Sei sulla pagina 1di 535

Basic Frames

Sito ottimizzato per Internet Explorer 5 risoluzione schermo 1024x768

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/ (1 di 2) [09/10/2002 12.19.29]


Basic Frames

web designer

Ing. M.Corradi
e-mail

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/ (2 di 2) [09/10/2002 12.19.29]


CAPITOLO-1 INTRODUZIONE

1. INTRODUZIONE

INDICE

1.1 PREMESSA

1.2 TRAVI LABILI, ISOSTATICHE ED IPERSTATICHE

1.3 UN CENNO SULLE AZIONI ALLE QUALI PUO' ESSERE ASSOGGETTATA UNA TRAVE

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo1/index1.htm [09/10/2002 12.19.44]


CAPITOLO-1 Introduzione

1. INTRODUZIONE

1.1. PREMESSA
La Scienza delle Costruzioni è la disciplina di base dell'ingegneria strutturale. Essa si colloca a
valle di quasi tutti gli insegnamenti fondamentali comuni a tutti i corsi di laurea dell'ingegneria e
può esser vista come lo sviluppo, in senso ingegneristico, della meccanica razionale. Infatti la
Scienza delle Costruzioni prende le mosse dalla meccanica del continuo con i capitoli riguardanti
lo studio della deformazione, dello stato di tensione, dell'equilibrio elastico, ecc.

Inoltre riprende, per evidenziarne gli aspetti maggiormente applicativi, alcuni classici argomenti
della meccanica razionale quali la statica e la geometria delle masse.

Requisito importante, per seguire con profitto queste lezioni, è una buona conoscenza dei
contenuti dei corsi di Analisi Matematica I e II, di Geometria, di Fisica I, nonché del corso di
Meccanica Razionale.

Lo scopo principale del corso è quello di fornire, con riferimento agli organi resistenti delle
costruzioni e delle macchine, gli strumenti per valutare
1. La sicurezza
2. La funzionalità

1. Verificare la sicurezza significa controllare che gli organi resistenti di una costruzione siano in
grado di sopportare, per tutta la durata della loro vita, i carichi che su di essi graveranno, senza
che si verifichino eventi traumatici quali possono essere il crollo totale o parziale.

2. Verificare la funzionalità significa controllare che la risposta degli organi resistenti ai carichi sia
compatibile con un corretto esercizio.
Per la prima verifica occorre conoscere lo stato di cimento del materiale con cui è realizzato
l'organo resistente e confrontarlo con la resistenza dello stesso materiale.

La seconda verifica molto spesso si esaurisce controllando che la deformazione dell'organo


resistente sia compatibile con le funzioni che esso è chiamato a svolgere durante l'esercizio.

Frequentemente parleremo di strutture, intendendo con ciò riferirci ad un solido avente la


funzione di resistere alle azioni cui è assoggettato nel corso di tutta la sua vita. Le strutture sono
inserite nelle costruzioni ed hanno il compito di riportare al terreno di fondazione, o più in
generale ai vincoli, le azioni cui sono sottoposte.

Vedremo che per valutare la sicurezza e la funzionalità di una struttura occorre conoscere

• la geometria della struttura


• il materiale con cui è realizzata
• i vincoli a cui è assoggettata
• i carichi a cui è sottoposta

Gran parte dei problemi della Scienza delle Costruzioni sono problemi di equilibrio ad iniziare
dalla determinazione di tutte le forze agenti su di una data struttura, ivi comprese cioè le reazioni
offerte dai vincoli che non sono generalmente note. La determinazione delle reazioni vincolari è
stato oggetto di studio anche nell'ambito della statica dei corpi rigidi dove tuttavia sono risultati

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo1/1_1.htm (1 di 2) [09/10/2002 12.19.52]


CAPITOLO-1 Introduzione

evidenti alcuni limiti sui quali ci soffermeremo nel paragraffo che segue.

successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo1/1_1.htm (2 di 2) [09/10/2002 12.19.52]


CAPITOLO-1 INTRODZIONE

1. INTRODUZIONE

1.2. TRAVI LABILI, ISOSTATICHE ED IPERSTATICHE

Riprendiamo un argomento già trattato nel corso di meccanica razionale: la statica dei corpi rigidi
vincolati. Più in particolare, con riferimento a questi solidi che per la particolare forma sono
denominati travi si vuole evidenziare quali siano i limiti propri della statica dei corpi rigidi.
Si definisce trave, un solido di forma allungata, ossia con una dimensione prevalente sulle altre
due, che si può pensare come generato dal movimento di una figura piana il cui baricentro G
percorre una linea che è sempre ortogonale al piano della stessa figura.

I vincoli che considereremo sono, salvo avviso contrario, bilaterali, indipendenti dal tempo e privi
di attrito. Essi, a seconda del numero di gradi di libertà che tolgono alla trave cui sono applicati,
si classificano in vincoli semplici o composti. I primi tolgono un solo grado di libertà i secondi ne
tolgono due o più.

Con riferimento al caso dei moti rigidi piani e quindi alle travi piane, il vincolo semplice o
elementare, in altre parole, in grado di togliere un solo grado di libertà, è costituito da un'asta
incernierata alle estremità denominata biella o pendolo (v. Fig. 1.1a), equivalente al carrello (v.
Fig.1. 1b). La cerniera invece è un vincolo composto che

Fig. 1.1a: Pendolo Fig. 1.1b: Carrello Fig. 1.1c: Cerniera

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo1/1_2.htm (1 di 6) [09/10/2002 12.20.51]


CAPITOLO-1 INTRODZIONE

Fig. 1.1d: Glifo Fig. 1.1e: Incastro

toglie due gradi di libertà (v. Fig. 1.1c) e consente soltanto la rotazione attorno all'asse passante
per il suo centro e normale al piano. Il glifo, detto anche incastro scorrevole o bipendolo, (v. Fig.
1.d) è parimenti un vincolo doppio che consente una sola traslazione ed infine si cita l'incastro (v.
Fig. 1.1e) che è un vincolo che non consente alcun movimento e che toglie quindi, nel piano, 3
gradi di libertà.

I vincoli, per impedire i movimenti, reagiscono con azioni denominate reazioni vincolari. Ad
esempio il pendolo è in grado di reagire con un forza diretta secondo il suo asse e di qualsiasi
intensità, mentre la cerniera è in grado di reagire con una forza qualsiasi passante per il centro
della stessa cerniera. Nella figura 1.2 sono indicate le reazioni che i vincoli più comuni sono in
grado di esercitare, sempre con riferimento al caso piano.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo1/1_2.htm (2 di 6) [09/10/2002 12.20.51]


CAPITOLO-1 INTRODZIONE

Fig. 1.2c: V 0, H 0,
Fig. 1.2a: V 0, H=M=0 Fig. 1.2b: V 0, H=M=0 M=0

Fig. 1.2e: V 0, H 0, M
Fig. 1.2d: V 0, M 0, H=0
0

Le reazioni vincolari di un corpo rigido soggetto ad assegnate forze attive, sono in genere
incognite e devono perciò di volta in volta essere determinate imponendo innanzi tutto l'equilibrio
a tutte le forze esterne, ossia forze attive e reazioni vincolari.

Un primo problema fondamentale che la Scienza delle Costruzioni deve risolvere è proprio quello
della ricerca delle reazioni vincolari. Per fare ciò occorre stabilire, per prima cosa, se i vincoli
sono insufficienti, ed in tal caso la struttura è labile, ossia cinematicamente indeterminata.
L'equilibrio è allora impossibile, a meno che non si incontrino particolari sistemi di forze attive.
Non esistono in generale reazioni vincolari in grado di assicurare l'equilibrio e perciò il corpo si
metterà in movimento.

Organismi di questo tipo, detti catene cinematiche o sistemi ipostatici, sono privi di interesse per
la Scienza delle Costruzioni, mentre vengono studiati nell'ambito della meccanica applicata alle
macchine.

Se il numero di vincoli semplici imposti al corpo rigido sono nel numero strettamente necessario
per fissarne la posizione nella varietà a cui esso appartiene, tre nel piano e sei nello spazio, e se
naturalmente tali vincoli sono "ben disposti", ossia sono traducibili in altrettante equazioni
indipendenti nelle coordinate dei punti vincolati, allora il problema si dice isocinematico. Le
componenti di reazione vincolare incognite corrispondenti alle condizioni di vincolo sono quindi
nello stesso numero delle equazioni d'equilibrio dei sistemi rigidi e possono perciò essere
determinate in modo univoco. E siccome esiste una ed una sola soluzione nelle incognite, le
strutture così vincolate si chiamano isostatiche o statisticamente determinate, in quanto bastano
le sole equazioni della statica dei sistemi rigidi per la loro risoluzione.

Può infine capitare che le condizioni di vincolo ed i corrispondenti parametri delle reazioni
vincolari siano in numero superiore a quello delle equazioni fornite dalla statica dei corpi rigidi. La
struttura, assimilata ad un corpo rigido, si dice allora iperstatica o staticamente indeterminata,
perché, in tal caso, esistono infiniti sistemi di reazioni vincolari che rispettano l'equilibrio rigido.
Si può pensare infatti di fissare ad arbitrio le n componenti di reazione vincolare incognite
eccedenti il numero delle equazioni disponibili e ricavare corrispondentemente le incognite
rimanenti. Il grado di indeterminazione di una struttura è misurato dal numero n di condizioni di
vincolo eccedenti quello delle equazioni disponibili.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo1/1_2.htm (3 di 6) [09/10/2002 12.20.51]


CAPITOLO-1 INTRODZIONE

Con riferimento ad un insieme di travi, denominato travatura, si possono presentare le seguenti


situazioni :

Travatura isostatica (con un numero di vincoli semplici pari al grado di libertà posseduto) :
negli esempi che seguono si giunge ad un'unica soluzione.

Fig. 1.3. - Soluzione grafica Fig. 1.4. Soluzione analitica

Travatura iperstatica (con un numero di vincoli semplici superiore al grado di libertà


posseduto). Esempi :

Fig. 1.5. Soluzione grafica

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo1/1_2.htm (4 di 6) [09/10/2002 12.20.51]


CAPITOLO-1 INTRODZIONE

(3 equazioni e 4 incognite)

Fig. 1.6. Soluzione analitica

Con riferimento alla figura 1.5., si osserva che per ogni arbitraria scelta di si determinano
e . Il problema ha allora infinite soluzioni, corrispondenti a queste scelte arbitrarie, si è
perciò in una situazione indeterminata.

Con riferimento alla figura 1.6. si osserva che l'equilibrio è descritto da un sistema di 3 equazioni
algebriche lineari in 4 incognite; il sistema ammette infinite soluzioni. Siamo ancora una volta in

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo1/1_2.htm (5 di 6) [09/10/2002 12.20.51]


CAPITOLO-1 INTRODZIONE

una situazione indeterminata

Riepilogando :

• Nel caso a), ad ogni arbitrariamente scelto, corrisponde una soluzione come indicato
graficamente in figura ;

• Nel caso b) si hanno 3 equazioni algebriche lineari in 4 incognite.

In entrambi i casi la soluzione è indeterminata. Esistono soluzioni equilibrate.

Il caso delle strutture iperstatiche è quello più frequente nella pratica e per queste l'esperienza
dimostra che l'equilibrio risulta ben definito. È perciò evidente che è l'ipotesi di corpo rigido che
rende indeterminato il problema delle strutture iperstatiche, problema che viceversa ridiventa
determinato quando si tenga conto della deformabilità dei corpi. Per questo motivo lo studio della
Scienza delle Costruzioni è basato sulla meccanica dei solidi deformabili.
La conoscenza delle deformazioni poi è utile di per sé stessa in quanto consente quei riscontri
sperimentali che si effettuano in sede di collaudo di una struttura.
Le lezioni che seguono si concentreranno essenzialmente su di un unico tipo di struttura : la
trave. Lo studio della trave sarà tuttavia preceduto dai fondamenti della meccanica dei solidi da
cui poi deriverà quello della trave stessa. Tale impostazione generale vuole anche costruire il
presupposto per affrontare lo studio di altre tipologie strutturali quali le piastre, le lastre, i gusci,
le cupole oppure i semispazi e, più in generale, i solidi tridimensionali.
Si tenga infine presente che il corso è direttamente propedeutico ai corsi successivi di Tecnica
delle Costruzioni, di Geotecnica e di Costruzioni di Macchine.

In questa introduzione si è spesso parlato di trave. Come già detto essa è un solido di forma
allungata, ossia con una dimensione prevalente sulle altre due, che si può pensare come
generato dal movimento di una figura piana il cui baricentro G percorre una linea che è sempre
ortogonale al piano della stessa figura.

La figura piana rappresenta la sezione della trave, mentre la linea descritta da G rappresenta la
linea d'asse o più semplicemente l'asse della trave.

Da questa definizione nascono più classificazioni per la trave a seconda che la sezione si
mantenga costante (trave prismatica) oppure vari la sua forma mentre percorre la linea d'asse
(trave a sezione variabile). In genere si ammette che la sezione vari con continuità. Inoltre la
linea d'asse può essere una curva sghemba, una curva piana, una retta, ecc. Conseguentemente
si avranno travi spaziali, travi curve ( ad es. archi, travi ad anello, travi elicoidali, ecc), travi ad
asse rettilineo, ecc.

La trave viene rappresentata disegnando semplicemente la sua linea d'asse ed a parte, quando
occorre, la sezione. Inoltre, salvo diverso avviso, le azioni si intendono sempre ridotte all'asse
della trave.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo1/1_2.htm (6 di 6) [09/10/2002 12.20.51]


CAPITOLO-1 INTRODZIONE

1. INTRODUZIONE

1.3. UN CENNO SULLE AZIONI ALLE QUALI PUÒ ESSERE ASSOGGETTATA


UNA TRAVE

Le azioni che possono agire su di una struttura si possono classificare sotto diversi aspetti :

• IN BASE ALLA LORO DURATA :


- PERMANENTI (peso proprio della trave, sovraccarico fisso, ecc)
- VARIABILI (sovraccarichi di esercizio)

• IN BASE ALLA LORO NATURA :


- STATICI (masse ferme e masse considerabili tali)
- DINAMICI (urti, esplosioni, ecc)

• IN BASE A COME SONO APPLICATI :


- CONCENTRATI (idealmente)
- DISTRIBUITI (su linee, superfici, volumi, ecc)

Le azioni, più in generale, comprendono anche le variazioni termiche ed igrometriche, i cedimenti


di vincoli, ecc.

Le azioni a cui più frequentemente ci si riferisce sono forze e coppie, e queste possono essere
concentrate o distribuite, e per esse si adotta la seguente rappresentazione :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo1/1_3.htm (1 di 2) [09/10/2002 12.21.33]


CAPITOLO-1 INTRODZIONE

Fig. 1.7. Azioni di più frequente impiego

precedente

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo1/1_3.htm (2 di 2) [09/10/2002 12.21.33]


CAPITOLO-2 ANALISI DELLA DEFORMAZIONE

2. ANALISI DELLA DEFORMAZIONE

INDICE

2.1 SCOPO

2.2 STUDIO DELLA DEFORMAZIONE

2.3 LA DEFORMAZIONE NELL'INTORNO INFINITESIMO DI UN PUNTO

2.4 COEFFICENTE DI DILATAZIONE LINEARE

2.5 COEFFICENTE DI DILATAZIONE ANGOLARE

2.6 COEFFICENTE DI DILATAZIONE SUPERFICIALE

2.7 COEFFICENTE DI DILATAZIONE CUBICA

2.8 UNA RAPPRESENTAZIONE GEOMETRICA DELLA DEFORMAZIONE

2.9 DEFORMAZIONI INFINITESIME


2.9.1 Tensore delle deformazioni infinitesime
2.9.2 Coefficiente di dilatazione lineare
2.9.3 Coefficiente di dilatazione angolare
2.9.4 Coefficiente di dilatazione superficiale
2.9.5 Coefficiente di dilatazione cubica

2.10 CONGRUENZA DELLA DEFORMAZIONE

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/index2.htm [09/10/2002 12.22.01]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

2. ANALISI DELLA DEFORMAZIONE

2.1 SCOPO

Abbiamo visto nella Introduzione come l'ipotesi di corpo rigido debba essere rimossa qualora si
vogliano studiare le strutture iperstatiche. In generale occorre prendere atto che non esistono in
realtà corpi rigidi e che pertanto occorre imparare a descrivere la deformazione dei solidi. È
quello che ci accingiamo a fare in questo capitolo richiamando nozioni in parte già impartite nei
corsi di meccanica dei solidi.

successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_1.htm [09/10/2002 12.22.04]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

2. ANALISI DELLA DEFORMAZIONE

2.2 STUDIO DELLA DEFORMAZIONE

Sia la configurazione assunta da un corpo B nell'istante e quella assunta dallo stesso corpo in un
successivo istante t. Si osservi che il tempo t interviene soltanto come parametro che ordina la successione delle
configurazioni e che consente di chiamare , configurazione iniziale, o di riferimento, e configurazione finale
o deformata od attuale.

Senza preoccuparsi delle cause che hanno prodotto il movimento, sulle quali si ritornerà nel prossimo capitolo, la
configurazione può essere individuata dalla relazione:

Fig. 2.1

(2.1)

nella quale r ed r' rappresentano rispettivamente la posizione occupata dalla particella materiale nella
configurazione di riferimento e nella configurazione attuale C' (v. Fig. 2.1).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_2.htm (1 di 4) [09/10/2002 12.22.47]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

La (2.1), che e' la naturale estensione della descrizione del moto di un punto materiale, e' nota come descrizione
referenziale o lagrangiana del moto.

Sulla (2.1) si fanno le ipotesi di invertibilità e di differenziabilità fino all'ordine necessario.

La biunivocità della corrispondenza tra e è il requisito matematico che assicura l'assenza di implosioni o di
esplosioni (v. Fig. 2.2). Sotto queste ipotesi e' possibile invertire la (2.1):

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_2.htm (2 di 4) [09/10/2002 12.22.47]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

Fig. 2.2

(2.2)

ottenendo in tal modo la descrizione spaziale od euleriana del moto. Nella (2.2) la variabile indipendente e' la
posizione r' occupata dalla particella materiale nella configurazione attuale. Questa descrizione e' usata nella
meccanica dei fluidi.

Per la ipotesi di biunivocità si impone che, con riferimento alla descrizione referenziale, sia diverso da zero il
determinante Jacobiano:

In tutte le considerazioni che seguono si farà esclusivo riferimento alla descrizione lagrangiana e non si prenderà
in considerazione, per quanto detto, la variabile tempo, pertanto si avrà :

Adottando un riferimento cartesiano ortogonale , con i versori i, j, k, i vettori r ed r' si possono


rappresentare nel seguente modo:

(2.3)

Con tali notazioni le precedenti due relazioni si scrivono:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_2.htm (3 di 4) [09/10/2002 12.22.47]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

ed il campo di spostamento:

può essere rappresentato dalle componenti ( , , ) nel riferimento assunto (v. Fig. 2.1):

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_2.htm (4 di 4) [09/10/2002 12.22.47]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

2. ANALISI DELLA DEFORMAZIONE

2.3 LA DEFORMAZIONE NELL'INTORNO INFINITESIMO DI UN PUNTO

Con riferimento alla figura 2.3 , ci si propone di studiare come si deforma il generico vettore
infinitesimo dl, spiccato dal punto , avente la direzione individuata dal versore n i cui coseni

direttori si indicano con

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_3.htm (1 di 5) [09/10/2002 12.23.20]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

Fig. 2.3

essendo :

inoltre:

Si suppone di conoscere in la funzione spostamento e le sue derivate e quindi di

poter calcolare il valore che essa assume nel punto P infinitamente vicino a , mediante lo
sviluppo in serie di Taylor:

dove è stata introdotta la notazione tensoriale, con la sommatoria degli indici da 1 a 3 sottintesa

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_3.htm (2 di 5) [09/10/2002 12.23.20]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

tutte le volte che sono ripetuti nella stessa espressione monomia.

A meno di infinitesimi di ordine superiore al primo si può quindi scrivere :

(2.4)

Il punto P estremo del segmento infinitesimo di retta individuato dalla equazione parametrica (
parametro dl ) :

si trasforma, a deformazione avvenuta, nel punto di coordinate :

che, tenute presenti le (2.4), diviene:

ossia :

(2.5)

che corrisponde ancora alla equazione parametrica di un segmento infinitesimo di retta.

La precedente (2.5) qualora si ponga :

diviene

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_3.htm (3 di 5) [09/10/2002 12.23.20]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

Questa relazione tra i punti P e P', nell'ipotesi di biunivocità della corrispondenza è una

"affinità", ovverosia, una corrispondenza che, nell'intorno infinitesimo di , trasforma rette in


rette, piani in piani, circonferenze in ellissi, sfere in ellissoidi ; inoltre conserva il parallelismo fra
rette e piani ma non l'ortogonalità.

Ha poi la proprietà che almeno una terna di direzioni ortogonali conserva, nella trasformazione
l'ortogonalità. Come è noto dalla geometria si tratta della direzioni principali della
trasformazione.

È possibile quindi affermare che segmenti infinitesimi di retta si trasformano in segmenti


infinitesimi di retta.

Dalla (2.5) si ottiene :

(2.6)

E' ora possibile calcolare la metrica dell'elemento deformato mediante:

(2.7)

da cui, con facili passaggi, si ottiene :

(2.8)

Si definisce il tensore doppio simmetrico:

(2.9)

come tensore delle deformazioni finite o tensore di Almansi.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_3.htm (4 di 5) [09/10/2002 12.23.20]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

In funzione di tale tensore la (2.8) assume la forma più compatta:

(2.10)

La conoscenza del tensore in ogni punto di consente di effettuare una serie di valutazioni
quantitative, come si vedrà in dettaglio nei paragrafi seguenti.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_3.htm (5 di 5) [09/10/2002 12.23.20]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

2. ANALISI DELLA DEFORMAZIONE

2.4 COEFFICIENTE DI DILATAZIONE LINEARE

Con riferimento ad un elemento lineare , preso nella configurazione , ed individuato dai

coseni direttori si definisce coefficiente di dilatazione lineare la quantità:

(2.11)

la cui conoscenza ci consente di valutare la variazione di lunghezza di una qualunque

linea interna al corpo nel passaggio dalla configurazione alla .

Infatti dalla (2.11) si ottiene immediatamente:

(2.12)

E' facile esprimere il coefficiente nel caso in cui la direzione dell'elemento coincida con una

delle direzioni coordinate. Infatti riferendosi all'elemento inizialmente parallelo all'asse (v.
Fig. 2.4) si ottiene :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_4.htm (1 di 3) [09/10/2002 12.23.55]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

Fig. 2.4

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_4.htm (2 di 3) [09/10/2002 12.23.55]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

(2.13)

ricordando la (2.10),nella quale ora i coseni direttori valgono ,si perviene


a:

da cui si deduce che

(2.14)

e quindi:

(2.15)

Naturalmente per rotazione degli indici si possono ottenere i coefficienti di dilatazione lineare
nelle altre due direzioni coordinate e, ruotando il sistema di riferimento, è possibile ottenere il
coefficiente di dilatazione lineare per una qualunque direzione.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_4.htm (3 di 3) [09/10/2002 12.23.55]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

2. ANALISI DELLA DEFORMAZIONE

2.5 COEFFICIENTE DI DILATAZIONE ANGOLARE

Presi nella configurazione indeformata due elementi lineari dl, dm formanti un angolo e,

detto l'angolo formato dagli stessi elementi a deformazione avvenuta, ossia nella

configurazione , si definisce dilatazione angolare la quantità:

(2.16)

Assumendo due elementi inizialmente paralleli agli assi coordinati ed La dilatazione


angolare è data dalla quantità:

(2.17)

da cui segue :

(2.18)

e quindi, con riferimento alla figura 2.5 e ricordando la relazione fra coseni direttori di due
direzioni e coseno dell'angolo compreso tra esse, è possibile esprimere il mediante:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_5.htm (1 di 4) [09/10/2002 12.24.55]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

(2.19)

da cui:

(2.20)

e, ricordando la (2.9), si ha:

(2.21)

e, per la (2.13)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_5.htm (2 di 4) [09/10/2002 12.24.55]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

(2.22)

Concludendo la dilatazione angolare tra due direzioni inizialmente parallele agli assi ,
uscenti dal punto P, vale:

Fig. 2.5

(2.23)

ovverosia, in termini di sole componenti del tensore di Almansi:

(2.24)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_5.htm (3 di 4) [09/10/2002 12.24.55]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

Per rotazione degli indici è possibile ottenere gli scorrimenti angolari e .

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_5.htm (4 di 4) [09/10/2002 12.24.55]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

2. ANALISI DELLA DEFORMAZIONE

2.6 COEFFICIENTE DI DILATAZIONE SUPERFICIALE

Siano e due elementi lineari che nella configurazione indeformata individuano

l'elemento di area . Siano e i corrispondenti elementi in . Essi individueranno

l'elemento di area . Si definisce coefficiente di dilatazione superficiale la quantità:

(2.25)

la cui conoscenza consente di valutare la variazione di area di una qualunque

superficie interna al corpo nel passaggio dalla configurazione alla . Infatti dalla (2.25) si
ottiene immediatamente:

(2.26)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_6.htm (1 di 4) [09/10/2002 12.25.21]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

Fig. 2.6

Con riferimento ad un elemento di area inizialmente parallelo al piano coordinato (v. Fig.
2.6) si può scrivere:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_6.htm (2 di 4) [09/10/2002 12.25.21]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

(2.27)

da cui, ricordando che :

(2.28)

e che, per i risultati conseguiti nel 2.4., si può porre :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_6.htm (3 di 4) [09/10/2002 12.25.21]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

con facili passaggi, si perviene a:

ovverosia, in termini di componenti del tensore della deformazione:

(2.29)

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_6.htm (4 di 4) [09/10/2002 12.25.21]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

2. ANALISI DELLA DEFORMAZIONE

2.7 COEFFICIENTE DI DILATAZIONE CUBICA

Con ovvio significato dei simboli, si definisce coefficiente di dilatazione cubica la quantità:

(2.30)

dalla cui conoscenza deriva la possibilità di calcolare la variazione di volume subita da una
qualunque porzione finita di corpo B mediante:

(2.31)

Se la corrispondenza tra e è assegnata mediante :

ricordando il significato del determinante Jacobiano, si può scrivere :

e quindi si ottiene:

(2.32)

Si vedrà nel prossimo paragrafo che sarà possibile esprimere anche in termini di .

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_7.htm [09/10/2002 12.26.18]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

2. ANALISI DELLA DEFORMAZIONE

2.8 UNA RAPPRESENTAZIONE GEOMETRICA DELLA DEFORMAZIONE

La deformazione nell'intorno di un punto P è suscettibile di una rappresentazione geometrica molto


efficace. Infatti si è visto che, nella deformazione, l'elemento lineare dl si trasforma nell'elemento
ancora lineare dl' e che valgono le :

(2.33)

(2.34)

che rappresentano la prima, l'equazione di una sfera di centro P e raggio infinitesimo dl nelle
variabili infinitesime , e la seconda, nelle stesse variabili, l'equazione di un ellissoide. Si noti che

Sovrapponendo la rappresentazione di (2.33) e (2.34), cioè facendo coincidere P con P', si può
avere una delle situazioni indicate in figura 2.7.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_8.htm (1 di 5) [09/10/2002 12.26.45]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

Fig. 2.7
L'intersezione della sfera (2.33) con l'ellissoide (2.34) individua il cono:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_8.htm (2 di 5) [09/10/2002 12.26.45]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

(2.35)

E' facile vedere che tale cono divide la stella di elementi lineari intorno a P in due categorie : quella
che subisce dilatazioni positive (allungamenti), quella che subisce dilatazioni negative
(accorciamenti). Tali due categorie di elementi sono separate dal cono (2.35) che individua gli
elementi lineari che non subiscono alcuna dilatazione.
Per tale motivo il cono prende il nome di cono degli scorrimenti.

E' poi evidente che il cono può essere reale, come indicato nella figura 2.7a, oppure immaginario
come nei casi della figura 2.7b e figura 2.7c. In tali casi le dilatazioni intorno a P saranno tutte
positive (v. Fig.2.7b) o tutte negative (v. Fig.2.7c).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_8.htm (3 di 5) [09/10/2002 12.26.45]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

Si può ora calcolare la variazione di volume nel passaggio dalla sfera all'ellissoide :

essendo i semiassi dell'ellissoide. Indicando con le dilatazioni principali,


ossia quelle degli elementi lineari che andranno a coincidere con i tre semiassi dell'ellissoide che,
come è noto, sono relativi rispettivamente ad un punto di massimo, di minimo e di stazionarietà, per
la dilatazioni lineari si avranno :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_8.htm (4 di 5) [09/10/2002 12.26.45]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

Il coefficiente di dilatazione cubica (2.30) può quindi essere espresso in termini di dilatazioni
principali mediante :

(2.36)

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_8.htm (5 di 5) [09/10/2002 12.26.45]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

2. ANALISI DELLA DEFORMAZIONE

2.9 DEFORMAZIONI INFINITESIME

Il caso in cui gli spostamenti e le derivate siano delle grandezze molto piccole rispetto
alle dimensioni del corpo è quello che corrisponde alla situazione tecnicamente più ricorrente. In
tali condizioni si ottengono delle semplificazioni rilevanti.

Infatti, potendo considerare come infinitesime del primo ordine le , le espressioni


precedentemente trovate si semplificano nel modo qui di seguito indicato.

2.9.1 Tensore delle deformazioni infinitesime


Il tensore (2.9),

trascurando gli infinitesimi di ordine superiore al primo, si trasforma nel tensore delle
deformazioni infinitesime:

(2.37)

2.9.2 Coefficiente di dilatazione lineare


L'espressione (2.15),

mediante sviluppo in serie di Mac Laurin, trascurando gli infinitesimi di ordine superiore al primo,
diviene :

(2.38)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_9.htm (1 di 3) [09/10/2002 12.26.59]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

2.9.3. Coefficiente di dilatazione angolare


Dall'espressione (2.23),

trascurando gli infinitesimi di ordine superiore al primo si ottiene :

(2.39)

2.9.4 Coefficiente di dilatazione superficiale


Dall'espressione (2.28),

trascurando gli infinitesimi di ordine superiore al primo si ottiene :

(2.40)

2.9.5 Coefficiente di dilatazione cubica


Dall'espressione:

(2.41)

trascurando gli infinitesimi di ordine superiore al primo si ottiene :

(2.42)

Il tensore delle deformazioni infinitesime:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_9.htm (2 di 3) [09/10/2002 12.26.59]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

prende così anche il nome di tensore delle dilatazioni e degli scorrimenti per il significato che
assumono le sue componenti :

(2.43)

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_9.htm (3 di 3) [09/10/2002 12.26.59]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

2. ANALISI DELLA DEFORMAZIONE

2.10 CONGRUENZA DELLA DEFORMAZIONE

Se la corrispondenza :

ovverosia

tra le configurazioni e è tale da assicurare l'assenza di implosioni o di esplosioni (v. Fig. 2.2), allora il
campo di spostamenti

si dice che è congruente internamente.

Se inoltre rispetta i vincoli cinematici imposti al corpo B sulla sua frontiera allora la deformazione sarà
congruente esternamente.
Un campo di spostamenti che sia congruente internamente ed esternamente si dice cinematicamente ammissibile
oppure, più semplicemente, congruente.

Quando sia assegnata la deformazione mediante una terna di funzioni , continue con le
derivate prime e monodrome è sempre possibile determinare il tensore delle deformazioni mediante le (2.37) :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_10.htm (1 di 3) [09/10/2002 12.27.51]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

Ci si può chiedere se, assegnate comunque ad arbitrio in V sei funzioni :

pensate come le componenti di un tensore delle deformazioni, sia possibile far loro corrispondere una
deformazione effettiva per il corpo B , ossia un campo di spostamenti a cui corrispondano le in
accordo con le (2.36).

La riposta a tale quesito risiede evidentemente nella possibilità di integrare il sistema di equazioni differenziali alle
derivate parziali :

(2.44)

E' facile ottenere delle condizioni necessarie di integrabilità per il sistema (2.44), dove ora, per quanto detto, le
rappresentano i termini noti, con un procedimento di eliminazione delle dalle (2.44).

Infatti dalle (2.44) si ottengono le seguenti relazioni :

e, sottraendo le ultime due dalle prime due si perviene alle seguenti equazioni :

(2.45)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_10.htm (2 di 3) [09/10/2002 12.27.51]


CAPITOLO-2 ANALISI della DEFORMAZIONE

Le (2.45) sono necessarie per l'esistenza di un campo di spostamenti in grado di individuare una

corrispondenza biunivoca tra e . Se il dominio V in cui esse sono definite è semplicemente connesso, allora
le (2.45) sono anche sufficienti per l'esistenza di un campo di spostamenti da cui si possono far derivare le
deformazioni assegnate.

In una regione a connessione multipla, ossia con delle cavità, occorrono delle condizioni aggiuntive lungo i bordi
delle stesse cavità.

Le (2.45) sono state trovate per la prima volta da Saint-Venant e sono note come equazioni esplicite di
congruenza o anche come equazioni di Saint-Venant.

Se il corpo occupa un volume V semplicemente connesso ed è libero nello spazio, allora le (2.45) sono anche
sufficienti ad assicurare l'esistenza delle tre funzioni spostamento ad un sol valore. La dimostrazione della
sufficienza è dovuta a E. Cesaro (1906)

Le (2.45) sono formalmente equazioni, riducibili in realtà soltanto a sei distinte. La scelta di una sestupla
di equazioni distinte può esser fatta attribuendo agli indici, ad es., i seguenti valori :

i j h k
1 1 2 2
2 2 3 3
3 3 1 1
1 1 2 3
2 2 3 1
3 3 1 2

oppure, contraendo la prima coppia di indici, ponendo cioè i=j nella (2.45) :

(2.46)

e sottintendendo la sommatoria rispetto all'indice ripetuto.

precedente

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/2_10.htm (3 di 3) [09/10/2002 12.27.51]


CAPITOLO-3 "LoStato della Tensione"

3. LO STATO DI TENSIONE
INDICE
3.1 INTRODUZIONE

3.2 EQUILIBRIO DI UN CONTINUO


3.2.1 Forze di superficie
3.2.2 Forze di massa e di volume
3.2.3 Equazioni di equilibrio

3.3 IL TENSORE DEGLI SFORZI


3.3.1 Le componenti del vettore tensione
3.3.2 L'equilibrio in un punto interno
3.3.3 Convenzione sui segni delle componenti speciali di tensione
3.3.4 Reciprocità delle tensioni tangenziali

3.4 EQUAZIONI INDEFINITE DI EQUILIBRIO

3.5 EQUAZIONI AI LIMITI

3.6 TENSIONE NORMALE E TANGENZIALE

3.7 PIANI, DIREZIONI E TENSIONI PRINCIPALI


3.7.1 Ricerca delle Direzioni Principali
3.7.2 Proprietà di Estremo delle Tensioni Principali

3.8 STATI DI TENSIONE MONO, BI E TRI-ASSIALI

3.9 LINEE ISOSTATICHE

3.10 DEVIATORE DI TENSIONE

3.11 RAPPRESENTAZIONE DELLO STATO DI TENSIONE


3.11.1 Costruzione grafica della circonferenza di Mohr
3.11.2 Circonferenze principali di Mohr
3.11.3 Esercizio interattivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/index3.htm [09/10/2002 12.28.00]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

3. LO STATO DI TENSIONE

3.1 INTRODUZIONE

La nozione di stato di tensione in un punto interno di un continuo nasce da considerazioni di


equilibrio tra azioni e reazioni che interessano due parti dello stesso corpo supposti separati da
una superficie ideale.

Un esempio elementare è, ad es., quello di una trave soggetta a forza normale semplice di
trazione, oppure a flessione pura. Ricordando infatti la definizione di caratteristica di sollecitazione,
si determina facilmente la risultante delle azioni che, attraverso una qualunque sezione, si
trasmettono le due porzioni di trave (v. Fig. 3.1).

Fig. 3.1

Se invece siamo interessati a conoscere le azioni che le due porzioni di trave si trasmettono punto
per punto, allora si può procedere nel seguente modo.

Si consideri un corpo qualsiasi B, non necessariamente una trave, in equilibrio sotto assegnate
azioni esterne e si divida il volume V da esso occupato in due parti e mediante una sezione

fatta con un piano individuato dal versore normale n e dal punto P (v. Fig. 3.2).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_1.htm (1 di 4) [09/10/2002 12.28.20]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Il versore n viene, per convenzione, orientato verso l'esterno della porzione di corpo rispetto alla
quale si esamina l'equilibrio. Poiché in generale ciascuna porzione non sarà più in equilibrio,
appare evidente che attraverso venivano trasmesse delle azioni, il cui andamento per ora
non è dato conoscere, ma che il taglio effettuato ha evidentemente annullato.

Si supponga che di tali azioni, quelle che interessano l'area generica , contenente il punto P,

pensato appartenente alla porzione e ridotte al punto P, siano equivalenti ad una forza

e ad una coppia .
Si considerino i rapporti:

e si ammetta che esistano finiti i limiti:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_1.htm (2 di 4) [09/10/2002 12.28.20]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Fig. 3.2 Equilibrio del corpo B sezionato con il piano .

(3.1)

Al vettore , che ha le dimensioni di una pressione si dà il nome di vettore tensione

relativo al piano nell'intorno del punto P.

Risulta evidente che:

(3.2)

e, per il principio di azione e reazione, che:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_1.htm (3 di 4) [09/10/2002 12.28.20]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

(3.3)

ricordando la convenzione più sopra adottata per il segno del versore n.

Per stato di tensione in un punto interno P di un corpo s'intende l'insieme dei vettori tensione ,
quando n descrive la stella di piani passanti per P.

successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_1.htm (4 di 4) [09/10/2002 12.28.20]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

3. LO STATO DI TENSIONE

3.2 EQUILIBRIO DI UN CONTINUO

Le cause che possono deformare i corpi sono molteplici, ci si limita tuttavia a considerare, in
quanto più interessanti nell'ambito dell'ingegneria strutturale, quelle puramente meccaniche,
escludendo perciò eventuali azioni derivanti da fenomeni di natura termodinamica, chimica,
elettrostatica o magnetica.

Con questa restrizione, le azioni agenti sul corpo B si possono classificare in due tipi: forze di
superficie e forze di massa o di volume. Le prime si suppongono applicate sulla superficie esterna
e le seconde si suppongono distribuite con continuità nel volume.

3.2.1 Forze di superficie

Le argomentazioni che hanno portato all'introduzione del vettore tensione , consentono ora di
riconoscere che la natura delle azioni che due corpi si trasmettono quando entrano in contatto,
può essere descritta in maniera identica all'azione tra due porzioni dello stesso corpo, separati da
una superficie ideale. Basta infatti portare il punto P, fin sulla superficie di V nel punto P'

ed n fino a coincidere con la normale esterna a in P' . In tal caso il vettore tensione viene a
coincidere con la forza superficiale f esercitata dal secondo corpo sul primo. Si ha pertanto:

(3.4)

La forza esercitata attraverso l'elemento di area superficiale sarà perciò espressa da:

(3.5)

3.2.2 Forze di massa e di volume


Le forze di massa, che insorgono tutte le volte che il corpo è immerso in un campo di
accelerazioni, tipiche quelle gravitazionali, sono proporzionali alle masse delle particelle su cui
esse agiscono; con riferimento all'elemento di massa dm ed al campo gravitazionale g, risulta

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_2.htm (1 di 3) [09/10/2002 12.28.44]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

(3.6)

dove g denominato forza di massa, ha il significato di forza per unità di massa. Se

(3.7)

è la densità di massa, allora si può definire la forza di volume b, ossia la forza agente sull'unità di
volume, mediante:

(3.8)

3.2.3 Equazioni di equilibrio

Sotto l'azione delle forze di volume e di superficie il corpo B sarà in equilibrio se sono verificate le
seguenti equazioni:

(3.9)

(3.10)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_2.htm (2 di 3) [09/10/2002 12.28.44]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Queste due equazioni vettoriali, sei equazioni scalari, sono la naturale estensione ai corpi
deformabili delle equazioni cardinali della statica ed esprimono le condizioni necessarie per
l'equilibrio del continuo deformato.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_2.htm (3 di 3) [09/10/2002 12.28.44]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

3. LO STATO DI TENSIONE

3.3 IL TENSORE DEGLI SFORZI

Si è visto che lo stato di tensione in un punto interno P di un corpo è completamente conosciuto


quando si sappia determinare il vettore tensione per qualunque n della stella di piani
passanti per P. Per raggiungere tale risultato si ripercorre ora il ragionamento classico di Cauchy
, riportato nei suoi famosi Exercices de mathématique (1827).
Augustin-Louis Cauchy (1789-1857) nasce a Parigi il 21 agosto 1789. Un anno dopo aver
conseguito il grado di ingegnere (1809) gli viene dato un posto per i lavori del porto di Cherbourg
e contemporaneamente, nelle ore tolte al riposo, coltiva il suo vivo interesse per la scienza alla
quale decide di dedicarsi interamente lasciando il lavoro per tornare a Parigi nel 1813. Tre anni
dopo viene nominato, con ordinanza regia, membro per la sezione di meccanica dell'Accadémie
des sciences e, nella stessa epoca, è chiamato ad insegnare all'École Polytechnique, alla Sorbona
e al Collège de France. Viene rimosso dalla cattedra e abbandona volontariamente la patria,
riparando a Friburgo in Svizzera, quando rifiuta di prestare giuramento al nuovo regime
instauratosi in seguito alla rivoluzione del 1830 e che depone la casa di Borbone. Nel 1831
accetta l'invito di Re Carlo Alberto di recarsi a Torino a coprire la cattedra di Fisica sublime. Nel
1838 ritorna a Parigi dove torna a frequentare l'Accadèmie des Sciences. Tiene l'insegnamento di
Fisica matematica fino al 23 maggio 1857 quando muore a Sceaux (Seine).

Fig. 3.3: Augustin-Louis Cauchy (1789-1857).

3.3.1 Le componenti del vettore tensione

Il vettore tensione può essere rappresentato in un riferimento cartesiano ortogonale


(v. Fig. 3.4) in cui siano i versori relativi ai tre assi :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_3.htm (1 di 13) [09/10/2002 12.29.49]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_3.htm (2 di 13) [09/10/2002 12.29.49]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Fig. 3.4: Vettore della tensione nel riferimento .

(3.11)

ovverosia in un riferimento ortogonale intrinseco all'elemento piano costituito da n , v, r (v.

Fig. 3.5), essendo v ed r versori ortogonali e tangenti al piano

(3.12)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_3.htm (3 di 13) [09/10/2002 12.29.49]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Fig. 3.5: Vettore della tensione nel riferimento n , v ed r.

Le componenti prendono i seguenti nomi :

tensione normale

tensioni tangenziali

Si noti che in generale con il simbolo si indica la componente, lungo la direzione b, del

vettore tensione relativo all'elemento piano di normale a. Quindi il primo indice individua
l'elemento piano ed il secondo indica la direzione della componente.

Spesso, e quasi sempre nella letteratura tecnica, le tensioni tangenziali sono indicate con i
simboli e .

E' immediato verificare che il modulo della tensione tangenziale totale sull'elemento piano
è data da:

(3.13)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_3.htm (4 di 13) [09/10/2002 12.29.49]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

3.3.2 L'equilibrio in un punto interno


In un punto P generico del corpo B si consideri un tetraedro infinitesimo idealmente isolato
all'interno dello stesso mediante tre piani paralleli ai piani coordinati, passanti per il punto
considerato, e da un quarto piano avente per normale n e distante dh dal punto P (v. Fig. 3.6).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_3.htm (5 di 13) [09/10/2002 12.29.49]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Fig. 3.6: Tetraedro infinitesimo isolato intorno al punto P.

Essendo interessati all'equilibrio del tetraedro così individuato, si dovranno considerare le azioni
che su di esso esercitava il corpo B prima dei tagli. In virtù delle ipotesi fatte, si orienteranno le
normali alle facce del tetraedro verso l'esterno e di conseguenza le azioni che agiscono sul
tetraedro sono:

Per l'equilibrio dovrà risultare:

(3.14)

Ricordando che

(3.15)

in cui

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_3.htm (6 di 13) [09/10/2002 12.29.49]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

(3.16)

la (3.14), dividendo per dà luogo a :

(3.17)

e, facendo tendere a zero l'altezza del tetraedro, si riduce a:

(3.18)

La (3.18) dimostra che il vettore tensione su di un generico piano passante per P è


perfettamente determinato dalla conoscenza dei tre vettori tensione su tre elementi piani
mutuamente ortogonali. Questa dimostrazione è dovuta a Cauchy.

L'equazione (3.18) scritta in componenti diviene:

(3.19)

dove , componenti dei vettori , sono chiamate componenti speciali di tensione.

In notazione compatta le (3.19) si scrivono nella forma:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_3.htm (7 di 13) [09/10/2002 12.29.49]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

(3.20)

che sintetizza il "teorema di Cauchy" e dove, come abbiamo più volte avvertito, è sottintesa la
sommatoria, da 1 a 3, rispetto all'indice ripetuto.

Dalla (3.20) discende che è un'applicazione lineare che al generico vettore n fa

corrispondere il vettore . Si tratta di un tensore (del secondo ordine) le cui componenti

cartesiane, nel riferimento sono proprio le quantità

(3.21)

Resta quindi dimostrato che, conoscendo le 9 componenti del tensore , è possibile risalire,
mediante le (3.20), al vettore tensione su un qualunque elemento piano.

3.3.3 Convenzione sui segni delle componenti speciali di tensione


Per definire una convenzione sui segni delle componenti speciali di tensione si fa riferimento alle
giaciture parallele ai piani coordinati del riferimento cartesiano ed in particolare
alle facce di un cubo elementare (v. Fig. 3.7).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_3.htm (8 di 13) [09/10/2002 12.29.49]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Fig. 3.7: Componenti speciali di tensione nel riferimento .

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_3.htm (9 di 13) [09/10/2002 12.29.49]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

La convenzione può essere così enunciata: con riferimento all'azione esercitata sul cubo
elementare dal corpo che sta dalla parte positiva degli assi di riferimento (il versore n coincide di
volta in volta con i, j, k), le componenti di sono positive se equiverse con gli assi . Viceversa,
se ci si riferisce all'azione esercitata sul cubo elementare dal corpo che sta dalla parte negativa
degli assi di riferimento ( il versore n coincide di volta in volta con -i, -j, -k ), le componenti di
sono positive se discordi con gli assi .

Si noti che le tensioni normali positive denotano una trazione.

3.3.4 Reciprocità delle tensioni tangenziali

Si supponga di isolare all'interno del corpo B , un cubo elementare avente tre facce coincidenti
con i piani coordinati del riferimento . Con ragionamento analogo a quello già fatto
nel precedente punto, se ne possono studiare le condizioni di equilibrio applicandogli, oltre alle
eventuali forze di volume cui era soggetto all'interno del corpo, anche le forze che, attraverso le
sue facce, vi esercitava la parte rimanente.

La situazione è quella rappresentata nella figura 3.8, dove sono indicate le componenti speciali di
tensione nell'ipotesi che siano tutte positive.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_3.htm (10 di 13) [09/10/2002 12.29.49]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Ritenendo ammissibile per le funzioni uno sviluppo in serie di Taylor


nell'intorno del punto P, supponendo cioè che le componenti di tensione siano continue e
derivabili in P, passando ad es. dalla faccia , alla sua parallela, distante da essa , le
tensioni agenti, a meno di infinitesimi di ordine superiore al primo, saranno:

E' ovvia l'estensione alle altre facce.

E' così possibile risalire alle forze di superficie agenti su tutte le facce del cubo elementare
considerato, semplicemente moltiplicando le tensioni per l'elemento di area su cui agiscono.

Poiché l'intero corpo B è in equilibrio, lo sarà anche il cubo elementare sotto le azioni sopra
considerate.

Se ora si impone l'equilibrio alla rotazione intorno ad un qualunque asse, scegliendo qui per
comodità l'asse baricentrico parallelo all'asse , si trova che i contributi non nulli portano a
scrivere l'equazione:

(3.22)

Dividendo tutto per e, trascurando gli infinitesimi rispetto alle quantità finite, si
perviene alla equazione:

(3.23)

che è nota come reciprocità delle tensioni tangenziali.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_3.htm (11 di 13) [09/10/2002 12.29.49]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Fig. 3.8: Cubo elementare isolato nel corpo B.

E' immediato verificare che, con riferimento alle facce normali agli assi ed , risulta
e . Si può perciò scrivere :

(3.24)

Il tensore degli sforzi risulta essere quindi un tensore doppio simmetrico. Tale proprietà riduce da
9 a 6 le sue componenti distinte.
Nella figura 3.9. è illustrato il significato della simmetria con riferimento ad un generico diedro
rettangolo.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_3.htm (12 di 13) [09/10/2002 12.29.49]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Fig. 3.9: Simmetria delle tensioni.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_3.htm (13 di 13) [09/10/2002 12.29.49]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

3. LO STATO DI TENSIONE

3.4 EQUAZIONI INDEFINITE DI EQUILIBRIO

Con riferimento allo stesso cubo elementare sopra utilizzato per dimostrare la reciprocità delle
tensioni tangenziali (v. Fig. 3.9), si vuole ora esprimere l'equilibrio alla traslazione, ad es. nella
direzione dell'asse . Si ottiene l'equazione:

(3.25)

dalla quale, con ovvie semplificazioni, si deduce:

(3.26)

e, per rotazione degli indici:

(3.26a)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_4.htm (1 di 4) [09/10/2002 12.30.43]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

(3.26b)

Si sono così ottenute le equazioni indefinite di equilibrio note anche come equazioni di Cauchy, le
quali esprimono l'equilibrio dei punti interni al corpo B.

In notazione compatta queste si possono scrivere nella forma :

(3.27)

dove, come già detto, l'indice ripetuto si intende sommato da 1 a 3 ed inoltre il segno "," denota
la derivata parziale rispetto alla coordinata individuata dall'indice che segue.

Una dimostrazione delle (3.27) può essere fatta osservando che, se il corpo B è in equilibrio,
sarà in equilibrio una qualunque regione , delimitata dalla superficie (v. Fig. 3.10).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_4.htm (2 di 4) [09/10/2002 12.30.43]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Fig. 3.10

Devono perciò essere soddisfatte le (3.9) :

ovverosia, nel riferimento :

che , ricordando le (3.21), divengono :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_4.htm (3 di 4) [09/10/2002 12.30.43]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

e, per il teorema della divergenza, danno luogo a :

ossia :

Per l'arbitrarietà della scelta di V' e per la supposta continuità uniforme della funzione
integranda, quest'ultima relazione implica che, in ogni punto del continuo deve risultare :

(3.27)

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_4.htm (4 di 4) [09/10/2002 12.30.43]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

3. LO STATO DI TENSIONE

3.5 EQUAZIONI AI LIMITI

La relazione (3.4), riferita al punto P' di V e tenuta presente la (3.18), fornisce:

nella quale sono i coseni direttori della normale n esterna al contorno del corpo B.

In notazione compatta la precedente espressione si scrive:

(3.28)

che rappresenta le equazioni ai limiti.


Le (3.27) e le (3.28), particolarizzate al continuo in esame,

(3.29)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_5.htm (1 di 2) [09/10/2002 12.31.40]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

rappresentano le equazioni di equilibrio per tutti i punti del volume V occupato dal corpo B.

Si noterà che le equazioni di equilibrio disponibili sono tre mentre le componenti di tensione da
determinare in ogni punto del volume V sono le sei . La ricerca dello stato di tensione si
presenta quindi come un problema tre volte iperstatico.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_5.htm (2 di 2) [09/10/2002 12.31.40]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

3. LO STATO DI TENSIONE

3.6 TENSIONE NORMALE E TANGENZIALE

Partendo dalla espressione (3.21) delle componenti cartesiane del vettore tensione è facile

esprimere la tensione normale e la componente tangenziale lungo una direzione v


qualsiasi del generico piano (v. Fig. 3.4) individuato dal versore normale n mediante:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_6.htm (1 di 3) [09/10/2002 12.31.59]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

(3.30)

In componenti le (3.30) danno luogo alle espressioni:

(3.31)

essendo i coseni direttori dei versori n e v rispettivamente.

Le espressioni (3.31) consentono di esaminare come variano, in un punto P, le componenti


nel riferimento , al ruotare del riferimento che porti la terna iniziale nella terna finale
.

Infatti, posto :

(3.32)

per le (3.31), è immediato verificare che, ad es., la tensione normale sull'elemento piano di
normale k', ossia che ha per normale l'asse , vale:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_6.htm (2 di 3) [09/10/2002 12.31.59]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

(3.33)

e che la tensione tangenziale nella direzione j' , ossia nella direzione dell'asse vale:

(3.34)

Si può porre perciò porre, in notazione compatta:

(3.35)

La (3.35) conferma la natura tensoriale di . Del resto il nome di "tensore" è stato usato per
la prima volta proprio nello studio dello stato di tensione.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_6.htm (3 di 3) [09/10/2002 12.31.59]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

3. LO STATO DI TENSIONE

3.7 PIANI, DIREZIONI E TENSIONI PRINCIPALI

Nella stella di piani intorno al punto P, è possibile individuarne alcuni che godono di particolari
proprietà. Fra questi, i più interessanti sono i piani per i quali il vettore tensione risulta parallelo
alla normale n al medesimo piano e, di conseguenza, sui quali la tensione tangenziale è
nulla.

Questi piani sono detti piani principali e le direzioni normali da essi individuate sono dette
direzioni principali.

Se n è una direzione principale vuol dire che, per la definizione sopra data, si può porre :

(3.36)

in cui è il modulo di e, con notazione ormai consueta e ricordando la (3.21) :

da cui, ricordando il significato del simbolo di Kronecker


, si perviene a :

ossia

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_7.htm (1 di 5) [09/10/2002 12.32.46]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

(3.38)

Si è così pervenuti ad un sistema omogeneo di 3 equazioni nelle 3 incognite , le


quali, per essere dei coseni direttori, non possono essere tutti nulli e di conseguenza ciò porta ad
escludere la soluzione banale e dovrà perciò risultare soddisfatta la condizione:

che, scritta esplicitamente, fornisce:

(3.39)

che è l'equazione caratteristica del tensore . Si tratta, come è noto, di un'equazione di terzo
grado in , che, introdotta da Lagrange, conosciuta anche col nome di equazione secolare,
possiede sempre radici reali , che rappresentano le tensioni principali.

Giuseppe Luigi Lagrange (1736-1813), nato a Torino, matematico; ebbe alte cariche scientifiche
a Berlino e a Parigi; grande studioso della meccanica,alla quale diede importanti e fondamentali
contributi.

Se si sviluppa la (3.39) si ottiene la forma esplicita dell'equazione caratteristica del tensore :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_7.htm (2 di 5) [09/10/2002 12.32.46]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

(3.40)

in cui

(3.41)

sono, rispettivamente, gli invarianti di primo, secondo e terzo ordine.


I valori di queste grandezze rimangono inalterati qualunque sia il sistema di riferimento adottato.

3.7.1 Ricerca delle Direzioni Principali

Sostituendo, una alla volta, le tensioni principali , in (3.38), si ottengono 3 terne


di coseni direttori che individuano le 3 direzioni principali e cioè:

Si dimostra facilmente che le 3 direzioni principali formano una terna ortogonale. Inoltre si vede
subito che:

- se le 3 radici di (3.39) sono distinte la terna principale sarà univocamente determinata;

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_7.htm (3 di 5) [09/10/2002 12.32.46]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

- se si hanno due radici coincidenti risulteranno indeterminate le due direzioni principali nel piano
ortogonale alla terza direzione;

- se tutte le radici coincidono rimangono indeterminate tutte e tre le direzioni principali. Di


conseguenza ogni direzione è principale e ciò significa che su qualunque elemento piano si
esercita la stessa tensione, sempre diretta secondo n, come accade nei fluidi perfetti (principio di
Pascal).

3.7.2 Proprietà di Estremo delle Tensioni Principali

Una strada alternativa per la ricerca delle tensioni principali , discende dalla
circostanza che, tra tutte le componenti di tensione, quelle principali godono di una proprietà di
estremo.

Infatti se interpretiamo la legge di trasformazione delle componenti del tensore (3.35) come

funzione dei coseni direttori e se ricordiamo la condizione di ortogonalità:

la condizione di stazionarietà per la può ricondursi ad un problema di stazionarietà libero


per la funzione

(3.42)

in cui rappresenta un opportuno moltiplicatore di Lagrange. Supposte verificate tutte le


condizioni di continuità richieste, la condizione di estremo è facilmente ottenuta annullando le
derivate della rispetto agli supposti indipendenti e rispetto al

moltiplicatore .

Si ottiene:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_7.htm (4 di 5) [09/10/2002 12.32.46]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

(3.43)

(3.44)

E' immediato osservare che la (3.43) coincide con la (3.38), mentre la (3.44) esprime la
condizione di ortogonalità.

In particolare i 3 valori che rendono stazionaria la coincidono

con le 3 tensioni principali .

Delle 3 tensioni principali una è massima, una è minima ed una è semplicemente stazionaria. Di
solito le 3 tensioni principali vengono ordinate nel seguente modo:

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_7.htm (5 di 5) [09/10/2002 12.32.46]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

3. LO STATO DI TENSIONE

3.8 STATI DI TENSIONE MONO, BI E TRI-ASSIALI

Gli stati di tensione possono essere classificati in base al numero di tensioni principali diverse da
zero. Più precisamente uno stato di tensione si definisce monoassiale, biassiale oppure triassiale
a seconda che vi siano due, una, oppure nessuna tensione principale diversa da zero. È evidente
che tale classificazione discende immediatamente dall'esame dei coefficienti dell'equazione
secolare :

(3.45)

senza che sia necessario risolverla. Infatti è facile verificare che :

se 0 lo stato di tensione è triassiale ;

se =0 e 0 , lo stato di tensione è biassiale ;

e infine se =0 e 0e 0, lo stato di tensione è monoassiale.

Si può infine osservare che nel caso monoassiale il vettore tensione relativo a qualunque
elemento piano risulta sempre parallelo ad una medesima direzione, mentre nel caso biassiale
risulta appartenente sempre ad una medesimo piano, che prende il nome di piano delle tensioni.
Se in tutti i punti di un solido i piani delle tensioni sono paralleli ad una medesima giacitura, si
dirà che il solido è soggetto ad uno stato piano di tensione.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_8.htm [09/10/2002 12.36.27]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

3. LO STATO DI TENSIONE

3.9 LINEE ISOSTATICHE

Escludendo i casi di indeterminazione ricordati al paragrafo 3.7.1. , in ogni punto del continuo si
individua una terna di direzioni principali relativa ad altrettanti piani principali sui quali agiscono
soltanto tensioni normali. In generale da punto a punto del continuo la terna sarà diversamente
orientata. E' così possibile individuare tre famiglie di curve inviluppo delle tre direzioni principali
in ogni punto che sono dette linee isostatiche.

Ne discende che, lungo le direzioni individuate dalle linee isostatiche, si hanno, per definizione,
soltanto tensioni normali e la materia risulta perciò semplicemente tesa o compressa. Se si
potesse concentrare la materia che costituisce il continuo lungo le linee isostatiche si
realizzerebbe una specie di tessuto fibroso sollecitato esclusivamente da trazioni o da
compressioni, senza tensioni tangenziali che di solito, impegnano il materiale in modo più
sfavorevole.

Fig. 3.11: Trabecole ossee: "disposizione ottimale della materia".

In natura esistono esempi interessanti di strutture nelle quali la materia è proprio disposta lungo
le linee isostatiche.

Ad esempio il tessuto spugnoso che costituisce le ossa (trabecole ossee) presenta un'architettura
tutt'altro che casuale; essa è infatti conformata all'andamento delle linee isostatiche
corrispondenti alla sollecitazione prevalente a cui sono assoggettate (v. Fig. 3.11). A ciò va

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_9.htm (1 di 2) [09/10/2002 12.36.52]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

indubbiamente attribuita la notevole resistenza da esse posseduta in rapporto al peso di


materiale che le costituisce.

Anche nel campo dell'ingegneria strutturale vi sono alcune importanti applicazioni nelle quali,
disponendo la materia il più possibile lungo le traiettorie isostatiche, si cerca di realizzare quanto
la natura fa spontaneamente: individuazione di schemi reticolari all'interno di strutture
complesse, forme particolari di gusci che richiamano quelle di alcuni animali, disposizione della
armature all'interno delle strutture in cemento armato.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_9.htm (2 di 2) [09/10/2002 12.36.52]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

3. LO STATO DI TENSIONE

3.10 DEVIATORE DI TENSIONE

Il tensore delle tensioni, come tutti i tensori del secondo ordine, può essere scomposto
additivamente i due parti, rispettivamente denominate parte sferica e parte deviatorica nel
seguente modo:

(3.46)

dove , per definizione, è tale che

Risulta pertanto :

(3.47)

da cui :

ossia è la media delle tensioni normali.

Dalle (3.46) si deduce immediatamente:

(3.48)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_10.htm (1 di 2) [09/10/2002 12.37.10]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

che, in forma esplicita, si può scrivere:

(3.49)

da cui, essendo , si deduce che le direzioni principali del deviatore

coincidono con quelle del tensore, mentre è facile verificare, che i valori principali di sono
dati da:

(3.50)

Inoltre, con facili passaggi, si perviene ai seguenti valori per gli invarianti secondo e terzo del
deviatore:

(3.51)

(3.52)

ed alle loro espressioni in termini di componenti principali:

(3.53)

(3.54)

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_10.htm (2 di 2) [09/10/2002 12.37.10]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

3. LO STATO DI TENSIONE

3.11 RAPPRESENTAZIONE DELLO STATO DI TENSIONE

Lo stato di tensione, in quanto individuato da un tensore doppio simmetrico, è suscettibile di


alcune rappresentazioni geometriche fra le quali presenta un particolare interesse applicativo
quella introdotta da Otto Mohr, che ora ci si accinge a descrivere, con riferimento agli elementi
piani appartenenti ad un medesimo fascio di sostegno una qualsiasi retta (v. Fig. 3.12). Il

generico piano di questo fascio è individuato dall'angolo φ che n forma con l'asse .
Otto Mohr (1835-1918) nasce a Wesselburen (Holstein). Studia e si diploma al Politecnico di
Hannover. In seguito si dedica alla ricerca e all'attività professionale in un campo, quello delle
costruzioni metalliche, che rappresenta una novità nella Germania di questo periodo. Ben presto,
all'età di 32 anni, viene chiamato all'insegnamento al Politecnico di Stoccarda dove ricopre
l'incarico dal 1868 al 1873 quando passa a Dresda; qui rimane sino alla fine della sua carriera. E'
un professore molto ammirato ed è per anni un vero pilastro della cultura scientifico-tecnica
tedesca, egemone in Europa, sino alla prima guerra mondiale. Si può dire che i suoi Beiträge,
pubblicati solitamente nella "Zeitschrift des Architekten und Ingenieur Vereins" di Hannover,
formano la moderna Scienza delle Costruzioni.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_11.htm (1 di 13) [09/10/2002 12.38.07]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Fig. 3.12. - Fascio di piani di sostegno .

Se sono i coseni direttori di n sussistono le seguenti relazioni:

Se sono i coseni direttori di n sussistono le seguenti relazioni :

Se si sceglie il versore tangente v , individuato dai coseni direttori , in maniera

che la coppia d'assi ortogonali (n , v) sia sovrapponibile agli assi del riferimento ,è
facile verificare che:

Con tali posizioni, le componenti normali e tangenziali del vettore tensione su , ricordando le
formule (3.31), risultano:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_11.htm (2 di 13) [09/10/2002 12.38.07]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

da cui

(3.55)

Inoltre

da cui :

(3.56)

3.11.1 Costruzione grafica della circonferenza di Mohr

E' facile provare che le espressioni trovate nel paragrafo precedente per e per sono

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_11.htm (3 di 13) [09/10/2002 12.38.07]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

le equazioni parametriche di una circonferenza nel piano .

Infatti, eliminando il parametro φ dalle (3.55) e (3.56), si perviene all'equazione:

(3.57)

che nel, riferimento , è appunto l'equazione di una circonferenza di centro C e


raggio R , dati da:

(3.58)

Questa circonferenza è nota come circonferenza di Mohr ed il piano viene più

sinteticamente indicato con .

Si ricorda che nel linguaggio tecnico è sinonimo di tensione normale, mentre lo è di


tensione tangenziale.

La costruzione di questo cerchio nel piano (σ,τ) è immediata (v. Fig. 3.13). Basta infatti riportare
sull'asse delle ascisse σ i punti rappresentativi di e sull'asse delle ordinate τ il punto
rappresentativo di ed eseguire la costruzione indicata nella stessa figura.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_11.htm (4 di 13) [09/10/2002 12.38.07]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Ricordando che le espressioni (3.55) e (3.56) sono la versione parametrica della circonferenza
(3.57), si può affermare che il punto rappresentativo delle componenti descrive una

circonferenza al variare di da 0 a 2 . Si è stabilita così una corrispondenza tra gli elementi


piani del fascio di sostegno ed i punti della circonferenza di Mohr.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_11.htm (5 di 13) [09/10/2002 12.38.07]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Per dimostrare che questa corrispondenza è biunivoca, basta far vedere che il generico punto S
della circonferenza di Mohr, individuato mandando dal punto , detto polo
della rappresentazione, la parallela alla traccia del piano ha proprio come coordinate
. Infatti, moltiplicando l'espressione (3.55) di per cos φ e la (3.56) di

per sin φ si ottiene:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_11.htm (6 di 13) [09/10/2002 12.38.07]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Fig. 3.13: Costruzione del cerchio di Mohr.

e, sottraendo membro a membro e dividendo il risultato per cos φ, si perviene all'espressione:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_11.htm (7 di 13) [09/10/2002 12.38.07]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

(3.59)

la quale dimostra, come si può dedurre dalla figura 3.13, che le coordinate di S sono proprio la
tensione normale e tangenziale dell'elemento piano .

3.11.2 Circonferenze principali di Mohr

E' importante osservare, a questo punto, che se la direzione è principale, ed in tal caso la

indichiamo con ζ,la tensione tangenziale è la tensione tangenziale totale su ; il fascio di


piani si chiamerà fascio principale e la circonferenza di Mohr associata prende il nome di

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_11.htm (8 di 13) [09/10/2002 12.38.07]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

circonferenza principale relativa alla direzione principale ζ.

E' facile ora, dopo aver costruito la circonferenza principale associata alla direzione ζ, con gli
elementi base , individuare le altre due direzioni principali ( ) e le
relative tensioni principali e .

Basta infatti proiettare dal polo della rappresentazione P i punti (v. Fig. 3.14) per
individuare i piani principali e quindi le direzioni principali e misurare le ascisse
per ottenere le espressioni delle tensioni principali:

(3.60)

Inoltre, annullando l'espressione (3.56) di si trova che la direzione principale è

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_11.htm (9 di 13) [09/10/2002 12.38.07]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

individuata dall'angolo dato da:

(3.61)

Le tensioni tangenziali massime, rappresentate dai punti (v. Fig. 3.15), valgono:

(3.62)

e gli elementi piani su cui agiscono sono individuati dall'angolo:

(3.63)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_11.htm (10 di 13) [09/10/2002 12.38.07]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Fig. 3.14: Tensione normale e tensione tangenziale sul piano di Mohr.

che è ottenuto imponendo, nella (3.55), a il valore

e risolvendo quindi rispetto a φ.

Si noti che questi piani, su cui la τ è massima e minima, risultano ruotati di (π/4) rispetto ai piani
principali.
Resta infine del tutto evidente che quanto detto per il fascio principale di sostegno ζ può ripetersi
identicamente per gli altri due fasci principali relativi alle altre due direzioni ed η. Si giunge
così al tracciamento delle tre circonferenze principali di Mohr, che risultano mutuamente tangenti
(Fig. 3.16). Da questa si può anche constatare che, se le tensioni principale vengono ordinate nel
seguente modo:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_11.htm (11 di 13) [09/10/2002 12.38.07]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Fig. 3.15

allora la ha l'espressione:

(3.64)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_11.htm (12 di 13) [09/10/2002 12.38.07]


CAPITOLO-3 Lo Stato della Tensione

Fig. 3.16: Circonferenze principali di Mohr.

3.11.3 Esercizio interattivo


L'esercizio proposto consente di determinare la tensioni e le direzioni principali noto il tensore
della tensione.

precedente

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo3/3_11.htm (13 di 13) [09/10/2002 12.38.07]


CAPITOLO-4 Il Principio dei Lavori Virtuali

4. IL PRINCIPIO DEI LAVORI VIRTUALI

INDICE

4.1 INTRODUZIONE

4.2 IL PRINCIPIO DEI LAVORI VIRTUALI

4.3 RELAZIONI TRA EQUILIBRIO, CONGRUENZA E LAVORI VIRTUALI

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo4/index4.htm [09/10/2002 12.38.25]


CAPITOLO-4 Il PRINCIPIO dei LAVORI VIRTUALI

4. IL PRINCIPIO DEI LAVORI VIRTUALI

4.1 INTRODUZIONE

Fino ad ora si è condotto lo studio del problema della deformazione e di quello della tensione per
un corpo continuo giungendo alla formulazione di importanti relazioni, che sono le equazioni di
congruenza, per il primo, e le equazioni indefinite di equilibrio e le equazioni ai limiti per il
secondo. In entrambi i casi si è giunti a tali risultati considerando i due problemi
indipendentemente l'uno dall'altro.

Utilizzando le equazioni ottenute fino ad ora, si possono ottenere alcune relazioni formali che, pur
non rappresentando nulla di concettualmente nuovo rispetto alle equazioni sopra ricordate,
forniscono uno strumento analitico molto potente per affrontare una gran quantità di problemi
diversi. Tali relazioni hanno quindi un notevole interesse e sono di assoluta generalità essendo
valide per qualsiasi continuo deformabile a prescindere dalle sue proprietà fisiche.

successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo4/4_1.htm [09/10/2002 12.38.37]


CAPITOLO-4 Il PRINCIPIO dei LAVORI VIRTUALI

4. IL PRINCIPIO DEI LAVORI VIRTUALI

4.2 IL PRINCIPIO DEI LAVORI VIRTUALI

Nello studio del problema della deformazione sono state scritte le equazioni di congruenza che,
per un generico sistema di spostamenti e deformazioni infinitesimi, assumono la
forma:

(4.1)

Fig. 4.1

Mentre lo studio dello stato di tensione ha portato alle equazioni di equilibrio:

(4.2)

(4.3)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo4/4_2.htm (1 di 6) [09/10/2002 12.39.52]


CAPITOLO-4 Il PRINCIPIO dei LAVORI VIRTUALI

Abbiamo anche mostrato che è .

Un campo di spostamenti e deformazioni infinitesimi che soddisfa gli evetuali vincoli cinematici
esterni e le (4.1) è detto congruente, mentre un campo di forze e tensioni che soddisfa (4.2) e
(4.3) è detto equilibrato.

Moltiplicando la (4.2) per il campo di spostamenti ed integrando sul volume V si ottiene :

(4.4)

Con riferimento alla identità :

ed al teorema della divergenza :

si perviene alla seguente uguaglianza:

(4.5)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo4/4_2.htm (2 di 6) [09/10/2002 12.39.52]


CAPITOLO-4 Il PRINCIPIO dei LAVORI VIRTUALI

Partendo dalla scomposizione del gradiente di spostamento :

(4.6)

per la congruenza (4.1) si può scrivere :

mentre è facile riconoscere che :

è il tensore anti-simmetrico della rotazione infinitesima.

Alla luce di queste posizioni, la (4.4), avuto riguardo alla (4.5), e ricordando che il prodotto

di un tensore simmetrico per uno emisimmetrico è nullo, si perviene alla relazione :

(4.7)

che rappresenta l'equazione dei lavori virtuali.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo4/4_2.htm (3 di 6) [09/10/2002 12.39.52]


CAPITOLO-4 Il PRINCIPIO dei LAVORI VIRTUALI

Il primo membro della (4.7) è il lavoro che la forze esterne o compiono in corrispondenza

del campo di spostamenti , del tutto indipendente dalle medesime forze esterne e che perciò
prende il nome di lavoro virtuale esterno :

Il secondo membro della (4.7) rappresenta il lavoro che le tensioni compiono in

corrispondenza delle deformazioni , anch'esse del tutto indipendenti dalle medesime e


che perciò prende il nome di lavoro virtuale interno. Infatti , se si suppone di associare ad un
assegnato campo di tensioni , un campo di deformazioni indipendente è immediato

verificare, con riferimento alla faccia in figura 4.2 che :

• per la dilatazione lungo la direzione la forza è e quindi, se lo spostamento è


, il lavoro che viene compiuto è , ossia ;

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo4/4_2.htm (4 di 6) [09/10/2002 12.39.52]


CAPITOLO-4 Il PRINCIPIO dei LAVORI VIRTUALI

• per lo scorrimento tra gli assi ( ) la forza è , lo spostamento vale:

e quindi il lavoro sarà:

Fig. 4.2

Per estensione resta provato che l'espressione

a secondo membro della (4.7) rappresenta proprio il lavoro che le compiono in

corrispondenza delle e che perciò prende il nome di lavoro virtuale interno :

Si può quindi enunciare il seguente teorema :

Dato un continuo deformabile V sul quale siano assegnati un campo di spostamenti e


deformazioni infinitesimi qualsiasi purché congruente ed un campo di forze e tensioni qualsiasi
purché equilibrate, allora vale l'uguaglianza :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo4/4_2.htm (5 di 6) [09/10/2002 12.39.52]


CAPITOLO-4 Il PRINCIPIO dei LAVORI VIRTUALI

(4.8)

Questa uguaglianza, nonostante sia stata dimostrata, è spesso nota come principio dei lavori
virtuali.

Se il corpo continuo è rigido si ha che e quindi la relazione precedente si scrive


semplicemente

L'equazione (4.7) è anche nota come principio degli spostamenti virtuali o come principio dei
lavori virtuali nella forma diretta quando si considera un sistema di spostamenti e deformazioni
virtuale; mentre invece quando si considera il sistema di forze e tensioni come virtuali la (4.7) è
nota come principio delle forze virtuali, ovverosia come principio dei lavori virtuali nella forma
inversa .

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo4/4_2.htm (6 di 6) [09/10/2002 12.39.52]


CAPITOLO-4 Il PRINCIPIO dei LAVORI VIRTUALI

4. IL PRINCIPIO DEI LAVORI VIRTUALI

4.3 RELAZIONI TRA EQUILIBRIO, CONGRUENZA E LAVORI VIRTUALI

Si può dimostrare che se, con riferimento al solido di figura 4.1., due delle seguenti proposizioni
sono vere, la terza è anch'essa vera:

- "il campo di spostamenti e


deformazioni è congruente"

- "il campo di forze e tensioni è


equilibrato"

- "il principio dei lavori virtuali è


verificato"

Si è già dimostrato nel paragrafo precedente che le prime due affermazioni (congruenza ed
equilibrio) portano alla formulazione del teorema dei lavori virtuali. Si dimostreranno ora le altre
due affermazioni.

1 ) [P.L.V. + Congruenza] [Equilibrio]

Si è già visto che vale la :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo4/4_3.htm (1 di 3) [09/10/2002 12.40.17]


CAPITOLO-4 Il PRINCIPIO dei LAVORI VIRTUALI

e quindi, per sostituzione nell'espressione (4.7) del principio dei lavori virtuali, si ha :

e, per l'identità (4.6) si ha :

Quest'ultima si può scrivere :

(4.9)

Ora, per l'arbitrarietà con cui si possono scegliere i campi di spostamento, pur nel rispetto della
congruenza, discende che, affinché la relazione precedente sia vera, sotto ipotesi di continuità
per le funzioni integrande, è necessario che l'argomento di ciascun integrale sia nullo:

Si ottengono così proprio le condizioni di equilibrio (4.3), (4.4) e la simmetria del tensore della
tensione.

2 ) [P.L.V. + Equilibrio] [Congruenza]

Dal P.L.V. :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo4/4_3.htm (2 di 3) [09/10/2002 12.40.17]


CAPITOLO-4 Il PRINCIPIO dei LAVORI VIRTUALI

che, per l'equilibrio, assume la forma :

e, per il teorema della divergenza, si riduce a :

per la (4.8), diviene :

Per la simmetria di si ottiene :

Per l'arbitrarietà del campo di tensioni, purché equilibrato, dovrà necessariamente essere

che è il risultato cercato.

precedente

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo4/4_3.htm (3 di 3) [09/10/2002 12.40.17]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

5. IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI


ENERGETICI

INDICE

5.1 INTRODUZIONE

5.2 IL SOLIDO ELASTICO LINEARE


5.2.1 Proprietà di simmetria nella risposta di un materiale
5.2.2 Il solido elastico lineare isotropo
5.2.3 Significato fisico delle principali costanti elastiche

5.3 SOLIDO ELASTICO SECONDO GREEN


5.3.1 Energia potenziale elastica
5.3.2 Esistenza di una densità di energia potenziale elastica
5.3.3 Isotropia ed iperelasticità
5.3.4 Considerazioni sulle costanti elastiche

5.4 IL PROBLEMA dell'EQUILIBRIO ELASTICO LINEARE


5.4.1 Il problema elastostatico in termini di spostamenti
5.4.2 Il problema elastostatico in termini di tensioni

5.5 I TEOREMI CLASSICI DELLA ELASTICITÀ LINEARE


5.5.1 Principio di sovrapposizione degli effetti
5.5.2 Teorema di Clapeyron (o del lavoro di deformazione)
5.5.3 Teorema di Kirchhoff (o teorema di unicità) (1859)
5.5.4 Teorema di Betti (o teorema di reciprocità)
5.5.5 Teorema di Maxwell

5.6 PRINCIPI VARIAZIONALI


5.6.1 Principio di stazionarità per l'energia potenziale
5.6.2 Principio di stazionarità per l'energia complementare

5.7 PRINCIPI DI MINIMO


5.7.1 Principio della minima energia potenziale
5.7.2 Principio della minima energia complementare
5.7.3 Teorema di Castigliano

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/index5.htm [09/10/2002 12.40.36]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

5. IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI


ENERGETICI

5.1 INTRODUZIONE

Da quanto discusso fino ad ora si comprende che il problema matematico tipico della meccanica
dei solidi è così impostato :

DATI : V = Volume occupato dal solido


= forze di volume assegnate in V

Condizioni al contorno :
forze assegnate sulla porzione di superficie

spostamenti assegnati sulla porzione di superficie

TROVARE in ogni punto di V i campi di spostamenti, deformazioni e tensioni :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_1.htm (1 di 4) [09/10/2002 12.40.52]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(5.1)

che siano soluzione del seguente problema al contorno :

Equilibrio

(5.2)

Congruenza

(5.3)

Come si vede, a fronte di 9 equazioni differenziali alle derivate parziali, occorre determinare le 15
funzioni incognite (5.1). In alcuni casi particolari il numero delle funzioni incognite da
determinare si riduce tanto da consentire la risoluzione del problema (5.2),(5.3). Si tratta dei
problemi così detti staticamente determinati, mutuando il linguaggio della statica dei corpi rigidi.
In generale però il problema non si può risolvere se non si tiene conto della particolare natura
materiale del solido.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_1.htm (2 di 4) [09/10/2002 12.40.52]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

In altri termini, mentre le equazioni (5.2) e (5.3) valgono in ogni continuo a prescindere dal
particolare materiale di cui è costituito, per poter risolvere problemi concreti occorre descrivere il
comportamento dei singoli materiali attraverso opportune relazioni che siano in grado di
individuare le particolari classi di processi che ciascuno di essi è in grado di compiere.

Tali relazioni prendono il nome di equazioni costitutive e, nella formulazione più semplice, legano
il tensore della tensione con quello della deformazione :

(5.4)

Le (5.4), che in generale sono non-lineari, rappresentano la più generale relazione per descrivere
il comportamento di un materiale elastico, il quale è perciò caratterizzato dalla proprietà che la
generica componente di tensione è determinata dal valore che assumono tutte le componenti
di deformazione.

Si noti che per un materiale elastico non ha alcuna influenza la storia deformativa subita dal
materiale prima che esso venga sottoposto alla nostra osservazione.

Particolare importanza riveste per le applicazioni nell'ingegneria il caso in cui le equazioni


costitutive (5.4) siano lineari, ossia quando sia possibile scrivere le (5.4) nella forma :

(5.5)

essendo C una applicazione lineare che trasforma lo spazio dei tensori in quello dei tensori
ossia, lo spazio dei tensori del secondo ordine in se stesso ; C è quindi un tensore del 4° ordine.
La (5.5), se passiamo dalla notazione assoluta, alle componenti con riferimento ad una base
ortonormale , diviene :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_1.htm (3 di 4) [09/10/2002 12.40.52]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(5.6)

La (5.6) è una generalizzazione della famosa legge di R. Hooke il quale nel 1676 diede il primo
contributo in tema di equazioni costitutive. Egli condensò le sue esperienze sulle molle di orologi
nella relazione di proporzionalità ( ut tensio sic vis ) :

Questa relazione, che oggi può apparire del tutto scontata, ha avuto una notevole importanza
metodologica in quanto dimostrò la possibilità di misurare la forza, ossia la tensione, attraverso
misure di spostamenti, ossia di deformazioni. Inoltre provò l'invarianza della legge costitutiva
rispetto al sistema di riferimento.

La (5.6) descrive pertanto il comportamento di un materiale elastico lineare, e deve la sua estesa
fortuna alla circostanza che quasi tutti i materiali da costruzione, se poco sollecitati, sono
riconducibili ad essa. Essa tuttavia è pur sempre la descrizione di un materiale ideale che non
esiste a rigore in natura ed in tal senso sarebbe più corretto parlare di stato elastico anziché di
solido elastico o di materiale elastico.

successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_1.htm (4 di 4) [09/10/2002 12.40.52]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

5. IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI


ENERGETICI

5.2 IL SOLIDO ELASTICO LINEARE

Abbiamo visto nel precedente paragrafo che il solido o, per meglio dire, lo stato elastico lineare, è
descritto dalla relazione di proporzionalità, generalizzazione della legge di Hooke,

(5.7)

in cui sono le componenti, in un riferimento ortonormale, di un tensore del 4° ordine, detto


tensore d'elasticità.

Sviluppando la (5.7) con riferimento ad es. ad una particolare componente di , si ottiene :

Essendo un tensore del 4° ordine, le componenti di C sono Le componenti


effettivamente distinte si riducono però a 36 per la simmetria di ed che, come è noto,
presentano ciascuno solo sei componenti distinte.

I coefficienti non dipendono dalla deformazione ma, eventualmente, dalla posizione della
particella materiale. Quando ciò accade si parlerà di materiali eterogenei. Quando viceversa
le non dipendono dal punto diremo che il materiale è omogeneo, le componenti
sono quindi in tal caso delle costanti per tutto il corpo.

Anche il comportamento più semplice, ossia quello elastico lineare, implica quindi la conoscenza
di ben 36 costanti materiali che sono evidentemente difficili da valutare soprattutto quando si
pensi che ciò può esser fatto solo sperimentalmente.
Il numero di tali costanti tuttavia si riduce quando il materiale presenta particolari proprietà di
simmetria nella risposta, ossia delle simmetrie nel suo comportamento. Questa eventualità, che
si verifica nella maggior parte dei casi di interesse tecnico, verrà analizzata in maniera più

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_2.htm (1 di 13) [09/10/2002 12.43.16]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

approfondita nel paragrafo seguente.

5.2.1 Proprietà di simmetria nella risposta di un materiale


Al fine di descrivere eventuali simmetrie nella risposta di un materiale si vuole ora studiare (v.
Fig. 5.1) quello che accade nell'intorno infinitesimo di un punto individuato dal vettore posizione
nel riferimento cartesiano .

Si supponga di applicare un campo di spostamenti in un punto a distanza infinitesima

da . Si consideri poi il punto individuato da :

(5.8)

essendo un tensore ortogonale, ed il campo di spostamenti legato ad dallo

stesso tensore ortogonale :

(5.9)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_2.htm (2 di 13) [09/10/2002 12.43.16]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Fig. 5.1

In sostanza, il vettore e il campo di spostamenti non sono altro che il

vettore ed il campo di spostamenti , ruotati di . In generale la risposta del


materiale nel punto è diversa nelle due direzioni considerate; se però il materiale presenta
delle simmetrie potremmo avere la stessa risposta.
È facile verificare, ricordando la regola di derivazione delle funzioni composte, che :

(5.10)

in cui denota il gradiente. Se nella (5.10) consideriamo solo la parte simmetrica, che come è
noto coincide con il tensore delle deformazioni, si perviene a :

(5.11)

Resta così provato che ed descrivono la stessa deformazione in .

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_2.htm (3 di 13) [09/10/2002 12.43.16]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Ora se è una trasformazione di simmetria per il materiale (ossia se il materiale presenta la

stessa risposta nelle due direzioni) si può affermare che e


rappresentano lo stesso stato di tensione e quindi deve valere la

(5.12)

da cui :

e quindi :

(5.13)

che rappresenta quindi la condizione necessaria affinché sia una trasformazione di simmetria.

Si può dimostrare che le trasformazioni di simmetria costituiscono un gruppo G e che se


allora anche ; inoltre il prodotto di due trasformazioni di simmetria è ancora una

trasformazione di simmetria (quindi il tensore , di componenti in un riferimento


ortonormale verifica la condizione ).

Indicando con O il gruppo dei tensori ortogonali si parla di solido elastico lineare isotropo se
: questo corrisponde al massimo grado di simmetria in quanto per ogni trasformazione
ortogonale (per ogni rotazione) è valida la (5.13) e quindi il comportamento del materiale è lo
stesso per qualsiasi direzione; nel caso in cui questo non sia verificato il materiale si dice
anisotropo.

Il gruppo G presenta infiniti sottogruppi ma è stato dimostrato (Coleman & Noll) che 12
sottogruppi propri sono in grado di descrivere tutti i materiali che presentano simmetrie e che 11
di questi descrivono tutte le classi di cristalli note.

Hanno un grande rilievo particolari classi di materiali anisotropi:

· i materiali elastico lineari trasversalmente isotropi per i quali la relazione (5.13) è valida
quando appartiene al sottogruppo proprio che è generato dal tensore unitario I e
da una rotazione di un angolo j attorno ad una direzione e;

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_2.htm (4 di 13) [09/10/2002 12.43.16]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

· i materiali elastico lineari ortotropi per i quali la relazione (5.13) è valida quando appartiene

al sottogruppo proprio che è generato delle riflessioni rispetto a tre piani

ortogonali di normali i, j, k.

Passando dalle condizioni di assenza di simmetria, alla ortotropia, alla isotropia trasversale per
arrivare alla isotropia il numero delle costanti indipendenti necessarie a descrivere il
comportamento elastico lineare si riduce rispettivamente da 36 a 9, a 5 per finire a 2.

5.2.2 Il solido elastico lineare isotropo


Si può dimostrare che per un solido elastico lineare isotropo valgono le seguenti 3 proprietà:

a) ad una dilatazione uniforme corrisponde uno stato di tensione sferico :

b) ad una deformazione che sia uno scorrimento puro corrisponde uno stato di tensione
tangenziale puro (sono nulle le tensioni normali)

c) ad una deformazione deviatorica (a traccia nulla) corrisponde uno stato di tensione anch'esso
deviatorico

Si dimostra che le tre proprietà sopra evidenziate sono anche condizioni necessarie e sufficienti
affinché il solido elastico lineare sia isotropo.
Infatti, basandosi sulle stesse tre proprietà è ora possibile dimostrare che un solido elastico
lineare è isotropo se e solo se il suo legame costitutivo è espresso dalla :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_2.htm (5 di 13) [09/10/2002 12.43.16]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(5.14)

che viene anche indicata come equazione di Lamé (1852) e dove il numero delle componenti del
tensore di elasticità che definiscono il comportamento del materiale si è ridotto alle sole due
(prima e seconda costante di Lamé).

Per dimostrare la sufficienza della (5.14) si può scrivere per ogni tensore ortogonale :

ma, se si osserva che :

si ha :

che è la condizione di isotropia di un materiale (5.14) stante l'arbitrarietà di .

La (5.14) rappresenta anche la condizione necessaria, infatti, scomponendo il tensore nelle


due parti sferica e deviatorica, si ha

da cui, ricordando le proprietà a) e c) viste in precedenza, deriva che

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_2.htm (6 di 13) [09/10/2002 12.43.17]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

e, se si pone :

si ha :

che conclude la dimostrazione.

L'equazione costitutiva (5.14) può anche essere invertita per esprimere in funzione di .
Infatti da essa si ottiene immediatamente

e da questa, considerando che

si ottiene la relazione inversa cercata :

(5.15)

dove si assume .

5.2.3 Significato fisico delle principali costanti elastiche


a) Si è visto che, se lo stato di deformazione in un punto è uno scorrimento puro :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_2.htm (7 di 13) [09/10/2002 12.43.17]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

il corrispondente stato di tensione è di tipo tangenziale puro :

con τ espressa da :

dove è lo scorrimento (dilatazione angolare) e µ prende, per il significato che così assume, il
nome di modulo di elasticità tangenziale ed ha le dimensioni di una tensione. Nella letteratura
tecnica tale modulo è indicato con G.

b) Se invece lo stato di deformazione in un punto è una dilatazione uniforme :

lo stato di tensione corrispondente è di tipo idrostatico

in cui è facile vedere che :

dove k prende il nome di modulo di elasticità cubica ed ha le dimensioni di una tensione.

c) Si consideri ora lo stato di tensione monoassiale :

Utilizzando le equazioni costitutive nella forma (5.15) è immediato verificare che le uniche
componenti di deformazione non nulle sono :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_2.htm (8 di 13) [09/10/2002 12.43.17]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(a)

(b)

Se si introduce il modulo di elasticità normale, o modulo di Young E, dato da :

(5.16)

l'equazione (a) diventa :

che esprime la dilatazione lineare nella direzione longitudinale in pieno accordo con la legge di
Hooke . La costante E, che ha le dimensioni di una tensione, deve essere positiva ( E
> 0 ) perché a trazioni (tensioni positive) corrispondano allungamenti.
Si definisce infine il coefficiente di Poisson o coefficiente di dilatazione trasversale mediante :

(5.17)

in cui l'ultima uguaglianza è una immediata conseguenza delle (b) e da cui discende :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_2.htm (9 di 13) [09/10/2002 12.43.17]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

e quindi il tensore della deformazione corrispondente allo statodi tensione monoassiale in esame
si riduce a :

È facile provare che, in termini delle costanti E, ν, la (5.16) diviene :

(5.18)

con .

Lo stato di tensione monoassiale considerato è quello che si determina in ogni punto di un'asta
rettilinea soggetta a forza normale di trazione. Il caso sperimentale di riferimento potrebbe
essere il seguente (v. Fig.5.2): un'asta di lunghezza l, in seguito all'applicazione di una forza
normale N nella direzione dell'asse si deforma variando la sua lunghezza di ; l'area di

base, inizialmente di superficie A, subisce una variazione :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_2.htm (10 di 13) [09/10/2002 12.43.17]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Fig. 5.2

Si possono quindi determinare sperimentalmente le grandezze :

e quindi ottenere il valore di E mediante :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_2.htm (11 di 13) [09/10/2002 12.43.17]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

E' immediato trovare anche una relazione tra E, µ, ν . Si consideri infatti, partendo dalla (5.16), il
rapporto :

da cui, ricordando l'espressione (5.17), si giunge immediatamente a:

(5.19)

che è la relazione cercata.

Delle cinque costanti elastiche che si sono definite ( k, λ, µ = G, E, ν ) E e ν sono quelle di più
facile determinazione sperimentale per cui verranno più spesso utilizzate nel seguito.

Nella tabella seguente vengono indicati i valori di E e ν per alcuni materiali.

E ν
Calcestruzzi 25 - 40 GPa 0,10 - 0,15
Acciaio 206 GPa 0,30
Alluminio 70 GPa 0,36
Rame 120 GPa 0,35

In ultimo, ricordando che per un solido elastico lineare isotropo sono solamente due le costanti
indipendenti necessarie a descrivere il legame costitutivo, si raccolgono nella seguente tabella le
relazioni tra le varie costanti elastiche fino ad ora introdotte.

COSTANTI λ, µ k, µ µ, ν ν,E µ,E

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_2.htm (12 di 13) [09/10/2002 12.43.17]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_2.htm (13 di 13) [09/10/2002 12.43.17]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

5. IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI


ENERGETICI

5.3 SOLIDO ELASTICO SECONDO GREEN

Il problema della determinazione del numero dei parametri necessari a descrivere il


comportamento di un materiale, in particolare di un solido elastico lineare, generò una disputa
durata diversi decenni.

Navier e Cauchy basarono i loro studi sulla teoria molecolare che, come osservò Poisson, portava
alla determinazione di un valore costante del coefficiente di contrazione trasversale (ν = 0.25),
indipendentemente dal materiale. Si doveva ammettere quindi, seguendo quella teoria, che il
comportamento del materiale potesse essere descritto da una sola costante.

Esperienze successive sviluppate da ricercatori inglesi e tedeschi portarono alla determinazione di


valori di ν diversi da 0.25 per materiali metallici quali acciaio e ottone, suggerendo di
abbandonare definitivamente la teoria molecolare.

Un contributo fondamentale al problema venne nel 1839 da G. Green (1793-1841) che,


modificando tutta l'impostazione del problema, dimostrò come, per descrivere il comportamento
di un solido elastico, lineare, omogeneo e isotropo, siano necessarie due costanti.

L'ipotesi di elasticità, già introdotta in precedenza, comporta l'esistenza di uno stato naturale
prefissato a partire dal quale il solido si può deformare sotto l'azione di forze e al quale ritorna
quando ne viene liberato, indipendentemente dalle modalità seguite nell'applicare e nel togliere
le forze stesse. Il comportamento a cui si fa riferimento è quello tipico di sistemi a trasformazioni
completamente reversibili per i quali l'energia spesa nella deformazione viene integralmente
restituita in accordo con il principio di conservazione dell'energia.

Partendo da questa ipotesi, i concetti generali sull'energia potenziale, già introdotti in quel
periodo da Laplace, portarono Green ad ammettere l'esistenza di una funzione di stato
dipendente solo dagli estremi della trasformazione e non dal percorso seguito. Le proprietà
meccaniche di un materiale elastico possono quindi essere descritte da uno scalare Φ, chiamato
energia potenziale elastica per unità di volume, ovvero densità di energia di deformazione,
funzione solo delle grandezze che definiscono lo stato naturale e da quelle che determinano la
deformazione.

5.3.1 Energia potenziale elastica

Sia una curva parametrica nello spazio delle deformazioni che descriva la "storia" della
deformazione nell'intorno infinitesimo di un punto P del continuo e che si possa esprimere
analiticamente mediante:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_3.htm (1 di 12) [09/10/2002 12.44.03]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(a)

essendo il parametro e con .

Possiamo dire che la curva (a) rappresenta un processo di deformazione che ha inizio in A e
termina in B (v. figura). Supponiamo che la linea di deformazione sia continua e regolare,
eventualmente a tratti, e che ad essa corrisponda, nello spazio delle tensioni, il processo
tensionale

Ne consegue che il lavoro (interno) di deformazione compiuto, per unità di volume, lungo si
può esprimere mediante :

(5.20)

In generale, senza ipotesi sulla natura del solido, il valore di dipende dal percorso seguito
fra gli estremi A e B. L'ipotesi di elasticità, come già accennato, portò Green ad ammettere
l'esistenza di una funzione potenziale per l'energia di deformazione elastica, o anche densità di
energia , , per modo che l'incremento di lavoro è dato proprio dal differenziale totale

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_3.htm (2 di 12) [09/10/2002 12.44.03]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

della

(5.21)

dalla quale, per l'indipendenza delle , si ricava la

(5.22)

dove, nella derivazione, deve essere considerata funzione delle nove componenti della

deformazione senza tenere conto della simmetria di . La (5.22) è la relazione cercata che
lega tensioni e deformazioni e cioè l'equazione costitutiva del materiale.

Si mostra facilmente che, utilizzando la funzione densità di energia sopra definita, il lavoro di
deformazione è indipendente dal percorso seguito nella deformazione ed è solo funzione degli
estremi della trasformazione. Esprimendo la tensione nei termini della (5.22) si ha infatti

(5.23)

Se si considera il seguente sviluppo

(5.24)

si può affermare che il termine , essendo la differenza di due differenziali,

rappresenta il differenziale totale di una funzione detta energia potenziale elastica


complementare o densità di energia complementare, introdotta per la prima volta da Castigliano
nel 1875. Dalla

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_3.htm (3 di 12) [09/10/2002 12.44.03]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(5.25)

con l'ipotesi di indipendenza delle nove componenti , si ottiene

(5.26)

che rappresenta l'inversione delle (5.22).

5.3.2 Esistenza di una densità di energia potenziale elastica


Si è già avuto modo di vedere che lo stato elastico lineare è descritto dalla relazione (5.7) :

in cui è il tensore d'elasticità.

Si dimostra ora che le seguenti tre proposizioni sono equivalenti:

a) il lavoro che si compie in un processo di deformazione descritto da una curva chiusa è


nullo.

b) il tensore di elasticità C è simmetrico.

c) la densità di energia è espressa dalla

(5.27)

se si assume come stato naturale quello a deformazione nulla e che, in questo stato, ci sia
assenza di tensioni, ossia le autotensioni siano nulle.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_3.htm (4 di 12) [09/10/2002 12.44.03]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

· a) b)

Il lavoro nullo lungo una curva chiusa implica che il tensore di elasticità C è simmetrico cioè

Si considerino due tensori simmetrici qualunque A e B e la curva chiusa :

si ha allora che :

Considerato anche che :

segue che la funzione integranda (5.20) ha la seguente espressione:

Integrando e introducendo l'ipotesi a) , si ha :

da cui discende :

che per l'arbitrarietà di e dimostra la simmetria di C.

· b) c)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_3.htm (5 di 12) [09/10/2002 12.44.03]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Se il tensore di elasticità C è simmetrico allora la densità di energia è espressa dalla (5.27):

Dalle equazioni costitutive per lo stato elastico lineare si ha :

da cui per l'ipotesi di simmetria di C, si ottiene :

e, in virtù delle (5.22) :

Questa relazione, per il teorema di Schwartz, garantisce la continuità delle derivate parziali miste
di ; ci sono quindi le condizioni per lo sviluppo in serie di Mac-Laurin della funzione

che, arrestato ai termini del 2° ordine, fornisce :

dove è l'energia potenziale elastica per mentre il termine :

rappresenta lo stato di tensione in assenza di deformazione e prende il nome di autotensione.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_3.htm (6 di 12) [09/10/2002 12.44.03]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Nell'ipotesi di assenza di autotensioni, , la densità di energia è quindi espressa dalla


(5.27) :

a meno di una costante additiva, inessenziale , che può supporsi nulla. Si noti che a noi

interessano le derivate di .

· c) a)

Se la densità di energia esiste ed in particolare è espressa dalla (5.27) allora il lavoro lungo una
curva chiusa è nullo.

La dimostrazione di questa asserzione è banale se si utilizza l'espressione (5.23) per il calcolo del
lavoro.

Un solido elastico lineare per cui valga l'ipotesi di Green si dice solido iperelastico o di Green
altrimenti viene detto solido di Cauchy. Nel solido iperelastico la simmetria del tensore di
elasticità C porta alla riduzione del numero delle costanti necessarie a descrivere la legge
costitutiva del materiale: le costanti elastiche effettivamente indipendenti (distinte) passano da
36 a 21.

Se C è invertibile e si pone si può scrivere :

dove K è ancora un tensore simmetrico e quindi si può definire la densità di energia


complementare :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_3.htm (7 di 12) [09/10/2002 12.44.03]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(5.28)

Attraverso delle semplici sostituzioni si può dimostrare che :

(5.29)

infatti è :

Se, ad esempio, si riconsidera la prova di trazione del § 5.2.3 la densità di energia è :

che è rappresentata dall'area colorata in figura 5.3 :

Fig. 5.3

5.3.3 Isotropia ed iperelasticità


Si è visto che il legame costitutivo di un solido elastico lineare isotropo è espresso dalla (5.14)
che, scritta in componenti, da luogo a :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_3.htm (8 di 12) [09/10/2002 12.44.03]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(5.30)

dove rappresenta l'invariante primo del tensore della deformazione.

Si può ora dimostrare che il tensore d'elasticità espresso dalla (5.30) è simmetrico, ossia che il
solido elastico lineare isotropo è iperelastico. Infatti con riferimento ad una generica coppia di
tensori doppi simmetrici A e B si ha :

e quindi :

che dimostra la simmetria di C data l'arbitrarietà dei tensori doppi simmetrici A e B.

È facile ora calcolare la densità di energia potenziale elastica mediante la (5.27) :

(5.31)

5.3.4 Iperelasticità e disuguaglianze a priori sulle costanti elastiche


La forma quadratica per l'energia potenziale elastica espressa dalla (5.28) deve essere definita
positiva in quanto rappresenta l'energia necessaria per deformare il solido.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_3.htm (9 di 12) [09/10/2002 12.44.03]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Sfruttando questa proprietà è possibile dedurre alcune limitazioni sulle costanti elastiche. Infatti
la densità di energia di deformazione scritta nel caso isotropo (§ 5.3.2) e facendo uso della
scomposizione di nella parte deviatorica ed in quella sferica :

dà luogo alla seguente espressione :

che deve risultare positiva per qualunque . Pertanto se assumiamo la


precedente disequazione diventa :

(a)

mentre, se si considera una dilatazione uniforme, si ha

(b)

Riconsiderando poi lo stato di tensione monoassiale (prova di trazione) del § 5.2.3, la densità di
energia vale :

da cui si ritrova la condizione


(c)

Ricordando ora le espressioni di E e ν in funzione di µ e λ

e osservando che

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_3.htm (10 di 12) [09/10/2002 12.44.03]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

e che perciò si può scrivere

in virtù delle (a), (b) e (c) risulta che devono essere verificate le limitazioni

ossia

(5.33)

che rappresentano i limiti teorici per il coefficiente di Poisson ν.

Se si ricorda però il tensore della deformazione :

corrispondente allo stato di tensione monoassiale (prova di trazione) del § 5.2.3,

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_3.htm (11 di 12) [09/10/2002 12.44.03]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

si osserva che almeno nei materiali da costruzione risulta :

da cui si deduce, per il coefficiente di Poisson ν , il limite inferiore, fisicamente accettabile, ν > 0.

I limiti pratici di n risultano perciò :

Si osserva infine che il valore limite ν = 0,5 non può essere raggiunto. In tal caso infatti non
sarebbe possibile invertire la (5.15) nella forma (5.19).

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_3.htm (12 di 12) [09/10/2002 12.44.03]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

5. IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI


ENERGETICI

5.4 IL PROBLEMA DELL'EQUILIBRIO ELASTICO LINEARE

Con riferimento al solido elastico-lineare che inizialmente occupa il volume V siano dati :

- il tensore elasticità

- le forze di volume

- le forze di superficie su

- gli spostamenti di superficie su

sono parti complementari della superficie che racchiude il volume V. La


soluzione del problema dell'equilibrio elastico consiste nel determinare, in corrispondenza dei dati
assegnati, per ogni punto x di V, lo spostamento u, la deformazione , la tensione tali che
risultino soddisfatte le seguenti equazioni :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_4.htm (1 di 9) [09/10/2002 12.44.44]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

• Equazioni di congruenza

(5.35)

• Equazioni costitutive

(5.36)

• Equazioni indefinite di equilibrio (Cauchy)

(5.37)

• Condizioni al contorno :

(5.38)

(5.39)

Si tratta quindi di risolvere un problema al contorno di tipo lineare misto, dacché le equazioni
sono lineari e le condizioni al contorno riguardano sia le forze sia gli spostamenti. Risultano poi
interessanti i due casi particolari, e , in cui rispettivamente il problema
è ricondotto alle sole forze (non sono assegnati gli spostamenti) ed ai soli spostamenti (non sono
assegnate le forze); nei prossimi due paragrafi esprimeremo le equazioni date rispettivamente in
termini di sole componenti di spostamento e di sole tensioni.

Si noti che le forze di volume e le forze di superficie sono assegnate sulla


configurazione iniziale V del solido, mentre l'equilibrio sotto queste forze è raggiunto nella
configurazione deformata. Poiché però gli spostamenti sono, per ipotesi, piccoli, l'errore che si
introduce con questa approssimazione è da ritenersi trascurabile.

Del resto, a proposito delle equazioni costitutive :

si deve a rigore sottolineare una certa inconsistenza. Infatti nella definizione del tensore di

deformazione è stato assunto che le componenti di spostamento sono funzioni delle

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_4.htm (2 di 9) [09/10/2002 12.44.44]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

coordinate del solido nella configurazione iniziale indeformata.

Viceversa nella definizione del tensore degli sforzi si è fatto riferimento alla configurazione

equilibrata e quindi alle coordinate del solido nella configurazione deformata.

Naturalmente se gli spostamenti e le derivate sono piccoli allora i valori


e differiscono di una quantità trascurabile.

Per avere un'idea della approssimazione operata si può osservare che, posto :

si ha :

e perciò, l'approssimazione :

significa ritenere trascurabili le derivate dello spostamento rispetto all'unità.

5.4.1 Il problema elastostatico in termini di spostamenti

Per giungere alle equazioni del problema elastico in termini di spostamenti , si sostituisce alla
tensione, nell'equazione indefinita di equilibrio (5.37), la sua espressione proveniente
dall'equazione costitutiva (5.36), si ottiene così :

sfruttando anche l'equazione di congruenza e notando che :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_4.htm (3 di 9) [09/10/2002 12.44.44]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

si ottiene :

Osservando che

e che inoltre

essendo l'operatore di Laplace, si ottiene la formulazione del problema elastostatico in


termini di soli spostamenti :

(5.40)

Le tre equazioni così ottenute sono note come equazioni di Navier (Louis Marie Henri ) (1827).

Alle equazioni di Navier occorre associare le corrispondenti condizioni al contorno costituite solo
dalle (5.38), nel caso di , oppure da queste insieme alle

(5.41)

nel caso più generale del problema misto.

Integrando il sistema di equazioni differenziali si arriva alla soluzione in termini di spostamenti


dai quali è facile ottenere sia il tensore della deformazione che quello della

tensione.

Derivando le (5.40) rispetto alla variabile si ottiene:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_4.htm (4 di 9) [09/10/2002 12.44.44]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

e quindi

in quanto:

Proseguendo, si può scrivere

(5.42)

che, ove risulti:

ed ammettendo , diventa

(5.43a)

e, se si ricorda che , anche

(5.43b)

Resta così provato che gli invarianti quando , sono funzioni armoniche.

5.4.2 Il problema elastostatico in termini di tensioni


Si parte dalle equazioni esplicite di congruenza

(a)

per arrivare, in modo concettualmente analogo a quanto visto nel paragrafo precedente, alle
equazioni del problema elastostatico in termini di sole componenti di tensione.

Sostituendo infatti nelle (a) alle deformazioni la loro espressione data dall'equazione di legame
nella forma (5.18)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_4.htm (5 di 9) [09/10/2002 12.44.44]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

si ottengono le seguenti equazioni :

Come già osservato, di tali 81 equazioni solamente 6 sono indipendenti. Un modo per ottenerle
consiste nel contrarre la prima coppia di indici (ponendo i = j ) pervenendo così, dopo avere
ordinato i termini, a

o anche

(5.44)

avendo utilizzato le seguenti uguaglianze

Fin qui si è tenuto conto delle equazioni di congruenza e di quelle costitutive; ora è facile
controllare che le (5.44) possono essere ulteriormente semplificate utilizzando le equazioni di
equilibrio scritte per le coppie di indici i,h ed i,k come qui di seguito riportate :

Queste derivate rispettivamente rispetto a k ed h, si traducono nelle :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_4.htm (6 di 9) [09/10/2002 12.44.44]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

che, sostituite nelle (5.44) e poi riordinando, portano alle :

(5.45)

Ricordando poi :

e che, per la (5.42) si può scrivere :

da cui :

e quindi, ricordando le relazioni tra costanti elastiche, con facili passaggi si trova :

Sostituendo quest'ultimo risultato nella (5.45) si ottengono le equazioni di Beltrami, Donati,


Michell :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_4.htm (7 di 9) [09/10/2002 12.44.44]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Queste equazioni furono ottenute da Beltrami (1892) nel caso =0 e da Donati (1894) e Michell
(1900) nel caso generale. Esse sono note come equazioni di Beltrami-Michell, sebbene Donati le
abbia scoperte sei anni prima di Michell.

(5.46)

nella loro forma generale e che, nel caso particolare di forze di volume costanti, si semplificano
nelle :

(5.47)

Le equazioni (5.47) sono quelle che verranno maggiormente utilizzate in quanto le forze di
volume, quando non sono costanti o assumibili tali, in molti casi possono essere considerate
come forze di superficie. La liceità di questa assunzione, che il rigore analitico vorrebbe negata, è
però dimostrata dalle applicazioni tecniche.

Le (5.46) scritte per esteso divengono :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_4.htm (8 di 9) [09/10/2002 12.44.44]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Per determinare lo stato di tensione in un corpo elastico occorre pertanto risolvere il sistema di
equazioni (5.46) soggette alle condizioni al contorno (5.38).

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_4.htm (9 di 9) [09/10/2002 12.44.44]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

5. IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI


ENERGETICI

5.5 I TEOREMI CLASSICI DELLA ELASTICITÀ LINEARE

Al paragrafo 5.4. abbiamo visto che la soluzione di un problema elastostatico implica la soluzione
di un problema al contorno lineare misto, definito in un dominio V nel quale siano assegnati il
tensore elasticità , le forze di volume , le forze di superficie su e gli spostamenti

di superficie su .

sono tale che ossia sono parti complementari della

superficie che racchiude il volume V.

Risolvere il problema elastostatico significa determinare, in corrispondenza dei dati assegnati, per
ogni punto x di V, lo spostamento u, la deformazione la tensione che risultino soddisfatte le
seguenti equazioni (5.35), (5.36), (5.37), (5.38), (5.39), che ora scriviamo per semplicità qui di
seguito in notazione assoluta :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (1 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Equazioni di congruenza in V

Equazioni costitutive in V

Equazioni di equilibrio in V

Condizioni sulle forze

Condizioni sugli spostamenti

Come casi particolari abbiamo :

Problema agli spostamenti : quando è vuoto e le condizioni al contorno si riducono a :

Problema alle forze : quando è vuoto e le condizioni al contorno si riducono a :

Per il problema così impostato è possibile dimostrare alcune proprietà generali delle soluzioni,
senza che ciò richieda la preventiva soluzione delle equazioni. Si tratta di :

1) Principio di sovrapposizione degli effetti

2) Teorema di Clapeyron (o del lavoro di deformazione)

3) Teorema di unicità (o teorema di Kirchhoff)

4) Teorema di Betti (o principio di reciprocità)

5) Teorema di Maxwell

5.5.1 Principio di sovrapposizione degli effetti

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (2 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Diciamo che un campo di spostamenti, deformazioni e tensioni definiti in V


costituiscono uno stato elastico se, oltre ad essere sufficientemente regolari (ammissibili),
soddisfano le equazioni :

inoltre :

Come si vede allo stato elastico così definito restano associate le forze di volume

e le forze agenti su tutta la superficie che racchiude V. Si può quindi dire che

sono le forze esterne associate allo stato elastico definito in V.

Il principio di sovrapposizione degli effetti, ovverosia il principio di sovrapposizione degli stati


elastici, può essere dimostrato considerando due distinti stati elastici e le corrispondenti forze
esterne :
Notare che quando, come in questo caso, qualche asserzione viene dimostrata cessa di essere un
"principio" ed assume più propriamente la dizione di "teorema".

se sono due scalari, allora :

è uno stato elastico a cui corrispondono le forze esterne

come si verifica facilmente attraverso la sostituzione delle grandezze nelle equazioni di equilibrio,
congruenza e legame.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (3 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

E' importante notare che il principio di sovrapposizione degli effetti non è applicabile a qualsiasi
grandezza; occorre fare attenzione, ad esempio, nel ricorrervi quando si opera con l'energia di
deformazione.

Infatti, ricordando l'espressione (5.27) della densità di energia elastica, possiamo definire
l'energia elastica totale posseduta dal corpo che occupa il volume V mediante

(5.48)

Se ora la deformazione è ottenuta come somma di due deformazioni , talchè si

possa porre , il lavoro di deformazione alla fine risulta

che, sfruttando la simmetria del tensore C , diventa :

(5.49)

La relazione così trovata prova che per l'energia elastica non vale la sovrapposizione
degli effetti.

Se si raddoppia la deformazione non è detto quindi che raddoppi anche l'energia di


deformazione: occorre tenere conto del "termine di accoppiamento tra i due stati di
deformazione" che è proprio l'integrale che compare nella (5.49).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (4 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Esiste solo un caso in cui vale il principio di sovrapposizione degli effetti per la energia elastica e
cioè quello in cui gli stati di deformazione sono tra loro energeticamente ortogonali come accade,
ad esempio, quando i due tensori della deformazione sono uno deviatorico e l'altro sferico. I tal
caso infatti il termine di accoppiamento è nullo.

In conclusione possiamo enunciare il principio di sovrapposizione degli effetti nel seguente modo
: applicando contemporaneamente ad uno corpo elastico lineare più sistemi di forze, si
producono spostamenti , deformazioni e tensioni uguali alla somma di quelle prodotte
separatamente da ciascun sistema di forze" o anche, in altre parole, ad una combinazione lineare
di stati elastici si associa una combinazione lineare delle corrispondenti forze".

5.5.2 Teorema di Clapeyron (o del lavoro di deformazione)

Abbiamo visto che il lavoro interno per unità di volume , che abbiamo chiamato lavoro

specifico, in un processo di deformazione con , è dato dalla (5.21) :

Partendo da questa espressione è facile esprimere il lavoro di deformazione che si compie


quando il solido di volume V viene sottoposto ad un processo di deformazione conseguente

all'applicazione di forze esterne mediante :

Ammettendo l'esistenza di una densità di energia di deformazione , possiamo scrivere


(5.23) :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (5 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

essendo

Supponendo ora che il processo di deformazione abbia inizio in (stato indeformato) e si

concluda quando (deformazione finale) e che sia , la precedente

espressione del lavoro di deformazione diviene :

(a)

In queste uguaglianze si è fatto uso delle (5.48) e (5.30).

rappresenta quindi il lavoro necessario per deformare un solido elastico dallo stato naturale
ad un certo stato finale individuato dal tensore di deformazione . Questo

lavoro è ovviamente compiuto dalle forze esterne applicate al solido.

Avendo implicitamente supposto che il processo di deformazione a cui è sottoposto il solido è


puramente meccanico, ossia che tutto il lavoro delle forze esterne si trasformi in energia di
deformazione, possiamo scrivere il bilancio energetico :

(b)

Questo bilancio presuppone che le forze esterne siano applicate "staticamente" ossia in maniera
tale che si possano escludere effetti dinamici che, a causa degli inevitabili smorzamenti
provocherebbero una dissipazione di energia.

Consideriamo ora un corpo elastico che occupi il volume V , in equilibrio sotto le . Siano

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (6 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

gli spostamenti, le deformazioni e le tensioni corrispondenti alla soluzione


dell'equilibrio elastico. Proprio con riferimento al sistema di forze e tensioni certamente
equilibrato :

ed al sistema di spostamenti e deformazioni certamente congruente :

si scrive l'equazione dei lavori virtuali :

Il secondo membro esprime, per la a), il doppio del lavoro di deformazione , e per la b)
possiamo scrivere :

essendo il lavoro delle forze esterne.

Risulta così immediata l'enunciazione del teorema di Clapeyron (Paolo Emilio) (1852):

(5.50)

"Il lavoro compiuto dal sistema di forze applicate ad un corpo elastico lineare è uguale alla metà
del lavoro che le forze stesse compirebbero se agissero fin dall'inizio con la loro intensità finale".

È ovvio che il risultato acquisito è riferito ai solidi elastici dotati di energia di deformazione (solidi
iperelastici).

Un semplice esempio di applicazione del teorema di Clapeyron è rappresentato nella figura


seguente

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (7 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Nel diagramma P-u è riportata la relazione di proporzionalità carico - freccia. Da questo


diagramma discende immediatamente che il lavoro compiuto da P per deformare la trave è
rappresentato dall'area tratteggiata. Si noti che il carico raggiunge il suo valore finale P solo
quando la freccia ha raggiunto il suo valore finale u.

5.5.3 Teorema di Kirchhoff (o teorema di unicità) (1859)


La dimostrazione di questo teorema viene condotta per assurdo. Supponiamo infatti che alle
medesime forze esterne assegnate rispettivamente in V e su ed ai medesimi

vincoli cinematici assegnati su corrispondano due distinte soluzioni.

allora le funzioni :

(a)

la differenza tra le due soluzioni , per il principio di sovrapposizione degli effetti, deve essere la
soluzione corrispondente a dati omogenei, ossia :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (8 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(b)

Il teorema di Clapeyron (5.50), applicato alla soluzione differenza a) e b) fornisce :

e cioè si annulla il lavoro di deformazione: l'unico caso che permette tale circostanza, essendo la
densità di energia per ipotesi, una funzione quadratica definita positiva, è la condizione ,
vale a dire

da cui discende immediatamente :

Per quanto attiene agli spostamenti, è noto che essi sono determinati a meno di eventuali moti
rigidi del solido ; ovverosia alla deformazione corrisponderà il campo di spostamenti :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (9 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

essendo un campo di spostamenti rigidi . Se il solido è sufficientemente vincolato

su in maniera tale da impedire moti rigidi, avremo e quindi :

Resta così provata l'unicità della soluzione del problema misto elastostatico.

5.5.4 Teorema di Betti (o teorema di reciprocità)

Sia la soluzione del problema elastostatico, in un solido iperelastico di volume

V, corrispondente al sistema di forze equilibrate e quella relativa a

anch'esse equilibrate. Il principio dei lavori virtuali scritto associando al primo sistema
di forze e tensioni il sistema di spostamenti e deformazioni del secondo è

(a)

mentre se si associa al secondo sistema di forze e tensioni il sistema di spostamenti e


deformazioni del primo si ha

(b)

entrambi validi in quanto i due sistemi di forze e i due di spostamento rispettano equilibrio e
congruenza per essere soluzioni del problema elastostatico.

La simmetria del tensore C assicura che

e quindi sono uguali i secondi membri da a) e b) e per conseguenza dovranno esserlo anche i
primi :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (10 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(5.51)

Questa equazione esprime il teorema di Betti (1872), noto anche come I° Teorema di Reciprocità
per cui il lavoro che un sistema di forze equilibrate (a) compie per effetto degli spostamenti
causati da un secondo sistema di forze equilibrate (b), coincide con il lavoro del sistema di forze
(b) per effetto degli spostamenti dovuti al sistema di forze (a), cioè

I due termini della (5.51) prendono anche il nome di lavoro mutuo (o indiretto).

Se supponiamo di applicare il sistema di forze (b) quando il solido ha già raggiunto l'equilibrio
sotto il sistema di forze (a), è evidente che il lavoro delle forze (a) è proprio espresso dal primo
membro della (5.51) in quanto queste hanno già raggiunto la loro intensità finale quando si
producono gli spostamenti corrispondenti al secondo sistema di forze.

Si può quindi enunciare il teorema di Betti nel seguente modo : "il lavoro eseguito dalle forze (a)
durante l'applicazione delle forze (b) è uguale al lavoro che le forze (b) compiono durante
l'applicazione delle forze (a)".

Vale la pena di annotare che le deformazioni prodotte dalle forze esterne si sovrappongono a
quelle eventuali proprie dello stato naturale (coazioni) senza ricevere alcuna influenza e pertanto
il teorema di Betti mantiene la sua validità anche in presenza di coazioni.

5.5.5 Teorema di Maxwell


Nel caso particolare in cui i due sistemi di forze (a) e (b) considerati nel paragrafo precedente
sono ridotti a due sole forze concentrate e applicate rispettivamente nei punti A e B, il
teorema di Betti si riduce a :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (11 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

in cui con e si sono indicati rispettivamente lo spostamento di A prodotto da

lungo la direzione di e lo spostamento di B prodotto da lungo la direzione di (v.


Fig.5.4).

Fig.5.4

Assumendo ed indicando con α e β le direzioni di e si ha allora

(5.52)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (12 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

che rappresenta il teorema di Maxwell (1864): "lo spostamento di un punto A, valutato in una
direzione arbitraria α , provocato da una forza unitaria agente in un punto B secondo una
qualsiasi direzione β , è uguale allo spostamento di B, valutato nella direzione β , provocato da
una forza unitaria agente in A secondo la direzione α ".

Applicando il teorema di Maxwell ad una trave in cui A e B siano due punti qualsiasi del suo asse
(v. Fig.5.5) ed α e β coincidono con j versore dell'asse y, si ha :

Nella fig.5.5 sono indicati gli assi della trave nella configurazione iniziale rettilinea e nella
configurazione deformata, nota come linea elastica.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (13 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Fig. 5.5

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (14 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

E' quindi immediata conseguenza che gli spostamenti prodotti da una forza unitaria viaggiante
sulla trave in una determinata sezione A, si possono leggere direttamente

sulla linea elastica prodotta dalla , ossia da una forza unitaria applicata proprio nella
sezione A.

Per tale motivo la linea elastica in a) coincide con la linea di influenza dello spostamento .

Se la trave è percorsa da un carico concentrato unitario verticale, si chiama linea di influenza


di un determinato effetto (ad es. lo spostamento verticale) un diagramma tale che la sua
ordinata letta sotto le varie posizioni del carico misuri il valore dell'effetto provocato dal carico
unitario viaggiante.

E' facile dimostrare che il teorema di Maxwell continua a valere se si considerano coppie e
rotazioni in luogo di forze e spostamenti.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_5.htm (15 di 15) [09/10/2002 12.46.04]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

5. IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI


ENERGETICI

5.6 PRINCIPI VARIAZIONALI

5.6.1 Principio di stazionarietà per l'energia potenziale


In questo e nel successivo punto si vuole caratterizzare, con due classici principi di minimo, la
soluzione dei problemi di equilibrio elastico lineare impostati nel paragrafo 5.4. in forma
differenziale. Si tratta del principio della minima energia potenziale e della minima energia
complementare. Attraverso di essi si apre la strada per la ricerca di soluzioni numeriche dei
problemi al contorno misti dell'elastostatica.

Incominciamo col dimostrare due principi di stazionarietà.

Sia dato un solido elastico lineare con tensore elasticità C simmetrico ed assegnate

- le forze di volume nel volume V,

- le forze di superficie su

- gli spostamenti di superficie su

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_6.htm (1 di 7) [09/10/2002 12.46.42]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Come già assunto in 5.4., siano parti complementari della superficie che
racchiude il volume V.

Siano [ , ] un campo di spostamenti e deformazioni congruenti definiti in V. Risultano


pertanto soddisfatte le equazioni di congruenza (5.35) e le condizioni al contorno (5.39) :

(5.35)

(5.39)

Inoltre al campo di deformazione resta associato, attraverso il tensore di elasticità C il campo di


tensione dato dalla relazione :

(5.6)

Il campo s = [ , , ] che soddisfa oltre alla congruenza anche l'equazione costitutiva


(5.6) viene chiamato stato elastico cinematicamente ammissibile.

Con queste premesse e supponendo inoltre che le forze esterne siano conservative, possiamo
definire il seguente funzionale :

(5.53)

dove e Ψ sono rispettivamente l'energia di deformazione, il potenziale dei carichi.

Il funzionale prende il nome di "energia potenziale" e, come si evince dalla definizione


(5.53), è espresso come somma dell'energia di deformazione e del potenziale delle forze esterne,

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_6.htm (2 di 7) [09/10/2002 12.46.42]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

supposte conservative.

La variazione prima di può essere espressa mediante :

(5.54)

dove e sono variazioni del campo congruente [ , ] sul quale è definito il


funzionale J e perciò geometricamente ammissibili nel senso che sono soddisfatte le relazioni :

(a)

(b)

Sviluppando l'espressione di si ottiene :

(5.55)

In virtù della (5.49), per un solido elastico lineare di Green, si può scrivere :

e, assumendo di poter trascurare il termine , in quanto infinitesimo del secondo ordine

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_6.htm (3 di 7) [09/10/2002 12.46.42]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

e, posto

si perviene a

Sostituendo l'espressione così ottenuta nella (5.55), sviluppando e semplificando le operazioni ivi
contenute si giunge a :

(5.56)

Appare così evidente che la condizione di stazionarietà per l'energia potenziale

(5.57)

coincide con il principio dei lavori virtuali :

scritto per il campo di spostamenti e deformazioni , , che, per le ipotesi fatte è


certamente congruente.

Segue pertanto che dovrà risultare verificato l'equilibrio, ossia :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_6.htm (4 di 7) [09/10/2002 12.46.42]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Si può quindi affermare che nella classe delle funzioni congruenti (5.35) e (5.36) il funzionale

energia potenziale risulta stazionario in corrispondenza della soluzione (primo principio


di stazionarietà).

5.6.2 Principio di stazionarietà per l'energia complementare


Il ragionamento seguito fino a questo punto a partire dalla definizione del funzionale J per un
campo di spostamenti e deformazioni congruente, può, parallelamente, condursi per un
funzionale K definito su campi di forze e tensioni equilibrati.

Sia dato un solido elastico lineare con tensore elasticità C simmetrico ed assegnate
- le forze di volume nel volume V,

- le forze di superficie su

- gli spostamenti di superficie su

Siano [ , , ] un campo forze e tensioni equilibrato per modo che risultano soddisfatte le
equazioni di equilibrio (5.37) e le condizioni al contorno (5.38) :

(a)

(b)

Possiamo definire il funzionale "energia complementare" :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_6.htm (5 di 7) [09/10/2002 12.46.42]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(5.58)

dove le date da

su (c)

sono le reazioni vincolari.

La variazione prima di può essere espressa mediante :

dove [ ] sono variazioni del campo equilibrato [ , , ] sul quale è definito il


funzionale K e perciò staticamente ammissibili, ovvero equilibrate nel senso che sono soddisfatte
le relazioni :
( ),i = 0 in V ( =0) (d)

fi = = 0 su (e)

È facile provare che, sviluppando l'espressione di K si perviene a :

Appare così evidente che la condizione di stazionarietà per l'energia complementare

(f)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_6.htm (6 di 7) [09/10/2002 12.46.42]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

coincide con il principio dei lavori virtuali :

scritto per il campo di forze e tensioni [ ] che, per le ipotesi fatte, è certamente
equilibrato.

Segue pertanto che dovrà risultare verificata la congruenza, ossia :

Si può quindi affermare che "nella classe delle forze e tensioni equilibrate il funzionale K risulta
stazionario in corrispondenza della soluzione".
precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_6.htm (7 di 7) [09/10/2002 12.46.42]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

5. IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI


ENERGETICI

5.7. PRINCIPI DI MINIMO

5.7.1. Principio della minima energia potenziale

Abbiamo visto che in corrispondenza di uno stato elastico [ ] è possibile definire il


funzionale energia potenziale:

(5.53)

purché lo stato =[ ] sia cinematicamente ammissibile.

Supporremo poi che il tensore di elasticità oltre ad essere simmetrico sia anche definito
positivo.

Detto A l'insieme di tutti gli stati cinematicamente ammissibili si può dimostrare il seguente
teorema:
Principio della minima energia potenziale

Se A è soluzione del problema misto enunciato in (5.4), allora

= min

ovverosia

< per °

dove l'uguaglianza vale solo se = ° a meno di moti rigidi.

Dimostrazione: Per lo stato cinematicamente ammissibile '= °- è immediato verificare


che

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_7.htm (1 di 11) [09/10/2002 12.47.36]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

in V (a)

(b)

su V" (c)

Inoltre in virtù della (5.49) si può scrivere :

= = + +

e quindi

- = +

e di conseguenza, per il funzionale energia potenziale (5.53) si può parimenti scrivere

(d)

Per le (a) e (c) i campi [ ] sono congruenti, mentre, se è soluzione del problema misto

formerà insieme con bi ed un sistema di forze e tensioni equilibrate; risulta in tal caso

verificata l'equazione dei lavori virtuali per i campi [ ]e[ , bi , ]:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_7.htm (2 di 11) [09/10/2002 12.47.36]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(e)

la (d) di conseguenza si riduce a:

(f)

dove la disuguaglianza segue immediatamente dall'ipotesi che il tensore di elasticità sia


definito positivo.

Dalla (f) segue immediatamente che

ossia:

dove l'uguaglianza vale solo quando = 0.

Possiamo dire che di tutti gli spostamenti che soddisfano le assegnate condizioni al contorno
quelli che soddisfano anche le equazioni di equilibrio implicano un minimo assoluto per l'energia
potenziale; in altre parole possiamo anche dire che la differenza

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_7.htm (3 di 11) [09/10/2002 12.47.36]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

tra l'energia di deformazione ed il lavoro fatto dalle forze esterne (di volume e di superficie)
assegnate assume, in corrispondenza della soluzione, il valore più piccolo di quello associato ad
un qualunque stato cinematicamente ammissibile.

Come corollario del principio di minimo ora dimostrato scende il teorema di unicità già dimostrato
al paragrafo 5.5.3.(Teorema di Kirchhoff). Infatti, se e sono due soluzioni, il principio ci
assicura che :

di conseguenza dovrà risultare :

potendo così concludere che e differiscono al più per un moto rigido.

5.7.2 Principio della minima energia complementare


Si dimostra ora un teorema di minimo basato sui campi di tensione staticamente ammissibili,
ossia i campi che soddisfano l'equilibrio e le equazioni ai limiti :

Sia A l'insieme di tutti i campi di tensione staticamente ammissibili e definiamo su A il funzionale


"energia complementare"

(5.58)

già introdotto nel paragrafo 5.6.2.- Si può dimostrare ilo seguente teorema .

Principio della minima energia complementare

Se A è un campo di tensione soluzione del problema misto enunciato in 5.4., allora

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_7.htm (4 di 11) [09/10/2002 12.47.36]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

dove l'uguaglianza vale solo se .

Dimostrazione.

Sia [ ] la soluzione del problema misto e sia un qualsiasi campo di tensione


appartenente ad A . È immediato verificare che, per il campo

risulta :

in (a)

su (b)

su (c)

È facile provare che anche per l'energia elastica complementare, la cui densità è stata definita
con la (5.28),

(5.59)

sussiste la relazione analoga alla (5.49)

(5.60)

e, di conseguenza

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_7.htm (5 di 11) [09/10/2002 12.47.36]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(d)

Poiché il campo [ ], in virtù delle (a) e (c) è equilibrato, mentre il campo di spostamenti

e deformazioni ed n quanto supposti effettivi sono certamente congruenti, risulta


verificata l'equazione dei lavori virtuali

(e)

per cui la (d) si riduce a :

(5.61)

dove la disuguaglianza segue dall'ipotesi che l'inverso del tensore di elasticità sia definito
positivo.

Dalla (5.61) segue immediatamente che

dove l'uguaglianza vale solo quando ossia quando . (c.v.d.)

Possiamo quindi dire che di tutti i campi staticamente ammissibili, quello che risolve il
problema elastostatico misto rende minima la differenza tra l'energia elastica complementare ed
il lavoro compiuto dalle reazioni vincolari per gli spostamenti assegnati.

Nel caso in cui gli spostamenti imposti su sono nulli (vincoli perfetti), l'espressione del
funzionale "energia complementare" (5.58) si riduce a

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_7.htm (6 di 11) [09/10/2002 12.47.36]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

e di conseguenza il principio della minima energia complementare equivale ad un principio di


minimo per l'energia elastica complementare (5.59), ovvero, ricordando la (5.29), dell'energia

potenziale elastica .

Sotto questa forma esso prende il nome di Teorema di Menabrea e si può enunciare nel seguente
modo : tra tutti i campi staticamente ammissibili, quello che risolve il problema misto, in
presenza di vincoli perfetti ( = 0 su ), rende minima l'energia elastica complementare.

5.7.3 Teorema di Castigliano


Se applichiamo i risultati ottenuti nei due paragrafi precedenti al caso in cui le forze esterne si
riducano a sole forze concentrate (caso tipico delle travi), il funzionale (5.53)

diviene :

(5.62)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_7.htm (7 di 11) [09/10/2002 12.47.36]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

Se inoltre è possibile esprimere la (5.62) in termini di soli spostamenti, ossia se è possibile porre

(5.63)

il primo principio di stazionarietà (5.57) diviene :

(5.64)

che si può anche scrivere

Per l'arbitrarietà di (purché congruenti) devono risultare nulli tutti i coefficienti, e pertanto
deve essere

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_7.htm (8 di 11) [09/10/2002 12.47.36]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

(5.65)

che rappresenta il primo teorema di Castigliano.

Sempre con riferimento al caso in cui le forze esterne si riducano a sole forze concentrate il

funzionale energia complementare (5.58) diviene :

(5.66)

da cui, se è possibile esprimere in funzione dei soli carichi applicati, si perviene a

(5.67)

e, da questa, per il secondo principio di stazionarietà [v. 5.6.2. ], si perviene a :

(5.68)

In questo caso l 'arbitrarietà di , purché equilibrato, porta alla condizione

(5.69)

che esprime il secondo teorema di Castigliano (o teorema di Castigliano).

L 'utilità di questi due teoremi può essere evidenziata facendo ricorso a un esempio molto

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_7.htm (9 di 11) [09/10/2002 12.47.36]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

semplice ma che può essere facilmente esteso a casi più complessi.

Si consideri una molla di costante elastica k per cui sia valida l'equazione costitutiva

P=ku
dove u è lo spostamento provocato dall'applicazione del carico concentrato P.

Per il teorema di Clapeyron, l'energia di deformazione in termini di spostamenti u vale :

ed in termini di forze P vale :

Dal primo teorema di Castigliano si trova immediatamente che

Dal secondo teorema di Castigliano si trova immediatamente che

Infine può essere interessante notare l'analogia tra il primo ed il secondo teorema di Castigliano
e le espressioni (5.22) e (5.26), rispettivamente, delle tensioni e delle deformazioni in termini di
energia di deformazione e di energia complementare di deformazione:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_7.htm (10 di 11) [09/10/2002 12.47.36]


CAPITOLO-5 IL SOLIDO ELASTICO ED I TEOREMI ENERGETICI

precedente

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo5/5_7.htm (11 di 11) [09/10/2002 12.47.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6. IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

INDICE

6.1 INTRODUZIONE

6.2 IPOTESI GENERALI

6.3 RIDUZIONE DELLE EQUAZIONI

6.4 I QUATTRO CASI FONDAMENTALI DI SOLLECITAZIONE


6.4.1 Risultante e momento risultante delle forze superficiali applicate alle basi
6.4.2 I quattro casi fondamentali

6.5 IL PRINCIPIO DI SAINT-VENANT

6.6 FORZA NORMALE SEMPLICE


6.6.1 Azioni sulle basi
6.6.2 Stato di tensione
6.6.3 Stato di deformazione
6.6.4 Stato di spostamento
6.6.5 Caratteristica di deformazione assiale
6.6.6 Lavoro di deformazione

6.7 FLESSIONE SEMPLICE PURA


6.7.1 Azioni sulle basi
6.7.2 Stato di tensione
6.7.3 Stato di deformazione
6.7.4 Stato di spostamento
6.7.5 Caratteristica di deformazione assiale
6.7.6 Lavoro di deformazione
6.7.7 Flessione retta e flessione deviata
6.7.8 Ulteriori espressioni della

6.8 FORZA NORMALE ECCENTRICA


6.8.1 Azioni sulle basi
6.8.2 Stato di tensione
6.8.3 Tensioni massime e minime
6.8.4 Sezione rettangolare
6.8.5 Esercizio interattivo
6.8.6 Esercizio interattivo

6.9 TORSIONE
6.9.1 Azioni sulle basi
6.9.2 Stato di tensione

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/index6.htm (1 di 2) [09/10/2002 12.49.51]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.9.3 Stato di deformazione e spostamento


6.9.4 Caratteristica di deformazione torsionale e lavoro di deformazione
6.9.5 Sezione circolare
6.9.6 Sezione rettangolare
6.9.7 La teoria di Bredt per sezioni chiuse in parete sottile
6.9.8 La teoria di Bredt per la sezione rettangolare allungata
6.9.9 Caratteristica di deformazione torsionale nelle travi tubolari a parete sottile
6.9.10 Sezioni aperte in parete sottile composte con più rettangoli
6.9.11 Analogia della membrana o di Prantl
6.9.12 Analogia idrocinetica o di Greenhill

6.10 FLESSIONE COMPOSTA


6.10.1 Azioni sulle basi
6.10.2 Stato di tensione: tensione normale
6.10.3 Stato di tensione: tensioni tamgenziali
6.10.4 Centro di taglio
6.10.5 Teoria approssimata del taglio
6.10.6 Teoria approssimata del taglio: sezioni simmetriche
6.10.7 Caratteristiche di deformazione
6.10.8 Lavoro di deformazione
6.10.9 Centro di taglio e centro di torsione
6.10.10 Sezione rettangolare
6.10.11 Sezioni aperte in parete sottile
6.10.12 Sezione a "C"
6.10.13 Sezione a doppio "T"
6.10.14 Esercizio interattivo

6.11 TEORIA TECNICA DELLE TRAVI


6.11.1 Estensione del modello di Saint Venant
6.11.2 Il lavoro di deformazione nelle travi
6.11.3 Il lavoro virtuale interno nelle travi
6.11.4 Deformazioni termiche
6.11.5 Caratteristiche della deformazione di natura termica nelle travi
6.11.6 Il lavoro virtuale esterno nelle travi

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/index6.htm (2 di 2) [09/10/2002 12.49.51]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6. IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.1 INTRODUZIONE

In questo capitolo si affronta un problema particolare di equilibrio elastico di notevole interesse


applicativo. Utilizzeremo perciò gli argomenti sviluppati fino ad ora e riferiti ad un continuo
tridimensionale di forma qualsiasi per studiare il comportamento di un solido elastico, omogeneo,
isotropo di forma cilindrica, ossia un solido che possiamo chiamare, almeno per la sua forma,
trave.

Lo speciale problema al contorno a cui in tal modo si perviene è stato impostato e risolto da
Adhémar Jean-Claude Barré, conte di Saint-Venant, nella famosa memoria "De la torsion des
prismes" presentata all'Accademia delle Scienze di Parigi nel 1853.

Il metodo proposto dal Saint-Venant, ingegnere civile e professore di meccanica all'Ècole des
Ponts et Chauussées, per risolvere il problema unisce al rigore matematico l'intuizione
dell'ingegnere.

Egli infatti dette l'avvio ad uno dei capitoli più suggestivi della Scienza delle Costruzioni,
proponendo una soluzione che si rivelava sbalorditiva per la portata pratica e stimolante per la
congettura (postulato) avanzata a giustificazione del procedimento proposto.

Tale congettura, di cui parleremo al punto 6.5., ha rappresentato una vera sfida per tutti coloro
che ne hanno tentato una rigorosa dimostrazione.

Il modello, che nel prossimo paragrafo preciseremo in ogni aspetto, può apparire piuttosto
lontano dalla realtà, esso invece, proprio grazie all'accennata congettura di Saint-Venant, è in
grado di descrivere il comportamento di molte travi reali.

successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_1.htm [09/10/2002 12.49.55]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6. IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.2 IPOTESI GENERALI

Il modello di trave adottato da Saint-Venant si basa sulle seguenti ipotesi:

1) LA FORMA DEL SOLIDO: si considera una trave prismatica (asse rettilineo e sezione retta
costante). Nella sezione la dimensione minima e massima non sono troppo differenti l'una dall'altra; la
lunghezza del prisma è molto più grande delle dimensioni della sezione retta. Assumeremo un
riferimento cartesiano ortogonale con coincidente con l'asse della trave e origine nel

baricentro G della sezione . Su questi assi assumeremo i versori i, j, k.

2) IL MATERIALE: si considera il materiale elastico, lineare, omogeneo, isotropo.

3) I CARICHI: si considerano le forze di massa nulle e le forze di superficie agenti solo sulle basi
e . La superficie laterale del prisma risulta scarica mentre le forze di superficie
costituiscono da sole un sistema equilibrato.

4) I VINCOLI: si considera il solido non vincolato coerentemente con l'ipotesi di sistema di forze
equilibrato (v. Fig. 6.1). Tuttavia, per fissare la posizione del solido nello spazio, impedendo qualunque
moto rigido, supporremo che:

(6.1)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_2.htm (1 di 3) [09/10/2002 12.50.16]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.1

5) LO STATO DI TENSIONE: si assume che sugli elementi piani paralleli a , caratterizzati perciò
da , la tensione normale sia nulla per cui (v. Fig.6.2) si possa porre :

Fig. 6.2

(6.2)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_2.htm (2 di 3) [09/10/2002 12.50.16]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Per l'arbitrarietà con cui possono essere scelte le componenti di n, purché (ad esempio
unitaria la prima e nulla la seconda, poi unitaria la seconda e nulla la prima), segue che
, ossia che il tensore degli sforzi è del tipo

(6.3)

che descrive uno stato di tensione bi-assiale.. Il piano del vettore tensione è quello contenente i vettori
e esso è perciò parallelo all'asse del cilindro; si può facilmente

provare che su questi piani la tensione tangenziale è diretta secondo . Come si vede il modello di
Saint-Venant, nel caso più generale, comporta quindi la riduzione da 6 a 3 del numero delle incognite
.

Occorre naturalmente rendersi conto che questa "ipotesi sulle tensioni" in realtà è una previsione sulla
soluzione. In realtà Saint-Venant nel proporre la sua soluzione intuì che il cilindro V, sotto l'azione
delle forze superficiali applicate sulle basi si deforma in modo tale che gli elementi piani di normale
interagiscono in modo tale da trasmettere solo azioni tangenziali. La soluzione che troveremo
effettivamente conferma questa, che, per comodità continuiamo a chiamare ipotesi.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_2.htm (3 di 3) [09/10/2002 12.50.16]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6. IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.3 RIDUZIONE DELLE EQUAZIONI

Equazioni di Cauchy

Essendo nulle, per ipotesi, le forze di volume, si ha:

(6.4)

e, per esteso, ricordando le ipotesi sullo stato di tensione :

dalle prime due equazioni si deduce che la distribuzione delle tensioni tangenziali è indipendente
dalla particolare sezione scelta, in quanto non dipende da , ossia

(6.5)

e naturalmente la medesima osservazione vale per il vettore tensione tangenziale :

Ciò vuol dire che la distribuzione delle tensioni tangenziali è identica in tutte le sezioni e quindi,
derivando la terza equazione di Cauchy rispetto a si ottiene

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_3.htm (1 di 6) [09/10/2002 12.50.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

In particolare se è nulla in una sezione, ad es. sulla base , risulterà nulla in tutta la
trave. In tal caso, dalla terza equazione di Cauchy si ottiene :

(6.5a)

Concludendo, dalle equazioni indefinite di equilibrio discende che :

a) e hanno distribuzione invariabile da sezione a sezione.

b) se sulla base sarà nulla dappertutto, ossia sarà solo quando si


hanno tensioni tangenziali non nulle sulle basi.

c) invariabile da sezione a sezione.

d) è al più funzione lineare di .

Condizioni al contorno

Sulla superficie che racchiude il volume V del cilindro devono risultare verificate le equazioni ai
limiti :

(6.6)

Queste equazioni scritte per esteso sulle basi del prisma forniscono :

-)

--)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_3.htm (2 di 6) [09/10/2002 12.50.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

mentre, sulla superficie laterale che, per ipotesi, è scarica si riducono a :

con

Per esteso, si ha :

Le prime due equazioni sono identicamente soddisfatte, mentre la terza,

(6.6a)

ricordando le posizioni :

si può scrivere nella forma di prodotto scalare fra i vettori e :

da cui

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_3.htm (3 di 6) [09/10/2002 12.50.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.6b)

Equazioni costitutive

Le equazioni costitutive del solido elastico, lineare, isotropo scritte con riferimento alle due
costanti elastiche E, modulo di elasticità normale, e , coefficiente di contrazione trasversale,

nel caso in esame, forniscono

(6.7)

Dalle prime tre è facile notare che .

Con riferimento al modulo di elasticità tangenziale gli scorrimenti e hanno le


seguenti espressioni :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_3.htm (4 di 6) [09/10/2002 12.50.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Equazioni di Beltrami

Le equazioni di Beltrami:

ricordando il significato dell'operatore di Laplace ed essendo , divengono :

(6.8)

le quali scritte per esteso danno luogo alle seguenti 6 equazioni :

dove si è posto come diretta conseguenza delle (6.5).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_3.htm (5 di 6) [09/10/2002 12.50.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Dalle prime 4 equazioni discende che l'espressione più generale di è la seguente :

(6.9)

Nel caso particolare in cui abbiamo visto che (6.5a)

In tal caso la (6.9) si riduce a :

(6.10)

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_3.htm (6 di 6) [09/10/2002 12.50.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6. IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.4. I QUATTRO CASI FONDAMENTALI DI SOLLECITAZIONE

6.4.1 Risultante e momento risultante delle forze superficiali applicate


alle basi

Con riferimento alla base del cilindro, possiamo esprimere la risultante ed il momento

risultante , rispetto al baricentro G della stessa base. Le componenti di ed nel

riferimento , ,e valgono :

(6.10a)

dove ci si è riferiti alla fig.6.3 ed alla convenzione sui segni in essa indicata

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_4.htm (1 di 5) [09/10/2002 12.50.55]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Nella letteratura tecnica, specialmente anglosassone, si trova spesso la seguente notazione:


R=(V1,V2,N); M=(M1, M2, T)

Fig. 6.3

È noto che molto spesso ciò che si conosce sono proprio ed piuttosto che le effettive azioni

superficiali . Vedremo che tale questione sarà brillantemente risolta da Saint-Venant. Inoltre è
evidente che, dovendo essere equilibrate le forze superficiali applicate alle basi, il sistema di
forze applicate alla base deve ammettere una risultante - ed un momento risultante,

rispetto al baricentro, pari a - , cioè uguali e contrari a quelli ora calcolati per la base .

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_4.htm (2 di 5) [09/10/2002 12.50.55]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

In una generica sezione di ascissa possiamo esprimere le caratteristiche della sollecitazione


nel seguente modo :

In generale gli assi e non sono assi principali d'inerzia e quindi a rigore
non sono caratteristiche della deformazione.

Inoltre se è il tensore degli sforzi nella sezione di ascissa sussistono le relazioni :

6.4.2. I quattro casi fondamentali

Valori particolari delle componenti danno luogo ai seguenti 4 casi


fondamentali :

1) FORZA NORMALE SEMPLICE

In tal caso si ha :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_4.htm (3 di 5) [09/10/2002 12.50.55]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

e quindi in ogni sezione .

L'unica caratteristica di sollecitazione non nulla è la forza normale.

2) FLESSIONE SEMPLICE

In tal caso si ha:

e quindi in ogni sezione e .

L'unica caratteristica di sollecitazione non nulla è il momento flettente.

3) TORSIONE

In questo caso si ha:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_4.htm (4 di 5) [09/10/2002 12.50.55]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

e quindi in ogni sezione .

L'unica caratteristica di sollecitazione non nulla è il momento torcente.

4) FLESSIONE COMPOSTA

In questo caso si ha:

e quindi in ogni sezione avremo al più le seguenti caratteristiche di sollecitazione :

Si tratta perciò di un caso di sollecitazione composta per la concomitanza di taglio e momento


flettente.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_4.htm (5 di 5) [09/10/2002 12.50.55]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6. IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.5 IL PRINCIPIO DI SAINT-VENANT

Abbiamo già osservato che molto spesso ciò che si conosce delle azioni superficiali applicate sulle
travi sono semplicemente dei sistemi di forze staticamente equivalenti, in genere ridotti ad una
risultante R e ad un momento risultante M.

Anche nel modello di Saint-Venant si deve perciò supporre di conoscere, non le effettive
distribuzioni delle forze superficiali applicate sulle basi, ma piuttosto e , le cui
componenti sono date dalle 6.4.1.

Si tenga poi presente che la soluzione di problemi al contorno dell'elasticità è resa difficile dalla
forma complicata che assumono le equazioni ai limiti. Molto spesso è possibile ottenere la
soluzione di un problema se in qualche modo vengono modificate le condizioni al contorno.

Su questo punto Saint-Venant, con riferimento al suo modello di trave, propose un principio che
può essere così enunciato : se una certa distribuzione di forze superficiali agenti su una porzione
della superficie di un corpo è sostituita da un'altra agente sulla stessa porzione di superficie,
allora gli effetti prodotti dalle due distribuzioni in punti sufficientemente distanti dalla zona di
applicazione della forza sono essenzialmente gli stessi purché le due distribuzioni di forze siano
staticamente equivalenti, ossia abbiamo la stessa risultante e lo stesso momento risultante.

In base a questo principio, pur di escludere un certo volume di trave in prossimità della base
caricata, gli effetti prodotti dai sistemi di forze staticamente equivalenti sono praticamente gli
stessi. Nella figura sono riportati alcuni sistemi di forze staticamente equivalenti ed è tratteggiato
il volume che risente della particolare distribuzione di forze superficiali.

1)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_5.htm (1 di 4) [09/10/2002 12.51.09]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

2)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_5.htm (2 di 4) [09/10/2002 12.51.09]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Il principio di Saint-Venant ha una portata che va ben al di là del solido di forma cilindrica per il
quale fu enunciato e, poiché la teoria lineare dell'elasticità alla quale il principio si riferisce è di
per se un modello matematico ipotetico-deduttivo coerente e completo, è evidente che lo stesso
principio non può essere accettato come postulato, ma deve essere dimostrato come una
conseguenza logica di tutte le ipotesi poste a base della stessa teoria lineare dell'elasticità. Su
questa dimostrazione, la cui prima difficoltà risiede proprio nella formulazione matematica della
stesso principio, si sono cimentati numerosi ricercatori.

Il primo tentativo di formulazione e dimostrazione del principio risale a J.V.Boussinesq (1885) il


quale diede la seguente formulazione : un sistema equilibrato di forze esterne applicate ad un
solido elastico, i cui punti d'applicazione stanno entro una sfera assegnata, produce deformazioni
trascurabili a distanza dalla sfera sufficiente in rapporto al suo raggio. In questa formulazione che
è riferita ad un generico solido tridimensionale e quindi ad un problema più ampio di quello di
Saint-Venant, permane una certa vaghezza. Fu per primo Zanaboni a porre l'accento su un
aspetto essenziale, osservando che per la verifica del principio, la trascurabilità della
deformazione non è da intendersi punto per punto bensì con riferimento al valore
integrale :

(a)

dove

L'integrale è esteso a porzioni V* del cilindro lontane dalle basi. In tal modo Zanaboni ha
superato alcune questioni legate alla singolarità che si presenta nei cilindri aventi degli spigoli
rientranti (v. Fig. 6.4) come il punto A, dove la deformazione raggiunge valori infinitamente
grandi, mentre ha invece senso considerare l'integrale a) esteso ad un volume V* di cilindro di
altezza assegnata e dimostrare che tale integrale tende a zero quanto più V* si allontana dalle
basi dello stesso cilindro.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_5.htm (3 di 4) [09/10/2002 12.51.09]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.4

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_5.htm (4 di 4) [09/10/2002 12.51.09]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6. IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.6. FORZA NORMALE SEMPLICE

6.6.1 Azioni sulle basi

Abbiamo visto che questo caso corrisponde alla seguente situazione:

Pertanto in ogni sezione della trave avremo la sola presenza di forza normale .

Le condizioni al contorno (6.10a) sulla base che realizzano tale situazione possono essere
scelte nel seguente modo :

con :

; ; .

È poi evidente che le (6.6) implicano sulla base le condizioni :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (1 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.6.2 Stato di Tensione

Avendo trovato che nella sezione , allora le tensioni tangenziali saranno


nulle in tutta la trave, mentre, l'unica componente non nulla del tensore degli sforzi avrà
l'espressione :

(6.10)

La soluzione è così ricondotta alla ricerca delle costanti a, b, c, la cui determinazione è presto
fatta ricordando che, in ogni sezione, si dovrà verificare che risulti :

Dalla prima, scritta tenendo presente la (6.10)

segue che

Dalle rimanenti due :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (2 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

si perviene al sistema di due equazioni algebriche nelle incognite b, c :

che, essendo

per le ben note proprietà del tensore di inerzia, ha la sola soluzione banale :

b=c=0

Nel caso della forza normale semplice si ha allora dalla (6.10):

(6.11)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (3 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

e lo stato di tensione rappresentato dal tensore dato da :

risulta essere monoassiale.

6.6.3 Stato di deformazione

Dalle (6.7) si ottiene immediatamente, per il tensore delle deformazioni la seguente espressione
:

(6.12)

Le componenti sono quindi costanti ed in particolare gli scorrimenti sono tutti nulli.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (4 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Facendo riferimento alle espressioni generali già considerate in precedenza (Cap.II) si ottiene
quindi, in ordine :

(6.13)

Si vede quindi che ad una forza di trazione (N > 0) corrisponde un aumento della lunghezza della
trave, del volume della stessa ed una riduzione di area della sezione, l'opposto si verifica nel caso
di compressione (N < 0).

6.6.4 Stato di spostamento

Per determinare gli spostamenti abbiamo a disposizione le sei relazioni


differenziali (in cui i termini a primo membro sono noti) :

alle quali vanno aggiunte le condizioni di vincolo (6.1). Ponendo , per esteso le

precedenti relazioni divengono :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (5 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Questo sistema di 6 equazioni differenziali va integrato e, a tale scopo, si nota che le prime 3
(prima parentesi) forniscono ciascuna un integrale generale per , che dovrà poi
soddisfare le ultime 3 relazioni (seconda parentesi):

si ha così, dalle prime 3 equazioni :

in cui sono funzioni arbitrarie. Sostituendo queste


espressioni nelle ultime 3 equazioni si perviene a

Per derivazione, dalle (**), si ottiene :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (6 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

da cui si deduce la seguente forma generale per le tre funzioni :

con A,B,C,D costanti arbitrarie.

Queste espressioni, per sostituzione nelle (**), danno luogo a :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (7 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

da dove si vede che , e quindi :

da
cui

Rimangono ancora da soddisfare le condizioni di vincolo (6.1) che consentono di determinare le


rimanenti costanti :

e così, infine, si perviene al seguente campo di spostamenti:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (8 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.14)

Conoscendo il campo di spostamenti è immediato ottenere la relazione fra coordinate iniziali e


finali :

da cui si nota che, poiché dipende solo da , il luogo dei punti si porta nel

luogo dei punti , ciò vuol dire che, nel caso della forza normale semplice, le sezioni

inizialmente piane restano piane, compiendo una semplice traslazione nella direzione .

Si osservi invece cosa accade per i punti a costante, non più nella direzione dell'asse

bensì nel piano ( , ). In riferimento alla figura 6.5, dove è rappresentata la generica
sezione della trave :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (9 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (10 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.5

consideriamo il vettore spostamento u limitato alle due componenti e nel piano della
sezione :

Dalle (6.14), con riferimento al generico punto si trova :

Si può quindi dire che ogni punto P della sezione A si sposta, nelle deformazione, in direzione del
baricentro G e verso di esso se N>0 (trazione). L'entità dello spostamento sarà misurato dal
modulo di u :

e questo dimostra che le sezioni del cilindro si trasformano omoteticamente.

Nella figura 6.6 è data una rappresentazione della configurazione deformata.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (11 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.6

6.6.5 Caratteristica di deformazione assiale


Abbiamo visto, nel precedente punto 6.6.4 che le sezioni della trave, nel caso della sollecitazione
a forza normale restano piane e compiono una semplice traslazione nella direzione dell'asse .

Questo risultato consente di descrivere il movimento della generica sezione retta attraverso la
caratteristica di deformazione assiale, che si indica con , ovverosia con e che è definita
come lo spostamento relativo tra due sezioni poste a distanza unitaria, ossia :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (12 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.15)

dove:

è lo spostamento relativo e è la distanza tra le sezioni.

6.6.6 Lavoro di deformazione

Si vuole a questo punto calcolare il lavoro di deformazione; a tale scopo si possono seguire più
strade a seconda che si faccia riferimento al lavoro compiuto dalle forze esterne, all'energia
elastica totale oppure al lavoro compiuto dalle azioni interne.

· Lavoro compiuto dalle forze esterne

Per il teorema di Clapeyron si può scrivere :

· Energia elastica totale

Essendo ,

risulta :

· Lavoro compiuto dalle azioni interne


Dalla figura e dalla definizione di si ottiene :

che è il lavoro di deformazione riferito al concio elementare di trave compreso fra le ascisse

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (13 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Sostituendo a l'espressione ed integrando si ottiene :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_6/6_6.htm (14 di 14) [09/10/2002 12.51.49]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6. IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.7. FLESSIONE SEMPLICE (PURA)

6.7.1. Azioni sulle basi

Si ha flessione semplice (v. punto 6.4.2) quando :

Pertanto in ogni sezione avremo la presenza di un momento flettente costante ossia


, nel riferimento .

Si può osservare che a rigore non si tratta di caratteristiche della sollecitazione in quanto gli assi
in genere non coincidono con gli assi principali d'inerzia della sezione.

Si noti che, dato il vettore , resta individuato il piano su cui agisce la coppia, che perciò
chiameremo piano di sollecitazione. Si definisce asse di sollecitazione s (v. Fig.6.7) la traccia di questo
piano sulla sezione retta della trave.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (1 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.7

Le condizioni al contorno (6.10a) sulla base che realizzano le azioni ipotizzate possono essere:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (2 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

con

Inoltre dalle (6.6) si trova che sulla medesima base dovrà essere :

6.7.2 Stato di tensione


Procedendo come nel caso della forza normale semplice, anche qui si trova che, per la (6.5'), l'unica
componente non nulla di avrà la forma (6.10) :

La determinazione delle tre costanti a,b,c sarà fatta risolvendo il sistema di tre equazioni algebriche :

che, sostituendo l'espressione trovata per la , ed integrando, si riducono a :

La prima equazione fornisce :

mentre le rimanenti due, scritte nel riferimento principale centrale d'inerzia (ξ,η), si riducono a forma
canonica.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (3 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Ruotando infatti gli assi ( ) fino a farli coincidere con (ξ,η) con ovvio significato dei simboli (v.
Fig.6.8) si ottiene :

Fig. 6.8

ed allora, ricordando che si trova :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (4 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.16)

che è la soluzione del problema della flessione semplice in termini di tensione.

Introducendo i raggi principali d'inerzia e ponendo, nella espressione di :

dove A è l'area della sezione. La (6.16) si riduce a :

Il luogo dei punti in cui si ha tensione nulla è perciò la retta baricentrica, detta asse neutro della
flessione, di equazione :

(6.17)

Se indichiamo con α l'angolo che il vettore M forma con l'asse ξ, risulta :

e quindi il coefficiente angolare dell'asse neutro (6.17) :

si può esprimere mediante :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (5 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.18)

in cui si è posto :

essendo :

La precedente relazione (6.18), dà luogo, in definitiva, alla equazione :

(6.19)

che è la ben nota equazione dei diametri coniugati rispetto all'ellisse centraledi inerzia della sezione.

Si può perciò concludere che l'asse di sollecitazione e l'asse neutro sono coniugati rispetto all'ellisse
centrale di inerzia della sezione.

Tale risultato riconduce la determinazione dell'asse neutro, partendo dall'asse di sollecitazione,


nell'ambito della polarità di inerzia delle figure piane.

6.7.3 Stato di deformazione

Si prosegue ora con lo studio della deformazione nel sistema di riferimento (G, ξ, η, z). Ricordando le
equazioni costitutive, noto , si ricava il tensore delle deformazioni, che nel riferimento adottato è
descritto dalle componenti :

in cui è data dalle (6.16).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (6 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

E' possibile scegliere un altro sistema di riferimento in cui le componenti di e quindi di risultino
più semplici: è il riferimento costituito dalla coppia di assi ortogonali asse neutro-asse di flessione (G,
n, f) che, in seguito, verrà indicato con (G, x, y). L'asse di flessione, ortogonale all'asse neutro, è il
terzo asse notevole della flessione. Al successivo punto 6.7.4 sarà reso chiaro il significato della
denominazione adottata.

In tale sistema la (6.16) si riduce all'espressione monomia :

Per determinare k basta considerare che

da cui allora

(6.20)

che prende il nome di formula di Navier. Si noti che è la coppia attiva nel piano di flessione (y, z).

Posto :

il tensore degli sforzi e quello della deformazione sono così rappresentati :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (7 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.21)

Possiamo ora calcolare la variazione di area della sezione e la variazione di volume della trave :

• Variazione di area della sezione :

• Variazione di volume della trave :

Si può quindi affermare che, nella flessione, l'area della sezione ed il volume della trave rimangono
inalterati.

6.7.4 Stato di spostamento


Si è visto che per la flessione semplice conviene studiare la deformazione nel sistema di riferimento
asse neutro-asse di flessione; tale sistema di riferimento risulta conveniente anche per lo studio del
campo di spostamenti, cui adesso ci si dedicherà partendo dal porre, al fine di operare una distinzione
con le notazioni proprie del sistema di riferimento :

Le equazioni di congruenza scritte per esteso, con le notazioni attuali,

divengono :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (8 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

queste 6 equazioni differenziali, nelle tre funzioni incognite u, v, w con le condizioni al contorno (6.1),
possono essere integrate e, seguendo un procedimento simile a quello descritto al punto 6.6.4
,forniscono la soluzione seguente :

(6.22)

in cui si è posto (v. punto 6.7.3.) :

(6.23)

Si noti che c nell'ipotesi adottata di teoria infinitesima, può essere considerato come una quantità
molto piccola.

Vedremo con la (6.27a) che c ha il significato di curvatura della linea deformata dell'asse della trave

Dalle (6.22) si deducono immediatamente le relazioni fra le coordinate nella configurazione deformata
e quelle nella configurazione indeformata :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (9 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.24)

Se si considera c infinitesimo, dalla seconda delle (6.24), a meno di infinitesimi del 2° ordine si
ottiene :

(6.25)

e di conseguenza, sostituendo nella terza delle precedenti equazioni, si ottiene :

(6.26)

dalla quale è facile dedurre che il piano si trasforma nel luogo dei punti
che è ancora l'equazione di un piano. Ossia le sezioni rette si mantengono piane. Tale piano
deformato è parallelo all'asse x ed è inclinato di rispetto al piano x-y. Inoltre, per qualunque ,
ossia per qualunque sezione, quando:

ossia :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (10 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

si ha : ciò significa che tutte le sezioni rette deformate si collocano in piani che contengono
tutti la retta di equazione :

Si può perciò affermare che, nella deformazione, i piani, inizialmente paralleli, delle sezioni rette della
trave si trasformano nei piani del fascio avente per sostengno la rette del piano parallela
all'asse e distante da questo della quantità :

Essendo poi nulli gli scorrimenti e ne deriva che le rette inizialmente parallele all'asse del
solido (cioè le traiettorie ortogonali ai piani delle sezioni rette) si trasformano nelle traiettorie
ortogonali ai piani del fascio di sostegno A, ossia in archi di circonferenza di centro A (v. Fig. 6.9). In
particolare l'asse della trave si trasforma in un arco di circonferenza di raggio :

(6.27)

La deformata dell'asse della trave, denominata linea elastica, è contenuta nel piano y-z che, proprio

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (11 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

per questo motivo, prende il nome di piano di flessione e rivolge la concavità verso le se
.

Al precedente punto 6.7.3 abbiamo già anticipato che la traccia di questo piano sul piano della
sezione retta generica prende il nome di asse di flessione.

La precedente relazione mostra che la costante (6.23) :

(6.27a)

è proprio la curvatura della linea elastica. La quantità prende il nome di rigidezza flessionale.

Fig. 6.9

Le sezioni trasversali, pur restando piane, si deformano; considerando poi che il tensore delle
deformazioni non dipende da z si conclude che tutte le sezioni si deformano allo stesso modo. Dalla
prima delle relazioni (6.24), avuto riguardo della (6.25), si ottiene :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (12 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

dalla quale si vede che le rette parallele a y ( ) si trasformano nelle rette


che incontrano tutte l'asse y nel punto :

costituendo quindi un fascio di rette di centro B (v. Fig. 6.10).

Essendo , le rette inizialmente parallele ad x (ortogonali alle ) si mantengono

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (13 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

ortogonali con le rette del fascio trasformandosi di conseguenza in archi di circonferenza di centro B.
Gli archi sono più lunghi dei segmenti da cui provengono se (y < 0); sono più corti se

(y > 0); mantengono la medesima lunghezza se (y = 0).

Si noti che il punto A della figura 6.9 ed il punto B della figura 6.10 stanno da parte opposta rispetto
all'origine degli assi di riferimento.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (14 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (15 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.10

L'espressione di :

fornita dalla (6.21) indica che, per , le corde , subiscono dilatazioni proporzionali alla

loro distanza dall'asse neutro. Inoltre per le corde si accorciano, per si allungano,

mentre la corda inizialmente distesa sull'asse neutro non subisce alcuna dilatazione.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (16 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Nella figura 6.11 è rappresentato, per semplicità, il caso di una sezione rettangolare:

Fig. 6.11

L'equazione della configurazione deformata dell'asse della trave, ossia della linea elastica, è

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (17 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

facilmente ottenuta dalla (6.24) ponendovi , ossia :

(6.28)

Resta confermato che la linea elastica è una curva piana, appartenente al piano di flessione (y,z). Si
tratta di una curva parabolica anziché di una circonferenza, come più sopra osservato ; ciò non deve
sorprendere in quanto è conseguenza delle approssimazioni adottate, nel cui ambito l'arco di
circonferenza si può ritenere coincidente con l'arco di parabola.

6.7.5. Caratteristica di deformazione flessionale


Dall'esame della (6.26) abbiamo dedotto che nel caso della flessione le sezioni rette della trave
restano piane, compiendo una semplice rotazione intorno all'asse x. Di conseguenza si può introdurre
la caratteristica di deformazione flessionale , definendola come la rotazione relativa tra due

sezioni poste a distanza unitaria, ossia, se si indica con la rotazione della generica sezione, si può
porre :

(6.29)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (18 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Dove, per coerenza con la convenzione sui segni già adottata per , si assumerà quando
porta y su z.

Dall'equazione della linea elastica (6.28) :

si deduce immediatamente che :

(6.30)

e pertanto la caratteristica della deformazione flessionale è data da :

(6.31)

e, come si può notare, coincide con la curvatura della linea elastica.

La rotazione relativa fra due sezioni rette poste a distanza dz, può essere espressa direttamente in
termini di componenti del tensore delle deformazioni. Tenendo presente che le sezioni restano piane,
ruotando intorno all'asse neutro x, supponendo di bloccare la sezione di sinistra del concio elementare
dz, ed attribuendo l'intera rotazione alla sezione di destra, dall'esame della figura 6.12.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (19 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.12

è l'accorciamento del lembo superiore e è l'allungamneto del lembo inferiore. Se si

divide l'allungamento totale per l'altezza h della trave, si ottiene la rotazione relativa.

dalla quale, ricordando la definizione (6.29), si deduce l'espressione della caratteristica di


deformazione in termini di componenti del tensore della deformazione :

(6.31a)

Questa espressione sarà particolarmente utile nel caso in cui la deformazione nella trave sia indotta
da variazioni termiche.

6.7.6 Lavoro di deformazione


Il lavoro che si compie passando dalla situazione indeformata a quella deformata si può calcolare in 3
differenti modi, come abbiamo già visto nel caso della forza normale al paragrafo 6.6.6., facendo
riferimento alla energia elastica totale, al lavoro compiuto dalle forze esterne oppure a quello
compiuto dalle azioni interne.

• Energia elastica totale

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (20 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Abbiamo visto che il lavoro di deformazione è dato da :

dove è la densità di energia che nel caso di materiale elastico lineare si può esprimere mediante
(5.30) :

Nel caso particolare della flessione pura, l'unica componente di tensione non nulla è e
perciò :

e quindi, ricordando le (6.21) si ottiene la seguente espressione per il lavoro di deformazione :

(6.32)

• Lavoro compiuto dalle forze esterne

L'unica azione esterna che compie lavoro è la coppia applicata alla base z=l.
Per il teorema di Clapeyron si può scrivere :

e, ricordando che, per la (6.30) :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (21 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

si perviene alla :

che è appunto il lavoro di deformazione.

• Lavoro compiuto dalle azioni interne

Si consideri un concio elementare di lunghezza :

Supponendo bloccata la sezione di sinistra, il lavoro interno è quello compiuto dalla coppia per la

rotazione relativa data dalla :

Tenuto conto del teorema di Clapeyron ed integrando su tutto il solido si ha :

6.7.7 Flessione retta e flessione deviata


Si è visto nei precedenti paragrafi che la linea elastica, nel caso di flessione pura, resta nel piano yz
pur in presenza di una coppia , la quale agisce sul piano sz . Quanto detto, con riferimento alla
figura seguente, rende importante la valutazione dell'angolo , tra gli assi s ed y che prende il nome
di deviazione.
Si ricorda che y (coincidente con f) è l'asse di flessione ossia l'asse perpendicolare all'asse neutro.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (22 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Si ricorda che s è l'asse di sollecitazione ossia l'asse coniugato dell'asse neutro.

È evidente che, quando l'asse di sollecitazione s coincide con uno degli assi principali d'inerzia (v. fig.
6.14) , l'asse neutro x, in quanto coniugato di s, viene a coincidere con l'altro asse principale e di
conseguenza anche l'asse di flessione y coinciderà con s. In tali condizioni risulta e la trave si
dirà soggetta a flessione retta.

Fig. 6.14
Fig. 6.13

Se viceversa l'asse di sollecitazione non coincide con un asse principale di inerzia (v. fig.6.13), s ed x
non sono più ortogonali e di conseguenza s ed y saranno distinti, ossia il piano di flessione differisce
da quello di sollecitazione. In tale caso sarà:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (23 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

e la trave si dirà soggetta a flessione deviata.

6.7.8 Ulteriori espressioni della

Per completezza nella trattazione relativa allo stato di tensione della flessione pura, oltre alle
espressioni (6.16) e (6.20) :

(6.16)

(6.17)

ottenute, rispettivamente, ponendosi nel riferimento principale ξ,η e nel riferimento ,è


interessante mostrare come queste si modificano nel riferimento obliquo costituito dall'asse neutro
e dall'asse di sollecitazione s (v. fig. 6.15).
Le distanze si misurano ora parallelamente all'asse di sollecitazione s e non perpendicolarmente

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (24 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

all'asse neutro.

Fig. 6.15
Risulta

sostituendo le precedenti nella formula di Navier (6.17) si ha:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (25 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.33)

come si vede in tale espressione compare il modulo del vettore momento applicato M e non una sua
componente.

Essa si presta a molte utili applicazioni e risulta particolarmente vantaggiosa quando si vogliano
calcolare le tensioni massime e minime.

Infatti dalla (6.33) risulta :

(6.33a)

in cui sono stati introdotti i moduli di resistenza relativi all'asse x :

(6.33b)

È immediato verificare che :

essendo e i raggi del nocciolo centrale di inerzia distesi sull'asse s.


come è noto rappresenta il raggio d'inerzia relativo all'asse x e perciò disteso sull'asse coniugato s

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (26 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Le espressioni trovate per e provano che i moduli di resistenza variano proporzionalmente


ai raggi di nocciolo distesi sull'asse di sollecitazione. Il nocciolo centrale di inerzia viene così ad
assumere il significato di diagramma polare dei moduli di resistenza.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_7/6_7.htm (27 di 27) [09/10/2002 12.53.08]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6. IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.8. FORZA NORMALE ECCENTRICA

6.8.1. Azioni sulle basi

Quando le azioni applicate sulla base del cilindro di Saint-Venant sono equivalenti staticamente
ad una forza , parallela all'asse z, passante per un punto X, denominato centro di sollecitazione,
distinto dal baricentro G, la trave si dice soggetta a sforzo normale eccentrico.

Si consideri quindi la generica sezione (v. fig.6.16) in cui X indica il punto di applicazione della forza N,
supposta di trazione e quindi positiva.

In tali condizioni, in ogni sezione della trave, avremo una forza normale ed un momento flettente dati
da :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (1 di 19) [09/10/2002 12.55.39]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

in cui denota l'eccentricità che è distesa (v. fig.6.16) sull'asse di sollecitazione s dello stesso
momento flettente.

Fig. 6.16

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (2 di 19) [09/10/2002 12.55.39]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.8.2. Stato di tensione

Il principio di sovrapposizione degli effetti ci consente di esprimere la tensione come somma di 2


contributi : sforzo normale semplice N e flessione pura . Pertanto ricordando le (6.11) e
(6.16) possiamo scrivere :

(6.34)

dove (v. fig.6.16) :

(6.35)

se poniamo :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (3 di 19) [09/10/2002 12.55.39]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

la (6.34) diviene :

(6.36)

da cui si ottiene l'equazione dell'asse neutro della sollecitazione composta :

(6.37)

Come è noto la (6.37) è l'equazione della retta antipolare del punto di coordinate , ossia
del centro di sollecitazione rispetto all'ellisse centrale d'inerzia. Come si vede tale asse non è
baricentrico. Con riferimento alla figura 6.17, se indichiamo con il punto coniugato di X
nell'involuzione che la polarità di inerzia subordina sull'asse di sollecitazione, si ha che i punti e
risultano legati dalla relazione :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (4 di 19) [09/10/2002 12.55.39]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

dove è il raggio d'inerzia relativo all'asse che risulta perciò disteso sull'asse coniugato s. È

facile verificare che , retta baricentrica parallela ad n, è l'asse neutro della flessione pura M.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (5 di 19) [09/10/2002 12.55.39]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.17

Introducendo le notazioni adottate nella figura 6.17 si ha :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (6 di 19) [09/10/2002 12.55.39]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Questa relazione consente di determinare la distanza

noti e l'eccentricità e mediante :

ed inoltre dimostra che l'asse neutro è situato dalla parte opposta del centro di sollecitazione rispetto al
baricentro della sezione.
Ricordando che il nocciolo centrale d'inerzia si può definire come il luogo degli antipoli delle rette che
non secano la sezione e che il centro di sollecitazione X e l'asse neutro n sono legati dal fatto che X è
l'antipolo dell'asse neutro n, valgono le seguenti proposizioni:

Se il centro di sollecitazione coincide con il baricentro, l'asse neutro è la retta impropria del piano della
sezione, ci si riconduce così al caso di forza normale semplice perfettamente centrata .

1- Se X è interno al nocciolo centrale d'inerzia, l'asse neutro n è esterno alla sezione, per cui la sezione
stessa risulterà o tutta tesa o tutta compressa ( in tutti i punti della sezione; v. fig.6.18)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (7 di 19) [09/10/2002 12.55.39]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.18

2- Se X si trova sul bordo del nocciolo centrale d'inerzia, l'asse neutro n è tangente alla sezione. Anche
in questo caso la sezione risulterà o tutta tesa o tutta compressa e le tensioni si annulleranno
solamente nei punti di tangenza (v. fig.6.19 ).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (8 di 19) [09/10/2002 12.55.39]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.19

3- Se X è esterno al nocciolo centrale d'inerzia, l'asse neutro n è secante la sezione, per cui si avrà che
quest'ultima in parte sarà tesa ed in parte sarà compressa (v. fig.6.20).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (9 di 19) [09/10/2002 12.55.39]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.20

6.8.3. Tensioni massime e minime


Abbiamo visto che la tensione normale, nel caso della forza normale eccentrica, ha l'espressione (6.36)
nel riferimento principale :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (10 di 19) [09/10/2002 12.55.39]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

mentre, con riferimento alla formula di Navier (6.17), applicando il principio di sovrapposizione degli
effetti, l'espressione della si semplifica nella:

(6.38)

essendo l'asse baricentrico parallelo all'asse neutro ed y l'asse di flessione.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (11 di 19) [09/10/2002 12.55.39]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.21: N.B. In questa figura non è disegnata la sezione ma solo la sua ellisse centrale di inerzia.

Analogamente, quando ci si riferisce all'espressione monomia (6.23) l'espressione della si riduce


a:

(6.39)

Se nella (6.39) si pone:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (12 di 19) [09/10/2002 12.55.39]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.40)

si ottiene la seguente espressione per la :

(6.41)

in cui è il raggio di inerzia relativo all'asse e perciò disteso sull'asse coniugato s.

La varia pertanto proporzionalmente alla distanza dall'asse neutro n (v.fig.6.21) e raggiunge i


valori estremi, massimo e minimo, sui punti della sezione che sono i più distanti dall'asse neutro. Per
individuare questi punti basta tracciare le due rette e parallele all'asse neutro n e che sono
tangenti e non secanti la sezione. Si determinano così le distanze e dei punti sui quali la
tensione è in grado di estremo e, sostituendo questi valori nella (6.41) si trovano le tensioni
massime e minime:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (13 di 19) [09/10/2002 12.55.40]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.42)

Con riferimento alle notazioni , , con riferimento al verso assunto sull'asse s (v.
fig.6.21), ricordando:

(6.43)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (14 di 19) [09/10/2002 12.55.40]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

le precedenti espressioni divengono:

(6.44)

Infine, ricordando la nozione di nocciolo centrale di inerzia supponiamo che, alla retta corrisponde il
punto di nocciolo ed alla retta il punto di nocciolo , entrambi appartengono alla retta s e
distanti dal baricentro G rispettivamente:

(6.45)

Essendo le coppie di punti coniugati, ne consegue che:

(6.46)

e queste, introdotte nelle (6.42) forniscono le espressioni:

(6.47)

note come formule di Ritter.

È facile provare che la ricerca delle tensioni massime e minime può essere condotta anche mediante
formule monomie relative alla flessione semplice.
Questo risultato è conseguito osservando che sono del tutto equivalenti le seguenti sollecitazioni:

a) N applicata in X

b) N applicata in G + momento di trasporto:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (15 di 19) [09/10/2002 12.55.40]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

c) N applicata in + momento di trasporto:

d) N applicata in + momento di trasporto:

La sollecitazione b), somma delle due sollecitazioni semplici di forza normale e di momento flettente, è
quella che abbiamo utilizzato nei punti precedenti per il calcolo della ed in particolare per
dimostrare che l'asse neutro della sollecitazione a) è la retta n, antipolare di X.

Se invece utilizziamo il principio di sovrapposizione degli effetti per calcolare la prodotta dalla forza
normale N applicata in X, come somma delle prodotte dalle sollecitazioni c) ne deriva che la N
applicata in ha come asse neutro la retta sulla quale quindi la sarà nulla e di conseguenza
si avrà:

(6.48)

ed analogamente, con riferimento alla sollecitazione d), avremo:

(6.49)

In queste espressioni e [v. (6.33b)] sono i moduli di resistenza della sezione relativamente
all'asse . Resta così dimostrato che, nel caso della forza normale eccentrica, introdotti i momenti:

(6.50)

denominati momenti di nocciolo, le tensioni massime e minime si possono calcolare mediante formule
monomie (6.48) e (6.49).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (16 di 19) [09/10/2002 12.55.40]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.8.4. Sezione rettangolare


Nel caso di trave a sezione rettangolare con centro di sollecitazione X appartenente ad una mediana,
siano , gli assi principali di inerzia e siano b, h le dimensioni della sezione (v. fig.6.22). Inoltre N
sia positiva.

Fig. 6.22

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (17 di 19) [09/10/2002 12.55.40]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Sapendo che l'asse neutro n è parallelo a e che la sua distanza da esso vale:

Inoltre risulta:

e quindi dalle (6.47) si traggono i valori estremi delle :

Volendo utilizzare le (6.48) e (6.49) per calcolare le tensioni massime e minime, si osserva che i
moduli di resistenza relativi all'asse , in questo caso coincidono in quanto e quindi
risulta:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (18 di 19) [09/10/2002 12.55.40]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

e, in virtù delle espressioni richiamate, risulta:

nelle quali si porrà, ricordando la definizione di momento di nocciolo (6.50):

6.8.5 Esercizio interattivo


L'esercizio consente per una sezione rettangolare di determinare, noto il centro di pressione, la
posizione dell'asse neutro rispetto alla sezione e al nocciolo centrale d'inerzia.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_8/6_8.htm (19 di 19) [09/10/2002 12.55.40]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6. IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.9. TORSIONE
6.9.1 Azioni sulle basi

Al paragrafo 6.4.2. abbiamo visto che, nel caso della torsione, le azioni sulla base si riducono a :

per cui l'unica caratteristica di sollecitazione diversa da zero, in ogni sezione della trave, è un momento torcente
costante .

In virtù delle (6.10a) possiamo riferirci alla seguente condizione di carico, sulla base :

con ed tali che:

(6.36)

inoltre dalle condizioni al contorno (6.6) sulla base deriva:

(6.37)

6.9.2 Stato di tensione


Preliminarmente si osserva che, in virtù delle (6.37), risulta :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (1 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

e quindi dalla (6.9) si deduce che dovrà essere :

Ricordando poi le ipotesi generali sullo stato di tensione, ossia , dalle equazioni indefinite di
equilibrio di Cauchy, in assenza di forze di volume, assumendo :

si perviene a :

(6.38)

da cui, ripetendo quanto già osservato con le (6.5), segue che:

(6.38a)

e che pertanto in tutte le sezioni si ha la medesima distribuzione delle tensioni tangenziali.

Le equazioni di Beltrami (6.8), essendo , si riducono alle:

(6.39)

Il problema della torsione è così ricondotto alla ricerca delle due funzioni (6.38a) e , definite nel dominio A

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (2 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT
della sezione retta della trave, che soddisfino le due equazioni (6.39), la terza equazione di Cauchy (6.38) e la
condizione al contorno (6.6a) :

(6.40)

Per prima cosa si dimostra che la determinazione delle funzioni e si può ricondurre alla conoscenza di una
sola funzione .

Infatti è noto che ogni forma differenziale di classe

definita in un aperto semplicemente connesso e soddisfacente alla condizione

A,2 = B,1

è una forma differenziale esatta.

Ponendo allora

e osservando che per l'equilibrio risulta

si ha che è una forma differenziale integrabile. Esiste pertanto una funzione f* tale che :

(6.41)

e quindi

(6.42)

Naturalmente la f* deve soddisfare le equazioni di Beltrami (6.39) che forniscono :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (3 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.43)

stante la linearità dell'operatore di Laplace e della derivazione.

Restano infine da soddisfare le condizioni al contorno (6.40) che, con riferimento alla figura 6.21, in virtù delle
(6.42) divengono :

(6.44)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (4 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.21

in cui sono i coseni direttori del versore normale esterno n.

Se, nel generico punto P del contorno della sezione A, si introduce il riferimento ortogonale intrinseco (n , t) essendo
t il vettore tangente, orientato in maniera tale che (n , t) sia sovrapponibile con ( ):

(6.45)

la (6.44), osservando che , diviene :

(6.46)

od anche, in notazione assoluta :

e quindi in definitiva :

(6.47)

che esprime l'annullarsi della derivata direzionale lungo t (derivata tangenziale) della funzione f* ; ciò implica
naturalmente che f* è costante sul contorno della sezione.

La determinazione della funzione f* è così ricondotta alla soluzione del problema al contorno :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (5 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.48)

Siccome a noi interessa conoscere le funzioni e , dalle (6.42) si deduce immediatamente che si può porre,
per semplicità, k=0.

Rimane comunque la difficoltà della determinazione della costante K che può tuttavia essere rimossa, almeno a
questo livello, introducendo la funzione tale che :

(6.49)

Con tale posizione si ha infatti

ed il problema al contorno (6.48) si trasforma nel seguente :

(6.50)

la funzione f, che gioca un ruolo importante nella torsione, prende il nome di funzione degli sforzi, o di Prandtl.

Una volta risolto il problema (6.50) e determinata la funzione , dalle (6.42) e (6.49) si ricavano le tensioni
tangenziali :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (6 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.51)

Come si vede il problema di determinare la costante K introdotta in (6.48) si è semplicemente spostato ad un passo
successivo.

Il problema al contorno (6.50) può ricondursi ad un problema di Dirichlet classico, per funzioni armoniche,
osservando che :

è un integrale particolare, per cui, posto :

(6.52)

e quindi constatato che :

si perviene al seguente problema al contorno per la funzione :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (7 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.53)

Si tratta del ben noto problema di Dirichlet (Peter Gustav Lejeune) che consiste nel trovare una funzione armonica
nel dominio A, che assuma valori prefissati sulla sua frontiera.

È evidente poi che le tensioni tangenziali (6.51) in termini della nuova funzione , soluzione del problema
(6.53), in virtù della (6.52) valgono :

(6.54)

È altresì noto che Il problema di Dirichlet ammette anche una formulazione duale, relativa cioè ad una funzione
, che prende il nome di funzione d'ingobbamento, tale che :

(6.55)

relazioni che, derivate, portano a

(6.56)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (8 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

e quindi anche è una funzione armonica.

Si possono allora riscrivere le (6.54) in termini di come segue:

(6.57)

che originano, valendo , sul contorno della sezione, la seguente :

da cui :

relazione che si può esprimere anche come :

ossia :

(6.58)

che rappresenta il valore della derivata direzionale lungo n (derivata normale).

Si giunge così in virtù della (6.56) e (6.58) al seguente problema al contorno:

(6.59)

che, come è noto, prende il nome di problema di Neumann (F. E.) che consiste nel trovare una funzione armonica
nel dominio A tale che la sua derivata nella direzione della normale si riduca, sulla frontiera di A ad una funzione
assegnata.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (9 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

La soluzione dei problemi al contorno (6.50) e (6.59), ai quali è stato ricondotto il problema della torsione, dipende
esclusivamente dalle forme della sezione retta del cilindro di Saint-Venant. Per forme circolari, ellittiche o triangolari
equilatere si può trovare la soluzione completa in forma chiusa. Per altre forme, come la rettangolare, si può risalire
alla soluzione mediante sviluppi in serie di Fourier.

*****

Dando per scontato di sapere risolvere ad es. il problema al contorno (6.59) e di aver quindi determinato la funzione
ingobbamento , resta ancora da determinare la costante K, senza la cui conoscenza non è possibile
risalire allo stato di tensione mediante la (6.57). Si deve osservare tuttavia che ancora restano da verificare la
(6.36). Dalla prima di esse, in virtù delle (6.57), si deduce:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (10 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

essendo il momento di inerzia polare della sezione.

Ponendo :

(6.60)

la precedente espressione di diviene :

e da qui, infine :

(6.61)

Il rapporto q fornito dalla (6.60) prende il nome di fattore di torsione e si può dimostrare che dipende solo dalla
forma della sezione e non dalle sue dimensioni, in più è anche possibile dimostrare che :

Sostituendo il valore di K dato dalla (6.61) nelle espressioni (6.57) si conclude che le tensioni tangenziali sono
fornite dalle seguenti espressioni

(6.62)

che determinano completamente il tensore delle tensioni una volta che si sia risolto il problema di Neumann (6.59).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (11 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Resta infine da verificare che la soluzione (6.62) è tale da soddisfare le ultime 2 delle (6.36) ossia :

che, per le (6.62), con facili passaggi portano a :

(6.63)

Trasformando questi integrali sull'area A in integrali estesi sul contorno e sfruttando un lemma di Green sulle
funzioni armoniche si dimostra agevolmente che le (6.63) sono effettivamente verificate.

6.9.3 Stato di deformazione e di spostamento

È immediato verificare, tramite le equazioni costitutive (6.7), che il tensore delle deformazioni diviene :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (12 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.64)

e da questo, integrando le equazioni di congruenza, che ora si riducono a :

(6.65)

con il procedimento già utilizzato al paragrafo 6.6.4, si perviene al seguente campo di spostamenti :

(6.66)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (13 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

una volta che si sia posto, per semplicità, , .

Dalle (6.64) si osserva facilmente che le , così come le , non dipendono da e quindi sono identiche in tutte

le sezioni della trave. Inoltre essendo non si avranno, nella deformazione, variazioni di
lunghezza degli elementi lineari paralleli agli assi coordinati, in particolare l'asse della trave resterà della medesima
lunghezza, ed inoltre saranno nulle le variazioni di area della sezione retta della trave e le variazioni di volume.

Dall'esame del campo di spostamenti (6.66) è possibile trarre le seguenti considerazioni.

a) Dalla terza delle (6.66) si deduce che, essendo :

risulta :

e, dovendo essere, in virtù della (6.1), segue che . Inoltre dalla relazione :

si deduce che tutti i punti appartenenti al medesimo segmento parallelo all'asse della trave si spostano della
medesima quantità. In particolare i punti dell'asse della trave non subiranno spostamenti lungo .

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (14 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Se si esclude il caso in cui sia lineare, o nulla, le sezioni rette del cilindro non restano piane, ma si
ingobbano e la misura dell'ingobbamento è proprio data dalla funzione che da ciò prende appunto il nome di
funzione ingobbamento. Per quanto più sopra osservato gli unici punti che rimangono nel piano della sezione retta
sono i baricentri.

b) Prescindendo dalla componente , dall'esame delle altre due componenti :

(6.67)

che esprimono la deformazione della generica sezione nel proprio piano, si evince che si tratta di una
rotazione rigida intorno al punto :

che perciò prende il nome di centro di torsione.

Infatti, per provare che la generica sezione ruota attorno a è sufficiente considerare un generico punto P di una
sezione qualunque (v. fig. 6.22) e far vedere che lo spostamento che esso compie ha direzione ortogonale a quella
della congiungente il punto stesso con il centro di torsione ed entità direttamente proporzionale alla distanza tra tali
2 punti.

La suddetta proporzionalità risulta subito da :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (15 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.68)

Fig. 6.22

Circa poi la direzione di , si ha, detti e i coseni direttori del vettore u rispetto alle direzioni
coordinate e e e quelli del segmento :

e quindi l'ortogonalità tra u e .

Si è visto che nel piano il campo di spostamenti trovato descrive una rotazione rigida attorno al punto ;
di tale rotazione se ne può calcolare il valore mediante :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (16 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.69)

dove si è indicato con :

(6.70)

il momento di inerzia ridotto.

La quantità :

(6.71)

prende il nome di rigidezza torsionale.

Si noti che partendo dalla (6.68) si perviene per la al medesimo risultato ; infatti :

Abbiamo visto che le coordinate del centro di torsione non dipendono da e quindi possiamo definire l'asse di
torsione parallelo a , come il luogo dei punti delle sezioni della trave.

Quest'asse, nella deformazione, rimane rettilineo, mentre tutte le altre rette parallele all'asse dei baricentri , si
portano su eliche cilindriche, il cui passo si ricava dalla (6.69), ponendo e vale :

(6.72)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (17 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

In genere risulta .

6.9.4 Caratteristica di deformazione torsionale e lavoro di deformazione

Nel caso della forza normale semplice e della flessione pura si sono definite rispettivamente la caratteristica di
deformazione assiale e flessionale; analogamente, nel caso della torsione, si definisce caratteristica di deformazione
torsionale la rotazione relativa tra 2 sezioni poste a distanza unitaria, e perciò, in virtù della (6.69) il rapporto :

(6.73)

che, come si vede risulta costante.

Si noterà la stretta analogia formale nelle espressioni fino ad ora trovate per le caratteristiche di deformazione:

rispettivamente nei casi di forza normale,flessione e torsione. Si tratta in ogni caso del rapporto tra la caratteristica
di sollecitazione ed una grandezza che prende il nome di rigidezza. Parleremo perciò in ognuno dei tre casi di

EA=rigidezza a forza normale


=rigidezza flessionale

=rigidezza torsionale

Con procedimento identico a quello seguito nei casi della forza normale semplice e della flessione pura, si può
adesso calcolare il lavoro di deformazione nel caso della torsione. E così, ricorrendo al teorema di Clapeyron, si
perviene a :

(6.74)

così come, ricorrendo alla nozione di caratteristica di deformazione si perviene parimenti a :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (18 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.9.5 Sezione circolare

A questo punto si hanno gli strumenti necessari per studiare la torsione in alcuni casi particolari, a partire da quello
della sezione circolare, che è uno dei più semplici poiché presenta la maggiore simmetria possibile.

In riferimento alla sezione circolare piena di raggio R (v. fig. 6.23) per ogni punto del contorno della
sezione, il versore normale n sarà diretto come il raggio R ed avrà coseni direttori :

da cui segue :

e quindi il problema al contorno da risolvere si riduce a :

che ha soluzione :

Questo risultato è valido anche per sezioni a corona circolare, dal momento che anche in tale situazione la derivata
normale continua ad essere nulla in ogni punto; il ragionamento che si svilupperà adesso per la sezione circolare è
quindi immediatamente estensibile, a meno di qualche ovvio adattamento, al caso della sezione a corona circolare.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (19 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.23

• STATO DI TENSIONE

Le tensioni tangenziali si deducono immediatamente dalle (6.62) e valgono :

(6.75)

dove si è assunto :

che implica anche .

La tensione tangenziale risultante data da :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (20 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.76)

ha come modulo l'espressione :

(6.77)

come si deduce immediatamente dalla (6.75) ed avendo indicato con r la distanza del punto generico dal baricentro
G. Si noti l'identità formale della (6.77) con la formula di Navier (6.20).

La direzione di , è individuata dai coseni direttori :

e ciò mostra che tale direzione è ortogonale al raggio.

L'andamento delle tensioni lungo un diametro qualunque, è rappresentato in figura 6.24:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (21 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.24

Ricordando che per la sezione circolare di raggio R è :

ne deriva per la tensione tangenziale massima l'espressione :

Nel baricentro G lo stato di tensione è identicamente nullo.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (22 di 58) [09/10/2002 13.00.36]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT
• SPOSTAMENTI E DEFORMAZIONI
Essendo:

si deduce dalle (6.66) che il campo di spostamenti è il seguente :

(6.78)

da cui segue che il centro di torsione coincide con il baricentro, che le sezioni rette si mantengono piane,
ruotando rigidamente intorno al baricentro, essendo la rotazione :

(6.79)

Riguardo, in ultimo, allo stato di deformazione, è facile provare che le componenti ε di valgono :

(6.80)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (23 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.9.6 Sezione rettangolare

Si consideri una sezione rettangolare di lati 2a e 2b con (v. fig. 6.25) .

Fig. 6.25

Nel riferimento il problema al contorno (6.59), essendo :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (24 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Si riduce a :

(6.81)

Tale problema al contorno non ammette soluzione in forma chiusa, ma è possibile tuttavia determinarla mediante
uno sviluppo in serie di Fourier. Omettendo per semplicità, i passaggi matematici, facilmente reperibili nei trattati
classici, nel riferimento della figura 6.26 , si perviene a :

Ad esempio R. Baldacci, "Scienza delle Costruzioni", Vol. I°,1970, UTET

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (25 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.82)

dove :

Fig. 6.26

Sostituendo la (6.82) nella (6.60), tenendo inoltre presente che per la sezione rettangolare di lati 2a e 2b si ha :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (26 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

si perviene alla seguente espressione del fattore di torsione q :

(6.83)

Si noti che q dipende soltanto dal rapporto a/b e, in funzione di questo rapporto di allungamento si forniscono, nella
seguente tabella, alcuni valori numerici.

a/b 1.0 1.2 1.5 2.0 2.5 3.0 4.0 5.0 10.0
q 1.1856 1.224 1.382 1.820 2.454 3.167 5.037 7.445 28.320

Se l'allungamento del rettangolo a/b è sufficientemente grande, la Σ nella (6.83) può arrestarsi al primo termine,
ottenendo per la q la seguente espressione approssimata :

Tralasciando le espressioni complete della e possiamo limitarci ad osservare che il loro andamento lungo le
mediane del rettangolo è messo in evidenza nella figura seguente.

La simmetria della sezione comporta , quindi il baricentro è anche il centro di torsione.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (27 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.27

L'andamento delle tensioni lungo segmenti paralleli ai lati più corti del rettangolo non è propriamente lineare,
tuttavia l'errore che si commette con tale approssimazione è generalmente trascurabile.

Nei punti A e B (v. fig. 6.27) ossia al centro dei lati più lunghi, si hanno le massime tensioni tangenziali il cui valore
è fornito dalla seguente espressione :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (28 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.84)

e per la sezione quadrata, con buona approssimazione, si può assumere :

(6.85)

Quando il rapporto b/a è piccolo (sezione molto allungata), la sommatoria che compare nella relazione precedente è
trascurabile e quindi si ha una buona valutazione della mediante :

(6.86)

in cui si è posto .

Dalla (6.84), raggruppando tutti i termini che dipendono dal rapporto di allungamento che, con riferimento alla
figura successiva, ora si esprime mediante h/b, (con ) si perviene alla seguente espressione compatta della
tensione tangenziale massima :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (29 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.87)

in cui il coefficiente può essere facilmente calcolato.

Analogamente si può esprimere la caratteristica di deformazione torsionale mediante :

(6.88)

in cui è facile verificare che .

Nella tabella seguente sono riportati alcuni valori di e :

h/b 1.0 1.2 1.5 2.0 3.0 10.0


0.2.0 0.219 0.231 0.246 0.263 0.312 1/3
0.141 0.166 0.196 0.229 0.263 0.312 1/3

Si può vedere che a partire da un certo punto in poi i valori di e tendono al valore di 1/3. Per quelle sezioni

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (30 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

per cui è h/b > 10 si può assumere e le (6.87) e (6.88) divengono :

(6.89)

da cui si deduce dal confronto con la (6.86), che il momento di inerzia per le sezioni rettangolari allungate è
semplicemente :

(6.90)

6.9.7 La teoria di Bredt per sezioni chiuse in parete sottile

La teoria di Bredt ha il suo fondamento nelle sole equazioni di equilibrio . Infatti dalla terza equazione indefinita di
equilibrio :

si deduce che il vettore tensione tangenziale , ha divergenza nulla :

(6.91)

Pertanto, se s è una qualunque linea chiusa contenuta nella sezione A ed è l'area da essa racchiusa, dal teorema
della divergenza si ottiene :

(6.92)

Risulta quindi nullo il flusso di attraverso una qualunque linea chiusa s.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (31 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Se consideriamo due linee di flusso ed del vettore tensione tangenziale ed applichiamo il risultato (6.92)

alla linea chiusa ABCD (v. fig. 6.28), in cui i segmenti sono ortogonali alla linea media s

tracciata fra le ed , e conveniamo di considerare positivo il flusso entrante e negativo quello uscente,
otteniamo :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (32 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.93)

essendo nullo il flusso di lungo gli archi essendo, per definizione, tangente alle linee di flusso.

Per il teorema della media, la (6.93) si può scrivere nella forma :

(6.94)

in cui denotano il valor medio, sugli spessori e rispettivamente, della componente di nella
direzione della linea media s.

Dalla (6.94) si deduce che :

(6.95)

Supponiamo ora che lo spessore t fra le due linee di flusso ed sia molto piccolo, tanto che si possa ritenere

che lungo di esso il vettore abbia direzione costante e ben approssimata dalla tangente alla linea media s e che

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (33 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

inoltre il suo modulo locale sia molto prossimo al suo valor medio lungo lo stesso spessore t.

In tal caso la (6.95), per l'arbitrarietà con cui si sono scelti gli spessori e fornisce il risultato :

(6.96)

lungo il canaletto di flusso elementare compreso fra le linee ed .

Si noti che, là dove aumenta la distanza t fra le due linee di flusso, si avrà una riduzione della tensione tangenziale e
viceversa.

Fig. 6.28

Possiamo ora calcolare la quota di momento torcente riferita al canaletto di flusso compreso fra le due linee
ed , nell'ipotesi che sia valida la (6.96).

Innanzi tutto si può osservare che la risultante F delle sull'area compresa fra le due linee di flusso è nulla.
Infatti, con riferimento alla figura 6.29 e per una arbitraria direzione r :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (34 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.29

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (35 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

si ha :

e quindi, per calcolare si può assumere un polo O arbitrario, rispetto al quale risulta :

essendo l'area racchiusa dalla linea media s . Si ottiene così la formula di Bredt (1896):

(6.97)

che fornisce la tensione tangenziale in funzione del momento torcente , che in genere non è noto se non in
alcuni casi particolari, tecnicamente importanti, rappresentati dalle travi tubolari a parete sottile.

Nella figura sono rappresentati alcuni esempi di sezioni chiuse in parete sottile, dove si considera sottile una parete
tale che il quadrato del suo spessore massimo , sia molto minore dell'area che racchiude:

In queste sezioni il contorno esterno e quello interno sono certamente linee di flusso per e quindi è
immediatamente applicabile la (6.97) nella quale ora coincide con il momento torcente .

Dalla (6.97) si ricava così l'espressione della tensione tangenziale

(6.98)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (36 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

che agisce sullo spessore t = t(s) del tubo. Generalmente lo spessore t è costante a tratti e quindi la max andrà
ricercata in corrispondenza di .

6.9.8 La teoria di Bredt per la sezione rettangolare allungata

La teoria di Bredt può essere applicata anche ad una sezione che apparentemente non rientra nella categoria delle
sezioni chiuse in parete sottile: la sezione rettangolare molto allungata ( ).

Infatti, sotto le seguenti ipotesi :


a) che sia lecito trascurare il contributo delle zone adiacenti ai lati più corti (ombreggiate nella figura 6.30) ;

b) che le linee di flusso di siano parallele ai lati più lunghi del rettangolo tranne che nelle adiacenze dei lati più
corti ;

è applicabile la formula di Bredt (6.98) per esprimere il contributo al momento torcente fornito dal canale di
flusso elementare generico individuato dalla posizione della linea media e dallo spessore .

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (37 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.30

Infatti dalla (6.98) si deduce immediatamente :

dove il segno negativo indica che, nel riferimento adottato, ad corrisponde una (v. fig. 6.30).

Ponendo si ottiene :

(6.99)

Le equazioni di Beltrami :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (38 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT
nel presente caso si riducono all'unica equazione :

dalla quale, essendo :

lungo un canaletto di flusso, e quindi essendo discende che :

e, dalla condizione , segue che :

e quindi la seguente espressione per la :

(6.100)

che, sostituita nella (6.99), consente di calcolare il momento torcente mediante :

Da questa si ricava il valore della costante k :

che sostituito nella (6.100), fornisce l'espressione della tensione tangenziale:

(6.101)

Resta così provato che per sezioni rettangolari allungate, per le quali siano di conseguenza trascurabili le zone
prossime ai lati corti (v. fig. 6.30), le tensioni tangenziali sono parallele ai lati lunghi ( ) e variano
linearmente con :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (39 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

lungo le corde = cost ed attingono il loro valore massimo agli estremi di esse :

(6.102)

avendo posto come nella (6.90).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (40 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Si può osservare che il valore ottenuto è formalmente identico alla prima delle (6.89), corrispondente nella teoria
rigorosa della torsione, per sezioni rettangolari con .

6.9.9 Caratteristica di deformazione torsionale nelle travi tubolari a parete sottile

Si indica ora la strada per calcolare la caratteristica di deformazione torsionale coerentemente con la teoria di
Bredt. In virtù del teorema di Clapeyron e ricordando la definizione di caratteristica di deformazione torsionale
(6.73), il lavoro di deformazione relativo ad un concio infinitesimo di trave ha la seguente espressione :

(6.103)

Si può osservare che può essere espresso mediante la densità di energia di deformazione :

(6.104)

Ricordando che :

la (6.104) diviene :

dove, trattandosi di sezione in parete sottile, si è posto .

Per la (6.96) e la (6.97) si ottiene successivamente :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (41 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.105)

e quindi infine, confrontando le (6.103) e (6.105), si ha :

(6.106)

che è l'espressione della caratteristica di deformazione torsionale coerente con la teoria di Bredt.
Infine ricordando la (6.73) :

(6.107)

segue che è possibile valutare il momento di inerzia ridotto, uguagliando i secondi membri delle (6.106) e (6.107) :

(6.108)

dove l'integrale di linea, per le sezioni cave di più frequente impiego, è facilmente calcolabile.

6.9.10 Sezioni aperte in parete sottile composte con più rettangoli

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (42 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Molte sezioni usate nelle costruzioni hanno una forma ottenuta mediante composizione di rettangoli.
Sono un classico esempio di ciò le seguenti sezioni:

Conoscendo quale parte di momento torcente compete al rettangolo i-esimo in cui si può pensare scissa la
sezione, si possono applicare ad esso i risultati ottenuti al paragrafo 6.9.7 per il singolo rettangolo allungato. Ma in
generale non si conosce . Se però si ipotizza che la sezione mantenga la sua forma, ossia che ruoti rigidamente
nel suo piano, allora, per congruenza, ogni singolo rettangolo ruoterà dello stesso angolo di cui ruota la intera
sezione. Si potrà perciò porre :

(6.109)

Essendo, per la (6.73) :

si avrà :

(6.110)

che permette di scrivere :

(6.111)

Siccome per l'equilibrio dovrà risultare :

dalla (6.111) segue che :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (43 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.112)

ossia il momento di inerzia ridotto dell'intera sezione è dato dalla somma dei momenti di inerzia ridotti delle singole
parti componenti la sezione.

Con riferimento alla figura 6.31, se e sono i lati del rettangolo i-esimo, dalla (6.90) risulta perciò che

il momento di inerzia ridotto della sezione composta da n rettangoli vale:

(6.113)

Fig. 6.31

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (44 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Con questo risultato è allora possibile calcolare la tensione tangenziale massima relativa ad ogni rettangolo e la
tensione tangenziale massima assoluta:

(6.114)

• CONFRONTO FRA SEZIONI CHIUSE E SEZIONI APERTE


Supponiamo di avere le 2 seguenti sezioni: la prima chiusa e la seconda aperta, entrambe composte con 4 rettangoli
eguali, ciascuno di dimensioni a e t con a >> t. Le due sezioni hanno perciò la stessa area.

Calcoliamo, per ciascuna delle due sezioni, il momento di inerzia ridotto.

Sezione chiusa :

Dalla (6.108) si ottiene :

Sezione aperta :
Dalla (6.108) si ottiene :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (45 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT
Ne segue che :

ossia il momento di inerzia ridotto della sezione chiusa è molto più grande di quello della sezione aperta a parità di
area.

Inoltre, a parità di momento torcente applicato , le tensioni tangenziali massime che si raggiungono nella
sezione aperta sono molto maggiori di quelle che si attingono nella sezione chiusa. Infatti per le (6.114) e (6.98) si
può scrivere :

Risulta quindi evidente il miglior comportamento della trave tubolare a sezione chiusa rispetto alla trave a sezione
aperta la quale inoltre risulterà molto più deformabile della prima, come si può facilmente dedurre dal confronto fra i
momenti di inerzia ridotti sopra riportato.

Il confronto può completarsi osservando come si modificano le linee di flusso e quale sia il diagramma delle lungo
lo spessore nei due casi (v. fig. 6.32).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (46 di 58) [09/10/2002 13.00.37]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.32

6.9.11 Analogia della membrana o di Prandtl


Prandtl osservò che il problema al contorno (6.50) è identico a quello della inflessione di una membrana elastica
sottile, di spessore costante, perfettamente flessibile, di forma simile a quella della sezione soggetta a torsione,
semplicemente poggiata ed uniformemente tesa sul contorno e caricata ortogonalmente da una pressione uniforme.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (47 di 58) [09/10/2002 13.00.38]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Supponiamo infatti di avere una membrana posta in trazione da forze uniformemente applicate sul suo contorno e
caricata come indicato nella figura 6.33:

Fig. 6.33

Se è la superficie elastica, p la pressione uniforme ed H la tensione, anch'essa uniforme, esercitata


sul contorno della membrana A (v. fig.6.33) si sa che l'equazione che risolve il problema è :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (48 di 58) [09/10/2002 13.00.38]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.115)

che è identico al problema della torsione :

(6.116)

in termini di funzione degli sforzi, se si pone :

(6.117)

come si prova facilmente, sostituendo la (6.117), nelle (6.116).

Questo risultato rende possibile esprimere le tensioni tangenziali in termini di w ; infatti, ricordando le (6.51) e
(6.61)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (49 di 58) [09/10/2002 13.00.38]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

con

e, sostituendo in esse l'espressione di fornita dall'analogia (6.117), si ottiene :

(6.118)

Inoltre, essendo :

in virtù delle (6.50) e della (6.117) si perviene a :

(6.119)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (50 di 58) [09/10/2002 13.00.38]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

essendo chiaramente il volume della regione dello spazio delimitata dalla superficie elastica e dal piano , .

Proseguendo, dalla (6.119) si ottiene

(6.120)

Tale equazione, dal momento che è facilmente calcolabile, H e p sono noti, fornisce il valore di q e quindi anche
quello di , a patto di poter misurare sperimentalmente .

Indicando con s le curve di livello della superficie elastica w, ossia il luogo dei punti sui quali risulta
e quindi sui quali è :

essendo s l'ascissa curvilinea sulla generica curva di livello, sulla quale, essendo , si trae :

in cui si è posto (v. fig.6.34) :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (51 di 58) [09/10/2002 13.00.38]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.34

essendo i coseni direttori del versore tangente t alla curva di livello s. Dalle (6.118) segue quindi che :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (52 di 58) [09/10/2002 13.00.38]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Introducendo i coseni direttori del versore n , si ottiene :

Questo risultato esprime che la tensione tangenziale totale in un punto qualunque è tangente ad s ; si può perciò
affermare che le curve di livello della superficie elastica della membrana coincidono con le linee di flusso della
tensione tangenziale della torsione.

Il modulo del vettore tensione tangenziale si può calcolare mediante :

da cui, per le (6.118), si perviene a :

Resta così dimostrato che il modulo della tensione tangenziale è proporzionale, in ogni punto, alla massima

pendenza della superficie elastica della membrana nel punto corrispondente.

Se si rappresenta la superficie elastica sul piano con la tecnica delle curve di livello ottenute

sezionando la membrana con piani equidistanti, si ha una lettura immediata dell'andamento delle . Là
dove le curve di livello sono più fitte si hanno pendenze più forti e quindi tensioni tangenziali più elevate. Le
pendenze più elevate si presentano su quei punti del contorno che sono più vicini al punto di ordinata massima al
punto cioè in cui sui realizza .

Tale punto , che ovviamente corrisponde al centro di torsione ( ), è facilmente individuabile nella medesima
rappresentazione in quanto in esso la curva di livello si riduce ad un punto. In tal modo si individuano i punti della
sezione dove si avranno le massime .

L'analogia della membrana può essere utilizzata ricorrendo a semplici dispositivi sperimentali, in scala appropriata,
impiegando ad es. sottili pellicole di oleato sodico (sapone) tese su di un foro praticato in un lamierino di alluminio
ed esercitando su di esse una leggera depressione.

Tuttavia anche senza ricorrere ad una effettiva sperimentazione, l'analogia aiuta a visualizzare la soluzione del
problema della torsione, seppure soltanto in maniera qualitativa, anche in sezioni di forma irregolare. Ad es., in
alcuni casi, è abbastanza semplice intuire dove la pendenza della superficie elastica della membrana, e quindi la ,
è massima.

6.9.12 Analogia idrocinetica o di Greenhill

Oltre all'analogia della membrana è interessante, principalmente dal punto di vista qualitativo l'analogia idrocinetica
suggerita da Greenhill, per lo studio della torsione.
Prendiamo un cilindro cavo che abbia per base la sezione della trave ed al cui interno vi sia un fluido perfetto e

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (53 di 58) [09/10/2002 13.00.38]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT
incomprimibile, e poniamolo in rotazione attorno ad un asse parallelo alle generatrici, in maniera tale che dopo un
certo intervallo di tempo il fluido abbia assunto un moto solidale con il cilindro stesso, arrestando improvvisamente
la rotazione del cilindro, si vede che il fluido, almeno negli istanti iniziali, continua a muoversi per inerzia di moto
piano stazionario.

Con riferimento a tale moto, detta v la velocità in un punto generico di coordinate , risulta (v.fig. 6.35) :

(a)

dove ω indica la velocità angolare di rotazione, supposta costante.

Trattandosi di moto piano possiamo porre

Essendo per ipotesi il fluido incomprimibile, il fluido entrante sarà uguale al fluido uscente attraverso una qualunque
linea chiusa s. Ciò significa che :

e, per il teorema della divergenza e l'arbitrarietà della linea chiusa s, che :

(6.121)

Inoltre, per la stazionarietà del moto risulta :

cioè la velocità è indipendente dal tempo e quindi il percorso di una particella di fluido coincide con la linea di
corrente, ossia con la linea che ha in ogni punto come tangente la velocità v.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (54 di 58) [09/10/2002 13.00.38]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT
Dalla espressione :

essendo k il versore dell'asse e dalle relazioni (a) segue che :

(6.122)

Fig. 6.35
Il moto del fluido, nelle ipotesi su descritte, è quindi retto dalle equazioni (6.121), (6.122) a cui va aggiunta la
condizione che sul contorno del cilindro le particelle fluide abbiano velocità ad esso tangente, ossia :

(6.123)

È facile provare che le (6.123) implicano un problema al contorno identico a quello della torsione. Infatti, la prima di
esse, scritta in forma scalare,

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (55 di 58) [09/10/2002 13.00.38]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

è interpretabile come condizione di integrabilità per la forma differenziale :

Esiste pertanto nel dominio A una funzione , detta funzione di corrente, tale che :

Sostituendo queste ultime nella seconda delle (6.123), che in forma scalare diviene :

si trova :

da cui, se la velocità angolare ω è unitaria segue :

in A.

Infine, dalla terza delle (6.123) discende che

su .

Resta così provato che la funzione di corrente è formalmente identica alla funzione degli sforzi ,
(6.50) e quindi, dal confronto con la (6.51) si deduce :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (56 di 58) [09/10/2002 13.00.38]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

ossia le tensioni tangenziali sono proporzionali alle corrispondenti componenti della velocità del fluido.

Alle linee di flusso di corrispondono le linee di corrente. La sperimentazione suggerita dalla analogia idrocinetica
presenta maggiori difficoltà di quella legata alla analogia della membrana sulla quale tuttavia conserva una migliore
possibilità di previsione qualitativa. È infatti relativamente agevole prevedere, anche se solo approssimativamente,
l'andamento delle linee di corrente anche in sezioni di forma irregolare.

Se si disegnano le linee di corrente in maniera tale che per ogni coppia di esse (contigue) la portata sia costante, si
vede che la velocità del fluido è tanto maggiore quanto più tali linee si addensano e perciò la sarà inversamente
proporzionale alla distanza mutua fra le linee di corrente.

Nei punti x degli spigoli rientranti (v. fig. 6.36) la distanza tra due linee di corrente tende a zero, di conseguenza la
velocità tende ad infinito e corrispondentemente la tensione tangenziale (tale situazione nella pratica non accade per
l'impossibilità materiale di realizzare uno spigolo perfetto, occorre tuttavia cercare di diminuire il valore della
tensione tangenziale in tali punti realizzando sempre un certo "addolcimento dello spigolo").

Viceversa nei punti y degli spigoli sporgenti (v. fig. 6.36), si creano delle zone morte dove la velocità e quindi le
tensioni tangenziali sono nulle. Particolarmente utile risulta infine l'analogia idrocinetica nello studio degli effetti
prodotti da fori, intagli e più in generale da ostacoli frapposti al moto del fluido che obbligano le linee di corrente a
ripiegarsi e ad addensarsi come indicato qualitativamente nella figura 6.36.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (57 di 58) [09/10/2002 13.00.38]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.36

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_9/6_9.htm (58 di 58) [09/10/2002 13.00.38]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6. IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.10. FLESSIONE COMPOSTA


6.10.1 Azioni sulle basi

In tale caso, come già visto al paragrafo 6.4.2, sono verificate le seguenti condizioni sulle basi :

e quindi in ogni sezione avremo al più le seguenti caratteristiche di sollecitazione diverse da zero :

(6.124)

Si ha presenza di momento flettente e di taglio e perciò questo quarto caso di sollecitazione prende il
nome di flessione composta.

Le azioni applicate sulla base , per l'equilibrio, devono risultare equivalenti a :

(6.125)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (1 di 59) [09/10/2002 13.04.43]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Avuto riguardo alla (6.10a), sulla base possiamo porre :

(6.126)

con e tali da verificare le condizioni :

mentre sulla base si possono applicare le forze superficiali :

(6.127)

tali da ammettere le risultanti (6.125).

6.10.2 Stato di tensione : tensione normale

Abbiamo visto che la più generale espressione della tensione normale nella trave di Saint-Venant è
data dalla (6.9) :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (2 di 59) [09/10/2002 13.04.43]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

nella quale compaiono ben 6 costanti di integrazione, che si riducono subito a 3 dal momento che in
si ha , ossia :

Questa espressione introdotta nella precedente (6.9), fornisce la tensione normale a meno di 3 sole
costanti :

(6.128)

Sfruttando poi il fatto che in deve risultare :

si perviene al seguente sistema di 3 equazioni algebriche nelle 3 incognite :

(6.129)

Risolvendo il sistema ottenuto e sostituendo i valori di così determinati nella (6.128) siamo in
grado di conoscere l'espressione della tensione .

Tuttavia se come assi di riferimento si scelgono quelli principali centrali di inerzia, portando in e
in η, il sistema (6.129) si riduce a forma canonica :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (3 di 59) [09/10/2002 13.04.43]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

dando così luogo, per sostituzione dei valori trovati nella (6.128), alla espressione :

(6.130)

che si semplifica ulteriormente, quando si tenga conto che, nel riferimento le ultime due delle
(6.124) forniscono:

(6.131)

Infatti, sostituendo le (6.131) nella (6.130) si perviene a :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (4 di 59) [09/10/2002 13.04.43]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.132)

che è un'espressione formalmente identica a quella della flessione pura, (6.16) con la differenza che in
questo caso sono variabili da sezione a sezione e non più costanti.

L'identità formale delle (6.132) con la (6.16) consente di utilizzare, sezione per sezione, i risultati già
ricavati nel caso della flessione semplice, in particolare per quanto riguarda la ricerca dell'asse neutro e
dell'asse di fliessione.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (5 di 59) [09/10/2002 13.04.43]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.37

Se s è l'asse di sollecitazione, individuato dalla direzione del taglio risultante :

come si può constatare dalla figura 6.37, nel sistema di riferimento , asse neutro, asse di
flessione, la (6.132) si riduce alla formula di Navier (6.20):

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (6 di 59) [09/10/2002 13.04.43]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.133)

6.10.3 Stato di tensione : tensioni tangenziali

Dalla terza equazione di Cauchy (6.4) scritta nel riferimento asse neutro, asse di flessione, tenendo

conto dell'espressione (6.133) per la si perviene a :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (7 di 59) [09/10/2002 13.04.43]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.134)

da cui trae la condizione :

che può essere interpretata, con ragionamento analogo a quello che ci ha portato, nel caso della torsione,
alla (6.41), come condizione di esistenza di una funzione tale che :

(6.135)

L'esistenza di tale primitiva implica le relazioni :

(6.136)

Come per la torsione, anche in questo caso di sollecitazione, la determinazione delle due funzioni incognite
, , è ricondotta alla ricerca di una sola funzione risultando con ciò automaticamente

verificata l'equazione di Cauchy (6.134).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (8 di 59) [09/10/2002 13.04.43]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Per determinare la sono ancora disponibili le equazioni di Beltrami (6.8) che, tenuta presente la
(6.133), divengono :

(6.137)

mentre dalle (6.136) è possibile ricavare :

e successivamente da quest'ultima, tenuta presente la (6.134), si ottiene :

(6.138)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (9 di 59) [09/10/2002 13.04.43]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Le (6.138), per la (6.134) danno luogo a :

(6.139)

e, integrando, portano all'equazione differenziale :

(6.140)

dove K è una costante di integrazione.

All'equazione di campo ora trovata si associa la condizione al contorno :

(6.141)

che, con riferimento alle notazioni della figura 6.38, dove, come già fatto in precedenza, si usa per
semplicità, lo stesso simbolo per indicare l'angolo ed il coseno dello stesso angolo, avuto riguardo alle
(6.136), si riduce a :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (10 di 59) [09/10/2002 13.04.43]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.38

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (11 di 59) [09/10/2002 13.04.43]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

e, posto , dà luogo a :

ossia :

che, integrata lungo il contorno s della sezione, sulla quale si prende un punto arbitrario come origine delle
ascisse, dà :

(6.142)

con k costante arbitraria.

In conclusione, il problema, della flessione composta implica la determinazione delle tre funzioni , ,
.

Per quanto riguarda la la soluzione è disponibile in forma chiusa ed è data dalla (6.133) ; per quanto
riguarda invece la determinazione delle tensioni tangenziali , , occorre risolvere il problema di

Dirichlet generalizzato (6.140) e (6.142) nella funzione incognita :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (12 di 59) [09/10/2002 13.04.43]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.143)

È immediato constatare che il problema al contorno (6.143) così ottenuto, può essere scisso nei due
problemi nelle funzioni e :

(6.144)

(6.145)

essendo chiaro che risulta :

(6.146)

Emerge così chiaramente che il problema della flessione composta, per quanto attiene alla determinazione
delle tensioni tangenziali, consta della somma dei due contributi secondo la (6.146) ciascuno dei quali è
ricondotto alla soluzione di un problema di Dirichlet generalizzato. Si può poi prendere atto che il primo dei
due problemi, il (6.144), è identico a quello della torsione (6.48) e pertanto può essere anche convertito in

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (13 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

termini di funzione degli sforzi ovverosia di funzione di ingobbamento secondo le (6.50)


o le (6.59), pervenendo così allo stato di tensione tangenziale che può essere espresso ad es. mediante le
(6.57) :

(6.147)

in cui sono stati adottati i simboli per le tensioni tangenziali associate alla torsione, mentre si

indicano con quelle associate al taglio che chiaramente saranno date dalle relazioni :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (14 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.148)

dedotte dalle (6.136) ove si tenga conto della posizione (6.146).

Le tensioni tangenziali (6.136) si otterranno semplicemente come somma delle (6.147) e (6.148):

(6.149)

ovverosia :

(6.150)

Dalla torsione sappiamo che le tensioni tangenziali (6.147) hanno come unica risultante un momento
torcente, che ora indichiamo con e che per la (6.61) vale :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (15 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.151)

Le tensioni tangenziali (6.148), associate al solo taglio, ammettono anch'esse, come risultante oltre al
taglio un momento torcente , che si può calcolare mediante :

(6.152)

Per l'equilibrio della trave, essendo sulle basi , deve essere :

(6.153)

Questa relazione consente di determinare la costante K che compare sulla (6.151) :

(6.154)

Se, una volta risolto il problema al contorno (6.145) nella , si assume per la costante K proprio il
valore dedotto dalla precedente (6.154), allora il momento torcente risultante dalle tensioni tangenziali
date dalle (6.149) è nullo.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (16 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

È interessante infine notare che in questo caso, unico fra quelli in cui è stato diviso il problema di
Saint-Venant, la soluzione (6.145) e quindi la distribuzione delle tensioni tangenziali, dipende dal
coefficiente di Poisson.

6.10.4 Centro di taglio

Da quanto esposto nel precedente punto 6.10.3, emerge che il problema del taglio è rappresentato dalle
(6.145) a cui resta associato lo stato di tensione tangenziale (6.148).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (17 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Supponiamo che gli assi (x,y) siano assi principali di inerzia e perciò li indicheremo con (ξ,η) e limitiamoci
al caso in cui il taglio T , baricentrico, sia diretto secondo l'asse η e quindi sia ( nella fig. 6.39 è

indicato anche il caso ).

È facile provare che possiamo ricondurre questo caso alla somma dei due effetti suggeriti dalle (6.149),
come indicato nella figura 6.39.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (18 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.39
1° effetto

Se poniamo K=0 nelle (6.150), per la (6.151), risulta . Lo stato di tensione tangenziale, in tal
caso, sarà quello corrispondente alle (6.148), che, come abbiamo visto, ammette il momento torcente
risultante dato dalla (6.152). Ciò implica che il taglio non passa per il baricentro ma presenta una

eccentricità (v. fig.6.39) data da :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (19 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.155)

2° effetto

Al 1° effetto occorre sommare quello torsionale prodotto dal momento torcente dato dalla (6.151)
che, per la (6.153) e la (6.155), vale :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (20 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

a questo momento torcente resta associato lo stato di tensione tangenziale, tipico della torsione, espresso
dalle (6.147). Se ripetiamo lo stesso ragionamento con riferimento al taglio baricentrico agente lungo
l'altra direzione principale , giungeremo a definire l'eccentricità e quindi ad individuare il punto
:

(6.156)

che prende il nome di centro di taglio.

6.10.5 Teoria approssimata del taglio

Abbiamo visto che la ricerca delle tensioni tangenziali condotta, in via rigorosa, attraverso la soluzione del
problema al contorno (6.143) nella funzione incognita , avuto riguardo alle (6.136), presenta
qualche difficoltà, anche per sezioni di forma semplice.

Fortunatamente si dispone di una trattazione semplice, approssimata, dovuta a D.J. Jourawski e perciò
nota anche col nome di teoria di Jourawski, che rappresenta la strada normalmente utilizzata nelle
applicazioni per la determinazione delle tensioni tangenziali.

Consideriamo una generica sezione della trave di Saint-Venant ed una corda che la divida in due parti
e .

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (21 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.40

Assumiamo il riferimento intrinseco alla corda costituito dagli assi coordinati ortogonali l, r con r rivolto
verso (v. fig. 6.40), ed esprimiamo l'equilibrio alla traslazione lungo z del concio elementare di trave
delimitato dai piani z, z+dz e dall'elemento piano b dz (v. fig. 6.41).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (22 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.41

A tale scopo si dovranno considerare le azioni dirette secondo l'asse z che si esplicano sul concio
elementare attraverso le superfici che lo delimitano e cioè le superfici verticali e quella
staccata dalla corda b(bdz).

Scriveremo perciò :

da cui segue :

(6.157)

Dalla (6.133) segue che :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (23 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

e quindi :

(6.158)

in cui indica il momento statico dell'area rispetto all'asse neutro x.

È immediato verificare che il primo membro della (6.157) rappresenta il flusso del vettore

attraverso la corda , assunto positivo se entrante in . Infatti risulta :

(6.159)

Se indichiamo con il valor medio di sulla corda , per definizione, si ha :

(6.160)

Sostituendo la (6.160) nella (6.158), in virtù della reciprocità delle tensioni tangenziali , si ottiene
la seguente formula di Jourawski:

(6.161)

nella quale i simboli riportati hanno il seguente significato :

= componente del taglio T lungo l'asse di flessione ;

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (24 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

= momento statico dell'area rispetto all'asse neutro ;

= momento di inerzia dell'intera sezione rispetto all'asse neutro ;

= lunghezza della corda .

La (6.161) esprime, in una qualunque sezione retta del cilindro di Saint-Venant, la media delle tensioni
tangenziali che si esercitano sulla corda nella direzione r, ortogonale alla medesima corda. Il metodo
per giungere alla formula di Jourawski (6.161) è del tutto indipendente dalla particolare corda prescelta,
fermo restando che essa deve esser tale da dividere in due parti la sezione della trave. Essa può perciò
essere costituita da più parti indipendenti ed avere forma poligonale o curvilinea. La particolare forma della
sezione potrà richiedere il ricorso a qualunque di queste corde.

Ad es. nel caso di sezioni a connessione multipla può risultare necessario tagliare la sezione in più punti
per dividerla in due parti.

La teoria di Jourawski è perfettamente lecita per determinare la tensione tangenziale media sulla corda
b, diventa invece più o meno approssimata quando si ipotizza di poter confondere, come si fa nelle
applicazioni, tale media con il valore locale :

(6.162)

Questa ipotesi è ammissibile nei casi in cui la lunghezza b sia tanto piccola da poter ritenere che i valori di
alle estremità della corda differiscono di poco. Quando invece si assume che :

(6.163)

occorre accertarsi che, oltre all'ipotesi precedente sulla lunghezza della corda, le tangenti al contorno alle
estremità della corda siano ortogonali alla corda stessa. In tal caso infatti risulta rigorosamente
alle estremità di b, potendo ritenere che tale uguaglianza sia sufficientemente verificata anche nei punti
interni della corda, data la sua piccolezza.

Tali osservazioni suggeriscono di scegliere, tra il fascio di corde passanti per il punto P della sezione,
quella che ottimizza la condizione di relativa piccolezza di b e di ortogonalità delle tangenti al contorno alle
estremità di b.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (25 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Si noti che, se anziché all'area , ci si riferisce all'area complementare , nella (6.50) cambia il segno
del momento statico dal momento che :

(6.164)

e contemporaneamente cambia il verso di r che, per ipotesi, è entrante nell'area che si considera.

Il risultato è che il valore di fornito dalla (6.161) è indifferente rispetto alla scelta di una delle due aree
in cui la corda b divide la sezione.

Merita infine rilevare che lo stato di tensione tangenziale ottenuto con la teoria approssimata del taglio non
dipende dal coefficiente di Poisson, contrariamente a quanto richiesto dalla soluzione rigorosa.

6.10.6 Teoria approssimata del taglio : sezioni simmetriche

Supponiamo che il taglio T agisca secondo un asse di simmetria della sezione che perciò darà luogo ad una
sollecitazione di taglio retto ; asse di sollecitazione ed asse di flessione risultano coincidenti (v. fig. 6.42).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (26 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.42

Considerando corde parallele all'asse neutro x, la (6.161) e l'approssimazione (6.162) forniscono :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (27 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.164)

Sulla tensione tangenziale espressa dalla (6.164) si osserva facilmente che :

1) ovverosia la non dipende da x ;

2) per risulta ;

3) ossia la è nulla ai lembi della sezione ;

4) il prodotto attinge il valore massimo in corrispondenza della corda baricentrica ;

5) La raggiunge il valore massimo là dove risulta :

ossia dove è verificata la condizione :

(6.165)

dedotta dalla (6.164).

Dato che per y=0 risulta , se risulta anche , allora è verificata la (6.165) e possiamo

concludere che la prende il valore massimo sulla corda baricentrica.

Va da sé che se b=b(y) presenta un massimo od un minimo in y=0, oppure è costante nel suo intorno
siamo proprio nel caso ora descritto e la tensione tangenziale raggiunge il valore massimo proprio sull'asse
neutro. È questo il caso più frequente nelle applicazioni. Ove però si tenga conto che b=b(y) può
presentare degli andamenti del tutto arbitrari, occorre confrontare il valore con eventuali altri punti

di massimo interni al dominio o eventuali punti di discontinuità della funzione b=b(y),

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (28 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

come capita ad es. nella sezione di figura 6.43 dove si vede chiaramente che il valore massimo della
non è raggiunto sulla corda baricentrica che è sede invece di un massimo relativo.

Fig. 6.43

Per le sezioni simmetriche sollecitate da , come nel caso che stiamo qui studiando, è anche
possibile, con sole considerazioni di equilibrio, determinare, sui punti delle corde b parallele all'asse neutro
x, anche la (v. fig. 6.44) particolare

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (29 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.44

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (30 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Infatti, scrivendo la terza equazione di Cauchy :

derivando rispetto ad x e ricordando che gli ultimi 2 termini del primo membro sono indipendenti da x, si
ottiene :

da cui, integrando, si trova :

(6.166)

Questo risultato mostra che il diagramma delle tensioni tangenziali lungo la corda b, ha andamento
lineare.

Le condizioni al contorno

come si deduce immediatamente dal particolare riportato nella figura 6.44, permettono poi di determinare
le costanti di integrazione A e B e quindi di giungere alla seguente espressione :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (31 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.167)

È immediato verificare che la tensione tangenziale totale nel generico punto P della corda b è diretta
secondo la congiungente , essendo D il punto di incontro delle due tangenti al contorno nei punti di
estremità della corda medesima, come risulta dal particolare riportato nella figura 6.44. Per la supposta
simmetria della sezione, il punto D si troverà sull'asse y.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (32 di 59) [09/10/2002 13.04.44]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.10.7 Caratteristiche di deformazione

Rinunciando allo studio puntuale della deformazione, che richiederebbe la conoscenza del tensore della
deformazione , limitiamoci a descrivere la deformazione globale della sezione mediante le
caratteristiche della deformazione.

La deformazione globale può vedersi come somma degli effetti deformativi derivanti dal solo taglio e dalla
sola flessione operando la separazione delle due sollecitazioni, così come abbiamo già fatto nello studio
tensionale.

Caratteristica di deformazione flessionale

Il momento flettente, per quanto visto al paragrafo 6.10.2 induce una , che, nel riferimento principale
(ξ,η) ha l'espressione (6.132) :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (33 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

e nel riferimento, asse neutro-asse di flessione (x,y) ha l'espressione monomia (6.133) :

dove, a differenza delle corrispondenti espressioni della flessione pura (6.16) e (6.20) ora i momenti
flettenti non sono costanti per tutta la trave.

È immediato da qui concludere che la indurrà una rotazione relativa fra due sezioni a distanza dz , che
può essere valutata mediante la (6.30) :

in cui però si deve tener presente che non è costante ma variabile da sezione a sezione secondo la
relazione :

Si deduce così la seguente espressione della caratteristica della deformazione flessionale :

(6.168)

Caratteristica di deformazione tagliante

Per quanto riguarda il taglio T, ovvero le tensioni tangenziali , si può osservare che esse inducono, in un
concio elementare di trave dz, uno scorrimento relativo fra le due facce, in direzione ortogonale all'asse z,

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (34 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

di entità , accompagnata da ingobbamento della sezione (le sezioni quindi non restano piane).

Essendo interessati al movimento globale della sezione, descriveremo tale movimento di traslazione
mediante la caratteristica della deformazione tagliante definita come la traslazione relativa di due
sezioni poste a distanza unitaria, ossia :

(6.169)

In maniera perfettamente analoga e con ovvio significato dei simboli si definiscono le caratteristiche di
deformazione tagliante nel riferimento principale (ξ,η):

(6.170)

D'altra parte, il lavoro di deformazione associato alle tensioni tangenziali nel concio elementare della figura
precedente è dato da :

Se la geometria della sezione supposta simmetrica e sollecitata, per semplicità, da con y asse di

flessione (v. punto 6.10.5) è tale per cui sia lecito assumere , sostituendo nella precedente

espressione la ottenuta ricorrendo alla formula di Jourawski (6.164) si perviene a :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (35 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.171)

In virtù del teorema di Clapeyron si ha anche (vedi figura precedente) :

(6.172)

e quindi, uguagliando le due espressioni di così ottenute, si trova la seguente espressione di :

che, con la posizione :

(6.173)

assume la forma semplificata :

(6.174)

La quantità adimensionale prende il nome di fattore di taglio nella direzione y e si può dimostrare che
dipende unicamente dalla forma della sezione.

Inoltre si dimostra che

Se, ferma restando l'ipotesi di simmetria della sezione e di con y asse di flessione, si rimuove

invece l'ipotesi semplificativa , l'espressione del lavoro di deformazione (6.171), per la (6.167),
diviene :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (36 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

che, con facili passaggi, porta a :

e, dal confronto con la (6.172) si giunge alla medesima espressione (6.174), dove però il fattore di taglio
ha ora l'espressione :

(6.175)

Si noti che la ipotizzata simmetria ortogonale della sezione e dell'azione tagliante rispetto all'asse y, che è
asse di sollecitazione e di flessione, implica che siano nulli gli scorrimenti nella direzione dell'asse x.

È bene ricordare che l'espressione (6.174) della caratteristica di deformazione tagliante :

è stata determinata nell'ipotesi che y sia un asse di simmetria ortogonale e che l'asse di sollecitazione
coincida con esso, ossia che .

Ove ciò non fosse, l'espressione della caratteristica di deformazione tagliante si modifica e, nel riferimento
principale di inerzia (ξ,η) si dimostra che essa si esprime mediante le due componenti nelle direzioni
principali e date da :

(6.176)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (37 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

dove i fattori adimensionali dipendono dalla forma della sezione.

6.10.8 Lavoro di deformazione

Con riferimento al caso di sezione simmetrica, con y asse di simmetria e di sollecitazione, possiamo
esprimere il lavoro di deformazione, per il teorema di Clapeyron, come somma di due contributi :

(6.177)

essendo la freccia prodotta dal momento flettente ed quella prodotta dal taglio, pensando, come
abbiamo già detto di poter idealmente separare le due sollecitazioni.

È poi evidente che il primo contributo potrà calcolarsi mediante :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (38 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.178)

mentre il secondo contributo, per la (6.172) e la (6.174) si potrà esprimere mediante :

(6.179)

Dalle (6.178) e (6.179) si ottiene la seguente espressione del lavoro di deformazione totale :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (39 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.180)

mentre dal confronto con le (6.177) si perviene alle seguenti espressioni di e :

(6.181)

È poi evidente che la freccia effettiva prodotta dalla forza sarà data dalla somma dei due contributi :

Il risultato consegnato nelle (6.181) consente di esprimere gli spostamenti dell'asse z della trave nel piano
di flessione mediante la somma dei due contributi tagliante e flettente :

con :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (40 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.182)

Resta così confermato che il taglio produce degli scorrimenti puri (le sezioni non ruotano) come
schematicamente indicato nella figura 6.44b:

Fig. 6.44 b

mentre la flessione, come conseguenza della rotazione delle sezioni intorno all'asse neutro x, che per il
concio generico è espressa da :

con :

dove non è più costante, dà luogo ad una deformata della linea d'asse che ha l'andamento di una
parabola cubica (curva del terzo ordine) (6.182)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (41 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.10.9 Centro di taglio e centro di torsione

Il centro di taglio, le cui coordinate sono date dalle (6.156) è inteso come il punto di incontro delle rette
d'azione delle risultanti e delle tensioni tangenziali prodotte dal solo taglio, ponendo cioè K=0 nelle
(6.150).

Il centro di taglio può altresì essere definito in maniera tale da rendere la sollecitazione tagliante
energeticamente ortogonale a quella torcente, ovverosia può essere definito come quel punto da cui

deve passare la retta d'azione di T affinché sia nullo il lavoro mutuo compiuto da per la

rotazione torsionale prodotta dalla torsione. In tal modo si garantisce l'indipendenza delle deformazioni
da taglio da quelle prodotte dalla torsione.
Se consideriamo i due sistemi :

a) TAGLIO

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (42 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

per ipotesi :

(il taglio non produce rotazione torsionale)

b) TORSIONE

dove è il centro di torsione

per ipotesi risulta :

Dovendo essere, per il teorema di Betti, si trova che :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (43 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

e perciò che deve passare per .

Ripetendo lo stesso procedimento per il caso , resta dimostrato che l'indipendenza energetica tra
taglio e torsione è assicurata purchè T passi per che perciò prende anche il nome di centro di taglio.

Molto spesso risulta più agevole trovare il centro di taglio, partendo dalla distribuzione delle tensioni
tangenziali corrispondenti a e eventualmente determinate nell'ambito della teoria approssimata del
taglio.

6.10.10 Sezione rettangolare

Dalla (6.164) :

posto :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (44 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.183)

(6.184)

Si ottiene :

(6.185)

La tensione tangenziale varia dunque con legge parabolica e raggiunge il suo massimo sulla corda
baricentrica (y=0):

(6.186)

pari a 1,5 volte la tensione tangenziale media sull'intera sezione.


Si noti poi che

Il fattore di taglio si ricava facilmente dalla (6.51) :

che, per le (6.183) e (6.184), dà luogo a :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (45 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.187)

Data la simmetria della sezione il centro di taglio ed il centro di torsione coincidono con il
baricentro G.

6.10.11. Sezioni aperte in parete sottile

La teoria approssimata del taglio di Jourawski trova le applicazioni più significative nel caso delle sezioni
aperte in parete sottile, genericamente indicate nella figura 6.45.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (46 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.45

Si tratta di sezioni solitamente composte mediante rettangoli allungati, tipiche le sezioni a T, a C, a Y, a


doppio T, ecc.

Poniamoci nel riferimento principale (ξ,η) e supponiamo che agisca un taglio

passante per il centro di taglio.

Data la forma della sezione, è evidente che la scelta ottimale delle corde è quella lungo lo spessore, in tal
modo esse risultano le più corte e, nello stesso tempo, quasi ortogonali, alle estremità, al contorno.

In un generico punto P, di ascissa curvilinea s, misurata lungo la linea media della sezione a partire dalla
estremità A, la tensione tangenziale media sulla corda

b = b(s)
è data da :

(6.188)

in cui :

• è il momento statico dell'area (s) compresa tra A e P,

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (47 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

• è il momento di inerzia della sezione rispetto all'asse neutro ξ

Abbiamo già visto che per queste sezioni si può ritenere valida l'ipotesi (6.163) :

ossia è lecito confondere il valor medio della tensione tangenziale lungo la corda con il valore puntuale ed
inoltre si può ritenere che la tensione tangenziale totale sia diretta secondo la normale alla corda stessa. Si
dimostra ora che tali ipotesi comportano l'annullarsi del lavoro che le tensioni tangenziali indotte dal taglio
compiono per le deformazioni prodotte dal momento torcente .

Intanto, ricordando che alle sezioni in parete sottile soggette a torsione si possono estendere i risultati
conseguiti per la sezione rettangolare allungata, dalla (6.101) segue che la tensione tangenziale lungo la
corda b ha l'espressione :

(6.189)

a cui corrisponde la deformazione :

(6.190)

che, per la (6.61), diviene :

(6.191)

È ora possibile esprimere il lavoro mutuo Lab , per un tratto unitario di trave, mediante :

che, in virtù delle (6.188) e (6.191), diviene :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (48 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.192)

resta così provato quanto volevasi dimostrare

6.10.12 Sezione a C

La sezione a C della figura 6.46 sia sollecitata da un taglio T diretto secondo l'asse principale di inerzia η.
L'altro asse principale di inerzia ξ è anche asse di simmetria per la sezione.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (49 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.46

• Tensioni tangenziali

Ala superiore .

Sulla generica corda la , per la (6.188), vale:

(6.193)

essa varia quindi linearmente con l'ascissa e raggiunge il massimo per :

(6.194)

Ala inferiore .

Data la simmetria della sezione rispetto all'asse ξ è immediato provare che valgono le precedenti
espressioni con il segno cambiato:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (50 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Anima.

Sulla generica corda b la ha la seguente espressione:

(6.195)

in cui s è l'ascissa, lungo la linea media, misurata a partire da B (v. fig. 6.46a). La varia con legge

parabolica e raggiunge il suo massimo sulla corda baricentrica :

(6.196)

Nella figura 6.46b è riportato l'andamento delle per l'intera sezione.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (51 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

• Centro di taglio

Per trovare il centro di taglio calcoliamo la risultante delle tensioni tangenziali lungo le ali e lungo
l'anima V.

Per la (6.193) sulle ali risulta:

(6.197)

dove il segno + si riferisce all'ala superiore ed il segno - all'ala inferiore, mentre, dalla (6.195) deriva che:

(6.198)

Le tre risultanti così calcolate, per quanto osservato al paragrafo 6.10.11, hanno come rette d'azione le
AB, BC, CD. Esse sono equivalenti ad una forza avente come retta d'azione la BC e ad una coppia

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (52 di 59) [09/10/2002 13.04.45]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

positiva (antioraria) .

Fig. 6.47

rallela ad η che incontra l'asse ξ al punto individuato da (v. fig. 6.47):

In conclusione la distribuzione delle risulta equivalente ad un taglio che abbia come retta d'azione
la retta pa

(6.199)

che, per la (6.197):

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (53 di 59) [09/10/2002 13.04.46]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Resta così individuata l'ascissa del centro di taglio:

Data la simmetria della sezione il punto è il centro di taglio e ricordando quanto detto al paragrafo
6.10.9 e al paragrafo 6.10.11, esso è anche il centro di torsione.

OSSERVAZIONE :

Nelle sezioni aperte, sottili, composte da rettangoli tutti confluenti in un punto C, il centro di taglio e perciò
anche il centro di torsione coincide con tale punto. Infatti, con riferimento alle sezioni riportate nella figura
6.48, la risultante delle tensioni tangenziali sarà sempre ottenuta come risultante delle sui singoli
rettangoli e perciò passanti per il punto C che sarà quindi in ogni caso, cioè qualunque sia la direzione del
taglio esterno T, il centro di taglio.

Fig. 6.48

6.10.13 Sezione a doppio T

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (54 di 59) [09/10/2002 13.04.46]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Con procedimento analogo a quello seguito per la sezione a C, ed osservando che ora la sezione presenta
due assi di simmetria (v. fig. 6.49) che coincidono con gli assi principali centrali di inerzia ξ,η, calcoliamo le
tensioni tangenziali prodotte da un taglio .

Fig. 6.49
• Tensioni tangenziali sulle ali

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (55 di 59) [09/10/2002 13.04.46]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Sulla generica corda dell'ala superiore, nel tratto AB la , per la (6.188), si calcola mediante:

essa varia quindi linearmente con l'ascissa e raggiunge il massimo per :

Per simmetria si possono dedurre gli andamenti della nei tratti BC, DE, EF, ottenendo il diagramma
riportato nella figura 6.49.

• Tensioni tangenziali sull'anima.

Sulla generica corda b la ha la seguente espressione:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (56 di 59) [09/10/2002 13.04.46]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

dove s è l'ascissa lungo la linea media misurata a partire da B (v. fig. 6.49). La varia con legge

parabolica e raggiunge il massimo sulla corda baricentrica :

• Centro di taglio

È immediato provare che il centro di taglio, che è anche centro di torsione, coincide con il baricentro della
sezione.

• Fattore di taglio

Il fattore di taglio relativo all'asse η può essere calcolato mediante la (6.173):

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (57 di 59) [09/10/2002 13.04.46]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.200)

e, posto:

nel tratto

nel
tratto

Si noti che nell'espressione di l'ultimo termine è generalmente trascurabile rispetto agli altri.
Sostituendo queste espressioni nella (6.200), introdotte le quantità adimensionali:

e trascurando le potenze di e superiori al terzo grado si perviene alla seguente espressione per il
fattore di taglio relativo all'asse di sollecitazione η:

Con analoga procedura ed approssimazione si perviene alla seguente espressione per il fattore di taglio
relativo all'asse di sollecitazione ξ:

Per alcune travi metalliche della serie IPE ed HE si ottengono i valori riportati nel prospetto seguente. Si
noti la relazione tra ed il rapporto A/bh.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (58 di 59) [09/10/2002 13.04.46]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

SERIE
IPE
100
100 55 4.1 5.7 1030 40.7 0.114 0.075 2.310 2.512 12.4 1.689
IPE
200
200 100 5.6 8.5 2850 82.6 0.085 0.056 2.312 50545 22.4 1.767
IPE
300
300 150 7.1 10.7 5380 125 0.071 0.047 2.310 2.526 33.5 1.821
IPE
400
400 180 8.6 13.5 8450 165 0.068 0.048 2.247 2.456 39.5 1.882
IPE
500
500 200 10.2 16.0 11600 204 0.064 0.051 2.113 0.275 43.1 1.928
IPE
600
600 220 12.0 19.0 15600 243 0.063 0.055 2.023 2.167 46.6 1.992
HE
200A
190 200 6.5 10.0 5380 82.8 0.105 0.033 3.935 4.356 49.8 1.514
HE
200B
200 200 9.0 15.0 7810 8504 0.150 0.045 4.013 4.339 50.7 1.419
HE
200M
220 206 15.0 25.0 13130 90 0.227 0.073 3.677 3.979 52.7 1.318
HE
300A
290 300 8.5 14.0 11250 127 0.097 0.028 4.137 4.564 74.9 1.516
HE
300B
300 300 11.0 19.0 14910 130 0.127 0.037 40134 40518 75.8 1.456
HE
300M
340 310 21.0 39.0 30310 140 0.229 0.068 3.893 4.245 80.0 1.309
HE
400A
390 300 11.0 19.0 15900 168 0.097 0.037 3.446 3.706 73.4 1.553
HE
400B
400 300 13.5 24.0 19780 171 0.12 0.045 3.405 3.663 74.0 1.500
HE
400M
432 307 21.0 40.0 32580 179 0.185 0.068 3.365 3.591 77.0 1.384
HE
500A
490 300 12.0 23.0 19750 210 0.094 0.040 3.135 3.359 72.4 1.588
HE
500B
500 300 14.5 28.0 23860 212 0.112 0.048 3.108 3.291 72.7 1.547
HE
500M
524 306 21.0 40.0 34430 217 0.153 0.069 3.108 3.291 74.6 1.462

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_10/6_10.htm (59 di 59) [09/10/2002 13.04.46]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6. IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.11. LA TEORIA TECNICA DELLE TRAVI


6.11.1. Estensione del modello di Saint-Venant

Sono molteplici le ipotesi del modello di Saint-Venant, in vero molto sofisticato, che nelle travi
reali non trovano alcun riscontro.

Le principali sono :

• le azioni sono applicate sulla superficie laterale delle travi e non sulle basi
• le travi non sempre sono a sezione costante
• l'asse della trave non sempre è rettilineo

Tuttavia i risultati conseguiti con il modello di Saint-Venant sono direttamente utilizzabili nello
studio delle travi reali, con alcuni accorgimenti suggeriti dal postulato enunciato dallo stesso
Saint-Venant (v. paragrafo 6.5).

Il postulato infatti, svincola i risultati del problema di Saint-Venant dalla particolare condizione di
carico in quanto, escludendo le zone direttamente influenzate dalle modalità di applicazione dei
carichi, fa dipendere la soluzione unicamente dalla risultante e dal momento risultante, ossia
dalle caratteristiche della sollecitazione N, , , , , .

Consideriamo ora una trave prismatica, ad asse rettilineo, sulla quale siano applicate forze
concentrate in equilibrio (v. fig. 6.50).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (1 di 14) [09/10/2002 13.06.54]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.50 - Trave prismatica soggetta a forze concentrate

Se ci riferiamo al tratto di trave compreso tra due forze concentrate successive, ad es. F1, F2, è
evidente che tale tratto può essere assimilato, nel suo comportamento, alla trave di
Saint-Venant, avendo però l'accortezza di escludere quelle zone direttamente sotto i carichi che
inevitabilmente risentono della loro presenza. Possiamo pertanto studiare tale tratto di trave
come se fosse il solido di Saint-Venant sollecitato alle basi dalle caratteristiche della
sollecitazione in esse presenti. Tale idea può essere estesa a tutti i tratti rettilinei e prismatici
compresi fra due carichi concentrati, come indicato nella figura 6.50.

Più in generale possiamo calcolare ad es. lo stato di tensione in una sezione applicando i risultati
del problema di Saint-Venant, con riferimento alle caratteristiche della sollecitazione presenti in
quella sezione.

Tale estensione nella pratica viene fatta per tutta la trave, anche cioè per le zone tratteggiate
della figura 6.50 , che sono direttamente interessate dai carichi. Non solo, ma il modello di
Saint-Venant può essere altresì esteso anche alle travi con debole curvatura dell'asse, a travi a
sezione variabile, ad esclusione però delle zone contigue alle variazioni discontinue ed a travi con
carico distribuito sulla sua superficie (v. fig. 6.51). Tutto ciò è confortato da una lunga ed estesa
esperienza

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (2 di 14) [09/10/2002 13.06.54]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.51 - Trave a debole curvatura, a sezione variabile, soggetta a forze concentrate

In conclusione, nello studio delle travi reali, riterremo che lo stato di tensione e di deformazione
in una sezione qualunque sono gli stessi di quelli della trave di Saint-Venant avente la stessa
sezione e le stesse caratteristiche di sollecitazione.

In pratica tale estensione viene operata anche nelle zone (come quelle tratteggiate nella figura
6.51) che abbiamo dichiarato di dovere escludere. Infatti per queste zone il vero problema è
quello di determinare lo stato di tensione e di deformazione aggiuntivo rispetto a quello
determinato con le ipotesi di Saint-Venant.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (3 di 14) [09/10/2002 13.06.54]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

6.11.2. Il lavoro di deformazione nelle travi

Nello studio del problema di Saint-Venant abbiamo trovato le seguenti espressioni del lavoro di
deformazione nei quattro casi fondamentali di sollecitazione :

(6.201)

dove x,y,z denotano rispettivamente l'asse neutro, l'asse di flessione e l'asse della trave.

Per un concio elementare di trave, nei quattro casi elementari, si perviene alle seguenti
espressioni per il lavoro di deformazione :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (4 di 14) [09/10/2002 13.06.54]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.202)

e, se indichiamo con

w è lo spostamento lungo l'asse z


è la rotazione intorno all'asse di flessione x
la rotazione intorno all'asse z

è lo spostamento nella direzione dell'asse di flessione y indotto dal solo taglio


si riconosce immediatamente che si può porre :

(6.203)

e quindi, ricordando che le caratteristiche di deformazione delle travi sono così definite

(6.204)

si perviene alle seguenti espressioni :

(6.205)

Le (6.204) rappresentano le equazioni di congruenza mentre le (6.205) sono interpretabili come


le equazioni costitutive per le travi.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (5 di 14) [09/10/2002 13.06.54]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Il lavoro di deformazione, riferito al concio elementare dz di trave, risulta quindi espresso da:

(6.206)

6.11.3. Il lavoro virtuale interno nelle travi

È facile ora esprimere il lavoro virtuale interno nelle travi. Infatti, con riferimento alla generica
trave di figura 6.52, siano definite, in ogni sezione di ascissa s, le caratteristiche di sollecitazione
, , , , , , indotte carichi esterni assegnati,

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (6 di 14) [09/10/2002 13.06.54]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Fig. 6.52 - Generica trave

essendo ξ,η il riferimento principale centrale di inerzia della sezione e z la direzione della
tangente all'asse della trave, e siano altresì note le caratteristiche di deformazione

espresse sempre nello stesso riferimento, e definite sulla medesima trave, ma del tutto
indipendenti dalle sollecitazioni , , , , , , e perciò contrassegnate con un
asterisco.

È immediato constatare che l'espressione del lavoro virtuale interno, ottenuto associando le
caratteristiche di sollecitazione

, , , , , ,

con le caratteristiche di deformazione

, , , , ,

in virtù della (6.206), è espresso da:

(6.207)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (7 di 14) [09/10/2002 13.06.54]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Nel caso in cui le deformazioni siano indotte da forze esterne, le caratteristiche di deformazione
possono essere espresse in termini di caratteristiche di sollecitazione mediante le (6.205), ovvero

(6.208)

essendo ξ,η gli assi principali centrali di inerzia della sezione e z la direzione tangente all'asse
della trave.

Fra le azioni che inducono deformazioni nelle travi, o nei corpi deformabili in genere, occorre
annoverare, per la loro particolare importanza, quelle termiche. Di ciò ci occuperemo nel
prossimo paragrafo.

6.11.4. Deformazioni termiche

Finora abbiamo completamente trascurato gli effetti che una variazione di temperatura può
generare in un continuo elastico e, siccome, in alcuni casi, questa può produrre stati di tensione
o di sollecitazione non trascurabili, occorre metterle in conto.

Sperimentalmente si osserva che, se sottoponiamo un elemento infinitesimo di materiale,


termicamente isotropo, ad una variazione di temperatura

(6.209)

esso subirà una dilatazione uniforme in tutte le direzioni, talché la deformazione prodotta può
essere rappresentata dal tensore sferico :

(6.210)

A questa deformazione non si associa alcuno stato di tensione. In altri termini la deformazione
termica si esplica liberamente, producendo soltanto un effetto deformativo descritto dalla
(6.210).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (8 di 14) [09/10/2002 13.06.54]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Ammettendo che sia funzione della sola variazione di temperatura, ossia

(6.211)

e che, se la deformazione termica è reversibile, dovrà risultare

(6.212)

nell'ipotesi che la variazione di temperatura sia piccola rispetto alla temperatura iniziale
(in pratica dell'ordine di qualche decina di °C), si può porre

(6.213)

dove α prende il nome di coefficiente di dilatazione termica (lineare) ed è una grandezza


caratteristica di ogni materiale.

Qui di seguito vengono riportati alcuni valori di α riferiti ai materiali più noti nelle costruzioni.

Come si può notare, le deformazioni termiche sono molto piccole e, nell'ambito di validità della
(6.213), risultano dello stesso ordine di grandezza di quelle elastiche. Nella seguente tabella
sono riportati i valori di α per diversimateriali:

Acciaio

Alluminio

Calcestruzzo

Laterizio

In presenza di deformazioni elastiche e termiche possiamo, sovrapponendo gli effetti, esprimere


la deformazione totale mediante:

(6.214)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (9 di 14) [09/10/2002 13.06.54]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

dove la seconda eguaglianza trae origine dalla circostanza che lo stato di tensione è prodotto

dalle sole deformazioni elastiche e dove è il tensore inverso d'elasticità.

Se dall'elemento infinitesimo di materiale passiamo a considerare un corpo di dimensioni finite,


ammettiamo che, per variazioni termiche di modesta entità, si possa ritenere che non ci sia
interazione tra deformazioni elastiche e termiche. Facciamo cioè l'ipotesi che la deformazione non
influenzi la distribuzione delle temperature del corpo stesso e che in sostanza i due fenomeni,
elastico e termico, siano disaccoppiati. In tal caso possiamo ritenere che le costanti elastiche non
dipendano da .

Supponiamo inoltre che sul corpo non agiscano né forze di volume né forze superficiali allo stato
naturale.

Si possono presentare due casi:

(a) le deformazioni termiche sono congruenti sia internamente sia esternamente

(b) le deformazioni termiche non sono congruenti.

Nel caso (a) il corpo subisce una semplice deformazione non accompagnata da tensioni. È questo
il caso delle strutture isostatiche.

Nel caso (b) è evidente che la deformazione totale non può coincidere con e perciò

dovrà nascere nel corpo uno stato di tensione che a sua volta produrrà una tale che la
deformazione totale

(6.215)

sia rispettosa della congruenza. La deformazione è di natura elastica e pertanto sarà legata

alla dalla ben nota relazione

(6.216)

dove rappresenta il tensore d'elasticità. Si noti che le , come tutte le autotensioni, sono
autoequilibrate.

Questa condizione insieme con la (6.216) rendono determinato il problema della ricerca della
coazioni termiche.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (10 di 14) [09/10/2002 13.06.55]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

Alcuni esempi valgono a chiarire i concetti qui espressi.

Trave semplicemente appoggiata con variazione termica uniforme:

Esempio 1 (trave isostatica)

La variazione termica comporta


un semplice allungamento della
trave pari a

Esempio 2 (trave iperstatica)

Il libero allungamento dell'asta


(1), la sola interessata dalla
variazione termica >0, è
impedito dalla presenza delle
aste (2) e (3), ossia non
rispetta la congruenza, quindi
nasceranno delle coazioni
che ristabiliranno la
congruenza della
deformazione totale.

6.11.5. Caratteristiche della deformazione termica nelle travi.

Consideriamo un concio elementare di trave soggetto a variazione termica e supponiamo che


all'interno della trave la variazione termica assuma valori linearmente compresi tra quelli, noti, in
superficie.

a) Variazione termica uniforme

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (11 di 14) [09/10/2002 13.06.55]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.217)

b) Variazione termica con valore nullo al baricentro


(ξ,η assi principali centrali di inerzia della sezione)

La rotazione relativa fra le due sezioni estreme del concio elementare è data da :

e di conseguenza la caratteristica della deformazione vale:

(6.218)

ed analogamente, con riferimento alla rotazione intorno all'altro asse principale η, con ovvio
significato dei simboli, si trova:

(6.219)

I due casi a) e b) ora studiati coprono tutte le situazioni in quanto una qualunque variazione
termica lineare si può sempre scomporre nella somma di due variazioni tipo a) e b) come
schematicamente indicato nella seguente figura:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (12 di 14) [09/10/2002 13.06.55]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

In conclusione, le caratteristiche di deformazione, tenendo conto delle sollecitazioni termiche,


valgono:

(6.220)

6.11.6. Il lavoro virtuale esterno nelle travi

A questo punto è immediato scrivere l'espressione del lavoro virtuale esterno nel caso delle travi,
ricordando di annoverare fra le forze esterne anche le reazioni vincolari che possono compiere un
lavoro nel caso siano sede di cedimento. Con ovvio significato dei simboli e con riferimento alla
figura 6.52 si perviene alla seguente espressione:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (13 di 14) [09/10/2002 13.06.55]


CAPITOLO-6 IL PROBLEMA DI SAINT-VENANT

(6.221)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo6/6_11/6_11.htm (14 di 14) [09/10/2002 13.06.55]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE


TRAVATURE.
LE TRAVI INFLESSE

INDICE

7.1 RICERCA DI SPOSTAMENTI E ROTAZIONI


7.1.1. Caso soli carichi espliciti
7.1.2. Caso sole variazioni termiche
7.1.3. Caso soli cedimenti vincolari

7.2 TRAVI INFLESSE


7.2.1. Generalità
7.2.2. Equazioni indefinite di equilibrio
7.2.3. Linea elastica
7.2.4. Linea elastica in presenza di discontinuità
7.2.5. Il teorema ed il corollario di Mohr
7.2.6. Influenza del taglio sulla deformazione

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/index7.htm [09/10/2002 13.07.33]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE


TRAVATURE.
LE TRAVI INFLESSE

7.1. RICERCA DI SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE


Abbiamo visto, nel punto 6.11., che, nel caso delle travi, il lavoro virtuale esterno è espresso da
(6.221):

e quello interno da (vedi 6.207):

dove:

indicano sinteticamente tutte le forze applicate sulla trave,

, , , , i movimenti dei punti di applicazione delle predette forze,

, , , , , le caratteristiche della sollecitazione,

, , , , , le caratteristiche di deformazione.

Inoltre ξ,η sono gli assi principali centrali di inerzia della sezione ed s è la linea d'asse della trave.

Se, con riferimento alla trave di fig. 7.1, il sistema di forze , e di sollecitazioni
, , , , , ,

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_1.htm (1 di 10) [09/10/2002 13.08.11]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

Fig. 7.1. Trave genericamente caricata e vincolata

risulta equilibrato e, se il generico sistema di spostamenti , , , , e

deformazioni , , , , , riferito alla medesima trave, è congruente, come è


noto, vale l'uguaglianza:

(7.1)

La relazione (7.1), che esprime il principio dei lavori virtuali, viene correntemente impiegata nella
ricerca di spostamenti e rotazioni nelle strutture elastiche.

A tale scopo si dovrà scegliere:

• come sistema di forze e sollecitazioni quello equilibrato corrispondente ad una opportuna


condizione di carico ipotetica (virtuale) che chiameremo carico di esplorazione e che
contrassegneremo con l'apice 1 (quantità senza * nella (7.1)). Siccome l'unico requisito richiesto
a questa condizione di carico è l'equilibrio, essa potrà, più utilmente, riferirsi alla struttura
assegnata, preventivamente resa isostatica;

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_1.htm (2 di 10) [09/10/2002 13.08.11]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

• come sistema di spostamenti e deformazioni quello effettivo, dovuto cioè alla reale condizione
di carico e perciò certamente congruente (quantità con * nella (7.1))

Nel prossimo paragrafo vedremo come si applica concretamente la (7.1) per la ricerca di
spostamenti e rotazioni, distinguendo, per semplicità tre casi a seconda che si sia in presenza di
soli carichi espliciti, di sole variazioni termiche ovvero di soli cedimenti vincolari.

7.1.1. Caso di soli carichi espliciti


Dati i carichi agenti sulla struttura, che nella figura sottostante sono genericamente rappresentati
da ed , si supponga di avere determinato le reazioni vincolari e le caratteristiche di
sollecitazione, di avere cioè risolto la struttura. Si vuole quindi calcolare lo spostamento del
punto S nella direzione r-r.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_1.htm (3 di 10) [09/10/2002 13.08.11]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

Fig. 7.2. Struttura soggetta a soli carichi espliciti

Siano

(7.2)

il sistema di spostamenti e deformazioni effettivi, che indichiamo con sistema "a". Tale sistema è
certamente congruente in quanto corrisponde alla soluzione della struttura assegnata

Consideriamo ora la stessa struttura, resa isostatica, ed applichiamo si di essa un carico virtuale
F*= 1 nella sezione S e nella direzione r-r, come indicato nella seguente figura:

Fig. 7.3. Struttura isostatica soggetta al carico virtuale unitario

Siano

(7.3)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_1.htm (4 di 10) [09/10/2002 13.08.11]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

il sistema di forze e sollecitazioni virtuali, che indichiamo con "b". Tale sistema è certamente
equilibrato.
Possiamo perciò scrivere l'equazione dei lavori virtuale associando il sistema (7.2) con il sistema
(7.3) .

Risulta:

(7.4)

Dall'uguaglianza si ricava lo spostamento cercato:

(7.5)

è ovvio come modificare il procedimento per calcolare la rotazione di una sezione generica di una
trave.

7.1.2. Caso di sole variazioni termiche

Per la struttura precedentemente esaminata si vuole calcolare lo spostamento della sezione S,


nella direzione r-r conseguente ad una variazione termica assegnata.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_1.htm (5 di 10) [09/10/2002 13.08.11]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

Fig. 7.4. Struttura soggetta a sole variazioni termiche

Essendo la struttura iperstatica, la variazione termica , supposta in generale del tipo già
esaminato e riportato qui di seguito:

Fig. 7.5. Andamento delle variazioni termiche nella sezione

indurrà delle sollecitazioni , , , , , . Il sistema di spostamenti e


deformazioni sarà pertanto individuato da

(7.6)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_1.htm (6 di 10) [09/10/2002 13.08.11]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

Scriviamo l'equazione dei lavori virtuali associando al sistema (7.6) il sistema virtuale (7.3)
indicato nella figura 7.3 :

Risulta:

(7.7)

Dall'uguaglianza si ricava lo spostamento cercato:

(7.8)

Si noti che se la struttura data è isostatica risulta:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_1.htm (7 di 10) [09/10/2002 13.08.11]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

= = = = = =0

7.1.3. Caso di soli cedimenti vincolari

Sempre per la stessa struttura si vuole calcolare lo spostamento del punto A nella direzione
generica r-r conseguente ai cedimenti vincolari indicati in figura.

Fig. 7.6. Struttura soggetta a cedimenti vincolari

Siccome la struttura è iperstatica, i cedimenti vincolari, supposti assegnati ed anelastici,


indurranno delle sollecitazioni , , , , , . Il sistema di spostamenti e
deformazioni sarà pertanto individuato da

(7.6)

Scriviamo l'equazione dei lavori virtuali associando al sistema (7.7) il sistema virtuale (7.3)
indicato nella figura 7.3 :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_1.htm (8 di 10) [09/10/2002 13.08.11]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

Risulta:

(7.7)

Dall'uguaglianza si ricava lo spostamento cercato:

(7.8)

Si noti che se la struttura data è isostatica risulta:

= = = = = =0

e quindi risulta:

= *β

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_1.htm (9 di 10) [09/10/2002 13.08.11]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_1.htm (10 di 10) [09/10/2002 13.08.11]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE


TRAVATURE.
LE TRAVI INFLESSE

7.2. TRAVI INFLESSE

7.2.1. Generalità
Si dicono inflesse le travi piane ad asse rettilineo soggette a soli carichi flettenti, ossia normali all'asse della
trave. Inoltre, se è il piano della trave, esso deve essere piano di simmetria geometrica ovvero deve
contenere un asse principale di inerzia della sezione della trave. Di conseguenza in ogni sezione le
caratteristiche di sollecitazione saranno al più momento flettente e taglio.

Si adotti il riferimento cartesiano ortogonale x,y,z, (v. fig. 7.7), con y e z appartenenti al piano ,x
ortogonale a ed y asse principale centrale di inerzia della sezione della trave.

Fig. 7.7. Esempio di trave inlfessa

In generale le caratteristiche della sollecitazione non nulle saranno al più , . Con riferimento alla figura
7.7, posto

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (1 di 20) [09/10/2002 13.09.44]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

(l'assenza degli indici non implica alcuna ambiguità) con le usuali convenzioni sui segni, si può osservare
immediatamente che risulta:

• con riferimento a forze alla destra della generica sezione S,


T > 0 se diretto verso il basso (concorde con y)
M > 0 se antiorario (y z)

• con riferimento a forze alla sinistra della generica sezione S,


T > 0 se diretto verso l'alto (opposto a y)
M > 0 se orario (z y)

7.2.2. Le equazioni indefinite di equilibrio


Le condizioni di equilibrio, espresse per il concio infinitesimo di trave riportato nella figura 7.8, forniscono :

Equilibrio alla traslazione:

-T+T+dT+pdz = 0 ;
Equilibrio alla rotazione:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (2 di 20) [09/10/2002 13.09.44]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

Fig. 7.8. Equilibrio di un concio elementare di trave inflessa

Dalle quali discendono le equazioni indefinite di equilibrio:

(7.9)

le quali a loro volta implicano

(7.10)

L'integrazione delle equazioni differenziali (7.9), ovvero della (7.10), presuppone la conoscenza di p = p(z)
che di solito è un dato del problema e delle condizioni al contorno riguardanti le funzioni M e T, ossia le
condizioni al contorno di tipo statico. Nei casi isostatici è perciò possibile l'integrazione, come si può
constatare dai due seguenti semplici esempi:

Fig. 7.9. Travi inflesse isostatiche - Esempi di condizioni al contorno di tipo statico

7.2.3. Equazione della linea elastica


Abbiamo visto che la ricerca di spostamenti e rotazioni nelle travature può essere condotto con l'ausilio del
principio dei lavori virtuali.
Nel caso delle travi inflesse è molto utilizzata, per la sua semplicità, una strada differente che porta a
determinare l'intera deformata della linea d'asse, ossia la linea elastica. Tale ricerca si basa sui risultati
ottenuti nel 4° caso di Saint Venant, della flessione composta, più precisamente sulla relazione momento
flettente - curvatura:

(7.11)

dove è la curvatura della linea elastica, EJ è la rigidezza flessionale della trave. Si noti che, nonostante la

(7.11) sia relativa al caso di trave prismatica (EJ = cost.) e T = cost. , tuttavia essa è utilizzata anche in
presenza di taglio variabile, in quanto di regola si prendono in considerazione le sole deformazioni flessionali

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (3 di 20) [09/10/2002 13.09.44]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

rispetto alle quali quelle prodotte dal taglio sono trascurabili. Nei casi in cui ciò non sia lecito, si tratta di
valutare separatamente gli effetti deformativi prodotti dal taglio e quindi di sommarli a quelli puramente
flessionali. Infine si ammetterà che la (7.11) possa essere applicata anche quando EJ = EJ(z) ossia quando la
trave sia a sezione variabile.

Un T costante provoca uno scorrimento costante e quindi una curvatura nulla. Diversamente anche il
taglio, insieme al momento flettente, induce una curvatura nella trave.

Se :

(7.12)

è la linea elastica (v. fig. 7.10)

Fig. 7.10. Trave inflessa - Linea elastica

allora la formula di Gauss, nel riferimento (y,z), fornisce la seguente espressione della curvatura:

(7.13)

dove la seconda eguaglianza deriva dall'ipotesi che sia lecito trascurare rispetto all'unità. Si suppone
anche che siano trascurabili, rispetto a v, gli spostamenti w lungo l'asse z della trave. Con queste ipotesi, la
(7.11) e la (7.13) forniscono l'equazione differenziale della linea elastica della trave inflessa:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (4 di 20) [09/10/2002 13.09.44]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

(7.14)

Nelle precedenti equazioni si è fatto uso della notazione ( )' = .

Si noti che, con le usuali convenzioni sui segni, la curvatura ed il momento flettente M hanno sempre

segno opposto, come si può constatare dalla figura 7.11:

Fig. 7.11. Relazione fra i segni di M e

L'integrazione della (7.14) presuppone la conoscenza di M e quindi l'integrazione del problema (7.10) ed
inoltre delle condizioni al contorno che ora possono riguardare, come è noto, v e v' . Si tratta cioè di
condizioni geometriche. Nella figura 7.12 sono riportati alcuni semplici esempi di travi inflesse isostatiche.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (5 di 20) [09/10/2002 13.09.44]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

Fig. 7.12. Travi inflesse isostatiche - Esempi di condizioni al contorno di tipo geometrico

In conclusione, nei casi isostatici, è possibile, partendo dai carichi p = p(z), giungere alla equazione della linea
elastica v = v(z), integrando in successione e nell'ordine, le equazioni differenziali (7.10) e (7.14), avuto
riguardo alle relative condizioni al contorno. Tutto ciò non è possibile nei casi iperstatici, nei quali,
all'aumento dei vincoli cinematici fa riscontro una diminuzione di quelli statici che perciò non consentono di
integrare la (7.10). In questi casi occorre combinare i due problemi, quello statico e quello cinematico, e ciò
si ottiene facilmente sostituendo nella (7.10) l'espressione di M ricavato dalla (7.14) giungendo così
all'equazione differenziale del 4° ordine:

(7.15)

alla quale, come è noto, si possono associare condizioni al contorno sulla funzione v = v(z) e sulle sue
derivate fino al 3° ordine.

Ad esempio nel caso della trave di figura 7.13, all'equazione differenziale (7.15) vanno associate le condizioni
al contorno:

Fig. 7.13 - Trave inflessa iperstatica

Si noti che, una volta determinata l'equazione della linea elastica, mediante le

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (6 di 20) [09/10/2002 13.09.44]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

(7.16)

(7.17)

dedotte facilmente dalla (7.14), è immediata la soluzione del problema statico. Queste ultime relazioni
consentono, infatti, di conoscere i diagrammi di M e T e quindi di determinare anche le reazioni vincolari.

ESEMPIO
- Determinare v = v(z) per la trave prismatica (EJ = cost.) di figura 7.13 soggetta ad un carico uniforme p =
p° per tutta la sua lunghezza l.

Trattandosi di trave prismatica l'equazione (7.15) diviene:

(a)

ed a questa si associano le condizioni al contorno:

(b)

L'integrale generale della (a) è:

(c)

Per determinare e quattro costanti di integrazione A,B,C,D abbiamo a disposizione il sistema:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (7 di 20) [09/10/2002 13.09.44]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

che fornisce la soluzione.

(d)

Introducendo le (d) nella (c) si perviene all'equazione della linea elastica cercata:

(e)

che, con facili passaggi, si riduce a:

(f)

La conoscenza della linea elastica (f) consente di determinare, mediante le (7.16) e (7.17), le caratteristiche
della sollecitazione M(z) e T(z) lungo la trave:

- EJv'' = M(z) = - (4 -5 + 1)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (8 di 20) [09/10/2002 13.09.44]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

- EJ v"' = T(z) = p° l (8 - 5)

ed in particolare alle sollecitazione nelle sezioni vincolate A e B (v. fig.7.13):

M(A) = - EJ (0) = -

T(A) = - EJ v"'(0) = + p° l

T(B) = - EJ v"'(l) = - p° l

dalle quali è immediato passare alle reazioni vincolari, come qui di seguito indicato:

Fig. 7.14 - Trave inflessa iperstatica. Reazioni


vincolari

7.2.4. Linea elastica in presenza di discontinuità


L'integrazione della (7.15) è sovente resa più complicata a causa della presenza di discontinuità. In tali casi
si possono seguire sostanzialmente due strade, quella dell'uso delle funzioni di singolarità, ovvero quella
della suddivisione dell'intervallo d'integrazione in tratti in cui le funzioni in gioco siano continue.

Va preliminarmente osservato che né la funzione v(z) né la sua derivata prima v'(z) possono presentare
discontinuità. Infatti, nel primo caso, si avrebbero rotture con traslazione di una parte di trave rispetto

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (9 di 20) [09/10/2002 13.09.44]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

all'altra in direzione ortogonale all'asse della stessa trave e, nel secondo caso, si avrebbero delle cuspidi,
ossia una medesima sezione ruoterebbe diversamente a seconda che appartenga ad una porzione di trave od
all'altra immediatamente contigua.

In realtà va tuttavia osservato che le discontinuità in v(z) e v'(z) si possono avere in presenza di particolari
sconnessioni interne del tipo T = 0 (glifo) ed M = 0 (cerniera).

In generale le discontinuità possono viceversa interessare le derivate seconde, terze e quarte della funzione
v(z). Tali discontinuità si verificano sia in presenza di discontinuità nella rigidezza flessionale EJ, sia in
presenza di discontinuità nel diagramma del momento flettente M(z), sia in quello del taglio T(z) sia nel
carico p(z), come risulta evidente dalle relazioni (7.16), (7.17) e (7.15):

(7.16)

(7.17)

(7.15)

Cause di discontinuità possono perciò essere:


1. variazioni brusche di sezione,
2. variazioni brusche nel carico ripartito p(z)
3. coppie concentrate,
4. forze concentrate.

In tutti questi casi si può procedere suddividendo l'intervallo di integrazione in tratti in cui le funzioni in gioco
siano continue, tenendo tuttavia presente che, oltre alle condizioni al contorno, occorre considerare le
condizioni di raccordo fra un tratto e l'altro. Le condizioni di raccordo devono garantire sia il rispetto sia delle
condizioni di continuità di sia di quelle di discontinuità. Illustriamo questo concetto con alcuni esempi.

ESEMPIO 1:
DISCONTINUITÀ DEL TAGLIO.

La presenza della forza concentrata F dà luogo ad una discontinuità nel taglio T nella sezione in cui è
applicata la stessa forza. Occorre perciò dividere l'intervallo 0 z l in due intervalli e ricercare in ognuno di
essi la linea elastica ossia le funzioni

per 0 z a
per 0 z l

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (10 di 20) [09/10/2002 13.09.45]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

Questa determinazione richiede 4 + 4 = 8 costanti di integrazione e quindi alle 4 condizioni imposte dai
vincoli in A e B, occorre aggiungere le 4 condizioni di raccordo come qui descritto nella figura 7.15.

Condizioni di raccordo della sezione z=a

Condizioni geometriche:

Condizioni statiche:

fig. 7.15. - Trave inflessa con carico concentrato

ALTRI ESEMPI DI DISCONTINUITÀ


Nella Figura 7.16 e nella Figura 7.17 sono esemplificati altri discontinuità di carico.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (11 di 20) [09/10/2002 13.09.45]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

Condizioni di raccordo della sezione z=a

Condizioni geometriche:

Condizioni statiche:

fig. 7.16. - Trave inflessa

Condizioni di raccordo della sezione z=a

Condizioni geometriche:

Condizioni statiche:

fig. 7.17. - Trave inflessa con carico discontinuo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (12 di 20) [09/10/2002 13.09.45]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

Condizioni di raccordo della sezione z=a

Condizioni geometriche:

Condizioni statiche:

fig. 7.17a. - Trave inflessa con cerniera

7.2.5. Il teorema ed i corollari di Mohr


Se scriviamo le equazioni (7.10) e (7.14) nella forma

(7.18)

(7.19)

certamente non sfugge la loro analogia formale sebbene scritte con una notazione differente. La prima
equazione regola il passaggio dai carichi p al momento flettente M, la seconda il passaggio dalla curvatura

alle inflessioni v della linea elastica.

È evidente quindi che posso usare, nella ricerca di v, gli stessi procedimenti che utilizzo per tracciare i
diagrammi M con l'avvertenza di partire dalla curvatura anziché dai carichi.

In sostanza, con riferimento al carico fittizio

(7.20)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (13 di 20) [09/10/2002 13.09.45]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

applicato su di una trave ausiliaria, come definita nel seguito, la linea elastica di una trave inflessa sarà data
da:

(7.21)

avendo indicato con M*(z) il diagramma del momento flettente associato al carico p* . La (7.21) è noto come
Teorema di Mohr, che può così enunciarsi: la linea elastica di una trave inflessa coincide con il diagramma
del momento flettente fittizio indotto su di una trave ausiliaria (associata alla trave inflessa), dal carico
fittizio p* .

È immediato constatare che alla (7.21) segue il seguente corollario di Mohr:

(7.22)

ossia le rotazioni delle sezioni di una trave inflessa coincidono con il diagramma del taglio fittizio indotto, in
ogni sezione della trave ausiliaria, dal carico fittizio p* .

TRAVE AUSILIARIA

Dalle (7.21) e (7.22) discende che il teorema ed il corollario di Mohr associano ad un problema geometrico
un problema statico e pertanto anche i vincoli debbono subire la medesima trasformazione. Ciò significa in
particolare che ai vincoli geometrici che riguardano v e v' , compreso le eventuali discontinuità dovute alla
presenza di sconnessioni interne, dovranno corrispondere vincoli statici che riguardano M* e T* pervenendo
così ad una trave diversamente vincolata sulla quale applicheremo il carico fittizio p*. Questa trave prende il
nome di trave ausiliaria o trave di Mohr. Illustriamo nelle figure da (7.18) a (7.21) come si perviene alla
trave ausiliaria.

Se la trave inflessa è a sezione costante, si può assumere come carico fittizio il diagramma

p* = M anziché p* =

avendo però l'avvertenza di dividere in fondo M* e T* per EJ.

Si noti (v. fig.7.21) come, partendo da una trave inflessa iperstatica, si giunga ad una trave ausiliaria labile.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (14 di 20) [09/10/2002 13.09.45]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

Inoltre è facile provare che il grado di iperstaticità della trave inflessa e quello di labilità della trave ausiliaria
coincidono.

L'iperstaticità impone di prefissare, ad arbitrio, alcuni valori delle reazioni vincolari o delle caratteristiche
della sollecitazione per definire, con le sole equazioni della statica, il diagramma del carico fittizio. Questi
valori prefissati saranno poi determinati imponendo che il carico fittizio p* sia equilibrato pur in presenza di
labilità della trave ausiliaria.

fig. 7.18. - Trave ausiliaria di trave semplicemente fig. 7.19. - Trave ausiliaria di trave incastrata
appoggiata

fig. 7.20. - Trave ausiliaria in presenza di discontinuità

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (15 di 20) [09/10/2002 13.09.45]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

fig. 7.21. - Trave ausiliaria labile

Esempio: Calcolare la rotazione B della sezione B della trave inflessa iperstatica di figura 7.22

Fig. 7.22 - Trave incastrata con appoggio

Il valore del momento di incastro si determina imponendo che sulla trave ausiliaria il carico fittizio p* dia
un momento nullo in B. Ossia scrivendo l'equazione di equilibrio alla rotazione intorno a B:

dalla quale si ottiene

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (16 di 20) [09/10/2002 13.09.45]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

da cui discende

e quindi

Si trova così per la rotazione cercata il valore

B=

7.2.6. L'influenza del taglio sulla deformazione


Nel caso delle travi inflesse, i risultati (6.203) conseguiti nel paragrafo 6.11.2., ci consentono di esprimere i
movimenti relativi fra due sezioni poste a distanza infinitesima dz mediante:

in cui è la rotazione della sezione intorno all'asse di flessione x e lo spostamento della sezione nella

direzione dell'asse di flessione y, indotto dal solo taglio . È poi evidente che, se si indica con lo
spostamento prodotto dal solo momento flettente nella direzione y, risulta (v. 6.30):

=-

dove il segno - sta ad indicare che a derivata positiva corrisponde una rotazione negativa secondo le

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (17 di 20) [09/10/2002 13.09.45]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

convenzioni adottate. Segue pertanto :

(7.23)

avendo posto :

(7.24)

ed indicato con v lo spostamento totale, nella direzione trasversale y, che risulta così composto di due
contributi, flessionale e tagliante.

La (7.23) evidenzia poi che, salvo nel caso in cui sia = cost., la curvatura della trave è anch'essa somma di
due contributi, rispettivamente flessionale e tagliante, come risulta immediatamente dalla relazione:

(7.25)

ottenuta derivando rispetto a z la (7.23). L'integrazione della (7.25), con le opportune condizioni al contorno,
consente di risalire alla linea elastica v = v(z) completa.

Attraverso alcuni esempi vediamo ora quale sia l'influenza del taglio sulla deformazione.
Esempio 1 - Mensola con carico concentrato all'estremità

I contributi e alla freccia (ordinata


massima della linea elastica), rispettivamente
flessionale e tagliante, sono espressi da:

(a)

come risulta immediatamente dalle (6.181). Da questa segue

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (18 di 20) [09/10/2002 13.09.45]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

(b)

Nel caso di trave in acciaio di sezione rettangolare di lati b,h, introducendo nella (b) i valori:

si perviene a:

(c)

Da cui discende che:

• per le travi ordinarie

la deformazione tagliante è quindi trascurabile rispetto a quella flessionale

• per le travi tozze

la deformazione tagliante non più trascurabile, portando ad un incremento del 19,5% della freccia.

Esempio 2 - trave semplicemente appoggiata con carico uniforme

I contributi e alla freccia (ordinata massima della


linea elastica), rispettivamente flessionale e tagliante,
sono espressi da:

(d)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (19 di 20) [09/10/2002 13.09.45]


CAPITOLO-7. SPOSTAMENTI E ROTAZIONI NELLE TRAVATURE LE TRAVI INFLESSE

Procedendo come nell'esempio precedente si perviene a:

(e)

e, con i dati dell'Esempio 1 :

v= (1 + 2,4 )

da cui discendono facilmente considerazioni analoghe a quelle svolte nell'Esempio 1.

Esempio 3 - trave doppiamente incastrata con carico uniforme

I contributi e alla freccia (ordinata massima della


linea elastica), rispettivamente flessionale e tagliante,
sono espressi da:

(f)

Procedendo come negli esempi precedenti si ottiene:

(g)

e, con i dati dell'Esempio 1 :

(h)

Si noti come, rispetto all'Esempio 2, il solo cambiamento dei vincoli, da cerniere ad incastri, ha provocato
una diminuzione della sola freccia flessionale, mentre è rimasta immutata quella tagliante.

Da questi esempi si può dedurre che in generale il rapporto / dipende dal carico, dai vincoli e dal

rapporto di snellezza .

precedente

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo7/7_2.htm (20 di 20) [09/10/2002 13.09.45]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8. TRAVATURE IPERSTATICHE

INDICE

8.1 SISTEMA PRINCIPALE INCOGNITE IPERSTATICHE

8.2 EQUAZIONI DI MULLER-BRESLAU O DI CONGRUENZA


8.2.1. Caso di soli carichi
8.2.2. Caso di sola variazione termica
8.2.3. Caso di soli cedimenti vincolari

8.3 CALCOLO DEI COEFFICIENTI E DEI TERMINI NOTI

8.4 STRUTTURE IPERSTATICHE CON VINCOLI ELASTICI

8.5 TRAVATURE RETICOLARI IPERSTATICHE

8.6 TRAVE CONTINUA


8.6.1. Generalità
8.6.2. L'equazione dei tre momenti
8.6.3. Le reazioni vincolari

8.7 SIMMETRIA ED ANTISIMMETRIA

8.8 METODO DEGLI SPOSTAMENTI: cenni


8.8. Esempio 1
8.8. Esempio 2
8.8. Esempio 3

8.9 ESERCIZI INTERATTIVI


8.9.1 Esercizio 1
8.9.2 Esercizio 2

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/index8.htm [09/10/2002 13.10.16]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8.1. SISTEMA PRINCIPALE ED INCOGNITE IPERSTATICHE

Per le travature iperstatiche si pone il problema di scrivere un numero di equazioni aggiuntive a


quelle fornite dalla statica rigida in maniera da determinare le reazioni vincolari e le
caratteristiche della sollecitazione.

Il metodo che si descrive qui di seguirlo è quello cosiddetto "delle forze" in quanto si assumono
come incognite le reazioni vincolari e/o le caratteristiche della sollecitazione che risultano
staticamente indeterminate. Il procedimento inizia associando alla travatura iperstatica una
isostatica, detta "sistema principale" ottenuta dalla prima sopprimendo tutti i vincoli interni e/o
esterni sovrabbondanti. Tale operazione non è univoca nel senso che è possibile, dedurre, da una
struttura iperstatica più sistemi principali.

Una volta che si sia scelto un sistema principale, restano automaticamente individuate le
incognite in quanto queste sono le reazioni e/o le caratteristiche di sollecitazione annullate con la
soppressione dei vincoli e vengono chiamate "incognite iperstatiche". Le equazioni che si possono
scrivere sono equazioni di congruenza.

Infatti le incognite iperstatiche devono essere determinate in maniera tale che la struttura
principale per effetto dei carichi ; delle variazioni termiche θ, dei cedimenti vincolari , e
delle coincida con la struttura iperstatica data. Tale coincidenza è chiaramente ottenuta se le
sono in grado di ricondurre i punti svincolati e sconnessi al rispetto dei vincoli presenti. Per
ogni vincolo soppresso si può pertanto scrivere:

(8.1)

Dove indica l'effetto (spostamento o rotazione, eventualmente relativi)


prodotto, in corrispondenza della sconnessione i-esima, nel sistema principale, da
la seconda uguaglianza semplicemente esprime che tale effetto deve coincidere

con quello effettivamente presente nella travatura iperstatica.

successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_1.htm [09/10/2002 13.10.27]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8.2. EQUAZIONI DI Müller-Breslau O DI CONGRUENZA

Si riconosce facilmente che, per il principio di sovrapposizione degli effetti, le equazioni (8.1), si
possono scrivere nella forma:

(8.2)

in cui sono separati i contributi rispettivamente dei carichi ( ), delle variazioni termiche ( ),

dei cedimenti vincolari ( ) e delle incognite iperstatiche ( ). Le (8.2) sono note

come equazioni di Müller-Breslau.

8.2.1. Caso di soli carichi

Nel caso in cui non siano presenti variazioni termiche o cedimenti vincolari le equazioni di
congruenza, scritte nella forma (8.2), si riducono a:

(8.3)

Esaminiamo il seguente caso particolare:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_2.htm (1 di 7) [09/10/2002 13.11.09]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Fig. 8.1 - Struttura iperstatica soggetta a soli carichi espliciti

Il procedimento illustrato ed il principio di sovrapposizione degli effetti richiedono che la struttura


iperstatica assegnata sia pensata come la somma delle strutture "0", "1" e "2" simbolicamente
indicate qui di seguito nella figura 8.2.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_2.htm (2 di 7) [09/10/2002 13.11.09]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Pertanto, in forma simbolica, possiamo esprimere la congruenza mediante la sovrapposizione


degli effetti:

"i" = "0" + "1" + "2"

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_2.htm (3 di 7) [09/10/2002 13.11.09]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Fig. 8.2 - Struttura iperstatica soggetta a soli carichi - Sovrapposizione degli effetti

In tal modo si comprende bene che tutti i coefficienti ed i termini noti del sistema (8.3), il cui
significato è indicato nella precedente figura, si valutano su strutture isostatiche.

Le incognite ed si ottengono così risolvendo il sistema di 2 equazioni in 2 incognite:

(8.4)

È importante prestare attenzione ai segni da attribuire agli per effettuare una corretta
sovrapposizione degli effetti. Vedremo che converrà adottare la convenzione di considerare
positivi spostamenti e rotazioni quando siano coerenti con i versi prefissati per le incognite
iperstatiche.

8.2.2. Caso di sola variazione termica

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_2.htm (4 di 7) [09/10/2002 13.11.09]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Nel caso in cui sia presente la sola variazione termica, le equazioni di congruenza (8.2) si
riducono alle

(8.5)

le quali esprimono il principio di sovrapposizione degli effetti in quanto richiedono che la struttura
iperstatica assegnata sia pensata come la somma delle strutture "0", "1" e "2".

Ossia :

"i" = "0" + "1" + "2"

Fig. 8.3 - Struttura iperstatica soggetta a coazioni termiche - Sovrapposizione degli effetti

Si perviene quindi al sistema di due equazioni

(8.6)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_2.htm (5 di 7) [09/10/2002 13.11.09]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

dalle quali è possibile ricavare le incognite iperstatiche e .

8.2.3. Caso di soli cedimenti vincolari


Nel caso in cui siano presenti dei cedimenti vincolari, le equazioni di congruenza (8.2), si
riducono a:

(8.7)

e quindi, seguendo il procedimento già illustrato, si potrà scrivere simbolicamente

"i" = "0" + "1" + "2"

con riferimento alla seguente struttura:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_2.htm (6 di 7) [09/10/2002 13.11.09]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Fig. 8.4 - Struttura iperstatica soggetta a soli cedimenti vincolari - Sovrapposizione degli effetti

Si perviene perciò a

(8.8)

in cui

da cui è possibile ricavare le incognite iperstatiche e .

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_2.htm (7 di 7) [09/10/2002 13.11.09]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8.3. CALCOLO DEI COEFFICIENTI E DEI TERMINI NOTI

Abbiamo visto che le equazioni di congruenza assumono la forma di un sistema di n equazioni


lineari algebriche

(8.2)

nelle n incognite . In questo sistema i coefficienti e termini noti hanno il seguente significato:

= movimento, da valutarsi in direzione e verso della , nella struttura iperstatica, del

punto in cui è applicata la stessa. Questo è l'unico termine che si valuta sulla struttura
iperstatica.

Gli altri coefficienti e termini noti si valutano nella struttura principale e rappresentano sempre
movimenti del punto in cui è applicata la da valutarsi in direzione e verso della stessa .

Il loro significato è :

= movimento indotto dai carichi

= movimento indotto dalle variazioni termiche

= movimento indotto dai cedimenti vincolari

= movimento indotto dalla =1

In definitiva, la determinazione delle incognite iperstatiche richiede la valutazione di un certo


numero di movimenti (spostamenti e/o rotazioni) su di una struttura isostatica. Segue pertanto
che, indicando con , , le sollecitazioni indotte dai carichi e con , , quelle
indotte da = 1 sul sistema principale risultano immediatamente, tenuto conto anche della
convenzione sui segni, le seguenti espressioni:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_3.htm (1 di 3) [09/10/2002 13.12.14]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

(8.9)

Si riconosce facilmente che:

(8.10)

Ciò implica che la matrice dei coefficienti del sistema (8.2) è simmetrica e che inoltre i termini
che stanno sulla diagonale principale sono tutti positivi.

Si noterà poi che i coefficienti dipendono esclusivamente dalle caratteristiche geometriche ed


elastiche del sistema principale e perciò la loro determinazione può esser fatta una volta per
tutte ed utilizzata poi per le diverse condizioni di carico che occorre considerare.

Inoltre si può osservare che la somma degli rispetto all'indice k, ossia rispetto alla i-esima
equazione

(8.11)

esprime lo spostamento o la rotazione del punto "i" del sistema principale caricato
simultaneamente da

= 1, = 1,.…., = 1, ……, = 1;

e pertanto la determinazione di può essere controllata mediante calcolo diretto.

Circa i movimenti effettivi occorre distinguere i due casi seguenti:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_3.htm (2 di 3) [09/10/2002 13.12.14]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

1) sia un'iperstatica interna, ovverosia una caratteristica di sollecitazione. In tal caso


denota il movimento relativo delle sezioni che fanno capo alla sconnessione alla quale
corrisponde proprio la incognita iperstatica ; siccome tale sconnessione non esiste nel sistema
effettivo, risulta sempre = 0.

2) sia un'iperstatica esterna. Escludendo per ora il caso di un vincolo cedevole elasticamente,
è nullo se il vincolo è perfetto, altrimenti vale il cedimento anelastico misurato (calcolo di
verifica) o previsto (calcolo di progetto).

OSSERVAZIONE
I momenti di inerzia J e le sezioni A che figurano nelle espressioni degli ed (8.9) sono
incogniti in un calcolo di progetto; i loro valori, tuttavia, devono essere acquisiti per procedere
alla determinazione delle reazioni vincolari e quindi alle caratteristiche di sollecitazione. Occorre
pertanto istituire un procedimento iterativo partendo da un proporzionamento preliminare da
perfezionare in base ai risultati ottenuti.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_3.htm (3 di 3) [09/10/2002 13.12.14]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8.4. STRUTTURE IPERSTATICHE CON VINCOLI ELASTICI

Supponiamo che all'incognita iperstatica corrisponda un vincolo esterno cedevole elasticamente di


costante elastica . In tal caso il secondo membro dell'equazione i-esima del sistema (8.2) diviene

(8.12)

dove il segno negativo sta ad indicare che il cedimento elastico avviene sempre nella direzione della
ma in verso contrario, come è chiarito nella figura 8.5.

Fig. 8.5 - Struttura iperstatica con vincoli elastici.

Di conseguenza il sistema (8.2) si modifica nel seguente modo:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_4.htm (1 di 2) [09/10/2002 13.12.27]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

(8.13)

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_4.htm (2 di 2) [09/10/2002 13.12.27]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8.5. TRAVATURE RETICOLARI IPERSTATICHE

Nel caso delle travature reticolari iperstatiche i coefficienti delle equazioni di Müller-Breslau (8.2) assumono
una forma particolarmente semplice che illustriamo con alcuni esempi, limitati al caso piano e distinguendo tra
iperstaticità esterna, dovuta ad una sovrabbondanza di vincoli esterni, ed iperstaticità interna, dovuta ad una
sovrabbondanza di aste.

IPERSTATICITÀ ESTERNA
Si abbia la travatura reticolare indicata nella figura 8.6

Fig. 8.6. Travatura reticolare con iperstaticità esterna

Con riferimento alla struttura principale indicata nella figura 8.6 e con procedimento ormai già noto, per
ricavare l'incognita iperstatica si scrive l'equazione di Müller-Breslau

dove

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_5.htm (1 di 3) [09/10/2002 13.12.51]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

ed i termini , , ed , assumono delle espressioni semplificate essendo riferite ad una struttura


nella quale si ha una sola caratteristica di sollecitazione e per di più costante a tratti. Infatti risulta:

= =

= =

=0

dove = è l'estensibilità della generica asta e la sommatoria si intende estesa a tutte le aste della

travatura reticolare.

IPERSTATICITÀ INTERNA
Il procedimento rimane sostanzialmente lo stesso anche nel caso, riportato nella figura 8.7, in cui la
iperstaticità sia dovuta ad una ridondanza di aste. In tal caso l'incognita iperstatica è la forza normale
nell'asta sovrabbondante.

Fig. 8.7. Travatura reticolare con iperstaticità interna

Il procedimento per determinare la non differisce da quello precedentemente descritto. Si farà perciò
sempre ricorso all'equazione:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_5.htm (2 di 3) [09/10/2002 13.12.51]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

dove ora risulta = 0, trattandosi di iperstatica interna.

DIFETTI DI MONTAGGIO
Se l'asta di una travatura reticolare iperstatica è stata tagliata con una lunghezza minore o maggiore di quella
teorica, essa può essere montata solo operando un forzamento che ovviamente mette in tensione l'intera
travatura. Se il difetto , ossia la differenza tra lunghezza teorica e lunghezza effettiva è dell'ordine di
grandezza delle deformazioni elastiche, allora si può immaginare di operare con il seguente procedimento. Si
annulla il

mediante una variazione termica tale che:

Naturalmente risulterà :

> 0 se <0

< 0 se >0

Una volta riportata l'asta alla sua lunghezza teorica è possibile montarla correttamente. A partire da questo
istante l'asta subirà una variazione termica esattamente pari a - e questa variazione termica, che interessa
una sola asta, solleciterà la trave reticolare in un modo che sappiamo valutare. La valutazione degli effetti
prodotti da un difetto di montaggio sono stati così ricondotti allo studio di una travatura reticolare soggetta a
variazione termica in una sola asta.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_5.htm (3 di 3) [09/10/2002 13.12.51]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8.6. TRAVE CONTINUA

8.6.1. Generalità
Le travi continue rientrano nella categoria delle travi inflesse e sono caratterizzate dall'essere
sostenute da più di due appoggi e dall'essere prive di sconnessioni interne. Si noti che gli appoggi
sono tutti costituiti da carrelli, idonei quindi a consentire il libero esplicarsi delle dilatazioni assiali,
tranne uno, in genere intermedio, che è fisso, per impedire gli spostamenti rigidi paralleli all'asse. Un
esempio di trave continua è riportato nella figura 8.8.

Fig. 8.8. Trave continua


La trave continua presenta tante indeterminazione quanti sono gli appoggi intermedi. Il grado di
iperstaticità è quindi dato dal n - 2 , con n numero degli appoggi. Ad essa si può associare un
qualunque sistema principale ottenuto ad es. sopprimendo gli appoggi intermedi e sostituendo ad essi
le reazioni vincolari, come indicato nella figura 8.9 nel caso in cui sia n = 7.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_6.htm (1 di 13) [09/10/2002 13.13.46]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Fig. 8.9. Trave principale ottenuta sopprimendo gli appoggi sovrabbondanti


Questa scelta tuttavia può essere adottata quando il grado di iperstaticità sia basso, mentre risulta
generalmente più conveniente introdurre delle sconnessioni interne del tipo M = 0, ossia delle
cerniere.

Ad es., nel caso di trave continua su 4 appoggi (v. fig. 8.10) si possono adottare le strutture principali
indicate nella figura 8.11. Questi schemi sono legati al nome dell'ing. Bavarese G. H. Gerber che
perciò da lui prendono il nome.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_6.htm (2 di 13) [09/10/2002 13.13.46]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Fig. 8.10. Trave continua su 4 appoggi

Fig. 8.11. Esempi di travi continue isostatiche: travi Gerber

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_6.htm (3 di 13) [09/10/2002 13.13.46]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8.6.2. L'equazione dei tre momenti


La scelta di struttura principale più conveniente risulta in genere quella ottenuta introducendo delle
cerniere in corrispondenza degli appoggi. A questa scelta restano associati, come incognite
iperstatiche, i momenti flettenti sugli appoggi, come indicato nella figura 8.12. Questa scelta risponde
alla regola generale che consiglia di adottare delle strutture principali alle quali corrispondano delle
configurazioni deformate le più vicine possibili a quella della struttura iperstatica alla quale sono
associate.

Fig. 8.12. Esempio di struttura principale di trave continua su 4 appoggi.


Si può osservare che in un sistema principale così scelto non si ha trasmissione di azioni da una
campata all'altra per cui, nel caso di una trave continua su n appoggi, (v. fig. 8.8), per scrivere la
generica equazione di Mueller-Breslau, possiamo esaminare un campo costituito da due campate
adiacenti, come indicato nella figura 8.13.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_6.htm (4 di 13) [09/10/2002 13.13.46]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Fig. 8.13. Struttura principale

Questa, riferita all'appoggio m-esimo, dove si è operata la sconnessione Mm = 0, esprimerà la


condizione di continuità della trave ossia la condizione che la linea elastica abbia una tangente unica e
quindi una rotazione relativa nulla fra le due sezioni facenti capo alla sconnessione, cioè:

(8.14)

dove rappresenta la rotazione della sezione Cm considerata appartenente alla campata di sinistra

e la rotazione della medesima sezione pensata appartenente alla campata di destra.


Naturalmente si tratta di rotazioni indotte dai carichi, dai cedimenti vincolari, dalle variazioni termiche
e dalle incognite iperstatiche sulla struttura principale.

Trattandosi di travi inflesse, ed possono più agevolmente calcolarsi mediante il teorema di


Mohr illustrato al punto 7.2.5.

Supponendo che la trave continua abbia rigidezza costante per ogni campata, è facile vedere che

ed possono calcolarsi come qui di seguito indicato.

Rotazioni indotte dai carichi:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_6.htm (5 di 13) [09/10/2002 13.13.46]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

(8.15)

Le reazioni e rappresentano le reazioni vincolari della trave ausiliaria sottoposta al carico


fittizio p* costituito dal diagramma dei momenti flettenti. Le rotazioni ed sono perciò

ottenute dividendo e rispettivamente per ed .

Le reazioni e , note come termini di carico, si possono calcolare, una volte per tutte, per
le condizioni di carico più frequenti. Nella tabella seguente sono riportati i valori di e per
alcune condizioni di carico.

Rotazioni indotte dalle incognite iperstatiche:

(8.16)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_6.htm (6 di 13) [09/10/2002 13.13.46]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

(8.17)

Rotazioni indotte dai cedimenti vincolari:

Se indichiamo con , ed i cedimenti, supposti anelastici, degli appoggi , e


rispettivamente, posto

risulta:

(8.18)

Tenendo conto di tutti i contributi, l'equazione di congruenza (8.14) dà luogo alla seguente
espressione:

(8.19)

La (8.15) assume una forma particolarmente semplice nel caso in cui la trave sia a rigidezza costante
ovvero quando si possa porre:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_6.htm (7 di 13) [09/10/2002 13.13.46]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

In tal caso infatti la (8.19) si semplifica nella seguente:

(8.20)

La generica equazione (8.15), così come la (8.16), contiene i momenti incogniti su tre appoggi
consecutivi. Essa è perciò nota come equazione dei 3 momenti. Nella forma (8.20) essa è nota anche
come equazione di Bertot - Clapeyron. Di queste equazioni ne possiamo scrivere tante quanti sono gli
appoggi intermedi ossia in numero pari al grado di iperstaticità. La prima e l'ultima equazione
contengono soltanto due momenti incogniti in quanto risulta

Esse assumono perciò la forma :

prima equazione:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_6.htm (8 di 13) [09/10/2002 13.13.46]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

(8.21)

ultima equazione:

(8.22)

Se però gli estremi A e B sono incastrati, i momenti ed sono staticamente indeterminati. In


tal caso occorrono due ulteriori equazioni che si possono facilmente scrivere osservando che, se gli
incastri A e B siano sede di cedimenti angolari α e β rispettivamente, per le due campate di riva ,
si può scrivere

(8.23)

Si ottengono così le due equazioni aggiuntive cercate:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_6.htm (9 di 13) [09/10/2002 13.13.46]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

(8.24)

È interessante notare che le equazioni (8.24) si possono anche ottenere pensando che al posto di
ciascuno degli incastri A e B vi sia una coppia di appoggi molto vicini fra di loro, comprendenti cioè
una campata di luce infinitesima. È così possibile scrivere un'equazione analoga alla (8.20) e
precisamente:

ponendo nella (8.20) si perviene a:

mentre, ponendo , si perviene a:

entrambe le equazioni ottenute coincidono con le


(8.24).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_6.htm (10 di 13) [09/10/2002 13.13.47]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Siamo così in grado, in ogni caso, di scrivere un numero di equazioni di congruenza pari al numero
delle incognite. Risolvendo questo sistema di equazioni algebriche si perviene ai valori dei momenti
flettenti sugli appoggi. Siamo quindi in grado di calcolare le reazioni vincolari e di tracciare i
diagrammi delle caratteristiche di sollecitazione M e T.

8.6.3. Le reazioni vincolari


Lo studio della trave continua si completa con il calcolo delle reazioni vincolari, ottenuto facilmente
una volta noti i momenti flettenti sugli appoggi. Infatti, con riferimento alla figura 8.14a, dove il
carico applicato sulla campata m-esima è, per semplicità, limitato ad una sola forza concentrata , il
momento flettente al termine della campata, vale:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_6.htm (11 di 13) [09/10/2002 13.13.47]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Fig. 8.14. Calcolo delle reazioni vincolari

(8.25)

da cui si deduce il taglio a sinistra della medesima campata

(8.26)

È evidente che se è il primo appoggio della trave continua allora la reazione vincolare coincide
proprio con . Altrimenti è facile constatare che in una generica sezione S di ascissa z, il taglio ed
il momento flettente valgono:

• Se la sezione S è a destra del carico

(8.27)

• Se la sezione S è a sinistra del carico

La reazione vincolare si ottiene facilmente osservando che dalla prima delle (8.27) si deduce che
il taglio a destra della campata è dato da:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_6.htm (12 di 13) [09/10/2002 13.13.47]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

(8.28)

Mentre dalla figura 8.14b si deduce:

(8.29)

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_6.htm (13 di 13) [09/10/2002 13.13.47]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8.7. SIMMETRIA ED ANTISIMMETRIA

Una struttura piana si definisce simmetrica rispetto ad un asse s , detto asse di simmetria,
quando le due parti sono l'una l'immagine speculare dell'altra rispetto all'asse s. È questa la
simmetria ortogonale, alla quale limitiamo le seguenti considerazioni.

È facile constatare che una struttura simmetrica, soggetta ad un carico dissimmetrico, può
sempre ricondursi alla sovrapposizione di due effetti, il primo relativo ad un carico simmetrico ed
il secondo ad uno antisimmetrico. Nella figura 8.15 è indicato come si opera questa
scomposizione, in presenza di un solo carico concentrato F .

Fig. 8.15-Struttura simmetrica carico dissimmetrico: scomposizione in carico simmetrico ed


antisimmetrico

La simmetria e l'antisimmetria di carico su di una struttura simmetrica implicano anche effetti


(deformazioni, tensioni e spostamenti) rispettivamente simmetrici ed antisimmetrici. Per le travi,
in particolare, ciò significa che le caratteristiche della sollecitazione, gli spostamenti e le rotazioni

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_7.htm (1 di 5) [09/10/2002 13.14.26]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

delle sezioni godranno delle medesime proprietà di simmetria. Vediamo quindi quali conseguenze
si possano trarre da questa proprietà.

Struttura simmetrica con carico simmetrico

In tal caso anche gli effetti devono essere simmetrici rispetto all'asse s, come indicato nella figura
8.16.

Caratteristiche della sollecitazione Spostamenti e rotazioni v,w e


simmetriche simmetrici

Fig. 8.16. - Struttura simmetrica con carico simmetrico

Come si evince dalla figura 8.16, avuto riguardo alle convenzioni adottate per i segni delle
grandezze in gioco, la simmetria delle caratteristiche della sollecitazione e quella di spostamenti
e rotazioni implica :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_7.htm (2 di 5) [09/10/2002 13.14.26]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

(8.30)

Si può quindi affermare che la N, M e v sono funzioni simmetriche, mentre le restanti grandezze
sono emisimmetriche. Di conseguenza sull'asse di simmetria deve risultare:

Fig. 8.17.

Struttura simmetrica con carico antisimmetrico

In tal caso anche gli effetti devono essere antisimmetrici rispetto all'asse s, come indicato nella
figura 8.18.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_7.htm (3 di 5) [09/10/2002 13.14.26]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Fig. 8.18. - Struttura simmetrica con carico antisimmetrico

La antisimmetria delle caratteristiche della sollecitazione e quella di spostamenti e rotazioni


implica :

(8.31)

In questo caso risulta che la N, M e v sono funzioni emisimmetriche, mentre le restanti


grandezze sono simmetriche.

Di conseguenza sull'asse di simmetria deve risultare:

Fig. 8.19.

Risulta quindi evidente che una struttura simmetrica può ricondursi allo studio di due strutture,
l'una simmetrica (v. Fig. 8.17) l'altra antisimmetrica (v. Fig. 8.19), ciascuna delle quali presenta
un più ridotto grado di iperstaticità rispetto alla struttura di partenza.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_7.htm (4 di 5) [09/10/2002 13.14.26]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

È quindi evidente la convenienza ad utilizzare le proprietà di simmetria che la struttura presenta,


sia perché lo studio può essere limitato a metà struttura, sia perché si ha a che fare con strutture
di minore iperstaticità.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_7.htm (5 di 5) [09/10/2002 13.14.26]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8.8. METODO DEGLI SPOSTAMENTI: cenni

In alternativa al metodo delle forze, la risoluzione delle strutture iperstatiche può essere
affrontata con un procedimento duale noto come metodo degli spostamenti.

Al punto 8.2. abbiamo visto che con il metodo delle forze le incognite iperstatiche , coincidenti
con le reazioni vincolari e/o con le caratteristiche della sollecitazione sovrabbondanti, si
individuano andando a ricercare, fra le infinite soluzioni equilibrate, l'unica congruente. Infatti le
, si determinano proprio mediante la soluzione di un sistema di equazioni di congruenza (8.2).

Il metodo degli spostamenti consiste viceversa nell'andare a ricercare, fra le infinite soluzioni
congruenti, l'unica equilibrata. Infatti il metodo assume come incognite gli spostamenti o le

rotazioni indipendenti dalla cui conoscenza sia possibile risalire allo stato di sollecitazione
interna. Queste componenti di movimenti vengono determinate andando a ricercare fra gli infiniti
valori e congruenti quelli che rispettano l'equilibrio.

Alcuni esempi valgono a chiarire il metodo:


Esempio 1 - Si consideri la trave reticolare rappresentata in figura, simmetrica rispetto all'asta
BD e soggetta alla forza F .
Per la supposta simmetria, è chiaro che lo
spostamento del nodo D avviene lungo
la direzione dell'asta BD.
Inoltre è facile dimostrare che noto è
possibile risalire agli sforzi nelle tre aste.
Infatti, se indichiamo con lo sforzo
nell'asta BD e con lo sforzo nelle aste
AD e CD, gli allungamenti e
valgono:

(a)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_8.htm (1 di 7) [09/10/2002 13.15.06]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Da cui si ottiene:

(b)

Osservando che per la congruenza deve risultare

(c)

dalle (b) si deducono le espressioni cercate:

(d)

È evidente quindi che le (d) forniscono infinite soluzioni, tutte congruenti, corrispondenti a scelte
arbitrarie di . Tuttavia l'equilibrio del nodo D richiede che sia rispettatala condizione:

(e)

ovvero, in virtù delle (d):

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_8.htm (2 di 7) [09/10/2002 13.15.06]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

(f)

da cui discende l'unico valore di che è anche equilibrato:

(g)

Introducendo il valore di così ottenuto nelle (d), si perviene alla determinazione di e di


:

(h)

Esempio 2 - Mensola rigida strallata.

Per semplicità nella figura è indicato soltanto l' i-esimo degli n stralli.

Seguendo lo stesso procedimento dell'esempio precedente, è facile ora provare che gli sforzi negli
stralli possono essere tutti determinati in funzione della rotazione della mensola.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_8.htm (3 di 7) [09/10/2002 13.15.06]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Infatti, se indichiamo con lo sforzo


nello strallo CDi e con il suo
allungamento che vale:

(i)

si ricava

(l)

Avendo supposto rigida l'asta AB, la congruenza della deformazione impone che sia:

(m)

Introducendo la (m) nella (l) si ottiene:

(n)

Resta così provato che la determinazione degli sforzi negli stralli è legata alla conoscenza di
. Le (n) infatti forniscono, per ogni strallo, infinite soluzioni, tutte congruenti, corrispondenti a
scelte arbitrarie di .

La presenza della cerniera A richiede che in essa sia nullo il momento flettente, ossia

(o)

che in virtù della (n) diviene:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_8.htm (4 di 7) [09/10/2002 13.15.06]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

(p)

da cui si ricava l'unico valore di che è anche equilibrato:

(q)

Infine, introducendo il valore di così ottenuto nelle (n), si perviene alla determinazione di

(r)

La (r) fornisce il valore del tiro negli n stralli. Si noti come risolvendo una sola equazione di
equilibrio (p), si perviene alla soluzione di un problema a molte iperstatiche. Il metodo delle forze
avrebbe richiesto la scrittura e la soluzione di un sistema di n - 1 equazioni di congruenza.

Esempio 3 - Telaio con 4 aste incastrate alle estremità.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_8.htm (5 di 7) [09/10/2002 13.15.06]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

Questa volta dimostriamo che la conoscenza delle sollecitazioni nelle 4 aste, nell'ipotesi che esse
siano indeformabili assialmente, dipende dalla rotazione del nodo H.

Infatti, con riferimento allo schema di trave HB con appoggio in H ed incastro in B, la rotazione
della sezione in H, vale:

(s)

Con analogo procedimento, per le rimanenti 3 aste si perviene, con ovvio significato dei simboli al
seguente risultato:

(t)

Da queste si ricavano le espressioni dei momenti.

(u)

La congruenza del nodo H richiede che tutte le sezioni facenti capo ad esso ruotino della stessa
quantità . Deve perciò aversi

(v)

par cui le (u) divengono:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_8.htm (6 di 7) [09/10/2002 13.15.06]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

(w)

Resta così provato che è possibile esprimere i 4 momenti flettenti in funzione della rotazione
del nodo. Ad ogni valore di corrisponde una soluzione congruente. Fra queste quelle equilibrata
si ottiene imponendo l'equilibrio del nodo, ossia imponendo che:

(x)

Questa avuto riguardo alle (w) fornisce l'equazione

(y)

da cui si ricava l'unico valore equilibrato di :

(z)

che, introdotto nelle (w) fornisce la soluzione cercata.

Si noti che anche in questo esempio, una struttura con un grado di iperstaticità n = 9, ha
richiesto, con il metodo degli spostamenti, la soluzione di una sola equazione.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_8.htm (7 di 7) [09/10/2002 13.15.06]


CAPITOLO-8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8. TRAVATURE IPERSTATICHE

8.9. ESERCIZI INTERATTIVI

8.9.1. Esercizio n.1


L'esercizio consente di determinare i diagrammi del taglio e del momento flettente di una trave,
vincolata secondo diversi schemi tra cui scegliere, e sollecitata da un carico distribuito o
concentrato positivo o negativo. E' possibile determinare il momento ed il taglio massimi.

8.9.2. Esercizio n.2


L'esercizio consente di determinare i diagrammi del taglio e del momento flettente di una trave,
vincolata secondo diversi schemi tra cui scegliere, e sollecitata da un carico distribuito o
concentrato introducendo i parametri della lunghezza della trave, dell'intensità del carico
concentrato o distribuito. E' possibile determinare il momento ed il taglio massimi.

precedente

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo8/8_9.htm [09/10/2002 13.15.18]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

INDICE

9.1 INTRODUZIONE

9.2 STATI DI TENSIONE MONOASSIALI

9.3 STATI DI TENSIONE PLURIASSIALI


9.3.1. Criterio della massima tensione normale
9.3.2. Criterio di Coulomb o dell'attrito interno
9.3.3. Criterio di Mohr o della curva intrinseca
9.3.4. Criterio di Tresca o della massima tensione tangenziale
9.3.5. Criterio della massima (minima) dilatazione
9.3.6. Criterio di Beltrami o dell'energia potenziale
9.3.7. Criterio di Mises
9.3.8. Esercizio interattivo

9.4 CONFRONTO E RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DEI VARI CRITERI

9.5 CENNI DI SICUREZZA STRUTTURALE


9.5.1. Introduzione
9.5.2. Metodi deterministici - Criterio delle tensioni ammissibili
9.5.3. Metodi probabilistici

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/index9.htm [09/10/2002 13.15.43]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

9.1. INTRODUZIONE

La trattazione fin qui svolta, con riferimento al continuo ovvero alle travi, ci consente di calcolare,
in corrispondenza d'assegnate condizioni al contorno, lo stato di tensione e di deformazione
in ogni punto del solido.

Si pone ora il problema di stabilire se per caso, in qualche punto del solido o della trave, si sia
superata la soglia d'elasticità del materiale. È infatti evidente che la piena validità della soluzione
trovata richiede che in nessun punto si sia superato il comportamento elastico del materiale,
pena il venir meno della validità delle equazioni costitutive utilizzate che sono appunto quelle del
solido elastico lineare.

Per rispondere a tale quesito occorre conoscere i limiti che caratterizzano il comportamento
elastico del materiale impiegato.

Noti questi limiti si potrà, dal confronto, stabilire se lo stato , del solido o della trave è, in
tutti i punti, all'interno dello stato elastico.

Più in generale, il confronto fra stati di tensione consente di stabilire se in qualche punto si sia
superata la tensione di crisi del materiale. Quest'ultima, come abbiamo visto a proposito della
prova di trazione, può coincidere di volta in volta con la tensione limite di elasticità, con la
tensione di snervamento oppure con la tensione di rottura.

In definitiva occorre stabilire in che modo sia possibile, ai fini sopra indicati, istituire un confronto
fra stati di tensione.

Resta inteso che lo stato di tensione di riferimento è quello monoassiale dedotto dalla
sperimentazione attraverso una prova di trazione:

dove indica la tensione di crisi.

successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_1.htm [09/10/2002 13.15.48]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

9.2. STATI DI TENSIONE MONOASSIALI

Per stati di tensione monoassiali il confronto è diretto con i dati desunti dalle prove di trazione e
di compressione condotte sui materiali.

Se indichiamo con e , rispettivamente per la trazione e per la compressione, la tensione


limite di elasticità, oppure di snervamento, oppure la resistenza del materiale, ossia, se in
generale indichiamo con e le tensioni di crisi a trazione ed a compressione, possiamo
scrivere le seguenti condizioni:

a) condizione di crisi:

(9.1)

b) condizione di resistenza:

(9.2)

c) condizione di sicurezza:

(9.3)

in cui

= massima tensione (di trazione, positiva)

= minima tensione (di compressione, negativa)

= tensione di crisi in trazione

= tensione di crisi compressione (è consuetudine esprimerla con un numero positivo)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_2.htm (1 di 3) [09/10/2002 13.16.05]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

e = coefficienti di sicurezza entrambi maggiori di 1.

L'introduzione dei coefficienti di sicurezza dovrebbe garantire


che la condizione di resistenza è sempre verificata, nonostante
tutte le incertezze del problema, sulle quali ritorneremo più
avanti.Con riferimento alla trave pressoinflessa riportata in
figura 9.1, nella quale si esemplifica il caso in cui si abbia in
tutti i punti uno stato di tensione monoassiale con tensione
principale variabile da punto a punto, si può scrivere:

(9.4)
Fig. 9.1.

supponenedo di avere fissato la terna di vettori .


Essendo in regime di proporzionalità, la precedente relazione si
può anche scrivere:

(9.5)

essendo ( ) la soluzione per = 1.

Facciamo ora crescere da = 0 a = 1 in corrispondenza del quale in uno o più punti x


(ma non in tutti) si raggiunga la condizione di crisi.

Se il materiale è fragile ciò provoca la rottura in quei punti nei quali si verifica

oppure ; a ciò corrisponde in genere l'inizio di un fenomeno progressivo di rottura che

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_2.htm (2 di 3) [09/10/2002 13.16.05]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

rende la struttura incapace a resistere al carico , , . Si può quindi dire che nei
materiali fragili il raggiungimento della crisi in un sol punto implica la crisi dell'intera struttura.

Se il materiale è duttile , viceversa, la (o la | | ) può restare al valore di snervamento


(o ) senza che si abbia rottura, ma solo deformazione plastica. Al raggiungimento della
crisi (snervamento) in un punto non segue in genere la crisi dell'intera struttura; anzi la struttura
è in grado di sopportare ulteriori incrementi di carico (ridistribuzione delle tensioni).

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_2.htm (3 di 3) [09/10/2002 13.16.05]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

9.3. STATI DI TENSIONE PLURIASSIALI

Per gli stati di tensione pluriassiali si perde la possibilità di un confronto diretto con i risultati
della prova di trazione (o di compressione). Infatti, mentre per gli stati di tensione monoassiali
sono sufficienti le due tensioni limiti e per delimitare il dominio di crisi (v. paragrafo
9.1), nel caso di stati di tensioni pluriassiali sono infiniti gli stati di tensione limiti della crisi per
un dato materiale, come si può dedurre dall'esempio qui di seguito illustrato.

Supponiamo di operare con un metallo duttile il cui comportamento a trazione sia approssimato
da una bilatera (modello elastico - perfettamente plastico)

Fig. 9.2. a - Caso monoasssiale

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (1 di 42) [09/10/2002 13.18.48]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Fig. 9.2. b - Caso pluriassiale con di compressione

Fig. 9.2. c - Caso pluriassiale con di trazione

Ricordando la relazione costitutiva (5.18)

con , si deduce facilmente che, nel caso particolare in cui sia = 0, | |= ,


risulta:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (2 di 42) [09/10/2002 13.18.48]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

caso a -

caso b -

caso c -

Come è noto, la prova di trazione (v. Fig. 9.2a), fornisce il modulo di elasticità E e la tensione di
crisi .

Se alla di trazione si associa una compressione trasversale (v. Fig. 9.2b), si osserva che la

tensione di snervamento viene raggiunta ad un livello più basso. Se si opera con | |= , per

metalli duttili, si può raggiungere lo snervamento anche ad una tensione .

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (3 di 42) [09/10/2002 13.18.48]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Se esaminiamo invece il caso in cui alla di trazione si associ una trazione trasversale con
= , l'intuizione porterebbe a ritenere che ora la tensione di snervamento debba
aumentare. Tuttavia l'esperienza insegna che in tali casi la modificazione è modesta se non del
tutto irrilevante.

Fig. 9.2. d - Caso di compressione idrostatica

Se infine se si considera il caso di una compressione idrostatica (v. Fig. 9.2d), [in tal caso risulta

] mentre il risultato sperimentale porta a ritenere che la tensione di

snervamento è difficile da raggiungere.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (4 di 42) [09/10/2002 13.18.48]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Questi quattro casi esaminati portano a concludere che il raggiungimento della condizione di
snervamento o di crisi in un punto è influenzato da tutte e tre le tensioni principali, ossia
dall'intero stato di tensione. Non è possibile pertanto utilizzare i risultati delle prove di trazione (o
di compressione), né è pensabile tuttavia di condurre sperimentazioni specifiche per ogni singolo
stato di tensione.

Tale difficoltà può essere superata soltanto se si trova il modo di ricondurre gli infiniti stati
tensionali di crisi di un dato materiale, alle due tensioni di crisi e rispettivamente a
trazione ed a compressine, della prova monoassiale.

Occorre quindi poter dedurre dallo stato di tensione triassiale due tensioni ideali e
riconducibili ad uno stato di tensione monoassiale ugualmente pericoloso. Si tratta, in altre
parole, di istituire un confronto far stati di tensione sulla base della loro pericolosità, ossia del
raggiungimento dello stato di crisi.

(9.6)

Si apre così il capitolo dei criteri di snervamento o di plasticizzazione (od anche di resistenza o di
rottura).

Strettamente correlati ai criteri di snervamento sono quelli di fessurazione che fanno specifico
riferimento alla meccanica della frattura.

NOTA SULLA FORMA GENERALE DEI CRITERI DI SNERVAMENTO

Come già avvertito al punto 9.1. più in generale il confronto fra stati di tensione deve consentire
di stabilire se in qualche punto del solido si sia superata la tensione di crisi del materiale.
Quest'ultima, come abbiamo visto a proposito della prova di trazione, può coincidere di volta in

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (5 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

volta con la tensione limite di elasticità, con la tensione di snervamento oppure con la tensione di
rottura.

Nel seguito lo stato di tensione di riferimento è quello monoassiale dedotto da una prova di
trazione:

dove indica la tensione di crisi; ovvero da una prova di trazione e da una di compressione
che, in condizione di crisi, forniscono i valori:

per la trazione: =

e per la compressione: =

dove e sono le due tensioni di crisi rispettivamente a trazione ed a compressione.

Il problema così impostato implica che qualunque criterio può essere espresso in funzione del
solo stato di tensione nel punto considerato, mentre è ovvio che il criterio, applicato al caso
monoassiale, deve risultare coerente con i risultati sperimentali.
Di conseguenza l'espressione più generale che si può attribuire ad un qualunque criterio è perciò
una funzione di 6 variabili:

essendo una appropriata costante. Il numero delle variabili di questa funzione si riduce a 3,
se si ammette che il materiale sia isotropo nei confronti del raggiungimento della crisi e pertanto
in tal caso si potrà scrivere:

dove sono le tensioni principali e k una costante che si determina, come vedremo nel
seguito, applicando il criterio al caso monoassiale, ossia:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (6 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Nei punti che seguono illustreremo alcuni criteri di snervamento o di rottura.

9.3.1. Criterio della massima tensione normale

È il criterio più semplice ed antico, implicitamente adottato da G. Galilei e successivamente da


Navier e Rankine.

Esso afferma che lo stato di tensione , le cui tensioni principali siano , e , con
, raggiunge la crisi quando

(9.7)

Ciò significa che nel piano di Mohr, i tre cerchi principali devono essere contenuti nella striscia
definita dalle due rette

=-

S'individua così il massimo cerchio compatibile con la crisi del materiale (v. Fig. 9.3).

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (7 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Fig. 9.3. - Cerchio limite

È interessante notare che al cerchio corrisponde una , non accompagnata da , data


da

(9.8)

che, per materiali con ugual resistenza a trazione ed a compressione ( = = ), implica:

(9.9)

Questo risultato non ha alcun riscontro sperimentale, certamente per i materiali duttili, per i quali
la tensione tangenziale limite assume, di solito, valori alquanto minori. Il criterio tuttavia
trova interessanti applicazioni come criterio di rottura per materiali fragili quali la ghisa, i
materiali vetrosi ed i materiali lapidei.

Dalle espressioni precedenti si deduce che, nel caso in cui sia 0e 0, introdotte le
tensioni ideali:

=| |

la condizione di crisi (v. paragrafo 9.1.) è espressa mediante:

=| |.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (8 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Nel caso di materiali con ugual resitenza a trazione ed a compressione, ossia quando risulti =
= , l'espressione della risulta:

(9.10)

e la condizione di crisi è espressa mediante :

= .

9.3.2. Criterio di Coulomb o dell'attrito interno

Questo criterio fa risalire la rottura allo scorrimento lungo elementi piani nei quali sia violata la
condizione

(9.11)

nella quale e sono rispettivamente tensione normale e tangenziale sull'elemento piano, c è


una costante detta coesione, è il coefficiente d'attrito interno, legato all'angolo d'attrito interno
dalla ben nota relazione:

(9.12)

La (9.11) individua, nel piano di Mohr (v. Fig. 9.4), una superficie delimitata dalle due rette:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (9 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.13)

Noti i valori di e c, assegnato uno stato di tensione , è possibile stabilire se esso rispetta il

criterio (9.11) semplicemente calcolando le tre tensioni principali , e e verificando


che il più grande cerchio di Mohr sia interno, od al più tangente, alle due rette (9.13).

Dalla figura 9.4. discende che per una data tensione normale ', il valore massimo della
tensione tangenziale si verifica nel punto di tangenza ( ', ') del più grande cerchio di
Mohr. Questo punto individua anche il piano di scorrimento. Infatti, come è noto dalla
costruzione dei cerchi di Mohr, esso appartiene al fascio avente come sostegno la direzione

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (10 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

principale relativa a ed è inclinato di /2 rispetto al piano relativo a (v. Fig. 9.4).


L'angolo è dato da:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (11 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (12 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Fig. 9.4. Criterio di Coulomb

(9.14)

Si può notare che la tensione tangenziale | '| che provoca lo scorrimento cresce con la
compressione ' sul piano di scorrimento.

Il criterio (9.11) può essere espresso anche in termini di tensioni principali. Infatti, posto
, dalla figura 9.4. si deduce immediatamente:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (13 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.15)

(9.16)

Combinando la (9.11) con la (9.14), (9.15) e (9.16), si perviene a:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (14 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.17)

e, per la (9.12)

(9.18)

In termini di tensioni principali, il criterio di Coulomb è perciò espresso, a seconda di quale delle
tre tensioni principali sia quella intermedia, da una delle sei seguenti relazioni:

(9.19)

Per tracciare le due rette (9.13), occorre conoscere almeno 2 circonferenze limiti. Eseguendo, ad
es., una prova di trazione ed una di compressione, si determinano i due stati tensionali di crisi:

(9.20)

e quindi le due circonferenze limiti 'e ". Si possono così individuare le due tangenti comuni
a queste due circonferenze, come indicato nella figura 9.5.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (15 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Fig. 9.5. - Criterio di Coulomb dedotto da una prova di trazione(circonferenza ') ed una di
compressione (circonferenza ")

Dalla figura 9.5 si deduce inoltre che

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (16 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

= (c - ) sin

= (c + ) sin

e quindi, con facili passaggi, si trovano i valori della coesione c e dell'angolo di attrito interno

(9.21)

Inoltre, sempre dalla figura 9.5, è facile dedurre il valore massimo della tensione tangenziale
non accompagnata da tensione normale. Infatti risulta

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (17 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

= BD = AD = C'H

Da cui discende

(9.22)

Si tratta di un valore che è esattamente la metà di quello ottenuto con il criterio della massima
tensione normale (v. 9.8).

Questo criterio, con valori di positivi, trova importanti applicazioni nella geotecnica e, in
generale, nei materiali fragili che presentano una resistenza a compressione molto più alta di
quella a trazione, come la ghisa ed alcuni materiali ceramici.

9.3.3. - CRITERIO DELLA CURVA INTRINSECA O DI MOHR.

Il criterio di Mohr è una generalizzazione di quello di Coulomb e, analogamente a questo,


presuppone che:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (18 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

1. la rottura si manifesti lungo un elemento piano in dipendenza dei valori che su di esso
assumono la tensione normale e tangenziale . La circonferenza che individua la crisi è
sempre quella più grande.

2. le superfici di scorrimento appartengano al fascio di sostegno ( ) la quale


però, come nel criterio di Coulomb, non esercita alcuna influenza sul raggiungimento dello stato
di crisi.

Diversamente dal criterio di Coulomb, quello di Mohr prescinde dalla relazione lineare di crisi
(9.13) in quanto suppone che la crisi si raggiunge quando la tensione tangenziale
sul piano di scorrimento perviene ad un certo valore massimo legato alla da una relazione più
complessa

(9.23)

In tal modo i cerchi di crisi individuano una curva inviluppo f( , )=0, luogo geometrico dei
punti A, A' che, a parità di , hanno la massima ordinata (v. Fig. 9.6). Tale curva è
naturalmente simmetrica rispetto all'asse .

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (19 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Fig. 9.6. Curva intrinseca di Mohr

Per un dato materiale, la curva intrinseca potrebbe essere costruita per punti sperimentalmente,
operando con stati di tensione biassiali.

Per qualunque materiale la curva intrinseca presenta le seguenti caratteristiche:

a) i due rami simmetrici si incontrano, dal lato delle >0 nel punto =c. In tale punto il
cerchio limite si riduce ad una punto ( = = ). La crisi si manifesta sotto trazioni uguali
agenti secondo le tre direzioni principali di tensione.

b) È presumibile che la curva intrinseca non incontri l'asse dalla parte negativa. Numerose
esperienze infatti confermano che nessun corpo perviene a rottura sotto una pressione uniforme.

c) È plausibile che sotto pressioni elevate tutti i materiali assumano uno stato plastico per modo
che al crescere di | | sul piano di scorrimento, la tende a diventare costante ed
indipendente dal valore della stessa . Se ne deduce quindi che la curva intrinseca presenta un
asintoto orizzontale e che la sua concavità è rivolta verso l'asse delle ascisse.

In molti casi, nel tratto compreso tra il cerchio ' corrispondente alla crisi per trazione semplice
e quello " corrispondente alla crisi per compressione semplice, si può sostituire, alla curva,
una coppia di rette (v. Fig. 9.7), come nel criterio di Coulomb.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (20 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Fig. 9.7. Curva intrinseca di Mohr modificata

Per i materiali duttili, come l'acciaio, la curva intrinseca tende a trasformarsi in due rette
parallele all'asse delle ascisse (vedi criterio di Tresca), delimitate dal cerchio di crisi per trazione
semplice (v. Fig. 9.8)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (21 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Fig. 9.8. Curva intrinseca di Mohr per materiali duttili

9.3.4. CRITERIO DELLA TENSIONE TANGENZIALE MASSIMA O DI TRESCA

Il criterio della tensione tangenziale massima fu originariamente proposto da Coulomb (1773) e


successivamente (1868) da Tresca, a seguito delle sue indagini sperimentali sul flusso di metalli
sottoposti ad elevate pressioni. Esso deriva dalla osservazione che, in un materiale duttile, lo
scorrimento allo snervamento si manifesta secondo certi piani orientati i quali fanno pensare ad
un ruolo rilevante da parte della tensione tangenziale massima. Si può perciò ritenere che il
raggiungimento della crisi si manifesti quando la tensione tangenziale massima raggiunge

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (22 di 42) [09/10/2002 13.18.49]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

un certo valore critico :

(9.24)

Se sono le tensioni principali, risulta (v. Fig. 9.9.):

(9.25)

mentre il valore della viene dedotto applicando il criterio al caso della trazione semplice allo
stato di crisi, ossia allo stato di tensione monoassiale:

(9.26)

da cui si deduce

(9.27)

Si può poi osservare che, applicando il criterio allo stato di compressione semplice

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (23 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.28)

si perviene a

(9.29)

Dovendo essere necessariamente unico il valore limite

(9.30)

dovrà evidentemente risultare

(9.31)

dal che segue che il criterio è applicabile solo per quei materiali che presentano un'eguale
resistenza a trazione ed a compressione.

La tensione tangenziale di crisi vale:

(9.32)

Dalle (9.24) e (9.25), sempre nel caso , si deduce:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (24 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.33)

da cui discende che la tensione ideale assume il valore:

(9.34)

e, più in generale, può essere espressa dalla seguente relazione:

(9.35)

Sul piano di Mohr ne deriva la rappresentazione riportata nella figura. 9.9., riferita al caso
. La zona di crisi è esterna alle due rette a e b.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (25 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Fig. 9.9. Criterio della tensione tangenziale massima o di Tresca

Osservazioni:
1. Se allo stato di tensione ij si aggiunge uno stato di tensione idrostatico (cioè tale che
= = ) non se ne modifica il raggiungimento della crisi. Infatti tale aggiunta ha il
solo effetto di traslare il più grande cerchio lungo l'asse delle ascisse, mentre resta
immutato il valore di .

2. Il criterio di Tresca può essere visto come un caso limite di quello di Coulomb quando
c 0

In tal caso infatti le rette

(9.13)

diventano parallele all'asse delle


1. Qualche perplessità desta il fato che il criterio (vedi Fig. 9.9) è illimitato dalla parte delle
>0, tanto che alcuni propongono una delimitazione con il cerchio della trazione
semplice in figura 9.10.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (26 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Fig. 9.10. Criterio di Tresca modificato

Il criterio di Tresca ha avuto significative applicazioni nella teoria della plasticità.

9.3.5 CRITERIO DELLA DILATAZIONE MASSIMA E MINIMA O DI GRASHOFF

In base a questo criterio la condizione di crisi in un punto viene fatta risalire al superamento di
una certa soglia da parte della dilatazione massima e minima. Sia il tensore delle

deformazioni e siano ' ed " le soglie, rispettivamente per allungamenti e per


accorciamenti, il criterio si può scrivere nella forma:

(9.36)

Per esprimere in termini di tensioni la condizione di crisi (9.36) occorre fare riferimento ad un
modello costitutivo. Se ammettiamo che il materiale sia elastico lineare isotropo e che tale resti
fino al raggiungimento della crisi, si può scrivere:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (27 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.37)

in cui sono le tensioni principali.

I valori di di soglia ' ed " si ottengono applicando il criterio al caso della trazione semplice e
delle compressione semplice rispettivamente.

Infatti, con riferimento alla condizione di crisi in trazione semplice (9.26) si ottiene:

(9.38)

Il criterio (9.36) in virtù delle (9.37) e (9.38) diviene:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (28 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.39)

La tensione ideale, sempre nel caso in cui , assume i valori:

(9.40)

In generale, a seconda di quale delle tre tensioni principali sia quella intermedia, il criterio
assume una delle seguenti espressioni:

tensione intermedia :

tensione intermedia :

tensione intermedia :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (29 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Si noti che il criterio sarebbe inaccettabile se limitasse la sola dilatazione massima. Infatti in tal
caso, con riferimento allo stato di compressione monoassiale di crisi:

(9.28)

( < 0) a cui corrisponde la deformazione

in cui

(9.41)

Dovendo limitare la sola dilatazione massima, si porrà la seguente condizione di crisi:

e, dal confronto con la (9.41), segue

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (30 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

risultato, quest'ultimo, senza alcun riscontro sperimentale. Infatti per molti materiale risulta
e, per altri, | |< .

Il criterio della dilatazione massima e minima è stato adottato per molti anni dalla maggior parte
dei regolamenti ufficiali europei.

Nel caso in cui = = , la tensione ideale si può esprimere mediante:

(9.42)

Nel caso di uno stato di tensione tangenziale puro risulta:

ossia

e quindi dalla (9.40)

da cui

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (31 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.43)

nel caso dell'acciaio ( =0,3) si ha:

(9.44)

9.3.6 Criterio dell'Energia Potenziale Totale o di Beltrami

Secondo Beltrami si raggiunge la crisi in un punto quando la densità di energia potenziale


elastica raggiunge, in quel punto, una certa soglia. Ricordando che la densità di energia ha
l'espressione (5.29) :

(9.45)

e che, avuto riguardo alle equazioni costitutive del solido lineare, elastico, questa in termini di
tensioni diviene

(9.46)

dove è il tensore inverso di elasticità, si verifica immediatamente e che nel caso isotropo la
(9.46) si riduce all'espressione:

(9.47)

la condizione di crisi si esprime semplicemente mediante:

(9.48)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (32 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

essendo il valore di soglia.

Con riferimento alla condizione di crisi in trazione semplice

(9.26)

la (9.47) si riduce a

mentre il riferimento alla condizione di crisi in compressione semplice

(9.28)

implica

e, dovendo essere unica la soglia , si deduce che il criterio di Beltrami è applicabile soltanto
a quei materiali aventi egual resistenza a trazione ed a compressione.

Ossia:

(9.49)

In tal caso la condizione di crisi (9.48) diviene:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (33 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.50)

da cui si deduce la seguente espressione della tensione ideale:

(9.51)

ossia:

(9.52)

Nel caso di uno stato di tensione tangenziale puro :

ossia

la (9.52) fornisce:

e questa, in condizione di crisi, si riduce a

da cui discende:

(9.53)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (34 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

e, nel caso dell'acciaio ( = 0,3) si ha:

(9.54)

9.3.7 Criterio della massima energia distorcente o di Mises

Sulla strada indicata da Beltrami (1885), dapprima M. T. Huber (1904) quindi R. von Mises
(1913), dal quale il criterio ha preso successivamente il nome, ed infine H. Hencky (1925)
proposero, soprattutto sulla base delle esperienze condotte da Huber, di fare riferimento non alla
energia potenziale totale, ma piuttosto a quella distorcente. Tale proposta nasceva dall'esigenza
di tener conto della indifferenza, per quanto riguarda il raggiungimento del limite di elasticità,
rispetto a stati di tensione idrostatici di compressione. Le esperienze di Huber avevano
dimostrato che non si perveniva alla plasticizzazione dei metalli sotto stati di tensione idrostatici
di compressione comunque elevati.

Partendo dalla (9.45)

(9.45)

e scomponendo entrambi i tensori ed additivamente nelle parti sferica e deviatorica (v.


paragrafo 3.10):

si può dare alla la seguente forma:

(9.55)

dalla quale si riconosce che il primo termine

(9.56)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (35 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

corrisponde all'energia distorcente, associata quindi alla variazione di forma del solido, mentre il
secondo

(9.57)

è riferibile alla energia associata alla variazione di volume del solido.

Ritenendo ininfluente la parte idrostatica del tensore sul raggiungimento della


plasticizzazione, si può affermare che si ha la crisi quando la sola energia distorcente (9.56)
attinge una certa soglia:

(9.58)

Naturalmente questa ipotesi presuppone, analogamente a quanto visto con il criterio di Beltrami,
che il materiale abbia ugual resistenza (ovvero limite di elasticità) a trazione ed a compressione (
'= "= ).

Nel caso di solido elastico, lineare, isotropo, la , espressa in termini di tensioni, vale:

(9.59)

mentre, con procedimento ormai noto, l'applicazione del criterio al caso monoassiale,
opportunamente scomposto nella parte sferica ed in quella deviatorica:

(9.60)

consente di valutare la soglia . Infatti è facile vedere che in tal caso risulta:

(9.61)

E questa, introdotta nella (9.58), avuto riguardo alla (9.59), fornisce:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (36 di 42) [09/10/2002 13.18.50]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.62)

da cui è immediata l'espressione della tensione ideale:

(9.63)

Si noti che :

• l'ipotesi (9.58) che il raggiungimento del limite di elasticità non è influenzato dalla parte
idrostatica del tensore , mentre è da ritenersi valida per le compressioni idrostatiche non lo è
altrettanto per le trazioni idrostatiche . In questo senso il criterio di Mises non è del tutto
giustificato.

Huber proponeva di adottare la (9.58) quando :

>0

ossia quando la deformazione implica una diminuzione di volume.

• l'espressione della (9.63) non dipende dalle costanti elastiche. Questo risultato rende in un
certo senso indipendente il criterio dall'ipotesi costitutiva adottata.

Quest'ultima osservazione ha spinto gli studiosi alla ricerca di altre interpretazioni del criterio di
Mises, che pure ha il pregio di avere un forte significato fisico in quanto lega il raggiungimento
della crisi al superamento di una certa soglia per l'energia accumulata dal solido.

Una forma alternativa del criterio di Mises, strettamente legata all'ipotesi di ritenere ininfluente la
parte idrostatica del tensore sul raggiungimento della plasticizzazione, consiste nell'attribuire

la crisi al raggiungimento di una certa soglia da parte dell'invariante secondo del deviatore :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (37 di 42) [09/10/2002 13.18.51]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.64)

essendo (vedi punto 3.10)

e k una costante che, come al solito, viene determinata applicando la (9.64) al caso monoassiale.

Si può osservare che questa ipotesi, meno significativa sul piano fisico, è del tutto svicolata da
modelli costitutivi.

Con riferimento alla scomposizione (9.60), la (9.64) diviene:

da cui si deduce

e quindi il criterio assume la forma:

che dà luogo alla seguente espressione per la tensione ideale

(9.65)

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (38 di 42) [09/10/2002 13.18.51]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

coincidente con la (9.63).

È facile provare che in termini di tensioni principali la è data da

= = =

(9.66)

La (9.66) suggerisce un'ulteriore forma alternativa al criterio di Mises. Infatti è facile provare che
la tensione tangenziale ottaedrale ha la seguente espressione:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (39 di 42) [09/10/2002 13.18.51]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.67)

Questa suggerisce di enunciare il criterio dicendo che si raggiunge la crisi quando la tensione
tangenziale ottaedrale (9.67) raggiunge una certa soglia

(9.68)

valutabile, con procedimento ormai noto, con riferimento allo stato di tensione monoassiale .
In tal modo risulta infatti:

= .

che dà luogo alla seguente espressione per la è

(9.69)

che, come è facile provare, coincide con quelle già trovate.

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (40 di 42) [09/10/2002 13.18.51]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Al criterio di Mises nella forma (9.68) si può dare un'interessante giustificazione fisica. Intanto
ricordiamo che, assegnato il tensore

Fig. 9.11 - Piano ottaedrale

avente come direzioni principali gli assi , , , la tensione normale sul piano ottaedrale, ossia
sul piano avente coseni direttori eguali rispetto agli assi , , , vale:

(9.70)

mentre la ha l'espressione (9.67).

Dal momento che la parte idrostatica di , ossia, in virtù della (9.70), la non influisce sul

raggiungimento della crisi, è logico ricercare il piano in cui questa si presenta come tensione
normale ed attribuire quindi alla componente tangenziale sul medesimo piano il raggiungimento
della crisi. Rispetto al criterio della di Tresca si osserva che pur essendo la più piccola

(di poco) della , tuttavia essa si verifica su quattro elementi piani, mentre la solo su

due. Di conseguenza la ha una maggiore probabilità di interessare piani cristallini che sono
orientati favorevolmente allo scorrimento e questa circostanza può compensare il fatto di essere
di poco più piccola della .

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (41 di 42) [09/10/2002 13.18.51]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Il criterio, applicato al caso di uno stato di tensione tangenziale puro:

ossia per

fornisce (9.66) il seguente valore per la tensione ideale:

e quindi al limite

da cui

(9.71)

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_3.htm (42 di 42) [09/10/2002 13.18.51]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

9.4 CONFRONTO ED APPLICAZIONI DEI VARI CRITERI

Abbiamo finora esaminato diversi criteri ciascuno dei quali coglie aspetti particolari del complesso
fenomeno del raggiungimento del limite di elasticità o della plasticizzazione ovvero della rottura
in un punto di un dato materiale soggetto ad uno stato di tensione pluriassiale. Può essere ora
utile effettuare un confronto che, per semplicità, riferiremo ad un materiale avente uguale
resistenza a trazione ed a compressione, limitandone l'applicazione al caso di uno stato di
tensione biassiale. Escluderemo altresì dal confronto il criterio di Coulomb e quello della curva
intrinseca di Mohr.

Intanto nei precedenti punti abbiamo trovato per le seguenti espressioni delle tensioni ideali :

Criterio della massima tensione normale:

(9.72)

Criterio di Tresca:

(9.73)

Criterio della dilatazione massima e minima:

(9.74)

Criterio di Beltrami:

(9.75)

Criterio di Mises:

(9.76)

Assumendo = = e riducendoci al caso biassiale ponendo = 0, le precedenti


espressioni si semplificano nel seguente modo:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_4.htm (1 di 6) [09/10/2002 13.20.46]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

• Criterio della massima tensione normale :

(9.77)

• Criterio di Tresca:

(9.78)

• Criterio dilatazione massima e minima:

(9.79)

• Criterio di Beltrami:

(9.80)

• Criterio di Mises:

(9.81)

dove la condizione di crisi è data, per tutti i criteri, da:

(9.82)

Ne derivano le seguenti rappresentazioni nel piano delle tensioni ( , ):

Criterio della massima tensione normale:

Il dominio all'interno del quale è


verificato il criterio è delimitato dalle
4 rette:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_4.htm (2 di 6) [09/10/2002 13.20.46]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Criterio di Tresca:

Il dominio all'interno del quale è


verificato il criterio è delimitato dalle
6 rette:

- =

Criterio di Mises:

Il dominio all'interno del quale è


verificato il criterio è delimitato
dall'ellisse:

che interseca gli assi coordinati nei


punti:

Intersezione con la retta = :

= =

Intersezione con la retta =- :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_4.htm (3 di 6) [09/10/2002 13.20.46]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Criterio dilatazione massima e minima

Il dominio all'interno del quale è


verificato il criterio è delimitato
dalle 6 rette:

Criterio di Beltrami:

Il dominio all'interno del quale è verificato il criterio


è delimitato dall'ellisse :

che interseca gli assi coordinati nei punti:

Intersezione con la retta = :

Intersezione con la retta =- :

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_4.htm (4 di 6) [09/10/2002 13.20.46]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Con riferimento ad uno stato di tensione corrispondente alla trave di Saint Venant ( si pensi per
es. al caso della flessione e taglio), e ad un opportuno riferimento, ossia con riferimento al
tensore

ed alle tensioni principali corrispondenti:

(9.83)

è facile provare, alla luce delle espressioni da (9.72) a (9.76), che si perviene ai risultati qui di
seguito riportati.

Criterio della massima tensione normale:

(9.84)

Criterio di Tresca:

(9.85)

Criterio della dilatazione massima e minima:

(9.86)

Nel caso dell'acciaio ( = 0,3). La (9.86) fornisce

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_4.htm (5 di 6) [09/10/2002 13.20.46]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.87)

Criterio di Beltrami:

(9.88)

Nel caso dell'acciaio ( = 0,3). La (9.86) fornisce

(9.89)

Criterio di Mises:

(9.90)

E' immediato rilevare che il criterio di Tresca è il più cautelativo in quanto implica la più
grande.

precedente successivo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_4.htm (6 di 6) [09/10/2002 13.20.46]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

9.5. CENNI DI SICUREZZA STRUTTURALE

9.5.1. Introduzione
Nella lezione introduttiva abbiamo dichiarato che scopo principale del corso era quello di fornire,
con riferimento agli organi resistenti delle costruzioni e delle macchine, gli strumenti per valutare
la sicurezza e la funzionalità.

1. Verificare la sicurezza significa controllare che gli organi resistenti di una costruzione siano in
grado di sopportare, per tutta la durata della loro vita, i carichi che su di essi graveranno, senza
che si verifichino eventi traumatici (crollo totale o parziale).

2. Verificare la funzionalità significa controllare che la risposta degli organi resistenti ai carichi sia
compatibile con un corretto esercizio.

Siamo ora in grado di affrontare la prima delle due verifiche avendo imparato a calcolare lo stato
di sollecitazione e di tensione, almeno nel caso delle travi.

La seconda verifica molto spesso si esaurisce controllando che la deformazione dell'organo


resistente sia compatibile con il suo corretto esercizio.

Si comprende che la verifica della sicurezza di una struttura è l'operazione fondamentale della
progettazione, occorre perciò capire bene da cosa dipende. È evidente tuttavia che la sicurezza
coinvolge anche la fase di esecuzione (ad es. il controllo dei materiali impiegati) e l'esercizio (ad
es. corretto uso e controllo del degrado dei materiali) di una costruzione.

Infine va tenuto presente che la sicurezza è un concetto probabilistico. Non esiste, infatti,
sicurezza assoluta (certezza), ma piuttosto una probabilità, seppur remota, che si verifichi un
evento temuto (ad es. un crollo).

Inoltre è chiaro che la sicurezza ha un costo; aumentare la sicurezza significa generalmente


aumentare i costi della costruzione. Di conseguenza la scelta del rischio ritenuto accettabile non
può essere lasciata alla decisione del singolo progettista ma investe la sfera socio-economica di
un paese.

Le grandezze da cui dipende la sicurezza di una struttura sono molteplici e fra queste le più
importanti sono:

• le azioni
• la resistenza dei materiali
• modello matematico (geometria, equazioni costitutive, modello reologico, ecc.)
• criteri di resistenza
• incertezze su esecuzione e montaggio
• durabilità (degrado)

Un giudizio sulla sicurezza di una struttura può esser acquisito, almeno da un punto di vista

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_5.htm (1 di 12) [09/10/2002 13.21.29]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

concettuale, su tre livelli, ossia dal confronto fra le grandezze schematicamente indicate nel
seguente schema a blocchi:

Tabella 9.1

Nel caso in cui tutte le grandezze in gioco fossero perfettamente note, ossia deterministiche,
allora la condizione di resistenza, espressa al livello (a) della Tabella 9.1, potrebbe essere la
seguente:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_5.htm (2 di 12) [09/10/2002 13.21.30]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.91)

Sappiamo però che così non è. Infatti, la determinazione di richiede almeno la conoscenza
delle azioni che agiscono sulla struttura, la disponibilità di un modello matematico per il calcolo
delle sollecitazioni e dello stato di tensione ed il riferimento ad un criterio di resistenza per

giungere alla determinazione in ogni punto della struttura della . Si tratta di grandezze che
sono tutte aleatorie.

Anche la tensione di crisi è una grandezza aleatoria. Essa si determina attraverso


l'esecuzione di un certo numero di sperimentazioni su saggi prelevati dal materiale costituente la
struttura.

Trattandosi di grandezze aleatorie, anziché riferirci alla (9.91), che perde di significato, possiamo
definire la probabilità di crisi mediante:

(9.92)

e verificare la sicurezza controllando che sia inferiore ad un valore prefissato, cioè:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_5.htm (3 di 12) [09/10/2002 13.21.30]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.93)

Il calcolo di richiede, fra l'altro, la conoscenza di molte statistiche e la distribuzione


probabilistica almeno delle azioni e delle resistenze. Non avendo a tutt'oggi un grado di
conoscenza delle grandezze in gioco così approfondito, almeno per la progettazione corrente,
occorre trovare dei modi indiretti per verificare la (9.93), prescrivendo ad es. che sia verificata la
condizione:

(9.94)

in cui *e * sono degli opportuni valori convenzionali di riferimento per e


rispettivamente e un coefficiente > 1, detto coefficiente di sicurezza, il cui valore ha la
funzione di coprire tutte le incertezze ed aleatorietà, insite nel tipo di verifica.

9.5.2. Metodi deterministici - Metodo delle tensioni ammissibili


Il metodo delle tensioni ammissibili è basato su una misura della sicurezza effettuata mediante
relazioni tipo 9.94:

(9.95)

dove

* rappresenta la tensione ideale prodotta dalle azioni applicate con i loro valori nominali,

ovvero di esercizio. Il valore di * si calcola sempre mediante un calcolo elastico lineare;

* è il valore convenzionale di riferimento della tensione di crisi e può assumere un valore


rappresentativo (vedi fig. 9.12) delle resistenze del materiale quale ad es.:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_5.htm (4 di 12) [09/10/2002 13.21.30]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

= valore medio della resistenza del materiale, ovvero valore più probabile;

= valore caratteristico della resistenza del materiale, in genere coincidente con il frattile
inferiore al 5% di probabilità di essere minorato.

= = valore ammissibile della resistenza del materiale, ovvero tensione ammissibile.

= coefficiente di sicurezza

Il metodo così sinteticamente descritto, noto come metodo delle tensioni ammissibili per il
termine di confronto al secondo membro della (9.95), si basa quindi sui seguenti passi:

a) Si applicano sulla struttura le azioni di esercizio F. Normalmente si fa riferimento alle azioni


caratteristiche , di volta in volta rappresentate dalle azioni permanenti , e da quelle variabili
.

b) Si calcola lo stato di tensione e, con riferimento ad un criterio di resistenza, la tensione ideale,


attraverso un'analisi elastica lineare:

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_5.htm (5 di 12) [09/10/2002 13.21.30]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

(9.96)

Fig. 9.12 - densità di probabilità della resistenza del materiale

c) Si determina la tensione ammissibile generalmente con riferimento alla resistenza


caratteristica:

(9.97)

d) Il coefficiente di sicurezza assume valori piuttosto elevati in quanto deve coprire


globalmente tutte incertezze più sopra elencate sia quindi quelle lato resistenza del materiale sia
quelle lato azioni. Possiamo perciò ritenere che sia dato da:

(9.98)

in cui copre le incertezze sulla resistenza del materiale e quelle sulle azioni. Si
comprende in tal modo perché assuma valori piuttosto elevati.

Questo metodo, unico per molti anni, tuttora usato, mostra sicuri vantaggi insieme con indiscussi
limiti.

9.5.3. Metodi probabilistici

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_5.htm (6 di 12) [09/10/2002 13.21.30]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Con riferimento alla (9.92) ed allo schema a blocchi su riportato, in luogo del confronto fra e
possiamo riferirci al sistema R, S in cui

R denota la resistenza strutturale, ossia la capacità di resistere alle sollecitazioni


S denota la sollecitazione, ossia l'azione o l'effetto da essa prodotta.
Le grandezze S ed R si corrispondono proprio secondo lo schema su riportato e quindi di volta in
vota potranno assumere il significato di tensioni, e , livello (a) della Tabella 9.1, come
nella (2); sollecitazioni come effetto delle azioni e sollecitazioni resistenti, livello (b), ed infine
azione applicata ed azione resistente, livello (c). In ciascuno dei tre casi potremo effettuare la
verifica nello spazio delle tensioni, delle sollecitazioni e delle azioni rispettivamente.

L'affidabilità di un certo stato strutturale potrà essere misurata dall'esito E, rispetto al quale sarà
considerato come favorevole quell'evento che implica E > e° , dove e° denota un limite ritenuto
accettabile per E. L'esito E può essere espresso in più modi fra i quali quelli più noti sono:

E = R - S = margine di affidabilità

E = R/S = fattore di affidabilità

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_5.htm (7 di 12) [09/10/2002 13.21.30]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

La misura dell'affidabilità è positiva se

(9.99)

Dove è la distribuzione di E e un valore prefissato, sufficientemente piccolo a


seconda dei valori assunti per e°.

Il valore limite minimo per e° vale:

e° = 0 nel caso E = R - S
e° = 1 nel caso E = R/S
La verifica della (9.99) richiede perciò nel primo caso che

(9.100)

e, nel secondo caso

(9.101)

Come già anticipato nel punto 9.5.1. i valori di non possono essere lasciati alla libera scelta
del singolo progettista, ma sono piuttosto prefissati in base a considerazioni economiche e sociali
e sono legati alla pericolosità dell'evento E temuto.

I valori di adottati nell'ingegneria strutturale sono i seguenti:

a) per stati limite ultimi senza avvertimento (rottura fragile, instabilità, ecc.):

b) per stati limite ultimi con avvertimento (rottura duttile, assestamenti di fondazione, ecc.):

c) per stati limite di esercizio (deformazioni elastiche eccessive, sensibilità alle vibrazioni, ecc.):

La misura della sicurezza nei riguardi degli stati ritenuti pregiudizievoli può essere condotta su
più livelli. Quello più semplice, noto come metodo di livello 1 consiste nel determinare per S ed R
due valori significativi ed denominati valori di calcolo

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_5.htm (8 di 12) [09/10/2002 13.21.30]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

e nel controllare che risulti:

come indicato nella figura 9.13

Fig. 9.13 - densità di probabilità di S ed R

La scelta dei valori estremi delle variabili va fatta di regola maggiorando le dalle quali
dipende la sollecitazione e minorando le dalle quali dipende la resistenza.

In pratica si opera come indicato nella figura 9.14 per le variabili

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_5.htm (9 di 12) [09/10/2002 13.21.30]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Fig. 9.14 - densità di probabilità di

e, come indicato nella figura 9.15 per le variabili per

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_5.htm (10 di 12) [09/10/2002 13.21.30]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

Fig. 9.15 - densità di probabilità di

Generalmente si assumono

- lato resistenza R i frattili inferiori al 5% di probabilità

- lato sollecitazione S i frattili di ordine 95% di probabilità

ossia quei vaolri che, per le assegnate distribuzioni soddisfano le relazioni:

In tale impostazione si prescinde dalle incertezze insite nelle funzioni

Nel caso delle strutture, le variabili rappresentano le azioni prese nei loro valori caratteristici e
con i loro coefficienti di combinazione. In tal caso si può scrivere pertanto:

= analisi strutturale

Σ = simbolo di "combinazione"

= coefficiente di sicurezza lato azioni

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_5.htm (11 di 12) [09/10/2002 13.21.30]


CAPITOLO-9. CRITERI DI RESISTENZA E SICUREZZA

= coefficiente di combinazione

= valore caratteristico dell'azione considerata

= racchiude tutto ciò che può considerarsi deterministico

precedente

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo9/9_5.htm (12 di 12) [09/10/2002 13.21.30]


http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/formule2/Imm2-7.jpg

http://www.stud.unipg.it/ing/scienza/root/capitolo2/formule2/Imm2-7.jpg [09/10/2002 19.04.22]

Potrebbero piacerti anche