. Una di tali curve riportata nella fig. 7.19 e mostra una stret
tissima analogia con quella ottenuta con l'apparecchio triassiale in condizioni
isotrope.
..
125
CAP. vn - DETERMINAZIONE SPERJMENTALE DELLE
CARATIERISTlCHE MECCANICHE DELLE TERRE
C
----L.__-__...J....
2.8
2.4
ao
2.2

(j

CI.
CI) 2
w
J;
j
1.8
..J
o
>
1.6
1.4 .....-.
.01 .1 1 10
CMPa)
Fig. 7.19 Curva di compressibilit ottenuta con una prova edometrica.
Anche nel caso di compressione monodimensionale possibile defmire
un grado di sovraconsolidazione, dato dal rapporto
a' .
Ro = a.max
a'
a
. .
dove a:.
max
ha lo stesso di p:Ux per la compressione isotropa.
Nel corso di una prova edometrica il valore di a; non noto; deve per
variare, al variare di o;, per mantenere la condizione e
r
= O. Tenendo conto
della identit di condizioni al contorno tra un provino in un edometro e un
elemento di terra in condizioni lltostatiche (in entrambi i casi si ha simmetria
radiale e e
r
=O), deve sussistere l'uguaglianza
, ,
.!.L - Oh - K
- - o

dove K
o
il coefficiente di spinta in quiete. In termini di invarianti in una pro
va edometrica si ha pertanto
p'= "3
l
0;0 + 2 K
o
>
v
(7.12)
(7.14)
(7.13)
edometrica
pl= 1.0 p ~ x In pl
Fig. 7.21 - Compressione isotropa
ed edometrica di un'ar
gilla rimaneggiata.
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
tan-1 3(1-K
o
)
1+2Ko
v= No - In p'
v = Vk
o
- k In p'.
Pi frequentemente, i risultati delle prove edometriche sono rappresenta
ti in funzione dell'indice dei vuoti, e, e del logaritmo decimale della tensione
N
Fig. 7.20 - Luogo degli stati di tensione
efficace in condizioni edo
metriche a fine consolida
zione.
A tale retta viene comunemente dato il nome di "retta K
o
".
Il luogo dei punti (p', q') che corrispondono alle condizioni di fine con
solidazione in una prova edometrica dunque rappresentato da una retta
passante per l'origine ed avente il coefficiente angolare pari a (fig. 7.20)
q 3(1- K
o
)
- = --
p' l + 2K
o
q
Se si confrontano le CUlVe di compressibilit ottenute per uno stesso ma
teriale in condizioni isotrope ed edometriche (fig. 7.21) si rileva la pratica
coincidenza tra le pendenze delle linee di consolidazione normale e quelle delle
linee di rigonfiamento. Analogamente a quanto fatto per le condizioni isotro
pe, possibile definire le grandezze No e vk o e rappresentare analiticamente
le linee di consolidazione normale e quelle di rigonfiamento tramite le relazioni
126
a;
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DE LLE
. 127
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
efficace assiale. In queste condizioni le equazioni precedenti assumono la forma
e =e
o
- Cc log (7.15)
,
a
e = e
o
- C
s
log -,- (7.16)
oao
dove Cc e C
s
prendono rispettivamente il nome di "indice di compressione" e
di "indice di rigonfiamento" e dove e
o
deve intendersi come il valore dell'indi
ce dei vuoti, lungo le linee di consolidazione nonna,le o di rigonfiamento, cor
rispondenti al valore o ~ o della tensione efficace assiale.
Tra Cc, cs, e k sussistono le relazioni:
Cc =(In lO) =2.303
C
s
= (In lO) k = 2.303 k.
. La compressibilit di una terra in condizioni edometriche spesso espres
sa attraverso il rapporto
eS o ~ eS o ~
E
ed
= -- = - (l + e) (7.17)
eSE
a
eSe
detto "modulo di compressibilit edometrica'.' o "modulo edometrico", che,
geometricamente, rappresenta la tangente alla curva di compressibilit nel
punto ( o ~ , E
a
). Il modulo edometrico non una costante per una data terra
perch dipende dallo stato tensionale. Tenuto conto che
eSv
eS v = - -- ,
v
che, essendo K
o
costante lungo la linea di consolidazione vergine, sussiste
l'uguaglianza
eS o ~ eS p'
=-
o ~
.
e ricordando che
p'
- =
p'eSv
-
eSp'
, si ottiene
. .
E
ed
=
v
eSv o ~ =
v eSp'
eSv 7
, v ~
a = -- .
(7.18)
Alcuni valori caratteristici del modulo di compressibilit per i terreni coe
sivi sono riportati nella tabella 7.1.
-
Fig. 7.22 - Variazione delle tensioni assiali e radiali durante la compressione
edometrica (da Atkinson e Bransby, 1978).
4007800
100
7
250
80075000
100
7
150
a ~ =20 7 50 t/m
2
2007400
507100
80075000
20780
a ~ =5 7 lO t/m
2
/
/(11_0'1
/ a- r
/
100 200 300 400
O ' ~ (kNm-
2
)
o
100
400
500
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Tab. 7.1 - Valori caratteristici del modulo edometrico per alcuni terreni
argillosi
TERRENO
Limi argillosi
Argille n.c. di alta plasticit
Argille s.e. di alta plasticit
Argille n.c. organiche
a)
128
1.5
~
1.5
D
1.0 1.0
o o
~ ~
0 ~ 5
A
0.5
A,a
b)
o
100 200 300 400 500
c) o
1.0 3.0 5.0 7.0 g.O 11D
O ' ~ (kNm-
2
) grado di sovraconsolidazione R
o
Se si rappresentano in diagramma le variazioni di a; e a ~ durante una prova
edomettica si ottengono i risultati riportati nella fig. 7.22. Come si vede, nella
fase di compressione (tratto AB)
la relazione tra a; e a ~ lineare
e il coefficiente di spinta in quie
te costante. Nella fase di scari
co, invece, la relazione tra a; e
a ~ non pi lineare (fig; 7.22a),
i valori di K
o
sono maggiori di
quello ottenuto in fase di carico
lungo la linea di consolidazione
vergine (fig. 7.22b) e, inoltre,
risultano variabili in funzione del
grado di sovraconsolidazione R
o
(fig. 7.22c).
N
I
E 300
Z
~
- 200
-ca
b
I,
.i
J
e
.
"
~ l
o
)
o
1D
-o
e
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 129
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
7.7 - Compressione di una sabbia
La fig. 7.12 mostra che il volume specifico di una argilla normalmente
consolidata (il cui stato rappresentato sul piano v, p' da un punto che giace
nella linea di consolidazione nonnale) detenninato univocamente dal valore
della tensione efficace media p''- Questa condizione non soddisfatta per una
sabbia: in questo caso, infatti, a uno stesso materiale possono corrispondere
diversi valori del volume specifico in relazione allo stato di addensamento
iniziale. Nella fig. 7.23 sono riportate .le curve di compressibilit di n a stessa .
sabbia sollecitata, in condizioni isoti'ope, a partire da due diversi stati di ad
densamento iniziali.
v
2.0 "'1'--------..
1.8
1.6
1.4
1.2
In pl
4.0 5.0 6.0 7.0 8.0 9.0 10.0 11.0
40 100 400 1000 4000 10000 40000
pl (kNm-
2
)
Fig. 7.23 - Compressione isotropa di una sabbia con due diversi valori del
volume specifico iniziale (da Vesi e Clough, 1968).
Le curve tendono ad assumere un analogo andamento per valori relativamente
. alti della tensione efficace media, disponendosi entrambe lungo una linea di
maggiore pendenza. La rappresentazione grafica di questo comportamento
presenta una stretta similitudine con quello di un'argilla. Resta per la sostan
ziale differenza che, nel campo delle tensioni che interessa l'ingegneria geote
cnica, la compressibilit delle terre granulari di nonna molto bassa e il punto
I
130 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
che nel piano (v, p') rappresenta lo stato di un tale materiale, giace sul tratto dr
curva che, per un argilla, corrisponde ad una linea di sovraconsolidazione.
Solo per livelli di tensione molto alti (maggiori di 400 kNfm
2
per la sab
bia di cui alla fig. 7.23) la relazione tra ve p' tende a divenire univoca e il trat
to di curva corrispondente , nel confronto con un'argilla, analogo alla linea
di consolidazione vergine.
Questo particolare comportamento, caratteristico di tutte le terre granu
lari, mette bene in evidenza l'effetto, davvero rilevante, che in tali materiali ha
lo stato di addensamento iniziale. Per livelli molto elevati dello stato di tensio
ne tale effetto si perde, anche perch i granuli cominciano a rompersi a causa
delle elevate pressioni di contatto e il materiale, anche partendo da densit re
lative molto diverse, tende a modificare la propria struttura e composizione
granulometrica e ad assumere un comportamento _pi uniforme.
Le osservazioni precedenti si riferiscono alla compressione di una terra
granulare in condizioni isotrope. Il comportamento non per sostanzialmen
te diverso se il materiale sollecitato in un edometro. In questo caso si osserva
una variazione del coefficiente K
o
analoga a quella corrispondente ad un terre
no coesivo (fig. 7.24).
-
1600
......
-

Go 800
'--'
-a.
t;:)
O
O 800 1600 2400 3200
( 1 ~ (p.i)
2.0
1.6
o
~
1.2
0.8
0.4
1 5 9 13 17 21 25 29 33 37
R
o
Fig. 7.24 - Variazione del coefficiente di spinta in quiete durante la compres
sibilit edometrica di una sabbia (e
o
= 0.62; Dr = 0.34).
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENT ALE DELLE
131
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
di
lb
at
lea
lU
ha
;io
lsa
re
me
:rra
en
:rva
rre-
La variazione di K
o
nelle fasi di carico e scarico in condizioni edometri
che pu essere spiegata, ancorch in termini largamente qualitativi, se ci si rife
risce al comportamento di un materiale granulare ideale, costituito da un insie
me di sfere uguali tra loro.
In queste condizioni, i granuli si scambiano delle forze secondo gli schemi di
fig. 7.25a e b, corrispondenti ad una fase di carico e ad una di scarico, rispetti
vamente.
CARICO
SCARICO
5 =cost
l

Fig. 7.25 - Variazione della forza Fh in una fase di carico (a) e di scarico (b),
a parit di F
v
, per un insieme di sfere sollecitate in condizioni
edometriche.
b)
a)
pres
132
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Nella fase di carico, la forza F
y
tende a produrre un avvicinamento della sfera
A a quelle B e C. In queste condizioni la distribuzione delle forze di contatto
mostrata nella fig. 7.25a. La presenza di fase di taglio T tra le sfere dovuta
alla resistenza d'attrito che si sviluppa al contatto tra le sfere stesse. Indicando
con fJ. l'angolo di attrito corrispondente, risulta
T =N tan fJ..
L'equilibrio delle forze agenti sulla sfera A nella fase di compressione,
mostrato nella stessa fig. 7.25a, richiede un valore di Fh minore, in modulo,
di quello di F
v
Indicando, per analogia con le terre, K
o
il rapporto tra F
h
e
Fy, nella fase di carico si ha
Fh ) -
K
o
=
(
- < 1.
F
y
CARICO
Se nella fase di carico, la forza F
y
viene ulteriormente incrementata e
successivamente ridotta fino allo stesso valore indicato nella fig. 7.25a, si ha
una distribuzione delle forze di contatto del tipo di quella riportata nella
fig. 7.25b. L'effetto dello scarico si manifesta nella tendenza della sfera A ad
allontanarsi da B e C, cosicch si deve necessariamente invertire il verso delle
forze di taglio T, rispetto alle condizioni di carico. Ci comporta che, per
mantenere le condizioni di equilibrio della sfera A, la forza orizzontale F
h
deve
essere maggiore di F
y
Si ha. dunque:
Fh ) .
K
o
=
(
- > l
. F
v
SCARICO
Questo semplice modello lascia intravvedere come il comportamento
meccanico delle terre abbia almeno una componente di natura attritiva; il ma
nifestarsi di fenomeni dissipativi ad essa associati si rileva ben visibilmente nel
la presenza di cappi d'isteresi nel corso di variazioni cicliche delle sollecitazio
ni applicate (fig. 7.26).
La compressibilit di una terra granulare espressa generalmente per
mezzo del modulo edometrico, E
ed
, gi definito. Nel campo di tensioni che
interessa nei problemi applicativi ( a ~ < 50 t/m
2
) i valori pi comuni di E
ed
sono compresi negli intervalli riportati in tb. 7.II.
I
r
l
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
133
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
8
7
6
5

N
E
u
.........
4
m
~
..........
-
'='
ili
3
2
1
0.6
Fig. 7.26 - Fonnazione ~ i cappi di isteresi per cicli di carico e scarico in una
prova edometrica su sabbia.
)
o 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5
8
a
(%)
TERRENO
sabbie sciolte 1000 + 2000
r
sabbie addensate 2000 + 3500
ghiaie con sabbie addensate 3000 + 10000
Tab. 7.II - Valori caratteristici dei moduli edometrici per le terre granulari.
134
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
7.8 Resistenza delle terre
Cos come una variazione della componente i.;0tlOpa dello stato di ten
sione permette, in laboratorio, di esaminare nel modo pi semplice le caratte
ristiche di compressibilit delle terre, per lo studio della resistenza di questi
materiali sembra spontaneo riferirsi agli effetti prodotti da una variazione pre
valente della componente deviatorica. Ci non significa che la resistenza delle
terre non dipenda dalla pressione media; si vedr, anzi, che quest'ultima ha un
effetto importante. Si vuole solo affermare che, comunque, un elemento di ter
ra pu essere portato a rottura solo a seguito di una variazione delle tensioni
tangenziali (1). Saranno queste tensioni, pertanto, a dovere essere tenute sotto
particolare controllo nello studio dei fenomeni di scorrimento.
Nel seguito ci si riferir, cos come per la compressibilit, dapprima al
C'omportamento delle argille e successivamente a quello delle sabbie. E, cos
. .: per la compressibilit, in entrambi i casi si studieranno materiali rico
stitlllti artificialmente in laboratorio, allo scopo di mettere in evidenza le ca
ratteristiche peculiari della loro struttura, senza portare in conto l'effetto,
disturbante in questo contesto, storia precedente che caratterizza inmo
do rilevante i terreni naturali.
Il modo pi semplice per effettuare una prova di resistenza impiegando
un apparecchio triassiale quello di mantenere costante la pressione di cella e .
l"
I
I
di variare il carico assiale. in condizioni drenate, fino a raggiungere le condizio
nidi .rottura.
Se si indica con la pressione media a cui stato consolidato isotropa
mente ii provino e si suppone, per semplicit di esposizione "e di rappresenta
zione grafica, che la pressione interstiziale di riferimento, u
o
, sia mantenuta
nulla, il percorso delle tensioni nelle condizioni anzidette quello riportato
nella fig. 7.27.
Cos come nelle prove di compressione le variazioni della pressione media
sono messe in relazione a quelle della variazione di volume E
v
, sembrerebbe
spontaneo, in questo caso, associare le variazioni del deviatore q alle variazioni
della distorsione Es. Tuttavia, la maggior parte dei dati sperimentali disponibili
nella letteratura tecnica sono rappresentati in termini di deformazioni assiali
E
a
e, pertanto, si manterr questa convenzione (2).
(1) In questo contesto, per rottura si intende un fenomeno di scorrimento indefInito dei granuli tra

..
loro. Non si considera pertanto la rottura dei singoli granuli che potrebbe avvenire anche a seguito
di una variazione isotropa delle tensioni, ancorch per valori molto elevati e superiori a quelli ca

L
I
I '
(2)
ratteristici nei problemi di ingegneria.
In condizioni di simmetria radiale delle dfonnazioni (eb == e
c
), se bea == bq si ha bea = bes +
+ 1/lO,v. Se, invece, "a "3.
i
ha 'ea = 1/30'v -1/26'.
l"
;
r
l
j
h J

I
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 135
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
B
q
ten:..
atte
Llesti
pre
delle
la un
i ter
sioni
o p,p'
)Otto
Fig. 7.27 - Percorso delle tensioni totali ed efficaci in una prova triassiale drena ta.
na al
cos
7.9 - Resistenza delle argille nonnalmente consolidate
rico
le ca Una tipica variazione di q in funzione di a per un provino di argilla nor
:etto, malmente consolidata riportata nella figura 7.28. Nella stessa figura sono ri
l portate anche le variazioni di volume, v, associate alla variazione del deviato
re nel percorso AB di fig. 7.27.
:ando
1.2
ella e
1
.8
.
-ca
Q.
!. .6
,enta
CT
enuta
.4
>rtato
.2
media
O
- qf - - - - - - - _;_:-.-__B_
(
ARGILLA DI PISA
,. - '9.3 kN/m
3
e - 0.785
Sr - 0.96
A
rebbe
O 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20
iZioni
DEFORMAZIONE ASSIALE Sa ('lo)
>nibili
O 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20
assiali
O A
-
1

2
muli tra >
w
3
l seguito
B
luelli ca
4
=OES + Fig. 7.28 - Comportamento di un'argilla normalmente consolidata in una prova
triassiale drenata.
i
136

LEZIONI DI MECCANIC\ DELLE TERRE


Nelle argille normalmente consolidate il deviatC're q cresce con continui
t fino ad un massimo, q[, oltre il quale decresce leggeDllente o resta costante.
Il valore massimo qf definisce la resistenza della t e r r ~ , cio lo stato di rottura.
In queste terre, tale condizione si raggiunge per valori relativamente alti della
deformazione (fa = lO - 20%).
Caratteristica delle argille nonnalmente consolidate anche la progressi
va diminuzione di volume associata all'aumento di q lungo AB. In prossimit
delle condizioni di rottura, ed anche dopo, il provino non mostra ulteriori
apprezzabili variazioni di volume.
Per completare la descrizione della variazione dello stato di tensione e di
deformazione dU,rante una prova triassiale drenata, nella fig. 7.29 sono riportate
le variazioni di volume specifico in funzione di quelle di p' nel percorso AB.
B (rottura)
. pl
v
I linea di consolidazione
+normale.
"""'-
B
pl
Fig. 7.29 - Variazione del volume specifico in una argilla normalmente conso
lidata durante una prova triassiale drenata.
-
Dopo aver esaminato il comportamento di un singolo provino di argilla
normalmente consolidata, sottoposto ad una prova triassiale drenata, viene ora
'\.
"
"
"
"
"
A
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 137
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
inui- spontaneo ricercare quali siano le grandezze che influenzano la resistenza, cio
mte. il valore qf del deviatore a rottura.
tura. Tenuto conto che durante lo scorrimento deve necessariamente verificar
della si un cambiamento sostanziale della struttura della terra, diffuso pi o meno
uniformemente in tutto il volume del provino o localizzato in superfici o ban
ressi- de di rottura, appare evidente l'influenza che su tale fenomeno deve in qual
.mit che modo esercitare la pressione media, a cui stato consolidato il provino
prima della fase di rottura. Da tale pressione dipende infatti l'assetto struttura-
le iniziale del materiale che viene poi alterato dalla variazione del deviatore q.
e di Per verificare sperimentalmente questa ipotesi si supponga di ripetere la
date prova gi descritta su diversi provini della stessa argilla, ciascuno consolidato a
, AB. diversi valori di In queste condizioni si ottengono i risultati riportati nella
figura 7.3O.
q q
linea di consolidazione

A4 I
....... 1
I .......1-.
-
I
Fig. 7.30 - Risultati di una prova triassiale drenata su diversi provini di una
stessa argilla normalmente consolidata.
conso
argilla
me ora
138 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Come si vede, c' una proporzionalit din.;[ta tra i valori di qf e quelli di
Infatti, i punti corrispondenti al raggiungimento dlle condizioni di rottu
ra per i diversi provini sono allineati tra loro (retta BI - B
4
). Inoltre si osserva
no variazioni di volume pressocch uguali in tutte le prove, quale che sia la
pressione di consolidazione Infine, i gruppi di curve (v, a) e (q, a) han
no, tra loro, praticamente la stessa fonna. Per quanto riguarda le curve (q) E'a),
in particola,re, tale similitudine appare ben evidente se i valori del deviatore q
sono normalizzati rispetto alla pressione Cos facendo si ottengono
le curve riportate nella fig. 7.31.
q
pl
Fig. 7.31 - Relazione tra il deviatore normalizzato, e la deformazione as
siale, a, in prove triassiali drenate.
E' ora verificare se la posizione della retta BI - B
4
sul piano
(p', q), che rappresenta un notevole risultato sperimentale ai fini della identifi
cazione di un criterio di resistenza per le terre, risul'ti indipendente dalle con
dizioni di prova. Si tratta, in altre parole, di verificare che la relazione (q, p')
in condizioni di rottura sia essenzialmente intrinseca al materiale in esame.
A tale fine utile confrontare i risultati fin'ora esaminati con quelli pro
venienti da prove sperimentali diverse, come, ad esempio, quelle triassiali non
drenate. In questo caso, se l'argilla satura, impedita ogni variazione di volu
me dei provini e questa condizione comporta una variazione di pressione inter
stiziale, nel corso della prova, associata alla variazione dello stato tensionale al
contorno. Attraverso la misura della pressione interstiziale, collocando come si
139
CAP. VII- DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TER.RE
gi detto un apposito trasduttore lungo il condotto di drenaggio tra la pietra
porosa e il rubinetto (che, in questo caso, viene chiuso dopo la fase iniziale di
consolidazione isotropa), e supponendo che le relative variazioni siano diffuse
uniformemente all'interno del provino, pertanto possibile determinare i valo
ri delle tensioni efficaci e il loro percorso fino alle condizioni di rottura.
Uo tipico percorso di carico in una prova triassiale non drenata su un'ar
gilla normalmente consolidata mostrato nena fig. 7.32.
q
B'
/T. TOTALI
I
I
p'J p.pl
c
Fig. 7.32 -Percorso delle tensioni totali ed efficaci in una prova triassiale non
drenata su un'argilla normalmente consolidata.
Ovviamente il percorso delle tensioni totali identico a quello della pro
va drenata. li percorso delle tensioni efficaci, invece, mostra un andamento
nettamente diverso, la cui fonna dipende da come varia fa pressione interstizia
le nell'interno del provino a seguito dell'incremento di p e q lungo AB in con
dizioni non drenate. La fonna del percorso A'B', in tensioni efficaci, mostrata
nena fig. 7.32, una tipica risposta dell argille nonnalmente consolidate. La
differenza tra i valori di p e p', a q =cast, lungo i percorsi AB e A'B' rappre
senta dunque la variazione di pressione interstiziale nel corso della fase non
drenata della prova. Tale variazione mostrata anche nella fig. 7.33 in funzio
ne della deformazione assiale fa.
Se si effettuano delle prove non drenate su alcuni provini di argilla nor
malmente consolidata, ciascuno precedentemente consolidato a pressioni di
verse (1), e si rappresentano i risultati negli stessi riferimenti della fig. 7.30, si
(I) Per rendere pi semplice il confronto dei Iisuhati. si suppone che i prorlni. siano consolidati alle steso
se pressioni di quelli relativi alle prove drenate.
140
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
.6
.5
n; .4
CL.
:E
- .3
:::::l
"'J .2
.1
O.
o 2 4 6 8 10 12
DEFORMAZIONE ASSIALE
a
(%)
rigo 7.33 - Tipica variazione della pressione interstiziale, Lm, durante una pro
va triassiale non drenata su un'argilla normalmente consolidata.
,.>ttengono le curve di fig. 7.34 dove, per opportuno confronto, sono riportati
(linee tratteggiate) i risultati di prove drenate effettuate sulla' stessa argilla'.
Anche le curve corrispondenti alle prove non drenate mostrano caratteri
stiche tra loro comuni. Se si normalizzano i risultati di fig. 7.34a rispetto all.'
Fig. 7.34 - Risultati di prove triassiali drenate e non drenate effettuate su pro
vini di argilla normalmente consolidata.
c)
b)
q
-
a)
pl
141 CAP. VII- DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
pressione media di consoJidazionl: si ottengono curve sostanzialmente so
vrapposte. analogamente a quanto risulta per le prove drenate (fig. 7.31). Ri
spetto a queste ultime. risultmo molto minori i valori del deviatore
rottura, qf. Questa differenza dipende daHa riduzione dei valori di p' nei per
corsi A'B', connessa con l'incremento di pressione interstiziale nel corsq delle
prove non drenate. Tali variazioni positive di u possono essere in quaJche mo
do giustificate, nelle argille nonnalmente consoldate, dalla tendenza che tali
terre hanno di ridurre il proprio volume in condizioni drenate e che ,
inibita .nelle prove non drenate. Questa dipendenza tra gli incrementi di pres
sione interstiziale in condizioni non drenate e le variazioni di volume che la
stessa terra subisce in condizioni drenate permette. come si vedr, una miglio
re comprensione del comportamento a rottura delle argille sovraconsolidate,
pi complesso e articolato di quello delle argille normalmente consolidate.
I risultati di fig. 7.34 mostrano inoltre la fondamentale propriet che i
punti rappresentativi degli stati tensionali e di deformazione a rottura sono,
per una stessa argilla nonnalmente consolidata, tutti allineati su una stessa ret
ta nel piano (p', q) e su una stessa curva nel piano (p', v) quali che siano i per
corsi di tensione seguiti. E' molto interessante anche notare che la curva v, p'
a l'ottura ha la stessa pendenza della curva diconsolidazone normale. Ci ri
sulta an'cor meglio evidenziato se i risultati sperimentali vengono rappresen
tati nel piano (v, In p') (fig. 7.35).
A
linea di consolidazione
'"normale
Iinea dello J
St8tO critico

y

pl (LN)
Fig. 7.35 -Luogo dei punti v, p' a rottura per le argille nonnahnente consoli
date e confronto con la linea di consolidazione normale.
mentre la sua proiezione sul piano (v, p') pu essere descritta dall'equazione
! ave M e r, cos come N, . e k, sono delle costanti per una data terra (1)
(7.20)
(7.19)
q
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
v =r - . In p'
q = M p'
linea di consolidazione"
normale -
(l) Anche per r valgono le considerazioni fatte per la costante N nella relazione (7.9), i cui valori di
pendono dalle unit di misura impiegate per p'.
Il percorso delle tensioni in una prova non drenata rappresentato nello
spazio (p', q, v) da una curva che unisce la linea di consolidazione normale
(L.e.N.) con quella dello stato critico (L.s.e.) e che giace su un piano v =cost
Fig. 7.36 - Rappresentazione tridimensionale della linea dello stato critico e
delle sue proiezioni sui piani (q, p') e (v, p').
Il luogo dei punti rappresentativi delle condizioni di rottura definisce una
curva, nello spazio (p', q, v), detta "linea dello stato critico" (fig. 7.36). La
proiezione di tale curva sul piano (q, p') pu essere descritta da una retta, pas
sante per l'origine, di equazione
142
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 143
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
(piano non drenato) (fig. 7.37a). L'analogo percorso in una prova drenata
rappresentato da una curva che unisce le stesse linee e che giace invece su un
piano (piano drenato) che interseca il piano q = O lungo una retta parallela
all'asse v e che ha pendenza q/p' =3 (fig. 7.37b).
pl
c A
q
piano non
drenato
Fig. 7.38 - Percorsi drenati e non drenati nel piano (p', q).
Fig. 7.37 - Percorsi di tensione lungo piani drenati e non drenati.
E' lecito chiedersi se l'insieme dei percorsi sui piani drenati e su quelli
non drenati (owero, in generale, l'insieme di tutti i possibili percorsi) defini
scano una unica superficie tridimensionale che unisce la linea di consolidazio
ne normale a quella dello stato critico. Questa ipotesi verificata se, conside
rando ad esempio i percorsi AB e CD di fig. 7.38 (corrispondenti, il primo, ad
ii-
ID
e
;t
q
q
144 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
llna prova drenata e il secondo a una prova non drenata), al punto H, che sul
piano (p'. q) rappresenta la loro intersezione, corrisponde un valore del volu
me specifico ugua]e in entrambi i provini. _
Effettuando controlli sperimentali di questo tipo si 0 verificato che la
"uperficie che unisce la linea di consolidazione normale a quella dello stto
'_'ritico effettivamente unica. A questa superficie, che limita in parte il domi
Ilio degli stati possibili nello spazio (p', q, v), viene dato il nome di "superfi
cie di Roscoe".
I percorsi delle tensioni efficaci in prove non drenate hanno, come si vi
.:.to, forma molto simile e differiscono tra loro essenzialmente per le dimensio
ni. Sembra quindi utile e conveniente cercare una rappresentazione sintetica e
baIe che permetta di individuarle tutte con un'unica curva. Ci si pu otte
're Ilormalizzando i valori di p' e q rispetto alla pressione media equivalente,
che corrisponde alla intersezione della linea di consolidazione normale con
IL.! retta v = cost che caratterizza la specifica prova non drenata. L'espressione
della pressione efficace equivalente, si ricava immediatamente dalla (7.9)
esplicitata rispetto a p':
=exp [(N - v)/]. (7.21)
Una simile normalizzazione conduce ad una rappresentazione omogenea
di tutti i possibili percorsi delle tensioni efficaci. Occorre tenere pre
sente che lungo percorsi diversi da quelli non drenati (come, ad esempio, in
quelli drenati) il volume specifico varia e varia con esso il valore della pressio
ne media equivalente. Un esempio di normalizzazione di un percorso drenato
mostrato nella fig. 7.39.
L'insieme di tutti i possibili percorsi delle tensioni efficaci che conduco
no a rottura un elemento di argilla normalmente consolidata rappresentabile,
con la normalizzazione appena indicata, da un'unica curva, sul piano
che definisce sinteticamente la superficie di Roscoe (fig. 7.40).
Lo studio del comportamento a rottura
-
delle terre pu essere effettuato,
in laboratorio, anche con l'apparecchio di taglio diretto. Le prove corrispon
denti hanno lo svantaggio, rispetto a quelle triassiali, di non permettere una
descrizione completa dello stato di tensione e di deformazione; tuttavia vengo
no comunemente effettuate soprattutto per la maggiore facilit di impiego
delle attrezzature sperimentali. .
L'apparecchio di taglio diretto usato prevalentemente per eseguire pro
ve drenate. Un certo numero di provini (generalmente tre quattro) vengono
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIME!'lALE DELLE 145
CARAITERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
8
/'
,
,
/'
7
.-'
/'
,
6
,
/'
- 5
/'
,
,
,
.
ca
c.
-
4
O' 3
,
/'
,
/'
,
2
,
/"
,
1
/'
O
,
,
O 1 2 3 14 5 6 7 8 pl (MPa)
l
I
l
I
I
I
I I
I
2.3
I
I

2.2
t
I
I
2.1
I
"-,
,
l
I
I
I
I
2
'-, "I
>
1.9
""-,
'''-, 8S-----'
- _____ I l
L.C..
l
I I
1.8
r

1.7
pl
eA e
1.6
O .1 .2 .3 .4 .5 .6 .7 .8
pl (MPa)
Fig. 7.39 - Detenninazione della pressione media equivalente lungo un percor
so drenato.
.8
.7
L.S.C.
.6
-"
.5
a; 4
""'"- .
tT
.3
.2
.1
'-----'-__L..----'--------'_-'----t-J-_....L.-----L.._-'----__
L.C.N.
O.
O. .1 .2 .3 .4 .5 .6 .7 .8 .9 1 pii p'
1
e
Fig. 7.40 - Rappresentazione normalizzata della superficie di Roscoe.
146 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
dapprima consolidati a diversi valori della tensione assiale a ~ (l) e successiva':'
mente portati a rottura imponendo alle due semiscatole uno spostamento rela
tivo via via crescente, ottenuto per mezzo di un pistone fatto avanzare da un
motore elettrico. Nel corso della prova si misurano, come si gi detto, l'ac
corciamento assiale del provino, a, lo spostamento relativo delle semiscatole,
cS
h
, e lo sforzo T a queste trasmesso dal pistone.
Poich nel corso della fase di rottura si ha una rotazione delle tensioni
principali, non determinabile direttamente, non possibile conoscere il per
corso delle tensioni. I risultati sperimentali vengono pertanto rappresentati sul
piano di Mohr (T , a') in termini di valori della tensione efficace di consolida
zione, a ~ , e della tensione tangenziale a rottura, T[, (fig. 7Alb); quest'ultima,
a sua volta, viene determinata rappresentando in diagramma i valori di T =T/A
in funzione di c5
h
(fig.. 7Al a).
0.2
o
o .5 1 1.5 2 2.5 3 3.5 4 4.5 5 O' .05 .1 .15 .2, .25 .3
Oh (mm) o ~ (MPa)
Fig. 7.41 - Risultati di una prova di taglio diretto su un'argilla normalmente
consolidata.
Cos come si osserva una diminuzione di volume nelle argille normalmen
te consolidate in prove triassiali drenate, lo stesso comportamento si rileva nel
corso della fase di rottura delle prove di taglio. Le variazioni volumetriche so
no in questo caso rappresentate nel piano (y, c5
h
), essendo
~ V ~ h
y = - -- = - -- =
V
o
ho. a
nella scatola di taglio (fig. 7042).
La fig. 7 Al mostra l'importante risultato sperimentale per cui i punti
rappresentativi delle condizioni di rottura sono allineati ~ u una retta. L'equa
(1) li pedice n in ah yuolericordare che tale tensione nonnaIe aI piano lungo il quale avviene la rottura.
.3
a
a
lfi
c
e,
ni

ul
la-
la,
'A
lte
en
nel
so
nti
ua
tura.
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 147
CARAITERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
SPOSTAMENTO ORIZZONTALE bh(mm)
1 2 3 4 56 7
W
...J

(J
t-
.2
a:
w
>
.4
O E
t- E
z
.6
w > ARGILLA DI PISA

y= 17.7 kN/m
3
...

.8
CI)
e = 1.183
O
a. Sr = 0.95
CI) 1.
Fig. 7.42 - Variazioni di volume durante la fase di rottura In una prova di ta
glio su un'argilla normalmente consolidata.
zione di tale retta normalmente espressa nella forma
T f =C' + a tan l() , (7.22)
dove i parametri c' e l()' prendono il nome di "coesione" e di "angolo di attri
to". L'equazione (7.22) nota come criterio di resistenza di Mohr-Coulomb.
Le argille normalmente consolidate sono caratterizzate da valori molto bassi
della coesione c', che pu essere pertanto trascurata, e da valori dell'angolo di
l()', compresi di norma tra 20
0
e 26
0

Noto il criterio di resistenza, possibile determinare la direzione delle
tensioni principali quando si raggiungono le condizioni di rottura in una prova
di taglio diretto (fig. 7.43). In queste condizioni, infatti, il cerchio di Mohr
tangente alla retta che rappresenta il criterio di resistenza nel punto T f)
ed quindi univocamente determinato.
al al al a

3 n 1
Fig. 7.43 - Rappresentazione del cerchio di Mohr a rottura in una prova di
taglio diretto.
148 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Per le argille normalmente consolidate il criterio di resistenza di Mohr
Coulomb rappresenta formalmente lo stesso fenomeno fisico descritto, in ter
mini di lnvarianti, dalla relazione (7.19). E' dunque possibile ricavare l'espres
sione di M in funzione di t.p'. Dalla figura 7.43 si ricava infatti la relazione
TH =OH sin t.p'
2
l
( o ~ - o)) = 2
l
( o ~ + o)) sin t.p'
che, combinata con la (7.19), determina l'uguaglianza
6 sin t.p'
M= . (7.23)
3 - sin t.p'
7.10 - Resistenza delle argille sovraconsolidate
Il comportamento delle argille sovraconsolidate lungo percorsi di tensio
ne che conducono a rottura si differenzia in modo sostanziale da quello delle
argille normalmente consolidate.
La prima osservazione riguarda la variazione di q in funzione di a e le
corrispondenti variazioni di volume in una prova triassiale drenata (fig. 7.44).
.7
.6
.5
.4
.3
.2
.1
O
...
ARGIllA DI LONDRA
.' \
/ \,
e,
y= 19.6 kN/m
3
I e =0.83
\
/
Sr =1
\
I
r
!
\

----.._---...
.'
"
"
o 2 4 6 8 10 12
- DEFORMAZIONE ASSIALE a (%)
-3
-
-2
~ -1
1 \,-U 6 8 10 12
2
3
Fig. 7.44 - Variazioni del deviatore e del volume in una prova triassiale drena
ta su un'argilla sovraconsolidata.
O +:--I-----+w"---+-----I----I---4
149 CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERlMENTALE DELLE
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
La curva q, a mostra un picco ben definito, in corrispondenza di valori rela
tivamente bassi dell'accorciamento assiale, cui segue un ramo discendente che
tende a stabilizzarsi, per valori elevati di fa, SU una retta q = cast. Durante
queste fasi il volume del provino dapprima diminuisce e poi aumenta fino ad
un valore finale maggiore di quello iniziale. Questo fenomeno di aumento di
volume per effetto dell'incremento del deviatore prende il nome di "dilatanza".
Nella fig. 7.45 sono rappresentati il percorso delle tensioni efficaci e la
variazione del volume specifico con la pressione media nel corso della stessa
prova.
q
pl
v
" linea di consolidazione
" I normale .
F ,+
'.:
o
____~ ~ . t ; ~ ~ d i rigonfiamento
pl
Fig. 7.45 -Percorsi delle tensioni in una prova triassiale drenata su un'argilla
sovraconsolidata.
Le curve nelle figure 7.44 e 7.45 evidenziano la distinzione tra le condizioni
di rottura (punto F) e quelle ultime, che si raggiungono per deformazioni assiali
molto elevate (punto U) (1). Nelle argille normalmente consolidate la monotoni
cit della CUNa q,f
a
comporta la coincidenza tra condizioni di rottura e condi
zioni ultime. L'aspetto fisico pi interessante nel comportamento a rottura
delle argille sovraconsolidate in condizioni drenate proprio costituito dalla
presenza di fenomeni di instabilit meccanica dopo il raggiungimento della re
sistenza di picco qf (punto F). Nel tratto OF (fig. 7.44) il materiale mostra un
(1) E' opportuno osservare che l'interpretabilit delle misure corrispondenti a distorsioni molto pronun
a
ciate in genere problematica a causa della perdita di forma del provino e della disomogeneit delle
deformazioni stesse nel suo interno.
4
4
3
2 3
pl(MPa)
2
\
'\
"\
"\
"- ,
,
A "
......
... BI',
..........
........ ,
- .....
- - - - : : : : - ~
1
t.e. 1
2
2.4 V
2.2
2
1.8
1.6
1.4
1.2
O
ARGILLA DI TODI
Y= 21.0 kN/m
3
e = 0.56
Sr = 0.95
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
OL.--'----'-----'----'------'------'-----L.----'-----'--'
O 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
DEFORMAZIONE ASSIALE E
a
(%)
.3
Fig. 7.46 -Comportamento di un'argilla sovraconsolidata in una prova trias
siale non drenata.
Come si vede, la curva q,E
a
pi regolare di quella corrispondente nella
prova drenata. Inoltre, analogamente a quanto gi osservato per le argille nor
malmente consolidate, l'andamento delle variazioni di pressione interstiziale
nel corso della prova non drenata molto simile a quello delle variazioni di
volume nella corrispondente prova drenata. E' pertanto ragionevole ritenere
------- --- ---- --
incrudimento positivo: in termini di uniformit delle deformazioni ci significa"
che nell'interno del provino il numero di elementi pi distorti e quindi via via
pi rigidi maggiore di quello di elementi meno distorti. Nel tratto FU, invece,
si ha un incrudimento negativo (strain softening) quindi la concentrazione di
ulteriori deformazioni in quelle zone che, rispetto alla media, sono state in
precedenza pi distorte. Per questo motivo le argille sovraconsolidate mostra
no un aspetto, a rottura. caratterizzato dalla presenza di sottili zone in cui si f
sono manifestate deformazioni molto pronunciate localizzate in una massai
residua relativamente poco distorta.
Se con la stessa argilla sovraconsolidata si effettua una prova triassiale
non drenata si ottengono i risultati mostrati nella fig. 7.46.
3 3
150
.2
-
.1
\'li
Q.
~
:;,
O.
""l 5 6 7 8 9 10
-
.1
~ .

-
.2
151
..
s-
la
r
le
di
re
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
che entrambi questi comportamenti siano differenti manifestazioni dello stes
so fenomeno fisico.
Lo svilupparsi di sovrappressioni interstiziali negative nell'interno del
provino fa si che il percorso delle tensioni efficaci, in condizioni non drenate,
si collochi, in parte, a destra di quello delle tensioni totali. Questo fenomeno
tanto pi esaltato quanto pi sovraconsolidato il materiale: per valori rela
tivamente bassi di R
p
la variazione delle pressioni interstiziali pi simile a
quella che si sviluppa nelle argille normalmente consolidate. Alcuni tipici per
corsi delle tensioni efficaci in prove non drenate, corrispondenti a diversi valo
ri del grado di sovraconsolidazione, sono riportati nella fig. 7.47.
BI
BI B
B' B
q q q
"tE. "t"t
R
p
=4
R
p
=8
A
pl A pl
A
Fig. 7.47 - Percorsi delle tensioni in prove non drenate su campioni di argilla
aventi diverso grado di sovraconsolidazione.
Esaminato il comportamento di un singolo provino di argilla sovraconso
lidata in prove drenate e non drenate, si pone nuovamente il quesito se esista
una dipendenza della resistenza dalle condizioni di tensione e deformazione
iniziali. E' opportuno osservare immediatamente che in questo caso il ricono
scimento di una eventuale dipendenza sicuramente meno immediato rispetto
a quando avviene per le argille normalmente consolidate.
Riferendosi, come si fatto fin'ora, a condizioni iniziali caratterizzate da
uno stato di tensione isotropo, mentre per le argille normalmente consolidate
il valore della pressione media p' o quello del volume specifico definiscono
univocamente lo stato iniziale, per quelle sovraconsolidate occorre conoscere
i valori di due grandezze (v e p', R
p
e v oppure R
p
e p:Uax)' Si potrebbe per
tanto ritenere che, al contrario di quanto avviene nelle argille normalmente
consolidate per le quali la resistenza dipende solo dalla pressione media
(qf = M p'), in quelle sovraconsolidate ci sia una dipendenza del deviatore a
rottura sia dalla pressione media p' che dal volume specifico v.
Tenuto tutto ci presente, si supponga di effettuare delle prove triassiali
non drenate su alcuni provini di argilla sovraconsolidata i cui stati iniziali siano
quelli riportati nella fig. 7.48.
R = 1
p
p'
152 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
v
pl pl
1
Fig. 7.48 - Condizioni iniziali di alcuni provini da portare a rottura in condi
zioni non drenate.
La scelta di prove non drenate e dei particolari stati iniziali di fig. 7.48 moti
vata dal fatto che in queste condizioni tutti i percorsi di tensione avvengono
allo stesso valore comune del volume specifico e giacciono pertanto effettiva
mente sul piano p', q. Naturalmente si sarebbe potuto partire da altri stati ini
ziali ed effettuare prove triassiali drenate con percorsi di carico qualsivoglia.
I risultati sarebbero gli stessi se normalizzati rispetto alla pressione efficace
media equivalente p ~ .
Se i diversi provini vengono portati a rottura nelle condizioni anzidette,
i rispettivi punti (p', q), corrispondenti alle condizioni di rottura, risultano
con sufficiente approssimazione allineati su una retta (fig. 7.49).
Tale retta (B
2
, B
3
, B
4
) limitata a destra da un punto che giace sulla li
nea dello stato critico. Illimite a sinistra pu essere determinato se si suppone
che le terre non possano sostenere sforzi di trazione: ci significa ovviamente
che la tensione efficace principale minima a3 non possa mai essere negativa. Si
ha allora ponendo, al minimo, a; = O
q =a
p'= -
l
a
3
e
q/p' =3 .
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 153
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
STATO CRITICO
q
p'
Fig. 7.49 - Stati di rottura raggiunti con prove triassiali non drenate.
Di conseguenza sul piano p', q tutti i punti che rappresentano stati di tensione
possibili devono situarsi alla destra della retta q/p' =3. L'intersezione di que
sta con la retta B
l
, B
4
ne definisce il limite sinistro.
Se si ripetono le prove precedenti su provini aventi valori diversi del volu
me specifico si ottengono figure analoghe alla 7.49. L'insieme di queste pu
essere rappresentata globalmente nello spazi (p', q, v) (fig. 7.50).
q
Fig. 7.50 - Rappresentazione completa delle superfici che limitano i possibili
stati di tensione nello spazio (p', q, v).
Nella fig. 7.51 riportata la rappresentazione normalizzata rispetto alla
pressione equivalente degli stati di tensione per un'argilla.
(7.24)
, (7.25)
superficie di
Roscoe
-
v = r - In p' ,
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
e
superficie di
HvOrSleV!
q / p ~ =g + h ( p ' / p ~ )
q =g p ~ + h p'
q =M p'
Il valore della costante g pu essere determinato imponendo, come deve esse
re, l'appartenenza della linea dello stato critico, lungo la quale
Fig. 7.51 - Rappresentazione normalizzata delle superfici che limitano il do
minio degli stati possibili per un'argilla.
La linea AB in fig. 7.51 rappresenta il luogo di tutti i possibili punti di
rottura per le argille sovraconsolidate: alla corrispondente superficie si da il
nome di "superficie di Hvorslev". La rappresentazione analitica di questa su
perficie mostra la validit dell'ipotesi precedentemente avanzata, secondo cui
la resistenza delle argille sovraconsolidate dipende, oltre che dalla pressione
efficace media p', anche dal volume specifico v.
L'equazione della retta AB esprimibile nella forma
dove g e h sono da considerarsi costanti per ogni argilla. Combinando la (7.24)
con l'espressione (7.21 ) della pressione equivalente si ottiene
N-v
q =g e ~ + h p'.
154
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 155
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
alla superficie di Hvorslev. Ci comporta l'uguaglianza
N- r+i\lnp'
i\
M p' = g e + hp'
da cui si ricava
N-r
g = (M - h) e
i\
Sostituendo questo valore nella (7.25) si ottiene infine l'espressione
r-v
q =(M - h) e
i\
+ hp' (7.26)
che rappresenta analiticamente la superficie di Hvorslev. La (7.26) mostra co
me la, resistenza di un'argilla sovraconsolidata sia costituita da due termini:
il primo, hp', proporzionale alla tensione efficace media; il secondo, dipenden
te dal volume specifico (oltre che da altre costanti del materiale). E' interes
sante osservare che la relazione (7.26) comporta un aumento della resistenza
al crescere di p' e una sua diminuzione al crescere del volume specifico.
Un altro aspetto interessante delle argille sovraconsolidate riguarda illofo
comportamento dopo le condizioni di rottura, quando il materiale tende a
raggiungere uno stato finale (o ultimo) caratterizzato, come nelle argille nor
malmente consolidate, dalla tendenza del deviatore e del volume specifico
a stabilizzarsi su valori costanti (fig. 7.44). L'esperienza mostra che que
sto fenomeno largamente condizionato dallo stato in cui l'argilla si trova
al momento della rottura. Pi in
particolare, mentre si osserva la
tendenza comune a tutte le argil
le sovraconsolidate a raggiungere
lo stato critico dopo aver supera
to la resistenza di picco (Pf-, qf),
le variazioni di volume, in condi- vf
zioni drenate, possono mostrare
andamenti diversi a seconda che
la pressione media a rottura, Pf-,
sia maggiore o minore di quella,
v
pl (pl l pl{LOGl
u f 2
p ~ , che corrisponde alla interse
" ..
zione di v = Vf con la linea dello Fig. 7.52 - Possibili stati di rottura per le
stato critico (fig. 7.52). Se Pr argille sovraconsolidate.
pl
L.e.N.
1
I
b)
c b
R
p
...
superficie di
Hvorslev_
q
Fig. 7.54 - Percorsi non drenati di argille
fortemente sovraconsolidate
(a, b) e leggermente sovracon
solidate (c, d).
a)
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Fig. 7.53 - Variazioni di volume in prove triassiali drenate su argille forte
mente (a) e leggennente sovraconsolidate (b).
minore della corrispondente p ~ l'argilla mostra un comportamento dilatante e
la linea dello stato critico viene raggiunta con un aumento del volume specifi
co (fig. 7.5 3a); se Pt- invece maggiore di p ~ , allora le deformazioni volume
triche sono sempre positive e il comportamento del materiale pi simile a
quello delle argille nonnalmente consolidate (fig. 7.53b). Questo diverso
comportamento determina la distinzione tra argille fortemente sovraconsoli
date (Pt- < ~ ) e argille leggermente sovraconsolidate (Pr > ~ ) .
Se un'argilla sovraconsolidata viene portata a rottura in condizioni non
drenate, la distinzione precedente rilevabile dalla forma delle curve (6u, fa)
che, come gi osservato, simile a quelle di fig. 7.53. In questo caso i percorsi
delle tensioni efficaci giacciono su piani v = cost e la loro visualizzazione
semplice. Nella fig. 7.54 sono ri
portati schematicamente i per
corsi delle tensioni efficaci corri
spondenti a diverse prove non
drenate effettuate su provini
aventi la stessa pressione media
equivalente (come in fig. 7.48, ad
esempio) e diversi valori del gra
do di sovraconsolidazione.
Se alcuni provini di argilla
aventi valori differenti del grado
di sovraconsolidazione sono sot
posti a prove di taglio diretto si
ottengono risultati analoghi a
quelli riportati in fig. 7.55.
156
Al contrario di quanto avviene per le argille normalmente consolidate, in que
sto caso i cerchi di Mohr a rottura mostrano un inviluppo in generale ancora
rettilineo, ma caratterizzato da un valore non trascurabile del termine che rap
presenta la coesione. Si ha dunque
157
0c= 1MPa
0c= 10MPa
c=10MPa
SABBIA DI HAM
0'1
---
---
8
4
3
2
1
-4
0'-----'----'--...........-"'---------'--.....
O 5 10 15 20 25 30
DEFORMAZIONE ASSIALE Ba (%)
-8
Fig. 7.56 - Risultati di prove triassiali
drenate su una sabbia sciol
ta, s, ed una sabbia adden
sata, a.
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
Fig. 7.55 - Prove di taglio diretto su argille sovraconsolidate.
Cl I
T f = c' + tan ",,' .
-
I valori della coesione, c', variano en- lo
tro ampi limiti in funzione del tipo di !
argilla. Pi frequentemente si ha c' =
=0.3 + 1.5 kg/cm:2 . I valori dell'ango
lo di attrito, ",,', sono leggermente infe
riori aquelli ottenuti per la stessa argil
la in condizioni di consolidazione nor
male e variano in genere tra l e 24.
7.11 - Resistenza delle sabbie
_.
Il diverso comportamento mo O
strato dalle argille normalmente
consolidate e da quelle sovraconsoli 4
date durante le prove di resistenza, si
ritrova anche nelle sabbie. In questo
caso, tuttavia, lo stato di addensa
mento iniziale a determinare il modo
con cui tali materiali raggiungono le
condizioni di rottura.
Nella fig. 7.56 sono riportati i
diagrammi (q, fa) e (f
v
, fa) relativi a prove triassiali drenate effettuate su una
stessa sabbia in uno stato sciolto e in uno stato addensato.
l
)
1
158 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Come si vede, una sabbia addensata mostra un picco ben definito nella curva
(q, a) e un comportamento fortemente dilatante, come risulta dalla corri
spondente curva (y, a). La stessa sabbia, in uno stato molto sciolto, mostra
un comportamento pi regolare, con la pratica coincidenza della resistenza di
picco con quella ultima e con una apprezzabile riduzione di volume quando si
raggiungono le condizioni di rottura.
In una sabbia addensata la resistenza di picco si raggiunge per accorcia
menti assiali relativamente bassi (a = 2 7 5%), mentre in una sabbia sciolta la
rottura pu manifestarsi anche per accorciamenti assiali superiori al 10%.
Cos come per le argille, anche le sabbie mostrano un comportamento,
dopo il picco, che tende. per uno stesso materiale, a divenire indipendente dal
lo stato di addensamento iniziale. Anche per questi materiali pertanto indivi
duabile uno stato critico e la rappresentazione degli stati di tensione e di de
formazione pu essere effettuata con gli stessi procedimenti seguiti per le ar
gille.
Se gli stati di tensione a rottura per le terre granulari vengono rappresen
tati sul piano di Mohr, l'inviluppo dei cerchi corrispondenti leggermente cur
vo (fig. 7.57). Questo effetto, che si manifesta con evidenza se si considera
al
Fig. 7.57 - Criterio di resistenza per le terre granulari.
un campo di tensioni molto ampio, dovuto principalmente a fenomeni di
rottura dei granuli. Se, comunque, ci si limita ad osservare il comportamento
delle terre granulari nel campo di tensioni proprie delle opere di ingegneria, la
relazione tra le tensioni a rottura pu essere espressa con buona approssima
zione dalla relazione lineare
7' f =a~ tan rp'
159 CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
cos che il criterio di resistenza di Mohr-Coulomb risulta in pratica verificato
anche per questi materiali. I valori caratteristici dell'angolo di attrito f{J' per le
terre granulari sono compresi in un campo molto ampio, dipendente principal
mente dallo stato di addensamento e dalla granulometria (tab. 7.111). Se per
l'angolo di attrito viene riferito non alle condizioni di picco, come normal
mente avviene, ma a quelle ultime, che si raggiungono per elevate deformazio
ni e per le quali, come si gi visto, si perde l'influenza dello stato di addensa-
TIPO DI TERRA f{J'
Sabbia sciolta 26 - 30
Sabbia addensata 30 - 36
Ghiaia con sabbia addensata 36 - 42
Tab. 7.111 - Valori caratteristici dell'angolo di attrito per le terre granulari
mento iniziale, i corrispondenti valori risultano molto pi bassi e dipendono
esclusivamente dalla struttura della terra in esame. Gli angoli di attrito che si '
ottengono in questo modo vengono rappresentati con il simbolo f { J ~ v dove il
pedice "cv" (onstant yolume) vuole significare che tali valori si riferiscono
a condizioni per le quali la terra, dopo aver raggiungo e superato la resistenza
di picco, non mostra pi apprezzabili variazioni di volume. I risultati speri
mentali riportati nella fig. 7.58 mostrano la variazione, per una stessa sabbia,
40
rp'
38
36
34
32
30
./
rpl
r

.k"
~


r p ~ v
28
48 46 44 42 40 38 36 34 32
POROSITA' INIZIALE n
Fig. 7.58 - Variazione dell'angolo di attrito di una sabbia con la porosit
iniziale (da Rowe, 1962).
160 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
dell'angolo di attrito, ..p', in funzione della porosit iniziale e mettono bene in
evidenza come al crescere di n (ovvero al diminuire della densit relativa) tale
parametro di resistenza tenda ad assumere un valore costante.
. La struttura relativamente semplice delle terre granulari permette di co
struire un modello fisico elementare in grado di rappresentare, almeno in ter
mini qualitativi, il fenomeno della dilatanza.
Per effetto del mutuo incastro, i granuli di una sabbia addensata posso
no scorrere gli uni rispetto agli altri solo a seguito di fenomeni di scavalcamen
to. Questa circostanza suggerisce l'impiego del modello di fig. 7.59.
.Q
p
Fig. 7.59 - Rappresentazione schematica del fenomeno dello scavalcamento
dei granuli in una sabbia addensata.
Se si indicano con P e Qle forze (verticali e orizzontali, ad esempio) agenti su
un elemento di sabbia addensata e con N e T le componenti normali e tangen
ziali sul piano di scorrimento idealizzato (fig. 7.59b), valgono le relazioni
N = P cos Cl + Q sin Cl (7.27a)
T = - P sin Cl + Q cos Cl (7.27b)
Se si ipotizza un comportamento puramente attritivo al contatto tra i granuli,
vale la legge di scorrimento
T=1-L N (7.28)
dove 1-L il coefficiente d'attrito tra i granuli (ovvero tra i blocchi del modello
equivalente). L'insieme di diversi blocchi rigidi che si muovono gli uni rispetto
agli altri permette di rappresentare il comportamento di un elemento di sabbia
addensata in una prova di taglio semplice (fig. 7.60). Combinando la (7. .28)
con le (7.27) e tenendo conto che per il cinematismo di scorrimento ipotizzato
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 161
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
OU
!
".1
-I I- taiA
_I
ou
I_
..\: ! 4-'- 't'A
uv ---------,


ou
a)
1
t'y.
ov Tr-r---------------....
I
I
I
I
Fig. 7.60 - Analogia tra lo scorrimento di diversi blocchi e la defonnazione di
un provino in una prova di taglio semplice.
deve essere 8v =8u tan a, si ottiene
8v
p.+
Q
.. 8u
-=-----
(7.29)
p
8v
l-p.
8u
Con riferimento alla figura 7.60b si ricava inoltre
8 Ey = - H
8v
' (8 Eh =O),
8 "Yyx = li
8u
In base all"analogia con il modello di fig. 7.60a, la (7.29) pu essere
riscritta nella fonna
8 Ey
p.
= 8_"Y.;,.,y/.,;.x=--_
(7.30)
8 Ey
l+p.
8 "YYX
L'equazione (7.30) mostra dunque la dipendenza del rapporto sia dal
coefficiente d'attrito p. (e, quindi, dall'angolo di attrito ..p'), sia dal rapporto
(8 E
v
/8 "Yyx) che esprime appunto la dilatanza del materiale.
Ad una espressione simile alla (7.30) si pu pi semplicemente pervenire
sulla base di semplici considerazioni energetiche (Taylor, 1948). Infatti, il la
voro trasmesso al provino durante lo scorrimento dalle forze esterne
T yx A 8u - A 8v .
(7.32)
(7.31 )
B
c
A
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
q/pl
B

Taylor. Tale modello prevede che il rapporto q/p' sia pari a M quando non si
hanno variazioni volumetriche (punti A e B nelle curve di fig. 7.61); prevede
inoltre che la condizione q/p' < M sia possibile solo quando il provino si con
trae (o y >O); prevede infine che il rapporto q/p' raggiunga il valore massimo
quando massima la dilatanza (o y/o Es) del materiale (punto C), ovvero il
Fig. 7.6l-Tipiche relazioni (q/p', a) e (v, a) in una prova drenata su uI'!.a
sabbia addensata.
T
yx
A ou A ov = j..L A ou
L'esperienza mostra che il comportamento di una sabbia addensata,in tennini
di variazioni (q/p', a) e (y, a) (fig. 7.61) congruente con il modello di

, -j..L-(Oy/o'Yyx)
ay
che mostra ancora come il rapporto dipenda da entrambi i fattori pri
ma individuati. La relazione (7.31) pu essere generalizzata e riscritta in termi
ni di invarianti nella forma
Se si suppone che il lavoro delle forze esterne sia integralmente dissipato in at
trito e che questo lavoro sia proporzionale al coefficiente j..L, alla forza normale
A e allo spostamento ou, si pu scrivere l'uguaglianza
162
a
,1
.e
l
o
il
163 CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
gradiente della curva Ey , E
a
Tutte queste conseguenze del modello di Taylor
sono ragionevolmente verificate dal comportamento reale delle terre granulari,
sia sciolte che addensate. E' inoltre possibile mostrare che la relazione tra (q/p')
e (eS Ey/eS Es) compatibile con la forma della superficie di Hvorslev, cosicch
anche il comportamento meccanico delle terre granulari inquadrabile nello
stesso riferimento concettuale che finora servito per rappresentare tutti i
possibili stati delle argille. La notevole potenzialit di una tale sintetica rappre
sentazione del comportamento di tutte le terre si manifester con evidenza nel
seguito, quando si illustreranno quei modelli analitici in grado di descrivere in
modo globale la risposta di un elemento di terra (di dimensioni infinitesime o
finite) alla variazione delle condizioni al contorno.
7.12 - Resistenza delle argille in termini di tensioni totali
Nei paragrafi precedenti si visto come la resistenza delle terre sia espri
mibile, in termini di tensioni efficaci, da alcune relazioni sperimentali che mo
strano la dipendenza del deviatore a rottura dalla tensione media efficace e da
dei parametri distintivi dello specifico materiale in esame. Se ci si riferisce, ad
esempio, al criterio di resistenza di Mohr-Coulomb (1), tenendo conto del prin
cipio delle tensioni efficaci, la relazione (7.22) assume la forma
Tf= c' + (un -u) tanlP' . (7.33)
Noti i parametri c' e 1,0', la resistenza T f determinabile solo se si conoscono i
valori della tensione normale totale Un e 4ella pressione interstiziale u.
Nelle prove di laboratorio tali valori sono noti in quanto definiti dalle
procedure operative: nelle prove drenate u nulla o pari ad un valore costante
uo, cos che l} u ~ =eS Un in ogni punto del provino e in ogni istante; nelle pro
ve non drenate, invece, la pressione interstiziale viene misurata sicch lo stato
tensionale efficace risulta anch'esso determinato.
Nella risoluzione di problemi applicativi, per i quali le condizioni al con
torno sono di norma molto pi complesse che non in laboratorio e la distribu
zione delle tensioni indotte dai carichi esterni in genere non uniforme, l'uso del
la relazione (7.33) per la determinazione della resistenza pu risultare incerto
e problematico. Infatti, se pure lo stato tensionale totale pu essere determina
to, come si vedr, con sufficiente approssimazione nella maggior parte dei casi
reali, altrettanto non pu dirsi, se si ha a che fare con termini coesivi, per le
(1) Considerazioni del tutto analoghe possono essere svolte se ci si riferisce alle relazioni (7.19) e (7.26)
che rappresentano, ancorch in altra forma, lo stesso fenomeno ftsico.
164 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
pressioni interstiziali. Queste ultime possono dipendere dalla variazione dello
stato tensionale totale ed essere variabili nel tempo (si pensi, ad esempio, alla
variazione delle pressioni interstiziali indotta in un terreno argilloso dai carichi
esterni e al successivo fenomeno di consolidazione) e, in queste condizioni, la
loro determinazione pu risultare poco precisa. La resistenza in tennini di ten
sioni efficaci pu essere detenninata con sufficiente approssimazione ai fini
pratici solo quando i fenomeni idrodinamici sono praticamente esauriti e si
raggiunge uno stato idrostatico o di moto pennanente (condizioni drenate).
Ci significa che se la resistenza di un terreno coesivo deve essere detenninata
per verificare, ad esempio, la stabilit di una fondazione, il criterio di rottura
espresso in tennini di tensioni efficaci permette di effettuare tale verifica ri
ferendosi alle condizioni finali, al tennine della consolidazione (verifica cosid
detta "a lungo termine"). La stabilit della fondazione deve per essere garan
tita anche immediatamente (verifica a "breve termine"), durante la fase di ap
plicazione dei carichi esterni, quando il terreno si trova nonnalmente (1) in
condizioni non drenate. Per questa verifica, tuttavia, sorgono le diffiolt pri
ma messe in evidenza. I
La via nonnalmente seguita per superare tale impasse quella di definire
una resistenza in tennini di tensioni totali, senza quindi portare in .conto la
natura essenzialmente polifase delle terre e l'interazione tra lo scheletro solido
e i fluidi interstiziali. Tale resistenza, detta anche "resistenza non drenata", si
detennina semplicemente sottoponendo un provino ad una prova di rottura in
condizioni non drenate, senza alcuna fase di consolidazione iniziale (prova
non consolidata, non drenata). In queste condizioni, se l'argilla satura e se le
operazioni di campionamento e di confezionamento dei provini non hanno
modificato il volume specifico rispetto alle condizioni naturali, la resistenza
non drenata dipende solo da tale grandezza quale che sia il grado di sovracon
solidazione del materiale e il percorso delle tensioni seguito per portarlo
a rottura.
Ci si riferisca, ad esempio, ai risultati di prove triassiali non drenate effet
tuate su provini aventi valori diversi della tensione media efficace iniziale ma
valori uguali del volume specifico (v = vo). I percorsi delle tensioni efficaci
giacciono pertanto su uno stesso piano non drenato (fig. 7.62).
(1) In effetti, nella maggior parte dei casi reali, la costruzione di un opera di ingegneria richiede tempi
relativamente brevi rispetto a quelli per i quali si ha una variazione apprezzabile del volume specifi
co dei terreni di fondazione argillosi.
CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE 165
CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
q
v=v
o
/
/
L . S . C . ~ /
superficie di
Roscoe
-
I L.C.N.
pl p'
u
Fig. 7.62 - Percorsi delle tensioni efficaci in prove non drenate su provini
aventi lo stesso volume specifico.
Il valore del deviatore a rottura qu si determina facilmente tramite le re
lzioni
e
vo = r - In p ~
l
li
i-
che rappresentano rispettivamente le proiezioni della linea dello stato critico
sul piano v =cost e su quello q =costo Risulta dunque
l'-vp
qu =M e 11.
Questa relazione mostra come il deviatore a rottura qu dipenda solo dal valore
del volume specifico e vari esponenziahnente con questo.
I percorsi delle tensioni efficaci riportati nella figura 7.62 sono indipen
rottura dei tre provini sono i valori finali delle pressioni interstiziali.
I risultati di fig. 7.63 possono essere riportati sul piano di Mohr (fig. 7.64).
denti da quelli delle tensioni totali. Si considerino ad esempio, i risultati ripor
tati nella figura 7.63, relativi a delle prove non drenate su provini identici ef
fettuate seguendo diversi percorsi delle tensioni totali. A tutti e tre i percorsi,
AC, AD ed AE, in tennini di tensioni totali, corrisponde lo stesso percorso,
AB, in termini di tensioni efficaci. Le uniche differenze nel comportamento a
Essendo uguale per tutti provini il valore del deviatore a rottura, tutti i cerchi
166 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
q
p,pl
Fig. 7.63 - Percorsi delle tensioni totali ed efficaci in prove non drenate su
provini uguali di argilla normalmente consolidata.
a,a
l
Fig. 7.64 - Cerchi di Mohr a rottura corrispondenti ai percorsi delle tensioni
di fig. 7.63.
rappresentativi di tale condizioni hanno lo stesso diametro. Ci significa che
l'inviluppo di tali cerchi rettilineo e parallelo all'asseT= O. Il criterio di resi
stenza di Mohr-Coulomb in termini di tensioni totali dunque esprimibile
nella forma
Tf = C
u
+ a
n
tan I{)u (7.33)
. ~
con C
u
=1= Oe I{)u =O.
Dalla definizione di q risulta anche
1 1
C
u
="2 qu ="2 Me
(7.34)
167 CAP. VII - DETERMINAZIONE SPERIMENTALE DELLE
CARATIERISTICHE MECCANICHE DELLE TERRE
Al contrario dei parametri di resistenza c' e I{) , , che rappresentano delle
propriet caratteristiche di ciascuna terra, la resistenza non drenata C
u
non
pu considerarsi un parametro distintivo del materiale, ma piuttosto un com
portamento, per la sua dipendenza dal volume specifico v. Inoltre il suo impie
go giustificabile solo nel caso in cui non si abbia alcuna variazione del volu
me specifico nel terreno. In tutti gli altri casi necessario riferirsi ad un crite
rio di resistenza espresso in tennini di tensioni efficaci.
In una fonnazione di argilla nonnahnente consolidata la resistenza non
drenata direttamente proporzionale alla tensione litostatica verticale efficace.
Combinando, infatti, le relazioni
1
l'-v
c = -Me
?I.
u 2
e
v= No - In p'
si ottiene
1 r-(No -A.lnp') 1
cu=T
Me
~ =T
Me p' .
Essendo, in condizioni litostatiche, p' = 1/3(1 +2 K
o
a ~ si ricava infine
. [1 r-Ng.l
Cu = (; (1 + 2 K
o
) M e ?I. J a ~
(7.35)
cio =costo
Nelle argille sovraconsolidate si perde questa proporzionalit diretta. Se
si considerano infatti due punti, A e B, appartenenti alla stessa curva di rigon
fiamento v = vA + k In (P /p'), valgono le relazioni
l'-VA
11.
Cu,A = "2
1
Me
l'-VB
1
Cu,B = - M e
11.
2
)
Quest'ultima pu essere riscritta nella fonna
168 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
r- (VA + k in PAlpa)
1 1

= cu,B -
Me
=
Me
2 2
c ( P3 )k/

u,A ,
PA
1 + 2 K
oB
)k/

((1:B )k/

(7.36)
.. Cu,B =cu,A
(
1 + 2 K
oA
avA
Allo SCopo di definire completamente il comportamento di un'argilla in
condizioni non drenate, utile esaminare anche gli aspetti connessi con la sua
deformabilit. E' innanzitutto evidente che, sebbene per un elemento di terre
no deve valere la condizione .V =0, in generale un incremento degli sforzi ap
plicati determina una deformazione non nulla lungo le tre direzioni principali.
Se, in particolare, i carichi esterni sono applicati in condizioni edometriche,
l'indeformabilit volumetrica comporta l'assenza di qualunque deformazione.
Queste considerazioni illustrano come, in analogia a quanto gi visto per
la resistenza, la deformabilit a breve termine di un'argilla deve considerarsi
solo come una risposta del materiale ad ogni particolare percorso di carico con
.V =0, e non come una propriet intrinseca.
La misura delle caratteristiche di deformabilit pu essere ottenuta in la
boratorio attraverso prove di compressione triassiale non drenate, che forni
scono una relazione fra il deviatore delle tensioni q e la deformazione assiale
E
a
. Da esse possibile ricavare un modulo di deformabilit, Eu, definito dal
rapporto Eu =q/a.
CAPITOLO OTTAVO
MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO MECCANICO
DELLE TERRE
8.1 - Introduzione
Gli obbiettivi da perseguire nella definizione di un modello matematico
del comportamento delle terre sono fondamentalmente due. Il primo riguar
da la capacit di cogliere, nella massima misura possibile, i diversi e pi signifi
cativi aspetti della risposta di questi materiali alle sollecitazioni esterne. Il se
condo obbiettivo consiste nella semplicit di impiego per la risoluzione dei
problemi applicativi, oltre che nella introduzione di parametri meccanici di
immediato significato fisico e agevole determinazione sperimentale.
Purtroppo questi obbiettivi sono in una certa misura antitetici perch.
se da un lato lo studio di un modello generale, in grado di rappresentare sia le
deformazioni reversibili e irreversibili, sia la loro evoluzione nel tempo, ha in
dubbiamente il fascino della completezza e della unitariet, dall'atro lato le
difficolt analitiche ad esso connesse ne precludono ancora il diffuso impiego
ai fini pratici.
Nella progettazione delle opere di ingegneria geotecnica si segue in genere
un approccio pi tradizionale che consiste nell'analisi distinta e separata dei
problemi legati alla resistenza dei terreni e di quelli connessi con la loro defor
mabilit. Ci comporta ovviamente l'impiego di modelli diversi, alcuni adatti
alla analisi della stabilit delle opere, ovvero alla individuazione di un adeguato
coefficiente di sicurezza nei confronti della rottura, altri al calcolo dei cedi
menti sotto al carico di esercizio. Essendo nel primo caso l'interesse pi rivol
to verso il comportamento a rottura, il modello a cui ci si riferisce in genere
quello di un mezzo plastico. Nel secondo caso, invece, dovendo valutare un
campo di deformazioni, si fa riferimento al modello di mezzo elastico.
Questa schematizzazione del tutto convenzionale e in una certa misura
anche concettualmente arbitraria perch l'esperienza mostra chiaramente co
me le deformazioni elastiche e quelle plastiche (cos come anche quelle viscose)
si possono manifestare contemporaneamente. Tuttavia i risultati ai quali si
perviene sono in genere pi che soddisfacenti nella progettazione delle opere
correnti di ingegneria geotecnica. Inoltre, la notevole dispersione dei valori mi
surati delle propriet meccaniche dei terreni naturali, spesso molto disomogenei
e a struttura complessa, pu vanificare in pratica il vantaggio concettuale dei
modelli di comportamento pi sofisticati.
C' per da osservare che i recenti progressi nel campo dell'analisi nume
rica e la sempre pi larga diffusione dei mezzi di calcolo automatico, mettono
sempre di pi l'ingegnere in grado di affrontare problemi geometricamente e
strutturalmente anche molto complessi e lasciano intravvedere un futuro mag
172
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
gior successo dei modelli di comportamento pi generali e pi aderenti al reale
comportamento delle terre.
Collocandosi in questo quadro di riferimento, nel seguito si esamineran
no dapprima i modelli semplici, in particolare quello elastico lineare e quello
plastico perfetto e si descriveranno le loro pi significative applicazioni in
campo geotecnico. Successivamente si illustreranno le principali caratteristiche
dei pi significativi modelli complessi, che includono i fenomeni di elasticit
non lineare e di incrudimento.
8.2 - Il modello elastico lineare
La defmizione di legame elastico stata data in precedenza, illustrando
i principali modelli reologici. Occorre ora generalizzare l'espressione (6.2),
valida per il corpo di Hooke, e ricavare un'analoga relazione tra il tensore
delle tensioni oij e quello delle deformazioni unitarie ij.
Senza entrare nel dettaglio della descrizione della teoria dei solidi ela
stici (1), si ricorda che il legame elastico caratterizzato dall'esistenza di una
funzione di stato - la densit dell'energia potenziale elastica <I>(ij) - che rap
presenta l'energia accumulata per unit di volume nella deformazione elastica
e che, in condizioni isoterme, dipende solo dagli estremi della trasformazione
e non dal percorso seguito. La funzione <I> legata al tensore della tensione e a
quello della deformazione dalla relazione
<I>
0ij = - . (8.1)
ij
E' possibile, inoltre, defmire una funzione <1>*, detta densit dell'energia com
plementare elastica, tramite la relazione
<I>*
ij = - . (8.2)
Oij
Il significato geometrico delle funzioni <I> e <1>* facilmente deducibile dalla
fig. 8.1 relativa, per semplicit, al caso monodimensionale.
Il legame elastico lineare caratterizzato dalla forma quadratica per la funzio
ne densit dell'energia potenziale
l
<I> = - C
ijhk
ij hk
(8.3)
2
(1) Ci si riferisca, per una trattazione pi completa, al testo di Scienza delle Costruzioni del prof.
G. Ceradini, ESA - Roma.
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAl\L;,TO 173
MECCANICO DELLE TERRE
'.
4)*(P)
(8.4)
4)*( P)
o
(J
Fig. 8.2 - Significato geometrico delle fun
zioni ~ e ~ * per il legame elastico
lineare.
(8.5)
o
che, rappresentata geometrica
mente nella fig. 8.2 per il ca
so monodimensionale, esprime
l'importante propriet del le
game elastico lineare per cui,
dati uno stato di tensione e la
corrispondente deformazione,
la funzione densit dell'energia
potenziale elastica e quella complementare sono uguali.
Per l'impiego delle relazioni precedenti nella soluzione dei diversi proble
mi di contorno pi conveniente adottare la notazione matriciale. In queste
condizioni, rappresentando le tensioni e le deformazioni con i vettori
e dalla conseguente relazione
Fig. 8.1 - Significato geometrico delle funzioni densit della energia potenzia
le e energia complementare elastica.
che costituisce la cercata gene-'
ralizzazione della (6.2). Com
, binando la (8.4) con la (8.3) si
ottiene l'espressione
174 LEZIONi DI MECCANICA DELLE TERRE
la relazione costitutiva (8.4) assume la fonna
{o} = [C] {e} (8.6)
dove la matrice [C] , simmetrica e definita positiva, contiene, nel caso pi ge
nerale di mezzo anisotropo, 21 costanti elastiche indipendenti. Il numero delle
costanti elastiche si riduce a 2 se il mezzo isotropo e, in queste condizioni,
si ha
(1-v)E
(1 + v)(1-2v)
vE
(1 + v)(1-2v)
vE
(1 + v)(1-2v)
o O O,
(1+v)(1-211)
(1-v)E vE
(1 + v)(1-2v)
O O O
[C] =
(1 + v)(1-2v)
O-v)E
O O O
(8.7)
2G O O
SIMM.
2G O
2G
dove E il modulo di elasticit longitudinale (o di Young), v il coefficiente
di Poisson e G =E/20 + v) il modulo di elasticit trasversale.
Il legame tra tensioni e defonnazioni esprimibile anche nella fonna in
versa
{e} =[D] {o} (8.8)
dove la matrice [D] = [C]-l, anch'essa simmetrica e defmita positiva, nel caso
di mezzo isotropo ha componenti
.'..
175 CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAME:'>ITO
MECCANICO DELLE TERRE
l
-
E
lJ
E
lJ
E
o o o
l
-
E
lJ
E
o o o
l
-
E
o O O
[D] =
l
-
2C
O O
(8.9)
SIMM. l
-
2C
O'
. l
-
2C
In notazione matriciale, le relazioni (8.5) assumono la forma
l l . l
. ~ = - {e}T [C] {e} = - {a}T {e} = - {e}T {a} =
2 2 2
l
= 2 {a}T [D] {a} = ~ * .
(8.1 O)
La relazione costitutiva, espressa in una delle fonne (8.4), (8.6) o (8.8), insie
me alle equazioni di equilibrio, a quelle di congruenza e alle condizioni al con
torno, risolve completamente il problema elastico lineare.
Nel seguito saranno illustrate alcune importanti applicazioni in campo
geotecnico di questo modello.
8.3 - Tensioni indotte in un mezzo elastico
L'analisi elastica molto spesso usata per calcolare le tensioni indotte nel
terreno dai carichi applicati. In virt del principio di sovrapposizione, l'effetto
di qualsivoglia distribuzione delle sollecitazioni esterne pu essere ricavato in
base ai risultati di alcune soluzioni elementari. Nell'ipotesi di elasticit lineare
.e di isotropia del mezzo le soluzioni elementari riguardano i casi di forza con
centrata che agisce in un corpo indefinito (problema di Kelvin), di forza con
centrata agente ortogonalmente al piano limite di un semispazio (problema di
176 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Boussinesq) O lungo tale piano (problema di Cerutti), di forza concentrata che
agisce nell'interno di un semispazio, parallelamente o normalmente al piano
limite (problema di Mindlin) (fig. 8.3).
Queste soluzioni elementari (alcune delle quali sono riportate nell'appendi
ce A) mostrano che le tensioni indotte sono indipendenti dal modulo di elasticit
E e, al pi, dipendono dal coefficiente di Poisson v. Ci permette di osservare
che l'ipotesi di linearit e isotropia , almeno nella maggior parte dei problemi
applicativi, sufficientemente approssimata anche quando si ha a che fare con
terreni disomogenei, purch le costanti elastiche dei vari strati non siano mol
to diverse tra loro.
..
IE,'V Il
P
a) b) c) d)
e)
Fig. 8.3 - ProbleD elementari per un mezzo elastico lineare, omogeneo e iso
tropo:
a) problema di Kelvin;
b) problema di Boussinesq;
c) problema di Cerutti;
d) ed e) problema di Mindlin.
Le principali applicazioni di queste soluzioni elementari, relative alla di
stribuzione delle tensioni e degli spostamenti indotti in un mezzo elastico da
corpi di carico di diverse forme, sono riportate nell'appendice A. Queste appli
cazioni sono di impiego generale perch dipendono solo dalla forma dei corpi
di carico e non dalle loro dimensioni assolute. I risultati, infatti, sono espressi
in forma normalizzata rispetto al valore del carico applicato, delle costanti ela
stiche e di una dimensione geometrica caratteristica. Tuttavia queste soluzioni
si riferiscono ai due casi limite di perfetta flessibilit e perfetta rigidit dei
corpi di carico. Nei casi intermedi si ha una interazione tra questi e il mezzo
elastico con cui sono a contatto e le tensioni indotte dipendono anche dalla
rigidezza relativa del sistema e devono essere calcolate caso per caso.
177 CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO
MECCANICO DELLE TERRE
Nel caso in cui i terreni naturali si appoggino su fonnazioni molto pi ri
gide, ad esempio rocce, a profondit non elevate, l'ipotesi di semispazio elasti
co pu essere rimossa riferendosi ad alcune soluzioni elementari, ottenute in
genere per via numerica, relative ad uno strato elastico lineare, omogeneo e
isotropo, di spessore finito, poggiante su un basamento rigido (fig. 8.4).
H
BASAMENTO RIGIDO
Fig. 8.4 - Esempio di corpo di carico su uno strato elastico di spessore limitato.
In queste condizioni, la distribuzione delle tensioni e degli spostamenti nel
mezzo elastico dipende dal rapporto H/B tra lo spessore dello strato e la di
mensione caratteristica del corpo di carico. Alcune delle principali soluzioni
riferentesi a questo schema sono riportate nell'appendice A.
Una delle ipotesi fmora mantenute dell'analisi del mezzo elastico e che
pu, in qualche misura, essere rimossa per un migliore adattamento al com
portamento dei terreni reali quella dell'omogeneit. Si pensi, ad esempio ad
uno strato di terreno nonnalmente consolidato. La variazione del modulo
edometrico con la tensione litostatica efficace verticale espressa dalla re
lazione
va'
Eed = ---:;!
Se, per semplicit, si suppone che la superficie piezometrica coincida con il
piano di campagna, per cui a ~ ='Yb z, tenuto conto che in condizioni di com
pleta saturazione 'Yb =('Ys - 'Yw)/v, l'espressione precedente assume la fonna
'Ys - 'Yw
Eed = z
178 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
che mostra la variazione lineare, con la profondit, del modulo edometrico..
Considerazioni del tutto analghe possono essere svolte per le terre sovra
consolidate.
Questi risultati sperimentali hanno suggerito l'impiego di un modello
elastico lineare e isotropo, caratterizzato per da una legge di disomogeneit
del tipo (fig. 8.5)
E=E
o
+ mz
'iiil/illill//I71111/11/
E = E
o
+ mz ~
z
Fig. 8.5 - Semispazio elastico lineare e isotropo, con modulo di Young cre
scente linearmente con la profondit.
in cui il parametro m d la misura del grado di disomogeneit del mezzo. Alcune
soluzioni relative a questo modello sono anch'esse riportate nell'appendice A.
8.4 - Pressioni interstiziali indotte da sollecitazioni applicate in condizioni
non drenate
L'ipotesi di comportamento elastico dello scheletro solido permette di
calcolare molto semplicemente le variazioni di pressione interstiziale prodotte
in condizioni non drenate dai carichi esterni.
La variazione ~ p della tensione totale media applicata ad una-terra indu
ce, in generale, variazioni volumetriche in ciascuna fase. Tali variazioni (1) pos
sono essere espresse, per le fasi solida, liquida e gassosa,. nella forma:
(1) Ci si riferisce alle sole variazioni della componente isotropa del tensore delle tensioni perch il fluido
interstiziale, di cui interessa ora valutare lo statQ tensionale, non influenzato dalla componente de
viatorica. Per lo stesso motivo ha interesse la sola condizione di congruenza delle deformazioni volu
metriche.
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 179
MECCANICO DELLE TERRE
b.V b.p'
t:.e=---=-
v V K'
b.Vw = t:.Uw
(8.11)
V
w
.K
w
_ b.Vg = b.ug
Vg K
g
dove K' = E' /3( 1 - 2v') il modulo di compressibilit volumetrica dello schele
tro solido e dove K
w
e K
g
sono gli analoghi moduli per il liquido e il gas.
Supponendo incompressibili i granuli solidi, la condizione di congruenza
delle defonnazioni volumetriche data dall'uguaglianza
(8.12)
Sostituendo le (8. lI) nella (8.12) si ottiene:
b.p' b.u
w
~
V- =V
w
--o +V
g
K' K
w
K
g
Se si suppone inoltre che le differenze di pressione tra l'acqua e il gas siano
trascurabili (b.u
w
= b.u
g
= b.u), l'espressione precedente pu essere riscritta
nella fonna:
V K' V K')
b.p' = ----!::.. - + -:..L - b.u (8.13)
(
V K
w
V' K
g
ovvero, per il principio delle tensioni efficaci,
V K' V
b.p-b.u= ( ~ - + ~ -
K')
b.u
V. K
w
V. K
g
b.p
. :. b.u = ------=:....-.....;...---- (8.14)
V
w
K' V K'
l+--+-:..L-
V K
w
V K
g
Essendo, per definizione,
V .
-
w
=nSr
V
V
....:....&... = n(1 - Sr)
V
180 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
e tenendo conto che la compressibilit volumetrica dell'acqua molto minore
di quella dello scheletro solido, cosicch il termine (Vw IV) (K'IK
w
) risulta
trascurabile rispetto agli altri, la (8.14) diviene
Lip
Liu = -----=----- (8.15)
l + nO - Sr) -
K
K
g
La relazione (8.15) mostra che la variazione di pressione interstiziale in con
dizioni non drenate dipende dalla variazione della tensione totale media, dalla
deformabilit del mezzo e dal grado di saturazione. Se, per, la terra satura,
l'espressIone precedente si semplifica notevolmente ed assume la forma
Liu =Lip . (8.16)
Se lo stato tensionale dotato di simmetria radiale, come avviene ad esempio
in molte prove di laboratorio, l'espressione (8.16) pu essere scritta nella forma
1 1
Liu =Lip = - (Liu! + 2Liu3) =Liu] + - (Liu! -la]) (8.17)
3 . ,3
Se, inoltre, le deformazioni radiali sono impedite, come nell'edometro, doven
do essere
v
:. Liu
r
= --
l - v
l'espressione (8.17) assume la forma
1 + v
Liu = Liu
a
3(1 ~ v )
che, essendo v =0.5 per LiV =O, diviene
Liu =Liu
a
. (8.18)
Uesperienza conferma solo in parte i risultati ottenuti con l'analisi elasti
ca. In particolare, i terreni reali mostrano variazioni di pressione interstiziale
in condizioni non drenate anche per variazioni del deviator delle tensioni to
tali. Si preferisce pertanto fare uso di relazioni semiempiriche tra le quali la
pi nota quella di Skempton (1957)
181 CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO
MECCANICO DELLE TERRE
(8.19)
dove i parametri A e B vengono misurati mediante prove triassiali non drenate.
Questa definizione A e B ha infatti il vantaggio di separare gli effetti, in tali
prove, delle variazioni della pressione di cella, b.a3' e del deviatore, b.al - b.o
3
,
sulla variazione di pressione interstiziale nel provino, b.u. Il parametro B dipen
de essenzialmente dal grado di saturazione della terra e risulta B = 1 per SI = 1.
Valori di B compresi tra 0.75 e 0.80 si ottengono per SI = 0.5 + 0.6. Il para
metro A dipende da molti fattori, quali lo stato di sollecitazione e il percorso
delle tensioni. Alcuni valori medi caratteristici di A sono riportati nella tab. 8.1.
Tab. 8.1 - Valori medi del coefficiente A di Skempton per alcune argille.
TIPO DI TERRENO A
Argilla normalmente consolidata 0.5 + 1.0
Argilla leggermente sovraconsolidata 0+0.5
Argilla fortemente sovraconsolidata -0.5 + O
Dal confronto tra le espressioni (8.19) e (8.17) si ricava, per un mezzo poroso
saturo elastico,
1
B=l e A=
3
Se, per, le condizioni di simmetria radiale sono caratterizzate da b.a 1 = b.a2 >
> b.a3 , come nelle prove triassiali di estensione, la (8.17) diviene
2
b.U=b.a3 + - (b.al -b.a3)
3
e, quindi, in questo caso il confronto con l'espressione di Skempton conduce
adA=2i3. .
Come si vede, dunque, il parametro A dipende dal percorso delle tensioni
anche nel caso in cui lo scheletro solido rappresentato dal semplice modello
elastico.
I parametri di Skempton possono essere determinati sperimentalmente,
come si detto, mediante prove triassiali non drenate. Se, dopo la fase di con
solidazione isotropa iniziale, la pressione di cella viene incrementata in condi
zioni non drenate e si misura la corrispondente variazione di pressione intersti
(8.21 )
16 8a(%)
Argilla s.e.
10 12 14
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
A=--
0.5
A
Argilla N.e.
O.
da cui si ricava
b.u= B A6U(
6U
B= -. (8.20)
6U
c
Successivamente, se la prova viene ad esempio condotta incrementando il solo
carico assiale mantenendo costante la pressione di cella (prova di compressio
ne), risultando di conseguenza in questa fase 6U3 =:; b.u
c
=:; O, la (8.19) assume
la forma
Fig. 8.6 - Variazione del coefficiente A di Skempton per un'argilla nonnal
mente consolidata e un'argilla fortemente sovraconsolidata.
ziale. risultando in tal modo 60 l = 603 = 60c' la relazione (8.19) diviene
182
e si ottiene immediatamente
b.u
.B b.UI
Poich nel corso della fase di rottura nella prova triassiale non drenata varia sia
. b.u che b.uJ,risulta variabile anche il parametro A. Nella fig. 8.6 sono riportate
due tipiche curve che rappresentano la variazione di A in funzione di fa per
un'argilla normalmente consolidata e per un'argilla sovraconsolidata.
183 CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO
MECCANICO DELLE TERRE
Il raggiungimento di valori negativi di A per le argille fortemente sovraconsoli
date la manifestazione dello stesso fenomeno fisico per cui il percorso delle
tensioni efficaci interseca, nel piano (q, p - p'), quello delle tensioni totali,
fenomeno che, in condizioni drenate, anche alla base del comportamento
dilatante di tali materiali.
8.5 - Teoria della consolidazione
Per consolidazione si intende la deformazione progressiva delle terre pro
dotta dai fenomeni idrodinamici connessi con la dissipazione delle sovrappres
sioni interstiziali indotte dai carichi esterni. Poich questo fenomeno dipende
essenzialmente dalla resistenza al moto della fase fluida nei terreni a grana fine,
ha senso pratico parlare di consolidazione solo se ci si riferisce alle terre di bas
sa permeabilit.
Il primo tentativo di rappresentare razionalmente questo fenomeno sta
to compiuto da Terzaghi che ha sviluppato, intorno agli anni '20, una teoria or
mai classica. Tale teoria tutt'ora l l a base di molte procedure applicative ed
opportuno illustrarla in un certo dettaglio.
La teoria di Terzagli si basa sulle seguenti ipotesi:
a) flusso e deformazioni monodimensionali;
b) incompressibilit della fase liquida;
c) completa saturazione del mezzo;
d) incompressibilit dei granuli solidi;
e) validit della legge di d'Arcy;
f) costanza del coefficiente di penneabilit;
g) comportamento elastico lineare dello scheletro solido;
h) variazione istantanea dell'incremento di tensione tota;le, u
z
, che si
mantiene costante indefinitamente.
Per l'ipotesi di flusso uniassiale, il principio di conservazione della massa
per la fase fluida contenuta in un elemento di volume V assume la forma
d('Yw v
z
) dP
w
-.....;....;.;..--..::..- V + -- = O
dZ dt
ovvero, stante anche l'ipotesi b),
dV
z
dV
w
- V+ =0.
(8.22)
dZ dt
Per !'ipotesi c) il termine dVw/dt risulta pari a dVv/dt e, tenuto conto che
184 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
la (8.22) assume la fonna
3v
z
l 3v
- + -, - =0. (8.23)
3z v 3t
Poich il problema monodimensionale, tenendo conto che per definizione
6 z = - 6v/v, l'espressione (8.23) diviene
3v
z
3 z
- = - . (8.24)
3z 3t
Questa relazione esprime nel modo pi sintetico il principio di conservazione
della massa fluida in un mezzo poroso che rispetti le ipotesi anzidette.
Assumendo la validit della legge di d'Arcy (ipotesi e) il primo membro
dell'espressione (8.24) pu scriversi:
3v
z
3
2
h
-=-k --
3z z3.z
2
.
u l
ovvero, essendo h =t + -- =t + (u
s
+TI) e supponendo kz =cost
, (ipotesi f), 'Yw 'Yw
3v
z
k
z
, 3
2
li
- = - - - ..- (8.25)
3z 'Yw QZ2
Nella (8.25) il tennine li =li(z, t) rappresenta l'incremento di pressione inter
stiziale rispetto al valore stazionario U
s
=U
s
(z).
L'ipotesi di legame elastico lineare per lo scheletro solido pennette di
esprimere la variazione nel tempo di z nella fonna:
3 z l 3 u ~
--=---
3t E
ed
3t
3 z l (3Uz 3li )
:. at = E --at - 3t
ed
dove a ~ rappresenta la variazione di tensione efficace durante il processo di
consolidazione. Se, durante tale processo, non si ha variazione della tensione
totale (ipotesi h), deve necessariamente risultare
3 a ~ 3li
--=-
3t 3t
e l'espressione precedente diviene:
3 z l 3li
-=- __ o
(8.26)
3t E
ed
3t
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 185
MECCANICO DELLE TERRE
La costante elastica impiegata nella (8.26) , come deve essere, il modulo di
compressibilit edometrica, stante !'ipotesi di deformazione uniassiale.
Sostituendo le (8.25) e (8.26) nella (8.24) si ottiene
kz E
ed
a
2
ii arr
- ~ - =-
2
'Yw az at
Per le ipotesi introdotte, il rapporto kz Eed/'Yw costante. Ad esso viene dato
il nome di "coefficiente di consolidazione" e attribuito il simbolo Cv. L'espres
sione precedente assume la forma definitiva
a
2
u aii
c - . ~ - = - . (8.27)
v az
2
. at
L'integrazione dell'equazione differenziale (8.27) con le assegnate condizioni
al contorno risolve completamente il problema della consolidazione monodi
mensionale.
Ci si riferisca allo schema di fig. 8.7. In essa sono rappresentati, in funzio
o
)
Fig. 8.7 - Schema di consolidazionemonodimensionale di uno strato di argilla.
(contorno
drenante)
(contorno
impermeabile)
li =0
z
~ - + - - ISOCRONA
ARGILLA
ROCCiA COMPATTA
H
z
ne di z, i valori delle pressioni interstiziali U
s
in condizioni stazionarie (in que
sto caso idrostatiche), delle sovrappressioni interstiziali massime, uo, che si rag
giungono istantaneamente al momento (t =t
o
) dell'applicazione delle tensioni
totali a
z
e di quelle ii, in un generico istante (t > t
o
) durante il processo di
~ 6 )
di
ne
'
li
186 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
consolidazione. Il luogo dei punti che in figura rappresentano i valori di TI ad
uno stesso istante (curva in grassetto) prende il nome di "isocrona" delle so
vrappressioni interstiziali.
Le condizioni al contorno per il problema di fig. 8.7 sono
u(zo, t) = O V t>O
au ,
- (zo + H, t) = O V t>O
az
mentre la condizione iniziale
u(z, O) =Uo Zo <z ~ Zo + H.
L'integrazione dell'equazione (8.27) pu essere effettuata, in questo sem
plice caso di strato omogeneo, tramite uno sviluppo in serie e, tenendo conto
delle precedenti condizioni, si ottiene
~ TI 2 M(z - zo)
u(z,t)=2 ~ _0_ e-M T s m - ~ - ~ : (8.28)
m=O M H
dove M = .!... (2m + l) e dove la grandezza adimensionale
2 .
t
T=Cy
H
2
prende il nome di "fattore tempo".
La soluzione (8.28) valida anche se lo strato di argilla limitato da due
contorni penneabili. In questo caso, tuttavia, la diinensione geometrica carat
teristica H, che prende il nome di "percorso di filtrazione" e che rappresenta
la massima distanza che una particella d'acqua deve percorrere per raggiungere
un contorno drenante, risulta pari alla met dello spessore dello strato (fig. 8.8).
Per la simmetria, infatti, il piano medio (linea a tratteggio) di fig. 8.8b carat
terizzato da aTIjaz =O e pertanto da considerarsi come un contorno imper
meabile.
Al fine di esprimere pi sinteticamente l'evoluzione del processo di con
solidazione si fa nonna1mente uso delle seguenti grandezze:
ii(z, t)
D(z, t)= l - -- (8.29)
lio(z)
e
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO
187
MECCANICO DELLE TERRE
contorno drenante
contorno drenante
H
ii
u =0
Z
contorno impermeabile
(8.30)
QR
u=-
PR
ABCEA
u= ---
ABCI;)
::::,,::;::::. .. i ..
contorno drenante
b)
B
E C
a)
D
A

Fig. 8.8 - Definizione del percorso di filtrazione H.
z
rzo +H
u(z, t) dz
U(t) = l _ ..::....-z.::...o------
r
z
-
o
+H \io (z) dz
Jz
o
Fig. 8.9 - Significato geometrico del grado di consolidazione, U, e del grado
di consolidazione medio, u.
dette, rispettivamente, "grado di consolidazione" e "grado di consolidazione
medio". Il significato geometrico di queste grandezze riportato nella fig. 8.9.


m-
le
t
ta
re
:).
Lt
---
188
LEZIONI DI MECCANIC.\ DELLE TERRE
o.
0.5
Z=
z
H
1.
1.5
a)
2.
O. 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1.
GRADO DI CONSOLIDAZIONE U
I:::>
O
o
Cl
l,U
~ .
w
20
Z
O
N
<t:
40
Cl
...J
O
CJ')
60
Z
O
u
80
Cl
O
Cl
100
~
\ ~
'"
"

~
r--
r--.
-
b) <t:
a:
O. 0.1 0.20.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1
<.9
FATTORE TEMPO T
Fig. 8.10 - Teoria della consolidazione di Terzaghi:
a) variazione del grado di consolidazione U con Z e T;
b) variazione del grado di consolidazione medio U con T:
CAP. VIII- MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO
189
MECCANICO DELLE TERRE
Poich per le ipotesi della teoria di Terzaghi si ha Uo = cost, sostituendo la
(8.28) nella (8.30) e integrando si ottiene
M2
22
U(t) =l - t M e- T. (8.31)
m=O
Nella fig. 8.10 sono riportati i diagrammi di U in funzione di z e T e quello di
U in funzione di T.
Tenuto conto della linearit del legame costitutivo, risulta
l Jzo+H l Jzo+H .
wz(t):::: - -- I(uo -U)ldz
Eed Z Eed Z
o o
e
I
ZO +H
l Jzo+H l
w fin = - la' ti Idz=-- IUoldz.
z, . E z, lD. E
ed Zo ed
Zo
Si ottiene, conseguentemente,
U(t)= (8.32)
Wz, fin.
n coefficiente di consolidazione, Cv, viene determinato sperimentalmente sulla
base delle curve (v, t) ottenute in prove edometriche, interpretate la
teoria di Terzaghi. Un metodo frequentemente impiegato fa riferimento alla
costruzione grafica di fig. 8.11 .
y
I
,
J
y 100 - - - - - - - - t- - - -
I
I
t
50
t (109)
Fig. 8.11 - Costruzione grafica per la determinazione del coefficiente di con
solidazione da una curva (v, t) ottenuta con l'edometro.
. .
-----
190 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Il volume specifico corrispondente al termine della copsolidazione idrodinami
ca (VlOO) viene determinato, convenzionalmente, dall'intersezione della retta
tangente nel punto di flesso della curva (v, log t) con quella che rappresenta
l'andamento asintotico delle deformazioni viscose (costruzione di Casagrande).
Tenendo conto della (8.32), in corrispondenza del volume specifico vso =
= 1/2 (v
o
+ v
1
0o), deve risultare U = 0.5. Se si indica con t
so
il tempo corri
spondente a v50, alla definizione di fattore tempo si ricava
H
2
cv=T
so
---
t
50
ovvero, essendo T
so
'" 0.2 per U = 0.5, si ha
H
2
Cv = 0.2 ~ . (8.33)
t
50
>t tenuto il valore di cv, possibile ricavare il valore del coefficiente di permea
Jilit k tramite la relazione
Cv
(8.34)
k = 'l'w Eed
I valori di Cv variano, per le argille normalmente consolidate, in un cam
pospesso compreso tra 10-
4
e 10-
3
cm
2
/s. Valori maggiori si ricavano per le
argille sovraconsolidate a causa del preminente aumento, per queste terre, del
modulo di compressibilit.
Se le sollecitazioni esterne non sono uniformi, oppure se sono distribuite
;1 un'area la cui dimensione caratteristica piccola rispetto allo spessore dello
~ ; [ r a t o in consolidazione, il flusso e le deformazioni hanno in generale compo
nenti lungo le direzioni coordinate. In queste condizioni l'analisi molto pi
complessa e, fatta eccezione per pochi casi particolari, la soluzione deve essere
trovata per via numerica.
Mantenendo tutte le altre ipotesi che sono alla base della teoria monodi
mensionale di Terzaghi, in condizioni tridimensionali il principio di conserva
zione della massa assume la forma
aE
v
k6h+ -- =0 (8.35)
at
dove con 6 si indicato l'operatore di Laplace, mentre per le variazioni volu
metriche vale la relazione
aEv =
l ap'
at K' at
191 CAP. VIII- MODELLAZIONE DELCOMPORTAMENfO
MECCANICO DELLE TERRE
dove K' il modulo di compressibilit volumetrica dello scheletro solido. Es
sendo
l
6h= - 6ii
"'fw
e
ap' ap aii
-=--
at at at
la (8.35) diviene
kK' _ ali ap
-- 6u= - - -. (8.36)
"'fw at at
Questa equazione, insieme a quelle di equilibrio
aOi'
~ + bi =O (i,j =l, 2, 3) (8.37)
aXj
e alle condizioni al contorno, risolve il problema della consolidazione tridi
mensionale.
E' importante osservare che in condizioni monodimensionali, se l'incre
mento della sollecitazione esterna si mantiene costante, per l'equilibrio deve
essere
ai> = aa
z
=0.
at at
Di conseguenza, la variazione di ii nel tempo indipendente da quella di Oz
e pertanto tali variabili sono in questo senso disaccoppiate.
Ci non avviene nei casi bi e tri-dimensionali per i quali, anche se le sollecita
zioni esterne rimangono costanti nel -tempo, non necessariamente risulta
ap/at = O nell'interno del mezzo durante il processo di consolidazione. Per
tale motivo occorre portare in conto esplicitamente anche le equazioni di
equilibrio (8.37).
Poich le variazioni di ii e di i> sono interdipendenti, il problema della
)
consolidazione a pi di una variabile geometrica risulta di tipo accoppiato.
Una notevole semplificazione nell'analisi si ottiene se si ammette (ipotesi di
Rendulic) che il tennine ai>/at sia trascurabile (teoria pseudo tridimensionale).
In questo caso le variabili ii e il tornano ad essere disaccoppiate e il problema <
della consolidazione viene risolto in termini di sole pressioni interstiziali (pro
blema di diffusione), indipendentemente dalle condizioni di equilibrio.
i
t
l
(8.38)
1.4 I---+-+--+-+--J---+----f
O. 0.2 0.4' 0.6 0.8. 1.
ff
o.
0.4
.0.2
k
= - Eed
'Yw
.e: 0.8
I::::J
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Fig. 8.12- EffettoMandel-Cryercal
colato con riferimento al
la consolidazione di un
campione sferico di ar
gilla.
L'equazione differenziale da risolvere dunque del tiro
ali
CDU= -
at
dove, per il caso tridimensionale,
k E'
C=C3 = -
'Yw 3( l ,- 2v')
per quello piano (in tennini di defonnazioni),
k E'
C=C2 =-
'Yw 2( l + v')( l - 2v')
e, per quello monodimensionale,
,
k E'O - v')
C=C] = -
'Yw O + v'H l - 2v')
192
0.6 t------i-+-i'Ir---\+-7""""t-:---t
Per effetto dell'accoppiamento tra pressioni interstiziali e tensioni totali,
. in alcune regioni del mezzo in consolidazione possono manifestarsi incremen
ti positivi di pressione interstiziale
anche se le sollecitazioni esterne
sono mantenute costanti (effetto
Mandel-Cryer, fig. 8.12).' Questo ef
fetto, verificato. sperimentalmente
anche se non nella misura indicata
dalla teoria accoppiata, non pu
ottenuto mediante la teoria
pseudo tridimensionale.
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 193
MECCANICO DELLE TERRE
8.6 - Il mezzo plastico perfetto
Il modello di mezzo plastico perfetto descrive il comportamento" di un
materiale ideale in grado di assorbire le sollecitazioni esterne fino ad un limite
fisso, prima del quale la defonnazione nulla (oppure solo elastica) e oltre il
quale si ha lo scorrimento indefinito.
Questo comportamento messo bene in evidenza dalla seguente semplice
STATI AMMISSIBILI
STATIIMPOSSIBI LI
CURVA
LIMITE
r
Fig. 8.14 - Rappresentazione nel piano P, Q della curva limite.
Fig. 8.13 Schema di blocco rigido scabro in grado di scorrere su un piano
orizzontale.
Q
p
porzionallt tra il valore di P e quello della forza tangenziale Q che provoca
lo scorrimento. Tale condizione pu essere convenientemente rappresentata
nel piano P, Q (fig. 8.14). Il luogo dei punti che corrispondono allo scorri
mento prende il nome di "curva limite" o "curva di rottura". La curva limi
te separa coppie di valori (P, Q) ammissibili da quelle impossibili per il tipo
di contatto in esame.
esperienza. Si supponga di sottoporre un blocco rigido scabro, appoggiato su
una superficie piana, ad una forza normale P e ad una forza tangenziale Q
(fig. 8.13). La natura del contatto tra il blocco e il piano detennina una pro
194
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Analiticamente, la curva limite rappresentabile nella forma
Q = Qo + f (P)
dove Qo rappresenta la resistenza allo scorrimento del blocco per valori nulli
di P, dovuta a fenomeni di adesione, e dove la funzione f descrive la forma
della curva stessa. Se la funzione f lineare, cio
f (P) = Jl P ,
la curva limite completamente descritta dai due parametri Qo e Jl.
Questo modello di scorrimento pu essere generalizzato supponendo che
il blocco, pur sempre sottoposto ad una forza normale P, sia sollecitato da due
forze tangenziali Qx e Qy ortogonali tra loro (fig. 8.15).
p
b)
Fig. 8.15 - Schema di blocco rigido scabro sollecitato da forze tangenziali orto
gonali tra loro (a) e relativa rappresentazione della curva limite (b).
Se la natura del contatto tra il blocco e il piano di appoggio la stessa in tutte
le direzioni (ipotesi di isotropia), lo scorrimento avviene non appena risulti
soddisfatta la condizione
che, analiticamente, rappresenta l'equazione di un cono a direttrice circolare
con asse coincidente con la direzione della forza normale P.
Gli stati possibili per questo meccanismo di scorrimento sono quelli per
cui risulti
195
>
"
r
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO
MECCANICO DELLE TERRE
dove il segno di uguaglianza vale quando ci si trova sulla superficie limite. In
quest'ultimo caso deve inoltre risultare anche
d F<O.
Trasponendo questi concetti al livello di un elemento di volume infinite
simo e sostituendo pertanto al fenomeno dello scorrimento quello di uno stato
di deformazione indefinita (rottura), il comportamento plastico perfetto si
esprime mediante la definizione, nello spazio degli sforzi, della superficie limi
te, F(Oij) =O, che mette in relazione tra loro le componenti del tensore delle
tensioni in condizioni di rottura.
Partendo da una configurazione iniziale equilibrata, la funzione dello sta
to di tensione F(Oij) tale che sia
all'interno della superficie limite e
dF(Oij) ~ O (8.39)
quando si raggiunga la rottura. In queste condizioni, ogni ulteriore incremento
positivo di F risulta inammissibile; mentre per dF(Oij) <O si produce lo scari
co del materiale.
Per visualizzare nel modo pi conveniente la superficie di rottura ci si ri
ferisce usualmente alla proiezione, secondo la diagonale spaziale, degli assi
principali 01, 02 e 03 (1) sul piano deviatorico. Tale rappresentazione definisce
un nuovo sistema di riferimento piano (al, 02 ,(3) (fig. 8.16).
Se si suppone che il materiale in esame sia isotropo, la curva limite risulta
simmetrica rispetto agli assi coordinati. Ci significa che se il punto Al (a, b,
c) appartiene alla curva di rottura, devono appartenervi anche i punti A
2
(a, c,
b), A
3
(b, a, c), A
4
(b, c, a), A
s
(c, a, b) ed A
6
(c, b, a). Tenuto inoltre
conto che, ad esempio, i punti Al e A
2
sono simmetrici rispetto all'asse al
e che i punti A
2
e A
s
sono simmetrici rispetto all'asse 03 , ne consegue che
l'intera curva limite deve essere dotata di tali propriet di simmetria cosicch
sufficiente definirne la forma in un settore, di apertura pari a 7r/3, compreso
tra due qualsiasi assi coordinati contigui (fig. 8.17).
(1) Nel seguito, si indicheranno con al' 0'1 e 0'3 le tensioni principali senza alcuna implicita gerarchia
dei loro valori.
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
196
Fig. 8.16 - Definizione del sistema di riferimento u1, U2, U3 sul piano de
viatorico.
Fig. 8.17 - Identificazione di un tipico settore della curva limite per un mate
riale isotropo.
197 CAP. VIII- MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO
MECCANICO DELLE TERRE
Per esprimere analiticamente le coordinate di un generico punto sulla
superficie limite rappresentata sul piano deviatorico, si consideri il vettore 6M
che, nello spazio a l , a2 e a3, rappresenta lo stesso stato tensionale (fig. 8.18).
Fig. 8.18 - Rappresentazione di un generico stato tensionale nello spazio al ,
a2, a3'
Per i suoi componenti normale e parallelo al piano deviatorico valgono le re';
lazioni
DN =fi i aott I
(8.40)
NM=fiITott
l
.
(8.41 )
La rappresentazione di 6M e dei suoi componenti oM:
I
, 6M
2
e 6M
3
sul
piano deviatorico nel riferimento al, a2 e a3 (fig. 8.19), conduce alle relazioni:
OJM' =
- VI3 l al
O'M'
2
= -
3
(8.42)
a2
-{F
- l/I
D'M; =Y3" a3'
Tenuto conto che nell'ipotesi di isotropia del materiale sufficiente co
noscere la forma della curva di rottura in un solo settore caratteristico, utile
a tal fine rappresentare la posizione del punto M'in coordinate polari (fig. 8.19).
!
dove, come gi si visto, <,O' rappresenta l'angolo di attrito mentre Tf e a ~ sono
rispettivamente la tensione tangenziale e quella normale al piano tangente nel
l
(8.47)
(8.45)
(8.43)
(8.46)
- (8.44)
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
T f =a~ tan <,O'
O'M' =V31 Tott I
() = tan- 1 1] (M')
HM')
1r
1](M') =O'M; - (O'M'l + O'Mi) sin =
6
Fig. 8.19 - Rappresentazione della curva di rottura in coordinate polari.
8.7 Criteri di resistenza delle terre
Riferendosi specificamente al comportamento delle terre, la superficie li
mite pu essere rappresentata da relazioni analitiche diverse che si basano sui
vari modi con cui il fenomeno della rottura si manifesta.
Per un materiale granulare, i risultati sperimentali hanno mostrato che le
condizioni di rottura vengono raggiunte quando soddisfatta la rel,azione
Dalla figura 8.19 risulta immediatamente:
- - 1T V'2
~ ( M ' ) =(O'Mi - O'M;) cos - = - (a2 - ad
.62
198
199
.i
e
e
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO
MECCANICO DELLE TERRE
punto in esame alla superficie di rottura. La relazione (8.47) mostra che per
valori nulli della tensione normale la rottura si manifesta per qualsiasi valo
re della tensione tangenziale. Questo tipo di comportamento viene definito
come "puramente attritivo".
Quando, invece, la rottura si manifesta per valori di T f indipendenti dalla
tensione normale, si dice che il materiale mostra un comportamento "pura
mente coesivo". La tensione Tf che, in questo caso, produce lo scorrimento
prende proprio il nome di coesione. In queste condizioni la superficie limite
descritta dalla relazione
Tf= T
max
= C (8.48)
che nota come criterio di rottura
di Tresca. Il comportamento a rot
C
u

tura delle terre coesive in condizio
ni non drenate ben descritto dal
criterio di Tresca purch si ponga
o
(J
c = c
u
' Poich la relazione (8.48)
pu in generale essere espressa
- C
u
nella forma (fig. 8.20)
i ai - aj i = 2 C
u
, (8.49)
tenendo conto della (8.43) risulta
= cost e quindi la superficie
di scorrimento rappresentata da
un cilindro avente come direttrice
nel piano deviatorico un esagono
regolare con vertici sugli assi coor
dinati (fig. 8.21).
Se un materiale presenta sia
la componente coesiva della resi
stenza, sia quella attritiva, il crite
rio di rottura quello gi visto di
Mohr-Coulomb:
Fig. 8.20 - Rappresentazione del crite
rio di Tresca nel piano di
Mohr.
')
T f =C + a
n
tan l{) (8.50)
Fig. 8.21 - Rappresentazione del crite
.0
dove i parametri c e l{) possono as rio di Tresca sul piano de
el
sumere diversi significati in rela viatorico.
200
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
zione al tipo di materiale e alle condizioni con cui si manifesta il fenomeno.
n criterio di Mohr-Coulomb riportato, in fig. 8.22, sul piano di Mohr.
(J
Fig. 8.22 - Rappresentazione del criterio di Mohr-Coulomb nel piano di Mohr.
Dalla fig. 8.22 risulta:
.. 1
T f = R cos IP = - (O' l - 0'3) cos \iO (8.51)
2 .
1 1
O'n= 2(0'1 +0'3)-Rsin lP= 2[(0'1 +0'3)-(O'I-0'3)
Sin
<p]. (8.52)
Sostituendo le (8.51) e (8.52) nella (8.50) si ottiene
1 ,1 .
2' (O' l - O' 3)COS IP = c + 2 [(O' l + O' 3) - (O' l - O' 3)sin IP] tan IP
Tenuto conto che cos IP =y' 1 - sin
2
1P, l'espressione precedente diviene
1- sin IP 1 - sin IP
0'3=-2c + O'
l+sinlP l+sinlP l
ovvero, ponend9
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 201
MECCANICO DELLE TERRE
l - sin Ip
K == - - - ~
a
l + sin Ip
(8.53)
La costante K
a
prende il nome di "coefficiente di spinta attiva". Esplici
tando la (8.53) in funzione di al si ottiene
al == 2 c/K; + K
p
a3 (8.54)
l + sin Ip l
dove K
p
== = - prende il nome di "coefficiente di resistenza
passiva. l - sin Ip Ka
La rappresentazione del criterio di resistenza di Mohr-Coulomb nel piano
deviatorico pu essere effettuata come segue. Si suppone, per semplicit, c = O.
Ci si riferisca al settore - 7r/6 < (J < 7r/6 dove risulta 02 > 03 > al' In
queste condizioni si ha:
(8.55)
Sostituendo la (8.55) nell'equazione del piano deviatorico
e tenendo conto della (8.45), si ottiene
O'M' == v{'6(1 - K
a
) p .
(8.56)
(1 - K
a
) SIn (J + ~ 3 (1 +K
a
) cos (J
Al variare dell'anomalia (J possibile, tramite la (8.56), ricavare la grandezza
di O'W e descrivere quindi la forma della curva di rottura.
Per (J = -7r/6 si ha:
O'M'( -7r/6) = y'6(1 - K
a
)
l + 2K p
l t
a
mentre, per (J = 7r/6, risulta
O'M'(7r/6) = v'6(1 -K
a
) p.
2 +K
a
L'intera curva limite rappresentata quindi da un esagono irregolare con i ver
202 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
tici disposti sugli assi coordinati (fig. 8.23).
I
I
I
I.
Fig. 8.23 - Rappresentazione del criterio di resistenza di Mohr-Coulomb nel
piano deviatorico.
8.8 - Deformazioni plastiche
Se in un mezzo plastico perfetto si raggiungono le condiziorii di rottura
non pi possibile stabilire una corrispondenza biunivoca tra il tensore delle
tensioni e quello delle deformazioni. Queste ultime infatti possono essere di
qualsiasi entit.
Se questa difficolt si pone per le deformazioni totali, tuttavia pos
sibile individuare alcuni criteri per la valutazione degli incrementi delle defor
mazioni. I risultati sperimentali mostrano anzitutto che, in condizioni di rot
. tura incipiente, il modo di deformarsi di molti materiali dipende solo dalla for
ma della superficie limite ed indipendente dall'incremento dello -stato tensio
naIe che ne detennina il collasso.
L'ipotesi di isotropia del mezzo comporta inoltre che gli incrementi delle
deformazioni siano legati allo stato di tensioni in modo che i rispettivi assi princi
pali coincidano (condizione di coassialit).Questa condizione permette di rap
presentare contemporaneamente in un stesso sistema di riferimento gli stati di
tensione e gli incrementi delle deformazioni (fig. 8.24). La direzione di l>p
nel riferimento di fig. 8.24b pu, in generale, essere qualunque e non nota a
203 CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO
MECCANICO DELLE TERRE
r
-0-
(le
l
a)
b)
Fig. 8.24 - Rappresentazione dello stato di tensione e dell'incremento di de
formazione plastica in condizioni di rottura.
priori. Fissare tale direzione, stabilire cio una precisa relazione tra il gradiente
d i / < ~ del vettore incremento della deformazione plastica e il vettore della
tensione 0, significa specificare la cosiddetta "legge di flusso". E' conveniente
introdurre una funzione, f(aij), detta "potenziale plastico", tale che risulti
af
dP. = d -,- (8.5
7
)
lJ aa.'
lJ
dove d una costante di proporzionalit ("moltiplicatore plastico"). Il signi
ficato geometrico del potenziale plastico illustrato nella fig. 8.25.
potenziale
plastico
(lc,d:
Fig. 8.25 - Significato geometrico del potenziale plastico.
Al mezzo plastico si attribuisce spesso anche la propriet di essere mecca
nicamente "stabile", nel senso postulato da Drucker, e cio che sia non negati
vo il lavoro compiuto da una perturbazione esterna di uno stato tensionale ini
(8.59)
(8.58)
superficie limite
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
<SL = (al'J' - a ~ . ) <S'. ;?; O
lJ Il
204
o G
c
,08:
Fig. 8.26 - Conseguente geometriche del postulato di Drucker .
che prende il nome di "legge di flusso associata". Se la regola della normalit
non soddisfatta, sguita tuttavia a valere la relazione (8.57) a cui si d il no
me di "legge di flusso non associata".
La terminologia adottata discende dall'osservare che nel flusso di un ma-
esprime fonnalmente tramite la relazione
ziale ammissibile, in un ciclo di carico e scarico.
Se la perturbazione conduce ad uno stato di tensione ai} il cui punto rap
presentativo giace sulla superficie limite (fig. 8.26), il postulato di Drucker si
dove 5L rappresenta il lavoro compiuto nella defonnazione plastica 5 ~ e afj
un qualsiasi stato di tensione ammissibile.
Poich il punto A, rappresentativo dello stato tensionale a ~ . , deve trovar
si all'interno o sulla superficie limite, per la (8.58) consegue cIie questa deve
essere convessa. Inoltre, poich la (8.58) deve valere per qualunque posizione
del punto A, in particolare quando questo si trovi sulla superficie limite a di
stanza infinitesima dal punto P, la direzione di <se
P
deve essere ortogonale al
piano tangente alla superficie stessa nel punto P (regola della "normalit").
La stabilit del mezzo plastico secondo Drucker comporta la coincidenza
della superficie limite con il potenziale plastico e pertanto la relazione (8.57)
pu essere riscritta nella fonna
aF
d). =d-
lJ aa..
lJ
205 CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO
MECCANICO DELLE TERRE
teriale ideale (senza vortici), frequente mettere in relazione la sua velocit
con il gradiente di un potenziale (si pensi, ad esempio, alla legge di d'Arcy) e
che l'incremento della deformazione plastica pu essere rappresentato nella
forma ~ e chiamato velocit, con il tempo che assume solo il significato di un
parametro.
8.9 - I teoremi fondamentali della plasticit perfetta
In generale, la risoluzione del problema plastico perfetto richiede che sia
no soddisfatte
a) le equazioni di equilibrio,
b) le equazioni di congruenza,
c) la legge costitutiva del materiale nel rispetto del criterio di resistenza,
e le assegnate condizioni al contorno.
Le difficolt connesse con l'analisi dell'equilibrio plastico sono talvolta
considerevoli e il procedimento generale pu non risultare agevole. La teoria
della plasticit perfetta consente, tuttavia, di superare tale inconveniente at
.traverso !'impiego di due teoremi fondamentali che conducono a delle soluzio
ni approssimate, ancorch di notevole importanza ai fini applicativi.
Per ogni assegnato problema, possibile determinare due soluzioni distin
te, che soddisfano entrambe la condizione di plasticit, ma tali che mentre la
prima, detta "soluzione statica", rispetta solo la condizione di equilibrio, la
seconda, detta "soluzione cinematica", rispetta solo quella di congruenza. Le
due soluzioni sono in genere diverse tra loro e defmiscono una banda entro
cui si colloca quella esatta.
Il primo teorema della plasticit, detto "teorema dell'estremo inferiore",
stabilisce che i valori dei carichi esterni che equilibrano una distribuzione di
tensioni in un corpo plastico che soddisfa in ogni punto le condizioni di equili
brio senza violare quelle di plasticizzazione, sono valori approssimati per difet
to dei carichi di collasso, o coincidenti con essi.
Per dimostrare questo teorema, si supponga di conoscere i valori dei cari
-+
chi di collasso, F
p
, e i corrispondenti spostamenti al contorno, 8w
p
. Per il
principio dei lavori virtuali (l) deve risultare
-+
(1) Per un corpo sottoposto ad un sistema di forze esterne F in equilibrio con una distribuzione di sforzi
interni d e per il quale sono assegnati degli spostamenti incrementati virtuali c 5 ~ * cui corrisponde il
campo 81* degli incrementi delle deformazioni corrispondenti, il Principio dei Lavori virtuali afferma
che quali siano le coppie F, de 5W*, ~ * deve valere l'uguaglianza
n -+ -+ -+ ,.+
~ (F' 5w*). = J. O 5e d{vol) .
i=l l v
206 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Li CFp <SWp)i = J;P. <S-;P d.(vo1) (8.60)
v
dove con C;P e <se
P
si sono indicate le distribuzioni delle tensioni e degli incre
menti di deformazione al collasso. Si consideri, inoltre, una distribuzione di
tensioni. ali ,in equilibrio con le forze al contorno F
lI
senza violare la condizio
ne di plasticizzazione. In questo caso il principio dei lavori virtuali si esprime
nella fomm .
.... -+ f-+-+
Li(F
Q
<S Wp)i = ali <S e
P
d(vo1) . (8.61 )
v
Confrontando i prodotti scalari a secondo membro delle (8.60) e (8.61) e te
nendo conto che, per la regola della normalit, il vettore degli incrementi delle
deformazioni plastiche ortogonale alla superficie di plasticizzazione (fig.
8.27), deve risultare
Risulta quindi, come si doveva dimostrare,
o,6s
P
(8.62)
Fig. 8.27 - Dimostrazione grafica del teorema dell'estremo inferiore.
Il secondo teorema della plasticit, "teorema dell'estremo superiore",
afferma che i valori dei carichi esterni determinati attraverso l'uguaglianza tra
il lavoro esterno compiuto in un qualsiasi meccanismo di rottura cinematica
mente compatibile e quello dissipato dalle ione interne corrispondenti, sono
valori approssimati per eccesso dei carichi di collasso, o coincidenti con essi.
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 207
MECCANICO DELLE TERRE
Indicando con 8w
u
gli spostamenti e con 8u le defonnazioni con questi
-+
compatibili, associati ad un insieme di forze esterne Fu cui corrisponde una
-+
distribuzione di tensioni uU, per il principio dei lavori virtuali deve valere
l'uguaglianza
-+
8e
U
d(vol) . (8.63)
-+ -+
Indicando inoltre con F
p
e u
P
l'insieme delle forze esterne e lo stato
tensionale al collasso, anch'essi associati al cinematismo 8We alle deformazio
u
ni incrementali 8 ~ u , ma che rispettano anche le condizioni di equilibrio, il
principio dei lavori virtuali si esprime nella forma
~ i ( F p 8 ~ u X= f (;p 8 ~ u d(vol). (8.64)
v
Dal confronto delle espressioni (8.63) e (8.64), tenendo conto che, per la
regola della normalit (fig. 8.28), deve essere
si dimostra il teorema, e cio
Fig. 8.28 - Dimostrazione grafica del teorema dell'estremo superiore.
8.10 - Applicazioni dei teoremi della plasticit perfetta
I teoremi dell'estremo inferiore e dell'estremo superiore possono essere
utilmente impiegati per la soluzione di alcuni problemi di plasticit, di largo
(J
/
(Jv A
,
r
z
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
a) b)
Fig. 8.30 - Condizioni di equilibrio di elementini sul fronte di scavo.
Per giungere ad una soluzione di tipo statico si consideri lo stato di ten
sione di un generico elementino A sul fronte di scavo (fig. 8.30a). 'Y il
- - - -
hp
Fig. 8.29 - Schema geometrico dello scavo.
------
peso dell'unit di volume del materiale, tenendo conto che le direzioni vertica
le e orizzontale sono principali, la condizione di equilibrio comporta a
v
='Y. z
e ah = O. Il relativo cerchio di Mohr, riportato nella fig. 8.30b, mostra che tale
stato di tensione ancora distante dalle condizioni di rottura, rappresentate
dalla retta l' f =c.
Se l'altezza di savo raggiunge un valore opportuno, pu accadere che per
l'elementino B, al piede dello scavo, il corrispondente cerchio di Mohr sia tan
208
uso nelle applicazioni geotecniche, che verranno ora illustrati in dettaglio.
Per semplicit di trattazione, in tutti i casi esaminati ci si riferir a stati
piani di deformazione in un mezzo rigido plastico.
Stabilit di uno scavo a parete verticale in un mezzo puramente coesivo
Con riferimento alla fig. 8.29, il problema quello di determinare il
valore dell'altezza di scavo, hp, che corrisponde al raggiungimento delle con-'
dizioni di plasticizzazione nel mezzo.
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 209
MECCANICO DELLE TERRE
gente alla retta T f =C e che nel punto B sia stato raggiunto il collasso plastico.
In queste condizioni risulta (fig. 8.3Db)
e, quindi,
2c
h
Q
=-
(8.65)
"Y
La relazione (8.65) stata ottenuta nel rispetto delle condizioni di equili
brio e del criterio di resistenza e rappresenta pertanto una soluzione di tipo
statico del problema assegnato.
La stabilit dello scavo pu essere analizzata anche con un approccio di ti
po cinematico, fissando un meccanismo di scorrimento come quello ad esempio
indicato nella fig. 8.31. Si procede imponendo che sia soddisfatta la condizione
dove Le il lavoro compiuto dalle forze esterne ed ~ quello compiuto dalle
forze interne.
--- - , ~ - - -
B V
~
h
u
~ w ~ ~
~
n
4
Fig. 8.31 - Possibile cinematismo di scorrimento per il problema dello scavo
in mezzo plastico.
Supponendo che il cuneo ABC scorra rigidamente lungo il piano AC, il
lavoro delle forze esterne, in questo caso costituite dal solo peso proprio W
del cuneo, vale
1T
Le = W6Sw =Wsin 6s
4
dove 6Sw e 6s sono rispettivamente gli spostamenti virtuali in direzione della
forza peso e lungo il piano di scorrimento (fig. 8.31).
Il lavoro delle forze interne si ricava considerando la risultante delle ten
,
210 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
I
sioni tangenziali a rottura lungo il piano di scorrimento. Risulta:
h
u
Li = - T f AC 8s = - c -....;;;... 8s.
1C'
sin
4
Di conseguenza
1C' h
u
L + =Wsin - 8s - c --..;;;.,- 8s =O
e 4 1C'
sin
4
l
e, tenuto conto che W= - 'Y h ~ , dalla precedente uguaglianza si ottiene
2
4c
h = --. (8.66)
u
'Y
Dal confronto tra la (8.65) si ricava
2c 4c
-- = h
Q
~ h p ~ h u = -
'Y 'Y
cos come deve risultare in base ai teoremi di estremo.
Naturalmente, oltre a quelle appena ricavate, possibile ottenere altre so
luzioni sia di tipo statico che cinematico e l'analisi pu essere spinta, almeno
a livello concettuale, fmo a ridurre al massimo lo scarto tra le due e ad avvici
narsi quindi alla soluzione vera.
Spinta su una parete rigida verticale
Un altro problema di notevole interesse applicativo riguarda la determi
nazione della spinta su una parete rigida verticale a contatto con un mezzo
plastico (fig. 8.32).
!
D-
h
-
A
Fig. 8.32 - Schema del problema.
Si supponga che, nella sua posizione iniziale, la parete non alteri la distri
buzione delle tensioni che si avrebbero nel semispazio in sua assenza, cio che
)
l
O
n
he
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 211
MECCANICO DELLE TERRE
lo stato tensionale in un qualunque elementino A non sia influenzato dalla
presenza della parete stessa. Questa, pertanto, manifesta lo stesso comporta
mento che avrebbe il volume mancante per ricostruire il semispazio.
In queste condizioni, lo stato tensionale iniziale del generico elementino
B, a contatto con la parete, riportato sul piano di Mohr in fig. 8.33. Le ten
sioni principali coincidono con quelle verticali ed orizzontali poich, per le
ipotesi fatte, non possono esserci tensioni tangenziali sulla superficie di con
tatto tra il mezzo e la parete. Nelle condizioni iniziali, la distribuzione delle
"
"
"
"
"
Fig. 8.33 Possibili stati di tensione per un elementino a contatto con la
parete.
tensioni orizzontali lungo la parete facilmente ricavabile tramite la relazio
ne (1)
Uh,o = K
o
uv,o .
(8.67)
Le condizioni di plasticizzazione a tergo della parete possono essere ottenute
immaginando un suo spostamento in direzione orizzontale, verso sinistra, rife
rendosi alla fig. 8.32, o verso destra (2).
Nel primo caso si produce una diminuzione della tensione orizzontale
sull'elementino B, mantenendosi inalterata, per l'equilibrio, quella verticale.
La tensione orizzontale raggiunge il valore minimo quando il corrispondente
cerchio di Mohr risulta tangente alla retta critica (fig. 8.33). In questo caso ta
le tensione prende il nome di tensione orizzontale in condizioni di equilibrio
limite attivo e vale, come gi si visto,
(1) Si ricorda che questa relazione, se riferita specificamente alle terre, definita in termini di tensioni
efficaci.
(2) L'insieme delle ipotesi sul comportamento della parete costituisce il presupposto della fondamentale
teoria della spinta delle terre di Rankine (1857).
212 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
(8.68)
con
1 - sin IP ( 1T IP )
K = = tan
2
- - - (8.69)
a 1 + sin IP - 4. 2
Nel secondo caso la tensione orizzontale aumenta rispetto a quella inizia
le e si raggiungono le condizioni di equilibrio limite passivo. Risulta cio
(8.70)
con
K = _1_ = 1 + ~ n l P =tan
2
(!!.... + ~ . ) . (8.71)
p K l -smIP .- 4 2
a
Il raggiungimento delle condizioni di equilibrio limite attivo o passivo
comporta la formazione di un campo di linee di scorrimento rettilinee che,
come risulta dalla fig. 8.33, sono inclinate di (1T/4) - (1P/2) rispetto alla parete
nel primo caso e di (1T/4) + (1P/2) nel secondo (fig. 8.34).
a)
rp
2
b)
Fig. 8.34 - Campi di linee di scorrimento per condizioni di equilibrio limite
attivo (a) e passivo (b).
In definitiva, seguendo la teoria di Rankine, assumendo cio un approc
cio di tipo statico, si perviene alla soluzione del problema posto integrando le
(8.68) e (8.70) lungo la parete. La risultante delle tensioni orizzontali in con
dizioni di equilibrio limite attivo
h
Sa = Lh,a dz (8.72)
prende il nome di "spinta attiva", mentre a quella delle tensioni orizzontali in
condizioni di equilibrio limite passivo
h
Sa
-""""-,
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 213
MECCANICO DELLE TERRE
h
R
p
= LGh,p dz (8.73)
si d il nome di "resistenza passiva".
Le spinte sulla parete possono essere ricavate anche ricercando soluzioni
di tipo cinematico (1).
Ci si riferisca alla fig. 8.35 nella quale indicato il movimento della pare
te e lo scorrimento lungo una superficie piana di un retrostante cuneo rigido
di materiale. Lo schema in figura si riferisce ad uno stato attivo; considerazio
- - - -----/,....------
I.....,i---------::,,
,
Sa
I
W
I
I -',"
I
I +" <5s
sa
I
a
# ~ 6 s w ~
w
Fig. 8.35 - Schema geometrico per la determinazione della spinta attiva con il
metodo cinematico. \
ni del tutto simili si possono fare per uno stato passivo.
Il lavoro delle forze esterne dato da
mentre quello delle forze interne
dove, per la geometria del problema,
l ..,
W= - 'Y h- tan a
2
e, per il criterio di Mohr-Coulomb,
(1) Lo sviluppo di questo approccio costituisce parte della teoria della spinta delle terre di Coulorob
(1773).
214
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
h eh a
n
h eh
Tf=Tf-- =-- + tanlP= + N tanlP. (8.74)
cos a cos a eos a cos a
Il valore della forza normale N nella (8.74) pu essere ricavato in base alla
condizione di equilibrio riportata graficamente nella fig. 8.35. Proiettando i
vettori che rappresentano Sa e Wnella direzione parallela a Tf si ottiene
N = Wsin a + Sa cos a .
Pertanto, la condizione Le + = Osi traduce nella relazione
W8s
w
- Sa 8ss - [Ch + (Wsin a +Sa cos a)tan IP] 8s = O. (8.75)
a cos a
Tenendo conto che 8s
w
= 8s cos a e che 8sSa = 8s sin a, dalla (8.75) si ricava:
l
- eh + - 'Y h
2
sin a(cos a - tan IP sin a)
S =
. 2-
' (8.76)
a cosa(sin a + tan IP cos a) "'"
Il valore dell'inclinazione a della superficie di scorrimento che rende massima
la spinta attiva si ricava imponendo la condizione
S
a
--=0
a
Svolgendo la derivata, tale condizione comporta l'uguaglianza
tan-
l
(2a) = tan IP
cio
1r IP
a= - - -.
4 2
Sostituendo questo valore di a nella (8.76) si ottiene l'espressione cercata
della spinta attiva:
Sa = - 2c h
l
= - 2c h..;K; + - 'Y h
2
K
a
. (8.77)
2
Come si vede, questo risultato coincide con quello ottenuto per via stati
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 215
MECCANICO DELLE TERRE
ca. Le ipotesi fatte nei due casi per le condizioni al contorno sono infatti iden
tiche e l'energia dissipata nello scorrimento, per il particolare cinematismo
ipotizzato, coincide con quella dissipata in una deformazione plastica unifor
me del cuneo.
Resistenza ai carichi superficiali
Un'altra utilizzazione del mezzo plastico come modello di comportamen
to delle terre per la risoluzione di problemi applicativi, si ha nella determina
zione della resistenza ai carichi superficiali. Si tratta di stabilire il valore della
forza che, distribuita su una porzione limitata del pianolimite di un semispa
zio plastico tramite un elemento rigido, produce le condizioni di rottura del
mezzo (fig. 8.36a).
2b 2b
,- ,-
"
~
la:
1
qo
H
a)
.....
I
z+
b)
Fig. 8.36 - Schema geometrico del problema (a) e modello esemplificativo
basato sulla teoria di Rankine (b).
Una soluzione analitica esatta e completa di questo problema non esiste.
Una semplice soluzione, troppo poco approssimata ai fini applicativi ma
molto utile per evidenziare i diversi fattori in gioco da considerare poi in anali
si pi precise, fa riferimento allo schema di fig. 8.36b.
Il corpo rigido viene sostituito da una distribuzione uniforme di tensioni,
qp, che agiscono sulla stessa impronta, e si suppone che le condizioni di equili
brio limite siano raggiunte attraverso la formazione di due zone plasticizzate,
la prima in uno stato attivo (OAB) e la seconda in uno stato passivo (ABH). In
queste condizioni, a sinistra e a destra d{ AB agiscono rispettivamente le ten
sioni
Uh,a = - 2c~ + u ~ K
a
116 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
e
Oh,p ::: 2eVi<; + K
p
dove ='Y z + qp e = 'Y z + qo, essendo .., il peso delrunit di volume
del mezzo. Per lungo AB deve risultare
(8.78)
dove
Il
Sa = J oh,a dz
V
e
Il
Rp = C1h.P dz
o
Risolvendo gli integrali si ottiene
Sa = - 2CK
a
11
n Jl + "'2
l
'Y Jl2 K
a
+q" K
a
Q
e
R ::: 2c K Jl + _1 'Y Jl2 K + q K 2
p p 2 p o p
Imponendo la condiZione (8.78), tenendo conto che K
a
= K
p
-I e che i =
::: b tan(1I,/4 + VJ/2) ;: b K
p
%, si ricava l'espressione cercata:
(8.79)
Nella (8.79) i coefficienti Ne' Nq e N,.. prendono il nome di Ufattori di stabili
t4" e valgono
N =2(K *+K V,)
c . p p
2
Nq =K
p
l 1/
N ;:: - (K 12 - K 11)
., 2 p p'
Come si vede, i fattori di stabilit dipendono solo dall'angolo di attrito, oltre
CAP. Vlll- MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 217
MECCANICO DELLE TERRE
che dal tipo di meccanismo di rottura prescelto.
I valori del carico di rottura qp ottenuti con la soluzione basata sulla teo
ria di Rankine sono troppo bassi rispetto all'evidenza sperimentale. Tra le
molte altre soluzioni proposte, la pi utilizzata ai fini pratici quella di Terza
ghi, cui corrisponde il campo di linee di scorrimento riportate in fig. 8.37a,
che fonnalmente conduce ad una espressione identica alla (8.79), nella quale,
per, i fattori di stal;>ilit sono funzioni dell'angolo di attrito diverse da quelle
precedenti (fig. 8.37b).
a)
N
q
N"
-
-
r-:::: i"--
~
.--
N;
,
/
-
~
fJJ =44
0
'\
\
l'
I
N" = 260-
<P =4S
o
'
/ -
N'" = 7S0
I I I
b)
60 50 40 30 20 10 O 20 40 60 SO
Fig. 8.37 - Schema della soluzione proposta da Terzaghi (a) e valori dei fattori
di stabilit (b).
8.11 - Il mezzo plastico incmdente
Come si gi visto accennando al comportamento reologico dei materia
li, il modello di mezzo plastico incrudente caratterizzato dalla presenza di
defonnazioni plastiche, tali cio da non poter essere recuperate durante lo sca
rico, che non detenninano necessariamente il collasso del materiale. Mentre dal
punto di vista fisico ci significa che possibile separare le condizioni di plasti
cizzazione da quelle di rottura, in tennini analitici questa propriet si riflette
nella dipendenza della funzione di plasticizzazione F dalle defonnazioni.
218 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Riferendosi alle terre, il comportamento incrudente di tali materiali
ziato nella figura 8.38 dove sono mostrate le variazioni di volume di un provi
no di argilla in una prova di carico e scarico in condizioni isotrope.
v
pl,
Fig. 8.38 - Deformazioni elastO-plastiche in una prova di compressione e ri
gonfiamento in condizioni isotrope.
Si consideri un generico stato iniziale rappresentato in figura dal punto D. Per
effetto di un incremento della tensione efficace media p', supponendo diman
tenere nullo il valore del deviatore q, il punto relativo non pu che muoversi
lungo la curva di rigonfiamento passante per D. Corrispondentemente, fino a
che il punto non raggiunge B, il materiale subisce solo deformazioni elastiche,
nel rispetto della relazione
v =Vk - k In p'. (8.80)
il punto B si producono anche deformazioni plastiche. Ci facil
mente dimostrabile riferendosi al percorso BCB': se, dopo aver aumentato la
tensione p' fino al punto C, si scarica il materiale fino al punto B', si osserva
un recupero delle deformazioni volumetriche rappresentato dal segmento B' B
H

Pertanto il segmento B B' d la misura delle deformazioni plastiche accumula
te nel ciclo di carico e scarico.
Generalizzando queste osservazioni si pu affermare che se lo stato di
tensione iniziale del materiale caratterizzato da un pun') sulla curva di ri
gonfiamento, lo spostamento di tale punto verso un'altra linea di rigonfiamen
to comporta necessariamente l'accumulo di deformazioni plastiche.
Fintanto che ci si muove sul piano (p', v) la componente plastica delle
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO
219
MECCANICO DELLE TERRE
deformazioni si sviluppa (1) lungo la linea di consolidazione normale
v = N - In p' .
(8.81 )
Il passaggio dal punto D al punto E in fig. 8.38 pu essere effettuato se
guendo vari altri percorsi se si ammette una variazione del deviatore q. Ci
pu essere facilmente mostrato definendo prima la cosiddetta "parete elastica"
(fig. 8.30).
linea dello stato critico
pl
linea di consolidazione
q
normale
Fig. 8.39 - Definizione di "parete elastica".
Per parete elastica si intende il luogo dei punti compresi tra la superficie limite
(superfici di Roscoe, di Hvorslev e piano limite di rottura per trazione) e il ci
lindro avente come direttrice la curva di rigonfiamento e come generatrice una
retta parallela all'asse q. Ogni punto appartenente alla superficie elastica pu
muoversi liberamente su questa provocando solo deformazioni elastiche. Un
punto appartenente ad una parete elastica pu spostarsi su un'altra parete ela
stica solo raggiungendo dapprima la superficie limite e muovendosi anche su
questa (fig. 8.40).
(1) Insieme ad una componente anche elastica.
1
Nel percorso DGKE, ai tratti DG e KE corrispondono deformazioni elastiche
(in questo caso solo distorsioni, essendo tale percorso caratterizzato da p'=cost),
mentre al tratto GK corrispondono deformazioni plastiche..
La definizione di parete elastica permette di ricavare, a livello per ora solo
qualitativo, i percorsi delle tensioni efficaci in diverse condizioni di prova.
Nella fig. 8.41 riportato il percorso delle tensioni efficaci in una prova
triassiale non drenata su un provino di argilla sovraconsolidata isotropicamen
te. Se lo stato iniziale del campione caratterizzato dal punto D, durante la
prova si avranno dapprima deformazioni solo elastiche (tratto DG) e poi,
quando il punto raggiunge la superficie di Roscoe, anche deformazioni elasto
plastiche. Il percorso delle tensioni si arresta sulla linea dello stato critico. Nel
la parte iniziale della prova deve essere rispettata l'appartenenza del percorso
delle tensioni sia alla parete elastica che al piano non drenato passanti per il
punto D; nella parte finale il percorso' delle tensioni si ottiene dall'intersezione
tra la superficie di Roscoe e il piano non drenato.
Nella fig. 8.42 riportato il percorso delle tensioni efficaci per lo stesso
materiale, nelle stesse condizioni iniziali, sottoposto per ad una prova di com
pressione triassiale in condizioni drenate.
Negli esempi precedenti si visto come i percorsi delle tensioni efficaci
siano, in genere, caratterizzati da un tratto elastico ed uno elasto-plastico.
Fig. 8.40 - Spostamento di un punto da una parete elastica ad un'altra.
l
q
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
\
linea di
linea di consolidazione rigonfiamento.
normale
220
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 221
MECCANICO DELLE TERRE
q
Q
I i ~ e ~ dello stato
linea di consolidazione
normale
\
CritICO
Fig. 8.41 ~ Percorso delle"tensioni in una prova non drenata.
q
linea dello stato critico
linea di consolidazione
normale
piano drenato
Fig. 8.42 - Percorso delle tensioni in una prova drenata.
222
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Gli incrementi di deformazione elastica possono essere facilmente calco.;.
lati partendo dall'espressione (8.80). Da questa si ottiene
Sp'
Sv= -k- (8.82)
p'
Sv .
e, tenendo conto che per defmizione SE
v
= - -,si ricava
v
k
SE
v
= --, Sp'.
(8.83)
. vp
Confrontando la (8.83) con la prima delle espressioni (8.84) che esprimono, in
forma incrementale, le deformazioni volumetriche e le distorsioni in campo
elastico,
(8.84a)
l
SE = - Sq
, (8.84b)
s 3G
si ricava la seguente espressione per il modulo di compressibilit volumetrica K':
v p'
K'= -- (8.85)
k'
Tenuto inoltre conto che tra il modulo K' e quello di elasticit trasversale G
sussiste la relaZIone
G 3(1 - 2 v')
-
K' 2(1 +v') .
si ricava
3(1 - 2 v') v p'
G = - - - ~ -
(8.86)
2(1 + v') k
e, pertanto,
2(1 + v') k
SE
s
= 9(1 _ 2 v') -;p;- Sq . (8.87)
. Ricavati gli incrementi di deformazione in campo elastico, associati a de
gli assegnati incrementi' di tensione Sp' e Sq, rimangono da determinare i cor
rispondenti incrementi di deformazione in campo plastico.
Per dare una risposta a questo problema e nel tentativo di inquadrare in un
223
l
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL
MECCANICO DELLE TERRE
modello generale i diversi comportamenti sperimentali osservati, in particola
re i fenomeni di incrudimento, un gruppo di ricercatori di Cambridge, guidati
da K.H. Roscoe, ha intrapreso, negli anni '60, una serie di ricerche che hanno
condotto alla elaborazione del cosiddetto modello di Cam-elay. Tale modello
ha subito varie modifiche negli anni successivi. In questo contesto viene pre
sentato nella sua formulazione originale con l'obbiettivo principale di mettere
in evidenza la semplicit, anche concettuale, del suo impianto e la sostanziale
aderenza al reale comportamento meccanico delle terre coesive, in particolare
delle argille normalmente consolidate e di quelle leggermente sovraconsolidate.
8.12 - Cam-elay
Il modello di Cam-Clay si basa sulle seguenti ipotesi:
- la legge di flusso associata (vale, cio, la regola della normalit);
- la legge di flusso ricavata sulla base del lavoro dissipato durante
la deformazione di taglio.
Questa ipotesi espressa analiticamente dalla relazione
d e
P
q
_...Jl.V_ =M---
(8.88)
dEl> .p.'
;s {\
ottenuta come generalizzazione del modello di Taylor secondo il quale il lavo
ro delle forze esterne integralmente dissipato in attrito durante una deforma
zione di taglio. Nella 'espressione (8.88) l'apice p vule ricordare la natura del
la deformazione che, in questo caso, plastica:
E' opportuno ricordare che la scelta della legge di flusso (8.88) compor
ta, a rigore, la; negazione di ogni distorsione di tipo elastico. Ci deriva infatti,
dall'appena ricordata ipotesi del modello di Taylor che non prevede alcun re
cupero di deformazione se si annulla la sollecitazione di taglio esterna.
Gli incrementi di deformazion plastica sono riportati graficamente nella
fig. 8.43. ,.:!
q,de:
A
B
q'a I-------,.-e------__......
o I I
P p,Ucy
a
Fig. 8.43 - Incrementi di deformazione plastica.
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
224
Mediante la relazione (8.88) possibile determinare l'espressione analitica e l ~
la curva di plasticizzazione, finora indicata solo qualitativamente come interse
zione di una generica parete elastica con la superficie limite (fig. 8.44).
linea dello stato critico
J
I
parete
elastica
q
N
linea di consolidazione
normale
' a d ~
7"'0
q
MI
pl
v
('
tlinea di rigonfiamento
I linea di consolidazione
+normale
pl
Fig., 8.44 - Parete elastica e corrispondente curva di plasticizzazione.
Integrando la (8.88) si ottiene l'equazione
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO
225
MECCANICO DELLE TERRE
q
+ In p' = cost (8.89)
Mp'
La costante di integrazione pu essere ricavata imponendo il passaggio
della curva (8.89) per il punto (Px, ~ = Mpx) che rappresenta lo stato criti
co (fig. 8.45).
q
/
/
X/
p ~
Fig. 8.45 - Curva di plasticizzazione secondo il modello di Cam-Clay.
Sostituendo tali valori nella (8.89) si ottiene
l + In Px =cost
e quindi
q . p'
--+ln-=l. (8.90)
Mp' Px
Per ricavare l'espressione completa della curva di plasticizzazione occorre
imporre che la sua proiezione sul piano (p', v) corrisponda alla linea di rigon
fiamento passante per il punto (Pk, vx) e che il luogo dei punti X rispetti
l'equazione della linea dello stato critico. Queste condizioni danno luogo alle
relazioni
Vx = vK - k In Px =v + k In p' - k In Px
(8.91)
Vx = r - }dn Px ; ~ = M Px
(8.92)
Eliminando Vx e Px dalle (8.90), (8.91) e (8.92) si ricava in conclusione la re
lazione
'l
l
j
l
l
l
Fig. 8.46 - Famiglia di curve di plasticizzazione.
L'espressione (8.93), o meglio quella ricavata esplicitando il volume specifico
(8.96)
(8.94)
(8.95)
(8.93)
q
linea dello stato
critico
ov = .-:.. X 6p' _ (X k) 6q + (X k)q 6p'
p' Mp' Mp' 2
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Mp'
q = (r + X- k - V - XIn p')
X-k
N-r=X-k.
che rappresenta la variazione totale del volume specifico, sia elastica che pla
stica, connessa con gli incrementi op' e oq delle tensioni applicate. Tenuto
conto che, per la (8.82), in campo elastico si ha
Tenuto conto che la superficie limite interseca il piano (p', v) lungo la linea di
consolidazione nonnale, dove q =Oe v = N - XIn p', dalla (8.93) si ricava, co
me conseguenza del modello, l'uguaglianza
linea di consolidazione
normale
che rappresenta l'equazione completa di una generica curva di plasticizzazione.
Alcune curve di plasticizzazione sono riportate nella fig. 8.46.
. (X -k)
v =r + X- k - XIn p' q
Mp'
pennette di ricavare agevolmente gli incrementi di deformazione plastica. Dal
la (8.95) si ottiene infatti
226
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO
227
MECCANICO DELLE TERRE
eS p'
eSv
e
= -k -- ,
p'
per differenza si ottiene
eSvP == eSv - eSv
e
= - - [(M- eSp' + eS q]
Mp ..p.
e, quindi,
= - --=
v
(8.97)
L'incremento di distorsione plastica si ricava infine dalla legge di flusso (8.88)
e vale
l
eSp - ---- c5p (8.98)
s M-q/p' v
8;13 - Esempi di impiego del modello di Cam-Clay
.. Allo scopo di mostrare l'impiego, nel seguito verr utilizzato il modello
di Cam-Clay per la previsione del comportamento di un'argilla leggermente
inprove triassiali drenate e non drenate.
Si supponga di riferirsi ad un IJ;1ateriale avente le seguenti caratteristiche
M = 1.02
r = 3.17 (per p' = l kN/m
2
)
= 0.20
N = 3.32 (per p' = 1 kN/m
2
)
k = 0.05
v' = 0.25
e caratterizzato dalle seguenti condizioni iniziali:
= 200 kN/m
2
=100 kN/m
2
qo =0.
Ci si propone di ricavare i diagrammi (q, fa) e (v, fa) corrispondenti ad
una prova di compressione triassiale in condizioni drenate e i diagrammi
(q, fa) e (u, fa) per un'analoga prova, per in condizioni non drenate.

228
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
a) condizioni drenate
In condizioni drenate, il percorso di carico in tennini di tensioni efficaci
durante la fase di rottura individuato dalle relazioni
ai = cost
6q/6p' =3
qu =M ~
dove il pedice u vuole indicare le condizioni ultime, corrispondenti al raggiun
gimento dello stato critico.
Con riferimento alle condizioni iniziali del problema in esame risulta per
tanto (fig. 8.47):
_
Mp'
o
(8.99)
qu - I-M/3
.q
pl pl pl
o U
Fig. 8.47 - Percorso delle tensioni efficaci in una prova di compressione trias
siale drenata.
Tenuto conto della non linearit del modello, necessario procedere in
modo incrementale, suddividendo !'intero percorso di carico in un certo nu
mero di intervalli 6q (e, quindi, 6p') e calcolando per ciascuno di questi i
corrispondenti incrementi di defonnazione.
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 229
MECCANICO DELLE TERRE
Gli incrementi di defonnazione elastica sono dati dalle relazioni
k cSp'
cS e = --
v V p'
2 k(l + v')
cS e = cSq
s 9vp'(1 ~ 2 v') .
che devono essere impiegate quando il punto (q, p') giace al di sotto della
curva di plasticizzazione (fig. 8.48).
q
qu I---------....JL
q
p'
'I
pl
C
q
- ="1 =cast
pl
pl
Fig. 8.48 - Posizione del generico punto P(q, p') sul percorso di tensione.
Quando il punto P raggiunge la curva di plasticizzazione, la cui espres
sione in funzione di p ~
q p'
- ~ + l n - = O (8.100)
Mp' p ~
si producono defonnazioni elastoplastiche. Queste possono essere ricavate
trami te le espressioni
cS = cS + cS p
v v v
cS = cS e +cS p
s s s
essendo, come.si gi visto,
230 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
-k
8e
P
=
[(M -T}) 8p' + 8q]
v
Mvp'
l
8e
P
= 8e
P
s
M-T}
v
q
ed avendo posto T} = -,-.,
.. p
Occorre osservare che il modello di Cam-Clay comporta, a rigore, 8e: =O.
Ciononostante, poich la risposta del modello risulta, ai fini pratici, pi soddi
sfacente, nel seguito tale componente verr portata in conto.
n modo pi. conveniente di controllare se il punto P si trova al di sotto
della curva di snervamento o su di essa quello di verificare il segnorlella dif
ferenza (Pv - p'), il cui significato ricavabile dalla fig. 8.49, e di portare in
conto anche gli incrementi di defonnazione plastica non appena (Pv ~ p') O .
Il valore di Pv si ricava immediatamente dalla relazione (8.1 00) e si esprime
nella fonna
Dopo che il punto P ha raggiunto la curva di snervamento, per ogni incremen
to di tensione si produce una espansione della curva stessa, dovuta all'incrudi
mento positivo del materiale (fig. 8.49). Ci comporta che ogni valore corren
te p' coincide con Pv (P =Y in figura 8.49).
Le relazioni precedenti, insieme a quelle che definiscono gli invarianti di
pl pl
o
Fig. 8.49 - Espansione della curva di plasticizzazione.
o
f-
n
l.
rl
.1
11
di
CAP. VIII- MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 231
MECCANICO DELLE TERRE
defonnazione in condizioni di simmetria radiale,
= 3
2
- ,
dalle quali si ricava
= 3
I
+ ,
pennettono di risolvere il problema posto. Il risultato dell'applicazione del
modello di Cam-Clay riportato nella tab. 8.11, ottenuta dividendo il percorso
di carico in 5 successivi incrementi. Risulta allora
q MPo'
= T = 5(1-M/3) =30.91 kPa
e
= = 10.3 kPa.
Tab. 8.I1 - Modello di Cam-Clay: previsione delle deformazioni in una prova
triassiale drenata.
q . p' py 6E
y
e
6 E
S
e
6E;v 6e;
6Ey 6ES E
y Ea
7J
(kPa) (kPa) (kPa) (%) (%) (%) (%) (%) (%) (%) (%)
O 100. O 200.0 O O
30.91 nO.3 0.280 152.0 0.224 0.374 0.224 0.374 0.224 0.45
61.82 120.6 0.513 121.0 0.204 0.340 0.204 0.340 0.428 0.86
92.73 130.9 0.708 130.9 0.187 0.312 1.825 3.60 2.01 3.910 2.440 5.40
123.64 141.2 0.876 141.2 0.176 0.293 1.7 n 5.48 1.88 5.780 4.320 11.80
154.55 151.5 1.020 151.5 0.166 0.277 1.536 10.67 1.70 10.950 6.020 23.30
b) condizioni non drenate
In condizioni non drenate, il percorso delle tensioni efficaci non noto
a priori e deve essere ricavato come risposta del modello alla imposizione
della condizione y =Oe v =V
o
.
232
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
Nel caso generale di materiale leggemlente sOHaconsolidato, il compor":
tamento del modello sia di tipo elastico che elasto-plastico. La separazione
fra i due comportamenti individuata, nel piano q, p', da una curva che si ot
tiene intersecando la superficie limite del materiale con un piano non drena
to. In tal modo si ottiene l'espressione
p'
:!1..- + In - =O
M -k
dove =e(N -valt" la pressione equivalente.
Per come stata costruita, tale curva giace sulla superficie limite del
materiale ma non pu essere considerata come un dominio di snervamento.
Non potendosi manifestare deformazioni plastiche all'interno di tale curva,
la condizione di deformazione a volume costante comporta che in fase elastica
si abbia"
'k eSp'
-=0
V
o P
,
e che pertanto l'unico percorso di tensioni efficaci possibile sia quello vertica
le, per il quale p' =cost = .
In queste al crescere dello stato di tensione applicato dall'esterno,
e che per unaprova a pressione di cella 03 =cost soddisfa la relazione ..
dq/dp=3,
dovranno aumentare anche le pressioni interstiziali, con incrementi
eSu = eSp - eSp' =eSq/3 .
Corrispondentemente, le deformazioni risultano
eS v =O
2 k(1 + v')
eS = eSq .
s 9v
o
p'(l-2v')
Per un valore caratteristico del livello di tensione
M l
T/ = T/y = _ k n p;
il percorso di tensione interseca la curva di plasticizzazione del materiale e de
termina l'insorgere- di deformazioni plastiche. In questo caso la condizione
l
.,
l
>,
e
le
CAP. VIII - MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO 233
MECCANICO DELLE TERRE
5 v =Ofornisce l'incremento 5p' della tensione efficace per un assegnato valo
re di 5q. Si ha infatti:
-k k 5p'
5 v = [(M - 11) 5p' + 5q] + - - = O
M p'v
o
V
o
p'
e, quindi,
l
5p' = - 5q.
(M - 11) + Mk/( - k)
Gli incrementi di pressione interstiziali risultano
5u = 5q - 5p'
3 .
In presenza di deformazioni plastiche, gli incrementi 5 s in condizioni non
drenate possono essere calcolati tramite la relazione
l l
5 = 5 + 5 p = 5 e + 5 p = 5 - 5 e
s s S S M-11 v S M-11 v
dove si tenuto conto che = - 5:.
Si pu infine osservare che il materiale raggiunge le condizioni ultime per
Con riferimento alle condizioni iniziali del materiale in esame, si ottiene:
,
V
o
=N - In - k In -.R;-- =:= 2.295 ;
Pc
=e = 168.17 kPa;
M p'
11Y= =0.707;
-k p
q ="
.,y
. p' = 7 07 kPa'
, Y o'
qu =M =81.03 kPa.
Dividendo anche in questo caso il percorso delle tensioni in 5 incrementi suc
---
234
LEZIONI DI MECCA"JICA DELLE TERRE
cessivi, di cui il primo detennina solo deformazioni e;dstiche
tSql = 70.7 kPa ,
mentre i successivi producono anche la plasticizzazione del materiale e valgono
tSq = 2.58 kPa ,
si ottengono i risultati riportati nella tabella 8.111:
Tab. 8.III - Modello di Cam-Clay: previsione delle defonnazioni e delle pres
sioni interstiziali inuna prova triassiale non drenata.
"
. op' p' ou u
o
op
s
a
tkPa) (kPa) (kPa)
11
(kPa) (kPa) (%) (%) (%)
O 100 O O O
70.70 O 100 0.707 23.57 23.57 0.856 0.856
73.28 -3.95 96.05 0.763 4.81 28.38 0.031 0.275 1.162
75.86 - 4.32 91.73 0.827 5.18 33.56 0.033 0.381 1.576
78.44 - 4.84 86.88 0.903 5.70' 39.26 0.034 0.595 2.205
81.02 - 5.64 81.23 0.990 6.50 45.76 0.036 1.020 3.261
,
:1
...
APPENDICE A
TENSIONI INDOTTE IN UN MEZZO ELASTICO
237 APPENDICE A - TENSIONI INDOTTE IN UN MEZZO ELASTICO
APPENDICE A
TENSIONI INDOTTE IN UN MEZZO ELASTICO
A.l. CARICHI CONCENTRATI
A.l.i. Problema di Kelvin
Carico concentrato agente iIi un mezzo indefinito (fig. A.I)
r
r
l'\.'\.
I "R
Z I '\.
I '\.'\.
I '\. A
L----"e
Z
r
FIG. A.I
Nel punto A si ha:
p [ ~ + (1 - 2v) Z]
a
z
=
81T(1-V) R
S
R
3
p
81T(1 - v)
P(1 - 2v)
81T(1 - v)
El
P
= ---
81T(1 - v)
2(1 + v) Z
R
3
p
= T
rz
81T(1 - v)
P(1 + v) [ Z2 J
Oz - ----- 3-4v+
81T(1 - v) ER . R
2
238
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
P(l + v)
rz
81T(1 - V) E
A.l.2. Problema di Boussinesq
Carico concentrato agente nonnalmente al piano limite di un semispa
zio (fig. A.2)
r
t\ Wffi
1\\
I \ R
E,v
I \
Z I \
I \\
I \
L ~ A
r
FIG. A.2
Nel punto A si ha:
3pz
3
Oz =
21TR
s
p
[ - 3r
2
z
(l - 2v) R J
+
Or =
R
3
21TR
2
R +z
(l-2v)P [ ~ _
00 =
21TR
2
R R :zJ
(l + v) pz
e
=
1TR
3
3Prz
2
T
rz
=
27TR
s
PU + v) [ Z2 J
21TER 2(1 - v) + R2
PO + v) [ ~ _ (1 - 2v) r l
21T ER R
2
R + z J
APPENDICE A - TENSIONI INDOTTE IN UN MEZZO ELASTICO 239 .
A.l.3. Problema di MindIin
Carico concentrato agente all'interno di un semispazio, normalmente o
parallelamente al piano limite (fig. A.3)
~ \
1\
I
I \
I \
I
\
I
\
WJ@
I
\
\
WJ@
I
\
I
E,v
:l
I
\
\
\
I
\ R
2
\
\
Q
\
\
"
" R
1
\
I
I "
\
I
"
""
,,\
L __r_ - - ~ A
c
c
r =J x
2
+y2
Rl =..j r
2
+ (z - cP
R
2
=..j r
2
+ (z +C)2
Z
La direzione di Q la
stessa dell'asse x.
FIG. A.3
- I caso: carico concentrato normale al piano limite
Nel punto A si ha:
-p [(l-2V)(Z-C) _ 3x
2
(z-c) +
a
x
=
81T(l - v) Rt R ~
(l - 2v) [3(z - c) - 4v(z +c)]
+ +
R ~
3(3 - 4v)x
2
(z - c) - 6c(z + c) [( l - 2v) z - 2vc]
+
R ~
30cx
2
z(z + c) 4(.1 - v) (l - 2v)
x
R ~
R
2
(R
2
+ z+c)
240 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
2
x (1 _. x . X 2
R
2
(R
2
+ z + C) - J
-p [ (1- 2V) (z- C) _ 3y
2
(z - c) +
a
y
=
81T(1 - V) . Rt Ri
(1-2v)[3(z-c)"':'4v(z+c)]
+3 +
R
2
3(3 - 4V)y2(Z - c) - 6c(z + c) [O ..... 2v) z -2vc] :
+

30 cy2 z(z+ c) 4(1-v)(1-2v)
x
Ri
R
2
(R
2
+ z + c)
'yZ y2 ),1
X
(
1- R (R +z + c) - J
2 z
= - p [_ (1 - 2v) (?: . (Z,:'-c)', '+ '
.oz 81T(1 - v) , . . R3 + 'R3" .
l .' Z
3(z - C) 3(3 -" 4v)z(z + c)z - 3c(z + c) (5z c)
+
R
S
. l

,
30 cz(z .+ C)3 ] .
. . R7
. 2
- p [ (1 - 2v) .cz - c) (1 - 2v)(z t 7c)
+
87r(1 ..... V)

4(1- v) (l - 2v)
+-----
R
2
(R
2
+z+c)
6c(l- 2v) (z + C)2 - 6c
2
(z + c)- 3(3 - 4v)r
2
(z - c)
+ +

_ 30cr
2
z(z + c) l
J
l
APPENDICE A - TENSIONI INDOTTE IN UN MEZZO ELASTICO 241
0 =
_
- P(l - 2v) [Z - C (3 - 4v) (z + c) - 6c
3 + 3 +
811"(1-v) R} R
2
4(1 - v) + 6c(z + C)2 _ 6c
2
(z + c) ]
R
2
(R
2
+ z + c) (1-
T
yz
=
- Py
811"(1 - v)
[
-
(1 - 2v)
Rf
1 - 2v


3(z - C)2
---....

+
3(3 - 4v) z(z + c)

3c(3z + c)
30 cz(z +C)2]
Ri
- Pxy _ 3(z-c)
3(3 - 4v) (z - c) +
=
[
81T(1 - v)

+ 4(1 - v) (l 2v)
(R
2
+ z +c)
(
R
2
1
+ z + c
+ _1_)
R
2
+
. 30cz(z + C)]
Ri
T
zx
=
-Px
81T(1 - v)
[
1- 2v
R1
+
1 - 2v

-
3(z - C)2
.
Rj
+
3(3 - 4v) z(z + c) - 3c(3z + c)

30cz(z + C)2]
Ri
T
rz
-
.... Pr
81T(l - v)
[1
-
- 2v
R1
+
1 - 2v

-
3(z - C)2
.
R
S
1
+
3(3 - 4v) z(z + c) .... 3c(3z + c)

_ 30cz(z + C)2 ]
.
=
__P_r__ [ z C
161TGO - v) R1
40 v) (1 - 2v)
+
R
2
(R
2
+ z + C)
(3-4v)(z-c)
+ 3
R
2
6cz(z + C)]
5
R
2
+ ..
242 LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
p [ 3 - 4v + 8(1 - V)2 - (3 - 4v) +
1611"G(1 - v) Rl R
2
(z - C)2 (3 - 4v) (z + C)2 - 2cz 6cz(z + C)2]
+ 3-+ 3 + 5
R
1
R
2
R
2
- II caso: carico concentrato parallelo al piano limite
U = -Qx [_ (1-2v) + (1-2v)(5-4v)
3x
2
--+
x 811"0 - v) .
Ri
3(3 - 4v)x
2
4(1 - v) (l - 2v)
X

R
2
(R
2
+ z + C)2
6c

+
(
3c - (3 - 2v) (Z + c) + -.."....- J

-Qx (l-2v) (1-2v)(3-4v) 3
y
2
Oy =
[ 3
+ 3 --+
811"(1 - v)
R
1
R
2
Ri
3(3 - 4V)y2

: ( y2. (3R
2
+ z + c) )
x l - - +
RHR
2
+z +c) .
5
y z
6c ( 2
+ -s c - (1 - 2v) (z + c) + :2
R2 . R
2
-Qx (l - 2v) _ (1 - 2v) 3(z - C)2
U
z
=
+
[
811"(1 - v)
Ri
3(3 - 4v) (z + C)2 6c (
------- + c +(1-2v)(z + c) +

+ 5 )]
APPENDICE A - TENSIONI INDOTTE IN UN MEZZO ELASTICO 243
-Qxy
[-
3(z - c) 3(3 - 4v) (z + c)
=
7
yz
+
87T{1- v)
Ri
6c (
+
- 1- 2v + C)J

-Qy 2v) (l - 2v) 3x
2
[-
(l -
--
T
XY
= + +
87T(l - v)
Rt Ri
3(3 - 4v) x
2
4(1 - v) (1 - 2v)
x

R
2
(R
2
+ Z + C)2
x
2
(3R
2
+ Z + C)) _ 6 cz
X
(1 - (I -
(R
2
+ Z +c) .
-Q
[_ (1-2v)(z-c)
(1-2v)(z-c)
T
zx
=
+ +
87T( l -:- v)

3x
2
(z - c) . 3(3 - 4v)x
2
(z + c)
-
+

2
6c ( 5x. Z,(Z2 + c)
- -s z(z + c) - (1 - 2v)x
2
- -...,....",....--
R
2
- . R
2
Q [ (3 - 4v) l x
2
(3 - 4v) X
2
+ - + -. + --.-...;...- +
Px =
167TG(l - V) R
1
R
2
Rt .
2cz
3X2
4(1 - v) (1 - 2v)
+-
(
1---
)
+ ----....,;....----.;- x

R
2
+ Z + c
Qxy
_1_ + .....;(_3_-_4_v,;....) __6_cz_ +
[
167TG(l - v)
R1
4(1 - v) (1 - 2v) J
R
2
(R
2
+ Z + C)2
244
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
(3 - 4v) (z - c)
Qx [ z - C
pz = +
167TG(l -V) R ~
R
2
3
6 cz(z + c) 4(1 - v) (1 - 2v) ]
- +
R ~ R
2
(R
2
+z +c)
A.2. CARICHI RIPARTITI
A.2.2. Carico ripartito uniformemente lungo una linea appartenente al piano
limite di un semispazio e agente normalmente a tale piano (fig. A.4)
K @M/3.
l'
\.
E,V
I 'R
z I ,
I '\
I ,
L _ - - ~ A
x
FIG. A.4
Nel punto A si ha:
2p x
2
z
2p Z
01 == OR = -
x ~ = = -;- R4
R
2
7T
2p Z3
z == -- -
7T R
4
2pv Z
p Z
Oy Tmax = - R
2
7T .
2p xz
2
T == -- --
xz 7T R
4
A.2.3. Carico uniformemente ripartito su una striscia indefinita del piano li
mite di un semispazio (fig. A.S)
APPENDICE A - TENSIONI INDOTTE IN UN MEZZO ELASTICO
145
E,v
z
x
FIG. A.S
Nel punto A si ha:
a
z
= l [a + sin a cosCa + 213)]
1f'
a
x
= l [a - sin a cosCa + 213)]
1f'
2p
a = -- va
y
1f'
P
Txz = - sin a sin(a + 213)
1f'
al = l (a + sin a)
1f'
a3 = ~ (a-sin a)
1f'
p
= - sin a T
max
1f'
A.2A. Carico uniformemente ripartito su un cerchio del piano limite di un se
mispazio (fig. A.6)
246
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
2R
E,'V
.A
z
FIG. A.6
Nel punto A si ha:
0,= p [l -(l+ :R/Z)2 )IJ
p [ 2(1 + v)z
Z3
or=oe=2 (1+2v)'- (R
2
+Z
2
)1/
2
+
(R2 + Z2)3t2
J
2
2p R(1 - v ) [Z/R J
o = . [v' l + (Z/R)2 - z/R]' 1 + rJ 2
z E 2(1 - v 1 + (zl R)
A.2.S. Carico unifonnemente ripartito su un rettangolo del piano limite di
un semispazio (fig. A. 7)
y
E,'V
J
-I
P[FL-
2
]
r
L
x
R
I
= V L
2
+ Z2
A R
2
= VB
2
+ Z2
z
R
3
=VL
2
+B
2
+Z2
FIG. A.7
I
247
I
In un punto A posto lungo la verticale passante per un angolo del corpo di ca
rico si ha:
~
APPENDICE A - TENSIONI INDOTTE IN UN MEZZO ELASTICO
p LBz
[ tan- l ( zL:, ) +
a
z
= 21T
( ~
+ ~ i ) ]
R
3
P
LBz ]
a
x
=-
[tan-
1
( LB
21T Z R
3
)-
Ri R
3
P
LBz ]
[ tan- l ( zL:' )
a
y
= 21T
R ~ R
3
P
T
xz
= 21T
P
T
yz
= 21T
z.
P
---Z
T
xy
= 21T
R
3
2
5
z
= ~ B (l - v ) (Cl - \ ~ ~ C2 )
2 2 2 2
I ( vi I + m + n + m vi I +m + n + l )
Cl = - In + m In """"':====i==::::;:::--
2 2
21T J I + m
2
+ n2_ m J I +m + n - l
n
C
2
- tan-
1
( m )
21T nJ I + m
2
+n
2
m=L/B
n =z/B
248
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
A.3. CORPO DI CARICO INFINITAMENTE RIGIDO DI FORMA ELLIITI
CA SUL PIANO LIMITE DI UN SEMISPAZIO (fig. A.8)
p
x
z
a
z =
b
y
A
z
FIG. A.8
La pressione di contatto vale:
p
Gzc = 2
l
X 2 Y 2
l - -
a b
In un punto A lungo l'asse del corpo di carico si ha:
2 2 2 2 2 2
G = ~ [ (1 + Z ) (1 + n Z~ ) + Z (l + n Z ) + nZ (1 + Z~ ) J
z 2 [(1 + n
2
Z
2
) (1 + Z2)] 312
P [ e
2
- (l - v) (l + n
2
Z2 )2 ]
G
x
= 2e
2
n(1 +n2Z2)[(l+n2Z2)(1+z2)f/2+ (1-2v)
Pn [ e2 + (1-2v)n
2
(1 + Z2)2 ]
G = - (1 - 2v)
y . 2e
2
n(1 + Z2 ) [(1 + n
2
Z2) (1 + Z2 )]1
/2
APPENDICE A - TENSIONI INDOTTE IN UN MEZZO ELASTICO :249
A.4. CORPI DI CARICO SU UNO STRATO DI LIMITATO SPESSORE
A.4.1. Carico uniformemente distribuito su una striscia indefinita (fig. A.9)
B
E,v
z
h
A
FIG. A.9
I 1.6
In un punto A posto sulla ver
ticale passante per il bordo del cor
po di carico si ha:
p
a
z
= - la
Tr
6 = ph Ir
z
TrE U
I coefficienti di influenza la e 1
6
so
O.
no riportati nella fig. A.I O.
O. 0.1 Q2 0.30.40.5 B/h
h /B 2. 1.5 1. 0.5 O.

1.4 1.4
<5 1.4
1.2
1.0
0.8
0.6
0.4 -+--IIlh"'--+--+--+---+--+
0.2 +W--I--+---+---\---\--+---+-""t-----1
1.2
1.0
1.2
1.0 --+-----+-----1
0.8
0.6
0.4 +-t--1UH-;--+
/
0.8
0.6
0.4
v=0.2
0.2 0.2
Q Q
O. 0.1 0.20.3 0.40.5 B/h O. 0.1 020.3 040.5 B h
h/B 2 1.5 1. 0.5 O. h/B 2 15 1.
0.5 O.
FIG.A.IO
r
E,v
2 1----1--,6I!"'"
OO 0.1 0.20.30.40.5 Gz/p
z
FIG. A.II
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
h
250
Le tensioni indotte in punti posti sotto l'asse o il bordo del corpo di carico so
no ricavabili dai diagrammi di fig. A.I2.
2
FIG. A.I2
A.4.2. Carico uniformemente distribuito su un'area circolare (fig. A.II)
o 0.2 0.4 0.6 0.8 1. Gz/p
O .-------,---.,-------..,---.-----
4
h
4
h=4
"'-=4
zR
.!: = 1
hr6
r
-=0
I
R
R
6
v=O.
6
h
v =0.3
-=6
%R
R
z
z
-
R
R
1
APPENDICE A - TENSIONI INDOTTE IN UN MEZZO ELASTICO 251
A.S. CORPI DI CARICO AGENTI SUL PIANO LIMITE DI UN SEMISPAZIO
CON MODULO ELASTICO CRESCENTE LINEARMENTE CON LA
PROFONDITA'
A.S.l. Carico unifonnemente distribuito su un'area circolare (fig. A.13)
r
z z
FIG.A.13
Il cedimento Oz (r =O) del corpo di carico ricavabile dai diagrammi di
fig. A.14, mentre i valori del cedimento oz(r) sono riportati nella fig. A.IS.
10
1'=0
o
Il
..
1
10-
1

10-2
10-
3

10-
4

10-
5

10-
4
10-
3
10-
2
10-
1
1 10
FIG. A.14
r / b 2.5
--
11 =0.33
11 =0.5
2.0
2.0 r /b 2.5
--
--
E(z) =E
o
( 1 + ; )
1.5
1.5
1.0
lO
FIG.A.16
z
0.5
LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE
0.5
= O. 01----+->'
O.l----v-y
1----++--.r
10
B
O
O.
1.
O.
O.
b
z
( r>
b
z
(r =0>
0.5
1.
FIG. A.15
= 0.0001--+-...... ...,........
b
z
(r> 0.01--""-'
0.1-----+1''''/
bz(r=O> 1---...,...,0/

0.5
A.S .2. Carico uniformemente distribuito su un'area rettangolare (fig. A.16)
Il cedimento 8
c
del vertice del rettangolo ricavabile dai diagrammi di
fig. A.17
252
APPENDICE A - TENSIONI INDOTTE IN UN MEZZO ELASTICO 253
1.2
O. 10 -r---------------,
v=O
1.0
0.08
v= 1/3
~
--
0.8
C\I
0.06
-

o
I
0.6
v = 1/2
1&1
-
0.04
CO
Q. 0.4 v=O
11= 1/3
0.02
v = 1(2
0.2
o.
FIG.A.17
1234567891
L/B
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
L/B
INV. ~ 0 3 0
Finito di stampare aprile 1985 - Tipografia E.S.A. Editrice s.r.l.
(00184) Roma - Via della Polveriera, 13 - Te!. (06) 465197