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Premessa

Ad introdurre questa breve storia della Letteratura occitanica moderna sar innanzi tutto da chiarire un problema di terminologia. Si suole infatti impropriamente definire la letteratura in lingua d'oc come letteratura << provenzale , termine ambiguo indifferentemente applicato al complesso dei dialetti di tutta la Francia meridionale, ai dialetti della Provenza, d'antica lingua dei trovatori o alla lingua letteraria dei poeti d'oc moderni (la cui produzione si indica appunto come letteratura neo-provenzale). A dissipare tale equivoco si usa qui il termine Occitania, e conseguentemente letteratura d'oc o occitanica, per l'insieme del territorio di lingua d'm, definendo letteratura provenzale unicamente quella sviluppatasi nella Provenza propriamente detta. La lingua d'm, come noto, una delle due grandi lingue romanze (lingua d'oil o francese, lingua d'oc o provenzale, secondo la terminologia corrente) formatesi, dopo il processo di dissoluzione del latino, sul territorio dell'attuale nazione francese (si aggiunga il gruppo non letterariamente illustre dei dialetti cosiddetti francc+provenzali, intorno a Lione e nella Savoia, che costituiscono in qualche sorta la transizione fra oc e oil). Il limite linguistico che separa in Francia le due zone, situato d'origine piii a nord, presso la Loira, corre attualmente lungo una linea trasversale che va da oriente a occidente e che, iniziando sull'Atlantico, alla confluenza della Garonna e della Dordogna, segue il corso della Gironda, risale fino ad Angouleme, circonda a nord il Massiccio Centrale e, costeggiando la zona franco-provenzale, scende a tagliare il Rodano sopra Valenza e passa a sud di Grenoble fino a raggiungere il confine italiano. L'Occitania copre cosi circa un t e n o del territorio metropolitano della Repubblica francese, comprendendo le antiche regioni storiche di Limosino, Alvernia, Guienna, Guascogna, Linguadoca, Provenza e Delfinato meridionale. Corrispondenti grossomodo d e province

La letteratura occitanica moderna

suddette, i dialetti in cui si usa suddividere l'odierna lingua d'oc presentano una sdciente omogeneith (seppur minore che nell'antica lingua, per la quale la suddivisione alquanto piu problematica, essendo il processo di frantumazione dialettale appena a b k z a t o ) . Fa eccezione il guascone, entit linguistica piu nettamente differenziata e che presenta numerosi tratti propri anche a dialetti deila penisola iberica, come l'aragonese e il castigliano. Abbiamo intenzionalmente omesso dalla lista deile provincie d'oc il Rossigiione, in quanto inglobato in una regione linguistica, quella catalana, che, pur strettamente collegata aii'occitanica, caratterizzata da una propria storia e tradizione culturale e letteraria. Che in lingua d'oc si sia espressa, nel Medioevo, la grande poesia trobadorica, da cui muove tutta la tradizione letteraria dell'Europa moderna, cosa risaputa; e pochi non sono al corrente del movimento di ripristino deila lingua e della letteratura del Mezzogiorno di Francia avviato nel secolo scorso dal felibrismo e dal suo massimo esmnente. Mistral. Ma che . una letteratura in lingua d'oc si sia svolta su una linea di tradizione ininterrotta, pur attraverso evidenti regressi e bruschi soprassalti, dalla splendida fioritura dei trovatori fino ai felibri, raggiungendo talvolta risultati di luminosa emergenza, e che il seme gettato da Mistral seguiti a fruttifcare ai nostri giorni fatto assai poco noto al di fuori degli ambienti specializzati. La critica parigina ignora generalmente le letterature periferiche; d'altra parte il felibrismo, catalizzando l'attenzione sulla rinascita del secolo XIX, ha finito per rigettare nell'ombra altri periodi certo non meno validi o comunque altrettanto si~nificativi. la rinascenza del XVI - XVII secolo o l'et " , auali * prefelibristica, che prepara appunto il C< miracolo mistraliano. La ragione prima del silenzio che circonda questa letteratura sar da ricercarsi innanzi tutto neila concezione linguistica francese, rigorosamente unitaria; si ha di fatto in Francia un processo di unifcazione linguistica che, conseguendo alla centralizzazione politica e culturale, non trova il suo simile negli altri territori romanzi. La lingua della capitale, divenuta lingua letteraria francese, soppianta nel Nord, gi nel XV secolo, tutti gli altri dialetti d'oil che, abbandonati dai circoli colti e parlati solo negli strati inferiori della societ, scadono al rango di a patois D e vengono irrimediabilmente respinti dalla tradizione parigina, accademica e unidimensionale. I1 dramma dei C( patois D si svolge ovviamente con maggiore lentezza nel Sud del paese, politicamente indipendente e dove

Premessa

l'insieme dei dialetti d'oc aveva raggiunto sul piano letterario un'artificiale ma splendida unit: quelia della koin trobadorica, lingua poetica che, adottata da trovatori italiani e catalani, si difEonde come tale in gran parte del Meridione d'Europa. Ma con la crociata contro gli albigesi e la decadenza dell'intera civilt sorta neli'arco del Mediterraneo occidentale, si spezza di fatto l'unit culturale dell'insieme occitanico-catalano, e si ha una bipartizione su due direttrici, francese ed iberica; di qui la deformazione prosptittica delia creazione letteraria d'm che, cessata l'indipendenza politica dei territori occitanici, sottoposti d'ora in poi all'autorit parigina, si fa provinciale francese, e meridionale rispetto a Parigi. La penctrazione del francese nel Sud, accompagnandosi d a frantumazione della <( koin trobadorica, affretta, quasi precipita la decadenza della norma linguistica autoctona. Nel XV secolo il processo di dialettizzazione pu considerarsi compiuto: non esiste piu un'unit occitanica superdialettale, ma solo un insieme di dialetti che corsistono accanto al francese, divenuto ormai lingua ufficiale, e che, sottoposti ad un progressivo processo di corruzione, verranno equiparati ai patois . La rigida concezione linguistica francese, che tende ad escludere gli idiomi eccentrici, influenza poi gli stessi ambienti d'm: si perde gradualmente in provincia la coscienza di appartenere ad un centro attivo di cultura autonoma e si accetta consapevolmente la superiorit della lingua e della cultura d'oil; sicch lo stesso Mistral, nell'intento di fornire autorevoli credenziali al proprio tentativo di recupero, si richiamer ai trovatori ignorando la produzione intermedia, disprezzata come patoisante . Svoltasi dunque quasi in sordina, al margine della grande letteratura francese, e nell'incoscienza culturale dei paesi d'oc, la letteratura occitanica offre ancor oggi per buona parte un terreno assolutamente vergine. Se la lirica medievale oggetto della sollecitudine dei romanisti, se sul felibrismo e in particolare su Mistral la bibliografia abbondante (anche se non di rado parziale), sugli altri periodi si trovano scarsissimi studi; ad alcuni autori non stato dedicato nemmeno un articolo serio, e davvero esiguo il numero delle opere edite in maniera soddisfacente (quando addirittura non si tratti di testi ancora manoscritti o non pi ristampati da due o tre secoli). Di qui le difficolt incontrate da chi si accinga a tentare una sintesi, senz'altro prematura (tanto piu che quelle finora tracciate in ambiente occitanico finiscono spesso a panorami indifferenziati,

La letteratura occitanica moderna

dove l'inventario quasi esaustivo - allo stato attuale delle conoscenze - degli autori e delle opere non si accompagna al necessario scandaglio critico e cede anzi a precccupazioni apologetiche, nella malintesa intenzione di dimostrare la ricchezza e la validit d'una letteratura negletta). Senza la necessaria base di precedenti lavori di scavo ogni sistemazione, oltre che sommaria, pu essere pericolosa; ma in attesa di ricerche monografiche che offrano nuovo materiale di documentazione e di critica, non ci sembra comunque inutile affrontare un quadro d'insieme, suggerendo un disegno a grandi linee che valga come ipotesi, come progetto arrischiato e suscettibile poi di revisione e approfondimenti particolari. Merito del nostro tentativo sar quindi d'aver proposto un itinerario esplorativo in una terra in parte ancora sconosciuta e di cui si ignorano forse molti tesori nascosti; e di aver cercato d'inquadrare criticamente quello che del patrimonio letterario occitanico a tutt'oggi accessibile. Siamo debitori di utilissimi suggerimenti a Robert Lafont, dell'universit di Montpellier, e di preziose indicazioni bibliografiche a Christian Anatole, dell'universit di Friburgo (Svizzera); ad essi va il nostro vivo ringraziamento.

Capitolo primo

Dall'antica alla nuova letteratura

LA SCLEROSI DELLA LETTERATURA TROBADORICA

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I1 libro d'oro dei trovatori si chiude praticamente alla met del XIII secolo. La grande poesia d'oc, matrice della tradizione lirica dell'Europa moderna, sempre pi6 si mortifica, e agonizza alle soglie del 1300, ripetendo stancamente le formule dei suoi sommi artefici: la perizia tecnica compensa il difetto dell'arte. La ragione della morte della grande letteratura e, pi6 generalmente, della civilt occitanica, stata spesso individuata nel dramma della crociata contro gli albigesi, da cui i paesi d'oc non seppero piu risollevarsi. Indubbiamente le conseguenze di tale conquista, che dal 1208 al 1229 port la desolazione nel Sud della Francia, furono immediate sulla struttura sociale del paese e quindi sulla sua situazione culturale. Va iiconosciuto peraltro che, se la crmiata fu causa determinante per l'avvilimento di quella peculiare civilt letteraria, non fu certo l'unica: tanto pi6 che la monarchia capetingia non intraprese alcuna campagna contro la lingua che di quella letteratura era supporto. Se la cancelleria reale comincia in quest'epoca a redigere le lettere in francese, si continua d redigerle in latino per i paesi d'oc, dove d'altra parte vengono diffuse in traduzione mitanica. N la Chiesa ostacola la lingua d'oc, sospettato veicolo del catarismo: almeno i due terzi della produzione letteraria del << Midi nel XIV e XV secolo consistono in opere edificanti. Le cause esterne agiscono insomma su una letteratura che in parte si va svuotando dall'interno. I limiti raggiunti dalla poesia trobadorica non erano mantenibili, anche quando le condizioni storiche e ambientali fossero state pi propizie di quanto non furono. Quella 6 fragilit d'apici D che scivola nel gioco intellettuale si trasmise alla scuola siciliana, ai poeti galleghi e ai Minnesanger. Ma, passate le consegne a mani variamente capaci, la tarda poesia trobadorica subisce un'involuzione in senso accademico e. si fossilizza irrimediabilmente. Certo numerose sono le voci che ancora si levano a mantenere,

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almeno nominalmente, l'eredit dei grandi predecessori: l'ultima scuola trobadorica si riunisce intorno d a corte del conte Henri de Rodez, morto nei 1302, ed suila base d'una produzione ancor viva, da Bernard de Panassac a Raimon de Cornet ad Arnaut Vidal, che si costituisce, nel 1323, il << Consistori del Gai Saber )> (Concistoro della Gaia Scienza): non quindi tardivo e postumo soprassalto, ma concraione in scuola amministrativamente costituita d'un'attivit letteraria ancor presente. Tuttavia la stessa istituzione d'un'accademia, e l'organizzazione di concorsi di poesia d'ora innanzi succedentisi anno per anno, indice dello scadimento a mestiere di quella che era stata e doveva continuare ad essere un'arte: conservatorio d'una cultura poetica, obbedendo all'intento archeologico di regolarizzare la sopravvivenza d'una poesia autoctona, il Gai Saber )> non potr ottenere altro resultato che quello di svuotarla d'ogni succo originale, e di affrettarne, se non addirittura di sancirne la sclerosi. L'estremo atto di questo processo si avr nei .1350, quando la compagnia incarica il cancelliere Guilhem Molinier di redigere il codice dell'arte del trovare, le Leys d'amor, che song di fatto promulgate sei anni dopo: rigorosa sistemazione della lingua e della poetica dei trovatori, metro alla valutazione delle opere presentate ai concorsi ed esauriente manuale per i concorrenti. Ma la raccolta delle poesie coronate dal << Gai Saber dal 1324 al 1484 offre la piu desolante testimonianza dell'insuccesso dell'impresa normalizzatrice: lumzhe schiere di candidati di estrazione auasi esclusivamente tolosana, esercitantisi in composizioni accademiche, dove si sgretola la norma linguistica e il lessico si riempie di francesismi. Tolosa, di cui gi si configura il ruolo di capitale dei paesi d'oc, come sede dei << parlements (creati da Filippo il Bello) i n dal 1229)' e dell'universit, filiale della Sorbona (istituita f fallisce cosi nel tentativo di porsi come capitale della lingua, ad onta del concistoro e della sua opera di fissazione delle regole dell'esercizio poetico e della norma linguistica. All'antico dominio feudale indipendente si sostituisce di fatto una provincia francese: la << Lingua d'oc che, secondo la definizione geograficamente vaga dei documenti del tempo e delle stesse Leys d'amor, comprende grosso modo il territorio fra il Rodano e la Garonna; ne esclusa la Guascogna, sull'argomento della bizzarria del linguaggio e della distinzione politica, e la Provenza, su cui non si spingono le rivendicazioni capetinge. Si spezza cosi la grande unit occitanica del Medioevo,
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e il nuovo taglio politico sar grave di conseguenze: la rinascenza della letteratura si svilupper alle frange laterali dei paesi d'oc, in Guascogna, appunto, e in Provenza, dove il sentimento occitanico potr far leva su un'effettiva autonomia. La Langue d'oc >> e Tolosa sono francesi; si dovr attendere il XVII secolo per vedere Tolosa farsi ganglio d'una recuperata coscienza occitanica, e centro d'una produzione in lingua d'oc tutt'altro che trascurabile. Fino a quel momento la produzione tolosana assumer, come vedremo, tutt'altro carattere. Parlare d'una rinascenza prodottasi nel XVI secolo equivale a denunciare implicitamente la decadenza dell'et precedente. In realt la letteratura occitanica del XIV-XV secolo tuttora da indagare; certo comunque che, a parte la sclerosi della lirica aii'interno del << Gai Saber , il resto della produzione di questo periodo non si discosta da modelli medievali o tardo-medievali.
LA FRANCESIZZAZIONE DEI PAESI D'OC

Cattolica e monarchica, orientata aila piu stretta ortodossia dalla doppia istituzione del Tribunale del Sant'Uffizio e dell'universit, Tolosa focolaio di francesizzazione. I registri del parlamento si tengono in francese, con un anticipo di circa un secolo sul Barn e sulle terre dell'Est, e l'universit porta un'invasione di gente di lingua d'oil. Aii'altro' capo della valle della Garonna, Bordeaux subisce la stessa evoluzione, francesizzandosi non solo amministrativamente, ma culturalmente: il collegio di Guiema creato nel 1533 ospita maestri del Nord,

da Buchanan a Jacques Feletier du Mma;

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stamperie, massime quella di Simon Millanges, da cui usciranno nel 1580 la prima edizione degli Essais di Montaigne e i Commentaires di Monluc. Numerosi sono i guasconi che pubblicheranno in francese, nella seconda met del XVI secolo, da Francois de Bdeforest a Francois de Poulheure a Joseph du Chesne; la <( Pliade >> d i suoi frutti anche in terra d'oc, ma in lingua d'oil, e in francese scrivono i tolosani Etienne Forcadel, Pierre le Loyer, Jean Alary, Gabriel de Trellon, Jean Galant. L'atteggiamento degli uomini colti del tempo nei confronti della lingua d'oc peraltro chiaro: patente , a questo proposito, la testimonianza del piu volte citato Ronsard: << Aujourd'huy, por ce que nostre France n'obist qu' un seul roy,

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La letteratura occitanica moderna

nous sommes contraints, si nous voulons parvenir h quelque honneur, de parler son langage; autrement nostre labeur, tant fust-il honorable et patfaict, seroit estim peu d e chose ou peut estre totalement mespris l ; o queila del guascone G.-M. Imbert: a Le jeune homme, la vierge et la vieille matrone, / Le vigneron rustique et plus basse personne / Affectent ardemment le langage gaulois; / Et si semble aujourd'hui qu'il n'est fils de bon pre / Et qu'il n'est pus aussi conceu d e bonne mre / Qui voulant composer ne compose en francois D '. Nessuno piu in Francia rivendica il diritto al prwincialismo, e coloro che hanno conservato qualche traccia del loro luogo d'origine se ne scusano come d'un vizio involontario, nell'universale consenso ai modi della capitale. la scomparsa, nel a Midi D , d'una lite occitanica - in quanto coscienza del popolo d'cc neila sua originalit di cultura -, ovvero la sua graduale trasformazione in aristocrazia provinciale francese, a far svanire il ricordo dell'avventura trobadorica e della superiore giustificazione culturale da essa fornita alla lingua. Nel 1513 anche il Gai Saber D cede all'appello dei tempi: assunto il nome di a Collge de la Science et Art de la Rhtorique D, premier nei concorsi annuali poesie francesi nelle quali i candidati, dimentichi dei trovatori, imitano i a rhtoriqueurs D deila scuola borgognona, e alla tradizionale bailata sostituiscono il chant royal D , per una preoccupazione di modernit peraltro gi in ritardo sulla Pliade . Tolosa, vittima del complesso provinciale, si fa succursale di Parigi. I1 mantenimento della lingua del paese &dato alla Chiesa, e solo a ragioni pratiche di generale comprensione (perch non tutti intendono il francese) risponde la pubblicazione di opere a carattere religioso in idioma tolosano, cui le stamperie lmali i n dai primi anni del '500. provvedono f

Cit. da K. Vossler, Frankreichs Kultur und Sprache. Geschichte der franzosischen Schriftsprache uon den Anfangen bis zur Gegenwart, Heidelberg 1929, trad. it. Ciuilt e lingua di Francia, Bari 1948, p. 429. 2 Cit. da M. Lanusse, De I'infiuence du dialecte gascon sur la langue francaise de la fin du XVe sicle la seconde moiti d a XVIIe, Grenoble 1893, p. 135.

Dall'antica alla nuova letteratura

Questo tuttavia il terreno su cui si prepara un'edizione letteraria occitanica a Tolosa: in una ventina d'anni, dal 1555 al 1578, vediamo infatti succedere alle pubblicazioni di propaganda religiosa opere in lingua d'oc probabilmente uscite dal vivace ambiente studentesco. Tre testi vedono la luce nel 1555: Las Ordenansas et Cousturnas del Libre Blanc, observadas de tota ancianetat, cornpausadas per las sabias fernnas de Tolosn (Le ordinanze e usanze del libro bianco, osservate fn dall'antichitd, composte dalle sagge donne di Tolosa); Las Nompareilhas Receptas per fa las Fernnas tindentas, rizentas, plasent u , polidas, et bellas (Le impareggiabili ricette per rendere le donne garrule, ridenti, piacenti, graziose e belle) l ; la Requeste des darnes de Tolose aux Messieurs rnestres et mainteneurs de la Gaye Science de Rhetorique (Richiesta delle dame di Tolosa ai Signori maestri e conservatori della Gaia Scienza di Retorica). A questi andranno aggiunte le loyeuses Recherches de la Langue Tolosaine (Piacevoli ricerche della lingua tolosana), uscite a Tolosa nel 1578 e firmate da uno straniero, Claude Odde de Triors, del D e h a t o . Percorre queste opere un tono comune di realismo salace, che esplode nel .linguaggio, non solo per la pressione dei contenuti: i quali sono peraltro abbastanza tipici dell'immaginazione goliardica, in quel femminismo di cui gli uomini si fanno per gioco campioni, sia nelle Ordenansas (le comari dei vari quartieri, riunite, emettono le loro ordinanze, caricatura del Livre blanc, che conteneva le franchigie e consuetudini della citt di Tolosa) sia nelle Nornpareilhas Receptas (dove le donne trattano dei mezzi per conservare le proprie attrattive), sia infine nella Requesta delle donne di Tolosa per essere ammesse ai concorsi poetici del N Gai Saber , dove si fa luce un pittoresco sciovinismo linguistico. comprensibile quindi che, di fronte a simile letteratura, lo straniero Odde de Triors individui le vere risorse dell'occitanico nella verve truculenta. identificando il proprio tolosano con la verdezza della lingua del popolo: non per nulla il suo libro abbonda di tipi pittoreschi, trabocca di motti e proverbi, dove evidente il compiacimento del contatto linguistico con la linfa popolare. SpecNoulet segnala, per questo testo, l'esistenza d'un'eizione anteriore, da situarsi fra il 1541 e il 1546. .

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Lo letteratura occitanica moderna

chi0 e conferma di tutta una mentalit linguistica concepita e ricevuta nell'ambiente in cui vive, Odde de Triors intende il tolosano come lingua di piacevolezze e facezie, e giudicandolo corrotto e barbaro rispetto al francese, come tale lo ama e pittorescamente lo utilizza. L'influsso francese e soDrattutto latino, ovvero la mescolanza burlesca dei registri linguistici tipica del macaronico, sta dietro a queste opere, e pesa l'ombra del pi6 illustre predecessore nell'intarsio linguistico: Rabelais. Si elabora insomma a Tolosa una letteratura dialettale non popolare, prodotto di uomini che si volgono al popolo senza farne parte e ne sfruttano le risorse linguistiche nel senso dell'espressivo e del pittoresco. Una situazione non diversa troviamo d'altro polo delle terre d'oc, riflessa in quattro canzoni anonime composte ad Aix verso il 1550 e raggruppate sotto il titolo di Cansons dau Carrateyron (Canzoni del carrettiere), cui tema comune l'opposizione al mondo della giustizia e del clero e a tutta l'organizzazione amministrativa in generale, che schiaccia il popolo sotto il peso delle imposte e fa regnare il malgoverno. Troppo difficile attribuire tali canzoni ad un autentico carrettiere: sar forse da accettare l'ipotesi dell'editore ottocentesco di questi testi, che vede in << carrateyron >> un termine designante i << basochiens >> l , che prendevano parte, issati su di un carro, ai giochi in occasione del Corpus Domini. Siamo con ci ricondotti ad un ambiente studentesco non lontano da auello tolosano, e che abbiamo visto produrre, circa nello stesso momento, una letteratura emialmente satirica in linmia d'oc. A quest'ambikte sar da collegarsi Gche Antonius Arena, nato a Soliers intorno al 1500. studente di diritto ad Avignone, in seguito soldato nelle b e r r e d'Italia e poi nella resistenza della Provenza all'invasione di Carlo V nel 1536. Appunto questa spedizione forma l'argomento della Meygra Entrepriza Catoliqui Imperatoris (Magra impresa dell'imp'eratore cattolico, 1537) che fa seguito alla sua prima opera De bragardissima villa de Soleriis (Dell'elegantissima citt di Soliers, 1533), e che sar da considerarsi soprattutto nel suo aspetto linguistico: un bizzarro coacervo dove il volgare che corrompe e sostanzia il latino scolastico di base in minima Darte il francese e in massima parte il provenzale, tin provenzale in accezione paesana e che volentieri piega verso il triviale e lo scatoPersonale addetto aii'amministrazione della giustizia e, per estensione,
tutti gli uomini di legge.

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Capitolo secondo

La rinascenza del XVI secolo

IL RISVEGLIO DELLA COSCIENZA LETTERARIA OCCITANICA

Si suo1 parlare, in ambito di letteratura occitanica, di due rinascenze, di cui la prima sarebbe quella prodottasi nell'ultimo scorcio del XVI secolo e agli inizi del XVII, e che rinascenza si pu effettivamente chiamare, dove con questo termine s'intenda la riconquista della dignith letteraria d'una lingua. Non dunaue soltanto il recuwero. in chiave dialettale. " d'una sostanza espressiva racchiusa nel linguaggio del popolo, l'autoctona ma il tentativo wiii o meno cosciente di ademare " materia linguistica ai temi e ai toni d'una grande letteratura: nella fattispecie, la letteratura francese, e piti particolarmente il movimento della <( Pliade , che non per nulla autorizza e sancisce la difesa e l'illustrazione delle lingue giovani. Cessata l'aristocraticissima poesia dei trovatori, la letteratura d'oc non fa appello quindi a una sostanza popolare (che rimane circ* scritta nel genere burlesco e neil'ambiente universitario), ma agli esempi latini e italiani rilanciati dalla <( Pliade e ai modelli francesi da essa proposti; sicch seguendo la traccia parigina nel rifiuto del Medioevo e nell'orientamento all'antichith, ci si wreclude la via al reniwero del wassato trotdorico e con una nu'ova Occitania che nasce, esso della lingua classica. senza alcun legame con l'antica (superficiali e del tutto esterni sono i richiami ai trovatori, che in realt non si conoscono), e una nuova norma linguistica basata, in assenza di opere letterarie, unicamente sulla lingua amministrativa (familiare, questa, agli scrittori che, quasi tutti, hanno fatto studi di diritto). Non esiste, in questa nuova Occitania, un sentimento nazie nale come motivazione evidente della scelta linguistica o della volont d'illustrazione letteraria della lingua: e, a rigore, di Occitania non si potrebbe neppur parlare. Siamo di fronte a una letteratura che ha perduto il senso della propria unita nello spazio e nel tempo: la coscienza linguistica rinascente varia secondo gli scrittori, che differentemente reagiscono alla costante frizione con la lingua e la letteratura maggiore: sia
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cedendo, sotto l'influsso del francese, alla deteriorizzazione ortografica e lessicale e confessando il proprio sentimento d'inferiorith col confinarsi nei generi minori ; sia reagendo polemicamente alla letteratura francese e tentando, in gara con essa, i generi piu alti, in un complesso gioco d'interferenze in cui costantemente le due tendenze s'intrecciano e si sovrappongono. Ma soprattutto in certi luoghi e in certi ambienti che la coscienza linguistica si condensa e si concretizza, e massime ai due poli del territorio occitanico: Guascogna e Provenza. In questo momento in cui la lingua del re tende a diventare, e diventa di fatto abbastanza presto, la lingua scritta di quella parte del regno dov'era dapprima straniera; in cui l'editto di Villers-Cotterets sancisce nel 1539 la francesizzazione amministrativa, non senza significato che la letteratura d'oc entri in rinascenza neila cornice di due partiti politici nemici e ambedue opposti al potere centrale: l'ambiente protestante aquitano e gli ambienti u ligueurs in Provenza. Nella regionz aquitana si aggiunge la presenza di uno Stato indipendente, il regno di Navarra, e si crea la possibilit d'un duplice nazionalismo linguistico. L'ascesa al trono di Enrico IV e la sua politica di centralizzazione francese cambieranno totalmente i ter mini del problema; ma in questo momento il doppio patriottismo occitanico continuamente sokcitato, ed nelle terre di Navarra che s'inaugura la rinascenza d'oc del XVI secolo.
IL MOMENTO GUASCONE

Nel 1527 Margherita d'Angouleme, vedova del duca d'Alencon e come tale erede deile terre d'Armagnac, sposa in seconde nozze Henri d'Albret, re di Navarra: gli antichi domini delle case d'Armagnac e d'Albret si trovano cosi riuniti sotto la corona di Navarra, la cui influenza si estende anche sul Barn dove, per l'antico spirito d'indipendenza vigoroso nel paese, il decreto di annessione alla corona di Francia ( 1510 ) resta praticamente senza d e t t o . Suggeller questa situazione l'opera di Jeanne d'Albret, intesa a far del suo regno un regno protestante, rafforzando l'unit politica con l'unit religiosa e forgiando la nazionalit bearnese-guascone sulla base d'un sentimento d'opposizione all'uso della lingua del Nord, che la differenza di fede sostiene e conforta. Jeanne d'Albret che ordina a Amaud de Salette la traduzione in bearnese dei Salmi, che

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La letteratura occitanica moderna

si cantavano nella versione francese di Marot l; e non del tutto escludibile che anche la traduzione in guascone sia stata affidata a Pey de Garros dai sovrani di Navarra. Alla morte dell'animosa regina siamo dunque in presenza d'un paese che ha una fede, una lingua, e un sovrano: Enrico di Navarra, capo militare del partito protestante, governatore della G u i e ~ a per conto del re di Francia, agli occhi del suo pepolo il grande re nazionale. La coscienza guascone rinascente si configura cosi nella cornice d'una ben precisa situazione politica e religiosa, stimolo e base a un patriottismo non tanto locale o provinciale quanto nazionale, nel senso appunto d'una nazione guascone, di cui Pey de Garros il massimo e pih significativo interprete.

La possibilit d'una letteratura nazionale: Pey de Garros e Salluste du Bartas


Figlio di un ricco mercante, Pey de Garros, nato a Lectoure fra il 1525 e il 1530, compie studi di diritto a Tolosa, e"divenuto uno dei notabili della citt natale, entra in rapporto con la corte di Navarra, ricoprendo diversi incarichi: nel 1557 nominato consigliere alla corte del Siniscalco d'Armagnac, poi, dal 1571 alla morte. soDravvenuta nel 1583. avvocato alla . tipico della' societ borghese corte sovrana del ~ a r nProdotto di Guascogna, che va integrandosi alla cultura francese, questo magistrato nutrito di letture dei poeti dell'antichit colti. va nell'animo due passioni: la religione riformata e l'attaccamento al proprio paese e alla propria lingua. Di ambedue , troviamo testimonianza nella sua prima opera in lingua ~ ' o c la traduzione dei Salmi (Psaumes de David, viratz en rhytme gascon, 1565), opera militante che innesta sul servizio della fede riformata la professione di fede linguistica guascone. I Salmi sono dedicati alla regina di Navarra, fautrice della traduzione in bearnese affidata a Arnaud de Salette: ma mancano
La traduzione ufKciale dei Salmi voluta da Jeanne d'Albret e apparsa a Ortha nel 1583 (Los Psalmes de David metutz en rima bernesa)

andr qui ricordata come la prima opera letteraria in bearnese. Anche se Arnaud de Salette non oltrepassa i limiti del compito che gli affidato, .sar suo merito la creazione d'una norma di scrittura letteraria, basata sulla scrittura amministrativa, dove il sistema grafiw abbastanza solido e il lessiw abbastanza puro, con gallicismi poco numerosi.

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le prove che anche la traduzione di Garros fosse il frutto d'un incarico ufficiale; e del resto facile pensare, sulla falsariga dell'evidente intenzione di rivaleggiare con Marot, che spingesse Garros unicamente una personale volont di sostituire al testo francese, subito adottato dagli ugonotti, ma incomprensibile alla maggior parte dei riformati guasconi, un testo loro accessibile. Garros si pone di fatto come poeta ufficioso, se non ufficiale, della corte di Navarra, aspirando aila funzione d'un Ronsard, e l'avviso al lettore, in cui risuonano echi della De8ense, rivelatore del suo sentimento di nazionalismo linguistico: ai celti sono opposti i guasconi, la cui lingua, superiore agli altri idiomi del <( Midi come l'attico ai dialetti greci, non sarebbe inferiore alla celtica se fosse stata sufficientemente coltivata. Padre d'una nascita piti che d'una rinascita gu'ascone, Garros difende e illustra la sua lingua nelle Poesias Gasconas (Poesie guasconi, 1567), contenenti un altro testo non meno illuminante: un'epistola ad un amico non identificato che il poeta, con parole di cui si ricorder Mistral, esorta
A prene la causa damnada De nosta lenga mesprezada

'

e a redimere la lingua in nome del patriottismo guascone,


Per l'hono deu pays sostengue E par sa dignitat mantegue l.

La causa della lingua si sposa cosi a quella dell'esaltazione nazionale: tempo che agli allori militari i guasconi aggiungano i fasti delle lettere, restaurando un'antica letteratura che il culto delle armi ha fatto loro dimenticare. Ma non si cela dietro questa rivendicazione il ricordo dei trovatori, che Garros, come i suoi conterranei, ha completamente perduto: siamo bensi di fronte ad un'abile invenzione dettata da un infiammato patriottismo. Quel che occorreva. aila lingua guascone era una promozione etimologica che ne facesse agli occhi dei contemporanei lo strumento d'una letteratura antica e gloriosa al pari della francese: e nell'impossibilit di rifarsi (come piti tardi i felibri) al luminoso Medioevo occitanico, Garros inventa una letteratura guascone, di cui si sarebbero perduti
u 2'u

zata. P

A difendere la causa condannata - della nostra lingua disprezPer sostenere l'onore del paese - e mantenere la sua dignit.

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Lo letteratura occitanica moderna

i manoscritti. Cosi promosso al rango di lingua nazionale, che ha alle spalle il patrimonio d'una grande creazione letteraria, il guascone ha le carte in regola per produrre un'alta poesia: quella appunto creata da Garros nel suo volume comprendente otto egloghe, i Vers eroi'cs (Versi eroici), quattro epistole, un canto nuziale, una canzone, un'elegia; risultato, certo, d'una lunga attivit poetica, iniziata ben avanti la traduzione dei Salmi. I Versi eroici, dedicati al giovane principe che sar poi Enrico IV, mettendo in scena i grandi eroi dell'antichit, costituiscono una sorta di laione di morale storica per il futuro re, dove il talento del guascone, raggiungendo notevoli temperature epic~liriche sempre sostenute da un severo razionalismo, ha ben poco da invidiare al Ronsard dei Discours. Ma nelle Egloghe che si realizza poeticamente il programma d'illustrazione della lingua che Garrm si proposto: ed sulla base reale della situazione contemporanea, politica, religiosa e linguistica, che si costituisce il monumento della nuova letteratura guascone. Qui la gente del paese, vessata dalle guerre civili, riversa la propria triste epopea, in una lingua popolare, vigorosa, naturale, che restituisce intatti credenze e proverbi e raggiunge accenti di crudo quanto sublime realismo, senza alcuna ombra d'inflessione di tono, senza, insomma, che alcun diaframma intervenga a distanziare il poeta dalla materia linguistica impiegata. Agli antipodi della poesia magniloquente e mitoloeizzante della u Pliade D. la tastiera di Garros oscilla fra le nGe severe del testo biblico e il cromatismo del linguaggio guascone clto suile labbra del popolo; come n 4 triste monologo del soldato che le guerre hanno lasciato povero e distrutto nel fisico:
Aras esclossit, escassit, Ahumat, ahamat, lassit, Desanat, desagat, dolent, Cargat d'escdta, e rnagolent, Gauta-cozut, mus aguzat, Clotut deus oeilhs, espeluzbt, Plen de breguent e d'aygarola, Deu rnonde son la parriola l .

Ora consunto, rovinato, - athmicato, &amato, estenuato, - distrutto, disfatto, dolente, - coperto di squame e malato, - le guance piene di cicatrici, il muso d a t o , - gli occhi scavati, spelacchiato, pieno di croste e di vesciche, - sono il rifiuto del mondo. *

L a rinascenza del XVI secolo

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Non si avranno per il momento in Guascogna esempi consimili; anche se un'analoga posizione linguistica, dal punto di vista teorico, si trova in Guillaume de Saliuste du Bartas che, prima di raggiungere nelle lettere francesi una gloria tale da oscurare, agli occhi dei contemporanei, quella dello stesso Ronsard, cede per un momento al patriottismo pascone. Incaricato di comporre un poema *auguralein occasione delle feste solenni per l'ingresso a Nrac dei sovrani ( 1578 ) , du Bartas mette in scena, nel suo Dialogue des Nymphes, una ninfa latina, una francese, una guascone che, W u n a nella propria lingua, si disputano l'onore di arringare la coppia reale; e ! a ninfa indigena proclama arditamente la propria superiorit:
Toute boste beutat n'es are que pinture, Que maignes, qu'affiquets, que retourtils, que fard: E ma beutat n'a punt aute mai que nature. La nature toustem es ms bere que 1'art1.
per lo meno curioso trovar cosl affermata la superiorit del guascone sul francese e della natura sull'arte in un poeta che doveva segnalarsi nelle lettere francesi soprattutto per la liissureggianza barocca del proprio talento verbale.

Un poeta

popolare

N :

Auger Gaillard

Ma a parte il soprassalto patriottico di du Bartas, del restc presto dimenticato, Garros non ha seguaci. E ben diverso il caso di un caudatario di du Bartas, d'un rimatore uscito dal popolo e malauguratamente afflitto dalia malattia letteraria, in perpetua situazione di insostenibile e non sostenuto disagio fra le proprie ambizioni estremamente alte e un'ispirazione e una materia linguistica che non lo soccorrono adeguatamente. I1 poco che si sa della vita di Auger Gaillard ricavabile dai suoi scritti: nato Rabastens fra il 1530 e il 1540 da un padre carradore, fa parte, in gioventu, d'una banda di calvinisti che guerreggia nel Nord della Francia. Rientrato al paese natale, eredita i; mestiere paterno, e la qualifica di u roudi (carradore) accompagner sempre il suo nome sui frontespizi
Ora tutta la vostra bellezza soltanto vernice, - alterigia, fronzoli, artificio e belletto: - mentre la mia bellezza non ha altra madre che la natura. - Sempre la natura piu bella dell'arte. x

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La letteratura occitanica moderna

delle opere; di fatto il suo t+lento versitcatorio gli mette presto fra le mani un altro mestiere. ch non diversamente DU essere definita la sua attivit letteraria, al servizio d'una poesia di circostanza che gli guadagna la benevolenza della nobilt locale, di cui si fa cliente e parassita. Dal 1579, anno in cui appaiono le Obros (Opere), proibite per ragioni non ben note, il carradore-poeta pubblica molto: le Recoumandatious al Rey per estre mer en Cabal per la sio magestat (Raccomandazioni al re per ottenere un sussidio da Sua Maest; senza data), Lou Libre Gras (I1 libro grasso) nel 1581, proibito per oscenit e di cui non ci giunto alcun esemplare, e poi a Parigi, nel 1583 e 1584, Lou Banquet (I1 banchetto). A queste opere si aggiungono una traduzione in francese dell'Apocalisse ( 1589, riscoperta nel 1874), Les Amours piodigieuses ( 1592 ) , che riuniscono poemi in francese e in lingua d'oc, la Description du Chdteau de Pau, di cui si conosce solo il titolo, e infine. Le Cinquiesme liure (1593, ritrovato nel 1875), parzialinente riedito e in seguito perduto. Un'estrema facondia, dunque, originata non tanto da ambizioni poetiche quanto da preoccupazioni sociali o almeno economiche, apertamente dichiarate. Quello che resta di valido di tale logorrea versificatoria assai poco. Contrariamente a Camproux (Histoire de la Littrature occitane), che difende l'originalit della sua ispirazione, siamo piuttosto d'accordo con Jean Sguy e con Robert Lafont nel considerare Gaillard unicamente come esempio interessante del tipico scrittore di estrazione popolare che capta i dati d'una cultura che lo sovrasta, restituendoli spavaldamente deteriorati. Nessun legame fra l'auiore e quel popolo dal quale uscito, ma piuttosto una pedissequa adesione alla cultura dei suoi protettori, nelle cui biblioteche da supporre che egli abbia attinto, con l'ardore del neofita, l'infarinatura umanistica che appesantisce troppo spesso i suoi scritti: Cicerone, Plinio, Platone e soprattutto I'aneddotica di Plutarco, attraverso la traduzione di Amyot, di cui sono perfino riprodotti i gallicismi. Si aggiungano prestiti dai Quatrains di Pibrac (1574), dal Thdtre du monde di Pierre de Launay (1588), dalle Recherches de la France di Etienne Pasauier ( 1560-65). Insomma. auella che Gaillard segue piu o *meno' pedantescamente 'la *moda francese del momento: contraddicendo ad ogni passo l'affermazione d'un sonettc (in francese) a se stesso dove, dichiarandosi con sicumera l'eguale di Desportes e di Ronsard (che egli accusa di imitare Petrarca), sostiene la propria causa con un argomento

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fornitogli evidentemente, e del tutto esternamente, da du Bartas :


]e trouve tes escrits provenir de toy-rnesrne Sans leur cder en rien, car la rnuse qui t'airne Faict plus paraistre en toy la nature que l'art.

L'interesse .di quest'opera sta tutt'al pi6 nel suo valore di documento d'un tempo e d'un ambiente e, dal punto di vista linguistico, nella resa dell'idioma di Rabastens: naturalmente deformato dalla " erafia francese (non soccorrendo Gaillard alcun esempio di norma scritta per la lingua locale) e deteriorato dall'intrcduzione di gallicismi, particolarmente in rima. Nessun accenno di patriottismo o di attaccamento sentimentale alla lingua: se Gaillard scrive nell'idioma di Rabastens unicamente perch questo gli pi6 facile e familiare; salvo poi ad abbandonare, col passare degli anni, il suo occitanico francesizzato per un francese occitanizzato. I1 solo Garros, dunque, aprirebbe la via ad una vera e propria rinascenza della letteratura d'oc in terra guascone: ma mentre Gaillard, tipico esemplare dell'alienazione culturale della societ autoctona per l'invasione del francese, sar pi6 volt? ristampato, Garros verr invece dimenticato fino al XIX secolo. In realt, la situazione non favorevole perch quest'unico vero poeta possa trovare udienza: se, divenuto re di Francia, Enrico IV salva l'autonomia del Barn e della Bassa Navarra, nessuna costruzione politica pdssibile a sud della Loira. La creazione d'un patriottismo locale che fa leva sulla lingua non pu aver seguito, e il nazionalismo guascone confluir nel piu vasto nazionalismo francese, o meglio nell'esaltazione, sconfinante nel mito, della figura del re guascone, tema comune ai poeti della generazione seguente.
IL MOMENTO PROVENZALE

All'altro capo dei paesi d'oc, in Provenza, si mette in moto analogamente, con qualche anno di ritardo, un meccanismo di rinascita culturale, che tuttavia fa leva su molle e congegni diversi. In un paese, come questo, indipendente fino al 1486, e che ancora non ha perduto il senso della propria nazionalit, il sentimento d'autonomia rimane solido e l'aristocrazia intellettuale resta legata alle strutture di un vero Stato. Queste tuttavia cominciano ad essere minate nei primi anni del XVI

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secolo, con l'istituzione del parlamento nel 1501-02: francese, latino e provenzale concorrono dapprima nei registri parlamentari, ma nel corso del decennio 1320-30 il francese ha il sopravvento; e nel 1536 il sentimento di fedelt al re francese si esprime nella resistenza del paese all'invasione di Carlo V, di cui troviamo traccia nella Meygra Entreprira di Antonius Arena. D'altra parte la cultura francese penetra nelle terre provenzali, e lungo la grande via di commercio della valle del Rodano l'eco ronsardiana si ripercuote vigorosamente dalla capitale fino ai paesi al di qua della Loira; se questi soffrono dapprima d'un ritardo culturale, verso la met del XVI secolo Aix si risveglia all'attivit umanistica. Nel 1538 esce a Parigi la traduzione francese dei Trionfi, ad opera di Jean Meynier, barone d'oppde; fatto significativo da un doppio punto di vista, in quanto testimonianza ad un tempo d'un petrarchismo provenzale direttamente derivato dail'Italia, senza bisogno d'un tramite parigino, e che tuttavia si esprime non in lingua d'oc, ma in francese. Nel 1555 segue la traduzione del Canzoniere ad opera di Vasquin Philieul di Carpentras. Infine, con l'arrivo in Provenza, nel 1577, del governatore Henri d'Angouleme, animo di mecenate, si apre il grande momento per la vita culturale di Aix. Si ha qui una situazione totalmente diversa da quella della Guascogna: il petrarchismo e la vicinanza dell'Italia, dove fioriscono gli studi provenzali (da Mario Equicola al Bembo al Varchi al Castelvetro), portano con s il ricordo dei trovatori, ed su queste indicazioni che nasce, e al tempo stesso si fuorvia, una coscienza provenzale; e meglio sarebbe dire un iperprovenzalismo, che trova la sua massima espressione nelle Vies di Nostredame.
La Provenza mitica di Nostredame

Figlio di un notaio di Saint-Rmy, minor fratello del celebre astrologo, Jean de Nostredame pubblica a Lione, nel 1575, le Vies des plus clbres et anciens potes prouengaux, qui ont fEeury du temps des Comtes de Prouence: un tessuto di fantasiose ricostmzioni e invenzioni, la cui funesta influenza si estender lontano, attraverso le traduzioni italiane (la prima, del Giudici, uscita contemporaneamente all'edizione francese, la seconda, del Crescimbeni, stampata a Venezia nel 1730). In

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questo momento quest'opera stravagante e nefasta interessa in quanto riscopre agli occhi dei contemporanei lo splendore della Provenza medievale, offuscato da una patina ormai secolare, e i titoli di nobilt d'una lingua che le classi colte abbandonano a favore del francese. Ma interessa altresi per il meccanismo di falsificazione messo in opera dall'autore, che sembra aver lavorato di concerto con l'amico Raymond de Soliers, erudito locale autore di una Chorografia provincialis: nella lista dei trovatori da questi fornita si ritrovano di fatto le stesse falsificazioni operate da Nostredame, in particolare il suo ricondurre a origini e famiglie specificamente provenzali gli antichi trovatori di tutte le terre d'oc, e addirittura l'invenzione di personalit immaginarie, fra cui l'ormai celebre Moine des Iles d'Or, nel quale Anglade ha riconosciuto nient'altro che un anagramma di Reimond de Solis. D'altra parte Nostredame trae dal lavoro di Soliers dettagli riguardanti le antichit provenzali, che riversa nella sua Chronique de Prouence, in francese, rimasta manoscritta, e che fruttificher nelle mani del nipote Csar, autore d'una monumentale Histoire et Chronique de Prouence. Si configura cosi un nodo di coscienza provenzale, nel progetto patriottico di due uomini che lavorano insieme per la gloria del paese. Ma se Jean de Nostredame offre un esempio di coscienza unico in quest'epoca, ci che lo interessa non la rinascenza linguistica o letteraria: la s\ua esaltazione dell'antica letteratura non guarda al futuro, in funzione d'un tisorgere dell'espressione poetica provenzale, ma si arresta aila costruzione del mito meraviglioso d'una Provenza di leggenda, in cui sovrani illustri e generosi, da Raymond Brenger al bon roi Ren , facevano regnare giustizia e bont; e dietro il quale non di&cile riconoscere un proposito di lusinga delle nobili famiglie contemporanee, chiamate per via di genealogia a entrare in questo gioco, in cui l'abile falsario si diverte ad inserire gli amici (Raymond de Soliers) e infine lo stesso fratello (Ancelme de Mostiers altri non che Miche1 de Nostredame). Sarebbe facile, su questi dati, e sulla confluenza delle due correnti - da una parte l'adesione aiie recenti e illustri mode letterarie, daii'altra il recupero d'un non meno illustre e autoctono passato - veder nelle opere di coloro che si esprimono ora in provenzale non tanto il prodotto accidentale d'isolati talenti poetici, quanto il tentativo di fecondar di nuovi succhi una produzione letteraria da tempo labente, ma di cui si riscoprono le luminwe radici. In realt tale seducente interpreta-

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Ld

letteratura occibnica moderna

zione sarebbe frutto d'una classificazione a posteriori; non sembra, di fatto, che Louis Beliaud de La Bellaudire, la massima voce provenzale di questo momento, e nel quale troppo generosamente quanti gli sopravvissero videro l'erede dei grandi trovatori << redorant de sa main la provensale gloire ', abbia mai conosciuto Nostredame, n aderito, magari incmsapevolmente, al suo splendido mito.

Un poeta moderno: Bellaud


Poco si sa della vita di Bellaud. Sicuro il luoeo " della nascita, Grasse, ma non la data. L'elogio d'un anonimo contemporaneo che funge da introduzione alle Obros (Opere) lo fa morire nel 1588, nel cinquantaseiesimo anno d'et, fissandone quindi la nascita nel 1533; ma sul ritratto che guarnisce l'edizione, la dicitura << aetatis 40-1583 D indurrebbe a ritardar d'un decennio questa data. Alla morte del padre, uomo di legge, la madre lascia Grasse per stabilirsi ad Aix. Nel 1572 troviamo Louis nell'esercito del re in lotta contro gli ugonotti, e in seguito in prigione a Moulins, per motivi ignoti. Liberato nel 1574, il resto della sua vita trascorre in Provenza, dapprima in compagnia di amici buontemponi e squattrinati, compagni di baldoria (i << bons arquins ovvero arcieri, come Bellaud designa i suoi compagni), poi, dal 1577, sotto la p r e tezione del governatore Henri d'Angoul2me: estre en Court, ou en autres endroicts parmy ses amis [...l estoit la cresme et la quinte essence de tous ses plaisirs D, secondo il biografo contemporaneo. Altre due volte Bellaud assaggia la prigione. Infine, alla morte del protettore, accolto dapprima a Marsiglia, da Pierre Paul. zio d'acquisto e suo futuro editore, in . a . Grasse . da un nipote, il capitano Masin, dove termina seguito i suoi giorni. Pierre Paul, depositario dei suoi manoscritti, ne cur l'edizione postuma, raccogliendo altresi i testi rimasti in possesso del capitano Masin o di antichi compagni di bisboccia del defunto poeta. Le Obros et rimos prouvenssalos de Loys de la Bellaudiro, Gentilhomme Prouvenssau (Opere e rime provenzali di L. de la B., gentiluomo provenzale), stampate a Marsiglia nel 1595, costituiscono una rarit bibliografica, essendo il primo libro uscito dalla prima stamperia marsigliese: quella
l

Che con le sue mani di nuovo indorava la gloria provenzale.

La rinascenza del X V I .secolo

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di Pierre Mascaron, fondata per iniziativa di Charles de Casaulx, che tent in quegli anni di stabilire nella citt un governo autonomo, sottratto d'autorit del re Enrico IV. Le parti in cui diviso il volume rispettano l'ordine cronologico della composizione. I centosettan tatr sonetti (pi 6 alcune pices diverses W ) del Premier livre d e la prison costituiscono una sorta di diario di prigionia, un insieme organico che rispecchia la storia psicologica del detenuto durante i diciannove mesi di cattivit a Moulins (novembre 1572 - giugno 1574). dunque in prigione che Bellaud comincia a scriche certo era la sua. nelle riuvere. servendosi della lingua " nioni dei <( bons arquins , e alle invettive contro i carcerieri, agli sconforti e alle disperazioni, si alternano di fatto gli allegri ricordi del recente passato di amichevoli baldorie, di pranzi luculliani e scappate galanti, sul filo d'una nostalgia che a volte tocca note semplici eacute:
'

Aquel s ben-huroux Qui pouot passar sa vido Luench de tallos doulours, Vivent la bastido En touto libertat, Quand n'auri que de I'at. Amariou mays cent fes Y vioure de sallados, De sebos, ou d'aillets, Que de perdrix lardados Estent dins la preson Luench de mon Avignon l.

I richiami a Marot, facili, data la somiglianza del tema, sono frequentissimi, ed sull'eco dell'epistola A u Roi, pour le dliurer de la prison ( Sur mes deux bras ils ont la main pose, / Et m'ont men ainsi qu'une pouse, / Non pus ainsi, mais plus roide u n petit W ) , che Bellaud, con un po' meno di humour, narra come fu portato in prigione:
Jirstament noirs tenian lou vintiesme nouvembre Et dau millesme, mi1 cinq cens septante dous,
Felice colui - che pu passare la vita - lontano da tdi dolori, - vivendo in campagna, - in piena libert, - anche se avesse soltanto del latte. Preferirei cento volte - vivere l nutrendomi d'insalata, - di cipolle o di agli, - piuttosto che di pernici lardellate, - nel carcere lontano - dalla mia Avignone.

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La letteratura occitanica moderna

Qu'ariberan eicy, non pus coumo d'espoux, Mais coumo vous dirias gens que lous menon pendrel;

cosl come deriva da Marot il protedimento ricorrente che, accomunando il u pudent enfert P ( putido inferno) della prigione di Moulins all' Enfer del Chfitelet, trasforma il giudice in u ung fier lairon / Luoctenent d e Minos e ribattezza i carcerieri coi nomi dei personaggi infernali. Dall'imitazione si passa alla traduzione, e troppo facilmente riconoscibili sono i chats, chattes e t chatons / rats, rates et ratons dell'epistola marotiana a Lon Jamet nel sonetto XXIX del nostro Bellaud :
Ben uous jury ma fe, qu'en mens d'uno semano Cascun veira plus leou catz, catos et catons Amar et vouler ben h ratz, rattos, ratons, Que you perdi l'amour de Margot et de Juano 3,

che termina in bellezza con una tenina dove altrettanto evidentemente echeggia la voce di Ronsard. Ancora a traduzioni si prestano Desportes e Olivier de Magny, tanto da indurre a considerare Bellaud come un (non sempre) qualificato artefice di travestimenti otcitanici. Non gli andr tuttavia misconosciuto un certo umor sanguigno e pittoresco che, pur restando lontano dalia verve e dali'elegante badinage di Marot, esplode talvolta in curiose figurazioni, come quella a proposito del trattamento inflitto ai prigionieri dalle genti di Minosse (ovvero gli ufficiali di giustizia):
Et dirias qu'an troubat un ferre d'aiguilleto Quand fan d'un presounier lou douez d'as tarotz4;
( e u n pergarnin de negre grafignat,

o l'altra concernente la sospirata lettera di scarcerazione / Auqual cordurat un un

1 Eravamo appunto al venti di novembre - del mille cinquecento settantadue - quando arrivammo qui, non come sposi - ma, si potrebbe dire, come uomini condotti d a forca. 2 e Un sacrosanto lazzarone, - luogotenente di Minosse. 3 V i giuro in fede mia che in meno di una settimana - si vedranno pi facilmente gatti, gatte e gattini - amare e voler bene a topi,' tope e topini, - che io perda l'amore di Margherita e di Giovanna. 4 E sembra che abbiano trovato un tesoro - quando d'un prigie niero fanno il dodici di tarocchi. >p [Nel gioco dei tarocchi, la carta numero dodici rafligura un impiccato.]

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frornajon de ciero l ) . E ancora immaginoso Bellaud nell'uso del lessico: il messaggero il << Patatan (parola onomatopeica che imita il trotto del cavallo), lo stomaco l' entonnoir (imbuto), l' estuch (astuccio) il ventre; o nella fabbricazione di epiteti quali << lou gent Meno-detz (il gentile Muovi-dita, Apoilo), lou diou Cabro-peds (i1 dio dai piedi di capra, Pan) << lou garnby-touort (il gambatorta. Vulcano) e cosi via. 1 1 tema a l a prigionia ritorna nel Don-don infernal (ovvero le infernali campane della prigione di Aix, che il poeta conobbe a due riprese). dopo la prima detenzione (databile al 1583 o 1584) che Bellaud pubblic questo che potrebbe anche chiamarsi << il secondo libro della prigione , ristampato poi nel 1588 e piu volte riprodotto, prima di confluire nell'edizione di Pierre Paul: un seguito di novantun sestine (piu tre sonetti) fitte di allusioni locali (certo determinanti per il suo successo, comprovato daile numerose edizioni, ma oggi incomprensibili), dove alla satira dei giudici e dei carcerieri si accompagna il lamento sulla triste sorte delle vittime. Fatto tipico della poesia d'imitazione, anche qui l'esperienza di Bellaud viene inserita in schemi riproducenti esperienze analoghe di p t i che lo hanno preceduto: in prima linea Marot. Ne esce un discorso cronachistico in cui si agita una,materia violenta e non di rado torbida, ma spesso diluita nell'umore un po' superficiale del protagonista: sicch il rancore contro la << gent plutonniero (gente di Plutone) non tanto s'indurisce in drammatico sarcasmo quanto si stempera nell'insistenza su luoghi ormai comuni: Tout soun proufiech naiz de la pauro bando Das criminaux que son mes d I'abando, Coumo lebriers que son plen de farqin; Diou scau comment aqui ferron la mullo, Et n'an beson d'atto, ny de cedullo Per attirar l'aigo dins son moulin. Luench de prison, si cauque mau I'atrapo Trop mies qu'eicy de son malhour escapo, Si n'a d'argent va drech d l'espitau. May dins prison, senso de la clicquaillo
1

Una pergamena scarabocchiata di nero formaggino di cera. *

- a cui

hanno attaccato un

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La letteratura occitanica moderna

Mourex de fan, coum'un chin sur la paillo, Car de Pluton n'aurias un grun de sau l ;

oppure si compiace di modesti giochi parodistici, sempre chiosati da morali sentenziose:


Y a dau plaxer de veyre taux Bartollos Davant Minos inventar de babollos; L'un per lou grip et l'autre per lou grup: Dirias qu'alins dau ber si vouolon bastre, Puis au sortir d taullo van combattre: lamais un Loup non manjo un autre Loup!

Una letteratura, insomma, talvolta gustosa: ma che per superare la banalit di temi gi trattati e le << dfaillances , necessiterebbero d'una presa di tragico ardore ( si pensi ad Agrippa d'Aubign). Assurdo, peraltro, chiedere a Bellaud tonalit del tutto aliene dalla sua natura, sostanzialmente incapace di lirismo, e che realizza i suoi esiti migliori giocando piuttosto sulle corde delia giovialit e del buonumore. I1 titolo di Passa-temps (Passatempi), dato da Pierre Paul alle postume poesie d'occasione da lui raccolte senza alcun ordine, neppur cronologico, di per s indicativo: la vita del poeta negli anni fra il 1578 e il 1588 che si riflette qui, nelia cornice d'una Aix fitta di personaggi, da comparse oggi malamente identificabili fino alle persone prime della vita di corte: Malherbe, Csar de Nostredame, Louis de Chasteuil. Da questo coacervo andranno estratti, innanzi tutto, i debiti pagati ai petrarchisti, in sonetti, dialogati e no, svarianti sul tema del cuore fatto prigioniero dalla belia amante, o sul nome dell'amica Claro (Chiara), che naturalmente riluce come stella
Tutto il loro guadagno proviene dalla povera truppa - dei criminali che son messi al bando, - come levrieri che abbiano la rogna; - Dio sa come maggiorano il prezzo, - e non hanno bisogno di atti n di cedole - per tirar l'acqua al loro mulino. [...l Fuori della prigione, se lo coglie qualche malattia, - sfugge alla sua disgrazia troppo meglio che qui: - se non ha denaro, va dritto all'ospedale. - Ma dentro la prigione, senza denaro - si muore di fame, come un cane sulla paglia, - perch da Plutone non si ha neppure un granello di sale. < ( un piacere vedere questa specie di Bartoli - inventar frottole davanti a Minosse, - uno arrappa l'altro arraffa; - sembra che vogliano battersi a colpi di becco, - poi, uscendo, vanno a combattere a tavola: - un lupo non mangia mai- un altro lupo! [Difficile rendere il gioco di parole del provenzale. Bartolo, famoso giureconsulto italiano del XIV secolo, preso qui a simbolo degli awocati e degli uomini di legge in generale].

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Ln letteratura occitanica moderna

Au grand jamin jamais uous n'aurez, lou miou beou, Plus de my ni rymets, ni rimons, ni rimettos l .

E finisce per rimaner prigioniero di schemi ancora una volta desunti dall'onnipresente Marot. Insomma, Bellaud vive ad Aix in perfetta ingenuit culturale per quanto riguarda la Provenza (nessuna allusione ai trovatori nei suoi scritti); e, scrivendo alla francese per un pubblico formato alla poesia francese, citando devotamente Ronsard, Du Bellay e Marot, e confessando talvolta i suoi prestiti, si configura come un poeta moderno che saporosamente mescola l'espressivit popolare a slanci di grande stile perfettamente aderenti alle correnti del momento. Punge qua e l il sentimento dell'inferiorit della sua musa rispetto alla francese; e, d'altra parte, nelle lettere in prosa mescolate di latino, francese e provenzale che il poeta indirizza a Pierre Paul, si chiariscono i ruoli rispettivi dei diversi idiomi: il francese costituisce la base media del discorso, il latino interviene come lingua del diritto, di formule e adagi, mentre al provenzale riservata la trivialit e l'oscenit gratuita; con un procedimento non lontano da quello di Arena. Il francese distrugge la lingua d'oc permeandola di gallicismi e relegandola a un tono minore. Per l'awenire della letteratura provenzale sarebbe necessaria l'addizione dei due momenti che fin qui coesistono senza interferenze: il mito patriottico e sostenuto dalla cultura di Jean de Nostredame, e un temperamento poetico fedele alla propria lingua quale Beilaud.
Fra Marsiglia e Salon: Rufi, Paul, Tronc
Tale coincidenza si produce di fatto negli anni che seguono la morte del poeta, e che vedono un ultimo soprassalto dell'indipendenza provenzale, localizzato a Marsiglia dove, con tentativo disperato e anacronistico, Charles de Casaulx riesce a tenere, dal 1591 'fino al 1596 quando viene assassinato, una sorta di tirannia repubblicana, appoggiandosi sulla propria popolarit e sul sentimento d'autonomia della citt. Ed ap<< Ma quando penso poi che con le vostre tavolette - mi avete ramai e poi mai avrete da me, belio schiato, raspato, grattato, mio, - n rime n6 rimucce n rimette.

La rinascenza del XVI secolo

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punto a Marsiglia che compare ufficialmente la letteratura provenzale, con l'edizione delle opere di Bellaud, uscite dalla stamperia << ufficiale voluta da Casaulx come strumento di sostegno al suo tentativo autonomista. In quest'unico libro composto coi tipi di Pierre Mascaron convergono la voce di Bellaud, i temi delle Vies di Nostredame che il n i ~ o t eCsar ri~rende nella prefazione, e l'attualit politica, kdla litania di adulazioni indirizzate a Charles de Casaulx da Pierre Paul, autore della Barbouillado (Guazzabuglio) che chiude il volume. La lode del poeta s'innesta cosi su di un tema che questi non ha mai espresso: la rinascita della poesia provenzale degli antichi trovatori, di cui egli sarebbe il restauratore. E su questo tema si forma uno spirito di scuola provenzale, presente nel libro, coi poemi in lode di Bellaud di vari letterati contemporanei. Fra questi, sar da ritenere il nome di Robert Ruffi, marsigliese, figlio di giureconsulto, nato nel 1542, notaio egli stesso e successivamente seeretario del Consielio e archivista " " della citt, cui affidata la traduzione in francese di una parte degli archivi. La lezione della storia marsigliese, presente e passata, ispira quest'uomo di legge, che nel 1580 prende la penna per descrivere il tormento della citt colpita dalla peste (Chanson,sur la Grande Peste d e l'un 1580) e, al ritorno del contagio ( A u retour d e la contagion), individua nell'epidemia una punizione del cielo per il peccato politico dei marsigliesi, esortanddi a tornare all'antico ordine:
Sus tournen d l'antiquitat E meten-nous en unitat Senso querelo ny desordre, Obeissen d Diou, au Rey, Tenguen toujou la bonne ley E dins la villu ouren bon ordre

l.

L'antica virtfi locale lungamente evocata nel poema Lous plarers d e la uido rustiquo ( I piaceri della vita rustica), inno all'amenit della campagna circostante, di cui sono descritti i pregi in stile gmrgico. I1 patriottismo marsigliese, nutrito cosi di ricordi di ordine civico e di amene visioni campestri, fa poi appello all'antica gloria provenzale nell'Ode a Pierre Paul, dov' rivendicato il primato della letteratura trobadorica:
<< Su, torniamo all'antico tempo - e raggiungiamo fra noi l'unione, - senza lotte n disordini, - obbedendo a Dio, al Re, - seguendo sempre la buona legge, - e avremo buon ordine nella citt.
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La letteratura occitanica moderna

Lou prouvencau, baudoment, A lou drech de premier agi D'aver tant antiquoment Rimat en vulgar ramagi; Apres venguet lo tuscan, Coumo dion Danto e Petrarquo; Puis pron d'autres, I'on remarquo, An seguit de man en man l;

fino all'incitarnento d a restaurazione di essa, nella presentazione deli'uso della propria lingua come dovere civico:
Qui non escrieu son saber En sa lengo naturalo V a dementent lo dever De sa patri maternalo...2

E per adempiere in proprio a tale restaurazione, Ruffi ricorre ai Plaisirs de la vie rustique di Pibrac, suo modello anche in un seguito di centoventisei quartine di tono morale; senza peraltro dimenticare la lezione degli italiani in una serie di sonetti contrapposti, Les Contradictious d'Amour (Le contraddizioni d'amore). Poeta impegnato, Rufii l'ultima voce d'una citt libera che, morto Casaulx, si sottomette a Enrico IV: l'enorme Histoire et Chronique d e Provence di Csar de Nostredame un tempio in lode deli'idea monarchica, dove Enrico presentato come successore legittimo al trono; mentre Pierre Paul, nel Repenti d e la Barbouillado (Pentimento del Guazzabuglio), professa un'accesa e immutata fedelt al re, che in passato sarebbe stato costretto a nascondere. Ma al di l della caduta di Marsiglia il sentimento etnico seguita a vivere e l'antico patriottismo si pone al servizio della nuova causa, che ormai quella di tutta la Provenza. Csar, nella sua Histoire, consacra varie pagine al passato trobadorico e, da parte sua, Pierre Paul dedica al nuovo governatore, il duca di Guisa, un poema in lode dei trovatori dove ritorna l'idea del primato della poesia provenzale sulle altre poesie europee.
I1 prwenzale, gagliardarnente, - ha il diritto di primogenitura - poich tanto anticamente - ha rimato in lingua volgare; - dopo venne il toscano, - come hanno detto Dante e Petrarca; - poi molti altri, si nota, - hanno seguito man mano. * Chi non scrive ci che sa - nella propria lingua naturale - viene meno al dovere verso la oatria sua madre.

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La letteratura occitanica moderna

la terza si esaurisce in uno scherzo di dubbio gusto a due petsonaggi, e la seconda non vale che per l'argomento di attualit (due soldati che corrono il paese si presentano ad un contadino, nella cui casa devono prendere alloggio), la prima senz'altro curiosa. Si hanno qui due soggetti intrecciati e indipendenti, dei quali l'uno (schermaglie amorose fra una fanciulla e i suoi corteggiatori) sembra non aver altra funzione che quella d'intercalare l'altro, di gran lunga piu interessante, e assolutamente nuovo: la cronaca dei progressi d'un neonato, dapprima infante nelle braccia della balia che " eli canta la ninna-nanna (<( p a z o d'interesse folcloristico), poi quando comincia a balbettare <( papa, mama P e a riprodurre i versi degli animali, finch arriva ad esprimersi compiutamente. Intorno al personaggio bambino si organizza cosi una piccola commedia di costume, specchio della vita familiare in Provenza nel XVI secolo, riflessa con precisione di particolari concreti. La stessa capacit di evocazione e descrizione, che fissa un quadro di costume assorto nel tempo, troviamo nel Meinagy d'lsabeu (Le faccende d'Isabella). restituzione della eiornata d'una mas;aia in un <( mas ' d d a Crau, che avrebbg incantato Mistral. A questi due prodotti si affida quindi il valore della voce di Michel Tronc, e soprattutto al primo che, salvo ulteriori scoperte, lo qualifica come il piti antico autore di teatro di questa letteratura, e come tale precursore di Brueys. Uno scrittore
< (

sociale : Brueys

La tardiva edizione (1628) del Jardin deys Musos Prouvensalos (Giardino delle muse provenzali) di Claude Brueys raccoglie, secondo quanto Brueys stesso afferma in prefazione, un'opera anteriore di venticinque o trent'anni: situabile, cio, intorno al 1600. Opera muta intorno al suo autore, sul quale non abbiamo alcuna notizia biografica: i contemporanei lo danno come un bello spirito, uomo dalla conversazione piacevole e divertente, ed tutto ci che sappiamo di lui. Buona parte delle poesie qui raccolte, << pices di circostanza dedicate ad amici o protettori, riflettono peraltro la societ del tempo, o meglio il gioco della societ elegante del tempo, per cui la poesia diventa un divertimento mondano, scivolando spesso nell'oscenit; quanto ai componimenti amoCasa colonica provenzale.

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rosi, il tono varia dalla convenzionalit alla volgarit dichiarata, a seconda che Brueys si rivolga a una dama, la bella Ortensia, o a Catau, la ragazza facile. Lasciate da parte queste poesie per la maggior parte piatte e banali, gli accenti piu interessanti saranno da ricercare nel resto della produzione qui riunita, nella prima e seconda parte del Jardin che, pur nella sua diversit, sembrerebbe tutta riconducibile al ciclo delle celebrazioni folcloriche del carnevale, o Cararnantran ( a Careme-entrant D, quaresima entrante). Abbiamo, di fatto, quattro Discours d e Cararnantran baston-rornput, sorta di filastrocche di proverbi o motti volontariamente scuciti, sulla scia del coq--l';ne D, genere illustrato, se non inventato, da Marot; ma, a differenza di quelli di Marot e dei suoi imitatori, i discorsi a bitons rompus di Brueys non presentano alcun criptico riferimento ad avvenimenti del tempo: il loro interesse sta quindi tutto nella sfrenata immaginazione verbale dell'autore che procede per distici, neli'enurnerazione torrenziale di verit lapalissiane miste a scurrilit, il cui unico legame il gioco delle rime, senza altro filo logico:
L'ouseou que cant'au ms d'Abriou N'en fa souspirar mays de quatre. Bell's la faqon de si battre Mascl' e femeou dintre d'un liech. Tout co que si fa per despiech, Non fa que rouynar un meinagi. N'y a tau que prestar sus bouon gagi, Fousso ben sus un matalas. Si trob'enca das coutelas De la Bataillo de I'Espanto. Uno fremo qu's trop meissanto, Passo per diable dins l'houstau l.

E via di questo passo. Da questo tono non si discostano molto i tre balletti, ognuno seguito da una canzone, il cui tema comune la denuncia dell'ipocrisia morale e delle vere passioni che agitano, nel fondo, una societ di vernice benpensante. In
l

u L'uccello che canta al mese d'aprile - ne fa sospirar pifi di quatdi maschio e femmina in un letto. - Tutto tro. - E bella la lotta quello che si fa per dispetto - non fa che rovinare una casa. - Non c' niente come prestare contro un buon pegno, - fosse pure contro un materasso. - Si trovano ancora dei coltelli - della battaglia di Lepanto. - Una donna che troppo cattiva - passa per diavolo in casa. >P

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tempo di feste carnevalesche, di tripudio e licenza, ogni sfogo


permesso, sotto gli auspici di Re Caramantran, per il quale

Brueys scrive di fatto le Ordonnan~os de Caramantran (Ordinanze di Carnevale), gioco drammatico a quattro personaggi, che riflette la visione di un mondo di amore libero in cui tutti mangiano, bevono, si dnno al buon tempo, bandendo qualsiasi residuo di ipocrisia sessuale. Gli stessi temi ritornano neiie commedie (quelle che fanno si che Brueys sia comunemente catalogato come autore di teatro, senza che si faccia menzione del rimanente della sua produzione): La Rencontre de Chambrieros (L'incontro delle cameriere), che a malapena pu aspirare alla qualifica di commedia, esaurendosi nei pettegolezzi che le cameriere, incontrandosi per strada, si scambiano sulla condotta delle rispettive padrone; e le tre <( pices in cinque atti che portano come unico titolo, la prima Comedie a onze personnagis (Commedia a undici personaggi), e le altre due, Comedie a sept personnagis (Commedia a sette personaggi). Un andirivieni di coppie che si legano, si sciolgono, si riannodano, culminando in un generale lieto fine. La tessitura drammatica ingenua, e i procedimenti elementari; i caratteri sono queiii tradizionali, e assai meno variati che nella commedia italiana, il dialogo si risolve in una giustapposizione di monologhi; ma non si pu negare a Brueys una certa <( vis comica e una notevole abbondanza di linguaggic tripudiante nell'oscenit, in festoso carosello. Si tratta i n s m ma di alcuni campioni di quei divertimenti confezionati per l'annuale festa di carnevale, e che dovevano essere a quel tempo frequentissimi. E il ciclo si chiude, naturalmente, con la Harengo funebro sur la mouort de Caramantran (Arringa funebre per la morte di Carnevale). Brueys si presenta cosi come uno scrittore << sociale , fornitore di balletti e canzoni e gran sacerdote deiia burlesca cerimonia annuale; senza qualit particolari, specchio della societ in cui vive, insomma il tipico esempio di un amatore come la Provenza ne produrr in abbondanza, pubblicati e no. Ma si tratta di un amatore dalla penna facile e dotato di non comune vivacit, che si rivela soprattutto nella lingua. per la lingua che queste commedie, pur del tutto prive di colore locale e senza alcuna allusione agli affari del tempo e del paese, sono prettamente provenzali; finch il gusto deii'espressione arriva all'enumerazione gratuita, come nelle varie strofe sui piatti, sui vini, e in questa sulle danze alla moda, che estraiamo dalla Harengo funebro:

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La Pavano, la Bergamasquo, La hiourisquo, danco fantasquo, La Couranto, las Canaries La Gaillardo, lous passo-pies, Lou grand Brandon de la Rouchello, Salabandro, la Fougnarello, L'arrotto, I'a dancet et tou, Pueis tous leys Brandous d e Poitou, Vouto, boureyo, I'Estandaro, La Tiranteino, la Fanfaro, Martegallo, lous Cascaveous, Et tous leis valets plus nouveous l.

La vivaza delia lingua popolare s'incontra ad ogni passo, in proverbi e detti di cui Mistral far tesoro per il suo dizionario. Ma tutta la produzione di Brueys, indice del recupero deli'espressivit popolare, testimonia altresi d'un fenomeno di non secondaria importanza, che caratterizzer il destino della letteratura provenzale nel suo insieme: della dicotomia, cio, che findai tempi di Bellaud, e addirittura di Arena, appare nell'uso linguistico. Nel momento in cui il francese guadagna la societ di Aix, l'idioma locale, ormai sprovvisto di prestigio, relegato nel giocoso, nella poesia realistica, insomma nel divertimento; ed ormai irreversibile il processo di dialettizzazione, verso una letteratura che tende al popolare, ma opera di uomini di cultura umanistica, che fanno della lingua d'oc lo strumento di piu o meno saporosi-passatempi, a seconda che soccorra una coscienza linguistica piu o meno approfondita e un piu o meno vivace gusto espressivo. Numerosissime sono, anche in Brueys, le allusioni mitologiche volte al burlesco: alla letteratura e seria >> la lingua d'oc offre il risvolto del comico e, inconscia ormai della propria autonomia lessicale di fronte al francese e d'una propria tradizione grafica. mescola alla rinfusa ~ e r l e locali e mostruosi " ~allicismi. Nel frattempo la letteratura francese allarga il suo dominio: Csar de Nostredame, Jean de La Cepde, Scipion DupTraduciamo il traducibile di questo elenco di danze d'ogni tipo che non hanno, a volte, il corrispondente in italiano: La Favana, la Bergamasca, - la Moresca, danza bizzarra, - la Corrente, le Canaries, - la Gagliarda, i passe-pieds [antica danza bretonel, - il gran Brando di La Rocheile, - la Sarabanda, la Boudeuse, - l'Annette, danz anche questa, - poi tutti i Brandi del Poitou, - la Volta, la Bourre [danza campagnola d'Alvemia], I'Estandare, - la Tarantella, la Fanfara, la Martgale, i Cascaveous, - e tutti i balletti piu nuovi .
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letteratura occitanica moderna

rier (figlio del famoso Fran~ois,amico di Malherbe) scrivono in francese. I1 solo terreno di resistenza per la lingua d'oc il teatro che, fino in pieno XVII secolo (e con notevole ritardo sul Nord della Francia), offre rappresentazioni di << mystres e miracles di tradizione medievale. Affatto marginale la raccolta bilingue di Honor Meynier, Le Bouquet bigarr (I1 mazzolino variopinto, 1608); e il poema Au Rey, Elegio Prouvensalo sur la Pas (Al re, elegia provenzale sulla pace) di Barthlemy Deborna, stampato a Parigi nel 1609, ditirambico elogio dei meriti guerrieri di Enrico IV, si pone su di un piano dichiaratamente francese. La letteratura provenzale ormai condannata a vivere al margine della grande letteratura nazionale.
I L MOMENTO TOLOSANO

Nel XVI secolo si assiste all'ingresso nella letteratura francese d'una pleiade di grandi scrittori guasconi, che scelgono la lingua di Parigi: Montaigne, Monluc, Salluste du Bartas, Branteme, La Botie. Se negli ultimi tre impossibile reperire, sia dal punto di vista tematico sia dal punto di vista linguistico, la traccia dell'origine meridionale, indubitabile che con i primi due tutta una linfa guascone penetra nelia lingua francese. Con i Commentaires di Monluc acquista diritto di cittadinanza nelie lettere francesi lo << stile giascone , ovvero uno stile soldatesco, inframezzato di guasconismi; e se buona parte dei cosiddetti guasconismi di Montaigne sono in realt parole comuni alla maggioranza dei dialetti d'oc, il guascone che Montaigne ammira (non il perigordino, suo dialetto naturale), e in particolare quelio localizzabile verso le montagne, nell'Armagnac, il dialetto cio di du Bartas'e soprattutto del suo amico Monluc (cfr. Essais, 11, XVII). Non insomma a un dialetto locale privo di credenziali che Montaigne si rivolge, quanto a un idioma letterariamente illustre, che gi ha dato buona prova nelie opere di Pey de Garros, ed esaltato con pittoresco sciovinismo dai suoi utenti. La Guascogna si traduce cosi nella cornice d'una nazione francese composta di Francia e di Navarra, su cui regna Enrico IV: il breve momento guascone delle lettere francesi. Ma Malherbe, arrivato a corte nel 1605, si adoperer a << dgasconniser la lingua. Se fino a quest'epoca si era resa possibile la ricchezza verbale di Rabelais (e, per quanto con un orizzonte linguistico del suo

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meno vasto, di altri scrittori come Des Priers), col gusto pittoresco dell'annotazione delle espressioni regionali dei personaggi, la comparsa di Malherbe segna l'epoca del divorzio fra la lingua di Parigi e la lingua altra da quella di Parigi, sicch questa finisce per essere relegata nel burlesco. Ed estremamente significativa la comparsa, nella letteratura francese, di un'opera quale Les aventures du Baron de Foeneste, di Agrippa d'Aubign: un intero romanzo scritto in una sorta d francese guasconizzato e che, precorrendo Daudet, mette per la prima volta in scena il personaggio del meridionale ridicolo. Non si ha qui il riflesso d'un'obiettiva situazione linguistica, ma un <( pastiche , un nuovo macaronico in cui il guascone sta al francese come nell'opera di Antonius Arena il provenzale ( o il francese) stavano al latino. L'idea stravagante di scrivere un libro intero in un simile u pot-pourri W tuttavia estremamente indicativa dell'atteggiamento parigino nei confronti delie terre meridionali, e della Guascogna in particolare: comincia per gli occitanici la necessit di reagire alla ridicolizzazione, mentre Malherbe, l'antico amico di Bellaud, si fa campione del purismo, accogliendo fra i suoi discepoli il tolosano Mainard. La reazione della letteratura guascone si produce difatti a Tolosa, dalle cui stamperie escono, negli anni dal 1604 al 1611, le opere di Bertrand Larade, Guillaume Ader, Jean de Garros e le Stances di Godolin: una fioritura che ha indotto gli storici della letteratura a parlare d'una rinascenza <( tolosana B, poich tutti questi poeti vivono a Tolosa, o mantengono comunque legami con la citt dove sono stati studenti. Vive, nella capitale deila Langue d'oc B, una nobilt battagliera e arrogante che conosciamo attraverso la deformazione parigina della gasconnade B, ma che si esprime qui senza maschera di burlesco, trovando il proprio modello nella persona del re: nasce il mito di Noste Enric (il nostro Enrico), principe dei cavalieri guasconi, e tale mito sostanzia tutta la letteratura autoctona di questo periodo, che risente peraltro, con caratteristico ritardo, dell'infuenza ronsardiana, in un momento in cui il ronsardismo gi passato di moda nella Francia d'oil.

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Ronsard in Guascogna: Bertrand Larade, Andr du Pr

I1 primo autore, in ordine cronologico, di questa scuola tolosana, Bertrand Larade, nacque a Montrjeau nel 1581, da una famiglia della buona borghesia, e dovette compiere i primi studi nella cittadina natale, per terminarli poi a Tolosa. Quale fosse la sua vita nella capitale linguadociana non sappiamo esattamente: certo che fu amico di Godolin, e in ogni caso a Tolosa che riceve consacrazione la sua precoce vocazione poetica. Quattro raccolte si succedono in pochi anni: La Margalide Gascoue (La margherita guascone, 1604), seguito di sonetti, odi, stanze e canzoni che cantano il mal d'amore; Meslanges de diberses poesies (Raccolta di diverse poesie, 1604), dove figurano numerosi sonetti e poesie convenzionali, alcuni poemi erotici ben lontani dal tono doloroso della precedente raccolta. e odi e canzoni su arie alla moda che costituiscono forse, nella loro spontaneit di tono popolaresco, la parte migliore di questo secondo prodotto; La Muse piranese (La musa dei ~irenei,1607), insieme eterogeneo di-sonetti, d i , poesie di circostanza, dove traspare la volont di farsi strada neila societ e nella letteratura, ma che si chiude su una raccolta di centottantatr proverbi guasconi messi in distici di cui sono apprezzabili il sapore popolare e la lingua solida e succosa; i&e La Muse Gascoune (La musa guascone, 1607), contenente pastorali dialogate, stanze, << chants royaux D, ispirati da un evidente desiderio di volgersi a generi piu nobili. La gloria di Larade fu grande, come provano le numerose testimonianze di ammirazione indirizzategli dai compatrioti, e il premio assegnatogli nel 1610 dai 4< Jeux Floraux D l . Tuttavia dopo tale data si perdono le sue tracce: questo poeta che ha cominciato a scrivere verso i diciott'anni. termina verisimilmente la sua carriera verso la trentina. L'ispirazione ronsardiana traspare chiara nella Margalide: se i poeti provenzali, ad esempio Bellaud, possono aver ricevuto direttamente, senza il tramite della u Pliadea, le suggestioni petrarcheggianti, questa generazione guascone indubbiamente succuba della gloria di Ronsard. L'intento di Larade
L'antico collegio del Gai Saber n fu chiamato Acadmie des Jeux Floraux a causa dei fiori (violetta, eglantina, amaranto) in oro e argento con cui venivano premiati i vincitori dei concorsi poetici.
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strazione della propria lingua affermato fieramente:
Gascoun moun Pay ey nascut et ma mere E Gascoun jou per tau sey resoulut l;

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esplicito: essere il Ronsard guascone, in uno sforzo d'illu-

e pertanto, nato guascone, la lingua guascone che Larade deve usare:


Birgille bon dreit Lutin pousquoc parla, Homere sous bers grecs per tout basse coula, Per so quPt ere Grec, son grec et rendouc leste, E jou lejau Gascoun nou haussary mon bec? Com eris jom direy en mon lengatge meste, Que Gascon soy nascut, nou pus Lutin ny Grec2.

La Guascogna letteraria insorge velleitariamente contro la francesizzazione, riprendendo in proprio le teorie della a Pliade P, ma con un sottinteso sentimento di disagio, di colpevolezza, che fa si che Larade nasconda deliberatamente tutto ci che deve agli autori francesi. I prestiti sono evidenti, e in sostanza nella Margdide la tematica ronsardiana trasposta nella ristrettezza dei confini provinciali (l'amore per una Cassandra locale scade spesso nella piattezza quotidiana o addirittura nella grossolanit); l'imitazione va dalla traduzione pura e semplice alla ripresa di temi e soprattutto di modi, nell'uso preponderante dell'alessandrino. Ma prima di liquidare sbrigativamente Larade come un sottoprodotto occitanico del ronsardismo, andr osservato, come fa giustamente Pierre Bec, il carattere per cosi dire endemico dell'imitazione poetica nel rinascimento: temi e strutture metriche costituiscono un fondo comune a cui tutti possono attingere, e quando l'imitazione regola anche per poeti di tanto maggiori, sar scusabile un poeta minore su cui pesa la condanna dell'ambiente provinciale e del particolarismo linguistico. Si dovr peraltro riconoscere che alcune trasposizioni sono indubbiamente riuscite. Cosi la costruzione impeccabile dei quattro chants royaux
1 u Mio padre nato guascone e cosl mia madre, - e pertanto sono deciso ad essere guascone. 2 a Virgilio a buon diritto pot parlare latino, - e Omero far correre dappertutto i suoi versi greci; - poich era greco, rese agile il suo Come loro greco, - ed io, leale guascone, non alzer la mia voce? parler nella mia lingua madre, - ch guascone sono nato, non latino n greco.

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che figurano nella Muse Piranese e nella Muse Gascoune ( t a t i monianti del pari il tentativo di travestire in guascone il genere poetico piu nobile, anche se gi invecchiato agli occhi dei nuovi poeti francesi), li rende dopo tutto non indegni dei corrispondenti prodotti in lingua d'oil. Oltre al loro significato di sottintesa polemica contro la politica linguistica del << Collegio dei Jeux Floraux , sempre piu orientato al francese. A questo movimento di rinascita tolosana saranno da ricollegare Les Feuilles Sibyllines ( I fogli sibillini) di Andr D u Pr, un libretto stampato a Lectoure nel 1620, e di cui si era persa la traccia h o al 1929, quando ne fu rinvenuto un esemplare presso un libraio bordolese. Dell'autore si sa pochissimo: era figlio di un giureconsulto di Lectoure, e agli inizi del XVII secolo riveste la carica di consigliere del re nella citt natale. Appartiene quindi, con ogni probabilit, alla generazione di Larade; e, come lui, subisce l'influenza petrarcheggiante della << Pliade riscontrabile di fatto anche nei sedici sonetti e nelle due canzoni in g u a s m e che, fra versi francesi e latini, figurano nelle Feuilles. Tema dominante il mal d'amore, spesso con l'appoggio del << topos primaverile, e la descrizione dell'oggetto amoroso che si serve di luoghi comuni tradizionali, con la ricerca un po' insistita della <( pointe D. Ma dai contemmranei italiani e francesi lo discosta un certo realismo, ovvero un uso della parola espressiva guascone senza riserve, e al tempo stesso senza grossolanit, che lo fa classificare come una voce specificamente guascone del petrarchismo francese e, piu generalmente, europeo.

Il mito di <( Noste Enric e la nazione guascone: Jean de Garros, Guillaume Ader
Significato piu preciso assume la voce di Jean de Garros, fratello minore di Pey, studente di diritto a Tolosa, consigliere alla corte del Siniscako d'Armagnac dal - 1576 al 1615 e in seguito console a Lectoure. Nella sua Pastourade Gascoue (Pastorale guascone, 1611) traspare l'imitazione delle egloghe virgiliane, e la riuscita tutto sommato mediocre, sotto il peso delle memorie umanistiche; la lingua tuttavia pura e quest'opera dimostra, se non altro, la possibilit del guascone di raggiungere quello che il francese raggiunge normalmente: una certa facilit e sco&volezza di scrittura alimentata dal19eleganzadei ricordi classici. C' tuttavia qualcosa d'altro, che assume note-

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vole rilevanza. se non Der la storia delle lettere d'oc. almeno per la storia della coscienza guascone di questo periodo: il diai morte di Enrico IV arriva in ultima logo " fra due ~ a s t o r sulla analisi a presentare il defunto sovrano come il re-pastore che proteggeva il proprio gregge dal saccheggio dei soldati e dal nemico spagnolo; un nuovo re sconosciuto, parigino, lontano dal popolo guascone, prender ora.il suo posto. Ma quest'atto di amorosa fedelt, scritto a caldo sotto l'impressione dell'as sassinio di Enrico (fra la morte del re e la dedica dd'opera corre poco pi6 di un mese), finir poi nel pi6 ugciale omaggio a Maria dei Medici e al piccolo Luigi XIII. Ben pi6 chiara la visione di ~ i i l l a u m e Ader, studente di medicina a Tolosa dove poi eserciter la professione, e autore, in latino, di un saggio sul modo di prevedere e curare la peste (De Pestis cognitione, provisione et remediis) e d'un tentativo di dimostrazione dell'incurabilit delle malattie guarite da Cristo secondo i Vangeli, e quindi deil'autenticit del miracolo (Enarrationes de aegrotis et morbis in Evangelio). La sua epopea in quattro canti, Lou Gentilome Gascoun (I1 gentiluomo mascone). stata scritta in vita del re. nell'entusiasmo deBa pace 'htrovata dopo le guerre civili,'e pubblicata dopo la sua morte (1610). Non quindi un poema di circostanza, ma un'opera militante e meditata che assimila il paese alla nobilt guerriera e lo sintetizza in un tipo umano, il cavaliere guascone. Anzi, come una Ciropedia del perfetto cavaliere guascone si presenta quest'opera, seguendo' il personaggio dapprima nell'infanzia, in cui apprende il mestiere delle armi e :j esercita alla caccia, poi in guerra, da soldato coraggioso a capitano delle truppe, fino all'apogeo del quarto libro in cui l'intraprendente guerriero, divenuto capo dell'esercito, si rivela come Enric Gascoun P (Enrico Guascone), il re in cui la nazione s'incarna. Una simile creazione ideologica l'esatta contropartita della caricatura di d'Aubim. e chiaramente si contra0 " pone allo sforzo dei francesi per legittimare Enrico di ~ a v a r r a ; presentandolo come discendente dei Valois e quindi erede a buon diritto del trono di Francia. Ai guasconi di fatto fornita un'ongine leggendaria: discendenti di Ercole, essi sono cugini dei francesi, a loro volta discesi da Dardano, fratello di Ercole e capostipite della razza troiana che, attraverso Francion, si resa padrona del paese. Un complicato e oscuro meccanismo di allegorie porta alla conclusione che la Francia nuova, nata dopo euascone. il cui massimo la morte di Enrico 111. un'o~era" eroe appunto Enrico IV, campione sanguinario ma al tempo
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stesso protettore degli oppressi e capitano d'una guerra condotta secondo le regole dell'antica cortesia e i principi dell'etica feudale. I1 nazionalismo di Ader utilizza cosi le stesse armi del nazionalismo francese contemporaneo, e si esprime in una lingua ormai matura per l'argomento trattato (le guerre di religione in Aquitania si sono espresse in guascone, come Monluc testimonia a sufficienza); e della propria materia linguistica l'autore si compiace, con godimento tutto vocale, in campioni d'una furia verbale dove il fonosimbolismo tocca spesso punte estreme:
D'aquet pus bous augits tambouris troumpetes, E novi ya ni canoun, arquabouse, escoupetes, Pistoles, pedrinals, mosqueteres, mosquets, Estocs ni coutelas, espasas mandrets, Halabardes, bourdons, piques pertusanes, Houchines, armedast, bastous e bigatanes Que nou dressen lou cap coume jouens garrigats; N'ei d'arren mes question que de trucs patacs. Doune, doune, labets, are, are, donc, turare, Toque lou tan quan dan, cops de canous, gare, Contre-escarpe la part, barriquade l'estrem, A cops, pousses pics, qui da, qui tourne pren; Doune, doune capsus, e bire d'arrouquades, Miugranes, cercle houec, grosses arquabousades, Tire bales, baloun, bras birat gran cops De piques, d'armedast, houec de lanses pots; Doune, doune deguens, passe la faschinade, Saoute lou qui pouira la poste claouerade. A trucs, truque au tric-trac, pare pic, pare cop, A I'espase, au puignau, au coutt, ,l'estoc, Passe, enseigne, sus touts, pousse la compagnie l.
1 Da quella parte sentite tamburi e trombette, - e non ci sono cannoni, archibugi, schioppi, - pistole, pettorali, moschetti grandi e pic.stacchi e coltelli, spade e puntali, - alabarde, bordoni, picche coli, e partigiane, - forche, lance, bastoni e giavellotti - che non rizzino il capo come giovani querce; - non 8 questione d'altro che di ferite e colpi. - Di, di, ora, andiamo, andiamo, orsu, tarara, - picchialo quanto ti picchia, colpi di cannone e attenti, - contrascarpa di fianco, barricata in fondo, - a colpi, urti e picchi, chi d, chi rende e riceve; - di, di in alto, ed evita pietre, - granate, cerchi di fuoco, grosse archibugiate, - tira palle, pallottole, braccia che dn gran colpi - di picche e d'aste, fuochi e lance e mortaretti: - di, di dentro, passa le fascine, - salti chi pu il trave ferrato. - A colpi, batti al tric-trac, para punte, para colpi - di spada, di pugnale, di coltello, di stocco. - Passa, portinsegna, davanti a tutti, spingi la compagnia. >p

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Siamo qui di fronte alla piu qualificata manifestazione del barocco occitanico, in questa fanfara verbale che procede per accumulazione asindetica dei termini: e che si avvale di tutti gli artifici di stile riscontrabili nella 'coeva letteratura barocca francese ed europea, dove spesso la moda (ad esempio quella delle parole composte) incontra il genio stilistico popolare. Trovarsi di fronte a siffatta agitazione linguistica in questo momento, in Francia, estremamente significativo: il costruttivo irrigidimento << classico delle lettere francesi non si ancora del tutto definito, sicch la tendenza di Ader, come del contemporaneo Godolin, non si qualifica soltanto per reazione o complementarit ad una situazione culturale, ma risponde ad istanze che possiamo definire non tanto francesi quanto europee: se Larade figlio di Ronsard, Ader e Godolin sono non figli ma fratelli di Rgnier e di Thophile, nella comune paternit dell'Italia di Marino. Non mancano poi, nel poema, efficaci descrizioni della miseria dei contadini, vittime dell'avidit e della crudelt dei saccheggiatori (vv. 915-1009) o gustosi quadretti di genere (ad esempio quando i malcapitati villici, terrorizzati dall'arrivo dei soldati, si danno da fare per nascondere le loro povere masserizie, vv. 1845-62); e, sparsi un po' dovunque, numerosissimi paragoni e metafore pittoresche, che alleggeriscono la monotonia delle troppo frequenti e uniformi descrizioni di battaglie. Minor interesse presenta ?altra opera di Ader, Lou Catounet Gascoun (1605), cento quartine in 'decasillabi, allangiamento dei distici medievali dello Pseudo Catone, con in piu il richiamo ai Quatrains di Pibrac: una sorta di breviario di saggezza guascone, da mettersi sul conto del patriottismo dell'autore, e che vale soprattutto per i proverbi e le locuzioni popolari ivi incastonati.

Un poeta cittadino: GodoGin


Ancora al tema del patriottismo riconducono le Stances a l'hurouso rnernorio d'Henric le Gran, Inbincible rey de Fran~o et de Nabarro (Stanze alla felice memoria di Enrico il Grande, Invincibile re di Francia e di Navarra, 1610) di Pierre Godolin, che sembra seguire la traccia di Ader e Jean de Garros. In realt, il suo re non piu Enrico guascone, bensi il re di Francia Enrico IV, alla cui politica nazionale Godolin totalmente aderisce, celebrando il sovrano che ha ristabilito la pace

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e la giustizia nel paese dopo i torbidi delle guerre civili.

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scstrato ideologico della rinascenza guascone cosi abolito, e la letteratura d'oc s'inserisce in una prospettiva del tutto francese. Compito di Godolin sar illustrare la propria lingua nel solo quadro politico ormai esistente, la nazione francese, dove Tolosa fa figura di capitale regionale: << Nouirigat de Toulouso, me play de manteni soun lengatge bl, et capable de derrambulha touto sorto de concepcious; et per aco digne de se carra suona l'awiso dambe un ~lumachoude brts et d'estimo al lettore. E non per nulla la lingua di questo poeta, essenzialmente cittadino, sar il tolosano, da lui stesso sempre designato come << moundi 2. Nato nel 1580 da una famiglia della buona borghesia cittadina, figlio di un medico di fama, Godolin frequent il collegio dei Gesuiti e, terminati in seguito gli studi di diritto, fu ammesso come avvocato al parlamento; ma non esercit la professione, e visse dedicandosi alla propria opera poetica, tutta in lingua d ' g , dopo i primi saggi in francese che gli valsero nel 1609 il riconoscimento dei << Jeux Floraux . Diminuite negli ultimi anni le sue rendite, la citt gli accord una pensione, di cui usufrui fino alla morte (1649). Nelle successive edizioni, via via aumentate, del Ramelet moundi (Mazzolino tolosano, 1617, 1621, 1637-38, 1647) Godolin coltiva un gran numero di generi: sonetti, canzoni, pastorelle, odi, stanze, << noels , epigrammi. Le allusioni mitologiche sono frequenti, come pure i richiami a Ronsard e a Malherbe, e il tono costante quello d'un nobile epicureismo, che non scade mai nella volgarit, e che riflette una vita senza drammi: nessuna traccia di passioni amorose, n d'intime lott: per una fede cattolica che sembra tranquilla e serenamente acquisita. Ma la sua arte risiede soprattutto in.una conoscenza della lingua completa e profonda: della lingua contemporanea, senza akuna allusione ai trovatori, evidentemente ignorati. La poesia per Godolin soprattutto un esercizio di stile, e se l'inseenamento auello della << Pliade >>. lo strumento " linguistico ricco e pittoresco (gli stessi contemporanei non

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<C Nato a Tolosa, mi piace mantenere il suo 1inguaggio.bello e capace di trattare ogni sorta di concetti; e per questo degno di ergersi con un pennacchio di pregio e di stima. 2 Abbreviazione di Ramoundi , da Ramondus : Ramondinus il soprannome dato ai tolosani a causa dei loro ultimi conti, Raymond VI e VII.

.apJour !I ' s d d o ~ x!I 'suslqs !I 'a~s!llalls !I - 'ale!q3 -m'p a ayusl8 !p 'epo3 !p '!luap !p !dlo~ E jsm - 'mauZk ! pa al O ~ S K1s I <!U!~SBUI ! E O Z Z ~ WU ! - 'auoal I ! el!as !s o!qqals oun olluap r s q / .a88aqx u ! !s~surtuus~j od~o3 o ~ a a o dons I! e u p a ~ - 'olons le ousaapuals a q q d aII!ur aq3 ' o n l s , ~- rploy uv18 E!A J!EMnj an8uss i! a - 'aplso3 q !18~a8un!8s!p m l s oun sa!luas oun,? / .0!88s~o~ !p olslonas a s ~ n s d!p ol!p~ols 'sa!%nj - ol!lloS!qs o g w u I! O~!J U B a p u s ~ 8Iap aurou 1s - ' o ! q ~ x ~ o aloru~ad ,~ a1 o u ~ m lap ouons I! opusnb - 'o~soqlau s u a 3 q sqml ! s a u r q / .saallsqqa ollnl aq3 310313,I !od a - 'saaualsos oiini aq3 aluepv,r s ~ a g%a sur - ![ap -uaj!p !nb u!ppo3 aq3 'EUOJOJ q ~ s !ll!~p !ons ! omasSau AI o ~ p u 3 ns q-d rp om!8] ou!~!p !p sa!uaa $f aq3 '01 rp ! J ~ S J ~ M E !l8 :~drp l p p Iap opsaao.~~ s ad j - sasxa!qx ! s !sams p!urau ! p s~loj "un

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Douncos, en preferan le naturl l'art, Talau qu'en coumpagnio la bezi sense fard, Y e u bouldrio cap et cap la beze sense fardo

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O in divertimenti che celano un gusto saporoso della lingua (di cui si ricorder Mistral, elecando a sua volta gli abitatori delle profondit marine), in una lista di nomi che si rincorrono sul gioco delle rime o delle assonanze:
Aro-ba, ca coumencc un, Se le Careme es impourtun A Paris tant courno Toulouso A qui la Garono aboundouso Fournis le gros et gras Barbau, Estatjan des locs sense apau, Le Grouignaut ple, la grosso Corpo Oun fa boun pausa touto l'arpo, La Sijo, le Cabede bl, La Prcho, le Coula noubl, Dan la Troueto deliciuso Et la Lumpreso carestiuso: Nou counti pus so que souben De la mar de Narbouno ben, Coumo le Turbot, la Daurado, La Solo, le Loup, la Rajado; Ali SO qu'abn tout perpaus: Le coumpanatge des Pousclaus2.

Troppo poco per dare un'idea della verve di Godolin, che si esercita in divertenti epitaffi, succosi epigrammi, grotteschi ritratti (come quello del soldato mercenario e predone che si aggira nelle campagne), poesie bacchiche in occasione del carnevale e filastrocche << a batons rompus D. Tanta vivacit
((Dunque, preferendo la natura all'arte, - come in compagnia la vedo senza falsi ornamenti, - vorrei, da solo a sola, vederla senza vesti. Resta da sapere, cosi cominci uno, - se la quaresima noiosa - a Parigi come a Tolosa, - a cui la doviziosa Garonna - fornisce il Barbo grande e grosso, - abitante dei luoghi dove non si tocca, - il Ghiozzo polputo, la grossa Carpa - che tutte le dita della mano non bastano a contenere, - la Lasca, il bel Cavedano, - il pesce Persico, I'Alosa novella, - con la deliziosa Trota. - e la Lampreda che costa cara: - non conto quello che spesso viene - dal mare di. Narbona, - come il Rcmbo, I'Orata, - la Sogliola, la Spigola, la Razza; - n quello che abbiamo quotidianamente: - il cornpanatico che si acquista dai pizzicagnoli della via dei Pouts-claus.

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causa del suo incredibile successo (Noulet conta undici edizioni delle opere, dal 1600 fino a quella da lui stesso apprestata nel 1887). Ma, paradossalmente, la conseguenza di tanta popolarit fu proprio il contrario di quanto Godolin si augurava per il destino dell'idioma tolosano: cio la diffusione dell'idea che la lingua d'oc sia incapace di esprimere concetti nobili e profondi, e suo terreno possa essere soltanto il divertimento, la poesia piacevole e scherzosa.
A I LIMITI DEL TERRITORIO D'OC

Se la rinascenza delle lettere d'oc in auesto m eri odo si manifesta sostanzialmente in tre punti del territorio occitanico, tre nodi o gangli di cultura e di coscienza linguistica, la Guascogna, la Provenza e Tolosa, non mancano nelle altre regioni espressioni, per quanto sporadiche, d'un risveglio della lette. ratura meridionale, e che si collocano sostanzialmente nel quadro degli echi provinciali della rinascenza francese. Vediamo, ad esempio, stampato a Parigi nel 1586 un opuscolo dal titolo Larmes, regrets, et deplorations sur la mort de Jean Edouart du Monin, excellent pote grec, latin et frangois, compos par Frangois Granchier Marchois, son nepueu et escolier. nel auale. fra i versi indirizzati all'autore in latino. in greco, in francese, figurano due quartine nel <C patois >> della Haute-Marche. Data l'assenza di qualsiasi tradizione scritta in questa zona, l'idea di far intervenire il <( patois >> sullo stesso piano del greco, del latino e del francese, si spiega naturalmente con la curiosit per i dialetti derivanti dall'insegnamento della <C Pliade D. Analogo discorso andr fatto per una breve commedia ancnima nel dialetto di Montelimar, la Comedie de Seigne Peyre et Seigne Jouan (Commedia di mastro Piero e di mastro Giovanni, 1576), dove, d'indomani della pace di Beaulieu, un contadino annuncia ad un altro la buona novella. Un'occhiata al territorio franca-provenzale frutta poi un Ballet foresien en dialecte de Saint-Etienne, stampato nel 1605, il cui maggior interesse sta nella ricchezza dei vocaboli espressivi e pittoreschi. Non per nulla questo balletto, edito in ap~ e n d i c ealla Gazette frangoise di Marcellin Allard, appartiene probabilmente allo stesso autore, che, nella Gazette, si mostra entusiastico ammiratore di Rabelais. A Nizza invece la lingua locale elevata alla dignit di
2 ,

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un'opera scientifica, un trattato di matematica: Opera nova d'Arismethica intitulada cisterna fulcronica novellament compausada (Opera nuova d'aritmetica intitolata cisterna fulcronica nuovamente composta) stampata a Lione nel 1562, in un nizzardo tradizionale e lievemente corrotto '. Ma la lingua si imbastardisce qui sotto un duplice influsso, del francese e dell'italiano; e, in questi stessi anni ( 1560), il duca Emanuele Filiberto di Savoia ordina che la lingua dell'arnministrazione sia il volgare, cio, per la contea di Nizza, l'italiano. Da questo momento l'uso scritto del dialetto si riduce, fino a scomparire; una delle ultime testimonianze del nizzardo scritto ( gi corrotto) la cronaca di Jean Badat (conservata in un G o s c r i t t o dell'Archivio di Stato di Torino), la cui stesura probabilmente contemporanea agli eventi narrati (1516-1567). Fino al XIX secolo non si avranno piu documenti linguistici occitanici da questa zona.

In

fulcronica

forse da rawisarsi il nome deii'autore (Fulconis).

Capitolo terzo

L'et del classicismo francese

Si sottolinea espressamente, nel titolo di questo capitolo, la nozione di <( classicismo francese . Di fatto, la produzione letteraria originale del Sud della Francia che fin qui siamo venuti esaminando, risultante insieme da sollecitazioni, piu che strettamente prigine, europee, e d d e particolari condizioni politiche, si rende possibile in questo momento, in cui l'epoca <i classica delle lettere francesi non ancor cominciata: la lingua d'cc non ancora guardata come strumento espressivo di limiti provinciali, e il dilemma del ricorso al francese oppure al tolosano si presenta come alternativa fra due mezzi in ultima analisi equivalenti, facilmente risolvibile nel bilinguismo, a du Bartas, o anche a Godolin. Se questi preferi l'idioma cc moundi N, che poetasse notevolmente anche in francese dimostra il premio ottenuto nel 1609 al concorso dei a Jeux Floraux . Di fronte d a retorica rigida e atrofzzata che regna nel collegio, il tolosano la lingua della.libert: e si esprime in una poesia che riflette a distanza, ma senza sfocature, la vita letteraria francese, e cerca di tenere il passo con essa. La Francia del Sud offre il proprio patrimonio culturale all'unit francese che si viene costruendo. Ma, innalzate nel corso del secolo XVII le barriere puri stiche e classicistiche, elaborata una concezione monolitica della letteratura, non vi piu posto per la provincia nelle lettere francesi. d o r a che si perde, d a periferia della nazione, la coscienza di costituire un centro attivo di cultura capace di collaborare vivacemente d a produzione letteraria della capitale: e la produzione lccale viene considerata, appunto, come <( locale , avente cio una sua efficacia nel ristretto orizzonte che la genera, ma incapace d'inserirsi in pi6 vasti movimenti di pensiero. La leggerezza degli intenti, la mancanza d'impegnc nai temi porta conseguentemente un non-impegno linguistico: gli scrittori, nei quali era finora possibile reperire chiare affermazioni o ,almeno tracce di notevole coscienza linguistica, non

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s'interrogheranno piu sul mezzo espressivo impiegato, n lo limeranno amorosamente come suo1 fare l'autore consapevole dell'importanza della propria opera. Per una poesia ridotta ormai a svago sciatto ed effimero, baster l'idioma impoverito e mescidato di gaiiicismi che si raccoglie sulla bocca dei parlanti; non piii, insomma, un dialetto, idioma particolare d'un paese, gerarchicamente equipollente alla lingua, ma un <( patois B: cio, secondo la definizione dei dizionari coevi, il linguaggio delle persone incolte, distinto da quello della gente civile, e su cui pesa quindi un anatema sociale. La letteratura d'oc, velleitariamente nazionale da Pey de Garros a Guillaume Ader, praticamente dialettale da Bellaud a Brueys, rischia di farsi semplicemente << patoisante D. Varia l'impostazione, e via via differiscono le soluzioni daii'uno all'altro caso; a seconda della loro formazione o condizione e umore, gli scrittori d'm si volgeranno, in linea di massima, a due atteggiamenti contrastanti nei resultati, ma originati da una stessa base di sostanziale disagio e di sentimento d'inferiorit nei confronti della lingua ( e della letteratura) sentita piu alta nella gerarchia sociale: la pedissequa imitazione dei modelli classici forniti da Parigi, ovvero, dove intervenga una volont di reazione piu o meno consapevole, la deformazione burlesca. viva, d'altra parte, una letteratura popolare, nel senso piii proprio del termine, fatta cio dal popolo (di cui peraltro anche i letterati assumeranno temi e generi) e che si esprime soprattutto nel teatro e nei << n&ls D. Le rappresentazioni teatrali, spesso anonime o addirittura mai pubblicate, abbondano in ogni citt o villaggio nel tempo di Pasqua, di Natale, di carnevale, svariando dai temi della Passione o dei u mystres , retaggio del Medioevo, agii episodi burleschi del ciclo di << Caramantran W , e gran voga prende anche il genere della pastorale, assai coltivato nella Francia d'oil, e il cui tramite di diffusione il gusto italianeggiante che guarda al Sannazaro e al Guarini. Sullo stesso tema della pastorale si organizzano i G noels D: i pastori a cui gli angeli annunciano la nascita del divino fanciullo, e che risvegliano tutto il paese perch si rechi in pellegrinaggio alla stalla di Betlemme. A questo genere si possono poi ricollegare le opere religiose, estremamente abbondanti, destinate all'edificazione del popolo.

L'et del ciassicismo francese

PROVENZA

La nuova ra si apre, per la Provenza, su un'occasione mancata. Nicolas-Claude Fabri de Peiresc, nato nel 1580 a Belgentier, frequentatore delle piu note universit europee, consigliere al parlamento di Aix, e quivi ritiratosi dopo sette anni parigini durante i quali fu segretario di du Vair, poteva avere un'importanza estrema per la storia delle lettere d'm. Quest'uomo che fu in relazione con tutti gli umanisti del suo tempo, e la cui fitta corrispondenza con essi fu un vero veicolo del pensiero europeo nella prima met del XVII secolo, aveva infatti concepito il progetto di un'edizione dei trovatori acquistando nel 1629, da Cdsar de Nostredame, i manoscritti dello zio di questi, Jean; e numerose tracce di tale intenzione si riscontrano nelle lettere. Ma il progetto non fu realizzato, e lo stato delle conoscenze riguardo all'antica letteratura d'oc rimase fermo a Nostredarne, ovvero, da parte dei provenzali, a una pressoch totale ignoranza del proprio passato.

Sulla traccia di Brueys: una letteratura di costume


Gli scrittori locali si limitano quindi a seguire le tracce dei piu vicini predecessori: e non escluso che d'influenza di Brueys si debba la vocazione di Gaspard Zerbin, nato nel 1590, avvocato al parlamento di Aix, e autore di una raccolta intitolata La perlo dey rnusos et cournedies prouvensalos (La perla delle muse e commedie provenzali), che contiene cinque commedie: due in tre atti, due in cinque atti E una in quattro, i cui titoli anodini (Commedia provenzale a sei, a sette, a cinque o a otto personaggi) celano le eterne storie di matrimoni contrastati o d'intrighi condotti da abili mezzane e da servitori interessati. La materia licenziosa qui fine a se stessa e non si fa dimenticare, come spesso in Brueys, nel gusto vocale e sonoro della parola espressiva e pittoresca, di cui Zerbin purtroppo totalmente sprovvisto. Non si esce, insomma, dai limiti d'una produzione destinata d e feste del carnevale e a un pubblico di borghesi che amava sfogarsi in scoppi di grossolana allegria; rispecchiante, quindi, piu un fatto di costume che la scolorita personalit dell'autore, presentato nella dedica come un a brave horn, grandarnent Letrut en tout, principalarnent la Poesi, et ey rirnos Prouven~alos,fouert

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ut letteratura occitanica moderna

agreabl et divertissent en toutos sas aciens, et dins seys escrichs n '. Di fatto l'andamento di queste commedie - che costituiscono solo una parte, probabilmente, delie opere di Zerbin - piatto, l'intreccio spesso confuso e male organizzato, lo spirito modesto, la lingua francesizzata. Tale raccolta, rimasta inedita, fu pubblicata postuma nel 1655 da uno stampatore di Aix, Jean Roize, provenzale non di nascita ma di adozione, amatore curioso che ha salvato dalla scomparsa una parte della produzione manoscritta. Gi nel 1649, infatti, aveva fatto uscire La Bugado prouventalo (I1 bucato provenzale), florilegio di proverbi, detti e divertimenti, e nel 1654 una specie di antologia che riunisce, sotto il titolo Lou Coucho-lagno prouventau ( Lo scacciapensieri provenzale ) , commsizioni di diversi autori fra cui lo stesso Roize. L'editoria provenzale sembra in questo momento piuttosto attiva: nel 1665 e nel 1666 escono infatti due raccolte che Dartano lo stesso titolo di di Brueys, Lou Jardin deys ~ i s o s ~rouvencalos:sostanzialmente vicini. ma differenziantisi nella scelta delie composizioni, questi due volumi riuniscono le voci di diversi autori, fr? i quali Brueys, e composizioni anonime, collegantisi tutte al tema del carnevale. probabilmente questo tema, e la sua diffusione, che giustifica la presenza, nella prima raccolta, di una voce linguadociana, quella di DespuechSage, di cui parleremo fra poco. Si tratta, tutto sommato, d'una produzione che interessa piii che altro come specchio della vita dell'epoca. Qui sta di fatto anche il maggior merito deli'Embarras de la Fieiro de Beaucaire ( La confusione della fiera di Beaucaire, 1657 ) , lunghissimo poema in ottosillabi di Jean Michel. Di lui non si sa quasi nulla, se non che fu, probabilmente, uomo d'affari, vissuto a N h e s dove forse tra nato nel corso del XVII secolo, e morto, pare, intorno al 1700. Testimone oculare della cele-' bre fiera d'antichissima ori ine - e che aveva assunto in quest'epoca importanza straor inaria sotto la protezione non solo delle autorit locali, ma dei governatori delle due province, Linguadoca e Provenza, che si riunivano sulle rive del Rodano -. .Tean Michel ce ne offre una descrizione ~rolissa.ma a tratti vivace e pittoresca, ricca di particolari su; costumi e i caratteri dei contemporanei: un'eco occitanica, diminuita di varie
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l Brav'uomo, e grande letterato in ogni genere, soprattutto neiia poesia e nelle rime provenzali, assai amabile e divertente in tutte le sue azioni e nei suoi scritti. >P

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ottave e spogliata di mordente, degli Embarras d e Paris del coevo Boileau. Analogo il tono di una sorta di farsa di Pathelin adattata agli usi del tempo, Lou Troumpo qu poou, ou leis Fourbaries doou sicle (Inganni chi pu, o le furberie del secolo, 1684) del provenzale Palamde Tronc de Codolet, di Salon, piu volte rappresentata, e stampata infine solo nel 1757.

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noels di Saboly

I1 successo editoriale arride invece al Recueil de Noels provencaux di Nicolau Saboly (1614-1675), canonico della chiesa di Saint-Pierre ad Avignone, che, pubblicato nel 1670, sar oggetto di numerose ristampe, fino all'edizione ottocentesca dei felibri ( 1856). Saboly senz'altro il piu celebre fra gli usufruttuari del genere popolare dei n& che, dai piu antichi esemplari ricollegantisi alla poesia religiosa del XIV e XV secolo, attraversa, con una produzione sempre abbondantissima, i secoli seguenti, fino alla Rivoluzione. I noels abbondano del resto in tutte le province francesi, fino al massimo esempio dei borgognoni A. Piron e B. de La Momoye, il cui successo giunge fino alla capitale. Ma se nei borgognoni il genere si fa arma di sarcasmo contro gli uomini, la religione e Dio stesso, in un cosciente distacco critico consono all'incredulit del XVIII sgolo nascente, tutt 'altro il tono di Saboly, campione d'una fede ingenua e sincera. e d'una bonomia e d'un umor familiare che facilmente permettono la trattazione dei temi sacri al livello quotidiano : fino a sfiorare, in alcuni << n&ls n, l'andamento leggero e malizioso della pastorella, e toccar note dichiaratamente profane con assoluta scioltezza e libert, indici d'una fede che si spiega tranquillamente in un ambiente da sempre cattolico. Ben piu severamente religioso il tono dei << n&ls )> del tolosano Godolin; in una zona dove la fede cattolica costeggia il protestantesimo, non permessa la tranquilla familiarit che mescola senza problemi sfera religiosa e sfera mondana, e che genera in Saboly tocchi di gustoso realismo:
Helas! Moun Diu! lou bl enfant! Coumo pren la pousseto! Dirias avis que mor de fam: Regardas coumo teto! Canten Nouv sus la museto.

La letteratura occitanica moderna Ai d'iu, de farino e de la, Emai uno casseto; S'auiu de fi,li auriu lu fa Uno bono poupeto, Canten Nouv sus la museto. Lou pichot es mai mor que viu; Jous fai lei tacheto: Dounas-me vite lou fusiu, La sinso e lei brotrqueto. Canten Nouv sus la museto. L'enfant es fre coumo de glas: Pourgs-me l'escaufeto! Tens, caufas-li soun pedas, Coumaire Guilhaumeto. Canten Nouv sus la museto l .

Del resto, l'originale tema natalizio viene mescolato e sovente sopraffatto da altri temi che vi si inseriscono; sicch sotto la generica definizione di << noels si raccolgono non di rado cantici che col Natale non hanno piu nulla a che vedere, risolvendosi in innumerevoli variazioni su inni in gloria della povera gente, dove l'ispirazione religiosa rimane solo come sottofondo. Ricordiamo qui, a titolo esemplificativo, il Noel des Grands-Jours, in idioma d'Alvernia, composto da un cittadino di Clermont di nome Laborieux, e pubblicato in questa citt insieme ad altri canti popolari, in una raccolta del 1670. I1 tema del Natale, accennato solo nella prima strofa, fa poi posto all'attualit: quella, appunto, dei << Grands-Jours , assise straordinarie che commissari nominati dal re e provvisti di comdeta autorit andavano a tenere nelle regioni dove la giustizia si rivelava piu impotente. I << Grands-Jours B che si tennero a Clermont dal novembre 1665 alla fine di eennaio 1666, portarono, come si ricava dalle strofe di ~aborie&, una
1 (( Ahim! mio Dio! che bel bambino! - Come prende la poppa! - Si direbbe che muoia di fame: - guardate come succhia! - Cantiamo Natale sulla cornamusa. / H o delle uova, della farina e del latte, con una pentolina; - se avessero del fuoco gli avrei presto fatto - una buona pappina. - Cantiamo Natale suiia cornamusa. / I1 piccino pi6 morto che vivo; Giuseppe batte i denti: - datemi presto l'acciatino, - l'esca e i fascinotti. - Cantiamo Natale sulla cornamusa. / I1 bambino freddo come ghiaccio: - porgetemi lo scaldino! - Tenete, scaldategli le fasce, - comare Gugiielmina. - Cantiamo Natale suiia cornamusa [Citiamo questo testo dall'edizione dei felibri, che corregge la grafia originale].

.sue?[~o,p auoise3 ep asaed lau eitilod axaisplos E ~ O B J 11 ~ l l n i l ~ ~ opwzz!ieoi%!is '!ioplos !s!ies!~~o~dy !ue!8 +s a auo!zpads enap !do3 -!ile !lahoci p p auo!snjuo3 o1 'a[!~!3 ~ 1 l a n 8E 1 alwlnp !ssawurm !ssa -x 11%'eii!~ e ~ p u e d a r aq3 oilnumi I ! '!3p!ias a !=A u! 'aiuaw - a x ? q p aa!nsap aq3 ' ( ~ 9 1 )na![aqJ!X oliuo3 h u a ~ o w i u ory ~ mnp lap ailoAu e ~ p oie~!ds! '(xpan8w?-seg Iau !u!p~os!a) sog slCod ]>p JJplOSJa I! owalaip !n1 !a ~oueso~oi osrmum p oia!wald n j 8191 lau a 'u!~opo~)!p a3xli al opuan8as 'a!saod u! aq3w ?~ouSas ! s iau -uoa 's~a!z?a !p olieai lap aloieioqeno3 amo3 oiaplm!l aiuaqamua3

aa1v elsauu!,s olsanb !m ns apeuuo2sa8 D alpp epour e1 ouaurp o 'alsauaod oaao3 1 1 E J O U ~ ! uou a1uaur1!ur!spaa a asa3ue.q o!durasa,1 a d a s aq3 '~auuog o1amarzel1pp (0s -se!8nurs auo2san8 1ap odp p arrra2u! aq3 oy~spua88alo!%%au -oslad) mradad ap arzols!H,I sla!z?g a auax u ! assaur o u e j p oumpaa 9191 1aN ea~aua8 o~qe p !103a113ds a 01UB33B 'aa011p auo2 !nb oueaylog ylq!qaqo.~d p80 uo3 aq3 ' a p a a p u r elnl -ela11a1 q1ap o11~p.1 '!rais!ur !p p o ! w ~ u a s a ~ d d a anap ~ apala 'ollaa1 sJa!z?g a olnaa Jaae elquras a1omlou a m ~ l o d u r ~

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.orrizso~ol o!dulasaclpp azuangu!,I eaueusa a~uaur~!qaqo~duou apnb p 'opn~!.~ 01s -anb !p o~adrualun a!aa11n1 aq ! s oloms oaonu p p ylau aur -!~d a11aN .auo2sen8 azua3seu!l a1p asaluplos aq3!1!1od asna2 aIIap ezuassa'l uo3 a ( x n a a ~ !p oial1au I! odop auolo3 ey@ essauue aluaurenal!p n3 auopal q ) aapaus!upua auo~zezz!sa~ -ueq a m x l d e1 uo2 !sla8a!ds ?nd 'm,p !saad !ap alom p u E!A -i?11n1'auoz e~sanb !p opelanal o!zua~!s 1 1 .op= IAX I ! onn1 ad mpan8uq-sag Iau wnur EJNEI!Xm arnIelaua1 a?

.~sourej y!d ! o11!.1p uonq a oualsal asauou8!aa 03!uorriz2 p p y a n b o p ~ a d ! ~ !n2 Ie 6 a m ~ a ~ a ~ enap l a 1 e!loIs a1 acp y!d a d u y anap apois q o meuo~2e1 puessalalu! ' q s u D !p aqo3xJ !p a!eupuaD alpu olaqqaJaJ1uoxn,s !q%opui? ~o!dure2 !solauxnu 'a~aua8p p nddnl!as 01 aqn8as Jaloa v . a z z a q q aydold aIpp p ~ a ~ a o~ qIalsa2 0101 !au olm!s p !iua~od ! uou aq2 yapalasp ! l a a d ! ossads y!d orriza!d103 !zpn!8 !m ! <a88a1!p a ~ u a 8 p auo!seaT

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La letteratura d'Oc moderna

commedie anonime, per la maggior parte pastorali, ma anche rappresentazioni ispirate all'attualitd (come 1'Histoire du mauvais traitement fait par ceux de Villeneuve la ville de Bxiers pendant la contagion, datata 1632), troviamo raccolte e pubblicate da Jean Martel, dal 1628 al 1644, a testimonianza della vitalit di questo teatro, su cui peraltro siamo scarsamente informati. L'importanza dell'esernpio tolosano fuor di dubbio: a Tolosa, dove si stabilito dopo la rivolta di Bziers, che I'awocato Bomet compone le sue poesie, ottenendo il riconoscimento dei e Jeux Floraux )>; ed senz'altro sulla scia di du Bartas che Isaac Despuech detto Le Sage, di Montpellier, scrive il suo Dialogue des nymphes, reprsent devant M. le mareschal de Schomberg son entre d Montpellier (1633), dove la ninfa di Montpellier dimostra, dialogando in oc, la nobiltd della propria lingua contro la ninfa francese, costretta a battere in ritirata.

Una triade: Sage, Roudil, Fixes


Di Despuech-Sage sappiamo poco: nasce nel 1583 da padre calvinista, sembra ricevere una certa istruzione (che traspare dagli scritti) e s'imparenta per matrimonio con una famiglia nobile e cattolica. I frequenti e reiterati testamenti della moglie, che lo escludono dalla successione a causa dei suoi cattivi costumi, confermano il ritratto che esce dalla sua opera, Las Foulies dau Sage de Mounpeli (Le follie del Saggio di Montpellier), edita nel 1636 (ma non esclusa l'esistenza di un'edizione precedente): un uomo che ama la tavola, il gioco e le donne, e che fa prova di totale assenza di senso morale. La sua tarda conversione al cattolicesimo una conversione di comodo (ne abbiamo testimonianza in una u historiette )> di Tallemant des Raux), e il tenore di vita dissipato continua fino agli ultimi anni; finch nel 1642 il nostro autore muore, pare, in un angolo di e cabaret , alla vigilia del suo ricovero all'ospedale di Montpellier. Ma Despuech-Sage non soltanto un bello spirito dall'immaginazione grossolana e lasciva, esagerato adulatore di quanti siano disposti a prestargli un po' di denaro da spendere in gioco e baldoria; e non manca d'interesse il recente tentativo di Christian Anatole di ~resentarlocome il porta- arol la occitanico della grande corrente del pensiexo libertino. Ovviamen-

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te nessuna sollecitudine metafisica, nessuna traccia di meditata dottrina reperibile in queste Foulies, percorse dall'unico ideale d'una vita facile e dedita alle gioie materiali. Non tuttavia escluso che nella sua indifferenza in materia religiosa, nel suo atteggiamento di pratica tolleranza fra ugonotti e papisti, nello scherno per ogni posizione d'ipocrita zelo, sia da ravvisarsi un riflesso delle idee circolanti nell'ambiente del duca di Montmorency, dove Despuech si ritrova con due intimi amici di Thophile d e Viau: il barone de Praut e il capitano Boyer. Letterariamente, questo libertino offre non disprezzabili campioni di vivacit immaginativa e linguistica, specialmente nelle composizioni legate al tema di Caramantran: pensiamo a ! Dialogue d'un Fol e d'un Sage (Dialogo d'un folle e d'un saggio), con la descrizione del regno di Plutone, sorta di sabba in cui si danno convegno streghe e demoni locali:
Aqui cridoun las fachinieros, Lous sourciez emb las sourcieiros, Lous demouns, l'esprit familli, Qu'urlo de nioch per Montpeli. Los uns vesez en sa caloto, Qu'an lou visatge d'uno choto, D'autres changats diversomns, Las fennos en viellos jumns, Las fillos en ratos-penados, Selon sar tristos destinados...l

o all'Embarquamen, las conquetos, e t I'heuroux retour d e Caramantran (L'imbarco, le conquiste e il felice ritorno di Carnevale), nel quale forse da riconoscere una satira dei progetti di crociata predicati d'inizio del secolo dal padre Joseph du Tremblay, e che si segnala per la furia immaginativa esplicantesi nell'enumerazione del colossale armamento di Caramantran. Ma particolarmente sottile e gustoso il sapore di certi componimenti (ad esempio Las Amours dau berg Florise, Gli amori del pastore Floriseo), dove Sage, offrendo un'ulteriore prova della propria indipendenza e libert di spikito, anche
1 Qui gridano le fattucchiere, - gli stregoni con le streghe, - i demoni, lo spirito familiare - che urla la notte per Montpellier. - Vedete alcuni coi loro cappucci, - che hanno volti di civette, - altri vale ragazze in riamente trasformati, - le donne in vecchie giumente, pipistrelli, - secondo i loro tristi destini ...

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dal punto di vista puramente letterario, si qualifica come un antirnarinista, rovesciando in satira i procedimenti allora di moda in Francia. La lingua purtroppo corotta e invasa dai gallicismi. Montpellier ci presenta peraltro una preziosa successione cronologica di testi, attraverso i quali possibile seguire l'eve luzione delia lingua locale e la progressiva invadenza del francese. Las Obras rnescladissas d'un baroun d e Caravtas, imprirnadas Cantagril per Janas Buscaliensis (Opere mescolate d'un barone di Caravtes, stampate a Cantagril da Janas Buscaliensis) il titolo fantastico d'una raccolta rimasta manoscritta ( e stampata in parte solo nel 1870) che inizia nel 1642, l'anno della morte di Sage, e termina nel 1677, cio al momento in cui comincia a scrivere l'autore dell'opera d e Frountignan, che vedremo fra breve. Firma questa raccolta Jacques Roudil, nato a Montpeliier nel 1612 da una famiglia di avvocati, e avvocato egli stesso. Poco si sa delia sua vita: certo comunque che fu legato a Sage negli ultimi anni, e p u b blic nel 1650 un'edizione dell'opera dell'amico a cui aggiunse il proprio Testamn daou Sage (Testamento di Le Sage), composizione burlesca accompagnata dal seguente acrostico:

'

Roudas tant qu voudrs, Rabastn Toulouza, O u bn lou Prouvencau ou lou bouffoun Bzis, Vaoutres n virs pus d musa pus poumpouza Ddins aqules liocs qu dins nostras Foulis. Ioy noum s vanta pus la nzusa Goudoulina; 1,'aoutour qu lgisss mporta I'glntina2.

Testimonianza di sciovinistico amore della propria citt


e della propria lingua, che di fatto Roudil adopera con una

certa eleganza e familiarith, senza la trivialith di Sage e servendosi delle locuzioni caratteristiche e dei tratti piu pittoreschi; una lingua tutto sommato anche meno corrotta, e che si adatta a una poesia leggera, in N si esprime
<< Barone di Caravtes sinonimo burlesco di abitante di Montpellier (nel cui territorio si trova Caravtes); nella stessa zona il luogo deserto ed arido denominato Cantagril. 2 Girate quanto volete, Rabastens e Tolosa, - oppure la Provenza e la gaia Bziers, - non vedrete in quei luoghi musa piu pomposa - che nelle nostre Follie. - Oggi non si esalta pi6 la musa di Godolin; l'autore che leggete ottiene l'eglantina [L'eglantina era uno dei premi distribuiti ai concorsi dei << Jeux Floraux l.

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una filosofia calma e moderata, una bonaria adesione all'andamento delle cose del mondo. Fra le feste che celebrarono, alla fine del 1678, la pace di Nimega, si vide per la prima volta a Montpellier la rappresentazione di un'opera lirica, nelle sale del palazzo del Cardinal de Bonzi, e a spese di questi. Alcuni giorni dopo un autore originario di Frontignan si divertiva a comporre in << patois , e su arie popolari, un vaudwille destinato alla societ locale, e che fu stampato a sua insaputa. Piu tardi quest'opera quasi improvvisata fu ritcccata dallo scrittore, identificabile in Nicolas Fizes, avvocato, nato a Frontignan nel 1648, professore di matematica e idrografia all'universit di Montpeilier, autore altresi d'un Trait d'arithmtique e di Elments d'astronomie, e padre di Antoine Fizes, gloria della scuola medica di Montpellier nel XVIII secolo. L'Opera de Frountignan (Opera di Frontignan) quindi un passatempo, il divertimento d'un uomo di cultura che lascia trasparire la sua erudizione senza sacrificare alla moda delle indigeste allusioni mitologiche, e trattenendo la musa in una decenza di linguaggio generalmente ignota agli scrittori linguadociani. La scelta scrupolosa dei termini e la puraza grammaticale denotano d'altra parte un profondo interesse per la lingua, testimoniato dall'aggiunta d'un piccolo glossario, e dalle altre poesie 4 patoises dello stesso autore, fra cui figura altresi una burlesca Defensz en vers patoues das Noues de Moussu 1'Abb Plomet (Difesa in versi 4 patois D dei u noels D di monsignor l'abate Plomet: era questi canonico e priore della collegiata di Sainte-Anne a Montpellier e autore di e noels D di cui andava molto fiero). Ispirandosi in parte al Guarini, Fizes mette in scena nell'opera una semplice storia d'intrighi amorosi dove, senza quell'aura di cerimoniosit che disturba a volte nel Pastor Fido, i personaggi (un giovane di Frontignan studente a Montpellier, conteso fra due fanciulle, e i familiari di contorno) dialogano con gaiezza franca e comunicativa. Quest'opera, che ebbe gran successo, e che non era ancora dimenticata verso la met del secolo seguente, resta, salvo ulteriori reperimenti, l'unica testimonianza del dialetto della zona di Montpellier in questo secolo, dopo la morte di Roudil.

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La letteratura occitanica moderna

TOLOSA E LA REGIONE TOLOSANA

A Tolosa, il vecchio col!egio di retorica sopravvive sui binari paralizzanti d'un regolamento capace di soffocare qualsiasi slancio poetico, e cerca affannosamente di seguire gli esempi parigini, pervenendo a squallidi risultati di accademismo provinciale. A un'ansia di sfogo e di liberazione da tale ristrettezza di orizzonti sembra rispondere la fondazione delle Confrences Acadmiques , ad opera di venti accademici (detti Lantemistes )> dal loro motto, 4 Lucerna in nocte ), fra i ~ i moderni u e indi~endenti. Tuttavia la met del secolo segna una vittoria per l<dioma occitanico, con l'ammissione al concorso dei e Jeux Floraux D di composizioni in lingua d'oc. L'editoria accompagna e sostiene questa conquista: vede cosi la luce, nel 1651, il Triomphe de I'Eglantine di Grgoire de Barutel, e poi il Triomphe del Soucy (senza data) di Julien Gmarenc, avvocato al parlamento di Tolosa e autore, fra l'altro, d'una libera traduzione di epigrammi di Marziale. Seguono diverse pubblicazioni del genere, che portano invariabilmente il titolo di Triomphe de I'Eglantine (1656, 1663) o Triomphe du Soucy (1679), raccogliendo la produzione dei laureati del concorso tolosano: ancora Gmarenc, e con lui i suoi colleghi al parlamento Jean-Louis Guitard (cui si deve anche una traduzione dell'Eneide in lingua d'oc) e Jean-Antoine Pader. Un Gautier nativo di Lombez, e del quale si ignora perfino il nome di battesimo, spinge piu lontano la propria attivit, lasciando un Recuil de pouesios de la Muso moundino (Raccolta di poesie della musa tolosana) uscito a Tolosa, ma senza indicazione di luogo n nome dell'autore r dello stampatore. A volte, lacerti dell'opera di questi autori furono ripubblicati in appendice alle riedizioni delle opere di Godolin, che fa figura di vero caposcuola ed esempio al quale la piccola coorte tolosana ricorre, quando non si volge ai modelli della capitale, senza comunque riuscire a liberarsi dalle strettoie d'una poesia di circostanza di scarso rilievo. Una produzione valevole come testimonianza dell'ultimo e pallido slancio di vitalit del collegio tolosano. che nel 1694 Luigi XIV trasformer in accadeLia. ~stituzionedi Stato. protet;a dallo Stato, d'ora innanzi l'antica compagnia del 4 Gai Saber graviter intomo al Re Sole, copia volgare dell'Accademia di Richelieu; e nel 1729 anche i Lantemistes si trasformano in Acadmie des Sciences, inscnptions et belles-lettres .

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Da sottolineare il vocabolario concreto e pittoresco che punge dietro gli inevitabili luoghi comuni, e i passi quasi polifonici della Primavera dove, senza dimenticare l'esempio di du Bartas, d'Astros dispone i registri vocali dei vari uccelli, annotati tutti col loro grido particolare:
La Luurete per laura Diou Dab soun tiro liro piou piou, Debas lou Cou dret coumo uo biro En bt tiro lira se tiro, E quan nou pot ms haut tira En bat tourno tiro lira. La Meilhengueto meilhenguejo, La Cardineto cardinejo; En boula lis coumo lou li6 Tirou, birou, crido l'Auri6. Per las coumos lou Merle eychioulo, E lou Gay nilho, pioulo, mioulo, Lou Charrit charrito peous prats, La Perdits coudousquo peous blats l.

Uno sforzo, sostanzialmente, di tenere il passo, anche se a distanza, con la moda coma e i tentativi di esasperata sensibilit vocale esemplificati dai celebri usignoli del cavalier Marino o di Mario Bettini in Italia e di Dupont de Nemours t. Dureau de la Malle in Francia; senza contare il gi citato du Bartas e la fanfara vocale del Chant des oiseaux di Clment Tannequin, delizia dell'Europa rinascimentale. Insomma la struttura georgica, fornita al nostro curato dalla -sua educazione umanistica, funge da sostegno a una sensibilit volentieri moderna; e se il genere virgiliano o, piu generalmente, l'imitazione dei modelli classici avr, come vedremo, molta fortuna nelle lettere d'oc, esso costituir spesso la base per inserzioni di piu o meno modesti esperimenti d'attualit. Al di fuori di qualsiasi preoccupazione formale, il supporto classicc sorregge, a volte, la satira delle rivalit locali, come nel compaesano di d'Astros, ecclesiastico anch'egli, il cappellano d'Ara L'Allodola per lodare Dio - col suo tire lire pio pio, - verso il Cielo, dritta come una freccia, facendo tire lire s'innalza, - e qumdo non pu salire pi6 in alto - torna in basso, tire lire. / La Cinciallegra cinguetta, il Cardellino canta; - volando liscio cvme il lampo, - tirou bimu grida il Rigogolo. / Per le valli fischia il Merlo, - e la Ghiandaia crocida, pigola e miagola, - l'Uccello delle Praterie vi tiene il suo concerto, - la Pernice stride fra il grano. m
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quier, che lascia La gurro deous limacs countro lous Leytoureses (La guerra delle lumache contro gli abitanti di Lectoure, 1689) e LA Metamorphoso des Higounaus en Escargols dinj le baloun de Leytouro (La metamorfosi degli ugonotti in chiocciole neila vaile di Lectoure). L'amico di d'Astros, Louis Baron, nasce nel 1612 a Poulouvrin, da padre avvocato, fa buoni studi e, fin dall'sdolescenza, si volge aila poesia imitando Godolin, al quale rivolge versi ammirativi; gli arride il successo nella doppia carriera avvocatizia e poetica e mantiene buone relazioni anche nel ritiro di Poulouvrin dove si raccoglie ancor giovane, per poi terminarvi i suoi giorni nel 1663. Come d'Astros, ma con meno talento, coltiva il genere georgico in Lou Printems (La primavera), o traspone odi di Orazio e versi di Ausonio, con dignitosa correttezza. Piu dotato appare Grard Bdout, nato a Auch nel 1617, medico come il padre, prima a Tolosa, poi nella citt natale, dove si prodiga durante la peste del 1653 e dove muore, dopo una vita attiva ai servizio della propria professione, nel 1692, a settantacinque anni. I1 suo Parterre gascoun coumpouzat de quouates carreus (Aiuola guascone composta di quattro riquadri, 1642) risente, vero, della moda francese, e notevolmente alterata anche la sua lingua. Ma se la Soulitude Amourouse (Solitudine amorosa), che occupa da sola il primo carreu . contiene numerose reminiscenze deila Solitude di Saint-Amant, la lunga enumerazione di uccelli che vi si trova, pur seguendo i coevi specimini gi citati, rappresenta uno sforzo non disprezzabile di armonia imitativa, che possiamo esemplificare solo brevemente:
Lou Berdoun dab soun zc, zc, zc, H tout so que bo de soun bc; Lou Cublanc lou Pelehigue S'y pelegen da6 lou Trachet, E lou Seni1 lous h la higue De h de mes bts moutets qu'et. Lou Mrle, la Tride lou Tour Gazouillen aquiu tout lou jour; Lou Quoue-rouy I'Auranglete, La Capulade, tiu, tiu, tiu, Lou Rey-couchet e la Lauzete M'y benguen touiour diz'adiu.

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Lo Tourtere, bourrou, bourrou,


L'Auri6 dab soun birou, birou, Lou Zouc I'Astaragasso, Lou Picglai lou Becudt M'y benguen souben dab I'Agasse H part de quaucoum de naut l.

E cosi via. Inoltre, la serie di composizioni carnevalesche in prosa dal titolo L'Amourous mau pagat (L'innamorato mal ripagato) contenute nel secondo << carreu , dove sfilano numerosi personaggi che si lamentano di amare senza essere amati, offre brani sufficientemente gustosi dove ogni attore ('lo studente, il mercante, il calzolaio eccetera) applica al tema generico vivaci metafore tratte dalla propria condizione o-dal proprio mestiere. Minor interesse presentano le ultime due parti, raccogliendo epigrammi pungenti e cinici, poesie giocose, << n d s n e l l ~ stile del tempo e alcune preghiere in prosa che hanno il solo merito di farci conoscere la lingua volgare di questo periodo a Auch. Spirito colto e versificatore non sproweduto, Bdout si qualifica insomma come abile gestore di merci correnti a quest'epoca sui mercati europei e reclamizzate sulla piazza tolosana dal successo di Godolin. Al genere georgimdescrittivo illustrato da d'Astros si avvicina la Description d e la ville et d u uallon d e Nant (Descrizione della citt e della valle di Nant) di Dom Gurin; a dire il vero la piii debole delle sue opere, prodotto d'una vena facile quanto incontrollata, e abbondante in lungaggini, ripetizioni, zeppe, pesantaze di costruzione. Benedettino dell'abbazia di Nant nell'Aveyron, Pierre Gurin, vissuto nella seconda met del XVII secolo (si ignorano i termini esatti della sua vita), poeta essenzialmente locale, il cui sguardo non oltrepassa l'amena valle natia, che le Cevenne isolano quasi dal resto del mondo; unica eco allogena, le reminiscenze mitologiche che interrompono a proposito e a sproposito il minuzioso descrittivismo e i riferimenti alla storia di casa; e magari
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a I1 Verdone col suo zec zec zec - fa tutto quel che vuole col suo becco; - il Culbianco e il Beccafico - vi disputano coila Sassice la, - e il Canarino li sfida - a cantate meglio di lui. / I1 Merlo, il SasseIio e il Tordo cinguettano qui tutto il giorno: - il Cadirosso e la Rondine, - la Cappellaozia tiu tiu tiu, - il RegoIo e 1'Allode la - vengono sempre a dirmi addio. / La Tortotelia bourrou bourrou, il Rigogolo col suo b i m birou, - il Piccione e i'Averla, - il Picchio e la Beccamina - vengono con la Gazza - a comunicarmi qualche novita. P

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il ricordo, percepibile nelie Fables (Favole), del celeberrimo contemporaneo La Fontaine. Megho apprezzabile il malizioso talento del benedettino nel Testament de Couchart (Testamento di Couchart), ricoliegantesi alia tradizione dei testamenti burleschi gih esemplificata nel << Midi (ricordiamo il Testament daou Sage di Roudil), e soprattutto nel Dialogue de l'ombre de 1'Abb de Nant et de son valet Antoine (Dialogo deli'ombra deli'abate di Nant e del suo servo Antonio). , viGace satira degli abati commendatari di Nant. Un caso un po' particolare, per la sua origine popolare, in una letteratura che , tutto sommato, ozio di magistrati, ecclesiastici, medici, quello di Arnaud Daubasse, nato a Moissac nel 1664, di mestiere fabbricante di pettini come il padre, e stabilito poi a Vilieneuve-en-Agenais,dove fece fortuna e mori nel 1727. Ma la sua opera (inedita h o al 1796), abbondante in facaie e facili << pointes , non si discosta, in ultima analisi, da quelle dei piu istruiti conterranei; ch l'incolto Daubasse coltiva come loro i generi alla moda, se pur lascia un cospicuo numero di popolari << n&ls .

Il teatro e Cortte
Fantasia umoristica e salacit smsso scurrile troviamo nelle curato di Thmines nel commedie di due ecclesiastici: ~ L b r e Quercy, cui si deve una Scatabronda (Scaglia rude, 1687) che organizza intorno a un intrigo piccante fornito dalla cronaca scandalistica di Cahors un fedele quadro di costume, e Pierre Rousset, di Sarlat, autore di cinque atti in versi dal titolo Grizoulet, lou joloux otropat et 10s amours de Floridor et Olympo, de Rosilos et d'omelito et de Grizoulet et de Morgui (Grizoulet, il geloso beffato e gli amori di..., 1645 ca., pubblicato nel 1676), multiplo gioco di amori che bandisce gli s l a n c i sentimentali lasciando libero sfogo a una licenziosit buffonesca e a un insistito gusto di grasse allusioni. Ma le migliori opere di tatro prodotte dalla letteratura occitanica in questo secolo sono di gran lunga quelle di Franqois de Cortte de Prades. Appartenente a una nobile famiglia di Agen, Cortte nasce a una data non precisata, verso la fine del '500, e muore nel 1667. Le scarse indicazioni biografiche lo mostrano dapprima paggio del governatore di Blaye, in seguito agli ordini di Adrien de Monluc, nipote del celebre autore dei Commentaires. Sembra essersi poi ritirato nel paese

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natale, lasciando, alla morte, tre commedie in cinque atti e alcune poesie, che i due figli si preoccuparono di pubblicare, almeno in parte. Cmi vedono la luce, nel 1684, La Miramound o e Ramounet, ou lou payzan agenez tournat d e la gurro

(Ramounet, o il contadino di Agen tornato dalla guerra). La prima una pastorale perfettamente obbediente alle regole del genere: la bella Miramoundo ama il giovane Roubert e ne riamata, ma il padre vuol farle sposare il piu ricco Peyrot; dopo numerose peripezie (l'azione si complica per la gelosia di Marioun, anch'essa innamorata di Roubert, e che, per sbarazzarsi della rivale, vorrebbe farle sposare Peyrot), tutto finisce bene. Un po' troppo frequentemente ritornano le proteste amorose o i monologhi dei vari personaggi che esprimono il rispettivo mal d'amore: ma la lingua viva, e non mancano scenette gustose o notazioni realistiche, come la descrizione del passato inverno su cui si apre la commedia:
Quant de cops, mii plegats coumo un arc que se sarro, Al mitan d'uno fango estiraben la garro, E quant touts agrupits al p d'un tapurlet, La gouto al cap del nas, lou cap dins lou coulet, Transits e tremoulans coumo uno quo de baco, La dens s'entrebation e fasion clico-claco. Abian lous pots touts blans; ren touts marfoundits E, del gran fret qu'abian, nous bufaben lous dits l . Ramounet presenta, in mezzo a un'incredibile complicazione d'intrighi amorosi, il personaggio del << miles gloriosus D che, per aver passato alcuni mesi lontano dal suo paese, finge di averne dimenticato il linguaggio e si esprime risibilmente in una disastrosa mescolanza di francese e <( patois . Non mancano motivi correnti, come quello della pastora indifferente d'amore, o della giovinetta che si traveste da pastorello per seguire l'amante infedele. Ma nonostante i brani madrigaleschi alla moda, l'ambiente rurale evocato da Cortte anche qui fresco e concreto, ben lontano da un'Arcadia vaga e artificiale; e succosi e vivaci sono i dialoghi, costellati di
Quante volte, i corpi mezw piegati come un arco che viene teso, - in mazo ai fango tiravamo i ginocchi - e, tutti rannicchiati ai piedi d'una costa, - la goccia al naso e la testa nel colletto, - intirizziti e tremanti come una coda di vacca, - i denti battevano e facevano dic-clac. - Avevamo le labbra tutte bianche, eravamo tutti gelati - e per il gran freddo ci softi.avamo sulle dita.

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proverbi o saporose locuzioni, anche quando vertono su temi scontati (i piaceri della vita campestre, la bruttezza della vecchiaia eccetera). La terza commedia, rimasta inedita, Sancho-Pansa al Palais del Duc (Sancio Panza al palazzo del duca), adatta in guascone alcuni episodi di Cervantes (2" libro, capp. XXX-XLI): l'arrivo di Don Chisciotte e Sancio al palazzo del duca, il pranzo, l'ameno colloquio della duchessa con Sancio, la caccia con gli avvenimenti meravigliosi che vi si frappongono (apparizione del diavolo, e poi di Merlino e Dulcinea), la lettera di Sancio alla moglie Teresa Panza e l'avventura della Dama Tribolata. Siamo insomma di fronte a un'opera che allinea la produzione teatrale d'oc alla contemporanea letteratura francese ed europea: il guascone Ramounet rammenta i fanfaroni di Rotrou e di Tristan e il nostro Parlamento di Ruzzante che iera vegnd de campo; e Sancho-Pansa si colloca fra i coevi prestiti da Cervantes, da Hardy fino a Rotrou. L'opera di Cortte rappresenta cosi la variante occitanica dell'evoluzione della commedia europea nel XVII secolo, e quest'autore si guadagna un posto fra l'Italia della commedia dell'arte, la Spagna del secolo d'oro e la Francia del migliore Racan e dell'imminente Molire. Inoltre, notevole rilevanza assume il linguaggio di Ramounet, sostanzialmente una risposta occitanica, sul filo della moda, al personaggio del guascone ridicolo: Ramounet il prototipo del a francimand , l'occitanico ridicolo in quanto parla un francese imparato frettolosamente e d a bell'e meglio. Ma, da questo punto di vista, l'opera di Cortte assume altresi, retrospettivamente, valore di denuncia della progressiva alienazione della letteratura occitanica: l'atteggiamento del contadino indomenicato, che mima la lingua sentita socialmente piu alta, la prova del gi riscontrato cambiamento di disposizione mentale nei riguardi della lingua d'm, ridotta ormai a condizione subalterna. La scissura cosi delineatasi nella coscienza linguistica poi sottolineata da un altro fenomeno di larga portata: la comparsa, in terra d'oc, di opere parodistiche. abituale segnacolo della nascita d'una letteratura di tipo dialettale.

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La moda del burlesco e Virgilio travestito: verso una letteratura patoisante


In questo momento si ha qui, come altrove (si tenga presente che quasi tutte le letterature dialettali riconoscono la loro origine nell'et barma), un'abbondante produzione di tipo burlesco, di cui fanno le spese soprattutto gli autori classici, e in prima linea Virgilio, travestito e camuffato come un personaggio da farsa rusticana. Di opere di questo tipo si potrebbe fare un lungo elenco: innanzi tutto il Virgile deguizat o 1'Eneido burlesco (Virgilio travestito, o 1'Eneide burlesca, 1648) di Jean de Vals, ecclesiastico del Bas-Quercy vissuto a Montech (fra Montauban e Tolosa), rigorosamente contemporaneo del Virgile travesti di Scarron (non comunque necessario postulare la paternit di Scarron per l'mitanico Vals che poteva, di pari passo col francese, seguire la moda burlesca gi presente in Saint-Amant o in Mnage, o gli echi della scuola bernesca e di consimili c m i tentativi in terra italiana, inglese, olandese). Segue L'Eneido de Virgilo, libre quatriesme revestit de naou et habilhat la brullsco (L'Eneide di Virgilio, libro quarto rivestito di nuovo e acconciato alla burlesca, 1652) di Bergoing, arcidiacono di Narbona, che segue piu da vicino le tracce del modello, emancipandosene assai meno della maggior parte degli scrittori che coltivarono il genere. Citeremo ancora La Granoulratomachio, o la furiouso descarado bataillo des Rats de las Granouilles, a I'itnitaciu del grc d'Homro (La Batracomiomachia, o la furiosa e terribile battaglia dei topi e delle rane, a imitazione del greco di Omero, 1664) del padre Grimaud, religioso benedettino, priore di Aucamville presso Tolosa: e segnaleremo un ininterrotto susseguirsi di Eneidi travestite (cui si aggiungeranno piii tardi, i travestimenti deiia Henriade) per tutto il XVIII secolo r fino al XIX. Accanto a questo genere virgiliano ailo specchio deformante, vive poi un genere virgiliano serio, ovvero un altrettanto ininterrotto succedersi di traduzioni o imitazioni piii o meno pedisseque, spesso piatte quando non osano essere burlesche, nel quale potranno trovar posto le gi citate opere di d'Astros, cui segue una nutrita schiera di bucoliche occitaniche. Discepolo di Vals (autore anch'egli d'una traduzione seria >> delle Egloghe oltre che delle Georgiche e dell'Eneide e d'una versione, perduta, delle satire di Persio), Guillaume

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Delprat pubblica nel 1696 a Agen Las Bucolicos de Birgilo tournados en bers agenez (Le Bucoliche di Virgilio volte in versi di Agen) col testo latino a fronte; e il tentativo di naturalizzare Virgilio sul suolo cccitanico occuper diversi autori, piu o meno noti, inediti e no, con cui si raggiunge addirittura la met del XIX secolo. Opera di ecclesiastici, legulei, magistrati, sar lecito riconoscere in questi saggi mortificanti un esempio mortificato di quella che Croce ha chiamato letteratura dialettale riflessa: una letteratura dialettale, cio, non popolare, ma prodotta da ambienti di cultura (seppur modesta) e che presuppone come punto di partenza la letteratura in lingua (nella fattispecie in lingua d'oil): a ben giudicarla, la letteratura d'oc noil potr esser vista d'ora in poi che in carta velina sulla letteratura francese, con la mente a nomi come La Motte, Saint-Lambert, Roucher, Delille, Florian. Rigorosamente contemporanea del barocco francese ed europeo, la rinata letteratura meridionale non pu trovar posto nel classicismo dominatore: pesano ormai su questa produzione vacuit, accademismo e faciloneria. Chiuse le porte di Parigi alla malerba. dialettale, le lettere d'oc, non piu sostenute da favorevoli congiunture politiche n animate da oatriottismi locali. , s~rovviste di centri culturali autonomi in una nazione ormai centralizzata, si confinano nel ruolo provinciale loro assegnato e soccombono d a fagocitosi parigina.
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LETTERATURA RELIGIOSA

Nel frattempo continua vivace, qui come in tutte le province francesi, la moda dei << n&ls , ad opera di moltissimi autori, cui si aggiungono numerose le raccolte anonime e collettive. La vita religiosa si esprime in oc, e lunga la serie dei catechismi e delle opere di edscazione, da un capo d'altro del Midi . In Provenza il padre Joseph Alegre pubblica a Marsiglia nel 1688 le Instruccions mouralos sus lous Evangiles (Istruzioni morali sui Vangeli) e nello stesso anno appaiono ad Aix i Cantiques provencaux o psaumes, hymnes et prires de I'Eglise sont exposs d'une manire proportionne l'intelligente des plus simples, di Joan B. d'Isnard, canonico della chiesa di Saint-Laurent a Salon. A Tolosa, abbiamo gi visto La scolo dou chrestian idiot di d'Astros (1645) a cui si aggiunge Le dreit cami del ce1 dins le pays moundi o la vida del

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grant patriarche Sant Benoist (La dritta via del cielo nel paese
tolosano o la vita del gran patriarca san Benedetto, 1659), lungo poema in ventun canti e dodicimila versi del giA citato padre Grimaud. I1 padre Amilha, canonico regolare di SaintAugustin a Pamiers, autore di un Tablu de la bido del parft crestia (Quadro deila vita del perfetto cristiano, 1673), opera piu volte riedita, dove se abile la versificazione e interessante la nomenclatura delle superstizioni popolari, la lingua appesantita da faticosi gallicismi. Arrestiamo qui l'elenco, che potrebbe continuare. E sottolineiamo soltanto l'abbondanza di questa produzione, che testimonia della popolarit della letteratura d'oc, ma altresi del suo rinchiudersi in generi minori rispondendo ad istanze eminentemente pratiche. Mentre il francese regna neile accademie regionali, la letteratura autoctona vivr in un clima sempre pifi patoisant e non molto di nuovo offrir l'imminente XVIII secolo.

Capitolo quarto

La crisi del XVIII secolo

LA SOTTO-LETTERATURA DEGLI ABATI

I1 s m l o dei lumi offre in terra d'oc un panorama di desolante mediocrit. La crisi della poesia, che anche nella letteratura maggiore decade spesso a versificazione artificiosa sulla sopravvivenza di generi tradizionali e d'invecchiati procedimenti retorici, si acuisce nella letteratura minore, gi precedentemente confinata neil'ambito del divertimento sovente buffonesco. Cosi le lettere d'oc s'isteriliscono in stanche repliche dei ~ r o d o t t i recedenti o si fanno eco indebolita della letteraturaAnaziona&: e il carattere di futile passatempo della poesia leggera, satirica o galante che predomina nella produzione parigina assume qui il rilievo marchiano d'un'oscenit non riscattata da adeguata perizia stilistica. I1 mantenimento di tale scaduta tradizione occitanica sembra affidato per la maggior parte a una schiera di reverendi canonici, gli unici che uniscano ad una quotidiana conoscenza della lingua locale, ormai irrimediabilmente corrotta, quel minimo di cultura necessaria per sottometterla d e regole d'una piu o meno dignitosa versificazione. Una letteratura di ecclesiastici, dunque: ma non tanto di settecenteschi e saiottieri abatini d'Arcadia. quanto di grassi abati provvisti (almeno a giudicarli dalle loro opere) di leggero ingegno e di sana bonomia e indulgenza, se non addirittura inclini a una saiacit grossolana. Fra questi merita una breve menzione il gesuita Pierre Clric, di Bziers ( 1661-1740) che nell'epistola Lous Freres quistous ridicolizza aspramente i frati mendicanti, cui la questua assicura una vita libera e larga; a Clric la tradizione attribuisce anche un Placet Messius Lous Pouliciens (Placet ai signori poliziotti) che lamenta, in uno stile consono al soggetto, la sozzura dilagante nella citt di Bziers per il deplorevole costume di ignorare i servizi igienici. I1 padre Jean Martin (1674-1752) d prova invece d'un talento meno scurrile, traendo ispirazione dalla cronaca locale, oppure componendo un'ecloga sul matrimonio di Luigi XV e Maria Lecszinska, o

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addirittura elevandosi a soggetti evangelico-filosofici e all'imitazione di odi oraziane. La satira dei confratelli e le polemiche di campanile o di convento sembrano comunque i generi preferiti: ad esempio da Marc-Antoine Martin (incerte sono le notizie a suo riguardo), che verso la fine del secolo narra una gustosa burla fra ecclesiastici perpetrata durante una Partido de mar (Gita in barca); dal limosino Antoine Brugier che, in Bouno Gorjo et Gulo fresco ou lou gourmoun mocat (Buona gola e Bocca fresca o il goloso befato) si prende gioco pesantemente di due golosi curati; o dal bordolese Girardeau che nelle Macariennes (1763) si scaglia contro i gesuiti del convento di Saint-Macaire. L'aristocratico Pierre d'Esbarreque, abb de Puyoo, si ride invece delle false pretese nobiliari degli pseudogentiluomini locali e passa al setaccio la nobilth bearnese nella Bertat, ou Rebe de Moussu l'abat de Puyoo sus lous gentius de Barn (La verit, o sogno dell'abate di Puyoo sui nobili del Barn, 1768). Basteranno questi accenni a dare un'idea della sotto-letteratura occitanica di questo perido. Se ne distacca tuttavia, e di parecchie lunghezze, l'abate Favre che, allontanandosi dalle polemiche locali per inserirsi in una piu vasta attualit e nella scottante problematica del tempo, offre alle lettere d'oc la possibilit di recuperare il tradizionale ritardo.

Jean-Baptiste-Castor Fabre, detto Favre l, nacque a Sommires, fra Nimes e Montpeliier, nel 1727. Probabilmente il padre, maestro di scuola, gli dette i primi elementi d'una solida educazione letteraria, terminata poi in seminario. Ordinato prete nel 1752, occuper successivamente diverse cure, dapprima ad Aubais dove fu vicario della parrocchia (e non, come per molto tempo si creduto, bibliotecario del marchese di Aubais), in seguito a Leucate, nella diocesi di Narbona, poi a Castelnau, Saint-Michel-de-Montels,Comonterral e infine Celleneuve, nella diocesi di Montpeliier. La sua vita evangelica, spesa al servizio del suo ministero e svoltasi, sembra, in mezzo
Fabre la grafia che si riscontra nell'atto di battesimo deii'autm re, e cosi egli soleva firmare, almeno per tutta la prima parte della sua vita. Ma negli ultimi anni si firm anche Favre, e quest'ultima grafia, che anche queiia dell'atto di decesso, ha prevalso neii'uso.
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attinge il pifi tardo Trsor de Substancion (Tesoro di Substantion), ispirato a una leggenda della zona di Castelnau, di cui nel frattempo Favre aveva ottenuto la cura. A Castelnau egli deve aver iniziato anche il lungo travestimento dell'avventura d'ulisse, l'odissea burlescrt, offerta poi nel 1769 a Saint-Priest; e su questa linea continuer con La Fam d'Eresitoun (La fame di Eresitone) ispirata all'ottavo libro delle Metamorfosi, e infine con L'Eneida de Celanova (L'Eneide di Celleneuve), l'ultima sua opera, che la morte interruppe al quinto libro. nota L'interesse di simili esmrimenti non sta nella ben ricetta, gi impiegata da Scarron e A n i (riportare il nobile modello ad una realt quotidiana e banale, facendo scaturire il comico dalla discordanza fra la gravit eroica del tema e la familiarit spesso volgare della trattazione), bensi in quanto di realistico e di locale tale procedimento fa entrare nei versi di Favre: sicch gli antichi capolavori cosi travestiti si trasformano in una sorta di museo regionale che raccoglie ed esemplifica lavori e svaghi campestri, vesti, suppellettili, usi, costumi, proverbi del Bas-Languedoc. Documenti linguistici e storici che interessano al d? l del loro valore letterario. Ma sugli intenti di Favre, non semplicemente documentaristici, illuminano la Dedicqa (Dedica) dell'odissea (gustoso dialogo dove con l'abate delle ingiurie che ha dovuto subire Ulisse si lama " " da parte di traduttori, commentatori, facitori di epopee) e le note al poema, purtroppo interrotte al nono libro: suo scopo la polemica contro l'indigesta cultura greca e latina dell'epoca, e la satira non di Omero, ma del fanatismo dei suoi moderni difensori, da Scaligero fino alla coppia Dacier. Favre si inserisce cosi nella ripresa della <( Querelle des anciens et des moD a proposito dei poemi omerici, e la sua reazione alla derne~ cultura pseudo-classica non si esprime nella .lingua nazionale (nonostante che l'abate la maneggiasse con grande facilit) ma sempre in <( patois w . L'unica sua opera parodistica in francese un Deuil de l'amiti di difficile datazione, ditirarnbico elogio d'un amico defunto. Dal sublime al ridicolo il Dasso breve. Boileau lo aveva dimostrato a sufficienzs (Le Lutrin); e qui appunto il ridicolo raggiunto esagerando il sublime, ovvero lo stile fiorito, enfatico, sovraccarico di elementi mitologici. Alla lingua francese e alla lingua d'm Favre assegna insomma due ruoli ben distinti nella sua partitura, d ' u n a A d a n d o il serio, all'altra il faceto: la sola eccezione che si permette nella lingua francese ottenuta senza mutar registro, ma alzando il tono
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A quoi 1'Enfer serait-il ncessaire? Il eut pu justernent le traiter de chirntre Et l'univers entier serait de son avis.
In francese anche una composizione dal titolo Les philosophes modernes, in cui sono imparzialmente presi di mira cosi l'ateismo di Voltaire come la teoria del buon selvaggio di Rousseau. Ma ancora la lingua d'oc chiamata a polemizzare, scendendo in campo quando gli argomenti possono offrire un terreno favorevole. La storia di Jan-l'an-prs l, opera gi in s eccezionale nella storia della letteratura occitanica in quanto racconto in prosa, si situa, anche se d a lontana, nel genere dei racconti filosofici alla Voltaire, facendo passare, dietro d'intreccio e d a caratterizzazione dei personaggi, una tesi: quella, antirousseauiana, della corruzione e dell'amoralit del mondo contadino, supposto ricettacolo d'ingenuit e di virtu. Con una vivacit che non ha molto da invidiare a Furetire G allo Scarron del R o n a n c o n i q u e , o magari a Le Sage, Favre svolge qui il tema del picaro, del diseredato che l'ingiustizia sociale costringe alia furfanteria, secondando peraltro la sua inclinazione naturale, e che si arrangia come pu vivendo di espedienti piu o meno illeciti, in un mondo dove la truffa regola quotidiana. Punge la satira nell'amena descrizione degli amori non precisamente idillici n platonici di Truquette e Margot, genitori del protagonista, del pranzo di nozze, delle baruff e seguenti, dell'educazione impartita al nipotino dalla nonna, truculenta megera, e della domanda di matrimonio avanzata da Jan per ottenere in sposa la figlia di un possidente del luogo: altrettante parodistiche risposte ai a clichs >p ricorrenti nelle opere del tempo. Cosi Solorgues, dove si svolge il racconto, diventa un microcosmo che compendiosamente riflette un mondo piu vasto e in particolare il mondo dei contadini che, con gran sorpresa del barone al quale Jan ha raccontato le proprie avventure, e con buona pace di Jean-Jacques, sotto l'apparenza della pi autentica semplicit sono capaci della malizia piu rafFinata e piu profonda. Soccorre Favre una perfetta conoscenza ed un uso oculato della lingua, di cui sa
1 Probabile gioco di parole fra Jan-l'un-prer (Giovanni-l'han-preso; il protagonista viene cosi chiamato perche da bambino, a chi gli domandava dove fosse suo padre che era stato arrestato, rispondeva I'an pres, l'hanno preso) e I'emprer, l'intraprendente.

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ben maneggiare le risorse, offrendo gustosi campioni di eloquio popolare; come ad esempio nel monologo della suocera che vuol convincere il ciabattino Truquette a darsi al commercio:

... Ann, moun gndre, vous ss un home ntndut, spallut, fourcut, pialut, scarabiat; fars lou dfora couma un dragas, vostra fnna iou tndrn la boutiga. Ankn, moun cor, moun quior, moun bmpgna; ann, qu vjn Margot una dama, Truquta un moussu, toun fil un home d'spara. Aqul agnelet! ajustt ma gran n s viran doous iou; m smbla qu lou vre frizat d la grqua, mb'un habi galounat sus toutas las courduras, couma la chazubla d'un caplan l.
Ma tanto acume, sostenuto dal gusto per la celia e da un'apertura di spirito tale da accogliere le nuove teorie che correvano per l'Europa e darvi congrue risposte, esempio unico in questo momento. Gli altri autori, cui difetta l'intelligenza e lo spirito necessari per far buona prova nel genere io satirico senza confinarsi neii'aneusta cerchia del ~ r o ~ r vil" laggio, seguono solchi gi tracciati travestendo un'ennesima volta i poemi classici o magari gli esempi moderni. Cosi l'alverniate Amable Faucon offre una Henriade mise en vers burlesques auvergnats (Henriade tradotta in versi burleschi alverniati, 1798) ispirandosi alla Henriade travestie di Fougeret de Monbron; dal canto suo il marsigliese Jean-Baptiste Germain, segretario del consolato di Francia ad Algeri, licenzia una fortunata Bourrido dei Dieoux (Bourrido degli di 2, 1760) dove gli imborghesiti abitanti deli'Olimpo, annoiati del loro celeste soggiorno, scendono nei dintorni di Marsiglia per assaporare il ben noto piatto locale.

1 u Andiamo, genero mio, voi siete un uomo di senno, largo di spalle, ben piantato, gagIiardo, sveglio; batterete il paese come un deme nio, e vostra moglie ed io baderemo alla bottega. Andiamo cuor mio, cuoio mio, tomaia mia; andiamo, ch vedremo Margherita signora, Truquette gentiluomo e tuo figlio cavaliere. Quest'agnellino!, aggiunse mia nonna voltandosi v a o di me; mi sembra di vederlo tutto riccioluto aila greca, con un vestito gailonato su tutte le cuciture, come la pianeta d'un cappellano. * 2 La u bourrido >p una sorta di zuppa condita con sugo di pesce, giallo d'uovo e aglio.

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ELEGIACI E DESCRITTIVI

Obbedendo ad un temperamento diverso, altri autori si orientano invece ai generi seri , seguendo la moda di oggi, o magari di ieri: la poesia pastorale e descrittiva. Cosi il b a r nese Cyprien Despourrins ( 1698 - ca. 1750) traduce in strofette armoniose un'incantata Arcadia tutta innocenza e convenzionalit, dove azzimati pastori intonano su flauti e oboi amorosi lamenti, in un contorno di pecorelle, agnelletti, rosignoli, tortorelle, erbette e ruscelletti: idilli infiocchettati alla Wattau, tutto sommato aggraziati e un tantino tediosi, che traevano il maggiore diletto dall'accompagnamento musicale. La canzone di Despourrins D cap t u soy Mariou (Sono tutto tuo, Marietta) pare facesse le delizie di Luigi XV, nell'esecuzione del celebre Teliotte. La letteratura d'oc raccoglie in questo secolo allori parigini: Las Quatre Sasous ou Ias Georgiques patoises (Le quattro stagioni o le Georgiche << patoises , 1781 ) di Claude Peyrot, aggiungendosi agli analoghi poemi descrittivi di Saint-Lambert, Roucher, Delille eccetera, incontravano il gusto dell'epoca. e se ne m l sul Mercure de France. chiamando in causa. a proposito -del priore occitanico, tedeschi e inglesi, da ~ 1 0 ~ 1 stock a Thomson. La vita di Claude 'Peyrot, che licenzi il suo poema a sessant'anni, si era svolta tranquillamente: nato a Millau nel 1709, aveva ottenuto giovane una prebenda all'abbazia di Saint-Sernin a Tolosa; divenuto nel 1749 priore di Pradinas, vi rimase vent'anni, per poi ritirarsi nel paese natale, dove trascorse il resto della sua lunga esistenza. Nelle perdute parrocchie dove esercitava il suo ministero Peyrot si teneva tuttavia al corrente dell'effervescenza d'idee che percorreva il suo secolo: e pubblicando tardivamente le sue georgiche, scritte su consiglio dell'amico Despradels, agronomo locale, e probabilmente ispirate dalla lettura di Saint-Lambert, vi rivers non solo il suo amore della natura, ma le nuove idee di fraternit ed eguaglianza che si stavano diffondendo. I quattro canti del poema si appesantiscono cosi di digressioni morali, sociali e politiche dove l'anziano ecclesiastico combatte l'ignoranza, predica le felicit campestri, vanta gli incanti deila campagna contro i giardini artificiali, lotta contro le superstizioni e denuncia gli abusi dell'epoca pronunciandosi in favore della soppressione delle corves e del miglioramento della sorte dei contadini. Peyrot spiega, moralizza, plemizza, scio-

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rinando il suo sapere e sfruttando indiscriminatamente il bagaglio mitologico di rigore e le conoscenze giuridiche acquisite; e soprattutto descrive, con l'ansia di far entrare il mondo intero nei dodici piedi del suo alessandrino. Tuttavia proprio clui che va ricercato il merito che ancora raccomanda alla letk r a lunghi stralci del poema: e il giudizio del Mercure de France, che gli rimprovera la troppa insistenza sul dettaglio, sottolinea appunto una fedelt e un realismo che sono garanzia di quel pittoresco e di quella verit di cui Diderot lamentava la mancanza in Saint-Lambert. Pittoresco e verit spesso annegati, purtroppo, nell'estetica pseudo-classica. I1 Recueil de pouess prouvengalos (Raccolta di poesie provenzali, 1734) di Franqois-Toussaint Gros, generalmente indicato come il miglior poeta in lingua d'oc di quest'arido secolo, non offre in realt nulla pi6 che mediocri epistole a carattere ora confidenziale ora encomiastico, carmi bucolici infarciti di mitologia, elogi del vino e dell'amore, componimenti moralistici di andamento ineauivocabilrnente francese. Una poesia leggera, dis'tesa, lineare, dove invano si cercherebbe profondit di aperture prospettiche e dove realismo, didascalismo, b u d c i s m o formano un labile tessuto connettivo, ornato all'ocmrrenza d'infiorescenze mitologiche. Lo stesso tono, in fondo, che percorre le canzoni leggere ed eleganti, con una punta di malizioso erotismo, di Auguste Rigaud, di Montpellier, come quelle del fratello Cyrille, che non mancano di gra. zia. Con pi6 o meno talento, gli occitanici accordano la loro voce al coro dell'idilliaca Europa settecentesca. Ancora appartenente al XVIII secolo, bench pubblicata nel 1823, si pu considerare l'opera del nizzardo Joseph-Rosalinde Rancher (1785-1843). La Nemaida o sia Lou trionf dai Sacrestan, che ritrae intorno al bizzarro personaggio del sacrestano Nem i conflitti d'un ambiente ecclesiastico e i vistosi difetti dei suoi esponenti, percorsa di fatto da uno spirito anticlericde tipicamente settecentesco, e si ricollega alla tradizione occitanica del burlesco, insistendo su toni di tirvialit antiomerica il cui modello diretto da ricercarsi nel Siege de Cadaroussa dell'abate Favre. Rancher lascia manoscritto anche un altro poema burlesco d'ispirazione tassoniana, La Mouostra raubada. La vivacit e lo spessore stilistico della sua scrittura la raccomandano ancora all'attmzione, non solo come unica voce nizzarda apparsa nella letteratura d'oc dopo il XVI secolo.

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IL TEATRO D ' O C

Alla moda francese, accolta con ritardo, sacrifica anche il teatro. Jean de Cabanes di Aix (1653-1717), erede di Brueys e di Zerbin, lascia manoscritte le sue commedie, che attendono ancora un editore, e sulle quali ci impossibile verificare i favorevoli giudizi degli scarsi lettori '. Ma nel nuovo secolo il teatro si trasforma; e non. poco contribuisce alla sua evoluzione la diffusione degli spettacoli che dalla capitale si irradiano in tutta la Francia. Le opere di origine locale hanno un posto infimo nel repertorio delle compagnie di attori reclutati un po' dovunque e per i quali il francese la lingua veicolare. Gli scrittori che scelgono la lingua d'oc la colano in uno stampo estraneo al suo carattere e copiano modelli francesi. Vent'anni dopo la morte di Cabanes, Jean-Baptiste Coye, scrivendo in provenzale, sceglie fra due lingue che maneggia con la stessa facilit, anche se preferisce il proprio patois per un sentimento d'impotenza di fronte a un idioma che egli, nato in un villaggio, ritiene di non possedere perfettamente, con quel caratteristico disagio che costituisce quasi un 4 leitmotiv per gli scrittori meridionali. Nato a Mouris nel 1711 e vissuto per la maggior parte ad Arles, per poi ritirarsi negli ultimi anni nel villaggio natale dove muore nel 1777, Coye ha vaste cognizioni storiche e mitologiche e una non disprazabile conoscenza dei classici e dei grandi poeti francesi. L'intento che lo guida, debuttando a trent'anni con una commedia di piti di milleseicento versi, Lou Novy para (I1 fidanzata bell'e pronto) senz'altro lodevole: si tratta per lui di cercar di conservare, o piuttosto di resuscitare, l'antica gloria dell'idioma illustrato dai trovatori. Ma se l'intenzione era meritoria, la realizzazione purtroppo non lo fu altrettanto: la commedia poggia su un argomento banale (la solita storia del matrimonio ostacolato per la presenza d'un pretendente scelto e sostenuto dal padre) e, quel che peggio, trattato con insopportabile pesantezza. Desideroso di nobilitare il teatro e imbevuto com'era di letture francesi, Coye snoc1 L'unica sua opera che ha visto la luce, benche .tardivamente (1830) L'Histourien sincere, sus la guerro doou duc de Savoyo en Prouvenco, en '1707 (Lo storico sincero della guerra del duca di Savoia in Provenza nel 1707), dove Cabanes fa in versi la cronaca della faliita spedizione di Vittorio Arnedeo 11, nelle cui file aveva militato.

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ciola un'interminabile serie di alessandrini gravati da troppo frequenti reminiscenze, dove tutti i personaggi senza discriminazione parlano un linguaggio sostenuto e artificioso, fitto d'invocazioni e svolazzi retorici: tanto che perfino i colloqui fra la giovane protagonista e la serva confidente si trasformano in una sorta d'involontaria parodia dei dialoghi fra Phdre e Oenone. E come giustamente gli faceva osservare il contemporanea gesuita Amiot, sarebbe stato estremamente facile per Coye volgere in francese i suoi versi, che di provenzale hanno ornai ben poco. Coye fu insomma fuorviato dal desiderio di nobilitare il suo idioma, che lo port ad una piatta imitazione dei orodotti nazionali. e dalla volont di far oDera di letteratura distaccandosi dai predecessori, fornitori d'ui pubblico di borghesi in festa che volevano rifarsi in anticim delle mortificazioii delia prossima quaresima. Ma se la commedia provenzale si era arenata in lazzi ed equivoci di bassa lega, non meno desolante il resultato del Novy Para, e malinconica la prefazione dove si esprime l'intento di ricondurre ad un livello di seriet e dignit un mezzo espressivo lontano ornai da qualsiasi ambizione letteraria: una lingua che necessita di questo genere di commenti una lineua che la vita abbandona. ~ i a i o prova r fornisce tuttavia bearnese Fondeville, avvocato al oarlamento di Pau. con la sua Pastourale deu Pavsaa (Pastorale d d contadino): vediamo in scena un ricco contadino che, volendo indirizzare il proprio figlio agli studi, interpella un avvocato, un medico, uno s p i a l e , che gli espongono enfaticamente l'eccellenza delle rispettive professioni. Ne esce, naturalmente, una satira di quelle arti tanto vantate, condotta con sufficiente vivacit e arguzia. Ancora punte di caricatura mordace offre la trasposizione in terra d'm di Pasquino e Marforio, i due tipici personaggi romani che svelano i retroscena della corrotta societ cittadina, e che vediamo dialogare in Pasquin e Marforio, dialoguo beoumountoues (Pasquino e Marforio, dialogo di Beaumont) di Bemard de Saint-Salvy, nativo di Beaumont-de-Lomagne, che venne recitato ad un ballo mascherato a Tolosa verso il 1780. Tali produzioni non escono dalla cerchia locale. Ma in questo momento che la lingua d'oc ottiene i piti grandi successi. Non solo di Despourrins e di Peyrot si parla a Parigi: nella capitale che si illustra Jean-Joseph Cassana de Mondonville, nato a Narbona nel 1711 e divenuto maestro di ca.~pella a corte. La sua pastorale linguadociana Daphnis e Alcimadura, rappresentata con successo davanti a Luigi XV nel 1754, in versione

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originale, conobbe una grande diffusione. L'intreccio assai semplice (la bella Alcimadura si arrende, dopo lunga resistenza, d'amore del pastore Daphnis) e il linguaggio, un misto di narbonese e tolosano farcito di francesismi, piuttosto difettoso. L'opera tuttavia piacevole, e soprattutto vale come esempio e testimonianza del gusto dell'epoca che, incline alla pastorelleria, per tal via offre alla negletta lingua d'oc (come gi con Despourrins) l'occasione del successo in ambiente parigino. Inaspettatamente, risultati forse migliori ottiene la traduzione in oc d'uno dei massimi capolavori delia letteratura francese: Le Misanthrope di Molire, che un magistrato di Castres, Joseph Daubian-Delisle, s'incarica di travestire in 6 patois (Misanthrope travesti, 1797) per mettere alla portata deiie masse quell'opera troppo elevata e sublime. Tale libero arrangiamento trasmuta i gentiluomini parigini di Molire in borghesi di Castres che parlano neii'idioma materno, ricco di s a p rosi idiotismi. Con meno fortuna il tolosano Cousse de Latomy aveva compiuto il tentativo per il Devin du village di Rousseau, trasformato nel Sourci de la Lando (La stregone della campagna, 1755). In realt possiamo considerare queste opere come l'esempio del graduale cedimento del teatro meridionale, che sempre piu subisce l'esempio francese e si scolora: fino al punto che, in terra d'm, le rappresentazioni nella lingua locale diventano l'eccezione. S'incontrano piuttosto opere bilingui dove il francese e l'occitanico sono impiegati alternativamente a seconda della condizione sociale dei personaggi, e infine soltanto opere in francese. I1 gusto arcadico porta suiia scena una campagna fittizia da Trianon abitata da pastorelle accivettate e linde caprette; i contadii di moda conoscono l'erba tenera e il mormorio delle sorgenti, ina sdegnano lo sforzo che sporca abiti e volti e soprattutto il linguaggio rude e realistico: sulla loro bocca non pu ormai trovar posto che un idioma convenzionale proveniente, anche questo, da Parigi. Gli autori che, come il marsigliese Bonnet de Bonneville, mettono in scena, in commedie di circostanza, gli avvenimenti del giorno, inneggiando, secondo il momento, ai Borboni o a Bonaparte, lo fanno in francese. Un tenue filo mantiene tuttavia in vita il teatro d'm: la buona stella di Mistral volle che la prima rappresentazione a cui assistette fanciullo, ad Avignone verso il 1843, fosse una commedia provenzale: Maniclo (1789), del tolonese Etienne Plabon. La connessione, se pur flebile, fra l'antica e la nuova letteratura mantenuta.

Lo crisi del XVIII secolo


I NOELS E LA LIBELLISTICA DEL PERIODO RIVOLUZIONARIO

La pedissequa imitazione francese contagia anche il genere finora piii immune e piii essenzialmente autoctono: i a no& . Numerose raccolte, dove coabitano composizioni in francese e in a patois D, vedono la luce in tutto il u Midi : dal 1702 al 1792 una ventina di florilegi sono pubblicati a Tolosa; a Montpellier si segnala l'abb Plomet, prolifico e puntuale fornitore di cantici nelle due lingue; a Carcassona l'abb Cazaintre, i cui n&ls abbondano in luoghi comuni e trivialit e sono invasi dai gailicismi. Le arie, oltre tutto, non sono piii locali, ma in buona parte derivanti da opere francesi di successo (Estelle, Le Devin du village). Ma, come gi prima accadeva, i temi natalizi divengono puro pretesto all'inserzione delle questioni e delle polemiche del tempo e, proseguendo ininterrotti al di l della Rivoluzione. i 4 n&ls D accolgono, ad esempio, il lamento dei pastori che la persecuzione del culto cattolico impedisce di recarsi alla messa di mezzanotte. Una ricognizione delle biblioteche meridionali porterebbe alla luce molte raccolte di queste composizioni, ancora scarsamente studiate; specchio e testimonianza di un'epoca, simili testi, certo debolmente attraenti sotto l'aspetto del valore letterario o linguistico, offrono, tutto sommato, lo stesso interesse che pu presentare qualsiasi forma di pubblicistica: in particolare, tutta quella produzione di fine secolo che, generata dal nuovo stato di cose, si rivolge al popolo nell'intento di convertirlo alla Rivoluzione o di mantenerlo fedele alle tradizioni del passato. Si tratta per la maggior parte di libelli infiammati nei quali la lingua d'&, unica dettivamente compresa dalle masse, trova nuova attualit. La produzione di questo tipo non egualmente distribuita, raccogliendosi soprattutto intorno ai centri urbani. Nel 1789 compaiono infatti a Tolosa le Doulencos de la fennos de Toulouso as Estats generals (Rimostranze delle donne di Tolosa agli Stati Generali) che ridicolizzano (ma modestamente) i <( cahiers de dolances D e le loro richieste di riforme. D'altro canto Las Trs-Hurnblos et Trs-Respectuousous Remountrancos de Jacournart, sendic des paures paysans du Lauragus (Le umilissime e rispettosissime rimostranze di Jacquemart, sindaco dei poveri contadini del Lauraguais) accolgono invece le recriminazioni dei contadini con,

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tro le classi privilegiate. Alla Rivoluzione inneggiano il letterato Bernady, cittadino di Montauban, col suo poema La Franco regenerado (La Francia rigenerata) , e il padre Sermet col suo Discours prounouncat dabant la legiou de Sant-Ginest, I'occasiou de la Fdratiou gnralo (Discorso pronunciato davanti alla legione di Sant-Ginest, in occasione della Federazione generale) che, in un <( patois >> fitto di gallicismi, denuncia, in prosa, gli abusi della nobilt ed esalta le nuove leggi che aboliranno i privilegi e instaureranno un sistema di giustizia eguale per tutti. Numerose furono tuttavia le frecce scagliate, in lingua d'oc, contro l'autore, eletto vescovo di Tolosa in seguito all'applicazione della costituzione civile del clero. I1 < ( patois >> serve alternativamente patrioti e aristocratici: ma la popolazione deiie campagne rimane sostanzialmente fedele alla religione e alla tradizione, col legittimismo tipico delle classi rurali, e corrono in tutto il Midi , c o i varianti sostanzialmente insignificanti dall'uria d'altra zona e dall'uno all'altro dialetto, idilli e pastorelle ai cui stereotipi personaggi affidato il rimpianto dell'ordine passato. All'avvento del Direttori0 riprendono lena i partigiani dell' ancien rgime , e nel luglio del 1799 Tolosa centro d'un tentativo d'insurrezione monarchica. Infine l'Impero sopisce le lotte e pone termine all'effimera libellistica da queste generata. I1 giacobinismo, che ha cancellato dalla carta di Francia i nomidelle vecchi; province, cerca di abolire anche gli idicmii regionali. Fin dal 1790 aperta un'inchiesta sui <( patois e l'utilit di distruggerli: l'abate Grgoire dirama ai prefetti un questionario dettagliato, sulla cui base presenter poi un rapporto alla Convenzione (Rapport sur la ncessit et les rnoyens d'anantir les patois et d'universaliser la langue franguise), proponendo la soppressione delle lingue locali, che ritardano l'amalgama politico. L'illuminismo rivoluzionario, mosso ad un tempo da preoccupazioni filantropiche per l'eliminazione delle differenze sociali e la diffusione della cultura, ma dall'altro anche dalla paura del particolarismo politico, si oppone ai dialetti. L'Impero sanziona la condanna degli idiomi l&&, sopravvivenze del passato, simbolo d'individualismi regionali inammissibili in una visione del paese unitaria e centralizzata. Facile, quindi, individuare quale sar, in linea di massima, l'uso in cui un simile atteggiamento relegher i <( patois D, e fra questi la lingua d'oc: sotto le penne dei borghesi provinciali

.oru8u/ oun sa on8ual uur a a sa ourno2 noaq ?uan uv/ uAnJsa,p o3~ano/p,@ lotud snon ~ n o 3 n o pul runop S ~ ~ U U A . J nuanbv .sa3uuq no1 anb auraur ap r n o j 's?8uurnu s?as unonap ?l 'ua?lur~,l 'noou8~udsg,7 :suado~ngx n u r u u y o o s?aa s!8u8ual sua~aJ!p!al snor a a sual auraur ua a q r u ra olqus2adsa~ ' o u a p u v 'opuournov on8ual n1 sa,nb !r-saqus orsal n v

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La letteratura occitanica moderna

En Prouven~os'es fach la premiero allianco Doou Grec, doou Latin, doou Gaulois, Es aqui que la rimo es estado inventado...

Sicuramente quest'idea non germina spontanea sotto la penna di Coye o di Gros: si tratta della trasposizione su piano letterario dell'interesse per l'antica lingua e l'antica poesia che anima per tutto il XVIII secolo un lavoro sotterraneo di eruditi e lessiccgrafi, rimasto per buona parte sepolto nelle biblioteche meridionali. L'Histoire littraire des Troubadours (frutto delle ricerche di Lacurne de Sainte-Palaye che l'abate Millot utilizza per proprio conto), comparsa a Parigi senza nome d'autore nel 1774, scopre agli occhi dei francesi gli orizzonti incomparabili della letteratura d'm; nel 1780 il Voyage littraire d e Provence dello storico marsigliese Pierre P a ~ o n afferma l'anteriorit dei troubadours sui trouvres ; e dal 1785 al 1787 esce, in quattro volumi, il Dictionnaire d e la Provence e t d u Cornt Venaissin di Achard, dove affermata la ~rioritdell'antico idioma e sono esaltati i trovatori. Ma prika della monumentale opera d i ~ c h a r d gi , era apparso, nel 1723, il Dictionnaire provenpl-fran~aisdi Andr Pellas, e nel 1756 l'abb de Sauvages aveva licenziato il suo Dictionnaire languedocien-fran~ais (di cui appariranno nuove edizioni nel 1785 e nel 1820). E le opere rimaste manoscritte, pur non innestandosi l'una sull'altra in serie progressiva, ma ravvicinantisi solo per successione cronologica, non sono meno indicative dell'attenzione dedicata in questo secolo alla decaduta lingua d'w: recenti ricerche hanno segnalato la presenza, alla Biblioteca Mjanes ad Aix, d'un manoscritto contenente il dizionario provenzale del padre Pierre Puget; alla biblioteca di Nimes un manoscritto dell'abate Joseph Sguier comprende un saggio di grammatica <( cvenole , note sparse per un dizionario e alcune pagine di riflessioni sulla lingua che costituiC2

< ( Del resto, sai che la lingua romanza, - antica, rispettabile, e madre al tempo stesso - di tutti i diversi linguaggi - degli europei orientali. - lo spagnolo, l'italiano le devono il loro omaggio, - e cosi il francese. - Quel francese la cui dolcezza vi lusinga, - e che fanno diventare cosi bello a forza di epurarlo, - un rampollo della mia lingua. - Il provenzale si parlava un tempo - alle corti d'Inghilterra e di Francia. - I n Provenza si conclusa la prima alleanza - fra il greco, il latino e la lingua dei Galli, - qui che stata inventata la rima ... [Europei orientali probabilmente un << lapsus di E.-T. Gros: perch i1 senso fosse chiaro, occorrerebbe leggere u occidentaux P, occidentali].

LU crisi del XVIII secolo


Midi

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scono una specie di manifesto in difesa degli idiomi del D; a un altro manoscritto conservato a Marsiglia, l'abate Fraud ha consegnato un tentativo di rifacimento ed emendamento del dizionario di Achard. Cosf, alla vigilia della Rivoluzione, i provenzali riscoprono le loro memorie, invocando gli antichi titoli di gloria della loro patria, e privatamente lavorano animati da un orgoglio tutto retrospettivo: li sorregge l'amore per il passato, non certo la costruzione d'un presente, e tanto meno d'un futuro. Ma presto le cose cambieranno, e si apriranno prospettive per una proiezione nell'attualit di questo movimento di curiosit e d'interesse per il tempo trascorso, che si cercher di resuscitare.

Capitolo quinto

La rinascenza del XIX secolo

ALLE ORIGINI DEL FELIBRISMO

Quella che viene abitualmente definita la rinascenza provenzale del XIX secolo non inizia col felibrismo, movimento che prende forma intorno al 1854;; bensi il felibrismo, costituitosi in scuola, raccoglie e funzionalizza, ai fini d'una cosciente e velleitaria rinascita delle lettere d'oc, elementi e fermenti serpeggianti nella prima met del XIX secolo e sin dalla fine del XVIII. J,a rinascenza insomma un frutto maturato attraverso la riscoperta dei monumenti deil'antica letteratura occitanica e le nuove circostanze create nel Midi dalla Rivoluzione francese; ovvero il risultato dell'impianto, su terreno meridionale, di istanze parigine ed europee. Sar la moda trobadorica, che in et romantica si d e r m a a Parigi come in tutta l'Europa, a confermare e potenziare nei provenzali la latente coscienza d'essere & eredi d'una gloriosa civilt. D'altra parte, in seguito alla Rivoluzione che quella che era solo un'embrionale tendenza di conservazione, la forza d'inerzia d'una tradizione morente, si elever alla chiara nozione e alla volont di rinnovamento che esploder poi col felibesmo; sicch nel momento stesso in cui sembra lentamente avviarsi alla morte, la letteratura d'oc prende invece nuovo vigore. Finch i dialetti d'oc, lingua usuale e quotidiana, avevano pacificamente vegetato nel Midi u, non si era fatta sentire alcuna necessit di lottare per il loro mantenimento; la battaglia contro di essi intrapresa dall'illuminismo rivoluzionario, minacciando la loro esistema, agir da stimolante e provocher la reazione vivificatrice: reazione che sar tale anche da un punto di vista politico, come opposizione d a volont livellatrice del giacobinismo. I1 punto di partenza della nuova letteratura insomma una situazione di crisi: questa arinascenza fiorisce e si giustiiica riel tentativo di sanare una rottura, di legare il presente, sottoposto alle leggi inarrestabili del progresso, al passato prerivoluzionario, mitica et di libera espressione di tradizioni, usi, costumi e lingua locale.

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della poesia dei trovatori. Fabre d'Olivet aveva indubbiamente letto gli antichi testi: ma pesa su di lui l'eco delle falsificazioni di Nostredarne, da cui non sa liberarsi, sicch la letteratura dei trovatori vista attraverso il trobadorismo romanzato del XVI secolo, cui si aggiungono i toni di leziosa pastorelleria settecentesca; le sue potxie pseudetrobadoriche non sono che idilli alla maniera dell'epoca, in cui si riflettono i piu vari echi. Esse hanno tuttavia il merito di riportare ad un livello letterario non disprezzabile una lingua considerata ormai incapace d'innalzarvisi, e che viene per di piu dotata d'un'ortografia tutto sommato chiara e abbastanza razionale. su base etimologica. Morendo, Fabre d'Olivet lascia poi &'altra opera monumentale conservata in un manoscritto alla Biblioteca di Hyres: La langue d'oc rtablie dans ses principes constitutifs thoriques et pratiques. I tre grossi volumi comprendonc una grammatica, in cui la lingua d'oc messa in rapporto con le lingue romanze circonvicine, e un dizionario di piu di diecimila vocaboli, dove sono annotate le radici etimologiche ( o pseudo tali); grammatica e dizionario dovevano, nell'intenzione dell'autore, accompagnare una riedizione del Troubadour. Al di l delle sue deliranti fantasie e delle arbitrarie ricostruzioni, Fabre d'olivet abolisce insomma la soluzione di continuit fra lingua antica e iingua attuale, ponendosi coscientemente come il poeta d'una civilt che si estende dalle Alpi ai Pirenei, l'erede d'una lingua e d'una letteratura che sono d'origine delle altre lineue e letterature romanze. " Intanto un movimento di simpatia si disegna in favore della letteratura d'oc. Precorrendo Raynouard e Rochegude, A. L. Millin, in un Essai sur la langue et la littrature provencale apparso sul Magasin Encyclopdique nel 1808, presenta una breve rassegna della poesia provenzale moderna, ricone scendo nei suoi ~ i vicini u cultori (da Bellaud de la Bellaudire in poi) coloro Che hanno ritrovato la lira abbandonata dagli antichi m t i . La moda che ormai m ossi amo definire romantica insegna l'entusiasmo per la poesia delle antiche et; la Germania, su cui Madame de Stael porta l'attenzione, lancia la voga trobadorica, Ossian vince Omero. Nel 1813 appare l'opera di Sismondi, De la littrature du Midi de I'Europe, dove quattro capitoli 'sono dedicati alla letteratura provenzale; nel 18 16 Franpis Raynouard pubblica il suo Choix de posies originales des Troubadours, corredato di prove suii'antichit della lingua, la sua origine e la sua formazione, ponendo le basi della romanistica; e nel 1819 escono a Tolosa, senza nome
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d'autore, due volumi, resultato delle ricerche di Rochegude: Le Parnasse occitanien, ou choix de posies originales des Troubadours, dove si afferma l'originalit della lingua d'oc, che, lungi dall'essere una corruzione del francese, una lingua indipendente derivata direttamente dal latino, e che solo la preponderanza essenzialmente politica dell'idioma della capitale ha ingiustamente relegato al ruolo di patois . Si forma cosi l'idea che la lingua parlata nelle province meridionali della Francia , per quanto deformata, la lingua stessa delia poesia trobadorica, secoddo Fauriel (Histoire de la littrature provencale) fonte di tutta la poesia moderna. In questo fermento d'interesse per la letteratura del Midi i provenzali del nuovo secolo possono dunque attingere il sentimento che quelio che viene chiamato un <( patois D una vera e propria lingua che merita l'attenzione e l'analisi degli studiosi di tutta Europa: dalla Germania rispondono Schlegel e Diez, dall'Italia Giovanni Galvani. Nel 1840 esce lJHistoire littraire, philologique et bibliographique des patois di Pierquin de Gembloux; e nel 1846-47 il Dictionnaire prouencal-francais del medico Simon-Jude Honnorat che, succedendo ai precedenti deli'abb de Sauvages e di Achard e ai piu recenti tentativi di J. T. Avril (Dictionnaire prouencal-francais, 1839) e di Etienne Garcin (Nouueau Dictionnaire provencal-francais, 1841), offre una vera e propria mcicloaedia delia Francia meridionale (Mistral se ne servir abbondantemente per il suo Tresor) e soprattutto una sistemazione grafica del caos dialettale, basata sull'etimologia. Accanto ai letterati e ai lessicografi, gli storici forniscono argomenti e suggestioni alla coscienza provenzale: Thierry (Lettres sur I'histoire de France, 1820) rivendica i diritti del13 storia regionale; Guizot, nei suoi corsi alla Sorbona (18211822), descrive la Provenza del Medioevo come una piccola Italia che si sarebbe liberamente sviluppata se non fosse stata schiacciata dalla crociata venuta dal Nord; e la Chanson de la Croisade albigeoise d i t a nel 1837 da Fauriel che, fin dal 1830, trattando della letteratura occitanica nel suo Cours de Littrature trangre d a Facolt di Lettere di Parigi, stigmatizzava la mostruosa guerra degli albigesi. Piu tardi le idee di Raynouard, Fauriel, Thierry saranno volgarizzate da MaryLafon (un nativo di Montauban divenuto parigino e fattosi amico, verso il 1830, di Nodier e di altri romantici) in un'opera patriottica e un po' declamatoria (Histoire politique, religieuse et littraire du Midi de la France, 1842-45) che divulga il con-

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cetto d'una nazionalith meridionale fra quel pubblico di piccoli borghesi letterati dove la rinascenza trover i suoi piu vigorosi adepti.

I precursori dei felibri: la borghesia legittimista in Provenza


L'ora della rinascenza tuttavia non ancora suonata. La stantia poesia meridionale attraversa senza soprassalti la Rivoluzione e le sopravvive negli anni dell'Impero e della Restaurazione borbonica, e fin oltre il 1830, senza rotture. I1 genere virgiliano (comprendendo in questa definizione tutta la poesia consona per temi e tono al virgilianesimo, specie nella sua accezione georgicebucolica) produce ancora tardivi frutti che oscillano fra accenti di realismo rusticano e l'aggraziata e spesso leziosa lindura dell'idillio d a Gessner. Gli autori sono borghesi di provincia, imbevuti di erudizione classica che travasano nella loro opera dialettale: la preferenza va spesso alla favola con soluzione moralistica e al racconto (nella comune paternitii di La Fontaine), dove il tono didascalico-popolaresco prevale sd'Arcadia. Cosi a Montpellier Auguste Tandon (nonno dell'autore della Carya Magalonensis) e Fran~ois-Raymond Martin (al quale si deve anche un Dictionnaire montpellirain-francais rimasto inedito), ad Aix il medico Lon d'Astros, a Tolone Euskbe Reymonenq pubblicano raccolte dal titolo pressoch identico e di per s indicativo: Favole, racconti e altre poesie l . Louis Aubanel di Nimes presenta invece nel 1802 una traduzione linguadocima di odi di Anacreonte; un gentiluomo arlesiano che vive a Parigi, Michel de Truchet, rinnova le abitudini dell' ancien rgime (la celebrazione del sovrano n e h lingua del paese) pubblicando nel 1825 La Rusou Innocentou, vaudevillou prouuenpu representa dins leis festos faches en Arles l'oucasioun dou couronament de Charles X (L'inganno innocente, vaudeville provenzale rappresentato durante le feste fatte ad Arles in occasione dell'incoronaA. Tandon, Fables et contes en uers patois, Montpellier, an VI11 [1800]; F.-R. Martin, Fables, contes et autres posies patoises, Montpeilier, an X I I I [1805]; L. d'Astros, Recueil de quatorze fables, traduction libre de La Fontaine, in u Recueil des Mmoires de 1'Acadmie d'Aix >P, 1823; E. Reymonenq, Fables, contes et historiettes en vers provencaux, Toulon 1836.
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zione di Carlo X ) , cui seguiranno nel 1827 le Cansouns prouvencales, escapades d'oou supount, vo lsirs de Mest Miqueou de Truchet d'Arles (Canzoni provenzali, scappate dalla trappola od ozi di maestro...), dove offerto pacifico asilo ad echi di Gessner, Florian, Anacreonte, Tibullo, Orazio l . Cercar quaicosa di veramente nuovo in questa poesia irnpresa disperata: il motivo vero ne la memoria, memoria di un mondo e di una letteratura ormai defunti e che in lingua d'oc avevano trovato l'espressione forse pici completa nell'opera di Toussaint Gros. Al di l di particolari preferenze tematiche, sussiste fra questi poeti un comune livello di tono, riassumibile nel carattere costante di tutta la loro produzione: la gratuit, l'assoluta mancanza d'impegno. Favole, epistole, odi anacreontiche, stanze, canzoni contiene ancora Lou Galoub (I1 <( gaioubet D, sorta di flauto provenzaie, 1828) di Hyacinte Morel, ex-abate, ex-girondino, costretto dal Terrore a rifugiarsi in una grotta sulle montagne, dove si raffreddano i suoi ardori rivoluzionari: tanto che nel 1821 lo troviamo professore di retorica al Collegio di Avignone e plaudente a Luigi XVIII, che riporta sul trono francese il giglio borbonico, dopo la caduta del furfante Napoleone. Merita quakhe attenzione il discorso preliminare sull'idioma volgare, rivelante il sentimento dell'antica nobilt della lingua, tuttavia ormai scaduta e inetta a generi elevati: <( Les genres oh cet idiome est comme dans son lment naturel, sont la parodie et le burlesque, les ouvrages de style simple et nalf, l'ode anacrontique, la narration familire et lgrement maligne D . Fedele a questo programma, e convinto che <( l'aide de cet idiome il est possible de faire descendre quelques vrits utiles dans les rangs infrieurs de la socit D, Morel accumula favole il cui scopo proporre al popolo una morale accomodata e appropriata alla sua condizione; e, sfiorato dalla moda trobadorica che ha invaso l'Europa, mette in scena un idillico trovatore che, tornand~
1 Sulla stessa linea i Berses patoises di Jacques Azais (1778-1856) riuniscono satire, favole, racconti, elegie, dove accanto ad un corso di morale quasi completo troviamo cedimenti alla franca gaiezza t, perch no, alla scatologia. Quanto ai limosino Jean Foucaud (17481818), il suo temperamento acerbo e violento e soprattutto la sua carriera di prete rivoluzionario, acceso giacobino e furibondo predicatore, sembrano distaccarlo dalla schiera dei poeti fin qui elencati; ma nulla di nuovo offrono le sue favole, se non una quasi impercettibile accentuazione del tono di amara constatazione e di dura critica della ragione del piu forte .

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con la primavera come l'usignolo, trascorre di castello in castello per il diletto dei compiacenti e compiaciuti signori. Un programma poetico, insomma, teso a far dimenticare i giovanili errori nella coltivazione d'innocui fiori neo-classici e gessnerimi, specchio d'un atteggiamento d'assennato conservatorismo. Altrimenti chiara la posizione di Joseph-Marius Diouloufet, che sar da definire un precursore, o meglio il precursore per eccellenza dei fdibri, per alcuni toni presenti nelia sua opera che stabiliscono la sutura fra i precedenti fin qui esaminati e i rinascenti a venire. Leis Magnans ( I bachi da seta, 1819), poema didascalico in quattro canti, e la successiva raccolta di Fablos, Contes, Epitros et autros poesios prouvencalos (Favole, racconti, epistole e altre poesie provenzali, 1829) offrono un repertorio non molto diverso da quelli finora sfogliati. Ma nel frattempo Raynouard, archetipo della tradizione di riscoperta dei trovatori e conseguentemente di valcrizzazione dell'idioma meridionale, ha esercitato la sua influenza: Diouloufet sa trarne frutto, ed riprendendo compendiosamente gli argomenti di Raynouard che costruisce la prefazione al proprio volume, ritrovando con altra consapevolezza gli accenti di Coye e di Gros, e dell'amico Hyacinte Morel. Di Diouloufet rimangono poi, inediti l, alcuni esperimenti d'im. pegno dove, accanto alla polemica in difesa della lingua d'm, domina il tema politico, sostanzialmente nuovo in un autore tutto sommato classico, che coltiva generi tradizionali. I1 suo zelante legittimismo (che, non per nulla, gli cost nel 1830 il posto di bibliotecario della citt di Aix) di fatto una franca dichiarazione di quello che nei poeti precedenti, da Tandon a Miche1 de Truchet a Morei, rimaneva un semplice atteggiamento: anche se la scelta dei temi e il tono con cui erano trattati gi sottintendeva, in essi, un'implicita adesione al regime vigente, vale a dire una difesa del lascito della Francia monarchica. Tale tendenza si chiarisce in Diouloufet come aperta presa di posizione, e la polemica sulla lingua fa tutt'uno con l'opposizione legittimista: la musa provenzale, che ai trovatori aveva ispirato canti in lode del loro re, di Dio e della bellezza, rifiuta ora di prostituirsi celebrando Rivoluzione, Direttono, Consolato e infine Philippe Egalit:

I n un manoscritto appartenente a Bruno Durand.

La rinascenra del X I X secolo AuriPs vougu que nouestro muso Qu'eis troubadours toujour a fa canta Soun rei, soun Diou, l'hounour et la beauta, Coumo la francioto elle fesso la guso, Qu'aguesse celebra Roubespiewe, Marra, Counventien, Directoire, et puis lou Counsula, Aprs Napouleoun em touto sa cliquo E per couruna tout Philippo-Egalita; Bessai que n'auri pus eissuga tu critiquo ... Anen ... digas la verita, Moussu lou canounge hounourari Autreis f es pero doctrinari: Qu'es na pounchut, poou pus mouri cara'.

Cosl una ~ i ligia a a schemi ormai sorpassati, classicheggiante, virgiliana, arcadica, si colora d'un accento specificamente provenzale, e il mezzo espressivo viene a fare tutt'uno con l'idea politica. La lingua d'oc partecipa del momento ste rico, e l'opera dei suoi sostenitori, a specchio della societ del Midi >> in questa sezione di tempo, riflette una Provenza dove effettivamente, al di l della vivace presenza dei repubblicani (specialmente nelle citt), prevalgono i legittimisti nella campagna di Vaucluse, ad Aix, ad Avignone, reclutando i loro rappresentanti fra i nobili e i borghesi ma anche, nelle regioni agricole, fra i contadini ligi al clero. Con la sua poesia <( hic et nunc D, a forte colorazione ideologicclpolitica, Diouloufet si d e r m a dunque come il primo poeta provenzale psicologicamente appartenente al nuovo secolo: nel quale la tradizione monarchic~cattolica,sempre vivace nel Sud, e che poteva in altro momento far apparire queste zone come attardatesi su posizioni politiche ormai sorpassate, trova ora nuova attualit, sintonizzandosi con la vita francese posteriore al crollo napo leonico. Su questa liiea si posranno altri due scrittori, a ragione riconosciuti come precursori dai felibri. Di Castil-Blaze, naturalizzato parigino, critico musicale del Journal d e s Dbats per
Avreste voluto che la nostra musa, - che ai trovatoti ha sempre fatto cantare - il loro re, il loro Dio, l'onore e la bellezza, - come che avesse celebrato Robespierre, queiia francese facesse la canaglia, Marat, - Convenzione, Direttorio, e poi il Consolato, - Napoleone con tutta la sua cricca - e per coronar tutto Philippe Egalit; forse non avrebbe esayito la tua critica... - Andiamo... dite la verit, - signor canonico onorario, - un tempo padre dottrinario: - Chi nato a punta non pu morire quadrato.

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una quindicina d'anni (dal 1820 al 1835 circa), riteniamo questa dichiarazione doppiamente provenzalista, da un punto di vista politico e linguistico: a N soldat du Pape, Cavaillon, dans le Comtat Venaissin, je suis zl conservateur d e la langue mlodieusement potique et musicale des troubadours; je ne parle, ne rime, ne chante, n'cris le fran~ais que dans le cas d'absolue ncessit. ]e n'attache de prix qu' mes oeuvres proven~ales: c'est le seul bagage potique et musical que je lgue la postrit . Questo leggero bagaglio di canzoni, ballate, traduzioni di scene o arie di opere, sparso qua e l nei giornali del a Midi , fu edito dai felibri in una raccolta collettiva dal titolo U n Liame d e Rasin (Un racemo d'uva. 1865). Quanto al marchese de La Fare lais, si riconoscei in l i i il prototipo del gentiluomo campagnolo, rappresentante d'una nobilt che rimasta a contatto coi contadini, e con essi s'intende ancora nella loro lingua. La prefazione delle Castagnados (La raccolta delle castagne, 1844), frutto dei suoi ozi letterari al castello di Laroche, dove il marchese si era ritirato nel 1819. risente della lettura di Ravnouard e Fauriel: e d'un gusto romantico per il passato e le antiche leggende testimoniano le poesie ivi raccolte, offrendo un quadro della (cio le valli e i versanti vita tradizionale nel paese a r a i o l ~ meridionali della L a r e fino ad Alais) sostanziato di rimpianti e del nostalgico ricordo infantile di veglie intorno al fuoco:
Aime, quand l'iver pounchejo [...l Quand s'alongo la velhado; Quand la familho, avivado Pr la trempo e l'afachado Fai round al tour dau crema1. . . l

L'urnanesimo classico cede qui al gusto folclorico, la curiosit romantica+ e parigina per le leggende popolari si volge alla materia d'oc. La Fare introduce cosi in Provenza, in prodotti non spregevoli, un tono d'intenerita rievocazioile d'un mondo che sta morendo e che non si vorrebbe veder scomparire: lo stesso tono che si ritrover in Mistral. Fra i predecessori dei felibri ricordiamo ancora AntoineBlaise Crousillat, di Salon, maestro diretto di Mistral insieme a Roumanille. Formatosi al latino e al greco al Seminario di
1 u

M i piace, quando spunta l'inverno [...l Quando si allungano le ve-

giie; - quando la famiglia, rianimata - dal vino e daile caldarroste, - fa cerchio attorno aila catena del camino...

La rinascenza del XIX secolo

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Aix, umanista severo e raffinato, Crousillat comincia a scrivere nel 1837, pubblicando su varie riviste. Tardiva la comparsa del suo primo volume La Bresco ( bresco n, in provenzale, un dolce di miele), che esce nel 1865 con una prefazione di Mistral. Ma prima di questa raccolta e delle successive Li Nadau ( I canti di Natale, 1880) e L'Eissame (Lo sciame, 1893), va segnalata la sua influenza sui giovani poeti, nel senso soprattutto d'un profondo rispetto per la lingua e della preoccupazione di fornire autorevoli prodotti ad una letteratura che si voglia degna di questo nome. Sono cosi in presenza tutti gli elementi che concorreranno alla formazione del primo felibrismo: passione politica, gusto romantico delle vecchie tradizioni locali e sentimento della dignit della lingua.

Le prime pubblicazioni collettive


Sintomatico il fiorire, in questi anni, di ricerche, raccolte, riedizioni e l'apparizione di sillogi, strumenti di difesa contro l'annientamento, intravisto vicino, d'un idioma e d'una let. teratura. Appare cosi nel '23 a Marsiglia Lou Bouquet prouvencaou, vo leis troubadours revioudas (I1 mazzolino provenzale, o i trovatori risuscitati), eco locale delle monumentali opere di Raynouard e Rochegude, primo tentativo di pubblicazione .collettiva dei poeti provenzali, da Gros e Coye fino a d'Astros e Diouloufet l . Quasi trent'anni dopo, nel 1852, lo stesso intento guida l'avignonese Joseph Roumanille nella compilazione delle Prouven~alo (Le provenzali), dove convengono press'a poco tutti i poeti provenzali del momento. I1 pio e cattolico curatore organizza il lavoro di tutti in un senso unico che non differisce, tutto sommato, dalle direzioni fin qui seguite dalla poesia meridionale, e traduce una situazione sostanzialmente immutata. La permanenza di certe costanti morali e stilistiche sorretta dalla persistenza di un
Citiamo inoltre le antologie retrospettive: di G . Brunet, Recueil d'opuscules et fragments en uers patois. Extrait d'ouurages deuenus fort rares, uscito a Parigi, senza nome d'autore, nel 1839; di A. Mortreuil, PoPsies prouen~ales des XVIe et XVIIe sidcles, titolo che cela una riedizione di Brueys; eccetera. Pubblicazioni tutte chiaramente ispirate a preoccupazioni conservative.
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gusto, pur se alcuni di questi poeti risentono di altre esperienze letterarie: . genericamente. d'un romanticismo corsivo . (ma il minore e dimesso, non il maggiore e l'eroico) che lascia, anche nelle commsizioni che si rifanno a moduli soliti. ~ i u o meno classicheggianti, certe sbavature e intenerimenti che presuppongono un attingere a fonti nuove e diverse. Si trova qui, insomma, l'eco impallidita della fede romantica, giunta in Provenza attraverso il tramite parigino, e che swrappone dati ormai maturi e sviluppati su di ui terreno non storicamente preparato e nel quale pullulano ancora favole, apologhi, traduzioni da Catullo e da Anacreonte. Si accettano, della farandola romantica, il primo Lamartine e il primo Hugo: e il risultato l'elegia d'una vita paesana ferma ad una stagione arcadica, domestici e deamicisiani idilli, morali sentenziose a. suggello di favole note. Una poesia di ritorni. Non per nulla l'unico intento di Roumanille, percepibile nella corrispondenza intrattenuta con i collaboratori durante la gestazione dell'antologia, primo fra tutti il giovane Mistral, quello di preparare dei bei funerali d a morente lingua d'oc, attraverso una duplice opera di purificazione: del tono, per nobilitare una letteratura che troppi divertimenti licenziosi avevano corrotto, e della lingua stessa, unificando la confusione ortografica con un sistema fone2 di qui tuttavia, da questa antotico facilmente accessibile. 4 logia apparentemente cosl poco << nuova , che prender le mosse la rinascenza felibristica. La prefazione di Saint-Ren Taillandier, professore di Letteratura francese all'universit di Montpellier, apre alla pcesia p r o v e d e nuove prospettive: la rinascenza meridionale viene inquadrata nel risveglio del sentimento etnico, manifestatosi nel XIX secolo come reazione allo spirito rivoluzionario e al suo attentato al passato, e d'altra parte richiamato il precedente ambientale della poesia trobadorica. I poeti di Avignone renderanno di qui coscienza del loro destino e della loro opera e chiariranno su queste premesse la loro posizione. Ancora tuttavia non si enucleano le direttive d'una rinascenza dal magma dell'incerta produzione locale. I1 congresso dei poeti meridionali organizzato ad Aix nel 1853 costituisce un inequivocabile regresso; le composizioni che vi furono lette sono riunite a cura di J.-B. Gaut (il promotore della manifestazione, insieme a Roumanille) in una silloge dal titolo Roumavagi deis troubaires (Pellegrinaggio dei troubaires; la parola troubaire , usata qui in luogo del piu corrente pouto , ha valore ideologico di ripresa d d a terminologia medievale).
-

.asauou8!~~ alua!qura,p a ouapox Iap allaa al@ ollaas!l aluaur -Ia!zuelsos 'ourspq!la.~ p p plosse olauuaa uou !uo!8a1 aslaa ! p 1ad ays '!ssa!p puassa a !$uauoss!p !ma a!aaluu ouaaal S ! !@uo!p!m.u paod !ap 010s IaN ~opuazzyue8~0 aa ! s !uua !ls -anb u ! ays 'as!~s!~q!~a.~ azua3seu!l eIIap assaura~da1 ! @ L .asleduross allap o p o , ~ @ opuow un'p a!8plsou q p p ol!llnu 'esyaled a a ~ u e % ~?qs!ssz?p a !p oa!pml ou8os un u! apn!ys -uu !s ours!@!ms o1e1ualied I ! o ~ l u o sa 'orrraa08 oaonu p p auplo'p a P!IOI~E?~ '!say8loq !@ap! !$?a mu!p ! s e!su!aold a1 '111 a u o a p d a ~p OIEIS p od103 I ! odop !sau !ymd 'esoyoy8 e i x x 3 alpp as!la3 ya,I aaoa!l a ~ a o dI ! ?~pgdurasa azzaqss -a13 p anau 'anSu!j q a p ?1gau!8!~o,pp 08ualsos a ' y p ! s s ~ p !p '?1!3a18 p omaurpuas olaluaa un allIa,I@a ' ( a ~ ~ ! u a u r n o ~ a azaIg-I!1sa3 E iajnoIno!a a I a l o n a p ) ?~!aou a p auo!z!soddo earssad ' a y ~ p q o dalup p .ops ! s ou~s!@~uauryuas opuanb '!s;a3 e olia aur 'o~assad odura~un'p opqur!s 'oa!sua~ou! oso18 un aw03 a ~ a z u a a o ~ u ! da ! & al a 'oso@!lal a a @ p s ours!~o~ -amasuo3 p a101~a3auros o w p ~ a n S s!o~ad >> p :m!~god a2 -uaaour la 'oula~eura ~ e p a d p p aloura,p aq3 a n p 'auad auonq u ! alnaop ' s!o~ad >> p oslaa a s o n n a p e!iadur!s p 01uaura!8 -8a33a un olal un a a .es!ual!sm alnqns eIIns o8un1 a a l o ~ tpasad ays a3a$ody,1 'puauoduro3 ans aIpu 'jsos a3syuyp ! S .<(arraurk~,lap salpaqv sanblanb ap luaurauuoprnoq al ~ v d ?sraovrr 'anoruvjq ap ra rnqlL ap oq~? un lsanblpmrp s ~ , p o /sal suup 'rsa,3 ugug .ar+o?qL ap ra a l l B r l ~ap u!prv! np qrosokur sap a?ll!uur? 'jpljq np ap!pualds aro# 01 rsa,3 ~sau?8or?j?q sa8uv1?ur sal rns rua8~urnss?rop l d a8ralB al.Znq,l r S 2 , 3 srogi sal 12 2 U O J D , 1 J U O P ' 2 3 ~ 2 ~ 0 2p .anb!juv a r o q d m aun,p 'spaurran srogi Q 'ruvddaq3?,s x n m r p sou ap xnar?u?8 uln al rsa,3 .?~nvaqap Q a@ ap alqvr!urpv srno!no~ quur 'a?pjnur 'salrv,p snu?A v1 ~ s a , 3 :oursp!s -sap 03!11tp!~p alna'un u! aa!a aur 'auour uou apzuaaold a d -qe1 !~a3nolno!g !p a planounax !p a ~ o ~ a aI1ap d 0x1eur!qn'I amns aaop auo!zaja.~d aun'p o ~ ~ a d d a 1 1 s onos o u n l 1 1 .o!lau -O!ZE~J our!sasqoues Iap ! ~ s ~ o d o d o!luarue!SF?a~~a ~g !$?a !saluv8 -anos!~ 'osuapur oluanbp ours!lal!ueurn o$!uyapu! pa o~!lau -a8 un pa 'azualuas a~aj!lodos ' a p a ~ m o say3a!8ala p @Sesaed 'p 'apua88al !pq@d alosua :a spou '!@lo~sad '38a1a 'a~oaa.~ '!uourss !p eruelouad ola~nurur! un alga eqossel a ~ s a n b a p ~

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GLI ESCLUSI DEL FELIBRISMO

Le preoccupazioni moralistiche e tutto sommato restrittive di Roumanille lo inducevano ad escludere dalla sua antologia alcuni poeti che in un modo o nell'altro esorbitavano dalla linea che egli tracciava alla propria azione. Mistral guardava piu lontano, anche se il suo attaccamento alla lingua era, in questo momento, della stessa natura di quello dei predecessori: Li Prouvencalo sono, anche ai suoi occhi, l'ultima corona della lingua del <( Midi P: ma appunto perch la ghirlanda sia completa egli insiste affinch Roumanille accolga nella schiera Dsanat e Jasmin. Tuttavia, piu tardi, nel 1904, in una lettera a Emile Ripert, Mistral definiva cosi, retrospettivamente, le basi e i movimenti del felibrismo: <( Les potes ouvriers qui ont attir votre attention, nleurent aucune influence sur les futurs flibres. Les nues politiques, socialistes, humanitaires, etc. qui estompent plus ou moins les productions ouvrires de cette poque, flottaient bien loin de nos idylles provencales. Nous, les primadis, nous tions fils de terriens propritaires vivant sur leurs terres, ne parlant que la langue provencale, conservateurs fidles de toutes les traditions du pays. Nous tions comme dut l'$tre Virgile, les vrais enfants du sol [...l Jasmin, en pleine gloire, n'eut sur nous d'autre influence que celle d'encourager notre mouvement par le renom lointain de sa popularit. D'autres exemples me remplissaient aussi d'esprance et de foi: tels Castil-Blaze, de Cavaillon, le Marquis de La Fare-Alais (auteur de Las Castagnados) et sans compter la multitude plus ou moins trouble des patoisants de Marseille P. I felibri riconoscono cosi il proprio antecedente nella cultura della borghesia tradizionalista imbevuta d'umanesimo liceale e paternalisticarnente china verso il popolo: lo zelante soldato del papa Castil-Blaze e il nostalgico marchese de La FareAlais sono veri, riconosciuti predecessori. Ma altri esempi si mownevano alla loro attenzione. anche se a distanza di t e m ~ o . Mistral si distingue aristocraticamente tanto da Jasmin e dai poeti-operai quanto dai <( patoisants P marsigliesi.
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(1960). J. MAZIRES, A. V . et la Haute-Auuergne de son temps, 2 tomi, Paris, 1965.


JEAN

- B A P T I s T E C H z E : rarissime le sue opere, tutte in ed. fuori commercio: Mily, 1918; Countes e Niorlas de Jan-de-la-luna, 1932; Una Princessa dins la Tour..., 1932. Opere di teatro: Tracassou; Las Prunas; La nueg de Tous-sents de 1915. J. NOUAILLAC, Le pote limousin J.-B. C,, Tuile, 1936.

PA

u L - L O u I s C R E N I E R : L'Archipel enchant, Paris, St4 litt. de France, 1920; La chansd de Combralha, Toulouse-Paris, Ed. u Occitania , 1927; La Dama I'Unicrn, ivi, 1933; Imatges, Touiouse, Privat, 1939; Vielh Lemtge, ivi, 1940; Paisatges, Castelnaudary, Ed. Occitanes, 1948. Hommage a P.-L. Grenier, Toulouse, 1955.
JU

s T I N B E s s o u : Dal BrPs la Toumbo, Roda, E. Carrre, 1893; 2a ed., ivi, 1899; altra ed., ivi, 1920; Lyre et Guitare, ivi, 1898; Countes de la Tuta Mannou,' ivi, 1902; nuova ed. 1925; Bagateletos, ivi, 1902; 2a ed., 1903; 3a ed., S. d.; Besucarietos, ivi, 1906; 2a ed., ivi, 1922; Countes de l'ouncle Janet, ivi, 1910; Soubenis e mescladis, Villefranche-de-Rouergue, Socit4 anonyme d'imprimerie, 1913; Besprados de I'ouncle Poulito, Roda, E. Carrre, 1923. L'Abb B., Touiouse, 1956. J. SALVAT,

LE LETTERE D'OC NEL NOSTRO SECOLO

Mancano studi d'insieme sulla letteratura in lingua d'oc ai nostri giorni; si deve ricorrere aiie storie letterarie riguardanti la letteratura d'oc in generale, spesso frettolose per la parte contemporanea. Per maggiori dettagli si rimanda a F. GARAVINI, L'EmpPri ddu SoulPu. La ragione dialettale nella Francia d'oc, Milano-Napoli, 1967. Utile la rassegna Lettres d'oc, che appariva regolarmente nei u Cahiers du Sud .

Prouenza e Occitania
Strumento indispensabile allo studio dei poeti provenzali la rivista mensile Marsyas pubblicata da S.-A. PEYREdal 1921 al 1961. Utile anche la rivista trimestrale Fe, fondata ad Aix-en-Provence nel 1840 da e tuttora uscente, sotto la direzione di REN JOUMARIUSJOUVEAU VEAU.I1 G.E.P. (Groupamen d'Estdi Pmuven~au), in collaborazione con alcune Escolo felibristiche ( u Escolo de la Targo , Escolo dis Aupiho D), riunisce la maggior parte degli attuali sostenitori del provenzale e si m p a dell'edizione di alcune opere. A tale organizzazione si deve la pubblicazione dell'antologia PouPto Prouuengau de uuei, Aixen-Provence, 1956, dove rappresentata la totalit della scuola provenzale. Fra le riviste e giornali francesi che aprono di tanto in tanto le porte alla letteratura provenzale ricordiamo Points et Contrepoints, Aspects de la France, La Nation Frangaise, Rforme.

I1 credo linguistico dei fedeli mistraliani esposto nell'opera di S.-A. PEYRE, La Branche des Oiseaux, Aigues-Vives, ed. di a Marsyas , 1948; per la battaglia ortografica v. J. SALVAT, Provencal ou occitan?, in Ann. du Midi P, t. 66, n. 27 (1954), pp. 229-41.
A L E x A N D R E P E Y R O N : LOU Poumo di ~oulitudo, Marseille, Nouvelle dition nouvelle, 1914.

P E s T O u R : LOS Rebats sus I'Autura, Paris, Lernouzi, 1926; L'Autura Enviblada, Clermont-Ferrand, Vissouze, 1930; Lous Jocs dau desci mais dau desaire, Chantemerle, Cahiers du Limousin et du Prigord, 1934; Florilge limousin, Paris, ditions de la France Latine, 1964.
ALBERT

u L E Y s s A V E L : Au bu sol&u dis avis, Vaison, Macabet, 1925; A l'aflat dau Gregau, Toulouse, Ed. Occ., 1929; Lo lume subre la dralha, Toulouse, Impr. Nat., 1931; Au cantar di dogas (quest'opera, pronta per la stampa a Barceiiona poco prima deiia guerra civile, non venne mai pubblicata).
PA

s u L L Y - A N ' D R P E Y R E : Choix de Pomes, poemes franyais, provenpux et anglais, Aigues-Vives, ed. di a Marsyas B, 1929; Saint Jean d'Et, poemes franpis, ivi, 1938; Le Grand-Pere que l'ai en songe, ed. del Cercle littraire de Genhve P, 1946; Hercule, p0erne.t jrancais, Aigues-Vives, ed. di Marsyas r>, 1948; La Branche des OG seaux (trad. franc, di La Branco dir Auceu), ivi, 1948; Essai sur Frdric Mistral, Paris, P. Seghers, 1-959; Escriveto e la roso, Aigues-Vives, ed. di a Marsyas P, 1962; Mythes, poemes provenpux et franpis, ivi, 1967; La Cabro d'Or, pomes provencaux, ivi, 1967. CH. GALTIER, Hommage S.-A. P., ed. di a Marsyas , 1962; R. LAFONT, S.-A. P., in u Letras d'Oc r>, n. 6 (1966), pp. 8-14.
B R u N O D u R A N D : Lis Alenado ddu Garagai, Aix-en-Provence, A. Dragon, 1913; Li Conte ddu Loup blanc, Saint-Rmy-de-Provence, Groupamen d'Estdi Prouvenqau, 1960; Lou Camin Roumiu, ivi, 1959; Lou lougis de la luno, ivi, 1962; Li Soulmi e li Soulas, Cavaillon, Imprimerie Mistral, 1966; in francese, oltre a varie poesie e racconti, ha pubblicato: Grammaire provencale, Aix-en-Provence- Marseille, Le Feu, 1923.
M A R C E L B O N N E T : L'aigo e l'ouinbro, Saint-Rmy-de-Provence, ed. dell'u Escolo dis Aupiho , 1960. HENRIETTE
DIBON [Parfantello]: Li Mirage, Aix-en-Provence, Le Feu, 1925; Lou Rebat d'un Sounge, Vaison, Macabet, S. d. 119301; Li Lambrusco, Avignon, Caburle, 1934; Juli BoissiPre, Aix-en-Provence, Porto-Aigo, 1935; Ratis, Lyon, Audin, 1967.

JE AN-CALEND A L Baile-Vert, 1966.

VIAN s :

Se soubro un pau de iu..., Grans,

MA

x - P H I L I P P E D E L A V O u E T : Quatre Cantico pr I'Age d'Or, Grans, Baile-Vert, 1950; Uno pichoto tapissari de la mar, ivi, 1951;

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La letteratura occitanica modernn

Poumo pr Evo, ivi, 1952; Ercule e lou Roussignu, Lyon, 1954; Tistet-la-Roso o lou Q u i k d6u Pastre, commedia in quattro atti, musica di Guy Morancon (realizzazione in francese, Thitre Quotidien de Marscille, 1956); Benounin e li Capitni, Grans, Baile-Vert, 1958; Lou Ri mort qu'anavo a la desciso, ivi, 1961; Lis Escali de Buous, Saint-Rmy-de-Provence, Groupamen d'Estdi Prouvencau, 1961; Amour di quatre Sesoun, Grans, Baile-Vert, 1964; Camin de la Crous, ivi, 1966; Fablo de I'Ome e de si Soulu, ivi, 1968; Lou Cor d'Amour amourousi, balletto in quattro atti, musica di Guy Bovet (realizzazione in francese, Thitre Pit&ff, Genve, 1968); Lu Marcho di Ri, corte metraggio (in francese, alla Televisione svizzera, Natale 1967).
CHA R LE

GA LTIER :

L'erbo de la routo, Aigues-Vives, ed. di

Marsyas , 1943; Lou creirs-ti?, ivi, 1949; Bucoliques Baussenques,


u Les Livres de Louis Jou D, 1954; L'Angls de Barbelu, Saint-Rmyde-Provence, Groupamen d'Estdi Prouven~au,1961; L'aburadou, ivi, 1962; L'as paga lou capu?, ivi, 1962; L'auco roustido, ivi, 1962; Dins I'espro dbu vnt, ivi, 1965. Inedite sono le tre raccolte poetiche La dicho d6u Caraco, Tros, Dire ninoi pr la ninio. I1 dramma Li quatre st pubblicato in versione francese: Carr de Sept, ed. spec. dei Reflets Mditerranens 9, 1957. I n francese Galtier ha scritto varie commedie e un romanzo, Le chemin d'Arles, Paris, Gaiiimard,

1955.
R EN J O

u V E A u : la sua raccolta poetica Lu Cansoun de l'Agndu Blanc inedita. La Cuisine proven~ale de tradition populaire, prefaz. e illustr. di Max-Philippe Delavouet, Bern, Ed. du Message, 1967.
PIER R E

M ILLE T :

La Draio, Aigues-Vives, ed. di Marsyas *, Toccatine, Villeneuve-ls-Avignon, Ed. d6u Le-

1950. In francese: Parhlies, ivi, 1950.


M I L E

BON NEL :

sert, 1949.
GEORGE

s R E B O u L : Escapolon, Marseille, Amistanco di Jouino, 1930; Rn qu'un puntai, ivi, 1932; Snso Relmbi, Aigues-Vives, ed. di Marsyas , 1932; Nesimo, Marseille, 1933; Lou printemps, ivi, 1936; Terraire Nu, Aigues-Vives, ed. di <( Marsyas , 1937; Chausida, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1965.
LOU tms clar, Paris, ditions de la France Latine, 1968.
M O u T E T : Fenstro, Grans, Baile-Vert, 1963; Au ren. ds-vous di barquejaire, Toulon, << Escolo de la Targo , 1964. FERNA ND

R EN M EJ EA N :

Per lo studio del movimento occitanico v. Oc (1923-1964), rivista trimestrale dell'I.E.0. [Institut dltudes Occitanes], sostituita nel 1964 da Letras d'Oc (la rivista Oc riprende nel 1970); le Annales de l'lnstitut d'Etudes Occitanes a partire dal 1948; Viure a partire dal 1965. uscito nel 1969 i1 primo quaderno di Obradors, periodico bimnuale dell'espressione occitanica moderna, pubbl. dal 6 Centre d'Etudes Occitanes n della Fac. di Lettere di Montpellier.

Utili le antologie di R. NELLI, Jeune posie d'oc, num. spec. di Les Pyrnes W , n. 17-18, marzo-giugno 1944, di R. LAFONT - B. LESFARGUES, Jeune posie occitane, Paris, Le Triton Bleu, 1945, di G. Posie d'oc 1963, num. spec. dell' Information PUEL - R. LAFONT, Anthologie de la posie potique n, Dijon, 1962, e di A.-P. LAFONT, occitane, Paris, diteurs Francais Runis, 1962.
< (

Per la ripresa del movimento occitanico nel dopoguerra, significativo il vol. Le Gnie d'oc et I'homme mditerranen, num. spec. dei << Cahiers du Sud , 1943. Per gli intenti letterari e linguistici del movimento cfr. La rforme linguistique occitane et I'enseignernent de la Le sens, la langue d'oc, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1950; R. LAFONT, porte et Ees moyens de notre revendication linguistique, in Ann. de 1'Inst. d't. Occ. , n. 8 (1951), pp. 61-65; ID., Littrature occitane, in Europe , n. 273 (1952); M. CARRIRES, L'ida de la lenga, son evolucion de cent ans fa fins uei, in << Oc D, n. 208-209-210 (1959), pp. 15-24. Unico lavoro d'insieme sulla letteratura occitanica attuale, ma limitato ai poeti della Linguadoca e della Guascogna quelio di F.-P. KIRSCH,Srudien zur Languedokischen und Gascognischen Literatur der Gegenwart, Wien-Stuttgart, 1965. Per un panorama dell'attivit letteraria e politica dei contemporanei scrittori occitanici vedi l'inserto L'Occitania a cura di F. GARAVINI nel n. 3-4 (luglio-ott. 1969) della rivista nostrana << I1 Bimestre n. Per il Rossiglione v. H. GUITER,La llengtra literria del Rosselld en aquest darrer segre, in Atti dell'VII1 Congr. Int. di Studi Romanzi (Firenze 1956), 2 voll. Firenze, 1960, I, pp. 173-97; e l'antologia di P. Poesia rossellonesa del segle X X , Barceilona, 1968. VERDAGUER,
JO

s E P - s E B A s T I A P O N s : Roses i xiprers, Perpignan, Comet, 1911; E1 Bon Pedric, ivi, 1919; L'Estel de I'Escamot, Barcelona, La Revista, 1921; La Font de I'Albera, Perpignan, Comet, 1922; Amor de pardal, ivi, 1923; 2a ed., Barcelona, Les Ales Esteses, 1930; Canta PerChampion, 1925; 2a ed., Canta Perdiu i altres poemes, Bard i ~ Paris, , celona, Editoriai Barcino, 1960; L'aire i la fulla, Barcelona, La Branca, 1930; Cantilena, Toulouse-Barcelona [senza nome di ed.], 1937; 2a ed., Barcelona, Quaderns de Poesia, 1955; 3a ed., Paris, Gallimard, 1963; Posies catalanes (estratti dalle tre raccolte precedenti), Toulouse, St d't. Occ., 1942; Conversa, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1950; E1 Llibre de les Set Sivelles, Barcelona, Editoria1 Selecta, 1956. In francese: La Littrature catalane en Roussillon au X V I I e et au X V I l l e sicles, Toulouse, Privat - Paris, Didier, 1929. << Oc n 1942, numero consacrato all'opera di J . - s . P .; Homrnage a J . S. P., num. spec. della <( Tramontane , Perpignan, 1955; Adieu J. S. Pons, num. spec. della <( Tramontane , Perpignan, 1962; Gai Saber genn.-febbr. 1963, num. spec. dedicato a J . - S . P . ; Y. ROUQUETTE, J . S. P,, Paris, 1963.
EDMON D B R A z s : L'ocell de les cireres, Barcelona, Editoriai Barcino, 1957; Histries de velnat, ivi, 1965.

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DELPIN

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La letteratura occitanica moderna

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PIERRE

LAGA R DE :

Espra del jorn, Toulouse, Inst. d'Et. Occ.,

1953.
MA

1934, Sbmnis dau matin, Toulouse, Inst. d'Et. Occ., 1937; Sbmnis de la nuch, ivi, 1942; Verd Paradis, ivi, 1962; La pietat dau matin, ivi, 1963. Y. ROUQUETTE, Lectura de M. .R., in a Letras d'Oc . , n. 3 (1965)pp. 611, n. 4 (1965), pp. 10-13, n. 5 (19661, pp. 12-14, n. 6 (19661, pp. 1417, n. 8 (1966), pp. 4-13.
- -

RO

u Q u E T T E : Secret de l'erba, Carcassonne, St6 d'Et. Occ.,

L O N C O R D E s : Aquarela, Toulouse, Inst. d'Et. Occ., 1946; L3 Font de Bonas-Grdcias, Avignon, Aubanel, 1955; La Banda Negra, Toulouse, Inst. d'Et. Occ., 1962; Branca trta, ivi, 1964. Rappresentate ma inedite sono le commedie: Sieis pouemos dire; La nbvia; Tres per un; Prudon de la luna; La Matalena.
C H A R L E s C A M P R O u x : Per lo camp occitan, Narbonne, Estamparia del Lengadoc, 1935; Meditacion, Castelnaudary, Imp. dit. m., S. d.; Poemas sens poesia, Toulouse, St d'Et. Occ., 1942; Bestiari, Toulouse, Inst. d'Et. Occ., 1947: I n francese: Histoire de la littraturr eccitane, Paris, Payot, 1953; tude syntaxique des pariers gvaudanais, Paris, Presses Universitaires de France, 1958; Essai de gographie linguistique du Gevaudan, 2 voli., ivi, 1962; Lo Joy d'Amar des Troubadours, Montpellier, 1965.
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HENRI

REN NELLI :

Entre I'espr e I'absncia, Toulouse, Inst. d'Et. Occ.,

1942; Arma de vertat, ivi, 1952; Vespr o la luna dels fraisses, ivi, 1962. Fra le sue opere in francese citiamo: Prsence, Carcassonne, 1929; Le Tiers-Amour, Paris, 1938; Poesie ouverte, posie ferme, Toulouse, ed. dei Cahiers du Sud >p, 1947; Psaume du rgne vgtal, S.l., 1948; LJAmour et les mythes du coeur, Paris, 1952; Spiritualit de I'hresie: le catharisme, Toulouse, 1953; Languedoc, Roussillon, Comt de Foix, Paris, 1958; critures cathares, Paris, 1959; Les Troubadours, Paris, 1960 (in collaborazione con Ren Lavaud); LJrotique des Troubadours, Toulouse, 1963; Point de langage, << La Fenetre ardente , 1964; Le phbnomne catare, Toulouse, 1964; Les Cathares, Paris, 1964 (in collabora-

zione con F. Niel, J. Duvernoy, D. Roch); Le Roman de Flamenca. U n art d'aimer occitanien du XIIIe sicle, Toulouse, 1966; Les Troubadours 11, Paris, 1966.

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s s A u R A T : Encaminament Catm, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1955; Encaminament I1 - Lo Cqaire, ivi, 1960. Fra le sue opere in francese ricordiamo: Blake et la pense moderne, London, 1929; La religion de Victor Hugo, Patis, 1929; Lo mort et le Reveur, ivi, 1947; Victor Hugo et les Dieux du Peuple, ivi, 1947; L'expbrience de I'Au-deld, ivi, 1951; William Blake, ivi, 1954; L'Atlantide et le rgne des G a ~ s , ivi, 1954; Lo Religion des Gants et la Civilisation des Insectes, ivi, 1957.
M A N C I E T : Ode a Luis Miguef Domiguin, S. I., S. d. C19491; Ode a Noste-Dame de la Pou, S. I., S. d. [1950]; Ode a Sant Miqueu de Cornalis, S. I., S. d. [1952]; Ode a la Sante Care, S. I., S. d.; Accidents, Toulouse, Inst. d'Et. Occ., 1955; Lo gojat de novmer, ivi, 1964 (gih in a Oc B, n. 232, aprilcgiugno 1964).

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Lo guatlla i la garbo, e Tramuntana B, S. I., 1951; Angeleta, Perpignan, L a Tramontane, 1952; Tota llengua fa foc, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1955; Lo set de la terra, Mdorca, Raixa, 1956; Contdes de Cerdanya, Barcclona, Editorial Barcino, 1961; Obra potica, ivi, 1966.

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R A V I E R : Paraulas ent trc de prima, Toulouse, Inst. d'Et. Occ., 1954. I n francese: Chants folkloriques gascons de cration locale, Toulouse, 1959-61. R O B E R T A L L A N : Li Cants dau deluvi, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1961; La cantada di cantadas, Avignone, a. de la Mditerrane, 1961; Lo poma dis amics, ivi, 1963.

CHR I

sTI AN

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Cants arbitraris, Escolo Jaufr6 Rudel, S.I.,

1959.

s R O u Q u E T T E : L'escrivire public, Toulouse, Inst. dlEt. Occ., 1958; Lo mal de la trra, ed. a Movement de la Joventut Occitana , S. I., 1960; Lo poeta es una vaca, Lo Libre Occitan, 1967; Roergue, si, Lo Libre Occitan, Coll. 4 vertats , 1968; La Paciencia, Toulouse, Inst. d'Et. Occ., 1968; Oda a Sant Afrodisi, ivi, 1968.
YV E

s E R G E B E C : Li graio negro, Avignon, Les Presses Universelles, 1954 (in collaborazione con P. Pessernesse), Miegterrana, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1957; Cants de I'stre Fu, Apt, ed. deli' Ase

260

LA letteratura occitanica moderna

Negre , 1959; Memria de la carn, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1960; di prossima pubblicazione la raccolta Lutz dins la mort.

Paraulas au viPlh silenci, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1946; Vida de Joan Lursinhac, ivi, 1951; Dire, ivi, 1957; Lo Pescar de la SPpia, ivi, 1958; La Lobo, la Frucha di Tres Aubas, Avignon, Aubanel, 1959; CortPte de Prades. Textes prsents et annots par R. L,, Montpellier, S. d. [1960]; Pausa cerdana, nurn. spec. dell'a Action Potique , Marseille, 1962; L'Ora, Oc , 1963; Li camins de la saba, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1965; Li Maires d'anguilas, ivi, 1966; Ramon V I I , Lo Libre Occitan, 1967; Los ventres-nPgres, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1967; T2 tu TP ieu, ivi, 1968; Francs de Corteta, Trces causits, Lo Libre Occitan, 1968; Teatre claus, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1969. I n francese: La jeune posie occitane, Paris, Le Triton Bleu, 1945 (antologia in collaborazione con B. Lesfargues); Mistral ou l'illusion, Paris, Plon, 1954; Petite anthologie de la Renaissance Toulousaine de 1610, Avignon, Aubanel, 1960; Posie d'oc, 1963, nurn. spec. dell' Inforrnation potique , Dijon, 1962 (in collaborazione con G . Puel); LA Bourride du comte, Paris, U.F.O.L.E.A., 1966 (commedia tradotta dall'occitanico); La phrase eccitane, Paris, Presses Universitaires de France, 1967; La rvolution rgionaliste, Paris, Gallirnard, 1967; Sur la France, ivi, 1968.
ROBER T LAFONT :
P E s s E M E s s E : Li graio negro, Avignon, Les Presses Universelles, 1954 (in collaborazione con S. Bec); Nhcas e Bachcas, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1957; Automnada, ivi, 1962; La trra acampassida, Buoux, Ed. Occitanas, 1963; Beluga de I'InfPrn, ivi, 1966. PIER R E JEAN

B O u D O u : Contes del meu ostal, Villefranche-de-Rouergue, Salingardes, 1951; Contes dels Balssas, ivi, 1953; La grava sul camin, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1956; La Santa-Estla del Centenari, Rodez, Subervie, 1960; Lo libre .dels grands jorns, Touiouse, Inst. d't. Occ., 1964; Lo Libre de Catia, Lo Libre Occitan, 1966.
L A R z A C : Sola deitas, Touiouse, Inst. d't. Occ., 1963; L'estrangiPr del dedins, Lo Libre Occitan, Coll. 4 vertats W , 1968; Contristoria, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1968.

JEAN

P H I L I P P E G A R D Y : L'ora de paciencia, ed. Movement de la Joventut Occitana , 1965; Cantas rasonablas, Toulouse, Inst. d't. Occ., 1969.

M ICHEL

DE COR :

L'estofat que mitona, Lo Libre Occitan, Coli.

a 4 vertats B, 1968.
GI LB

ER T

s u B E R R O Q u E s : Can~onsmauvolentas, Touiouse, Inst.

d't. Occ., 1966.

'LZ~ - ~!~aqBufl'p irazpuy '691 '841 '441 'O<-8PI 'L6 - (9481-8LL1) sanbJ"I s!ET 'PZ1 - (LZ61-8981) Sn!JER ?TUV - (a~irzuaao~d 0311 '46 - '.L-'l I!JAV ' ~ 9 o!uosny -uv opnasd) sJa!ason ap aurpsuy '09 '8 - '193 apiauy :<P '1P '01 - aP .v - '9.L ?&!9"V 'Zo1 ' ~ 6 - 9 6- a1UOaJJEUV '6P1 .ZZ - 'l I O ~ U V 'LP1 '<P1 't1 ' 9 C - 1 C I 'LI-911 (9881-6281) aJOPOa9.L IJuEqnV '6P1 '0P1 '96 - (ZP81-84LI) S!"O? IaUEqnV ' 9 ~ - !p asaqJJaur 's!aqny .I41 'O<I - (P061-~481)s!nO? JNlsV .Zoz - (SaKllN 'BJ!uE~!JJ~91 -uaao!3 anap .AOUJ)u a ~ 8 asy a ~ '01 - IEp!A 1nEUJV '89-L91 - (1681 'su~JJv 'a1 -108!8 EIIJp << S!oiEd OJJEUELU - m ) orro8!g v1 ap s?no$vd ~ v u v w r v '041 ' 1 ~ 0 1 1 'rzr '911 'ep - (0"s -!~q!pj Iap O U E ~ O alezuaao~d o m u a q y ) nv~uaanord vuvurr v '441 'OP-661 - (66-1681 'IE.TIS!JAJ Ep OIBPUOJ ap~10!8) !lplV 'P4 'LP-<P 'PP '1P - (8191-<0L41) aunEll!n3 JaPV '46 '16-06 - '1d-'3 PJEqJV .p9 - ( e sais!u -1aiuaT !ap oddm8 I~z-1 'aso10~ ) saJiiaI-saIlaq ia suo!i -d!~~su! ' s w u a ! ~ ~ sap a!ur?pEJy ' ( u IJqES ! F 3 1ap !JOlS!SUg) .A) u xnsaold xnal sap a!qpaJy .!iuaus!aour ! a !IOJJ!J ! '!~a~aiia~ !lauaB ! 'aiialo8qa B J ~ opuoi alaiiaJs3 u! !aiaiii?ii ElniaJaiiq al !iuaplv&!~ !IEUJO!~ a ais!~!~ allap 'aq~!iaod aiIooJJa1 a a!%oloiur! anap 'oisai Iau aiei!~aur!uour? alado anap !101!1 ! 'OA!SJOJ U! I!J!JOIS a !J!IS!IlE ! ~ % E U O S J ~ !ap ~ a !lOinE !18~p !uou I 'opuol aJaiians u ! :oJIiaqi?jla au!pJo u! 'apua~duro~ a~lpuy,~

Lo lefferafura occifanica moderna


Balaguer V. - 124, 139. Banville Th. de - 147-48. barocco - 47, 72-73, 151, 154. Baron Louis (1612-1663) - 65, 67. Baroncelli-Javon Folco de (18691943) - 139-41, 155-56, 158. Bartolo da Sassoferrato - 30. Barutel Grgoire de (sec. XVII) 64. Baudelaire Ch. - 109, 149. Bec P. - 43. Bec Serge (1933-viv.) - 201-02,
LUJ.
?A=

Bdout Grard (1617-1692) - 65, 67-68. Bellaud de La Bellaudire Louis (1543?-1588) - 26-32, 33, 35, 39, 41-42, 54, 94. Belleforest F. de - 11. Bellot Pierre (1783-1857) - 108. Bembo P. - 24. Benedetto XIII - 126. Bndit Gustave (sec. XIXI - 108. Branger P.-J. - 105-07. ' Bergoing ( arcidiacono di Narbona, sec. XVII) - 72. Bernady - 88. Bernard de Panassac - 10. Bernard de Ventadorn - 112. Bernard Valre ( 1860-1936) - 151155, 169, 175: Berni F. - 72. Bertas Pierre - (1859-?) - 150-51. Bessou Justin, abate (1845-1918) 171. Bettini M. - 66. Bizet G. - 138. Blanca de Bourbon (doiia Maria de las Nieves) - 139, 146. Blaze Tose~h(v. Castil-Blaze). B& ~ a c ~ u e (v. s Jasrnin). Boileau-Despraux N. - 57, 78-79. Boissire Jules (1863-1897) - 147, 149. Bonald L.-G.-A. de - 142. Bonnel Emile (1915-viv.) - 183-84. Bonnet (sec. XVII) - 59-60. Bonnet Marce1 (.1922-viv.) - 178. Bonneville Bonnet de (sec. XVIII ) - 86. Bonzi, cardinal de - 63. Boudou Jean (1920-viv.) - 205. Bouil-abaisso, Lou (settiman. di

Dsanat, Marsiglia, 1841-42 e 1844-46) - 107-08. Bouquef prouvencau, vo leis froubadours revioudas, Le (I1 mazzolino provenzale, o i trovatori resuscitati, pubblica. collettiva, Marsiglia, 1823) - 101. Bousquet J. - 193. Boyer, capitano - 61. Brantorne P. de Bourdeille de 40. Brazs Edmond (1893-viv.) - 188. Brrnonde de Tarascon (v. Gautier Alexandrine) . Brizeux A. - 106.' Brueys Claude (sec. XVI-XVII) 36-40, 54-56, 84, 101. Brugier Antoine (sec. XVIII) - 76. Brunet G. - 101. Brunet Jean (1823-1894) - 116-17. Buchanan G. - 11. Bueil H. de (v. Racan H.). Bugado prouvencalo, La (I1 bucato provenzale, raccolta poet., 1649) - 56. Bullefin de la Socir Archologique de Bziers 4 6 4 . Burger G. A. - 118. Cabanes Jean de ( 1653-1717) - 84. Cadou R.-G. - 201. Cahiers pdagogiques (dell'Istituto di Studi Occitanici) - 185. Calanco, La (La cala, raccolta collettiva dei poeti dell'e Escolo de la Mar n ) - 150. * Calen, Lou (La Lucerna, gruppo poet. marsigliese) - 184, 190191. calvinismo - 21, 60. Camlat Miche1 ( 1871-1962) - 167169, 175. Camproux Charles (1908-viv.) 22, 190-91, 198, 202. Cansons dau Carrareyron (Canzoni del carrettiere, Aix, ca. 1550) 14. Carlo V d'Asburgo - 1415, 24. Carlo X di Borbone - 97. Carlvle Th. - 142. ~ a r L e rJ. - 186. Carrabu de Sanfo-Esrello (Registro di Santa Estella, racc. degli atti del felibrismo) - 137-38.

Indice analitico Casoni F. (legato oontificio in Avignone) : 7%. Cassana de Mondoville Tean-Toseph (1711-?) - 85-86. Castan Flix (1920-viv.) - 198. Castelvetro L. - 24. Castil-Blaze (Blaze Joseph, 17841857) - 99-100, 103-04, 106, 108, 115. Catone. oseudo - 47. ~atullo' 102. Cayrol Antoine (v. Cerda JordiPere ). ~azainke Jean, abate (sec. XVIII) - 87. Cerda Jordi-Pere (Cayrol Antoine, n. 1920) - 199-201. Cervantes 'M. de - 71. Chailan Fortune (m. 1840) - 108. Charles de Casailx (m. 1596) 27, 32-34. Charloun f Rieu Charles. 18451924) - 145. Chasteuil L. de - 30. Chaulieu G. Amfrye, abate di - 77. Chze Jean-Baptiste (1870-1935) 170. Cicerone - 22. << classicismo n - 53 sgg., 100, 103, 178: neoclassicismo - 98-99. 102; 16367. Clkric Pierre.. padre (1661-1740) 75. Cobreto, La (La Cornamusa, riv. felibristica, Aurillac) - 170. Collge de la Science et Art de la Rhtorique ( 1513; gi u Consistori del Gai Saber ) - 12, 13. Comedie de Seigne Peyre et Seigne Jouan (Commedia di mastro Piero e m. Giovanni, 1576) - 51. Cornit d'Action des Revendications du Midi (felibristico, 1922) - 141. u Confrences Acadmiaues f fondate dai << ~anternist& >P, ~losa, sec. XVII) - 64. a Consistori del Gai Saber (Consistoro della Gaia Scienza, 1323; anche << Acadmie des Jeux F1e raux ; poi Collge de la Science et Art de la Rhtorique , 1513) - 10-11, 12-13, 42,
&

G e Fr. - 147, 160. Cordes Lon (1913-viv.) - 190. Cortte de Prades Francois de (1586?-1667) - 69-71. Coucho-lagno prouvencao, Lou (Lo scacciapensieri provenzale, antologia, 1654) - 56. Coumitat Vierginen (Comitato di vergini, felibrista) - 141. Cousse de Latomy (sec. XVIII) 86. Coye Jean-Baptiste (1711-1777) 84-85, 89-90, 98, 101. Crescimbeni G. M. - 24. Croce B. - 73. Crousillat Antoine-Blaise ( 1814-?) - 100-01, 115, 164. Dacier Andr - 78. Dacier Anne - 78. D'Annunzio G.. - 142, 153-54. Dante - 34. D'Arbaud Joseph (1872-1950) 141-42, 155, 156-59, 172. 174~ a r i' o ~ e k n f Girard Ismael. 1898-viv.) - 188.. D'Arquier, cappellano (sec. XVII) - 66-67. .. .. . D'Astros Jean-Graud (1594-1648) - 65-66, 67-68, 72-73, 101. D'Astros U o n (1780-1863) - 96. Daubasse Arnaud (16641727) 69. Daubian-Delisle Toseoh . (sec. XVIII) - 86. Daudet A. - 41. 111. 203. Daveau - 105. De Amicis E. - 102, 146. Deborna Barthlemy (sec. XVII) - 40. decadentismo - 178, 187, 192, 197. Dclaration des ieunes flibres fdralistes (1892) - 140, 141, 149150. 160. ~ e c o r . ~ i c h-e206. l Delavouet Max-Philippe (1920-viv.) 179-81. . DeliUe J. - 73, 77, 82.

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La letteratura occitanica moderna


Delprat Guillaume (sec. XVII) 72-73. Depeche, La (riv., Montpellier) 160. De Ricard Louis-Xavier (18431911) - 160-61, 162. Dsanat Joseph (1796-1872) - 104, 107-08, 118. Desnos R. - 189. Des Periers B. - 41. Desportes Ph. 22, 28. Despourrins Cyprien ( 1698-ca. 1750) - 82, 85-86. Despradels - 82. Despuech Isaac (detto Le Sage, 1583-1642) - 56, 60-62. Dibon Henriette (e pseud. Farfantello, 1902-viv.) - 178-79. Diderut D. - 83. Dierx L. - 160. Diez F. - 95. Diouloufet Joseph-Marius (17711840) - 98-99, 101, 103, 107-08, 119. Doujat - 49. Doulencos de la fennos de Toulouso ... (Rimostranze delle donne di Tolosa ..., op., Tolosa, 1789) - 87. Dreyfus A. - 126. Du Bartas Guillaurne de Salluste (1544-1590) - 18, 21, 23, 40, 53, 60, 66. Du Bellay J. - 31-32. Du Chesne J. - 11. Du Faur G. (v. Pibrac). Du Monin J.-E. - 51. Du Pr Andr (sec. XVII) - 42, 44. Du Vair G. - 55. Ducasse I. (v. Lautramont). Duclos Requier Claude (v. Gerde Philadelphe de) . Dumas Adolphe - 122. h m a s Alexandre (junior) - 133. h p r i e r Fr. - 40. Duprier S. - 39-40. Dupont P. - 106. Dupont de Nemours P.-S. - 66. Durand Bmno (1890-viv.) - 98, 178.
+

Dureau de la Malle Duret V. - 135.

66.

Ecouchard-Lebrun P.-D. (v. Lebrun P.-D.). Eluard 'P. - 189, 191, 193, 195, 198. 201. 203. ~rnanuele~ilibertodi Savoia - 52. Enrico I11 - 45. Enrico IV - 17-18, 20, 23, 27, 3435, 40-41, 44-47, 49. Equicola M. - 24. u Escolo de la Mar (Scuola del Mare, Marsiglia, 1880-90) - 150. a Escolo Gastou Febus (1896) 168. u Escolo Moundino ( Tolosa) 160. Esiodo - 145, 179. Es~ieuxHenri (1923-viv.) - 191i92. e espressionismo - 152, 154. Estello, L' (La Stella, riv. di Ph. de Gerde) - 169. Estieu Prosper (1860-1939) - 163165, 166, 169, 172. Eyssavel Paul (1886-1957) - 175. Fabre, curato di Thmines (sec. XVII) - 69. Fabre Jean-Baptiste Castor (v. Fa, ~ a b r e 'd'Olivet Antoine (17671825) - 93-94, 114. Farfantello (v. Dibon Henriette). Faucon Amable ( 1724-1808) - 81. Fauriel C. - 95, 100. Favre (Fabre Jean-Baptiste-Castor, detto; 1727-1783) - 76-81, 83. Fe (Fede, riv., 1940) - 182. a federalismo latino - 160-61. Flibrige latin (riv., 1890) - 161. a felibrisrno (dalla riunione di Font-Segugno, 1854; v. inoltre u Font-Segugno, riunione di ) 6-7, 57, 92-93, 96, 98-104, 111112, 114, 115-17, 118, 122, 124, 129, 131-32, 135-36, 137-71, 172178, 184, 188, 201-02, 205. Fraud, abate - 91. Feu, Le (I1 Fuoco, riv. felibristica, Aix, 1905-43) - 141-42, 153,
) )

158

~i&;

il Bello

10.

Indice analitico Fizes A. - 63. Fizes Nicolas ( 1648-1718) - 60. , 62. , 63. Flaubert G. - 109. Florian J.-P.-C. de - 73, 77, 97. Folengo T. (v. Merlin Cocai). Fondeville J.-H. (1633-1705) - 85. e Font-Segugno, riunione di n (fondazione del felibrismo, 21 maggio 1854) - 115-17, 132, 159. Forcadel E. - 11. Fortoul H. - 122. Foucaud Jean ( 1748-1818) - 97. Fougeret de Monbron J.-L. - 81. Fours Auguste (1848-1891) - 160, 162-63. Fucini R. - 110. Fulconis (pres. aut. dell'opera nova d'dristmetica, sec. XVI) - 52. Furetire A. - 80. (v. Consistori del Gai Saber ). Gaillard Auger ( 1530?-1592;) ) 21-23. Galant J. - 11. Galtier Charles (1913-viv.) - 181182, 191. Galvani G. - 95. Garbies, Les ( I covoni, riv.; assorbita poi da Le Feu) - 142. Garcia Lorca F. - 190-91, 201. Garcin E. - 95. Garcin Eugne (sec. XIX) - 116, 124. Garde R. - 105. Gardy Philippe - 206. Garros Jean de (sec. XVII) - 41, 44-45. 47. Garros . ~ e yde ( 1525/30-1583) 18-20. 21. 23. . 40. , 44. , 54. Gaston d70rlans - 59. Gatien-Arnoult - 93. Gaut Jean-Baptiste (1819-1891) 102, 108, 115, 119, 164. Gautier Alexandrine ( e pseud. Brmonde de Tarascon, 18581898) - 147. Gautier di Lomba (sec. XVII) 64. Gautier Th. - 134, 148. Gelu Victor (1806-1886) - 107, 108-11, 112, 144, 151, 154, ,184.
e Gai Saber

Gmarenc Julien (sec. XVII) - 64. Gembloux P. de - 95. 6 G.E.P. D (v. Groupamen d'Estudi Prouvencau ). Gerde Philadelphe de (pseud. di Duclos Requier Claude, 18711952) - 149, 169-70. Germain Jean (sec. XVI) - 15. Germain Jean-Baptiste (m. 1781) 81. Gessner S. - 96-98. Gira Paul (1816-1861) - 115-17, ~ i & ; eRaoul (1849-1914) - 147. Ginis Louis (sec. XIX-XX) - 142. Giono J. - 203. Giovanna di Napoli - 127. Girard Ismael (v. Dario Delfin). Girardeau (1700-1774) - 76. Giudici - 24. Gobineau J.-A. - 142. Godolin Pierre (1580-1649) - 4142, 47-51, 53, 57, 59, 62, 64-65, 67-68, 130. Goethe W. - 131. Gras Flix (1844-1901) - 146. Grgoire, abate - 88. Grenier Paul-Louis (1879-1954) 170-71. Grimaud, padre (priore di Aucamville. sec. XVII) - 72-74. Gros ' ~rancois-~oksaint( 16981748) - 83. 89-90. 97-98. 101. 119. Groupamen dlEstudi Prouvencau (Gmppo di Studi Provenzali, G.E.P.) - 182. Guarini G. - 54, 63. Gurin Ch. - 156. Gurin Pierre (Dom G., abate di Nant; seconda met sec. XVII) - 68-69. Guilhelm Molinier (sec. XIV) 10. Guisa, duca di - 34. Guitard Jean-Louis (sec. XVII) 64. Guizot F.-P.-G. - 95. Hardy A. - 71. Henri d'Albret (re di Navarra) 17.
132.

La letteratura occitanica moderna Henri d'Angouleme (governat. di Provenza, 1577) - 24, 26, 31. Henri de Rodez (conte, m. 1302) - 10. Hrdia J.-M. de - 165. Histoire du mauvais traitement ... (commedia, 1632) - 60. Honnorat S.-J. - 95, 115. Houdar de la Motte A. (v. La Mot, te-Houdar). Hugo V. - 102, 107, 109, 134, 150, 165, 176 Institut dlEstudis Occitans W ) . << illuminismo - 75, 88, 92. Imbert G.-M. - 12. << Institut d'Estudis Occitans (I.E.O., 1945; gi Societat dlEstudis Occitans ) - 185, 188, 195, 202. Idu de Pascas (L'uovo di Pasqua, riv. felibristica, 1881) - 161. Isnard Joan B. d' (sec. XVII) 73. Jamet L. - 28. Jannequin C. - 66. Jardin deys Musos prouvenplos, Lou (le due raccolte di autt. diversi, 1655 e 1666; per Lou Jardin ... di Brueys, v. questi) - 56. Jasmin (pseud. di BOE Jacques, 1798-1864) - 104, 105-07, 108109, 111-12, 113-14, 118. Jaufr Rude1 - 112. Jeanne d'Albret - 17-18. Jeune posie occitane (antol., 1945) - 202. Jeux Floraux (...Acadmie des, v. << Consistori del Gai Saber ). Jimena J. R. - 190. Jouveau Elzar ( 1847-1897) - 159. Jouveau Marius ( 1878-1949) - 159, 182. Jouveau Ren (1906-viv.) - 182. Keats J. - 176. Klopstock F. G. - 82. Kucken - 138. La Botie E. de - 40. La Cepde J. de - 39. La Fare-Alais Gustave-Christophe I.E.O. (v.

Valentin, marchese de (17911846) - 100, 104, 118. La Fontaine J. de - 69, 96, 164, 186 La Monnoye B. de - 57. La Motte-Houdar (A. Houdar de la Motte, detto) - 73. La Villemarqu H. de - 106. Laborieux Claude (sec. XVII) 58-59.

Lacroix Mathieu (sec. XIX) - 105. Lafont Robert ( 1923-viv.) . - 8. , 22. , 35, 125, 202-05. Laforkt Aunuste (sec. XIX-XX) 145.

Lagarde Pierre (1920-viv.) - 188, 198. Lamartine A. de - 102, 105-07, 109, 122, 131, 145. Lanternistes, Les (gruppo accad. tolosano; poi << Acadmie des Sciences, inscriptions et belles-lettres , 1729) - 64. Lanusse M. - 12. Larade Bertrand (1581-?) - 41, 4 2 4 4 , 47. Larzac Jean (1938-viv.) - 206. Launay P. de - 22. Lauseta, La (L'Allodola, almanacco felibristico, 1877-79; 1885) 160-61. Lautramont (I. Ducasse, detto conte di Lautramont) - 123. Lebrun P.-D. (P.-D. EcouchardLebrun) - 77. Leconte de Lisle Ch.-M.-R. - 160, 165. Lecszinska M. - 75 Lefranc de Pompignan J.-J. - 77, 79. Legr L. - 133. Lemaitre J. - 133. Lengodoucian, Le (I1 Linguadociano, giornale; poi La Terro d'oc) - 163. Le Sage A.-R. - 80. Lesfargues Bernard (1923-viv.) 202. Letras d'c (Lettere d'm, riv.; gi O c ) - 185. Leys d'amor (codice dell'arte del trovare, compilato da Guilhelm Molinier, 1350) - 10.

'CC 'Lz - (IAX '3JS 'a~oladurais) aJla!d UOJi?3St?N 'P9 - aI?!ZJEM '96-46 - U O J E ~ - ~ " '861 - OUJS!XJEUi b ' Z ~ I - 'g !u!Iossnly 'I< - 'M 0II"JEw 'PCI - ap 'V iassnw '9L ,881 - ('.A-~O~I) u ~ a 1EznoN l (11111~ 'XS) a u ! o l u v - 3 ~U!IJEJAJ ~~ 'P81 - ('A!A-C161) PUEUJad lalnow '49-~91- ( ' q ) rn8as-?unow '91-<L1 - (Z~LI-PL~I ' a ~ p ~ d uval ) U!IJ~N '101 - 'V .I!naJlJON '96 - (1481 ' C O I '86 U!llEJAJ -L6 - (6Z8I-94LI ) alU!3En~IaJoN -LL/I ) ~ U O U J ~ E ~ - S ! O ? I U E J ~ '981 - '1 SE?JOrn '09 - (IIAX '33s 'a~~li?dUIi?lS) U B l JalJEJAJ '96 'C6 '6L1 '?L 1 - (1561 ( C98I-P08I ) PaJJIV UOPU"L-U!~~~M'461 'P81 ' ~ 8 1 'saa!&san%!v !od ,1261 JET '091 - (8L81 '02 -!E3 'a~nad 'V-'S !P 'AN) S D ~ S ~ U -ui?uro~' !p o q a o d o s ~ o 3 u o ~

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La letteratura occitanica moderna

Napoleone I - 86, 97, 99, 146. Napoleone I11 - 103, 124. << naturalismo - 133-34. Navarrot Xavier (1799-1862) 105. Nelli Ren ( 1906-viv.) - 193-95, 201. a neoclassicismo (v. u classicismo ). Nietzsche F. - 142. Nodier Ch.-E. - 95, 106. u n&ls (canti pop. di tema natalizio) - 48, 54, 57-59, 63, 65, 68-69, 73, 87, 103, 171. Nompareilhas Receptas per fa las Femnas..., Las (Le impareggiabili ricette per rendere le donne ..., op., Tolosa, 1555) - 13. Nostredame C. de - 25, 30, 33-34, 39, 55. Nostredame J. de - 24-26, 32-33, 55, 94. Nostredame M. de - 24-25. Noulet J.-B. - 13, 51.
Oc (riv., 1923; poi Letras d'oc) 182, 185, 188. Occitania (riv. della Gioventu m i tanica) - 163, 191, 202. Odde de Triors Claude (sec. XVI) - 13-14. Omero - 43, 72, 78, 83, 94, 121, 131, 145, 168. Orazio - 67, 97, 106, ?l?. Ordenansas et Coustumas del libre blanc, ..., Las (Le ordinanze e usanze del libro bianco, ..., op., Tolosa, 1555) - 13. Ossian (v. anche Macpherson J.) 93-94.

Plabon Etienne (1745-1808) - 86, 105. Plabon Louis (sec. XIX) - 105. Peletier du Mans J. - 11. Pellas A. - 90. Peraut, barone di - 61. Perbosc Antonin (1861-1944) 163-67, 169, 172, 175, 198. Persio - 72. Pessemesse Pierre (1931-viv.) 20 5

175, 177. Petit Provencal, Le (giornale)


150.

~ e ~ ~ ~ ~ o u l o uLe s a (riv., i n , Montpellier) - 160, 162. Petrarca F. ( e n petrarchismo , ) 22, 24, 30, 34, 42, 44, 131-32. Peyrat N. - 161. Peyre Sully-Andr ( 1890-1961) 175-78, 179, 182-85. Peyron Alexandre ( 1889-1916) 174, 177. Peyrot Claude (1709-1795) - 8283, 85. Peyrottes G. A. (1813-1858) - 105. Philieul Vasquin - 24. Pibrac (G. du Faur, signore di) 22, 34, 47. Piron A. - 57. Platone - 22. a Pliade, La - 11-12, 16, 20, 4244. 48. 51. ~ l i n i h- 22. Plomet. abate (sec. XVIII) - 63. 87. Plutarco - 22.

Pader Jean-Antoine (sec. XVII) 64. Palay Simin (n. 1874) - 167. Pa~on P. - 90. parnassianesimo - 130, 134-35, 148, 150, 163, 165, 170, 181. Pasauier E. - 22. ~ a u Pierre f (n. ca. 1554) - 26, 2930, 32-34. Pguy Ch. - 180. Peiresc NicolasClaude Fabri de (1580-1637) - 55.

Poncy.Alexandre (sec. XIX) - 105. Poncy Ch. - 105-06. Pons Josep-Sebasti ( 1886-1962) 185-88, 189, 191, 195. 198-99, 202-03. Pontmartin A. de - 106. Poulheure F. de - 11. Prouvencalo, Li (Le provenzali, pubblicaz. collettiva a cura di Roumanille, 1852) - 101-02, 104, 107, 114, 116, 118. Puyoo Pierre Esbarreque, abate di (sec. XVIII) - 76.

Indice analitico Quatre Dauphins, Les (riv.; assorbita poi da Le Feu) - 142. Rabelais Fr. - 14, 40, 51. Racan H. (H. de Bueil, signore di) - 71. . -. Rairnond de Cornet - 10. Rancher Joseph-Rosalinde ( 17851843) - 83. Rapin Christian (1931-viv.) - 201. Ravier Xavier ( 1930-viv.) - 201. Raymond VI (conte di Tolosa) 48. Raymond VI1 (conte di Tolosa) 48. Raymond Brenger - 25. Raymond de Soliers - 25. Raynouard Fr. - 93-95, 98, 100-01, 103, 114. Reboul Georges ( 1901-viv.) - 184, 191. Reboul J. - 105. Reclams de Bearn et de Gascougne (Echi del Barn e della Guascogna, pubblicaz. deli'o Escolo Gastou Febus , dal 1897) - 168. Regalido, La (I1 Fal, giornale, 1909) - 175. Rgnier H. de - 156. Rgnier M. - 47, 176. Reques~e des dames de Tolose... (Richiesta delle donne di Tolosa ..., op., Tolosa, 1555) - 13. u Resistenza, letteratura delia 198. Revue des Langues romanes (riv., Montpellier, 1869) - 160. Revue des Pays d'oc, La (riv.; assorbita poi da Le Feu) - 142. Revue Occitane (riv.; assorbita poi da Le Feu) - 142. Reymonenq Eusebe (sec. XIX) 96. << rhtoriqueurs - 12. Riba C. - 186. Richelieu - 59, 64. Rieu Charles (v. Charloun ). Rigaud ~ugust'e(1759-1835) - 83. Rigaud Cyrille - 83. Rilke R. M. von - 191. Rimbaud A. - 152. Ripert E. - 104.

271 Rivoluzione francese - 87-89, 91-93, 96, 98, 119, 142, 146. Robespierre M. - 99. Rochegude H.-P. de - 93-95, 101. Roize Jean ( stampatore, sec. XVII ) - 56. u romanticismo u - 92-95, 100, 102, 106-07, 116, 118, 132, 134, 150, 154, 158, 174, 177, 184-85, 198,
202.

Rossetti D. G: - 176. Rotrou J. - 71. Roucher J.-A. - 73, 77, 82. Roudil Jacques (1612-2) - 60, 6263, 69. Roumanille Joseph ( 1818-1891) 100-04, 106-08, 110-11, 112-15, 116-19, 132, 134-35, 143, 146-47, 149, 161, 164. Roumanille Rose-AnaTs - 146. Roumavagi deis troubaires (Pellegrinaggio dei t., raccolta del Congresso di Aix, 1853) - 102-03. Rouquette Max (1908-viv.) - 188189. Rouquette Yves (1936-viv.) - 201, 206. Rousseau J.-J. - 80, 151. Rousset Pierre (sec. XVII) - 69. Roux Joseph (1834-1905) - 164. Ruffi Robert (1542-?) - 32, 33-34. Saboly Nicplau (1614-1675) - 5758, 59, 171. Saint-Amant M.-A.-G. de - 67, 72. Saint-Lambert T. Fr. de - 73, 77, 82-83. Saint-Priest (intendente del Languedoc, sec. XVIII) - 77-78. Saint-Ren Taillandier - 102, 124125. 135. ~aint-salvy Bernard de (sec. XVIII) - 85. Sainte-Beuve Ch.-A. de - 106, 109, 112. Sainte-Palaye J.-B. de Lacurne de - 90. Salette Arnaud de (sec. XVI) 17-18. Salluste du Bartas Guiliaume de

272
( V . Du Bartas Guiilaurne de Salluste). Sand G. - 105-06, 109, 111. Sannazaro J. - 54. Saurat Denis (1890-1958) - 195-96. Sauvages Boissier de, abate - 90, 95. Scaligero G. C. - 78. Scarron P. - 72, 78, 80. Schlegel A. W. von - 95. Secret, Lou (I1 Segreto, giornale, 1918-19) - 175. Sguier J., abate - 90-91. Sguin (stampatore avignonese, sec. XIX) - 114, 122. Sguy J. - 22. Serrnet, padre - 88. Shakespeare W. - 133. Sicard Ernile (sec. XIX-XX) - 142. << simbolismo >> - 130, 135, 175, 183, 203. Sismondi J X h . de - 94. u Societat d'Estudis Occitans (T* losa, 1936; poi u Institut d'Estudis Occitans , 1945) - 185. << Socit des Langues rornanes (tiv., Montpellier, 1869) - 160. Souleiado, Li ( I giorni di sole, raccolta collettiva dei felibri parigini, 1904) - 147. Stael, madarne de - 94. Suberroques Gilbert - 206. << surrealisrno fi - 193, 195-96, 201, 203.

Lo letteratura occitanica moderna


Tolstj L. - 151. Toulet P.-J. - 183. Tramontane (riv. rossiglionese) 199. Treilon G. de - 11. Trernblay J. de - 61. Trs-Humblos et TrPs-Respectoususous Remounstra~os ..., Las (Le umilissime e rispettosissime rimostranze..., op.) - 87-88. Trilussa - 110. Tristan 1'Hermite (Fr. 1'Herrnite du Souliers, detto) - 71. Tronc Michel (sec. XVI) - 32, 3536. Tronc de Codolet Palarnde (sec. XVII) - 57. Truchet Miche1 de (sec. XIX) 96-97, 98, 108. Tzara T. - 193.
<< ugonotti - 26, 35, 61, 67. << umanesimo " - 247 553 'O0,

165. Valry P. - 134. jean de (sec. XVII ) - 72. varchi B. - 24. verdaguer J. - 185-86. veriaine p. - 134-35, 148, 160, 182, 186. Vermenouze Arsne (1850-1910) 170. Vestrepain Louis ( 1809-1865) 105. Veuillot L. - 113. Vians Elie (sec. XIX-XX) - 175, 179. Vians Jean-Calendal (1913-viv.) 179. Viau Th. de - 47, 61. Virgilio ( e N virgilianesimo ) - 4344, 64, 66, 72-73, 93, 99, 103104, 106, 118, 121, 164. Vittorio Amedeo I1 di Savoia - 84. Voltaire - 79-80. Vossler K. - 12. Wagner R. - 129. Watteau J.-A. - 82. Zerbin Gaspard (1590-?) - 55-56, 84. Zola E. - 125-26, 133, 140, 152.

Taine H. - 142. Tallemant des Raux G. - 60. Tandon Auguste (1759-1824) - 96, 98. Sassoni A. - 83. Tavan Alphonse (1833-1905) - 116117. u teatro - 36, 38, 40, 51, 54, 5556, 59-60, 65, 69-71, 84-86, 105, 127, 132-34, 181, 190, 203. Teocrito - 103, 106. Terro d'oc, Ln (La Terra d'oc, riv.; gi Le Lengodoucian) - 163. Thibaudet A. - 137. Thierry J.-N,-A. - 95. Thiers L.-A. - 126. Thomson J. - 82. Tibullo - 97.

INDICE GENERALE

. . . . . . . . . . . . . pag. DALL'ANTICA ALLA NUOVA LETTERATURA . . . . La sclerosi della letteratura trobadorica, 9. La francesizzazione dei paesi d'oc, 1 1 . L'inflessione dialettale a Tolosa e ad Aix, 13. 11. LA RINASCENZA DEL XVI SECOLO . . . . . . I1 risveglio della coscienza letteraria occitanica, 16. I1 momento guascone, 17. La possibilit d'una letteratura nazionale: Pey de Gar: ros e Salluste du Bartas, 18 - Un poeta <<popolare Auger Gaillard, 21. Il momento provenzale, 23. La Provenza mitica di Nostredame, 24 - Un poeta moderno: Bellaud, 26 - Fra Marsiglia e Salon: Ruffi, Paul, Trone, 32 - Uno scrittore u sociale : Brueys, 36. I1 momento tolosano, 40. Ronsard in Guascogna: Bertrand Larade, Andr du Pr, 42 - I1 mito di u Nostre Enric e la nazione guascone: Jean de Garros, Guillaurne Ader, 44 - Un poeta cittadino: Godolin, 47. Ai limiti del territorio d'oc, 51. 111. L'ETA DEL CLASSICISMO FRANCESE . . . . . I1 complesso d'inferiorit della provincia, 53. Provenza, 55. Sulla traccia di Brueys: una letteratura di costume, 55 - I << n&ls di Saboly, 57. Bas-Languedoc, 59. I1 teatro di Bziers, 59 - Una triade: Sage, Roudil, Fizes, 60. Tolosa e la regione tolosana, 64. Fra i seguaci di Godolin, 65 - I1 teatro e Cortete, 69 - La moda del burlesco e Virgilio travestito: verso una letteratura << patoisante s, 72. Letteratura religiosa, 73. IV. LA CRISI DEL XVIII SECOLO . . . . . . . P

Premessa
I.

5 9

16

53

75

274

Indice generale

La sotto-letteratura degli abati, 75.


Un testimone dei tempi: I'abb Favre, 76. ' Elegiaci e descrittivi, 82. I 1 teatro d'oc, 84. I n d l s e la libellistica del periodo rivoluzia. nario, 87. I germi della rinascenza, 89. V. LA RINASCENZA DEL XIX SECOLO . . . . . . pag. 92 Alle origini del felibrismo, 92. La riscoperta dei trovatoci, 93 - I precursori dei felibri: la borghesia legittimista in Provenza, 96 - Le prime pubblicazioni collettive, 101. Gli esclusi del felibusmo, 104. I poeti-operai e Jasmin, 105 - L'ambiente marsigliese e Victor Gelu, 107. La scuola avignonese, 111. La battaglia di Joseph Roumanille, 112 - La riunione di Font-Segugno, 115 - I a juvenilia. di Mistral, 117 Un'opera provenzalista: a Mirio >p, 120 - La Causa >p provenzale, 123 - Gli esiti dell'opera miseraiiana, 126 I1 dramma di Aubanel, 131. VI. FELIBRISMO E LETTERATURA . . . . . . . 137 L'espansione del felibrismo e i suoi problemi, 137. Organizzazione e azione del felibrismo, 137 - La lingua dei felibri, 143. Letteratura felibristica, 144. In Provenza: sulla scia di Mistral e di Aubanel, 145 La scuola di Marsiglia e Valre Bernard, 150 - I1 mito della Camargue: Folco de Baronelli e Joseph d'Arbaud, 155. I1 felibrismo rosso, 159. Repubblica, federaiismo, albigenismo, 160 - I1 nuovo classicismo cccitanico di Estieu e P~rbosc,163 - Miche1 Camlat e gli echi del mistralismo in altre province d'cc, 167. VII. LE LETTERE D'OC NEL NOSTRO SECOLO . . . . . 172 Provenza e Occitania, 172. I mistraliani, 174 - Gli occitanici, 185.

Bibliografia Indice analitico

. .
.

. . . . . . . . .
.

211 263

PIANO GENERALE DELL'ENCICLOPEDIA


< ( Le letterature del mondo P una collana organica di storie letterarie articolata in cinquanta volumi. L'opera costituisce un punto di riferimento fondamentale per la conoscenza dell'immenso patrimonio letterario accumulato dall'umanit nel corso dei secoli.

Sono segnati con asterisco i volumi gi usciti


PINTO(deU9UniversitAdi Napoli), ROSAROSSI (dell'universit di Catania), La letteratura spagnola dal Siglo de Oro al Novecento FRANCESCO PICCOLO (dell'universit di Roma), La letteratura portoghese GINO LUPI (gii delllUniversit di Milano), La letteratura romena GUIDOCALGARI (del Politecnico di Zurigo), Le quattro letterature della Svizzera ANTONIO MOR (dell'universiti di Genova) e JEANWEISGERBER (dell'universiti di Bruxelles), Le letterature del Belgio J. C. BRANDT CORSTIUS (dell'universit di Utrecht) e GERDA VAN WOUDENBERG (dell'universit di Roma), La letteratura olandese CARLO GRUNANGER (dell'universit di Milano), La letteratura tedesca medievale VITTORIOSANTOLI (deU1Universit di Firenze), La letteratura tedesca moderna MARIOPRAZ(dell'universit di Roma e dell'Accademia

Le letterature delllEuropa
1. SALVATORE BATTAGLIA (del-

2.

* 3.

4.

5.

6.

7.

l'universit di Napoli), La letteratura italiana dal Medioevo al Barocco SALVATORE BATTAGLIA, La letteratura italiana dall'Illuminismo al Novecento ANTONIO VISCARDI (dell'universiti di Milano e dell'Accademia dei Lincei), Le letterature d'Oc e d'oil GIOVANNI MACCHIA (dellPUniversit di Roma e dell1Accademia dei Lincei), La letteratura francese dal Medioevo al Seicento GIOVANNI MACCHIA, MSSIMO COLESANTI (dell1Universit di Roma), LUIGI DE NARDIS (dell'universit di Milano), La letteratura francese dall'Illuminismo al Novecento CARMELO SAMONA (dell'universit di Roma), ALBERTO VARVARO (dell'universit di Napoli), GUIDO MANCINI (dell'universit di Pisa), La letteratura spagnola dal Cid a Don Chisciotte~ CARMELO SAMONA (deli'universit di Roma), MARIO DI

dei Lincei), La letteratura inglese dal Medioevo all'llluminismo


* 16. MARIOPRAZ,La letteratura

* 27. BRUNOLAVAGNINI (dell'universit di Palermo e dell'Accademia dei Lincei), La letteratura neoellenica

inglese dai romantici al NOvecento

Le

* 17. MARIO GABRIELI (del191stituto Universitario Orientale di Napoli), Le letterature della Scandinavia (danese-norvegese-svedese-irlandese)

letterature delllAsia delllAf rica

* 28. SERGIODONADONI (deU9Universit di Roma), La letteratura egizia

* 18. LAVINIA PICCHIO BORRIE(deU1Istituto Universitario Orientale di Napoli), La letteratura bulgara con un profilo della letteratura paleoslava
RO

* 29. GIOVANNI RINALDI (dell'universit di Trieste), Le letterature antiche del Vicino Oriente (sumerica, assira, babilonese, ugaritica, ittita, fenicia, aramaica, nord e sudarabica)

* 19. RICCARDO PICCHIO(dell'universit di Roma), Lo letteratura russa antica

* 30. ENRICOCERULLI (dell'Accademia dei Lincei), Lo letteratura etiopica con u n profilo delle letterature dell'oriente cristiano 31. FRANCO MICHELINI TOCCI (dell'universit di Venezia), La letteratura ebraica

* 20. ETTORE LO GATTO (dell'universit di Roma e dell'Accademia dei Lincei), La letteratura russa moderna

* 21. ETTORE LO GATTO, La letteratura russo-sovietica

* 32. FRANCESCO GABRIELJ (dell'universit di Roma e dell'Accademia dei Lincei), La letteratura araba

* 22. MARINA BERSANO BEGEY (dell'universit di Torino), La letteratura poacca

* 23. BRUNO MERIGGI (dell'universit di Milano), Le letterature ceca e slovacca con u n profilo della letteratura serbo-lusaziana

* 33. ALESSIOBOMBACI (deU'Istituto Universitario Orientale di Napoli), La letteratura turca con u n profilo della letteratura mongolo di L. Hambis

* 24. BRUNOMERIGGI,Le letterature della Jugoslavia

* 34. ANTONINO PAGLIARO (dell'universit di Roma e dell'Accademia dei Lincei), ALESSANDRO BAUSANI (dell'Istituto Universitario Orientale di Napoli e delllAccademia dei Lincei), La letteratura persiana ALESSANDRO BAUSANI, Le letterature del Pakistan (urdu, panjabi, sindhi, beluci, bengali-pakistana). La letteratura afgana (pasc'to)

* 25. F o ~ c o TEMPESTI (dell1Universit di Torino), La letteratura ungherese

* 26. Le letterature dei Paesi Bal-

tici (Finlandia, Estonia, Let- * 35. tonia, Lituania) sotto la direzione di GIACOMO DEVOTO (dell'universit di Firenze e deli'Accademia dei Lincei)

* 36. VITTORE PISANI(dell'univer-

sit di Milano), L. P. MISHRA (dell'universit di Venezia), Le letterature dell'India con un profilo della letteratura del Tibet di Giuseppe Tucci (presidente del1'Is.m.e.o.)

(dell'universit di Roma), La letteratura braxiliana

Le letterature classiche * 43. RAFFAELE CANTARELLA (dell'universit di Milano e dell'Accademia dei Lincei), La letteratura greca classica * 44. RAFFAELECANTARELLA, La letteratura greca dell'et ellenistica e imperiale 45. SALVATORE IMPELLIZZERI (dell'universit di Bari), Lo letteratura bizantina * 46. ETTOREPARATORE (dell'univetsit di Roma e dell'Accademia dei Lincei), La letteratura latina dell'et repubblicana e augustea * 47. ETTOREPARATORE, La letteratura latina dell'et imperiale 48. LUIGI ALFONSI(delllUniversit di Pavia), La letteratura latina medievale * 49. MANLIO SIMONETTI (dell'universit di Roma), La letteratura cristiana antica greca e latina con una introduzione di Giuseppe Lazzati

* 37. ALESSANDRO BAUSANI, Le let-

terature del Sud-Est Asiutic0 (birmana, siamese, laotiana, cambogiana, uii?tnamita, giavanese, malese-indonesiana, filippina) l'Istituto Universitario Orientale di Napoli), La letteratura giapponese. La letteratura coreana Research Feow all'universit di Hong Kong), Lo letteratura cinese

* 38. MARCELLO MUCCIOLI (del-

* 39. GIULIANO BERTUCCIOLI (gi

Le

letterature Americhe

delle

Due

* 40. CARLOIZZO (dell'universit

di Bologna), La letteratura nord-americana

* 41. GIUSEPPEBELLINI(dell'universit di Venezia), La letteratura ispano-americana dalle letterature precolombiane ai nostri giorni

Letterature varie * 50. FAUSTAGARAVINI (dell'universit di Bologna), La letteratura occitanica moderna

Completa l'opera un volume di indici

LETTERATURE DEL MONDO


Enciclopedia universale delle letterature diretta da Riccardo Bacchelli Giovanni Macchia Antonio Viscardi

Fausta Caravini, nata nel 1938, laurcuta a Firenze con Gianfrunco . Contini, docente di Lingua e Letteratura francese all' Universitu di Bologna. Oltre che a tali materie ( s i ricorda la sua traduzione integrale Jegli Essais di Montaigne, Milano, -4delphi, 1966), ella si dedicata iiz modo particolare alla letteratura J'oc, pubblicando un importante volutne (L' Empri dou Soulu. La ragione dialettale nella Francia d'oc, i'ililano - Napoli, Ricciardi, 1967)-.-che zostituisce 'la piima interpretazione C-ortzpletae scientificametzte, autorevole della rinascenza-occitanica dall' Ottocento ad oggi, nella corizice della storia letteraria e sociale jrancese e europea. Prolungati ~oggiori7idi studio non solo (i Parigi, nzu uizche nei maggiori cciztri universitari e cuiturali della Francia meridionale, sono alla base di quel volume cos come della presente opera.

L'opera segue l'evoluzione della letteratura d'oc dal XVI secolo ai giorni nostri. mettendo in luce momenti sconosciuti o n~isconosciuti, come la notevolissima rinascenza del XVI-XVII secolo, o rivedendo luoghi comuni e schemi abusati, in particolare per la seconda rinascita di questa letteratura, prodottasi nel XIX secolo col Felibriano, di cui sono individuate radici e ragioni storiche, culturali e politiche e attentamente analizzati gli sviluppi. Attraverso tale articolato esame delle varie scuole, nelle diverse province e secondo le differenti situazioni storiche, siamo condotti fino alle generazioni contemporanee che, operando sulla base d'un ricco passato, tentano una radicale trasformazione dell'ered i t i ricevuta. cos offerta una coerente sistema~jone d'una tradizione letteraria di non facile inquadramento e scarsamente nota (dove si eccettui i il caso di Mistral, la cui p o e s i ~ fu esportata in tutta Europa), ma conti- i/ nuamente e attualmente vitale un aspetto insolito del volto letterario di Francia. f

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Design. Leonardo Mattioli