Sei sulla pagina 1di 344

ELIETTE ABCASSIS

QUMRAN
(Qumran, 1996)
A Rose Lallier,
questo libro nato da una sua visione.
Chiunque abbia osato indagare
Su queste quattro cose:
Cosa c' al di sopra?
Cosa c' al di sotto?
Cosa c'era prima del mondo?
Cosa ci sar dopo di esso?
Sarebbe stato meglio per lui non essere mai nato.
Talmud di Babilonia, Haghigah, 11b.
PROLOGO
1
Il giorno in cui il Messia rese lo spirito, il cielo non era n pi n meno
scuro di ogni altro giorno; nessuna luce, come un segno miracoloso, lo
rischiarava. Il sole era nascosto da spesse nebbie, ma i suoi raggi riuscivano a trafiggerne il fondo opaco. Le nubi annunciavano una pioggia sottile
o foriera di grandine, di quelle mai venute a rinfrescare il terreo paesaggio.
Le tenebre non erano profonde sopra la regione, mentre il cielo emetteva
ancora un fievole lucore.
Era un giorno come gli altri insomma, n triste n allegro, n buio n
chiaro, non straordinario, ma nemmeno del tutto comune. Forse la normalit era un presagio di questa assenza di presagi: non so.
Fu un'agonia lenta, difficile. Il suo respiro pass all'eternit dopo un lungo gemito, di una disperazione immensa. I suoi capelli e la sua barba scolorita non espressero pi l'ardore della saggezza, dispensata ovunque come
una cura o una guarigione. Il suo sguardo perse quella fiamma che l'aveva
sempre ravvivato quando, con passione, aveva recato a tutti le sue buone
parole e le profezie, predicendo l'avverarsi di un mondo nuovo. Il suo corpo strizzato come un panno lavato, devastato, era soltanto sofferenza, con-

tusioni e piaghe aperte. Le ossa risaltavano sotto la carne, come macabre


strie. La sua pelle avvizzita, come un abito lacerato, a brandelli, simile a un
sudario a pezzi, era un rotolo prima spiegato poi profanato, una pergamena
vetusta le cui lettere di sangue erravano intorno alle linee scarificate, fra
cancellature e pentimenti, formando uno scarabocchio. Le sue membra
distese, trafitte dai chiodi, macchiate di chiazze violacee, sembrarono curvarsi. Dalle sue mani forate, raggrinzite per il dolore, col il sangue; una
lava tiepida, scaturita dal cuore, risal fino alla bocca inaridita, priva di
quelle parole d'amore che il Messia amava tanto pronunciare, prostrata in
un'espressione muta di paura e di sorpresa, l'ultima prima della crisi. Il suo
petto, come un agnello intrappolato dal lupo, si sollev di colpo, e sembr
che il suo cuore stesse per balzarne fuori cos com'era: nudo, splendente,
sacrificato.
Poi s'irrigid, inebriato del proprio sangue come di un vino sprizzato dal
torchio. L'orrore e ogni altra espressione abbandonarono i tratti tirati del
suo pallido volto, tranne l'innocenza che si dipinse negli occhi in deliquio e
sulla bocca socchiusa. Il Messia stava per unirsi con lo Spirito? Ma lo Spirito lo abbandonava, proprio mentre, con l'estrema speranza, lui sembrava
invocarlo e chiamarlo per nome. Non vi fu nessun segno per lui, il rabbi, il
maestro dei miracoli, il redentore, consolatore dei poveri, guaritore dei
malati, dei folli, dei paralizzati. Nessuno poteva salvarlo, nessuno, nemmeno lui stesso.
Gli diedero un po' d'acqua. Lenirono le sue sofferenze con un colpo di
spugna. Alcuni sostennero che un lampo tracci all'orizzonte una riga luminosa, ad altri parve di averlo sentito invocare suo padre con una voce
potente che risuon a lungo, quasi discendesse dai cieli. Inevitabilmente, il
Messia soccombette.
Era gi anziano, ma non malato. I membri della comunit pensavano che
forse era immortale ed erano divisi tra l'attesa di un avvenimento - la sua
morte, la sua riapparizione, la sua resurrezione - e quella del non avvenimento che la sua longevit implicava: l'eternit. Cos, morisse o vivesse, si
sarebbe trattato di un miracolo.
Era un pomeriggio d'aprile. Secondo i numerosi medici che lo seguivano, il coma sopravvenuto con un giorno d'anticipo si doveva a collasso
cardiaco. Fra le tre e le tre e mezzo del pomeriggio, cessarono le trasfusioni. Il corpo venne trasferito in ambulanza dall'ospedale, luogo dell'agonia,
al suo domicilio. Qui fu posato a terra e ricoperto da un drappo, secondo la

tradizione. Poi venne aperta la stanza dove il rabbi pregava, studiava e


leggeva, e i fedeli recitarono i testi sacri. I tanti che lo amavano vennero a
rendere l'estremo omaggio al loro maestro, molto onorato presso le migliaia dei suoi discepoli che avevano fede in lui credendolo il Re Messia,
l'apostolo dei tempi nuovi, il precursore di un altro regno, colui che attendevano da cos tanto, dalla notte dei tempi.
Le visite si prolungarono fino a sera. Poi il corpo venne adagiato dentro
una bara fabbricata col legno della fatica e della preghiera, quello della
grande scrivania di quercia sulla quale il rabbi aveva passato tante ore di
studio. Intorno alla casa della morte, il servizio d'ordine della polizia riusciva a stento a contenere tutta la folla. In citt il traffico era bloccato; nessuna automobile riusciva ad aprirsi un passaggio in mezzo a quella massa
compatta di uomini vestiti di nero, di donne in lacrime e di bambini in tenera et che, a centinaia di migliaia, si erano radunati per piangere il rabbi.
Alcuni si tenevano la testa fra le mani, accasciati. Altri urlavano il loro
dolore in mezzo alla strada. Altri ancora, qui e l, danzavano al ritmo di
melodie chassidiche lamentose o vivaci cantando su arie conosciute: Vivr il nostro maestro, il nostro rabbi, il Re Messia. Non sembrava andassero a una sepoltura; aspettavano la Resurrezione, il tempo della fine dell'Esodo seguito da quello della Liberazione. Allora avrebbero finalmente
potuto riconoscere di essere nella terra d'Israele e chiamare loro quel paese. Non lo aveva forse detto attraverso parabole e allusioni? Lo avevano
compreso. Tanta sofferenza, tanta dispersione. Troppi soprusi ed esecuzioni. Pi tardi sarebbe finito tutto questo? Pi tardi era troppo lontano. Era
lui, qui e ora, che attendevano: lui, dopo tanto tempo.
I funerali furono rimandati all'indomani della morte, per consentire a tutti di essere presenti. L'aeroporto Ben Gurion era gremito di chassidim di
tutti i paesi, che avevano precipitosamente preso l'aereo da New York,
Parigi o Londra.
Appena i discepoli uscirono dalla casa, vennero assaliti da quelli che volevano avvicinarsi al rabbi per l'ultima volta. Poi, diedero l'avvio alla processione verso il cimitero, seguiti da una folla nera e raccolta, simile a un'immensa vedova incappellata e velata, scossa dai singhiozzi. Poi il corteo
cominci la salita verso il cimitero di Gerusalemme, appollaiato sul Monte
degli Ulivi.
Lentamente, in silenzio, lo portarono fino alla pietra che segnalava il
luogo dove riposavano da trecento anni i precedenti rabbini della medesi-

ma discendenza. I tre segretari del rabbi pronunciarono il kaddish. Vennero recitate le preghiere in uso.
Poi il discepolo preferito del rabbi, quello che egli amava fra tutti, prese
la parola e cos si espresse: Fratelli e sorelle! Gerusalemme, la porta dei
popoli, stata scardinata quest'oggi, le sue mura distrutte, le sue torri demolite; e la sua polvere rastrellata: e ora, ecco, somiglia a una pietra arida.
Il rabbi, nostro maestro, non pi con noi come prima. Siamo rimasti orfani in questa terra, le nostre dimore sono desolate, il nostro animo prostrato, mangiamo le nostre lacrime al posto del pane, mentre gli occhi ci si
consumano e la gola diventa secca. Ma il popolo che cammina nelle tenebre vedr ben presto una grande luce. Guardatevi intorno! L'esercito di Dio
pu contare su ventimila uomini, e su molti di pi ancora. Dappertutto, ci
si prepara: ciascuno secondo i suoi ritmi e le sue credenze, tutti si armano
e si uniscono nel grande formicaio dei tempi nuovi.
Intorno a noi si consuma il mondo in rovina. Le nostre case sono come
armature che ci proteggono contro le innumerevoli turpitudini delle citt
tentacolari, Sodoma e Gomorra dai volti di acciaio e plexiglas. Noi chiudiamo gli occhi davanti alla depravazione, allo stupro e alla lussuria; le
stirpi maledette di umani sconvolti, bestie scheletrite che urlano al chiaro
di luna, vagano nelle strade deserte e, con gli occhi fuori dalle orbite e la
lunga capigliatura incollata alla debole nuca, uccidono senza scopo la facile preda, il bambino indifeso e la donna sola. Fuori dalle nostre case la
malattia si propaga e imperversa in tutti i continenti. Come una nuova lebbra, separa gli uomini gli uni dagli altri e ammassa gli infermi negli ospedali, ultimi templi di morte in cui ci si adopera pi che per la guarigione,
contro la Redenzione, sempre pi lontano dalla Resurrezione, dall'attesa
della fine, annunciata profeticamente, irrevocabilmente, dai preti vestiti di
panni bianchi. All'intorno, la terra maledetta, pattumiera nauseabonda,
devastata dalla tecnica e dal suo cascame, prosciugata, bruciata dal sole,
invasa dal deserto, disertata dalle acque; la terra vomita e sputa in malsane
convulsioni, con le ossa sotterrate alla rinfusa e il sangue ancora fresco
dell'ultima guerra, massacro o genocidio. Non vedete? Il fumo sale, il fiore
cade, l'erba inaridisce. Questa terra sar presto il territorio del gufo e del
riccio, della civetta e del corvo. Fratelli miei, noi siamo in un altro tempo,
alla fine del tempo.
Il giorno parla all'altro giorno, la notte lo sussurra all'alba che nasce, le
gocce di rugiada palpitano sotto il vento nuovo e recano la notizia: ecco il
rabbi, ecco il Messia che si risveglia dal suo sonno di secoli, che si alza e

risuscita i morti per salvare il mondo. E gi si manifesta come colui che


affina e purifica l'oro. E gi si avvicina a noi per giudicarci. Ecco che viene
il giorno, incandescente come una fornace, e tutti gli orgogliosi e coloro
che commettono azioni malvagie saranno come stoppia, e il giorno che
viene li far bruciare con il suo fuoco inestinguibile. E su coloro che temono il suo nome, si lever il sole della giustizia, e i loro occhi lo vedranno e
diranno: l'Eterno magnifico. E quelli che non vedono saranno distrutti
dall'immensa vendetta dell'Eterno: e cos il suo nome verr glorificato.
Allora i pi intimi del rabbi uscirono dal cimitero per lasciare posto alle
miriadi di fedeli che attendevano alla porta e che entrarono a loro volta
fino a ora tarda in quella notte senza ombra, oscura come tutte le altre notti. Forse era necessario che uscisse dalla tomba per ascendere ai cieli, ma
nessuno lo vide. O forse, quelli che erano l non ne parlarono. O meglio, la
notte della sua sepoltura era semplicemente come era stato il giorno: il
cielo non era n pi chiaro n pi scuro; nessuna luce lo rischiarava come
un segno miracoloso. La luna, nascosta da una spessa nebbia, non era n
piena n rossa. Nuvole grigiastre, appena sbiancate dal fondo nero, annunciavano una pioggia fine o foriera di grandine, che non venne mai a rinfrescare quel paesaggio terreo e pesante. I cieli non svanirono come fumo e
non si arrotolarono come una pergamena. La terra non si frantum disperdendosi in polvere, non vacill come un ubriacone, non venne scossa come
una fragile capanna. Il mare non si agit, e le sue onde tranquille non emisero n fango n spuma. Le montagne non colarono, e non si fusero al fuoco. Il Saron non era desolato come l'Arava; il Bashan e il Carmelo non si
erano spogliati della loro bellezza. N cieli nuovi, n terra nuova e nessun
regno mai visto prima: la terra, laggi, era sempre la stessa. Chi si era rinchiuso come un prigioniero dentro le grotte, chi vi si era rintanato quaranta
giorni di seguito per leggervi il documento sigillato? La giara del vasaio
non si era frantumata in mille piccoli pezzi, e nessun coccio poteva servire
per prendere il fuoco dal focolare o per attingere acqua dalla pozza. La
giara del vasaio era piena. Conteneva mille tesori divini e gli scavi erano
ricchi di cocci.
Il vino nuovo non era amaro, la vigna non era deperita, e gli agnelli appena nati non gemevano pi del consueto. Non era cessato il ritmo gioioso
dei tamburelli, e il delizioso suono dell'arpa riecheggiava ancora nelle case. La citt non era stata frantoiata come le olive, n racimolata come l'uva
quando finita la vendemmia. Gerusalemme, la porta dei popoli, non era

affatto la citt della pace, dalle pietre fuse di zaffiri, le merlature di rubini e
le tele gonfiate dal vento. Il Tempio nel suo seno non si era per nulla ricostruito in cipresso, olmo, o bosso. Tutto era calmo, silenzioso, non si udiva
il rumore concitato della vita, n quello proveniente dal Tempio, n quello
dell'Eterno, venuto a rendere la pariglia ai suoi nemici, a mettere contro di
loro il soffio della sua collera, a esercitare su di loro terribili rappresaglie e
furiose punizioni.
Tuttavia, avrebbe potuto esserci un segno, un infimo indizio che manifestasse che tutto non era poi cos normale. Qualcuno avrebbe potuto farlo
rilevare, all'occorrenza. Infatti, i medici si erano ingannati. Era cos vecchio, ma tuttavia cos robusto e vigoroso quando teneva i suoi sermoni
attraverso il mondo, con le persone che riceveva senza fine, con i consigli
che prodigava al telefono o a casa sua, privatamente o in pubblico, per
scritto o a voce, di persona o con la mediazione dei suoi discepoli. Era
l'ultimo della discendenza e non aveva figli; ed era come se si aggrappasse
alla vita affinch questa durasse il pi possibile. Era cos vecchio da non
essersi accorto di nulla. Da molto tempo i suoi discepoli avevano previsto
questo momento, con apprensione o con paura; lo avevano predetto, e avevano adattato la realt alle loro dichiarazioni, alla loro scienza profetica.
Ma chi avrebbe potuto sapere, quando lui stesso annunciava la sua prossima fine e la sua futura resurrezione?
Tuttavia non era morto per un cedimento sopravvenuto all'improvviso;
era stato ucciso da uno choc violento, da un brutale colpo alla testa, che lo
aveva immerso nel torpore. Ma questo non lo sapeva nessuno. Nessuno
tranne me, che non possiedo l'onniscienza.
Poich il rabbi non era morto di morte naturale. La sua ora era suonata
per mano dell'uomo che lo aveva richiamato a Dio. Poich il rabbi, in verit, non era morto di morte naturale: lo avevano ucciso. Io, l'ho assassinato.
Poich ecco, un giorno viene, infocato come una fornace, e tutti gli
orgogliosi, e tutti coloro che commettono l'iniquit diventeranno come
stoppia; e quel giorno che viene li incendia, ha detto l'Eterno degli Eserciti, e non lascia loro n radice n ramo.
2
Sono nato nell'anno 1967 dell'era cristiana, ma la mia memoria ha cinquemila anni. Mi ricordo i secoli trascorsi come se li avessi abitati, poich

la mia tradizione li ha vissuti attraverso tutte le parole, gli scritti e le esegesi pronunciati nel corso del tempo, accumulati e aggiunti pezzo per pezzo o perduti definitivamente; ma ci che resta oggi dentro di me, forma
una traccia il cui contorno lineare si disegna attraverso le gesta delle famiglie e delle generazioni, prolungandosi cos, progressivamente, verso la
discendenza. Non sto parlando della storia, questa sfilata di figure immobilizzate nella cera e nella pietra tombale dei musei che, in una morta eternit, fanno voltare le pagine impavide e inamidate dei libri. Sto parlando
della memoria che si sfoga nei ricordi che continuano a vivere e nei pensieri che non si sottomettono all'ordine cronologico, dal momento che il
trascorrere del tempo non conosce n il metodo n l'avvenimento, tenaci
pregiudizi della scienza, ma solo il senso intimo delle cose, cio dell'esistenza. La memoria trova il suo elemento nel presente, con l'introspezione
e la scomposizione minuziose: vi scopre l'assenza e l'irrealt del suo essere, non essendo che l'enunciazione diretta di ci che passa e, passando,
gi passata e dunque appartiene gi al passato.
Nella lingua che io parlo, il verbo essere non ha un tempo presente; per
dire "io sono" occorre usare il futuro o il passato e, per iniziare la mia narrazione nella vostra lingua, vorrei poter tradurre un passato assoluto, non
un passato prossimo che, nella sua perfidia, rende presente il passato mescolando i due tempi. Preferisco il passato remoto che semplicemente
trascorso tanto nella sua unicit e nella sua bella totalit che nelle sue chiuse sonorit. il vero passato del tempo passato. Il presente che viene analizzato, cos come quello che si enuncia con il passato, vengono messi da
parte in suo favore, come se il passato stesso trovasse in essi la sua propria
condizione, essendo la vera condizione di ogni cosa. Nella Bibbia che io
leggo non c' presente, e il futuro e il passato sono pressoch identici. In
un certo senso, il passato si esprime attraverso il futuro. Per esempio, si
dice che per formare un tempo passato si aggiunge una lettera, vav, al futuro. Lo si chiama il "vav conversivo". Ma questa lettera significa pure "e".
Cos, per leggere un verbo coniugato, si pu scegliere, ad esempio, tra "fece" o "far". Ho sempre adottato la seconda soluzione. Credo che la Bibbia
si esprima soltanto al futuro, e che non faccia altro che annunciare avvenimenti che si produrranno nei tempi a venire, non quelli che si sono gi
verificati. Dato che non esiste presente, e il passato il futuro.
Duemila anni fa ebbe inizio una storia che cambi la faccia del mondo
una prima volta. Il secondo mutamento operato nella stessa storia si verifi-

c cinquant'anni fa grazie a una sorprendente scoperta archeologica.


Quando dico "sorprendente", non parlo per i miei che gi sapevano dal
principio, cio dai primi tempi dell'era cristiana, ma per tutti gli altri; ed
sempre per loro che parlo di "archeologia", dato che, per me, non c' niente
di meno storico n di pi vivo che questa scienza. In un certo senso posso
dire che siamo io e i miei a farla e che ne siamo l'oggetto, ma mi spiegher
meglio pi avanti.
Questa storia di cui vi parlo, che fa parte della Storia ma che non la
mia storia, il cristianesimo. Non sono cristiano; appartengo a una comunit di ebrei religiosi che vivono ai margini, controcorrente rispetto alla
societ attuale, e che si chiamano chassidim. In quanto ebrei, per tradizione millenaria, siamo consacrati al compito di trascrivere le parole e i fatti
importanti per conservarne la memoria. Ecco perch sto compiendo il mio
dovere: scrivere questa storia nella sua verit ed esattezza il mio unico
scopo.
Devo dire innanzitutto che i chassidim non cercano n di convincere n
di convertire i popoli. Cos, non scrivo per essere letto; ho appreso dai miei
padri e dai padri dei loro padri che le cose e i pensieri vanno riposti e conservati segretamente in un piccolo angolo di mondo: non in vista dell'attualit e dei lettori presenti, dal momento che avendo una vocazione monastica noi viviamo in disparte da tutti, ma per i lettori futuri, le generazioni a
venire che sapranno scoprire e comprendere: scoprire i nostri segreti e
comprendere la nostra lingua. Non scrivo per me stesso, poich la scrittura
non n uno sfogo n un'effusione empia e pagana. Per me e per i miei la
scrittura sacra, un rito a cui mi presto quasi controvoglia, con il gusto
del dovere. il mio modo di pregare, di domandare perdono, di compiere
un sacrificio.
Ma devo confessare che non sono uno scriba scrupoloso. Non ho l'amore
del particolare. Mi dirigo a grandi passi verso il senso, come un corridore o
un saltatore di corsa a ostacoli. La bellezza non il mio forte, come tutte le
cose riguardanti la vista. La scrittura non la mia estasi. Vi metto davvero
poco entusiasmo, anche se molta devozione. Vorrei badare soltanto ai movimenti poich sono gesti e verbi: movimenti e nessuna descrizione. Avrei
voluto comunicare direttamente il senso all'interiorit. Ma pu esistere
un'interiorit senza forma? Questa, comunque, non sar il velo ingannatore
e opaco della bellezza che non rivela mai niente se non se stessa: uno
splendore vuoto. Il Talmud insegna che non bisogna ammirare i paesaggi,
le belle piante o gli alberi graziosi che si incontrano sul proprio cammino

mentre si sta studiando: Chiunque studi camminando lungo una strada, e


interrompa lo studio per dire "com' bello quest'albero, com' grazioso
questo cespuglio", merita la morte. Credo che la mia interiorit abbia mantenuto sempre questa piega. Sono miope: per scrivere tolgo gli occhiali.
Quando rialzo gli occhi, ho davanti a me soltanto un mondo evanescente,
da cui si staccano appena certe immagini e certi gesti; altri, pi tenui, rimangono impercepiti. Quello che ho davanti cos vago che, pi che vederlo, lo indovino. Forse mi sono ingannato. Sar riuscito a non dire altro
che quella parola che mia e soltanto mia? Voglio tuttavia mettere in movimento le lettere e, attraverso la luminosit delle parole, dire, non ci che
fui, ma ci che sto per essere, ci che sar. Chi sapr leggermi, decifrer il
futuro per mezzo del passato, la sintesi per mezzo dell'analisi, l'abbozzo
per mezzo dell'esegesi. Poich io m'invento con le mie interpretazioni, e
mi comprendo attraverso il mio testo. Ogni lettera un mondo, ogni parola un universo. Ciascuno responsabile delle parole che scrive e di quelle che legge, essendo libero di fronte alla sua lettura.
Come i miei avi, scrivo su una finissima pelle d'animale, su cui, prima di
cominciare, ho tracciato linee con uno strumento acuminato per impedire
alla mia penna di allontanarsi dal suo cammino e di errare, fra le lettere,
verso l'alto o verso il basso, al di fuori delle righe segnate su cui, bisognosa, deve proseguire la sua strada. Questa linea retta, non la traccio con lo
stesso inchiostro nero che utilizzo per comporre il mio testo: un'incisione
praticata proprio sulla pelle, che deve essere abbastanza profonda affinch
la scarificazione sia visibile, senza arrivare al punto di bucare la pelle stessa. una ferita delicata, dato che certe pergamene sono pi fragili di altre,
e non tutte le pelli vengono conciate allo stesso modo. Cos, per stare attenti a non forarle, occorre saper riconoscere quelle di un colore simile
all'avorio, pi friabili di altre che si avvicinano al limone o all'avorio nero.
Proseguo con lentezza la mia fatica. Arrivato all'estremit di un rotolo,
lo cucio senza danneggiare la pelle, e attacco il seguente. Scrivo di getto,
dato che non posso cancellare il mio testo n ricominciarlo all'infinito.
Comincio, per prima cosa, chiamando a raccolta i miei pensieri e i miei
ricordi, poich non ho il diritto di sbagliare. Se, talvolta, la penna mi tradisce, la mano scivola e la memoria mi fa difetto, posso correggere il mio
errore senza farlo scomparire, tracciando una piccola lettera al di sopra o al
di sotto di quella che non avrei dovuto scrivere. Oppure, posso inserire la
lettera giusta o mancante nello spazio bianco proprio al di sopra della linea
di scrittura. Cos, per leggere il mio testo nel suo giusto senso, non bisogna

dimenticare di leggere fra le righe.


La storia che scriver non bella da raccontare. Parla tanto di crudelt
quanto di amore. Ma se la metto per iscritto, perch non posso derogare
alla legge che impone di conservare i fatti importanti; e quello che sto per
descrivere talmente inaudito che verrebbe dimenticato o negato se non lo
stendessi sulla carta. Per me, lo scriba, un modo per celebrare l'Eterno,
la mia preghiera. E per me il chassid, non vi nulla di pi importante della
liturgia, che ci rende fedeli alle prescrizioni della Legge divina. Avrei voluto trasmettere a questa terra il gusto per la vita degli angeli che circondano il trono di Dio per cantarne le lodi, ma posso narrarne soltanto le sventure. Da millenni, siamo in attesa che la perfezione del nostro culto venga
realizzata nella nuova Gerusalemme, e in questa penosa aspettativa, senza
Tempio n Citt Santa, viviamo nell'oscurit, e sostituiamo i sacrifici con
le lodi delle nostre labbra e l'offerta della nostra vita.
E cos scorre, secondo il nostro preciso calendario, con i suoi giorni e le
sue feste, la vita rituale e monastica della nostra comunit, in disparte da
tutti, durante questi millenni in cui abbiamo protetto la nostra esistenza in
dimore nascoste. Ma avevamo conoscenza del tempo che passava, e sapevamo che al di fuori di noi i nostri fratelli ebrei si perdevano tra le nazioni,
mentre noi restavamo i guardiani del Rotolo. Vivemmo cos, fino al momento in cui sopraggiunse un fatto che sconvolse la nostra esistenza: nel
1948 gli ebrei ebbero un paese, una parte della nostra comunit ottenne la
terra dei suoi antenati, l'altra rest nella diaspora per meglio attendere il
Messia.
Ma mi sto spingendo un po' troppo avanti, dal momento che qui comincia il primo rotolo della mia storia: e pure il mio lavoro di scriba.
Per amore di Sion non tacer, e per amore di Gerusalemme non mi
conceder riposo, fino a che la Sua giustizia non sorga nello splendore, e la Sua liberazione non s'accenda come una lucerna.
PRIMO ROTOLO
Il rotolo dei manoscritti
Annuncio della nascita di Isacco
Dopo questi avvenimenti, Dio apparve ad Abramo e gli disse: Ecco che
sono passati dieci anni dal giorno che sei uscito da Haran: ne hai passati

due qui, sette in Egitto e uno da quando sei tornato dall'Egitto. Ebbene,
esamina e conta tutti i beni in tuo possesso, e guarda come si sono accresciuti; sono il doppio di quelli che avevi portato con te il giorno della tua
uscita da Haran. Ora, non temere: sono con te, e sar per te un appoggio
e una forza. Sar come uno scudo su di te, e la mia protezione sar per te
un saldo rifugio. Le tue ricchezze aumenteranno enormemente. E Abramo
disse: Signore mio Dio, immense sono le mie ricchezze e i miei beni. Ma
a che mi serve tutto questo, se quando morir me ne andr tutto nudo e
senza figli, e uno dei miei servi sar il mio erede? Eliezer, figlio di [...]
sar il mio erede. E Dio gli rispose: Non sar costui il tuo erede, ma
qualcuno che uscir da [i tuoi lombi...].
Rotoli di Qumran
Apocrifo della Genesi.
1
All'origine, vi fu un mattino dell'aprile 1947. In principio, se cos si pu
dire.
Effettivamente, tutto ha avuto inizio moltissimo tempo fa, pi di duemila
anni or sono. Nel secondo secolo avanti Cristo, fu fondata una setta di pii
ebrei che davano una loro propria interpretazione dei Cinque Libri di Mos, delle sue leggi, dei suoi comandamenti. Essi criticavano violentemente
le autorit religiose e giudee di Gerusalemme e accusavano i sacerdoti del
Tempio di lassismo e corruzione. Volevano tenersi lontani dagli altri; per
questo si insediarono in un luogo deserto dove la loro comunit potesse
risiedere isolata, a Qumran, sulle rive del Mar Morto. Ogni ricchezza veniva messa in comune, affinch ciascuno potesse vivere senza preoccuparsi
dei beni materiali. Il piccolo monastero aveva i suoi sacerdoti e i suoi sacramenti, poich stimavano che quelli di Gerusalemme non fossero legittimi e che il Tempio non fosse stato costruito secondo la stretta osservanza
delle regole di purezza e impurit. Essi vissero a Qumran fino al momento
in cui i romani distrussero il luogo, nel terzo secolo della guerra giudaica.
Venivano chiamati "esseni".
O forse la genesi di tutto questo risale a circa cinquemila anni fa, quando
Dio cre il mondo, separando il cielo e la terra, affinch vi abitassero il
primo uomo e la prima donna, Adamo ed Eva. In seguito ci furono il diluvio, il tempo dei patriarchi, l'esilio in Egitto, la liberazione dalla schiavit

grazie a Mos, e il ritorno di Israele alla terra di Canaan.


A meno che tutto non sia sorto dal Caos anteriore a ogni cosa e condizione perch tutto si ordinasse, quando la terra era deserta e vuota, ricoperta dall'abisso delle acque, al di sopra del quale fluttuava il soffio supremo,
e tutto era immerso nell'oscurit. Fu allora che Dio ebbe per la prima volta
l'idea di creare il mondo, idea folle senza dubbio, dato che noi ignoriamo
tuttora perch l'abbia fatto.
Una generazione passa, e subentra un'altra generazione. Ma il mondo
rimane sempre uguale. Pure il sole si leva, e il sole tramonta, e va verso il
luogo da cui risorger di nuovo.
Ma diciamo semplicemente che tutto comincia un mattino di aprile del
1947 dopo Cristo, che tutto inizia e tutto riprende, poich non vi nulla di
compiuto prima della venuta del Messia, nulla di nuovo finch il suo astro
non briller di luce eterna.
Quel giorno, i manoscritti degli esseni furono scoperti, cos come erano
stati conservati da secoli, avvolti nel lino e sigillati dentro alte giare. Quei
rotoli erano stati scritti all'epoca in cui la setta occupava ancora gli insediamenti di Qumran. Quando si resero conto che la disfatta di fronte ai
romani era inevitabile, e che sarebbero stati presto annientati, gli esseni
nascosero i loro libri sacri nelle inaccessibili grotte delle attigue coste rocciose, per salvarli dalle mani dei conquistatori infedeli. Essi li nascosero
talmente bene, dentro i tessuti e le giare, che i manoscritti rimasero intatti
fino a quel drammatico giorno del 1947 in cui vennero riesumati. Gli uomini portarono pure alla luce le rovine del sito in cui gli esseni avevano
vissuto; dissotterrarono i resti delle loro costruzioni, delle loro abitazioni, e
degli edifici riservati alla vita comunitaria.
Penetrarono dentro altre grotte che celavano altri manoscritti, di cui si
appropriarono per farne commercio.
Ora c'era in Israele un uomo, un ebreo di nome David Cohen. Era figlio
di Noam, che era figlio di Havilio, che era figlio di Misha, che era figlio di
Aaron, che era figlio di Eilon, che era figlio di Hagai, che era figlio di Tal,
che era figlio di Rony, che era figlio di Janai, che era figlio di Amram, che
era figlio di Tsafi, che era figlio di Samuel, che era figlio di Raphael, che
era figlio di Schiomo, che era figlio di Gad, che era figlio di Joram, che era
figlio di Johanam, che era figlio di Noam, figlio di Barak, figlio di Tohu,
che era figlio di Saul, che era figlio di Adriel, che era figlio di Barzillai,
che era figlio di Uriel, che era figlio di Emmanuel, che era figlio di Asher,

che era figlio di Ruben, che era figlio di Er, che era figlio di Issacar, che
era figlio di Nemuel, che era figlio di Simeon, che era figlio di Eliav, che
era figlio di Eliezer, che era figlio di Jamin, che era figlio di Loth, che era
figlio di Elihu, che era figlio di lesse, che era figlio di Jthro, che era figlio
di Zimri, che era figlio di Ephraim, che era figlio di Mickael, che era figlio
di Uriel, che era figlio di Joseph, che era figlio di Amram, che era figlio di
Manasse, che era figlio di Ozias, che era figlio di Jonathan, che era figlio
di Reuven, che era figlio di Nathan, che era figlio di Osea, che era figlio di
Isaac, che era figlio di Zimri, che era figlio di Josias, che era figlio di Boaz, che era figlio di Joram, che era figlio di Gamliel, che era figlio di Natanael, che era figlio di Eliakim, che era figlio di David, che era figlio di
Achaz, che era figlio di Aaron, che era figlio di Jehudah, che era figlio di
Jacob, che era figlio di Yossef, che era figlio di Joseph, che era figlio di
Jacob, che era figlio di Mathan, che era figlio di Eliezer, che era figlio di
Eliud, che era figlio di Akhim, che era figlio di Sadok, che era figlio di
Eliakim, che era figlio di Abiud, che era figlio di Zorobabel, che era figlio
di Salathiel, che era figlio di Jechonias, che era figlio di Josias, che era
figlio di Amon, che era figlio di Manasse, che era figlio di Ezehias, che era
figlio di Achaz, che era figlio di Jonathan, che era figlio di Ozias, che era
figlio di Yoram, che era figlio di Josaphat, che era figlio di Asa, che era
figlio di Abia, che era figlio di Roboam, che era figlio di David, che era
figlio di lesse, che era figlio di Joped, che era figlio di Booz, figlio di Salomon, figlio di Naasson, figlio di Aminabab, figlio di Aram, figlio di Esrom, figlio di Fares, figlio di Juda, figlio di Jacob, figlio di Isaac, figlio di
Abraham.
E quell'uomo era mio padre, ed era uno studioso di grande fama in tutta
la regione, poich conosceva tutta la storia di Israele dalle origini. E pi in
particolare le origini: dirigeva in Israele lavori e scavi che avevano lo scopo di far rivivere l'antico passato. La sua passione, il suo impegno e la sua
occupazione di tutti i giorni erano l'archeologia. Egli aveva una grande
conoscenza e una grande memoria dei tempi antichi, di cui voleva ritrovare
tutte le vestigia. Aveva scritto numerosi libri sulle sue scoperte che, come
le sue conferenze, erano apprezzati da tutti, poich erano vivi; dato che
raccontava la storia come se l'avesse vissuta. E quando mio padre parlava
del passato, tutti i suoi ascoltatori avevano l'impressione di riviverlo. Quell'uomo non rievocava la storia come un'epoca trascorsa, e non si seppelliva
mai nel rimpianto dei tempi andati. Fecondava il presente attraverso il passato, e vivificava il passato con il presente. Rammentava senza posa i fatti

memorabili. Ricorda mi diceva cominciando le sue narrazioni, come se


io potessi richiamare alla mente avvenimenti accaduti duemila o centoventimila anni fa. Ma lui sembrava tener presente ogni cosa nella mente, come
se avesse vissuto tutto senza aver studiato niente.
Aveva cinquantacinque anni. La sua chioma era abbondante come quella
di Assalonne; sul suo corpo erano disegnati muscoli da guerriero, poich
era forte e combattivo come re David. I suoi occhi neri, sul suo volto raggiante di sole, erano vivi e mobili. Ma per me, egli non aveva et. Non
avevo mai temuto di vederlo invecchiare, e quando lo guardavo, pensavo
alla sentenza che amava ripetere il mio rabbi: proibito essere vecchi.
Per lo spirito divino che sembrava soffiare in lui e per la memoria che riviveva attraverso di lui, sembrava trascendere le et e il tempo, e tutti i segni
della decadenza umana. Con il suo spirito, attraversava gli ostacoli e le
vicissitudini del presente, poich era investito di un proposito pi ampio e
pi potente.
Devo precisare che, all'epoca in cui abitavo con mio padre, non mi ero
ancora unito ai chassidim. Vagavo fra la gente, poich non avevo ancora
trovato la traccia dei miei simili. Ignoravo me stesso, prima di questa seconda nascita che fu per me incontrarli. Vivevo dunque nel mondo moderno, come ogni altro israeliano. Dopo il periodo trascorso nell'esercito, mi
sono dedicato allo studio. stato alla yeshivah che ho imparato la Torah e
il Talmud. Vi avevo gi soggiornato, per la durata di tre anni, prima di fare
il servizio militare, e sentivo che quella vita reclusa e contemplativa mi
piaceva pi di ogni altra cosa, senza sapere realmente perch.
Avevo un compagno, Jehudah, con il quale studiavo la maggior parte del
tempo. Era molto istruito: figlio di un grande rabbino chassid, conosceva
tutto il Talmud a memoria. All'inizio ero molto in ritardo rispetto a lui,
dato che non ero stato educato nella religione e nella conoscenza dei testi.
Mia madre, ebrea russa, era di un ateismo militante e antireligioso, ultimo
residuo del comunismo: la sola cosa che, insieme a un indelebile accento,
aveva riportato dall'URSS. Non si osservava mai lo shabbath, a casa nostra. Mio padre sembrava avere interesse solo per l'archeologia, che per lui
in verit era il suo Talmud, il suo modo di rivivere la storia ebraica. Trascinato da mia madre, e dal temperamento razionalista degli scienziati suoi
colleghi e amici, egli non pregava, e non leggeva i testi che sulle pergamene, le pietre o i papiri. La sua specialit era in effetti la paleografia; e, riflettendoci, credo che non fosse un caso il suo aver consacrato la vita allo

studio degli antichi documenti.


La paleografia non una scienza esatta. Non pu avere la precisione della chimica n procedere per classificazioni rigorose come quelle della botanica e della zoologia. Arriverei perfino a dire che la paleografia non
affatto una scienza, anche se pu arrivare a stabilire delle date con un alto
grado di esattezza. E non fu un caso neppure se, cos come Jehudah aveva
ricevuto da suo padre gli insegnamenti dei patriarchi, le mie prime letture e
le mie sole preghiere furono quelle che la sua mano seguiva, guidando la
mia, sulle strie evanescenti dei preziosi manoscritti.
Mi insegn a esaminare minuziosamente sia il materiale sul quale lo
scriba ha tracciato le sue lettere, che la forma della scrittura adottata, poich sono indizi che permettono di determinare l'origine geografica e quella
storica del manoscritto. Quando le iscrizioni sono tracciate sulla pietra o
sull'argilla, dove estremamente difficile incidere caratteri curvilinei, la
loro forma si adatta naturalmente al materiale ed "quadrata". Tali sono
gli antichi scritti della Persia, dell'Assiria, o ancora, durante una certa epoca, di Babilonia. Al contrario, quando lo scriba utilizza papiri o pergamene, i caratteri sono rotondi e costituiscono una forma di scrittura pi corsiva, specifica di altre regioni del mondo. Mio padre mi insegn cos che il
primo fatto preso in considerazione dalla paleografia il mutamento continuo delle forme alfabetiche impiegate dalle Scritture. Egli mi insegn a
riconoscere il passaggio da un alfabeto all'altro, impresa non facile e insidiosa, poich gli inganni in cui si pu cadere nello studio della paleografia
sono numerosi. Un alfabeto antiquato pu avere utilizzato a lungo dopo
che stato adottato quello nuovo, sia per motivazioni contingenti che per
la nostalgia dello scrivano. Le epoche, che crediamo sempre distinte, tanto
la nostra visione della storia lineare, possono risultare ingarbugliate in
modo inestricabile su una pergamena, e un testo che si credeva datato in
modo definitivo, pu avere tratti di un secolo e dell'altro senza che si possa
decidere quale, tanto i segni del tempo sono ribelli al tempo.
Il paleografo dispone per fortuna di altre indicazioni: i legami e i punti
che congiungono due lettere, o ancora la posizione delle medesime in rapporto alle linee. Talvolta la scrittura mantiene una linea la cui base uniforme; talvolta essa si impiglia dall'una all'altra linea, con le lettere che si
distendono verso l'alto in variazioni considerevoli. Mio padre diceva che
anche l'uomo formato dal suo ambiente, modellato come le vocali e le
consonanti sulle pietre. Io credo che fosse anche lui come una pergamena,
un rotolo di cuoio ricoperto di lettere rotonde e collegate. Non parlava mai,

n del suo passato n della sua famiglia: pensavo che essa fosse scomparsa
nella Shoah. Malgrado la lontananza e il rigetto che manifestava per le sue
origini, mi aveva trasmesso, quasi suo malgrado, una scrittura piccola, nera
e fitta, difficile da interpretare. Inscritta dentro di me, scolpita nel mio cuore, avrei potuto decifrarla solo molto pi tardi, dopo che una serie di avvenimenti drammatici me l'ebbero svelata.
Come l'ebraico antico, cos era mio padre ai miei occhi, difficile e rischioso da interpretare. Poich l'ebraico non ha vocali, fatta eccezione per
alcune consonanti talvolta utilizzate in loro vece. Sfortunatamente, per,
queste non hanno sempre lo stesso valore, e il significato varia. Sia in loro
presenza che in loro assenza, la parola in cui si trovano non mai del tutto
chiara, a meno che il lettore non la conosca, in qualche modo, prima di
leggerla, e in questo caso utilizzi il libro come un semplice promemoria. I
testi sacri venivano sempre letti ad alta voce, e qualche volta trasmessi per
tradizione orale. Cos, la funzione della scrittura era soprattutto quella di
ricordare al lettore ci che gli era gi familiare. Per molti secoli non vi fu
nessuna difficolt, dal momento che coloro che leggevano questi documenti ne conoscevano il senso. Ma questo cadde a poco a poco nell'oblio,
e quando, circa duemila anni dopo, gli archeologi misero alla luce documenti antichissimi, i paleografi fecero grande fatica a comprendere le parole consonantiche. Come tradurre una parola come lm? Lama, lume, lima?
Qualche volta, certamente, il contesto era chiaro, ma come regolarsi nel
caso in cui non contenesse parole facilmente identificabili? Si apriva cos
la strada ai doppi sensi, alle erranze e ai dubbi: ma anche all'interpretazione e alla creazione. Come diceva un nostro rabbino, per attirare le vocali
verso le consonanti occorrono molta attenzione e molto desiderio, come
quando un uomo vuole fare una mitzwah. Cos come impossibile compiere un atto senza desiderio, la parola in potenza si materializza attraverso le
vocali, che sono frutto del desiderio stesso. Ma questo, non lo compresi
veramente che pi tardi, quando mi dovetti confrontare con la terribile
spinta dell'appetito carnale.
Mio padre mi inizi alla lettura critica dei testi e alle regole severe dello
studio. Mi insegn che la scrittura era apparsa nel Vicino Oriente verso
l'inizio del terzo millennio, non sotto forma di preghiera e di scritti spirituali, ma per necessit amministrative: fu soltanto intorno al 2000 prima
della nostra era che si cominci a impiegare la scrittura per stilare sia le
composizioni di retorica che i poemi epici o lirici.

Mi ricorder sempre dello choc che provai quando mi insegn che Mos
non aveva mai scritto la Torah di suo proprio pugno. Avevo allora tredici
anni, l'et della mia bar mitzwah, e per la prima volta decisi il mio ritorno
alla tradizione, la mia teshuvah.
Ma stato Mos a redigere questi libri sotto dettatura divina avevo
detto. Secondo il Deuteronomio, essi sono stati scritti dallo stesso dito di
Dio.
Impossibile. La Torah annovera stili troppo differenti per essere opera
di un solo autore. Si sono riscontrati tre scrittori principali: quello sacerdotale, l'helohista e lo jahvista.
Ma se questi testi sono stati redatti dalla mano dell'uomo, non sono rivelati.
Sono opera di una mano umana, ma rivelati in quanto si fondano su un
substrato di arte orale, di parole dette. All'origine la scrittura non era destinata all'uso proprio e autonomo della lettura; non serviva che da supporto,
da prontuario per preservare l'integrit del messaggio orale. Fu soltanto
parecchi secoli pi tardi, quando vennero costruite le grandi biblioteche
dell'epoca ellenistica, che il testo scritto cominci ad affrancarsi dalla lingua parlata. Infine, quando fu inventata la stampa, si verificarono le condizioni ideali per conferire alla scrittura una completa autonomia. La trasmissione dei testi ad opera dei primi scribi della Bibbia si avvicinava
dunque molto alla lingua orale. Per sfortuna, noi non possediamo alcun
rotolo dell'epoca di Mos, n di quella dell'uscita dall'Egitto, e neppure di
Esdra al ritorno dall'esilio di Babilonia. I rotoli in nostro possesso sono
vergati in generale in caratteri paleo-ebraici, impiegati dagli ebrei a partire
dalla loro entrata in Canaan. Dopo la conquista di Alessandro Magno, nel
333 a.C, nacque la scrittura ebraica quadrata o assira, tuttora in vigore. Le
due scritture, la paleoebraica e l'ebraica, l'antica e la nuova, furono in concorrenza fino all'era cristiana. L'antica, quella dei sacerdoti, simbolizzava
l'indipendenza della nazione, e ne perpetuava la storia; la nuova fu quella
dei farisei, che occupavano una posizione importante nella vita sociale e
politica. Fino a quel momento, solo gli scribi e i sacerdoti avevano imparato a leggere e a scrivere, e la legge divina veniva insegnata in questo modo: i sacerdoti ne facevano lettura al popolo e il padre di famiglia ripeteva
ai suoi figli ci che aveva imparato a memoria. Un nuovo periodo cominci quando lo studio della legge venne impartito a tutta la comunit riunita.
L'alfabetizzazione raccomandata dai farisei fu una vera rivoluzione: in
poco tempo gli ebrei adottarono un nuovo alfabeto, e fu la fine della tradi-

zione orale.
Vedi aggiunse i rotoli della Torah come tu li conosci non sono stati
letti alla sinagoga che a partire dal II secolo prima di Cristo. Fu soltanto
dopo la distruzione del Tempio e la fine dei sacrifici che il rotolo della
Torah divenne il Libro immutabile che riuniva un testo, una scrittura e una
lingua, di cui neppure uno iod doveva essere tolto.
Quando mio padre mi insegn a leggere, non volle che mi servissi di lettere scritte su un libro. Si augurava che sapessi tutto a memoria, senza aver
bisogno di un supporto materiale. Diceva che valeva di pi tenere a mente
i testi dentro la propria testa piuttosto che trasportare quaderni, e che, per
comprendere, bisognava innanzi tutto conoscere. Non era questo il pensiero di un talmudista che si considerava un paleografo? Come Jehudah e suo
padre, egli conosceva gli antichi rotoli a memoria. E fu proprio questo metodo che mi permise di fare progressi folgoranti quando mi dedicai allo
studio del Talmud e lavorai con Jehudah, il migliore allievo della yeshivah.
2
Ora avvenne che nell'anno 1999 dell'era corrente, vale a dire nel 5759
della nostra, un delitto fu commesso in condizioni cos strane e abominevoli che l'esercito fu coinvolto nel caso. In Israele non si era vista una cosa
simile da pi di duemila anni. Il passato pareva sbucare come un diavolo
dalla bottiglia, venendo a sfidare gli uomini con una risata livida e sinistra.
Un uomo fu ritrovato morto dentro la chiesa ortodossa della citt vecchia
di Gerusalemme, appeso a una grande croce di legno: crocifisso.
E avvenne che mio padre ricevette un invito dal capo dell'esercito di Israele, Shimon Delam, che gli chiese di incontrarlo con urgenza. I due
uomini avevano fatto la guerra insieme, e pure avendo seguito strade opposte, uno quella dell'azione, politica e strategica, l'altro quella della riflessione e del sapere, erano vecchi compagni d'arme sempre pronti ad aiutarsi. Shimon era un vero combattente e una spia astuta. Quell'uomo tracagnotto non aveva esitato, all'epoca di una missione in Libano, a travestirsi
da donna con lo scopo di infiltrarsi in un gruppo di terroristi. Io stesso ero
appartenuto alla stessa unit scelta di suo figlio, valoroso e impetuoso come il padre; e il combattimento e le avversit avevano legato anche noi in
modo altrettanto saldo.

Quando si incontrarono al quartier generale dell'esercito, Shimon aveva


un'aria preoccupata e imbarazzata che mio padre non gli aveva mai visto.
Mi occorre il tuo aiuto disse per qualcosa di particolare di cui i nostri
uomini non hanno esperienza. Un caso delicato, che concerne la religione.
Ho bisogno di un saggio, di un uomo avveduto e sapiente; e anche di un
amico di cui possa fidarmi.
Di che si tratta? domand mio padre, incuriosito.
Di una cosa pericolosa... pericolosa come il problema palestinese e la
guerra contro il Libano e importante come le relazioni con l'Europa o con
gli Stati Uniti. In un certo senso, questa faccenda ingloba in se stessa tutti
questi problemi contemporaneamente. Ti voglio affidare una missione delicata, che prevede tanto una cultura universitaria quanto un addestramento
militare. Sono in gioco somme enormi, e certi tipi senza scrupoli che vanno solo in cerca del denaro... Ma lascia innanzitutto che ti mostri di che si
tratta.
Allora partirono in auto e si diressero verso il Mar Morto, percorrendo la
strada da Tel Aviv a Gerico, che scende pi in basso rispetto al livello del
mare e che, immergendosi come in una fornace ardente, serpeggia ancora
per alcuni chilometri in un deserto abbacinante, tra le dune del Giordano e
le rive del Mar Morto. Ne raggiunsero infine le rive spoglie e solitarie. In
quel tardo pomeriggio al crepuscolo il vento cadde, e sulla pianura si sent
odore di zolfo.
Il vento soffia ora verso mezzogiorno, ora verso settentrione; gira di qua
e di l, si volta e torna nuovamente. Tutti i fiumi corrono al mare, e il mare non ne mai pieno; continuano a scorrere dalle sorgenti per andare
verso il mare.
Il silenzio era appena turbato da onde sonore provenienti dalle estremit
pi remote del deserto. Il sole che, senza tregua, come un fuoco acceso,
brucia fra le sue braci ogni creatura animale o vegetale, non abdicava ancora al suo spietato dominio.
Sotto un cielo impassibile, costeggiarono le spiagge fangose, quindi deviarono in direzione di un terrapieno che si stagliava sul fondo di una catena di scogliere rocciose. In lontananza il Mar Morto brillava oscuramente
sotto il sole. Alla sua destra spiccava una macchia verde: l'oasi di Ain Feshka, la terra di Zabulon e di Neftali, che nobilita e fa risplendere l'impervia strada del mare, Galilea delle Nazioni.

Qumran si estende dal Mar Morto alla sommit di una ripida scogliera
composta di tre piani separati da pendii erti e frastagliati, e finisce sul terrapieno marnoso attraversato da un piccolo corso d'acqua. A destra, il Wadi Qumran prosegue la sua discesa verso il mare di Sale. Sul terrapieno
sorgono le rovine di Qumran e un recente piccolo kibbutz. Tra le rovine e
la spiaggia che esse dominano, i pendii sono scoscesi e il duro calcare che
sembra cadere dalla montagna lamina mollemente la tenera marna.
Ai piedi della scogliera passano l'antica via e la nuova strada da Sodoma
a Gerico. il livello pi accessibile, quello le cui piste sono pi praticabili,
le strade meglio tracciate, le rocce meno dure da scalare, tanto sono rese
molli dalle argille del vicino terreno pianeggiante. Alcuni viaggiatori, con
le migliori intenzioni, non proseguono oltre, poich pensano di aver terminato il loro viaggio e non vogliono prolungare lo sforzo. Ivi, essi si fermano a contemplare la bassa terrazza appena inclinata, con i suoi semplici
colori bronzo e oro, tangibile, sicura sotto i loro piedi di marmo.
La seconda terrazza in pendenza contiene gi una parte di storia: testimone di un antico livello del Mar Morto, molto pi elevato di quello attuale. Essa inclinata in modo uniforme, al punto da potercisi reggere sopra
in equilibrio e spostare senza difficolt. Sostiene i ruderi di Qumran e le
costruzioni del kibbutz i cui abitanti sorvegliano il luogo e coltivano il
palmeto intorno alla sorgente. La strada scoscesa malagevole, ma d'aiuto al viandante la mano dell'uomo che a suo tempo ha fortificato i sentieri e
lastricato le fenditure delle rocce friabili, perch ciascuno possa interpretare i segni che lo aiuteranno a procedere, sempre pi in alto, verso le caverne.
Cos i pi agili possono raggiungere il terzo livello, costituito da un terrapieno calcareo che domina il precedente con un ampio rilievo. Qui, la
storia cede il passo alla preistoria. Numerose aperture digradanti costituiscono la testimonianza della progressiva calata delle acque. Vi si pu accedere solo a costo di grandi sforzi: occorre scalare la dura roccia, talvolta
sotto un sole rovente, rischiare saltando al di sopra delle forre, arrampicarsi
in alto a dispetto delle vertigini, accorgersi delle minime cavit, insinuarvisi, senza avere paura di smarrirsi. Affrontato tutto ci, sullo strato affilato,
ritagliato in blocchi massicci dalle pareti quasi verticali dove le pendenze
degli smottamenti lasciano talvolta sgocciolare delle piogge rare e violente, si possono scorgere certe grotte, alcune delle quali cos trincerate, di
cos difficile accesso, da non lasciarne neppure sospettare l'esistenza. Il
sentiero pare proseguire ancora, sempre pi in alto, fino alla sommit della

grande scogliera. Al di l dell'ultimo livello non si pu proseguire, poich


ci sarebbe il grande salto nell'ignoto e quelli che lo tentarono portarono
con s il loro segreto.
Qumran non certamente il giardino dell'Eden. In verit in pieno deserto, nel pi profondo della desolazione. Ma sembra che il tempo sia pi
mite e l'aria meno calda che nei dintorni del Mar Morto. L'acqua dolce,
intermittente ma abbondante, permette di conservare un bacino permanente
sul secondo terrapieno, riserva sufficiente per sopravvivere. Le sorgenti
salmastre abbeverano i palmeti. I profondi burroni costituiscono un bastione naturale che isola pressoch totalmente il promontorio in cui si situa
l'insediamento. Per questo, a dispetto delle apparenze, la vita vi si rivela
possibile.
Gli esseni avevano scelto di stabilirsi in questo luogo prossimo alle origini, come se riavvicinandosi al principio, pensassero di raggiungere pi
presto la fine. Per questo avevano costruito il loro santuario non lontano da
qui, a Khirbet Qumran, in una delle regioni pi desolate del pianeta, pi
spoglie di vegetazione e pi inospitali per l'uomo, su queste scogliere di
calcare, ripide e anfrattuose, frammezzate da burroni e traforate di grotte,
su queste pietre bianche, cicatrici rugose e indelebili, stigmate delle convulsioni del sottosuolo, delle ardenti pressioni tettoniche, delle lente e dolorose erosioni, in questo covo di ribelli, di briganti o di santi.
Fu l che Shimon condusse mio padre, davanti al monastero in rovina.
Raccolse da terra un pezzetto di legno, che cominci tranquillamente a
masticare. Nel giro di qualche minuto, si decise infine a parlare.
Conosci questo posto. Sai che vi furono trovati, oltre cinquant'anni fa,
dei manoscritti di un monastero esseno: i rotoli del Mar Morto. Sembra
che risalgano all'epoca di Ges e che insegnino verit nascoste e difficili
da ammettere sulle religioni. Sai pure che alcuni manoscritti sono andati
perduti o, dovrei dire piuttosto, sono stati rubati. Quelli attualmente in nostro possesso, li abbiamo conquistati con l'astuzia o con la forza.
In effetti, mio padre conosceva bene quel luogo, in cui aveva effettuato
numerosi scavi. Sapeva tutto, bene inteso, dell'epopea dei rotoli, da quel 23
novembre 1947, in cui una chiamata telefonica era pervenuta a Eliakim
Ferenkz, professore di archeologia dell'Universit ebraica di Gerusalemme. A chiamarlo era stato un amico armeno, un antiquario che viveva nella

citt vecchia di Gerusalemme: lo voleva vedere al pi presto possibile. Il


caso era serio e troppo delicato per essere trattato al telefono.
In quel tempo il paese era in guerra. L'Assemblea generale delle Nazioni
Unite doveva pronunciarsi sulla spartizione. Gli arabi minacciavano di
attaccare le citt e i villaggi ebrei. La regione era come un deserto nell'imminenza di una tempesta di sabbia: tutto era calmo ma insieme stormiva
sordamente sotto il soffio di un vento sottile che preannunciava l'uragano.
Intorno a Gerusalemme assediata gli sbarramenti britannici sorvegliavano
il nemico e i passaggi da un settore all'altro. Ora il professor Ferenkz, da
un lato, e il suo amico armeno, dall'altro, non potevano ottenere dei lasciapassare. Convennero di ritrovarsi l'indomani, alla frontiera. Si intrattennero
insieme, dunque, separati dal filo spinato.
Allora, perch tanta precipitazione? domand il professore.
Ecco disse l'armeno. Ho ricevuto la visita di un collega arabo di Betlemme, antiquario come me, che mi ha recato dei frammenti di cuoio coperti da un'antica scrittura. Credo che siano documenti di grande valore.
Quale collega arabo? chiese Ferenkz con diffidenza, poich, a parecchie riprese, avevano cercato di vendergli oggetti antichi che erano soltanto imitazioni.
A dire la verit, lui li ha avuti dai beduini. Hanno detto che erano
frammenti di rotoli di cuoio trovati in una grotta vicino al Mar Morto. Secondo loro, ce ne sarebbero centinaia d'altri, dello stesso tipo. Per questo
sono venuto a trovarti, per sentire il tuo parere.
Mostrameli. Se questi frammenti valgono qualcosa, mi incaricher di
acquistarli personalmente per l'Universit ebraica.
Allora l'armeno estrasse di tasca un brano di pergamena che sollev e
appoggi sulla rete affinch il professore potesse esaminarlo. Ferenkz si
avvicin il pi possibile per tentare di identificare il testo scritto sul pezzo
di pergamena ocra, friabile, straordinariamente fragile, e largamente eroso.
Quello che vide gli sembr familiare come quel paese di cui le pergamene
erano l'humus, come i rotoli trovati in certi sotterranei e certe segrete, e
soprattutto come le iscrizioni tombali del I secolo che aveva lui stesso scoperto intorno a Gerusalemme. Pertanto, era intrigato. Non aveva mai visto
una simile iscrizione sopra il cuoio, supporto deperibile al contrario della
dura pietra. Era antico? Era falso? Ferenkz era un archeologo. Aveva l'abitudine di analizzare vestigia di costruzioni, insediamenti, fortificazioni,
installazioni idrauliche, templi o altari, e oggetti scoperti in questi luoghi:

armi, attrezzi, e utensili domestici. Ma non gli scritti, non le pergamene.


Un'archeologia su pergamena un'assurdit.
Eppure, senza veramente conoscerne il perch, Ferenkz ci credette. Quel
giorno, quell'ora, davanti al filo spinato, seppe che il pezzo di cuoio non
era un falso.
Va' a Betlemme, e procurati altri campioni. Nel frattempo trover un
lasciapassare per venire alla tua bottega, quando sar il momento propose
all'armeno.
La settimana seguente, l'armeno richiam: aveva ottenuto altri frammenti di cuoio. Allora il professor Ferenkz corse al negozio. Esamin attentamente i frammenti. Per un'ora, li tenne in mano, li scrut con l'aiuto di una
lente d'ingrandimento, li decifr, e concluse che erano proprio autentici.
Era pronto a recarsi a Betlemme per acquistare l'intero rotolo. Ma la guerra
incombeva; la tensione nel paese era forte. Per un ebreo, il tragitto da Gerusalemme a Betlemme, su un pullman arabo, attraverso una terra araba,
era molto rischioso. Per questo sua moglie gli disse che non doveva partire.
Il giorno dopo, era ancora a casa sua, infinitamente triste pensando ai
manoscritti che gli sfuggivano. Quella sera, la radio annunci che la decisione delle Nazioni Unite sulla spartizione sarebbe stata sottoposta al voto
solo la notte seguente. Si ricord allora di ci che gli aveva detto suo figlio. Elia era il capo delle operazioni della Haganah, l'esercito clandestino
degli ebrei. E Matti era il suo nome in codice, che egli fin per adottare
definitivamente dopo la creazione dello stato di Israele. Ora, Matti aveva
detto a suo padre che si sarebbero dovuti temere degli attacchi arabi appena le Nazioni Unite si fossero pronunciate. Il rinvio del voto, pens Ferenkz, gli concedeva un'intera giornata per tentare di proteggere i manoscritti. All'alba, usc di casa. Con il suo lasciapassare attravers lo sbarramento britannico, svegli l'amico armeno. Entrambi partirono in direzione
di Betlemme, ivi incontrarono il mercante arabo che rivel loro ci che
aveva saputo dai beduini.
Sono beduini della trib di Taamireh disse quella che conduce di
frequente le proprie capre lungo la riva nordovest del Mar Morto. Un giorno, un animale del gregge si smarr. Essi si gettarono all'inseguimento, ma
la capra scapp. Arrivarono alla grotta dove la bestia si era rifugiata e,
quando lanciarono delle pietre contro una parete rocciosa, il rumore di
ritorno sembr loro quello di ceramica colpita da un sasso. Allora entraro-

no nella grotta. Scoprirono delle giare di terra, che contenevano fasci di


cuoio coperti da una piccola scrittura ebraica. Me li hanno portati perch io
possa venderli.
Il mercante mostr loro le due giare. Si trattava di vasellame antico, liscio e duro come la roccia di Qumran, e vi si erano agglomerati, sul filo
dei secoli o dei millenni, numerosi strati di polvere giallo arancio, marezzati di grigio. Una giara, piccola e larga, aveva due anse per ciascun lato.
La seconda, oblunga, era pi stretta. Entrambe avevano dei coperchi destinati a sigillarne il contenuto. Ferenkz le apr, e ne estrasse con precauzione
dei cilindri estremamente vetusti e polverosi. Liberati alla luce del giorno
dopo duemila anni di reclusione, si scossero la cenere color bistro del loro
sepolcro e si levarono gravemente, fragilmente, per cominciare la marcia
cadenzata dei risuscitati. Ferenkz li apr con delicatezza, poich erano ripiegati, rivoltati su se stessi come boccioli di un fiore in primavera, come
palpebre umane al mattino, incollate da una lunga notte di sonno profondo,
come bozzoli vischiosi un istante prima del loro schiudersi. Riconobbe su
quei cadaveri palpitanti la scrittura stessa della Bibbia, come se fosse stata
vergata dagli ebrei di qualche millenio o qualche secolo prima, o forse il
giorno precedente. Erano trascorsi pi di duemila anni da quando erano
stati letti per l'ultima volta. Ferenkz rientr a Gerusalemme, il suo tesoro
stretto al cuore, e attraverso la porta di Giaffa fece ritorno al focolare ebreo
nella Citt d'oro. Quelle pergamene, riesumate di fresco, sarebbero state
presto conosciute nel mondo intero sotto il nome di "rotoli del Mar Morto".
Di ritorno a casa, egli si mise senza indugio allo studio del manoscritto,
fino al momento in cui la sua famiglia lo interruppe per riferirgli quello
che tutti avevano ascoltato alla radio: era stata adottata la risoluzione per la
spartizione della Palestina. Lacrime di emozione e di felicit scivolarono
lungo le sue guance. Ti rendi conto? gli disse sua moglie Ci sar uno
stato ebraico!
L'indomani Ferenkz, malgrado gli attacchi degli arabi, comp nuovamente il medesimo periplo per acquistare gli altri rotoli. Un manoscritto si rivel essere Il libro del profeta Isaia. Quanto agli altri, che non conosceva,
stimava ugualmente fossero di circa mille anni anteriori a tutti quelli che
aveva visto fino ad allora. Ferenkz comprese che le implicazioni di questa
scoperta sarebbero state considerevoli per gli studi biblici. Gli altri manoscritti che studi si rivelarono altrettanto importanti: uno era una narrazio-

ne profetica, in ebraico biblico, di una guerra finale in cui il Bene trionfava


sul Male. Questo rotolo fu denominato La Guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre. Un altro rotolo, una raccolta di poesie ebraiche che
somigliava al Libro dei Salmi, fu conosciuto pi tardi sotto il nome di Rotolo degli inni.
Poco dopo aver acquistato questi tre manoscritti, Ferenkz apprese che ne
esisteva un quarto. Alla fine di gennaio del 1948, ricevette una lettera da
un certo Kair Benyair che avrebbe desiderato vederlo a proposito di una
pergamena. Quest'uomo, un ebreo convertito che apparteneva alla comunit siriana ortodossa, era un emissario del vescovo Osea, il maestro siriano
del monastero di San Marco situato nella citt vecchia di Gerusalemme.
Dopo complicati scambi epistolari, Ferenkz e Kair Benyair finirono per
incontrarsi nel settore arabo della citt. L'emissario del vescovo Osea mostr a Ferenkz un vecchio manoscritto, gli spieg di averlo acquistato presso la trib dei Taamireh, e gli domand se volesse acquistarlo. Il professor
Ferenkz si accorse subito che il documento era simile agli altri e aveva pi
di duemila anni. Il 6 febbraio 1948, Ferenkz e Kair Benyair avevano appuntamento per la transazione finale. Ma l'emissario di Osea, dopo aver
ottenuto la promessa di una somma importante, sembr cambiare idea e
finse di ripartire con il rotolo. Ferenkz tent di trattenerlo, mercanteggi,
implor invano, e pot strappare soltanto un ipotetico appuntamento per la
settimana seguente. Benyair, ovviamente, non si fece vedere, e Ferenkz
non vide mai pi il manoscritto.
In realt, l'emissario del vescovo era stato inviato non per vendere, ma
per ottenere una valutazione sull'antichit e il valore dell'oggetto. Osea
aveva acquistato il rotolo attraverso le stesse vie di Ferenkz e lo aveva mostrato a numerosi studiosi. Un monaco, assistente bibliotecario al Museo
archeologico di Palestina, dichiar che era falso dopo averlo rapidamente
decifrato. Il vescovo interpell un sacerdote greco erudito che si trovava a
Gerusalemme per un corso di studi e si recava spesso alla biblioteca San
Marco; costui identific il rotolo come una copia del libro di Isaia, priva di
particolare interesse. Un terzo ricercatore pens che si trattasse di una raccolta di citazioni profetiche, ma non era sicuro che fossero antiche. Nel
mese di agosto dello stesso anno, un esperto dell'Universit ebraica fece
risalire il rotolo al Medioevo.
Vale la pena di studiarlo aveva detto ma non niente di straordinario.

Tuttavia, Osea restava saldo nella sua intuizione che il manoscritto potesse essere molto pi antico. . Lei non crede che possa risalire all'antichit? aveva domandato.
L'esperto aveva risposto negativamente, aggiungendo che l'ipotesi era
assurda. Siccome il suo interlocutore insisteva spieg: Faccia l'esperimento. Riempia una scatola di documenti manoscritti, la dimentichi per
duemila anni, la nasconda, la sotterri pure se lo desidera: le assicuro che
non sar pi in grado di porsi la questione del valore dei manoscritti.
Come ultima risorsa, Osea aveva portato il manoscritto al suo superiore
ecclesiastico che gli consigli di non perseverare e di dimenticare tutta la
storia. Ma il vescovo tenne duro. Intimamente convinto del valore del rotolo, voleva averne la conferma da un esperto che lo autenticasse senza possibilit di dubbi.
Osea invi dunque una spedizione di uomini alle grotte, alla ricerca di
altri rotoli. Gli riportarono parecchi manoscritti, alcuni molto sciupati e
fradici, altri in miglior stato. Egli compr pure le due grandi giare dove
erano stati nascosti i rotoli. Sperava di rivendere tutti gli oggetti acquistati
a buon prezzo. A questo scopo, si era associato con un amico che sosteneva di poterne ottenere una somma molto pi alta negli Stati Uniti; l'amico
gli aveva suggerito di far stimare la pergamena alla Scuola americana di
Ricerche orientali a Gerusalemme, poi di lasciare il paese, dal momento
che, scaduto il mandato britannico, probabilmente presto Israele sarebbe
stato messo a ferro e fuoco.
In quell'epoca, la Scuola di Ricerche orientali di Gerusalemme ospitava
due seminaristi che pi tardi sarebbero diventati celebri tra i ricercatori per
i loro lavori su Qumran. Il primo era Paul Johnson, un laureando della Yale University School venuto a fare delle ricerche in Terra Santa, un cattolico fervente che avrebbe preso gli ordini poco tempo dopo; l'altro era padre
Pierre Michel, un francese specializzato in archeologia del Medio Oriente.
Paul Johnson era un uomo di fragile corporatura, dal volto emaciato, il
colorito chiaro e i capelli rossi come Esa e come David. Sebbene di carattere collerico, non era un animale selvaggio come Esa; e nonostante la
sua ambizione non era bellicoso e appassionato come David. Era riservato
e metodico come Giacobbe, cosa che ne faceva un buon archeologo, pio
come Abramo, Isacco e Giacobbe, talora fervente come Isaia e talora pessimista e deluso nella sua devozione come Geremia, ma soprattutto era
autoritario e intransigente come il profeta Elia.
Quanto a Pierre Michel, era un uomo piuttosto piccolo e rotondetto, di

una calvizie incipiente che gli disegnava un cerchio alla sommit del cranio. Per natura spontaneo, era troppo nervoso per nascondere le sue emozioni e i suoi segreti. Andava alla ricerca dell'equilibrio: fra giustizia e
amore, fede e ragione, speranza e desolazione. Voleva risposte senza mai
soddisfarsene, e questo lo rendeva debole e vulnerabile. Ma era ben lontano dall'essere sciocco e influenzabile come Sansone. Il suo animo assomigliava a un mare calmo in superficie, ma agitato in profondit da forze
ardenti e devastanti, da correnti contrastanti che a volte cozzavano tra loro
come lame affilate contro scogli taglienti.
In assenza del professore di archeologia della Scuola, che era in viaggio,
Paul Johnson era il solo che potesse ricevere Osea. Quest'ultimo fu infine
ricompensato dei suoi sforzi. Infatti, dopo aver consultato numerosi testi di
archeologia, il giovane studente in teologia riconobbe l'antichit del rotolo.
Pierre Michel condivideva la sua opinione. Insieme si misero a studiare il
documento; lo fotografarono con il permesso del gran sacerdote. Quindi,
identificarono per la prima volta gli altri frammenti recuperati dalle grotte
come il Rotolo di Isaia, il Manuale di disciplina, e il Commento ad Abacuc. Si accorsero allora di avere fra le mani, semplicemente, la pi grande
scoperta archeologica dei tempi moderni.
Subito dopo la proclamazione dell'indipendenza, gli arabi dichiararono
guerra allo stato di Israele. Piovvero le pallottole su Gerusalemme, assediata da ogni parte, morente di fame e di sete. Nella citt vecchia il quartiere ebraico fu distrutto dalle fiamme. Nemmeno il rispetto dovuto ai tre
santuari protetti da bastioni, al Santo Sepolcro, al Muro occidentale e alla
Cupola della roccia fece tacere le micidiali cannonate. Si sarebbe detto che
quella guerra annunciasse l'Apocalisse. In tali condizioni, Paul Johnson e
Pierre Michel credettero pi prudente partire per gli Stati Uniti. Prima della partenza, persuasero Osea a firmare una carta che garantisse loro l'esclusivit della pubblicazione; in cambio, promettevano di trovargli un acquirente in breve tempo. Il vescovo accett. L'11 aprile 1948, Osea part a sua
volta per gli Stati Uniti, e fu cos che l'esistenza dei rotoli del Mar Morto
venne rivelata al mondo intero.
Quando il professor Ferenkz apprese la notizia, si infuri. Sospett gli
americani di aver sabotato i suoi negoziati con Osea. Invi numerose lettere per proclamare che i rotoli erano propriet del nuovo stato di Israele, ma
tutto fu inutile. Era troppo tardi. Osea aveva lasciato Gerusalemme con i

manoscritti fra i bagagli, deciso a venderli al miglior offerente e a diffondere per il mondo la parola della chiesa ortodossa.
A New York Paul Johnson e Pierre Michel ritrovarono il vescovo. Conclusero un patto, e per due anni accompagnarono Osea durante la promozione dei rotoli, alla biblioteca del Congresso, all'universit di Chicago, e
perfino nelle gallerie d'arte delle grandi citt. Nel 1950 apparve la prima
pubblicazione, corredata da foto, del Rotolo di Isaia. L'anno seguente, il
Manuale di disciplina e il Commento ad Abacuc furono pubblicati integralmente.
Ferenkz, dal canto suo, intraprese l'edizione dei tre rotoli che aveva acquistato. Lavor pure sulle trascrizioni del rotolo di Osea che aveva eseguito in fretta quando lo aveva esaminato. Convinto che questo prezioso
documento appartenesse a Israele, si rec negli Stati Uniti per incontrarvi
Paul Johnson. L'abboccamento cominci tranquillamente, ma quando Johnson pretese con orgoglio di essere stato il promotore della scoperta dei
rotoli, Ferenkz non pot trattenere la sua collera.
Penso che lei sappia dove si trova l'ultimo rotolo, quello che Osea voleva vendermi prima di cambiare parere fin per dire.
Non capisco di cosa stia parlando aveva risposto Johnson. Tutti i rotoli che possediamo sono pubblicati o in via di pubblicazione.
Lei mente disse Ferenkz. Deve rendermi quel rotolo. Non vi appartiene e non avete il diritto di intervenire in questa faccenda.
Sono gli ebrei che non c'entrano per niente replic il prete cattolico.
La guerra era stata dichiarata. Ma Ferenkz non riusc a vederne la fine.
Mor nel 1953 con Tamaro pensiero che il "suo" rotolo, quello che aveva
visto per pochi istanti, era definitivamente perduto. Ignorava che suo figlio
lo avrebbe recuperato un anno pi tardi.
Matti aveva dato le dimissioni dal suo posto di capo di stato maggiore
dell'esercito israeliano per proseguire le ricerche del padre. Si era occupato
della pubblicazione del libro di quest'ultimo sui tre manoscritti che aveva
scoperto, e aveva lui stesso redatto un commento particolareggiato a uno di
essi, La Guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre. Nel 1954, di
passaggio negli Stati Uniti per tenere una conferenza, ricevette una lettera
che gli proponeva l'acquisto di un manoscritto del Mar Morto.
Pens immediatamente che poteva trattarsi del famoso rotolo che suo
padre non aveva potuto comprare da Kair Benyair. Aveva ragione: Osea,

che richiedeva una somma troppo elevata, non aveva ancora trovato un
acquirente. Cominci cos una serie di trattative movimentate che si protrassero anche in Israele. Dopo parecchie peripezie, Matti fin con l'ottenere il manoscritto.
Tuttavia, non ebbe il tempo di leggerlo: il 5 giugno 1967, la guerra fra
Israele e i suoi vicini scoppiava di nuovo, e Matti fu richiamato nell'esercito come consigliere strategico. La battaglia per Gerusalemme ebbe luogo il
7 giugno. A sessanta chilometri da Amman, migliaia di frammenti del Mar
Morto erano dentro scatole di legno, e la maggior parte delle collezioni si
trovava nella scrollery, vasta stanza nel sottosuolo del museo archeologico, che apparteneva ancora alla Giordania. I paracadutisti israeliani avanzarono nella citt vecchia e si inerpicarono sui camminamenti in pietra
all'estremit della via Tiferet. Dopo mille anni di assenza, rivedevano il
Muro d'Occidente, quello che proteggeva il Tempio prima che venisse
distrutto. La fronte appoggiata contro la pietra, le mani tese, bagnavano
delle loro lacrime e delle loro preghiere il luogo che proteggeva il Luogo,
dominato dalla collina su cui Abramo, senza l'intervento di Dio, avrebbe
sacrificato il figlio Isacco.
Poi, dopo una violenta battaglia contro le truppe giordane, occuparono il
museo strategico dove si trovavano i rotoli di Qumran. Le forze nemiche
vennero respinte fino a Gerico, a settentrione del Mar Morto. Cos, non
soltanto il museo, ma pure la localit di Khirbet Qumran, con le sue centinaia di manoscritti, passarono sotto controllo israeliano. Il mattino del 7
giugno 1967, nel mezzo della battaglia di Gerusalemme, Matti e due suoi
uomini penetrarono, col cuore in gola, nella scrollery del museo archeologico. Ma sopra le lunghe tavole solitamente coperte da un tappeto di
frammenti, non trovarono nulla. Scoprirono i preziosi rotoli nei sotterranei
del museo: erano stati radunati in fretta e furia, impacchettati dentro scatole di legno e depositati l prima dell'inizio della battaglia.
Allora Matti decise di aggiungervi i manoscritti che possedeva per completare la collezione. Vi un il famoso documento che aveva ottenuto con
tanta fatica. Tuttavia, le autorit israeliane non volevano una guerra aperta
con gli antichi detentori del secondo lotto di rotoli. Cos fu concluso un
accordo col professor Johnson, che riun un'equipe alla quale fu affidato lo
studio dei manoscritti. Questo gruppo di ricercatori, composto di cinque
membri scelti con cura, aveva il compito di decifrare ogni frammento e
pubblicarne i risultati.

Ora, un certo giorno dopo la fine della guerra, Matti giunse al museo per
visionare il famoso manoscritto e incominciare a studiarlo. Tuttavia, ebbe
un bel cercare dappertutto, nelle sale come nei sotterranei: non lo trov. Al
termine di parecchi giorni di ricerche e domande infruttuose, dovette arrendersi all'evidenza: il rotolo era scomparso.
3
Chi era al corrente dell'esistenza di quel manoscritto? domand mio
padre dopo che Shimon gli ebbe raccontato con dovizia di particolari della
sparizione del rotolo.
Impossibile dirlo. Se la scoperta dei quattro primi rotoli era rimasta puramente confidenziale, la notizia della cessione di uno dei manoscritti pi
importanti del Mar Morto da parte di Osea si era rapidamente propagata
nell'ambiente degli accademici che cominciavano a studiare gli scritti di
Qumran. L'interesse dei ricercatori per questi manoscritti si era notevolmente accresciuto in seguito alla scoperta della quarta grotta di Qumran
nel settembre 1952. I componenti la trib dei Taamireh che avevano gi
trovato anni prima la grotta di Khirbet Qumran vi si recarono nuovamente
con la speranza di trovarvi dei manoscritti la cui vendita procurasse loro
una certa ricchezza. Scavarono la roccia, frugarono il suolo su cui si era
accumulata la polvere, finch questo liber le migliaia di frammenti che
ancora nascondeva.
S. La stampa del mondo intero non parlava che di questo. Non passavano ventiquattro ore senza che non venisse messo alla luce un nuovo tesoro archeologico, bastava che i pezzi venissero rincollati, decifrati e trascritti. Per nessuno sapeva ancora quale fosse il significato di questa scoperta. La lettura dei rotoli era lenta e difficile. Soltanto gli studiosi e i ricercatori avveduti potevano comprenderne l'importanza, rendersi conto che
essi stavano per diventare il punto di partenza di una nuova investigazione
storica; che si stava infine per conoscere la verit sulla nascita del giudaismo rabbinico e sui primordi del cristianesimo. Fino ad allora ci si era accontentati di spigolare elementi sparsi sulla vita di Ges e la nascita del
cristianesimo attraverso opere letterarie diffuse di generazione in generazione: la Mishnah, il Talmud, il Nuovo Testamento, le opere di Flavio
Giuseppe e le opere apocrife, come il Libro dei Giubilei, con la riserva di
centinaia d'anni di correzioni, cancellazioni e censure. Ma i manoscritti
religiosi erano stati copiati a mano, parola dopo parola, versetto dopo ver-

setto, dagli scribi ebrei e cristiani, tanto a lungo e ripetutamente che la loro
veridicit storica era diventata sempre pi dubbia. Quando sembravano
eretici venivano emendati; nei periodi di persecuzione religiosa venivano
gettati nel fuoco. Li si proscriveva o venivano perfino riscritti, talvolta, per
renderli conformi all'ortodossia del momento. Qui, non si trattava pi di
alcuni frammenti dispersi; il materiale diventava ogni giorno pi considerevole. Erano frammenti grossi o piccoli, piegati e grattati, pi o meno ben
conservati, ritagli, pezzi senza nome; tuttavia, attraverso di essi, si ordiva
la storia... Ma per accorgersi di questo erano necessari degli studiosi.
Per questo sono ricorso a te. possibile che il manoscritto sia stato rubato da un membro dell'equipe internazionale riunita da Paul Johnson e dal
suo inseparabile accolito, il padre francese Pierre Michel. Soltanto loro
potevano avere accesso ai rotoli. Conosci gli altri membri del gruppo?
So chi sono. C' Thomas Almond, un inglese agnostico e orientalista,
soprannominato 'l'angelo delle tenebre" per le sue curiose manie, e il grande mantello nero che solito portare; il padre polacco Andrej Lirnov, una
personalit malinconica e tormentata; e infine il domenicano Jacques Miller, un francese piuttosto estroverso, facilmente riconoscibile per la sua
barba bianca arruffata e i suoi grossi occhiali tondi. Questi uomini avevano
accesso diretto ai rotoli; in pi erano diventati personaggi elusivi e misteriosi per chi volesse avvicinarli. Ma le pubblicazioni ufficiali di questo
gruppo erano molto rare, e la maggior parte dei frammenti del sotterraneo
N. 4 non sono stati commentati che in occasione di seminari privatissimi,
vietati al pubblico.
Tuttavia, capitato un fatto curioso: nel 1987 Pierre Michel, invitato a
tenere una conferenza ad Harvard, ha rivelato alcuni elementi del contenuto di un frammento che stava studiando. Ora, quello che ne ha detto ha
ricordato stranamente a Matti il rotolo che aveva velocemente decifrato,
prima che venisse rubato. C'erano due colonne in aramaico in cui il profeta
Damele interpreta il sogno di un re. Ma la parte veramente rimarchevole
del frammento, datata da Pierre Michel al I secolo prima di Ges, era l'interpretazione di un sogno che prediceva l'apparizione di un "figlio di Dio"
o "figlio dell'Altissimo".
Vale a dire precisamente i titoli pronunciati al momento dell'Annunciazione dall'angelo Gabriele nel Vangelo secondo Luca!
Pierre Michel ha rifiutato di pubblicare il documento. Fatta eccezione
per alcune parole che si lasciate sfuggire in occasione di quella conferenza destinata al mondo universitario, e la lettura di un minuscolo frammento

che aveva tradotto, il contenuto dei rotoli rimasto segreto.


Shimon si ferm un istante, e trasse di tasca un foglietto che porse a mio
padre.
Egli sar grande sulla terra
Tutti lo venereranno e lo serviranno
Sar chiamato grande e il suo nome sar additato
Sar chiamato figlio di Dio
Lo invocheranno figlio dell'Altissimo.
Come una stella cadente,
Una visione, sar il suo regno.
Regneranno per numerosi anni
Sulla terra
E distruggeranno tutto.
Una nazione distrugger l'altra nazione
E una provincia l'altra provincia
Fino a quando il popolo di Dio si lever
E rinuncer alla sua spada.
S disse mio padre conosco questo testo. Ma nessuno ha mai avuto la
possibilit di leggerne la fine, e non si pu quindi dire con certezza se il
frammento menzioni la venuta di un Messia inviato da Dio.
Comunque sia, al termine della conferenza del 1987 non si pi sentito
parlare di questo frammento. Gli anni passavano e non appariva nessuna
pubblicazione. Come se vi fosse stato un ordine, un accordo ufficioso per
fermare tutto. D'altronde, capit proprio cos. I membri dell'equipe internazionale si divisero e andarono ciascuno per conto suo. Johnson trov una
comoda posizione all'Universit di Yale. Almond rientr alla natia Inghilterra; Millet divise il suo tempo fra Gerusalemme, dove continu a condurre degli scavi, e Parigi, dove insegna. Quanto a Pierre Michel, rientr a
Parigi, si spret, e attualmente lavora per il CNRS.
E Andrej Lirnov aggiunse mio padre si suicidato, senza che si conoscano le ragioni del suo gesto.
S, cos... saprai che interessarmi di archeologia non rientra nelle mie
abitudini disse Shimon, dopo una leggera esitazione. Sta di fatto che il
manoscritto perduto viene attualmente cercato dal governo israeliano, non
certo per ragioni teologiche, per quanto complesse e sottili, ma perch ci

appartiene di diritto, e perch contiene di certo elementi essenziali della


storia del popolo ebreo.
E tu pensi che possa essere il frammento letto alla conferenza di Pierre
Michel?
Vi sono grandi possibilit che lo sia.
Avete qualche idea su quello che possa contenere il rotolo nel suo insieme?
Non sappiamo nulla con esattezza. Supponiamo per che parli di Ges,
in modo esplicito.
In modo pericoloso per il cristianesimo?
Forse sarebbe meglio conservarlo nei sotterranei del Vaticano, con altri
frammenti proibiti disse con calma Shimon.
Ma hai un'idea di che si trarti con precisione?
No, lo ignoro; si sa che non sparito per caso, e si fanno varie ipotesi.
Gli altri manoscritti appartengono alla setta di Qumran, che era, con ogni
evidenza, essena. Datano all'incirca al periodo di Ges. Ma nessuno dei
frammenti scoperti parla del Cristo. quindi possibile che il rotolo scomparso contenga rivelazioni importanti sul cristianesimo.
S, capisco cosa vuoi dire. Ma non posso accettare questa missione,
Shimon. Non un lavoro per me. Non sono pi un combattente, e non sono mai stato una spia. Sono diventato un ricercatore, uno studioso, un archeologo. Non posso correre per il mondo alla ricerca di quel manoscritto.
Pu essersi perduto. Possono averlo bruciato.
Shimon tacque, riflettendo un istante. Mio padre lo conosceva bene, e
sapeva che non era uomo da lasciarsi smontare. Conosceva il suo modo
particolare di guardare gli interlocutori, nello stesso tempo pacato e ironico. Anche se voleva nasconderlo, tutto in lui denotava la spia. La sua
camminata calma e sicura, i suoi occhi neri che fissavano e prendevano le
misure, il suo modo lento a esprimersi e a reagire alle parole degli altri,
come se fosse intento a immagazzinare le informazioni. Mio padre pens
che in quel momento stava riflettendo a tutta velocit per tentare di convincerlo, toccandolo - era la sua specialit - su un punto debole.
Proprio di uno studioso ho bisogno, di uno specialista disse di un paleografo, non di un soldato... E conosco il tuo interesse per i manoscritti.
Ricordi la tua reazione quando hai saputo che li avevano scoperti? Eravamo alla guerra insieme, e tu pensavi solo a quel ritrovamento: dicevi che si
trattava di una rivoluzione.
Ascolta, nel 1947, pi di cinquant'anni fa, quando i manoscritti di

Qumran sono stati scoperti, le cose erano sensibilmente diverse. In quel


momento, il luogo faceva parte del territorio della Palestina sotto mandato
britannico. A est c'era il regno di Transgiordania. La strada lungo il Mar
Morto non esisteva, si fermava al settore nordovest del mare. C'erano solo
sentieri dissestati e disseminati di rovi che seguivano senza convinzione il
corso di un'antica strada romana che, oltretutto, non venne individuata per
molto tempo. La sola presenza umana nei paraggi era costituita dai beduini. Mi appassionai per quella scoperta perch non capivo come i manoscritti potessero saltar fuori da un simile posto. Ora, le strade sono segnalate, gli scavi continuano a progredire e tu mi parli di una posta strategica
internazionale. Abbiamo dato il palmeto di Gerico ai palestinesi; e si parla
pure, per arrivare alla pace, di attribuire loro una parte del deserto di Giudea, ivi compresa la regione di Qumran. Tutto questo troppo complicato,
per me. Non pi affar mio; qualcosa che mi supera, capisci? Conosco i
manoscritti ritrovati. So che gli esseni, che pure vivevano nella stessa epoca di Ges, scribi scrupolosi per cui l'essenziale nella vita e il fine stesso
dell'esistenza non erano altro che tramandare ci che vedevano, ebbene, gli
esseni non parlano di Ges nei loro manoscritti. Per questo volete trovare
l'ultimo manoscritto: parla finalmente di Ges? Cosa ne dice? Ges era un
esseno? E in tal caso, il cristianesimo una branca dell'essenismo? O forse
questo rotolo non ne parla. Questo significherebbe che Ges una figura
posteriore alla setta? O, per lo stesso motivo, Ges una finzione? Non
veramente esistito?
Vedi perch questa ricerca pericolosa. Occorre evitare di fomentare
una rivoluzione. Non si sa nulla del manoscritto; tanto meglio. Meglio lasciare le cose allo stato in cui sono, piuttosto che rischiare di farle peggiorare. Israele non ha bisogno di questo. un'arma troppo potente. una
bomba che rischia di esplodere fra le mani di chi la possiede.
Ascolta rispose Shimon non ti domando di analizzare per forza tutte
le implicazioni e le possibili conseguenze di ci che scritto in quel documento. Altri se ne incaricheranno; e se tu non lo desideri, non avrai questa responsabilit. Se in ultima istanza non dovr essere rivelato al mondo,
non lo sar; dammi fiducia. Per te si tratta soltanto di ritrovare il manoscritto dovunque si trovi, presso i cristiani, gli ebrei, i beduini o gli arabi, e
di riportarmelo.
E se i cristiani lo avessero gi, voglio dire il Vaticano?
Impossibile.
Perch?

Vi fu ancora un silenzio. Per diversi minuti, Shimon mastic con calma


il suo pezzetto di legno, come se, perfino in quel momento, avesse bisogno
di pesare il pro e il contro, di valutare l'importanza delle informazioni che
stava per comunicare, calcolandone profitti e perdite.
Perch il Vaticano lo sta cercando a sua volta. fin per lasciarsi sfuggire. Disperatamente.
Come lo sai?
Hai mai sentito parlare della Commissione biblica pontificia?
Poco. Dimmi quello che ne sai.
Si tratta di un'istituzione creata agli inizi del secolo da papa Leone XIII
come antidoto all'invasione del modernismo. Ha il compito di esercitare
una supervisione sugli studi scritturali cattolici. In origine era composta da
una dozzina di cardinali nominati dal papa, pi un certo numero di "consulenti", tutti esperti nei loro campi specifici. La funzione ufficiale della
Commissione era quella di mantenere sotto controllo tutte le dissidenze in
rapporto ai testi sacri ufficiali. Aveva segnatamente l'incarico di verificare
che gli universitari non mettessero in dubbio l'autorit delle Scritture, e di
promuovere l'interpretazione cattolica ufficiale. Dall'ultimo mezzo secolo,
si potrebbe immaginare che siano cambiate, in particolare dopo il Concilio
vaticano II. In sostanza, le cose sono sempre le stesse. Al giorno d'oggi, la
Scuola biblica di Gerusalemme, alla quale appartiene la maggior parte dei
membri dell'equipe internazionale, sempre molto vicina alla Commissione pontificia, come per il passato. In maggioranza gli allievi della scuola
vengono sistemati dalla Commissione come professori, nei seminari e in
altri istituti cattolici. Cos, in concreto, sono i consulenti della Commissione a determinare ci che il pubblico deve o non deve venire a conoscere
sui rotoli del Mar Morto. Allorch, nel 1955, il Rotolo di rame venne decifrato a Manchester sotto il controllo di Thomas Almond, il Vaticano riun
la Commissione in sessione straordinaria per porre riparo alle rivelazioni
che poteva recare. Quella Commissione incredibilmente retrograda. Sai
che ha gi prodotto degli scritti attestanti che Mos l'autore del Pentateuco? O ancora, che affermano l'esattezza letterale e storica dei primi tre
capitoli della Genesi? Pi recentemente, la stessa Commissione ha firmato
un decreto sugli studi biblici in generale, e pi specificamente sulla verit
storica dei Vangeli, secondo cui chi interpreta i Vangeli stessi deve farlo in
uno spirito di obbedienza all'autorit della Chiesa cattolica.
Allora? Credi che quel rotolo sia cos importante per loro? Dove arriverebbero per averlo, secondo te?

Abbastanza lontano, penso. Un altro organismo dipende dalla Commissione biblica pontificia: la Congregazione per la dottrina della fede, che
principalmente un tribunale, con i suoi giudici. I consulenti che lavorano
per questi ultimi hanno il compito specifico di reperire i punti delicati su
cui dovr decretare. Tali investigazioni vengono applicate a tutto quello
che potrebbe minacciare l'unit della Chiesa. Come nel Medioevo, sono
condotte nel massimo segreto. Fino al 1971 si supponeva che la Commissione biblica pontificia e la Congregazione per la dottrina della fede fossero organizzazioni separate. Attualmente le due strutture, pur rimanendo
distinte, sono ospitate negli stessi uffici al medesimo indirizzo di Roma. I
principi dei membri di queste commissioni sono semplicissimi: qualunque
conclusione si raggiunga, quali che siano le rivelazioni portate dalla lettura
dei rotoli, non si deve mai contraddire l'autorit dottrinale della Commissione, nei suoi scritti come nel suo insegnamento. Ma ti dir di pi: la
Congregazione per la dottrina della fede ha una storia che risale al XIII
secolo. Nel 1542, era conosciuta con il nome di Sant'Uffizio, o come...
Santa Inquisizione. Fra tutti i dipartimenti della Curia, quello della Congregazione per la dottrina della fede il pi potente. Secondo l'opinione
dei suoi membri le recenti evoluzioni teologiche minacciano di corrompere
la Chiesa e di determinare il suo declino. Soltanto la soppressione di tutte
le dissidenze potr assicurare un rinnovamento con una Fede e un Dogma
unificati. Costoro ritengono quelli che non condividono le loro idee ciechi,
o peggio: maligni. Ora capita che l'antico laureando Paul Johnson, uno dei
primi a lavorare con Pierre Michel sui rotoli e membro come lui dell'equipe internazionale, sia l'attuale direttore della Congregazione per la dottrina
della fede. Sappiamo che ha avuto tra le sue mani il rotolo; e senza dubbio
l'ha letto, quando era ancora alla Scuola biblica di Gerusalemme. Tuttavia,
non lo ha pi e lo sta cercando. Sappiamo che Paul Johnson in questo momento disposto a fare qualsiasi cosa per ritrovare il rotolo. Abbiamo seguito le sue tracce e quelle dei suoi emissari per mesi in molti paesi.
Chi sono i suoi emissari?
Sono membri dell'equipe internazionale, in particolare il suo braccio
destro, il suo pi fedele compagno, padre Pierre Michel. Lo stesso padre
Millet, altro membro dell'equipe internazionale.
Il che significa...
... che sono i grandi inquisitori della Chiesa cattolica attuale.
Shimon voleva a ogni costo convincere mio padre e guadagnarlo alla sua

causa. Sapeva che le difficolt non lo avrebbero scoraggiato; ma non ignorava neppure che sarebbe stato difficile trascinare quell'uomo ragionevole
e forte in una simile avventura. Per un breve istante, mio padre parve riflettere.
Chi era in possesso del rotolo i primi tempi? Osea, il gran sacerdote
ortodosso, che l'ha venduto a Matti. Ma noi pensiamo che Paul Johnson lo
abbia fatto sparire e lo abbia affidato a Pierre Michel perch lo studiasse.
E cosa ne stato di Osea? Sapeva del manoscritto?
Shimon dopo una nuova esitazione rispose: morto, David. Assassinato la settimana scorsa, durante il suo passaggio a Gerusalemme. Il denaro
che aveva con s sparito con i rotoli. Si suppone che a ucciderlo siano
stati dei ladri ben informati sulle sue faccende. Forse cercheranno di rivendere i rotoli; in questo caso, comunque vada, sar necessario non lasciarseli sfuggire, com' accaduto a Matti.
Matti era un capo di armata, e per le sue ricerche aveva vari collaboratori obiett vivacemente mio padre. Io non posso lavorare solo. Dovr
incontrarmi con studiosi e pure con gente assai meno studiosa, e forse perfino con truffatori o assassini. No, non davvero una missione per me... La
risposta no concluse scuotendo il capo, e aggiunse in tono definitivo:
Non vale la pena di discuterne ancora.
D'accordo; senza appello, allora?
Senza appello.
Mio padre sorrise. Conosceva troppo bene Shimon per credere alla sua
rassegnazione; di solito significava solo che stava per mettere in tavola
l'ultima carta. Mio padre attese con calma, non senza curiosit, che Shimon
si decidesse.
Quest'ultimo abbass lo sguardo e parve concentrarsi un istante sul suolo
granuloso. Poi disse: Se cos posso dirti tutto. Volevo nascondertelo
finch non avessi accettato, per non spaventarti, ma dal momento che rifiuti... Potrai forse, almeno, aiutarmi a capire. Non si tratta solo del Vaticano.
vero che i cristiani sono alla ricerca di questo rotolo. Ma si tratta pure di
un affare di politica interna, che va oltre i compiti della polizia. Quello che
sto per dirti dovr restare assolutamente tra noi due, d'accordo?
Certamente.
Dunque. Ti ho detto che il sacerdote ortodosso Osea stato assassinato;
ma non del tutto vero, o diciamo che un'affermazione poco precisa. In
realt, si tratta di altro, qualcosa di pi complicato. Come posso dire... La
polizia ha deciso di mettere a tacere la faccenda per il momento, per con-

durre le ricerche senza terrorizzare la popolazione.


Shimon aveva l'abitudine di parlare chiaro e tondo. Mio padre si sorprese nel vederlo cos imbarazzato.
Di cosa si tratta? domand.
Non ci crederai... stato crocifisso.
A queste parole mio padre sussult.
Come, crocifisso?
Crocifisso, come Ges. Appeso ad una croce. Cio, non precisamente
come Ges. Era una croce un po' bizzarra, con due barre orizzontali, una
grande e una piccola.
Una croce di Lorena?
Una croce di Lorena decapitata, in un certo senso. I polsi del pover'uomo erano stati inchiodati sulla traversa, e i piedi sul palo. morto rapidamente di asfissia. Inizialmente abbiamo creduto al delitto di un pazzo, di
un maniaco. E - qui volevo andare a parare - non si sa ancora perch, ma
possibile che ci sia un rapporto con i manoscritti.
Veramente?
S. Sappiamo che Osea tornato precipitosamente dagli Stati Uniti a
causa del rotolo. Sembrava scappare da qualcosa... Vedi, curioso: questa
croce, questo cerimoniale, sembra un'esecuzione... David, non so di cosa si
tratti; ma se stato un pazzo, un maniaco... pu ricominciare in qualsiasi
momento.
Be', io...
Vedendolo turbato Shimon gioc la carta decisiva.
Avresti bisogno della compagnia di qualcuno, un combattente, giovane,
capace di difenderti. Qualcuno che sia insieme un soldato e un erudito.
S, cos rispose mio padre mezzo rassegnato.
Conosco un uomo che ha questi requisiti. E anche tu lo conosci.
Chi ?
Sto pensando a tuo figlio, Ary, che studia alla yeshivah. Ho letto il rapporto che all'esercito hanno steso su di lui. So che ha salvato la vita a mio
figlio Jacov. Tuo figlio un giovane coraggioso, e sarebbe stato un eccellente soldato, se non avesse scelto una via pi... contemplativa.
Niente lasciato al caso, non vero? disse mio padre. Tutto era gi
previsto. Non mi resta che partire...
SECONDO ROTOLO
Il rotolo dei santi

Quando ero giovane, prima di ingannarmi,


Ho desiderato e cercato la saggezza.
Venne a me nella sua bellezza,
E a fondo la studiai.
Anche il fiore della vite produce i chicchi d'uva
Quando stanno per maturare i grappoli che rallegrano il cuore.
Il mio piede calcai nella dolcezza,
poich la conobbi dalla mia giovinezza.
Ho teso un poco il mio orecchio,
E ho trovato molto intendimento.
Fu per me una nutrice
A chi m'insegna, rendo l'onore che gli dovuto.
Ho meditato con facilit;
Fui zelante per il bene definitivo.
Mi infiammai per lei,
E non ho mai voltato lo sguardo.
Mi prodigai per lei,
Senza vacillare sulle sue altezze.
La mia mano apr la sua porta,
E io penetrai i suoi segreti.
Per andare da lei purificai le mie mani,
E nella purezza l'ho trovata.
Fin dal principio avevo reso intelligente il mio cuore
Per questo non l'ho abbandonata [...]
Ascoltate, o Numerosi, il mio insegnamento
E grazie a me guadagnerete oro e argento.
La vostra anima si rallegri per la mia penitenza,
E non vergognatevi per i miei cantici!
Adempiete alle vostre opere con giustizia
E a suo tempo avrete la vostra ricompensa.
Rotoli di Qumran
Salmi pseudodavidici
1
Dopo la creazione, Dio ha considerato tutto quello che aveva fatto, la lu-

ce, il firmamento, le stelle, il sole e la luna, la terra e il mare, le piante e gli


animali, e lo ha approvato giudicandolo buono.
La sua soddisfazione talvolta mi meravigliava. I beni di questo mondo
erano dunque apprezzabili come quelli del mondo futuro? Perch rivolgermi all'ascetismo per dedicarmi pi adeguatamente ai secondi, quando
anche i primi mi erano permessi? Ho detto al mio cuore: ors, ti metter
alla prova con la gioia, e ti rallegrerai del bene. Ma ecco, anche questa
vanit. Ho detto sperimentando il ridere: insensato. E provando la gioia:
a che giova?
Non ero un figliol prodigo. Ero il degno figlio di David Cohen, anche se,
a quell'epoca, non misuravo a pieno l'estensione di questa affermazione.
Shimon si sarebbe comunque stupito nel vedermi com'ero allora, lui che
mi aveva conosciuto con la divisa verde dei graduati dell'esercito di terra.
Alto e barbuto, avevo occhi blu ereditati da mia madre russa, cerchiati da
occhialini rotondi. La mia barba non era folta come quella dei vecchi saggi, ma rada: cresceva quasi con timidezza. Il mio corpo somigliava a quello di mio padre: agile e muscoloso, quasi nodoso: mi aveva valso qualche
successo da militare, ma non lo conservavo pi in buono stato da quando
mi ero unito ai chassidim.
Come tutti i miei fratelli, avevo delle lunghe ciocche arricciate su ciascun lato del viso: i tradizionali cernecchi che fermavo talvolta sul capo,
sotto il cappello. Sia di giorno che di notte non toglievo mai lo zucchetto
di velluto nero che mi ricopriva accuratamente la testa, anche quando indossavo il cappello. Portavo scarpe nere, piatte e senza stringhe, che accoglievano i miei piedi avvolti in calze anch'esse nere. Neri pure i pantaloni,
secondo la tradizione. Ma la camicia era bianca sotto una lunga giacca
scura e, sotto la camicia, portavo sempre un piccolo scialle da preghiera
formato da due quadrati di lana color crema, con un'apertura verso l'alto
per la testa, i lembi posati sul petto e sulla schiena uniti da un angolo inferiore all'altro per mezzo di una frangia rituale a ricordo dell'Alleanza. Non
portavo cravatta, ornamento troppo apertamente in voga nel mondo non
ebreo. Intorno alla vita annodavo un cordone, il ghertl, lungo nastro di seta
nera intrecciata, al fine di separare la parte superiore e direttrice del corpo
da quella inferiore e prosaica. In occasione dello shabbath e dei giorni di
festa, mi rivestivo della mia levita di seta nera, satinata e lustra.
Avevo studiato archeologia con mio padre, aiutandolo nei suoi lavori e
nelle sue ricerche prima di frequentare la yeshivah, esclusiva e gelosa co-

me il Dio di Israele. Mio padre aveva cominciato a portarmi al cantiere


degli scavi quando ero ancora molto piccolo. Ero il suo unico figlio, ma
ero pure molto devoto; vale a dire molto praticante. Quello che presso gli
ebrei viene chiamato un "ortodosso".
A differenza di mio padre che non celebrava pi lo shabbath e non mangiava kasher, io stringevo i filatteri attorno al braccio tutte le mattine; e
durante lo shabbath, quando lui insieme a mia madre prendeva la macchina per andare a fare una gita al paese, indossavo il mio grande scialle da
preghiera bianco per benedire tutti i miei compagni della yeshivah, poich,
figlio di Cohen, ero un Cohen a mia volta, e discendevo dai grandi sacerdoti ai quali era affidata l'importante funzione di benedire il popolo d'Israele. La mia vita, fin nei minimi istanti, era ritmata dalla legge. Non mi alzavo mai senza aver recitato la preghiera del mattino. Non mangiavo prima
di aver impartito la benedizione. Non mi coricavo senza aver recitato la
preghiera della sera; e non passava giorno senza che studiassi. Secondo la
legge, il tempo abitava lo spazio: i mezuzoth sugli architravi delle porte, i
candelieri sulla tavola dello shabbath e quelli di Hanukkah alle finestre
delle case. E secondo la legge, il verbo diventava carne: mangiavo soltanto
gli animali permessi dalla Torah, quelli che ruminano e hanno gli zoccoli
biforcuti, e i pesci con le squame e le pinne. E, per la legge, la carne era
gioia. Il venerd sera e il sabato, alla yeshivah, ci riposavamo senza accendere la luce, senza carta n matita, che ci era proibito toccare, poich non
dovevamo avvicinarci agli strumenti di lavoro; ma cantavamo e danzavamo tutta la notte, secondo l'usanza chassidica, in quanto, come diceva un
nostro grande rabbino: Non si canta perch si felici, si felici perch si
canta. Non vivevamo nell'ascesi e nella mortificazione: vivevamo insieme, in comunit, giovani e vecchi, donne e bambini, e tutti erano felici di
trovarsi riuniti nella pace dello shabbath, a condividere i piatti tradizionali
e le chaloth dorate, ad ascoltare le parole dei nostri maestri e a ridere alle
loro storielle. Quando sopra la citt di Gerusalemme appariva la prima
stella che annunciava il giorno di riposo, Mea Shearim cadeva in letargo.
Alcuni giovani correvano ai confini del quartiere per depositarvi dei tronchi allo scopo di fermare la circolazione, mentre altri si riempivano le tasche di pietre, pronti a lapidare, con un gesto di vendetta, la prima macchina che passasse. Suoni di sirene mescolati allo shofar annunciavano l'arrivo dell'amata - lo shabbath - e una folla svogliata e addobbata dei suoi pi
begli abiti invadeva le vie della grande arteria per recarsi alle numerose
sinagoghe, di cui alcune non erano pi alte di un comune appartamento.

Sulle loro soglie i rabbini, gi in abito da preghiera bianco e nero, chiamavano da lontano i passanti, in cerca di un ultimo fedele per il minjan, l'assemblea dei dieci fedeli necessari perch la funzione possa aver luogo.
Dalle finestre aperte uscivano melopee lancinanti, salmodie e preghiere
frammezzate da esclamazioni vibranti, mentre i giovani studenti intonavano i loro canti di gioia. Certamente i viventi sanno che morranno, ma i
morti non sanno nulla e non intendono pi nulla; poich la loro memoria
immersa nell'oblio. Anche il loro amore, il loro odio, la loro invidia sono
gi periti, ed essi non hanno pi alcuna parte al mondo, in tutto quello che
si fa sotto il sole. Va' dunque, mangia il tuo pane con gioia, e bevi allegramente il tuo vino, dal momento che Dio ha gi gradito la tua opera.
Vivevo a Gerusalemme in un luogo particolare e chiuso alla maggior
parte della gente, e se esiste ancora un luogo puro in questo mondo, questo
Mea Shearim, incuneato fra la citt vecchia di Gerusalemme e la nuova
citt ebraica. Questo quartiere sembra essere stato costruito dagli stessi
ebrei per isolarsi dagli altri ebrei, come se non dovesse placarsi mai la loro
volont di differenziarsi. Certo, questo posto un anacronismo, tanto si
trova ai margini dello stato, della societ, e di tutto ci che costituisce la
realt di Israele. Certo, noi eravamo un residuo; e forse col tempo saremmo spariti; forse, al contrario, anche l'avvenire sarebbe stato dalla nostra
parte, e avremmo continuato a esistere malgrado tutto, per merito della
nostra fede e della nostra natalit, dato che le nostre famiglie erano numerose come le stelle nel cielo e la sabbia del mare, ed erano cresciute e si
erano moltiplicate come Dio, il nostro Dio, aveva ordinato.
Era una lunga arteria bordata di case basse la cui architettura ricordava
lo stile dell'Europa centrale, con i tetti inclinati delle piovose contrade - in
un paese in cui ogni goccia di pioggia una benedizione, una celebrazione
liturgica -, dai portali in ferro battuto, i balconi minuscoli, e le vie che
sembravano intersecarsi e perdersi all'infinito. All'entrata del quartiere,
l'eterno mendicante, l'ebreo errante ricoperto dal suo pesante mantello nero, con il suo largo cappello, tendeva la sua ciotola di legno, seduto per
terra ai piedi di un cartello che annunciava in inglese, in yiddish e in ebraico:
Ragazza ebrea, la Torah ti ordina di vestirti con modestia. Bisogna
che le gonne scendano sotto al ginocchio e che le donne maritate tengano la testa coperta. Preghiamo i visitatori di non ferire i nostri sen-

timenti religiosi percorrendo le nostre strade in atteggiamento indecente.


Per le migliaia di ebrei di Mea Shearim, il pendolo del tempo regolato
sull'ora dei ghetti dell'Europa centrale, quelli che sefarditi o sabras non
hanno conosciuto, ma che hanno reinventato, a furia di strudel e di yiddish,
poich la lingua sacra non saprebbe prestarsi all'uso profano, n diventare
il verbo dell'ineluttabile trivialit delle cose e dei gesti della vita quotidiana. Estesa su alcuni chilometri quadrati, Mea Shearim significa in ebraico:
"Le cento porte". Alcuni sostengono che, all'epoca della sua costruzione,
nella seconda met del XIX secolo, a opera degli ebrei ungheresi, le finestre e le terrazze erano state disposte appositamente verso l'interno dei viali, e solamente alcune porte davano accesso all'esterno, per tenere malfattori e miscredenti fuori dai muri della fortezza.
Quando vi penetrai per la prima volta, avevo diciassette anni. I miei genitori non vi mettevano mai piede: non era un quartiere per loro. Fui dapprima colpito dall'estrema densit della popolazione, e dall'animazione
nervosa e affaccendata che brulicava nelle stradine strette, dal passo ritmato del chassid, con il suo tempo regolare e imperturbabile nonostante la
folla compatta: un mondo pittoresco, barbuto e volubile, che si spostava
senza tregua, lo sguardo fisso, mi sembrava, verso l'eternit. In mezzo alla
via, vecchi rabbini si fermavano a ogni pi sospinto a discutere per delle
ore su una parola del Talmud, bloccando la circolazione, senza guardarsi
intorno nemmeno per un attimo, raggiunti a poco a poco da una folla di
giovani, pallidi e seri, che argomentavano con foga. Erano i bahurim, studenti dei kollelim e delle yeshivoth. Sarei stato chiamato a raggiungerli ben
presto e a ingrossare i ranghi di quelle curiose scuole senza diploma e senza obiettivi, se non quello di penetrare un po' di pi nell'universo della comunione divina.
A quell'epoca, credevo che tutta la popolazione del quartiere consacrasse
la sua vita allo studio e alle celebrazioni della vita ebraica. Non mi ponevo
questioni economiche: tutto mi sembrava aureolato di un'atmosfera magica, impenetrabile. Scoprii pi tardi che met degli abitanti vi consacrava
effettivamente il suo tempo e i suoi mezzi, ma l'altra met si procacciava il
sostentamento attraverso la pratica di piccoli mestieri che permettevano
loro di condurre una vita regolata sul rispetto della legge: erano scribi, macellai, circoncisori, guardiani dei bagni rituali, fabbricanti di parrucche e di

mezuzoth, cappellai e berrettai, orafi e artigiani che lavoravano il metallo


per i candelieri di shabbath e di Hanukkah, o ancora su diversi oggetti ornamentali in legno, pietra, seta o velluto. Vivevano pure grazie alle sovvenzioni delle comunit straniere, e pi in particolare dei sussidi di Williamsburg, quartiere chassidico di New York. Anche gli altri, quelli che
studiavano, potevano condurre una vita spesso precaria, ma non morivano
di fame. E lo studio era tutto ci che sapevano fare al mondo. Dall'et di
cinque anni, imparavano la Torah. A dodici anni, conoscevano gi il Talmud, poi intraprendevano lo studio della Cabala, ma soltanto verso i quarant'anni diventavano degni di curvarsi sui testi mistici dello Zohar, il Libro dello Splendore.
Ignoravo pure fino a che punto, sotto questa uniformit di apparenza fisica e di modo di vivere, si nascondesse un'infinita diversit di tendenze.
Dietro ogni piccolo dettaglio, un paio di pantaloni rovesciati verso le calze
o agganciati al ginocchio, le scarpe nere o gli stivali, le giacche corte o
lunghe e spezzate, rigate o bianche, Borsalino, gli streimel o i berretti alla
russa, c'erano una stirpe, una scuola di pensiero differente e delle consuetudini particolari.
Li invidiavo, quelli che avevano avuto la fortuna di conoscere la tradizione fin dalla pi tenera infanzia. Io avevo dovuto recuperare tutto in poco tempo. Pensavo di aver trascurato l'istruzione e di dover riprendere tutto
daccapo. Ma, anche cos, ignoravo ingenuamente fino a che punto fossi
disposto a raggiungere quest'ultimo rifugio, questa roccaforte inespugnabile, questo mondo in cui vegliardi sognanti, pettinati con lo streimel, agghindati con lunghe barbe e paludati in scure finanziere, trascinavano per
mano una sfilza di bambini, fratelli e sorelle nati a nove mesi di distanza
uno dall'altro; un popolo ieratico, dal passo affrettato e i volti che si somigliavano, pallidi e incorniciati da lunghi boccoli; un palazzo insolito in cui
brillavano la seta e il velluto, un posto antiquato dove si muovevano alla
stesso ritmo personaggi del XVIII secolo, ragazze con scialletti e donne
con parrucca e cappello, le spalle coperte di scialli, con le gambe nascoste
sotto lunghe gonne e le caviglie imprigionate dentro calze di lana. Quaranta gradi all'ombra e l'inverno polacco, il calore dell'Oriente con il ricordo
pi austero e pi glaciale del pi pallido degli Occidenti, quello della prima met del XVIII secolo in Podolia, all'epoca dei sermoni e dei pogrom,
del culto dell'odio distillato, inseminato in ogni madre per contaminare i
neonati, e preparare, con lentezza ma inesorabilmente, l'abominevole catastrofe dei secoli seguenti. Allora, certamente, il solo rifugio era ritrovarsi a

casa propria, dentro le cento porte, all'interno della propria comunit, il


luogo se mai ve n'era uno, barricata precaria contro tutti gli attacchi, nucleo familiare in cui si ritrovavano gli sventurati di ogni et, il rabbino e il
poeta, l'ebreo detestato e la sua famiglia povera e respinta, e lo studio e
l'insegnamento a unirli fra loro. Di fronte al testo, dentro le cento porte,
ognuno poteva sentirsi padrone del proprio destino cominciato da cos lungo tempo, ricco della sua cultura millenaria; e la comunit, dentro le cento
porte, era come una roccaforte all'interno della quale ciascuno era re e
suddito; e non vi erano schiavi n martiri.
Portando con s il ghetto, nel cuore di Israele, non dimenticarono di
prenderne il complemento, la scappatoia: quell'apertura nuova verso altre
aspirazioni, il soffio mistico della Cabala. Ricondussero, entro le cento
porte, la vita e le azioni giuste, e il possibile impegno verso il senso e l'intenzione creatrice. Poich lontano, molto lontano nel loro esilio, avevano
saputo che perch un'azione acquisti la sua legittimit, non basta che sia
dedotta da una successione di ragionamenti logici in accordo con la tradizione; ma occorre che nel suo adempimento stesso l'azione concentri in s
tutta la profondit dell'intenzione che presiede alla nascita e al suo lento
sviluppo. Allora, per proteggersi da questo mondo, avevano inventato il
mondo futuro e lo avevano chiamato "entusiasmo".
Conobbi l'entusiasmo ancora prima di incontrare il chassidismo. Ero
sempre stato capace di esaltazione. Mi capitava di essere posseduto da una
forza e un appetito smisurati. Talvolta sono entrato in trance, e ho provato
il sentimento di una forza eterna. Avrei potuto affrontare qualsiasi ostacolo. Animato da questa fede ho compiuto studi religiosi, malgrado le proteste dei miei genitori. Spinto da questa fede mi sono diretto verso i chassidim, poich sapevo che solo loro potevano comprendere i posseduti. Oser
confessarlo? Potr descriverlo? Talvolta ho raggiunto uno stato prossimo
alla devequt, quella felicit suprema, quella pienezza che per loro una
regola di condotta.
Nella mia yeshivah mi hanno insegnato i preliminari necessari all'estasi;
ho conosciuto le tecniche di preghiera propizie alla concentrazione, lo
sguardo intenso che occorre rivolgere sulle lettere dei libri, in modo da
congiungersi alla luce interna del segno ebraico che d la vita alla parola e
alla cosa. Ho conosciuto i pensieri fecondi, i digiuni prolungati. Ho imparato i dosaggi esatti per le polveri della magia. A volte sufficiente il vino.
Quando il vino entra, il segreto esce. Quando viene usata la polvere, l'inte-

ro essere si solleva.
Allora era come se mi svuotassi del mio essere, e arrivavo a perdermi, a
obliarmi di me stesso e, posseduto, non mi possedevo pi. Liberato di tutti
i legami egoisti che mi rinchiudevano in me stesso, mi aprivo a uno splendore opaco e magnifico. Avevo l'impressione che il mio corpo si sollevasse
per entrare in lievitazione, come se facessi un passo al di l di questo io
morto e astratto, tentando di portarlo via con me verso il mondo celeste.
Attraverso questo annichilamento avevo l'impressione di elevarmi al di l
dello spazio e del tempo unendomi all'essenziale. In un attimo, pervaso di
un'eterna serenit, abbracciavo con una stretta furtiva il soffio dell'Assoluto, ritrovando le splendide verit e i sogni della creazione. Contemplavo
idee sublimi. Scrivevo libri, leggevo la Torah. Ero Mos ed Elia, contemporaneamente re e profeta. I miei pensieri mi conducevano al di l della
vita terrestre verso il mondo futuro che potevo far avverare, dato che ero il
Messia.
C'erano banchetti dove danzavamo tutta la notte, serrati gli uni agli altri,
intorno a un braciere, fino al destarsi del giorno, fino a restare senza fiato. I
nostri cappelli, mescolati fra loro, formavano un mare scuro e agitato che
ondeggiava senza fine. Qualche volta, uno di noi si distaccava dal gruppo e
danzava solo in mezzo al cerchio, vicinissimo al fuoco. Quando passava
davanti al braciere, non era pi che un'ombra disarticolata, e prima di sparire la sua faccia arrossata era segnata dalle fiamme: un volto incendiato
dall'estasi.
Talvolta, ci radunavamo in un cortile in compagnia di un'orchestra, ed
eseguivamo giri di danze incantatorie. Alcuni virtuosi, che sapevano maneggiare il bastone e la bottiglia, si torcevano e assumevano pose esperte
con sapienti movimenti della testa e del corpo rovesciati all'indietro fino
alla posizione orizzontale. In una delle loro figure, il volatch, il primo danzatore tentava di resuscitare, con ingegnosi movimenti, il compagno che
faceva il morto, sino a quando finivano per danzare insieme a un ritmo
infernale.
Quando Dio cre l'uomo, lo fece tramite un restringimento. La sua volont infinita si ripieg in un essere finito. Fu attraverso una contrazione di
se stesso in se stesso che lasci posto alla creatura. Tsimtsum. Riconduco il
mio io al nulla, ridimensiono la mia soggettivit, per scorgere nella sua
verit la saggezza iniziale, quella del principio, con tutte le possibilit, i
mutamenti e le incessanti evoluzioni della volont pura. Con questo, scopro tutto quello che non avevo potuto sospettare nel mio stato cosciente.

Faccio posto all'altro in quanto altro, quello che invischiato in me stesso


non avevo visto. Sono il creatore sul punto di creare attraverso l'abbozzo
ineffabile del gesto originario. Scopro il mondo divino - l'alterit totale, la
trascendenza assoluta - in azione dentro di me.
Ma per questo occorre praticare una lunga ascesi; rinunciare ai valori di
questo mondo, disinteressarsi di se stessi, sbarazzarsi dell'amor proprio,
dell'orgoglio, dell'interesse personale: e anche della tristezza, poich le
lacrime fanno dimenticare Dio. Bisogna fare il vuoto in se stessi, per poter
decifrare tutto quello che era gi l, allo stato latente, senza che lo si sapesse, nei pensieri, nelle parole, nei desideri e nei ricordi. Occorre liberare la
volont prigioniera per renderle tutta la forza.
Soltanto allora si pu pervenire all'autentica conoscenza delle cose. Al
contrario della ragione che riduce a se stessa gli oggetti che apprende, con
una ripetizione tautologica del medesimo, la devequt fa astrazione dall'io
per considerare l'altro: vale a dire per prenderlo con s.
Ecco perch la devequt era la nostra intelligenza e contemporaneamente
la nostra etica. Era il centro della nostra vita, il nocciolo della Redenzione.
Poich attraverso di essa si affretta e si adempie il Messia. Come Dio, non
si riveler nella sua totalit, ma sul modello di una contrazione. E quando
ci liberer, riunir in ogni pensiero, ogni parola e ogni azione le scintille
divine disperse dentro di noi.
2
Spargi la tua semente dal mattino e non lasciar riposare le mani alla sera, recita la sentenza, poich non sai quale dei due avr esito migliore, il
mattino o la sera, e se entrambi saranno ugualmente buoni. Quando ero
chassid mi alzavo presto al mattino e attraversavo la citt araba per recarmi da Mea Shearim, nel cuore della citt vecchia, al quartiere bianco, brillante ai primi chiarori dell'alba che avviluppava la piccola Gerusalemme in
un'aura fosforescente. Allora, sapevo dove andavo; e vi andavo di buon
passo. Il cuore mi batteva al bagliore della luce; mi sembrava che mi guardasse come una fidanzata. Di quando in quando m'invadeva una grande
pace, un senso di adempimento. Talvolta, i miei passi mi guidavano per
strane deviazioni del cammino e mi facevano smarrire in quartieri proibiti.
Ma ritrovavo sempre la strada, quella che conduceva al Muro. Per accedervi, bisognava passare per viuzze spesso buie e tortuose: ed era quindi
con sorpresa che lo scoprivo alla svolta di un vicolo, mentre, immenso e

immobile, vegliava sulla citt come la pi valorosa guardia di Tsahal. Non


era il Muro del Pianto; non lo era pi. Era il Muro d'Occidente, quello che
Erode aveva costruito intorno al Tempio per proteggerlo, e che, per una
triste ironia, vegliava al presente ormai solo su se stesso. Lo baciavo. Poi
recitavo, toccandolo con la mano, la mia preghiera del mattino. Quando
avevo terminato, per rispetto verso il Tempio distrutto, mi allontanavo,
come fanno gli ebrei religiosi, camminando a ritroso, per evitare di mostrargli la schiena.
Mi recavo poi in una delle numerose yeshivoth del quartiere per proseguire i miei studi talmudici. Qui passavo tutta la giornata a discutere le
pagine degli spessi volumi del Talmud, l'argomento che facesse testo, pur
sapendo che non c'erano mai argomenti che facessero testo. E spesso si
disputava invano, e ineluttabilmente concludevamo con la formula tradizionale del teku che recita: Al momento dell'avvento messianico, tutte le
domande e tutti i problemi troveranno una soluzione.
Qui lo incontrai per la prima volta. Se ne stava in un angolo della stanza;
e, senza uno sguardo per i giovani e rumorosi talmudisti, si dondolava accarezzandosi la barba, un libro aperto davanti a s. Stava salmodiando, e
prolungava il suo lamento in frasi sibilline:
Come la rosa in mezzo alle spine cos Israele. Cosa indica la rosa? La
comunit di Israele come la rosa rossa o bianca e vive talvolta con rigore,
talaltra con clemenza.
Domandai a uno dei miei compagni chi fosse quell'uomo.
Come, non lo sai? rispose stupito. Ma il rabbi.
Quale rabbi?
Il rabbi fece, come se non ve ne fosse che uno.
Pi tardi, dopo aver studiato con lui e avere imparato molto da lui, lo
conobbi per quel grand'uomo che era. Diceva: Non tuo dovere compiere
questo lavoro, ma non sei libero di non farlo. Diceva pure che migliaia di
anni or sono, quando gli ebrei erano un popolo seminomade che si spostava di luogo in luogo nel paese di Canaan, l'idea ebraica dello studio era gi
presente. Mi insegn che era essenziale sviluppare l'intelligenza. Se non ci
vedeva totalmente concentrati al momento dello studio del Talmud, poteva
adirarsi molto; diceva che era facile perdere il filo degli argomenti presentati, e il risultato diventava insignificante. Occorreva seguire passo dopo

passo il ragionamento, come se si fosse trattato di un'indagine poliziesca di


cui si dovesse dipanare l'intrigo. Tentavamo di comprendere il senso nascosto della legge, che si svelava solo al prezzo di un immenso sforzo. Il
rabbi non voleva, come alcuni maestri che avevo conosciuto, che i suoi
allievi ingurgitassero le conoscenze sotto forma di nozioni, ma riteneva
che dovessero imparare a pensare per conto proprio. Non vi era gelosia fra
maestro e allievo: non era l'indipendenza dell'allievo a far paura.
La maggior parte delle volte, cominciava cos. Il rabbi domandava a uno
di noi di iniziare a leggere una pagina del Talmud. Il soggetto poco importava; qualche cosa di insolito o di strampalato, un caso specifico che aveva
poche probabilit di verificarsi, di cui non si comprendeva sempre la posta
in gioco: una torre fluttuante nell'aria, un topo che portava briciole di pane
in una casa nel giorno di Pessach, un feto trapiantato da un utero a un altro, un automa partecipante a un minjan. Sei o sette righe di testo potevano
richiedere due ore di discussione. Se ci si assentava un solo giorno, una
sola ora, diventava impossibile seguire il ragionamento, tanto era complicato.
Talvolta mi domandavo: cosa passa per la mente di un giovane di diciotto anni che vuole passare dieci anni della sua vita in una yeshivah per studiare i testi del Talmud, quando potrebbe fare mille altre cose? Quale attrattiva pu costituire per lui un cammino cos appartato? La maggior parte
dei miei compagni non erano dei baal teshuvah come me, che facevo ritorno verso la tradizione. Erano l per volont dei loro padri, per diventare
dei sapienti. Io avevo visto una luce, e la seguivo cercando la pienezza.
Eppure, lo studio non era per me soddisfacente come la contemplazione
pura e semplice dello splendore che lo circondava. Per noi la conoscenza
non era il valore supremo. Come la maggior parte dei chassidim e contro
una certa tradizione ebraica razionalista, pensavo che l'attenzione al particolare di un testo, l'esegesi minuziosa, le discussioni tortuose di cui era
composto il metodo talmudico del pilpul erano, ancorch necessarie, inferiori e subordinate al fine che le animava: attaccarsi fermamente a Dio e
non allontanarsene mai.
Non era facile. Non avevamo il diritto di uscire dalla yeshivah salvo in
casi di assoluta necessit. Era vietato possedere riviste, giornali, e perfino
la radio. Il rabbino diceva che la yeshivah non era una scuola come le altre.
Esigeva profondit, purezza e santit, e coloro che deviavano da questo
ideale non vi avevano posto. Per questo era proibito interessarsi a ci che
succedeva al di fuori della casa di studio mentre vi si soggiornava. Era una

protezione, un rifugio dal mondo che chiudeva le sue porte per impedire
agli intrusi di entrare, e ai suoi membri di andarsene.
Cos, non avevamo il diritto di frequentare ragazze. Il rabbi diceva che
un ragazzo non doveva uscire con una ragazza prima dell'anno precedente
il suo matrimonio.
Ma come fa a conoscere la data del matrimonio, se non ha ancora incontrato la ragazza? obiettai un giorno al rabbi.
Ebbene, se tu hai diciotto anni e stai iniziando l'universit, non ti sposerai probabilmente prima di quattro anni. Ma che succede se incontri la persona che ti destinata a diciotto anni? Uscire con la ragazza che ami limitandoti a parlarle molto difficile. Per questo meglio evitare questa situazione prima che diventi una cosa seria.
Ma gli studenti dicono che vogliono incontrare delle ragazze prima, altrimenti non avranno il tempo di imparare come comportarsi con loro.
Delle due l'una: o si sa come fare, o non si sa. E non frequentando
molte ragazze che lo si sapr. Inoltre, quelli che cominciano tardi fanno
matrimoni buoni come quelli che cominciano presto.
Non eravamo autorizzati ad avere cucine; in effetti, se avessimo perso
del tempo a domandarci "cosa manger stasera?", questo avrebbe potuto
minare la nostra concentrazione. Non potevamo andare al cinema, per non
accrescere la tentazione di compiere azioni cattive. Non avevamo il permesso di ascoltare nastri. Alcuni prendevano in prestito dei magnetofoni
dai professori, con il pretesto che servivano per i corsi, e ne approfittavano
per ascoltare Simon e Garfunkel. Trovavano che assomigliassero a una
musica yiddish.
Mi piaceva molto andare al cinema. Ma da quando ero entrato alla yeshivah, anche avendone il permesso, non lo avrei pi fatto: lo sguardo degli altri m'imbarazzava. Se mi avessero visto al cinema, con il mio streimel
e i miei cernecchi, cosa avrebbero pensato di me? Cercavo pure di non
interessarmi alle donne. Per la strada non le guardavo, e quando avevo a
che fare con loro, abbassavo gli occhi per non incontrare il loro sguardo. Il
rabbi diceva che occorreva essere ancora pi vigili in estate, quando andavano scoperte.
Io credo che finch si vive in un posto simile, cos diverso, cos isolato
dal resto del mondo, non vi siano altre possibilit che leggere e imparare.
Era come una scuola destinata ad agguerrirci e a renderci abbastanza saldi

per combattere quando ci saremmo confrontati con le forze del male che
devastano il mondo. Questa guerra, noi non cessavamo di prepararla, di
armarci e di difenderci, ed eravamo pronti a resistere e a combattere. Eravamo l'esercito dei tempi nuovi. La saggezza d pi forza che dieci governatori dentro una citt.
Non odiavo il rabbi. Non provavo quella venerazione senza limiti che altri sentivano per lui, ma credevo fermamente in lui come a un profeta, un
uomo superiore. Per questo non potei volergliene quando il mio migliore
amico, Jehudah, dovette sottostare a un matrimonio combinato con sua
figlia, anche se sapevo che ne era scontento: era pi giovane di me, aveva
solo ventiquattro anni e non aveva manifestato fino ad allora alcun progetto matrimoniale. Ma non trovai rivoltante che si potesse imporgliene uno
dall'esterno, senza che lui lo volesse e nemmeno conoscesse colei che gli
era destinata. Si celebravano cos la maggior parte dei matrimoni.
Era cominciato tutto a causa di sua sorella, che era in et da marito. Il loro padre era andato dal sensale, per trovarle uno sposo. Ora, costui conosceva un fratello e una sorella che erano disponibili, e siccome sapeva che
Jehudah non aveva ancora moglie, aveva proposto di fare una doppia transazione, e che i fratelli e le sorelle si sposassero a vicenda. Il padre di Jehudah aveva cominciato col rifiutare, poich pensava che suo figlio avrebbe potuto aspettare ancora un poco. Ma il tempo passava, e il sensale torn
pi volte alla carica, e ne parl a sua madre, il cui parere, in materia, era
fondamentale. Sentendo il nome della famiglia a cui il sensale li destinava,
la donna non pot che acconsentire: si trattava nientemeno che dei figli del
rabbi. Si giunse presto a un accordo sulle questioni finanziarie, poi Jehudah fu ricevuto dal rabbi. Siccome occorreva mantenere una certa distanza
prima che l'affare venisse concluso, si ritrovarono alla yeshivah. Il fine del
colloquio era quello di valutare le capacit talmudiche del giovane. Jehudah aveva preparato una lezione, e si esib con brio. Di tanto in tanto, il
rabbi lo interrompeva per chiarire un punto o domandare una precisazione.
Dopo dieci minuti di conversazione, scroll la testa per mostrare che era
soddisfatto. La ragazza destinata a Jehudah si chiamava Rachele e aveva
diciotto anni. Sapeva governare una casa e cucinare, e voleva diventare
sarta.
Non capisci? mi disse Jehudah poco dopo. un tale onore sposare la
figlia del rabbi. Ti rendi conto? I miei genitori sono pazzi di gioia.
Ma lei, tua moglie? Cosa ne pensi? domandai.

L'ho vista una volta... non lo so. Ma sto per entrare, grazie a lei, nell'ambiente che la circonda!
Il rabbi e Jehudah s'incontrarono un'ultima volta, prima del matrimonio.
Camminarono insieme lungo i viali di Mea Shearim; parlarono della yeshivah, e di tante altre cose. Quando si lasciarono, il rabbi abbozz un sorriso
e disse: Gute nacht.
Qualche settimana pi tardi, si ruppe il bicchiere in ricordo della distruzione del Tempio. Migliaia di chassidim venuti da tutto il mondo assistettero ai festeggiamenti. Fu un matrimonio sontuoso, nel corso del quale la
sposa, secondo la consuetudine, gir sette volte attorno allo sposo. Per il
fatto stesso di essere il genero del rabbi, Jehudah ebbe accesso diretto alle
sue parole e ai suoi minimi fatti e gesti. Per un chassid questo era un privilegio inestimabile.
Conoscevo perfettamente quest'usanza del matrimonio combinato e, tuttavia, non potevo fare a meno di sentirmi triste. Poich sentivo che un'altra
vita cominciava per lui, e, a fortiori, per me: questo voleva dire che ben
presto avrei dovuto prepararmi al mio matrimonio. Avevo gi avuto numerose proposte. I miei genitori non erano religiosi, e non ero dunque il miglior partito in circolazione, ma avevo fatto teshuvah, imparavo alla svelta,
ero tra i migliori allievi della yeshivah, e avevo una buona reputazione: La
buona reputazione vale pi del buon profumo e il giorno della morte vale
pi del giorno della nascita. Parecchi padri e diverse madri erano venuti
da me vantandomi i meriti delle loro figlie; tuttavia, non le avevo mai avvicinate, poich parlare loro equivaleva a suggellare un'unione. E che potevo farci, se per me il tempo non era ancora venuto?
Pensavo dunque di fare affidamento sul caso, e di recarmi, un giorno o
l'altro, dal sensale. Ma il matrimonio di Jehudah precipitava un po' le cose.
Nel Talmud scritto che non bene che un uomo sia solo.
Per i miei genitori, la mia partenza per la yeshivah era stata come una
morte. Non potevo pi condividere i loro pasti. All'inizio, accettai un bicchiere di t, un dolce. Poi, a poco a poco, smisi di andare a trovarli. Come
potevo entrare in una casa i cui mezuzoth sulle architravi delle porte non
erano conformi alle regole, in una cucina dove tutto era taref, in cui si mischiavano il latte e la carne, si mangiavano i crostacei e gli animali proibiti
e, che Dio mi perdoni, perfino il maiale? Come cenare con chi non si lava

le mani prima del pasto, e non recita la preghiera prima di mangiare, e non
pronuncia le parole di grazie dopo essersi saziato? Come vivere con coloro
che cucinavano, accendevano la luce e prendevano l'automobile il giorno
di shabbath? Come vedere una donna maritata che non si copriva la testa?
I miei genitori erano degli empi, mia madre una rinnegata, che non comprendeva come suo figlio avesse potuto diventare un chassid. Per lei, era
come tornare indietro di secoli, verso la prigione del ghetto. Non era venuta in Israele per liberarsi da tutte le sue catene? Diceva che ero troppo giovane per vivere come un asceta secondo quelle leggi antiche e desuete,
troppo libero per credere a tutte quelle superstizioni, a quelle regole inesorabili che mi impedivano di gioire della vita.
Le proibizioni non erano delle restrizioni, ma la strada del senso. Al di
sopra di tutto, era vietato essere vecchi, sia per i vecchi che per i giovani.
Dietro il mio austero streimel e il mio mantello nero, sapevo che si doveva
restare giovani; e giovane lo ero, con tutta l'ingenuit e tutta la spensieratezza della giovent. Quegli abiti non erano che un'armatura contro la vecchiaia del mondo, e mi proteggevano dalle convenienze sociali, da ipocrisia, violenza, meschinit, ricerca del denaro per il denaro, in poche parole
da tutto quello che imbruttisce il mondo e che rende i giovani cos vecchi,
vale a dire tristi e disincantati. Come diceva il rabbi, la giovinezza ignora
se stessa come la felicit e, come quest'ultima, si perde quando la si cerca.
Giovane, rallegrati nella tua giovinezza, e che il tuo cuore ti renda contento nei giorni della tua giovent, e cammina come il tuo cuore ti conduce e
secondo lo sguardo dei tuoi occhi, ma sappi che, per ogni cosa, Dio ti far
comparire a giudizio.
Avevo fatto il servizio militare, al contrario della maggior parte dei miei
compagni della yeshivah che lo respingevano per ragioni tanto religiose
quanto ideologiche, dato che non erano sionisti. I miei genitori desideravano che facessi il soldato; e io condividevo la loro volont. Questo paese ci
aveva dato molto, ed era il minimo garantire per tre anni la sua sicurezza,
cio la nostra; e quella dei chassidim di conseguenza. Ero stato nel Libano.
Avevo conosciuto giorni, settimane senza sonno, a vegliare dentro un tank,
facendo la posta al nemico; e la paura era la compagna di sventura con cui
imparavamo a convivere. Non passava settimana senza che andassi a un
funerale militare, senza che sentissi il cannone lanciare verso il cielo il suo
grande e rauco rantolo, di sofferenza e di impotenza: un giovane, della mia
stessa et, era morto in combattimento. La guerra per me non era un gioco,
un punto di vista, ma qualche cosa di molto reale, che mi aveva rivelato

fino a che punto il nostro tempo fosse duro, la nostra vita precaria e minacciata, la nostra esistenza su questa terra una lotta feroce. Era David
contro Golia; Gerico riconquistata e perduta di nuovo, il Golan invaso dai
quattro Mesopotamici, a loro volta cacciati da Abramo, Masada assediata,
simbolo di questo paese fortezza, piccola estremit di terra presa d'assalto
da ogni parte, contestata sui suoi confini, che differisce, combattendo, il
terribile conto alla rovescia degli assalitori, che l'aspettano e le tendono
delle trappole; le stesse citt, le stesse battaglie, le stesse speranze. Io, da
soldato, in uniforme verde e mitra, continuavo finch potevo a recarmi al
Muro Occidentale e a piegare il capo contro la parete rocciosa pregando
ardentemente perch quella fosse l'ultima guerra, perch quel tremendo
esilio e quel ritorno non restassero vani e potessimo continuare a risuscitare una lingua; a fare rifiorire il deserto; a contemplare certe sere d'estate la
luce rame e oro che aureola la nostra citt di un dolce nitore. Poich Gaza
verr abbandonata, Aschelonne devastata, Ashdod abbandonata in pieno
mezzogiorno, ed Eqron sradicata.
Durante i miei tre anni nell'esercito, avevo scoperto la giovinezza nel
mondo, la droga, l'alcol e la libera uscita. Ero per passato attraverso tutto
questo senza soffermarmici, dato che non me ne sentivo sedotto. Avevo
conosciuto qualche ragazza, avevo talvolta assaggiato i paradisi artificiali,
chimici o falsamente sentimentali: come uno straniero, o un etnologo, senza provare soddisfazione, e senza mai essere recidivo. Gli altri mi chiamavano "il diverso"; vedevano bene che, senza odiarli n disprezzarli, ero
differente. Dicevano che ero di un altro secolo, di un altro mondo, che non
appartenevo alla mia epoca. E avevano ragione. Ero un vestigio, un'antichit vivente. Un oggetto da studiare, una vecchia pergamena non decatizzata, ben conservata e nuovissima malgrado la sua tarda et, pronta a rivelare le sue verit in tutta la loro recente freschezza, a narrare i secoli nella
loro primitiva ingenuit.
Mio padre non pensava a niente di tutto questo. Non diceva, come mia
madre, che era tutta una follia e un ritorno indietro. Non faceva mai alcun
commento. Compresi questo silenzio soltanto pi tardi. Non sapevo che
nella sua giovent era stato un uomo molto pio; non capivo come un Cohen potesse essersi "assimilato", e pensavo che non sapesse perch andassi
in giro vestito di nero come i polacchi del ghetto, perfino durante le pi
soffocanti calure dell'estate.
Ma sapeva, lui, perch lo facevo, e certamente meglio di me. Ignoravo
fino a che punto il passato fosse la sua religione, e la sua professione la

ricerca del suo stesso passato. E l'archeologia era la nostra comune passione, e quando lavoravamo insieme a certi scavi o quando studiavamo gli
antichi documenti, eravamo proprio padre e figlio, e il figlio non era prodigo.
3
Cos, senza l'intervento di Shimon, senza l'invito di mio padre, avrei finito per sposarmi e mettere radici, e questo avrebbe potuto durare per tutta
la mia vita, poich nei testi era scritto che si doveva studiare per poter studiare ancora. Ma era necessario che qualcosa capitasse; senza saperlo veramente, non cessavo io stesso di attenderlo. Era come se tenessi in mente
tutto un sapere aspettando che mi servisse. Anche se, nella concezione che
me ne facevo, lo studio aveva in se stesso la propria ricompensa, avevo
come una vaga idea che, a differenza della maggioranza dei miei compagni, non era ancora quello il termine ultimo della mia esistenza, ma che
qualcosa si stava preparando, era ancora in gestazione, e che attraverso
questo qualcosa, mi preservavo, pronto ad agire. Ho parlato nel mio cuore,
e mi sono detto: ecco, mi sono ingrandito e accresciuto in saggezza al di
sopra di coloro che erano prima di me a Gerusalemme, e il mio cuore ha
visto molta saggezza e molta scienza.
Insomma, mi spiegher meglio con un'immagine che con un lungo discorso: sarei rimasto come un acquerello dai tratti incerti e i colori pastello. A quell'epoca ero un giusto, un innocente che aveva visto il male senza
mai mescolarvisi. Ero puro come un bambino appena nato: non perch non
avessi debolezze, non per non aver mai sbagliato - poich avevo peccato
come ogni uomo - ma per una sorta d'integrit che la vita non aveva potuto
far vacillare. Ero integro, tutto per me, per le mie scelte e per i miei desideri. Nulla poteva fermarmi, nulla mi spaventava. Per dire tutto, non avevo
vissuto. E ora che l'ho fatto, rimpiango quel tempo prima della ferita poich, allora, tutto era possibile. Dapprima, il male non mi aveva mai sfiorato. Dopo, bisogna semplicemente sforzarsi di vivere con i ricordi che ci
paralizzano. Dopo, troppo tardi perfino per sperare. Ma io sto ancora
avanzando verso quelle tenebre, mentre cerco di risuscitare i ricordi.
Quando mio padre mi parl dei manoscritti, non ne fui sorpreso. Conoscevo la storia misteriosa della loro scoperta; e vi era qualcosa che mi attirava verso quel luogo, Qumran, dove, senza che potessi spiegarmene il

perch, sapevo che avrebbe dovuto giocarsi una parte del mio destino, come se in qualche luogo fosse gi stato scritto. Ogni cosa in continuo movimento, e non si finirebbe di parlarne. L'occhio non mai sazio di vedere,
l'orecchio mai stanco di udire. Ci che gi accaduto, avverr; ci che
gi stato fatto, si rifar. Non c' niente di nuovo sotto il sole. C' qualcosa
di cui si possa dire: guarda, nuova? Ebbene, quella cosa esisteva gi nei
secoli passati. Non ci ricordiamo delle cose che ci hanno preceduto. Cos,
da parte di coloro che verranno nell'avvenire, non ci sar memoria di
quello che accade oggi.
Mi ricordo gli scavi che hai effettuato in quel posto dissi a mio padre.
Vicino a Wadi Qumran, c'erano le rovine di Khirbet Qumran. Non molto
lontano, c'era un cimitero con centodieci tombe. Erano orientate da nord a
sud, quindi non potevano essere musulmane. La parte superiore delle lapidi non presentava simboli conosciuti.
S, erano tombe essene.
Non sapevo che un manoscritto fosse stato rubato... Capisco che si desideri ritrovarlo, ma perch c' Shimon dietro questa faccenda? Cosa c'entra l'esercito?
Vi sono implicazioni politiche importanti dietro quei manoscritti.
Di che si tratta?
Il governo cerca quel rotolo per precedere il Vaticano.
pericoloso per il cristianesimo?
Non si sa cosa contenga. Non lo sa neppure chi lo possiede.
Perch hanno chiamato te? E perch vogliono che ti accompagni?
Credo che siano venuti a cercarci proprio perch siamo contemporaneamente al di fuori di tutto e competenti per la ricerca.
Cosa mi si chiede di fare?
Seguirmi, scortarmi, e forse proteggermi.
Ma una missione cos rischiosa che hai bisogno di una guardia del
corpo?
Forse s confess.
Quando dobbiamo partire?
Adesso. Domani. Il pi presto possibile.
Non posso. In questo momento sono impegnato alla yeshivah, e sai che
non possibile lasciare lo studio in questo modo.
Chi parla di lasciare lo studio? fece, maliziosamente. Parve riflettere
un istante e aggiunse: Se troveremo il manoscritto, lo studieremo insieme.

Pu darsi che scopriremo cose molto interessanti. Forse dovremo tenerlo


per noi, consegnarlo soltanto a Shimon... o forse neppure a lui. In ogni
caso, non occorre che tu ne parli al tuo rabbi.
Si chin e mi disse in un soffio: A nessuno, senza il mio consenso, capito?.
Feci segno di s. Era la prima volta che mi domandava una cosa simile:
scegliere tra l'obbedienza e il rispetto che gli dovevo, e la fiducia cieca che
riponevo nel mio rabbi. La mia decisione l'avevo presa tempo prima: e mio
padre lo sapeva, giacch li avevo abbandonati, lui e la sua tradizione, o
piuttosto la sua non tradizione, come la chiamavo allora. Ma il confronto
non era mai stato diretto. Era rimasto implicito, anche se, senza che l'argomento venisse mai toccato, lo sentivo presente, come una domanda in
attesa di una risposta, a ogni istante. Sentii tuttavia, nel momento in cui mi
pose la sua richiesta, che si sarebbe trattato di una questione tanto seria da
esigere il silenzio, come mio padre mi aveva chiesto, e che mantenendolo
avrei ubbidito al quinto comandamento, quello che, nei miei accessi di
disciplina, avevo l'impressione di tradire in nome della Torah: onora il
padre e la madre.
Non mi parl dell'assassinio atroce che era stato commesso in relazione
ai manoscritti; senza dubbio lo fece per proteggermi. Lo avrei saputo molto pi tardi, dopo che altre atrocit vennero perpetrate, e forse fu meglio
cos. Non penso che lo choc senza pari che hanno provocato in me sarebbe
stato sia pur di poco minore, se fossi stato preparato all'idea. Non sapevo
ancora nulla di tutto ci; ma volevo andare alla ricerca del manoscritto per
curiosit, e anche perch qualcosa d'indefinibile mi attirava nell'impresa,
come un'invincibile reminiscenza.
Ci recammo nella valle del Giordano, dato che mio padre voleva mostrarmi Qumran come Shimon aveva fatto con lui. Il luogo dove mi condusse, non lontano dalle grotte, era a strapiombo sul paese. Alla nostra
sinistra, verso nord, il fiume Giordano serpeggiava argenteo fra le macchie; dietro di noi, verso ovest, il deserto di Giudea ammorbidiva la linea
delle buie scarpate con le sue dune rossicce, mentre in lontananza si scorgeva un'oasi verdeggiante, il palmeto di Gerico. Davanti a noi, le grigie
acque del Mar Morto formavano una sorta di lago, fiancheggiato da una
parte e dall'altra da montagne ripide e azzurrognole, che rivolgevano sul
paesaggio uno sguardo scintillante. Quello di mio padre si fissava con insistenza sulla riva occidentale, dove si elevava maestoso, dietro un'alta sco-

gliera, il promontorio di Ras Feshka, a strapiombo sulla sorgente di Ain


Feshka, dal verde luminoso. In questa regione, vicinissimo alla sorgente e
un poco pi a nord, si trovava il terrapieno marnoso contiguo alla scogliera
che dominava leggermente la pianura costiera e le rovine di Khirbet Qumran. Dal luogo in cui ci trovavamo era impossibile scorgerle, ma compresi
pi tardi che lui le immaginava senza fatica.
Non era la prima volta che mi recavo laggi. Vi avevo fatto lunghi giri,
con i genitori e con i miei amici. Per me come per molti altri, era ancora un
angolo sperduto in mezzo a distese solitarie ove si incontravano soltanto i
beduini che vivevano sotto le loro tende.
Soltanto pi tardi compresi fino a che punto Khirbet Qumran, che gli antichi esploratori della Palestina avevano appena segnalato e descritto con
molta concisione, fosse uno dei luoghi pi famosi e venerabili della terra.
In quella contrada del Mar Morto, paese selvaggio senza fisionomia, senza
traccia d'uomo n di animali, doveva nascere il monoteismo, ed era la sola
cosa che questa terra poteva produrre: un Dio unico, senza nome, senza
volto n corpo, un'assenza pura, senza traccia n avvenimenti. Sotto queste
dune, dentro questo mare, non c'era posto per ninfe e sirene.
Ci recammo a passo di marcia fino all'antico monastero degli esseni a
Khirbet Qumran, costruito a qualche distanza dal mare in grossi blocchi di
pietra grigia. Dietro, si levavano le colline, con qua e l delle sacche nere:
le grotte naturali dove avevano scoperto i rotoli. Fra il Mar Morto e il monastero si estendeva la necropoli, un largo rettangolo di terra lastricata di
grossi sassi, un conglomerato di pietra dura. A nordovest si elevava una
torre a due piani che doveva assicurare la difesa del luogo.
Il monastero comprendeva una cucina, con un forno e un refettorio. Un'altra stanza era quella in cui si riuniva l'assemblea degli esseni con, attiguo, uno scriptorium costruito in gesso e mattoni. Qui, erano stati ritrovati
tre calamai in bronzo e due in argilla rossa, il fondo dei quali era ancora
incrostato di inchiostro secco. La pioggia che scendeva dalle colline alimentava sei grandi cisterne per soddisfare il bisogno d'acqua della comunit; un grande bacino, il miqveh, che serviva per la purificazione dei suoi
membri, era stato portato alla luce nelle vicinanze.
Prima degli scavi disse mio padre qui c'era soltanto un mucchio di
pietre e una cisterna quasi completamente piena.
Si sa come vivessero gli abitanti di Qumran? domandai.
Gli uomini erano occupati a scrivere, leggere e studiare. La comunit

possedeva un'immensa biblioteca, parecchie centinaia di volumi. Una parte


era costituita dai testi biblici, l'altra dai testi propri alla setta. I libri, letti
con fervore, servivano per l'edificazione della comunit. La letteratura non
biblica doveva rispecchiare le opinioni della setta. A quell'epoca i libri
erano senza autore: se uno scriba riteneva che il testo che stava trascrivendo potesse essere migliorato o abbellito tramite aggiunte, omissioni o modifiche, le effettuava secondo il suo gusto. Fino a non molto tempo fa, era
consuetudine che i copisti mostrassero il loro talento trasformando il testo
sul quale lavoravano.
Anche i testi sacri?
Qualora si fosse convinti che il testo era sacro, si cercava di trasmetterlo esattamente, senza alterazioni. Ricordati la leggenda della Bibbia dei
Settanta. Tolomeo II d'Egitto avrebbe chiamato settantadue scribi di Gerusalemme, sei per ciascuna trib. Avrebbe domandato loro di lavorare ciascuno settantadue giorni per tradurre la Legge di Mos dall'ebraico in greco. Vuole la leggenda che i copisti, isolati, ciascuno nella sua cella su un'isola del Mediterraneo, abbiano compiuto il loro lavoro per ispirazione divina. Al termine dei settantadue giorni, le loro traduzioni si rivelarono tutte
identiche.
A cosa serviva questa stanza? domandai indicandogli le vestigia di un
vasto recinto che sembrava essere una della sale principali.
Era il luogo in cui si radunavano i membri della comunit. Uno dei rituali degli esseni era quello di sedersi tutti insieme per partecipare a un
banchetto presieduto dal Messia. Nessuno doveva toccare il pane n il vino
prima che il sacerdote avesse benedetto ciascuno secondo l'ordine gerarchico. Questa cerimonia era un'anticipazione del paradiso; il sacerdote
doveva sostituire il Messia se non era presente, e doveva agire nel suo nome.
Un po' come fece Ges all'Ultima Cena?
S, e Ges, al momento del pasto rituale, si fece riconoscere come il
Messia.
Pensi che ci sia un rapporto fra Ges e il "Maestro di giustizia" di cui
parlano i rotoli di Qumran?
Quello che posso dire allo stato attuale delle conoscenze che vi sono
somiglianze assai inquietanti. Tu sai che il rotolo del Commento ad Abacuc, sfortunatamente assai danneggiato, alterna le citazioni del Libro di
Abacuc a descrizioni di avvenimenti successivi che costituiscono gli adempimenti dei profeti. L dove gli Anziani parlano del "Giusto" o del

"Malvagio", il commentatore nomina la setta e il suo "Maestro di giustizia", che era un sacerdote dissidente del Tempio. Costui fu perseguitato e
alla fine ucciso dal "sacerdote empio". E pare che questo Maestro di giustizia sia stato venerato come un martire della comunit. Secondo gli esseni, aveva ricevuto rivelazioni direttamente da Dio, ed era stato perseguitato
dai sacerdoti. Credevano pure che il Maestro di giustizia sarebbe riapparso
alla fine dei tempi, dopo "la guerra dei figli della luce contro i figli delle
tenebre". Secondo le loro prediche escatologiche, il Maestro di giustizia
avrebbe dovuto uccidere il sacerdote empio, prendere il potere e condurre
il mondo verso l'era messianica.
Vi sono dunque somiglianze conturbanti fra questa figura essena e il
Ges dei cristiani prosegu mio padre. Come il Maestro di giustizia, Ges predica la penitenza, la povert, l'umilt, l'amore del prossimo, e la castit. Come lui, prescrive il rispetto della legge di Mos. Come lui, l'Eletto e il Messia di Dio, il redentore del mondo. Come lui, si deve confrontare
con l'ostilit dei sacerdoti, in particolare dei sadducei. Nello stesso modo,
viene condannato e imprigionato. Come lui, alla fine dei tempi sar il giudice supremo. Come lui, ha fondato una Chiesa i cui fedeli hanno atteso il
suo ritorno con fervore. Infine, la Chiesa cristiana e la comunit essena
hanno entrambe come rito essenziale il pasto sacro, che presieduto da un
sacerdote, ciascuno a capo di una comunione di fedeli. Questi sono i molti
punti in comune, ma per il momento, non abbiamo prove definitive.
Un poco pi lontano, alcuni uomini si affaccendavano ai piedi di un muraglione. Stavano effettuando uno scavo. Uno di loro sembrava dirigere le
operazioni. Era un uomo di statura media e abbastanza corpulento, con
barba e capelli bianchi e ricciuti, e portava grossi occhiali di tartaruga scura. Le sue gote rubiconde testimoniavano i sorsi di vino bevuti in aggiunta
alla benedizione sacramentale, e la sua comoda pinguedine, evidente nonostante la larga sottana da domenicano che indossava, stava a indicare un
debole per il mangiar bene.
Era padre Millet, uno dei membri francesi dell'equipe internazionale.
Mio padre lo riconobbe immediatamente, avendolo incontrato in occasione
di scavi e colloqui. Era volubile e simpatico, quindi senza fatica potemmo
iniziare una conversazione.
A che punto siete? domand mio padre.
Abbiamo sgombrato un insieme di costruzioni che si estende per ottanta metri da est a ovest e per cento metri da nord a sud rispose mostrando

la carta fittamente scarabocchiata che teneva in mano. L'esame dei muri e


del suolo, quello delle ceramiche e delle monete scoperte ha permesso di
distinguere e di datare numerosi periodi di occupazione. Il primo insediamento umano a Khirbet Qumran risale all'epoca israelita: i muri dalle fondamenta pi basse sprofondano in uno strato pieno di cenere che contiene
molti cocci della seconda et del ferro. Se ne incontrano in particolare
all'angolo dei settori 73 e 80 e a nord del sito, contro le fondamenta del
muro a est, dove sono mescolati ai muri pi antichi. Una squadra ha appunto raccolto, sotto la porzione 68, un'ansa recante la stampiglia Lammelech, "al re", che appartiene a una serie molto conosciuta, e un altro reperto
con incise alcune lettere in caratteri paleoebraici. La posizione dei cocci e
il livello delle fondamenta mi hanno permesso di ricostruire la pianta di un
fabbricato rettangolare con un grande cortile e varie stanze allineate lungo
il muro orientale, e un aggetto all'angolo nordest. Un altro muro costeggia
a est la cisterna 17, ma non so a cosa corrisponda.
Probabilmente al limite occidentale della costruzione disse mio padre
gettando una rapida occhiata alla pianta.
Ma preceduto da una specie di recinto.
Con un'apertura a nord?
Esattamente.
Consentiva alle acque di scorrimento di colare dentro la grande cisterna
rotonda, la pi profonda di Khirbet Qumran. Avete potuto datare l'insieme
dell'edificio?
S rispose Millet, sorpreso dalla velocit con cui mio padre aveva tirato le sue conclusioni, quasi automaticamente. La datazione viene dedotta
dai cocci. L'insieme risale alla fine del VII secolo a.C. Questa data confermata dalla stampiglia Lammelech, che risale alla fine della monarchia, e
dal reperto la cui scrittura non di molto anteriore all'esilio. Inoltre, chiaro che quest'istituzione non sopravvissuta alla caduta del regno di Giuda
e le ceneri mescolate dappertutto con i cocci israeliti indicano che stata
distrutta dal fuoco. Era gi in rovina da moltissimo tempo quando un nuovo gruppo venuto a insediarsi a Khirbet Qumran.
Sta parlando dei sacerdoti in rivolta contro il Tempio?
Vi sono molte ipotesi a questo riguardo. In ogni caso, chiunque fossero,
si tratta dei fondatori dell'Tessenismo. Tenete, comunque: guardate ci che
abbiamo appena trovato; di sicuro apparteneva loro.
Ci mostr cos una piccolissima boccetta, che risaliva, secondo lui, al
tempo di Erode o dei suoi immediati successori. Supponeva che fosse stata

nascosta deliberatamente fra le rovine, in quanto avevano preso la precauzione di avvilupparla in un foglio in fibre di palma che fungeva da protezione.
Vedete disse, inclinando un poco la boccetta contiene un olio rosso
molto denso che non assomiglia a nessun olio attuale. Secondo me, si tratta
dell'olio di balsamo con cui venivano unti i re d'Israele. Ma non sicuro,
dato che l'albero che lo produceva non esiste pi da millecinquecento anni.
Posso vederla? domandai. L'uomo me la porse subito.
Ha letto il Rotolo di rame? riprese mio padre, che non perdeva il filo
delle sue idee.
S, ho letto la trascrizione che ne ha fatto Thomas Almond e che stata
pubblicata da poco. Nel rotolo descritto un inestimabile tesoro, d'oro,
d'argento, di unguenti preziosi, di abiti e vasellame sacri, e le sessantaquattro ubicazioni intorno a Gerusalemme e in tutta la Giudea dove sarebbe
stato nascosto nell'antichit. Contiene pure una carta particolareggiata di
questi luoghi, bacini, tombe o gallerie, con l'indicazione precisa dei loro
nomi e delle posizioni. La quantit dei beni preziosi stimata dai ricercatori,
in base alle indicazioni contenute nel rotolo, cos ingente che c' da domandarsi come abbiano potuto accumulare un tale tesoro.
Visto che nel Rotolo di rame, spesso si parla di vasellame rituale, non
ritiene probabile chiese mio padre che sia esistito un legame fra la comunit di Qumran e i sacerdoti del Tempio di Gerusalemme?
La comunit di Qumran sarebbe stata fondata da ex sacerdoti dissidenti
dal Tempio... Crede davvero questo? E cosa comporterebbe, secondo lei?
domand Millet, senza convinzione.
Immagini che la comunit di Qumran sia stata fondata da ex sacerdoti
rivali dei sadducei; questo avvicinerebbe maggiormente la figura di Cristo
all'essenismo, se si pensa agli scontri di Ges contro i sacerdoti del Tempio. Inoltre, questo renderebbe comprensibile la vendetta finale che hanno
compiuto contro di lui, mettendolo a morte. Poich, se Ges fosse stato il
Maestro di giustizia degli esseni, avrebbe rappresentato per loro un grave
pericolo politico.
S... vero, ammettendo che Ges fosse esseno... ma un'ipotesi che
nessuno ha ancora provato disse padre Millet.
La famosa conferenza di Pierre Michel andava in questa direzione gli
rispose mio padre.

S, lo so... Ma non mai stata pubblicata, e nessuno ha potuto avere accesso al testo a cui faceva riferimento.
Il testo scomparso.
Come molti testi di Qumran, che sono stati pubblicati in seguito... Ma a
cosa dovuto questo suo interesse per le ricerche qumraniane? domand
padre Millet, improvvisamente inquieto.
In quanto professore di paleografia all'universit di Gerusalemme,
svolgo ricerche sui rotoli del Mar Morto. E lei, da quando ha iniziato a
lavorare sui rotoli?
Oh, sa rispose Millet niente mi aveva predestinato a farlo... ma ero
molto curioso. Originario del sud della Francia, ho studiato teologia e latino in un seminario vicino a Lione. Un giorno, dopo aver scoperto certi
vecchi libri ebraici nella biblioteca del seminario, decisi d'imparare questa
antica lingua. Ottenni dal mio vescovo il permesso di recarmi a Parigi per
seguire i corsi del famoso orientalista Andr Dupont-Sommer; pi tardi,
diventai amico e collega di Paul Johnson, che divent a sua volta direttore
dell'equipe internazionale. Fu lui ad affidarmi alcuni fra i pi importanti
testi aramaici dei rotoli del Mar Morto. Ho finito per accettare un incarico
presso la Scuola biblica e archeologica di Gerusalemme. Ho lavorato per
oltre vent'anni su quei rotoli; dal momento in cui ho iniziato gli studi di
archeologia.
Cos padre Millet si mise a spiegare la sua passione per l'archeologia, e
con mio padre discusse per circa un'ora di scavi, pergamene e di storia
antica.
Mentre padre Millet parlava con animazione, cercai di decifrare i tratti
del suo volto. Non mi fu difficile: come Giuseppe, aveva una faccia regolare che ispirava simpatia. Osservandolo pi da vicino, notai due piccole
vene orizzontali, da una parte e dall'altra della fronte, sulla tempia destra e
su quella sinistra, che si gonfiavano e palpitavano mentre parlava. All'estremit di una vena, due sottili vasi sanguigni ne incrociavano un terzo,
verticale. Si sarebbe detto che l'insieme formasse due lettere ebraiche: vav
e tav. Queste due lettere potevano dar vita a una parola: tav, che significa
"nota". Pensai che quell'uomo possedesse certamente una piacevole musica
interiore e che questa si riflettesse all'esterno, a condizione di saperla leggere.
A un certo momento mio padre gli domand: Non trova strano che nel-

la vostra equipe internazionale non vi sia nemmeno un ebreo? Uno specialista di storia ebraica avrebbe potuto fornirvi un aiuto prezioso....
S, lo so. una forma universitaria di apartheid difficilmente giustificabile.
Cosa sarebbe successo se uno dei ricercatori chiamato da Johnson avesse insistito per contattare un docente ebreo, riconosciuto come il pi
grande esperto su un preciso argomento?
Questo avrebbe provocato un incidente internazionale, penso. In ogni
modo, fino al 1967, le grotte di Qumran si trovavano in territorio giordano,
e l'esercito giordano non avrebbe lasciato varcare il confine a un ebreo.
Ma non pensa che gli universitari ebrei avrebbero potuto apportare un
punto di vista interessante sull'interpretazione dei testi, per la loro conoscenza delle leggi ebraiche e della letteratura rabbinica?
Non ricordo di aver sentito un membro dell'equipe attribuire una qualche importanza alla letteratura rabbinica per la traduzione dei testi di Qumran. La nostra posizione in rapporto agli universitari ebrei era semplice:
non si poteva lavorare con loro, dunque non si doveva perdere tempo a
discuterne... Lo so, pu sembrare inaccettabile, ma cos. Anche gli archeologi sono vittime dei propri pregiudizi disse padre Millet, e aggiunse
dopo un attimo di esitazione: Sa, prima pensavo che un'indagine archeologica potesse ricostruire l'esatta realt della storia. Ritenevo che scavi
condotti accuratamente permettessero di farsi un'idea obiettiva del luogo e
dell'epoca. Ma al giorno d'oggi so che ogni archeologo si avvicina a un
cantiere di lavoro con un'idea preconcetta di ci che vuole o non vuole
trovare. impossibile venire a capo di un tale inestricabile mucchio di
rocce, sporcizia, polvere e terraglia rotta senza possedere in anticipo una
certa ipotesi sul tipo di fabbricati e di utensili che si stanno per trovare.
Cosa intende? Che i membri dell'equipe internazionale avrebbero potuto non "vedere" alcuni elementi? domand mio padre, che cominciava a
comprendere ci che l'altro gli suggeriva con parole velate.
No... Non voglio dire che si siano volontariamente occultate delle prove. L'equipe ha fatto del suo meglio per distinguere con precisione i livelli
stratigrafici, per rilevare la posizione di tutto il vasellame, le terrecotte, le
monete e gli altri oggetti di artigianato, e per tracciare una carta molto dettagliata del sito. Certamente, oggigiorno nessuno mette in dubbio il fatto
che fosse occupato da una comunit. Ma di che tipo? Ci vuole proprio la
fede per dedurre da simili rovine i mobili di una camera, i luoghi dove le
assemblee si riunivano in sessioni chiuse e le sale del refettorio.

Quali erano esattamente i pregiudizi di Johnson, quando partecip agli


scavi?
Per Johnson, la storia di Qumran quella di un gruppo di dissidenti religiosi che, intorno al 125 a.C, abbandonarono famiglie e case per stabilirsi
nelle rovine selvagge di un forte disabitato dall'et del bronzo. Come trovarono i mezzi finanziari per stabilirvisi e le risorse per sostentarsi? Johnson non ha risolto questo problema. Suggerisce che possano aver costruito loro stessi un monastero con una grande torre, larghe sale di riunione e laboratori, un elaborato sistema di condutture, cisterne e bagni rituali.
Questa setta dissidente si sarebbe ingrandita sotto il regno del re Alessandro Gianneo. La distruzione del campo, secondo lui, non sarebbe stata dovuta ala guerra civile che devast per trentacinque anni il paese, n all'invasione romana, e nemmeno al regime di Erode. No, per Johnson non fu
un avvenimento politico a radere al suolo l'insediamento di Qumran, ma il
terremoto che distrusse la regione nel 31 a.C.
E come spiega gli elementi, gli indizi contrari alla sua interpretazione?
Cio?
Ogni utensile, ogni moneta e ogni manoscritto provano con ogni evidenza che l'insediamento non sparito nel 31 a.C, ma ben dopo questa
data; e se ne deduce che la setta essena dissidente avrebbe potuto avere
rapporti con le prime comunit cristiane...
possibile che queste "prove", come le chiama lei, non siano state
"prodotte"...
Come se si fosse accorto di aver detto troppo, padre Millet si affrett a
prendere congedo. S stava gi allontanando con passo veloce, quando mi
accorsi di avere ancora in mano la piccola boccetta di olio rosso. Lo rincorsi per restituirgliela. La riprese; poi, di colpo, preso da improvvisa ispirazione, me la offr di nuovo.
Gliela regalo disse.
Ma perch? domandai, meravigliato.
Non lo so, la conservi.
Il suo sguardo era fermo; vi ravvisai tuttavia una tristezza, quasi una
preghiera. Accettai quello strano dono. Ecco almeno una prova che non
sparir mi dissi.
Qualche giorno pi tardi, ci incontrammo con Shimon, che ci consegn i
biglietti per gli Stati Uniti e l'Inghilterra, ove avremmo dovuto recarci per
seguire le tracce di due altri membri dell'equipe internazionale, Paul Johnson e Thomas Almond. Dovevamo anche incontrarci con Matti che si

trovava a New York per un colloquio.


Buona fortuna ci augur Shimon, prima di lasciarci. E soprattutto,
siate prudenti... Tieni, Ary aggiunse dimenticavo di mostrarti il tuo regalo per la partenza.
Mi porse una piccola busta di pelle, che conteneva un'altrettanto piccola
pistola. Di fronte alla mia aria sorpresa, disse: Fa' attenzione, carica.
Penso che tu sappia servirtene... Spero che non ne avrai bisogno, ma non si
sa mai, vero?.
Prima che avessi il tempo di reagire, riprese la busta e spieg: Ve la far recapitare per posta al vostro hotel; chiaro che non potete portarla in
aereo. Soprattutto, a ogni partenza, non dimenticate di usare questo sistema e di portarla con voi ovunque andiate.
Detto questo, ci salut ancora, e gir i tacchi. Vedendolo allontanarsi,
provammo una strana sensazione di sconforto.
La vigilia della nostra partenza, ci recammo al monastero ortodosso di
Gerusalemme per incontrarci con Kair Benyair, l'intermediario del vescovo Osea che aveva condotto le trattative sull'ultimo dei quattro rotoli di
Qumran con Matti. Era essenziale che incontrassimo l'uomo che aveva
visto i manoscritti e sapeva forse chi aveva potuto uccidere Osea.
Il monastero ortodosso era all'estremit di una stretta via del quartiere
armeno. Arrivammo davanti a una pesante porta medievale sormontata da
un mosaico moderno, che si socchiuse lentamente quando noi suonammo,
per lasciare apparire un diacono dall'aria sospettosa. Non erano molti i
turisti che si recavano l per visitare la chiesa, la ricca biblioteca, o la sala
nella parte inferiore dell'edificio dove, secondo la tradizione siriana, si era
svolta l'Ultima Cena, circa duemila anni prima. I visitatori erano rari, e,
quando ne capitavano, gli abitanti del luogo sembravano inquietarsi per lo
strano avvenimento.
Il diacono ci indic gli alloggiamenti dei sacerdoti e la residenza di Osea, all'ultimo piano di uno dei fabbricati. Raggiungemmo il posto passando
per il santuario della chiesa. Al di sopra dell'altare dalle iscrizioni siriache
pendevano le icone dorate, rischiarate da candele. Preghiere solenni risuonavano sotto le pareti rocciose della cripta. Da parecchi giorni, piangevano
il gran sacerdote.
Davanti agli appartamenti di Osea, una donna ci accolse senza calore.
Vedendomi vestito con il mio streimel e il mio mantello nero, mi guard

dall'alto in basso, domandandosi come mai un ebreo religioso si avventurasse cos lontano dai suoi quartieri. Allora mio padre le parl del motivo
della nostra visita, e lei ci rispose che Kair Benyair era in viaggio in Francia, dove si era recato precipitosamente dopo la morte di Osea. Era ricercato, se non come sospetto, almeno come testimone. Ma non aveva lasciato
recapiti, e nessuno sapeva dove si trovasse.
Mentre mio padre s'intratteneva con la donna, salii con discrezione fino
agli appartamenti di Osea. La porta era aperta. Entrai, e scoprii tre grandi
stanze sontuose protette da grandi volte in pietra massiccia, abbellite da
mobili antichi, soprammobili incrostati di pietre preziose, strumenti musicali antichissimi e gioielli, anch'essi di provenienza molto remota.
Doveva accumulare tutti questi tesori mi dissi per finire in quel modo. Ho pure ammucchiato argento e oro, e i pi preziosi gioielli dei re e
delle province, ho comprato cantanti di entrambi i sessi insieme alle delizie degli uomini, un'armonia di strumenti musicali, perfino numerose armonie di ogni sorta di strumenti.
Mi diressi automaticamente verso la scrivania, e la trovai ingombra di
casse e carte di ogni specie, di libri in siriaco e di incartamenti d'ogni genere. Fra questi ultimi, un pezzo di pergamena ripiegato attir la mia attenzione. Lo presi e lo spiegai: era un frammento di rotolo. Lo nascosi nella
mia piccola borsa, e ridiscesi velocemente.
In fondo la donna, che non s'era accorta della mia assenza, stava negando a mio padre l'accesso agli appartamenti. Il mistero della morte di Osea
non era stato ancora risolto, e l'atmosfera era gravida di sospetti, senza che
si sapesse precisamente verso chi dirigerli. In quel tempo di crisi, gli stranieri non erano i benvenuti. La venerabile istituzione, per timore dello
scandalo, preferiva richiudersi su se stessa, come per evitare di divulgare
un vergognoso segreto di famiglia.
Una volta usciti e sufficientemente lontani, ci apprestammo a leggere il
manoscritto che avevo trafugato. Mio padre lo identific subito per il
frammento di un rotolo di Qumran. Era in buono stato, per cui non impiegammo molto tempo per decifrarlo. Con il cuore in gola, traducemmo insieme le piccole lettere dai contorni ben definiti:
1. Nella fortezza che si trova
Nella valle di Ashor, quaranta passi
Sotto i gradini, andare verso est.
2. Nel sepolcro,

Nella terza fila di pietre,


Delle verghe d'oro.
3. Nella grande cisterna che si trova
Nel cortile del Peristilio,
Nella parte in gesso del pavimento,
Nascosti dentro un foro davanti all'apertura superiore,
Novecento pezzi.
4. Nella piazza del Bacino,
E in fondo al condotto d'acqua,
Sei passi a nord verso il bacino,
Del vasellame.
5. Sopra la scalinata del rifugio,
Sul lato sinistro,
Quaranta verghe d'argento.
6. Nella casa delle due piscine, ci sono il bacino, il vasellame e il denaro.
un frammento del Rotolo di rame disse mio padre. Quello che
Thomas Almond ha decifrato parzialmente. Si tratta della localizzazione di
un tesoro sepolto da qualche parte.
Di che tesoro si tratta?
Chiss? Potrebbe essere la favolosa ricchezza di re Salomone. Ricordati, era un Tempio splendido, con le sue doppie porte d'oro, il pavimento in
legno con palme incise, i soffitti dorati, gli arredi sacri, i piccoli candelieri
aurei, gli strumenti musicali in legno splendido, e il piccolo altare pure in
lamine d'oro. E nel Sancta sanctorum, i cherubini in legno d'olivo vegliavano sull'oggetto pi sacro: l'Arca dell'Alleanza.
Il Tempio di Salomone venne distrutto dalle armate di Nabucodonosor
nel vi secolo prima di Cristo!
S, ma le ricchezze che conteneva sono sparite. Sono state tramandate
diverse leggende sull'argomento, di generazione in generazione. Secondo
quella riportata nel secondo libro dei Maccabei, il profeta Geremia sarebbe
stato uno dei guardiani del tesoro. Dopo la caduta di Gerusalemme avrebbe
ordinato al tabernacolo di seguirlo, si sarebbe recato sul monte Nebo, e
avrebbe nascosto tabernacolo, altare e incenso in una grotta. Un'altra tradizione racconta che il tesoro fu portato via dagli ebrei al momento del loro
esilio in Mesopotamia; costoro lo seppellirono nel recinto di un tempio e vi
rinchiusero i candelabri a sette bracci mentre le settanta tavole dorate sarebbero state nascoste fra i pezzi del tesoro occultati in una torre di Ba-

gdad. Alcuni sostengono pure che uno scriba avrebbe trovato i gioielli, le
pietre, l'oro e l'argento, e li avrebbe mostrati a un angelo che si sarebbe
incaricato di nasconderli. Altri affermano che il vasellame sacro e il tesoro
si troverebbero sotto la pietra tombale di Daniele, e che tutti coloro che
dovessero toccarla morirebbero all'istante; questa sorte sarebbe toccata a
un archeologo. Secondo il testo che abbiamo fra le mani, il tesoro sarebbe
nascosto vicino a Gerusalemme, in una regione situata dietro le valli rocciose, pi in basso rispetto alle cime, ma tagliata da queste su tre lati, attraverso dei burroni scoscesi. Luoghi del genere abbondano, a Qumran. Ti
ricordi quello che abbiamo visto a Khirbet Qumran?
Ma s! Non credi che il testo faccia allusione alla grande cisterna doppia che si trova al livello inferiore? Nella casa delle due piscine, c' il bacino, il vasellame e il denaro.
Senza dubbio. Questo significa, in ogni caso, che Osea era verosimilmente alla ricerca del tesoro. Pu darsi che sia stato assassinato per questo.
Ma perch lo cercava? Non aveva ricavato abbastanza denaro dai manoscritti?
Ricordati cosa dice l'Ecclesiaste... Colui che ha del denaro non reso
sazio dal denaro e colui che desidera la ricchezza non ne avr mai abbastanza. Anche questo vanit.
Prendemmo la decisione di fermarci in Francia al ritorno per cercare
Kair Benyair, senza avere ancora un'idea precisa di come avremmo potuto
trovarlo.
Quella sera, andai a trovare il rabbi per comunicargli che dovevo partire,
senza tuttavia potergliene spiegare il perch.
dunque qualcosa di vergognoso, perch tu non possa confessarmelo?
No. Lo scopo del mio viaggio onorevole. Parto con mio padre.
Tuo padre? fece, sorpreso.
Sapeva che mio padre non era religioso. Indovinavo la parola che doveva usare nella sua mente per qualificarlo, e che tutto nel suo tono tradiva:
un apicoros. Un epicureo, un rinnegato, un uomo senza legge.
Non partire senza portare le leggi dentro di te, nel tuo cuore. Lontano
da qui, vi sono molte tentazioni. Rischi di non essere tra i salvati al momento della venuta del Messia, che prossima. Abbi cura di te. Non di-

menticare, quando sarai laggi, la venuta del Messia. A ogni istante il suo
passo risuona pi vicino e si avvicina un po' di pi a Israele, il suo popolo.
Rabbrividii. Era molto tempo che aspettavamo la sua venuta. Ma in
quell'istante il rabbi annunciava che era giunto il tempo in cui Dio avrebbe
risposto a quella fiducia fuori dal tempo. Ora, ecco che il rabbi annunciava
che noi eravamo l'ultima generazione dell'esilio e la prima della Liberazione. Era come se, nel mondo, tutto fosse pronto per ricevere questa rivelazione: ed ecco, "Mashiah viene" diceva profetizzando. Durante la guerra
dei sei giorni, aveva detto di non temere; all'epoca del crollo del comunismo e della guerra del Golfo, aveva predetto che Israele sarebbe stato il
luogo pi sicuro della terra, e che il tempo della distruzione non era ancora
venuto. Non si era ingannato. Molti ritenevano che la sua ispirazione fosse
di origine divina. Alcuni pensavano che il rabbi fosse lui stesso il soggetto
dell'attesa messianica. Altri dicevano che la venuta del Messia era collocabile unicamente nella nostra religiosit e non in una realt storica, tanto
meno in quella contemporanea. Poich l'uomo non conosce il suo tempo,
non pi di quanto conoscano il proprio i pesci presi nelle reti fatali, o gli
uccelli caduti nella pania.
Ricordati aggiunse prima che io parta, come un'ultima raccomandazione o forse un primo comandamento, ricordati che necessario inspirare
l'aria di Mashiah fin dal risveglio e che lo studio della Torah e le preghiere
servono soltanto a farlo arrivare prima. Prega incessantemente, affinch il
parto spirituale di Mashiah avvenga senza dolore, n ritardo. Tu sarai come
quando il popolo d'Israele era in Egitto, e gridava rivolto a Dio per domandargli la liberazione. Dio non aspettava che noi e il vigore del nostro anelito. Per far questo, devi considerarti tutto il tempo come a met meritevole
e a met colpevole. Compiere una sola mishnah, significa gi far pendere il
mondo intero dalla parte del merito e affrettare per questo e per tutti la
Liberazione finale.
Alcuni pensavano che il rabbi possedesse tutti gli attributi del Messia, e
che da quel momento si dovesse, come il popolo d'Israele nei tempi antichi, esprimere il proprio impegno faccia a faccia con il futuro re David, e
dire: noi siamo le tue ossa e la tua carne. Di conseguenza, volevano far
sapere che il rabbi era il Re Messia della loro generazione.
Ma io, che gli ero devoto al punto di seguire tutti i suoi consigli, io che
rimanevo impressionato dalla minima inflessione della sua voce al punto

di immergermi negli abissi della riflessione, tuttavia dubitavo ancora. Per


quanto grande fosse la mia fede e profonda la mia devozione per la Torah,
non sentivo il fervore di questa attesa, di cui certuni facevano un elemento
essenziale - e, per cos dire, il solo - della loro pratica religiosa. Provavo
una sincera fiducia verso i nostri rabbi e un immenso rispetto per quello
che consideravo il pi grande di tutti. Ma non collegavo questa fiducia
all'attesa messianica, che mi pareva dovesse essere ancora molto lunga. E
avevo, su questo punto, lunghe discussioni con i miei compagni della yeshivah, che sovente mi lasciavano perplesso.
Se il Messia, che lo provi dicevo.
Ma lo ha gi provato, con tutte le prediche che ha tenuto.
Allora che ci liberi, se veramente il Messia.
proprio quello che stiamo aspettando. Per questo preghiamo notte e
giorno rispondevano.
Finiranno, pensavo, col prendermi per un ateo, perfino per un miscredente, io che vivevo soltanto per la religione. Non piaceva loro il mio spirito inquisitore, anche se non ero un ribelle.
Quando mi recai a salutarli, i miei compagni della yeshivah mi dissero
semplicemente:
Arrivederci. Ti auguriamo di essere di ritorno fra noi prima della Liberazione.
Partii provando la curiosa convinzione di essermi, in un certo modo, votato alla ricerca del Messia esattamente come se fossi rimasto a studiare i
testi con loro. Era certo che il Messia vivesse in mezzo a loro? Volevo
toccare con mano che non fosse un'altra persona, che non si trovasse altrove, lontano, da qualche parte nel vasto mondo. Poich sono stato re di Israele a Gerusalemme. E ho applicato il mio cuore a ricercare e a sondare
con saggezza tutto quello che veniva fatto sotto i cieli, ci che costituisce
un'occupazione spiacevole data da Dio agli uomini affinch se ne occupino. Ho guardato tutto ci che si faceva sotto il sole, ed ecco, tutto vanit
e tormento per lo spirito. Ci che storto non si pu raddrizzare e i difetti
non si contano. E ho applicato il mio cuore a conoscere la saggezza, e a
conoscere i traviamenti della follia; ma ho scoperto che anche questo tormentava lo spirito. Poich dov' abbondanza di conoscenza, vi abbondanza di tristezza e colui che cresce in conoscenza cresce pure in dolore.
Il giorno prima della mia partenza, feci uno strano sogno che mi svegli

in un soprassalto di terrore e si accompagn, perseverante, a lunghe giornate nel corso delle quali avvertii un profondo malessere. Nel giro di poco
tempo lo avrei dimenticato quasi del tutto, prima di ricordarmene quando
sopravvennero avvenimenti atti a chiarirmene il senso...
Ero in automobile con il mio compagno Jehudah, che guidava. Non ci
trovavamo a Gerusalemme, bens in una citt che, ignorandone il motivo,
associavo all'Europa. Eravamo in procinto di attraversare i bracci di un
fiume, ma non si vedeva un ponte da nessuna parte. Jehudah aveva proposto di guadare il corso d'acqua, e gi si stava avvicinando alla riva. All'ultimo momento, sembrandomi questa soluzione troppo pericolosa e l'acqua
troppo profonda, gli urlai di girare a sinistra. Ma lui non ebbe il tempo di
reagire, e il brusco colpo di volante che diede ebbe l'effetto di avvicinarci
ancora di pi alla superficie liquida. In quell'istante, invece di sprofondare
nell'acqua, venimmo ghermiti dai cieli, e ci alzammo verso le nuvole. Davanti a noi, un autobus aveva preso la stessa strada. Aspettavo soccorsi,
che ci riportassero a terra. Ma la macchina si sollevava sempre pi, inesorabilmente, e non accadeva nient'altro. Allora, Jehudah mi gett uno
sguardo nello stesso tempo ineluttabile e sconsolato, come per dire che non
lo aveva fatto apposta. Gridai: Non ora!. A queste parole mi svegliai.
TERZO ROTOLO
Il rotolo della guerra
La prima guerra dei figli della luce
La conquista dei figli della luce sar intrapresa in primo luogo
Contro il partito dei figli delle tenebre, contro l'armata di Belial,
Contro la banda di Edom e di Moab e dei figli di Ammon
E la moltitudine dei figli dell'Oriente e della Filistea,
E contro le bande dei Kittim di Assur e il loro popolo,
Che saranno venuti in soccorso degli empi dell'Alleanza,
Figli di Levi e figli di Giuda e figli di Beniamino.
I deportati del deserto combatteranno contro di loro;
Poich la guerra verr dichiarata a tutte le loro bande,
Quando gli esuli figli della luce
Saranno ritornati dal deserto dei popoli
Per accamparsi nel deserto di Gerusalemme.

La guerra estrema; disfatta definitiva dei figli delle tenebre.


E, dopo questa guerra, risaliranno da laggi le nazioni,
E il re dei Kittim entrer in Egitto.
E a suo tempo ne uscir, in preda a un violento furore,
Per combattere contro i re del Nord,
E la sua collera cercher di distruggere il corno dei suoi nemici.
Questo per il popolo di Dio sar il tempo della salvezza
E l'ora della dominazione per tutti gli uomini del suo partito,
E quella dello sterminio definitivo per tutto il partito di Belial.
E vi sar una costernazione immensa per i figli di Jafet,
E Assur cadr senza che nessuno gli porti soccorso,
E la dominazione dei Kittim scomparir,
Affinch venga abbattuta l'empiet senza lasciare traccia,
Senza che vi sia un sopravvissuto fra tutti i figli delle tenebre.
[...]
Tuo il combattimento!
Da te viene la potenza!
No, il combattimento non nostro,
E non nostro il vigore
N la forza delle nostre mani che danno prova di valore,
Ma per il tuo vigore e la forza del tuo immenso valore,
Come ci hai dichiarato un tempo:
Una stella ha fatto rotta da Giacobbe,
Uno scettro s' innalzato da Israele;
E fracassa le tempie di Moab,
E rovescia tutti i figli di Seth.
E domina da Giacobbe,
E fa perire i superstiti della citt.
E il nemico diventa terra conquistata, e Israele dispiega il suo
valore.
E per opera dei tuoi Unti, coloro che contemplano le tue Decisioni,
Ci hai annunciato i tempi per le guerre delle tue mani,

Quelli in cui sarai glorificato nei nostri nemici,


In cui farai cadere le bande di Belial, le sette nazioni di vanit,
Nelle mani dei poveri che tu hai riscattato
Con il vigore e la pienezza della Potenza meravigliosa.
E il cuore che si era sciolto, lo hai riempito di speranza;
E tu li tratterai come hai trattato il Faraone
E come i capi dei suoi carri nel mare dei giunchi.
E quanti hanno lo spirito distrutto, li farai bruciare come una
torcia infuocata nella paglia,
Che divorer gli empi, e non si ritirer
Fino a quando non avr sterminato i colpevoli.
Rotoli di Qumran
La guerra dei figli della luce
contro i figli delle tenebre
1
Cominciammo un lungo periplo attraverso migliaia di chilometri e migliaia di anni.
Ci eravamo incamminati sul sentiero che conduce alla guerra, ma non ci
pensavamo. Non avevamo paura, all'inizio. Non conoscevamo ancora il
gusto delle atrocit e degli orrori che l'uomo pu commettere quando la
sua fede vacilla. Poich l'uomo commette il male pi a causa della debolezza, che della forza o della malvagit. Fa il male per rassicurarsi sulla
propria esistenza quando la sente vacillare nelle sabbie mobili della contingenza. Allora, allontanandosi dall'infinito Bene, va alla ricerca di un
altro infinito su cui possa far riposare la sua fragile sostanza; e cos sopraggiunge il Male. L'uomo vi si appoggia e vi aspira come si desidera il
Bene. Non parlo del male che si commette banalmente senza pensarci, che
non ha n scopo n conseguenze, bens del Male assoluto. Il Male ragionato e maturato lungamente, il Male premeditato e coscienzioso, quello che
trova le sue vittime privilegiate presso le anime semplici e buone, le anime
dei giusti e dei saggi. Nessuno sa di cosa si vendichi nella sua ricerca squisita del vizio e della perversit, nessuno sa perch non si sfoghi se non
devastando l'innocenza, n perch sia recidivo ancora e sempre, ma il suo
male, il male del Male, deve essere terribile perch quest'ultimo sia cos
malvagio. Poich il Male nella sua anima soffre, altrimenti non restituireb-

be a sua volta il Male.


Parlo del Male assoluto che si diletta soltanto sconvolgendo con tutto il
suo essere le deboli forze del Bene e mai riesce a nutrirsene, poich il Bene
altrettanto infinito di quanto il Male malvagio nella sua infinit. Parlo
del Male assoluto che per essenza un male insoddisfatto.
Dopo la creazione del mondo, Dio fece l'uomo a sua immagine e somiglianza, perch sottomettesse i pesci del mare, gli uccelli del cielo, tutta la
terra e tutte le piccole bestie che vi si muovono. E, considerato ci che
aveva fatto, fu contento, e giudic che fosse buono.
Tuttavia forse non sapeva che abominevole complotto si nascondesse
dietro questa invenzione. Poich non aveva formato attraverso l'uomo uno
specchio di se stesso: era il Male, che aveva creato.
La nostra Bibbia dice che il Messia arriver alla fine di una terribile
guerra fra il Bene e il Male. Questa guerra viene chiamata dai rotoli: La
guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre.
Partimmo. Era la prima volta che prendevo l'aereo, e mi sembr che
stessi allontanandomi dalla mia terra natia per l'eternit. Con la velocit, la
distanza sembrava divorare il tempo. Quando arrivai a New York, mi sentii come invecchiato.
Il nostro albergo si trovava a Williamsburg, il quartiere chassidico di
Brooklyn, tanto per non allontanarmi dal mio ambiente. Questo posto assomigliava stranamente a Mea Shearim. Quelli che incrociavo erano proprio come me, con barba, cernecchi e streimel. Gli abiti, tuttavia, si diversificavano in sottili particolari e sfumature che disegnavano una vera e
propria grammatica del vestiario. Alcuni portavano, al posto della finanziera, l'holot, una sorta di mantellina scura con risvolti rotondi e corti, con una
cintura attaccata alla giacca per mezzo di nodi e bottoni. I pi ricchi avevano agganciato allo streimel delle code di zibellino. Altri, meno fortunati,
portavano il qapilush, grande cappello di feltro a larga tesa, con la guarnizione di un nastro di seta dai toni smorzati. Osservando il loro abbigliamento, si poteva riconoscere a quale tendenza appartenessero, distinguere
l'ungherese dal gallieno, chi prendeva parte al Satmar, movimento antisionista essenzialmente americano, chi all'Habad, missionario e messianico,
diffuso nel mondo intero, chi al Gur, votato allo studio, chi apparteneva al
Vishnitz o al Beh. Ognuno, tuttavia, aveva lo stesso passo affrettato caratteristico del chassid. Dappertutto c'erano gruppi di allievi delle yeshivoth,

compagni di studi intenti a discutere un passaggio difficile; talvolta intere


famiglie, molto numerose, con i primogeniti che si tiravano dietro i pi
piccoli che a loro volta portavano tra le braccia dei bimbi nati da poco.
Crescete e moltiplicatevi.
La sera del nostro arrivo era uno shabbath. Centinaia di chassidim si affrettavano nelle strade per recarsi alla sinagoga. Decisi di andarci a mia
volta per pregare e, per quello che credetti un miracolo, riuscii a convincere mio padre ad accompagnarmi. Sperduto in mezzo a quella folla vestita a
festa, senza cappello, senza streimel n giacca nera, non pareva tuttavia a
disagio. Gli altri mi domandarono cosa facessi con lui, se fosse mio padre
o un amico, o forse una nuova recluta, un baal teshuvah come ce n'erano
tanti.
Fummo invitati per la serata dai chassidim, secondo l'usanza, dal momento che un obbligo avere degli invitati il giorno di shabbath. Quella
sera, c'era un banchetto. I fedeli bevvero e danzarono come allucinati.
Il rabbi, capo della comunit, sovrintendeva alla grande tavola preparata
sontuosamente in onore dello shabbath. Mio padre rimase stupito nel vedere molti giovanotti vicino a lui che osservavano il rabbi avidamente,
senza proferire una parola.
Guardare il rabbi bere o mangiare una grandissima grazia per un
chassid gli dissi. Occorre scrutare con attenzione i suoi minimi gesti in
quanto potrebbero contenere un segno essenziale, un nuovo orientamento
per la vita. Basta che il rabbi alzi un dito, e il mondo intero trema.
E se il rabbi ormai soltanto un vecchio, incapace di mangiare con
propriet? Guarda: gi brillo, sta per assopirsi.
Per loro quel vecchio rappresenta il legame fra il cielo e la terra, colui a
cui tocca in sorte addossarsi la sofferenza del mondo. Forse l'ultimo dei
giusti, quello le cui virt salveranno l'intera comunit. Il vino che ha benedetto, l'hareng che ha lasciato nel suo piatto, ma che ha toccato con le sue
dita, sono oggetti santi che ci insegnano che mangiare un atto religioso,
non destinato al soddisfacimento dei bisogni vitali ma alla purificazione
del corpo umano grazie alla vitalit divina contenuta negli alimenti. Si
tratta di un atto mistico di comunione con il divino, come il deyequt.
Il rabbi si alz da tavola. Subito, un chassidi che sedeva al suo fianco si
precipit a divorare gli avanzi del suo pasto. Mio padre mi lanci uno
sguardo interrogativo.
Ingerire i resti abbandonati nel piatto del rabbi, portarsi alle labbra le

ultime gocce di vino rimaste in fondo al suo bicchiere, significa assicurarsi


una benedizione spiegai.
Ma tu non credi davvero a questo, no? domand mio padre con uno
sguardo quasi supplichevole. Dimmi: non ci credi?
Credo nel potere dei rabbi. Credo che costui sia un uomo a cui si debba
portare un infinito rispetto. Credo aggiunsi debolmente che dovremmo
parlargli dei manoscritti. Sono sicuro che potr aiutarci.
Aiutarci? Ma se non ne sa nulla! Non lo crederai addirittura onnisciente!
Non si sa mai...
L'indomani sera, avevamo appuntamento con Matti, il figlio del professor Ferenkz che era stato all'origine della scoperta dei rotoli. Matti si trovava a New York per un colloquio, e noi dovevamo incontrarlo al fine di
ottenere informazioni sulle modalit con cui il rotolo era stato rubato, e
pure sul suo contenuto, dato che lui aveva avuto il tempo di scorrerlo durante il breve lasso di tempo che era rimasto nelle sue mani.
Quel coraggioso ricercatore, quel guerriero, era uno degli eroi mitici di
Israele; era fra coloro che avevano combattuto fin dalla prima ora per la
liberazione del paese, e fra quelli che avevano reso possibile la creazione
dello stato. Capo di stato maggiore dell'esercito durante la guerra d'indipendenza, aveva in seguito ricalcato le orme del padre effettuando numerosi scavi che, come le sue imprese guerriere, lo avevano reso celebre in
tutto il paese. Faceva parte di quei sionisti militanti che, come mio padre,
sebbene appassionati di archeologia e di scavi biblici, erano tuttavia degli
atei convinti.
Ci ricevette al bar ristorante del suo albergo. Era un uomo dai capelli
corti e ispidi, gli occhi neri, prestante e attraente. Era un po' come Mos,
come lo immaginavo quando ero bambino: al posto di tutti i segni desolanti della vecchiaia, dei tremolii e delle convulsioni, le uniche impronte visibili dell'et in lui erano forza e saggezza. Ma ci che attirava soprattutto
l'attenzione era la grana particolare della sua pelle: non era sottile e rugosa
come quella delle persone avanti negli anni, o granulosa e smorta come un
frutto troppo maturo, ma si presentava, al contrario, soda e spessa, forte e
scura come se un'argilla bruna gli avviluppasse il capo, messa in risalto
dalle rocce sporgenti degli zigomi, appena increspata intorno alla bocca
carnosa, straordinariamente polposa, illuminata dal vivido nero dei suoi
occhi di antracite. Incupita, conciata dal sole, scalfita, laminata dalla sab-

bia, quella pelle era lo specchio degli erosi paesaggi di Giudea, quelli che
aveva frequentato fino a fondervisi, come il terriccio si fonde con il fossile,
il fossile con la pietra, e la pietra con la roccia.
S, lo so, David disse, tagliando corto a tutte le superflue spiegazioni
di mio padre. Io stesso sono andato alla ricerca del rotolo, alcuni anni fa,
ma quando sono riuscito a trovarlo, mi sfuggito dalle mani...
Cos' successo? domand mio padre.
stato rubato al Museo delle antichit di Gerusalemme.
Hai avuto il tempo di decifrarlo?
Ahim, no.
Sai chi l'ha rubato?
Difficile a dirsi... Tanto quanto raccontarti tutto quello che so. Un giorno, mentre ero in trasferta proprio qui a New York, ho ricevuto una lettera
anonima da una persona che voleva vendermi il manoscritto. Questa lettera
citava una dichiarazione resa alla stampa da Thomas Almond, il ricercatore
inglese dell'equipe internazionale - quello soprannominato "l'angelo delle
tenebre" -, secondo la quale era scomparso un rotolo. Il mio corrispondente
affermava di potersi procurare quel manoscritto e univa come prova la foto
di un frammento. Tutto mi faceva credere che si trattasse del famoso rotolo
che mio padre aveva avuto tra le mani, senza poterlo acquistare. L'uomo
domandava una quisquilia: centomila dollari. Era una somma enorme, ma
qual il prezzo di una cosa che non ha prezzo? Contando sulla garanzia
del governo di Israele, inviai il mio assenso per corriere all'indirizzo fermo
posta che mi era stato indicato. Ricevetti qualche settimana pi tardi una
risposta che in sostanza diceva: "Porto a sua conoscenza che il Primo ministro del regno di Giordania aveva offerto di pagare la somma di trecentomila dollari prima di venire assassinato. I negoziati restano aperti". Questa
lettera era firmata dalla mano di Osea, l'arcivescovo siriano della Chiesa
ortodossa.
Lo avevo gi incontrato in occasione di un viaggio negli Stati Uniti;
avevamo avviato delle trattative alle quali non aveva voluto dare seguito.
Ora, rilanciava e faceva rialzare le offerte. Trattenni la collera, poich volevo assolutamente ottenere il rotolo. Ci fu una fitta corrispondenza. Osea,
che soggiornava spesso nei paesi arabi del Medio Oriente, dove era proibita ogni relazione con Israele, mi inviava cablogrammi o mi scriveva tramite un suo amico negli Stati Uniti, un certo Kair Benyair. Cercavo d'indovinare, attraverso le sue lettere, ci che succedeva realmente fra lui e i suoi
contatti in Giordania. Sembrava esserci una trattativa in corso con gli uffi-

ciali del governo e della corte reale. Costoro gli avevano lasciato intendere
che parecchi manoscritti, compreso quelli del Museo delle antichit di
Giordania, erano in vendita. Ci spiegava come mai il numero dei rotoli
che mi offriva variasse in continuazione. Ma rimanevo interessato soprattutto a quello di cui avevo visto un campione in fotografia.
In una delle mie lettere, lo informavo che ero pronto a discutere le sue
esigenze con i miei amici e che, se queste si fossero mostrate ragionevoli,
ci saremmo potuti senza dubbio accordare. Qualche giorno pi tardi, mi
recai in congedo sabbatico a Londra, citt dove mi sarebbe stato pi facile
comunicare con lui. Osea m'invi allora un piccolo frammento di rotolo,
per farmelo datare. Non aveva incrostazioni ed era leggibile senza infrarossi: riconobbi subito che i suoi caratteri ebraici erano stati compilati da
uno scriba appartenente alla stessa scuola di altri che avevano copiato alcuni rotoli del Mar Morto. Potevo ugualmente dire con certezza che le espressioni non erano identiche a quelle del testo biblico. Terminato il mio
breve esame, fotografai il pezzo di pergamena e lo rimandai a Osea, come
promesso, con le risposte alle sue domande, facendogli sapere che il frammento sembrava far parte di un rotolo del Mar Morto, che era stato scritto
in ebraico, da un bravo scriba, ma che il pezzo era troppo piccolo per poter
affermare se si trattasse di un apocrifo o di un documento composto dalla
setta essena.
Poi scrissi a Paul Johnson, il direttore dell'equipe internazionale, che allora era negli Stati Uniti. Mi era gi capitato di lavorare con lui e sapevo
che in passato aveva concluso parecchi affari con Osea. Gli domandai di
farmi da intermediario e di tentare di persuadere Osea a vendermi il famoso rotolo. Pur muovendomi con prudenza, non gli nascosi il mio entusiasmo e menzionai il piccolo frammento che Osea mi aveva inviato. Avanzai
pure l'ipotesi che si sarebbe potuto trattare di uno dei pi importanti manoscritti scoperti fino ad allora, e dichiarai che era compito del mondo universitario acquistarlo da Osea, come pure dovere del popolo ebreo restituirlo ai luoghi della sua provenienza storica, in Israele. Concludevo la mia
lettera domandando a Johnson di fare tutto quello che era in suo potere per
preservare la sicurezza del rotolo prima che si perdesse per tutti. Otto giorni dopo Johnson mi informava che Osea, adducendo importanti spese e
altre offerte ricevute, aveva fissato il prezzo a settecentocinquantamila
dollari, di cui cinquantamila da pagarsi immediatamente, e il saldo alla
consegna del rotolo. Ero furioso, e gli comunicai il mio disaccordo a giro
di posta.

Qualche tempo dopo, mi recai a New York per tenere delle conferenze.
Ricevetti una lettera di Osea il cui tono era sensibilmente diverso rispetto
alla precedente. Mi domandava di fare un'ultima offerta per i rotoli. Accettai di pagare la somma di centomila dollari. Concludemmo l'accordo. Al
fine di proteggermi da eventuali furti, portai avanti negoziati ufficiali per
mezzo di avvocati. Un contratto dettagliato, pure indirizzato a Johnson, fu
firmato da Osea e dalla persona che doveva rappresentarlo al momento
dello scambio, Kair Benyair. Numerose clausole certificavano l'autenticit
della pergamena, che avrebbe dovuto essermi rilasciata entro dieci giorni
dopo la firma del contratto. Il frammento staccato sarebbe stato consegnato
nelle mie mani da Kair Benyair. Una volta aggiunto al rotolo, non ci sarebbero state contestazioni nei confronti di quest'ultimo.
Trascorsero dieci giorni. Kair Benyair, di ritorno dalla Giordania, mi rifer, con mia grande sorpresa, che il manoscritto era ancora presso Osea,
che costui dubitava della validit delle nostre transazioni e che voleva pi
denaro, dal momento che i beduini ne esigevano di pi.
Cominciai sinceramente a pensare che fossero pazzi. Pensavano di poter ottenere mezzo milione di dollari! In una lettera a Johnson, Osea si scusava di non poter ancora inviare il rotolo, e adduceva come pretesto il fatto
che i problemi fra Libano e Giordania rendevano difficile il passaggio da
un paese all'altro. Spiegava che avrebbe dovuto assoldare un certo numero
di persone e correre dei grossi rischi, e che avrebbe dovuto, di conseguenza, alzare il prezzo.
Durante tutto questo tempo, avevo seguito attentamente tutte le pubblicazioni nei giornali scientifici a proposito di Qumran, per assicurarmi che
il rotolo non fosse stato venduto ad altri. Non trovai nessuna notizia in
merito, da nessuna parte. All'apparenza eravamo a conoscenza della sua
esistenza soltanto Osea, Kair Benyair, Johnson e io.
Eravamo all'inizio del mese di giugno 1967. Scoppi la guerra dei sei
giorni. Fui richiamato in Israele con il compito di fungere da coordinatore
tra il Primo ministro, il ministro della Difesa e il Capo di stato maggiore.
Ovviamente, gli avvenimenti militari che mi coinvolsero fecero passare in
secondo piano il problema dei rotoli. Nel corso delle settimane precedenti,
l'Egitto aveva intrapreso una serie di atti di guerra contro Israele, di cui il
pi grave era stato il blocco del golfo di Eilat che costituiva una seria minaccia per lo sviluppo del Neghev e per il traffico marittimo del paese con
l'Africa Orientale. Per risolvere una situazione simile, Israele si era gi

lanciata, undici anni prima, in un'offensiva militare, la campagna del Sinai.


Non aveva ritirato le sue truppe fino a quando non aveva ottenuto l'impegno scritto da parte degli Stati Uniti che ogni blocco egiziano sarebbe stato
riconosciuto per l'avvenire come un atto di guerra e tale da giustificare una
risposta armata.
La mattina presto del 5 giugno, Israele aveva chiesto di nuovo alla
Giordania di rimanere neutrale. Re Hussein rispose con le armi. La guerra
scoppi. La Giordania, l'Egitto e la Siria fecero fronte comune contro Israele. Nel giro di due giorni di combattimento, l'esercito israeliano aveva
sconfitto la legione araba, occupato il settore giordano di Gerusalemme in particolare la citt vecchia e il Museo delle antichit - e respinto l'esercito giordano fino alla riva orientale del Giordano.
La notte del 7 giugno, mi ritirai nel mio appartamento per dormire un
po'. Venni svegliato da una telefonata del Capo di stato maggiore; mi annunciava che il tenente colonnello Yanai, del Servizio di informazioni,
veniva messo a mia disposizione per aiutarmi a ritrovare il rotolo.
L'indomani, 8 giugno, Yanai si rec al domicilio di Kair Benyair, di cui
aveva scoperto l'indirizzo, e lo trov in casa. Kair Benyair non molto
coraggioso: qualche minaccia del militare fu sufficiente perch estraesse,
da un nascondiglio sotto il pavimento, una scatola da scarpe contenente il
rotolo e un astuccio per sigari con dentro i frammenti staccati.
Quel pomeriggio stavo assistendo presso il quartier generale a un'importante conferenza del comitato ministeriale della Difesa, a proposito
della situazione con la Siria. Nel bel mezzo della discussione un segretario
mi comunic che Yanai mi attendeva fuori. In qualit di consigliere del
Primo ministro era mio compito non soltanto ascoltare i pareri di tutti, ma
pure analizzarli e dare la mia opinione sull'argomento in discussione; mi
sforzavo di rimanere concentrato e di frenare la curiosit di conoscere l'esito delle investigazioni di Yanai. Infine, uscii. Mi aspettava calmo nel corridoio; fece due passi verso di me e mi porse qualcosa dicendo solo: "Spero che si tratti proprio di quello che lei sta cercando".
Matti si ferm un istante. Estrasse di tasca un pacchetto di sigarette, ce
ne offr, e dopo averne accesa una, tir un lungo sbuffo di fumo. Il suo
viso era perfettamente impassibile, ma i suoi occhi neri brillavano di un
intenso splendore.
Entrai nel primo ufficio vuoto e tolsi accuratamente l'imballaggio della
scatola da scarpe riprese. L'aprii. All'interno trovai il rotolo, avvolto in
un tovagliolo a sua volta ricoperto di cellophane. I frammenti erano stati

riuniti in una busta pi piccola. Mentre questioni di vita o di morte si decidevano nella sala accanto, non potei trattenermi dall'esaminare quel tesoro.
Ci che provai fu un misto di soddisfazione e delusione. Il bordo superiore
del rotolo era disuguale e accartocciato; alcune parti sembravano dissolte;
altre erano in cattivo stato, macerate e incollate dalla polvere umida. Il lato
della pergamena pi seriamente danneggiato era senz'altro quello che era
stato pi esposto all'umidit: non quella della grotta dove era rimasto per
secoli, ma quella del nascondiglio in cui era stato deposto negli ultimi anni. Ma il fatto estremamente curioso era che le lettere ebraiche erano alla
rovescia, cosicch si potevano leggere soltanto davanti a uno specchio;
erano state tracciate da sinistra a destra, contrariamente all'uso ebraico.
L'indomani riposi il rotolo in una camera di laboratorio ermeticamente
chiusa di cui regolai in modo adeguato il grado di umidit e la temperatura.
Occorreva prima di tutto procedere alla separazione dei frammenti che si
erano agglutinati gli uni agli altri nel nascondiglio di Kair Benyair. Quelli
che erano in uno stato di conservazione opportuno furono staccati, quindi
esposti a un tasso di umidificazione normale, da settantacinque a ottanta
gradi centigradi. I pi danneggiati dovevano innanzitutto essere ammorbiditi attraverso l'esposizione di qualche minuto a un tasso di umidit di cento gradi. Poi vennero refrigerati per alcuni altri minuti. Ciascuno di questi
passaggi fu effettuato con molta accuratezza, dato che l'operazione avrebbe
potuto danneggiare la scrittura in modo irrimediabile.
Dal momento che dopo la guerra dei sei giorni avevamo il Museo archeologico sotto controllo, decisi di custodire l la pergamena. L'equipe
internazionale vi proseguiva le ricerche sui rotoli, come era nei voti delle
autorit israeliane, in un clima di tolleranza e rispetto.
Un mattino, arrivato alla loro sala di lavoro, trovai il tavolo sul quale
era disteso abitualmente il rotolo completamente vuoto. Ero sbalordito.
Solo i ricercatori avevano accesso alla stanza e non li credevo capaci di
commettere un furto. Per giorni e giorni abbiamo rovistato il museo da
cima a fondo, invano. Ho dovuto rassegnarmi gradualmente all'idea che
quel manoscritto fosse scomparso per sempre, come se non so quale maledizione lo avesse colpito.
Passarono vent'anni. Nel 1987 assistetti a un'importante conferenza internazionale, che riuniva la maggior parte degli specialisti dei rotoli di
Qumran. Immaginate la mia sorpresa quando nel suo intervento Pierre Michel parl di un rotolo non pubblicato il cui stile e il testo assomigliavano
stranamente a quelli della pergamena rubata...

Tu pensi che sia stato lui a rubare il rotolo? domand mio padre.
possibile. Questo spiegherebbe il suo rifiuto di renderlo pubblico: ha
paura che io possa identificarlo. A meno che qualcun altro non l'abbia rubato, poi venduto o regalato a Pierre Michel...
I cinque membri dell'equipe internazionale lavoravano al Museo archeologico all'epoca della sparizione del rotolo?
S. I padri Pierre Michel e Paul Johnson, in cui avevo piena fiducia, erano l quasi in permanenza. Gli altri tre - padre Millet, lo studioso polacco Andrej Litnov e quell'uomo molto particolare che era Thomas Almond partecipavano alle ricerche con un ritmo pi irregolare.
Pierre Michel avrebbe potuto decrittare la pergamena dal 1967? domandai.
Certamente. Il lavoro preliminare, lungo e delicato, era gi stato fatto;
restava solo da riflettere il testo in uno specchio per leggerlo nel senso giusto.
Se il ladro Pierre Michel, come spiegare il fatto che abbia corso il rischio di venir smascherato evocando il contenuto di un rotolo che aveva
tenuto segreto per quasi vent'anni? chiese mio padre.
In effetti, strano. Ma avendo lavorato nell'esercito ti posso garantire
che accade spesso, nel caso dei segreti pi importanti. Fa parte della natura
stessa del segreto volersi rivelare: pi grave, pi difficile mantenerlo.
Si ha bisogno di condividerlo con qualcuno, pi forte di noi. Un giorno si
finisce col parlare, poi ci se ne pente, ma troppo tardi e bisogna pagare.
Ha con s la foto del frammento che ha decifrato?
No, non ce l'ho. in Israele. Ma ve ne invier una copia al mio ritorno,
tra una settimana. Comunque molto breve, e posso citarvelo pi o meno
a memoria:
In principio era il Verbo,
E il Verbo era presso Dio,
E il Verbo era Dio.
Ogni cosa fu creata per mezzo di lui
E niente di ci che venne fatto
Esistette senza di lui.
In lui era la vita,
E la vita era la luce degli uomini.
E la luce brilla nelle tenebre,
E le tenebre non l'hanno compresa.

Vi fu un uomo, mandato da Dio;


Il suo nome era Giovanni.
Venne come testimone,
Per rendere testimonianza alla luce
Affinch tutti tramite lui credessero.
Ma il suo discorso fu interrotto,
E le sue parole mutate,
E il verbo divenne menzogna
Per meglio nascondere la verit,
L'autentica storia del Messia.
E a lui,
Attraverso il sacramento dei sacerdoti di Qumran,
Sar donato il tesoro.
Restammo un istante silenziosi e perplessi.
Hai un'idea del contenuto del rotolo nel suo insieme? domand ancora
una volta mio padre.
Ahim, no. Non ho avuto il tempo di leggerlo per intero. Quel che sicuro, da ci che ho visto, che non si tratta di un apocrifo, ma di uno scritto originale di Qumran. Penso pure, dopo l'intervento di Pierre Michel alla
conferenza, che porti delle nuove rivelazioni sugli esseni e la loro rivendicazione di essere considerati come i veri eredi dei sacerdoti zadokiti. Il
Documento di Damasco, uno dei primi trovati, riporta l'evoluzione progressiva del gruppo. Da movimento iniziale di protesta da parte di alcuni
sacerdoti attorno a un'argomentazione legale, divent una setta radicale
centrata sul concerto teologico della rivelazione incarnata dal personaggio
del Maestro di giustizia. Per la setta di Qumran, soltanto l'ispirazione divina forniva la chiave del significato profondo delle Scritture. Sapete che,
nella tradizione speculativa apocalittica, colui che detiene la chiave dei
misteri e delle leggi nascoste l'emissario di Dio. Gli esseni si reputavano
i capi delle forze della luce, altrimenti chiamati i "figli della luce". Ritengo
che l'intenzione della setta fosse sostanzialmente convincere i propri correligionari che la sua visione del mondo era quella giusta. Vedevano negli
avvenimenti di ogni giorno la realizzazione di un piano divino nella storia.
A quell'epoca era governatore della Giudea Ponzio Pilato, e i romani volevano appropriarsi del tesoro del Tempio e spogliare i sacerdoti dei loro
beni. Le legioni romane di stanza nella fortezza sorvegliavano il Tempio.
Per i sacerdoti, in particolare quelli di Qumran, quest'atto costituiva un

sacrilegio contro la Citt santa; Pilato aveva insozzato il Tempio offrendovi un sacrificio alla statua di Tiberio. Penso che i "Kittim" o "figli delle
tenebre", di cui non cessano di parlare gli scritti di Qumran, siano i romani,
quelli che adoravano le dee della vittoria e della fortuna, e che gli esseni
odiavano sopra ogni cosa.
Non possibile allora considerare Qumran come uno dei principali
centri di resistenza politica all'imperialismo romano ma anche all'aristocrazia ebraica che collaborava con gli occupanti al solo scopo di accumulare
ricchezze?
Non si sa se le motivazioni degli esseni fossero politiche o teologiche.
Al momento della massima influenza della setta in Giudea, i suoi messaggeri percorrevano il Mediterraneo, lontano dai tumulti politici di Gerusalemme, con un bagaglio costituito soltanto da un rotolo e una sorta di vangelo, e professavano semplicemente la modestia, la purezza e la povert.
Ma in Giudea, agli occhi di coloro che si battevano per preservare le
leggi e le regole di purezza dei testi antichi e lottavano contro la dominazione economica dei romani e dell'aristocrazia ebraica, predicare un nuovo
vangelo che incoraggiasse l'abbandono della legge mosaica aveva per forza una connotazione politica. Qui sta tutto il problema di Ges.
Ah, capisco dove vuoi andare a parare. Ti domandi se questo rotolo
parli di Ges e, in caso affermativo, in quali termini. Tutto quello che ti
posso dire che il poco che ne ho letto non lo menziona affatto. Tuttavia
vi consiglierei di non cercare solamente, nel corso delle vostre indagini, un
individuo chiamato Ges, ma chiunque altro abbia avuto le sue caratteristiche. Poich il Ges storico pu benissimo essere stato Artrongio, il preteso Messia di cui parla Flavio Giuseppe, personaggio ellenizzato poi romanizzato all'epoca della pax romana, e riconosciuto come l'inviato di Dio
da un buon numero di gentili dell'impero romano. Non sicuro che Ges
sia esistito come viene descritto nei Vangeli. Allo stato attuale delle conoscenze, noi possediamo prove irrefutabili dell'esistenza di due persone soltanto, fra quelle citate nella vita di Ges: Ponzio Pilato, il prefetto della
Giudea, di cui gli archeologi italiani hanno scoperto il nome sopra un'iscrizione latina ripescata nell'antico porto di Cesarea, nel 1961; e il sommo
sacerdote Caifa, di cui una squadra israeliana ha riesumato la tomba di
famiglia, nella Gerusalemme Sud, nel 1990. Tutte le indicazioni che abbiamo sulla vita di Ges appartengono o derivano dalla letteratura cristiana
di cui i primi testi sono stati scritti circa un secolo dopo gli avvenimenti di
cui parlano.

Ti ricordi i tre personaggi centrali dei testi di Qumran: il "Maestro di


giustizia", il "sacerdote empio" e il soffer o "uomo della menzogna" disse
mio padre. Alcuni ritengono che quest'ultimo potrebbe essere Paolo,
menzionato con profondo disprezzo nel Commento ad Abacuc, che attesta
inoltre una polemica tra "l'uomo della menzogna" e il "Maestro di giustizia" a proposito della stretta osservanza delle leggi di purezza e del culto
del Tempio.
Lasciami indovinare la tua idea... Paolo ha posto le basi di una fede interamente nuova, fondata non pi sulla fede mosaica, ma sulla fede in Ges. Con lui lo spirito della lettera ha prevalso sulla lettera stessa. Ha propagato il nuovo culto nel Mediterraneo, a Efeso, a Corinto, a Tessalonica.
La sua predicazione ha condotto i cristiani a identificare gli ebrei come un
popolo fedele a un Dio duro e terribile. Con lui ha germinato l'idea universale del cristianesimo, quella della conversione di tutti i gentili... Con lui i
cristiani si sono considerati come il nuovo Israele e hanno gradualmente
convertito i romani al loro credo, al punto che nel giro di meno di trecento
anni l'impero romano divent cristiano... Ed stato per dissimulare questo
sconvolgimento radicale operato da Paolo e non da Ges che sarebbero
stati rubati i manoscritti...
A mio parere aggiunse Matti con un piccolo sorriso malizioso siete
sulla buona strada. Ma occorre che prima andiate a trovare Paul Johnson.
rimasto in contatto con lui? domandai.
A dire il vero, no. Ho lavorato abbastanza a lungo con lui da sapere che
un uomo dalle grandi capacit intellettuali. Ma dopo un certo avvenimento, ho deciso di non vederlo pi...
Di che si tratt?
Capit poco tempo prima che i rotoli venissero rubati, in occasione di
una piccola serata organizzata al museo. Johnson quella sera era un po'
brillo. "Le propongo di fare un brindisi" mi disse e, levando il suo bicchiere, aggiunse: "voglio brindare al pi grande uomo vivente in questa seconda met del XX secolo: Kurt Waldheim." Confesso che sono quasi caduto
dalla sedia. C'erano state certe rivelazioni su di lui sulla stampa israeliana,
ma fino ad allora non ci avevo creduto. Penso che Johnson non sia molto
pulito, se capite cosa voglio dire...
Non lo ha pi rivisto?
S, certo, ma da lontano. Mi ricordo in particolare una conferenza a cui
ho assistito nel 1988, e che riuniva in concilio gli universitari incaricati
della supervisione alla pubblicazione dei rotoli. Vi era fra loro il direttore

della Biblical Archeological Review, Barthelemy Donnars. un personaggio familiare alle conferenze archeologiche, da San Francisco a Gerusalemme: seduto nelle prime file, prende appunti in gran quantit su un piccolo taccuino giallo. un frondista idealista che non scende a compromessi... Dietro la sua apparenza sorridente e le sue parole volubili si nasconde
un carattere molto saldo. Nel 1988, restavano decine di documenti non
pubblicati fra le mani di Millet, Michel, Almond e Johnson, molto materiale che Donnars sognava di veder comunicato alle squadre israeliane. Aveva incalzato Johnson affinch fornisse un calendario preciso delle prossime pubblicazioni. Costui, non potendone pi, aveva annunciato la prossima apparizione di un'opera intitolata Scoperte nel deserto di Giudea, che
avrebbe dovuto essere seguita nei prossimi tre anni da dieci volumi con i
differenti testi di Qumran, e da altri dieci volumi da qui al 1996. Impresa
sicuramente irrealizzabile. Barthelemy Donnars scrisse un editoriale dal
titolo Non ci arriveranno mai, autentica dichiarazione di guerra contro
l'equipe internazionale. L'articolo diceva in sostanza che il tempo delle
spiegazioni dilatorie, delle scuse e degli equivoci era ormai trascorso; che
l'equipe che non aveva pubblicato nulla nell'arco di trent'anni non avrebbe
mai pubblicato niente; che il Dipartimento delle antichit di Israele si rendeva complice di una cospirazione del silenzio; che la sola maniera per
porre fine a quell'ostruzionismo era di permettere il libero accesso ai rotoli
di Qumran a ogni universitario competente. Donnars alla fine stato ascoltato. Ma troppo tardi per il rotolo essenziale, sparito nel 1967.
Discutemmo ancora un poco con Matti, poi lo lasciammo, a tarda notte,
soddisfatti per tutte le informazioni che avevamo potuto raccogliere, persuasi di essere sulla buona strada... e senza sospettare che non lo avremmo
pi rivisto vivo.
Lasciando l'albergo, che si trovava nel centro di Manhattan, camminammo per oltre un'ora. Non avevamo un particolare desiderio di visitare
la citt di notte, ma sentivamo il bisogno di riflettere su tutto quello che ci
aveva detto Matti. Ciononostante, fummo travolti da quell'agitazione notturna: erano quasi le due del mattino e le luci della citt sfavillavano come
un flash, con il fugace volo di colpi d'occhio appena pi deboli che di
giorno.
Eravamo dentro un mondo. Il tracciato geometrico delle strade non lasciava molto spazio all'erranza. Di giorno guardando lontano, in fondo a
un'arteria, si poteva scorgere il mare come un azzurro inaccessibile, ma la

notte non sembrava esserci orizzonte al di l delle Twin Towers. Fianco a


fianco, passeggiammo per i viali, intimiditi dalle gigantesche torri di Babele dalle pareti lisce il cui disegno tridimensionale era tagliato con il coltello
nel vetro e nel plexiglas. Con gli occhi al cielo, rischiando di inciampare,
cercammo d'immaginare come potesse essere trovarsi in cima a un grattacielo, da padrone dell'impero o semplice yuppie, guardare la citt con le
sue torri di alluminio, osservare le ascensioni ritmate alle pietre d'acciaio,
gli ziggurat dalle scalinate di calcestruzzo, di vetro o di asfalto, la cui immagine riflessa viene incessantemente rinviata dall'una all'altra; vedere
dall'alto il centro attraversato dalla sua passione, la velocit, profetessa
dell'avvenire, dea della citt, osservare gli umani in movimento come animali, mossi dall'istinto di sopravvivenza e dalla follia carnivora; e il denaro
pure, che in questa frenetica corsa scatena una tempesta mondiale a partire
da un piccolo interruttore elettronico, da un gadget. Cos in alto, sulla
sommit dell'isola, avere ai propri piedi quel mondo formicolante di rabbia
e di disperazione doveva essere inebriante.
No, pensavo, non per vederlo pi da vicino hanno costruito queste torri;
e neppure per sfiorare con la punta delle dita la sua Santa Maest. Non per
guardare in alto, ma per meglio guardare dall'alto verso il basso. Vale a
dire per comprenderlo, e con uno sguardo adottare il Suo punto di vista
titanico, cosmico. Al pari di Lui vedere i ridicoli uomini agitarsi in giallo e
nero come gli insetti che infestano ogni casa della citt, povera o lussuosa,
pulita o sporca, sovrappopolata o vuota; quelli con il carapace chiaro e
luccicante, piccoli fuggitivi dal passo affrettato, quelli che si ammazzano
di fatica, apatici, nel loro viscido corpo. Eravamo cos miserabili, cos pateticamente ripugnanti, al punto da risultare mostruosi?
Abbandonammo le strade che denotavano agiatezza, per affondare un
po' di pi nella notte. Nel mese di marzo faceva ancora fresco, e i marciapiedi travagliati esalavano sbuffi di vapore. Non trovammo silenzio da
nessuna parte. Il rumore delle sirene - ambulanze, vetture dei pompieri o
della polizia - ci perseguitava ovunque andassimo, come se a ciascuno dei
nostri passi si producesse una nuova catastrofe. Prendemmo un taxi che
gir un po' a casaccio, e fin per depositarci vicino all'East Village, ad Alphabet City. Era la porta dell'inferno. Vagabondi vestiti di stracci, ubriachi
a met o semiaddormentati, raggomitolati sui gradini delle scalinate, somigliavano a cadaveri riesumati tanto la loro pelle, grigia e violacea, era scurita dal sudiciume, e il loro odore era penetrante. I bar affumicati e gremiti
straripavano fino al selciato di una fauna variopinta di strane creature, ve-

stite di plastica e vinile, con criniere irte di punte multicolori. Incrociammo


giovani con i capelli tinti, il viso e il corpo interamente tatuati o trafitti da
anelli. Alcuni, seduti a terra, si bucavano le braccia gi straziate da decine
di tatuaggi; altri vomitavano sui marciapiedi, vicino alle pattumiere e ai
vagabondi; un uomo gridava bestemmie nel bel mezzo della carreggiata,
senza che nessuno gli badasse. In fondo a un vicolo, individui abbigliati di
cuoio e catene si azzuffavano con rabbia vicino alle loro moto.
Era la dimora dei demoni, il covo di tutti gli uccelli del malaugurio che
infradiciavano le nazioni con il loro vino di furore.
Era Babilonia, la dominatrice di tutti i regni, che scopriva la sua capigliatura, sollevava il vestito e mostrava le cosce, perch venisse rivelata la
sua nudit. Bestie, pensai, osservando le creature strambe uscite dai locali,
bestie a dieci corna e sette teste, con diademi sopra le corna e tatuaggi blasfemi sulla testa; alcuni assomigliavano a leopardi, della cui pelle si erano
rivestiti; altri avevano il viso segnato da strisce di sangue. All'entrata di un
locale notturno un uomo dall'abbigliamento fantastico, met cavallo, met
leone, mangiava fuoco per attirare l'attenzione dei passanti. A tutti quelli
che volevano penetrare nel suo antro, imponeva un marchio sulla mano
destra o sulla fronte, che riproduceva il numero lampeggiante sopra la sua
testa: 666. Passando vicino a lui, mio padre fremette. Prendendomi per un
braccio, mi trascin con forza sull'altro marciapiede.
Allontaniamoci da questa citt disse o temo dovremo condividere i
suoi peccati e i flagelli che le sono destinati.
2
L'indomani prendemmo il treno per recarci all'Universit di Yale, che a
un'ora e mezzo da New York.
Qui incontrammo numerosi archeologi con i quali mio padre riannod il
filo di vecchie controversie iniziate anni prima. Spesso i suoi colleghi si
stupivano vedendomi con lui, vestito di nero, con i miei cernecchi che
pendevano dal grande cappello scuro a larga tesa, e il mio aspetto timido,
quasi impaurito. Non capivano come un figlio potesse essere a tal punto
diverso dal padre, senza sapere quanto, in fondo, assomigliando a tutto
quello che lui non era, fossi identico a lui. Con il mio cappello e il mio
piccolo salterio che non lasciavo mai, riempivo tutti i vuoti di mio padre.
Ero il suo perfetto complemento; ero gli abiti di cui si era spogliato, e che
aveva lasciato dietro di s. O forse ero la sua vera pelle e lui aveva portato

con s soltanto i vestiti, dimenticando di prendere il suo proprio corpo. In


quanto suo figlio ero il suo stesso passato, e al tempo stesso costituivo il
suo futuro. Mio padre non portava n barba n cappello, e indossava pantaloni comuni con camicie a quadri. Ma non si sentiva a disagio nel presentare me, suo figlio, un chassid, un ortodosso. I professori sembravano domandarsi chi fosse la copertura di chi, e dovevano pensare che fossimo una
strana coppia.
Poi, fummo ricevuti da Paul Johnson in persona. Questo studioso, rinomato per la sua grande conoscenza dei Padri della Chiesa e della teologia
medievale, era un ometto che portava bene i suoi settant'anni. I suoi capelli
rossi, schiaritisi con l'et, avevano riflessi di un rame biondo e opaco. Gli
occhi verdi, che conservavano un bagliore di giovinezza, davano al suo
viso un certo calore. Contrastavano con la sua pelle, pallida e rugosa, affetta da coupcrose, con dei piccoli pomelli rossi a entrambi i lati del naso, le
cui pinne apparivano striate da sottilissime venuzze sapientemente intrecciate. Strizzai gli occhi per cercare di afferrarne il disegno; distinsi tre lettere ebraiche, , , e : potevano comporre la parola qarat, "tagliare".
La sua scrivania era cosparsa di riviste, di lavori storici e di bibbie in
quantit impressionante. Un piccolo lettore di microschede, posto a uno
degli angoli, gli permetteva di visionare le fotografie dei rotoli antichi.
Mio padre gli domand di parlarci dell'equipe internazionale.
Sono stato io a fondarla, con Pierre Michel rispose. Ho cominciato a
lavorare un po' prima di lui, nell'estate del 1952. All'inizio, non ho fatto
che ripulire, preparare e identificare tutti i rotoli scoperti nelle grotte. Il
materiale non era enorme: ce n'erano forse una quindicina. Aprivo una
scatola, prendevo un frammento, lo mettevo dentro un vaso per inumidirlo,
poi lo ponevo fra due lamine di vetro per mantenerlo diritto. Spesso occorreva lavarlo: era offuscato da cristalli di urina, probabilmente creatisi a
causa del passaggio di capre che si erano perdute nelle grotte. Lavavo i
frammenti pi sporchi con dell'olio di castoro. Ma nonostante tutte le nostre cure, abbiamo commesso un terribile errore: abbiamo usato lo scotch
per unire le giunture.
Adesso i ricercatori passano delle ore a togliere dai frammenti i resti
dello scotch indurito e sporco disse mio padre.
Allora, non sapevamo di commettere un grave sbaglio; eravamo meno
informati sulle tecniche di restauro. Durante i primi tre anni, l'essenziale
per noi era prima di tutto la decifrazione e l'identificazione. Ben presto mi
sono messo a lavorare con Pierre Michel. Aveva un talento incredibile per

leggere quello che sembrava illeggibile. Parole molto rare in ebraico o


aramaico gli erano familiari. Riponeva una completa fiducia nella precisione dell'analisi paleografica applicata allo studio degli antichi manoscritti. Convinto che le scritture si evolvessero uniformemente lungo i secoli,
cerc di stabilire una sequenza cronologica. Pot cos discernere nei frammenti di Qumran tre scritture ebraiche differenti e successive: quella arcaica, fra il 200 e il 150 a.C, l'asmoniana fra il 150 e il 30 a.C, e l'erodiana, fra
il 30 a.C. e il 70 d.C. Queste scritture confermavano i periodi essenziali
della storia della Giudea, dalla conquista seleucide alla distruzione romana
di Gerusalemme. Questo ci ha permesso di affermare che i rotoli appartenevano alla setta degli esseni, descritta da Filone, Flavio e Plinio il Vecchio. Ma tutto ci non vi ignoto. Ditemi piuttosto in cosa precisamente
posso esservi utile.
Vorremmo che lei ci dicesse come entrato in possesso del manoscritto che ha poi affidato a Pierre Michel, che a sua volta ne ha fatto argomento di una conferenza del 1987 spieg mio padre, bruscamente.
Johnson, un po' sorpreso, rispose: Fu tramite il vescovo Osea. Era il
nostro fornitore abituale, salvo quando si andava noi stessi a recuperare dei
frammenti all'interno delle grotte. Ma perch volete saperlo?.
Perch il manoscritto appartiene al museo di Gerusalemme; e stiamo
cercando di recuperarlo. Non sapeva che si trattava dello stesso rotolo acquistato e consegnato al museo da Matti, e in seguito rubato?
All'epoca, no. Non avevo avuto il tempo di esaminare il rotolo acquistato da Matti, dopo che lo avevo aiutato nelle sue complicate trattative
con Osea. Come potevo sapere che si trattasse dello stesso manoscritto che
Osea venne a vendermi pi tardi? L'ho capito solo dopo la conferenza di
Pierre Michel, dalle parole stesse di Matti che mi spieg di volerlo recuperare. Ma il rotolo si era in qualche modo volatilizzato... come Pierre Michel.
E lo ha letto dopo averlo comprato da Osea?
Ahim, no. I suoi caratteri erano invertiti, come in uno specchio, ed era
difficile farne una rapida lettura. L'avevo inizialmente affidato al ricercatore polacco dell'equipe, Andrej Lirnov. stato lui a rimandarlo a Pierre
Michel prima di suicidarsi.
Pensa che il suo suicidio sia in rapporto con ci che aveva letto?
possibile. Non lo so. Desideravo leggerlo almeno quanto lo desiderate voi, per interesse scientifico, oltre che teologico... Anche se qualcosa mi
dice che stato meglio cos disse Johnson, dopo una breve esitazione.

In che senso?
Sono rimasto molto sorpreso dalla conferenza di Pierre Michel. Gi da
tempo aveva smesso di rendermi partecipe dei risultati delle sue ricerche,
come era stato solito fare in passato. Mi sono posto domande sulla sua
salute... mentale. Non ci sarebbe da stupirsi... con tutti quegli avvenimenti...
Quali avvenimenti? domand mio padre, ostinato.
Johnson ci lanci uno sguardo nero, poi replic bruscamente: Quei rotoli sono stregati. Dal caso Shapira, tutti quelli che li hanno avvicinati sono
stati maledetti. Si suicidano. Muoiono di morte violenta. Come Lirnov.
Come Osea. Dicono che sia stato pugnalato, ma falso.
Com' morto secondo lei? domandai.
Lo hanno crocifisso.
Come fa a saperlo? chiese mio padre.
Ho le mie fonti d'informazione.
Lanciai a mio padre uno sguardo interrogativo, ma lui mi fece un segno
inequivocabile che mi gel il sangue.
Non soltanto ignoro tutto sul manoscritto mancante continu Johnson
ma non penso che sia significativo. Dieci anni dopo le prime scoperte,
nata una nuova scienza, la qumranologia, con una bibliografia di duemila
titoli. Vi sono dappertutto nel mondo riviste di studi qumraniani, istituti di
ricerche, libri innumerevoli. Dunque, il vostro ultimo manoscritto una
goccia d'acqua nel mare qumraniano, di cui non mi preoccupo. E dubito
che porti alcunch di nuovo in rapporto agli altri manoscritti, che a loro
volta non fornivano alcuna rivelazione notevole sul cristianesimo o il giudaismo antichi.
Al contrario, se tanta gente si appassiona per questi testi, un manoscritto perduto acquista considerevole interesse! dissi.
Considerevole per chi? La relazione fra l'essenismo e il primo cristianesimo gi stata sottolineata dai filosofi del XVIII secolo; essi sostenevano che il cristianesimo fosse un avatara dell'essenismo. Il re Federico II
scrisse a d'Alembert, nel 1790: "Ges era precisamente un esseno". Era il
secolo dei lumi. Si cercava di demistificare, criticare i fondamenti della
religione. Volete fare lo stesso? Non la lotta di un altro secolo?
Vogliamo andare dove ci conduce la verit rispose mio padre.
Credete che vi porti a una rivoluzione? La religione ne ha viste tante; e
si sempre rivelata. Johnson si alz di botto, il volto contratto per la collera: Cosa vi proponete, in realt? Intendete contestare l'originalit del

cristianesimo? Sconvolgere i fondamenti del dogma?.


La Chiesa non pu pi negare l'importanza delle rivelazioni portate dai
rotoli disse mio padre, con calma. Per esempio, quella del Maestro di
giustizia dal nome sconosciuto, in evidente rottura con il giudaismo della
sua epoca e il culto del Tempio, e che sarebbe stato perseguitato da un "sacerdote empio". Chi era? stato messo a morte o perfino crocifisso, come
suggerisce l'espressione dei rotoli "sospeso vivo sul legno"? C' un rapporto con Ges? blasfemo affermare che, forse, il Maestro di giustizia e
Ges sono una sola e medesima persona? Cos, che dire di Giovanni il
Battista? Non vi sono pi dubbi sul fatto che il profeta del deserto che ha
battezzato il Cristo sia stato almeno in rapporto con gli esseni: costoro vivevano ugualmente nel deserto e praticavano il battesimo.
Ma Giovanni poteva benissimo essere un anacoreta, un eremita solitario, piuttosto che il membro di una comunit. E non dimentichi che Ges
predicava la buona novella, mentre gli esseni avevano una dottrina esoterica. Da parte mia sosterrei che i documenti di Qumran esplorano non il cristianesimo, ma l'ambiente dov' nato, vale a dire il giudaismo del I secolo.
Quanto alla dottrina essena, nessuno la conosceva; era scomparsa con i
suoi ultimi fedeli dopo la rivolta degli ebrei contro i romani, allorquando
Qumran venne distrutta da un terremoto.
Gli esseni avevano deciso di vivere isolati, votandosi a una condizione
di ostilit dichiarata nei confronti del Tempio. Inoltre, aspettavano la fine
del mondo e studiavano con ardore la letteratura apocalittica.
Il cristianesimo nato appunto in uno stato di attesa messianica.
Ci occorre saperne di pi, per questo vogliamo il rotolo mancante riprese mio padre. uno scandalo che dei documenti scoperti nel 1947
siano stati fatti oggetto di una confisca e che nessuna pubblicazione permetta di prenderne conoscenza.
Cosa volete ancora? sbott Johnson, sempre pi furioso. Avete i manoscritti delle grotte dall'1 all'11; nel 1951 gli americani avevano gi editato tre dei quattro manoscritti del convento di San Marco: un primo Rotolo
di Isaia, il Commento ad Abacuc e il Manuale di disciplina. A questo si
aggiunga l'edizione postuma dei testi sui quali aveva lavorato Ferenkz; il
secondo Rotolo di Isaia, quello della Guerra dei figli della luce contro i
figli delle tenebre, e gli Inni. Quattro manoscritti del convento di San Marco, trasferiti negli Stati Uniti nel 1948, sono stati in seguito acquistati da
Israele che ha perfino costruito loro una sorta di tempio del libro nel suo
museo nazionale, a Gerusalemme.

Vogliamo il manoscritto perduto, non quelli che sono gi in nostro possesso replic seccamente mio padre.
Riflett un momento, poi aggiunse sottovoce: Ma lei ha senz'altro paura per la sua fede. stata la Commissione biblica pontificia a ordinarle di
comportarsi in questo modo? Voglio dire la Congregazione per la dottrina
della fede, per la quale lei lavora.
Proprio cos rispose subito l'altro. Non cadr vittima delle vostre
manovre. Voi volete far vacillare secoli di fede in nostro Signore. Siete voi
che date scandalo.
E con queste parole, ci indic la porta con un gesto minaccioso, facendoci comprendere in quel modo che il colloquio si era concluso. Uscimmo,
a met indispettiti, a met spaventati.
Mio padre sembrava abbattuto. Lui che si era dedicato al culto degli oggetti antichi vedeva improvvisamente i rotoli dispersi per il mondo, fra
quattro ricercatori; e sembravano spargere negli animi discordia e terrore.
Alcuni erano morti, assassinati selvaggiamente, altri diventavano pazzi, si
suicidavano. Malgrado fosse uno scienziato dal metodo rigoroso, ateo e
razionale, mio padre credeva tuttavia ai segni del cielo, in modo quasi superstizioso. Questo mi era sempre parso curioso: un uomo staccato da ogni
religione si applicava a non contrariare quello che chiamava l'ordine delle
cose, che, per me, non era altro che l'ordine divino.
Mi stupiva vederlo cos scoraggiato. Conoscevo il suo entusiasmo per la
ricerca e la scoperta, e non comprendevo perch pensasse che probabilmente non avremmo mai ritrovato il manoscritto, e che, se per fortuna lo
avessimo recuperato, ci sarebbe capitata una grandissima sventura. In effetti - lo compresi pi tardi - mio padre aveva mantenuto dalla sua infanzia
la paura del demonio che gli era stata inculcata, e che rimaneva ancorata a
lui, come una scoria nel suo disincantato universo scientifico: temeva che i
rotoli fossero abitati da Satana.
Ma dissi al contrario di quanto ha affermato padre Johnson, quei
manoscritti devono avere un contenuto prezioso, e ritengo che pure lui, in
fondo al cuore, lo sappia. un segno che ci indica che dobbiamo proseguire.
Non lo so. Non so pi da dove incominciare.
Cos' l'affare Shapira a cui Johnson ha fatto allusione? domandai.
L'affare Shapira... Nell'estate del 1883, a Londra, si parlava soltanto
della scoperta di due manoscritti antichi del Deuteronomio scritti in corsivo ebraico fenicio, quella scrittura che si conosceva dalla celebre stele di

Mesa, datata intorno al IX secolo prima di Cristo. Si trattava di quindici o


sedici lunghe strisce di cuoio, originariamente piegate, che Shapira aveva
riportato dalla Palestina. Le aveva proposte al British Museum per un milione di sterline. Per diverse settimane, la stampa inglese consacr all'avvenimento articoli quasi quotidiani e pubblic pure la traduzione dei testi. I
curiosi accorrevano in massa al museo, dov'erano esposti alcuni frammenti. Il Primo ministro Gladstone, grande amatore di oggetti antichi, vi si
rec a sua volta e s'incontr con Shapira.
Moise Wilhelm Shapira, ebreo polacco convertito al cristianesimo, aveva praticato a lungo il commercio di oggetti antichi e manoscritti a Gerusalemme. Aveva fornito testi ebraici, la maggior parte originari dello
Yemen, alle biblioteche di Londra e di Berlino. Aveva pure scoperto un
commento sul Midrash di Maimonide.
Dunque, per le circostanze della scoperta, le pergamene di Shapira ricordano stranamente quelle del Mar Morto. In occasione di una visita allo
sceicco Mahmud El-Arakat, nel luglio 1878, Shapira aveva saputo che
certi arabi, rifugiatisi nelle grotte dello Wadi El-Mujin, presso la riva orientale del Mar Morto, nell'antico territorio della trib di Ruben, vi avevano scoperto dei libri di magia sulla necromanzia. Questi, come a Qumran, erano avvolti in tela molto spessa e visibilmente antichissima. In breve, domand allo sceicco di aver accesso ai manoscritti e scopr una trascrizione delle ultime parole pronunciate da Mos nella pianura di Moab.
Shapira si spieg lo stupefacente stato di conservazione dei testi con la
notevole siccit delle grotte, ben nota ai beduini.
Nonostante ci, la sua reputazione fu infangata da una vendita al Museo reale di Berlino di alcuni idoli moabiti che un comitato di esperti giudic falsi. Inquieti, gli inglesi decisero di convocare una riunione di specialisti per riesaminare i rotoli. Il primo a negare l'autenticit dei manoscritti fu Adolf Neubauer che era in contatto con gli esperti berlinesi. Il
colpo finale fu inferto da Clermont Ganneau, un archeologo francese antisemita. Alla fine, i frammenti vennero dichiarati falsi in un rapporto ufficiale che precisava che il compilatore del testo ebraico doveva essere un
ebreo. Poco dopo, Shapira si suicid in Olanda, in un sordido albergo di
Rotterdam.
Ancora un morto a causa dei rotoli... mormorai.
S, senza dubbio il primo; e forse non l'ultimo. Il fatto pi inquietante
che i manoscritti non sono stati pi ritrovati. Sembrano essere scomparsi in
Olanda con Shapira. Capisci, stupido, lo so aggiunse ma trovo che

tutto questo faccia paura.


Perch? Johnson e la Congregazione per la dottrina della fede ti hanno
convinto che i rotoli sono stregati? Pensi che siano all'origine di una nuova
eresia?
Forse. Mi fa paura quella crocifissione. Chi pu averla compiuta? Non
i cristiani, non avrebbe senso. Gli ebrei? Il Commento a Nahum fa allusione a uomini appesi vivi, cio crocifissi. Malgrado questo supplizio sia
proibito dalla legge ebraica, si sa tuttavia che Alessandro Gianneo ne faceva uso in larghissima misura. possibile pure che gli ebrei, crocifissi in
grandissimo numero da Antioco IV Epifane, abbiano imitato i loro persecutori nel corso delle guerre maccabee e in seguito; ma si tratta di un'ipotesi non verificata... L'ipotesi pi verosimile che siano stati i romani...
Ma non vi sono pi antichi romani esclamai succedeva migliaia di
anni fa. Oggi, non pi la stessa cosa. Potrebbe essere un qualsiasi pazzo... Credo che dovremmo chiedere consiglio al rabbi di Williamsburg. Ci
potrebbe dire se dobbiamo andare avanti o fermarci.
Per la verit, non so cosa mi spinse a fargli quella proposta: forse il fatto
di vederlo in una simile perplessit. Forse fu un semplice riflesso chassidico. Mi consider con sorpresa mista a interesse.
Il vecchio rabbi che abbiamo visto lo scorso shabbath?
Sembrava cos smarrito, che non resistette a lungo ai miei sforzi per
convincerlo.
Due valgono pi di uno. Dato che hanno una maggiore ricompensa
per il loro lavoro. Poich se uno cadr, il suo compagno lo rialzer; ma
sventura a chi solo in quanto, se cadr, non trover nessuno che possa rialzarlo. Poich se qualcuno sar pi forte dell'uno o dell'altro, entrambi potranno resistergli, e la fune a tre cordoni non si spezza facilmente.
Essendomi presentato come protetto del rabbi, il mio rabbi di Israele, ottenemmo subito l'udienza sollecitata. Entrammo nella casetta di Williamsburg dove si teneva la corte. Nella stanza in cui il rabbi emetteva i suoi
verdetti i discepoli erano seduti a terra, il cappello gettato all'indietro, attenti alla minima parola del maestro. Il gabbai, l'assistente del rabbi, andava e veniva, e di tanto in tanto gli consegnava un kvtitl, una richiesta scritta. Il rabbi poteva prodigare i suoi consigli tanto a proposito di un affare
commerciale o di una terapia medica, quanto di un eventuale matrimonio

che, se il parere dato non era favorevole, aveva tutte le possibilit di venir
annullato. Non incontrava mai in precedenza i postulanti, che giungevano
dal mondo intero; le richieste potevano venir fatte anche per telefono, dall'Europa o da Israele, quando le persone non potevano spostarsi. E il rabbi,
che non conosceva nessuno, ma sapeva molte cose, trovava sempre una
risposta a tutto.
Il gabbai ci introdusse alla sua presenza, in qualit di richiedenti. Spiegai brevemente il motivo della nostra visita, senza dare precisi dettagli,
come mi aveva chiesto di fare mio padre, e domandai al rabbi se dovessimo continuare la nostra ricerca o abbandonarla. Si ritir un breve istante
per riflettere, poi torn, mormor qualcosa all'orecchio del suo assistente e
fin con lo scuotere il capo e dirci: Bisogna continuare la ricerca. rischiosa, ma proseguite.
Prima di licenziarci, ci diede la sua benedizione posando le mani sulle
nostre teste.
Dio verr in tuo aiuto aggiunse rivolto a me.
Rialzai il capo e incontrai il suo sguardo, che si apriva un varco sotto le
spesse sopracciglia unite all'imponente barba bianca. Subito, come per un
moto di pudore, abbassai gli occhi. Allora, si chin al mio orecchio e aggiunse una frase che mi gel il sangue: Fa' attenzione a tuo padre; corre
un grave pericolo.
Prima di partire depositammo la retribuzione per il consiglio, nella piccola scatola destinata a quest'uso.
Dietro di noi, riecheggiarono canti indiavolati: le decisioni chassidiche si
concludono spesso con gli inni e le danze dei discepoli, preferiti alle preghiere perch pi gioiosi e pi favorevoli alla realizzazione della devequt.
Mi voltai per l'ultima volta. A mano a mano che ci allontanavamo, percepivamo gli ah, oy, hey, bam, ya ripetuti con crescente intensit. Si sprigionava da quella gioia una specie di forza e di invincibile solidariet: sapevo
che in quel momento i discepoli del rabbi si tenevano per le spalle o per la
vita e cominciavano una danza che li avrebbe condotti allo stato di trance.
Immaginavo facilmente ci che accadeva in quell'istante nella corte chassidica: si stavano formando cerchi magici di danzatori; il primo anello della catena raggiungeva l'ultimo, senza pi un inizio n una fine. La loro
esaltazione sarebbe salita progressivamente a un ritmo sempre pi sostenuto. Presto avrebbero avuto caldo e si sarebbero tolti i pesanti mantelli neri
per ritrovarsi in maniche di camicia e compiere contorsioni sempre pi
complesse. I pi agili fra loro avrebbero formato un piccolo girotondo in

mezzo al grande cerchio e gli altri li avrebbero guardati danzare come allucinati, e avrebbero battuto le mani. E il ritmo, come il diavolo in persona, non avrebbe lasciato alcun corpo inerte e tutti sarebbero soggiaciuti
ben presto alla sua magia nera.
Continuammo la nostra strada fino all'albergo, senza pi voltarci. Mio
padre sembrava essere stato tranquillizzato dal consiglio del rabbi. Mentre
lui aveva riacquistato la volont di riprendere la missione, io mi sentivo
disperato, senza nemmeno avere la possibilit di dirglielo: se avesse voluto
fargli conoscere la minaccia che incombeva su di lui, il rabbi avrebbe pronunciato la sua ingiunzione ad alta voce. Oltretutto ci aveva intimato di
continuare. Per la prima volta mi sentivo oppresso dall'angoscia, che mi
stringeva la gola e mi chiudeva lo stomaco. Ancora una volta, mi ritrovavo
a tradire uno per non tradire l'altro. Mio padre fin per notare la mia aria
preoccupata e mi domand: Cosa t'ha detto il rabbi, quando ti ha parlato
all'orecchio?.
Un segreto risposi altrimenti per quale motivo mi avrebbe parlato a
bassa voce?
Perduti nei nostri pensieri, non potevamo scorgere una strana sagoma
vestita tutta di nero che ci seguiva con discrezione.
Restammo ancora alcuni giorni a New York, spostandoci dalla biblioteca all'universit per incontrarci con studiosi e archeologi. Ovunque, ci dicevano che la nostra ricerca era tanto vana per la fede quanto pericolosa
per la nostra incolumit.
A poco a poco, la mia ansia si dissolse come se n'era andata quella di
mio padre. Mi sembra ora che una volta svaniti i dubbi e vinte le vilt,
venga il momento in cui si agisce senza sapere perch, come per una necessit interiore, imperiosa ma indefinita. Anche se c'era una minaccia
fluttuante intorno ai manoscritti, continuavo a sentirmi invincibile. Andavo
fiero di mio padre e di me stesso. Ero persuaso che questa alleanza generazionale fosse il segreto della forza e della riuscita. E, a differenza di mio
padre, malgrado fossi pi fervente di lui, non credevo al demonio. Non
credevo nemmeno nel male, dato che si crede soltanto a ci che si vede; e
non lo avevo ancora visto con i miei occhi. Ero sicuro che la morte fosse
uno dei miti inventati dall'uomo per far paura all'uomo, e per sottometterlo
agli avvenimenti. L'uomo, quest'animale che ha bisogno di un padrone,
aveva trovato nella morte un padrone assoluto. Per lui si era trattato di una
fortuna insperata: mai avrebbe potuto consolarsi per questa scoperta.

Non credevo alla morte, poich pensavo che l'uomo fosse padrone del
proprio destino.
Gli avvenimenti, la cui malizia senza pari, non avrebbero tardato a
farmi ricredere, e ad aprirmi gli occhi davanti all'abominio.
Tutto va nel medesimo luogo, tutto fatto di polvere, e polvere ritorner.
Alla fine decidemmo di partire per Londra allo scopo di incontrare il ricercatore inglese Thomas Almond, uno dei quattro membri dell'equipe in
possesso dei manoscritti, e il pi accessibile fra tutti, in quanto agnostico.
Il mattino della nostra partenza, la receptionist dell'albergo ci consegn
un pacchetto che era appena stato lasciato per noi. Conteneva un piccolo
pezzo di pergamena di colore bruno scurissimo. In un primo momento,
non comprendemmo chi ce lo avesse inviato. Era passato troppo poco
tempo perch Matti ci avesse gi spedito quello che ci aveva promesso.
Inoltre, avrebbe dovuto farcene pervenire una copia, certamente non l'originale, dal momento che non lo possedeva. Dovevamo ancora occuparci
della spedizione del revolver prima di recarci all'aeroporto. Cos, decidemmo di rimandare a pi tardi il nostro esame.
Attendemmo il decollo dell'aereo per estrarre nuovamente la pergamena
dal pacchetto. Mio padre la spieg con precauzione.
strano disse non capisco di che pelle di animale possa trattarsi.
troppo scura per essere di agnello o di montone. Non ho mai visto una pergamena simile.
In effetti la pergamena, spessa e liscia, appena rigata, era molle, come se
non si fosse essiccata, come se fosse ancora innervata.
Al contrario di quelle dei rotoli di Qumran, non era friabile n in procinto di sgretolarsi in mille pezzi. Il cuoio dal quale era stata tagliata, bench
conciato, era morbidissimo, malleabile, e si arrotolava con facilit. Aveva
l'aria sorprendentemente fresca, come se l'animale fosse stato appena ucciso, o lo fosse stato da poco. Deciframmo le parole, scritte in aramaico.
L'inchiostro nero che le aveva tracciate sbavava qua e l e sembrava seguire talvolta il solco, appena discernibile, di certe piccole rughe della pelle,
sottolineato da minuscole striature rosse, come di sangue. Le parole che
leggemmo non ci erano sconosciute:
Questo il mio corpo,

Questo il mio sangue,


Il sangue dell'alleanza versato per molti.
Si tratta dell'eucarestia: quando, nei Vangeli, Ges si identifica con il
pane e il vino della Pasqua, e annuncia il suo calvario spieg mio padre.
Ma cosa c'entra? Chi pu averci inviato questa pergamena? E per quale
ragione?
Non lo so. Se facesse parte dei rotoli di Qumran, sarebbe una prova capitale del legame tra i Vangeli e i rotoli. Ma a questa pergamena, non le do
sei mesi di et...
Credi che qualcuno tenti di prendersi gioco di noi?
O di metterci paura... facendoci sapere che siamo sorvegliati.
Incuriositi, ci chinammo nuovamente sulla pergamena per esaminarla.
Non assomigliava affatto a quelle che conoscevamo. Le parole sembravano essere state scritte da un buon scriba, dato che le lettere erano ben
formate, ma alla spiccia, senza essersi preso il tempo di tracciare le righe.
La tessitura della pelle, molto pi tenera di quella dei rotoli antichi, aveva
qualcosa di inquietante, di familiare. Pi la contemplavo, pi provavo lo
strano sentimento di averla gi vista da qualche parte. Ma dove? In un museo, su una riproduzione, da mio padre, in Israele? Senza sapermi spiegare
il perch, avevo l'impressione di averla vista di recente. Improvvisamente,
interrompendo le mie riflessioni, mio padre cacci un grido di orrore. Per
un istante, gocce di sudore freddo imperlarono la sua fronte, e fu incapace
di pronunciare una parola.
Non una pergamena... Ary... una pelle riusc poi a dire.
Come una pelle? chiesi, senza capire.
Voglio dire... pelle umana.
Abbassai nuovamente lo sguardo su quel frammento che mio padre teneva ancora in mano, tremando. Allora compresi. Un brivido di terrore mi
percorse la spina dorsale. Riconobbi la pelle bruna, cos caratteristica, di
Matti.
3
Arrivati a Londra telefonammo all'albergo di Matti. Ci dissero che era
sparito da due giorni, e che la polizia lo stava cercando.
Scendemmo a un hotel non lontano dal Centro di studi in cui presumevamo dovesse lavorare Thomas Almond. Ancora oppressi dal terrore, sen-

tivamo le gambe molli, come dopo una notte senza sonno. Chiusi nella
nostra camera, non sapevamo cosa fare. Mio padre decise di chiamare la
polizia, per cercare di sapere qualcosa di pi. Gli dissero che Matti probabilmente era stato rapito, ma che non era stata ancora trovata nessuna traccia. Quanto a noi, non avevamo pi nessun dubbio su quello che gli era
capitato. Ma perch aveva dovuto subire un simile trattamento? Era spiato?
Qualcuno voleva impedirgli di recapitarci la copia del frammento che ci
aveva promesso? Sapeva qualcos'altro, che non ci aveva detto? Perch ci
avevano inviato un avvertimento cos crudele? Continuavamo ad assillarci
con tutte queste domande.
Nel primo pomeriggio ci recammo al Centro di archeologia, pi per uscire e schiarirci le idee che per proseguire la nostra missione. Mio padre,
che conosceva bene il luogo perch vi aveva soggiornato pi volte in occasione delle sue ricerche, stent tuttavia a riconoscerlo. L'archeologia si era
informatizzata; gli incartamenti, i piani, i fossili si trovavano al momento
su microschede, pi maneggevoli e meno fragili. Un segretario ci inform
che, gi da qualche anno, Almond non veniva pi al centro tanto spesso.
Abitava in una casa vicino a Manchester, occupato dalla traduzione dei
manoscritti e dalla stesura di un libro.
La nostra fatica era appena iniziata. La residenza di Almond era fuori
citt; dopo il treno, prendemmo un pullman che ci lasci in mezzo alla
campagna. Poi dovemmo ancora camminare per parecchi chilometri in
piena foresta. Il cielo era scuro e minacciava pioggia. Rumori inquietanti,
una civetta, uccelli neri che si alzavano in volo all'improvviso, lo scricchiolio sinistro di un ramo spezzato, ci accompagnavano senza tregua nella
nostra marcia. Infine vedemmo la casa, alla svolta di un sentiero.
Era una piccola stamberga di mattoni grigi, a met sepolta sotto i rovi.
Bussammo alla porta. Un uomo di una cinquantina d'anni, con una barba
nera e capelli molto lunghi, vestito di scuro, apparve nel vano della porta.
Mio padre si present come professore di archeologia all'Universit di Gerusalemme. Spieg il motivo della nostra visita e riassunse il nostro colloquio con padre Johnson. Soltanto allora, Almond ci invit a entrare.
L'interno della casa era un santuario di reliquie polverose e vecchie come Matusalemme, sparpagliate per terra, appese ai muri o accumulate sopra i tavoli. Almond mostr a mio padre qualche pezzo raro che maneggiava con i guanti, come fa un orticoltore con i fiori pi delicati. Era un
appassionato di archeologia, un ricercatore un po' matto, il genere di uomo

perduto nei suoi lavori, che si sarebbe senz'altro sentito perso senza gli
studi. Indic un vecchio tavolo in fondo a una stanza, su cui si trovavano i
frammenti che gli avevano dato da tradurre. Mio padre e io vi rivolgemmo
uno sguardo pieno di avidit, che faticammo a dissimulare.
Allora, per la prima volta, li osservai davvero. Erano vecchie pergamene
ricoperte da una piccola scrittura ebraica nera e compatta, senza margini,
senza paragrafi n punteggiatura come un tratto intermittente, ma che tuttavia proseguiva la sua strada, incrollabile. Talvolta, si slanciava verso
l'alto, seguendo un lamed allungato o un iod rimasto impigliato, ma questo
accadeva per meglio riprendere la linea retta invisibile, come se tracciasse
un solco per la virt. Era una pergamena delicata come un foglio di carta,
sottile e friabile come terriccio, che tuttavia era sopravvissuta per oltre
duemila anni. Era fragile e tenace come la 'morale ebraica, esposta a tutto
ma forte della sua debolezza come un volto emaciato. Mi ricord la piccola
boccetta d'olio che i Maccabei avevano acceso nel loro tempio saccheggiato dai soldati greci, e la cui fiamma, invece di spegnersi nel giro di qualche
ora, era durata otto giorni: era il miracolo di Hanukkah, grazie al quale il
rituale del Tempio aveva potuto compiersi, malgrado la guerra. Ci che
vedevo mi apparve come il miracolo dei rotoli.
Ci chinammo e deciframmo silenziosamente:
Ed io ho fatto parte dell'umanit empia,
Dell'assemblea della carne di perversit.
Le mie iniquit, i miei errori, i miei peccati, il mio cuore traviato,
Mi destinano alla putrefazione,
A coloro che camminano nelle tenebre.
Perch non sta all'uomo dirigere il suo cammino,
E nessuno pu rendere sicuri i suoi passi.
A Dio spetta il giudizio,
la sua mano che fa s che un comportamento sia perfetto
E tutto quello che accaduto lui lo conosce.
Tutto ci che avviene lo dispone seguendo un progetto
E senza di lui, nulla si fa.
Guardate questo cominci a dirci Almond, mostrandoci un altro manoscritto che sembrava pi solido di quello che stavamo leggendo. il
Rotolo di rame. Quando lo abbiamo trovato, era talmente accartocciato,
incollato su se stesso che era impossibile srotolarlo. Ma ho messo a punto

un sistema ingegnoso che ha permesso di tagliarlo a piccoli frammenti.


Guardate ci disse mostrandoci una curiosa macchina composta di una
sega e delle piccole rotaie. La pergamena viene tagliata nel senso della
lunghezza da un ago, poi veicolata da un piccolo trolley su rotaie, direttamente sotto la sega circolare. Cos il manoscritto gira, e la sega mantiene
la stessa posizione. Un soffiatore toglie la polvere e una lente permette di
mantenere il controllo della profondit del colpo di forbice. Per impedire
che il rotolo esploda in centinaia di minuscole schegge nel momento in cui
lo tocca la lama, l'esterno stato circondato da nastro adesivo riscaldato in
modo che la pelle resti elastica. La linea tracciata dalla lama molto netta
e, come potete constatare, diametralmente opposta ai bordi della pergamena: cos, rimane un margine fra le due colonne di scrittura. Si possono tagliare con precisione quante lettere si vogliano. Ed ecco il lavoro finito
concluse, porgendoci con fierezza un delicato frammento.
Conosce i termini esatti dei rotoli affidati ai suoi colleghi dell'equipe
internazionale? domand mio padre.
No, non li ho mai letti. Non vado ai convegni di qumranologia, e d'altronde nemmeno i miei colleghi. Ma so che affermano che quei testi non
contengono alcuna rivelazione, niente che possa seminare turbamento, n
obbligarli a riprendere in esame la loro visione del cristianesimo primitivo.
E tuttavia, sapeste! Mi sono imbattuto in cose stupefacenti. Ce n'era uno
che evocava armi, scudi, spade, archi e frecce, riccamente decorati d'oro,
d'argento e di pietre preziose, che sarebbero occorsi agli uomini risuscitati
al momento della loro presa del potere durante l'avvento messianico. Il
testo descriveva con molta precisione l'esercito suddiviso in numerosi battaglioni, ogni combattente sotto un diverso stendardo e con un'insegna
religiosa. Viene tutto indicato, previsto, calcolato: lo spiegamento delle
truppe e la tattica. Tutto regolato in anticipo per la venuta del Messia.
Quando verr, non avr che da seguire i consigli strategici dei testi e sar
sicuro di conseguire la vittoria finale.
In quale guerra? domandai.
Assunse un'aria misteriosa, prima di lanciare, con voce tonitruante: La
guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre! C' tutto un rotolo
consacrato a questo conflitto, che si apre con una dichiarazione di guerra
dei figli della luce contro i figli delle tenebre. Questi ultimi sono gli eserciti di Belial, gli abitanti della Filistea, le bande di Kittim e di Assur e i traditori che stanno al loro fianco. I primi sono i figli di Levi, di Giuda e di Beniamino, gli esiliati del deserto. In seguito giunge lo scontro fra Egitto e

Siria, che deve metter fine al regno siriano e dare ai figli della luce il possesso di Gerusalemme e del Tempio. Per quarant'anni combattono i discendenti di Shem, Ham e Jafet, vale a dire tutti i popoli del mondo. La
lotta contro le nazioni dura sei anni e si conclude al settimo, conformemente alla legge di Mos. Nel giro di quarant'anni, tutti i figli delle tenebre
vengono annientati.
C' chi sostiene che i manoscritti siano pericolosi per la fede e che, attraverso di loro, si manifesti la sventura disse mio padre.
Chi dice questo? I figli delle tenebre? tuon Almond, con la sua voce
cavernosa.
S... voglio dire no rispose mio padre. Voglio dire certi studiosi.
Per loro, basta il dogma. Sono rimasti ai misteri del Medioevo. Io vado
alla ricerca dei fatti, non del dogma disse Almond, dando un forte pugno
sul tavolo che ci fece trasalire. I teologi non sono nemmeno capaci di dire
dove sia nato Ges n quando, nemmeno che sia realmente vissuto, e sono
incapaci di spiegare come la sua immagine nei Vangeli sinottici possa essersi conciliata con quella, molto diversa, del Vangelo di Giovanni. Tuttavia, sanno quello che il cristianesimo deve alla religione pagana. Sanno
pure che vi sono delle somiglianze stupefacenti fra gli esseni e i primi cristiani, e che probabile che siano stati in relazione. E dicono che non ne
sono turbati, che non nulla. Ma io domando loro: la verit non un obbligo religioso? I quattro Vangeli non dicono forse 'la verit vi far Liberi"? Rispondono che il Nuovo Testamento fornisce una narrazione coerente della vita di Ges e dei primi tempi della Chiesa. falso! noi non conosciamo della storia di Ges che degli episodi frammentari e contraddittori
che non formano un tutto coerente. Quanto al cosiddetto resoconto dei
primi passi della Chiesa... Non neppure sicuro che Ges abbia fondato o
avesse intenzione di fondare la Chiesa cristiana.
Giusto assent mio padre, imbaldanzito da un simile discorso noi vogliamo sapere chi fosse davvero Ges e quale sia stata la sua vera storia.
Dubito che la vita di Ges possa mai venire ricostruita. Il materiale
troppo scarso. Ma vi dir il motivo per cui i rotoli sono andati perduti o
dispersi e perch capitano disgrazie a tutti coloro che si trovano sul loro
passaggio... compresi voi, se andrete avanti afferm Almond, puntando
verso di noi l'indice lungo e ossuto.
Malgrado le numerose contraddizioni dei Vangeli, i teologi affermano
da sempre che questi ci trasmettono una storia veridica. Ora, per la prima
volta dopo secoli, grazie alla scoperta di quelle pergamene, abbiamo la

possibilit di sapere se Ges fosse esseno o fariseo, se sia esistito o se vi


siano stati diversi Ges, o addirittura se non ve ne sia stato nessuno. A
lungo i Vangeli sono stati l'unica fonte storica concernente la vita di Ges
e le origini della vita cristiana. Considerando che tre di essi concordano a
tal punto che sono stati certamente copiati gli uni dagli altri, pensate davvero che questa fonte sia solida, credibile? No! Questa fonte fragile, ed
possibile che i rotoli la rimettano in questione in vari punti.
C' tuttavia un breve passaggio in Flavio Giuseppe che menziona Ges avanzai io timidamente. E Giuseppe uno storico serio e scrupoloso.
Gli studiosi pi accreditati hanno espunto quel passaggio, dimostrando
che era apocrifo. Senza dubbio stato aggiunto da un copista del Medioevo che ha creduto di fare bene. E una quantit di scritti sono cos. Siamo
proprio obbligati ad arrenderci all'evidenza: tutto quello che abbiamo proviene dai Vangeli, e i manoscritti del Mar Morto ci danno finalmente la
speranza di poter stabilire la differenza tra verit e leggenda. Ma certe persone, che non voglio nominare, fanno tutto il possibile perch noi non ci
arriviamo mai.
L'uomo, surriscaldato, continuava a parlare con impeto, e niente sembrava pi fermarlo. Fuori, scendeva nebbiosa la sera, e le pallide luci che
illuminavano la stanza proiettavano sui muri ombre cinesi dai contorni
inquietanti. Vi si poteva scorgere Almond, smisuratamente ingigantito,
imprecare con grandi gesti: Conoscete senza dubbio l'episodio dei tre
magi che si recano presso la culla di Ges bambino... Ma conoscete quello
dei Tiridati di Partia, tre magi che recano doni a Nerone venerato in quanto
"Dio re Mitra"? O quello del mago in cerca di Fravashi, la cui nascita
stata segnalata da una stella in cielo? Questo non vi ricorda nulla?.
Chi Fravashi? domandai.
Un dio della cultura pagana; cultura che lei dovrebbe essere molto interessato a conoscere, giovanotto aggiunse con l'aria di chi se ne intendeva.
E l'Annuncio ai pastori. E il magnificat e il benedictus: sono stati davvero
pronunciati da Maria ed Elisabetta e riportati da testimoni, come afferma
Luca, o si tratta di composizioni liturgiche, adattate per l'occasione? Gli
studiosi sanno bene che sono posteriori alla narrazione. Domando a tutti
continu, allargando le braccia ed alzando la voce come per chiamare a
testimone un immenso uditorio quali sono i passaggi dei Vangeli che non
sono stati ripresi o adattati dai loro autori o da copisti? I primi manoscritti
in nostro possesso non sono databili prima del IV secolo, e i Padri della

Chiesa hanno avuto tutto il tempo per modificare gli scritti accordandoli ai
loro dogmi teologici: Sapete che rigorosamente impossibile provare che
Ges sia nato a Betlemme? E, ammesso che cos sia avvenuto, di quale
Betlemme si trattato, di quella in Giudea o quella in Galilea? Cos se c'
veramente stato un "uccisore di bambini" che abbia cercato di assassinare
Ges neonato, come dicono i Vangeli: chi era? Non vi nessuna traccia
scritta, di questo.
Si dice che sia stato Erode intervenne mio padre.
Ma una simile barbarie avrebbe potuto essere ignorata da qualcuno cos
bene informato come Flavio Giuseppe, che indugia volentieri sui numerosi
delitti di questo re? Non pu trattarsi, invece, di un'invenzione di Matteo al
fine di confermare la profezia di Rachele piangente sui suoi figli? Con lo
stesso scopo, Matteo non manda forse Giuseppe e Maria con il bambino
appena nato in Egitto, per corroborare le parole del profeta: "dall'Egitto
chiamer mio figlio?".
Almond proseguiva instancabile, il modesto uditorio costituito da mio
padre nel suo spirito si moltiplicava per la presenza di migliaia di altre
persone, vive o morte: Cosa pensa il credente? si domand. Il credente
pensa che Ges abbia predicato il Vangelo, sia morto come Messia, sia
risuscitato, e abbia, con la mediazione degli apostoli, fondato la Chiesa
cristiana, che si diffusa nel mondo intero. O, se non crede nella Resurrezione, suppone che gli apostoli, ispirati dalla memoria di Ges, abbiano
fondato la Chiesa secondo quanto dicono i Vangeli. Riconosce, o almeno
lo spero sottoline con un sorriso sarcastico che Ges era un ebreo, e
che ha ereditato la tradizione ebraica. Ammette ugualmente che gli apostoli hanno interpretato le parole di Ges deducendone la sua dottrina, che
l'hanno giudicato non per come stato realmente ma per quanto di lui hanno parzialmente capito: il Salvatore, la Guida dell'umanit e il Figlio di
Dio. In tutti i casi, il credente crede all'originalit della dottrina cristiana.
Non ha la minima idea di ci che la precede e di cui non si fa menzione
nella Bibbia, fatta eccezione per quello che stato compiuto da Mos e dai
profeti in previsione della venuta del Cristo. Ci che il credente ignora ma
che lo studioso sa, che vi erano numerose divinit pagane al tempo di
Ges, nel cui nome sono state predicate dottrine simili. Mitra era il Redentore dell'umanit. Tammuz, Adonis ed Osiris, pure. La visione di Ges
come Redentore non ebraica; e non neppure un tema familiare ai primi
cristiani in Palestina. Il Messia che gli ebrei aspettavano, e con loro gli
ebrei cristiani, non era figlio di Dio, ma messaggero di Dio, colui che salva

il mondo: non con il dono del suo corpo e del suo sangue, ma attraverso
l'avvento del regno messianico sulla terra. Gli ebrei cristiani non speravano
in una liberazione che li avrebbe portati in Paradiso, ma in quella che avrebbe stabilito un nuovo ordine sulla terra, anche se credevano nell'immortalit. L'idea di Ges come salvatore nata soltanto quando la cristianit si estesa nel mondo pagano.
Volete che vi dica come mai quei rotoli sono portatori di turbamento e
scandalo? Perch non soltanto forniscono una visione del giudaismo dell'epoca, ma questa visione esauriente. Se Ges esistito, ha per forza
incontrato, incrociato, vorrei dire sbattuto contro l'esistenza della setta essena: nessun rotolo, che io sappia, parla di lui. Tutt'al pi parlano di un
Maestro di giustizia, e nulla ci dice che questo Maestro di giustizia sia stato Ges.
Dunque possibile vi siano state una o parecchie figure di "profeti",
ma che la costruzione o la riunificazione di questi personaggi in uno solo
sia stata posteriore a Ges? domandai.
La figura di Ges in effetti ispirata ad altri personaggi preesistenti,
per esempio Mitra continu, visibilmente soddisfatto di vedere che noi
riuscivamo a seguire il suo ragionamento. Il 25 dicembre, scelto dai primi
cristiani come data di nascita di Ges, era per i pagani quella di Mitra, verso il solstizio d'inverno. Cos lo shabbath, giorno di riposo di Dio al momento della Creazione, stato abbandonato a favore del giorno di Mitra, il
giorno del sole conquistatore.
Si gir verso una parete e ne stacc un dipinto del Cristo sulla croce, che
mi parve un Caravaggio autentico. Tenendolo fra le mani, continu la sua
esposizione, questa volta come se si rivolgesse a una scolaresca, in tono
dottorale: Per quanto riguarda la figura della Vergine associata a quella
del figlio morente, era onnipresente nel mondo mediterraneo al tempo
dell'espansione cristiana. Originariamente, era una rappresentazione della
terra, vergine e madre a ogni primavera. Il figlio era il frutto della terra,
nato soltanto per morire e per raggiungere la terra, perch cominci un nuovo ciclo. Ricordate: "Se il grano non muore...". Il dramma del "Dio Salvatore" e della "Mater Dolorosa" il mito della vegetazione. Il ciclo delle
stagioni parallelo a quello del Paradiso. C' anche la costellazione della
Vergine che si leva ad Oriente quando Sirio, proveniente da est, segnala la
rinascita del sole: nel mito pagano, il passaggio della stella della Vergine
sulla linea dell'orizzonte corrispondeva alla Vergine partoriente con il Sole. Non vi ricorda niente? Cos la grotta, a lungo associata alla nascita di

Ges, lo era in precedenza con quella di Horus, figlio di Iside e di Osiride,


che diede la vita per salvare il suo popolo. Iside, d'altronde, era la Mater
Dolorosa. I miti antichi di questo genere pullulano come la sifilide nel basso clero. In questi culti, e da nessun'altra parte, risiede l'origine dei sacramenti cristiani.
Dicendo questo, pos il quadro per prendere da uno scaffale dei vecchi
libri di magia.
L'Eucarestia stata a sua volta presa in prestito dal mitraismo continu scartabellando freneticamente quegli ingombranti volumi, come per
trovarvi delle prove indubitabili. Da qui proviene il pasto sacro dei cristiani. Anche il sangue dell'agnello un elemento della tradizione mitraica.
Ci che il cristianesimo deve alle religioni pagane talmente considerevole che resta davvero poco che sia precisamente "cristiano". Si chiama poco
Ges "il Maestro", ma spesso il Cristo "Salvatore" e re dei cristiani. E che
si tratti di lui o di Mitra fa poca differenza per i dottrinari della Redenzione, essendo i sacramenti della Chiesa tesi a significare che "Cristo" era il
"Dio Salvatore", decisione interinata con un voto di scarto nel 325 d.C, al
concilio di Nicea. In definitiva, ci che lo studioso sa, e che il credente
ignora, che il cristianesimo si sarebbe diffuso con o senza Ges.
Tacque un istante, misur l'effetto delle sue parole, e riprese: Il solo elemento importante che non abbia alcun riscontro nel paganesimo, quello
del Ges maestro, rabbino. Ma fra il III secolo e il Rinascimento, quando
la diffusione della stampa assicur la diffusione della Bibbia, questa figura
del rabbi venne totalmente persa di vista, dimenticata, a profitto di quella
del Cristo dei Sacramenti, il Dio Salvatore, che la Chiesa cristiana si era
votata a trasmettere per oltre un millennio. Allora si conosceva appena il
Ges di Galilea.
Il solo che abbia tentato di riabilitare il Cristo ebreo fu Paolo di Tarso,
fariseo e tuttavia ellenista, ebreo ispirato che possedeva una profonda conoscenza del paganesimo. Fu lui ad avere l'idea di fare la sintesi di Israele
e Atene, di mescolare il Tempio morente di Gerusalemme con il sacrificio
mitraico, l'ebreo esseno con il Dio sconosciuto dell'Aeropago. Era un christianos, non un cristiano, uno gnostico che riteneva che Apollo, Mitra e
Osiride dovessero sottomettersi al suo Adonai ebraico. Ma questo non poteva succedere se non attraverso l'assimilazione dei "Salvatori" e dei "Redentori": e in tal modo il Messia di Israele divent il Cristo mondiale.
Improvvisamente, sottolineando quest'ultima frase, risuon un immenso
colpo di gong, assordante, poi un altro, e un altro ancora. La pendola suo-

nava le sette, tonitruante. Ma Almond, imperturbabile, continuava, quasi


urlando per cercare di coprire quel frastuono.
Ma questo avrebbe potuto accadere in altro modo e portare ancora il
nome di cristianesimo disse sgranando le sillabe per farsi comprendere
meglio, come se se si stesse indirizzando a noi dall'alto di un faro. Lo
studioso non disturbato dagli apporti dei manoscritti, poich sa che il
cristianesimo storicamente non una religione fondata da Ges e diffusa
dai suoi discepoli. Il credente non vuole saperlo e teme ci che la scoperta
dei manoscritti gli fa presentire.
Cos'ha trovato nei suoi testi? interloqu mio padre, appena Almond si
calm.
Non fidandosi di me, non mi hanno sottoposto i manoscritti pi interessanti. Non faccio pi veramente parte dell'equipe internazionale. Ciononostante, penso di conoscere all'incirca il contenuto degli altri, o perlomeno,
lo suppongo. Ma non posso dirle di pi per il momento, dato che l'argomento del libro che sto preparando.
Improvvisamente cambi di tono e disse, con uno strano sguardo: Sapete che certi funghi possono produrre formidabili allucinazioni? Venite a
vedere. Ci invit a seguirlo con aria indaffarata.
Ci condusse in un angolo della stanza fino a quel momento affogato nell'oscurit. Accese una piccola lampada che aureolava con il suo alone una
specie di altare e, accanto ad esso, dei piccoli funghi rossi a macchie bianche, di quelli che se si incontrassero in un bosco si eviterebbe di raccogliere. Macchiati di fango secco, avevano l'aria di essere molli, appiccicosi, e
poco appetitosi.
Ne consumo ogni giorno qualcuno e respiro il fumo che se ne sprigiona. Cos ho scoperto ci che voi ancora cercate.
Prese un pugno di funghi, li depose sui carboni che ricoprivano gi l'altare, e innesc la combustione con la fiamma di un lume a olio. Ben presto
un fumo nero cominci ad alzarsi in volute, sprigionando un odore talmente forte che l'aria divenne irrespirabile. Soffocavamo. Almond si manteneva imperturbabile in mezzo a quella nuvola nauseabonda, sgranando, simile a un gran sacerdote, il suo fosco rosario di messe interdette: Il cristianesimo il prodotto di un fungo allucinogeno. il tema del mio prossimo
libro. Dimostrer che Ges non mai esistito, non pi di quanto sia esistita
la religione cristiana. Siamo tutti vittime di un'allucinazione causata da un
fungo di cui ho trovato qualche esemplare perfino qui, nella foresta di
Manchester.

Sperimento le sue propriet su me stesso. Quando inalo questo fumo,


ho delle visioni cristiane, di uomini crocifissi e Vergini col Bambino. Sorprendente, vero? aggiunse con un sorriso sardonico. Non volete avvicinarvi e assaggiare?
Il sogno dell'uomo di diventare Dio, per essere onnipotente. Ma Dio
geloso del suo potere e del suo sapere. Non sopporta nessun rivale vicino a
lui. Nella sua mansuetudine, ammette nondimeno qualche mortale al suo
fianco, ma soltanto per un brevissimo istante durante il quale gli lascia
intravedere la bellezza dell'onniscienza e dell'onnipotenza. Per questi privilegiati, si tratta di un'esperienza unica: i colori sono pi vivi, i suoni pi
udibili, ogni sensazione esaltata, ogni forza naturale decuplicata. Certi uomini sono morti per avvicinarsi all'eternit, per raggiungere la visione mistica, e il loro sacrificio ha dato vita alle grandi religioni, al giudaismo come al cristianesimo.
E come pervenire alla visione mistica? una scienza esoterica acquisita dopo secoli di osservazioni e a prezzo di pericolose esperienze. Quelli
che detenevano il segreto delle piante erano i sacerdoti. Normalmente, non
mettevano il loro sapere per iscritto, e lo trasmettevano soltanto agli iniziati. Ma se un avvenimento, per esempio una persecuzione, li obbligava,
lasciavano scritti il nome dei vegetali, il modo di utilizzarli, e gli incantesimi che li accompagnavano, ma codificati in segni abbastanza segreti da
poter essere compresi soltanto dai membri delle comunit disperse.
Accadde cos quando, dopo la rivolta degli ebrei nel 70 d.C, il Tempio
venne distrutto e Gerusalemme saccheggiata. I cristiani trovarono allora
uno stratagemma per conoscere il mondo divino. Questo funzion cos
bene che si dimentic il segreto su cui riposava la loro esperienza estatica,
la fonte della droga, la chiave dell'eternit: il fungo sacro. L'Amanita muscaria disse, prendendo un fungo per la base e mostrandocelo di cui
potete osservare la pelle rossa a puntini bianchi; racchiude un potere allucinatorio potentissimo. Osservate la sua forma fallica che faceva s che gli
Antichi la definissero come una copia del dio della fertilit. S, vi dico,
lui il figlio di Dio; la sua droga una forma pura del germe divino. A tutti
gli effetti lo stesso Dio, manifestatosi sulla terra.
Ma lo interruppi qual il nesso fra il fungo e il rotolo? Come, non
lo vede? esplose aggrottando le sopracciglia. manifesto! Se si considera la scrittura cuneiforme dei sumeri in Mesopotamia, si vede che le alluvioni formavano nel terreno un'argilla particolarmente fine con cui modellavano delle losanghe nel cavo della mano. Ma la forma pi antica di que-

ste tavolette di argilla era circolare e rigata come una ruota, insomma esattamente come il rovescio lamellato della cappella di un fungo!
mezzo pazzo, pensai, ma mezzo soltanto, poich tutto quello che diceva non era privo di senso. Mio padre, che probabilmente stava pensando
che quell'uomo fosse sotto l'influenza del diavolo, m'incit a venir via
mentre lui stava compiendo le sue demoniache inalazioni.
Allora l'Eterno disse a Satana: da dove vieni? E Satana rispose all'Eterno dicendo: ritorno dall'aver corso qui e l attraverso la terra, e dall'averci passeggiato.
Cenammo all'hotel, abbastanza tristemente. Mio padre rimpiangeva di
nuovo di essersi lasciato convincere dal suo amico Shimon Delam e di
aver accettato quella missione. Quando scavava il suolo per ore cercando
una vecchia pietra, quando passava mesi a studiare antichi progetti per
ritrovare altrettanto antiche citt perdute, si batteva contro il tempo e contro lo spazio. Ma in questo caso gli sembrava di dover lottare contro un'entit del tutto astratta, i cui contorni sfumavano a mano a mano che lui procedeva.
Curiosamente, sentivo di essere sul punto di giocare una parte di primo
piano in questa storia, e che invece di una guida, di un alleato e di un maestro, avevo di fronte talvolta un nemico suo malgrado, che mi scoraggiava
e sembrava sgomento all'idea di scoprire la verit, forse altrettanto di quelli
che la nascondevano. Compresi ormai che aveva paura. E quell'angoscia,
raffrontata alla mia, e alle parole del rabbi, non cessava di preoccuparmi.
Tuttavia, per poco rassicurato che fossi a mia volta, dovevo tranquillizzarlo.
gi il secondo paese in cui facciamo scalo e non abbiamo progredito
di molto. Cozziamo contro muri di pietra o incontriamo dei pazzi disse.
Siamo solo agli inizi! Quando tu cominci uno scavo, pu prenderti tre
anni, dieci, o forse di pi. E in un certo senso noi stiamo conducendo un'indagine archeologica.
No, dato che la scoperta gi stata effettuata da anni, e dobbiamo soltanto incollarne i pezzi. un lavoro da spie, non da archeologi. No, ti dico,
non siamo fatti per una cosa simile; non avrei dovuto accettare.
Se vogliamo qualche risultato, dobbiamo tornare da Almond. Bisognerebbe andarci di nuovo stasera.
Stasera? Ma non pensarci neppure! Hai visto in che stato lo abbiamo

lasciato? Dio solo sa cosa stava per fare in quel momento...


A tarda notte, all'insaputa di mio padre, scivolai fuori del nostro hotel, e
presi un taxi per ritornare a casa di Almond.
Ritenevo che sapesse cose interessanti e che potesse rivelarle soltanto in
stato di trance, ed era certo che mio padre non avrebbe mai voluto che mi
recassi da lui. Attraverso l'esperienza mistica della devequt, sapevo che vi
sono verit che si rivelano soltanto in questo stato estremo, e mi pareva
che Almond potesse pervenirvi sotto l'influenza della droga. Non avrei
potuto spiegare tutto ci a mio padre, poich la devequt un segreto chassidico che pochi conoscono; e forse Almond faceva parte di questi pochi.
Era gi mezzanotte quando suonai alla sua porta. Mi apr immediatamente. Gli dissi che ero venuto per assaggiare i suoi fumi magici, e mi fece
entrare. Alcuni funghi che stavano bruciando spandevano un fumo terribilmente denso, dall'odore stomachevole. Vapori acquei riempivano la
stanza, e mi sentii di colpo illanguidire, come se mi sfuggisse il controllo
delle membra. Ma non era a causa della devequt. Non lo era, poich non
avevo coscienza di quello che facevo.
Ebbi visioni terrificanti. In una sinistra dimora, circondata da un acquitrino melmoso, da paludi ricoperte di limo, da fiumi di sangue e di fuoco,
da valli sterili, da laghi impassibili la cui acqua fredda e gelata formava
pesanti lastre di ghiaccio verdastro, da pianure isolate e grotte selvagge,
caverne infernali dove si tramavano oscuri complotti, mi visit il Diavolo
in persona.
Senza posa mutava il suo aspetto. Aveva talvolta i lineamenti di Almond, talvolta quelli di Johnson, e ancora quelli di altri volti che riconobbi, quelli di Belzeb e dei suoi demoni. Serafini e cherubini con ali d'angelo e visi di bambino lavoravano con entusiasmo a favore del conflitto e
della bestemmia. Belberith seminava germi di omicidio nella mente di
uomini buoni. Astaroth, principe dei Trini, responsabile della pigrizia e del
tedio, distillava ovunque antagonismo e odio. Azazel, principe dei demoni,
insegnava all'umanit a fabbricare armi da guerra. Come il capro bianco,
puro e innocente e tuttavia maculato, macchiato dai crimini e dagli errori
del popolo ebraico, esiliato fuori dalla citt verso contrade desolate e sconosciute per espiare tutto il male che non aveva commesso: bestemmie e
spergiuri, furti, assassinii e massacri, andavo in cerca del mio nero maestro.
Sentendo l'atroce lacerazione della notte trasalii con tutto il mio essere:

era il soffio stridente dei sette fischiatori, uccelli sconosciuti che bazzicano
i cieli notturni e che, secondo antiche leggende, incarnano le anime degli
ebrei incapaci di trovar pace dopo la risurrezione del Cristo. Poi il volto di
Azazel lasci il posto a quello di Satana.
Era orribile a vedersi. Dalla sua bocca sgocciolava il sangue appena succhiato, quello dei poveri, degli schiavi e degli innocenti. Gli occhi erano
fiamme infocate che lanciavano scintille purulente; sul suo capo, ricoperto
di numerose corone, si aprivano un varco due corna affilate e taglienti come coltelli; il suo corpo gracile, difforme, disossato, era rivestito di un
abito imbevuto di sangue. Le mani e i piedi si prolungavano in artigli acuminati e sudici; una lunga coda gli pendeva fra le gambe.
Si avvicin al piccolo altare su cui bruciavano i funghi, e lo addobb con
un panno d'oro. Tutt'intorno candele scure esalavano un odore tossico di
bitume e resina. Sul tavolo, vicino all'altare, c'era il dipinto di Caravaggio
rappresentante Cristo sulla croce. Mentre mi chinavo per guardarlo, mi
accorsi che si era completamente trasformato: sulla croce, capovolta, era
disteso un Cristo completamente nudo; il suo collo compiva un'orribile
contorsione per raddrizzarsi, la sua testa ripiegata lasciava scorgere un
sorriso insidioso e osceno, che scopriva, sotto labbra carnose, una lingua
penzolante piena di bava.
Allora il maligno si mise a intonare inni e preghiere, che cantava e recitava al contrario. Afferr un calice pieno d'acqua e lo port alla bocca;
quando la vers sul mio capo, l'acqua si trasform in vino. Pronunci spergiuri con voce sentenziosa ed annunci che il giorno del giudizio era vicino.
Signore di tutti i delitti, discepolo dei crimini, maestro dei peccati e dei
vizi, Dio della retta ragione, ecco il tuo manoscritto mi disse con un sorriso sardonico, porgendomi un rotolo di pergamena nera vendilo e riceverai
un milione di dollari.
A queste parole rotolai sul tappeto, battei l'aria con i piedi e strisciai ventre a terra in modo orrendo. La lingua mi sbatt contro il palato; il rumore
fu talmente forte da far rimbombare i muri. Con le pupille dilatate, lasciai
ricadere la testa sulle spalle. Ascoltai Satana bestemmiare e cantare con
voce forte Questo il mio corpo infilzando una capra nera con le sue
corna. Acquerra Beyty, Acquerra Goity.
A me tutto il denaro! dissi Vado a prendere i rotoli e a venderli...
Ma per questo mi rispose una voce familiare per questo che siamo venuti in questo posto? Che ne hai fatto della tua galuth? Ti sei avven-

turato fin qui per adorare il vitello d'oro dimenticando la tua missione, il
tuo progetto, la tua sfida?
No risposi, in un soprassalto di coscienza no! Gli scritti hanno pi
valore di tutto il denaro del mondo.
Allora mi sollev con un potente soffio che mi deposit in cima alla
vecchia stamberga. Poi, dal basso, mi porse il rotolo dicendo: Ecco il rotolo, vieni a prenderlo e sar tuo.
Dall'alto del tetto, vedevo il manoscritto. Sarebbe bastato un passo, un
piccolo passo, e lo avrei fatto mio. Il vuoto non mi faceva paura. Al contrario, esercitava su di me un'irresistibile seduzione; era come un richiamo
imperioso. Il soffio del diavolo arrivava fino a me, a strappi, e mi diceva
dolcemente: Vieni! Basta un passo! cos facile... Tutto quello che desideri qui, devi solo fare un passo.... Il vuoto mi attirava come un amante,
mi sentivo un oggetto in caduta libera. Pi contemplavo il nulla, pi ne ero
affascinato. Chiusi gli occhi, portai in avanti la gamba...
Ma improvvisamente ebbi la visione di mio padre che dormiva tranquillamente, mio padre che mi aspettava, e di cui non potevo tradire la fedelt
e la fiducia.
No dissi arretrando bruscamente la vita vale pi degli scritti.
Allora Satana mi riport a terra. Poi mi porse il rotolo gridando: Prendi
i manoscritti e leggili, e potrai dominare il mondo, se prometti di adorarmi.
No urlai subito a mia volta, poich avevo capito che, per non lasciarsi
tentare, occorreva non riflettere sulle sue proposte, ma rifiutarle senza
nemmeno pensarci. Adorerai il Signore Dio tuo, e servirai lui solo! recitai.
S! insistette. Li leggerai!
Mi si avvicin. I suoi occhi erano dei tizzoni ardenti, la bocca schiumava
una bava violacea, le mani ferite che sgocciolavano sangue mi tendevano i
rotoli, tremando di furore. Allora fuggii, corsi a perdifiato pi lontano che
potei. Per un'ora, battei in ritirata attraverso la campagna deserta, terrorizzato all'idea che Satana m'inseguisse per soggiogarmi. Infine, spossato,
persi conoscenza.
L'indomani, mi svegliai molto presto sul ciglio di una strada, a qualche
chilometro dalla casa di Almond. Un camion mi riport all'albergo, dove
dormii fino a mezzogiorno. Quando mi ridestai i ricordi della notte trascorsa mi appesantivano la mente come un brutto sogno, che mi imposi di dimenticare malgrado un persistente cerchio alla testa.

Nel pomeriggio lasciammo Londra per Parigi. Dal taxi che ci portava all'aeroporto scorgemmo finalmente la citt che non avevamo avuto il tempo
di visitare. Era un gioiello incastonato da edifici dei secoli passati di cui
non avevo mai visto le vestigia, e che mi sembravano straordinariamente
splendidi e scintillanti. Sulla scala delle nostre preziose reliquie, era una
citt moderna. Ma rispetto a New York, la cui postmodernit mi aveva un
po' sconcertato, vi erano secoli di differenza. Per la prima volta in vita mia
vidi dei monumenti. In Israele avevo a disposizione muri, sarcofaghi, siti
abbandonati o rovine: tracce, ma non veri monumenti. Israele era una sovrapposizione di strati storici, di citt rase al suolo e ricostruite che avevano subito l'erosione di anni, guerre e abbandoni. Ma a Londra le costruzioni e gli edifici antichi si innalzavano orgogliosamente per sfidare le passioni umane vane ed effimere e usurpare al tempo la supremazia assoluta,
sebbene ne diventassero cos la pi evidente e reale incarnazione.
Nel quartiere di Carnaby Street, i punk portavano a spasso per le strade
la loro noia. Alcuni erano pettinati come irochesi, i capelli ritti ad arco di
cerchio o con ciocche rosa, blu o violetto. Portavano catene agganciate ai
jeans e ai giubbotti, aperti su t-shirt con slogan aggressivi. Gli occhi spenti
esprimevano un bagliore vuoto senza speranza. Mi pass per la mente che
anche questo quartiere, simile a Mea Shearim per la sua popolazione varia,
marginale e curiosamente comunitaria, attendesse la fine del mondo. A
modo loro, anche quelli erano i soldati dell'alba nuova, gli apostoli sacrificati del tempo futuro.
Ancora ossessionato da terribili visioni, mi sforzai, sull'aereo che ci portava a Parigi, di studiare una pagina del Talmud, per calmare il mio spirito.
Lo studio era per me come un vino inebriante che mi conduceva al di l
delle Scritture. Per questo come ogni chassid ne diffidavo un poco: il Talmud una sorta di scritto mai scritto, sempre ricominciato, contraddetto,
ripreso, di nuovo confutato, senza risultati n dogmi. come un romanzo
di suspense dove ogni pagina si proietta ardentemente verso la seguente e
via di seguito; come un libro di filosofia, in cui ogni foglio, ogni riga, ogni
parola hanno la loro importanza e necessitano di un'attenzione particolare
per essere compresi. Ma, a differenza di un thriller, non c' una fine: quando pure si fossero letti tutti i trattati e tutti i volumi, sarebbe soltanto una
lettura fra le tante, e resterebbero da scoprire mille altre interpretazioni
degli stessi passaggi.

Per questo lo studio, come i romanzi, allontana la mente dalla contemplazione del Divino. Dopo ogni ora di lettura, il chassid si raccoglie per
pensare a Dio. Ma in queste circostanze io avevo per l'appunto bisogno di
evadere.
Mio padre si chin sulla mia spalla e mi domand quale trattato studiassi. Alzando il capo per rispondere, scorsi un grosso titolo sul giornale che
il suo vicino stava leggendo:
CROCIFISSIONE A LONDRA
Allarmato, mio padre domand un giornale alla hostess. Insieme, leggemmo l'articolo:
Un ricercatore di paleografia stato ucciso la notte scorsa, a quanto
pare da un maniaco. Il professor Thomas Almond stava preparando
un'opera sulle scoperte relative ai manoscritti di Qumran. Il suo assassino, che non stato ancora identificato, lo ha crocifisso a una grande
croce di legno. Gli investigatori di Scotland Yard, che non comprendono il significato di un simile gesto, stanno conducendo una serrata
inchiesta.
Rileggemmo, per cercare di convincerci che non fosse vero. Era come
se, di colpo, fossimo tornati indietro di duemila anni. La realt reclamava i
suoi diritti sullo studio e la ricerca. Lo spavento di mio padre era raddoppiato all'idea che tutto fosse accaduto poco dopo la nostra visita, come se
l'assassino ci seguisse per seminare la morte sul nostro passaggio.
Quanto a me, ero atterrito. L'articolo precisava che l'omicidio era stato
perpetrato la notte precedente, e io sapevo di non aver lasciato Almond
probabilmente prima dell'alba. Ma non ricordavo nulla, se non di averlo
visto vivo prima di mezzanotte. Ero stato, sia pure privo di sensi e ignaro,
testimone della sua esecuzione? Cosa poteva essere accaduto, perch perdessi fino a tal punto conoscenza di ci che facevo?
Grida come se avessi una tromba in bocca. Il nemico giunge come un'aquila contro la casa dell'Eterno, perch hanno violato la mia alleanza e
peccato contro la mia fiducia.
Mio padre era nuovamente molto turbato. Rimaneva immobile, impietrito, come se sapesse che la fatalit che circondava i rotoli avrebbe dovuto

ancora esercitare il suo spietato dominio, a qualunque prezzo.


Allora mi sono messo a pensare a tutte le crudelt che si compiono
sotto il sole; ed ecco le lacrime di coloro che vengono oppressi, e
quelli che non hanno chi li consoli, perch la forza dalla parte degli
oppressori. Per questo stimo di pi i morti, che sono gi morti, piuttosto che i vivi che sono ancora in vita.
QUARTO ROTOLO
Il rotolo della donna
La donna proferisce parole vane,
E la sua bocca piena di traviamenti.
Lei affila costantemente le sue parole,
E beffardamente adula,
Ma lo fa per rivolgere tutto in derisione.
La perversione del suo cuore produce l'impudicizia,
E cos le sue reni.
la perversione che contamina coloro che avvicinandosi a lei
vengono insudiciati dal male.
L dove affondano i suoi piedi, commettono empiet
E Camminando nella colpa della ribellione,
Raggiungono le radici delle tenebre.
Una grande quantit di ribellioni si nasconde sotto i lembi dei
suoi vestiti;
Le sue tuniche sono come notte profonda,
E i suoi abiti,
I suoi panni sono notturne oscurit,
Il suo abbigliamento un richiamo della Fossa,
I suoi letti sono i giacigli della Fossa,
I suoi giacigli profondit notturne,
E nel fondo della notte risiedono i suoi dominii.
Tra le fondamenta dell'oscurit la donna soggiorna,
E dimora nelle tende del luogo silenzioso,
In mezzo alle fiamme eterne,
Senza che vi sia niente per lei fra gli astri brillanti.
S, lei l'origine di tutte le vie alla perversione:
Ahim! Sventura a tutti coloro che la possiedono

E rovina a coloro che la prendono!


Poich le sue sono strade di morte
E i suoi sentieri, percorsi di peccato;
Le sue vie fanno smarrire nella perversione,
E le sue piste sono colpa di ribellione.
Le sue porte sono porte di morte,
Lei cammina all'entrata della sua casa:
Tutti quelli che entrano da lei se ne tornano allo Sheol,
E tutti quelli che la possiedono scendono nella Fossa.
S, lei si pone in agguato nei luoghi segreti [...]
Nelle piazze della citt, se ne sta velata,
E alle sue porte si tiene pronta,
Senza che nulla la inquieti.
I suoi occhi si fissano qui e l,
Mentre alza le palpebre con aria impudica
Per guardare un uomo giusto, e sedurlo
E un uomo che forte abbastanza da farla vacillare,
Tenta quelli che vanno dritto affinch smarriscano la strada,
E gli eletti della giustizia perch non osservino il Precetto;
Quelli che hanno buone inclinazioni, perch diventino futili a
causa dell'impudicizia,
E quelli che sono nella rettitudine perch cambino il Decreto;
Con lo scopo di far peccare gli umili lontano da Dio
E di allontanare i loro passi dalle vie della giustizia;
Con lo scopo d'introdurre l'insolenza nel loro cuore,
Come se non fossero avviati sulle strade della dirittura;
Per fuorviare gli umani in direzione della Fossa
E sedurre con le lusinghe i figli dell'uomo.
Rotoli di Qumran
Gli inganni della donna
1
Quando, dopo la creazione, Dio mise l'uomo nel giardino dell'Eden, vide
che non era bene che fosse solo. Allora prese una delle sue costole, e da
questa cre la donna. L'uomo, constatando che lei era ossa delle sue ossa, e
carne della sua carne, si leg a lei, e si amarono, e diventarono di nuovo

una sola carne. Fu allora che sopravvenne il serpente e tent la donna, che
a sua volta convinse l'uomo a peccare.
Era dunque necessario che il male si mescolasse con l'amore? Ma il peccato originale non era scaturito dall'unione dell'uomo con la donna. Era
penetrato furtivamente attraverso di lei, come una malattia che si diffonde
dal serpente alla donna, e dalla donna all'uomo. Dopo l'amore.
Ges diceva: Amatevi gli uni gli altri. Diceva pure che non vi amore
pi grande di quello di colui che d la vita per coloro che ama. Allora perch tanto odio, sempre?
Pensavo che la risposta a queste domande avrebbe potuto trovarsi in un
libro di cui avevo sentito molto parlare, soprattutto da mio padre, senza
mai averlo letto, e che tuttavia il mondo intero conosceva, leggeva, e citava
perfino senza saperlo.
Sto parlando dei Vangeli. Alla yeshivah ce ne avevano vietato la lettura,
come pure ci avevano proibito tutti i testi che non appartenevano alla cultura ebraica ortodossa, come la maggior parte dei saggi, e la totalit dei
romanzi.
Ora sentivo confusamente il bisogno di andare oltre quei divieti, e che
una nuova esigenza si manifestava in me. Dal nostro arrivo in Francia non
ebbi che una sola idea: comprendere quello che stava succedendo. Volevo
sapere. Il rabbi, che pure sosteneva che le domande dovevano essere poste
senza vergogna e le soluzioni trovate senza paura, non avrebbe potuto
ammetterlo. Ci era formalmente vietato leggere i Vangeli, e perfino di pronunciare il nome di Cristo.
Al nostro arrivo in Francia, comprai una traduzione in ebraico di quei testi interdetti. Quando l'aprii, sentii il cuore che mi palpitava nel petto. Le
mani mi tremavano mentre giravo le pagine. Sapevo che non avrei dovuto
farlo. Tuttavia, era necessario. Mi permesso dirlo? Quella lettura aveva il
gusto amaro e delizioso delle cose proibite. Finalmente, stavo per sapere.
Ci che scoprii mi sorprese pi di quanto potrei esprimere: non per la
sua stranezza, ma per la sua singolare familiarit. Tenter di ritrascrivere
ci che ho letto, cos come me lo trasmette la mia memoria, giacch si tratta di un errore che non ho mai pi commesso.
Era nato a Betlemme, in Giudea, al tempo di re Erode: e tu, Betlemme,
terra di Giuda, non sei certo il pi piccolo dei capoluoghi di Giuda; poich da te uscir un capo che pascoler il mio popolo, Israele. Era figlio di
Giuseppe e di Maria, che lo aveva concepito per mezzo dello Spirito Santo, cos come aveva predetto il profeta: ecco che la Vergine partorir e

dar alla luce un figlio al quale dar il nome di Emanuele che significa
"Dio con noi". Al momento della sua nascita i magi, avvertiti da segni
prodigiosi, giunsero dall'Oriente. Arrivati a Gerusalemme, domandarono
dove fosse il re dei giudei che era appena nato e al quale venivano a rendere omaggio. Al momento della sua nascita una stella apparve ad oriente e
percorse i cieli, i magi andarono dal re dicendo che questa annunciava la
nascita di un bambino dal grande destino. Preso da terrore, il re mand a
chiamare i suoi consiglieri che ritennero necessario uccidere il bambino.
Incontrarono re Erode che convoc i rabbini; questi dissero che il re dei
giudei sarebbe dovuto nascere a Betlemme, cos come le Scritture avevano
profetizzato. Allora i magi si misero in cammino verso Betlemme. Un astro nel cielo li guidava e, grazie a questo, trovarono la casa dove si trovava la giovane puerpera, Maria, la madre di Ges, e gli resero omaggio. Poi
ripartirono, lasciando dietro di s sbuffi d'incenso e foglie di mirra. E porteranno oro e incenso, e divulgheranno le lodi all'Eterno.
Allora Giuseppe fece un sogno che gli intim di fuggire in Egitto, poich Erode stava cercando il bambino per ucciderlo. Una voce in Rama s'
fatta sentire, pianti e un lungo lamento; Rachele che piange sui suoi figli
e rifiuta di essere consolata, poich non sono pi al mondo. Dimorarono in
Egitto fino alla morte di Erode, poi fecero ritorno in Galilea dove andarono
ad abitare in una citt chiamata Nazareth. Sar chiamato il Nazareno.
Giovanni il Battista predicava nel deserto di Giudea di convertirsi, poich il regno dei cieli era vicino. Una voce grida: "Preparate nel deserto la
via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!". Giovanni aveva una tunica di
pelle di cammello e una cintura intorno alla vita. Si nutriva di locuste e di
miele selvatico. Tutti andavano da lui per farsi battezzare nel Giordano, e
confessare i loro peccati. Siccome vedeva molti farisei e sadducei accorrere al suo battesimo, li esortava a pentirsi.
Allora apparve Ges, venuto dalla Galilea fino al Giordano per farsi battezzare da Giovanni. Al momento del battesimo, Ges vide lo spirito di
Dio sotto forma di colomba; si ricord dell'uccello della pace di No, e
ancora prima, dello spirito di Dio come un soffio sulla creazione. Poi fu
condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo in tre circostanze. Ma,
ricordando i versetti della Bibbia e dei profeti, usc vincitore da questa
prova. Adorerai il Signore Dio tuo e solo a lui tributerai un culto.
Avendo saputo che Giovanni era stato abbandonato, Ges ripart per la
Galilea. Poi si rec a Cafarnao, sulla riva del mare. Terra di Zabulon, terra
di Neftali, strada del mare, paese al di l del Giordano, Galilea delle na-

zioni! Il popolo che era nelle tenebre ha visto una grande luce: per quelli
che si trovavano nel buio paese della morte, spuntata una luce.
Percorrendo la Galilea circondato dai suoi discepoli, proclam la buona
novella e guar per mezzo di miracoli ogni malattia e ogni infermit. Grandi folle venivano ad ascoltarlo. Allora sal su una montagna e proclam le
"Beatitudini". Il Signore vicino a coloro che hanno il cuore spezzato, e
salva quelli che sono nello sconforto, e gli umili possiederanno la terra.
Non era venuto per abrogare la legge dei profeti, ma a compierla. Guar un
lebbroso, un centurione, la suocera di Pietro, la figlia di un notabile, poi
due ciechi e un posseduto muto. stato lui a prendersi carico delle nostre
infermit e ad occuparsi delle nostre malattie.
Parlava per allegorie come nei salmi e come nel Midrash, poich proclamava cose nascoste dalla fondazione del mondo. Avrete un bel sentire,
voi non capirete; avrete un bel guardare, non vedrete; poich il cuore del
popolo s' appesantito; sono diventati duri d'orecchio per non ascoltare, si
sono tappati gli occhi per non vedere, per non comprendere con il loro
cuore e per non convertirsi. E io li avrei guariti!
Si rec poi a Gerusalemme. Avvicinandosi al Monte degli Ulivi, Ges
mand due suoi discepoli al villaggio: qui dovevano trovare legata un'asina, accanto al suo asinello. I discepoli andarono, e trovarono tutto come lui
aveva detto loro. Dite alla figlia di Sion: Ecco che viene da te il tuo re,
umile, sopra un'asina, e con un asinello, il piccolo di una bestia da soma.
Si mise in cammino. Le folle lo precedevano esclamando: Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!. Arrivato al Tempio, ne cacci tutti quelli che nel suo recinto si dedicavano al
commercio.
Poi disse ai suoi discepoli: Sapete, fra due giorni Pasqua. Il figlio
dell'uomo sta per essere tradito e crocifisso. I grandi sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, Caifa. Si misero d'accordo per arrestare Ges, ma non in piena festa, per evitare disordini tra il popolo. Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, stava per consegnarlo.
La sera di Pasqua, Ges sapeva che stava per essere arrestato. Dopo aver
cantato i salmi, prese con i suoi discepoli la strada del Monte degli Ulivi. Il
pastore verr picchiato, e le pecore del gregge disperse. Passarono la notte a Gerusalemme. Quindi giunse colui che doveva tradirlo, Giuda, uno dei
dodici, accompagnato da un drappello armato inviato dai grandi sacerdoti.
Baci Ges: era il segnale. Allora Ges gli disse: Amico mio, fa' ci che

devi.
Venne subito arrestato. Pietro voleva difenderlo, ma Ges gli disse:
Pensi che non potrei fare appello al Padre mio, che metterebbe subito a
mia disposizione pi di dodici legioni di angeli? Ma allora come per potrebbero compiersi le Scritture secondo le quali tutto deve accadere?. Poi
si rivolse alla folla con queste parole: Tutto successo perch si adempiano gli scritti dei profeti. Allora i discepoli lo abbandonarono e si diedero alla fuga.
Ges fu condotto davanti a Pilato. Vedendolo prigioniero, Giuda venne
preso dai rimorsi, e riport i trenta denari d'argento ai grandi sacerdoti e
agli Anziani dicendo: Ho peccato tradendo sangue innocente. Ma era
troppo tardi. Giuda s'impicc. E presero i trenta denari d'argento: era il
prezzo della sua stima, della stima che gli avevano dato i figli di Israele. E
li usarono per acquistare il campo del vasaio, come il Signore aveva ordinato. Giuda aveva restituito il denaro ai sacerdoti; ma non potendo tenere
il prezzo del loro delitto, questi lo spesero per il campo del vasaio.
Pilato convoc allora la folla e le chiese di salvare Ges o Barabba.
Questa scelse Barabba anzich Ges. Pilato se ne lav le mani: la responsabilit ricadde sulla folla. Cos Ges venne crocifisso, nel luogo chiamato
Golgota. Gli diedero da bere del vino misto a fiele. Si divisero le sue vesti
dopo averle estratte a sorte. I passanti, scuotendo la testa, dicevano: Tu
che hai distrutto il Tempio, salva te stesso. Ha riposto in Dio la sua fiducia, che Dio lo liberi adesso, se davvero lo ama.
A mezzogiorno, le tenebre calarono improvvisamente sulla citt e la avvolsero fino alle tre. Prima di morire, Ges esclam: Elo, Elo, lamma
sabactani? Mio Dio, mio Dio, perch mi hai abbandonato?.
Ero turbato. Comprendevo l'importanza della scoperta dei manoscritti:
se Giovanni il Battista fosse stato esseno, se Ges fosse stato esseno, il suo
insegnamento avrebbe potuto essere interpretato nello stesso modo di prima? Se il cristianesimo fosse sorto da una setta ebraica, la visione che se
ne aveva non sarebbe cambiata?
Soprattutto, venni colpito dal tradimento, dalla passione e dal supplizio
di Ges. Non capivo le ragioni della sua morte; mi sembravano oscure. Gli
ebrei erano i responsabili, e i romani colpevoli, o il contrario? Ma quali
ebrei? E quali romani? I sacerdoti, la folla, i discepoli che lo abbandonarono? Perch Giuda, uno dei suoi, lo aveva tradito? Lo aveva fatto per denaro, o per un'altra ragione pi profonda, ideologica? Se si era pentito del suo

gesto al punto di suicidarsi, era credibile che lui, figlio di uno zelota, avesse obliterato ogni coscienza morale al momento in cui lo aveva tradito per
denaro? E perch Ges che sapeva che sarebbe stato arrestato, che non
aveva cessato di annunciarlo e di avvertire i suoi discepoli fino alla sera
della Cena, perch aveva permesso che succedesse? Perch arriv al punto
di incoraggiare Giuda, intimandogli di assolvere alla svelta il suo compito;
come se ciascuno avesse avuto un proprio ruolo quella sera, come se si
fosse trattato di un complotto, di un piano prestabilito, premeditato da loro
due, Ges e Giuda; come se vi fosse stato un accordo segreto fra il traditore e la vittima. Senza quasi sapere come, sembrava che quell'accordo dovesse essere messo alla prova in quell'istante fatidico. Ma allora perch gli
altri discepoli, a quanto pareva, non lo avevano capito n ammesso? Perch lo avevano abbandonato nel momento cruciale in cui aveva pi bisogno di loro?
Di colpo, fui preso da una vertigine. Il problema si formulava finalmente
in modo chiaro dentro di me. Era semplicemente questo: chi aveva assassinato Ges? Ritenevo confusamente che la risposta a questa domanda
avrebbe portato una soluzione al mistero della morte di Almond, di Matti e
di Osea, e contemporaneamente la chiave della scomparsa del manoscritto.
E rispondere a questa domanda non era per niente semplice. Giuda era il
traditore, quindi il colpevole morale. Ma aveva agito di testa propria, o per
conto di altri di cui non era che lo strumento? Che tipo di accordo c'era tra
lui e Ges? I romani avevano condannato a morte Ges; erano quindi gli
esecutori. Insieme a loro, l'apparato dello stato e la legge. Ma il punto in
cui il mistero diventava singolarmente complesso, era quando i romani
avevano lasciato la scelta agli ebrei. Questi ultimi avevano infine chiesto la
condanna a morte. Tuttavia, di quali ebrei si trattava? Non dell'insieme del
popolo, n dei farisei, che non erano presenti. Ma soltanto degli emissari
dei sadducei e, pi precisamente, di certi sacerdoti del Tempio.
Erano questi ultimi i colpevoli? La legge ebraica non prevedeva condanne a morte per crocifissione. Ora, il tribunale non lo aveva fatto lapidare, e
questo ripartiva daccapo la colpevolezza tra loro e i romani, che non potevano cos facilmente "lavarsene le mani".
Infine, quali erano i moventi degli uni e degli altri? Perch Pilato lo aveva fatto arrestare? Rappresentava forse un tale pericolo per l'autorit di
Roma, lui che non faceva altro che predicare per i poveri e gli infermi, e
che non diffondeva alcun messaggio politico n rivoluzionario? Chi erano

i componenti di quella folla fanatizzata, manipolata, che urlava di metterlo


a morte? Era possibile che preferisse il bandito Barabba, quella folla che in
altri tempi aveva acclamato colui che era stato annunciato dal Battista?
Perch una tale animosit da parte di certi sacerdoti? Temevano davvero
che lui, un galileo, un uomo semplice della campagna, di una lontana provincia, minacciasse il loro strapotere a Gerusalemme? Perch volere la sua
morte, quando non avevano nessun reale capo d'accusa contro di lui?
Qual era il movente di Giuda, che lo aveva tradito? Possibile che lo abbia fatto solo per denaro? Era cos cinico e interessato, lui figlio di uno
zelota e certamente zelota a sua volta? E infine, qual era il movente di Ges, per essersi lasciato tradire?
Di fatto, era come se Ges fosse stato assassinato tre volte: da Giuda, dai
romani e dai sacerdoti, tramite la folla. E un'ultima volta, forse... "Padre
mio, perch mi hai abbandonato" aveva detto Ges prima di morire. Rimaneva una domanda, un mistero che non era d'altronde sfuggito a nessuno
tra i testimoni della crocifissione: non ai romani, e neppure ai ladroni crocifissi al suo fianco. Se Ges era veramente figlio di Dio, avrebbe potuto
essere salvato da suo Padre, avrebbe potuto persino salvarsi da s, lui che
aveva gi preservato tante vite, che aveva pure risuscitato. Forse questa
volta aveva scelto di non compiere il miracolo? In questo caso, la sua morte era voluta. Un suicidio, in qualche modo. Era complice di Giuda che
aveva abbracciato come un fratello, che aveva incitato a compiere ci che
doveva. Ges sapeva che stava per essere venduto, che stava per morire, e
tuttavia non aveva fatto nulla per sfuggire alla sua sorte. Ecco ancora un
altro colpevole: Ges stesso.
A meno che...
Fui percorso da un violento brivido... Senza che potessi trattenermene,
mi pass per la mente un'orribile bestemmia. Ges sapeva che sarebbe
stato tradito. Ma forse pensava di non morire. Fino all'ultimo pensava che
Dio lo avrebbe salvato. Forse sperava che, all'ultimo momento, sarebbe
sopraggiunto il cataclisma, il miracolo, e la venuta radiosa, finale, trionfante, del Padre. Attendeva l'avvento del regno dei cieli. Altrimenti, perch
avrebbe detto: Mio Dio, perch mi hai abbandonato?.
Erano state le sue ultime parole, ed esprimevano il senso di una vita: e
quello di una morte. Ma queste parole non evocano il deliquio del martirio
sulla croce, n la vittoria finale dell'uomo che si offre in sacrificio per salvare l'umanit, e neppure il desiderio di ritrovare infine suo Padre nella
beatitudine dell'altro mondo, per disgusto di questo. Perch mi hai abban-

donato? In queste parole risuonano un rimpianto, una sorpresa, una recriminazione, forse un rimprovero. Non stava succedendo quello che era
previsto. Non volevo lasciare cos questo mondo. Perch mi hai abbandonato ai miei assassini? Perch non mi hai salvato? Non eri la mia roccia,
il mio scudo, la mia fortezza, la mia acqua in questa terra inaridita? Non
eri colui che sorge alla testa del popolo, padre degli orfani, giustiziere
delle vedove? Non eri mio padre? Non ero tuo figlio?
Sulla croce, con l'ultimo sospiro, Ges chiama, accusa, incrimina Dio di
averlo ucciso. Perch Dio lo ha abbandonato?
L'indomani, feci fatica a svegliarmi. La notte era stata agitata e frammezzata da incubi, in cui vedevo, volta per volta, Ges alle prese con i
suoi nemici, e Satana come mi era apparso nel corso della visione malefica.
Prendemmo la strada per la facolt di teologia per rivedere padre Millet
che, di ritorno da Qumran, avrebbe gi dovuto trovarsi nel suo ufficio parigino. Pensavamo che avrebbe potuto indicarci il luogo in cui incontrare
Pierre Michel.
Faticammo molto ad accedere al quartiere di Saint-Germain-des-Prs:
era totalmente ostruito da una gigantesca folla che sfilava lentamente con
bandiere, scandendo slogan. Le auto, bloccate da ogni parte, aspettavano,
rassegnate, che passasse l'onda dei manifestanti. Quel mattino avevamo
letto sul giornale che formavano attorno a Parigi code di migliaia di chilometri, paraurti contro paraurti, lunga processione di animali infernali avvolta dalla nuvola pestilenziale dei gas di scappamento. Nei loro mezzi i
conducenti, angeli decaduti, semiuomini, semibestie, attendevano, senza
opporre resistenza, stancamente, o forse con la certezza che non vi fosse
nulla da perdere, nulla da fare se non aspettare. Dopo sei ore d'immobilit,
trovavano ancora la forza di farsi dei segni di riconoscimento. Non era pi
il tempo della collera.
Ogni gruppo di manifestanti aveva il proprio cartello: i ferrovieri, gli
impiegati postali, gli insegnanti, i disoccupati. Un uomo munito di altoparlante arringava la folla: Il governo rifiuta di ascoltarci e continua a farci
credere che sia meglio per noi che alcuni siano pi poveri di altri, affinch
l'intera nazione non perisca. Dice che la lotta contro la disoccupazione
esige sacrifici, ma a fare sacrifici sono sempre gli stessi.
La moltitudine non era infuriata. Smarrita, rivendicava con calma il diritto al lavoro e alla pensione; domandava le dimissioni del governo. Il

lungo corteo era pi una testimonianza del lutto di una nazione per un male futuro che della collera del combattente sociale. Tuttavia alcuni, che
volevano spingersi al di l delle barriere umane formate dagli schieramenti
di poliziotti, venivano respinti a furia di bombe lacrimogene e colpi di
manganello, qualche volta imbarcati senza riguardi su camion neri. I Kittim, pensavo. Il popolo gridava la sua desolazione, la paura della paura
della miseria e del futuro; e i soldati, spaventati dalla collera degli affamati, arrestavano e colpivano.
Ci aprimmo a fatica un passaggio attraverso la massa compatta dei manifestanti, fino alla facolt. Millet ci ricevette nel suo ufficio, una stanza
spoglia e vetusta, ingombra di libri e incartamenti disseminati un po' dovunque. Notai immediatamente che non aveva pi l'aspetto gioviale e accogliente del nostro primo incontro. Non sembrava pi disposto alla conversazione volubile e vivace che avevamo avuto a Qumran. Le lettere che
avevo riconosciuto sulle fini venuzze delle sue tempie erano sempre visibili, ma pi attenuate di prima.
Non pensavo di rivedervi cos presto, e qui, a Parigi ci disse stringendoci la mano. Ma dubitavo che avrei avuto comunque notizie dagli israeliani, dopo tutto quello che successo.
Ci fece capire che, dopo i selvaggi omicidi perpetrati, era pronto a rispondere alle nostre domande e a cooperare con le autorit israeliane. Come Andrej Lirnov, aveva lasciato tutti i suoi manoscritti a padre Pierre
Michel, che poco dopo aveva apostatato e abbandonato gli ordini per stabilirsi in Francia come ricercatore. Quest'ultimo era al presente in possesso
del pi grosso lotto di manoscritti non biblici, gli apocrifi e gli scritti della
setta. Secondo Millet, deteneva centoventi frammenti in tutto, ma rifiutava
di svelarne la lista esatta a chicchessia. Ci diede l'indirizzo privato di Pierre Michel, ma ci avvert che probabilmente non avrebbe voluto riceverci,
dato che non vedeva pi nessuno.
Sembrava alquanto impacciato e parlava un ebraico pi esitante che in
occasione del precedente colloquio, come se temesse di parlare troppo.
Mio padre dovette fare la medesima riflessione, dal momento che gli domand, di punto in bianco: Ha un'idea del contenuto del rotolo di cui
Pierre Michel ha parlato nella conferenza del 1987? Lei lo ha decifrato
quando lavorava nella scrollery del Museo archeologico di Gerusalemme?.
No, non ne ho avuto il tempo.
Aveva dato una risposta alla domanda insidiosa di mio padre. Cos il ro-

tolo di Pierre Michel era proprio quello che avevano rubato al museo. Vi
fu un silenzio imbarazzato dall'una e dall'altra parte, durante il quale ci
apprestammo ad andarcene. Allorch improvvisamente, osservandomi con
attenzione, il padre mi domand: Lei abita a Mea Shearim?.
S.
un quartiere grazioso, vero?
Un sorriso radioso e nostalgico gli illuminava il volto.
S, certamente. risposi.
Ah! Israele mi manca sempre molto quando mi trovo in Francia. Laggi, diverso. Mi ci sento bene, al sicuro. un paese cos favoloso... Si
ricorda la piccola boccetta d'olio che le ho regalato?
Certo. La porto sempre con me. La rivuole indietro?
No. sua. La tenga... La conservi gelosamente. Sa cos'ha detto Nostro
Signore Ges Cristo: "Date, e vi sar reso molto...".
Tacque, poi aggiunse, un po' pi sottovoce: In effetti... all'epoca in cui
lavoravo nella scrollery ho ricevuto pressioni abbastanza forti da parte di
certe autorit, che m'incitavano a non prender conoscenza di quella pergamena. Non so cosa ci fosse scritto. Ma penso, se volete saperlo, che non mi
abbiano dato fiducia.
E hanno continuato a riporla in Pierre Michel, dopo che s' spretato?
S, si tentato rispose, senza dare ulteriori indicazioni sul senso di
quel "s". Ha dovuto lasciare Gerusalemme per questo motivo. Ma attualmente non dipende pi dalle autorit ecclesiastiche e, dunque, non deve pi obbedire loro come per il passato.
Lei non ha preso conoscenza del contenuto del manoscritto, nemmeno
superficialmente? insist mio padre.
S, l'ho fatto, giusto prima che scomparisse. Quando ho parlato di quello che ho potuto, diciamo, intravedere, a padre Johnson, mi ha domandato
di non farne parola con nessuno, per nessun motivo; di dimenticare tutto,
insomma. Aveva detto lo stesso a Lirnov. Ma il pover'uomo non ha sopportato di sapere...
Di cosa si tratta? chiese mio padre.
Non posso rispondere, ho promesso il silenzio e non posso venir meno
alla parola data disse. Ma potete cercare di vedere Pierre Michel. Ecco,
prendete pure il mio indirizzo privato aggiunse porgendoci un piccolo
biglietto. Non esitate a chiamarmi, far tutto il possibile per aiutarvi...
nella misura in cui potr agire senza infrangere il mio giuramento, come
capirete.

Teme qualcosa o qualcuno? domand mio padre. In questo caso potremmo essere noi ad aiutare lei.
Vi fu di nuovo silenzio. La domanda rest senza risposta.
Ha paura che la Congregazione per la dottrina della fede possa essere
immischiata in questi delitti? riprese mio padre.
Ho fatto parte della Congregazione per anni. Conosco ci che quella
gente capace di fare. Ma non questo, mi creda. No, non ho paura di loro.
La sola ragione del mio silenzio il mio impegno di tacere: niente di pi,
glielo assicuro.
Con questo, ci fece segno che il colloquio era terminato. Quando gli diedi la mano, scorsi nel suo sguardo un bagliore tragico che mi strinse il cuore.
Avevamo raccolto poche informazioni da quell'uomo. Ma per la prima
volta, sembrava che fosse crollata una barriera. Non sapevamo ancora nulla, quantunque gi sapessimo.
E ho visto la saggezza aver molti vantaggi rispetto alla follia, e la
luce averne tanti sulle tenebre. Il saggio vede con la sua testa, e l'insensato cammina nelle tenebre, ma ho capito pure che lo stesso incidente pu capitare a entrambi. La memoria del saggio non eterna,
non pi di quella dell'insensato poich, nei giorni che verranno, tutto
sar dimenticato. Perch il saggio muore nello stesso modo dell'insensato?
La sera stessa ci recammo al domicilio di Pierre Michel, nel XIII arrondissement. Si trovava nel quartiere cinese, al dodicesimo piano di una torre
grigia che sembrava avviare un'imbronciata ascensione verso il cielo, senza riuscire a portarla a termine. Suonammo, ma nessuno rispose.
Chiamammo padre Millet da una cabina telefonica davanti alla torre. Ma
anche in questo caso, nessuna risposta. Ci mettemmo allora a camminare
dritto davanti a noi, verso nord. Era il crepuscolo; il sole moriva dolcemente sotto le foschie primaverili. Una luce morbida faceva scendere sui monumenti e gli edifici in pietra da taglio una tavolozza di colori da esperto
pittore in declino.
Arrivati nel vi arrondissement, spinti senza dubbio da una logica incosciente - Satana, la tentazione dell'abisso -, ci dirigemmo in silenzio verso
la parrocchia di padre Millet. Avvicinandoci al suo recapito, tenemmo un
piccolo conciliabolo.

Gi che siamo qui, perch non fargli una visitina? dissi.


Adesso? Non credi che sia troppo tardi? chiese mio padre.
No, ci ha esortati a tornare, ed possibile che si senta pi libero di parlare lontano dalla facolt. Credo che abbia fiducia in noi.
In te, vuoi dire, e mi domando per quale ragione. Tuttavia... Non so se
potr darci ancora qualche altra informazione, ma sono preoccupato per
lui. Ritengo che sia spaventato da qualcosa.
Forse il solo mezzo per proteggerlo incitarlo a confidarsi...
Mio padre esit un istante, poi fin per dire: D'accordo, andiamo.
Suonammo al citofono, ma non vi fu pi risposta che da Pierre Michel.
Entrammo comunque nell'edificio e salimmo fino al suo appartamento. La
porta era socchiusa. Entr per primo mio padre.
Ci che vedemmo allora ci gel il sangue dal terrore per il resto della
nostra vita. Non vi un solo giorno, una sola notte senza che mi svegli,
atterrito, ripensando a ci che vidi quella sera. E, a lungo, ho chiesto nella
preghiera che mi abbandonino quelle barbare visioni che agitano le mie
notti e lasciano incerti i miei giorni. Non potr mai dimenticare l'orrore
della malvagit umana. Nessun diavolo, nessun demonio potranno mai
uguagliare l'uomo nella sua satanicit.
Per questo odio questa vita, perch le cose sotto il sole mi sono
sgradevoli.
Davanti a noi, padre Millet giaceva ritto, le braccia in croce, la testa china verso sinistra. Era nudo, o quasi. Il suo corpo biancastro aveva perduto
le rotondit della bonomia. Era molle, adiposo, come svuotato delle sue
ossa. Il suo volto si era immobilizzato in un'espressione di recriminazione
mista a un'intensa sofferenza. Gli occhi erano pietrificati; il loro appello
all'aldil, nato dal dolore, dalla paura e dall'incomprensione, che si distendeva verso la morte come una liberazione, come la sola fine possibile e
ormai auspicabile, la morte come progetto e come unica speranza, aveva
finito per essere esaudito: ma persisteva ancora nell'ardore disfatto impresso nel suo sguardo fisso. I suoi capelli bianchi erano incollati al cranio da
un sudore di anelito e di sofferenza, quello di un vecchio in cerca della sua
strada sotto un sole schiacciante, che impazzisca all'idea di non poterla
trovare e si avveda che colpa del tempo, che nel suo trascorrere rosicchia
tutte le sue facolt e divora le sue carni con un lavoro di pazienza e di maligna disgregazione. Dalla sua bocca socchiusa filtrava un liquido gialla-

stro, bava mista a bile rigurgitata dalle viscere pi profonde. Sulle sue
tempie, sulle mani e sui piedi, incrostati di densi grumi neri, vi erano le
tracce di sottili fili di sangue, secco e scuro, che sembrava ancora caldo sul
suo freddo corpo; l'ultimo resto di una vita assassinata. Le mani erano rattrappite, contratte intorno alle ferite, come se cercassero di medicarsi da
sole. I piedi, ripiegati uno sull'altro, pendevano pallidi e scheletrici.
Seduto precariamente, il gluteo sinistro sulla barra mediana, era appeso
ad una grande croce di legno, una croce di Lorena decapitata. I suoi polsi
erano inchiodati alla barra trasversale, i piedi incavigliati al palo. Il corpo
si era disarticolato in una torsione laterale; la sedecula ne frenava lo slittamento e la lacerazione dei muscoli. Grossi chiodi erano conficcati nelle
sue carni, formando piaghe purulente.
Lo avevano crocifisso.
Restammo interdetti, non sapendo distogliere lo sguardo da quella macabra vista. Eravamo dei Cohen, e la Legge non ci permetteva di toccare
un cadavere dovendo rimanere puri, cio esenti da ogni rapporto con la
morte.
Poich sar giunto invano e se ne sar andato nelle tenebre, e il suo
nome sar stato coperto di tenebre.
E quell'uomo morto davanti a noi era una visione diabolica, e dalla sua
morte promanava un forte richiamo che attirava verso di lei chi la contemplava. la vita della morte, che cosa impura poich la morte risucchia le
grandi forze della vita e le aspira verso il funesto infinito in cui si disperdono; e l'uomo che guarda la morte simile a chi si sporga nel vuoto, sapendo che basta solo un passo perch tutto finisca. E l'idea inebriante. La
morte impura in quanto un'orribile seduttrice; un vino dolceamaro che
ubriaca. Occorre essere solidamente ancorati alla vita per non esserne attirati, o meglio esservi attaccati con forza, dato che impossibile attraverso
il solo potere della volont. Quest'ultima non pu nulla contro il desiderio
ispirato dalla morte, che forte come l'assoluto, dato che il termine ultimo dell'esistenza; il solo presentimento della sua eternit. Ma quest'eternit non che la negazione della vita.
E l'uomo un animale morboso; e ci fu impossibile dimenticare quella
visione dell'ingiustizia, e la tristezza non ci diede pi requie.
Lasciammo l'appartamento per immergerci nella notte che ci rese ciechi,
tanto era scura la notte nei nostri cuori.

meglio andare in una casa in lutto piuttosto che in una casa in festa,
perch si veda quale fine attende ognuno di noi, e chi vivo possa far entrare questa verit nel suo cuore. Meglio essere tristi che ridere, perch,
attraverso la tristezza del volto, il cuore diventa gioioso; il cuore dei saggi
si trova nella casa in lutto, mentre quello degli insensati nella casa che
gioisce.
Mio padre si sentiva tragicamente responsabile di quanto era successo a
padre Millet. Pensava che la ricerca da noi condotta non fosse altro che un
lungo calvario, una via della croce. Mi ripeteva che non era una missione
per noi. Quell'uomo era forse morto per colpa nostra. Il legame fra la crocifissione di Almond e la morte di Matti non poteva essere fortuito. Sembrava ormai evidente che qualcuno ci seguiva e voleva impedirci di proseguire la nostra indagine distruggendo le ultime prove che avremmo potuto
trovare.
Ora, se non avevamo il diritto di toccare il sangue, a fortiori ci era vietato provocarlo. Shimon si era ingannato pensando che avremmo potuto avere buon esito. O forse ignorava le tragiche conseguenze di una simile investigazione. Il prossimo indizio non sarebbe pi stato un avvertimento, non
era pi permesso alcun dubbio: ci stavamo battendo contro dei romani, dei
barbari pronti a tutto.
Credo che si debba tornare a casa nostra, in Israele. fin per dire mio
padre.
A questo punto non possiamo abbandonare tutto risposi. necessario che seguiamo la nostra strada e comprendiamo questo mistero, a qualunque costo.
Non serve a niente voler spiegare le cose, volerle rendere chiare e trasparenti. Bisogna lasciare i segreti nella loro opacit. A volte le apparenze
pi evidenti sono le pi fallaci. Quello che sta sotto le cose inimmaginabile e ci che possiamo scoprire talmente terribile che meglio per noi
distoglierne lo sguardo. Tu sai che guardare Dio dritto in volto impossibile, e che una trasgressione mortale anche il solo averne la pretesa. Dio
deve rimanere nascosto. Colui che tenta di svelarlo si attira la sventura e la
folgore.
Ma di cosa stai parlando? Sai qualcosa di pi su questi assassinii? Di
chi si tratta? esclamai, atterrito. Di Dio o di Ges? Perch usi questo
argomento, tu che non credi in Dio, che non celebri lo shabbath e non obbedisci nemmeno pi ai dieci comandamenti? Di cosa stai parlando?

Non so se Dio esista, ma non voglio contrariare la sua volont, n i segni che manda.
Anche in quelle circostanze tragiche, non potei fare a meno di sorridere.
I ruoli si stavano invertendo. Credevo di essere credente ed eccomi di colpo ateo e razionalista. Pensavo che mio padre non fosse lontano dall'essere
un empio e lo scoprivo pi religioso di me.
Ti inganni quando credi di vedere dei segni; o meglio Dio che s'inganna mandandoteli. dissi con calma. Non possiamo abbandonare tutto.
Dobbiamo ritrovare quel manoscritto. Qualcuno lo possiede, lo nasconde e
lo protegge. Chi ? Non lo so. Forse non si tratta di un uomo, ma di un
gruppo, un'istituzione che lo ha confiscato da secoli. Non importa, dobbiamo continuare. Non possiamo rifiutare la nostra missione come fece
Giona, quando Dio gli chiese di predicare il pentimento a Ninive; altrimenti, ci faremo inghiottire da una balena.
Pensavo in effetti che occorreva perseverare; e che, se i barbari volevano
la guerra, si doveva raccogliere la loro sfida. Non avevo paura. Credevo
immortale me stesso, e tutti quelli che amavo. Eravamo la vita, i figli della
luce, e loro erano i figli delle tenebre. E non era stato detto che al termine
di questa guerra sarebbe venuto il Messia?
L'indomani ritornammo da Pierre Michel. Nuovamente non c'era nessuno. Allora estrassi di tasca una chiave. Era un passepartout mandato da
Shimon, insieme alla pistola che non lasciavo mai, un altro regalo per la
partenza che mi appariva al momento come un presagio. Aprii dolcemente la porta. L'appartamento era piccolo e buio. Le imposte erano chiuse:
procedemmo in silenzio lungo uno stretto corridoio, ed entrammo nella
stanza principale.
Qui vedemmo una donna accovacciata davanti a un cassetto, che estraeva e leggeva le carte che vi erano nascoste. Come se avesse avvertito la
nostra presenza, si gir di colpo e lanci un grido di sorpresa.
Chi siete? domand in inglese.
Non abbia timore rispose mio padre nella stessa lingua. Siamo soltanto dei ricercatori di archeologia. Vogliamo vedere Pierre Michel.
La donna si rasseren. Era sembrata molto spaventata.
Pierre Michel partito, e se il manoscritto in suo possesso che volete,
non qui. Lo sto cercando anch'io disse.
Per quale ragione? Chi lei? domandai.
Sono una giornalista della Biblical Archeological Review, lavoro per

Barthelemy Donnars. Vorremmo divulgare l'insieme dei manoscritti, compreso quello che stato confiscato in modo fraudolento.
S risposi con diffidenza tutti sanno che la vostra rivista fa dei manoscritti il suo mezzo di sostentamento.
Quei manoscritti sono documenti capitali sia per lo storico che per la
fede. Lo scandalo sta pi nel fatto di averli nascosti che in quello di cercarli per renderli pubblici spieg, senza spazientirsi.
Com' entrata? chiese mio padre.
Dalla porta, come voi. E, immagino, nello stesso vostro modo. Sospettavo che Pierre Michel non ci fosse: dopo l'abbandono della sua vocazione
monastica, aveva ricevuto minacce di morte perch restituisse il manoscritto; penso sia dovuto fuggire. Ho fatto fatica a ritrovare le sue tracce. E
quando sono riuscita a raggiungerlo, ho molto penato per fargli accettare
un'intervista, spiegandogli che era il miglior mezzo per salvarlo.
Salvarlo?
S, ha capito bene: salvargli la vita.
Lei al corrente dei delitti? domandai.
Chi non lo ? Sono sempre in prima pagina.
Ma chi pu desiderare la sua morte? chiese mio padre.
Mi ha detto che non lo sapeva. Supponeva che fosse Johnson. Aveva
affidato il manoscritto a padre Michel, che era stato con lui fin dall'inizio.
Ma non sapeva che fosse sulla strada del dubbio e dell'apostasia. Quando
Michel ha cominciato a svelarne il contenuto alla conferenza del 1987,
Johnson si proprio infuriato. Poi Pierre Michel scomparso con il rotolo.
Ed ecco disse gettando uno sguardo desolato intorno alla stanza un bel
modo di ritrovare le sue tracce.
La donna era giovane, aveva lunghi capelli biondi e un viso pallidissimo
cosparso di lentiggini. Si chiamava Jane Rogers. Disse di essere figlia di
un pastore, e che il suo lavoro alla BAR e le sue ricerche erano ispirate
all'amore per la verit, che era per lei lo stesso che l'amore per Dio.
Vede continu rivolgendosi a me con quell'aria dignitosa che le avrei
visto cos spesso in seguito voglio divulgare il manoscritto mancante perch sono in pena per le sorti del cristianesimo.
L'avevo offesa, e ne provai ben presto un amaro dispiacere. Non precipitarti a parlare, e che il tuo cuore non si affretti a pronunciare nessuna
parola davanti a Dio, poich Dio nei cieli, e tu sei sulla terra.
Sono spiacente dissi. L'ho aggredita ingiustamente.
Subito il suo viso s'illumin di un sorriso infantile.

Non nulla rispose. Sono abituata a...


Di colpo, s'interruppe, gli occhi pieni di paura. Mi girai e vidi due sagome minacciose. Mio padre and loro incontro, come per proteggerci. Subito, i due assalitori lo afferrarono, e lo colpirono alla testa con un manganello. Croll a terra. Per un istante rimasi stupefatto, incapace di fare un
movimento. Poi la voce del sangue di mio padre abbattuto, contuso, grid
da terra verso di me e mi fece tremare di rabbia. Spinto da un'irresistibile
pulsione omicida, mi precipitai sugli aggressori. Sferrai con tutte le mie
forze un pugno nello stomaco di uno dei due; ma l'altro, armato, ne approfitt per assestarmi un colpo in testa con il calcio della pistola. Rimasi
stordito per parecchi minuti, giusto il tempo necessario agli scellerati per
uscire di corsa, portando con s il corpo esanime di mio padre.
Tentai un movimento per lanciarmi al loro inseguimento, ma un terribile
dolore al capo mi fece vacillare. Sentii ancora, come da lontanissimo, la
voce di Jane Rogers: No! Non li segua, potrebbero ucciderlo, come hanno
fatto con Millet, Almond e gli altri!.
Persi conoscenza.
Quando rinvenni, aprii gli occhi in un torpore ovattato su un angelo dorato chino sopra di me, che passava un panno morbido e fresco sulla mia
fronte ammaccata. Richiusi gli occhi un istante, poi li riaprii: no, non si
trattava di una visione beatifica, era il viso di Jane Rogers, attento e preoccupato. Sentivo la dolce pressione delle sue mani attraverso l'impacco applicato sulla ferita sanguinolenta.
Sta meglio? domand. Vuole che chiami un'ambulanza?
Me la caver. Ma perch hanno portato via mio padre? Come facevano
a conoscerlo? feci, ricordando subito con terrore i fatti precedenti.
Avranno saputo che eravate in cerca del manoscritto... A meno che non
l'abbiano scambiato per Pierre Michel, dato che, con tutta evidenza n lei
n io avremmo potuto esserlo... Lei un chassid o si travestito? chiese
osservando con curiosit i miei sforzi disperati per riporre sul mio capo la
kippah di velluto nero che mi aveva tolto per curarmi.
Abito a Mea Shearim.
Ah! Capisco... Forse quegli uomini sono semplicemente alla ricerca del
tesoro.
Di quale tesoro sta parlando? domandai.
I beduini lo conoscono per tradizione orale, credo. Uno dei testi rivela
l'esistenza di un tesoro in oro e pietre preziose.

S, il Rotolo di rame. Si tratta del tesoro del Tempio. Ma come conosce


tutto questo?
Sto lavorando su questo incartamento alla BAR: disponiamo di tutte le
pi recenti informazioni archeologiche. Ma parleremo di questo pi tardi.
Venga, non restiamo qui. Non si sa cosa potrebbe ancora capitare.
L'aria fresca mi fece bene. Camminammo un po' per la strada. Poi rientrammo ciascuno al suo albergo, scambiandoci i nostri numeri di telefono.
La sera, disteso sul letto, non riuscii ad addormentarmi. Avevo ancora
un mal di testa atroce e lancinante, e pensavo a mio padre. Non vedevo il
modo di ritrovarlo. Se i rapitori si fossero accorti dell'errore, o comunque
del fatto che lui non ne sapeva pi di loro, avrebbero potuto ucciderlo.
Rammentai con terrore il cadavere crocifisso di padre Millet, e questa visione mi tortur. Passai la notte agitato da tremiti convulsi. Chi aveva potuto uccidere Millet? Qualcuno ossessionato dal cristianesimo o al contrario dei cristofobi? Ebrei, musulmani o cristiani? Senza dubbio dei pazzi
sanguinari. Ma cosa volevano significare realizzando ritualmente il supplizio di Cristo?
Non scartavo nessuna ipotesi. Erano forse degli inviati di Dio venuti a
riprendersi un giusto per condurlo davanti al Trono celeste? O, pi probabilmente, degli emissari di Satana intenzionati a interrogarlo e tentarlo? In
questo caso, mio padre sarebbe tornato con dei progetti diabolici.
Potevano pure essere dei semplici banditi alla ricerca del tesoro degli esseni, che credevano mio padre in possesso della chiave del problema. O
forse dei cristiani fanatici che temevano la scoperta dei manoscritti, e che
erano stati senza dubbio i boia sia di Almond che di Millet.
Riflettendo in tal modo, mi colp una considerazione: il punto in comune
di tutte queste ipotesi era che la ragione del rapimento si poteva sempre
collegare ai manoscritti, in un modo o nell'altro. Dunque la sola possibilit
di salvare mio padre, se si era ancora in tempo per salvarlo, era quella di
attirare l'attenzione sui manoscritti distraendo cos i suoi sequestratori.
Alle cinque del mattino, dopo ulteriori riflessioni, presi il telefono e
composi il numero di Jane Rogers.
Sono Ary Cohen. L'ho svegliata, mi scusi esordii.
No, affatto. Nemmeno io stavo dormendo. Come va la sua ferita? domand.
Un po' meglio. Ascolti. Bisogna assolutamente che io ritrovi mio padre.

Non so dove sia, n chi lo abbia rapito, e nemmeno perch. Ma quello di


cui sono convinto, che lo abbiano fatto a causa dei manoscritti.
Sapeva qualcosa a questo proposito?
No, non pi di me.
Cosa stavate cercando con esattezza?
Il rotolo posseduto da Pierre Michel.
Il famoso rotolo della conferenza?
S.
Per questo sono stata mandata qui. proprio sicuro che suo padre non
abbia scoperto qualcosa di pericoloso di cui non le avrebbe parlato per
proteggerla?
No, non penso.
Se non sa niente, allora forse non lo uccideranno; e c' ancora tempo
per ritrovarlo.
S, ma ho paura che i suoi rapitori spariscano nel nulla. Bisognerebbe
fare qualcosa per attirarli; fingere di sapere o di possedere qualcosa di cui
sono alla ricerca.
Sta pensando a qualcosa di preciso?
Crede che il suo giornale sia in grado di organizzare un convegno sui
manoscritti, qualcosa che abbia una certa risonanza e di cui i giornali possano parlare?
gi in programma rispose. Ci saranno tre seminari durante un
grande convegno della BAR sui manoscritti di Qumran, e tutti i ricercatori
sono invitati. Qual la sua idea?
Far credere loro che siamo sulle tracce dell'ultimo manoscritto.
In effetti sarebbe necessario almeno questo per scomodare i nostri eminenti qumranologi. All'ultimo convegno hanno partecipato davvero in pochissimi.
Purch non sia troppo tardi...
Ora, cerchi di non pensarci pi m'incoraggi. Provi a dormire, e domani studieremo un piano di battaglia.
Se occorre, andr a stanarli con la forza risposi.
Sembr perplessa.
Voglio dire, con la forza delle idee.
L'indomani, corsi freneticamente un po' per tutta Parigi. Ritornai nell'appartamento di Pierre Michel, per cercarvi degli indizi. Telefonai a Shimon,
non per informarlo di ci che era successo, dato che credevo facendo que-

sto di mettere in pericolo la vita di mio padre, ma per cercare di intuire se


ne fosse al corrente. Sembrava non sapere nulla.
Senza uno scopo preciso, forse perch ero semplicemente molto disorientato, mi recai all'ambasciata israeliana. Avevo voglia di riferire tutto a
loro. Poi, all'ultimo momento, cambiai parere.
Due giorni dopo, ricevetti al mio hotel un piccolo involto proveniente da
New York. Lo aprii con il cuore che batteva fragorosamente, le mani tremanti. Conteneva una croce di legno tarlato, con un'iscrizione in ebraico,
giusto quattro lettere che mi fecero venire la pelle d'oca: INRI, Ges il
Nazareno, Re dei Giudei. L'iscrizione sulla croce di Cristo. Non vi era
dubbio che l'oggetto provenisse dai rapitori, che con quel gesto volevano
cos farmi capire che conoscevano lo scopo delle nostre ricerche e che mio
padre era sotto la minaccia di una crocifissione.
Ero alla disperazione. Cosa volevano esattamente? Erano forse dei fanatici che crocifiggevano tutti quelli che facevano ricerche sui manoscritti di
Qumran? Cosa diavolo c'era in quei rotoli, che spiegasse quegli orribili
delitti?
Il convegno era l'unica speranza che avevo di rispondere a queste domande. Decisi di accompagnare Jane Rogers a New York.
2
Partimmo l'indomani. Jane mi aveva convinto che era assurdo rimanere
ancora a Parigi: senza dubbio mio padre non vi si trovava pi. In Israele,
non avrei saputo cosa fare, e non si potevano avvertire n mia madre n le
autorit, per non mettere in pericolo la vita di mio padre. Data la provenienza del pacchetto, c'era una possibilit che fosse stato drogato e condotto negli Stati Uniti, dove in ogni caso avrei potuto rendermi utile, dando
una mano per l'allestimento del convegno.
A New York, scesi a un alberghetto vicino ai locali della Biblical Archeological Review.
Per quasi tre settimane vissi tra i tormenti dell'angoscia. Non sapendo se
mio padre fosse vivo o morto, ero a mia volta fra la vita e la morte. Parecchie volte chiamai mia madre e le diedi delle false buone notizie, dicendole
che mio padre era troppo occupato per poterle parlare. Poi, una volta recitata la parte, mi scioglievo in lacrime. Sono stanco di gridare, la mia gola
s' inaridita, i miei occhi si sono consumati aspettando il mio Dio.

In quel periodo compresi di non essere invulnerabile. Per la prima volta,


il mondo intorno a me vacillava. Come disse uno dei nostri maestri: Il
mondo un ponte stretto e l'importante non aver paura. La strettezza di
questo ponte non mi era mai sembrata cos pericolosa, a me che camminavo sempre con passo sicuro, guidato dal Talmud e dalla Cabala, sicuro del
loro valore e di quello del mio popolo, il popolo eletto, nel seno del quale,
io, giovane studente alla yeshivah, ero a mia volta eletto, l'eletto fra gli
eletti. Ora, di colpo, scoprivo il vuoto; prossimo a cadere, potevo aggrapparmi soltanto a un filo. Per la prima volta, il dubbio s'intromise dentro di
me e mi fece barcollare. Sono caduto in un profondo pantano da cui non
posso sottrarmi; sono entrato nella pi profonda delle acque, e le acque
traboccanti mi trascinano via.
Fu una prima, irrimediabile breccia. Da quel giorno in cui presi coscienza della mia fragilit, questa consapevolezza non mi avrebbe pi abbandonato. Passai definitivamente dalla categoria degli spensierati a quella dei
metafisici, da quella degli stolti a quella dei saggi, che s'interrogano senza
tregua sul senso delle cose e su quello della vita, che colgono ogni occasione per farsi domande sull'essenziale, che sono perpetuamente, inalterabilmente insoddisfatti, poich sono ossessionati dalla morte, come se il
mondo fosse la casa del lutto.
Talvolta, la vita a ghermirli; allora vogliono divorarla con un appetito
insaziabile e vorace come la morte, cercando di disfarsi della loro terribile
angoscia e di riempire il mondo con una paura sublime e con gli oggetti
creati dal loro spirito inquieto per rassicurarli. Ma non sono mai in pace. E
sempre cercano nuovi orizzonti, dato che il loro animo ha sete di Dio, del
Dio della vita. E la loro sete quella reminiscente e nostalgica di coloro che
sognano del paese in cui nacquero e della sorella che vi conobbero, ma
una conchiglia vuota e ribelle, avida di quello che non ha e di quello che
non ha mai saputo. Gli altri, gli stolti, vivono nei luoghi familiari abitati
dagli umani, loro simili, come se fosse perfettamente normale per loro essere qui, su questo pianeta chiamato Terra in cui si leva il sole, la rugiada
imbianca le zolle e l'alba, culla del giorno, si stiracchia languidamente e
riparte ogni mattina con uno sbadiglio affrettato, e cos di seguito sino alla
fine dei giorni, fino all'improbabile conclusione dei tempi. Come se fosse
del tutto naturale che questo mondo non abbia n inizio n fine, e che la
Terra, piccola bacca malaticcia nell'infinito cosmico, vi porti a spasso senza sosta la sua vorticosa rivoluzione. Tuttavia, questa corsa senza fine, al
di l dell'olire l'aldil, questo perpetuo movimento, preciso e minuzioso,

contempla, beffardo, l'essere finito, polvere del tempo, microbo del microcosmo. Ma tutto questo appare comprensibile agli spensierati, che ascoltano tutto e non vedono niente, che nulla al mondo saprebbe sorprendere, n
il bambino che si affaccia alla vita, coperto di sangue e di umori, n il fanciullo che cresce e impara a parlare, n l'uomo che invecchia e muore, coperto di sangue e di umori. Guardano il globo come una sfera da attraversare, un oggetto artigianale pi che artistico, un artefatto come un altro.
Non conoscono la vertigine. Non si chinano abbastanza verso il basso per
osservare a lungo il precipizio che si apre da una parte e dall'altra del ponte. Superbi, lo ignorano, proseguendo il cammino diritto davanti a loro,
con passo sicuro. Incapaci di discernere la polvere nell'uomo e la vanit di
ogni azione, sono beati, incontaminati dall'impurit della morte, intelligenti e abili a cogliere il reale nella sua concretezza. Ma tengono le loro mani
strette, e si consumano anche loro.
Per questo la mia uscita dall'infanzia risale a quell'epoca, non al tempo
del servizio militare. L'infanzia era una specie di non coscienza, in cui i
fatti capitavano gli uni dopo gli altri, senza passato n avvenire. L'esercito
continuava a essere una cornice rigida di fatti esterni, che, simili a stimoli
elettrici, permettevano di reagire quasi meccanicamente. Era uno stato
soggetto alla legge e rassicurante. tutto cos semplice, quando non si
decide niente, e ci si accontenta di seguire.
In quel momento, per la prima volta, mi dovevo confrontare con l'anarchia della vita. E ne avevo paura. Non pi legge, non pi regole: tutto era
permesso, rapire e rubare; tagliare a pezzi e crocifiggere. In questa condizione l'orizzonte, l'infinito dei possibili, si riduceva stranamente, quando
pensavo alla sola prospettiva della morte. Chi erano? Dove si trovavano?
Quali erano le loro motivazioni? Mio Dio! Grido di giorno, ma tu non rispondi. Di notte, e non trovo riposo.
Mio padre aveva presentito il pericolo e mi aveva fatto partecipe delle
sue intuizioni, avrebbe perfino voluto lasciare tutto e ritornare in Israele.
Rimpiangevo amaramente di averlo convinto a continuare. Temevo il peggio, e talvolta pi la sofferenza che la morte. Non trovavo la forza di studiare la Bibbia; il mio stato non me lo permetteva. Non avevo compagni e
mi mancava Jehudah: aveva sempre trovato una soluzione a tutti i problemi che gli avevo sottoposto, perfino i pi insolubili. Forse, in un caso come quello, avrebbe potuto indicarmi il luogo in cui si trovava mio padre,
dopo un pilpul astruso. Avrebbe iniziato con il riassumere i dati classifi-

candoli: In primo luogo, tu e tuo padre cercate un manoscritto che si trovava nella grotta di Qumran e che stato fatto sparire da X. In secondo
luogo, incontrate durante questa ricerca tre persone, che muoiono tutte di
morte violenta. In terzo luogo, tuo padre sparito, rapito da sconosciuti.
Dunque avrebbe detto Jehudah evidente che tuo padre si trova... al
monastero di Santa Caterina, ad Ankara.
Perch? avrei domandato, sbalordito.
semplice avrebbe risposto, fiero dell'effetto riportato.
E si sarebbe gettato in un ragionamento talmudico mettendo contemporaneamente in mezzo la Bibbia, i rapitori, i rabbini e altre persone che non
c'entravano per niente. Cos erano fatte le elucubrazioni di Jehudah. Ma
sapevo, in verit, che in questo caso non si trattava di pilpul e che il ragionamento puro non avrebbe permesso di ritrovare mio padre.
Mi ricordai le passeggiate che facevo con Jehudah nel deserto bianco del
Neghev, quando avevamo bisogno di riflettere. Stavamo via per parecchi
giorni in assoluta solitudine. Conoscevamo posti scoscesi dove il rilievo
talmente frastagliato da somigliare a uno scenario di cartapesta. Restavamo
parecchie ore davanti a questo schermo cinematografico, poi riprendevamo
il nostro cammino.
Anche la mia terra mi mancava in questo frangente, tanto da sentirmi
debole e solo, in una specie di diaspora. La terra come un padre. un
suolo conosciuto sul quale riposare quando si sente che non ci si pu pi
aggrappare a nulla e che tutto vacilla. Com'era duro e lungo quest'esilio.
Vorrei sapere dove trovare Dio! Andrei fino al suo trono. Esporrei per
bene la mia causa davanti a lui, e riempirei la mia bocca di prove; saprei
cosa mi risponderebbe, e capirei quello che mi direbbe. Discuterebbe con
me attraverso la sua grande forza? No, soltanto mi opporrebbe i suoi argomenti. L'uomo retto ragionerebbe con lui, e io verrei assolto dal mio
giudice. Ma ecco, se vado avanti, non lo trovo. Se torno indietro, non lo
scorgo. Se giro a sinistra, non lo intravedo ancora; si nasconde a destra, e
non lo vedo per niente. Ma egli conosce la via che seguo, e se mi mettesse
alla prova, ne uscirei puro come l'oro passato attraverso il fuoco.
Oser confessarlo? Potr dirlo? Meditavo molto a proposito di Cristo,
anche se di questo pensiero proibito non avrei fatto parola a nessuno,
nemmeno a Jehudah. Sognavo di Cristo come capita nella sofferenza, nella
miseria e nell'ingiustizia. Vi trovavo conforto. Un giorno, a Manhattan,
passai davanti a una chiesa, bizzarra in mezzo ai grattacieli; spinto da una

voglia improvvisa, entrai. Beninteso, ci rigorosamente vietato entrare in


una chiesa, e ancor pi di comportarci come io feci.
Mi sedetti a un banco, di fronte a una cripta dove si trovava una statua di
Ges. Per la prima volta, non guardavo pi quell'immagine come una forma di adorazione pagana, come la rappresentazione proibita di un impossibile Dio, ma mi misi a contemplarla davvero, a pensare intensamente a
quell'uomo crocifisso, a quell'uomo giusto. Ci pensavo non come si pensa
a Dio, ma come a un personaggio della Bibbia. E questo mi consol. Lui,
almeno, era l, carne e spirito, e per poco che si credesse alla sua esistenza,
tutto ne conseguiva miracolosamente: il mondo futuro, il senso della vita,
la creazione, la felicit e la risurrezione dei morti.
S, mio padre sarebbe ritornato, se non in questo mondo, certamente
nell'altro. Pi le sue sofferenze fossero state grandi e immeritate, pi avrebbe riposato nella pace di Cristo. Ma allora, perch agire? Non c'era
bisogno di cercarlo, n di trovarlo, dal momento che sarebbe stato salvato
da Dio. E se Cristo non esisteva, se Dio non c'era, o c'era soltanto il Dio
nascosto degli ebrei, astratto, assente, ritirato dal mondo, quello che non
interviene, n in occasione delle pi grandi barbarie, n, forse, dopo la
vita? Allora era tutto permesso. Le virt non sarebbero state mai ricompensate, i crimini sarebbero rimasti impuniti per sempre. Tutto accadeva
per volont dell'uomo, tutto sarebbe stato assurdo. Ma allora con che scopo
agire?
E tuttavia. Occorreva fare qualcosa, senza che questo avesse una giustificazione teorica o teologica. Forse per un'urgenza. Forse perch era ancora pi assurdo non fare nulla.
Per occupare la mia mente, che sentivo in procinto di ammalarsi, aiutavo
Jane a preparare il convegno. Sembrava essersi consacrata all'organizzazione del progetto. Telefonava ai quattro angoli del mondo, faceva colazione con giornalisti, scriveva lei stessa articoli. Voleva che partecipasse il
maggior numero possibile di personalit. Era riuscita a far adottare dalla
rivista il tema: " esistito Ges? Le incredibili rivelazioni di Qumran".
La stampa si era ben presto affrettata a impadronirsi dello scandalo provocato dalla BAR che, per mezzo di Jane, annunci che per la prima volta
tutti i manoscritti sarebbero stati riuniti, e si sarebbe conosciuta finalmente
l'intera verit su Qumran. Beninteso, nessuno sapeva nulla, ma l'obiettivo
era attirare l'attenzione di tutte le parti interessate.
Poco dopo la pubblicazione di un suo articolo sul Times, Jane ricevette

al giornale una telefonata da New York. Era Pierre Michel. Spieg che era
dovuto partire precipitosamente da Parigi per sfuggire ai suoi persecutori.
Era infine disposto a rendere pubblico il rotolo in suo possesso, poich era
il solo modo che aveva di salvarsi la vita. Avrebbe dunque preso parte al
convegno.
Speriamo che questo ci aiuti a sapere dove si trova mio padre dissi a
Jane.
possibile, se metteremo finalmente le mani sull'ultimo manoscritto.
Hai avuto un'idea eccellente. Il giornale rigurgita di richieste d'invito. Abbiamo venduto quasi quanto Vanity Fair, questa settimana; ci pensi, un
record per una rivista archeologica!
Se non rivedr mai pi mio padre, non m'importa nulla del manoscritto.
Non vale la vita di un uomo.
Ary, non disperare. Ritroveremo tuo padre, ne sono certa.
Sarebbe solo grazie a te... Perch fai tutto questo per me?
Innanzitutto anche per me che lo faccio. Ho imparato molte cose che
mi saranno utili, ne sono sicura. Sono cambiata, Ary, pi di quanto tu possa immaginare.
Vi fu un breve silenzio. Jane abbass lo sguardo, esit, poi aggiunse: E
poi, per finire di risponderti... forse anche perch tengo a te, pi di quanto
non dovrei.
A queste parole le sue guance s'infiammarono e il cuore mi fece un balzo nel petto.
Durante il servizio militare avevo conosciuto qualche ragazza, delle giovani donne che non avevo preso in considerazione, a cui non mi ero davvero interessato. Tuttavia i miei compagni facevano ogni sorta di battute sul
fascino che esercitavo sulle donne. Dicevano che, con me presente, non
avevano alcuna possibilit di sedurle. Oppure, mi supplicavano di accompagnarli nelle loro sortite notturne, affinch le attirassi come un amante, e
loro potessero approfittarne per avvicinarle. Esercitavo ugualmente un
certo ascendente sugli uomini, che mi ascoltavano quando parlavo e ricercavano la mia compagnia.
Ma con le donne, era tutt'altra cosa. Vi era un qualcosa di torbido, di
strano nel loro modo di fissarmi, che mi metteva a disagio atrocemente.
Indovinavo che voltavano la testa al mio passaggio, che bisbigliavano il
mio nome. I miei compagni pensavano che fosse il mio sguardo ad ammaliarle, a stregarle. Dicevano ridendo che vi si annegava, come dentro un

pozzo d'amore. In realt se i miei occhi erano azzurri come quelli di mia
madre, erano pure, come quelli di mio padre, due roveti ardenti, che bruciavano senza mai consumarsi.
Altri ritenevano che fossero la mia indifferenza e i miei rifiuti persistenti
ad attirare le donne. vero d'altronde che, catturato da altre passioni, ero
distaccato. Con Jane, era diverso. Vivevo con lei un cameratismo da combattente, dato che eravamo sul medesimo fronte, e contemporaneamente
c'era fra noi una reale complicit e una fraternit di spirito. Ma non avevo
mai pensato a lei come a una donna: voglio dire, come alla mia donna.
All'inizio, quando lei parlava, facevo attenzione a non guardarla negli occhi, come facevo con le altre donne da quando ero entrato alla yeshivah.
Poco a poco, era diventata un haver, un compagno di studi con cui provavo a dipanare i problemi, a far progetti, a ricercare le migliori idee possibili, a inventare delle storie. Insieme a lei la mia creativit si decuplicava
come per magia, mi venivano mille idee, atte a risolvere i casi pi spinosi.
Jane era un meraviglioso interlocutore, che sapeva ascoltare altrettanto
bene che rispondere. Era nello stesso tempo dotata di immaginazione e di
realismo, sufficientemente estrosa da seguire i percorsi pi avventurosi e
rigorosa al punto di non cercare rischi inutili.
E quando talvolta il mio sguardo incontrava il suo, che era di un bruno
cupo e intransigente, abbassavo gli occhi, vergognoso di essere stato scoperto mentre guardavo una donna.
Questo non era permesso. Non che l'amore fosse in se stesso una cosa
cattiva, e neppure vietata dalla religione. Ma lei non era ebrea: era cristiana, protestante e figlia di un pastore.
Certamente, se fossi stato un altro o se mi fosse stato permesso, se lei
fosse stata ebrea o se io non fossi stato un Cohen n un chassid, o se fossi
stato un goy, protestante o cattolico, se fossimo stati entrambi atei, o se io
fossi stato agnostico e lei protestante, se non fossi stato praticante, se fossi
rimasto come i miei genitori, allora s, credo che l'avrei amata.
Era talmente diversa dalle ragazze con cui ci sposavamo. Non era timida
e riservata come loro, e neppure, come loro, sottomessa e passiva. Non era
destinata a diventare la devota custode del focolare o la mamma di qualche
bambino; e d'altronde, non pareva assolutamente destinata a qualcosa. Era
indipendente e attiva. Sembrava non aver paura di nulla e soprattutto non
della verit, che inseguiva come un prode cavaliere. Aveva una tale determinazione da guidarmi quando esitavo e da costringermi ad agire quando
mi scoraggiavo.

Facevamo lunghe discussioni teologiche a proposito di Ges, della sua


religione e della mia. Anche se i nostri punti di vista divergevano e spesso
non arrivavamo a comprenderci, in ogni caso ci rispettavamo. Pi confrontavamo le nostre idee, pi ci sembrava che non ci fossero affinit tra il
giudaismo e il cristianesimo, e che un gigantesco baratro ci separasse. Le
nostre conversazioni erano frutto di quello che avevamo imparato dai nostri maestri e dai nostri libri, vale a dire dal sapere di secoli d'ignoranza, di
errori e di fraintendimenti su tali questioni, e almeno a questo proposito
saremmo stati disingannati dai fatti. Ma, per rassicurarci, o forse per riavvicinarci, preferivamo approfondire le contraddizioni e far emergere le
difficolt in tutta la loro ampiezza. Qualche volta, dopo ore e ore di discussione, ci lasciavamo spossati, troppo stanchi perfino per essere arrabbiati.
Poich il dialogo unisce sempre, anche quando una lotta violenta e accanita.
Un giorno, di fronte al mio stupore per il suo interesse e la sua conoscenza del giudaismo, mi disse: per la Shoah. Non comprendevo perch
avessero tanto perseguitato questo popolo; volevo sapere cosa potesse ispirare da secoli un tale terrore. Poi ho capito che non vi era nulla da comprendere in quest'odio, ma che in compenso la conoscenza del giudaismo e
quella degli ebrei un dovere sacro per un cristiano.
Altre volte le nostre discussioni erano interrotte da lunghi silenzi, che
non esprimevano alcun imbarazzo, bens riflettevano una comunione che
non cessava di approfondirsi e che identificai rapidamente: era quella della
coscienza del mistero. Era come nel deserto quando, immersi nel suo silenzio, il volto e la mente si liberano di tutte le scorie - i pensieri futili - per
attingere la totale nudit dell'atto e della vera parola, quella del principio.
Per la prima volta provavo il senso dell'inferiorit della parola rispetto al
silenzio, se con questa parola si definisce "l'intuizione". Era un passo, ne
ero convinto, verso la sua direzione, quella del cristianesimo, e del suo
misticismo cos particolare. Ma era proprio quella l'origine del mistero:
non perch ci fosse qualcosa anzich il nulla, poich nel deserto non vi era
nulla; e sui nostri volti silenziosi c'era un vuoto che era forse la sola vera
presenza. Allora perch il linguaggio e le cose? Perch i nostri scritti e le
nostre parole, le leggi e i comandamenti? Su cosa si fondava il loro strano
adeguarsi, quel potere di designazione? Le parole erano demiurghi, creatori di mondi, o erano state a loro volta create e adattate?
Da Dio diceva Jane. Lui ha creato il linguaggio, e la mente, e l'accordo delle parole con le cose. E la vista, e tutto ci che . Te e me.

Certamente se Lui c'era - e io sapevo che Lui esisteva - allora era tra noi.
Attraverso di lei - era strano, dato che il suo aveva un nome, mentre il mio
era astratto - mi sentivo infinitamente vicino a Dio. Giacch se i concetti
senza intuizione sono inefficienti, avevo bisogno di lei per vedere, della
sua "fede", come lei la chiamava, che mi riavvicinasse a Dio, al Dio della
verit.
Non era civetta. Non aveva belletto su quel viso pallidissimo, e lasciava
ricadere con naturalezza i suoi lunghi capelli biondi sulle spalle. Si vestiva
con modestia, con abiti semplici e larghi, qualche volta portava pantaloni o
jeans.
O forse ero io che mi sforzavo di vederla cos, come una specie di angelo, senza i segni della femminilit, perch cercavo di persuadermi che non
avesse la grazia di una di quelle Jane ebree che il rabbi mi destinava.
Dopo la rivelazione dei sentimenti di Jane nei miei confronti, entrai in
una violenta crisi. Come per proteggermi, per mettere delle barriere fra lei
e me, tornai spesso al ghetto chassidico di New York. Il suo amore ebbe
l'effetto di respingermi come un violento colpo di boomerang, un riflesso
istintivo di sopravvivenza. Cominciai a frequentare con assiduit la piccola
sinagoga di Williamsburg, di cui ben presto conobbi tutti i fedeli.
In questo modo fui indotto a rivedere il rabbi che ci aveva ricevuti. Gli
rivelai ogni cosa circa il rapimento di mio padre e il mio smarrimento. Non
gli parlai di Almond, n di Millet, n delle crocifissioni.
Ti avevo messo in guardia sul pericolo mi disse. Ma ora, non bisogna perdere la speranza, occorre attendere, e praticare la devegut.
La devequt? Perch? domandai.
Per sapere chi fosse la persona che vi seguiva.
Non capivo a cosa facesse allusione. Forse aveva presentito un pericolo
vedendo che qualcuno ci seguiva. Chi? E perch la devequt? Ma ero un
chassid, e abituato da tempo a rispettare le parole dei rabbini senza cercare
di comprenderne il senso. Cos mi sforzai, con qualche altro discepolo, di
raggiungere la devequt, come il rabbi aveva raccomandato.
Vorrei poter descrivere questo tipo di estasi con delle parole, ma temo
che sia impossibile. Come dire? All'inizio bevemmo semplicemente del
vino, per diventare allegri. Poi ci mettemmo a cantare. Ci accompagnava
un musicista che, grazie a un potente sintetizzatore, riusciva a riprodurre

con il suono del tamburo, del clarinetto e della chitarra le note incantatorie
atte a elevare l'anima fino alle vette.
Avevo conosciuto, prima della mia teshuvah, il rock moderno, quel ritmo che fa tremare i corpi, il suo irresistibile dinamismo che li riscalda e li
eccita; il suo modo insomma di inventare un'immagine di se stessi, un atteggiamento falsamente ribelle e contestatore, scappatoia talvolta piena di
odio, talaltra di invidia nei confronti di questo ruvido mondo. Avevo assistito in certi locali techno di Tel Aviv a dei rave allucinati, dove la giovent, come in una messa cantata, invocava la fine dei tempi per tutta la notte
con movimenti indefinitamente ripetuti, ritualizzati. In una comune trance
senza comunione, i giovani automi agitavano teste e spalle senza convinzione, al ritmo rozzo abbellito dal fraseggio musicale che di tanto in tanto
arrivava a rompere l'antifona, come un sogno impossibile e lontano.
Le canzoni chassidiche, al contrario, suscitano la gioia del cuore: questa
la loro magia, e non conosco nessun'altra musica che trascini con s tanta
felicit, o che guarisca meglio un animo triste. Comincia timidamente e
con una gradazione sapientemente dosata, Oy va voy; esprime un'autentica
impazienza, una vivacit, Mashiah, Mashiah, per affrettare l'adempimento
collettivo e l'ascensione finale. Credo, s, credo con tutta la mia fede nella
venuta del Messia. una fanfara gioiosa che galvanizza l'esercito della
guerra finale, che trascina gli animi a riceverne l'unico vincitore.
Ci venne portato un beveraggio dal gusto dolciastro che non conoscevo.
Con l'aiuto del vino, nell'ardore della danza, ne abusammo. Presto, mi invase uno strano torpore e, cullato dai ritmo regolare della musica, mi lasciai guidare da un'incontenibile voglia di perdere il controllo di me stesso.
Mentre una certa forza della mia mente resisteva e voleva opporsi alla tendenza estatica che si stava impadronendo di me, un'altra voce, pi profonda, dapprima mi permetteva, poi m'incitava a lasciarmi andare. A occhi
chiusi, mi concentrai intensamente per far arrivare a me il soffio propizio,
con un ampio movimento respiratorio che saliva dalla cavit del ventre. Mi
allungai per terra, le membra appesantite e la testa in una nuvola di cotone,
e a poco a poco presi il volo verso altri orizzonti.
Qui e in nessun luogo, ora e sempre. Per una ventina di minuti la mia
coscienza fu infinitamente pi ampia. Una lava ardente erutt dalla mia
anima e mi condusse, in un supremo rapimento, alla memoria piena, totale,
quella che si assapora talvolta, a dosi infinitesimali, quando nello stato di
veglia rinasce bruscamente, a un odore, un suono, un colore, un ricordo

perfetto, intatto. La devequt offriva decuplicato questo miracolo: ero attraversato da parte a parte da ricordi folgoranti, ero ubriacato dalla loro velocit, in ammirazione davanti alla loro luce invisibile, circondato da un lungo turbinio di energia che li mescolava, li frugava nell'intimit; sentivo
colori inauditi, vedevo melodie celesti, sapori supremi. Ero danzato, sempre pi in fretta, sempre pi in alto, senza mai smettere di girare. Una forza
invincibile mi proiettava verso il cosmo, un'altra mi radicava nelle profondit terrestri. Ansante, preda di entrambe, un po' mi abbassavo, un po' rimbalzavo.
Per un momento, durante la fase ascendente di esaltazione, ebbi delle
prodigiose intuizioni: pagine di Talmud sulle quali avevo faticato per ore
diventavano limpide, problemi filosofici e teologici si risolvevano istantaneamente.
Poi un'immagine si sovrappose e cominci a invadere il mio spirito:
quella del cortile chassidico dove mi ero recato con mio padre. Rivissi tutta la scena, con intensit; risentii tutte le parole pronunciate; i pi piccoli
gesti ritornarono in me sotto forma di lampi luminosi, fino al momento in
cui uscimmo dalla casa del rabbi e udimmo la musica dietro di noi.
Allora, vidi. Mi ero girato per guardare, come con rimpianto, farsi pi
lontano il luogo da cui provenivano le canzoni sempre pi sfrenate e dove
esultavano le anime in trance. Nella devequt rammentai distintamente ci
che allora avevo appena intravisto e in seguito dimenticato: qualcuno usciva furtivamente dall'abitazione. Il tenue profilo della figura, restando nel
mio campo visivo, si avvicin un poco di pi. Tentai di concentrarmi maggiormente per vedere il suo viso, ma lo stato estatico sembrava in quel
momento condurmi verso altri mondi. Feci uno sforzo disperato. Di colpo,
un brivido violento sollev il mio corpo, come se volesse attirarlo al cielo.
Per alcuni minuti che mi sembrarono ore, entrai in trance. Al vertice di
quel celeste fermento, misi finalmente a fuoco il volto che desideravo conoscere. La sorpresa mi fece vacillare. Non potei trattenere un singulto
frenetico, di sollievo e di sorda collera: era il viso di Jane.
Eterno! Fino a quando mi dimenticherai? Fino a quando ti nasconderai a me? Fino a quando consulter me stesso e affligger il mio
cuore per tutto il giorno? Fino a quando il mio nemico si eriger contro di me?
I giorni seguenti furono spaventosi. Sospettavo Jane delle cose peggiori,

di tutto e di nulla. Diffidavo troppo di lei per farla partecipe della mia scoperta e domandarle di rendermene conto. E se fosse stata all'origine del
rapimento? E se avesse avuto qualcosa a che vedere con le crocifissioni?
Era protestante o cattolica? Faceva parte della Congregazione per la dottrina della fede? Ci seguiva, su questo non c'erano dubbi, da New York, e
forse anche da pi lontano. Del resto, mi aveva trattenuto quando avevo
cercato di inseguire gli aggressori per liberare mio padre. Forse sapeva
dove fosse e non faceva che tenermi occupato per impedirmi di andare alla
sua ricerca. Ma se si trattava di questo, allora era pericolosa. Se avesse
scoperto che sapevo, rischiavo di subire la stessa sorte di mio padre, o
peggio.
Tuttavia, non potevo credere alla sua doppiezza. Scrutavo il suo volto,
cercando di scorgervi il male, la perversit e la dissimulazione, ma non vi
riuscivo. Vedevo una donna generosa e onesta che, oltre a tutto, pareva
amarmi. Non potevo immaginare che una personalit distruttiva e crudele
si celasse sotto i suoi tratti sereni.
Ma se fosse stata tutta una simulazione? La scrutavo ancora, e la vedevo
di colpo sotto una luce diversa. Talvolta il suo sguardo si offuscava e si
perdeva nel vuoto. In altre circostanze, lo velava un feroce bagliore. Un
giorno, la incontrai casualmente per la strada: era truccata con vivaci colori, i capelli biondi non le ricadevano pi sulle spalle ma le formavano grossi riccioli intorno alle guance, pi rosee del consueto. Indossava una gonna
cortissima che lasciava scorgere le ginocchia, e scarpe a tacchi alti. Non
avrei mai dovuto guardarla in quel modo, ma la sorpresa era tale che volevo assicurarmi che fosse proprio lei. Dove andava cos conciata? Chi era?
Era una vergine o una prostituta?
Perch ci aveva seguiti? In che razza di trappola eravamo caduti? Quando l'avevamo sorpresa da Pierre Michel, aveva forse voluto farsi sorprendere, era tutto premeditato? E, se s, quali erano i suoi moventi?
Certe volte, credevo di odiarla: mi stava tradendo. Forse era arrivata al
punto di recitare la commedia dell'amore. Allora, a questo sentimento che
avevo rigettato, che ancora rifiutavo, cominciai ad attribuire un valore infinito, quello che si consacra alle cose che non si hanno; che non si hanno
pi. Per la prima volta mi posi la questione dei sentimenti che provavo per
lei. Nonostante avesse dichiarato di amarmi, non ero uscito dalle riserve
che m'imponeva la legge, rifiutando d'interrogarmi francamente sulla natura della nostra relazione, da un lato perch questioni gravi occupavano la
mia mente, poi perch senza dubbio avevo paura di scoprire di essermi

lasciato invischiare dagli inganni di una donna. E che donna... Una goya,
avrebbe detto il mio rabbi. Una schikse.
Ero stato catturato? Mi aveva preso prigioniero? Era questo l'amore? mi
domandavo con rabbia, perfino quando la sospettavo di aver rapito mio
padre. Ma allora l'amore come la guerra. Nello stesso modo in cui mi
battevo contro un nemico invisibile e per una causa che andava ben oltre
me, provavo per Jane un sentimento indefinito che non ero pi in grado di
padroneggiare, e contro cui, lo avvertivo, avrei dovuto condurre una lotta
accanita. Era una guerra contro me stesso, allo scopo di non farmi assalire
e annientare da un nemico terribile. Una guerra di trincea che mi lasciava
talvolta, la notte, rannicchiato e insonne in fondo al mio letto, il telefono a
portata di mano, lottando per non afferrarlo e non chiamarla, e ripetendo a
me stesso che ero stato sconfitto da quella bestia sorniona che non mollava
mai la preda conservandole la vita soltanto per poter continuare a giocarvi.
Cercavo, spesso invano, di non sentire la mancanza di Jane. E potevo
percepirla a ogni istante, alla vista di un oggetto che me la faceva venire in
mente, al ricordo di un atteggiamento che aveva tenuto o di una parola che
aveva pronunciato e che ritrovavo nel corso di una lettura, una frase o un
pensiero. Il peggio era che la sentivo pure in presenza di lei, all'idea di
doverla lasciare, o perfino, lo confesso, alla semplice impressione che lei
fosse presente ma non in mia compagnia, all'idea che la sua attenzione
deviasse un poco, che la sua mente fosse occupata altrove, magari ad architettare piani machiavellici per distruggermi.
Credo che questa assenza fosse anche peggiore dell'altra. La sua mancanza quando non era presente era, certamente, pi insopportabile, poich
si trattava di una sofferenza, un dolore profondo. Ma in quel momento
potevo, nella mia mente, ritrovarla, sognarla come la desideravo e, per cos
dire, farmi assorbire in lei, nel pensiero di lei. Rivivevo momenti che avevamo passato insieme, parole o gesti che mi avevano incantato; e, non so
perch, a ogni invocazione si manifestavano le stesse visioni ricorrenti,
accompagnate dal medesimo turbamento. Poi cercavo di scacciarle per
richiamarne altre; e altre ancora, sconosciute, arrivavano, forse nascoste
nel sottosuolo della memoria; e, talvolta, evocando queste, sopraggiungevano altre reminiscenze, sgradevoli, di momenti difficili, che mostravano
lei non come quella che credevo, ma l'altra, la Jane malefica che mi seguiva e perseguiva il suo piano; e mi piaceva allora giocare con quelle idee,
soppesare il dolore e il disgusto che suscitavano in me, idee che mi facevano talvolta ripetere, da solo, come un attore di teatro su una scena deser-

ta, come un burattino disarticolato, quel gesto o quella risposta, che mi


procuravano paura e sofferenza.
Ma il senso di mancanza quando lei c'era era molto peggiore, poich non
trovava rimedio nella fantasia, rifugio di tutti i maleamati; e il dolore che
provocava non era una propedeutica al sottile piacere della rimembranza:
era simile a un restringimento dell'essere. In confronto a quel dolore, tutto
appariva improvvisamente incongruo, vuoto e assurdo: il nostro incontro,
la mia presenza l, il mio desiderio. Sentivo di diventare un inquisitore
ridicolo, un turpe personaggio destinato a perdere, a fallire in tutti i suoi
tentativi. In quei momenti mi domandavo: a che serve? Ho perduto tutto.
Ho perduto la guerra, mi sono umiliato. Mi ha preso mio padre: posso solo
darmi per vinto.
Fortunatamente, c'era l'amor proprio, la mia arma migliore. Era come un
soprassalto, un riprendere vigore quando avvertivo quella debolezza che
faceva di ogni gesto, di ogni parola, di qualsiasi atto gratuito, un'assurdit.
Tuttavia, mi dicevo, lo aveva fatto, mi aveva rivelato il suo amore. Ma
subito, arrivava la risposta dell'amor proprio, implacabile, senza tregua n
piet: lo aveva fatto per mettermi nel sacco, per eludere la mia vigilanza;
tutto entrava nel quadro del suo complotto per rovinarmi. E se, a imitazione di lei, mi fossi dichiarato, sarei stato perduto. Cos l'amor proprio, a
ogni istante, mi salvava, come un abile manipolatore, un autentico calcolatore, un vero ribelle che mi spingeva alla pi bella rivolta che ci sia, quella
della partita decisiva, in assenza della rivincita. L'amor proprio era mio
amico, il mio pi solido alleato. Andavo contro la legge? Ma non si trattava d'altro che di seguirla mentre rendeva impossibile quell'unione. Non
volevo pi Jane; volevo abbatterla con l'orgoglio, volevo amare pi me
stesso di lei per non franare, non volevo neppure amarla come io mi amavo
perch sarebbe gi stato troppo pericoloso: mi sforzavo di non amarla come me stesso.
E ho sentito dire che la donna come una trappola e che il suo cuore
come una rete, le sue mani sono come dei lacci, ed cosa pi amara
della morte. Chi gradito a Dio riuscir a liberarsene; ma il peccatore
vi rester preso.
Insomma, mi ami? fin per domandarmi, dinanzi alla mancanza di una
mia risposta.
Era un giorno buio e piovoso, e stavamo camminando gi da un pezzo,

fianco a fianco, a Central Park. Non sapevo pi che fare e, non volendo
andare oltre, cercavo di fare in modo che lei si scoprisse, per poter infine
veder chiaro nel suo gioco pericoloso.
Non lo so; credo di essere troppo preoccupato in questo momento per
pensare ad altro che a mio padre; e poi, ho paura risposi.
Hai paura perch vietato dalla legge, la tua legge?
Non per questo.
Ma questa legge continu sei tu che la scegli, liberamente; tu e nessun altro che decidi di adempierla nella maniera da te stesso scelta. E la tua
maniera delle pi esigenti, vero?
S.
Ma tua madre, per esempio, non la pensa come te, vero?
Parlava guardandomi dritto negli occhi. Tentai, sforzandomi, di sostenere il suo sguardo. In quel momento, senza sapere perch, la credevo sincera.
No ammisi. emigrata dall'URSS. in rotta con una certa idea che
si fatta del giudaismo ortodosso. atea, stata segnata dal comunismo
ma ne ha assorbito alcun idee.
Poco importa. Vi sono migliaia di persone come lei, che non hanno la
sua storia. La maggior parte degli ebrei sono come lei. Tutti quelli che ho
conosciuto prima di te, lo erano.
Certo, ovvio che tu non abbia incontrato nessuno come me ammisi.
Le persone come me vivono fra loro, e di solito non incontrano persone
come te.
Erano gente normale, Ary, gente normale. Voi vi rintanate perch avete
paura del mondo esterno, temete di dovervi rimettere in questione. Preferite rimanere ancorati alle vostre certezze.
Non sono normale, vero. Lo ero prima, secondo i tuoi criteri.
La tua legge c'impedisce dunque di amarci? La mia prontissima ad
accoglierti. Perch il Dio di Israele cos geloso? Perch la religione che
ha raccomandato l'accoglienza dello straniero, che non ha mai inventato
l'inquisizione, la caccia alle streghe, le deportazioni e i campi di sterminio
si mostra intollerante nei nostri riguardi? Perch non mi volete?
proibito contrarre matrimoni misti.
Sei tra quelli che pensano che i matrimoni misti portino a compimento
ci che Hitler non riuscito a fare?
Credo che i matrimoni misti abbiano corrotto la nostra storia.
Ma che cos' un matrimonio misto? Nulla mai puro, tutto viene me-

scolato; un matrimonio sempre un'alleanza, un'unione di due diversit.


Voglio che tu resti come sei. Non potrei amarti di pi se diventassi un'altra...
M'interruppi e mi morsi la lingua, che era scivolata. Mi ero lasciato trascinare e avevo detto troppo. Non ero caduto nel suo trabocchetto, una
volta ancora? Il suo volto s'illumin.
Allora mi ami? Se diventassi come te... Perch non sei come tua madre? Sarebbe tutto pi semplice. Credo che se mi amassi abbastanza, voglio dire abbastanza per uscire dalla tua legge e da te stesso, non vi sarebbe
alcun limite, nessuno, a quello che potrei fare per te. Ma non credo che sia
esattamente questo il punto. Credo che in fondo al tuo cuore, tu abbia una
vocazione, come dicono i cristiani. Tu sei un monaco ebreo, Ary... sei un
religioso.
3
Era vero. Ero diventato un religioso. Mi ero avvicinato a Dio in un modo
particolare, che non mi era stato proprio in precedenza. Ero innamorato.
Come chassid, consideravo il mondo come un passaggio verso Colui che
amavo. Cercavo di staccarmene per innalzarmi a lui, mio rifugio e fortezza: un aiuto sempre offerto nello sconforto. Quando la terra tremava,
quando le montagne si rovesciavano negli abissi marini, era la mia consolazione, una roccaforte; un albero piantato accanto a un corso d'acqua, il
cui fogliame non avvizziva mai. Lo immaginavo nei suoi abiti di mirra, di
aloe e di cannella, pi desiderabile dell'oro fino, pi gustoso del miele novello. Mi soccorreva allo spuntare del giorno, e mi ungeva con l'olio della
gioia quando, nel mezzo delle mie notti bianche, tutti gli orrori mi piombavano addosso, il timore e il tremore mi assalivano, e il cuore mi si raggrinzava nel petto. Allora invocavo il suo nome con preghiere ardenti e
sapevo che mi avrebbe liberato dalla disperazione, che avrebbe sottomesso
i popoli, restituendo il male a quelli che mi minacciavano.
In quelle notti gli domandavo di concedermi per un istante le ali di una
colomba, affinch potessi prendere il volo fino al deserto, trovare un riparo
e trascorrere finalmente una notte calma, guadagnare in fretta un rifugio
contro il vento della tempesta. Lontano da qui; dalla violenza e dalla discordia della citt, dai malfattori notturni, dall'angoscia e dal delitto, dalla
brutalit e dalla frode, che intrigano senza posa.

Perch un uomo mi tormenta;


Tutto il giorno mi contrasta, mi opprime.
Le spie non mi danno tregua tutto il giorno,
Ma lass, una grande truppa combatte per me.
Quando di giorno ho paura conto su di te,
Su Dio, di cui recito la parola: che potrebbe fare contro di me un
essere di carne?
Tutto il giorno mi fanno soffrire.
Non pensano che a farmi del male.
Appostandosi spiano
E osservano le mie tracce
Per attentare alla mia vita.
Nello sconforto, la mia anima aveva sete di lui, la mia carne languiva per
lui; mi trovavo in una terra asciutta, inaridita, senz'acqua, e lui era una sorgente inesauribile, un santuario di forza e di gloria; era il grasso e l'olio di
cui mi saziavo quando, gracile e sconvolto, dilaniato dalla fame e dalla
prostrazione, compitavo il suo Nome. Quando nel mio letto penso a te,
passo delle ore a pregarti. Era il mio soccorso, mi attaccavo a lui con tutto
il mio spirito, contro quella donna che era un ostacolo. Avrei voluto unirmi
a lei, che era un essere di carne, il cui cuore era forse pervertito da Satana,
il cui animo ipocrita era propriet del demonio, a quella donna che mi seguiva, e che forse aveva ucciso, tagliato a pezzi, crocifisso... Pensavo a
mio padre; e ancora una volta fremiti nervosi attraversavano il mio corpo.
Un mattino, la spiai a sua insaputa. Attesi che uscisse di casa e regolai il
mio passo sul suo. Si rec alla BAR, davanti alla quale feci la posta pazientemente, per pi di due ore. Finalmente usc, e si infil in un taxi. Ne
presi uno subito dietro di lei e, ancora una volta, la seguii per una decina di
minuti, finch si ferm e scese dall'auto. Entr in un caff: sembrava attendere qualcuno. La osservai con discrezione da dietro il vetro. A un tratto arriv un uomo e si sedette davanti a lei. Mi dava le spalle. Non potevo
vederlo, tuttavia sapevo che si trattava di qualcuno avanti negli anni, in
quanto aveva i capelli bianchi e la sua sagoma tarchiata non mi era estranea.
Sembravano conoscersi bene; parlarono animatamente per pi di un'ora.
Alla fine lui le consegn una busta che lei apr: conteneva dei biglietti di
banca. Poi l'uomo si alz, prese il cappotto e se ne and, dopo un breve

saluto. Uscendo, si gir nella mia direzione, e potei finalmente vedere il


suo viso. Era Paul Johnson.
Ritornai al mio hotel, annichilito. Avevo la certezza che fosse una spia.
Era bella e forte, malvagia e crudele, machiavellica e ipocrita come Dalila.
Ero stato preso in trappola, ingannato, schernito. Era una donna velenosa.
L'avevo assaggiata. Ne ero stato avvelenato. Avrei rinnegato i miei genitori, la mia famiglia, la mia patria. Avrei perduto i miei amici, tralasciato di
compiere il mio dovere, la mia missione. Avrei dimenticato il mio nome.
Mi avrebbe portato via le ultime forze, gli ultimi barlumi di speranza. Chi
era? Cosa voleva? Qual era il suo piano? Chi l'aveva mandata? Erano stati
Johnson e il Vaticano, o aveva manipolato pure loro?
Era una delatrice che soggiornava nel campo del nemico; per sorvegliarlo meglio, lo aveva fatto venire nel proprio. Mio padre era sicuramente
all'altro capo del mondo; e io ero qui, a non fare nulla, a lasciarmi sbeffeggiare. Se mai gli fosse capitato qualche cosa... Come Sansone, avrei girato
la macina in prigione. Dentro questa donna era presente il diavolo; il demonio, tre volte svergognato, l'aveva sedotta e, attraverso di lei, si era insinuato fra gli uomini. A meno che non fosse il contrario. Era lei che aveva
attratto il demonio e lo manipolava; dal momento che non poteva essere
pi potente di lei, in quanto nessuno lo era. Poveri mortali, non eravamo
nulla davanti alla forza inespugnabile della donna, traditrice dall'aspetto
bello e mirabile, abile con le parole, astuta nei suoi atti. Forte soprattutto,
tre volte forte! Capace di partorire uomini; e donne soprattutto. Tremenda
concatenazione di una donna che genera un'altra donna! Complotto satanico! E chi poteva diffondere la morte meglio di lei, che dava la vita? Si era
appoggiata sulla traversa del letto di Oloferne che dormiva come un bambino, reso ebbro dalle sue attenzioni, lui che l'aveva accolta sul suo seno,
quando lei gli aveva chiesto rifugio nella sua debolezza di donna. Lei aveva preso la sua scimitarra, afferrandogli la capigliatura; e, per due volte,
l'aveva colpito al collo con tutto il vigore del suo debole braccio, e riposto
la testa sanguinante nella borsa per la spesa da massaia. Sandali, braccialetti, anelli, ornamenti, farina d'orzo e dolci secchi; parole di miele, sorrisi
d'intesa, dichiarazioni, carezze e amore: armi di donna. Lo aveva addormentato con il latte; aveva conficcato nel suo petto il piolo della sua tenda;
proprio lei che lo aveva accolto, ricevuto, ospitato, l'ospite addormentato
dalle sue cure. Yael, Giuditta, Dalila, Jane, deliziosa chioma bionda che
scende su spalle rotonde; stavo perdendo la testa. Mani bianche affilate da

unghie o pioli, sciabole, spade e lingue mortali; delizioso orrore di averle


sopra di me, intorno al mio collo, conficcate dentro il mio cuore aperto, gi
pieno di sangue. Per piet, un ultimo sussulto di volont.
Quella notte, mi fu impossibile dormire. Cercando un libro, m'imbattei
in uno scritto di Qumran. Era la Regola della comunit.
Lo sfogliai distrattamente, e mi cadde l'occhio su un passaggio intitolato
"Della correzione":
Si dovranno correggere l'uno con l'altro con verit, umilt e amore
benevolo verso ognuno. Non si parli al fratello con collera, o brontolando, o col collo inflessibile, o con impazienza, o in uno spirito di
empiet. Non lo si odi nella perversit del suo cuore; il giorno stesso
lo si corregga, e cos non addosser su di s una colpa per causa sua.
Allora decisi di mantenere pulito il mio cuore. Succedesse pure quello
che doveva succedere; ero sulle spine, ma se lei aveva veramente una
qualche responsabilit negli omicidi o nel rapimento, almeno avrei potuto
forse, provocandola e inducendola a parlare, scoprire qualche nuovo indizio che mi permettesse di ritrovare mio padre. Ero pronto a rischiare la vita
per questo. Finalmente, decisi di incontrarmi con Jane in un caff per ingiungerle di spiegarsi.
Credo sia giunto il momento di smettere di recitare la commedia. So
tutto cominciai. Mi hai mentito fin dall'inizio; non so cosa tu faccia alla
BAR, ma so che si tratta di una copertura. Ignoro pure per conto di chi tu
agisca in questo modo; ma so che non certo per caso ci siamo incontrati a
Parigi. Ci seguivi da New York.
Sgran gli occhi: era sorpresa, e si domandava certamente come avessi
fatto a saperlo. Dopo un istante di esitazione, rispose: vero, vi seguivo
da New York. Ho preso il vostro stesso aereo e ho seguito le vostre tracce.
Ma su un punto ti sbagli, Ary. Ci siamo incontrati proprio per caso. Ero
pure sulla pista di Pierre Michel; e non pensavo che voi l'avreste trovata
cos presto.
Mi guardava con un'aria seria, quasi implorante.
Da quanto ci stavi dietro? Per conto di chi agisci? Sai dove sia mio padre?
Ho cominciato a seguirvi dal momento in cui siete andati a trovare Paul

Johnson. Sono stata una sua allieva. Ho fatto la tesi con lui. lui che mi ha
chiesto di spiarvi.
Perch?
Dovevo tenervi d'occhio continuamente, cercare d'intrufolarmi dovunque andaste, e riferirgli quello di cui foste venuti a conoscenza. Diceva che
eravate pericolosi, che volevate rimettere in causa i fondamenti del dogma
cristiano; che occorreva assolutamente fermarvi.
Con ogni mezzo? domandai.
No, beninteso. Non so chi abbia rapito tuo padre, te lo giuro. Quando a
casa di Pierre Michel sono arrivati quegli uomini ero sorpresa quanto te.
Ma come Johnson ci ha fatto seguire, pu benissimo averlo fatto rapire.
Mi sono posta la stessa domanda, immediatamente; e l'ho rivolta a lui.
Mi ha risposto negativamente. Non stato Johnson, devi credermi! supplic. Non un uomo cattivo; ha semplicemente paura per la sua fede.
Come posso crederti, con tutte le menzogne che mi hai raccontato?
Perch non me lo hai detto, dopo...
Non volevo perdere la tua fiducia rispose con voce alterata. Avevo
paura della tua intransigenza, paura di perderti. Ma ho fatto di tutto per
riparare al mio sbaglio. Il convegno sta per cominciare, e io far tutto quello che in mio potere per scoprire l'assassino e ritrovare tuo padre. Devi
credermi, Ary... insistette con aria supplichevole.
Sembrava sincera. Aveva confessato tutto subito, come se si fosse sentita sollevata di poter finalmente dire la verit... Tuttavia mi aveva mentito.
Era una donna pericolosa, pronta a tutto, a seguire degli uomini per le strade e sugli aerei, a camuffarsi per infiltrarsi in luoghi dove non avrebbe
dovuto andare.
Comunque le gridai hai preso e accettato il suo denaro. Mi hai venduto! Ti sei venduta!
Ma proprio nel momento in cui la mia rabbia mi armava contro di lei, mi
accorsi di essere pi indispettito che realmente adirato. Lei abbass gli
occhi umidi di pianto nel viso dai tratti tirati, e io vidi la vergogna e il dolore sfigurare la sua nobile espressione.
Ma come potrei farti del male?
Non abbiamo forse lo stesso padre?
Allora Jane mi parl a lungo del suo passato di ricercatrice di teologia e
delle sue relazioni con Paul Johnson. All'inizio era rimasta impressionata

dal suo sapere e dall'apparente apertura di lui alle altre religioni, al giudaismo in particolare. Ma si era presto accorta che, dietro al suo umanesimo,
si nascondeva un'intransigenza non lontana dal fanatismo. Inoltre, lei gli
doveva molto: lui l'aveva aiutata a far carriera e le aveva promesso di farle
prendere il suo posto quando fosse andato in pensione. Johnson apprezzava la discrezione di lei, mentre a Jane la conoscenza delle lingue antiche di
Johnson serviva molto nelle ricerche. Per farla breve, quando lui le aveva
imposto il curioso compito di sorvegliarci, non aveva potuto rifiutare. Ma
era molto dispiaciuta di ci che aveva fatto: mi implor di perdonarla.
Durante i giorni che precedettero il convegno, fummo pertanto pi vicini.
Riprendemmo le nostre discussioni che ci tenevano svegli a lungo, la sera, dopo una giornata di lavoro. Le parlai del chassidismo, della cabala. Le
confidai alcuni nostri segreti. Le svelai il mistero delle lettere dell'alfabeto
conosciuto solo dai saggi, quelli che penetrano nel fondo del sapere ultimo. Le insegnai , l'aleph, simbolo dell'universo, il cui trattino centrale
mediatore fra il ricciolo in alto che rappresenta il mondo superiore, e il
ricciolo in basso che Il mondo inferiore. Le insegnai il , beth, lettera
della creazione, che, a immagine della casa, accoglie, ripara e protegge; ,
ghimel, attorno al quale fanno corteggio miriadi di angeli, coprendolo con
le loro ali opalescenti; , vav, fiero e dritto nella sua rettitudine come
l'uomo giusto in stazione eretta, rispecchia la sua esigenza, la tensione morale, il rispetto dei valori; , iod, il punto sacro; , zain, lettera di
liberazione e di rilascio, la cui missione aprire ci che chiuso: il seno
della donna sterile, la tomba dei sepolti, la porta dell'inferno. , h, lettera
divina, due volte presente nel Nome, parola di tutte le parole, segno
assoluto composto di quattro lettere consonantiche, vuoto di vocali umane,
per sempre dischiuse nella loro assolutezza, a incarnare il tetragramma
impronunciabile, ineffabile, il nostro Dio, YHWH.
Le insegnai i tratti distintivi del volto, che non sono innati ma si modificano secondo la condizione dell'uomo. Poich le ventidue lettere dell'alfabeto sono impresse in ciascuna anima, e quest'ultima a sua volta si esprime
tramite il corpo cui d vita. Se la condizione dell'uomo buona, le lettere
sono disposte sul suo volto in modo regolare; altrimenti, subiscono un'inversione che lascia una traccia visibile.
Le mostrai l'uomo che cammina sulla via della verit, agevolmente riconoscibile dal cabalista per la venuzza orizzontale che ha sulle tempie, di

cui una presenta all'estremit altre due linee, incrociate verticalmente da


una terza. Questi quattro segni sono testimoni della virt dell'uomo, poich
formano le lettere mistiche e . Diverso il segno di chi si sia
totalmente allontanato dalla retta via, dato che lo spirito santo lo
abbandona per lasciar posto allo spirito impuro. Nella sua parte inferiore,
sono presenti sottili venuzze rosse, che formano le lettere e , cos
com' scritto: Perfino l'impudenza del loro volto rende testimonianza
contro
Le parlai
di loro.
dell'uomo prodigo che, dopo essersi messo sulla cattiva strada,
torna dal suo Maestro, e prova vergogna a guardarlo in viso, poich crede
che tutti conoscano il suo passato. Il colore del suo volto alternativamente giallo e pallido. Tre venuzze lo contraddistinguono: una parte dalla tempia destra e si perde nella guancia; l'altra, al di sotto del naso, va a confondersi con i due segni del lato sinistro; una terza infine unisce le due insieme. Tuttavia, questo segno si cancella quando quest'uomo si completamente riabituato a praticare la virt, quando s' totalmente affrancato dal
vizio. La lettera inscritta sulla sua fronte.
La iniziai all'uomo tornato una seconda volta al mondo per riparare le
colpe commesse sulla terra durante la vita precedente. Costui ha una ruga
sulla gota destra disposta verticalmente vicino alla bocca, e due profonde
pieghe su quella sinistra sistemate come la precedente. Gli occhi di quest'uomo non brillano mai, anche se gioisce.
E io che tipo sono? domand.
Piccole rughe finissime di cui conoscevo a memoria il disegno percorrevano il suo viso. Formavano molte lettere deliziose: aleph, h, beth ed h.

La vedevo tutti i giorni, e tutte le sere pregavo ardentemente, dato che la


guerra contro il male trova il suo campo di battaglia pi congeniale nella
preghiera. Cercavo di trasformare il rapimento, il trasporto che mi sollevava il cuore quando, in un'ardente oratoria, in piena devozione, vedevo Jane; volevo trascendere l'amore terreno attraverso l'amore di Dio, fonte di
ogni cosa. Pregavo Dio creatore di darmi la forza per resistere alla tentazione; ma sapevo che avendo fatto tsimtsum aveva pure voluto che fossimo
liberi e responsabili del male che era in noi.
Era una lotta terribile. Avrei voluto mostrare un'anima innocente al cospetto dell'Altissimo, mentre il mio cuore veniva insozzato dai richiami
della carne. Avrei voluto essere pugnace rimanendo fedele all'Eterno degli
Eserciti, mentre la mia anima si scioglieva in lacrime, bruciava d'inquietu-

dine e si consumava al punto di andare in fumo. Avrei desiderato rimanere


asciutto come un pezzo di legno, ed ero fradicio di cupidigia. Pregavo,
scuotendo il corpo avanti e indietro cos forte che talvolta picchiavo la
testa contro il muro. Avrei voluto flagellarmi, mortificarmi, castigarmi
duramente, per espiare.
Malgrado tutti gli sforzi, a dispetto della mia volont venivo tentato, e
aumentava dentro di me l'inclinazione malvagia. I chassidim dicono che
bisogna servire Dio anche con quella. Lo si deve amare con entrambi gli
istinti: la colpa una condizione necessaria per servire il suo Nome in modo completo. Affinch lo Spirito Santo aleggi sulla faccia del peccato, e vi
dimori. Mi sforzavo di raggiungere la salvezza al di l di un perdono che
mi sembrava inaccessibile, nella riconciliazione delle realt superiori con
quelle inferiori. Dischiudevo durante sogni monoteisti il Sancta sanctorum,
luogo sacro del Tempio; trovavo al suo interno dei cherubini teneramente
abbracciati. Possibile che le forze corporee abbiano una potenza teurgica?
Ma no, non poteva essere cos. Avevo paura. Preferivo lottare. Mi volevo
puro. Mi credevo forte.
Non ho mai aspettato con tanta impazienza come in quel frangente il tikun, la respirazione finale e messianica del mondo. Mi sembrava la sola
liberazione possibile; il mio desiderio aveva un tale ardore che soltanto un
atto cosmico avrebbe potuto opporglisi. Tuttavia sapevo che, prima della
Liberazione finale, necessario anzitutto che ognuno diventi il suo proprio
Messia e si apra alla relazione personale con Dio, tramite la devequt. In
certi momenti - oser confessarlo? posso dirlo? - i suoi effetti si rivelavano
insufficienti di fronte all'intensit della tentazione. Era un segno della presenza di Dio? mi chiedevo. Poich, proprio quando ero sul punto di tradirlo, e di violare i suoi comandamenti, sentivo dappertutto la sua presenza
immanente. Non vi un luogo dove lui non sia. Nel momento stesso in cui
mi ero riavvicinato al suo grembo come mai prima, venivo tentato. Come a
Giobbe, mi era stato preso tutto: il mio rabbino, la mia terra, mio padre.
Come a Giobbe nella sua fragilit, mi era stato mandato qualcuno con l'aspetto di una donna per tendere un tranello abominevole alla mia umana
debolezza. Perch lei era donna! In modo cos delizioso, con la sua bocca
talvolta ombreggiata di prugna, i pantaloni stretti sui fianchi, le gonne aperte di dietro e i suoi alti tacchi.
Pregavo intensamente ma, nelle lettere che leggevo, c'era il suo nome.
Poich attraverso il desiderio che si formano le vocali, e la potenza passa
all'atto. Sgranavo le consonanti, e queste riempiendosi di vocali gonfiava-

no il mio cuore di una fiamma nuova. Si espandevano, oscene, capaci nella


mia bocca di assumere i toni pi ambigui. Le osservavo sulle mie labbra
mentre si sfrenavano in una danza diabolica come figlie della gioia, mi
lanciavano sguardi ammalianti, seducendomi perch le riempissi con il
mio suono, il mio senso, il mio seme. Inerti e voluttuose, aspettavano i
movimenti delle mie labbra: che le accogliessi, che le ammassi. Mi scivolavano sulla lingua; non era Kaddish, era keddushah. Il santo e la prostituta. Il pi sacro e il pi profano si confondevano, vicinissimi l'uno all'altro;
poich proprio in seno al male si pu sfidare Dio, ingiungergli di mostrarsi, per vedere fino a che punto lascer fare, per scoprire se esiste.
Cercavo di bloccare i pensieri che mi venivano in mente; sarebbe stato
molto comodo sostenere che era il demonio a metterli dentro di me. Tuttavia, mi sembravano proprio miei, anche se faticavo a confessarmelo tanto
mi parevano innominabili, e impensabili. Come parlarne? Potr riferirli?
Oser confessarli? Meglio che li incida, li liberi perch danzino come lettere folli e stregate, o che li taccia per sempre, seppellendoli nei luoghi pi
profondi del mio spirito, accanto agli atti che saranno debitamente pesati
sulla bilancia divina del giudizio finale? Le parole raggiungono qui il limite del dicibile. Ma non posso trattenerle, come non ho potuto bloccare le
mie sensazioni. Non posso tacerle; voglio raggiungere la frontiera dello
scrupolo, della confessione. Poich la scrittura non il mio sfogo, ma il
mio modo di purificarmi; un battesimo, una redenzione. Voglio portare la
mia testimonianza, affinch le generazioni sappiano ci che ho voluto; ci
che ho vissuto; e che le mie azioni, come il male, risuonino nel cosmo.
Abbiamo peccato dinanzi al tuo volto. Imploriamo la tua misericordia.
Commettere il peccato. Che mi baciasse con i baci della sua bocca, respiro dentro respiro; ecco cosa esigeva l'interiorit delle lettere. Kiddushim, santificazione, ma anche matrimonio, una delle vette dell'umanit,
luogo in cui la vicinanza del Nome pi evidente. Infrangere il Santo nel
punto pi alto, alla sua acme. Dileggiare. Calpestare i valori sacri con il
sacro stesso. Toccarlo, Lui, l'Innominabile, raggiungerlo finalmente attraverso la colpa, all'estremo limite. Presso i chassidim mi era stato insegnato
il pudore. Gli sposi dormivano in letti separati, avevano relazioni in camere buie, l'uomo sopra la donna, faccia a faccia. Il mio rabbino diceva che
bisognava rimanere il pi possibile vestiti, o amarsi attraverso un lenzuolo
forato. I capelli della donna erano corti presso i chassidim polacchi, e perfino rasati fra gli ungheresi e i galiziani.

Ma perch Dio ci aveva rivestiti di carne, rinforzati con ossa e nervi?


Perch quella pelle che bruciava quando mi avvicinavo? Perch quella
carne che gridava la sua disperazione quando con occhi inebetiti, arrossati
di vergogna per la bramosia, adocchiavo furtivamente un tratto della sua
pelle bianca, immacolata? Perch quelle ossa e quei nervi, se non erano
anche loro fatti a immagine di Dio, se la sola anima costituiva l'essenza
dell'uomo? Perch quel maledetto involucro terrestre, se non era che un
abito di cui liberarsi una volta calata la notte? Ma se il corpo era soltanto
un accessorio, la sua forma non nascondeva un'altra origine? La mia fronte, le mani, i piedi, tutto il mio corpo recava le stigmate del desiderio.
I suoi pomelli color rosa canina, gli occhi di mandorla bianca e bruna, la
gola che si intuiva sotto i vestiti, la sua vita qualche volta stretta da una
cintura, tutto il suo corpo attirava i miei sguardi furtivi, maldestri e fuggevoli. Le sue gonne e i suoi vestiti lasciavano scorgere certe incurvature che
mi facevano venir meno dalla felicit. Le percorrevo altrettanto furtivamente. Un lobo d'orecchio trafitto da fiori o perle, un polso macchiato di
lacrime di rugiada, un tratto di caviglia velato d'oro bruno facevano sussultare la mia anima. Avevo la sensazione che gli occhi mi si aprissero: di
vedere per la prima volta, di non avere mai visto prima. Io che non guardavo le donne, io che avevo acquisito il riflesso di abbassare lo sguardo
quando ne incontravo una per la strada, io che mi proteggevo con il mio
streimel nei luoghi in cui esibivano i loro corpi impudichi, scoprivo il mio
sguardo trattenersi mio malgrado in luoghi proibiti, posti insondabili mai
contemplati da un chassid; e che io, senza saperlo, conoscevo gi.
Ma se era il senso a imprimersi nella pelle, devastandola o magnificandola, allora il corpo nella sua interezza non poteva costituire un delitto.
Perch mi vergognavo cos? Non ero pi degno degli insegnamenti dei
nostri maestri; n della Torah. Infuriato, andai a sotterrare i miei testi in un
cimitero di libri, come vuole la consuetudine, poich vietato gettarli in un
luogo qualsiasi. L'indomani, li riesumai e chiesi perdono.
Stavo perdendo la testa. Era l'anarchia: una forza folle, indistruttibile e
irrazionale mi travolgeva. Il desiderio alimentava l'ostacolo; dato che l'importanza dell'impedimento consiste nel desiderio che suscita. Se ne pasce
ed esiste soltanto attraverso di lui; al punto che il desiderio, non essendo
pi che un'alchimia, si sottrae a se stesso per diventare un vero e proprio
fondamento. Allora, malgrado la sparizione di mio padre fosse per me un
tormento insopportabile, la desideravo. Malgrado fossi un chassid con lo

streimel e i cernecchi, la desideravo. Prima della preghiera, dopo lo studio,


la desideravo. Mentre mangiavo, quando dormivo, invocavo il suo nome.
Alzandomi, coricandomi. Entrando, uscendo. Mentre i morti si accumulavano intorno a noi, lasciando buie ferite dentro di noi, la desideravo. Se ci
fosse stata la fine del mondo, l'avrei desiderata. Distogli da me i tuoi occhi,
poich mi ammaliano.
Amica della mia anima, fonte di generosit, mi attirava con la sua volont. Correvo come un cervo. Come mi era dolce l'amore che mi portava; le
sue parole e i suoi gesti attenti erano pi soavi del miele, dello zucchero, e
di tutto quello che si assapora. Bellezza, piacere, chiarore supremo: mi
mostrava lo splendore della sua luminosit, e mi riempiva di un'eterna gioia. La sua grazia si riversava su di me; quanto mi struggevo! Esaudiscilo
dunque, e non disprezzarmi. Volevo che scoprisse, stendesse davanti a me
la bandiera della sua pace; che illuminasse tutta la terra con la sua gloria;
che la mia gioia, la mia bont fossero dentro di lei. Affretta il tuo amore,
poich gi tempo, e accordaci la tua grazia come nei giorni dell'eternit.
Ogni momento mi portava una nuova rivelazione. La luce serena del suo
volto opalino era pomellata di gocce color bruno molto chiaro; le labbra
vermiglie erano un'oasi di fragole e lamponi nel bel mezzo del deserto; il
collo eburneo aveva il pallore smunto del Neghev. La pelle era un ciottolo
bianco nel mare di sale, dalla grana compatta, l'untuosit lattiginosa e la
dolce politura; un involucro liscio e serico, raffinato, elastico e bianco come carta, nato da secoli di progressi avanzati minuziosamente, bel risultato
di una discendenza di belle. Solo l'inchiostro scorreva su una simile grana,
mai assorbito, asciugatosi sulla superficie dopo essere scivolato, lieve e
con mille giravolte, come una danzatrice nuda.
Quel foglio non era da bucare, ma da sfiorare con segni. Tutta le lettere
incise su quella pagina formavano parole incantatrici; ventidue piccole
rughine ricurve, ingegnosamente disegnate, di cui mi servivo per formarne
parole, che poi tracciavo, scriba minuzioso, su ogni riga, seguendo il filo
muto della mia immaginazione, guidato dalla sacra ispirazione. Preparavo,
levigavo, striavo, sagomavo la lanugine morbida, satinata, con mille lettere
giunte dalle pi remote tradizioni. Ciascuna di quelle, sconvolta, vibrava a
lungo, insufflata dalla respirazione divina; ciascuna era una consonante
riempita con una vocale, stretta contro un'altra consonante, saziata da
un'altra vocale, gi proiettata verso un'altra, all'infinito. Ricordi vagliati,
epifania, profanazione rispettosa, lettura infinita, interpretazione di quella
preziosa pergamena, la pi stimabile fra tutte, cuore palpitante sotto i fo-

glietti crivellati, morte poi riportata alla vita attraverso un'esegesi attenta,
responsabile. Scrivevo il libro di una nuova storia, fatta di ingegnosi pilpul, indugio del desiderio, di note melodiose e di fede, di aspettativa, di
attesa insoddisfatta. Perch la fine era voluta, e quanto! Era la fine dei
tempi, la parusia, l'avvento del mondo nuovo, il tikun liberatore, tanto ritardato quanto sperato, da millenni.
Talvolta, sognavo da sveglio. La sua bocca era un dolce nettare, il suo
corpo un profumo raffinato. Era la mia colomba nel cavo di una roccia, nel
segreto di una scogliera. Mi faceva vedere il suo volto, e ascoltare la sua
voce; e questa era melodiosa, e il volto grazioso, gli occhi come uccelli, la
chioma come un gregge di capre, le labbra come un nastro scarlatto. Come
son belle le tue carezze, sorella mia, amata mia. Le tue carezze sono migliori del vino, e la fragranza dei tuoi profumi meglio di tutti i balsami
della terra.
Qui e in nessun luogo, ora e sempre. Mi sentivo afferrato, attraversato da
parte a parte da impeti folgoranti; ero ebbro per il loro movimento, ammirato dal loro invisibile splendore; sentivo colori inauditi, vedevo melodie
celesti, sapori supremi. Ero danzato, sempre pi in fretta, sempre pi in
alto, senza mai smettere di girare. Una forza invincibile mi proiettava verso il cosmo, un'altra mi radicava nelle profondit della terra.
Il suo volto era di un'infinita purezza. Apriva gli occhi sul silenzio.
Per mia grande sventura ma anche, ironicamente, per il mio bene, il pensiero di mio padre mi richiamava alla ragione con durezza. Vi erano giorni
in cui correvo dappertutto, in tutti i posti dove vi fossero degli israeliani, o
in tutti quelli dove vi fossero archeologi. Qualche volta mi sembrava di
scorgerlo; il cuore mi saltava dentro al petto. Notti dense d'incubi mi impedivano di dormire e mi lasciavano stralunato, con gli occhi persi nel
vuoto per tutto il giorno seguente. Talvolta, mi domandavo se avessi adottato la strategia giusta; se non avrei dovuto fare qualsiasi cosa pur di inseguire quelli che lo avevano rapito davanti ai miei occhi, ed ero pieno di
rimorsi. Cosa facevo l, se lui era ancora in Francia? Ma cosa fare in Francia, se lo avevano portato l?
Una sera in cui discutevamo nella hall del mio albergo, ebbi un malore.
Lei mi accompagn nella mia camera, dove mi stesi. Preso dalla disperazione, rimasi a letto un'ora intera, le braccia incrociate. Jane, pazientemen-

te, si sedette su una sedia e rest con me. Quando si chin per vedere se
ero tornato in me, mi sfior con i lunghi, morbidi capelli. Sentii un profumo canforato che fu come un balsamo per il mio corpo inerte. Mi riport
alla vita. Mi alzai. Mi guard dal fondo dei suoi occhi bruni; poi se ne and, lasciando dietro di s la traccia di quel profumo.
QUINTO ROTOLO
Il rotolo della disputa
Progresso e trionfo eterno della luce
Allora i figli della Giustizia illumineranno le estremit del mondo
Senza posa, finch non si sar estinto l'ultimo istante di tenebra.
Poi, al momento stabilito per Dio briller la Sua sublime grandezza
Per tutti i tempi [dei secoli] portando felicit e benedizione;
La gloria, la gioia e lunghi giorni
Verranno donati a tutti i figli della luce.
E, nel giorno in cui cadranno i Kittim,
Vi sar una battaglia e una grande carneficina in presenza del
Dio d'Israele;
Poich sar giunto il giorno stabilito da Lui dal tempo antico
Per la guerra di sterminio dei figli delle tenebre.
Quel giorno saranno alleati per l'immensa carneficina
La congregazione degli dei e l'assemblea degli uomini.
I figli della luce e l'esercito delle tenebre
Combatteranno per la potenza di Dio
In mezzo al frastuono di un'immensa moltitudine e le grida degli
dei e degli uomini, nel giorno della Sventura.
E verr un tempo di sconforto per tutto il popolo redento da Dio;
E fra tutte le avversit non ve ne sar una pari a quella,
Da quando avr avuto inizio a quando si sar compiuta
Lasciando il posto alla Redenzione definitiva.
E nel giorno in cui combatteranno contro i Kittim, in questa lotta
Lui li salver dal massacro.
Per tre volte, i figli della luce saranno i pi forti
E scompiglieranno l'empiet;
Poi, per altre tre volte l'armata di Belial replicher e far battere

in ritirata l'esercito di Dio.


I battaglioni di fanteria sembreranno scoraggiarsi,
Ma la potenza di Dio rinforzer il cuore dei figli della luce;
Poi, la settima volta, la grande Mano di Dio
Sottometter i figli delle tenebre a tutti gli angeli del Suo Impero
E a tutti gli uomini del Suo esercito.
Rotoli di Qumran
La guerra dei figli della luce
contro i figli delle tenebre
1
Dopo aver commesso peccato, l'uomo e la donna udirono la voce di Dio
risuonare per il giardino sul far del giorno. Allora si nascosero; e Dio
chiam l'uomo, e questi rispose che si nascondeva perch era nudo. Allora
Dio gli chiese come poteva sapere di esserlo: si era forse nutrito del frutto
dell'albero proibito? L'uomo confess che lo aveva assaggiato, e che la
colpa era della donna che Dio gli aveva messo accanto. La donna disse che
era stato il serpente a ingannarla. Cos continuarono a spiegarsi davanti a
Dio: in tal modo divenne necessario che ciascuno renda conto, e confessi
ci che ha fatto, e paghi per i suoi crimini. Ma perch accade che ognuno,
per vigliaccheria o per vizio, getti la responsabilit sull'altro e che, incapace di pentirsi, si sgravi delle malefatte commesse?
Arriv finalmente il giorno tanto atteso del confronto. La BAR, in occasione del convegno, aveva affittato un'immensa sala ad anfiteatro, le cui
pareti rivestite in legno facevano pensare a un tribunale. Eravamo arrivati
fra i primi; mentre Jane si dava da fare, io osservavo quelli che entravano,
soli o a piccoli gruppi. Giornalisti, professori, ricercatori, uomini di chiesa
o rabbini di tutti i paesi si affollavano, con aria inquieta e curiosa. Alcuni
sfoggiavano un sorriso indefettibile: erano atei, o forse individui convinti
che finalmente stesse per risplendere la verit, che si sarebbe emesso il
giudizio finale.
Altri sembravano tormentati. Parecchie reti televisive trasmettevano in
diretta l'avvenimento. Faticavo a immaginare il numero delle persone che
avrebbero ascoltato e visto quello che stava per accadere, ma pregavo perch in mezzo a loro, davanti al piccolo schermo o all'interno della sala, vi

fosse qualcuno che potesse aiutarmi a ritrovare le tracce di mio padre.


Se avessi potuto immaginare ci che gli stava accadendo proprio al momento del convegno, se avessi saputo fino a che punto ero lontano dalla
verit, mi ero lasciato fuorviare e mi trovavo distante da lui in quel frangente... credo che sarei impazzito.
Dopo il rapimento nell'appartamento di Pierre Michel, lo avevano dapprima portato fuori Parigi, a circa due ore di macchina. Gli avevano bendato gli occhi e legato le mani. In auto, nessuno aveva pronunciato una parola.
Arrivarono presto a una casa di campagna dove lo rinchiusero in una
stanza. Qui, era libero di muoversi, ma non poteva uscire. I rapitori ve lo
tennero parecchi giorni, che a lui sembrarono un'eternit. Quando quegli
uomini gli portavano i pasti aveva un bel parlare loro, porre loro domande
in ebraico, in arabo e in tutte le lingue che conosceva: rifiutavano di rispondergli. Non sapeva perch lo trattenessero in quel modo, n che cosa
potessero volere da lui. Come me, si domandava se avessero voluto rapire
proprio lui, o se lo avessero confuso con Pierre Michel. Rammentava pure
le crocifissioni, e stava sempre in ansia per suo figlio. Cos prigioniero,
senza nessuno cui parlare, e nulla da fare, venne preso da un profondo
sconforto. Le membra gli si intorpidivano per l'inazione, e il capo gli doleva a forza di restare coricato.
Poi un giorno si misero a interrogarlo, in inglese. Volevano informazioni
sui manoscritti; conoscere chi ne fosse in possesso e chi li ricercasse. Mio
padre disse loro ci che ne sapevamo, vale a dire non molto.
Quindi gli uomini lo condussero fuori e, saliti su un aereo, viaggiarono
per circa sei ore. Quando arrivarono, in pieno deserto, mio padre ritrov un
paesaggio che conosceva bene: monotono e sassoso, si trasformava in lontananza, scavandosi e ondulandosi. Mentre il sole stava tramontando, scorse sul fondo color malva delle colline strade popolate di una folla di uomini e animali, che si affrettavano a terminare la loro giornata: era la pianura
mesopotamica.
C'era una folla immensa: si erano radunati tutti per l'occasione. I ricercatori, giunti numerosi, sedettero, pronti a registrare ci che si stava per dire,
preparando carta e penna. I giornalisti discutevano fra loro animatamente.
Alcuni scattavano gi delle foto. Altri erano assorbiti dalla lettura dei giornali, uno dei quali recava in prima pagina il titolo: esistito Ges? Rivela-

zioni sulla pi grande scoperta archeologica di tutti i tempi. L'articolo


spiegava l'importanza delle scoperte di Qumran e insisteva sul mistero che
aleggiava sulle ricerche.
A poco a poco, si erano formati dei piccoli cenacoli di discussione. Rabbini e sacerdoti si stavano avvicinando impercettibilmente, come sentissero che era suonata l'ora del confronto, e forse perfino quella dell'estremo
scontro. Sapevano che dopo questa seduta sarebbero stati rimossi gli ultimi
dubbi, e non sarebbe stato pi possibile barare. Allora la malafede avrebbe
dovuto lasciare il posto alla fede pura o all'apostasia. La verit stava per
risplendere, e davanti a lei sarebbero crollati secoli di ideologia e di oscurantismo, di ignoranza e di invenzioni.
Talvolta gli scambi di cortesie, le intenzioni pi ecumeniche lasciavano
il posto a vivaci alterchi. Di quando in quando, si udivano frammenti di
animate conversazioni: Ges non era esseno, oppure Si sicuri dell'esistenza di Giovanni il Battista, ma di Ges come persona storica, no....
Alcuni brandivano come armi le parole "bestemmia", "menzogna", "inferno". Infine, l'anfiteatro fu colmo e parole e frasi si confusero per formare
un indistinto e immenso brusio.
Jane torn in compagnia di un uomo piccolo e rotondo, che sembrava in
preda alla pi grande agitazione. Me lo present: si trattava di Pierre Michel, l'uomo che avevamo tanto cercato. Prendemmo posto tutti e tre in
prima fila.
Pierre Michel inizi a rileggere le carte che aveva preparato per il suo intervento. Gettava ininterrottamente sguardi ansiosi intorno a s . Ecco un
uomo della terza categoria, mi dissi osservandolo; tornato al mondo una
seconda volta per riparare le colpe commesse durante la vita precedente.
Una cicatrice verticale gli attraversava la guancia destra da parte a parte,
rughe profonde gli segnavano il viso, dandogli un'aria affaticata. Ma ci
che pi colpiva erano i suoi occhi: non illuminati da alcun bagliore, erano
quasi senza espressione, fissi come quelli delle bambole o dei giocattoli di
peluche.
Di cosa ha paura? gli mormorai.
Sollev il capo verso di me, sorpreso.
Degli inquisitori rispose. Quelli della Congregazione per la dottrina
della fede. Quelli che ho lasciato, e che non me l'hanno perdonato. Se vuole il mio parere, penso che dietro tutti quegli assassinii ci siano loro. Si
vendicano di ci che stato fatto a Ges. Non vede che ripetono, come

marnaci, un gesto rituale? Ora io sono sulla loro lista perch so troppo, e li
ho traditi rivelando una parte di ci che conoscevo alla conferenza dell'87
su Qumran. Dopo di allora sono cominciate le minacce, talmente violente
che ho dovuto sparire con i rotoli. Capisce, temevo per la mia vita. Da allora, non dormo pi. Vivo nella clandestinit e nel terrore che mi ritrovino.
Glielo posso tranquillamente dire: sar la loro prossima vittima.
Coloro che dovevano intervenire per primi presero posto sul palco. C'erano storici, filologi e filosofi. Jane mi present parecchi importanti docenti universitari che gravitavano intorno all'ambiente qumraniano. C'era Michelle Bronfield, dell'universit di Sydney, che aveva difeso la tesi secondo cui Giovanni il Battista sarebbe stato il famoso Maestro di giustizia, e
Ges il sacerdote empio. C'era Peter Frost, uno dei primi ad aver riconosciuto il valore dei rotoli di Osea, nel 1948, e Emory Scott, un docente
battista che occupava il tempo della pensione a sistemare un catalogo esaustivo di tutti i libri, gli articoli e le pubblicazioni consacrati ai rotoli.
Improvvisamente, un uomo di taglia media e con le spalle molto larghe
venne a sedersi vicino a noi. Folti favoriti neri gli incorniciavano il viso da
una parte e dall'altra, come cernecchi. Jane mi present il suo principale,
Barthelemy Donnars, capo redattore della BAR. Sembrava in piena euforica.
Piacere disse. Jane mi ha parlato molto di lei. Sono proprio contento
che sia presente, in questo grande giorno! Da tempo l'aspettavo. Dal momento in cui mi presero in giro perch avevo domandato una data certa per
le pubblicazioni, e mi risero in faccia. E il dipartimento delle antichit di
Gerusalemme che continua a non far nulla per recuperare il rotolo sparito...
Non capisco. tempo tuttavia che i manoscritti possano essere letti da
tutti. Ho perfino affrontato direttamente Johnson al convegno di Princeton,
lo scorso novembre. Gli ho chiesto il permesso di accedere se non altro
alle foto del rotolo. Naturalmente, ha rifiutato. Oltretutto, ha tentato di
montare i suoi colleghi contro di me. Ha dichiarato in una conferenza che,
da quel momento, avrebbe evitato di menzionare i manoscritti non pubblicati, perch sarebbe come leggere un menu senza poterne mangiare i piatti.
Mi ha messo in ridicolo nei media. In Good Morning America mi ha indirizzato pesanti allusioni: "Sembra che ci sia una banda di mosche, con l'unica occupazione di girarci intorno". E sa qual la replica che gli ho preparato?
Immerse la mano nella cartella per estrarne orgogliosamente un abbozzo

di copertina della rivista.


Ecco la prossima copertina della BAR disse.
Era una foto in primissimo piano di Paul Johnson che non tornava a suo
vantaggio: rasato male, capelli unti, occhio torvo, l'angolo della bocca deformato da un orrendo ghigno. Sopra il ritratto, incorniciato da uno schermo televisivo, la frase di Johnson a proposito delle mosche era stampata in
grassetto, illustrata dal disegno di un'intera costellazione di emeriti docenti
universitari, che sembravano ronzare con cattiveria intorno a Johnson e
alla sua equipe internazionale. Non potei fare a meno di sorridere, e di
constatare che Johnson era indubbiamente detestato da molta gente.
Il presidente della riunione, il professor Donald Smith, apr la seduta con
un'allocuzione sui plagi fra ricercatori dopo la scoperta dei rotoli; cit un
gran numero di esempi, e segnatamente il passaggio di un libro che riproduceva quasi testualmente la pagine di un'altra opera, ivi compresi gli errori di traduzione. Termin con una severa condanna di questi comportamenti.
Quindi un professore del Centro dei manoscritti antichi di New York
parl a sua volta per protestare contro quella che chiamava la "possessivit" dei ricercatori, che da tanti anni faticavano sui loro lavori senza che si
potesse vederne il minimo risultato.
Ma si tratta di un lavoro a lungo respiro, e abbiamo tante altre mansioni
a cui far fronte che difficile procedere con velocit rispose uno dei ricercatori presenti sul palco.
soltanto un pretesto da cui nessuno si fa abbindolare. Parliamo piuttosto di censura intellettuale replic l'altro. Tutti hanno paura della censura, o la esercitano in proprio. Per me, i rotoli hanno un'importanza rivoluzionaria. Mi dispiace non avervi accesso, perch potrei verificare la mia
ipotesi.
Spieg che i rotoli del Mar Morto offrivano, in modo insperato, la prova
delle alterazioni fraudolente subite dai testi sacri nel corso dei secoli, poich, a differenza di questi, non erano stati toccati dalla censura. La sua
ipotesi era che il cristianesimo e il giudaismo fossero entrambi delle ideologie degradate, esito di una fede messianica pi profonda di cui non sarebbero state che l'eco tardiva e deformata. Il giudaismo si sarebbe sviluppato in messianismo, attraverso l'essenismo da cui sarebbe nata la religione
cristiana.

La maggior parte degli studiosi presenti sul palco disapprovarono questa


tesi, e iniziarono un dibattito sulla censura e la trasformazione dei testi
sacri operata dalla Chiesa nel corso dei secoli.
Infine, venne il turno di Paul Johnson. Pierre Michel si agit sulla sedia,
sempre pi nervoso. Si chin verso di noi: quest'uomo a volere la mia
rovina. lui che mi fa cercare da quando ho lasciato il monastero. Lo conosco bene, abbiamo lavorato insieme sui manoscritti. Johnson un nome
fittizio che ha adottato quando emigrato negli Stati Uniti; si chiama in
effetti Misickzy. All'inizio, quando lavoravamo nella scrollery del Museo
Archeologico di Israele, permetteva a tutti noi di guardare il manoscritto:
cos Lirnov cominci a decifrarlo. Ma non riuscito a sopportare ci che
ha scoperto, e si suicidato dopo aver affidato il rotolo a Millet. A sua
volta questi ha cominciato a studiarlo; poi rendendosi conto di ci che conteneva ne ha fatto partecipe Johnson, che ha deciso di farlo sparire. Il giorno in cui Matti arrivato per decifrare il suo manoscritto, e non ha trovato
nulla, ricordo che ridevamo sotto i baffi, poich sapevamo tutti chi lo aveva. stato allora che Johnson me lo ha affidato perch lo studiassi, nella
massima segretezza. Quando ho cominciato a rivelare il contenuto del rotolo me lo ha chiesto indietro e quando ho rifiutato di riconsegnarglielo,
prima mi ha minacciato, poi ha sguinzagliato i suoi uomini alle mie calcagna per riprenderlo con la forza. Vi dico: quell'uomo pronto a tutto, potrebbe perfino....
In quel momento, Johnson incontr il suo sguardo. Parve sorpreso, lo
fiss per un istante e poi inizi il suo discorso.
I manoscritti del Mar Morto non portano nessuna nuova rivelazione su
Ges esord.
Un grave mormorio percorse la sala, come un brivido lungo la schiena.
Un rombo di motore riemp il silenzio del deserto di un'onda sonora. Un'automobile venne a prenderli e li condusse a un villaggio recintato, abitato dai samaritani. Lo fecero entrare in una casa a strapiombo sulla citt
araba di Nablus, l'antica Sichem della Bibbia.
Mio padre conosceva i samaritani, quel popolo che ammetteva come libri santi soltanto il Pentateuco e il Libro di Giosu, e respingeva tutti gli
altri scritti biblici. Ritenevano che in cima alla loro montagna si elevasse il
vero tempio, la casa di Dio, e che l'idolatra Salomone avesse eretto un falso tempio a Gerusalemme. Avevano in comune con gli esseni il fatto di
essere scribi e di ricopiare il Pentateuco. Lavoravano cinque, sei ore al

giorno alla stesura di un rotolo di venticinque metri. Ne completavano uno


ogni sette mesi. Si occupavano allo stesso tempo di astrologia e di divinazione, tradizione ereditata da una setta che Mos aveva ricondotto col suo
popolo dalla corte del Faraone, e le cui formule erano contenute in un libro
conservato dall'epoca di Aronne.
Nella casa in cui lo rinchiusero, mio padre ebbe un po' di respiro. Poi, in
capo a qualche giorno, i samaritani si misero a imballare i loro effetti e a
radunare le scorte per trasferirsi in un'altra dimora, in cima a una collina, il
monte Garizim. A qualche distanza da l scorreva una sorgente, vicino a un
bosco di ulivi. Pi lontano ancora, Nablus si appoggiava sul fianco della
collina, tutta cosparsa di boschetti di alberi. Mio padre comprese che si
trattava della meta di un pellegrinaggio: era l'inizio del periodo pasquale
che commemorava l'uscita dall'Egitto.
Allora lo rinchiusero in un'altra casa, la dimora dei sacerdoti dov'era
conservato il pi vecchio libro dall'epoca della creazione, la famosa Torah
di Avishua, che conta tremilaseicento anni. Occorrevano tre chiavi per
aprire il tabernacolo in cui era conservato il prezioso manoscritto, e ciascuna chiave era affidata a un sacerdote diverso.
Mio padre assistette a una loro cerimonia. I tre officianti scomparvero
dietro una piccola tenda di velluto che nascondeva il tabernacolo. Poi ritornarono con indosso uno scialle da preghiera. Uno dei due portava la
Torah millenaria avvolta in un tessuto di seta ricamata d'oro. La depose
sopra un seggio di legno.
I sacerdoti tolsero solennemente il suo prezioso rivestimento, e posarono
con precauzione le mani sui due pomi d'argento per farne ruotare il coperchio. Il rotolo si scompose in tre parti, e apparve la vecchia pelle di capra,
bianca, nuda, maculata di lettere antiche. Poi tirarono fuori dall'armadio
degli oggetti rituali i bicchieri da kiddush incrostati d'oro e di pietre preziose, i cherubini, e la piastra composta di dodici pietre che il gran sacerdote
porta nel tempio il giorno di Kippur. Consegnarono tutti questi oggetti ai
misteriosi rapitori.
Allora mio padre si ricord la leggenda dei samaritani: il loro santuario
sul monte Garizim era stato distrutto dal re-sacerdote ebreo Giovanni
Hyrcan, fra il 135 e il 104 prima della nostra era, e dicevano di possedere il
suo tesoro, parte di quello del Tempio, e che lo avrebbero custodito fino
alla venuta del Messia. Si ricord pure di una frase del Rotolo di rame:
Sul monte Garizim,

Sotto l'entrata superiore,


Un cofano e il suo contenuto,
E sessanta talenti d'argento.
Cos, i suoi rapitori si trovavano in quel luogo per recuperare il tesoro
dei samaritani. Ma perch questi ultimi se ne privavano cos facilmente? In
cambio di denaro? Di qualcos'altro? E perch farlo assistere a quella transazione?
La cerimonia proseguiva. Lo shoet, il sacrificatore, apparve munito di
lunghi coltelli affilati. Tutti uscirono dalla sinagoga. Donne, bambini, vecchi e giovani, con il capo coperto da tarbush e vestiti con abiti a righe che
scendevano fino alle caviglie, si affaccendavano per preparare il sacrificio
pasquale. I giovani allestivano il recinto, scavavano focolari nel suolo,
portavano legna, preparavano paglia e argilla, sistemavano bacinelle ricolme d'acqua, e intagliavano lunghi spiedi. Altri andavano a raccogliere
issopo ed erbe amare, che hanno la propriet di impedire la coagulazione
del sangue; i samaritani se ne servono per conservare il sangue degli agnelli, prima di cospargerne, come vuole la tradizione, gli architravi delle porte.
Mio padre si domandava perch venisse invitato a questa festa dopo essere stato confinato per tanto tempo nella sua camera. Due samaritani lo
sorvegliavano da vicino, rendendogli impossibile ogni fuga. Tutto era
pronto per il sacrificio: l'altare, il sacrificatore, il coltello e l'agnello.
Tuttavia, c'erano due altari: uno grande e, a fianco, uno pi piccolo.
Quello grande era senz'altro per gli agnelli, ma il pi piccolo... per quale
animale? Tutto era pronto, certo: l'altare, il coltello, il sacrificatore, ma la
vittima del sacrificio mancava.
A meno che non fosse lui.
Pierre Michel si dimenava sulla sedia, visibilmente insoddisfatto, mentre
Paul Johnson continuava la sua relazione.
Tutto quello che i manoscritti del Mar Morto sono in grado di rivelarci diceva Johnson il modo in cui Ges poteva vivere, e l'ambiente in
cui nato il cristianesimo. Il mio scopo quello di illuminare, da un punto
di vista storico, il contesto nel quale vennero scritti i rotoli. Si tratta, beninteso, del giudaismo; ed per questo che comincer col narrarvi, da un punto di vista strettamente storico, ci che succedeva prima e durante il perio-

do in cui la setta essena scrisse i rotoli.


Cominci allora un lungo discorso su questo e quello, nel quale evit
con cura di evocare l'argomento manoscritti. Incontrava di tanto in tanto lo
sguardo di Pierre Michel, che lo squadrava con odio misto a timore. Quest'ultimo alz pi volte gli occhi al soffitto, come se fosse scandalizzato e
prendesse il cielo a testimone del suo stupore. Pareva sempre pi esasperato.
Di colpo, Pierre Michel si alz dalla sedia. Sal sul palco, l'aria affaticata. Sistem alcune carte davanti a s, e guard un istante l'uditorio, come
se misurasse un avversario. Johnson lo dardeggi di sguardi volta a volta
minacciosi e inquieti. Tacque, come le altre persone sul palco, che non
osarono protestare. L'assemblea non ignorava che Pierre Michel possedeva
i documenti pi importanti, e sembr trattenere il respiro, al punto che il
silenzio era totale quando, come il nuovo presagio di un profeta senza speranza n piet, si lev la sua voce vibrante.
Non posso ammettere che questa ipocrisia dia il suo ulteriore contributo a secoli di menzogne cominci, martellando ogni parola con un pugno
sul tavolo, come se percuotesse il tamburo in vista dell'assalto finale. Perch non deve essere detta la verit, ebrei e cristiani? Perch mentirci e avere paura a tal punto? domand, volgendosi verso Johnson. Siamo pecore
smarrite che cercano la strada e non fanno che riprendere ancora e sempre
quella che hanno imboccato quando si sono perse.
Volete conoscere l'et dei rotoli? Volete sapere se parlano di Ges o se
non vi fanno la minima allusione? Volete sapere se Ges esistito, o se
soltanto un mito? E se esistito, se fu esseno o fariseo, a quale setta apparteneva? E se esistito, chi l'ha ucciso e perch? O preferite che si continui
a trattarvi come bambini?
Voi credenti vi compiacete dell'oscurantismo, adorate gli idoli di cui si
pretende di fare i capisaldi della vostra fede, e non odiate coloro che giudicano impossibile guardare fermamente in faccia la verit. Preferite non
sapere.
E voi atei non volete pi sentir parlare di quel cristianesimo che tuttavia plasma il mondo in cui vivete. Vi fate beffe dei credenti e della loro
fede imbecille: ma siete consapevoli che in fondo al cuore li disprezzate in
nome di una pretesa ancora pi grande? Voi non credenti credete di non
credere, ma credete ancora pi degli altri, senza avere il coraggio di arrivare fino in fondo alla vostra insoddisfazione.
Allora, ecco, sto per dirvi ci che successo realmente a Qumran. E

vedrete che per alcuni sar portatore del battesimo, della nuova nascita che
purificher di tutte le scorie depositate da secoli d'ignoranza. E per gli altri,
dar scandalo.
I testi di Qumran risalgono al Medioevo lo interruppe un uomo tra il
pubblico.
Non ci sarebbe allora nessuna relazione con le origini della cristianit;
qui che lei vuole arrivare? replic Pierre Michel.
No! Sono del II o del III secolo dopo Cristo intervenne qualcun altro.
Allora la relazione con il cristianesimo, ammesso che ci sia, non sarebbe importante... Ma se, invece continu Pierre Michel alzando la voce che
trem nell'amplificatore del microfono sono stati scritti durante i secoli
che precedettero immediatamente l'era cristiana, allora diventano capitali
sia per il giudaismo che per il cristianesimo. Ora, capita che la comunit
descritta dai rotoli veneri un certo Maestro di giustizia che avrebbe subito
un martirio. Per questo la data dei documenti diventa una questione vitale;
per questo vi si insiste tanto: si tratta dell'origine del culto cristiano. E la
domanda essenziale la seguente: i primi cristiani appartenevano alla comunit essena?
Anche per i credenti, una domanda storica deve avere una risposta storica. Da duemila anni, la risposta della Chiesa sull'origine e il significato
del cristianesimo chiara: Ges il Messia venuto a compiere le Scritture,
non soltanto per gli ebrei, ma per l'insieme delle nazioni. stato inviato da
Dio che lo ha fatto ebreo, ma il suo insegnamento si distingue radicalmente da quello del giudaismo. Ora, se i rotoli intaccano tale visione, se ci obbligano a riconoscere che Ges e i primi cristiani sono usciti da una setta
ebraica con un'organizzazione e sacramenti quasi identici a quelli del cristianesimo primitivo, allora secoli di fede sono in errore, secoli di ignoranza e di intolleranza verranno condannati senza appello. Sar allora necessario tirare le somme di questi fatti storici e ammettere che il cristianesimo
non nato da un intervento soprannaturale, ma costituisce il risultato di
una naturale evoluzione sociale e religiosa.
Che cosa ci rivelano i rotoli? Ve lo dico francamente. Fra gli esseni, gli
gnostici e i christianoi, vi fu un duro conflitto ideologico nei tre secoli che
seguirono la nascita di Cristo. I rotoli ci insegnano che il cristianesimo,
lungi dall'essere una fede diffusa da apostoli e santi in Giudea, una branca del giudaismo. E questa branca era l'essenismo, che si innestato su
altre religioni del mondo dei gentili fino a diventare un sistema di credenze
autonome: il cristianesimo. L'altra tendenza del giudaismo, il fariseismo,

che d importanza alla Torah ed esalta la tradizione rabbinica e il Talmud


come testo ancora pi rivelato della Bibbia, stata intaccata in minor misura dal mondo pagano, ed diventata il giudaismo come lo conosciamo al
giorno d'oggi, con l'eccezione tuttavia degli ebrei fondamentalisti, che situerei sulla linea dell'essenismo piuttosto che in quella del fariseismo.
I rotoli sono dei falsi! interruppe ancora qualcun altro, che venne subito richiamato all'ordine dal presidente. Ci che non imped a un altro di
aggiungere: Sono karaiti; risalgono al x secolo.
Pierre Michel rispose con calma: La setta ebraica dei karaiti si disperse
nell'VIII secolo dopo Cristo per la Babilonia, la Persia, la Siria e l'Egitto,
cos come in Palestina. Nell'XI secolo, declin in queste zone, ma fece
notevoli progressi in Europa. Il suo tratto distintivo era l'interpretazione
letterale della Bibbia in ci che era ritenuto valido come regola di devozione. Cionondimeno, le scoperte archeologiche e paleografiche smentiscono ogni possibile legame fra questa setta e Qumran.
Beninteso, capisco che la datazione dei rotoli possa farvi paura... In effetti vi sono corrispondenze inquietanti. Fra i testi respinti dai Padri della
Chiesa vi sono gli apocrifi dell'Antico e del Nuovo Testamento, cos come
la pseudo-epigrafe. Evidentemente non si tratta di un caso. Sapete tutti che
apocrifo significa "nascosto". Ritengo che quei testi siano stati scartati,
perch si voleva che il loro senso rimanesse nascosto alla grande massa dei
fedeli e fosse accessibile soltanto a rari iniziati. Non dimentichiamo che gli
scritti esoterici erano numerosi agli esordi dell'era cristiana, e che sono
molto importanti per comprendere il cristianesimo primitivo. Ora vorrei
tentare di interpretare i manoscritti del Mar Morto, come ci vengono rischiarati appunto da quegli scritti, poich esistono corrispondenze inquietanti....
Pierre Michel si ferm un istante e bevve un sorso d'acqua. Poi estrasse
lentamente dalla cartella un pacchetto avvolto in panni biancastri, che srotol altrettanto lentamente, scoprendo infine un rotolo. Riconobbi immediatamente un manoscritto del Mar Morto. Lo alz sopra la testa per mostrarlo a tutta l'assemblea che lo contempl, a bocca aperta. Era una pergamena antica, molto sottile, di color bruno chiaro maculato di chiazze pi
scure, smangiata dal tempo, dagli insetti e dall'umidit. Era arrotolata agli
orli, che parevano due braccia timide, spaventate dalla loro stessa audacia,
che esitavano a dischiudere e a scoprire la propria nudit: quella, impudica,
della verit. Accartocciata su se stessa, sembrava cos fragile e delicata da

poter sciogliersi in polvere davanti ai nostri occhi, o sgretolarsi in mille


pezzi e sparire per sempre, senza che nessuno ne venisse mai a conoscenza. Era cos vecchia, aveva visto sfilare secoli fino a formare millenni, e
sembrava voler finalmente terminare il suo lungo, troppo lungo calvario, e
dire ci che aveva da dire, prima di esalare l'ultimo respiro, di emettere
l'ultima polvere e di non essere pi quella prova, quel corpo del reato per
l'uomo smemorato, ma soltanto un ricordo, un'idea, una storia, traccia della
sua traccia, ineffabile e precaria, una preghiera, un nome da invocare per i
genitori e i figli, e i figli dei loro figli. Presto si sarebbe ritirata dalla scena
e avrebbe abdicato a favore delle parole di cui non era che il supporto. Gi
esitava fra il materiale e l'immateriale, fra il reale e l'immaginario, lo spirito, il puro ricordo di quelle parole, per sempre incise, per sempre perdute,
per sempre ritrovate. Aveva talmente resistito, talmente combattuto e, da
poco, a tal punto viaggiato che sembrava stanca e all'estremo delle forze.
Ma era presente, ancora tangibile e sotto gli occhi di tutti, perch non aveva ancora compiuto la sua missione, e custodiva nelle sue pieghe qualcosa
che doveva essere detto, infine.
Pierre Michel riprese, con voce potente: Volete sapere se Ges esistito e chi era? Questo manoscritto reca la risposta e io ve la fornisco. S,
Ges esistito. Il manoscritto ne parla. No, non quello che voi credete.
Nella sala si lev un grande tumulto. Tutti gli sguardi erano fissi sul rotolo, che Pierre Michel teneva ancora alto sopra la testa. Allora abbass le
braccia, pos delicatamente l'oggetto sul tavolo e disse: Tutti sanno che vi
sono somiglianze inquietanti fra gli esseni e le prime comunit cristiane,
somiglianze che non possono essere frutto del caso. Entrambe le comunit
mettevano i loro beni in comune, e li conservavano in una specie di cassa
generale, che costituiva un tesoro. Un tesoriere ufficiale ridistribuiva il
necessario per le spese collettive. Ora, quando Ges dice a un uomo ricco
di donare ai "poveri" tutto ci che possiede, chiaro che con questo nome
vuole designare i suoi fratelli, gli esserli: questo termine "poveri" era precisamente uno degli appellativi che venivano utilizzati dagli esseni per
qualificare i membri della propria setta. Le persone agiate che si univano a
loro dovevano abbandonare le loro ricchezze e contribuire al fondo comune. Ora, quando Ges invita l'uomo ricco, gli dice precisamente: "Vieni,
unisciti a noi", per incoraggiarlo a raggiungere la comunit essena alla
quale apparteneva lui stesso.
Nuovamente, un clamore sal tra il pubblico. Ma Pierre Michel continu,

imperturbabile.
La somiglianza fra le regole degli esseni e quelle dei primi cristiani non
si ferma qui. La frode finanziaria nei confronti della comunit veniva punita severamente sia presso gli uni che gli altri, anche se i cristiani sembrano
essere stati pi duri. Nel Manuale di disciplina degli esseni, chi ha derubato la setta deve pagare una certa somma o essere punito per sessanta giorni.
Nel Libro degli atti degli apostoli, Pietro, che ha scoperto la frode di Anania, gli dice che ha peccato contro Dio; e Anania, atterrito, muore immediatamente.
Ma, soprattutto, gli esserli e i primi cristiani vivevano allo stesso modo.
Gli esseni evitavano le citt e preferivano stabilirsi nei villaggi. Rifiutavano il sacrificio di animali. Il loro insegnamento riposava su principi di piet, giustizia, santit, amore di Dio, della virt e dell'uomo. Per questo gli
esseni erano ammirati da numerosi ebrei, a gran discapito dei sacerdoti del
Tempio che collaboravano con l'empia forza di occupazione.
Inoltre, le due comunit avevano una visione del mondo simile: entrambe annunciavano un cataclisma alla fine dei tempi, e credevano nel
regno di Dio inaugurato dal Messia. Entrambe si consideravano come il
popolo eletto da Dio, in conflitto con i figli della menzogna. Credevano di
essere i figli della luce impegnati nella lotta contro i figli delle tenebre. Gli
esserli come i cristiani si ponevano al centro di un conflitto cosmico.
Per adempiere questo destino, concepirono un medesimo sistema messianico, una stessa organizzazione delle loro comunit come movimento
religioso, un identico universo concettuale. Per convincersene basta confrontare il Manuale di disciplina e il Nuovo Testamento. Tutti gli elementi
concordano, poich si tratta della stessa comunit. Ve lo ripeto: gli esseni
e i cristiani formarono una sola e medesima setta. Questo significa che,
fino a quando venne fondata la Chiesa, il cristianesimo costitu una parte
organica del giudaismo.
Mormorii sempre pi confusi si fecero sentire in mezzo all'assemblea.
Pierre Michel ricominci, a voce pi alta, per coprire il rumore delle voci:
Bisogna finirla con secoli di travisamento dei testi. Considerate il Testamento dei dodici patriarchi, che si creduto a lungo scritto da un cristiano,
in quanto vi si poneva la questione del Messia. Si poi scoperto che non
c'entrava per niente, che era opera di un ebreo. E non che un esempio fra
i tanti!
Perci si comprende il mistero del Vangelo di Giovanni, e la sua singolare differenza nei confronti degli altri Vangeli, rispetto ai quali quasi

inconciliabile. In Giovanni, Ges una specie di rabbino. La sua vita pubblica pi lunga: tre anni al posto di qualche mese o un anno. Tutta la sua
esistenza si svolge in Giudea e non in Galilea. il Messia fin dall'inizio.
Ora, ho scoperto che il Vangelo secondo Giovanni cita quasi alla lettera
alcune frasi del manoscritto di Qumran che ho studiato; stato scritto
quindi molto presto, in Palestina, l dove il pensiero cristiano e quello ellenistico si sono incontrati: vale a dire a Qumran. Ho tutte le ragioni per
pensare che il Vangelo di Giovanni sia stato composto da un membro della
setta essena.
Non vedete come il personaggio di Ges, nel modo in cui viene descritto da Giovanni, sia prossimo al Maestro di giustizia esseno, quel sacerdote
esaltato, quel profeta che ha sofferto il martirio e deve riapparire come
Messia? L'autore del Vangelo di Giovanni ha dunque composto la narrazione della vita di Ges, in accordo con la dottrina del Maestro di giustizia:
Io sono la via, la verit e la vita; nessuno viene dal Padre tranne me, vi
porto la pace, cita Giovanni. La lettura di questo manoscritto mi ha permesso di risolvere il mistero del Vangelo di Giovanni: si tratta di un trattato teologico sotto la forma di una biografia di Ges, che contiene le dottrine predicate dal Maestro di giustizia.
Mi spinger ancora pi in l. Tutti sanno, anche se nessuno vuole ammetterlo, che Giovanni il Battista era un esseno. Predicava il battesimo,
rito essenziale degli esseni; veniva dal deserto, come gli esseni, e come
loro annunciava l'avvento del regno dei Cieli. Ma che significa, allora, il
battesimo di Ges da parte di Giovanni? Non sicuro che Ges, trasmettendo il suo insegnamento, si sia realmente allontanato da Giovanni.
Ugualmente, i discepoli di Ges erano senza dubbio esseni; altrimenti,
come spiegare che lascino subito le loro occupazioni quando Ges li chiama perch si uniscano a lui? Ges comanda ai suoi compagni di andare a
predicare, a due a due, e di non prendere n pane n denaro. Come sarebbero sopravvissuti? Dove avrebbero dormito? Ammettiamo che in Galilea
la gente fosse ospitale, e che i discepoli di Ges fossero straordinariamente
ben provvisti di amici e relazioni. Ma forse si aspettavano di essere ricevuti dalle sette essene insediate nelle citt e nei villaggi, descritte da Filone e
da Giuseppe. Poich se fossero stati loro stessi esseni, la sacra regola della
setta avrebbe garantito l'ospitalit.
Infine, se Giovanni e i suoi discepoli fossero stati esseni, che ne sarebbe stato di Ges? Ricordate: all'et di dodici anni, Ges disput con i sapienti del Tempio. proprio in quel momento che il fanciullo viene inizia-

to, secondo la consuetudine essena. Allora impara le scritture canoniche, e


anche gli scritti propri agli esseni. Questo spiega come mai conoscesse
cos bene le Scritture, dato che impossibile che le abbia studiate in altro
modo. In quel tempo, tutti avevano un maestro. impossibile che Ges
non sia stato iniziato da nessuno, e che non sia appartenuto a una qualche
setta.
Pierre Michel si ferm un istante per bere nuovamente dell'acqua e riprendere le forze. Gocce di sudore gli imperlavano la fronte. Johnson lo
dardeggiava di nere occhiate. Era chiaro che, se avesse potuto impedirgli
di parlare, l'avrebbe fatto. L'uditorio, dapprima reticente, poi sorpreso,
sembrava a poco a poco conquistato dalle parole dell'ometto. Alcuni sorridevano, radiosi, felici di sentire pronunciare le parole che aspettavano da
molto tempo. Altri, inquieti, sembravano sinceramente scossi.
Pierre Michel stava portando il turbamento, lo scandalo. Lanciato, continuava incrollabile il suo lavoro di scavo, da cui non un'anima, un secolo o
una certezza sembravano poter uscire indenni. Pareva posseduto. Sfidava
le dottrine e i dogmi lungamente architettati, gli errori pazientemente radicati, senza incontrare contestazione, per giorni, mesi e anni nel fondo delle
coscienze convinte dalla Chiesa e dalla sua fede, quell'eminenza grigia che
aveva lavorato allo scopo di lasciarle per sempre senza voce.
Ma al di l della Chiesa, attraverso di lui, era Ges che i presenti ritrovavano, Ges solo e senza legami, Ges com'era, con la sua parola e la sua
fede; loro lo sapevano, e per questo ascoltavano.
Altrimenti, come spiegare che Ges abbia trascorso quaranta giorni nel
deserto? riprese Pierre Michel. Non avrebbe potuto sopravvivere senza
un riparo. Ora, il monastero di Qumran si trovava nel deserto di Giudea;
pu darsi quindi che Ges abbia vissuto nelle grotte di Qumran, come facevano altri esseni.
Altrimenti, in quale altro luogo Ges avrebbe potuto recarsi alla sinagoga? Le sinagoghe erano luoghi di adunanza. Ora, Ges non andava certo
a quelle dei farisei che criticava con asprezza. Andava alle assemblee degli
esseni, in quelli che chiamavano gli incontri dei "Numerosi".
Altrimenti, come spiegare che Ges sia stato chiamato "il Nazareno",
in un'epoca in cui non c'erano citt di nome Nazareth?
Esclamazioni di sorpresa risuonarono nell'assemblea.
Nazareth non viene mai menzionata, n nell'Antico Testamento, n nel

Talmud, n negli scritti di Flavio Giuseppe. Tuttavia quest'ultimo, comandante in capo degli ebrei all'epoca della guerra contro i romani in Galilea,
non mancava mai di annotare tutto quello che vedeva. Se Nazareth fosse
stata un'importante citt della Galilea, come si spiega che Flavio Giuseppe,
che combatteva in questa provincia - che descrive d'altronde in dettaglio non ne abbia mai fatto menzione? Perch Nazareth non il nome di una
citt, ma quello di una setta. stato Matteo, assillato com'era dall'adempimento letterale delle profezie, a scrivere che Ges era nato a Nazareth,
affinch si compisse la parola del profeta secondo la quale il Messia avrebbe dovuto essere un "Nazareno". Si riferisce a Isaia (XI, 1) secondo
cui avrebbe dovuto esserci un virgulto - netser in ebraico - di lesse, nel
quale si sarebbe trovato lo spirito di lesse. Ora, giustamente, si trova che
gli esseni si chiamavano "nazareni", cio "credenti nel Messia"... proprio
come "christianos".
Johnson lo stava fulminando, i pugni serrati sulle ginocchia, tutti i muscoli del volto contratti. Talvolta si guardava in giro, come per contare le
persone presenti ad ascoltare le parole di Pierre Michel. Talaltra, prostrato,
si prendeva la testa fra le mani, come se non volesse n vedere, n sentire
pi niente di quello che gli stava intorno.
Totalmente sbalordito, stremato dall'attesa di quello che sempre pi sospettava, ammutolito dal terrore, mio padre osservava i preparativi senza
potersi convincere di essere la vittima sacrificale. Alcuni facevano bollire
le erbe amare e le mescolavano a un impasto azzimo; altri accendevano
fornaci ardenti poste in grandi torri cilindriche, da cui zampillavano le alte
fiamme del fuoco alimentato da ramaglie e ceppi. Giovani samaritani passeggiavano, impazienti, nei loro vestiti della festa, e avevano l'aria di affaccendarsi intorno a pentole fumanti. I bambini si divertivano giocando
con gli agnelli.
A poco a poco, tutti i samaritani tornarono alle loro dimore per indossare
l'abito tradizionale del sacrificio, ed effettuare le abluzioni rituali. Gli Anziani misero tuniche a righe sottili, e si coprirono le spalle con uno scialle
bianco da preghiera. Poi si riunirono per formare un corteo, il sommo sacerdote in testa, seguiti dagli Anziani della classe sacerdotale, poi dai vecchi della comunit, e infine dai pi giovani.
Il sommo sacerdote prese posto davanti a un blocco di pietra, col viso rivolto verso la cima del Garizim, in direzione opposta a quella del sole al

tramonto. Altri dodici sacerdoti si sistemarono attorno all'altare del sacrificio. Cominciarono a intonare preghiere lancinanti, lamentazioni i cui ritornelli erano ripresi in coro dall'assemblea. Il sommo sacerdote sal sopra il
blocco di pietra, e inizi a salmodiare. Nel momento preciso in cui l'ultimo
raggio di sole spariva dietro le montagne, momento di silenzio e di emozione, il centoquarantaseiesimo discendente di Aronne recit tre volte, a
voce rimbombante, l'ingiunzione biblica: E tutta l'assemblea di Israele lo
scanner verso sera.
I sacrificatori saggiarono il filo dei loro coltelli sull'estremit della lingua, afferrarono con mano ferma gli animali che si dibattevano vigorosamente con le ultime forze in preda al pi grande terrore e, con un solo gesto, tagliarono loro la gola. Risuon un clamore immenso, un grido rauco
che squarci il cielo. Il sangue scorse subito a fiotti dalle gole mutilate.
Un'esplosione di gioia accolse l'olocausto. In un minuto vennero immolati ventotto agnelli. Allora i dodici sacerdoti si avvicinarono all'altare del
sacrificio, sempre continuando a recitare l'Esodo. All'evocazione dell'ingiunzione divina di apporre un segno rosso sugli architravi delle porte, i
sacerdoti immersero l'indice nelle gole ancora sanguinolente, e marcarono
i loro figli sulla fronte e sul naso.
Poi tutti vennero a rendere omaggio al sommo sacerdote. Gli portarono
piatti fumanti, gli baciarono le mani. Ovunque non vi erano che abbracci,
baci e gioiose effusioni. I pi giovani si impossessavano degli animali sacrificati e li gettavano nell'acqua bollente per togliere loro pi facilmente il
vello. Una volta scorticati, venivano appesi ai pali, ripuliti delle parti impure, fatti a pezzi e infine salati, per espurgarli del loro sangue. Spettava ai
sacerdoti il compito di scegliere le bestie idonee a essere consumate e di
verificare che non presentassero alcun difetto. Quelle che non erano perfette venivano immediatamente gettate nel fuoco con la lana, le interiora e i
piedi degli altri animali.
In quell'istante mio padre pensava di essersi ingannato, e che l'altare piccolo, rimasto immacolato, non gli fosse destinato. Un entusiasmo giovanile
si era impadronito di tutti, giovani e vecchi, in preda all'esultanza religiosa.
Instancabilmente, i sacerdoti recitavano l'Esodo in tono monocorde, circolando in mezzo ai fedeli.
Allora mio padre si disse che forse lo avevano dimenticato. Una volta
compiuto il sacrificio, sarebbero rientrati alle loro case. Gli animali, infilzati, erano pronti per essere bruciati sull'altare grande. I giovani aspettavano di udire pronunciare il brano del testo dell'Esodo che li avrebbe autoriz-

zati a gettarli tutti, in un solo slancio, dentro le fiamme.


Ricordate quel passaggio dell'Esodo continu Pierre Michel in cui
Mos prende il sangue degli olocausti e ne asperge il popolo, dicendo:
"Ecco il sangue dell'alleanza che il Signore ha stipulato con voi, sulla base
di tutte le sue parole". Non vi rammenta nulla? all'origine del sacramento
dell'Eucarestia: Ges identifica il vino con il suo sangue, rinnovando in tal
modo l'alleanza mosaica. Ma questo ci ricorda anche il rito esseno, che
consisteva nel simbolizzare il sangue e la carne del Messia con il pane e il
vino consacrati al momento dei pasti fatti in comune.
Segn una pausa, e parve poi pesare le sue parole quando disse: Gli esseni ritenevano che l'uomo chiamato Ges il nazareno, Ges l'esseno, fosse
il loro Messia, il Maestro di giustizia.
Cosa vuole dire? grid Johnson, non potendo pi contenere il suo furore. Che il Messia dei cristiani non sarebbe altri che il Maestro di giustizia di cui parlano gli esseni? Non sa che i cristiani aspettavano un solo
Messia, mentre gli esseni parlano di due Messia?
possibile che i due siano diventati uno, proprio come possibile che i
cristiani abbiano fatto una sintesi tardiva rispose con calma Pierre Michel. Le due comunit credevano di essere i popoli di un "nuovo patto",
ci che ha lo stesso significato di "Nuovo Testamento". Per i primi cristiani, come per gli esseni, si trattava della legge di Mos. stato Paolo a distaccarsene, per facilitare le conversioni e i progressi della Chiesa dei gentili.
No! lo interruppe brutalmente Johnson. Non possibile stabilire i
fondamenti del Nuovo Testamento su basi storiche. Il problema deve essere messo a punto dalla teologia.
Lei parla di teologia, ma sa bene di non essere soddisfatto di quel Cristo a cui le si domanda di credere con la sola fede. Anche lei vuole sapere
di pi su quella figura enigmatica. Vuole conoscere il Ges della storia.
un circolo vizioso: lei vuole stabilire una teologia che sia giudice della
storia, e fondare i problemi storici sulla Bibbia. Ma se la narrazione del
Nuovo Testamento non riguarda i fatti, come aver fede nel suo protagonista? Come fare in modo che la fede non sia separata dalla realt?
La maggior parte della storia umana soggetta al dubbio. La fede necessaria nella maggioranza dei casi, prima di dare un senso alla storia.
Non una posizione sostenibile per una teologia fondata sulla Bibbia.
Non si possono ancorare le origini cristiane a qualcosa che non si potuto

documentare soltanto perch ci si augura che sia andata cos. In questo


modo si pu costruire un mondo immaginario dove pensare, riflettere e,
attraverso simboli, venerare Dio, ma rimanendo al di fuori del mondo reale. Sono religioso, ma non posso rinunciare a un certo senso della storia;
voglio rimanere in contatto con la realt. E non ritengo sia sufficiente credere nella teologia del presente per poter determinare i fatti del passato.
Ora, quello che rende i rotoli di Qumran cos affascinanti il fatto che
sono una realt tangibile. Sono l, esistono. La teologia pu farli scomparire? Ma ci che i rotoli implicano pure qualcosa di sostanziale. La teologia pu sopprimere le conseguenze e le inferenze? Ma non vi sono solo i
manoscritti, ci sono pure le grotte, le rovine del monastero, piscine per il
battesimo, scriptorium. E cos, grazie a Qumran, la storia riprende vita.
Pierre Michel era sceso dal palco. In quel momento, parlava a tutti e a
ciascuno. Faceva ampi movimenti con le braccia, come se predicasse, o
piuttosto come se benedicesse. Di quando in quando si fermava e fissava
alcuni che avevano un'espressione contenta. E lui stesso era trasceso, trasportato dal discorso come se fosse circonfuso da un'aura; come se la grazia fosse sopra di lui. Il tono della sua voce era nello stesso tempo dolce,
caloroso e infocato. Era il suo giorno, quello che attendeva da molto tempo
nella sua passione.
I rotoli esistono prosegu e insieme esiste qualcos'altro che oltrepassa
il loro stesso significato. Diventano segni, indicano la direzione sulla carta
della storia. Attraverso questi rotoli gli esseni, anche se sono morti, si mettono a parlare. E ci che dicono porta nuove risposte ad antiche domande,
risposte da cui possono scaturire altre risposte, pi numerose, per fornire
complessivamente un rendiconto naturale della storia cristiana.
Cos, per esempio, la figura di Giovanni il Battista nel deserto non
quella di un uomo abitato improvvisamente dallo Spirito Santo, ma quella
di un membro della comunit essena che conduce una vita austera, e che
ricerca, come i suoi fratelli, la purezza attraverso la pratica dei bagni rituali.
Questo dimenticare la differenza di statura fra Giovanni il Battista e
gli esseni interruppe Johnson. Cosa c' in comune fra la vita raccolta e
silenziosa degli esseni e l'ardore profetico di Giovanni che, con lo spirito
di un Elia o di un Amos, annuncia il giudizio di Dio come imminente e
denuncia gli scandali della corte?
E l'impazienza escatologica della Regola della comunit? replic Pierre Michel. Sotto la guida del Maestro di giustizia la comunit nascente

aveva gi la convinzione che la fine dei tempi fosse prossima. Lo mostra il


Rotolo della guerra: Belial faceva esplodere il suo furore contro i penitenti
di Israele e stava per suonare l'ora del giudizio. Il commentatore del Rotolo
di Abacuc constata ugualmente che i tempi si stanno prolungando pi del
previsto; ne deduce che il Giudizio sar ancora pi terribile contro i trasgressori dell'Alleanza. Il Rotolo della guerra opera dell'ala estremista
che si unir agli zeloti nella lotta contro Roma, ed evoca, in temimi allo
stesso tempo realistici e apocalittici, la guerra santa dei figli della luce contro i figli delle tenebre. La comunit essena, ossessionata dalla fine dei
tempi, permette proprio di situare e comprendere la figura di Giovanni il
Battista.
Lei afferma di credere che Giovanni il Battista fosse esseno. falso,
ma per un istante ammettiamolo. La sfido a provare che sia stato in contatto con Qumran. Lo sa anche lei: esistevano diverse forme di essenismo. E i
pochi uomini di Qumran non sono che una manciata in rapporto alle numerose famiglie che costituivano l'ordine esseno. A detta di Filone e di Flavio
Giuseppe, la maggior parte degli esseni viveva nei dintorni delle citt e dei
villaggi.
Proprio con la setta di Qumran ha avuto contatti Giovanni il Battista.
La prossimit geografica del monastero di Qumran con il luogo dove Giovanni radunava le folle non fortuita. E dir di pi: non soltanto era esseno Giovanni il Battista, ma anche Luca, che rievoca il deserto in cui cresciuto; sappiamo al giorno d'oggi che soltanto gli esseni accoglievano
bambini nel deserto per istruirli con la loro dottrina.
Giovanni il Battista non era esseno. Suo padre, Zaccaria, era un sacerdote fedele al Tempio di Gerusalemme, mentre gli esseni contestavano i
sommi sacerdoti in carica!
Giovanni il Battista conduceva una vita da asceta, vicina a quella dei
membri di Qumran, rispettando scrupolosamente la Regola della comunit.
Flavio Giuseppe parla del carattere comunitario e sacrale dei pasti degli
esseni; erano simili a quelli sadducei del Tempio, nel corso dei quali i sacerdoti consumavano in stato di purezza e in modo rituale le offerte fatte a
Dio. Giovanni, lui, non si nutr che di prodotti naturali del deserto, di miglio e cavallette.
Alcuni membri della setta professavano il digiuno. Ma la cosa pi importante il senso dell'azione di Giovanni il Battista nel deserto: voleva
riallacciarsi alla predicazione profetica. Lei conosce l'importanza spirituale

e religiosa del deserto. Il profeta Osea aveva annunciato che Dio vi avrebbe condotto il suo popolo infedele per restituirgli la promessa di fidanzamento. Ezechiele ha evocato il deserto dei popoli dove Dio avrebbe portato
a giudizio la sua gente. Il secondo Isaia ha descritto il nuovo Esodo nel
deserto come un paradiso, e ha invitato i suoi compatrioti a tracciarvi una
strada per Dio. Questo testo citato due volte nella Regola della comunit
per giustificare la secessione del gruppo esseno, e il suo abbandono del
Tempio per il deserto. Il deserto costituisce sempre l'estrema fase di preparazione prima del grande giorno.
Inoltre, Giovanni il Battista condivideva alcune idee dei suoi contemporanei, segnatamente gli autori delle Apocalissi, ma si distingueva da loro
per il suo radicalismo. In questo vicino agli esseni di Qumran, che oppongono l'Israele corrotto alla loro piccola comunit, fedele alla profezia
di Isaia, che afferma di essere la preziosa chiave di volta che non vaciller
mai. Giovanni prossimo agli esseni di Qumran quando minaccia il popolo della collera divina, e predice ai figli di Israele che non potranno sfuggire senza una radicale conversione.
Giovanni era un predicatore itinerante che non temeva di mescolarsi alla folla. Gli esseni, molto cavillosi in materia di purezza, si tenevano a
distanza da tutti i peccatori.
Giovanni voleva purificare tutti i peccatori per mezzo del battesimo,
che era una pratica essena. Gli esseni attribuivano un'importanza fondamentale alla "purificazione dei Numerosi" con i bagni rituali.
Ma Giovanni presiedeva al battesimo degli altri, mentre ciascun membro della comunit di Qumran prendeva da solo il bagno di purificazione,
senza alcun mediatore. Contrariamente al radicalismo integralista sviluppatosi sulle rive del Mar Morto, Giovanni ha annunciato il grande respiro
del Vangelo, con la larga accoglienza riservata ai peccatori. L'umilt del
suo atteggiamento davanti al "pi grande di lui", Ges, ne fa un cristiano di
valore ed a buon diritto che la tradizione vede in lui il precursore, colui
che annuncia Ges, nostro Signore...
Proprio a Cristo volevo arrivare.
Non lo avevano dimenticato. Conclusa la loro fatica, si diressero verso
mio padre. Lentamente, lo imbavagliarono e lo legarono all'altare con una
rozza corda.
Dai suoi occhi scesero lacrime e tutto il corpo fu scosso da terribili tremiti; ma i boia, determinati a sacrificarlo, restavano impassibili di fronte a

quelle mute suppliche. Non era arrivato in fondo al suo calvario: i samaritani si ritirarono nelle loro case per meditare, raccogliersi e continuare a
leggere in famiglia la storia del popolo ebraico nel Sinai.
Mio padre, legato saldamente, imbavagliato, rinunci a chiedere aiuto.
Ogni minuto, ogni secondo paventava l'arrivo dell'attimo successivo, che
avrebbe potuto essere l'ultimo: e pi insopportabile ancora era l'indefettibile barlume di speranza che lo conservava e lo teneva attaccato alla vita,
quella vita sacrificata che gli sussurrava ancora che Dio non lo avrebbe
abbandonato. Si mise a odiare quella speranza cos indissolubilmente legata alla vita, quella maledetta speranza che gli faceva ancora aspettare un
ultimo soccorso, naturale, umano o soprannaturale; qualunque cosa lo facesse uscire da quella situazione disperata. Sulla soglia della morte violenta, ecco che aspettava ancora qualcosa; tutto ci accadeva, perch era un
uomo.
I lacci gli straziavano i polsi illividiti, gli laceravano la pelle. Era steso
sull'altare, la schiena contro la pietra, le braccia legate agli angoli superiori
della tavola, le gambe ripiegate verso sinistra, le caviglie legate insieme a
un terzo angolo. Nel corpo cos contorto il sangue circolava male; le gambe diventavano sempre pi dolenti e lui non riusciva pi a respirare normalmente.
Cominci a pregare. Come per accompagnarlo, riecheggi il suono dello
shofar, come nel giorno di Kippur, quando annuncia la fine del digiuno, la
grande liberazione, e il giudizio celeste che terr conto, nel destino di ciascuno, delle buone e delle cattive azioni. Ma non era il giorno di Kippur,
non era il rinnovamento della vita purificata. Si trattava di un sacrificio
umano. Per amor di Dio, dov'era dunque Dio? Lo avrebbe abbandonato?
Lacrime gli sprizzarono nuovamente dagli occhi mentre domandava perdono, mentre, in un ultimo sussulto di fede fervente, Lo invocava con tutto
il suo essere, implorandolo, ancora una volta, un'ultima volta, una piccolissima volta, di salvarlo, di non abbandonarlo.
I capifamiglia uscirono a uno a uno dalle loro case con un bastone in
mano, il tappeto da preghiera sotto il braccio, una coperta sulla spalla. Il
sommo sacerdote, seguito da tutta la comunit, torn sul posto. Circondarono l'altare dov'era legato mio padre, e intonarono salmi. Allora il sommo
sacerdote gli si avvicin lentamente, un coltello in mano. Mio padre chiuse
gli occhi. Si sent la lama affilata sulla gola contratta.
No!

Il grido risuon e lasci un'eco nella sala. Pierre Michel, a passi decisi,
risal sul podio.
Lei non mi impedir di parlare, Johnson, n di comunicare a tutti ci
che lei e io sappiamo perfettamente: che il Maestro di giustizia e Ges sono la stessa persona. I "Kittim", i figli delle tenebre, quegli abominevoli
boia di cui parla il Rotolo del Maestro di giustizia, quelli che vogliono
trafiggerlo, crocifiggerlo, non sono altro che i romani.
No, no! La parola designava i popoli latini e greci delle isole mediterranee. "Kittim" pu altrettanto bene applicarsi ai seleucidi, che erano greci.
E se il Rotolo del Maestro di giustizia facesse riferimento ai greci, sarebbe
databile al II secolo prima di Cristo.
L'identit del Maestro di giustizia, come quella del "sacerdote empio"
di cui parla il Rotolo, resta da chiarire. Poich molti personaggi storici si
possono ravvisare in entrambi. Il sacerdote empio potrebbe essere benissimo Onias III, il gran sacerdote esiliato da Antioco Epifane, o Menelao, il
malvagio sacerdote che lo ha perseguitato. O ancora Giuda l'Esseno, santa
figura che affronta il terribile Aristobulo I.
Inoltre il Maestro di giustizia era un sacerdote, forse perfino un sommo
sacerdote del Tempio. Si un a un ordine religioso, di cui istru i membri
sul senso delle Scritture, aggiungendovi i propri insegnamenti e le profezie. Perseguitato e condannato a morte, rest per sempre il profeta martire
dell'ordine esseno che lo ador e vener, attendendo il suo ritorno nell'era
messianica. Ma questo Maestro di giustizia vissuto nel I o II secolo prima di Cristo!
Questo lo dice lei. Ma lei e io ne sappiamo di pi su questo argomento,
da quando abbiamo decifrato l'ultimo rotolo; quello che apre la porta dei
segreti e che qui, in mio possesso, malgrado tutti i tuoi tentativi per riprendermelo disse Pierre Michel, puntando il dito accusatore verso Johnson.
L'assemblea era sbalordita. C'era qualcosa fra i due uomini, un'annosa
rivalit, forse ancora pi antica che loro stessi, ma certamente anche un
conflitto personale tra due vecchi amici, pure se questo conflitto non giocava pi alcun ruolo: in ogni caso, non nascondevano pi di conoscersi
molto bene.
Ges esistito riprese Pierre Michel. vero. Ma non era quello che
si crede. venuto il tempo di comunicare ci che rivela questo rotolo. Il

manoscritto ci fa sapere non soltanto chi stato Ges, ma anche chi l'ha
davvero ucciso, e perch. E questo ti fa paura, Misickzy, tu che ti nascondi
sotto il falso nome di "Johnson"... questo che non puoi sopportare! Ma
oggi lo ascolterai, e tutti lo sapranno: sapranno tutto. Dal momento che sto
per rivelare quello che successo quella famosa sera di Pasqua in cui Ges
trov la morte.
Johnson, folle di rabbia, si mise a urlare: Sei un traditore; ci hai rubato i
manoscritti per farci torto. Anch'io riveler a tutti cos'hai fatto, e cosa ti
spinge ad agire. Quest'uomo non ha soltanto apostatato disse, indirizzandosi all'uditorio quest'uomo... quest'uomo s' convertito al giudaismo!.
Johnson stava lasciando libero corso all'odio che gli storceva la bocca,
gli deformava il viso e gonfiava le vene delle sue tempie violacee.
Ti sei convertito a quel popolo che ha la responsabilit della morte di
Ges, poich Israele il colpevole, e nessun altro stava continuando Johnson. Ti sei convertito a quella religione folcloristica, antiquata e deicida.
Non mi sorprende che tu creda a questa impostura antisemita di cui la
Chiesa s' resa colpevole quando si paganizzata, a questa calunnia che
direttamente all'origine delle sofferenze e delle persecuzioni senza nome
inflitte agli ebrei nel corso dei secoli. La Chiesa cattolica non tornata sui
propri passi che a met e molto tardivamente a proposito dell'accusa di
deicidio mossa contro gli ebrei. Me ne vergogno. Vergognatevi!
Conosco i tuoi moventi e quelli della Congregazione per la dottrina
della fede: l'autoconservazione, la sopravvivenza nazionale e spirituale
delle vostre opulente gerarchie. La verit, quella che tu rifiuti, che i sacerdoti che hanno condannato Ges non avevano il sostegno delle masse
ebraiche, poich si erano messi a servizio dell'occupante pagano al fine di
preservare la propria posizione, del resto precaria, di fronte al potere romano.
Fra questi sacerdoti, vi erano alcuni uomini integri, una minoranza dissidente, composta principalmente di farisei, che si sforzava di trattenere i
sadducei. Gli esserli erano questi sacerdoti dissidenti. La comunit di
Qumran venne fondata dopo le guerre maccabee, in segno di protesta contro lo sviamento della religione ebraica da parte dell'autorit del Tempio
dominata dai sadducei. I sacerdoti esseni erano convinti che Dio non avrebbe salvato il popolo ebraico se questo non avesse obbedito alla sua
Legge. Gli esseni seguivano rigorosamente i precetti della Torah, appellandosi alla giustizia di Dio perch si adempissero le profezie. Ritenevano

che nessun potere politico, nessuna potenza militare avrebbero potuto liberare Israele dal giogo dell'oppressore; che solo un intervento soprannaturale, quello del Messia, l'Unto di Dio, avrebbe stabilito un nuovo ordine. Gli
esseni di Qumran si rivolgevano al passato, rileggevano le Scritture sacre
di Israele per comprendere il significato del destino degli ebrei e del popolo di Israele. Questi testi illuminavano gli avvenimenti contemporanei di
una luce nuova. Si doveva trascrivere questa storia donata da Dio su pergamene, per poterla leggere e rileggere. Cos gli scribi della setta cominciarono a redigere non soltanto le copie dei libri sacri rispettati dagli ebrei,
ma anche altri scritti propri della setta.
Ma che ruolo ha giocato Ges in tutto questo?
L'uditorio, impaziente e ansioso, pendeva dalle sue labbra. La sua voce
si addolc stranamente mentre diceva: Non era un umile carpentiere, n
un mite pastore che predicava l'amore e la remissione attraverso parabole,
n un'incarnazione divina venuta a offrire il perdono e a sacrificarsi per le
colpe degli uomini. No. Il Messia di Israele era un guerriero trionfante e un
giudice, un sacerdote e un saggio avveduto. Non c'era niente di metaforico
nel suo fervore messianico. Gli esseni di Qumran credevano fermamente
che i romani e i loro agenti ebrei incarnassero le forze delle tenebre. Credevano che l'eliminazione della malvagit e del Maligno fosse possibile
soltanto attraverso una sanguinosa guerra di religione. Allora soltanto sarebbe giunto un periodo di rinnovamento, di pace e di armonia. Il popolo
d'Israele avrebbe dovuto giocare un ruolo nella propria redenzione. Guidati
dal loro Messia, gli esseni avrebbero ricreato il mondo. Ma le cose non
sono andate come previsto. E quelli che hanno premeditato l'assassinio di
Ges, gli omicidi sono....
Taci! url Johnson, che non riusciva pi a controllarsi. Non hai pi
diritto alla parola. Il cristianesimo ha soppiantato la religione ebraica. La
sola risposta per gli ebrei al cristianesimo la conversione. Siete un arcaismo, la vostra religione vetusta e anacronistica. L'occupazione di Gerusalemme si fonda su un'enorme menzogna. Non si pu deportare tutta la popolazione ebrea di Israele. Ma si pu eliminarne intanto un...
Quando gli misero il coltello alla gola vacill, gli occhi fuori dalle orbite. Poi si dibatt, sconvolto, lanciando un urlo lacerante. Il fuoco era pronto; la sua micidiale incandescenza si preparava a lambire la carne straziata
per farne salire il respiro verso Dio, affinch ne gradisse la supplica.

Esplose assordante un colpo d'arma da fuoco. Poi un secondo, un terzo.


Subito seguiti da un grande clamore e da grida di panico.
Era un giovane animale senza imperfezioni, immacolato e gracile. Spaventato dal fuoco, s'impunt, irrigidendo il corpo. Il sudore della sofferenza, il respiro ansimante della paura non fecero vacillare la decisione dell'uomo: si doveva consacrarlo a Dio con quel sacrificio. Allora il sacerdote
appoggi il coltello affilato e, con gesto deciso, gli tagli la gola. Vi fu un
ultimo grido, appena udibile, come un singhiozzo, e l'agnello spir. Il sangue stava ancora scorrendo quando il fuoco aument.
Pierre Michel croll al suolo.
Era una bestiola strappata al gregge, che poppava ancora dalle mammelle della madre. All'ultimo momento, prima di immolare mio padre, l'agnello era stato sacrificato al suo posto, sul piccolo altare. Mio padre comprese
allora cosa era successo: avevano recitato nuovamente la scena del sacrificio di Isacco, quando Abramo, dopo aver legato suo figlio, lo libera su
ingiunzione divina, e uccide un agnello al suo posto. Nello stesso tempo in
cui lo comprese, i suoi nervi cedettero e perse conoscenza.
Una folla agitata come il mare in burrasca si accalc in tutte le direzioni.
Alcuni tentavano di uscire, altri di avvicinarsi al luogo del dramma. Tutti
volevano sapere che cosa stesse succedendo.
Quello che stava succedendo era semplice: Paul Johnson aveva sparato a
Pierre Michel e aveva subito lasciato cadere l'arma. In quel momento, circondato dal servizio d'ordine uscito fuori dalle quinte, era totalmente inebetito, stordito dal gesto appena compiuto.
Ho pensato nel mio cuore allo stato degli uomini che Dio far loro
conoscere. Vedranno che sono soltanto bestie. Poich l'evento che capita agli uomini e quello che capita alle bestie lo stesso: la morte degli uni la morte degli altri, ed entrambi hanno lo stesso respiro, e
l'uomo non ha vantaggio sulla bestia, poich tutto vanit.
Jane e io tentammo di raggiungere il palco, ma il cordone di sicurezza

respingeva tutti. Qualche minuto pi tardi arrivarono i barellieri a prelevare il corpo. Lo sbarramento si allent un istante e Jane s'intrufol attraverso la breccia. Ma presto torn al mio fianco: senza dubbio non era riuscita
ad andare molto lontano. Vedemmo passare il cadavere di Pierre Michel,
morto sul colpo, poi Johnson, manette ai polsi, scortato dalla polizia. Attorno a noi, nella sala, regnava una confusione incredibile.
Ce ne andammo, disperati all'idea di aver perduto Pierre Michel e tristi,
poich avevamo la sensazione di essere stati, pi o meno, la causa involontaria della sua morte. Mi invase una cupa malinconia, che non mi lasci
neppure durante i giorni seguenti. Mi sembrava che, a causa della mia inquietudine, non soltanto non avevo fatto progressi nella mia ricerca, ma mi
ero reso anche, in qualche modo, responsabile per la morte di un giusto.
C' un male increscioso che ho visto sotto il sole: le ricchezze fanno la
sventura di chi le possiede, perch periscono dopo un travaglio doloroso;
e sar stato messo al mondo un bambino a cui non rimarr nulla. Quell'uomo ritorner nudo com' uscito dal ventre di sua madre, e se ne andr
nello stesso stato in cui arrivato. Anche questo un male increscioso,
che com' venuto, se ne va: e qual il vantaggio, nell'aver lavorato al vento?
Avevo voluto tendere una trappola, e Pierre Michel ne era stata l'esca
principale. La morsa mi si stringeva, e tutto accadeva come se andassi in
giro per il mondo a diffondere la cattiva novella, come se fossi un sacerdote empio. Al mio passaggio spargevo scompiglio, tormento e orrore. Tutte
le persone che incontravo, che mi indicassero il cammino da seguire, o
semplicemente mi parlassero, magari solo per un momento, scomparivano,
selvaggiamente assassinate. Ero sul punto di domandarmi se tutto questo
non avesse un legame con me. O forse Johnson aveva ragione: i rotoli diffondevano onde malefiche e gettavano un sinistro sortilegio su chiunque li
avvicinasse.
Dovevo andare a trovarlo, in modo da saperne di pi sui motivi occulti o
razionali del suo gesto.
2
Johnson aveva commesso un assassinio in diretta, davanti a migliaia di
testimoni. Era la sola imputazione presa in considerazione dall'istruttoria

aperta a suo carico; ma veniva pure sospettato di aver crocifisso il sacerdote Osea, Almond e Millet, e di aver ucciso Matti, il cui corpo era stato finalmente ritrovato, orrendamente mutilato. Johnson negava di essere l'autore degli altri omicidi e confessava soltanto quello di Pierre Michel. Dal
canto suo, Jane credeva che dicesse la verit.
Non sarebbe capace di commettere un delitto a sangue freddo mi disse.
Tuttavia, questo era proprio premeditato. Da molto tempo minacciava
Pierre Michel. venuto al convegno portando con s un'arma.
Dovremmo interrogarlo.
Ci recammo al carcere dove era detenuto. Quando lo vidi, non riconobbi
pi l'uomo che avevo incontrato con mio padre, arrogante e sicuro di s.
Accasciato, sembrava aver perduto ogni contegno. Le rughe che gli striavano le tempie da una parte all'altra sembravano essersi scavate e tremolavano per l'effetto della tensione nervosa. Ci sedemmo intorno al tavolo del
parlatorio a vetri dove ci avevano lasciati soli. Jane gli spieg, con voce
calma e dolce, il motivo della nostra visita, e gli domand quali fossero
state le ragioni del suo gesto.
Ho ucciso Pierre Michel perch ci ha tradito e perch ha abbandonato
la fede cristiana rispose.
Lo ha minacciato? domand lei.
Aveva rubato il rotolo. L'ho cercato, e l'ho minacciato in diverse occasioni. Quel rotolo mi apparteneva, capite? Non aveva il diritto di rubarmelo.
lei che lo ha rubato a noi intervenni. Apparteneva a Matti.
Ma chi lo aveva aiutato ad acquistarlo? Sono stato io a effettuare le
trattative con Osea. Sono stato io a mantenermi in costante rapporto col
vescovo.
Lei non aveva i fondi necessari per comprare il rotolo e si servito di
Matti per ottenerlo; in seguito lo ha sottratto al museo.
S, perch quel rotolo mi spettava. Malgrado tutto quello che avevo fatto per lui, Osea non voleva cedermelo; domandava troppo denaro, era diventato avido. Allora mi sono servito di Matti per acquistarlo. Ma, dopo
averlo portato via dal museo, ho commesso un enorme errore. L'ho affidato a Pierre Michel perch lo studiasse e traducesse. Gliel'ho dato perch
era il migliore, e riponevo in lui tutta la mia fiducia. Ma mi ero scaldato
una vipera in seno. Mi ha tradito.

Cosa c' dunque in questo rotolo perch lei abbia attentato alla vita di
un uomo?
Non rispose alla mia domanda. La ripetei. Continu a non rispondere.
Allora chiesi: Sa qualcosa a proposito della sparizione di mio padre?.
No. Non sapevo che fosse sparito.
Lo hanno rapito, Johnson continuai, la voce tremante di collera. Se
lei a conoscenza di qualsiasi cosa che riguardi i rotoli, farebbe meglio a
dirmelo.
Di nuovo, non rispose alla mia domanda. Mi squadr con uno sguardo
ironico, quello stesso sguardo arrogante che aveva al momento del nostro
primo colloquio. Non riuscendo pi a trattenermi, mi chinai sopra il tavolo
e lo afferrai per il collo.
Ary! grid Jane. Cosa fai?
L'avverto gli dissi guardandolo dritto negli occhi che se scopro che
lei implicato in questa faccenda, in un modo o nell'altro, gliela far pagare, con le mie stesse mani!
Ary! grid ancora Jane.
Lei si dice cristiano continuai ma soltanto un truffatore e un assassino. Ha rubato il rotolo che ci apparteneva e, non contento di questo, ha
tormentato e ucciso Pierre Michel; tutto per il suo antisemitismo.
Ary! url Jane.
E Osea, Almond e Millet? E Matti? Vuoi rispondere? urlai a mia volta, sempre pi fuori di me.
Ary! Lascialo!
Io non c'entro per niente disse Johnson, in un soffio, quando allentai la
mia stretta. Conoscevo appena Matti. Non so chi abbia potuto ucciderlo
n chi abbia rapito suo padre. Ho ucciso Pierre Michel, ma non gli altri.
Almond non era cristiano, e la sua testimonianza non mi interessava. In
ogni caso, non aveva il manoscritto essenziale. Ho ucciso Pierre Michel
perch era mio amico e mi aveva tradito, e perch voleva rivelare il contenuto del rotolo. Lo rifarei.
Vieni, andiamo mi richiam Jane, prendendomi per un braccio e trascinandomi verso la porta. Non otterremo nient'altro da lui.
Per la verit, non ritenevo che Johnson potesse essere l'autore degli altri
assassinii. Ma, se lui non sapeva nulla a proposito del rapimento di mio
padre, allora diventava sempre pi chiaro che quest'ultimo era da mettere
in relazione con gli altri delitti.

Insomma, Ary, cosa ti preso? mi domand Jane appena fummo usciti dal carcere.
Ho pensato che quell'uomo sapesse pi cose di quante volesse dirne.
Ma... tutta quella violenza...
Sembrava stupita.
Il mio nome, Ary, sai cosa significa? le chiesi.
No.
Significa "il leone"... Ascolta, non posso pi rimanere qui. Devo tornare in Israele. Sento che la soluzione del mistero mi aspetta laggi.
Allora lascia che ti accompagni.
No. Dove andr io, tu non puoi venire. Resterai qui. Sarai meno in pericolo a New York... e lontano da me.
L'indomani, il giorno prima della mia partenza, cenammo in un ristorante kasher di Manhattan. Era una pizzeria del quartiere dei gioiellieri, dove
si accalcava una ressa di chassidim: gli uomini in marsina e cappello, e le
donne spesso molto eleganti, con parrucche che imitavano ogni tipo di
capelli, corti o lunghi, pi dritti o pi biondi fino ai riccioli pi scuri.
Sei sicuro, Ary, che non vuoi che ti accompagni? mi domand Jane.
S.
Lo sai. Sono rimasta veramente colpita dalle rivelazioni di Pierre Michel, e anche dalla sua morte. Mi piacerebbe saperne di pi. Aiutarti.
importante per me... diciamo per la mia fede cristiana.
Hai gi fatto molto...
... ma devi partire continu. Lo so. Rimarrai con me ancora per poco...
Dopo la cena, la riaccompagnai. Rimanemmo per un lungo momento in
silenzio davanti alla sua porta.
Dato che dobbiamo lasciarci fin per dire permettimi di regalarti una
cosa.
Mise la mano nella borsa, e ne estrasse un oggetto di forma oblunga, accuratamente avvolto in uno scampolo di tela bianca; liber delicatamente
l'oggetto dalla stoffa e me lo porse. Non potei trattenere un grido di sorpre-

sa. Si trattava di un vecchio rotolo, una pergamena antica tutta sciupata,


rigata da una piccola e fitta scrittura nera.
Sono riuscita a intrufolarmi dietro ai barellieri fino al palco. Era sul tavolo. Nel panico generale, non se n' accorto nessuno.
Nel precipitare degli eventi, non avevo pi pensato al rotolo, che credevo in possesso della polizia. Ma non ebbi il tempo di esprimere la mia sorpresa. Un uomo, sbucato da dietro le sue spalle, aveva afferrato il braccio
di Jane costringendola a lasciare il rotolo e assestandole un violento colpo
che la fece cadere. La testa sbatt violentemente a terra. Mentre l'uomo si
abbassava per raccogliere il manoscritto, gli afferrai il braccio. Allora lui si
volt di scatto estraendo un coltello. Lottammo corpo a corpo, rotolando
sul marciapiede. Schiacciato dalla massa robusta dell'uomo, sentii il suo
respiro alitarmi sul viso. Ero meno forte di lui, e gli abiti larghi da chassid
non mi agevolavano, ma riuscii ugualmente ad assestargli diversi ganci
allo stomaco e al petto. Lottai con tutte le forze che non avevo pi impiegato dal tempo dell'esercito ma che, con uno sforzo supremo, racimolai per
l'occasione. Gli trafissi la pelle, lo colpii con i pugni agli organi vitali, gli
spezzai qualche dente. Gli sferrai una violenta gomitata alla mascella. Ma
a un tratto sentii la lama penetrarmi nell'anca. Sorpreso dal dolore, perdetti
la presa. Ne approfitt per martellarmi di colpi, pronto alla fuga. Sentii che
le ossa mi scricchiolavano come se si fossero rotte in parecchi punti, e lo
stomaco ritrarmisi sotto la forza dei suoi pugni. Compresi che la mia ultima possibilit era il revolver di Shimon. Misi la mano in tasca. Ma estrassi
soltanto la piccola boccetta di olio di balsamite. Il mio avversario se ne
impadron e me la fracass sulla testa. Un liquido rosso, denso e nauseabondo mi si sparse sui capelli sgocciolandomi sul viso. Alla fine estrassi
l'arma e gliela puntai contro le costole. La lotta cess di colpo.
Frattanto Jane era rinvenuta. L'aiutai a rialzarsi. Ancora confusa, raccolse la pergamena e la rimise nella borsa. Poi, con una mano apr la porta del
suo appartamento, appoggiandosi l'altra sulla fronte contusa. Feci segno
all'uomo di venire avanti. Eterno! Dibatti contro quelli che dibattono contro di me, fa' la guerra a coloro che mi fanno la guerra. Prendi scudo e
rondella; e alzati per venire in mio aiuto. Mostra la tua lancia, e chiudi il
varco davanti a quelli che mi perseguitano. Di' alla mia anima: Sono la
tua liberazione.
Chiesi a Jane di reggere un attimo il revolver, e legai il prigioniero a un

termosifone con dei cordoni da tenda. Tenendo l'arma a portata di mano, ci


occupammo a turno rapidamente delle nostre ferite. Jane si lav le ginocchia scorticate e applic del ghiaccio sul taglio che aveva alla fronte. Io
misi un impacco sull'anca insanguinata e passai la testa sotto l'acqua per
togliere il liquido viscoso e maleodorante che mi si era appiccicato alla
pelle e incollato ai capelli. Mi guardai allo specchio: il mio viso, tumefatto,
recava lividi rossi e blu.
Il mio avversario non era in uno stato migliore, ma sembrava pi vivace.
Doveva avere una cinquantina d'anni. I capelli grigi e ricciuti dovevano
essere stati nerissimi, e la pelle era scura. Gli occhi bruni esprimevano una
viva agitazione. Gli domandai in inglese chi fosse. Mi rispose in ebraico
che si chiamava Kair. Kair Benyair.
Finalmente, pensai, eravamo riusciti a catturare almeno uno dei misteriosi personaggi che ci avevano fatto la posta, fosse stato pure il nostro
peggior nemico. Forse la trappola che avevamo teso con il convegno non
era stata inutile.
Perch volevi quel rotolo? domandai.
Per il tuo stesso motivo.
Cio? insistetti.
Perch indica dov' nascosto il tesoro degli esseni.
Come fai a saperlo? Hai decifrato il rotolo?
No, non l'ho letto. Me lo ha detto Osea. Era gi riuscito a recuperare alcune parti del favoloso tesoro del tempio grazie a certe pergamene; un'autentica fortuna in oggetti preziosi. ancora tutto da lui, nel suo appartamento.
In effetti, ricordai le centinaia di oggetti di valore, il vasellame e i preziosi di foggia antica che avevo visto. Ora ne sapevo la provenienza.
Ma continu Kair non conosceva ancora il vero e proprio nascondiglio del tesoro, quello che secondo lui era il pi importante.
Sai dove si trova mio padre e chi lo ha rapito?
No. Non so neppure chi sia tuo padre.
E sai chi ha ucciso Osea?
Li ho visti, s. Ero nella stanza accanto quando sono venuti. Osea sembrava conoscerli. Hanno avuto una violenta discussione a proposito del
tesoro. Dicevano a Osea che non lo avrebbe mai scoperto. Lui rispondeva
che niente glielo avrebbe impedito. Poi, stato atroce. Sono scappato. Ma

ho paura. Sanno che lavoravo con Osea, e sono sicuro che mi stanno cercando. Per questo sono fuggito da Israele.
Allora mi dissi che, per ritrovare la pista di mio padre, occorreva certamente trovare prima quella del tesoro, e quindi conoscere finalmente il
contenuto del rotolo.
Lo presi, lo aprii con delicatezza e cominciai a svolgerlo, le mani tremanti. Sentii la pelle screpolata distendersi come per magia. Apparve la
scrittura, fitta e minuta. Si trattava proprio del manoscritto perduto: come
aveva detto il professor Matti, le lettere erano tracciate da sinistra a destra,
contrariamente all'ebraico comune, e ci impediva di decifrarle rapidamente o, perlomeno, rendeva il compito singolarmente arduo.
Tuttavia, vi era una spiegazione facile per quello che a tutti era apparso
come un maleficio soprannaturale. Effettivamente, notai che siccome il
documento era stato arrotolato molto stretto, a causa dell'umidit il testo si
era impresso a ricalco sul retro della colonna che aveva arrotolata intorno,
lasciando quella originale bianca. Cos, la dislocazione della scrittura e la
sua inversione non erano stati intenzionali. Non era stato che un incidente.
Comunque, per leggerlo, bastava guardarlo in uno specchio: cosa che feci
senza ulteriori indugi. Le lettere aramaiche riapparvero nel loro ordine
naturale, come erano state tracciate dalla mano dello scrivano.
Ahim! Perch non ero stato pi attento quando mio padre mi aveva insegnato le lettere antiche? Perch non ero stato pi studioso, invece di passare il mio tempo in vane occupazioni? Perch mi veniva inflitta una tale
pena? Essere cos vicini alla meta e non potere raggiungerla! Due ore dopo, mi trovavo ancora nello stesso stato di ignoranza di parecchi mesi prima. Eccomi, uno stolto, mentre credevo di essere saggio. Sono forse un
mare, o qualche grosso pesce, che mi hai rinchiuso in questo modo?
Solo il pi esperto e dotto specialista sarebbe stato in grado di decifrare
la piccola e fitta scrittura ellittica degli scribi di Qumran. Senza l'aiuto di
mio padre mi era impossibile tradurla, dato che la met delle lettere era
cancellata, e la lettura in quelle condizioni era un arduo lavoro d'interpretazione, quasi di divinazione. Lessi e rilessi finch le lettere allucinarono i
miei occhi e mi stordirono in un balletto infernale. Ma non comprendevo
quello che leggevo. Non mi restava che contemplare la vecchia e logora
pergamena tanto desiderata come un ignorante, uno stolto senza saggezza.

La saggezza vale pi di tutti gli strumenti di guerra, e un solo peccatore fa


perdere grandi sostanze.
Non sapevo che cosa fare. Beninteso, era fuori questione ricorrere ad altri studiosi. Anche se avessi conosciuto qualcuno in grado di trascriverlo,
non potevo fidarmi pi di nessuno. Comunque, era chiaro che sarebbe stato necessario tornare in Israele, dove si trovava il tesoro e forse mio padre.
Non volevo liberare Kair, temendo che avvertisse eventuali complici. Ma
lui stesso non sembrava intenzionato ad andarsene. Ci propose un accordo:
dal momento che cercavamo tutti il significato del rotolo, perch non stipulare un'alleanza?
In effetti, era nel nostro interesse non separarci da Kair e continuare a
tenerlo d'occhio.
Ora hai bisogno di me; come farai a sorvegliarlo? mi disse Jane.
Potr farlo io stesso. E non credo che scapper. Ha troppa paura e non
nel suo interesse, dato che ricercato dalla polizia. Ha bisogno di noi
perch lo proteggiamo alle frontiere e lo nascondiamo.
Ma non puoi correre il rischio di perderlo. Non avrai la possibilit di
rimanere con lui e contemporaneamente andare alla ricerca di tuo padre.
Mi arranger risposi bruscamente.
Benissimo. Se la prendi in questo modo, sar costretta a usare le maniere forti. Se rifiuterai di portarmi con te in Israele, riveler tutto al giornale. Dir tutto al mio capo, Barthelemy Donnars, che - per inciso - sta
cercando freneticamente il manoscritto scomparso. Credimi, con un articolo ben calibrato ti manger in un boccone.
Non farai una cosa simile! esclamai, stupefatto.
No, non lo far. In compenso, sarei capacissima di seguirti tuo malgrado. Dopo tutto, non ho bisogno della tua autorizzazione per andare in Israele. E quel manoscritto un po' mi appartiene...
Un aiuto contro se stessi; cos era la donna. Sapevo che non avrei dovuto
cedere; prolungando la nostra societ, rischiavo di trovarmi legato a lei pi
di quanto gi non fossi. Ma la sua decisione era tale, che la lasciai fare.
Fu cos che ci mettemmo sulla strada per Israele, dove si trovava, lo presentivo, la soluzione di tutti i problemi.
Tanti ricordi mi tornarono in mente sull'aereo, a mano a mano che ci
stavamo avvicinando: Gerusalemme in un tramonto di fine estate, sotto

una brezza fresca, talvolta quasi gelida, in certe sere in cui l'inverno gi
nell'aria; la luce dorata che, in quegli istanti di grazia crepuscolare, ricopre
i muri bianchi della citt vecchia di una tinta ocra, e bagna il Monte degli
Ulivi di un'aura zafferano, che non si sa se provenga dal sole, dalla luna,
dal firmamento, dalle stelle, dai lampi, dalle rose o dai candelabri, o forse
da tutto questo insieme.
Mi ricordai di uno dei pi antichi quartieri fuori dalle mura della citt
vecchia, Nahalat Shivah, che la societ contemporanea cerca di annettere.
A una delle sue porte, si trova Kahl Chassidim, una piccola sinagoga dove
mi recavo talvolta, fra le pi vecchie della citt. Le sue pareti erano ricoperte di targhe che commemoravano vite diventate polvere da molto tempo. Per le vie strette, i pedoni camminavano tra i marciapiedi, saltando da
un lato all'altro ogni volta che passava un'automobile. Oppure erano i veicoli che salivano sulle banchine di emergenza per evitare di schiacciarli.
Certe strade erano talmente esigue che si potevano percorrere soltanto in
fila indiana, uno dietro l'altro. Mi sembrava ora che il mondo nuovo e i
tempi moderni assediassero le vecchie vie di comunicazione. I muraglioni
di protezione e i vestiboli da preghiera appena illuminati dalla luce del
giorno, appena sfiorati dal chiarore della luna, sembravano in procinto di
incendiarsi.
Alzati, disse al suo popolo, rifulgi, poich giunta la tua luce, e la
gloria di Dio irradia su di te. Poich ecco che le tenebre coprono la terra e un'oscura nebbia grava sulle nazioni, mentre sopra di te risplende
Dio, su di te manifester la sua gloria.
3
Rivedendo la mia terra provai un'immensa felicit. Sull'aereo avevo faticato a frenare la mia impazienza, come se al nostro arrivo dovesse succedere qualcosa di favoloso, un fatto nuovo, un mutamento radicale. Ed effettivamente, qualcosa si verific. Quando raggiungemmo i dintorni del
paese, contemplai dall'alto la spiaggia di Tel Aviv, il suo fertile mare e le
grandi costruzioni. Era come un ritorno, un'aliah. Mi sentii pieno di quel
sentimento che provano i nuovi emigranti: di ritrovare un luogo perduto da
secoli nel momento in cui una contrada lontana, mai vista n conosciuta,
diventa la loro stessa casa. Stavo ritrovando un'identit. Non ero nessuno
all'interno della diaspora, dove cercavo disperatamente altri ebrei simili a

me. Qui, mi riconquistavo, ero di nuovo me stesso. Non avevo pi bisogno


di battermi per giustificare la mia esistenza. Non andavo pi in cerca di
una comunit. Qui si trovava il riposo, tutto era spontaneo. Per secoli, avevo conosciuto la diaspora: ora, rientravo. L'ebreo errante deponeva i bagagli.
L'aria tiepida da cui fummo deliziosamente avvolti al momento della discesa dall'aereo mi riscald il cuore. Sul taxi che ci condusse a Gerusalemme, mi sentii sprofondare in un'immensa pace. In nessun altro luogo
avevo avuto cos presente a me stesso il sentimento di star bene, di esserci.
Qualcosa di straordinario, un'esperienza unica era in corso, e io ne facevo
parte; qui, tutto aveva un altro senso e io non avevo bisogno di lottare per
la mia vita.
Iniziarono le curve della strada: segno che salivamo verso Gerusalemme.
Questa strada percorsa mille volte mi procur tuttavia una vera e propria
impazienza. Non era soltanto il ritorno, n il richiamo della casa, del riposo e del ristoro dopo un viaggio lunghissimo. A mano a mano che compivamo la nostra ascensione, mi rendevo conto di agognare l'arrivo lass
come si spera in un mondo migliore. Avevo di fronte a me la vista dei primi bastioni che, affiorando sempre pi dalla foschia, furono ben presto
completamente reali; per tutto il tempo il mio cuore aveva sussultato di
gioia al loro richiamo, e la mia anima si era elevata con la salita. Sentivo il
Divino entrare in me; ne ero completamente inebriato. Mi dicevo che presto lo avrei sperimentato. A questo punto riconobbi il sentimento da cui
ero invaso: si trattava di un'impazienza escatologica. Il sentimento di Dio
mi possedeva e faceva trasalire la mia anima. Ero turbato.
Mi ritorn alla memoria un salmo; diceva che se avessi vacillato, Dio
nella sua benevolenza mi avrebbe salvato per sempre; se avessi incespicato, la giustizia di Dio mi avrebbe giustificato in eterno; che qualora l'oppressione si fosse scatenata, mi avrebbe salvato dalla fossa; avrebbe reso
sicuri i miei passi lungo il cammino. Diceva che nella verit della sua giustizia mi aveva giudicato, che grazie alla sua copiosa generosit avrei espiato tutte le mie iniquit, con la sua giustizia mi avrebbe purificato dalla
lordura umana e dal peccato dei figli dell'uomo, affinch venisse lodata la
giustizia di Dio e la maest dell'Altissimo.
Ti rendo grazie, Adonai!
Poich non m'hai abbandonato
Quando ero in esilio presso un popolo straniero,

Poich non mi hai giudicato secondo le mie colpe,


E non mi hai abbandonato per le infamie della mia inclinazione,
Ma hai soccorso la mia vita preservandola dalla fossa.
Hai posto la mia anima per giudicarla
In mezzo ai leoni destinati ai figli della colpa,
Leoni che spezzano le ossa dei forti,
E che bevono il sangue dei valorosi.
E mi hai messo in un luogo d'esilio tra innumerevoli peccatori,
Che stendono una rete sulla superficie delle acque,
E fra i cacciatori inviati contro i figli della perversit.
E qui, per il giudizio, mi hai dato il tuo aiuto,
E hai fortificato nel mio cuore il segreto della verit;
Da qui nata l'Alleanza per coloro che la cercano;
E hai chiuso le fauci dei leoncini,
I cui denti sono come un gladio
E le zanne come una lancia appuntita
Ripiene di veleno dei serpenti.
Avevano il solo intento di fare a pezzi
E si erano gi appostati;
Ma non hanno aperto le loro fauci contro di me.
Perch tu, mio Dio, mi avevi nascosto
Allo sguardo dei figli dell'uomo
E hai fatto giungere la tua Legge dentro di me
Nel tempo in cui mi fu rivelata la tua salvezza.
Un'intuizione divina mi sollev il cuore e la mente, e mi condusse, a
qualunque costo, verso l'unione con il Creatore. Attraverso il Suo Nome,
invocai quello di mio padre, come se ci fosse stato, se fosse stato in me e
io in lui, come se Dio stesso mi annunciasse che non era morto, ma pieno
di vita, e che viveva attraverso di me e attraverso di lui, che ben presto lo
avrei ritrovato e cos saremmo stati di nuovo insieme. Fu una consolazione. La ragione mi raccomandava di non cadere in errore suggerendomi,
attraverso pagine che ben conoscevo, che l'istantaneit dell'intuizione soprannaturale non era che la pigrizia del pensiero e il contraltare del razionalismo, rimasto vittima dell'immaginario. Ma la ragione era vana, il fatto
inesplicabile; mi sentivo trascinato.
Non era grande, e neppure importante, nel senso moderno del termine.

Praticamente, non avrebbe proprio dovuto esserci. Come Ur in Caldea e


l'antica Babilonia, avrebbe dovuto, da molto tempo, essere ridotta a un
mucchio di pietre, un ricovero per i buoi. Perch il suo nome venne cambiato? Per non essere obliterato? Ma l'impero sotto il quale questo accadde
a sua volta crollato, e nonostante le polveri e la cenere della distruzione
Gerusalemme ricostruita aveva continuato a sopravvivere. Nel corso dei
millenni, n i Bizantini, n i Persiani, n gli Abbassidi, n i Baghdadi, n i
Fatimidi, n i Mammelucchi, n gli Egiziani, n gli Ottomani, n gli Inglesi, la dominarono per l'eternit.
L'eternit, cio Gerusalemme. Vale a dire le scalinate in pietra dei magnificati bastioni che girano intorno alla citt come la sposa intorno allo
sposo, sette volte come le sette porte della citt, come le sette candele del
candelabro, e come i sette giorni della settimana e il settimo che precede il
primo, il muro con i bagliori dorati, le teste coperte, le preghiere e le promesse mormorate, e al di sopra del muro la collina del Tempio, dove il
primo padre sfid l'Eterno, che maledisse le dimore degli uomini vomitati
dalla terra. Vale a dire i pendii scoscesi delle colline oltre la porta delle
cose immonde, dove la citt del re conquistatore, rannicchiata contro il
versante che domina la valle del Kidron, si dissetava alla sorgente unica
dell'inesauribile senz'acqua; e ancora al di sopra i monti con gli alberelli,
terra millenaria di grandi anime; e sul fondo della valle il sepolcro del figlio ribelle e la piramide del profeta in collera, i pilastri per toccare i cieli, i
bassorilievi scolpiti per la terra. Vale a dire la tomba del re guerriero, trasformata in moschea dai soffitti a volta alla luce vacillante delle candele, e
la stanza adiacente, la camera dai rotoli profanati, autodaf di uomini, pagine bruciate, parole schernite. Vale a dire la via dolorosa, marcia sanguinosa degli oppressi, braccio di ferro e croce messianica, e le stazioni della
sofferenza, e l'esito del calvario, posterit degli uomini, abbandono celeste.
Vale a dire la moschea di Omar sostenuta da colonne dove verr appesa la
bilancia per soppesare ogni anima al momento dell'ultimo giudizio. Vale a
dire i numeri romani e le iscrizioni misteriose sui muri, al suolo e nel sottosuolo trapanato, i cornicioni ondulati delle case, le bianche abitazioni, la
pietra nuova, e il richiamo del sacro monte, dei ghetti di Sanz, Mattersdof,
Ger o Bez, delle mellah e delle casbah, su Ezra e Neemia che, tornati a
casa loro dopo l'esilio, seppero decifrare la citt e leggere sui suoi muri
insondabili, macchiati di polvere e appiccicati di fetide mosche: questa la
mia terra; e non la dimenticher mai.
Quando il sole si alza sulle colline della Giudea, la vecchia citt spro-

fonda nell'ombra. Ma nella valle di Kidron a oriente, un monte riesce sempre a catturarne i minimi raggi. Il pi antico cimitero ebraico del mondo si
trova alle sue pendici, e ai suoi piedi gli olivi e i cipressi attestano la presenza di questo luogo una volta chiamato Getsemani, prova evidente delle
cose passate da molto tempo, delle cose nascoste dalla fondazione del
mondo: qui, nel suo desiderio folle di preservare il passato, l'uomo fu capace di ripudiare i simulacri. facile, quando la luce impallidisce sulla
collina, tramare la cattiva sorte della disillusione e del disincanto. Questo
il luogo che Ges ha amato, dove cerc la pace e preg in solitudine. Qui
trov un riparo per la notte. Sempre qui, si dice, venne tradito.
Pi lontano, oltre le colline, il deserto si ritira; e pi in basso, dietro i bastioni, s'innalza la citt, che fa mostra della sua antichit con sconcertante
noncuranza. Al centro, il muro. Nel suo seno, il centro invisibile, il Tempio due volte distrutto, il santo dei santi nel cuore dell'antico palazzo d'oro
e di cedro, la casa dove Dio avrebbe sempre potuto rifugiarsi. Nessuno
aveva il diritto di entrarvi, salvo il sommo sacerdote, nel giorno di Kippur.
Si racconta che il giorno in cui il Tempio venne saccheggiato, un generale
romano vi fece irruzione per conoscere e vedere finalmente quel luogo che
gli ebrei riservavano a Dio. Voleva svelare il segreto. Ma quando sollev
la cortina del santo luogo, non trov nulla. Nel centro di tutti i centri, Luogo per eccellenza, cuore ardente di Gerusalemme, cuore arso del Tempio,
vi era semplicemente un luogo vuoto, un vuoto di luoghi. Vanit delle vanit, tutto vanit.
Scendemmo a un alberghetto fuori delle mura, non lontano dalla citt
vecchia. Evitai di passare dalla casa dei miei genitori nella citt nuova,
quartiere residenziale di Rehavia, per non essere costretto a dire a mia madre che mio padre era stato rapito. Ma volevo rivedere Mea Shearim, e
mostrarlo a Jane. Lasciammo all'albergo Kair, che non voleva uscire per
non esporsi a inutili pericoli. Sapeva di essere ricercato dalla polizia, e
certamente dal misterioso uomo che crocifiggeva.
Prendemmo un autobus fino alla citt nuova e giungemmo alla via dei
profeti di Mea Shearim. Jane si era vestita con pudore. Aveva indossato
una gonna ampia e una camicetta a maniche lunghe. Ma era raro, in questo
quartiere, vedere un uomo come me, un chassid, passeggiare a fianco di
una giovane donna non maritata. Ne facemmo comunque rapidamente il
giro, e io le mostrai i luoghi che avevo frequentato: la sinagoga, alcune
yeshivoth, le abitazioni dei miei amici. A un incrocio scorsi Jehudah, il

mio compagno di studi. Lo chiamai. Corse verso di me.


Ma dove sei stato tutto questo tempo? Avresti potuto mandarmi notizie mi disse.
Il mio viaggio durato pi tempo del previsto risposi. Ti presento
Jane.
Lei non gli porse la mano: sapeva che i chassidim non toccano mai una
donna, a meno che non sia la loro.
Bene, venite... stiamo un po' insieme propose Jehudah. Ho una cosa
importante da dirti, Ary.
Ci sedemmo in un caff, uno dei pochi del quartiere, tenuto da un chassid; Jehudah mi disse che passava il suo tempo al kollel, una yeshivah per
gli uomini sposati che dedicano la vita allo studio del Talmud. Riceveva
un po' di denaro dalla yeshivah, e sua moglie lavorava in un giardino d'infanzia.
Allora, sai la grande notizia? continu, con un'aria allo stesso tempo
fiera e misteriosa.
No.
Non ne hai sentito parlare, laggi, negli Stati Uniti?
Ma no, di che si tratta?
Il rabbi ha parlato a proposito del Messia. E si finalmente scoperto.
Cos'ha detto?
Si rivelato.
Chi? domandai, sbalordito.
Ma insomma, il rabbi! Ha detto di essere il Messia e che la fine dei
tempi vicina.
Questa notizia mi lasci senza parole. Che cosa aveva spinto il rabbi, a
ottantadue anni, a fare una simile rivelazione? Perch soltanto adesso?
Ma tu, credi che sia davvero il Messia? gli chiesi.
Be', prima di conoscerlo meglio, confesso di essere stato dubbioso come te, Ary. Ma adesso che sono suo genero e suo discepolo, ne so di pi.
Credo che sia davvero un sant'uomo. E molto pi di questo. Credo insomma che il rabbi ci liberer tutti.
Compresi quello che voleva dire. Avevo lasciato Jehudah ancora giovanotto, appena sposato, uscito fresco fresco dalla yeshivah; lo ritrovavo ora
nella ristretta cerchia del rabbi, dove aveva certamente acquisito funzioni

ufficiali. Faceva parte di quegli eletti, invidiati da tutti, che frequentavano


il rabbi da vicino e lo seguivano nella vita quotidiana.
Non vedi continu come tutto dolore nel mondo? La guerra, la miseria, l'ingiustizia: e si va di male in peggio. Avevamo creduto che gli orrori della seconda guerra mondiale non si sarebbero pi ripetuti. Ma no. La
guerra del Golfo, la pulizia etnica nella ex Jugoslavia, il genocidio in
Ruanda; ovunque il mondo oppresso dal male. E nella nostra terra, nel
nostro stesso paese, la lotta che conduciamo dalla creazione dello stato di
Israele, quella di Gog e Magog! Guarda Gerusalemme! Finalmente ora
abbiamo la speranza di un mondo migliore in un futuro molto vicino. Aspettiamo la rivelazione nel giro di poco tempo. imminente. Non lo senti? Dio ha finalmente dato ascolto alle nostre preghiere e sta per esaudirci.
Ha scelto il rabbi e lo ha inviato sulla terra, per salvarci. Ary! aggiunse
con la sua voce un po' rauca, chinandosi verso di me come faceva una volta, e prendendomi per le spalle. Fra un anno saremo nel duemila!
Da un pezzo abbiamo oltrepassato il duemila. Sono esattamente tremilasettecentocinquantanove anni che abbiamo superato il duemila. Non
siamo cristiani. Per noi, questo non vuol dire granch.
Abbass le braccia, scuotendo il capo.
Non ti rendi conto di quello che potremo vedere fra poco... Se non ti
penti, non sarai salvo, non prenderai parte...
... al regno dei Cieli continuai, quasi meccanicamente.
Di colpo mi ricordai il sogno che avevo fatto prima di partire per gli Stati Uniti, quel sogno in cui ero con Jehudah su un'automobile che seguiva
un pullman e saliva verso i cieli. Il pullman rappresentava il mondo esterno, il mondo cristiano gi salvato da Ges, mentre la piccola automobile
era il nostro mondo.
Ma mi ero svegliato di soprassalto gridando: Non ora!. Non ero cos
sicuro di augurarmi che il Messia venisse cos presto. Cosa ci avrebbe riservato veramente, quell'altro mondo?
Sai, domani la grande festa di Lag Baomer disse Jehudah. Come
d'abitudine i chassidim avranno un banchetto. Quest'anno me ne occupo io.
Annunceremo la notizia al pubblico. Vuoi farmi compagnia?
Accettai di rivederlo l'indomani. Non ero trascinato dalla prospettiva
della notizia da annunciare, ma nella mia mente si stava formando un pia-

no il cui percorso incrociava quello di Jehudah; cosa che, come avrei scoperto pi tardi, non era interamente frutto del caso.
Dopo che ci fummo accomiatati da Jehudah, Jane mi pose parecchie
domande a proposito di me e di lui. Le raccontai come si era sposato, e il
modo in cui era stato combinato il suo matrimonio.
Anche tu farai cos? domand.
Nel mio caso occorrer un sensale speciale, dato che i miei non sono
religiosi.
Vi sono pure sensali per gente come te?
Ce ne sono che si occupano dei casi un po' delicati, delle persone che
non si adattano per nulla alla societ, quelli che pregano troppo, o troppo a
voce alta, che studiano troppo, o ancora quelli che digiunano troppo, hanno
depressioni nervose, o soffrono di un problema nella sfera emotiva. Vedi,
non ci dimentichiamo di nessuno.
Cominciava a scendere la sera. Il suo viso catturava i riflessi dorati della
citt. Gli occhi erano tristi e luminosi.
Si occupano anche di quelli nati da matrimoni misti - voglio dire fra sefarditi e ashkenaziti -, e dei sefarditi che hanno studiato nelle yeshivoth e
sono diventati "neri"; non fanno che vestirsi di nero e vogliono magari
sposare una ragazza ashkenazita. Allora i sensali cercano di trovar loro
ragazze che abbiano un handicap fisico, o un problema di eredit.
E se il caso di una ragazza sefardita che cerca qualcuno?
Allora, ci sono molte probabilit che non trovi marito, dato che i clienti, ashkenaziti o sefarditi, non vogliono sefardite.
E le donne con problemi psicologici, trovano marito?
In generale, le donne non hanno problemi di quel tipo prima del matrimonio. Comunque aggiunsi vedendo la sua aria sorpresa nella comunit
non si viene a sapere. La famiglia non ne parla, per paura di non trovarle
marito. Per i ragazzi, diverso: non si pu nasconderlo. Vanno tutti i giorni alla sinagoga, alla yeshivah o per la strada, mentre le ragazze si vedono
una volta all'anno, alla sinagoga.
Cosa succede dopo che l'affare stato concluso?
Be', la futura coppia s'incontra la prima volta in presenza dei genitori.
Dopo le presentazioni, si comincia una conversazione, parlando del pi e
del meno. Nel giro di qualche minuto i genitori si spostano in un'altra stanza per lasciare da soli i giovani. La porta rimane socchiusa, perch non

siano del tutto isolati, dato che proibito per una coppia non sposata.
E di cosa parlano?
Dei loro studi, di cose generiche. Qualche volta non dicono nulla. La
ragazza generalmente timidissima. Poi si separano; si rivedranno soltanto
il giorno del matrimonio.
La ragazza o il ragazzo possono rifiutare?
No. Ritengono che i genitori abbiano fatto del loro meglio e ripongono
una completa fiducia nella loro scelta.
Quanti matrimoni vengono combinati in questo modo a Mea Shearim?
Tutti, penso, o quasi. Anche se i genitori si conoscono e pensano che i
loro figli starebbero bene insieme, preferiranno comunque fare ricorso a un
sensale. In questo modo le cose vengono combinate da un terzo.
E dopo?
Dopo il matrimonio, le ragazze lavorano fino alla nascita del primo figlio; insegnano o trovano un impiego nella comunit.
la comunit che aiuta la coppia a vivere?
S, dato che il ragazzo studia. Ma il contratto di matrimonio prevede
che venga loro assegnato un appartamento. A dispetto dell'esiguit del loro
reddito, arrivano a cavarsela con l'aiuto della famiglia, dei loro amici, e
grazie ai prestiti che contraggono presso le banche.
E se si vuole sposare una goya?
Sussultai. Conosceva la risposta a questa domanda. Compresi che era
stata una provocazione. Non mi ero reso conto che parlandole di matrimonio le avevo ricordato l'impossibilit della nostra unione, e cos facendo
l'avevo ferita.
Ritornando al nostro albergo passammo dal Muro Occidentale. Erano le
cinque del pomeriggio: cominciava a scendere la sera. Salendo con fatica i
piccoli gradini di pietra a strapiombo sulla spianata, si potevano vedere
quelli che pregavano davanti al muro, e quelli che, pi lontani, erano di
ritorno dalla moschea di Omar, dopo le ultime orazioni. Il sole del tardo
pomeriggio illuminava il Muro di una luce color rame che, simile a una
composizione frammentaria, ricordava, per la sua stessa assenza, il Tempio
perfetto e la Gerusalemme ideale, con i suoi grossi blocchi di pietre bianche uniformi circondate dalla parete rettangolare. Quel luogo santo e vuoto, sede di abominii, rivolte, usurpazioni del diritto della stirpe di Zadok,
degli idoli messi in mostra da Antioco Epifane, distrutto e ricostruito, di-

strutto e mai pi ricostruito, non era al termine della sua storia movimentata, smarrita e ricominciata, sognata prima di essere vissuta, realizzata e poi
immaginata, da sempre, dal tempo di Babilonia, in mezzo ai deportati, vicino al fiume Kebar, quando i cieli si erano aperti davanti ai profeti in estasi, mentre da nord veniva un vento di tempesta e un fuoco folgorante abbagliava i fedeli. Mentre profetavano rivedevano la grande piattaforma
quadrata dov'era posto il santuario di Dio, e attraverso minuziose visioni
ne evocavano le porte, i vestiboli, le camere e il Sancta sanctorum; nella
loro trance vedevano come se li avessero avuti davanti agli occhi l'orientamento e la dimensione precisa di ogni muro, porta o finestra, poich possedevano il codice segreto della santit, e nella loro estasi immaginavano
le simmetrie, gli specchi e gli spazi sacri. Ma si trattava soltanto di un'utopia, e quando gli esiliati ritornarono da Babilonia ed eressero il Tempio
sulla sommit del Moria, fu proprio all'interno del santuario che sacerdoti,
pellegrini e penitenti si divisero, invece di raccogliersi attorno ai perfetti
piani della Gerusalemme ideale. Ed Erode complet l'abominio quando,
come despota imposto da Roma, intraprese la vasta ricostruzione del Tempio sul monte Moria, e su uno dei pi begli edifici dell'impero romano appose il sigillo dell'aquila reale, l'aquila d'oro simbolo di Roma, sacerdotessa empia. Nel momento in cui venivano vergati i manoscritti del Mar Morto, il Tempio si era riempito di impurit; i sacrifici erano offerti tutte le
mattine per la salute dell'imperatore, e ogni giorno l'abitazione divina veniva sempre pi sottratta al suo Dio, il Dio iconoclasta.
Ed ecco che dopo duemila anni, c'era chi cercava i suoi resti, non sotto la
moschea di Omar, dove si era creduto fino a quel momento si trovasse il
Tempio erodiano, ma un po' pi lontano, dove si stavano effettuando scavi
che avevano riportato alla luce alcuni elementi del Tempio. Mi misi allora
a immaginare come sarebbe stato il Tempio ricostruito, domandandomi se
davvero quei lavori ne rivelassero l'autentica collocazione.
Nella mia mente, non era circondato da nessun muro: era una costruzione aperta dove si trovavano soltanto architravi e porte che disegnavano una
sorta di immenso ponte circolare e mediante i quali era facile penetrare nel
recinto, dopo i sagrati interni. Attraversato da tettoie e da lunghi corridoi,
era composto da vaste stanze che guardavano tutte sul cortile interno. Dal
cortile si poteva vedere ogni camera, da ogni camera si vedeva il cortile:
ogni stanza comunicava con un'altra, e ciascuna dava sul cortile. Inoltre
ognuna era diversa dall'altra, per dimensioni e per forma. Una era un ret-

tangolo di dodici metri di lunghezza per otto di larghezza, l'altra un triangolo di quindici metri per lato e dieci di altezza, l'altra un isoscele di dodici
metri per lato, l'altra era un quadrato perfetto di ventitr metri di lato, l'altra una camera perfettamente circolare di otto metri di raggio, l'altra una
vasta sala circolare di trentadue metri di raggio, l'altra era un esagono i cui
lati misuravano, rispettivamente, otto e dodici metri, l'altra un grande ovale
di cinquantadue metri di lunghezza, l'altra un'ellisse di nove metri di raggio, l'altra una forma indeterminata quadrata poi circolare, l'altra una forma
oblunga senza nome, l'una con i soffitti altissimi e l'altra con i soffitti bassissimi, l'una con il pavimento a piastrelle e l'altra con un pavimento in
legno lucido, l'una con morbida moquette e l'altra con un tappeto d'Oriente,
l'una con un gran lampadario e l'altra con una semplice lampada, l'una con
delle persiane e l'altra con delle tende, l'una con finestre scorrevoli e l'altra
con finestre a battenti, l'una tinteggiata a colori vivaci e l'altra tutta in legno. E tuttavia, ciascuna s'infilava nell'altra formando un insieme raccolto
sotto il ponte.
Sui sagrati del cortile vi erano quattro tavole che servivano per le funzioni, su cui si trovavano srotolati i rotoli della Torah. E in direzione di
una delle porte esterne, verso il luogo da cui si saliva, all'entrata della porta
che si apriva a settentrione, c'erano ancora due tavole. E nella direzione
opposta a questa porta, ce n'erano altre due. In tutto facevano otto tavole
per le funzioni, costruite in pietra da taglio, di un metro e mezzo di lunghezza, larghe e alte un metro. Ciascuna era riservata alla preghiera di un
officiante diverso: vi era quella per il sacerdote sadduceo, quella per il monaco esseno, quella per il rabbino fariseo, tutti risuscitati. Vi era poi la tavola per il rabbino ortodosso, quella per il rabbino liberale, e l'altra per il
rabbino riformato, che era una donna. E ancora una per chi voleva, una per
chi non voleva. Fra le stanze a vetri, ve ne erano alcune riservate ai cantori
e davano sui sagrati interni; altre, che si aprivano sui sagrati esterni, erano
per i rabbini che avevano l'incarico della Casa e si avvicinavano all'Eterno
per espletare il loro servizio, dato che erano i discendenti di Levi.
Nel mezzo c'era un vestibolo al quale si accedeva attraverso diverse scalinate. Dava sulla stanza segreta del Tempio, che aveva una lunghezza di
settanta metri e una larghezza di quaranta e mezzo. All'esterno era costituito di assi, finestre e camere rivestite in legno; perfino il pavimento ne era
ricoperto fino alle finestre. Questo rivestimento era decorato da sculture di
cherubini e di palme, ogni cherubino aveva due facce e tutte le facce erano
differenti. Intorno a questo luogo vi erano ancora sculture in legno; dal

suolo fino a sopra le aperture, altri cherubini e palme scolpiti. Figlio dell'uomo, questo il luogo del mio trono, il luogo dove posano le piante dei
miei piedi, del quale far la mia dimora per sempre con i figli di Israele;
la casa di Israele non insozzer pi il mio Santo Nome, e nemmeno i suoi
re, con le prostituzioni e con i cadaveri dei re nei loro luoghi elevati.
Era il Sancta sanctorum, la dimora di Dio, dove poteva entrare soltanto il
sommo sacerdote. E costui si faceva chiamare Figlio dell'uomo, e in queste
immagini mi appariva con i tratti del rabbi. Era lui il Radunatore, il Re
Messia che avrebbe salvato il popolo di Israele riunito nella sua patria? Il
sommo sacerdote, il cattivo sacerdote, il Figlio dell'uomo, i figli delle tenebre o i figli della luce... chi era in verit?
Bruscamente uscii dalla mia fantasticheria.
Non c'era pi nessuno davanti ai sagrati del Tempio. Vi indugiammo ancora un po', e soltanto pi tardi nella notte tornammo al nostro albergo. Per
la strada il mio passo era malfermo e pesante, come quello di un sonnambulo.
Con mia grande sorpresa - si trattava di un sogno, di una visione o di una
profezia, trance o realt? - la porta Dorata, davanti al Monte degli Ulivi,
che era stata murata nel 1530, quella notte era aperta. La imboccammo e
rientrammo al nostro albergo, trascinati dalla fresca brezza di Gerusalemme.
Nessuno entrer dalla porta d'Oriente poich lo ha fatto l'Eterno, e il
principe vi si sieder, entrer percorrendo il passaggio di quella porta,
e uscir facendo la stessa strada.
L'indomani mattina spiegai a Jane perch avevo deciso di recarmi alla
festa di Lag Baomer che commemorava l'ultimo e breve tentativo ebraico
di indipendenza da parte di Bar Kochba, nel 135 dell'era corrente. Bar Kochba era stato sostenuto da rabbi Akiba, che lo credeva il Messia su cui si
fondavano le speranze nazionaliste e mistiche. Questa festa attirava dunque soprattutto gli ebrei molto religiosi e, fra loro, i chassidim. Era l'occasione per tutti, sefarditi o ashkenaziti, di onorare alcuni rabbini che avevano lasciato un'impronta nella tradizione, come Rabbi Shimon Bar Jochai.
Ma quella grande adunanza era pure una bazza per i beduini che venivano
a vendervi i loro prodotti. Sapevo che i Taamireh, quelli che avevano scoperto il rotolo, avevano l'abitudine di recarvisi.

Chiesi quindi a Jane di rimanere all'hotel e di sorvegliare Kair Benyair,


poi presi il pullman per raggiungere Meron. Millequattrocento pullman e
altrettanti camion e automobili avevano lasciato un'imbottigliata Gerusalemme riversando una vera marea umana in Galilea, ai piedi di un colle.
Centomila persone vi si sarebbero inerpicate prima della notte di Lag Baomer. Alcuni rizzavano le tende sulle pendici rocciose vicino alle tombe
dei rabbini. Malati trasportati su barelle avanzavano a stento sugli erosi
sentieri. Mendicanti in jellaba e altri vestiti da chassidim prendevano posto
all'entrata del santuario. Si accapigliavano per proteggere le loro magre
bisacce, e tentavano di attirare l'attenzione facendo risonare una monetina
nelle loro gavette. Ovunque, venditori di oggetti di culto, di bibite, di falafel o di articoli d'ogni specie avevano eretto precarie bottegucce.
Mi facevo largo tra la folla, cercando l'ubicazione dei chassidim. Finii
per scoprire la tenda di tela color nocciola vicino all'entrata della tomba di
Rabbi Shimon. Mi chinai e diedi un'occhiata all'interno; vidi delle assi posate su Cavalletti e dappertutto libri religiosi e tefilin gettati alla rinfusa.
Attraverso l'apertura opposta, scorsi Jehudah che munito di un megafono
annunciava ai passanti: Il Messia qui! Sta arrivando! Entriamo nell'era
messianica!.
Poi afferr per un braccio un giovane soldato e gli propose di mettere i
filarteli. Siccome quello rifiutava, Jehudah si mise ad argomentare. Non
potendone pi, il ragazzo fin per accettare.
Allora Jehudah si gir e mi raggiunse.
Ary mi disse sono contento che tu sia venuto! Mi potrai aiutare.
Faccio un giro e ti raggiungo subito.
Vicinissime alla tenda dei chassidim, alcune vecchie predicevano la sorte servendosi di carte che posavano tre alla volta su un'asse: Venite a vedere gridava una di loro venite a vedere se Bar Yochai con voi!.
Pi lontano, dei giovani si disputavano il privilegio di portare per qualche decina di metri il rotolo della Torah che stavano alzando sopra la testa,
mentre nel corteo s'improvvisavano delle danze. Un gruppo di chassidim li
seguivano agitando bandiere e proclamando: We want Mashiah now.
La Torah raggiunse la tomba di Rabbi Shimon fra l'entusiasmo generale.
Ognuno celebrava alla propria maniera l'anniversario della sua morte: dappertutto non vi erano che danze sfrenate, ritrovamenti calorosi, discussioni

animate e ricchi pasti sotto le grandi tende. A volte i convenuti interrompevano i loro festeggiamenti per correre alla tomba di un rabbino portando
offerte di candele o d'incenso e domandando che le loro preghiere venissero esaudite.
Finalmente, scorsi la tenda dei beduini. Mi avvicinai. Vendevano ogni
sorta di ciondoli e oggetti fatti a mano. Comperai un piattino senza mercanteggiare e iniziai una conversazione.
Dove si trova la trib dei Taamireh? domandai in arabo.
Siamo noi i Taamireh risposero.
Spiegai sommariamente che avrei gradito intrattenermi con loro a proposito delle grotte e dei manoscritti che vi avevano trovato, molto tempo
prima, dentro le giare. Sembrarono comprendere ci che dicevo loro. Andarono a cercare un vecchio saggio a cui ripetei la mia richiesta.
Bisogna andare a trovare Yohi disse dopo avermi ascoltato. Poi ritorn in fondo alla tenda.
Chi Yohi? domandai agli altri beduini.
Yohi quello che partito.
Per dove?
il custode della tomba.
Ritornai dunque sui miei passi, e mi diressi verso la tomba di Rabbi
Shimon Bar Yochai. Era una piccola casa di pietra di cui occorreva attraversare i bui corridoi e gli stretti cortili interni prima di giungere alla stanza centrale dove si trovava la cripta, scavata poco sotto il livello del suolo.
All'interno vi erano mendicanti, infermi e altri disgraziati che non potevano permettersi una tenda e che stavano pregando per il miglioramento della
propria sorte.
Senza averlo mai visto, lo riconobbi immediatamente. La sua pelle era
marrone e incartapecorita, gli occhi piccoli, neri e penetranti, i capelli grigi
a met nascosti da un turbante. Se ne stava all'entrata della stanza, seduto
su una vecchia sedia, e sembrava meditare. Mi avvicinai a lui e gli domandai: Sei Yohi?.
S rispose.
Sembrava aspettare che gli dessi una moneta, come faceva la gente prima di entrare nella cripta mortuaria. Misi un biglietto nel suo piattino. Alz gli occhi, sorpreso.
Hai lasciato la tua trib?

Fece segno di s.
Quando?
Da un po' di tempo.
Perch te ne sei andato?
Non ebbi risposta.
Sono io che l'ho fatto andar via, Ary disse qualcuno alle mie spalle.
Sobbalzai. Quella voce un po' roca mi era molto familiare. Mi voltai lentamente. Era Jehudah.
Gli ho trovato questo lavoro e gli ho fatto lasciare la sua trib. Cosa
vuoi da lui? mi chiese con un tono che non conoscevo.
Ma cosa vuoi da lui tu, piuttosto? feci, sbalordito.
Quest'uomo ci utile, conosce l'esatta ubicazione dei manoscritti di
Qumran.
I manoscritti di Qumran! Ma tu cosa c'entri? Agisci per conto del rabbi?
S. Dice che si parla di lui in quei manoscritti. Dice che li vuole perch
parlano del Messia e annunciano la sua prossima venuta nell'anno 5760.
vero? domandai al beduino. Conosci i manoscritti?
Rest un istante in silenzio, poi chiese a sua volta: I rotoli di Qumran?.
S.
stato mio padre a trovarli.
La notte stava finendo e cominciavano a sorgere le prime luci dell'alba
quando Jehudah e io lasciammo Yohi. Fuori i chassidim si stavano coprendo con un talith e attaccavano i tefilin per iniziare la preghiera del
mattino. I canti e le danze della vigilia lasciarono il posto al pio raccoglimento. Nell'alba che spuntava profumata dai bracieri a met consumati,
tutti i chassidim, orientati verso il Muro Occidentale, dondolavano vigorosamente il corpo avanti e indietro.
Un altro gruppo di chassidim si era disposto in cerchio; meditavano seduti per terra, mentre i flauti suonavano una melopea nostalgica di cui ogni
frase, apparentemente improvvisata, era punteggiata di pesanti sospiri che
venivano dal pi profondo dell'anima, come se questa stessa respirasse.
Poich occorre saper sospirare, per essere un chassid. Tutta la gioia e tutta
la tristezza sono presenti nel soffio del chassid che sospira, tanto il suo
cuore allo stesso tempo compiaciuto dal fervore dell'attesa messianica e
straziato dalle indelebili stigmate della distruzione del Tempio.

Se dunque necessario saper sospirare per essere un chassid, io, in quel


primo mattino, ero certamente un chassid. La mia sofferenza era troppo
grande, la mia gioia offuscata. Stavo troppo male. Troppo male per Lui.
E io mi sono azzittito, mentre il mio braccio veniva staccato dai suoi
legamenti e il mio piede camminava nel pantano. I miei occhi si sono
chiusi per non vedere il male, le mie orecchie per non ascoltare gli assassinii. Il mio cuore fu reso ebete dal progetto della malizia, poich
Belial a manifestarsi quando si mostra l'inclinazione del loro essere.
Tutte le fondamenta della mia costruzione scricchiolarono e le mie ossa si disgiunsero, e le mie membra furono come un battello nella furia
di una bufera. E il mio cuore rabbrividiva fino allo sterminio, e un
vento di vertigine mi faceva vacillare a causa delle sventure dei loro
peccati.
SESTO ROTOLO
Il rotolo delle grotte
Ho comunicato nelle Mie Scritture tutte le benedizioni e le ricompense che sono loro destinate, perch hanno preferito il cielo
alla propria vita in questo mondo: pur essendo stati schiacciati,
caricati di vergogna e di obbrobrio, e coperti di oltraggi dai malvagi, hanno continuato a benedirmi. E adesso chiamer gli spiriti
dei virtuosi nati nella generazione della luce [...], cos come coloro che non hanno ricevuto nella loro carne l'onore degno della
loro fedelt. Illuminer di una luce brillante quelli che hanno
amato il Mio santo nome e far sedere ciascuno di loro sul suo
seggio di gloria. Risplenderanno per un tempo senza misura, poich il giudizio di Dio giusto, e Lui accorda fiducia ai fedli nella dimora dove conducono le vie della rettitudine. Vedranno gettare nelle tenebre quelli che sono nati nelle tenebre, mentre i giusti risplenderanno. I peccatori gemeranno e li vedranno circonfusi di luce, e andranno a loro volta l dov' stato stabilito per iscritto dai tempi dei tempi. [...]
E ora vi rivelo questo mistero: i peccatori alterano e riscrivono
le parole della verit, ne cambiano la maggior parte, mentono e

fabbricano grandiose finzioni, redigono Scritture a loro nome. Se


invece scrivessero soltanto a loro nome tutte le mie parole, in fedelt, senza abolirle n alterarle, ma redigendo fedelmente le testimonianze che trasmetto loro!
Conosco ancora un secondo mistero: i giusti, i santi e i saggi
riceveranno i miei libri per rallegrarsi della verit. [...] Le accorderanno fede e se ne compiaceranno, e tutti i giusti esulteranno imparando a conoscervi tutte le vie della verit.
Rotoli di Qumran,
Libro di Enoc
1
Dio, dopo il principio, appena ebbe creato l'uomo e la donna e questi ebbero commesso la colpa, si mise a maledire quelle creature che gli erano
state infedeli. Alla donna disse che avrebbe partorito nel dolore e che sarebbe stata desiderosa dell'uomo che l'avrebbe dominata. All'uomo predisse che avrebbe lavorato nella fatica, che sarebbe ritornato alla terra da cui
era stato fatto, e che come polvere sarebbe ritornato alla polvere. Poi mise i
cherubini a oriente del giardino dell'Eden, affinch con la fiamma della
loro spada folgorante sorvegliassero l'accesso all'albero della vita. Ma perch Dio aveva creato l'uomo libero, se era necessario che pagasse con la
vita il prezzo di quella libert? Perch donare, per poi riprendere?
stato tuo padre a trovare i manoscritti? avevo iniziato a domandare a
Yohi.
S.
Dov' ora?
morto. Lo hanno ucciso aveva risposto.
Parla dissi raccontami cosa successo. Non hai nulla da temere da
me. Hanno rapito mio padre. Vorrei ritrovarlo.
Allora raccont. Non c'erano mai state pecore perdute, n pietre gettate
nel fondo di una grotta: i manoscritti non erano stati ritrovati cos. Un
giorno era arrivato un uomo all'accampamento dei Taamireh. Sembrava
all'apparenza un beduino, ma parlava una lingua sconosciuta. Come ogni
straniero, venne ricevuto secondo la consuetudine, con molti riguardi: sro-

tolarono una coperta, gli offrirono t molto zuccherato sul pi bel vassoio
posseduto dalla trib. Poi gli fecero il caff, che venne servito in una bella
tazza decorata.
Quel giorno, come d'abitudine, l'accampamento di tende nere era disposto su una lunga linea, rivolta a sudovest. Tutto era perfettamente calmo.
Ciascuno andava e veniva secondo le sue esigenze. Il caldo dell'estate faceva venire voglia di stendersi al sole senza far nulla e poi, quando fosse
giunto al colmo, nel mezzo del mattino o del pomeriggio, di sedersi all'ombra della tenda e, durante le ore soffocanti, digiunare appoggiandosi al
gomito.
Conoscevo un poco il modo di vivere cos particolare dei beduini. Mio
padre, che in giovent aveva avuto alcuni amici fra loro, me ne aveva parlato. Diceva che entrare in una delle loro tende bianche e nere era come
trovare un rifugio nel mezzo della desolazione della vita selvaggia. Fuori,
c'era lo spazio vuoto e minaccioso del deserto dove l'acqua rara, i giorni
cocenti e le notti estremamente fredde. Diceva che quando aveva condiviso
la loro tenda, durante la notte si svegliava e rabbrividiva fino all'alba. Osservava allora il paesaggio che, bianco e nero come le tende, si aureolava a
poco a poco di un tenue colore, fino al momento in cui il sole si levava,
quasi partorito dal suolo. Allora incominciava a fare sempre pi caldo, e
nel giro di qualche ora il deserto acquistava i colori della vita. Mio padre
era profondamente compenetrato da questa esperienza del deserto. Diceva
che sentire il suo silenzio spaventava quelli che erano abituati al clamore
delle citt, quelli che non avevano mai conosciuto la solitudine assoluta.
Nel deserto si poteva scrutare l'orizzonte a perdita d'occhio senza trovarvi
un solo essere vivente. Ovunque la terra era vuota, come se la forza del
sole e l'assenza di pioggia avessero voluto cancellarla dalle carte geografiche.
Qualche volta i beduini si recavano sulle montagne alte e selvagge. E
pure verso le dune di sabbia che, simili a onde gigantesche esposte all'erosione del vento, assumevano forme misteriose. Tutti i beduini pensavano
che il deserto fosse abitato dai ginn. Dicevano che lo strano canto delle
dune, quel rumore di granelli di sabbia che precipitano sotto la carezza
leggera del vento, era la musica suonata dai ginn. Talvolta, membri della
trib cantavano e danzavano in modo strano: erano ancora i ginn.
Quando lo straniero si fu riposato e rifocillato, gli domandarono che cosa facesse e dove andasse. Ma siccome non comprendevano la sua lingua,

chiamarono il padre di Yohi, che andava a vendere gli oggetti nelle citt di
Israele. Conosceva l'ebraico, e anche un po' di inglese. Il padre di Yohi non
ebbe troppe difficolt a parlare con quell'uomo; la sua lingua assomigliava
molto all'ebraico, anche se non proprio esattamente quello che aveva l'abitudine di ascoltare.
Nella tenda dove lo straniero era stato ricevuto c'era lo sceicco, con numerosi uomini importanti della trib. Il padre di Yohi fece da interprete.
Lo straniero comunic loro che aveva portato oggetti di grande valore, che
desiderava vendere in citt. Pensava che, se i Taamireh se ne fossero occupati, avrebbero potuto dividere gli utili. Estrasse da un carniere alcune antichissime giare, da cui tir fuori con mille precauzioni le vetuste pergamene. I beduini lo guardarono con curiosit.
sicuro che queste pelli di animale siano di grande valore? domand
lo sceicco, un po' dubbioso.
Il padre di Yohi ripet la domanda, e a mo' di risposta l'uomo mostr una
pergamena al capo e ai suoi uomini, perch la vedessero pi da vicino. La
guardarono attentamente: il rotolo era adorno di piccoli tratti neri, sottili e
abbastanza regolari. Non sapevano leggere; ma sentirono, vedendo l'uomo
assai fiero della sua scoperta, che doveva trattarsi di qualcosa d'importante.
Allora tennero un piccolo consiglio, al termine del quale decisero di consegnarle al padre di Yohi, di nome Falipa, perch cercasse di venderle in
occasione del prossimo viaggio in citt.
Era scesa la notte; dunque invitarono l'uomo a mangiare con loro il tradizionale piatto di riso con uva e cipolle che avevano preparato. Lo straniero dorm nella tenda dello sceicco e ripart l'indomani all'alba. Fu convenuto che ritornasse dai Taamireh al loro prossimo accampamento, un mese
pi tardi.
Una settimana dopo Falipa part per Gerusalemme, dove espose, nel suk,
fra gli altri oggetti in vendita, le giare e i loro manoscritti. Passarono parecchie giornate senza che si fermasse nessuno. Un mattino, un uomo che
passava per il suk sobbalz vedendole. Poi le contempl attentamente.
Come le hai avute?
Mi sono state consegnate rispose il beduino.
Quanto vuoi per venderle?
A questa domanda, Falipa rest perplesso. Non aveva la minima idea del
valore dei manoscritti. Ma, a credere all'uomo che li aveva lasciati, pote-

vano pure valere molto; in pi, si sarebbe dovuto dividere. Disse un prezzo
a caso, equivalente a settecento shekalim, felice di aver potuto ottenere una
simile somma. Quando lo straniero arriv all'appuntamento fissato, prese il
denaro che gli era dovuto e lasci altre giare, con altri manoscritti. I beduini si affrettarono a prenderle in consegna, e cos cominci il piccolo traffico dei manoscritti.
In capo a qualche mese, si diffuse la voce negli attigui accampamenti
beduini che i Taamireh erano diventati ricchi, e che l'annata era stata buona per loro; si diceva che i loro cammelli erano grassi e che avevano delle
gobbe rotonde al punto da non poter pi dire se si trattasse di cammelli o
di altri animali, e che trentasei piccoli fossero nati negli ultimi giorni. Ed
era vero. Grazie ai manoscritti che il padre di Yohi continuava a vendere,
sempre alla stessa persona, la trib s'era arricchita. Le altre trib incominciarono a ingelosirsi. E la loro gelosia li spinse alla cupidigia.
Poich il deserto non era in pace, a quell'epoca. Le incursioni e le controincursioni si succedevano. Le trib nemiche si affrontavano, si depredavano, talvolta si uccidevano. Le guerre beduine non erano casuali; venivano condotte secondo regole rigide: non rispettarle sarebbe stato far mostra
di una bassezza e di un'onta che n l'onore di un uomo, n quello di una
trib avrebbero potuto sopportare. Ma vincere rispettando le leggi avrebbe
coperto l'individuo e la sua trib di gloria e di onore, i beni pi concupiti
dal mondo beduino. La base del codice beduino era la giustizia. Ci si batteva soltanto contro quelli in grado di difendersi: le donne e i bambini non
dovevano essere toccati, n l'ospite dentro una tenda, e nemmeno il ragazzo che sorvegliava una mandria. Al momento delle incursioni un attacco a
sorpresa contro l'altro accampamento avrebbe potuto essere progettato ed
eseguito, nonostante la guerra venisse di solito iniziata dopo la dichiarazione delle ostilit, ma sarebbe stata un'onta attaccare a mezzanotte o all'alba, mentre tutti dormivano. Per un beduino, quando un uomo dorme, la
sua anima fugge attraverso le narici e va a passeggio.
Una mattina, attaccarono. Proprio secondo le regole: era onorevole cominciare al levar del sole, poich le vittime avrebbero avuto tutta la giornata per ritrovare le mandrie perdute. Gli assalitori si chiamavano Revdat:
era una trib nemica dei Taamireh. Arrivati davanti all'accampamento, si
erano divisi in due gruppi: alcuni avrebbero dovuto portar via le mandrie,
altri rimanere imboscati per fermare i cavalli dei nemici lanciati all'inseguimento quando avessero lasciato il campo.

In un'ora tutto fu saccheggiato. Le mandrie e i cammelli rubati, l'accampamento devastato. Vi fu perfino un morto: un beduino che aveva voluto
difendere le sue mandrie con la spada venne calpestato dai cavalli. Tuttavia i beduini non amavano spargere sangue umano in occasione dei loro
combattimenti, anche se la loro vita era talmente dura da renderli relativamente indifferenti alla sofferenza e alla morte. Il valore del sangue era per
loro senza discriminazione di nascita, di rango o di fortuna, e il codice d'onore vietava loro di uccidere i nemici disarmati e inermi. Lo scopo di un'incursione era pi il furto dell'assassinio. Per questo la morte del beduino
venne considerata un fatto abbastanza grave. Siccome le donne e i bambini
dei nemici vinti non potevano essere lasciati senza niente, gli aggressori
regalarono un cammello a ciascuna donna dei Taamireh, affinch potessero raggiungere i parenti pi prossimi nei loro campi. Senza il soccorso di
questi ultimi, i Taamireh sarebbero rimasti del tutto poveri e disperati.
Tennero consiglio per decidere il da farsi: qualche volta gli incursori leali
potevano essere persuasi a restituire i cammelli o i cavalli rubati ai proprietari quando venisse loro dimostrata la disonest del furto; ma in questo
caso si trattava di feroci nemici, per di pi gelosi a causa della loro recente
e facile fortuna.
Ci nonostante, i Taamireh non ne volevano pi di tanto ai Revdat, dato
che pareva loro normale che avessero agito in quel modo: dopo i giorni
caldi e difficili dell'estate i beduini avevano l'abitudine di architettare piani
per compiere il ghazu, l'incursione destinata a sottrarre le mandrie di cammelli e di cavalli alle altre trib. Non si trattava di furto per loro: era quasi
uno scambio. Non agivano forse nel nome di Allah? Loro stessi avevano
spesso fomentato e condotto simili spedizioni guerriere, in un'atmosfera di
segreta eccitazione. Non avevano a loro volta contato sugli effetti della
sorpresa? Tutti gli uomini del campo avrebbero potuto testimoniarlo, e
perfino i ragazzini, che avevano fatto le prime incursioni all'et di dodici
anni. No, non era il furto a preoccuparli. Ne avevano visti altri, che potevano svolgersi su lunghissime distanze e durare mesi interi; quelli che avevano compiuto a cavallo, per sorpassare i cammelli; quelli in cui ciascuno portava la farina, i datteri, l'acqua e soprattutto le munizioni per non
mancare di nulla in caso di dispersione. Il capo ricord loro tutto questo,
con il suo viso forte, appassionato e tragico, e la sua eloquenza. Quello che
gli dispiaceva di pi era che i nemici avessero sentito parlare della loro
fortuna e dei manoscritti, e fossero venuti a depredarli per questo. Allora il
capo, davanti a tutti i membri della trib riuniti nell'accampamento deva-

stato, si espresse cos: Ci siamo attirati la collera di Allah, e su di noi c'


il malocchio. A causa di quei manoscritti che ci hanno arricchito, Allah ha
donato, e ha ripreso: vuol dire che non desidera che siamo ricchi. Non andremo pi a vendere i manoscritti.
I beduini accolsero la notizia con sollievo; in tal modo si spiegava la collera di Allah. Se avessero seguito i consigli del loro capo avrebbero sicuramente evitato il peggio.
Era la fine dell'estate; uomini e animali avevano bisogno di bere. Le loro
tende erano situate vicino a un corso d'acqua, ma la siccit aveva infierito
prosciugandolo quasi del tutto. Quella fine di agosto era particolarmente
difficile, dato che faceva ancora molto caldo. Erano parecchi giorni che,
inquieti, scrutavano le nuvole nel cielo.
Un giorno, poco dopo la dichiarazione del capo, videro profilarsi grandi
lampi. Subito inviarono alcuni uomini a cercare il luogo dove la pioggia
era caduta. Alcuni giorni dopo questi ritornarono e indicarono in direzione
della Giordania. Allora tutta la trib lev le tende e si mise in cammino.
Camminarono fino al deserto giordano, dove piantarono nuovamente il
loro accampamento. La notte in cui arrivarono, un terribile temporale si
addens sul campo addormentato; l'aria divent improvvisamente calda e
opprimente. Cominci a spirare un vento gelido, il rombo di un tuono fece
sussultare i loro cuori e un lampo, con il suo fascio di luce bianca, lasci
intravedere per un attimo tutto il deserto come se si fosse in pieno giorno.
Allora gli uomini si precipitarono ai cammelli rimasti e le donne verso le
tende, per proteggere i loro figli. Per dieci minuti ognuno rimase immobile, aspettando quello che doveva seguire. Un brontolio sordo, sempre pi
cupo, aumentava a ogni istante. Finalmente sopraggiunse la pioggia, dapprima timida e intermittente, poi fresca e forte. Allora, mentre gli spazi
aperti intorno al campo si riempivano d'acqua, risonarono grida di gioia;
ululati di felicit si propagarono come onde sulla sabbia; quando la pioggia
divent pi fine, gli uomini, le donne e i bambini si precipitarono fuori per
raccoglierla in recipienti, catini, casseruole, e in tutto quello che avevano
potuto trovare di rotondo e cavo. Una volta riempiti i loro otri fino all'orlo
si sedettero sotto la pioggia levando il viso al cielo e bevendola. Gli uomini svegliarono i cammelli e fecero bere loro litri d'acqua nel mare bruno e
fresco che circondava il campo: tutti deliravano di gioia. La benedizione
era giunta. I Taamireh erano convinti che fosse a causa dell'abbandono del
commercio dei manoscritti. Dio era grande: aveva infierito, punito, e poi

ricompensato.
Quando spunt l'alba, alle prime luci del mattino, si radunarono e recitarono le preghiere di ringraziamento. Ogni tenda era come una piccola arca
appollaiata sopra un mare di acqua fresca. L'estate stava finendo. La pioggia aveva portato colori pastello che avevano tinto il deserto di un verde
opalescente. La vita riprese il suo corso. I beduini impoveriti se la cavarono come poterono. Avevano l'acqua, l'elemento essenziale per la nuova
partenza.
Un giorno ritorn l'uomo del deserto: portava con s altre giare piene di
manoscritti. Ma il capo della trib gli disse con fermezza che avevano
promesso di non farne pi commercio, e lo preg di ripartire portando con
s gli oggetti.
Il giorno dopo la sua venuta, si scaten una tremenda tempesta di sabbia.
Una vera e propria notte densa si rivers sul deserto. Non si poteva pi
vedere nulla. All'interno delle tende fu necessario accendere le lampade e
proteggere dalla polvere devastatrice cibo, pentole, facce e indumenti. Per
pi di due ore non usc nessuno: la tempesta era di una tale intensit da
rischiare di rimanere gravemente feriti.
Nella sua tenda lo sceicco domand: possibile che tutto questo venga
da Dio? Forse Allah adirato perch ieri abbiamo visto quell'uomo. Forse
si sta vendicando di quell'uomo.
In effetti l'uomo era ripartito il giorno prima, e doveva essere ancora nel
deserto mentre la tempesta infuriava, scatenata. Succedeva spesso che gli
uomini si perdessero durante le tempeste di sabbia. E se, come in quel caso, il vento soffiava con particolare violenza, allora era certo che percorrere il deserto comportava un grave rischio per la propria vita. Ma poteva
anche darsi che quell'uomo fosse esperto e che avesse fermato il suo cammello in tempo per farlo inginocchiare e raggomitolarsi al suo fianco.
Trascorsero parecchi giorni senza che nulla accadesse. Poi, una sera, di
nuovo il panico: il cielo trem, il tuono rotol stranamente; le tende cominciarono a cedere. Alcuni si misero subito a pregare. Altri salirono su
una piccola duna adiacente all'accampamento, per scrutare l'orizzonte. Ci
che videro li fece inorridire: lontano, al limite del loro sguardo, l'orizzonte
era in fiamme. Grosse nuvole, nerofumo, si stendevano nel cielo divorando
le stelle. Era una cintura di fuoco sotto una cappa di piombo: un tornado
porpora cupo si avventava su di loro a una velocit vertiginosa.

Corsero a rifugiarsi nelle loro tende, a pregare Allah e implorare il suo


perdono. Abbassarono le cortine tenendosi alle corde, come avevano l'abitudine di fare in occasione delle pi terribili tempeste di sabbia. Una brezza fredda e sottile rese ancora pi forte il vento gelido. Alcuni gettarono
uno sguardo fuori. La cosa si avvicinava, ma non era fuoco. Il vento si
trasform in una violenta grandine.
Allora compresero: si trattava di una tempesta di sabbia rosso mattone.
Quello che era apparso loro come fumo nero, in alto nel cielo, e che in quel
momento si stendeva dappertutto, non era che una polvere spessa. Le
grandi lingue di fuoco che salivano incandescenti e scendevano a intervalli
regolari riflettevano una serie di colonne di polvere turbinosa salita dal
suolo, come per magia. Scariche elettriche caddero dal cielo, accompagnate da scricchiolii e seguite da intensi rombi di tuono, presagio della fine dei
tempi. In una manciata di secondi l'accampamento venne interamente ricoperto di sabbia rossa. Poi, in capo a qualche ora, il tuono pass e lasci il
posto a una fresca brezza.
Allora i beduini si misero a cantare al-hamadu li'ilah. Non abbiamo
mai avuto una simile rivelazione. Pensavamo che il fuoco di Dio stesse per
divorarci, e che la fine del mondo fosse arrivata. Ma la loro gioia era limitata: era stato un evento terribile. Per il resto della giornata continuarono
a riposare. La sera, presero un magro pasto ancora tutto impregnato di polvere rossa. Presto il cielo fu di nuovo chiaro, ma tutto il paesaggio era impresso di un color mattone scuro, mentre uno strato di polvere fine continuava a ricoprire il suolo.
Il giorno dopo decisero di levare il campo. Si diressero verso nord, dove
ritenevano di trovare un clima pi mite, e pi vegetazione. Ma non erano al
termine delle loro pene; dopo qualche giorno di viaggio, mentre si stavano
sistemando in un posto verde e tranquillo, non lontano dalla frontiera giordana, si profil all'orizzonte una specie di tappeto ondeggiante. A poco a
poco lo sciame si avvicin: era un esercito di cavallette serrate strettamente
le une alle altre e pronte a rastrellare tutto al loro passaggio.
Effettivamente, l'onda gialla e nera non lasci nulla dietro di s. Per tre
giorni densissime nubi di insetti si affollarono tutte nella stessa direzione. I
beduini cercarono di afferrarne qualcuna per mangiarla; tesero coperte,
tappeti e tutto quello che trovarono per formare una trappola; cammelli,
cani e uomini ne fecero banchetto, magra consolazione per vendicarsi di
tutto quello che avevano devastato. Poich le cavallette divoravano tutto
quello che trovavano, cespugli vivi ed erba grassa, e tutto quello che c'era

di vitale in quel paese gi deserto.


Dopo il loro passaggio, gli alberi e la vegetazione sembravano essere
stati arsi da una bomba. I campi erano vuoti. C'era soltanto deserto. Perfino
i grossi cespugli erano stati completamente divorati. Le mandrie erano
destinate a morire, poich non restava pi erba per nutrirle. Per gli uomini,
la sorte non prometteva di essere migliore. I Taamireh si credevano perseguitati dal Maligno.
Un mattino, nel momento in cui il sole dell'alba cominciava impercettibilmente a illuminare il campo, gli uomini uscirono a uno a uno dalle tende
nell'aria ancora fredda per inginocchiarsi insieme sulla sabbia. Allora lo
sceicco prese la parola davanti a tutta la trib riunita. Fece chiamare anche
le donne che pregavano nelle loro tende, preparando il pasto del mattino.
Ecco perch vi ho riuniti stamattina cominci. Allah ci ha dato molti
segni per avvertirci della sua collera, segni che ci dicono che abbiamo peccato. Sono venuti i ladri che ci hanno preso i nostri animali e hanno ucciso
uno dei nostri uomini; abbiamo avuto la tempesta di fuoco rosso che annunciava la fine del mondo; poi le cavallette ci hanno preso quel poco che
ci restava. Tutto questo successo perch Allah non contento, e non
contento a causa dei manoscritti. Sono maledetti; ci serba rancore!
Ma non li abbiamo pi. Abbiamo mandato indietro l'uomo, e pu anche
darsi che sia morto obiett un beduino.
Lo abbiamo mandato indietro, s. Ma dal momento che la collera di Allah sopra di noi, credo che sia perch uno di noi ha preso i manoscritti. E
costui ora deve denunciarsi. Deve farlo affinch la collera di Allah cessi di
abbattersi su di noi. Deve restituire i manoscritti, e sparire per sempre dalla
nostra vista.
Tutti rimasero in silenzio. Ognuno guardava il vicino con sospetto e inquietudine. Poi, a un tratto qualcuno si alz. Era Falipa, il padre di Yohi.
Sono stato io a prenderli disse. Non volevo fare niente di male. Non
pensavo di offendere il volere di Allah. Volevo soltanto che ritrovassimo
la nostra fortuna.
Dove sono ora? domand il capo.
Falipa abbass il capo.
Li ho gi venduti confess.
L'indomani, venne ritrovato morto dentro la sua tenda.

Quando nel deserto viene commesso un omicidio, l'uomo che lo ha perpetrato deve di solito rifugiarsi presso il cugino di una trib il pi possibile
lontana, per sfuggire alla vendetta della famiglia. Poi, da questo rifugio,
tenter di negoziare il prezzo del sangue. Se non ci saranno state rappresaglie nei giorni immediatamente seguenti all'assassinio, verr accettato denaro equivalente a una cinquantina di cammelli per un parente, o a sette
cammelli per l'appartenente a un'altra trib.
Ora, in quel caso nessun uomo faceva parte di un'altra trib. Nessuno
aveva proposto un prezzo in denaro. Appariva chiaro che i beduini si erano
messi d'accordo per uccidere Falipa, pensando in tal modo di liberarsi dei
flagelli.
Allora Yohi si rec dallo sceicco per invocare vendetta. Gli disse che,
essendo lui alla guida della trib, avrebbe dovuto fare qualche cosa. Lo
sceicco convoc un'assemblea di saggi, alla quale venne invitato anche
Yohi. Al termine di una lunga deliberazione fu stabilito che il padre di
Yohi aveva agito slealmente mettendo tutta la trib in grave pericolo e
attirandosi la vendetta di Dio. Uno dei saggi arriv perfino a insultare il
nome di Falipa dicendo che era andato certamente all'inferno, e Yohi fu l
l per colpirlo, trattenuto a stento dagli altri.
Per un beduino il paradiso un luogo dov' sempre primavera, con erba
abbondante e permanente, e l'acqua che scorre, inesauribile, senza inizio
n fine, dai ruscelli e dai piccoli corsi d'acqua; il luogo in cui la fame, la
sete, i campi riarsi e le malattie degli animali non esistono, in cui le trib
vivono insieme in pace e nessuno invecchia. All'inferno, al contrario, un
uomo trova tutto quello che detesta in questo mondo: un'estate calda, senza
pioggia n acqua, e la necessit di portare senza tregua l'acqua sulla schiena per i suoi cammelli assetati.
Augurare a qualcuno che suo padre andasse all'inferno era l'affronto
peggiore, per un beduino. Yohi usc dal consiglio triste e sconvolto. Tutta
la trib era contro di lui: non avrebbe potuto ottenere vendetta per suo padre.
Proprio allora aveva incontrato Jehudah, in occasione della festa di Lag
Baomer. Questi, in cambio di certe informazioni sui manoscritti trovati da
suo padre, gli aveva offerto la possibilit di lasciare la trib. Aveva subito
accettato.
Cosa successo all'uomo che portava i manoscritti? chiesi dopo che
mi ebbe raccontato la sua storia.

L'uomo non morto nella tempesta di sabbia. All'inizio ha continuato a


procedere verso il suo accampamento. Poi, in capo a due ore, pensando di
essersi perduto, si fermato. Quando la tempesta si calmata e l'aria
ridiventata chiara, ha ripreso il suo cammino.
Come lo hai saputo?
Ho incontrato suo figlio.
Quando lo hai incontrato?
Ieri. venuto a trovarmi.
Cosa voleva sapere?
La stessa cosa di Jehudah. Se mio padre aveva conservato alcuni manoscritti senza venderli.
Dunque?
No. Tutto quello che aveva l'ha venduto.
Ma come hai sentito parlare dei manoscritti? domandai a Jehudah.
Mi ha mandato a cercarli il rabbi. Dopo che aveva sentito parlare dei
manoscritti dalla stampa, aveva fatto le sue indagini e si era incontrato con
Osea diverse volte.
Allora ebbi un'idea. Posi un'ultima domanda a Yohi: Come si chiama
l'uomo il cui padre ha trovato i manoscritti? Quello che hai visto ieri?.
Si chiama Kair. Kair Benyair.
Quando rientrai all'albergo, ritrovai Jane, e Kair era con lei.
Ascolta gli dissi subito ho incontrato un uomo della trib dei Taamireh, di nome Yohi. Ti dice nulla?
Non rispose.
Non vale la pena di mentire. Mi ha detto tutto continuai.
Sono uscito per andare a trovarlo, poi sono tornato all'albergo.
Perch sei andato da lui? Come lo conosci?
Continuava a non rispondere.
Ma da dove vieni? Chi sei? gridai. E tuo padre dove ha trovato i manoscritti? Qual il tuo rapporto con Osea? Mi vuoi rispondere?
Stavo per agguantarlo, ma Jane mi trattenne.
A tutte le mie domande rispose invariabilmente che non sapeva niente.
Non volevo far intervenire Shimon prima di aver cercato io stesso di ritrovare mio padre, perch ancora una volta avevo paura di esacerbare la situazione e di causare ulteriori complicazioni che non sarei stato in grado di
padroneggiare.
Benissimo dissi afferrando il telefono. Rifiuti di rispondermi. Chia-

mer la polizia.
Mi ferm con un gesto della mano.
Mio padre li ha ritrovati in una grotta disse. Ti mostrer dove. Ti ci
porter.
Dimmi prima da dove vieni, e come hai incontrato Osea.
Quando mio padre ha trovato i manoscritti, ha avuto l'idea di venderli.
Ma non sapeva come fare. Per questo ha fatto ricorso ai beduini e a Falipa.
Ma hanno finito per uccidere Falipa; e non volevano pi sentir parlare di
quell'affare. Alla morte di mio padre sono andato io stesso dove Falipa
aveva l'abitudine di recarsi per venderli, nel luogo che mio padre mi aveva
descritto. Cos ho incontrato Osea. Falipa li vendeva a lui.
Come li hai trovati? Sei un beduino?
No, non sono un beduino disse. Domani, ti mostrer dove li ho trovati. C' ancora molto da prendere oltre a quello che abbiamo gi. Laggi
c' un tesoro. Osea ne ha trovato una buona parte, ma restano ancora i pezzi pi preziosi. Tutto segnato con precisione nel manoscritto. Forse potremo ritrovarlo, e ritrovare anche tuo padre.
Decisi di essere soddisfatto, per il momento, di quelle spiegazioni. Anche se non comprendevo come n perch, Kair avrebbe potuto condurmi
alle grotte nascoste di Qumran: era gi molto.
2
L'indomani partimmo per Qumran. Affittammo un'automobile, che Jane
guid. Kair sembrava ora seguirci e quasi precederci senza che avessimo
bisogno di costringerlo. Sperava di scoprire il famoso tesoro, e l'avidit di
guadagno lo rendeva impaziente.
Rividi il paesaggio del Mar Morto con una strana sensazione di timore e
triste turbamento. Da lontano le bianche montagne di Qumran, polverose,
senza alberi n ombra, n erba o muschio, avevano per unico orizzonte il
mare di sale, il suo fango inaridito e le sabbie mobili, pi minacciose che
mai. Gracili arbusti crescevano a stento in questa terra senza vita. Foghe
coperte di minerali chinavano il capo, spossate. Il mare non risplendeva: le
colpevoli citt che nascondeva in seno lo avevano offuscato; sprofondava a
poco a poco in abissi solitari che non potevano nutrire alcun essere vivente. Le sue spiagge senza uccelli n alberi o vegetazione, la sua acqua amara
e greve che nessun vento sollevava esprimevano tutta la disperazione del

mondo. Il Mar Morto, senza porto e senza vela, mi apparve come un mare
deserto circondato dal deserto. Ci si avvicinava d'istinto come a una sorgente di vita, e si veniva disillusi senza posa dalla sua assenza d'acqua,
vuoto insondabile.
Giungemmo al deserto. Il suolo, fra le aride spiagge sulle rive del mare e
le rocce che proteggevano Qumran, divent sabbioso e aspro. Eravamo i
soli, in mezzo a spazi vuoti e opachi. Il vento soffiava sempre pi forte,
provocando sul cofano della vettura un rumore di schiocchi, come un
drappeggio di veli fortemente agitato da un essere diabolico sopra di noi. Il
sole stava salendo, ardente di un fuoco bianco inesorabile. La mica lampeggiava cupamente al suolo. Non c'era una pianta. Non c'era pi niente.
Ci spingemmo fino all'insediamento di Ain Feshka dove si trovavano i
resti delle abitazioni essene. I quartieri residenziali erano costituiti da tende, capanne e grotte. Fra Ain Feshka e Qumran si stendeva una pianura
coltivata di parecchi chilometri di lunghezza, con installazioni agricole. In
quel luogo, per poco che ci si chinasse a grattare un po' la terra, si trovavano noccioli di datteri: gli esseni vivevano in mezzo alle palme. Al momento le rovine erano circondate da poche piante, magre e sparse, bagnate dalle sorgenti che provenivano dalle faglie della massa montagnosa, e dimostravano che il posto, abbandonato a canne e tamerici, avrebbe potuto tornare a essere il luogo di una fertile vegetazione.
Fra le rovine, le costruzioni lasciavano apparire solide fondamenta. Un
lungo muro, spesso circa un metro, che costeggiava tutte le zone irrigabili,
formava una base molto larga, certamente destinata a reggere una torre
elevata. Si trattava di un autentico recinto, in mattoni di terra su pietra, che
segnava gi i confini di una citt riedificata. Una piccola costruzione si
trovava nel bel mezzo della lunghezza del muro: un semplice quadrato che,
aperto a oriente, all'interno della piantagione, era suddiviso in un cortile e
tre camere, i cui muri, non molto alti, ricordavano quelli di un fabbricato in
un cantiere edile.
Il principale insediamento era vicino alla sorgente di Feshka, sulla punta
sud del tratto fertile e a due chilometri a nord dell'altra punta, quella di Ras
Feshka. Era una vasta cinta quadrata, un po' irregolare, appoggiata contro
il muro di chiusura, fiancheggiata a settentrione da un capannone il cui lato
interno era aperto. Adiacente a questa cinta, un grande fabbricato, aperto a
est verso la piantagione, conteneva un antico cortile costeggiato da piccole
camere. Una scalinata rivelava che una parte dell'insediamento aveva avuto un piano rialzato.

Infine, all'estremo nord, tre bacini d'acqua, collegati fra loro da canali,
scavati nella terra rocciosa, vasti e ancora in funzione, formavano l'insieme
meglio conservato della rovina, come se attraverso di loro la purificazione
con le acque battesimali, principale presagio del mondo futuro, condizione
della venuta dei tempi nuovi, fosse ancora pronta a raccogliere le anime, le
teste o i corpi in cerca dell'estremo perdono.
Era tutto l, come un orologio che avessero smesso di caricare, ma il cui
meccanismo fosse ancora in buono stato, e che domandasse soltanto di
essere riutilizzato. Sarebbe bastata un po' d'acqua che, provenendo dalla
cascata di Wadi Qumran, avrebbe potuto giungere nuovamente nel largo
bacino di decantazione. Sarebbe passata per i bracci del canale, avrebbe
attraversato i corsi e i fabbricati di servizio, per gettarsi nel piccolo bacino
riempiendo la grande cisterna rotonda e le due cisterne rettangolari. A occidente, avrebbe irrigato i mulini, i cui bianchi muri ben cementati e gli
alveoli strettamente tramezzati avrebbero permesso di recuperare pi farina possibile. Attraverso un altro ramo del canale, si sarebbe pure diretta
verso la cisterna; ma prima di arrivarvi, sarebbe passata da una derivazione, che avrebbe consentito di lavare con grande abbondanza di acqua la
sala di riunione e refezione. Poi, prendendo in prestito il canale principale,
sarebbe girata attorno al serbatoio per orientarsi verso il bacino pi piccolo
e terminare la sua corsa nella grande cisterna. Sarebbe stata utile anche per
il vasaio, che l'avrebbe attinta dalla piscina per pigiare l'argilla nell'area
cementata prima di lasciarla maturare nella piccola fossa, e poi lavorarla
sul suo tornio arcaico a pedale, piantato dentro la buca riempita di pietre
ben murate, e cuocerne infine i pezzi, grossi o piccoli, nei forni.
Ci fermammo davanti allo scriptorium, dove lavoravano gli scribi che
ricopiavano i manoscritti biblici e trascrivevano le opere della setta. Anche
l, gli uomini non c'erano pi, ma i tutti gli strumenti delle loro tecniche
sopravvivevano: il tavolo principale di argilla, alto e largo, i resti di due
banchi da lavoro pi piccoli e, fra le rovine della stanza, i due calamai, uno
di bronzo e l'altro di terracotta, vestigia senza pi uso n utilit, ma che
restavano i veri padroni del luogo. Improvvisamente l'emozione mi serr la
gola, rivedendo quello che avevo notato quando ero stato in quel luogo con
mio padre: c'era ancora l'inchiostro secco, come se non fosse stato abbandonato da qualche migliaio di anni, ma da poche settimane. Pi lontano, vi
erano la grande sala di riunione che serviva da refettorio comune, i silos
per il grano, la cucina, la forgia, i laboratori e la fabbrica di vasellame, con
due forni e una piattaforma rivestita di gesso.

Con quegli oggetti dallo scopo cos concreto, tutto un mondo riprendeva
vita: un popolo organizzato, le cui attivit avevano lo scopo primario di
conservare ci che mettevano al di sopra di tutto: la scrittura. Quelle rovine
viventi, considerate con occhi nuovi, erano come la fiamma del roveto che
bruciava senza consumarsi. Vent'anni appena, venti o trenta: soltanto qualche pulviscolo di tempo, che si serviva anche dei viventi. Non erano rovine. Erano progetti.
Prima che la corda d'argento si spezzi, che il vaso d'oro si rompa,
che la brocca si frantumi sulla fontana, e la ruota si fracassi sulla cisterna. E che la polvere ritorni alla terra, dove gi si trovava, e che lo
spirito ritorni a Dio che lo ha donato; Dio giudicher tutto quello che
si sar fatto, con tutto quello che nascosto, che sia bene o male.
Credi mi domand Jane che siano stati massacrati dai romani o che
siano riusciti a fuggire?
Non saprei. Queste abitazioni non hanno l'aria di essere state distrutte.
Non sono stati ritrovati cocci n altro tipo di resti che facciano pensare a
un massacro.
Ma allora, se sono scappati, dove possono essere andati? chiese ancora.
Girai lo sguardo verso le grotte.
In un posto non lontanissimo, un posto che conoscevano bene, che li
accoglieva di quando in quando e che, all'occorrenza, avrebbe potuto costituire un meraviglioso nascondiglio.
Da quando eravamo giunti sul posto, Kair sembrava nervoso. Ma pareva
conoscere la strada, che passava attraverso pendii scoscesi della montagna
e permetteva di procedere senza essere visti. Cos avemmo accesso alle
grotte. Davanti a noi s'innalzava la parete quasi verticale della scogliera
che le accoglieva nel suo seno. Camminavamo in silenzio, seguendo l'antico percorso di cui i beduini si servivano per raggiungere i loro accampamenti nei dintorni di Betlemme. Trattenevamo il respiro a causa del pericolo, e per paura di non trovarvi nulla. Via via che salivamo, l'aria si faceva pi dolce e pi piacevole da respirare di quella sulle rive del Mar Morto: la provvista di acqua dolce ci consentiva di rinfrescarci. Intorno a noi i
burroni erano ripidi e isolavano dal resto del mondo gli altissimi promontori delle grotte: un buon sistema difensivo.

Davanti all'entrata della prima cavit Kair si ferm girando verso di noi
uno sguardo grave, come per domandarci se fossimo pronti ad affrontare il
pericolo. Con uno strano presentimento mi voltai verso Jane: Non venire,
tu.
Ma Ary... Voglio accompagnarti... cominci.
No, non protestare insistei, severo. Forse potrai salvarci la vita. Ascolta: torna a Gerusalemme, e se non ci vedi tornare domani, dai l'allarme.
Far come dici tu rispose rassegnata.
Ci scambiammo un'ultima occhiata nella quale, bene o male, cercammo
di mascherare la nostra paura.
Poi, senza pi voltarmi, mi immersi con Kair nel ventre delle rocce.
All'estremit della prima grotta, c'era una stretta fessura sulla parete. Vi
entrammo. Gli orli erano friabili, e a tratti cadevano pezzi di terra, a destra
e a sinistra, come se volessero seppellirci. Dall'altro lato della parete c'era
una seconda grotta identica alla prima. Ne ispezionai gli orli con la torcia
elettrica, fino a scoprire un'altra fessura, sul lato destro.
In capo ad alcune ore, entrammo in una grotta dalle dimensioni impressionanti. Assomigliava a una vastissima stanza circolare, cos regolare che
avrebbe potuto essere stata ritagliata dalla mano dell'uomo nella parete
rocciosa. Faceva freddo: era piena di aria umidissima, ed era molto buia.
Ne esplorai i muri con la lampadina tascabile. Rischiarai il soffitto: centinaia di pipistrelli, che vi si erano attaccati, cominciarono subito a danzare
intorno a noi un balletto macabro e spaventoso, lanciando strida terribilmente acute. Tappandoci le orecchie restammo un istante immobili sotto
quel roboante assalto. Allora, i pipistrelli si calmarono e raggiunsero a uno
a uno i loro silenziosi nascondigli. Avanzammo prudentemente finch il
fascio luminoso non illumin, in un angolo della grotta, un grande cofano
di rame. Il tesoro di Qumran, pensai con emozione, quello del Rotolo di
rame.
Immediatamente, Kair si precipit sul cofano. Mentre cercava di aprirlo
col coltello, notai un enorme sacco di cuoio bruno, vicino all'entrata della
grotta, non lontano dal cofano. Lo aprii: conteneva un mucchio di ossa
umane, di scheletri spaventosi. Allora, in un lampo, compresi cosa fosse
successo. La mano dell'Eterno era su di me, e l'Eterno mi fece uscire sotto

forma di spirito, e mi depose in mezzo a una campagna, che era piena di


ossa. E mi fece passare tutt'intorno a loro, ed ecco erano in grandissimo
numero al di sopra di questa campagna, ed erano perfettamente asciutte.
Ma, nel momento in cui mi voltai per intimare a Kair di non aprire il cofano, era troppo tardi. Lo aveva aperto, e dall'interno si sprigion un gas
soffocante che lo asfissi immediatamente. Il gas si spandeva per la grotta.
Mi diressi verso l'apertura dalla quale eravamo entrati: era chiusa. Cominci a mancarmi il respiro. Applicandomi dei fazzoletti sul viso e non vedendo altra soluzione, mi spinsi pi avanti verso la parete rocciosa. Proprio
in fondo c'era una piccolissima porta in pietra. La aprii a fatica trattenendo
bene o male il respiro. Entrai allora in una stanza buia, pi piccola, e richiusi subito la porta. Ripresi a respirare e, quando i miei occhi si furono
un po' abituati all'oscurit, sussultai: c'era un uomo sul fondo della grotta.
Mi si avvicin.
Mentre mi stavo preparando al peggio, mi tocc il meglio. Era mio padre.
Eterno! Il re che si compiacque nella tua forza, quanta gioia prover
per la tua liberazione! Gli hai donato ci che il suo cuore desiderava, e
non gli hai rifiutato ci che ha domandato con le sue labbra. Selah.
Poich tu hai prevenuto ogni mio bisogno con ogni sorta di benedizioni e di beni, e mi hai posto sul capo una corona di oro fino. Ti aveva
chiesto la vita, e tu gliel'hai donata; e un prolungamento di giorni in
perpetuo. La sua gloria grande, grazie alla tua liberazione, tu hai riposto su di lui la maest e la gloria.
Subito, non trattenendo pi la gioia, liberai tutta la mia paura, e piansi a
lungo. In quell'istante benedetto, dimenticai per un attimo dove fossimo e
in quale situazione ci trovassimo: che un uomo era appena morto, che eravamo in un labirinto di grotte, che era stato necessario venire a cercare fin
l mio padre, e non sapevo nemmeno perch. Un solo pensiero avevo in
mente, un pensiero a cui non avevo osato pi credere e che era tuttavia il
mio desiderio pi caro: era vivo. Non ero stato appagato? Non ero stato
esaudito? Anche se la mia felicit costituiva soltanto una breve tregua dell'angoscia, mi sembrava di poter gustare la beatitudine di quel momento
senza pensare ad altro, e prescindendo da tutto il resto. Avrei potuto anche

ripartire senza chiedere altro: n rotoli, n soluzione del mistero. Mio padre era l. Cosa potevo domandare di pi?
Gli raccontai un po' confusamente tutto quello che era successo dalla sua
sparizione e come fossimo arrivati fin laggi.
Ma parleremo di tutto questo dopo, pi tardi. Per il momento cerchiamo di fuggire conclusi.
Mi precipitai contro la piccola porta di pietra attraverso la quale eravamo
entrati. Era chiusa. Ebbi un bel cercare di forzarla: resisteva. Mi girai e
compresi, dallo sguardo di mio padre, che la fatica era inutile, che aveva
probabilmente tentato anche lui per lunghe ore, senza successo. Compresi
che eravamo rinchiusi. Eravamo prigionieri delle rocce.
I nostri occhi si abituarono a poco a poco all'oscurit della grotta. Non
sapendo che fare ci sedemmo, e mio padre mi raccont ci che gli era capitato in tutto quel tempo: come, dopo essere stato prelevato, fosse stato sequestrato, poi condotto di forza in Israele, presso i samaritani; e come loro
lo avessero legato, e quasi sacrificato, prima che all'ultimo momento un
agnello prendesse il suo posto; come avesse pensato di subire la stessa
sorte e si fosse preparato all'atrocit di quella fine, come le ore passassero
vuote, cosa che aumentava il supplizio; e quanto in quegli istanti avesse
pensato a mia madre e a me, e questo pensiero non faceva che spaventarlo
maggiormente, dato che non sapeva n dove fossi n se fossi ancora in
vita. Dopo questa terribile prova, i suoi rapitori tornarono a prenderlo per
condurlo in un altro luogo, senza che lui sapesse se fosse per il meglio o il
peggio. Dopo un percorso in automobile, lo portarono in un posto molto
buio, che riconobbe subito. Con gli occhi bendati sent il soffio aspro e
caldo del deserto di Giudea, poi l'umidit e l'odore caratteristico della pietra delle grotte di Qumran.
Allora ho capito chi erano continu erano persone che conoscevo
bene: erano i miei fratelli che avevo lasciato a diciott'anni.
Come, i tuoi fratelli? domandai, meravigliato.
I miei fratelli esseni erano venuti a riprendermi.
Sul momento, non compresi. Gli esseni non esistevano pi da millenni;
credetti che fosse diventato pazzo. Quando l'insensato cammina per la sua
strada, gli manca a tal punto il senno che dice di ciascuno: insensato.

Si creduto che fossero scomparsi, massacrati o inghiottiti da un terremoto dopo l'invasione romana. Invece scapparono nelle grotte, dove vissero per tutti questi secoli, dove vivono ancora. Ary, non te l'ho mai detto,
e nessuno lo sa, nemmeno tua madre; perch ho fatto giuramento, lasciandoli, di non rivelare nulla. Ma gli esseni continuano a esistere, e io ho fatto
parte della loro comunit fino alla creazione dello stato di Israele. Poi, come un buon numero fra noi, ho deciso di abbandonarli, perch volevo conoscere quello che avevamo aspettato, per cui stavamo pregando da millenni. Volevo anche incontrare altri ebrei, e vivere nella terra di Israele,
all'aria aperta, al di l del Mar Morto, oltre le dune del deserto di Giudea,
non pi dentro grotte sotterranee. Volevo vedere Gerusalemme. Mi capisci?
La voce gli tremava, mentre le lacrime scendevano dagli occhi rugosi,
contratti come se cercasse di trattenerle.
Avrebbero voluto torturarmi continu per sapere se li avevo traditi, e
perch erano alla ricerca del manoscritto di cui erano stati derubati. Mi
hanno tenuto prigioniero, ma non hanno osato uccidermi, dato che sono un
Cohen. Ero uno dei sommi sacerdoti, che loro sono tenuti a rispettare, preoccupati come sono per la gerarchia. Inoltre, mi credevano. Sapevano che
non ero a conoscenza di nulla.
Si sono rivelati a te soltanto una volta arrivati qui?
S, allo scopo di tenermi prigioniero; sapevano che tu eri con me e che,
preoccupato per la tua vita, avrei fatto di tutto per ritrovarti, e avrei discusso con loro, imponendo le mie ragioni d'autorit.
Poi, abbassando la voce aggiunse: In cento sono rimasti qui dopo la
creazione dello stato di Israele: non vogliono risiedere nel paese prima
dell'arrivo del Messia. Ritengono che le cose siano state troppo affrettate.
Al momento sperano in un intervento divino, che credono imminente, e
pregano tutto il giorno perch si verifichi. Ma vedi, a forza di rimanere
nelle loro grotte sotterranee mentre tante cose succedevano al di fuori, credo che siano diventati pazzi.
Ti hanno fatto del male?
No, non mi hanno fatto niente.
Era la prima volta che mi parlava della sua giovent, e fu necessario che
lo facesse come in un inciso della sua narrazione, quasi con cura scientifica, come se dovesse spiegarsi attentamente, in modo da farmi comprendere

bene. In altre circostanze avrei domandato mille chiarificazioni. Avrei impiegato giorni ad assimilare l'idea dopo averla rimuginata pi volte fra me
e me. Ma laggi, sembrava cos naturale, cos evidente, che impiegai poco
tempo a comprenderla. Di colpo, tutto si chiariva: la sua resistenza a compiere la missione che ci era stata affidata, la paura di scoprire cose terribili,
anche il desiderio che aveva di portare aiuto agli esseni, suoi fratelli. Compresi pure quella parvenza di superstizione che continuava a esistere come
un incrollabile vestigio del passato nel suo spirito scientifico.
Ma anche se avessi voluto saperne di pi, gli eventi non me ne lasciarono il tempo. Improvvisamente, mentre mi stava raccontando la sua storia,
un uomo apparve nella grotta e lo interruppe bruscamente.
Era di taglia media e aveva l'aspetto e gli abiti di un beduino, ma la sua
carnagione non era ramata e cotta dal sole. Alla luce sembrava di un biancore assoluto.
L'uomo si avvicin a me, guardandomi con aria sorpresa.
mio figlio, Ary; non fargli del male disse mio padre, che sembrava
conoscerlo. venuto a cercarmi.
Se tuo figlio, uno scriba, figlio di scriba rispose l'altro. Dunque,
deve rimanere qui.
L'uomo ci porse delle pergamene, un calamaio e una penna, e ci disse, in
una lingua vetusta, un aramaico talmente antico da sembrare uscito dalle
steli studiate da mio padre: Ecco cosa dovete fare. Compirete la vostra
missione. Scriverete quello che vi racconter.
Allora l'uomo, che era il capo degli esseni, il sommo sacerdote, inizi la
narrazione. Lo ascoltammo in silenzio.
Vi fu un tempo in cui la mia valle era un lago lungo e continuo, e i
massi si trovavano in fondo alle conche esord. Quando il livello dell'acqua si fu abbassato, le pietre che aveva eroso formarono delle grotte, e
questa citt sommersa divent per l'uomo un'abitazione vivibile. Di solito
non facile vederle. Certe piccole cavit sono del tutto ricoperte, ed necessario liberarne l'accesso per raggiungerle. Sono pure dei preziosi nascondigli, sia per gli uomini sia per i tesori che gli uomini vogliono seppellire. La nostra grotta non fu mai scoperta; troppo trincerata, e io stesso la
conosco solo per tradizione ancestrale. Bisogna camminare e curvare molto la schiena per arrivarvi, poich si trova in fondo, proprio in fondo alla

valle. Quando David, oltre tremila anni fa, si nascose in una delle grotte di
Engaddi, re Saul prese con s migliaia di uomini per andare a cercarlo; ma
invece di trovarlo, si assop nella caverna dove il futuro re si era nascosto,
senza neppure accorgersi della sua presenza. Allo stesso modo la grotta dei
manoscritti non stata scoperta dai beduini. Era troppo remota per questo,
aveva resistito a duemila anni umani, tutta sola, da qualche parte a nord di
Ain Feshka, in quella sassosa desolazione. Il suo accesso non era che un
buco minuscolo nella rupe; per terra, c'erano delle giare d'argilla, intatte e
sigillate; dentro, i manoscritti. Ma sappiamo bene come sono state violate
le grotte e perch. Come credere che i beduini, che abitano in questi luoghi
da secoli, le abbiano scoperte cos tardi, per colpa di una capra smarrita?
Nelle grotte, abbiamo vissuto in tanti a lungo, prima del ritorno degli
ebrei alla loro terra. Eravamo stati cacciati dai romani, ma avevamo nascosto i manoscritti dentro le grotte perch non li saccheggiassero; ci venne
quindi l'idea di raggiungerle e di rifugiarci l a nostra volta, all'insaputa di
tutti. Per secoli, che diventarono millenni, la nostra comunit visse qui, al
riparo dai cambiamenti del mondo, nel rispetto della Legge e dei riti, conformemente alla sua vocazione, ma abbandonando il celibato, poich eravamo soli nelle grotte e dovevamo quindi generare dei figli allo scopo di
perpetuarci. Avevamo davanti a noi la legge di Dio, la portavamo sulle
braccia e sulla fronte, e la toccavamo all'entrata delle nostre dimore grazie
ai mezuzoth. Abbiamo attraversato il tempo grazie alla scrittura e al nostro
calendario che ci ha permesso di seguire il cammino degli astri e delle stagioni.
Secondo la volont di Dio, seguiamo l'anno solare, ridotto a trecentosessantaquattro giorni, e diviso in quattro parti di novantun giorni. Iniziamo ogni periodo di mercoled, e abbiamo due mesi di trenta giorni, poi un
mese di trentun giorni. Ci sono luoghi santi dove seguiamo delle riunioni
liturgiche, leggiamo i testi scritti e prendiamo i pasti. Dall'alto dell'ambone
leggiamo la Parola di Dio in ebraico. Vi recitiamo salmi, cantici, inni, benedizioni e maledizioni. Facciamo ogni giorno bagni di purificazione e
consumiamo pasti sacri. Mondati delle nostre lordure, possiamo riunirci
per il pasto messianico. Ogni giorno, al levarsi e al tramonto del sole, ci
riuniamo per pregare insieme, salvo i sacerdoti che hanno un compito speciale, il compito dell'illuminazione. La domenica commemoriamo la creazione e la caduta dell'uomo, il mercoled il dono della Legge a Mos, il
venerd imploriamo il perdono dei peccati, e lo shabbath un giorno di
lodi.

Tutta la nostra vita era perfettamente regolata, e per millenni l'abbiamo


continuata, all'insaputa di tutti, nella cavit delle rocce. Ma quando gli ebrei all'inizio del secolo vennero a raggiungere gli altri che erano rimasti in
questa regione, e poi quando ne giunsero ancora un poco pi tardi, e quando finalmente ci fu il ritorno conclusivo del popolo alla sua terra con la
creazione della nazione, non fu pi la stessa cosa. Eravamo a conoscenza
di tutto questo attraverso le nostre spedizioni nelle citt, dove ci recavamo
travestiti da beduini. Allora alcuni fra noi decisero che era finalmente arrivato il tempo di vivere alla luce del sole e di uscire dalle grotte per ritrovare i fratelli perduti nella diaspora. Per loro il tempo dell'espiazione era terminato, e stavamo entrando in una nuova era, l'era messianica. Ma altri
non erano d'accordo. Pensavano che non si dovesse tornare al mondo prima che il Tempio venisse ricostruito. Al momento vi era una cupola d'oro
nell'area del Tempio che ne impediva la nuova erezione. Per loro, il Messia
non c'era ancora, e si doveva continuare ad aspettarlo al riparo delle grotte,
sperare che venisse a salvarci, e non fare nulla senza il suo aiuto.
Non era un segno di Dio, questo ritorno del popolo dopo i grandi cataclismi? Non c'era la guerra fra Gog e Magog, quella dei figli della luce
contro i figli delle tenebre in Occidente? I nostri fratelli non avevano sofferto pi che il solito? Dicevano gli uni. Fintanto che la mano di Dio non si
sar manifestata per il tramite del Messia, non dobbiamo uscire, rispondevano gli altri. Alcuni pensavano che il comandante della guerra per la conquista di Israele fosse il Messia inviato da Dio. Altri dicevano che era soltanto un capo guerriero e, finch si fosse versato del sangue, non c'era via
d'uscita possibile.
La comunit si divise cos in due. Una parte usc per andare ad abitare
in terra di Israele. L'altra rest nelle grotte. Prima della separazione quelli
che se ne andavano prestarono un solenne giuramento secondo il quale non
avrebbero mai detto da dove venivano, n avrebbero parlato dei loro fratelli rimasti nella comunit dicendo chi erano e cosa facevano: a nessuno, per
nessun motivo, poich bisognava rispettare il segreto di quell'isolamento e
quella solitudine che aveva consentito loro di sopravvivere.
Ma avvenne qualcosa che imped che tutto si svolgesse normalmente.
Uno di noi parl, per denaro. Fu lui a consegnare i manoscritti ai beduini,
che a loro volta li vendettero. Siccome l'uomo non voleva si sapesse ci
che aveva fatto, i beduini raccontarono la storia della capra che si era perduta nelle grotte. Quest'uomo si chiamava Moshe Benyair. Incontr per
caso, in occasione di una trattativa, Osea, anche lui uno dei nostri, un apo-

stata diventato sommo sacerdote presso gli ortodossi. I due scellerati si


associarono e insieme diffusero il nostro segreto nel mondo intero. Cercarono il nostro tesoro, lo trovarono, lo vendettero e lo profanarono.
Allora tenemmo consiglio per decretare il castigo che doveva ricevere
quel traditore, uomo concupiscente e malvagio che aveva venduto il nostro
tesoro per denaro e che forse stava per vendere anche noi, per rivelare il
nostro nascondiglio e la nostra identit, impedendoci di compiere la nostra
missione. Fu cos che decidemmo di giustiziare Osea. Quanto a Moshe,
fugg prima che potessimo acchiapparlo; ma suo figlio ritornato ed
morto a causa della sua cupidigia. Abbiamo recuperato tutti gli oggetti
preziosi che Osea teneva nella sua stanza, gli oggetti sacri del Tempio.
Abbiamo acquistato con il denaro che gli abbiamo ripreso il resto del tesoro che si trovava presso i samaritani: anche grazie a te, David, lasciandoti
in ostaggio per la loro cerimonia, e abbiamo rimesso a posto ogni cosa.
Adesso tutto l, nel cofano. Viene conservato qui aspettando la venuta
del Messia.
Ma perch crocifiggere degli uomini? Perch la crocifissione? Perch
uccidere gli altri? Non erano esseni! esclamai.
Tre altre persone avevano avuto accesso ai manoscritti: Matti, il figlio
di Eliakim Ferenkz, Thomas Almond e Jacques Millet. Li abbiamo crocifissi, secondo il rituale inflitto a Ges, qualche millennio fa. Crocifiggere
era il nostro rituale dopo Ges. Era il nostro modo di giustiziare i traditori,
e quelli che volevano rubarci il passato. Occhio per occhio, dente per dente.
Perch Ges? Era dei vostri?
Questo il nostro segreto.
E il caso Shapira all'inizio del secolo? L'uomo che si suicidato senza
che si siano pi ritrovati i manoscritti che aveva con s? Eravate voi i responsabili?
S, noi; i nostri antenati. Aveva ritrovato i nostri manoscritti ed era sul
punto di scoprire la nostra esistenza. Allora l'hanno ucciso in Olanda, e
hanno ripreso i rotoli.
Perch crocifiggere su strane croci di Lorena e non su croci normali?
Per aggiungere al supplizio della crocifissione quello della torsione? domandai.
L'uomo sembr non comprendere la mia domanda. La ripetei. Ma restava impassibile.
Allora intervenne mio padre.

Sono le sole che conoscono, Ary spieg. Sono le vere croci dei romani, quelle su cui crocifiggevano. Quelle che conosciamo noi, le due barre trasversali, sono una deformazione tardiva. La croce di Ges era una
croce di Lorena decapitata.
Ma allora mi stupii tu eri al corrente di tutto fin dall'inizio?
S... lo sospettavo.
Perch non hai detto niente?
Ma cosa volevi che dicessi? Non potevo tradirli. Per questo ho accettato la missione: perch pensavo potesse trattarsi di loro. Tuttavia, lo temevo. Inoltre non volevo che un altro finisse per scoprire la loro esistenza.
Ecco perch avrei voluto abbandonare tutto, quando ho visto tutti quegli
atroci delitti. Non capivo pi cosa stesse succedendo. Non volevo pi aiutarli a conservare il loro segreto.
Ma com' il vostro passato? Cosa avete voluto nascondere di cos abominevole? esclamai.
Questo non puoi ancora saperlo disse l'uomo, il capo degli esseni. Ora disse girando i tacchi scrivete. Ecco il vostro lavoro.
Allora apparvero due uomini che, minacciandoci con coltelli di foggia
antica, ci spinsero fino in fondo alla grotta.
Uscimmo per una porta che sboccava in un sotterraneo. Ci costrinsero ad
andare avanti, da un precipizio all'altro, in un complicato labirinto. Spesso
le pareti erano troppo strette; dovevamo quindi abbassarci e strisciare. Finalmente, in capo a quasi mezz'ora di cammino nell'umidit e nell'oscurit,
arrivammo a una grotta. Una porta era intagliata nella pietra. Entrammo, e
ci rinchiusero dentro.
Fu la nostra abitazione: vi rimanemmo quaranta giorni e quaranta notti.
All'inizio, per tre giorni non avemmo n da mangiare n da bere. Crollai
stremato in un angolo della grotta, mentre mio padre cercava invano di
restare in piedi, vacillando sulle gambe indebolite dalla fame. La mia sola
speranza era Jane: sapevo che si sarebbe preoccupata, e che a quell'ora
stava gi certamente facendo tutto quello che era in suo potere per ritrovarci. Aveva sicuramente compreso che eravamo precipitati in una trappola infernale, nel cuore del segreto di Qumran. Conosceva l'entrata della
grotta, ma come avrebbe potuto scendere fino a quel luogo sepolcrale?
Non sapevo neppure da chi si sarebbe recata: forse da Shimon, di cui le

avevo parlato, o da Jehudah, che aveva conosciuto, o magari presso le autorit israeliane. Desideravo con tutte le mie forze che ritornasse e ci tirasse fuori da l; e tuttavia, in fondo a me stesso, qualcosa mi diceva che era
necessario che il segreto di Qumran non venisse divulgato, anche se non
mi era stato ancora svelato.
A causa del digiuno, persi a poco a poco le mie forze fisiche e morali.
Sentivo il mio corpo indebolirsi. La mia mente si perdeva dietro pensieri
insensati, che non conoscevano pi n spazio n tempo. Tutto si mescolava, urtava nella mia testa con sempre maggior violenza, via via che aumentava l'inedia.
Fu allora che, in questa disciplina forzata dall'astinenza, in uno sforzo
d'intensa concentrazione, attraverso l'oblio del corpo e delle sue sofferenze, mi prese la devequt. Vidi cose indimenticabili, immagini defunte del
tempo di Qumran. Era un mondo malvagio. Ovunque la lussuria e la profanazione si facevano beffe con arroganza delle creazioni divine. Che un
simile mondo dovesse essere distrutto, andava da s. E che quell'annientamento fosse imminente, non poteva essere concepito meglio in nessun altro luogo che sulle rive del Mar Morto, a circa trecento piedi sotto il livello
del mare, fra un lago di acque amare e imprigionate e scogli desolati, nudi,
vuoti e minacciosi. L dove il sole sprigionava un tale calore che perfino il
vento spirava un miasma caldo e velenoso; dove gli esseri viventi faticavano a sopravvivere e c'era poco posto per il mondo. In quel buco nero,
l'orlo delle regioni infernali giungeva alla superficie dell'acqua e della terra. Sotto i raggi del sole ardente sorgeva l'inferno. Ero l'uomo primitivo,
osservavo la scena del pi terribile giudizio di Dio nei confronti della colpa umana.
C'erano Sodoma e Gomorra e il fuoco pioveva sul paradiso. Si stava verificando un gigantesco cataclisma. Sotto i cieli scatenati, il mare piangeva
lacrime di sale amaro. Ovunque, depositi di petrolio e di bitume esplodevano in lunghe onde di acciaio e fuoco mescolati. Pi a nord, oltre il solco
di Gohr che attraversa il Giordano, la rovina proseguiva il suo cammino
verso la malinconia; era una saga inesauribile. La crosta terrestre scalpitava di rabbia, e dalle sue viscere saliva un sordo brontolio che giungeva
dall'era primaria e continuava verso et lontane e temibili terremoti. Era
questo l'ultimo cataclisma, che respingeva migliaia di tonnellate di petro-

lio, emetteva un tuono elettrico e infiammava con fiotti d'olio e di bitume


macerati le parti pi profonde della crosta terrestre che sputavano zolfo,
copiosamente. La grandine e il fuoco, miste a sangue, caddero sulla terra,
che fiammeggi insieme agli ultimi alberi e al verde sbiadito in riva al mare. E il mare era insanguinato, e le sue creature perivano, e le sue navi affondavano. Un immenso astro non finiva mai di cadere dal cielo, che bruciava come una torcia.
Allora i fiumi e le sorgenti delle acque presero fuoco. E tocc al sole e
alla luna di essere colpiti e di oscurarsi, e al giorno di perdere il suo chiarore, e alla notte la sua luminosit. Le stelle caddero producendo un grande
fumo, come una fornace. Cavallette si sparsero sulla terra, ed erano come
scorpioni, cavalli equipaggiati per il combattimento. Sulle loro teste vi
erano corone d'oro, e i loro volti erano come visi umani.
Poi una folla immensa, che proveniva da ogni nazione, trib, popolo e
lingua, si mise in piedi davanti al trono celeste e all'agnello. Erano tutti
vestiti di bianco, e avevano in mano rami di palma. Proclamavano ad alta
voce: La salvezza ci data dal nostro Dio che siede sul trono, e dall'agnello. E tutti gli angeli radunati intorno a lui gli si prostrarono davanti,
faccia a terra, e adorarono Dio.
In questo vasto movimento la terra scomparve. Vi furono un cielo nuovo
e un'altra terra, poich il primo cielo e la prima terra erano sprofondati e il
mare non c'era pi. Vidi la nuova Gerusalemme discendere dal cielo, pronta come una sposa che s' adornata per la notte di nozze. Una voce che
proveniva dal trono diceva che il tempo era vicino, che non bisognava pi
tacere n tenere segrete le parole dei libri. Che l'ingiusto commetta l'ingiustizia, e che l'impuro viva ancora nell'impurit, ma che il giusto pratichi
ancora la giustizia e il santo si santifichi ancora. Ecco, sto per venire, e
porto con me la ricompensa per dare a ciascuno secondo il suo operato. Io
sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine. Ho mandato l'angelo per portarvi questa testimonianza, vengo dalla stirpe di David,
la stella lucente del mattino, diceva.
Si trattava della vittoria dei figli della luce contro i figli delle tenebre,
contro l'esercito di Belial, contro la banda di Edom, di Moab e dei figli di
Ammon e la moltitudine dei figli dell'Oriente e della Filistea. I figli delle
tenebre stavano patendo le fatiche del deserto, e la guerra contro di loro
stava per scoppiare, poich era stata dichiarata a tutte le loro bande, e la
deportazione dei figli della luce era terminata: stavano ritornando dal deserto dei popoli per accamparsi in quello di Gerusalemme, per l'eternit.

Dopo questa lotta finale, le nazioni ritornarono dalla diaspora. E a suo


tempo, ecco finalmente che Lui usc, in preda a violento furore, per combattere contro i re del Nord, e la sua collera cerc di distruggere e annientare i corni dei nemici. Era il tempo della salvezza per il popolo di Dio; vi
fu uno scompiglio immenso fra i figli di Jafet, e la dominazione del male
scomparve, e l'empiet venne abbattuta senza residui, senza che vi fosse un
solo superstite fra tutti i figli delle tenebre.
Allora, vidi nei luoghi solitari gli accampamenti degli esseni, cacciati
dalla Giudea per la persecuzione del sommo sacerdote e costretti a vivere
in esilio nella terra di Sem; e vidi la deportazione che aveva respinto gli
ebrei in Babilonia al tempo di Nabucodonosor. E vidi tutto il seguito della
storia ebraica, ogni distruzione e ingiustizia, massacri e catastrofi. Vidi
l'esecutore, la vittima e il testimone.
Poi vidi i figli della luce illuminare progressivamente tutte le estremit
del mondo, finch vennero cancellati a uno a uno tutti gli istanti di tenebra.
Poi vidi il momento in cui la Sua grandezza brill per tutti i tempi, per la
felicit e la benedizione, la gloria e la gioia, e la lunghezza dei giorni venne concessa ai figli della luce.
E vidi una grande battaglia, una carneficina senza fine, in un giorno buio
da Lui anticamente predestinato. In questo giorno si approssimarono per la
lotta finale la congregazione degli dei e l'assemblea degli uomini. E fu un
tempo di sconforto per tutto il popolo riscattato dalle sue colpe; e fra tutte
le sventure della terra, non ve ne fu una simile a quella che diede luogo
alla Redenzione. Per una volta i figli della luce erano pi forti dei figli delle tenebre.
Venivano dalle rive del lago di asfalto. Non vi era nessun altro posto sulla terra dove la natura e la storia avessero cospirato altrettanto per la loro
fine, e per l'avvento di un nuovo ordine. Dopo i tempi nefasti, con la venuta del Messia, quando i luoghi ruvidi diventeranno lisci, tutti vedranno che
Dio li avr salvati proprio qui, sulle rive desolate del Mar Morto. Sui banchi di sabbia, qui e dalle altre parti, si innalzeranno gli alberi, e le loro
foglie non appassiranno, e i frutti non si corromperanno, poich le acque
verranno in abbondanza dal santuario.
Entrai in trance. L'eccitazione mi sconvolse i sensi. Fu allora che vidi la
verit, quella che non mi ero permesso di vedere dall'inizio, da quando
sapevo tutto: mio padre era uno scriba, e tutti i miei antenati erano stati
esseni. Cos, lo volessi o no, ero anch'io uno scriba esseno. Pensando que-

sto, la mia testa sembr esplodere, e urtai violentemente contro le pareti


della roccia.
Dopo tre giorni, giudicando il tempo della prova a cui ci avevano sottoposti sufficiente, vennero a portarci da mangiare e da bere, e ci chiesero di
compiere il nostro lavoro, e di scrivere tutto quello che il capo aveva ordinato. Non potevamo uscire dalla grotta: l'unica entrata era stata ostruita e il
soffitto, che era a sua volta il suolo della roccia montagnosa, era troppo
alto perch potessimo issarci tentando di uscire. Sulla sommit, una fessura lasciava passare un raggio di luce del giorno. Non ci restava altro da fare
che obbedire agli ordini. Mangiammo e ritornammo un poco alla vita.
Cominciammo il nostro lavoro.
Vivemmo l. Eravamo nel ventre della terra, nel suo seno. Non sapevamo perch ci fossimo, n se ne saremmo mai usciti, ma questo non ci faceva perdere la speranza. Credo che ci sentissimo pi sicuri in quel luogo.
Chi pu sapere se davvero lo spirito degli uomini sale in alto, e quello
delle bestie scende sotto terra? Ho preso coscienza del fatto che non c'
niente di meglio per l'uomo che gioire per ci che ha fatto; poich quella
la sua parte. E chi rimarr a vedere ci che succeder quando lui non ci
sar pi?
Mio padre era persuaso che, al di sopra delle nostre teste, la fine del
mondo si stesse avvicinando. Era stato ripreso da un appassionato misticismo, forse a causa del ritorno ai luoghi delle sue origini, e anche perch
non aveva mai potuto abbandonare il loro ricordo, avendogli consacrato la
vita. Sosteneva che eravamo stati mandati in quel posto per essere preservati dall'Apocalisse, e che pi tardi ci sarebbe stato dato di ritornare nuovamente sulla superficie della terra devastata per seguire il Messia e fondare un nuovo mondo.
Quei discorsi profetici non erano da lui. Non lo avevo mai sentito parlare dell'attesa del Messia. Ma stava ritrovando le preghiere e gli insegnamenti del tempo della sua infanzia con gli esseni, e la sua credenza nella
Liberazione da cui lo aveva svezzato la scienza. Con la barba grigia che gli
era cresciuta nel corso dei giorni, e i versetti della Bibbia che citava senza
sosta e mischiava alle proprie interpretazioni concernenti il presente, assomigliava a un profeta ebreo.
Sapevo bene - me lo aveva spiegato lui stesso numerose volte - che le

profezie apocalittiche e le predizioni messianiche sopravvengono in tempi


di crisi, nelle situazioni disperate. Conoscevo il clima propizio alla credenza nella fine del mondo. Ma ero ugualmente convinto che se ci fosse stata
un'Apocalisse, non poteva avvenire in quella grotta, in mezzo alle vecchie
pergamene.
Comunque scrivemmo, come ci aveva domandato il capo, quello che ci
aveva raccontato. E, dopo aver scritto, decifravamo insieme il prezioso
rotolo avuto da Jane, che avevo sempre portato con me per paura di nuovi
eventuali furti. Siccome le lettere ebraiche erano al contrario e non avevamo specchi, cominciammo a ricopiarle, con la penna che ci era stata consegnata, sul rovescio del rotolo che ci avevano dato.
Allora apprendemmo la verit su Qumran.
Nel momento in cui ci fu dato scoprire la verit, comprendemmo che era
necessario tacerla fino al giorno dell'evento messianico. Non potevamo
senza dubbio prevedere tutte le conseguenze di quella rivelazione, ma sapevamo che quanto avevamo appreso non era cosa da dire, ma soltanto da
scrivere e conservare. Non potevo dimenticare la visione che avevo avuto
mentre ero in trance. Quella visione mi aveva ordinato di scrivere ci che
sapevo. Non ero uno scriba, figlio di scriba?
In quel luogo e in quel tempo in cui non avremmo potuto far nulla se
non sperare, studiare e discutere, mio padre mi parl finalmente degli esseni. Ritrovava i suoi ricordi a frammenti, a volte con difficolt, mentre
altre volte gli sgorgavano come un fiotto inesauribile prolungandosi in
melopee interminabili. Non si stancava di parlare, come se dovesse recuperare tutto quello che non aveva detto nel corso di lunghi anni.
Erano l'elite del popolo eletto. Per i contemporanei si trattava soltanto di
una piccola setta sconosciuta, senza potere n influenza, e senza importanza per la storia. Ma loro non si concepivano in quel modo. Pensavano di
essere destinati a recitare un ruolo eminente negli avvenimenti che avrebbero cambiato la storia. Il mondo attuale stava per giungere alla fine, dopodich sarebbe cominciato un ciclo molto diverso da quello che si era
visto fino a quel momento, e la loro setta avrebbe avuto una parte dominante nel grande dramma cosmico. Pensavano che gli ebrei fossero il popolo eletto da Dio, che aveva stretto con loro un'alleanza esclusiva. Tuttavia, non tutti gli ebrei erano stati fedeli a questo patto. Molti di loro non
avevano capito ci a cui la promessa aveva dato luogo, n tutte le sue im-

plicazioni. Dio si sarebbe servito di loro, membri di una setta particolare di


un popolo particolare, per preparare la strada verso un nuovo ordine a cui
avrebbe ricondotto il mondo, per mezzo di colui che era l'"Unto", il capo di
Israele. E attraverso Israele, ci sarebbe stata la Redenzione per tutta l'umanit.
E pensavano di essere i soli a detenere l'autentica interpretazione delle
Scritture. Ecco perch avevano una loro biblioteca, mantenuta e aumentata
copiando e ricopiando gli scritti biblici, ai quali aggiungevano i propri rotoli. Questi erano il vero tesoro della setta. Interpretavano il passato. Rendevano evidente il significato degli avvenimenti contemporanei. Profetizzavano. Dettavano con precisione il modo di vivere di ciascuno di loro.
La setta aveva un modo tutto suo di vedere la saga nazionale. Consideravano il mito come una verit letterale, e la leggenda come un fatto. Al di
sopra di tutto ritenevano di essere il popolo della prima alleanza con la
Legge di Mos, che Dio aveva scelto fra tutti. Il Sinai era stato il luogo di
un intervento cosmico attraverso il quale Dio aveva stipulato un'alleanza
eterna con i figli di Israele. Ma quest'obbligo i sacerdoti e i governatori
l'avevano tradito, e tutto Israele l'aveva schernito. Soltanto loro seguivano
ancora la retta via. Cos Dio aveva stipulato con loro, eletti fra gli eletti,
una seconda alleanza.
Certamente Dio aveva consolidato la sua alleanza con il regno di David,
anche lui l'"Unto". Ecco perch le vittorie di David erano state un assaggio
del trionfo di Israele. Ma con David c'era Zadok, il pi grande sommo sacerdote di Israele. I veri zadokiti si opponevano ai falsi zadokisti, i sadducei, che profanavano gli altari di Dio, ammassavano ricchezze illecite e
facevano guerre di spoliazione per rubare i frutti del lavoro altrui.
E Dio aveva annunciato al momento di questa seconda alleanza la venuta di un profeta, Elia, nello spirito dei profeti Amos, Isaia e Geremia. E
pure, per consacrare l'alleanza, la venuta del Maestro di giustizia che avrebbe aperto l'era nuova.
Cos' successo agli esseni? gli domandai.
L'occupazione romana della Giudea in un primo momento fu molto
tranquilla. I governatori romani erano rapaci, ma meno voraci dei re locali.
Antigono, l'ultimo della stirpe maccabea, lasci il posto a Erode, chiamato
il Grande, nel 37 a.C. Questi costru molti splendidi edifici, fond il porto
di Cesarea, e cominci il restauro del Tempio, che non venne ultimato
prima del 64 d.C, sei anni prima di essere nuovamente distrutto. Quando
mor, alcuni lo piansero sinceramente. Dopo Erode, il regno fu diviso. An-

tipa, che governava la Galilea, si spos con la moglie di suo fratello, e


venne criticato da Giovanni il Battista, che fece giustiziare. Quando perse
la battaglia con Areta, il padre della prima moglie che aveva abbandonato,
il popolo pens a una punizione per aver decapitato Giovanni. Govern
fino al 34 d.C. In Giudea, Archelao regn per dieci anni, ma il suo regno
fu cos nefasto che Augusto lo destitu, e fece della Giudea una provincia
romana sotto procuratori di basso livello: uno di loro fu Ponzio Pilato, che
venne richiamato ed esiliato in Gallia.
La tensione fra ebrei e romani continuava a crescere. I romani non erano in grado di capire quelli che vedevano come dei fanatici religiosi, e gli
ebrei non potevano tollerare le profanazioni perpetrate all'interno del Tempio. Pilato era nello stesso tempo sorpreso e irritato per la resistenza degli
ebrei nei confronti del governo militare romano. Fino a quel momento nessun popolo aveva rifiutato la religione e l'idolatria romane: perch la Giudea resisteva? L'imperatore Caligola pretese che la sua statua fosse eretta
nel Tempio, ma venne assassinato. Dopodich, tutta la Palestina fu sotto la
dominazione romana. Ma gli ebrei continuavano a sfidarli: a causa del
frequente ricorso alla crocifissione da parte del governatore Antonio Felice, una setta, i sicari, commise una serie di assassinii di romani. Allora in
Giudea la situazione giunse a un apice nefasto: il brigantaggio imperversava, il governo era irresponsabile. Non c'erano che voglia di ribellione, sedizioni e segni di guerra. Per far fronte alla crisi, gli ebrei formarono un
governo di emergenza e affidarono a Flavio Giuseppe il compito di difendere la Galilea. Flavio Giuseppe si batt, ma senza successo, e fin per passare al nemico. I farisei, che avevano la fiducia del governo romano, cercarono invano di mettere in atto una politica moderata, e finirono per essere
destituiti dal loro incarico. Pieni di collera, gli zeloti presero la direzione
del governo, e fu la fine della moderazione.
Se Israele fosse stata unita e meno corrotta, la rivolta sarebbe potuta
riuscire. Ma per come stavano le cose, non poteva che concludersi in modo
tragico. Gerusalemme era sotto l'influenza di fazioni rivali, ebrei massacravano ebrei; la lotta fratricida non faceva che accrescere i massacri dei
romani. Alla fine dell'estate del 70 d.C, il cortile esterno del Tempio veniva messo a fuoco. Il combattimento arriv fino all'altare incandescente.
Come Ges aveva predetto, il Tempio venne distrutto. Siccome una calamit faceva seguito all'altra, i sacerdoti di Qumran credettero che il giorno
del giudizio fosse finalmente arrivato, e che il Messia di cui aspettavano la
Resurrezione stesse per tornare. vero che la luna non era ancora color

sangue e che le stelle non erano cadute dal cielo, ma la distruzione stava
raggiungendo gli empi che avevano governato Israele, ed era tempo per
Dio di volgere la sua mano contro i Kittim. Aspettavano. Sapevano che i
romani li avrebbero raggiunti. Fu allora che misero i preziosi manoscritti
dentro le giare per proteggerli, e che li portarono su, fino alle grotte.
Quando fosse finita la battaglia, un giorno, sarebbero tornati a cercarli. E
quando fossero tornati le Scritture sarebbero state per sempre il loro tesoro,
e il Messia di Aronne e di Israele avrebbe presieduto il pasto sacro, nel
giorno del Signore, avvento del regno di Dio. A questo punto la storia perde le loro tracce geografiche e storiche e contemporaneamente vede apparire quelle delle sette cristiane. In verit, dopo aver nascosto i manoscritti,
gli esseni andarono a rifugiarsi a Qumran, per prepararsi nuovamente alla
venuta messianica. E l restarono, all'insaputa di tutti, per secoli.
Cos parl mio padre, e raccont tutte le storie nascoste del suo passato,
e del passato del suo passato, per lunghe ore. E ascoltavo tutto quello che
diceva, per ricordarlo e poi trascriverlo, pi tardi, cos come dovevo fare.
Raccont la sua vita e quella dei suoi; come trascorreva quando era bambino, secondo il loro preciso calendario, i giorni e le feste, la vita rituale e
monastica della sua comunit, in disparte da tutti durante quei millenni in
cui avevano nascosto la loro esistenza nel deserto del Mar Morto. Ma avevano conoscenza del tempo che passava, e sapevano che nel mondo di fuori, e molto lontano dalle loro terre, i loro fratelli ebrei si perdevano fra le
nazioni, mentre loro rimanevano i guardiani del rotolo, dato che non era
permesso che lasciassero le grotte di Qumran, salvo quando, prendendo
l'aspetto di beduini, andavano in cerca di notizie ai mercati tre volte all'anno, per le feste di Rosh Hashanah, Pessach e Shavuoth, ma nessuno sapeva che vivessero ancora l.
Poi, in capo a quaranta giorni e quaranta notti, nel corridoio risuon un
rumore martellante. Arrivava qualcuno. All'inizio credemmo che fossero
gli esseni, che ci portassero la nostra razione quotidiana verificando i progressi del nostro lavoro. Tuttavia i rumori non provenivano dal punto in
cui eravamo soliti udirli. Si avvicinarono e ben presto risonarono nella
cavit a volta, come se fossero stati a qualche metro da noi. Apparvero
allora tre sagome, sorte dall'ombra e dalle rocce. Trattenemmo il respiro
quando riconoscemmo Shimon, accompagnato da due uomini.

Era stato avvertito da Jane e, seguendo le sue indicazioni, stava conducendo ricerche da parecchie settimane nelle grotte, senza trovarci, tanto
queste erano embricate una sull'altra, formando un labirinto inviolabile. Ci
spieg che Jane, non vedendoci ritornare, aveva frugato fra le carte nella
mia camera d'albergo per sapere chi poteva avvisare. Aveva trovato il nome e i dati di Shimon e lo aveva subito chiamato.
Raggiungemmo l'uscita delle grotte. Fuori la luce del giorno ci abbagli
violenta, e restammo accecati per parecchi minuti. Qualche istante pi tardi, sfiniti come se la tensione di mesi di sofferenza ci piombasse bruscamente addosso, eravamo sulla strada di Gerusalemme nell'automobile di
Shimon.
Allora? domand Shimon.
Allora cosa? chiese di rimando mio padre.
Avete trovato il manoscritto?
Mio padre fece segno di no con la testa.
Shimon ci lasci davanti all'appartamento dei miei.
Arrivederci disse. Riposatevi. Vi lascio qualche giorno. Torner a
trovarvi per parlare in dettaglio di tutto l'affare.
Grazie lo salut mio padre tendendogli la mano. Credo che ti dobbiamo la vita.
No rispose Shimon. Sono stato io a mandarvi l. A prestissimo.
Rimanemmo un istante sul marciapiede. Un po' smarriti guardammo la
sua vettura allontanarsi. Pareva tutto irreale; faticavamo a crederci. Come
se non fosse successo nulla, eravamo finalmente arrivati a casa nostra, al
focolare, dove mia madre certamente ci aspettava da molto tempo, in preda
a dolorosi tormenti.
Ma non eravamo ancora al termine delle nostre pene. Ci dirigemmo lentamente verso l'ingresso. L ci fermammo, stupefatti. Nell'atrio di casa
nostra, qualcuno ci aspettava. Era Jehudah..
Jehudah? esclamai. Cosa fai qui? Come sapevi del nostro arrivo?
stata Jane a dirmi, ieri, che vi avrebbero trovato presto. Vi sto aspettando da stamattina rispose con voce cupa.
E Jane? Dov'?
Il suo viso mut di colpo espressione.
Ascolta, Ary, se vuoi ritrovarla... Devi venire subito con me.
Come, subito?

Immediatamente, Ary. Non sto scherzando. Jane in pericolo.


Senza neppure rientrare in casa, seguimmo allora Jehudah fino a una
piccola sinagoga che conoscevo bene, avendola qualche volta frequentata
quando studiavo a Mea Shearim. Ci venivano spesso a pregare il rabbi e i
suoi fedeli. Era collocata al secondo piano di una costruzione abbastanza
vecchia, in fondo a un cortile, in una via lunga e stretta. A dire la verit,
era un vero bastione dell'ortodossia, che raccoglieva i rabbini, gli studiosi e
i discepoli pi "neri" di Mea Shearim: tutti venerabili vegliardi con cernecchi grigi, barbe bianche e larghi cappelli, che portavano l'abito tradizionale, fra loro parlavano soltanto yiddish e avevano consacrato la vita allo
studio, alla legge e all'educazione della loro abbondante progenie. Invecchiati, erano diventati i saggi della comunit, e formavano una sorta di
assemblea rituale che veniva consultata per ogni specie di problemi. Li si
considerava come veri maestri della tradizione, i veri custodi dei rotoli
della Torah. Erano dodici.
Quando arrivammo, erano le tre del pomeriggio e la sinagoga era deserta. La preghiera sarebbe cominciata due ore dopo.
Ma l non c'era Jane ad aspettarci. C'era il rabbi. Si trovava sulla pedana,
secondo il suo solito, il gomito appoggiato sul leggio per la preghiera, dov'era posata una Torah i cui rotoli erano aperti. Doveva appena averne fatto una rapida lettura per verificare che nella scrittura non vi fosse alcun
errore, come faceva spesso.
Allora? domand a sua volta. Lo avete trovato?
Di cosa sta parlando? risposi.
Ary, non fare l'imbecille. Parlo della pergamena. Il rotolo del Messia,
quello che sparito.
No dissi. Non sappiamo dove si trovi.
Io so dov' replic.
Mostr col dito la tasca un po' gonfia della giacca di mio padre, dove si
trovavano in effetti i due rotoli, avvolti uno dentro l'altro, l'originale e la
copia che ne avevamo fatto, che lui aveva portato con s quando eravamo
usciti dalle grotte.
Insomma! insistette. Datemelo.
No si oppose mio padre. Non vi appartiene. degli esseni.
Allora, con mia grande sorpresa, il rabbi scoppi in un'immensa risata.
Una risata sonora, squillante, esacerbata, curiosa, una risata strana, di sof-

ferenza pi che di gioia, che rison in tutta la sinagoga.


Ma non sai nulla? Vediamo! cominci come aveva l'abitudine di dire
quando un allievo commetteva un errore triviale in un ragionamento talmudico. Il tuo popolo e il mio popolo sono il medesimo. Non sai che nella letteratura talmudica gli esseni vengono chiamati chassiaim? Non sai
che sono io il Messia degli esseni, e che giunto per me il momento di
prendere possesso del mondo intero? I miei avi risalgono al rabbi Giuda
ha-Hasid, che, nel XII secolo aveva proibito il matrimonio delle nipoti, per
instaurare il celibato. Era un esseno emigrato in Germania. Da generazioni
siamo esseni che si trasmettono una missione, di padre in figlio: preparare
la venuta del Messia, attendere, fomentare la fine del mondo. Ed ecco, io
non ho figli. Sono l'ultimo della stirpe; ecco perch sono il Messia. Hai
capito? E ora intim a mio padre con autorit dammi il rotolo.
Mio padre, sconvolto, gli porse la vecchia pergamena.
No! gridai Cosa fai?
Si gir verso di me e mormor, impotente: Sono uno scriba. Lui
sommo sacerdote. Sono vincolato dall'ordine gerarchico.
Cosa dici? urlai. Tu non sei uno scriba! Non sei niente! Li hai abbandonati!
Il rabbi aveva preso la pergamena e la stava avvicinando alla fiamma del
candelabro della sinagoga.
Cosa sta facendo? mi rivolsi a lui, fuori di me. Chi crede di ingannare con la sua Torah di cui non rispetta pi i comandamenti? Lei un falso
Messia, un usurpatore. Conoscer il giudizio finale di cui parla tanto! Ma
ne sar lei stesso la vittima.
Il sacerdote empio perseguit il Maestro di giustizia, divorandolo
nell'irritazione del suo furore recit tranquillamente il rabbi, come se
tramite la sua bocca stesse per compiersi una profezia.
lei il sacerdote in cui l'ignominia diventata pi grande della gloria.
Le parole m'erano uscite di bocca, senza che potessi trattenerle. Sapevo
che ci che stavo facendo era molto grave, quasi una bestemmia, ma il
furore mi possedeva offuscandomi la ragione.
Allora il rabbi mi rivolse uno strano sguardo.
E tu Ary? mi apostrof. Cos'hai fatto negli Stati Uniti mentre tuo padre era stato rapito? Hai pensato a lui o hai fornicato con una schikse? Ti
dir io quello che hai fatto. Hai percorso le vie dell'ebbrezza per estinguere
la sua sete. Ti dici ebreo, e chassid, ma il prepuzio del tuo cuore non circonciso. Nella citt hai compiuto atti abominevoli. Hai insozzato il santua-

rio di Dio, ti sei recato in luoghi proibiti, hai preso droghe, sei entrato nelle
chiese. Hai peccato.
Chi le ha detto questo? Mi ha fatto spiare?
Il rabbi di Williamsburg mi ha raccontato tutto... Mi ha detto in quali
luoghi di perdizione ti sei trovato. Ti avevo avvertito prima che tu partissi.
Ti avevo detto, Ary, a quali pericoli saresti andato incontro, raccomandandoti di insufflare l'aria del Mashiah a ciascuna delle tue inspirazioni. Ma
ecco, non hai creduto alle mie parole; hai tradito l'alleanza che Dio ha stipulato con noi, e hai profanato il suo santo nome. Hai tradito la parola della fine dei giorni; non hai creduto, Ary, quando le hai ascoltate, a tutte le
cose che succederanno all'ultima generazione, non hai creduto alle parole
della mia bocca che Dio ha posto nella mia casa, a tutte le parole che ho
detto e con le quali Dio ha raccontato ogni cosa che succeder al suo popolo e alle nazioni. Dato che sono io, Ary, lo ierofante della glossa divina,
sono io e nessun altro a conoscere tutti i segreti della rivelazione.
Lei l'uomo della menzogna dissi, questa volta pieno di odio e di vergogna, avendo la certezza di essere stato preso in trappola. Lei annuncia
oracoli ingannevoli, crea immagini vane per carpire la fiducia, fabbrica
degli idoli muti. Ma le statue che costruisce non la salveranno il giorno del
giudizio. Verr il giorno in cui Dio sterminer tutti quelli che servono gli
idoli, cos come gli empi della terra.
Quel giorno vicino, Ary.
I tempi di Dio arrivano tutti alla loro scadenza.
A queste parole, il rabbi si adir terribilmente. Le sue labbra tremavano
e gli occhi mandavano lampi quando mi grid: Come osi contraddire le
mie parole? Sei un empio camuffato da baal teshuvah, ti sei nominato con
il nome della verit, ma il tuo cuore non cambiato: empio eri, empio resterai. Hai abbandonato il nostro Dio, hai tradito tutti i nostri precetti, hai
peccato con la donna, hai rubato il nostro rotolo, hai voluto accumulare le
sue ricchezze, ti sei rivoltato contro Dio e hai tenuto una condotta abominevole in ogni specie di lordura impura.
lei ribattei che rappresenta i preti di Gerusalemme che accumulano
ricchezza e lucro depredando la moltitudine. Il vaticinatore della menzogna ha fuorviato il popolo per costruire la sua citt con l'assassinio e la
frode.
E il furore di Dio lo divorer accumulando sopra di lui abiezione e dolore.

Cos dicendo, il rabbi immerse il doppio rotolo nella lunga fiamma che
bruciava sul candelabro.
No! gridai Non lo faccia!
Feci un gesto per impedirglielo, ma era troppo tardi. Aveva gi gettato a
terra i rotoli in fiamme, che si consumarono in fretta, con una fioca incandescenza. Sprigionarono un odore forte e aspro, come se a bruciare fosse
carne umana; e ben di questa si trattava: una pelle morta, tesa, conciata,
tatuata, e ora totalmente devastata. I rotoli bruciavano per tutta la lunghezza, senza svolgersi, opachi, chiusi per l'eternit, lambiti, mangiati, divorati,
presto digeriti dalle fiamme. Vidi, allucinato, le piccole lettere nere piegarsi e fondersi sotto il calore, poi scomparire del tutto per ritornare polvere e
carbone. S'innalz allora un fumo opaco che sal fino al soffitto e sembr
attraversarlo per raggiungere il cielo. Sull'altare della sinagoga i rotoli sacrificati erano stati graditi e obliati per sempre. A chi aveva sfidato il tempo cos a lungo, veniva resa la giusta misura; come se non fosse successo
nulla, non fosse mai sopravvissuto, non fosse mai rimasto nascosto per
duemila anni nelle grotte di Qumran, come se non fosse stato rubato poi
restituito quindi rubato di nuovo, come se nessuno lo avesse mai cercato,
n voluto, n letto, n scritto. Invano. L'istante vendicatore uccise l'immortale, con un semplice gesto della mano.
Allora mi prese un invincibile furore. Era quello di Elia quando sgozz
con le sue mani i quaranta falsi profeti sul monte Carmelo o quello dei
sacerdoti empi, ladri e omicidi?
M'impadronii della Torah dagli anelli di argento massiccio, rivestita di
ornamenti di velluto rosso e oro, con i bordi oblunghi e argentati.
Poich ecco dissi un giorno viene, infocato come una fornace, e tutti
gli orgogliosi, e tutti quelli che commettono malvagit diventeranno come
stoppia, e il giorno che sta arrivando dar loro fuoco, ha detto l'Eterno degli eserciti, e non lascer loro n radice n ramoscello.
Con tutte le mie forze, il vigore e la collera di cui ero capace, colpii il
rabbi. Croll a terra.
Dopo, non so pi cosa successe. Persi conoscenza. Pi tardi mi venne
detto che si era tenuto un conciliabolo fra mio padre e Jehudah. Mio padre
lo convinse a non dire nulla. Jehudah era prostrato; ma pensava che il corso degli eventi non sarebbe mutato se mi avessero messo in prigione, e che

il rabbi, se fosse stato davvero il Messia, sarebbe presto risuscitato. Inoltre


si sarebbe sentito colpevole per il mio eventuale arresto, e non avrebbe
voluto che la mia vita si fosse rovinata per causa sua, dato che era stato lui
a parlare della presenza di Jane al rabbi, e che, dietro suo ordine, l'aveva
sequestrata. Ecco perch Jehudah accett di dire a tutti che il rabbi aveva
avuto un colpo.
Fu ugualmente deciso che io dovessi scomparire, per qualche tempo, in
un luogo sicuro, protetto, dove nessuno mi avrebbe seguito. Fu cos che,
senza nemmeno aver rivisto Gerusalemme, senza nemmeno aver abbracciato mia madre, senza sapere se fosse un male, dato che era impossibile
che me ne allontanassi, mi ritrovai nuovamente a Qumran.
3
Quando rividi gli esseni, mi accolsero come se mi avessero aspettato. Lo
credettero un ritorno, un noviziato. Pensarono che andassi semplicemente
a riprendere la fiaccola.
Per molto tempo, non vidi pi nessuno. Ero ancora abbattuto per l'azione
compiuta. Mi sforzavo di comprenderla senza riuscirci, come se la sua
motivazione e la sua portata oltrepassassero di molto la mia persona. Mi
vergognavo, inoltre, di essere un assassino. Poi rividi mio padre che, a pi
riprese, giunse alle grotte per farmi visita. Una volta o due lo accompagn
mia madre, a cui finalmente aveva detto tutto.
Ero occupato a scrivere e a imparare a vivere come loro, nel bel mezzo
del deserto di Giudea.
All'inizio fui molto colpito dal silenzio. Nessun grido, nessun disordine
o tumulto giungeva a interrompere la solennit del luogo. Il silenzio, con la
sua sobriet e serenit, era un temibile mistero, l'essenza stessa di quel
deserto torrido e severo che nascondeva una popolazione di penitenti. Un
giorno, camuffati da beduini, ci spingemmo lontano nel deserto, in un posto remoto dove si trovava un cimitero simile a quello che era stato trovato
a Khirbet Qumran, pieno di tombe orientate in direzione sud-nord. L seppellivano i loro morti, in un luogo dove, sotto il soffio dolce e caldo del
vento, regnava una quiete profonda e ieratica come quella delle grotte.
Quando domandai il motivo di tale orientamento, risposero che per loro il
paradiso si trovava a nord: cos diceva il libro di Enoc, di cui erano appas-

sionati lettori: Morti aspettando il giorno della Risurrezione, giacciono


con il capo rivolto a sud, contemplando nel sogno di un sonno passeggero
la loro patria futura. Destati, si alzeranno di fronte al nord e cammineranno diritto verso il paradiso, la santa montagna della Gerusalemme
celeste. Mi sembr allora di comprendere il senso del loro silenzio: un
sonno profondo elusivo di questa vita, sognatore serafino della seguente.
Conobbi fino a che punto gli esseni fossero uomini del deserto: non appartenevano alla terra come i sedentari, ma a se stessi e a Dio. Imparai a
vivere come loro in quel mondo messo a nudo di fronte al quale ritrovai la
mia propria nudit. Compresi quanto fossimo in esilio su questa terra,
quanto non fosse casa nostra questa strana regione senza costruzioni, n
case n citt, e senza oggetti familiari. Il deserto era il mondo al secondo
giorno della creazione, quando Dio fece la terra e il cielo ma non c'era alcun arbusto e niente erba dei campi, poich Dio non aveva ancora fatto la
pioggia; e non c'era l'uomo a lavorare il suolo.
C' chi, come Dio, trasforma la terra arida in terreno fertile, chi inventa
la vegetazione, e l'erba che porta la semente che dona frutti che portano
semente. Ma noi volevamo rimanere nel deserto e partecipare del caos.
Non avevamo intenzione di cambiare nulla; volevamo che le forze della
morte trionfassero, che il deserto riprendesse il territorio perduto, che venisse abitato da sciacalli, iene, gatti selvatici e vipere, e che fosse infestato
dai demoni. Eravamo i reprobi. Il nostro deserto non era un eden, con fiori
e frutti. Il nostro deserto era un deserto.
Imparai a conoscerlo intimamente. Non era un deserto come gli altri;
non era come i crateri del Neghev dove si riversava il soffio caldo e bianco
dell'Assoluto. Non era nemmeno il deserto del secondo giorno come tutti
gli altri deserti, ma quello del terzo giorno della creazione, un po' fronzuto,
attraversato qui e l da alcuni arbusti, tanto per ricordare cosa potrebbe
essere una terra; con un mare acre, per ricordare cosa un mare potrebbe
essere, con rocce sulle quali il vento scolpisce abilmente delle figure, per
evocare quello che la mano dell'uomo potrebbe fare. Le sue rare dune avevano cime affilate come scimitarre. Il vento vi disegnava onde rugose con
creste irregolari e crescenti di luna. Talvolta, il cielo precipitava al suolo
imprimendovi impronte stellate. Certe notti, quando la brezza ci portava i
rumori del deserto, ascoltavamo le grandi palme conversare con i piccoli
germogli sorti al loro fianco.
Sdraiato a terra, assaporavo quel deserto dalle pietre aspre e salate e gli

umori marini, respiravo il suo odore cos particolare: quello di zolfo proveniente dai minerali del Mar Morto. Mangiavo fino ad ammalarmi i datteri multicolori. Ce n'erano mille variet. I miei preferiti erano le "dita di
luce", gialli, molto croccanti, di sapore aspro. Alcuni li preferiscono molto
maturi e aspettano che il tempo e il sole li portino al punto giusto fra i rami
di palma, prima di coglierli. Io li preferivo gialli. Percepivo bene tutta la
dolcezza che avrebbero potuto avere da vecchi, quando la loro pelle avvizzita avrebbe trattenuto nella polpa un succo squisito. Ma da giovani, erano
lisci e dorati, aspri e piccanti al palato. Erano vigorosi.
Nelle grotte c'era un'autentica citt segreta, con le sue vie, i quartieri, le
abitazioni, i negozi e la sinagoga. Gli esseni non erano numerosi; molti
avevano lasciato le grotte dal 1948. Rimanevano una cinquantina di persone, essenzialmente uomini; e poi alcune donne.
Vivevano nell'oscurit. Non c'era la penombra che talvolta conosciamo
in citt, quella di un appartamento buio o mal esposto. La notte durava
tutto il giorno. Le torce arrivavano a gettare raggi di luce nelle stanze oscure, che attraversavano il buio per uscirne pi forti. Talvolta, per nostalgia
della luce, cercavo di afferrarli e la mia mano si richiudeva sul vuoto.
Quando uscivamo, il sole ottenebrava i nostri occhi straziati dall'oscurit.
Era come Dio. Era come al principio, quando la luce e l'ombra non si opponevano ancora, anzi si mescolavano in uno spazio intimo e profondo,
quando nel cuore stesso del male brillava il bene, prima che se ne staccasse
e cercasse la propria indipendenza. In quel luogo la luce si spostava nelle
tenebre, nel loro seno, senza lotta, concorrenza n conflitto.
Vi era tutto quello che era necessario alla vita materiale di una laura isolata nel deserto, lontana da ogni centro urbano, la quale, vivendo in autarchia, si fabbrica da sola il necessario per il sostentamento. Vaste cavit
erano state sistemate in stanze dove si trovavano silos, forni da panettiere e
per la terracotta, grandi macine, perfino cucine dove venivano accatastate
le stoviglie per tutta la comunit: centinaia di terrine, scodelle, ciotole e
bicchieri.
Altre anfrattuosita pi tortuose erano adibite a lavanderie, laboratori, cisterne e piscine alimentate in permanenza da canalizzazioni complesse.
Una camera lunga e stretta era il vasto refettorio, stanza centrale dove si
ritrovavano, due volte al giorno, tutti i membri della comunit. Essendo
novizio, non avevo il diritto di unirmi a loro prima di aver passato due anni

nella comunit. Ma li vedevo ogni giorno, due volte al giorno, entrarvi in


silenzio, come in un sacro recinto; poi il fornaio distribuiva il pane seguendo l'ordine gerarchico della setta, e il cuciniere serviva a ciascuno una
scodella, con una sola porzione di cibo. Il sacerdote recitava una preghiera,
e non era permesso a nessuno assaggiare il cibo prima che avesse finito.
Cos, ogni giorno, ripeteva in modo simbolico la scena finale: al posto del
Messia di Israele, prima che si fosse rivelato personalmente in carne e ossa, stendeva le mani sul pane, lo spezzava, e benediceva il vino. Dicevano
che quando fosse venuto il Messia, avrebbe lui steso le mani sul pane e sul
vino per benedirli.
Dopo aver terminato, si toglievano i vestimenti di lino bianco indossati
per il pasto e lavoravano fino a sera, quando li attendeva un'altra cena.
Ogni membro della comunit aveva una differente occupazione. Tutti si
alzavano prestissimo, prima del sole, e non si fermavano che molto dopo il
tramonto. Gli agricoltori lavoravano oltre le grotte, in un piccolo angolo
d'aria e di verde nascosto tra le rocce, alimentato da una falda freatica. I
pastori conducevano le greggi nel medesimo luogo. Alcuni si occupavano
di apicoltura, altri erano artigiani e fabbricavano ogni sorta di oggetti in
terracotta o ceramica. Ciascuno per il suo mestiere riceveva un salario, che
consegnava interamente a una sola persona, l'intendente, eletto da tutti.
Condividevano tutto: il cibo come gli abiti. Portavano tutti gli stessi mantelli di spessa lana grigia d'inverno, e tuniche a righe bianche e brune d'estate. Quello che era di ciascuno apparteneva a tutti, e viceversa.
Prima del 1948 vivevano in famiglia fino al matrimonio, che per loro era
soltanto destinato alla riproduzione della setta. Mi spiegarono che, per tre
mesi, avevano l'usanza di esaminare la donna che desideravano sposare:
occorreva che venisse purificata tre volte, per fornire la prova che potesse
partorire, e soltanto allora la sposavano, al solo scopo di riprodursi. Ma
dato che al momento non vi erano quasi pi donne, si dedicavano alla vita
monacale.
L'autentico centro della loro vita, il nucleo della Redenzione, era il bagno di purificazione che facevano ogni giorno. Questo battesimo era il rito
pi importante e pi solenne, anche pi significativo del pasto sacro, altra
anticipazione dell'era messianica. Gli uomini, coperti da un perizoma di
lino, s'immergevano interamente, corpo e testa, ogni mattina, nell'acqua
gelida della piscina, come l'uomo occidentale, che fa la doccia mattutina

senza pensare di prepararsi e battezzarsi per la venuta del Messia.


Poi uscivano, si asciugavano e indossavano un abito sacro. Dicevano che
quelli che non si purificavano cos non avrebbero preso parte al mondo
futuro.
Un giorno mi portarono allo scriptorium, stanza consacrata illuminata da
decine di torce, nella quale erano disposti numerosi tavoli stretti e lunghi,
coperti da pile di pergamene e da piccoli calamai di terra e di bronzo. L
trascorsi le ore pi lunghe della giornata, chino sul tavolo, a immergere il
calamo nel calamaio; miei compagni di fatica erano l'umidit, il fresco,
l'odore particolare della roccia porosa e qualche altro scriba bisognoso.
Avevo anche una camera dove dormivo, un piccolo buco monacale con
un letto scavato nella pietra, un tavolo e una torcia attaccata al muro. Alcune gallerie contenevano abitazioni pi grandi con letti arrangiati ammucchiando qualche balla di fieno. Ma anche le antiche camere per le famiglie erano spoglie oltre misura. Gli esseni non si accontentavano di professare la povert; vivevano in un autentico ascetismo, conforme ai loro
principi. In proprio non possedevano nulla, n casa, n campo, n gregge,
e nessuna ricchezza; tutto veniva messo in comune.
Come ogni neofita, dovevo sottomettermi per due anni a un tirocinio di
prova che corrispondeva a una progressiva purificazione dai beni terrestri e
dalla lordura del mondo esteriore, in modo da diventare idoneo a entrare in
relazione con i Numerosi e a prendere parte alle attivit comunitarie. Durante il noviziato non venivano ancora comunicate le dottrine segrete, n
tutto quello che stato nascosto a Israele, ma che apparso all'uomo che
ha cercato. Sapevo che quel ritiro nel deserto aveva lo scopo di tracciare la
strada di Dio, spianare tra le sterpaglie una carreggiata per i suoi passi,
nasconderne la dottrina ai malvagi e farla conoscere ai buoni.
Uno dei sacerdoti, che si chiamava Yacov, aveva l'incarico di iniziarmi
ai loro segreti. Mi insegn molte cose sulla natura umana, sui due spiriti
che si trovano in ciascuno di noi, sulla Visita Divina e la presenza nel
mondo, dal tempo della creazione, del Dio della Conoscenza da cui proviene tutto ci che e che sar. Prima che gli esseri fossero creati, aveva
gi stabilito i loro progetti, che loro non fanno che eseguire conformemente al Suo Piano glorioso, senza cambiarvi nulla.
Yacov mi insegn il discernimento. Appresi a distinguere lo spirito di

verit da quello di perversione. Mi disse che quando lo spirito del bene


illumina il cuore dell'uomo, spiana davanti a lui tutte le autentiche vie della
giustizia e del giudizio di Dio: l'umilt, la magnanimit, la generosa misericordia, l'eterna bont, l'intendimento e la comprensione, e l'onnipotente
saggezza che ha fede in tutte le opere di Dio e confida nella sua copiosa
grazia. Ma lo spirito di perversit fa nascere la cupidigia e la rilassatezza
della giustizia; il maestro dell'empiet e della menzogna, dell'orgoglio e
della superbia, della falsit e dell'inganno, della crudelt e della scelleratezza, dell'impazienza, della follia e dell'ira insolente, e di tutte le opere
abominevoli commesse dallo spirito della lussuria e dalle vie della lordura.
L'accecamento degli occhi e la durezza d'orecchio, la rigidit della nuca, il
traviamento del cuore e l'astuzia maligna sono altri suoi segni inconfondibili.
Fu lui a insegnarmi che i due spiriti lottano in tutte le generazioni, di et
in et, di epoca in epoca. Poich Dio ha disposto i due spiriti su un piano di
parit fino all'estrema scadenza, e ha insinuato un odio eterno fra le due
parti, e l'abominio per la verit risiede in tutti gli atti della perversit, mentre l'abominio per la perversit fa parte di tutti percorsi della verit. Cos
mai i due spiriti marciano di concerto, bens lottano nel cuore di ciascuno,
la saggezza contro la follia. Dio li ha dunque disposti in parti uguali fino al
limite decisivo del Rinnovamento, momento in cui sar conosciuta la retribuzione delle loro opere, in quanto Lui li ha ripartiti fra i figli dell'uomo
affinch conoscano il Bene, e sappiano pure cos' il male. Ma al momento
della visita estrema, Dio, nei suoi misteri d'intelligenza e nella sua gloriosa
saggezza, metter termine all'esistenza della perversit, sterminandola definitivamente. Allora in questo mondo si mostrer la verit. E Dio purificher tutte le opere di ciascuno, laver la macchina corporea di ogni uomo
per sopprimere tutto lo spirito di perfidia presente nelle sue membra e per
sradicare mediante lo spirito di santit tutti gli atti di empiet. Allora la
verit zampiller sull'uomo come acqua lustrale. La perversit non esister
pi, e tutte le opere dell'inganno saranno svergognate.
Quando il sacerdote Yacov m'insegn tutte queste cose, mi sembrarono
familiari, vicine nelle idee come nelle azioni. Capii perch il rabbi aveva
detto che i chassidim e gli esseni erano uno stesso popolo. Sia gli uni che
gli altri erano posseduti dal bene come da un fantasma da cui non ci si possa separare, al punto di fuggire questo mondo e di ritirarsi dalla vita degli
uomini, disprezzandone le ricchezze. Vivevano sia gli uni che gli altri in

luoghi ritirati, lontano da tutto e da tutti. Ma i loro divieti non erano limitazioni. In ogni tempo e circostanza, lodavano Dio e cantavano belle e strane
melodie, accompagnandosi con la lira, il liuto, l'arpa e il flauto: questo era
il loro modo di vivere; l'ascetismo era un'attesa solenne e gioiosa.
E la fine agognata! E quanto! Mashiah, dicevano in coro.
Aspettavano il Messia di Aronne, il Messia sacerdotale, il Cohen discendente dei sommi sacerdoti. Ogni giorno pronunciavano con fervore le
parole dell'attesa: un astro venuto avanti da Giacobbe, uno scettro si
levato da Israele, che frantumer i tempi di Moab e decimer tutti i figli di
Set. E certo, non lo facevano per disorientarmi: anche i chassidim aspettavano la fine dei tempi, l'avvento del regno di Dio e l'annientamento degli
empi. E la terra grider a causa della rovina sopraggiunta nel mondo, e
tutti gli esseri dotati di ragione grideranno e i suoi abitanti cadranno nel
panico e vacilleranno a causa della grande catastrofe.
Periodicamente mi recavo presso il sommo sacerdote del campo che esaminava i miei progressi, valutava la mia comprensione e le mie capacit.
Un giorno, trascorso un anno, decise che ero idoneo a entrare nell'Alleanza
di Dio. Malgrado fossi figlio di un esseno e non di uno straniero, dal momento che ero stato allevato fuori della comunit dovetti assoggettarmi alla
cerimonia in uso.
Tutti i membri della comunit erano riuniti nel cenacolo. I dodici sacerdoti stavano seduti al grande tavolo presieduto dal sommo sacerdote. In
piedi davanti a loro, vestito con l'abito sacro di lino bianco, feci giuramento solenne di convertirmi alla Legge di Mos secondo tutte le prescrizioni,
come voleva la Regola, cio la Legge come veniva interpretata dalla congregazione.
Mi impegno assicurai davanti a tutta l'Assemblea dei saggi ad agire
secondo le prescrizioni di Dio, e a non allontanarmi mai da Lui sotto l'effetto della paura, del terrore o di una qualunque prova.
Allora i sacerdoti narrarono le imprese di Dio e le sue potenti opere, e
proclamarono tutte le grazie della misericordia divina nei riguardi di Israele. E i leviti denunciarono le iniquit dei figli di Israele e tutte le loro colpevoli ribellioni, e i peccati commessi sotto l'influenza di Belial. E venne il
mio turno di fare la mia confessione e di dire: sono stato iniquo, mi sono
ribellato, ho peccato, sono stato empio, io e i miei padri prima di me sia-

mo andati contro i precetti della verit.


Che siano benedetti recitarono i sacerdoti tutti gli uomini che sono
dalla parte di Dio, quelli che hanno una visione perfetta di tutte le sue vie.
Che siano maledetti recitarono i leviti tutti gli uomini dalla parte di
Belial.
Amen risposi inchinandomi davanti a loro.
Poi mi stesi al suolo e, le braccia in croce, feci giuramento di amare la
verit e di non dar tregua al mentitore, di non nascondere nulla ai membri
della setta, di non rivelare nulla a persone esterne, anche se avessero usato
violenza nei miei confronti fino alla morte.
Prometto dissi, secondo la formula consacrata di non comunicare a
nessuno le dottrine che mi sono state insegnate, e quelle con cui verr istruito in avvenire. Giuro la pi stretta osservanza alla "regola di obbedienza", attraverso la quale faccio atto di sottomissione totale all'autorit
della maggioranza dei membri della comunit, qualunque decisione prenda, sulla mia vita o sulla mia morte. Poich sono loro che decidono della
sorte di ogni cosa, a proposito della legge, dei beni o del diritto. Faccio
dono alla comunit del prepuzio della cattiva inclinazione e dell'insubordinazione, per partecipare ai processi e ai giudizi destinati a condannare tutti
coloro che trasgrediscano i precetti.
Dopo la cerimonia di accesso all'Alleanza, continuava a non essermi
permesso di partecipare al battesimo rituale, n di accedere ai pasti sacri.
Per questo occorreva ancora attendere un anno. Tuttavia prendevo parte
pi di prima alla vita comunitaria. Ebbi il diritto di uscire dalle grotte per
una giornata.
Posso dirlo? Oser confessarlo? Nella mia mente il giuramento, oltre
che un voto, era stato una rinuncia: per tutto quel tempo, non avevo dimenticato Jane. Non l'avevo incontrata quando il rabbi l'aveva trattenuta per
costringermi ad andare da lui. Non l'avevo pi vista dalla prima volta in
cui ero entrato nelle grotte. Mio padre mi aveva detto che, subito dopo la
mia partenza, Jehudah l'aveva liberata. Poi era ritornata negli Stati Uniti.
Di tanto in tanto mio padre aveva sue notizie. Il giorno in cui venne a farmi visita alle grotte, mi disse che era arrivata a Gerusalemme e aveva chiesto di vedermi.
Spesso pensavo a lei, e mi ritornavano immagini delle nostre discussioni
e della battaglia che avevamo condotto insieme.

Ero talmente sicuro del fatto mio, cos solidamente ancorato alle mie posizioni da non poter conoscere l'amore? Ero perduto in quell'eterno riposo
che mi veniva da questo sentimento di sicurezza: sapere chi ero, conoscere
la mia identit, la mia missione e aver trovato la mia abitazione, la mia
comunit? Avevo una fratria, dei principi ai quali appoggiarmi. Questi
erano i muti rimproveri che mi rivolgevo talvolta.
Ecco perch decisi di utilizzare il mio solo giorno di permesso per andare a trovarla a Gerusalemme.
Ci rivedemmo un mattino d'aprile in un caff della strada pedonale Ben
Jehudah. Quando la vidi, tutta vestita di bianco, i lunghi capelli biondi sulle spalle, ricevetti la stessa impressione del nostro primo incontro: era un
angelo. Forse mi proteggeva, da vicino o da lontano, come facevo io con
lei.
Per la prima volta da quando mi aveva conosciuto, non portavo pi la
lunga finanziera nera, n i cernecchi, anche se avevo sempre la mia barba
rada. I miei abiti erano sempre scuri, ma spogli, al modo degli esseni: una
tunica di tela grezza sopra semplici pantaloni. Mi guard con attenzione.
buffo, ma ho l'impressione che non sia pi tu, con questi abiti. C' chi
si veste cos, al giorno d'oggi. Cos come sei, non ti si pu riconoscere.
Potresti pure aver rinnegato tutto, ed essere come chiunque. Sei pi antico
che mai, e nello stesso tempo pi attuale disse.
Ci scambiammo un rapido sguardo, un po' impacciato, poi continu.
Allora, il tuo ritiro a Qumran si sta prolungando... sei tu a volerlo?
Ho prestato giuramento non da molto; ho fatto voto di unirmi alla comunit risposi.
Puoi star sicuro, Ary, che non dir mai niente a nessuno n su di te, n
su di loro. Porto il vostro segreto con me.
Lo so.
Sei felice, laggi, vero?
S.
Sai prosegu dopo il colpo che gli hai inferto, il rabbi non morto
subito, ma rimasto in coma per qualche giorno, prima di spirare. Tutti i
suoi discepoli sono accorsi in fretta al suo fianco, poi si sono dati un gran
da fare per chiamare i dottori e trasportare il rabbi all'ospedale. I medici
non hanno mai capito cosa fosse successo. Hanno pensato a un colpo e,

data la sua tarda et, non hanno indagato oltre.


Lo so. Non ho pi bisogno di nascondermi. Nessuno mi avrebbe chiesto di pagare per quell'assassinio. Ma per me stesso devo fare penitenza.
Ho avuto l'impressione di trovarmi nuovamente nell'antichit, ai tempi
lontani in cui si lapidavano i falsi profeti e le donne adultere, e pensavo
che, senza volerlo, avevo di nuovo ucciso il Messia.
E adesso? Cosa dicono gli esseni di quel delitto? E dei loro omicidi atroci? Che cosa ne pensi tu, Ary?
Gli esseni non parlano pi del rotolo perduto. Ma il loro terribile segreto, associato a tante orribili morti, li ha molto uniti. Sono fratelli nell'amore
e fratelli nel delitto, congiunti per sempre nella complicit clandestina degli antichi combattenti. Sono allo stesso tempo i figli della luce e i figli
delle tenebre. Mantengono il loro mistero cos accuratamente come conservano, dentro il cofano, il tesoro ritrovato. Un giorno lo hanno aperto
davanti a tutta l'assemblea e hanno mostrato a tutti gli oggetti preziosi, il
vasellame sacro, le pietre e le corone d'oro puro; una meraviglia di duemila
anni che attende solo l'occasione di risplendere di nuovo, il grande giorno,
al momento della venuta del Messia.
Ebbe un sorriso triste, e mi disse: Sapevo che eri un monaco ebreo, te
lo avevo detto, no?.
Ci fu ancora un silenzio. La sentii di colpo molto commossa, anche se
non lo dava a vedere. Non avevamo pi parlato di noi da New York e dal
convegno, ma sentivo che perfino da cos lontano, dopo tutto quel tempo,
teneva ancora a me. Quella certezza mi aveva colmato di conforto morale e
di una sicurezza che aveva placato il mio sentimento verso di lei. Non avevo mai immaginato che un giorno saremmo stati davvero separati, e per
l'eternit. Non vi era niente al mondo per cui fossi meno preparato. Anche
mentre l'aspettavo, al tavolo del caff dove avevamo appuntamento, avevo
avuto l'impressione che fosse per sempre, e che lei sarebbe tornata tutte le
volte che entrambi lo avessimo voluto. L'avevo aspettata nel modo pi
naturale del mondo, e quando era arrivata e si era seduta di fronte a me,
non mi era parso che fosse per l'ultima volta.
Accadde all'improvviso. Il mio cuore si mise a battere con violenza, e
nel mio petto risuon un colpo di gong. Come se stesse per sopraggiungere
una catastrofe abominevole, mi accorsi di quello che stava per succederci.
Cercai bene o male di contenere l'onda di emozione che stava per sommergermi. Mi ricordai quanto avevo desiderato quella donna, quanto forse

l'avevo amata, anche se quell'amore non aveva lo stesso nome dell'amore


coniugale poich, essendomi proibito, non aveva per me n concetto n
categoria. Un'emozione ineffabile, dapprima sottile, crebbe dentro di me
scatenandosi oltre ogni parola, e dando libero sfogo a una formidabile nostalgia quando, dopo il nostro colloquio, si alz dal tavolo dov'eravamo
seduti e si allontan lungo la via. Mi pervase immediatamente una letargia,
un torpore livido che mi lasci come morto, assente a me stesso. Era la non
realizzazione, la non rivelazione, il non evento di quell'amore che giaceva
ora in me, nato-morto, in tutta la sua forza e la sua inerzia. Era uno sbarramento che cedeva di colpo, e tutte le valvole si aprivano con tale violenza sotto la forza della pressione, che saccheggiavano ogni cosa al loro passaggio, anni di calcoli e di riflessioni, di minuziosa costruzione, di cantieri
laboriosi e di solidi materiali. Di colpo, compresi. Stava andandosene; non
l'avrei mai pi rivista. Stava sparendo dalla mia vita e io sarei rimasto solo, solo di fronte agli altri e di fronte alla morte. Due sequenze consecutive
precipitavano nella mia mente smarrita: lei se ne andava, io ero solo. Era
come se mi avessero strappato improvvisamente una parte del corpo. Era
impossibile.
Sentii che stavo per svenire quando, in un soprassalto di volont, raccolsi le forze residue per chiamarla: era un grido senza nome che si esprimeva
in un torrente di emozione. Non vi era che un volto, il suo, e niente avvenire, n matrimonio, niente bambini, niente religione, cultura o popolo, ma
semplicemente l'istante che imponeva sovranamente il suo imperioso comandamento: dovevo afferrarlo, coglierlo senza pensarci, poich era l'eternit. Si gir, esit per un momento, quindi riprese il cammino con un'andatura pi spedita. In piedi, vicino al tavolo, il braccio a met levato verso di
lei, come per abbozzare un cenno d'addio o di benvenuto, ero ancora pietrificato: e restai cos per diversi minuti, sconvolto.
Non sentii pi parlare di lei, e non so cosa sarebbe successo se avesse
deciso di girarsi, di ridiscendere la strada con il suo agile passo, e ritornare
da me. Sapevo che in quell'istante non tenevo a nient'altro che a lei. Ma
sapevo pure che, dopo, la ragione avrebbe ripreso la sua marcia implacabile, e che sarebbero arrivati i rimorsi e che me ne sarei pentito, anche se
avessi saputo che in quell'istante il dolore era stato tale da non poter agire
diversamente. Penso pure che Jane abbia compreso il senso del mio grido,
e che in una frazione di secondo si sia assunta la responsabilit di decidere
di quel futuro. Non so quale pensiero l'abbia guidata verso quella scelta

piuttosto che un'altra, ma so che non passa giorno senza che mi torni in
mente la sua sagoma sottile mentre si allontana lungo la via, come una
figurina uscita dal forziere di un tesoro, che resista a ogni richiamo.
Sapeva in fondo a se stessa, lei il cui seno avrebbe potuto ricevere il mio
capo, conosceva la mia appartenenza? Il suo ruolo era stato semplicemente
quello di aiutarmi a ritrovare la mia dimora: il silenzio del deserto di Giudea, le sue dune rossicce, il suo respiro caldo di giorno e fresco la notte, il
suo paesaggio indefinito di conglomerati umidi e vegetazione sciupata,
appannata dal sole ma coraggiosa. A rivedere il color ocra di certe sue pianure. Ad annusare gli umori nebulosi e salati che risalgono dal Mar Morto
fino alle nostre grotte, e l'esalazione acre lasciata dai vapori salmastri sulla
pelle, sulla lingua, e talvolta sul fondo degli occhi. A stringere le palpebre
davanti alla superficie scintillante dell'acqua, alla tinta rosea e mordor
delle ripide scogliere sopra le sponde luccicanti, davanti ai contrafforti
olivastri come un fondale dietro gli argini, alle montagne porpora e malva
di Moab e di Edom; a chiuderle davanti ai canyon e ai wadi crepuscolari
fatti a brandelli dalle tenebre, davanti all'alta scogliera che da nord a sud si
avvicina alla riva salata fino a Ras Feshka, e ai piedi della scogliera la viva
sorgente di Ain Feshka, e il terrapieno della rovina di Khirbet Qumran, e le
grotte silenziose, profili nella penombra. A conoscere l, nascosto, in basso, molto in basso, nel punto pi basso del mondo, attraverso il sogno di
un sonno segreto, l'attesa che si distende verso l'alba dei Tempi Nuovi.
Per un altro anno proseguii la mia iniziazione. Poi, un giorno, Yacov
venne da me e mi consegn un piccolo rotolo che si trovava sul fondo del
cofano, una pergamena cos sottile che, arrotolata, sembrava una bacchetta,
perch la leggessi e la ricopiassi.
Tieni disse. Lo accluderai a quello che riscrivi a memoria, il rotolo
distrutto dal rabbi, che chiameremo il Rotolo perduto, attraverso il quale ti
fu dato di conoscere il nostro segreto. Questo il passato; e qui c' il piccolo manoscritto, il Rotolo del Messia, che il futuro. Ed ecco cosa vogliamo dirti: non risusciter affatto, il rabbi, il Re Messia. Leggendo il Rotolo del Messia, comprenderai cosa successo, e cos'hai realizzato. Quello
che tu hai ucciso, impiegherai poco tempo a identificarlo. Ma innanzitutto,
prima di sapere, bisogna purificarti. venuto il tempo, Ary: ora hai diritto
al battesimo.

Allora mi consegn una cintura per il bagno e un abito bianco, con un


piccolo piccone, utile per sopravvivere nelle grotte. Era il segno che potevo cominciare a partecipare a tutte le attivit della comunit, che potevo
anche avere diritto al mio posto al tavolo dei Numerosi, e dividere con loro
il pane e il vino.
La sera, disposero il tavolo per la cena. Prepararono il vino da bere, e il
pane che doveva essere spezzato e distribuito. Cominciammo con il deporre i nostri mantelli e cingerci dei panni rituali per immergerci nell'acqua
battesimale. Poi indossammo nuovamente i mantelli e ci mettemmo a tavola.
Ma quella sera non era una sera come le altre. Di solito, lo sapevo, il
sommo sacerdote stendeva la mano e pronunciava la benedizione sulle
primizie del pane e del vino. Ma quella notte era differente dalle altre notti:
il vino era stato versato; il pane pronto sul tavolo. Ma il sacerdote non inizi la benedizione, cos come aveva l'abitudine di fare, in un rispettoso
silenzio. Sollev la coppa del vino vermiglio per benedirla davanti a tutti.
Non prese il pane per spezzarlo dopo averlo consacrato. Invece di fare
questo, si gir verso di me.
Era la fine del secondo anno passato in loro compagnia e non ero pi
prigioniero, ammesso che lo fossi mai stato. Compresi allora che era venuto il tempo per me di formulare il voto solenne di entrata presso gli esseni,
davanti a tutta la comunit; di pronunciare in pubblico il giuramento che
mi avrebbe impegnato accanto a loro per sempre, che mi convertiva alla
Legge di Mos, secondo quanto rivel ai figli di Zadok, ai sacerdoti che
custodiscono l'Alleanza e alla maggior parte dei membri della loro Alleanza, quelli che si sono uniti come volontari per la Sua verit e per seguire la
Sua volont. Compresi che era giunto per me il tempo di assumermi l'impegno per l'Alleanza, di separarmi da tutti gli uomini perversi che sono
sulla via dell'empiet, da quelli che sono fuori dalla nostra laura; di non
rispondere pi alle loro domande concernenti leggi o disposizioni, di non
mangiare n bere ci che mi offrono, e di non accettare nulla dalle loro
mani. Compresi che era giunto il tempo di partecipare ai sacramenti divini
e di consacrare loro la mia vita.
Ma non era questo che il sacerdote aspettava da me. Con gesto lento, allung il braccio.
Poich uscir un virgulto dal fusto di lesse, e un'incrinatura nascer dalla

sua radice. E lo spirito del Signore si poser su di lui, lo spirito di saggezza


e d'intelligenza, lo spirito di consiglio e di forza, lo spirito di scienza e di
piet. E sar ripieno di spirito di timore del Signore.
Rimarr nascosto quaranta giorni nel palazzo e non si mostrer a nessuno. In capo a quaranta giorni, una voce proveniente dal trono chiamer il
Messia e lo far uscire dal "nido dell'uccello".
A quell'epoca, il Re Messia lascer la regione del giardino dell'Eden
chiamata "nido dell'uccello", e si riveler in terra di Galilea. Il mondo sar
sconvolto e tutti gli abitanti della terra si nasconderanno in grotte e caverne. In quel tempo si adempir la profezia di Isaia: Gli uomini fuggiranno
nel fondo delle caverne e delle grotte e negli antri pi infossati della terra,
per mettersi al riparo dal terrore del Signore e dalla gloria della sua maest,
quando si lever per colpire la terra.
Poich quella sera non era come le altre sere. Era la notte di Pasqua, della celebrazione dell'uscita dall'Egitto; e la tavola cos accuratamente preparata era stata disposta per il Seder.
Poich quella sera non era una sera come le altre sere. E tutti lo sapevano. E tutti attendevano che il sommo sacerdote allungasse il braccio con un
gesto lento, e che facesse quello che doveva fare.
Allora lo fece.
Mi diede il pane. Poi mi porse il vino.
SETTIMO ROTOLO
Il rotolo perduto
1
In principio era il Verbo
E il Verbo era presso Dio
E il Verbo era Dio.
Ogni cosa fu creata per mezzo di lui,
E niente di ci che venne fatto
Esistette senza di lui.
In lui era la vita
E la vita era la luce degli uomini

E la luce brilla nelle tenebre


E le tenebre non l'hanno compresa.
Vi fu un uomo, mandato da Dio,
Il suo nome era Giovanni.
Venne come testimone,
Per rendere testimonianza alla luce
Affinch tutti tramite lui credessero.
Ma il suo discorso fu interrotto,
E le sue parole mutate,
E il verbo divenne menzogna
Per meglio nascondere la verit,
L'autentica storia del Messia.
Quella che deve sempre rimanere nascosta nell'opacit
Mai rivelata
Dai secoli, dagli scribi, dai dottori della legge.
Ecco la verit nuda, pi terribile della morte.
Ecco in verit chi fu Ges,
Ecco la sua vita,
La storia segreta della sua morte.
Elo, Elo, lamma sabactani?
Queste furono le sue ultime parole,
Al momento estremo del suo calvario,
Quando infine si rese conto che tutto era compiuto.
Allora, reclinando il capo, Ges esal lo spirito.
La sera del giorno prima, Ges aveva riunito i suoi discepoli,
Per dividere con loro il pasto offerto
In ricordo della liberazione d'Egitto,
Ma quella sera non era come tutte le altre sere,
Poich quella sera
Era giunta la sua ora,
L'ora della Rivelazione.
Lo sapeva,
E per questo aveva riunito i suoi discepoli
Per l'ultima volta accanto a s
Prima del grande giorno.
Intorno alla tavola preparata per il Seder,

Erano in tredici.
Alla destra di Ges, il capo appoggiato sul suo petto,
C'era Giovanni, il suo ospite,
Il discepolo che Ges amava.
Poi vi erano Simon Pietro e Andrea,
Giacomo e Giovanni,
Filippo e Bartolomeo,
Tommaso, Matteo,
Giacomo figlio di Alfeo e Taddeo, Simone,
E Giuda Iscariota.
Poich anche lui era amato da Ges
Ed era stato invitato alla sua ultima notte.
La stanza era grande; la tavola preparata,
I tredici sdraiati.
Allora si alz, depose il suo mantello
E prese un panno di cui si cinse.
Vers l'acqua in una bacinella,
Lav i piedi ai suoi discepoli
E li asciug con il panno che indossava.
Quando arriv il turno di Pietro, questi esclam:
Tu, Signore, lavare i piedi a me! Giammai!.
Se non mi permetti di lavarteli, non potrai rimanere con me.
Non soltanto i piedi, anche le mani, la testa!
Quello che bagnato non ha alcun bisogno di essere lavato, poich completamente puro: e voi siete puri,
Ma no, non tutti...
Disse questo poich c'era Giuda
E sapeva che stava per consegnarlo.
Quando ebbe terminato,
Indoss il suo mantello e si rimise a tavola.
Comprendete quello che vi ho fatto?
Mi chiamate "Maestro e Signore",
E dite bene, giacch lo sono.
Se ho lavato i piedi
A voi, Io il Signore e Maestro,

Dovete anche voi lavare i piedi gli uni agli altri,


Poich un esempio quello che vi ho dato,
Ci che ho fatto per voi,
Fatelo a vostra volta.
In verit vi dico, un servitore non pi grande del suo padrone,
N chi mandato pi grande di colui che lo manda.
Sapendo questo sarete felici, se almeno lo metterete in pratica.
Non parlo per voi;
Conosco quelli che ho scelto.
Ma affinch si compia la Scrittura.
Colui che mangiava il pane con me,
Contro di me ha alzato il pugnale.
Ve lo dico
Prima che il fatto accada.
Quando capiter,
Crederete in me.
In verit vi dico,
Ricevere colui che mander
Sar come ricevere me stesso.
E ricevermi, ricevere Colui che mi ha mandato.
Poi aggiunse:
Uno di voi mi tradir.
Allora si guardarono gli uni con gli altri,
E si domandarono di chi stesse parlando.
Simon Pietro fece segno a Giovanni,
Il discepolo che Ges amava fra tutti:
Domandagli di chi parla.
Il discepolo si chin allora verso il petto di Ges
E gli chiese:
Signore, chi ?.
Allora Ges rispose:
colui a cui dar il boccone che intinger.
Allora prese il boccone che aveva intinto,
E lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone, Simone lo zelota.
Quello che devi fare, fallo presto.

Giuda, dopo aver preso il boccone,


Usc immediatamente.
Con passo veloce, and nella notte.
Quando fu uscito,
Ges disse agli altri discepoli:
Ora, il figlio dell'uomo viene glorificato
E anche Dio stato glorificato in se stesso.
Miei cari amici,
Rimarr con voi
Ancora per poco.
Ma sapete che l dove sto per andare,
Non potrete venire.
Anche a voi ora devo dirlo.
Prima di andar via,
Vi lascio un nuovo comandamento:
Amatevi gli uni gli altri.
Come io vi ho amati,
Voi pure dovrete amarvi fra di voi.
E se avrete amore gli uni per gli altri,
Tutti riconosceranno che siete miei discepoli.
Dopo aver cos parlato, Ges se ne and con i suoi discepoli,
Al di l del torrente di Kidron.
Qui c'era un giardino dove entr con i suoi discepoli.
Giuda, che lo avrebbe consegnato, conosceva il luogo, perch Ges parecchie volte ve lo aveva condotto.
Prese il comando della milizia
E delle guardie procurate dai sommi sacerdoti
E dai farisei,
E raggiunse il giardino
Con torce, lanterne e armi.
E Ges, che sapeva cosa stava per succedere,
And loro incontro, e disse:
Cosa cercate?.
Cerchiamo Ges.
Sono io rispose.

Fra loro, vi era Giuda che lo consegnava.


Allora indietreggiarono tutti,
Allora tremarono.
Di nuovo Ges domand loro:
Chi cercate?.
Risposero:
Ges di Nazareth.
Ve l'ho detto, sono io ripet.
Allora Simon Pietro,
Che portava un gladio, lo sguain
E colp il servo del sommo sacerdote,
Al quale mozz l'orecchio destro.
Ma subito Ges disse a Pietro:
Rimetti il tuo gladio nel fodero!
Come?
Non dovrei bere dalla coppa
Che il Padre mi ha dato?.
Poich sapeva
Che l'arresto e la sua morte erano decreti
Ai quali non si doveva resistere.
La milizia e le guardie degli ebrei lo afferrarono
E lo legarono.
Finora, tutto era stato perfetto.
Tutto era stato eseguito esattamente
Secondo il piano
Cos come previsto.
Nell'anno 3760,
Un astro era sorto da Giacobbe,
Uno scettro s'era innalzato da Israele.
E il Signore stesso aveva dato un segno,
Ecco, la giovane donna rimase incinta,
E partor un figlio.
L'ottavo giorno dalla sua nascita,
Fu circonciso secondo la Legge,
E chiamato Jeoshua

Dio salva.
Allora Giuseppe e Maria
Si recarono al Tempio
Per offrire un sacrificio a Dio
E per riscattarlo,
Poich era il primogenito.
Ebbe fratelli e sorelle.
La sua famiglia era numerosa
E povera.
Anche la sua citt era povera,
A causa delle imposte,
E della carestia
E delle guerre.
Apprese la Legge scritta
E la Legge orale.
La sua mente era pronta,
I suoi pensieri segreti.
Parlava poco
Anche a quelli che gli stavano vicini.
Spesso rimaneva solo, a meditare,
per cercare le risposte nella preghiera.
E talvolta interrogava i suoi maestri
Quando si trattava di un argomento difficile.
Poi crebbe,
Divent un giovane,
Lo chiamarono "rabbi",
Come i Dottori della Legge
E come gli scribi, che dicevano
Ama il mestiere dell'artigiano
E detesta il rango del rabbi.
Poich gli scribi volevano che a ogni bambino
Venisse insegnato un lavoro manuale
E la maggior parte di loro lavoravano.
Non c' fra noi, dicevano,
Un carpentiere, figlio di carpentiere,
Che possa risolvere tale questione?

Ora Ges era figlio di un carpentiere,


Ed era carpentiere lui stesso.
Ma non amava il mestiere
Che gli aveva insegnato suo padre.
E decise di lasciarlo.
Abbandon la famiglia
E inve contro sua madre.
Cosa abbiamo noi in comune, donna?
Giacch la fine dei tempi era vicina.
Non era pi il tempo della famiglia,
E tutti erano i suoi,
E pensava che chiunque andasse a lui
Dovesse odiare la madre, il padre, la moglie, i figli, i fratelli.
Questo aveva insegnato
Per poter lasciare la sua casa
E compiere la sua missione.
Dal primo incontro con gli esseni,
Seppe che era necessario lasciare la famiglia,
Se un giorno avesse voluto raggiungerli
Ed entrare nella comunit
Molto lontano dagli altri nel deserto ardente.
Se avesse voluto avere per s
E tutto intorno a s,
La presenza costante dello Spirito.
Questo era successo
Quando aveva dodici anni.
I suoi genitori erano saliti a Gerusalemme
Per la festa di Succoth.
Maria e il bambino erano l
Per accompagnare Giuseppe in quel lungo viaggio:
Per quattro giorni camminarono,
E la notte, invocavano il Messia come Daniele,
Guardando nelle visioni notturne
Ed ecco che sulle nubi del cielo arrivava
Come un Figlio dell'Uomo;
Arriv fino all'Antico

E lo fecero avvicinare a lui.


Gli offrirono dominio, gloria e regno,
Le genti di tutti i popoli, nazioni e lingue
Lo servivano.
Poi arrivarono a Gerusalemme,
E salirono al Tempio
E mostrarono al bambino la Casa,
Le novanta torri di marmo,
I muri immensi del palazzo di Erode.
Le pietre che chiudevano l'orizzonte,
E ricordavano il dominio delle antiche potenze,
Delle tiranniche autorit.
I Kittim che a ogni tappa
Si incontravano,
Che controllavano perfino
L'accesso alla citt santa.
Che sorvegliavano
Dalla torre Antonia,
Osservavano l'interno del Tempio
E il culto pagano
Che loro stessi vi avevano introdotto.
Ed Erode sottomesso ai Kittim,
Che aveva detronizzato il sommo sacerdote.
E si fermarono al Monte degli Ulivi.
Prima di entrare nel Tempio,
Posarono la loro bisaccia
Si sedettero un istante
Cantarono dei salmi dell'Hallel
Recitarono la preghiera.
Poi si recarono nella valle di Kidron
Ai piedi del Monte degli Ulivi.
Salirono sulla collina di Moria
Dove era stato costruito il Tempio,
Ed entrarono in Gerusalemme la Bella
Si recarono al bacino di Bethesda
Per il bagno rituale,

Per diventare puri, prima di entrare nel Tempio.


Poi si recarono alla cerimonia
Presieduta dal sacerdote Zaccaria,
Cugino di Maria.
Undici sacerdoti giunsero da nord,
Portavano tuniche lunghe e strette,
E il loro capo era coperto da una corona.
Tutti andavano a piedi nudi.
Davanti a loro camminava il maestro del sacrificio,
Che si volt verso il lato a nord del cortile dei sacerdoti,
Il posto riservato all'immolazione.
L'agnello venne tenuto da un Levi,
Mentre il maestro del sacrificio posava la mano sulla testa dell'animale,
E rese simile il sacerdote all'animale.
Poi il sacrificatore uccise l'animale con il suo coltello
E ritorn all'altare.
E i Levi raccolsero il sangue dell'agnello in un bacile
E gli altri gli tolsero la pelle.
Il sangue e la carne vennero portati al sacrificatore,
Che vers una piccola quantit di sangue sull'altare,
E bruci il grasso,
Tolse le interiora,
Lasci la carne ad arrostire sul fuoco dell'altare.
Si diresse verso il Sancta sanctorum,
Apr la porta con una doppia chiave.
Vi entr solo,
Mentre tutti i fedeli si prosternavano
Con la faccia a terra.
Nel santuario, solitario,
Il sacerdote stava compiendo l'atto finale,
Sparse il sangue dentro una bacinella di bronzo,
Scosse l'incenso,
Recit una preghiera
Per il sangue versato davanti all'altare,
Per l'anima del sacrificatore
E le colpe del corpo,
E quelle dell'anima.

Cos erano il sacrificatore, l'altare e la vittima.


Poi ritorn al cortile
E domand ai sacerdoti di benedire i fedeli riuniti.
I Levi risposero: Amen.
Un sacerdote lesse i santi versetti,
Un altro raccolse l'incenso con le mani,
I sacerdoti stesero un velo di lino fine
Davanti a lui
E lo nascosero.
Allora si tolse i vestiti,
Si bagn,
Si rivest con paramenti d'oro.
Rest in piedi
Tolse i paramenti dorati.
Si bagn
Si rivest con paramenti bianchi,
Si lav mani e piedi.
Poi, la mano sul capo,
Si bagn,
Confess i suoi peccati
Disse una preghiera ad alta voce.
E Ges guardava,
E Ges non sapeva
Se fosse il sacerdote o l'agnello.
L'indomani, per prendere la strada del ritorno,
Discesero le vie strette di Gerusalemme.
Ges camminava dietro ai genitori,
Li seguiva.
A un tratto si ferm davanti a un vecchio
Che gli parl.
Maria e Giuseppe proseguirono il cammino
Senza accorgersi che il bambino si era fermato.
Quando rialz il capo,
Non c'erano pi.
Corse a lungo per raggiungerli,

Ma non li ritrov
E si perdette nella citt.
Una settimana pi tardi, lo videro,
Era seduto sul sagrato del Tempio.
Era cambiato,
E non se n'erano accorti.
Non disse loro quello che gli era capitato
Poich gli avevano proibito di parlare.
Aveva seguito un uomo,
Un uomo vestito di bianco
Che lo aveva condotto vicino al Tempio.
C'erano molti suoi amici
Vestiti come lui.
Parlarono
E Ges li ascolt.
Dicevano dell'avvento del Regno dei cieli
E della prossima venuta del Messia.
Allora, parl
E gli uomini lo ascoltarono.
Con fervore, aspettavano il Messia.
Vivevano vicino al Mar Morto,
Nel profondo deserto.
Avevano lasciato la loro famiglia,
Si erano consacrati allo studio
All'attesa.
Allora lo portarono in una casa
Gli insegnarono l'attesa del Maestro di giustizia.
Questa parola era giunta loro vedendo il bambino.
Avevano trovato nel bimbo il Maestro che attendevano.
Gli dissero di lasciare la famiglia,
Gli fecero
Raggiungere i suoi fratelli.
Allora lasci i suoi
Che lo credevano pazzo,

Non credevano in lui come gli esseni,


Che gli avevano indicato la strada.
La madre e i fratelli vollero avvicinarlo
Gli parlarono,
Gli chiesero di non andarsene.
Ma lui rispose:
Ecco mia madre e i miei fratelli!
Chiunque faccia la volont del Padre mio che nei cieli,
Quello mio fratello, mia sorella e mia madre.
Chiunque lascer casa, moglie, fratelli, genitori o figli,
A causa del Regno di Dio,
Ricever molto di pi gi da ora
E nel tempo a venire la vita eterna.
Avevano l'abitudine di vivere appartati,
Ma credevano che la fine dei tempi fosse vicina,
Dicevano che si doveva predicare il pentimento in mezzo agli altri.
Cos sarebbe venuto il Regno dei cieli
Che era necessario annunciare
Affinch tutti venissero salvati.
A quale scopo vivere appartati
Al momento della venuta del Messia?
Cosa sarebbe valso essere salvati
Se lo fossero stati soltanto loro?
A cosa serve la verit
Senza pentimento e perdono?
Una voce gridava
Nel deserto,
Preparate la via del Signore,
Tra le sterpaglie,
Spianate la strada per il nostro Dio.
Occorreva separare la dimora degli uomini dal Male,
E raggiungere il deserto per prepararvi la via del Signore.
Ora c'era un esseno di nome Giovanni,
Figlio di Zaccaria e di Elisheba,
E quest'uomo lasci il deserto

E annunci a tutti il battesimo


Per il perdono dei peccati di tutto Israele.
Venne chiamato Giovanni il Battista,
E numerosa folla attir,
Che talvolta veniva da lontano per ascoltarlo.
Centinaia di uomini ascoltarono le sue parole
Di penitenza,
Poi confessarono i loro peccati
E ricevettero da lui il battesimo nel Giordano,
Secondo il rito esseno,
Poich tramite l'immersione, i loro peccati erano rimessi,
E cos sfuggivano all'ira divina.
E Giovanni esigeva da loro penitenza completa
Voleva che tutti gli ebrei si dedicassero alla virt,
Che fra di loro esercitassero la giustizia
E la piet verso Dio.
Diceva che le loro immersioni
Purificavano soltanto l'impurit del corpo.
Diceva che il peccato manteneva
Nella contaminazione
Diceva che non dovevano esserci abluzioni
Senza rinuncia al male,
E solo chi umiliava se stesso
Sotto il precetto di Dio
Sarebbe stato purificato nella carne
Quando l'acqua lo avesse toccato,
E si sarebbe santificato nell'acqua della purezza.
Cos parlavano gli esseni,
L'acqua non pu lavare il corpo
Se non quando l'anima gi stata mondata dalla giustizia.
E l'acqua verr purificata al momento della penitenza
Dallo spirito di santit.
Quando le fu concesso di ascoltare
Le parole di amore e di giustizia,
La folla bruci di una dolorosa emozione.
Gli uomini e le donne confessarono i loro peccati,
Immersero il corpo nell'acqua

Furono resi puri


Implorarono il dono dello Spirito Santo
Affinch togliesse dalle loro anime la lordura del male.
Ges se ne and di casa
Se ne and per raggiungere gli esseni,
Nel deserto,
E gli dissero che il suo posto non era
Nel deserto,
Ma vicino a Giovanni,
Sulla pubblica via.
Poich Giovanni annunciava la venuta di un uomo
Figlio dell'Uomo
Pi grande di se stesso.
Allora raggiunse il Giordano,
Dove gi si trovava Giovanni,
Lo ascolt
Seppe che gli anni di attesa
Erano finiti.
Lo spirito del Signore,
L'Eterno, era sopra di lui,
Poich l'Eterno lo aveva unto
Per portare la novella agli infelici,
Lo aveva mandato per guarire
Quelli che hanno il cuore spezzato,
Per annunciare agli schiavi la libert,
Ai prigionieri il rilascio,
Per proclamare un anno di grazia dell'Eterno.
Quando venne battezzato da Giovanni,
Il cielo si apr,
E vide lo Spirito di Dio discendere su di lui
Come una colomba.
Udirono una voce,
Che scendeva su di loro e diceva:
Ecco il mio servitore che io sostengo,
Il mio eletto,
Del quale mi compiaccio.
Ho posto sopra di lui il mio spirito

Perch porti la legge alle nazioni.


Allora Ges comprese le parole degli esseni.
Era stato scelto
Era il figlio,
Il servitore,
L'eletto fra gli eletti.
Ma gli dissero
Che la strada sarebbe stata lunga
Per il portatore della novella.
Che la strada lunga verso la luce
Per il popolo che cammina nelle tenebre.
Che la strada lunga verso la sola vera luce,
Per coloro che abitano sulla soglia dell'ombra della morte.
A lui sarebbe spettato il fardello,
A lui che aveva per nome Dio salva.
Si rec a Cafarnao,
Il paese di Zabulon e Neftali,
La contrada vicino al mare,
Oltre il Giordano,
La Galilea dov'era nato,
Sotto la dominazione pagana,
Sotto l'autorit di Antipa,
Figlio del loro nemico,
Il re Erode.
Fra loro, gli zeloti combattevano con fervore
E armi numerose.
Ecco perch non si doveva rivelare
Chi fosse,
Dato che lo avrebbero ucciso,
E non avrebbe potuto annunciare
A tutti il suo messaggio.
Ecco perch parlava per mezzo di parabole,
In modo che le spie e gli informatori
Non potessero produrre prove contro di lui.
Sulle rive di Tiberiade,

C'era Betsaida,
Paese natale di Andrea e di Pietro.
Sulle rive di Tiberiade,
C'erano altri due fratelli,
Pescatori del lago
Giovanni e Giacomo,
I figli del Tuono,
Figli di Zebedeo.
C'era anche Simone, la Roccia.
Come Elia aveva chiamato Eliseo
Li chiam.
Dodici uomini componevano l'assemblea dei saggi
Che governava la fratellanza essena
E dodici dovevano essere
In quell'assemblea dei saggi
Che doveva propagare la parola.
Ecco perch cerc dodici uomini,
Che sarebbero stati suoi fratelli
E che avrebbero accettato
Con i loro voti
Di seguirlo
Di aiutarlo.
Allora cominci a profetizzare
E a lanciare invettive
Nelle citt
Che non avevano ancora fatto penitenza.
Sventura a te Shorozain,
Sventura a te Betsaida!
Se i miracoli compiuti presso di loro
Fossero avvenuti a Tiro e a Sidone,
Certamente da molto tempo,
Avrebbero fatto penitenza
Con il sacco e la cenere.
Ma ecco: per Tiro e Sidone,
Il giorno del Giudizio sar pi sopportabile che per loro.
E tu, Cafarnao, sarai innalzata fino al cielo?
Discenderai fino agli inferi.

Poich, se i miracoli compiuti presso di te


Lo fossero stati a Sodoma,
Questa sarebbe in piedi ancor oggi.
S, te lo dico,
Per il paese di Sodoma.
Il giorno del Giudizio sar pi sopportabile che per te.
E con queste parole
Con queste ispirate profezie,
Ademp la sua missione
Attraverso il paese,
La continu.
Allora gli rivelarono
Chi fosse Giovanni il Battista.
Il profeta della Fine dei Tempi,
Il profeta Elia che doveva precedere il Messia.
Era lui che annunciava il Figlio dell'Uomo,
Che un giorno avrebbe emesso per sempre
Il verdetto della collera divina.
Giovanni ripeteva un'unica preghiera
Giovanni aveva una sola ragione di vita
Era la venuta del Messia.
Giovanni era solo
Quelli che venivano battezzati
Presto lo abbandonavano
Quelli che venivano purificati
Ritornavano a casa loro.
Al suo mestiere
Rimandava ciascuno.
Con ardore,
Desiderava sapere
Se la sua speranza si fosse incarnata.
Allora invi due messaggeri,
Affinch domandassero a Ges
Se fosse il Messia,
Quello che l'uomo aveva partorito.
Poich Ges diceva
Fate penitenza,

Il Regno dei cieli vicino.


Poich Ges insegnava
Nelle sinagoghe,
Ges guariva
Ogni malattia e ogni smarrimento fra il popolo.
Cos si sarebbe compiuta
La profezia di Malachia
Ecco, vi mander Elia il profeta.
Dunque i messaggeri di Giovanni chiesero a Ges:
Sei tu quello che deve venire,
O dobbiamo aspettarne un altro?.
Allora Ges rispose:
Andate e fate sapere a Giovanni
Ci che avete ascoltato
E avete visto:
I ciechi vedono,
Gli zoppi camminano,
I sordi odono,
Ai poveri annunciata la salvezza.
Felice colui che non dubita mai di me!
Lo spirito del Signore, l'Eterno
su di me,
Poich l'Eterno mi ha unto
Per portare la buona novella
Agli infelici
Mi ha inviato per guarire
Quelli che hanno il cuore spezzato,
Per proclamare agli schiavi la libert
E ai prigionieri il rilascio.
Ogni malattia appartiene al demonio
E il Regno dei cieli vicino:
Quando Satana, il malvagio consigliere,
Il tentatore, il serpente,
Sar finalmente vinto,
E rimarr senza voce
Senza dominio.

Ora Ges vedeva Satana cadere dal cielo


Come il lampo. Quando guariva
Quando espelleva
I demoni impuri,
Era il conquistatore vittorioso
Che tutti aspettavano,
Il nemico del demonio che aveva ritardato la venuta del Regno dei
cieli.
Attraverso tutto il paese,
Dispensava opere buone.
Predicava per i poveri.
Lo Spirito del Signore Iddio era su di lui,
Poich il Signore con il Santo Olio
L'olio di balsamo
Lo aveva unto.
Ed ecco che annunciava
La salvezza degli umili,
Che leniva i loro cuori straziati,
Che annunciava agli schiavi la libert
Ai prigionieri la Redenzione,
Che prevedeva un anno di grazia
Da parte del Signore,
E pure un giorno di vendetta
Allo scopo di consolare tutti gli afflitti.
Cos era.
Lo spirito del Signore era sopra di lui,
E gli esseni lo avevano unto
Per annunciare la salvezza agli umili,
Ai poveri.
Andava nel deserto per incontrare gli esseni,
Narrare loro le sue peregrinazioni.
Per raccogliere le loro parole.
E quando ritornava,
Riferiva ai discepoli
Tutto quello che loro gli avevano detto.
Non voleva abolire la Legge
Voleva portarla a compimento.

Disprezzava i falsi religiosi


Odiava i sacerdoti e gli scribi
Non era venuto a convertire i Gentili,
Voleva condurre loro i poveri di spirito,
Gli umili, le pecore smarrite di Israele,
I peccatori e i dispersi.
Lo iniziarono alla loro scienza e alla loro magia.
Oper guarigioni miracolose
Il giorno di Shabbath,
Non per trasgredire lo Shabbath,
Ma per adempierlo.
Allora i messaggeri lasciarono Ges
Riportarono tutto questo a Giovanni il Battista.
E Ges arringava le folle.
Cosa siete andati a contemplare nel deserto?
Una canna agitata dal vento?
Cosa siete andati a vedere?
Un uomo vestito con abiti eleganti?
Ma quelli che indossano abiti eleganti si trovano
Nelle dimore dei re.
Allora cosa siete andati a fare?
A vedere un profeta?
S, vi dico,
E pi di un profeta!
Quello di cui scritto:
Ecco, invio il mio messaggero
Per preparare la strada davanti a me.
Non un posto per i cortigiani di Erode Antipa vestiti di ricchi abiti,
Per quelli che abitano nelle dimore dei re,
E per quelli che si curvano
Come canne agitate dal vento.
La canna resiste alla tempesta
Dato che pu piegarsi sotto il vento,
Mentre un albero robusto,
Che non pu curvarsi,
Viene spesso sradicato al momento delle intemperie pi forti.

Diceva che Giovanni era un profeta,


Che era Elia finalmente ritornato,
Risuscitato per compiere la sua missione.
Cos parlavano gli esseni,
Se Giovanni il pi grande
Tra i figli degli uomini,
Il pi piccolo nel Regno dei cieli
pi grande di lui.
Giovanni aveva aperto la breccia
Da cui la luce sarebbe passata.
Gli ricordarono il messaggio celeste,
La voce divina che aveva sentito
Che, al momento del battesimo nel Giordano,
Gli additava la sua missione.
Cos parlavano gli esseni.
Tu non puoi diventare discepolo di Giovanni.
Gli dissero:
Tocca a te attraversare
I villaggi sulla riva del lago
Per annunciare il Regno dei cieli.
Allora Giovanni non dubit pi.
Con tutto il suo cuore, la sua anima,
E tutte le sue forze,
Predic
Annunci l'imminenza della venuta.
Affrettatevi! diceva
Allungate il passo,
C' ancora tempo,
Ma presto sar troppo tardi
E non potrete salvarvi.
Venite presto! Venite a pentirvi!
Allora la sua fama si accrebbe
E percorse il paese.
Il re Erode ne ebbe paura
Temeva che accusasse i Kittim.
E sua moglie

Che non amava Giovanni


Lo fece arrestare
Lo rinchiuse nella fortezza di Macheronte,
Lo fece giustiziare.
Salom, degna figlia di una perfida madre,
Port la sua testa su un piatto d'argento
Danzando la danza selvaggia
E morbosa della vittoria
Dei figli delle tenebre.
Allora gli esseni dissero
Che Elia era gi venuto,
Che non lo avevano riconosciuto
E lo avevano trattato in modo perverso.
Fu allora che cominciarono a ordire il loro piano:
Era la fine,
Era la lotta.
Il Figlio dell'Uomo avrebbe dovuto soffrire.
2
Cos cominci la guerra
Dei figli della luce
Contro i figli delle tenebre.
I figli delle tenebre erano
Testimoni di fede,
Fomentatori di regole, precetti e comandamenti,
Dottori dell'interpretazione scritta e orale,
I separati, gli scrupolosi,
I farisei.
Anche loro credevano nell'immortalit,
Nel paradiso e nell'inferno,
Nella risurrezione dei morti.
I figli delle tenebre stavano
Sotto il superbo stendardo della Casa dei Maccabei,
Che detestavano i farisei,
Privilegiavano la Casa reale,
Vincitori delle guerre civili

Che li avevano opposti ai farisei.


Risiedevano fieramente nel Tempio di Gerusalemme
Per influenzare meglio i responsabili del paese,
I sadducei,
Che negavano la tradizione orale
E si facevano beffe della fede popolare
Nella vita eterna
Affermando che niente poteva essere detto,
Nulla poteva essere conosciuto,
E come i greci credevano nel libero arbitrio.
E il Maestro,
A cui le folle non erano indifferenti,
Doveva conoscere i loro sforzi,
Scuotere il giogo dei comandamenti che avevano tanto faticato a
imporre,
Mangiare con i pubblicani
E con i peccatori
Affinch loro volessero sbarazzarsi di lui,
E i figli delle tenebre
Facessero venire da Gerusalemme
Gli scribi eruditi
Che dicessero a tutti
Che era posseduto dal demonio.
Cos stabiliva il Piano:
Che i dottori del popolo
E i capi dei capi,
Lo odiassero tutti,
E la guerra scoppiasse!
Poich la fine dei tempi si avvicinava.
Allora odiarono i farisei,
E li chiamarono
Interpreti fallaci,
Ipocriti dalla lingua menzognera,
Dalle false labbra,
Che arrivavano a sedurre tutto il popolo.
Fate dunque dicevano

Osservate tutto quello che possono dirvi;


Ma non regolatevi sulle loro azioni,
Poich dicono e non fanno.
Sventura a voi dicevano
Scribi e farisei ipocriti
Che costruite i sepolcri dei profeti
E addobbate le tombe dei giusti.
Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri,
Non ci saremmo uniti a loro
Per versare il sangue dei profeti.
Cos testimoniate contro voi stessi:
Siete i figli di quelli che hanno assassinato i profeti.
Siete i figli delle tenebre.
E gli esseni
Detestavano i sadducei
Poich avevano abbandonato il loro Tempio
E portato via il loro tesoro,
Il tesoro di re Salomone.
Nel deserto avevano costruito
Un nuovo Tempio
Che aveva preso il posto di quello antico,
Una nuova alleanza fra Dio e il suo popolo
Con un altro esodo,
E un'altra conquista
Dei villaggi e delle citt
Dove si stabilirono
Con donne e bambini
Nella purezza,
Lontano dall'antico Tempio insozzato,
Dall'impurit
Dove regnavano i sadducei
E il loro empio sacerdote.
Gli dissero che era necessario battersi,
A lui che mai aveva governato,
Mai aveva esercitato un potere,
Che conosceva soltanto gli abitanti dei villaggi

E i poveri di spirito, gli umili, i suoi,


La campagna della Galilea,
I fiori e gli alberi,
I campi e i frutteti.
Gli insegnarono
A porgere la guancia sinistra
Quando veniva percossa la destra.
A camminare due miglia
Quando i Kittim provocavano con le angherie,
A non ricorrere alla violenza,
Che faceva solo allontanare dal cammino
Tracciato da Dio,
A rivolgere il suo appello,
Non alle altre nazioni,
Ma alle pecore perdute della casa di Israele.
In ogni cosa dicevano
Bisogna amare il prossimo,
Esercitare la misericordia nei suoi confronti.
In questo modo,
Si imita l'opera di Dio
Giacch la giustizia di Dio
la sua misericordia,
E Dio si dona innanzitutto
Ai poveri e agli oppressi,
E prima della fiducia nella forza
E nella potenza dell'uomo,
Viene il timore del Signore.
Lo istruirono
Sugli uomini giusti e i peccatori,
I figli della luce e i figli delle tenebre
I giusti da un lato, i peccatori dall'altro.
Gli insegnarono
Che le colpe dell'uomo verso il suo prossimo
Non saranno rimesse che il Giorno della Riconciliazione.
Prima di giudicare il proprio prossimo,
Bisogna essere misericordiosi,
Come Dio misericordioso.
Se si perdoneranno agli altri le loro mancanze,

Anche il Padre celeste assolver.


Ma se non si perdoneranno gli altri,
Non scuser neanche il Padre.
In un mondo migliore, verr dato
Al giusto in misura della sua giustizia
E al peccatore in misura del suo peccato.
Ma in questo mondo,
Solo l'amore del prossimo merita la benevolenza di Dio;
E l'odio del prossimo attira la collera divina.
Non giudicate e non sarete giudicati,
Non condannate e non sarete condannati,
Perdonate e verrete perdonati,
Date e vi sar dato.
Amerai il prossimo tuo come te stesso,
Temerai Dio come Giobbe,
Adorerai Dio come Abramo.
L'amore al di sopra del timore.
Vale di pi il servizio di Dio con incondizionato amore
Che la servilit per timore della punizione divina.
Fuggi il male e ci che gli assomiglia,
Segui i comandamenti semplici,
Poich sono altrettanto importanti dei grandi.
Come disse il saggio Hillel,
Ama Dio pi di quanto tu lo tema
Cos parlavano gli esseni.
Preservatevi dalla lordura della storia
Che idolatria,
Che adulterio,
Per rispetto della legge
Che protezione e barriera,
Differenza e separazione.
No non forse salito nell'arca
Per non corrompersi?
Cos parlavano gli esseni.
Siate santi

Poich Dio rimane vostro alleato.


Siate il Resto divino ritirato nel deserto,
Che mantiene da solo l'Alleanza.
Siate i Chiamati con il loro nome
Istruiti dagli unti dello Spirito santo,
Come Mos e Aronne,
Unti di Dio.
Israele il Resto delle nazioni,
Noi siamo il Resto di Israele,
Nella nuova alleanza,
Staccati dai Separati
Dalla Grazia divina perpetua.
Le cose nascoste dalla fondazione del mondo
Sono state oggi rivelate ai Santi e ai Perfetti.
Viviamo qui e ora il compimento
Della profezia e delle giuste disposizioni.
Il nostro cuore nuovo.
Il nostro spirito liberato dalle tenebre della materia
Ci congiunge ai Santi del Cielo e agli angeli,
I cieli raccontano la gloria di Dio
E noi cantiamo con loro ogni giorno.
Il presente gi futuro,
L'altrove qui gi da ora.
La volont di Dio fatta
Sulla terra giunta fino al cielo.
Il Messia giunge ora
Intorno alla nostra tavola comune,
Dove condividiamo la parola divina,
Alleanza eterna e definitiva
Dio con noi.
Cos parlavano gli esseni.
Gli insegnarono la povert
Giacch i veri figli della luce
Sono i poveri eletti da Dio,
Cos parlavano gli esseni.
E credevano che il Messia
Avrebbe stabilito un ordine nuovo.

Riandavano col pensiero al passato,


E leggevano le Scritture sacre di Israele.
Le forze delle tenebre erano i Kittim
E i loro agenti della Giudea,
L'eliminazione della malvagit
Sarebbe stata portata da una sanguinosa guerra di religione.
Poi sarebbe giunto un periodo di rinnovamento,
Di pace
Di armonia.
La vittoria finale,
La distruzione del male
Sarebbero state opera della predestinazione divina.
Allora trasmisero a Ges il loro segreto,
L'arma infallibile della vittoria.
Nel corso di una lunga notte
Lessero
Non mi vendicher di alcun male,
Inseguir l'uomo
Facendo per lui solo ci che buono,
Poich Dio giudice di tutto ci che vive,
E spetta a lui dare la ricompensa.
La guerra contro gli uomini di perdizione,
Non la condurr prima del giorno della vendetta,
Ma la mia collera,
Non la storner dagli uomini della malvagit
E non vivr in pace
Prima del giorno del giudizio da lui fissato.
Vincere i malvagi facendo il bene:
Questa era l'arma segreta,
Potente nella sua estrema debolezza,
Che trasmisero a Ges.
L'uomo buono non ha l'occhio cattivo,
misericordioso verso tutti,
Anche se imperversano i peccatori,
E anche se questi concertano per fargli del male.
Cos dissero chi fa il bene

Sar pi forte del malvagio,


Giacch verr protetto dal bene.
Se la tua intenzione buona,
Perfino i malvagi vivranno in pace con te,
I dissoluti ti seguiranno
E si convertiranno al bene,
Gli avari non rinunceranno soltanto alla loro passione per il denaro,
Ma restituiranno i loro beni
A coloro a cui li hanno sottratti.
La buona intenzione non ha lingua doppia
Per benedire da un lato
E maledire dall'altro,
Per avvilire
E per onorare,
Per affliggere
E per rallegrarsi,
Per pacificare
E per turbare,
Per l'ipocrisia
E per la verit,
Per la povert
E la ricchezza.
La buona intenzione
Ha un solo
E leale sentimento verso tutti.
Non ha due modi di vedere n di intendere,
Mentre l'opera di Belial ambigua
E presso di lui non vi semplicit.
Cos parlavano gli esseni.
E Ges rispose:
Abbiamo imparato che stato detto:
Occhio per occhio,
Dente per dente,
Mano per mano,
Piede per piede,
Bruciatura per bruciatura,

Ammaccatura per ammaccatura,


Piaga per piaga.
Ma io
Dir
Di non tener testa ai malvagi,
E se qualcuno ti d uno schiaffo sulla guancia destra,
Porgigli anche l'altra,
E a chi vuole prenderti la tunica,
Lasciagli anche il resto,
E parti per una corsa di due miglia,
Se qualcuno ne ha bisogno.
E dona
A chi chiede.
A chi prende un tuo bene
Non domandare mai che te lo restituisca.
E Ges diffuse la loro parola.
Denunci il pericolo dei beni terreni.
I primi saranno gli ultimi
Gli ultimi saranno i primi
Gli afflitti saranno consolati.
A quelli che hanno lo spirito a pezzi,
Viene promessa la gioia eterna.
Beati gli umili di cuore,
I poveri di spirito, gli afflitti:
Avevano un consolatore.
Il Regno dei cieli appartiene a loro.
Come Eliseo che aveva sfamato una folla,
Diede da mangiare al popolo.
Come Giona che aveva domato la tempesta,
Quando Dio suscit un gran vento sul mare
Calm la tempesta.
Allora si rec in una sinagoga della Galilea,
Era il santo giorno di Shabbath.
Gli diedero il rotolo di Isaia,
Lo svolse,
E scopr:
Lo spirito del Signore sopra di me

Poich mi ha conferito l'unzione


Per annunciare la Buona Novella
Ai poveri.
Mi ha inviato a proclamare agli schiavi
La liberazione.
Dopo aver finito di leggere,
Arrotol la pergamena e sedette.
detto:
Oggi, questa scrittura si compie
Per voi che l'ascoltate.
Ma erano scettici:
Nessuno profeta in patria.
Evoc la lunga discendenza
Dei profeti respinti e perseguitati:
Elia ed Eliseo
Accolti meglio presso i pagani
Che nella loro terra natale.
Tutti furono pieni di collera,
Lo cacciarono fuori dalla citt.
Parola dell'Eterno al mio Signore
Siedi alla mia destra,
Fino a quando far dei tuoi nemici
Il tuo sgabello.
Allora designarono come inviati
Due fra i suoi discepoli pi vicini a lui
Che avrebbero dovuto percorrere il paese in suo nome,
Poich avevano ricevuto da lui precise istruzioni.
Dovevano parlare soltanto agli ebrei.
Non ai gentili,
N ai samaritani.
Come gli esseni,
Non portavano nei loro viaggi n bagagli n denaro.
Se una casa o una citt non avesse voluto riceverli,
Non vi rimanevano.
Ma nessuno veniva toccato dall'appello al pentimento
La Galilea, la sua regione, il suo paese natale
Rifiutava il proprio profeta.

Quando Giona,
Il profeta della Galilea,
Aveva dichiarato che dopo quaranta giorni
Ninive sarebbe stata distrutta,
Il popolo si era pentito,
Aveva rinunciato alla sua empiet.
Se Dio avesse accettato le sue sofferenze,
Se il suo popolo avesse prestato orecchio,
Ges avrebbe dato la vita.
Eravamo tutti errabondi come pecore,
Ognuno seguiva la propria strada.
E il Signore ha fatto ricadere su di lui
L'iniquit di tutti.
Razza di vipere! grid
Come potreste dire delle cose buone,
Malvagi come siete?
Allora se ne and.
Chiunque metta mano all'aratro
E si guardi indietro
Non appartiene al Regno di Dio.
E il malvagio re, Erode,
Tetrarca di Galilea e di Perea,
Inizi a sorvegliare le attivit di Ges,
Quando seppe che un predicatore
Annunciava in Galilea l'avvento del Regno dei cieli
E attirava grandi folle
Come aveva fatto Giovanni,
Come Giovanni risuscitato.
Anche questo faceva parte del Piano.
Ma alcuni farisei,
Della Casa di Hillel,
Che volevano salvare la vita di Ges,
E sapevano cosa si stava tramando,
Vennero ad avvisarlo che doveva partire,
Poich Erode voleva ucciderlo.
Andate disse e comunicate a quella volpe:

Ecco, io caccio i demoni


E opero guarigioni oggi,
E domani,
Il terzo giorno, avr terminato.
Ma occorre che cammini oggi,
E domani
E il giorno seguente.
Poich non bene che un profeta perisca fuori di Gerusalemme.
Anche questo faceva parte del Piano.
Allora si ritir a nord del mare di Galilea,
Nella regione di Cesarea.
Domand ai suoi discepoli
Cosa dicesse la gente di lui.
Alcuni pensano che sei Giovanni il Battista, Elia e Geremia.
E voi, cosa dite?
Tu sei il Messia.
Lo hai detto
Rispose
Ma non devi pi ripeterlo.
Chiedo a voi tutti
Di mantenere il segreto.
Poich ancora troppo presto per rivelarlo.
La mia ora non ancora giunta.
Verr il momento in cui me ne andr,
E mi recher a Gerusalemme.
Questo era il loro progetto.
Poi Ges disse a Pietro:
Felice te, Simone, figlio di Giona,
Poich questa rivelazione ti giunta
Non dalla carne e dal sangue,
Ma dal Padre mio che nei cieli.
Poich Pietro era differente
Aveva avuto una rivelazione
diversa da quella degli esseni,
Non era influenzato da loro,
Per questo poteva essere felice
E differente.

Allora cominciarono a insegnargli


Che il Figlio dell'Uomo avrebbe molto sofferto,
Che sarebbe stato respinto dagli anziani,
Dai sacrificatori, dagli scribi,
Dai Kittim,
Che sarebbe stato condannato a morte
E sarebbe risorto.
Poich nel Salmo era scritto:
Proteggi ci che ha piantato la tua destra,
E il figlio che hai scelto!
La tua mano si posi sull'uomo della tua destra,
Sul Figlio dell'Uomo che hai scelto!
Cos Dio non lo avrebbe abbandonato.
Conosco disse
Quelli che agiranno contro di me,
Gli anziani, i sacrificatori, gli scribi,
E i Kittim.
Ma combatterli, non voglio.
Voglio disse intendermi con il mio avversario,
Tanto che sono
Ancora con lui sulla strada,
Per paura che l'avversario non mi consegni al giudice,
E il giudice alla guardia,
E non mi si metta in prigione.
Non voglio, come gli zeloti,
Resistere ai Kittim.
attraverso lo Spirito santo
Che voglio liberare il mondo da tutte le schiavit.
Aspettare, aspetter
Finch non si riveler a noi.
Ma solo non andr,
Giacch la mia anima ha sete di Dio,
Ma del Dio della vita.
Allora gli risposero:
Non aver paura!

Il tuo nome non forse Jeoshuah?


Dio salva,
Poich dallo Spirito santo
Sarai salvato,
Come Isacco.
Verrai legato,
Come Isacco.
Sarai salvato.
All'ultimo istante,
Non verrai abbandonato.
E cos tutti sapranno
Chi sei:
Il Maestro di giustizia,
Come un Figlio dell'Uomo.
No, credilo,
Dio non ti abbandoner.
Allora credette,
Allora se ne and
Vicino al mare di Galilea nella Decapoli,
Nelle regioni di Galaad e del Basan,
E verso il Libano e Damasco
Dove vivono i recabiti e i qeniti,
Presso i galilei,
Come gli esseni che erano usciti dalla terra di Giuda
E si erano esiliati nel paese di Damasco.
In tal modo volevano stipulare la Nuova Alleanza
Di cui aveva parlato il profeta Geremia,
Impegnandosi a preservarsi da ogni iniquit,
A non derubare il povero, la vedova e l'orfano,
A distinguere il puro dall'impuro,
A osservare lo Shabbath
Come le feste e i giorni di digiuno,
Ad amare i fratelli come se stessi,
A sostenere lo sventurato, l'indigente e lo straniero.
Gli insegnarono
Che la comunit era come un albero
Il cui fogliame verdeggiante

Faceva da nutrimento a tutti gli animali della foresta,


I cui rami davano riparo a tutti gli uccelli.
Ma era superato dalle piante acquatiche
Che rappresentavano il mondo malvagio circostante.
E l'albero della vita restava nascosto per loro,
Senza considerazione
Senza riconoscimento.
Era Dio stesso a proteggere,
A nascondere il proprio mistero,
Mentre lo straniero vedeva senza conoscere,
Pensava senza credere alla sorgente della vita.
Poich il Regno dei cieli non era soltanto
Quello del dominio di Dio che fa irruzione,
Ma anche un movimento voluto da Dio
Che si spandeva sulla terra
In mezzo agli uomini.
Non era soltanto una monarchia,
Ma un Regno di Dio,
Una regione che si estende,
Che conquista terre e uomini,
La cui eredit
Spetta ai grandi e ai piccoli.
Per questo Ges aveva chiamato i Dodici,
Perch diventassero pescatori di uomini,
Per guarire,
Per annunciare la salvezza
Al povero, all'indigente e allo straniero.
Allora Pilato, il governatore della Giudea,
Pens che si dovesse condannarlo a morte
Giacch aveva paura
Della Nuova Alleanza,
Dell'avvento del Regno di Dio
Che avrebbe messo fine all'occupazione romana.
Sapeva come le genti lo ascoltavano,
E quanto odiavano i Kittim.
Alcuni suoi discepoli erano zeloti
Che ovunque nel paese seminavano scompiglio,
Credevano nell'unico regno di Dio,

Desiderando ardentemente la liberazione finale


Dagli invasori.
Allora Ges prese la strada di Gerusalemme,
Lasci la Galilea,
Attravers la Samaria,
Si ferm sul monte Garizim,
Dove lo aspettava il samaritano.
Depose una parte del prezioso tesoro degli esseni,
L'antico tesoro
Dei sacerdoti del Tempio,
Il magnifico tesoro di Salomone,
In quel luogo
Dove non lo avrebbero cercato,
Dove si trovava in mani sicure
Presso gli scribi samaritani,
Amici degli scribi esseni.
Cos al momento della guerra
Dei figli della luce contro i figli delle tenebre
Il tesoro non sarebbe stato rubato,
Cos nell'era
Messianica, lo avrebbero ripreso per mantenere il potere.
Prosegu il suo cammino,
E lungo la strada
Nascose le altre parti
Del tesoro.
Poi si rec a Gerusalemme,
Citt santa dove s'innalzava la dimora di Dio,
Centro predestinato del regno
Da cui la Redenzione e la benedizione si sarebbero dovute diffondere
A tutte le nazioni.
Gerusalemme in disgrazia,
Gerusalemme dei pagani,
Schernita dai Kittim,
Profanata, insozzata
Da quelli che senza posa sorvegliavano i sagrati del Tempio.

Bisognava pentirsi,
O altrimenti
La citt, con i suoi abitanti, dal pi grande al pi piccolo,
Sarebbe perita nel dolore.
Si rec a Gerusalemme
In occasione della festa di Pasqua.
Si ferm a Betania,
Venne accolto da Marta e da sua sorella Maria.
Allora si rec a Gerusalemme,
Dove sapeva cosa lo aspettava.
Non era pi fra i galilei di casa sua,
Ma in Giudea dove i pericoli erano grandi,
Dove avrebbe dovuto affrontare i figli delle tenebre,
Le supreme autorit ebree e romane,
Il governatore romano, Ponzio Pilato,
E il sacerdote empio, Caifa,
Che deteneva la sacra carica
Di sommo sacerdote,
Acquisita con l'oro delle sue casse ben colme.
La Pasqua si celebrava il primo mese.
Per commemorare i miracoli compiuti un tempo in Egitto,
Quando Dio aveva liberato il suo popolo dalla schiavit.
Si mangiava l'agnello pasquale
Che quella sera fu Ges.
E il pane senza lievito del suo corpo,
E le erbe amare dell'umiliazione,
Poich il sacrificio di Pasqua veniva compiuto secondo le Scritture,
Il sangue stesso di Ges dovendo venir sparso come il vino delle
celebrazioni.
E poi sarebbe stato in seguito glorificato,
Giacch i primi frutti dell'orzo venivano consacrati a Dio
L'indomani dello Shabbath pasquale,
Quando si pregava per la rugiada.
Cos era scritto:

Che i tuoi morti rivivano!


Che i miei cadaveri si rialzino!
Svegliatevi e trasalite di gioia,
Abitanti della polvere,
Poich la tua una rugiada vivificante
E la terra ridar luce alle ombre.
Porr rimedio alla loro infedelt,
Sar come la rugiada per Israele.
Perch Dio non lo avrebbe abbandonato.
Allora si rec a Gerusalemme
Giacch doveva rivelarsi pubblicamente a Israele
Con il nome di Messia.
Allora sarebbe giunta la sua ora,
L'ora dell'avvento del Regno dei cieli,
La bellissima ora finale,
E il tempo sarebbe stato per lui,
Padrone delle profondit e delle tenebre.
No, Dio non lo avrebbe abbandonato.
Allora a Gerusalemme
Il Sanhedrin convoc una sessione straordinaria,
Il sommo sacerdote Caifa parl cos:
Non avete capito che nel vostro interesse?
Non meglio veder morire un solo uomo per il popolo piuttosto
che tutta la nazione?.
E il Consiglio decise di condannare Ges.
E questo lo sapeva,
Perch il suo amico Giovanni,
Il discepolo che amava fra tutti,
Suo amico e suo ospite,
Suo alleato segreto, la sua spia,
Giovanni era sacerdote al Sanhedrin,
Sapeva tutto quello che succedeva,
E riferiva ogni cosa al suo maestro Ges.
Allora Ges lasci Betania,

Si ritir nella citt di Efraim,


Sul margine del deserto.
Poi ritorn in Galilea,
Per compiere il pellegrinaggio di Pasqua
Con i galilei.
Allora giunse nei dintorni di Gerusalemme
A Betfageh.
A Lazzaro era stata affidata la responsabilit
Di agire secondo il Piano prestabilito
Dagli esseni.
L'asinello avrebbe dovuto trovarsi legato
All'entrata del villaggio di Betania.
Ma nessuno dei Dodici ne era al corrente.
La consegna era stata data
Di lasciarlo partire con i messaggeri che avrebbero detto:
Il maestro ne ha bisogno.
I messaggeri ritornarono con l'asinello,
Si meravigliarono,
Dato che il Messia avrebbe dovuto giungere su di un asino,
Secondo la profezia.
Al suo passaggio, si indossavano gli abiti migliori,
Si tagliavano dei giunchi per tappezzarne il percorso.
A Betania, Marta aveva preparato la cena.
Gli vers sui piedi un prezioso olio di nardo,
Che poi asciug con la sua capigliatura.
In tal modo gi stava imbalsamando
Il suo fratello esseno.
Ges le aveva domandato
Di portare l'olio santo,
Senza spiegare perch,
Affinch esasperato un suo discepolo lo tradisse.
E si comp la profezia
Perfino quello con il quale ero in pace,
Che aveva la mia fiducia,
E che mangiava il mio pane,
Alza il pugnale contro di me.

Giacch questo era il segno:


Ricchezza e morte,
Cos era il piano degli esseni.
Allora si rec a Gerusalemme
Come un re.
Intonarono l'Hallel,
E dissero Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Alcuni farisei scandalizzati gli domandarono di farli tacere,
Affinch nessuno venisse ucciso,
Per salvarlo,
Ma rispose:
Vi dico, se taceranno loro, grideranno le pietre!.
Acconsentiva a farsi acclamare dalla folla ebrea,
Segno di provocazione,
Segno di tradimento nei confronti di Cesare.
Veniva accompagnato
Da una folla di pellegrini galilei.
E i Kittim avevano l'ordine di lasciare che quegli ebrei che cantavano
Si avvicinassero al centro del loro culto.
Nel cortile dei Gentili,
La parte del Tempio accessibile a tutti,
Ges lanci un attacco contro i mercanti.
Con una frusta fabbricata con l'aiuto di corde spezzate
Che servivano a legare le bestie vendute come vittime sacrificali,
Distribu colpi,
Rovesci i tavoli dei cambiavalute,
Le sedie dei venditori di colombe,
Non dentro il luogo santo,
Ma davanti,
sui sagrati dei Gentili
Dove si scambiavano le monete
Per comprare le vittime sacrificali.
Disse loro che era scritto:
La mia casa verr chiamata casa di preghiera

E voi ne avete fatto un covo di briganti.


E aggiunse:
Distrugger questo Tempio costruito dalla mano dell'uomo
E, dopo tre giorni, ne ricostruir un altro
Che non sar stato fatto dalla mano dell'uomo.
Era una profezia sulla distruzione del Tempio.
Cos stabiliva il Piano.
Affinch la catastrofe fosse inevitabile,
Poich i sadducei avevano come rifugio soltanto il Tempio.
Ed ecco che annunciava la fine dei sacerdoti sadducei,
E quella del loro Tempio.
Poich il Tempio veniva insozzato
Dal sacerdozio illegittimo,
Dal loro calendario illegale
Che fissava i tempi sacri e quelli profani
A modo loro.
Era la guerra, la vendetta,
Dei figli della luce contro i figli delle tenebre,
Dei figli di Levi,
Dei figli di Giuda.
Dei figli di Beniamino,
Degli esiliati del deserto
Contro le armate di Belial,
Gli abitanti della Filistea,
Le bande dei Kittim di Assur
E quelli che li aiutavano, i traditori.
Allora i figli delle tenebre gli posero delle domande
Per prenderlo in trappola.
Con quale autorit parli? chiesero.
Il battesimo di Giovanni, secondo voi,
divinamente ispirato o no? chiese a sua volta.
Non lo sappiamo.
In questo caso aggiunse
Non posso dirvi in virt di quale autorit
Agisco come agisco.

Alcune persone disperse tra la folla


Avrebbero dovuto porgli altre domande
Per prenderlo in trappola.
Ma era troppo avveduto
Per cascarci.
Deve essere pagato il tributo a Cesare? chiesero.
Dato che l'imposta fissata dopo un censimento
Trasgrediva la legge che proibiva
Il computo della popolazione.
Perch mi tendete un trabocchetto?
Mostratemi un denaro.
Allora glielo mostrarono,
Ma rifiut di toccarlo
Per non contrariare gli zeloti
Che erano dalla sua parte.
Di chi sono quest'effigie e questa iscrizione?
Di Cesare.
Date dunque a Cesare ci che di Cesare
E a Dio ci che di Dio.
Poich Dio solo il Signore.
Allora Ges celebr la festa di Pasqua
Il marted, secondo il calendario solare di Qumran
E non secondo il calendario del Tempio impuro,
Cos come aveva l'abitudine di fare
Con i membri della comunit.
Alla fine della giornata,
Lasci il Tempio per l'ultima volta,
Pass il quarto giorno a Betania,
E la serata da Simone il lebbroso.
Il quinto giorno cominciava la festa dei Mazoth
In cui sarebbe stato abbattuto l'agnello pasquale
Che quella sera era Ges.
3
Allora si rec a Gerusalemme
Per l'ultimo pasto,

Quello di Pasqua.
Riun i suoi discepoli,
Per condividere insieme a loro la cena tradizionale
Offerta in ricordo della liberazione dall'Egitto.
Ma quella notte non era come tutte le altre notti
Poich era l'ultima della sua vita in questo mondo.
La sua ora era venuta,
Lo sospettava,
Lo sapeva.
Ma era la sua ora o quella di questo mondo?
Quella notte era l'ultima della sua vita in questo mondo?
Oppure l'ultima della sua vita in questo mondo?
Aveva deciso di riunire i suoi discepoli
L'ultima volta.
Erano in tredici attorno alla tavola
Preparata per il Seder.
Fra loro, vi era Giuda Iscariota.
Dato che anche lui era un discepolo,
Amato da Ges
E invitato alla sua ultima notte.
I dodici discepoli si erano messi a tavola
Intorno a Ges che si alz,
Depose il suo mantello
Prese un panno di cui si cinse
Vers dell'acqua in una bacinella,
E cominci a lavare i piedi dei discepoli
E ad asciugarli col panno che indossava.
Secondo il rito degli esseni,
Affinch nessuno si sentisse superiore
E tutti fossero perfettamente uguali.
Allora arriv il turno di Simon Pietro.
Tu, Signore, lavare i piedi a me!
Giammai!
Poich Pietro non faceva parte della setta,
E non voleva prender parte al complotto.
Se non ti laver,
Non potrai rimanere con me rispose Ges.

Dato che pensava che gli esseni


Detenessero le chiavi del Regno dei cieli,
Non soltanto i piedi,
Ma pure le mani e la testa
Rispose Simon Pietro
Accettando cos il battesimo
Degli esseni
Poich credeva in Ges.
Quello che si bagnato non ha nessun bisogno di essere lavato,
Dato che totalmente puro
E voi siete puri disse Ges.
Ma non tutti.
Poich c'era Giuda,
E Ges sapeva che sarebbe stato consegnato.
Dato che Giuda, figlio di Simone
Lo zelota,
Era il pi forte fra gli esseni
E quello che credeva maggiormente in Ges
Al punto di perdere la sua purezza.
Giuda pi di Pietro,
E pi di tutti gli altri,
Credeva che Ges fosse il Messia
E credeva in Dio.
Giuda pensava,
Giuda sapeva
Che Dio non lo avrebbe abbandonato.
Giuda doveva
Consegnarlo per far giungere il Regno dei cieli,
Quello del Re Messia,
Quello di Ges.
E occorreva che fosse forte
Per sopportare l'impurit.
E occorreva che fosse zelota
Per sopportare un simile sacrificio,
Il sacrificio dell'eternit,
Il sacrificio del suo sacrificio.
Quando ebbe terminato,

Ges indoss di nuovo il mantello,


Si rimise a tavola,
E disse:
Comprendete quello che vi ho fatto?
Mi chiamate "Maestro e Signore"
E dite bene,
Giacch lo sono.
Se vi ho lavato i piedi,
Io il Signore e Maestro,
Dovete a vostra volta lavare i piedi gli uni agli altri
Dato che un esempio quello che vi ho dato.
E quello che ho fatto per voi,
Fatelo anche voi.
In verit vi dico,
Un servitore non pi grande del suo padrone,
N chi mandato pi grande di colui che lo manda.
Sapendo questo, sarete felici
Se almeno lo metterete in pratica.
Non parlo per voi,
Conosco quelli che ho scelto.
Ma affinch si compia la Scrittura.
Colui che mangiava il pane con me
Contro di me ha alzato il pugnale.
Ve lo dico
Prima che il fatto succeda,
Affinch quando si verificher
Crediate chi sono.
In verit vi dico,
Ricevere colui che mander,
come ricevere me stesso,
E ricevermi
ricevere Colui che mi ha mandato.
Voleva che continuassero a mettere in pratica quella fraternit
Degli esseni, dei poveri,
Se mai non fosse dovuto pi tornare,
Giacch conosceva il rischio che correva
Accettando il Piano
Poich sapeva di rischiare la sua vita.

Allora consumarono la cena,


Simile a quella degli esseni,
E Ges disse:
In verit, vi dico,
Non berr pi di questo vino fino al giorno del Regno di Dio.
Cos si rivel ai suoi discepoli
Come il Messia,
Cos rivel ai suoi discepoli
Che non avrebbe partecipato pi al pasto sacro
In quanto comunicando,
Ma come Messia visibile e presente,
Al momento del confronto con i sacerdoti.
Poich secondo le Scritture degli esseni
Si diceva che il Messia di Israele
Avrebbe dovuto stringere il pane nelle sue mani,
E dopo aver recitato la preghiera,
Dividerlo con tutta la comunit,
E Ges segu questo rituale,
Come aveva l'abitudine di fare
Quando celebrava la Pasqua
Con gli esseni.
Mentre i suoi discepoli mangiavano,
Prese il pane,
Lo benedisse,
Lo spezz
E lo diede loro.
Attese che i suoi discepoli avessero iniziato a mangiare
Per compiere il sacramento,
Come lo compiva
Quando celebrava la Pasqua
Con gli esseni.
Allora Ges parl cos ai dodici discepoli:
Ho desiderato ardentemente condividere insieme a voi questo
agnello pasquale,
Giacch vi dico:
Non ne manger pi finch non manger nuovamente nel Regno
di Dio.

Poi prese una coppa di vino,


Rese grazie,
E disse:
Prendete,
Dividetelo fra voi.
Giacch vi dico,
Non berr pi del frutto della vite
Finch non berr nuovamente nel Regno di Dio.
Siccome pensava che il Regno di Dio
Fosse vicino.
Poi fece il gesto consacrato,
Quello del Messia.
Prese del pane,
Rese grazie,
E disse:
Questo il mio corpo.
Cos pronunci le ultime parole della cena,
Identificando il pane con il suo corpo
E il vino con il suo sangue.
Ma quella sera non ripet la preghiera essena,
Secondo la quale il cibo rappresentava il Messia assente.
Poich il pane era sacro,
Era il simbolo del nutrimento.
Identificava se stesso con il pane,
Che rappresentava
Il Messia nel pasto sacro.
Non disse,
Come aveva l'abitudine di dire:
Questo pane rappresenta il Messia di Israele,
Bens:
Rappresenta il mio corpo.
Cos si rivel a loro,
Poich pensava
Che il Regno di Dio
Fosse vicino,
E che presto

Sarebbe stato salvato,


E tutti sarebbero stati salvati.
Allora dichiar ai suoi discepoli:
In verit vi dico,
Uno di voi mi tradir.
Allora si guardarono gli uni con gli altri,
Domandandosi di chi parlasse.
Uno di loro, Giovanni, il sacerdote,
Quello che Ges amava,
Si trovava al suo fianco.
Simon Pietro gli fece un segno:
Domandagli di chi stia parlando.
Poich solo a Giovanni
Ges parlava
Secondo il suo cuore.
A lui
Diceva tutto,
Poich era un sacerdote,
Era vicino agli esserli,
Osservava tutto quello che succedeva al Sanhedrin,
E gli riferiva tutto.
Il discepolo si chin allora verso il petto di Ges
E gli chiese:
Signore, chi ?.
Allora Ges rispose:
quello al quale offrir il boccone
Che sto per intingere.
Allora prese il boccone che aveva intinto,
E lo diede a Giuda Iscariota,
Figlio di Simone,
Simone lo zelota.
E Ges gli disse le parole di connivenza
Poich insieme avevano suggellato il patto:
Quello che devi fare, fallo presto.
E siccome Giuda teneva la borsa della comunit degli esseni,
Alcuni pensarono che Ges gli avesse detto di andare a comprare
Il necessario per la festa,

O forse di donare qualcosa ai poveri.


Ma era convenuto fra di loro che a quelle parole
Giuda lo avrebbe consegnato
E avrebbe dato
Il denaro ricevuto in cambio
Al tesoro della comunit essena.
Preso il boccone,
Usc immediatamente.
Appena fu uscito,
Ges si sent sollevato.
Poich entrambi
Non erano venuti meno al loro proposito
E lui era andato,
Come avevano previsto,
Cos come avevano stabilito,
Secondo il loro Piano.
Disse agli altri:
Ora, il Figlio dell'Uomo glorificato,
E Dio si glorificato in se stesso,
E presto lo glorificher.
Prima di andare,
Vi lascio un nuovo comandamento:
Amatevi gli uni gli altri.
Come io vi ho amati,
Dovete pure voi amarvi gli uni gli altri.
E se porterete amore gli uni verso gli altri,
Tutti riconosceranno che siete miei discepoli.
Il Piano era quello degli esseni.
Poich volevano che si confrontasse
Con la Verit,
E che attraverso di lui
La loro verit trionfasse,
Pensavano che Dio lo avrebbe salvato
Come aveva salvato Isacco.
Volevano finalmente la rivelazione,
E per questo,

Pensavano che occorresse precipitare le cose,


Prendere Dio come testimone,
Farlo intervenire.
Obbligarlo a rivelare il Messia.
Era il loro Piano,
Il loro complotto:
Un complotto per Dio,
Un complotto contro Dio.
Consegnare Ges, il suo inviato,
Ai Kittim,
E al sacerdote empio.
Non come l'agnello sull'altare,
Ma come Isacco sull'altare,
Avrebbe dovuto essere salvato all'ultimo momento.
E Ges aveva accettato quel patto,
Dato che credeva in loro
Come loro credevano in lui.
Dopo il pasto,
Ges e i suoi discepoli
Lasciarono la citt
Per il Monte degli Ulivi.
Salirono in un luogo chiamato Getsemani.
Domand allora ai discepoli di rimanere
E disse loro
Di pregare.
Quindi si fece avanti,
Si gett a terra,
E preg:
Padre, se vuoi,
Allontana da me questo calice,
Ma sia fatta la tua volont,
Non la mia.
Non avrebbe fatto niente per se stesso,
Avrebbe solo atteso un segno di Dio.
Non si sarebbe salvato.
Avrebbe aspettato che Lui lo salvasse.

And presso i discepoli


Che si erano addormentati.
Allora disse loro:
Perch dormite?
Alzatevi,
E pregate affinch io non cada in tentazione.
Lo spirito pronto,
Ma la carne debole.
Poich temeva di non riuscire a portare avanti la sua missione,
Di indebolirsi,
Di fuggire.
Ma riusc a vincere la tentazione
Che si era impadronita di lui,
Irresistibile,
Quella che si chiama "paura":
Approfittare della notte Per fuggire i giardini di Getsemani.
Allora Ges and con i suoi discepoli,
Oltre il torrente del Kidron.
C'era l un giardino,
Dove entr con loro.
E Giuda, che lo stava consegnando,
Prese il comando della milizia
E delle guardie fornite dai sommi sacerdoti,
Raggiunse il giardino con torce, lumi e armi.
Allora sopravvenne la guardia del Tempio,
E con lei i Kittim
E il figlio dello zelota,
Che si avvicin a Ges.
Si abbracciarono
Per darsi speranza,
Farsi coraggio,
E contemporaneamente dirsi addio.
Ges and loro incontro,
Per consegnare se stesso,
E disse loro:
Cosa cercate?.

Cerchiamo Ges.
Indietreggiarono,
E tremarono fortissimo.
In quel momento
Avrebbe potuto fuggire.
Ma anche in quel momento
Persever.
E nuovamente chiese loro:
Chi cercate?.
E risposero:
Ges di Nazareth.
Sono io.
Allora, Simon Pietro,
Che portava un gladio,
Lo sguain
Colp il servo del sacerdote malvagio,
Mozz il suo orecchio destro.
Finalmente aveva capito cosa era stato tramato,
Voleva salvare Ges.
Il proprio orecchio,
A met chiuso,
Avrebbe voluto mozzare.
Ma subito Ges disse a Pietro:
Riponi il gladio nel fodero!
Come?
Non berr il calice che il Padre mi ha dato?.
Allora Pietro comprese:
Poich fra Pietro e gli esseni,
Fra Pietro e Giovanni,
Il discepolo che Ges amava,
Erano stati loro,
Era stato lui,
A vincere.
Spada, alzati
Sul mio pastore
E sull'uomo che il mio compagno!

La milizia con il suo comandante


E le guardie degli ebrei afferrarono Ges
E lo legarono.
Calata la sera,
Giuda non fu pi un traditore,
Ma il pi puro e il pi credente,
Il figlio dello zelota,
Quello che pi sperava nella Liberazione finale,
Che aveva pi fede nella vittoria messianica,
Quella di Ges
Contro i figli delle tenebre,
Il pi persuaso
Che fosse il Messia.
Anche Pietro, il Beneamato,
Lo rinneg tre volte quella sera.
Ora Giuda era il fratello di Ges,
Delegato dalla setta per denunciarlo
Affinch la Verit potesse manifestarsi nel gran giorno.
Era il Messia,
Il Regno dei cieli era arrivato,
I figli della luce avrebbero prevalso
Contro i figli delle tenebre.
Volevano affrettare la fine del mondo
Attraverso la guerra
Dei figli della luce contro i figli delle tenebre.
E Ges lo sapeva.
Di fronte ai sommi sacerdoti
Aveva detto che il padrone della vigna
Aveva inviato un servo dai vignaioli
Per farsi consegnare la sua parte del prodotto della vigna,
Ma i vignaioli lo percossero
E lo rimandarono indietro.
Invi un altro servo,
E picchiarono anche quello.
Ingiuriandolo.

Ne invi ancora uno,


Ma lo ferirono
E lo gettarono fuori.
Mand suo figlio,
Pensando che avrebbero avuto per lui dei riguardi.
Ma vedendolo,
I vignaioli si dicevano fra loro:
Ecco l'erede.
Uccidiamolo,
E l'eredit sar nostra!.
E lo gettarono fuori della vigna,
E lo uccisero.
Cosa far dunque il padrone della vigna?
Arriver,
Far morire quei vignaioli
E dar la vigna ad altri.
I sommi sacerdoti lo avevano capito,
I vignaioli omicidi
Erano loro,
I malvagi sacerdoti
Che detenevano il monopolio sul popolo di Dio
E la vigna, era il popolo di Israele.
Quella sera,
Erano tredici,
Disposti intorno al tavolo della cena pasquale.
C'erano Ges,
I Dodici,
E al posto d'onore
Il padrone di casa,
Il discepolo pi amato, Giovanni,
L'esseno che andava nella casa dei sacerdoti,
Il sacerdote diventato esseno.
E quando Ges venne arrestato,
Corse alla casa del sacerdote Anna,
Figlio di Sen, gi sommo sacerdote.
Poich sapeva dove Ges sarebbe stato condotto.
Nel frattempo,

Ges era stato portato davanti al sacerdote.


Questi gli domand
Cosa insegnasse.
Perch mi interroghi? chiese Ges.
Domanda a quelli che hanno ascoltato ci che ho detto.
Sono loro che lo sanno.
Allora Anna mand Ges davanti al Consiglio.
Il Sanhedrin si riun
E lui rimase in silenzio
Come un agnello muto
Davanti a chi lo sta tosando,
Non apr la bocca.
Non hai dunque nulla da dire in tua difesa?
Domand il sommo sacerdote Caifa.
Ma Ges taceva sempre.
Sei tu il Messia?
S, lo sono.
E vedrete il Figlio dell'Uomo
Seduto alla destra della Potenza
Arrivare sui nembi del cielo.
Allora, il sacerdote si lacer la tunica.
Abbiamo forse bisogno di altri testimoni?
Avete udito la sua confessione del tradimento.
Cosa deciderete?
Poich era il sacerdote empio.
E il consiglio decise che Ges meritava la morte.
Aveva bestemmiato,
Non contro Dio,
Ma contro Tiberio Cesare.
Furono delatores,
Formularono la loro imputazione
Contro Ges davanti al rappresentante di Cesare.
Ges non aveva bestemmiato contro la legge,
Cos non venne lapidato,
Dato che non aveva pronunciato il sacro nome di Dio.
L'indomani mattina,
Comparve davanti a Ponzio Pilato.
Dissero che si era dato alla sovversione

Nel cuore della nazione,


Che aveva proibito il pagamento del tributo a Cesare,
Che affermava di essere il Messia, il Re.
Allora Pilato usc sulla terrazza
E domand:
Di cosa si tratta?.
Quest'uomo un criminale.
Quand' cos, prendetelo
E giudicatelo voi stessi secondo le vostre leggi.
Non si tratta di un crimine religioso.
Sei tu il re dei giudei?
Sei tu che lo dici,
O altri te l'hanno suggerito?
Sono forse un ebreo anch'io?
Sono i tuoi, i sommi sacerdoti,
Che ti hanno consegnato a me.
Cos'hai fatto?
Il mio Regno non di questo mondo.
Sei dunque Re?
Sono Re, lo hai detto,
Sono nato,
E sono venuto a questo mondo per testimoniare questa verit.
Chi tiene conto della verit mi ascolta.
Cosa la verit?
Non trovo nessuna imputazione contro di lui.
Solleva il popolo insegnando
Attraverso tutta la Giudea,
Dalla Galilea,
Da cui arrivato,
Fino a qui.
dunque galileo?
Dipende dalla giurisdizione di Erode Antipa,
Tetrarca di Galilea,
Ripetete le vostre accuse davanti a Erode.
Allora il sacerdote empio lo condusse da Erode,
Ma lui rest in silenzio,
Mentre l'empio sacerdote volgeva le accuse contro di lui.

Erode rimand il prigioniero a Pilato.


Allora il sacerdote riun i suoi servi
E i loro amici nella corte del pretorio.
Ma Pilato disse che bisognava flagellarlo,
Poi mandar via Ges,
Giacch era Pasqua.
Allora, spinta dal sacerdote empio,
La folla grid che voleva Ges Barabba,
E non Ges.
Pilato fece flagellare Ges,
Lo mascher
Con un mantello cremisi sulle spalle,
E una corona di spine.
Ma la folla url
Che si doveva crocifiggerlo.
Allora Barabba venne liberato,
Ges condannato.
Fece affiggere sulla croce
Ges il nazoreno, Re dei giudei
Dato che Ges era nazoreno,
Come gli esseni che si chiamavano
Nozerei Haberith,
I custodi del contratto
I nazorei.
E Ges fu portato via dalle guardie romane.
Pass per la porta ovest della citt.
Ma nessuno sapeva niente
Di ci che si era svolto sulla Collina del governatorato.
Era l'inizio della festa.
Tutti gli eventi erano stati affrettati
E circondati di segreto,
E nessuno sapeva nulla
Del complotto tramato.
Vicino alla croce,
C'erano sua madre,
Giovanni, il discepolo pi amato,

Maria di Magdala,
Maria, madre di Giacomo
Salom, madre di Giacomo
Giovanni, figlio di Zebedeo.
I soldati tirarono a sorte la tunica di Ges,
Com' scritto nel salmo.
Gli trafissero mani e piedi,
Com' scritto nel salmo.
I pi eminenti sacerdoti e gli scribi si fecero beffe di lui,
Com' scritto nel salmo.
Esclamarono:
Ha confidato nel Signore,
Che il Signore lo Liberi, se davvero lo ama.
Com' scritto nel salmo.
Poi gli diedero da bere l'aceto.
Com' scritto nel salmo.
Il suo fianco fu trafitto da una lancia.
Com' scritto in Zaccaria.
Queste cose sono successe,
Affinch il Piano venisse rispettato
Affinch la Scrittura fosse adempiuta.
La folla, spinta dai sacerdoti,
Reclamava la morte di Ges.
Il sacerdote empio gridava
Il suo odio per il Salvatore.
Non si videro i farisei,
Che rimasero assenti.
Giacch erano vicini agli esseni.
Non si vide Giuda,
Il sacrificato,
Il religioso,
Quello forte e onesto
Che credeva in Ges e in Dio,
Che cap,
E restitu il denaro,
Non agli esseni,
Ma ai sacerdoti,

E si suicid.
Poich era troppo tardi,
Il tempo del confronto era giunto,
E nessuno avrebbe pi potuto far nulla
In questo mondo.
Quella sera,
Gli esseni digiunarono,
Pregarono tutta la notte,
Per invocare l'intervento divino.
Sul fosco Golgota venne trascinato,
Su di una croce venne inchiodato,
I suoi indumenti furono divisi,
Tirati a sorte.
Con lui, c'erano due ladroni,
Uno alla sua destra,
L'altro alla sua sinistra.
Offr la schiena
A quelli che lo colpivano,
E le guance
A quelli che gli strappavano la barba.
Non sottrasse il suo volto alle ignominie,
N agli sputi.
Venne maltrattato e oppresso,
Non apr bocca,
Simile a un agnello portato all'altare.
Fu colto dalla pena, dall'angoscia
E dal castigo.
E fra quelli della sua generazione,
Chi avrebbe creduto che venisse strappato dalla terra dei vivi
E colpito per i peccati del suo popolo?
E peggio, fu un verme, non un uomo,
Obbrobrio degli uomini,
E disprezzato dal popolo.
Tutti quelli che lo videro si fecero beffe di lui,
Aprivano la bocca,

Scuotevano la testa:
Raccomandati all'Eterno!
L'Eterno ti salver,
Ti liberer
Giacch ti ama.
Sono come l'acqua che scorre,
e tutte le mie ossa si sciolgono:
Il mio cuore come cera,
Si fonde nelle mie viscere.
La mia forza si secca come argilla
La lingua mi si attacca al palato,
Tu mi riduci come polvere della morte.
Poich sono circondato dai cani,
Una banda di scellerati mi gira intorno,
Hanno trafitto le mie mani e i miei piedi.
Potrei contare tutte le mie ossa.
Loro, osservano
Mi guardano
Si dividono i miei abiti,
Tirano a sorte la mia tunica.
L'obbrobrio mi spezza il cuore
E sono malato.
Aspetto piet,
E consolatori,
Ma invano: non ne trovo alcuno.
Mettono del fiele nel mio cibo,
E per placare la mia sete
Mi danno da bere l'aceto.
Giacch perseguitano quello che tu colpisci,
Raccontano le sofferenze di quelli che ferisci.
E gireranno lo sguardo verso di me,
Quello che hanno trafitto.
Piangeranno su di lui,
Come su di un figlio unico,
Piangeranno amaramente,
Come si piange su di un primogenito.
I passanti lo insultavano

E dicevano:
Tu che distruggi il Santuario
E lo ricostruisci in tre giorni,
Salva te stesso,
Scendendo dalla croce.
Lo stesso, il sacerdote empio
Con gli scribi
Lo canzonavano fra loro:
Ne ha salvati altri,
Non sa salvare se stesso.
Il Messia,
Il Re di Israele,
Che scenda ora dalla croce.
Purch lo vediamo,
Ci crederemo!.
Anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo ingiuriavano.
I re della terra si sollevarono
E i principi si allearono con loro
Contro l'Eterno e il suo Unto.
Disprezzato e abbandonato dagli uomini,
Uomo del dolore avvezzo alla sofferenza,
Simile a quello da cui si distoglie lo sguardo,
Non hanno disdegnato di onorarlo.
La pietra rifiutata
Dai costruttori
diventata chiave di volta.
I suoi nemici dissero malvagiamente di lui:
Quando morir?
Quando perir il suo nome?.
Tutti i suoi nemici sussurrarono fra loro contro di lui,
Pensavano che la sua disgrazia ne avrebbe causato la rovina.
E se gli si domandava:
Donde provengono le ferite che hai alle mani?.
Rispondeva:
nella casa di quelli che mi amavano
Che le ho ricevute.
Spada, alzati sul mio pastore.

Colpisci il pastore, che le pecore si disperdano.


Aprono contro di me una bocca cattiva
E ingannatrice,
Mi parlano con una lingua menzognera.
Mi circondano con i loro odiosi discorsi
E mi fanno guerra senza motivo.
Quelli che amo,
Sono miei avversari.
Quando cammino in mezzo allo sconforto,
Mi rendi la vita,
Stendi la mano sopra la collera dei miei nemici,
E la tua destra mi salva.
L'Eterno agir in mio favore.
Il silenzio della morte mi aveva circondato,
Le reti della morte mi avevano sorpreso.
Nel mio sconforto,
Ho invocato l'Eterno,
Ho gridato a Dio.
Dal suo palazzo,
Ha udito la mia voce,
E il mio grido giunto alle sue orecchie.
La terra si scosse,
E trem,
E le fondamenta delle montagne fremettero.
Lui stese la mano dall'alto,
Mi afferr,
Mi soccorse,
Mi liber dal mio potente avversario.
Venite, ritorniamo all'Eterno,
Poich ci ha straziato,
Ma ci guarir.
Ha percosso,
Ma fascer le nostre piaghe.
Ci restituir la vita in due giorni,
Il terzo giorno,
Ci rimetter in piedi,
E vivremo davanti a lui.

Ho costantemente l'Eterno sotto i miei occhi,


alla mia destra,
Io non vacillo.
Pure il mio cuore nella gioia,
Il mio spirito nell'esultanza
E il mio corpo riposa in sicurezza.
Giacch tu non consegnerai la mia anima al regno dei morti,
Non permetterai che il tuo beneamato
Veda la corruzione.
Mi farai conoscere il sentiero della vita,
Vi sono gioie abbondanti davanti al tuo volto,
Delizie eterne alla tua destra.
Dio salver la tua anima dal regno dei morti,
Poich mi prender sotto la sua protezione.
Eterno! Il re si rallegra per la tua possente protezione!
Oh! Come il tuo aiuto lo ricolma di esultanza!
Tu hai posto sul suo capo una corona d'oro puro.
Ti ha domandato la vita,
Tu gliel'hai donata,
Una vita resa per sempre, in perpetuo.
La sua gloria grande a causa del tuo aiuto,
Tu posi sopra di lui lo splendore e la magnificenza.
Riponi la tua spada
Aveva detto a Pietro
Pensi che non potrei fare appello al Padre mio,
Che metterebbe subito a mia disposizione
Pi di dodici legioni di angeli?
Come potrebbero per compiersi le Scritture
Secondo le quali necessario che cos sia?
Pensava,
Credeva che sarebbe stato salvato.
Lo ritenne fino al momento
In cui finalmente comprese che non sarebbe successo nulla.
E che Dio lo aveva abbandonato.
Il giorno in cui il Messia rese lo spirito,
Il cielo non era affatto buio

Nessuna luce lo rischiarava,


Come un segno miracoloso.
Nessuna tenebra lo oscurava,
In cielo vi era ancora un fievole bagliore.
Era un giorno come un altro,
E questa normalit non era il presagio
Di un'assenza di presagi.
La sua agonia fu lenta, difficile.
La sua respirazione si etern in un lungo gemito
Di immensa disperazione.
I suoi capelli e la barba non avevano pi l'ardore
Della saggezza,
Quell'attenzione, quella capacit di guarigione.
Lo sguardo era vuoto della fiamma
Della passione,
Delle parole buone
E delle profezie,
Quando prediceva l'avvento del mondo nuovo.
Il suo corpo ritorto come un panno, devastato,
Non era che sofferenza.
Le ossa sporgevano sotto la carne,
Macabre strie.
La sua pelle era appassita,
A brandelli come un abito
Andato in pezzi,
Un sudario diviso,
Un rotolo svolto e profanato,
Una vetusta pergamena dalle lettere di sangue,
Dalle linee scarificate.
Le membra erano stirate,
Trafitte dai chiodi,
Maculate di chiazze violacee,
Le mani forate,
raggrinzate.
Il sangue scorse
Abbondante,
Una lava tiepida scaturita dal cuore.
La bocca era secca,

Arida di parole d'amore,


Prostrata.
Il petto debole
Si sollev con un balzo,
Come se il cuore stesse per uscirne cos com'era,
Nudo, luminoso, sacrificato.
Poi si irrigid,
Inebbriato dal proprio sangue.
Gli occhi in deliquio,
La bocca socchiusa,
Immagini di innocenza.
Andava verso lo Spirito?
Ma lo Spirito lo aveva abbandonato,
Proprio mentre in un'estrema speranza
Lui sembrava invocarlo
E chiamarlo per nome.
Dio salva
Dio con noi
Salvami.
Ma non vi fu alcun segno per lui,
Rabbi, maestro dei miracoli,
Redentore, consolatore dei poveri,
Guaritore dei malati, degli alienati e dei paralizzati.
Nessuno avrebbe potuto salvarlo,
Nessuno, nemmeno lui stesso.
Gli diedero un po' d'acqua.
Detersero le sue sofferenze.
Alle tre,
Si rese conto che tutto era finito
Nella disperazione,
Nella solitudine,
Nella desolazione,
Nella delusione.
Ges grid:

Elo, Elo, lamma sabactani?.


Cos Ges rese lo spirito.
Chi salito ai cieli,
E chi ne disceso?
Chi ha raccolto il vento tra le sue mani?
Chi ha reso visibili le estremit della terra?
Qual il suo nome,
Quale quello di suo figlio?
Lo sai?
Avevano detto
Che Dio non lo avrebbe abbandonato
Per la missione che avevano previsto.
Volevano che andasse fino in fondo,
Tanto erano sicuri che fosse il Messia,
Tanto pensavano di vincere la loro battaglia.
Avrebbero voluto provocare la guerra finale.
Il confronto con i sacerdoti,
Con i Kittim,
Mostrare a tutti,
In quell'infernale dominazione,
Che Ges era il Messia che aspettavano.
Quello avrebbe dovuto essere l'inizio dell'ultima guerra,
Che avrebbe preceduto l'avvento del Regno di Dio,
Al termine della quale sarebbero stati salvati.
Quella guerra, erano stanchi di aspettarla.
Volevano agire
E si sentivano abbastanza forti da affrettare il corso del tempo.
Il loro emissario aveva nome Ges.
Non volevano vederlo morire
Pensavano che avrebbe vinto.
Perch questo tumulto fra le nazioni,
Questi vani pensieri fra i popoli?
Perch i re della terra si sollevano?
E i principi si alleano con loro
Contro il Signore

Contro il Suo Unto?


Negli ultimi tempi,
Gli empi si coalizzeranno
Contro il Maestro di giustizia per distruggerlo,
Ma i loro progetti falliranno.
I Kittim dominano molte nazioni.
I principi
E gli anziani
E i sacerdoti di Gerusalemme che governano Israele
Con l'aiuto del loro empio Consiglio.
Conosceva la sorte che lo attendeva,
Cos come il suo ritorno nella gloria,
Per regnare sulle nazioni
E per giudicarle.
In tal modo lo avevano persuaso,
E lo avevano fatto uccidere.
Ne ricavarono una tale vergogna,
Che giurarono solennemente che avrebbero nascosto tra loro
La vera storia di Ges.
Alcuni attesero
Che il miracolo si verificasse,
Che risuscitasse in un'apoteosi,
O che un cataclisma portasse via tutto come nelle loro profezie.
Altri videro un lampo luminoso percorrere il cielo.
Altri ancora dissero
Che lo avevano visto in sogno.
Ma quaggi
C'era la terra, questo mondo, nulla.
Un giorno arriver
Sar della stirpe di David
Della stirpe degli esseni
Sar grande sulla terra
Tutti lo venereranno e lo serviranno
Verr chiamato grande e il suo nome sar designato.
Lo chiameranno figlio di Dio

E lo nomineranno figlio dell'Altissimo.


Come una stella cadente,
Una visione, sar il suo reame.
Regneranno per parecchi anni
Sulla terra
E distruggeranno tutto.
Una nazione distrugger l'altra nazione,
E una provincia l'altra provincia,
Finch il popolo di Dio si lever
E rinuncer alla sua spada.
Dall'uomo delle nazioni,
Il giusto sacrificato
Verr unto.
A suo tempo
Si batter contro i figli delle tenebre,
Contro il sacerdote empio.
A suo tempo,
Li vincer.
Nell'anno 3787
Scritto da Giovanni, l'esseno, il sacerdote
nascosto, il discepolo che Ges amava.
Poich colui che ha visto
Deve rendere testimonianza,
Un'autentica testimonianza,
Giacch sa di dire il vero.
OTTAVO ROTOLO
Il rotolo del Messia
Ritorner, colui che chiamarono Jeoshua,
Dio salva,
Poich Dio non lo salv
La prima volta.
Era figlio,

Divenne Spirito Santo,


Diventer padre.
Cos ritorner,
E verr legato
Come un agnello
E salvato.
Dato che Dio salva,
Affinch si compia la sua parola.
E un pollone crescer dalle sue radici.
E lo spirito dell'Eterno riposer su di lui,
Lo spirito di saggezza e di intelligenza,
Lo spirito di consiglio e di forza,
Lo spirito di scienza e di timore dell'Eterno,
Sar sopra suo figlio.
E niente si verificher
Prima della guerra, della vendetta,
Dei figli della luce contro i figli delle tenebre,
Dei figli di Levi,
Dei figli di Giuda,
Dei figli di Beniamino,
Degli esiliati del deserto
Contro le armate di Belial,
Gli abitanti della Filistea,
Le bande di Kittim di Assur
E quelli che li aiutano, i traditori.
E i figli della luce
Riconquisteranno Gerusalemme
E il Tempio.
E questa guerra contro sette paesi
Durer pi di quarant'anni.
E questo avr luogo
Dopo il secolo della distruzione.
Della catastrofe,
Dell'odio,
Della malattia,

Della guerra fratricida,


Della guerra etnocida,
Del genocidio.
E questo avr luogo
Quando il Figlio dell'Uomo verr
Dalla stirpe di David,
Da quella dei Figli del deserto.
Sar unto,
Si verser sul suo capo
L'olio di balsamo.
Dall'uomo delle nazioni,
Il giusto trafitto,
Elia e Giovanni risuscitati,
Da lui, verr annunciato.
E dal diavolo nella foresta
Verr tentato.
Per tre volte
Sar vincitore
Lui, Re della Gloria che arriva sui nembi del cielo,
Debole pianta,
Come il pollone che spunta in una terra arida,
L'umile re che giunge su di un asino,
Servo sofferente,
Come ha detto Osea:
Me ne andr, ritorner alla mia dimora,
Finch non si confessino colpevoli
E cerchino il mio volto.
La mano dell'Eterno fu sopra di me.
E tutti quelli che mangiano il suo pane
Alzeranno il pugnale contro di lui,
Diranno male di lui,
Con lingua perversa.
Tutti quelli che si sono uniti alla sua assemblea
Lo calunnieranno presso i figli della sventura,
Perch venga esaltata la Sua voce.

A causa della loro colpa,


Ha nascosto la fonte della comprensione,
Il segreto della verit.
E altri aumenteranno ancora il suo sconforto,
Lo rinchiuderanno nelle tenebre.
Manger un pane di lamenti,
La sua bevanda si mescoler alle lacrime, senza fine.
Giacch i suoi occhi verranno offuscati dal dolore.
Il suo animo immerso nelle amarezze di tutti i giorni,
Il timore e la tristezza lo avvolgeranno.
Poi scoppier la guerra.
Nel mondo intero,
Si batter contro i figli delle tenebre,
Li inseguir
Senza tregua,
E contro il sacerdote empio
Si batter,
E lo vincer.
Poi uccider il sacerdote empio
Con la Legge.
In quel tempo, tutto sar pronto per l'avvento del Messia,
Tutto si preparer nel deserto.
Ci sar un tesoro
Di pietre preziose e di oggetti santi
Giunti dall'antico Tempio,
Affinch lui si rechi a Gerusalemme
Coperto di gloria,
Affinch ricostruisca il Tempio.
E ricostruir il Tempio,
Visto in una visione.
E il Figlio dell'Uomo avr un esercito
Che verr fuori da una campagna piena d'ossa.
Ecco, saranno in grandissimo numero nella parte superiore di
questa campagna,
Saranno asciuttissime.

Allora l'Eterno degli Eserciti gli dir:


Figlio dell'Uomo, queste ossa potranno rivivere?.
E lui risponder:
Signore ed Eterno,
Tu lo sai.
Allora gli dir:
Profetizza su queste ossa,
E di' loro:
Voi, ossa che siete asciutte,
Ascoltate la parola dell'Eterno.
Cos ha detto il Signore l'Eterno
Ossa: ecco, far entrare lo spirito in voi,
E rivivrete.
E metter sopra di voi dei nervi,
Vi far crescere della carne,
Vi stender sopra una pelle
Poi metter lo spirito in voi,
E rivivrete,
Saprete che sono l'Eterno.
Allora profetizzer,
Come gli sar stato richiesto
E appena avr profetizzato,
Ci sar un rumore,
Quindi un tremito,
Le ossa si avvicineranno fra loro,
Lui guarder,
Ed ecco,
Su di loro si formeranno dei nervi,
E crescer della carne,
E la pelle vi si stender sopra,
Lo spirito sar su di loro,
Rivivranno
Si reggeranno sui piedi,
E formeranno una grandissimo esercito.
E lui prender il suo esercito,
Si recher a Gerusalemme,
Ritorner attraverso la Porta Dorata,

Ricostruir il Tempio,
Cos come avr visto nella sua visione,
E il Regno dei cieli,
Tanto atteso,
Verr attraverso di lui,
Il salvatore,
Che sar chiamato
Il Leone.
E tutte queste cose avverranno
nell'anno 5760.
ALFABETI
1

1 Alfabeto ebraico contemporaneo ai rotoli di Qumran.


2 Alfabeto ebraico moderno (stabilitosi a partire dal V sec. d.C.) detto
"quadrato".
3 Alfabeto greco corrispondente.
GLOSSARIO
ASHKENAZITA: Ebreo originario della Germania e dell'Europa.
BAAL TESHUVAH: (plur. haal teshuvah): ebreo non religioso, diventato praticante.
BAHURIM: Allievo delle yeshivoth.
BAR MITZWAH: Cerimonia religiosa con lettura di un brano della Torah
che si svolge all'et di tredici anni; segna il passaggio all'et adulta.
BELZ: Piccolo gruppo chassidico a favore della pace.
CHALOTH: Pani di shabbath.
CHASSID (plur. chassidim): Letteralmente, "il pio". Designa un uomo
facente parte di una comunit ebraica ultraortodossa che riconosce l'autorit di un rabbi.
DEVEQUTC: Per i chassidim, il pi elevato ideale della vita mistica, in
cui si stabilisce un intimo legame con Dio.
GABBAI: Tesoriere, collettore di fondi per la comunit.
GALUTH: Diaspora.
GUR: Principali rappresentanti dei chassidim, polacchi, che consacrano la
loro vita allo studio.
GOY (fem. goya): In origine "popolo", poi nel significato di non ebreo.
GHEMARAH: Commentario rabbinico della Mishnah.
GHERTL: Lungo nastro di seta nera intrecciata che distingue la parte alta
da quella bassa del corpo.
HABAD: Movimento missionario e messianico diffuso in tutto il mondo,
secondo cui il Messia potr arrivare soltanto al momento in cui gli ebrei
non credenti diventeranno religiosi.
HAGANAH: Organizzazione ebraica clandestina per la difesa del popolo
ebraico e l'indipendenza di Israele.
HANUKKAH: Festa ebraica commemorante la vittoria dei Maccabei sui
romani nel 167 a.C.
HOLOT: Mantellina nera dai risvolti rotondi e corti, a bordi larghi e con
un largo nastro di seta opaca intorno alla calotta.

KADDISH: Preghiera per i morti.


KASHER: Idoneo a essere consumato. Senso allargato: conforme.
KJDDUSH: Preghiera che viene recitata prima di bere vino.
KIPPAH: Copricapo.
KOLLEL: Yeshivah per uomini sposati.
KVTITL: Richiesta scritta in onore di un rabbi.
MASHIAH: Messia.
MAZOTH: Pane azimo che si mangia a Pessach.
MIDRASH: Metodo ebraico di interpretazione dei testi con l'aiuto di immagini e parabole.
MEZUZOTH: Scatolette attaccate agli architravi delle porte, contenenti
versetti della Torah.
MIQVEH: Bagno rituale ebraico.
MINJAN: Quorum di dieci partecipanti necessario per la direzione di una
preghiera.
MISHNAH: Giurisdizione rabbinica stesa per iscritto da rabbi Giuda Hanassi verso la fine del II secolo; forma il nucleo del Talmud.
MITZWAH: Comandamento, legge.
PESSACH: Festa di Pasqua, che commemora l'uscita dall'Egitto degli ebrei, sotto l'egida di Mos.
PIDIONE: Contributo monetario dato dopo aver ottenuto il parere del rabbi.
PILPUL: Metodo di studio talmudico, consistente in distinzioni concettuali
sottili e lambiccate.
QAPILUSH: Grande cappello di feltro ordinario, a larghe tese e con un
largo nastro di seta opaca intorno alla calotta.
ROSH HASHANAH: Anno nuovo ebraico.
SABRA: Persona nata in Israele.
SANHEDRIN: Tribunale rabbinico.
SATMAR: Movimento chassidico antisionista presente soprattutto negli
Stati Uniti e che rifiuta ogni sussidio dallo stato di Israele, cercando anche
di danneggiarlo.
SEDER: Pasto rituale che si prende la sera di Pessach.
SEFARDITA: Ebreo originario della Spagna o del bacino mediterraneo.
SHABBATH: Settimo giorno della settimana, consacrato al riposo, alla
vita sociale e spirituale.
SHAVUOTH: Festa delle settimane, che celebra il dono della Torah sul
monte Sinai.

SCHIKSE: Termine yiddish peggiorativo per designare una donna non


ebrea.
SOFAR: Corno di montone nel quale si soffia in occasione di certe feste.
SHOET: Macellatore rituale.
SOFFER: Scriba.
SUCCOTH: Festa delle capanne.
STREIMEL: Cappello nero a tese, spesso ricoperte di pelliccia indossato
dai chassidim per lo shabbath.
STRUDEL: Dolce dell'Europa centrale generalmente ripieno di mele.
TAREF: Non kasher.
TALMUD: Composto dalla Mishnah e dalla Ghemarah, rappresenta la
Torah orale messa per iscritto.
TALITH: Scialle da preghiera.
TESHUVAH: Ritorno alla vita religiosa praticante.
TEFILIN: Filarteli che si portano in occasione della preghiera del mattino,
salvo di shabbath.
TEKU: Abbreviazione significante che le domande non saranno risolte
sino alla fine del mondo.
TIKUN: Riparazione o redenzione.
TISH: Banchetto alla fine dello shabbath.
TORAH: Il Pentateuco, la Legge scritta, fondamento scritturale dell'ebraismo. Pi largamente, la Bibbia nel suo insieme.
TSAHAL: Esercito israeliano.
TSIMTSUM: Termine chiave della cabala che designa la ritrazione, il restringimento di Dio in se stesso per lasciare spazio alla sua creazione.
VISHNITZ: Gruppo chassidico politicamente moderato.
YESHIVAH (plur. yeshivoth): Scuola dove si studia il Talmud. YIDDISH:
Lingua degli ebrei ashkenaziti, nata intorno all'anno Mille nelle valli del
Reno e della Mosella, da un misto tra l'ebraico, il medio-alto tedesco e
l'aramaico.
ZOHAR: Libro dello splendore, perno della letteratura cabalistica, steso
per iscritto da Mos de Leon (1240-1305) in Castiglia alla fine del XIII
secolo.
Ringraziamenti
Ringrazio l'Acadmie Franaise che mi ha concesso una borsa di studio
permettendomi di fare un soggiorno di studi e di ricerche in Israele, e rin-

grazio anche Jacques Lautman.


Desidero ringraziare i miei genitori, Norbert Engel, Yetta Schneider;
Yuval Dolev per le sue osservazioni di fondo; Henri Verdier e Thierry de
Vulpillires per i loro preziosi consigli e incoraggiamenti; Thierry Binisti
per la feconda lettura; e Stphane Israel per il suo aiuto lungo tutto il
cammino.
Le citazioni dai Manoscritti di Qumran sono tratte da Apocryphe de la
Gense, traduzione di Andr Dupont-Sommer; Psaumes pseudodavidiques, trad. Andr Dupont-Sommer; Rglement de la guerre, trad.
Andr Dupont-Sommer; Piges de la femme, trad. Andr Dupont-Sommer;
la citazione delle Pseudoepigrafi dell'Antico Testamento basata sulla
traduzione di Andr Caquot. [Viste le numerose discordanze tra i testi citati e le traduzioni dei medesimi disponibili in italiano, si preferito attenersi alla versione scelta dall'A.! [N.d.T]

FINE