Sei sulla pagina 1di 21

DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA STRUTTURALE

CORSO DI PONTI

NORME SUI PONTI - D.M. 14.01.2008 Cap. 5


P. Giorgio Malerba Docente di Ponti

PRINCIPALI NORME SUI PONTI

Principali Documenti riguardanti le Normative passate ed in vigore


Min. LL.PP. (1916), "Norme Tecniche riguardanti le opere metalliche che interessano le ferrovie pubbliche", D.M. 06.05.1916. Min. LL.PP. (1933), Normale N.8 del 15.09.1933. Min. LL.PP. (1945), Normale N. 6018 del 09.06.1945. Direzione Generale ANAS. Circolare N. 820 del 15.03.1952. Min. LL.PP. (1962), "Norme relative ai Carichi per il Calcolo dei Ponti Stradali", Circolare n. 384, del 14 Febbraio 1962. Min. LL.PP. (1970), "Norme per la Progettazione dei Ponti Stradali in Acciaio ", Circolare n. 7091, del 4 Novembre 1970. D.M. 02.08.1980, "Criteri Generali e Prescrizioni tecniche per la Progettazione, Esecuzione e Collaudo di Ponti Stradali". Min. LL.PP. (1980), STC, Istruzioni relative alla Normativa Tecnica sui Ponti Stradali (D.M. 2.8.1980), Circ.n.220977, 11.11. 80. D.M. 04.05.1990, "Aggiornamento delle Norme Tecniche per la Progettazione, la Esecuzione e il Collaudo dei Ponti Stradali". Min. LL.PP. (1991), STC, Istruzioni relative alla Normativa Tecnica sui Ponti Stradali (D.M. 4.5.90), Circ.n.34233, del 25.02.1991. D.M. 14.09.2005, Testo Unitario. Norme Tecniche per le costruzioni, S.O. n. 159, G.U. 23.09.2005. D.M. 14.01.2008, Approvazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni, G.U. 04 febbraio 2008. Circolare 02.02.09, Circolare Esplicativa del D.M. 14.01.09 Autorit di Bacino del Fiume Po, (1999), "Criteri per la valutazione della compatibilit idraulica delle infrastrutture pubbliche e d'interesse pubblico all'interno delle fasce A e B", Delib. N.2/99, 11.05. 99, G.U. del 24 settembre 1999, n. 225.

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

D.M. 14.GENNAIO 2008 NORME A CARATTERE PRESTAZIONALE


(SEAOC1, Struct. Eng, Ass. of California, Vision 2000, 1955).Performed based engineering consists of those actions, including site selection, development of conceptual design, preliminary and final design, construction and maintenance of a structure over its life, to ensure that it is capable of predictable and reliable performances. The life of a structure include also its dismission and/or demolition. Each of the above actions can have significant impact on the ability of the structure to reach desired performances. European Standard Codes (Eurocodes), A structure shall be designed and executed in such a way that it will, during its intended life, with appropriate degrees of reliability and in an economical way: (i) sustain all actions and influences likely to occur during execution and use, and (ii) remain fit for the use for which it is required. (EN 1990, CEN 2002). Le norme a carattere prestazionale sostituiscono le precedenti norme a carattere prescrittivo, pi semplici, pi facili da controllare, pi consolidate, ma di ostacolo ad una visione ampia e pi approfondita dei problemi, anche per ci che riguarda le ricadute economiche e sociali.

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

D.M. 14.GENNAIO 2008

5.0. PONTI
5.1. PONTI STRADALI 5.1.1. Oggetto 5.1.2. Prescrizioni Generali 5.1.3. Azioni sui ponti stradali 5.1.4. Verifiche di sicurezza 5.1.5. Strutture portanti 5.1.6. Vincoli 5.1.7 Opere accessorie.

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI NORME DI TIPO PRESTAZIONALE Capitolo 5. PONTI STRADALI 1. Oggetto 2. Prescrizioni Generali 2.1. Premesse In sede di progetto vanno definite le caratteristiche generali del ponte, ovvero la sua localizzazione, la destinazione e la tipologia, le dimensioni principali, il tipo e le caratteristiche dei materiali strutturali impiegati ed il tipo delle azioni considerate ai fini del suo dimensionamento. In sede di realizzazione si accerter che le modalit tecnico esecutive adottate nellesecuzione dellopera siano rispondenti alle assunzioni ed alle prescrizioni di Progetto ed alle specifiche di Capitolato. 2.2. Geometria della Sede Stradale Per larghezza della sede stradale del ponte, si intende la distanza misurata ortogonalmente allasse stradale tra i punti pi interni dei parapetti. 2.3. Altezza Libera Nel caso di un ponte che scavalchi una strada ordinaria, laltezza libera al di sotto del ponte non dove essere in alcun punto minore di 5 m, tenendo conto anche delle pendenze della strada sottostante.

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

2.3. Altezza Libera

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI


(5.1.)2.4. Compatibilit Idraulica

Qualora il Progetto interessi un corso dacqua naturale o artificiale dovr essere corredato da una relazione idrologica e da una relazione idraulica riguardante le scelte progettuali, la costruzione, e lesercizio del ponte. Nelle Istruzioni al D.M.'90, Art. 2.4.1 riportato: "Pu ritenersi normalmente che il valore della portata massima e del relativo franco siano riferiti ad un tempo di ritorno non inferiore a 100 anni; ". La quota idrometrica ed il franco dovranno essere posti in correlazione con la piena di progetto riferita ad un periodo di ritorno non inferiore a 200 anni. Il periodo di ritorno di 200 anni quello normalmente considerato dalle Autorit di Bacino per le verifiche di tipo idraulico. E' inoltre di circa 200 anni la base storica per la quale si hanno dati certi in merito ai livelli di piena (Il "Magistrato Civile per i lavori generali che riguardano il grande sistema del Po" fu istituito da Eugenio Napoleone, vicer d'Italia nel 1806)

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

5.1.3. AZIONI SUI PONTI STRADALI Le azioni da considerare nella progettazione dei ponti stradali sono: le azioni permanenti; le distorsioni, ivi comprese quelle dovute a presollecitazioni di progetto e quelle di origine termica; le azioni variabili da traffico le azioni variabili di vento e neve le azioni eccezionali le azioni sismiche La viscosit va considerata associata a quelle azioni per le quali d effetto.

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

5.1.3.3. Azioni Variabili da Traffico


3.2. Definizione delle corsie convenzionali Le larghezze wl delle corsie convenzionali su di una carreggiata ed il massimo numero (intero) possibile di tali corsie sulla carreggiata stessa sono indicati nel prospetto seguente.

Numero e Larghezza delle corsie


Larghezza di carreggiata w w < 5.40 m 5.4 w < 6.0 m 6.0 m w Numero di corsie convenzionali nl = 1 nl = 2 nl = Int(w/3) Larghezza di una corsia convenzionale [m] 3.00 m w/2 3.00 m Larghezza della zona rimanente [m] (w-3.00) m 0 w - (3.00 x nl)

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

10

3.3.3 SCHEMI DI CARICO

Schemi di Carico 6.a, b, c: In assenza di studi specifici ed in alternativa al modello di carico principale, generalmente cautelativo, per opere singole di luce maggiore a 300 m, ai fini della statica complessiva del ponte, si pu far riferimento ai seguenti carichi qL,a, qL,b e qL,c

qL ,a = 128,95(1 L )

0.25

[kN / m]

q L ,b = 88,71(1 L )

0.38

[kN / m]

q L ,c = 77,12(1 L )

0.38

[kN / m]

p.e. L=3300m

qLa =17,013 kN/m qLb = 4,083 kN/m qLc = 3,549 kN/m

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

11

3.3.6. Strutture Secondarie di Impalcato Diffusione dei carichi locali I carichi concentrati da considerarsi ai fini delle verifiche locali ed associati agli Schemi di Carico 1, 2, 3 e 4 si assumono uniformemente distribuiti sulla superficie della rispettiva impronta. La diffusione attraverso la pavimentazione e lo spessore della soletta si considera avvenire secondo una diffusione a 45, fino al piano medio della struttura della soletta sottostante. Nel caso di piastra ortotropa la diffusione va considerata fino al piano medio della piastra superiore.

Incremento Dinamico addizionale in presenza di discontinuit strutturali: q2 I carichi mobili includono gli effetti dinamici per pavimentazioni di media rugosit. In casi particolari, come ad esempio, in prossimit di interruzioni della continuit strutturale della soletta, pu essere necessario considerare un coefficiente dinamico addizionale q2, da valutare in riferimento alla specifica situazione considerata. (ISO 8685, 1995). Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

12

3.5. Azione longitudinale di frenamento o di accelerazione: q3 3.6 Azione centrifuga: Q4 3.7 Azioni di Neve, Vento: q5 Lazione del vento pu essere valutata come azione dinamica mediante una analisi dellinterazione vento-struttura. Lazione del vento si pu valutare come sopra specificato nei casi in cui essa non possa destare fenomeni dinamici nelle strutture del ponte o quando lorografia non possa dar luogo ad azioni anomale del vento. Per i ponti particolarmente sensibili alleccitazione dinamica del vento si deve procedere alla valutazione della risposta strutturale in galleria del vento e, se necessario, alla formulazione di un modello matematico dellazione del vento dedotto da misure sperimentali. Il carico neve si considera non concomitante con i carichi da traffico, salvo che per ponti coperti. 3.8. Azioni sismiche q6 3.9. Resistenze passive dei vincoli: q7 3.10 Azioni sui parapetti. Urto di veicolo in svio: q8 3.11 Altre azioni variabili (azioni idrauliche, urto di un veicolo, urto di ghiacci e natanti su pile): q9 Azioni idrauliche. . . . scalzamento atteso in fase transitoria rapida. Urto di un veicolo contro le strutture. Urto di ghiacci e natanti su pile.

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

13

3.12 Combinazioni di Carico Le combinazioni di carico da considerare ai fini delle verifiche devono essere stabilite in modo da garantire la sicurezza in conformit a quanto prescritto al Capitolo 2. Ai fini della determinazione dei valori caratteristici delle azioni dovute al traffico, si dovranno considerare, di regola, le combinazioni riportate in Tabella 5.1.IV. Tabella 5.1.IV Valori caratteristici delle azioni dovute al traffico ... La Tabella 5.1.V fornisce i valori dei coefficienti parziali delle azioni da assumere nellanalisi per la determinazione degli effetti delle azioni nelle verifiche agli stati limite ultimi con il seguente significato dei simboli:
-

EQU stato limite di equilibrio come corpo rigido STR stato limite di resistenza della struttura GEO stato limite di resistenza del terreno coefficiente parziale del peso proprio della struttura, del terreno e dellacqua, quando pertinente coefficiente parziale dei pesi propri degli elementi non strutturali coefficiente parziale delle azioni variabili da traffico coefficiente parziale delle azioni variabili

G1 G2 Q Qi

Il coefficiente parziale della precompressione si assume pari a P = 1.

Per le singole opere di luce maggiore a 300 m possibile modificare i coefficienti indicati in tabella Pier Giorgio MALERBA previa autorizzazione del Servizio Tecnico Centrale del Ministero di Lavori Pubblici.

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

14

RICHIAMO DAL CAPITOLO 2


2.5.3 COMBINAZIONI DELLE AZIONI Ai fini delle verifiche degli stati limite si definiscono le seguenti combinazioni delle azioni. - Combinazione fondamentale : Questa combinazione generalmente impiegata per gli stati limite ultimi.

G1 G1 + G 2 G2 + P P + Q1 Qk1 + Q 2 02 Qk 2 + Q 3 03 Qk 3 + ...
-Combinazione caratteristica (rara), generalmente impiegata per gli stati limite di esercizio irreversibili ed da utilizzarsi nelle verifiche alle tensioni ammissibili di cui al 2.7.

G1 + G2 + P + Qk 1 + 02 Qk 2 + 03 Qk 3 + ...
- Combinazione frequente

G1 + G2 + P + 11 Qk 1 + 22 Qk 2 + 23 Qk 3 + ...
- Combinazione quasi permanente

G1 + G2 + P + 21 Qk 1 + 22 Qk 2 + 23 Qk 3 + ...
-Combinazione sismica

E + G1 + G2 + P + 21 Qk 1 + 22 Qk 2 + ...
-Combinazione eccezionale

G1 + G2 + P + Ad 21 + 21 Qk 1 + 22 Qk 2 + ...

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

15

4. VERIFICHE DI SICUREZZA 4.1. Verifiche agli Stati Limite Ultimi 4.2. Stati Limite di Esercizio ( 4.1.2.2.5 Verifica al tensioni di esercizio) 4.3. Verifiche allo Stato Limite di Fatica 4.4. Verifiche allo stato limite di fessurazione 4.5. Verifiche allo stato limite di deformazione 4.6. Verifiche alle azioni sismiche 4.7. Verifiche in fase di costruzione 4.8. Verifiche alle tensioni ammissibili
Per i ponti stradali non ammesso il metodo di verifica alle tensioni ammissibili ( 2.7).

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

16

5. STRUTTURE PORTANTI 5.1. Impalcato (Spessori Minimi, Strutture ad elementi prefabbricati) 5.2. Pile (Spessori Minimi, Schematizzazione e Calcolo)

6. VINCOLI 6.1. Protezione dei vincoli


Le varie parti dei dispositivi di vincolo devono essere adeguatamente protette, al fine di garantirne il regolare funzionamento per il periodo di esercizio previsto.

6.2. Controllo , manutenzione e sostituzione


I vincoli del ponte devono essere accessibili al fine di consentirne il controllo, la manutenzione e leventuale sostituzione senza eccessiva difficolt.

6.3. Vincoli in zona sismica


Per i ponti in zona sismica, i vincoli devono essere progettati in modo che, tenendo conto degli eventuali urti conseguenti al comportamento dinamico, risultino idonei: -a trasmettere le forze conseguenti alle azioni sismiche -ad evitare sconnessioni tra gli elementi componenti il dispositivo di vincolo -ad evitare la fuoriuscita dei vincoli dalle loro sedi.
Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

17

7. OPERE ACCESSORIE 7.1 Impermeabilizzazione


Le opere di impermeabilizzazione devono essere tali da evitare che infiltrazioni dacqua possano arrecare danno alle strutture portanti.

7.2 Pavimentazioni
La pavimentazione stradale deve essere tale da sottrarre allusura ed alla diretta azione del traffico lestradosso del ponte e gli strati di impermeabilizzazione che proteggono le strutture portanti.

7.3 Giunti
In corrispondenza delle interruzioni strutturali si devono adottare dispositivi di giunto atti ad assicurare la continuit del piano viabile. Le caratteristiche dei giunti e le modalit del loro collegamento alla struttura devono essere tali da ridurre il pi possibile le sovrasollecitazioni di natura dinamica dovute ad irregolarit locali e da assicurare la migliore qualit dei transiti. In corrispondenza dei giunti si deve impedire la percolazione delle acque meteoriche o di lavaggio attraverso i giunti stessi. Nel caso di giunti che consentano il passaggio delle acque, queste devono confluire in appositi dispositivi di raccolta, collocati immediatamente sotto il giunto, e devono essere convogliate a scaricarsi senza possibilit di ristagni o dilavamenti che interessino le strutture.

7.4 Smaltimento dei liquidi provenienti dallimpalcato ( + Istruzioni CNR 1988)


Lo smaltimento dei liquidi provenienti dallimpalcato deve effettuarsi in modo da non arrecare danni o pregiudizio allopera stessa, alla sicurezza del traffico e ad eventuali opere ed esercizi sottostanti il ponte. A tale scopo il progetto del ponte deve essere corredato dallo schema delle opere di convogliamento e di scarico. Per opere di particolare importanza, o per la natura dellopera stessa o per la natura dellambiente circostante, si deve prevedere la realizzazione di un apposito impianto di depurazione e/o di decantazione.

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

18

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

19

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

20

7. OPERE ACCESSORIE (continua)

7.5 Dispositivi per lispezionabilit e la manutenzione delle opere


In sede di progettazione e di esecuzione devono essere previste opere di camminamento (piattaforme, scale, passi duomo, ecc.) commisurate allimportanza del ponte e tali da consentire laccesso alle parti pi importanti sia ai fini ispettivi, sia ai fini manutentivi. Le zone nellintorno di parti destinate alla sostituzione periodica, quali ad esempio gli appoggi, devono essere corredate di punti forza, chiaramente individuabili e tali da consentire le operazioni di sollevamento e di vincolamento provvisorio.

7.6 Vani per condotti e cavidotti


La struttura del ponte dovr comunque prevedere la possibilit di passaggio di cavi e di una condotta di acquedotto; le dimensioni dei vani dovranno essere rapportate alle prevedibili esigenze da valutare con riferimento a quanto presente in prossimit del ponte. Nel caso in siano da prevedere significativi effetti di interazione tra veicoli, si dovr far riferimento a studi specifici o a metodologie consolidate.

Pier Giorgio MALERBA

D.M. 14.GENNAIO 2008 - Cap. 5 PONTI

21

2.5.4 DEGRADO
La struttura deve essere progettata cos che il degrado nel corso della sua vita, purch si adotti la normale manutenzione ordinaria, non pregiudichi le sue prestazioni in termini di resistenza, stabilit e funzionalit, portandole al di sotto del livello richiesto dalle presenti norme.

Le misure di protezione contro leccessivo degrado devono essere stabilite con riferimento alle previste condizioni ambientali, senza richiedere sproporzionati interventi di manutenzione straordinaria.

La protezione contro leccessivo degrado va ottenuta attraverso una opportuna scelta dei dettagli, dei materiali e delle dimensioni strutturali, con leventuale applicazione di sostanze o ricoprimenti protettivi, nonch con ladozione di altre misure di protezione attiva o passiva.

Pier Giorgio MALERBA