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Lo Stoicismo in Seneca

opportuno parlare, per quanto riguarda lepoca Giulio Claudia ( 27 a.C 68 d.C. ), di cultura filosofica. Tutte le diverse scuole infatti si identificarono nella ricerca della felicit e del sommo bene. Si persero quindi i confini dottrinali tra le varie scuole, allinsegna di un sincretismo favorito dal genere della diatriba, che raccordava e divulgava gli insegnamenti delle varie scuole. Limpalcatura ideologica della classe dirigente e degli intellettuali era quella dello Stoicismo. Esso, condannava le passioni e la violenza. Sapiens era colui che alla volubilit del caso rispondeva con lautarchia, lautocoscienza di s che porta allaccettazione di ci che il caso ti d. Altre virt utili erano l atarassia, cio la rinuncia ai turbamenti, e lapatia, la canalizzazione dei tormenti affinch la ragione li possa utilizzare. Il popolo invece, era pi propenso al cinismo che attirava lattenzione con atteggiamenti spesso estrosi, promulgando precetti di vita pratica basati su luoghi comuni ma che avevano presa facile su un pubblico poco colto culturalmente e filosoficamente. Tra gli intellettuali, una delle figure certamente pi controverse quella di Seneca (Cordova, 4 a.C. Roma, 65 d.C ), celebratore di un ascetismo austero e nello stesso tempo immerso nel lusso e nella ricchezza e compromesso con il potere. Egli era consapevole delle sue contraddizioni e si difese nel De vita beata, soprattutto per quanto riguardava il suo patrimonio. Alle accuse di avere accumulato troppo patrimonio, lui infatti rispondeva che la filosofia non era per forza ostile al possesso di beni, se questi venivano messi al servizio delle virt. Nel corso dellopera egli comunque afferma: Non sum sapiens, nec ero. La saggezza infatti una meta ideale a cui luomo si sforza di giungere ma non che detto che ci riesca. Con Seneca siamo ormai lontani dallo stoicismo antico, pi severo. Esso pi ragionevole e come tale, in grado di accogliere un compromesso tra reale e ideale, tra pensiero e azione. Alla ricerca della saggezza, luomo deve infatti misurarsi con alcuni pensieri esistenziali che non dipendono da lui, come il tempo e la morte, a cui Seneca dedica unampia trattazione della sua opera Epistulae morales ad Lucilium. Seneca invita Lucilio a rivendicare il possesso di se stesso, ovvero ad impadronirsi del tempo che ha a disposizione, impiegandolo per studiare e riflettere, per ricercare la virt, unico vero bene della vita, senza sprecarlo in attivit inutili. Seneca parla allamico consapevole di aver sprecato gran parte della sua vita, e quindi esorta Lucilio a non commettere il suo stesso errore. Egli spinge lamico a non dipendere dal domani, dal futuro incerto, ma ad impadronirsi delloggi, a vivere il presente intensamente nella ricerca della virt. Questo pensiero molto simile al carpe diem oraziano: la differenza sta nel fatto che Orazio, epicureo, invitava a cogliere i piaceri del momento, mentre Seneca, stoico, esorta a perseguire istante per istante il dovere morale. Per quanto riguarda la morte, Seneca afferma invece che non importante quanto tempo si viva, ma come viene vissuto il tempo che si ha a disposizione. Infatti se un uomo vive ottanta anni nellinerzia, il tempo che ha vissuto andato sprecato, ma se un altro che ha vissuto solo la met del tempo, lo ha fatto nella virt, questo stato ben usato, e quindi valso molto di pi di ottanta anni sprecati. Luomo portato a inseguire ci che non potr mai possedere e, quando tenta un bilancio dei suoi sforzi e cerca di analizzare la propria inquietudine, lo assale il dispiacere e cerca inutilmente di soffocarlo con un attivismo frenetico. Non si accorge che la vera radice del male in se stesso, subentra cos langosciante sensazione di non avere una via duscita. In simili condizioni, luomo pu trovare sollievo nella solitudine ma, ovviamente, questo non un rimedio. Lunica soluzione che si configura dunque alluomo quella di prendere coscienza della propria debolezza e fragilit. Ci si identifica con la conquista della saggezza. Per dimostrare alluomo questa sua situazione di piccolezza fragilit, Seneca opera anche unindagine disinteressata della natura nellopera Naturales Quaestiones. Si tratta di una raccolta di sette libri in cui Seneca tratta di vari fenomeni ed elementi della natura. Tra questi anche le comete, importantissime per il nostro pianeta. Le polveri cometarie sono infatti ricche di composti organici, che potrebbero avere svolto un ruolo importante nel dare origine ad ambienti adatti allo sviluppo della vita su corpi con acqua in superficie.