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Ministero dellInterno

Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco - Universit degli Studi di Udine

MANUALE
OPERE PROVVISIONALI
LINTERVENTO TECNICO URGENTE
IN EMERGENZA SISMICA

Stefano Grimaz
(coordinatore)

Fausto Barazza, Mario Bellizzi, Ciro Bolognese, Marco Cavriani,


Mauro Caciolai, Andrea DOdorico, Alberto Maiolo, Petra Malisan,
Eros Mannino, Alberto Moretti, Loris Munaro, Luca Ponticelli

In terza di copertina lopuscolo Opere provvisionali e messa in sicurezza nel cantiere di restauro di un edicio storico di propriet dellINAIL.
Palazzo Dondi dallOrologio a Padova, realizzato dallINAIL - Consulenza Tecnica per lEdilizia
MinisterodellInterno

CorpoNazionaledeiVigilidelFuoco

NCPNucleoCoordinamentoOpereProvvisionali

UniversitdegliStudidiUdine

DCFA DipartimentodiChimicaFisicaeAmbiente
SPRINT CentrostudiericercheinmateriadiSicurezzaeProtezione
daiRischidiIncidenterilevantediorigineNaturaleeTecnologica

Unparticolareringraziamentovaalling.DanteAmbrosini,giDirettoreRegionaledellAbruzzo,ealling.SergioBasti,DirettoreCentrale
per lEmergenza e il Soccorso Tecnico e Vice Commissario delegato per la messa in sicurezza degli edifici, che con sapiente saggezza
hannospronatoilgruppoalcompletamentodellopera.
UnsentitograzieatuttoilpersonaledelCorpoNazionalecheha,avariotitolo,contribuitoallasuarealizzazione.

LeSCHEDESTOPsonostatestudiateeredattedaappositogruppodilavoroperilC.N.VV.F.,alfinediuniformareleopereprovvisionali
realizzatedalpersonaleVigilfuoco.
Lalororipubblicazionedapartedialtrisoggettivietataconosenzamodifiche.
IlloroutilizzoliberoacondizionechenevengasempreindicatoilC.N.VV.F.comeproprietario.
IlC.N.VV.F.nonrispondeperunutilizzononcorrettodelleSCHEDESTOP

Usoecitazione
Siraccomandadiutilizzarelaseguentedicitura:

GruppodiLavoroNCP,S.Grimazcoord.(2010).Manuale.Opereprovvisionali.Linterventotecnicourgenteinemergenzasismica.Corpo
NazionaledeiVigilidelFuocoMinisterodellInterno,Roma,408pp.

In terza di copertina lopuscolo Opere provvisionali e messa in sicurezza nel cantiere di restauro di un edificio storico di propriet INAIL.
Palazzo Dondi dallOrologio a Padova, realizzato da INAIL - Consulenza Tecnica per lEdilizia
Volumecollegato:
GruppodiLavoroNCP,S.Grimazcoord.(2010).VademecumSTOP.Schedetecnichedelleopereprovvisionaliperlamessainsicurezza
postsismadapartedeiVigilidelFuoco.CorpoNazionaledeiVigilidelFuocoMinisterodellInterno,Roma,120pp.

CNVVFwww.vigilfuoco.it

ISBN9788890499913

Stampa: Tipolitografia INAIL - Milano, novembre 2011

Corpo Nazionale Ministero dellInterno Universit degli Studi


dei Vigili del Fuoco di Udine

MANUALE
OPERE PROVVISIONALI
LINTERVENTO TECNICO URGENTE
IN EMERGENZA SISMICA

Lattivit del Nucleo di Coordinamento delle Opere Provvisionali


del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
a seguito del terremoto dellAbruzzo del 2009.
Elaborazione di standard progettuali e soluzioni tecniche
per la messa in sicurezza post-sisma.

a cura di:
Stefano Grimaz
Universit degli Studi di Udine

in collaborazione con:

Marco Cavriani, Eros Mannino, Loris Munaro,


Mario Bellizzi, Ciro Bolognese, Mauro Caciolai,
Andrea DOdorico, Alberto Maiolo, Luca Ponticelli
Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco

Fausto Barazza, Petra Malisan, Alberto Moretti


Universit degli Studi di Udine

Settembre 2010

In terza di copertina lopuscolo Opere provvisionali e messa in sicurezza nel cantiere di restauro di un edicio storico di propriet dellINAIL.
Palazzo Dondi dallOrologio a Padova, realizzato dallINAIL - Consulenza Tecnica per lEdilizia
Quellichesiinnamoranodipratica
sanzascienza,soncome'lnocchiere,
ch'entrainnaviliosenzatimoneobussola,
chemaihalacertezzadidovevada

LeonardodaVinci

Il presente volume riporta i risultati del percorso scientifico e tecnico che ha


accompagnato lopera di messa in sicurezza del patrimonio edilizio e
monumentale da parte dei Vigili del Fuoco in Abruzzo dopo il terremoto
dellAquiladel2009.

Fin dai primi momenti dopo il sisma, il Corpo Nazionale ha ritenuto che il
compitoassegnatopotesseessereportatoefficacementeaterminesolamente
coniugando la propria grande esperienza, con le competenze scientifiche
fondamentali per garantire i necessari requisiti di sicurezza strutturale alle
opereprovvisionalirealizzate.

Il Nucleo di Coordinamento delle Opere Provvisionali (NCP), costituito in


occasionedelsismaabruzzese,statounveroeproprioincubatoreallinterno
del quale queste competenze si sono saldate. LNCP ha fatto, in piena
emergenza, il duplice sforzo di seguire e coordinare la concreta realizzazione
delle opere provvisionali e di progettare una serie di soluzioni tecniche
standardizzate,strutturalmenteverificateinognidettaglio.

Il volume costituisce un rapporto tecnico di quella che, per molti versi, si


configuratacomeunaestesaoperazionediricercaapplicatasulcampo.

v
PRESENTAZIONI


Tralenumeroseattivitcheling.Gambardella,ilmiopredecessore,hasostenuto
epromossonelcorsodellasualungacarriera,sicuramentedegnadinotalattenzione
versoilmondodellinnovazione,dellaricercaedellostudiodinuovimodellioperativi
per il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Gi nel corso delle primissime fasi del
terremotochehacolpitoLAquilail6aprile2009,infatti,lideadicostituireilNucleo
per il Coordinamento delle Opere Provvisionali (NCP) ha permesso di acquisire un
patrimonio di grande esperienza e di convertirla in strumenti tecnicoscientifici di
supportoalledecisioni.
Al fine di migliorare loperativit del complesso dispositivo di soccorso messo in
atto dai Vigili del Fuoco in questi scenari emergenziali, era necessario, quindi,
capitalizzareenondisperderelapositivaesperienzatecnicamaturatadalpersonaledel
Nucleo durante il sisma aquilano, anche quale conoscenza da trasferire in termini di
procedureorganizzative,dimpiegodeimaterialitecniciediattrezzature.
Disporre ora di questo manuale OPERE PROVVISIONALI, LINTERVENTO TECNICO
URGENTEINEMERGENZASISMICAcostituisceilgiustosupportodidatticodivulgativo
al gi diffuso Vademecum delle tecniche delle opere provvisionali per la messa in
sicurezzapostsismadapartedeiVigilidelFuoco.
Il piano del lavoro prevede un percorso che parte dallidea iniziale di
standardizzazione delleopere provvisionalie,attraversolevarie ipotesi edicriteridi
calcolo,siconcludeconschedediinterventichedocumentanoesempidirealizzazione.
Particolare attenzione riservata alla gestione del materiale, alla sicurezza degli
operatorieatutti gliaccorgimentieleprecauzioni suiparticolariperlarealizzazione
dellevarieopereprovvisionali.
Si tratta indubbiamente di un utile strumento didattico per la formazione degli
operatori, con soluzioni sperimentali ed esempi di opere realizzate che consentono,
altres,dimostrarelacomplessarispostaorganizzativadelCorpoNazionaleineventidi
taliproporzioni.
Attraversoquestoapprocciochefondescienzaedesperienzaedilcostantelavoro
diinterfacciaconlevarieAmministrazionicoinvoltenelloperapostsisma,valelapena
diricordarechesonostatipostiinsicurezzatantissimimonumentiededificidielevato
valore storico e artistico, sottraendoli quasi certamente ad un immediato ed
irreversibiledegrado.
Unplausovadunqueachisiprodigatonellarealizzazionediquestolavoro.Un
sentitoringraziamentovaallUniversitdiUdineeinparticolarealprof.StefanoGrimaz
con cui il Corpo Nazionale collabora da numerosi anni, per aver fornito sul campo il
supporto scientifico alle attivit del NCP e per aver ideato e curato Manuale e
Vademecum STOP, che consentiranno di tramandare la tradizione, la scienza e
lesperienzadelloperadelVigiledelFuocoinunparticolaresettorechetantoprestigio
ericonoscenzahadatoalCorpoNazionale.

AlfioPini
CapodelCorpoNazionaledeiVigilidelFuoco

vii

Il terremoto del 6 aprile 2009 ha colpito il patrimonio Culturale della regione


Abruzzoinmanieraestremamentegraveedestesa,sesiconsideranoglieffettiprodotti
su un territorio particolarmente ricco di testimonianze storiche artistiche ed
architettoniche, il gran numero di borghi e paesi interessati, le dimensioni del
capoluogoedelsuocentrostorico.
La scelta di centralizzare la gestione dellemergenza nella struttura della
Funzione15SalvaguardiadeiBeniCulturalipressolaDICOMAC,chehaconsentitoil
coordinamento delle attivit di primo intervento relative alla schedatura, alla
progettazione ed alla realizzazione delle opere, si rivelata particolarmente efficace.
Sottolaspettoorganizzativo,centralizzaretaliattivit,esteseallinterocratere,inun
unico momento decisionale, insieme allomogeneit delle scelte, ha garantito la
massima concentrazione di un unico gruppo operativo, sul fronte della messa in
sicurezzaedellarealizzazionedelleoperediconservazionedellesistente.
Insieme ai ricercatori delle Universit di Padova, Genova e Milano con il
supporto del CNRITC de LAquila e al ruolo determinante e insostituibile del nucleo
NCPdeiVigilideFuoco,sonostatesperimentateesviluppateprocedureemetodologie
applicate in occasione di precedenti terremoti, in particolare il sisma Umbria Marche
1997. Tali metodologie hanno permesso di rendere pi immediato ed affidabile il
processo decisionale che porta dalla prima fase di rilevamento del danno, alla
esecuzionedellinterventoveroepropriodellamessainsicurezza,favorendoancheun
arricchimento reciproco, professionale ed umano, tra operatori di settori e ambiti
diversi.
Nelripercorrereleattivitportateavantinelcorsodiquestoprimoanno,cosi
densodiavvenimenti,ancoradipicorreobbligoesprimereunsinceroringraziamento
atutticolorochehannocollaboratoallatuteladelnostroPatrimonioCulturale.
Un particolare ringraziamento ancora al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
che,oltreallaindubbiacapacitprofessionaleespressa,hasaputorecepireleistanzee
lerichiestedelleautoritlocaliegliindirizzidettati,impegnandosiinalcuniinterventi
di notevole complessit tecnica che solo la dedizione incommensurata ha potuto
rendere possibile. Ne sono testimonianza gli interventi realizzati su alcuni dei
monumentipicelebraticomeSantaMariadiCollemaggio,AnimeSante,SantaMaria
Paganica,SantaMargherita,SanSilvestro,ilDuomoeilgrandelavorosvoltosulForte
Spagnolo.
NontrascurabilestatalazionedelnucleoNCPnelrealizzarelavorichehanno
determinato il tentativo di riprodurre, attraverso opere provvisionali, la memoria di
luoghicheilterremotoavevacancellato,ovverolareintegrazionedialcunimonumenti
checonlaloropresenzarappresentavanoilcaratterepeculiaredelpaesaggio,comeil
campanilediRovere,laTorrediSantoStefanodiSessanioeilPresbiteriodellaChiesa
diSanMicheleaVillaSantAngelo.
Va ricordata, infine, lattivit importante e insostituibile dei dipendenti del
Ministero per i Beni e le Attivit Culturali durante lemergenza per gli interventi di
messainsicurezzaedischedatura.
LucianoMarchetti
ViceCommissariodiProtezioneCivile
delegatoperlaTuteladeiBeniCulturali

ix

Non c dubbio che il terremoto dellAbruzzo del 6 aprile 2009 sia stato un
banco di prova decisivo della funzionalit ed efficienza del Servizio Nazionale di
Protezione Civile, istituito con la Legge 225/1992 e consolidatosi, particolarmente
nellultimodecennio,aseguito delletantecalamit afferentiaidiversirischi, sismico,
idrogeologico,idraulico,vulcanico,industriale,cheaffliggonoilnostroPaese.
Non c dubbio, daltra parte, che proprio lemergenza sismica abruzzese sia
stata, per le caratteristiche di intensit e localizzazione dellepicentro, quella pi
impegnativa e drammatica degli ultimi trentanni. Solo un sistema coeso e operante
allunisono sotto un coordinamento unico e sempre presente, quale quello della
PresidenzadelConsigliodeiMinistri,attraversoilDipartimentodellaProtezioneCivile,
potevaconseguiregliesitipositivicheilmondointerociriconosce.Diquestosistema,
dicuifannopartetuttelecomponentiistituzionali,iministeri,leregionieglientilocali,
le strutture operative, le associazioni di volontariato, le istituzioni scientifiche, le
societ pubbliche o private che gestiscono le infrastrutture di comunicazione, etc.,
pilastrofondamentaleilCorpoNazionaledeiVigilidelFuoco.
superfluo ricordare leccezionalit dellazione svolta nella prima fase
dellemergenza, quella della ricerca e soccorso, di cui maggiore levidenza ed il
coinvolgimentoemotivo,manonmenoimportantestatalazionesuccessiva,quellain
cui gli aspetti tecnici sono preponderanti. Va in particolare ricordato il contributo
importante, qualitativamente e quantitativamente, dato dai VVF nelle verifiche del
danno e dellagibilit, svolte con il coordinamento del Dipartimento della Protezione
Civile, insieme a tecnici volontari degli enti pubblici, docenti e ricercatori delle
universit,liberiprofessionisti.Maancorapievidenteilfondamentalelavorosvolto
perlamessainsicurezzaditanteoperegravementedanneggiate,moltedellequalidi
grande interesse storicoartistico. Lattenzione ed il rigore messo in campo
nelloccasione del terremoto abruzzese si sono concretizzati in opere provvisionali
pregevoliperesecuzionemasoprattuttoperconcezione.Inessisirealizzalideachela
messainsicurezzanondebbasolopreservareloperaelincolumitdellepersone,ma
anche la fruibilit interna e, soprattutto, quella dellambiente circostante, condizione
essenzialeperlesuccessiveoperazionidirecuperoinsicurezzadefinitivodelloperain
esameediquellecircostanti,attraversolariparazioneeilrafforzamento.
IlVademecumSTOP,fruttodelcontinuoscambiotraesperienzaeconoscenza,
costituisce un ulteriore elemento positivo e di novit nella gestione di questa grande
emergenzanazionale,qualestatailterremotoabruzzese.

MauroDolce
DirettoredellUfficioValutazione,Prevenzione
eMitigazionedelRischioSismico
DipartimentodiProtezioneCivile

xi

Il Nucleo di coordinamento delle opere provvisionali (NCPCNVVF) nasce


allindomani del sisma del 6 aprile 2009 quando ebbero inizio le prime opere di
puntellamento. La conoscenza, come aquilano, del tessuto urbano della citt di
LAquila, caratterizzato dalla presenza di cardi e decumani di epoca medioevale e
quindi di sezioni limitate, mi fece intuire immediatamente che la realizzazione delle
opere provvisionali non poteva essere condotta senza una regia, cos come era
accadutonelleprecedentiesperienze.Inconsiderazionediquestopresupposto,anche
comeDirettoreCentraleperleEmergenze,chiesialCapodelCorpoNazionaledeVigili
delFuoco,Ing.AntonioGambardella,diistituireunNucleodiingegneridelCorpoche
avesseilcompitodiuniformareletipologiedioperedarealizzare.LOPCMn3763del
6 maggio 2009 dette maggior forza a questa attivit nascente attribuendo allo
scrivente il preciso compito di vicecommissario per la messa in sicurezza, verifica,
agibilitedemolizionedegliedificipubblicieprivatidanneggiatidalsisma.Sitrattava
quindi di mettere insieme le esigenze di accesso allinterno dellampio centro storico
dellacittdapartedelleimpreseemantenereunnalineadiinterventiconMiBACche
vedeva negli operatori SAF del Corpo lunica risorsa professionalmente capace di
mettereinsicurezzainumerosiedificisottopostiavincolo,lamaggiorpartedeiquali
costituite da edifici di culto. Il Nucleo di coordinamento delle opere provvisionali
acquistava cos un ruolo di cerniera in grado di sviluppare da subito risposte di alto
profilo tecnico, capaci di rendere esecutiva la realizzazione di opere direttamente
eseguite dal Corpo, di opere realizzate insieme con MiBAC e di altre provenienti da
progettazioniesternequaliUniversit,Regioni,Entietc.
Ed cos che lattivit svolta dal Nucleo di coordinamento delle opere
provvisionali durante il terremoto dellAbruzzo, in particolare lopera di
standardizzazione effettuata con la realizzazione del Vademecum delle schede STOP,
haconsentitodiottenererisultatitalidasuggerirneunopportunavalorizzazione.
Un primo passo in tal senso stata la volont di pervenire alla redazione del
presente Manuale. Lopera costituisce sia un utile rapporto organico sulle opere
provvisionalirealizzatedalCorpoNazionaledeiVigilidelFuocoaseguitodelterremoto
inAbruzzo,siaunaguidacommentataallevariefasiorganizzativeedoperativeperla
loro realizzazione. Tali caratteristiche rendono il Manuale insieme al Vademecum
strumentiestremamenteutilisulfrontedellaformazionedelpersonalevigilfuoco.Un
secondopassostatoquellodiriconoscerequantorealizzatoinAbruzzocomelinizio
diunnuovoapproccioallamessainsicurezzapostsismadapartedeiVigilidelFuoco
che,seopportunamentesviluppato,puportareadulteriorifuturimiglioramenti.Per
questo fine il Corpo Nazionale ha voluto fare in modo che lazione di miglioramento
introdotta dallNCP possa continuare anche in tempo di pace. Con nota prot.
2485/6104 dd. 07/05/10 della Direzione Centrale per lEmergenza e il Soccorso
Tecnico, infatti, stato istituito un Osservatorio tecnico permanente sulle opere
provvisionali,ilcuimandatoproprioquellodimigliorareluniformitdegliinterventi
di messa in sicurezza dei manufatti edilizi a causa dei dissesti statici, anche nelle fasi
dellemergenza postsisma. Losservatorio, che continuer ad avvalersi del
coordinamentoscientificodellUniversitdiUdine,studierglieventualiaggiornamenti
perquantoriguardaleprocedureorganizzative,imaterialitecnici,leattrezzatureegli
automezzialfinedimigliorareloperativitdelleColonneMobiliRegionaliedellintero

xiii
dispositivo di soccorso in caso di grandi emergenze, sia nazionali che internazionali.
Losservatorio si occuper anche di mettere a punto gli strumenti per lintegrazione
degli aspetti organizzativi con le procedure operativogestionali che via via andranno
adaffinarsitramitefeedbacksulcampoconglioperatori,converifichedifattibilite
diconvenienzaeconomicooperativa.
Le linee di sviluppo prevedono lintroduzione di nuove schede che
contemplano lutilizzo di altri materiali e tecniche costruttive, la definizione di
specifichelineeguidaperilcoordinamentooperativodelNucleoNCPconlaggiuntadi
procedure per le squadre miste MiBAC utilizzate per i sopralluoghi per il censimento
dei danni dei Beni Culturali. Esse contempleranno anche lorganizzazione
dellinterfaccia con gli altri soggetti del Sistema di Protezione Civile e la rigorosa
definizionedellacatenadicomandotralevariecomponentidestinateallarealizzazione
delleopere.
Il presente Manuale costituisce dunque un punto di arrivo rispetto a quanto
realizzatoaseguitodelterremotodellAbruzzoealtempostessoilpuntodipartenza
per il nuovo processo di miglioramento che verr sviluppato dallosservatorio. Pu
quindi, senza dubbio, essere considerato una pietra miliare nel percorso di
miglioramentocontinuocheilCorpoNazionaledeiVigilidelFuocohaintesoeintende
affrontarenelsettoredellamessainsicurezzapostsisma.

SergioBasti
DirettoreRegionaleAbruzzo

xiv
FINALITEIMPOSTAZIONEDELLOPERA


I danni prodotti dal terremoto dellAbruzzo sugli edifici e sulle costruzioni in
genere hanno determinato criticit tali da compromettere non solo le condizioni di
agibilitesicurezzadelsingolomanufattoma,spesso,anchelatransitabilitdellevie
nei centri abitati e, in particolare, nel centro storico dellAquila. I quadri di
danneggiamento degli edifici storici e monumentali (chiese e palazzi) hanno
evidenziato,findasubito,lanecessitdiunrapidointerventoperlasalvaguardiaditali
beni. La dimensione del problema, unita alle condizioni del contesto operativo,
estremamentedifficilisottoilprofilodellasicurezzaedellapraticabilitdegliinterventi
in tempi rapidi, hanno portato al coinvolgimento massiccio del Corpo Nazionale dei
VigilidelFuoco.
Il Corpo Nazionale si , di fatto, trovato a dover gestire unemergenza
allinterno di unemergenza, in cui la ricerca delle possibili soluzioni strategiche e
operativedovevanoandarediparipassoconlaeffettivarealizzazionedegliinterventi.
Per questo motivo stata istituita unapposita unit di coordinamento della
realizzazionedelleopereprovvisionaliperlaricercaeladefinizione,insinergiaconil
mondoscientifico,disoluzionitalidapermetteredidarerispostepronteedefficacial
problema.Sitrattatodiunveroepropriobancodiprovadellacapacitdidefinizione
e attuazione di strategie di emergency management situazionale nel quale tutte le
componenti in campo dovevano essere valorizzate e coordinate per garantire il
raggiungimentodegliobiettividimessainsicurezza.
La scelta vincente stata quella di coniugare scienza e pratica definendo un
quotidianofeedbacktravalutazioniteoricheedeffettivapossibilitapplicativa,incui
le soluzioni progettuali dovevano trovare riscontro ed eventuale miglioramento sul
pianoesecutivomirando,perquantopossibile,adunastandardizzazionedelleopere.
Tale standardizzazione doveva essere funzionale non solo alla velocizzazione delle
operazioni ma anche alla risoluzione dei problemi connessi agli avvicendamenti delle
squadrediVigilidelFuoco.
LideadirealizzareunVademecumdischedetecnichedelleopereprovvisionali
da parte dei Vigili del Fuoco, in un formato utilizzabile sul campo dagli operatori, ha
consentito,nonsolodipredisporreunostrumentodisupportoalledecisionisulpiano
operativo, ma anche di valorizzare e capitalizzare le osservazioni e le proposte di
miglioramento avanzate dagli operatori via via che lo strumento veniva utilizzato. Il
Vademecumhaconsentito,quindi,disistematizzareilricchissimoknowhowdelCorpo
Nazionale e di definire la necessaria uniformit di linguaggio e di tecniche esecutive,
rivelandosiestremamenteutileanchesulpianodelladdestramentosulcampo.
Irisultatidiquestocomplessolavorosonosottogliocchiditutti.Cisituttavia
chiesti come poter capitalizzare gli insegnamenti tratti da questa esperienza.
Questoperasiponelobiettivodiesplicitareilpercorsologicoetecnicoscientificoche
ha sorretto e guidato il Nucleo di Coordinamento delle Opere Provvisionali nel suo
lavoro fin dal momento della sua costituzione. Questa pubblicazione, che giunge a
completamentodelleattivitdelNCP,haquindiilsensodicostituireunriferimentoper
affrontarelefuturesfide.

xv
Loperastatadivisainduevolumi:ilManualeeilVademecumSTOPchene
costituiscono, rispettivamente, la componente tecnicoillustrativa e quella operativa.
MentreilVademecumcontienelinteraraccoltadelleschedeSTOPmesseapuntoper
levarietipologiediintervento,ilManualehaprincipalmentelafunzionediillustraree
dispiegarelescelteprogettualiriportatenelVademecum.
Nel Manuale viene inizialmente presentato il ruolo del Corpo Nazionale dei
VigilidelFuoconelleemergenzesismichee,inparticolare,inoccasionedelterremoto
dellAbruzzo, evidenziando come e perch stato istituito uno specifico Nucleo di
CoordinamentodelleOpereProvvisionali.Dopounexcursusstoricodellesperienzadei
Vigili del Fuoco nella realizzazione delle opere provvisionali postsisma nei terremoti
passati, viene descritta la filosofia su cui si basata limpostazione della
standardizzazione delle opere provvisionali in risposta alle esigenze specifiche nate a
seguitodelterremotodellAquila.
Il Manuale comprende, poi, la genesi dellidea di realizzare il Vademecum
STOP, la descrizione sistematica dei criteri di progetto adottati per le singole opere
provvisionali, lillustrazione delle modalit di utilizzo delle schede sul campo, la
presentazione dettagliata delle operazioni esecutive relative alla realizzazione di
unoperaprovvisionaleinmododaevidenziarnecriticitesoluzioniadottate.Specifici
capitolisonodedicatialproblemadellasicurezzadeglioperatoriealladescrizionedei
materiali e mezzi impiegati nella realizzazione delle opere; aspetti questi che hanno
concorsoadeterminarelaprogettazionedispecifichesoluzioniesecutive.
Infine, sono presentate le schede di alcuni interventi nelle quali si pone in
evidenza,nonsoloilrisultatodellarealizzazione,maanche,esoprattutto,ilpercorso
logico ed operativo seguto. Nella descrizione degli interventi viene, in particolare,
postolaccentoanchesucomelevarierealizzazionihannocontribuitoallaffinamento
ealmiglioramentodelleschedeSTOP.
Manuale e Vademecum STOP, pur descrivendo quanto stato realizzato in
occasionedelterremotodellAquila,sonostaticoncepiticomeelementiconoscitiviper
liniziodiunprocessodicontinuoaffinamento,anchesottoilprofilodellaformazione
deglioperatori.Loscopoprincipalediquestoperacontribuireamigliorare,anchee
soprattuttointempodipace,lecapacitoperativenelsettoredegliinterventitecnici
urgentiperlamessainsicurezzapostsisma.
LimponenteoperadimessainsicurezzaattuatadalCorponazionaledeiVigili
del Fuoco in Abruzzo stata una sfida che, anche se lascia sicuramente spazio a
miglioramenti,pusenzaltroesseremotivodiorgoglio,siasottoilprofiloscientifico
professionalecheumano,perchiunqueabbiadatoilpropriocontribuito.Inqualitdi
coordinatorescientificodelgruppodilavorocheharealizzatoleschedeSTOPdesidero,
pertanto, ringraziare di cuore tutti coloro che, a vario titolo, hanno partecipato con
passioneeprofessionalit,nonsoloallarealizzazionedelleopere,maanchediquesto
manuale.
StefanoGrimaz
CoordinatoreScientificoGruppodiLavoroNCPVVF
UniversitdegliStudidiUdine

xvi
INDICE

1 IVigilidelFuocoelemergenzasismica1
1.1 LorganizzazionedeiVigilidelFuocoinemergenza................................3
1.2 IlruolodeiVigilidelFuoconellemergenzapostsismainAbruzzo........4
1.3 IcompitielefunzionidelNucleodiCoordinamentodelleOpere
Provvisionali............................................................................................6
1.3.1 Leprocedure......................................................................................6
1.3.2 Laconsulenzatecnica.........................................................................9
1.3.3 Ilmonitoraggiodelleattivitelagestionedeidati............................9
1.3.4 Lecartografienellemergenzasismica.............................................10
1.3.4.1 Cartografiegeneralidelterritorio...............................................10
1.3.4.2 Lindividuazionedeibenitutelatiegliimmobiliindisponibili.....11
1.3.4.3 Viabilit.......................................................................................12
1.3.5 IlVademecumSTOP......................................................................16
1.4 IlraccordoconglialtrisoggettidellaProtezioneCivile........................17

2 LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF......................19
2.1 Cennistorici..........................................................................................21
2.2 Rassegnafotografica.............................................................................26

3 Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali..........................................37
3.1 LeschedeSTOP.....................................................................................39
3.1.1 FilosofiadiprogettodelleschedeSTOP...........................................39
3.2 Criterigeneralidiprogetto...................................................................42
3.2.1 Azionesismicadiriferimento...........................................................43
3.2.2 Problematicherealizzative...............................................................47
3.2.3 Imateriali.........................................................................................48
3.2.3.1 Legno...........................................................................................48
3.2.3.2 Picchettiegraffe.........................................................................51
3.2.3.3 Acciaidacarpenteria...................................................................51
3.2.3.4 Bulloniechiodi............................................................................52
3.2.3.5 Vitiperlegno...............................................................................53
3.2.3.6 Caviatrefoloinacciaio...............................................................54

xvii
3.2.3.7 Dispositiviperattacchi................................................................55
3.2.3.8 Tasselliancoranti.........................................................................57
3.2.3.9 Puntellitelescopiciregolabiliinacciaio......................................58
3.2.3.10 Picchetti.......................................................................................60

4 Ipotesiecriteridicalcolo...........................................................................61
4.1 Ipotesiecriteridicalcolodelleopereprovvisionalistandardizzate.....63
4.2 Puntellaturadiritegnoinlegno............................................................65
4.2.1 Descrizioneefinalitdellopera.......................................................65
4.2.2 Scelteprogettuali.............................................................................66
4.2.2.1 Soluzioniprogettuali...................................................................66
4.2.2.2 Materiali......................................................................................69
4.2.2.3 Schemadicalcolo........................................................................69
4.2.3 Carichieazioni.................................................................................70
4.2.3.1 Condizionidicarico.....................................................................70
4.2.3.2 Pesosolai.....................................................................................70
4.2.3.3 Pesomuratura.............................................................................71
4.2.3.4 Combinazionedeicarichi............................................................71
4.2.3.5 Azionesismica.............................................................................71
4.2.3.6 Scenaridicarico..........................................................................74
4.2.4 Dimensionamento............................................................................75
4.2.4.1 Dimensionamentodeglielementicritici.....................................76
4.2.4.2 Dimensionamentodeigiuntiedegliancoraggi...........................77
4.2.5 Esempiodicalcolo............................................................................79
4.2.5.1 Verificadellastacritica...............................................................79
4.2.5.2 Verificagiunto.............................................................................81
4.2.5.3 Verificaancoraggi........................................................................83
4.3 Puntellaturadicontrastoinlegno........................................................84
4.3.1 Descrizioneefinalitdellopera.......................................................84
4.3.2 Scelteprogettuali.............................................................................85
4.3.2.1 Soluzioniprogettuali...................................................................85
4.3.2.2 Materiali......................................................................................87
4.3.3 Carichieazioni.................................................................................88
4.3.4 Dimensionamento............................................................................88

xviii
4.3.4.1 Dimensionamentodeglielementicritici.....................................89
4.3.5 Esempiodicalcolo............................................................................90
4.4 Puntellidisostegnoesbadacchiaturaaperture....................................91
4.4.1 Descrizioneefinalitdellopera.......................................................91
4.4.2 Scelteprogettuali.............................................................................92
4.4.2.1 Soluzioniprogettuali...................................................................92
4.4.2.2 Materiali......................................................................................93
4.4.2.3 Schemadicalcolo........................................................................93
4.4.3 Carichieazioni.................................................................................93
4.4.3.1 Condizionidicarico.....................................................................93
4.4.3.2 Pesosolai.....................................................................................93
4.4.3.3 Pesomuratura.............................................................................94
4.4.3.4 Combinazionedeicarichi............................................................94
4.4.3.5 Scenaridicarico..........................................................................94
4.4.4 Dimensionamento............................................................................95
4.4.4.1 Dimensionamentodeglielementicritici.....................................95
4.4.5 Esempiodicalcolo............................................................................96
4.5 Puntellidisostegnosolaiebalconi.......................................................99
4.5.1 Descrizioneefinalitdellopera.......................................................99
4.5.2 Scelteprogettuali.............................................................................99
4.5.2.1 Soluzioniprogettuali...................................................................99
4.5.2.2 Materiali....................................................................................101
4.5.2.3 Schemadicalcolo......................................................................102
4.5.3 Carichieazioni...............................................................................103
4.5.3.1 Condizionidicarico...................................................................103
4.5.3.2 Pesosolai...................................................................................103
4.5.3.3 Combinazionedeicarichi..........................................................104
4.5.3.4 Scenaridicarico........................................................................105
4.5.4 Dimensionamento..........................................................................106
4.5.4.1 Dimensionamentodeglielementicritici...................................107
4.5.5 Esempiodicalcolo..........................................................................108
4.5.5.1 VerificapuntellamentodisolaioconschemaS.....................108
4.5.5.2 Verificapuntellamentodibalcone............................................110
4.5.5.3 VerificapuntellamentodisolaioconschemaT.....................111
4.6 Centinaturainlegnodiarchievolte...................................................115

xix
4.6.1 Descrizioneefinalitdellopera.....................................................115
4.6.2 Scelteprogettuali...........................................................................116
4.6.2.1 Soluzioniprogettuali.................................................................116
4.6.2.2 Materiali.........................................................................................119
4.6.3 Carichi.............................................................................................120
4.6.3.1 Condizionidicarico...................................................................120
4.6.3.2 Scenariodicarico......................................................................120
4.6.3.3 Calcolodellosforzonormalediprogettosuiritti.....................121
4.6.4 Dimensionamento..........................................................................122
4.6.4.1 Calcolodellosforzonormaleresistentedeiritti.......................123
4.6.4.2 Valutazionedellalunghezzaliberadiinflessionedeiritti.........125
4.6.4.3 Dimensionamentodeirittiasostegnodellevolte....................125
4.6.4.4 Dimensionamentodeirittiasostegnodegliarchi....................125
4.6.4.5 Verificadeitraversi...................................................................125
4.6.5 Esempiodicalcolo..........................................................................126
4.6.6 Approfondimentiteorici.................................................................132
4.6.6.1 Determinazionedellalunghezzaliberadinflessione................132
4.6.6.2 Equivalenzatraschemiacentinaapertaeschemiacentina
chiusa........................................................................................135
4.7 Tirantaturaconfuniinacciaio.............................................................139
4.7.1 Descrizioneefinalitdellopera.....................................................139
4.7.2 Scelteprogettuali...........................................................................140
4.7.2.1 Soluzioniprogettuali.................................................................140
4.7.2.2 Materiali....................................................................................141
4.7.2.3 Schemadicalcolo......................................................................142
4.7.3 Carichieazioni...............................................................................142
4.7.3.1 Condizionidicarico...................................................................142
4.7.3.2 Carichi........................................................................................143
4.7.3.3 Scenaridicarico........................................................................143
4.7.4 Dimensionamento..........................................................................144
4.7.4.1 Dimensionamentodeglielementicritici...................................144
4.7.4.2 Dimensionamentodeglielementiperlassemblaggioedegli
ancoraggi...................................................................................146
4.7.5 Esempidicalcolo............................................................................148

xx
4.7.5.1Esempiopercinturazioniconfunedacciaio:
configurazioniCE,CPeCV.........................................................148
4.7.5.2 Esempiopertraversocontirantaturalaterale:
configurazioniTL,TV.................................................................151
4.7.5.3 Esempiopertirantaturadiffusainternapassante:
configurazioneTI.......................................................................152
4.8 Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne..................................154
4.8.1 Descrizioneefinalitdellopera.....................................................154
4.8.2 Scelteprogettuali...........................................................................155
4.8.2.1 Soluzioniprogettuali.................................................................155
4.8.2.2 Materiali....................................................................................156
4.8.2.3 Schemadicalcolo......................................................................156
4.8.3 Dimensionamento..........................................................................157
4.8.4 Esempiodicalcolo..........................................................................161
4.9 Incamiciaturadiparetiinmuratura....................................................167
4.9.1 Descrizioneefinalitdellopera.....................................................167
4.9.2 Scelteprogettuali...........................................................................168
4.9.2.1 Soluzioniprogettuali.................................................................168
4.9.2.2 Schemadicalcolo......................................................................169
4.9.2.3 Materiali....................................................................................169
4.9.3 Dimensionamento..........................................................................169
4.9.4 Esempiodicalcolo..........................................................................170

5 Gliaspettioperativi.................................................................................173
5.1 Lasicurezzadeglioperatori.................................................................175
5.1.1 Procedureoperativeedigestioneperlasicurezzadegli
operatori........................................................................................175
5.1.2 Modalitdiimpostazioneedigestionedegliinterventi................178
5.2 Lagestionedelmateriale....................................................................179
5.2.1 Disponibilitdelmaterialeinemergenza.......................................179
5.2.2 Procedureadottateperlapprovvigionamento.............................179
5.2.2.1 Interventidimessainsicurezzasubeniordinarinontutelati..181
5.2.2.2 Interventidimessainsicurezzasubeniculturalipubblici
tutelati.......................................................................................181
5.2.2.3 Interventidimessainsicurezzasubeniculturaliprivati
tutelati.......................................................................................182
5.2.2.4 Mezziedattrezzaturespeciali...................................................182

xxi
5.2.3 Miglioramenticonseguiti...............................................................182
5.3 Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali..............................................................184
5.3.1 Attrezzature....................................................................................184
5.3.2 Ferramenta.....................................................................................195
5.3.2 Prospettivenellarealizzazionedirisposteprestrutturate:
ikitdiinterventorapido..............................................................199

6 LimpiegosulcampodelleschedeSTOP...................................................201
6.1 GuidaallutilizzodelleschedeSTOP....................................................203
6.1.1 Guidaallusodelleschedesemplici:esempioschedaSTOPSA.....206
6.1.2 Guidaallusodelleschedearticolate:esempioschedaSTOPPR...207
6.2 FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.
PuntellodiritegnotipoR2..................................................................209

7 Esempidirealizzazione............................................................................225
7.1 Illustrazionedelleschedediintervento..............................................227
7.2 Interventiordinari...............................................................................229
7.2.1 SchedaO1SantEusanioForconese(AQ).ChiesadiSantEusanio
Martire...........................................................................................231
7.2.2 SchedaO2GorianoSicoli(AQ).ChiesadiSantaGemma............247
7.2.3 SchedaO3LAquila.ChiesadiSantaMargheritaodeiGesuiti...261
7.2.4 SchedaO4LAquila.Muradellacitt..........................................279
7.3 Interventicomplessi............................................................................291
7.3.1 SchedaC1PoggioPicenze(AQ).ChiesadiSanFeliceMartire....293
7.3.2 SchedaC2LAquila.ForteSpagnolo............................................311
7.3.3 SchedaC3LAquila.ChiesadiSantaMariadelSuffragioodelle
AnimeSante....................................................................................331
7.4 Interventiconponteggimetallici........................................................349
7.4.1 SchedaP1LAquila.PalazzodellaCameradiCommercioodei
QuattroCantoni..............................................................................351
7.4.2 SchedaP2LAquila.ChiesadiSanSilvestro.................................363

Bibliografiaeglossario.............................................................................383
Bibliografia...........................................................................................385
Glossario..............................................................................................387

xxii
CAPITOLO 1

IVigilidelFuoco
e lemergenza
el emergenzasismica
sismica
Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica 3
1.1LorganizzazionedeiVigilidelFuocoinemergenza

1.1 LorganizzazionedeiVigilidelFuocoinemergenza
Il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, una struttura dello Stato ad
ordinamento civile, incardinata nel Ministero dellinterno Dipartimento dei
vigilidelfuoco,delsoccorsopubblicoedelladifesacivile,permezzodelqualeil
Ministerodellinternoassicura,ancheperladifesacivile,ilserviziodisoccorso
pubblico e di prevenzione ed estinzione degli incendi su tutto il territorio
nazionale, nonch lo svolgimento delle altre attivit assegnate al Corpo
nazionale dalle leggi e dai regolamenti, secondo quanto previsto nel presente
decretolegislativo.1

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (CNVVF) ha il compito istituzionale di


assicuraregliinterventitecnicicaratterizzatidalrequisitodell'immediatezzadella
prestazione, per i quali siano richieste professionalit tecniche anche ad alto
contenuto specialistico ed idonee risorse strumentali al fine di salvaguardare
l'incolumitdellepersoneel'integritdeibeni.
FragliinterventitecnicidisoccorsopubblicodelCorpoNazionalesonocompresi:
a) l'operatecnicadisoccorsoinoccasionediincendi,diincontrollatirilascidi
energia,diimprovvisoominacciantecrollostrutturale,difrane,dipiene,
dialluvioniodialtrapubblicacalamit;
b) l'opera tecnica di contrasto dei rischi derivanti dall'impiego dell'energia
nucleareedall'usodisostanzebatteriologiche,chimicheeradiologiche.
Tali interventi tecnici di soccorso pubblico del Corpo Nazionale si limitano ai
compitidicaratterestrettamenteurgenteecessanoalvenirmenodellaeffettiva
necessit.
Incasodieventidiprotezionecivile,ilCorpoNazionaleoperaqualecomponente
fondamentale del Servizio Nazionale della Protezione Civile2 e assicura,
nell'ambitodellepropriecompetenzetecniche,ladirezionedegliinterventitecnici
di primo soccorso nel rispetto dei livelli di coordinamento previsti dalla vigente
legislazione.
Con lattuale distribuzione territoriale, il CNVVF ha una organizzazione capillare
presenteinogniprovinciadItalia,con377distaccamentipermanentie219sedidi
distaccamenti gestiti da personale volontario. A seconda della complessit dello
scenario incidentale, la sala operativa, il funzionario di turno o il Comandante
Provinciale assicurano il coordinamento e l'organizzazione dell'intervento.Incasodi
calamitilCNVVF,tramitelattivazionedapartedellaDirezioneRegionaledeiVVF
interessata dallevento, Il Centro Operativo Nazionale VVF, allerta le Colonne
Mobili Regionali (CMR) per farle confluire verso la zona interessata dallevento.
OgniCMRcostituitadapisezionioperativechevengonointegrate,aseconda

1
Daldecretolegislativo8marzo2006,n.139Riassettodelledisposizionirelativeallefunzioniedai
compitidelCorponazionaledeivigilidelfuoco,anormadell'articolo11dellalegge29luglio2003,n.
229(GUn.80del5aprile2006Suppl.Ordinarion.83).

2
Aisensidell'articolo11dellalegge24febbraio1992,n.225.


4 Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica
1.2IlruolodeiVigilidelFuoconellemergenzapostsismainAbruzzo

della dimensione e della tipologia dello scenario, da unit specialistiche, da


supportilogisticiedamezzispeciali.
Asecondadellestensionedellacalamit(comunale,intercomunale,provincialeo
nazionale)ilmodellointegratonazionaleprevedediversilivellidicoordinamento:
COC=CentroOperativoComunale,COM=CentroOperativoMisto,CCS=Centro
CoordinamentoSoccorsi,DICOMAC=DirezioneComandoeControllo.
In questo modello di Protezione Civile integrato, il CNVVF coinvolto non solo
negli interventi di soccorso d'emergenza e di assistenza alle popolazioni colpite,
ma anche nella gestione delle precitate strutture di coordinamento: locali,
provinciali,regionalienazionali.

1.2 Il ruolo dei Vigili del Fuoco nellemergenza post


sismainAbruzzo3
Alle3:32:39,oraitaliana,del6Aprile2009unfortissimoterremoto,dimagnitudo
Richterparia5.8,siavvertitonelterritoriodellaprovinciadellAquilaedintutto
il centro dItalia. Molti edifici storici della citt dellAquila e dei comuni della
provincia sono crollati, moltissime le persone che per la paura si sono riversate
nellestrade.
IlDirettoreRegionaledellAbruzzo,inqualitdiComandantedellaColonnaMobile
Regionale, responsabile dellintervento tecnico urgente del Corpo Nazionale dei
VigilidelFuocodelterritoriocoinvoltodalsisma,haattivatoimmediatamentela
CentraleOperativadellaDirezioneRegionaleAbruzzoetuttelesezionioperative
regionalinellambitodellepropriecompetenze.
Il Centro Operativo Nazionale del CNVVF del Ministero dellInterno ha
predisposto,insuccessione,nelleareecolpitedalterremoto,linviodellesezioni
operative delle regioni Lazio, Umbria, Marche, Campania, Puglia, Piemonte,
Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Calabria, Basilicata e di due
Colonne Mobili complete delle Regioni Toscana ed Emilia Romagna. Unitamente
allesezionioperativesonostatefatteaffluireleUnitdiCrisiLocale(UCL)peril
coordinamento delle operazioni ed i mezzi speciali quali autoscale, piattaforme
tridimensionali, autogru, mezzi movimento terra, completi di carri faro, per
proseguireleoperazionidisoccorsonellanotte.
Ildispositivodisoccorsopostoinattostatoviaviaincrementato,raggiungendo
inbrevetempoundispiegamentosulcampodi168sezionioperativediVigilidel
Fuoco,peruntotaledi2.700uomini,190funzionaritecnicidicui100specializzati
in verifiche di stabilit delle strutture, 16 squadre specializzate in tecniche SAF
(SpeleoAlpineFluviali)perinterventisuedificidissestati,6squadrespecializzate


3
Acuradelling.DanteAmbrosini,gidirettoreRegionaledellAbruzzo.


Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica 5
1.2IlruolodeiVigilidelFuoconellemergenzapostsismainAbruzzo

per la ricerca di persone sotto le macerie (Urban & Search Rescue), 48 unit
cinofile,1.200mezzi,4elicotteri.
Fin dallinizio si dovuto fronteggiare, insieme alle altre componenti della
ProtezioneCivile,unatragediaimmane,cheharichiestounimpegnostraordinario
daparteditutti.UnafreneticacorsacontroiltempodoveiVigilidelFuocohanno
operato incessantemente con professionalit, abnegazione, spirito di sacrificio e
sprezzo del pericolo, assicurando, ovunque necessario, la loro presenza,
effettuando numerosi salvataggi di persone coinvolte nei crolli dei fabbricati ed
estraendodallemacerie,purtroppo,anchemolticorpisenzavita.
Questaprimafasedisoccorsotecnicourgenteallepersoneterminatailgiorno
11 aprile, in un fabbricato sito allAquila in via XX Settembre, quando veniva
estratto dalle macerie il corpo, purtroppo senza vita, dellultimo cittadino
aquilano che figurava fra i dispersi. Il bilancio finale, nonostante il disperato
impegnoditutti,statocomunquemoltopesante.Levittimedelterremotosono
state 308, alcune delle quali decedute in ospedale a seguito dei gravi traumi
riportati.AloroealCapoSquadraMarcoCavagna,delComandoProvincialeVVF
diBergamo, deceduto duranteleoperazionidisoccorso,vailnostroriverentee
commossopensiero.
Il 12 aprile cominciata, quindi, la seconda fase, caratterizzata in particolare
dallattivitmessainattodaiVigilidelFuocoperilrecuperodeibenideicittadini,
perlamessainsicurezzadegliedificirecuperabilieperlademolizionediquelliin
situazionediincombentepericolodicrollo.Al28febbraio2010ilnumerototale
degli interventi effettuati dai Vigili del Fuoco ammontava a 216.000. Fra questi,
oltreaquellifondamentalidisoccorsoallepersone,numerosiedimportantisono
stati gli interventi effettuati in collaborazione con il Ministero per i Beni e le
Attivit Culturali, per il recupero e la messa in sicurezza dellinestimabile
patrimonio storico, artistico e culturale dellAquila e provincia, gravemente
danneggiato.Ilsismahacolpitoinparticolarelechieseealtriedificimonumentali,
fra i quali giova ricordare le chiese di San Bernardino e delle Anime Sante, la
BasilicadiCollemaggioedilForteSpagnolo.
Ilcontinuoedimpegnativolavoroinfavoredellepopolazionicolpitedalsismadel
6 aprile 2009 per tutti gli appartenenti al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
motivo di grande soddisfazione e di orgoglio di appartenenza. Gli unanimi
attestatidistimaedigratitudineespressiinognioccasionedatutteleistituzionie
da tutti i cittadini italiani hanno avuto il massimo riconoscimento da parte del
Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, con la concessione della
medagliadoroalValorCivileallabandieradelCorpo.Cerimoniadiconsegnache
avvenutainformasolenneinoccasionedellaFestaNazionaledeiVigilidelFuoco
chesitenutaperlaprimavoltaalQuirinaleil30settembre2009.


6 Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica
1.3IcompitielefunzionidelNucleodiCoordinamentodelleOpereProvvisionali

1.3 I compiti e le funzioni del Nucleo di Coordina


mentodelleOpereProvvisionali
Nellambito delle attivit connesse alla gestione dellemergenza postsisma
nellarea colpita dal terremoto dellAquila, con provvedimento del 17.04.2009 a
firma del Capo del Corpo Nazionale, stato istituito il Nucleo per il
CoordinamentodelleOpereProvvisionali.AtaleNucleostatoaffidatoilcompito
digarantireluniformitnellarealizzazionedelleopereprovvisionalieffettuatedai
VigilidelFuocoemonitorarnelostatodiavanzamento,insinergiaconglientidel
sistemadiProtezioneCivilenazionale.
La struttura ha svolto diverse attivit funzionali al raggiungimento degli obiettivi
prefissatiesegnatamente:
1. elaborazione di procedure tecnicoorganizzative per la gestione degli
interventi da parte del Nucleo nello specifico contesto operativo
emergenziale, sviluppando intese e collaborazioni con gli organismi
esterniaiVigilidelFuoco(DICOMAC,COM,MiBAC,Universit,Comunit
scientifica,EntiLocali,ecc.);
2. elaborazione di standard progettuali e soluzioni tipo per opere
provvisionali;
3. attivit di consulenza tecnica, informazione e formazione del personale
perleffettuazionedilavoridiparticolarecomplessit;
4. monitoraggio degli interventi riguardanti la realizzazione di opere
provvisionaliattraversolacquisizioneelagestionedeirelatividati.

1.3.1 Leprocedure
La prima tra le pi importanti procedure elaborate ha previsto la verifica
preventivadifattibilitdelleoperepirilevanti:tuttiiprogettipropostisonostati
attentamenteesaminatieprocessatialfinediaccertarnelefficaciainterminidi
raggiungimento degli obiettivi previsti per le opere provvisionali, nonch la
possibilit di essere realizzati con squadre e mezzi dei Vigili del Fuoco. Sin dalla
costituzione del Nucleo si sono svolte riunioni quotidiane nelle quali, dopo un
proficuoconfrontotratecnicididiverseamministrazioni(oltreaiVVF,ilMinistero
per i Beni e le Attivit Culturali, le Universit, il CNR, i Comuni ecc.) sono state
condiviselemigliorisoluzioniprogettualipossibili(avolteripensandointuttood
inparteglielaboratioriginariamenteproposti),lacuifattibilitvenivaconfermata
inlocoinviaspeditiva,daappositecommissionicongiunte.Taliincontrihanno
rappresentatounmomentofondamentaledicrescitapertutteleamministrazioni
coinvolte, che hanno potuto reciprocamente giovarsi dellapporto tecnico di
funzionariconspecializzazionidiverseecertamentecomplementaritraloro.


Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica 7
1.3IcompitielefunzionidelNucleodiCoordinamentodelleOpereProvvisionali


Figura1.1 SchemaablocchidelprocessamentodellinterventoNCP.

Sonoinoltrestatepredisposte:
procedureorganizzativeper:
lorganizzazionedelServizioedellefunzioni(DTS,ROS,SAF,ecc.);
gliacquistideimateriali;
ladivulgazionedellestatistiche;
leprocedureperlagestionedellecommesse;
laprocedurastandardperlacoperturadegliedificiconlimpiego
diteliantistrappoocchiellati.
proceduredisicurezzaper:
lutilizzo di attrezzature, mezzi privati con o senza operatore
(noleggioafreddo/acaldo);


8 Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica
1.3IcompitielefunzionidelNucleodiCoordinamentodelleOpereProvvisionali

larealizzazionediopereprovvisionaliedemolizioniperlamessa
insicurezzadegliedificiinfasediemergenzasimica;
interventi particolari, quali, ad esempio, il posizionamento del
telaio in acciaio denominato polipo e della copertura nella
chiesadiSantaMariadelSuffragiodettaanchedelleAnimeSante
allAquila.
proceduretecnicoorganizzativeper:
la gestione degli interventi nello specifico contesto operativo
emergenziale(operazioniinquotae/oaterra);
la gestione delle interferenze tra i vari soggetti in concorso
sullintervento(VVFSAFditteprivate,tecniciMiBAC,operatori
dimezzidisollevamento);
lattivit di consulenza tecnica, informazione e formazione del
personaleperleffettuazionedilavoridiparticolarecomplessit;
il monitoraggio degli interventi riguardanti la realizzazione di
opereprovvisionaliattraversolacquisizioneegestionedeirelativi
dati per garantire la continuit operativa e la raccolta e
archiviazionedelladocumentazione;
lanecessitdiricondurregliinterventidiordinecantieristicoin
un modello operativo in linea con le procedure operative
standarddelsoccorsotecnicourgentedeiVVF;
lelaborazionedistandardprogettualiesoluzionitipoperleopere
provvisionali;
la semplificazione della realizzazione delle opere provvisionali
secondostandardchenonnecessitanodelprocessamentodiretto
dapartedelNCP.
LorganizzazioneelagestionedegliinterventiNCPsonostateattuateinbasea:
ilsistemadiComandodellInterventoIncidentCommandSystem(ICS)
coordinato da un dirigente (o da un funzionario facente funzione di
dirigente) con unorganizzazione operativa strutturata in Segreteria
tecnica (Programmazione) e Segreteria Amministrativa unitamente a 45
Direttori Tecnici del Soccorso (Pianificazione). Ogni singolo intervento
statoseguitodaunResponsabileOperativodelSoccorso;
leprocedureOperativeStandardordinarieVVFnellaconfigurazionetipica
delsoccorsotecnicourgente;
le procedure ordinarie dei nuclei specialistici (SAF, Mezzi Speciali, CMR,
NBCR,);
lintegrazione con procedure ad hoc rispondenti allo scenario tipico
delleventosismico.


Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica 9
1.3IcompitielefunzionidelNucleodiCoordinamentodelleOpereProvvisionali


Figura1.2 OrganizzazioneNCP.

1.3.2 Laconsulenzatecnica
Oltre alla diretta partecipazione alla progettazione ed alla verifica di fattibilit
degli interventi pi complessi, il personale del Nucleo NCP ha fornito numerosi
contributidalpuntodivistatecnicospecialistico.
In particolare il Nucleo ha collaborato allo studio ed alla risoluzione di
problematichelegateadinterventidiparticolarecomplessitofinalizzatialrapido
ripristinodellaviabilitpregiudicatadaedificipericolanti.Siricordanoadesempio
lelaborazione del Piano di Sicurezza per lintervento nella chiesa delle Anime
Sante allAquila e la realizzazione del puntellamento con tubolari in acciaio del
palazzo della Provincia nei Quattro Cantoni per il ripristino della viabilit
principaleinoccasionedelverticeinternazionaleG8edialcuniedificiinviaXX
Settembreperilripristinodellaviabilitinoccasionedellaperturadellescuole.
Lattivitdelnucleosiprogressivamenteconsolidatafinoadiventareunpunto
diriferimentoperlarisoluzionedelleproblematichetecnichepicomplesseeper
le quali era necessario garantire una continua ed uniforme azione nel lungo
periodo.

1.3.3 Ilmonitoraggiodelleattivitelagestionedeidati
LorganicodelNucleo,aregime,eracostituitodaundirigente(odaunfunzionario
facente funzione di dirigente), da un funzionario addetto alla segreteria tecnica,
daunaddettoallasegreteriaamministrativaedaalmassimocinquefunzionariin
staff che hanno coordinato, dintesa con vari funzionari ROS, la progettazione e
lesecuzionedelleopereprovvisionaliintuttoilcratere;ilNucleosiavvalsodella
preziosacollaborazionedidocentiuniversitariespertiinmateria.


10 Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica
1.3IcompitielefunzionidelNucleodiCoordinamentodelleOpereProvvisionali

La segreteria amministrativa ha avuto il compito di gestire ogni comunicazione


esterna e il turnover del personale tecnico con le necessarie autorizzazioni. La
segreteriatecnicahagestito:
ilregistrogeneraledegliinterventi;
ilgiornaledeilavori;
lamodulisticatecnica;
leproceduretecnichedisicurezza.
Particolarmente importante stata la tenuta di un efficace archivio
informatizzato, in cui sono state riportate ed aggiornate tutte le fasi progettuali
ed esecutive degli interventi seguiti dal Nucleo, ivi compresa unaccurata
documentazionevideoefotografica.
Dal 17 aprile 2009 al 7 giugno 2010, il Nucleo ha partecipato alla valutazione di
circa500opereprovvisionali,gestendolarealizzazionedi358interventi.

1.3.4 Lecartografienellemergenzasismica
Nel corso dellemergenza sismica sono state realizzate diverse mappature del
territorio aquilano ed in particolare del centro storico del capoluogo,
costantemente aggiornate con il procedere delle operazioni di soccorso e con
levoluzionedegliscenariedegliobiettivioperativi.
Pertaleragionesiresonecessariopoterimmediatamentedisporrediadeguati
supporti cartografici contenenti informazioni utili a pianificare le attivit pi
rilevanti e a stabilirne le priorit, anche al fine di razionalizzare limpiego delle
risorseumane,logisticheestrumentaliadisposizione.

1.3.4.1 Cartografiegeneralidelterritorio
Il gruppo TAS (Topografia Applicata al Soccorso) del CNVVF sin dalle prime fasi
operativepressolaDirezioneComandoeControllo,haelaboratoediffusodiverse
cartografiedellareadelcratereconlarappresentazionedellaviabilitprincipalee
secondaria nonch lubicazione dei pi significativi presdi caratteristici
dellemergenza,qualiiCampiBasedeiVigilidelFuoco,iCentriOperativiMisticon
leareeoperativedirispettivacompetenza,leareediricoveroperlapopolazione.
Tali riferimenti sono stati particolarmente utili per le operazioni di soccorso,
agevolandolorientamentodituttiglioperatoriintervenuti,lagranpartedeiquali
nonavevaunaconoscenzadirettadelterritorionelqualeoperava.


Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica 11
1.3IcompitielefunzionidelNucleodiCoordinamentodelleOpereProvvisionali

Figura1.3 AreedicompetenzadeiCentriOperativiMisti.

1.3.4.2 Lindividuazionedeibenitutelatiedegliimmobiliindisponibili
NelcentrostoricodellAquilastatonecessariooperareunaprimafondamentale
distinzione,individuando,nellambitodellinteropatrimonioedilizio,gliedificiedi
benisoggettiatuteladapartedelMinisteroperiBenieleAttivitCulturali.
Ci, insieme ai rilievi di agibilit sugli edifici, ha permesso di redigere un quadro
generale dei danni e di stabilire le azioni prioritarie da attuare; tali operazioni si
sono rivelate particolarmente utili per la definizione delle azioni sinergiche tra
MiBACeNucleoNCPperlarealizzazionedelleopereprovvisionali.
In alcune cartografie si sono evidenziate altres le aree e gli immobili sotto
sequestro, e quindi indisponibili, per consentire gli accertamenti di competenza
da parte della Autorit Giudiziaria, anche allo scopo di evitare improprie
interferenzeconlattivitinvestigativa.


12 Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica
1.3IcompitielefunzionidelNucleodiCoordinamentodelleOpereProvvisionali


Figura1.4 CentrostoricodellAquila.EdificiverificatidallesquadredeiBeniCulturalie
daiGruppiTecnicidiSupporto(GTS).

1.3.4.3 Viabilit
Una priorit immediata stata la riapertura dei principali assi viari del centro
storico dellAquila, che era stato classificato da subito e per intero come zona
rossa, ovvero con la totalit degli edifici al suo interno dichiarati inagibili, per
consentireiltransitodegliautomezzidisoccorso.
A tal fine il gruppo TAS ha elaborato una prima mappatura riguardante
essenzialmente gli aspetti di percorribilit ed accessibilit delle strade
distinguendo,condiversecolorazioni,levie:
aperteallacircolazione;
percorribilisolodapartedimezziVVF;
percorribilisolodamezziautorizzaticonscortaVVF;
accessibilisolodasquadreoperativeVVF.


Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica 13
1.3IcompitielefunzionidelNucleodiCoordinamentodelleOpereProvvisionali


Figura1.5 MappaturadipercorribilitstradaleallinternodelcentrostoricodellAquila.

LUfficio del Vice Commissario delegato per la messa in sicurezza degli edifici
pubblici e privati, istituito a met luglio 2009 ai sensi dellart. 11 O.P.C.M.
3763/2009,hadelimitatolezonerossedeicentricolpitieinparticolaredelcentro
storicodellAquila,alfinedi:
evidenziare i danni riportati dai singoli edifici classificati in relazione agli
esiti delle verifiche di stabilit effettuate dalle commissioni congiunte
incaricate(BeniCulturali,GruppiTecnicidiSupportoGTS,ecc.).
agevolare gli interventi dei soccorritori, con laccompagnamento di
numerosicivilinellezonerosseperilrecuperodeibenipersonali;
consentire laccesso ai mezzi delle ditte private nei cantieri per la
ricostruzione;
ripristinare gradualmente la viabilit per il ritorno alle condizioni di
normalitdellavitasocialedellacitt.
I dati venivano forniti ed aggiornati da unapposita commissione (composta da
rappresentanti del locale Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, Prefettura,
Questura e Comune), incaricata della continua riperimetrazione della zona rossa
inbaseallapiprecisadefinizionedeidannirisultantidalleverifiche.
Dalmesediagosto,lazonarossastatadelimitatainmodocompleto,riportando
nelle mappe sia le aree interdette alla circolazione che quelle sicure aperte alla
cittadinanza.


14 Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica
1.3IcompitielefunzionidelNucleodiCoordinamentodelleOpereProvvisionali


Figura1.6 MappaturadiagibilitnellazonarossadelcentrostoricodellAquila.


Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica 15
1.3IcompitielefunzionidelNucleodiCoordinamentodelleOpereProvvisionali


Figura1.7 Perimetrazione delle zone interdette alla circolazione nel centro storico
dellAquila.


16 Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica
1.3IcompitielefunzionidelNucleodiCoordinamentodelleOpereProvvisionali

1.3.5 IlVademecumSTOP
Unazione di particolare rilievo tecnicoscientifico stata lelaborazione di un
Vademecum di schede tecniche riguardanti le soluzioni progettuali delle opere
provvisionali pi ricorrenti per la messa in sicurezza dei manufatti danneggiati,
quali puntelli di ritegno e di sostegno, tirantature, cerchiature, ecc., compresi i
relativiparticolaricostruttivi(connessionitraglielementi,vincoli,nodi,ecc.).
Nella redazione delle schede del Vademecum sono stati presi come riferimento
tecnicoscientifico sia il Manuale delle Opere Provvisionali Urgenti PostSisma
OPUS(Dolceetal.,2006)realizzatodalServizioSismicoNazionaleedallUniversit
degliStudidellaBasilicata,chealtrepubblicazioninazionaliedinternazionali.
Le schede hanno rappresentato un utile, ma non vincolante, riferimento tecnico
per ottenere rapidamente soluzioni predimensionate sicure e standardizzate,
attraversolaconsultazionediabachietabellechehannoresoagevoleepraticoil
dimensionamento sul campo delle strutture da parte delle squadre dei Vigili del
Fuoconellafasedellemergenzapostsismica.
Glischemiegliabachi,basatisupresuppostitecnicirigorosi,hannomessoafrutto
lingentissimaepreziosaesperienzadeiVigilidelFuoco,acquisitasiainoccasione
del sisma dAbruzzo che nelle passate calamit, attraverso un meccanismo del
tipoworkinprogress.
Nella redazione dei calcoli per il dimensionamento degli elementi strutturali da
impiegare nellesecuzione delle opere provvisionali si sono fatte delle
semplificazioniafavoredisicurezza,perfornireabachidisempliceconsultazione,
senza formule, che riportano le soluzioni standard realizzabili con elementi
facilmentereperibilisulmercato.
Le schede sono state suddivise in diverse sezioni nelle quali sono stati riportati
sinteticamentegliaspettiessenzialicheorientanolasceltaprogettuale:
tipologia di struttura danneggiata e meccanismo di collasso in atto, per
contrastareilqualeloperasirendenecessaria;
indicazioni generali e schemi per dimensionare gli elementi principali e
secondari;
evidenziazione delle criticit, con indicazioni esecutive e particolari
costruttiviperlalorogestione;
istruzioniperlusodiciascunascheda.
Consultando le schede e le istruzioni allegate, i responsabili delle operazioni di
soccorsodeiVigilidelFuoco(ROS)hannopotutoimmediatamentedimensionarei
vari elementi dellopera, individuare il materiale necessario ed iniziare i lavori
dopolapprovvigionamentodelmaterialestesso.
Leschedehannoriscossounnotevolegradimentodapartedinumerosioperatori
dei Vigili del Fuoco, ma anche da professionisti e ditte private, quale agevole
strumento per eseguire le opere provvisionali in emergenza superando lonere,
spessoinsormontabileperragioniditempoedieconomicit,dellaprogettazione
tradizionale attraverso laboriosi calcoli. La possibilit di velocizzare il computo a


Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica 17
1.4IlraccordoconglialtrisoggettidellaProtezioneCivile

pidoperadelmaterialenecessarioallarealizzazioneharesoaltrespiefficacee
standardizzabile il reperimento del materiale, velocizzando il processo
complessivodimessainsicurezza.

1.4 Il raccordo con gli altri soggetti della Protezione


Civile
Lemergenza sisma Abruzzo stata gestita dal Dipartimento di Protezione Civile
conlapplicazionedelmodelloorganizzativodenominatoMetodoAugustusche
prevedelattivazionediunsistemadiComandoeControlloflessibileinrelazione
al tipo di emergenza ed al territorio coinvolto. stato attivato immediatamente
lEMER.COM Comitato Operativo per lEmergenza, un organo collegiale
interdisciplinare,nazionale,costituitodaiverticidelleAmministrazioninazionalie
locali deputate alla gestione dellemergenza, che ha assicurato la direzione
unitariadellintervento.


Figura1.8 Schemadelmodelloorganizzativo.

La funzione DICOMAC, Direzione di Comando e Controllo, stata caratterizzata


dal contatto diretto tra i responsabili di tutti gli Enti coinvolti nella gestione
dellemergenza, esercitandone il coordinamento. Tale organizzazione ha
alleggeritogliiterburocraticiavantaggiodellarapiditdeiprocessidecisionalie
quindidellefficienzaedellefficaciadegliinterventi.
LefunzionidisupportodelMetodoAugustusadottatesonoleseguenti:
tecnicadivalutazioneecensimentodeidanni;
sanit,assistenzasocialeeveterinaria;
volontariato;
struttureoperative/viabilit;
logisticamaterialiemezzi;
coordinamentoconcorsodelleRegioni;


18 Cap.1IVigilidelFuocoelemergenzasismica
1.4IlraccordoconglialtrisoggettidellaProtezioneCivile

telecomunicazioniesupportoinformatico;
serviziessenziali;
massmedaeinformazione;
salvaguardiabeniculturali;
supportogiuridico/amministrativo;
infrastruttureestrutturepostemergenziali;
coordinamentoentilocali;
relazioniinternazionali;
assistenzaallapopolazione,scuola,universit;
tutelaambientale;
comunicazione.

Il COM (Centro Operativo Misto) stata una struttura operativa decentrata,


costituita dai rappresentanti dei comuni e delle strutture operative che hanno
svolto la direzione unitaria dei servizi di emergenza e coordinato a livello
intercomunale gli interventi dei sindaci dei comuni coinvolti. Nel territorio
abruzzese sono stati istituiti 8 Centri Operativi Misti, intercomunali, per la
gestionecapillaredellemergenzasulterritorio.
InquestoarticolatosistemadiProtezioneCivileleesigenzediraccordotraivari
soggettisonosorteprincipalmenteperlapresenzadiunelevatonumerodiedifici
dipregiostoricoartisticoseriamentedanneggiatiedaunaseriediproblematiche
relativeallariaperturadellaviabilitnellacittdellAquila.
Il Ministero per i Beni e le Attivit Culturali stato il soggetto che per primo ha
stimolatoliniziativadicoordinamento,soprattuttoinvirtdellanecessitdidare
una risposta immediata agli innumerevoli problemi che caratterizzano il
patrimonio culturale in caso di calamit. La riposta doveva rientrare tra gli
interventidaeffettuarsinellecondizionioperativedelsoccorsotecnicourgente,in
modo da stabilizzare la situazione fino allavvio degli interventi definitivi che
potevanoessereintrapresisoloalterminedellemergenza.
Inoltre larticolazione delle funzioni del Metodo Augustus ha consentito di
veicolare le richieste allufficio NCP direttamente dalla DICOMAC o tramite la
catenadiComandodeiVigilidelFuoco:DirezioneRegionale,ComandoProvinciale
o Centri Operativi Misti. Anche in questo caso lesigenza era di rispondere alle
istanze provenienti dai Gruppi Tecnici di Supporto (GTS) nei casi di complessit
esecutivaaseguitodiunordinanzasindacale.
Lerichiestesonopervenutealtres,dallufficiodelViceCommissariodelegatoalle
attivitinerentialla messainsicurezzadegliedifici pubblicieprivatidanneggiati
dagli eventi sismici, cos come previsto dallOrdinanza n. 3763 della PCM del 6
maggio2009.


CAPITOLO 2

Lastoria delleopereprovvisionali
delCorpoNazionaleVVF
el Corpo Nazionale VVF
Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF 21
2.1Cennistorici

2.1 Cennistorici
Le prime milizie organizzate per lo spegnimento degli incendi erano gi state
istituitenel289a.C.,comeriportatonegliAnnalesdiTacito.
Da allora si sono sempre avute, a fasi alterne, organizzazioni preposte allo
spegnimentodegliincendi:daiVigilesdeitempidiAugustoallaMilitiaVigilum(33
a.C.); dalle Guardie del Fuoco nel 595, alle dipendenze del re dei Franchi, alle
Gilde associazioni private della fine dellVIII secolo; dalle Guet e GuetRoyal in
FranciadelXIIIsecoloalCorpodellaGuardiadelFuocodiFirenzedel1334ealla
RealeCompagniadeiBrentatoridelPiemontedelReVittorioAmedeodiSavoia.
NapoleoneBonaparte,agliinizidel1800,riformilCorpodelleGardepompesed
esteselasuaorganizzazioneatuttolImpero,compresalItalia.
IPompierivenivanosceltitraartigiani,muratori,fabbri,falegnami,ecc.,chenon
erano solo capaci di spegnere gli incendi, ma erano anche in grado di realizzare
opereparticolaricomeleopereprovvisionali.
Nella seconda met del 1800, per volere del Papa Pio IX, il Corpo dei Vigili del
Fuoco Vaticani ebbe lincarico di posizionare una colonna su un basamento con
quattro statue, appositamente realizzato a Roma in Piazza di Spagna. I Vigili del
Fuocoprogettaronoerealizzaronounaingegnosamacchinaperelevarelacolonna
e realizzarono una poderosa opera provvisionale a forma di castello intorno alle
quattro statue. La colonna serv da piedistallo per la statua della Madonna
Immacolata.
Pochi anni dopo due Vigili del Fuoco romani, con luso delle scale in dotazione,
effettuarono il restauro della sommit del campanile, realizzato nellXI secolo e
alto 90 m, della chiesa di San Mercuriale a Forl. Lincarico ai Vigili del Fuoco fu
dato dal Ministero della Pubblica Istruzione, considerate la pericolosit e
lestrema difficolt di tale realizzazione che ne avevano determinato il rifiuto
allesecuzione da parte degli imprenditori di opere pubbliche della citt e delle
provincelimitrofe.
Esempi di opere provvisionali finalizzate alla messa in sicurezza degli scenari
dellemergenza, soprattutto a seguito di sisma e di crolli, sono rinvenibili nella
documentazionestoricaefotograficadimoltieventi.
LaCasadell'Oratorehasoffertomoltissimo,eperrendersiallamegliosicuroha
riparato provisionalmente con de' Puntelli. Questo stralcio di cronaca del
terremoto della Valtiberina del 30 settembre 1789, raccontato da un cronista di
Citerna,testimonialorigineanticadeipuntellicomeinterventoprovvisionaleper
lamessainsicurezzadegliedificidanneggiatidaunterremoto.
Nellostessoperiodo,aNapoli,nacqueilCorpodeiGenieriPompieri.
Altrefontistoricherisalentiaeventisismicisuccessivicomeadesempioquellodi
Messinadel1908(Figura2.1),diAvezzanodel1915,diAquiloniaeLacedoniadel
1930,delBelicedel1968,confermanoipuntellicomeunicatipologiadintervento
provvisionale adottata nellemergenza sismica. In effetti altre tipologie
dintervento, come i tiranti e le cerchiature dacciaio, erano gi note allepoca,
22 Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF
2.1Cennistorici

tuttavia venivano utilizzate esclusivamente in una fase successiva a quella


dellemergenza, nellambito del processo di consolidamento definitivo della
struttura, attuato dalle imprese edili. Questo aspetto trova conferma nel fatto
che,finoaqualchedecinadiannifa,imanualieledispensedidatticheredattiper
la formazione dei Vigili del Fuoco trattavano i puntelli come unica tipologia
dinterventoprovvisionalenellemergenzasismica.


Figura2.1 Terremoto di Messina e Reggio Calabria del 28 dicembre 1908:
puntellamenti.

Una prima pallida innovazione da parte del CNVVF, si ebbe a seguito del
terremoto del Friuli del 1976. In quelloccasione alcune squadre di Pompieri,
composte in parte da capaci carpentieri, operarono interventi provvisionali
facendoricorsoatirantimetallicietravidilegno,questultimeconlafunzionedi
elementodiritegno(Figura2.2).
Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF 23
2.1Cennistorici


Figura2.2 SchemadiprimiinterventiprovvisionalicontirantirealizzatidasquadreVVF
aGemona(UD)inoccasionedelterremotodel6maggio1976inFriuli.

Tuttavia,ilsuccessivosismadel23novembre1980checolplIrpiniaelaBasilicata
non segn da questo punto di vista una svolta nel campo delle opere di primo
intervento; le squadre dei Vigili del Fuoco operarono quasi esclusivamente con i
puntelli, che continuarono a realizzare con materiali reperiti sul luogo a causa
delle indiscutibili difficolt di approvvigionamento dallesterno. Questo aspetto
determinunainevitabiledisomogeneitdeipuntellirealizzatidallevariesquadre
deiVigilidelFuoco.
Un primo grande passo verso lutilizzo di tecniche innovative venne compiuto in
occasione del terremoto che il 26 settembre 1997 colp le regioni Umbria e
Marche. Fu il primo evento sismico significativo a cui parteciparono i nuclei
specialistici VVFSAF (soccorso Speleo Alpino Fluviale) e furono proprio questi
nuclei ad intervenire sulle strutture alte (torri, campanili e ciminiere) utilizzando
cavi dacciaio e fasce in poliestere, di pi agevole utilizzo e rapidit di messa in
opera, per le cerchiature effettuate in quota con lausilio di autoscale e
piattaformeindotazione(Figura2.3).
Ci nonostante i puntelli tradizionali di sostegno, ritegno e contrasto, furono
ancora una volta realizzati con poca omogeneit e, in alcuni casi, rimasero
incompiuti, a causa della scarsit di materia prima e della mancanza di una
specificalineaguida,chehalasciatoaciascunasquadraeairelativifunzionarila
massimalibertnellescelteprogettualiedesecutive.
Una prima azione in tal senso fu la pubblicazione, da parte dellAgenzia di
Protezione Civile, Servizio Sismico Nazionale, del testo Le opere provvisionali
nellemergenzasismica,diM.Bellizzi(2000).
24 Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF
2.1Cennistorici


Figura2.3 Intervento provvisionale delle squadre VVF SAF alla torre civica di Foligno
(PG)inoccasionedelterremotodel26settembre1997.

Inoltrefuronoredattedalprof.Dolce(delGruppoNazionaleDifesadaiTerremoti
GNDT) e dalling. DiPasquale (del Servizio Sismico Nazionale) per il Comitato
TecnicoScientificoistituitoinoccasionedelterremotodelPollinodel9settembre
1998, le Raccomandazioni per le opere di messa in sicurezza, particolarmente
importantinelcampodelmiglioramentodelletecnichedinterventoprovvisionale
postsisma.
Tali Raccomandazioni contengono un confronto tra i comportamenti delle
puntellatureedelletirantaturemetallichesottolazionesismica.
Tra le altre cose, nel documento venne sottolineato che i tiranti metallici, a
differenza dei puntelli, risultano pienamente efficaci ai fini della resistenza
delledificio a ulteriori scosse sismiche, permettendo di conseguire, se ben fatti,
una sicurezza addirittura superiore a quella della struttura originaria priva di
tiranti,grazieallacapacitdiquestiultimidifavorireilcomportamentoscatolare
dinsiemedellorganismostrutturale.
Queste raccomandazioni trovarono concorde il CNVVF, tanto vero che, a
distanza di poco tempo, ling.Parisi, allora Direttore dellISA (Istituto Superiore
Antincendi), e larch. Martoni, allora funzionario del comando VVF di Milano,
elaboraronoafinididatticilaTabella2.1perlacomparazionetralecaratteristiche
comportamentalideitirantiinacciaioeipuntelliinlegno.
Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF 25
2.1Cennistorici

Tabella2.1 Tabella comparativa tra il consolidamento con luso di tiranti metallici e


quelloconlusodipuntelliinlegno.

Consolidamentoconlusodi Consolidamentoconlusodi
tirantimetallici puntelliinlegno
Funzionaatrazione Funzionaacompressione
Raddoppialeforzedelsisma
Nonalteraleforzedelsisma
(Fpuntello=Fsisma/sen30=2Fsisma)
Realizzaunvincolobilaterale Realizzaunvincolounilaterale
Nonprovocaeffettodimartellamento Provocaeffettodimartellamento
calcolabilelintensitdelleforze Noncalcolabilelintensitdelleforze
applicate applicate
economico Costamediamenteil300%inpi
rapido laborioso
Noncambiaassetto Pucambiarelassettoduranteilsisma
durevoleneltempo Sialteraneltempo

Ildocumentononcontienepersoluzionintabelleperildimensionamentodelle
diversetipologiediopereprovvisionali.
Successivamentelostessoprof.Dolce, percontodellUniversit degliStudidella
Basilicata,pubblicilmanualeOPUS,presentatoufficialmentenellanno2006(si
vedaDolceetal.,2006).
Ildocumentocostituisceunriferimento,diindiscussavalidit,perlarealizzazione
diopereprovvisionali,completodisoluzionieditabelleperildimensionamento
dellediversetipologiedioperepreviste.
Nel 2003 la Direzione Regionale VVF Piemonte costitu il Gruppo Opere
Provvisionali(GOP)delPiemontecoordinatodallarch.Sasso,giviceComandante
ad Asti, che produsse un manuale per le opere provvisionali pi semplici,
completoditecnicheSAFediindicazionisuicriteridicalcolo.Nellostessoanno,a
seguito del terremoto verificatosi nella provincia di Alessandria, che colp in
particolare il Comune di Novi Ligure e alcuni paesi del circondario, la Direzione
Regionale VVF Piemonte costitu un gruppo di lavoro misto con i Comandi di
AlessandriaeAstiche,incollaborazioneconleUniversitdiTorinoediGenova,
procedettealmonitoraggioealrilevamentodeidannisuunastrutturapregevole
perarteestorianelComunediGavi.
Nel 2007 la Direzione Centrale per la Formazione del CNVVF, con a capo ling.
Basti,incaricungruppodilavoroVVFperlelaborazionediunanuovadispensain
materia di costruzioni, dissesti statici e opere provvisionali. Il gruppo di lavoro
elabor un documento completo che, per la prima volta, aveva previsto di
riservare una parte del corso allapprendimento delle manualit applicate alle
soluzioniteorichepresceltenellarealizzazionedeipuntelli.
La naturale conseguenza di questo lavoro stata listituzione di corsi di
formazioneperilpersonalepermanente,giinserviziopressodiversiComandidei
26 Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF
2.2Rassegnafotografica

Vigili del Fuoco sul territorio nazionale, progettati specificamente allinsegna del
nuovomodulodidattico,chehariscossoungeneraleapprezzamentoperlanuova
metodologiadiinsegnamento.
Detta attivit si rivelata molto efficace per la realizzazione delle opere
provvisionali necessarie alla messa in sicurezza delle costruzioni a seguito del
terremotodellAquiladel6aprile2009,poichilpersonalecheavevafrequentato
i corsi ha realizzato le opere provvisionali con maggiori competenza e celerit,
rispetto al rimanente personale che non aveva frequentato gli stessi corsi e che
comunque, per esigenze del soccorso tecnico urgente, stato chiamato a
realizzarelestessetipologiediopere.
Mancava tuttavia una trattazione sistematica di standardizzazione e di supporto
operativosulcampo.
A seguito del terremoto dellAquila, il Direttore Centrale per lEmergenza del
CNVVF,memoredellavorosvoltoallaDirezioneCentraleFormazioneeperdare
continuitallostessonelloscenarioemergenziale,hapropostoalCapodelCNVVF
di costituire, presso la Direzione Regionale VVF dellAbruzzo, il Nucleo
Coordinamento delle Opere Provvisionali (NCP) con lincarico di garantire
luniformitnellarealizzazionedegliinterventiprovvisionalieffettuatidaiVigilidel
Fuocoemonitorarnelostatodavanzamento.LincaricodiorganizzareilNucleo
stato affidato a tre dirigenti del CNVVF, ingegneri Cavriani, Mannino e Munaro,
che a rotazione hanno diretto e coordinato lattivit del Nucleo stesso dai primi
giorni dopo levento sismico coadiuvati da altri dirigenti e funzionari del Corpo
Nazionale.
Il Nucleo si avvalso del supporto scientifico del prof. Grimaz dellUniversit di
Udine che ha ideato e messo a punto, anche operando sul campo, gli strumenti
tecnicoscientifici per la realizzazione degli interventi, coordinando uno specifico
gruppodilavoro.

2.2 Rassegnafotografica
Di seguito si riporta una esemplificazione delle opere provvisionali realizzate dal
Corpo Nazionale in occasione di terremoti che si sono verificati negli ultimi
decenni in Italia. Il primo evento sismico per il quale disponibile una
documentazionefotograficaorganicaquellodelFriulidel1976.
Da questa sequenza storica possibile cogliere levoluzione che hanno avuto i
metodi e le tecniche di puntellamento; ogni evento sismico ha rappresentato
unoccasionedicrescitadelknowhowdelsettore.
Leimmaginisonocommentaterispettoaglistandardoperativietecnicoscientifici
attuali.
Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF 27
2.2Rassegnafotografica

TerremotoFriuli1976

Puntellaturadiritegno.
Le puntellature sono costituite da
puntelli formati da puntoni inclinati
impostatiaterrasutravedicontrasto,
poggianti su ritti verticali posti contro
la parete da presidiare. I singoli
puntelli sono collegati da elementi di
controventaturalaterale.

Fonte:E.AriuComandoVVFTorino

TerremotoFriuli1976
Puntellaturadiritegno.Particolare.
Il collegamento in testa dei puntoni
realizzato con una graffa metallica (o
cambra) e da una tavola di contrasto
chiodata sul ritto. Tale collegamento
era largamente usato in Friuli per la
formazionedeinodidellecapriatedei
tetti.

Fonte:E.AriuComandoVVFTorino

TerremotoFriuli1976
Puntellaturadiritegno.Particolare.
I ritti delle puntellature sono posti in
corrispondenza dei maschi murari.
Grandi interassi tra i puntelli
determinano la presenza di
controventatureligneeattealavorare
solo a trazione la cui efficacia
affidata alla tenuta della chiodatura
alleestremit.

Fonte:E.AriuComandoVVFTorino


28 Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF
2.2Rassegnafotografica

TerremotoFriuli1976

Puntellaturadiritegno.Sicurezza.
Le puntellature sono costruite
assemblando i vari elementi
direttamentearidossodellapareteda
presidiare.Durantelarealizzazionegli
operatori stazionano in zone che, in
caso di sisma, possono essere
interessate da crolli e lavorano in
condizioni operative che rendono
difficile il rapido allontanamento in
casodinecessit.

Fonte:E.AriuComandoVVFTorino

TerremotoFriuli1976
Tirantatura di facciata e centinatura
archi.
Lafacciatatrattenutadaunsistema
ditravierittiancoratiacaviinacciaio
passanti attraverso le finestre. Gli
archi del loggiato al piano terra sono
presidiatidacentinaturechescaricano
a terra concentrando il carico in
mezzeria.

Fonte:E.AriuComandoVVFTorino

TerremotoFriuli1976
Puntellaturadicontrasto.
Pareti con cinematismi fuori piano in
attosonopresidiatedapuntellaturedi
contrasto che scaricano su pareti di
edifici prospicenti. Gli elementi di
contrasto presentano una luce libera
di inflessione pari alla larghezza della
strada. Si deve tuttavia tener conto
della necessit di realizzare
lintervento in tempi rapidi viste le
precarie condizioni di sicurezza del
sito.

Fonte:E.AriuComandoVVFTorino


Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF 29
2.2Rassegnafotografica

TerremotoIrpinia1980

Puntellaturadiritegno.
Puntoni di grande lunghezza, formati
da elementi accoppiati e calastrellati,
raggiungono una quota di imposta
elevata e sono collegati ai ritti
verticali. Il controventamento laterale
avviene con un sistema di croci di
SantAndreachenonscaricanoainodi.

Fonte:E.AriuComandoVVFTorino

TerremotoUmbriaeMarche1997
Puntellaturadiritegno.
Puntellaturadiritegnoconpresenzadi
puntoni multipli di grande lunghezza
convergenti alla base ed impostati su
ritti verticali poggianti sulla parete da
presidiare.Ilpassodellepuntellature
relativamente piccolo. I puntoni pi
lunghi sono rompitrattati da saette.
Una riduzione della luce libera dei
puntelli, per evitare sbandamenti
laterali, risulta realizzata solo per i
puntoninellazonapicentrale.

Fonte:ServiziodiDocumentazioneerelazio
relazioneesternedelCNVVF

TerremotoUmbriaeMarche1997
Puntellaturadiritegnodangolo.
Puntellaturaformatadapuntonisnelli
di grande lunghezza convergenti alla
base ed impostati su ritti verticali
poggianti sulle due pareti ortogonali
da presidiare. I puntoni sono
reciprocamente collegati da elementi
di accoppiamento nel piano della
puntellatura. La soluzione di contro
ventatura adottata riduce la luce
libera dei puntelli solo per il puntone
centrale.

Fonte:ServiziodiDocumentazioneerelazio
neesternedelCNVVF


30 Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF
2.2Rassegnafotografica

TerremotoUmbriaeMarche1997

Puntellaturadiritegno.Particolare.
Il sistema di contrasto a terra
realizzato infiggendo nel terreno
spezzoni di tubo Innocenti lunghi
circa100cm,aiqualivieneaddossata
una trave in legno, sulla quale
vengonoimpostatiipuntoni.

Fonte:ServiziodiDocumentazioneerelazio
neesternedelCNVVF

TerremotoUmbriaeMarche1997
Puntellaturadiritegno.
La doppia puntellatura in zona
dangolo formata da puntoni
poggianti su ritto verticale e collegati
con semplice chiodatura. I puntoni
non sono rompitrattati e la
puntellatura nel suo insieme non
lateralmentestabilizzata.Efficacepare
invece la soluzione adottata per lo
scaricoaterradeipuntoni.

Fonte:ServiziodiDocumentazioneerelazio
neesternedelCNVVF

TerremotoUmbriaeMarche1997
Puntellaturadicontrasto.
La puntellatura di contrasto
costituita da puntoni impostati su
elementi poggiati sulla parete da
presidiare, organizzati in modo da
scaricare sulla parete prospicente. Le
soluzioni per stabilizzare i singoli
elementi dellopera sono alquanto
precarie.Ilpassaggiointerdettodalla
presenzadelloperaprovvisionale.

Fonte:ServiziodiDocumentazioneerelazio
neesternedelCNVVF


Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF 31
2.2Rassegnafotografica

TerremotoUmbriaeMarche1997

Puntellaturadicontrasto.
Puntellatura di contrasto organizzata
in modo da consentire il passaggio
protetto lungo la via tra gli edifici.
Linterventodibuonafattura.

Fonte:ServiziodiDocumentazioneerelazio
neesternedelCNVVF

TerremotoUmbriaeMarche1997
Puntellaturadicontrasto.
La puntellatura di contrasto
costituita da un puntone orizzontale
singolo. Lintervento risulta non solo
palesemente sottodimensionato ma
anche incapace di automantenersi in
operaincasodisisma.

Fonte:ServiziodiDocumentazioneerelazio
neesternedelCNVVF

TerremotoUmbriaeMarche1997
Centinaturadivolta.
Centinatura di volta organizzata con
due saette che scaricano su ritto
centrale che, poggiando a terra, si
sviluppa a tutta altezza. I ritti,
relativamentesnelliedesili,sonosolo
debolmente controventati nella
direzionedellassedellavolta.

Fonte:ServiziodiDocumentazioneerelazio
neesternedelCNVVF


32 Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF
2.2Rassegnafotografica

TerremotoUmbriaeMarche1997

Centinaturaarco.
Larco sostenuto da una serie di tre
puntelli che convergono a terra nella
zona centrale dellapertura. Il
trasferimento del carico avviene
tramite le sole zone di appoggio
puntuale dei puntelli allintradosso
dellarco.Lariduzionedellalucelibera
di inflessione dei puntelli realizzata
soloperunadirezione.

Fonte:ServiziodiDocumentazioneerelazio
neesternedelCNVVF

TerremotoUmbriaeMarche1997
Cerchiaturatorre.
Uno deiprimi interventi realizzati con
sistema tubi e giunti. Si notino le
tecniche di assicurazione degli
operatori antesignane delle moderne
procedureSAF.

Fonte:ServiziodiDocumentazioneerelazio
neesternedelCNVVF

TerremotoUmbriaeMarche1997
Puntellaturediritegnoecontrasto.
La puntellatura di ritegno
organizzata con scarico in falso dei
puntelli superiori su quelli inferiori,
meno inclinati. Lopera solo
debolmente controventata. La
puntellaturadicontrastoorganizzata
con appoggi fino a terra in modo da
noncreareinstabilitglobaliincasodi
sisma. I puntelli che trasferiscono il
caricorisultanotuttaviarelativamente
esili in rapporto alle loro luci liberedi
inflessione.
Fonte:ServiziodiDocumentazioneerelazio
neesternedelCNVVF


Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF 33
2.2Rassegnafotografica

TerremotoAlessandria2000

Puntellaturaritegno.
Lapuntellaturaformatadalsoloritto
verticale e due puntoni inclinati
impostatisutravedicontrastoaterra.
Ipuntonisonotagliatiintestainmodo
da poggiare direttamente sul ritto e
sono bloccati superiormente da una
tavoletta chiodata. Sono assenti
controventature atte a garantire la
stabilitlateraledellopera.

Fonte:CentroDocumentazioneComando
VVFAlessandria

TerremotoAlessandria2000
Cerchiaturatorrecampanaria.
La cerchiatura effettuata con fasce
a cricchettoin poliestere. Non sono
presenti ripartitori metallici e la
sbadacchiatura dei vani non
completa per la presenza delle
campanenelleaperture.

Fonte:CentroDocumentazioneComando
VVFAlessandria

TerremotoAlessandria2000
Cerchiaturacupolacampanile.
Tipico intervento realizzato con
tecniche SAFmediante posizionamen
todifasceinpoliestereacricchetto
sullatoesterno.

Fonte:CentroDocumentazioneComando
VVFAlessandria


34 Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF
2.2Rassegnafotografica

TerremotoMolise2002

Puntellaturadicontrastoeritegno.
La puntellatura di contrasto
organizzata in scarico sulla parete
prospiciente. Nella parte bassa
presente una puntellatura di ritegno
che lascia comunque libero il
passaggio. Il puntello di ritegno in
primo piano privo di elementi di
stabilizzazionelaterale.

Fonte:CentroDocumentazioneComando
VVFAlessandria

TerremotoMolise2002
Puntellaturadiritegno.
La puntellatura presenta ripartitori
orizzontali che garantiscono un
miglioretrasferimentodelcaricodalla
parete allopera provvisionale. La
riduzione della luce libera di
inflessione dei puntoni realizzata in
entrambeledirezioni.

Fonte:CentroDocumentazioneComando
VVFAlessandria

TerremotoMolise2002
Puntellodiritegnointubiegiunti.
Lapuntellaturadiritegno,realizzatain
tubi e giunti, ha lindubbio vantaggio
della modularit e della facilit di as
semblaggio. Richiede tuttavia una at
tenta progettazione della configura
zionestrutturaleeunbuonancoraggio
aterra.

Fonte:CentroDocumentazioneComando
VVFAlessandria


Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF 35
2.2Rassegnafotografica

TerremotoMolise2002

Puntellaturadiritegnozoppo.
Per ridurre lingombro sulla strada la
puntellatura stata organizzata in
modo zoppo. La spinta della parete
scaricata a terra mediante
tirantatura in acciaio (si veda il
particolare). I pali di blocco sono
soggetti alle sollecitazioni causate
dalleccentricit tra scarico dei
puntonietirantinacciaio.

Fonte:CentroDocumentazioneComandiVVF
CampobassoeIsernia

TerremotoMolise2002
Cinturazioneesterna.
Cinturazioneesternamultiplaconcavi
in acciaio e morsetti. Gli spigoli sono
protettidatavoleinlegnosucuisono
applicati degli angolari in acciaio di
ripartizionedelcarico.

Fonte:CentroDocumentazioneComandiVVF
CampobassoeIsernia

TerremotoMolise2002
Centinaturavolta.
La centina organizzata per
raccogliere il carico in modo
distribuitosututtolarco.Loscaricoa
terra avviene tramite due coppie di
puntonidivergentiinmododalasciare
liberoilpassaggio.

Fonte:CentroDocumentazioneComandiVVF
CampobassoeIsernia


36 Cap.2LastoriadelleopereprovvisionalidelCorpoNazionaleVVF
2.2Rassegnafotografica

TerremotoMolise2002

Puntellaturadicontrastoaportale.
La puntellatura di contrasto
organizzata in modo da formare un
portale. I puntoni della parte
superiore scaricano in falso in
mezzeria dellelemento orizzontale di
collegamentoaquotapibassa.Sono
assentielementidicontroventamento
laterale.

Fonte:CentroDocumentazioneComandiVVF
CampobassoeIsernia

TerremotoMolise2002
Puntellamentodicontrasto.
Particolare.
Il blocco di puntoni sui ritti avviene
mediante tavoletta chiodata. La
resistenza dellintero presidio
affidata allefficacia del giunto ossia
allatenutadeichiodidifissaggiodelle
tavolette.

Fonte:CentroDocumentazioneComandiVVF
CampobassoeIsernia

TerremotoMolise2002
Puntellaturadiritegnodangolo.
Lopera composta da tre puntelli a
fasci convergenti collegati trasversal
mente.Labasediappoggiodeipunto
ni interrata. Il trasferimento del
carico in sommit affidato alla
tenuta di tavolette chiodate sui
tavolonidiripartizione.

Fonte:CentroDocumentazioneComandiVVF
CampobassoeIsernia


CAPITOLO 3

Lastandardizzazione
d
delle
delleopereprovvisionali
opere provvisionali
Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali 39
3.1LeschedeSTOP

3.1 LeschedeSTOP
LoscenariogeneratosidopoilterremotodellAquilahaevidenziatolanecessitdi
mettereinsicurezzagliedificiancheconilfinediripristinarelaviabilitprincipale
compromessadapotenzialicrolli.Cisitrovatinellacondizionediagiresularga
scala e in scenari operativi critici, il che ha richiesto rapidit, efficacia e, per
quanto possibile, uniformit dazione. La risposta dunque stata, giocoforza, la
messainattodiunapluralitcoordinatadiinterventidisoccorsotecnicourgente.
Listituzione del Nucleo di Coordinamento delle Opere Provvisionali ha risposto
allesigenzadiattuare,dapartedeiVigilidelFuoco,unamassicciaedestesaopera
di messa in sicurezza del patrimonio edilizio abruzzese colpito dal terremoto
dellaprile 2009. Tra i mandati affidati a tale Nucleo vi erano quelli di garantire
luniformit nelle realizzazioni delle opere provvisionali ed elaborare standard
progettualiesoluzionitipoperrenderepirapideedefficacileoperazioni.
Alfinediraggiungeretaliobiettivi,ilNucleohacondottounanalisipreliminaredel
problema, sviluppata sulla base di osservazioni sul campo, con lo scopo di
individuare le esigenze e le criticit operative. I risultati dellanalisi hanno
consentitodiindividuarelestrategiediazionenellambitodiunaspecificafilosofia
diprogetto.
Leesigenzeriscontratehannoevidenziatolanecessitdi:
fornireindicazionipratichesulpianorealizzativo;
mettere a punto strumenti pompieristici, ossia utilizzabili dai Vigili del
Fuoconelcontestodiemergenzapostsisma;
fornire soluzioni precodificate applicabili su larga scala, individuando
soluzionitipo,associateascenaridiriferimento.
Le valutazioni derivanti dallanalisi preliminare hanno suggerito la progettazione
di strumenti di supporto alle decisioni utili anche, e soprattutto, nella fase
realizzativadegliinterventi.Nellelaborazionesonostatiadottatiiseguenticriteri
progettuali:
messa a punto di schede tecniche per la realizzazione delle opere
provvisionali(STOPSchedeTecnichedelleOpereProvvisionali);
progettazione inversa e contestualizzata, ossia ricerca di soluzioni
progettuali definite a partire dai materiali e dalle tecniche disponibili, e
nonviceversacomeavvienenellaprogettazioneordinaria;
capitalizzazione del knowhow del CNVVF per la sistematizzazione e
diffusionedelleconoscenze.

3.1.1 FilosofiadiprogettodelleschedeSTOP
La progettazione delle schede STOP stata impostata tenendo conto,
innanzitutto, dello scenario nellambito del quale le schede dovevano essere

40 Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali
3.1LeschedeSTOP

utilizzate la fase di emergenza post sisma e delle relative condizioni al


contorno.
Lafilosofiadiprogettohaportatoquindiaconcepireleschedecomestrumentidi
supporto alle decisioni nelle diverse fasi, dalla pianificazione degli interventi alla
lororealizzazione,inmododarisponderealleseguentiesigenze:
spiegare agli operatori che intervengono sul campo lobiettivo che si
intende perseguire con linstallazione di una determinata opera
provvisionale e i criteri che devono essere adottati per la scelta della
tipologiaeperlacorrettarealizzazionedellopera;
evidenziare i punti di criticit su cui porre maggiore attenzione per
garantirelefficaciadellopera;
tenerecontodeiproblemidisicurezzadeglioperatoridurantetuttelefasi
realizzative;
fornire dettagli costruttivi, con particolare riferimento agli aspetti di
maggiorecriticit;
velocizzare e standardizzare le operazioni di messa in sicurezza anche al
fineditenercontodegliavvicendamentitralesquadreoperanti.
Le esigenze di sicurezza, gli scenari e le particolari condizioni operative hanno
portato a definire specifici criteri generali di progetto. Tali criteri, in particolare,
hannocercatoditenerconto:
dellattenzione alla sicurezza degli operatori chiamati ad operare in una
faseincuipossonoripetersiscosse,ancheviolente;
delle condizioni operative in cui i Vigili del Fuoco sono chiamati ad
operare;
dellanecessitdiricercaresoluzioniriferiteascenaritipo,conservativee
capacidigarantiremodularitesemplicitesecutiva;
del dimensionamento riferito ad unazione sismica di riferimento per
ambititerritorialiomogenei;
dellattenzionedaprestareaipunticritici,qualiigiuntifralemembrature
delleopereprovvisionali.
Inoltre,afrontedellenecessitdimettereinsicurezzagliedificiintempilimitati,
con maestranze dei Vigili del Fuoco che operano secondo turni che comportano
avvicendamentidurantelarealizzazionediunastessaoperaeinunambientedi
lavoroarischio,sioptatoper:
definire soluzioni tipo in modo da uniformare modalit e tecniche
realizzative e facilitare i passaggi di consegne negli avvicendamenti del
personale;
semplificare quanto pi possibile la scelta dei materiali da utilizzare
tenendocontodifattoriqualisemplicereperibilitemanovrabilit;
Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali 41
3.1LeschedeSTOP

semplificare quanto pi possibile le soluzioni ed i particolari costruttivi,


utilizzando, ad esempio, travi a sezione quadrata dimensionate con
riferimento allelemento maggiormente sollecitato, in modo tale da
rendere notevolmente pi semplice la realizzazione dei giunti e il
computoapidoperadelmaterialenecessarioperlasuarealizzazione;
semplificarelafaserealizzativa(preparazioneemontaggio)cercando,per
quanto possibile, di operare in condizioni di sicurezza preferendo il pre
assemblaggiodellopera,odipartidiessa,inzonadisicurezza.
Infine, per facilitarne lutilizzo operativo, le schede sono state strutturate
seguendo i punti chiave del ragionamento da porre in atto sul campo, e quindi
organizzatesecondoiseguentitrestepsfondamentali:
1. sceltadellatipologiadiopera,sullabasediunpreliminarericonoscimento
delcinematismodapresidiare;
2. dimensionamentodellopera,conlausiliodiopportuniabachietabelle;
3. esecuzione, supportata da avvertimenti sulle criticit globali e locali da
gestire,daindicazionisuiparticolaricostruttividaadottarepereliminare
ocontrollarelecriticitedaavvertenzedicaratteregeneraleospecifico
daseguireperunacorrettarealizzazione.

Riconoscimento
Riconoscimentodel
deldissesto
dissestoeedel
delcinematismo
cinematismoda
dapresidiare
presidiare
scelta

Supporto
Supportoalla
allascelta
sceltadel
deltipo
tipodidipresidio
presidio
dimensionamento

Individuazione
Individuazionedella
dellaschema
schematipo
tipopre-codificato
pre-codificato

Abachi
Abachieetabelle
tabelledididimensionamento
dimensionamento

Warnings
Warningssulle
sullecriticit
criticitglobali
globalieelocali
localida
dagestire
gestire
esecuzione

Particolari
Particolaricostruttivi
costruttivi

Indicazioni
Indicazionioperative
operative

Scheda STOP Istruzioni


Istruzioniduso
duso

Figura3.1 StrutturalogicadelleschedeSTOP.

Le considerazioni sopra esposte e la necessit di standardizzare quanto pi


possibile lopera hanno suggerito di ricorrere ad una preprogettazione delle
opereperscenaridiriferimento.Ci,comesivedrinseguito,haconsentitodi
pervenireal VademecumSTOPchepuessereinterpretato comeunasortadi
catalogo di opere predimensionate in funzione di specifiche richieste
prestazionali e di determinate variabili geometrico/tipologiche osservabili sul
campo.Talestrumentocostituisceilriferimentodirapidoutilizzoperidentificare
la soluzione da adottare una volta caratterizzate le variabili richieste dallo
specificoproblemadaaffrontare.

42 Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali
3.2Criterigeneralidiprogetto

3.2 Criterigeneralidiprogetto
Icriterigeneralidiprogettosonostaticoncepititenendocontodellanecessitdi
procedereconlaprogettazionecontestualizzatadiinterventitecniciurgenti.
Si optato, quindi, per lindividuazione di soluzioni standardizzate, definite
attraverso una preventiva tipizzazione e dimensionamento delle opere per
scenari di riferimento, tenendo conto sia del contesto operativo sia delle
tempistichedirealizzazione.

SCENARIO EMERGENZA POST SISMA


Obiettivo
MESSA IN SICUREZZA
EDIFICI E RIPRISTINO VIABILIT
Condizioni Esigenze

Larga scala Rapidit


Scenari critici Efficacia
Uniformit
RISPOSTA

TIPOLOGIA INTERVENTI DI
INTERVENTO SOCCORSO TECNICO URGENTE

Scenari di riferimento Contesto operativo


Standardizzazione

scenario DI AZIONE MEZZI E


PARAMETRI DI PROGETTO

CONDIZIONI AL CONTORNO
Azione di riferimento TECNOLOGIE
Effetti di sito Vigili del fuoco

scenario SICUREZZA
GEOMETRICO fattibilit
STRUTTURALE operativit
dimensioni
spessori
cinematismi MATERIALI
disponibilit
compatibilit
tipologia
Classificazione
Pre-dimensionamento

STRUMENTO
SCHEDE STOP
OPERATIVO

Figura3.2 SchemalogicodeicriteridiprogettodelleschedeSTOP.
Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali 43
3.2Criterigeneralidiprogetto

Ulteriori elementi considerati nella progettazione delle opere provvisionali sono


legatialleseguentiproblematiche:
lacompatibilitdeimaterialiinrelazioneaibenievaloridatutelare;
laspecificitdelleattrezzatureedelletecnichediinterventodeiVigilidel
Fuoco;
lasicurezzadeglioperatori,siainrapportoallafattibilitsiaalloperativit
legataaltipodimaterialidisponibili.
Prendendo in considerazione tutti questi elementi si proceduto con la
preventivaclassificazionedicasisticherappresentative,ladefinizionedisoluzioni
tipo e il relativo predimensionamento; infine sono state elaborate le relative
schedetecnichecontenutenelVademecumSTOP.
Nel seguito si descrivono, con maggiore dettaglio, i criteri adottati nei
procedimenti di standardizzazione e dimensionamento, con particolare
rifermentoalleazionidiprogettoeaimateriali.

3.2.1 Azionesismicadiriferimento
Un terremoto distruttivo che comporta danni alle strutture tali da richiedere
interventidimessainsicurezza,ancheconlimpiegodiopereprovvisionali,solleva
lanecessitdidefinirelazionerispettoallaqualelestesseoperedevonoessere
dimensionate.
Solitamente,perdefinirecondizionidisicurezzadipartistrategichedelterritorio
(adesempiolaviabilitprincipale)operobiettividisalvaguardiadeibenistorico
monumentali, tali opere devono essere realizzate gi dalle prime fasi
dellemergenzasismica.
Da un punto di vista funzionale, infatti, lopera provvisionale per la messa in
sicurezzadellecostruzionidanneggiatehalafinalitdicontrapporsiallaulteriore
mobilitazione dei cinematismi attivati e contenere, per quanto possibile, la
prosecuzione del danno evitando quanto meno il crollo, ovvero fungere da
elemento protettivo di aree operative o che permettono lo svolgimento di
funzionistrategiche.
Se lopera realizzata gi nella fase dellemergenza sismica, la sua prestazione
deveessere riferitaallesollecitazioni chesipossonoprodurre nelbreveperiodo
dopo la scossa principale. Lazione di progetto da considerare nel
dimensionamento delle opere provvisionali deve, pertanto, essere riferita alle
ulteriori azioni sismiche ragionevolmente prevedibili nella fase temporale
immediatamentesuccessivaallasuainstallazionenellareadiintervento.
Qualoralarealizzazioneavvenganellafaseimmediatamentepostevento,quasi
certo che lopera provvisionale installata sar pi volte chiamata a reagire ad
ulteriori azioni sismiche severe, tanto pi quanto la scossa principale stata
violenta e tanto pi quanto lopera provvisionale installata nel breve periodo
rispettoallascossaprincipale.

44 Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali
3.2Criterigeneralidiprogetto

Qual dunque lazione sismica da porre alla base del dimensionamento


dellopera?Alriguardolesperienzainsegnachedopounterremotodistruttivosi
susseguono altre scosse violente la cui intensit, solitamente, non supera quella
della scossa principale, a meno che non si attivino altri terremoti in zone
sismogenetiche limitrofe. In tale fase acuta, gli ipocentri delle varie scosse
interessanodiversepartidellafagliaosistemadifaglieattivate.
Partendo da tali considerazioni, un criterio che pu essere seguito per definire
lentitdellazionerispettoallaqualeprogettareleoperechevengonoinstallate
nel breve termine pu essere quello di considerare unazione paragonabile a
quella che ha determinato il danno che ha richiesto lintroduzione dellopera
provvisionale.
Pare invece meno adeguato seguire il criterio adottato dalla normativa
antisismica, riferito a valori derivati da analisi di hazard probabilistico, per due
principaliragioni:
a) levento principale gi avvenuto e potrebbe essersi rivelato diverso da
quelloprevistonelleanalisidihazard;
b) si esce dal campo delle valutazioni probabilistiche a medio e lungo
termine e si entra in quello delle osservazioni postevento nel breve
termine.

foreshoks aftershoks

tfa mesi
mainshok

t0 t1 t2 anni
(HAZARD)
terremoto terremoto terremoto
violento nonviolento violento
Figura3.3 Le valutazioni di hazard si basano su calcoli probabilistici degli eventi
mainshoknellungotermineneiqualinonsiconsideranogliaftershocks.Per
la definizione delle azioni sismiche attese nella fase dellemergenza post
sismica le previsioni di hazard perdono di significativit ed pi corretto
riferirsiacriterimacrosismici.

Inassenzadidatistrumentaliestesisulterritorio,unaquantificazionedellazione
sismicaeffettivamenteassociataalleventoprincipalepuesserederivatapervia
empirica a partire dal grado di intensit macrosismica osservato nellarea di
intervento.
Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali 45
3.2Criterigeneralidiprogetto

I valori di intensit possono, infatti, essere empiricamente correlati a valori


rappresentativi di accelerazione al suolo. La necessit di introdurre opere
provvisionali pu essere associata al grado di intensit macrosismica risentita.
Lesigenzadiinstallazionesarpuntualenelleareechehannoregistratoungrado
di intensit macrosismica inferiore a VIII MCS e pi generalizzata nelle aree
caratterizzatedaunintensitmacrosismicasuperioreaVIIIMCS.
Dalta parte, lintervento urgente ed esteso su un territorio colpito da un
terremoto distruttivo abbisogna, gi nel breve periodo, di criteri pragmatici per
lindividuazionedisoluzioniapplicabilisulargascala.
Tutto questo ha suggerito la definizione di una strategia basata su soluzioni
progettuali standardizzate, dimensionate con riferimento a due classi
prestazionali,rapportatealleintensitmacrosismicheosservate.
In particolare, valutando le varie relazioni empiriche proposte in letteratura che
correlano lintensit macrosismica con accelerazione al suolo, si optato per un
dimensionamentodelleopereprovvisionaliconriferimentoaduelivellidiazione
sismica, corrispondenti a diversi range di intensit macrosismica registrata o
attesanelbreveperiodo.
1.0
0.8
0.8
0.7
0.6 Azione di riferimento
classe prestazionale A
0.5 0.50
Azione di riferimento
0.4 0.36 classe prestazionale B

0.3

0.2
PGA (g)

0.1

Faccioli e Cauzzi (2006)

Margottini et al. (1992) Loc.


Gmez Capera et al. (2007)
DB4 LS medio

Gmez Capera et al. (2007)


DB4 GOR medio
Campo di variazione
di DB4 LS e di DB4 GOR

Range dintensit macrosismica


associato a danneggiamenti che
richiedono interventi di messa in sicurezza

4 5 6 7 8 9 10 11
Intensit (MCS)
Figura3.4 Relazioniempirichetraintensitmacrosismicaeaccelerazionealsuolocon
indicati i posizionamenti delle azioni di riferimento utilizzate per le classi
prestazionali A e B nellambito delle fasce di intensit associate a
danneggiamenticherichiedonolinstallazionedelleopereprovvisionali.

46 Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali
3.2Criterigeneralidiprogetto

Tabella3.1 Criterio macrosismico per la definizione della classe prestazionale delle


opereprovvisionalidarealizzarenellafaseimmediatamentepostsisma.
Classe Accelerazione
Ambitodiintervento
prestazionale diriferimento
Installazioniinareedanneggiatecaratterizzateda
A unaintensitmacrosismicarisentitaoprevista1 0.50g
ugualeosuperiorealVIIIgradodellascalaMCS
Installazioniinareedanneggiatecaratterizzateda
unaintensitmacrosismicarisentitaeprevistanel
brevetermineinferiorealVIIIgradodellascalaMCS
B oppure 0.36g
Installazionichevengonorealizzateinaree
danneggiateadistanzadimoltimesidallascossa
principale
(1)
Nellafaseimmediatamentepostsismaopportunoprevedereunaestensionedelmassimogrado
registratoatuttalareadelsistemadifagliecorrelatoallascossaprincipale,inmododatenereconto
dellapossibilemigrazionedegliipocentridellesuccessivescossediassestamento.


Ladefinizionedelle classiprestazionaliperlevarieareedelterritoriocolpitodal
terremoto pu essere fatta nellimmediato postsisma sulla base del piano
quotato delle intensit macrosismiche risentite e delle conoscenze
sismotettoniche dellarea. Tale definizione potr essere resa nota agli operatori
VVFdalleAutoritcompetentisottoformadimappadizonazioneodielencodei
comuni nellarea colpita con indicazione della relativa classe prestazionale
richiesta.
Ilriferimentoallaintensitmacrosismicaosservatahaancheilvantaggiodiessere
legato alleffettiva azione sismica risentita al sito, ossia di tenere implicitamente
contodeglieventualieffettidisitochehannoportatoadincrementareilvaloredi
accelerazione rispetto a quello di riferimento (sito in roccia con superficie piana
ed orizzontale). Tali effetti di amplificazione, dovuti alle caratteristiche di sito,
concorrono a definire il livello di scuotimento al sito determinato dalle scosse
successive.
Nel caso del terremoto dellAquila, tali valori convenzionali delle azioni di
riferimento sono paragonabili a quelli massimi effettivamente registrati
rispettivamente in prossimit della zona epicentrale e nellarea ad essa
circostante,doveidanniriportatieranocomunquetalidarichiedereinterventidi
messainsicurezza.Inassenzadispecifichedeterminazioni,basatesullanalisidel
livellodiscuotimentorisentito,leclassiprestazionalifuronodefiniteassociandoai
comuniche eranoclassificatiinzona 1secondolOPCM3274/03laclasseAeai
comuniclassificatiinzona2laclasseB.
Volendo fare, invece, una corrispondenza tra le azioni convenzionali poste alla
basedelleclassiprestazionaliAeBeleazionisismicheprevistedalleNTC2008,si
puaffermareche:
con riferimento allintero territorio nazionale, le opere di classe A e B
consentono di rispondere alle accelerazioni attese nello scenario
Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali 47
3.2Criterigeneralidiprogetto

caratterizzatodalmassimovalorediaccelerazioneprevistaperunperiodo
di ritorno di 475 anni, corrispondente a 0.28g, aggravato da un
coefficiente di amplificazione locale per effetti geomorfologici pari
rispettivamentea1.8e1.3;
conriferimentoallareaabruzzese,caratterizzatadaunvalorediagperla
citt dellAquila, per un periodo di ritorno di 475 anni, corrispondente a
0.26g,leoperediclasseAeBconsentonodirispondererispettivamente
avaloridiamplificazionelocalepereffettigeomorfologiciparia1.9e1.4.
Tali valori consentono di tenere in considerazione gli effetti amplificativi di sito
chesipossonoavereingranpartedeifondovalleancheinprossimitdi terrazzi
alluvionali,conoidi,cresteeversanti,pianealluvionali.
Perlaprogettazionediopereprovvisionalidarealizzarsisuccessivamenteallafase
di emergenza sismica, le NTC2008 prevedono una azione sismica di riferimento
definitacomelaccelerazionechehalaprobabilitdel10%diesseresuperatanel
periodo di riferimento (vita nominale 10 anni, vita di riferimento 35 anni) ossia
allazionecorrispondenteadunperiododiritornodi332anni.Ilmassimovalore
sulterritorionazionaleparia0.23g.Ancheinquestocasonecessariopoitener
conto dei coefficienti moltiplicativi relativi agli eventuali effetti di amplificazione
stratigrafica e topografica del sito. Pertanto limpiego di opere provvisionali di
classe prestazionale B garantisce livelli di sicurezza conservativi nella maggior
parte delle situazioni geomorfologiche presenti sul territorio. Dove i livelli di
hazard sono significativamente inferiori potrebbe risultare opportuno
dimensionareloperaperazionidiprogettoinferioriaquelledellaclasseB.Ivalori
dei coefficienti di amplificazione dovuti ad effetti geomorfologici risultano, in
questocaso,paria2.2perleopereinclasseAe1.6perleopereinclasseB.

3.2.2 Problematicherealizzative
Lasalvaguardiadeibenidanneggiatirichiedeunarapidarealizzazionedelleopere
provvisionali.Pitardisiinserisceloperaprovvisionalepilastrutturasubiruna
evoluzionedelquadrodidanneggiamentocomeconseguenzadelsusseguirsidelle
scossenellafasesismica.Perquestoopportunointervenireconlarealizzazione
delleopereilprimapossibile.
Daltraparte,attuareunaimmediatainstallazionedellopera,significaoperarein
una fase in cui lazione sismica pu manifestarsi durante lintervento di
realizzazione.
Da un punto di vista della sicurezza degli operatori e delle caratteristiche
dellopera stessa, realizzare unopera provvisionale in piena attivit sismica ,
pertanto,cosabendiversadalloperareinsituazioniordinarie,ancheselopera
progettata per resistere a future azioni sismiche. Lintervento realizzativo nella
fase di emergenza sismica comporta dunque, per gli operatori, criticit molto
maggiori di quelle associate a realizzazioni effettuate a distanza di molti mesi o
anni dalla scossa principale. Questo richiede necessariamente ladozione di
soluzioni e tecniche realizzative che, a parit di risultato finale, consentano di
salvaguardarelasicurezzadeglioperatori.

48 Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali
3.2Criterigeneralidiprogetto

In ultima analisi le opere provvisionali in emergenza sismica vanno concepite e


gestitesecondoiprincpieicriteripropridegliinterventitecniciurgentiinscenari
critici.

3.2.3 Imateriali
Lesigenza di intervenire in modo esteso con la realizzazione delle opere
provvisionali nella fase postsismica, quando possono avvenire gli aftershocks,
pone anche problemi relativi alla tipologia di materiale che pi opportuno
impiegare.Questo,siaconriferimentoalladisponibilitereperibilitdeglistessi,
sia con riferimento alla necessit di porre in atto interventi tecnici urgenti da
partedeiVVF.Disponibilit,manovrabilit,praticitdilavorazionee,perquanto
possibile,contenimentodeicostisonoquindiiparametriprincipalicheguidanola
sceltadelmaterialenellastandardizzazionedelleopere.
Nel seguito vengono descritte le caratteristiche dei materiali utilizzate per il
dimensionamentodelleopere.

3.2.3.1 Legno
Per le opere provvisionali si utilizzano elementi in legno massiccio. A seconda
dellaprovenienza(esteraonazionale)esistonoduediverseclassificazioni,basate,
perillegnamediprovenienzaestera,sulleresistenzecaratteristichee,perquello
diprovenienzaitaliana,sucriterivisiviinerentilecaratteristichegeometricheela
presenzaomenodideterminatidifetti.
Tenuto in considerazione il contesto operativo, per cui vi la possibilit di
utilizzareanchelegnamerecuperatoinsito(adesempioelementiprovenientida
orizzontamenti lignei preesistenti), si deciso di ammettere classi di resistenza
relativamentebasse,inparticolarelaclasseC16,pioppoeconifere(UNIEN338),
per quanto riguarda la classificazione estera e la classe S3Abete/Nord per la
classificazioneitaliana.
Ledueclassiadottatepresentanocaratteristichemeccanichesimilie,afavoredi
sicurezza,sonostatiutilizzatiperlaprogettazioneivaloridiresistenzadellaclasse
C16,checonsentonoanchelutilizzoditravismussate,tipousoTrieste.

Dimensionicommerciali
In commercio si trovano facilmente e in tempi ridotti travi a sezione quadrata
aventiledimensioniriportateinTabella3.2.

Tabella3.2 Denominazioneecaratteristichegeometrichedelletravidifacilereperibilit.
Denominazione Basexaltezza Lunghezza
10x10 10cmx10cm 600cm
13x13 13cmx13cm 600cm
15x15 15cmx15cm 600cm
18x18 18cmx18cm 600cm
20x20 20cmx20cm 800cm

Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali 49
3.2Criterigeneralidiprogetto

Inoltresiutilizzanotavoleetavoloniconlecaratteristichegeometricheriportate
inTabella3.3.

Tabella3.3 Denominazioneecaratteristichegeometricheditavoleetavoloni.
Denominazione Basexaltezza Lunghezza
Tavola 2.5x12 2.5cmx12cm 400cm
Tavolone 5x20 5cmx20cm 400cm

In seguito, per identificare un elemento ligneo si far riferimento solo alla sua
denominazione.

Parametricaratteristici
In Tabella 3.4 si riportano i valori caratteristici delle resistenze, dellelasticit e
dellamassaspecificaperunlegnodiclasseC16(UNIEN338).

Tabella3.4 Parametri caratteristici di resistenza (Xk), elasticit e massa specifica, per


legnodiclasseC16.
Descrizione Simbolo Valore
Flessione(5percentile) fm,k 16MPa
Trazioneparallelaallafibratura(5percentile) ft,0,k 10Mpa
Trazioneperpendicolareallafibratura(5percentile) ft,90,k 0.3Mpa
Compressioneparallelaallafibratura(5percentile) fc,0,k 17Mpa
Compressioneperpendicolareallafibratura(5percentile) fc,90,k 2.2Mpa
Taglio(5percentile) fv,k 1.8Mpa
Modulodielasticitparalleloallafibratura(medio) E0,mean 8000Mpa
Modulodielasticitparalleloallafibratura(5percentile) E0,0.05 5360Mpa
Modulodielasticitperpendicolareallafibratura(medio) E90,mean 270Mpa
Moduloditaglio(medio) Gmean 500Mpa
Massavolumica(5percentile) k 310kg/m3
Massavolumica(media) mean 370kg/m3

Resistenzedicalcolo
I parametri che si utilizzano nel dimensionamento (parametri di calcolo, indicati
conXd),sonoottenutiapartiredairispettiviparametricaratteristici(Xk)mediante
laseguenterelazione:
Kmod Xk
Xd =
M
doveMilcoefficienteparzialedisicurezzasulmaterialeeKmodilcoefficienteche
tiene conto dellumidit dellambiente dove lopera posta (classe di servizio) e
delladuratadellazionecuiloperasoggetta(classediduratadelcarico).

50 Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali
3.2Criterigeneralidiprogetto

CoefficienteparzialedisicurezzasulmaterialeM
Il coefficiente di sicurezza parziale sul materiale M tiene conto di eventuali
variabilitdelleproprietdeimateriali,nonch,inabbinamentoconicoefficienti
parziali di sicurezza per le azioni, di incertezze sulla geometria e sul modello di
calcolo(2.3,NTC2008).
Perglielementiligneichecompongonoleoperedipuntellamentosidistintotra
dueelementiprincipali:elementiprimariedelementisecondari.Iprimisono
gli elementi principali dellopera, ai quali per esempio assegnata la maggior
parte del carico e che non hanno subito grosse lavorazioni (intagli ecc.). Gli
elementisecondarisonoquellichehannofunzionedidiffusionedeglisforzi.
Siadottanocoefficientidisicurezzadistintiasecondachelelementosiaprimario
osecondario,edabbiaquindisemplicefunzionedidiffusionedeglisforziomeno;i
coefficienti di sicurezza parziale sul materiale (M) adottati sono riportati in
Tabella3.5.Nellastessatabellasiriportaancheilcoefficienteparzialedisicurezza
perleunioni,cheassumesempreilvalore1.5.

Tabella3.5 Coefficienti di sicurezza parziale sul materiale per gli elementi in legno
massiccioprimariesecondari,eperleunioni.
Descrizione M
Legnomassiccioelementiprimari 1.5
Legnomassiccioelementisecondari 1.0
Unioni 1.5

Classediservizioeclassediduratadelcarico:Kmod
La funzione delle opere provvisionali quella di aiuto nel sostenere il peso
proprio di parti strutturali danneggiate dal sisma, oppure quella di evitare
eventualiribaltamentidipartidelloperaacausadireplichesismiche.
Nelprimocaso,poichloperadevesostenereilpesodellastrutturaperlintera
vitadelloperaprovvisionale(valutatain10anni)siconsideraunaclassedidurata
delcaricolunga.Nelsecondocaso,invece,loperaprovvisionalechiamataad
intervenire solamente in caso di sisma, e quindi soggetta ad azioni di tipo
istantaneo.
Perquantoriguardalaclassediservizio,asecondacheloperasiaespostaomeno
alleintemperie,siconsiderainclassediservizio2(caratterizzatadaunumiditdel
materiale in equilibrio con lambiente a una temperatura di 20C e unumidit
relativa dellaria circostante che superi l85% solo per poche settimane allanno)
oppure3(caratterizzatadaumiditpielevatadiquelladellaclassediservizio2).
La Tabella 3.6 riporta i valori di Kmod per diverse classi di servizio e di durata del
carico.
Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali 51
3.2Criterigeneralidiprogetto

Tabella3.6 ValoridiKmod,perlegnomassiccio,alvariaredelleclassididuratadelcarico
eclassediesposizione(daNTC2008).

Classedi Classediduratadelcarico
servizio Permanente Lunga Istantanea
classe2 0.6 0.70 1.0
classe3 0.5 0.55 0.9

3.2.3.2 Picchettiegraffe
Per la realizzazione dei picchetti e delle graffe (denominate anche cambre) si
utilizzanobarreadaderenzamiglioratatipoFeB44k.Taletipodiacciaio,purnon
essendopicontemplatonelleNTC2008,ancorapiuttostodiffuso.

Parametricaratteristici

Tabella3.7 Parametricaratteristici(Xk)peripicchettielegraffe.

Descrizione Simbolo Valore


Resistenzacaratteristica fy,k 430MPa
Modulodielasticitlongitudinale E 206000MPa
Modulodielasticittangenziale G 79231 MPa
CoefficientediPoisson 0.3
Pesospecificodelmateriale 77.0 kN/m3

Resistenzedicalcolo
Iparametrichesiutilizzanoneldimensionamento(parametridicalcolo),eindicati
conXd,sonoottenutiapartiredairispettiviparametricaratteristici(Xk)mediante
laseguenterelazione:
Xk
Xd =
s
DoveSilcoefficienteparzialedisicurezzarelativoallacciaio(Tabella3.8).

Tabella3.8 Coefficiente di sicurezza parziale sul materiale per le barre dacciaio


(4.1.2.1.1.3delleNTC2008).
Materiale M
Barreacciaio 1.15

3.2.3.3 Acciaidacarpenteria
PerglielementiinacciaiosiutilizzanoacciaiditipoS275(exFe430).Taletipodi
acciaioilpidiffusoe,rispettoalS235(exFe360),consentediottenereprofili
pileggericheagevolanoleoperazionidiinstallazioneinquota.

52 Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali
3.2Criterigeneralidiprogetto

Resistenzeeparametricaratteristici

Tabella3.9 Tensionicaratteristiche(Xk)dellacciaioS275(11.3.4.1,NTC2008).

Descrizione Simbolo Valore


Resistenzadisnervamentoperspessori40 mm fyk (s40 mm) 275MPa
Resistenzadisnervamentoperspessori>40 mm fyk (s>40 mm) 255MPa
Resistenzadirotturapertrazioneperspessori40 mm ftk (s40 mm) 430MPa
Resistenzadirotturapertrazioneperspessori >40 mm ftk (s>40 mm) 410MPa
Modulodielasticitlongitudinale E 210000MPa
Modulodielasticittangenziale G 80769MPa
CoefficientediPoisson 0.3
Pesospecificodelmateriale 77.0kN/m3

Resistenzedicalcolo
Iparametrichesiutilizzanoneldimensionamento(parametridicalcolo),eindicati
conXd,sonoottenutiapartiredairispettiviparametricaratteristici(Xk)mediante
larelazioneseguente:
Xk
Xd =
M
doveMilcoefficienteparzialedisicurezzarelativoallacciaio(Tabella3.10).

Tabella3.10 Coefficiente di sicurezza parziale per i materiali, da utilizzare nel calcolo


dellaresistenzadeiprofiliinacciaio(4.2.4.1NTC2008)
Materiale M
Resistenzadellesezionidiclasse1234 M0=1.05
Resistenzaadinstabilitdellemembrature M1=1.05
Resistenzaneiriguardidellafrattura,dellesezionitese(indebolitedaifori) M2=1.25

3.2.3.4 Bulloniechiodi
Siutilizzanobullonidiclasse8.8,sceltiperlalorofacilereperibilitediffusione.Le
tensionidisnervamentoerotturasonoriportateinTabella3.11.

Tabella3.11 Tensionidisnervamentoerotturaperbulloniechiodidiclasse8.8conformi,
perlecaratteristichedimensionali,allenormeUNIENISO4016:2002eUNI
5592:1968(11.3.4.6,NTC2008).
Descrizione Classe 8.8
Tensionedisnervamento(MPa) fyb 640
Tensionedirottura(MPa) ftb 800

Resistenzedicalcolo
Iparametrichesiutilizzanoneldimensionamento(parametridicalcolo),eindicati
conXd,sonoottenutiapartiredairispettiviparametricaratteristici(Xk)mediante
laseguenterelazione:
Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali 53
3.2Criterigeneralidiprogetto

Xk
Xd =
M
doveMilcoefficienteparzialedisicurezzarelativoallacciaio(Tabella3.12).

Tabella3.12 Coefficiente di sicurezza parziale per i materiali, da utilizzare nel calcolo


dellaresistenzadichiodiedibulloni(4.2.8.1.1,NTC2008)
Materiale M
Resistenzadichiodiebulloni M2=1.25

3.2.3.5 Vitiperlegno
Per le viti per legno si adottano i valori di resistenza ad estrazione e a taglio
riportatidallenormeDIN1052:2004(vediTabella3.13).

Resistenzecaratteristiche

Tabella3.13 Resistenzecaratteristiche(Xk)adestrazioneeatagliopervitidalegno(da
DIN1052:2004).
diametro lunghezza resistenzaestrazione resistenzaataglio
d L Rax,k Rax,k Rk Rk
(mm) (mm) (kN) (kN) (kN) (kN)
Estrazione
filetto Penetrazionetesta


5 100120 2.89 1.16 1.61 1.61
100120 3.47 1.66 2.24 2.24
6
140300 5.20 1.66 2.24 2.24
100140 4.81 2.43 3.64 3.64
8 160280 7.39 2.43 3.64 3.64
300400 9.24 2.43 3.64 3.64
160280 9.24 3.95 5.47 4.65
10
300400 11.55 3.95 5.47 4.65
200280 11.09 4.97 6.58 5.55
12
300600 16.63 4.97 6.58 5.55

Resistenzedicalcolo
Iparametrichesiutilizzanoneldimensionamento(parametridicalcolo),eindicati
conXd,sonoottenutiapartiredairispettiviparametricaratteristici(Xk)mediante
larelazioneseguente:
Xk
Xd =
M

54 Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali
3.2Criterigeneralidiprogetto

doveMilcoefficienteparzialedisicurezzarelativoalleunionitraelementilignei
(Tabella3.14).

Tabella3.14 Coefficiente parziale di sicurezza relativo alle unioni tra elementi lignei
(4.4.6,NTC2008).
Materiale M
Unioni 1.5

3.2.3.6 Caviatrefoloinacciaio

Resistenzecaratteristichedeicavi
Perilcalcolodelleopereprovvisionalisonostaticonsideraticaviatrefoloaventii
valoriminimidiresistenzacaratteristicadefinitinellaTabella3.15.

Tabella3.15 Valori dei carichi caratteristici (Xk=Qk) a trazione dei cavi per differenti
diametri (portata). I dati sono ricavati dal catalogo Teci (2009) per cavo
S10ZN.
Diametro Qk
(mm) (kN) (t)
12 107.9 11.00
14 146.6 14.95
16 191.2 19.50
18 242.7 24.75
20 299.1 30.50
22 360.9 36.80
24 429.5 43.80

Resistenzadicalcolo
Iparametrichesiutilizzanoneldimensionamento(parametridicalcolo),indicati
conXd,sonoottenutiapartiredairispettiviparametricaratteristici(Xk)mediante
larelazioneseguente:
Xk
Xd =
M
doveMilcoefficienteparzialedisicurezzarelativoaicavieilcoefficientedi
efficaciadellattaccoconmorsetti.
Per limpiego dei cavi a trefoli come tiranti nelle opere provvisionali, le azioni si
possono considerare di tipo statico equivalente piuttosto che dinamiche; inoltre
nonsonopresentileproblematichetipichedelsollevamentoquali,adesempio,la
possibilit di grossi sbilanciamenti dei carichi. Si quindi ritenuto ragionevole
adottareuncoefficientedisicurezzaminorerispettoalvaloredi5previstoincaso
disollecitazionidinamicheripetute,inparticolareM =2.5,valorechetieneconto
delle caratteristichestatiche/vibratoriedel caricoe anche della possibilitchela
Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali 55
3.2Criterigeneralidiprogetto

resistenzaultimadelcavovengaridottaacausadelladozionediraggidicurvatura
ridotti.
Pertenercontodelleventualedebolezzadeisistemidigiunzioneeffettuaticoni
morsetti,siconsiderauncoefficientediefficaciadellattacco=0.8.
Sihaquindiche:
Qk Qk
Qd = =0.8
M 2.5
SiriportanoinTabella3.16ivaloridiprogettopericavi.

Tabella3.16 Valorideicarichidiprogetto(Qd)atrazionedeicaviperdifferentidiametri.I
datisonoricavatidalcatalogoTeci(2009)percavoS10ZN.
Diametro Qd
(mm) (kN) (t)
12 34.5 3.52
14 46.9 4.78
16 61.2 6.24
18 77.7 7.92
20 95.7 9.76
22 115.5 11.78
24 137.5 14.02

3.2.3.7 Dispositiviperattacchi
Perlegiunzioniegliattacchisiutilizzano:
golfari
grilli
tenditori
Comepericavi,neicalcolisonoconsiderateresistenzediprogettoricondottead
uncoefficientedisicurezzaM=2.5pertanto
Qk
Qd =
M
Tuttiidispositividiattaccodevonoesseredimensionatiperuncaricosuperioreo
ugualealcaricodiprogettodelrelativocavo.

Golfari
SiadottanogolfaritipoDIN580maschioeDIN582femmina(dacatalogoTeci)o
equivalenti.
In Tabella 3.17 si riportano i carichi caratteristici (Qk) e di calcolo (Qd), ottenuti
mediantelimpiegodiuncoefficientedisicurezzaparzialesulmaterialeM=2.5.

56 Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali
3.2Criterigeneralidiprogetto

Tabella3.17 Carichicaratteristici(Qk)ediprogetto(Qd)perigolfariperdifferentimisure.
Ivalorieladescrizione(misura)sonostatitrattidaTeci(2009).
Misura Qk Qd
(mm) (kN) (kN)
M30 141.2 56.5
M36 200.0 80.0
M42 274.6 109.8

Grilli
Siadottanogrilliditipoomegaoequivalenti.
In Tabella 3.18 si riportano i valori minimi dei carichi caratteristici (Qk) e di
progetto(Qd),ottenuticoncoefficientedisicurezzaparzialesulmaterialeM=2.5.

Tabella3.18 Valoriminimideicarichicaratteristici(Qk)ediprogetto(Qd)pergrilliomega
per differenti misure. I valori e la descrizione (misura) sono stati tratti da
Teci(2009).
Misura Qk Qd
(mm) (kN) (kN)
A22 98.1 39.2
A26 159.3 63.7
A31 232.9 93.2
A36 318.7 127.5
A43 416.8 166.7

Tenditori
Siadottanoduetipiditenditore:
tenditorizincatiadueocchi,tipoOO;
tenditorizincaticondueocchielliallungati,tipoIIBUNI2020.
InTabella3.19einTabella3.20siriportanoirispettivicarichicaratteristici(Qk)e
di calcolo (Qd), ottenuti con coefficiente di sicurezza parziale sul materiale
M=2.5.
Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali 57
3.2Criterigeneralidiprogetto

Tabella3.19 Valori minimi dei carichi caratteristici (Qk) e di progetto (Qd) per tenditori
zincati a due occhi tipoOO per differenti misure. I valori e la descrizione
(misura)sonostatitrattidaTeci(2009).
Misura Qk Qd
(mm) (kN) (kN)
M22 103.2 41.3
M24 120.0 48.0
M27 156.9 62.8
M30 190.6 76.3
M33 236.9 94.8
M36 255.0 102.0
M39 309.9 123.9

Tabella3.20 Valori minimi dei carichi caratteristici (Qk) e di progetto (Qd) per tenditori
zincati a due occhi tipoIIB per differenti misure. I valori e la descrizione
(misura)sonostatitrattidaTeci(2009).
Misura Qk Qd
(mm) (kN) (kN)
A27 98.1 39.2
A30 122.6 49.0
A33 154.4 61.8
A36 196.1 78.4
A39 245.2 98.1
A45 308.9 123.6
A52 392.2 156.9

3.2.3.8 Tasselliancoranti
Si utilizzano tasselli ancoranti di tipo meccanico aventi caratteristiche minime
ugualiosuperioriaquelleriportateinTabella3.21.
Nel caso di impiego di tasselli chimici, al fine di garantire le stesse resistenze a
trazione e a taglio definite nella Tabella 3.21, occorre acquisire informazioni su
resistenze e modalit applicative dal fornitore del prodotto in base alla qualit
dellamuratura,aldiametrodellabarraeallaclassedellacciaio.

58 Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali
3.2Criterigeneralidiprogetto

Tabella3.21 Valori minimi dei carichi e dei valori di posa per i tasselli ancoranti di tipo
meccanico.IdatisonostatitrattidaWrth(2009)pertasselliditipoWHAZ.
Filetto
Descrizione
M10 M12
Zonatesa,calcestruzzofessuratoC20/25 trazione(kN) 7.6 12.3
Zonatesa,calcestruzzofessuratoC20/25 taglio(kN) 20.5 24.5
Zonacompressa,calcestruzzononfessuratoC20/25 trazione(kN) 11.9 14.3
Zonacompressa,calcestruzzononfessuratoC20/25 taglio(kN) 20.7 34.3
Profonditforo(mm) 95 105
Diametroforo(mm) 15 18
Profonditancoraggio(mm) 70 80
Distanzacaratteristicatraancoranti(mm) 216 240
Distanzaminimatraancoranti(mm) 70 80
Distanzacaratteristicadaibordi(mm) 107 120
Distanzaminimadaibordi(mm) 70 80
Spessoreminimosupporto(mm) 140 160
Coppiadiserraggio(Mm) 55 80

3.2.3.9 Puntellitelescopiciregolabiliinacciaio
Perlaprogettazionedegliinterventiconutilizzodipuntellitelescopiciinacciaio,si
fattoriferimentoallanormaUNIEN1065.Secondotalenormaipuntellidevono
essereclassificatisecondolaresistenzacaratteristicanominaleRy,k eallamassima
lunghezzalmax,comeriportatonellaTabella3.22.
PeripuntellidiclasseA,BeClaresistenzacaratteristicanominaleriportatanella
tabellaapplicataallamassimalunghezzadiestensione.PeripuntellidiclasseD
edElaresistenzacaratteristicanominaleapplicataatuttelepossibililunghezze
diestensione.
I valori della resistenza di calcolo utilizzati sono stati dedotti da quelli della
resistenzacaratteristica,utilizzandouncoefficientedisicurezzaparia1.7.

Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali 59
3.2Criterigeneralidiprogetto

Tabella3.22 Valori della lunghezza, alla massima estensione, e resistenza caratteristica


nominaleperledifferenticlassideipuntellitelescopiciinacciaio.
Lunghezzaallamassima Resistenzacaratteristica
Classe
estensionelmax nominaleRy,k
(m) (kN)
A25 2.50 20.4
A30 3.00 17.0
A35 3.50 14.6
A40 4.00 12.8
B25 2.50 27.2
B30 3.00 22.7
B35 3.50 19.4
B40 4.00 17.0
B45 4.50 15.1
B50 5.00 13.6
B55 5.50 12.4
C25 2.50 40.8
C30 3.00 34.0
C35 3.50 29.1
C40 4.00 25.5
C45 4.50 22.7
C50 5.00 20.4
C55 5.50 18.6
D25 2.50
D30 3.00
D35 3.50
D40 4.00 34.0
D45 4.50
D50 5.00
D55 5.50
E25 2.50
E30 3.00
E35 3.50
E40 4.00 51.0
E45 4.50
E50 5.00
E55 5.50

60 Cap.3Lastandardizzazionedelleopereprovvisionali
3.2Criterigeneralidiprogetto

3.2.3.10 Picchetti
Perlancoraggioaterradelleopereprovvisionali,qualoranecessario,siadottano
barre ad aderenza migliorata FeB44k 26 di lunghezza minima 80cm, ed infisse
nelterrenoperunaprofonditminimadi50cm.
La resistenza caratteristica del suddetto sistema di ancoraggio stata valutata
mediante prove in situ su terreno di varie caratteristiche. Tali prove hanno
evidenziatosempreilcedimentodelsistemadiancoraggiopersnervamentodella
barra dacciaio. In Tabella 3.23 si riportano i valori minimi di resistenza ottenuti
nelle prove (Qk) e i valori di resistenza di calcolo (Qd), ottenuti mediante la
relazione
Qk
Qd =
M
assumendouncoefficienteparzialedisicurezzaM=1.25.


Figura3.5 Fotodiunaprovasupicchetti.

Tabella3.23 Resistenza minima da prove in situ (Qk) e resistenze di calcolo (Qd) per i
sistemidiancoraggioaterramediantepicchetti.Valoriottenutisuterreno
didiscretecaratteristicheeperunaprofonditdiinfissionedi50cm.
Qk Qd
Descrizione
(kN) (kN)
Picchetto26/30+50 12.5 10.0


CAPITOLO 4

Ip
potesiecriteridicalcolo
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 63
4.1Ipotesiecriteridicalcolodelleopereprovvisionalistandardizzate

4.1 Ipotesiecriteridicalcolodelleopereprovvisionali
standardizzate
Inquestocapitolosiillustranoicriterieleipotesidicalcolopostiallabasedelle
scelteprogettualiedeldimensionamentodelleopereprovvisionalicontenutenel
VademecumSTOP.
LastrutturadellatrattazionesegueloschemaperpuntiillustratonellaFigura4.1,
diseguitoriportata.


Figura4.1 Struttura logica utilizzata per illustrare i criteri e le ipotesi alla base del
dimensionamentodelleopereprovvisionalidelVademecumSTOP

Nellatrattazionevieneutilizzatalastessanomenclaturadellesoluzioniprogettuali
edeglielementistrutturaliedicompletamentoutilizzatanelVademecumSTOP.

Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 65
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

4.2 Puntellaturadiritegnoinlegno

4.2.1 Descrizioneefinalitdellopera
Lapuntellaturadiritegnounpresidioesternoattoadevitareilribaltamentoolo
spanciamentodiparetimurariefuoripiano.
Finalitdelloperadiimpedireocontrastareiseguenticinematismi:
a) distacco della facciata a seguito della compromissione
dellammorsamentosumuriperimetraliodispina(Figura4.2.a);
b) distaccodellafacciataperfessurazionesuimuriperimetraliodispina
(Figura4.2.b);
c) spanciamentodellapareteversolesterno(Figura4.2.c).

a) b) c)

ribaltamento fuori piano spanciamento


Figura4.2 Cinematismi da contrastare. a) Ribaltamento della facciata a seguito della
compromissione dellammorsamento sui muri perimetrali o di spina. b)
Ribaltamentodellafacciataaseguitodellafessurazionesuimuriperimetrali
odispina.c)Spanciamentodellapareteversolesterno.

Lobiettivo conseguito mediante un presidio esterno avente la capacit di


trasferire le azioni sismiche orizzontali della parete da presidiare al suolo,
ridistribuendole secondo componenti verticali ed orizzontali (Figura 4.3 e Figura
4.4).


Figura4.3 Rappresentazione del presidio esterno che deve contrastare i cinematismi;
individuazionedelloschemabase.

66 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno


Figura4.4 Rappresentazione schematica del presidio. evidenziata la modalit di
trasferimento delle azioni sismiche orizzontali della parete da presidiare al
suolo,ridistribuendolesecondocomponentiverticaliedorizzontali.

4.2.2 Scelteprogettuali

4.2.2.1 Soluzioniprogettuali
Per le opere di puntellamento sono state individuate differenti soluzioni
progettualichesidifferenzianoperlapossibilitomenodiposizionareunabase
dappoggio a terra alla stessa quota dimposta della parete da contrastare. Si
distinguonoquindiduetipologiediconfigurazioni(Figura4.5eFigura4.6):
puntellidiritegnosubasedappoggio;
puntellidiritegnoastampella.

La soluzione su base dappoggio indicata per i casi in cui sia possibile porre
una base dappoggio a terra alla quota dimposta della parete e pu essere
indifferentemente eseguita secondo uno schema a fasci convergenti (i puntoni
convergono tutti in uno stesso punto a terra) o a fasci paralleli (i puntoni sono
tuttiparallelitraloro)(Figura4.5).
La soluzione a stampella indicata per tutti i casi in cui non sia possibile (o
agevole) disporre una base dappoggio alla quota dimposta della parete e pu
essereeseguitaindifferentementesecondoloschemapuntellimultiplisupunto
dappoggio (i puntoni convergono in un punto) o puntelli multipli su zona
dappoggio (i puntoni convergono in una zona dalle dimensioni ridotte) (Figura
4.6).
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 67
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

a)

b)
puntelli multipli puntelli multipli
a fasci convergenti a fasci paralleli

Figura4.5 a) Situazioni in cui possibile porre una base dappoggio alla quota
dimpostadellaparete.b)Soluzionisubasedappoggio.

a)

b)
puntelli multipli puntelli multipli
su punto dappoggio su zona dappoggio
Figura4.6 a) Situazioni in cui non possibile porre la base dappoggio alla quota
dimpostadellaparete.b)Soluzioniastampella.

Le due tipologie di soluzioni si possono differenziare, inoltre, in base allaltezza


della parete da presidiare. In particolare, correlando laltezza al numero di
puntoni,sipropongonoleseguentitresoluzioni:
R1:1solopuntone;peraltezzedipuntellamentofinoa3m(Figura4.7);
R2:2puntoni;peraltezzedipuntellamentoda3a5m(Figura4.8);
R3:3puntoni;peraltezzedipuntellamentoda5a7m(Figura4.9).

68 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

R1 CONTROVENTATURA

correnti puntonesuperiore traverso superiore

H = 2.03.0m
traverso
intermedio
ritto
rompitratta
diagonali
controvento

base traverso inferiore


Figura4.7 Puntellidiritegno.SoluzioneR1,peraltezzedipuntellamentofinoa3m.

R2 CONTROVENTATURA
puntoni superiori
correnti puntone superiore traverso superiore

puntone
H = 3.05.0m

inferiore traverso
intermedio
ritto
rompitratta diagonali
controvento

base traverso inferiore



Figura4.8 Puntellidiritegno.SoluzioneR2,peraltezzedipuntellamentoda3a5m.

R3 CONTROVENTATURA
puntoni intermedi puntoni superiori
correnti puntone superiore traverso superiore

puntone
intermedio traverso
traverso superiore intermedio
H = 5.07.0m

ritto
rompitratta diagonali
traverso controvento
intermedio
puntone diagonali
inferiore controvento

base traverso inferiore traverso inferiore



Figura4.9 Puntellidiritegno.SoluzioneR3,peraltezzedipuntellamentoda5a7m.

sempreopportunocheciascunpuntonevengapostoinprossimitdelsolaiodi
pianopermegliocontrastarelazionesismica;inquestomodoaciascunpuntone
vieneattribuitaunareadinfluenzadellaparetedapresidiaredialtezzaparicirca
allaltezzadinterpianoelarghezzaugualeallinterassetraipresdi(Figura4.10).
La limitazione delle altezze di puntellamento a 7 m dovuta alle lunghezze
commercialidelletraviinlegnoutilizzabili(sivedalaTabella3.2).
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 69
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

D
D 3m

D

Figura4.10 Schematizzazionedellareadiinfluenzadiciascunpuntone.

Per ciascuna configurazione linclinazione ideale del puntone superiore


compresa tra circa 45 e 60; in particolare, per una maggiore semplicit
esecutiva, in fase realizzativa sono state suggerite le pendenze limite 2:1 e 2:2
(Figura4.11)perlequalistatoeffettuatoildimensionamento.

fascia delle inclinazioni consentite


2 peril puntellosuperiore

1
2

Figura4.11 Inclinazioniconsentiteperilpuntonesuperiore.

4.2.2.2 Materiali
Il materiale utilizzato per lopera provvisionale il legno. Nei calcoli si
consideratounlegnodibassaqualit,scegliendodiutilizzarelaclasseC16(perle
caratteristicheditalematerialesivedail3.2.3).
Inbasealleipotesiriportatenel3.1.1,sistabilitodiimpiegarelastessasezione
diformaquadratapertuttiicomponentiprincipalidellopera.
Siprevedeinoltrecheglielementiligneisianoespostialleintemperieepertanto
perildimensionamentosiassumerunaclassediservizio3.
IlcoefficienteparzialedisicurezzarelativoalmaterialeMstatopostopariad1.5
per gli elementi principali (come ad es. i puntoni) e pari ad 1 per gli elementi
secondari(siveda3.2.3.1).

4.2.2.3 Schemadicalcolo
Le configurazioni individuate sono state calcolate attraverso schemi reticolari in
cui le aste sono costituite da travi in legno considerate come incernierate alle
estremitsoggetteacarichiconcentratiainodi.
Per il calcolo dei puntoni, che sono gli elementi maggiormente sollecitati
(4.2.4.1),siutilizzaloschemastaticoriportatoinFigura4.12.

70 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

B

Figura4.12 Schemastaticoadottatoperilcalcolodeipuntoni.

4.2.3 Carichieazioni

4.2.3.1 Condizionidicarico
Nelcalcolodelloperaprovvisionalesiconsideranoletipologiedicaricoriportate
in Tabella 4.1. Nella stessa tabella sono riportate anche le classi di durata dei
carichi (da utilizzare nelle verifiche degli elementi in legno). Per unopera
provvisionalesiassumeunavitanominaleinferiorea10anni(2.4.1,NTC2008).
Ingeneralesiassumercheipuntellidebbanosostenereleazioniorizzontalidella
muraturaediquotapartedegliorizzontamenticonirelativicarichipermanentie
variabili.

Tabella4.1 Condizionidicaricoutilizzateeduratadeicarichi.
Descrizione Classedidurata(durata)
Pesistrutturali(G1) Lunga(6mesi 10anni)
Permanentiportati(G2) Lunga(6mesi 10anni)
Variabili(Q) Media(1settimana 6mesi)
Azionesismica(E) Istantaneo

Perlaclassediservizio3eperlaclassedidurataistantanea(azionesismica),peril
legnomassicciosiricavaKmod=0.9(4.4.6,NTC2008).

4.2.3.2 Pesosolai
Si assume lipotesi che i solai siano di tipo laterocementizio di altezza 16+4 cm
caricati in conformit alla normativa vigente secondo quanto previsto per i
fabbricatidicivileabitazione(3.1,NTC2008).Siconsideraunareadiinfluenzadi
solaio,gravantesullamuratura,dilunghezzaparia2.5m.Avantaggiodisicurezza
si assume che il numero dei solai da contrastare sia pari al numero di puntoni
delloschemastaticodiriferimento(1,2o3).
LaTabella4.2riportalanalisideicarichideisolaiperloscenariodiriferimento.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 71
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

Tabella4.2 Analisideicarichideisolaiperloscenariodiriferimento.Calcolodeicarichi
derivantidasolaioinlaterocemento16+4cm.
Nome Descrizione Pesiparziali Pesototale
permanentistrutturali(G1) solaiolaterocemento16+4cm 2.6kN/m2 2.6kN/m2
2
permanentinonstrutturali(G2) intonaco 0.3kN/m
caldanaemassetto(8cm) 1.1kN/m2
pavimentazione 0.4kN/m2
tramezzi 1.2kN/m2 3.0kN/m2
2
carichivariabili(Q) carichidiesercizio 2.0kN/m 2.0kN/m2

4.2.3.3 Pesomuratura
Si ipotizza una muratura dal peso di 20 kN/m3; tale assunzione permette di
considerare praticamente tutte le tipologie murarie, tenuto conto del fatto che
nonvieneeffettuataalcunariduzionedelcaricolegataallapresenzadiaperture.
La Tabella 4.3 riporta lanalisi dei carichi della muratura per lo scenario di
riferimento.

Tabella4.3 Analisideicarichidellamuraturaperloscenariodiriferimento.
Nome Descrizione Simbolo Peso
permanentistrutturali(G1) murature m 20kN/m3

4.2.3.4 Combinazionedeicarichi
Inaccordocol2.5.3delleNTC2008,lacombinazionesismicadatada:
G1+G2+2Q+E
con2=0.3eincuiErappresentalazionesismica.

4.2.3.5 Azionesismica
Lazione sismica sulla parete da presidiare calcolata utilizzando lo spettro di
progettosecondoquantodescrittoal3.2.3delleNTC2008edquindidatodalla
relazione:
Fa =SSq (T)Wa
dove:
S il coefficiente che tiene conto della categoria del sottosuolo e delle
condizioni topografiche (dato dal prodotto dei coefficienti di amplificazione
topograficaSTestratigraficaSS);
T ilperiodofondamentaledellastrutturadapresidiare;
Sq(T)ilvaloredellordinataspettraleincorrispondenzadelperiodofondamentale
dellastruttura;
Wa ilpesoincombinazionesismicadellelementodapresidiare.

72 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

Ilfattochelaparetedatrattenerecaratterizzatadauncinematismofuoripiano
inatto,portaadunsignificativoinnalzamentodelsuoperiodofondamentaletale
per cui laccelerazione spettrale corrispondente risulta inferiore a quella di
ancoraggio.
ag
Sq (T)
g
dove:
ag il valore dellaccelerazione orizzontale massima su sito di riferimento in
rocciaorizzontale;
g laccelerazionedigravit.
Afavoredisicurezzasiassumecomunqueunvaloreminimodiaccelerazionepari
a quella del suolo, pertanto si ricava unazione sismica (Fa) cui soggetto
lelementoparia:
ag
Fa =SSq (T)Wa =S Wa
g
conilsignificatodeisimbolidefinitosopra.
Nel caso di edificio a n piani, si ammette che lazione sismica agente in
corrispondenza di ciascun piano sia distribuita in modo proporzionale alla quota
(hj)(distribuzionetriangolare);pertantolazionesulpianojmodiviene:
Fj =j Fa
doveilfattorediamplificazionejvale:
ni=1 Wi
j = h
ni=1 Wi hi j
edove:
Wi ilpesodelpianoiesimo;
hi laquotadelpianoiesimo.
Nel caso di pesi di piano ed interpiani costanti, la relazione del coefficiente di
amplificazionejsisemplificanellaforma:
2j
j =
n+1
Ovviamentesihache
ni=1 Fi =Fa
epertantocontinuaavalerechelazionesismicatotalesiottieneconlarelazione
ag
Fa =S Wa
g
Per il calcolo dellazione sismica si pu giungere ad un risultato analogo
considerandoilfattochelafacciatadapresidiareunapareteormaiscollegata
dallimpianto strutturale e che quindi, in caso di una ulteriore scossa, lavorer
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 73
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

fuoripianocomeelementosecondario.Pertalielementileazionisismiche(Fa),
si possono calcolare in accordo con quanto riportato nel 7.2.3 delle NTC 2008
(Eq.7.2.1):
Sa Wa
Fa =
qa
dove:
Sarappresentalaccelerazioneadimensionalizzatamassimaalsuolo;
Wailpesodellelemento;
qailfattoredistruttura.
IltermineSadefinitocome:
Z
ag 3 1+ ag
Sa = S H 0.5 S
g 2 g
T
1+ 1 a
T1
incui
S il coefficiente che tiene conto della categoria del sottosuolo e delle
condizionitopografiche;
Z laquotadelbaricentrodellelementodapresidiare;
H laltezzadellacostruzione;
Tailperiodofondamentaledellaparetedapresidiare;
T1ilperiodofondamentaledellastrutturadicuilaparetefaparte.
Nellestesseipotesifatteinprecedenza,ossiachelaparetedapresidiareabbiagi
subito un forte degrado della propria rigidezza, oppure sia gi presente un
cinematismo,sipuassumerecheilsuoperiodofondamentaledioscillazione(Ta)
sia molto maggiore di quello della struttura di cui fa parte (T1). Con questa
supposizione, dalla formula 7.2.2 delle NTC 2008, si desume che lelemento da
presidiare subisce durante un sisma unaccelerazione massima pari a quella del
suoloequindi:
ag
Sa = S
g

Siottienechelaforzaorizzontaleacuisoggettalaparetedapresidiaredurante
uneventosismicoparia:
Sa Wa ag SWa
Fa =
qa g qa
doveivaloridellaccelerazionealsuoloagedelcoefficientechetienecontodella
categoria di sottosuolo e delle condizioni topografiche S, sono quelli definiti al
3.2.1.
A favore di sicurezza infine, considerando un valore del fattore di struttura
dellelementodapresidiareunitario(qa=1)sebbenearigorelatabella7.2.Idelle

74 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

NTC 2008 per pareti esterne e di facciata preveda qa=2, si ottiene unazione
sismicaparia:
ag
Fa = Sa Wa
g
analogaaquellacalcolatamediantelutilizzodeglispettri.
Sinotituttaviachelarelazione7.2.1delleNTC2008nonprevedelutilizzodialcun
fattore amplificativo che tenga conto delleventuale distribuzione non uniforme
dellazione sismica con la quota (che in realt rientra implicitamente nella
definizionedelcoefficienteSa).Inquestomodosonopenalizzateleparetiaquota
minore,masisottostimalazionesulleporzionidiparetiaquotamaggiore.
Lapprocciochesiseguitodunquequellodidimensionareleoperediritegno
perlazionemaggiore,equindidiutilizzareilcalcolodellazionesismicamediante
gli spettri di risposta, e dimensionando lopera per lelemento maggiormente
sollecitato.
Per la definizione del peso in combinazione sismica dellelemento da presidiare
Wa,sifariferimentoaduncriteriodiareediinfluenza,secondoilqualeaciascun
ritegnocompeteunaporzionedimuraturaaventelarghezzapariallinterassetrai
presdieunaporzionedeisolaiedellacoperturagravantisullaparetestessa.Tali
assunzionisonoschematizzateinFigura4.13.


Figura4.13 Rappresentazionedelleareediinfluenzaperilpuntellocentrale(grigio).Al
puntellovieneassegnatoilcaricodipartedellamuraturaepartedeisolai.

4.2.3.6 Scenaridicarico
Alfinedisemplificarequantopipossibilelescelteprogettualiedistandardizzare
lesoluzioni,sidecisodidefiniredegliscenaridicaricodiriferimento.
Inparticolare,sonostateconsiderateparetidispessorefinoa60cmeda60cm
fino a 100 cm; tali valori si ritengono rappresentativi sia di costruzioni di civile
abitazionechedioperemonumentalidialtezzacomplessivarientranteneilimitidi
applicazionedellaschedaSTOPPRdelVademecum.
Lazioneorizzontalestatacalcolataipotizzandocheaciascunpuntonecompeta
una porzione di muratura di altezza pari a 3.0 m ed una porzione di solaio di
lunghezzaparia2.5m(Figura4.14).
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 75
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

D
D 3m

2.5m

D

Figura4.14 Scenariodicaricodiriferimento.Dimensioniutilizzateperilcalcolodeipesi
dipianoassociatiaciascunpuntone.

Intaliipotesisihacheilpesodelpiano mo(Wj)incombinazionesismicavale:
Wj =W=Wparete +Wsolaio =m hint sm D+ G1 +G2 +2 Q Lsolaio D=
kN
=20 3.0msm D+ 5.6+0.32.0 2.5mD= 60sm +15.5 D kN
mc
con:
sm spessoredellaparetemuraria(inmetri);
D interassedeipresdi(inmetri);
m pesospecificodellamuratura;
hint altezzadinterpiano;
Lsolaio lucedinfluenzadelsolaio.
Lazione sismica ad ogni piano calcolata tenendo conto delle accelerazioni
definiteperogniclassediprestazione(sivedalaTabella3.1).

4.2.4 Dimensionamento
Il dimensionamento dellopera di ritegno viene effettuato svolgendo le seguenti
verifiche:
verificadellelementomaggiormentesollecitato;
verificadellecriticitglobali;
verificadellecriticitlocali.
La verifica di resistenza delle travi lignee si esegue sullelemento maggiormente
sollecitato(tipicamenteilpuntonesuperiore).
Lecriticitglobalichesiconsideranosono:
a) possibilerotazionecomplessiva;
b) possibilescivolamentoallabase.

Lecriticitlocalisono:
1. possibile scalzamento verso lalto della zona dimposta superiore del
puntello;

76 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

2. possibile scalzamento verso lesterno della zona dimposta alla base del
puntello;
3. possibilesfilamentoversolaltodelritto.
TalicriticitsonorappresentateinFigura4.15.

2
3

b
Figura4.15 Criticit globali: a) possibilit di ribaltamento dellopera; b) possibilit di
scivolamentodellopera.
Criticitlocali:1)possibilitdiscalzamentoversolaltodellazonadimposta
superiore del puntello; 2) possibilit di scalzamento verso lesterno della
zonadimpostaallabasedelpuntello;3)possibilitdisfilamentoversolalto
delritto.

Le criticit elencate sono inibite da una corretta progettazione e realizzazione


delle connessioni degli elementi e degli ancoraggi a terra come indicato nel
VademecumSTOP.

4.2.4.1 Dimensionamentodeglielementicritici
Il dimensionamento dellopera effettuato sullelemento maggiormente
sollecitato (elemento critico, ossia il puntone superiore, Figura 4.16) attraverso
delle verifiche di stabilit per aste semplicemente compresse, secondo le
indicazioniriportateal4.4.8.2.2delleNTC2008.
Perragionidisemplicitesecutiva,lasezionecosdimensionatamantenutatale
ancheperglialtrielementiprincipalidelloperadiritegno(sonodunqueesclusii
rompitratta,glielementidicontroventoedicontenimento).
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 77
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

Elem ento critico: ! Elem ento critico: !

! !
puntelli multipli puntelli multipli
H a fasci convergenti H a fasci paralleli

a)
B B

Elem ento critico: ! Elem ento critico: !

! !
H H
puntelli multipli puntelli multipli
su punto dappoggio su zona dappoggio

b)
B B

Figura4.16 Determinazione dellelemento maggiormente sollecitato, o critico, per
puntellia)subasedappoggioeb)astampella.

4.2.4.2 Dimensionamentodeigiuntiedegliancoraggi
Perciascungiuntosonocondotteleseguentiverifiche(Figura4.17):
verificaatagliodeltallone;
verificaaschiacciamentodeldentefrontale;
verificaaschiacciamentodellaparteposterioredeldente.

tallone
dente
frontale

parte
posteriore
del dente

Figura4.17 Localizzazionedellezonedaverificare;ilgiuntomaggiormentesollecitato
quello superiore in quanto, come evidenziato nella Figura 4.11,
generalmentelangolotrarittoediagonaleinferiorerispettoaquellotra
baseediagonale,quindilacomponentetagliantesultallonemaggiore.

Per semplicit di esecuzione si prescrivono giunti di tipo a dente singolo, con


unafresatadiprofonditparialmassimoadunquartodellaltezzadellasezione
(Figura4.18).
Laverificadeltallonesututteleconfigurazioniconsideratesempresoddisfatta
per un prolungamento del ritto oltre il giunto di almeno 4 volte il lato della
sezione (s). Per la base, poich linclinazione inferiore, invece sufficiente un
prolungamentoparia3s.

78 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

Per quanto riguarda lo schiacciamento del dente frontale si ammette una


plasticizzazionelocaledelmateriale.
Laparteposterioredeldenterisultasempreverificataaschiacciamentolocale.
Inoltre, per garantire lintegrit del giunto anche durante un evento sismico, si
dispongonodellevitichecolleganoilpuntonealrittooallabase(Figura4.18).

Nodo superiore rittopuntone

max s/4

rice
et t
bis
min 4s =
= viti di
giunzione
graffa
metallica
su ambo
i lati
s
s s

Nodo inferiore basepuntone


viti di giunzione viti di giunzione
trave di contrasto
a min 3s b (min 1.5s x 1.5s)
s doppio s con ritagliosede per
ice

cuneo
r

appoggio puntone
ett
b is

trave ancoraggio 90
(min s x s)
max s/4 max s/4
s s

graffa metallica picchettimetallici graffa metallica picchetti metallici


su ambo i lati min 26 infissi nel su ambo i lati min 26 infissi nel
terreno terreno
Figura4.18 Caratteristiche geometriche dei giunti e lunghezza minima del tallone per
giuntisulrittoesullabase.

Ancoraggi
Il numero di picchetti di ancoraggio definito in funzione della classe
prestazionale associata allopera e dei differenti scenari di configurazione e di
carico. Tale numero stato calcolato considerando la spinta orizzontale
proveniente dalla struttura e riportata a terra dallopera di ritegno (Fh), ridotta
dellacomponentelegataallattritotraloperadiritegnoeilterreno(Fa).
Detta Rp la resistenza di un picchetto (si veda la Tabella 3.23), il numero N di
picchettinecessariperognipuntellodiritegnocalcolatotramitelespressione:
RpN=FhFa
Di conseguenza, essendo D linterasse tra le opere di ritegno, il valore (d)
dellinterassetraipicchettirisulta:d=D/N.
Si assume infine una profondit di infissione di almeno 50 cm, su terreno di
discretecaratteristiche(Figura4.19).
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 79
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

infissione
min 50cm
d interasse picchetti
ancoraggio

Figura4.19 Particolaredellancoraggioaterradellepuntellaturesubasediappoggio.I
picchettidevonoessereinfissisulterrenoperunaprofonditdialmeno50
cmepostiadinterassedcomeindicatonelVademecumSTOPnellascheda
PR.

4.2.5 Esempiodicalcolo
Si riporta, a titolo di esempio, il calcolo di unopera di ritegno di tipo R2 con le
seguenticaratteristiche:
classeprestazionaleA(Sa=0.504);
numerodipiani:n=2;
base:B=3.5m;
interasse:D=1.5m;
spessoreparetemuraria:sm=100cm;
altezzadapresidiareH=5.0m.
LaTabella3nellaschedaSTOPPRdelVademecumSTOPindica,perivalorisopra
riportati,lutilizzodiunasezione18x18.

4.2.5.1 Verificadellastacritica

Calcolodellesollecitazionisuipuntoni
Comeindicatoal4.2.3.6,lazionesuognipuntellocalcolataipotizzandochesu
ciascuno di essi agisca una porzione di muratura di altezza pari a 3 m e una
porzionedisolaioconlunghezzadiinfluenzaparia2.5m.
UtilizzandoidatidellaTabella4.2edellaTabella4.3siottienecheilpesodeisolai
incombinazionesismicarisulta:
Ps=G1+G2+2Q=2.6+3.0+0.32.0=6.2kN/m2
Intaliipotesisihacheilpesodelpianojmoincombinazionesismicavale:
Wj =W=Wparete +Wsolaio =m hint sm D+ G1 +G2 +2 Q Lsolaio D
kN kN
=20 3 3.0m1.0m1.5m+ 2.6+3.0+0.32 2 2.5m1.5m=113.3kN
m m

80 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

Lazione sismica ad ogni piano calcolata in accordo al 4.2.3.5. Tale azione si


immagina concentrata in corrispondenza del solaio di piano. La forza statica
equivalentestatacalcolataconlarelazioneseguente:
ag
Fa = S Wa
g
NelcasodiunpuntellamentosuduepianisiottengonoivaloriinTabella4.4.

Tabella4.4 Pesidipiano,coefficientiamplificativieforzedipianoperunpuntelloditipo
R2conbaseB=3.5m,interasseD=1.5m,spessoremuraturasm=100cm.

Wj (kN) j Fh,j (kN)(classe A)


piano1 113.3 0.66 38.1
piano2 113.3 1.33 76.1

76 kN

4.8m
12

38 kN
9.2
kN
64
.7
N k

3.5m

Figura4.20 Schemastaticoesollecitazioniperlesempiodicalcolo.

RisolvendoloschemastaticosiottengonoglisforzinormalisuipuntoniinTabella
4.5.

Tabella4.5 SforzinormalisuipuntonidelpuntelloR2.

N (kN)
Asta1 64.7
Asta2 129.2

Verificheastacritica
Si riporta di seguito la verifica dellasta maggiormente sollecitata (asta 2,
corrispondentealpuntonesuperiore).
Lasta2realizzatainlegnoC16(periparametricaratteristici sivedalaTabella
3.4).Siconsideranoinoltreleseguenticlassi:
classediservizio:3
classeduratadeicarichi:istantanea
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 81
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

Siassumonoquindiiseguentivalori:
fc,0,k=17MPa
Kmod=0.90
M=1.50
fc,0,d=Kmodfc,0,k/M=10.2MPa
eiseguentiparametrigeometrici:
L=6.0m lunghezzaasta
18x18 sezione
A=324cm2 area
Jx=Jy=J=8748cm4 momentodinerzia

= J/A=5.19cmraggiogiratoredinerzia
x = y = 0.5 coefficiente che tiene conto della presenza dei rompitratta in
mezzerianelleduedirezioni

4.4.8.2.2,NTC2008:elementicompressi(instabilitdicolonna)
leff,x=leff,y=xL=3.0m lunghezzaliberadiinflessione
x=y=leff,x/=57.7 snellezza
E0.05=5360MPa
crit,c=2E0.052/leff,x2=15.8MPa

rel,c= fc,0,k /crit,c =1.04

c=0.2 legnomassiccio
k=0.5[1+c(rel,c0.3)+rel,c2]=1.12

kcrit,c =1/ k + k2 2rel,c =0.66

Sforzonormaleagente:N=129.2kN
c,0,d=N/A=3.99MPa
c,0,d/(kfc,0,d)=3.99/(0.6610.2)=0.59<1 VERIFICATO

4.2.5.2 Verificagiunto
Per i giunti, la verifica pi rilevante quella che concerne la tenuta a taglio
paralleloallafibraturadeltallone(scalzamentodeltallone,Figura4.21).
Perlaverificasiutilizzalaseguenteformula:
N cos fa sin ()cos
d = fv,d
s4s

82 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

s
superficie per la verifica
del taglio nel tallone

4s
N



Figura4.21 Schema per la verifica dello scalzamento del tallone e individuazione della
superficiediverifica.

Siassumonoiseguentivalori:
fv,k=1.8MPa
Kmod=0.90
M=1.50
fv,d=Kmodfv,k/M=1.08MPa
Siriportalaverificadelgiuntomaggiormentesollecitatoperlasta2dellesempio
precedente.
Giuntointestaallasta2:
N=129.2kN sforzonormale
fa=0.4 coefficientedattritostatico(legnolegno)
=36
=9
s=18cm
d=N[cosfasin()cos]/(4s2)=0.63MPa1.08MPa VERIFICATO

Inoltre, per garantire lintegrit del giunto anche durante un evento sismico il
puntonevienecollegatoalrittoeallabasetramiteviti,comeillustratoinFigura
4.21.
Siomettonoleverificheaschiacciamentolocaledellaparteanterioreeposteriore
deldenteinquanto,pertaliparti,siammettechesipossanoverificarefenomeni
diplasticizzazionelocale.


Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 83
4.2Puntellaturadiritegnoinlegno

4.2.5.3 Verificaancoraggi
Per la verifica degli ancoraggi si definisce lazione orizzontale da affidare alla
tenutadeipicchetticomelazioneorizzontaletotaledelpuntonecuisottrattala
componentedovutaallattrito.
Si riporta il calcolo per lopera di ritegno che si sta analizzando nellesempio,
considerandoper,afavoredisicurezza,laconfigurazioneapuntoniconvergenti
(Figura4.22).

76 kN

4.8m
38 kN

3.5m

Figura4.22 Schemadipuntelloafasciconvergenti.

D=1.5m interassetraipuntelli
Ah,1=76.1kN azioneorizzontaleasta1
Ah,2=38.1kN azioneorizzontaleasta2
Ah,t=114.2kN azioneorizzontaletotale
Av,1=104.4kN azioneverticaleasta1
Av,2=26.1kN azioneverticaleasta2
Av,t=130.5kN azioneverticaletotale
fa=0.5 coefficientedattritolegnoterreno
Rp=10kN tenutadiunpicchetto
Ah=Ah,tfaAv,t=48.9kN azioneorizzontaledatrattenere
Sidispongonopertantoipicchetticoninterasse:
d=DRp/Ah=0.30m

84 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.3Puntellaturadicontrastoinlegno

4.3 Puntellaturadicontrastoinlegno

4.3.1 Descrizioneefinalitdellopera
Lapuntellaturadicontrastounpresidioesternoattoadevitareilribaltamentoo
lospanciamentodiparetimurariefuoripianochesfruttalapossibilitditrasferire
icarichiorizzontaliadunedificioprospicente.
Obiettivodellinterventoimpedireocontrastare:
a) il ribaltamento della facciata a seguito della compromissione
dellammorsamentosuimuriperimetraliodispina.(Figura4.23.a);

b) il ribaltamento della facciata a seguito della fessurazione sui muri


perimetraliodispina(Figura4.23.b);

c) lospanciamentodellapareteversolesterno(Figura4.23.c).

a) b) c)

ribaltamento fuori piano spanciamento


Figura4.23 Cinematismi da contrastare. a) Ribaltamento della facciata a seguito della
compromissione dellammorsamento sui muri perimetrali o di spina.
b)Ribaltamento della facciata a seguito della fessurazione sui muri
perimetraliodispina.c)Spanciamentodellapareteversolesterno.

Lobiettivo conseguito mediante un presidio esterno avente la capacit di


trasferire le azioni sismiche orizzontali della parete da presidiare ad un edificio
prospiciente in buone condizioni, ridistribuendole secondo componenti
prevalentementeorizzontali(Figura4.24eFigura4.25).


Figura4.24 Rappresentazione del presidio esterno che deve contrastare i cinematismi
fuoripianodellafacciata.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 85
4.3Puntellaturadicontrastoinlegno


Figura4.25 Rappresentazione schematica del presidio. Viene evidenziata la capacit di
trasferire le azioni sismiche orizzontali della parete da presidiare al
fabbricato prospiciente, ridistribuendole secondo componenti
prevalentementeorizzontali.

4.3.2 Scelteprogettuali

4.3.2.1 Soluzioniprogettuali
Per le opere di puntellamento di contrasto sono state individuate differenti
soluzioniprogettuali,principalmentebasatesulriconoscimentotraduescenari:
contrastoallapari:laparetedasostenerehaunaltezzaugualeoinferiore
alfabbricatodicontrasto(opresidiante);
contrastoconscarico:la paretedasostenerepialtadelfabbricatodi
contrasto.
LaFigura4.26illustralaclassificazioneappenaintrodotta.

SCENARIO SOLUZIONE
fabbricato di
con trasto
CONTRASTO
La parete da
parete d a fabbricato di
sosten ere con trasto
p arete da
so sten ere
P ALLA PARI
sostenere ha una
altezza uguale o
inferiore al
fabbricato di
contrasto

p arete d a sostenere

S CONTRASTO
CON SCARICO
fabbricato di
La parete da con trasto
sostenere
pi alta del
fabbricato di
contrasto


Figura4.26 Scenaripossibiliperipuntellidicontrasto.Contrastoallapari(P)quando
la parete da sostenere ha unaltezza uguale o inferiore al fabbricato di
contrasto.Contrastoconscarico(S):quandolaparetedasostenerepi
altadelfabbricatodicontrasto.

86 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.3Puntellaturadicontrastoinlegno

Le soluzioni, inoltre, sono diversificate in funzione delle dimensioni geometriche


delproblema,inparticolareinbasealnumerodiimpalcati(contrastoal1,2o3
impalcato) e alla distanza (L) tra ledificio da presidiare e quello presidiante (in
particolareivaloridiLsonodefinitiinriferimentoallaltezzadiinterpianoh:Lh;
h<L1.5h; 1.5h<L2h). Le configurazioni che si individuano per i differenti
valori dei due parametri sono rappresentate in Figura 4.27 per la soluzione
contrastoallapari(P)einFigura4.28perlasoluzionecontrastoconscarico
(S).

P a L h b h <L 1.5h c 1.5h <L 2h

parete da fabbricato di parete da fabbricato di parete da fabbricato di


1 sostenere contrasto sostenere contrasto sostenere contrasto
primo impalcato
Contrasto al

H tot =h
i i i
i i i
B=L B h B h
L L
1a 1b 1c
parete da fabbricato di parete da fabbricato di parete da fabbricato di
2 sostenere contrasto sostenere contrasto sostenere contrasto
terzo impalcato
Contrasto al

H tot

h
i i i
i i i
B=L B h B h
L L
2a 2b 2c
parete da fabbricato di parete da fabbricato di parete da fabbricato di
3 sostenere contrasto sostenere contrasto sostenere contrasto
secondo impalcato
Contrasto al

H tot h

h
i i i
i i i
B=L B h B h
L L
3a 3b 3c
Figura4.27 Soluzioniprogettualipercontrastiallapari,diversificateinbasealnumerodi
impalcatidelledificiodapresidiareepresidianteeinbasealladistanzatrai
dueedifici.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 87
4.3Puntellaturadicontrastoinlegno

S a L h b h <L 1.5h c 1.5h <L 2h

2 parete da parete da parete da


sostenere sostenere sostenere
Imposta superiore delcontrasto
in scarico al secondoimpalcato

fabbricato di fabbricato di fabbricato di


h contrasto contrasto contrasto

H tot

h
i i i
i i i
B=L B h B h
L L

2a 2b 2c

parete da parete da parete da


3 sostenere sostenere sostenere
Imposta superiore delcontrasto
in scarico al terzo impalcato

fabbricato di fabbricato di fabbricato di


h contrasto contrasto contrasto

H tot h

h
i i i
i i i
B=L Bh B h
L L

3a 3b 3c
Figura4.28 Soluzioniprogettualipercontrastiinscarico,diversificateinbasealnumero
diimpalcatidelledificiodapresidiareepresidianteeinbasealladistanzatra
idueedifici.

Si osserva che nei casi in cui L>h si prevede la presenza di un elemento di


irrigidimentoverticale.Loscopoditaleelementoduplice:inprimoluogolimita
la lunghezza del traverso e consente uninclinazione ottimale per lelemento
diagonale;insecondoluogoconsentelagestionedellecriticitlegatealloscarico
dellesollecitazionisuparetichepotrebberononessereingradodisopportarela
spinta,attraversoladiffusionedeglisforzi.

4.3.2.2 Materiali
Il materiale utilizzato per lopera provvisionale il legno. Nei calcoli si
considerato un legno di bassa qualit, in particolare si scelto di utilizzare la
classeC16(Tabella3.4).
Inbasealleipotesiriportatenel3.1.1,sistabilitodiimpiegarelastessasezione
diformaquadratapertuttelepartiprincipalidellopera.
Siprevede,inoltre,cheglielementiligneisianoespostialleintemperieepertanto
perildimensionamentosiassumeunaclassediservizio3.
IlcoefficienteparzialedisicurezzarelativoalmaterialeMstatopostopariad1.5
per gli elementi principali (come ad es. i diagonali compressi) e pari ad 1 per gli
elementisecondari(sivedail3.2.3.1).

88 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.3Puntellaturadicontrastoinlegno

4.3.3 Carichieazioni
Le definizioni dei carichi e delle azioni sono le stesse utilizzate per i puntelli di
ritegno(4.2.3).

4.3.4 Dimensionamento
Per il dimensionamento del puntellamento di contrasto si adottano le stesse
indicazioniriportatenellaschedaSTOPPRperipuntellidiritegno.Inparticolare
viene dimensionato lelemento maggiormente sollecitato (elemento critico) per
ognisoluzioneprogettuale.Lelementocriticocoincide,perglischemiallapari
con il traverso superiore, mentre negli schemi con scarico con il diagonale
principale (Figura 4.29). Le dimensioni della sezione dellelemento critico sono
definite in funzione della larghezza della zona di passaggio (B) e dellaltezza
dinterpiano (h) (si veda la Figura 4.29). Nel caso di schema P1 la lunghezza del
puntonecoincideconladistanzaB.

! elementocritico
! !
! h
h h

B B B
Figura4.29 Individuazione dellelemento critico del puntello di contrasto. Per
convenzione si assume che la parete da presidiare sia sempre quella di
sinistra.

Lapplicabilit delle tabelle riportate nella scheda STOP PR al caso della scheda
STOPPCsupportatadallavaliditdellestesseipotesidicalcolo:
rapportoB/hdellelementocriticocompresonellintervallo[0.5;1];
classedeipuntelliinlegnononinferioreaC16.
Il dimensionamento stato fatto considerando la condizione pi sfavorevole, in
particolare per il contrasto alla pari si posto B=h (massima lunghezza del
traverso) mentre per il contrasto con scarico si posto B=0.5h (massima
inclinazioneequindimassimosforzosuldiagonale).
Coerentemente con le ipotesi di calcolo formulate, bene specificare che i
puntelli di contrasto dimensionati con la scheda STOP PC non sono pensati per
contrastare fenomeni di martellamento tra fabbricati; tuttavia tengono conto
dellautoportanza della puntellatura in caso di potenziale allontanamento
reciprocodelleparetiprospicientiduranteunsisma.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 89
4.3Puntellaturadicontrastoinlegno

4.3.4.1 Dimensionamentodeglielementicritici
Il dimensionamento dellopera di contrasto viene effettuato in modo simile a
quanto gi presentato per i puntelli di ritegno: a partire dalla forza sismica di
pianosidimensionanoglielementimaggiormentesollecitati.
Perilcontrastoallaparisiadottano,cautelativamente,lestessesezionicalcolate
peripuntellidiritegnoaparitdibaseB,diinterasseDedialtezzacomplessivaH.
Si infatti verificato che la maggior lunghezza libera dinflessione supplita dal
minorsforzonormaleagente.
Nelcasodicontrastoconscarico,fissateB,DeH,stataverificatalapossibilitdi
utilizzare le sezioni dei puntelli di ritegno R1 nonostante le azioni siano
leggermente superiori (si ricorda che le azioni sismiche dipendono dalla quota).
Per le configurazioni S2 si appurato che tale ipotesi corretta. Per le
configurazioni S3, invece, lincremento delle sollecitazioni dovuto alla maggior
quotadelcontrasto,taledarendereinsufficientilesezionidefiniteneglischemi
R1; si quindi passati ai valori definiti per i puntelli R2 e se ne verificata
ladeguatezzaperleconfigurazioniS3.
La Tabella 4.6 illustra la corrispondenza tra le sezioni previste per gli schemi di
puntellidicontrasto(STOPPC)elesezionideipuntellidiritegno(STOPPR).

Tabella4.6 Corrispondenzatralesezionidefiniteperipuntellidicontrastoequelledei
puntellidiritegno.
Configurazione
Configurazione
corrispondente
STOPPC
STOPPR
P1 R1
Contrastoallapari P2 R2
P3 R3
Contrastocon S2 R1
scarico S3 R2

Risultato dei ragionamenti illustrati, sono le tabelle di dimensionamento dei


sistemidicontrasto(Tabella4.7eTabella4.8).

90 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.3Puntellaturadicontrastoinlegno

Tabella4.7 Tabelladidimensionamentodeisistemidicontrastoallapari
Dimensionamento di RITTI, TRAVERSI, LONGHERONI, DIAGONALI PRINCIPALI
P Classe A Classe B
Spessore max parete da Spessore max parete da Spessore max parete da Spessore max parete da
Altezza sostenere: sostenere: sostenere: sostenere:
complessiva sm 0.6 m 0.6 m < sm 1.0 m sm 0.6 m 0.6 m < sm 1.0 m
Htot (m) Sezione Interasse Sezione Interasse Sezione Interasse Sezione Interasse
(cmxcm) i (m) (cmxcm) i (m) (cmxcm) i (m) (cmxcm) i (m)
6m<Htot 9m 20 x 20 max 2.0 20 x 20 max 1.5 20 x 20 max 2.0 20 x 20 max 2.0
3m<Htot 6m 18 x 18 max 2.0 20 x 20 max 2.0 15 x 15 max 2.0 18 x 18 max 2.0
Htot 3m 15 x 15 max 2.0 18 x 18 max 2.0 13 x 13 max 2.0 15 x 15 max 2.0

Tabella4.8 Tabelladidimensionamentodeisistemidicontrastoinscarico.
Dimensionamento di RITTI, TRAVERSI, LONGHERONI, DIAGONALI PRINCIPALI, ELEMENTI DI BLOCCO
S Classe A Classe B
Spessore max parete da Spessore max parete da Spessore max parete da Spessore max parete da
Altezza sostenere: sostenere: sostenere: sostenere:
complessiva sm 0.6 m 0.6 m < sm 1.0 m sm 0.6 m 0.6 m < sm 1.0 m
Htot (m) Sezione Interasse Sezione Interasse Sezione Interasse Sezione Interasse
(cmxcm) i (m) (cmxcm) i (m) (cmxcm) i (m) (cmxcm) i (m)
6m<Htot 9m 18 x 18 max 2.0 20 x 20 max 2.0 15 x 15 max 2.0 18 x 18 max 2.0
3m<Htot 6m 15 x 15 max 2.0 18 x 18 max 2.0 15 x 15 max 2.0 15 x 15 max 2.0

4.3.5 Esempiodicalcolo

PergliesempidicalcolosirimandaalparagraforelativoallaschedaSTOPPR.


Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 91
4.4Puntellidisostegnoesbadacchiaturaaperture

4.4 Puntellidisostegnoesbadacchiaturaaperture
4.4.1 Descrizioneefinalitdellopera
I puntelli di sostegno e sbadacchiatura delle aperture sono presdi atti a
contrastare la caduta della parte muraria al di sopra delle aperture e la
conseguente possibile perdita dappoggio del solaio soprastante (Figura 4.30.a);
possono inoltre contrastare leccessiva deformazione dei maschi murari posti
lateralmentealvano(Figura4.30.b).

a) b)

Figura4.30 Tipi di movimento da contrastare. a) Caduta massa gravante.


b)Contenimentodelladeformazionelateraledeimaschimurari.

Loscopodelpresidio,sucuisibasaildimensionamentodellopera,sostenerei
carichiverticalietrasferirliallaparteinferioredellapertura(Figura4.31).Inoltre
pu essere necessario limitare la deformazione dei maschi murari laterali
allapertura,bloccandoglieffettidellespulsionelaterale.


Figura4.31 Schematizzazione del funzionamento del presidio: il carico verticale sopra
unaperturasostenutodalloperadiritegnoetrasferitoallaparteinferiore.

Lelemento che genera lazione verticale la parte di muratura soprastante


lapertura da presidiare; a tale carico si aggiunge anche una porzione di solaio
sopralapertura.
Nei casi in cui si cerchi di limitare la deformazione dei maschi murari, lopera di
sostegnovieneirrigiditatramitedeicontroventieduntraversointermedioconlo
scopo di contrastare uno spostamento legato allo scivolamento del blocco
triangolarechesipuformareinseguitoallarotturapertagliodeimaschimurari
attornoallapertura.

92 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.4Puntellidisostegnoesbadacchiaturaaperture

4.4.2 Scelteprogettuali

4.4.2.1 Soluzioniprogettuali
Per le operedi sostegno e sbadacchiatura delle aperture, sono state individuate
differenti soluzioni progettuali, basate sul tipo di movimento da contrastare e
sulledimensionidellapertura.Sidistinguonoquindi:
opereaventisolafunzionedisostegno;
opereconfunzionesiadisostegnochedisbadacchiatura;
eopereper:
aperturestrette,conlucifinoa1.5m;
aperturelarghe,conlucicompresetra1.5e3m.
LeconfigurazioniindividuatesonorappresentateinFigura4.32.
APERTURE STRETTE APERTURE LARGHE
(L fino a 1.5 m) (L da 1.5 m a 3.0 m)
solaio gravante muratura gravante solaio gravante muratura gravante
SOSTEGNO

d d
traverso
superiore
ri o

puntone
H H inclinato

traverso
inferiore
L L

solaio gravante muratura gravante solaio gravante muratura gravante


SOSTEGNO E
SBADACCHIATURA

traverso
d d superiore

ri o

traverso
H H intermedio

diagonale
controvento

traverso
L L inferiore

Figura4.32 Configurazioniindividuateperildimensionamentodelleoperedisostegnoe
sbadacchiatura. Le configurazioni si diversificano in base al tipo di
movimentocheloperadevecontrastareeallalarghezzadellapertura.


Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 93
4.4Puntellidisostegnoesbadacchiaturaaperture

4.4.2.2 Materiali
Per lopera provvisionale si utilizzano elementi in legno con sezioni di forma
quadrata(sivedail3.1.1)
Per le caratteristiche del materiale adottate per il dimensionamento si veda la
Tabella3.4.
Siprevedeinoltrecheglielementiligneisianoespostialleintemperieepertanto
perildimensionamentosiassumeunaclassediservizio3.
IlcoefficienteparzialedisicurezzarelativoalmaterialeMpostopariad1.5per
gli elementi principali (come ad esempio i ritti) e pari ad 1 per gli elementi
secondariodidistribuzione(comeadesempioitraversi)(sivedail3.2.3.1).

4.4.2.3 Schemadicalcolo
Perilcalcolodelloperasiutilizzaunoschemastaticoditravecontinua(traverso)
sudueotreappoggi(ritti)asecondadellaampiezzadellapertura.

Lmax1.5m Lmax3.0m

Figura4.33 Schemastaticoutilizzatoperildimensionamentodelloperaasecondadella
ampiezzadellapertura.a)Aperturestrette.b)Aperturelarghe.

4.4.3 Carichieazioni

4.4.3.1 Condizionidicarico
Nelcalcolodelloperaprovvisionalesiconsideranoletipologiedicaricoriportate
in Tabella 4.9. Nella stessa tabella sono riportate anche le classi di durata dei
carichi (da utilizzare nelle verifiche degli elementi in legno). Trattandosi di
unopera provvisionale si assume una vita nominale non superiore a 10 anni
(2.4.1NTC2008).

Tabella4.9 Condizionidicaricoutilizzateeduratadeicarichi.
Descrizione ClassedidurataDurata
Pesistrutturali(G1) Lunga(6mesi 10anni)
Permanentiportati(G2) Lunga(6mesi 10anni)
Variabili(Q) Media(1settimana 6mesi)

Perlaclassediservizio3eperlaclassediduratalunga,perillegnomassiccio,si
ricavaKmod=0.55(4.4.6,NTC2008).

4.4.3.2 Pesosolai
Si assumono solai di tipo laterocementizio di altezza 16+4 cm caricati in
conformit alla normativa vigente secondo quanto previsto per i fabbricati di
civileabitazione(3.1,NTC2008).

94 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.4Puntellidisostegnoesbadacchiaturaaperture

InTabella4.10siriportalanalisideicarichiperloscenariodiriferimento.

Tabella4.10 Analisideicarichiperloscenariodiriferimento.Calcolodeicarichiderivanti
dasolaioinlaterocemento16+4cm.
Nome Descrizione Pesoparziale Pesototale
permanentistrutturali(G1) solaiolaterocemento 2.6kN/m2 2.6kN/m2
16+4cm
permanentinonstrutturali(G2) intonaco 0.3kN/m2
caldanaemassetto(8cm) 1.1kN/m2
pavimentazione 0.4kN/m2
tramezzi 1.2kN/m2 3.0kN/m2
carichivariabili(Q) 2.0kN/m2 2.0kN/m2

4.4.3.3 Pesomuratura
Si assume muratura dal peso di 20 kN/m3; ci permette di considerare
praticamente tutte le tipologie murarie, tenuto in conto del fatto che non viene
effettuataalcunariduzionedelcaricolegataallapresenzadiaperture.
La Tabella 4.11 riporta lanalisi dei carichi della muratura per lo scenario di
riferimento.

Tabella4.11 Analisideicarichiperloscenariodiriferimento.Calcolodeicarichiderivanti
dallemurature.
Nome Descrizione Simbolo Peso
permanentistrutturali(G1) murature m 20kN/m3

4.4.3.4 Combinazionedeicarichi
Lacombinazioneaglistatilimiteultimisiottienedallarelazione:
1.3G1+1.5G2+Q
Rispettoaquantosuggeritoal2.5.3delleNTC2008,siconsiderailcoefficiente
pericarichivariabilipariad1,inquantosipresumecheledificioincuipostoil
presidiononsiasoggettoallecondizionidiaffollamentodefinitedalleNTC2008.

4.4.3.5 Scenaridicarico
Al fine di semplificare le scelte progettuali e di standardizzare le soluzioni, gli
scenaridicaricodiriferimentosonosimiliperciascunaconfigurazioneindividuata
e si prendono in considerazione i seguenti intervalli per lo spessore della
muratura:
finoa40cm;
da40a60cm;
da60a80cm;
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 95
4.4Puntellidisostegnoesbadacchiaturaaperture

da80a100cm.
Inoltre si considera il carico gravante del solaio attraverso la definizione di 4
differentifascedicarico(Figura4.34):
fascia gravante 0 m: da utilizzarsi nei casi in cui o non c il solaio, o la
distanza tra lapertura e il solaio (d) maggiore della larghezza L
dellapertura (in questultimo caso si ritiene che il peso del solaio si
scarichiailatidellapertura);
fasciagravante1 m: dautilizzarsisianeicasiin cui ilsolaiorisultiordito
parallelamenteallapareteconlaperturadapresidiare,cheneicasiincui
sullapertura scarichi una fascia di solaio con lunghezza massima di
1metro;
fasciagravante3m:dautilizzarsineicasiincuisullaperturascarichiuna
fasciadisolaioconlunghezzamassimadi3m;
fasciagravante5m:dautilizzarsineicasiincuisullaperturascarichiuna
fasciadisolaioconlunghezzamassimadi5m.
Neicasiincuiilsolaiosiasostenutodaappositipresdi(puntellidisostegnosolaie
balconi), la fascia gravante corrisponde a met della distanza tra la parete e il
presidiopivicino.
Parete perimetrale Parete intermedia

f
f

d d

H H

sm L sm L

Figura4.34 Individuazionedellafasciadisolaiogravantesulloperadisostegno.

4.4.4 Dimensionamento
Ildimensionamentodelleoperedisostegnoedellesbadacchiaturestatosvolto
perlelementomaggiormentesollecitato(iltraversosuperiore)edefinendo,come
conseguenza,lesezionideglielementirimanenti:traversiintermedioeinferiore,
rittiepuntoniinclinati.Inquestomodotalielementisonosovradimensionati,ma
realizzazioneecomputodelmaterialevengononotevolmentesemplificati.

4.4.4.1 Dimensionamentodeglielementicritici
Ildimensionamentostatofattoutilizzandodueschemistaticidifferentipericasi
conaperturestretteelarghe(rispettivamenteschemi(a)e(b)inFigura4.36).
Ilcaricoassegnatocompostodallasommadelcontributodelsolaioafferentee
della muratura posta immediatamente al di sopra dellapertura da presidiare. In
particolareperquantoriguardalamuratura,loperadisostegnosiritienegravata

96 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.4Puntellidisostegnoesbadacchiaturaaperture

delpesodiunaporzionedimurodelimitatadauntriangoloequilaterodilatopari
allampiezzadellaperturaL(Figura4.35).

sm L

Figura4.35 Schema del carico della muratura e del solaio sullopera di sostegno. Il
triangolo di muratura gravante un triangolo equilatero di lato pari alla
larghezzadellapertura.

a) b)

muratura
solaio

Lmax1.5m Lmax3.0m

Figura4.36 Schemastaticoutilizzatoperildimensionamentodeitraversiedeirittiper
le opere di sostegno. I carichi assegnati sono il carico del solaio
(distribuzione uniforme) e il carico della muratura (distribuzione
triangolare).a)Schemarappresentativoperleaperturestrettesenzaritto
centrale. b) Schema rappresentativo per le aperture larghe con ritto
centrale.

Verificadeiritti
Per i ritti si effettuano le verifiche di stabilit a compressione applicando uno
sforzonormalepariallareazionedegliappoggineglischemiinFigura4.36.

4.4.5 Esempiodicalcolo
Siriportaildimensionamentodiunoperadisostegnoesbadacchiaturaaventele
seguenticaratteristiche:
larghezzaapertura:L=2.0m(aperturalarga);
altezzaaperture:H=3.0m;
spessoreparetemuraria:sm=60cm;
fasciadisolaiogravantesullopera:f=3.0m.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 97
4.4Puntellidisostegnoesbadacchiaturaaperture

Delle considerazioni presentate al 4.4.3.4, si ottiene che il peso dei solai in


combinazioneSLUvale:
Ps=1.32.6+1.53.0+2.0=9.9kN/m2
LaTabella1dellaschedaSTOPSAdelVademecumSTOPindica,perivalorisopra
riportati,dellesezioniperritti,puntonietraversi15x15(sistemadoppio).

Verificadeltraverso
Materiale:legnoC16
Classediservizio3
Classediduratadelcarico:lunga
fm,k=16MPa
fv,k=1.8MPa
Kmod=0.55
M=1.00 coefficienteparzialedisicurezzaperelementoconfunzione
didiffusionedeglisforzi
fm,d=Kmodfm,k/M=8.8MPa
fv,d=Kmodfv,k/M=1.0MPa
Sezione:2traversi15x15
A=450cm2 area
Wx=Wy=W=1125cm3 moduloresistente
MR=Wfm,d=9.9kNm momentoresistente
VR=Afv,d/1.5=30.0kN taglioresistente

Numerocampate:nc=2
CaricosolaioincombinazioneSLU:
qsolaio=Psf=9.93.0=29.7kN/m
Tagliomassimo(appoggiocentrale)dacaricosolaio:
Vmax,solaio=0.625qsolaioL/nc=18.6kN
Momentomassimo(appoggiocentrale)dacaricosolaio:
Mmax,solaio=1/8qsolaio(L/nc)2=3.7kNm
CaricomuraturaincombinazioneSLU(valoremassimo):
qmur=1.3msmLsin(60)=27.0kN/m
Tagliomassimo(appoggiocentrale)dacaricomuratura:
Vmax,mur=0.4qmurL/nc=10.8kN
Momentomassimo(appoggiocentrale)dacaricomuratura:
Mmax,mur=1/15qmur(L/nc)2=1.8kNm

98 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.4Puntellidisostegnoesbadacchiaturaaperture

Tagliomassimo(appoggiocentrale)totale:
Vmax=Vmax,solaio+Vmax,mur=29.4kN<VR=30kN VERIFICATO
Momentomassimo(appoggiocentrale)totale:
Mmax=Mmax,solaio+Mmax,mur=5.5kNm<MR=9.9kNm VERIFICATO
Per il ritto viene effettuata la verifica di stabilit a compressione. Il carico viene
dimezzato in quanto si tiene in considerazione la presenza di 2 ritti (sistema
doppio).

Verificadelritto
Materiale:legnoC16
Classediservizio3
Classediduratadelcarico:lunga
fc,0,k=17MPa
Kmod=0.55
M=1.50
fc,0,d=Kmodfc,0,k/M=6.2MPa
Sezione:15x15
A=225cm2 area
Jx=Jy=J=4219cm4 momentodinerzia

1=(J/A)=4.33cm raggiogiratoredinerzia

Sforzonormaleperciascunritto:N=2Vmax/2=29.4kN
c,0,d=N/A=1.31MPa
leff,x=leff,y=H=3.0m lunghezzaliberadiinflessione
x=y=H/=69.3 snellezza
E0.05=5360MPa
crit,c=2E0.05/x2=11.0MPa
rel,c= fc,0,k /crit,c =1.24
c=0.2 legnomassiccio
k=0.5(1+c(rel,c0.3)+rel,c2)=1.37

kcrit,c =1/ k + k2 2rel,c =0.52

c,0,d/(kcrit,cfc,0,d)=1.31/(0.526.2)=0.41<1 VERIFICATO
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 99
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

4.5 Puntellidisostegnosolaiebalconi

4.5.1 Descrizioneefinalitdellopera
Ipuntellidisostegnosolaiebalconisonostrutturedisostegnoatteasorreggerei
carichi gravanti su un solaio o un balcone evitando il progredire dei fenomeni
fessurativie/odiinflessionedellastruttura(Figura4.37).
Loscopodelloperasostenereilsolaiooilbalconeedirelativicarichiaccidentali
in modo tale da scaricarne il carico gravante e contrastarne le deformazioni.
Lobiettivo si consegue mediante la realizzazione di una struttura avente la
capacitditrasferireleazioniverticaliaterraosuglielementiportantiesistenti.

zonadi fessurazione zonadi fessurazione

SOLAIO BALCONE
Figura4.37 Cinematismidacontrastare:inflessionedelsolaioedelbalcone.

4.5.2 Scelteprogettuali

4.5.2.1 Soluzioniprogettuali
Per le opere di sostegno di solai e balconi sono state individuate differenti
soluzioniprogettualibasatesullapossibilitdicostruireomenounanuovalineadi
scaricodeicarichifinoaterra;lesoluzionisidiversificanoinoltreinbaseaivalori
diprogettodellalucedelsolaioedellinterassefraipuntelli.
Per quanto riguarda la possibilit di costruire una linea di scarico fino al
basamento,siindividuanoduetipologiediconfigurazioni:
schema S: puntellamento di sostegno del solaio interessato e di quelli
sottostanticonladefinizioneunnuovopercorsodelletensionifinoaterra
(Figura4.38);
schema T: sostegno del solaio con un telaio di piano in modo da
riportareilcaricosuglielementiportantiesistenti(Figura4.39).


Figura4.38 SchemaS:sostegnodelsolaiointeressatoediquellisottostantidefinendo
unanuovalineadiscaricodelletensionifinoaterra.

100 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi


Figura4.39 SchemaT:sostegnodelsolaioconuntelaiodipianoinmododariportare
ilcaricosuglielementiportantiesistenti.

LasoluzionesecondoloschemaSindicataneicasiincuivisianecessitdiuna
rapida esecuzione e si abbia la possibilit di occupare col puntellamento tutti i
piani sottostanti al solaio interessato dal dissesto fino a raggiungere un
basamentosucuiscaricareicarichi.
PerloschemaSsidistinguonotretipologiediconfigurazioni,infunzionedella
lucedelsolaioedellinterassedeipuntelli:
S1:puntellaturasingolaconunasolatravedisostegno(Figura4.40);
S2:puntellaturadoppiaparallelaconduetravidisostegno(Figura4.41);
S3:puntellaturatriplaparallelacontretravidisostegno(Figura4.42).

S1 PUNTELLATURASINGOLA

L
travedisostegno

puntello

i

Figura4.40 SchemaS1:puntellaturasingolaconunasolatravedisostegno.

S2 PUNTELLATURADOPPIA PARALLELA

L
travedisostegno

puntello
i

i
L/3
L/3
L/3
Figura4.41 SchemaS2:puntellaturadoppiaconduetravidisostegnoparallele.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 101
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

S3 PUNTELLATURATRIPLA PARALLELA
L
travedisostegno

puntello

L/4 i
L/4
L/4
L/4
Figura4.42 SchemaS3:puntellaturatriplacontretravidisostegnoparallele.

Riguardo il puntellamento dei balconi, stato previsto un solo schema con


puntellaturadoppiaparallela,tenutocontodelfattocheilcampodiapplicazione
limitatoabalconiconaggettononsuperiorea3metri.
LasoluzionesecondoloschemaTseppurmaggiormentelaboriosa,consenteil
riporto del carico sugli elementi portanti esistenti senza occupare i piani
sottostanti.
Lo schema T caratterizzato da una sola soluzione progettuale, dimensionata
per vari intervalli della luce del solaioda sostenere e con interasse tra i telai (it)
costante(Figura4.43).
L
T
(orditura)
traverso di sella
ripartizione superiore
H

traverso
superiore

puntone
it
puntello
it
elemento corrente traverso
dimposta inferiore inferiore
L1 L2 L1

Figura4.43 SchemaT:indicazionedeglielementicostituentiloschema.

4.5.2.2 Materiali
Ilmaterialeutilizzatoperloperaprovvisionaleillegno.Afavoredisicurezza,nei
calcoli si considerato un legno di bassa qualit; in particolare si scelto di
utilizzare la classe C16 (per le caratteristiche di tale materiale si veda la Tabella
3.4).

102 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

Inbasealleipotesiriportatenel3.1.1sistabilitodiimpiegarelastessasezione
diformaquadratapertuttelepartiprincipalidellopera.
Il coefficiente parziale di sicurezza relativo al materiale M stato posto pari a 1
perglielementidiripartizione,eparia1.5perglielementiportantiprincipali,ad
esempioipuntonieitraversidisostegnonelloschemaT(sivedail3.2.3.1).
Perquantoconcerneipuntellitelescopiciinacciaio,sifattoriferimentoaivalori
di portata definiti dalla norma UNI EN 1065, assumendo, per la determinazione
delcaricodiutilizzo,uncoefficientedisicurezzapari1.7.

4.5.2.3 Schemadicalcolo
Perilcalcolodelloperaprovvisionale,nelloschemaS,siassumechelatravedi
sostegnosipossaschematizzarecometravecontinuasupiappoggi,ognunodei
quali corrispondente ad un puntello. Ai fini del calcolo si considera lipotesi
maggiormentecautelativaditravesu3appoggiequidistanti(Figura4.44).

i i

Puntello
Figura4.44 Schema statico utilizzato per il dimensionamento della trave di sostegno e
deipuntelli(schemaS).

NelloschemaT(Figura4.43),ilcaricovieneriportatosuitelaiparallelimediante
traversi di ripartizione costituiti da morali. I traversi di ripartizione sono
schematizzaticometravicontinuesupiappoggi,ognunodeiqualicorrispondeal
traversosuperiorediuntelaiodelloschemaT(Figura4.45).

it it

Traversosuperioredeltelaiodisostegno
Figura4.45 Schemastaticoutilizzatoperildimensionamentodeltraversodiripartizione
(schemaT).

Il traverso superiore del telaio di sostegno viene schematizzato come trave


continuasuquattroappoggi,costituitidaiduerittiallestremitedaiduepuntoni
intermedi(Figura4.46).
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 103
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

L1 L2 L1

Puntelli

Puntoniinclinati
Figura4.46 Schemastaticoutilizzatoperildimensionamentodeltraversosuperioredel
telaiodisostegno,deipuntoniedeipuntelli.

La reazione in corrispondenza dei puntoni rappresenta la componente verticale


dellazionecomplessivamentegravantesuquesti,successivamentedeterminatain
funzionedellangolodiinclinazione.

4.5.3 Carichieazioni

4.5.3.1 Condizionidicarico
Nelcalcolodelloperaprovvisionalesiconsideranoletipologiedicaricoriportate
in Tabella 4.12. Nella stessa tabella sono riportate anche le classi di durata dei
carichi (da utilizzare nelle verifiche degli elementi in legno). Trattandosi di
unopera provvisionale si assume una vita nominale non superiore a 10 anni
(2.4.1NTC2008).

Tabella4.12 Condizionidicaricoutilizzateeduratadeicarichi.
Descrizione Classedidurata(durata)
Pesistrutturali(G1) Lunga(6mesi 10anni)
Permanentiportati(G2) Lunga(6mesi 10anni)
Variabili(Q) Media(1settimana 6mesi)

IlcoefficientecorrettivoKmodvienedeterminatoipotizzandounaclassedidurata
delcaricolungaedunaclassediservizio2perilpuntellamentodeisolaie3peri
balconi,tenutocontodellesposizionediquestiultimialleintemperie.
Contaliipotesi,perlegnomassiccio,ilvalorediKmodparia0.7perglielementidi
sostegno dei solai e 0.55 per gli elementi di sostegno dei balconi (4.4.6, NTC
2008).

4.5.3.2 Pesosolai
Lopera provvisionale dimensionata in riferimento a solai di tipo latero
cementiziodialtezzapariad1/25dellaluce,consolettadiripartizionedispessore
pariaHsoletta=4cmecaricatiinconformitallanormativavigentesecondoquanto
previstoperifabbricatidicivileabitazione(3.1,NTC2008).
Avantaggiodisicurezza,perlucifinoa3m,siconsiderataunaltezzadelsolaio
di12+4cm.

104 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

Icarichipermanentistrutturalieicarichipermanentiportati(intonaco,massetto,
pavimento, tramezzi) vengono definiti in funzione della luce, come riportato in
Tabella4.13perisolaieinTabella4.14peribalconi.

Tabella4.13 Analisideicarichideisolaiperloscenariodiriferimento.Calcolodeicarichi
derivantidasolaioinlaterocementoperdifferentiluci.

luceL[cm]

300 400 500 600 700
Hsolaio=L/25[cm] 16 16 20 24 28
Carichipermanentistrutturali
2.4 2.4 2.9 3.4 3.9
[kN/m2]G1
Intonaco(2cm)[kN/m2] 0.4 0.4 0.4 0.4 0.4
Massetto(8cm)in
1.0 1.0 1.0 1.0 1.0
conglomeratoleggero[kN/m2]
Pavimento[kN/m2] 0.4 0.4 0.4 0.4 0.4
2
Tramezzi[kN/m ] 1.0 1.0 1.0 1.0 1.0
Totalecarichipermanentinon
2.8 2.8 2.8 2.8 2.8
strutturali[kN/m2]G2
Carichivariabili(ambientiuso
2.0 2.0 2.0 2.0 2.0
residenziale)[kN/m2]Q1

Perilsostegnodeibalconisifattoriferimentoastruttureportanticostituiteda
una soletta piena in c.a. dello spessore di 15 cm caricata in conformit alla
normativavigente,ipotizzandoilsostegnodellinterocarico.

Tabella4.14 Analisi dei carichi dei balconi per lo scenario di riferimento. Calcolo dei
carichiderivantidasolaioinsolettamonoliticainc.a..

Solettapiena[kN/m2] 0.1525=3.8
2
Totalecarichipermanentistrutturali[kN/m ] G1 3.8
2
Intonaco(2cm)[kN/m ] 0.4
Massetto(8cm)inconglomeratoleggero[kN/m2] 1.0
Pavimento[kN/m2] 0.4
2
TotalecarichipermanentiNONstrutturali[kN/m ] G2 1.8
Carichivariabili(ambientisuscettibilidiaffollamentocat.C2)
4.0
[kN/m2]Q1

4.5.3.3 Combinazionedeicarichi
Inaccordocol2.5.3delleNTC2008,lacombinazionefondamentaleperilcalcolo
aglistatilimiteultimisiottienedallarelazione:
Q=G1G1+G2G2+QiQi
dove:
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 105
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

G1rappresentailpesopropriodeglielementistrutturali;
G2rappresentailpesopropriodeglielementinonstrutturali;
Qiindicaicarichivariabili.
Icoefficientiparzialiperleazioniconsideratesonoassuntiparia:
G1=1.3 G2=Qi=1.5
Perquantosopra,icarichirelativiaisolaisonoquelliriportatiinTabella4.15.

Tabella4.15 Carichirelativiasolaididifferenteluce.

luceL[cm] 300 400 500 600 700


2
Q[kN/m ] 10.3 10.3 11.0 11.6 12.3

MentreperibalconiQ=13.6kN/m2.

4.5.3.4 Scenaridicarico
Lo scenario di carico di riferimento costituito da fabbricati di civile abitazione.
Scenaridiriferimentodifferenti(adesempiofabbricatiindustriali,costruzionidel
settoreterziario)dovrannoessereoggettodispecificaprogettazione.
Per la definizione del carico da sostenere si ipotizza che il vincolo allestremit
deglielementiportantidelsolaiosiaingradodiimpedirnelatraslazioneverticale
mentre ne consenta la rotazione. Il carico sui telai viene considerato
uniformementedistribuitoeddeterminatoperareediinfluenza,moltiplicandoil
caricocomplessivoagentesulsolaioperlinterassefraitelai.
Ilsolaiovieneconsideratocomeuncaricodistribuitosulletravidisostegnoesulle
struttureportanti(travidipianoomuraturaportante).
Nello schema S, il carico gravante sulla trave di sostegno (q) si calcola come
illustratoinFigura4.47.

Q Q

L/2 L/3

S1 S2
q=QL|2 q=QL|3

L/4
Appoggiosolaio
S3
Travedisostegno q=QL|4
Figura4.47 Schemadeicarichidiprogetto(S).Qilcaricodelsolaio.

106 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

Nello schema T, il carico viene riportato sui telai paralleli mediante traversi di
ripartizione costituiti da morali di dimensioni 10x10cm posti ad interasse di
50cm.
Ilcaricogravantesuitraversi(q)determinatoperareediinfluenzaedpariaal
carico complessivo gravante sul solaio moltiplicato per linterasse fra i traversi
(Figura4.48).

Traversosuperioredeltelaiodisostegno

Traversidiripartizione
Figura4.48 Schemadeicarichidiprogetto(T).IlcaricoQdelsolaiovieneriportatosui
telaiparalleliattraversodeitraversidiripartizione.

4.5.4 Dimensionamento
Ildimensionamentodelloperadisostegnovieneeffettuatosvolgendolaverificaa
resistenza di tutte le sezioni ovvero, nel caso dello schema T, degli elementi
maggiormentesollecitati(puntoneetraverso).
Ilcontrollodellecriticitriguarda:
verificadellecriticitglobali;
verificadellecriticitlocali.
Lecriticitglobalichesiconsideranosono:
schemaS
o possibileribaltamento/instabilizzazionelaterale;
o possibileeffettodimartellamento/ritirotrapuntelloedelemento
sostenuto;
schemaT
o possibileribaltamento/instabilizzazionelaterale.
Lecriticitlocalisono:
schemaS
o possibilesconnessionedelnodopuntello/trave;
o possibilescaricodelpuntello;
o cedimentopereccessivaconcentrazionedelcaricoalpiede.
schemaT
o possibilescaricodelpuntello;
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 107
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

o possibilesconnessionedeinodi.
TalicriticitsonorappresentateinFigura4.49eFigura4.50.

trave

c a a 1 b
1
puntello

2,3 2,3

Figura4.49 Criticit globali: a) e b) possibile ribaltamento/instabilizzazione laterale; c)
possibile effetto di martellamento/ritiro tra puntello ed elemento
sostenuto.Criticitlocali:1)possibilesconnessionedelnodopuntellotrave;
2)possibilescaricodelpuntello;3)cedimentopereccessivaconcentrazione
delcaricoalpiede.

2 3 3 2

3 3

1 1
Figura4.50 Criticitglobali:a)possibileribaltamento/instabilizzazionelaterale.Criticit
locali: 1) possibile scarico del puntello; 2) e 3) possibile sconnessione dei
nodi.

Le criticit elencate sono inibite da una corretta realizzazione delle connessioni


deglielementiedegliancoraggiaterranonchdallaposainoperadielementidi
irrigidimento.

4.5.4.1 Dimensionamentodeglielementicritici
Il dimensionamento dellopera effettuato sullelemento maggiormente
sollecitato (ossia il traverso superore) attraverso delle verifiche a flessione e a
tagliosecondoleindicazioniriportateal4.4.8delleNTC2008.

108 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

S ! T !


Figura4.51 Individuazione dellelemento maggiormente sollecitato, o critico, per lo
schemaSeloschemaT.

4.5.5 Esempiodicalcolo

4.5.5.1 VerificapuntellamentodisolaioconschemaS
Siriportaatitolodiesempiolaverificadelpuntellamentodisostegnodiunsolaio
conleseguenticaratteristiche:
lucedelsolaioL=5.0m;
altezzainterpianoH=4.0m.
Peruninterassetraipuntellii=1.5m,dallaconsultazionedellatabella1scheda
STOPSB,risultaunapuntellaturadisostegnoconloschemaS3epuntelloinlegno
consezione13x13.

Verificadellatrave
Lasezione13x13inlegnoC16haleseguenticaratteristiche:
bxb=13cmx13cm sezione
A=169cm2 area
W=366cm3 moduloresistente
Jx=Jy=J=2380cm4 momentodinerzia

= J/A=3.75cmraggiogiratoredinerzia

Materiale:legnoC16
Classediservizio2
Classediduratadelcarico:lunga
fm,k=16MPa
fv,k=1.8MPa
Kmod=0.70
M=1.0
fm,d=Kmodfm,k/M=11.20MPa
fv,d=Kmodfv,k/M=1.26MPa
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 109
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

Verificaditravesoggettaaflessioneetaglio(4.4.8.1.6e4.4.8.1.9,NTC2008).
Per lo schema S3, come detto al 4.5.3.4, il carico sulla trave di sostegno vale
q=QL/4=11.05.0/4=13.8kN/m
Dalla risoluzione dello schema statico di trave continua si ottengono le
caratteristichedellasollecitazione:
M=qi2/8 3.88kNm
V=0.625qi=12.94kN
M 3.88106
m,d = = =10.60MPa<fm,d=11.20MPa VERIFICATO
W 366103
V 1.512.94103
d =1.5 2 = =1.15MPa<fv,d=1.26MPa VERIFICATO
b 1302

Verificadelpuntone
Elementicompressi(instabilitdicolonna)(4.4.8.2.2,NTC2008).
Dalla risoluzione dello schema statico di trave continua si ottengono le
caratteristichedellasollecitazione:
N=qi1.25=13.81.51.25=25.9kN
H=4.0m altezza=lunghezzadelritto
Classediservizio2
Kmod=0.70
x=y=1
fc,0,k=17.0MPa
M=1.50 coefficienteparzialedisicurezzadelmateriale
fc,0,k=Kmodfc,0,k/M=7.9MPa
c,0,d=N/A=1.5MPa
leff,x=leff,y=Hx=4.00m lunghezzaliberadiinflessione
x=y=leff,x/=107 snellezza
E0.05=5360MPa
crit,c=2E0.052/leff,x2=4.64MPa

rel,c= fc,0,k /crit,c =1.31

c=0.2legnomassiccio
k=0.5(1+c(rel,c0.3)+rel,c2)=1.46

kcrit,c =1/ k + k2 2rel,c =0.475

c,0,d/(kcrti,cfc,0,d)=1.5/(0.4757.93)=0.40<1 VERIFICATO

110 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

Nelcasodiimpiegodipuntellitelescopicimetallici,latabella2dellaschedaSTOP
SBriportalindicazione13x13E40[S3]riconfermandoquindilutilizzodellatrave
disostegnodidimensioni13x13,assiemeadunpuntellotelescopicoditipoE40e
loschemaS3.
Riguardoalpuntellotelescopico,lutilizzodiunpuntelloditipoE40assicurauna
portatadi30kN,compatibileconilcaricodiprogettodi25.9kN.

4.5.5.2 Verificapuntellamentodibalcone
Si riporta a titolo di esempio la verifica del puntellamento di sostegno di un
balconeconleseguenticaratteristiche:
luceL=2.0m
altezzadinterpianoH=4.0m
Per un interasse tra i puntelli i = 1.0 m, dalla tabella 3 della scheda STOP SB, si
ottienelindicazione13x13pertravedisostegnoepuntelloinlegno.

Verificadeltraversosuperiore
Verificaditravesoggettaaflessioneetaglio(4.4.8.1.6e4.4.8.1.9,NTC2008).
Lasezione13x13inlegnoC16halecaratteristicheprecedentementeillustrate.
Materiale:legnoC16
Classediservizio3
Classediduratadelcarico:lunga
fm,k=16MPa
fv,k=1.8MPa
Kmod=0.70
M=1.0
fm,d=Kmodfm,k/M=8.80MPa
fv,d=Kmodfv,k/M=0.99MPa
Ilcaricosullatravedisostegnovaleq=QL/2=13.62/2=13.6kN/m
Dalla risoluzione dello schema statico di trave continua si ottengono le seguenti
caratteristichedellasollecitazione.
qi2
M= =1.70kNm
8
V=0.625qi=8.50kN
M 1.70106
m,y,d = = =4.6MPa<fm,d=8.80MPa VERIFICATO
W 366103
V 1.58.50103
d =1.5 2 = =0.75MPa<fv,d=0.99MPa VERIFICATO
b 1302
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 111
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

Verificadelpuntone
Elementicompressi(instabilitdicolonna)(4.4.8.2.2,NTC2008).
Dalla risoluzione dello schema statico di trave continua si ottengono le
caratteristichedellasollecitazione:
N=qi1.25=17.0kN
Laverificasoddisfattainquantodeltuttoanalogaaquantoespostoal4.5.5.1,
econvaloridicaricosulpuntelloinferiorialcasogitrattato.
Nelcasodiimpiegodipuntellitelescopicimetallici,latabella4dellaschedaSTOP
SB riporta il riferimento a puntelli di classe D40 (il cui carico di utilizzo
indipendente dallestensione), in grado di assicurare una portata di 20 kN,
compatibileconilcaricodiprogetto.

4.5.5.3 VerificapuntellamentodisolaioconschemaT
Siriportaatitolodiesempiolaverificadelpuntellamentodisostegnodelsolaio
conleseguenticaratteristiche:
luceL=6.0m;
altezzadiinterpianoH=4.0m.
Il sostegno del solaio viene effettuato tramite unopera eseguita secondo lo
schema T con telai posti ad interasse it = 1.5 m, per il quale la tabella 5 della
scheda STOP SB indica una sezione 20x20 per tutti gli elementi, con sovrastanti
traversidiripartizionidelcaricodidimensioni10x10postiadinterassei=0.5m.

Verificadeltraversodiripartizione
Verificaditravesoggettaaflessioneetaglio(4.4.8.1.6e4.4.8.1.9,NTC2008)
Lasezione10x10inlegnoC16haleseguenticaratteristiche:
bxb=10x10cm sezione
A=100cm2 area
W=167cm3 moduloresistente

Materiale:legnoC16
Classediservizio2
Classediduratadelcarico:lunga
fm,k=16MPa
fv,k=1.8MPa
Kmod=0.70
M=1.0
fm,d=Kmodfm,k/M=11.20MPa
fv,d=Kmodfv,k/M=1.26MPa

112 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

Ilcaricosuitraversivaleq=Qi=11.60.5=5.8kN/m
Dalla risoluzione dello schema statico di trave continua si ottengono le
caratteristichedellasollecitazione:
M=qit2/8=1.63kNm
V=0.625qit=5.44kN
M 1.63106
m,d = = =9.76MPa<fm,d=11.20MPa VERIFICATO
W 167103
V 1.55.44103
d =1.5 2 = =0.82MPa<fv,d=1.26MPa VERIFICATO
b 1002

Verificadeltraversosuperiore
Lasezione20x20inlegnoC16haleseguenticaratteristiche:
bxb=20x20cm sezione
A=400cm2 area
W=1333cm3 moduloresistente
Jx=Jy=J=13333cm4 momentodinerzia

= J/A=5.77cmraggiogiratoredinerzia

Materiale:legnoC16
Classediservizio2
Classediduratadelcarico:lunga
fm,k=16MPa
fv,k=1.8MPa
Kmod=0.70
M=1.0
fm,d=Kmodfm,k/M=11.20MPa
fv,d=Kmodfv,k/M=1.26MPa

Risolvendo lo schema statico in Figura 4.52 con le seguenti caratteristiche
geometricheedicarico:
L1=1.75m L2=2.5m q=Qit=11.61.5=17.4kN/m
Momentoetagliomassimivalgono:
Mmax=8.3kNm
Vmax=21.8kN

Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 113
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

M 8.3106
m,d = = =6.22MPa<fm,d=11.20MPa VERIFICATO
W 1333103
V 1.521.8103
d =1.5 2 = =0.82MPa<fv,d=1.26MPa VERIFICATO
b 2002

Verificadelpuntone
Le reazioni in corrispondenza degli appoggi allestremit e intermedi valgono
rispettivamente:
RA=RD=10.5kN
RB=RC=41.7kN

A B C D

L1 L2 L1

Figura4.52 SchemastaticoperlaconfigurazioneT.

Notalageometriadelsistema,sicalcolalangolodiinclinazionedelpuntone:
=arctan(L1/H)=23.6
elalunghezzadellostesso:
Lp=H/cos =4.37m

Elementicompressi(instabilitdicolonna)(4.4.8.2.2,NTC2008)
Ilvaloredelcaricoagentesulpuntoneparia:
NB=RB/cos = 45.5kN

Materiale:legnoC16
x=y=1
Classediservizio2
fc,0,k=17MPa
Kmod=0.70
M=1.50 coefficienteparzialedisicurezzadelmateriale
fc,0,d=kmodfc,0,k/M=7.93MPa

114 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.5Puntellidisostegnosolaiebalconi

c,0,d=NB/A=1.14MPa
leff,x=leff,y=L=4.37m lunghezzaliberadiinflessione
x=y=L/=76 snellezza
E0.05=5360MPa
crit,c=2E0.052/leff,x2=9.22MPa

rel,c=rel,c= fc,0,k /crit,c =1.36

c=0.2 legnomassiccio
k=0.5(1+c(rel,c0.3)+rel,c2)=1.53

kcrit,c =1/ k + k2 2rel,c =0.45

c,0,d/(kcrit,cfc,0,d)=1.14/(0.457.93)=0.33<1 VERIFICATO

Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 115
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

4.6 Centinaturainlegnodiarchievolte

4.6.1 Descrizioneefinalitdellopera
Lacentinaturadiarchievolteunastrutturadisostegnoligneaattaadevitareil
crollodiarchiovolteinmuraturadanneggiati.
Tipici segni di dissesto delle strutture sono le lesioni in chiave ed alle reni, cos
comeschematicamenteevidenziatonellaFigura4.53.


Figura4.53 Quadrofessurativotipicocheevidenzialapresenzadilesioniinchiaveealle
renidistruttureadarcooavolta.

Scopodelloperaconseguire,medianteunsistemadisostegno,iltrasferimento
del carico verticale dellarco/volta alla superficie di appoggio, eliminando nel
contempolaspintaorizzontaleversolespalle.InFigura4.54vieneschematizzato
leffettodiunoperadicentinatura.


Figura4.54 Rappresentazione schematica dellopera di centinatura; evidenziata la
capacit di trasferire il carico verticale alla superficie dappoggio della
centina.

La scheda STOP SV pensata per il sostegno, con strutture in legno, di volte ed


archi in muratura a tutto sesto o a sesto ribassato. Solo ai fini dellapplicazione
dellascheda,ladistinzionetraarchievolteeffettuatainfunzionedellospessore
dellamuraturao,equivalentemente,delladimensionelongitudinaledelpiedritto

116 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

(indicatoconsmnellaFigura4.55):finoadunmetrodilunghezzalastruttura
assimilabileadunarcomentre,sedidimensionimaggiori,adunavolta.
In Figura 4.55 sono evidenziati gli elementi caratterizzanti una centina a varco
aperto.
coprigiun
(tavoloni 5 x 20)
elemen della
cen na (bxb)

traverso allimposta (bxb),


fasciato da 2+2 tavoloni 5x20

traversi
longitudinali
(tavoloni 5 x 20) sae e (bxb)
altezza allimposta (H)

traverso intermedio (bxb),


ri (bxb) fasciato da 2+2 tavoloni 5x20

spessore
muratura (sm )

dormiente
(morale o tavolone)
Figura4.55 Elementicaratterizzantiunacentinaavarcoaperto.

4.6.2 Scelteprogettuali
Lopera di sostegno dimensionata per sorreggere unazione verticale pari alla
massima azione che larco pu sostenere. Ci comporta la progettazione di
soluzioni conservative ma con il vantaggio di svincolare loperatore da qualsiasi
ragionamento rivolto ad una stima del sovraccarico agente sulla struttura da
presidiare,semplificandocosillavorodichioperasulcampo.

4.6.2.1 Soluzioniprogettuali
Per definire le diverse soluzioni progettuali dellopera provvisionale si tenuto
conto degli scenari che tipicamente ci si pu trovare dinnanzi; si sono
contemplate soluzioni basate sia su parametri funzionali che dimensionali. Le
primetengonoinconsiderazionelanecessiteventualediconsentireilpassaggio
attraverso le centine (passaggio aperto o chiuso). I parametri dimensionali,
invece,consentonodiindividuarelesoluzioniinfunzionedellalarghezzadellarco.
Inparticolaresisonoconsiderate3soluzioniper3intervallidiluce:
soluzionecon3rittiperlucifinoa3m;
soluzionecon5rittiperlucida3a6m;
soluzionecon7rittiperlucida6a9m.
GlischemicosindividuatisonorappresentatiinFigura4.56.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 117
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

Peragevolarelarealizzazionedelloperasistabilitaunadistanzanettatrairitti
di ciascuna centina di almeno 50 cm. La realizzazione di centine a 3 ritti risulta
piuttostocomplicataneicasidiarchiovolteconluceinferiorea1.3m:intalicasi
si suggerisce quindi di utilizzare la soluzione per passaggi aperti,
indipendentementedalleesigenzedifruibilitdeglistessi.
Al fine di ottimizzare limpiego dei materiali, i tre intervalli di luce sono stati
ulteriormentesuddivisicomeinTabella4.16.

Tabella4.16 Intervallidiluceammissibiliperciascunoschemadicentina.
Schema Campidiluceammessi
3ritti 0m<L1.5m 1.5m<L2.0m 2.0m<L3.0m
5ritti 3.0m<L4.5m 4.5m<L6.0m
7ritti 6.0m<L8.0m

Nella Figura 4.56 sono indicate le differenti soluzioni progettuali previste in


funzionedellaluceedelleesigenzedifruibilitdeipassaggi.

PARAMETRI FUNZIONALI
No n c la n ecessit dilasciare un passaggio C la n ecessit d i lasciare un passaggio
(p assaggio Ch iuso) (passaggio Ap erto)

0m<L3m

L C1 L A1
PARAMETRI DIMENSIONALI

3m<L6m

L C2 L A2

6m<L8m

L C3 L A3

Figura4.56 ClassificazionedeglischemitipodellecentineprevistenellaschedaSTOPSV.

Le differenti tipologie di carpenterie individuate sono rappresentate nella Figura


4.57,nellaFigura4.58enellaFigura4.59.

118 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

C1 f/2
A1
f
f/2

i i i i i
L L

cen na chiusa cen na aperta


Figura4.57 Carpenteriaperlecentinea3ritti;Lfinoa3m.

C2 A2

i i i i i 2i i
L L

cen na chiusa cen na aperta


Figura4.58 Carpenteriaperlecentinea5ritti;Lda3a6m.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 119
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

C3 A3

i i 2i i i
L L

cen na chiusa cen na aperta


Figura4.59 Carpenteriaperlecentinea7ritti;Lda6a8m.

Inbasealleipotesiriportatenel3.1.1,sistabilitodiimpiegarelastessasezione
di forma quadrata per tutte le parti principali dellopera (saette, ritti, traversi
intermedideglischemiapertiedormientiperappoggiflessibili).Glialtrielementi
(traversi,coprigiuntie,nelcasodistrutturadiappoggiorigida,ildormiente)sono
realizzaticontavolonidisezione5x20cm.Ilsistemadisostegnodellevolteedegli
archicompletatodatavoleligneedisezione2.5x10cmconfunzionediappoggio
continuoallintradossodellestrutturemurarie.

4.6.2.2 Materiali

Legno
Ilmaterialeutilizzatoperloperaprovvisionaleillegno.Afavoredisicurezzanei
calcoli si considera un legno di bassa qualit, in particolare si fa riferimento alla
classeC16(perlecaratteristicheditalematerialesivedalaTabella3.4).
Siprevede,inoltre,cheglielementiligneipossanoessereespostialleintemperiee
pertantoperildimensionamentoassuntaunaclassediservizio3.
IlcoefficienteparzialedisicurezzarelativoalmaterialeMpostopariad1.5per
gli elementi principali (come ad esempio i ritti e le saette) e pari ad 1 per gli
elementisecondari(sivedail3.2.3.1).

Muratura
Siassumechelamuraturasiacostituitadaelementinaturalicaratterizzatidauna
scarsa resistenza a compressione e da malta di pessime caratteristiche
meccaniche.

120 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

Siassume,inoltre,unaresistenzaacompressionediprogettoperlamuraturapari
afbk=1.0N/mm2

4.6.3 Carichi

4.6.3.1 Condizionidicarico
Siipotizzaunaduratadelcaricoperloperaprovvisionalecompresafra6mesie
10anni,cuicorrispondeunaclassediduratalunga.
Per la classe di servizio 3 e la classe di durata lunga, per il legno massiccio, si
ricavaKmod=0.55(4.4.6,NTC2008).

4.6.3.2 Scenariodicarico
Al fine di semplificare e di standardizzare quanto pi possibile le scelte e le
soluzioni progettuali, si deciso di ipotizzare uno scenario di carico cautelativo,
caratterizzato da condizioni di rottura incipiente della muratura. Ci consente di
svincolarsi dalle effettive condizioni di carico e rende agevole e conservativo il
dimensionamentodelleopereprovvisionali.
ConriferimentoallaFigura4.60,sieffettuailcalcolodellamassimacomponente
verticale agente in testa ai piedritti nellipotesi di rottura in chiave ed alle reni
dellelemento strutturale murario (meccanismo di collasso di Mery). Nel caso di
specie, si ipotizza la formazione di tre cerniere in corrispondenza della chiave e
dellerenidellastrutturamuraria.

C
d

30
f R
P P
30

C
R


Figura4.60 Schemadicalcolodellecentine.

Linizio della fessurazione in chiave associato ad una distribuzione di tensioni


triangolare con il valore massimo pari alla tensione di rottura di progetto per la
muratura(fbd)(Figura4.61).

Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 121
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

fbd
C
d


Figura4.61 Andamentodelletensionidicompressionenellasezioneinchiave.

Apartiredelvaloredellospessoreinchiave(d)sicalcolalacompressionemassima
inchiaveCperunospessorediunmetro,mediantelarelazione:
C=fbdd1000
Si considera che il valore dello spessore in chiave (d) sia correlato alla luce
dellarcosecondoleindicazionidiFuriozzietal.(2007).Talivalorisonoriportatiin
Tabella4.17.

Tabella4.17 Minimospessoreinchiavepergliarchiatuttosestoeperlevolteabotte
(trattodallatabellaMur.11diFuriozzietal.,2007).
L (m) d (cm)
1.5 2.0
2.0 25
3.0 40
6.0 50
8.0 60

Lacomponenteverticale(P)delloscaricoallereni(R)sideducedallacondizionedi
equilibriodelleforzedelsemiarco(Figura4.60)mediantelarelazione:
P=Ctg(60)
Siadottaunvaloredicompressionesuciascunodeglinrittiparia2P/n.
Per semplificare e standardizzare quanto pi possibile le scelte progettuali e le
soluzioni realizzative, sono stati considerati diversi scenari di carico basati sulla
configurazioneadottata(Figura4.56),sudifferentivaloridilucedellarco/voltae
suduediversivaloridispessoredellamuratura(odelpiedritto)sm:
sm50cm:ingenererappresentativodicostruzioniordinarie;
50cm<sm100cm:ingenererappresentativodiedificimonumentali.

4.6.3.3 Calcolodellosforzonormalediprogettosuiritti
Il valore dello sforzo di compressione in chiave (C) viene calcolato, per una
profonditdiarco/voltadi1metro,mediantelarelazione:
C=fbdd1000
dovedlospessoreincorrispondenzadellachiave.Ilvaloredidsipuricavarein
funzionedellaluceLutilizzandoeinterpolandoivaloriinTabella4.18,validiper
gliarchiatuttosestoeperlevolteabotte.

122 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

InTabella4.18siriportano,inoltre,ivaloridellosforzodicompressioneCcalcolati
in funzione di diversi valori della luce L e della componente verticale (P) dello
scarico alle reni (R), che si deduce dalla condizione di equilibrio delle forze del
semiarcomediantelarelazione:
P=Ctg(60)

Tabella4.18 Valoridelminimospessoreinchiave(d)pergliarchiatuttosestoeperle
volteabotte(trattodatabellaMur.11diFuriozzietal.2007);ivaloridid
per L=1.5m e L=4.5m sono stati ricavati per interpolazione. Per ciascun
valorediLsiriportanoanchelosforzonormalemassimodicompressionein
chiave(C)elacomponenteverticale(P)delloscaricoallereni.

L (m) d (cm) C (kN/m) P (kN/m)


1.5 20 100 173
2.0 25 125 217
3.0 40 200 346
4.5 45 225 390
6.0 50 250 433
8.0 60 300 520

Notoilvaloredellacomponenteverticaledelloscaricoallereni(P),sisupponeche
lo scarico verticale complessivo dellarco (o della volta), pari a 2P, sia assorbito
interamente dai ritti disposti in pianta secondo le configurazioni tipologiche
individuate nel precedente paragrafo: 3, 5 o 7 ritti per ogni fascia di 1 m di
profondit.
Dalla ripartizione del carico verticale 2P per il numero di ritti ipotizzato (n), si
calcola il valore dello sforzo normale agente su ciascun ritto N = 2P/n (Tabella
4.19)

Tabella4.19 Massimovaloredellosforzonormalediprogettosuiritti(kN).Siriportanoi
valoriperlesoleconfigurazionicalcolate.
N Numeroritti
(kN) permetrodiprofondit
3 5 7
1.5 115
2.0 144
3.0 231
L max (m)
4.5 156
6.0 173
8.0 148

4.6.4 Dimensionamento
Il dimensionamento dellopera effettuato sugli elementi maggiormente
sollecitati (elementi critici, ossia i ritti o le saette) attraverso delle verifiche a
compressioneedinstabilit.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 123
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

Per le ragioni esposte nella parte relativa ai criteri generali, la sezione cos
dimensionatautilizzataancheperglialtrielementiprincipalidellopera.

4.6.4.1 Calcolodellosforzonormaleresistentedeiritti
Perlaverificadistabilitdeirittisiadottailmetododicuial4.4.8.2.2delleNTC
2008. Lo sforzo normale resistente di progetto per compressione parallela alla
fibratura(Nb,0,d)dellegnovale:
Nb,0,d=Akcrit,cfc,0,d
essendo:
A lareadellasezionedelritto;
fc,0,d ilvalorediprogettodellaresistenzaacompressioneparallelaallafibratura
perillegnomassiccio;
kcrit,c il coefficiente di riduzione delle resistenza plastica della membratura
semplicementecompressa,lacuiespressione:
1
kcrit,c=
k+ k 2
2rel,c

I parametri ausiliari per determinare kcrit,c sono forniti dalle relazioni in Tabella
4.20.

Tabella4.20 Parametriausiliarierelativeformule.

Formula Descrizione
k = 0.5 [1+ c (rel,c 0.3) + rel,c2 ]
c = 0.2 valore valido per il legno massiccio
rel,c = (fc,0,k / c,crit) snellezza relativa dellasta
valore caratteristico della resistenza a
fc,0,k = 17 N/mm2 compressione parallela alla fibratura per il
legno massiccio di categoria C16
c,crit = 2 E0.05 J /(A L eff2 ) tensione critica euleriana
valore caratteristico del modulo di Young per
E0.05 = 5.4 kN/mm2
il legname C16
J / A = b2 / 12 per la sezione quadrata di lato b
lunghezza libera di inflessione che viene
L eff valutata con il metodo delle alignment
charts.

Utilizzando le espressioni introdotte ed i valori delle propriet meccaniche
indicati,sieffettuailcalcolodelcaricodirotturadeirittidisezione10x10,13x13,
15x15,18x18e20x20conriferimentoalunghezzeliberediinflessionevariabilitra
1.0me7.0m(Tabella4.21,Tabella4.22,Tabella4.23).

124 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

Tabella4.21 Snellezzarelativarel,c.
L eff (m)
rel,c
1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0 4.5 5.0 5.5 6.0 6.5 7.0
10x10 0.6 0.9 1.2 1.5 1.9 2.2 2.5 2.8 3.1 3.4 3.7 4.0 4.3
13x13 0.5 0.7 1.0 1.2 1.4 1.7 1.9 2.1 2.4 2.6 2.9 3.1 3.3
sezione
15x15 0.4 0.6 0.8 1.0 1.2 1.4 1.6 1.9 2.1 2.3 2.5 2.7 2.9
(cmxcm)
18x18 0.3 0.5 0.7 0.9 1.0 1.2 1.4 1.5 1.7 1.9 2.1 2.2 2.4
20x20 0.3 0.5 0.6 0.8 0.9 1.1 1.2 1.4 1.5 1.7 1.9 2.0 2.2

Tabella4.22 Coefficientediriduzionedellaresistenzaplasticakcrit,c.
L eff (m)
kcrit,c
1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0 4.5 5.0 5.5 6.0 6.5 7.0
10x10 0.91 0.74 0.52 0.36 0.26 0.19 0.15 0.12 0.10 0.08 0.07 0.06 0.05
13x13 0.96 0.87 0.72 0.55 0.41 0.32 0.25 0.20 0.16 0.14 0.11 0.10 0.09
sezione
15x15 0.97 0.91 0.81 0.67 0.52 0.41 0.32 0.26 0.21 0.18 0.15 0.13 0.11
(cmxcm)
18x18 0.99 0.95 0.88 0.79 0.67 0.54 0.44 0.36 0.30 0.25 0.21 0.18 0.16
20x20 1.00 0.96 0.91 0.84 0.74 0.63 0.52 0.43 0.36 0.30 0.26 0.22 0.19

Tabella4.23 SforzonormaleresistenteNb,0,d(kN).
N b,0,d L eff (m)
(kN) 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0 4.5 5.0 5.5 6.0 6.5 7.0
10x10 57 46 32 22 16 12 9.4 7.5 6.1 5.1 4.3 3.7 3.2
13x13 101 92 76 58 43 33 26 21 17 14 12 10.3 9.0
sezione
15x15 137 128 114 93 73 57 45 36 30 25 21 18 16
(cmxcm)
18x18 200 191 178 159 135 110 89 73 60 51 43 37 32
20x20 249 239 227 209 185 157 130 107 90 76 65 56 48

Nella Figura 4.62 si riporta il grafico con landamento dello sforzo normale
resistente dei ritti in legno di categoria C16 al variare della lunghezza libera di
inflessione. Nel 4.6.6.1 si riporta il calcolo della lunghezza libera di inflessione
deirittisostenentilecentine.
250

ELEMENTO
20x 20

200
SFORZO NORMALE RES ISTENTE Nb,0,d (KN)

ELEMENTO
18x 18

150

ELEMENTO
15x 15
100

ELEMENTO
13 x13

50
MORALE
10x 10

0
0,0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 8,0
LUNGHEZZA LIBERA DI INFLESSIONE (m)
Figura4.62 AndamentodellosforzonormaleresistenteNb,0,dalvariaredellalunghezza
liberadiinflessioneLeffdeiritti(legnoC16).
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 125
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

4.6.4.2 Valutazionedellalunghezzaliberadiinflessionedeiritti
Per la valutazione approssimata della lunghezza libera di inflessione dei ritti si
segueilmetododellealignmentcharts(Ballioe Mazzolani,1987eDumonteil,
1992). Applicando tale metodo possibile effettuare una stima della lunghezza
liberadiinflessionediastecompressenellipotesidivincolielasticamentecedevoli
alleestremit.Nelcasodispecie,incuiglischemistrutturaliperlacentinaturadi
volteprevedonodeitraversisiaindirezionetrasversalealvarcocheinquellaad
essoparallela,sicalcolalalunghezzaliberadeirittitenendoinconsiderazionela
presenza dei vincoli intermedi che non sono bloccati nei confronti della
traslazione.Pertalemotivo,itelaiorditiindirezioneparallelaallevoltepossono
essere considerati a nodi spostabili, a differenza di quelli trasversali che
risultanovincolatiincorrispondenzadellespalledellestrutturemurarie.
Si rimanda al 4.6.6.1 lo sviluppo della parte teorica e alcuni esempi relativi al
calcolodellalunghezzaliberadiinflessione.

4.6.4.3 Dimensionamentodeirittiasostegnodellevolte
Perleoperedicentinaturadellevoltesiimponeunvaloremassimodellinterasse
tra le centine pari ad 1 metro. A partire da tale valore e dalla luce della volta si
ricava lo sforzo normale di progetto agente sul ritto maggiormente sollecitato,
comedescrittoal4.6.3.2.
Perciascunasezioneutilizzabile(sezionicommercialiinTabella3.2),sidetermina
la massima lunghezza libera dinflessione tale per cui la sezione sia in grado di
resistereallosforzonormalediprogetto.
Mediante il metodo delle alignment charts, alla lunghezza libera dinflessione
vienefattocorrisponderelinterassemassimo(T)traitraversiaventifunzionedi
rompitratta.
Nel caso di centina aperta, il ritto centrale sostituito da due saette inclinate.
Come si dimostra al 4.6.6.2 le sezioni individuate per le configurazioni chiuse
rimangono valide anche per le configurazioni aperte, a condizione che langolo
dinclinazionedellesaetterispettoallaverticalesiainferiorea35.

4.6.4.4 Dimensionamentodeirittiasostegnodegliarchi
Per le opere di centinatura degli archi si distinguono i casi in cui si possono
disporreduecentineaccoppiate(spessoridelmurosmmaggioredi50cm)eicasi
in cui, per ragioni pratiche, preferibile disporre una sola centina (sm<50cm)
che, di conseguenza, non pu essere rompitrattata per ridurre la luce libera
dinflessione fuori piano. In questultimo caso, quindi necessario che laltezza
dimpostadellarcosiainferioreallalunghezzaliberadinflessionedeiritti,percui
vienelimitataladimensioneHpresidiabile(Figura4.60).

4.6.4.5 Verificadeitraversi
La verifica dei traversi, costituiti da 2 tavoloni di dimensioni 5x20 cm, viene
effettuata nellipotesi di funzionamento a contrasto dellinflessione derivante
dallinstabilit dei ritti. Lo sforzo normale generato dallazione di contrasto

126 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

allinflessione dei ritti da parte della coppia di traversi (Fd) determinabile dalla
seguenterelazione,validaperlegnomassiccio:
N
F= d incuiNdlosforzonormalesuiritti(Piazzaetal.,2005).
80

Atitolocautelativo,siassumecomesforzonormaleagentesuirittiilcaricoultimo
dellelemento 20x20 cm e, come lunghezza libera di inflessione dei traversi, il
massimointerassetrasversalepossibiletrairitti,paria1.5m(casodicentinaa5
ritticonvarcodiluceparia6m).
Pertalevaloredisforzonormale,itraversisonosempreverificati.

4.6.5 Esempiodicalcolo
Per il dimensionamento dei ritti della scheda STOP SV si proceduto come
indicatodiseguito.
Per ciascuno schema progettuale (a 3, 5 o 7 ritti) e per ciascuna classe di luci
ammissibili, si determinato il massimo sforzo normale di progetto agente sui
ritti.Apartiredatalevalore,sidefinitalalunghezzaliberadinflessionemassima
(Tmax) per ciascuna sezione utilizzabile. Con procedimento a ritroso si quindi
risalitialmassimointerassetraitraversitaledagarantireunalunghezzaliberadi
inflessioneneirittinonsuperioreaquelladeterminataalpuntoprecedente.

Dimensionamentodeirittiasostegnodellevolte:schemiacentinachiusa
Atitolodiesempiosipresentailragionamentosoprariportatoperloschemaa3
rittiperunalucedi1.5metri.
DallaTabella4.19sidesumelosforzonormalediprogettosulritto:Nd=115kN.
DalconfrontoconilgraficodiFigura4.62siindividuanolesezionicompatibilicon
la sollecitazione di progetto agente. Come si evince dal grafico in Figura 4.63,
possonoessereimpiegati,perlasoluzioneprogettualeindividuata,soloelementi
15x15, 18x18 e 20x20. Gli elementi 13x13 e i morali 10x10 offrono infatti sforzi
normaliresistentiinferioriaquellidiprogettoagenti.Lemassimelunghezzelibere
di inflessione ammissibili per tale condizione di carico si deducono sempre dal
graficoinFigura4.63esonoparia:
elementi15x15: Leff2.0m
elementi18x18: Leff3.4m
elementi20x20: Leff4.3m
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 127
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

25 0

ELEMENTO
20x 20
SFORZO NORMALE RES ISTENTE N b,0,d (KN)

20 0

ELEMENTO
18x 18

15 0

ELEMENTO Nd = 115 kN
15x 15
10 0

ELEMENTO
13x 13

50
MORALE
10x 10

0
0,0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 8,0
LUNGHEZZA LIBERA DI INFLESSIONE (m)

Figura4.63 Confronto tra lo sforzo normale di progetto per uno schema di centina di
voltaatrerittiametroconlucefinoa1.5melaresistenzadeiritti(legno
C16).

DallaTabella4.24possibiledesumerelinterassemassimotraitraversitaleda
garantireuncorrettovaloredellalunghezzaliberadiinflessione:

Tabella4.24 Interassemassimotraitraversicompatibileconilvaloredellalunghezza.to
Leff INTERASSETRAVERSI5X20(T)(m)
(m) 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0 4.5 5.0 5.5 6.0 6.5 7.0 7.5 8.0
10x101.101.602.102.60 3.10 3.60 4.10 4.60 5.10 5.60 6.10 6.607.107.608.10
13x131.251.762.272.77 3.27 3.77 4.28 4.78 5.28 5.78 6.28 6.787.287.788.28
SEZ.
15x15 1.421.942.452.96 3.47 3.97 4.48 4.98 5.48 5.98 6.49 6.997.497.998.49
(cmxcm)
18x18 1.762.322.863.39 3.91 4.43 4.94 5.45 5.96 6.47 6.97 7.487.988.498.99
20x20 2.052.663.223.77 4.31 4.84 5.37 5.89 6.40 6.92 7.43 7.948.458.969.47

Posizionando i traversi ad un interasse non superiore a 1.5 metri, la lunghezza
libera di inflessione per gli elementi 15x15 di 1.94 m, molto prossima a quella
limitegideterminata.Pertalemotivopossibileporreitraversiaduninterasse
nonsuperiorea1.5m.
Analogamentesideterminanogliinterassimassimitraitraversiperlealtresezioni
utilizzabili,compatibiliconlacondizionedistabilitmeccanica.
In Tabella 4.25 sono riportati i risultati dei calcoli per tutte le configurazioni
relativeallevolteabotte.

128 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

Tabella4.25 Tabellaperildimensionamentodellecentinedellevolteabotte(legnoC16).
Numeroritti
Sezioneritti Interassemassimo
permetrodi Luce
(cmxcm) traversiTmax
profondit
L 1.5m 15x15 1.5m
L 1.5m 18x18 2.5m
L 1.5m 20x20 3.0m
3
1.5m<L 2.0m 18x18 1.5m
1.5m<L 2.0m 20x20 2.0m
2.0m<L 3.0m 20x20 1.0m
3.0m<L 4.5m 18x18 1.5m
3.0m<L 4.5m 20x20 2.0m
5
4.5m<L 6.0m 18x18 1.0m
4.5m<L 6.0m 20x20 2.0m
6.0m<L 8.0m 18x18 1.5m
7
6.0m<L 8.0m 20x20 2.0m

Verificadeitraversi
Laverificadeitraversi,costituitida2tavolonididimensioni5x20,vieneeffettuata
nellipotesi che essi funzionino come contrasto dellinflessione derivante
dallinstabilitdeiritti.Losforzonormalesuitavoloni(Fd),generatodallazionedi
contrastoallinflessionedeirittidapartedellacoppiaditraversi,determinabile
dallaseguenterelazione,validaperlegnomassiccio:
N
F= d
80
doveNdlosforzonormalesuiritti.
A titolo cautelativo si assume come sforzo normale agente sui ritti il carico di
collasso di progetto dellelemento 20x20 e come lunghezza libera di inflessione
deitraversiilmassimointerassetrasversalepossibiletrairittiparia1.5m.
Losforzonormaleagentesulsingolotraversorisulta:
1 Nb,0,d 1 249
Fd,1 = = =1.56kN
2 80 2 80
Lo sforzo normale resistente del singolo traverso 5x20 si calcola con lusuale
procedura:
200503
2 E0.05 J 2 5400
c,crit = = 12
2 =4.94N/mm2tensionecriticaeuleriana
AL2 502001500
fc,0,k 17.0
rel,c = = =1.85snellezzarelativadeltraverso
c,crit 4.94
1
k= 1+c rel,c 0.3 +2rel,c =[1+0.2(1.850.3)+1.852]=2.37
2
1 1
kcrit,c = = =0.26coefficientediriduzione
k+ k 2
2rel,c 2.37+ 2.372 1.852

502000.266.23
Nb,0,d =Akcrit,c fc,0,d = =16.2kN>Fd,1=1.56kN VERIFICATO
1000
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 129
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

Dimensionamentodeirittiasostegnodegliarchi
Siapergliarchidispessorefinoa0.5mcheperquellispessifinoadunmetro,le
sollecitazioni agenti sulle centine di sostegno risultano al pi pari alla met di
quellecalcolateperlevolte(Tabella4.26).

Tabella4.26 Massimovaloredellosforzonormalediprogettosuirittiasostegnodivolte.

N Numeroritti percentina
(kN) 3 5 7
1.5 58
2.0 72
3.0 115
L max (m)
4.5 78
6.0 87
8.0 74

Dal confronto tra la Tabella 4.26 e la Tabella 4.23 si evince il dimensionamento
dellecentineperarchidispessorefinoamezzometro(Tabella4.27).
Per gli archi spessi fino ad un metro, sostenuti da almeno due centine, si fa
affidamento sulla rigidezza dei traversi. Pertanto, utilizzando il procedimento di
calcologidescrittoperlevolte,sideterminanogliinterassimassimitraitraversi
talidalimitareopportunamentelalunghezzaliberadiinflessionedeiritti(Tabella
4.28).

Tabella4.27 Tabelladidimensionamentocentineperarchidispessorefinoa0.5m.
LuceL Sezioneritti AltezzadiimpostaH
Numeroritti
(m) (cmxcm) (m)
L1.5m 13x13 2.5m
L1.5m 15x15 3.5m
L1.5m 18x18 5.0m
L1.5m 20x20 6.0m
1.5m<L2.0m 13x13 2.0m
3 1.5m<L2.0m 15x15 3.0m
1.5m<L2.0m 18x18 4.5m
1.5m<L2.0m 20x20 5.5m
2.0m<L3.0m 15x15 1.5m
2.0m<L3.0m 18x18 3.0m
2.0m<L3.0m 20x20 4.0m
3.0m<L4.5m 13x13 1.5m
3.0m<L4.5m 15x15 2.5m
3.0m<L4.5m 18x18 4.5m
3.0m<L4.5m 20x20 5.0m
5
4.5m<L6.0m 13x13 1.5m
4.5m<L6.0m 15x15 2.5m
4.5m<L6.0m 18x18 4.0m
4.5m<L6.0m 20x20 5.0m
6.0m<L8.0m 13x13 2.0m
6.0m<L8.0m 15x15 2.5m
7
6.0m<L8.0m 18x18 4.0m
6.0m<L8.0m 20x20 5.5m

130 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

Tabella4.28 Tabelladidimensionamentocentineperarchidispessorecompresotra0.5
e1.0m.
Interassetrai
LuceL Sezioneritti
Numeroritti travesiT
(m) (cmxcm)
(m)
L1.5m 13x13 2.0m
L1.5m 15x15 3.0m
L1.5m 18x18 4.0m
L1.5m 20x20 4.5m
1.5m<L2.0m 13x13 1.5m
3 1.5m<L2.0m 15x15 2.5m
1.5m<L2.0m 18x18 3.5m
1.5m<L2.0m 20x20 4.0m
2.0m<L3.0m 15x15 1.0m
2.0m<L3.0m 18x18 2.0m
2.0m<L3.0m 20x20 2.5m
3.0m<L4.5m 13x13 1.0m
3.0m<L4.5m 15x15 2.0m
3.0m<L4.5m 18x18 3.5m
3.0m<L4.5m 20x20 3.5m
5
4.5m<L6.0m 13x13 1.0m
4.5m<L6.0m 15x15 2.0m
4.5m<L6.0m 18x18 3.0m
4.5m<L6.0m 20x20 3.5m
6.0m<L8.0m 13x13 1.5m
6.0m<L8.0m 15x15 2.0m
7
6.0m<L8.0m 18x18 3.0m
6.0m<L8.0m 20x20 4.0m

Verificadiunacentinaavarcochiuso
Atitolodesempiosieffettualaverificadiunacentinaa5rittiavarcochiusodi
luce pari a 4.5 m. Per una centina di tali dimensioni la scheda STOPSV prevede
limpiegodimorali20x20bloccatidatraversi20x20adinterassedi2.0m.
Lo sforzo di compressione sulla chiave della volta (d = 45 cm) agente su uno
spessoremurariodiunmetrovale:
C=1/2fbdd1000=0.51.04501000=225kN/m
Lacomponenteverticaledelloscaricoallerenirisulta:
P=Ctg(60)=2251.732=390kN/m
Lo sforzo normale di progetto agente sui 5 ritti posti a sostegno dello spessore
unitariodivoltasicalcolain:
N=2P/n=2390/5=156kN
Ilmomentodiinerziadellacoppiaditraversi5x20vale:
JT=2bH3/12=25203/12=6666.7cm4
Ilmomentodiinerziadeiritti20x20risulta:
JC=bH3/12=20203/12=13333.3cm4

Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 131
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

Si calcola la lunghezza libera di inflessione dei ritti (Leff = kT), propedeutica al


calcolo dello sforzo normale resistente, con il metodo delle alignment charts
(4.6.6.1):
J
Jc i 13333.3 100
T C.A.
GA =GB = =2 =2 =2.0
J T JT 200 6666.7

i T.A.

1.6G2 +8.0G+7.5 1.62.02 +8.02.0+7.5


K= =1.61
2G+7.5 22.0+7.5

Leff=kT=1.612.0=3.22m

Latensionecriticaeulerianadeirittirisulta:
204
2 E0.05 J 2 5400
c,crit = = 12
=17.13N/mm2
AL2 202 322 2

Lasnellezzarelativadeirittivale:
fc,0,k 17.0
rel,c = = =0.99snellezzarelativadeltraverso
c,crit 17.13

Ilcoefficienteausiliariokcoscalcolato:
1
k= 1+c rel,c 0.3 +2rel,c =[1+0.2(0.990.3)+0.992]=1.06
2

Ilcoefficientediriduzionedellaresistenzaplastica:
1 1
kcrit,c = = =0.695
k+ k 2
2rel,c 1.06+ 1.062 0.992

Losforzonormaleresistente,infine,siquantificain:
Nb,0,d =Akcrit,c fc,0,d =2002000.6956.23=173kN>Fd,1=156.0kN
VERIFICATO

132 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

4.6.6 Approfondimentiteorici

4.6.6.1 Determinazionedellalunghezzaliberadinflessione
Unaesemplificazionedelloschemadicalcolodaimpiegareperladeterminazione
della lunghezza libera di inflessione dei ritti nel piano longitudinale delle volte
riportatainFigura4.64.

A A
Traverso: T
L=KT
eff n.25x20
B B

i =1m i =1m i =1m

Figura4.64 Sezionelongitudinaledellastrutturadisostegnodellavolta.

ComesievincedallaFigura4.64,lelementovincolatopidebolmenteiltrattodi
rittodiestremitcompresotraduetraversiintermedi.Denominatigliestremidi
talerittoconlelettereAeB,senedeterminanoiparametridirigidezza(GAeGB)
attraversoleseguentiespressioni:
EJ J

T C.A. T C.A.
GA = =
EJ J

i T.A. i T.A.
EJ J

T C.B. T C.B.
GB = =
EJ J

i T.B. i T.B.

doveidifferentipediciindicano:
A riferimentoaiparametricaratteristicidelnodoA;
B riferimentoaiparametricaratteristicidelnodoB;
C.A. riferimentoallecolonnecheconvergononelnodoA;
C.B. riferimentoallecolonnecheconvergononelnodoB;
T.A. riferimentoalletravicheconvergononelnodoA;
T.B. riferimentoalletravicheconvergononelnodoB;
edove:
E modulodiYoung;
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 133
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

J momentodinerzia;
T interassetraitraversi(Figura4.64);
i interasselongitudinaletrairitti(Figura4.64);
coefficiente pari a 1.0 nel caso di incastro di estremit, 0.75 nel caso di
cernierae0.50nelcasodiestremolibero.
Sinotiche,incasoditraviarigidezzanulla,sivaversoilvincolocerniera,incaso
di travi infinitamente rigide, si va verso il vincolo incastro. Nel primo caso la
lunghezza libera di inflessione nel telaio a nodi spostabili infinita, nel secondo
casopariallinterassetraitraversi.
EsplicitandoicoefficientialnodoA,siha:
J
Jc i
T C.A.
GA = 2
J T JT

i T.A.

Per il nodo inferiore B, si assume cautelativamente che esso sia caratterizzato


dallostessoparametrodirigidezzadelnodoA(GB=GA).Infatti,alrittovincolato
aterra,stantelacondizionediincastroparziale,competeunalunghezzaliberadi
inflessionecertamenteinferiorerispettoaglianaloghitrattiintermedi.
Ilmomentodiinerziadeitraversi(JT),costituitidacoppieditavoloni5x20(quindi
conbaseb=5cmealtezzaH=20cm)postiacoltello,vale:
bH3 5203
JT =2 =2 =6666.7cm3
12 12

Linterasselongitudinaletrairitti(i)paria100cm.
In Tabella 4.29 sono riportati i valori dei coefficienti GA e GB. Si noti che la
condizione pi sfavorevole per il calcolo della lunghezza libera di inflessione
datadalcasodiminorerapportotrarigidezzadeitraversieritti,ciopermontanti
20x20bloccatidatraversiadinterassediunmetro.IntalecasoicoefficientiGAe
GBassumonovaloreparia4.0,cuicorrispondeunalunghezzaliberadiinflessione
pariacircaildoppiodellinterassetraitraversi.

Tabella4.29 CoefficientiGAeGB(GA=GB)perrittidiestremitinposizioneintermedia.
SEZIONE INTERASSETRAVERSI5X20(T)INm
(cmxcm) 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0 4.5 5.0 5.5 6.0 6.5 7.0 7.5 8.0
10x10 0.25 0.170.130.100.08 0.07 0.06 0.06 0.05 0.05 0.04 0.04 0.040.030.03
13x13 0.71 0.480.360.290.24 0.20 0.18 0.16 0.14 0.13 0.12 0.11 0.100.100.09
15x15 1.27 0.840.630.510.42 0.36 0.32 0.28 0.25 0.23 0.21 0.19 0.180.170.16
18x18 2.62 1.751.311.050.87 0.75 0.66 0.58 0.52 0.48 0.44 0.40 0.370.350.33
20x20 4.00 2.672.001.601.33 1.14 1.00 0.89 0.80 0.73 0.67 0.62 0.570.530.50

Dalla consultazione della alignment chart (Figura 4.65) per i telai a nodi
spostabili,oppureapplicandounadelleduerelazioniadessaequivalenti,siricava
la lunghezza libera di inflessione del ritto di estremit posto in posizione
intermediaperdifferenticondizionidivincoloagliestremi:

134 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

2
GA GB 36
K = K
6 GA +GB tg
K
dacuisiricavaapprossimativamenteilvaloredelcoefficientediamplificazione(K)
perladeterminazionedellalunghezzaliberadinflessionedeirittidiestremitin
posizioneintermedia:

1.6GA GB +4.0 GA +GB +7.5


K=
GA +GB +7.5

Nel caso di uguaglianza tra le condizioni di vincolo (GA = GB = G), le precedenti


relazionidiventano:
2
G2 36
K = K
12G tg
K
e:

1.6G2 +8.0G+7.5
K=
2G+7.5

In Tabella 4.30 riportato il valore del parametro K per differenti condizioni di
vincoloagliestremideltelaio.
Ai valori del coefficiente K riportati in Tabella 4.30 corrispondono le lunghezze
liberediinflessioneindicateinTabella4.31.

Ritto di estremit 20x20 con


traversi ad interasse di un metro


Figura4.65 Nomogramma (alignment chart) per telai a nodi spostabili (Ballio e
Mazzolani,1987eDumonteil,1992).
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 135
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

Tabella4.30 Calcolo del coefficiente di amplificazione K per la determinazione della


lunghezzaliberadiinflessionedeirittidiestremitinposizioneintermedia.
Coefficientedi interassetraversi5X20(T)in m
amplificazioneK 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0 4.5 5.0 5.5 6.0 6.5 7.0
10x10 1.10 1.06 1.05 1.04 1.03 1.03 1.02 1.02 1.02 1.02 1.02 1.02 1.01
13x13 1.25 1.18 1.13 1.11 1.09 1.08 1.07 1.06 1.06 1.05 1.05 1.04 1.04
sezione
15x15 1.42 1.29 1.23 1.19 1.16 1.14 1.12 1.11 1.10 1.09 1.08 1.08 1.07
(cmxcm)
18x18 1.76 1.55 1.43 1.36 1.30 1.26 1.23 1.21 1.19 1.18 1.16 1.15 1.14
20x20 2.05 1.77 1.61 1.51 1.44 1.38 1.34 1.31 1.28 1.26 1.24 1.22 1.21

Tabella4.31 Lunghezzaliberadiinflessione(Leff)inmetrideirittidiestremitinposizione
intermedia
Lunghezzaliberadi interassetraversi5X20(T)inm
inflessioneLeff 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0 4.5 5.0 5.5 6.0 6.5 7.0
10x10 1.10 1.60 2.10 2.60 3.10 3.60 4.10 4.60 5.10 5.60 6.10 6.60 7.10
13x13 1.25 1.76 2.27 2.77 3.27 3.77 4.28 4.78 5.28 5.78 6.28 6.78 7.28
sezione
15x15 1.42 1.94 2.45 2.96 3.47 3.97 4.48 4.98 5.48 5.98 6.49 6.99 7.49
(cmxcm)
18x18 1.76 2.32 2.86 3.39 3.91 4.43 4.94 5.45 5.96 6.47 6.97 7.48 7.98
20x20 2.05 2.66 3.22 3.77 4.31 4.84 5.37 5.89 6.40 6.92 7.43 7.94 8.45

4.6.6.2 Equivalenzatraschemiacentinaapertaeschemiacentinachiusa
I sistemi a varco aperto sono dimensionati allo stesso modo di quelli a varco
chiuso.Lasceltarisultacautelativainquantosialincrementodilunghezzalibera
di inflessione che la meno efficiente trasmissione dello sforzo normale dovuti
allinclinazionedellesaettesonocompensatidallariduzionedisforzonormaledi
progettoagentedovutaallapresenzadiunmaggiornumerodiaste(2inclinateal
postodiunaverticale).
Diseguitosiriportaladimostrazionediquantoaffermato.

N N' N

L'e
Le


Figura4.66 Schemadicalcolodellesaetteperschemiapassaggioaperto.

Con riferimento alla Figura 4.66, si calcola landamento del carico di rottura
dellastacompressaalvariaredellasolainclinazione.
Si rappresentano senza apice le grandezze caratterizzanti lasta in posizione
verticaleeconlapicequellerelativeallastainclinata.Alvariaredellinclinazione

136 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

(), la lunghezza libera di inflessione dellasta passa da Leff a Leff secondo la


relazione:
Le
L'e =
cos
Latensionecriticaeuleriana(c,crit)siriducepertantoa:
2 E0.05 J
'c,crit = 2 =c,crit cos2
AL'e
doveE0.05,JeAsonorispettivamentemoduloelasticocaratteristico(frattile5%),il
momentodinerziaelareadellasta.
Lasnellezzarelativa(rel,c)risulta:

fc,0,k 1
'rel,c = = rel,c
'c,crit cos

e,diconseguenza:
1 1 1 1
k' = 1+c 'rel,c 0.3 +'rel,c = 1+c 'rel,c 0.3 + '
2 2 cos cos rel,c
1
k'crit,c =
' '2 '2
k + k rel,c

IlsignificatodiciascunsimboloriportatoinTabella4.20.
IlrapportoRtraicoefficientidiriduzionedellaresistenzaplasticavale:

2 2
k'crit,c k + k rel,c
R= =
kcrit,c ' '2 '2
k + k rel,c

Nellipotesi di progettare in maniera ottimale i ritti inseriti negli schemi a


passaggiochiuso,siha:
NR,d=Akcrit,cfc,0,d
quindilosforzonormaleresistentediprogetto(NR,d)intestaairittiinclinatinegli
schemiapassaggioapertorisulta:
NR,d=Akcrit,cfc,0,d=ARkcrit,cfc,0,d=RNR,d
Losforzonormaleagentesulleasteinclinate(Nd)variaalcresceredellangolodi
inclinazione,secondolarelazione:
Nd=Nd/(2cos)
Nellipotesidiprogettazioneottimaledeiritti,sipuporre:
Nd=NR,d equindi,sostituendo,siha:
NR,d=RNR,d=2RNdcos
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 137
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

LacondizionedicollassodelleasteinclinatesiraggiungequandoNR,d<Ndossia:
N'R,d
=2R cos
N'd
Nel grafico in Figura 4.67 riportato landamento del rapporto
NR,d/Nd=2Rcosalvariaresiadellangolochedellasnellezzarelativarel,c.
IlvaloremassimodelrapportoNR,d/Ndparia2nelcasolimitediinclinazione
nulladelladoppiasaetta.

2,0
= 10

1,8
= 20
1,6

1,4
= 30

1,2
= 35
N'R,d/N'd

1,0
= 40

0,8

0,6
= 50
N N N

0,4
= 60
Leff

0,2 Leff

0,0
0,0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5 3,0 3,5 4,0 4,5 5,0
rel,c

Figura4.67 AndamentograficodelrapportoNR,d/Ndtralosforzonormaleresistentee
quelloagentediprogettoperlesaettealvariaredelparametrodisnellezza.

ComesivededallaFigura4.67,finoadinclinazionidi35ildimensionamentodelle
saetterisultacautelativo,aldisopradei60risultasemprenonverificatoetra35
e 60 la verifica dipende dalla snellezza dellasta verticale: pi essa aumenta e
minorelinclinazioneconsentita.
Assunto35qualeangolodiinclinazionesicuroperlesaetteinseriteinschemia
passaggioaperto,siindicalacondizionegeometricadiammissibilitdellesaette
(essendoHlaltezzadiimpostadellacentinaeLlaluce):
L
H>
2tg
Il grafico in Figura 4.67 mostra il campo di geometrie tali da ammettere uno
schemaapassaggioaperto.

138 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.6Centinaturainlegnodiarchievolte

Altezze di imposta (H)


compatibili con schemi a
4 passaggio aperto
H (m)


2 H

0
0 1 2 3 4 5 6 7 8
L (m)

Figura4.68 Individuazionedellealtezzediimposta(H)compatibiliconschemidicentina
apassaggioaperto.


Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 139
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

4.7 Tirantaturaconfuniinacciaio
4.7.1 Descrizioneefinalitdellopera
La tirantatura con funi in acciaio un presidio atto ad evitare per trattenuta il
ribaltamentoolospanciamentodiparetimurariefuoripiano.
Scopodelloperaimpedireocontrastare:
a) il ribaltamento della facciata a seguito della compromissione
dellammorsamentosuimuriperimetraliodispina(Figura4.69.a);
b) il ribaltamento della facciata a seguito della fessurazione sui muri
perimetraliodispina(Figura4.69.b);
c) lospanciamentodellapareteversolesterno(Figura4.69.c).

a) b) c)

ribaltamento fuori piano spanciamento


Figura4.69 Cinematismi da contrastare. a) Ribaltamento della facciata a seguito della
compromissione dellammorsamento sui muri perimetrali o di spina. b)
Ribaltamentodellafacciataaseguitodellafessurazionesuimuriperimetrali
odispina.c)Spanciamentodellapareteversolesterno.

Lobiettivo conseguito mediante un presidio avente la capacit di contenere i


movimenti relativi di porzioni di manufatti in muratura; tale scopo si ottiene
collegando la parete da presidiare ad altre parti della struttura (Figura 4.70 e
Figura4.71).


Figura4.70 Rappresentazione del presidio che deve contrastare i cinematismi;
individuazionedelloschemabase.

necessariocheloperaabbialacapacitditrasferireleazionisismicheorizzontali
della parete da presidiare alla rimanente parte della struttura, ridistribuendole
secondocomponentiditrazionelungoitiranti.

140 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio


Figura4.71 Rappresentazione schematica del presidio. evidenziata la capacit di
trasferire le azioni sismiche orizzontali della parete da presidiare alla
rimanente parte della struttura, ridistribuendole secondo componenti di
trazione.

4.7.2 Scelteprogettuali

4.7.2.1 Soluzioniprogettuali
Perleopereditirantaturasonostateindividuatedellesoluzionibasatesullescelte
progettualiriportateneldiagrammadiflussoinFigura4.72.
Leconfigurazionisidistinguonoinnanzituttoperlapresenzaomenodielementi
rigididispostiorizzontalmente(traversi).Lasceltadiutilizzareunaconfigurazione
con traversi legata alla possibilit di poter disporre gli stessi con un passo
verticale maggiore rispetto a quanto avviene con i soli cavi. Questa soluzione
consente di installare un numero minore di ritegni, ma pu presentare maggiori
difficoltoperativelegateallaposainoperadeitraversi.
Si distinguono inoltre le opere di ritegno poste su edifici di buona fattura
(murature di buona qualit) o edifici con murature di mediocre qualit. Nel
primocasopossibileancorareicavidirettamenteaimuriportantiortogonalialla
parete da presidiare; nel secondo caso, invece, necessario coinvolgere lintera
struttura(chiusurasufacciataopposta),ounasuaparteconsistente(chiusurasu
murodispina).
Infine, nel caso di opera di ritegno con cavi e traversi si deve verificare quali
elementi strutturali fanno da contrasto allazione del tirante; necessario
consideraredueconfigurazionidifferenti,asecondacheiltirosiacontrastatoda
elementistrutturaliorizzontali(solai)oelementiverticali(pareti).
Con le specifiche sopra riportate si individuano le configurazioni rappresentate
nellultimarigadellaFigura4.72.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 141
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

Configurazioni

Solo cavi Traversi e cavi

muratura qualsiasi muratura di buona muratura qualsiasi muratura di buona


qualit qualit

chiusura su chiusura su ancoraggio contrasto contrasto ancoraggio


facciata muro di su parete con pareti con su parete
opposta spina ortogonale ortogonali orizzonta- ortogonale
alla facciata menti


Figura4.72 Diagrammadiflussoperladefinizionedelleconfigurazionibasedeglischemi
deitiranti.

LespecificheperogniconfigurazionesonoriportateinFigura4.73.
TRAVERSO CON
CINTURAZIONE
CE TOTALE ESTERNA TL TIRANTATURA
LATERALE ESTERNA

Possibilit di avvolgimento Pareti parallele contrapposte


completo su cui poter appoggiare i traversi
Larghezza pareti da Presenza muri trasversali a cui
contenere non molto estese accostare i tiranti

CINTURAZIONE TRAVERSO CON


CP PARZIALE PASSANTE TI TIRANTATURA DIFFUSA
INTERNA PASSANTE
Presenza di aperture laterali Pareti parallele contrapposte
allineate (o possibilit di praticare su cui poter appoggiare i traversi
fori) a distanza non ravvicinata
Presenza elemento o
dalla parete da presidiare o
sistema distanziatore in
possibilit di praticare fori passanti
in zone in cls o in blocchi lapidei corrispondenza dei tiranti
(travi/tralicci/solai)

TRAVERSO CON
CINTURAZIONE
CV VINCOLATA
TV TIRANTATURA
LATERALE VINCOLATA

Presenza pareti laterali su cui Presenza pareti laterali su cui


poter vincolare la fune poter vincolare la fune
a distanza non ravvicinata a distanza non ravvicinata
dalla parete da presidiare in dalla parete da presidiare su
zone in cls o in blocchi lapidei zone in cls o in blocchi lapidei

! !
Figura4.73 Configurazioniindividuateperleopereditirantatura.

4.7.2.2 Materiali
Per lopera provvisionale si utilizzano cavi a trefolo con i rispettivi elementi per
lassemblaggio(adesempioredancia,tenditore,grillo),profiliinacciaioemoraliin
legno.
Perlecaratteristicheditalimaterialisivedail3.2.3.
In base alle ipotesi riportate nel 3.1.1, si stabilito di impiegare elementi in
legnodallasezionediformaquadrata.

142 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

Per semplificare la fase di costruzione dellopera e il computo del materiale, il


dimensionamento riferito al ritegno maggiormente sollecitato (cio quello a
quotamaggiore)eivaloricosottenutisonoutilizzatiancheperglialtrielementi,
sebbenequestiultimisianosoggettiadazioniinferiori.
Si prevede, inoltre, che gli elementi lignei siano esposti alle intemperie e,
pertanto,perildimensionamentosiassumerunaclassediservizio3.
IlcoefficienteparzialedisicurezzarelativoalmaterialeMstatopostopariad1.5
per gli elementi principali (come ad es. i diagonali compressi) e pari ad 1 per gli
elementisecondari(sivedail3.2.3.1).

4.7.2.3 Schemadicalcolo
Perilcalcolodeitraversi,qualoraprevisti,siutilizzaunoschemastaticoditrave
continua su 2 o pi appoggi, in base alla configurazione adottata. Gli appoggi
corrispondono ai tiranti. La trave soggetta ad un carico uniforme e distribuito
cherappresentalaspintadellapareteduranteunsisma(Figura4.74).
Per i ritti verticali, utilizzati per trasferire gli sforzi dalla muratura ai cavi o ai
traversi,siusaunoschemaditravecontinuasupiappoggiaiqualicorrispondono
leintersezioniconitraversi.


Figura4.74 Schemastaticoperildimensionamentodeitraversiedeiritti.

4.7.3 Carichieazioni

4.7.3.1 Condizionidicarico
Nelcalcolodelloperaprovvisionalesiconsideranoletipologiedicaricoriportate
in Tabella 4.32. Nella stessa tabella sono riportate anche le classi di durata dei
carichi (da utilizzare nelle verifiche degli elementi in legno). Trattandosi di
unopera provvisionale si assume una vita nominale non superiore a 10 anni
(2.4.1,NTC2008).

Tabella4.32 Condizionidicaricoutilizzateeduratadeicarichi.
Descrizione Classedidurata(durata)
Pesistrutturali(G1) Lunga(6mesi 10anni)
Permanentiportati(G2) Lunga (6mesi 10anni)
Variabili(Q) Media(1settimana 6mesi)
Azionesismica(E) Istantaneo

Per la classe di servizio 3 e la classe di durata istantanea (azione sismica), per il
legnomassiccio,siricavaKmod=0.9(4.4.6,NTC2008).
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 143
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

4.7.3.2 Carichi
Lopera provvisionale soggetta allazione derivante dal peso dei solai e quello
dellapareteinmuratura.
Le definizioni dei carichi e delle azioni sono le stesse utilizzate per i puntelli di
ritegno(4.2.3).

4.7.3.3 Scenaridicarico
Alfinedisemplificarequantopipossibilelescelteprogettualiedistandardizzare
lesoluzioni,sidecisodidefiniredegliscenaridicaricodiriferimentosimiliper
ciascunaconfigurazioneindividuata.
Inparticolare,sonostateconsiderateparetidispessorefinoa60cmeda60a100
cm;talivalorisiritengonorappresentativisiadicostruzioniordinariechediopere
monumentali.Perpoterridurrequantopipossibilelesezionidautilizzarenelle
opere,sisceltodiprendereinconsiderazionepiintervalliperlospessoredella
muratura,ovverofinoa40,60,80,100cm.
Il dimensionamento stato effettuato con riferimento ad un edificio di 3 piani
aventepesodipianoedinterpianocostanti.
Lazione orizzontale stata calcolata ipotizzando che a ciascuna tirantatura
(insieme di traverso e cavi di ritenuta) competa una porzione di muratura di
altezzaparialpassoverticaletraletirantature(z)edilarghezzapariallalarghezza
della parete da presidiare (L). Inoltre, per ciascun piano si considerata una
porzionedisolaiodilunghezzapariaLsolaio=2.5milcuipesostatoconsiderato
comedistribuitosullaltezzadinterpiano(Figura4.75).

L

Figura4.75 Rappresentazione delle aree di influenza relative al ritegno centrale. Al
ritegnoassociataunaquotapartedellapareteepartedelsolaiogravante
sudiessa(evidenziateingrigio).

Intaliipotesisihacheilpesodelpiano mo(Wj)incombinazionesismicavale:
kN kN
Wj =W=20 3
zsm L+ 2.6+3.0+0.32.0 2 2.5mL= 20zsm +15.5 LkN
m m
dovesmlospessoredellaparetemuraria(inm),Llalunghezzadellafacciata(in
m),zilpassoverticale(inm)traciascunaoperaditirantatura.

144 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

Lazionesismicaadognipianocalcolatainaccordoal4.2.3.5etenendoconto
delleaccelerazionidefiniteperogniclasseprestazionale(Tabella3.1).

4.7.4 Dimensionamento

4.7.4.1 Dimensionamentodeglielementicritici
Il dimensionamento delle opere provvisionali stato effettuato calcolando gli
elementiprincipalidellopera(cavi,traversi,ecc.)edefinendo,comeconseguenza
deiprimi,ladimensionedeglielementiperlassemblaggio.
La fase di dimensionamento ha portato a raggruppare le soluzioni progettuali
(4.7.2.1,Figura4.73)inmododadefinireiseguentigruppididimensionamento:
cinturazioniconfunedacciaio:configurazioniCE,CPeCV;
traversocontirantaturalaterale:configurazioniTL,TV;
tirantaturadiffusainternapassante:configurazioneTI.

Diseguitosipresentanoicriterididimensionamentoperciascungruppo.

Cinturazioniconfunedacciaio:configurazioniCE,CPeCV
LeconfigurazioniCE,CPeCVsonoschematizzateinFigura4.76.
funi
i
f

legno
z

L

Figura4.76 Schema configurazioni CE, CP e CV. Il presidio della parete effettuato
esclusivamentemediantecavipostialleestremitdellaparetedapresidiare.
Ladiffusionedeglisforzigarantitadarittiverticaliinlegno

Icavisonodimensionatipercontrastarelazionederivantedalcinematismofuori
piano della parete da presidiare, durante un evento sismico. Tale azione viene
trasferitaaicavimediantedeirittiinlegno.
Le soluzioni sono state preprogettate considerando due valori per il passo
verticale tra i cavi (z = 1 e 2 m), tre differenti altezze dinterpiano (hint=3, 4, e
5m), tre differenti larghezze della parete da presidiare (L = 5, 7 e 10 m) e tre
differentiinterassitrairittiverticali(i=1,1.5e2m).
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 145
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

Perleconfigurazioniacinturazioneparziale(CPeCV)stata,inoltre,definitala
distanza minima di risvolto del cavo, misurata a partire dal cuneo di rispetto. A
causa della ridotta resistenza degli ancoraggi, bene evitare la realizzazione di
cinturazioniparzialisuedificiinmuraturainpietramedisordinato(ciottoli,pietre
ecc.)omuraturaaconcisbozzaticonmaltadicattivaqualit.Seilcavovienefatto
passareattraversounforocreatoappositamentenellaparete(foropassante)ose
ilcavovieneancoratomediantepiastraetasselli,necessariochelaporzionedi
paretesucuicisiancorasiaincalcestruzzooinblocchilapideibensquadraticon
buoningranamento.

Traversocontirantaturalaterale:configurazioniTL,TV
LeconfigurazioniTLeTVsonoschematizzateinFigura4.77.

i traverso in acciaio
f

z
ran te
passan te [TL]
Q o vincolato [TV]

L

Figura4.77 SchemaconfigurazioniTLeTV.Ilpresidiodellapareteaffidatoatraversi
costituiti da profili in acciaio o travi in legno, vincolati a loro volta da cavi
postialleestremitdellaparetestessa.Ladiffusionedeglisforzigarantita
darittiverticaliinlegno.

ItraversisonocostituitidaprofiliditipoHEAinacciaioS275(Tabella3.9)chesono
statidimensionatipertaglioeflessionetenendoinconsiderazionecherisultanodi
classe1perflessionesemplice(4.2.4.1.2,NTC2008).
I cavi sono dimensionati per trattenere i traversi e,dunque, contrastare lazione
derivante dal cinematismo fuori piano della parete da presidiare durante un
eventosismico.
Le soluzioni sono state preprogettate considerando tre valori per il passo
verticale tra i cavi (z = 1.5, 3 e 4 m), due differenti larghezze della parete da
presidiare(L=5e7m)etredifferentiinterassitrairittiverticali(i=1,1.5e2m).
Perleconfigurazioniatirantaturalateralevincolata(TV)statainoltredefinitala
distanzaminimadirisvoltodelcavo,misurataapartiredalcuneodirispetto.Dato
cheilcavovieneancoratomediantepiastraetasselli,necessariochelaporzione
diparetesu cuicisiancorasiaincalcestruzzooinblocchilapideibensquadrati
conbuoningranamento.

146 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

Tirantaturadiffusainternapassante:configurazioneTI
LaconfigurazioneTIschematizzatainFigura4.78.

i traverso in acciaio
f

b
rante
passante a
Q ridossosolaio

L

Figura4.78 Schema configurazione TI. Il presidio della parete affidato ad un sistema
diffusodicavi.Ladistribuzionedeglisforzigarantitadallapresenzadiun
sistemaditraversi(inacciaioolegno)erittiinlegno.

I traversi sono costituiti da due profili accoppiati di tipo UPN in acciaio S275
dimensionatiataglioeflessionetenendoinconsiderazionecherisultanodiclasse
1perflessionesemplice(4.2.4.1.2,NTC2008).
propostaanchelasoluzionecontraversiinlegnomassiccio.
I tiranti sono dimensionati per trattenere i traversi e dunque per contrastare
lazionederivantedalcinematismofuoripianodellaparetedapresidiaredurante
uneventosismico.Essivannoposizionatiallintradossooallestradossodeisolaiin
modochelorizzontamentofungadacontrastoaltirodeicavi.Pertalemotivoil
passoverticaletraitraversipostopariallaltezzainterpiano.
Lazionedovutaallaparetedapresidiaretrasferitaaicavidairittiinlegno.
Lesoluzionisonopreprogettateconsiderandotrevaloriperlaltezzadinterpiano
(hint=3,4e5m)etredifferentiinterassitrairittiverticali(i=1,1.5e2m).

4.7.4.2 Dimensionamentodeglielementiperlassemblaggioedegliancoraggi
Glielementiperlassemblaggiodelloperaprovvisionalesonostatidimensionatiin
basealtirodieserciziodiciascuncavo.Lacorrispondenzatracaviedelementidi
assemblaggioriportatanellaTabella4.33enellaTabella4.34.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 147
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

Tabella4.33 Coordinamentocaviedelementidiassemblaggio.
Grillo omega per Grillo omega per
Cavo di acciaio tipo Redancia Morsetto Tenditore Tenditore
tenditore tenditore
S10 Zn zincata RL tipo CAV tipo O-O tipo II B
tipo O-O tipo II - B

A A

Portata
Diametro Filettatura Filettatura A A
(t) (**) Dimensioni Marcatura WLL(*) WLL(*)
(mm) ISO ISO (mm) (mm)
(C.S. = 2.5)
12 3.52 12 A18 marchiati 13 M22 A27 22 2.00T o 2 T 26 3.25T o 3 1/4T
14 4.78 16 A23.5 marchiati 14 M24 A30 26 3.25T o 3 1/4T 31 4.75T o 4 3/4T
16 6.24 16 A23.5 marchiati 16 M27 A33 26 3.25T o 3 1/4T 31 4.75T o 4 3/4T
18 7.92 20 A29.5 marchiati 18 M33 A36 31 4.75T o 4 3/4T 36 6.50T o 6 1/2T
20 9.76 20 A29.5 marchiati 19 M36 A39 36 6.50T o 6 1/2T 36 6.50T o 6 1/2T
22 11.78 22 A32 marchiati 22 M39 A45 36 6.50T o 6 1/2T 43 8.50T o 8 1/2T
24 14.02 24 A35 marchiati 26 - A52 - - 43 8.50T o 8 1/2T
(*) WWL il codice stampigliato sugli elementi. Qualora non si disponga di elementi con WWL stampigliato uguale a quello riportato
in tabella, possibile usare elementi con WWL maggiore.
(**) i dati riportati fanno riferimento al catalogo TECI 2009. tuttavia sempre possibile impiegare funi ed accessori di altre case
purch di prestazioni non inferiori a quelle indicate in tabella.

Tabella4.34 Coordinamento degli elementi dassemblaggio per la realizzazione degli


ancoraggi.
particolari 6b e 9 particolare 6b
cavo di acciaio piastra angolare a
grillo golfare femmina barra tasselli
tipo S10 ZN rettangolare lati uguali

Filettatura dimensioni numero e diametro Lunghezza L


diametro (mm) A (mm) WLL (*) WLL (*) diametro
ISO (cm x cm) (mm) (cm)
12 -14 A26 3.25T o 3 1/4T M30 3.6T 30 15
16 - 18 A31 4.75T o 4 3/4T M36 5.1T 36 50 x 35 5 12 mm 15
20 A36 6.50T o 6 1/2T M42 7.0T 42 20

(*) WWL il codice stampigliato sugli elementi. Qualora non si disponga di elementi con WWL stampigliato uguale a quello
riportato in tabella, possibile usare elementi con WWL maggiore.

Gliancoraggideicavi,quandoeffettuaticonpiastre,sonorealizzatimedianteun
elemento piano in acciaio spesso 10 mm, fissato alla parete perpendicolare a
quella da presidiare tramite tasselli di tipo meccanico. Il dimensionamento della
piastraeffettuatotenendoinconsiderazionesiagliinterassiminimitraitasselli
che le condizioni operative. In particolare, nel caso di piastra da ancorare ad un
cordolo in c.a., prevista unaltezza minima dellelemento pari a 20 cm, tipico
spessorediunsolaioinlaterocemento16+4cm.
Inoltre, nel caso di posizionamento su muratura necessario che i tasselli
vengano fissati allinterno di un mattone o di un elemento lapideo, evitando
quindi il posizionamento in corrispondenza dei giunti. La piastra verificata a
rifollamentoneiconfrontidelcavoedeitasselli.Ilnumeroditassellidefinitoin
modo da resistere alle sollecitazioni di trazione e taglio e da evitare la rottura
locale del materiale di base. Inoltre, nei casi in cui risulti necessario, vanno
verificatelesaldature.

148 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

4.7.5 Esempidicalcolo
Siriporta,perciascunadellesoluzionitipoindividuatenelparagrafoprecedente,
unesempiodidimensionamentodeglielementistrutturaliedegliancoraggi.
Inparticolare,pertuttigliesempicheseguono,siconsiderer:
classeprestazionaleA(Sa=0.504);
spessoreparetemuraria:sm=60cm;
larghezzadellafacciata:L=7m;
interassetrairitti:i=1.5m;
numerodipiani:N=3;
fasciadisolaiogravante:Lsolaio=2.5m;
pesospecificodellamuratura:m=20kN/m3;
altezzadinterpiano:hint=3.0m.

Ilpesodeisolai(Ps)incombinazionesismicarisulta:
Ps=2.6+3.0+0.32.0=6.2kN/m2

4.7.5.1 Esempiopercinturazioniconfunedacciaio:configurazioniCE,CPeCV
Siconsideraunpassoverticaletraicaviz=2.0m.
Dalla tabella 1 della scheda STOPTA del Vademecum STOP, si ottengono le
seguentiindicazioni:
diametrodellafune:20mm;
Dmin=2.7m.
Diseguitosipresentanoleverifichechehannoportatoatalirisultati.

Verificadelcavo
Wj=W=mhintsmL+PsLsolaioL=360.5kN pesodipiano
3=1.5 coefficientedidistribuzionedellazionesismica
T=Sa3zW/hint=90.9kN tirosulcavomaggiormentesollecitato
Siadottaquindiuncavo:=20mmaventeQes=95.74kN>T VERIFICATO

Verificadeirittididistribuzione
PeririttididistribuzionesiutilizzalegnoC16(Tabella3.4).Siconsideranoinoltre
leseguenticlassi:
classediservizio:3
classeduratadeicarichi:istantanea
Poich i ritti hanno funzione di ripartizione del carico, si considerano come
elementisecondariepertantosiponeM=1.00.

Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 149
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

Aifinideldimensionamentosiassumono,pertanto,iseguentivalori:
fm,k=16MPa
fv,k=1.8MPa
Kmod=0.90
fm,d=Kmodfm,k/M=14.4MPa
fv,d=Kmodfv,k/M=1.62MPa
Siassumeperilrittounasezione15x15conleseguenticaratteristiche:
A=225cm2 area
Wx=Wy=W=563cm3 moduloresistente
MR=Wfm,d=8.1kNm momentoresistente
VR=Afv,d/1.5=24.3kN taglioresistente
Caricosuirittididistribuzione:
q=Sa3iW/(Lhint)=19.47kN/m
Momentoflettentesulritto:
per tener conto della cedevolezza degli appoggi e della riduzione del momento
negativo rispetto allasse dello schema di calcolo (troncamento della cuspide) si
assumeunmomentonegativomassimopariaqz2/10
Mritto=qz2/10=7.8kNm<MR=8.1kNm VERIFICATO
Tagliosulritto:
Vritto=1.2qz/2=23.7kN<TR=24.3kN VERIFICATO

VerificadelladistanzaancoraggiosullamuraturaDmin
Si assume muratura con le seguenti caratteristiche (muratura in pietre a spacco
conbuonatessitura,C.B.8,NTC2008):
0=0.08MPa resistenzamediaatagliodellamuratura
M=2.00 coefficientedisicurezzaparzialeincasodisisma
0,d=0.70/M=0.028MPa resistenzadiprogettoatagliodellamuratura
Siassume,inoltre,cheiltirodellafunesidistribuiscalungoduesuperficidiarea
Dminsm;siricavaquindi:
Dmin=T/(2sm0,d)=(90.851000)/(260100.028)2700mm=270cm

Verificadelprolungamentomassimorittifmax
Ilprolungamentomassimodeirittifmaxoltrelultimoappoggiocalcolatoconuno
schemaamensola.SeMReVRsonoilmomentoediltaglioresistentesihache:
MR=qfmax2

150 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

VR=qfmax
da cui, considerando un opportuno coefficiente di sicurezza che tenga conto
delleventualespintadellacopertura(q=1.5)earrotondandoai10cminferiori,si
hache
1 VR 2MR
fmax = min ; =0.5m
q q q

Verificadellapiastradiancoraggio(4.2.8,NTC2008)
Di seguito si illustrano le verifiche che hanno portato alla compilazione della
tabella 7 della scheda TA del Vademecum STOP, riferita al particolare 5a del
VademecumeriportatoinFigura4.79.

mezzo tubo in acciao


muratura in sald ato sulla piastra p iastra
blocchilap idei
sq uad rati o
tend itore redan cia ben ing ranati

g rillo morsetti fun e


(max 20)
tassello

Figura4.79 Fune passante in foro: particolare della deviazione del cavo attraverso un
foronellamuraturaerelativapiastradirinforzo.

Verificadelrifollamentodellapiastraadoperadelcavo(4.2.8,NTC2008)
Fb,Rd=kftkt/M2=172kN>T VERIFICATO
dovesipone:
=1 coefficientechetienecontodelladistanzadalbordo,nelladirezionedel
caricoapplicato
k = 2.5 coefficiente che tiene conto della distanza dal bordo, nella direzione
perpendicolarealcaricoapplicato
ftk=430MPa resistenzaarotturadelmaterialedellapiastra
=2cm diametrocavo
t=1cm spessorepiastra
M2=1.25 coefficientedisicurezzaparzialeperlaverificadelleunioni
Verificadeitasselli
Siutilizzano6tasselliM12lecuicaratteristichesonoriportatenel3.2.3.8(Figura
4.79).
Taglioagentesuciascuntassello:
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 151
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

Fv,Ed=T/6=15.2kN<Fv,Rd=24.5kN VERIFICATO
Sforzonormalemassimosuciascuntassello:
Fv,Ed=5kN<Fv,Rd=12.3kN VERIFICATO

4.7.5.2 Esempiopertraversocontirantaturalaterale:configurazioniTL,TV
Si considera un passo verticale tra i cavi corrispondente allaltezza dinterpiano
pariaz=hint=3.0m.
Dalla tabella 3 della scheda STOPTA del Vademecum STOP, si ottengono
(utilizzandoivaloridefinitiprecedentemente)leseguentiindicazioni:
diametrodellafune:24mm;
traverso:HEA260;
Dmin=3.1m.
Diseguitosipresentanoleverifichechehannoportatoatalirisultati.

Verificadelcavo
Wj=W=mhintsmL+PsLsolaioL=360.5kN pesodipiano
3=1.5 coefficientedidistribuzionedellazionesismica
T=Sa3W/2=136.3kN tirosulcavomaggiormentesollecitato
Siadottauncavo:=24mmaventeQes=137.3kN>T VERIFICATO

Verificadeltraverso
IltraversorealizzatoinacciaioS275,medianteunprofiloHEA260.Siriportanodi
seguitolecaratteristichenecessarieperleverifiche:
caratteristichemateriale:
fy,k=275MPa
M=1.05
fy,d=fy,k/M=261.9MPa
caratteristichesezione:
Av=A2btf+(tw+2r)tf= arearesistenteataglio(4.2.4.1.2NTC2008)
3
=86.82261.25+(0.75+22.4)1.25=28.7cm
Wpl=919.8cm3 moduloresistente
MR,pl=Wplfy,d=240.9kNm momentoresistente
TR=Avfy,d/1.73=434kN taglioresistente
Caricosultraverso:p=Sa3W/L=38.94kN
Momentoflettentesultraverso:

152 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

Mtraverso=p(Lsm)2/8=200kN<MR,pl VERIFICATO
Tagliosultraverso:
Vtraverso=q(Lsm)/2=125kN<TR VERIFICATO

Le verifiche dei ritti di distribuzioni e del relativo prolungamento massimo oltre
lultimo appoggio (fmax), come pure la minima distanza di ancoraggio sulla
muratura (Dmin) necessaria per vincolare i cavi, si effettuano come nel caso
trattatonellesempioprecedente.

4.7.5.3 Esempiopertirantaturadiffusainternapassante:configurazioneTI
Si considera un passo verticale tra i cavi corrispondente allaltezza dinterpiano
pariaz=hint=4.0m.
Dalla tabella 5 della scheda STOPTA del Vademecum STOP, si ottengono
(utilizzandoivaloridefinitiprecedentemente)leseguentiindicazioni:
diametrodellafune:18mm;
traversoinlegno:218x18;
traversoinacciaio:2UPN160;
sezioneritto:20x20;
fmax=1.1m.
Diseguitosipresentanoleverifichechehannoportatoatalirisultati.

Verificadelcavo
Wj=W=445.5kN pesodipiano
3=1.5 coefficientedidistribuzionedellazionesismica
T=Sa3W*(i/L)=72.0kN tirosulcavomaggiormentesollecitato
Siadottaquindiuncavo:=18mmaventeQes=79.2kN>T VERIFICATO

Verificadeltraverso
Itraversipossonoessereoinlegno(sezionequadrata)oinacciaio(2profiliUPN
accoppiati). Nella configurazione TI i traversi hanno puramente funzione di
diffusionedeicarichiepertantosonoconsideraticomeelementisecondari(M=
1.00).
Datocheiltirodellafuneagisceinprossimitdelpuntodiappoggiodeltraverso
sul ritto, il momento flettente agente diviene trascurabile. Inoltre si pu
trascurare la forza del tiro ai fini del calcolo del taglio (4.4.8.1.9, NTC 2008). A
favore di sicurezza, per tener conto di eventuali errori in fase realizzativa, si
comunquetenutocontodiuntagliopariadeltirodellafune.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 153
4.7Tirantaturaconfuniinacciaio

SieffettuadiseguitolaverificaperuntraversoinlegnoC16,asezionequadrata
218x18.
Aifinideldimensionamentosiassumonoiseguentiparametri:
fm,k=16MPa
fv,k=1.8MPa
Kmod=0.90
M=1.00
fm,d=Kmodfm,k/M=14.4MPa
fv,d=Kmodfv,k/M=1.62MPa
A=684cm2 area
VR=Afv,d/1.5=70.0kN taglioresistente
Vtraverso=T3/4=54.0kN<TR=70.0kN VERIFICATO

La verifica dei ritti di distribuzione e della relativa sporgenza massima fmax si


effettuacomeneicasiprecedenti.

154 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.8Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

4.8 Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

4.8.1 Descrizioneefinalitdellopera
Lacerchiaturadiconfinamentodipilastriecolonneconsistenellafasciaturaditali
elementi portanti con brache in poliestere ed finalizzata ad incrementarne
resistenzaeduttilitaseguitodiundissestoevidente.
Tipici segni dello schiacciamento delle colonne sono le lesioni ad andamento
verticale o a ragnatela, presenti soprattutto nella parte bassa del fusto o in
corrispondenza di brusche riseghe, segno di manifesta scarsit di resistenza del
materiale nei confronti dei fenomeni compressivi. In Figura 4.80 sono
schematicamenterappresentatelelesionidaschiacciamentosuunacolonna.


Figura4.80 Tipicoquadrofessurativodicolonneschiacciate:siindividuanolelesioniad
andamento pressoch verticale o a ragnatela alla base e lespulsione del
materialeaseguitodelloschiacciamento.

Scopo dellopera ripristinare la capacit portante delelemento mediante un


sistemadifasciaturarealizzatoconlapposizionedinastriinpoliestereavvoltisu
ripartitori longitudinali. Lo stato di coazione impresso (cerchiatura) conferisce
allecolonneunapprezzabileincrementodiresistenzaedicapacitdeformativain
campo plastico. Lentit del beneficio offerto dallintervento funzione, come si
vedr nei paragrafi successivi, sia dello stato di danneggiamento dellelemento
strutturalechedelpassodellefasce.
UntipicoesempiodiesecuzionedellinterventorappresentatoinFigura4.81.
La scheda STOP CP pensata esclusivamente per interventi su elementi in
muratura di dimensioni contenute (diametro o lato minore della sezione
rettangolare fino a 90 cm) e sezioni compatte (rapporto tra i lati di colonne
rettangolari non superiore a 2). Eventuali necessit di applicazioni su altri tipi di
sezionedevonoesserevalutatecasopercaso.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 155
4.8Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

SCHEMI COSTRUTTIVI

Cricchetto
2
1 Sequenza corretta di posizionamento
2 dei cricchetti su fasce consecutive
(1, 2, 3, 4)
pf
3 d min 4
3

L
Fascia in poliestere
1
(sp. min 2 mm)

4
1 2

pf
4 ferri piatti in acciaio
su tavolame in legno di sp.
minimo di 2.5 cm 3

4 angolari in acciaio 4
preferibilmente a spigolo
smussato su tavolame in
legno di sp. min. di 2.5 cm

d min

Figura4.81 Esempiodifasciaturadicolonnecircolariorettangolariconindicazionedel
correttoposizionamentoemessainoperadellefasce.

4.8.2 Scelteprogettuali

4.8.2.1 Soluzioniprogettuali
Perleoperedicerchiaturasonostateindividuatedifferentisoluzioniprogettuali
in base alla forma e alla dimensione delle colonne. In particolare si considerano
(Figura4.82):
colonnemurariecircolarididiametrononsuperiorea90cm;
colonne murarie rettangolari aventi il lato minore di lunghezza non
superiorea90cmerapportotrailatinonsuperiorea2.
Lesigenza di tale limitazione al campo di impiego dellintervento dettata dalla
ridotta efficacia dello stesso in caso di sezioni troppo allungate o di diametro
eccessivo. La dimensione del nucleo confinato dalle fasce, infatti, risulta
notevolmenteinfluenzatadataliparametri.

L
Sezion e circolare Sezion e rettangolare
d min
d min L/d min 2
Figura4.82 ConfigurazioniammissibiliperlimpiegodellaschedaSTOPCP.

Alfinedisemplificarequantopipossibilelescelteprogettualiedistandardizzare
le soluzioni, possibile descrivere in forma qualitativa lentit del dissesto
caratterizzanteglielementistrutturalidarinforzarecomemostratoinFigura4.83.

156 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.8Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

GRADO DI DANNO

I grado II grado III grado

Evidenze di fessurazioni verticali Evidenze di fessurazioni verticali e Evidenze di fessurazioni verticali e


orizzontali e/o dislocazione laterale orizzontali e/o significative
Passando con la mano sulla faccia di conci dislocazioni laterali di conci con
laterale non si riscontrano gradini rottura e caduta di parti superficiali
percepibili al tatto Passando con la mano sulla faccia dei conci
laterale si riscontrano gradini
dellordine di alcuni millimetri Sulla faccia laterale sono evidenti,
anche a vista, espulsioni che
formano gradini dellordine dei
centimetri e/o presenza di
frammenti lapidei a terra


Figura4.83 Esemplificazionedelgradodidannodellecolonnemurarie(STOPCP).

Loperatore presente sul posto ha dunque il solo compito di valutare


qualitativamente il grado di danno dellelemento strutturale, di misurare le
dimensionigeometrichedellelemento(colonnaopilastro)escegliereseutilizzare
fascedialtezza50o75mm.

4.8.2.2 Materiali
Per le caratteristiche dei materiali ci si riferisce alle indicazioni fornite in
bibliografiaeinparticolaresiassume:
=0.7 modulo di Poisson per materiale fessurato (Borri e Grazini,
2004);
Ec=10000MPa modulodiYoungdellefasceinpoliestere,trattodaDolceetal.
(2006);
km=4 coefficiente moltiplicativo della pressione laterale di
confinamento.ValoretrattodaDolceetal.(2006);
Em=2000MPa modulodiYoungperlamuratura(valoremediodicuiallatabella
C8A.2.1 della circolare esplicativa delle NTC 2008 n. 617 del
02/02/09);
n=20 rapportodiomogeneizzazionetrailmodulodiYoungdellefasce
(kmEc)equellodellamuratura(Em)(n=kmEc/Em).

4.8.2.3 Schemadicalcolo
Lipotesi di calcolo dellintervento di cerchiatura legata allincremento di
resistenza delle colonne per effetto di un confinamento efficace. La relazione
fondamentale (CNR DT 200/2004) che esprime il beneficio della cerchiatura la
seguente:
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 157
4.8Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

Nu=N+N=A(fm,d,0+k1f1)

essendo il prodotto N = Afm,d,0 la resistenza a compressione della sezione non


cerchiataeN=Ak1f1lincrementodiresistenzadovutoallacerchiatura.

4.8.3 Dimensionamento
Ilmodellodicalcolosibasasullipotesidiprogettareunsistemadiconfinamento
tale da ripristinare per quanto possibile la resistenza originaria della colonna
(NR,0),supponendoinoltrechelarotturaavvengapercrisidellelementomurarioe
nondellefasceinpoliestere.
Lespressionefondamentaledelcaricodicollasso(Nu)diunacolonnacerchiata
laseguente(BorrieGrazini,2004):
Nu=N+N
conilseguentesignificatodeisimboli:
N sforzonormaleresistentevalutatoinassenzadicerchiatura;
N incrementodisforzonormaleresistentedovutoalleffettocerchiante.
InseguitoallacerchiaturadellacolonnadeverisultareNu=NR,0.
necessario, innanzitutto, valutare il grado di danneggiamento del pilastro
murarioconlametodologiasemplificatadiFigura4.83.Aciascungradodidanno
associataunastimadellaperditadicapacitportantecosquantificata:
al I grado di danno si attribuisce una riduzione della resistenza tale che
NR,0/N=1.10;
al II grado di danno si attribuisce una riduzione della resistenza tale che
NR,0/N=1.15;
alIIIgradodidannosiattribuisceunariduzionedellaresistenzataleche
NR,0/N=1.25.
Stabilitalageometriadellelementodapresidiare,ilgradodidanneggiamentoela
tipologia di fascia in poliestere da impiegare (da 50 o 75 mm di altezza), se ne
determinailpassoapartiredallespressioneseguentedicuirisultanotoilprimo
membro:
Nu=N+N=A(fmd0+k1f1)
I parametri da determinare per la progettazione dellintervento compaiono in
formaesplicitanellespressionegeneraleesono:
A areadellasezionetrasversaledellacolonna;
fmd0 resistenzaacompressionedelmaterialenoncerchiato;
k1 coefficiente di incremento della resistenza a compressione per effetto
dellacerchiatura:k1=2.4(f1/fmd0)0.17;
f1 pressioneefficacediconfinamento(BorrieGrazini,2004):f1=khkvf1.

158 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.8Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

Percalcolarek1ef1necessariodeterminareiseguentifattori:
kh coefficiente di efficienza orizzontale. Esprime il rapporto tra larea
efficacemente confinata e larea geometrica della sezione. Come si vede
dalla Tabella 4.35, il valore del coefficiente kh legato alla forma della
sezioneedalrapportotrailati:asezionicompatteedaspigolismussati
corrispondono le efficienze maggiori. Le figure nella tabella evidenziano
con una campitura la porzione di sezione trasversale che risente
delleffetto della cerchiatura; la sezione circolare fornisce la risposta
ottimale;

Tabella4.35 Coefficiente di efficienza in funzione del rapporto tra i lati rf (Borri e


Grazini,2004).

kv coefficiente di efficienza verticale (pari a 1.0 per fasciatura continua)


(BorrieGrazini,2004).Ilvaloredikvsicalcolacome:
2
pf bf
kv = 1
2dmin
dove dmin la minima dimensione trasversale nel caso di sezione
rettangolare o il diametro nel caso di sezione circolare. La Figura 4.84
esplicitailsignificatodeisimboli.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 159
4.8Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

bf materiale
confinato

pf' pf
materialenon
confinato

dmin pf'/2

dmin

Figura4.84 Effettodicerchiaturaindirezioneverticale:sonoindividuatiiparametriche
concorrono a definire il coefficiente di efficienza verticale (modificato da
CNRDT200:2004).

f1 pressione di confinamento (Borri e Grazini, 2004). Rappresenta la


pressione esercitata dal presidio sulla zona confinata (Figura 4.85).
Lespressionedellapressionediconfinamentolaseguente:
f1=2 rnfmd0 trattodaDolceetal.(2006)
incui,oltreaivaloririportatinel4.8.2.2,sidefiniscono:
r rapporto tra lo spessore dellelemento confinante (t) e minima
dimensionetrasversale:r=t/dmin;

fi

Fn Fn

d=b

Figura4.85 Rappresentazionedellapressionediconfinamentof1.

Alfinedidimensionareilsistemadiconfinamentoinfunzionedelgradodidanno
stimato, si semplifica lespressione fondamentale dellincremento di resistenza
dellecolonnecompressenelmodoseguente:
0.17
f'1
Nu=A(fmd0+k1f1)=A fmd0 +2.4 f'1 =
fmd0

=Afmd0[1+2.4(khkv2 rn)0.83]
quindi:
Nu Nu
= =[1+2.4(khkv2 rn)0.83]
N Afmd0


Ilvantaggio diavermessoalprimomembroilrapportoNu /Nconsistenelfatto
che,perciascungradodidannoipotizzabile,seneconosceaprioriilvalore.Ci

160 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.8Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

consente di poter ragionare in termini relativi, prescindendo dalla resistenza a


compressionedellamuratura.
Nel caso di colonne circolari (kh=1), stabilito il grado di danneggiamento
dellelemento strutturale (e quindi il valore da assegnare al rapporto Nu /N), si
calcolailcoefficientekve,successivamente,dallasuaespressionesiricavailpasso
tralefasce,unavoltafissatalaltezzadellafasciabf.
Nel caso di colonne rettangolari si segue il medesimo ragionamento sviluppato
per quelle tonde, salvo porre kh pari a 0.574, valore valido per sezioni a spigolo
smussatoconrapportotrailatiparia2(dacuilalimitazioneimpostasullascheda
STOPCP).Lapresenzadiangolaripostisutavoloniincorrispondenzadeglispigoli
(prescritta dalla scheda STOP CP) consente di ampliare la zona cerchiata e di
ricondurre la trattazione al caso di spigoli arrotondati. La limitazione sulla
massimadimensionecaratteristicadellelementostrutturale,postaparia90cm,
deriva dallaccertata inefficacia del presidio per dimensioni superiori, cos come
evidenziatoneldocumentoCNRDT200/2004alpunto5.6.3.
Non si considerano le soluzioni per le quali risulti necessario accavallare le
fasciature; in tali casi occorre dunque limitare la dimensione dmin presidiabile,
rimandandoicasirimanentiadinterventidialtrotipo.

Effettodellatemperatura
Lesposizioneprolungataallirraggiamentosolarepotrebbedanneggiarelefascein
poliestere,soprattuttoacausadelfattochelestessedevonoessereposizionateal
disopradiprofilatimetalliciaventilafunzionediripartireadeguatamentelazione
cerchiante.DallaletturadellanormadiriferimentoperlefasceinpoliestereUNI
EN14921:2002risulta,infatti,chelatemperaturamassimadiesercizionondeve
eccederei100C.
Nella sezione 4.8.4 si riporta il calcolo della massima temperatura di equilibrio
raggiungibiledaunprofilatodiacciaioespostoallirraggiamentosolare.
Inoltre, a conferma dellattendibilit dei dati calcolati, in data 28/7/2009 stata
effettuata, in una giornata particolarmente assolata, una misurazione con
termocamera delle massime temperature raggiunte, a seguito di irraggiamento
solare, da parte di alcune superfici metalliche nellarea sperimentale VVF di
Capannelle(Roma).
Ilpiccoditemperaturastatoregistratosullalamieradiunautovetturadicolore
nero(circa87C).Iltermometroambientale,impiegatoperlamisurazione della
temperaturadellaria,statopoggiatosullacoperturadellaboratoriodiMacchine
della Area VII della Direzione Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica
dei VVF e, viste le elevate temperature registrate, probabilmente ha risentito,
nellalettura,anchedelcaloretrasmessoperconduzioneedirraggiamento.
InTabella4.36einFigura4.86siriportanoivaloridelletemperaturemisurate.
possibileverificarecheletemperaturenonhannomaisuperatoi100C.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 161
4.8Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

Tabella4.36 Valorimisuratidelletemperature.
Lamiera Lamiera Lamiera Guaina
Data Luogo Ora Tambiente riflettente autovettura autovettura bituminosa
suterrazzo nera bianca suterrazzo
09 38C 31C 63C 45C 35C
10 45C 33C 66C 50C 43C
11 47C 40C 78C 52C 60C
Capannelle
28/07/2009 12 51C 42C 87C 53C 66C
(Roma)
13 52C 44C 85C 50C 67C
14 53C 50C 82C 48C 66C
15 50C 48C 75C 47C 60C

Andamento delle temperature misurate in data 28/07/2009 in assenza di vento.


Capannelle (Roma)

100 C

90 C 87 C 85 C
82 C
78 C
80 C 75 C

70 C 66 C 67 C 66 C
66 C
63 C
60 C 60 C
Temperature (C)

60 C T ambiente
52 C 53 C 52 C 53 C
50 C 50 C Lamiera riflettente su terrazzo
50 C 45 C 50 C Lamiera autovettura nera
51 C 50 C 48 C
45 C Lamiera autovettura bianca
47 C 48 C 47 C
40 C 38 C 43 C 44 C Guaina bituminosa su terrazzo
42 C
40 C
35 C
30 C 33 C
31 C

20 C

10 C

0 C
8 9 10 11 12 13 14 15 16
Orario

Figura4.86 Andamentodelletemperaturenelcorsodellagiornata.

4.8.4 Esempiodicalcolo

Fascepercolonnecircolari
Perunacolonnaasezionecircolare,larelazionefondamentalediventa:
Nu Nu
= =[1+2.4(kv2 rn)0.83]
N Afmd0

Nellipotesidicolonnedidiametrovariabileda30a90cmedifasceinpoliestere
dispessoreda2mm,conilprocedimentodescrittoal4.8.3sicalcolanoivalori
delcoefficientediefficienzaverticalekvtalidagarantirelincrementodiresistenza
dellecolonnerichiesto(Tabella4.37).

162 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.8Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

Tabella4.37 Valori del coefficiente kv, per colonne con sezione circolare e i seguenti
valori:altezzafascebf=5cm;spessorefascet=2mm;kh=1.0.
dmin (cm)
(rr=t/dmin)(%)
kv
30 40 50 60 70 80 90
(0.67) (0.50) (0.40) (0.33) (0.29) (0.25) (0.22)
gradoI 0.116 0.155 0.194 0.233 0.272 0.310 0.349
gradoII 0.190 0.253 0.316 0.380 0.443 0.506 0.569
gradoIII 0.351 0.468 0.585 0.702 0.819 0.936 1.053

Noto il valore del coefficiente di efficienza verticale kv, dalla sua espressione si
ricava il passo minimo tra le fasce compatibile con lincremento di resistenza
richiesto(Tabella4.38eTabella4.39).
InTabella4.38eTabella4.39sonoevidenziatiiminimivaloridelpassotralefasce
perciascungradodidanneggiamento.

Tabella4.38 Passominimopf(incm)tralefasceda50mmapplicatesusezionicircolari.
dmin (cm)
pf(cm)
30 40 50 60 70 80 90
gradoI 45 53 61 67 72 76 79
gradoII 39 45 49 51 52 51 49
gradoIII 29 30 29 24 18 n.c. n.c.

Tabella4.39 Passominimopf(incm)tralefasceda75mmapplicatesusezionicircolari.
dmin (cm)
pf(cm)
30 40 50 60 70 80 90
gradoI 47 56 63 70 75 78 81
gradoII 41 47 51 54 54 54 52
gradoIII 32 33 31 27 21 13 3

A titolo esplicativo, si effettua il calcolo del sistema di confinamento di una
colonna circolare in muratura di diametro pari a 70 cm caratterizzata da un
dissestodisecondogrado,mediantefascealte50mmda2mmdispessore.
Dallatabella2dellaschedaSTOPCP,perunacolonnaconlecaratteristichesopra
descritte,siottienelindicazione,perilpassodellefasce,diunvaloremassimodi
40 cm (per colonne con diametro inferiore a 90 cm). Di seguito si verifica la
validitdelrisultatoperilcasoinesame.

Dallarelazionefondamentalesiha:
Nu Nu
= =[1+2.4(kv2 rn)0.83]=1.15
N Afmd0


Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 163
4.8Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

Essendo:
=0.7
n=20
r=t/dmin=2/700=0.00286
siha:

Nu /N1
0.83 0.83 1.151

2.4 2.4
kv = = =0.443
2nr 20.7200.00286
Dalladefinizionedelcoefficientediefficienzaverticalekvsiricavailpassominimo
dellefasce:
pf bf 2
kv = 1
2dmin
ossia:
pf=2dmin(1kv)+bf=2700(10.443)+50=518mm

Fascepercolonnerettangolari
Perunacolonnaasezionerettangolare,conrapportomassimotrailatiparia2,la
relazionefondamentale:
Nu Nu
= =[1+2.4(khkv2 rn)0.83]
N Afmd0

incuisiassumekh=0.574.
NellaTabella4.40enellaTabella4.41sonoriportatiipassiminimidellefascealte
rispettivamente 50 mm e 75 mm. Tali valori sonodesunti a partire dalla Tabella
4.37,validaanchepercolonnerettangolaripurchalcoefficientekvsisostituiscail
prodottokhkv=0.574kv.
Noto il valore del coefficiente di efficienza verticale kv, dalla sua espressione si
ricavailpassominimotralefasecompatibileconilgradodidannostimato.

Tabella4.40 Passo minimo pf (in cm) tra le fasce da 50 mm applicate su sezioni


rettangolari.
dmin (cm)
pf(cm)
30 40 50 60 70 80 90
gradoI 38 43 47 49 49 47 45
gradoII 31 32 31 27 22 15 n.c.
gradoIII 18 13 n.c. n.c. n.c. n.c. n.c.

164 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.8Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

Tabella4.41 Passo minimo pf (in cm) tra le fasce da 75 mm applicate su sezioni


rettangolari.
dmin (cm)
pf(cm)
30 40 50 60 70 80 90
gradoI 40 46 49 51 51 50 47
gradoII 33 34 33 30 25 17 8
gradoIII 21 15 n.c. n.c. n.c. n.c. n.c.

InTabella4.40eTabella4.41sonoevidenziatiivaloriminimidelpassotralefasce
perciascungradodidanneggiamento.

Razionalizzazionedeipassidellefasce
In Tabella 4.42 e Tabella 4.43 sono riportati i valori uniformati dei passi delle
fasce,coscomeindicatinellaschedaSTOPCP.

Tabella4.42 Razionalizzazionedeipassiperfasceda50mmdialtezza(STOPCP).

Fasce da 50 mm di altezza
(spessore 2 mm)
Passo fasce pf (cm)
(dimensione massima dmin compatibile con lintervento)
Grado di danno
L Sezione rettangolare
Sezione circolare d min
d min L/d 2
I 45 (d min 90 cm) 40 (d min 90 cm)
II 40 (d min 90 cm) 20 (d min 70 cm)
III 15 (d min 70 cm) 15 (d min 30 cm)

Tabella4.43 Razionalizzazionedeipassiperfasceda75mmdialtezza(STOPCP).

Fasce da 75 mm di altezza
(spessore 2 mm)
Passo fasce pf (cm)
(dimensione massima dmin compatibile con lintervento)
Grado di danno
L Sezione rettangolare
Sezione circolare d min
d min L/dmin 2
I 45 (d min 90 cm) 40 (d min 90 cm)
II 40 (d min 90 cm) 25 (d min 70 cm)
III 20 (d min 70 cm) 15 (d min 40 cm)

Calcolodellamassimatemperaturadellefasce
Alfinediverificarelecondizionidiimpiegodelsistemadiconfinamento,sicalcola
la massima temperatura di equilibrio raggiungibile da un profilato di acciaio
espostoallirraggiamentosolarenelleseguentiipotesisemplificative:
assenzaditrasmissione;
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 165
4.8Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

ariainquieteatemperaturadi40C(h=8W/m2K);
massimoirraggiamentosolaredirettoparia1000W/m2;
superficiverniciateperassorbirelamassimaradiazionesolare(=0.81;
=0.17)

Tacciaio(C)
Taria=40C

q = 1000W/m2


Figura4.87 Schemaesplicativodelbilanciotermico.

Lequazionedibilanciotermicosulprofilato:
q= T 4acciaio+h(TacciaioTaria)
ossia:
1000= 5.6710 (T8 4

acciaio+273)+8(Tacciaio40)

I dati relativi alle propriet di irraggiamento dellacciaio sono estremamente


variabili in letteratura. Di seguito si fa riferimento a Lienhard IV e Lienhard V
(2008).
Lasceltadiutilizzareunaltocoefficientediassorbimento(=0.81)edunabassa
remissivit ( = 0.17) fa s che gran parte dellenergia termica sia assorbita dal
materialeedunascarsaaliquotasiacedutaperirraggiamento.
Dallarisoluzionedellequazionedibilanciotermicosiha:
0.811000=0.175.67108(T4acciaio+273)+8(Tacciaio40)
dacui:Tacciaio=114C
La conservativit delle ipotesi formulate lascia ritenere che il posizionamento
direttodellefascearidossodeiprofilatidiacciaiononsiadannosoperlestesse
nemmeno allaperto. Si ritiene comunque necessario posizionare degli
spessoramentiinlegnoperassorbireleasperitdellasuperficiediappoggio.
Nellipotesidiverniciareiprofilatimetalliciconmaterialiriflettenti(qualipitture
acrilichedicolorechiaro),possibileipotizzareiseguentivaloriperiparametridi
irraggiamento:
=0.26e=0.90
Dallarisoluzionedellequazionedibilanciotermicosiha:
0.261000=0.905.67108(T4acciaio+273)+8(Tacciaio40)
Tacciaio=23C

166 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.8Cerchiaturadiconfinamentopilastriecolonne

In ultimo, se si ipotizza per lacciaio un comportamento da superficie grigia,


(==0.80)siha:
0.801000=0.805.67108(T4acciaio+273)+8(Tacciaio40)
Tacciaio=65C
I valori teorici sono in buon accordo con i valori misurati riportati al 4.8.3 e
confortano sullimpiego di fasce applicate direttamente su profilati metallici a
pattochequestiultimisianoverniciaticoncolorichiaririflettenti.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 167
4.9Incamiciaturadiparetiinmuratura

4.9 Incamiciaturadiparetiinmuratura

4.9.1 Descrizioneefinalitdellopera
Lincamiciatura delle pareti in muratura consiste in un sistema di confinamento
(incamiciatura)diparetiinmuraturadissestate,realizzatomedianteduegraticci
inlegnovincolatitralorodatirantiinacciaiopassantiattraversolaparete.
Lintervento particolarmente indicato nei casi di pannelli murari spanciati per
effettodicarichieccessivioincasodiseparazionedeidueparamenticostituenti
linvolucrodellamuraturacosiddettaasacco.InFigura4.88schematicamente
rappresentatalacondizionedidissestodescritta.


Figura4.88 Tipicodissestodiparetiasaccosovraccaricate.

Scopodelloperaprovvisionale,lecuifasiesecutivesonoillustrateinFigura4.89,
quellodimigliorarelecaratteristicheresistentidellamuraturamedianteazionedi
confinamento.
La scheda STOP IP pensata esclusivamente per interventi su elementi in
muraturadispessorenonsuperiorea80cm,attesaladifficoltesecutivadifori
(spesso in quota) su pareti pi spesse. Eventuali estensioni del campo di
applicazionedellaschedadovrannoesserevalutatecasopercaso.

168 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.9Incamiciaturadiparetiinmuratura

INCAMICIATURA CON SISTEMA A MORSETTI A CUNEO TIPO RAPID

Morsetto a cuneo tipo RAPID Tenditore tondino passante

cassero
morsetto

Immagini tratta dal sito: www.comated.com/web2004/default.asp ed adattate


muro da
tondino
presidiare
passante

Tesatura e serraggio della casseratura


con morsetti a cuneo tipo RAPID

a. Blocco dellestremo del tondino sul lato


non interessato dal tenditore (nr. 1 del
disegno)
b. Messa in tiro del tondino con apposito
tenditore (nr. 2 del disegno)
c. Blocco del tondino sul lato del tenditore
(nr. 3 del disegno)
d. Estrazione del tenditore e posizionamento
dello stesso su un nuovo tondino.


Figura4.89 Descrizionesinteticadellefasiesecutivedellincamiciaturadipareti.

4.9.2 Scelteprogettuali

4.9.2.1 Soluzioniprogettuali
Perleoperediincamiciaturaindividuatalasoluzioneprogettualerappresentata
inFigura4.90.

moraliripartitori10x10
accostatiaitiranti tirantiinacciaio

piastreforateinacciaio(sp.4mm)20x20

Figura4.90 Soluzioneprogettualeperlincamiciatura.Loperaconsisteinduegraticciin
legnovincolatitralorodatirantiinacciaiopassantiattraversolaparete.
Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 169
4.9Incamiciaturadiparetiinmuratura

4.9.2.2 Schemadicalcolo
LacondizionedidissestosopradescrittapuessereschematizzatacomeinFigura
4.91,incuisiipotizzaunospanciamento(e)fuoripianodellaparete,equilibrato
dai tiranti diffusi la cui azione, per effetto dei morali ripartitori, si pu
approssimarecomeuncaricodistribuitoq.

N
q

h e


Figura4.91 Schemadicalcoloperladeterminazionedellazionesuitirantidicucitura.

4.9.2.3 Materiali
PeritirantidicuciturasiipotizzalimpiegodibarreFeB44k(fyd=374N/mm2).
Siassumechelamuraturasiacostituitadaelementinaturalicaratterizzatidauna
scarsa resistenza a compressione e da malta di pessime caratteristiche
meccanicheconunaresistenzaacompressionefbdparia1.8N/mm2.

4.9.3 Dimensionamento
Perildimensionamentodellincamiciaturasiprendonoariferimentoleindicazioni
riportateinFuriozzietal.(2007)perlacucituradipareticonchiodimetallici,incui
sisuggeriscelimpiegodi4barre6o8ognimetroquadratocirca.
Laverificadelsistemadicucituravieneeffettuataadottandoloschemadicalcolo
presentatoal4.9.2.2.
Si ipotizza uno spanciamento (e) massimo ammissibile di 3 cm per unaltezza h
dellapareteparia2.5m.Talespanciamentocorrispondeadunrapportoe/hpari
a1.2%.
Lazionenormaleagentesullaparetesisupponeparialmassimocaricoverticale
che la stessa pu sopportare in condizioni deformate; tale valore si determina
ipotizzando che la parete sia composta da due paramenti murari di uguale
spessore.
InriferimentoallaFigura4.92sipucalcolarelazionenormaleNcome:
N=fbdsmih
con:
fbd resistenzaacompressionediprogettodellamuratura;
sm spessoredellamuratura(Figura4.92);

170 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.9Incamiciaturadiparetiinmuratura

ih interasseorizzontaletraitirantidicucitura(Figura4.92);
coefficiente di riduzione della resistenza del materiale, come definito al
4.5.6.2delleNTC2008.

sm

iv

iv

ih ih
Figura4.92 Posizionamentodeitirantidicucituraelorointerassi.

ConriferimentoallaFigura4.91,imponendolequilibrioallarotazionerispettoalla
mezzeria della configurazione deformata del paramento murario, si ottiene
lespressionedelcaricostabilizzanteq:
Neqh2/4+qh2/8=0 siha:
q=8eN/h2
Comesipunotare,ilcaricostabilizzante(q)cheilsistemadiincamiciaturadeve
fornire, decresce al crescere dellaltezza (h) del paramento, essendo fissata
leccentricit(e).
Ipotizzandounoschemastaticoatravecontinuasu5appoggi(corrispondentialle
barredicucituraposizionateconinterasseverticaleiv=0.5m,suunaparetealta
2.5m),iltiroTmaxsullabarradicucituramaggiormentesollecitata,paria:
Tmax=1.143qiv
Ilvaloredeltirosullabarravieneutilizzatoperdimensionarequestultima.
Perlaverificadei2moraliaffiancatiaitirantisiconsideraunoschemaatravesu
piappoggicaricataconilcaricodistribuito(q)precedentementedefinito.
Laverificadeimoralivienequindieffettuataaflessioneeataglio.

4.9.4 Esempiodicalcolo
Di seguito si riporta la verifica a trazione del tirante in acciaio maggiormente
sollecitato e le verifiche a flessione e taglio dei morali di ripartizione, per una
parete muraria di spessore sm=60cm costituita da due paramenti di spessore
sp=30cm(pariametdellospessoredelmuro).
La Tabella 1 della scheda STOP IP del Vademecum STOP propone, per una
muraturaconlecaratteristichesopradescritte,dellebarrecondiametrominimo
paria8mm.

Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo 171
4.9Incamiciaturadiparetiinmuratura

Calcolodelleazioni
=h/sp=250/30=8.3
m=6e/sp=0.6
=0.58(perinterpolazione,daTabella4.44)

Tabella4.44 Valoridelcoefficienteconlipotesidellaarticolazioneacerniera(trattoda
tabella4.5.IIIdelleNTC2008).

Snellezza Coefficiente dieccentricitm=6 e/t


0 0.5 1.0 1.5 2.0
0 1.00 0.74 0.59 0.44 0.33
5 0.97 0.71 0.55 0.39 0.27
10 0.86 0.61 0.45 0.27 0.16
15 0.69 0.48 0.32 0.17
20 0.53 0.36 0.23


Nmax=fbdsmih=(1.80.60.60.58)1000=376kN
q=8eN/h2=14.4kN/m
Tmax=1.143qiv=8.3kN
Verificatirantidicucitura(tirante=8mm):
tiranti=Tmax/(tirante2/4)=165MPa<fyd=373MPa VERIFICATO

Verificadeimorali
Ladiffusionedeltirodellabarragarantitadaduemoraliripartitori10x10conle
seguenticaratteristicheminime:
fm,k=16MPa
fv,k=1.8MPa
Kmod=0.55
M=1
fm,d=Kmodfm,k/M=8.8MPa
fv,d=Kmodfv,k/M=0.99MPa
A=2100cm2 area
Wx=Wy=W=2167cm3 moduloresistente
MR=Wfm,d=2.93kNm momentoresistente
TR=Afv,d/1.5=13.3kN taglioresistente

172 Cap.4Ipotesiecriteridicalcolo
4.9Incamiciaturadiparetiinmuratura

Dallarisoluzionedelloschemastaticoditravecontinuasu5appoggisiottengono
leseguenticaratteristichedellasollecitazionemassima.
M=qiv2/9.34=0.39kNm<MR=2.93kNm VERIFICATO
V=0.607qiv=4.37kN<TR=13.3kN VERIFICATO

CAPITOLO 5

Gliaspettioperativi
Cap.5Gliaspettioperativi 175
5.1Lasicurezzadeglioperatori

5.1 Lasicurezzadeglioperatori
Durante la realizzazione di opere provvisionali o di demolizioni da parte di
squadre del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, la sicurezza degli operatori
rappresenta un aspetto delicato e importante. Infatti, durante tali operazioni, i
Vigili del Fuoco sono esposti ad ulteriori rischi derivanti proprio dalla criticit
dello scenario in cui si trovano ad operare, per pericolo di caduta di elementi
edilizi o di crollo anche parziale di fabbricati prospicienti le strade, a seguito di
probabili scosse sismiche successive. Di conseguenza, le zone di intervento post
sismanonpossonoessereconsiderateallastessastreguadeicantieri,masonoda
ritenersivereeproprieareeoperative,cherichiedonounagestionericonducibile
aquellaadottatanelleoperazionidisoccorsotecnicourgente.
Una delle misure pi determinanti per la mitigazione del rischio sul campo ,
certamente, la riduzione dei tempi di permanenza del personale VVF nelle zone
pericolose, ma ci comporta una richiesta di maggiore attenzione, rispetto alle
condizioniordinariedilavoro,dovutaallamaggiorerapiditconcuidevonoessere
eseguite le operazioni necessarie. Il Vademecum STOP stato studiato per
rendereleopereprovvisionaliilpipossibilemodulari,consentendoaglioperatori
lacostruzionedeisingolielementiinzonasicura,anchelontanodalpuntoincui
devonoessereinstallati.
Le opere provvisionali non sono realizzate soltanto per mettere in sicurezza le
costruzioni o per il ripristino della viabilit, ma anche per consentire di portare
soccorsoallepersoneeperpermettereilrecuperodeibeni.Ilrisultatoimmediato
ditaleattivitdipermetterelingressonellezonepiinterneapersonaledelle
Istituzioni (MiBAC, ecc.) o a ditte private e relativi lavoratori ordinari,
rispettivamente per gli interventi di catalogazione e di restauro o di
ristrutturazione.
IlrischioperilpersonaleVVFimpegnatoperlesecuzionedelleopereprovvisionali
statogestitoconlemanazionedispecifichedisposizioniinterneeproceduredi
sicurezzaemanatedalNucleoNCP.

5.1.1 Procedure operative e di gestione della sicurezza degli


operatori
Col fine primario di salvaguardare gli operatori VVF, il Nucleo di Coordinamento
delle Opere Provvisionali ha predisposto fin dalle prime fasi di intervento una
specifica procedura operativa per la realizzazione di opere provvisionali e
demolizioniperlamessainsicurezzadegliedificiinfasediemergenzasismica.
Laproceduradefinisceilcampodiapplicazione,leesclusionielalineadicomando
e controllo per lattuazione delle operazioni in condizioni di sicurezza. Sono ad
esempioesclusidaicompitideiVVFiltrasportodidetritiedeimaterialidirisulta
allediscariche,inquantotalioperazionirichiedonomezziepermessispecifici.
Nella procedura vengono assegnati i compiti del Direttore Tecnico dei Soccorsi
(DTS)edelResponsabileOperativodelSoccorso(ROS),entrambioperantisottoil
coordinamentodelNCP.AlDTS,inparticolare,affidatoilcompitodiindividuare
176 Cap.5Gliaspettioperativi
5.1Lasicurezzadeglioperatori

leareeoperativeelefigureprofessionali,innumeroespecialit,necessarieper
lesecuzione in sicurezza di ogni singola opera da realizzare. Sempre al DTS
delegata lindividuazione di un responsabile per il controllo degli accessi e della
viabilit nellarea operativa di intervento, nonch delle squadre mediche
eventualmente necessarie per la sicurezza degli operatori. Al DTS sono altres
affidatiicompitidipianificazionedelleoperazionidasvolgereedirichiestadelle
risorseumane,deimezzi,delleattrezzatureedeimaterialinecessari.
UnaltroadempimentocuideveprovvedereilDTSlindividuazionedieventuali
criticit per la sicurezza degli operatori nella zona operativa di intervento ed i
conseguentiprovvedimenti.Inquestorientraanchelindividuazionedizonesicure
perildepositodelmaterialenecessarioallarealizzazionedelleoperee,comegi
accennato,perlarealizzazionedisingolielementidelleopereprovvisionali.Intali
zoneperaltropossibilelutilizzodiDPI(DispositividiProtezioneIndividuale)pi
leggeri (ad es. elmetto da cantiere) rispetto a quelli normalmente utilizzati dai
VVF,conconseguenteminoreaffaticamentodelpersonale.
Alla figura del ROS vengono invece delegate la responsabilit in loco di tutte le
operazioni di natura tecnica finalizzate al soccorso, la pianificazione di tutte le
operazioni giornaliere da svolgere sulla base delle indicazioni del DTS e dei dati
disponibilieilcompitodirelazionareafinegiornataalDTSsullostatodeilavori.
IlROSdeveoperareconlerisorseumaneematerialidicuidispone,adeguandola
logistica alle esigenze delle operazioni, secondo i criteri gestionali e operativi
adottatinegliinterventidisoccorsotecnicourgente.
LaproceduraforniscealtresindicazionicircailPianoOperativodiinterventoper
la realizzazione di opere provvisionali e per le demolizioni. In particolare, sulla
base delle caratteristiche del luogo di intervento, il Piano Operativo deve
contenereunaplanimetriariportantealcuneindicazionifondamentali,quali:
ilperimetrodisicurezzaelerelativemodalitdiinterdizione;
ilperimetrooperativo;
ilnumeroeiltipodimezziVVFnecessari,nonchilloroposizionamento;
ilnumero,lequalificheelespecializzazionidelpersonaleVVFnecessario,
con indicazioni sul loro posizionamento nel corso delle operazioni, in
relazioneaglispecificicompitiloroaffidati;
eventualipostidisoccorsomedico,daconcordareconilresponsabileVVF
dellafunzionesanit,inrelazionealpersonaleeaimezzidaimpiegare;
ilperimetrodisicurezzaerelativoposizionamentodellepostazioniperil
controllo degli accessi, da concordare con il responsabile della Pubblica
Sicurezza o dei Vigili Urbani, da definire in relazione alle caratteristiche
dellaviabilitlocale.
La procedura contiene inoltre le istruzioni operative, costituenti un vero e
propriomemorandumperifunzionarichiamatiadapplicarle.Taliistruzioni:
definiscono i rapporti e gli accordi da instaurare prima dellinizio delle
operazioniconilpersonaleinternoeconquelloesternoalCNVVF;
Cap.5Gliaspettioperativi 177
5.1Lasicurezzadeglioperatori

indicano come limitare al minimo necessario il numero degli addetti


presentinellezonedelleoperazioni;
rammentano che necessario individuare appositi DPI per ogni
operazioneechequestidevonoessereutilizzatidalpersonale;
fornisconocriteriperdefinireilposizionamentodeimezzi;
prevedonoilcontattoradiotraROSedoperatoriduranteilavoriinquota;
indicanoilROScomeunicoresponsabileperlaccessoalleareeoperative
conconseguentepotereautorizzativo;
fornisconoelementiperlaredazionedeirapportigiornalierielagestione
delle comunicazioni tra ROS e DTS (ad esempio avvenuta messa in
sicurezza,autorizzazioneallaccesso);
definiscono i criteri per limpiego di personale munito di specifica
formazioneoesperienzaprofessionale.
La procedura tratta poi delle operazioni condotte congiuntamente a personale
SAFdapartedelpersonaleVVFgenerico,richiamandolapplicazioneanchedelle
procedure specifiche di sicurezza (manuali operativi ecc.) della componente
specialistica SAF. Vale la pena ricordare che la sigla SAF acronimo di Speleo
AlpinoFluviale, specialit introdotta nei Vigili del Fuoco con quattro livelli
operativi.IllivellobaseacquisitodatuttiiVigilidelFuocodurantelaformazione
inizialeosuccessivamentepressoiComandi,mentreilivellisuperioririchiedonola
frequenzaedilsuperamentodispecificicorsi,secondopropedeuticitpredefinite.
Lutilizzo di personale SAF indispensabile per ridurre ulteriormente il rischio
delle operazioni; lavorando in sospensione sopra i fabbricati lesionati infatti
possibileoperarefuoridalletraiettoriedicadutadieventualielementiedilizi.
inoltre affrontato il problema delle operazioni condotte congiuntamente a
personale e mezzi di ditte private, per le quali previsto che il personale VVF
acquisiscaunadichiarazioneresadalresponsabiledelladittafornitricedeimezzi,
attestante il rispetto delle vigenti norme in materia di tutela della salute e
sicurezza nei luoghi di lavoro (la procedura contiene uno specifico modello).
Qualora il personale VVF utilizzi mezzi privati (noleggio a freddo) previsto che
detto personale acquisisca preventivamente, dal proprietario o responsabile del
mezzo, informazioni sulle modalit di impiego e sui limiti operativi del mezzo,
nonchsuirischispecificiconnessialsuouso.Taleadempimentofacilitatodaun
appositomodelloallegatoallaprocedura.
IlpersonaleVVFincaricatodellaconduzionedelmezzodeveessereindividuatotra
colorocheabbianoconseguitoappositaformazioneovverocheabbianomaturato
esperienzaprofessionalenellaconduzionedellaparticolaretipologiadelmezzo.
LaproceduraterminaconlindicazionediulterioricompitidelROS,quali:
indicareaglieventualioperatoriterzipresentisulluogodellinterventole
zoneinterdetteaglistessiaifinidellalorosicurezza;
178 Cap.5Gliaspettioperativi
5.1Lasicurezzadeglioperatori

attuare i provvedimenti ritenuti necessari al fine di evitare o comunque


ridurre i rischi da interferenze tra il personale del CNVVF e gli operatori
terzipresentinelluogodellintervento;
attuare le procedure operative e generali di sicurezza, emanate dal
NucleoCoordinamentoOpereProvvisionali(NCP).

5.1.2 Modalitdiimpostazioneedigestionedegliinterventi
Come si detto nel paragrafo 5.1, le operazioni di realizzazione delle opere
provvisionaliinemergenzasismica,puravendocaratteristichesimiliaquellediun
cantiere, sono concepite e gestite come intervento di soccorso tecnico urgente.
Questo trova riscontro nella nota n. 4060/5001 del 27.05.2009 del Ministero
dellInternoDipartimentodeiVigilidelFuocoSoccorsoPubblicoeDifesaCivile
UfficioDirigenteGeneraleCapodelCNVVF,dovesispecificacheunluogodoveil
personale VVF opera per la realizzazione di unopera provvisionale o per un
intervento di demolizione, non rientra nel campo dapplicazione del Titolo IV
(CantieriTemporaneioMobili)delDecretoLegislativo9aprile2008n.81es.m.i..
In particolare, larea di intervento dei VVF da considerarsi area operativa
riservata,aisensidellart13comma3delD.Lgs81/2008;pertanto,alsuointerno,
il personale VVF deve adottare le misure di tutela della salute e della sicurezza
emanate dal CNVVF in materia di formazione, addestramento, efficienza
psicofisica, impiego dei dispositivi di protezione individuali e dei mezzi e
attrezzature di soccorso predisposte per lo specifico impiego. A tal fine possono
essere adottati uno o pi degli strumenti appositamente predisposti: manuali
addestrativi, procedure operative standard, corsi di base, di qualificazione, di
specializzazioneedisposizioniinterne.
Nella aree operative riservate, inoltre, la vigilanza sul rispetto della legislazione
vigente in materia di tutela della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro viene
svolta esclusivamente dai servizi sanitari e tecnici dellUfficio Centrale Ispettivo
del Dipartimento Vigili del Fuoco ai sensi dellart 13 comma 1 bis del D.Lgs
81/2008.
Per mitigare il rischio da interferenze nel caso di operazioni effettuate
congiuntamenteapersonaleemezzididitteprivate,lagirichiamataProcedura
NCP e la relativa nota ministeriale prescrivono che il Responsabile delle
Operazioni di Soccorso dei Vigili del Fuoco adotti idonei provvedimenti atti ad
evitare che il personale delle ditte esterne venga esposto a pericoli e acceda in
areeinterdette,inrelazioneallospecificoincaricoperilqualelostessochiamato
adoperare.


Cap.5Gliaspettioperativi 179
5.2Lagestionedelmateriale

5.2 Lagestionedelmateriale

5.2.1 Disponibilitdelmaterialeinemergenza
Laricercadeiprodottielarelativaconsegnaintempiaccettabili,inunmercatoin
situazionediemergenzadovutaagrandecalamitqualstatoilsismaabruzzese
dellaprile2009,sonooperazionichepresentanospessorilevanticriticit.
La principale difficolt costituita dalla scarsa disponibilit dei materiali ed
attrezzature, in quanto i fornitori locali del settore edile ancora in grado di
operare sono oberati da numerosissime richieste di grandi quantit di prodotti
estremamente differenziati, data la variet di modalit realizzative adottate dai
diversisoggetticheagisconosulterritoriocolpito.
In genere i fornitori locali non riescono a far fronte alle richieste se non in una
seconda fase, dopo aver adeguato sia la propria organizzazione interna che i
rapporti nei confronti dei fornitori primari (produttori) alle necessit contingenti
delmercato.
Solitamente, quindi, una calamit nazionale mette in seria difficolt tutto il
sistemadelmercatodelterritoriocoinvolto,comprensivodiindustrieproduttrici
e di rivenditori, che riesce a dare risposte adeguate solo dopo alcune settimane
dallevento.
Lindisponibilit del materiale costringe, a volte, le squadre degli operatori, gi
presentisulposto,adunattesainoperosaprimadelliniziodeilavori.
Nelle precedenti calamit, ad esempio, i Vigili del Fuoco furono costretti a
provvederedirettamentealritirodelmaterialenecessariopressoirivenditoriea
trasportarloinareadiintervento,conevidentesprecodiunimportantequota
dellerisorseadisposizione.

5.2.2 Procedureadottateperlapprovvigionamento
Alterminedellaprimafasedellemergenzacheseguitaalterremotodel6aprile
2009, relativa al soccorso alle persone ed alla ricerca dei dispersi, iniziata una
massiccia azione per la messa in sicurezza degli edifici danneggiati attraverso
lesecuzionediopereprovvisionali,chehainteressato,inizialmente,soprattuttoil
patrimonioartisticoculturale(chieseepalazzi)danneggiatodalsisma.
Per evitare le problematiche legate alle difficolt di reperimento del materiale il
NucleoNCP,sindallasuaistituzione,haagitosuduefronti:
nellastandardizzazionedelleopereconpossibilitdiprodurrefacilmente
ilcomputodelmaterialeapidopera;
nellorganizzazione del sistema di approvvigionamento del materiale da
partedeiVigilidelFuoco.
Perquantoriguardalastandardizzazionesonostateelaborateleschedetecniche
STOPdelleopereprovvisionali,nellequalilasoluzioneprogettualedarealizzare
180 Cap.5Gliaspettioperativi
5.2Lagestionedelmateriale

individuata a partire dal tipo di dissesto rilevato e delle specificit geometrico


dimensionali,costruttiveedicontestodelledificiodamettereinsicurezza.
Una volta definita la tipologia e lestensione dellopera, possibile elaborare il
computo dei materiali e delle attrezzature necessarie per effettuare i lavori e
quindiprovvederealloroapprovvigionamentoperallestirelareadiintervento.
Per quanto riguarda lapprovvigionamento stata definita una specifica
procedura finalizzata a razionalizzare e a uniformare lacquisizione di materiali e
attrezzature necessarie alleffettuazione delle opere, nel rispetto delle modalit
dacquisto in via di somma urgenza indicate dal Dipartimento della Protezione
Civile.
Taleproceduradistinguetrainterventidimessainsicurezza:
subeniordinarinontutelati;
subeniculturalipubblicitutelati;
subeniculturaliprivatitutelati.
Per le opere realizzate dai Vigili del Fuoco, la Funzione Materiali e Mezzi della
DICOMAC ha incaricato un Esecutore Contrattuale (EC) al rilascio delle
autorizzazioniperlefornituredelmaterialenecessariopressoledittefornitricigi
preventivamenteindividuatedallaDICOMAC.


Figura5.1 Organizzazione amministrativa per lapprovvigionamento dei materiali da
partedeiVVF.

Per ridurre il numero di interlocutori, sono stati individuati, presso il Comando


provinciale VVF dellAquila ed i Campi Base del cratere, i Referenti per
lacquisizione di materiali ed attrezzature, con funzione di collegamento e
raccordotraleesigenzeavanzatedaiResponsabilidelleoperazioni(ROS)elEC.
Tali Referenti, utilizzando apposita modulistica, hanno curato tutti gli aspetti
amministrativocontabiliperilprelevamentodelmaterialepressoifornitori,peril
trasporto in area di intervento e per il recupero del materiale non utilizzato,
compresa la gestione delle bolle di consegna, la fatturazione, la dichiarazione di
regolarefornitura,ecc.
Cap.5Gliaspettioperativi 181
5.2Lagestionedelmateriale

Unavoltaverificatalaconformitdellafornitura,leditteinoltravanolefattureper
ilpagamento,tramiteDICOMAC,alDipartimentodellaProtezioneCivilepressola
PresidenzadelConsigliodeiMinistri.

5.2.2.1 Interventidimessainsicurezzasubeniordinarinontutelati
La funzione di EC per opere su edifici non sottoposti a vincolo stata svolta, in
unaprimafasedalDirigentedelNCPpressolaDirezioneAbruzzoe,apartiredal
11.05.2009,inviadefinitiva,daunfunzionariotecnicodelComandodellAquila.
LEC,oltreallenormalioperazionidiriscontroamministrativocontabile,haavuto
un importante ruolo di riferimento per la gestione complessiva dei materiali,
creandoutilissimimagazzinitemporanei,siapressoilComandodellAquilasia,in
formapilimitata,pressoiCampiBase;talistrutturedetenevanomaterialeedile
divariogenereaperdere(traviinlegno,funiinacciaio,cemento,resine,guanti,
martelli,chiodieviti,ecc),nonchognitipodiattrezzaturadilavorodarestituire
dopolimpiego(avvitatori,tassellatori,flessibili,motoseghe,saldatrici,ecc.).
Pressoimagazzinilesquadrehannotrovatoimmediaterisposteagranpartedelle
loro esigenze e l sono stati riconsegnati i materiali non utilizzati o gli sfridi di
lavorazioneancoralavorabili.
Unapposita disposizione stata emanata dal nucleo NCP per una corretta
gestionedelmaterialeresiduale,alfinedigarantireallostessotempolasicurezza
e la sistemazione dei luoghi al termine dellintervento, attraverso la pulizia e il
recuperodelmaterialenonpostoinopera.
stato previsto, inoltre, che il ROS si potesse avvalere del supporto del Centro
OperativoMistoodellacquistodirettodeimezziematerialidapartedelSindaco
del comune interessato, per la fornitura di mezzi e materiali presso le ditte
individuatedallaDICOMAC.
In alcune localit sono stati proprio i Sindaci a procurare i materiali e le
attrezzature per la realizzazione delle opere da parte delle squadre dei Vigili del
Fuoco,conevidentebeneficiocomplessivoperleoperazioni.

5.2.2.2 Interventidimessainsicurezzasubeniculturalipubblicitutelati
InquesticasigliacquistisonostatiautorizzatidallECdellafunzioneMiBACpresso
DICOMAC;lafiguradiReferenteVVF,interlocutoredellEC,statarivestitadal
personaledelComandoVVFdiFerrara,nellapostazionefissacostituitadallUnit
diCrisiLocale(UCL)edaltendoneinPiazzaDuomonelcentrodellAquila.
Il ruolo di collegamento svolto da tali referenti (a parte lautorizzazione agli
acquisti) stato simile a quello del Consegnatario del Comando dellAquila, con
una particolare attenzione alla gestione di attrezzature impiegate dalle squadre
SAF(SpeleoAlpinoFluviale).Lagranpartedegliinterventisuibeniculturalihanno
richiestoinfattiladozioneditecnichediderivazioneSAF.
Il limitato numero degli incaricati, tutti di un solo Comando, nonch la puntuale
ed efficiente organizzazione del magazzino temporaneo allestito nei pressi del
tendone di fronte alla chiesa delle Anime Sante, hanno ottimizzato
182 Cap.5Gliaspettioperativi
5.2Lagestionedelmateriale

lapprovvigionamento dei materiali richiesti, che erano spesso gi disponibili in


temporeale.
Oltreadunavastissimavarietdiprodottiedattrezzaturepresentiinmagazzino,
diestremautilitsirivelatalapredisposizionedi16kitdiattrezzature(unoper
nucleo regionale), ognuno dei quali conteneva, allinterno di due pratici cassoni
contenitori,quantonecessariopereffettuareuninterventoordinariodapartedi
unasquadradi7/8unitSAF.

5.2.2.3 Interventidimessainsicurezzasubeniculturaliprivatitutelati
Interminidifinanziamento,questiinterventinonsonostaticonsideratiprioritari
rispetto a quelli da effettuare su beni pubblici e vincolati: pertanto gli oneri
dellacquisto e dellapprovvigionamento dei materiali necessari sono rimasti a
carico dei proprietari privati, fatta salva la eventuale possibilit del Sindaco di
provvedereallacquistodiretto.

5.2.2.4 Mezziedattrezzaturespeciali
Inmoltiedifici,caratterizzatidarilevantidimensioniinaltezzao condifficoltdi
accesso, ad esempio nelle grandi chiese o nei complessi monumentali, stato
necessario operare con mezzi speciali che garantissero particolari prestazioni di
portataesbraccio,bensuperioriaquelledelleordinarieautoscaleedautogrudei
VigilidelFuoco.
IntalicasiilROS,quasisempreappartenenteallesquadreSAF,hapotutoinoltrare
larichiestaperleviebrevi,tramitelUCLFerrara,allaFunzioneBeniCulturalidella
DICOMAC, che ha prontamente provveduto al reperimento presso aziende
private,gliautomezzipiidoneialloscopo.

5.2.3 Miglioramenticonseguiti
Ladozione delle procedure sopra descritte, riassunte in Figura 5.2, ha prodotto,
rispettoallepassateesperienze,ibeneficidi:
snellireeduniformareiprocedimentiamministrativiperlacquisizionedei
materiali, con la risoluzione delle piccole criticit per le vie brevi, grazie
allapresenzadipochiinterlocutori;
uniformare il materiale da utilizzare, grazie anche alla previsione dei
prodotti da impiegare secondo i dettami delle schede standardizzate
(STOP);
rendere rapidi gli acquisti, anche per la preventiva individuazione delle
dittefornitrici,evitandoilricorsoadispendioseindaginidimercato;
consegnare direttamente sul posto il materiale, per le forniture pi
rilevanti;
realizzare economie di scala grazie agli acquisti centralizzati, che nel
tempo hanno consentito la creazione di una sorta di magazzino, con
evidenterisparmionellagestionedeimateriali;
Cap.5Gliaspettioperativi 183
5.2Lagestionedelmateriale

disporre di unampia ed immediata disponibilit di materiali e di


numeroseattrezzature,pressoimagazzinitemporaneiallestitichehanno
razionalizzato, tra le altre cose, la gestione del materiale non utilizzato
nelleoperecompletate.

APPROVVIGIONAMENTODIMATERIALIEATTREZZATURE
PERLAREALIZZAZIONEDIOPEREPROVVISIONALI

RichiestadaROS
dellesquadreVVF

BENINONSOTTOPOSTI AVINCOLO BENISOTTOPOSTI AVINCOLO BENISOTTOPOSTI AVINCOLO


ENONDIINTERESSE STORICOARTISTICOCULTURALE EDIINTERESSE STORICOART.CULT. EDIINTERESSE STORICOARTISTICOCULTURALE
PUBBLICI PRIVATI

ReferenteVVF
Sindaco ReferenteVVF ACQUISTOda Sindaco
C.O.M. (pressoC.doAQ C.O.M.
(acquistodiretto) (pressoUCLFerrara) partedeiprivati (acquistodiretto)
eCampiBase)

Esecutore
Esecutore
contrattualeVVF
contrattuale
(funzionario
MI.BAC.
tecnicoAQ)

Dip.Prot.Civile Dip.Prot.Civile Dip.Prot.Civile Dip.Prot.Civile Dip.Prot.Civile Dip.Prot.Civile


(pagamento) (pagamento) (pagamento (pagamentotramite (pagamento) (pagamento)
tramite DICOMACeVice
DICOMAC) Commissario
delegatoperi
BB.CC.)

Figura5.2 Organigramma delle procedure adottate per lacquisizione di materiali e
attrezzatureinfunzionedellatipologiadeibeni.


184 Cap.5Gliaspettioperativi
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali

5.3 La messa a punto di risposte organizzative pre


strutturate:ilcarroopereprovvisionali
Nel seguito viene descritto lallestimento sperimentale di un carro opere
provvisionali messo a punto dai Comandi provinciali dei Vigili del Fuoco di
AlessandriaeVercelli,incollaborazioneconl'AreaIIdellaDirezionecentraleper
l'Emergenza e il Soccorso Tecnico. Tale prototipo ha consentito di definire le
dotazioni standard per la realizzazione delle opere provvisionali previste nel
Vademecum STOP, con riferimento allattivit di dieci operatori VVF impegnati
sulloscenariodintervento.
La attrezzature sono state pensate per essere caricate entro casse di
contenimento pallettizabili da trasportare in apposito container scarrabile da 6
metriovveroincontaineraviotrasportabile.

5.3.1 Attrezzature
Di seguito, vengono descritte le attrezzature in dotazione del carro opere
provvisionali,indicandocampodiutilizzoesuggerimentiperlascelta,infunzione
dellespecificheesigenzedelCorpoNazionale.

Motogeneratoresilenziato
Utilizzatoperalimentaregliutensiliditipoelettrico.Siritienecheunapotenzadi
4kWpossaesseresufficientetenutoconto,peraltro,dellanoncontemporaneit
diutilizzodelleattrezzatureindotazione.
La scelta fra le diverse attrezzature presenti sul mercato si orientata verso
modelliinpossessodelleseguenticaratteristiche:
pesocontenuto.Sidecisodinoneccederei50kg,inmododapoterlo
renderetrasportabiledaduepersone;
alimentazioneabenzinaalfinediridurreilpesodelmotoreelarelativa
emissionesonora;
silenziosit, in modo da assicurare maggiore comfort e sicurezza al
personaleimpegnatonelleoperazionidisoccorso.


Figura5.3 Motogeneratorisilenziati.
Cap.5Gliaspettioperativi 185
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali

Sisonopreferitigruppicontecnologiainvertercollegabiliinparalleloinmododa
ottenere un sistema maggiormente affidabile che consenta di raggiungere le
potenzerichiesteconapparecchiaturepipiccoleemaneggevoli.Atalfinesisono
ritenutiutiligruppisingolida2kWepesointornoai20kg.

Segamultiusoelettrica
Taleattrezzorisultaparticolarmenteindicatoperlarealizzazionedegliincastrinei
puntelliinlegno.Adifferenzadelletradizionalimotoseghe,infatti,consenteuna
maggiore precisione e il costante controllo dellavanzamento del taglio, con la
possibilitdipreselezionareilnumerodigiri.


Figura5.4 Segamultiusoelettrica.

Fra gli altri vantaggi, il sistema SDS (SteckDrehSitz, inserireruotarefissare)


permetteunapirapidasostituzionedellalamasenzautensili,haunimpugnatura
supplementare orientabile e spostabile lateralmente per segare vicino al bordo,
caratteristicachelarendeadattaancheaimancini.
La sega assorbe 1600 W e pesa 5.2 kg. La lunghezza della barra di 350 mm
consentendo in tal modo di realizzare tutti i tagli previsti dalle schede STOP,
tenuto conto delle dimensioni dei profili ipotizzate. Tuttavia se ne consiglia
lutilizzosuelementiligneidispessorefinoa13cm.

Motosegalamacm30ecm50
Adattaperlesecuzioneditagliestesiallinterasezionedeglielementiinlegno.


Figura5.5 Motoseghe.

Lemotoseghesiprestanoancheperlarealizzazionedegliincastrineipuntelli,ma
richiedonomaggioreprecisioneemanualitdapartedelloperatore.
186 Cap.5Gliaspettioperativi
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali

Segaacatenapercarpenteria
Perlarealizzazionediintagliinelementiligneidispessoresuperioreai13cm,si
scelta una sega a catena che consente elevate prestazioni, grazie al motore da
280W.Lasegadisponediunsupportoinclinabileeregolabileinmodocontinuo
suentrambiilatifinoa60edilubrificazioneautomaticadellacatena.Ilpesodi
circa16kg.


Figura5.6 Segaacatenapercarpenteria.

Smerigliatriciangolariadiscoperacciaioepietra
Utilizzate per tagli di materiali metallici quali, ad esempio, i picchetti e/o per la
rifinituradellesuperficitagliate.Assorbimentoelettricomassimo2400W.


Figura5.7 Smerigliatriceangolare.

Trapanotassellatoreabatteria
Utilizzatointuttiicasiincuinecessarioforarelemuratureopreforareelementi
lignei.Lalimentazioneabatteria(preferibilmentealLitio),seppurmaggiormente
onerosainfasediacquisto,consentedisuperarelecriticitlegateallamancanza
di punti di presa, situazione ricorrente soprattutto nellesecuzione dei lavori in
quota.
Cap.5Gliaspettioperativi 187
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali


Figura5.8 Trapanotassellatore.

Tabella5.1 Caratteristichetecnicheconsigliatepertrapanitassellatori.
Caratteristica Valore
calcestruzzo26mm
Capacitdelforo legno32mm
metallo13mm
Energiadelcolpo 3.0 J
Velocitavuoto 01200g/min
Colpialminuto 04800
Peso(NormativaEPTA) 4.5kg

Trapanoavvitatoreabatteria
Necessarioperlarealizzazionedicollegamentimedianteviti.Lamaneggevolezza
ed il peso contenuto, oltre alla mancanza di cavi di alimentazione, rendono pi
agevoleillavorodeglioperatori.Nellasceltafraidiversimodelliincommerciosi
fatto riferimento ai valori di coppia di serraggio, preferendo attrezzi con valori
dellordinedi60Nminmaterialerigidoe30Nminmaterialeelastico.


Figura5.9 Trapanoavvitatore.

Trapanoapercussioneelettrico
Per consentire lavorazioni al banco ed avere un secondo utensile disponibile,
tanto per forare quanto per avvitare, la dotazione stata implementata con un
trapanoperforatoreelettrico.
Lassorbimentodi800Wconunenergiadelcolpodi3Jedunamassadipoco
superiorea2kg.DisponeinoltredimandrinoautoserranteesistemaSDSplus.
188 Cap.5Gliaspettioperativi
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali


Figura5.10 Trapanoapercussioneelettrico.

Martellodemolitoreelettrico
Indispensabile per poter demolire porzioni di muratura nel caso di incassi di
puntelliovveroperlademolizionedipavimentazioniperlasuccessivainfissionedi
picchetti metallici. Il martello anche utile per linfissione dei picchetti per il
bloccoalpiededeipuntellidiritegno,insostituzionedellaconsuetaepifaticosa
mazza.
La scelta di un demolitore elettrico in sostituzione dei modelli a scoppio trova
giustificazionenelminorpeso,acondizionedisceglieremodelliingradodioffrire
prestazioniparagonabili.


Figura5.11 Martellodemolitoreelettrico.

Demolitori di questo tipo hanno assorbimenti nellordine di 2000 W e peso


intornoai30kg.Caratteristicadiriferimentopergliacquististatalafrequenzadi
colpi,convalorinoninferiori1100colpi/min.

Troncatriceperlegno
La possibilit di eseguire tagli di precisione e con inclinazioni prestabilite, unite
alla facilit di utilizzo, rendono la troncatrice estremamente utile per la
lavorazione del legno. Fra i diversi modelli presenti sul mercato si scelto un
modello radiale dotato di marcatore laser che unisce al classico movimento
verticaleancheloscorrimentoinorizzontale,facilitandoleoperazioniditaglio.
I valori caratteristici per la scelta del modello sono essenzialmente riferiti alle
altezzemassimeditaglio.Atalfine,valoridi50mminmodalitsegadabancoe
100mminmodalittroncatrice,sonoritenuticongruiconlesezioniprevistenelle
schedeSTOP.Lapotenzaassorbitadicirca1600W.
Cap.5
5Gliaspetttioperativi 189
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprrovvisionali


Figura5.12 Troncatriceeperlegno.

Segacircollareeadimm
mersione
Questo tippo di sega consente siia tagli normali che ad
d immersionne. Il peso
contenuto la rendeesttremamenteemaneggevo ole,adesemmpioperlesecuzionedi
lavoriinqu
uota.
In funzionee del tipo dii lama sceltaa, la sega pu
u essere uttilizzata oltree che per il
legno,anchheperlaminati,profilatiinplastica,aalluminio,rame,ottone.
Caratteristicatecnicarilevantelapotenzadelllamacchinaa(almeno12 200W)oltre
chelaprofonditditagglio,perlaqu eutileunvaloreminimodi50mm.
ualesiritiene


Figura5.13 Segacircolaare.

Troncatriceepermetallii
Particolarmmente adattaa per la tron
ncatura rapidda e precisa di acciaio, metalli non
ferrosi,pro
ofilatiinferro dotatadiun dispositivod
oeghisa,eccc.inoltred diserraggio
rapidoconregolazioneeincontinuodell'angoloditagliofino oa45.


Figura5.14 Troncattricepermetaalli.
190 Cap.5Gliaspettioperativi
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali

Ilmodellosceltohaunapotenzanominaleassorbitadi2.1kWeconsentetaglidi
dimensionemassimafinoa65mmperacciaioinbarre,120mmpertubi,120x130
mmperacciaioprofilato.Ilpesodicirca17kg.

Segatriceanastro
Le segatrici a nastro consentono tagli maggiormente accurati delle troncatrici,
evitandoperaltrolaproiezionediframmentiincandescenti.
Lapotenzarichiestanellordinedi1200W,conpossibilitditaglioa45e90.La
scelta si orientata verso un modello con altezza di taglio fino a 100 mm e
possibilitdiregolazionedellavelocit.


Figura5.15 Segatriceanastro.

Saldatriceadinverter
Le saldatrici con la tecnologia ad inverter sono indispensabili in tutte le attivit
dove siano richiesti ingombro ridotto, basso consumo, versatilit di impiego e
semplicitdiutilizzo.


Figura5.16 Saldatriceadinverter.

La saldatrice pu essere utilizzata con motogeneratori, avendo cura di portare a


regimeilgruppoe,successivamente,collegarelimpianto.
Lunit di saldatura maneggevole grazie al peso ridotto (di norma intorno ai 5
kg)ealledimensionicontenute.Ilmodellosceltohaunabassapotenzaassorbita
(inferiorea3kW)inmododarisultarecompatibileconimotogeneratoridelcarro
opereprovvisionali.
Cap.5
5Gliaspetttioperativi 191
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprrovvisionali

atrice
Motosalda
La motosaaldatrice cosstituisce unaa valida alte
ernativa alle saldatrici aad inverter,
consentend do di esseree totalmentte indipende enti dalla diisponibilit di corrente
elettrica e fornendo altres
a una corrente
c aussiliaria utile allalimentaazione degli
utensili.
Il modello scelto ha un
n peso secco on un motorre a benzina 4 tempi in
o di 105, co
gradodifo ornirefinoa155Aperlasaldaturain ncorrenteco ontinuaealimmentazione
ausiliaria per
p una poteenza di 6 kVVA in correntte trifase ovvvero 4 kVA in corrente
monofase.


Figura5.17 Motosaldatrice.

Compresso
ore
Un compreessore con serbatoio
s ossa essere utile per la
daa 20/25 litri si ritiene po
puliziadelleattrezzature.Lassorbimentodiccirca1kW.


Figura5.18 Compreessore.

Parancom
manuale
Ilparanco consenteno dimaterialieeattrezzatureemaanche
onsoloilsolllevamentod
latrazionedeicavidaccciaio,agevo
olandonelaffasediancoraggio.
Il modello scelto ha una portata di 500 kgg con un peso
p inferiore a 3 kg.
Questultimma caratterisstica rende questo
q attreezzo estremaamente utilee durante la
realizzazion
ne di lavori in quota che, con il tradizionale
t tirfor, risu
ulterebbero
piuttostoddisagevoli.
192 Cap.5Gliaspettioperativi
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali


Figura5.19 Parancomanuale.

Tagliapiegatondini
Questo utensile, di tipo portatile, consente la realizzazione delle cambre in sito,
svincolandosidunquedalladisponibilitcommerciale.
La macchina particolarmente leggera (17 kg) e compatta, specificatamente
studiataperridurrel'affaticamentoeitempidilavoro.
Consente di piegare i tondini scegliendo langolo di inclinazione della piega ed
equipaggiatadiunsistemadisicurezzaperevitarelinceppamentodeltondino.
La macchina lavora anche da tagliatondini, fino a un massimo di 16 mm di
diametroedconcepitaconforopereventualefissaggioabanco.
Lassorbimentodi510W.


Figura5.20 Tagliapiegatondini.



Cap.5Gliaspettioperativi 193
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali

Attrezzatureacompletamentodelcarroopereprovvisionali
Nelseguitosiriportaunelencodiattrezzaturediusocomunechecompletanola
dotazionedelcarro,indispensabiliperlarealizzazionediopereprovvisionali:
Foratura
n.4 seriepuntetrapano1/13mm(metallo)
n.4 puntepercementoarmatomm16,20,22,26
n.2 puntepermartellodemolitore

Misurazioneepredisposizionetagli
n.1 squadraconcappello
n.2 squadreageometriavariabile
n.10 metrianastro
n.5 rotellemetriche
n.4 livellivariemisure
n.2 filoapiombo
n.1 misuratorelaser

Materialeelettrico
n.1 rotolonastroisolante
n.2 lampadeportatilialedconcaricabatteria
n.1 presatriplaCE
n.6 prolungheelettricheda15m
n.1 prolungaelettricada5m
n.1 forbicidaelettricista

DPIeattrezzaturedisicurezza
n.10 caschetticonmentoniera
n.10 nastrisegnaletici
n.1 scatolaguantimonouso
n.3 paiadiocchialidisicurezza
n.1 scatoladimascherineantipolvere
n.4 cartellisegnaleticipericolo
n.2 supportie2basicartellonistica
n.2 estintori
n.1 cassettaprimosoccorso
n.2 cuffieantirumore
n.1 mascherapersaldature

Attrezzaturepertaglio
n.10 lamericambioseghettodaferro
n.2 scatoledischipermola
n.10 lamepersegaanastrodaferro
n.2 dischidiamantatipersmerigliatrici
n.1 taglierino
n.1 seghetto
n.2 seghelegnodacantiere
n.1 seghettodaferro
194 Cap.5Gliaspettioperativi
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali

Attrezzatureediliingenere
n.2 mazze n.1 chiaveingleseda200mm
n.2 picconi n.8 chiavifisse
n.3 pale n.1 parancoportata1500kg
n.2 leverini n.1 affilalamaelettrico
n.5 secchiellidamuratore n.10 martellicarpentiere
n.2 cazzuole n.5 mazzettedamuratore
n.2 carriole n.5 picozziniVVF
n.10 tenagliedacarpenteria n.2 cazzuoledamuratore
n.10 portautensilidacintura n.2 chiaviperponteggimm21/22
n.1 scalpello n.2 chiaviastella21/22
n.1 forbice n.1 chiavemotosega
n.1 pinza n.1 pinzaagrip
n.1 tronchesinopercavi n.1 bancopieghevoleconmorsa
n.1 pinzapappagallo n.1 pinzabeccolungo
n.1 setbrugole n.14 morsettidafalegnamemisure
n.1 lima varie

Materialediconsumo
n.2 tanicheda20lpercarburante
n.1 kgdioliopercatenamotosega
n.1 tanica5kgdioliopercatena
n.2 matassediferroperlegature
n.1 matassaferrofilato
n.2 bombolettevernicespray

Attrezzatureperavvitatura
n.4 kitinsertiavvitatore
n.3 cacciavitiastella
n.5 cacciavitiataglio

Attrezzaturepersaldature
n.4 scatoleelettrodi
n.1 martellettopersaldature
n.1 spazzola

Attrezzatureincaricamentostandard
n.1 saccapompiere





5Gliaspetttioperativi 195
Cap.5
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprrovvisionali

5.3.2 Ferramenta
Nel seguito
o si riporta una rassegn na, indicativva e non esaaustiva, su m
minuteria e
ferramentaaindispensab biliperrealizzzazionedioopereprovvissionali.

Chiodi
I chiodi veengono utilizzzati per il fissaggio siaa temporaneeo che perm
manente di
elementiliggnei.Perluttilizzoprevistonellesche edeSTOP,siritengonoutilichiodiin
ferro con testa piana,, in modo dad renderli pip facilmennte estraibilii in caso di
necessit.
Si ricorda che la designazione faa riferimento
o al valore dello spesso
ore e della
lunghezzaeespressiinmmm.


Figura5.21 Chiodoinferrolucido
o.

Viti
Le viti ven
ngono identtificate con un codice che ne forn nisce le carratteristiche
geometrich he. Ad esem
mpio, 8x160 0 indica unaa vite con diametro
d esterno della
filettatura di 8mmelunghezzadi160 mm(d danon confo ondere coniilvaloredel
passodelfiletto).
Altro elem
mento fondaamentale deelle viti la testa, che racchiud de tutte le
informazioniindispensaabiliperconoscerelesatttatipologiadifissaggioimpiegato.


Figura5.22 Viteperrlegno.

maneaccesssibiledurantelavitadelllastruttura,
Essendoinfattilunica partecherim
sudiessa sonoriportaatiilmarchio
oelalungheezzacheperrmettonodi risalirealla
profonditdipenetraziionedelfiletttonellegno.
Inoltre, generalmente, al diametro
o della testaa correlato
o il diametro
o della vite,
secondoun nrapportodi2a1.
Esistono diverse
d sago
ome della testa
t e del relativo in nnesto. Per gli utilizzi
hede, si rittengono utili viti con attacco tipo Torx,
contemplati dalle sch
impropriammente chiam
mate viti a sei
s punte o viti a stellaa, ovvero ssagomate in
mododaimmpedirecheel'attrezzoscappidallatestadellaavitequandosiapplica
unelevatomomentoto orcente.


Figura5.23 ViteperrlegnoconattaccoTorx.
196 Cap.5Gliaspettioperativi
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali

Si ricorda che richiesta la preforatura per tutte le viti impiegate su legno di
latifoglie e per viti applicate anche a legno di conifere aventi un diametro
maggioredi6mm.Ilforoguidaperlaporzionefilettatadellavitedeveavereun
diametropariapprossimativamenteal70%deldiametrodelfiletto.
Siricordainoltrechelevitiposteinoperanonpossonoessereriutilizzateacausa
dellosforzotorsionaleimpresso.Infine,seneconsiglialutilizzoinaccoppiamento
alle rondelle, la cui applicazione migliora sensibilmente il comportamento delle
giunzioni.

Cambre/graffe
Le cambre o graffe vengono utilizzate per la connessione degli elementi lignei.
Sonorealizzateinacciaioforgiatoesitrovanoincommerciosecondodimensioni
nonstandardizzatechevannodai200ai500mmdilunghezzaconprofonditdi
infissionevariabile.Possonoessererealizzateinsitoutilizzandotondinidiacciaio
dacarpenteria,avendocuradirispettareiraggiminimidicurvaturaprescrittidalla
normativa.


Figura5.24 Graffemetalliche.

Accessoripercavidiacciaio
Limpiego dei cavi di acciaio richiede lutilizzo di una serie di accessori che ne
permettanolaconnessioneconipresdimurariconaltricavioconaltrielementi
strutturali, quali profili o piastre di acciaio, consentendo in tutti i casi la
trasmissionedelleforzeconpariosuperioricoefficientidisicurezza.
Traiprincipaliaccessoripericavidiacciaio,risultanoindispensabili:
tenditori;
redance;
morsetti;
grilli;
golfari.

I tenditori sono dei dispositivi di acciaio zincato costituiti da un corpo di acciaio
(canaula)con,alleestremit,forifilettatiallinternodeiqualiscorronodellebarre
filettate portanti un dispositivo di ancoraggio dei cavi. I tendicavo possono
Cap.5Gliaspettioperativi 197
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali

terminare alle estremit con ganci, forcelle, occhi circolari, occhi allungati o
combinazionedeglistessi.
I tenditori sono impiegati per tensionare i cavi, ma perdono di efficacia sotto
azioni dinamiche o carichi pulsanti pur conservando la portata di targa. I tiri
devonoesseresempreallineaticoniltenditoresenzaapplicarecarichilateraliche
potrebbero danneggiarlo. Nella massima estensione del tenditore necessario
assicurarecheil25%dellalunghezzatotaledelfilettosiaavvitatonellacanaula.
I tenditori hanno sezioni e dimensioni appropriate per tensionare cavi di sezioni
diversegarantendolatrasmissionedeltiroapplicato.


Figura5.25 Tendicavoadocchiocircolare.

Forma, dimensioni e portate dei tendicavo con estremit di vario tipo sono
unificatedallenormeUNI2018,UNI2019,UNI2020,UNI2021.

Le redance sono degli anelli aperti di acciaio zincato con sezione a gola per il
passaggio del cavo. Il loro impiego consente di realizzare degli occhielli con
ridottissime curvature del cavo, rinforzandolo in una zona dove il tiro agisce
ortogonalmente allasse del cavo. Le redance hanno sezioni e dimensioni
appropriate per alloggiare cavi di diverso diametro garantendo sempre la giusta
curvaturasenzapiegatureodistorsionidelcavo.


Figura5.26 Redanciadiacciaiopercavi.

Forma e dimensioni delle redance di acciaio zincato sono unificate dalla norma
DIN3090.

198 Cap.5Gliaspettioperativi
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali

ImorsettiacavallottopercavidiacciaiosonocompostidauncavallottoadUdi
acciaiozincatochiusoconcoppiadidadisuunabasesagomatacondoppioforo
per il passaggio dei terminali filettati del cavallotto. I morsetti consentono di
serrare i cavi tra loro impedendone lo scorrimento relativo attraverso una forza
cheneaumentalattritosenzadanneggiareilcavochetrasmetteilcarico.infatti
fondamentalecollocareicavinelmorsettoavendocuradiposizionarenellasede
dellabasesagomatailcavochetrasmetteilcaricoeacontattoconilcavallottoil
cavo cosiddetto morto (che dopo lultimo morsetto viene tagliato). I morsetti
hanno sezioni e dimensioni appropriate per alloggiare cavi di diametri diversi
garantendo sempre lattrito giusto per il tiro applicato. A seconda del cavo, e
quindi del tiro trasmissibile, il numero dei morsetti varia per ottenere il giusto
serraggio.


Figura5.27 Morsettoacavallotto.

Igrillisonoanelliapertidiacciaiozincatoconestremitforatefilettateallinterno
delle quali viene serrato un perno rettilineo filettato ad una estremit o, meno
frequentemente,dotatodidadoecoppiglia.IgrillipossonoessereconformaadU
oad checonsenteunpicomodopassaggiodeicavi.
I grilli hanno sezioni e dimensioni appropriate per collegare cavi di diverso
diametro garantendo la trasmissione del tiro applicato. Occorre tenere presente
che la massima portata garantita con un tiro perfettamente perpendicolare al
pernoechelaportatadiminuiscesensibilmenteconlinclinazionedeltiro,come
riportatoinFigura5.29.


Figura5.28 GrilloaUea.

Angolorispetto
Portata
allaverticale
0 100%
45 70%
90 50%
Figura5.29 Riduzionedellaportataconlinclinazionedeltiro.
Cap.5Gliaspettioperativi 199
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali

Forma,dimensionieportatadeigrillidiacciaiozincatosonounificatedallenorme
UNI1946,UNI1948,UNI1949eUNI1950.
I golfari sono degli anelli chiusi di acciaio zincato ai quali vengono saldati ad un
lato o un gambo filettato (golfare maschio) o un secondo anello filettato
internamente(golfarefemmina).I golfarisonoutilizzatiperl'ancoraggiodei cavi
passanti nellanello ad altri elementi strutturali. Essi possono essere fissi,
orientabili o articolati. Un golfare detto orientabile se l'anello in grado di
ruotaresudiunasseearticolatosel'anellopumuoversisualmenodueassi.
I golfari hanno sezioni e dimensioni appropriate per collegare cavi di diverso
diametro garantendo la trasmissione del tiro applicato. Occorre tenere presente
che la massima portata garantita con un tiro perfettamente perpendicolare al
pernofilettatooalpianocontenentelanellofilettatoechelaportatadiminuisce
sensibilmenteconlinclinazionedeltiro,comeriportatoinFigura5.31.


Figura5.30 Golfaremaschioegolfarefemmina.

Angolorispetto
Portata
allaverticale
0 100%

45 70%

Figura5.31 Riduzionedellaportataconlinclinazionedeltiro.

Forma, dimensioni e portata dei golfari di acciaio zincato sono unificate dalle
normeDIN580eDIN582.

5.3.3 Prospettivenellarealizzazionedirisposteprestrutturate:ikit
diinterventorapido
Lastandardizzazioneoperataelamodularitdellesoluzioniprogettualiproposte
nelVademecumSTOPsuggerisconolapossibilitdisviluppareinfuturodeikitdi
intervento rapido, acquisendo preventivamente il materiale necessario alla
realizzazionediunnumeropredeterminatodielementi.
Lidea, particolarmente calzante nel caso dei puntellamenti di ritegno, potrebbe
essere quella di realizzare dei puntellamenti fuori sito in tempo di pace da
trasportare e rendere immediatamente impiegabili in caso di calamit con
sempliceassemblaggio.
200 Cap.5Gliaspettioperativi
5.3Lamessaapuntodirisposteorganizzativeprestrutturate:
ilcarroopereprovvisionali

Ci consentirebbe tempi di intervento pi rapidi escludendo, ad esempio, la
necessit di realizzare in sito gli intagli e limitando le operazioni al solo
assemblaggio,allaposainoperasecondoschemicostruttivipredefinitiservendosi
di kit contenenti la ferramenta necessaria. Questo potrebbe risultare
estremamenteutilenegliinterventiurgentidelleprimefasidellemergenza.
Quantosoprasaroggettodisperimentazionealfinediaccertarnelarealizzabilit
valutandonelcontempoanchelapossibilitdiaviotrasportareilmaterialeincaso
diinterventoallestero.
CAPITOLO 6

LimpiegosulcaampodelleschedeSTOP
Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP 203
6.1GuidaallutilizzodelleschedeSTOP

6.1 GuidaallutilizzodelleschedeSTOP
LeschedeSTOPsonoriconducibiliaduetipologie:
schedesemplici;
schedearticolate.

Semplici

Articolate

Figura6.1 Schede semplici e articolate del Vademecum STOP. In rosso sono


evidenziateleschedeperlequalivieneriportatalaguidaalluso.

204 Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP
6.1GuidaallutilizzodelleschedeSTOP

Leschedesemplicipermettonodipervenireinmododirettoaldimensionamento
dellopera a partire dalle caratteristiche geometriche e di daneggiamento della
strutturadapresidiarenonchdallecondizionidicarico.
Le schede articolate prevedono la possibilit di scegliere tra pi soluzioni
tipologiche in risposta alle stesse esigenze di messa in sicurezza sulla base di
criteri di scelta riferiti alle caratteristiche dello scenario di intervento. Il
dimensionamentodiciascunasoluzioneeffettuatoapartiredallecaratteristiche
geometriche e di daneggiamento della struttura da presidiare nonch dalle
condizionidicarico.
Nel seguito vengono riportati due esempi di guida alluso delle schede, il primo
perleschedesemplici(schedaSTOPSArelativaalleoperedipuntellamentoperil
sostegnoelasbadacchiaturadelleaperture)eilsecondoperleschedearticolate
(schedaSTOPPRrelativaalleoperedipuntellaturadiritegnoinlegno).
Sialeschedesemplicichequellearticolatesonoorganizzatesecondolastruttura
logica descritta in Figura 6.2, che segue il processo valutativo e decisionale da
attuare sul campo per lindividuazione, il dimensionamento e la corretta
realizzazionedellopera.
Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP 205
6.1GuidaallutilizzodelleschedeSTOP

IMPIEGODELLESCHEDESTOP

TIPODIOPERADAREALIZZARE

SCELTASCHEDASTOP

Richiamoschemie
F1 RICONOSCIMENTOMECCANISMI
tabelleschedaSTOP
FASIDIIMPIEGODELLASCHEDASTOP

EstrattischedaSTOP

Richiamoschemie
F2 SCELTADELLATIPOLOGIA
tabelleschedaSTOP
EstrattischedaSTOP

Richiamoschemie
F3 DIMENSIONAMENTO
tabelleschedaSTOP
EstrattischedaSTOP

Richiamoschemie
F4 GESTIONECRITICITE
tabelleschedaSTOP
PARTICOLARICOSTRUTTIVI
EstrattischedaSTOP

DEFINZIONEMATERIALIEMEZZIPERLAREALIZZAZIONE
OUTPUT

GUIDAALLAREALIZZAZIONE

SEGNALAZIONEDIFFICOLTEPROPOSTEDIMIGLIORAMENTO

Figura6.2 DiagrammadiflussoperlimpiegodelleschedeSTOP.

206 Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP
6.1GuidaallutilizzodelleschedeSTOP

6.1.1 Guidaallusodelleschedesemplici:esempioschedaSTOPSA
RICONOSCIMENTO
Laprimaoperazionedaeffettuareilriconoscimentodello
scenario di dissesto sul quale si deve operare e A
dellobiettivodelloperaprovvisionale[rif.A].

SCELTADELLATIPOLOGIA
Infunzionedeltipodiinterventonecessariovasceltauna
delleseguentiopzioni:
ilsolosostegnodellapartesuperiore; B
ilsostegnodellapartesuperioreeilcontenimento
lateraledeimaschimurari.
Tenendo conto delle caratteristiche geometriche delle
aperture interessate dallintervento (aperture strette o
larghe) [rif. B], si individua lo schema costruttivo di
riferimento rispettivamente per aperture strette e per
aperturelarghe[rif.B].
C
Negli schemi riportata la nomenclatura degli elementi
costruttivichesarannooggettodidimensionamento.

DIMENSIONAMENTO
Asecondachelinterventodebbaessereeseguitosupareti D
perimetrali o intermedie, vanno identificati i parametri
geometrici che concorrono al dimensionamento degli
elementi[rif.C].
Partendo dalle caratteristiche geometriche possibile
dimensionareivarielementiattraversolaTabella1[rif.D] E
che consente inoltre di individuare, in funzione dello
spessore della parete, il sistema costruttivo da utilizzare
(sistema singolo e/o sistema doppio). La parte inferiore
della Tabella 1 fornisce le specifiche dimensionali degli
elementidiagonalidicontrovento.
Istruzioni per gestire casi particolari sono fornite con
appositeavvertenze[rif.E]. F
ISTRUZIONI
Nellultima parte [rif. F] sono riportate le istruzioni per
lusodellaschedaealcuneavvertenzegenerali.


Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP 207
6.1GuidaallutilizzodelleschedeSTOP

6.1.2 Guidaallusodelleschedearticolate:esempioschedaSTOPPR
RICONOSCIMENTO
La prima operazione da effettuare il riconoscimento
delloscenariosulqualesideveoperare[rif.A].Lascheda
prevedelarticolazioneinduescenarichetengonoconto
delle caratteristiche dello spazio antistante la parete da A
presidiare:
spaziopianoedorizzontale;
spaziopianoinclinatooagradiniedislivelli.
B
SCELTADELLASOLUZIONE
Riconosciutoloscenariosulqualesiopera,siindividuano
[rif.B]larelativasoluzioneelasezionedischedaSTOPda
consultare,traleseguenti: C
puntellatura di ritegno su base dappoggio STOP
PR/B;
puntellaturadiritegnoastampellaSTOPPR/S.
Incalceallaprimapagina[rif.C]sonopropostideirimandi
a soluzioni alternative quando sia necessario lasciare D
libero il transito nella zona prospiciente la parete da
presidiare.
E
SCELTADELLATIPOLOGIA
Nella prima parte vengono descritti i cinematismi da
contrastare e lobiettivo dellopera provvisionale [rif. D].
Successivamente [rif. E] sono definiti due schemi F
costruttivi di riferimento rispettivamente a puntelli
multipli a fasci convergenti e puntelli multipli a fasci
paralleli, evidenziando lelemento critico per il
dimensionamento.
Definite le dimensioni geometriche del presidio da
realizzare (altezza da presidiare, base di appoggio e
interasse), la Tabella 1 [rif. F] consente di individuare il
codice della tipologia di opera da adottare per il caso in
G
esame(R1,R2,R3).

DIMENSIONAMENTO H
Una volta definita la tipologia di opera, nella pagina
corrispondente viene riportata la nomenclatura [rif. G]
degli elementi costituenti il presidio ai quali si fa I
riferimentonellatabelladidimensionamento.Infunzione
dello spessore del muro da presidiare, della classe
L
prestazionale,dellabaseeinterassedelpresidio,siricava
ladimensionedelpuntonesuperiore[rif.H].
208 Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP
6.1GuidaallutilizzodelleschedeSTOP

Gli altri elementi sono definiti nella seconda parte della


tabella[rif.I].
In calce alla scheda viene riportata la fascia delle
inclinazioniconsentiteperilpuntellosuperiore[rif.L].
M
La medesima procedura si applica a tutte le tipologie di
puntellatura(R1,R2,R3). N
La sigla n.c. (non contemplato) indica la necessit di una
progettazione specifica in quanto le condizioni operative
e/o di carico sono fuori dagli standard di validit della
procedura.
O
GESTIONECRITICITEPARTICOLARICOSTRUTTIVI
Vengono definiti i principali problemi da considerare per
un efficace funzionamento dei presdi da realizzare. In
particolare vengono evidenziate le criticit globali e le
criticit locali [rif. M] e sono fornite indicazioni per
gestirle[rif.N]e[rif.O].
Per ogni criticit locale sono riportati i particolari
costruttivi con i relativi dati di dimensionamento per la
corretta realizzazione dellopera con le relative
avvertenze.
P
Sonodefinitiidettaglicostruttividelcontrastoallabasee,
in particolare, il posizionamento dei picchetti con le
relativeconfigurazionidiriferimentotipo[rif.P].
Diametro minimo, numero, interasse e disposizione dei
picchetti sono definiti [rif. Q] per le diverse classi Q
prestazionali e per le varie tipologie di puntellatura (R1,
R2,R3).

ISTRUZIONI
Nellultima parte [rif. R] sono riportate le istruzioni per
lusodellaschedaealcuneavvertenzegenerali.


Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP 209
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.
PuntellodiritegnotipoR2

6.2 Fasi costruttive e particolari realizzativi di una


puntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2
Nel seguito viene illustrato un esempio di opera provvisionale eseguita per
puntellareunedificiodelcentrostoricodellAquila.
Ledificio in questione, situato nella piazza Chiarino allangolo con via Pavesi,
presentavaunevidenterigonfiamentodellaparetedelpianoterraversolapiazza;
linterventodimessainsicurezzaconsistitonellarealizzazionediunpuntelloR2
enellasbadacchiaturadelportonedaccesso(seguendoleindicazionidelleschede
STOP).
Lacircostanzanellaqualestatoeseguitolinterventodeltuttoparticolare,in
quantoquestostatorealizzatoneigiorniincuisitenutoilVerticeG8allAquila,
nelluglio2009.Nelpomeriggiodelgiorno8ledelegazionipartecipantiailavoriG8
si sono recate nel Centro Storico della citt seguendo dei percorsi messi in
condizioni di sicurezza.In sedediverificaditalipercorsi,effettuataalcunigiorni
primadiquellodellavisita,emersalanecessitdieseguireloperaprovvisionale
inquestione.
Aseguitoditalerichiesta,alle18del7lugliosisvoltounsopralluogonelcorso
delquale,esaminatalasituazione,sioptatopereffettuareunpuntellamentodi
tipoR2con trepuntellie sisonopianificateleoperazionidaeffettuareil giorno
successivo.Leattivitpreparatorie,fralequalilavalutazionedeltipodioperain
relazione al dissesto, alla geometria e alle dimensioni dellarea da presidiare, la
listadeimaterialiedelleattrezzaturedaimpiegare,nonchlindividuazionedelle
squadrenecessariepercompierelopera,sisonoconclusealleore22.
Al mattino successivo le operazioni sono iniziate alle 7 con una squadra del
Comando Provinciale di Alessandria e una del Comando Regionale di Aosta.
Mentre si procedeva allo scarico dei materiali, stata predisposta la dima in
tavoledilegnoperladefinizionedellageometriadeipuntellidacostruire.
Inizialmente si agito realizzando contemporaneamente la sbadacchiatura del
portoneelacostruzione,inareasicura,deitrepuntelli;nellafasesuccessivasi
provveduto al posizionamento, allassemblaggio, allancoraggio a terra e alla
messainforzadeipuntelliallemuratureconspessoriecuneiinlegno.
Lillustrazionediquestoesempioriporta,informadidocumentazionefotografica
commentata,lefasiprincipalidellelavorazioni,lemodalitoperativeeidettagli
costruttivi realizzati. Il rapporto corredato dagli orari corrispondenti alle
lavorazioni illustrate; la tempistica di esecuzione , infatti, un elemento
importanteinquantonecessariodarerisposterapidealleesigenzedimessain
sicurezza, ridurre i tempi di esposizione del personale al pericolo e pianificare
correttamentegliinterventi.
Hanno operato 9 vigili con 1 DTS NCP e la supervisione del prof. Grimaz
dellUniversitdiUdine.Leoperazionidicostruzionedelloperaprovvisionalesono
iniziateversole7.00perterminarealle14.25.Vadettochelesquadreeranoalla
loroprimarealizzazioneconlaproceduraSTOPpercuiitempiimpiegatipossono
210 Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.
PuntellodiritegnotipoR2

essere sicuramente ridotti. significativo, a tal proposito, sottolineare che la
costruzione del primo puntello ha richiesto 1h 45, il secondo 1h 30 mentre il
terzosolamente45.Lasuccessivafasediassemblaggiodurata3ore;leattivit
in zona di pericolo sono quindi state relativamente contenute, anche grazie al
fattochelassemblaggiodeisingolipuntelliavvenutoinzonadisicurezza.

RICHIESTA /ESIGENZA DI INTERVENTO

COMMENTO
FP FASE PREPARATORIA FOTO

FC FASE REALIZZAZIONE COMPONENTI COMMENTO


FOTO

COMMENTO
FI FASE INSTALLAZIONE FOTO

FA FASE DI COMPLETAMENTO COMMENTO


FOTO

OPERA REALIZZATA

Figura6.3 Fasiesecutivechehannocaratterizzatolintervento.


Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP 211
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.7.21
Vista delledificio da
puntellare e della
prospiciente piazza
Chiarinochefungedaa
rea operativa. A terra si
notanoledime.
Particolaredelgravedis
sesto alla base della pa
retedapresidiare.


h.7.25
Si tracciano e si eseguo
no gli intagli degli inca
stri sulla base e sul ritto
secondo le specifiche
contenute nella scheda
STOPPR/B.


h.7.29
Puntello1
Giunzione di testa fra
base e ritto con vitoni
12x180.


h.7.32
Puntello1
Messa a squadra fra ba
se e ritto con lutilizzo
della dima in tavole di
legno realizzata nella
precedente fase prepa
ratoria.
212 Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.7.34
Puntello1
Disposizione del punto
ne superiore al di sopra
della squadra baseritto
perprocederealtraccia
mentodegliincastri.


h.7.36
Puntello1
Si traccia lincastro sul
primo estremo del pun
tonesuperiore.
Loperazione diffi
coltosa perch il legna
mehaglispigolismussa
ti.


h.7.41
Puntello1
Taglio dellestremo e
incastrorealizzato.


h.7.44
Puntello1
Secondoincastrodelpri
mo puntone. Traccia
mento e taglio devono
essereprecisi:seilpun
tone non della giusta
lunghezza si perde la
corretta angolatura fra
baseeritto.
Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP 213
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.7.44
Puntello1
Inparallelosiprocedeal
taglio del puntone infe
riore.


h.8.03
Puntello1
Il puntone inferiore
pronto per la giunzione
conlabaseeilritto.


h.8.08
Puntello1
Si apportano piccoli
aggiustamenti.


h.8.11
Puntello1
Inserimentodelpuntone
inferiore negli intagli e
giunzionealrittoconvi
toni12x180.
214 Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.8.42
Puntello1
Primo tavolone rompi
ratta da 5x20 cm.
Vengono sagomate le
estremit dopo aver
tracciato le linee di
taglio direttamente sul
puntello.


h.8.46
Puntello1
Il rompitratta fissato
alle estremit con due
viti12x180mm.


h.8.47
Puntello1
Graffe metalliche su
entrambi i lati della
travatura l i g n e a
vengono infisse in
corrispondenza degli
incastri.


h.8.49
Puntello1
Inodidelpuntelloirrigi
diticonlegraffemetalli
che.
Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP 215
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.8.51
Puntello1
Il puntello viene rivolta
toperconsentirelalavo
razionesullaltrolato.


h.9.01
Il primo puntello viene
completato disponendo
ilrompitrattaeirrigiden
doinodianchesullaltro
lato.
Sipassaquindiadimpo
stare il secondo puntel
lo.


h.9.10
Puntello2
Si realizzano gli intagli
nellabaseenelrittodel
secondopuntello.


h.9.12
Puntello2
Il primo puntello realiz
zato viene utilizzato co
me base e modello per
la costruzione del se
condo
216 Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.9.18
Puntello2
Lutilizzo del primo
puntello come modello
perlacostruzionedelse
condo permette di pro
cedere pi speditamen
te e con maggiore con
trollo.


h.9.23
Puntello2
La base e il ritto del se
condo puntello disposti
soprailprimo.


h.9.29
Puntello2
La trave che funger da
puntone inferiore viene
collocataaldisottodella
squadra baseritto nella
qualesonogistatiese
guitigliintagli.


h.9.36
Puntello2
Si sperimenta il traccia
mentodirettoconverni
ce spray per tentare di
ovviarealledifficoltche
comporta luso del le
gnameaspigoliarroton
dati.
Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP 217
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.9.53
Puntello2
Iltagliolungolimpronta
lasciata dalla vernice e
lincastrofinito.


h.10.17
Puntello2
Si realizza unincuneatu
ra parziale per migliora
re le caratteristiche di
unnodo.


h.10.21
Puntello2
Sonocompletatelelavo
razionisuunlato.Ilpun
tello viene rigirato per
realizzareirompitrattae
irrigidireinodisullaltro
lato.


h.10.32
Puntello3
Inizia la lavorazione del
terzo puntello utilizzan
dosempreilprimocome
baseemodello.Dilatoil
secondo puntello ormai
completato.
218 Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.10.55
Nel frattempo si prepa
rano i picchetti di anco
raggio26.


h.10.59
Puntello3
Fasi di lavorazione del
terzopuntello.
A sinistra il primo pun
tello che funge da base
perilterzopuntelloea
destra, posato a terra, il
secondopuntello.


h.11.14
Puntello3
Ancheilterzopuntello
completato su un lato e
viene rivoltato per com
pletare le lavorazioni
sullaltrolato.


h.11.17
Tutti i puntelli sono or
maiterminatiesiproce
de alla fase di assem
blaggio dellopera prov
visionale.
Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP 219
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.11.19
Laparetedapresidiare
deformata. Si rende
necessariodisporredegli
spessori per garantire il
contatto fra puntello e
muro.
Nelle foto lo spessore
alla base realizzato con
untavolone.


h.11.23
Sicontrollacheilpuntel
lo sia perpendicolare al
muro e si dispone
unincuneatura a terra
per rendere stabile
lappoggiodellabase.


h.11.25
Lirregolarit della pare
te viene compensata a
met dellaltezza con
linterposizioneframuro
epuntellodiunatavola.
Ilpuntellovienestabiliz
zato con delle tavole di
controventoprovvisorie.


h.11.28
Si mette in opera il se
condopuntello.
220 Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.11.30
Vieneverificatoilcorret
to posizionamento del
secondo puntello che
solidarizzato al primo
con due tavole prov
visorie: una a collegare
lebasielaltra,indiago
nale a solidarizzare i
puntonisuperiori.


h.11.36
Anche lultimo puntello
messoinoperaecolle
gatoaiprimidue.


h.11.50
Sidispongonoaltrispes
sori lungo laltezza del
muropercompensarela
suadeformazione.


h.11.57
Per addossare i tavoloni
alla parete si usa un si
stema a cassetto: un
moraletto viene da un
latofissatoaltavolonee
dallaltropuscorrereri
spetto al puntello. Cos
sipuaddossareiltavo
lonealmuroefissarela
posizionecondeicunei.
Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP 221
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.12.11
Posizionamento della
travediancoraggioconi
relativi cunei di serrag
gio.


h.12.16
I picchetti di ancoraggio
sono infissi nel terreno
dopoaverpraticatoifori
conlatrivella.


h.12.18
Si inizia a montare i tra
versiorizzontalicostituiti
damoraletti8x8.


h.12.36
Si sagomano le estremi
t dei diagonali di con
trovento che in questa
applicazione sono costi
tuitidamoraletti8x8.
222 Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.12.38
Le operazioni per taglia
re alla giusta lunghezza
lasecondaestremitdel
diagonale di controven
to.


h.12.50
Laccoppiamento fra i
picchetti si realizza con
unavvolgimentocostitu
itodaalcunespiredifilo
diferrosuccessivamente
ritorteaforzaconilma
nicodelletenaglie.


h.12.51
Laccoppiamento in filo
di ferro viene fermato
con una chiodatura ef
fettuata in corrispon
denzadellocchiello.


h.13.09
Vengono disposti degli
spessori fra parete e
puntelli serrati con
cunei. La posizione
corretta per gli spessori
quella in corrispon
denza dei nodi, per
evitarespinteinfalso.
Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP 223
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.13.28
A causa della deforma
zione della parete gli
spessori da compensare
sono considerevoli nella
partealtadelpuntello.


h.13.41
Dopo il serraggio con i
cunei i cassetti vengo
nofissaticonvitialritto
in modo da bloccare la
posizione.


h.13.49
Lopera provvisionale
viene completata con u
na staccionata posta in
corrispondenza dellan
golatadelledificio.


h.13.58
Lo scopo quello di
segnalare chiaramente
lapresenzadelpuntello.
224 Cap.6LimpiegosulcampodelleschedeSTOP
6.2FasicostruttiveeparticolarirealizzatividiunapuntellaturaSTOP.PuntellodiritegnotipoR2


h.14.22
Icuneidellatravedian
coraggiovengonoserrati
con doppia battitura, e
s u c c e s s i v a m e n t e
vengono tagliati a misu
radellatrave.


h.14.23
Vistageneraleepartico
lare del profilo del pun
tello.Siapprezzailprofi
lodeformatodellapare
te.


h.14.25
Ilpuntellocompletato.


h.14.50
I vigili che hanno realiz
zatoloperaprovvisiona
le.
CAPITOLO 7

Esempidirealizzazione
Cap.7Esempidirealizzazione 227
7.1Illustrazionedelleschedediintervento

7.1 Illustrazionedelleschedediintervento
Nelle pagine che seguono sono riportate le schede di alcuni interventi realizzati
per la messa in sicurezza di beni monumentali, rappresentativi delle varie
casistichechesisonoincontratenelterritorioabruzzesecolpitodalsisma.
LeschedesonoarticolatesecondoloschemaorganizzativoinFigura7.1:


Figura7.1 Schemaorganizzativodellaschedadiintervento.
228 Cap.7Esempidirealizzazione
7.1Illustrazionedelleschedediintervento

Gli interventi sono stati suddivisi in gruppi omogenei in relazione alle


caratteristichecostruttiveedicomplessit.
Il primo gruppo costituito dagli interventi ordinari, che sono quelli che
costituiscono la maggior parte degli interventi di messa in sicurezza. Per questo
gruppo il principio base della standardizzazione dei materiali e delle soluzioni
tecnichepredimensionatehaportatoarisposteparticolarmenteefficacianchein
terminidiriduzionedeitempidirealizzazione(VademecumSTOP).
Ilsecondogrupporiportadegliesempidiinterventicomplessi,chesidistinguono
per le particolarit dovute alle caratteristiche geometricodimensionali degli
edifici, alla loro rilevanza e alle elevate difficolt tecniche di realizzazione,
soprattuttoinuncontestodiemergenza.Inquesticasilesoluzioniadottatenon
sono standardizzabili, ma la loro realizzazione ha consentito di incrementare il
knowhowdelCorpoNazionaleconpositivericaduteanchenelleattivitordinarie
dimessainsicurezzapostsisma.
Lultimo gruppo riporta degli esempi di interventi con ponteggi metallici,
realizzati con la tecnologia dei tubi e giunti. Questa tecnologia non fra quelle
standardizzate e riportate nel Vademecum STOP in quanto destinata a casi
particolari, per i quali questa opzione pu considerarsi pi vantaggiosa in virt
delle condizioni intrinseche delledificio e del danno o per le condizioni al
contorno(accessibilit,trasportabilitdelmateriale).
Va qui osservato che la messa a punto del Vademecum STOP si ispirata e ha
seguitodiparipassolesperienzamaturatasulcampo.
Le schede di intervento illustrano quindi non gi lapplicazione delle tecniche
codificateestandardizzatenelVademecummailveroeproprioworkinprogress
chehaportatoallalorodefinizioneeottimizzazione.



Cap.7Esempidirealizzazione 229
7.2Interventiordinari

7.2 Interventiordinari
SchedaO1SantEusanioForconese(AQ).ChiesadiSantEusanioMartire.
SchedaO2GorianoSicoli(AQ).ChiesadiSantaGemma.
SchedaO3LAquila.ChiesadiSantaMargheritaodeiGesuiti.
SchedaO4LAquila.Muradellacitt.
Cap.7Esempidirealizzazione 231
7.2Interventiordinari

SCHEDAINTERVENTO O1

ChiesadiSantEusanioMartire

SantEusanioForconese(AQ)

Supervisione: Grimaz.
DTS: Barbiero,Battaglia,Bolognese,Cimmino,DOdorico,
Lucidi,Mantovan,Morelli,Pacileo,Ponticelli.
ROS: Argiri,Caprarelli,Cicione,Ferrara,Nannariello.
Squadre: VVFAlessandria,Verbania,Vercelli,Viterbo.
SAFMarche,Piemonte,Puglia,Sicilia,Toscana.

1.INQUADRAMENTO
LachiesaubicatanelcentrostoricodelpiccoloborgodiSantEusanioForconese(443abitanti),a
circa15kmasudestdellAquila.Ilcomplessoadiacenteafabbricatidicivileabitazionesullato
destrodellafacciataprincipale,mentrerisultaliberosuirestantitrelati.
Riedificata nel 1198 sul sito di una pi antica basilica della quale si sono riutilizzati alcuni
frammenti,mostraevidentitraccedisuccessivetrasformazioni.ancorariconoscibileloriginario
impianto, a tre navate con absidi, semicircolari e presbiterio sopraelevato; dopo il terremoto del
1461 si resero necessari alcuni rifacimenti che interessarono in particolare la facciata, pi tarda
rispettoallimpiantodelXIIsecolo,erielaboratanelXVconelementipreesistentiqualigliarchetti
pensilidelcoronamentoepartidelportale.Successivamentelinternovennetrasformatoinforme
barocche.La sottostante ampia cripta, asettenavatelle e triabsidata,apparterebbeallimpianto
delXIIsecolo.
Nel1970lachiesafuoggettodiuninterventodirestaurocheallesternoeliminunacostruzione
addossata al fianco sinistro della chiesa, la cui originaria posizione allinterno di un recinto
fortificatodivennenuovamenteleggibile.
(fontewww.viaggioinabruzzo.it/aq/sant_eusanio_forconese.htm)
Il complesso si sviluppa per circa 30 metri in direzione longitudinale e 20 metri in direzione
trasversale,conaltezzamassimadellafacciataprincipaledicirca16metri.
232 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

2.SCENARIODIDANNO

LachiesadiSantEusaniostatagravementedanneggiatadalsisma,divenendonenelcontempo
uno dei simboli, con le lancette dellorologio sulla facciata che si sono fermate alle 3.32 del 6
aprile.
Idanniprincipalihannoriguardato:
ilcollassodellapartecentraledellasommitdellafacciata,aldisopradelrosone;
ilribaltamentofuoripianoeildanneggiamentoatagliodellafacciata;
loschiacciamentoeilrigonfiamentodelpiededellalesenasullatodestrodellafacciata;
lasconnessioneeilcrolloparzialedeipiedrittidellavelacampanaria;
losfogliamentodelparamentoesternodellamuraturadellafacciata;
ilcrollodellacappellaabsidalesinistraperribaltamentofuoridelpiano;
ilcrolloparzialedelparamentoesternodellamuraturadellabside;
lesioniecrollinellevoltedellaula;
ilcollassolocaledelparamentointernodellamuraturaperimetraledellanavatasinistra;
lesioninellevoltedeitransetti.

Facciataprincipale
I danni a carico della facciata principale si sono manifestati con ampie lesioni a taglio e il
ribaltamentodellastessaversolapiazzaantistante.Eranoaltresvisibililesioniadandamentosub
verticalealpiededellalesenanellatodestro.

Velacampanaria
Lavela,gioggettodiunprecedenteinterventodicerchiatura,presentavailparzialeildistaccodi
alcuniconcidellarcatadestra,incorrispondenzadellasezioneallereni.

Pareteabsidale
Lazonaabsidalerisultavagravementedanneggiataconilparzialecrollodellacappellasinistraeil
parzialecrollodelparamentoesternodellamuratura.

Volte
Le volte sono state interessate da fenomeni fessurativi importanti oltre che parziali crolli che
hannomessoinmostraunatessituramurariapovera.

Cripta
I locali interrati, pur non presentando consistenti fenomeni fessurativi, sono stati oggetto di
interventomigliorativodellecondizionidisicurezzadeipilastriinmuratura.
Cap.7Esempidirealizzazione 233
7.2Interventiordinari

Repertoriodeidanni
Facciata

Una veduta dinsieme della facciata
principale sulla quale si notano le
evidenti lesioni da taglio e il parziale
crollosullasommitdelrosone.

Facciata
Nella foto evidente la pi
consistente lesione da taglio sulla
partesinistradellafacciata.
Si noti inoltre la lesione e la
conseguente instabilit dei conci sulla
sommitsullatosinistro.

Facciata
Lesioni ad andamento sub verticale al
piededellatodestro.
234 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Repertoriodeidanni
Facciata

Evidenterotazionedellafacciataverso
lapiazzaantistantelachiesa.
Sinotiancheinquestocasolalesione
dataglioalpiededelmuro.

Facciata
Condizioni precarie della sommit
della facciata sul lato sinistro, con
evidentepresenzadiconcipericolanti.

Velacampanaria
Collasso parziale dellarcata destra
dellavelacampanariaconlespulsione
di alcuni conci (nella foto, la fase
successiva allintervento di messa in
sicurezza da parte degli operatori
SAF).
Si noti la presenza di elementi
metallici preesistenti utilizzati per la
cerchiaturadelmanufatto.
Cap.7Esempidirealizzazione 235
7.2Interventiordinari

Repertoriodeidanni
Zonaabsidale

Nellapartedestradellafoto,ilparziale
crollodellabsidelaterale.
Nellapartesinistradellafotoinvece
evidente lo sfogliamento del
paramento murario dellabside
centrale.

Absidecentrale
Lelesioninellabsidevistedallinterno.

Transetto
Quadro fessurativo della volta del
transettodestro.
236 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

3.STRATEGIEDIINTERVENTOPERLAMESSAINSICUREZZA

A seguito del rilievo dei danni, i tecnici della funzione Salvaguardia dei Beni Culturali (MiBAC),
hannopredispostounprogettodimassimaperlamessainsicurezzadellachiesa,orientatoverso
larealizzazionedeiseguentiinterventi:
puntellamentoefasciaturadellavelacampanaria;
fasciaturadellapartesommitalesinistradellafacciata;
puntellamento del lato destro, in corrispondenza del rigonfiamento del piede della lesena e
dellaporzionedangolosinistrodellafacciata;
fasciaturadeipilastridellacripta.
A completamento dellintervento si provveduto alla copertura con telo impermeabile, in
corrispondenzadelrosone,ealpuntellamentodellacantoria.
LeindicazionidimassimadellinterventofornitealNCP,sonodiseguitoriportate.

EstrattodelloschemadiinterventorichiestoaiVVFdalMiBAC










Puntellamentoefasciatura
dellavelacampanaria
(ArchivioNCP).

Fasciaturadellapartesommitalesinistradellafacciata(ArchivioNCP).

Cap.7Esempidirealizzazione 237
7.2Interventiordinari

Puntellamentodellaporzionediangolosinistrodellafacciata(ArchivioNCP).

Puntellamentoincorrispondenzadelrigonfiamentodellalesenalatodestro(ArchivioNCP).


238 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

4.ANALISISCENARIOOPERATIVOEPIANIFICAZIONEINTERVENTO

Lareadiinterventosipresentavaaccessibileaimezzidisoccorso,grazieancheallampiopiazzale
presente sul fronte della chiesa. Le criticit maggiori hanno riguardato la zona posteriore,
inaccessibileaimezzietotalmenteoccupatadaidetritidelcrolloparzialedellabside.
I pericoli maggiori per gli operatori sono derivati dalla presenza di conci pericolanti e dal
movimentodellafacciataconseguenteallosciamepostsismico.
Laccessibilitallinternodellachiesaerapregiudicatadallapresenzadiporzionipericolantidelle
volte e della cantoria. Tuttavia, ci non ha impedito la realizzazione degli interventi di messa in
sicurezza,essenzialmenteprevistiallesternodelfabbricato,nellaparteanteriore.
Riguardo leventuale intervento, avente ad oggetto la rimozione delle macerie e il successivo
puntellamentodellazonaabsidale,siconvenutocheidannirilevantisubitidallamuraturanon
potevanoessererisolticonopereprovvisionaliepertanto,visteleprecariecondizionidisicurezza
per gli operatori oltre che la ristrettezza degli spazi di manovra e linaccessibilit ai mezzi in
dotazione,siritenutodidemandaretalilavorazioniadunadittaesternaallafinedellemergenza
sismica.
Il quadro fessurativo e i parziali crolli si sono aggravati a causa dello sciame postsismico, con
sensibili movimenti del cantone sinistro della facciata. Tale situazione ha condizionato la
realizzazionedelleopererendendoproblematicigliaspettidellasicurezzadeglioperatori.
Ilparzialecrollodeltimpanosoprailrosone,unitoallosfogliamentodelparamentoesternosulla
sommit sinistra, hanno rappresentato un rischio aggiuntivo per lincolumit degli operatori, in
considerazionedellapresenzadiconcipericolanti.
ItecnicidelNCP,valutatiglischemidiinterventoinizialmentepropostielesituazionidipericolo
presenti a ridosso delledificio, hanno convenuto con il MiBAC sulla necessit di una loro
ridefinizioneinmododapoterassemblareloperaeinstallarlaincondizionidirelativasicurezza.
Lintervento di puntellatura di ritegno stato progettato dal NCP e utilizzato come opera
prototipaleperlamessaapuntodellaschedaSTOPPRdelVademecum.





Cap.7Esempidirealizzazione 239
7.2Interventiordinari

5.REALIZZAZIONEINTERVENTO

Leesigenzeallabasedellinterventosonostateessenzialmentetreespecificatamente:
intervenirerapidamentetenutocontodellevoluzionedelfenomeno;
realizzareunoperaprovvisionaleche,nelrispettodelvalorestoricodelfabbricato,risultasse
deltuttorimovibileenoninvasiva,inmodociodaevitareparzialidemolizionioperforazioni;
consentireaglioperatoridilavorareinsicurezzaealriparodaeventualiulterioricrolli.
Intaleottica,linterventodimessainsicurezzastatoattuatoinquattrofasi:
fase1:fasciaturaprovvisoriadellapartesommitaledellafacciataedellavelacampanariaalfinedi
evitare ulteriori crolli del paramento murario con conseguente caduta di materiale
dallalto;
fase2:realizzazionediunpuntellamentodiritegnoattoadimpedirelarotazionefuoridelpiano
dellafacciataprincipaleedelcantonalesinistro;
fase3: cerchiatura definitiva della parte sommitale della facciata con cavi in acciaio e posa in
opera di teli in nylon su struttura in legno lamellare per proteggere il fabbricato dalle
piogge;
fase4: fasciaturadeipilastridellacriptaeilpuntellamentodellacantoria.
Lafase1stataeseguitadainucleispecializzatiintecnichediderivazioneSpeleoAlpinoFluviale
(SAF)tramitelaposainoperadifasceinpoliestere.IVigilidelFuocohannoposizionatodapprima
gli elementi lignei necessari alla ripartizione degli sforzi trasmessi dagli elementi di ritegno e,
successivamente,hannoprovvedutoallaposainoperadellefasceinpoliesteremettendoleintiro
permezzodegliappositicricchetti.
Intalmodosigarantitalasicurezzadeglioperatoriimpegnatinellapicomplessarealizzazione
delpuntellamentodiritegnodellafacciata.
Nelcorsodellafase2,ilpersonaleimpegnatoharealizzatoilpuntellamentosecondoglistandard
esecutivi di una versione prototipale delle schede STOP, elaborate dal Nucleo Coordinamento
OpereProvvisionali.Inparticolare,sievidenziacheledimensionidelpuntellamento(altezzadi12
metri)nonrientranonelcampodiapplicazionedellaschedatecnicaSTOPPR,dallaqualetuttavia
sisonotratteleconsiderazioniriguardantilagestionedellecriticitgeneralieglobali.
Il puntellamento di ritegno stato eseguito con elementi in legno lamellare di dimensioni
20x20cm,opportunamentecontroventaticonelementiinlegno10x10cmeirrigiditiconelementi
rompitrattarealizzaticontavoledidimensioni5X20cm.Tutteleconnessionisonostateeseguite
convitiperlegno.
Ilpuntellamentostatocostruitonelpiazzaleantistanteallachiesa,adistanzadisicurezzadalla
facciata,esuccessivamentepostoinoperaamezzodiautogru.
Talemodalitoperativahacomportatoundoppiovantaggio:ilprimoperlecondizionidisicurezza
deglioperatorichenonsisonotrovatiadirettocontattoconledificiodapresidiare,ilsecondoper
unamaggioreprecisioneneitaglideglielementi.
Le squadre impegnate hanno curato con particolare attenzione i nodi del puntellamento, punti
critici dellintero sistema, in conformit alle indicazioni della scheda STOPPR (nella prima
versione).
I nodi sono stati inoltre rinforzati mediante fazzoletti di collegamento in legno dello spessore di
5cmcollegaticonvitiperlegno.
Latraslazioneorizzontaledelpuntellamentostataimpeditaconpicchettiinacciaiodidiametro
240 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

26mminfissinelterrenoperalmeno50cmedispostiadinterassedi25cm.
Unavoltarealizzatoilpuntellamentodellafacciataedelcantonalesinistro,siprocedutoconla

fase3ovveroconlacerchiaturadefinitivadellasommitdellafacciataconlaposainoperaditre
ordinidicavidiacciaio.
Infine, per evitare danni causati dalle piogge, si provveduto alla posa in opera di una trave in
legnolamellaresullasommitdellafacciataallaqualestatoagganciatoundoppioteloinnylon
collegatolateralmentealpuntellamento.
La fase 4, realizzata facendo riferimento alla scheda STOPCP, ha riguardato la cerchiatura dei
pilastriconfasceinpoliestereelaposainoperadipuntellimetalliciasostegnodellacantoria.

DettagliesecutivipredispostidallNCP.PrimaversioneschedaSTOPPR(ArchivioNCP).
Cap.7Esempidirealizzazione 241
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Fase1

Cerchiatura provvisoria della parte
sommitale della facciata sul lato
sinistro con fasce in poliestere e posa
in opera di morali 10x10 cm per la
ripartizionedelleazioni.

Fase1
Puntellamento degli archi e
cerchiatura con fasce in poliestere
dellavelacampanaria.

Fase2
In questa immagine ripresa dallalto,
sono riconoscibili gli operatori
impegnati a predisporre il
puntellamento di ritegno nel piazzale
antistantelachiesa.
Si sottolinea come lintero
puntellamentosiastatopredispostoa
distanza di sicurezza dal fabbricato e
in modo da evitare di indurre
vibrazionisudiesso.
242 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Fase2

Particolare della realizzazione degli
incastriintestaealpiededeipuntelli
che permettono di evitare lo
scorrimento in caso di sollecitazione
determinata da uneventuale azione
sismica.
Tale accorgimento ha garantito
lefficacia del puntellamento che
altrimenti avrebbe potuto essere
compromessa vanificando le finalit
delloperaprovvisionale.

Fase2
Dettaglio del sistema a cassetti che
consentediportareilpuntellamentoa
contatto con la massa da presidiare
mediante elementi lignei scorrevoli la
cui posizione regolabile tramite
appositi cunei di spessoramento e
contrasto.

Fase2
Il puntellamento viene sollevato con
lautogru per essere posizionato a
ridossodelfabbricatodapresidiare.
Cap.7Esempidirealizzazione 243
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Fase2

Nella foto, il dettaglio del fissaggio a
terra atto ad impedire la traslazione
orizzontale del puntellamento,
realizzatomediantepicchettiinacciaio
didiametro26mm,infissinelterreno
per almeno 50 cm e disposti ad
interassedi25cm.
Sinotiinoltre,ilparticolaredeldoppio
cuneonellincrociofrabaseetravedi
ancoraggio, necessario per mettere in
contrasto il puntellamento e
consentirne la successiva regolazione
neltempo.

Fase3
Le cerchiature della parte sommitale
sinistradellafacciataedellavelacam
panaria precedentemente realizzate
confasceinpoliestere,vengonososti
tuite mediante laposa in opera di tre
ordini di cavi in acciaio opportuna
mentetensionati.

Fase3
Posa in opera di una trave in legno
lamellare sulla sommit della facciata
alla quale stato agganciato un
doppio telo in nylon collegato
lateralmentealpuntellamento.
244 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Fase4

Cerchiatura dei pilastri della cripta
mediante fasce in poliestere su
supporto realizzato con tavole in
legno.
Lintervento precede lemanazione
delleschedeSTOP.

Fase4
Il puntellamento di sostegno della
cantoria, realizzato con puntelli
telescopiciinacciaio.

Completamento
Lesterno della chiesa ad intervento
concluso.
Cap.7Esempidirealizzazione 245
7.2Interventiordinari

6.TEMPIREALIZZAZIONE,MEZZI,MATERIALIEUOMINIIMPIEGATI

Gliinterventinellorocomplessosonostatieffettuatiincircaottosettimane;bisognapertener
conto di circa 15 giorni di sospensione dellintervento, per lattesa dellapprovvigionamento dei
materiali.
Imezziusati,sonostati:
2autoscaleconsviluppodi30metri;
2autogruVVF.
Perlarealizzazionedeipuntellistatoimpiegatoillegnolamellare,mentreelementirompitratta,
fazzoletti di collegamento e traversi di irrigidimento sono stati realizzati con legno massiccio di
abete.
Le viti utilizzate per i collegamenti sono del tipo autoperforante. Tale scelta ha consentito di
ridurreitempidirealizzazione,evitandolafasedipreforaturadeglielementidacollegare.
IlpersonaleimpiegatoperlesecuzionedellinterventocostituitodasquadrediVigilidelFuoco
dei Comandi Provinciali di Alessandria, Verbania, Vercelli, Viterbo, e dalle squadre SAF di
Piemonte,Puglia,Toscana,MarcheeSiciliaconunamediadicirca10unitpresenti.
246 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

7.MIGLIORAMENTOEGENERALIZZAZIONEDELLESOLUZIONI

Lintervento eseguito presso la chiesa di SantEusanio Forconese ha rappresentato un
laboratorio di sperimentazione e revisione in corso dopera delle schede STOP, che ha
consentito di ricercare soluzioni operative capaci di tener conto delle criticit e problematiche
emerseinfasediesecuzione.
Latipologiadeinodiedeicollegamenti,laposainoperadeitraversinoncomplanari,ilsistemaa
cassetti,sonostatifruttodellafattivacollaborazionefraNCPesquadreimpegnatesulcampo.
Ci ha consentito di migliorare e generalizzare le soluzioni proposte, in particolare nella scheda
STOPPR, che a seguito di tale intervento stata aggiornata in una nuova versione pi ricca di
particolarieindicazionicostruttive.
Anche la scheda STOPCP, relativa alla cerchiatura delle colonne con fasce in poliestere, stata
rivistaemigliorata,fornendopidettagliateinformazionisulriconoscimentodelgradodidissesto,
sullamodalitdiposa(tipoepasso)emessaintirodellefasceesulsistemadiprotezionedegli
spigoli.
Cap.7Esempidirealizzazione 247
7.2Interventiordinari

SCHEDAINTERVENTO O2

ChiesadiSantaGemma

GorianoSicoli(AQ)

DTS: Barbiero,Caciolai,Cimmino,Fortucci,Gambelli,
Giovinazzo,Russo.
ROS: Borsano,Borzaga,DeCandia,DiSalvo,Fastigi,
Maltese,Meloni,Ricciato,Tripi.
Squadre: VVFBari,Brindisi,Foggia,Lecce,SAFPuglia.

1.INQUADRAMENTO
La chiesa di Santa Gemma a Goriano Sicoli (AQ) situata allingresso del centro storico,
sullomonimapiazzalimitrofaallastradaprovincialeMarsicanacheattraversailcomune.
Lachiesasiergenelleimmediatevicinanzediduepercorsidiaccessoalcentrostoricosuiqualisi
affaccianoedificiresidenziali,limitatamentecolpitidalsisma,maresiinagibiliperilrischioesterno
indottodallachiesa.
"LachiesadiSantaGemmaaGorianoSicoli(AQ)rappresentauntipicomanufattodiediliziastorica
ecclesialedipregiorisalentealXVsecolo.Ledificioorganizzatosutrenavate,conpiantaacroce
latina avente un ingombro di circa 33.3 m in lunghezza e 16.4 m in larghezza. A partire da una
facciata, di altezza 15.1 m circa, con unimpostazione rinascimentale cui si sono sovrapposte
successiveaggiuntedistilebaroccocaratterizzantiancheipregiatidecoriinterni,lacostruzionesi
sviluppa su due file di sei colonne: di queste, tre sono a sezione cruciforme tozza, inscrivibili in
rettangolidilati116x136cm,quellesostenentilacupolacentralehannodimensioni220x170cm
circa,quelleditransettosonoricompressenellamuraturaadiacente.
Limpianto statico quello classico con sviluppo della navata centrale sormontata da volta
cilindrica con lunette rinforzate da archi che scaricano sulle colonne; le navate laterali sono
sormontatedavolteavelaribassata;allintersezioneconiltransettodispostolarcotrionfalee
archi laterali a formare un sistema chiuso da cui dipartono il presbiterio e labside, mentre il
transettopresentaunavoltacilindrica;suiquattroarchidellaltaremutuamenteortogonalipoggia
iltamburodellacupola,abasecircolare,traforatoconn.4finestresimmetriche,sucuiimpostata
unacupolacircolareeunalanterna,finoaraggiungerelaquotamassimadicirca21.1m.
(fonte: M. Sassu, G. Masiello, T. Conti, A. Vezzosi
RAPPORTO SUI DANNI PRODOTTI DAL SISMA DEL 6
APRILE 2009 ALLA CHIESA S. GEMMA DI GORIANO
SICOLI Atti del Convegno LUNIVERSIT E LA
RICERCA PER LABRUZZO Il come e il perch dei
danni ai monumenti. Coppito LAquila, 1719
dicembre2009)

PiantadellachiesadiSantaGemmaaGoria
noSicoli(AQ).
248 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

2.SCENARIODIDANNO

IdanniprincipaliriscontratisullachiesadiSantaGemmahannoriguardato:
pronunciatoribaltamentofuoripianodellafacciatacondistaccodeltimpanodallacopertura;
rotturapertagliodeltamburoedellalanternadellacupolacentrale;
rotturapertagliodellaparetelateraledeltransetto;
rotturapertagliodellapareteabsidale;
schiacciamentodiseidegliottopilastritralenavate;
leggerelesionidellatorrecampanaria;
crolloparzialedellavolta;
crolloparzialedellacoperturaligneanelpuntodiattaccoallafacciata;
lesioneinchiavedegliarchiedellevoltetralenavate.

Facciata
Lafacciatahasubitounaevidenterotazionefuoripianocondistaccodeltimpanodallacopertura.
Nelpuntosommitaleildistaccodalleparetilateralieradicirca60cm.

Cupola
La cupola ha riportato numerose lesioni, sia sul tamburo che sulla lanterna, che non hanno
prodotto alcun crollo stante la preesistenza di una leggera cinturazione metallica in
corrispondenzadellacornice.Lelesioni,oltreadinteressaretuttigliarchitravidelle8finestre(4
sul tamburo e 4 sulla lanterna), hanno profondamente tagliato le porzioni di muratura senza
produrretuttaviaevidentispostamentirelativitralemasse.Igrandiarchidiimpostadeltamburo
hannosubitolesionidiffusechesonostatecontenutegrazieallapresenzadicatene.

Transetto
La facciata del transetto, sul lato verso il piazzale, ha subito una evidente rottura per taglio con
formazione di lesioni a croce di santAndrea e un contenuto spostamento relativo tra le parti
murarie. Lespulsione della facciata del transetto stata evitata per la preesistenza di tiranti di
acciaiopostisoloindirezionelongitudinale.

Pareteabsidale
La parete absidale mostrava diffuse lesioni subverticali per tutta la sua altezza. Non si sono
evidenziatifenomenidiscorrimentodellepartimurarie.

Pilastri
Ipilastrichesostengonogliarchifraletrenavaterisultavanofortementelesionati.Inparticolare
gliultimiseipilastriaridossodellafacciatahannomanifestatounprincipiodischiacciamentoalla
baseconespulsionedimaterialeacausaanchedellirregolaritdelmaterialelapideoutilizzato.

Archievolteinterne
Linternodellachiesapresentaunsusseguirsidiarchitrasversaliedinavatasostenutidapilastri.
Sugliarchiinsistonounaseriedivolteapadiglione.Archievolteeranointeressatiquasituttida
lesioni in chiave, in qualche caso con scorrimento o principio di espulsione di materiale. La
presenzadicateneallimpostadegliarchihaefficacementecontenutoidanni.
Cap.7Esempidirealizzazione 249
7.2Interventiordinari

Repertoriodeidanni
Timpano

Rotazione della parte alta della
facciata.

Controfacciata
Distaccodellacoperturadaltimpanoe
crolloparzialedellavolta.

Tiburioefacciatadeltransetto
Lesioni a taglio sulla cupola (tamburo
e lanterna) sui maschi murari tra le
finestre e rottura degli architravi dei
vanifinestra.
Lesioni a taglio (a croce di
SantAndrea) sulla facciata del
transetto con scorrimento dello
spigoloversolesterno.
250 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Repertoriodeidanni
Abside

Lesionidiffusesullapareteabsidale.

Pilastriinterni
Pilastro con lesioni profonde ad
andamento verticale e rigonfiamento
allabase.

Chiavedarco
Particolare di un arco sulla navata
laterale con lesione in chiave ed
espulsionedelconcio.
Inprimopianolecatene.
Cap.7Esempidirealizzazione 251
7.2Interventiordinari

3.STRATEGIEDIINTERVENTOPERLAMESSAINSICUREZZA

Ilprogettodimassimapergliinterventiperlamessainsicurezzastatopredispostodaitecnicidel
MiBAC.InaccordoconitecnicidelNCPcisiorientativersolarealizzazionedeiseguentimacro.
interventi:
tirantaturadellordinesuperioredellafacciata,cerchiaturadellacupola(tamburoelanterna)
previasbadacchiaturadellefinestreetirantaturadellaparetelateraledeltransetto;
puntellamento dellordine inferiore della facciata, puntellamento della parete absidale,
disposizionediunacoperturaprovvisoriadeltettonellazonadiattaccoaltimpano;
cerchiaturadeipilastriinterni.
Sipoiprevistalastabilizzazionedellapartesuperioredellafacciataconilposizionamentodiun
graticcio in legno tirantato con fasce in poliestere, soluzione da adottare anche per intervenire
sullafacciatadeltransetto.
InsostanzalinterventodimiglioramentodellecondizionidisicurezzarichiestoaiVigilidelFuoco
riguardava le sole porzioni di edificio maggiormente danneggiate ed era volto a consentire agli
operatoriprepostidirealizzareleopereprovvisionalidefinitive.

EstrattodelloschemainterventorichiestoaiVVFdalMiBAC

Graticcioligneotirantatoconfascedipoliesterenellapartealtadellafacciata(ArchivioNCP).

Puntellamentoaterraconpuntonidilegno20x20cm
econtroventicontavoledaponte5x20cm(ArchivioNCP).
252 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Cerchiaturatamburoelanternadellacupola(ArchivioNCP).

Tirantaturaparetelatopiazzadeltransetto(ArchivioNCP).

Cerchiaturadeipilastri(ArchivioNCP).
Cap.7Esempidirealizzazione 253
7.2Interventiordinari

4.ANALISISCENARIOOPERATIVOEPIANIFICAZIONEINTERVENTO

Linterventoiniziatoinunafaseancoracaratterizzatadafrequentiscossediassestamentoeha
richiesto unattenta valutazione delle soluzioni progettuali proposte dai tecnici MiBAC e delle
modalitrealizzativeinrapportoallafattibilitealleesigenzedisicurezzaperglioperatori.
Sullafacciata,doveinizialmentesiprevedevalasolatirantaturadiungraticcioligneochespiccava
dallabasefinoallasommitdeltimpano,linterventostatolimitatoallasolapartesuperiore,a
causadellenumerosesporgenzeerientranzetracuiunosportodigrondaaggettantedicirca60
cm che, di fatto, separa i due ordini della facciata. Questo ha portato ad orientarsi verso una
differentetipologiadiinterventoperlapartebassadellafacciataoptandoperlinstallazionediuna
puntellaturadiritegnodimensionatasecondoglistandarddellaschedaSTOPPR.Pervelocizzarele
operazionisipensatodifarericorsoadunautogruVVF.
In accordo con i tecnici del MiBAC, si deciso inoltre di limitare inizialmente lintervento
allinterno della chiesa al solo passaggio dei tiranti, rimandando gli ulteriori interventi, in
particolare la cerchiatura dei pilastri, ad una fase caratterizzata da aftershocks con minore
intensitefrequenza,inmododagarantirelecondizionidisicurezzaminimenecessarie.Occorre
precisarechelagravitdeldissestoeilsusseguirsidellereplichesismichehannofattopropendere
per realizzare lintervento pi rapido possibile, da eseguirsi con una tirantatura in fasce di
poliestere,leggeraedifacileapplicazione.
Dallanalisipidettagliatadelquadrodidanneggiamentodegliarchiedellevolte,purriscontrando
la presenza di numerose lesioni, alcune delle quali di rilevante dimensione e con parziale
espulsionedimateriale,sipotutoosservarechelecatenepreesistenticollocateallimpostadegli
archi hanno operato senza produrre scalzamenti o rientranze della muratura nei punti di
ancoraggiodellepiastre.
risultata, quindi, irrilevante laggiunta di ulteriori tiranti o fasce allimposta degli archi. Si
inoltreesclusolinterventodicentinaturadegliarchivistadellaconsiderevolequotadiimpostae
dichiave.

254 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

5.REALIZZAZIONEINTERVENTO

Fasioperative

a)Messainsicurezzadellacupola,deltimpano,deltransetto.
Preliminarmentealloperazionedicerchiaturadellacupolastataeffettuatalasbadacchiaturadei
foriperimpedirelimplosionedellastrutturaacausadelserraggiodellefascedipoliestere.
Perlatirantaturadeltimpanostatapostamoltaattenzioneallaricercadellazonadiancoraggio.
Non potendo disporre di pareti laterali in buone condizioni e dovendo escludere lancoraggio a
terra a causa delleccessiva inclinazione sullorizzontale che avrebbero avuto i tiranti, ci si
orientati su una larga distribuzione su tutte le porzioni di murature disponibili avendo cura di
sbadacchiareiforipresenti.risultataunafittaserieditirantipassantinellefinestredellepareti
laterali che trattengono un graticcio ligneo che contrasta la parte superiore della facciata. Non
dovendoaffidareaciascuntiranteuneccessivotirosioptatoperlutilizzodifascedipoliestere
perlarapiditdiposainopera.
Perlamessainsicurezzadellafacciatadeltransettostatanuovamenteadottatalasoluzionedel
graticcio tirantato. In questo caso la maggiore difficolt consistita nella configurazione
geometrica;leaperturesonocollocateinposizionetaledanonpotermantenereitirantiparalleli
alleparetiditaglio.Perassorbirelacomponentedeltiroperpendicolarealleparetisiricorsoa
tralicciligneiacontrastotraleparetiortogonali.
Lintervento iniziale stato condotto dalle squadre SAF VVF della Puglia che hanno operato
dallalto,attraversoautoscalaeSnorkelVVF,siasullacupolachesullapartealtadellafacciata
chesullaparetelateraledeltransetto.

b)Puntellamentodellapartebassadellafacciataedellapareteabsidale.
Perlafacciatasonostateadottatecoppiedipuntelliligneiaterraperognunadellequattrolesene
verticali presenti e allineate con le pareti longitudinali. I puntelli sono stati dimensionati e
realizzatisecondolaschedaSTOPPR/BtipoR2.
Per la parete absidale sono stati adottati puntelli lignei a terra distribuiti sulla superficie curva
della parete. La combinazione della parete curva e del suolo in pendenza hanno reso
particolarmente problematica la posa dei puntelli dimensionati in una fase antecedente alla
predisposizionedelleschedeSTOPerealizzaticonparticolaricostruttiviainodimenorazionali.

c)Ritegnodellapareteabsidaleecoperturadellabside.
Sono stati cerchiati sei dei dieci pilastri presenti tra le navate con fasce di poliestere, morali di
legnoetavoleperridefinireilprofilodellasezionetrasversaledelpilastro,pariacirca80x80cm.
Lintervento stato preparato allesterno della chiesa in modo da essere posto in opera
minimizzandoiltempodipermanenzainareacritica.Perquestomotivononsonostatiimpiegati
gliangolarimetallicisuglispigoli.Linterventostatodimensionatoconriferimentoaprecedenti
esecuzionidianaloghipresdierealizzatoconfascedipoliestereecricchettoditesaturada50eda
75mmalternate,coninterassedicirca75cm(schedaSTOPCP).

Cap.7Esempidirealizzazione 255
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Tiburio

Sbadacchiatura dei fori sul tamburo e
sullalanternadellacupola.
Cerchiatura con fasce di poliestere da
75mmecricchetto.

Facciataprincipale
Graticcio ligneo sulla parte superiore
della facciata trattenuta da fasce di
poliestere da 200 mm con manici
(braghe).

Ancoraggiofacciataprincipale
Collegamento di ciascuna braga con
unacoppiadifascedipoliestereda75
mmconcricchettopassantiallinterno
della prima finestra della parete
laterale.
Collegamento della coppia di fasce
passanti nella prima finestra con una
secondacoppiadifascepassantinella
secondafinestraalfinedidistribuireil
tiro su una porzione maggiore di
muratura.
256 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Facciata del transetto su lato

piazzale
In figura rappresentata la fase di
varo del graticcio ligneo preparato a
terra e provvisoriamente sostenuto
per attrito dalle fasce di poliestere
utilizzateperlatirantatura.

Facciata del transetto su lato


piazzale
Il graticcio sulla facciata lato piazzale
del transetto stato dotato di
sostegnoaterra.
Iltiroallefascestatoapplicatodopo
il posizionamento delle stampelle
lignee laterali, realizzate per
consentire il passaggio delle fasce
nelle finestre della navata. La
posizione di queste ultime obbliga le
fasce ad assumere una direzione non
parallela alle pareti trasversali del
transetto.

Facciata del transetto su lato


piazzale
Particolare della stampella lignea
laterale del transetto che devia la
direzionedellefasce.
Cap.7Esempidirealizzazione 257
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Puntellidellafacciataprincipale

Fasedelmontaggiodiunodeiquattro
puntelli a terra della parte inferiore
dellafacciata.
Oltre ad unautoscala si reso
necessariolimpiegodiunautogru.

Puntellidellafacciataprincipale
Particolare del nodo di attacco tra i
puntoniinclinatieirittiverticali.
Si notino gli spessori necessari per
rendere aderente il puntello alla
facciata, nel rispetto degli elementi
architettonicipresentinellalesena.

Puntellamento completo della


facciata
Si noti il particolare del blocco alla
baseconpicchettidiacciaioinfissinel
terreno.
258 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Puntellamento della parete

absidale
Si noti come la puntellatura,
dimensionata prima dellemanazione
delle schede STOP, presenti rapporti
geometrici tra gli elementi e per gli
attacchi a terra e tra puntoni e ritti
verticalinonrispondentiaglistandard.
Inognicasolastrutturadelpresidio
sovradimensionata per gli obiettivi
perseguiti.

Pilastridellanavata
Particolarediunpilastrocerchiatocon
fasce di poliestere e cricchetto per il
tensionamento.
Anche questo intervento precede
lemanazionedelleschedeSTOPCP.


Cap.7Esempidirealizzazione 259
7.2Interventiordinari

6.TEMPIREALIZZAZIONE,MEZZI,MATERIALIEUOMINIIMPIEGATI

Gliinterventisonostatieffettuatiincircaquattrosettimanesenzasoluzionedicontinuit.Grazie
al coordinamento fra DTS e ROS dei VVF e tecnici del MiBAC si sono potute prendere decisioni
tecnicamentecoordinateintempirapidi.
IlpersonaleimpiegatoperlesecuzionedellinterventoeracostituitodasquadrediVigilidelFuoco
dei Comandi provinciali della Puglia e, per i lavori in quota, da squadre di Vigili del Fuoco SAF
provenientianchessidallaregionePugliaperuntotaledicirca20persone(compresiDTSeROS),
senzalausiliodipersonaleesterno.
Imezziusati,sonostati:
autoscalaVVFconsviluppodi30metri;
piattaforma VVF collegata ad un braccio suddiviso in tre pezzi mediante due snodi detta
Snorkel,conunestensionedi34metri;
autogruVVFconportata16tonnellateesviluppo20metri.
Lapresenzadiunsimileparcomezzitestimonialacomplessitelimportanzadellintervento.
260 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

7.MIGLIORAMENTOEGENERALIZZAZIONEDELLESOLUZIONI

La durata dellintervento di messa in sicurezza ha consentito levoluzione delle soluzioni
progettuali in fase di realizzazione. Lintroduzione delle schede STOP ha portato a dei
miglioramentichesonoevidentisesiconfrontailpuntellamentodellapareteabsidaleconquello
della facciata e se si osserva la differente robustezza della cerchiatura della cupola rispetto a
quelladeipilastri.
Perquantoriguardalacerchiaturadeipilastrievidenteunasensibiledifferenzaconlespecifiche
dellaschedaSTOPCP(nonancoraemanataalladatadellarealizzazione)perilnumerodellefasce
perunitdilunghezzadelpilastro.
Losservazionedelcomportamentodellefasceinpoliestere,neicasidigrandesviluppo(facciata,
transetto, tiburio), ha messo in evidenza che le stesse possono costituire un elemento di
debolezzadellintervento,acausadellallentamentochesubisconoaseguitodellesposizioneagli
agentiatmosferici.
Daltro canto limpiego delle fasce consente un intervento rapido e in condizioni di maggiore
sicurezzaperglioperatoriequindirisultaunbuoncompromessoperlattuazionedegliinterventi
dimessainsicurezzaurgentenellimmediatopostsisma.
Un possibile ulteriore miglioramento sar quello di sostituire progressivamente le fasce di
poliesterecontirantidiacciaiobeneficiandocossiadellarapiditdiinterventocheconsentonole
primesiadelladurabiliterobustezzadeisecondi.

Fasceinpoliestereimpiegateperlatirantatura.
Cap.7Esempidirealizzazione 261
7.2Interventiordinari

SCHEDAINTERVENTO O3

ChiesadiSantaMargherita
(odeiGesuiti)

LAquilaCentroStoricoviaBafile,6

DTS: Battaglia,Lucidi,Ponticelli,Russo.
ROS: Borzaga,Costazzer,Fratantonio.
Squadre: VVFTrento;SAFLiguria,Marche.

1.INQUADRAMENTO
LachiesadiSantaMargherita(odeiGesuiti)situatanelcentrostoricodellAquila,inviaBafilen.
6,pressolapiazzaSantaMargheritasullaqualesiaffaccianoaltriimportantiedifici:ilPalazzetto
deiNobili,PalazzoMargheritaePalazzoAlfieri.
La chiesa si erge nelle immediate vicinanze di piazza del Duomo ove si trova anche la chiesa
denominata Delle Anime Sante, a non molta distanza dal forte spagnolo, dalle chiese di San
Domenico,SanPietroaCoppito,SanSilvestro,SantaGiusta,dalpalazzodellaPrefettura,ecc.ove
siparticolarmenteconcentratalattivitdimessainsicurezzadeiVigilidelFuocodopoilsisma.
LachiesadiSantaMargherita,conosciutaanchecomechiesadelGesodeiGesuiti,rappresenta
unodeiprincipaliesempidiinnovazionetipologicaprodottinelcorsodelSeicentodall'operadegli
Ordini nati dalla Controriforma. L'edificio, costruito nel 1636, rientra tra le prime fondazioni
gesuitiche abruzzesi e costituisce l'unico modello di chiesa con annesso collegio ad essere
sopravvissutoinquest'area.Essofurealizzatoseguendounadelleproposteprogettualielaborate
dagliarchitettidell'Ordine;purtroppodifficoltdivarianaturaneimpedironolaconclusione.[]
La pianta rettangolare ad aula unica coperta da volta a botte ed affiancata da tre profonde
cappelle per lato, intermezzate da setti murari scanditi da coppie di paraste corinzie scanalate.
Laltezzadelledificiodicirca20metri[]
Lacontrofacciatainveceoccupatadaunorganoconcantoriaatresnellearcatesuesilicolonne
marmoree,realizzatanel1717[]
Quando sopraggiunse il terremoto del 1703 a L'Aquila la chiesa del Ges doveva essere appena
terminatael'edificiononriportgravidanniinseguitoall'evento.[]
Oggil'edificiosededellaCappellaUniversitariadell'Universitdell'Aquila
(fonte:www.regione.abruzzo.it/xCultura)
Datimetriciprincipali:
lunghezzamassima:30mcirca;
larghezzamassima:20mcirca;
altezzamassima:20mcirca(alcolmodellaula),17mcirca(campanile).
262 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Pianta

Sezionetrasversale

Sezionelongitudinale
Cap.7Esempidirealizzazione 263
7.2Interventiordinari

2.SCENARIODIDANNO

IdanniprincipaliriscontratisullachiesadiSantaMargheritaaseguitodelsismahannoriguardato:
lesionelongitudinaledellavoltaabottedellanavata;
lesioniecrollineicontraffortilaterali;
crollodellapartesommitaledellapareteabsidale;
lesionedellapareteabsidale;
lesionidelleparetilateralidellecappelle;
danneggiamentodellevoltedellecappellelaterali;
lesionidellatorrecampanaria;
danneggiamentodellaparetediingressocondistaccodallavolta.

Torrecampanaria
Sullatorrecampanariasisonomanifestateevidentilelesioniadandamentosubverticalelungole
pareti nonch fenditure in corrispondenza della chiave di alcuni archi lungo i piedritti angolari
posti ai lati degli stessi. Anche le colonne posizionate allimposta degli archi sono risultate
visibilmentesconnesseincorrispondenzadellezonedicontattoconlastruttura.

Contraffortilaterali
I contrafforti laterali, aventi la funzione di rinforzo e contrasto alla grande volta centrale,
mostravanounquadrofessurativodiffusodovuto,probabilmente,siaaglieffettidelsismachead
una precedente situazione di degrado. La muratura di alcuni contrafforti risultava fortemente
disgregataevidenziandovistosicrollilungolearcatediattraversamento.Leparetilateralisucuisi
impostano gli irrigidimenti murari hanno riportato pesanti danneggiamenti soprattutto in
corrispondenzadeicordoliincalcestruzzoallimpostadellavolta.

Pareteabsidale
La parete absidale stata interessata dal crollo della copertura e dal distacco di gran parte del
paramentosommitaledichiusuradallarimanentestruttura.

Volta
Lavoltainterna,aldisopradellanavataprincipale,hasubitounnotevoleribassamentoinchiave
conunadiffusafessurazionelongitudinaleinmezzeria.Ildissestodovutoallascarsatenutadelle
spalle costituitedalleparetilateraliche,malritenutedai contrafforti,hanno subitospostamenti
importantipereffettodelsisma.

Localiinterni
Lachiesadisponedinumerosilocaliinternichehannoriportatounquadrofessurativoimportante
enotevolmentediffuso.Siinoltreverificatoilricorrentedanneggiamentodeilocaliinterni.
264 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Repertoriodeidanni
Dissestoallatorrecampanaria

Lesioni ad andamento sub verticale
lungoleparetidellatorre.

Dissestoallacellacampanaria
Lesioni in corrispondenza della chiave
diunodegliarchiepresenzadivistose
lesionisuipiedrittiangolaripostiailati
dello stesso. Anche le colonne
posizionate allimposta degli archi
risultano visibilmente sconnesse in
corrispondenza delle zone di contatto
conlastruttura.

Lesionisuicontrafforti
Precarie condizioni della muratura in
particolare in corrispondenza degli
archi di passaggio da una campata
allaltra.
Cap.7Esempidirealizzazione 265
7.2Interventiordinari

Repertoriodeidanni
Lesionisuicontrafforti

Evidenti lesioni lungo i fori di
attraversamento e crolli di materiale
lapideo.

Dissestilungolapareteabsidale
La parete absidale presenta il crollo
della porzione di copertura
soprastante labside. La vista
posteriore mostra sia il crollo che il
severoquadrofessurativodellaparete
ailatidellafinestra,fenomenilegatial
distacco e ribaltamento verso
lesternodellinterasezioneabsidale.

Dissestilungolapareteabsidale
Limmagine, scattata dallalto,
evidenzia le compromesse condizioni
diequilibriodellacoperturaleggerain
lamierasormontantelavoltinadichiu
suraparzialmentecrollata.
266 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Repertoriodeidanni
Dissestodellavolta

La foto mostra linterno della chiesa
vistodallaltodellapareteabsidale.La
lesione in chiave, evidente in primo
piano, si ripete per lintero sviluppo
dellavolta.

Dissestodeilocaliinterni
Crollo del solaio di uno dei locali
interniallachiesa.


Cap.7Esempidirealizzazione 267
7.2Interventiordinari

3.STRATEGIEDIINTERVENTOPERLAMESSAINSICUREZZA

Il progetto di massima degli interventi di messa in sicurezza stato predisposto da parte dei
tecniciMiBAC,inaccordoconitecniciNCP.Cisiorientativersolarealizzazionedeiseguentitre
macrointerventi:
1. messainsicurezzadellatorrecampanaria;
2. tirantaturadellevolte;
3. ritegnodellapareteabsidaleecoperturadellabside.
Lavalutazionedelloscenariodidannohaindirizzatoversounastrategiadinterventoriguardante
le sole porzioni di edificio maggiormente danneggiate, al fine di consentire agli Enti preposti di
affrontare,insicurezza,lesuccessiveoperazionidimessainsicurezzainviadefinitiva.

EstrattodelloschemadiinterventorichiestoaiVVFdalMiBAC

Posizionamentoditregruppidi4cavi24allimpostadellavolta
concontrastoditraviHEA360(ArchivioNCP).

Messainsicurezzadellapareteabsidaleconungraticcioligneo
rappresentatoschematicamente(ArchivioNCP).
268 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Configurazionegeometricadelgraticcioipotizzato(ArchivioNCP).

Messainsicurezzadelcampanilecontirantiofasceinpoliestere
coneventualesbadacchiaturadegliarchi(ArchivioNCP).



Cap.7Esempidirealizzazione 269
7.2Interventiordinari

4.ANALISISCENARIOOPERATIVOEPIANIFICAZIONEINTERVENTO

Larea di intervento, posizionata in zona rossa, ha necessitato di una preventiva bonifica delle
porzioni pericolanti di edifici limitrofi nonch di quello oggetto di intervento. A tale scopo
linterventodellesquadreSAFdellaLiguriaedellaMarchestatodiimportanzastrategica.
DallevalutazionidifattibilitcondottedaitecniciNCPrisultatoche,perilposizionamentodelle
travidicontrastodeicavi,aridossodellaparetidissestateealdisottodellosportodigrondadella
coperturadellachiesa,eranecessariorealizzarepreventivamentedueampicorridoiinlegnoquali
viadifugaincasodireplicasismica.
DallatodiviaRoma,inassenzadipercorsisicuridallapasserellaligneaversolesterno,sioptato
perilposizionamentodiunautoscalaavolateallungate,perleventualeesododeglioperatori.Per
lamessaintirodeicavidiacciaioeperilcollegamentoallastrutturadelsistemadicontrastolungo
le pareti, si deciso di operare dallalto, forando la copertura per consentire lingresso degli
operatoriSAF.
Vistalaparticolaresituazionedidannodellavoltamurariadellanavata,sidecisodieffettuare
tutti gli interventi di messa in sicurezza operando dallesterno, limitando la presenza degli
operatorinelledificioallostrettonecessario.
Sivalutatoinoltrechelarealizzazionedallastrutturadisostegnoallapareteabsidale,coscome
inizialmenteschematizzatonelprogettodimassimadelMiBAC,avrebbecomportatolapresenza
dioperatori VVFallinternodelledificiopericolante perun tempoinaccettabile.Pertale motivo,
semprenellotticadilavorareinsicurezza,sidecisodimodificarelinterventovincolandosolola
parte sommitale della parete absidale mediante calata dallesterno di un graticcio ligneo
opportunamentevincolatoalleparetilateralimedianteuncomplessosistemadicavidiacciaio.
LinterventostatoquindiriprogettatodiconcertoconilMiBAC.
270 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

5.REALIZZAZIONEINTERVENTO

SullabasedellerevisionidiprogettoconcordateconitecnicidelMiBAC,linterventosiarticolato
nelleseguentifasioperative:
1. messainsicurezzadellatorrecampanaria;
2. tirantaturadellevolte;
3. ritegnodellapareteabsidaleecoperturadellabside.

Messainsicurezzadellatorrecampanaria.
Preliminarmentealloperazionedicerchiaturadellatorre,realizzatacongraticciligneitirantaticon
barre in acciaio, stata effettuata la sbadacchiatura dei vani per impedire limplosione della
strutturaacausadelserraggiodellebarrefilettate.Perlesecuzionedelloperastatoimpiegato
legnolamellare.

Tirantaturadellevolte.
Ilprecariostatodiequilibriodellevoltehaindottoarealizzareunsistemaditirantaturaconcavidi
acciaiopassantedaparteapartedellachiesa,attraversolefinestredellanavata.
Sisonorealizzatidueordiniditirantature:unosuperiore,aldisopradellavoltaesottolecapriate,
eunoinferiore,incorrispondenzadellimposta.
Ilprimoordine,postopocopiinbassorispettoallalineadigrondadellacoperturaadoppiafalda,
visibilenelladocumentazionefotograficariportatadiseguito.
Ilsecondoordineditiranti,allimpostadellavolta,costituitodaunarticolatosistemadicaviin
acciaiofissatiaputrelleHEA360disposteinaderenzaalleparetilateralidellanavataprincipale.A
lorovoltale HEA poggianosuunastruttura disostegnolignea collocatafraicontraffortie sono
contrastatedagraticciinlegnorealizzatiapidopera,posizionatiinaderenzaalleparetistesse.

Ritegnodellapareteabsidaleecoperturadellabside.
Particolarerilevantecostituitodallapresenzadigraticcidicontrastoaddossatialleparetidella
torreecostituitidamoraliinlegnoaccoppiati,funzionantidasupportoperlepiastrediserraggio:
questa soluzione ha consentito di non forare il legno per il passaggio delle barre filettate e ha
garantito una migliore precisione ed una pi rapida esecuzione degli interventi. I graticci di
contrastosonostatirealizzatiapidoperadaiVVFdiTrentoepoivaratiamezzogru.


Cap.7Esempidirealizzazione 271
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Parziale sbadacchiatura della torre

campanaria
In foto mostrato lintervento in
corsodiesecuzioneconriferimentoad
uno dei quattro fori. La centinatura
dellarco stata effettuata
successivamente.

Sbadacchiatura e cerchiatura della


torrecampanaria
Lintervento finale di cerchiatura con
graticci tirantati e di sbadacchiatura
preliminare. Si osservi, al centro
dellimmagine,loperatoreVVFripreso
durante le operazioni di messa in
sicurezza delle volte e si noti
limponenza delle strutture. Sullo
sfondo visibile la gru da cantiere
adoperata per la realizzazione
dellintervento.

Realizzazionedipasserellainlegno
lungoleparetilaterali
Le passerelle in legno finalizzate a
garantire agli operatori un piano di
lavoro sufficientemente comodo,
stabile e sicuro oltre che
unapprezzabile via di fuga in caso di
replicasismica.
272 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Predisposizione a pi dopera di

graticcidicontrastoinlegno
Fase di sollevamento di uno dei
graticci lignei di contrasto posizionati
specularmente su entrambe le
facciatedellechiesa.Larealizzazionea
pi dopera avvenuta nella piazza
antistantelachiesa.

Varocongrudeigraticciinlegnodi
contrasto
Fase di sollevamento di una delle
strutture lignee di contrasto. La
manovraeffettuatamediantegruda
cantiere. Sullo sfondo visibile la
piattaforma aerea utilizzata dal
personaleSAFperlacomplessaopera
zione di fissaggio dei graticci alle
paretilateralidellachiesa.

Fissaggio a parete dei graticci di


contrasto
Sistema di blocco dei contrasti alle
pareti con piastre tirantate poste su
entrambi i lati dei muri laterali. Nella
foto la realizzazione del vincolo a
piastra sulla sommit dei graticci che
costituisce il primo ordine di
tirantature. Le contropiastre interne
per il fissaggio sono state posizionate
daiSAFcalatisidallaltopraticandodei
fori nella copertura. Il personale,
durante tutte le operazioni, rimasto
sempre assicurato alla piattaforma
aerea in modo da restare svincolato
dallastruttura.
Cap.7Esempidirealizzazione 273
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Realizzazione del sistema di

contrastoaitiranti
Il sistema di contrasto realizzato in
corrispondenza della parete laterale
sinistradellachiesa.Sinotilapresenza
di una passerella in legno avente la
funzione di via di fuga per gli
operatori. Sul lato opposto, vista
limpossibilit di ricorrere ad una
soluzione analoga, si utilizzata
unautoscala da 30 metri con il ce
stello aperto in corrispondenza della
passerella.

Posizionamento di putrelle HE in
acciaiodiancoraggioperitiranti
Leputrelledicontrastosonopoggiate
sui contrafforti, in corrispondenza dei
fori di passaggio: la posa delle travi
risultata estremamente complicata
vista lesiguit dello spazio a
disposizione.Ilcollocamentofinaledei
pesanti elementi metallici, una volta
poggiati sui supporti lignei realizzati
sui contrafforti, stato eseguito a
mano. In foto il sistema di appoggio
delle putrelle e lancoraggio delle
barre filettate costituenti lestremit
dellatirantatura.

Tirantaturadellavolta
Lafotomostrailcomplessosistemadi
cavi che realizza la tirantatura della
volta e della parete absidale sullo
sfondo. evidente la lesione
longitudinaleinchiaveallavolta.
274 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Sistemadicollegamentodeicavidi

acciaioallebarrefilettate
Sistema utilizzato per la realizzazione
dei tiranti: barre filettate verso le
putrelle e cavi di acciaio allinterno
della chiesa. Il collegamento fra barra
e cavo possibile con un sistema a
redancia/grillo/golfare avvitato alla
barra. Il tiro viene regolato mediante
tiranti e sistema dado/controdado.
Perilpassaggiodeicavisonoutilizzate
delle sagole a cui gli stessi sono stati
fissati. Il sistema ha permesso di
ridurre il pi possibile la presenza dei
Vigili allinterno della struttura
danneggiata.

Vista esterna del sistema di


tirantatura
Ciascuna coppia di putrelle disposte
specularmente rispetto allasse della
navata stata collegata attraverso
duecoppiedicavipassantiattraverso
lefinestreesistenti.

Tirantatura della volta e della


pareteabsidale
Linterventoditirantaturadellaparete
absidale stato realizzato con logica
analoga a quella utilizzata per
lincatenamento della volta
longitudinale: costruzione di un
graticciodicontrastocontreordinidi
tiranti collegati, attraverso cavi in
acciaio, alle putrelle longitudinali
posateincorrispondenzadellasezione
dimezzeriadellachiesa.
Cap.7Esempidirealizzazione 275
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Sistema di ritegno della parete

absidale
Sono rappresentate le operazioni in
corso con il cestello della piattaforma
Snorkel.

Cortile del Centro Ignaziano di


CulturaeSpiritualit
Lintervento stato effettuato
lavorando costantemente su
piattaforma Snorkel ad una quota di
circa 15 20 metri di altezza; vista la
difficile accessibilit della parete
absidale stato necessario, in ac
cordo con il MiBAC, posizionare la
piattaforma nelladiacente cortile del
Centro Ignaziano di Cultura e
Spiritualit.

Completamento dellintervento
sullapareteabsidale
Lintervento sulla parete absidale
completato da una struttura di
protezionedagliagentiatmosferici.
276 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Completamento

Vista dassieme dellintervento di
messainsicurezza.


Cap.7Esempidirealizzazione 277
7.2Interventiordinari

6.TEMPIREALIZZAZIONE,MEZZI,MATERIALIEUOMINIIMPIEGATI

Gliinterventisonostatieffettuatiincircaquattrosettimanesenzasoluzionedicontinuit.Grazie
al coordinamento fra DTS e ROS dei VVF e tecnici del MiBAC si sono potute prendere decisioni
tecnicamentecoordinateintempirapidi.
Ilpersonaleimpiegatoperlesecuzionedellintervento,eracostituitodasquadrediVigilidelFuoco
della Provincia Autonoma di Trento e, per i lavori in quota, da squadre di Vigili del Fuoco SAF
provenientidallaLiguriaedalleMarcheperuntotaledicirca15persone(compresiDTSeROS)e
senzalausiliodipersonaleesterno.
Imezziusati,sonostati:
autoscalaconsviluppodi30metri;
piattaformacollegataadunbracciosuddivisointrepezzimedianteduesnodi,dettaSnorkel,
conunestensionedi34metri;
piattaformaaerea;
gru da cantiere del tipo a torre, noleggiata a freddo (ossia condotta direttamente dal
personaleVVF),consbraccioda50metri.
Lapresenzadiunsimileparcomezzitestimonialacomplessitelimportanzadellintervento.

278 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

7.MIGLIORAMENTOEGENERALIZZAZIONEDELLESOLUZIONI

Laparticolarecomplessitdelmonumentoedellinterventospecificamenteprogettato,sipresta
limitatamente al principio di standardizzazione. Ciononostante stato possibile trarre alcuni
spunti di riflessione utili allimplementazione di soluzioni progettuali adottate nel Vademecum
STOPperleopereprovvisionali.
Lintervento ha evidenziato diverse criticit operative che richiedevano lindividuazione di
soluzionieffettivamentepraticabili.
La prima criticit, superata in fase di esecuzione, riguardava il collegamento tra tiranti e graticci
lignei; in particolare la difficolt di forare la parete ed il graticcio con una punta da trapano
sufficientemente lunga, in modo accurato e rapido, stata bypassata mediante lintroduzione
della soluzione a due correnti in legno affiancati, su cui impostata la piastra capochiave del
tirante. Tale soluzione ha consentito di mettere a punto e sperimentare gli schemi realizzativi
proposti nella scheda STOPTA, relativamente alla soluzione TI (traverso con tirantatura diffusa
interna passante), con limpiego di un traverso formato da due correnti in legno e serraggio dei
tirantisupiastrecapochiavemetalliche.

SoluzioneTIdellaschedaSTOPTA.


Lasoluzionedicerchiaturacondoppiatirantaturaesternaimpostatasudoppiocorrenteinlegno,
realizzata sulla cella campanaria, stata utilizzata per la sperimentazione e messa a punto dalla
schedaSTOPTA,perquantoriguardalasoluzioneTL(traversocontirantaturalateraleesterna).

SoluzioneTLdellaschedaSTOPTA.


Cap.7Esempidirealizzazione 279
7.2Interventiordinari

SCHEDAINTERVENTO O4

MuradellaCitt

LAquilaTrattofraPiazzaleStazioneePortaRivera
DTS: Barbiero,Bolognese,Caputo,Cimmino,DeRosa,
DOdorico,Lucidi,Marchione,Paduano,Pagano,
Pascuzzi,Ponticelli,Rizzo,Saporito,Tarabini.
ROS: Arena,Basile,Chil,Curcio,Fotia,Jordan,Malaspina,
Menabreaz,Onnis,Pendini,Quattrone,Raschill,Rufolo
Squadre: VVFAlessandria,Aosta,Campobasso,Grosseto,
Padova,Torino,Udine.

1.INQUADRAMENTO
Le mura dellAquila rappresentano divisione e confine rispetto al centro citt; la parte di cinta
muraria oggetto della presente scheda quella compresa tra Piazzale Stazione e Porta Rivera,
lungoViaTancredidaPentima.
Lopera provvisionale di messa in sicurezza da parte dei Vigili del Fuoco ha interessato quasi
lintero sviluppo lineare delle mura prospicienti via Tancredi da Pentima, stimato in circa 320
metri, nonch Porta Rivera, una delle quindici porte che in origine interrompevano la cinta
murariaechecostituisceparteintegrantedellemuracittadine.
LAquila, dopo la totale distruzione operata da Manfredi, avvert il bisogno di un sistema
protettivo.
LiniziativadiunrecintomurariosidovaldinamismodiLucherinodaFirenze,ilcuinomenoto
per essere scolpito sulla Fontana della Rivera. Fu Capitano della citt dal 1272 al 1273. La
costruzione delle mura ebbe inizio nel 1272, ma le porte della citt almeno le principali
dovevanopreesistereaquelladata[].
Loperadeisuccessoriandpiuttostoarilento,esolonel1315,perordinedelReRoberto,furono
ripresiilavoriconritmoacceleratoeconlamobilitazionediunafolladicittadini.Nel1316mentre
eraCapitanoLeonedeCeccodiCascia,lacostruzioneebbetermine[].
Limponente costruzione muraria sub diverse vicende attraverso i secoli, a cominciare dal 1349,
quando fu danneggiata da un violento terremoto cos violento che quasi distrusse la citt, tanto
che i cittadini decisero di abbandonarla: se non lo fecero, si dov al prestigio e alla volont del
Conte Camponeschi. Con la citt furono riedificate le mura, le quali, ancora in ottimo stato al
tempo di Pico Fonticulano, incominciarono ad essere trascurate quando il sistema difensivo
divenneinservibile.[].
(fonteCECCHINIA.,LOPEZL.,LAquilacittdelnovantanoveG.TAZZIEditore,LAquila,2001)

280 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

2.SCENARIODIDANNO

CintaMuraria
Iltrattodicintamurariainoggettohapresentatodiversipuntiincuisisonoverificaticrolliparziali
e/ototalidimuraturacondistaccodeimaterialilapideicostituentilamatricedellamassamuraria.
In altri tratti, non interessati da crolli o distacchi evidenti, si sono manifestati fenomeni di
sconnessionetraglielementilapideiinformiedimodestedimensionicostituentilastruttura.
Si rilevato che il muro presenta unaltezza variabile stimata tra i 4 e i 6 metri. Lo spessore
anchesso variabile sia in funzione della quota rispetto al piano strada sia rispetto alla posizione
lungo Via Tancredi da Pentima, ma comunque stimato intorno al metro. La tipologia costruttiva
checaratterizzatalemanufattoquellatipicadellamuraturaasaccoincuidueopiparamenti
murari, che si elevano paralleli tra loro ma con scarso ammorsamento reciproco, concorrono a
determinarelospessorecomplessivodellasezionedimuratura.
Iltrattodicintamurariahaevidenziatounmaggiordissestosullatoprospicientelaviapubblicain
quanto,sullatoversoilcentrocitt,laquotaallabasedelmurostessorisultaindiversipuntipi
elevata, ben oltre un metro, rispetto alla quota stradale di via Tancredi da Pentima. Il muro
pertantosvolgeanchefunzionidisostegnorispettoalrilevatointernoallacintamuraria.

PortaRivera
IdissestisuPortaRiverasisonoevidenziatisullaparteesternadellastrutturaeinparticolaresulla
pregevoleparetecaratterizzatadaunarcoatuttosestorealizzatoinconcidipietrasquadratache
sonoingranpartecrollati,compresiglielementisoprastanti,finoallaquotadellerenidellarco.Il
crolloparzialehamessoinlucelamassamurariadiriempimentointernoallavoltacherisultata
discarsaqualitdalpuntodivistadelcontributostaticooffertoalmanufatto.
Lungo entrambi i piedritti presenti alla base della volta, e in parte sulla volta stessa, sono state
rilevatelesionilongitudinalidiffuseconsconnessionivisibilitraglielementiinpietrasquadratache
caratterizzanolaspettoesternodellaPortaRivera.
Leprincipalilesioniriscontrateinseguitoalleventosismicopossonoessereriassuntein:
crollocompletoditrattidellacintamuraria;
crollocompletodelparamentoesternodellemurasullatoversoviaTancredidaPentima;
lesioniesconnessionidiffusesullamatricemuraria;
spanciamentoincipientedellasezionemuraria;
crollodellapartesommitaledellarcoinpietrasquadratadiPortaRivera;
espulsione fuori piano di numerosi conci lapidei del paramento murario esterno di Porta
Rivera;
lesionilongitudinaliesconnessionidiffuse,confuoripianoincipiente,neglielementiinpietra
squadratacostituentilaparteesternavisibiledeipiedrittidiPortaRivera.
Cap.7Esempidirealizzazione 281
7.2Interventiordinari

Repertoriodeidanni
Dissestodellacintamuraria

Evidente crollo di interi tratti di
muratura lungo via Tancredi da
Pentima. La foto mostra la parte
prospicienteledificio,denominatoex
Mattatoio.
evidenziata in tratteggio rosso la
parte del muro rappresentata in
dettaglionellaimmaginesottostante.

Sezionedimuratura
Risultaevidentecheilmuroinrealt
costituito da tre distinti paramenti
murari di spessori pressoch
equivalenti e scarsamente ammorsati
traloronellatipicaconformazionedel
muroasacco.
Gli elementi costituenti la muratura
sono pietre informi non squadrate di
modeste dimensioni legate tra loro
conmaltediscarsaqualit.

Dissestodellacintamuraria
Crollo della porzione superiore di
muratura e di parte del paramento
murario esterno su via Tancredi da
Pentima,inprossimitdellazonadove
ubicato ledificio denominato
IstitutodiPosturologia.
Altri tratti di cinta muraria, pur non
caratterizzati da crolli, presentano
segni di sconnessione nella matrice
muraria con evidenze di incipiente
spanciamento.
282 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Repertoriodeidanni
DissestodellaPortaRivera

Dissesto del paramento murario
esterno della Porta Rivera con crollo
dei conci lapidei dellarco fino alla
quotadellereni.
Il crollo del paramento lapideo
esterno mette in evidenza la scarsa
qualit della parte di massa muraria
soprastante la volta e racchiusa
allinternodellaPortaRivera.

DissestodellaPortaRivera
Espulsione fuori piano dei conci in
pietra squadrata costituenti gli
elementi dellarco e del soprastante
paramento murario. Si nota la
precarietdellingranamentofraconci
ematricemuraria.

DissestodellaPortaRivera
Sconnessione longitudinale diffusa
lungoipiedrittidellaPortaRiveracon
gli elementi lapidei che trovano una
nuova posizione di equilibrio
caratterizzata da un leggero fuori
piano.
Cap.7Esempidirealizzazione 283
7.2Interventiordinari

3.STRATEGIEDIINTERVENTOPERLAMESSAINSICUREZZA

Il progetto di massima degli interventi di messa in sicurezza del tratto di cinta muraria e della
PortaRiverastatomessoapuntodiconcertotraitecnicidelMiBACeifunzionariVVFdelNCP.
Perquantoriguardalacintamuraria,lasceltastataquelladiinstallaredelleopereprovvisionali
applicandoglistandarddelVademecumSTOP,condellepuntellaturediritegnoditipoR2subase
dappoggio.
In particolare si sono utilizzate entrambe le possibilit contemplate nelle schede STOPPR,
realizzandopuntellimultiplisiadeltipoafasciconvergenticheafasciparalleli.

Per quanto riguarda Porta Rivera, la scelta progettuale sostanzialmente ricaduta su quanto
propostonelVademecumSTOPrelativamentealla centinatura inlegnodiarchievolte(STOP
SV)conlopzionecostruttivaapassaggioaperto.
284 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

4.ANALISISCENARIOOPERATIVOEPIANIFICAZIONEINTERVENTO

Loscenariodinterventononevidenziavaparticolaricriticitdalpuntodivistadellasicurezzadel
personaleVVFseconfrontatoconaltriinterventidimessainsicurezzadiedificioaltrestrutture
pericolantinellacittdellAquilaenelterritoriodellaprovincia.
Larea oggetto dellintervento interessava la quasi totalit della cinta muraria, compresa Porta
Riveraconsiderataparteintegrantedellemurastesse,lungoviaTancredidaPentimache,proprio
inseguitoalleventosismico,statachiusaaltrafficoautomobilisticoperpossibilicrollidiparte
dellacintaodisingolielementilapidei.
Tenutocontocheloperaprovvisionalediritegnoavrebbeoccupatolacorsiaadiacenteallemura
cittadine, si deciso di operare con mezzi e attrezzature sulla corsia stradale esterna alla cinta.
Questo avrebbe garantito, a lavori finiti, la percorribilit in sicurezza della strada, anche se a un
solosensodimarcia.

Planimetriadellazonainteressatadallintervento(ArchivioNCP).

Considerati i tempi necessari per la realizzazione dellintervento (non meno di 2 mesi), risultava
necessariaunapianificazionedellemodalitditurnazionedelpersonale(squadreVVF,DTSeROS),
chesisarebbedovutoavvicendarenellarealizzazionedellopera.
Cap.7Esempidirealizzazione 285
7.2Interventiordinari

5.REALIZZAZIONEINTERVENTO

La realizzazione dellopera di messa in sicurezza si inizialmente concentrata sul reperimento e
stoccaggio,pressolareadiintervento,delmaterialeligneo,dellaferramentaedelleattrezzature
necessarie allassemblaggio dei puntelli. Quantitativo e tipologia del materiale necessario sono
statidedottidirettamentedalleschedeSTOPchehannoconsentitodidelineareinmanierachiara
eprecisalemodalitdirealizzazionedelloperaprovvisionale,rendendofacile,diconseguenza,la
redazionedelcomputodeimaterialinecessari.
LaforniturainoperadeimaterialiedelleattrezzatureavvenutaperiltramitedelleUCL,nonch
con il fondamentale supporto del carro crolli del Comando di Torino. Ci ha garantito una
regolareecontinuadisponibilitdimaterialee/oattrezzature,evitandomomentidifermolavori.
La realizzazione avvenuta seguendo le indicazioni del Vademecum STOP. La possibilit di
disporre di standard condivisi da tutto il personale operante ha enormemente facilitato il
passaggio di consegne tra le varie squadre che si sono avvicendate. Nei due mesi necessari al
completamentodelloperasisonoalternatiben14DTSealtrettantiROSchehannooperatocon
squadre provenienti da diversi Comandi. Ciononostante, il risultato finale della puntellatura
realizzata non mette in evidenza difformit e/o modalit costruttive diverse legate a tali
avvicendamenti.
NellenumeroseriunionisvoltetraitecnicidelMiBACeifunzionariVVFdelNCPperlavalutazione
dellostatodiavanzamentodeilavori,nonsiapportatanessunavarianteomodificasignificativa,
rispettoalledeterminazioniprogettualiinizialmentedefinite.
286 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Realizzazione della puntellatura di

ritegno
Nella foto mostrata la fase
realizzativa dellopera provvisionale
che ripropone, in maniera pressoch
fedele e ripetuta, la puntellatura di
ritegno su base di appoggio con
puntoni convergenti denominata R2,
realizzatainteramenteinlegno.
Iltrattoinprimopianorappresentala
zona che precede, arrivando da
PiazzaleStazione,lingressoalIstituto
diPosturologia.

Realizzazione della puntellatura di


ritegno
In figura si evidenzia la
contemporaneit delle diverse fasi
costruttive che portano al
completamento dellopera. Mentre si
posano le controventature di alcuni
puntelli,siprocedeconlassemblaggio
deinuovipuntoni.

Visione finale di un tratto di


puntellaturagicompletata
Vistadelloperaafinerealizzazionesul
tratto che dalla zona ingresso al
Istituto di Posturologia prosegue
fino allarea antistante ledificio
denominato Ex Mattatoio in cui si
notano in primo piano i puntelli
multipliapuntoniparalleli.
Cap.7Esempidirealizzazione 287
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
Predisposizione delle basi dei

puntelli
Si noti come numerosi elementi di
base della puntellatura siano stati
posizionati sul piano stradale a
interassediprogettoegipredisposti
per lassemblaggio dei puntoni
convergentialfinedirealizzareilnodo
costruttivoallabasedelpuntello.

Prosecuzione dellassemblaggio
dellapuntellatura
Lostatodiavanzamentodeilavoricon
il posizionamento dei traversi
superiori, dei controventi e dei
rompitratta.
Il tratto mostrato nellimmagine
quello compreso tra la zona ingresso
al Istituto di Posturologia e il
PiazzaleStazione.

Visione finale di un tratto di


puntellaturacompletata
Vistadelloperaafinerealizzazionesul
tratto descritto nella precedente
immagine.
Si evidenzia come lopera
provvisionale,realizzatadanumerosie
diversi Vigili del Fuoco provenienti da
pi Comandi Provinciali dItalia, con
fasi realizzative effettuate in tempi
diversi raggiunga un elevato standard
diuniformitesecutiva.
288 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

Fasirealizzative
OpereprovvisionaliPortaRivera

Lintervento per la messa in sicurezza
di Porta Rivera nelle prime fasi di
realizzazione.
Lazione di ritegno iniziata a partire
dal piedritto non in linea rispetto al
sistemadicintamurariadicuilaPorta
parteintegrante.

Visionefinaledellopera
La realizzazione completa dellopera
provvisionalemostracomesitrovata
la giusta soluzione alle esigenze
statiche di sostegno degli elementi
costitutivi della Porta Rivera e alla
possibilitdiusufruire,almenoconun
passaggio pedonale, della Porta
stessa.
stata, infatti, realizzata una
puntellatura di ritegno su base
dappoggio con puntoni paralleli per i
piedrittiecentinaturadellavolta.

Particolaredellacentinatura
Nella foto si possono apprezzare
alcunidettaglidellacentinaturalignea
asostegnodellavolta.
Il lato della Porta rappresentato
quellointernoallacintamurariachesi
affaccia verso la contigua e famosa
Fontanadelle99Cannelle.
Cap.7Esempidirealizzazione 289
7.2Interventiordinari

6.TEMPIREALIZZAZIONE,MEZZI,MATERIALIEUOMINIIMPIEGATI

Gliinterventiprovvisionalidimessainsicurezzadellacintamurariasonostatirealizzatinelperiodo
compresotrail1agostoeil9ottobre2009,ovveroinunarcoditempodipocosuperioreaidue
mesi lavorativi. Periodo questo sufficientemente lungo se si pensa alla semplicit esecutiva
delloperadipuntellamentomacongruoserapportatoallosviluppolinearedellinteraoperache
hainteressatoquasilinteraviaTancredidaPentimapercirca320metrilineari.
LamessainsicurezzaepuntellaturadellaPortaRiverastatainvecerealizzatainpocomenodi
duesettimanelavorativeeprecisamentedal13giugnoal25giugno.
Il personale impiegato e coinvolto nella realizzazione dellintervento stato numeroso con
provenienza da diversi Comandi Provinciali tra cui Alessandria, Aosta, Campobasso, Grosseto,
Padova,Torino,Udine.TraiFunzionariTecniciintervenutisicontano14diversiDTSe13diversi
ROS.
Considerate le caratteristiche dellopera eseguita, non sono state utilizzate squadre di Vigili del
Fuoco SAF e non stato necessario impiegare mezzi speciali quali autoscale, piattaforme aeree,
gru,snorkel,mastatosufficientericorrereaicarricrollimessiadisposizionedaalcuniComandi
eadattrezzatureperlalavorazionedellegno,qualimotoseghe,seghecircolariabanco,trapani,
ecc.

DislocazionedellesquadredeiVigilidelFuocooperantialladatadel15agosto2009(ArchivioNCP).


290 Cap.7Esempidirealizzazione
7.2Interventiordinari

7.MIGLIORAMENTOEGENERALIZZAZIONEDELLESOLUZIONI

Lopera, che si caratterizza per la semplicit della soluzione progettuale, per lestensione e per i
tempinecessariperlasuarealizzazione,benesiconiugaconilprincipiodistandardizzazioneche
staallabasedellaschedaSTOP.
LoperarealizzataevidenziacomeunacorrettaapplicazionedelleprocedureSTOPpossaportarea
risultatisoddisfacentisoprattuttoquandonecessariounpassaggiodiconsegne,ancheripetuto,
traoperatoridiprovenienzediverse.
Da questo caso specifico di applicazione delle schede puntellatura di ritegno in legno e
centinaturainlegnodiarchievolte,utilizzatenellaloroversionesemidefinitiva,nonemersa
lesigenza di apportare modifiche o implementazioni, confermando, nella sostanza, contenuti e
validitdellimpostazionemetodologica.
Cap.7Esempidirealizzazione 291
7.3Interventicomplessi

7.3 Interventicomplessi
SchedaC1PoggioPicenze(AQ).ChiesadiSanFeliceMartire.
SchedaC2LAquila.ForteSpagnolo.
Scheda C3 LAquila. Chiesa di Santa Maria del Suffragio o delle Anime
Sante.
Cap.7Esempidirealizzazione 293
7.3Interventicomplessi

SCHEDAINTERVENTO C1

ChiesadiSanFeliceMartire

PoggioPicenze(AQ)

Supervisione: Grimaz.
DTS: Maiolo.
Squadre: VVFToscana.

1.INQUADRAMENTO
LachiesadiSanFeliceMartiresituatanelpaesediPoggioPicenze(AQ),inPiazzaGiovanniXXIII,
asoli14kmdalcentrodellAquila.
Sitrattadiunedificiorimaneggiatoneisecoliincuispiccanoilgrandetamburo,postoallincrocio
tranavatacentraleetransetto,elatorrecampanaria,realizzataconmaterialelapideoinconcie
postainaderenzaallatosinistrodellachiesa.
Nellarearetrostantelachiesa,lungoildecliviodelpromontoriosucuieretta,trovacollocazione
ilcimitero.
Lubicazionedellachiesa,dinotevoleeffettoperlaposizionefortementepanoramicachesovrasta
il centro storico del paese da cui dista poche centinaia di metri permette di osservare
distintamentelaconcaaquilana.
LachiesaparrocchialededicataalPadronodelPoggioS.FeliceM.unvantoeunsimbolocheha
caratterizzatolastoriadelpaese.Ilsuoprimonucleosorseintornoallametdel XVsecolo;sub
gravidanniinseguitoalterremotodel1762mafusubitoricostruitaeampliata.Lasuafacciatain
pietradeltardo500statarestauratadefinitivamentenel1870conpietralocale.L'internoatre
navatedivisedacolonne,ilsuostilebaroccoclassico,glialtari,lestatueelepitturedivariopregio,
rendono interessante la visita al sacro edificio. L'altare di maggior richiamo del secolo XVI
dedicato a S. Giovanni; un bel lavoro rinascimentale dovuto al maestro Rocco Di Tommaso da
Vicenza.
(fonte:www.comunepoggiopicenze.it)

294 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

2.SCENARIODIDANNO

IdanniprincipaliriscontratisullachiesadiSanFeliceMartireprovocatidalsismasonoconsistitiin:
disgregazioneparzialediduepiedrittidellacellacampanariaconconciinfasediespulsione;
crolloparzialedellacupolasullatoestdeltiburio;
ribaltamentodellafacciata,particolarmenteaccentuatosullatodestro;
crollinellevoltedeltransettodellanavatacentraleedellenavatelaterali.

Cellacampanaria
Sulla cella della torre campanaria erano ben evidenti segni di disgregazione dei due piedritti di
destra(anterioreeposteriore)conlespulsionedeiconcilapideidelparamentoesternoportante.
Il movimento generato da tale dissesto ha altres determinato labbassamento della struttura di
coperturadellatorrecampanariaincorrispondenzadeipiedritti.

Facciataprincipale
La facciata principale presentava da una deformazione fuori piano con collasso di porzione del
rivestimentolapideodellapartesommitaledestraelespulsionedellarchitraveedeirelativistipiti
in corrispondenza del portale di destra. Erano altres evidenti piccoli movimenti despulsione di
variconcidirivestimentoinpietra,accentuatisullatodestrodellafacciata.

Tiburio
Si registravano evidenti lesioni di taglio sulla struttura del tamburo della cupola con crollo della
stessa in corrispondenza del lato est del tiburio. Crolli interni erano inoltre evidenti in
corrispondenzadellevoltedeltransetto,siadellanavatacentralechediquellelaterali.Altricrolli
sono stati segnalati in corrispondenza della tamponatura dambito sottostante il primo arco
perimetraledidestraove,allinterno,situatounaltarelaterale.
Lesionidataglioedistacchideirivestimentirisultavanopresentilungotuttalastruttura,mentresi
rilevavano,nellecolonne,segnidischiacciamentoconespulsionealpiede.

CasaCanonica
Sul lato destro della chiesa, arretrata rispetto al fronte principale, ubicata labitazione del
sacerdote.Intalezonaerapresenteunimportanteilquadrofessurativoenotevolidanniinterni,
concrolliparzialidellemuratureeseriodanneggiamentodellescale.
Cap.7Esempidirealizzazione 295
7.3Interventicomplessi

Repertoriodeidanni
Dissestoallacellacampanaria

Disgregazione dei piedritti di destra
dellacellacampanaria.

Dissestoallacellacampanaria
Disgregazione del piedritto anteriore
destro della cella campanaria con
conciinfasediespulsione.

Dissestoallacellacampanaria
Limmagine, scattata in quota, mette
in evidenza il forte fuori piombo
dovuto allespulsione dei conci in
pietra costituenti gli elementi
strutturalideipiedritti.
296 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

Repertoriodeidanni
Facciataprincipale
Deformazionefuoripianoconcollasso
di porzione del rivestimento lapideo
della parte sommitale destra ed
espulsionedellarchitraveedeirelativi
stipitidelportaledidestra.

Facciatalateraledestra
Crollo in corrispondenza della
tamponatura dambito sottostante il
primo arco perimetrale di destra.
Dallimmagine risulta altres evidente
il distaccoper rotazione della facciata
principale rispetto a quella laterale
destra.

Tiburio
Crolloparzialedellacupolasullatoest
deltiburio.
Cap.7Esempidirealizzazione 297
7.3Interventicomplessi

Repertoriodeidanni
Dissestiinterni
Crolli interni in corrispondenza della
cupoladeltransetto.

Dissestiinterni
Crollo interno in corrispondenza delle
voltedeltransettodidestra.

Dissestiinterni
Lesioni da taglio e distacchi dei
rivestimenti risultano presenti lungo
tuttalastruttura.
298 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

Repertoriodeidanni
Dissestiinterni
Evidenza di lesioni in corrispondenza
delbracciosinistrodeltransetto.


Dissestiinterni
Evidenza di lesioni allinterno della
facciata principale, in corrispondenza
delportaledidestra.

Canonica
Evidente quadro fessurativo da taglio
incorrispondenzadellacanonica.
Cap.7Esempidirealizzazione 299
7.3Interventicomplessi

3.STRATEGIEDIINTERVENTOPERLAMESSAINSICUREZZA

Il progetto di massima per la messa in sicurezza della chiesa di San Felice Martire, stato
elaborato dai tecnici del MiBAC di concerto con i tecnici NCP. Il progetto prevedeva due fasi
distinte:
1. messainsicurezzadellatorrecampanaria;
2. puntellamentodellatodestrodellafacciataprincipale.
Nellapresenteschedasidescrivesololamessainsicurezzadellatorrecampanaria.
Lintervento di messa in sicurezza era stato inizialmente impostato secondo le seguenti fasi
operative:
1. applicazione, nelle zone crollate, di poliuretano a spruzzo o malta idraulica per arrestare la
disgregazioneeildilavamentodellamuratura;
2. cerchiaggiodeipiedritticonelementiverticaliligneida10cmefasceinpoliestere;
3. realizzazionedicentinenelle4aperturedellacellacampanariaconelementiligneida10cm
distanziatitralorodi2030cmeadattatiallasezionedelpiedritto;
4. incorrispondenzadeiduepiedrittimaggiormentedanneggiati,applicazionesullesternodiun
doppiotavolatodallospessoredi5cmecerchiaturadellacellacontrefascedipoliestere;
5. applicazionedicuneiinlegnonellezonedellacellacampanariadoveiconcirisultavanofuori
dallapropriasedeepericolanti;
6. numerazionedeiconcidegliangolisud;
7. smontaggio della copertura della cella campanaria e dei due piedritti danneggiati in modo
gravenonchdellecampane.
Linterventoinizialmenteipotizzatostatoperoggettodisostanzialimodificheincorsodoperaa
causa dellaggravamento delle condizioni di danno provocato dalle continue scosse sismiche. In
unasolanottestatoinfattiregistratounabbassamentodellapartesommitaledellacelladicirca
un centimetro, con un peggioramento delle condizioni di instabilit del piedritto per la spinta
orizzontalegeneratadauncaricoverticalesquilibrato.Sullabasedivalutazionisulcampodaparte
deitecniciNCPeMiBAC,sioptatoperprocederecomesegue:
1. applicazione, nelle zone crollate, di poliuretano a spruzzo per arrestare la disgregazione e il
dilavamentodellamuratura;
2. cerchiaggiodeiduepiedrittisinistriconlistelliinlegnoefasceinpoliestere;
3. confinamentodellaporzionedelpiedrittoanterioredidestraconfasceinfibradicarbonioe
resinaepossidica,applicatenellaporzionedimuraturaavista;
4. realizzazione delle centine in tutte le aperture della cella campanaria con elementi metallici
telescopiciverticaliecentinapienalignea;
5. consolidamento della muratura disgregata dei due piedritti maggiormente danneggiati con
maltafibrorinforzatapostainoperaadistanza;
6. applicazione di un doppio tavolato dello spessore di 5 cm sui due piedritti maggiormente
danneggiatiecerchiaturadellacellacampanariacontrefascedipoliestere;
7. cerchiaggio dei due piedritti della cella campanaria maggiormente danneggiati da realizzarsi
construtturaingiuntotuboanzichcondoppiotavolatoecerchiaturadellacellacampanaria
con4fascedipoliesterecoscomeinizialmenteprevisto.

300 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

EstrattodelloschemadiinterventorichiestoaiVVFdalMiBAC

Ipotesidinterventoiniziale:

Cerchiaggiodeipiedritticonelementiverticaliligneida10cmefascedipoliestere(ArchivioNCP).

InterventomodificatodiconcertoconitecniciNCP:

Pos.1Fasciaverticalealdisopradelconcioespul Pos.4Fasciaverticalesullospigolosuperiore.
espulso,latosinistro. Pos.5Fasciaverticalesullospigoloinferiore.
Pos.2Fasciaverticalesullatodestro. Pos.6Fasceverticalisullatodestro.
Pos.3Fasciaverticalesullatosinistrosottoilcon Pos.7Fasceverticalisullatosinistro.
cioespulso.
Confinamentodellaporzionedelpiedrittoanterioredestroconfasceinfibradicarbonioeresinaepossidica
applicatenellaporzionedimuraturaavista(ArchivioNCP).
Cap.7Esempidirealizzazione 301
7.3Interventicomplessi

Realizzazionedicentinenelleaperturesinistraeposterioredellacellacampanaria
conelementimetallicitelescopiciverticali(ArchivioNCP).

302 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

4.ANALISISCENARIOOPERATIVOEPIANIFICAZIONEINTERVENTO

Le condizioni di danneggiamento del fabbricato, e in particolare del campanile, hanno richiesto
unadelimitazionedellarea;taleoperazionerisultatarelativamentesemplicetenutocontodella
posizioneisolatadellachiesa.Linteraareastatadelimitatacontransennemetallichealfinedi
perimetrarelazonadilavoroeinterdirelaccessoallepersonenonautorizzate.
Gli interventi di messa in sicurezza richiesti dal MiBAC per la torre campanaria evidenziavano
situazioni di criticit che si accentuavano progressivamente a seguito del continuo susseguirsi di
scosse.LeoperazionidaeffettuarsidapartedeiSAFeranoresesemprepiproblematicheacausa
dei continui abbassamenti della struttura di copertura dovuti ai movimenti indotti dagli after
shocks.
Per la medesima ragione, fin da subito, stata esclusa la possibilit di poter operare allinterno
della cella campanaria, e si optato per lesecuzione di tutte le operazioni dallesterno, con
autogrueautoscalaeconlegaranziedisicurezzasoprarichiamate.
Il raggiungimento di condizioni di equilibrio estremamente precario della cella campanaria, ha
indottoamodificarelatipologiadiintervento,inmododagarantireunadeguatasicurezzadegli
operatori. Il collasso del piedritto maggiormente danneggiato avrebbe prodotto un crollo
dellintera cella campanaria con successivo impatto sulla copertura della chiesa. Il livello di
precarietraggiuntoelaprevisionedelmeccanismodicollassononfornivanomarginidisicurezza
sufficientiperattuarealcuntipodiinterventodallatochiesa.
Si quindi proceduto con una ripianificazione delle operazioni in quota prevedendo lutilizzo
contemporaneodidueautomezzi:unaautoscaladeiVVFtoscaniconsviluppoda30m,collocata
longitudinalmenterispettoallafacciatalateralesinistradellachiesaeunaautogruanoleggioda
70 tonnellate, con braccio di 37 m pi ulteriori 10 m garantiti dal falcone di allungamento,
collocatatrasversalmenterispettoallastessafacciatamaubicatainposizionearretrata.
Alloperatoreinquotasullautoscalastatodemandatoildelicatocompitodiverificare,durantele
operazionidimessainsicurezza,lastabiliteimovimentidellastruttura,nonaltrimentivalutabili,
soprattuttodaterra.
Aitreoperatorivincolatiallapiattaformacollegataallagrustatoinvecedemandatoilcompito
dellesecuzionedeilavoridimessainsicurezza.Lapiattaforma,realizzatadirettamentesulposto
con tubi metallici da ponteggio (sezione quadrata da 1.80m x 1.80m) e tavolato da cantiere,
stata anche dotata di una struttura (sempre in tubi metallici e tavolato) di irrigidimento e di
protezionedaeventualecadutadimaterialedallalto.
Durante le delicate operazioni di posa della fibra di carbonio, operazioni per le quali risultava
necessariounavvicinamentodellapiattaformaallatorre,conunabbassamentoallimitediquella
che poteva essere la zona di possibile collasso della struttura di copertura del campanile, sono
state anche predisposte due funi di sicurezza (chiamate venti), direttamente vincolate alla
piattaformaeazionatedaaltrettantioperatori,conlintentodiallontanarerapidamente,incasodi
necessit, la piattaforma dal cono di ricaduta. Infatti, tutti i movimenti delle volate dellautogru
risultavano di per s molto lenti e non in grado di garantire, vista la delicata situazione, la
necessariasicurezzaoperativaperilpersonaleimpegnato.
Le continue misurazioni effettuate con attrezzature da cantiere alla ripresa e chiusura dei lavori
evidenziavano abbassamenti della struttura di copertura (il cui peso stimato era di circa 50
tonnellate)rispettoaipiedrittianterioridellacellacampanariavariabilidaqualchemillimetroad
uncentimetroalgiorno.
Cap.7Esempidirealizzazione 303
7.3Interventicomplessi

5.REALIZZAZIONEINTERVENTO

Fasioperativedellamessainsicurezzadellatorrecampanaria.
Lintervento di messa in sicurezza della torre campanaria, cos come modificato a seguito
dellaggravarsidelquadrodidanneggiamento,siarticolatonelleseguentifasioperative:
a)applicazionedipoliuretanoespansoaspruzzo;
b)cerchiaggiodeipiedrittidellatosinistro;
c)confinamentodelpiedrittoanterioredestroconfasceinfibradicarbonio;
d)consolidamentodellamuraturadeiduepiedritticonmaltafibrorinforzata;
e)centinaturadelleaperturesinistraeposterioredellacellacampanaria;
f) cerchiaggiodellacellacampanaria.

Preliminarmente a tutte le operazioni si proceduto allallestimento dellarea operativa con la


predisposizioneditutteleattrezzatureedeimaterialinecessariperleffettuazionedeilavori.

a)Applicazionedipoliuretanoespansoaspruzzo.
Per impedire il dilavamento e lulteriore disgregazione del materiale lapideo scarsamente
consistenteedisaggregatosiprocedutoapplicandoaspruzzodelpoliuretanoespansonellezone
delcrollo,agendoadistanzadallapiattaformamovimentatadallautogru.

b)Cerchiaggiodeipiedrittidellatosinistro.
Ilcerchiaggiostatorealizzatoconfasceinpoliesteretirantatesusupportiligneirealizzatiaterra
ecollocatiincorrispondenzadellacellacampanaria.Intuttiipuntiincui,acausadellanotevole
irregolarit dei conci lapidei delimitanti la superficie, si riscontrata una cattiva aderenza dei
supporti lignei realizzati per il passaggio e la messa in trazione delle fasce, si proceduto con
unapposita sagomatura del legname. Con lausilio della piattaforma vincolata allautogru e
dellautoscalasiprocedutoallostendimentoealtensionamentodellefasce.

c)Confinamentodelpiedrittoanterioredestroconfasceinfibradicarbonio.
Loperazionepidelicatasicuramentestataquelladelposizionamentoavistadellefascedifibre
dicarboniointrisediresinaepossidicasecondoloschemaconcordatoconitecniciMiBAC.
Propriolecondizionioperative(aridossodelleventualeconodicadutadellacellacampanaria)ele
difficoltoggettivediapplicazionedelprodotto(legateallesigenzadimantenersiadistanzadalla
cella campanaria), da combinare con i tempi ristretti a disposizione (45 minuti massimi per la
polimerizzazionedellaresina),hannorichiestounparticolarecoordinamentoeunelevataabilit
da parte del personale. Al fine di consentire la realizzazione dellintervento nei tempi
programmati, si proceduto ad effettuare preventivamente delle prove di preparazione del
prodotto,dapprimaaterraepoisullapiattaforma.Ancheinquestocasoleoperazionisonostate
svolteoperandodallesternoconlausiliodellapiattaformavincolataallautogruedellautoscala.

d)Consolidamentodellamuraturadeiduepiedritticonmaltafibrorinforzata.
Loperazione, compiuta sempre operando dalla piattaforma vincolata allautogru, si resa
necessaria per consolidare il materiale lapideo fortemente disaggregato, localizzato in
corrispondenza dei due piedritti di sinistra. La malta bicomponente fibrorinforzata ad elevata
304 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

duttilit stata spruzzata in opera dopo unoperazione di rapida preparazione del supporto
lapideo.

e)Centinaturadelleaperturesinistraeposterioredellacellacampanaria.
Lacentinaturadiduedellequattroaperture(sinistraeposteriore)avvenutasenzapoteroperare
dallinterno della cella campanaria. La sagomatura degli archi in legno avvenuta a terra e ha
richiesto sostanziali modifiche proprio a causa delle notevoli irregolarit delle superfici delle
aperture.Ancheilposizionamentoelospessoramentodeglielementimetallicitelescopiciverticali
sono avvenuti operando dallesterno con lausilio della piattaforma vincolata allautogru e
dellautoscala.

f)Cerchiaggiodellacellacampanaria.
Lultimaoperazionecompiutasullacellacampanariastatailcerchiaggiodellastessapreceduta
dalposizionamento,incorrispondenzadeiduepiedrittimaggiormentedanneggiati,diundoppio
tavolatodallospessoredi5cm.
Considerato che lapplicazione della malta bicomponente ha impedito il crollo del materiale
lapideo, il cerchiaggio della cella campanaria, dapprima previsto con fasce in poliestere a
contenimentodellastrutturalignea,statosostituitoconunastrutturaintubogiunto.
Cap.7Esempidirealizzazione 305
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Cerchiaggiodeipiedrittidisinistra

Cerchiaggiorealizzatosuiduepiedritti
attraverso limpiego di fasce in
poliestere tirantate su supporti lignei
resi aderenti ai conci lapidei
delimitanti la superficie della cella
campanaria.

Confinamento del piedritto


anteriore destro con fasce di fibra
dicarbonio
Operazioni di posa della fascia di
carbonio dalla piattaforma collegata
allautogru con 37+10 m (braccio pi
falcone) completamente sviluppato al
finedipoteroperaredazonasicura.

Confinamento del piedritto


anteriore destro con fasce di fibra
dicarbonio
Operazionidistendimentodellaresina
epossidica sulle fasce di fibra di
carbonio appoggiate sui conci lapidei
dellacellacampanaria.
306 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Confinamento del piedritto
anteriore destro con fasce di fibra
dicarbonio
Si attuano le delicate operazioni di
controllo della stabilit dei conci
lapidei ad opera del personale dei
VigilidelFuocodirettamentevincolato
al gancio dellautogru da 70
tonnellate.

Confinamento del piedritto


anteriore destro con fasce di fibra
dicarbonio
La foto evidenzia lazione coordinata
durante lo svolgimento delle
operazioni attuata attraverso un
controllo costante di eventuali
movimentidellastrutturadapartedel
personale operante sullautoscala,
nonch le sicurezze (2 venti) di
collegamentoaterraperuneventuale
disimpegno demergenza della
piattaforma.

Confinamento del piedritto


anteriore destro con fasce di fibra
dicarbonio
Completamento delle operazioni di
applicazione delle fasce di fibre di
carbonio.
Cap.7Esempidirealizzazione 307
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Consolidamento della muratura

dei due piedritti con malta
fibrorinforzata
Completamento delle operazioni di
posa a spruzzo sui due piedritti di
sinistra, nella zona crollata, di malta
bicomponente fibrorinforzata ad
elevata duttilit, necessaria per
consolidare il materiale lapideo
fortementedisaggregato.

Cerchiaggiodellacellacampanaria
Lultima operazione compiuta sulla
cellacampanariastatailcerchiaggio
dellastessaconunastrutturaintubo
giunto.

Cerchiaggiodellacellacampanaria
N e l l a f o t o u n p ar t i c o l a r e
dellintervento di cerchiaggio
completato.
308 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

6.TEMPIREALIZZAZIONE,MEZZI,MATERIALIEUOMINIIMPIEGATI

Gli interventi di messa in sicurezza della torre campanaria sono stati effettuati in circa tre
settimane di lavoro (mese di maggio 2009), con una breve interruzione relativamente al solo
cerchiaggio della cella campanaria. Infatti, grazie al coordinamento e alla presenza pressoch
costante sul posto dei DTS dei VVF e dei tecnici MIBAC, si sono potute prendere decisioni
coordinateintempirapidi,necessarieaconsentireilcompletamentodellinterventononostantela
continuaevoluzionedeldissesto.
Il personale avvicendatosi per lesecuzione delle operazioni era principalmente composto da
squadre SAF dei Vigili del Fuoco della Toscana e, per i lavori in quota, da due operatori
dellautoscala, anchessi provenienti dalla Toscana. Il numero complessivo di personale presente
nonhamaisuperatole14unitVVF.
Imezziusatisonostati:
autoscalaconsviluppodi30metri;
gru da cantiere noleggiata a caldo (ossia con conduzione diretta di un operatore della
societdinoleggio)consbraccioda37metri(pialtri10mdifalcone).
Particolarmente complessa loperazione di posa delle fibre di carbonio e della malta
bicomponentefibrorinforzatacheharichiesto unadattamento dellapiattaformaalfinedipoter
collocareleattrezzaturenecessarieallosvolgimentodeilavori.
Cap.7Esempidirealizzazione 309
7.3Interventicomplessi

7.MIGLIORAMENTOEGENERALIZZAZIONEDELLESOLUZIONI

Linterventodescrittononrientratraquellistandard,siaperlaparticolaresituazionecontingente
in cui si dovuto operare che per la condizione di estrema precariet legata allevoluzione del
dissesto. Per questo stato necessario procedere con unapposita e attenta riprogettazione in
corsodopera,infunzionedellaggravarsideldanno.
Lecriticitaffrontateinfaseesecutivaeranolegatesoprattuttoallatipologiadeimaterialipostiin
opera per la prima volta da personale dei Vigili del Fuoco. Tali criticit sono state superate
attraversopreventivediprovedimpiegodeimaterialidapprimaaterraepoiinquota.
Linterventorealizzatocostituiscesenzadubbiounutileprecedentediapplicazionedimaterialie
prodotti moderni (fibre di carbonio, malte fibrorinforzate) in interventi tecnicourgenti da parte
delCNVVF.

Cap.7Esempidirealizzazione 311
7.3Interventicomplessi

SCHEDAINTERVENTO C2

IlForteSpagnolo

LAquilaVialeBenedettoCroce
CoordinatoreNCP:Cavriani.
DTS: Bellizzi,Bolognese,Caciolai,Caputo,Cimmino,DeVita,
D'Odorico, Fortucci, Lucidi, Mattiacci, Monzoni,
Panella,Ponticelli,Pozzi,Romolini,Saporito.
ROS: Bargagna, Briata, Corona, Gugliotta, Morandini,
Ottaviani,Prantl.
Squadre: SAFprovenientidatutteleregioni.

1.INQUADRAMENTO
IlForteSpagnolounapossentefortezzasitanelpuntopialtodellacittdellAquila,hapianta
quadratadilato130mehadeipoderosi,masnelli,bastioniangolari,aformadipuntadilancia,in
direzionedeiquattropunticardinali.
IlForteimmersoinunampioparco,dicuilaparterivoltaaOvest,versolaFontanaLuminosa,
adibita a giardino allitaliana. Intorno al Forte c un ampio fossato di difesa (di oltre 10 m di
profonditeoltre20mdilarghezza).
LaccessoallafortezzaavvieneattraversolafacciataprincipalepostanellatoSudEstmediante
un ponte di pietra a quattro arcate elevato nel 1846. Il portale daccesso, anchesso in pietra,
presentainsommitlostemmadiCarloV.
Il Forte fu eretto dal 1530 al 1567 durante la dominazione spagnola e fu pesantemente
danneggiatodurantelasecondaguerramondiale,perpoiessererestauratonel1951.
Purnonessendomaistatointeressatodaeventiparticolari.ilFortestatoideatoecostruitoper
scopimilitari,comerisultaevidentedalsuoaspettoausteroesoprattuttodalparticolaresistema
di collegamento, con strutture dette a orecchioni, dei quattro bastioni angolari con le mura.
Questo sistema, di avanzata architettura militare, consente il raddoppio delle bocche da fuoco,
conunaconseguentemaggiorecapacitoffensivaeperunapiefficacedifesa.Oltreaci,ogni
bastionestatocreatopersopportareedeviareeventualicannonatee,soprattutto,perresistere
autonomamenteaeventualiassaltidiinvasoripenetratiallinternodellafortezza.
IlfossatodelFortenonmaistatoriempitodacqua,aconfermadelsuomancatoutilizzocome
fortezzamilitare.
Lospessoredellamuraturaprincipalevadai10malpiedefinoai5mdellasommit.
AllinternodelFortecisonodiversiedificigidestinatiacaserme,prividiinteresseartistico.

(fonte:www.regione.abruzzo.it,www.tuttoabruzzo.it)
312 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

2.SCENARIODIDANNO

Idanniprincipaliprovocatidalsismadel6aprilesulForteSpagnoloconsistevanoin:
1. rotazionedellafacciatainterna(latocortile)delfabbricatoprincipaleconpernosuipilastridel
porticato,conspanciamentoetaglioorizzontaledeltamponamentosuperiore;
2. lesionidatagliodellemuraturedispinadelledificioprincipale(SE)ediquellonellazonaSO,
dovecstatolosfaldamentodellamuraturaesternaincorrispondenzadialcunechiavi;
3. cadutadipartedellafaldadellacoperturadelfabbricatoprincipale;
4. distaccoespostamentodelparapettoesternosulcamminamentolatoNE;
5. lesionidellavoltaabotteincorrispondenzadelloggiatodelprimopiano;
6. lesionidelleparetidispinadelledificiolatoSOeparzialecrollodelleparetidelsottotetto;
7. dannidiffusiaglialtriedificiconcrolloparzialedeidivisoriinterni.

Fabbricatoprincipale
I danni maggiori si sono riscontrati nel fabbricato principale. Sulla parte alta del fabbricato si
registratoilcrolloparzialedellacoperturaeilcedimentodigranpartedellesottostantimurature.
Oltreaci,tuttalaparetelatocortilehasubitounarotazioneversolesternocondistaccodagli
orizzontamentinellapartealta.Anchelavoltaabottedelloggiatodelpianoprimohasubitouna
lesionepertuttalasualunghezza,acausadellarotazionedellafacciata.Ipilastriallabaseditale
parete hanno svolto la funzione di cerniera per il movimento della stessa, con conseguente
lesionamento nella sezione trasversale e longitudinale. Nei pilastri centrali, il lembo inferiore
esternodellalesionestatosoggettoaschiacciamento.
Lo spigolo del fabbricato, in corrispondenza del bastione rivolto a Est, ha subito un parziale
distacco del paramento esterno. La scala principale stata interessata dal crollo della volta
superiore.Allinternolemuraturedispinahannosubitogravidannielesionioblique,accentuate
incorrispondenzadeivanidiattraversamento.

FabbricatolatoSudOvest
Ilfabbricatononriuscitoadassorbireleforzeorizzontalideterminatedalsisma,principalmente
acausadelladebolezzadelleparetiesterneportanti,deltipoasacco.Questehannosubitoun
distaccodallemuraturedispina,chehadeterminatosfaldamentoemartellamentonelpuntodi
innestoconimuridispinaeilparzialecrolloincorrispondenzadialcunechiaviesistenti.

Camminamenti
Iparapettideicamminamentihannoriportatodellelesioniorizzontaliallabasepergranpartedel
perimetro del Forte. Una porzione del parapetto esterno del lato NE si era staccata dalla linea
perimetraledeterminandocondizioniprecariediequilibrioconpericolodicadutafuoridallemura.

Localiinterni
Quasituttiilocaliinternichecompongonolafortezzasonostatidanneggiati,inparticolarequelli
oggetto di una recente riorganizzazione distributiva, soprattutto nelle zone di contatto tra
elementi edilizi disomogenei. Le pareti di spina dei fabbricati hanno generalmente subito un
danneggiamentodovutoasforziditaglioehannoalorovoltadeterminatoildanneggiamentoal
contattodellemuratureportantiesterneperrotturadegliammorsamenti.
Cap.7Esempidirealizzazione 313
7.3Interventicomplessi

Repertoriodeidanni
Dissestodelfabbricatoprincipale

Crollo parziale della copertura e
corrispondente cedimento di gran
partedellesottostantimurature.

Dissestodelfabbricatoprincipale
La parete lato cortile ha subito una
rotazioneversolesternocondistacco
dalcordolosuperiore.

Dissestodelfabbricatoprincipale
Lavoltaabottedelloggiatodelprimo
piano ha subito una lesione per tutta
lasualunghezza.
314 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

Repertoriodeidanni
Dissestodelfabbricatoprincipale

I pilastri posti alla base della facciata
interna hanno svolto funzione di
cerniera per la rotazione e lo
scorrimento della stessa, con
conseguente lesione obliqua sulle
facce laterali e orizzontale sulla faccia
interna.

Dissestodelfabbricatoprincipale
Nei pilastri centrali, il lembo inferiore
esterno della lesione (in basso a
sinistra) ha subito uno schiacciamen
to.

Dissestodelfabbricatoprincipale
La scala principale stata interessata
dalcrollodellavoltasuperiore.
Cap.7Esempidirealizzazione 315
7.3Interventicomplessi

Repertoriodeidanni
Dissestodelfabbricatoprincipale

Le murature interne di spina hanno
subitogravidanniesonobenevidenti
le lesioni oblique, accentuate in
corrispondenza delle aperture di
passaggio.

Dissestodelfabbricatoprincipale
Dissestoincorrispondenzadellangolo
del corpo di fabbrica soprastante il
bastionediLevante.

Dissesto del fabbricato interno sul


latoSudOvest
Le pareti esterne portanti, del tipo a
sacco, hanno subito una forte
disgregazione in corrispondenza delle
zone di congiunzione con lemurature
di spina e il parziale crollo in
corrispondenza di alcune chiavi
esistenti.
316 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

Repertoriodeidanni
Dissestodeicamminamenti
I parapetti dei camminamenti hanno
ruotato fuori piano, riportando una
lesione longitudinale per gran parte
delperimetrodelForte.Unaporzione
del parapetto esterno del lato Nord
Estsistaccatadallalineaperimetrale
minacciando il crollo verso il lato
esternodellemura.

Dissestodeilocaliinterni
Quasituttiilocaliinternideifabbricati
checompongonolafortezzasonostati
danneggiatidalsisma.

Dissestodeilocaliinterni
Un particolare danneggiamento
lhannosubitolepareticorrispondenti
alla pi recente riconfigurazione
interna degli edifici, con particolare
riferimento alle zone di congiunzione
traelementiedilizididiversatipologia.
Cap.7Esempidirealizzazione 317
7.3Interventicomplessi

3.STRATEGIEDIINTERVENTOPERLAMESSAINSICUREZZA

LestrategiediinterventoperlamessainsicurezzadellaFortezzaSpagnolasonoriconducibiliadue
fasi:
realizzazione di prime opere provvisionali necessarie per il recupero di beni storiciartistici
presentiallinternodellafortezza;
opereprovvisionaliperlamessainsicurezzadellepartipericolantidelledificio.
I primi interventi sulla fortezza prevedevano quindi la rimozione delle parti pericolanti e la
realizzazionedelleprimeopereprovvisionalinecessarieperilrecuperodeibenistoricieartistici
dapartedeinucleiSAF.
Sullabasedivalutazionidelquadrodidanneggiamentopresentenellevariepartidelfabbricato,i
tecniciMiBACincollaborazioneconquellidelNCPhannoconcordatounastrategiadiintervento
basatasullasequenzadioperazionidiseguitoriportata:
1. ancoraggio reciproco fra la facciata interna (lato cortile) e quella esterna delledificio
principale;
2. operedisostegnoincorrispondenzadelleapertureinterne;
3. rimozionedipartipericolantilungoicamminamentieneibastioni,concorrispondentiopere
provvisionalidisostegno,protezioneefissaggio;
4. rimozione delle macerie e messa in sicurezza della scala principale mediante opere di
sostegno;
5. impacchettamentodellapartealtadellafacciatainternadelcorpoprincipale;
6. fasciaturadeipilastridelledificioprincipaleversocortile;
7. puntellamentodellavoltadelloggiatoprincipaledelprimopiano;
8. rimozionedelmaterialedirisultadellaporzionedicoperturacrollatadelledificioprincipalee
realizzazionediunacoperturaprovvisoriaconrelativastrutturametallicadisostegno;
9. impacchettamento, mediante tirantature e contrasti, delledificio interno gi adibito a uffici
delMiBAC.

EstrattodelloschemainterventorichiestoaiVVFdalMiBAC

Messainsicurezzafabbricatointerno,paralleloalmuroSudOvest,
medianteimpacchettamentocontirantatureecontrasti(ArchivioNCP).
318 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

schema in sezione

PosizionamentodelgraticciorealizzatointuboquadroeposizionamentodelletraviHEA260
diancoraggioaitirantiincavodiacciaio20(ArchivioNCP).

Strutturadicontenimentodellemuraturemaggiormentedanneggiate
edisposizioneinsezioneepiantadelletravidicontrasto(ArchivioNCP).
Cap.7Esempidirealizzazione 319
7.3Interventicomplessi

Puntonidiriduzionedellosbalzodelletravieinzeppaturaconcuneodilegno
consuccessivaapposizionedelletavolelignee(ArchivioNCP).

EstrattodelverbaleNCPconvariantealprogetto
perlarealizzazionedelsistemaditrattenutaesterno(ArchivioNCP).
320 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

4.ANALISISCENARIOOPERATIVOEPIANIFICAZIONEINTERVENTO

Tenutocontodellecondizionididissesto,lareadiinterventostatainterdettaallaccessodituttii
nonaddettiailavori,consorveglianzadapartedellEsercito.
LeprimeazionicondottedalpersonaledeiVigilidelFuocosonostatefinalizzateallabonificadelle
parti pericolanti, alla protezione degli operatori mediante opere provvisionali di copertura del
passaggio attraverso lingresso al Forte e allesecuzione di opere interne di contrasto per
consentirealpersonaledieffettuarelosmassamentodellagranquantitdimaterialecadutosulla
scalaprincipale.
Parallelamentesiresanecessarialarealizzazionedelleoperedimessainsicurezzadeilocalinei
quali era previsto il passaggio dei tiranti per ancorare la facciata interna a quella esterna del
fabbricatoprincipale.
Lamessainsicurezzadelfabbricatoposizionatoallinternodelcortile,lungoilmuroperimetraledi
SOstatasubordinataallamessainsicurezzadelfabbricatoprincipale.
Acausadellecondizionidilavoroestremedalpuntodivistadellasicurezza,perpoterintervenire
allinterno del fabbricato stata prevista la realizzazione di una via di fuga verso il cortile, in
prossimit della scala resa inagibile dal crollo della volta, sfruttando in parte un ponteggio
provvisorio esistente. Dette operazioni, come pure quelle da effettuarsi sulla facciata principale
delForte,necessitavanodellinterventodisquadreSAF.
La permanenza del personale allinterno del fabbricato stata limitata al minor tempo
indispensabileperleffettuazionedelleoperedi collegamentoe di messainsicurezza.Sempre a
favore di sicurezza, si deciso di assemblare le varie opere provvisionali in zona sicura,
esternamentealfossatochecircondailForte,dovestataallestitalareadilavoroedideposito
delmaterialeedelleattrezzature.
Per le operazioni in quota, il sollevamento e la messa in opera delle strutture provvisionali
realizzate,statonecessarioricorrereallusodiduegrusemoventiconbraccioda80e60m.Si
optato per utilizzare una delle gru anche per sollevare le strutture metalliche per
limpacchettamentodelfabbricatolatoSO,inmododacalarledallaltonelcavediotraquestoela
muraturaperimetraledelForte,oltrechenelcortile.Talesoluzionestatasceltaperevitarecheil
personaledovessepermanereindettocavedio,relativamenteprofondoediesigualarghezzacon
lapresenzadiunapareteinprecariecondizionidistabilit.Acausadellegravilesionisubiteedei
crolliparzialidelleparetiportanti,sipreferitolimitarelapresenzadipersonaleallinternoalsolo
temponecessarioperfarepassaredaunapareteesternaallaltralefunidacciaio.


Cap.7Esempidirealizzazione 321
7.3Interventicomplessi

5.REALIZZAZIONEINTERVENTO

Larealizzazionedegliinterventihamiratoamettereinsicurezza ifabbricatiperevitareulteriori
gravi danneggiamenti a seguito delle successive scosse, per preservare dalle intemperie le parti
scoperteeperconsentireilsuccessivoingressoneglispaziinternialledittespecializzateincaricate
del ripristino strutturale. Le operazioni hanno seguito le strategie di intervento concordate tra
tecniciMiBACeNCP.

Messainsicurezzadelfabbricatoprincipale(latoSudEst)
Lintervento stato realizzato in maniera progressiva, in modo da consentire al personale di
accedereinsicurezzaaunaporzioneviaviapiampiadifabbricato.Leopererealizzatesonostate
leseguenti:
rimozione delle parti pericolanti e delle macerie, con installazione di opere provvisionali di
protezione in corrispondenza dellingresso, per consentire il passaggio del personale e il
posizionamentodelleopereprovvisionaliallinternodelForte;
realizzazionedioperedisostegnoincorrispondenzadelleapertureinterne;
ancoraggio della facciata interna (lato cortile) a quella esterna, realizzato con una serie di
tirantiancoratiastrutturemetallicheinprofilatiHE,posteinoperaaridossodellemurature
esternecontrapposte.Perfarpassarelefunimetallicheattraversoleaperturedicollegamento
trailocaliprincipalieilloggiatoevitandodiforarelamuratura,lefunimetallichesonostate
posizionateinmodoincrociato.Controlamuraturalatocortilestatarealizzataunastruttura
diripartizionedelleforze,realizzataconlegnolamellareeacciaio;
rimozione di parti pericolanti in corrispondenza dei bastioni, con realizzazione di opere
provvisionalidisostegnoediimpacchettamento,realizzateingranparteintubogiunto;
messa in sicurezza della scala principale con strutture provvisorie di contrasto sulle pareti
laterali,rimozionedeimaterialidallerampe,aumentodellasicurezzaperifruitoridellascala
medianteintegrazionedellestrutturedicontrastoerealizzazionedioperediprotezioneedi
sostegnodellarcoprincipaleinlegno;
impacchettamentodellapartealtadellafacciataversoilcortileintubogiunto;
fasciaturadialcunipilastriversoilcortilemediantereticoloinprofilatometallicoassemblatoin
opera;
puntellamentodellavoltadelloggiatoprincipaledelprimopiano;
impacchettamentodellapareteinternadidelimitazionedelloggiato;
rimozionedelmaterialedirisultadellaporzionedicoperturacrollatadelledificioprincipalee
realizzazionediunacoperturaprovvisoriaconrelativastrutturametallicadisostegno.

Rimozionepartipericolantiemessainsicurezzadelparapettodeicamminamenti
Lintervento consistito nella rimozione delle parti pericolanti, con spostamento in posizione di
sicurezzadellaporzionediparapettopericolante.

Messainsicurezzadelfabbricatointerno(latoSudOvest)
stato realizzato limpacchettamento dellintero fabbricato mediante tirantature e strutture di
contrastoincorrispondenzadellemuraturedispinafortementelesionateecompromesse.Questa
operazione stata condotta con la massima attenzione riducendo al minor tempo possibile la
permanenzadelpersonaleallinternodelfabbricato.
322 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Fabbricatoprincipale(SudEst)

Rimozione delle parti pericolanti e di
parte delle macerie, con realizzazione
di opere provvisionali di protezione
dellingresso, per consentire il
passaggio del personale e il
posizionamento delle opere
provvisionaliallinternodelForte.

Fabbricatoprincipale(SudEst)
Opere di sostegno in corrispondenza
delleapertureinterne.

Fabbricatoprincipale(SudEst)
Ancoraggiodellafacciatainterna(lato
cortile)conquellaesterna(nellafoto),
realizzato con una serie di tiranti
ancorati a strutture metalliche
realizzate su misura e poste in opera
in appoggio alle murature esterne
contrapposte.
Cap.7Esempidirealizzazione 323
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Fabbricatoprincipale(SudEst)

Lefunimetallichesonostatedisposte
con andamento incrociato per farle
passare nelle aperture presenti nella
parete longitudinale intermedia (in
primo piano nella foto) per evitare di
doverla forare, visto il suo
considerevolespessore.

Fabbricatoprincipale(SudEst)
Contro la muratura sul lato cortile
stata posta una struttura di
distribuzione delle forze, realizzata in
legno lamellare, profilati metallici e
funi.

Fabbricatoprincipale(SudEst)
Consolidamento della muratura
f o r t e m e n t e d i s s e s t a t a , i n
corrispondenza dellangolo, mediante
la realizzazione di opere provvisionali
di sostegno e impacchettamento
realizzate con sistema misto tubo
giuntoelegno.
324 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Fabbricatoprincipale(SudEst)

Messa in sicurezza della scala
principale con strutture provvisorie di
contrasto sulle pareti laterali,
rimozione dei materiali dalle rampe,
aumento della sicurezza per i fruitori
della scala mediante integrazione
delle strutture di contrasto.
Realizzazione di tavolato a protezione
e sostegno dellarco di ingresso in
legno.

Fabbricatoprincipale(SudEst)
Impacchettamento della parte alta
dellafacciataversoilcortilemediante
ilsistematubogiunto.

Fabbricatoprincipale(SudEst)
Cerchiatura di alcuni pilastri verso il
cortile mediante reticolo in profilato
metallicoassemblatoinopera.
Cap.7Esempidirealizzazione 325
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Fabbricatoprincipale(SudEst)

Puntellamentodellavoltadelloggiato
principaledelprimopiano.

Fabbricatoprincipale(SudEst)
Impacchettamento della parete
interna di delimitazione del loggiato
(nellafotoinfasediallestimento).

Fabbricatoprincipale(SudEst)
Rimozione del materiale di risulta
della porzione di copertura crollata
delledificio principale e realizzazione
di un impalcato in tubigiunti per il
sostegno di una nuova copertura
provvisoria.
326 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Fabbricatoprincipale(SudEst)

Realizzazione di una copertura
provvisoriaditipoleggero.


CamminamentolatoNordEst
Spostamento in posizione di sicurezza
della porzione di parapetto
pericolante e installazione di un
parapettodiprotezioneinlegno.

Fabbricatointerno(SudOvest)
Realizzazione, da parte di una ditta
privata su incarico del MiBAC, di
strutture metalliche allesterno del
Forte; sollevamento con gru di tipo
edileeposizionamentonelcavediotra
il fabbricato e la parete interna del
camminamentodiSudOvest.
Il personale ha operato nel cavedio
per il tempo strettamente necessario
al posizionamento delle strutture in
acciaio.
Cap.7Esempidirealizzazione 327
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Fabbricatointerno(SudOvest)

Sollevamento con gru di tipo edile e
p o s i z i o n a me n t o c o n m e z z o
semovente, contro la parete lato
cortile, delle strutture metalliche
realizzate allesterno da una ditta
privata su incarico del MiBAC e
adattatedapartedelpersonaleVVF.

Fabbricatointerno(SudOvest)
Impacchettamento dellintero
fabbricato mediante tirantature e
strutture di distribuzione e di
contrasto in corrispondenza delle
murature di spina fortemente
lesionate e compromesse. Questa
operazione stata condotta con la
massima celerit per ridurre al minor
tempo possibile la permanenza del
personaleallinternodelfabbricato.


328 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

6.TEMPIREALIZZAZIONE,MEZZI,MATERIALIEUOMINIIMPIEGATI

Gliinterventisonostatieffettuatiinpocopidiseimesisenzaalcunainterruzione.Pivoltesono
stateconcordatetratecniciNCPeMiBACvariantiincorsodoperarispettoalprogettoiniziale,al
fineditenercontodelleproblematichedifattibilitdegliinterventi.
Ilpersonaleimpiegatoperlesecuzionedelleopere apparteneva allesquadre diVigilidelFuoco,
principalmenteSAF,provenientidallaLiguriaedallaToscana,conunapresenzamediadi15unit
(compresoilROS)pertuttaladuratadeilavori.
Imezziusati,sonostati:
gruditipoedile;
mezzosemoventedisollevamentotipoMerlo;
piattaformaaerea;
bennaautoscaricantepertrasportodetriticongru;
2grusemoventinoleggiateacaldo(conoperatore)consbraccioda80e60metri.
Nonostanteimezziimpiegati,granpartedellavorostatoeffettuatomanualmenteacausadelle
difficoltdiaccesso,legateancheallapresenzadelfossato.
Per alcuni lavori si reso necessario calare la gru pi piccola nel fossato, per consentire il
necessariosupportoalpersonalecheoperavainsospensione.

Grucalatanelfossato(ArchivioNCP). Personaleoperanteinsospensione(ArchivioNCP).



Cap.7Esempidirealizzazione 329
7.3Interventicomplessi

7.MIGLIORAMENTOEGENERALIZZAZIONEDELLESOLUZIONI

GliinnumerevoliinterventieffettuatinelForte,findalleprimefasidellemergenza,hannofornito
numerosi spunti per la messa a punto delle schede STOP, ispirandone alcune soluzioni
standardizzateeconsentendodisperimentarnelarealizzazione.
Il notevole spessore dei muri ha indotto ad adottare soluzioni che per quanto possibile non
implicassero la loro foratura; si sono di conseguenza sfruttate tutte le aperture esistenti per il
passaggio dei tiranti, adottando soluzioni di ancoraggio anche indirette, come per ledificio lato
SO.
Lelevataaltezzadiposizionamentodeglielementididistribuzioneeancoraggiosullefacciateha
richiestolarealizzazionedistrutturedisostegnoeripartizioneintubogiuntoolegnolamellare.

Sostegnodeitraversidiancoraggioconsistematubo Elementididistribuzioneverticalesulle
giunto(ArchivioNCP). facciateinlegnolamellare(ArchivioNCP).

Cap.7Esempidirealizzazione 331
7.3Interventicomplessi

SCHEDAINTERVENTO C3

ChiesadiSantaMariadelSuffragio
odelleAnimeSante

LAquilaPiazzaDuomo

CoordinatoreNCP: Mannino
ROS: Benedetti(squadreinquota),Miconi(squadreSAF)
Squadre: SAFAbruzzo,LazioeVeneto

1.INQUADRAMENTO
La Chiesa di Santa Maria del Suffragio, meglio conosciuta come Chiesa del Purgatorio o delle
AnimeSante,situatalungoillatomaggioresinistrodiPiazzaDuomoodelMercato.
Duranteilterremotodel1703lasededellaConfraternitadelSuffragiofudistruttaealsuoposto
fucostruitalachiesadiSantaMariadelSuffragio.Lacostruzionefuiniziatail10Ottobre1713,a
dieciannididistanzadalterremotodel1703.
[] la chiesa delle Anime Sante sempre stata e rimane, anche dopo il compimento della
Cattedralenel1928,ladominatriceprestigiosadellaPiazzaMaggioreperlasuamossaarticolata,
altafronteborrominianaanicchiane,maancheperlelegantesnellezzadellesuemasseorizzontali
apianisfalzati.
Sebbene liniziativa sia frutto non di grandi enti ecclesiastici ma di una Confraternita laica e
neppure tra le pi antiche ed importanti della citt, essa pot avvalersi di rilevanti offerte,
probabilmente grazie anche al culto dei morti da parte degli aquilani, intensificato
drammaticamenteperiluttidelterremotodel1703.
LastrutturafuaffidataallArchitettoromanoCarloBurattiefucompletataperapportisuccessivi:
nel 1770 inizi, da parte del maestro Bucci di Pescocostanzo, la realizzazione della facciata
progettatadalLeomporri,mentrelacupolacilindricadelValadiervenneaggiuntanel1805.
LorganismospazialeconcepitodalBuratticonsistenelconsuetoimpiantogesuiticoacrocelatina
cupolata, con due sole cappelle per lato innestate allaula, il tutto montato nellordinanza
architettonicaclassicistica,paraste,trabeazionievolta,edinscrittoinperfettamenterettangolare
contenitoremurario.
Laulalongitudinale,sottovoltaabotte,sienuncia
dopo una campata brevissima, quella del palco
dellorganoedellornatissimacantoria.
(fonti: Ministero per i Beni Culturali;
www.regione.abruzzo.it;LechiesedellAquiladi
Mons.Antonini).

332 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

2.SCENARIODIDANNO

La chiesa di Santa Maria del Suffragio a seguito del sisma ha riportato gravissimi danni, in
particolare:
crollodellacoperturadellacupola;
crollo parziale delle murature o di parte dello spessore di queste, costituenti il tamburo
portantedellacupola,congravilesioniverticaliincorrispondenzadellefinestrelaterali;
lesionididistaccotralafacciataedilcorpoprincipale;
lesionipassantinelleparetiperimetrali;
danneggiamentodellasacrestia,ancheperlacadutadimaterialedallalto.

Coperturadellacupola
Lastrutturadellacopertura,costituitadatraviinlegnoappoggiatesullamuraturaperimetraledel
tamburo circolare e su sottostanti volte decorate con stucchi aurei, rovinosamente crollata a
seguitodelleazioniprovocatedalsisma;cisideterminatoperlaperditadiappoggiodelletravi
inconseguenzadelcrollodellapartesuperioredeltamburo.

Tamburoperimetraledellacupola
Le murature portanti del tamburo, originariamente irrigidite dalla presenza di travi in legno
annegate allinterno dello spessore, hanno subito crolli diffusi, particolarmente nella parte
sommitaleesopraleaperturelaterali,conlacreazionedidueamplissimisquarci.
Importanti fessure verticali passanti hanno comportato la perdita della continuit muraria,
creandounsistemadisettiseparati,conscarsacapacitportanteresiduaemarcatapropensione
alribaltamentoversolesterno.
La disgregazione delle murature si accentuata con le successive repliche sismiche ed ha
determinato,innumeroseposizioni,laperditadigranpartedellospessoreresistente.
I crolli verso linterno della chiesa hanno colmato di macerie gran parte del transetto e della
navatacentralesottostanti,mentreallesternohannoproiettatomassieframmentisopralefalde
dellacoperturadellanavataedelcorpoaffiancato.

Facciata
La facciata non ha subito danni di rilievo, ad eccezione del crollo dei pinnacoli decorativi di
sommitedhaconservatoloriginalecompattezza;alcunelesionisisonoprodottetralafacciata
edilcorpolongitudinaledellachiesa.

Sacrestia
Ilocaliinterni,checomprendonolasacrestia,sonostatiindirettamentedanneggiatidalcrollodi
alcunepartidellacopertura,parzialmentesfondatadallacadutadiporzionistrutturalisovrastanti.
Cap.7Esempidirealizzazione 333
7.3Interventicomplessi

Repertoriodeidanni
Crollodellacoperturadellacupola

possibile notare il cedimento e la
caduta di gran parte delle strutture
portantidellacopertura.

Crollodellacoperturadellacupola
Le parti ed i detriti sono caduti, oltre
che allinterno della chiesa, sopra il
tettodellanavataedelcorpolaterale
dellasacrestia.
Sinotanoleevidentilesioniallepareti
perimetrali.

Collasso delle murature del


tamburo
Vistadallatodestro.
In primo piano la facciata che si
staccatadalleparetilaterali.
334 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

Repertoriodeidanni
Collasso delle murature del

tamburo
Lafotometteinevidenzailsistemadi
appoggio dellorditura della copertura
allacupola.

Collasso delle murature del


tamburo
Linquadratura consente di cogliere
lampiezza della fessurazioni nelle
muraturedeltamburo.

Disgregazionedellamuraturadella
cupola
Particolare che mette in evidenza la
tessituramuraria.
Cap.7Esempidirealizzazione 335
7.3Interventicomplessi

Repertoriodeidanni
Disgregazionedellamuraturadella

cupola
evidenteunadrasticariduzionedello
spessore residuo in ampi tratti della
muratura.

Lesionididistaccotralafacciatae
leparetilateralidellaula
Sonoevidentilesconnessionideiconci
inpietra.

Dissestodeilocaliinterni
I locali del corpo laterale e della
sacrestia sono stati danneggiati dalla
caduta di pietre dallalto, che ne
hannosfondatolacopertura.
336 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

3.STRATEGIEDIINTERVENTOPERLAMESSAINSICUREZZA

La condizione di grave precariet determinatasi a seguito del sisma, unitamente alla rilevanza
delledificio di culto hanno indotto a progettare una serie di interventi immediati per la
stabilizzazionedialcuneporzionidellachiesa.Taliinterventisonostatiseguitidaulteriorioperedi
stabilizzazioneeprotezionedelledificio.
La minima capacit portante residua delle strutture e, soprattutto, lelevato pericolo di ulteriori
crollicherendevadifattoimpraticabiliperglioperatoriglispaziaterraedallinternodellachiesa,
hanno richiesto la definizione di soluzioni progettuali, in gran parte particolari ed innovative. In
particolare,lescelteoperatenelladefinizionedellestrategiediinterventosonostatecondizionate
primariamente dallimpossibilit di adottare sistemi e tecniche tradizionali pi semplici quali
ponteggiinelevazioneepuntellamentipoggiantiaterrae/oallesternodelmanufatto.
Dopoilrecuperoediltrasferimentoinareesicuredeibenimobili,sioptatoperlarealizzazione
delleseguentiopere:
fasciaturadellinterafacciata;
inserimento,inprossimitdellefinestreedeglisquarciprodottidaicrolli,disbadacchiaturein
legno e di telai con elementi in acciaio, realizzati a pi dopera e/o montati sul posto, per
ripristinarelacontinuitdellemurature;
cerchiatureadiversilivelliperilcontenimentodellemuraturedeltamburodellacupola;
inserimento, allinterno della cupola, di un traliccio metallico spaziale denominato polipo
construtturacompostadaottobracciadazionamentomanuale,collegatoconlecerchiature
esterne,acontrastodipossibilicrolliocaduteversolinterno;
posizionamento, sopra il traliccio, di una cupola trasparente, in policarbonato leggero, a
protezionedagliagentiatmosferici;
realizzazione, al piano di calpestio della chiesa, di un tunnel in legno di protezione, per
consentireilrecuperodiporzionioframmenticadutiodanneggiati.

EstrattodelloschemadiinterventorichiestoaiVVFdalMiBAC

Rilievolaserscandeltiburioeinserimentodeitelaimetalliciperilripristinodellacontinuitdeisetticrollati
(ArchivioNCP).


Cap.7Esempidirealizzazione 337
7.3Interventicomplessi

Schemadiposizionamentodelpolipoallinternodellacupola(ArchivioNCP).

Schemadiancoraggiodefinitivodellastruttura(ArchivioNCP).

338 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

4.ANALISISCENARIOOPERATIVOEPIANIFICAZIONEINTERVENTO

Laprecarietdellecondizionistrutturalidelledificioha,findasubitorichiestodioperaredallalto
oinposizionidisicurezzarispettoapossibilicrolli,evitando,perquantopossibile,lapresenzadi
personalenelleareesottostanti.
Le rilevanti dimensioni delledificio richiedevano il ricorso a mezzi speciali, noleggiati da ditte
private, con particolari requisiti di sbraccio e portata, in grado di trasferire a notevoli altezze gli
elementistrutturalidiconsolidamentoeglioperatoriSAFincaricatidelloroposizionamento.
Tenutocontodelladelicatezzaedellacomplessitdellintervento,sisonoaccuratamentestudiate
leeventualicriticitchesisarebberopotutepresentareduranteleoperazionidacompiere:atal
fine, nei giorni precedenti lintervento, stato elaborato uno specifico piano di sicurezza, con
lobiettivo di evitare, o comunque di minimizzare, ogni possibile rischio per tutti gli operatori
coinvolti.
Sotto il profilo della pianificazione organizzativa dellintervento, oltre ladozione di tutte le
tecniche e degli accorgimenti relativi alla sicurezza di base del personale SAF nonch luso degli
appositi dispositivi di protezione individuale, si sono individuate specifiche figure di riferimento
quali:
ilResponsabiledelleOperazionidiSoccorsodellevariesquadre(ROS1);
ilCoordinatoredellasicurezzaperlemanovreinquotaVVF(ROS2);
un Dirigente preposto al coordinamento generale dellintervento, per garantire lefficacia
delleazionicongiuntetraVigilidelFuocoeditteesterne.
Nellafasedipianificazionesonostateanalizzateindettagliotutteleoperazionipropedeuticheal
montaggiodellastrutturametallicaelerelativemodalitesecutive,qualiadesempio:
applicazione di uno strato di calce additivata sulle sezioni lesionate degli speroni di
muratura;
rimozionedialcunefunidisicurezzagiinoperanellacupola;
posizionamento delle corde di controvento alle estremit dei bracci del polipo, per il
correttoposizionamentodeibraccistessiinquotadallesternodellalanterna;
posizionamentodi16cavidiacciaionellecerniere,perilbloccaggiodelle coppiedibracci
contrapposti,evitandolindesiderataaperturadelpolipoduranteilmontaggio;
posizionamento di 3 gru, non interferenti tra loro, per il trasferimento del polipo ed il
sollevamento di due piattaforme con a bordo altrettante squadre con 5 operatori VVF
ciascuna, una per le manovre dei bracci del traliccio e laltra per ausilio al loro
posizionamentosopraibasamentipredisposti;
effettuazionediprovedifunzionamentodelpolipoaterra,conadeguatainformazionee
formazionedeglioperatoriVVF.
Siquindidefinitalasequenzadelleoperazionidiseguitoriportata:
1. sollevamentoecalatadentrolacupoladelpolipo,daeffettuarecongruprivata;
2. apertura dei piedi, a cura di due unit di personale posizionate sul castello del polipo e
mantenuteinsicurezzadaunasecondagru;
3. appoggiodeipiattidellecerniereneidavanzalipredisposti,secondounasequenzaprestabilita;
Cap.7Esempidirealizzazione 339
7.3Interventicomplessi

4. lievetensionamentodeicavidiacciaioaipiedi;
5. inserimentodeipuntonidibloccaggiodelpolipooperandodallesternodellefinestrature,in

condizionidisicurezza;
6. montaggio delle travi reticolari in sommit per il contrasto dallinterno, del cordolo di
copertura.
Il piano prevedeva limmediata sospensione delle operazioni da parte del ROS ed il recupero a
terrainsicurezzadituttiglioperatori,qualorasifosseromanifestatecriticit,quali:
ripresadellattivitsismica;
condizionimeteorologicheavverse(vento,fortepioggia);
malorediunoperatore;
crolloodistaccoimprovvisodimateriale;
mancatoodinefficaceancoraggiodegliappoggidelpolipoaidavanzalidellefinestrature;
fallimentodiunadelleoperazionipianificatedescritteinprecedenza.
Sempre in fase di pianificazione dellintervento, particolare attenzione stata rivolta alla
formazione ed informazione in situ di tutti gli operatori coinvolti, rilevando eventuali
problematicheparticolaricircalinterventodaeseguire.LattivitprevedevariunionitraiVigilidel
Fuoco operanti e i manovratori delle gru esterne per lesecuzione di prove a freddo e il
confronto operativo, anche con il ricorso a schizzi e schemi operativi, al fine di ottenere la pi
ampiacondivisionedelleprocedureeperilsuperamentodituttelepotenzialicriticit.

Schizzieschemioperativiutilizzatinellefasichehannoprecedutolintervento(AchivioNCP).

Sulfrontedellecomunicazionisiprogrammatodiagiredotandoglioperatoridiidoneiapparati
radiotelefoniciinnumeroridondanteeadiversefrequenze,programmateperpoterassicurarein
ognimomentolefficaciadegliscambiinformativiaidiversilivelli.

340 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

5.REALIZZAZIONEINTERVENTO

Seguendo la sequenza di operazioni stabilite nella fase di pianificazione dellintervento, si
procedutocomediseguitodescritto.

Predisposizionedegliapprestamentipreliminarinecessari.
Per dare consistenza alla muratura gravemente disgregata, evitando ulteriori crolli o cadute di
pietre,stataapplicatacalceaddittivatasullepartilesionate.
Le funi gi in opera per il contenimento delle murature dallinterno della cupola sono state
rimosse.
Sonostatecollegateleestremitdelletravireticolaridelpolipo,afunidicontroventoeacavidi
acciaio, per consentire il posizionamento e lancoraggio dei bracci ed evitare lapertura della
strutturaduranteilmontaggio.
Ulteriori apprestamenti e piccoli interventi di rifinitura a pi dopera, si sono resi necessari per
mettere a punto alcuni aspetti di dettaglio che non era stato possibile prevedere in fase
progettuale.
Particolare attenzione stata rivolta al posizionamento delle tre gru, in modo da evitare ogni
possibile pericolosa interferenza durante le operazioni di sollevamento del traliccio e delle due
piattaformeconlesquadredeiVigilidelFuoco.

Sollevamentoeposizionamentodeltelaio.
Dopo aver sollevato il polipo ed averlo calato dentro la cupola con la gru principale, si
provveduto allapertura dei bracci, da parte di 2 unit di personale posizionate sul castello del
polipoemantenuteinsicurezzadaunaltragru.
Questa fase ha rappresentato la parte pi delicata dellintera operazione, anche perch era
fortemente influenzata dalle condizioni atmosferiche, in particolare dal vento, oltre che dalla
complessitdelcoordinamentotraivarioperatoriedalleintrinsechedifficoltdialcunemanovre.

Fissaggioedancoraggiodeltelaioallastruttura.
Appoggiatiipiattidellecerniereneidavanzalipredispostisecondolasequenzaprestabilitainfase
dipianificazionedellintervento,sisonotensionatidebolmenteicavidiacciaioaipiedi.
Si quindi provveduto al bloccaggio del polipo, rendendolo solidale con le strutture di
cerchiaturagirealizzate,siaallinternocheallesternodellacupola.
Si sono infine montate le travi reticolari in sommit, per il contrasto della parte superiore della
muratura.

Condizionioperative.
Diseguitosiriportanoleprincipaliinformazionichehannocaratterizzatolecondizionioperative:
portatamassimadellagrusemovente:2200q;
sviluppobracciofalcone:72m(60+12m);
distanzamassimadalcentroralla:45m;
pesodelpolipo:60q;
velocitventoinquota:13nodi.
Cap.7Esempidirealizzazione 341
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Recuperodeibenimobili
Subitodopoilsismasiprovvedutoal
recupero ed al trasferimento in aree
sicure delle opere darte e degli
oggettidivalore.

Fasciatura della facciata e


sbadacchiature di alcune aperture
principali
Immediatamentedopoalrecuperodei
beni mobili si provveduto alla
fasciatura della facciata. Si noti il
posizionamento del cassettone in
legno a protezione di eventuali
spostamenti degli elementi della
facciata.

Ripristinodellacontinuitmuraria
Ilripristinodellacontinuitmurariain
corrispondenza delle parti crollate
statoaffidatoatelaiinacciaioassem
blati a pi dopera e successivamente
posizionatiinquota.
342 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Ripristinodellacontinuitmuraria

Si notino la cerchiatura esterna a
diversilivellielesbadacchiaturelignee
allinternodellefinestre.

Posizionamento del polipo


allinternodellacupola
Il posizionamento della struttura
tutore dacciaio allinterno della
cupola ha richiesto unattenta analisi
tecnica di tutte le criticit ipotizzabili
che avrebbero potuto pregiudicare la
sicurezzadeglioperatori.
Particolareattenzionestatadedicata
alla corretta applicazione delle
tecniche di derivazione speleo alpino
fluviale e alla pianificazione della
sicurezza.

Posizionamento del polipo


allinternodellacupola
Sonostateeffettuatenumeroseprove
a terra per testare la funzionalit del
dispositivo ed anticipare eventuali
difficolt, mettendo a punto le
sinergietraivarisoggetticoinvolti.
Cap.7Esempidirealizzazione 343
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Posizionamento del polipo

allinternodellacupola
La messa a punto del sistema ha ri
chiesto importanti lavori di prepara
zioneediadattamento.

Posizionamento del polipo


allinternodellacupola
Uno degli elementi che ha richiesto
grande attenzione stata la
valutazionedellepossibiliinterferenze
tra le gru, la cui gestione ha reso
necessaria laccurata pianificazione
della sequenza delle operazioni da
compiere.

Posizionamento del polipo


allinternodellacupola
La struttura sta per essere calata
allinternodeltamburo.
344 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Posizionamento del polipo

allinternodellacupola
Ilpolipomentrevienecalato,sottoil
controllodellesquadreinquota.

Posizionamento del polipo


allinternodellacupola
Lacalatadeltralicciovistadallinterno
dellachiesa.

Ancoraggiodelpolipo
Lastrutturareticolarestatavincolata
allecerchiaturegiinoperaallinterno
edallesternodellacupola.
Le operazioni di ancoraggio del
traliccio, una voltache questo stato
appoggiato ai basamenti predisposti,
sono state possibili grazie alla
professionalitdelpersonaleSAF.
LasinergiatralesquadreVVFinquota
e gli operatori privati delle gru ha
giocato un ruolo fondamentale per la
riuscitadelloperazione.
Cap.7Esempidirealizzazione 345
7.3Interventicomplessi

Fasirealizzative
Ancoraggiodelpolipo
Vista dallinterno della chiesa, a
bloccaggiocompletato.

Installazionedellacopertura
Fasedelsollevamentodellacopertura
inpolicarbonato.

Installazionedellacopertura
Lafotomostralinterventoconcluso.
346 Cap.7Esempidirealizzazione
7.3Interventicomplessi

6.TEMPIREALIZZAZIONE,MEZZI,MATERIALIEUOMINIIMPIEGATI

IlpersonaleSAFdeiVigilidelFuoco,dintesadirettaconilViceCommissarioperiBeniCulturali,ha
fornitounfondamentalesupportotecnicooperativoperlarealizzazioneditutteleopereeperil
posizionamento delle strutture di consolidamento, che hanno scongiurato la perdita totale del
bene.
IlNucleoCoordinamento OpereProvvisionalihaassicuratolapianificazioneedilcoordinamento
generaledegliinterventipicomplessi,nelrispettodellecondizionidisicurezzaperglioperatori
VVF.
Le diverse opere sono state realizzate complessivamente in circa quattro mesi, dai primi giorni
dopoilsismafinoal31luglio2009,datadelposizionamentodellacoperturatroncoconicadella
cupola in policarbonato trasparente, grazie al contributo delle squadre SAF provenienti da tutta
Italia.
Linterventodiposizionamentoedancoraggiodelpolipoallinternodellacupola,considerando
ancheleoperazionipreliminari dipianificazione,haimpegnato per circaunasettimana18unit
VigilidelFuocochehannooperatoinstrettocoordinamentoconilViceCommissariodelegatoai
BeniCulturali,ilpersonaledel MiBACe i dipendenti di ditte private (progettisti ed esecutori del
traliccio,operatorigru,ecc.).
Lesigenzadicoordinamento,legataallacomplessitecriticitdelleoperedarealizzare,havisto
sulcampo:
unDirigente,prepostoalcoordinamentogeneraledellinterventoeagarantirelefficaciadelle
azionicongiuntetraiVigilidelFuocoeleditteesterne;
unFunzionario,responsabiledelleoperazionidisoccorsodellesquadreSAF;
unCaposquadra,conilcompitodisovrintendereallasicurezzadeglioperatori,minimizzando
irischiinquota.
Imezziimpiegatisonostati:
unautoscalaconsviluppodi30metri;
tregrudacantiereadelevataportataenotevolesviluppo,noleggiateecondottedapersonale
diditteesterne.

Cap.7Esempidirealizzazione 347
7.3Interventicomplessi

7.MIGLIORAMENTOEGENERALIZZAZIONEDELLESOLUZIONI

Lestrema specificit e particolarit dellintervento non hanno consentito il ricorso ad alcuna
soluzionedi tipostandardizzato.Limprobabilitdel verificarsidi analoghi casiapplicativinonha
nemmeno portato a considerazioni tecniche in termini di possibile standardizzazione della
strutturaprogettata.
Lintervento risulta tuttavia di riferimento sotto il profilo organizzativo e logistico. Si evidenzia
infatti lestrema utilit del metodo utilizzato nella fattispecie per lelaborazione delle procedure
perlasicurezzadeglioperatori.
In presenza di interventi di tale complessit e delicatezza, anche per la rilevante altezza cui gli
operatori hanno dovuto lavorare, stato molto proficuo produrre, dopo aver condiviso le
problematichefondamentaliattraversoilconfrontosulcampotraiVigilidelFuocoeglioperatori
esterni, un programma operativo ed un piano di sicurezza per minimizzare i rischi
ragionevolmente ipotizzabili anche attraverso un puntuale rispetto delle sequenze operative
prestabilite.

Cap.7Esempidirealizzazione 349
7.4Interventiconponteggimetallici

7.4 Interventiconponteggimetallici
Scheda P1 LAquila. Palazzo della Camera di Commercio o dei Quattro
Cantoni.
SchedaP2LAquila.ChiesadiSanSilvestro.

Cap.7Esempidirealizzazione 351
7.4Interventiconponteggimetallici

SCHEDAINTERVENTO P1

PalazzodellaCameradiCommercio
odeiquattroCantoni

LAquilacorsoVittorioEmanuele

DTS: Marchione.
ROS: Lambresa,Sgroi.
Squadre: VVFModena,ForlCesenaeMassaCarrara,
SAFEmiliaRomagnaeSicilia.

1.INQUADRAMENTO
Ledificio, detto anche dei quattro cantoni, situato lungo corso Vittorio Emanuele alla
confluenzaconcorsoPrincipeUmbertoedsededellaCameradiCommerciodellAquila.
Il palazzo, che occupa un intero isolato, si sviluppa su 4 livelli e ha, al suo interno, alcune corti
attorno alle quali si articolano vari corpi di fabbrica che trovano sbocco ed espressione nella
facciataneoclassica,scanditadalmaestosoporticatoformatodavolteacrocieraatuttosesto.
Le dimensioni delledificio sono considerevoli, con una pianta rettangolare di 84 x 56 m e
unaltezzadi17mcirca.
AlmomentodelterremotoilpalazzoospitavaancheilConvittoNazionale.
Ledificiositrovainunpuntodellacittchecostituiscesnodonevralgicopertransitosugliassiviari
antistanti.

LocalizzazionedelpalazzodellaCameradiCommercio,
allaconfluenzatracorsoVittorioEmanueleecorsoPrincipeAlberto(www.bing.maps)
352 Cap.7Esempidirealizzazione
7.4Interventiconponteggimetallici

2.SCENARIODIDANNO

Ledificio ha riportato un quadro complessivo di dissesto caratterizzato dal lesionamento delle
struttureverticali(pannellimurariecolonne)edalcrollodinumerosevolte.
Sonorisultatiprevalentiquadrifessurativiataglioelesioniderivantidallattivazionedimeccanismi
dicollassoperrotazionefuoripianodelleparetiperimetralieschiacciamentoallabasedeipilastri
delporticatochesiaffacciasucorsoVittorioEmanuele.
Particolarmente grave appariva il dissesto in corrispondenza dello spigolo situato tra i corsi
VittorioEmanueleePrincipeUmberto,conundistaccoverticaleampiodecinedicentimetri.
Insintesi,iprincipalidissestisubitidalledificiosonoconsistitiin:
crollodinumerosevolteedialcuneporzionidellacopertura;
lesionamentodellecolonnealpianoterra;
lesionamentodinumerosipannellimuraripermeccanismiataglio;
sconnessione del cornicione e della colonna dangolo fra corso Vittorio Emanuele e corso
PrincipeUmberto.
Cap.7Esempidirealizzazione 353
7.4Interventiconponteggimetallici

Repertoriodeidanni
Angolata fra corso Vittorio
Ema
nueleecorsoPrincipeUmberto

Sconnessione in corrispondenza dello


spigolo.Laconnessionedangoloin
debolita dalle rientranze eseguite per
motiviarchitettonici.

Angolata fra corso Vittorio Ema


nueleecorsoPrincipeUmberto

Il distacco fra i due paramenti murari


convergentihaunampiezzadidiverse
decinedicentimetrideterminandoun
evidente fuori piombo che definisce
unasituazionedicrolloincombente.

Volteinterne

Nelledificio si verificato il crollo


generalizzatodellevoltedinterpiano.
354 Cap.7Esempidirealizzazione
7.4Interventiconponteggimetallici

Repertoriodeidanni
Volteinterne
Le volte interne sono completamente
crollate a seguito degli spostamenti
relatividelleparetidiimposta.

Le volte che caratterizzano ledilizia


storica aquilana si sono rivelate assai
vulnerabili allazione sismica, in
quanto incapaci di assorbire gli
spostamenti delle pareti di imposta
provocatidalsisma.

Volteinterne
Le volte ribassate presenti allinterno
delledificioconocrollate.
Le volte del porticato esterno, lungo
gliassiviari,atuttosestoedimigliori
caratteristiche costruttive hanno
inveceriportatodannipilimitati.

Lesionamentodellecolonne
Le colonne del porticato, realizzate in
elementi in pietra e in laterizio, in
qualche caso intercalati da getti di
calcestruzzo di rinzaffo, presentano
significativedislocazionideiconci,con
evidentieffettidiespulsionelaterale.
La foto evidenzia i primi interventi di
cerchiatura nelle parti maggiormente
lesionate.
Cap.7Esempidirealizzazione 355
7.4Interventiconponteggimetallici

3.STRATEGIEDIINTERVENTOPERLAMESSAINSICUREZZA

Tenuto conto del quadro di danneggiamento subto dalledificio e in considerazione della
posizionestrategicadellostessodalpuntodivistadelsistemaviariodelcentrostorico,lobiettivo
principale stato quello di conferire sicurezza al transito di persone e automezzi nello spazio
antistanteledificio.Infattiginellimmediatezzadelleventosismico,apresidiodelledificiosono
stati realizzati alcuni interventi di carattere urgente, finalizzati a scongiurare crolli incombenti,
consistentiincerchiaturadellecolonneetirantaturedelleparetilesionate.
Lastrategiadiinterventohamiratoacontrastareulteriorimovimentidegliimpalcatiearafforzare
lo spigolo delledificio gravemente lesionato, contenendo gli spostamenti nei piani delle pareti
ortogonalichesudiessoconvergono.
Si optato per una soluzione in tubolare metallico con sistema a tubigiunti, al fine di ottenere
unopera provvisionale sufficientemente rigida, nonostante la rilevante altezza delledificio
presidiato, limitando, per quanto possibile, lingombro degli assi viari. Tale tipologia di opera
avrebbeconsentitoancheditenercontoinmodoappropriatodelleirregolaritgeometrichedella
facciatarappresentatedallecornicidipianoedalfuoripiombodellacolonnadangolo.
Siprevistaquindilinstallazionediunpresidiodangolo,aformadiL,lecuialisisviluppanolungo
le pareti convergenti e da porre a ridosso dello spigolo fortemente lesionato con funzione di
rinforzoedicontrastoalribaltamento.
Nellospecifico,loperaprovvisionaledainstallareeracaratterizzatada:
mensole reticolari che si sviluppavano in altezza, collegate a tutti i livelli per assicurare la
loromutuacollaborazione;
estensione delle due ali dellopera provvisionale a presidio dangolo, lungo le due pareti
ortogonaliconvergentisullospigololesionatoperunalunghezzaritenutautileperottenere
un funzionamento per forma della struttura a maggiore garanzia della stabilit globale
dellopera.

EstrattodelloschemadiinterventorichiestoaiVVFdalMiBAC

Piantaeassonometriadelloperaprovvisionaleapresidiodellangololesionato(ArchivioNCP).
356 Cap.7Esempidirealizzazione
7.4Interventiconponteggimetallici

4.ANALISISCENARIOOPERATIVOEPIANIFICAZIONEINTERVENTO

Dopo la prima fase legata alle esigenze di accessibilit dei mezzi di soccorso nel centro storico,
nellaqualesonostatipostiinattoiprimiinterventiurgentidimessainsicurezza,lapianificazione
finalizzataallarealizzazionedelloperaprovvisionalestatacondizionatadallanecessitdiportare
acompimentolinterventoprovvisionaleintempoutileperglieventidelG8nelluglio2010.
Loscenariooperativorichiedevailmantenimentodellapraticabilitdellevieprospicientiledificio,
in quanto risultavano strategiche per laccesso al centro storico; per questo motivo la
pianificazionehaprevistolutilizzo,comemezzidisupportoallintervento,disoleautoscaleVVF,
opzionecherisultavacompatibileconleesigenzeoperativelegateallatecnologiatubigiunti.
Limpiego di tale tecnologia ha, peraltro, consentito di pianificare lintervento ricorrendo al
trasporto dei materiali e delle attrezzature direttamente da parte dei Vigili del Fuoco, mediante
autocarro dotato di gru; ci anche a garanzia di una migliore gestione delle esigenze operative
legatealmantenimentodellatransitabilitdeimezzidisoccorsoeallecriticitdelsito.

Puliziadelcantieredallemacerie Allestimentodellareadidepositodeimateriali
(ArchivioNCP). (ArchivioNCP).
Cap.7Esempidirealizzazione 357
7.4Interventiconponteggimetallici

5.REALIZZAZIONEINTERVENTO

A integrazione e completamento degli interventi urgenti realizzati nellimmediato postsisma,
stata realizzata lopera provvisionale ad L, con la tecnologia tubigiunti, secondo le seguenti fasi
operative.

Vincoloaterradeipiedritti
I piedritti adiacenti ledificio, che in caso di spinta sullopera provvisionale tenderebbero a
sollevarsi,sonostativincolatialsuolomedianteungettodicalcestruzzo,entrolaqualeannegato
unpozzettoconfunzionedivincolodelpiedritto.Nelpozzetto,chestatoarmatoeriempitodi
calcestruzzo, trova alloggiamento il montante, che porta al piede un giunto a perdere che
favorisceladerenzaconilcalcestruzzo.
Ivincolideipiedritticompressisonostatirealizzatiinsempliceappoggiosullapavimentazione.

Montaggiodellopera
Il montaggio dellopera avvenuto seguendo le specifiche di progetto e le tecniche proprie del
sistema tubigiunti, impiegando autoscale VVF come mezzo di supporto operativo per la
movimentazionedeglielementimetallicieperlagaranziadellasicurezzadelleope