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C. A.

Brebbia
J. J. Connor

FONDAMENTI DEL METODO


DEGLI ELEMENTI FINITI

clup - milano
S01'tIM.ARlO

PRE~fESSA

Capitolo 1
NOZIONI PRELL'lfINARl
1.1 Introduzione . . . . . . . . . . . . . pago Il
1.2 Teoria lineare dell'elasticit pago Il
1.3 Principio degli spostamenti virtuali pago 16
1.4 Principio della minima energia potenziale pago 20
titolo originale: Fundamentals of finite element techniques 1.5 Principio delle forze virtuali . . . . . . . . pago 23
1.6 Principio della minima energia complementan pago 24
traduzione di: Giulio Maier, Roberto Contro, Leone Corradi Dell' Acqua, 1.7 Il metodo di Ritz-l{ayleigh
Alberto Franchi, Lorenzo Jurina, Roberto Nova, Alberto Peano pago 27
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ....... pago 37

Capitolo(1')
IL .',fETODO DEGLI SPOSTA.\>IENTI ED IL ~fETODO DELLE FORZE
NELL'ANALISI DEI SISTE~n DI TRA VI
2.1 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 47
2.2 Il metodo degli spostamenti. Le strutture reticolari pago 47
2.3 il metodo delle forze. Le strutture reticolari . . . . pago 53
2.4 Le equazioni che governano l'analisi delle strutture reticolari pago 55
2.5 Il metodo delle forze. Le travi . . . . pago 57
2.6 Il metodo degli spostamenti. Le travi pago 64
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 68

copyright 1973 Butterworths, London CapitolQ


hj
\ .
copyright 1978 c1up IL ~IETODO DEGLI SPOSTAMENTI. PROCEDafENTO GENERALE
cooperativa libraria universitaria del politecnico mllano
. ISBN 88 - 7005 - 382 - 2 ' 3.1 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 73
prima edizione: ottobre 1978 3.2 Discretizzazione in elementi finiti e matrici degli eleIl'ilti pago 73
ristampa 3.3 Equazioni del sistema . . . . . pago 82
3.4 Soluzione. Caso statico . . . . . . . . pago 86
V IV 1987 1988 3.5 Soluzione. Caso dinamico . . . . . . pago 87
3.6 Sommario
stampato presso il cen~ro stampa rozzano, via mllano 99, rozzano (mi) pago 90
per conto della clup, pIazza leonardo da vinci 32, 20133 milano Esercizi .. "' .............. .I ..... . pago 90
i'
Capitol~ 4
STATI PlANI DI SFORZO E DI DEFORMAZIONE
4.1 Defmizioru ..................... pago 93 7,-1. Elem'::1ci per gusci cilindiici sottili . pago 210
4.1 Legami sfC'T"Zo-deformazione in stati piani . . . : : : : : : : : : : : : : : : : ' pago 95 1.5 Gusci di Rivoluzione . . . . . . . . . pago 218
4.3 Leggi di trasformazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 98 pJg. 2'2-+
7.6 Elementi pr gusci sottili rio:lSSati ..
4.4 Energia specifica di deformazione. Matrice di rigidezza estensionale . . . . . pago 99 7.7 Gusci non ribassJ.ti . . . . . . . . . . . . . pago no
4.5 Matrici caratteristiche dell'elemento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 103
4.6 Elementi triangolari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 106
4.7 Elementi rettangolari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 121
4.8 Elementi isop.:uametrici . . . . . ..... p"g. 128 Riferimenti bibliogr:ci pago 235
Esercizi ........................................ pago 133

Appendice 1
CapitlJlo(5 GLOSSARlO PARZL.\LE DEI SL\IBOLI pago 239
P.NALISI TRIDIMENSIONALE DELLO STATO DI SFORZO
S. JIntroduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 137
5.2 Relazioru triirnension:l1i. Coordinate cartesiane . . . . . . . . . . . . . . . pago 137
5.3 Elementi tetraedrici o ..................... ............. . pago 141 Appendice 2
:;,4Elementi esaedrici ., . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 146 FOR.\lULE Dr rNTEGR..\.ZlONE NtnfERICA pago 243
5.5 Elementi pntaedrici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 15 l
5.6 Analisi dei solidi di rivoluzione . . . . . . . . pago 156
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 162

Capitolo 6
PL~STRE TINlFLESSE
6.1 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 165
6.2 Relazioru governanti il comportamento lineare di piastre inflesse pago 165
6.3 Relazioru per l'e1f!mento.
Deformazioru taglianti trasversali trascurabili . . . . . . . . . . . . pago 168
6.4 Elementi rettangolari . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 171
6.5 Elementi triarlgolari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 178
6.6 Elementi con deformazioru taglianti trasversali . . . . . . . . . . pago 186
Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . pago 192

Capitolo 7
ANALISI DEI GUSCI
7.1 Introduzione ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pago 195
7.2 Idealizzazione con elementi piatti ................ pago 195
7.3 Teoria lineare dei gusci in coordinate curvilinee ortogonali . . . . . . . . . pago 200
PREMESSA

Dopo essere stato oggetto di una vasta attivit di ricerca, particolannente intensa
nella seconda met degli anni '60, il metodo degli elementi fmiti si diffuso nella
ingegneria pratica con singolare rapidit e successo.
Mentre gli interessi di ricerca si andavano spostando sulle basi matematiche e sui
raffmamenti computazionali, specialmente per analisi non lineari, il metodo e le
relative tecniche di calcolo hanno trovato crescente spazio sia negli studi universi-
tari di ingegneria sia nell"'istruzione pennanente" per l'aggiornamento degli
ingegneri; nello stesso tempo hanno dato luogo ad una anlpia letteratura di tipo
sistematico e trattatistico soprattutto di lingua inglese.
Tra i numerosi libri oggi disponibili, alcuni dei quali da vari punti di vista
eccellenti, questo di Brebbia e Connor si segnala per una scelta di finalit
decisamente didattiche ed applicative e per un buon compromesso tra concisione
e chiarezza, tra brevit ed ampiezza di contenuti. Inoltre, in base ad una
esperienza di vari anni nel presentare ad allievi ingegneri civili di indirizzo
strutturistico alcune nozioni sul metodo degli elementi finiti, mi pare che fra le
trattazioni straniere quella qui tradotta pi facilmente si annonizzi ed integri nel
contesto dell'attuale nostro curriculum di studi in ingegneria.
La limitazione all'analisi strutturale lineare con l'approccio negli spostamenti non
probabilmente da considerarsi troppo restrittiva, in vista del carattere introdut-
tivo del testo e del fatto che questo ambito rappresenta il nucleo intorno al quale
si storicamente sviluppata l'onnai ampia tematica degli elementi fmiti e dal
quale ancor oggi ogni trattazione pratica non pu prescindere, anche se intesa ad
abbracciare campi meno tradizionali e consolidati. Pertanto appare ragionevole
ritenere che il libro possa riuscire utile pure ad allievi ingegneri e ad ingegneri con
interessi culturali e profe~sionali non limitati al settore strutturistico o anche ad
esso estranei.
Ambedue gli Autori hanno dato significativi contributi di ricerca nel campo degli
elementi finiti e soprattutto hanno maturato una solida esperienza di insegnamen-
to in scuole, come il Massachusetts Institute of Tecbnology e l'Universit di
Southampton, dove a questo campo ed al pi generale campo della meccanica
computazionale viene da tempo riservato considerevole spazio didattico.

Agosto 1978 Giulio Maier


Il

1. NOZIONI PRELIMINARI

1.1 Introduzione
I metodi degli elementi fIniti sono tecniche atte ad approssimare le equazioni diffe-
renziali che governano un sistema continuo con un sistema di equazioni algebriche I ~I
in un numero fInito di incognite.
Ladiffusione di questi metodi soprattutto dovuta alla facilit con cui essi possono
essere tradotti in programmi di calcolo.
Inizialmente tali tecniche furono sviluppate per problemi strutturali, ma in seguito
sono state estese ed applicate a numerosi problemi di campo. Nel presente testo la
trattazione limitata alle applicazioni in meccanica dei solidi.
" Una ~~~r~Jizzazione delcontinuo il primo passo. Si tratta anzitutto di suddividere
iI dominio in sottodomini, detti elementi finiti, e di scegliere dei punti, chiamati
t nodi sul confine tra elementi contigui o nell'interno degli elementi. ,Misure di spo~
~tamentLodi sforzi nei nodi sono poi assunte come varIabili incognite; m un punto
generico di un elemento sono espresse in termini di variabili nodali mediante funzio-
ni d'interpolazione, Infme le equazioni algebriche risolventi sono generate mediante (5)
l'impiego di un principio variazionale.
La fIg. 1.1 presenta alcuni tipici elementi fmiti per vari tipi di problemi. Elementi
quadrllateri e triangolari sono usati per lo studio di lastre (in regime membranale) e
di piastre (inflesse). Le volte sono discretizzate in elementi piani o in elementi curvi.
Gli elementi curvi suno piu adatti, ma richiedono una generazione piu onerosa, in
tennini di tempo, delle relative matrici. Solidi di rotazione vengono discretizzati
con elementi ad anello (toroidali). La discretizzazione di corpi tridimensionali pu
essere effettuata con elementi tetraedrici o esaedrici aventi facce piane o curve.
Poich i me!oqi peL~lementif"miti sL fondano su certi principi variazionali, comince <C'L C;
remo con richiami sulle equazioni fondamentali della teoria dell'elasticita lineare e '
sui relativi principi variazionali. Nel capitolo 2 si discuteranno formulazioni matri-
ciali dell'analisi di sistemi di travi (cio strutturereticolari e telai). 11 procedimento
generale per formulare t'analisi per el.ementi fmiti negli spostamenti descritto nel
capitolo 3 e le applicazioni a problemi di lastre piane, di solidi tridimensionali, di
piastre e di gusci o volte sono discusse nei capitoli da 4 a 7.

1.2 Teoria lineare dell'elasticita


La teoria lineare dell'elasticita fondata sulle seguenti ipotesi:
(a) I cambiamenti di direzione e le dilatzioni dovuti al campo di spostamenti sono
piccoli. Questa ipotesi condu~a relazioni lineari tra spQstamentie defOrmazioni,
!!tltinseche ('lin~arit g~oI11etrica') e perm~tte di formulare le equazioni di equili-
brio con riferimento alla confIgurazione geometrica indeformata.
12 13

Elementi piani e deformazioIll.


Tali argomenti trascendono gli scopi di questo libro. Qui di seguito si richiamano le
/\
1----- L\Oc1 yquazioni linearizzate, riferite a coordinate cartesiane ortogonali (x, y, z).

Triangolo Triangolo Rettangolare Quadrilatero


a 3 nodi a 6 nodi generico 1.2.1 Staio di sforzo
In un punto interno di un corpo lo stato di tensione definito dal tensore degli
Elementi assialsimmetrici
sforzi (cfr. Hg. 1.2)

~/I /)@/\
\
~
----_//
. ___

--=---~/

Elemento toroidale quadrilatero


/ -----/ )
~-:-//
Elemento toroidale triangolare dove:
T:.<)
T zy
Cfr
(1.1)

(1.2)
Elementi di guscio

Elemento di volta assialsimmetrico

U-- I
--
Il
Il._---...J
I

Elemento di volta quadrilatero


I
1
Elemento di volta triangolare

Elementi tridimensionali

L5
Tetraedro
Y,v

X,u
Isoparametrico
Hg. 1.2
Hg. 1.1 Notazioni per fOtze, tensioni e spostamenti
Alcuni tipi di elementi tniti
Le componenti del tensore di sforzo devono soddisfare in tutto il corpo le seguenti
equazioni di equilibrio
(b) Il co~l\o.rtamento del materiale lineare, cio sono lineari i legami tra sforzi e
deformazlotu. . Cf.~rX+T.~YTy+aT.<z/oz+bx =O
OTxy/OX+OCfy/Oy+o-c.y/oz+by = O (1.3)
Per affr?~tare p~oble~ di biforcazione o di spostamenti Hniti, si devono considera-
re terrntru rotl'!Z!o~al!. n?n li~~a~ nelle relazioni tra deformazioni e spostamenti e o-c.yzjox+ o-czy/oy+ OCfz/OZ+ bz = O
formulare le equazlOru d! e9uibbno con riferimento alla geometria deformata dove bx ' by e bz sono forze di volume (forze per unita di volume).
Non Iinearita di natura fisica sono colte da opportuni legami, non lineari, tr; sforzi
15

14
Ex Cu CI2 Cia CH CIS Ct6 (/x
Ey C22 C23 C24 C25 C26 (/y
1.2.2 Condizioni al contorno sulle tensioni
Ez C33 Ca4 C35 Caa (/z
= (1.9)
Le forze di superficie assegnate sulla parte della superficie di contorno So sono 'xy C44 C4~ C46 'txy
indicate con Px, Py, pz. L'equilibrio delle forze al contorno richiede che 'yz simm. C55 C56 'tyz
Px = (/xl+'txym+'Cxz n = Px 'zx Ca6 J 'tzx
Py = 'txyl+(/ym+'CYZn = py (1.4)
dove Cii sono dette cedevolezze elastiche. La relazione inversa alla (l.9) si esprimera
pz = 'txz/+'tYZm+(/zn = pz
nella forma
dove l, m, n rappresentano i coseni direttori della normale 'uscente'(rivolta verso a = De
l'esterno) 77 al contomo
(/:c du dI2 dI3 dg d15 dI6 Ex
I = COS (1], x) m = cos (1], y) n = cos (1], z) (1.5)
ay d22 d23 d24 d25 d26 Ey
(/z d33 d34 d35 da6 Ez
= (1.10)
1.2.3 Stato di deformazione 'txy d44 d45 d46 'xy
'tyz simm. d55 d50 Yyz
Lo stato di deformazione in un punto definito dal tensore 't zx d a,6 'zx
e D si chiamer matrice di rigidezza del materiale.
(1.6) Per un generico materiale elastico lineare (del tipo detto di Green) le costanti
indipendenti sono 2l. Il loro numero si riduce quando la struttura del materiale
Le relazioni (di congruenza geometrica) tra detormazioni e spostamenti nella teoria presenta uno o piu piani di simmetria. Se il materiale ha .tre piani ortogonali di
lineare sono sinunetria si chiama orto tropo e l'equazione (1.9) si riduce alla
Ex = ou/ox Ey = ov/oy Ez = ow/oz (1.7)
Ex Cu CI2 CI3 (/x
YXY = (ou/oY-1- ov/ox) YyZ = (ov/oz+8w/oy)
Ey C22 C23 O (/y
'::x = (ow/8x+8u/oz) Ez C33 (/z
= (1.11)
'.<y C44 O O 'txy
1.2.4 Condizioni al contorno sugli spostamenti 'yz simm. C55 O 'tyZ
'zx C60 't zx
Sia Su la parte di superficie di contorno sulla quale sono assegnati gli spostamenti. I
vincoli cinematici sono espressi d a , essendo x-y, y-z, z-x piani di simmetria del materiale. La relazione inversa analoga
I}, ~ ,.
f ,'1 "
alla (1. lI). IL '2,
U = ii v = ii w =w su Su~ (1.8)
Per un materiale isotropo le costanti indipendenti sono sdItanto due e, per defini-
dove u, v, w sono dati. Si noti che la superficie totale del corpo l'insieme di S e zione, la forma del legame sforzi-deformazioni invariante, cio indipendente dalla
di So. u scelta del sistema di riferimento. La (1.10) si particolarizza nella
a = De
r2(1 - v) 2v 2v
1.2.5 Legami tra sforzi e deformazioni
1- 2v 1-2v l -2v
I legami sforzi-deformazioni per un materiale elastico lineare si possono scrivere 2(1 - v) 2v
nella forma I -2v I -2v O
D= E 2(1 - v) (1.12)
e = Ca 2(1 +v)
1-2v
1 O O
simm. 1 O
l
17

16

dove E e Il sono rispettivamente il modulo di Young e il coefficiente di Poisson. I


= ffl.
.... Volume
(bx 1::.u+by !:iv+bz !:ili') dx d)' dz

legami inversi si scrivono di solito nella forma


E = Ca
+ f (,
.. "Se:;
(Px!:iu +py !:iv + pz !:iII') dS (1.16)

-p -1' O O O dove DE e or sono incrementi del primo ordine del tensore di deformazione dovuti
-1' O O O agli spostan1enti virtuali. Nell'ipotesi di linearita geometrica si pu scriv~re;
C=~ O O O
(1.13) Oex = '-;;:-
(3
OE". = ~
Cl ()
-az 1::.w
E 2(1 + jl) O O ex !:iu u)'
!:iv oez =
simm. 2(1 +1') O
2(1 +10) O'I'X,..
o
= -cr
o
!:iu+~!:il' 0'1. = -
"o "o
1::. v + - 1::.11' (1.17)
ox I.l z Clz Cl)'
Le leggi costitutive (1.12) e (1.13) vengono talora espresse facendo uso delle costan-
ti di Lam, legate a E e Il dalle relazioni oYzx
o
= -;:;-
o
!:ili + ~ !:i11'
CZ ux
\=vE/[(1 +jl)(I-2v)] Il = Ej[2(l + p)] = G (1.14)
Bench la superficie di contorno S consiste di due zone, Sa sulla quale sono assegna-
lLsistem~ fompleto ,di equazioni che governano un solido elastico comprende le 3
te le forze e Su dove sono dati gli spostamenti, i termini di lavoro sul contorno
equaziol1i di equgi~rioLle 6 relazioni tra deformazioni e spostamenti, i 6 legami
coinvolgono solo le forze assegnate poich 1::.u, 1::.v, 1::.w si annullano su Su.
sforzi-defo-rrnazicmi e le condizioni al contorno statiche e cinematiche. Le incognite
il principio si esprime in fonna piti compatta se si impiega la notazione matriciale.
;~~o i spostamenti,le 6 deformazioni e le 6 tensioni. Le deformazioni possono Ponendo
essere eliminate combinando i legami sforzi-deformationi e deformazioni-sposta-
menti. \ a = {O'x, 0')" ex)', 'tYZI ezx}
0'"

OE = {O x, O)', Oz, oYXY' 0YYZ' OYzx} (1.18)


!:iu = {!:iu, !:iv, !:ili'}
1.3 Principio degli spostam:~nti virtuali
P = {Px, P)', Pz} b = {b x, by, bz}
Si consideri un corpo in equilibrio sotto i carichi b x , ... , pz e gli sforzi 0x, ... , r zx.
Se ne consideri un infmitesimo cambiamento di configurazione geometrica a partire
i termini di lavoro divengono
da quella di equilibrio, nel rispetto dei vincoli, e siano 1::.u, 1::.v, 1::.w gli spostamenti
virtuali che defmiscono tale modifica geometrica.
Se la situazione statica iniziale equilibrata, durante il cambiamento virtuale di ( 1.19)
configurazione il lavoro infmitesimo del primo ordine {) WE effettuato dalle forze
esterne eguale al lavoro del primo ordine {) WD compiuto dalle forze interne oWD = fff a T
OE d(volume)

~
per arbitrari 't:.u, 1::.)1, 1::.w. (1.15)

Vale pure j] Ykevers.a.. cio la (I 15... sufficiente ner l'emill.ihrio z


La equazione (1.15) esprime il principio degli spostamenti virtuali; essa rappreb'tllla
una formulazione alternativa dell'equilibrio ed indipendente dalla natura del mate-
riale e dall'entita degli spostamenti, cio valida anche in presenza di non linearita
di origine geometrica o fisica.
I I

Per continui tridimensionali la (1.15) diviene ~-------4~,--------+~--Y

'IIi Volume
(OxOex+Oj,Oy+azOz+ eXyOyxy+eyz OYn+exzOYxz)dxdydz =
,
I---Y,"I----I~
I I/ /
ds cos (7],y) =dr dz
x
fig. 1.3
Limiti d'integrazione
18 19

Al fme di dimostrare che il principio degli spostamenti equivalentfl alle equazioni Quando sono soddisfatte le relazioni di congruenza deformazionispostamenti e le
di equilibrio, integriamo il primo membro della (1.16) facendo uso del teorema di condizioni cinematiche al contorno, le equazioni di equilibrio e le condizioni stati
Gauss. Termini tipici sono (cfr. fig. 1.3) che al contorno possono essere dedotte dalla (1.15). Tale approccio illustrato

fff ay 5ey dxdydz = ff [ay LlV r dxdz- fff LlV o:; dxdydz
dall'esempio che segue.

Esempio 1
= ay LlVCOS (f), y)dS- fff 0:;LlV dxdydz Si consideri la struttura reticolare simmetrica, costituita da due aste, di fig. lA. Le
configurazioni iniziale e deformata sono definite rispettivamente dagli angoli (J e ~;

fff -C.<y 5yxy dxdydz = -Cxy(LlVCOS(f),X)+LlUCOS(f),y) dS


e indica l'accorciamento di un'asta. Nell'ipotesi di piccole deformazioni, si pu
scrivere
. e =rIl
SIn

. fJ
SIn =--0<--
h-u h-u
L-e L
Analogamente per gli altri termini. Otteniamo COSI per il lavoro interno
e "'" U
. e-
sIn
l o
2L u-

*
la nuova espressione

[(a.J+-cXym+ 'l:"zxn) LlU+ (-cXy/+aym+-cYZn) LlV


+ (-czx/+-cYZm+azn) LlW] dS- II J[(oaxjox+o-C.qjOy+O-Czx/OZ)LlU fig. 1.4
+ (O-CXyjox+ oayjoy+ o-Cyz/oz) LlV Struttura reticolare; angolo (1 deformato; e iniziale
+ (o-Czx/ox+ o-Cyz/oy+ oaz/oz) LlW] dxdydz Le variazioni di primo e secondo ordine di e sono
Sostituendo i termini in parentesi mediante le (1.3) e (1.5), si ha che, infine, il
lavoro interno be = { sin (j - ~ } LlU = sin fJ llu
IJI (a.< 5e.<+ay 5ey+az 5ez+'l:"xy 5yxy+-cyZ 5yyz +-cz.< Yzx) dxdydz lh = _ (llur ~(,y~t ) .L
L 0,( L
diviene

* (Px LlU+ Py LlV+ pz LlW) dS+


Tenuto conto delle condizioni al contorno
III (bx Llu+by Llv+b z LlW) dx dydz Applicando il principio degli spostamenti virtuali

si ottiene
bWE = bWD

Px = Px py = Py pz =Pz P llu = 2F be
LlU = LlV = Llw = O su Su che conduce all'equazione di equilibrio

appare che ~e espres~iOni a sinistra e a destra dell'eguaglianza (1.16) si identificano. p- = 2FSIn )


. fJ,Iw
In questa dimostrazIOne si richiede che gli spostamenti e le tensioni siano continui e
si intende che l'equilibrio sia verificato sia nell'interno che sulla superficie del
corpo.
20 21

1.4 Principio della minima energia potenziale


Consideriamo ora il principio degli spostamenti virtuali esclusivamente nell'ambito
elastico e per carichi statici. Lo scopo di esprimere la relazione
bWD-bWE = O

come condizione di stazionarieta di un funzionale degli spostamenti.


Quando il materiale elastico, e il processo detonnativo isotermico o adiabatico,
il lavoro compiuto dalle forze esterne eguaglia la variazione di energia interna, la
quale detta energia di defonnazione perch dipende solo dalle quantita che defmi-
scono lo stato di defonnazione. Sia V l'energia di defonnazione per unita di volu-
me, cio la densita di energia di defonnaziolle. Per definizione, oV eguale al lavoro 6e
del primo ordine per unita di volume svolto dalle tensioni durante gli incrementi
tg, 1.5
delle defonnazioni a partire da uno stato di equilibrio
Energie eli deformazione e complementare

(l.20)
D'altra parte si pu scrivere Si noti che l'integrale relativo al contorno interessa solo Sa dal momento che
~u = O su SII'
oV =
av oe + ... +a--
--
av o}'Xy+ Infine si ponga
x
ce" }'xy (1.26)
Si giunge cos ad una fonnulazione alternativa dei legami sforzidefonnazioni chiamando 1Tp 'energia potenziale totale'. L'equilibrio pu essere espresso nella
ax = aV/e x ay = aV/aey az = aV/aez fonna
(1.21) (1.27)
O"y = av/a'lXY oz.~ = av/ayzx t yz = av/ayyZ
per arbitrario ~ u che soddisfi le condizioni al contorno cinematiche. Dunque gll
Quando il materiale elastico lineare, a =De- e V una funzione quadratica di e spostamenti che defillscono una configurazione di equilibrio rendono stazionaria
l'energia potenziale totale.
(1.22) Quando le forze di superficie sono indipendenti dagli spostamenti e sussiste linearita
Per stati di sforzo. monoassiali si pu interpretare V come area al di sotto del geometrica, la variazione seconda di 1T p si riduce a
diagramma a-e (fig. 1.5). L'energia di defonnazione per l'intero corpo ! 02'TC
p = 02({) (1.28)

(() = III V d(volume) (1.23) 02{{) = JJ Joa T


OE dxdydz = III OETD t OE dxdydi

Da questa definizione ne' consegue che oW D = b({), dOV~~) la matrice di rigidezza tangente del materiale.
Se le forze di superficie e di volume sono indipendenti daglI spListamenu SI pua
r ~i.~h~:::.p~L..J11:rteriali 'stabili' lall1atrice Dt definita positiva,
si constata che gli
spostamenti effettivi corrispondono ad unminirno. relatiyo di ll'p. Dunquel'eneJgia
esprimere il lavoro esterno in tennini'di un potenziale n definito come
pounziale relativa ad un campo di spostamenti approssimato u(a) che soddisfi le
oD ~ - III b T
~u dxdydz- It" pT ~u dS condizioni cinematiche al contorno non minore del valore effettivo

== - bWE (1.24) 1TPappross. ~ 1Tp esatto (1.29)


Useremo questo risultato al fme di determinare delimitazioni per soluzioni approssi-
Si ottiene il integrando la (1.24) rispetto alle Qpmponenti di spostamento
'j' .~ mate in termini di spostamenti. o .:l
Q = - II f~(J>.~ du+ fv by dv+ L bz'dw) dxdydz
Le 'equazioni risolventi per un sistema strutturale lineare discreto hanno in generale
la fonna

-.fta (Lp~ dtr+ J>y dv+ r;'z dw) dS p = KU (1.30)


(1.25)
22
23

dove il vettore P contiene i carichl, U le incognite di spostamento e K la matrice di


()7r p = ku Llu - ]i Llu = O
rigidezza del sistema. Osservando che tali equazioni discendono dalla (1.27), possia-
per cui
mo scrivere
(1.31) kue-F =
Il valore di 1Tp in una situazione di equilibrio si ottiene facendo uso della (1.30): Per mostrare che l'energia potenziale minima per u e si calcoli 1Tp per una configu-
razione variata u =u e +Llu
:rtpl (1.32)
config. di equi!. n~ = tk(u e +Llu)2-P(ue +Llu)
Agisca sul sistema una sola forza concentrata Pc e siano U c il valore esatto e u~a) un = np + {)np + t {)2np
valore approssimato per lo spostamento nella direzione di Pc. I valori esatto ed = :rtp +tk(Llu)2.
approssimato dell'energia sono
2:rtp = -ucPc Poich k> 0, si conclude che
2n = _u(a)p
pappross. c c n~ :> 7t p per qualsiasi flu =1= O .
In base alla (1.29) si ottiene una delimitazione per U c
l.S)Principio delle forze virtuali
(uc ) ,..; uc (1.33)
appross.
In quanto segue considereremo solo sistemi 'geometricamente lineari' nel senso
Questo risultato indica che un campo di spostamenti congruenti approssimati corri- precisato al paragrafo 1.2. fi si propone di stabilire un principio variazionale che
sponde ad una struttura che non meno rigida della effettiva e che pertanto equivalga ~le condizioni di congruenza. Si pu interpretare tale risultato come il
fornisce confini inferiori per lo spostamento. duale del principio degli spostamenti virtu'ali che abbiamo visto essere equivalente
alle equazioni di equilibrio.
Anzitutto moltiplichiamo ciascuna relazione deformazioni-spostamenti per una
Esempio 2 'tensione virtuale' corrispondente ed integriamo: "I, .\

Si consideri una molla lineare di rigidezza k, soggetta !Id un carico P (fig. 1.6). I vari
tennini di energia sono
III [(e" - al/jax) Lla. (ey - avja;) Llay
Volume
I

({) = tku 2 + ... +(Yxv-au/av-av/ax) Llixv+ ... ] dxdydz == O


Q=-Fu Poi integriamo per parti i termini che contengono derivate degli spostamenti ed
imponiamo che le tensioni soddisfino le equazioni di equilibrio in sede indefinita
(1.3) e sul contorno (1.4). Un campo di sforzi che rispetti l'equilibrio si dir
'staticamente ammissibile'. La precedente. diviene

JII (e.,:LlC1 + yLlC1y+ ... +r.,y"Llix.v+ ... ) dxdydz


x

= #s (u ilp., + v Llpy+ W Llpz) dS (1.34)

Questo risultato esprime il principio delle forze virtuali. Esso valido per qualsiasi
fIg. 1.6 comportamento di materiale, ma a condizione che ci sia linearita in senso geometri- }
Molla con carico co-cinemltico. Si noti che e U sono deformazioni e spostamenti effettivi, mentre il
sistema di quantita virtuali (Lla, Llp) deve essere staticamente ammissibile ma del
L'equazione di equilibrio si ricava imponendo la stazionarieta di 1T per arbitrari u
resto pu essere arbitrario. r
p
24 25

1.6 Principio della minima energia complementare


li 2 n e = li 2 ({)e = JJJlie T Lla e dx d)' dz
Senza perdita di generalita il campo tensionale pu essere espresso come (1.44)
a = ap+a e (1.35) = JJJLla[C t,a dx d)' dz
r e

dove a p (campo tensionale 'primario') soddisfa le equazioni di equilibrio e le condi- Pc .ch Cf defmita positiva per materiali stabili, il punto di stazionarieta un
zioni statiche al contorno su Sa e ae (telmine 'correttivo') rappresenta un sistema di minimo relativo. Quirldi l'energia complementare totale per un campo di tensioni
sforzi autoequilibrato, staticamente ammissibile con Pc = Osu Sa. Vogliamo giunge- approssimato o~a) maggiore o eguale al valore vero.
re ad un principio variazionale per Ge . Assumendo !::.oe come sforzi virtuali ed ne appross. ~ ne esa tt o p.45 )
osservando che !::.p == Osu Sa, la (1.34) si pu scrivere
Tale risultato sar ora utilizzato per stabilire un limite superiore al valore di certi
( 1.36) spostamenti.
Si consideri una struttura soggetta ad un irlsieme discreto di forze P I , P 2 , ... ,Pn .
Per interpretare (1.36) come condizione di stazionarieta di un funzionale di 0e Poniamo P ={pd ed esprimiamo sforzi e reazioni nella forma
dobbiamo defmire una funzione Ve(a) tale che a = {al> 02 ... 1n} P = BP
(1.46)
(1.37) P = {Pl> pz -. -pn} p = RP

Ve si chiama densita di energia complementare. La defmizione precedente conduce dove ai, ~. defmiscono la soluzione relativa al valore unitario di Pi , da interpretare
alla seguente formulazione alternativa delle relazioni costitutive: come sirlgola forza agente su Sa. Si noti che ai contiene sia la distribuzione partico-
lare (op) che correttiva (oe)' Mediante la (1.46) ed ipotizzando comportamento
Ex = avc!'ox Ey = aVe/aa)' Ez = oVe/'a z
(1.38) elastico lirleare, l'energia complementare totale assume la forma
YXy = aVe/orx)' 'zx = aVe/orzx Y)'z = aVc!'ryz
ne = ipTFP - PTd
Per materiali elastici lineari
F = JJJ BTCB dx d)' dz (1.47)
e = Ca = Ve = !faTCa (1.39)

Inoltre, per defmizione (cfr. fig. 1.5) d = JJs. RTU ciS


(v+ve== aTe (1.40) Abbiamo dimostrato che 1fe stazionaria rispetto alle tensioni correttIve 0e'
Si ponga Per cogliere il significato meccanico di a1T c /ap useremo la (1.34). Assumendo un
({)e = f I f Ve d(volume) (1.41 ) sistema virtuale definito da ai, !::.Pi , l'irltegrale di superficie su Sa si riduce a!::.Pi ui
dove Uj lo spostamento nella direzione di Pi ; quindi si pu scrivere:

rff ? :;/ dx dy dz- fLiF :;; ciS) AP


e si definisca il funzionale dell'energia complementare totale come
Uj L; Pj = ( j (1.48)
(1.42)
la quale fornisce: "
Esprimendo 1fe come funzionale di 0e, la condizione di stazionarieta risulta a
Uj = apjne

linc = O per qualsiasi !::.oe (1.43)


Generalizzando il risultato, osserviamo che
ed appare identica alla (1.36). Dunque le tensioni effettive (quelle per le quali sono U = {Ul, U2 . Un} = FP-d (J .49)
soddisfatti sia equilibrio che congruenza) corrispondono ad un valore stazionario di
dove F la matrice di cedevolezza (o flessibilita) della struttura e d rappresenta il
1fe'
Operando su 01f e si ottiene contributo dei cedimenti vincolari. Quando TI =Ol'energia 1T e si riduce a

(1.50)
27
26
Lo spostamento nella direzione di P determinato da
Se F determinata' in base ad una soluzione staticamente anunissibile approssimata,
li = onc/oP = (LIAE)(P-X)
1T maggiore o eguale al valore esatto e, pertanto, gli spostanlenti ufa) approssi-
c
mati rappresentano delimitazioni superiori L'ultima eguaglianza discende dall'espressione generale

ula) ;;.: Uiesatto i = 1,2 ... n (1.51) LI = onc/oP = onc/oP+(onc/oX) (dX/dP)

Avevamo in precedenza dimostrato che l'approccio negli spostamenti fornisce una tenendo presente che il sistema effettivo di forze soddisfa la
delimitazione inferiore per gli spostamenti. Applicando ambedue gli approci allo nc/X = O
stesso problema si possono delimitare bilateralmente spostamenti della soluzione
esatta.
1.7 Il metodo di Ritz-Rayleigh
Si consideri il problema di determinare la funzione incognita y(x) che corrisponde
Esempio 3 ad un valore stazionario del funzionale
Si consideri la semplice struttura reticolare simmetrica di fig. 1.7. L'azione assiale I = f~ I(y, oy/ox) dx
nelle due aste data da (1.52)
y(O) = y(L) = O
F=V2
2
p
Nel metodo di RayleighRitz y viene approssimata con uno sviluppo in un numero
/ /// '''"JJ.nito di termini
n
L q;cf!;(x) (l.53)
~~
Y "'"
;=1
L ~045.:4,E A,E
dove le qi sono costanti indeterminate dette coordinate generalizzate e le cMx) sono
assegnate funzioni di x. Le funzioni devono essere continue ma le loro derivate
~p,u prime possono essere discontinue. Inoltre ciascuna funzione soddisfa le condizioni
fig. 1.7 ai limiti imposte su y
Struttura reticolare; A area: E modulo elastico cf!;(0) = cf!;(L) = O i=1,2 ... n (1.54)
Calcolando 1Te , nell'ipotesi che non ci siano cedimenti vincolari Sostituendo y ed imponendo la stazionarieta di I rispetto a q l, q2, ... , qn, si giunge
ne = me = 2(tF2L/AE) = P2L/2AE a n equazioni nelle coordinate generalizzate

e derivando rispetto' a P, otteniamo oI/oqj = O j = 1,2 ... J1 (1.55)


Queste equazioni saranno lineari nelle q se f di secondo grado in y e in dy/dx.
u = dne/dP = PL/AE
Le condizioni necessarie per la convergenza del metodo sono:
Supponiamo di inserire una terza asta. La struttura ora iperstatica. Sia X la forza
1. Le funzioni approssimanti devono essere continue fino all'ordine minore di uno
nell'asta verticale. Calcoliamo 1T c rispetto al piu alto ordine di derivazione presente nella funzione integranda
ne = 2({L/AE)[{(P-X)2]+{(L/AE)X2 (ordine zero nell'esempio precedente).
c...o: (L/2AE) (P2 - 2PX + 2X2) 2~ Le funzioni devono soddisfare individualmente le condizioni al contorno (negli
spostamenti su Su quando I = 1Tp ).
Si visto che il vero sistema di forze interne rende stazionaria 1To :
Funzioni che soddisfano i due requisiti precedenti sono dette ammissibili. Infme,
fme = (onc/oX) oX = O per 5X qualsiasi
3. L'insieme di funzioni deve essere completo. Sia F(x) una funzione ammissibile.
07ic/oX = -P+2X = O Per completezza si intende che l"errore quadratico medio' si annulla allirnite
da cui
X = P/2 lim
n_oo
iL (F - .f
o . ,=1
q;cf!;)2 dx =O
28 29

Polinomi e funzioru trigonometriche sono esempi di scelte possibili od opportune dove ciascuna funzione rt>j continua fino all'ordine zero e soddisfa le condizioni
per il metodo di Ritz. cinematiche al contorno su Su. I parametri qj sono chiamati spostamenti generaliz-
Per controllare la convergenza si considerano almeno due soluzioni approssimate. zati. Sostituendo per u, v, w in (b) e ponendo q ={q 1, Q2, , q(3n + 3l}' si giunge a
Quando il metodo si applica ad un funzionale che, come 7rp, nel punto di staziona-
rieta presenta anche un minimo relativo, si pu misurare la convergenza confrontan-
= L
B/q/ = Bq
do valori successivi del funzionale ottenuti con la seguente successione: V =} LLj i
[Br B/q/q} - 2( e D Baqtl + eDo
D
y(l) = qi1)4>1
Ora introduciamo in (a) le espressioni della densita di energia di deformazione e
y(2) = qi2)4>1 + q~2)4>2 (1.56) degli spostamenti, ottenendo cos:
y(j) = qF)4>l + q~j)4>2 + ... + q)j)4>} :rp = -}q TKq - q Tp + costante
Poich lo sviluppo j-esimo contiene tutte le funzioni comprese nel precedente e
poich I minimizzato ad ogni passo, si pu affermare che Interpretiamo K come matrice di rigidezza generalizzata e P come vettore delle
forze generalizzate. I loro elementi tipici sono calcolabili con le
I(l) ~ I(2) ~ ~ 1\" \!.:ll)

La (l.56) detta una successione minimizzante. L'impiego di una successione mini- KIj = Kji = III B1DBj dxdydz
>mizzante assicura una convergenza monotona del funzionale. Si ricordi pero che le
funzioni devono essere ammissibili e formare un insieme completo affinch la solu- Pi = III (B1 Deo+<P10( dxdydz+ IIsa 4>1P() dS
zione converga alla soluzione esatta.
dove ( ) = x, y, z dipend dal valore di l.
Infine imponiamo che 1Tp sia stazionaria rispetto agli spostamenti generalizzati
Esempio 4
per Ll q arbitrari (c)
li funzionale dell'energia potenziale totale definito da
per cui
1tp = fffVdxdydz- fIIilTudxdydz-IIs.,iiTUdS (a) Kq = p
La soluzione esatta corrisponde al minimo assoluto di 1Tp ' Dunque, si pu valutare
dove b, Il sono forze assegnate e V una funzione delle deformazioni. Limitiamo la
la convergenza confrontando valori successivi di 1Tp determinati da una sequenza
discussione al comportamento lineare, cio a relazioni lineari tra deformazioni e
minimizzante. In virtu di (c). il valore di 1Tp in una situazione di equilibrio
spostamenti ed a leggi costitutive lineari. In tale caso:
V = -}(- eoY D(e - eo) (1T p )sit. equil. = -iqTP + costante
(b)
e = LU
Esempio 5
dove L rappresenta un operatore lineare alle derivate parziali. Nel metodo di Ritz gli
spostamenti sono espressi come Il funzionale energia complementare totale defmito come

Il = L
n

1=0,1 . .
q(3/-!-l)4>(3/+1)(X, y, z) :re = JJI Ve dxdydz- JJ~. ijTp dS

n
dove, per il caso elastico lineare
V = L
1=0,1 . ..
q(31+2)4>(31+2) Ve = aTeo+taTCa
n Esprimiamo a come
W = 1_ L
-0,1 ...
q(3/+3)<P(31+3)
30
31

dove a p una soluzione particolare delle equazioni di equilibrio indefinite e al


contorno Sa, e a c rappresenta il campo di sforzi correttivo, cio le tensioni necessa- Illustreremo qui di seguito il calcolo di soluzioni approssimate per con i due e
rie per cmpensare le violazioni di congruenza connesse con a p . L'energia comple- procedimenti fondamentali, metodo degli spostamenti e metodo delle deformazio-
mentare totale stazionaria rispetto a a c Invece di generare anzitutto 1T c, piti ni.

~I
comodo applicare il procedimento risolutivo partendo direttamente da 01T e (cfr. x
.) M,8
1.36):
I ~
IJ

011:c = I II T ~ac dxdydz- Iisu u T~Pc dS = O (a) v


Sostituendovi l'espressione di a per materiali elastici lineari, (a) diviene
Q
III CfrC~Clcdxdydz III -(5+Cf~C)~acdxdydz
=
JGJpM I, M=M
+ I Is uli T ~Pc dS (b) Q ,
/
MI
--I
2 /; Soluzione esatta
Esprimiamo il campo tensionale correttivo e le forze di superficie come
lg. l.8
Cfc = L" a;<p;
;=1
Trave
(c) Consideriamo dapprima l'approccio negli spostamenti. Le funzioni devono soddisfa-
pc L"
= ;=1 a;~, re le condizioni cinematiche al contorno, che in questo caso sono v =avjax =O per
x = O, v = O per x = l. Le condizioni al contorno nelle forze sono in x = 21:
dove ciascun campo assegnato cfi staticamente ammissibile ed autoequilibrato
d2 v _
(1/Ii = O su Sa) Introducendo (c) in (b) ed imponendo che il risultato valga per!:la i M = El d-i = AI
arbitrari, si ottiene il seguente sistema di n equazioni lineari algebriche in 11 parame- x
tri incogniti: per x = 2/
n Q = _ divi = O
I
k=l
jjkak = dj j = 1,2, ... ,11 (d) dx

Scegliamo in prima approssimazione


jjk = fkj = I I I <P}C<Pk dx d)' dz

dj = IIsuUT~jdS- III <P}(o+Cp)dxdydz


I termini corrispondenti per l'energia sono
Poich (d) condizione di stazionarieta per

11: c = taTfa-aTd+costante
1T c possiamo scrivere
m = E; fr (~:~) 2 dx = ~- Elqi/3
La soluzione esatta corrisponde ad un minimo assoluto di 1T c.
Q = -lJ [dvjdx[X=21 = -8q1/2X1
np = m+Q
Esempio 6 Imponendo la stazionariet:l di 1Tp si ottiene

Si consideri la trave di fig. 1.8. La soluzione esatta per la rotazione all'estremo


qj =
M) 7"1
(lEI
libero (cio lo 'spostamento nella direzione del carico')

(j = (~)
OX
= 1.250(111/)'
El
La rotazione e le azioni interne in x = 21 sono
x=2/
32 33

Generiamo anzitutto distribuzioni di mom enti flettenti staticamente ammissibili


M = Mp+Me
dove MP una soluzione particolare per M; Mc un campo 'correttivo' autoequili-
brato e quindi, oltre a soddisfare le equazioni di equilibrio, deve dar luogo a mo-
Come seconda approssimazione assumiamo: mento ed azione assiale nulli in x = 21. Espressioni adatte sono le seguenti (vedi fig.
1.9):
v = qlcPl +q2cP2 Mp = M 0~x~2/

cPl = x 2(x-l) Mc = al(l-(xji)) } O ~ x ~ l (c)

cP2 = x3(x-l) Mc = O l <: X ~ 2/

Le equazioni in q I e q2 si ottengono imponendo che 1Tp sia stazionario rispetto a q I dove al un parametro disponibile.
e q2 e risultano
56ql + 152 lq2 = 8MlEI! ~11!!II!IIIU!II!IIIIIIIM
152ql+4416 lq2 = 20MIEI! (a) CD / 0
-x Mp l' l'
Risolvendo le (a) otteniamo F

fig. 1.9
ql = 0303 15(MIEI!) Iq2 = - 0'05905(111'lEI!) Momenti equilibrati
Infrne la rotazione ed il momento flettente in x = 2/ per questa soluzione di tentatI
vo sono Sostituiamo M in (b) imponendo la stazionarieta di 1T c rispetto a aI :

8 = 8q1/ 2+20q2f3 = 1244(MljEI)


M = O'9055M Q = 0'6614(Mjl) (d)
Come ci si attende, la soluzione approssimata per la rotazione converge monotona- da cui
mente dal basso
8(1) <: 8(2) <: 8 esatto
Questa la soluzione esatta. Infine si determina e applicando la (1.48)
H428(MIIEI) <: l'2441(MljEl) <: l'2500(j,11IEl) d
8=-nc
La seconda approssimazione fornisce gia ottimi risultati per lo spostamento (e per dM
l'energia potenziale). La convergenza nelle quantita statiche non altrettanto rapida (e)
e questo fatto tipico dell'approccio negli spostamenti: per ottenere buoni risultati
anche nelle forze si deve ricorrere a sviluppi di ordine superiore. Si osservi inoltre
= i~ :~dx
. che la convergenza si deteriora con la derivazione, cio M converge piu rapidamente
diQ. dM = dMp + dMc
. Nel metodc delle forze si usa il principio di stazionarieta dell'energia complementa- dM dM dM
re. Nell'ipotesi di vincoli non cedevoli, di trascurabili deformazioni di taglio e di dMe dMc dal
distribuzione lineare delle tensioni normali attraverso la sezione, il funzionale 1T e si
riduce a dM = dal dM
Quindi, per la (d), possiamo scrivere
mc = L(L Ve dA) dx
= L~dx
(b)
8= f ~ ~~ dx == a~ ne (f)
34 35

ed infine, sostituendo M, otteniamo Equazioni di equilibrio


e= 2(MI/EI)+al(I/2EI) = 1.25(MI/EI) (dax/dx)+ eg = O
la ql~ale soluzione esatta. E' lecito sostituire (e) con (f) quando la soluzione er M Relazioni sforzi-deformazioni
soddIsfa la congruenza. Un modo alternativo di ricavare (f) di P d P
nell'esempio 3 partendo dalla roce ere come CIx ::..o. Ec x = E(du/dx)
. d a
e = dM
- n - -t ( a ) dal
e - oM ne - oal ne dM
Condizioni al contorno

u = O at x = O
~ fine di mostrare che la soluzione esatta er M co ' ," a
(illl~eriore
} espressIOne
~er () , sviluppiamo (e) usando i mo~enti de;~~~O;d(:)ado~~~~~~uruo
ax = at x = L
ctoazs,IOne
' I per Soluzione
CIx = a+eg(L-x)
e = MI [2+ ~ +2. (al)2]
El M 3 lo?
Si constata che al =-3/2 M corrisponde ad u ,,'
come funzione di al' n nurumo assoluto di e considerata Applicheremo il metodo degli spostamenti. Il funzionale dell'energia potenziale
totale per questo problema acquista la forma (cfr. (a), esempio 4):

Esempio 7 np = A J: {{-E(du/dx)2- egu} dx-FujX=L

Finora le espressioni adottate erano valide sull'intero d " , dove A l'area della sezione e p la densita, Per assicurare la convergenza si richiede
dente al metodo degli elementi finitI' co 'd ' ,OnulUO. Per fornIre un prece- che le espressioni degli spostamenti siano continue fillO all'ordine zero e soddisfino
dI, svil uppi 'a tratti', cio applicabili soltanto
' nSI enamo qUI un esem' h 'll
a rt' d I d ' , pIO C e l ustra l'uso la condizione u = O per x = O,
pa I e Oml11IO, La lunghezza sia suddivisa in tre tratti eguali come indicato in fig, 1.1 O, I tratti sono
/
detti 'elementi' ed i punti che definiscono tale discretizzazione o suddivisione in
elementi sono detti 'nodi', Esprimiamo lo spostamento di un punto interno di un
T
x,U segmento in funzione degli spostamenti dei suoi nodi, Se i e j denotano tali nodi e
CD x = X-Xi una coordinata locale per l'elemento, assumendo un 'espressione lineare
scriveremo:
2
_ T~l.Ui (a)
L x=X-xl .-o>
} ..... .
L da cui discende la deformazione assial~
3
ii . .
j Uj du 1
e = dx = / (Uj-u/)
@
Un'espressione lineare soddisfa i requisiti per la convergenza qualora sia imposta la
a-=f.. 4
A continuita dello spostamento nei nodi. Si noti per' . ~he la dilatazione disconti-
fig, 1.10 nua nei nodi.
Asta prisrnatica Calcoliamo i termini di energia per ciascun elemento e sommiamo i contributi.
Imponendo UI = O per soddisfare la condizione cinematica al contorno, e introdu
Un'asta di sezione uniforme SI'a ' ., cendo !'ipotesi (a), il funzionale diviene
, illcerruerata ad un t '
proprIo ed a una forza assiale all'alt es remo e SIa soggetta al peso
, ro estremo (fig 1 lO) S "
ch e governano il sistema e detenni ' ,'" cnVlamo le equazioni
ruamo la SOlUzIOne esatta:
36 37

Il procedimento precedente differisce dal normale metodo di Ritz solo per la scelta
degli spostamenti generalizzati. Nel metodo 'normale' questi sono misure 'pesate' di
EA spostamento e lo spostamento totale in un punto generico combinazione lineare
= 2J (2u~+2u~-2u2Ua+U~-2u3UJ (b) degli spostamenti generalizzati. Nel metodo applicato 'a tratti' si assumono come
spostamenti generalizzati gli spostamenti totali in un numero discreto di punti.
- FU4 - 2C[U2 + Ua + (u4 /2)] Valgono ancora i commenti gia esposti sulla convergenza. Precisamente, possiamo
dove
e = A1eg/2 affermare che la soluzione di ( c) soddisfa la diseguaglianza 1T p appross. >rr p esatto, e
che la soluzione discreta converge su quella esatta al crescere del numero di segmen-
Imponiamo la stazionarieta di 1TP per arbitrari !::.u, cio operando su (b) ti. Si genera una successione minimizzante aggiungendo nodi. Non si possono sop-
o
-,;:,-7rp = O m = 2, 3, 4
primere nodi perch ogni soluzione approssimata (di tentativo) deve poter riprodur-
uU nl re tutte le soluzioni precedenti; altrimenti non sarebbe pi garantita la convergenza
monotona.
Si giunge cos alle equazioni risolventi negli spostamenti nodali
EA
--l (2U2- U3) = 2e
Bibliografia
EA LANGHAAR, H. L., Energy Methods in Applied Mechanics, Wiley, New York (1962)
-/- (2U3 - U2 - U4) = 2e (c) ODEN, J. T., Mechanics oi Elastic Structures, McGraw-Hill, New York (1967)
TIMOSHENKO, s. I., and GOODlER, I. N., Theory oi Elasticity, 3rd edn, McGraw-Hill,
EA New York (1970)
-/ (U4-113) = F+C Variational Methods in Elasticity and Plasticity, Pergamon, New York
WASHIZU, K.,
(1968)
La soluzione :
(AE//)1I2 = 5C+F
(AE/l)ua = 8C+2F Esercizi
(AE/I)u4 = 9C+3F 1.1 Si abbia una struttura in regime statico piano negli sforzi cio tale che
Un confronto con la soluzione esatta a z = 't zx = 'tyz = O

(AE/l)uesatto= Fx/l+C[6x//-(x/I)2] Si consideri illeg<!l11e tensioni-deformazioni per sforzI piani (cfr. (1.13:
1
mostra che tutti tre gli spostamenti nodali ottenuti coincidono con i loro valori ex = E (ax-vay)+aT
esatti. I~oltre gli sforzi ottenuti nei punti mediani dei segmenti sono esatti. Tuttavia
la soluzlOn: non del tutto .corretta, pe~ch basata su espressioni lineari per gli 1
ey = E (ay-yax)+aT
spostamentI mentre la solUZIone esatta e quadratica data la presenza dei carichi
gravitazionali. Al fIne di valutare la soluzione in modo appropriato dobbiamo con- 2(1+v)
frontar~ i valo~ dell'energia potenziale totale. Dalla (1.32) per esempio, si ottengo- Yxy = E 'tXY
no per il caso dI solo peso proprio (F = O) i valori
dove Cl! il coeffIciente di dilatazione tennica e T l'aumento di temperatura
rispetto alla temperatura ambiente. Si detenninino le espressioni di aXJ ay , r xy. Si
lTp Iapprosslm.
. == - t I (spostamenti generalizzati) (forze generalizzate) ripeta l'esercizio per materiale ortotropo assumendo gli assi X e Y come assi di
=- t [(u2)(2C) + (Ila) (2C) + U4(C)] simmetria.
= -t(//AE) (35 0) . 1.2 La dilatazione volumetrica eli somma delle dilatazioni estensionali:
'/Tpl = -t(/jAE) (36 0) eu = ex+ey+e z = ou/ox+ov/oy+ow/oz
esatto

(a) VerifIcare che la (1.12) pu essere scritta come:


38
39

Zxy = f..tYxy

(b) La tensione volumetrica media defmita come:


df3
Um = t(ux+uy+uz ) X = dx
Stabilire una relazione tra U m e evo Discutere il caso in cui v = 1/2. u(x, y) = z1(x)-f3y
,1.3 II principio degli spostamenti virtuali un modo alternativo di esprimere v(x, y) = v(x) f3 = dv/dx
l'equilibrio. Questa circostanza stata dimostrata in precedenza, ma una dimostra-
zione piu diretta si pu ottenere ricavando il principio dalle equazioni di equilibrio e si impieghi il principio degli spostamenti virtuali nella forma ridotta (trascurando
indefinite e al contorno. Moltiplicando le (1.3) e (1.4) per b.u, b.v, b.wed integran- le deformazioni di taglio e le tensioni in senso trasversale)
do sul volume e sulla superficie, si ha
III U;/)x dx dy dz = Ix by v dx+ III(Px ll+ py v) dz dY!x=o,L
JJJ[( oux OZXy OZzx) ]
ox + oY + az+bx (u)+ '" dV Si ricavino per la via indicata le equazioni di equilibrio ed espressioni per i valori
delle azioni interne agli estren. '
JL"
+ [(px-lux-mzxy-nzzx)(u)+ ... JdS = O l 6 Si consideri il volume infinitesimo indicato in figura. Dimostrare che il lavoro
d~l primo ordine compiuto dalle forze per gli spostamenti incrementali b.u, b.v
per b.u, b.v, b.w arbitrari purch nulli su Su. Si applichi il teorema di Gauss all'equa-
zione precedente e si confronti il risultato con la (1.16). Questo l'approccio della -oW- = Ux - o u+uy -o o V+ZXy (-o o v+- O)u
dimostrazione 'classica'. Una volta che siano calcolati i termini (oWE , oW ) pi dx dy OX y x oy
D
conveniente far riferimento al1'E'~lUazione (1.15).
quando u x , 0y, T xy soddisfano le equazioni di equilibrio scritte in fig. 1.12.
1.4 Stabilire la forma del principio degli spostamenti virtuali per travi inflesse nel
piano, seguendo il mo conduttore dell'esercizio 1.3. Si assuma che la sezione' riman-
ga piana e che il cambiamento di configurazione sia definito dagli spostamenti dei t / ('xy+ a,a:ydY)d
~ a:r:""2 y
baricentri u(x), v(x) e dalla rotazione (3(x).
-1Cbd:lt- (O'x + a::c
_ aO'a: dX)d t~,
aO':r dX)d
2" y
( O'z a::c 2 y -
Y,v
(3
'a a
~ config.
1\
uV- axuvT
1\ dx
t tJUV t uv+ ax
1\ 1\ d:r:
uV ~
1\

L-.-_-+-+7tH-1-:-':;;::Fc--X,u asse geom. ~


L Jv deformata
611- Q!!. dx
ax 2 6u 1\
uU
+ !!..
ax dx
2
mdx bxdx (baricen trico) config. iniziale
--I dxf-- fig. 1.12

fig. 1.11
1.7 Riferendosi all'esercizio 1.1, deternnare l'espressione della densita di energia
1.5 Ci si riferisca all'esempio 1 che mostra come si usa il principio degli sposta- di deformaziontJ per stati piani di sforzo, e specializzarla al caso di travi inflesse nel
menti virtuali per stabilire equazioni di equilibrio 'coerenti' con i legami deforma- piano con trascurabile deformazione di taglio.
zioni-spostamenti. Si muova dalle relazioni non lineari tra deformazioni e sposta- 1.8 La vibrazione periodica libera di un solido defmita da:
menti per travi inflesse nel piano (X percorre l'asse geometrico, Y in direzione
trasversale), Px = py = pz = O su S"
u = af(t) v = 'iJf(t) w = wf(t)
40 41

f(t) = sin (wt+c) =_ydf3


x dx

b
82
= -(! 8t2 u = -(!w2j(t) U
f3 : : dd; +;
I
dove w ~a frequenza e u, v, w sono funzioni di x, y, z che definiscono il modo di L
deformarsI del corpo. Determinare 1Tp e verificare che la condizione di equilibrio fig. 1.14
espressa da {j1T p =O per ogni t ed ogni .6ou ammissibile.
1.9 Si consideri un sistema di equazioni algebriche 1.12 La condizione {j1T p = O opportunamente sviluppata, fornisce le equazioni di
equilibrio indefinite e al contorno, espresse nei parametri di spostamento. Illustrare
ax = c (a) questo fatto per una struttura reticolare e per una trave inflessa nel piano.
dove a una matrice simmetrica. Osservando che 1.13 Quando il comportamento strutturale non lineare dal punto di vista geome-
trico, le defOlmazioni sono funzioni quadratiche degli spostamenti e 1Tp contiene
O(uv) = (ou)v+u(ov)
termini fIno al quarto grado. Una confIgurazione di equilibrio corrisponde a stazio-
si mostri che (a) pu interpretarsi come condizione di stazionarieta di narieta di 1Tp come nel caso lineare, ma non ne garantita l'unicita, cio vi pu
essere piti d'una confIgurazione di equilibrio per dati carichi. La stabilita dell'equili-
f = ixTax-xTc brio rispetto a disturbi geometrici infinitesirni cosi defInita in base al criterio
~uand? il punto di stazionarieta corrisponde ad un minimo relativo? 'classico' di stabilita:
SI formscono qui alcune indicazioni orientative: 02n p >- O per ogni Llu : stabile
02np =O per qualche Llu: neutro
f(x*+.6.x) = f(x*)+Ofl +iO:f1 + ...
x x* 02np <: O per qualche Llu: instabile
of = :~.6.X = O per ogni .6ox in un punto di stazionariet Studiare il comportan1ento della struttura dell'esempio 1, identificando le situazioni
di stabilita e quelle di instabilita. Risolvere per P in funzione di u.
02j = o(of) >- O per ogni AX finito in un minimo relativo
1.14 Il principio delle forze virtuali fornisce relazioni geometriche di congruenza.
1.10 Determinare l'energia potenziale totale per la struttura reticolare di fig. 1.13. Si pu determinare lo spostamento in un punto per date defom1azioni scegliendo
un particolare sistema di forze virtuali. Scriviamo la (1.34) nella forma
VI = energia di deformazione per asta i = ~ (AE/L)el
ej = allungamento fff ET Lla dx d)' dz- fL li TLlp dS ff u TLlp dS = (a)
dove Ao soddisfa le equazioni di equilibrio omogenee (senza forze di volume) e Ap
sono forze di superfIcie conispondenti a Ao ilttraverso l'equazione 1.4.
Discutere come si userebbe la (a) per, determinare lo spostamento d in un punto Q
vincoli non nella direzione defInita da un versore 1Q. Come interviene nel calcolo la non lineari-
cedevoli ta fisica (del materiale)? Si pu tener conto della non 1inearita geometrica? Si
illustri la discussione con riferimento alla struttura elementare di fIg. 1.15.
p,u
Q,v
v ,,-

fig. 1.13
/ A, E costanti
L 450I't~ L vincoli non cedevoli
1.11 Il S~?;:re i'is4PreSSione dell'energia potenziale totale per la trave con appoggio I
a mo Il 1 19. ,trascurando le deformazioni dovute all'azione t gl' t .
derandoil sistema lineare. a lan e e COnsI- ~o:....
tQ,d
fig. 1.15
42 43

LI 5 Un sistema di sforzi virtuali autoequilibrato quando corrisponde a Llp = O ne = ({)c-II Su


iJTp dS- II So
uT(p_P) dS
sulla parte di contorno Sa dove sono assegnate condizioni statiche ed a forz di
volume nulle. In tale caso la (I .34) si riduce a
p = p(a)
III ET L\a dxdydz = IIs u L\p dS
u
T
(a)
Si noti che le variabili indipendenti sono 0c e U su Sa.
1.17 Riferendosi all'esercizio 1.14, dimostrare che
Usiamo la (a) per ricavare relazioni di congruenza. Si applichi (a) alla struttura di
fig. 1.16. Si assuma come sistema di forze virtuali l'azione assiale AF'3 e quelle che 8
d=-ne
ne conseguono per l'equilibrio nelle aste 1 e 2. Si suppongano non cedevoli i vincoli 8P
e si cominci scrivendo dove d una misura di spostamento e P la relativa quantita statica (forza).
1.18
aste
@ P.u

I~ 2
Confrontare risultati ottenuti con quelli otteniblli scrivendo i legami tra elongazio.
ni e spostamenti 'l' - , aste@-rigide
L@\6J \lJ@
A E costan te per asta Q)
l
el = --C -u+v) e
V'2 / @ ,
l I- B -I
e2 = v!2 (u-t-v) fig. 1.17

(a) Assumendo l'asta (1) di fig. 1.17 come 'sovrabbondante' (iperstatica), detenni-
nare l'equazione di congruenza.
ed imponendo che le tre equazioni siano compatibili. Come eventuali non linearita
fisiche intervengono nel calcolo? (b) Trovare l'espressione di u. Mostrare che, per esempio, la (a) dell'esempio 3
corrisponde ad usare la struttura principale (isostatica) per calcolare lo spostamen-
%// to.
1.19 (a) Applicare il metodo di Ritz per gli spostamenti al sistema di fig. 1.18,
CD trascurando le deformazioni dovute al taglio e considerando la seguente successione
minirnizzan te
v = qlifJl ifJl = x(x-L)
V= qlifJl +q2ifJ2 ifJ2 = x 2(x-L)
v
fig. 1.16
(b) Generalizzare il procedimento risolutivo ad una distribuzione continua di mol-
1.16 La dimostrazione data nel testo dal principio della minima energia compIe. le, cio alla trave su suolo elastico.
mentare fondata sull'espressione degli sforzi totali come p

O' = O'P+O'c
dove ~P una soluzione particolare per gli assegnati carichi di superficie e di volume
y.v~~-X
~ J;-;'
e.O'o e, un campo di sforzi autoequilibrato. Questo approccio alquanto restrittivo
SI PU? a~o.ttam:. u~o .piU generale, inlponcndo soltanto che siano soddisfatte I~ J
L/2
J
L/2
J

equ:mofil d! equilibno mdeflnite, nell'intemo de! solido.


Venficare che il funzionale appropriato fig. 1.18
44
45
1.20 Con riferimento all'esercizio 1.8, applicare il metodo di Ritz negli sposta- y
menti a 1Tp particolarizzato alle vibrazioni periodiche libere. Illustrare il procedi-
mento mediante la trave di fig. 1.19.
~=cE-(;)~
'----,I::-t---
v=(t(x) ) sin(wt+cl X
O=ql CPI +...
I, a a ~I

fig. 1.21
I- L -I 1.22
fig. 1.19
1.21

JRv
T/a solo def~rmazione
fig. 1.20 U aSSIale
In problemi bidimensionali di lastre, campi tensionali staticamente ammissibili pos- ~p
sono essere generati mediante una funzione degli sforzi lj;. Le equazioni di equili- fig. 1.22
brio
a a Si consideri una lastra sottile quadrata con correnti (nervature di irrigidimento)
ox (Jx +iy'txy+bx = o saldati su tre lati. Il vincolo tra corrente e corrente di cerniera. Si suppone che il
a a pannello sia in regime piano di tensioni tangenziali (T) e che sia trascurbile la
a'tXY+aO'Y +by = o flessione dei correnti. Assumendo T come incognita, si impieghi il principio della
sono soddisfatte se si scrive x 0
2
y a minima energia complementare per stabilire la dipendenza di T da P. Si determinino
2
inoltre u e v.
O'x = or 1jJ O'y = ox2 1p l
02
'txy = - oxoy !p
1jJ = 1jJp+1pc
dove
1pp = soluzione particolare per b e ii
'Pc = soluzione omogenea (b = ii = O)
Nel metodo di Ritz si sviluppi lj; nella forma

(a)
e si generino in base ad (a) i campi tensionali. Illustrare il procedimento applicando-
lo alla lastra rettangolare a carichi di estremita distribuiti con legge parabolica (fig.
1.21).
47

2. IL METODO DEGLI SPOSTAMENTI ED IL METODO DELLE


FORZE NELL'ANALISI DEI SISTEMI DI TRA VI

2.1 Introduzione
In questo capitolo vengono sviluppati i due procedimenti di base nell:an.alisi delle
,strutture, e precisamente quello degli spostamenti e delle forze. con ri[erimentoai
sistemi piani di travi. I metodi sopracitati vengono ricavati mediante l'applicazione
del principio di Minimo dell'energia Potenziale Totale e di quello di Minimo del-
l'Energia Complementare l1spettivamente. Tali metodi vengono anche derivati me
diante manipolazione opportuna delle equazioni che governano il prablema elastico.
;La trattazione lirrlitata ai sistemi lineari, cio ad un comportamento del materiale
elastico lineare e ad equazioni deformazioni-spostamenti lineari. Le equazioni deri-
vate per un sistema di travi a comportamento lineare possoT).o essere considerate
'esatte' in contrapposizione alla natura approssimata delle stesse equazioni per l'ana-
lisi dei sistemi continui bi e tridimensionali che verranno considerati nei prossimi
capitoli.

2.2 Il metodo degli spostamenti. Le strutture reticolari


Il metodo degli spostamenti viene introdotto con riferimento alla travatura reticola-
re di fig. 2.1. Per semplificare la discussione si assume che non vengano assegnati
cedimenti vincolari n variazioni termiche.J::e incowi!e spostamenti sij<ientificano
_con i due spostamenti nodali (u, v)rjferiti al sistema cartesiano ortogonale globale
(x,y).
Poich le defomlazioni e gli sforzi sono costanti lungo ogni singola barra, si denota
con e =EL l'allungamento e con F = aA la forza assiale, dove L e A denotano
rispettivamente la lunghezza della barra e l'area della sezione. Il materiale si assume
elastico-lineare e con coefficienti elastici costanti lungo le membrature.
Dapprima si derivano le equazioni nelle incognite u e v mediante l'applicazione del
Principio di Minimo dell'Energia Potenziale Totale, quindi si discutono i punti
necessari per la formulazione matriciale del problema.

Y,v
P~,.;...:.<.:=---=-=---<:y/

fig. 2.1
Travatura reticolare con -tre aste. Lunghezza delle aste: LI =2/V3L; L'l. =L;
L3 =21v'3 L. Area delle sezioni rette: AI =2/V3 A;A 2 =A;A 3 =4/V3 A
----------------------------
---,
48 49

Le equazioni che legano gli spostamenti del nodo non vincolato agli allungamenti
delle aste sono: no in semplici manipolazioni algebriche; tuttavia queste ultinle possono diventare
proibitive per l'ingegnere quando il numero delle incognite cresce considerevolmen-
v'.r v
el = - - u - - ez =-u V3 V
te.
2 2 Pa =--u+- (2.1) Al fme di programmare lo schema di soluzione (cio il metodo degli spostamenti)
- 2 2
necessario identificare le varie fasi, rappresentare le operazioni in fonna esplicita,
dove e si ritiene positivo se di allungamento. Considerando il materiale elastico
utilizzare la notazione matriciale.
lineare, si pu esprimere illeiSame forza assiale-elongazione per l'asta i come
In seguito si descrive l'applicazione del Metodo Matriciale degli Spostamenti al-
AiE l'esempio di tre aste.
Fj = --y; ej = kjel (2.2)
La procedura generale consiste di tre fasi principali:
e l'energia di defonuazione come 1. L'allungamento dell'asta viene espresso in funzione degli spostamenti dei due
nodi di estremit.
(2.3)
2. Si esprime la relazione forza assiale -:- allungamento dell'asta mediante le proprie-
L'energia di defonnazione totale si ottiene come somma dei contributi delle singole t geometriche e meccaniche dell'asta. Utilizzando i risultati del punto l, la
aste: forza assiale si esprime in funzione degli spostamenti dei due nodi di estremit.
3. Si pongono le equazioni di equilibrio dei nodi. Tali equazioni sono espresse nelle
(2.4) incognite spostamenti nodali.
La fig. 2.2 raffigura una generica asta comunque orientata rispetto al sistema di
e l'energia potenziale dei carichi esterni coinvolge un solo temline: riferimento globale, i cui nodi di estremit vengono denominati i e j. L'allungamen-
Q =-Pv to e viene defmito come l'aumento della lunghezza dovuto agli spostamenti dei
t2.5) nodi. Per piccoli spostamenti e coincide con la proiezione dell'allungamento sulla
Gli spostamenti u, v corrispondono ad una configurazione di equilibrio elastico
direzione iniziale dell'asta. Assumendo come verso positivo quello dal nodo j al
sotto il carico P se rendono stazionaria l'Energia Potenziale Totale 7Tp = v + .Q
nodo i, e si pu esprimere come
orr. = 0/' (2.6) en = (u;- Uj) cos e+(v;-vJ) sin e (2.9)
per flu, flv arbitrari
Esplicitando 07Tp si ottiene
a a
onp = au (np) ~u+ av (np ) ~v
da cui, ricordando la (2.6), si perviene alle due equazioni di equilibrio:

o (np ) = AE(13
au 2L "TU-TV = O
-0)
ava (n p) =
AE(3 0)-
2L IV-TU -p = o
(2.7)
L

La soluzione risulta essere: + verso positivo j -+ i


1 PL 13 PL
U = 3y'3 AE v=--- (2.8) Hg. 2.2
9 AE
Convenzioni per la generica asta. A, area della sezione normale; E modulo di elasticit
Ottenute le incognite spostamento si possono dedurre le forze nelle aste mediante le
(2.1) e (2.2). Non difficile dimostrare che la soluzione (2.8) corrisponde effettiva- Ricorrendo alla notazione matriciale si defmisce
mente al minimo assoluto della funzione 7T
= [cos e sin e] = matrice riga che contiene i coseni direttori
L'utilizzo del Principio del Minimo dell'E~ergia Potenziale Totale si rilevato con-
t:J.
n
della direzione dell'asta nel verso positivo
veniente nella misura in cui sono richieste solamente le relazioni allungamenti-spo- (2.10)
stamenti 110dali e forze assiali-allunganlenti delle aste. Gli ulteriori sviluppi consisto- u; = lUi} = matnce colonna che contiene gli spostamenti
VI del nodo i nel sistema di riferimento globale
50 SI

Con questa notazione l'equazione (2.9) diventa Asta + nodo --!lodo


eli = (Xn(U/-Uj) (2.11 ) I 2 1 (2.19)
La forza assiale in ull'asta funzione di e, cio 2 2 3
3 2 4
FII = k,en = knCf.,,(u/-- u}) (2.12)
e l'energia di defonnazione di un'asta pu esprimersi come Utilizzando tale tabella, l'equazione (2.18) si pu esplicitare per tutti i nodi come

OIl = ~-Fne" :;: (UI - ujY (knCi.;;Cf. n) (u,- ti)


(2.13) P1 = k1ul - k 1U 2
Rimangono ora da detenninare le forze alle estremit dell'asta nel sistema di riferi. P2 = (k 1 + k 2 + k 3)U2 - k) Ul - k 2u3 - kauJ
mento globale e quindi di scrivere le equazioni di equilibrio dei nodi. Si indichino (2.20)
Fa = kzua - k2Uz
Fn(i) = {Fi}
x
F} asta Il
Fn(j) = {Ff}
.,
Ff, asta /I
(2.14)
P4 = k aU4 - kauz

le matrici colonna delle forze interne di estremit dell'asta nel sistema di riferimen-
to globale. Esse contengono le componenti di Fn rispetto al sistema di riferimento
g1ob81e X, Y (si veda la fig. 2.2), cio

Fn(i) :::: Fnl;l.;; Fn(j) == -FnrJ.;; (2.15)


Al fine, sostituendo in (2.15) la (2.12) per FII si ottiene

F,,(i) = kn(u/-uj)
F,,(j) = kn(u) - Wl) (2.16) fig. 2.3
Schema di numerazione dei nodi e degli elementi
dove kll viene denominata la matrice di rigidezza dell'asta Le equazioni di equilibrio per tutti i nodi diventano

qJ =:xm (2.21)
k =
n .
(:i~)
L 1/
C! T C!
""
~:,: (AE)
L
[COS 2

cose sin 8
() sin 8 cos ()]
2 (2.17)
sm 8 asta Il

Si noti che ff ll dipende dall'orientslnento dell'asta, mentre il coefficiente di rigidez-


za k:::: AE/L una proprieta intrinseca dell'asta.
Le equazioni di equilibrio del generico nodo si ottengono eguagliando le forze
esterne ivi applicate alla somma delle forze interne che provengono dalle aste che al
nodo sono connesse. Si consideri il nodo q. Siano l'qX e Pqy le componenti del
vettore Pq delle forze esterne applicate al nodo q. L'equazione matricia1f~ di equili-
brio del nodo q si espdme

q
3/4 y3/4 -3/4 -y3/4 O O O O
O
UI l
1/4 -y3/4 -1/4 () O
Pq :::: {P .,} = I Fn( ) (la sorrunatoria estesa a tutte le (2.18) J
O -3/2 y3/2
VI

Pqy aste che sono connesse al nodo q) 13/4 - y3/4 -1 Uz


AB 3/4 O O y3/2 -1/2 Vz
Al fme di assemblare le equazioni, necessario specificare le connessioru di ciascuna =-y: O O O Ua
asta, cio il nodo positivo (i) e quello negativo (j). Tali nformazioni venqono O
raccolte in una tabella che vh~nt': denominata elJe illdde/1ze delle aste.
O O V-a
-
La fig. 2.3 mostra il V("r"o positizJC; dell!;; asie. Si ossep,' che la scelta arbitrariz__ Di simm. 3/2 -y3/2 U4

sotto viene riportata delle incidenze 1/2 V4


52 53

dove ~, Q/., 1) sono rispettivamente la matrice di rigidezza, il vettore degli sposta-


menti e quello delle forze esterne per l'intera struttura.
2.3 Il metodo delle forze. Le strutture reticolari
l Le condizioni al contornp per questo esempio sono Si applica il metodo delle forze alla struttura reticolare del paragrafo precedente. Le
Ul == VI = Ua = Va = U4 == V" == O equazioni di equilibrio del nodo 2 (si veda fig. 2.4)
PX2 == O PY2 == P (2.22)
Poich le forze esterne corrispondenti ai nodi vincolati sono le relazioni vincolari, le
equazioni corrispondenti ai nodi i cui spostamenti sono assegnati eguali a zero,
possono essere eliminate. Quindi il sistema (2.21) si riduce a due equazioni nelle P
due incognite U2 e V2. 2 ~~""""''''==m======---<:y;; 3

{ p~} == AE[ 13/4 -yl3/4J


L -yl3/4 3/4
{U2}
V2
(2.23)
4
Anzich eliminare le righe e le colonne corrispondenti agli spostamenti assegnati /

eguali a zero, si pu mantenere il numero originario di equazioni ponendo eguale ad fig. 2.4
uno i termini diagonali corrispondenti della matrice di rigidezza e ponendo eguale a Rappresen tazione delle azioni interne
zero i termini non diagonali. Tale forma modificata diventa .,
rappresentano il punto di partenza:
1) == ~Q/.

I
yl3 yl3
O - - FI - F2 - - Fa = O
O O O O O O 2 2
g] l O O
13/4 -yl3/4
O
O
O
O
O O u,
VI FI Fa
--+-==P
-
(226)
O O U2 2 2
P AE 3/4 O
=- O O O 11 sistema risulta una volta iperstatico (due equazioni e tre incognite). Si assume Fl
O L V2 } (2.24)
O O O Ua come incognita iperstatica e si risolvono le (2.26) in termini di F t e F3.
O simm. 1 O O
O
1 O v, J
U4
F2 == -yl3P-yl3FI
O (2.27)
V4 Fa == 2P+FI
Si ricava l'equazione risolvente nell'incognita iperstatica Fl ,mediante l'utilizzo del
Se gli spostamenti assegnati non sono nulli, si deve modificare anche il vettore dei
Principio di minimo dell'Energia Complementare. Sia essa rappresentata da
'*
carichi esterni. Si supponga V4 =V4 O. Si deve includere il contributo di Tf alle
forze del nodo 2. Inoltre si deve porre Py 4 L/EA =V;;. L'aspetto filiale 4
equazioni di equilibrio diventa delle 1te == L: ({)e, ] - reazioni
ste
.2.: diRi (2.28)

O dove <Ve,] l'energia di deformazione dell'asta j e di rappresentano gl~ spostame~ti


O O O O O O
O O UI imposti. ~ell'esempio in considerazione (elasticit lineare ed assenza dI deformazlO-
1 O O O O O O ni inelastiche dovute a variazioni termiche).
2 -(v3/2~ 13/4 -yl3/4 O O O
VI
O
~ (~E)]Fl = ~ hFl
PL/AE+ 1/2 4 U2
= 3/4 O O O O ({)c,] == (2.29)
O V2
1 O O O Ua
O
1 O dove li = l/k = coefficiente di flessibilit dell'asta j. Sommando i c~tributi di .tutte
le ast~ e su;ponendo che non vi siano cedimenti vincolari, cio di = O, 1Te rISulta
O O Va
simm. 1
ii" O U4 eguale a({)c, dove
V" J
(2.25) /71
'Ve
L (F21+ F22+2
= -2AE FN) (2.30)
55
La stazionariet dell'energia complementare rispetto ad una qualsiasi variazione
delle incognite forze interne si esprime eTF." = el-V3e2+ea = O (2.39)
{mc =O per qualsiasi AFI Le equazioni elongazioni-azioni assiali delle aste
dunque
(2.31) e :::: Sf = Sfp+SfxX
onc /8F I = O
dove (2.40)
Particolarizzando la (2.31) all'esempio in esame, cio utilizzando le (2.30) e (2.27)
si ottiene
ii O O
S= O h O
[ O O la
(2.32)
e
Sostituendo la (2.40) nella (2.38) si ottiene
Fl+fP = O
(fxTS'~
Ix
~TR - FTSf
)X ~ d." x p
Nel seguito il metodo delle forze viene descritto con notazione matriciale. Si defini.
scono anzitutto che si pu scrivere nella fonna
fX = h (2.41)
f --. {Fl, A'2
l:' '" } =la matrice colonna delle azioni assiali nelle aste Le (2.41) rappresentano le condizioni per la stazionariet dell'Energia Complemen-
R = {R1, R z . } = la matrice colonna delle reazioni vincolari (2.33) tare che si pu dunque esprimere come
X = {X], X 2 } = la matrice colonna delle incognite iperstatiche ne = i X TfX - il TX + costante (2.42)
(vuoi azioni interne, vuoi reazioni vincolari)
Le equazioni di equilibrio dei nodi si possono esprimere come
2.4 Le equazioni che governano l'analisi delle strutture reticolari
f = fp+fxX (2.34)
R"" R[J+ RxX Si sono descritti fmo ad ora due procedimenti (il metodo degli spostamenti e quello
Le equazioni risolventi nelle iperstatiche X sono equazioni di congruenza che si delle forze) per l'analisi elastica lineare delle strutture reticolari. Per completezza si
possono ottenere manipolando le equazioni allungamenti delle aste-spostanlenti dei mostra come entrambi i metodi non siano altro che metodi di soluzione dell'insieme
nodi. Per esempio dalla (2.1) si pu dedurre generale di equazioni che governano il problema elastico. I
Le equazioni elongazioni delle aste-spostamenti !lodati si esprimono nella fOffiia:
(2.35)
e = Am (2.43)
quando non vi siano cedimenti vincolari. E' tuttavia pi opportuno utilizzare Il
Principio delle Forze Virtuali nella fonna Per semplificare la notazione si suppone che non esistano cedimenti vincolari. La
matrice A costante quando si considerino piccoli spostamenti. Le equazioni di
L et LlF, =: 2: d j LlR} (2.36) equilibrio dei nodi si possono ottenere mediante assemblaggio dei contributi delle
aste rcazlum
singole aste che convergono nel generico nodo. Risulta tuttavia pi conveniente
valida per un qualsiasi sistema di forze interne Mi e reazioni vincolari ARi auto- ricorrere al Principio degli Spostamenti Virtuali nella forma
equilibrate. Ponendo
F~e = epT 8 m per un qualsiasi S m (2.44)
e = {el, e2 } = la mahice colonna degli allungamenti delle aste (2.37)
Differenziando la (2.43)
chiamando Fx la matrice dene distribuzioni di azioni interne autoequilibrate dovute
alle iperstatiche X ed Rx la matrice delle corrispondenti reazioni vincolari si ha !5e = A o(U (2.45)
che sostituita nella (2.44) fornisce le equazioni di equilibrio dei nodi
lTfx = cFRx (2.38)
(Si osservi che la 2.38 valida peLun qualsiasi tipo di legame costitutivo). i'iella
ep = ATF (2.46)
struttura in esame si pu porre: d=O, X=F 1 , Fx ={1,....y3, l}. La (2.38) si I leg,unj costitutivi delle singole aste si possono rappresentare
esplicita nel modo seguente
e = Sf+eo (2.47)
56
57
dove eO contiene gli allungamenti iniziali (per esempio dovuti a variazioni tennI-
che). Sostituendo la (2.43) nella (2.47) si ottengono le relazioni forze assiali-spo- e sos t 1't ue ndo il risultato nella seconda delle (2 .54) SI. Perviene alla seguente rela-
stamenti nodali
zione di congruenza _ A A -le (q equazioni) (2.56)
SF = A(l(- e O e2 - 2 l 1
(2.48)
Le equazioni che governano il problema elastico si possono dunque riassumere Si pu constatare ch e l a(2. 56) equivalente
. . alla (2.38 ) .I n f at t l SI. esprimano le
nelle equazioni di equilibrio (2.46) e le equazioni forze assiali-spostamenti nodali . . di equilibrio in forma parhzlOnata
equazlOlll
(2.48). In forma matriciale compatta possono essere riscritte come
rp = AiFl+A~F2 (2.57)
[-;T ~] {~} = {~} (2.49) SI. ponga X - F 2,. risolvendo la (2.57) nella incognita F) e riassemblando F si

dove la matrice dei coefficienti simmetrica ma non definita positiva. Il metodo


degli spostamenti e quello delle forze possono essere visti come due diverse pro-
pmi,n"l]' ~ [(~-')T<Pl + [( -A\ A"i'l X ~ F,+F,X (2.58)
cedure per la soluzione delle equazioni (2.49).
Nel metodo degli spostamenti si ricava dapprima F in funzione degli spostamenti l l (2 56) equivalente alla F re=: O. . f .
m dalla prima relazione Ne discende c le a . . . de1 ttore allungamenti, 111 unzlOne
Il passo fmale consiste .nella sostltuzlOn(; 58 ) ~:lla (2.56) che dunque risultano
delle azioni assiali tranute le (2.4 e . 7!
,
(2.50) funzioni delle sole incognite iperstatJche X.
Le equazioni di equilibrio diventano

(A T S-IA)1t. = 1)+A T S-l e o


2.5 Il metodo delle forze. Le travi . . ..
'Xm = 1)tot (2.51)
. .I t . . orarIe
dI' fig 2 5 P OSI't'Ive le, rotazlOru . e d'l momentJ. pOSItIVI
. he
Si potrebbe calcolare la matrice X dal triplice prodotto matriciale ma pi con- Si conslden a rave . ~ .. .. . Lo scopo e que II o dI' stabilire le equazlOlll c
veniente sovrapporre i contributi delle matrici di rigidezza dei singoli elementi. che tendono le fibre m ~non. f delle sezioni di estremit dell'asta.
legano le forze interne aglI spostamen I . . .
Nel metodo delle forze si ricavo, ,li dalla prima relazione della (2.49). Si SUpponga
Carico dlstnbUlto
la b sia il numero delle aste ed n il numero degli spostamenti incogniti. Dunque
che
arbitrariamen te
2
(2.52)
rappresenta b equazioni in n incognite. Se b < n la struttura ipostatica. Esclu-

I
y +~rso positivo
dendo tale situazione e indicando con q =: b-n il numero delle incognite iperstati-
. che, si possono partizionare Opportunamente la matri::e A ed il vettore e in modo l' L
tale che le prime n rigl1e di A determinino una sottomatrice Al (n X n) non-singo- F,AfJ
I
81
"'II ~
lare (da un punto di vista meccanico ci corrisponde ad una scelta della struttura
Principale isostatica non labile),

= {Al} (nXn) Vj' '" --8 ;:;


A
A 2 (qXn)
e= {elI (nx 1)
e2 (qX 1) (2.53)
2

Le equazioni allungamenti-spostamenti si possono esplicitare nella fonna Convenzione di ~egno. (101)


per il momento ed il taglIo
Alli. = el (n equazioni) fig. 2.5
A 2Q,.{ = e2 (q equazioni) (2.54) Simbologia per l'elemento di trave. Metodo delle forze
Risolvendo la prima in funzione di m.
m. = (AI )-lel Gli spostamenti del nodo p~s sono
? essere determinati considerando l'asta inca-
.. d 11 F e Virtuali. Si trascura la deforma-
trata in 1 ed utilizzando il Pnnc1pl~ . e e orz
(2.55)
~ione a taglio per semplicit di esposlZ1one.
58
S9

Il Principio delle Forze Virtuali si esprime nel caso di una trave trascurando la S11 = - S22 = L/3EI
deformabilit a taglio (2.65)
S12 = -S21 = L/6EI
(2.59) Di seguito si illustra l'ap~licazione delle equazioni (2.63) alla soluzione di due
Applicando Opportunamente la (2.59) al calcolo degli spostamenti del nodo 2 si travi continue e di un telruo.
ottiene

e2 ~ e + l il. (-Z) dx

M Esempio l d. fig 2 6 La trave viene divisa in


f
Si consideri la trave co~tmua a 2u viene riportata la numerazione degli el:men.l
'L . d e campate I I . . .
V2=Vl+Le1 + o [-(L-X)]El dx j due elementi e tre nodI. I.n fig . :
6
. distribuito n alcun cedimento vmcola-
Ricavando O1 dalla seconda equazione e sostituendo nel1a prima si ottiene dei nodi. Poich non eSIste ne y cal1~o !
e _ 0o :::; (J0 = O e le relazioIll rotazlOn,-mom
enti di estremit per l'elemento

(Jt = 1p+ iL (1 -f) ; dx


re, '" - 1 2
(i) si riducono a
[S11 S12] {M:~:}
{8<f} =
82 == tp_fL ~ M dx e(~> S21 SZ2 M 2
o L El (2.60) .
Si impone la continuit della rotazIOne e del momento al nodo 2.
1jJ = (V2 - vl)/L 81P = 8<i) == 82
il momento M(x) dipende dai valori di estremit e dal carico distribuito. Pu M<! = M<i> i'E M2
venire espresso nella forma

M = M l [1-(x/L)J+M2(x/L)+M<> (2.61) (_M CD X 2 @ X 3


~; .__Fr_-__*;..:..;/_-;-_
dove ftf' la funzione momento dovuta al carico distnouito e calcolata sulla tra-
ve considerata semplicemente appoggiata. Le forze di taglio alle estremit si espri-
mono come
Fr. ;;;;.
L L
11'1 = Vf-1 (M2 -M1)

Va =: v~+ 1(M2 -M1)


(2.62) Rotazioni

-M
Si noti che la funzione momento e la funzione taglio risultano completamente '4 HTI)
Momento flettente
detemnate noti che siano i momenti di estremit. Sostituendo la (2.61) nella
(2.60) si ottiene

Vl = ;p+SUMI +S12M2 +87


e'l = tp+S21M1 +S22M2 +()g (2.63)
Azione tagliante
dove i coethclenti di tlessibilit Sij sono tOmti dalle seguenti relazionr

S11
I L 1 (
== o -El l - -)
L
cix
x" 2

I L
SO"=:::
". o
--1 _
El L
(X)2 dx
S
12 == -
Se la trave prismatica
S
21
i
== o LEl
1 (,l ~ I X) X ,
L CL..
(2.64) Reazioni
CI======tr=~_=M======~1-#L
r~t' 2L ..

ug. 1..6
Trave continua. Il metodo dellb forze
60
61
si eguagliano i momenti di estremit degli elementi ai momenti dei nodi 1 e 3
M<}> :::: MI M<~) Ma ('
:.
=:
<D X X
Le espressioni che forniscono 8 I e 8 3 in funzione dei momenti ai nodi MI,
ed M3 diventano
M
2 t7" Fr ~3
L
L
(
L :
e 6Ei (2MI + M 2)
l =:

Sp.ostamenti L.c:":::C..~~_-_~---=e:::::2
e ==-__~
L (a) I -5
ea 6EI (-2M3 -M2)

~
=:

L L Momento flettente ~ iPL


6EI ( - MI - 2M2) =: 6EI (2M2+M 3 )
(b)
(0) ~
Infme si pongono le condizioni al contorno sui momenti
Azione tagliante 1IIIIIIIIIIiWlllllilii IIMp
e si ricava M2 dalla (b).
Ma =: O fD:J~ -,~PIIIIIIIIIIIB III! 111111.

M 2 =-M/4
Reazioni I I
Le rotazioni si ricavano dalla (a) e le azioni di taglio dalla (2.62).
-!
is5 P P tis P
Il -

It ~)t6t~)tl
Elemento (1) V<i>
~I It
=:
<D @
2 I

Elemento (2) fig. 2.7 ,


Trave con carico concentrato in mezzeria suddivisa in due elementI
si osserva che
I diagrammi del momento flettente, del taglio nonch rotazioni e reazioni vinco-
lari sono rappresentati in fig. 2.6. 1p(2) = -IJ!{l)

, h i due elementi hanno eguale lunghezza.


Esempio 2 Le con d"lZ10ru. al con t'orno richiedono che 8
pOlC O
MI = O 3 =

Nell'analisi sopra esposta la rotazione rigida I/J della corda congiungente i due 110- Con tali posizioni (a) e (b) diventano
di di un elemento era nulla. Se si pone un nodo in mezzaria di una trave come in
fig. 2.7, sono necessarie ulteriori equazioni per la determinazione delle rotazioni 6EI
I/J. M2+2Ma+y 1p(1) = O

Di seguito vengono scritte le relazioni che fOrniscono eI, 8


L
3 4M2+Ma- 2 y6EI) 1p(1) = O (c)
(
e 1 =: 6ifj(2ivIr +M2)+1p(I)

L
. e Viene
E' necessaria ancora una equazlOn. he imponendo l,equil'b'
, d dottenuta 1 n o delle
e 3 =: 6ifj(-2Ma-M2)+1p(2) (a) forze verticali al nodo 2. Dalla fig. 2.7 SI e uce c

La continuit della rotazione nel nodo 2 si esprime -P=V~+VT ~


Le forze di taglio alle estremit sono l
El
M I +M2 +M3 +6_C1p(2)_1p(I =: O
L (b) vq) = TCIv!2-M1)

l
VIi) =: -yCM3 -M2)
62

La (d) diventa 63
2M3-Ma == -PL
(e)
Eliminando !/I dalla (c) Le relazioni di congruenza e condizioni al contorno sugli spostamenti sono

6M2 +SMa = O e<p = e1 =O


(f)
e lisolvendo la (e) e (f) si ottiene e<p = G(i) = O2
(a)
e(~) = 6<i) = e3
-[liPL Ma tPL
M2 = = 8(~) = e", = o
La rotazione rigida ;/, (1) s' ott' d '
. y 1 lene a una qualsIasi equazione delle (c) Utilizzando le relazioni di flessibilit degli elementi le (a) si possono riassumere in
6El 7 funzione dei momenti incogniti (MI'" M 4 ) e delle rotazioni (1/1(1) ... 1/;(4).
-PL _?p(l):::::
L 16
La fig, 2.7 presenta i diagrammI delle azionI Interne; Lv' l
particolare pu essere ottenuto med'ant 'l P' .:
.
~pOStameIlto al un pUlllu
6EI (2/'-h +M g) + lp(l) =O
I e l nllclplO delle Forze Virtuali (2.59). l
6EI (MI +4M2 +M3 )+(1p(Z)_tp(l = O
Esempio 3 (b)
_1- (Mz+4Ma+M4)+(tp(:})_1p(2) = O
Come esempio fmale del metodo delle forze' ' .. 6EI
?13trici di flessibilit degli elementi sono iden:iIc1~~nSI~er ~poErtale di fig. 2.~. Le l
l tre elementi. pOle le , , l sono UgUalI per 6EI (Ma+ 2M4)--?p(3) = O

{eCi)} __
' [ 2 21] {M~)l {?p(/)}
Il numero delle incogrte si riduce a tre se si considera il comportamento antisim-

~(~)rot~:6~~ e ~ 1\11 - M~) I,~ yP)


metrico della struttura, cio
Si assumono positive ,
le fibre interne. . . .. orane e POSItiVI l momenti che tendono .M4 = -MI
M3 =-M2
1p(2) = O
(c)
~o 2Fi=::::::'::=:=;>j~:3:::,-
M},nl p __ p
'll'l' :") 2
.l(

M,f\~
\ v.:fn) +verso _ tp(3) = tp(l)
2 +

v. t\0\l fnL
CD @I I Utilizzando le (c) le due ultime equazioni di (b) sono sovrabbondanti. Si devono
(!)
dunque considerare solamente le due seguenti equazioni
3 I Convenzioni '';: 4
v "4:J sulle azioI' - l
H interne Geometria 6EI (2M! +M2)+tp(1) = O
(d)

L'equazione aggiuntiva si ottiene come equilibrio delle torze orizzontali che agi-
scono sulla trave, cio i due tagli delle colonne pi il carico concentrato; (vedi fig.
2.8)
Deformata
TaglI
p = V(r)- vq)
fig. 2.8
Portale. Metodo delle forze = L1 (Ma-M4) - L1 (M2 -M1) (e)

2
= L (MI + M z)
-------- ~------~~~.,~---~----

.J
64
65,
La soluzione di (e) e (d) fornisce
Nel seguito ci limiteremo ad elementi prismatici. Le forze di taglio alle estremit
2 3 sono detenrunate da equazioni di equilibrio dell'elemento (vedere (2.62
MI = -Pl
7 M 2 =--Pl
14
1p(I) = -2 Pl2
84 El
I risultati sono rappresentati in fig. 2.8.
(2.69)
.V2 = V2. 6f; r81+82_2(V2~IV)]
0-

2.6 Il metodo degli spo~tamentj. Le travi


dove Vj, o sono le forze di taglio dovute al carico distribuito considerando i nodi
Nel metodo degli spostamenti le relazio' '. . dell'elemento bloccati.
forze interne in funzione degl' ru c.oshtutIve deglI elementi esprimono le L'azione assiale si pu esprimere in funzione degli spostamenti nodali nella forma
. l 1 spostamentI nodali alle e t .,
nso venti sono equazioni di equilib' d' d' . s re1Dlta. Le equazioni Ab
nodal'1. no el no 1 espresse 111 terntiru' d'I spostamentI. FI = FI.O-y(U2-UI)
Nel seguito si illustra l'applicazione del d . (2.70)
vi prismatiche. meto o deglI Spostamenti a sistemi di tra- AE
F2 = F2.O+ y (U2- Ul)
Le relazioni forze-spostamenti dell'elemento si otten dove F j o rappresentano le forze assiali alle estremit dell'elemento dovute al cari-
(2.63). B' conveniente assumere la stessa con . ~ono per inversione della
rotazioni (vedere fig. 2.9). venZlOne dI segno per i momenti e le co assiaie distribuito pensando i nodi bloccati. Usando la notazione matriciale, si
deflnisce

/k'
fro
F = {F, V, M} = matrice colonna delle forze interne ad una estremit
(2.]7)
u = {u, v, 8} = matrice colonna degli spostamenti di una sezione di estremit
Le relazioni forze interne-spostamenti nodali per le due estremit di un elemento
;;JE~~~ F,'-;-(r.h:,8 ~~F"u,
1
si scrivono come
FI = FI 0+ K l1 UI + K I2 U 2
,v, IJ! I k': v. (2.72)
Sistema di I 2' Z Fz = F2 0+ KI;u I + K22 U 2
riferimento ~ J dove le sottomatrici K 11, K 12, K 22, della matrice di rigidezza dell'elemento sono
Sm' b I '
locale (trave)
1 o ogla per l'elemento dI' t
sono positivi se orari
I

fig. 2.9
rave - metodo degli spo t
L

'.
I

s amenti. SI osservi che M, O e 1/1


Ku ~~ l AlI
Slillm.
O
I2/V 6:L]
Le relazioni mo t' '.
men l-rotazlOru alle estremit dell'elemento sono
MI = MI. 0+k1181+k1282-(kll+k12)(V2_Vl)/L
M = M 2, 0+k 1281 +k2282-(k12+k22) (V2- Vl)/L
2 (2.66)
K12 =
El
T
[-AlI
O
O
-12/V
- 6/L
O

+] (2.73)

~ ~[
dove MI o. .sono 1. momentI. dovuti al c ' d' . . O
sono espressi dalle

k 11 =-S2dS
anco lstnbulto. I coefficienti di rigidezza

k 22 = Sl1/S k 12 = SI2/S
K" .
Slillm.
AlI 12/V
-+]
Come gi stato ricordato precedentemente, le equazioni risolventi sono le equa
S = - (S11S22 -Si2) zioni di equilibrio dei nodi espresse in funzione degli spostamenti.
(2.67) J,
Quando l'elemento prismatico., (2 .67)' Si scelga un sistema di riferimento globale rispetto a cui si definisce la geometria
SI semplifilcano e la condizione di carico. Le matrici di rigidezza degli elementi ed i vettori delle
kn = k 22 = 4EI/L k 12 = 2El/L
(2.68)
~ forze nodali, dovute ai carichi distribuiti lungo gli elementi considerati. a nodi
!e. fissi, devono essere trasformati dal sistema locale a quello globale. Si utilizza l'in

~
66
67

dice g a ricordare le quantit defUlite nel sistema di riferimento globale. Se con R 3


si indica la matrice di trasformazione dal sistema di riferimento globale a quello
locale, tale che

(2.74)
le forze nodali e la matrice di rigidezza si trasformano secondo le (2.75)

Fa = RTF
I(g = RTKR (2.75)

Nel seguito la procedura identica a quella seguita per i sistemi reticolati. Le


equazioni di equilibrio del generico nodo q si scrivono come

fig. 2.10
(2.76)
q "" 1,2, ... , numero dei nodi Sistema di due elementi

(la sonunatoria va estesa a tutti gli elementi che incidono nel nodo q)
Esempio 5 E-
Per tutti i nodi
r u due can1pa t e d1, fig , 2.6, Essendo nulla, la lorza
Si consideri la trave :,on l~ua : O l'e uilibrio alla rotazione dei tre nodI
assiale ed essendo V1 - V2 V3 , q
(2.77) M(P=M
che, introducendo le condizioni al contorno e modificando il vettore delle forze
estelTle, diventa: M(P+M(~) = O (a)
q; to! = ::K.galg M(~) =0 ..
. . 'nare le incognite rotazioni. Sostituendo j momenti ID
sono sufficlentl per, de~ernu. l (266) e (2.68) le (a) diventano
Finalmente si risolve il sistema per ali e tramite le (2.72) si valutano le azioni
interne degli elementi.

Esempio 4
funzione delle rotazlom tr;[t~ '; ~ll:~l = l~l
L O 2 4 83 O
Si vogliono derivare le equazioni risolventi per il sistema di due aste illustrato in La soluzione risulta essere 1 (ML )
fig,
forma2.10. La matrice di trasformazione per il generico elemento f si esprime nella
O124El
=.:l. (ML) O= - 2 :2 (~~) Oa = 24 El
"1'
cos I) sin fJ] I momenti vengono valutatI. per SOo"ftuzionc
l nelle relazioni costitutive del smgo I
R= [
-sin fJ cos 8 9""9/ elementi. (2) 2Et(20 + O ) = _~ M
M1=y 2 li 4
Applicando la (2.76) ai tre nodi si ottiene

Bibliografia ,
e introducendo le relazioni forze internespostamenti nodali, si determina
ASPLUND, S ' O .,'~fructural .
Mechallics: Classlcal and Matn'x Methoris, Prenllce-Hall
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Van Noslrand (1965) I)
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MARTIN, H. c.,lntroductlOn
e 1~1 S Methods 01 StruclIIral A/wlysis, McGraw- J
to m atnx
(1966)
68
69
Esercizi
2.1 2.4

Le aste 3 - 6 sono rigide


Le aste 1, 2 hanno eguale rigidezza Y,v
L
L
fig. 2.14
fig. 2. I I
Si detennini lo spostamento u e le azio' '. 1. Indicare la tabella delle incidenze degli elementi.
pio di Minimo dell'Enera;a Potenz'al TntalasSIalI nelle aste 1, 2 mediante il princi-
Co' ",.. 1 e ot e. 2. Determinare l'espressione matriciale per le azioni intente alle estremit degli
me SI possono detenninare le forze nelle aste 3 elementi (vedere (2.16)).
configurazione di equilibrio corrispond al '. ' 4, 5, 6? Verificare che la
2.2 e nurumo assoluto di 7rp 3. Assemblare la matrice di rigidezza della struttura in forma partizionata, cio
in funzione delle singole matrici di rigidezza degli elementi (vedere equazione
(2.18)).
4. Commentare l'operazione di introdurre le condizioni al contorno sugli sposta-
menti.
5. Come si potrebbe includere l'effetto di variazioni termiche nelle aste?
2.5 Se 1) = Xm. rappresenta il sistema delle equazioni lineari di equilibrio dei
nodi, quale espressione assume 1Tp ? Osservando che il minimo assoluto di 1Tp
determinato dalla soluzione delle equazioni di equilibrio, quali conclusioni si pos-
fig. 2.12 sono trarre circa la matrice di rigidezza X ?
Le aste hanno egual rigidezza k Detemu' 2.6 Si risolva l'esercizio 2.1 mediante il Principio di Minimo dell'Energia Com-
mo deIl'E nergIa
. Potenziale Totale.
. nare u e v mediante il P' " di Mmi-
nncIplO plementare. Si consideri una variazione termica nell'asta 5 come pure il carico
2:3 . Come si potrebbero includere gli effetti de' . '. concentrato P.
~Ont tenni che nella funzione Energia Potenzial~~ed~.enh v.mcolari e delle varia- 2.7 Si paragonino dal punto di vista dell'onere computazionale il metodo degli
diante applicazione all'esempio di l 2 13 . SI. illustn tale estensione me- spostamenti e quello delle forze applicati all'esercizio 2.2.
tennica positiva nell'asta ~ ed un cedimI~. 't dqUl ando SIa assegnata una variazione
- en o e nodo 1. . 2.8 Si consideri un legame costitutivo dell'asta del tipo
e =fF-aP

t
CD
fig. 2.13
It
Le aste hanno egual n'a;de ~P,u
",.. Zza ed . . bi
1 canc esterni sono tutti nulli.
fig. 2.15
70
71
Con riferimento alla fig. 2.15
1. Si determini l'equazione d' 2.14 La deformabilit a taglio pu essere espressa dal rapporto V/GAs dove As
ca l congruenza. Si assuma F '
.. ~ come lllcognita iperstati- l'area di taglio, G il modulo tangenziale, e V la forza di taglio che agisce
2, SI determini l' ' . sulla sezione. La fornla generale del Principio delle Forze Virtuali per un sistema
equazlOne nsolvente nell'inco&nita F
2.9 Con rifl~ " I:> 3 piano soggetto a momento e taglio si esprime come (vedere (2.59
~nmento all equazione (2 42) l '
sponde al minimo assoluto d' Q : ' a vera dIstribuzione degli sfo' .
dei coefficienti f?, 1 7Tc ' Uall conclusioni si possono trarre s Il rzl co~n. (a)
u a matnce
:2010 Si deduca un'espressione esplicita e . 1. Partendo da (a) estendere l'equazione (2.60) ed includere la defonnabilit a
esterne in spostamenti nodali p r la matnce .:x-l che trasforma le forze taglio. Si generalizzi anche la (2.63).
. . m. = CX'l)(j) 2. L'area di taglio per una sezione rettangolare 5/6 di A, dove A l'area tota-
m funz10ne della matrice di flessibilit f. Si parta da le. Assumendo G ~ E/12, che corrisponde ad un materiale isotropo con coeffi
ciente di Poisson v = O 3, si valuti il rapporto tra gli spostamenti dovuti alla
Fp = BqJ Rp = QqJ
deformabilit flessionale e quelli dovuti alla defornlabilit a taglio. Quando
, il p'
e si applichi "
nnclplO delle F017.e Virtuali , lecito trascurare la deformabilit a taglio?
211 ur' q (x)

il. . .
Ql.r tJ.fJ)= eT AF-ij"T LlR
. ilizzando la (2.11), si determiI . l' .
esemplifichi per la travatura reticolare : 11,~preS.Sl?ne generale della matrice A Si l ~-}~! O..,-,Q; 2 %3'@$;4 X
equazioni di equilibrio dei nodi' . eserCIZIo 2.2. Si dimostri altres h' 1
212 " SI esprunono come(j)=ATF c e e
. SI nsolva iI problema di fi 2 1 6 ' . L
~edIallte il Principio delle Forze ~jli~ali ~~dlante le eqU{8ZiOni (2.53).(2.56) e fig. 2.18
sIano cedimenti villcolari. . 1 assuma e2 ::: es, ee,} e che non vi
"4 2.15 Si deducano le equazioni che forniscono le incognite M2 , M3 e (J 1, '8 4
nella stmttura di fig. 2.18.
" t Si pensi al carico distribuito sulla prima campata e ad un cedimento vincolare dd
supporto 2. Si generalizzino le equazioni nel caso di n canlpate di eguale luce.
2.16 Si risolva nuovamente l'Esempio 2 utilizzando i risultati dell'esercizio 2.13.
Si calcoli anche lo spostamento sotto il carico P.

fig. 2.16
2:13 Si calcolino eY ti eD nell t .
SI assuma El::: cosi 2 a rave di fig. 2.17 utilizzando l" .
~~M~~
P

;;=" I
b

L
i
-I
x

fig. 2.17
Ponendo.
P=wdx' a=x, b=T. .
. .LJ-:-X, SI de te " l'
un canco distribuito q(x) qual" muro espressione generale di eD eD
degli effetti. Slas1. Suggerimento: si utilizzO I l e 2 per
l a sovrapposizione
\ "
73

3. IL METODO DEGLI SPOSTAMENTI - PROCEDIMENTO GENE-


RALE

3.1 Introduzione

Nel metodo degli spostamenti si assumono come incognite parametri di spostamen-


!o in certi punti del corpo. Il modello di spostamento viene defInito in funzione di
queste variabili disr,rete. Noti i parametri di spostamento, mediante le relazioni di '
congruenza si valutano le deformazioni e da queste gli sforzi in base alle leggi
costitutive del materiale. (">

Il Principio della Minima Energia Potenziale Totale assicura che, se il modello di


spostamento scelto soddisfa alle condizioni di ammissibilita e completezza, l'energia
potenziale totale della struttura discretizzata maggiore di quella corrispondente
alla deformazione effettiva. Al crescere del numero di elementi l'energia potenziale
totale converge al suo valore esatto. Questo implicl! che, nel caso di un solo carico
concentrato, lo spostamento del suo punto di applicazione converge al valore esatto
per valori ad esso inferiori (cfr. capitolo 1) .
. Nel metodo degli spostamenti la matrice di rigidezza della struttura viene costrujta
sovrapponendo per ogni nodo il contributo della matrici di rigidezza dei singoli
elementi. In modo analogo, vale a dire sovrapponendo i vettori delle forze degli
elementi, si genera il vettore dei carichi. InfIne si impongono le condizioni al con-
torno negli spostamenti. Queste operazioni dnno luogo ad un sistema di equazioni
algebriche nei parametri di spostamento incogniti.
Si elencano qui di seguito le varie fasi del metodo.
,-1) Discretizzazione del corpo, cio scelta di elementi tra loro connessi in certi punti
no dali.
2. Determinazione delle matrici di rigidezza degli elementi e dei vettori delle forze
nodali.
3. Assemblaggio delle matrici di rigidezza degli elementi e dei vettori delle forze
nodali per l'intero sistema di elementi e nodi (equazioni del sistema).
4) Introduzione delle condizioni al contorno.
s Soluzione delle equazioni del sistema risultante.
6 Calcolo delle deformazioni e degli sforzi in base agli spostamenti nodali.
In questo capitolo il metodo degli spostamenti viene illustrato come procedimento
generale. I quattro capitoli successivi trattano di applicazioni specifIche relative a
problemi piani, all'analisi tridimensionale, alle pia,,,~ mflesse e ai gusci.

3.2 Discretizzazione in elementi finiti e matrici degli elementi


Nel metodo degli elementi frniti si suddivide il corpo in elementi di volume aventi
dimensioni frnite e si scelgono certi punti all'interno e sulle superfIci di contorno.
75
74 i i'
I "

Si defmiscono poi i parametri di spostamento nodali. !l loro numero e la loro scelta


Gli elementi di volume sono detti clementi 'futiti' poich le loro dimensioni sono dipende dal problema. Per un problema piano negH sforzi si assumono le due
unite; i punti sul contorno sono chiamati punti nodali o nodi. Si numerano gli componenti di spostamento nel piano. Nel caso di una piastra inflessa si pu opera.
elementi e i nodi e si precisano le connessioni nodali tra gli elementi, elencando per re con lo spostamento trasversale e le due rotazioni della normale alla superficie
gni elemento i nodi ad esso associati. In fig. 3.1 si mostra una tipica discretizzazio- media. Per l'analisi tridimensionale si assumono come parametri nodali di sposta.
ne di un corpo bidimensionale piano sottile, sia esso una lastra o una piastra. Come mento le tre componenti di spostamento u, v e w. Si definisce con U i il vettore degli
nodi si sono assunti i vertici dei sei rettangoli nei quali stata suddivisa la superficie spostamenti del nodo i. Gli elementi di Ui sono i parametri di spostamento nodali
media. Oltre ai nodi di vertice se ne possono scegliere altri lungo il contorno degli del nodo i, elencati in un certo ordine opportuno.
elementi. Per esempio,

IO u, ~ f~j (3.1)
(w nodo i
nel caso tridimensionale.
Si supponga che l'elemento abbia spunti nodali e siano 111, n2 ... , ns i numeri dei
nodi dell'elemento. Questa notazione illustrata in fig. 3.2. L'elemento di volume
un tetraedro a quattro nodi situati ai vertici. I numeri 111,112"" ns sono i contributi
dell'elemento alla tavola delle incidenze tra nodi ed elementi.
Hg. 3.1

~r
Piastra divisa in sei elementi

Qui di seguito riportata la tavola delle incidenze tra nodi ed elementi per l'esem-
pio di discretizzazione sopra illustrato.
n\ nz
(nodi elen~a(j in senso antiorario) fig. 3.2
Elemento tetraedrale. s =4
Elemento nl n2 n3 n. Si possono assegnare i numeri dei nodi in un ordine qualsiasi ma, dal punto di vista
della traduzione del metodo in programma di calcolo, pi conveniente elencarli
1 l 2 5 4 se~ofld0J:lI1\,et:Sc,- Q1'efssato seguendOil contorno dell'elemento. Il vettore conte-
2 2 3 6 5 nente i sottovettori degli spostamenti nodati di un elemento detto vettore degli
3 4
4 5
5
6
8
9
7
8 spostamenti nodali dell'elemento ed indicato con un:
5 7 8 Il lO
l/I. Sii .
_' '- (-I (; 6 8 9 12 Il
unI}
Un = u
La suddivisione del continuo in elementi l'operazione pi delicata del metodo. Un
t (3.2)
criterio generale non esiste. Tuttavia dalla esperienza sono emerse alcune indicazioni
tra le quali le pi importanti sono: fUn,

Si introducano ora le espressioni degli spostamenti deflniti nel dominio dell'elemen-


1. Elementi di forma irregolare come rettangoli lunghl e sottili e triangoli appiattiti to in funzione di un insieme di paran1etri
sono da evitare. Quadrati e triangoli equilateri forniscono i risultati pi accurati. C
2. Nelle zone in cui si ha concentrazione d"'gli sforzi (elevati gradienti di sforzo) ~(1\)v\)
necessario disporre un numero di nodi maggiore che nelle regioni in cui gli sforzi (3.3)
variano lentamente.
3. Per valutare l'accuratezza dei risultati opportuno risolvere lo stesso esempio in cui A contiene funzioni assegnate (di x, y, z) e Cl: sono parametri detti 'cool":inatt
con una suddivisione pi fitta. In tal modo ~j :l'Ili, una misura della convergenza. generalizzate'. La relazione tra Cl: e un
defrnita valutando (3.3) nei nodi dell'cle
Inoltre si dovrebbe sempre controllare il risultato dal punto di vista statico. mento. Ne consegue
76 77

un == Co: (3.4) L'equazione (3.8) il punto di partenza per il metodo di Rayleigh-Ritz che consiste
nell'esprimere le componenti dello spostamento in termini di assegnate funzioni (di
L'ordine di o: deve essere uguale o maggiore dell'ordine di un. Questa trattazione
limitata al caso in cui C una matrice quadrata e non singolare. InfIne, invertendo x, y, z) e di parametri arbitrari. Introducendo gli svg_~_PJ~i~delle Kllfl:?;ioni spostarrlen-
to in (3.8), eseguendo la necessaria integrazione ed addizionando i coefficienti
(3.4) e sostituendo in (3.3), si ottiene
omoTogIU"srottiene-un siStema cii equazioni algebriche lineari che legano i parametri
(3.5) afCaiicruappIicatf(coiiie si VIsto nei capitoli 1 e 2).
Invece di utilizzare (3.3), si potrebbe determinare (3.5) direttamente usando funzio- l)ato"aHi-Ieespressioni degli spostamenti ora considerati riguardano un singolo
ni di interpolazione. Il procedimento prima delineato quello 'originario'. L'impie- elemento, occorre scrivere il Principio degli Spostamenti Virtuali per l'intera strut-
go di funzioni di interpolazione posteriore ed molto pi conveniente. Se ne tura relc Illfl'lP\cl ~jJu __ hl
discu ter in dettaglio nel capitolo 4. I [J J J oeTDe d(volume)] elemento n !~,-------
Nel metodo di Rayleigh-Ritz si utilizza un unico sviluppo delle funzioni spostamen- ne
to per tutto il dominio. Inoltre gli spostamenti gencralizzati non vengol10 normal-
mente identifIcati con gli spostamenti in punti particolari. Nel metodo deg!i~~emen~
= f [JJJ (oeTDEo+ouTb) d(volume)+ ISsa ouTp dS]
e
elemento n (3.9)

ti finiti si assumono come spostame"ntLg~l1~ri!1j~~:l.!LgIi~~P5)staIl1~ntil1odali, _il_model- in cui ne indica il numero totale di elementi e Il raccoglie le assegnate forze esterne
IodCs]Jostamento limitat~unicamente al dominio dell'elemento e non guindi
di superfIcie. ~er _~~!1!eri!:..e.~~.'l:r_f!.t:!_e_~~__~!J~e.neralit alla trattazione si tiene conto del
e-;t~so~'ilit~I()__4~!TIirtio deL~grpo. Tranne queste differenze, le fasi del procedi- 9~0111J()rtamento dinamico defmendo il vettore b ._
mento sono le stesse. Introducendo gli sviluppi delle funzioni spostamento nel
Principio degli Spostamenti Virtuali si ottiene un insieme di equazioni algebriche b = b- QU (3.10)
che pongono in relazione gli spostamenti nodali e le forze nodali generalizzate. Nel in cui b assegnato, p la densit; il punto posto sopra una variabile indica
seguito si delineano le fasi del procedimento e si determinano le matrici dei vari derivazione rispetto al tempo
elementi.
Il Principio degli Spostamenti Virtuali stato scritto nella forma (cfr. (1.16)) (3.11)

JJJoTOed(volume) = IIIbToud(volume)+ Jl}To U dS (3.6)


~~~I2~_~l:!n...2~__.cl.e..~r!!l.~!()l1i. Applicando le relazioni deformazioni-spostamenti a
li principio, essendo una condizione di equilibrio, indipendente dal comportamen- (3.5) si ha (nell'ipotesi di linearit geometrica)
III t(). del m.ateriale, sia esso elastico o inelsco. Limitando la trattazione a materiali e = BUn (3.12)
elastico-lineari si. possono esprimere le relazioni sforzi-deformazioni
in cui B contiene assegnate funzioni delle coordinate. Gli sforzi sono determinati da
o = D(e - eo) (3.7)
o = D(e - eo) = 00+ DBU" (3.13)
in cui 130 sono le deformazioni iniziali non associate a sforZI, ad esempio deforma-
Poich B indipendente dagli spostarnenti,
zioni dovute alla temperatura. In generale D simmetrica e positiva per un materia-
le reale (D degenera in una matrice semidefmita positiva se si assume che il materia- oe = B oU" (3.14)
le sia incompressibile). La forma di D dipende dal materiale, a seconda che esso sia
ed il termine a primo membro in (3.9) diviene
isotropo, ortotropo o anisotropo. Interpretando opportunamente D e o si pu
applicare (3.7) anche ad un materiale lineare a tratti. Sostituendo l'espressione di a
e portando a secondo membro il termine concernente o ,(3.6) diviene III oeTDe d(volume) = c'U", TJJI BTDB d(volume)U n
(elemento n) I

II J (oeTDe) d(volume) = I JI (c'eTDEo+ouTb) d(vlume) = oUn. TKUn (3.15)


K e detta matrice di ri$laezzadell'elemento. Si nottchej3.J5)~Ja. '''-'lriazion~<iel
(3.8)
primo ordine dell'energia di deformazione dell'elemento quando non vi sono defor-
Quando il materiale elastico ed il carico indipendente dal tempo, (3.8) la _.t!1azi()ll~ iniz iali. .
condizione di stazionarieta per il funzionale dell'energia potenziale; si possono cos Si consideri poi il termine relativo alle accelerazioni. Si ipotizza che (3.5) si applichi
applicare le condizioni di convergenza discusse nel capitolo 1. anche nel caso dinamico. Quindi
- _._-- -----------

78 79

La maggior parte dei modelli adottati per gli elementi fIniti sono basati su sviluppi
_ di>U" n (3.16)
u - - polinomiali. Per soddisfare alle condizioni relative ai moti rigidi e agli stati di~;:
defonnazione costante, gli sviluppi devono essere almeno polinomi completi di
_ e DuTli d(volume) = bU"' T( - IIf eq,Tp d(volume)) un grado pari all'ordine pi alto della derivata presente nelle relazioni deformazio-
iJI
(elemen to /I) (3.17)
ni-spostamenti. Per gli stati piani negli sforzi ci6 significa polinomi di prinlo grado
mentre per travi o piastre inflesse necessario un polinomio completo di secondo
grado. Vengono aggiunti altri termini per completare l'espressione, cio per ottenere
il numero necessario di parametri di spostamento.
, .' . e di massa equivalente dell'elemento.
In CUI ~.e ~a matn~ f il vettore delle forze equivalenti dell'elemento, P, ~i ,?s:.etll1l:lt()?l fatt()~1.l.e. Ii1oI.uzjonel'.e.,r~lem.el1tifi!1J.ti.Jornisc:..e Ulllirl1ite supe-
I temlIDl11manel1tl onnano liore per l'energia potenziale totale quando soddisfatta la congmenza tra gli
UJJ(oeTDo+ DuTb) d(volume)+ l'I Du p dslJ(elemen~o ~
T- ereine!1JLJ~gl1l'infIttig1.e!..9__~iUa_dl~gret~~az:i()!leJa:()Iu2:iofl~c:()nierg~rarra-s~-lu.
zione vera purch il modello possa rappresentare. tutti gli stati di deformazione
= bU", II ff (BTDE.o+<pTb) d(volume)+ ff q,lTp dS) (3.18)
T 'Costn1i Noiliillleno l'energia' potenzi<>Je converger- monotonamente solo se reti-
coli successivi dnno luogo a una sequenza minimizzante, Ci6 significa che una
=OU"' TI' . scelta opportui1a degli spostamenti nodali del reticolo n-esimo deve poter fomire
_. at~ forze esterne di superficie. L'irltegrale d! area
Si ricordi che p contlene le assegn I;; f" del1'nlemento cio non si considera tutti i modelli di spostamento corrispondenti ai precedenti n - l reticoli, Per soddi-
t t rna della super lCle t:, , sfare a questa condizione l'n-esima discretizzazione deve contenere tutti i nodi
riguarda solo l a pa~ e, es e e ad elementi adiacenti. Ad esempio, per l ele-
l'area della superficie mterna comun fi . superiore ed inferiore e su quelle precedenti ed i modelli di spostamento dell'elemento devono essere invarianti, cio
fi 3' 1 " integra sulle super ICI fi ' la loro forma non deve dipendere dall'olientamento o dalle dimensioni dell'elemen-
mento 5 dl Ig, . ~I S d 1 nostra terminologia la super lCle
" d' 7 lO e lO Il. econ o a , ,, to, Come esempio si considerino i reticoli rappresentati in fig. 3.3, Gli schemi 1 e 3
contenentI 1 no 1 , " fi ' , terna dell'elemento, Si notlmoltre che
, d' 7 8 e Il e la super iCle m , fanno parte di una sequenza minimizzante mentre gli schemi 2 e 4 fonnano un'altra
contenente 1 no l , l' d'ne compiuto dalle forze esteme agenti
(3.18) con EO ::= O i11avoro de prmlo or I sequenza minimizzante poich essi contengono un insieme differente di nodi.
sull'elemento. .' " d <~1' Spostamenti Virtuali assume la seguente
In certi casi, in particolare per elementi di piastra e di guscio, molto difficile
Con questa notazione, il PnnclplO eu l soddisfare alla congmenza degli spostamenti tra gli elementi senza ricorrere ad
espressioni piuttosto complesse degli spostamenti. Si possono usare modelli che
fonna discret.izzata:
I
bU", T(KUni: Mun ) = bU" rp t (3.19) violano la congmenza tra gli elementi; essi presentano una buona convergenza H
spetto ai modelli congmenti.
, , l ". t do degli spostamenti la scelta del modello di spostamen-
TI punto cntlco ne me o ' t

EE
, 1a f orma d'l '" Se il modello in grado dI rappresenare
to CiO \,iJ,

1:: tutti i possibili spostamenti di un corpo rigido


2:, tutti gli stati di defonnazione
.
costante .
de li s ostamenti lungo le interfacce tra glI elemen-
se soddisfatta la congn~enz~. g !senta un limite superiore (upper bound) per Schema 1
ti, la soluzione per elementi fmll1 ;ap,p '. 'onverger alla soluzione vera al diminuire
l'energia potenziale totale e la so u:lO ne c .
delle dimensioni dell~ maglie d:l :e~~~~o~he il campo degli spostamenti assunto sia
La congmenza tra glI elemen:l nc d', . feriore a quello della derivata di ordine
, fi ali derivata d,un or me m . ' '
contmuo ma a ' 1 ' 'defonnazioni-spostamenti. Ad esempiO, 1
pi elevato che appare nelle r~ az~oru d' forzi piani comportano derivate prime
legami defom1azioni-spos:an: entl ne cas~re\ ;ontinue nelle interfacce tra gli elemen-
e quindi soltanto le f~nzlOn~ devono ,ess d 'vate seconde cosicch non solo le
tl, -Per le travi o le piastre mt1esse SI hanno en continue attraverso alle superfici Schema 3 Schema 4
funzioni ma anche le derivate prime devono essere
di contorno degli elementi. tg. 3.3
Differenti schemi di reticolo
81
80

Un elemento non congruente converger alla soluzione vera purch siano compresi i
o
moti rigidi e gli stati di deformazione costante. Gli elementi non congruenti in ogni
1
caso non forniscono una limitazione per l'energia potenziale, in altre parole non si (c)
1
sa se l'energia potenziale corrispondente ad una particolare soluzione non congruen-
te maggiore o minore del valore vero. Inoltre non possibile costruire una sequen- 1
za minimizzante con elementi non congruenti. Questi svantaggi sono in qualche Un = CC(
misura compensati dalla semplicit dei modelli di spostamento. Qui vale solo la
pena di accennare al fatto che per l'analisi dello stato di sforzo di problemi piani e Poi si inverte (c) e SI sostituisce in (b). Il risultato finale
tridimensionali non difficile soddisfare all'insieme completo delle condizioni di
convergenza.
X)2 (X)3] [ x2 .3
Esempio 1 t' = [1-3 (T +2 T Vl+ x-2 y+ ~2 ]01
Si descrive la formazione del modello di spostamento e delle matrici dell'elemento 2
per l'elemento prismatico di trave rappresentato in fig, 3.4. Quali variabili nodali X) 2-2 (TX)3] '/)2+ [X
+ [3 (T -T+72XS ] (}z
bisogna scegliere almeno v e Il; ne consegue che Ull almeno di ordine 1 X 4.
U 1/ = {t'l BI Z'2 82 ' } Si ottiene l'espressione della deformazione sostituendo v in (a)
La presente trattazione limitata al caso in cui siano trascurabili le deformazioni
d2 v d2 n = BUn
trasversali a taglio. e =-Yd-o =-JI-(!lU
2
X" dx
6 12x
B =-y ( -p:+-v

Considerando solo lo sforzo normale, le relazioni sforzi-deformazioni si riducono a


fig. 3.4
Elemento di trave cr = D
che fornisce
La deformazione lineare varia linearmente lungo l'altezza e e uguale alla rotazione a = Et:
della tangente.
8 = dv/dx (a) Infme, con (3.15) si costruisce K
Pich comporta la derivata seconda, lo spostamento deve essere un'espressione
12 6/
quadratica completa affinch sia in grado di rappresentare moti rigidi e deformazio-
ne costante. K= III BTDB d(volume) = El,
f3 [ Slffim.
4/
2
-12 6/]
-6/ +212
12 -61
Si pu scrivere 412
Questo risultato c,oincide con la matrice di rigidezza 'esatta' dI una trave prismatica.
La. concordanza e dovuta alla scelta delle fun~ . interpolatrici. Infatti si pu
(b)
facilm~nte m,ostrare che l'esatta soluzione delle equazioru omogenee che governano
la flesslOne dI un elemento prismatico un polinomio cubico.
~on (3.18) si ottiene il vettore delle forze nodali equivalenti dell'elemento. Si
nporta qui di seguito l'espressione corrispondente ad un carico trasversale distribui-
e formare UIl, to,p(x)
82
83

in cui R contiene i coseni direttori degli assi del sistema locale 11spetto agli assi del
l
sistema globale. La fig. 3.5 illustra la notazione

in cui x =x/I.
'--_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ X?u o
~

3.3 Equazioni del sistema fig. 3.5


Riferimento locale e globale per un elemento
Le equazioni del sistema risolvente si costruiscono sommando i contributi degli
elementi in ogni equazione di equilibrio nodale. Si descrivono qui di seguito le fasi nel caso di un elemento rettangolare piano. E' pi facile costruire opportune espres-
necessarie per l'n-esinlO elemento. In primo luogo, con i vettori delle componenti di sioni degli spostamenti quando si assumono X e Y coincidenti con i lati. In tal caso
spostamento nodali un; si fonna il vettore un degli spostamenti nodali dell'elemen- la forma di R risulta
to R= [
cos () sin () J (3.24)
U" -- {u} (3.20) -sin () cas ()
niJ=l,~) ... S

Si ottiene la forma trasformata di (3.22) sostituendo U i con RU f. Il risultato si


in cui S il numero dei nodi dell'elemento e nj l'effettivo numero di nodo
assegnato allo j-esimo numero di nodo corrispondente. Si ripartisce quindi K, Me P sclive
nello stesso modo in cui ripartito un,
K = [k/j ]
'<'U'" TM U"
. -- "LS T{SL }
M = [mij1 (3.21)
U .<. 0,
uU". " C:." no,
ml)u (3.25)
i= 1 ' j= l
p = [pi Ji, jd, 2 ... 5
J

U",T p ~ o,T o
ed i tetmini in (3.1 Y) diventano = i=1
L bU"i Pi

bU",TK U" = itl ou~ {Jl kijUl1j} in cui


k~j =
RTkijR
mi) = RTmijR (3.26)
T .. S T { S ..} pC; = RTpi
M U = i~l OU"i i~l mlju,,) (3.22)
Il, 1/
OU
Si osserva che kij una proprieta naturale dell'elemento, mentre kfJ dipende dalla
scelta del riferimento globale. L2. stessa osservazione si applica a mij.Se i sistemi di
riferimento locale e globale coincidono, R =! " lp operazioni defmite da (3.26)
Se, nel generare le matrici dell'elemento, gli spostamenti sono riferiti aci un sistema non sono necessarie.
di rifurlmentoloc31e allzich ad un sist,c;ma globale, necessario trasfonllaregli Le equazioni che governano il problema sono ottenute sostituendo (3.25) in
spostament(nodali in (3.22) d:)l riferimento dell'elemento a quello globale. Que- (3.19) ed eguagliando i coefficienti di bui che appaiono a primo e secondo mem
st'ultImo illdicato con un 'o' soprassegnato; !Ii rappresenta il vettore spostamento bro. Per semplicit di notazione si rinuncia all'indice 'o' posto sopra le varie ma-
nel nodo i nel riferimento locale e ;l~ il ,;orrisi-'0ndente vettore nel riferimento trici. E' inteso che tutte le grandezze sono ora riferite al sistema globale. Si indi-
chi con JV il numero totale dei nodi, si defnisca con (l[ il vettore Clegh spostamentl
globale. Tra di essi esiste la reia2:iofl c;
nodali del sistema
u Ru'; (3.23)
I
84 85

(3.27) Esempio 2
e si sviluppi (3.19) sommando i contributi degli elementi connessi ad ogni nodo. Si consideri l'insieme di elementi rappresentato in fig. 3.6. Vi sono tre elementi e
L'equazione (3.19) fornisce sei punti nodali. La tabella delle incidenze
(3.28) 3
r-------~------~5

Poich (3.28) deve essere soddisfatta per un arbitrario C/ll, ne consegue che

.Jflm + J?ru = rp (3.29)


4
La fonna ripartita Hg. 3.6
Reticolo per l'Esempio 2
.Jflll .Jfl 12 ..iil IN f lh per questo particolare schema di numerazione si presenta nel modo seguente:
.Jil21 .Jil22
Elemento
(n) S nl n2 n3 n,

1 4 1 2 4 3
.Jfl.V1 ..iilN2 .JflNN uN 2 3 3 4 5
(3.30) 3 3 4 6 5
Xl! X12 X IN f U1 r rp1

~II
.x~1 X22 X ZN Uz Per esempio, l'elemento 2 ha tre nodi (s = 3) e

+ (filo 112, 113),,=2 = (3, 4, 5)


Usando la tabella delle incidenze e (3.31), la costruzione di X, .Jfi e 1jj pu
essere completam~nte programmata. rp e X hanno la fonna seguente:
XNl X N 2 ... X NN UN

X ed .Jii. si dicono matrice di rigidezza e matrice di massa del sistema. rp pu Pl.l


essere interpretato come_ vettore delle forze nodali del sistema. Pl.2
Si costruisconoX .Jfl e rp fu fonna ripartita, operando sui succeSSIVI elementi. Per PI. 4+ PZ.l
l'elemento n i contributi, che derivano direttamente da (3.25), sono riportati qui di Pl. 3+ P2. 2 + P3. 1
seguito. P2. 3 + P3. 3
P3.2
In 15
Pi nella riga ni i = 1,2, ... S
kl.ll kl.12 kl. 14 k l. 13 O o
kl.22 k 1 24 k 1 23 O O
In X kl. 44 + k2. 11 kl. 43 + k2. 12 k 2 13 O
kij nella riga ni, colonna nj i,j = 1,2, ... S (3.31)
X= kl. 33 + kz. 22 k 2 23
In .Jfl + k a l l -I- ka.13
m/j nella riga ni, colonna nj i, j = 1, 2, ... S simm.
kZ.33 k 3 32
Queste operazioni sono eseguite per n = 1, S, ... , ne' Poich k ii simmetrica e -I- k3 ,33
klj= k&',.:x sar simmetrica; pertanto soltanto le sottomatrici appartenenti alla L
diagonale e _ad essa soprastanti devono essere memorizzate. La stessa cosa vale
anche per JJl . n procedimento ora descritto noto come 'Metodo Diretto delle La matrice di massa del sistema Jfl ha la stessa fonna di 7(
Rigidezze' .
,
86 87

3.4 Soluzione - Caso statico ed interpretare i risultati ottenuti come gli sforzi effettivi nel punto. Un terzo
modo consiste nel detenninare le defonnazioni in un punto, in base agli sposta-
JI vettore degli spostarnenti del sistema m contiene i vettori degli spostamenti
menti nodali, utilizzaIldo operatori alle differenze finite al posto delle espressioni
lodilli elencati secondo il numero crescente di nodo. Imporre le condizioni al
delle defolTIlazioni. Quest'ultima pu essere un metodo pi accurato ma diffici-
contorno negli spostamenti signitca assegnare alcuni elementi di m ed quindi
le da applicare quando la geometria del reticolo irregolare.
necessario introdurre questi vincoli nell'equazione di equilibrio (3.29). Un modo
consiste nel cancellaI\'~ righe e colonne di 7:.., JJl, (j), m corrispondenti agli spo-
stamenti assegnati. Ci rende necessario rIlumeraxe righe e colonne e d luogo a
3.5 Soluzione - Caso dinamico
sottomatrici di vario ordine. In alternativa, si possono conservare le dimensioni e
la sinunetria delle equazioni sostituendo le equazioni di equilibIio relative alle Le equazioni che governano il problema per un sistema non vincolato sono date
reazioni con equazioni fittizie che impongono il Jlspetto delle condizioni cinema- da (3.29).
tiche al contomo. Entrambi i modi sono stati illustrati nel paragrafo 2.2 per le
Jff..dl + X/li = 1J
strutture reticolari. L'estensione al caso generale di un'arbitraria direzione vincola-
ta immediata e pertanto non si ritengono necessari ulteriori commenti. La matrie di massa del sistema .Jfi definita positiva ma .:x
singolare a causa
Le equazioni del sistema modificato si scrivono dei moti rigidi consentiti. Se i moti rigidi del sistema sono impediti .:x
si trasfor-
ma in X , definita positiva. Nel seguito si considera solo il caso vincolato e si
(3.32) scrivono le equazioni moditcate (con l'introduzione delle condizioni al contorno
Essendo :x. definita positiva,si possono applicare varie tecniche risolutive. L'elimi negli spostamenti)
nazione di Gauss sembra essere molto efficiente, in confronto a metodi iterativi (3.35)
come ad esempio metodi di rilassamento. Il tempo di lisoluzione estremamente
in cui Al e X sono matrici (nXn) definite positive, n il numero tcitale di spo-
sensibile alla larghezza della banda che a sua volta dipende dallo schema di nume
stanlenti incogniti, (j)L contiene i carichi esterni e 1J SM contiene i carichi dovuti
razione dei nodi. Pertanto sempre opportuno il tentativo di numerare i nodi in
al movimento dei vincoli.
modo da minimizzare la larghezza di banda della matrice di rigidezza del sistema.
p e r p rim o verr trattato il problema eli vibrazioni libere, per il quale
Si noti che l'equazione relati' ad un nodo, ad esempio il nodo j, coinvolge solo
gli spostamenti del nodo j e dei nodi ad esso connessi mediante elementi. Si con
1JL = 1JSM = O. Le equazioni che governano il problema si riducono a
sideri per esempio la fig. 3.1. I termini non nulli relativi al nodo 8 (cio l'ottava ..JJtdl+.:xm = O (3.36)
figa e colonna ripartita di X) sono contenuti solamente nelle righe (colonne) che La struttura di (3.36) suggerisce di esprimere la soluzione nella fonna
vanno dalla 4 alla 12.
Nella fasc di sostituz.ione a ritroso si valutano gli sforzi dell'elemento utilizzando (3.37)
le espressioni delle defonnazioni (3.12). In prinlo luogo si assembla la matrice in cui w la frequenza propria e (D detnisce la distribuzione degli spostamenti.
degli spostamenti nodali dell'elemento Sostituendo m, (3.36) si trasfom13 in

i = 1.2, ... , S (3.33)


C7\:- }..fll)$ = O (3.38)
U" = {Rui}
). = (~
Ci6 comporta che si estraggano i vettori degli spostamenti nodali uf da m
e che
La determinazione dei valori eli \ per i quali esistono soluzioni non banali eli
l si trasfonruno nel sistema di riferimento dell'elemento (se questo non coincide
(3.38) noto come 'classico' problema di autovalori; esso ammette un certo nu-
con il riferimento globale). Le distribuzioni delle defomlazioni e degii sforzi m;;
mero eli procedimenti risolutivi. In generale vi sono n valori di \ (detti autovalo-
.l'elemento sono ottenuti valutando
ri) che soddisfano (3.38). Inoltre tutti gli n valori sono positivi quando sia .i';. che
= SU"
(3.34) JJl sono defmite positive, la qual cosa si verifica in questo caso.
Cl = D(e-Eo)
Si indichi con \i '" w7 un autovalore di (3.38) e con <Pi la corrispondente soluzio-
Gli sforzi determinati in base al metodo degli spostarnenti possono essere intero ne nOI1 banale. Per definizione,
pretati in vado modo. Un metodo consiste nel valutare (3.34) e nel calcolare la X$i = iJJl$i = w7Jll$i
media, in ogni nodo, dei valori degli elementi connessi al nodo. Oppure si pu (3.39)
O,l = $1
valutare (3.34) in un particolare punto dell'elemento, ad esempio nel baricentro,
Vi sono n autovalori e vettori soluzione. Ogni autovettore contiene una costante
arhitraria che in generale valutata nonnalizzando <P rispetto a :;Jl e cio
88 89

<pr..ll!<Pi = 1 (3.40) in cui p(r) rappresenta il massimo valore di Pj e 1/1j pu essere interpretato come
fattore di partecipazione 'quasi statico'. L'equnione in qj segue da (3.44)
Questo conduce a (premoltiplicando (3.39) per cpT)
d~

<prX<pi = l'i = w2 (3.41 ) ----;;- (ih)+o>]i = (j)JJ(t) (3.48)


d t-
Inoltre si pu mostrare che i vettori soluzione cf>i, CPj sono oTtogonali lispetto a :x e la soluzione generale
e ..Il!
<P):X<Pi = O
(3.42)
<P)..Il!<Pi = O
I risultati ottenuti nel caso di vibrazioni libere sono utilizzati per generare la solu-
zione quando vi siano carichi applicati e spostamenti di vincoli. La soluzione vie-
in cui ~ e una variabile d'integrazione ausiliaria. I primi due temlini, che si annul-
ne espressa come combinazione lineare di s autovettori (modi)
s lano se il sistema inizialmente in quiete, rappresentano la soluzione per vibra-
fU = L qi<Pl+fUsM
i=l
(3.43) zioni libere.
Si ottengono gli spostamenii relativi Qi R in un particolare istante t l sommando i
in cui S < 11, qi = qiCt) e fU SM contiene gli spostamenti dovuti ai moti rigidi dei contributi degli S modi:
vincoli. Si possono interpretare q come coordinate generalizzate.
Sostituendo al e notando che :XfU SM == rpSM per moti rigidi, (3.35) diventa IQiRi/ l = !Qi-aLsMl /l
(3.50)
S
s _
L (q;.Jll<Pi+q/'X.<Pi) = rpL-.JllfU sM = rp (a)
= I
i=1
(1pi<Pi) [q/I/ ,
i=J.
Premoltiplicando (a) per C1JT e tenendo presente le relazioni di ortogonalit si ot- Noto Qi R le restanti operazioni sono le stesse del caso statico. Si valutano defor-
tengono S equazioni differenziali disaccoppiate mazioni e sforzi per ogni elemento utilizzando il vettore degli spostamenti del-
l'elemento.
Qj+w2qj "-, Pj j = 1,2, _. _ S La difficolt essenziale nella sovrapposiz.ione modale la scelta di S, cio del nu-
(3.44)
~} = <P)rp mero di coordinate generalizzate da considerare. La soluzione esatta solo quan-
do S = 11. (II termine esatto qui si riferisce alla soluzione delle equazioni discretiz-
Si pu interpretare Pj come forza generalizzata corrispondente a qj, cio al j-esi- zate. Per ottenere la soluzione esatta rappresentativa del reale comportamento
mo modo. della struttura si deve teoricamente considerare un numero infinito di nodi.) In
La soluzione statica ogni caso l'onere computazionale richiesto per S = 11 proibitivo quando 11
(3.45) grande, la qualcosa si verifica normalmente. Inoltre l'interpretazione dell'inlpor-
tanza dei modi superiori difficile poich le frequenze pi alte tendono ad assu-
mere valori tra loro vicini. Nello scegliere quali modi includere per un particolare
Si numerano gli autovalori (frequenze) in ordine crescente secondo la loro gran-
carico si dovrebbero confrontare i fattori di partecipazione modale. Per semplifi-
dezza
(3.46) care la formulazione non si considerato lo smorzamento; la sua introduzione
immediata ma aggiunge altre complicazioni nella ricerca della soluzione.
L'equazione (3.45) mostra che il contributo dei modi superiori din1inuisce al cre- Bench non sia difficile includere gli effetti dinamici nella formulazione, da no-
scere del numero dei modi, assumendo che le forze modali generalizzate siano tare che la detem1inazione della soluzione ~ ~tnvolmente pi difficile per un
dello stesso ordine di grandezza. Il rapporto (P)jstatico/W[ detto 'fattore di par- problema dinamico che per uno statico. Non solO sono necessarie tecniche risolu-
tecipazione' per il j-esimo modo. tive pi complesse ma si richiedono anche valutazioni soggettive nella scelta del
I risultati per il caso statico suggeriscono di esprimere qj e Pj nel modo seguente numero di coordinate generalizzate e nell'interpretazione dei risultati.
Pj = Pj"''>Jj(t) (3.47)
_ pjm)_
qj = 1pjQj = w~ q}
J

91
90
~
3.6 Sommario
Le fasi richieste dall'applicazione del metodo degli spostamenti si possono cos
riassumere.
(a)
Q) ! (b)
l. Scelta dei modelli di spostamento e fonnazione delle matrici di rigidezza e di
massa dell'elemento K, M; genesi dei vettori delle forze nodali P. Ripartizione
delle matrici dell'elemento coerentemente con la ripartizione di un
e trasfor-

~---J
mazione delle sottomatrici dal riferimento dell'elemento a quello globale. Que-
ste operazioni costituiscono la fase di costruzione della matrice dell'elemento.
2. Assemblaggio della matrice di rigidezza, della matrice di massa e dei vettori (d)
delle forze nodali del sistema; introduzione delle condizioni di vincolo negli
spostamenti nodali. (c)
3. Detenninazione degli spostamenti nodali risolvendo le equazioni del sistema. fig. 3.7
La matrice di massa del sistema sempre defrnita positiva. La matrice di rigi-
dezza del sistema definita positiva quando il sistema vincolato in modo 3.3
che ne siano impediti i moti rigidi.
4. Determinazione delle deformazioni dell'elemento operando sugli spostamenti
nodali. Gli sforzi sono ottenuti applicando le relazioni sforzi-defonnaz.ioI.
Il procedimento de3critto in questo capitolo pu essere esteso in modo da inclu-
dere la non linearit geometrica e/o fisica, ma questi argomenti travalicano gli
scopi di questo testo.
fig. 3.8

Bibliografia (1) 11 pi semplice elemento triangolare di membrana ha nodi nei vertici e due
HURTY, W. Lo, and RUUI:-;STEIN, M. F., Dynomics ofS/mclII/'es, Prentice-Hall, Engll'!- componenti di spostamento per nodo (u, v). Quindi la matrice degli spostamenti
wood Cli/fs, N.J. (1964) nodali dell'elemento, U'\ una 6X 1. Un mod conveniente di elencarli
MARTIN, H. C., /lIlIodl/c/ioIlIO ,Ha/l'ix Afethods of Slmc/ural Anolysis, McGraw-Hill
U = {Ul U2 Ua VI V2 Va} (a)
(1966)
Iniziando con (3.3),
PRZEMIENIECKI, J. S., Theory of ;~/olrix Stl'/lctural AI/olysis, MeGraw-HiII (1968)
ZIENKIEWCZ, o. C., The Fil/i/e Efemenl Me/hod, McGrawHill (1967)
u = ACI.
fornisce
U = 17.1+17.2X+Cl:aY
V = o:~ + Cl:sX + (l;6Y
Esercizi e scrivendo (3.5) come
3.1 Sviluppare a grandi linee un diagramma di flusso per il metodo degli si ha
spostamenti e indicare le semplificazioni del prograrruna per un sistema di aste.
3.2 Nel discretizzare il continuo si dovrebbero evitare elementi di forma il::ego-
lare e si dovrebbe graduare l'infittimento in prossimit di concentrazioni di sforzi,
un po' come in una ragnatela. Il costo UL! fattore importante; la capacit di
in cui un defInita da (a). Si determini (]), matrice di ordine (IX3).
giudicare la convenienza di un reticolo St sviluppa con l'esperienza acquisita in (2) Per un elemento triangolare a 6 nodi descrivere il modo in cui detenninato
problemi sillliH. Per i problemi eli Dg. 3.7 ~i (liscretizri utilizzando elementi cf> (in tal caso di ordine (IX6.
triangolari a tre nodi e si commenr.in~; le scelte (ffdtuate. 3.4 Confrontare il classico metodo degli spostamenti di Rayleigh"Ritz con il
metodo degli elementi fmiti. Fare qualche osservazione sull'esempio 1.
-------- ,
92 93

3.5 Generalizzare l'equazione (3.8) per tenere conto: 4. STATI PIANI DI SFORZO E DI DEFORlVIAZIONE
1. Della non linearit geometrica (vedi l'esempio l)
2. Della non linearit del materiale.
4.1 Definizioni
3.6 La congmenza degli spostamenti tra gli elementi esige che le deformazioni
siano fInite su di un contorno interno. Si deducano le corrispondenti condizioni Si consideri il solido omogeneo prismatico di fig. 4.1 dove le basi sono definite
negli spostamenti per: da z = h/2 e la superficie laterale da x =x(S), y =y(S) con S ascissa curvilinea
lungo il contorno.
1. Stati piani negli sforzi
Quando sono verificate le seguentI Ipotesi:
2. Analisi tridimensionale
3. Travi e piastre per le quali sia trascurabile la deformazione trasversale a taglio. Il solido sottile (h piccolo in confronto alle dimensioni caratteristiche in
direzione X e Y)
3.7 Nell'ipotesi che le funzioni di spostamento SIano p011l1omiali si valutino i
termini necessari per rappresentare i moti rigidi e gli stati di deformazione 2 Non ci sono forze di superficie sulle basi (Px =Py =: pz = O su z =: h/2)
costante per: 3 Le forze di volume agiscono parallelamente al piano xy e sono indipendenti
da z (b z =: O e bx , by funzioni di x e y solamente)
1. Stati piani negli sforzi 4 Le forze di superficie sul contorno cilindrico agiscono parallelamente al piano'
2. Analisi tridimensionale xy e sono indipendenti da z (Pz =: O e Px, Py funzioni di x e y solamente)
3. Piastre inflesse.
Z,W
3.8 Quali implicazioni ha sulla natura singolare della matrice di rigidezza del
l'elemento il fatto che il modello di spostamento contenga tutti i possibili moti
rigidi? La matrice di massa equivalente pu essere singolare? Si suggerisca un
controllo per la formazione della matrice di rigidezza dell'elemento.
3.9 Detenninare le fprze nodali equivalenti corrispondenti ad una espressione h/2
h/2
lineare degli spostamenti. Sono essi suscettibili di una interpretazione statica?
Y,v
2

~~I x,u
superficie media

fig. 3.9 Hg. 4.1


Solido prismatico
3.10 Sviluppare a grandi linee un diagramma di flusso per la formazione della
ragionevole assumere che az , T zx, T zy siano piccole rispetto a ax , ay , T xy e
matrice del sistema.
che sia piccola la variazione di tutte queste quantit rispetto a z. Il problema
3.11 Commentare in quale modo si potrebbero numerare i nodi e gli elementi dello 'stato di sforzo piano' si basa sulle seguenti ipotesi*:
dei seguenti reticoli pialli. Determinare inoltre la larghezza di banda assumendo
az = -CZX = -C zy = O per tutto il volume
due incognite per nodo. (4.1)
a.n .y, -CXy indipendenti da z

1IIIIIIl (c)
Una formulazione alternativa delle (4.1)
LI = lI(x, y)
az = -C ZX '=
v = v(x, y)
-c zy = O
(4.2)

(b) *L'in~ipendenza di ax , ay, Txy da z viola in generale alcune delle equazioni di congruenza
che nsultano ancora soddisfatte solo nel caso di a ii: = 1'zy = 1'zy = O. Per lastre sottili le (4.1)
fig. 3.10 sono del tutto plausibili. Questo punto trattato nel paragrafo 84 di Rif. 1.
,
94
95

S assumeranno le (4.2) come ipotesi base per i problemi di stato di sforzo piano.
Le equazioni (4.1) valgono per un corpo omogeneo; nel caso di un corpo
4.2 Legami sforzo-defomlazione in stati piani
stratificato, li e u si assumono costanti lungo lo spessore, gli sforzi non paralleli al Si considera dapprima il legame sforzo-deformazione completo per materiali
plano xy vengono trascurati e quelli paralleli a xy variano d'accordo con le elastici lineari (del tipo di Green) gi trattato nella sezione 1.2
propriet dei materiali.
Lo spostamento trasversale w non indipendente e pu essere ottenuto dal ex-eZ Cu CI2 CI3 CH CIS C16
ey-e~
legame sforzi-defomlazioni relativo a Ez:
ez-e~
Cl2 C22 CZ3 C24 C25 CZ6 r (Jy
"
C13 C23
ez = 'Jwjez = funzione di Cf,,, Cfy, T xy (4.3)
YXy-yZy =
Ca
C33 CJ4
CH
C35 CaB
1: xy
(4.6)

l"'
CM C34 C45 C46
Quando sono verificate le seguenti ipotesi: yyZ-y~z CIS C25 Cas C45 CS5 CS6 "C yz
Lo spessore grande in confronto alle dimensioni caratteristiche secondo X e Yzx-y~x Cla C26 C3B C46 Cso COB 't z.~
y
2 Le forze di volume e quelle relative al contorno cilindrico agiscono parallela- dove eZ, e~, ... , 'Y~z so 110 le componenti della deformazione termica. Per rendere
mente al piano xy (componenti nulle lungo z) e sono indipendenti da z bidirnensionale il problema, il pimlo X- Y deve essere piano di sin1metria per la
ragionevole assumere che gli spostamenti piani u e u siano indipendenti da z e struttura del materiale ossia i legami sforzo-deformazione devono presentare lo
che lo spostamento w fuori dal piano sia nullo. Il problema dello 'stato piano di stesso aspetto quando si inverta la direzione di z. Si pu facilinente mostrare che
il legame appropriato :
deformazione' si basa sulle seguenti ipotesi:
li = u(x, y) ?! = v(x, y) ez~e,~ eu Cl2 Cl3 Cu O O Cf x
(4.4)
w=O ey-e?, Cl2 CZ2 C23 C24 O O (Jy
ex-e~ C13 C23 Ca3 C34 O O Cfr
Le equazioni (4.4) corrispondono a ,-
= Y.x = Yzy = O
y"y-y~y
r C14 C24 Ca4 C44 O O T xy
(4.7)

l~
Bz
(4.5) YYZ O O O CS5 CS6 7: yz
ex, el '{XI' indipendenti da z Yzx O O O CS6 C66 7: zx

SI noti che Oz =F O in uno stato di deformazione piana. Si pu determinare il suo dove ''~z e ''zox sono nulli. Le equazioni (4.7) rappresentano il punto di partenza
valore utilizzando il legame sforL.i-deformazioni relativo a Oz. Ci sono molti delle discussioni seguenti.
problemi di pratico interesse in cui si riconoscono le caratteristiche di uno stato Se X oppure Y un asse di simmetria, il materiale viene chiamato ortotropo. In
piano di deformazione, quali, ad esempio, l'analisi di muri di sostegno molto tale caso si ha
estesi, di fondazioni nastriformi, di gallerie.
CH = C24 = C34 = CS6 = O
Sia lo stato piano di defomlazione che quello piano di sforzo sono problemi
bidimensionali nel senso che i parametri di spostmnento e forza sono funzioni eZ = c/"xT e~ = 0:7 (4.8)
solo di x e y. E' sufficiente pertanto specificare le sole componenti di spostamen-
to u e v quando si voglia sviluppare un modello di spostamento con gli elementi
dove T la variazione di temperatura e <Xx, <xy , <Xz, sono i coefficienti di
fmiti.
dilatazione termica. Si noti che le (4.8) valgono solo quando X e Y sono assi di
Nel seguito verranno trattate dapprima le relazioni sforzo-deformazione per stati
simmetria del materiale, ossia assi di ortotropia.
piani, le leggi di trasformazione per sforzi e deformazioni e l'espressione dell'ener
Semplificazioni maggiori si possono ottenere introducendo ulteriori restrizioni
gia di defonnazione per dUf piastre irrigidite. Successivamente verr affrontata la
quali la presenza di eguali propriet rispetto a due direzioni di ortotropia o
fonnulazione di elementi finiti triangolari e rettangolari e da ultimo verr presen-
rispetto a due direzioni qualsiasi del piano (isotropia piana). Tali aspetti sono
tato un paragrafo relativo agli elementi isoparametrici.
trattati 11 dettaglio da Lekhnitskii 2.
I legami per lo stato piano di sforzo si ottengono ponendo az =: O in (4.7) e
considen::1do solo le equazioni relative a Ex, ey , 'Yxy.

El = o+Ccr (4.9)
1

96 97

l: I l: l [~:: ~::
?'xy
= T

Risolvendo rispetto a u si ottiene


IXxy
+
CH C24
C14] IOx)
C24

C44
Oy
'i xy
Nel caso particolare di sforzi piani, ponendo
ottiene
Oz = O nella (4.15) ed invertendo, si

Ex 1lyxEx
a = C-I(E-Eo) = 00+ DE (4.10) Gx O ex -Cl.xT
l-m;x l-nv;x
Per lo stato piano di defonnazione si pu dapprima eliminare Uz usando la .- (4.16)
Ex
condizione Gy O ey-Cl.yT
n(l-nv;x)
Sz = IXzT+CI30x+C230y+C330zTCa4'ixy =O (4.11 ) T yx sym. GXY YXY
Tale condizione fornisce Ex
1 11 = -
Oz = - - (azT+CIaOx+ C23 0 y+Ca4'rXY) (4.12) Ey
Ca3
Le relazioni valide per un materiale isotropo conseguono dalle sostituzioni se-
Sostituendo U z in (4.7) si ottiene guenti

= ~+C'(j
1lyx = 1l
(4.17)
GXY = E/2C1+1l)
Cl. x = Cl. y = CI.
+ [CH -.(C1VC33) C12 - (C13C23 / Ca3)
(C~3/C33)
CH - C
(C13 34/ ca3)ll l
Gx
Nel caso di defonnazioni piane si ha
C22 - C24 - (CZ3C34/Ca3) Gy Gz = 1lzxGx+1lzyoy-EzrJ.zT (4.18)
sunrn. C44 - (C~4/Ca3) 'i XY
Le restanti equazioni di (4.15) possono scriversi come
(4.13)
Da ultimo invertendo la (4.13) siha:
O' = (C')"-1(-~) = a~+D/E (4.14)

In alternativa la (4.14) si poteva ottenere invertendo dapprima la (4.7) e quindi (4.19)


imponendo Ez = O.
Generalmente D I si determina invertendo C (C' nel caso di defonnazioni piane) 1
ma quando il materiale orto tropo e le direzioni di simmetria del materiale
Yxy = -G
xy
T xy

coincidono con le direzioni di X e Y, si pu facilmente ottenere D in fonna dove


esplicita. Al posto della notazione in Cij usata in (4.7), si esprime il legame
sforzi-defonnazioni in termini delle costanti fisiche del materiale, ossia dei moduli
elastici nonnali e tangenziali e dei coefficienti di Poi,son. e si scrive la (4.7) come

(4.20)
(4.15)
CI.; = Cl. x +1lzxCI.z

CI.; = Cl.y +1lzyCl. z

Data l'analogia fonnale con i problemi di sforzo piano, in caso di deformazione


l piana sufficiente sostituire Ex, Ey , vyx , ax , ay con E;, E;, v;x, a~, a; in
Yxy = -GT xy
xy (4.16) per ottenere D' e G~.Si osservi che
1,

99
98

Nel seguito risulteranno necessarie anche leggi di trasfomlazione per le deforma-


I _ !!~ _ 'Ex [ 1- (Ey/Ez)v;y ] zioni. Nel caso bidimensionale esse assumono il seguente aspetto
n - E~ - E y 1- (Ex/Ez}v;x * = T.E:
I coefficienti equivalenti per il caso isotropo sono sin 28
l
I
e~ cos 2 e sin 2 8 2-- ex
E.~ =E~ =E ' =E/(1-v2 )
sin 28 (4.23)
v.~y = Vi = vf(l- v) e*'
y = sin 2 e cos2 8 ---2-
e,
GXY = E/2(l +v) (4.21 ) -sin 28 sin 28 cos20 Yxy
Y;y
cX.~ = IX~ = CI.(l + v) La parte di primo ordine del lavoro specifico di defonnazione pari a a OE ed
T

Poich lo stato di sforzo e di de~onnazione piana sono diversi solo per gli invanante, ossia non varia al variare del sistema di riferimento. Pertanto,
elementi delle matlici di rigidezza e di defonnazione iniziale, sar sufficiente a T E == (a$)T OE""
sviluppare una sola fonnulazione. Nel seguito non si faranno distinzioni tra i due
problemi e si assumer il legame sfor.Li-defonnaziolli come a = ao +De per sempli- == aT(TrT.) E
ficare le notazioni. da cui risulta
T~ = T;l (4.24)

4.3 Leggi di trasformazione La (4.24) si pu facilmente verificare eseguendo il prodotto matriciale.


I legami di sforzo-defOlmazione relativi ai due sistemi di riferimento sono
Quando il materiale non isotropo, le espressioni di D e 00 variano con
C1 = ao+DE (a)
l'orientazione del sistema di riferimento. Generalmente si esprimono i legami
sforzo-defonnaziolle rispetto a un sistema di riferimento globale ma se si usa un (b)
sistema di riferimento locale per la generazione delle matrici di un elemento
necessario scrivere D e' 00 rispetto al sistema locale. Si possono collegare ( a) e lb) ricordando che
y Cl'y

Lrxy 0'* = T oC1


y'
ttl)f;~>x' = T;le = T~e

Ocr X
/
da cui segue che
C1~ = Too
e x 0* = ToDT~ (4.25)
Hg. 4.2 n risultato conseguito ha validit per qualunque coppia di sistemi coordinati
Rotazione dei sistemi di riferimento ortogonali di riferimento. Si assumeranno X, Y come direzioni del sistema globale
di riferimento e X*, Y * come direzioni del sistema locale.
Si considerino i due sistemi di assi coordinati ortogonali di fig. 4.2. Supponendo
note le componenti di sforzo 0x, 0y, r ...'Y' si debbano determinare o;, a:, 1'.~Y'
La legge di trasformazione per sforzi bidimensionali si presenta nella fonna 4.4 Energia specifica di defonnazione . .f\~t,.':('e di rigidezza estensionale
a* = T".(j
Sia V l'energia di defonnazione per unit di area (nel piano X-Y). La defmizione
sin 2 8
COS Z
sin
8 -sin 28
28
1rfax }
y
(4.22)
di V nel caso bidimensionale (solo Ex, Ey , 'Yxy e Ez oppure Oz diversi da zero)
segue da (1.20):
sin 2e
2 cos 28 JL T,." (4.26)
--------------1

100 101

In caso di sforzo piano le deformazioni sono assunte costanti lungo lo spessore e si ottiene
in tal caso gli sforzi generalizzati sono le risultanti degli sforzi. Ds. eq = Ds. pi+ Ds. irr (4.34)
Nx = Ja dz
x Ny = J ay dz N xy = J
"Xy dz (4.27) dove Ds,eq rappresenta la matrice di rigidezza estensionale equivalente. I graticci
reticolari piani possono venire trattati allo stesso modo, come risulta illustrato
e l V si riduce a negli esempi seguenti.

M7 = N x ()sx+Ny ()sy+Nxy ()''Xy


= NT()e (4.28) Esempio 1
Se la lastra omogenea, anche gli sforzi risultano costanti lungo lo spessore.
Operando una sostituzione per a e ricordando che le deformazioni sono costanti Si consideri la lastra omogenea illustrata in fIg. 4.3 e si suppongano le deforma-
rispetto a z si ottiene zioni costanti su ogni pannello e gli irrigidimenti soggetti a soli sforzi assiali. Per
la validit della prima ipotesi le dimensioni del sistema devono essere grandi
0= D(e - eo) rispetto all'interasse degli irrigidimenti.
o
N = Jo dz = Ds( e - eo) (4.29)
~

L ---
e ......,--.. -t--.
Cl = t(e-eofDs(e-eo)
dove Ds la matrice di rigidezza estensionale defInita come ~
~
Ds = Jp dz (4.30) J
Se la lastra omogenea, Ds == h D, dove h lo spessore della lastra.
\
Per una lastra stratifIcata Ds pu essere ottenuta sommando i contributi di ogni
strato,
..... "---'"' -- ........... L/
n
Ds = L hiDi (4.31)
i=1

dove h j e Dj ;appresentano lo spessore e la matrice di rigidezza dell'i-esimo strato


ed n il numero degli strati. Gli sforzi variano lungo lo spessore della lastra ma
sono costanti all'interno di ogni strato. Per lo strato i-esimo
O(i) = D i ( e - Eo) (4.32)
Per evitare inflessioni trasversali, gli strati devono risultare disposti simmetricamente fig. 4.3
rispetto alla superfIcie media della lastra. Pannello con irrigidimenti ortogonali
Le lastre con elementi di irrigidimento vengono studiate sommando le energie di
L'energia di deformazione per unit di area relativa al sistema irrigidente
defonllazione delle lastre e degli irrigidimenti:

v == Vpiastra + Virrigidimenti (a) - 1[1


Virrigidimenti = ab 2A ..Exa(e)'-s~)a+TAyEyb(sy-s~)2 l ]
Scrivendo in dettaglio i termini di (a)
Pertanto dalla (4.33) A ..E"
- 1
Vpiastra = T( e - Eol D s, PI( e - Eo) -b- o o
V'irrigidimenti = tC E - ol Ds. SIC E- Eo) (4.33) D s, irr=
o
Cl = t(E - Eof Ds. eq(E - o)
o
o o o
----_.~ ---:-:;~-~---------------

102
103

Esempio 2 l

~l
Come secondo esempio si consideri un graticcio reticolare piano costituito da D
s, eq -
_ 2AE T"'.TT* _ 3y'3
y'3L - 4 L
AE[~ 3
3"

balTe di lunghezza, area e modulo eguali (si veda la fig. 4.4), organizzate in O o
triangoli equilateri di area effettiva pari a (.J3/2)I} .
L'espressione risultante per Ds,q corrisponde a quella di un materiale isotropo
con valore del coeftciente v di Poisson pari a 1/3.

4.5 Matrici caratteristiche dell'elemento


L'espressione del Principio degli Spost8menti Virtuali per stati di sforzo o di defor o

mazione piana segue da (l.16) ponendo che gli spostamenti nel piano e le forze
esterne siano costanti lungo lo spessore. Si ottiene

(4.35)

!lg.4.4 dove A l'area della superficie media (piano X Y), S la ascissa curvilinea lungo
Graticcio reticolare piano il perimetro e le varie matrici sono defmite da

L'energia di defonnazione per ogni triangolo pari a N = {N., Ny , NxY} = J dz


Cf

AEL 2 2 2) = {ex, By, Yxy} = (x, y)


V"" (V) = 2(e1+e2+e3
barre 1,2,3
lA = {u, v} = u(x, y)
AEL $ T ~ - 02
=2E' E b = b-hp-u
2 - ot
con
dove e* = {el. e2. e3}. Pertanto
b == carico distribuito (forza/unit di area) :::: { bx , by}
p = densit (massa/unit di volume)
17 = V _= (.!... 2AE) E' Te Ca) h == spessore della piastra
area effettiva 2 v'3L
p == carico applicato al contorno Sa (forza/unit di lunghezza) :: {Px, py}
Le aeonnazioni delle barre possono venire espresse in tenni!li di componenti Questa notazione rappresentata in Hg. 4.5. Si utilizza la medesima notazione
cartesiane di defonnazione usando le (4.23): per spostam!!nti, forze e densita adottata nel caso tridimensionale al fme di non
= T*e

ll
4::* complicare le espressioni ottenute. Non dovrebbe nascerne confusione dato che i
simboli vengono esplicitamente defIniti qui sopra.

to -v'3/4 O] exy
e (b)
Il tern1ne a sinistra nelle (4.35) la varazione prima dell'energia di defonnazio-
ne.
T v'3/4 YXy
rf\F l5edA = f 017 dA
Da ultimo sostituendo (b) in (a) si ottiene
Sostituendo la N con la (4.29) ed effettuando la somma su tutti gli dementi si
p = ~ (~~) eT(T* 11*) E == ~ eTDs,eqe
ottiene
~[Ln (OTDs+eMUTjj)dAJ
(4.36)
= I[J" (ErD,o+~Urb)dA+f ~UTPdSJ
fiO An S/1. (j
104 105

La fase di assemblaggio e quella di soluzione sono indipendenti dal problema.


Poich i legami spostamento-defOlmazione contengono solo derivate prime, la
Pr dS congruenza degli spostamenti tra gli elementi richiede solo che le componenti di
spostamento (u. v) siano continue ai contorni degli elementi. Oltre a questo, al
fine di poter rappresentare movimenti rigidi del corpo e stati di deformazione
Y,v costanti, i modelli di spostamento devono contenere un polinomio lineare com-
pleto, ossia si deve assumere
u = OC1 +OC2X+OC3Y+ termini aggiuntivi
v = OC4 +OCSX+OC6Y+ termini aggiuntivi
Una volta scelti i modelli di spostamento, il resto consegue direttamente. Nel
'----------.- x, u seguito vengono sviluppate in fonna esplicita le matrici relative all'elemento.
Il numero di operazioni algebriche viene Iidotto al massimo raggruppando
termini u e v in un
separatamente, ossia scrivendo un
nella forma
fig. 4.5
Notazioni per forze e spostamenti bidimensionali termini in u }
{ termini in v =
{un}
v"
dove Sn.o rappresenta la porzione di superficie esterna dell'elemento n-esimo (4.38)
sulla quale sono assegnate le forze di superficie. u = <pun
I restanti passaggi sono analoghi a quanto visto nel capitolo 3. Scritti gli v = 4>v n
spostamenti in termini della matrice di spostamenti nodali un dove <P una matrice riga che contiene le funzioni di interpolazione. L'espressione
di CPe di B deriva da (a) e (b):
(a)

(4.39)
si determinano le deformazioni e le accelerazioni
dove

{:: 1=
Yx)'
BU
n

(b)
$.x = oOx <P = [~~\ ~:2, ... ]
{~} = PO n
$.)' = ~ <P = [~~\ ~~\ ... ]
che vengono sostituite in (4.36). Tale espressione diviene pertanto Effettuando una partizione di K, M e P conseguente alla partizione di e un
sostituendo i valori indicati per cP e B, si ottiene la matrice di rigidezza K nella
(4.37) forma

dove K, M e P sono defmite come


K= [Kuu Kur] (4.40)
K[v K't>

=f
K
An
BTDsBdA Kuu = JJ[Dm<p;x<p, x+ Dsd<p:Al, y+ <P:A', ,j+ D s33 <p:'Al. y] dA
M= f An
ehpTP dA Kur = II (DS12<P:x<P, y+ D S13 <P:A, x+ DS23<P;y<P, y+ Dsn<p:y<p, x) dA

K". = II [D<22<p;A,y+D s23 (<p;x<P, y+4>:Al, x)+D s33 4>:A, xl dA


1

106 107

L) matrice d massa M assume la forma:

M = l; :1 (4.40

m = II hq(F<f> dA
y
Il vettore delle forze nodali equivalenti P assume la fOlma:

p = {P u } (4.42)
Pc'
D,Eo = - N = - {N2, N~, N.~y}
P" =II [<f>Tbx-(N.~<f>~<+N.~y<f>. y)] dA+ La <f>Tp.. dS
Pv= IJ[<f>T5y-(NJ<f>;y+N.~y<f>. x)] dA+ ta <f>Tpy dS

Una volta generate le matrici sopra riportate, si riordinano le righe e le colonne


prima di effettuare l'assemblaggio delle equazioni del sistema. -v-.----- ----- X
fig. 4.6
Coordinate triangolari oblique
4.6 Elementi triangolari
Le coordinate del baricentro risultano
4.6.1 Coordinate triangolari ;1 = ;2 = 1/3 (4.44)

La generazione di funzioni interpolanti per un elemento triangolare viene resa Le coordinate b e ~2 sono limitate lungo il lato 3 dalla
decisamente pi facile dall'adozione di coordinate oblique. La fig. 4.6 mostra lo
schema di numerazione dei nodi e il verso degli assi obliqui f1
e ~ . I nodi s()l1 o ;1+;2 = 1 l
~ '. \
;-:L (4.45)
numerati in senso concorde con la rotazione che porta da X a Y e il lato opposto La formulazione inversa delle (4.43) pu scriversi come
al nodo iviene chiamato lato i.
Le coordinate oblique rappresentano una frazlOneClella lunghezza del lato e ;1 = 2~ (2A~+blx+alY)
vannodaOa--l ~Peide-fmiZi~ne, ~; la -dist~-~arelati'!a dal lato 1 misurata (4.40)
parallelanlente al lato 2.
A! fme di stabilire una correlazione tra coordinate cartesiane e coordinate
;2 = 2~ OAg+bzX+ a2Y)
oblique, si consideri un punto arbitrario.P(x, y) =P(~! ,b) e sia il suo vettore r dove
posizione. aj = Xk-Xj

r = xt+yJ bj = Yj-Yk

2A? =
= x aJ+ ya!+131;lel+132;2e2 XjYk-XkY,

A = area del triangolo = t(b1a2-b2Gl)


Operando lIna sostituzione per i valori [31 e
l ed 132 e; si ottiene
e (i, j, k) una permutazione pari di (I, 2, 3), ossia
x = ;l X 1 + ;2X2 +(1- ~l - ;2)X3 i=1 j=2 k=3
y = ~lYl+~ZY2+(l-~[-t;2)Y3
(4.43)
;=2 j=3 k=l
108 109

Le coordinate triangolari possono anche essere interpretate come rapporti tra


area. Si vede dalla fig. 4.6 che la distanza tra il lato l e il nodo l misurata lungo a
~-
[f(1: t
,,1, ,,2, ,,3
t)] _ f,
-.1..., ~ ~
af a~i _ l f, b af
- 2A.1..., i ~
la perpendicolare pari a h 1 ~ 1 . Pertanto vx ,=1 v"' vX ,=1 v",
(4.50)
tI= area (32 P) = Al ~
a [f(t,.1, ,,2,
I: t)] _ l f,
,,3 - 2A .1..., ai
af
~
" area (321) A (4.47) vY ,=1 v",
dove A 1 definita come l'area delimitata dal lato l e da P. Questa notazione Derivate di ordine superiore si possono ottenere applicando piti volte la (4.50).
raffigurata in fig. 4.7. Ad esempio,
(0,1,0)2
(4.51)

Per valutare l'integrale

II f(~l, g2, g3) dA


y si sostituiscono al posto di b e dA i valori seguenti (vedere fig. 4.6)
3
(0,0,1) g3 = 1-~1-g2
dA = d~l d~2 sin e= 2A dg l dg 2
e si integra rispetto a ~ 1 e ~2

x
IIf dA diventa 2A Io [f-~' f(~!' g2) d~l] dg
1
2 (a)

Per tennini di primo e secondo grado si ottiene


fig. 4.7
Coordinate di area

Ci sono tre coordinate di area (~1 , ~2, ~3) ma solo due sono indipendenti poich
fJ $; dA = ~
e
AI+A2+A3 = A
~1+g2+g3 = l
(4.48)
II ;igj dA = :2 i=-=j (4.52)

c1i
J~)sutt~ convenient~usare tutt~~_~e~_c()()f_din_a~__ art)aqual1clo si gellerano le
funzioni interpolanti. L'espressio'ne di ~3 in termini di x e y segue dalla (4.46):
II (~;)2 dA = 1
i,j = 1,2,3
Per mezzo di (a) si pu stabilire la seguente formula generale:

t;9;~ dA = (i!) U!) (k!) 2A


Ag = A-A~-Ag (4.49)
dove
II "12;3 (i+j+k+2)!
(4.53)

a3 = -al-a2 i! = i fattoriale = i(i-I)(i-2) ... (2)(1)


b3 = -:- bI - bz
In quanto segue si mostra lo sviluppo di alcuni modelli di spostamento per
Poich le espressioni trovate per le matrici dell'elemento contengono derivate elementi triangolari e si presentano alcuni confronti atti ad illustrare il loro grado
S!llt~_i'!!1!l(a causa del fatto che si utilizzano misure cartesiane delle deformazio- di accuratezza.
ni),_ risulta necessario trasformare dette derivate. Le leggi di trasformazione
possono facilmente dedursi da (4.46) e (4.49):
110
111
4.6.2 Elemento triangolare a deformazione costante
4A K uu: = Dsub/bj+Ds33a/aj+Ds13(b/aj+a;bj)
Gli elementi fIniti triangolari a defonnazione costante sono definiti da uno ij
sviluppo lineare deUa funzione di spostamento, 4AKvv i = DS33b/bj+Ds22a/aj+Ds23(b/aj+G;bj) (4.57)
ii}
u = ~lUl + ;2U2 + ~3U3
(4.54) 4AKIIv i = Ds13blbj +D s23 a/Gj+ Ds12 b/aj+ Ds33G/bj
z = ~llli + ;2112 + ;aua ii}

dove ui, Vi sono le componenti cartesiane di spostamento per il nodo i. Questa Prima di assemblare la matrice di rigidezza globale, si pennutano le righe e le
notazione viene raffigurata in fig. 4.8. colonne ricordando che

diventano
lh Pl U2 V2 U3 l'a
Le operazioni implicate sono le seguentI
Kllui diventa riga [2(i-l)+I) e colonna [2(j-l)+1]
'i}

K"Vi diventa riga [2(i-l)+2] e colonna r2(j-l)+2] (4.58)


'I}

Kllvi diventa riga [2(i -1)+ 1] e colonna [2(j-l)+2]


,ij

La matrice di massa equivalente m si ottiene dalla (4.41)


fig. 4.8
Spostamenti nodali in un elemento triangolare a deformazione co;tantc
m = ff Qh<prlf> dA = [If Qh!;i~j dA] (a)

Si esprimono gli sviluppi della funzione spostamento nella fanna matriciale Quando p e h sono costanti, (a) si riduce a
definita dalla (4.38),
U = <j>u n
un = {UI
r
U2
=
!l3}
If>vn m~e:; G211 (4.59)

'In = {VI 'V2 'Va} (4.55) Le forze nodali sono dovute alle forze di volume, alle forze di superficie e alle
= [~l ;2 defolTIlazioni termiche. Si consideri una distribuzione lineare di forze di volume e
If> ;3]
temperatura:
L'andamento delle defonnazioni si ottiene derivando u e V e ricordando la
b = ;lb1 + ~2b2 + ~ab3 == If>b
(4.50): (4.60)
T = ;lTd-J2+;aT3 = If>T
dove bj e TI sono i valori ai nodi. Gli sforzi iniziali si trovano come

fCG x D Sl1 +CGyDS12+ CG xyD sla)


N = - DsEo == -lCGxDs12+CGyDS22+<XXyDS23 T (4.61)
CG x D S13 +CG yDs23 +CGxyDs33

La valutazione della (4.61) in ogni nodo conduce a


Poich <P,x e <P,y sono costanti, la valutazione della matrice di rigidezza dell'ele-
mento non implica alcuna integrazione quando il materiale e lo spessore siano N2 = ;lN21 +~2N~2+~aN23
costanti. Sostituendo i valori di ,p,x e r/l,y iii (4.40) e sviluppando i vari prodotti N0xi = (CGxDsll +CGyDsl2+CGxyDs13) TI (4.62)
matriciali si ottiene ~ ad espressioni simili per ~, N?:y. Da ultimo sostituendo i valori di Il e di N0
m (4.42) ed integrando, si ottiene:
,
113
112

P ui = Ipx1 [J: jl(l - S) dS] + Ipx2 [J: fz(l - S) dS]


p"~ ~2 [: Pu2 = lpxl U: jlS dS) + Ipx2 U: f2S dS)
(4.65)

~ ~ [:
Queste relazioni si riducono alle
(4.63)
P,

Nx = t(N21+N22+ N23) (4.66)


l
Ny = t(~1+NJ2+NJ3) P u2 = 6 (Pxl+2px2)
Nxy = t(N2)'1+~y2+N2y3) quando le forze di superficie sono distribuite lineamlente lungo il contorno. In
Le forze nodali equivalenti dovute a forze di superficie agenti su una porzione generale le forze nodali equivalenti sono le risultanti statiche finch la legge di
variazione degli spostamenti lineare.
del contorno sono definite dalla (4.42):

(Llun)T Pu = f Sa
LlU Px dS
(4.64) 4.6.3 Elementi triangolari a deformazione lineare
(LlVn) T Pv = f LlV Py dS
Sa Per ottenere_risultati accurati in tennini di sforzi adottando una discretizzazione
Si esprimono le forze e gli spostarnenti in tennini di S e dei valori nodali per il a defonnazione costante, si devono utilizzare numerosi elementi finiti ed anche
lato e si valutano gli integrali di linea. con una maglia molto fine l'interpretazione pu risultare difficile. Pertanto si
sono dedicati molti sforzi alla creazione di elementi pi complessi, ossia elementi
2 PX2 _!l!?- con modelli lineari, quadratici o di ordine superiore per la funzione delle
defonnazioni. Il modello con defonnazioni variabili lineannente fu suggerito per
primo da Fraeijs de Veubeke 3 nel 1964, che gener un appropriato modello della
- PxdS funzione spostamento in tennini di coordinate cartesiane, pur senza presentare
studi comparativi. Successivamente Argyris4 rifonnul il modello in tennini di
'defonnazioni naturali' e Felippa s svilupp la versione in coordinate triangolari.
_ Pul __
Sia Argyris che Felippa riscontrarono sostanziali miglioramenti nella definizione
t' PXI dello stato di sforzo a confronto del modello a defonnazioni costanti. La

Lx fig. 4.9
-
S=-l-
5 fonnulazione in coordinate triangolari, certamente la pi conveniente, viene
brevem ~l1t(! l:ichta.ll1ataI1eL~egJ.ljJQ,-- -- -- --~ .. ~-.-- -- -- --- --- ~-----
Il modello si basa sullo sviluppo delle funzioni spostamento in polinomi completi
Notazione per le forze di superficie del secondo grado. Ci _SOI}.Q_ dodici parametri di spostamento, sei per ogni
Come esempio si conSJQen il carico superficiale riportato in fig. 4.9. La variazione componente. Al fme-di soddisfare la congruenza tra gli spostamenti al contorno
~~g!1 elementi, lo sviluppo della funzione spostamento su un lato deve utilizzare
degli spostarnenti lineare e pari a:
solo le quantit no dali relative a quel lato. I~ questo caso ci sono tre costanti (la
U = ul(1-S)+u 2S funzione di secondo grado) e per ogni lato r' -h;%to un nodo interno in pi
Ponendo che conveniente collocare a met del lato stesso. La fig. 4.l O mostra lo schema
Px = !lPxl +!ZPx2 di numerazione dei nodi e un riassunto delle coordinate nodali.
e sostituendolo nella defmizione (4.64) si ha Le funzioni di interpolazione in tennini di coordinate triangolari vengono costrui-
te a partire da una funzione polinomiale quadratica in b e ~2 .
PulLlUl+Pu2JU2 == l f>~uPxdS ! = 0:1 + o;z;l +0:3;2+0:4;I +0:5;1;2 +O:G;~
che fornisce
114 115

( risolvendo i parametri in termini dei valori nodali di f. La matrice del L'equazione (4.68) vale per uno sviluppo qualunque, ossia un 4) arbitrario.
coefficienti adimensionale e facilmente invertibile. Gli sviluppi sono scritti L'espressione di I/J per l'elemento in questione
concordemente con le (4.38):
u = <j>u rI V = <j>v n (4.69)
un = {III, 1/2, Ila} (4.67)
'In = {VI, V2, L'6} Le espressioni dellesottomatrici di Kcontengono tre integrali (si veda la (4.40:
<l> = [;1(2~1-1), M2';2- 1). ';3(2';3- 1), 4~1;2, 4';2~3, 4~3';tl

Nodo ~1 ';2 ';3 Conviene osservare che solo un integrale viene valutato esplicitamente poich i
l 1 O O prodotti che vi compaiono possono essere scritti come
2 O l O
3 O O l (4.70)
1 1
4 2- 2" O dove C costante e dipende dalla combinazione di derivate che compaiono nel
l l
5 O -2 -2 termine particolare. Tale approccio corretto a patto che I/J contenga solo
l 1
6 -2- O 2 variabili adimensionali.
3 Le forze nodali equivalenti dovute alle forze superficiali su un lato sono espresse
dalle (4.64). Si illustra la loro applicazione per la distribuzione di fone riportata
in fig. 4.11.

Y, V

Lx,v
Hg.4.1U
Elemento triangolare a deformazione lineare

Ricordando le (4,50), le defoffi1azioni possono scnversi come Hg. 4.1 I


Forze di superficie sul lato 1-2
I
cx = 't',x un = -+-
2A- h,l'un
't" La legge di variazione degli spostamenti quadratica e per maggior generalit, si
ammette una distribuzione quadratica delle forze di superficie.
l
Cy = <j>,yV n = 2A- a~vn (4.68) u = jiUl +12u2 +!4U4
(4.71)
l Px =/lPxl+!2Px2+!4Px4
Yxy = <j>,yUn+<j>,xvlI = 2A (a~un+b~vn) h = J -35+2.52
dove /2 = -5+2.52
Cl, = [al a2 a31 f4 = 45-452
b = [bI b2 hl Sviluppando

~ = [!pij] = [. 8</1
__
"'t.
u"
'1
l.
j
i=1,2,3
= l) 2 ... numero delb componenti di
(a)

si ottiene
spostamento di u (o u)
---------------------------------------,

116 117

Pui = l~ (2P .<l- ~ P.>:2+P.t4)


non desiderata. E' conveniente collocare il nodo interno nel baricentro. Lo
sviluppo della funzione di spostamento ha la forma
9 9

P u2 = l~ (- ~ P.t1 +2P.>:2+P.>:4) (4.72) U = L 4>iUi+ 4>cuc


i=1
V = L 4>/v/+4>cvc
i=1

/ 4>1 = -Hl(3;1 -1) (3;1- 2)


Pu4 = 15 (Pxl+P.,2+8p.>:4) 4>2 = tM3;2 - 1) (3;2 - 2)
4>3 = -Ha(3;3 - 1) (3;3 - 2)
Se la distribuzione delle forze di superficie lineare si ottiene
4>4 = HtM3;1 -1)
P.>:4 = hp.tl+pd (4.73) 4>5 = -HIM3~2 - I) (4.74)
4>6 = 'H2;a(3~2 - l)
4.6.4 Elementi triangolari a deformazione quadratica 4>7 = t~2';a(3~3-1)
4>s = -H3';1(3';a - I)
Gli spostamenti vengono espressi da polinomi completi del terzo grado. Ogni
4>0 = 'H3~1(3~1- I)
componente di spostamento contiene lO parametri e pertanto si devono assegnare
20 quantit di spostamento nodale per ogni elemento. Al flne di soddisfare la cf>c = 27';1;2;3
congruenza degli spostamenti ai bordi, la funzione di spostamento relativa a un Iato Al fme di ridurre la larghezza della banda si cerca di utilizzare solo nodi di
deve dipendere solo dalle quantit di spostamento nodale relative al lato stesso. vertice. Poich sono necessarie quattro quantit nodali per la congruenza tra gli
Pertanto, poich la funzione una cubica, sono necessarie quattro quantit nodali elementi si devono considerare anche derivate della funzione spostamento, vale a
per defutire la distribuzione degli spostamenti su un Iato. dire la matrice degli spostamenti no dali per un nodo di vertice neve essere di
3 (u,v,u) z , u",V~V
l, ,,,,,,,.,y\
dimensionI (6 X n.
3 (u,v)
Ili = {lii Ili, x lIi,y L'i Vi,.t L'i, y} (4.75)
Servono inoltre due quantit no dali non relative al contomo. In genere risulta
conveniente assumere gli spostamenti del baricentro (U CI ve). Il modello rappre-
sentato in fig. 4.12(b). Felippa s ha sviluppato le appropriate forme polinomiali in
termini di coordinate triangolari.

li = cf>1111 + cf>2 l1 1,.t + <P3U1, Y+ ... + <P9113, y + c/>cUc

L
2

L
2 (u,v)
4>1 = m~1+3;2+3~3)-7;1.;2;3
<P2 = ;i(a3~2 - a2~3)+ (a2 - a3);1;2;a
X
un: {u"uz,'" U9,U C}
X U~{u"u~ "',y'''' ~yl Uc} <pa = ;I(b2';3 - b3;2)+ (b 3 - b2 );2;1';3
(o) (b) rp4 = .;K;2+ 3';3+ 3';1) -7;1';2;3
hg.4.1L
Elementi triangolari a deformazione quadratica. (a) Le variabili nodali sono gli sposta-
<ps = mal;3-aa';1)+(aa-al)';1~2;3 (4.76)
menti ai nodi; (b) le variabili nO<1ali sono gli spostamenti ai nodi e le derivate prime (il <P6 = ';~(b3;I-bl';a)+(bl-b3)';1;2;3
nodo lO nel baricentro)
<P7 = .;5(~3 + 3';1 + 3';2) - 7~1';2';3
Una possibilit di utilizzare un nodo per vertice e due nodi interni per ogni lato <Ps = .;5(a2';1-a1~2)+(al-a2);1;2';3
aSSl,lmendo come quantit nodali le componenti di spostamento. Questo modello <P9 = ;5(b 1';2 - b2';1) + (b 2 - b1);1';2';3
rappresentato in fig. 4.12(a). I nodi interni ai lati sono situati ai terzi medi. Per
mantenere la completezza della forma polinomiale necessario un addizionale
nodo interno altrimenti la rigidezza manifesterebbe una direzione preferenziale
118 119

dove ai> bi sono definite dalle (4.46) e l'indice c si riferisce al baricentro. Le Le matrici dell'elemento vengono 'condensate' prima di formulare le equazioni
medesime funzioni di interpolazione valgono per v. In Rif. 6 e 7 vengono del sistema. Con una procedura arlaloga a quella utilizzata per eliminare il nodo
riportate derivazioni alternative dello stesso modello. baricentrico, si effettua anche 'l'analisi per sottostrutture' dove la struttura
Al posto di utilizzare direttamente le derivate come in (4.75) si possono usare completa viene interpretata come un insieme di sottostrutture.
misure di deformazione. In altre parole si possono assumere le variabili nodali
come
(4.77) 3 (u,v)
dove w xy :::: 1/2(u,y-v,x) la rotazione attorno alla normale. Questa scelta non
presenta vantaggi rispetto alla (4.75) ma permette di porre in evidenza una
limitazione del modello. Al momento di assemblare le equazioni del sistema si
impone la congruenza ai nodi che, per questo modello, richiede la continuit
degli spostamenti e delle defOlmazioni ai nodi. Se un nodo al confine tra
materiali differenti solo la dilatazione delle fibre parallele all'interfaccia deve
essere continua e pertanto la restrizione imposta troppo severa.
Entrambi i modelli utilizzano lo spostamento del punto baricentrico come varia- (o) (b)
bile nodale. Le equazioni di equilibrio relative al nodo baricentrico (che conten- fig. 4.13
gono solo misure di spostamenti dell'elemento), pennettono di esprimere le Modelli di spostamento di quarto ordine
componenti di spostamento di tale nodo in funzione degli altri spostamenti
3 3
nodali. Ordinando gli spostamenti nodali in modo che quelli baricentrici siano gli
ultimi si effettuano le partizioni seguenti per un, K e P.

K= [
KB KBC] (4.78)
K~c Kc

Il contributo del singolo elemento nella (4.37) si modifica nel seguente modo

2 (u)
(b) 2 (u,u,.-c,U,y)
(al

Notando che i contributi relativi agli elementi circostanti non coinvolgono Uc , le


eqpaz.ioni di equilibrio per il baricentro conseguono direttamente da (a)

(4.79)
Si risolve Uc e quindi si sostituisce all'indietro in Ca). Questa operazione, denomi-
nata condensazione statica, conduce a matrici di rigidezza e forze elementari di
dimensione ridotta.
A un, T p diventa AU~P~
(4.80)
AU"' TKU n diventa AU~K~U13
(c) (d)
dove
P~ = PB -1(BCKC1pc fig. 4.14
Modelli di spostamento di quinto ordine
K~ = K B - KBCKclK~c
1

120 121

4.6.5 Elementi triangolari di ordine superiore La linlitazione principale degli elementi complessi come i triangoli a defonnazio-
ne quadratica costituita dalla geometria dei contorni. Per modellare bene un
Utilizzando fonne polil1omiali complete del quarto ordine per esprimere U e v si
contorno con segmenti ~ettilinei si deve utilizzare infatti una maglia partic0lar-
ottengono elementi con defonnazione ad andamento cubico. Per ogni componen-
mente fine. In alternativa si devono sviluppare elementi a lati curvi. Elementi i
te di spostamento sono presenti 15 parametri. La continuit degli spostamenti sui
cui contorni siano definiti da funzioni polinomiali dello stesso grado utilizzato
contorni dell'elemento richiede 5 condizioni su ogni Iato (un polinomio del
nei modelli di spostamento, vengono chiamati elementi 'isoparametrici' e sono
quarto ordine ha 5 costanti). Si possono utilizzare spostamenti oppure combina-
trattati nella sezione 4.8.
zioni di spostamenti e derivate prime di spostamenti nei nodi di vertice. I due
modelli cos generati vengono illustrati in fig. 4.13. Entrambe le scelte richiedono 48 cm
l'adozione di tre nodi interni da condensare staticamente in seguito. Il modello (b)
Sforzo di taglio
migliore rispetto alla larghezza della banda nella matrice di rigidezza del sistema. In x all'estremit con
ogni caso per coinvolge variabili nodali la cui continuit non essenziale.
T andamento parabolico
Carico totale P = 40 kN
Una fonna polinomiale di quinto ordine ha 21 parametri e vanno specificate 6
E=20000 kN/cm 2 ,II=O'25
condizioni per ogni lato. La fig. 4.14 mostra quattro possibili modelli. Il modello
h = spessore <: I cm
(d) si ottiene da ( c) sostituendo gli spostamenti dei nodi interni con le compo- y
nenti nonnali della derivata dello spostamento valutato a met lato. Poich tale
Trave e carico applicato
componente ha un andamento quadratico sui contorni, il modello (d) impone la
continuit di u, v, U,Il' V,Il al confine tra gli elementi. Ci equivalente ad 'i'J,o"'J; , .J.r , . ..
. . . ...
~!,(j~J/' V'o Vf" ,
imporre la continuit di spostamel1ti e defonnazioni. ~1~UlW .;.r
't.fiV

4.6.6 Studi comparativi Maglia C-l 128 el. triangolari Maglia L-2 128 el. triangolari
a deformazione costante a deformazione lineare
Sono stati documentati in let! ~ratura numerosi studi comparativi e si riportano
qui i risultati riferiti da Carr8 per una mensola soggetta a taglio all'estremit, un
esempio campione adottato per valutare l'efficacia di elementi 'raffinati'. Le
dimensioni e la distribuzione degli elementi sono illustrati in fig. 4.15 e i risultati Maglia C-2 512 el. triangolari Maglia Q-l 8 el. triangolari
ottenuti per gli sforzi nonnali e le frecce di estremit sono riportati nella Tavola a deformazione costante a deformazione quadratica
4.1. Gli sforzi sono stati calcolati facendo una media dei valori ottenuti negli
elementi convergenti su ogni nodo.
Esiste una differ~nza notevole tra i risultati ottenuti con un modello a defonna-
zione costante e quelli con Ufl modello a defonnazione lineare nei casi C-l e L-l,
a maglia piuttosto rada. Anche per maglie pi fini (casi C-2 e L-2) i risultati Maglia L-l 32 el. triangolari Maglia Q-2 32 el. triangolari
ottenuti con defonnazioni lineari sono piu accurati specialmente per quanto a deformazione lin~are a deformazione quaratica
riguarda gli sforzi. A difesa degli elementi triangolari a defonnazione costante va fig. 4.15
detto che, a parit di gradi di libert, il modello a defonnazione lineare richiede Mensola soggetta a taglio all'estremit. Maglie triangolari
pi tempo macchina per la soluzione a causa della maggior ampiezza di banda.
Inoltre va detto che l'esempio considerato costituisce un test un po' troppo 4.7 Elementi rettangolari
severo per il modello a defonnazione costante il cui comportamento decisamen-
te migliore in problemi con concentrazioni di sforzi. Come prvisto i triangoli a II piil semplice elemento rettangolare presenta nodi ai quattro vertici e utilizza
defonnazione quadratica sono pi accurati di quelli a defonnazione lineare. Tale come quantit nodali solo gli spostamenti (vedere fig. 4.16).
comportamento d'altra parte ricorrente, nel senso che, a parit di numero II vettore degli spostamenti nodali relativi all'elemento na dImenSIoni (S X l) e,
totale di incognite nodali, l'accuratezza migliora all'arricchirsi del modello di Come per gli elementi triangolari, conveniente ordinare separatamente i tennini
in u e in v.
spostamento.
122 123

Tabella 4.1 f = al +a2~ +a31] +a4~1)


Mensola: confronto tra le maglie a deformaziolll) costante, lineare e quadratica di t1g. 4.15
nei punti di nodo e risolvendo rispetto alle CI: si possono ottenere le opportune
Spostamento e sforzo normale funzioni intelpolanti bidimensionali per gli spostamenti. Il risultato che si ottiene
~-'~-~------,-- , --,-----
I, :
Numero totale di i Freccia Sforzo Ux
Tipo di elemento ! iv!aglia ali 'estremit aX=12cm U = <P lUI + QhU2 + </)aU3 + <P411.j = <pu"
: incognite Ilodali ! y= 6cm
I Ve (cm)
v = <PIVZ+ Q)2V2+ <Pa1.'3 + <P4V4 = <pv"
I C-l 4<pl = (1-- i;) (l-'/)
Triangolo a
der. costante I~ ____ 160 045834
576_ _ _ _0~12 82__
51'225
57-342 4<p2 = (1 +~) (1-1) (4.84)
Triangolo a I LI 160 053259 59'145 4<p3 = (1 +)(1 +'/)
e ___ ,. L-l
der. line:r_ I__ ~_ 576 053353 60'024 4<P4 = (1-;)(1 +1])
Triangolo a
def. quadratica
I. Q-l
Q-2
I 68
214
I 053059"
0'53259
58,973*
59843
Operando conveluenternente sulle (4.84) si ottengono le seguenti relazioni tra
defonnazioni e spostamenti !lodali:

(limite delle
Teoria trav~
__.__
superior~ ___ 11_0.533_7_4
. _______________
lI."~__ _ . _____6_0._000 _
_ 4aB x = (1-1])(u2- ul)-j-(l+'I})(Ua- U4)

*Media dei v\llori ottenuti per Y:::: 6 cm e Y = .-- 6 cm 4bBy = (1 + )( V3 - V2)+ (1 - )( l'4 - VI)
l
4yxy = - [(1 +'I})(1'3 - V4)+ (I - 'I})(V2 - VI)] (4.85)
a

Le funzioni ottenute per le defonnazioni non sono fonnelineari complete (in ex


non compare ~ ed ll y non compare 1/) ma rappresentano pur sempre un
miglioramento rispetto ai triangoli a deformazione costante.
l1g. '1.1b
Le matrici di rigidezza per l'elemento si costmiscono con la (4.40) espressa ll
Elemento rettangolare di primo ordine
termini delle coordinate adimensionali ~ e 1/. Ricordando le (4.83) si ha
un = {III
a1 <P.; 1
U2 113 1/4 VI V2 t'3 V4}

= {Ull, .v n }
(4.81) <1>. x = <P'Y=7i<P,r,
Nel seguito si utilizzeranno coordinate cartesiane locali adimensionali (t 11) dA = ab d~dli
definite come
e le varie matIici si riducono a combinazioni lineari di tre soli integrali
(4.82)
i suoi limiti sono i. Le derivate e gli integrali di superficie in temllu di
coordinate adimensionali sono JJ<P:f/<P, 'I d~ dI)
Cl 1 3 () l a
i:h = a Cl~ ey = 7i 81i a condizione che la matrice di rigidezza sia costante.
Gli elementi rettangolari di primo ordine non danno buoni risultati quando il
(4.83) comportamento prevalentemente flessionale, come ad esempio nel caso di
stmtture snelle a mensola. La soluzione converge ma si deve utilizzare una maglia
Poich si stanno utilizz,md; su"'-- n,.;di di vertice, l'andamento della funzione molto fme in direzione dell'asse della stmttura. La convergenza aumenta n.otevol-
spostamento sui lati deve essere i;tlfJ-re. Valutando mente se si assume che la defonnazione tagliante (causa principale della conver-
124 125

genza lenta) sia costante sull'elemento e di valore pari a quello del suo baricen- 2</16 = (1-1P)(1 +;)
tro. Tale ipotesi si pu introdurre modificando B (vedi (4.39 come segue 2</17 = (1 - ;2)(1 +1)

B=
</l,x
O </l
O] 2</18 = (1-1)2)(1-;)
[
</l~ v </l~:
Un elemento rettangolare corrispondente a uno triangolare con deformuione
quadratica si ottiene imponendo una legge di variazione cubica sui contorni.
dove ifJ,~ e ifJJ sono costanti. Esistono due possibili altemative. La prima prevede di utilizzare due nodi addi-
zionali per ogni lato come si vede in fig. 4.17(b) e di adottare come quantit
nodali i soli spostamenti. La seconda prevede di utilizzare solo i nodi di vertice e
4.7.1 Elementi rettangolari di ordine superiore considera com~ variabili nodali anche le derivate degli spostanlenti. In questo
ultimo modello, riportato in fig. 4.17(c), sono presenti sei variabili per ogni
Per migliorare i risultati degli elementi rettangolari di primo ordine si pu nodo:
considerare un modello di spostamento quadratico ai bordi. Ci richiede un au au av a1'
ulteriore nodo per ogni lato come si vede in fig. 4.17(a). u, ar' ary' v, a;' (1)
4 7 3(U,v) 4 IO 9 3 (u,v)
In entrambi i casi si ottengono le funzioni interpolanti valutando

Y,v
SlW6(U,V)
L--.:J Il
Y,v 12 -1'-"3)
(-II~~ .l:_ S(u,v)
7
f = Xl +X2;2 +0(31) +X4;2 +Xs;1) +Ct:6ry2
+0:7;3 +Ct:8;~ +X9';1)2 + XlO1)3 +0:11';31) +:t12';ry3
L.!= X;u
52
(o) 4
L!5
X;u
6
(b)
2

e le derivate adimensionali o/Iot a/IaTI in ogni punto nodale. Le espressioni che


~3(U,U..r,u,y,v, v,r,v,y) si ottengono vengono riportate pi sotto.
Modello A-Le variabili nodati sono solo spostamenti

y~
L 2 u
12
I </1/u/
= 1=1
12
V = I
/=1
</1/VI
x,u (c)
</11 = ia(l-;) (1-1)
[-10+9(;2+1)2)]
fig. 4.17
</12 = MI +;) (1-1) [-10+9(;2 +1)2)]
Elementi rettangolari di ordine superiore. (a) Secondo ordine; (b) terzo ordine (solo
spostamenti); (c) terzo ordine (sposiamenti e derivate di spostamenti) </13 =:f2(l +;) (l +1) [ -10+ 9(;2 +1)2)]
</14 = :f2(1-;) (l +1) [-10+9(;2+1)2)]
Tale modello comporta una funiione di spostamento con otto parametri per ogni
componente di spostamento. Valutati per ogni nodo i valori di </15 = a\(1-;2)(1-1))(1-3;)
f = Xl +0:2';+0:3ry+X4';2+XS';ry+0:6ry2 </10 = &(1-;2)(1-1))(1 +3;)
(4.87)
+ o: ;;2ry + o: 8;1)2 </17 = ~(I-1)2) (l +~) (1-31)
si ottengono le
</18 = ~(l-rl) (1 +;) (1 + 3ry)
8 8
</19 = a\(l-;2)(1 +1))(1 +3~)
U = I </1/111 1) = I </1/Vi
/=1 i=l </1lO = ~(I-~2) (1 +1) (1-3;)
4</11 = (1-;)(1-1))( -;-1)-1) </111 = a\(1-1)2) (l-~) (l +31)
4</12 = (1 +;)(1-1))(; -1) -1) </112 = a\(l-~)(l-;)(I -31)
4</13 = (1+;)(1+1))(;+1)-1)
4</14 = (1-;) (1 +1))( -;+ry-1)
(4.86)
2</15 = (1-;2)(1-1)
126 127

iVIodello B ~ Le variabili nodali sono spostamenti e derillate prime di spostamenti

r--,--c---1----J
6jJl = t('/}-l)(;--l)[t(rJ-l)(~-l)-t('l}+l)(;+l) Maglia C-l (el. rettangolari del primo ordine)

-(t}+ 1) (t}-l)-(;+ l) (';-1)]

~2 = !:-(t}-1)(,;-1)2(;+1)
-T---~l
8

tP3 =- ~ (t}-1)2(,;-l)(t}+I)
L_~L_____
Maglia Q-l (el. rettangolari del terzo orelinl')
4>4 = -}(?)-1)(,;+ l)[t(t}-l)(,;+ 1)-i-(t}+ 1)(~-1) fig. 4.18
+('/}+ 1) (t}-l)+ (;+ 1)('; -1)] Mensola soggetta a taglio all'estremit. Maglie rettangolari

4>5 = '::('/}-1)(~+1)2(,;-1) La tabella 4.2 contiene un Iiassunto dei Iisultati. Gli sforzi sono stati calcolati
8 come media dei valori ottenuti negli elementi convergenti nei nodi. Si nota che
esiste una differenza notevole di accuratezza tra triangoli a deformazione costante
4>6 = ~ ('/}-1)2(;+I)(t}+1) e rettangoli eli primo ordine. Inoltre la magliatura rettangolare utilizza solo met
degli elementi di quella triangolare e richiede pertanto meno tempo per la
4>7 = -}('/}+ 1)(;+ l)[t(t} + 1)(;+ l)-t(~ ~l) (t}-l) generazione dei dati.
-C'/}+ 1) (t}-I)-(;+ l) (;--1)] La fig. 4.19 mostra un confronto tra elementi rettangolari di primo ordine ed
elementi a taglio modificato per il caso di mensola snella sottoposta a taglio e
4>8 = ga (t} + 1)(; 1)2(~-1)
momento all'estremit considerato da Wilson et al 9 Si osserva che l'accuratezza
non aumenta col crescere del numero di suddivisioni lungo l'altezza. Il parametro
4>9 = ~(1}+1)2(+l)(17-1)
8
critico piuHosto il numero di suddivisioni lungo l'asse delta struttura. Irisultati
forniti dagli elementi modificati sono esatti per quanto riguarda i momenti e
4>10 = te'/}+ 1)(;~ 1)[~-(?J+ l)(-l)--t('l]-l)(+ l) praticamente esatti per quanto Iiguarda i tagli. Come gi osservato notevole il
+('/}+ l) (1}-1)+ (+ l) (;-1)] miglioramento di accuratezza ottenuto rispetto agli elementi originali a deforma-
zione tagliante variabile.
4>11 = ~ (t}+1)(~-1)2(~+1) Tabella 4.2
Confronto tra elementi rettangolari e triangolari

4>12 = - ~ (t} + 1)2 (-l)(t}-:-l) (4.88) Spostamento e sforzo normale


-------_.. _--.,....----
Numero dei T~;cia ,Sforzo x cm"'2)
U (N

4.7.2 Studi comparativi


Tipo di elemento gradi di i all'estremit I a X = 12 cm
libert ve (cm) i Y = 6 cm
---R~e~tt-all~go~1707de~I---~-------~~--------.--------
Per confrontare l'accuratezza dei risultati forniti da elementi rettangolaIi e tIian-
----::Primo ordine 160 0'51679 58'266
golali stata analizzata la struttura a mensola illustrata in fig. 4.15 usando
lnangolO a 160 ---- ------
elementi di primo e di terzo ordine (ossia con funzioni Iispettivamente ad def. costante ' 0'458 34 51'225
andamento lineare e cubico sui lati). Le maglie adottate sono illustrate in fig. Rettangolo del -------
4.18 e corrispondono ane maglie pi ampie utilizzate per gli elementi tIiangolaIi terzo ordine 52
-......1~~lJ-i!LE~U!2.c!2.L _____
" ___ 0'52807 60'631
a !.iefolJnazione .:ostante e quadratica riportati in precedenza.
nangolo a 68
_def. quadIa~.'l.. ____.-'-______-'---___0.~_30_5_9 _. _ _ _5_8_'9_7_3_
128 129

r-
,,,
IO
]
.~
r ~~2,
~~z,
}

... }
(4.90)

15OI~ -
1000 t150
Poich le equazionI che forniscono le matrici dell'elemento contengono derivate
I I I IlQQ2 1150
cartesiane, queste ultime devono essere trasformate in derivate curvilinee prima di
effettuare le sostituzioni in (4.39 - 4.42). Per una funzione I/J la legge generale di
Maglia 1 trasformazione si esprime come
9c/> = 01' o{+ oc/> 01J
56251~
1000
156'25 ox o; ox 01J ox

I ~OOP
(4.91)
oc/> = oc/> o; + oc/> 01J
I 87 50!
I I I t187'50
t56'25
oy o oy 01J oy
Maglia 2 Carico A Carico B
Carico B Nel generare gli elementi triangolari e rettangolari siamo stati in grado di esprime-
-- re ~ ed T} in funzione di x ed y e di ottenere pertanto delle espressioni esplicite
Spostamento in i I Sforzo normale in j I per a~/ax, ....
Carico A I Carico B I Carico A I . Carico B I
Elementi triangolari (4.46)
Teoria l =; = 2~ (2A~+blx+aJ.)')
delle travi 10'00 1030 300'0 4050

Maglia 1 681 70'1 2182 2945 l


Elementi del _. ;2 = 17 = 2A (2Ag+b2x+a2Y)
primo ordine 7'06 723 218-8 2954
Maglia 2 Elementi rettangolari (4.82)
-
Elementi del 1
Maglia 1 10'00 101'5 300'0 4050 = -(x-xc)
prinlo ordine a
a taglio
costante
1
17 = -(y-yc)
Maglia 2 1000 101'3 300'0 4050
b
Quando non si in possesso di espressioni esplicite di ~ e T} in f~nzione di x e y,
fig. 4.19
Mensola: elementi a taglio modificato si considera una I/J funzione di x, y; si calcolano le derivate rispetto a ~ e 17 e
quindi si invertono le relazioni ottenute. I passaggi sono i seguenti

4.8 Elementi isoparametrici O; = [OX


Oc/>} o; OY]
o; {Oc/>}
ox = J {Oc/>}
ox
(4.92)

~~ ~~ ~ ~;, .~;,
Si considerino x, y espresse in funzione delle ascisse curVilinee ~, 17: {
x = xC;, 17)
(4.89) cos che
y = y(, 17)
La scelta di ~, 17 dipende dalla geometria dell'elemento e se ne discuter pi
avanti. Vengono scritte le funzioni interpolanti in funzione di t 17 e se ne
valutano le derivate curvilinee
131
130
4

e X = L <p;X; = <j>X
;=1
arp l (a y orp oy orp) ,] (4.94)
ox = ID 01] o; - o; a1] )' = L rp;Y; = <j>Y
;=1
orp 1 ( lx orp ox orp) 4rpl = (1-';) (1-17)
D)' = ID - 01] o; +ar oY]
44)2 = (l +.;) (1-17)
. . ox oy ox oy
IJ I = detenmnante di J = -
o; --
a/} - ---
al7 -o; 4rp3 = (1+;)(1+1])
4cfJ4 = (l-) Cl +1})
Lo scalare I J I chiamato 'J acobiano' e, affinch la trasfonnazione sia univoca,
deve assumere valori finiti. Si pu dimostrare che il differenziale dell'area si Le derivate si ottengono operando convenientemente sulle (4.94). Ad esempio si
trasforma in ottiene
ox 4. ocfJj
dA = (oro; x Or)
01]
d cl
~
t
Y]
'-'E =
v>
.L
X;~ = <j>X
/=1 v"

La presenza di coefficienti variabili nelle derivate espresse dalle (4.92) comporta


= (valore assoluto di IJI) d; dl7 (4.93)
l'impiego della integrazione numerica per valutare le matrici dell'elemento. L'inte-
= IJ lass d; dY] grazione numerica risulta di fatto pi vantaggiosa di quella esplicita anche nei casi in
dove r il vettore posizione del punto generico. cui sia possibile ottenerla perch rende possibile la variazione delle propriet del
Al fine di costruire le funzioni interpolanti per gli elementi quadrilateri di fig. materiale, richiede meno codificazione e riduce al minimo la possibilit di errori
4.20 utilizzeremo questa rappresentazione in coordinate pi generali. algebrici. II metodo di quadra tura Gaussiana risulta efficiente rispetto al numero di
punti di integrazione richiesti e attualmente viene utilizzato nella maggior parte dei
(+1,+1) (tl,tI)
3 H,tll progranlmi. Le fomlUle per campi di integrazione rettangolari e triangolari sono
I- l
riportate in Appendice 2.

"L <;
Le equazioni (4.94) valgono per elementi a lati rettilinei ma si possono adottare
anche lati curvi esprimendo x e y wme forme polinomiali quadratiche, cubiche,
ecc., in funzione di t 7]. Se le funzioni che definiscono i contorni sono dello
stesso grado di quelle che forniscono gli spostamenti, l'elemento chiamato
'isoparametrico' .
I ~~,------------~~
x=<j>X )' = 4>Y
H,-I) (4.95)
H,-I) (+1,-1) u = q,u n 'V = jJv
n

fig. 4.20 In fig. 4.21 sono illustrati elementi isoparametrici di 'secondo' e 'terzo' ordine. Gli
Elementi quadrilateri
spostamenti nodali presenti nelle (4.95) sono traslazioni.

Si defmiscono delle ascisse curvilinee ~,7] che sono uguali a l sui contorni cos
che nel piano ~-7] il quadrilatero si trasfonna in un quadrato. In tal caso le "''---:--l
funzioni interpolanti sviluppate per gli elementi rettangolari sono applicabili
direttamente. E' sufficiente esplicitare la relazione tra le coordmate cartesiane e
quelle curvilinee, ossia specificare la forma delle (4.89).
Poich i lati sono rettilinei si possono esprimere x ed y in funzione dei loro
valori nodali utilizzando funzioni interpolanti di primo ordine che variano linear-
mente lungo il lato.
~~
.~ 1

El. rettangolare
(o)
6DD
El. triangolare El. rettangolare
(b)
El. triangolare

fig. 4.21
Elementi isoparametrici. (a) Del secondo ordine; (b) del terzo ordine
132 133

Si deve g:1Iantire che la funzione spostamento espressa in termini delle ascisse Esercizi
curvilinee con tenga un polinomio lineare completo in x ed y. Ossia, assegnando
in modo adeguato il valore degli spostamenti nodali, devono risultare verificate 4.1 Facendo riferimento all'equazione (4.7) determinare le relazioni tra i coeffi-
cienti di C nei casi di
u = <j>u1/
e (4.96) 1 Propriet eguali in direzione X ed Y
u = C 1 +C2 X+C 3)' 2 Propriet eguali per ogni direzione nel piano X - Y (caso di isotropia piana).
Si pu dimostrare che la (4.96) richiede che 4.2 Verificare le equazioni (4.13) e (4.16).
4.3 (a) Verificare l'equazione (4.24).
I f/l/ = l (4.97)
(b) Ricavare la matrice Te quando il vettore di deformazione espresso da

Riferimenti E' = {ex Sy -hxy}


e confrontarla con Ta Si osservi che ora l'incremento di lavoro interno non vale
1. Tl~lOSHENKO, S. P.,
and GOODIER, J. N., Theory 01 Elasticity, MeGraw-HilI (1951) arSe'.
2. lEKHNITSKII, S. G., Theory 01 Elasticity 01 an Anisotropie Elastic Body, Holden- (c) assumendo
Day Ine., San Francisco (1963) a" = {a'x a'y 'txy 1: XY }
3. FRAEUS DE VEUBEKE, B., Displacement alld Equilibrium Models in tlte Finite
Element Method, Chapter 9: Stress Allalysis, Zienkiewicz and Hollister (Eds), E "={S.< Sy l
2Yxy l}
2-Yxy
WiJey (1965)
4. ARGYRIS, J. H. 'Reinforced Fields of Triangular Elements with Linear Varying
le leggi di trasformazione per sforzi e deformazioni coincidono. Determinare T e
Strain-Effect on InitiaI Strains', J. R. aeronaut. Soc., 69 (Nov. 1965) r l

5. FEUPPA, C. A., 'Refined Finite Element Analysis of Linear and Nonlinear Two-
Dimensional Structures', Department of Civil Engineering, University of Cali-
fornia, Berkeley, Rep. 66-22 (Oet. 1966)
6. TOCHER, J. L., and RARTZ, B. I., 'Higher-Order Finite E1ement For PIane Stress'
J. Engllg Meclt. Div. Am. Soc. civ. Engrs, 93, No. EM4 (Aug. 1967) , A, I, E == costanti
7. HOLAND, I., and BERGAN, P. G., 'Higher Order Finite Element For PIane Stress',
J. Engng JHech. Div. Am. Soc. civ. Engrs, 94, No. EM2 (Apr. 1968) ,--;;;;r-_ Area tributaria
8. CARR, A. I., 'A Refined Element Analysis of Thin Shell Structures Including
Dynamic Loadings', Department of Civil Engineering, University of California,
Berkeley, Rep. 67-9 (lune 1967)
9. WILSON, E. L., TYLOR, R. L., DOHERTY, W. P., and GHABOUSSI, J., 'Incompatible
Displacement Models', Proc. O.N.R. Con! on Nllmerical Jy[ethods. Urbana,
Illinois (Sept. 1971)
fig. 4.22

4.~ Cons~derar~ una. griglia reticolare piana costituita da elementi soggetti ad


Bibliografia aZIOne assIale dIsposti a forma di esagono. Determinare la matrice di rigidezza
estensionale equivalente, ricordando quanto esposto nell'Esempio 4.2 (fig. 4.22).
ClOUGR, R. w., 'The Finite Element in PIane Stress Analysis', Proc. 2nd Am. Soc.
civ. ElIgrs' COli! on Electronic Computation, Piltsburgh, Pa. (Sept. 1960) 4.5 ~erificar~ l'equazione (4.40) e quindi formulare un procedimento per la
ERGATOUDIS, I., fRONS, B. M., and ZIENKIEWlCZ, o. C., 'Curved Isoparametrie Quadri- valutazIOne del coefficienti di rigidezza utilizzando un metodo di integrazione
lateraI Elements for Finite Element Analysis', Int. J. So/ids Struct., 4 (1968) numerica.
HOOLEY, R. F. and HIBBERT, P. D., 'Bounding PIane Stress Solutions by Finite
Elements', J. Struet. Div. Am. Soc. civ. EIIgrs' (Feb. 1966) 4.6 Ottenere l'equazione (4.46) dall'equazione (4.43). Successivamente ottenere
MELOSH, R. J., 'Basis for Derivation of Matrices for Direct Stiffness Method', la (4.46) sviluppando la (4.47). Partendo da ~ l, ~2, ~3 in funzione di x e y
AIA aerospace J., 1, No.7 (1963) (come nella (4.47, come si possono detenninare x e y?
4.7 Si hanno le espressioni di x e y in funzione delle ascisse curvilinee (~1, ~2)
X = /(;1;2) y = g(;1';2)
135
134

4.14 Studiare alcune possibili discretizzazioni per la lastra di fig. 4.24. Usare
con f e g funzioni note. Si richiedono le derivate di ~1, ~2 rispetto ad x e y per triangoli a defolTIlazionc costante, lineare e quadratica cercando di mantenere
valutare le componenti cartesiane di defolTIlazione (vedere ad esempio l'equazione
inalterato il numero totale di incognite. Valutare inoltre la convenienza di
(4.50. Come possono venire detelTIlinate? Notare che tale problema non si elementi quadrilateri rispetto a quelli triangolari nel problema in oggetto.
presenta utilizzando coordinate tIiangolaIi oblique e che le trasfOlmazioni inverse
si possono ottenere in fonna esplicita.
4.8 Trovare le forze no dali equivalenti per una funzione di spostamento lineare
e un carico di superficie quadratico.
4.9 Partendo da una forma polinomiale completa quadratica in b , b costruire fig. 4.24
le equazioni che legano i parametri Cl! agli spostamenti nodali Uj, e verificare che
le (4.67) rappresentano la soluzione. 4.15 Verificare le equazioni (4.92) e (4.93). Commentare il caso in cui J sia
4.10 DetelTIlinare le diverse forme di C definite in (4.70) e discutere come si singolare. Ricordiamo che si pu interpretare J come una matrice di trasfolTIlazio-
ne per passare da
possono trovare i coefficienti di rigidezza per i vari modelli triangolari usando gli
schemi di integrazione numerica riportati in Appendice 2. {d!;!, d!;2} a {dx, dy}.
4.11 Confrontare le largllezze di banda utilizzando i due possibili elementi 4.16 Gli elementi quadrilateri isoparametrici si ottengono creando una corri-
triangolari a defomlazione quadratica nel caso della griglia rettangolare ripOIiata spondenza tra un quadrato nel piano ~-7/ e un quadrilatero curvilineo nel piano
in fig. 4.23. X-y (vedi fig. 4.25) mediante le relazioni
x = I(!;,I]) y = f(, t)

Notare che si parte da elementi quadrati nel piano ~-7/ e si specifica f(~, 7/).
Valutare f e J per un elemento quadrilatero di primo ordine. In che caso J risulta
singolare?

fig. 4.23
2 x
fig. 4.25
4.12 Quando le variabili no dali contengono componenti cartesiane delle deriva-
4.17 ~cav~re l'equ~i?ne (4.97) dalla (4.96). Verificare che la (4.97) soddi-
te, come u,x, U,y, si possono costruire le funziOI interpolanti in telTIlini di
sfatta dal van modellI dI spostamento utilizzati negli elementi rettangolari.
au/a~1t aU/a~2 e quindi passare alle componenti cartesiane mediante le
4.18 Gli elem~nti triangolari isoparametrici si ottengono creando una corrispon-
OU OU ox Su o)' den~a tra un tnangolo nel piano ~1-~2 e un triangolo curvilineo nel piano X-Y
-=_._-+--
a~l ox O~l OJ' 0';1 (vedi fig. 4.26) mediante le relazioni
x = 1(!;1, 2) y = 1(1;1, 1;2)
:~ = ~; ~~ + ~~ ;~ ?eSCriv;re .la creazione di un elemento triangolare isoparametrico a defolTIlazione
Discutere come si possono ottenere le equazioni (4.76) e (4.88). Ime are , ncordando che le equazioni (4.92) e (4.93) sono valide al' .
trasformazione. per qu smSl
4.13 Interpretare la condensazione statica come una condizione di stazionariet ~2

:~,,"I
per il funzionale dell'energa potenziale 1Tp

:rtp I :rtp
=elementi elemento per un mo de11 o d'1 spos t amen t o compatI'bile

I ';1 x
Hg. 4.26
137

5. ANALISI TRIDIMENSIONALE DELLO STATO DI SFORZO

5.1 Introduzione
In questo capitolo verr discussa la fonnulazione di modelli di spostamento tridi-
mensionali. Innanzitutto, saranno elencate le relazioni fondamentali (riferite ad un
sistema cartesiano spaziale) e saranno derivate le matrici caratteristiche dell'elemen-
to finito ripartite in sottomatrici. Verranno quindi generati elementi tetraedrici
utilizzando coordinate oblique interpretabili come coordinate di volume. In un
secondo tempo, verranno descritti elementi esaedrici e pentaedrici e le fonne isopa
rametriche corrispondenti. Inrme, verr discussa l'analisi dei solidi di rivoluzione e
sar mostrato come questo problema possa essere ridotto a una sequenza di proble-
mi bidimensionali espandendo le funzioni carico e spostamento in serie di Fourier
in coordinate cilindriche e sferiche.

5.2 Relazioni tridimensionali. Coordinate cartesiane


I vettori di sforzo e defonnazione e la legge costitutiva sono date da (vedi paragrafo
1.2):
a = {O'.~ O'y O'z 'rxy 'ryz 'rzx}

= {ex ey ez l'xy l'zx}


''yz (5.1)
= {u,x, V,y, W,z, (u,y+v,x), (v,z+w,y), (u,z+w,x)}
dove
= o+Ca
(j = vettore di defonnazione tennica iniziale
a = C-l(-O) = D(-o)
C una matrice simmetrica che assume fonne diverse a seconda che il materiale sia
anisotropo, ortotropo od isotropo. Vengono elencati di seguito come riferimento gli
elementi di eo, C e D per un matriale ortotropo in cui gli assi di simmetria
coincidono con le direzioni degli assi cartesiani X, Y, Z.

5.2.1 Deformazione iniziale

EO = T{oc x OC y OC z O O O} = aT (5.2)
dove
T = aumento di temperatura
138 139

5.2.2 Matrice di rigidezza del materiale Il mi 11i hml 1111111 /llh


I~ m~ n~ 121112 m2 n Z 112 / 2

e'<1 ._-~ [l/Ex


e1' T.=
IN 111 11~ 13 m 3 m3 11 3 113 / 3
2M2 211111112 2/11 712 hm2+fz1111 ml712 +n121/1 111/2 +112 / 1
lez simm. 2lz/3 2mz111a 2112113 121113+/31112 m2 n 3+1113 1l Z 71 2 / 3+ l1a/2

'Y,t1' = (I/G x1' ) 'C,tl' Y1'z = (I/G1'z)r1'Z Yxz = (1/G xz )r xz


21ah 2m3ml 211a 111 la 111 1+h1113 m3 11 1+ m jlla 11311 +111/3
Conviene elencare gli spostarnenti u, v e w separatarnente nel vettore spostarnenti
Du = E,,/Ca D 12 = (C2 /C1)Dll D13 = C 4 Du nodali dell'elemento:
D Z2 = E1'/C 1 + (C 2 /C l ) D 12

{U")
D Z3 = VzyE1'/Cl+(CZ/Cl)D13 un y"
=: (5.6)
D33 = Ez+v:xD13+Vz1'D23 (5.3) V'I"
Cl = 1- v~y(]j~/Ez)
Le funzioni spostamento sono scritte come
C 2 = v1'x+vzxvzy(E1'fEz)
C3 = 1- (E.<fE:){v;x+ (E z /Ey )(Q/C1 )} u = $u" v = $yn IV = <l>w" (5.7)

C j = v: x + v~1'(C2fCl) La struttura di <Pcoerente con la (5.6)


Se gli assi di simmetria non coincidono con gli assi di riferimento, si devono trasfor-
mare D ed a. Siano (X*, Y*, Z*) e (X. Y. Z) due sistemi di riferimento collegati (5.8)
dalla seguente tavola dei coseni direttori.
iX Y Z Le funzioni spostarnento devono contenere un polinorruo lineare completo. per
I
){iI Il
/111 /11
soddisfare le condizioni di moto rigido e di defonnazione costante. Inoltre, la
Y* /2 m2 (5.4) congruenza tra elementi adiacenti richiede che gli spostamenti siano continui sul
/12
Z" 13 m3 contorno degli elementi.
'/13
Calcolando ie defomlazioni ed assemblando il vettore defonnazioni si ha
Per evitare la proliferazione dei simboli, le leggi di trasformazione sono espresse E = BUn
nella stessa forma utilizzata nel caso bidimensionale (vedi paragrafo 4.3)
o" = T",G r ex $. x O O
y O $.1' O
* = T,

{::)
z O O $, z
T~T. == l (5.5) Y,yy
= $,1" $. x O (5.9)
D* = T",DT~ yYz O $.z $. l'
cc.* = T,et '':x P. z C <1>. x
dove
-II 9
/11 i ilIo 2hm l 2/111111 2n 1/l
I passi successivi richiedono solo di sostituire <P e B nelle definizioni delle matrici
dell'elemento e di svolgere i prodotti matriciali. "atrici ottenute, ripartite in
li /11~ n;; 2/2 /112 2/11211 2 2112/2 sottomatrici, sono elencate di seguito.
Y ,

I~ m~ II~ 213 m 3 2m31l3 2113/3


Tg =
M2 ml tn 2 ?Itri'! hmz+hml n11112+mZl1l fll12+ 112lr
/zia mzln3 f1zlh lzm a+/3m2 m2113+ma112 112Ia+ 113/2 5.2.3 Matrice di rigidezza
l3h m3 m t 11al'[ l: l/11, ;. hll1 3 m3!l1 + 1n1l'13 !13h +nJ3 KUU Kuv
KUW]
K= II I BTDB d(volume) = [ Kvv Kvw (5.10)
sinun. K". .
140 141

dove elementi. Come nel caso delle lastre, conveniente lavorare con coordinate
adimensionali che siano coordinate 'naturali' per la geometria dell'elemento. Ci
K"u = III [Dll4>;A),x+D444>,~4>,y+D664>:A),z+D14(4):A),y+4>:A),x) implica una trasfonnazione delle derivate ma l'operazione non difficile.

+ DI6(4>;',4>,z+ 4>;:4>".)+ D46( 4>;y4>, z+ 4>;z4>,y)] d(volume)


e Kuv , ~lW, ... , Kww hanno unafonna analoga. Si noti che solo sei prodotti 5.3 Elementi tetraedrici
devono essere integrati quando le proprieta del materiale sono costanti sull'elemen-
to:
5.3.1 Coordinate tetraedriche
(5.11)
La fig. 5; 1 mostra un tetraedro orientato arbitrariamente. Le coordinate 'naturali'
sono le distanze relative lungo i Iati 4-1, 4-2 e 4-3. La faccia opposta al nodo i la
5.2.4 Matrice di massa faccia iesima. Per definizione ~j = O sulla faccia iesima. Le relazioni tra le coordinat!,

dove
M ~ Iff e4>'4> d(volume) ~ [m m J (5.12)
cartesiane e quelle tetraedriche sono ottenute uguagliando il vettore posizione r
espresso in termini dei due insiemi di coordinate:

;1
1 punto
=
P
xi+yJ+zk =;i +;t!41eI+;2/42eZ+;3/43e3
Inodo 4
(5.16)
m = III e4>T4> d(volume)
dove
x = ';lX1 +;ZXZ+;3X3+ (I -;1 -;2 - ;3)X4
5.2.5 Vettore dei carichi y = ;lY1+;2Y2+;3Y3+(I-;I-;2-;3)Y4
p= JII (BTDo+c;pTb) d(volume)+ Jl" cpTp dS = I~:) z = ;1 Z1 +;2Zz+;3Z3+(1- ;1-;2 -;3)Z4
(0,0,0)
P
IV
4
PII = I I I ( - 4>:xa~ - 4>;y~y - 4>;;(~. + b.. 4>T) d( volume) (5.13)
Faccia l
';1 =0
f
+ Is"p,.4>T dS
3(0,0,1)
e Pv, Pw hanno una fonna analoga.
I
Se i carichi e le variazioni di temperatura sono specificate. ai nodi, la loro distribu- (I,O,O)
zione all'interno dell'elemento pu essere definita in tennini di funzioni di interpo-
lazione. Sia
l nel nodoj 2 (0,1,0)
{
jj = O in tutti gli altri nodi dell'elemento z

e si scriva
f = [ji,j2, ... ] (5.14) )-y
T = fTn b., = fb~~ P-, = f*p; (5.15)
x
dove f* e p~ sono specializzate per un lato particolare. Se il materiale possiede fig. 5.1
proprieta variabili all'interno dell'elemento si pu procedere allo stesso modo. Si Sistema di coordinate naturali del tetraedro
noti che f == l/J quando le variabili nodali sono tuTte traslazioni.
Invertendo le (5.16) si hanno ~e relazioni desiderate, cio ~; = ~;(x, y, z) per
b ci6 che segue, l'attenzione sar posta sulla fonnulazione di l/J per vari tipi. di
j == 1,2,3. La fonna delle (~.16) suggerisce di porre
142
143
(5.17)
Quando F una combinazione di potenze intere delle coordinate esiste un'espres-
e di espl111ere le funzioni di interpolazione in tennini di al ,~2, ~3) e ~4. Questo sione esplicita per l'integrale:
modo di plOcedere stato utilizzato anche per l'elemento triangolare piano (~l , ~2
coordinate indipendenti e b == l--b ....:b). Si scriva l'espressione di ~j come

~.i = ~v (2VY+ap'+b jy+cjz) j = 1,2,3,4


III i J kt/ _
~1~2;3"4 d(volume) - 6V (i+j+k+I+3)!
i!j! k! l!
(5.23)

Gli integrali di superficie vengono calcolati per mezzo della (4.53). Si deve soltanto
porre la coordinata corrispondente uguale a O. Ad esempio
in cui V il volume del tetraedro e i coefficienti sono delle costanti che dipendono
dalle coordinate nodalL
II ;2:3"4 jtk;:/

faCCia l
dA => 2A 1 (
]
.i! k! l!
'+k+I+2)! (5.24)

6V = valore assoluto di
Xl X2 X3 ~41 (5.18)
dove
IiI = area della faccia l
Yl J'3
ZI
Y2
Z2 Z3
)'4
Z4
I <q

al = (Zk)'/-Z/)'k)+(Z!J'm-ZmY/)+(Zm)'k-Zk)'m)
bj = (ZkX,- Z/Xk) + (Z[Xm - Z"'X/)+ (ZmXk - ZkXIII)
Cj = (YkX/- J'/Xk) + (Y/Xm - J'mX/) + (J'mXk - J'kXm)

j, k, l, m in ordine ciclico (1 ~ 2 ~ 3 ~ 4 ~ 1) 3
Le coordinate adimensionali possono essere anche interpretate come rapporti di
volume
i = Vi/V (5.19)
dove Vi il volume delimitato dal punto P e dalla faccia iesima. 2
Per la (5.l8) le trasfonnazioni delle derivate si riducono a trasfonnazioni lineari fig. 5.2
Integrazione di volume-letmedro
a 1 4 a
~
uX
= 6v.2:
.=1
Cl/W
"I

a l a 5.3.2 Tetraedro a deformazione costante


"8y = 6V L bi agi (5.20)
TI tetraedro pi semplice basato un'espansione lineare della funzione spostamento
al."..., a e ha quattro nodi (vedi fig. 5.1).
fu = 6V ?, CI a~i
4

E'. necessario inoltre trasfonnare l'elemento infinitesimo di volume. Si pu verifica- W = L w;~;


;=1
(5.25)
re che
<I> = [';1 ;2 ';3 ';4]
d(volume) = ( . valore assoluto di
Operando su I/J la trasfonnazione (5.2U) SI ha:
= 6V d;! d;2 d;3 (5.21 ) 1 l
<1>,.< = 6V [Cll a2 a3 a4] = 6V a
Integrando rispetto a ~l, ~2 e b si ha (vedi fig. 5.2)
l l
JJJF d(volume) = 6V J: u:-<a (f:-;'-~3 F d~!) d;z] d;3 (5.22) </l,)' = 6V [bi b2 b3 b4 ] = 6V b (5.26)

1 l
"b. z = 6V [cl Cz C3 C4] = 6V c
145
144

Le derivate cartesiane possono essere espresse in termini di una sola matrice 1/1 che
Le deformazioni sono costanti nell'elemento
lineare in ~:
Su 1 "
ex = lx = 6V au
(5.27)
By
. lv l
= 8y = 6V bv" ecc.

tP =
r,-l O
O
O
. 4;2-1
- O
O
O
4;3-1
O
O
O
4;2 O 4;3 4;4 O
4';1 4;3 O O 4;4
O 4~2 4~1 O O 4~.]
5.3.3 Tetraedro con variazione lineare delle deformazioni O O O 4~4-1 O O O 4;1 4~2 4~3
(5.29)
Un polinomio completo del secondo ordine in ~1, b ~3 ha lO termini. La continui-
t dello spostamento attraverso le facce dell'elemento richiede un nodo interno per
lato (un totale di 6 nodi) oltre ai quattro nodi nei vertici. La fig. 5.3 illustra lo 5.3.4 Tetraedri di ordine superiore
schema di numerazione dei nodi relativo a questo elemento; i nodi interni sono Elementi di ordine superiore sono generati aumentando il grado del polinomio. Si
posti a met del Iato per convenienza. Ci sono 30 spostamenti nodali, lO per ogni consideri un polinomio completo di terzo grado che ha 19 termini. Per soddisfare la
componente, e le funzioni interpolatrici hanno la forma seguente continuit degli spostamenti sono necessarie quattro condizioni per lato. Se si consi-
lO lO derano solo le traslazioni come variabili nodali, sono necessari due nodi interni per
U =l: 4JiU I
1=1
W = L 4JiW ;
1=1 lato e inoltre un nodo nell'interno di tre facce differenti. La fig. 5.4(a) definisce lo
schema di numerazione dei nodi per questo elemento. I nodi dell'elemento non
4Jl = ;1(2;1- 1) 4J2 = ;2(2~2 -1) 4J3 = M2;3 -I) 4J4 = M2~4 -I)
posti sui quattro vertici, sono posti nei baricentri delle facce l, 2 e 3 e nei terzi
4Js = 4;1;2 4J6 = 4;2;3 4J7 = 4~3~1 (5.28) medi dei lati; il vettore degli spostamenti nodali dato dalla:
4Js = 4~1;4 4Je = 4;2;4 4JI0 = 4;3;4
(5.30)

4
4

""3 2 3

xfr 2
3

Nodo ~1 ~2 ~3 ~,
(o) 2
1 O O O (b)
2 O 1 O O fig. 5.4
3 O O O Tetraedro con variazione parabolica della deformazione. (a) Le variabili nodali sono
4 O O O traslazioni; (b) le variabili nodali sono tr,aslazioni e loro derivate prime
5 t l
2 O O
6 O t 1
2 O Si possono ottenere le funzioni di interpolazione applicando la (4.67) alle facce 3, l
7 J_
: O !- O e 2. Si deve solo sostituire ~4 a ~3 e permutare gli indici l, 2 in ordine ciclico
l mantenendo 4 costante
8 : O O t
9 O l O J
! 2
lO O O l
2
.1
Z
faccia 3 -+ faccia l -+ faccia 2
fig. 5.3 1-+2-+3 (5.31 )
Tetraedro a deformazione.lineare
2-+3-+1
146 147

Una scelta alternativa dei parametri di spostamento nodale illustrata nella fig. ai nodi e risolvendo il sistema nelle incognite 0:. Altrimenti, si possono estendere le
5.4(b), Le variabili nodali di lato sono sostituite dalle derivate ai vertici e per questo funzioni bidimensionali al caso tridimensionale aggiungendo il termine e numeran- r
modello: do i nodi come indicato in fig. 5.5. Le modifica2.ioni alla 4.84 sono:
Nodi 1,2,3,4
(5.32)
Si moltiplichino le (4.84) per (l-D/2
Nodi 5,6, 7,8
5.4 Elementi esaedrici Si sostituiscano agli indici 1, 2, 3, 4- con gli indici 5, 6, 7, 8 e si moltiplichi per
(1 + n/2
Si consideri innanzitutto il parallelepipedo rettangolare mostrato in fig. 5.5. I lati
sono paralleli agli assi di riferimento e sono lunghi 2a, 2b e 2e. Come per il e le funzioni rf>j possono essere espresse come
rettangolo piano, si far uso delle coordinate adimensionali locali Ct TI, nriferite al
i = 1,2 ... ,8
baricentro:
17 = (y- yc)/b , = (z -zc)/e (5.33) ~I, 'l}1, 'i sono le coordinate del nodo i.
La fig. 5.6 mostra esaedri rettangolari del secondo e del terzo ordine che corrispon-
(5.34)

Le coordinate possono assumere val Oli compresi tra --1 e + 1 e solo una coordmata dono a variazioni quadratiche e cubiche sul lato. Le funzioni quadratiche sono
varia lungo un lato. ottenute modificando le (4.86) e hanno la forma seguente:

Nodi 1 - 8

= t(1 + ~in (l +1}ll)) (J +~I~)(;i; + 1}iI7+ CiC -


20/ 4>1 2)

7 (I,-I,il6f---:-+-
Nodi 13, 14, 15, 16

4>1 = {-(1-C2)(1 +;1;)(1 +1}ll)) (5.35)


Nodi 9, Il, 17, 19
(1,-1,-1)2 ----113(1,1,--1) 4>1 = -! (l - ;2)(1 +1711))( 1+ CIC)

.
Zw
'
Nodi IO, 12, J 8, 20

4>1 = }(1 - 11) (I + ;1;) (J + CIC)


)~- Y,v
/
X;u
fig. 5.5
Esaedro rettangolare del primo ordine

Il modello pi semplice basato su una variazione lineare dello spostamento sul lato
ed ha otto nodi posti nei vertici. Si possono defmire le funzioni interpolatrici
calcolando
un: {u1/UZ1 "" U20}
un: {U I , U", ... U 32 } un: {u" U:r1, U,. ,11.." .. U.I'B}

Esaedro del secondo ordine Esaedri del terzo ordine

fig. 5.6
Esaedri di ordine superiore
148 149

I paralIelepipedi rettangolari non sono pratici, specialmente quelli di ordine superio- Le derivate cartesiane sono determinate da
re, poich le facce sono ortogonali. Questa limitazione pu essere rimossa interpre-
tando ~, 71, come coordinate curvilinee e defmendo delle trasformazioni di coordi- OX oy oz
nate che trasformano un cubo nel sistema di riferimento ~, 71, in un esaedro di o; ~ o;
forma arbitraria nel sistema di riferimento X, Y, Z. Questa tecnica stata applicata
ad elementi piani nel paragrafo 4.8. L'estensione a elementi tridimensionali imme- ox oy oz
J= ol] Or] (5.38)

/
diata ed descritta qui di seguito. Or]
Si consideri l'esaedro orientato arbitrariamente mostrato in fig. 5.7. I lati sono ox oy oz
segmenti rettilinei ma le facce possono essere incurvate. Si definiscano ~, 71 e in
modo tale che le facce corrispondano ai valori l e si esprimano le coordinate
oC ac oC
cartesiane in termini di funzioni di interpolazione per il parallelepipedo rettangolare 01; 01;
del primo ordine (che variano linearmente sul lato ) ox og
xn = {Xl, X2, Xa} 01; 01;
X = Ij>xn oy = j-1 Or]
1;; = t(! +;;;)(1 +1];1])(1 +C;C) (5.36) ocjJ ocjJ
(lo stesso vale per y e z) oz oe
La trasformazione indicata nella figura. Si possono consentire lati curvi utilizzan- Inoltre, l'elemento infinitesimo di volume diventa
do funzioni di ordine superiore. Per esempio,
d( vo lurne ) =( valore di or or Or)
ag X or] oe d~t dr] de
X" = {Xl, X2, X20}
(5.37)
x = Ij>xn (Ij> definita dalle (5.35 = (valore assoluto di IJI) dg dr] de (5.39)
(Io stesso vale per y ~ z)
Poich J variabile, l'integrazione numerica non evitabile. Le formule per la
d una variazione quadratica su un lato quadratura gaussiana tridimensionale sono elencate nell'Appendice 2.
Se le variabili nodali sono solo traslazioni (non loro derivate) e le trasformazioni
delle coordinate hanno la stessa forma delle espansioni della funzione spostamento,
l'elemento detto 'isoparametrico'.
17 =+1
x = Ij>xn y = Ij>yn z = Ij>zn
(5.40)
ti = Ij>u n V = Ij>v" W =Ij>w"
Per garantire la convergenza, le espressioni delle coordinate devono contenere un
polinomio lineare completo, cio devono soddisfare la condizione
n
L 1;; =
;=1
! (5.41)

dove n il numero totale di nodi dell'elemento.


Per completezza, verranno fatti ora alcuni commenti sul modo in cui viene tenuto
in conto il carico distribuito sulla superficie. Si consideri la faccia = + l indicata
in fig. 5.8. Si defmisca lo spostamento e la distribuzione di carico sulla superficie in
2 termini di funzioni bidimensionali di interpolazione e di quantit nodali relative alla
X.u faccia:
fig. 5.7
Esaedro isoparametrico del primo ordine
150 151

u*, ~ contengono le traslazioni dei nodi e i valori delle forze no dali per la faccia Il vettore di forze nodali corrispondente (vedi (5.13)
t::::: + 1
4>" = ti>"'(~, 'I}) (5.43)
u = q,*y. }
sulla faccia t == + 1 (5.42) Per valutare l'integrale necessario esprimere l'area infinitesirna cIS ilI termini di d~,
Px = 4>P~ e d'TI. Per definizione,

or or
dS = d;d1J l WXa I = G d;drl (5.44)
i" 1/ C=+l
L'espansione del prodotto scalare d
G = (gI+g~+g5)]/2
Cly 3z Cly OZ)
-7i ar t=+1
gl = (Cl; 3'1}

y OX oz ox OZ)
g2 = (W" 'ari
{
- 0~7 a~
.., C=+ l
(5.45)
x
fig. 5.8 OX oy OX dY )
Integrazione sulla superficie g3 = (,'a-'[ 01] -- orl- o; <=.l..1

y
Questi coefficienti sono presenti anche nell'espansione dello J acobiano.
La fig. 5.9 illustra un caso in cui elementi spaziali isoparametrici del secondo ordine
58 sono utilizzati per lo studio di una piastra circolare caricata nel centro. L'elemento
1 ha richiesto un trattamento specifico poich lo J acobiano diventa nullo quando
44
due lati concorrenti in un nodo hanno la stessa tangente. Questo pu essere evitato
37 introducendo un piccolo angolo tra i due lati. Una soluzione migliore potrebh,;
essere ottenuta usando due pentaedri che saranno discussi nel prossimo paragrafo. r
30
risultati riguardanti lo spostanJento in direzione verticale e il momento radiale sono
riportati in fig. 5.10. Il momento radiale ottenuto con gli elementi fniti stato
ottenuto facendo una media degli sforzi ai nodi e integrando sullo spessore.
16

9
5.5 Elementi pentaedrici
,3
Il prisma retto mostrato in fig. 5.11 il punto di partenza per generare elementi
pentaedtici. Nel seguito, si lavorer con due coordinate oblique (di area) ~ 1 e ~2 e
a con la coordinata ortogonale S'. La geometria degli elementi specificata in tennini
!P/4 della trasformazione di coordinate per x, y, z:

x = <!>x" y = ,pyn = $z"


% : 1=:=1 : l :~ ~ <I> = <!>(!, 2, '>
Z
(5.46)
77nodJ ~,
a=12cm P=IOOkgf dove le funzioni di interpolazione coinvolgono una combinazione di funzioni svilup-
h (= spessore )=O'69cm ,lI(=modulodiPoisson)=Q'3 pate a suo tempo per domini triangolari e rettangolari. p~" ('~:;mpio, le funzioni di
E(=modulo di elasticit ) =30000 kgf/cm2.
fig. 5.9
Geometria e discretizzazione di una piastra circolare
152 153

interpolazione per il pentaedro del primo ordine (vedi fig. 5.12) sono

P02
x = C; ) [~IXl +;2x 2+(1 - ~1 -~2)X3]
(5,47}'

-,-
~
++ "
(3= 16".0

D = rigidezza flessionale = ~
+ C;C) [~IX4+~zX5+(l-~1-~2)XG]
--
-rf) 12(1-,,2)

(lo stesso vale per y e z)


I passi successivi sono identici a quelli seguiti nel caso dell'esaedro. Si pu formare
la matrice Jacobiana e calcolare le derivate cartesiane con
ox oy oz
x/o a;1 0;1 0;1
ox oy oz
J = a;2 0;2 0;2 (5.48)
~eorico =:". CI h) ln (F)
ox oy oz
oC oC ac
or/> ar/>
ox 0;1
or/> ar/>
oy = J- 1 a;2
x/o or/> or/>
fig. 5.10
oz a~
Spostamenti e momenti flettenti nella piastra circolare - - teoria, ID elementi isopara-
metrici
L'integrale di volume diventa
(0,1,1)
6

Fatta eccezione per il caso in CUll1l'nsma e retto per cui IJ I costante, i. necessaria
un'integrazione numerica. Le formule di quadratura per un prisma sono elencate
nell'Appendice.

(l,D,-Il
5.6 Analisi dei solidi di rivoluzione
fig. 5.11 fig. 5.12
Prisma retto Pentaedro del primo ordine Un solido generato facendo ruotare una sezione piana attorno ad un asse che giace
nel piano della sezione (vedi fig. 5.13) detto solido di rivoluzione. E' conveniente
154 155

e
lavorare con l'anomalia e due coordinate nel piano r-z. La fig. 5.14 illustra la 5.6.2 Integrali di volume ed integrali di superficie
notazione in coordinate cilindriche che verr utilizzata nel seguito. Si pu estendere
la formulazione ad arbitrarie coordinate curvilinee semplicemente modificando le IJJjd(volume) = LJ.U:"jdO)rdrdz
misure degli spostamenti e delle deformazioni ed i parametri geometrici. (5.51)

z,w
JJ g d (area) = Js (J:'T g dO) ,. cIS
dove S la lunghezza dell'arco sulla linea di contorno nel piano r-z.

5.6.3 Relazioni sforzi-deformazioni


Asse di rivoluzione
Si assuma che il materiale abbia ortotropia cilindrica cio che non vi sia alcun
Gli spostamenti nodali sono u, v, w accoppiamento tra "'trO, "'tzO e ar , az , T rz, 0'0. I vettori di sforzo e di deformazione e
la matrice di rigidezza sono ripartite in modo coerente con il disaccoppiamento tra
r.u le variabili e le relazioni sforzi deformazioni sono scritte di conseguenza come:
fig. 5.13
Solido di rivoluzione. Discretizzazione della sezione a) Le componenti nel piano (r-z) e la variabile 0'0

01 = {a, 0': 0'6 'T'l}


El = {cr Ez co t'r.}
01 = D I (E1 - E~)

b) le componenti di taglio esterne al piano (r-z) (5.52)

02 = {'Tro Tzo}
E2 = {y,o ?'zo}
x 02 = D2E2

dove DI e D2 sono matrici simmetriche e piene a meno che gli assi di simmetria del
materiale non coincidano cpn le direzioni r-z.

fig. 5.14
Coordinate cilindriche
5.6.4 Principio degli spostamenti virtuali
Cominceremo con l'elencare le relazioni fondamentali espresse in termini di coordi- In armonia con il raggruppamento dei parametri di deformazione (e di sforzo), si
nate cilindriche. distinguer tra forze e spostamenti nel piano f-Z e fuori daI piano r-z:

5.6.1 Relazioni spostamenti-deformazioni


U1 = t,} U2 = {1'} (5.53)

au 2w li l v (e analogamente per b e p)
E, = cr - cz
E.=- "1)=-+--
r f cf) Utilizzando questa notazione, il Principio dei Lavori Virtuali assume la ferma se-
guente
(5.50)

GU l ow
t'e: = - - + - -;:;-
0Z r 08
156 157

Iz J~ V:"' (or OE +orOE I 2) dO} r dA


~
PI .= { P,} = Pls + PIa = PIO
s
+ L.." ( Pln
S li
COS I1v +
a'
Pln SIn Il
O)
= J~ J: U:"' (b[ UI +be V) dO} r dA (5.54)
pz
00
n=l

+ J~<1 U; (p[ U1 +pe V) dO} r dS


P6 = p3+p# = P#o+ L: (-P~nsinnO+P~ncosnO)
n=l
(5,57)

(lo stesso vale per b)


Si consideri un carico indipendente da (J

br bz be}
{ p, pz pl} funzioni solo di r e z

Poich D costante, gli spostamenti saranno anch'essi indipendenti da (J e


(u, v, w) funzioni di, e z
Pm cos ne -PBnsin ne
Inoltre, la restrizione imposta su D disaccoppia le soluzioni (u, w) nel piano ,-z da n-esimo modo simmetrico
quella (v) fuori da questo piano.

b, bz) => (li w) (a)


( p, pz
(bI) Po) => v

(a) viene detta soluzione simmetrica che viene ottenuta attraverso la corrispondente
forma ridotta della (5.54):
e
II O[OE!r dA = II (b, u+bz W) r dA+ )~,,cp, u+pz w) r dS
El = BI(U, w) (5.55) PenCOs ne
La soluzione per, v detta soluzione 'antisimmetrica' ed ottenuta con la
n-esimo modo antisimmetrico
II ar oE2 r dA = II bo v r dA + J~<1P8r dS hg. 5.15
Rappresentazione del carico applicato in serie di Fourier
E2 = B2(L') (5.56)

Per utilizzare la (5.55) (o la (5.56, si discretizzi la sezione secondo il piano ,-z Le espressioni per i coefficienti modali sono determinate utilizzando le lelazioni di
come indicato dalla fig. 5.13. Le variabili nodali sono (u, w) per la (5.55) e v per la ortogonalit
(5.56). Poich le relazioni sforzi defomlazioni contengono delle derivate prime, le
espressioni delle funzioni spostamento devono contenere un polinomio lineare com- f:"' sin nO dO = J:"' cos nO dO = O
pleto in r e z. La congruenza tra elementi adiacenti richiede la continuit dello
spostamento lungo la frontiera tra due elementi. Queste condizioni sono soddisfatte f:!" cos nO cos me dO = J'o:ln sin nO sin me dO =
.0
Omn1/: (S,58)
dalle espressioni utilizzate per le lastre. Gli elementi triangolari, rettangolari ed
isoparametrici necessitano solamente di una semplice estensione della formulazione
utilizzata per la lastra nel Capitolo 4. Si deve aggiungere il termine o e sostituire
I . sin ne cos mO de = O
'2"
.0
r, z ad x, y rispettivamente. (Omn -= delta di Kronecker)
La soluzione per un carico qualsiasi basata sull'espansione delle forze di superficie ed hanno la torma seguente
e di volume in serie di Fourier in funzione di (J. Gli indici (s, a) verranno impiegati
per indicare le componenti simmetriche e quelle antisimmetriche (vedi fig. 5.15)
158 159

l (2:'1 vale sia per i modi simmetrici che per quelli antisimmetrici.
pio = 211' J Pl de
o

pl1/ = -l 1:J.~ Pl cos ne de


n o
1 pf// = -l
:rz; o
2
:'1
Pl sin ne de
Una formulazione pi conveniente

Un =
I lI/n
L'n

\Vn
(5.62)

Ile de p~// = .! i
e~ = Lllu~ e~ = Lllu~
P~II
2
= _.!:rz;~(2:'1 Po sin :rz; o
" Po cos ne de Sostituendo le espressioni degli spostamenti, delle deformazioni e dei carichi nella
(5.54), integrando rispetto a 8 e tenendo conto delle relazioni di ortogonalit, si
(lo stesso vale per b) (5.59) trova che i termini simmetrici si disaccoppiano dai termini antisimmetrici. L'equa.
li carico corrispondente ad n =O stato discusso in precedenza e quindi in questa zione (5.54) d
fase verr discusso solo il caso n ~ 1. 1I~1 (JJ [(be~f De~+ (oe~)T De~lr dA
Espandendo gli spostamenti nello stesso modo dei carichi

Ul = {U,} = f ({U::} cos ne+{U~al sin ne) (5.60)


-JJ [(.u~fb~+(Llu~)Tb;lr dA (5.63)

11 . //=1 "// II'n


-t" [PU~)T p~+(~U~)T p~lr dS) = O
""
v =
n=l
L (-t':' sin l1e+v~ cos ne) 1 passi restanti sono gli stessi del caso n =0, cio la discretizzazione e le espansioni
delle funzioni spostamento valgono per tutti i modi. Si calcoleranno quindi gli
elementi simmetrici ed antisimmetrici della matrice di rigidezza e del vettore dei
dove u(n), v(n), W<,,) sono funzioni di r e z. Le deformazioni sono ottenute attra-
carichi, si assembleranno le equazioni del sistema che verranno risolte per trovare gli
verso le (5.50) e sono scritte come
spostamenti nodali. Questo processo rip.etuto per successivi valori di n fmo ad
ottenere la convergenza della soluzione.
Il = l. 2, ...

{e'l
fz ""
El =
eo
= L
11=1
(el ll cos ne+ein sin ne) :x~ru~ = 1J~
(5.64)
y,z :x;:m~ = 1J~
(5.61)
L'equazione (5.62) mostra che le forme simmetrica ed antisimmetrica della matrice
E2 = {
Yro} = ~ ( ..
~ e~// SIn llv-e~1/ cos ne)
IJ
di rigidezza dell'elemento sono identiche
Yz8 n=1

dove (5.65)
o O O
a;:-
area dell'elemento
Cl
el n =
O
OZ {un'n l-n O
1'11
La matrice di rigidezza ripartita in sottomatrici assume la forma
(u, IV) (v)
,. O
r Kl + Jl2K2: sinlffi. ] (u, IV)
O O
O KII = [ _;;K~(K~+;;ZK~ (v)
(5.66)
oz a;:-
dove Kt, ~, ... e Ks sono delle costanti. Si deve quindi solo calcolare K1 ,

e211 = -11

r ~ ]{"}l~~fl'
O
,.
-
r
li'n -~
oz
~) ... K5 all'inizio una volta per tutte e combinarle poi come indicato dalla (5.66).
Si presenteranno ora due esempi semplici che illustrano un'analisi in condizioni di
Jssialsimme tria, Sono stati pubblicati un certo numero di risultati relativi a proble-
mi complessi (vedi, per esempio, Wilson2 ) ma sono troppo dettagliati per essere
z 160
161

r,u M

z!i6i~05l-fr
I E."'N,"".250
IIns-lIne-IIse-025
-- G. - 4500

Le tensioI circonferenziali
membranali sono applicate
l 11"";"" rn
Idealizzazione con gli
come carichi al contorno I 17 4 "lementi finiti
. p{= l'Okg/cm2~ 15
Spostamenti laterali u Sforzi circonferellziali

Z Teoria Q4T Q QM Z Teoria Q4T Q QM


35 O 100-00 39-97 46-47 98-56 1-5 4846 2210 2536 4903
3 48-88 26-04 29-17 47-87 4-5 1991 1369 1507 2050
6 14-31 14-98 15-69 13-49 7-5 159 716 718 201
9 -6-57 6-56 5-69 -7-29 10-5 -868 230 147 -846
12 -]7-16 0-47 -1-31 -17-77 13-5 -1316 -120 -238 -1311
15 -20-68 -3-65 -5-82 -21-17 16-5 -1386 -334 -475 -1392
18 -19-85 -6-16 - 8-35 - 20-21 19-5 -1240 -459 -595 -1250
i fig. 5.16

-5 -40
Discretizzazione di un sottil~scio sferico
21
24
27
30
-16-75
-12-82
-8-95
-5-63
-NO
-7-68
-7-27
-6-40
-9-39
-9-33
-8-55
-7-32
-16-97
-12-92
-8-98
-5-65
22-5 -994
25-5 -727
28-5 -483
31-5 -285
-510
-505
-462
-395
-627
-599
-532
-442
-1006
-738
-493
-297
~ 33 -3-06 - 5-27 -5-87 -3-]2 34-5 -138 -315 -344 -155

~O (Risultati riportati da Wilson et al') I risultati teorici sono basati sulla teoria dei gusci cilindrici
infinitamente lunghi. Q, quadrilatero del primo ordine, QM quadrilatero del primo ordine con
; deformazione di taglio costante, Q4T, quadrilatero formato con quattro triangoli a deformazio-
:a
.t: ne costante
Q)

e
r=_ -IO fig_5.18
Idealizzazione con gli elementi finiti
S?o
] presentatI m questa sede.
O
TI primo studio concerne un sottile guscio sferico sottoposto ad una pressione
~ interna. La fig. 5.16 mostra la discretizzazione della struttura con elementi isopara

~
~ IO
O
metrici del secondo ordine. Le dimensioni della maglia sono minuscole all'estremit
O dove lo sforzo varia rapidamente (strato limite) per assumere dimensioni via via
sempre maggiori allontanandosi dal bordo lungo il meridiano. Questo elemento

-i
~
E-.
particolare fonnulato in coordinate curvilinee (lunghezza dell'arco e distanza
secondo la normale) che sono pi cohveIenti delle coordinate cilindriche. TI bordo
superiore stato staccato leggermente dall'asse di rivoluzione per evitare le difficol
Q)

:3 t numeriche connesse con il termine llr. I risultati per ci che riguarda il momento
~ flettente agente lungo il meridiano e le forze circonferenziali sono riportati nella fig.
e 5.17.
io Gli elementi del primo ordine sono troppo 'rigidl 'J ~<iI1do la deformazione princi
u
.1= palmente flessionale. Questa limitazione gi stata discussa nel Capitolo 4 in cui si
u
..s messo in luce come l'accuratezza della soluzione migliori in modo determinante
I:l
o o assumendo che la deformazione trasversale di taglio sia costante lungo l'elemento.
IJ;,.
IO o Questa modifica ha lo stesso effetto anche per elementi solidi. Nella parte inferiore
cl> della fig. 5.18 sono riportati i risultati per un guscio sottile cilindrico sottoposto
Risultati per un guscio sferico sottile _. -- teona dei gusci; O soluzione ottenuta con 24 all'azione di un momento per unit di lunghezza. Con un solo elemento quadrilate-
elementi del terzo ordine; O soluzione ottenuta con 16 elementi del secondo ordine ro lungo lo spessore, si ottiene essenzialmente il valore teorico.
162 163

Riferimenti 5.6. Si generino le funzioni di interpolazione per un tetraedro che corrispodono a


un polinomio cubico completo con spostamenti come variabili nodali (vedi equazio-
I. TIMOSHENKO, S. J" and WOINOWSKY-KRlEGER, s" 'Theory of Plates and Shells', ne (5.31)).
MeGraw-Hill (1959)
5.7. Si verifichl che l'equazione (5.34) corrisponde ad una variazione lineare dello
2, WILSON, E, L, 'Structural AnaIysis ofAxi-symmetric SoIids', AIAA J., 3, No, 12
(Dcc, 1965) spostamento su un lato.
3. ARMAD, S" !RONS, B. M" and ZIENKIEWICZ, O, C" 'Curved Thick Shell and Mem- 5.8 Si discuta come si ottiene 1'equazione (5.35) dall'equazione (4.86).
brane Flements with ParticuIar Reference to Axi-symmetric Problerns', Proc.
2nd Con/. Ol! Malrix l'vfethods in Slmclural iV1echanics, Ohio, Wright.Patterson 5.9 Gli elementi isoparametrici esaedrici sono generati trasformando il cubo unita

4.
Air Force Base (1968)
MOORE, A" 'Isoparametric Curvilinear Formulations', MSc Thesis, Department
n,
rio nel riferimento t 'fI, t con x =[(t 'fI, n,y =f(~, 'fI, n
z ::;; f(~, 'fI, e calcolando
le derivate cartesiane con l'equazione (5.38). Si illustri come si organizzerebbe il
of Civil Engineering, MIT (Sept. 1971)
5. WIlSON, c. L., TAYLOR, R, L., DOHERTY, w, P., and GHABOUSsr, l" 'Incompatible calcolo delle matrici dell'elemento. Si pu applicare questa trasformazione agli
Displacement Models', Proc, Q,N.R, Con/. on Numerical !vfethods, Urbana, elementi isoparametrici tetraedrici? Si commenti la formulazione di un tetraedro
Illinois (Sept. 1971) isoparametrico 'a deformazione variabile linearmente'.

5.10 Si verifichll'equazione (5.45). Si mostri che le espressioni g sono propno gu


Bibliografia
elementi di J. InfIne, s discuta come si potrebbe calcolare !'integrale di superficie.

ARGYRlS, J. H., 'Matrix AnaJysis of Three-dimensional EIastie Media-small and 5.11 Si derivino le funzioni di interpolazione per il pentaedro isoparametrico del
Iarge dispIaccments', AIAA J" 3, 45-51 (Jan. 1965) secondo ordine mostrato in fig. 5.19, cio con una variazione parabolica dello
CLOUGH, R. W., and RASHID, Y' o 'Finite Element AuaIysis ofAxi-symmetrie SoIids', spostamento sul lato. Che schema di integrazione numerica usereste?
Proc. Am. Soc. Civ. Engrs, 91, No. EMI (1965)
ERGATOtJDIS, I., !RONS, B. M" and ZIENKIEWICZ, o. C., 'Curved Isoparametrie Quadri- 6
IateraI Elemen!s l'or Finite Elernent AnaIysis', lnl. J. Solids SI/'lIct" 4 ([968)
GALLAGHER, R. H., PADLOG, I., and UlJLAARD, P, P., 'Stress AnaIysis of Heated 4 f-:::-1--~ 5
Complcx Shapes', J. aerospace Sci., 700--7 (1962)
mONS, B, M., 'EngiIle~ring AppIication ofNumericaI Integration in Stiffness Method',
AIAA l., 4 (1966)
---7--"":"'2

Esercizi
fig. 5.19
5.1. Descrivete dettagliatamente come generereste la matIice di rigidezza equiva- 5.12 Si descriva la fonnulazione di un elemento di rivoluzione solido a sezione
lente per un solido isotropo rinforzato da elementi assiali come ad esempio fibre di quadrangolare. Si considelino sia i modi simmetrici sia i modi antisimmetrici e si
vetro. Discutete inoltre come trattereste un elemento di cemento annato assumen- faccia uso dell'integrazione numerica. Si commenti brevemente l'estensione a ele-
do che il calcestruzzo abbia una resistenza a trazione trascurabile. menti isoparametrici di ordine superiore.
5.2. Si potrebbero modificare i vettori di sforzo e deformazione (cfr. Esercizio z,w
4.3.) in modo che le matrici di trasfonnazione coincidano. E' un vantaggio dal
punto di vista deUa programmazione? Si conunenti questo fatto.
S.3. Si determinino le espressioni eli ~IU' ... , Kww deflIlite dall'equazione (5.10).
Si formi uno schema a blocchi eH mas~ima per il calcolo delle matrici di rigidezza e
di massa dell'elemento utilizzando il procedimento dell'integrazione numerica.
5.4. Si verifichi il passaggio dall'equazione (5.16) all'equazione (5.18). Inoltre si
'--------r;u
passi dalla (5.19) alla (5.J8) utilizzando la definizione vettoriale del volume del te- fig. 5.20
traedro.
5.5. Si veIificru l'equazione (:;,21). Si noti che un controllo cOl1velente pu 5.13 Quando le superfici di contorno sono defmite in tennini di una superficie di
essere effettuato ponendo F" J rlell'::quazione (5.22). riferimento, come ad esempio avviene per gusci sferici o conici, pi conveniente
164 165

lavorare in coordinate curvilinee associate alle superfici di riferimento che con 6. PIASTRE lNFLESSE
coordinate cilindriche. Si consideri il comportamento assialsinunetrico e la superfi-
cie di riferimento definita come z =[(r). Si consideri ~ l come coordinata lungo la
normale alla superficie di riferimento e ~2 = r. Si discuta come si formulerebbe un
elemento quadrangolare in termini degli spostamenti normali (u l) e tangenziali 6.1. Introduzione
(uz).
z In questo capitolo vengono discussi i modelli agli spostamenti per lo studio me-
diante elementi finiti di piastre inflesse. Per prima cosa viene definita la notazio-
~~f,lI2 ne e si richiamano le relazioni governanti il comportamento lineare di una piastra
r (;
t--.....:.._~+-"r~~,I'U,
inflessa. Queste relazioni vengono quindi specializzate al caso di deformazioni ta-
Superficie esterna glianti trasversali trascurabili e si sviluppa la formulazione delle propriet di ele-
(.~/+tl2) menti triangolari e rettangolari. Si discutono infme alcuni approcci che permetto-
Superficie interna
no di tener conto di deformazioni taglianti non trascurabili.
(e-,"-,f/2) Superficie di riferimento
fig. 5.21
6.2. Relazioni governanti il comportamento lineare di piastre inflesse
Si assuma il piano XY coincidente con il piano medio della piastra, cos come
indicato in fig. 6.1. Lo spessore della piastra indicato con h. Le forze esterne
sono considerate applicate sul piano medio e sono rappresentate da quantit bidi-
mensionali, cio forze di volume definite per unit di area A e forze al contorno
defInite per unit di lungllezza del contorno S. Il termine 'forza' viene usato in
senso generalizzato, per defInire sia forze vere e proprie (in direzione Z) che mo-
menti flettenti (nel piano X Y). La notazione usata per le forze esterne definita
in fIg. 6.2. E' stata mantenuta la notazione tridimensionale per evitare di intro-
durre una simbologia nuova. Si noti per che le forze caratterizzate da un indice
x o y sono momenti.
TI verso positivo delle forze o momenti ('sforzi generalizzati') risultanti degli sfor-
zi applicati illustrato in fIg. 6.3. Le equazioni che li defmiscono sono

Mx = J' axz dz
Z
JvJry = J' O:(yZ dz
Z i

M:~y = JvJyx = L'CxyZ dz (6.1)


Qx = L'Cxz dz Qy L'Cyz dz
=

Siano l e m i coseni direttori della normale uscente rispetto agli assi X e Y. Le


relazioni di equilibrio al contorno sono
Px = lMx+mMxy
py = lMxy+mMy (6.2)
pz = lQx+mQy

Richiamiamo inoltre le seguenti equazioni di equilibri-:- ~l sede indefmita


166
167
z
Qx,x+Qy,y+h z = O
-Q.,,+Mx ..,,+Mxy,y+bx = O (6.3)
A -Qy+My,y+M-ty ..<+by = O
I Nella teoria delle piastre* le quantit che caratterizzano il campo degli sposta-
,.)----- menti sono lo spostamento equivalente 'w> del piano medio e le rotazioni equiva-
,/ y lenti {3x e {3y della normale rispetto agli assi X e Y. Queste quantit sono illustra-
te in fig. 6.3. Il termine 'equivalente' utilizzato per indicare equivalenza di lavo-
li. Ad esempio, {3x definito dalla relazione .,L,

x lt/2

fig. 6.1
Piano medio
I-"'2 Cf xu dz = M.,px (6.4)

Sistema di riferimento La forma bidimensionale del principio degli spostamenti virtuali ottenuta molti-
plicando le equazioni di equilibrio indefinite e al contorno per gli incrementi di
spostamento corrispondenti e Integrando per parti. Si ottiene

II (MxoXx+ MxyoX.<y + MyoXy + Qxoy.+ Qyoyy) dA


= II (b x6P..+by 6fJy+b z6w)dA + J~a (Px ~fJ-t+PY 6fJy+pz 6w) dS
dy
'~Y
(6.5)
dove Xx, Xy e Xxy rapplc~entano una misura della deformazione flessionale t de-
formazioni flessionali generaI izzate)
fig. 6.2
Notazione per le forze di volume e di superficie Xx = of3x/ox Xy = Opy/oy Xxy = (ofJx/oy)+(ofJy/ox) (6.6)

2,w e 7x, 7y una misura delle deformazioni taglianti trasversali (deformazioni taglianti
generalizzate).
;, Yx = f3x+(ow/ox)
i (6.7)
yy = fJy+(ow/oy)
Dj'
l L'ipotesi di trascurabilii delle deformazioni taglianti mtrodotta imponendo
7x =.: 7y = 0, il che comporta
Y,v fJx =-ow/ox
(6.8)
fJy = -owJoy
h Conviene a questo punto introdurre una notazione matriciale. Sia
['vi = {Mx My Mxy}
/" X = {Xx ;(y Xxy}
x,v
Q = {Q.\. Qy} (6.9)

T y = {Yx yy}
u = {Px fJy w}
fig. 6.3
*In questa teoria si assumono come sforzi generalizzati forze e momenti staticamente equiva-
Notazione per gli sforzi generalizzati e spostamenti
lenti riferiti alla superficie media. Questo impone delle condizioni sulla scelta delle corrispon-
denti quantit cinematiche.
168 169

Allora l'espressione del principio degli spostamenti virtuali diviene


}
(6.14)
JJ( MT8 X+Q T8y) dA = JJ b T ~u dA+ JpT ~u dS (6.10) dove
Per completare la fonnulazione occorre introdurre un legame tra sforzi generaliz- U = {-owjox, -('lH'joy, w}
zati e defonnazioni generalizzate. Pur consentendo una variazione delle propriet M = Mo+DbX
del materiale lungo lo spessore (come avviene, ad esempio, in piastre lamellari)
imporremo che questa variazione sia una funzione simmetrica di z, cos che le Le risultanti delle tensioni tangenziali trasversali possono essere ottenu te in fun-
defOlmazioni nel piano e quelle flessionali risultino disaccoppiate. Imporremo zione dei momenti attraverso le equazioni di equilibrio:
inoltre che l'asse z sia un asse di simmetria del materiale, in modo che anche le Qx = Alx ,>: +Mx )' ,y+hx
defonnazioni flessionali e taglianti risultino disaccoppiate. Queste limitazioni sono (6.15)
Qy = M xy, x+ M).,). +by
le stesse gi introdotte nel paragrafo 4.2 per lastre caricate nel loro piano. Il lega-
me tra sforzi e deformazioni generalizzati pu quindi essere scritto come segue Discuteremo ora brevemente sul modo di generare la matrice di rigidezza flessio-
nale Db e quindi passeremo ad illustrare la fonnulazione di modelli agli sposta-
X =XO+Cb M menti per elementi flDiti. Assumeremo che gli spostamenti nel piano varino li-
(6.11 )
nearmente con z e determineremo quindi le defonnazioni nel piano attraverso il
dove Xo contiene le deforn1azioni iniziali dovute alla temperatura e ~, Ct sono legame defonnazioni"spostamenti:
matrici di cedevolezza. Le relazioni inverse possono essere scritte nella fonna u = z{3x =-z(owjox) v = z{3y =-z(owjoy)
M = Mo+DbX quindi (6.l6)
(6.12)
= {Ex c)' YXy} = zX
In generale, Db e Dt sono matrici sinunetriche e defInite positive.
Gli sforzi saranno calcolati sulla base del legame sforzi-defonnazioni, ricordando
Riassumendo, le relazioni che governano il comportamento lineare di una piastra
che la trattazione stata ristretta al caso in cui l'asse z rappresenta una direzione
inflessa sono privilegiata per le propriet del materiale. Le relazioni complete sono defInite dal-
Equazioni diluilibrio, (6.2) e (6.3) le (4.7). Nella teoria ingegneristica delle piastre le componenti di sforzo in dire-
Legame spostamenti-defonnazioni, (6.6) e (6.7) zione nonnale al piano medio vengono trascurate, si usano cio le relazioni (4. IO)
Legame sforzi-defonnazioni, (6.11) o (6.12) per stati piani di sforzo:
O' = {D'x O'y T xy } = D(-ex]')
Nel paragrafo successivo, questa fonnulazione verra specializzata al caso di defor-
mazioni taglianti trascurabili. La fornmlazione ad elementi flDiti del caso generale Sostituendo a nelle equazioni che deflDiscono M e considerando una variazione di
temperatura lineare si ottiene
sar discussa nel paragrafo 6.6.

e quindi
M = Jza dz T = zTg
(6.17)
6.3 Relazioni per l'elemento - Deformazioni taglianti trasversali trascu-
rabili
Db = Jz2D dz Mo = -Tg Jz2Dex dz
Nell'ipotesi di trascurabilit delle defonnazioni taglianti trasversali, le rotazioni
n fatto che le defonnazioni nel piano e quelle flessionali siano disaccoppiate im-
plica
non sono quantit indipendenti ma risultano legate a w dalle (6.8)
{3x =-owjox {3y =-owjoy
JzD dz = O
(6.18)
Le defonnazioni flessionali generalizzate quindi risultano esprimibili in tunzlOnt! JzDex dz = O
delle derivate seconde di w
cio, D e o: devono essere funzioni simmetriche di z. L'espressione della densit
X =-{w,xx, W,J'y, 2w,xy} (6.13) di energia di deformazione consegue dalla defmizione:
e il principio degli spostamenti virtuali si riduce alla seguente espressione
170 171

L'espressione delle deformazioni generalizzate si ottiene differenziando IV


che implica (6.19) X = BU"

Le leggi di trasformazione per M e X sono le stesse che per a e e xx) =- j j>"uj


Xy <I>,yyUn (6.26)
jXxy
M* = TO'M (6.20)
2<1>, xy
X" = T,X Il trascurare le deformazioni taglianti implica che dobbiamo anche trascurare in b
dove Ta e Te SOllO defmite dalle (4.22) e (423). Si ha anche le forze di inerzia rotazionale. Quindi

Db = TO'Db(TO'y (6.21) bx = Ex
by = Ey (6.27)
Le matrici degli elementi sono ottenute introducendo l'espressione parametrizzata
di IV nella forma discretizzata del principio degli spostamenti vliuali bz = Ez-h(!y.,

LUI
n.
(MT oX- bT .6.u) dA - Isa pT.6.u dS] = O (6.22)
dove p la densit media nello spessore. Introducendo X e b nella (6.22) questa
diviene
dove ne rappresenta il numero totale di elementi. L(.6.u n)T(Kun+MU n_p) = O (6.28)
Gli spostamenti nodali 'essenziali' sono w e le due rotazioni ~x == -w x e n.
{3y "" - IV,y' .periV<i!(Ldi ordine superiore al primo possono essere considerate~ome dove
lnjsJ!r,e dLspostamento 'non essenziali', nel senso che non appai9no nelle condi
zioni al contorno cinematiche (che abbiarnQ chiamatc) 'essenziali'). Questo fatto
M = JJ<1>1'<1>211 dA
stato discusso nel paragrafo 1.7, dove il metodo di Rayleigh-Ritz stato applica-
to ad una trave e si visto che le condizioni al contorno statiche ('non essenzia-
p = IJ(M~<I>. xx+M~<I>. }'J'+2~)'<I>. xy-Ex<l>, X-Ey<l>. }+oz<l dA
li') risultavano soddisfatte nel limite all'infittirsi della discretizzazione. Si ponga + Iso (-Px<!). x- Pyj>. y+Pz<l dS
Un = matrice di spostamenti nodali dell'elemento
K= JI BTDbB dA
= {Wl. (OW/ClXI)r, (owjoy)l, ... } (6.23)
e scriviarno = JJ[DbU($;xx<l>,xx)+Db22($;yy<!>.yy)
(6.29)
IV = <P1WI + <P2(OW/OX)I + <p3(ow/oYh + + 4Dbd <I>;X)<I>, xy)+ 2Db13(<I>;xx<l>, Xy+ <I>:xA). xx)
= <pU n (6.24) + 2Db23(<P;>:I'4>, x)'+ <I>;xy<l>. yy) dA
dove 1>\ , 1>2, .... sono le funzioni di fOlma. Se X o Y sono assi di simmetria del materiale si ha
Dal momento che le deformazioni generalizzate contengono le derivate seconde Db13 = Db23 = M~y = O
di IV, la congruenza tra gli elementi richiede che non solo IV ma anche la sua
e l'espressione di K si semplifica notevolmente.
derivata normale alV/an sia continua attraverso la linea di separazione tra due
Nel seguito si discuter come ottenere ljJ per vari elementi rettangolari e triangola-
elementi. Inoltre, perch siano rappresentabili moti rigidi e stati di deformazione
ri. Si presenteranno anche i risultati di confronti che mettono in luce l'accuratez-
costante lo sviluppo di w dovr contenere un polinomio completo del secondo
za delle diverse ipotesi.
ordine in x e y.

(6.25) 6.4 Elementi rettangolari


+ i termini aggiuntivi che s ritengono necessari.
Le funzioni d fOffin sono in genere qttenut.;; sulla base di coordinate locali. Di Conviene operare con un sistema di riferimento locale i cui a~si sono paralleli ai
questo si discuter succ<,:sslVamenif.:. lati del rettangolo. La notazione e la numerazione dei nodi sono indicate in fig.
6.4. I nodi sono numerati percorrendo il contorno nel senso delle rotazioni posi-
172 173

x
3
"'-
Sistema di riferimento
y
4 .2 (tL) locale

~I?!W" (6.33)
,= ; .,1:7
7]=-J:-
Unjs (!2xl)

fig. 6.4
Sistema di coordinate. Elemento rettangolare del primo ordine

tive nel piano ~ - yu e le coordinate sono adimensionalizzate sulla base delle Un polinomio completo del terzo ordine ha lO termini. Occorre aggiungere due
lunghezze dei lati. In genere, si inizia assumendo un'espressione polinorniale per temlini che risultino al massimo cubici sui lati ~ =: 0,1 e TI =: 0,1; la prima linea
w tratteggiata delimita la regione entro cui questi termini possono essere scelti. La
w =CCl+CC2~+CC31]+ . = Art. scelta arbitraria, ma la simmetria dell'espressione deve essere mantenuta perch
sussistano le propriet di invarianza delle matrici dell'elemento. Ne risultano tre
si assembla quindi il vettore di spostamenti nodali
combinazioni possibili
Un = Co. (a) ;37] ~7]3
e quindi si inverte C, ottenendo
~37]2 ~2'1]3

(6.30) ~27]2 ~3173


<P = AC-l
Queste operazioni devono essere effettuate un'unica volta se nella (a) si utilizzano In questo modo la continuit di w soddisfatta. Perch anche aw/an sia conti-
spostamenti generalizzati omogenei nua deve variare linearmente lungo il lato, dal momento che il suo valore risulta
assegnato solo ai nodi. Tuttavia, per qualunque scelta dei termini addizionali tra
(6.31 )
le combinazioni possibili precedentemente elencate si ottengono espressioni delle
Nei pi semplice elemento rettangolare si assumono come nodi i quattro vertici c derivate nonnali che sono del terzo ordine lungo i lati. Non quindi possibile
si considerano tre componenti di spostamenti generalizzati per nodo (fig. 6.4). trovare un'espressione polinorniale unica che soddisfi completamente entrambi i
Gli spostamenti nodali verranno presi in questo ordine requisiti di continuit se le variabili nodali sono limitate a w e alle sue derivate
"Ij prime.
U" = {Wl, (Clwjoxh, COWjOY)l, ... , (OWjY)4} (6.32)
Un elemento non compatibile* basato sulla prima delle tre scelte (~3 TI e ~Tl3)
Questa espressione contiene un polinomio quadratico completo e in sci tennini stato utilizzato inizialmente l . L'espressione polinomiale di w quindi
aggiuntivi. La congruenza richiede la continuit di w e delle derivate normali tra
w = o.:l+CC2~+CC37]+CC4~2+o.:5~7]+CC67]2
gli elementi. Dal momento che un contiene solo le detivate prime di w, l'espres-
sione di w lungo un lato deve dipendere da 4 parametri, cio deve essere una +CC7';3 +CC8';27] + CC 0;7]2 +CCIOrp+CCl1~31] +X12~173 (6.34)
cubica, per soddisfare i requisiti di continuit. Inoltre, le derivate normali devono Si noti che l'espressione (6.34) coincide con quella assunta in un elemento rettan-
variare linearmente per soddisfare la continuit di aw/an. golare piano del terzo ordine: Le funzioni di forma sono indicate di seguito.
I termini dei polinomi di grado successivo possono essere rappresentati nel trian-
golo di Pasca!, che indicato qui di seguito fino ad un polinomio del decimo *11 termine 'compatibile' verr usato d'ora innanzi per caratterizzare elementi Uniti il cui
ordine. campo di spostamenti soddisfa completamente le condizioni di congruenza tra gli elementi
(n.d.T.).
174 175

w= 4>1Wl + 4>2(owjClxh + 4>3(CllI'joY)1 + ... + 4>12(ClwjoY)4 4>1 = fi(~)/l(rj) 4>2 = agl(;)fiCI])


4>1 = 2(?)-1)(~- I)[~-(l + ;+7])-;2- rl] 4;3 = b!l(~) gl(rJ) 4;4 = abg1(!;) gl(r/)
4>2 = a(1)-1)(;-1)2; 4;5 = h(!;)fi(1) 4>0 = ag2(~) 11(1})
4>3 =-b(1)-1)2(;-I)1) (P7 = bh(~) gl(?]) CPs = abg2(~) gl(1)
(6.36)
4>4 = 2(7]-lH(7]2+~2_H-i1)) 4>9 = hU;)!2(7]) CPlO = ag2(~) 12(1})
4>5 = a(7]-I) ~2(~-1) 4;11 = bh(~) g,,(I}) m
4>12 == abg2 g2(1])
4>6 = b(1)-1)2 ~1) CP13 =fi(~)h(l}) 4>14 = agl(;)h(1)
(6.35)
4>7 = 21)~[ _1)2- ~2_ -t+ te; +1)] 4;15 = bfi(!;) g2('f) </116 = abgl(~) g2(1})
4>8 = a1);2(; -1) I risultati ottenuti con questo elemento, diagranunati nelle figure da 6.9 a 6.12,
4>9 = b1)2!;(1)-1) mostrano un'accuratezza notevolmente superiore rispetto aJ" ';' .nento ACM.
La derivata mista a2 w/axay uno spostanlento generalizzato 'non essenziale', nel
4>10 = 21)(~-1) (1)2+!;2-H-i-?J) senso che non corrisponde a una condizione al contorno cinematica. Una sempli-
4>11 = a1);(~-})2 ce modifica alla (6.34) stata proposta da Wilson e Brebbia3 che fornisce un
4>12 = -b~(;-l)(?]-1) elemen to a 12 gradi di libert. La modifica consiste nella sostituzione delle deri-
vate miste con le loro approssimazioni alle differenze fmite in termini delle deri-
Risultati ottenuti con questo elemento (indicato con ACM-Adini, Clough, vate prime ai vertici. Ad esempio, per il nodo l si assume
Melosh) sono diagrammati nelle figure da 6.9 a 6.12. Dal momento che la (6.34)
in grado di rappresentare tutti i moti rigidi e gli stati di deformazione costante,
i risultati convergono alla soluzione esatta infittendo la discretizzazione. Tuttavia
la mancanza di continuit delle derivate normali fa s che l'energia potenziale pu
non essere delimitata inferiormente. Questo fatto illustrato nelle fig. 6.11 e
6.12; mentre un modello che :oddbfi completamente la congruenza tra gli eleo
menti fornisce delimitazioni inferiori sullo spostamento, i risultati dell'elemento
ACM sono pi grandi dei valori esatti e convergono dall'alto anzich dal basso.
Torniamo alla ricerca di un elemento compatibile. Chiaramente occorre pem1ette
re una variazione cubica delle derivate normali per poter utilizzare un'unico poli
nomio sull'intero elemento. Si possono utilizzare tutti i teffi1ini al di sopra della
prima linea tratteggiata nella (6.33).
w;:: equazionI:- (6.34)+OC13;21 +CG14~3~ +OC1S!;21)3+CG16;31}3 (a)
Su ogni lato sono necessarie quattro condizioni su aw/an; tuttavia, possiamo ag-
giungere solo quattro spostamenti nodali generalizzati. Ci ci consente un'unica
scelta, rappresentata dalle derivate seconde miste W,xy ai vertic~. Le funzioni di
forma per la (a) sono state ottenute da Bogner, Fax e Schmidt e sono elencate Unis (16xl)
di seguito. La fig. 6.5 mostra l'ordine di numerazione dei nodi e delle componen- fig. 6.:'
ti di spostamento nodali. Elemento bcubico
Il modello che ne tisulta contiene tutti i moti rigidi e gli stati di deformazione
fl(S) = 1-382+283 }
costante. La continuit di w risulta soddisfatta, ma non quella della derivata nor-
!2(S) = 3S2-25'3 l" b" (d' H ')
gl(S) = S _ 2S2 + sa
po moml cu ICI 1 ermlte m~e, ?er cui . l'elemento non compatibile. La fig. 6.6 mostra le frequenze pro-
pne dI. ;ma pIastra quadrata semplicemente appoggiata; l'elemento modificato ri-
g2(S) = S'J-S2 . sulta. plt! p:eciso dell'elemento ACM, in particolare per le alte frequenze e forni.
sce rISultatI paragonabili a quelli ottenuti con elementi a 16 gradi di lib~rt. En-
176 177

trambi gli elementi a 12 gradi di libert sono non compatibilI e quindi possono Anzich cercare un'unica espressione dello spostamento w sull'intero elemento,
fornire valori che non rappresentano delimitazioni superiori alle frequenze pro- anche possibile suddividere l'elemento in regioni ed operare con un polinomio
prie; un elemento compatibile, invece, fornisce sempre delimitazioni superiori alle diverso in ogni regione. w dovr risultare continua (con le sue derivate prime)
frequenze proprie. attraverso i conftni interni tra le varie regioni cos come attraverso il contorno
Rogner, Fox e Sclunidt2 hanno anche sviluppato un modello pi raffmato, basato esterno dell'elemento. Questo approccio stato applicato a elementi rettangola-
su un'interpolazione biquintica (elementi al di sopra della seconda linea tratteg- ri4 , triangolari S e quadri12teri 6 Verr ora descritto il procedimento per elementi
giata nel triangolo di Pascal), che assicura la continuit di w, w,n e W,nll' Ogni rettangolari proposto da Deak e Pian4 Analoghi procedimenti per triangoli saran-
nodo richiede nove componenti di spostamento generalizzato: no discussi in seguito.
Deak e Pian dividono l'elemento rettangolare in quattro triangoli, come indicato
{w, w,x, W,y, w,xx, W,yy, W,XY' W,XYY, w. YYX ' w..~XYY} (6.38)
in ftg. 6.7, ed operano con riferin1ento alle coordinate adimensionali
Come prevedibile, questo elemento molto preciso.
x = 2x/a ji = 2y/b (6.39)
2
E =21 xldoN/m , v =03
P =7-8 kg/m 3
4 3
a =2-4 m,h=003 m
(spessore)
4 500
Metodo
Modo energetico b
O,3}(3,il _ _4_0_62
4000
I I~~~~~~~~~~
I

500~_ _~_><.,,===-._~ x3~_-


I
o
3 ::::z; 3249

g 3000 -0--- -0----0


fig. 6.7
Elemento rettangolare suddiviso in quattro regioni
C1:I 0--
~
Cl) I
Lo spostamento trasversale espresso da
5< 2500L.. 12
~ 1 li' = I (f.;fi(x, ji)
ooo~ ~~;::~~~ __ -!~x~_(_I,_2_)(_2_,I)_ _ _2_0_3_1
;=1
u. 2
J=1/2=r
I !a=y j4=x
I
I ls=x3 I,=ji per le regioni 1, 2, 3, 4
,000L Is = Y ii o = xji

500t~= ~~(I'1l
812 Jl = 3rji+3yx-x3y-5xji
r-2x+y per la regione 1
16 = 2xji-2x_ per la regione 2 ry-2ji+X2
"Ii';:;-2ji
per la
per la
regione
regione
2
1
{ -X2-2x-y per la regione 3 lu = I -y-2ji-X2 per la regione 4
-2xji-2x per la regione 4
l -2Xji-2ji per la regione 3

112'= {t(X3ji3_jiX5_3XY+3jir) per le regioni 1,3


t(xji5- ry -3xy+3jix3) per le regioni 2,4' (6.40)
178 179

Questo modello comporta sui contorni dell'elemento variazioni cubiche per w e


lneari per la derivata normale, e quindi soddisfa completamente la congruenza (6.42)
tra gli elementi. Si pu facilmente verificare che la funzione e le sue derivate
x
prime sono continue attraverso i confini == Y tra le quattro regioni. Si noti che
con questo elemento si opera ancora con solo tre componenti di spostamento
generalizzato per ogni nodo. Alcuni risultati sono diagrammati in fig. 6.11; l'ele-
mento converge meno rapidamente dell'elemento bicubico ma risulta pi accurato
del rettangolo non congruente.

6.5 Elementi triangolari


La determinazione di un modello di spostamento per elementi triangolari risulta
notevolmente semplificata se si opera con riferimento alle coordinate adimensio-
nali oblique illustrate in fig. 6.8. Queste coordinate sono state discusse nel para- 3~L- __--__~____~~1
grafo 4.6; ci limitiamo qui a liassumerne le principali relazioni geometriche (0,0) e- (l,O)
x = (1-;-'I])X3 +;X1 +1}X2
y = (1-~-I])Y3+;YI +I] Y 2

al = J:'3-XZ a2 = X 1 --X3 a3 = X 2 -Xl


bI = Yz-Ya bz = Y3 -Yi b3 = Y1-Y2

-
a o o
= a.,---b 2 - - fig. 6.8
c; ox oy Coordinate triangolari
(6.41)
o o
-- =al --+b 1 -
o Le operazioni di derivazione saranno prima effettuate rispetto a ~. Ti e poi tra
c?J ox oy sformate in derivate rispetto agli assi cartesiani. Valutando la (6.42) ai nodi si
ottiene
~- = 2A
ex -~ (bI ~-+b.~)
o; - 01} IXI = 11'3 Cl:2 = (aW/a~)3 = Wa,'; 0:3 = Wa,l)

Cl:4 = 3Wl-3cxl-2OC2-Wj.<
,~, = 2~ (al a~ +az a1}) Cl:G = 3W2-3xl-2cx3-W2.1)
Cl:7 = WI +Cl:2+2CXj-2WI

OCIO = W2''1+CX3+2xl-2w2
e

(a)
OCs +lXg = '2, ~ -1X2
Dal momento che almeno w, w,x e W,y devono essere assunti come variabili no-
dali, l'espressione di w deve risultare almeno di terzo grado sul contorno. Consi- Le (a) indicano che O:s e 0:9 non sono univocamente definite. Adini 7 ha po-
0:5,
deriamo il tri:mgolo pi ~emptice, con nodi ai tre v~rtk-j " tre componenti di sto 0:5 = O; con questa scelta, tuttavia, risulta impossibile rappresentare una defor-
spostamento generalizzate per nodo. Un poJinomio ompleto di terz~ grado ha mazione torsionale costante quando 8 = 90. Tocher s ha assunto 0:8'= 0:9. il che
lO termini: implica un legame tra gli spostamenti nodali, precisamente
......

180 181

4\

~/' y '
~~---.,.._-
Questa incongruenza stata evitata da Tocher passando dalle coordinate t 1'/ ad ~~.
/-- -
-;O
401- Sviluppo
un sistema ortogonale x, y, con x parallelo al lato 1-3. I risultati sono illustrati
nelle figure da 6.9 a 6.12; tuttavia la convergenza risulta lenta, a causa del cattivo
r:r/' / . . -- in serie
391- ACM/ / ",e
condizionamento. / /HCTI2 / "
Da quanto detto appare chiaramente che occorre introdurre un ulteriore sposta- a 38 WO
/ / HCT9/ a =pZ 04
mento nodale. Dal momento che la derivata normale varia quadraticamente, una I . 'I
scelta spontanea rappresentata dalla derivata normale al centro di un lato. Le
espressioni generali delle derivate normali ai tre punti centrali dei lati del triango-
371- / I
. I
/
,,
lo risultano 361- / I I

1z3(ow/OYJ)4 == haW4,n = \-CaW.~-(I-C3)W.'1\<='l=1/2 3.51- I O
I

h1Ws.n = \w.,,-C1w.'1!"=O.'1=1/2 ~
11 2W6.n = \-C2W.,,+W,'l\~=1/2"l=O (6.43) 34.:----------------------~----------~
2
\0 10
Gradi di libert per 'ln quarto di piastra

Assumendo W4.n come decima componente di spostamento generalizzato si ottie- fig. 6.9
Piastra quadrata appofigiata soggetta a carico uniforme. 'V Clough e Tocher s , o ACM s ,
ne + Sch~dt2 ,9; 6 Belli ; (\\ HCT (High Compatibility Trianpe) 9 gradi di libert Clough :
Tocher .; O HC~ 12 s:adi di libert, Felippa e Clough l ; Wc. spostanlento del punto
cenltrale, Pz, canco umforme; a, lato della piastra; D =Eh 3 /12(1 - v2 ), rigidezza flessio-
na e
cts = 4haW4.'1+6C3wI-CaWl,,,+(1 + Ca) Wl,'1 (a)
+6(1- C3 ) w2+(I-Ca)w2,,,-(1-Ca)w2''1-6xl-2x2-2xa
Le funzioni di forma che si ottengono in questo modo sono:
w = tPIWt +tP20W/OX\1 +tPaoW/OY!l + ... +tP90W /OY;a+tPloOWjOYJ:4
tP~ =!i +6C3jio
tP2 = a2(h-C3[1O)-al[/a+(I+Ca)/1O]
tP3 = -b2(/2- Ca[lo)+b 1[/a+(1 +Ca)/1O]
a
121-
tP4 = /4 +6(1-Ca)!io
tP5 = a2[/s+(I-Ca)/1O]-atl{6-(1-Ca)/lO] (6.44) \.\-

tP6 = -b2[[s+(1-Ca)!io]+btl[6-(1-Ca)!io]
IO -
tP7 =/7- 6/10
tPs = a2(fa- 2/l0)-al(f9- 2jiO) 0'9
tP9 = -b2(fs- 2jioH-b1(f9- 2!iO) 08 I
IO \0 2
<PIO = 411a[10
Gradi di libert per un quarto di piastra
dove
/1 = 2(3-2;) h = ;2(;-1) /a = ;2Y] /i = Y]2(3-2Y]) fig. 6.10
Piastra quadrata incastrata soggetta a carico uniforme. Simboli come'ID fi196 9
/5 = ;YJ2 16 = Y]2(Y]_1) /7 = 1-/1-/4 /8 = ;[(; _.1)2 - 1}21
/9 = 1}[(Y]-1)2_;21 /10 = ;1)(I-;-Y])
182 183

, Questa espressione di w risulta continua attraverso tutti i lati. La (6.43) per


mostra che le derivate normali nei punti 5 e 6 sono funzioni di alcune compo-
nenti di spostamento generalizzato sul lato 1-2; pertanto la continuit di w. n sui
13t-
" "-
'-.
~~V
ACM
.--"1
Sviluppo lati 2-3 e 1-3 non risulta verificata.
12f- ~.,......--o---o in serie 4h1ws. n = 6C3Wl +( -al +a3C3)Wl, .d-(b1-b3C 3)Wl,y
~------~~~==~~~~~~~~--
1" _ _~~:::::;"- -- +6(1-C1-C3)w2+ [--a3(2-Ca)-al(1 +C 1)]W2. x
II- ~~;_~~
f3 HCT 12 / ....~HCT 9 .. wc O + [b 3(2-C 3 )+b 1(l +C1)]WZ,y -6(l-C 1)wa
IO t- ,/./" f3 - P 0 2 + [-a3+ at(l-C 1)]W3, .<+ [ba-bl(l-Cl)]W3,y+4h3Wi, n
v"
9f- , P carico concentrato al centro della piastra (6.45)
4hzWo,n = 6(C3-C2)WI + [a3(1 +C3)+ 2a 2C 2]Wl, x
Bt-

I I + [-b3(1 +C3 ) - 2b2C2 ]Wl,y +6(1- C3)W2-a3(l-C3)W2, x


L-------------------~2-----------~-------~103 +b 3 (1- C 3)WZ,y -6(1- C 2)W3+ [a3 -az(l- C2)]W3, x
IO IO
Gradi di libert per un quarto di piastra + [ -b3+b2(I-Cz)]W3.y+4h3Wl.1I
Un elemento triangolare compatibile pu essere generato come segue. Il triangolo
fig. 6.11
originario dapprima suddiviso in tre triangoli, come indicato in fig. 6.13. Per
Piastra quadrata aPJlOggiata soggetta a carico concentrato al centro. Simboli come in fig.
convenienza, il punto C coincide col baricentro. Si assume la (6.44) in ogni regio-
6.9 . .., Deak e Pian
ne, e quindi si calcolano le matrici di rigidezza di ogni sotto-elemento e si assem-
blano prendendo gli spostamenti nodali in questo ordine

un = {Wl, Wl,x, . , W3,y,W4,,,W5"'WO," wc, wc,x,Wc,y} (6.46)


= {UBUc}
6.2,------------~t:J---:~~O-----,
La continuit di w e de!la derivata normale soddisfatta sul contorno esterne'
6lr /J"Pa 2
Tuttavia, se Ue arbitrario, w. II risulta discontinuo attraverso i contorni dellt
60t- P canco concentrato al centro della piastra
regioni inteme. La continuit pu essere imposta eguagliando le derivate normali
dalle due parti nei punti 7, 8 e 9, usando le (6.45). Questo porta a vincolare U e :

(6.47)
L'elemento cos ottenuto ha 12 gradi di libert (vedi fig. 6.13). Suddividendo K
in accordo con la (6.46) e quindi eliminando Ue attraverso la (6.47) si ottiene

Un, TKU" =>- [UTUT] [KB K {UB}


BC
]
B C I<B~ Kc Uc
= U~K~UB (6.48)
5 '110 ._. 102
K~ = KB+ KBCE + (KBCEl + ETKcE
Gradi di libert per un quarto di piastra
Infme, si pu ottenere una versione a 9 gradi di libert eliminando le rotazioni
nelle mezzarie dei lati.
fig. 6.12 Questo elemento stato sviluppato da Hsieh, Clough e Tocher 5 Alcuni risultati
Piastra quadrata incastrata soggetta a carico concentrato al centro. Simboli come in fig. sono illustrati nelle figure da 6.9 a 6.12. La versione a 9 gradi di libert appare
6.9 molto rigida nei confronti di quella a i 2 gradi di libert, come ragionevole
aspettarsi dal momento che sono stati introdotti ulteriori vincoli cinematici.

. .-
.
184 185

Discutiamo ora un secondo approccio, consistente nella ricerca di un unico poli-


llomio per l'intero triangolo. Si gi visto come un polinomio del terzo ordine
non possiede un numero sufficiente di parametri per soddisfare la condizione di
/
si continuit della derivata normale su tutto il contorno. La scelta immediatamente
/(6) successiva rappresentata da un poli110mio completo del quarto ordine, che pos-
/ /w siede 15 parametri. Occorrono 5 condizioni per specifcare w su un lato; quindi
5 /n
-~-z
oltre a w e a w/s agli estren bisogna introdurre un ulteriore spostamento ge-
neralizzato su ogni Jato, ad esempio lo spostamento w in mezzaria. A questo pun-
"7'\ to sono gi stati introdotti 12 spostamenti nodali. La derivata normale una cu-
bica ed occorrono 4 condizioni su ogni lato per determinarla; due di queste sono
rappresentate dalle derivate normale agli estremi, gi introdotte, ma occorre con-
siderare anche le derivate normali in altri due punti di ogni lato. Occorrerebbero
pertanto 18 componenti di spostamenti Dodali; dal momento che solo 15 parame-
tri sono disponibili, un polinono del quarto ordine non pu essere utilizzato per
sviluppare un elemento compatibile.
fig. 6.13 Consideriamo quindi un polinolJo del quinto 'Jrdine, che ha 21 parametri dispo-
Suddivisione di un elemento triangolare. Triangolo a 12 gradi di libert. . nibili. Se COine spostamcn ti nodali si scelgono solo w o le sue derivate prime, si
Si noti: si pu ottenere un elemento a 9 gradi di libert imponendo che la derivata
troverebbe che anche un polinono di quinto grado non possiede un numero suf-
normale vari linearmente lungo il contorno esterno:
ficiente di parametri. Supponiamo di rimuovere questa restrizione e di considera-
011') l [( OIV) (OW)] re anche le tre derivate seconde di w come spostamenti generalizzati ai tre vertici.
( &.=2 &/&2
Le sei condizioni necessarie per determinare w su ogni lato sono rappresentate
3
W dai valori di w, w/as e 2 w/S2 agli estremi. A questo punto, abbiamo introdot-
/w to 6 componenti di spostamento generalizzato ad ogni vertice, per un totale di
ax
[ /w
18. La derivata normale del quarto ordine e richiede cinque condizioni per ogni
lato. Le derivate ow/n e 2 w/SI1 agli estremi sor:o gi state introdotte; l'ulte-

~
~
/~" riore condizione deve riguardare il valore di ow/n su un punto interno del lato,
l.. I ad esempio il punto centrale. Si vede quindi che necessitano in tutto 21 sposta-
/xly
/2.. / menti nodali ed un polinono di quinto grado risulta adatto allo scopo. Gli spo-
/y2 / stamenti nodali sono indicati i11 fig. 6.14 ed alcuni risultati ottenuti per una pia-
/ stra quadrata appoggiata sono riassunti nella tabella 6.1.
/
10
Tabella 6.1 Piastra <quadrata appoggiata (BeU )

Gradi di libert Carico distribuito


Carico concentrato
per un quarto

L
fJ X 10 3
di piastra aX10"

29 4'05748 4955 lu 11'3847


X Curva del quarto ordine 70 4'06230 4,79467 11'5486
fig. 6.14 J29 406231 478986 11577 6
Elemento triangolare basato su un polinornio completo ~el quinto ordine. ~e rotazioni al 20~ 406214 4'78876 11'5873
centro dei lati sono eliminate imponendo che la derivata normale vari secondo una Sviluppo in serie 406235 4'78864 J J'600 4
cubica invece che secondo una curva del quarto ordine:
OIV) = 2l [(an
OIV) + (OW)] W
l [(' 0 11') (02 )]
2

(an fui +8 asen


l 2 osai! 1- 2
]87
186

La densit di energia di deformazione associata agli scorrimenti trasversali


Lo spostamento nodale w,n nella mezzaria dei lati pu essere eliminato imponen-
do che la derivata nornlale vari secondo una cubica anzich secondo una curva (P) taglio = V'ts = .~ Jy*, TO tsY * dz
del quarto ordine; si ottiene quindi un elemento a 18 gradi di libert. Studi com- (6.52)
parativi citati da BeU IO indicano che la soppressione di questi gradi di libert = t J.. Te t , .. dz
provoca solo una piccola perdita d precisione. I risultati di Bell sono diagramma-
ti nelle figure da 6.9 a 6.12. Come era ragionevole aspettarsi, si ottengono ottimi E' opportuno a questo punto riassumere le fasi della formulazione precedente.
risultati anche per la discretizzazine pi rozza (due triangoli per un quarto di Abbiamo iniziato determinando le espressioni degli spostamenti locali e delle de-
piastra). La presenza delle derivate seconde tra le variabili nodali elimina la di- formazioni corrispondenti, ottenendo
scontinuit dei momenti ai nodi. Impone tuttavia la continuit delle deformazioni = zx = z{(Jx, x f3y,y f3x,y+{Jy,x}
tltlssionali, il che non accettabile quando ci sono discontinuit neUo spessore
della piastra o nelle propdet del materiale. Questo fatto gi stato discusso con
x w
y = {f3 + =y ,x} (6.53)
riferimento ad elementi triangolari piat con campi di defoffilazione quadratici. f3y+w,y
Si quindi posto 'Y* =0, si sono valutati gli sforzi corrispondenti ad E e quindi
l'energia di deformazione flessionale.
6.6 Elementi con deformazioni taglianti trasversali
(V)f1essionale = .~. J aT(~o) dz = ttvF(X-Xo)
Le deformazioni taglianti trasversali sono state finora trascurate. Per piastre omo- (6.54)
genee questa ipotesi ragionevole; infatti, il contributo all'inflessione delle defor- M = Db(X-Xo)
mazior taglianti sta a quello delle defonnazioni flessionali in un rapporto dell'or-
dine di (Eh 2 /GL?), dove h ~ lo spessore e L la lunghezza della piastra. Tuttavia, Consideriamo ora le l' che corrispondono alle 'Y* definite dalla (6.53)
il contributo delle deformazioni taglianti pu essere non trascurabile in piastre .. = DtsY* = DtsY (6.55)
'sandwich', composte di strati di materiali diversi, quando il modulo di elasticit Dal momento che 'Y costante lungo lo spessore, la (6.55) viola le condizioni di
tangenziale G del nucleo centrale piccolo nei confronti del modulo elastico E equilibrio al contorno (r = O sulla superficie esterna z:= h/2 ... ). In piastre
degli strati esterni. Ad esempio, per una piastra costituita da due strati di allumi- 'sandwich', gli scorrimenti trasversali sono essenzialmente presenti nel nucleo cen-
nio attorno ad un nucleo centrale di gomma d ha E/G ~ 103 Vedremo ora come trale. In prima approssimazione possiamo quindi trascurare le corrispondenti com-
le formulazioni precedenti devono essere modificate per tener conto delle defor- ponenti di tensione negli strati esterni e assumere r costante lungo l'altezza hc
mazioni taglianti. del nucleo centrale. Le relazioni che ne risultano sono
Fondamentalmente, occorre solo aggiungere l'energia di deformazione associata
alle defonnazioni taglianti trasversali. Abbiamo ipotizzato che la direzione z sia Vts = tyTDty = .i Q Ty
una direzione privilegiata per il materiale, in modo che non vi sia interazione tra 'D, = hcDts (6.56)
le defonnazioni nel piano (Ex, Ey , 'Yxy) e gli sforzi taglianti trasversali. Inoltre, 't = (ljhc)Q (nucleo centrale)
escludiamo la presenza di deformazioni iniziali. Dalle (4.7) si ottiene quindi il
Risulta anche possibile soddisfare le condizioni al contorno sulle r interpretanao
legame sforzi deformazioni nella forma
'Yx e 7y come deforn1azioni taglianti 'equivalenti'. 'Y risulta quindi defmita dalla
Yxz} =
{ Yyz
[C55
C65
C56]
C6B
{i xz }
(y=
(6.49) condizione che la relazione
(6.57)
Se utilizziamo la seguente notazione per le quantit ora introdotte
risulti soddisfatta per ogni Q. Il legame tra le i;:.unnazioni "equivalenti' e le cor-
y'" = {Yxz Yyz}
(6.50) rispondenti componenti di sforzo generalizzato si ottiene dalla (6.57) esprimendo
1; = {'t',.. t yz } T in funzione di Q. Si ponga
pOSSIamo scnvere 1a\."l-';I) e la relazIOne inversa come 1: = f(z) Q (6.58)
dove fez) soddisfa la condizione
y* = C ts"
''I; = Dtsy*
(6.51 ) r f(z) dz = l
.z
188 189

ed inoltre nulla sulle due superfici esterne (z = h/2). Introducendo questa IV =<j>w"
espressione di T nella (6.57) si ottiene ,3.< = <j>13~ (6.64)
Y = CtQ f1y = <1>13;
(6.59)
Ct = {pCts dz Da questo punto in avanti il procedimento presenta rispetto al caso precedente
solo ovvie modifiche e quindi la trattazione viene omessa.
Per una piastra omogenea, la scelta pi semplice rappresentata dalla parabola
La formulazione precedente d luogo a problemi numerici quando le deformazio-
2

f(z) = 2h
3
(l-V
4z ) ni taglianti sono piccole nei confronti di quelle flessionali. Per ovviare a questa
difficolt si possono assumere come vatiabili ptimatie direttamente le deformazio-
da cui si ottiene I taglianti ('Yx, 'Yy) anzich le rotazioni. Queste lisultano detenuinate da
C t = (6f5h)C ts (6.60)
f1x = -w, x+Yx
Dt = Ctl = (5hf6)D ts (6.65)
f1y =-W,y+yy
Le matlici dell'elemento possono essere ottenute attraverso la (6.10), che liscri
e le defonnazioni flessionate risultano ora espresse nella forma
viamo nella forma

I rs (OXTDbX+oyTDty) dA
~
X= w,
W,yy .uI1 Y
+ Yy,y'<"< I (6.66)
JJ (- ~XTMo+6.uTb) dA+ La 6.u P dS --
l1e ...

= I T (6.61)
l2w, xy Yx, y+Yy, x
n.

XT = {Px,.< Py, y Px, y + Py, x} La congruenza tra gli elementi impone ora la continuit di IX, 'Yy e di w, w,n.
yT = {f1x+w,.< {Jy+W,y} Come spostamenti Ilodali si assumono ora 'Yx, 'Yy, w, W,X, W,y e, se necessario,
derivate di w di ordine superiore al prinlO.
u = {f1x f1y W} Raggruppiamo separatamente le variabili nodali
Forze dinamiche possono essere considerate ponendo w" = WI,.< Wl, ...... }
{Wl

y~: = {Y.<l y.<2 ... } (6.67)


(6.62) y~~ = {YYI YY2 ... }
e sviluppiamole nella forma
dove Ix e Iy SOllO le inerzie rotazionali rispetto agli assi X e Y e p la densit W= !J>w"
media.
L'approccio pi semplice defmisce il campo di spostamenti direttamente attrave.r- Yx = ~y~ (6.68)
so w, f3x e f3 y Dal momento che le deformazioni generalizzate sono espresse ~ Yy = ~y;
funzione di questi spostamenti e delle loro derivate prime, la congruenza tra gli dove <P contiene le funzioni di forma relative al caso dt trascurab1l1 detomlazioru
elementi richiede solo la continuit di w, f3x e f3y tra elemento e elemento. Inol- taglianti e l/J quelle di elementi pialli. Ne consegue che X risulta espressa come
tre gli spostamenti nodali dovranno contenere almeno w, f3x e f3 y . Si ponga segue
w n = {Wl, W2 . . . }
f3~ = {f1XI' {J.>:2 ... }
f3~ = {f1YI' f1y?, ... }
(6.63) Z= -
l <1>, xxI [1.jJ, x
2 <I>,yy w n+ .
Q>,XY ~,y ~,.<
~',Yl {~H
(6.69)
e si esprima il campo di spostamenti per l'elemento 11 nella forma
= Bbw" + Bty"

Dalla (6.6 t) si ottiene quindi la matrice di ligidezza dell'elemento


19v 191

ss l
Ov-;;:}Th Si noti che I<b rappresenta la matrice di rigidezza dell'elemento nell'ipotesi di
1~ Sviluppo trascurabilit delle defOlmazioni taglianti. Inoltre Kq) e K(~) hanno una struttu-
'"Q 550r- y in serie
Elementi Imiti con defor-
ra simile a quella delle matrici di rigidezza e di massa per elementi piani.
" Alcuni risultati ottenuti sulla base di quest'ultima formulazione sono illustrati in
" 500r-
,
?-"-
mazione tagliante - 36 ele-
. per un quart o d'l
menti fig. 6.15. E' stato usato un elemento non compatibile con 20 gradi di libert IO e
piastra 12
450 h -",-- -- -- -- -- basato sulle seguenti espressioni

4- 00r-
Teoria classica Un = {Wl Wl ., Wl. y Yxl ',vl YyJ}
W sviluppato secondo la (6.34) (6.71)
~
o 0-05 0'10 0'15 020 0-25 y" yy sviluppati secondo la (4.84)
11.
a Si riscontra un eccellente accordo con risultati ottenuti mediante sviluppi in seIie.
(Cl)
f3Po2
r- w.,o," ( )
N

52
2 25

2-00 - Yfs:Slt
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6.4 Verificare la (6.20).


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(1971) 6.8 Supponendo di possedere le matrici dell'elemento corrispondenti al modello
bicubico (6.36), indicare come si possono eliminare le derivate miste attraverso la
(6.37). Rappresentare le fasi del procedimento mediante una sequenza di opera-
Esercizi zioni matriciali.
6.1 Mostrare che le equ8Zioni (6.2), (6.3) possono essere interpretate come una 6.9 Si supponga che il numero di parametri di spostamento a sia maggiore di
'media ponderata' delle equazionj di equilibrio relative ad 1111 continuo tridimen- quello delle componenti del vettore di spostamenti nodali un. Si scriva
sionale. Si noti che cspdmendo gli spostarnenti locali come segue w= A)ct) +AIIctii
w(x, y, z) => w(x, y) ~
u(x, y, z) :,.... fJxz Un = CIct) +Cllctu
vex, y, z) => {JyZ u
si giunge spontaneamente alle (6.2), (6.3). Discuterc. }l' = <I> Un + <l>lIctU
6.2 Verificare la (6.5). Mosb.re che l'integrale sul contorno Sa pu ancllc esse" dove aII contiene i paranletri in eccesso. alI pu essere determinato mlll1IJ1IZZan-
re scritto nella forma do l'energia potetlZiale dell'elemento rispetto a alI. Determinare l'espressione di
aII e della matrice di rigidezza ridotta. Confrontare questo procedimento con
.Is (p /I /j.{J" +p s !:!'(J" +p z /j. w) dS
Q quello seguito nell'esercizio 6.8.
Trovare quinili l'espressione della (6.5) nel caso di detonnazJOl11 tagllantl trasver-
6.10 Veri~care la (6.43) e la successiva equazione (a). Indicare come si potreb-
sali trascurabili. bero s~pprunere nella (6.44) le derivate normali. Discutere la liceit di questa
6.3 Considerare una piastra 'sandwich' costituita da due strati esterni posti in operazlOne.
torno ad un nucleo centrale che ha essenzialmente funzioni di collegamento. Il
6.11 Discutere le operazioru necessarie per formulare elementi isoparametrici
materiale che costituisce il nucleo centrale molto cedevole rispetto a quello che quadrilateri e triangolari per piastre ihflesse, usando integrazione numerica. Si no-
costituisce gli strati esterru ed ragionevole trascurare gli sfrzi normali (ox, Oy) ti che richiesta la trasformazione di derivate seconde e che lo Jacobiano una
nel nucleo centrale. Discutere il procedimento per gener(.l.re le matrici di Iigidezza variabile.
Db e Dt. Assumere che gli spostamenti variino lllearmente lungo l'altezza e che il
6.12 Descrivere le operazioru necessarie per implementare la formulazione defi-
materiale sia isotropo.
nita dalla (6.70).

1
fl71/////// l/I 1//1 ///1

J Nucleo centrale

1~
/777 '1//////1 l/I 1///1/////////)

fig. 6.16
195

7. ANALISI DI GUSCI

7.1 Introduzione
Nell'ultimo decennio un notevole impegno di ricerca stato dedicato alla formu-
lazione di modelli agli elementi finiti per l'analisi di gusci. Inizialmente, la
superficie curva fu discretizzata per mezzo di elementi piatti (triangoli, rettangoli
e quadrilateri) soggetti sia ad azioni membranali che flessionali. Tale metodo
immediato e facile da applicare perch richiede soltanto le gi note matrici di
rigidezza per elementi di lastra e di piastra. Tuttavia le indagini numeriche
mostrarono che risultati accurati possono ottenersi solo con maglie fitte e perci
la ricerca si orient verso la formulazione di elementi curvi.
In questo capitolo si descrive lo sviluppo storico dei modelli basati su elementi
piatti. Indi si presenta la teoria lineare dei gusci allo scopo di fornire sufficienti
nozioni preliminari allo st!ldio degli elementi curvi. La trattazione successiva
considera elementi per gusci cilindrici, gusci di rivoluzione e gusci ribassati e li
illustra con diversi esempi applicativi.
La discussione limitata ad elementi finiti formulati col metodo degli spostamentl.
Modelli misti l -3, in cui sia grandezze cinematiche che grandezze statiche sono
approssimate con funzioni di tentativo, sono stati formulati ma la loro trattazione
oltrepassa gli obiettivi di questo testo.

7.2 Idealizzazione con elementi piatti


La prima applicazione del metodo degli elementi finiti a gusci di forma arbitraria
richiedeva di sostituire alla superficie curva degli elementi piatti, triangolari o
rettangolari, e quindi 'sovrapporre' le matrici di rigidezza membranale e flessiona-
le. La fig. 7.1 mostra una superficie discretizzata con elementi triangolari piatti.
Per ogni elemento si prende un sistema di riferimento locale (Xe, ye, ze) tale
che X e, ye giacciano nel piano dell'elemento e ze
sia normale al piano. La
matrice di rigidezza membranale si alcola esprimendo gli spostamenti nel piano
(u, v) in funzione dei valori nodali di u, v e delle loro derivate. Analogamente la
matrice di rigidezza flessionale si ottiene sviluppando w in funzione dei valori
nodali di w, e;x, ey e derivate di ordine pi elevato. Le due matrici sono
'sovrapposte' collocando i singoli termini in basi' all'ordine delle variabili nodali
di spostamento e le sottomatrici sono trasfOlil.w d,; dal sistema di riferimento
elementare a quello nodale.
Inizialmente il vettore di spostamenti nodali viene assunto come:

u e = {LI' t'e w' 8; 8~,} (7.1)


dove l'indice e mdica che i parametri di spostamento sono riferiti al sistema di
coordinate dell'elemento. Tale scelta la pi semplice possibile. Allo scopo di
196 197

/fJi I sostenitori degli elementi piatti, in particolare Clough, non si arresero e


-"'ue continuarono a cercare di sviluppare un modello di elemento piatto utilizzabile

fJ'~
y "-
ve
3'SJ?' /:e Z ~
per gusci di curvatura arbitraria. I due problemi fondamentali da risolvere erano
la congruenza fra gli elementi e la scelta di un sistema di riferimento nodale per i
parametri di spostamento.
y.
Per migliorare il modello di interpolazione degli spostamenti proposto da
I s
Clough-Tocher per elementi triangolari di guscio piatto, J ohnson 12 sugger di
abbinare l'elemento triangolare a defomazione costante per lastre con l'elemento
z,~ w~8.? flessionale HCT* (w cubico, On lineare). Inoltre Johnson utilizz rotazioni defini-
Sistema di coordinate globali (XI!, yg, Zg) Sistema di coordinate locali (X e, ye, Z e) te in un sistema di riferimento locale individuato in ogni nodo dal piano tangente
fig. 7.1 alla superficie del guscio, come si vede in fig. 7.2. La rotazione attorno alla
Sistemi di coordinate per elementi piatti normale veniva trascurata e il vettore degli spostamenti nodali era defmito:
u = {ug vg wi 8.t et}
y (7.4)
tener conto del diverso orientamento dei sistemi di riferimento degli elementi, le
equazioni della struttura devono essere scritte secondo il sistema di riferimento dove l'indice t indica grandezze riferite aglI aSSI tangenti al guscio nel nodo.
globale, in altre parole si defmiscono le variabili nodali globali: Questo modello non soddisfa la congruenza degli spostamenti di elementi adi a-
centi. zt
u3 = {u i VB \VB e~ f)~ f)~} (7.2)

e si esegue la trasformazione (si osservi che R una matrice rettangolare)


ue = Ru g
(7.3)
k g = RTkeR
della matrice di rigidezza e del vettore dei carichi dell'elemento. Elementi finiti
triangolari4 ,s, rettangolari 6 e quadrilateri 7 sono stati proposti da diversi studiosi.
Allo scopo di soddisfare la congruenza fra gli elementi richiesta la continuit x
lungo il contorno dell'elemento di tutti e tre gli spostamenti (u, v, w) e della z
rotazione normale On' Nessuno dei modelli citati in grado di soddisfare questi
fig. 7.2
requisiti, in qu'anto lungo il contorno u e v variano linearmente mentre w
Sistema di coordinate individuato dal piano tangente
cubico.
Nel caso di gusci di rivoluzione la idealizzazione ad elementi piatti si realizza Carr l'I modific la formulazione di ] ohnson abbinando al modello flessionale
tramite elementi a tronco di cono. Grafton e Strome 8 risolsero questo problema HCT un elemento con deformazioni membranali quadratiche. Poich u v w sono
limitatamente a carichi statici assialsimmetrici. Percy et 31. 9 e Dong lO estesero il ora cubiche e On lineare, questo modello permette la congruenza deg :lementi.
metodo al caso di gusci stratificati e di materiali ortotropi. L'esperienza numerica in Tuttavia sono richiesti ben nove gradi di libert per ogni nodo di vertice e
problemi di gusci assialsimmetrici mostr che elementi piatti consentono il calcolo precisamente tre traslazioni, tre rotazioti e tre deformazioni misurate nel piano
degli spostamenti con sufficiente accuratezza, purch la maglia sia fitta 11 Tuttavia tangente al nodo:
a parit di dimensione e forma degli elementi, l'uso di elementi curvi fornisce valori t = {u t vt wt e
l
et e' Et Et yt}
Xyzxy.\y (75)
.
tensionali molto pi attendibili. La soluzione con elementi piatti fornisce momenti ApplicandO i modelli di J ohnson e di Carr alla volta cilindrica di fig. 7.3 si
flettenti fittizi in zone a regime membranale, il che non sembra verificarsi in ottengono i risultati numerici raccolti in tavola 7.1. Il guscio sostenuto alle
soluzioni ottenute con elementi curvi. Parte di questa discrepanza era dovuta al e.stremit da diaframmi ed privo di vincoli ai bordi longitudinali. Migliorando il
metodo usato per calcolare gli sforzi. Itvello di approssimazione degli spostamenti nel piano, l'accuratezza della soluzio-
Quando si utilizz un metodo pi accurato per il calcolo delle tp.nsioni i momenti ne cresce notevolmente. Ci indica che in presenza di bordi liberi il comporta-
fittizi diminuirono di intensit pur restando considerevoli in confronto a quelli della
soluzione ad elementi curvi. Perci6 si giunse allora (1966) alla conclusione che gli =
*HCT 'Higher Compatibility Triangle', cio 'triangolo altamente compatibile' _ si veda la
sezione 4.6.
elementi curvi siano preferibili.
199
198
mento del guscio prevalentemente membranale e perci occorre modellare
accuratamente la rigidezza estensionale. In fig. 7.4 si mostrano i valori numerici
N
trI per l'azione assiale N x e l'azione flettente circonferenziale Ms. La linea continua
'"6 corrisponde ti un elemento curvo che verr descritto nel seguito.
I
\
\
\
ff b B
L=50ft
8"do "b,,,
E (modulo elastico)::: 3 'OXI0 6 Ibf/in 2
(modulo di Poisson)=OO
h (spessore) == 3 in
ootrlO
o..(""'"l~
=
Carico 90 lbf/ft 2

~
?{./
.... "'trI
666 /
I I I
l' \, I,
. ,
---
~

~,V . _...:..(':1
e'O
C;l ....
00;:;
'<1"'"
~.,..; 66 maglia 2 x 3 maglia 4 x 5 maglia 8 x 12
0:: .....
+-
I I
\ fig. 7.3
Tetto a guscio cilindrico. Dati per il confronto numerico di tavola 7.1

2
6
r-r-
-"<I"
trI ' "
66
I I

Diagramma del momento circon- Diagramma dell'azione assiale


ferenziale a met campata a met campata

fig. 7.4
Risultati numerici per il guscio cilindrico di fig. 7.3
- - - Care 13 (reticolo 8 X 12); - . - Carr 13 (reticolo 4 X 5)

Utilizzare come variabili nodali delle defOImazioni causa di disturbo perch


\ \ occorre tener conto della loro particolare legge di trasformazione. Inoltre le
defonnazioni non sono tutte continue l dove le propriet del materiale sono
discontinue. Una soluzione consiste nel rimpiazzare le deformazioni (u,x, V,y,
200 201

U,y+v,x) con approssimazioni alle differenze finite in termini degli spostamenti


nodali nel piano. Si tratta della stessa tecnica utilizzata per eliminare W,xy dalla
formulazione dell'elemento di piastra con interpolazione bicubica. Altrimenti si
z
pu trattare le deformazioni nodali come variabili interne all'elemento ed elimi-
narle imponendo la stazionariet dell'energia di deformazione del singolo elemen-
to rispetto a variazioni delle variabili nodali di deformazione. Entrambi i procedi-
e
Linea ~2 (~1 = costante)
e
menti portano ad un elemento con sei gradi di libert per nodo (u , ve, w , e~,
e~, e~) ma, la compatibilit degli spostamenti di elementi adiacenti non pi
soddisfatta. Elementi triangolari e quadrilateri basati sul secondo procedin1ento
22 i, Lir.ea ~1 (~2= costante)
sono stati sviluppati da Zudans O~ __ty ____
~ ~ __ ~ ___ y
Elementi curvi per guscio furono sviluppati con ritmo rapido a partire dal 1965.
Per formulare elementi curvi occorre risolvere problemi pi complessi di quelli ix I /
incontrati nella approssimazione a guscio piatto. Anzitutto occorre scegliere la /
teoria (relazioni fra spostamenti e deformazioni generalizzate e legame fra defor- ~ -'.-."----- y
mazioni e sforzi generalizzati) fra le molte esistenti in letteratura. Inoltre pi
difficile rappresentare esattan1ente i moti rigidi e la congmenza fra gli elementi in x
quanto gli spostamenti trasversali e quelli nel piano sono accoppiati per effetto
della curvatura. Infme, in caso di gusci arbitrari non ribassati, occorre fornire la
descrizione geometrica dell'elemento e in particolare la curvatura del guscio. Nel
seguito tratteremo schematicamente la teoria lineare dei gusci e quindi discutere-
mo la formulazione di elementi di guscio cilindrico e di guscio ribassato. Elemen-
ti piatti e curvi saranno confrontati quando possibile.

fig. 7.5
7.3 Teoria lineare dei gusci in coordinate curvilinee ortogonali
Notazione per la descrizione geometrica del guscio

7.3.1 Relazioni geometriche Il vettore unitario normale a P si calcola come prodotto vettoriale di I I
La superficie di riferimento defmita in termini di due coordinate curvilinee _ 'IX'2
n = x~i2-!
7-::j""""l (7.8)
(~l, b):
Nel se~ito cOllsideriamo solo coordinatr. ortogonali tali cio che I t = O
x = X(~l, ~2) Y = Y(~l, ~2)
r = x7x+Y~+Z;: = ;(~h ~2)
Z = Z(;l, ;2) (7.6) ~ ~erson (~1'
12 , n) individuano una tema locale di ;ssi ortogonali. 2com;onenti te
tel:et~on forz~ e spostamento sono sempre riferite alla tema locale perci la
dove r il vettore posizione del punto p disposto a piacere sulla superficie di eon~3 m coordmate curvilinee richiede formule di derivazione dei versori Esse
riferimento. La notazione illustrata in fig. 7.5. Le due linee passanti per P sono sono .
dette linee coordinate. L'elemento inflnitesimo di arco lungo la linea ~i indicato le equazioni di Gauss
con dS inoltre il versore tangente in P alla linea ~i indicato con ti' Entrambi 8f; _ O'./,},_ 0'.;_
i
sono legati ad r da: o;; - - -'Y.j- }---n. Rii
i -:;6. j, i, j = 1, 2 (7.9)
dS/ = fX/ d;/ of; 0'.'_
ur I-::,- I
(7.7)
-;:;;-;:-
C:;j
= 'X.j.; _
-tj--' n
R/j
o,,; I
'X.;
fX; = -;;:;;:
\
_ 1 or L'equazione di Weingarten
,/=--
fX, o;; (7.10)
j = 1,2
203

202
ai = (1 + URI) 0:)
in cui le quantit l/Rij, che misurano la curvatura, sono calcolate con:
. ii = ii (7.15)
La maggior parte delle teorie dei gusci sono fo . ,
l _ (32; l (_ a r)
a~J a~i
2
Noi per non introdurremo questa linlitazione ~ul~te III coo.rdl~ate. principali.
al metodo d:o~che le c~mpl~~azlOm algebriche
Ri} =-n' aSi = - 'Xj'X] /l' i,j = 1,2 (7.11)
non pongono difficolt particolari
aSj
Se l/R 12 == O le linee coordinate diconsi linee principali di curvatura o direzioni temente le difficolt di codifica pe l' l b glI elementl fimtl (a parte eviden-
r e a oratore).
'coniugate'. Come vedremo, le linee principali costituiscono una comoda scelta
per le linee coordinate e perci occorre avere una legge di trasformazione.
Consideriamo in P un diverso sistema di direzioni ortogonali (S'l, S~) (si veda fig. 7.3.2 Le equazioni di equilibrio indeflPl'te
, e al contorno
7.5) e calcoliamo l/Rij utilizzando la prima definizione. Essendo n costante la
La fig. 7.6 mostra gli elementi di su erficie all"
Nella teoria 'tecnica' si utilizzano risl~t t' d' lIl~emo e al contorno del guscio.
legge di trasformazione quella valida per le derivate seconde ed una diretta
conseguenza della defmizione di derivata in una direzione: ti rispetto alla superficie di riferl'nle t anII d~ lt~nslOne (forze e momenti) calcola-
n o. n IC uamo con N, M' t' f
2 momento per unit di lungllezza h . i I vet Ori orza e
l
= cos 8 sin 8 sin 28
2
uscente diretta come le ~i positive). c e agiscono sul lato i (il lato con normale
/I
-,
Rn
----+--+---
Rll RZ2 R I2
l sin2 8 cos2 8 sin 20 (7.12) il vettore
, f b denota le forze esterne per um't'-a d'I super fICle
. mentre N M .
-,- = --+------ vettOrI orza e momento appll'cat') per unIta . , di lungll d l Il e Il sono I
R 22 Ru R22 R I2 notazione le equazioni di equilibrio' . . ezze e contorno. Con tale
" SI scnvono.
_;~; = (;22 - ~~) sin228 + c~1~8 All znterno

Si osservi che la (7.12) identica alla legge di trasformazione per gli sforzi piani
(4.22). Ponendo 1/R'12 :=: O si ottiene l'angolo El p' che corrisponde alle direzioni (7.16)
principali di curvatura, e i valori delle corrispondenti curvature principali:
l (R12
tan 28 p = 2~(
l
(l (Ru)- (l (Rd) Ib 0lo2dl d2

l l l l i ';2
R~l;QD = R~2IoD
I
R; = Rn (7.13) N2o!d(
Come da Hg. 7.5, la posizione di un punto arbitrariamente disposto nel guscio si M2Qldt,
esprime per mezzo delle coordinate curvilinee misurate sulla superficie di riferi-
mento e della distanza 1; lungo la nonnale. Le relazioni geometriche valide per
una superficie parallela alla superficie di riferimento (cio con 1; == costante) si
ottengono derivando il vettore posizione Q. Grandezze. relative alla superficie
parallela sono contrassegnate con un asterisco: y
OQ =;* = r+Cii
dS; = 'Xi d~1
_ l cr* -MdS-
ti = 'X~l ~~
LI" l
(7.14)
~

--
NndS
cr'"
~~ = ( C ) - 'Xi -
Xi l+-R" ti+-R Ct} MndS
C"' Il il -- n (nonnale uscente)
cr* _
C
l versori in Q sono ortogonali solo se l/R
linee principali di curvatura. In tale caso:
= n
12 =: 0, cio se le lince cOOldinate sono "
fig. 7.6
Notazione per le forze generalizzate aU'inte rno 7al contorno
205
204
7.3.3 Principio dei lavori virtuali. Legame spostamenti-deformazioni
Indichiamo con li e /J i vettori spostamento e rotazione della superficie di
Al contorno Nn == IN1+ mN2 (7.17)
riferimento. Essi non sono i valori effettivi ma solo dei valori medi attraverso lo
Mn == IMI+mM2 spessore del guscio, definiti formalmente con la seguente equivalenza di lavoro:
I: n) m == coS (;2, n)
I == cos ( "t. Jc (al. Llu*cc; d~2 + V'l.. Llii*cc~ MI) d~
== Nl.Llii!X2d~2+N2.LluCCld';1 (7.21)
+ MI. Ll,Bccz d~2+M2. Ll,Bccl d;l
in cui u il vettore spostamento in (~1, ~2, n
e Llii, Llp sono incrementi
arbitrari in ii, fi.
Moltiplicando le equazioni di equilibrio indeflnito e al contorno per i corrispon-
denti incrementi di spostamento e integrando sino ad eliminare le derivate degli
sforzi generalizzati, si ottiene l'uguaglianza dei lavori virtuali. Per convenienza si
utilizzano inizialmente le equazioni vettoriali (7.16), (7.17) e applicando le
fonnule di Gauss per !'integrazione per parti si ottiene:

,
/' J' (iV-
.h .;, l Oel +11_N 2.oe2 + I-. -
MI. oil + M 2.oi2) CClCC2 d;l d~2
(7.22)
= J:J;! h.LluCClCC2 d;ld;z+fs(NtI.Llu+'Mn.Ll,B) dS
fig. 7.7 .'
. ostamenti generalizzati dove
Notazione per sforzI e sp . enti riferite alla
. . interne e le forze esterne m compon
Inoltre, scrivendo le aziOni . fi 7 7
. mostra m Ig. .
tema locale, come SI N = Nllii+N12fi+Q1n
I
N? == Nnii+N22fi+Q2n_ _
Ml == Mn(iiXfi)+MdnXt2 ) (7.18)
== Mnfi-M12fi
M'l. = M21fi-M2'lofi
b = b1 fi+b 2ii+ bnii . l di GausS e La forma scalare dipende dalla rappresentazione in componenti di ii e di In li.
. ni di equilibrio e usando le fonnu e coordinate curvilinee gli spostamenti generalizzati sono sempre riferiti alla tema
d l (7 18) nelle equazlO
Sostituen o e . l equazioni sc:ari: locale, perci si ha:
Weingart en si ottengono e li = lIl/l + lI2/2 + wii
+ <yx (011 Rll + Q21 R12 + bI) == O (7.23)
Equilibrio delle forze
N) +N ~CCI ~-N22!X2,l cc. 1_ ) O (7.19) li
= (h'lz - P2/l +OJ ii
(CC'loNll).I+ ( CCI 21,2 I.,~ N +CC x.,(OlIR12+Q'l./R2'lo+b'l =
N ) +N~lCC2 1- aXl,:! l . - O La notazione mosirata in fig. 7.7. Inoltre proiettiamo sulla tema locale anche i
(CC'loN12}.t+(CCl 22 ,'l. [N' IR +N?2IR,,9+(NI2+Nn)IRI2-bnl == vettori forza e momento per unit di lunghezza applicati al contomo:
(CC2QI).t+(CCIQ~b-XIC(2 11 11 ~ --
N" = Nnlll +N"2/2 +Qnn
Equilibrio dei momenti M) +M12!XI Z-M22C(2,1-Xl!X2Q1 == O (7.24)
\cc.,Mn),l+(!Xl 21,2 ' + O - O (7.20) M = M"1/2 -11,{"211
ti
- +M!X -Mn x l2 ";1";2_2-
( CX 21WI2) 1+(cc1M:d.2 21 2,1 ' _ O Sostituendo nella (7.22) si ottiene infme:
. . M IR _(M22-Ml1)IR12+NI2-N21-
i\JdRll - 21 22 al
.. l' uilibrio dei momenti. att o mo alla nonn e.
L'ultima delle p.20) esprtme eq
206
207

f, f, (NlI oen +N 12 be12+N21 oe21 +N22 oe22 + M 11 0Zl1 zione. Indicando con V l'energia di deformazione per unit di area della superfi-
-, -, + M 12 0Z12 +M 21 0Z21 + 1.122 OX22 +QI OYI +Q2 0Y2)0:10::2 dg 1 d;2 cie di riferimento, ne segue:

= J.;J.;, (bI LlliI +b2Llu2 +b Llw)0:10:2 d;1 d;z


ll
or = Nn oen +N12 oel2+ ... +Qz bY2 (7.27)

r
+ .S (NIIILlI/J+NII2LlU2+QnLlw+MnlLl{iI+MII2Ll{iz)dS 7.3.4 La rappresentazione degli spostamenti rigidi
(7.25) Se il sistema di forze esterne in equilibrio, il lavoro esterno compiuto durante
dove
un moto rigido del guscio deve essere nullo. Perci occorre:
1 0:1.2 W
eu = -- U1.1+-- U2+-
0:1 Cl:11Xz Rll or = O per qualsiasi moto rigido del guscio (7.28)
1 IX2. l II'
Per controllare la nostra formulazione, si indichi rispettivamente con d e con il i
eZ2 = -U2.2+--Ul+-R
0:2 O::1 1X 2 22 vettori traslazione rigida e rotazione rigida. Gli spostamenti generalizzati della
superficie di riferimento si scrivono in coordinate curvilinee

1I[ = (d+.QX-r).t;.
Il:! '= (d+.QXr).~
w' = (d+QXr).n
= fi. iz
(7.29)
{i{
(7.26)
(32 = -fi.t;.
(J)' = il. li
Sostituenuo nella (7.26), si trova:
en = e22 = '1 = Y2 = U
e12 = -e21 = w'-w' =O
UI U2 1 {i l1
. 1 = -loo
.-- =- -Rw'12 +R-w' = O (7.30)
)'1 = - - - - + - ' , 1 + 1 12
Rll R l2 1X1
W' w'
lI') = --- = O
U2 Ul 1 {i .- Rll Ru
)'2 = - - - - + - ' , 2 + 2
R 22 R 12 0::2
Tale risultato mostra che l'energia di deformazione dovuta a un qualsiasi moto
Ponendo l'l = 1'2 == O introduciamo l'ipotesi che la defomlazione provocata dalle rigido pu annullarsi solo se la rotazione attorno alla normale figura esplicitamen-
azioni taglianti dirette come la normale al guscio sia trascurabile. . . . te nelle relazioni spostamenti-deformazioni.
Poich il principio dei lavori virtuali si deriva operando. sulle eq~aZl?~ll .dl Resta da compiere un unico passo e precisamente stabilire il legame costitutivo
equilibrio, non pu essere [tro che una diversa formulazlOne del! equillbno. fra sforzi e deformazioni generalizzate. Nel seguito restringeremo la formulazione
al caso di gusci 'sottili'.
Tuttavia si pu anche interpretarlo come una equazione di bilancio del lavoro .. I~
secondo membro il lavoro del primo ordine compiuto dalle forze esterne agentI
sulla superficie e sul contorno. Il primo membro interpretato come lavoro del
primo ordine compiuto dalle forze interne durante l'incremento di deformazione. 7.3.5 Teorie approssimate per gusci sottili
In caso di comportamento elastico del materiale e di deformazione isotelma o
adiabatica, il lavoro di deformazione uguaglia la variazione di energia di deforrna- Diremo 'sottile' un guscio il cui spessore sia piccolo in confronto al minore dei
due raggi principali di curvatura. Dal punto di vista matematico, questo significa
supporre che
209
208

(J.31) e = {eH e22 y} x = {I:'ll 1:'22 X,}


'fR 1 N = {Nu N 22 N l2 } M = {Mu M Z2 M12} (7,37)
nelle relazioni geometriche e nelle equazioni di defmizione per gli sforzi generaliz- C1 = {O'n 0'22 0'12}
zati. Considerando anzitutto le relazioni (7.14) che descrivono la geometria di
e perci scriviamo il principio dei lavori virtuali nel modo seguente:
una superficie parallela alla superficie di riferimento, possiamo porre
0:7 ~ ~i (7.32) .l'I (NT be+ MT 0X)XIX2 d';l d';2
ti ~ ti = JJ b ~u T
d';l d';2+ fsa (Ni, ~u+ Mi, ~!3) dS
X 1X2 (7.38)
Per scrivere la densit di energia di deformazione (da CUl SI ricava il legame
costitutivo) non occorre lavorare in coordinate prihcipali perch la terna locale Il legame
Per qual deformazio, ni-sforzi generalizzati dipende dalle propriet del materl'ale.
ortogonale anche in punti fuori della superficie media a meno di errori trascurabi- unque matenale scriviamo:
li per la (7.31). Gli sforzi generalizzati possono essere definiti approssimativamen- C1 = c;o+D
te
Nn = f 0'11 dC N22 = f 0'22 dC dove D la matrice di rigidezza elastica del
calcoliamo N M dalle (7 33) S' tt
'al'
I maten e ID caso di sforzo piano e
, . . I o engono e formule:

N12=f 0'12 dC f
N2 1 = 0'12 dC N = N+Dsc+DsbX

M11 = f '0'11 dC M22 =f C0'22 dC (7.33) M :::: MO+ Dsbe+ DbX (7,39)

,l' D d:_ JCD dC Db = (~2D dC


=f
, , D s :::: Dsb =
M12=f '0'12 d' MZl '0'21 dC
SI ossefVl che la matrice di accoppiamento D '. ,
attraverso lo spessore e la superficie di rifer~~ null~ s~ il matenale omogent:u
Ql = f aH dC Q2 = f 0'2t dC Se si trascura la rotazione attorno ali al n~o COinCIde con quella media,
a norm e, il vettore X diventa:
Dato che a 12 = a li le nostre defrnizioni per le azioni taglianti e i momenti
torcenti forniscono = Xapp (7.40)
1\'12 = N21 (7.34)
M12 = M21

e perci l'equilibrio attorno alla normale risulta violato a meno che il guscio sia ~~e approssimazione non sarebbe a rigore

I
ngtda produce deformazioni diver5e da zero: accettabile in quanto una rotazione
sferico. Poich tale equazione non pu essere soddisfatta in generale, occorre
trattare la rotazione w attorno alla normale come uno spostamento generalizzato.
e
I
Ponendo nella (7.25) N =N21 M 1l =M21 si perviene a defmire diversamente -1/RI2
12 lapp , .= 1/R l2 (j r (7.41)
,moto ngldo J
le deformazioni: l/R ll - J/R I2
.IV12e lZ+ N 21e 21 = N12(e12+e21) = N12( (7.35)
M1ZX12+M21X21 = Ml2Cx12+X21) = Ah2XI L'equazione
K 't 25 (7 40)'e no t a come approssimazione di Love 23
La rotazione attorno alla normale pu essere determinata imponendo ell =eli, . 01 er paragon le diverse teorie er' ' ," .
ID aggiunta a quelle di Love e d' PS rSC)1 sottili (ne sono state proposte altre

da cui si ottiene accettabile nelle applicazioni t ,I an ers, e conclude che la teoria di Love
(7.36) de~lo stesso ordine di grandezzeac~~lh e %u;che I~ ro.LaZlOne attorno alla normale sia
a unprecisioni notevoli se la rot ' e e ormazlOnI. Invece la teoria di Love porta
azIOne attorno alla al' ,
Sono queste le equazioni proposte da Sanders'24. Occorre per trascurare le st ato mostrato da Cohen Po' h' 1 " norm e e consIderevole, Ci
. IC e a teona dI Sa d ' h' d '
deformazioni dovute alle azioni taglianti trasversali e gli sforzi assiali trasversi. so tanto nel vettore delle d f " n ers nc le e di tener conto di w
I e ormazlOnI flessional' I t 'd'
S anders non presentano d'f'" l, a eona I Love e quella di
Conviene ora utilizzare la notazione matriciale. Definiamo l lerenze essenziali' dal punto d'I vista
, .
della codiiica .
per
211

210
in cui:
,. ione viene effettuata numericament~. Nel ex = aulax
elementi finiti, soprattutto. se l :~:g:delli agli elementi finiti per diverse tlpolo- 1 au ar
'to descriveremo lo svilupp
segul
,1=--+-
R ao ox
gie di gusci. 1 a{le
Xe = R ari (7.42)
. . cilindrici sottili l
7.4 ElementI per gusc1 rficie cilindrica. Le XI = (o{lol'x) + R [(a{lxlaO)+w]
. e creometrica per una supe . . al' d'
In fig. 7.8 si definisce la notazlon l'
linee coordinate sono linee prmc~p l . ,1
coordinate curvilinee so~o x e l:tt:ra~ura utilizziamo la notazione. tecruca o~~~ {le = R1 ( v- aw)
ao
curvatura. Per adeguarCI alla 11' di indici (scriveremo ad esemp10 tl al p
ich quella basata su uso
comune anz Nella teoria di Love si trascura w nella espressione di Xt.
diui)' I; il passo chiave del metodo degli elementi fiIti la scelta delle funzioni di
interpolazione. Abbiamo mostrato nei capitoli precedenti che la soluzione conver-

Z\ B /-A. B ge a quella esatta se le funzioni interpolanti possono rappresentare tutti i moti

~
rigidi e i campi di spostamento a defOlmazione costante che si calcolano dalle
relazioni spostamenti-deformazioni introducendovi uno stato costante di defonna o

zione. La convergenza diventa 'pi rapida' se si ammettono campi di deformazio-


ne pi complessi, cio se si innalza il grado dei polinomi approssimanti. Infine la
convergenza dell'energia potenziale monotona se gli elementi sono congruenti
z fra loro. Ci implica che le deformazioni calcolate all'interfaccia di elementi
adiacenti sono finite.
In problemi piani e tridinlensionali, i campi di spostamento corrispondenti a moti
rigidi e a stati di defonnazione costante possono essere calcolati facilmente,
=:r;-:X:c almeno in coordinate cartesiane. La congruenza fra elementi di piastre inflesse si
R "., =R W-Be) rivelata difficile da inlporre ma possibile. Inoltre eravamo in grado di utilizzare
y le stesse funzioni interpolanti per tutti gli spostamenti (di membrane e di
continui tridimensionali) e si potevano stabilire campi di deformazioni di gl'ado
pi elevato semplicemente innalzando il grado del polinomio approssimante.
La situazione diversa per i gusci in quanto la curvatura determina l'accoppia-
mento fra lo spostamento trasversale e gli spostamenti nel piano tangente all'in-
terno del legame spostamenti.deformazioni. Bench gli spostamenti corrispondenti
/ fig. 7.8
a moti rigidi si calcolino facilmente con le (7.29), gli spostam~riti corrispondenti
X
Notazione per i gusci cilindrici a stati di deformazione costante non sono pi ovvi. Inoltre la coerenza fra
deformazioni estensionali (e) e flessionali (X) richiede l'uso di funzioni interpolan-
l/1.= Il ~l =~.
';1:::= X ti diverse per ogni variabile.
~t = ~9
';'! = e (/~ = '!!
R 12 = Rn =0:> Consideriamo anzitutto gli spostamenti rigidi che si ottengono dalla (7.29). E' pi
R'12 = R = costante
CI: - l az = R facile usare coordinate locali (~, 77) definite in fig. 7.8 come
t - dS = R de = dS
dSl=dx 2 ~ = x-xc
(7.43)
relazioni di Sanders fra sposta-
l re geometria le
Specializzando a questa'p~ rt lCO a
menti e deformazioni scrwlarno --! e J} e -- \e" e
X = {Xx X9 Xt}
213
212

Per ora concentriamo l'attenzione sugli el '


in cui c un punto assegnato, scelto solitamente nel baricentro proposto da Gallagher28 e n'ch' d ' ementt rettangolari, Il primo modello fu
27 dell'elemento, le e seI gradi di lib t'
Con questo cambio di variabili, gli spostament rigidi si scrivon0 : ne bilineare per u e v e una bicubica per w, er a per nodo, una interpolazio-
u' = 0I:!+Rx2cos(1]IR)-Ra3sin (l}jR) Ui = {II , V , W , W ,.,w,'1,W,$'lDodei
}
v' = (0;5+01:2;) sin (l}I R) + (X6 +X3;) COS (1')1 R)+a4 (7.44) Il = Xl +X2';+CC31J+CC4';1')

w' = - (xs+ccz;) cos (1]IR) + (CCa+ct3;) sin (l')IR) v = CCS+CC6';+CC7rJ+ CCs;1J


in cui al' a2, .. , ,a6 sono costanti. Si osservi che tali spostamenti contengono w= :X9+?(lO;+CCl11J+a12;2+x13~1]+CC141J2 (7.48)
funzioni trigonometriche e perci non possono essere rappresentati esattamente +0: l."_~3+ CC16'>-1J+a17~112+~
t~
.,'/ 113+ (%19,>t31J
""18,/
con un polinomio, +0:0_o ';2112+ t 3+(%22';31]2+CC~3';2113+~ t3-3
'/ CC21-.1')
Gli spostamenti corrispondenti a stati di deformazione costante sono soluzioni S' d' - '/ ""24" 11
particolari delle (7,42) ottenute assegnando valori costanti arbitrari a ex, 1 tratta 1 una semplice sovrap osizione '
piastre inflesse, Le (7.48) sodd' .. P I delle mterpolazioni per lastre e per
ee, .. , ,Xt, Visto che le deformazioni sono sei e gli spostamenti indipendenti , , , 1S1ano a congruenza fr gli I '
e emenh ma violano il
soltanto tre (u, v, w), le deformazioni non possono essere assegnate a piacere in
quanto sono legate da tre equazioni che assicurano la continuit di u, v, w (ad
reqUiSIto dI contenere spostamenti ' 'd' B
interpolazione bicubica per tutt' ngI t a
o~er, For e Sclunit 29 adottarono una
tuttavia soddisfare il requisito de 1 , e re gli spostamenti (48 parametri) senza
esempio w,xss = w,sxs)' Le equazioni di congruenza per le (7.42) sono , g11 spostamenti rigid' A li d '
to al c il rndro, mostrato in fig 7 9 ' l. pp can o il loro elemen-
, " eSSI ottennero i risultati di tavola 7,2,
02 c2 82 Xx
~ex+~.~eo-~
Gl't v;-
~. y+ R
c1] v;
= O p
e le la 30 (7.45)
arj/.x-2 o; XI-li 27) e., + 4R o; ' =O
c I a l a
-c; ;(0-2 C1] /.1- 4R 01] Y= o /
/
La prima equazione mostra che Xx non pu essere non nulla isolatamente, cio
un valore costante di Xx implica una distribuzione quadratica di sforzi membrana-
li, Scegliendo ad esempio:
(7.46) p =100 Ibf
R =4953 in
si ottiene: ( =1035 in
/I = 0;7; +01:&1') E =105 x 1061bflin2
v = 0;0';+01:101') h =0'094 in
v = 0'3125
\V = :x 11 +~12~2
(7.47)
che fornisce:
0;11 , 01:12 'o
eo = 0I:10+jf'jf;~

1
XI = - 2R (01:8 - 3a o)

/.8 = xlolR I xl 2x2 2x3

Una 'opportuna' interpolazione degli spostamenti data dalle (7.44), (7.47) e da


termini addizionali. Nello scegliere questi termini addizionali occorre decidere se
assegnarli alla rappresentazione di defon-nazioni membranali o flessionali. Tornere-
Schem r '" tg, 7,9
a IZZaZlOnI dm,rse per il problema del cilindr o con canchI
' , concentrati
mo su questo punto pi tardi.
214 215

I risultati mostrano che la soluzione converge a un valore leggermente superiore a


M ('..c\V r---f'>
quello analitico che si sa essere approssimato per eccesso. Bogner, For e Schmit
-_
\C)
'i"OO.~N"'MM
0 - _ _ _ .......... -"1
osservarono che al tendere a zero delle dimensioni in 'Tl (b in fig. 7.8) gli 'i" ~
..... ..... ..... _~,.....

co 66666666
spostanlenti rigidi esatti tendono verso quelli per gusci piatti e perci basta ".:::
..:;,
includere i soli spostamenti rigidi di gusci piatti. L'eccellente convergenza fu o ~ ~
'ii!
I ,Sl
attribuita all'uso dell'interpolazione bicubica per u e v che contiene spostanlenti Il ~
"E: ~ N OOtrllttr\I()l.t')lf)
NV>7r--N700
~
:::: ~ '"::: ~N7'O

rigidi di gusci curvi con (b/2R)4 ~ 1. -l


<!! '"
~
Cantin e Clough31 modificarono le (7.48) includendovi gli spostamenti rigidi Z
o """<::"" ~ ~<c,j-C'l~..q-'>DOO~
esatti. La loro interpolazione : Cii
Z ~ xxx xxx xx
-._C't C""1
~ "'"'-Ocoo

u = O:l-002R[COS (1}/R) -cos (b/2R)] -X3 R sin (1)IR) ""t-


U)
'.:.l C\-("")\.Ot'--O\O\
+0:7; +0081)+0:9;1} ~ O\M_<"'lr"')M("1'\
00... ...... - - _ _
...... o--"'""'! __
~
v = -004 R [l-COS (1}/R) cos (b/2R)] - (0:5+';0:2) sin (I}/R) ~
o
6666666

+(0:6+';0;3) cos (17/R)+Y.I01}+'XU';I/ (7.49) ~ r


"".~
o
~
'-
.
w = (0;5+';0:2) COS (1]/R) + (0:6+';003) sin (I)IR)
-<
-l
O d ~
'- E: ~
N

'"
.
O 'i" 00 '<1'\'')\0
\.QV);J'\V")o\OON
-N7r-
+0:4 R sin (l}IR) cas (b/2R)+o:.lZ:;2+O:13;17+0: 141f
Cl
Z '"
O SI -~C'I~-.::t\Qoo5:.!
+ 0:15;3 +1X16';2i] +1X17~)f 'r-0:181]3 + 0:19';3 1) +0:20~21f u
u.l ~ XXXXXXXX
+0:21';1]3 +0:2Z;3 1l +0:231;21)3 + 0:24';31)3
U)
~ -_('1<""""\0000
<l.,
O O',MNMOO~
dove 0:1,0:2, ... ,0:6 sono le ampiezze di spostamenti rigidi che coincidono con le t-
-< O'\-HI')-NC'\\f"I
ON('f')tr\~V)V)

(7.44) cambiando la defmizione di O:l, 0:6 e il segno di 0:2,0:5' Questo modello di cr:
t-
+- 900000
0666666
spostamenti non contiene lo'tato ee costante (manca w = costante) e viola la z
u.l
congruenza fra gli elementi. In tavola 7.2 si elencano risultati numerici ottenuti u I:" 0\ r-... r--- ("I r'I") X)
Z "-::: C\\OCOV')Of'-N
O ~ Nr'-C'\OOO..-
con le (7.48) e con le (7.49). Essi mostrano uno straordinario incremento di U * 0 0 0 ....... _ - _
.2 6666666
accuratezza usando le (7.49). Evidentemente una interpolazione bilineare degli O v
spostamenti nel piano tangente inadeguata almeno per questo problema.
s:cr: -- 'i;!
<!! ~
Sl
In seguito Cantin32 propose un modello di spostamento leggermente diverso u .::;
E:'" ~ N OON'OO'<l"OO
'i"r--O\ N 'i" 00 o

l l ~ '"
:::
=l ~
- ....... - N
composto dalle (7.48) e dagli spostamenti rigidi che non figurano nelle (7.48). ~

u
v
l
RX 25 COS (1]/ R) - R 0:26 sin (1]/ R)
=equazione(7.48)t (0:27+';0:25) sin (1]/R)+(XZS+!;X21i) cos(l}/R)
o
1::o
U)
.>1
~
M\,f")r--.O'\f'.C\~
XXX><XXX
.- ......
~
~-MN('t")
~
{w - (X27 + ;X25)COS(1]/ RH (X28 + ,;(26)sin(1]/R) Z
(7.50)
8
U) lI"'IN\Ot-\OOO
U) NOf'IX.>('"'f)O\
u.l 0000000 :sl
-l ~
,o0---- ;a
".. .-
!>O
Si osservi che le (7.50) corrispondono a (la numerazione contradditoria dei parame- u... "':: 666666 .~
",
.....
u.l .... "g

l l
Cl :::
tri infelice ma inevitabile) -;::-i3 o :::: .~ O)

e25~
~V) El
J:lw ~
O)
!':Il~ Sl 00 N'O 0";-0

= equazione(7 .49) + (7.51 ) N


'"
:l:l':i - E: ~
~
N

'"
:::
........ l-O'\("'!700
3Cl '"o ;:l

lX26+ X 27';+X281)
,..:
~
"-
""" Cl,
~
j
~ '"
o <1.)~
o SI -N('t")-o:t("'l"l~ Cl
~ xxx _C"IN
XXX
Torniamo alla forma precedente (7.50). Vi figurano 28' parametri. Cantin scelse '"'"
t- ~
_ - t ..... U
*
J)

+-
come incognite nodali:
(7.52)
217
216
e aggiungono altri tennini stabiliti assegnando stati di deformazione che soddisfi
. . . ' ando rispetto ad essi la energia po~enziale. no le equazioni di congruenza e integrando le relazioni fra spostamenti e defor-
ed elimin quattro parametn m.m:::ensazione, esprimiamo il campo di sposta- mazioni. Con questo procedimento occorre decidere a priori se assegnare i
Per descrivere il suo schema di paran1etri addizionali a stati di deformazione estensionale o flessionale. Esperi-
(7.53) menti numerici con soluzioni diverse mostrarono l'opportunit di preferire modi
menti come
di deformazione flessionale. Alla stessa conclusione giunse indipendentemente
Dawe 33 Aswell e Sabir sperimentarono un elemento rettangolare con cinque
l'n cui a. = {N
0':1 "'.2~"N4}
gradi di libert per nodo e basato su
Ci = {0':25 0':26 0':27 0':2S}'
li = 0:1+Rcx2 cos (1]/R)-Ra3sin (17/R)+0::7~+(0::1l+R20::1U-R0::20)1]
ne relazioni fra spostamenti e deformazioni e notando
- {~R<Xl '/172 + O': s(sr}/ R) - iO:: 101j3 (7.59)
Sostituendo le (7.53) ne ti rigidi si ottiene:
che A contiene solo spostam
en
, e t v = sin (1]/R)+(<XG+0::3~) cos (1]/R)+R(0::20- R O::19H
c;." = vettore delle deformazioni = \xI == Ba. (7.54)
0':4+ (<X5+0::2;)

+ R 0::1 G'/] + Rc/"17~'/]+ -}<X181f +fO::19~1]2


CJ (b *)TD"c;.* dA w= -(0:5+0::2;) COS (1]/R) + (0::0+0::3';) sin (1]/R)+R(o::o-RCl.16)
. d' deformazione dell'elemento) == J E
(energia I So TK'
= ua. a. + R( 0::10 - Ro:n) ~ - RO:: lS77 - i-c/"12~2 - Rc/"19~1] - i0::13~3
e mettendo in evidenza Ci: - fO::14( ;2'/]1 R) - iO':15(;3'/]1 R)
' "r mezzo deIl e (7 .53)
Esprimendo le incognite no I p~
dal I risultati sono presentati in tavola 7.2. Essi coincidono con risultati di Cantin
ull == Ca.+ CCi (7.55) (stare a confrontare la quarta cifra significativa poco ragionevole); si tratta di
_ C-1ull-C- 1"'-
,-a. un risultato incoraggiante perch il numero di gradi di libert mferioTe.
a. - n - Entrambi i modelli di spostamento contengono esattamente gli spostament: rigidi
. . deformazione in funzione di u e ex
. 'amo l'incremento di energia di e gli stati costanti di deformazione, che si rivelano essenziali per la soluzione di
Infme scnVI 1 questo problema.
K =
(C-1)T K'C-
(7.56) Sabanathan l6 ha sperimentato due elementi triangolari basati sulle (7.42), le
. . _ Oull. T(Ku" - KCCi) relazioni 'rigorose' fra spostamenti e deformazioni. Le caratteristiche degli eJe.
o (energia di deformazlOll', - -CTK"" Ci)
_ CiT((Kef un - '- menti sono le seguenti.
. d' deformazione dell'elemento rispetto a (A) Elemento con 15 gradi di libert
Imponendo la stazionariet dell'en~rgl~. ~gidezza elementare modificata
. . . d' - . ottiene una matnce I
Uj = fu, v,w, H' .; 11'. 'I}
vanazlOnl I ex, SI ll dove
Ci' == ('CTK'e)-l (KC)T u (7.57)
U, v sono polinomi lineari (elemento con defonnazione estensionale costante)
Kmod = K_(KC)(tTK'C)-l(KC)T
w il modello di spostamento per,piastre BCT (si vedano le (6.44))

Questo procedimento ~a val~d~!u~~~t~r~:~erici per il problen:a del c:dr~7 ':~ (B) Elemento con 27 gradi di libert
In tavola 7.2 presentiamo leggero miglioramento nspetto e . lUi = {u, u,:, U,tl' v, t',~, l\l'J' H\ H',';, l1',7J} (7.60)
t ti Si osserva un .
carichi concen r a . . . ' stati costanti di deformaz10ne. . ' tto dove
dovuto alla presenza di ~tt glI d'f . Oni delle interpolazioni per guS~I~ ~I~
l modelli sinora descritti s~no, mo IICazl to da Ashwell e Sabir'27 . ESSI mlZl~O
U, v sono polinomi cubici (elemento con defo"0ne estensionale quadratica)
azlO w il modello di spostamento per piastre inflesse HCT.
7 48). Un diverso approcC10 e sta:o pro?os ndenti a stati costanti di deform -
( . . .' di e da quelli comspo Entrambi i modelli contengono gli stati con deformazione costante ma non
dagli spostam entl ngl
contengono spostamenti rigidi esattamente. L'elemento A corrisponde alle (7.48)
ne, 1~. \ = ~~ (7 .4~) + termini addizionali (7.58) e l'elemento B simile al modello di Bogner.
Sulla base dei risultati numerici disponibili in letteratura, si possono trarre le
\ wJ 12 parametrt conclusioni seguenti:
\ '

219

218
1
eo z = r1 (u. o- t' COS V') to: = -,.-({3:,O-{38 cos 1j!)
1. La soluzione converge se il modello di spostamento contiene almeno gli
spostam rigidi e gli stati di deformazione costante calcolati nel caso di e,o = (sin 11') r. r tzo = (10, z sin 1f
enti
curvatura nulla, cio per una piastra. Tuttavia una maglia estremamente fitta
diventa necessaria in presenza di sensibili movimenti rigidi.
2. La rapidit di convergenza cresce notevolmente se si includono i moti rigidi
,'o = (10+ r1 (w, o- r sin 11')
esatti o li si approssima con maggiore accuratezza.
3. La rapidit di convergenza dipende pi strettamente dall'ordine di approssima- 1j,w
zione delle deformazioci flessionali che da quello delle deformazioni estensio- z
nali. Ci valido solo se gli spostamenti rigidi. sono rappresentati esattamente
33
te ,1/
ed importante solo nel caso di gusci relativamente sottili (si veda Dawe e
33a
Ashwell, Sabir e Roberts ).
~ Curva generatrice
r=f(z)
7.5 Gusci di Rivoluzione
Si chiama superficie di rivoluzione quella ottenuta facendo compiere ad una
curva piana una rivoluzione completa attorno a un asse giacente nel piano della
curva. Un guscio di dvoluzione viene deficito assegnando la curva generatrice e lo
spessore. In fig. 7.10 riassumiamo la usuale notazione geometrica per superfici di
rivoluzione. La direzione Z quella dell'asse di rivoluzione, le coordinate curvili-
e
nee sono e Z, l'equazione della curva generatrice data come r::: feZ) e le linee
coordinate sono ortogonali e principali di curvatura.
Le prime ricerche sugli elementi fmiti per gusci si concentrarono sui gusci di
rivoluzione e la letteratura su questo argomento molto vasta, specie per
comportamento assialsimmetrico. Anzich tentare di descrivere tutti i modelli
(che utilizzano teorie di guscio diverse) limitiamo la discussione ad elementi
e23
derivati dalla teoria di FlUgg .
-
Le equazioni da, considerare sono: 'r '-..,,~,----- r
(r
li principio dei lavori virtuali

j': j'o (NToe+MTOXQTby)-.r- d8dz


fig. 7.10
(7.61) Notazione per gusci di rivoluzione
Sin 1j!

= fr
z Jo
bT
SIO Ip
J
~u -:- dO dz+ (N~ D.u+ M~ ~~) dS
S
~} = {j ~z
o:} = 0:0 = r ~R, - - (IX,)~11 d~,
= z l/Ro = sin ("')/'

_
T' --

dz:
II r(1., cos!p=(I/ct,)(dr/d:

dS, = 0:, dz
)
sin 't = l/a,

Le relazioni fra spostamenti e defonnazioni 0::=(1.,= [1 + (drldzf)1t2 zfJ-


l/R-O dSq=rdfl

e = {ee et e8z ezo} Le relazioni fra defonnazioni e sforzi generalizzati (7.39)


X = {xo Xz lo: l:o} N = N+D.e+D.bX
y = {'o 'z} M = MO+Dsbe+DbX

eo = -lr (v' . 0+11 COS 111+


r
.
w Sin III)
r
Q= Dty
(7.62)
l.z = ~z,; sin lp
221
1'20

Se lo spessore e la legge costitutiva del materiale non dipendono da e e i


contorni sono costituiti da linee Z:::: costante (cio cerchi paralleli) il guscio viene
detto assialsimmetrico. Il concetto illustrato in fig. 7.11. Il metodo d'analisi di
z
gusci assialsimmetrici identico a quello per solidi di rivoluzione descritto nella
sezione 5.6. Carico e spostamenti sono sviluppati in serie di Fourier della
I
variabile e,inoltre trascureremo la deformazione di taglio trasversale. ..-/
z= costante

lu\ = f fu l cos je + I. f~~ \ sin ke


j
lwJ }=o \wJI \wd k=l

(e analoga per bz bn N nz M nz Qnz) (7.63)


inoltre
{v} = I"" -{VJ} sinje+ I"'" {iik} cos kf)
}=1 k=O
Ce analoga per be. Nne. Mne)
dove i coefficienti sono funzioni' di Z. La defonnata simmetrica j-esima
caratterizzata dai parametri (ui' w" ...); mentre la k-esima defonnata antisimmetri-
ca caratterizzata da (Ub \Vie ...). Sostituendo le (7.63) nel principio dei lavori
virtuali e integrando rispetto a e si ottiene una equazione variazionale analoga "-
z=costante
alla (5.63) in cui le singole armoniche risultano disaccoppiate.
Per discretizzare basta stabilire dei nodi sulla curva generatrice (si veda fig. 7.11)
e stabilire le funzioni interpolanti corrispondenti alle incognite nodali. Per sempli- Lo sp~ssore e le propriet del
ficare l'organizzazione dei calcoli la maglia e le funzioni interpolanti sono le matena1e non dipendono da e
stesse per tutte le armoniche. polinomi lineari per u e u e cubici per w sono fig. 7.11
sufficienti per assicurare la congruenza fra gli elementi, per i requisiti concernen- Esempio di guscio assialsimmetrico
ti gli spostamenti rigidi e quelli con deformazione costante non sono soddisfatti.
li primo elemento curvo fu sviluppato da Percy et al. nel 1965. Essi scelsero Lo spostamento rigido 'esatto' una traslazione costante d nella direzione
dell'asse di simmetria Z ,
come coordinata curvilinea l'ascissa S lungo la curva generatrice al posto di Z e
Il' = d z SIn 1J1
r
posero H = 'Xl+ccv$ w = -dz cos 1J1 (7.67)
(7.64)
V = a3+ CG4S (J = O
w = X5+(I.~+'X7S2+xsS3 Esprimendo le defonnazioni . in termini degli spostamenti assunti
Le relazioni fra spostamenti e deformazioni si calcolano rimpiazzando la deriva-
es = CC2- 01J! .co +cc 7S2 +ccsS3)
dS ( CC5 +CC(l1.>
zione rispetto a Z con a = --
_ daz = sm. lp -az a (7.65)
2
'Y-z as X. = -2CC7-6(1.SS+ d 1J!(O:l+CC S)+
dS2 2
d1J!
CC2 dS
nelle equazioni (7.62). Studieremo gli spostamenti rigidi e i modi con defonna- COS 1 Jl' (7.68)
zione costante lintandoci aL aso assialsimmetrico. eo = -r- (CCt +O:2S) + SInr 1J1 (CC5+ CC 6S+ CC7 02
,,-+o:sS3)
L

v == [il) == U
u, w, ~z independent of e X - COS 1J! [ d -ccli- 2cc 7s -3xsS21
(7.66) . ,o - '-r- (CCI +cczS) d;
es = duldS+ w(d1p/dS)
reo ::= IV sin 'P + ti cos lJ! SI vede che due stati costanti d defo
con e(J c X(J costanti. lmplic'ano
.
.
e - C nnazlOne
. Ces. v_)
NJ
J
sono rappresentabili Stati
()- l,CIO
X. = d~/dS 1';(6 == ~ cas 'P = p(dr/dS)
fJ = _dw/dST!j(d~)/dS)
223
222

w = rCl sinlP ti = l'Cl COS tj'


(7.69)
e Xe == Cl' cio
p= Cz/(d/dS) (In r) Caratteristiche geometriche
Risultati numerici con questo modello di spostamento sono esibiti in fig. 7.12. , , b = 1,5 in
ci I ' i
L'accordo con soluzioni analitiche eccellente, perci gli spostamenti R=I'Oin'
entiassunti
j
'"2
sono accettabili purch il guscio non sia soggetto a sensibili spostam rigidi. >< h =0'005 in'
~l::t 3 p (pressione interna) ~IO-5lbfl' 2
Studi successivi da parte di J ones e Strome 36 ed Haisler e Stricldin 37 convalida
enti

/
no tale conclusione. Tuttavia in presenza di notevoli spostam rigidi (ad E=IO Ibflin 2 In

esempio un guscio vincolato a mensola e sottoposto a carichi trasversali) occorre 2


11 =0,3

aspettarsi una convergenza lenta.


La formulazione esposta fUlora vale per un guscio di rivoluzione, perci il guscio
non deve presentare aperture. Per studiare problemi con aperture occorrono
elementi quadrilateri e triangolari. La notazione per un quadrilatero stabilita in
o~_eo/O~-_~E~Q;-~_~4io~~is,-L~I~1-~I~~7~1~~~--L-JL
-20 o 20 40 60 1
fig.passo
Il 7.13. fondamentale consiste nel definire un sistema di coordinate curvilinee e (gradi)
(~,
80
TI) entro l'elemento e introdurre le formule che trasformano l'elemento in un
quadrato del piano (~, TI)
Scrivian10 allora 4
e = L ei(M~, 'l'J)
1=1 (7.70)
4
7. = L ZltM~, 'l'J) 36
;=1

dove e Zj sono le coordwate del nodo i e le funzioni interpolanti 1/>/ che 32


i <3
soddisfano Q
cPl :# l al nodo i (7.71) >< 28

4>/ :::10 al nodoj con i'* i


sono presentate in esteso ii'). (4.84). Le leggi di trasformazione per le derivate Il
bl"j
24

sono 20
(7.72)
16

o 80
f) (gradI)
Inoltre l'elemento d'area si trasforma in
of) OZ oB OZ \ (7.73)
d(area) == rrt,z -o; - I'J -o; labs d; d'I'J
o'I'J- o'- (a) . Spo~tamenti
,. norm arl per un guscio fig. 7.12