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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI FIRENZE

FACOLT DI SCIENZE POLITICHE CESARE ALFIERI

CORSO DI LAUREA IN SCIENZE POLITICHE INDIRIZZO STORICO POLITICO

Tesi di laurea in

STORIA DEI MOVIMENTI E DEI PARTITI POLITICI IL GRUPPO MILANESE DI A - RIVISTA ANARCHICA E LECOLOGIA SOCIALE: UN NUOVO ORIZZONTE PER LANARCHISMO?

Relatore: Prof. Sandro Rogari Candidato: Simone Borselli

ANNO ACCADEMICO 2001-2002

Introduzione I Capitolo 1.1 La nascita della rivista 1.2 Gli anni 70 e la rivista 1.3 Gli anni 80 e la rivista 1.4 Gli anni 90 e la rivista

p. 3

p. 4 p. 7 p. 13 p. 24

II Capitolo 2.1 La realt ecologista 2.1.1 Lassociazionismo 2.1.2 I Verdi 2.1.3 I gruppi animalisti 2.2 Il nucleare 2.3 Le industrie chimiche e la questione amazzonica 2.4 La scienza, la tecnologia e la tecnoburocrazia p. 36 p. 36 p. 44 p. 55 p. 62 p. 80 p. 106

III Capitolo 3.1 Murray Bookchin 3.2 Lautogestione 3.3 Le esperienze comunitarie e il kibbutz p. 131 p. 156 p. 184

Conclusioni

p. 215

Bibliografia

p. 224

Appendice A: Intervista a Paolo Finzi redattore della rivista A Rivista anarchica p. 223

Appendice B: Indice degli articoli di A Rivista anarchica sugli argomenti maggiormente trattati p. 245

INTRODUZIONE

Alla base di questo mio studio vi sicuramente linsoddisfazione da me molte volte provata nei confronti delle modalit con le quali lessere umano ha cercato, nel secolo scorso, di porre un limite alla sua continua opera di distruzione del pianeta. Questo processo di distruzione sembra sempre pi accentuarsi in questi ultimi anni, per effetto di un sistema produttivo mondiale che, finalizzato alla ricerca di un pi alto tenore di vita per le popolazioni dei paesi industriali, sempre pi responsabile del crescente divario tra i paesi ricchi e poveri, e sempre meno rispettoso della natura. Pur riconoscendo ai movimenti ambientalisti un ruolo importante nel portare alla luce questi eccessi del sistema, e nel cercare di porvi un limite, ho spesso nutrito dubbi, nei confronti degli strumenti da questi utilizzati, che ho molte volte ritenuto non incisivi, e di facciata. Allo stesso tempo la globalizzazione del sistema economico, con il suo progressivo insinuarsi in tutti gli aspetti della vita umana, ha messo in crisi lidea di non interferenza esterna nei confronti delle decisioni di uno Stato sovrano, che con difficolt sempre maggiori riesce a contrastare il crescente potere delle multinazionali. Per cercare di dare una risposta ai miei molteplici dubbi, ho quindi deciso di analizzare un differente approccio alle problematiche ecologiche,

lapproccio di un pensiero radicale come quello anarchico, e ho focalizzato la mia attenzione su A - rivista anarchica, una rivista mensile nata nel 1971 e ancora in corso, molto apprezzata in ambito libertario. Per la mia ricerca e per una ricostruzione della storia della rivista, dal momento che non esiste nessuna pubblicazione e studio su di essa, mi sono avvalso del materiale presente nella rivista stessa, di unintervista a me rilasciata da Paolo Finzi, uno dei suoi fondatori, e di alcuni testi per la ricostruzione del quadro storico di riferimento e comparato agli argomenti maggiormente trattati dalla rivista nel corso degli anni.

I CAPITOLO
1.1 LA NASCITA DELLA RIVISTA

Gli anni 60 sono caratterizzati da una progressiva ripresa delle idee anarchiche e delle pratiche libertarie gi diffuse in Italia. Il movimento del 68 certamente il prodotto di una trasformazione economica radicale della societ avvenuta negli anni 60; una trasformazione che ha come effetto un incremento del tenore di vita, un aumento dei consumi, ma che al tempo stesso determina la comparsa della classe dei figli del benessere materiale, caratterizzata da un sentimento di insoddisfazione per gli effetti alienanti di questa opulenza consumistica da cui [sono] in parte esclusi per motivi anagrafici.1 Il 68 si inserisce in un forte processo di cambiamento della distribuzione della popolazione che iniziato con la fine della guerra e che si sviluppato, in seguito, con il boom economico. Prima della seconda guerra mondiale quaranta milioni di abitanti vivevano distribuiti nei trecentomila chilometri quadrati di territorio nazionale, ma in seguito i cinquantacinque milioni di abitanti dellinizio degli anni 70 vivranno concentrati in buona parte nelle pianure e lungo la zona costiera.2. Questo processo di rapida urbanizzazione ha delle conseguenze ambientali rilevanti e determina il passaggio, come vedremo, da una visione ecologica conservatrice ad una tipicamente ambientalista3. Con lo svilupparsi del movimento abbiamo anche la crescita di un forte desiderio di liberazione, che si pone in contrapposizione ai poteri istituzionali anche, attraverso la ricerca di una dimensione personale di libert, con la creazione di comunit espressione della volont di assentarsi dal mondo come [], configurato da valori di dominio e da istituzioni autoritarie repressive (scuola, famiglia, esercito), per risiedere in un altro mondo.4

Filippo Pani, Salvo Vaccaro, Atlanti della filosofia. Il pensiero anarchico, Colognola ai Colli (VR), Demetra, 1997, cit. p. 126. 2 Andrea Poggio, Ambientalismo, Milano, Bibliografica, 1996. 3 Cfr. Cap. 2.1.1, Cap. 1.2. 4 Filippo Pani, Salvo Vaccaro, op. cit., p. 127.

Il movimento contestativo del 68, iniziato dagli studenti, si salda a quello dei lavoratori in lotta per il rinnovo dei contratti di lavoro nel 69 con un aumento progressivo dello scontro che assume forme di estrema durezza nei mesi di ottobre e novembre (Autunno caldo), caratterizzati da numerosi scioperi selvaggi, sabotaggi, scontri che si sviluppano nelle fabbriche e in numerose citt. In tale contesto abbiamo la comparsa del terrorismo neofascista che si pone come obiettivo la creazione di un clima destabilizzante volto alla formazione di un governo autoritario, con lappoggio dei servizi segreti dei colonnelli greci che [mirano] ad ampliare larea dei partiti fascisti, con la complicit dei servizi segreti italiani spinti a mettere in moto unazione repressiva volta a decapitare prima la Sinistra extraparlamentare poi linsieme della Sinistra, con il sostegno di uomini politici conservatori ansiosi di mettere fine al disordine sociale.5 Durante tutto lanno abbiamo un susseguirsi di attentati dinamitardi che culminano con lesplosione, il 12 dicembre del 1969, di una bomba nella Banca Nazionale dellAgricoltura a Milano, attentato che causa la morte di 16 persone. linizio della strategia della tensione, messa in atto da settori dello Stato e dei poteri forti e occulti per bloccare la crescita delle lotte studentesche ed operaie. Le indagini si concentrano sul mondo anarchico. Tre giorni dopo lattentato gli anarchici Giuseppe Pinelli, un ferroviere, viene fermato, e Pietro Valpreda arrestato con laccusa questultimo di essere lautore della strage. Nella notte tra il 15 e il 16 dicembre, durante un interrogatorio Pinelli cade suicidato dalla finestra del quarto piano della questura in Via Fatebenefratelli di Milano. Da questo momento inizia una lunga campagna condotta dal movimento anarchico e dalla Sinistra extraparlamentare per smontare le responsabilit attribuite agli anarchici e per portare alla luce il coinvolgimento dellestrema destra nella strage. La campagna di controinformazione inizia il 17 dicembre del 696 con una conferenza stampa tenuta al circolo anarchico Ponte della Ghisolfa durante la quale viene ribadita linnocenza di Valpreda e lipotesi di
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Massimo L. Salvadori, Storia dellet moderna e contemporanea. Dalla resistenza ad oggi, volume III 1945-1993, 1 ristampa 1998, Torino, Loescher, 1990, cit., p. 1233. 6 Appendice A. Intervista a Paolo Finzi redattore della rivista A - rivista anarchica

omicidio di Pinelli. In tale contesto storico si colloca la nascita di A- rivista anarchica; infatti, tra i ventenni e trentenni del circolo nasce lidea di fare una nuova rivista che si ponga come un prodotto giovane rispetto ad alcune riviste storiche anarchiche, come Umanit Nova che aveva una redazione allora composta in gran parte di sessantenni, settantenni. Il primo gruppo redazionale era formato da Guido Montana, ideatore del nome della rivista, il quale per ne usc dopo pochi numeri, Amedeo Bertolo, Luciano Lanza, Rossella Di Leo, Fausta Bizzozzero e Paolo Finzi. La redazione ha subito notevoli modifiche nel corso degli anni. Luciano Lanza, Amedeo Bertolo e Rossella di Leo sono usciti dalla redazione alla fine degli anni 70, ma sono rimasti nellambito della casa editrice A, occupandosi di Eluthera e di Libertaria, nuova rivista anarchica trimestrale. Negli anni 80 altri redattori sono entrati nella rivista come Maria Teresa Romiti, che scriver numerosi articoli, e numerosi sono stati nel tempo i collaboratori. Oggi Paolo Finzi lunico dei fondatori della rivista che ancora presente nella redazione. Lobiettivo che la prima redazione della rivista si era posta al momento della nascita7 era di riuscire a stampare almeno tre numeri utilizzando le sottoscrizioni dirette dei redattori e un fondo,

precedentemente raccolto, per comprare un casolare in Toscana e dare vita ad una comune; ma il suo destino stato diverso e la rivista ha festeggiato recentemente i suoi primi trenta anni di vita, anni duranti i quali ha visto il suo prestigio aumentare nel mondo libertario ma anche caratterizzati da numerosi problemi, tipici della stampa alternativa, come quello della distribuzione. In una prima fase la redazione si avvalsa della distribuzione militante, poi successivamente, nel corso degli anni 70, ha cercato di uscire da questa condizione limitata attraverso la pubblicit a pagamento in alcuni quotidiani italiani, come il manifesto, la Repubblica e attraverso una distribuzione nelle edicole che stata nel tempo ridotta a causa dei costi eccessivi dellinvenduto. Le difficolt non hanno impedito un aumento progressivo delle pagine, n affievolito lintenzione di fare un prodotto di qualit. La rivista esce nove volte lanno con lesclusione dei mesi di
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Il primo numero della rivista del febbraio 71.

gennaio, agosto e settembre e costa oggi almeno un centinaio di milioni lanno che sono ripagati solo in parte con la vendita. Buona parte dei costi sono compensati dalle numerose sottoscrizioni che sono sempre state una costante della storia della rivista. A non mai stata lorgano del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, dal quale nel tempo i redattori storici sono usciti abbandonando lattivit militante, n dei Gruppi Anarchici Federati, una delle tre federazioni anarchiche dellepoca, di cui hanno fatto parte. A non fa parte della Federazione Anarchica Italiana, ma ha ottimi rapporti di collaborazione con alcuni componenti di essa, basti dire che alcuni appartenenti alla FAI come Massimo Ortalli dImola, Claudio Venza di Trieste, Maria Matteo, redattrice tecnica di Umanit Nova, scrivono nella rivista. Inoltre, pur rimanendo legata allanarchismo latino, la rivista ha valorizzato nel tempo il pragmatismo dellanarchismo anglosassone, americano, evidenziando una visione costruttiva dellanarchismo e non distruttiva.

1.2

GLI ANNI 70 E LA RIVISTA

La rivista nel corso degli anni 70 assume un carattere fortemente militante in seguito alla forte tensione diffusa nel paese, e un atteggiamento fortemente contrario a ogni realt esterna a quelle anarchiche. Lattenzione principale in primo luogo rivolta alla strage di Piazza Fontana e a tutta la vicenda giudiziaria di Valpreda8; allantifascismo militante con una particolare attenzione al caso dellanarchico Giovanni Marini arrestato il 7 luglio del 1972 a Salerno per aver ucciso, nel difendersi da unaggressione, un fascista con un coltello9. La guerra civile spagnola e la rinascita delle esperienze libertarie e della CNT10, lantimilitarismo e lobiezione totale11, sono argomenti che hanno trovato ampio spazio nella rivista in questi anni ed particolarmente importante anche la pubblicazione di diversi articoli didattici introduttivi alla lettura delle opere dei grandi pensatori
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Per approfondimenti vedere Appendice B. ibidem. 10 ibidem.

anarchici12. Ma sicuramente uno dei temi forse meglio affrontati quello del terrorismo13 e la rivista evidenzia una chiusura netta nei confronti delle componenti anarchiche che teorizzavano una lotta armata diffusa. Su questo tema fondamentale la collaborazione con Gianfranco Bertoli, anarchico individualista, responsabile di un attentato il 17 maggio 1973 davanti alla questura di Milano, durante una commemorazione dellassassinio del commissario Calabresi, che caus quattro morti. Bertoli, condannato allergastolo e detenuto nel carcere di Porto Azzurro, ha collaborato con la rivista scrivendo delle pagine importanti contro il terrorismo.14 Nel frattempo si fa strada nellattenzione mondiale il problema ambientale. Infatti, in questi anni si comincia a valutare la nocivit dei processi produttivi non solo in riferimento al pericolo rappresentato per il singolo lavoratore [come avvenuto a partire dallAutunno caldo], ma in base anche alle conseguenze sullambiente esterno15, e si sviluppa in Italia unattenzione al problema del degrado e della vivibilit nelle citt, allo smaltimento dei rifiuti, allinquinamento causato dai poli chimici, allo scempio ambientale causato dalle numerose strade presenti nel territorio, e alla pari un ampio dibattito sul futuro ruolo della scienza e della tecnologia. Questa attenzione determina il progressivo passaggio da una concezione ambientalista italiana improntata su una visione ecologica conservatrice e protezionista, tipica delle associazioni ambientaliste negli anni 50/6016, ad una valorizzazione dellintervento nel tessuto sociale (anche con un maggiore spazio attribuito alla partecipazione di base), attraverso iniziative

ibidem. ibidem. 13 .ibidem. 14 ibidem. 15 R. Biorcio, G. Lodi, La sfida verde, il movimento ecologista in Italia, Padova, Liviana, 1988, cit., p. 18. 16 Pro Natura (Federnatura), La Lega Nazionale contro la Distruzione degli Uccelli poi chiamata dal 1975 LIPU, World Wildlife Fund Italia, nate tra il 59 e il 66 si pongono come obbiettivo la conservazione del patrimonio ambientale animale. Italia Nostra nata nel 55, in ambito liberale, la salvaguardia ambientale e dei beni culturali in Italia. Queste associazioni non mettano in discussione il modello di sviluppo industriale limitandosi ad unazione di salvaguardia e tutela attraverso una funzione di lobbing verso i partiti e i poteri istituzionali e senza cercare un diffuso coinvolgimento di massa nelle problematiche ambientali. Italia Nostra e il WWF modificheranno in questi anni le loro linee di azione con iniziative pi diffuse nel tessuto sociale.
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concrete per porre un limite agli effetti nocivi della crescita industriale.17 Si delinea quindi, come ben ha sottolineato Mario Diani, una nuova accezione di ambiente, inteso in senso sociale e urbano e non pi soltanto in termini naturalistici e paesaggistici.18 La lotta contro linquinamento assume anche un connotato mondiale grazie ad alcune iniziative come la Giornata della Terra19 e la Prima conferenza mondiale dellONU sullambiente.20 Inoltre in questi anni emerge la consapevolezza dei limiti di uno sviluppo che sembrava illimitato, attraverso una progressiva presa di coscienza della finitezza delle materie prime e delle risorse. Il rapporto del Massachusetts Institute of Technology del 7121, sui limiti dello sviluppo, ha avuto un ruolo fondamentale nel far emergere la consapevolezza di tali limiti, e nel cercare di porre sotto gli occhi dei governanti i potenziali rischi ambientali, le carestie, la fine delle risorse naturali che potevano derivare dal non porre dei limiti ad uno sviluppo industriale incontrollato, consapevolezza resa poi concreta dalla crisi petrolifera del 1973 e dalla crisi economica di quegli anni. Il fatto che la rivista si sia allora concentrata maggiormente su altre problematiche non vuol dire che sia stata del tutto estranea a queste nuove riflessioni che emergevano in Italia e nel mondo. La rivista ha portato alla luce il livello dellinquinamento in Italia, evidenziando linutilit degli
Tra le iniziative degli anni 70 importante ricordare: Aria per Milano del 70 contro linquinamento derivante dagli impianti di riscaldamento che erano in gran parte alimentati a Nafta, iniziativa che ha avuto il supporto del quotidiano il Corriere della Sera. Lo stesso anno si svolge a Roma il convegno di Italia Nostra Roma da rifare che mette in discussione, anche dal punto di vista ambientalista, la cattiva amministrazione democristiana della citt. La raccolta delle firme portata avanti dal WWF, Italia Nostra, la LeNaCDU (LIPU) contro la legge che reintroduce luccellagione, vietata in tutta Europa, e che porta al ritiro di essa nel 1970. In questi anni il Partito radicale concentra la sua azione non solo alla difesa dei diritti civili ma anche alle problematiche ambientali con la formazione di alcune organizzazioni federate al partito (gli Amici della terra, la LAV) tra gli anni 77/78. 18 Mario Diani, Isole nellarcipelago, il movimento ecologista in Italia, Bologna, Il mulino, 1988, cit., p. 70. 19 Manifestazione contro linquinamento tenutasi a New York il 23 aprile 1970 con la partecipazione di migliaia di manifestanti. 20 La Conferenza si tiene a Stoccolma dal 5 al 16 giugno del 1972 con la partecipazione di numerosi paesi, compresa la Cina, ma con leccezione dei componenti del patto di Varsavia. Negli stessi giorni si tiene sempre a Stoccolma una contro-conferenza con la partecipazione di esponenti delle associazioni ecologiste mondiali, che affrontano le cause pi rilevanti dellinquinamento mondiale e denunciano anche le responsabilit delle multinazionali. 21 Per approfondimenti vedere: Club di Roma, I limiti dello sviluppo, Milano, Mondadori, 1971.
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interventi di facciata per poter risolvere il problema e individuando, come soluzione, una trasformazione radicale della societ, attraverso un nuovo rapporto tra luomo e la natura, la citt e la campagna. Importante stata la lettura anarchica del rapporto del MIT22 che ha determinato una discussione nellambito della rivista. Anche il tema del futuro della scienza e dello sviluppo tecnologico23 stato affrontato attraverso un dibattito tra posizioni differenti e con la pubblicazione di un saggio di Murray Bookchin24 che, come vedremo, avr un ruolo determinante nel definire la posizione ambientalista della rivista. Inoltre A si interessa al peso crescente delle multinazionali e pone la sua attenzione allemergere, nel sistema capitalista mondiale, di una nuova classe, la tecnoburocrazia25, e alla necessit di un superamento della divisione in classi attraverso unintegrazione del lavoro manuale e intellettuale. Costante stata in questi anni la critica, nei confronti della Montedison26, alla gestione di Cefis27, sottolineando la nocivit dello stabilimento di Marghera e di altri stabilimenti. La rivista analizza, in seguito alla crisi petrolifera del 73, i futuri effetti in Italia della crisi energetica, sottolineando limportanza delle energie alternative e criticando il nucleare, soprattutto in seguito allapprovazione del piano governativo del 7528 per la realizzazione di numerose centrali nucleari negli anni successivi, e non soltanto in considerazione dei suoi effetti inquinanti ma anche per la visione di controllo centralizzato a cui il nucleare legato. Infine in questi anni possiamo individuare linizio dellinteresse

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Cfr. Cap. 2.4. Cfr. Cap. 2.4. 24 Cfr. Cap. 2.4. 25 Cfr. Cap. 2.4. 26 Cfr. Cap. 2.3. 27 Cfr. Cap. 2.3. 28 Il piano prevede la costruzione, oltre le tre piccole centrali gi operanti a Garigliano, Latina, Trino Vercellese, di altre 20 centrali elettronucleari entro il 1985, ed approvato senza problemi dal parlamento nellestate del 76. In seguito alla predisposizione dei lavori per la costruzione della centrale di Montalto di Castro abbiamo linizio di una dura lotta di massa che vede la partecipazione di attori differenti (da Italia Nostra, allautonomia operaia, agli antimilitaristi, la FGCI) e di alcuni esponenti locali dei partiti che si pongono in netto contrasto alla creazione di impianti a rischio. Il PCI, in un processo di progressivo avvicinamento allarea governativa, difende le scelte energetiche del governo approvando il piano. Per approfondimenti vedere: Cap. 2.2.

della rivista alle pratiche comunitarie,29 allesperienza del kibbutz,30 alle pratiche autogestionarie e cooperativistiche.31 Il 10 luglio del 1976 una nube tossica fuoriesce dallo stabilimento Icmesa, investendo alcune cittadine della Brianza e in modo consistente le citt di Seveso e Meda.32 La situazione di emergenza ambientale verificatasi a Seveso viene affrontata dai soli collettivi dellecologia politica e dalla nuova sinistra, gli unici ad impegnarsi attivamente nel comitato sorto allindomani dellincidente33 senza capire fino in fondo le esigenze della popolazione locale. Infatti, la richiesta del comitato locale di chiudere lo stabilimento Icmesa si imbatte nellopposizione dei lavoratori della fabbrica intimoriti di perdere il loro posto di lavoro, e la proposta presentata dai radicali di liberalizzare laborto nella zona finisce per offendere la popolazione locale fortemente cattolica. Di fronte al disastro ambientale avvenuto a Seveso la rivista non rimasta silenziosa ma pone la sua attenzione sulla catastrofe, analizzando gli effetti nocivi della Diossina e criticando la politica della sinistra parlamentare per la sua volont di non prendere in seria considerazione il problema ecologico.34 Inoltre A affronta in questi anni il tema dei numerosi morti nelle fabbriche dovute allinalazione di prodotti tossici, e evidenzia lalto livello di inquinamento presente nelle acque italiane, sottolineando lattivit inquinante della Montedison.

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Cfr. Cap. 3.3. Cfr. Cap. 3.3. 31 Cfr. Cap. 3.2. 32 Lincidente viene sottovalutato dalle autorit locali e regionali, ma pochi giorni dopo alcuni bambini intossicati vengono ricoverati negli ospedali locali e inizia la moria degli animali. Soltanto il 20 luglio il sindaco di Seveso proclama lo stato di emergenza, ponendosi in contrasto con il prefetto di Milano che, pur invitando la popolazione a non consumare ortaggi, frutta e latte, continua a negare la presenza di una nube tossica. Lo stesso giorno nel laboratorio Givaudan di Zurigo viene individuata la sostanza tossica come Diossina, uno dei prodotti chimici pi pericolosi per luomo e lambiente. Il 26 luglio inizia levacuazione degli abitanti della zona senza dare spiegazioni dellaccaduto. La bonifica della zona inizier soltanto lanno successivo (nel settembre del 77) e sar terminata nel 79 con la realizzazione di due vasche per contenere il materiale contaminato. Nel 1981 il reattore da cui era fuoriuscita la nube viene smantellato e numerosi fusti di sostanza inquinante vengono inviati allestero senza sapere la destinazione. 33 Mario Diani, Isole nellarcipelago il movimento ecologista in Italia, , cit., p. 73. 34 Cfr. Cap. 2.3.

Nel 77 la rivista si interessa allaccordo di collaborazione tra i gruppi Montedison e SIR,35 sottolinea il vuoto informativo avvenuto durante la catastrofe di Seveso e continua a sostenere la posizione di lotta al nucleare con riferimento alla manifestazione di protesta contro la costruzione della centrale nucleare a Montalto di Castro del 20 marzo del 7736. A questa manifestazione partecipano gli esponenti dei vari gruppi ecologisti, delegazioni dei comitati antinucleari che si erano formati in tutta Italia, gli studenti del movimento del 77 , agricoltori, per un numero complessivo di 8.000 persone. Per sostenere la lotta al nucleare viene anche creato un Comitato per il Controllo delle Scelte Energetiche - CCSE, composto da tecnici preparati, in seguito alla iniziativa di trenta riviste che hanno un ruolo fondamentale di collegamento tra i numerosi comitati nati a livello locale37, ponendosi come il principale referente della cosiddetta dissidenza tecnico-scientifica proveniente dalla vecchia e nuova sinistra38 e in contrapposizione alla scelta nucleare del PCI.39 La protesta continua durante lestate con un campeggio organizzato dai militanti dei collettivi autonomi romani a Pian dei Gagnani vicino a Montalto di Castro, ma finisce in maniera negativa in seguito alle spaccature createsi allinterno del movimento di protesta stesso sulle forme di lotta da adottare (tra forme di lotte violente e pacifiche), e allemergere di un progressivo contrasto con la popolazione locale. Negli anni 78/79 la lotta contro il nucleare assume forme differenti con la proposta dellassociazione gli Amici della terra di inserire tra gli otto referendum proposti dai radicali, uno per labrogazione della legge 393 del 1975 sulle localizzazioni nucleari. Il CCSE non aderisce al referendum (gli Amici della terra non erano entrati a far parte del comitato) e lascia ai comitati locali libert di scelta, ma il referendum sar ritenuto inammissibile
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Cfr. Cap. 2.3. Vedi anche nota 28. 37 Tra le riviste importante ricordare: Mondoperaio, Argomenti radicali, Qualenergia organo del comitato stesso, La nuova ecologia, Fabbrica aperta. 38 R. Biorcio, G. Lodi, La sfida verde il movimento ecologista in Italia, , cit., p. 21. 39 La manifestazione di Montalto di Castro determina un ampio dibattito allinterno della sinistra parlamentare e nella CGIL che porter Democrazia proletaria e la sinistra del

dalla Corte Costituzionale nel febbraio del 81, insieme al referendum per abrogare la legge quadro sulla caccia del novembre 78 sempre proposto dai radicali. Nel marzo del 79 lopinione pubblica mondiale prende coscienza dei rischi insiti alluso del nucleare in seguito ad un incidente avvenuto alla centrale nucleare di Three Miles Island in Pennsylvania, e successivamente grazie al film Sindrome cinese che avr un ampio successo di pubblico. La lotta contro il nucleare continua due mesi dopo a Roma dove si svolge una manifestazione organizzata dal CCSE con la partecipazione di ventimila persone. A, in questi due anni, non presta attenzione alliniziativa referendaria, continua ad analizzare le cause della crisi economica di quegli anni, rafforzata dal secondo shock petrolifero del 79, e sottolinea limportanza dellutilizzo di fonti energetiche alternative, pur pubblicando nella rivista anche posizioni divergenti sul tema e polemizzando con la scelta nucleare del PCI. La rivista prosegue ad analizzare il dramma avvenuto a Seveso, accentua la sua attenzione nei confronti della tematica autogestionaria, culminata con uno speciale sul Convegno internazionale sullautogestione tenutosi a Venezia il 28-30 settembre del 7940. In continuit con il passato manifesta un interesse allesperienza del kibbutz e alle pratiche comunitarie, analizzando lesperienza di Christiania41, comunit nata nel 71 a Copenaghen, e della Cooperative College Community.42

1.3

GLI ANNI 80 E LA RIVISTA

Gli anni 70 terminano con una sconfitta per il movimento ambientalista ma gli 80 offrono un contesto favorevole alla ripresa delle istanze ecologiste. La progressiva riduzione della conflittualit sociale, i primi successi contro il terrorismo, la ripresa economica ed il progressivo passaggio ad una societ del benessere diffuso mettono lambiente al centro dellinteresse

sindacato ad assumere posizioni antinucleari. Soltanto nel 1986 il PCI assumer una posizione contraria al nucleare. 40 Cfr. Cap. 3.2. 41 Cfr. Cap. 3.3. 42 Cfr. Cap. 3.3.

dellopinione pubblica. Inoltre la crisi della sinistra extraparlamentare determina un aumento degli attivisti interessati alle problematiche ambientali e un progressivo ampliarsi del movimento. Particolarmente importante il processo di cambiamento della struttura economica del paese, caratterizzato da un aumento del peso delle piccole e medie imprese rispetto alle grandi industrie. Questo aumento dellinteresse chiaramente evidente se analizziamo laumento del numero degli iscritti alle varie associazioni ambientaliste; infatti, nel corso degli anni, Lega per lambiente passa da quindicimila iscritti nel 1983 a trentamila nel 1986. Anche nelle altre associazioni ambientaliste si verificher un aumento consistente, ad eccezione di Italia Nostra.43 Lesito negativo della lotta contro la costruzione della centrale di Montalto determina dei cambiamenti rilevanti nella realt ambientalista italiana; molti dei comitati antinucleari locali si sciolgono e viene anche meno la funzione di coordinamento svolta da CCSE. Muta anche laspirazione di molti quadri del movimento [che] non pi quella di mantenere un coordinamento organizzativo, ma quella di dare un contributo alla comunicazione orizzontale tra i gruppi e le esperienze44 attraverso le riviste ecologiste, il cui numero in costante aumento nel corso degli anni45 e le universit verdi46, importanti nello sviluppare la sensibilit ecologica del paese. Rilevante infine il ruolo svolto in questi anni da Lega per lambiente (dal 92 Legambiente) e da Arcipelago verde per mantenere il contatto tra i vari nuclei di base47, e per porre le basi di un processo formativo di

Mario Diani, Isole nellarcipelago il movimento ecologista in Italia . Andrea Poggio, Ambientalismo, , cit., p. 60. 45 Tra le riviste pi importanti possiamo ricordare: La nuova ecologia, Qualenergia, AAM Terra Nuova con la quale la rivista A avr stretti rapporti. 46 Le universit verdi si diffondono in numerose citt italiane (Lugo di Romagna, Ravenna, Rimini, Mestre, Palermo, Catania, Pescara) organizzando incontri, convegni sui problemi ambientali, corsi serali con la partecipazione di docenti universitari. 47 Lega per lambiente nasce nel marzo 1980 come associazione affiliata allARCI. Molte volte accusata di essere subordinata al PCI e ritenuta non in grado di opporsi alla sua scelta nucleare dagli antinuclearisti, ha nel tempo manifestato una certa autonomia, basti notare i forti conflitti avvenuti allinterno dellARCI con lARCI-CACCIA durante la campagna referendaria del 1986. Importante ricordare che lassociazione organizzer la seconda manifestazione nazionale del C.C.S.E. nel maggio 1980 ponendosi come soggetto attivo nella lotta al nucleare. Lassociazione si caratterizzer per una struttura federativa pi snella rispetto alle altre associazioni ambientaliste, per la sua intenzione di porre le basi di un
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unidentit verde che si presenti come qualcosa di altro nel contesto di progressiva crisi ideologica di questi anni. Inizia quindi quel lungo processo che porter al nascere dei Verdi attraverso una serie di convegni di particolare rilievo a partire da quello svoltosi a Trento nei giorni 18 - 19 dicembre del 1982 sul tema un partito/un movimento verde anche in Italia? seguito dal convegno I Verdi in Italia svoltosi a Milano tra il 26 27 febbraio del 1983.48 Durante questo convegno si delinea il processo politico che arriver ad una concezione di ecologismo politico, basata sul superamento del rapporto tra le varie associazioni e i partiti che possono offrire appoggi alle varie campagne ambientaliste, per arrivare ad una valorizzazione delle alleanze nel tessuto sociale che porti il movimento verde ad essere un soggetto diverso rispetto ai partiti esistenti. Tale processo politico si sviluppa in un contesto europeo di rapida affermazione dei Verdi in Francia e in Germania, con lingresso nel Bundestag dei Grunen49 dopo le elezioni del marzo 8350 che avr un ruolo decisivo nel processo costitutivo dei Verdi in Italia.
ecologismo politico che si caratterizza per una forte differenziazione rispetto ai partiti politici esistenti, e per una continua ricerca delle cause reali del degrado ambientale attraverso la pubblicazione annuale di un rapporto sullo stato ambientale del paese, e liniziativa goletta verde per il controllo della salute del mare italiano. Lassociazione non trascura nemmeno azioni dirette che possano attrarre lattenzione dei mass media sulla falsariga di quelle di Greenpeace, basti ricordare lassalto, nellestate del 1985, alle navi della Montedison che scaricano rifiuti in mare. Arcipelago verde un organismo di coordinamento nazionale formato durante un meeting e una mostra organizzata dal comune di Bologna nellagosto del 1981 per ricordare le vittime della strage alla stazione. Arcipelago verde ha convocato negli anni numerose assemblee con la partecipazione di numerose realt ambientaliste (tra le quali ricordiamo alcune sezioni locali del WWF e di Italia Nostra, la LAV, AAM Terra Nuova) ma che si sono sovrapposte a quelle del coordinamento delle liste verdi a partire dal dicembre 84,. 48 Alla base delle prime liste verdi vi linfluenza della lista Nuova Sinistra/Neue Linke che partecipa con un ottimo risultato alle elezioni regionali in Alto Adige del 78. Infatti la lista si afferma come quarta forza politica dellAlto Adige e quinta del Trentino. 49 I Grunen (Verdi) nascono nel gennaio del 1980. Gi nel 78 i gruppi ecologisti locali presentano proprie liste per le elezioni dei lander ma soprattutto con la presentazione di proprie liste alle elezioni europee del 79, su proposta di Gruhl, politico conservatore che avr un ruolo decisivo nella formazione dei Grunen, che si pongono le basi per la formazione del partito. I Grunen avranno un ruolo decisivo nellinfluenzare la formazione di altri partiti Verdi in Europa. 50 Al momento della loro entrata nel parlamento i Grunen sottolineano la loro diversit politica, ponendosi al centro di esso e rifiutando lalleanza con il partito socialdemocratico (SPD). Tale decisione d luogo ad un ampio dibattito nel partito tra larea fondamentalista, che non vuole lalleanza con la SPD in quanto questa metterebbe in discussione lidentit del partito, e il gruppo dei realisti che invece favorevole allalleanza. Successivamente per la partecipazione dei Verdi nei parlamenti dei lander e

Il 3 dicembre del 1984 nella fabbrica di pesticidi dellUnion Carbide in India inizia la fuoriuscita di materiale tossico che uccide nella vicina citt di Bhopal pi di mille persone in un giorno e ne intossica pi di centomila.51 Lo stesso anno in Italia abbiamo la rinascita di comitati locali per combattere la decisione dellENEL di costruire nuove centrali a carbone a Bastida, Gavazzano, Lignano. Legambiente decide di organizzare una manifestazione a Roma in nome del popolo inquinato che vedr la partecipazione di migliaia di persone. Nel 83 riprende la lotta contro il nucleare con la crescita di una forte opposizione alla decisione di installare missili a gittata intermedia nella base di Comiso, che si concretizza con lorganizzazione di campi per la pace che si svolgono dal 83 al 84. A Comiso emerge di nuovo la spaccatura tra i non violenti e coloro che propendono per forme anche violente di lotta, ma la non violenza riesce ad avere un peso maggiore, attraverso le azioni di blocco dei cancelli della base a tal punto da attirare lattenzione internazionale quando le cariche immotivate e violentissime da parte della forza dellordine ne [decidono] la fine. Parlamentari presenti, uomini di cultura e semplici cittadini [vengono] picchiati di santa ragione. Il pacifismo [diventa] per il governo una presenza troppo inquietante.52 Nel 1984 la maggiore sensibilit ecologica presente nel paese si concretizza anche a livello istituzionale con la creazione del Ministero dellAmbiente guidato dal liberale Biondi, il quale per altro si trova a gestire un ministero con scarsi poteri e senza portafoglio; lanno successivo si svolgono le elezioni amministrative caratterizzate dalla presentazione di un numero consistente di liste verdi (150) alle comunali, regionali e provinciali in

nei consigli comunali, porter il partito a stringere alleanze con un partito socialdemocratico divenuto pi sensibile alle istanze ambientaliste che cominciano a fare breccia nella sua stessa base elettorale. Andrea Poggio, Ambientalismo, , cit., p. 99. 51 Dopo lincidente inizia una lunga controversia giudiziaria, caratterizzata dal rifiuto da parte dei tribunali americani di occuparsi del caso, e terminata con la decisione della Corte Suprema Indiana di stabilire la quota del risarcimento in 470 milioni di dollari nel Febbraio del 1989; accordo poi riconfermato nel 91, senza per riuscire ad accertare le responsabilit penali. 52 Fritjof Capra, La politica dei verdi, Milano, Feltrinelli, 1986, cit., p. 135.

quattordici regioni italiane che ottengono una discreta affermazione ottenendo il 2% dei suffragi e un totale di 141 eletti.

In questi anni la rivista esce da quella condizione di chiusura in se stessa, che la caratterizza negli anni 70, aprendosi alle realt esterne al movimento anarchico attraverso la valorizzazione dellimportanza del confronto con esse. A non rimane estranea al processo generale di crescita dellattenzione nei confronti delle problematiche ambientali, anche grazie allintensificarsi della collaborazione con Bookchin53, ritenuto da Paolo Finzi il coagulo principale tra anarchismo ed ecologia54. Risulter una collaborazione stretta anche sul piano personale, iniziata con la pubblicazione di alcuni passi del suo libro Post-scarcity anarchism nel 75, ma anche caratterizzata da alcune divergenze, che non hanno diminuito lattenzione di A verso il suo pensiero. Bookchin svolge un ruolo fondamentale nel sottolineare il rischio di una possibile trasformazione del movimento ecologista in un movimento di tecnocrati, e si inserisce nel dibattito ecologico con la sua visione di ecologia sociale che, come vedremo, si pone come obbiettivo il superamento di ogni forma di dominio, anche quella delluomo sulla natura, attraverso la valorizzazione degli aspetti mutualistici e non conflittuali del rapporto con essa. Tra gli anni 80/85 abbiamo la pubblicazione di articoli sul disastro ecologico generato dalla guerra tra Iran e Iraq, sul problema sempre pi consistente del disboscamento in Amazzonia55, sullimportanza di unazione volta alla difesa degli animali attraverso il superamento di ogni forma di dominio su
Murray Bookchin senza dubbio uno dei pi importanti esponenti del pensiero ecologico. Nato a New York nel 21, figlio di immigrati russi milita nel movimento comunista poi, resosi conto del regime autoritario presente in Russia, viene espulso dal partito nel 39 con laccusa di essere un Trotzkista. Ha in seguito svolto diverse attivit (loperaio metalmeccanico, il sindacalista, il docente universitario) fino ad arrivare a dirigere lIstituto di Ecologia Sociale nel Vermont. Tra le sue opere possiamo ricordare: Post-scarcity anarchism (Ramparts Books, 1971), Per una societ ecologica (Eluthera, Milano, 1989), Lecologia della libert (Eluthera, Milano, 1986), Democrazia diretta (Eluthera, Milano, 1993). Attualmente, nonostante le sue non buone condizioni di salute abbiano ridotto notevolmente le sue attivit, svolge dei corsi alluniversit di Burlington nel Vermont durante il periodo estivo, cura la pubblicazione del bollettino Green perspectives. 54 Appendice A. Intervista a Paolo Finzi redattore della rivista A - rivista anarchica, p. 234. 55 Cfr. Cap. 2.3.
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di essi, e lattenzione rivolta alle azioni condotte dallAnimal Liberation Front56, organizzazione clandestina che combatte per la loro liberazione. La rivista ha prestato attenzione alla catastrofe di Bhopal e ha continuato a portare alla luce gli effetti inquinanti delle industrie italiane soffermandosi in primo luogo sul caso della Farmoplant di Massa e svolgendo un ruolo fondamentale nel dare voce alle posizioni dellAssemblea Permanente dei cittadini di Massa Carrara57, organo aggregante dei gruppi che si opponevano alla fabbrica. Inoltre si interessata ai Grunen tedeschi58, e allo sviluppo del movimento verde in Italia in seguito alla presentazione di liste verdi alle elezioni amministrative del 1985. In continuit con il passato forte linteresse nei confronti dellesperienza del kibbutz59, attraverso una sottolineatura positiva gli aspetti di democrazia diretta legati ad essa. Linteresse alle pratiche comunitarie non si focalizza soltanto sulla Comunidad del Sur60, ma anche sulle numerose esperienze sviluppatesi nellAppennino Tosco-Emiliano, basti vedere lampio spazio a loro riservato nellinserto speciale del numero di giugno/luglio del 198561. La rivista si interessa anche allesperienza della comunit messicana Huehuecoyotl62, e al terzo incontro europeo dellArcobaleno tra le varie esperienze comunitarie svoltosi allAquacheta (30 giugno/7 luglio 85).63 Le esperienze autogestionarie, lantimilitarismo, le pratiche comunitarie sono al centro di unattenzione sempre maggiore. Infatti, sempre pi netta diventa la critica nei confronti dellautogestione jugoslava64 e delle esperienze cooperativistiche sviluppate in Italia, che non sono caratterizzate da pratiche mutualistiche, ma da rapporti verticali dominati dalle tecnocrazie
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Cfr. Cap. 2.1.3. Cfr. Cap. 2.3. 58 Cfr. Cap. 2.1.2. 59 Cfr. Cap. 3.3. 60 Esperienza comunitaria nata a Montevideo in Uruguay nel 1955 ma successivamente costretta allesilio a Stoccolma nel 1976. Il nucleo fondante poi rientrato a Montevideo ma alcuni componenti di essa hanno iniziato nuove esperienze comunitarie a Barcellona, in Germania e in altri paesi. La Comunidad del Sur considerata in campo libertario una delle pi importanti esperienze comunitarie oggi presenti, e A ha sviluppato negli anni un rapporto di profonda stima e simpatia nei suoi confronti. 61 Cfr. Cap. 3.3. 62 Cfr. Cap. 3.3. 63 Cfr. Cap. 3.3. 64 Cfr. Cap. 3.2.

aziendali.65 La rivista ha anche prestato attenzione alla vita del geografo libertario Reclus e alla sua visione di rapporto tra uomo e natura che si basa sugli equilibri delle leggi naturali.66 Cresce lo spazio riservato al dibattito tra coloro che, ponendosi in una posizione antimilitarista e antiistituzionale, optano per la scelta di obiezione totale e chi considera positivamente il servizio civile e lobiezione fiscale come strumento di lotta antimilitarista; e in seguito alla rivoluzione telematica si sviluppa nella rivista un ampio dibattito sugli aspetti negativi e positivi legati alla diffusione di massa del computer.67 Infine A continua a sostenere le sue posizioni antinucleari, valorizzando limportanza dellutilizzo di energie alternative, e segue la lotta contro linstallazione dei missili Cruise sviluppatasi sia in Italia, che in Gran Bretagna, grazie alle azioni delle donne della Greenham Common.68

Il 26 aprile 1986 si verifica un grave incidente alla centrale nucleare di Chernobyl.69 Il governo italiano, dopo aver cercato di minimizzare i rischi di inquinamento derivanti dallincidente, decide il blocco delle importazioni alimentari e il divieto di vendita della verdura fresca e del latte per quindici giorni con sensibile ritardo rispetto ad altri paesi europei. Soltanto il 5 maggio il ministro della protezione civile ammette la gravit dellincidente e la presenza di radiazioni superiori alla soglia di allarme in molte zone del territorio nazionale. In questo contesto, su iniziativa di alcune associazioni (gli Amici della terra, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, WWF) della FGCI, dei Verdi e dei radicali, inizia una nuova campagna antinucleare attraverso la raccolta di firme per tre referendum, volti ad impedire la costruzione di nuove centrali in Italia. Liniziativa ha come fine labrogazione di alcuni articoli di legge che garantiscono al CIPE il diritto di decidere il luogo di
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Cfr. Cap. 3.2. Cfr. Cap. 3.1. 67 Cfr. Cap. 2.4. 68 Cfr. Cap. 2.2. 69 Uno dei reattori della centrale nucleare di Chernobyl, in seguito ad una serie di guasti al sistema di raffreddamento, comincia a surriscaldarsi e ad immettere unimponente nube radioattiva nellaria, che si diffonde in buona parte dellEuropa. Il governo sovietico minimizza laccaduto, ma il livello di radioattivit comincia a salire in molti paesi europei anche a livelli allarmanti, come per esempio nei paesi scandinavi dove si registra una radioattivit cento volte superiore al normale.

costruzione delle centrali, stabiliscono lattribuzione di finanziamenti ai comuni disposti ad ospitarle, e la possibilit per lENEL di partecipare a progetti energetici nucleari al di fuori del nostro paese.70 Altro strumento di lotta sar lattuazione di una giornata di blocco di tutti i cantieri delle centrali nucleari in costruzione, proposto da Legambiente e che si concretizzer il 10 ottobre in una manifestazione con migliaia di partecipanti davanti alla centrale di Montalto. Pochi giorni dopo lEnea decide lo spegnimento del reattore della centrale nucleare di Caorso. Intanto prosegue il processo distituzionalizzazione del movimento verde, processo che passa attraverso il secondo convegno nazionale delle liste verdi che si svolge a Firenze nel febbraio 85 e la nascita, nel novembre del 86, della Federazione delle liste verdi71 a Finale Ligure, e si concluder con la loro partecipazione alle elezioni politiche del 14 giugno del 1987, dove ottengono il 2,5% dei suffragi e un numero di tredici deputati e un senatore. Nel frattempo la raccolta delle firme per i referendum sul nucleare ha successo e si arriva al voto, nel novembre 87, dopo alcuni rinvii dovuti alla crisi governativa, con una vittoria schiacciante dei SI. Si apre un ampio dibattito tra le forze politiche sul futuro delle centrali; i Verdi sono sostenitori della necessit di una rapida conversione e si pongono in contrasto con il fronte filo nucleare sostenuto dal ministero dellindustria e con gli operai che lavorano alla costruzione delle centrali. Nellautunno torna anche al centro dellattenzione il caso della Farmoplant in seguito ad un referendum di iniziativa popolare svoltosi nei comuni di Massa, Carrara e Montignoso, che chiede la bonifica del territorio, la chiusura dello stabilimento e del suo inceneritore e dellEnichem di Avenza vicino a Carrara. Il 72% dei votanti sar favorevole alla chiusura della fabbrica.
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Mario Diani, Isole nellarcipelago il movimento ecologista in Italia, . Questa iniziativa avviene in parallelo con la raccolta delle firme per un nuovo referendum contro la caccia, che per verr annullato dalla Corte Costituzionale. 71 La decisione dei Verdi di partecipare alle elezioni determineranno un cambiamento dei rapporti della Federazione delle liste verdi e alcune associazioni ambientaliste. Italia Nostra manifester la sua indisponibilit ad un suo impegno diretto nel sistema politico preferendo una strategia di pressione nei confronti dei candidati dei partiti. Diverso latteggiamento di Legambiente e del WWF che optano per lautonomia di voto, ma anche sostengono in alcuni casi i candidati Verdi. Peggioreranno i rapporti con gli Amici della terra in seguito alla decisione dei radicali di presentare liste concorrenti alle elezioni.

Pochi giorni dopo, il 25 ottobre, il sindaco di Massa emette unordinanza che impone il divieto della produzione di pesticidi presso lo stabilimento Farmoplant. La Montedison decide di utilizzare lo strumento del ricatto occupazionale minacciando la chiusura dellimpianto e il licenziamento dei dipendenti (che assumono un atteggiamento di aspro contrasto nei confronti degli ambientalisti) e al tempo stesso riesce ad ottenere lannullamento della decisione del sindaco con una sentenza del TAR di Firenze che per sar successivamente cassata dal Consiglio di Stato nel marzo del 1988. La Farmoplant intanto continua ad essere attiva mentre si cerca di trovare un accordo sul futuro della fabbrica. Nel febbraio del 88 la Farmoplant propone la costruzione di un centro commerciale nellarea della fabbrica insieme al mantenimento in funzione e potenziamento dellimpianto di incenerimento dei rifiuti tossici.72 Pochi mesi dopo, il 17 luglio del 1988, si verifica unesplosione e un incendio nella fabbrica, nellimpianto dove si produce il pesticida Rogor, che genera una nube che copre unarea molto vasta. La popolazione presa dal panico e migliaia di turisti e cittadini fuggono dalla zona. Intanto la fabbrica chiusa e viene organizzato un presidio popolare per controllare la fabbrica e fare impedire qualsiasi tentativo di occultamento delle prove necessarie per dimostrare le eventuali responsabilit del disastro. Pochi giorni dopo il sindaco di Massa emette unordinanza per la chiusura dellinceneritore, in seguito al ricovero di alcuni cittadini allospedale, intossicati dai suoi fumi. LAssemblea Permanente dei cittadini di Massa Carrara decide di continuare la sua lotta partecipando con un suo rappresentante alla commissione ministeriale, formatasi con il fine di studiare ogni ipotesi alternativa alla riapertura dellimpianto, ma che finir i suoi lavori accettando il piano di bonifica proposto dalla Montedison. Dopo le elezioni politiche, nei Verdi comincia ad emergere sempre pi forte lintenzione di trasformare la federazione in un vero e proprio partito che si ponga come lunico rappresentante di tutto il movimento ambientalista. I Verdi giocano un ruolo attivo nella battaglia per la chiusura della Farmoplant e lACNA di Cengio, ma saranno soggetti a
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Luigi Mara, Marcello Palagi, Gianni Tognoni, Da Bhopal alla Farmoplant. Crimini e

forti critiche da parte delle associazioni ambientaliste per la loro progressiva trasformazione in partito.

Nella seconda met degli anni 80 la rivista evidenzia unattenzione particolare al disastro di Chernobyl73, sia con la pubblicazione di articoli che mettono in risalto la scarsa informazione data dai mezzi di informazione sullaccaduto che nel descrivere i rischi derivanti dallesposizione alle radiazioni, con particolare attenzione alle lacune informative presenti nel quotidiano Il Corriere della sera. Lincidente di Chernobyl determina una ripresa dellattenzione al problema nucleare e la rivista svolge un ruolo importante nel sottolineare la non convenienza del nucleare, visti i costi infiniti necessari per un uso sicuro e i numerosi problemi legati allo smaltimento delle scorie. Questo ritorno di attenzione permette ad A di portare avanti la sua posizione di rifiuto delluso dellatomo in quanto portatore di un controllo centralizzato, e di valorizzare limportanza di un uso di fonti energetiche alternative (energia solare, eolica, gas naturale) in unottica di attuazione di un processo di decentramento energetico e di critica nei confronti dello Stato ecologico che si limita ad affrontare i problemi ambientali attraverso lo strumento della regolamentazione. Ma la rivista non si limita soltanto ad una descrizione del problema, infatti, dalle sue pagine emerge forte la necessit di una nuova mobilitazione contro il nucleare rifiutando per luso dello strumento referendario. Lo strumento referendario, tipica espressione di una scelta quantitativa e non qualitativa, criticato anche in riferimento al referendum sulla vivisezione in Svizzera del novembre 1985, e alliniziativa contro la caccia (come ho precedentemente detto, annullata dalla Corte Costituzionale) ritenendo pi utile contro i cacciatori, il ricorso ad azioni dirette come le azioni di disturbo nei luoghi di caccia per permettere lallontanamento degli animali. Possiamo quindi affermare che visibile, in questi anni, una crescita dellattenzione della rivista nei confronti della lotta per la difesa degli animali attraverso una forte critica alla loro segregazione negli zoo, alle pratiche di vivisezione e
chimica di morte, Carrara, lEcopuano, 1995.

una maggiore attenzione nei confronti delle azioni condotte dallAnimal Liberation Front74 e del suo leader Robin Lane. La rivista continua ad interessarsi alle nuove catastrofi ambientali che si sono verificate nel paese prestando attenzione allemergenza Atrazina avvenuta a Cassolnovo nel maggio 8675, allattivit inquinante dellACNA di Cengio nel fiume Bormida76, allesplosione avvenuta alla Farmoplant nel luglio 88 attraverso una puntuale cronaca delle manifestazioni di protesta che si sono sviluppate nei giorni seguenti allincidente.77 La rivista in questi anni ha seguito, esprimendo critiche, il processo di progressiva istituzionalizzazione dei Verdi, attraverso la partecipazione a vari convegni dei Verdi (convegno internazionale dei Verdi a Pescara nel settembre 86, Verdi e potere a Verona nel marzo 87, Noi e gli altri animali a Firenze nel marzo 87).78 Questa partecipazione permette alla rivista di sottolineare i contrasti tra le diverse anime verdi riguardo la scelta di trasformare in federazione il movimento e di partecipare alle elezioni politiche, anche attraverso una serie di interviste ad esponenti di rilievo dellarcipelago verde come Anna Donati, Michele Boato, Giannozzo Pucci. Forte la collaborazione con la rivista AAM Terra Nuova79 che pubblica su A articoli sul problema dello smaltimento dei rifiuti, dove evidenzia limportanza della nascita di cooperative per il riciclaggio di essi. La rivista presta attenzione allo sviluppo tecnologico, sottolineando i suoi aspetti positivi se sottratto al controllo del potere, alle biotecnologie80, allecofemminismo81, alla rivoluzione informatica82, allo sfruttamento della foresta Amazzonica83 e allimportanza dellindipendenza della ricerca scientifica. Inoltre continua a rilevare i danni ambientali derivanti dalleccessivo numero di strade presenti nel territorio italiano e a
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Cfr. Cap. 2.2. Cfr. Cap. 2.1.3. 75 Cfr. Cap. 2.3. 76 Cfr. Cap. 2.3. 77 Cfr. Cap. 2.3. 78 Cfr. Cap. 2.1.2. 79 Cfr. Cap. 3.3. 80 Cfr. Cap. 2.4. 81 Cfr. Cap. 3.1. 82 Cfr. Cap. 2.3.

criticare le soluzioni di facciata ai problemi ambientali proposte da alcune associazioni ecologiste. La collaborazione con Bookchin continuata in questi anni con la pubblicazione di articoli che sottolineano il particolare interesse mostrato dalla rivista alla sua visione di ecologia sociale e alla concezione di un movimento ecologista che si deve porre come obbiettivo una trasformazione radicale della societ. A continua a prestare attenzione alle pratiche autogestionarie (anche prendendo in esame le esperienze del movimento di donne indiane SEWA84 che attraverso le pratiche autogestionarie hanno trovato un mezzo per la loro emancipazione, e interessandosi al movimento indiano Chipko85 che agisce in difesa delle foreste indiane) e sviluppa una maggiore attenzione nei confronti delle tematiche bioregionaliste, pubblicando nella rivista un resoconto sul secondo campo sul bioregionalismo organizzato da AAM Terra Nuova nel settembre del 8986. In campo comunitario la rivista presta la consueta attenzione nei confronti della Comunidad del Sur87, allesperienza messicana di Huehuecoyotl88 e alle iniziative di incontro tra le varie comunit.

1.4

GLI ANNI 90 E LA RIVISTA

Gli anni 90 sono caratterizzati da un profondo cambiamento del quadro politico mondiale in seguito alla caduta del blocco sovietico, che ha inizio con il crollo del muro di Berlino il 9 novembre 1989. La fine della guerra fredda ha effetti controversi in Europa. Da una parte ha favorito il processo di integrazione europea, un processo che fa un avanzamento notevole grazie alla nascita dellUnione Europea con lapprovazione del trattato di Maastricht nel 92; ma ha anche determinato: sia lo svilupparsi di tendenze nazionaliste e xenofobe in alcuni paesi dellex Unione Sovietica, che il riaffiorare di antichi odi, e contrasti etnici che sono alla base del ritorno
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Cfr. Cap. 2.3. Cfr. Cap. 3.2. 85 Cfr. Cap. 3.2. 86 Cfr. Cap. 3.2. 87 Cfr. Cap. 3.3.

della guerra in Europa. Infatti, nel 91 inizia il processo di disgregazione della federazione jugoslava con la proclamazione dellindipendenza della Slovenia, seguita dallo scoppiare della guerra civile in una Croazia etnicamente divisa e, successivamente, nel 92 in Bosnia Erzegovina tra le milizie serbe e quelle mussulmane e croate. Soltanto nel 1995 viene trovato un equilibrio in questa area tutelato dalla presenza di massicce forze NATO. Altro teatro di guerra il golfo Persico con linizio della guerra del golfo nel gennaio 91. Ma in questi anni abbiamo anche la crisi del sistema politico italiano, in seguito allo scandalo tangentopoli, e il crescere di una protesta popolare nei confronti di un sistema politico ritenuto corrotto. Una protesta che viene cavalcata da alcune forze politiche, come la Lega Nord che alle elezioni politiche del 5 aprile 92 ottiene un fragoroso successo. La voglia di cambiamento del popolo italiano chiara con il successo dei Si al referendum per leliminazione del sistema proporzionale per lelezione del Senato dellaprile 93. Il crollo della Prima Repubblica determina un vuoto politico caratterizzato dalla scomparsa delle antiche forze di governo. Soltanto i partiti di sinistra non vengono colpiti da tangentopoli e si pongono quindi, come candidati alla guida del paese. In tale contesto si inserisce la scesa in campo contro il pericolo rosso dellimprenditore Silvio Berlusconi, che viene nominato primo ministro dopo la vittoria alle elezioni del marzo 94. La sua esperienza di governo breve, e termina con luscita dalla maggioranza della Lega nel dicembre 94. In tale contesto di mutamenti internazionali e di crisi del sistema istituzionale italiano appena descritto, la speranza di una possibile trasformazione della societ si fa pi consistente in ambito anarchico. Anche lapproccio della rivista alla tematica ambientale risente di questo cambiamento, attraverso laccentuarsi dellattenzione nei confronti delle possibili iniziative concrete che possono dare adito ad un cambiamento sociale. In questa ottica le realt autogestionarie assumono una presenza sempre pi rilevante nella rivista, attraverso resoconti delle iniziative di incontro tra di esse (le fiere dellautogestione di Alessandria e Padova,
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Cfr. Cap. 3.3.

rispettivamente nel 94 e nel 9589), e con la pubblicazione di articoli che sottolineano limportanza dello svilupparsi di reti di collegamento e che riconoscono allautogestione un ruolo importante nellaffrontare le conseguenze prodotte dalla crisi del welfare.90 In continuit con il passato A continua a mantenere una forte attenzione nei confronti delle tematiche antimilitariste91 e antifasciste92, anche in seguito al nascere di un dibattito in Italia sullintroduzione della leva femminile e alla crescita del fenomeno naziskin in Europa. Tra gli eventi di politica estera risalta lanalisi della fine del sistema comunista, della guerra del golfo del 91, della crisi dei Balcani, delle conseguenze derivanti dalla nascita dellUnione Europea. Le vicende pi importanti della politica italiana (il fenomeno Lega, tangentopoli, la scesa in campo di Berlusconi) hanno ampio spazio nella rivista che continua a mantenere una posizione critica nei confronti della partecipazione al voto, pur pubblicando posizioni differenti, frutto del venir meno del carattere politico dellastensione, in seguito al progressivo aumento dellastensionismo di massa93. Particolare attenzione riservata al problema del razzismo sempre pi diffuso, alla difficile integrazione degli immigrati, allAIDS, alla rivoluzione di Internet.94 Nel corso degli anni 90 molti dei problemi ambientali, emersi negli anni precedenti, continuano a destare serie preoccupazioni. La crescita di un sistema produttivo che deve soddisfare i bisogni di una popolazione in continuo aumento e la ricerca di un sempre pi alto tenore di vita da parte dei paesi industriali, sono alla base di un continuo processo di deterioramento ambientale del nostro pianeta e del progressivo aumento del divario tra paesi ricchi e poveri, i cui sistemi economici sono subordinati agli interessi dei paesi pi industrializzati. In questi anni i movimenti ambientalisti, e non solo, hanno un ruolo importante nel portare alla luce gli eccessi di un sistema economico che sembra non avere pi limiti e che si

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Cfr. Cap. 3.2. Cfr. Cap. 3.2. 91 Per approfondimenti vedere Appendice B. 92 Ibidem. 93 Appendice A. Intervista a Paolo Finzi redattore della rivista A - rivista anarchica. 94 Cfr. Cap. 2.4.

insinua in tutti gli aspetti della vita umana, mettendo in crisi lidea di non interferenza esterna nei confronti delle decisioni di uno Stato sovrano. I movimenti ambientalisti assumono quindi un ruolo attivo nellevidenziare i rischi del processo di globalizzazione in campo economico, nel portare alla luce i potenziali effetti nocivi per luomo derivanti dallutilizzo delle tecniche di manipolazione genetica in campo animale e nella produzione agricola, cercando anche di combattere per la difesa dellambiente attraverso azioni che, grazie allutilizzo di un nuovo strumento di rapida comunicazione come Internet, sono diventate globali. Tutto questo si inserisce in un contesto di progressiva rinascita della mobilitazione sociale che definitivamente esplosa nella lotta antiglobalizzazione del popolo di Seattle dopo la riunione del WTO del novembre 99. Ma gli anni 90 iniziano con una dura sconfitta per lambientalismo italiano in seguito al non raggiungimento del quorum nei referendum per labrogazione di alcune norme relative alla caccia e alluso dei pesticidi in agricoltura. Questo insuccesso dellarcipelago verde il risultato della campagna per lastensione portata avanti dalle forze di governo, ma anche in conseguenza del fenomeno di progressivo distacco degli italiani dalla politica. Anche ai Verdi pu essere attribuita qualche colpa, per il loro evidente tentativo di cavalcare in proprio la campagna referendaria senza cercare di costruire alleanze pi vaste.95 I Verdi, nonostante il superamento della divisione tra la Federazione delle liste verdi e i Verdi Arcobaleno, con la nascita della Federazione dei Verdi allassemblea di Castrocaro del dicembre 90, non riescono a ripetere il successo dei Grunen in Germania, restando sempre alle elezioni politiche sotto la soglia del 3% dei consensi.96 In questi anni torna alla ribalta la vicenda Farmoplant in seguito allordinanza di chiusura dellinceneritore, emessa dal pretore di Massa, nel febbraio 90; decisione che viene in seguito annullata. Linceneritore pu quindi tornare in funzione nellaprile del 91, bruciando di nuovo migliaia di tonnellate di pesticidi avariati, scorie e residui della produzione, senza essere soggetto ad un reale controllo e proseguendo nella sua attivit
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Andrea Poggio, Ambientalismo, .

inquinante.97 Anche se lattenzione dellopinione pubblica concentrata in primo luogo sulla crisi della Prima Repubblica, linteresse nei confronti dellambiente rimane forte in tutti gli anni 90. Il livello di inquinamento nelle citt diventa sempre pi preoccupante, e ci sottolinea la necessit di misure drastiche per porre un limite ad esso. Il Comune di Milano sar il primo a decidere per un blocco totale del traffico cittadino per il 21 gennaio 90, promuovendo la prima domenica ecologica . In questi anni abbiamo dei cambi al vertice delle varie associazioni ambientaliste che registrano un continuo aumento del numero degli iscritti98, non per paragonabile a quello avvenuto nel decennio precedente. Le associazioni sperimentano nuove strategie di azione per condurre le loro battaglie, basti vedere la partecipazione di alcuni rappresentanti di esse alle assemblee delle grandi aziende italiane (Montedison, Enichem, Fiat), come particolarmente importante lincremento delle loro attivit nel sud del paese attraverso dure lotte contro alcune discariche, contro labusivismo edilizio99, e nel denunciare gli stretti legami tra la Mafia e alcuni danni ambientali. In questi anni abbiamo laumento delle campagne di testimonianza proposte dalle varie associazioni volte ad accrescere la sensibilit ecologica degli italiani. In tale contesto di particolare interesse liniziativa spiagge pulite che vede la partecipazione di cinquantamila volontari impegnati a pulire, il 26 maggio 91, settantadue tra le pi famose spiagge italiane.100 Sempre pi di rilievo il prestigio in ambito ambientalista dellassociazione Greenpeace, in seguito alla sua attenta documentazione dei danni ambientali causati dalla guerra del golfo del 91, alle sue continue azioni contro la caccia alle balene, e alla lotta contro la ripresa dei test atomici annunciata nel 95 dalla Francia. Greenpeace ha un ruolo fondamentale nel raccogliere
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http://www.verdi.it. Luigi Mara, Marcello Palagi, Gianni Tognoni, Da Bhopal alla Farmoplant. Crimini e chimica di morte, . 98 WWF Italia oggi la pi grande organizzazione ambientalista in Italia con i suoi 300 mila iscritti e gestisce 103 oasi e riserve naturali. Agli inizi degli anni 90 nasce la sezione italiana di Greenpeace (Greenpeace Italia) che raggiunge in pochi anni il numero di 50.000 sottoscrizioni. 99 In tale contesto importanti sono state le campagne condotte da Legambiente contro labusivismo nella Valle dei templi in Sicilia. 100 http://www.Legambiente.org.

sette milioni di firme nel mondo contro i test francesi a Mururoa, e si pone alla guida di una nuova mobilitazione antinucleare che si concretizza in Italia il 4 luglio 95 con un assalto simbolico allambasciata francese da parte di un gruppo di attivisti. Lassemblea delle Nazioni Unite approva una mozione di condanna nei confronti della Francia e della Cina, per la loro decisione di continuare ad eseguire alcuni test nucleari. Nel 96 la Francia decide di interrompere i test atomici, firmando, con la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, il Trattato Internazionale sul Bando degli Esperimenti Nucleari (CTBT), adottato poi dalle Nazioni Unite.101 A ha un ruolo fondamentale nel sottolineare la necessit di azioni di boicottaggio nei confronti delle multinazionali, anche dando voce alle campagne anti-Mc Donald, e linteresse per unagricoltura biologica come base di unalimentazione sana. La pubblicazione di un estratto del libro di Kirkpatrick Sale Le regioni della natura102, nel quale lautore individua la dimensione bioregionalista come lunica dove possibile sviluppare una coscienza ecologica103, alla base di un ampio dibattito sulle prospettive bioregionaliste, che si sviluppa sulla rivista e che vede, tra gli altri, anche un intervento di Bookchin, proteso a non considerare il bioregionalismo come alternativa al municipalismo libertario. Strettamente legata ad una visione bioregionalista nasce lattenzione nei confronti del villaggio gandhiano104, villaggio rurale, che oggetto di confronto con la situazione delle grandi metropoli alienanti, soffocate dallalto livello di inquinamento causato, in buona parte, dagli scarichi delle automobili. La rivista continua a manifestare una particolare attenzione nei confronti di Bookchin105, pubblicando alcuni saggi estratti dal bollettino Green perspectives, e sempre indicando nellecologia sociale, lo strumento per una radicale trasformazione della realt e mostrando una maggiore attenzione nei
101 102

http://www.greenpeace.it. Kirkpatrick Sale, Le regioni della natura, Milano, Eluthera, 1991. 103 Per il bioregionalismo ogni ambiente deve essere considerato come una bioregione. La bioregione deve avere una propria integrit ecologica, e ogni essere umano deve svolgere le proprie attivit allinterno di essa. La societ deve essere decentrata e tutti i confini politici ed economici devono coincidere con quelli regionali. 104 Cfr. Cap. 3.2. 105 Cfr. Cap. 3.1.

confronti delle attuazioni concrete delle idee municipaliste libertarie. I Verdi italiani, completamente inseriti nel sistema istituzionale, non sono pi al centro dellinteresse di A, e la rivista evidenzia la crescita di interesse della destra autoritaria alle tematiche ecologiste, anche prendendo come paradigma di tale fenomeno la storia dellesponente dei Grunen tedeschi, Gruhl106, che dopo essere uscito dal partito si avvicinato alle tematiche neo-naziste. A continua ad occuparsi delle attivit di disboscamento condotte in Amazzonia107 dalle multinazionali e mostra una particolare attenzione nei confronti della figura di Chico Mendes, leader del movimento Seringueiros, che lottava per la loro difesa, e nei confronti dellinsurrezione dei contadini Indios dellEsercito Zapatista di Liberazione Nazionale, avvenuta nel 94 nel Chiapas.108 La pubblicazione di un estratto del libro di Stanley Maron Mercato e comunit, il Kibbutz tra capitalismo e utopia109 alla base di un rinnovo di interesse nei confronti di questa esperienza. Nel contesto di ripresa della lotta contro il nucleare precedentemente descritto, la rivista denuncia il traffico di metalli radioattivi dalle centrali nucleari sovietiche, compresa quella di Chernobyl, verso alcune fabbriche italiane dove vengono riutilizzati, e valorizza la lotta degli anarchici e degli ecologisti contro il programma nucleare dellex Unione Sovietica110. Importante il contributo della rivista nel dare voce alla lotta contro la discarica di Buscate111 nel castanese, e nel continuare a denunciare i fattori inquinanti presenti nel nostro paese. Per quanto riguarda le esperienze comunitarie linteresse si focalizza in questi anni nei confronti di WESPE112, ambizioso progetto autogestionario nato a Neustadt in Germania nel luglio del 88.

106 107

Cfr. Cap. 2.1.2. Cfr. Cap. 2.3. 108 Cfr. Cap. 2.3. 109 Stanley Maron, Mercato e comunit, il Kibbutz tra capitalismo e utopia, Milano, Eluthera, 1994. 110 Cfr. Cap. 2.2. 111 Cfr. Cap. 3.2. 112 Cfr. Cap. 3.3.

Con la vittoria dellUlivo, alle elezioni politiche del 21 aprile 96, i Verdi conquistano quattordici seggi alla Camera e al Senato, un ministero e quattro sottosegretari.113 La prima esperienza governativa in Italia dei Verdi sar caratterizzata da luci ed ombre. Importante sar il ruolo svolto dal ministro delle politiche agricole e forestali, Alfonso Pecoraro Scanio, nellintensificare i controlli sugli allevamenti di bovini al momento della crisi mucca pazza, ma al tempo stesso la prima esperienza governativa porter alla luce le divisioni interne al movimento. Nel corso della XXI assemblea dei Verdi114 tenutasi nel novembre 96 Luigi Manconi viene eletto nuovo portavoce del movimento, ma deve lasciare lincarico dopo lesito non positivo alle elezioni europee del giugno 99. AllAssemblea straordinaria dei Verdi, svoltasi a Roma il 23-24 luglio 99, viene decisa una profonda trasformazione del movimento attraverso la formazione di un comitato promotore guidato da Grazia Francescato, gi portavoce del WWF International, la quale viene successivamente nominata presidente della Federazione dei Verdi allAssemblea costituente svoltasi a Chianciano Terme, nel gennaio 2000. Negli ultimi anni del secolo scorso gli ambientalisti hanno condotto una durissima lotta a livello mondiale contro gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati), lotta sviluppatasi anche in Europa in seguito alla decisione dei consiglieri dellUnione Europea per letica delle biotecnologie, riuniti a Roma nel maggio del 96, di dichiarare la modificazione genetica non eticamente inaccettabile, che aprir le porte, in Europa, alla brevettabilit di piante e animali transgenici.115 In Europa e nel mondo comincia a svilupparsi un forte movimento di opposizione nei confronti degli alimenti transgenici, grazie anche alla presa di coscienza, da parte di buona parte dellopinione pubblica, dei rischi alimentari in seguito allallarme mucca pazza del 96116, che porter molti governi dei paesi europei a mettere al bando le produzioni transgenetiche.
http://www.verdi.it. http://www.verdi.it. 115 CD-Rom, Gli anni de La repubblica, n. 12, 1996, Gruppo editoriale LEspresso Divisione La Repubblica, 2001. 116 Lemergenza mucca pazza ricompare in seguito nel novembre 2000.
114 113

Nel 99 il Consiglio dei ministri europei approva una moratoria sullintroduzione in Europa degli OGM e lo stesso anno fallisce il tentativo degli Stati Uniti e del Canada di imporre gli OGM nei sistemi agroalimentari del pianeta, al vertice del WTO di Seattle, nel novembre 99, che si svolge in un clima di durissima contestazione. Altre importanti lotte sono condotte dagli ambientalisti in questi anni, e tra queste importante ricordare quella contro lemissione dei gas-serra, che avr un esito positivo, in seguito allimpegno assunto dai ministri dei paesi sviluppati al vertice di Kyoto del 97, di ridurre la loro emissione. Nel 98 riprende la lotta contro il nucleare in seguito alla decisione del Pakistan e dellIndia di riprendere i test nucleari senza rispettare la moratoria internazionale. A Roma Greenpeace organizza una manifestazione di protesta117 contro la ripresa dei test atomici, e numerose sono le manifestazioni organizzate dalle associazioni ambientaliste nel mondo. Lo stesso anno la scarsa attenzione da parte dei governi nei confronti della situazione ambientale italiana la causa di nuove vittime. Il 5 maggio 98, dopo due giorni di piogge battenti, lo smottamento del crostone sopra Quindici, provoca un fiume di fango e detriti che sommerge il paese irpino e, sul versante salernitano, si abbatte con estrema durezza su Sarno, causando 159 vittime. Nel dicembre compare in Italia il fenomeno dellecoterrorismo, in seguito al recapito alle sedi ANSA di Firenze e Bologna, di due panettoni con il marchio Nestl, accompagnati da volantini dellALF che rivendicano lavvelenamento dei dolci con un topicida. I supermercati decidono di ritirare i panettoni dagli scaffali, procurando un grave danno economico alla multinazionale. Nel 99 importante la lotta condotta dagli ambientalisti contro luso della sostanza tossica PVC, utilizzata anche nei giocattoli e prodotta in gran parte dal petrolchimico di Marghera, che porter al divieto governativo di produrre giocattoli in PVC, e alla decisione del ministro dellambiente di chiudere limpianto EVC di Marghera.

117

http://www.greenpeace.it.

In questi anni A cerca di portare alla luce, in continuit con il passato, i limiti del modello di sviluppo attuale, non solo analizzando i suoi effetti ecologici, ma anche denunciando il crescente divario tra i paesi ricchi e quelli poveri di cui tale modello responsabile. Inoltre sulle pagine della rivista si aperto un ampio dibattito sulle conseguenze delle nuove conquiste in ambito biotecnologico e si analizzano le posizioni sostenute dalla comunit di scienziate Ipazia118 dopo la clonazione della pecora Dolly. Parimenti la rivista analizza il ruolo della multinazionale Monsanto119 in tali pratiche, e il fallimento del tentativo di stilare regole comuni sul commercio di prodotti geneticamente modificati, avvenuto a Cartagena alla Conferenza internazionale sulla biosicurezza.120 La rivista sostiene la necessit di una lotta nei confronti delle multinazionali, fondamentale per impedire la distruzione dellambiente e per liberare luomo da qualsiasi forma di alienazione tecnocratica. Le pratiche autogestionarie continuano ad essere considerate fondamentali per affrontare le conseguenze derivanti dalla crisi dello Stato sociale, e per creare una controsociet che si ponga come obbiettivo il rovesciamento dellordine esistente. Le iniziative di incontro tra le realt autogestionarie (la terza fiera dellautogestione di Pietrasanta nel 96, la quarta a Prato Carnico nel 97, la quinta a San Martino in Rio nel 98, la sesta a Spezzano Albanese nel 99121), sono al centro dellinteresse della rivista che sottolinea limportanza della creazione di una rete di collegamento tra esse. A si interessa alle Federazioni Municipali di Base di San Lorenzo del Vallo, Spezzano Albanese122 (proposte comunaliste autogestionarie protese alla creazione di una rete di autoamministrazione, con il fine di stimolare la societ), e alla crisi del modello autogestionario in Svizzera.123 Gli agricoltori biologici continuano ad essere considerati gli unici non asserviti alla produzione e custodi dellambiente, e forte lattenzione nei

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Cfr. Cap. 2.4. Cfr. Cap. 2.4. 120 Cfr. Cap. 2.4. 121 Cfr. Cap. 3.2. 122 Cfr.. Cap. 3.2. 123 Cfr. Cap. 3.2.

confronti delle cooperative per la distribuzione dei prodotti biologici, dei gruppi di acquisto solidali (come Elicriso, Maltrainsema124) dei quali viene anche riconosciuto il ruolo fondamentale nel riavvicinare il compratore ai processi produttivi. La rivista continua ad interessarsi al pensiero di Bookchin in seguito alla ristampa del suo libro LEcologia della libert, dando notizia delle due conferenze internazionali sul tema la politica dellecologia sociale, il municipalismo libertario, tenutesi a Lisbona nellagosto 98 e nel Vermont nellagosto 99.125 Molto importante la pubblicazione di unintervista126 a Janet Biehl, compagna di Bookchin, dove ben chiara limportanza di uno sviluppo di rapporti confederativi tra i vari comuni per la creazione di unautoamministrazione che possa entrare in concorrenza con lo Stato. La rivista continua ad occuparsi dellAmazzonia127, della situazione nel Chiapas e delle lotte degli zapatisti128; si interessa alla vita dei fratelli Magn129, e forte la critica nei confronti del Nafta, visto come strumento di subordinazione dei paesi poveri al Fondo Monetario Internazionale. Dalle pagine della rivista possibile individuare una critica nei confronti di Greenpeace130, per il suo limitarsi ad azioni volte ad acquisire un successo dimmagine, ma che tralasciano unanalisi dei problemi che sono alla base della crisi ecologica mondiale, e anche un interesse sempre pi marcato nei confronti del vegetarianismo.131 La rivista cerca di mettere in discussione lidea, molto diffusa oggi, di uno stato di sovrappopolamento mondiale, continua ad analizzare

linquinamento presente nelle nostre citt, criticando leccessivo uso delle automobili e sottolineando limportanza della bicicletta come strumento di libert. Infine A continua ad interessarsi alle esperienze comunitarie e

124 125

Cfr. Cap. 3.2. Cfr. Cap. 3.1. 126 Cfr. Cap. 3.1. 127 Cfr. Cap. 2.3. 128 Cfr. Cap. 2.3. 129 Cfr. Cap. 2.3. 130 Cfr. Cap. 2.1.1. 131 Cfr. Cap. 2.1.3.

focalizza la sua attenzione sulle esperienze di Exodus132, Ufa Fabrik133, e della comune Urupia134 nata nel Salento nel 95.

132 133

Cfr. Cap. 3.3. Cfr. Cap. 3.3. 134 Cfr. Cap. 3.3.

II CAPITOLO

2.1

LA REALT ECOLOGISTA

2.1.1 Lassociazionismo
Agli inizi degli anni 70 comincia ad emergere, nellopinione pubblica mondiale e anche italiana, una progressiva presa di coscienza del problema dellalto livello dinquinamento presente sul pianeta, e la consapevolezza della necessit di una rapida adozione di misure volte a scongiurare il rischio di ecocatastrofe. Questa maggiore attenzione in parte dovuta allaccentuarsi dellinteresse dei mass media intorno al problema inquinamento; anche in seguito ad alcune iniziative, come la Prima conferenza mondiale dellONU sullambiente135, che ha visto i potenti della terra interessarsi, per la prima volta, al problema. Dalle pagine della rivista emergono alcuni dati allarmanti sulla situazione dellinquinamento in Italia, e una continua denuncia dei suoi effetti nocivi sulla salute dei cittadini.136 A non si limita solo a questo. Negli anni 70 la rivista ha un ruolo importante nel sottolineare il carattere mondiale di un problema che riguarda, non soltanto i paesi capitalistici occidentali, ma anche quelli del blocco sovietico e nel constatare il crescente aumento dellattenzione dei mass media al problema, quando ha recato danno alle classi benestanti.137

Cfr. Per approfondimenti vedere. Cap. 1.1, nota 20. Nellarticolo LInquinamento di A. Di Solata pubblicato nel n. 2 della rivista (Marzo 1971), vengono riportati alcuni dati sullinquinamento in Italia tratti dal rapporto ENIISVET, Lintervento pubblico contro linquinamento, Roma 1970. Quello che emerge un panorama preoccupante. Di 42 miliardi lanno la stima dei danni causati dallinquinamento sul patrimonio culturale (monumenti, musei, opere darte, biblioteche, ecc.). Di 13 miliardi lanno allagricoltura, 67,3 miliardi lanno al turismo, 47,2 miliardi al patrimonio ecologico, 43,7 miliardi agli edifici, ai beni durevoli di consumo. 13.950.000 sono gli abitanti residenti in zone inquinate. 3.675.000 sono gli abitanti nelle zone nere fortemente inquinate. Numerosa la lista delle malattie legate a fattori inquinanti. 137 A. Di Solata nellarticolo Linquinamento sottolinea: Lo sapevano benissimo gli abitanti proletari dei quartieri periferici metropolitani e dei suburbi industriali che laria fetida e velenosa attacca i polmoni, che i fumi degli stabilimenti ammalano e uccidono. Bisognava per che la sporcizia, il puzzo, i germi, i gas minacciassero seriamente anche i polmoni borghesi, che linquinamento raggiungesse le
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135

Affiora quindi, dalle pagine della rivista, una certa diffidenza nei confronti delle iniziative proposte dagli inquinatori per risolvere il problema; una diffidenza ben evidente nellarticolo LInquinamento138 di A. Di Solata:

Gli inquinatori (capitalisti, tecnoburocrati, presidenti, ecc.) si limiteranno a controllare alcune forme di inquinamento. Si limiteranno cio a mantenere linquinamento sotto quel livello di guardia oltre il quale si rischia lestinzione della specie o si pregiudicano comunque la salute ed il godimento delle classi dirigenti. Non potranno, per la natura del loro sistema, eliminare linquinamento perch non possono rimuovere le cause senza distruggere le basi del loro privilegio.139

Gi dai primi numeri quindi possibile osservare quello che sar negli anni lapproccio della rivista al problema, visto non risolvibile n con gli interventi di facciata, molte volte proposti dalle varie associazioni ambientaliste, n attraverso lutilizzo dello strumento legislativo, ma solo con la costruzione di un nuovo rapporto tra luomo e la natura140, la citt e la campagna141, il superamento della metropoli attraverso il decentramento
spiagge dei signori, le loro ville, i loro alberghi e le loro fattorie, bisognava che il danno toccasse anche la classe dirigente nella salute e nel portafoglio, perch il fenomeno diventasse ufficialmente preoccupante e se ne occupassero dapprima pochi pretori giovani e anticonformisti poi tutte le preture ed i legislatori, dapprima pochi ricercatori originali poi le Accademie (Universit, congressi, simposi, convegni, conferenze). A. Di Solata, LInquinamento, A rivista anarchica, Milano, n. 2, Marzo 1971, cit., p. 5. 138 A. Di Solata, LInquinamento, . 139 A. Di. Solata, Linquinamento, , cit., p. 6. 140 In merito A. Di Solata sottolinea: Per quanto riguarda il rapporto uomo-natura, la civilt occidentale tributaria del pensiero giudaico e cristiano che vuole luomo signore indiscusso della natura, senza doveri nei suoi riguardi ma solo nei riguardi di Dio.[] Cos luomo appena la tecnologia gliene ha dato i mezzi, con la rivoluzione industriale, partito allassalto della natura, saccheggiandola ed inaridendola. A. Di. Solata, Linquinamento, , cit., p. 6. 141 Importante linfluenza del pensiero di Kropotkin sulla rivista. Per Kropotkin la visione anarchica deve utilizzare il metodo di indagine e di analisi classico della scienza, ovvero il metodo induttivo-deduttivo. Lui vede la scienza come strumento libertario e rivoluzionario che, in unottica di continuo progresso, porti luomo verso forme di vita pi umane e civili e quindi implicitamente libertarie e egualitarie. Sostenitore del comunismo libertario, lunico in grado di determinare con leliminazione del salario tutte le disuguaglianze ma solo attraverso labolizione dello Stato, vede come mezzo di superamento della divisione gerarchica delle funzioni sociali, lintegrazione in ogni individuo del lavoro intellettuale con quello manuale e lintegrazione geografico sociale della citt con la campagna. Ne consegue una visione della societ dove il mutuo appoggio renda tutte le funzioni interdipendenti, e dove il decentramento e lintegrazione del lavoro impediscano ad ogni diversificazione sociale di diventare strumento di dominio e di sfruttamento. Qualsiasi forma di accentramento determina una progressiva disumanizzazione della vita.

degli insediamenti urbani. quindi necessaria, per risolvere il problema, una trasformazione radicale della societ che metta in discussione lidea di progresso diffusa. La rivista quindi sembra non mostrare piena fiducia nei confronti delle potenzialit dellapproccio ecologista. In merito Salvo Giambelluca scrive:

Lideologia del progresso misurato in termini di tonnellate di acciaio prodotte annualmente crea allora una nuova scienza funzionale: lEcologia uno dei cui compiti pi immediati sar quello di esorcizzare il pericolo. Non potendo uccidere il nemico il che significherebbe la mia morte oltre che la sua, infliggo spilli in un pupazzetto di stoffa.[] lEcologia rappresenta obbiettivamente, per capacit di incidere sulla realt, uno dei grossi fallimenti della scienza occidentale, ne celebra lapoteosi favorendo un rapporto corretto tra addetti e non addetti ai lavori.142

Non tutto per negativo. Alla critica ecologica si riconosce le potenzialit di poter svolgere una sua funzione costruttiva.

La critica ecologica cio, in fondo, una critica costruttiva: se oggi non posso fare a meno del petrolio e quindi dellinquinamento posso per programmare lo sviluppo in modo da sostituire in futuro fonti di energia pulita (centrali elettriche) a quelle sporche (motori a scoppio).143

Nel contesto appena descritto non possono che essere numerosi i dubbi nutriti nei confronti delle varie associazioni ambientaliste, e sulle loro possibilit di intervento. Questi dubbi trovano origine in primo luogo dalla composizione nobiliare e dagli stretti legami, che alcune di esse hanno con il mondo industriale. Infatti, nellanalizzare il disastro di Seveso la rivista focalizza la sua attenzione sulla figura di Lucas Hoffman, uno dei pi importanti azionisti dellimpero bancario creato dai tre colossi dellindustria farmaceutica (la Ciba Geygy, Sandoz, Hoffman-La Roche), allepoca vicepresidente del WWF, ma anche membro del gruppo dirigente alla guida dellHoffman-La
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Salvo Giambelluca, Lo stregone tecnologico, A rivista anarchica, Milano, n. 14, Settembre 1972, cit., p. 10. 143 Salvo Giambelluca, Lo stregone tecnologico, , cit., p. 11.

Roche, la multinazionale direttamente coinvolta nella vicenda Icmesa.144 Il gruppo dirigente del WWF sar oggetto di critiche anche negli anni 80; infatti, Franco Pavese nellarticolo Dentro larcipelago verde145 evidenzia che:

Tra le sue cariche direttive annovera delle perle stupefacenti: il principe Bernardo dOlanda, presidente del WWF internazionale, coinvolto nello scandalo Lockheed; Susanna Agnelli, presidente del WWF Italia, contestata per luso troppo disinvolto con cui la Fiat aveva chiamato unutilitaria Panda simbolo dellassociazione; Filippo di Edimburgo, successore di Bernardo alla Presidenza Internazionale e attualmente ancora in carica pur essendo un notissimo protagonista di safari in Africa.146

Altri dubbi riguardano gli strumenti che sono utilizzati dalle associazioni per cercare di risolvere i problemi ambientali; strumenti che sono considerati scarsamente incisivi, a volte semplicemente di facciata o peggio volti, in alcuni casi, a tutelare alcune speculazioni, ma sicuramente non in grado di poter determinare una completa trasformazione sociale, fondata su un nuovo rapporto con la natura.147 In merito Ugo Dessy sottolinea:

Prima dei parchi per la protezione della natura o insieme a questi bisognerebbe vedere sorgere i parchi per gli uomini- dove essi possano vivere liberi e felici. In una societ fatta a misura duomo, luomo vive come componente della natura e non c neppure bisogno di parchi per salvare specie animali, vegetali e umane in via di estinzione a causa della criminale opera di rapina e sterminio da parte del potere economico.148

G. A., Siamo tutti delle cavie, A rivista anarchica, Milano, n. 57, Giugno/Luglio 1977. Franco Pavese, Dentro larcipelago verde, A rivista anarchica, Milano, n. 136, Aprile 1986. 146 Franco Pavese, Dentro larcipelago verde, , cit., p. 11. 147 In merito A. Di. Solata afferma: La lotta allinquinamento ha ridato vigore a quelle associazioni (tipo Italia Nostra) dedite alla tutela della natura, alla difesa dellambiente, alla protezione del patrimonio artistico, ecc.Come spesso accade gli interventi tutori di tali associazioni servono a tutelare alcune speculazioni contro altre speculazioni, cos la battaglia contro linquinamento pu anche servire a talune industrie contro altre industrie ed in genere ai monopoli contro le piccole e medie aziende. Infatti le grandi aziende potranno pi facilmente delle piccole permettersi gli aumenti di costo connessi alle norme antinquinamento. A. Di Solata, Linquinamento, cit., p.6. 148 Ugo Dessy, I parchi dellinganno, A rivista anarchica, Milano, n. 95, Ottobre 1981, cit., p. 18.
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144

Anche la proposta fatta dal WWF nell87 di introdurre lutilizzo delle marmitte catalitiche per cercare di risolvere il problema dellinquinamento derivante dai gas di scarico, aspramente criticata dalla rivista, poich non considerata come un mezzo idoneo a risolvere il problema, ma sicuramente come uno strumento ipocrita per salvare le industrie automobilistiche dallaccusa di costruire motori inquinanti149 Negli anni 90 alcune critiche emergono nei confronti dellassociazione Greenpeace le cui azioni, durante questi anni, sono sempre di pi al centro dellinteresse dellopinione pubblica. Quello che in primo luogo viene contestato allassociazione, la mancanza di una presa in considerazione delle cause che sono allorigine della crisi ambientale, e il non interessarsi allaspetto sociale di essa:

Organizzazione votata quasi esclusivamente allazione, Greenpeace trae pretesto da questa lotta di carattere urgente e ineluttabile per giustificare lassenza di qualunque riflessione globale. Al fine di conservare la propria indipendenza lorganizzazione si vieta qualsiasi presa di posizione politica. Questo significa che il fatto sociale escluso dal dibattito sulle cause dei problemi ambientali e da quello su un nuovo rapporto con la natura.150

Inoltre viene rilevato il fatto che le azioni condotte dallassociazione sono finalizzate a suscitare un interesse mediatico, ad ottenere un successo di immagine che possa determinare un aumento dei suoi iscritti. Un altro limite riguarda la scelta dei settori di azione; scelta che porta lassociazione a interessarsi soltanto di settori che possono toccare le corde morali dei cittadini, e a tralasciare alcuni problemi come, per esempio, quello delle piogge acide poich i suoi impatti sono difficili da comprendere, e le manipolazioni genetiche, un problema troppo complesso per lopinione pubblica. I meriti dellassociazione non vengono per trascurati. Viene riconosciuto allassociazione un ruolo importante nel far adottare regolamentazioni pi severe che possono limitare lattivit inquinante dei

Mario Santi, Occhio alla marmitta, A rivista anarchica, Milano, n. 152, Febbraio 1988. Alex Guindon, Dove va Greenpeace, A rivista anarchica, Milano, n. 232, Dicembre 1996/Gennaio 1997, cit., p. 12.
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grandi inquinatori, e risulta evidente che senza Greenpeace la situazione ambientale sarebbe peggiore. Ma anche nel parlare di Greenpeace emerge di nuovo il tipo di approccio alle problematiche ecologiche che ha sempre caratterizzato la rivista.

[] la riflessione sulla crisi ambientale passa necessariamente attraverso una riflessione sul divenire della societ umana. Finch i movimenti ambientalisti cadranno nel corso di questa contestazione, rimarranno bloccati in una logica di fuga in avanti nutrita di soluzioni tecnologiche e non riusciranno a modificare in alcun modo 151 le regole del grande gioco social.

Ma la rivista non si limitata soltanto a portare alla luce i limiti delle varie associazioni e non si mai posta come portatrice di una verit assoluta. Nelle sue pagine ha pubblicato opinioni divergenti sulle varie questioni sollevate152, evidenziando di non avere nessun atteggiamento pregiudiziale nei confronti di nessuna realt ambientalista. Inoltre, in seguito alla sua progressiva apertura nei confronti delle realt esterne a quelle anarchiche che si verificata a partire degli anni 80, ha anche sviluppato forme di collaborazione con alcune di esse quando si presentata una comunanza di interessi, e ha dato notizia delle varie iniziative degne di rilievo153. A conferma di quanto detto importante sottolineare il fatto che la rivista ha intensificato i suoi rapporti con il WWF sviluppando una collaborazione che

Alex Guindon, Dove va Greenpeace , cit., p. 17. In merito importante la pubblicazione di un articolo in difesa di Greenpeace scritto da Giuseppe Onufrio, coordinatore della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia (Greenpeace va, A rivista anarchica, Milano, n.232, Dicembre 1996/Gennaio 1997). In questo articolo viene sottolineato il fatto che lassociazione non si definisce un movimento politico e quindi non ha la pretesa di modificare la societ, ma questo non vuol dire che non abbia una visione del mondo o che faccia soltanto azioni per ottenere un successo di immagine. Lorganizzazione svolge una funzione di catalizzatore di interesse nei confronti delle problematiche ambientali prioritarie ma non vuole sostituirsi in alcun modo a chi governa. 153 In merito importante ricordare che la rivista ha sempre pubblicato i comunicati della festa che Legambiente fa a Grosseto durante il periodo estivo e ha riportato notizie su alcune iniziative portate avanti dal WWF, tra le quali di notevole rilievo, la formazione di un comitato intercomunale per la difesa del territorio e dellambiente nel comune di Albiate, che si posto come finalit un confronto con lamministrazione locale sul problema dei rifiuti. Per approfondimenti vedere: Tommaso Vurchio, Albiate per esempio, A rivista anarchica, Milano, n. 225, Marzo 1996.
152

151

ha

portato

allelaborazione

di

un

volantone

antiglobalizzazione

recentemente pubblicato dalla rivista. Infine la rivista ha cercato di descrivere la complessa realt ecologista italiana e americana. Franco Pavese nellarticolo Dentro larcipelago verde154 cerca di fornire una descrizione puntuale delle variegate realt ambientaliste presenti nel territorio italiano. Il panorama che emerge molto complesso, caratterizzato da associazioni ormai in declino, come Italia Nostra, realt legate ai partiti politici come Legambiente e gli Amici della terra, piccole associazioni che fanno parte delluniverso verde come la Lega Anti Caccia, promotrice di un referendum contro lattivit venatoria dichiarato inammissibile in extremis dalla Corte Costituzionale nel 1981, gli Eckoclub (gruppi promossi dalla Federazione Italiana della Caccia con lintento di formare nuove generazioni di cacciatori che rispettino gli equilibri faunistici e le leggi nazionali e regionali), il MAPAN (Movimento Anticaccia Protezione Animali e Natura). Una realt che viene suddivisa in due grandi matrici ideologiche. Una protezionista, che pone il suo interesse sulla natura, e unecologista che si occupa anche di problemi sociali155. La corrente protezionista composta dalla corrente zoofila, che si batte per la difesa di tutti gli animali156, e in una conservazionista, della quale fanno parte alcune realt come il WWF, la LIPU e il MAPAN, che si pone come finalit la difesa degli ecosistemi naturali anche attraverso alcuni interventi per correggere gli eventuali squilibri biologici. Analogo tentativo di classificazione delle varie realt ecologiste viene effettuato in riferimento della realt americana. Dimitri Roussopoulos, editore della rivista Our Generation e di Black Rose Books nellarticolo Il prisma ecologico157 porta alla luce la complessit dellecologismo americano diviso in primo luogo tra unala conservazionista e unambientalista. Lala conservazionista,

Franco Pavese, Dentro larcipelago verde, A rivista anarchica, Milano, n. 136, Aprile 1986. 155 In questa corrente fa parte Lega per lAmbiente e gli Amici della terra. 156 Questa lattivit di alcune associazioni come lENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), la LIDA (Lega Italiana dei Diritti dellAnimale), la LAC (Lega Anti Caccia). 157 Dimitri Roussopoulos, Il prisma ecologico, A rivista anarchica, Milano, n. 185, Ottobre 1991.

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nata negli anni 60158, si pone come obbiettivo la creazione di numerosi parchi naturali; quella ambientalista si concentra sulle piccole modifiche al sistema. La visione ambientalista portata avanti da alcune associazioni come il Natural Resources Defence Council, Greenpeace, Sierra club, il Pollution probe.

Queste organizzazioni sono convinte che la politica pubblica debba essere modificata in modo tale da guidare lintervento pubblico dello stato mediante una legislazione protezionistica e mediante soluzioni tecniche ai problemi ambientali. Queste organizzazioni si basano in larga parte sulla tecnica di massicci invii postali a migliaia di persone alla volta, su di un personale ben pagato e ben addestrato che funziona in base a metodi dirigenziali strutturati dallalto verso il basso e, invece di un attivismo dal basso e di una politica radicale, applicano il metodo di complicate procedure legali e di pressioni lobbistiche a livello di governo e di grandi imprese.[] Mentre la maggior parte dei loro aderenti e attivisti sono esplicitamente contrari alla politica delle imprese, queste organizzazioni si astengono chiaramente da qualsiasi posizione radicale che possa criticare il sistema politico ed economico in quanto tale, al fine di non inimicarsi le lite politiche ed economiche.159

Di minore peso, ma sempre rilevante, la corrente ecopopulista, formata da gruppi ecologisti che promuovono azioni mirate a migliorare le condizioni ambientali160, lecologia profonda, un approccio che nasce dal desiderio di andare oltre il conservazionismo e lambientalismo attraverso una visione biocentrica che superi quella antropocentrica161, il bioregionalismo.162

Di questa corrente fa parte Nature Conservancy, organizzazione affiliata alla unione internazionale per la conservazione della natura. 159 Dimitri Roussopoulos, Il prisma ecologico, cit., p. 27. 160 Le loro azioni pi diffuse sono quelle contro le discariche o gli inceneritori, destinati alleliminazione dei rifiuti municipali, e contro le centrali nucleari. Questi gruppi si caratterizzano per la loro forte combattivit contro le grandi imprese, ma questa combattivit minata dal fatto che le citt o i paesi in cui operano dipendano in gran parte dai posti di lavoro che offrono le imprese da loro combattute. 161 Gli ecologi profondi credono nella necessit di ridurre drasticamente la popolazione umana e di eliminare le interferenze delluomo nella natura. Esiste anche una versione della guerriglia ecologica dellecologia profonda chiamata Earth first che compie azioni dirette per prevenire la distruzione della natura selvaggia. 162 Per la visione bioregionalista ogni ambiente deve essere considerato come una bioregione, dotata di una sua integrit ecologica. Ogni societ deve essere decentrata, e tutti i confini politici ed economici devono coincidere con quelli regionali.

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Minor peso ha in America la corrente Verde, non esistendo nessun partito a livello nazionale ma soltanto alcune realt a livello statale come i Greens, e le correnti ecomarxista ed ecosocialista maggiormente diffuse in Europa.163 Di particolare importanza lecologia sociale, una visione rivoluzionaria di ecologia e anarchismo che trova eco anche in Europa.

Secondo lecologia sociale, necessario creare delle ecocomunit e delle ecotecnologie che possano ristabilire lequilibrio tra umanit e natura e invertire il processo di degradazione della biosfera. Una comunit ecologica non tenter di dominare lambiente circostante, ma sar piuttosto parte integrante del suo ecosistema.[] Lunica forma di governo alla quale gli ecologisti sociali possono partecipare quella a livello municipale, dove le dimensioni limitate permettono a tutte le decisioni di passare attraverso assemblee di vicinato, applicando allo stesso tempo tutti i principi della democrazia diretta.164

Esponente di spicco di tale visione Murray Bookchin, e buona parte degli anarchici americani aderisce a questa visione e alle idee municipaliste libertarie e federaliste strettamente legate ad essa.

2.1.2 I Verdi
Lattenzione nei confronti dei Verdi tedeschi nasce alla vigilia delle elezioni provinciali tedesche del 1985. Alla vigilia delle elezioni, alcuni componenti del gruppo dirigente dei Verdi chiesero ai detenuti della RAF labbandono della pratica della lotta armata e il sostegno alla politica riformista dei Verdi. Horst Stowasser dalle pagine della rivista sottolinea in merito:

La corrente ecomarxista maggiormente diffusa in Europa dove molti dei Verdi europei hanno un retroterra marxista. Questa visione, nellanalizzare la situazione ambientalista dellex blocco socialista, evidenzia il fatto che questa dovuta alluso di una tecnologia industriale e unorganizzazione di tipo fordista. In America il prodotto pi importante di tale corrente la rivista Capitalism, nature and socialism. Lecosocialismo il prodotto dei partiti socialdemocratici europei. Questa visione si affida allazione legislativa nei paesi che hanno governi socialdemocratici cercando per delle coalizioni pi allargate per includere il maggior numero di movimenti ambientalisti per salvare il pianeta. 164 Dimitri Roussopoulus, Il prisma ecologico, , cit., p. 30.

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Dietro questo episodio circoscritto, per, c di pi: c tutto il disorientamento dei rivoluzionari di ieri, c tutta la sterilit del dogmatismo armato di tipo marxista-leninista, e c anche lincapacit del vasto settore libertario di dare alternative valide a questo dilemma.165

Queste poche parole sono fondamentali per comprendere lapproccio della rivista al movimento verde tedesco. Infatti, nel corso degli anni 80, nelle pagine della rivista, si sviluppa una profonda delusione conseguente al rapido processo di istituzionalizzazione del movimento e al venire meno dellinfluenza libertaria in esso. Un movimento che ormai ha superato tutte le sue divisioni riguardanti la sua trasformazione da federazione in partito, e linserimento nelle istituzioni. I Verdi tedeschi, inseriti nella struttura istituzionale, non si limitano ad utilizzare i vantaggi ad essa collegati, ma modificano la loro politica con labbandono di ogni forma di opposizione radicale. Di poca rilevanza appare linfluenza libertaria nel partito. Uninfluenza che possibile vedere soltanto nelladozione di pratiche di rotazione degli incarichi e di mandati operativi. Anche figure anarchiche di rilievo come Daniel Cohn Bendit, membro del partito e guida carismatica del movimento libertario tedesco, emerge come uno dei pi accesi sostenitori della necessit di stringere unalleanza con il partito socialdemocratico.166 Il processo di istituzionalizzazione criticato anche da Murray Bookchin che nellintroduzione del suo libro Lecologia della libert167, pubblicata sulla rivista, sottolinea il fatto che la partecipazione in parlamento dei Verdi ha avuto un effetto rilevante nel determinare un

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Horst Stowasser, N mitra n girasoli, A rivista anarchica, Milano, n. 129, Giugno/Luglio 1985, cit., p. 24. 166 In merito Horst Stowasser sottolinea a pagina 25 dellarticolo N mitra n girasoli: Cos a questo punto, allinterno del partito verde emergono le diverse provenienze dei suoi militanti, riconoscibili in cinque diverse tendenze, due sono pienamente convinte del sistema parlamentare e si differenziano unicamente perch una vede il potere politico come una meta da raggiungere a tutti i costi ritenendolo di per se stesso un valore, mentre laltra vuole la partecipazione esclusivamente se un mezzo per ottenere risultati concreti. Se le condizioni sono favorevoli e se i socialdemocratici saranno abbastanza intelligenti, queste due tendenze si uniranno senzaltro e costituiranno la maggioranza allinterno del partito. In questo caso la Germania, nel prossimo futuro, vedr un serie di coalizioni rosso-verdi. 167 Murray Bookchin, Lecologia della libert, Milano, Eluthera, 1986.

mutamento sostanziale nella politica del movimento.168 Questo mutamento dovuto al parlamentarismo che, oltre a minare la partecipazione popolare alla politica, ha un effetto negativo sui partiti che ormai si interessano soltanto ad estendere i loro poteri allinterno degli organismi parlamentari e ministeriali. La sua concezione di politica riconducibile al significato greco della parola politica, intesa come gestione della citt da parte dei suoi cittadini, e si concretizza nella valorizzazione di un ritorno alla polis greca attraverso la pratica della democrazia diretta e non attraverso forme di rappresentanza e le burocrazie. Questa sua visione trover spazio in altri articoli169 della rivista dove sempre consistenti saranno le critiche mosse nei confronti dei Verdi.

I Verdi tedeschi sono solo gli ultimi di una serie di partiti non partitici (per usare il loro modo originale di descrivere la propria organizzazione) che sono passati dal tentativo di praticare una politica radicale - e per farlo, ironia della sorte, hanno scelto proprio il Bundestag! - alla trasformazione in un partito parlamentare di tipo tradizionale.170

I Verdi sono quindi accusati di non essersi prodigati nellattuazione delle idee municipaliste libertarie attraverso la formazione di una

confederazione di municipalit, che considerata la condizione base per la nascita di nuova societ, una societ ecologica.

Non posso che meravigliarmi del fatto che nessuna rete municipale sia emersa tra i verdi tedeschi, che hanno centinaia di rappresentanti in consigli comunali di tutta la Germania, ma che portano avanti una politica locale del tutto convenzionale e chiusa su se stessa nel caso di determinate cittadine e citt.171

Ma nella rivista le critiche mosse nei confronti dei Verdi tedeschi sono il punto di partenza per una riflessione sul ruolo futuro dellopposizione
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Murray Bookchin, Ecologia sociale perch, A rivista anarchica, Milano, n. 159, Novembre 1988. 169 In merito importante larticolo di Murray Bookchin, Ecologia sociale perch, A rivista anarchica, Milano, n. 159, Novembre 1988. 170 Murray Bookchin, La mia proposta, A rivista anarchica, Milano, n. 187, Dicembre 1991/Gennaio 1992, cit., p. 14. 171 Murray Bookchin, La mia proposta, , cit., pp. 16-17.

anarchica. Unopposizione che si trova, negli anni 80, in Germania e non solo tra due poli; ovvero tra il radicalismo formale, caratterizzato da una violenza cieca, e il riformismo mascherato da democrazia diretta. Dalle pagine della rivista emerge la necessit di un superamento di questo falso dualismo attraverso la valorizzazione di una concezione pragmatica, che sia alla base di un recupero della dimensione quotidiana grazie a conquiste parziali e vittorie settoriali, considerate il punto di partenza di una progressiva attuazione delle istanze libertarie. In merito Horst Stowasser sottolinea:
nostro compito sviluppare le forme che impediscono che queste conquiste parziali si assommino in un progetto di integrazione parlamentare, ma al contrario si trasformino in una strategia globale in un progetto rivoluzionario.172

Anche negli anni 90 la rivista continua ad interessarsi ai Verdi tedeschi ma questo interessamento diventa il punto di partenza per una riflessione sui legami tra la tematica ecologica e la destra autoritaria. Nella rivista si sviluppa una profonda analisi sullorigine del pensiero ecologico173 e sulla acquisizione di alcuni suoi valori da parte del partito nazionalsocialista tedesco.174 Questa analisi evidenzier i punti di convergenza tra gli ecologisti di estrema destra e di sinistra. Una convergenza che risulta chiara nellanalizzare la loro reazione al trattato di Maastricht del 92.175 Infatti, la sinistra ecologica si oppone al mercato unico poich teme lattenuarsi delle norme ambientali in Germania, e un integrazione maggiore del sistema capitalistico in Europa. Anche lestrema destra nazionalista si oppone,
Horst Stowasser, N mitra n girasoli, , cit., p. 26. Per approfondimenti vedere: Gaetano Ricciardo, Ecologia e/o critica della modernit, A rivista anarchica, Milano, n. 227, Maggio 1996. 174 In merito in un bollettino Green Perspectives pubblicato dalla rivista si sottolinea: Allinizio del secolo, lNSDAP fece demagogicamente appello non solo allamore dei tedeschi per la natura ma anche a molti altri sentimenti che destano giustamente interesse negli ecologisti e negli ecoanarchici dei nostri giorni, fra cui lopposizione alla cieca industrializzazione, al consumismo materiale, alla societ moderna, appiattita e senza anima, e agli eccessi della recente tecnologia. Anche i nazisti sollecitavano un ritorno a modi di vita pi semplici, pi salutari, pi naturali. Green Perspectives, Achtung ecofascisti, A rivista anarchica, Milano, n. 195, Novembre 1992, cit., p. 14. 175 Green Perspectives, I camerati verdi, A rivista anarchica, Milano, n. 195, Novembre 1992.
173 172

poich ritiene che il trattato avrebbe indebolito la Germania unita. Inoltre lo stesso anno si forma una coalizione di gruppi liberali e di sinistra che promuove una campagna chiamata 1992 anno della resistenza per contrapporsi allelevata centralizzazione, allintegrazione capitalistica, al danno ecologico che ritengono possa derivare dalla nascita del mercato unico. A questa coalizione partecipa lODP (Partito Ecologico Democratico), il vecchio partito di Herbert Gruhl176 un estremista di destra che si occupato di questioni ambientali fin dagli anni 70 quando era rappresentante del CDU nel Bundestag. La rivista si interessa molto alla sua figura, presa come paradigma dei legami tra lecologismo di destra e di sinistra, attraverso un analisi accurata della sua vita politica. Herbert Gruhl stato uno dei fondatori del partito verde ma, in seguito allaffermarsi nel 1982 della sinistra nel partito, decide di uscire dalla cerchia dei Verdi e di formare un nuovo partito politico lODP (Partito Ecologico Democratico). Nel Gennaio del 1989 Gruhl lascia lODP in seguito allapprovazione di una risoluzione nella quale il congresso nazionale del partito prende le distanze dai due partiti neonazisti tedeschi; lNDP (Partito Nazionale Tedesco) e i Repubblicani (Republikaner), e fonda un nuovo gruppo politico: Il Circolo di Lavoro per la Politica Ecologica che elabora subito una mozione per porre fine allemigrazione per motivi ecologici.177 Nella seconda met degli anni 80 Gruhl stato pi volte invitato a parlare in assemblee di neonazisti e nei Gruppi per la revisione storica che considerano lolocausto una mistificazione creata dagli ebrei. Ma dalle
Nel suo libro A Planet is plundered: the balance of terror of our politics enunciata la sua visione social-darwinista dellecologia fondata su una dittatura ecologica che fornisca una massima preparazione militare con un soddisfacimento dei consumi minimo, e quindi con un impiego minore delle risorse naturali. 177 La sua visione ecologica si fonda sul darwinismo sociale che applica la massima della sopravvivenza del pi idoneo alla societ. Invece di battersi per creare un ordine sociale pi giusto, i popoli devono seguire intuitivamente il richiamo della natura. I meccanismi di selezione naturale della natura vengono applicati in modo insufficiente nella nostra societ; infatti, secondo lui, se la societ fosse costituita secondo natura stabilirebbe delle prescrizioni nei confronti di estranei, minoranze, devianti come avviene nella natura dove un animale che tradisce la legge del branco paga la propria indipendenza con la vita. Inoltre limmigrazione deve cessare per motivi ecologici: [] gli stranieri, provenendo da climi pi caldi, in Germania hanno freddo e tengono alto il riscaldamento nelle loro case, impiegando cos molta pi energia e sovraccaricando lambiente assai di pi di quanto facciano gli individui di razza tedesca.
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pagine della rivista emerge il fatto che, nonostante luscita di Gruhl dallODP, il partito non ha rotto i suoi legami con le forze neonaziste. Infatti il suo successore alla guida del partito, Hans-Joachim Ritter, ha preso le distanze dalla risoluzione approvata dal congresso nel 89 non criticando la figura di Gruhl e offrendogli la carica di presidente onorario. Nel 1992 lODP, come ho precedentemente detto, stato ammesso al collettivo per la campagna 1992 anno della resistenza ma i suoi componenti hanno continuato a mantenere contatti con la destra nazionalista, con gli Ecologisti indipendenti di Germania, gruppo politico formato

successivamente da Gruhl nellaprile del 1991, e hanno continuato a pubblicare alcuni articoli sui giornali della destra. Di fronte allaffermarsi del fenomeno ecofascista dalle pagine della rivista emerge un appello alla mobilitazione della sinistra ecoanarchica che, ancorata a concezioni anticapitalistiche, democratiche e antigerarchiche:
[] deve riaffermare con fermezza i propri principi di base, cio le stesse idee che [la] definiscono, nel suo conflitto con il misticismo, con il darwinismo sociale e con il biologismo antiumanistico che va prendendo piede in questi giorni.178

Negli anni 80 la rivista focalizza la sua attenzione anche nei confronti del nascere e dello svilupparsi dellesperienza verde in Italia.

Questattenzione nasce alla vigilia della presentazione delle liste verdi alle elezioni amministrative del maggio 1985, e A ha un ruolo importante nel sottolineare le differenze interne che sono riscontrabili nellarcipelago verde179. Dalle sue pagine emergono le differenze presenti tra le varie liste verdi locali, e anche allinterno di ciascuna lista, per quanto concerne le finalit delle liste, la biodegradabilit degli incarichi180, la trasformazione del movimento in partito, la definizione dei programmi politici, tra chi ritiene che le liste si devono occupare solo decologia e chi individua altri
Green Perspectives, I camerati verdi, , cit., p. 18. 178 Green Perspectives, Achtung ecofascisti, cit., p. 15. 179 Luciano Lanza, Questi verdi un po grigi, A rivista anarchica, Milano, n. 127, Aprile 1985. 180 Alcune liste opteranno per la rotazione dei consiglieri eletti nelle citt e per la revocabilit dellincarico da parte degli elettori; altre per la durata in carica degli eletti per tutta la durata del mandato.

campi dazione (i diritti civili, i problemi delle minoranze, la politica in generale). Nonostante il rischio di forte istituzionalizzazione, gi presente nel movimento verde, la rivista manifesta un certo interesse nei suoi confronti181 riscontrando numerose assonanze con le tematiche libertarie. Linteresse cresce lanno seguente. Nel 1986 la rivista mette in risalto il ruolo svolto da alcuni consiglieri verdi nel denunciare la somministrazione di estrogeni ai vitelli in alcuni allevamenti nella provincia di Cuneo182, e alcuni redattori della rivista partecipano al Convegno internazionale dei Verdi che si svolge a Pescara tra il 19 e il 21 settembre. Nel numero di Ottobre viene pubblicato un resoconto del convegno dove di nuovo vengono rilevate le differenti anime presenti nel movimento che sono chiaramente emerse nei vari interventi, e il poco spazio riservato alla base verde.

Qui a Pescara facile lasciarsi distrarre dai politicanti, ma il movimento verde mi sembra molto di pi. E nato dalla gente, da chi per sensibilit, per fortuna, per caso si reso conto prima di altri del degrado, dello sfascio. Molte di queste persone hanno compiuto scelte drastiche, molti lottano da anni, molti non si comprometteranno mai con lo stato. Questa gente spesso agisce, informa con la propria lotta, spende energie per i cambiamenti, ma non parla in un convegno. Peccato che ci sia stato poco spazio per queste persone, poco o subordinato ai leader, agli intellettuali, ai tecnici, ai protagonisti pi famosi del movimento.183

Luciano Lanza, nellarticolo Questi verdi un po grigi sottolinea: Larcipelago verde veramente ricco di contraddizioni, di ingenuit e di incontrollabili certezze, di volont nuove e vecchie, di spirito antipartitico e desiderio di imitare il palazzo, di stato nascente e istituzione. Nel crogiolo del verismo italiano per il momento ribollono ancora tutti separati questi elementi; vedremo quali prevarranno. Luciano Lanza, Questi verdi un po grigi, , cit., p. 10. 182 Per approfondimenti vedere: Laura Maragnani, La storia infinita dei vitelli gonfiati, A rivista anarchica, Milano, n. 139, Agosto/Settembre 1986. 183 Massimo Panizza, C verde e verde, A rivista anarchica, Milano, n. 140, Ottobre 1986, cit., p. 5.

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La rivista critica la richiesta di una maggiore istituzionalizzazione184 che emersa nel convegno, ma al tempo stesso constata una diffusa tensione libertaria dovuta non solo allintervento di Bookchin185, non alla presenza di anarchici che stata irrilevante, ma agli interventi di alcuni esponenti Verdi che hanno evidenziato una comunanza di idee. Questa comunanza rilevata dai redattori che hanno partecipato ai forum186 organizzati durante il convegno, e in unintervista di Fausta Bizzozzero ad Anna Donati.187 Viene per constatata lassenza, durante il convegno, di unanalisi dellaspetto sociale della crisi ecologica; di un intervento che non si sia limitato a prendere in considerazione il problema del dominio delluomo sulla natura, ma anche delluomo sulluomo. In ogni caso,

Franco Melandri, redattore della rivista, ha partecipato al forum Fare politica o che farne, uno dei numerosi forum organizzati durante il convegno. Nel forum emerge la volont, sostenuta in primo luogo dai consiglieri comunali e regionali verdi, di trasformare la nascente federazione nel braccio politico dellintero movimento ecologista, e di considerare la scelta istituzionale come passaggio obbligatorio dellintero movimento verde. Molti Verdi, tra i quali Giannozzo Pucci, hanno manifestato i loro dubbi su questa trasformazione. Per approfondimenti vedere: Franco Melandri, Il dilemma istituzionale, A rivista anarchica, Milano, n. 141, Novembre 1986. 185 Impossibilitato ad intervenire di persona al convegno Bookchin ha inviato una videocassetta con un suo intervento dove viene sottolineata la necessit dellutilizzo di nuove tecnologie, di una nuova agricoltura, di un superamento delleconomia di mercato che promuove la competizione e non la cooperazione, per porre fine alla distruzione dellecosistema. Secondo lui i Verdi non devono istituzionalizzarsi ma devono elaborare una politica verde che rimpiazzi la vecchia politica autoritaria e centralista fondata sui partiti e sulla burocrazia. Per approfondimenti vedere: Murray Bookchin, Noi verdi, noi anarchici, A rivista anarchica. Milano, n. 141, Novembre 1986. 186 Fausta Bizzozzero partecipando al forum Rottura radicale o trasformazione graduale? sottolinea una comune visione con lorganizzatore del forum Fiorello Cortiana, per quando concerne la necessit di opporre ai valori di una economia basata su una stima quantitativa delle risorse, modelli etici differenti. Viene per sottolineato che durante il forum non stato preso in considerazione laspetto sociale della crisi ecologica. Il modello di sviluppo non si basa sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali ma anche sullo sfruttamento delluomo sulluomo. Per approfondimenti vedere: Fausta Bizzozzero, Quale modello, A rivista anarchica, Milano, n. 141, Novembre 1986. 187 Nellintervista risulta evidente linteresse dellintervistatrice per le universit verdi considerate come un importante esperienza di autogestione e di diffusione della cultura ecologica che porti luomo a adottare pratiche di vita rispettose dellambiente. Anna Donati afferma inoltre che illusorio pensare di poter entrare nelle istituzioni per modificarle ma evidente il fatto che il movimento verde ha bisogno di un livello organizzativo pi alto, come dellutilizzo dei mass media, per allargare il proprio messaggio. Per approfondimenti vedere: Fausta Bizzozzero, Il fascino ambiguo del potere, A rivista anarchica, Milano, n. 141, Novembre 1986.

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nonostante questo limite, viene sollecitata una maggiore partecipazione anarchica nel movimento verde.188 Dopo la nascita della Federazione delle liste verdi avvenuta a Finale Ligure nel novembre del 1986 la rivista ha continuato a rilevare lemergere, allinterno del movimento verde, di posizioni libertarie e fondamentaliste che si oppongono al processo di istituzionalizzazione del movimento.

Come emerso chiaramente a Finale ligure ed in altre assemblee dei verdi, non tutti coloro che sono impegnati nelle battaglie ecologiste sono sostenitori della lunga marcia attraverso le istituzioni.189

Inoltre la rivista, con la decisione di adottare una linea di astensione ai referendum sul nucleare, ritiene di poter contribuire a far scaturire allinterno della corrente libertaria del movimento verde una riflessione sui rapporti del movimento con le istituzioni e il potere.190 Nel marzo 87 si svolge a Verona un convegno dei Verdi dal titolo I Verdi e il potere. La rivista, come gi era avvenuto a Pescara, partecipa al convegno con un proprio banchetto e con la presenza di alcuni redattori ad alcuni laboratori di gruppo che affrontano il tema dellutilit della partecipazione istituzionale, della biodegradabilit politica dei Verdi, del senso della presentazione delle liste verdi alle politiche. Sul numero 145 della rivista viene pubblicato un dossier Verdi contenente i resoconti, le interviste fatte durante i giorni del convegno. Emerge di nuovo la visione di un movimento
Massimo Panizza sottolinea in merito: Credo sia fondamentale partecipare a intervenire in questo movimento, credo che la presenza nei vari forum di studio avrebbe lasciato il segno. Credo che tra le tante diversit, tante tensioni e tante domande, lo spazio per una partecipazione di segno libertario potrebbe essere ben pi ampio di quanto una lettura puramente ideologico-politica del fenomeno verde lascerebbe intendere. Massimo Panizza, C verde e verde, A rivista anarchica, Milano, n. 140, Ottobre 1986, cit., p. 6. 189 P.F., Perch non ci saremo, A rivista anarchica, Milano, n. 144, Marzo 1987, cit., p. 5. 190 In merito nellarticolo Perch non ci saremo si sottolinea: Si tratta di una riflessione non pi eludibile, se davvero vorranno evitare che il movimento verde diventi- al di l di qualsiasi scelta formale- un altro partitino tra i tanti, unaltra cinghia di trasmissione del consenso alle istituzioni. Con il nostro astensionismo e la cultura che lo sottende, noi assicuriamo a questa riflessione un contributo significativo.
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diviso sulle scelte da farsi ma, a differenza dei convegni precedenti, sono ormai pochi gli esponenti verdi che sostengono, in maniera chiara, la non partecipazione alle elezioni politiche. Infatti solo allintervento di Michele Boato (consigliere regionale della lista verde del Veneto) viene riconosciuto un chiaro rifiuto alla scelta.191 Negli altri interventi192 viene riscontrata la presenza di alcuni dubbi sulla partecipazione che non viene per rifiutata o viene considerata come uno strumento per modificare le istituzioni dallinterno, come chiaramente sostenuto da Giannozzo Pucci. La posizione di Giannozzo Pucci viene aspramente criticata da Fausta Bizzozzero che sottolinea, in una intervista a lui fatta193, che impossibile credere di poter modificare le istituzioni dallinterno perch sono le istituzioni che modificano le persone e non viceversa. Diversa la valutazione fornita dai redattori sul convegno. Per Massimo Panizza il convegno a confronto di quello di Pescara stato meno rappresentativo di tutta la complessit del movimento e constata, come era accaduto a Pescara, una scarsa presenza anarchica, valorizzando per la comunanza di idee con il movimento verde.

P.F., Perch non ci saremo, , cit., p. 5. 191 La rivista pubblica anche un intervista a Michele Boato di Fausta Bizzozzero dove emerge chiaramente una critica alla nascita della Federazione considerata un operazione politica scaturita da un concezione romana, centralista, sul modello PCI, PSI. La sua invece una visione di federazione dove il compito di segreteria deve essere svolto per sei mesi a rotazione da ogni lista locale. Lui individua nella partecipazione alle elezioni politiche un forte rischio di mutazione genetica delle liste verdi in senso centralistico e burocratico. Fausta Bizzozzero sottolinea i molti punti di convergenza delle sue idee con le idee libertarie. Fausta Bizzozzero, Trasformativa, concreta, alternativa, A rivista anarchica, Milano, n. 145, Aprile 1987. 192 Anna Donati nel suo intervento sottolinea la necessita di un necessario sviluppo di una cultura verde prima di un confronto con il potere. Favorevole alla partecipazione Marco Boato che ha sottolineato la necessita dello sviluppo di una cultura di governo ecologista. Per approfondimenti vedere: Massimo Panizza, Molte idee, anche nostre, A rivista anarchica, Milano, n. 145, Aprile 1987. 193 Nellintervista Pucci afferma che la lista verde di Firenze non entrer nella Federazione finch non ci saranno garanzie di un reale rispetto della sovranit delle liste locali, ma emerge la volont di entrare nelle istituzioni per poter svolgere una funzione omeopatica nei confronti del male potere ovvero di poter svolgere una funzione di neutralizzazione nei suoi confronti. Questa posizione viene aspramente criticata da Fausta Bizzozzero. Fausta Bizzozzero, Il rischio istituzioni, A rivista anarchica, Milano, n. 145, Aprile 1987.

A Verona cera la solita gente. Ce nera di vari tipi. Cerano i soliti politicanti e quelli dellultima ora, uniti nellamplificare la sirena elettorale e istituzionale. Ma cera anche tanta gente, individui, gruppi, per cui la scelta verde innanzi tutto una scelta esistenziale. Gente che lavora - e spesso lavora bene e sodo - per portare avanti idee che sono anche nostre. E, per fortuna, non solo nostre.194

Fausta Bizzozzero invece sottolinea il fatto che non emerso, durante il convegno, un radicale rifiuto del modello di sviluppo capitalista, ma constata un interesse per le idee libertarie e il fatto che molti partecipanti conoscano il pensiero di Kropotkin e di Bookchin.195 Diversa e limpressione che Franco Melandri ha del convegno partecipando ad uno dei gruppi laboratorio dal titolo: stata utile la presenza istituzionale dei Verdi, anche paragonandola a quella extraistituzionale?. Secondo lui a Verona le tensioni libertarie presenti nellarcipelago verde sono maggiormente emerse, e molti partecipanti hanno sostenuto la necessit di una radicale trasformazione della societ.

Molti partecipanti si sono anche espressi a favore di una radicale mutazione della societ che dia vita ad una nuova convivenza non solo ecologicamente rispettosa della natura ma anche realmente libera e giusta, basata su valori quali la libert individuale, luguaglianza fra le diversit, la non violenza.196

Alla vigilia delle elezioni politiche del giugno 87 Andrea Papi partecipa al convegno dal titolo Noi e gli altri animali organizzato il 21-22 marzo a Firenze dalla Federazione toscana delle liste verdi e da alcune associazioni ambientaliste. Il giudizio di Papi sul convegno molto negativo constatando in primo luogo la mancanza di un momento di confronto collettivo, e il tentativo delle liste verdi di porsi come forza politica legittimata a portare avanti le istanze animaliste.197 Tutto il convegno visto
Massimo Panizza, Molte idee, anche nostre, A rivista anarchica, Milano, n. 145, Aprile 1987, cit., p. 12. 195 Per approfondimenti vedere: Fausta Bizzozzero, Come i tedeschi?, A rivista anarchica, Milano, n. 145, Aprile 1987. 196 Franco Melandri, Diversit di opinioni e di intenti, A rivista anarchica, Milano, n. 145, Aprile 1987, cit., p. 12. 197 Andrea Papi in merito afferma: Un convegno dunque organizzato per sancire, molto poco per dibattere e confrontarsi al fine di decidere insieme quali strade percorrere. la vecchia storia della pratica politica
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impostato in una logica prettamente istituzionale e finalizzato a sancire linizio della campagna elettorale.

Promosso e voluto in tempi cos brevi dalle liste verdi toscane, sotto sotto stato concepito come il lancio della loro campagna elettorale, avendo con tempestivit sentito lodore di probabili elezioni anticipate.198

Dopo le elezioni politiche, che sanciscono la totale istituzionalizzazione dei Verdi, completa la delusione nutrita da A nei loro confronti. Una delusione che evidente nelle sue critiche rivolte alla nuova visione di Stato ecologico; una visione ecologista del sistema economico sostenuta dalla sinistra e dai Verdi, ritenuta non in grado di risolvere i problemi ecologici.199 Nel corso degli anni 90 la rivista si disinteressa alle vicende politiche dei Verdi ma continua a mantenere i rapporti, anche attraverso uno scambio di pubblicazioni, con Michele Boato.200

2.1.3 I gruppi animalisti


Linteresse della rivista nei confronti dei vari gruppi che lottano per la difesa degli animali, emerge alla met degli anni 80, in seguito alla pubblicazione di due articoli del gruppo Animal liberation di Forl, dove vengono chiaramente sottolineati i limiti di una visione di liberazione, che si interessa soltanto al superamento del dominio delluomo sulluomo, trascurando la necessit di porre fine al dominio delluomo sulla natura.
Appare sempre pi chiaro che luomo non pu liberarsi rimanendo solo allinterno della sua dimensione sociale, ma che deve altres fare i conti con il rapporto che instaura e instaurer con lambiente, sia quello organico che quello inorganico, di cui fa parte. Soltanto da un
consolidatasi, che tende ad ingabbiare le istanze dei movimenti allinterno della logica funzionale alla scelta strategica stabilita dalllite dirigenziale del partito. Andrea Papi, La gabbia istituzionale, A rivista anarchica, Milano, n. 146, Maggio 1987, cit., p. 32. 198 Andrea Papi, La gabbia istituzionale, , cit., p. 32. 199 Per approfondimenti vedere: P. M., Quando lo stato si tinge di verde, A rivista anarchica, Milano, n. 149, Ottobre 1987. 200 Appendice A. Intervista a Paolo Finzi redattore della rivista A - rivista anarchica.

corretto rapporto tra se e lambiente, sar possibile comprendere ed elaborare un programma di emancipazione dal dominio che sia rispondente alla dinamica reale.201

Per costruire una societ libera viene quindi constatata la necessit del superamento del dominio delluomo sugli animali. Questa citazione , a mio avviso, importante per comprendere lapproccio della rivista a questo tema; un approccio caratterizzato da una costante sottolineatura dei limiti delle varie associazioni che si battono per la difesa degli animali in un ottica istituzionale202, e da un particolare interesse per le azioni dirette, anche illegali, portate avanti da alcuni gruppi che lottano per la loro liberazione. Dalle pagine della rivista emerge una chiara condanna nei confronti della segregazione degli animali negli zoo, espressione tipica del dominio delluomo sugli animali, e il boicottaggio degli zoo ritenuto un primo passo importante per una modifica radicale dellimpostazione culturale dominante, che vede negli animali e in tutta la natura un oggetto da sfruttare. In merito Antonio Lombardo nellarticolo Dietro quelle sbarre203,dopo aver fatto una storia sintetica delle violenze fatte sugli animali nei secoli204, afferma:

Gruppo antivivisezione Animal liberation, Animal liberation, A rivista anarchica, Milano, n. 129, Giugno/Luglio 1985, cit., p. 5. 202 Sulle pagine della rivista emerge una realt animalista e antivivisezionista complessa, caratterizzata da associazioni che si muovo su un piano puramente legalitario e chi non ritiene le leggi un limite non necessariamente invalicabile. LENPA (lEnte Nazionale Protezione Animali), ente formato da Garibaldi e alla base della nascita della sensibilit animalista in Italia, visto strettamente legato alla logica istituzionale, burocratica. Una logica ritenuta poco efficace nella difesa degli animali. Per approfondimenti vedere: Gruppo antivivisezione Animal liberation, Un movimento sfilacciato, A rivista anarchica, Milano, n. 129, Giugno/Luglio 1985. 203 Antonio Lombardo, Dietro quelle sbarre, A rivista anarchica, Milano, n. 134, Febbraio 1986. 204 Linizio dello sfruttamento degli animali riconducibile, secondo Lombardo, allintroduzione del Serraglio nellantica Mesopotamia. Con i Romani abbiamo linizio dei combattimenti pubblici tra gli animali e gli uomini nelle arene. In seguito gli Aztechi nella citt di Tetzuco in Messico organizzano il primo giardino ecologico dove sono presenti non soltanto gli animali, ma anche uomini con peculiarit fisiche (nani, gobbi, albini). Agli inizi del XIX secolo avviene la separazione tra gli animali e gli esseri umani anormali, che sono rinchiusi negli istituti psichiatrici aperti al pubblico. Alla fine del secolo scorso si diffonde lusanza di costruire monumentali giardini zoologici nelle citt pi importanti per

201

Gli zoo di oggi, quindi, non sono che vetusti retaggi di un epoca caratterizzata dallarroganza del dominio e della conquista, non assolvono ad alcuna funzione culturale e continuano ad essere una istituzione totale come le carceri e i manicomi. E proprio come istituzione totale vanno rifiutati globalmente e quindi aboliti: nessun miglioramento pu modificarne lesistenza.205

La condanna di A nei confronti delle violenze inflitte sugli animali resa ancora pi forte dalla descrizione particolareggiata di tali violenze, che possibile individuare in alcuni articoli206, e dalla critica rivolta nei confronti della concezione moderna della caccia ritenuta non pi rispettosa della natura207. Nella rivista emergono molte riserve nei confronti degli strumenti istituzionali, considerati non efficaci per combattere questa violenza e la cultura di sadismo e di sopraffazione strettamente legata ad essa. Lo strumento referendario viene considerato inefficace e finalizzato a perpetuare la mentalit e le strutture vigenti, e a mantenere i privilegi, la disuguaglianza e lingiustizia. Infatti Andrea Papi nellarticolo Ma il referendum un boomerang208, attraverso lanalisi del successo di chi era favorevole alla vivisezione al referendum tenutosi in Svizzera nel 1985, vede nel referendum uno strumento che non pu modificare una realt di dominio ormai consolidata e protetta dalla legge.209
far conoscere alla gente le straordinarie variet di specie animali, esibite come trofei della supremazia occidentale sulle popolazioni extra-continentali assoggettate. 205 Antonio Lombardo, Dietro quelle sbarre, , cit., p. 6. 206 Per approfondimenti vedere: Antonio Lombardo, Ci sono polli e polli, A rivista anarchica, Milano, n. 134, Febbraio 1986. Laura Girardello, Sangue e arena, A rivista anarchica, Milano, n. 137, Maggio 1986. Gianni Sartori, Quanta ipocrisia per quelle balene, A rivista anarchica, Milano, n.162, Marzo 1989. Enrico Bellelli, Come il topolino insegna, A rivista anarchica, Milano, n. 228, Giugno 1996. 207 Per approfondimenti vedere: Massimo Panizza, Anticacciatori in campo, A rivista anarchica, Milano, n. 138, Giugno/Luglio 1986. 208 Andrea Papi, Ma il referendum un boomerang, A rivista anarchica, Milano, n. 134, Febbraio 1986. 209 In merito Andrea Papi afferma: [] la legge si sorregge sulla violenza e sulla sopraffazione, legittimata dal bisogno di non sovvertire lordine esistente, considerato, a torto o a ragione non ha importanza, lunico ordine possibile. Le conseguenze cui non possibile sfuggire sono sotto gli occhi di tutti: la

Infatti lo strumento referendario, che si sorregge su un principio quantitativo e non qualitativo in quanto espressione della volont della maggioranza, ha bisogno dellintervento del legislatore per lattuazione pratica del suo risultato.

[] saranno i governanti in carica a definire, sancire e mettere in atto le norme legislative che dovranno interpretare le indicazioni espresse dal voto. E costoro sono quelli che presiedono a garantire lordine in atto, il medesimo prima, durante e dopo lo stesso svolgimento del referendum.210

Il referendum risulta quindi uno strumento inadatto a condurre battaglie di emancipazione e di trasformazione radicale della societ, e viene criticato anche nel contesto della nuova raccolta di firme per un nuovo referendum sulla caccia nel 1986; referendum che verr successivamente annullato dalla Corte Costituzionale.211 Altre critiche, nei confronti di una visione di lotta per la liberazione degli animali vista in un ottica prettamente istituzionale, emergono nel resoconto fatto da Andrea Papi del convegno Noi e gli altri animali, organizzato dalla Federazione toscana delle liste verdi e da diverse associazioni ambientaliste nel marzo 87. Un convegno considerato rappresentativo di tutto larco animalista italiano, ma impostato in una logica prettamente istituzionale finalizzata a considerare latto di protesta giuridico, come lo strumento pi idoneo per perseguire la liberazione degli animali.

La liberazione degli animali stata vista soprattutto attraverso atti di protesta giuridici. Unemancipazione legislativa tutta tesa a definire una normativa protezionista, equiparando, forse senza volerlo, il
limitazione della libert, il degrado ecologico, la violenza sugli animali, il militarismo come soluzione dei conflitti, la burocrazia per realizzare una presunta efficienza, ecc., tutto sorretto e gestito con la legislazione vigente dallo stato, concepito come unico modo per rendere possibile la convivenza e la perpetuazione delle relazioni umane. Andrea Papi, Ma il referendum un boomerang, , cit., p. 9. 210 Andrea Papi, Ma il referendum un boomerang, , cit., p. 9. 211 Per approfondimenti vedere: Massimo Panizza, Anticacciatori in campo, A rivista anarchica, Milano, n. 138, Giugno/Luglio 1986. Gianluca Felicetti, Punti interrogativi, A rivista anarchica, Milano, n. 146, Maggio 1987.

decantato animalismo ad una nuova giurisprudenza, stabilita dagli umani per ritrovarsi, questa volta a favore degli altri animali: Gli animalisti vogliono cos, umanisticamente, salvare gli animali non umani. Il vecchio vizio della politica inventata dalluomo veramente duro a morire.212

La pratica dellazione diretta accettata dal convegno ma soltanto inserita nella scelta istituzionale, come supporto indispensabile di pressione per far emanare buone leggi. La posizione della rivista sostanzialmente differente perch considera lazione diretta come lo strumento pi idoneo di lotta per la liberazione degli animali. Questo risulta evidente nellanalizzare linteresse di A nei confronti di Roberto Duria, prima persona condannata in Italia per azioni di sabotaggio contro gli strumenti atti alla cattura degli uccelli213, e per lAnimal Liberation Front, gruppo che compie azioni dirette, anche illegali, per liberare gli animali e causare perdite finanziarie ai responsabili dei maltrattamenti nei loro confronti.214 La rivista ha pubblicato sulle sue pagine lintervento del portavoce dellALF Robin Lane al convegno Noi e gli altri animali di Firenze215. Un

Andrea Papi, La gabbia istituzionale, A rivista anarchica, Milano, n.146, Maggio 1987, cit., p.32. 213 La rivista pubblica unintervista di Andrea Papi a Roberto Duria, nella quale valorizzata limportanza dellazione diretta come strumento fondamentale della lotta animalista. Andrea Papi condivide questa posizione. Roberto Duria stato condannato nel 1985 per aver dato fuoco nel giugno 1982 ad uno stand di tiro a piccione a San Gottardo. Successivamente si dedicato ad azioni di disturbo alluccellagione con fischietti e altri strumenti acustici. Duria ritiene che le azioni dirette stanno diventando sempre pi forza trainante per le esigenze di un nuovo rapporto con la natura, ma crede anche che le petizioni siano uno strumento utile per creare un consenso popolare che possa interessare qualche politico, in cerca di qualche voto, e che lo porti a proporre alcune leggi in favore della natura. Gli animalisti per lui devono rivedere la validit delle denuncie alla magistratura che possono servire per avere spazio sui giornali ma poi cadono nel vuoto. Per approfondimenti vedere: A. P., La pratica dellazione diretta, A rivista anarchica, Milano, n. 146, Maggio 1987. 214 Alle origini di ALF vi il gruppo Band of mercy nato in Gran Bretagna nel 1972 con il fine di compiere azioni dirette sporadiche contro i cacciatori. Nel 1976, il gruppo cambiato il nome in ALF, estende le sue azioni contro tutti coloro che maltrattano gli animali.. LALF ha condotto azioni contro il commercio di pellicce con lutilizzo di ordigni per far saltare i sistemi antincendio nei grandi magazzini che le vendono provocando lallagamento del negozio, e incendiando i camion per la consegna delle pellicce. Lobiettivo principale contro cui combatte lALF il commercio della carne, e spesso i suoi militanti hanno infranto le vetrine delle macellerie e delle pescherie. 215 Robin Lane, I cavalieri dellA.L.F., A rivista anarchica, Milano, n. 146, Maggio 1987.

212

intervento contestato dalla platea del convegno ma valorizzato da Andrea Papi:

[] la relazione presentata da Robin Lane sulla filosofia e le scelte di lotta diretta portate avanti dallAnimal Liberation Front, non solo non stata accolta con entusiasmo, ma stata sostanzialmente rifiutata e contestata.[] soprattutto perch si colloca su un piano totalmente altro: vuole liberare gli animali e sottrarli dalle grinfie dei torturatori umani senza preoccuparsi, anzi rifiutando, di normalizzare e legiferare.216

La rivista ha quindi dato valore al metodo dellazione diretta utilizzato dallorganizzazione, ma ha anche criticato alcune sue azioni, come la distruzione delle vetrine delle macellerie e delle pescherie, e il fatto che lorganizzazione si consideri portatrice di una verit assoluta, non accettando nessun tipo di confronto e manifestando segni di intolleranza nei confronti di chi non condivide in pieno le sue posizioni. Nel corso degli anni 90 linteresse di A nei confronti dallAnimal Liberation Front e di tutti i gruppi che praticano forme di azione diretta diminuito. In questi anni importante il contributo della rivista al dibattito nato in seguito alla pubblicazione nellestate del 1992 del saggio La protezione degli animali e lolocausto scritto da due studiosi americani Arnold Arluke e Boria Sax. Nel saggio viene analizzata a fondo la legislazione del terzo Reich per la protezione degli animali. Una legislazione di particolare rilievo che porta i due autori ad affermare che lanimalismo sia strettamente legato allideologia nazionalsocialista.

Arluke e Sax ritengono che lanimalismo si inserisca perfettamente nellideologia nazionalsocialista che, poggiando su una visione estremamente gerarchica della natura, accomuna il destino delle razze superiori a quello degli animali pi forti nella lotta per la sopravvivenza e lautoaffermazione.[] Arluke e Sax finiscono con lasserire che causa dellolocausto sarebbe stata il timore di
216

Andrea Papi, La gabbia istituzionale, , cit., p. 32.

contaminazione genetica del popolo tedesco la cui unicit derivava anche dal proprio e simpatetico rapporto con gli animali.217

La pubblicazione del libro ha dato adito ad un ampio dibattito alimentato da due articoli pubblicati sulla rivista La nuova ecologia e sul quotidiano La Stampa218, nei quali viene sollevata lipotesi di un legame ideale tra il movimento animalista e il nazismo. Sulle pagine della rivista viene evidenziata la pochezza di queste argomentazioni e viene indicato come obbiettivo della polemica che ne derivata, un tentativo di attacco nei confronti dellecologismo pi radicale. Inoltre la rivista si interessata ai sostenitori del vegetarianismo in forte aumento dopo laffermarsi del problema mucca pazza, attraverso unanalisi della storia del

vegetarianismo italiano. Una storia che ha le sue origini nella formazione della Societ vegetariana italiana nel 1952, per opera di Capitini. Valerio Pignatta nellarticolo Vegetariani come e perch219, elenca le varie motivazioni che spingono molte persone alla scelta vegetariana; motivazioni che vanno da quelle di carattere religioso, a quelle di tipo salutista, fino ad arrivare ad una scelta politica, visto la non equa distribuzione delle risorse del mondo. Emerge dalle pagine della rivista una visione di vegetarianismo come scelta non violenta; una scelta che deve essere individuale e non unadesione fanatica ad un dogma uguale per tutti. Ne deriva quindi una critica nei confronti di una visione vegetariana integralista sostenuta da alcune associazioni animaliste come lAnimal Liberation Front.
Maria Matteo, Lo scrigno della natura, A rivista anarchica, Milano, n.194, Ottobre 1992, cit., p. 7 218 Per approfondimenti vedere: Anna Maria Buzzone, Animalisti discolpatevi, Hitler la pensava come voi, La Stampa, Torino, Venerd 4 Settembre 1992. Fulvia Fazio, Olocausto per soli uomini, La nuova ecologia, Settembre 1992. 219 Valerio Pignatta, Vegetariani come e perch, A rivista anarchica, Milano, n. 228, Giugno 1996. Per approfondimenti sul tema vedere: Franco Delor, Pasquale Messina, Vegetarianismo, primo passo verso la pace, A rivista anarchica, Milano, n. 128, Maggio 1985. Roberto Tomasi, Vegetarismo perch, A rivista anarchica, Milano, n. 147, Giugno/Luglio 1987. Alessandro Restelli, Il caso Guet, A rivista anarchica, Milano, n. 210, Giugno/Luglio 1994.
217

2.2

IL NUCLEARE

Lattenzione di A nei confronti del nucleare nasce con lo svilupparsi, nel contesto mondiale, di un dibattito intorno alle misure adottabili per superare la crisi petrolifera del 1973, tale crisi viene vista come conseguenza dello sfruttamento perpetuato per anni dai paesi occidentali nei confronti dei paesi mediorientali, che cercano ora di riequilibrare le condizioni critiche delle loro bilance dei pagamenti e rimuovere gli ostacoli per un loro sviluppo economico. Dalle pagine della rivista emerge una previsione

sostanzialmente negativa sul futuro energetico. I giacimenti petroliferi sono visti esauribili nellarco di trenta, quaranta anni; un arco di tempo per ritenuto sufficiente per mettere a punto forme e tecniche di

approvvigionamento e di sfruttamento di nuove energie. In merito Emilio Cipriano nellarticolo Non colpa degli sceicchi220 afferma:

La situazione creatasi e che si sta sempre di pi sviluppando impone la ricerca di nuove forme di energia. I progetti sono molti, ma quello che crediamo predominer nel lungo periodo sar lenergia nucleare, atteso che nellimmediato futuro verranno utilizzate altre energie, oggi in parte accantonate, quali il carbone, in considerazione del fatto che la costruzione e la messa in funzione di una centrale nucleare richiede numerosi anni. Questo significa che lo stato imprenditore eroder altri spazi al capitalismo sottraendogli un altro settore vitale: le fonti energetiche. 221

La crisi petrolifera viene quindi considerata come passo successivo nel processo ormai inarrestabile di crisi del modello economico capitalista-222

Marco Muzzatti, Valerio Pignatta, A proposito di animali, A rivista anarchica, Milano, n. 230, Ottobre 1996. 220 Emilio Cipriano, Non colpa degli sceicchi, A rivista anarchica, Milano, n. 26, Gennaio/Febbraio 1974. 221 Emilio Cipriano, Non colpa degli sceicchi, , cit., p. 8. 222 Nellarticolo del nucleo anarchico Utopia di Napoli Chi si nasconde dietro lecologia viene rilevato il fatto che la crisi economica di quegli anni una crisi strutturale di un sistema capitalistico che evolve attraverso una modifica dei rapporti di produzione verso altre strutture, che assicurino sempre il perpetuarsi di una societ basata sulla disuguaglianza. Il Nucleo Anarchico Utopia nellarticolo I limiti dellenergia alternativa, evidenzia il fatto che le societ petrolifere, dopo aver imposto limpiego di petrolio quale unica fonte energetica a tutti i paesi, vogliono passare al monopolio di tutte le fonti energetiche. La crisi petrolifera viene vista come uno strumento in mano agli USA per

Dato questo prevedibile sviluppo delleconomia viene spontaneo chiedersi se il ciclo delleconomia capitalista non si avvicini, ancor di pi rapidamente di quanto fosse prevedibile, alla sua conclusione. Il capitalismo era sorto, tra laltro, sullidea di sfruttamento privato e intensivo dellenergia e questi presupposti stanno, giorno dopo giorno, esaurendosi.223

Laffermarsi in questi anni di un sistema energetico sempre pi soggetto ad un controllo centralizzato da parte dello Stato, viene aspramente criticato da A, soprattutto in seguito allapprovazione del piano governativo per la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia nel 1976. In tale contesto il nucleare viene considerato non solo come problema ecologico, in seguito ai rischi insiti al suo utilizzo, ma anche politico, visto il suo utilizzo da parte di uno Stato sempre alla ricerca di una massima concentrazione del potere nelle mani di pochissime persone.224 La scelta nucleare italiana viene quindi vista da A come tipica espressione della politica dei governi italiani, portata avanti dal dopoguerra ad oggi e basata sulla fedelt al blocco occidentale, dominato dagli Stati Uniti, e su un processo di ricostruzione

perpetuare la propria egemonia, e la scelta nucleare considerata lultima carta dellEuropa per conservare un ruolo mondiale in funzione antiamericana. Nucleo Anarchico Utopia, Chi si nasconde dietro lecologia, A rivista anarchica, Milano, n.59, Ottobre 1977. Nucleo Anarchico Utopia, I limiti dellenergia alternativa, A rivista anarchica, Milano, n. 58, Agosto/Settembre 1977. 223 Emilio Cipriano, ibidem. 224 Tonino D., professore di storia della fisica alluniversit di Napoli, intervistato dalla rivista sottolinea: Il problema delle centrali nucleari importante oggi perch un nodo storico che viene al pettine; mi riferisco al fatto che le centrali nucleari rappresentano una fonte energetica particolare, di fronte alla quale si possono realizzare fonti energetiche alternative.[] lenergia nucleare rappresenta una societ centralizzata, sempre pi burocratizzata in cui la delega viene affidata a pochissime persone (scienziati o politici). Daltra parte c unenergia che popolare, cio facilmente realizzabile, controllabile, decentrabile e che quindi non prevede nessun processo di delega. Ad esempio in Olanda lenergia veniva ottenuta con i mulini a vento, cio in una maniera che qualsiasi contadino poteva realizzare senza dipendere da nessuno.[]Questi sono due modelli di sviluppo diversi, ed chiaro che il vecchio sistema obbligato per forza ad andare avanti sulla strada della massima concentrazione delle istituzioni, delle deleghe e quindi della massima concentrazione del potere nelle mani di pochissime persone. Di qui la scelta della via delle centrali nucleari, perch solo in questo modo pu giustificare il suo potere. Giustificarlo dicendo che, con le centrali nucleari, fornisce a tutti energia in quantit illimitata; cos giustifica il suo potere che potere di pochi a vantaggio di pochi. Centro redazionale della provincia di Napoli, Lenergia alternativa contro le centrali nucleari, A rivista anarchica, Milano, n. 55, Aprile 1977, cit., p. 24.

industriale finalizzato allestensione del profitto padronale e ad una concentrazione del potere tecnico, scientifico, politico, economico.225 Ma la rivista non si limiter, negli anni 70, soltanto ad un approccio di carattere politico al problema. Attraverso alcune interviste a lavoratori, contaminati dalle radiazioni durante il loro lavoro in una centrale nucleare, e ingegneri sanitari, la rivista porta alla luce lo scarso livello di sicurezza presente in alcune centrali e le numerose malattie legate agli effetti delle radiazioni.226 Dalle pagine della rivista emerge una forte valorizzazione dellimportanza dellutilizzo di fonti energetiche alternative allutilizzo dellatomo. Lutilizzo di forme di energia popolare, alternative e decentrate, sono considerate molto importanti per favorire una

partecipazione attiva della popolazione alla formazione di energia, e un cambiamento radicale del modello di vita esistente. In merito, nellarticolo Lenergia alternativa contro le centrali nucleari227, viene sottolineato:

Un mulino a vento chiaramente deve essere curato, bisogna anche regolarlo, bisogna stare attenti perch lenergia c e a volte no, perch manca il vento. Non una fonte accentrata n costante, ci richiede un cambiamento del modello di vita. Un modello di vita 228 alternativo a quello esistente.

Emerge quindi unattenzione particolare a tutte le possibili tecniche finalizzate ad un utilizzo dellenergia solare, eolica, idrica, anche attraverso unanalisi delle varie esperienze comunitarie di questi anni, dove vengono utilizzate fonti energetiche alternative per soddisfare il fabbisogno energetico, e una costante denuncia allo scarso utilizzo di queste tecniche nei paesi capitalisti. In merito il nucleo anarchico Utopia di Napoli,
Per approfondimenti vedere: Nucleo Anarchico Utopia, I limiti dellenergia alternativa, A rivista anarchica, Milano, n.58, Agosto/Settembre 1977. Nucleo Anarchico Utopia, Atomocrazia, A rivista anarchica, Milano, n. 64, Aprile 1978. 226 Centro redazionale della provincia di Napoli, Il nostro obbiettivo: il rischio zero, A rivista anarchica, Milano, n. 55, Aprile 1977. Centro redazionale della provincia di Napoli, Parlano due lavoratori radioattivi, A rivista anarchica, Milano, n. 55, Aprile 1977. 227 Centro redazionale della provincia di Napoli, Lenergia alternativa contro le centrali nucleari, . 228 Centro redazionale della provincia di Napoli, Lenergia alternativa contro le centrali nucleari, , cit., p. 26.
225

attraverso unanalisi, pubblicata sulle pagine della rivista, di due nuove tecnologie energetiche chiamate MIUS e TOTEM, sottolinea:
Il ruolo complementare e subalterno dato a queste proposte tecniche, come a quelle di utilizzazione dellenergia solare, eolica, etc., rispetto allopzione nucleare deriva da motivi politico-economici di fondo propri del nostro regime capitalista. Se anche non avessimo minimamente bisogno del nucleare come fonte energetica, gli interessi politici, economici e tecnologici che si basano su di esso ne reclamerebbero uno sviluppo. Porre la questione della limitatezza delle riserve energetiche senza denunciare gli sprechi propri del capitalismo, esaltare la necessit dellenergia nucleare relegando le possibili alternative significa rendersi complici del disegno di potere.229

Ma anche lutilizzo di fonti energetiche alternative pu avere degli effetti inquinanti. Infatti viene individuato nellutilizzo di pannelli solari per catturare lenergia solare un potenziale rischio di innalzamento della temperatura terrestre. E quindi evidente la necessit di un utilizzo mirato di tali fonti che si basi su criteri di decentramento, di autogestione, e su una dimensione domestica, considerati tutti alla base del superamento dei potenziali effetti inquinanti.230 Dalla pagine della rivista emerge un appello rivolto a tutto il mondo libertario per una maggiore mobilitazione nella lotta contro il nucleare, ritenuta una tappa importante verso la rivoluzione libertaria. Risulta quindi evidente linteressamento di A alla lotta contro la costruzione della centrale nucleare di Montalto di Castro231, successiva allapprovazione del

Nucleo Anarchico Utopia, Atomocrazia, , cit., p. 11. Per approfondimenti vedere: Nucleo Anarchico Utopia, Atomocrazia, . Nucleo Anarchico Utopia, Chi si nasconde dietro lecologia, . 231 Tonino D. valorizza sulle pagine della rivista la lotta condotta dalla popolazione di Montalto di Castro contro la centrale nucleare. A suo parere le lotte contro le centrali finora condotte hanno allungato i tempi di costruzione di esse da cinque a dieci anni, rendendole meno vantaggiose dal punto di vista economico. La mobilitazione deve ora indirizzarsi contro i piani devacuazione delle zone dove sorgono le centrali. Il potere non vuole rendere pubblici questi piani di sgombero per non allarmare la popolazione. Si pu chiedere con forza e giustamente che la popolazione sia avvertita di quello che le pu capitare: nubi radioattive, ecc. Questo un diritto della popolazione: non un grande diritto, perch il diritto maggiore quello dellautodecisione, cio dovrebbe
230

229

piano energetico governativo nel 76, che critica la non partecipazione del PCI interessato ad una politica filonucleare necessaria per la sua legittimazione politica.232 Agli inizi degli anni 80 continua lanalisi sui limiti dello sviluppo capitalista; unanalisi che porta a ritenere ancor pi necessario, un cambiamento radicale della societ per poter scongiurare il rischio di ecocatastrofe ritenuta:
233

e una ancor pi forte opposizione alla scelta nucleare

[] il tentativo da parte della lite tecnocratica dominante di rilanciare su scala planetaria e in termini pi aggiornati lo stesso modello di sviluppo ormai divenuto fatiscente.234

Sempre forte , sulle pagine della rivista, la sottolineatura della visione centralista legata allutilizzo del nucleare e limportanza dellutilizzo di fonti energetiche alternative235. Lo Stato nucleare viene visto come uno

essere la popolazione stessa a decidere se la centrale va costruita nel proprio territorio o no. Centro redazionale della provincia di Napoli, Lenergia alternativa contro le centrali nucleari,, cit., p. 25. 232 In merito il Nucleo Anarchico Utopia sottolinea: La linea del PCI rientra, quindi, nel quadro generale della sua strategia politica quale forza di governo responsabile, tutelatrice degli interessi nazionali e capace di prospettare un passaggio indolore verso un nuovo modello di sviluppo ottenibile su tempi lunghi con la introduzione progressiva di elementi di socialismo agendo sullapparato economico dal lato dei consumi, anzich direttamente su quello della produzione e officiando in questo modo unautentica politica dellausterit. Nucleo Anarchico Utopia, I limiti dellenergia alternativa, , cit., p. 29. 233 Pompeo Bruno, nellarticolo Nucleare ultima follia, sottolinea la necessit di un nuovo modello di sviluppo: [] in grado di consentire unuscita della [sic] crisi in avanti: un modello che quindi imponga dei limiti alla tecnologia ed alla produzione, che risparmi le risorse naturali, utilizzando maggiormente quelle rinnovabili, che preservi gli equilibri favorevoli alla vita che favorisca la crescita e la sovranit delle comunit e degli individui. Un modello questo che rappresenta il punto di riferimento per tutto leterogeneo movimento ecologista, ma che in ogni caso non sufficiente da solo a garantire un progetto globale di liberazione umana, poich questultima presuppone labbattimento e la soppressione di ogni forma di dominazione e di sopraffazione politico-economica-psicologica-sessuale e sociale. Pompeo Bruno, Nucleare ultima follia, A rivista anarchica, Milano, n. 87, Novembre 1980, cit., p. 27. 234 Pompeo Bruno, Nucleare ultima follia, , cit., p. 7. 235 Anche Murray Bookchin sottolinea limportanza delle fonti energetiche alternative, ma queste non bastano a scongiurare i rischi di eco catastrofe, infatti necessario un nuovo rapporto delluomo con la natura.

Stato poliziesco, centralizzato, che vuole proteggere le sue installazioni e produzioni; ma anche lutilizzo delle energie alternative non deve essere centralizzato ma basarsi su una visione decentrata, domestica. La visione di Stato centralizzato antinucleare che impone dittatorialmente a tutti i cittadini un altro tipo di sviluppo viene considerata una visione ecofascista. In merito Yvon Bourdet nellarticolo Ecologia e autogestione236 sottolinea:

Considerando che sarebbe troppo lungo e praticamente impossibile educare in tempo i cittadini [ ad una visione antinucleare], alcuni si ergono a contro-esperti e, di fronte al pericolo imminente ed irreversibile della proliferazione nucleare, sono pronti a sostenere uno stato centralizzato antinucleare che imporrebbe dittatorialmente a tutti i cittadini un altro tipo di sviluppo, di non sviluppo, ovvero di involuzione, incitandoli, obbligandoli a consumare con sobriet delle energie dolci, in piccole unit che utilizzano fonti rinnovabili e, entro limiti, che ne permettono effettivamente il rinnovo: le foreste, ad esempio, sono per principio rinnovabili, ma potrebbero (ed hanno potuto) essere distrutte dai bisogni delledilizia o del riscaldamento, il che porterebbe (ed ha portato) a conseguenze ecologiche negative notevoli e, in larga misura, irreversibili. Si pu ipotizzare che per prescrivere efficacemente una simile conversione delle tecniche, delle consuetudini e delle mentalit, lo stato antinucleare dovrebbe essere altrettanto potente dello stato nucleare e disporre di un apparato repressivo pi diversificato.237

Lapproccio marxista-leninista al nucleare viene aspramente criticato sulle pagine della rivista attraverso la pubblicazione di due articoli di John Clark, docente di filosofia alluniversit di New Orleans negli Stati Uniti, nei quali viene sottolineata lambivalenza della visione marxista-leninista. Tale visione da una parte risulta preoccupata per i pericoli dellenergia nucleare e molto critica nei confronti di un suo utilizzo per un incremento del profitto capitalista e per sostenere il suo progetto di legittimazione, ma, al tempo
Le ecotecnologie sono efficienti e rinnovabili, ma c di pi: o il nostro metabolismo con la natura sar interdipendente al punto che vediamo noi stessi dentro in modo naturale, e non al di sopra di esso, oppure ne diventeremo i pi distruttivi parassiti. Murray Bookchin, Agricoltura, mercato, morale, A rivista anarchica, Milano, n. 132., Novembre 1985, cit., p. 36. 236 Yvon Bourdet, Ecologia e autogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 89, Febbraio 1981. 237 Yvon Bourdet, Ecologia e autogestione, , cit., p. 31.

stesso, considera il nucleare in modo differente se questo viene utilizzato da un vero Stato operaio e per uno sviluppo socialista delle forze produttive.238 Ma quello che caratterizza lapproccio della rivista al nucleare in questi anni laccentuarsi della sua attenzione nei confronti del movimento antinucleare, un movimento nel quale si constata la presenza di valori e di idee libertarie.239 Ne deriva quindi una forte attenzione nei confronti delle iniziative antinucleari promosse contro le decisioni di costruire nuove centrali nucleari prese dalla regione Puglia240 e dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) nel febbraio 83241. Questattenzione si rivolge anche alla lotta condotta in Italia e in Gran Bretagna contro linstallazione dei missili a gittata intermedia decisa dalla NATO nel 79242. Linteresse nei confronti della lotta conto i missili Cruise

Per approfondimenti vedere: John Clark, Marxismo e tecnologia, A rivista anarchica, Milano, n. 105, Novembre 1982. John Clark, Anarchismo e crisi mondiale, A rivista anarchica, Milano, n. 108, Marzo 1983. 239 In merito Pompeo Bruno nellanalizzare lespansione dei vari movimenti ecologisti, antinucleari, e delle tecnologie alternative afferma: Sta di fatto che questi movimenti incarnano valori e idee libertarie, e se noi non fossimo in grado, in quanto anarchici, di fungere come forza di aggregazione, di chiarificazione e di stimolazione, perderemmo unaltra buona occasione. Pompeo Bruno, Nucleare ultima follia, A rivista anarchica, Milano, n. 87, Novembre 1980, cit., p. 27. 240 La rivista pubblica un resoconto del Campeggio Antinucleare Anarchico tenutosi a Chiatona, presso Taranto, nellagosto 82, uniniziativa di campeggio organizzata per contrastare la decisione del governo regionale di imporre un piano energetico che prevede la costruzione di una centrale a carbone a S. Pietro Vernotico e di una centrale nucleare a Carovigno o Avetrana. Nel resoconto vengono evidenziate le difficolt che i partecipanti del campeggio hanno trovato nel cercare di stabilire un contatto con la popolazione locale, per far comprendere il loro rifiuto al nucleare, ma anche gli aspetti positivi individuati nellesperienza autogestionaria che i membri del campeggio hanno portato avanti per venti giorni. P.F., Un Campeggio antinucleare, A rivista anarchica, Milano, n. 106, Dicembre 1982/Gennaio 1983. 241 La delibera del CIPE del 22 febbraio 83 individua in Trino Vercellese o Salluggio in Piemonte, Viadana o San Benedetto Po in Lombardia, Carovigno o Avetrana in Puglia, i tre siti dove costruire tre nuove centrali nucleari. A critica aspramente questa decisione e linformazione data dai mass media volta ad enfatizzare i vantaggi che alla collettivit derivano dallapprovazione di questa delibera, e a nascondere gli aspetti negativi e i rischi connessi alla scelta nucleare. Per approfondimenti vedere: AA.VV., Una scelta di morte nucleare, A rivista anarchica, Milano, n. 108, Marzo 1983. 242 La decisione di installare 112 missili Cruise, in esecuzione del voto parlamentare del Dicembre 79, viene presa dal Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini. Questa una delle prime decisioni prese dal suo governo, dopo la sua nomina nel giugno 81. Lannuncio della decisione dar vita ad una serie di manifestazioni di protesta da parte del

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si sviluppa su due piani differenti. In primo luogo, dalle pagine della rivista, emerge una forte denuncia dei rischi di potenziali incidenti nucleari, connessi allinstallazione dei missili e una sottolineatura del legame tra la politica missilistica e la costruzione sempre pi numerosa di centrali nucleari che devono produrre plutonio, utilizzato nei missili pi sofisticati, pi leggeri, pi veloci.243 Di maggior importanza la cronaca della lotte condotte a Comiso contro linstallazione dei missili, dal 83 al 84. Dalle pagine della rivista emerge un forte interesse nei confronti delle iniziative intraprese dal Coordinamento delle Leghe Autogestite (nel quale forte la presenza anarchica) per impedire la costruzione della base, attraverso loccupazione pacifica dellaeroporto Magliocco, aeroporto ritenuto fondamentale per la costruzione della base e linstallazione dei missili. La rivista pubblica quindi una cronaca puntuale dei vari tentativi dirruzione nella base degli appartenenti alle Leghe Autogestite e ha un ruolo importante nel rilevare la diversit delle forme di lotta adottate da queste e dal Campo internazionale per la pace organizzato dai pacifisti, in buona parte provenienti dallestero, nellestate 82. Infatti le Leghe Autogestite propendono per unoccupazione pacifica della base attraverso unazione di massa che veda la partecipazione della popolazione locale, ponendosi in contrasto alle forme di lotta adottate dal Campo internazionale per la pace (scioperi della fame, blocchi stradali, presidi.) ritenute fittizie.244 Vengono
movimento pacifista che, pur con alti e bassi di intensit, continuer a svolgere la propria azione negli anni successivi, collegata con il movimento su scala europea, che ha i suoi punti di forza in Germania e Olanda. 243 In merito Giuseppe Sette, docente di fisica delluniversit di Genova, intervistato da Maria Teresa Romiti, dopo aver descritto lutilizzo del plutonio nelle nuove armi nucleari afferma: allora forse si pu chiarire a cosa servono le centrali nucleari: occorre agli Stati Uniti che vi siano dei posti, possibilmente non sul loro territorio, dove i rischi sarebbero troppo grossi, che riciclino lUranio 238 per farlo diventare plutonio utilizzabile nelle nuove armi pi sofisticate, pi leggere, pi veloci. per questo che gli Stati Uniti hanno smesso di costruire centrali nucleari che potevano avere senso ventanni fa ma che oggi sono antieconomiche e rischiose. I paesi collegati devono invece svolgere la stessa funzione di Bhopal, serbatoi per poter produrre tutto ci che troppo rischioso o troppo poco economico da produrre in casa ma che comunque serve. Maria Teresa Romiti, A chi serve il nucleare, A rivista anarchica, Milano, n. 136, Aprile 1986, cit., p. 16. 244 Nel numero 108 viene pubblicato un bollettino del Coordinamento Leghe Autogestite dove riportata la decisione presa dallassemblea delle Leghe di portare avanti il progetto di occupazione pacifica attraverso un coinvolgimento della popolazione locale.

quindi riportati sulla rivista i comizi organizzati dalle Leghe, in molte citt siciliane, per creare un consenso popolare al progetto di occupazione.245 A si interessa anche, ma in minor modo e attraverso una sottolineatura del ruolo dominante assunto dai pacifisti comunisti, alle attivit del Campo internazionale per la pace, anche dando notizia delle azioni repressive intraprese dalle forze dellordine nei confronti dei partecipanti al campo.246 Nellestate 83 lazione di protesta si intensifica con un aumento delle azioni di blocco dei cancelli della base, dei sit-in, dei comizi, delle iniziative di sciopero della fame. Liniziativa di occupazione di massa della base di Comiso, promossa dalle Leghe Autogestite per il 22-23-24 luglio, un sostanziale fallimento. Infatti alliniziativa partecipano soltanto 300 attivisti e minima la partecipazione della popolazione locale. Inoltre liniziativa finisce in maniera drammatica la sera del 24, in seguito alle cariche delle forze dellordine contro i militanti. Nel numero 112 della rivista sono pubblicati una serie di articoli che, oltre a fare una cronaca di quanto accaduto in quei giorni247, cercano di individuare le ragioni che sono alla

Unoccupazione reale e definitiva, che veda impegnati i lavoratori, le donne, gli studenti di Comiso e dintorni, quindi non un azione minoritaria, da addetti ai lavori cui gli sfruttati di Comiso restano sostanzialmente quasi estranei, ma unazione di massa e autogestita che veda come protagonisti i comisani stessi. Coordinamento Leghe Autogestite, Comiso/continua la lotta, A rivista anarchica, Milano, n. 108, Marzo 1983, cit., p. 20. 245 Per approfondimenti vedere: Coordinamento Leghe Autogestite, Comiso/continua la lotta, . Cronache sovversive, Comiso/repressione e lotta, A rivista anarchica, Milano, n. 109, Aprile 1983. Stefano Fabbri, La rivolta di Ragusa, A rivista anarchica, Milano, n. 140, Ottobre 1986. 246 Per approfondimenti vedere: Cronache sovversive, Comiso/repressione e lotta, . 247 Domenico Pucciarelli, redattore del bimestrale anarchico IRL di Lione, e Pippo Gurrieri, redattore della rivista Sicilia Libertaria, negli articoli Cronaca di unoccupazione mancata e Ritessere le fila fanno una cronaca dei tre giorni di lotta promossi dalle Leghe e della repressione della sera del 24. Negli articoli viene sottolineata la scarsa partecipazione alliniziativa. Infatti loccupazione, prevista per il 22, viene rinviata al giorno successivo in seguito alla scarsa partecipazione. La mattina del 23 si svolge unassemblea delle leghe nella quale viene deciso di organizzare un corteo che passi per il centro di Comiso e arrivi successivamente alla base. Con questa iniziativa le leghe cercano di nuovo, con insuccesso, di coinvolgere la popolazione locale. La sera del 24 i militanti che sono davanti alla base vengono caricati dalle forze dellordine. Il giorno successivo buona parte dei militanti lasciano Comiso. Domenico Pucciarelli, Cronaca di unoccupazione mancata, A rivista anarchica, Milano, n. 112, Agosto/Settembre 83.

base del fallimento delliniziativa delle Leghe. La scarsa partecipazione alliniziativa viene in parte attribuita al ricatto occupazionale e al forte controllo del PCI sulla popolazione locale pi disposta alla lotta, ma anche frutto dei limiti della visione di lotta anarchica.248 In merito Domenico Pucciarelli nellarticolo Cronaca di unoccupazione mancata249 sottolinea:

Loccupazione della base missilistica a Comiso non fallita, era semplicemente impossibile, ed in molti lo si pensava ma nessuno laveva scritto prima del 22 Luglio.[] Le masse sono state lontane dalle iniziative delle Leghe cos come degli anarchici di Milano o di Lyon. La lezione politica dunque che uno slogan (occupazione di massa) non pu bastare a far partecipare le masse, come avviene quando si parla di classi sociali o di proletariato dal nostro punto di vista ideologico. Ed ancora che entrare in un paese senza nessun aggancio reale con la gente si rischia di essere considerati degli stranieri (come gli americani?). Ci dobbiamo dunque chiedere non solo perch le Leghe non sono riuscite a coinvolgere la gente, ma come possiamo fare noi sul nostro posto di lavoro, dove viviamo, passiamo le vacanze, per non restare isolati e ghettizzati nelle nostre posizioni ideologiche pure.250

Risulta quindi evidente la necessit di un maggiore radicamento dellazione anarchica nel contesto sociale, condizione necessaria per ricostruire un movimento autogestito che si ponga alla guida della lotta contro linstallazione dei missili. Anche la lotta contro linstallazione dei missili Cruise condotta dalle donne di Greenham Common in Gran Bretagna ha avuto spazio sulle pagine della rivista a partire dallestate 83. Infatti Giannina Mura partecipa alloccupazione dello spazio intorno al perimetro

Pippo Gurrieri, Ritessere le fila, A rivista anarchia, Milano, n. 112, Agosto/Settembre 83. Per approfondimenti vedere anche: Alcuni punx anarchici presenti a Comiso, Parola di punx, A rivista anarchica, Milano n. 112, Agosto/Settembre 1983. 248 Marco Suttora, cosegretario nazionale della Lega per Il Disarmo Unilaterale, nellarticolo Comiso dappertutto, condanna aspramente il comportamento degli anarchici tenuto durante quei giorni. Gli anarchici hanno scelto un separatismo attivo, andando a Comiso per conto loro. Alcuni irritati per lassenza dei comisani dalle manifestazioni, si sono esercitati nellinsultarli e nello spaccar loro le gomme delle macchine, nonch i coglioni. Che gli anarchici riprovino a ritornare a Comiso mi ha detto un comisano in piazza. Marco Suttora, Comiso dappertutto, A rivista anarchica, Milano, n. 112, Agosto/Settembre 1983, cit., p. 14. 249 Domenico Pucciarelli, Cronaca di unoccupazione mancata, A rivista anarchica, Milano, n. 112, Agosto/Settembre 83. 250 Domenico Pucciarelli, Cronaca di unoccupazione mancata, , cit., p. 11.

della base militare organizzato a Greenham nel marzo 83, e pubblica un resoconto dove viene riportato il successo delliniziativa che, vista la forte partecipazione popolare, ha una funzione fondamentale nel determinare il risveglio di una coscienza popolare antinucleare. Un risveglio ritenuto il punto di partenza per unopposizione radicale.

Quando il popolo avr preso atto della colossale frode che i governi stanno attuando sulla loro pelle, allora si potr passare ad una opposizione radicale per cambiare la societ e le norme scritte e non scritte imposte da chi ci governa, perch la storia si ripete solo fintanto che la coscienza popolare assopita dai loro giochi di potere e dalle loro false verit.251

La rivista ha inoltre dato notizia alle varie iniziative promosse nellestate 83252 e, in seguito allarrivo dei missili Cruise nella base nel novembre 83, valorizza la loro intenzione di continuare la lotta pubblicando un resoconto della penetrazione nella base avvenuta il 27 dicembre.253 Negli anni successivi linteresse di A nei confronti delle lotte contro linstallazione dei missili diminuisce anche in seguito al ridursi di tali iniziative. La rivista ha per un ruolo importante nellevidenziare la necessit di un dialogo tra anarchici e il movimento pacifista, un movimento ritenuto in un momento di crisi profonda, in seguito alle sue profonde

Giannina Mura, Quelle di Greenham Common, A rivista anarchica, Milano, n. 111, Giugno/Luglio 1983, cit., p. 46. 252 La rivista d notizia del Rainbow Dragon Festival (La festa del dragone dellarcobaleno),organizzato dalle donne di Greenham Common il 25-26 giugno 83. In quei giorni le donne di Greenham Common, dopo aver cucito un dragone di stoffa, hanno camminato lungo il perimetro della base dando vita ad un dragone dotto chilometri. La rivista riporta anche la penetrazione nella base di alcune donne avvenuta il 4 di luglio e il digiuno pacifista organizzato per i giorni 6 e 9 agosto, in occasione dellanniversario delle esplosioni delle bombe a Hiroshima e Nagasaki. AA. VV, Questa estate a Greenham Common, A rivista anarchica, Milano, n. 112, Agosto/Settembre 1983. 253 La descrizione della facilit con cui le donne sono potute entrare nella base porta Karen Silkwood, autrice del resoconto, a mettere in dubbio la reale presenza dei missili nella base. Karen Silkwood, Quando siamo entrate nella base, A rivista anarchica, Milano, n. 118, Aprile 1984. Per approfondimenti vedere anche: Maria Teresa Romiti, Ma noi non ce ne andremo, A rivista anarchica, Milano, n. 115, Dicembre 1983/Gennaio 1984. Maria Teresa Romiti, No, non una sconfitta, A rivista anarchica, Milano, n. 118, Aprile 1984.

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divisioni interne, e dove ancora presente la tendenza egemonica dei pacifisti comunisti.254 Lattenzione nei confronti del nucleare riemerge in maniera forte sulle pagine della rivista, in seguito allincidente alla centrale nucleare di Chernobyl dellaprile 86.255 Lanalisi dellincidente si sviluppa su piani differenti. In primo luogo, attraverso un esame accurato delle potenziali conseguenze sulla salute dei cittadini e sullambiente256, riemerge forte sulle pagine della rivista la constatazione della necessit di un superamento del modello di sviluppo che rischia di portare il pianeta allecocatastrofe. Quindi, in continuit con il passato, riemerge una forte condanna nei confronti del nucleare e della visione di utilizzo centralizzato, cui strettamente legato, ritenuta alla base del controllo della societ da parte dello Stato.

Il fatto che venga privilegiata una fonte energetica cos pericolosa ha come spiegazione non secondaria la centralizzazione della sua gestione. da tempi remotissimi che controllo dellenergia significa controllo della societ. Gi migliaia di anni prima di Cristo la burocrazia cinese controllava quellimmenso impero attraverso il controllo dellirrigazione e canalizzazione delle acque.[] Lo sfruttamento dellenergia nucleare quindi un passo obbligato perch risponderebbe alla necessit di controllo dellenergia (cio della linfa vitale di questa societ), agli attuali livelli di conoscenza scientifica. Il che lascia supporre che la scelta nucleare non affatto definitiva e che il suo abbandono non necessariamente comporter modifiche
Per approfondimenti vedere: Marco Galliari, Ricominciando da Comiso, A rivista anarchica, Milano, n. 113, Ottobre 1983. Andrea Papi, A Comiso ricordando Hiroshima, A rivista anarchica, Milano, n. 130, Agosto/Settembre 1985. 255 Cfr. Cap. 1.3. 256 In merito Nino Siclari nellarticolo La maschera gettata, constata che uno delle caratteristiche pi rilevanti di un disastro nucleare la massificazione del danno biologico, garantendo in un futuro neanche troppo lontano (circa 20 anni) levidenza di tutti i suoi effetti ovvero un aumento del numero di tumori, leucemie, danni genetici, malformazione dei neonati. Inoltre, a suo parere, il territorio italiano rester contaminato per un paio di generazioni. Nino Siclari, La maschera gettata, A rivista anarchica, Milano, n. 138, Giugno/Luglio 1986. Per approfondimenti vedere anche: Dipartimento opere Sociali, Dopo Chernobyl come stai?, A rivista anarchica, Milano n. 143, Febbraio 1987. Circolo Ponte della Ghisolfa, Il prezzo dellatomo, A rivista anarchica, Milano, n. 146, Maggio 1987.
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nellassetto gerarchico della societ. Che invece sotto sotto, la grande illusione di tanti ecologisti. Quello su cui gli ecologisti hanno ragione da vendere che il nucleare con la sua stessa esistenza spinge verso una societ pi autoritaria, meno libertaria.257

Le fonti energetiche alternative sono di nuovo considerate unalternativa valida al nucleare e ancora realizzabile in Italia, visto il numero limitato di centrali presenti sul territorio258, ma emerge di nuovo la consapevolezza che un loro utilizzo su larga scala pu avere un effetto inquinante. Lutilizzo attraverso piccoli impianti pu avere un impatto ambientale minimo e pu mettere in discussione il controllo dellenergia da parte dello Stato, una delle fondamenta del suo potere.

Cambiare misura, passare dalle centrali, pi o meno gigantesche, a piccoli impianti non solo una scelta di grandezza, molto di pi. Vuol dire rinunciare allimpianto accentrato dove viene prodotta e quindi distribuita lenergia, quindi significa rinunciare a controllarne luso, liberarla cosicch ognuno n possa produrre esattamente quanto gli serve. Vuol dire allargare le conoscenze tecnologiche, lasciare che ognuno decida per s. E la difficolt qui. Perch questo significa anche rinunciare al potere di dare o non dare energia, significa minare una delle basi dello stato.259

Dalle pagine della rivista emerge una spiegazione molto chiara dei rischi insiti al processo di fissione nucleare e, attraverso unanalisi attenta dei costi

Luciano Lanza, La follia del dominio, A rivista anarchia, Milano, n. 138, Giugno/Luglio 1986, cit., p. 6. 258 In merito Nino Siclari sottolinea: Investire risorse per il perfezionamento delle tecniche di sfruttamento delle fonti alternative, una scelta ancora possibile per lItalia, tenuto conto che, almeno per quanto riguarda il nucleare civile, il nostro non ancora un paese nuclearizzato. Le risorse a disposizione non sono poche: il carbone opportunamente applicato, il gas naturale in grandi quantit, lenergia eolica che, secondo uno studio del CNR, pu far fronte a 9 volte la domanda attuale di energia elettrica, le risorse idroelettriche che da sole potrebbero coprire lattuale produzione di energia da fonte nucleare, lenergia solare con le favorevoli condizioni di sfruttamento alle nostre latitudini e infine una seria programmazione del risparmio energetico. Nino Siclari, La maschera gettata, A rivista anarchica, Milano, n. 138, Giugno/Luglio 1986, cit., p. 11. 259 Circolo Ponte della Ghisolfa, Ripensare la societ, A rivista anarchica, Milano, n. 146, Maggio 1987, cit., 20. In merito, nellarticolo Purch sia dolce viene fatto un elenco delle varie fonti energetiche alternative e delle tecnologie di transizione necessarie per lutilizzo di esse. Circolo Ponte della Ghisolfa, Purch sia dolce, A rivista anarchica, Milano, n. 146, Maggio 1987.

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legati allutilizzo del nucleare260, si rileva limpossibilit di costruire centrali completamente sicure perch i costi sarebbero infiniti.261 Ma non soltanto in seguito ad un incidente in una centrale possibile il manifestarsi di tutti gli effetti inquinanti del nucleare. Gli effetti nocivi sono percepibili anche durante lordinario funzionamento, visto il problema dello stoccaggio delle scorie e la continua diffusione nellaria di radiazioni.

[] il rischio centrale non solo la probabilit di incidente pi o meno grave, ma la centrale stessa. Una centrale nucleare infatti diffonde nellatmosfera, nel corso normale della sua attivit, circa un chilo di plutonio allanno oltre a molti altri prodotti radioattivi che si depositano via via sul terreno.[] Non certo una coincidenza che i 262 casi di cancro aumentino intorno alle centrali.

Lo strumento referendario viene considerato inadatto a risolvere il problema nucleare. La campagna referendaria, promossa da alcune associazioni ambientaliste, dalla FGCI, dai Verdi e dai radicali, volta ad impedire la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia263, soggetto a critiche sulla rivista. Infatti Andrea Papi, nellarticolo Il nanocurie e la scheda264, di nuovo critica lo strumento referendario, come aveva gi fatto in riferimento al referendum sulla vivisezione in Svizzera dell85265, per il suo fondarsi su un principio quantitativo e non qualitativo, non entrando nel merito del

In merito, Maria Teresa Romiti nellarticolo e poi manco conviene, attraverso unanalisi rigorosa dei costi di una centrale nucleare, evidenzia la sua non convenienza, anche dal punto di vista economico e la necessit di investire nelle fonti energetiche alternative. M. T. R., e poi manco conviene, A rivista anarchica, Milano, n.138, Giugno/Luglio 1986. 261 Maria Teresa Romiti, Le Chernobyl prossime venture, A rivista anarchica, Milano, n. 138, Giugno/Luglio 1986. 262 Maria Teresa Romiti, Le Chernobyl prossime venture, , cit., p. 14. Per approfondimenti vedere anche: Circolo Ponte della Ghisolfa, Il prezzo dellatomo,. 263 La proposta dei referendari concerne labrogazione di due commi della legge n. 8 del 101-63 e della legge n. 856 del 18-12 1973, che regolamentano rispettivamente le responsabilit istituzionali nellindividuazione delle aree adatte alla costruzione di una centrale nucleare, i finanziamenti dovuti agli enti locali che ospitano le centrali e la partecipazione dellItalia ai progetti nucleari stranieri. 264 Andrea Papi, Il nanocurie e la scheda, A rivista anarchica, Milano, n. 138, Giugno/Luglio 1986. 265 Cfr. Cap. 2.1.3.

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carattere qualitativo della decisione, e per il necessario intervento del legislatore a cui esso legato.

Ogni referendum si fonda perci su un principio quantitativo e non affronta, di per s, il problema della qualit espressa dalla legge. Sancisce soltanto la volont della maggioranza, indipendentemente dal fatto che questa abbia un senso di miglioramento o di peggioramento. Esempio lampante stato lultimo referendum sulla vivisezione, che ha sancito la giustezza di ci che voleva combattere, mentre la vivisezione continua ad essere la pratica aberrante che 266 sempre stata.

Inoltre lo strumento referendario viene visto come un tentativo di convogliare la forte mobilitazione popolare contro il nucleare, sviluppatasi nei giorni successivi allincidente, in un ambito istituzionale; quindi controllata dal sistema di potere, e non in un processo di radicale rinnovamento della societ.267 Critiche che sono di nuovo espresse alla vigilia del voto sui referendum nel novembre 87. Nellarticolo Perch non ci saremo268 Paolo Finzi afferma:

Se anche dovessero vincere i s, ci ritroveremo con la stessa situazione del giorno prima. Caorso continuerebbe a funzionare (male), il cantiere di Montalto non dovrebbe interrompere i lavori, ecc. Di diverso rispetto a prima ci sarebbe solo, sul piano legislativo, il vuoto rappresentato dalle tre disposizioni abrogate: un vuoto che spetterebbe al parlamento riempire al pi presto. E in parlamento, si sa, la lobby filonucleare coincide pi o meno precisamente con il famoso arco costituzionale: conta dunque su almeno il 90% dei consensi.269

Andrea Papi, Il nanocurie e la scheda, , cit., p. 7. [La mobilitazione popolare viene] di nuovo incanalata allinterno di una logorante logica di delega alle strutture di potere in atto, proprio perch non vuole mettere in discussione i gangli su cui si regge. Anzi, portando il ragionamento alle sue estreme conseguenze, si tratta soltanto della vecchia proposizione di cambiare i governanti, senza voler mettere in discussione le strutture su cui si regge il sistema di governo. di nuovo un modo di dirigere politicamente le spinte originarie dal basso, attraverso una logica di partito ormai stantia. Vuol dire riproporre la gestione dallalto e rifiutare lautogestione. Andrea Papi, Il nanocurie e la scheda, , cit., p. 9. 268 P.F., Perch non ci saremo, A rivista anarchica, Milano, n. 144, Marzo 1987 269 P. F., Perch non ci saremo, cit., p. 5.
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La rivista ha inoltre svolto un ruolo importante nellevidenziare la scarsa informazione data dai mass media, dalle autorit locali e nelle scuole270, sui potenziali rischi sulla salute dei cittadini che derivano dalla nube radioattiva sprigionatasi dalla centrale nucleare. Fausta Bizzozzero nellarticolo Corriere della nube271, attraverso unanalisi giornaliera dei titoli del quotidiano il Corriere della Sera, evidenzia i limiti di uninformazione volta soltanto a rassicurare e a nascondere il reale livello di inquinamento presente in Italia nei giorni successivi alla catastrofe. Questa omissione di informazione viene quindi considerata il prodotto di una stampa al servizio della lobby nucleare.

Gli interessi politico-economici legati al nucleare sono stati certo determinanti nellandamento dellinformazione, come enorme stata la difficolt di reperire i dati reali perch non c stata nessuna forza politica realmente interessata a farli conoscere; e si sa che i pareri di singoli esperti non appoggiati da forze politiche - per quanto bravi possano essere - non hanno n spazio sui media n credibilit presso il pubblico.272

Sulle pagine della rivista sono pubblicate anche le critiche nei confronti dei mass media sollevate da Mauro Suttora273, giornalista del settimanale
Nellarticolo e la scuola si accontenta Carlo Oliva, docente del liceo Parini di Milano, sottolinea le scarse informazioni fornite agli studenti nelle scuole durante lemergenza da nube nucleare. Il problema della radioattivit stato affrontato in parte soltanto dai professori di Fisica e in compatibilit con il programma scolastico. Per lui la ragione di questo silenzio dovuto al fatto che la cultura della scuola prenucleare: Quale che sia let e il grado di istruzione degli insegnanti, la scuola ha una cultura complessiva in cui i problemi come quello energetico o come quello ambientale non hanno fondamentalmente senso: possono essere introdotti solo dal di fuori e con dei punti di riferimento esterni. Il progetto culturale della scuola italiana , diciamolo pure senza ironia, prenucleare, nel senso che s sviluppato in epoche e ambiti in cui un discorso dellatomo, per forza di cose, cominciava e finiva con Democratico. E non bastano gli aggiornamenti dei libri di testo per modificare questa realt di fondo. Carlo Oliva, e la scuola si accontenta, A rivista anarchica, Milano, n. 138, Giugno/Luglio 1986, cit., p. 20. 271 Fausta Bizzozzero, Corriere della nube, A rivista anarchica, Milano, n. 138, Giugno/Luglio 1986. 272 Fausta Bizzozzero, Corriere della nube, , cit., p. 18. 273 Mauro Suttora, nellarticolo La nube dellinformazione, evidenzia la scarsa informazione data dai telegiornali e dei giornali italiani. Uninformazione che da lui ritenuta sempre maggiore rispetto a quella data in Unione Sovietica. Per lui necessario lo svilupparsi di una mobilitazione degli anarchici, dei Verdi, dei radicali e di tutti gli ecologisti contro il nucleare. Una mobilitazione che deve andare oltre lambito nazionale. Mauro Suttora, La nube dellinformazione, A rivista anarchica, Milano, n. 138, Giugno/Luglio 1986.
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lEuropeo, e di Nino Siclari che, nellarticolo Dimenticare Chernobyl274, sottolinea la rimozione dellattenzione nei confronti dello stato di inquinamento radioattivo, presente nel paese, a tre mesi di distanza dallincidente.
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Il disastro di Chernobyl ha per determinato un

mutamento delle posizioni di alcuni partiti sul nucleare e il crescere dellopposizione della popolazione nei confronti di esso. Infine importante rilevare che, nella seconda met degli anni 80, A non si interessata ai problemi legati alluso del nucleare soltanto attraverso unanalisi del disastro di Chernobyl, ma anche analizzando il potenziale distruttivo delle nuove armi nucleari, che hanno una potenza migliaia di volte superiore a quella delle bombe fatte esplodere su Hiroshima e Nagasaki nel 45,e gli effetti distruttivi di esse.276 Negli anni 90 di minore rilevanza linteresse della rivista nei confronti del nucleare. La rivista ha dato spazio alle lotte condotte dagli anarchici russi nellex Unione Sovietica nel 91/92, contro il nuovo programma governativo di sviluppo dellenergia atomica277, e ha denunciato gli effetti nocivi sulla popolazione di Zovencedo e di San Gottardo, paesi vicini a Vicenza, derivanti dal deposito di armi nucleari costruito sulle colline circostanti.278 Molto importante il ruolo che la rivista ha nel denunciare nel
Nino Siclari, Dimenticare Chernobyl, A rivista anarchica, Milano, n. 139, Agosto/Settembre 1986. 275 In merito Nino Siclari afferma: Non si parla pi di nanocurie sui vegetali, non si sa nemmeno se vi siano dei valori di radioattivit al di sotto della tanto decantata quanto ascientifica soglia di attenzione. Nino Siclari, Dimenticare Chernobyl, , cit., p. 8. 276 Per approfondimenti vedere: Massimo Panizza, Hiroshima per 1000, A rivista anarchica, Milano, n. 147, Giugno/Luglio 1987. MTR, Linverno nucleare e oltre, A rivista anarchica, Milano, n. 147, Giugno/Luglio 1987. 277 Nellarticolo I fatti di Lipetsk, viene data notizia delle lotta condotta dagli anarchici a Gorkij, nel luglio 1991, contro la centrale termonucleare della citt, che ha avuto un esito positivo perch ha determinato la trasformazione della centrale nucleare in centrale a gas. Inoltre viene data notizia della lotta condotta contro la centrale nucleare di Bagakovskoe, nei mesi di giugno, luglio 91, anche questa con esito positivo perch ha determinato linterruzione della messa in opera del nuovo blocco energetico e la rinuncia a costruire nuovi blocchi. Fallimentare invece il tentativo di bloccare la centrale nucleare di Leningrado condotto nel corso del 92. Alessio Vivo, I fatti di Lipetsk, A rivista anarchica, Milano, n. 194, Ottobre 1992. 278 Gianni Sartori nellarticolo Locchio che uccide, descrive gli strani effetti che la presenza del deposito, degli impianti radar e delle strutture protettive situati nellarea militare americana della Setaf, producono nel paese. Infatti a partire dal febbraio 92 molta gente del luogo sta male di salute: si sono verificati strani incendi e numerosi animali sono
274

91, i traffici di materiale contaminato proveniente da Chernobyl e svenduto in Europa. Gianni Sartori nellarticolo LUcraina e assai vicina279, dopo aver evidenziato il ruolo importante svolto dagli ecologisti ucraini nel scoprire questi traffici sottolinea:

La notizia aveva avuto un primo riscontro lanno scorso, quando in qualche deposito di rottami del nord Italia (come a Brescia) erano stati rinvenuti notevoli quantitativi di materiale contaminato. Anche da noi si era parlato in un paio di occasioni (v. un volantino della Legambiente vicentina) di fatti analoghi. Si denunciava (invano naturalmente) che alcune fonderie del padovano e del vicentino stanno riciclando rottami contaminati provenienti dallUcraina (inoltre noto che la stragrande maggioranza dei rottami utilizzati dalle nostre fonderie proviene dallEst. In minor misura anche dal Medio Oriente).280

La denuncia di A passa inosservata. Soltanto nellestate 93 la notizia viene riportata da altri quotidiani e settimanali (tra cui Panorama) e la Guardia di Finanza di Milano invia una nota informativa alle USL del nordest, dove si afferma lesistenza di un traffico internazionale di materiali contaminati e altre sostanze tossiche, provenienti in buona parte da centrali nucleari, da impianti nucleari dellex Unione Sovietica e dalla zona contaminata di Chernobyl. Questi materiali risultano utilizzati dalle acciaierie di Brescia e Vicenza, e altri materiali risultano inviati nelle fonderie di Padova dove vengono riciclati. Sulle pagine della rivista emerge una critica nei confronti delle autorit locali che non hanno preso in considerazione la denuncia pubblicata, a suo tempo, sulla rivista e una forte condanna del tentativo di nascondere le proprie responsabilit, portato avanti dagli industriali vicentini.281
nati morti. Anche a San Gottardo si sono verificati strani incendi e moltissimi abitanti del paese hanno manifestato disturbi fisici (cefalee, nausee, strane macchie sulla pelle). La popolazione locale attribuisce la responsabilit alle onde emesse dai ripetitori, ma larticolo evidenzia il fatto che le autorit non hanno adottato nessuna misura. Gianni Sartori, Locchio che uccide, A rivista anarchica, Milano, n. 172, Aprile 1990. 279 Gianni Sartori, LUcraina assai vicina, A rivista anarchica, Milano, n. 183, Giugno/Luglio 1991. 280 Gianni Sartori, Lucraina assai vicina, , cit., p. 49. 281 Gli industriali vicentini infatti sostengono che tutti i materiali provenienti dallest sono soggetti a controllo da parte dellUSL. La rivista per rileva il fatto che i materiali prima di arrivare in Italia transitavano dalla Germania e che i materiali venivano comprati stranamente a prezzi stracciati dagli industriali italiani.

2.3

LE INDUSTRIE CHIMICHE E LA QUESTIONE AMAZZONICA

La denuncia degli effetti inquinanti legati alle attivit produttive delle industrie chimiche, emerge sin dai primi anni di vita della rivista. Infatti durante gli anni 70 A manifesta una particolare attenzione nei confronti della societ Montedison, uno dei grandi colossi della chimica italiana; unattenzione che si sviluppa su differenti piani. In primo luogo viene descritta, con particolare precisione, lascesa alla guida della societ nel 71 di Eugenio Cefis, precedentemente alla guida dellENI, il colosso pubblico della chimica. Cefis viene descritto come tipica espressione di una nuova classe padronale, in ascesa in Italia in seguito alla nazionalizzazione dellenergia elettrica avvenuta nel 62282, che si pone come obbiettivo non il profitto inteso come categoria economica (visto che alle ricchezze individuali la nuova classe tende in maniera pi avida dellantica) ma il potere, attraverso un maggiore controllo dei mezzi di produzione. Cefis diventa quindi lesempio di una nuova razza padrona283, che ha
Sul fatto che il materiale venisse acquistato a prezzi stracciati (facendo quindi venire qualche dubbio) neanche una parola. In realt, come denunciato a suo tempo dal nostro volantino, il traffico di morte con lUcraina era oggetto di conversazione negli ambienti industriali vicentini e padovani anche tre anni fa. Ma evidentemente lomert non esclusiva degli ambienti dichiaratamente criminali: anche tra i capitalisti deve essere diffusa, magari in nome della solidariet di classe. Gianni Sartori, Chernobyl a casa nostra, A rivista anarchica, n. 203, Ottobre 1993, cit., p. 10. 282 Con la nazionalizzazione dellindustria elettrica nel 62, inizia il processo di sfaldamento della borghesia imprenditoriale italiana. Infatti durante gli anni 60, forte era la convinzione nel governo e nei settori economici e finanziari italiani, che il capitale privato avrebbe ripreso uno slancio e un nuovo vigore imprenditoriale, grazie agli indennizzi della nazionalizzazione. Ma le capacit degli imprenditori degli anni 60 non sono paragonabili a quelle dei loro progenitori, e quindi si manifesta un progressivo declino degli imprenditori privati. Parallelamente si verifica uno sviluppo vertiginoso del management pubblico con lespansione delle imprese pubbliche (IRI, ENI, ecc.). Le imprese pubbliche, infatti, sfruttano la crisi delle imprese ex elettriche, e comprano le aziende dissestate grazie ad ingenti finanziamenti forniti dallo Stato. In tale contesto si inserisce la figura di Cefis, dirigente dellENI, che nel 71 acquista il pacchetto di maggioranza relativa della Montedison (ex azienda elettrica Edison fusa con lazienda chimica Montecatini). Durante il periodo di dirigenza dellENI, Cefis porta avanti una politica volta a mettere sul lastrico le aziende private, e a favorire le sue aziende di Stato; poi, passando alla guida della Montedison, intraprende una politica finalizzata a consolidare il suo dominio sulle aziende private. Per approfondimenti vedere: Emilio Cipriano, Cefis, per esempio, A rivista anarchica, Milano, n. 36, Marzo 1975. 283 Razza padrona (Eugenio Scalfari, Giuseppe Turani, Razza padrona, storia della borghesia di stato, Milano, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 1974.) il titolo di un libro di

determinato una profonda trasformazione della funzione imprenditoriale in Italia. In merito Emilio Cipriano nellarticolo Cefis, per esempio284, nellanalizzare la sua ascesa alla guida della Montedison, afferma:

[ Cefis] ha utilizzato i denari dellErario unicamente per assicurarsi una posizione personale di potere in unimpresa fino a quel momento semi-privata. Appare anche chiaro (e la vicenda Montedison ne la semplificazione) che le grandi imprese italiane risultano lottizzate secondo schemi non di funzionalit produttiva, ma di interessi di potere in appoggio a questa o a quella corrente di governo. A questo punto assistiamo ad una trasformazione della funzione imprenditoriale: non lappartenenza ad una famiglia o le capacit determinano il successo dellimprenditore pubblico o semi-pubblico, ma il favore, lappoggio della classe politica o di alcuni settori portano i manager italiani a posizioni di potere e di prestigio.285

La Montedison perde quindi le sue caratteristiche di efficienza, produttivit e profitto per diventare sempre pi un centro di potere collegato ai partiti, che per sono sempre pi assoggettati alla volont del gruppo dirigenziale.286 Infatti, emergono sulla rivista le sempre pi forti tendenze autonomiste manifestate dalla direzione Cefis, nei confronti del parlamento.
La Montedison sta diventando sempre pi uno stato nello stato e sempre pi sta aumentando la propria autonomia; si emancipa dal vassallaggio economico e politico e impone, con laiuto strumentale di forze politiche conservatrici (dorotei, fanfaniani, ecc.)un programma essenzialmente rinnovatore per quanto riguarda gli equilibri di potere. Cefis sempre meno un funzionario dei padroni ed sempre pi un tecnocrate, nelleccezione pi completa del termine.
Eugenio Scalfari e Giuseppe Turani, pubblicato nel 74, che analizza lascesa al potere di questa nuova classe padronale. 284 Emilio Cipriano, Cefis, per esempio, A rivista anarchica, Milano, n. 36, Marzo 1975. 285 Emilio Cipriano, Cefis, per esempio, , cit., p. 10. 286 In merito Emilio Cipriano sottolinea: Cefis [] forse lesempio pi clamoroso di questo nuovo modo di porsi di fronte al potere politico, cio corrompendolo in maniera vistosa per piegarlo ai suoi voleri, alle sue esigenze di padrone incontrastato. La borghesia di stato, la tecnoburocrazia [] si via via accaparrata i gangli vitali dello stato ed diventata stato essa stessa. [] i burocrati delle imprese pubbliche stanno sviluppando una intensa azione per estendere e consolidare il loro potere cos facendo creano le condizioni per la fusione del potere politico con quello economico, fenomeno questo tuttaltro che secondario che pone grossi interrogativi sulle modalit della lotta rivoluzionaria oggi in Italia. Emilio Cipriano, Cefis, per esempio, , cit., p. 11.

Un tecnocrate che, limitato dalla natura giuridica dei rapporti di propriet, supera questo ostacolo con i mezzi giuridici che la societ attuale gli offre, il tutto in visione di uno sganciamento dei controlli dei suoi mandanti per laffermazione di fatto oggi, e di diritto domani, del nuovo assetto di potere. Perch con il superamento, anche a livello istituzionale, della propriet privata dei mezzi di produzione si rafforza e si istituzionalizza il potere della nuova classe dirigente di cui Eugenio Cefis un alfiere.287

A fa emergere in maniera chiara la spregiudicatezza della sua condotta dirigenziale, attraverso unanalisi dellaffare Bastogi288, e rilevando lutilizzo dellarma del ricatto occupazionale in seguito alla non approvazione, da parte dellENI, del suo piano per la ristrutturazione dellindustria chimica nazionale nel 72.289 Inoltre la rivista ha un ruolo importante nel mettere in evidenza i forti limiti della gestione Cefis; una gestione che ha la sola finalit di accrescere il potere personale del suo proprietario e alla base della crescita di un forte
287

AA.VV, Eugenio Cefis: il feudatario ribelle, A rivista anarchica, Milano, n. 13, Giugno 1972, cit., p. 16. 288 La Bastogi una grande societ finanziaria con forti interessi nel settore dellelettricit, e detentrice di azioni della Montedison. Nel 71 inizia lazione di Cefis per il controllo della societ finanziaria con lidea di fonderla con lItalpi (altra societ finanziaria detentrice di azioni Montedison e a sua volta controllata dalla Montedison) e creare cos un incrocio azionario che gli avrebbe garantito una notevole autonomia. Il finanziere Sindona, anche lui interessato alla societ per fonderla con la Centrale (societ finanziaria di sua propriet) si oppone alliniziativa di Cefis lanciando unofferta pubblica di acquisto sui titoli Bastogi nellOttobre del 71 (la famosa OPA Bastogi). Cefis risulter il vincitore dello scontro ottenendo il controllo del pacchetto azionario di maggioranza nel 72, grazie al sostegno del governatore della Banca dItalia Guido Carli, dellamministratore delegato di Mediobanca Enrico Cuccia e di altri esponenti politici. Sempre nel 72 la Montedison acquisisce il controllo del pacchetto di maggioranza di unaltra importante societ finanziaria, La Centrale, e della societ Carlo Erba, societ spina dorsale delle aziende farmaceutiche italiane. Per approfondimenti vedere: Emilio Cipriano, Loperazione Bastogi, A rivista anarchica, Milano, n. 8, Novembre 1971. AA.VV., Si estende limpero Cefis, A rivista anarchica, Milano, n. 9, Gennaio 1972. AA.VV., Eugenio Cefis. Il feudatario ribelle, A rivista anarchica, Milano, n. 13, Giugno 1972. Emilio Cipriano, Cefis, per esempio, . 289 La non approvazione del piano spinge Cefis a minacciare il fallimento della Montedison. E io faccio fallimento!. Sembrano le parole di un bottegaio, o di un imprenditorello qualsiasi che, sgomentato delle difficolt congiunturali dellattuale momento economico, decide di chiudere tutto, di gettare la spugna. [] Che Cefis fosse un manager spregiudicato lavevamo capito da un pezzo, ma che potesse usare forme cos scopertamente ricattatorie nei confronti del potere politico non lavremmo mai creduto.

deficit nel bilancio della societ a partire dal 1975290; una gestione che termina con le dimissioni da lui presentate il 18 aprile del 77 allassemblea degli azionisti.291 Prima di uscire di scena, Cefis lartefice di un accordo con Nino Rovelli presidente della S.I.R (terzo colosso della chimica Italiana), volto alla costituzione di un cartello della chimica aperto anche a gruppi minori (ANIC e Liquigas); un accordo che viene aspramente criticato sulla rivista.

Quando si costituiscono dei cartelli tra grossi oligopoli il risultato immancabilmente lo stesso: la razionalizzazione della produzione mediante leliminazione delle produzioni che avevano ragione di essere in un regime concorrenziale e aumento dei prezzi dei prodotti venduti. Detto in altri termini diminuzione dei posti di lavoro e aumento del costo della vita.292

E. Cipriano, Cefis chiude bottega?, A rivista anarchica, Milano, n. 19, Novembre, 1972, cit., p. 14. 290 La rivista sottolinea come una delle cause della crisi finanziaria della Montedison, lacquisto da parte di Cefis di numerosi quotidiani nazionali (Il Messaggero, Il resto del Carlino, il Corriere della Sera, Il Telegrafo, Lo Stadio, Il Giornale di Indro Montanelli), e la richiesta del gruppo dirigente della Montedison di un intervento da parte dello Stato per cercare di risollevare la situazione finanziaria della societ. Oggi Cefis, raggiunti i suoi obbiettivi, dopo aver ulteriormente dissestato una societ gi in gravi difficolt, pensa di riversare i costi della gestione deficitaria sullintera collettivit. In questi ultimi tempi, infatti, Gioacchino Albanese, portavoce ufficiale della Montedison, ha ribadito con insistenza la necessit di un intervento statale nella societ che si dovrebbe concretizzare in una nazionalizzazione. Dopo aver raggiunto i suoi scopi il feudatario ribelle si appresterebbe dunque a rientrare nei ranghi della burocrazia statale, coronato per dallaureola di gran corruttore. AA.VV., 200 miliardi da socializzare, A rivista anarchica, Milano, n. 41, Ottobre 1975, cit., p. 20. Per approfondimenti vedere: Oscar Corenai, La fabbrica dei disoccupati, A rivista anarchica, Milano, n. 42, Novembre 1975. 291 La rivista individua, come uno dei fattori che sono alla base della fine della sua presidenza, lincrinarsi dellegemonia della DC in seguito al peso politico maggiore del PCI che deriva dal suo processo di avvicinamento allarea governativa. [] le sinistre non vogliono pi subire: vogliono poter dire la loro nelle decisioni dei grandi potentati economici fino ad oggi gestiti monopolisticamente dai ministri democristiani. Il nuovo quadro politico mal si adatta ad un battitore libero, come Cefis, laccordo governo-sindacati-PCI, necessita di un entroterra economico-politico impostato su basi nuove. Lattacco dei comunisti e dei sindacalisti va visto proprio in questottica; nessun intento moralizzatore, ma una ripartizione del potere anche a livello economico oltre che politico, e forse linconfessata aspirazione di succhiare alle grosse mammelle della Montedison. AA.VV., Cefis cambia feudo?, A rivista anarchica, Milano, n.56, Maggio 1977, cit., p. 18. 292 AA.VV., Il matrimonio chimico, A rivista anarchica, Milano, n. 57, Giugno/Luglio 1977, cit., p. 19.

Ma linteresse di A nei confronti della Montedison non soltanto limitato allanalisi dellesperienza dirigenziale di Cefis; anche le attivit inquinanti delle aziende facenti capo alla societ sono portate alla luce. Infatti in seguito alla riapertura nel 72 del reparto TDI della Montedison di Marghera che produce il Fosgene, un gas impiegato nella fabbricazione di materie coloranti, la rivista evidenzia i rischi insiti allattivit di un impianto considerato tra i pi pericolosi al mondo, sia per il suo funzionamento imperfetto che per la sua ubicazione e per il gas prodotto.293 Limpianto, costruito nel centro di Marghera e non in una zona disabitata, risulta essere stato chiuso quattro volte nel passato in seguito a fughe di gas prodotte non da azioni di sabotaggio, come qualche dirigente pensava, ma dalla sua inefficienza e scarsa sicurezza.

[] i sabotaggi non centrano. Centra invece il fatto che esso stato messo in piedi in brevissimo tempo (2-3 mesi), da personale non specializzato, senza alcun riguardo alle pi elementari norme di sicurezza. Il progetto stato finito da tecnici americani, che avevano previsto un collaudo di cinque mesi. La direzione della Montedison, invece ha voluto mettere in funzione limpianto subito, con ben otto mesi di anticipo rispetto alla data stabilita. A questo punto gli esperti americani se ne sono andati, declinando ogni responsabilit e senza rilasciare il brevetto. La Montedison, dal canto suo, solo ora, dopo la quarta chiusura, ha avvertito lesigenza di un certo controllo e ha proposto un collaudo di 3 (tre!) giorni.294

Lintenzione della Montedison di riportare limpianto al regime di pieno funzionamento, viene considerata da A pienamente conforme alla volont della classe dirigente italiana che, in un periodo di crisi economica e di stagnazione produttiva, non vuole mantenere chiuso un impianto ritenuto fondamentale nel settore chimico, per la programmazione economica nazionale e per la stabilit governativa. Anche i sindacati sono criticati dalla

293

Il Fosgene un gas incolore velenoso. La sua presenza nellaria in dosi di 5 parti per milione gi in grado di provocare la morte, se viene respirato, mentre dosi minori (2-3 p.p.m.) possono danneggiare in modo irreparabile il fisico umano. Durante la prima guerra mondiale venne usato dai tedeschi come aggressivo chimico, appunto per queste sue caratteristiche. Gruppo Machno, Il veleno di Cefis, A rivista anarchica, Milano, n. 14, Settembre 1972, cit., p. 4. 294 Gruppo Machno, Il veleno di Cefis, , cit., p. 4.

rivista per essersi limitati a lamentare i rischi dello stabilimento, senza per aver mai richiesto la sua chiusura.

In tutta la faccenda, latteggiamento dei sindacati stato quanto mai cauto. Soltanto dopo lultima fuga di gas, quando ormai le cose erano divenute insostenibili, si sono sentiti in dovere di intervenire, e soltanto per esprimere una decisa, quanto sterile condanna verbale.[] E dunque evidente che i sindacati condividono lansia di produttivit e di ripresa economica dei padroni e dei dirigenti pi di quanto non sentano lesigenza elementare di tutelare lintegrit fisica dei lavoratori. E pensare che c chi vorrebbe affidare ai sindacati il ruolo di controllori della nocivit!295

Ma non soltanto lattivit inquinante delle aziende Montedison al centro dellinteresse della rivista. Forte anche la denuncia mossa nei confronti dellENI, ritenuta anche essa responsabile della distruzione della natura (grazie anche alla costruzione di impianti in zone non idonee a riceverli) e dellinquinamento dei mari.296 Lincidente avvenuto allo stabilimento Icmesa di Seveso il 10 luglio 76297 ha sicuramente un ruolo importante nel far conoscere, allopinione pubblica italiana, i forti rischi insiti alla presenza di stabilimenti chimici, le cui produzioni sono fortemente nocive per la salute dei lavoratori, della popolazione delle zone circostanti agli stabilimenti e per lambiente. Questa maggiore attenzione in parte dovuta allinteressamento dei mass media nei riguardi dellincidente, e dei suoi effetti. A constata il fatto che, come spesso accade in Italia, stata necessaria una tragedia per scoprire che nel territorio vi sono industrie che, per la loro pericolosit, sono state rifiutate da altri Stati, e che hanno ucciso, gi negli anni precedenti, numerosi lavoratori, e procurato ingenti danni ambientali. Limmagine ecologica dellItalia del 76 fornita da Paolo Finzi nellarticolo Le mille e una Seveso

Gruppo Machno, Il veleno di Cefis, , cit., p. 4. Per approfondimenti vedere: Un compagno dellENI, Mamma ENI, A rivista anarchica, Milano, n. 14, Settembre 1972. M.M., ENI nuraghi e banditi, A rivista anarchica, Milano, n. 17, Dicembre 1972/Gennaio 1973. M.M., La via del bidone, A rivista anarchica, Milano, n. 18, Febbraio 1973. 297 Cfr. Cap. 1.2.
296

295

sconvolgente nella sua drammaticit298, ma una conferma delle analisi, fatte sulla rivista, degli effetti dello sfruttamento capitalistico e delle sue ciniche leggi.
Come sempre accade, purtroppo, c voluta una tragedia per scoprire la realt.[] c voluta la famigerata nube alla diossina di Seveso per scoprire tante cose: che le multinazionali (in questo caso la Roche) se ne fregano non solo della salute dei loro dipendenti ma anche di quella di intere popolazioni; che lItalia ospita fabbriche che per la loro pericolosit sono state rifiutate da altri stati; che a volte vi si fabbricano e progettano armi micidiali poi impiegate dalle forze armate statunitensi, ecc. ecc. Mirabili scoperte, queste, per la nostra stampa democratica, indignata, offesa, sorpresa, e chi pi ne ha pi ne metta: per noi, invece, non sono che drammatiche conferme della nostra analisi dello sfruttamento capitalistico e tecnoburocratico, delle sue ciniche leggi, della sua intrinseca disumanit.299

Nei mesi successivi allincidente A d notizia del rilevamento della sostanza chimica TCDD (Diossina) in un area pi vasta rispetto al luogo dove si verificato lincidente300, della nascita di numerosi bambini che presentano malformazioni, dei numerosi casi di cloracne301 che si sono

In merito Paolo Finzi nellarticolo Le mille e una Seveso sottolinea: AllIPCA di Ciri negli ultimi anni sono morti 140 operai in seguito al tumore della vescica; allACNA di Cesano Maderno per la stessa malattia sono morti in 100; imprecisato il numero delle vittime alla SNIA Viscosa di Colleferro, si sa comunque che non sono poche. Effetti sicuramente cancerogeni ha anche il cloruro di vinile, usato negli stabilimenti Montedison di Brindisi, Marghera, Terni, Bollate e Villadossola; negli stabilimenti SIR-Rumianca di Cagliari, Porto Torres, e vicino a Torino, in quelli dellANIC a Ravenna, della Solvay a Rosignano e Ferrara, della Liquichimica a Matera. Alla Montedison di Marghera, di Milano e di Massa,[] sono conservati senza sufficiente sicurezza ingenti quantit di fosgene, un prodotto in grado di uccidere migliaia di persone. [] Il fiume Lambro morto (in certi punti - ha dichiarato un esperto a LEspresso - un bicchiere della sua acqua pu uccidere un elefante sul colpo): parimenti morti possono essere considerati lOlona e il Seveso[]. Lex fiume Bormida talmente inquinato che un pesce messo nelle sue acque muore pi rapidamente che se tenuto allasciutto: il merito, in questo caso, va allo stabilimento ACNA - Montedison di Cengio che vi scarica a turno 126 sostanze diverse. P.F., Le mille e una Seveso, A rivista anarchica, Milano, n. 51, Novembre 1976, cit., p. 28. 299 P.F., Le mille e una Seveso, , cit., p. 28. 300 G.A., Siamo tutti delle cavie, A rivista anarchia, Milano, n. 57, Giugno/Luglio 1977. 301 Nellarticolo Gli effetti della diossina, vengono esaminati gli effetti nocivi della Diossina. Uno degli effetti pi evidenti della contaminazione da Diossina il Cloracne che si presenta sotto forma di brufoli che possono diventare delle vere e proprie cisti che, attraverso un processo cicatrizzante, possono sfigurare una persona. Alla sostanza TCDD (Diossina) riconosciuta la possibilit di effetti sul patrimonio genetico animale. Inoltre

298

manifestati. Inoltre forte la denuncia degli scarsi controlli effettuati dalle autorit sanitarie sulla popolazione della zona. A condanna

lopposizione dei giovani di Comunione e Liberazione, e della chiesa cattolica in generale, nei confronti della proposta dei radicali di liberalizzare laborto nella zona302, e constata la responsabilit della sinistra italiana nellincidente, dovuta alla sua sostanziale sottovalutazione dei rischi ecologici presenti nel paese, e la necessit di una forte mobilitazione anarchica contro i numerosi stabilimenti chimici inquinanti.303 Infatti nellarticolo Siamo tutti delle cavie304, dopo aver sottolineato il coinvolgimento della multinazionale Hoffman-La Roche nellincidente di Seveso, vengono rilevate le responsabilit dei partiti politici:

[Non dobbiamo credere] che solo la DC sia responsabile nel caso Icmesa. Anche PSI e PCI hanno fatto la loro parte. Quali cogestori dellinformazione e del potere politico essi erano al corrente che lIcmesa era un impianto con un alto tasso di nocivit ed inoltre sono corresponsabili della informazione mistificatoria fornita per ridurre, presso lopinione pubblica, la portata del disastro ecologico causato dagli investimenti del gruppo La Roche.305

La proposta presentata dai sindacati di un controllo operaio sulla nocivit della produzione nelle fabbriche, viene considerata inadeguata a prevenire i potenziali rischi connessi ad essa. Gli operai sono infatti considerati privati,

pu determinare il manifestarsi di tumori al fegato, una riduzione delle difese immunitarie, cefalee, lesioni oculari, disturbi respiratori e dellattivit sessuale. AA.VV., Gli effetti della Diossina, A rivista anarchica, Milano, n. 57, Giugno/Luglio 1977. 302 I giovani di C.L. hanno fatto di tutto per minimizzare i danni e i pericoli della diossina e comunque per terrorizzare le donne incinte nel tentativo di dissuaderle da abortire. Ancora una volta la religione stata utilizzata al servizio del potere, contro gli interesse del popolo. P.F., Le mille e una Seveso, , cit., p. 28. 303 Non si tratta di difendere unastratta armonia naturale o una tradizione paesaggistica: in gioco lintero equilibrio dellambito nel quale si svolge la nostra vita. E se i padroni si agitano solo quando lo smog, linquinamento ed eventualmente anche la diossina raggiungono anche le loro case, noi dobbiamo muoverci subito, denunciare tutte le situazioni anomale, rifiutarci di avvallare con il nostro tacito assenso le mostruosit del regime. questa una battaglia concreta, che subito ci fa scontrare con i padroni, con il loro sistema e la loro cinica logica: una battaglia nella quale impegnarci, nel nostro interesse immediato (per sopravvivere e per vivere meglio) e nellinteresse dellintera umanit. P.F., Le mille e una Seveso, , cit., p. 28. 304 G.A., Siamo tutti delle cavie, A rivista anarchica, Milano, n. 57, Giugno/Luglio 1977. 305 G.A., Siamo tutti delle cavie,, cit., p. 27.

da parte di chi detiene il potere e che li vuole in una posizione subalterna, di quelle conoscenze tecniche scientifiche, necessarie per effettuare un efficace controllo.306 Importante il ruolo svolto da A nel 78 nel denunciare la produzione, in alcune industrie chimiche italiane, del PCB307 (policlorobifenile), sostanza ritenuta fortemente inquinante e nociva, la cui produzione non era vietata dalla legge italiana. Infatti tutti i paesi europei (tranne lItalia) e gli Stati Uniti, dopo una lunga serie di incidenti che hanno evidenziato la pericolosit della sostanza, hanno adottato, agli inizi degli anni 70308, misure volte al controllo, e alla restrizione dellimpiego di tale sostanza.
Il potere organizza su ampia scala i suoi esperimenti scientifici che vengono pagati dai lavoratori in termini di salute, contaminazione radioattiva, inquinamento, ecc. Non trattandosi solo di un fenomeno legato alla realt italiana, ma generalizzato su scala mondiale, risulta evidente che le cause risiedono non tanto in legislazioni pi o meno permissive, quanto nel rapporto che si instaura tra chi detiene il potere e le conoscenze scientifiche e coloro che da questa conoscenza sono esclusi. In questa luce assumono un aspetto quasi unicamente demagogico le richieste delle centrali sindacali (ma anche dei neoriformisti: DP, PR, LC ecc.) per un controllo operaio sulla nocivit della produzione. fin troppo evidente che di effettivo controllo si pu parlare solo nel caso che gli operai abbiano le conoscenze esatte per valutare appieno gli effetti pericolosi della produzione. Pertanto il controllo operaio diviene, in realt, solo un mezzo per attenuare i fenomeni pi vistosi e pi manifestamente nocivi non arrivando mai colpire alla radice quei processi produttivi pericolosi per la salute dei lavoratori ma indispensabile alleconomia dei padroni. Da questa considerazione discende una constatazione abbastanza scontata (purtroppo non per tutti i compagni): la soppressione delle produzioni nocive potr essere attuata solo quando loperaio avr quelle conoscenze tecnico-scientifiche che gli permettono di operare un reale controllo sulla produzione, il che equivale a dire quando verr eliminata la ragione di essere della sua funzione subalterna. G.A., Siamo tutti delle cavie, , cit., p. 27. 307 Agli inizi degli anni 50 la Montedison apre un imponente polo chimico a Marghera per la produzione di CVM (cloruro di vinile monomero) di PVC e PCB. Tali produzioni causano negli anni la morte per tumore di 157 operai e 400 risultano gravemente colpiti da malattie polmonari. Il processo contro la Montedison, per la sua attivit inquinante a Marghera, inizia nel marzo 98 e termina il 2 novembre 2001 con una sentenza shock. Infatti in essa viene riconosciuto che tutte le malattie polmonari sono state causate dalle esalazioni di CVM della fabbrica, ma non attribuisce la colpa dellaccaduto agli allora dirigenti del polo chimico. Infatti prima degli anni 70 non cerano prove certe della nocivit di tale sostanze. 308 Sulle pagine della rivista viene riportata la storia degli incidenti dovuti al PCB. Nel 1933 negli Stati Uniti in una fabbrica di PCB, 23 lavoratori su 24 furono colpiti da Cloracne. Dopo la guerra i suoi effetti nocivi furono manifesti in molti paesi europei (Gran Bretagna, Finlandia e Norvegia in primo luogo), e negli anni 70 i paesi europei e gli Stati Uniti adottarono misure restrittive sulla produzione di tale sostanza. Il Giappone non adotta misure restrittive sullutilizzo della sostanza, e nel 1972, alcuni scienziati giapponesi rilevano una forte concentrazione di PCB nellolio di riso. Questa scoperta non spinge il governo giapponese ad intervenire, e nel 74 il PCB caus la morte di 23 persone (10 delle quali morte a causa di un tumore) e la nascita di 50 bambini con la pelle pi scura del normale. Molto probabilmente il PCB stato esportato in altri paesi del mondo attraverso il commercio dei pesci pescati nelle acque giapponesi.
306

Il fatto pi grave e preoccupante che il PCB, in Italia non considerato affatto una sostanza pericolosa non essendo inclusa in nessuna delle tante liste di materie nocive e quindi pu essere prodotto e utilizzato liberamente senza alcun controllo particolare []. Dopo la diossina, la scoperta avvenuta nel Maggio 1977, che il cavo Moggio, usato per irrigare i campi, presso Trezzano sul Naviglio in provincia di Milano, inquinato da PCB, ha portato alla ribalta anche in Italia questo prodotto. Potrebbe essere linizio di una serie di gravi episodi analoghi a quelli avvenuti in Giappone se non saranno presi al pi presto gli opportuni provvedimenti.309

Nel corso degli anni 80 A ha continuato ha denunciare lattivit inquinante delle industrie chimiche italiane e straniere. In primo luogo la rivista ha sottolineato sulle sue pagine, lalone di mistero esistente ancora intorno al disastro di Seveso, non essendo ancora nota la quantit di Diossina uscita dal reattore, e i responsi delle analisi e delle visite effettuate sulla popolazione della zona inquinata. Anche lincremento dei casi di tumore al fegato e delle nascite di bambini malformati risulta ancora un mistero, insieme alla destinazione dei fusti di sostanza inquinante inviati allestero nell81.310 Inoltre, in seguito allemergere di una nuova attenzione mondiale nei confronti dei disastri prodotti dalle industrie chimiche, conseguente allincidente avvenuto nello stabilimento chimico dellUnion Carbide a Bhopal nel dicembre 84311, la rivista ha, come era avvenuto dopo il disastro di Seveso, criticato latteggiamento dei mass media che sinteressano allinquinamento chimico soltanto in seguito ad una grave catastrofe, che viene da loro considerata come un incidente di un sistema produttivo che non pu essere messo in discussione.312 La catastrofe di Bhopal viene

Marco. B., Un nuovo modo di morire, A rivista anarchica, Milano, n. 68, Ottobre 1978. 309 Marco. B., Un nuovo modo di morire, , cit., p. 34. 310 Nucleo Anarchico Cesano Maderno, Dietro quei barili, A rivista anarchica, Milano, n. 110, Maggio 1983. 311 Cfr. Cap. 1.2. 312 In merito Maria Teresa Romiti nellarticolo, Morte a Bhopal sottolinea: Disgrazie le chiamano! Come se non fosse colpa di nessuno se non dellavverso fato. Eppure sappiamo bene che a scherzare con il fuoco si rischia un incendio. E la commedia continua, la notizia che dalla prima, a grandi titoloni, scivola lentamente giorno dopo giorno fino allundicesima, sempre pi piccola, sempre pi insignificante, la paura

ritenuta da A come tipico prodotto di un processo di industrializzazione, imposto dai paesi capitalisti a quelli del terzo mondo considerati soltanto pattumiere313 e delle riserve di manodopera a basso costo per le grandi compagnie capitalistiche, che vi inviano tecnologie obsolete e vi installano impianti per la produzione di prodotti chimici, medicinali e altre sostanze bandite nei paesi sviluppati.314 A partire dall85 A si interessa alle lotte condotte dallAssemblea permanente dei cittadini di Massa Carrara315 contro lattivit inquinante della Farmoplant, industria chimica di propriet della Montedison. Sulle sue
gonfiatasi a dismisura che torna normale.[] E poi nulla. Dopo solo il silenzio e loblio mentre quelle fabbriche, vere e proprie bombe innescate, continuano a produrre a ritmo serrato giorno dopo giorno fino alla prossima inevitabile disgrazia. Maria Teresa Romiti, Morte a Bhopal, A rivista anarchica, Milano, n. 125, Febbraio 1985, cit., p. 4. 313 [Alcuni] prodotti vengono semplicemente scaricati nel terzo mondo, come il frumento inquinato dal mercurio, esportato dagli Stati Uniti in Iraq nel 1972, che caus la morte di 5000 persone. Un altro esempio quello dellinquinamento selvaggio del lago di Managua, in Nicaragua, a opera di una fabbrica di cloro e soda caustica di propriet della Pennwalt Corporation e di altri azionisti, che determin un tasso elevatissimo di avvelenamento da mercurio nelle acque che costituivano la principale fonte di approvvigionamento di pesci degli abitanti di Managua. George Bradford, Viviamo tutti a Bhopal, A rivista anarchica, Milano, n. 160, Dicembre 1988/Gennaio 1989, cit., p. 34. 314 In merito George Bradford nellarticolo Viviamo tutti a Bhopal sottolinea il fatto che la popolazione dellIndia non pu godere appieno dei benefici del processo di industrializzazione avviato nel paese perch i profitti devono essere utilizzati per ripagare i debiti del paese. Inoltre la rivoluzione verde ha avuto benefici soltanto per le grandi compagnie e le dittature militari che le proteggono. Lintroduzione dei fertilizzanti, della tecnologia, degli insetticidi e di unamministrazione burocratica ha sgretolato economie rurali millenarie fondate sulle colture di sussistenza, creando una classe di agricoltori pi ambienti, vincolati alle tecnologie occidentali che consentono di produrre colture commerciali destinate allesportazione, come il caff, il cotone e il grano, mentre la maggior parte della popolazione contadina, rovinata dalla concorrenza mercantile capitalista, stata costretta ad emigrare dalle campagne nelle citt in continua espansione. Queste vittime, al pari dei contadini europei di qualche secolo fa, rovinati dalla rivoluzione industriale, sono andate a incrementare leterna sottoclasse dei disoccupati e dei sub-occupati, che popola le baraccopoli e lotta per la sopravvivenza ai margini della civilt, oppure sono diventate carne da macello proletaria nelle varie Bhopal, San Paolo e Giacarta di un mondo in fase di industrializzazione un processo attuato, come tutte le industrializzazioni della storia, a spese della natura e della popolazione delle campagne. Naturalmente, in qualche caso, la produttivit alimentare aumenta, ma soltanto in senso quantitativo- alcuni alimenti scompaiono, mentre altri vengono prodotti tutto lanno, anche per lesportazione. Lagricoltura di sussistenza, per, viene distrutta. George Bradford, Viviamo tutti a Bhopal, , cit., p. 33. 315 LAssemblea permanente dei cittadini di Massa e Carrara nasce nel 1980, in seguito al processo di unificazione dei gruppi che gi si opponevano, sul territorio, alla fabbrica. Per approfondimenti vedere: Luigi Mara, Marcello Palagi, Gianni Tognoni, Da Bhopal alla Farmoplant: Crimini e chimica di morte, Carrara, lEcopuano, 1995.

pagine

viene

pubblicata

la

relazione

presentata

dallAssemblea

permanente al Convegno sulla nocivit del lavoro, promosso dallUSL Lombardia, che si svolge a Brescia nei giorni 11-12 gennaio 85.316 Attraverso lanalisi dellattivit inquinante della Farmoplant, emerge una critica nei confronti dellatteggiamento morbido dei sindacati e del PCI, che non chiedono la chiusura di una industria cos nociva, essendo molto di pi interessati alla difesa del posto di lavoro degli operai della fabbrica che alla loro salute.

In questo periodo politico in cui le stesse forze di sinistra sono pi interessate ai problemi della produttivit e degli istituti di credito che alle lotte in fabbrica, unoffensiva interclassista e di apparente apertura pericolosa. facile che la santa alleanza delle multinazionali, trovi interessantissimi alleati anche in quelle forze politiche che per principio e tradizioni dovrebbero stare dalla parte dei lavoratori, della popolazione e di chi non ha potere ed sfruttato. Anche qui un solo esempio: il comitato di zona del PCI ha scritto un documento elettorale, significativamente listato di verde, dove chiama alla battaglia contro quelle forze che indicando il falso obbiettivo della chiusura della Farmoplant, continuano a mantenere di fatto una complicit e un sostegno alle multinazionali di rapina e portano ad un progressivo degrado economico e sociale dellItalia e della nostra provincia. Tanta ottusit, incapacit di rapportarsi ai movimenti di base, alle situazioni di lotta, questo rafforza la politica di rapina della Farmoplant, il degrado della salute collettiva e il degrado della democrazia. Non possibile vincere le multinazionali della morte limitandosi a listare di verde i volantini e a vomitare calunnie contro unintera popolazione che lotta.317

Nella relazione vengono evidenziati i danni ambientali prodotti dallindustria di propriet Montedison. Tale fabbrica viene ritenuta in forte passivit, e ha ridotto nel tempo il numero degli operai impiegati ricorrendo allo strumento della cassa integrazione. Inoltre si constata la produzione nello stabilimento di pesticidi molto pericolosi, come il Carbaryl che veniva prodotto anche nello stabilimento dellUnion Carbide a Bhopal. La fabbrica viene accusata di rendere laria della zona circostante irrespirabile. Poi a partire dalla fine del 83, la fabbrica ha messo in opera un inceneritore con il quale brucia rifiuti chimici provenienti da varie parti dItalia. La relazione sottolinea la necessit della chiusura di tutte le industrie inquinanti, nei confronti delle quali non deve essere ammessa nessuna mediazione, neppure per la salvaguardia dei posti di lavoro, e per lo sviluppo delloccupazione. quindi necessario un profondo rinnovamento della vita politica, perch i partiti politici (compreso il PCI che considera importante soltanto la difesa del posto di lavoro) e i sindacati non sono ritenuti pi in grado di rappresentare i diritti e i bisogni della collettivit. Assemblea permanente dei cittadini di Massa Carrara, E a Massa c la Mortedison, A rivista anarchica, Milano, n. 125, Febbraio 1985. 317 Assemblea permanente dei cittadini di Massa Carrara, E a Massa c la Mortedison, , cit., p. 7.

316

Tale critica emerge di nuovo dopo lesplosione avvenuta allinterno dello stabilimento Farmoplant, il 17 luglio 88318, che ha prodotto una delle pi gravi emergenze ecologiche verificatesi in Italia, e che ha portato il PCI a modificare il suo atteggiamento nei confronti della fabbrica, ritenendo ora necessaria la sua chiusura. In merito, nellarticolo Rogor e rabbia319, dopo aver constatato il fatto che lo stabilimento costituisce un pericolo, non soltanto in seguito agli incidenti avvenuti, ma anche in condizioni di normalit, per lemissione costante di gas tossici nellatmosfera che derivano dalla fumata continua del proprio inceneritore, si sottolinea la necessit di intraprendere una lotta dura, non mediata politicamente e senza alcun riferimento alle autorit ufficiali, che si ponga come unico obbiettivo la chiusura di esso. Latteggiamento della maggioranza della popolazione di Massa e Carrara risulta essere stato differente.320

[La popolazione di Massa] non ha avuto maturit nellaffrontare fino in fondo la questione Farmoplant, lasciandosi depistare dalle varie associazioni politiche e ambientaliste sul paludoso terreno della delega e dellattendismo. In particolare PSI, PCI e sindacato mirano a spegnere la mobilitazione in forme di lotta simboliche e inconcludenti, utili soltanto alle autorit locali per riorganizzarsi e ripresentarsi in pubblico con lipocrisia di sempre; al PCI nelloperare un camaleontico e rapido voltafaccia di 180 gradi dichiarandosi per la chiusura della fabbrica dopo esserne stato una determinante quinta colonna; alla questura nel far affluire consistenti rinforzi in tenuta da ordine pubblico e pronti a fare piazza pulita se i migliaia di provocatori autonomi fossero rispuntati a mettere in discussione i valori di questa moderna democrazia fondata sullinquinamento e il manganello.321

Infatti emerge sulla rivista in maniera chiara il fatto che dopo le proteste verificatesi nei giorni successivi allincidente, caratterizzate da una forte

Cfr. Cap. 1.3. Piero Tognoli, Mauro Zanoni, Rogor e rabbia, A rivista anarchica, Milano, n. 157, Agosto/Settembre 1988. 320 Il presidio dei cancelli della Farmoplant organizzato dagli abitanti dellAlteta, il quartiere costruito a ridosso della Farmoplant, considerato una pratica di azione diretta importante nella lotta contro la fabbrica. Piero Tognoli, Mauro Zanoni, Rogor e rabbia, . 321 Piero Tognoli, Mauro Zanoni, Rogor e rabbia, , cit., p. 5.
319

318

partecipazione della popolazione locale322, la mobilitazione contro la fabbrica progressivamente diminuita, come la convinzione nella popolazione della necessit di forme di azione diretta per opporsi alla fabbrica. Risulta quindi chiara la necessit di una controinformazione per sensibilizzare di nuovo la popolazione della zona, e non solo, contro la Montedison e ogni suo stabilimento chimico. In merito A si oppone al piano presentato dalla Montedison, nei mesi successivi allincidente, per la conversione dellimpianto da una produzione chimica a quella delle biotecnologie, sottolineando di nuovo la necessit di un suo smantellamento e di una mobilitazione che si basi sullazione diretta e il rifiuto della mediazione politica.323

[] le biotecnologie costituiscono lennesimo bidone per le popolazioni locali, fino ad oggi avvelenate dallevidenza palpabile dei fumi tossici e con la prospettiva futura di un pericoloso inquinamento batteriologico invisibile e subdolo nelle sue espressioni di morte, non dimenticando che biotecnologie significherebbe poi concedere un nuovo diritto di residenza alla Montedison, mentre una delle opinioni
322

Nellarticolo Cronache Massesi viene riportata la cronaca della grande mobilitazione popolare (chiamata lestate massese) contro la Farmoplant nei giorni successivi dellincidente. La mobilitazione inizia domenica 17 luglio con una forte concentrazione della popolazione sotto il palazzo municipale. Il giorno successivo viene organizzato un presidio sotto la prefettura in risposta al silenzio delle autorit che non forniscono informazioni sullincidente e per impedire ai ministri Lattanzio, Ruffolo, e Ferri, che si trovano nella prefettura, di potere uscire da essa. La giornata finisce in maniera tragica, con una violenta carica della polizia per permettere luscita dei ministri. Una parte della popolazione decide di bloccare la stazione ferroviaria, ma il corteo che si dirige verso la stazione si scioglie dopo neanche un chilometro, in seguito allatteggiamento dei militanti di Democrazia proletaria che decidono di tornare in Piazza Aranci dove si trova la prefettura. Marted 19 la protesta popolare si riaccende di nuovo in Piazza Aranci dove si forma di nuovo un corteo che si dirige ad occupare la stazione. Anche questa volta il corteo si scioglie dopo poco in seguito allatteggiamento dei demoproletari che decidono di ritornare davanti alla prefettura. Successivamente alcuni manifestanti decidono di bloccare lAurelia e poi bloccano la stazione per unora. Nella cronaca viene aspramente criticato latteggiamento di mediazione svolto dal PCI, lambiguit e lindecisione dei demoproletari, viene invece valorizzata limportanza dellazione diretta e della lotta dura per cambiare lo stato delle cose. Piero Tognoli/Mauro Zanoni, Cronache massesi, A rivista anarchica, Milano, n. 157, Agosto/Settembre 1988. 323 Nellarticolo Nonsolorogor vengono riportate le azioni di protesta organizzate dal presidio popolare nelle settimane successive allincidente. Emerge di nuovo la valorizzazione delle forme di azione diretta (nuovi blocchi dellAurelia, presidio davanti al comune) come unico strumento di una lotta che non deve accettare nessuna mediazione politica. Per approfondimenti vedere: Piero Tognoli/Mauro Zanoni, Nonsolorogor, A rivista anarchica, Milano, n. 158, Ottobre 1988.

sempre pi radicate e diffuse tra la popolazione proprio lo smantellamento dellintero perimetro entro il quale da troppi anni opera la Montedison/Farmoplant/Agrimont. 324

La rivista, nel corso degli anni 80, non si solo interessata alla vicenda Farmoplant. Nellestate del 86 ha dato notizia della chiusura nel mese di maggio, dellacquedotto di Cassolnovo, cittadina in Lomellina a pochi chilometri da Vigevano, in seguito al riscontro nelle acque della sostanza tossica Atrazina.325 Anche lattivit inquinante dellACNA (Azienda Coloranti Nazionali e Affini), unindustria chimica di propriet della Montedison situata a Cengio, in Val Bormida, al confine fra Piemonte e Liguria, stata ampiamente denunciata sulle rivista. LACNA emerge come unazienda che a partire dal 1929 ha prodotto sostanze chimiche, e ha riversato sostanze nocive nelle acque del fiume Bormida.326 La fabbrica viene considerata da A la pi inquinante in Italia, dopo lIcmesa, ma la
Piero Tognoli/Mauro Zanoni, Nonsolorogor, , cit., p. 11. In merito nellarticolo Ma lAtrazina non tossica?, Fausta Bizzozzero riporta un colloquio avuto con Enrico Canna, un operaio comunista che da anni si batte per la qualit dellacqua di Cassolnovo. Risulta evidente che la presenza di Atrazina nelle acque era gi stata rilevata a partire dal 84 e che le autorit pubbliche non hanno mai preso alcun provvedimento. Anche le amministrazioni comunali non si sono mai preoccupate del problema, nascondendosi dietro al fatto che non esisteva, in Italia, alcun legge in merito. Esisteva soltanto una direttiva della CEE, che entrata in vigore in Italia soltanto nel maggio 86. Lo stesso mese lacquedotto di Cassolnovo stato chiuso, ma nessuna autorit ha informato la popolazione sulla tossicit presente per anni nelle acque del paese, nessun partito ha presentato uninterrogazione parlamentare per portare alla luce quanto successo. Fausta Bizzozzero, Ma lAtrazina non tossica?, A rivista anarchica, Milano, n. 139, Agosto/Settembre 1986. 326 LACNA nasce nel 1909 come fabbrica di laterizi diventando poi nel 1915 produttrice di polvere da sparo. Nel 1930 lACNA fallisce e viene assorbita dalla Montecatini (che nel 66 diventer Montedison dopo la fusione con lEdison). Nel 1938 numerosi agricoltori della Val Bormida citano lACNA per danni riportati alle loro attivit essendo le acque del fiume Bormida inutilizzabili per lirrigazione. Nel 59 il Sevizio Idrografico di Genova stabilisce che le acque del fiume, pur risultanti inquinate, non producono danni allattivit agricole e, nel 60, il Ministero dei lavori pubblici rinnova allACNA il permesso di utilizzare le acque del fiume Bormida per fini industriali, attraverso la promulgazione di una nuova concessione, di durata 70 anni. Nel 1987 la Val Bormida viene dichiarata dal governo area a elevato rischio di crisi ambientale. Il 23 luglio 1988 si sprigiona dalla fabbrica una nube di anidride solforosa e il ministro dellambiente Giorgio Ruffolo decreta la chiusura temporanea dellimpianto. Nel 1990 la fabbrica entra a far parte dellEnichem (gruppo ENI) continuando a produrre sostanze inquinanti. Soltanto nel gennaio 99 viene decisa la chiusura della fabbrica e il governo dichiara lo stato di emergenza socio-ambientale nella zona. Il danno ecologico procurato dalla fabbrica immenso. LACNA infatti responsabile dellinquinamento delle falde acquifere della zona, della morte di numerosi animali, e di numerosi operai della fabbrica causata da cancri alla vescica. Per approfondimenti vedere: http://www.flanet.org
325 324

sua nocivit non ritenuta sufficientemente denunciata, non essendo i suoi effetti immediatamente riscontrabili.

Facendo una graduatoria di fabbriche che inquinano, lACNA verrebbe subito dopo lICMESA di Seveso. Ma linquinamento prodotto dallACNA non mai stato sufficientemente denunciato e la popolazione non se n molto interessata, perch i suoi effetti non sono immediati: infatti le sostanze nocive prodotte dallACNA agiscono con il continuo assorbimento da parte dellorganismo.327

La fabbrica ritenuta anche responsabile della morte, nel corso degli anni, di numerosi operai, e forte laccusa nei confronti del consiglio di fabbrica dellACNA, che si sempre adoperato nella difesa del posto di lavoro degli operai, non denunciando la nocivit della fabbrica.328 Inoltre la rivista ha prestato, a partire dal 88, una particolare attenzione nei confronti della lotta portata avanti dagli anarchici e dalla popolazione locale contro la fabbrica. In merito, la rivista d notizia della partecipazione degli anarchici alla manifestazione organizzata il 20 marzo 88 a Cengio per la chiusura della fabbrica. Una manifestazione che vede la partecipazione di 8000 persone. Nel numero di maggio 88 viene pubblicato un resoconto della manifestazione dove viene sottolineata la numerosa partecipazione della popolazione locale. Anche in questo contesto latteggiamento del sindacato, volto solo a tutelare il posto di lavoro degli operai, viene criticato.

[] per quanto riguarda la ridicola posizione presa dal Sindacato non abbiamo parole!. Noi siamo per la difesa delloccupazione e siamo pronti a lottare a fianco degli operai, per il salario garantito e contro la perdita dei posti di lavoro, ma conosciamo la differenza tra gli interessi del
http://www.bonificare.it. 327 Nucleo Anarchico Cesano Maderno, La fabbrica della morte, A rivista anarchica, Milano, n. 110, Maggio 1983, cit., p. 5. 328 Nucleo Anarchico Cesano Maderno, La fabbrica della morte, . In merito Salvatore Cordaio del gruppo Sciarpanera di Alessandria, intervistato da Paolo Finzi, nellarticolo ACNA no! sottolinea: Secondo Democrazia proletaria [] ci sarebbe mediamente un caso di cancro per ogni nucleo familiare. LACNA, comunque, responsabile dellavvelenamento, tramite il fiume e laria (le sostanze scaricate sono estremamente volatili) della Terra, della flora, della fauna e degli uomini. Paolo Finzi, ACNA no!, A rivista anarchica, Milano, n. 169, Dicembre 1989/Gennaio 1990, cit., p. 9.

proletario e quelli padronali, il Sindacato con la sua posizione in difesa dellACNA ha scelto, in sostanza, da che parte stare, dalla parte della Montedison.329

Le iniziative di lotta portate avanti dallAssociazione per la rinascita della Val Bormida, un organismo popolare di base contro lACNA nato nell86, sono al centro dellinteresse della rivista, che attribuisce allAssociazione un ruolo importante nella mobilitazione della popolazione contro la fabbrica attraverso le pratiche di azione diretta (il blocco del Giro dItalia il 6 giugno 88, loccupazione dellUSL di Carcare il 21 marzo 89, blocchi stradali e ferroviari, presidi) e alla quale viene riconosciuto il merito di essersi sottratta al controllo dei partiti.330
Nel corso degli anni 90 lattenzione di A nei confronti della nocivit delle industrie chimiche venuta meno. Infatti la rivista ha soltanto analizzato,

attraverso una cronaca dei fatti331, la mobilitazione, nel 92, degli anarchici
329

Gruppo Anarchico Sciarpa Nera, Stop ACNA!, A rivista anarchica, Milano, n. 155, Maggio 1988, cit., p. 15. Nellarticolo vengono inoltre riportate le attivit svolte nei giorni precedenti alla manifestazione, dai gruppi anarchici: Sciarpanera di Alessandria, Rosa Nera di Genova, Pietro Gori di Savona ed Emma Goldman di Imperia. Tali attivit si concretizzano nelle citt suddette in azioni di volantinaggio, assemblee pubbliche, e ad Alessandria anche in una mostra in una via del centro, per sensibilizzare la popolazione al problema. 330 Salvatore Cordaio, del gruppo anarchico Sciarpa nera di Alessandria, intervistato da Paolo Finzi, sottolinea la partecipazione dei componenti del suo gruppo, a titolo personale, nellAssociazione per la rinascita della Val Bormida, e riconosce ad essa un ruolo importante per la mobilitazione della popolazione locale e il fatto che essa si sottratta al controllo dei partiti. [] la popolazione della Val Bormida attiva allinterno dellorganizzazione riuscita finora a non far passare tutti i tentativi da parte di un solo partito di impadronirsi delle direttive dellassociazione, anzi finora riuscita ad imporre la propria presenza e a decidere il da farsi. Al punto che, pur essendoci numerosi aspiranti leader indiscussi, non si pu dire che ci sia un unica persona che rappresenti lAssociazione. Paolo Finzi, ACNA No, , cit., p. 12. Per approfondimenti vedere: Gruppo anarchico Sciarpanera, AntiACNA story, A rivista anarchica, Milano, n. 169, Dicembre 1989/Gennaio 1990. Luigi Nicolis, Gardini s grazie!, A rivista anarchica, Milano, n. 169, Dicembre 1989/Gennaio 1990. La rivista ha anche dato notizia dei processi intentati contro i manifestanti che avevano partecipato ai blocchi stradali organizzati nel Luglio 88. Per approfondimenti vedere: Antonietta e Guido, Valle Bormida, A rivista anarchica, Milano, n. 217, Aprile 1995. 331 Nellarticolo I fatti di Lipetsk viene riportata la cronaca della mobilitazione iniziata il 15 giugno con la formazione nel villaggio di Lenino, vicino al luogo adibito alla costruzione della fabbrica, di un campo ecologico di protesta per bloccare la costruzione della fabbrica. Inoltre il 26 giugno i partecipanti al campo sono entrati nelledificio del consiglio regionale affermando di voler occupare il palazzo fino a che non fosse stata decisa,

russi contro la costruzione, nella regione di Lipetsk, dellindustria chimica Viching Raps da parte dellimpresa svedese Karl Hhamens AB, che voleva utilizzare nella costruzione una tecnologia obsoleta vietata in Svezia. La mobilitazione iniziata dai contadini della zona, attraverso la costruzione di barricate per bloccare il passaggio dei materiali necessari per la costruzione della fabbrica, vede la successiva partecipazione degli anarchici. Una mobilitazione che risulta vittoriosa in quanto il 12 agosto il capo dellamministrazione regionale Kuptsov firma un decreto che sancisce il divieto assoluto di costruire la fabbrica.

Linteresse nei confronti del problema del disboscamento della foresta Amazzonica emerge in A a partire dagli anni 80. Questo interesse si sviluppa su differenti piani. In primo luogo la rivista cerca di individuare le cause e gli effetti della deforestazione, considerata derivante, in parte, dalle pratiche di sfruttamento delle risorse presenti nella foresta da parte delle multinazionali.

stato calcolato che ogni anno viene rasa al suolo una superficie di 100.000 chilometri quadrati. Se la matematica non unopinione, continuando di questo passo entro cinquantanni la foresta amazzonica non esister pi. Vari fattori sono responsabili di questa distruzione: la vendita del legname, nuovi tracciati stradali, la produzione di antracite, ecc. Di questo approfittano compagnie private nazionali, estere o multinazionali []. Anche il governo federale responsabile per aver autorizzato sia la costruzione di autostrade, sia lo sfruttamento forestale e agricolo sistematico e indiscriminato, sia per aver concesso incentivi fiscali dogni genere agli sfruttatori dellAmazzonia.332

La deforestazione, che risulta essere diminuita soltanto nel periodo tra l87 e il 91, in seguito alla crisi economica del Brasile, e alla quale viene
dallamministrazione regionale, linterruzione della costruzione della fabbrica. Loccupazione durata soltanto otto ore in seguito allintervento di un reparto antiterrorismo che ha arrestato gli occupanti. Ma nei giorni successivi la protesta continuata e il 25 luglio un gruppo di anarchici si sono legati con delle corde alle porte delledificio del consiglio regionale. La lotta termina il 12 agosto in seguito alla decisione del Consiglio regionale di vietare la costruzione della fabbrica. Alessio Vivo, I fatti di Lipetsk, A rivista anarchica, Milano, n. 194, Ottobre 1992. 332 Pietro Ferrua, Il mondo della foresta, A rivista anarchica, Milano, n. 182, Maggio 1991, cit., p. 32.

riconosciuta la responsabilit di contribuire ad accrescere il problema delleffetto serra del pianeta333, non lunica forma di sfruttamento della foresta. Infatti A denuncia le numerose concessioni fatte dai governi dellAmerica Latina alle societ minerarie per lo sfruttamento delle risorse minerarie della zona che ha determinato, come conseguenza,

lavvelenamento delle acque dei fiumi, grazie allutilizzo del mercurio e di altri solventi chimici nei processi di estrazione, e loccupazione delle terre abitate dagli Indios. Linquinamento delle acque inoltre ritenuto la causa della morte di molti Indios che consumano lacqua inquinata.334 La costruzione di centrali idroelettriche in Amazzonia, ha causato

linondazione di vastissimi territori abitati dagli Indios, la scomparsa di molte specie animali, e la costruzione di nuove strade nella foresta. Infine viene constatata dalla rivista lintroduzione nella foresta di prodotti chimici contaminanti necessari per la coltivazione clandestina di cocaina, canapa indiana, e altre sostanze stupefacenti.335 Infine A evidenzia i limiti delle azioni portate avanti dai governi dellAmerica Latina per cercare di mettere fine allo sfruttamento della foresta.336
333

In merito Giovanni Aliotti nellarticolo La questione amazzonica sottolinea: Sempre da studi effettuati si calcola che le zone di foresta amazzonica, che vengono bruciate, sono allorigine dell1,4% del volume di ossido di carbonio presente nellatmosfera, contribuendo alleffetto serra del pianeta. Inoltre la riduzione dellarea coperta dalla foresta pluviale provoca un allungamento della stagione delle secche nelle regioni circostanti, causando gravi disequilibri sulla vegetazione e il microclima. Giovanni Aliotti, La questione amazzonica, A rivista anarchica, Milano, n. 222, Novembre 1995, cit., p, 22. 334 Linquinamento dellacqua dei fiumi consumata dagli indiani a fini potabili, causa inoltre dissenterie speso letali. Uno studio sanitario recente ha mostrato la relazione diretta esistente fra linizio delle attivit minerarie e laumento delle epidemie e del tasso di mortalit presso gli indiani Yanomani, i quali, nel 1987 (inizio delle attivit estrattive) rappresentavano soltanto il 15% dei malati totali mentre alla fine del 1989, dopo due anni di inquinamento, la loro presenza in ospedale era aumentata all86%, con un incremento del tasso di mortalit pari al 40%. Pietro Ferrua, Il mondo della foresta, , cit., p. 32. 335 Pietro Ferrua, Il mondo della foresta, . 336 In merito Pietro Ferrua constata lambiguit della costituzione brasiliana del 1988 che, con larticolo 49, attribuisce al Congresso la competenza esclusiva per autorizzare lo sfruttamento delle risorse idriche, minerarie delle terre indigene. Il governo sembrerebbe quindi poter i concedere ad aziende nazionali, estere o multinazionali, il permesso di sfruttare queste risorse. Ma la costituzione si contraddice con larticolo 231, dove si afferma che le terre destinate agli indigeni sono destinate al loro possesso e spetta a loro lusufrutto delle ricchezze del suolo, dei corsi di acqua e dei laghi e obbliga il Congresso a consultare le comunit interessate in caso di concessioni rilasciate a terzi per lo sfruttamento del sottosuolo. Ma la costituzione, come anche le leggi nazionali, secondo Pietro Ferrua, sono

Anche nellanalisi del problema Amazzonia possibile constatare una critica nei confronti dei mass media accusati di essersi interessati al problema della distruzione delle foreste tropicali soltanto dalla fine degli anni 80, dopo anni di totale disinteressamento. In merito Maria Teresa Romiti nellarticolo LAmazzonia dietro langolo337, dopo avere constatato lindifferenza dei mass media per decenni, afferma:

Poi, di colpo, lennesima riunione delle trib amazzoniche ha focalizzato lattenzione dei mass media. La foresta diventata largomento del giorno, tutti si sono occupati dei vari aspetti del problema, hanno cercato soluzioni. Per giorni le notizie principali sono state dedicate allAmazzonia. Giornali seri e meno seri, trasmissioni giornalistiche e di variet: il problema foresta era al centro del mondo. E si sono moltiplicate le iniziative, i concerti delle rockstar come le petizioni, le pressioni sulla Banca Mondiale come le cartoline. E come se la terra si fosse fermata, attonita, spaventata, allimprovviso conscia del pericolo.[] E interessante notare che, per quanto riguarda linquinamento, lo schema sembra ripetersi spesso. Quello che, fino al giorno prima era considerato scontato e non faceva notizia, allimprovviso balza allonore delle cronache e diventa caso, anche mondiale. Tutti se ne occupano, tutti cercano soluzioni e spesso dopo un po di tempo tutto torna come prima. E stato cosi per il buco dellozono, o meglio per i gas responsabili, di cui era nota la pericolosit.[] La stessa notizia rimane sottotono e non interessa nessuno, poi scoppia e tutti sembrano preoccuparsi.338

A ha inoltre analizzato la condizione di sfruttamento e oppressione subita dalla popolazione Indios dellAmerica Latina; unoppressione iniziata alla
soggette ad uno scarso controllo dellapplicazione di esse da parte del governo, data a la vastit del territorio brasiliano, dove le autorit amministrative locali, spesso clientelari e mafiose, si sostituiscono al potere dello Stato. Pietro Ferrua, Il mondo della foresta, . 337 Maria Teresa Romiti, LAmazzonia dietro langolo, A rivista anarchica, Milano, n. 164, Maggio 1989. 338 Maria Teresa Romiti, LAmazzonia dietro langolo, , cit., pp. 21-22 In merito nellarticolo Autonomia, ecologia, sviluppo, dopo aver sottolineato i limiti dellinformazione dei mass media sulla situazione in America Latina e nei paesi del terzo mondo, si sottolinea la necessit di uninformazione indipendente. Le catastrofi sono definite come incidenti e attirano lattenzione fugacemente, senza che siano compresi gli antecedenti storici e la mancanza di difese che hanno portato alla tragedia. La manipolazione dellinformazione, generalmente, aumenta questo tipo di percezione alienata o aumenta il sentimento di impotenza.[] Perci necessario laccesso allinformazione indipendente e la creazione di modi per apprendere a pensare in forma sistematica sia a livello individuale che collettivo; perch questo sia possibile sar necessario riorientare leducazione. D Panario, R. Prieto, Autonomia, ecologia, sviluppo, A rivista anarchica, Milano, n. 184, Agosto/Settembre 1991, cit. p. 23.

fine del XV secolo, con larrivo degli europei nel continente americano, portata successivamente avanti dai latifondisti locali339 e dalle imprese straniere, e che ha distrutto le forme di vivere sociale e la cultura degli indigeni. Unoppressione che iniziata in nome di una salvezza religiosa e che successivamente continuata in nome del progresso e della superiorit del modello occidentale.340 Dalle pagine della rivista possibile constatare una forte valorizzazione dei modelli di organizzazione sociale degli Indios, basati su un rapporto corretto, non distruttivo, con la natura341, e delle forme di vita comunitaria tipiche delle societ indigene. In merito, nellarticolo La nostra etica superiore342 si sottolinea:

Nelle societ occidentali, per esempio, nelle quali vi gente ricca accanto a gente poverissima, non c libert per la semplice ragione che i poveri non sono liberi dalla fame dallignoranza, dal freddo dalloppressione, dallo sfruttamento e dalla schiavit, nello stesso modo in cui i ricchi non sono liberi dalla malvagit, dallegoismo, dalla paura dei poveri, dalle basse passioni e dalla miseria morale. Invece nelle societ indie, in cui tutti sono fratelli, padri o figli, e nelle quali il temperamento individuale si pone sempre al servizio del vicino, tutti sono liberi dalla miseria, dalloppressione e dallemarginazione, sebbene nessuno abbia la libert, come nei
In merito Gianni Aliotti, nellarticolo Un ricordo di Chico Mendes afferma: In Amazzonia, come nel resto del Brasile, la vecchia lite latifondiaria al potere ha mantenuto, attraverso i secoli, il dominio delle istituzioni e il controllo della macchina dello Stato, i quali garantiscono un ordinamento sociale e legale resistente a qualsiasi prospettiva di progresso, i cui benefici possano estendersi a tutta la popolazione (vale per la distribuzione della terra come per laccesso al sistema educativo). Lo Stato, strutturandosi come una macchina politico amministrativa di repressione, destinata a mantenere lantica stratificazione di classe (e di casta), ha operato sulla stessa linea di sempre, al servizio delle vecchie lite al potere. Gianni Aliotti, Un ricordo di Chico Mendes, A rivista anarchica, Milano, n. 232, Dicembre 1996/Gennaio 1997, cit., p. 23. 340 Per approfondimenti vedere: Ruben G. Prieto, Le radici ritrovate, A rivista anarchia, Milano, n. 112, Agosto/Settembre 1983. 341 In merito Giovanni Aliotti nellarticolo In difesa della causa indigena afferma: Lo sviluppo agricolo amazzonico importato dai paesi ricchi causa leliminazione della diversit delle specie vegetali, mediante limposizione di un numero limitato e controllato di monocolture specifiche, altamente remunerative. La conseguenza la distruzione dellambiente. I popoli indigeni, al contrario, mostrando profonda conoscenza dellecosistema in cui vivono, combinano nel corso del tempo una variet specifica di piante, coltivate durante molti anni, cercando in questo modo di conservare le diversit della vita vegetale. Giovanni Aliotti, In difesa della causa indigena, A rivista anarchica, Milano, n. 223, Dicembre 1995/Gennaio 1996, cit., p. 33. 342 Virgilio Roel Pineta, La nostra etica superiore, A rivista anarchica, Milano, n. 112 Agosto/Settembre 1983.
339

regimi occidentali, di agire contro il popolo, n possa nemmeno pensare che potrebbe essere pi libero se dimenticasse il progresso sociale ed economico della sua comunit fraterna, perch proprio su questo progresso che si fonda il destino della sua libert.343

La rivista ha inoltre pubblicato alcuni documenti di movimenti indios344 e ha dato ampio spazio alle loro lotte. Infatti A ha dato voce nel 91 alle lotte condotte dai vari gruppi indigeni (Zoro, Cinta Larga, Bakair, Tukano) per porre fine alle violenze dei latifondisti, evidenziando alcune differenze esistenti tra questi gruppi; tra chi preferisce, come strumento di lotta, lo scontro diretto e chi preferisce la negoziazione.345 Anche la figura di Chico Mendes, sindacalista ucciso il 22 dicembre 88346 e leader dei
Virgilio Roel Pineta, La nostra etica superiore, , cit., p. 36. Nel numero di Agosto/Settembre 1983 sono pubblicati alcuni documenti di movimenti indios dove viene sottolineata la necessit di contrapporre al modello sociale ed economico occidentale il sistema di vita degli Indios, che si fonda su un corretto rapporto con la natura e su un rifiuto delle tecnologie occidentali. La lotta di liberazione degli Indios non punta verso il livello di vita raggiunto dalloccidente, essendo questo livello di vita costruito sul dominio. Guillermo Camero Hoke, Pensare in modo diverso, A rivista anarchica, Milano, n. 112, Agosto/Settembre 1983. Virgilio Roel Pineta, La nostra etica superiore, A rivista anarchica, Milano, n. 112, Agosto/Settembre 1983. Manifesto di Tiawanacu, Noi contadini pensiamo che, A rivista anarchica, Milano, n. 112, Agosto/Settembre 1983. Per approfondimenti vedere anche: D.K. Yanomami/I..P. Suru, Noi non dobbiamo niente a nessuno, A rivista anarchica, Milano, n. 182, Maggio 1991. AA.VV, Associazione delle comunit superstiti dei chilombi di Oriximina, A rivista anarchica, Milano, n. 182, Maggio 1991. 345 Pietro Ferrua, Il mondo della foresta, . Gianni Sartori, Ma noi non ci faremo sterminare, A rivista anarchica, Milano, n. 266, Ottobre 2000. 346 Nellarticolo Un ricordo di Chico Mendes, viene raccontata la storia dei Seringueiros che a partire dalla seconda met degli anni 70 si sono dedicati alloccupazione delle terre in difesa della natura e del loro lavoro, lottando contro le aggressioni e lattacco generalizzato alla foresta, condotto dai grandi allevatori di bestiame e dallindustria di legname, lotte che nel periodo 75-88, hanno garantito la sopravvivenza di 1,2 milioni di ettari di foresta nativa. Nel 1988 viene costituita unalleanza tra Seringueiros e Indios sulla base di un progetto di riserve estrattive; un progetto di riforma agraria adattato alle caratteristiche naturali, e culturali dellAmazzonia, che suscit interesse anche negli ecologisti internazionali; un incontro importante perch fece si che gli Indios, nellesprimere le loro preoccupazioni per la salvezza della foresta in quanto funzionale allecosistema, tenessero anche conto dei problemi economici e sociali delle popolazioni che abitano la foresta. Chico Mendes divenuto leader del Conselho Nacional dos Seringueiros nell80, dopo luccisione del precedente leader Wilson Pinheiro per mano di due latifondisti, viene a sua volta ucciso il 22 dicembre 1988. Il latifondista Darly Alves e il figlio Darci vengono arrestati, luno come mandante, laltro come esecutore dellomicidio. Entrambi vengono condannati a 19 anni di carcere, ma nel 93 riescono ad evadere grazie alla collaborazione della polizia incaricata di sorvegliarli. Ma nonostante la morte di Chico
344 343

Seringueiros, movimento che a partire dagli anni 70 ha lottato per la difesa della foresta Amazzonica, ha avuto spazio sulla rivista. A ha anche rilevato alcune affinit tra lecologia sociale e la visione ecologica dei Seringueiros, considerando anche questa strettamente legata ad una prospettiva di trasformazione sociale ed economica. Ai Seringueiros si riconosce anche il merito di aver trasmesso agli indigeni, anche dopo la morte di Chico Mendes, i concetti di autogestione e indipendenza economica, considerati alla base di un nuovo processo organizzativo di tutti i popoli della Foresta Amazzonica.

I concetti di autogestione e indipendenza economica, di valorizzazione delle attivit tradizionali e delle culture popolari, di conservazione dellecosistema per le generazioni future, hanno cominciato da quel momento a sedimentarsi tra tutti coloro che sono impegnati, in Brasile, a trasformare lattuale societ. Nonostante in Amazzonia continuino a verificarsi incendi, devastazioni, e violenze, si venuta creando, in parallelo e spesso in contrasto con i grandi e distruttivi progetti di sfruttamento su basi industriali delle risorse, una rete (ancora poco visibile) di sperimentazione e di pratiche economiche dal basso. Basata su processi organizzativi di carattere comunitario o cooperativo; promossa da gruppi di estrattivisti, contadini poveri o indios ; sostenuta dalle commissioni Pastorali della Terra (CPT), dai Sindacati, dalle ONG (Organizzazioni non governative).[] questa rete flessibile, dimostra di aderire meglio ai caratteri differenziati dellambiente. In un certo senso rappresenta la pratica attiva, popolare ed emergente, di una proposta alternativa di sviluppo. 347

Sempre in riferimento allAmerica Latina, A sinteressa alla vita dei fratelli Flores Magn, considerati tra i padri della rivoluzione messicana seguita alla caduta del dittatore Porfirio Diaz nel 1910348; e alla rivolta

Mendes, i concetti di autogestione, di indipendenza economica e la valorizzazione delle culture popolari hanno cominciato a sedimentarsi fra tutti coloro che sono impegnati in Brasile a trasformare la societ. Gianni Aliotti, Un ricordo di Chico Mendes, . Per approfondimenti vedere anche: Pietro Ferrua, Il mondo della foresta, . 347 Gianni Aliotti, Un ricordo di Chico Mendes, , cit., pp. 21-22. 348 I fratelli Flores Magn (Ricardo, Jess, Enrique) fondarono nel 1900 il giornale anarcosindacalista Regeneracin rivolto ai lavoratori urbani e allacciarono anche legami con il grande rivoluzionario contadino Emiliano Zapata. Il grido libertario Tierra y libertad diffuso dalla rivista magonista diventer infatti il simbolo della rivoluzione messicana e verr scritto sulle bandiere zapatiste. I fratelli Flores Magn trascorsero buona parte della loro vita in esilio ed in carcere dove, negli Stati Uniti, nel 1922, mor Ricardo.

condotta, sempre in Messico, dal 1 gennaio 94349 dallEsercito Zapatista di Liberazione Nazionale. A ha pubblicato una cronaca delle lotte condotte dagli zapatisti350, ha dato notizia, attraverso un resoconto, dellIncontro

Nellarticolo I fratelli Magn, viene descritta la vita dei fratelli Flores Magn e il legame tra il magonismo e il pensiero libertario. Il magonismo non unelucubrazione teorica europea poi trapiantata in Messico: si arriva allanarchismo grazie alle caratteristiche proprie della sua gente; la maggioranza di indios e di meticci che hanno una grande tradizione di vita comunitaria, di solidariet, di appoggio reciproco. El Censurado, I fratelli Magn, A rivista anarchica, Milano, n. 262, Aprile 2000, cit., pp. 33-34. Per approfondimenti vedere anche: Claudio Albertani, Emiliano Zapata, A rivista anarchica, Milano, n. 262, Aprile 2000. 349 Il primo gennaio 1994, giorno dellentrata in vigore del NAFTA, il trattato di libero commercio tra gli Stati Uniti, il Canada e Messico, migliaia di persone invadono alcune citt dello Stato del Chiapas, nel sud del Messico. Dal palazzo municipale di San Cristbal de la Casas il subcomandante Marcos, portavoce degli insorti, in buona parte indigeni, legge la Prima dichiarazione della Selva Lacandona dove viene dichiarato, come obbiettivo della rivolta, la conquista di Citt del Messico per ottenere alcuni diritti elementari (casa, terra, alimentazione, salute, educazione, lavoro, democrazia, giustizia e libert). Dopo 12 giorni di scontri tra lEZLN e lesercito federale, il presidente della repubblica Carlos Salinas de Gortari, in seguito ad una mobilitazione popolare che si sviluppa a Citt del Messico e nel Chiapas e che chiede la fine degli scontri, proclama il cessate il fuoco e EZLN si ritira sulle montagne e nella foresta. Inizia quindi un periodo di trattative tra il governo Messicano e lEZLN che viene interrotto dallinsediamento alla carica presidenziale di Zelillo nel 94. In un contesto di grave crisi economica Zelillo ordina, nel febbraio 95, un nuovo attacco contro gli zapatisti, ma non riuscendo a sconfiggerli, il governo riapre un dialogo con loro. Nellaprile sono firmati gli accordi di San Miguel, che stabiliscono le regole degli incontri per la mediazione. Con la quarta dichiarazione della Selva Lacandona, del gennaio 96, lEZLN si trasforma in Fronte Zapatista di Liberazione Nazionale (FZLN), una forza politica, nazionale, pacifica, autonoma e civile che non si pone come fine la presa del potere. Nel febbraio dello stesso anno vengono firmati gli accordi di San Andrs concernenti i diritti degli indigeni e nellestate si svolge lIncontro intercontinentale per lumanit nelle cinque Aguascalientes, i cinque quartieri generali costituiti da lEZLN dopo loffensiva dellEsercito Federale nel febbraio 95 (Oventic, La Garrucha, Roberto Barrios, Morella, La Realidad), che vede la partecipazione di migliaia di persone arrivate da tutto il mondo. Nel settembre 96 lEZLN rompe il dialogo in seguito alla non conversione in legge degli accordi di San Andrs, da parte del governo il quale, negli anni successivi, organizza una serie di gruppi paramilitari che distruggono le case in alcuni villaggi nel Chiapas. Il 22 dicembre 97 nella cittadina di Acteal i paramilitari uccidono 45 persone, per lo pi donne e bambini. Nel 98 le forze paramilitari e lEsercito Federale attaccano i municipi autonomi di El Bosque, Taniperla, Amparo, Aguatinta, Chavajebal, Unin Progresso, San Juan de la Libertad ma continua la resistenza dellEZLN. In seguito alle elezioni presidenziali del 2000 vince Vincente Fox Quesada, candidato della destra imprenditoriale e cattolica e l11 marzo 2001 gli Zapatisti sono entrati in Citt de Messico, ottenendo di poter parlare di fronte al Congresso in nome di tutti gli indigeni del paese. Per approfondimenti vedere: http://www.yabasta.it http://www.carta.org 350 Per approfondimenti vedere: Pino Cacucci, ZAPATISTI: una questione che ci riguarda da vicino, A rivista anarchica, Milano, n. 223, Dicembre 1995/Gennaio 1996. Giovanni Aliotti, In difesa della causa indigena, .

intercontinentale per lumanit da loro organizzato, nel luglio/agosto 96351, e della manifestazione per i diritti della donna organizzata dalle donne zapatiste a San Cristbal de Las Casas lotto marzo 2000.352 La rivista ha inoltre cercato di analizzare i caratteri libertari riscontrabili nellEZLN e nella figura del subcomandante Marcos. In primo luogo allEZLN viene riconosciuto il merito di non avere una struttura gerarchica e di essere parte della comunit, la quale partecipa attivamente alla lotta. Tale esercito volto allautodifesa e destinato allestinzione. Inoltre si constata il fatto che lobbiettivo degli zapatisti non la conquista del potere, ma la giustizia, la democrazia e la libert e si attribuisce a loro il merito di aver condotto una lotta frontale al modello economico neoliberale. Inoltre lEZLN, non volendo trasformarsi in partito, agisce per incentivare una partecipazione diretta della popolazione alle azioni politiche. Infine Marcos, come tutti i capi dellEZLN, la cui autorit vincolata dal mandato dellassemblea del popolo, viene considerato uno strumento della rivoluzione zapatista, un portavoce degli Indios, e non un leader.353

Pino Cacucci, Polvere di Messico, A rivista anarchica, Milano, n. 227, Maggio 1996. Associazione Ya basta!, Todos somos indios del mundo, A rivista anarchica, Milano, n. 247, Estate 1998. Maria Matteo, I mille volti del movimento, A rivista anarchica, Milano, n. 264, Giugno 2000. 351 Lincontro vede la partecipazione di migliaia di persone da tutto il mondo. Nellarticolo Cronache dal Chiapas, vengono pubblicati i resoconti di vari interventi dove emerge forte la necessit di una lotta che superi i confini nazionali. Inoltre si constata la totale assenza di attenzione nei confronti dellincontro da parte dei nostri mass media. Pino Cacucci, Cronaca dal Chiapas, A rivista anarchica, Milano, n. 230, Ottobre 1996. Per approfondimenti vedere: Maria Matteo, I mille volti del movimento, A rivista anarchica, Milano, n. 264, Giugno 2000. 352 Nellarticolo 8 marzo nel Chiapas, viene fatta una cronaca di questa manifestazione che ha visto la partecipazione di 10000 donne, che hanno marciato nella citt per rivendicare il loro diritto allistruzione, per avere un peso maggiore nella comunit e il rispetto degli accordi di S. Andrs nei quali il governo messicano si impegnava a migliorare le condizioni della popolazione indigena concedendo una maggiore autonomia politica e culturale. Paolino Bruschi, 8 Marzo nel Chiapas, A rivista anarchica, Milano, n. 263, Maggio 2000. 353 Pino Cacucci, Zapatisti: libertari o autoritari?, A rivista anarchica, Milano, n. 233, Febbraio 1997. Giordano Cotichelli, Il Chiapas e noi, A rivista anarchica, Milano, n. 237, Giugno 1997. Andrea Dilemmi, Parole in cammino, A rivista anarchica, Milano, n. 237, Giugno 1997. Elena Petrassi, Marcos e le parole, A rivista anarchica, Milano, n. 240, Novembre 1997. Pietro Vermentini, Lo Zapatismo un movimento libertario?, A rivista anarchica, Milano, n. 262, Aprile 2000.

In conclusione importante rilevare il fatto, che A non si limitata a fornire una descrizione dello sfruttamento delle foreste tropicali, degli Indios e delle loro lotte, ma ha cercato di individuare le azioni che il movimento anarchico poteva intraprendere per modificare questa situazione. Le azioni di boicottaggio, nei confronti delle aziende multinazionali che sfruttano lAmazzonia, sono ritenute importanti, come lorganizzazione di campagne stampa per sensibilizzare la popolazione mondiale al problema. Si sottolinea infine la necessit di intraprendere delle azioni di solidariet nei confronti degli Indios, che non siano per macchiate da paternalismo, ma che si basino su un rapporto paritario con essi.354 Qualsiasi aiuto non deve essere imposto, ma deve basarsi su un totale rispetto del loro diritto di autodeterminazione. In merito Giovanni Aliotti afferma:
Assumere la causa indigena significa difendere nella teoria e nella pratica lautodeterminazione dei diversi popoli indigeni, il rispetto dellindividuo e lorganizzazione in federazioni e confederazioni. Significa appoggiare le rivendicazioni di questi popoli, sia per la difesa delle loro terre (sostenendo il diritto di demarcazione), sia per il riconoscimento delle loro lingue (sostenendo le scuole pubbliche nelle comunit indigene gestite da professori indigeni). Lobbiettivo quello di salvaguardare il patrimonio conoscitivo degli indios; di fornire unalfabetizzazione nella lingua nativa oltre che nelle lingue dei rispettivi paesi di appartenenza ; di riscattare e valorizzare la loro cultura, la loro musica, le loro danze, le loro credenze, i loro racconti, le loro leggende, la loro medicina naturale; di garantire iniziative di sviluppo sostenibile.355

La formazione di una federazione tra i vari gruppi indigeni, comprendente quindi tutte le etnie indiane, le comunit di neri e i piccoli agricoltori bianchi e meticci356, e il rovesciamento del modello produttivo imposto in Amazzonia, finalizzato ad uno sfruttamento delle risorse naturali per

Pietro Adamo nellarticolo Come marca Marcos, critica questa visione che emerge in maniera dominante sulla rivista paragonando la figura di Marcos a quella del dittatore Castro. Pietro Adamo, Come marca Marcos?, A rivista anarchica, Milano, n.234, Marzo 1997. 354 Pietro Ferrua, Il mondo della foresta,. 355 Giovanni Aliotti, In difesa della causa indigena, , cit., p. 34. 356 Pietro Ferrua, Il mondo della foresta, .

lesportazione357, vengono considerati fondamentali per porre le basi di una politica di difesa della popolazione indigena e della foresta.

2.4

LA SCIENZA, LA TECNOLOGIA E LA TECNOBUROCRAZIA

Attraverso lanalisi fatta dalla rivista del ruolo che la scienza e la tecnologia svolgono allinterno di una societ, emergono le diverse valutazioni su di esse che sono riscontrabili allinterno del movimento anarchico. Infatti, con lo svilupparsi nei primi numeri della rivista di un dibattito sulla ripresa della gara spaziale tra gli Stati Uniti e lUnione Sovietica, emergono differenti posizioni sugli aspetti positivi della ricerca scientifica. Brosio nellarticolo I faraoni vanno sulla Luna358 mette in discussione la reale utilit di una ricerca scientifica che sembra sostanzialmente aver perso i contatti con la realt, diventando soltanto finalizzata a sostenere la logica competitiva tra le due superpotenze.

La ricerca scientifica organizzata qualcosa di relativamente recente, legata strettamente al sorgere dellindustria, ed agli inizi stata, per cos dire, al servizio dellindustria stessa. Che gli scienziati lo volessero o no, nei laboratori e negli istituti di ricerca venivano progettati sperimentati ricercati quei materiali e quelle tecniche che lindustria richiedeva e di cui aveva bisogno per produrre beni di consumo da vendere.[] [ Nel caso della ricerca missilistica], il rapporto si inverte. Sono i grandi complessi industriali che sono al servizio della ricerca scientifica, se cos vogliamo chiamarla. Le sezioni missilistiche delle industrie aeronautiche americane, o il loro equivalente russo, non avrebbero ragione di esistere in gran parte, se non esistessero i vari progetti Mercury, Apollo, eccetera. Qui la ricerca scientifica che d gli ordini, che richiede allindustria quel
In merito Giovanni Aliotti nellarticolo La questione amazzonica rileva: Se vogliamo, quindi, rovesciare limpostazione e gli interessi alla base dellattuale modello di sviluppo imposto allAmazzonia, orientato allo sfruttamento di risorse naturali per lesportazione (nel passato furono le droghe per impieghi farmaceutici e il caucci, oggi i minerali preziosi e i legni pregiati), qualsiasi progetto deve rispondere a tre impegni: 1 - rispettare la tradizione di diversit, garantendone la sua piena realizzazione nella natura (biodiversit), nella cultura (sociodiversit) e nella relazione di complementarit tra i due livelli (ecodiversit) ; 2 - ridurre le disuguaglianze sociali; 3 - riscattare, nella tradizione di diversit culturale dei popoli nativi, i valori delle societ indigene egualitarie, basate sul possesso collettivo del territorio, sullaccesso e sulla distribuzione egualitaria delle risorse, sulla reciprocit. Giovanni Aliotti, La questione amazzonica, , cit., p. 24. 358 R. Brosio, I faraoni vanno sulla Luna, A rivista anarchica, Milano, n. 2, Marzo 1971.
357

certo propellente, quel certo congegno, quel certo computer. E li richiede per scopi suoi, che con la produzione e la vendita dei beni di consumo non hanno nulla a che vedere.359

Ma sulle pagine della rivista sono riscontrabili anche posizioni differenti, che attraverso la sottolineatura del carattere superficiale della lettura di Brosio, evidenziano gli aspetti positivi della ricerca scientifica per il progresso dellumanit.360 Tali divisioni sono anche riscontrabili nel dibattito che si sviluppa parallelamente, tra chi crede nella neutralit della scienza, ovvero nel fatto che la scienza non di per s n buona n cattiva ma che diventa buona o cattiva a secondo delluso che ne viene fatto361, e chi invece ritiene la scienza un prodotto della classe dominante. In merito, nellarticolo La scienza dei padroni362, Brosio sostiene la non esistenza di una scienza neutra, pura, attraverso la constatazione del fatto che ogni epoca elabora un proprio tipo di scienza.
R. Brosio, I faraoni vanno sulla Luna, , cit., p. 12. In merito Roberto Flaibani nellarticolo La scienza inutile afferma: Evidentemente [ Brosio] dimentica (infatti non n fa cenno) che sulla nostra testa girano decine di satelliti per le comunicazioni, per le previsioni del tempo, per gli studi di biologia, per losservazione astronomica, ecc.., e certamente non sa che tra pochissimi anni ci saranno anche satelliti per la ricerca dallo spazio delle risorse nascoste del nostro pianeta e per tenere docchio lo sviluppo e la salute delle coltivazioni agricole di tutto il mondo. Evidentemente non sa o forse non ricorda che a dare lavvio alla miniaturizzazione dei circuiti elettrici stata proprio la ricerca spaziale, e che grazie a ci ora siamo in possesso di computer di enormi possibilit, basso costo e ridotte dimensioni. Forse non sa che lo spettro di applicazione del computer copre la quasi totalit delle attivit umane, pi che mai di quelle tese direttamente al benessere delluomo. Potrei continuare con questa lista, molto a lungo, ma preferisco cercare di illustrare qual a mio parere, ci che veramente spinge lUomo nello spazio. Non , signor Brosio, il sogno folle del tecnocrate o dello scienziato pazzo che gode alla vista della macchina mostruosa che funziona, n tanto meno il monumento funebre del faraone. LUomo nello spazio sta cercando qualcosa di molto importante, sta cercando la vita. Roberto Flaibani, La scienza inutile, A rivista anarchica, Milano, n. 4, Maggio 1971, cit., p. 14. 361 In merito, nellarticolo La scienza dei padroni viene pubblicata una lettera di Guido Montana dove si afferma: chiaro che le classi al potere, la tecnoburocrazia, il capitalismo di stato, fanno il loro gioco e tentano - tenteranno sempre di asservire la tecnica e la scienza. Ma questo che significa? Vogliamo forse dimenticare che luomo non vive di solo pane e che tutta levoluzione della specie fu data dalla curiosit speculare e scientifica? Vogliamo forse rinunciare alla conoscenza - anche riguardo al futuro- solo perch pu essere utilizzata a fini di potere e di classe? Il problema non di rinunciare alle conquiste scientifiche e tecnologiche, ma di distruggere il potere che ne ora la guida e lutilit politicoeconomica. R. Brosio, La scienza dei padroni, A rivista anarchica, Milano, n. 8, Novembre 1971, cit., p. 4. 362 R. Brosio, La scienza dei padroni, .
360 359

La scienza pura unastrazione, un luogo comune cui pu anche essere comodo far riferimento, qualche volta, ma, purtroppo, non ha alcun significato dal punto di vista storico. Ogni classe genera la sua propria scienza, ed essa , di volta in volta, a seconda dei casi, borghese, feudale, tecnocratica eccetera, e non pu essere, come tale, che usata in modo borghese, feudale, tecnocratico, eccetera. E pur vero che ogni classe fa tesoro della cultura scientifica accumulata da quella che lha preceduta, ma solo di quella parte di essa che, obbiettivamente, le utile per consolidare razionalizzare il tipo di potere che esercita.[] Quasi tutta la scienza economica cosiddetta classica (teoria della rendita, formazione del prezzo, funzionamento dei mercati, ecc.) formatasi in seguito allascesa delle borghesie commerciali, oggi abbandonata come un oggetto di museo dai rappresentanti delle moderne tecnoburocrazie. Ogni epoca storica non differisce dalle differenti solo per il livello di cultura scientifica che la contraddistingue, ma anche (e in gran parte) per lindirizzo che tale cultura prende, per le vecchie strade che vengono abbandonate e per le nuove che vengono intraprese.363

Quella di Brosio non una posizione isolata nellambito della rivista; infatti possibile constatare lemergere, in alcuni articoli, di un netto rifiuto dellidea di neutralit della scienza (un rifiuto considerato anche fondamentale per la costruzione di un modello di sviluppo alternativo a quello imperante364), e la considerazione che qualsiasi sapere sviluppatosi in alcuni istituti, il cui possesso esclusivo di una classe, sempre un sapere di classe.365 In altri viene invece valorizzato il ruolo che la scienza e la tecnologia possono giocare nella costruzione di una societ

R. Brosio, La scienza dei padroni, , cit., p. 4. In Merito Salvo Giambelluca, in unanalisi dellalto grado di inquinamento presente sul pianeta afferma: Il problema per il movimento rivoluzionario si pone oggi nei termini di costruire unalternativa al modello di sviluppo imperante. Si tratta cio di cominciare a rigettare, una volta per tutte, le idee sullautomaticit del progresso tecnologico e sulla neutralit della scienza che, nei fatti, hanno finora dominato. Salvo Giambelluca, Lo stregone tecnologico, A rivista anarchica, Milano, n. 14, Settembre 1972, cit., p. 11. 365 . Sono perfettamente daccordo con R Brosio Il sapere sviluppato entro istituti posseduti in esclusiva da una classe, rimane sempre un sapere di classe; la scienza rimane idealistica, formalistica, sterile: essa rimane rivolta contro gli interessi di coloro che non ne sono in possesso un sapere che nei suoi momenti, sociale, storico, economico, giuridico, tecnico non pu essere che in funzione degli interessi di chi la possiede, della classe che lo possiede, come unico e geloso proprietario. L. G., Maurizio A., I padroni delle parole, A rivista anarchica, Milano, n. 10, Febbraio 1972, cit., p. 14.
364

363

anarchica366, per liberare luomo dalla schiavit del lavoro367, e per cercare di limitare, grazie allutilizzo di tecnologie alternative, lalto livello di inquinamento presente sul pianeta.368 Inoltre luso di tecnologie alternative ritenuto fondamentale da A per scongiurare i rischi di una possibile fine delle risorse produttive, rischio prospettato dal rapporto del Massachusetts Institute of Technology del 71 sui limiti dello sviluppo. Nel numero 26 della rivista viene pubblicata una lettura del rapporto fatta da Gino Agnese, docente di fisica alluniversit di Genova369 Una lettura dove risulta chiara la prospettiva di un continuo aumento esponenziale della popolazione mondiale, dovuta ad una maggiore diffusione della medicina, delle pratiche igienico sanitarie, e alla riduzione della mortalit; un aumento che impone necessariamente un incremento della produzione alimentare, che per viene ritenuta ancora in grado di soddisfare la domanda per un arco di tempo limitato di 20-30 anni, e sempre finalizzata a sfamare la popolazione dei paesi pi ricchi. Anche le risorse minerarie, e le materie prime, sono ritenute in via di esaurimento prospettando quindi il collasso di tutto il sistema industriale-agricolo mondiale. Dallanalisi di Gino Agnese
In merito, nel numero 31 della rivista viene pubblicato un condensato del saggio di Murray Bookchin Tecnologia e rivoluzione libertaria (presente nel libro Post-scarcity anarchism). In tale saggio Bookchin constata lalto livello di perfezione qualitativa raggiunto dalla tecnologia, alla quale viene riconosciuto un potenziale ruolo importante nel processo di liberazione delluomo dal lavoro manuale, e da ogni attivit ripetitiva e umiliante. Ma Bookchin rileva il fatto che una societ divisa in classi non in grado di utilizzare le proprie potenzialit tecnologiche per fini diversi dallo sfruttamento, e dalloppressione. Al contrario se i rapporti umani fossero svincolati dai negativi condizionamenti del profitto, del privilegio del potere, la tecnologia di cui disponiamo potrebbe fin da ora fornire gli strumenti per attuare quei rapporti che gli anarchici vanno teorizzando da sempre: comunit sufficientemente ristrette per prendere decisioni assembleari e non delegate e rispettose degli equilibri della natura. La nuova tecnologia deve essere quindi utilizzata in un sistema di produzione su scala ridotta e regionale. Tale sistema pone tutte le decisioni economiche nelle mani della comunit locale e permette una maggiore efficienza nellutilizzo della tecnologia. Murray Bookchin, Tecnologia e rivoluzione libertaria, A rivista anarchica, Milano, n. 31, Agosto/Settembre 1974. 367 In merito Roberto Flaibani nellarticolo La scienza inutile afferma: Io penso che luomo arriver alla vera Anarchia solo liberandosi dalla schiavit del lavoro e della lotta per la sopravvivenza, ma per arrivare a ci gli servir la Scienza, e perch no, anche la Luna. Roberto Flaibani, La Scienza inutile, , cit., p. 14. 368 In merito importante il dibattito che si sviluppa sulla rivista, sul rifiuto del nucleare e sullimportanza delluso di fonti energetiche e tecnologie alternative ad esso. Cfr. Cap. 2.2.
366

del rapporto emerge una forte fiducia nelle previsioni fatte dal rapporto e nei confronti della teoria neo-malthusiana che alla base di esso.

Lasserzione neo-maltusiana secondo la quale le nostre risorse di spazio, aria, acqua, ecc.., hanno dei limiti finiti, mentre i nostri consumi crescono esponenzialmente comprovata dalla storicit dei dati in nostro possesso sullevoluzione dallinizio del secolo fino ad oggi. Quindi, o si fa la scelta di incidere subito e di forza sulla struttura sociale presente, o si va verso la catastrofe globale.370

Il rapporto del Massachusetts Institute of Technology, e linterpretazione di Agnese, sono criticate da Solata nellarticolo Lalibi dellecologia.371 Solata critica la visione maltusiana alla base del rapporto, una visione che stata contraddetta negli anni372, e che porta i ricercatori del MIT a sottovalutare le variabili politiche e le possibilit offerte dallutilizzo di nuove tecnologie, per scongiurare il pericolo dellesaurimento delle risorse. Queste diverse posizioni, rilevabili sulla rivista, sul ruolo della scienza e della tecnologia, sono riconducibili alla diverse valutazioni fatte su di esse dai grandi pensatori anarchici. Tale diversit di vedute viene sottolineata dalla rivista nel corso degli anni 70, attraverso unanalisi del pensiero di Kropotkin, Malatesta e Bakunin. Da questa analisi emerge in maniera chiara le differenze tra il pensiero di Kropotkin, che attribuisce alla scienza un

A. G. Agnese, I limiti dello sviluppo, A rivista anarchica, Milano, n. 26, Gennaio/Febbraio 1974. 370 A.G. Agnese, I limiti dello sviluppo, A rivista anarchica, , cit., p. 10. 371 A Di Solata, Lalibi dellecologia, A rivista anarchica, Milano, n. 27, Marzo 1974. Per approfondimenti vedere: R. M., La crisi del capitalismo, A rivista anarchica, Milano, n. 63, Marzo 1978. Pompeo Bruno, Nucleare ultima follia, A rivista anarchica, Milano, n. 87, Novembre 1980. 372 Malthus, nel suo Saggio sul principio di popolazione, sostiene che i mezzi di sussistenza aumentano con progressione aritmetica, mentre la popolazione aumenta con progressione geometrica (cio assai pi rapidamente), per questo la scarsit di alimenti non pu che aumentare a ritmo vertiginoso. [Ma] la storia dei quasi due secoli trascorsi dalle predizioni di Malthus sta a dimostrare sia che le societ umane possono ridurre a valori bassi o nulli o addirittura negativi i saggi di incremento demografico sia che, per converso, la produzione dei mezzi di sussistenza pu aumentare in modo pi che aritmetico, che cio il rapporto tra le due variabili maltusiane pu anche invertirsi. A di Solata, Lalibi dellecologia, A rivista anarchica, Milano, n. 27, Marzo 1974, cit., p. 11.

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ruolo progressista e libertario373, la visione di neutralit della scienza di Malatesta374 e quella di divinizzazione della scienza di Bakunin.375 Infine importante rilevare, nel contesto del dibattito sulla scienza, lemergere dellattenzione della rivista nei confronti della

tecnoburocrazia, classe affermatasi in Unione Sovietica e in ascesa nelle altre nazioni, la cui posizione di privilegio determinata non dalla propriet dei mezzi di produzione, ma dal possesso di questi, che deriva dalla
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Nellarticolo Lettura di Kropotkin, viene constatato il fatto che la teoria kropotkiniana della scienza, come strumento libertario e rivoluzionario non pu essere ritenuta attuale e utilizzabile. Infatti il suo concetto di evoluzione deterministica come progresso continuo verso forme di vita sempre pi umane e civili e quindi implicitamente libertarie, viene considerato ottimistico di fronte allesperienza storica del novecento. Mirko Roberti, Lettura di Kropotkin, A rivista anarchica, Milano, n. 23, Agosto/Settembre 1973. Per approfondimenti sul pensiero di Kropotkin vedere: Cfr., Cap. 2.1, nota n. 7. Francesco Naselli, Il decentramento comunitario, A rivista anarchica, Milano, n. 52, Dicembre 1976/Gennaio 1977. Mirko Roberti, Il sapere come propriet dei nuovi padroni, A rivista anarchica, Milano, n. 34, Dicembre 1974. Alessio Vivo, Riscoprire Kropotkin, A rivista anarchica, Milano, n. 192, Giugno/Luglio 1992. 374 [ Per Malatesta] la scienza unarma che pu servire per il bene e per il male; ma essa ignora completamente lidea di bene e male. [] Affermando la neutralit in s della scienza, disponibile indifferentemente a servire il bene e il male, Malatesta al contrario di Kropotkin, stabilisce non pi il primato della conoscenza e della ragione nella formazione educativa delluomo, ma quello dei valori ideologici preminenti e liberi rispetto alla scienza e sottomessi solo alla volont umana. Mirko Roberti, La funzione ideologica della scienza, A rivista anarchica, Milano, n. 33, Novembre 1974, cit., p. 16. 375 Per Bakunin lo Stato per natura una struttura gerarchica che sviluppa, necessariamente, lesercizio del governo da parte di una minoranza sulla massa del popolo. Per lui la lotta di classe deve estendersi a tutte le masse sfruttate perch altrimenti porta alla formazione di unlite che finir per utilizzare lenergia proveniente dal basso, coinvolgendola per i propri scopi, che da quel momento diventeranno diversi e opposti da quelli degli sfruttati. In tale ottica Bakunin constata i limiti della visione marxista che, sottoponendo le masse contadine alle strategie della classe operaia, ha favorito la logica del capitalismo industriale aumentando il divario tra la citt e la campagna. Per lui la libert materiale di tutti gli uomini passa attraverso labolizione dello Stato e della divisione tra lavoro intellettuale e manuale, che sono la causa dei rapporti gerarchici e di classe. Risulta quindi necessaria unuguaglianza di fronte alla scienza. In tale ottica, forte risulta la sua critica nei confronti della casta degli scienziati che, collocandosi al di fuori della societ, determinano una divinizzazione della scienza. Tale divinizzazione da lui considerata alla base di un rapporto gerarchico e autoritario tra essa, come ideologia del mondo scientifico ed accademico, e la vita sociale, storica delle masse popolari. Per approfondimenti vedere: M.R., Lettura di Bakunin, A rivista anarchica, Milano, n. 19, Marzo 1973. Mirko Roberti, Lavoro manuale e lavoro intellettuale, A rivista anarchica, Milano, n. 27, Marzo 1974. Mirko Roberti, La funzione ideologica della scienza, A rivista anarchica, Milano, n. 33, Novembre 1974.

posizione di potere occupata nel processo produttivo.376 Nel corso degli anni 70 la rivista analizza lascesa di questa classe allinterno delle multinazionali377, in Giappone378, e in particolar modo in Italia, ponendo una particolare attenzione nei confronti di Eugenio Cefis, presidente della Montedison379, e nei confronti delle esperienze cooperative, ritenute incapaci di eliminare la divisione gerarchica del lavoro, e ormai pienamente inserite nel sistema di sfruttamento tecnocratico-capitalistico.380 A constata anche, attraverso unanalisi accurata del pensiero di Bakunin e di Kropotkin381, le forti intuizioni presenti in esso sullascesa della classe tecnoburocratica.
Per approfondimenti vedere: Appendice A. Intervista a Paolo Finzi redattore della rivista A - rivista anarchica. 377 Per approfondimenti vedere: Emilio Cipriano, I nuovi padroni, A rivista anarchica, Milano, n. 10, Febbraio 1972. 378 Nellarticolo Il Samurai tecnocrate viene analizzata la situazione economica presente in Giappone. Il quadro che emerge quello di un sistema economico dominato da superimprese che, agendo in una posizione di monopolio, riescono a dominare quelle piccole e medie. Allinterno di queste super-imprese emerge la figura del tecnoburocrate che non proprietario dei mezzi di produzione, ma che svolge la funzione di direzione dellimpresa, grazie anche agli stretti legami con il potere politico. Kan Eguchi, Il samurai tecnocrate, A rivista anarchica, n. 48, Giugno/Luglio 1976. 379 In merito vedere: Cfr. Cap. 2.3. 380 Nellarticolo Tramonto di unillusione?, si riscontra una puntuale analisi delle esperienze cooperative in Italia. Da questa analisi emerge in maniera chiara che le cooperative, nate come espressione delle categorie sociali meno abbienti, che cercavano in questo modo di mettere un freno alla sopraffazione di chi deteneva il potere economico e di realizzare, attraverso laiuto reciproco, delle condizioni di vita migliori, hanno modificato nel tempo la loro natura. Infatti, a partire dal periodo fascista, le cooperative si sono istituzionalizzate, diventando funzionali ai bisogni delle classi dominanti. Anche il carattere popolare di esse venuto meno diventando strumenti di potere in mano alle tecnoburocrazie. Chi esercita il potere sulla cooperativa il consiglio di amministrazione, formato da tecnici ed esperti regolarmente stipendiati, come in una qualsiasi societ per azioni.[] Questi ultimi, proprio in virt della posizione di netto predominio dirigenziale di cui godono, percepiscono spesso retribuzioni elevate, che, di fatto, sono in contrasto con il principio stesso della cooperazione. La cooperativa diventa cos un centro di formazione di un vero e proprio potere di stampo tecnoburocratico (con tutti i privilegi connessi) come nelle imprese e negli enti statali e parastatali (cui le grandi cooperative assomigliano sempre di pi), come e pi che nelle grandi imprese tardo capitalistiche. R. Brosio, Tramonto di unillusione?, A rivista anarchica, Milano, n. 35, Febbraio 1975., cit., p. 24. Per approfondimenti vedere: Franco Melandri, Noi cooperiamoloro comandano, A rivista anarchica, Milano, n. 76, Agosto/Settembre 1979. Roberto Ambrosoli, Autogestione e cooperazione, A rivista anarchica, Milano, n. 81, Marzo 1980. 381 Nellarticolo Il sapere come propriet dei nuovi padroni, viene analizzata linterpretazione di Kropotkin della rivoluzione francese. Secondo lui due erano le
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In merito Mirko Roberti nellarticolo Lettura di Bakunin382, attraverso unanalisi della visione di Bakunin della lotta di classe, afferma:

Se infatti la lotta di classe non si estende a tutte le masse sfruttate, essa porta alla formazione di una lite, che finir per utilizzare lenergia proveniente dal basso, convogliandola per i propri scopi, che da quel momento diverranno diversi ed opposti a quelli degli sfruttati. In questo modo Bakunin anticiper di cento anni la formazione della nuova classe dominante tecnoburocratica nata appunto dalla testa del movimento operaio e che, in nome di esso, si impadronir della macchina statale e delle sue funzioni dominanti. Alla religione cristiana verr sostituita la nuova teologia politica giustificante il nuovo Stato e il nuovo dominio: il Marxismo.383

Negli anni 80 A focalizza la sua attenzione nei confronti della rapida diffusione dei computer che si manifesta in questi anni. Questa attenzione nei confronti della rivoluzione informatica, la cui importanza viene paragonata, su A, a quella della rivoluzione industriale, porta alla luce di nuovo le divisioni che sono riscontrabili sulla rivista sul tema della neutralit della scienza.

[Lavvento del computer] ha riaperto, in questo orwelliano 1984, il dibattito mai sciolto sulla neutralit della scienza che vede essenzialmente due posizioni contrapposte; c chi sostiene appunto che la scienza, le sue scoperte, le sue invenzioni non sono, in s, n positive n negative e che la valenza viene data dallutilizzo che ne
correnti alla base della rivoluzione francese. Una, la corrente delle idee (ovvero il complesso delle nuove idee sulla riorganizzazione politica degli Stati), veniva dalla borghesia; laltra, quella dellazione, veniva dalle masse popolari che volevano ottenere dei miglioramenti tangibili alle loro condizioni economiche. Lincontro di queste due correnti fu alla base dellinizio della rivoluzione. La corrente delle idee, la borghesia, diventa quindi la guida dei lavoratori asserviti. Rispetto alla classe inferiore che definita corrente dazione o forza principale, quella media (riassumendo, il complesso delle nuove idee) si definisce per il patrimonio intellettuale e culturale che la sorregge, permettendole in tal modo di esprimere i dirigenti, gli ideologi, gli organizzatori delle forme e degli scopi della rivoluzione. Essa pertanto si caratterizza per la sua intelligenza, che diventa fondamentale se la funzione di classe media in ascesa verso il potere svolta dagli scienziati o classe tecnoburocratica. Infatti nella rivoluzione russa, dove avviene questo fenomeno, tale classe si identifica con la cos detta Intellighenzia della democrazia socialista. Con questultima proposizione viene chiarita ed affermata sia la natura della classe tecnoburocratica, lintelligenza, sia la natura della sua ideologia, la democrazia socialista. Mirko Roberti, Il sapere come propriet dei nuovi padroni, A rivista anarchica, Milano, n. 34, Dicembre 1974, cit., p. 24. 382 M.R, Lettura di Bakunin, A rivista anarchica, Milano, n. 19, Marzo 1973. 383 M.R., Lettura di Bakunin, , cit., p. 7.

viene fatto; c chi, invece, sostiene che questa neutralit solo teorica poich sono gli esseri umani a produrre la scienza e gli esseri umani non sono mai neutrali; la loro cultura, la loro ideologia determinano il come, il quando, il perch di ogni invenzione nonch il loro utilizzo.384

Questo dibattito, arricchito da alcune lettere scritte da lettori, evidenzia una divisione netta di vedute. Infatti in alcuni articoli e lettere di lettori385 molto chiaro il rifiuto nei confronti dellidea che possa esistere una scienza e una tecnologia neutra. In merito nellarticolo Lo Scalpello di Zelindo386, Maria Teresa Romiti sottolinea:

Non esiste una tecnologia neutrale che uno usa semplicemente, dietro ogni macchina c la struttura che la governa e non si pu scindere luna dallaltra. La macchina computer la realizzazione di una certa logica, accettarla con tutto ci che comporta. E la societ stessa come noi la stiamo vivendo, con la sua ideologia, con la necessit profonda di cancellare tutto ci che non rientra completamente nella sua struttura e che, con la sua stessa esistenza, ne mette in discussione i fondamenti. 387

In altri articoli e lettere viene invece sottolineata la neutralit, e la tecnologia viene considerata come un importante strumento per la costituzione di una societ libertaria.388 Nella relazione scritta da Andrea Papi per il convegno sul tema tecnologia e libert, organizzato a Lisbona nellaprile 87, emerge in maniera chiara questa visione. Infatti Papi, attraverso lanalisi dellutilizzo, sempre pi massiccio da parte dello Stato, delle tecnologie per aumentare il controllo e il suo dominio sugli individui, afferma:

Fausta Bizzozzero, Tecnologia nemica, A rivista anarchica, Milano, n. 119, Maggio 1984, cit., p. 23. 385 Maria Teresa Romiti, Totem computer, A rivista anarchica, Milano, n. 99, Marzo 1982. Piero Flecchia, Non esiste una neutralit della tecnica, A rivista anarchica, Milano, n. 102, Giugno/Luglio 1982. Maria Teresa Romiti, Tutto fuorch neutrale, A rivista anarchica, Milano, n. 136, Aprile 1986. 386 Maria Teresa Romiti, Lo scalpello di Zelindo, A rivista anarchica, Milano, n. 119, Maggio 1984. 387 Maria Teresa Romiti, Lo scalpello di Zelindo, , cit., p. 26. 388 Giorgio Meneguz, La tecnologia neutra (o no?), A rivista anarchica, Milano, n. 113, Ottobre 1983. Antonio, Anna, Francesca, Tecnologia e felicit non sono inconciliabili, anzi, A rivista anarchica, Milano, n. 131, Ottobre 1985.

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La tecnologia stessa non contiene in s n il bene n il male. Quella attuale evidentemente lespressione dello stato di cose attuale, un prodotto idoneo alla strutturazione gerarchica funzionale al controllo dallalto. E concepita e realizzata in modo utile al dominio perch, appunto concepita e realizzata dallorganizzazione del potere che vuole perpetuarlo. Quasi sicuramente avremmo una produzione e realizzazione tecnologica diversa se diversa fosse la situazione sociale in cui collocata. La tecnologia rimane una manifestazione dellintelligenza e delle capacit delluomo; pu asservire ad alleviare la fatica e ad aumentare il campo delle conoscenze. Per tutto ci non possiamo condannare quella attuale in quanto tale, ma soprattutto in quanto espressione sofisticata del dominio.[] [La tecnologia] ora serve soprattutto al controllo sociale perch la sua produzione incentivata dalle esigenze del potere che la gestisce. Ma potenzialmente pu servire a ben altro e, in una prospettiva rivoluzionaria anche allanarchia. Rifiutiamo perci la tecnologia del dominio, perch rifiutiamo eticamente il dominio, ma non la tecnologia.389

Differenti posizioni sono anche riscontrabili nella rivista in merito alla questione se la rivoluzione informatica possa contribuire ad una maggiore centralizzazione dello Stato, ad un ulteriore gerarchizzazione dei rapporti sociali, e ad un rafforzamento della tecnoburocrazia, o se invece possa favorire un maggiore decentramento nellesercizio del potere. Maria Teresa Romiti nellarticolo Totem Computer390, attraverso lanalisi della telematica (tecnologia che fonde le tecniche dellinformatica a quelle delle telecomunicazioni), e della prospettiva di una futura creazione di una rete di computer, non ha dubbi nel sottolineare che questa rete mondiale rafforzer il potere della tecnoburocrazia e contribuir a rendere maggiormente gerarchici i rapporti sociali, visto che tutti gli individui non avranno la medesima possibilit di accesso alla rete.391

[I tecnici dellinformatica] si rendono conto che il cambiamento investe tutti i campi, che questa una rivoluzione la cui portata
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Andrea Papi, Tecnologia e libert, A rivista anarchica, Milano, n. 143, Febbraio 1987, cit., pp. 16 -17. 390 Maria Teresa Romiti, Totem computer, A rivista anarchica, Milano, n. 99, Marzo 1982. 391 Ogni utente sar lutente dellintero sistema e solo il suo codice stabilir a quali e quante informazioni lutente potr accedere, se oltre ad accedere alle informazioni potr inviare dati, cancellarne di gi registrati, cambiare programmi, aggiungerne nuovi e/o cancellarne vecchi. Il codice la chiave daccesso alla rete e al suo potere. Perch di potere si tratta dal momento che gerarchia daccesso alle informazioni, possibilit o meno di manipolazione di queste, possibile controllo. Maria Teresa Romiti, Totem computer, , cit., p. 15.

forse pi ampia di quella della rivoluzione industriale, una rivoluzione che li sta portando sempre pi ai vertici del potere. Non fanno nemmeno tanto mistero di ci che vogliono; il loro mondo il mondo meritocratico, in cui luniversit il veicolo della nuova aristocrazia, un mondo senza troppa fantasia, ordinato, controllato, di cui essi sono i nuovi sacerdoti. Per questo non sono affatto daccordo nel definire il calcolatore lo strumento del capitale, come invece sostiene parte della critica marxista; il calcolatore non lo strumento del capitale: Basterebbe gi a confutare questa teoria lo sviluppo e lo studio che esiste nei paesi comunisti: il calcolatore lo strumento della tecnoburocrazia.392

Ma in altri articoli possibile rilevare una forte critica alla concezione, molto diffusa tra gli anarchici, del computer come strumento di dominio da parte dello Stato393, e attraverso la constatazione di una maggiore possibilit di diffusione delle informazioni che il computer consente, viene considerato una tecnologia funzionale ad unottica di decentramento del potere.394 Anche il linguaggio del computer motivo di discussione sulle pagine di A; un linguaggio che, vista la sua complessit, viene considerato utilizzabile solo da poche persone395, e al quale viene riconosciuta la

Maria Teresa Romiti, Totem computer, , cit., p. 16. Per approfondimenti vedere anche: M.T.R., N demonizzare n mitizzare, A rivista anarchica, Milano, n. 119, Maggio 1984. Boris Wogau, Computer e dominio, A rivista anarchica, Milano, n. 119, Maggio 1984. 393 In merito Gianluigi Mogani nellarticolo Compagna informatica afferma: In molti compagni presente la visione dello Stato come detentore del controllo sulle reti di trasmissione delle informazioni. Niente di pi falso, sia per la situazione italiana (dove lo Stato pressoch allanno informatico zero) sia per i paesi come gli USA che vedono la diffusione di un sistema pluralista gestito da privati, perlopi aziende di accesso (a pagamento, per gli esterni) ai pi disparati dati, dalla chimica al giornalismo. Lo Stato non riceve dalla telematica pi diritti di quanti gi se ne arroghi. La schedatura, il seguire lattivit dei movimenti antagonisti, ecc.. sono attivit che lo Stato ha sempre compiuto efficacemente (basti vedere i fascicoli allarchivio Centrale di Stato). Luso dei calcolatori in queste operazioni riduce i tempi, le dimensioni dellarchivio, facilita la contabilizzazione, ecc., ma le notizie, i dati immessi derivano dagli informatori (rapporti di questura, spie, ecc.). Se si condanna il calcolatore perch favorisce la repressione statale, allora coerentemente, bisogna condannare anche il telegrafo, la radio, il telefono, il telex, ecc.. Gianluigi Bogani, Compagna informatica, A rivista anarchica, Milano, n. 119, Maggio 1984, cit., p. 28. 394 Gianluigi Bogani, Compagna informatica, . Atonia Zanardini, Tempi duri per i borsaioli, A rivista anarchica, Milano, n. 119, Maggio 1984. Massimo Panizza, Ma il computer non il diavolo, A rivista anarchica, Milano, n. 166, Agosto/Settembre 1989. 395 Maria Teresa Romiti, Lo scalpello di Zelindo, .

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possibilit di influenzare in senso totalitario il pensiero. In merito Maria Teresa Romiti nellarticolo Totem Computer396 afferma:

Il linguaggio specie quello del calcolatore, semplice, logico, altamente strutturato pu delimitare finanche il nostro pensiero, e in questo laffermazione di Roland Barthes del linguaggio come fascismo diventerebbe vera, anzi questo sarebbe totalitarismo perch la trasgressione non sarebbe pi possibile, neppure con il pensiero, il nostro codice, il nostro simbolico prevederebbe solo certe categorie di pensieri, di astrazioni, strettamente controllabili e manipolabili.397

Una posizione che viene da lei ripresa nellarticolo Lo scalpello di Zelindo398 e che viene criticata da Gianfranco Bertoli nellarticolo Il computer, lartigiano e il boia399, nel quale vengono sottolineati gli aspetti positivi di un linguaggio logico-matematico, ritenuto privo di ambiguit e di orpelli retorici.

[] nella misura in cui la logica una scienza che si d per scopo quello della ricerca della verit e il metodo matematico idoneo a favorire questa ricerca assicurando il massimo livello concepibile di rigore e obbiettivit, una diffusione della cultura logico-matematica non pu non apparire come portatrice di effetti positivi e di una parallela e contemporanea espansione di una mentalit libertaria.400

Su A vengono inoltre sottolineati gli aspetti positivi che lutilizzo del computer pu avere in campo pedagogico401 e per la difesa dellambiente, grazie ad un potenziale minore utilizzo della carta nei processi di

Maria Teresa Romiti, Totem computer, . Maria Teresa Romiti, Totem Computer, , cit., p. 16. 398 Maria Teresa Romiti, Lo scalpello di Zelindo, . 399 Gianfranco Bertoli, Il computer, lartigiano e il boia, A rivista anarchica, Milano, n. 120, Giugno/Luglio 1984. 400 Gianfranco Bertoli, Il computer, lartigiano e il boia, , cit., p. 48. Gianluigi Bogani nellarticolo Compagna informatica, per quanto concerne la possibilit del linguaggio informatico di influenzare il pensiero afferma: Ci indubbio, ma la realt che tutti i linguaggi (dallantico greco al moderno inglese) influenzano totalmente il pensiero. La moderna linguistica ha scoperto che la parola non uno strumento neutro ma una struttura che crea il linguaggio, senza la quale non vi sarebbe n pensiero n comunicazione. Gianluigi Bogani, Compagna informatica, A rivista anarchica, Milano, n. 119, Maggio 1984, cit., p. 28. 401 Massimo Panizza, Ma il computer non il diavolo, . Per approfondimenti vedere anche: Joel Spring, La fabbrica dei tecnocrati, A rivista anarchica, Milano, n.124, Dicembre 1984/Gennaio 1985.
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archiviazione delle informazioni402. Infine importante rilevare il fatto che in alcuni articoli viene attribuito alla rivoluzione informatica la responsabilit di determinare una progressiva scomparsa del lavoro artigianale403, e di una progressiva crescita della disoccupazione in tutti i settori.404 In questi anni A ha anche analizzato, e criticato la visione tecnologica marxista. Nel numero 105 di A viene pubblicato un saggio di John Clark, docente di filosofia alluniversit di New Orleans; in tale saggio Clark arriva a criticare la visione tecnologica di Marx, attraverso unanalisi del
In merito Laura Conti, ecologa comunista, intervistata da Fausta Bizzozzero, sottolinea gli aspetti positivi che possono derivare dalluso del computer. In primo luogo tale uso pu determinare una riduzione dellutilizzo della carta nellarchiviazione delle informazioni. Inoltre lutilizzo dellinformatica permetter previsioni meteorologiche sempre pi precise permettendo in futuro un utilizzo pi economico dellacqua nelle irrigazioni dei campi. Inoltre la circolazione delle informazioni non avr pi sedi materiali determinando quindi una riduzione dei viaggi e degli spostamenti e quindi del consumo di energia. Fausta Bizzozzero, Quelle modificazioni irreversibili, A rivista anarchica, Milano, n. 137, Maggio 1986. 403 Maria Teresa Romiti, Lo scalpello di Zelindo, A rivista anarchica, Milano, n. 119, Maggio 1984. Nellarticolo Maria Teresa Romiti sottolinea gli aspetti positivi del lavoro artigianale, a suo avviso maggiormente diffuso nelle societ pi libere. La societ del computer una societ di dominio, dove la manualit divenuta inutile e dove richiesta soltanto la digitazione: dita sempre pi veloci, coordinate, per schiacciare tasti, bottoni, pulsanti. Alcune critiche a tale visione vengono sollevate da Gianfranco Bertoli nellarticolo Il computer, lartigiano e il boia. Maria Teresa Romiti apre il suo articolo con una suggestiva immagine di lavoro artigianale, e le sue considerazioni sullimportanza, in una cultura a misura di uomo, del rapporto diretto con la natura, del posto che deve avervi labilit manuale e limpegno artigianale che sanno ricavare, con pochi attrezzi ed ore di paziente lavoro, oggetti ammirevoli appaiono validissime e quanto mai appropriate. Non dimentichiamoci per che quelle societ del passato, ove fiorirono fino al massimo splendore questi modi di produzione, non sono state meno soggette al dominio e allo sfruttamento di quelle industriali (capitalistiche, tardocapitalistiche o post-capitalistiche che fossero o siano). Gianfranco Bertoli, Il computer, lartigiano e il boia, A rivista anarchica, Milano, n. 120, Giugno/Luglio 1984, cit., p. 48. 404 Maria Teresa Romiti, Totem computer, . Maria Teresa Romiti, Lo scalpello di Zelindo, . La previsione di una rapida crescita della disoccupazione viene anche sostenuta da Murray Bookchin: A mio avviso gli Stati Uniti stanno attraversando una fase di trasformazione estremamente critica, presente in vari gradi anche nel resto del mondo. Mi riferisco alla rivoluzione tecnologica innescata dalla robotica e dalla cibernetica che cambier profondamente il mondo nei prossimi 10/20 anni. Un primo effetto di questa rivoluzione la drastica riduzione della classe operaia, che in USA conta ormai pochi milioni di persone. Ma non solo la fabbrica ad essere intaccata: anche il terziario, uffici e pubblica amministrazione, vengono progressivamente erosi ed una fetta di colletti bianchi scomparir nel prossimo futuro. Rossella Di Leo, LAmerica secondo me, A rivista anarchica, Milano, n. 134, Febbraio 1986, cit., p. 19.
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capitalismo e della sua attitudine al dominio sulla natura, che ha causato la sostituzione dei rapporti umani con linterscambio dei prodotti, il dissolvimento dei rapporti comunitari, latomizzazione della societ e la distruzione dellambiente, giustificati con il livello considerevolmente pi elevato di produttivit materiale, che porta ad un miglioramento del livello di vita.
[] quel che si deve tenere presente quando si legge Marx che tutta questa ripugnante storia di sfruttamento e di dominio viene presentata come uno stadio necessario e avanzato nello sviluppo delle forze produttive. Nonostante tutti questi mali il capitalismo e il disumanizzante sistema di alta tecnologia a cui ha dato origine, sono un mezzo necessario per la liberazione delluomo. Invece di condannare il sistema tecnologico che il capitalismo ha generato, Marx afferma che esso deve espandersi ancor di pi. Il fallimento del capitalismo non consiste nella distruttivit e disumanit inerenti alla sua tecnologia, ma nella sua incapacit di sviluppare ulteriormente questa forma di tecnologia. [] Il risultato delle teorie di Marx chiarissimo ed egli non tenta nemmeno di nasconderlo. Quel che egli propone un sistema di capitalismo di Stato basato su un programma di sviluppo della tecnologia capitalistica.405

La visione tecnologica marxista viene di nuovo criticata da John Clark nellarticolo Anarchismo e crisi mondiale406, nel quale, attraverso una nuova analisi delle responsabilit del sistema capitalistico nel processo di distruzione del pianeta, e nellincremento delle disuguaglianze sociali, economiche presenti, vengono di nuovo sottolineati i limiti della visione marxista, caratterizzata da una accettazione acritica dellalta tecnologia che non pu mettere freno alla distruzione dellecosfera, e da una visione di capitalismo burocratico e di Stato, che conserva le disuguaglianze politiche ed economiche.407
John Clark, Marxismo e tecnologia, A rivista anarchica, Milano, n. 105, Novembre 1982, cit., p. 27. 406 John Clark, Anarchismo e crisi mondiale, A rivista anarchica, Milano, n. 108, Marzo 1983. 407 Ma sebbene gli anarchici possano concordare che lapproccio marxista-leninista possa riuscire a ridurre significativamente gli estremi della disuguaglianza economica, essi giudicano che in esso esiste una mancanza totale di una prassi di liberazione per le ragioni seguenti: 1) la visione marxista-leninista della rivoluzione sociale, con il suo forte impegno verso la statalit e il centralismo, sbocca in una nuova forma di capitalismo di stato burocratico centralizzato che perpetua le disuguaglianze politiche e spesso economiche; 2) laccettazione acritica da parte del marxismo-leninismo dellalta tecnologia conduce a
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A ha anche posto la sua attenzione nei confronti delle tecniche di manipolazione genetica in rapida diffusione negli anni 80. In primo luogo le tecniche di manipolazione genetica sono dalla rivista considerate come tipico prodotto della scienza borghese, la quale ritiene la natura un semplice oggetto da dominare.408 La rivista manifesta un certo stupore nei confronti dello svilupparsi di un forte dissenso, nellopinione pubblica mondiale, verso questa nuova pratica di manipolazione della natura, e svolge un ruolo importante nel rilevare, che questa non che lultima espressione di unattitudine alla manipolazione, che caratterizza le attivit delluomo nei secoli.

Le modificazioni ottenute mediante le attivit tipiche dellagronomo e dello zootecnico, come dire incroci, innesti e via dicendo, non sono certamente pi naturali di quelli ottenibili in laboratorio con interventi, per cos dire, diretti su geni e gli embrioni. [] Certo le nuove tecniche sono molto pi inquinanti delle vecchie. Ma lecito sospettare che lo siano soprattutto perch le percepiamo come capaci di agire nellimmediato. Ci vuole un bel po di tempo perch, da una selezione ad unaltra, si ricavi una nuova variet di lattuga o una razza bovina che possa interessare gli allevatori e i macellai, e la durata del processo aiuta a credere che lequilibrio naturale non sia turbato. Da un laboratorio invece pu balzare da un momento allaltro librido pi deplorevole (nel senso meno inquadrabile nella nostra gerarchia di mezzi e fini).409

perpetuare una produzione alienata e lo sviluppo necessario a un interesse di classe tecnocrate e a perpetuare il dominio sulla natura e la distruzione dellecosfera; 3) lorientamento economicistico e produttivistico del marxismo-leninismo gli impedisce di vedere altri settori molto importanti della lotta per la liberazione umana, non ultimi quelli culturali, estetici e sessuali, e limita le sue analisi di molte forme di dominio (incluse quelle politiche, razziali, sessuali e psicologiche). John Clark, Anarchismo e crisi mondiale, , cit., p. 31. 408 Salvo Vaccaro nellarticolo Il mito della scienza, sottolinea il fatto che sin dai tempi di Francis Bacon, la scienza borghese si sempre posta il fine di conoscere la natura ed ha creato una falsa contrapposizione tra la societ in divenire e la natura considerata come ente immutabile e parametro di riferimento a cui tendere. Questa falsa contrapposizione allorigine di un esercizio costante di dominio della scienza sulla natura. Salvo Vaccaro, Il mito della scienza, A rivista anarchica, Milano, n. 104, Ottobre 1982. Nella rivista viene anche analizzata sia la visione della natura del romanticismo che quella di Leopardi considerata da lui matrigna, da combattere perch fonte di infelicit. Per approfondimenti vedere: Gaetano Ricciardo, Ecologia e/o critica della modernit, A rivista anarchica Milano, n. 227, Maggio 1996. Carlo Oliva, Sta natura ognor verde, A rivista anarchica, Milano, n. 148, Agosto/Settembre 1987.

Ma quello che risulta chiaro su A il fatto che questa nuova scienza, non si pone come obbiettivo la trasformazione della natura ma una nuova creazione, contribuendo quindi ad accentuare il dominio delluomo su di essa.410 Emerge quindi forte sulla rivista la necessit di porre un limite alla ricerca scientifica, attraverso la formazione di comitati bioetici, che possano fissare dei limiti morali alla ricerca411, e attraverso laccentuarsi del controllo dellopinione pubblica su di essa.412 Negli corso degli anni 90 il computer, e le tecnoburocrazie non sono state pi un motivo di discussione sulle pagine della rivista, come era invece avvenuto negli anni precedenti. Per quanto concerne il computer, la rivista si solo interessata allanalisi del suo potenziale utilizzo nelle scuole, e nelle
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Carlo Oliva, I salti della natura, A rivista anarchica, Milano, n. 147, Giugno/Luglio 1987, cit., p. 32. 410 In merito Roberto Ambrosoli nellarticolo Una valenza nuova afferma: Fino ad oggi lazione umana stata improntata dalla capacit di influenzare in maniera radicale lambiente circostante. Lingegneria genetica d a questa capacit una valenza completamente nuova: se prima si doveva trasformare lesistente, oggi si pu, o si crede di potere, inventare lesistente. Se luomo era solo una componente del sistema natura mondo ambiente, oggi luomo pu invece diventare la componente. Non si tratta pi di poter prevedere le conseguenze future della nostra azione, ma di poter, o di credere di poter programmare il futuro, quindi di inventarlo. La paura e langoscia diffusesi tra la gente comune, ma anche tra la comunit scientifica, sono proprio lindice di questa profonda modificazione. Lingegneria genetica spalanca una porta sullarbitrariet dellazione umana, alla quale si presentano abbattuti una parte dei limiti e dei vincoli che si era sempre trovata di fronte. La capacit di azione risulta quindi, almeno a livello immaginario, enormemente accresciuta. Si tratta allora di determinare i contenuti con i quali riempire questa potenzialit. Roberto Ambrosoli, Una valenza nuova, A rivista anarchica, Milano, n. 152, Febbraio 1988, cit., p. 22. 411 In merito Carlo Foppa nellarticolo Tra norma e devianza nel sottolineare il ruolo che pu giocare la bioetica nel stabilire delle limitazioni morali alla ricerca scientifica afferma: Fissare delle regole e limitare la libert non certo gradevole, ma quella della ricerca scientifica sfrenata e incontrollata non una forma di libert in quanto autorizza la sopraffazione delluomo sulluomo; occorre perci limitarla razionalmente senza sconfinare nel radicalismo ottuso di chi si illude di poter fare a meno della scienza che, anche come male necessario, non offre soltanto svantaggi.[] Al di l delle aberrazioni potenzialmente fornite dalla ricerca genetica, rimangono le catastrofi di Chernobyl e di Three Miles Island (per non parlare di Hiroshima) nelle quali si pu trovare unulteriore conferma del pericolo di una scienza autonomizzata, che sfugge ormai sempre pi al controllo umano. Se non vogliamo trovarci improvvisamente a vivere il suicidio collettivo verso cui stiamo andando, necessario fermarsi un attimo a riflettere su ci che sta accadendo in silenzio, dietro le quinte[]. Carlo Foppa, Tra norma e devianza, A rivista anarchica, Milano, n. 152, Febbraio 1988, cit., p. 19. 412 Fabio Terragni, La scienza arrogante, A rivista anarchica, Milano, n. 152, Febbraio 1988.

attivit pedagogiche413, e ha maggiormente messo in evidenza gli aspetti positivi (riduzione delle distanze, maggiore diffusione delle notizie), che risultano ancora pi evidenti in seguito allavvento di Internet. A ha infatti manifestato una particolare attenzione nei confronti di Internet, pubblicando numerosi articoli, scritti da Marco Cagnotti414, nei quali, attraverso
In merito nellarticolo la mucca nel computer, viene analizzato il libro di Seymour Papert I bambini e il computer. Nel libro si constata lancora scarsa diffusione del computer nelle scuole, visto i costi ancora elevati di esso. Per Papert il computer un utile strumento per porre lo studente al centro del processo dapprendimento, e per mettere in discussione la struttura gerarchica dellinsegnamento. Inoltre, per porre fine a questa struttura gerarchica, Papert ritiene necessaria la sostituzione della scuola centralizzata con una rete di scuole decentralizzate, collegate tramite Internet. Ma lautore dellarticolo solleva qualche perplessit sulle teorie di Papert. C una enorme differenza tra vedere una mucca al computer, conoscerla nei minimi particolari e vederla libera con il campanaccio sul prato. Il fare esperienza deve ritornare il centro focale dellapprendimento e il computer non esaurisce certamente il campo delle esperienze. In altre parole Papert dovrebbe, se potessimo dargli un consiglio, prendere pi sul serio quelleducazione libertaria a cui sembra talora fare riferimento e riprendere concetti importanti come quello delleducazione integrale, della ricomposizione della frattura tra lavoro manuale e intellettuale, della dimensione decisionale e assembleare della scuola autogestita, per non citarne che alcuni. Filippo Trasatti, La mucca nel computer, A rivista anarchica, Milano, n. 217, Aprile 1995, cit., p. 32. Per approfondimenti vedere: Seymour Papert, I bambini e il computer, Milano, Mondatori, 1994. 414 Per approfondimenti vedere: Marco Cagnotti, Internet il prezzo da pagare, A rivista anarchica, Milano, n. 229, Estate 1996. Marco Cagnotti, Bazzicando tra i newsgroup, A rivista anarchica, Milano, n. 230, Ottobre 1996. Marco Cagnotti, it.politica.anarchia?, A rivista anarchica, Milano, n. 231, Novembre 1996. Marco Cagnotti, Sei di mattina: A spasso nel cyberspazio, A rivista anarchica, Milano, n. 232, Dicembre 1996/Gennaio 1997. Marco Cagnotti, Un mezzo come gli altri, A rivista anarchica, Milano, n. 233, Febbraio 1997. Marco Cagnotti, Tempi grami, A rivista anarchica, Milano, n. 234, Marzo 1997. Marco Cagnotti, Perch non pagano, A rivista anarchica, Milano, n. 235, Aprile 1997. Marco Cagnotti, Voci italiane nel cyberspazio, A rivista anarchica, Milano, n. 237, Giugno 1997. Marco Cagnotti, Una macchina per pensare, A rivista anarchica, Milano, n. 238, Estate 1997. Marco Cagnotti, In difesa dei fatti propri, A rivista anarchica, Milano, n. 239, Ottobre 1997. Marco Cagnotti, Inquinamento telematico, A rivista anarchica, Milano, n. 240, Novembre 1997. Marco Cagnotti, Difendersi dallo spamming, A rivista anarchica, Milano, n. 241, Dicembre 1997/Gennaio 1998. Marco Cagnotti, India e China, A rivista anarchica, Milano, n. 244, Aprile 1998. Marco Cagnotti, Democrazia on line, A rivista anarchica, Milano, n. 247, Estate 1998. Marco Cagnotti, 709 Chiapas on line, A rivista anarchica, Milano, n. 248, Ottobre 1998. Marco Cagnotti, Porci!, A rivista anarchica, Milano, n. 250, Dicembre 1998/Gennaio 1999. Marco Cagnotti, Vigilanti virtuali, A rivista anarchica, Milano, n. 254, Maggio 1999.
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unesplorazione delluniverso di Internet, emerge in maniera chiara la sua adesione ad una idea di neutralit della scienza e della tecnologia. In merito nellarticolo Un mezzo come gli altri415, attraverso unanalisi dei differenti modi in cui viene vissuta la comunicazione telematica in ambito anarchico si sottolinea:

[In ambito anarchico] Da un lato ci sono i fanatici assoluti, quelli che davvero vedono il cyberspazio come un luogo virtuale nel quale esprimere le proprie potenzialit, con il mito un po romantico dellhacker ribelle che trascorre le notti violando i sistemi di sicurezza di multinazionali ed enti governativi, per il semplice gusto di farlo o con il preciso intento di compiere atti di sabotaggio. Dallaltro troviamo i refrattari ad oltranza, che in nome di un bucolico ritorno alla natura vedono come il fumo negli occhi tutto ci che artificiale e, a sentir loro alienante. Il computer lultimo dei ritrovati tecnologicicome non avversarlo?. [] La verit, come spesso accade, sta a met fra gli opposti estremismi. La tecnologia qualcosa che la societ dei consumi ci offre. In s non n buona n cattiva. Dipende dalluso che noi facciamo di essa. Dipende, soprattutto, se siamo noi a usare lei o lei a usare noi.416

A ha anche analizzato, in questi anni, gli effetti nocivi per lecosistema dei paesi del terzo mondo, derivanti dallutilizzo, in questi paesi, delle tecnologie occidentali417, e ha intensificato la sua attenzione nei confronti

Marco Cagnotti, A chi importa di me, A rivista anarchica, Milano, n. 257, Ottobre 1999. Marco Cagnotti, Smemoratezza digitale, A rivista anarchica, Milano, n. 260 Febbraio 2000. Marco Cagnotti, Quattro passi nella melma, A rivista anarchica, Milano, n. 263, Maggio 2000. 415 Marco Cagnotti, Un mezzo come gli altri, a rivista anarchica, Milano, n. 233, Febbraio 1997. 416 Marco Cagnotti, Un mezzo come gli altri, , cit., p. 26 417 In merito, nellarticolo Autonomia ecologia e sviluppo si sottolinea: Luso delle tecnologie nate nei paesi sviluppati oggi praticamente inevitabile ma, bench adattate agli ecosistemi dei paesi sottosviluppati, esse rimangono culturalmente estranee. Conseguentemente, o contribuiscono a formare enclave (gruppi) isolati dalla comunit, o quando sono rifiutate, non necessariamente provocano laffermarsi di altre tecnologie socialmente ed ecologicamente appropriate. Nei casi pi comuni, senza dubbio, le tecnologie sono state trapiantate senza nessun adattamento al sistema, ci ha prodotto grandi disastri ecologici nel Terzo Mondo. D. Panario, R. Prieto, Autonomia, ecologia, sviluppo, A rivista anarchica, Milano, n. 184, Agosto/Settembre 1991, cit., p. 22 Per approfondimenti vedere: Gaetano Ricciardo, Una scienza ambigua, A rivista anarchica, Milano, n. 206, Febbraio 1994. Pino Cacucci, Siamo davvero in troppi?, A rivista anarchica, Milano, n. 241, Dicembre 1997/Gennaio 1998

delle biotecnologie. In primo luogo A continua a manifestare una particolare attenzione nei confronti della bioetica, e al suo tentativo di stabilire un equilibrio tra la libert di ricerca scientifica, e il rispetto dei diritti delluomo. Sulla rivista risulta quindi chiaro il fatto che la bioetica deve essere un utile strumento per affrontare lo sfasamento tra la rapidit con cui si realizzano nuove scoperte scientifiche, e la lentezza dellevoluzione delletica; uno strumento che assicuri che qualsiasi ricerca sulluomo sia basata sul suo consenso, e impedisca lesercizio di ricerche terapeutiche, nei paesi in via di sviluppo, quando solo i paesi ricchi n beneficeranno.418 Ma sulle pagine di A possibile riscontrare anche posizioni che evidenziano, sia la difficolt di stabilire dei limiti alla ricerca419, che i considerevoli limiti delletica del limite. In merito Maria Matteo nellarticolo Chi ha paura del dottor Frankenstein?420 afferma:

Incapace di sciogliere gli ardui dilemmi della modernit, letica del limite tenta di eluderli, rinunciando alla sfida difficile ma intrigante che ne discende. Il pianeta rischia la distruzione a causa delle piogge acide, buco dellozono e inquinamento nucleare? Limitiamo lingerenza umana e tutto torner a posto. Le guerre comportano un carico di sofferenze eccessivo? Tracciamo i confini tra massacri leciti e crimini illeciti. Lingegneria genetica fa irruzione nel tempio sacro della vita, con esiti imprevedibili che rischiano di storcere e dilatare il senso stesso dellumano? Codifichiamo in maniera rigida il suo raggio di azione.[] Finch prevarr una cultura, che equipara il benessere allespansione delle industrie e dei mercati, una cultura che antepone lauto veloce alla salvaguardia della salute, una cultura in cui lagio di pochi si regge sulla miseria dei pi, nessun limite, nessun freno potr fermare la corsa verso la distruzione. [] Non la tecnica a determinare le scelte della gente, ma al contrario, la cultura dominante di una societ che promuove la ricerca di soluzioni tecniche, per scelte che sono del tutto umane.421

Per approfondimenti vedere: Carlo Foppa, Che cosa la bioetica, A rivista anarchica, Milano, n. 183, Giugno/Luglio 1991. 419 In merito, le scienziate della Comunit Ipazia di Milano, intervistate da Emanuela Scuccato sottolineano il fatto che nessun protocollo mai riuscito a porre un serio limite ed un controllo alla sperimentazione. Emanuela Scuccato, Dolly chi? Dolly Bell, A rivista anarchica, Milano, n. 238, Estate 1997. 420 Maria Matteo, Chi ha paura del dottor Frankenstein?, A rivista anarchica, Milano, n. 213, Novembre 1994. 421 Maria Matteo, Chi ha paura del dottor Frankenstein?, , cit., p. 12.

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Ma A si interessa di bioetica anche in riferimento alle varie proposte di legge, presentate al parlamento italiano fin dal 95422, volte a riconoscere la capacit giuridica dellembrione, le quali hanno acceso linteresse dei mass media. Emanuela Scuccato nellarticolo Piacere sono lembrione423, sottolinea il fatto che, con il riconoscimento della capacit giuridica dellembrione, avremmo sicuramente la messa in discussione della legge 194 sullinterruzione di gravidanza, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero per le donne e i loro diritti.

Riconoscendogli capacit giuridica, quindi diritti - primo fra tutti il diritto alla nascita - si avrebbe un duplice effetto: la messa in discussione radicale della 194 sullinterruzione di gravidanza, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero per le donne, e il controllo della sperimentazione in materia di bioetica, una sperimentazione che molti dicono essere, allo stato attuale, selvaggia.424

Per lautrice dellarticolo lattivit di lucro sugli embrioni immorale, devono essere posti dei limiti alla ricerca scientifica, e devono essere rispettate le decisioni approvate dalla Convenzione europea di bioetica; cio il divieto di produrre embrioni da destinarsi esclusivamente alla sperimentazione. Inoltre viene di nuovo sottolineata limportanza di un controllo, da parte dellopinione pubblica, su qualsiasi sperimentazione scientifica; un controllo che pu essere reso possibile, grazie ad una maggiore consapevolezza della problematica nellopinione pubblica, e che pu realizzarsi solo con uninformazione trasparente e tempestiva.
Nellarticolo Il corpo scomparso Emanuela Scuccato, dopo aver riportato la notizia del deposito da parte dellufficio legislativo presso il Ministero di Grazia e Giustizia, di un articolo di legge in materia di fecondazione assistita che postula la tutela della vita fin dal suo concepimento in termini del tutto svincolati dalla relazione a due, madre/figlio, afferma: Riconoscendo allembrione capacit giuridica, cio di godere di diritti indipendentemente dal suo essere fisicamente impiantato in un corpo di donna e allinterno di un complesso legame osmotico, normativo in materia di bioetica rappresenta un vero e proprio attacco frontale allautodeterminazione della donna, che pretende di controllare intimamente secondo i principi etici del tutto opinabili stabiliti dallo stato. Emanuela Scuccato, Il corpo scomparso, A rivista anarchica, Milano, n. 235, Aprile 1997, cit., p. 7. Per approfondimenti vedere: Dada Knorr, E mi pareva strano, A rivista anarchica, Milano, n. 255, Giugno 1999. 423 Emanuela Scuccato, Piacere sono lembrione, A rivista anarchica, Milano, n. 235, Aprile 1997.
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Sono infatti convinta che lunica, vera garanzia circa limpiego dei risultati della sperimentazione scientifica, sia proprio questa: linformazione trasparente e tempestiva. 425

La necessit di un controllo da parte dellopinione pubblica sulla sperimentazione scientifica, viene di nuovo sostenuta da Emanuela Scuccato attraverso unanalisi della scarsa informazione, e molte volte inesatta426, fornita dai mass media nei mesi successivi alla clonazione della pecora Dolly, avvenuta nel febbraio 97. Uninformazione che contribuisce ad accrescere la distanza tra la comunit scientifica e il resto del mondo.

In fondo, questa di Dolly, non che lennesima vicenda esemplare della distanza che separa la comunit scientifica dal resto del mondo e dellabituale confusione allarmistica generata da uninformazione pasticciona e raffazzonatrice, che invece di acquisire e di far acquisire una coscienza critica dei valori e dei limiti della conoscenza scientifica, dei modi attraverso i quali il sapere scientifico si costruisce, dei condizionamenti socioeconomici e culturali che essa subisce, denuncia Marina Frontali, ricercatrice preso lIstituto di Medicina Sperimentale del CNR, oscillando tra mitizzazione e demonizzazione, finisce col porsi quasi sempre come obbiettivo ostacolo alla comunicazione vera tra addetti e non addetti ai lavori.427

Sulle pagine di A viene invece valorizzato il tentativo di avvicinamento tra la comunit scientifica e lopinione pubblica, svolto dalla Comunit Ipazia di Milano.428 Tale esperienza considerata come un serio tentativo di

Emanuela Scuccato, Piacere sono lembrione, , cit., p. 6. Emanuela Scuccato, Piacere sono lembrione, , cit., p. 6. 426 Nellarticolo Dolly chi? Dolly Bell, viene criticata linformazione fornita dalla rivista scientifica Nature, prima rivista che ha dato notizia dellesperimento di clonazione della pecora Dolly, ma che poi non ha fornito un esame scientifico, rigoroso della scoperta. Emanuela Scuccato, Dolly chi? Dolly Bell, A rivista anarchica, Milano, n. 238, Estate 1997. 427 Emanuela Scuccato, Dolly chi? Dolly Bell, , cit., pp. 16-17. 428 Ipazia di Alessandria (370-415) senzaltro il nome di scienziata pi noto dopo quello di Marie Curie, premio nobel per la fisica nel 1903. Ipazia era una scienziata pagana, seguace del razionalismo greco, e figura politica di rilievo in una comunit sempre pi marcatamente cristiana, viene uccisa nel 415 da un gruppo di monaci seguaci di Cirillo fanatico militante della cristianit. Numerose comunit, riviste scientifiche e filosofiche sono state chiamate Ipazia e nella sola Milano presente una comunit scientifica e una workstation nellosservatorio di Brera con tale nome. AA.VV., Ipazia di Alessandria, A rivista anarchica, Milano, n. 238, Estate 1997. Per approfondimenti vedere:
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mettere insieme alcune donne di scienza e donne, che pur non avendo una competenza particolare, sono interessate ad interrogare la scienza. A pubblica sulle sue pagine unintervista ad alcuni componenti della comunit429, nella quale vengono descritte le attivit svolte, e, attraverso unanalisi del tema della clonazione, viene rilevato il fatto che tale pratica ha anche un ruolo rilevante nel mettere in discussione lordine patriarcale esistente. Susi, scienziata della Comunit Ipazia, non ha dubbi in merito:

[Con la clonazione] sta crollando un ordine che era quello patriarcale e questo crea sempre disordine. E in questa situazione di disordine, se non riusciamo noi a ripristinare un ordine, io temo unesplosione di ulteriore violenza. Cio il fatto che in Algeria sgozzino e sventrino le donne, il fatto che in Bosnia abbiano cominciato la guerra stuprando le donnePer me non sono manifestazioni di arretratezza, sono manifestazioni di guerra tra sessiLe avvisaglie che questo disordine crea ansia ci sono gi, sono nelle repressioni violente alle quali assistiamo quotidianamente nel mondo.430

A si interessa anche alle attivit della Monsanto, leader nel campo della produzione e commercializzazione di sementi transgeniche. La rivista riporta la notizia della decisione presa dalla Monsanto nel 99 di ricorrere ad azioni legali nei confronti degli agricoltori, che, dopo aver acquistato semi modificati geneticamente da lei prodotti, conservano parte del raccolto per seminarlo lanno successivo o cedono parte degli stessi ad altri agricoltori. Tale decisione viene considerata un tentativo di stabilire un copyright nella produzione di sementi transgeniche che deve essere impedito. Ma A constata anche che lazione di terrorismo legale della Monsanto non ha un particolare senso, visto che le semine biotecnologiche sono produttive soltanto per la prima semina.

Infatti sul terreno pratico il terrorismo legale della Monsanto ha poco senso: le semine biotecnologiche sono produttive solo per la prima semina e raramente, se riseminate quelle presenti nelle rese, producono qualcosa negli anni successivi. Ma tant, hanno voluto
Emanuela Scuccato, Ma che genere di scienza, A rivista anarchica, Milano, n. 238, Estate 1997. 429 Emanuela Scuccato, Dolly chi? Dolly Bell, . 430 Emanuela Scuccato, Dolly chi? Dolly Bell, , cit., p. 21.

evidenziare la loro vittoria nei confronti degli agricoltori e consumatori (non si conoscono gli effetti delle sementi modificate sulla salute umana e sullambiente).431

Inoltre A, riportando la decisione presa dalla Monsanto, nellottobre 99, di sospendere la commercializzazione di Terminator in Europa, una tecnica di modificazione genetica utilizzata per rendere improduttiva una semente, bloccandone il ciclo riproduttivo, ha di nuovo criticato il tentativo fatto dalla Monsanto di obbligare i contadini ad acquistare ogni volta le sementi, rendendoli del tutto dipendenti da poche multinazionali che agiscono in condizione di monopolio.432 La rivista ha anche un ruolo importante nel descrivere gli effetti di distruzione dellecospecificit dei terreni dove vengono utilizzate433 e nel portare alla luce quello che il vero fine dellintroduzione della transgenetica nellagricoltura, ovvero il

consolidamento del dominio dei sistemi agricoli del nord del mondo su quelli dei paesi del terzo mondo. In merito nellarticolo Dal controllo del mercato al controllo della societ434, attraverso unanalisi dellintroduzione della transgenetica nellagricoltura, si afferma:

Enrico Ranieri, Agricoltura, memoria contadina, critica al consumo, A rivista anarchica, Milano, n. 256, Estate 1999, cit., p. 59. 432 In merito Maria Matteo, nellarticolo Terminator alla conquista della Terra sottolinea: Lutilizzo su scala planetaria di sementi geneticamente modificate sterili, ossia del famigerato Terminator, avr, come facile immaginare, conseguenze disastrose per i produttori poveri del terzo mondo. Infatti, da un lato i contadini vengono espropriati di fatto del controllo sul ciclo produttivo, poich i brevetti portano allaccentramento in poche mani, avide, avidissime, della propriet delle sementi utilizzate, dallaltro devono sottostare ad un considerevole accrescimento delle spese, poich obbligati ad acquistare ad ogni avvio del ciclo produttivo le sementi rese sterili da Terminator. Maria Matteo, Terminator alla conquista della Terra, A rivista anarchica, Milano, n. 258, Novembre 1999, cit., p. 5. 433 In merito Maria Matteo, nellarticolo Terminator alla conquista della Terra afferma: I produttori di sementi geneticamente modificate sostengono che tale tecnica consentirebbe di produrre piante inattaccabili da erbicidi, virus, insetti e agenti patogeni in modo da rendere pi produttivi i raccolti nel mondo []. In realt le sementi transgeniche distruggono lecospecificit dei terreni e delle acque necessarie per irrigarli; dimostrato che la distanza tra campi seminati e coltivati tradizionalmente e campi seminati e coltivati, per cos dire, artificialmente oggi fissata a 40 metri assolutamente inadeguata a salvaguardare le prime colture, che vengono colpite ugualmente dalla sterilit. Le colture transgeniche sono pervasive al punto di rendere sterili le normali colture ad esse limitrofe. Maria Matteo, Terminator alla conquista della Terra, , cit., pp. 5-6. 434 Adriano Paolella, Zelinda Carloni, Dal controllo del mercato al controllo della societ, A rivista anarchica, Milano, n. 264, Giugno 2000.

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[] i criteri di superspecializzazione dellindustria messi in atto implicano che le forme agricole tradizionali, praticate e praticabili dalle popolazioni locali, siano del tutto inadeguate a competere con questi elefantiaci concorrenti; il risultato labbandono delle campagne da parte dei piccoli e medi produttori e la concentrazione della popolazione nelle aree urbane. Inoltre questa pratica rende fatalmente dipendenti interi territori e i paesi pi deboli dalle importazioni: dipendenza economica che si tramuta in dipendenza politica e crea danni incalcolabili sul tessuto sociale e naturale di un paese. Il gi potente nord del mondo utilizza organismi internazionali, quali la Banca Mondiale e il Fondo monetario internazionale, per supportare i propri fini di ristrutturazione delle economie nazionali.435

La rivista ha inoltre dato notizia del fallimento della Conferenza internazionale sulla biosicurezza svoltasi a Cartagena in Colombia, nel febbraio 99436; conferenza che avrebbe dovuto stilare un protocollo sulla biosicurezza, volto a regolamentare la distribuzione dei prodotti transgenici. Tale fallimento evidenzia le difficolt di stabilire una regolamentazione in questo settore e porta la rivista a preferire, senza demonizzare a priori la manipolazione genetica437, una serie diniziative dirette (boicottaggio, reti autogestite438 e solidali di scambio tra il nord e il

Adriano Paolella, Zelinda Carloni, Dal controllo del mercato al controllo della societ, , cit., 21. 436 La conferenza caratterizzata dallo scontro tra il gruppo di paesi detto di Miami (Usa, Canada, Australia, Uruguay, Brasile) che era favorevole alla distribuzione dei prodotti transgenici senza nessuna regolamentazione e lEuropa e lAfrica che erano favorevoli ad una regolamentazione. Inoltre alla decisione presa, durante la conferenza, dallUnione Europea di vietare limportazione del mais transgenico e di carne agli ormoni, gli Stati Uniti hanno risposto elevando sino al 100 % i dazi su alcuni pregiati prodotti europei. Maria Matteo, Terminator alla conquista della Terra, . 437 In merito Maria Matteo nellarticolo Terminator alla conquista della Terra, sottolinea la necessit dello sviluppo internazionale di una lotta contro le multinazionali dellagrochimica ed i governi che le sostengono, che non si caratterizzi per una demonizzazione della manipolazione genetica in quanto tale, ma che attraverso differenti forme di lotta (boicottaggio, creazione di reti autogestite e solidali di scambio, difesa della biodiversit) si opponga alle multinazionali che finanziano la ricerca scientifica per i loro obbiettivi produttivi. Il non rifiuto a priori da parte di Maria Matteo della manipolazione genetica viene criticato in alcune lettere dei lettori. Maria Matteo, Terminator alla conquista della Terra, . Teodoro Margarita, Ancora sulle biotecnologie 1, A rivista anarchica, Milano, n. 262, Aprile 2000. Federico Bonamici, Ancora sulla biotecnologie 2, A rivista anarchica, Milano, n. 262, Aprile 2000. Silvia Moroni, Ancora sulle biotecnologie 3, A rivista anarchica, Milano, n. 262, Aprile 2000. 438 La rivista si interessa alle iniziative proposte dal C.I.R (Corrispondenze ed Informazioni Rurali) bollettino dincontro e coordinamento tra le varie associazioni di

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sud del mondo, la diffusione di una lotta su scala mondiale), per tentare di ostacolare lo strapotere delle multinazionali, ai cui interessi produttivi ritenuta ormai sottoposta la ricerca scientifica, visti i finanziamenti cospicui che derivano da esse.

produttori e consumatori alternative, che propone tutta una serie diniziative autogestionali rurali. Per approfondimenti vedere: Dario Sabbadini, la Carovana della madre Terra, A rivista anarchica, n. 260, Febbraio 2000.

III CAPITOLO

3.1

MURRAY BOOKCHIN

Lattenzione della rivista nei confronti del pensiero di Murray Bookchin439 nasce nella seconda met degli anni 70. Tale interesse nasce in seguito allacquisto fatto a Londra, da parte di Paolo Finzi, di un libro di Bookchin dal titolo Post-scarcity anarchism440, allepoca ancora poco conosciuto in Italia.441 Nel numero 31 di A viene pubblicato un condensato del saggio Tecnologia e rivoluzione libertaria442 presente nel libro Post-scarcity anarchism, nel quale Bookchin sostiene la tesi della possibile realizzazione di una societ fondata su rapporti diretti e non gerarchici tra gli uomini, grazie allutilizzo delle possibilit offerte dalla moderna tecnologia. Secondo Bookchin la tecnologia ha ormai raggiunto un livello tale di perfezione qualitativa, che pu liberare luomo dalla schiavit del lavoro manuale, ma sicuramente una societ divisa in classi non in grado di sfruttare le proprie potenzialit tecnologiche per fini diversi dallo sfruttamento, e dalloppressione. Risulta per Bookchin quindi evidente che lutilizzo della tecnologia non deve basarsi sulla divisione nazionale del lavoro esistente, ma su un sistema di produzione su scala ridotta, strutturato su scala umana, e su una nuova organizzazione industriale, che ponga le decisioni economiche nelle mani della comunit locale.

Per approfondimenti biografici su Bookchin vedere: Cfr. Cap. 1.3. nota 53. Murray Bookchin, Io sono nato, A rivista anarchica, Milano, n. 93, Giugno/Luglio 1981. 440 Murray Bookchin, Post-scarcity anarchism, Ramparts Books, 1971. 441 Io, personalmente, ho scoperto Bookchin nel 74 alla Freedom press, una libreria anarchica di Londra. In questa libreria trovai un libro di Bookchin che si intitolava Postscarcity anarchism e lo portai a Milano, dove ancora era poco conosciuto.[] Noi abbiamo tradotto decine di articoli di Bookchin senza mai diventare dei bookchiniani. Non abbiamo mai sposato fino in fondo il suo progetto. Bookchin ha rappresentato sicuramente il coagulo principale tra anarchismo ed ecologia. Appendice A. Intervista a Paolo Finzi redattore della rivista A - rivista anarchica, cit., pp. 233-234. 442 Murray Bookchin, Tecnologia e rivoluzione libertaria, A rivista anarchica, Milano, n. 31, Agosto/Settembre 1974.

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Questo tipo di organizzazione industriale pone tutte le decisioni economiche nelle mani della comunit locale. Nella misura in cui la produzione materiale viene decentrata e resa locale, si assicura il primato della comunit sulle istituzioni nazionali - ponendo che qualcuna di queste istituzioni raggiunga dimensioni significative. In queste circostanze lassemblea popolare della comunit locale, riunita in una democrazia basata su rapporti diretti, si assume la piena direzione della vita sociale.[...] Non pretendo che tutte le attivit economiche umane possano essere completamente decentrate, ma la maggioranza di esse pu certamente essere ridotta a dimensioni umane e comunitarie. Questo certo: possiamo trasferire il centro del potere economico da un livello nazionale a un livello locale, e da forme burocratiche accentrate alle assemblee popolari locali. Questo trasferimento costituirebbe un mutamento rivoluzionario di vaste proporzioni, poich creerebbe le potenti basi economiche della sovranit e dellautonomia della comunit locale.443

Ma soprattutto negli anni 80 che si sviluppa linteresse di A nei confronti di questo pensatore anarchico, un interesse che si sviluppa su differenti piani. In primo luogo la rivista svolge un ruolo importante nel descrivere la visione di Bookchin di ecologia sociale, attraverso la pubblicazione di numerosi articoli, molti di questi scritti da Bookchin medesimo. Da questi articoli emerge il fatto che per Bookchin qualsiasi visione ecologica, deve porsi come obiettivo una trasformazione radicale della societ, dei rapporti sociali, e deve eliminare le cause del dominio delluomo sulluomo, delluomo sulla donna, che per lui sono alla base del dominio delluomo sulla natura.

Ho sempre pensato che ecologia fosse sinonimo di ecologia sociale e perci ho sempre nutrito la convinzione che la stessa idea di dominare la natura derivi dalla dominazione delluomo sulluomo, o delluomo sulla donna, del vecchio sul giovane, di un gruppo etnico sullaltro, dello stato sulla societ, della burocrazia sullindividuo, cosi come di una classe economica sullaltra e dei colonizzatori sui colonizzati. [] se non interverremmo modificando anche i rapporti molecolari allinterno della societ e cio quelli tra uomo e donna, tra adulti e bambini, tra gruppi razziali diversi, tra etero e omosessuali (lelenco potrebbe continuare a lungo) - il problema della dominazione rester immutato anche in una forma sociale senza classi e senza sfruttamento. [] Finch durer la gerarchia e finch la dominazione organizzer lumanit in un sistema elitario, lobiettivo del dominio sulla natura non verr mai
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Murray Bookchin, Tecnologia e rivoluzione libertaria, , cit., p. 25.

abbandonato e condurr inevitabilmente il pianeta allestinzione ecologica.444

La natura, per Bookchin, non un oggetto da dominare, non crudele ma in essa sono riscontrabili rapporti mutualistici tra le varie specie animali445. Solo luomo ha creato istituzioni volte a perpetuare il dominio, loppressione, nei rapporti sociali.

A rigore la societ sarebbe da intendersi come un fenomeno umano non naturale. La vita sociale umana costituita da una pletora di istituzioni chiaramente definibili che non hanno un parallelo in natura monarchie, repubbliche, democrazie, organi legislativi, tribunali, forze poliziesche e militari, e cos via - che differiscono dalle comunit naturali non soltanto per la loro apparente complessit, ma anche per la loro accurata intenzionalit. Queste istituzioni sono il prodotto della volont e delle intenzionalit umane, e sono anche il prodotto di obbiettivi ben precisi, i cui risultati si aggiungono a ruoli legati al sesso. Se labilit fisica o anche lacume mentale determinassero qualche tipo di stratificazione autoritaria nel mondo animale[], non potremmo trovare ugualmente un termine pi adatto di gerarchia per spiegare il sistema di stratificazione del genere
Murray Bookchin, Cara ecologia, A rivista anarchica, Milano, n. 85, Agosto/Settembre 1980, cit., p. 36 In merito, in una sintesi di Maria Teresa Romiti della concezione di Bookchin di Ecologia sociale, che emersa al seminario su Lecologia della libert promosso dal centro studi libertario G. Pinelli di Milano nellaprile 81, si afferma: [] lunica ecologia relativamente possibile quella che cambia radicalmente i rapporti sociali, che si pone da un punto di vista sociale in modo rivoluzionario poich lunica societ ecologica quella libertaria. La situazione odierna con i suoi disastri planetari (Bookchin ha citato solo alcuni casi particolarmente significativi: il disboscamento della foresta amazzonica e linquinamento oceanico che diminuiscono lossigeno; laumento dellanidride carbonica, le migliaia di casi di abitazioni costruite su residui tossici che provocano malattie mortali e mutazioni genetiche) non pu essere risolta solo dalla tecnologia, dalle macchine o da nuovi prodotti chimici; non si andrebbe certo alla radice del problema, anzi queste tecniche, senza dei principi libertari sono pericolose. [] Per Bookchin la soluzione non tecnica, ma sociale: solo attraverso cambiamenti molecolari della struttura sociale, con linstaurassi di una societ diversa, che potremo operare uninversione di tendenza. Maria Teresa Romiti, Ecologia sociale, A rivista anarchica, Milano, n. 93, Giugno/Luglio 1981, cit., p. 16. 445 Nelle grandi ere dello sviluppo organico, la tendenza allevoluzione biotica stata caratterizzata da una diversificazione crescente della specie e dalla instaurazione di relazioni estremamente complesse e fondamentalmente mutualistiche, senza le quali la diffusione della vita su questo pianeta non sarebbe stata possibile. Lunit della diversit determinante ai fini della stabilit di una comunit ecologica, ma anche motivo della sua fecondit, e del suo potenziale evolutivo, ovvero della sua capacit di creare forme di vita e interrelazioni biotiche sempre pi complesse anche nelle zone pi inospitali del pianeta. Il concetto di comunit (della comunit ecologica o ecosistema) alla base del concetto autentico di evoluzione organica in quanto tale. Murray Bookchin, Larmonia perduta, A rivista anarchica, Milano, n. 121, Agosto/Settembre 1984, cit., p. 12.
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umano. Solo la societ umana avrebbe potuto mettere un pazzo come Caligola a capo dellimpero romano, un folle dissennato come Luigi XIV sul trono di Francia, una spudorata cospiratrice come Maria alla corte di Scozia e uno sterminatore di massa come Stalin a capo della Russia sovietica. Questi potentissimi personaggi non assunsero posizioni di dominio e di comando in virt di particolari qualit (fisiche e intellettuali); furono creature delle istituzioni, strutture ideate e realizzate dalluomo, che possiamo definire politiche, economiche o sociali, ma certamente non organiche. La loro conquista del potere, spesso di un potere oppressivo, non da imputarsi a capacit spiccate, bens allazione di meccanismi e istituzioni assolutamente artificiali, elemento tipico dei rapporti sociali umani.446

Lecologia sociale si pone come obiettivo, una radicale trasformazione della societ, che ponga le basi di un nuovo rapporto armonico con la natura. Bookchin quindi critica la visione ambientalista diffusa in molti movimenti ecologisti, che si interessano soltanto di adottare interventi di facciata per affrontare i problemi ecologici, senza porsi il fine di una radicale trasformazione sociale, unica soluzione per scongiurare il rischio di ecocatastrofe.447 La societ ecologica deve invece erigersi su comunit
Murray Bookchin, Larmonia perduta, A rivista anarchica, Milano, , cit., pp. 15 - 16. In merito, nellarticolo Per una societ ecologica viene pubblicato uno stralcio del secondo capitolo del libro di Bookchin Per una societ ecologica, nel quale, attraverso unanalisi dello svilupparsi delle distinzioni gerarchiche nel corso della storia, si afferma: [] il dominio delluomo sulluomo venuto prima dellidea di dominare la natura. stato il dominio delluomo sulluomo che ha dato origine stessa al dominio sulla natura. [] Gli uomini non hanno mai pensato di dominare la natura se non dopo aver cominciato a dominare le donne, i giovani e gli altri uomini. E finch non elimineremo la dominazione in tutte le forme non potremo creare realmente una societ razionale ed ecologica. Murray Bookchin, Per una societ ecologica, A rivista anarchica, Milano, n. 166., Agosto/Settembre 1989, cit., p. 28. Per approfondimenti vedere: Murray Bookchin, Per una societ ecologica, Milano, Eluthera, 1989. Murray Bookchin, Ecologia sociale e pacifismo, A rivista anarchica, Milano, n. 144, Marzo 1987. Murray Bookchin, Ecologia sociale perch, A rivista anarchica, Milano, n. 159, Novembre 1988. Pietro M. Toesca, Karl Ludwig Schibel, Ritorna lecologia della libert, A rivista anarchica, Milano, n. 224, Febbraio 1996. 447 In merito, nellarticolo Cara ecologia Bookchin afferma: Mentre lecologia sociale mira alleliminazione del concetto della dominazione delluomo sulla natura attraverso leliminazione della dominazione delluomo sulluomo, lambientalismo il riflesso di una sensibilit strumentale o tecnica, che considera la natura un semplice habitat passivo, un agglomerato di forze e di oggetti esterni, e si pone il fine di renderla pi utile alluomo, senza curarsi troppo di quale uso egli intenda farne. Di fatto lambientalismo si riduce a mera ingegneria ambientale e non affronta il problema cruciale della societ in cui viviamo: la volont delluomo di dominare la natura. Al
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decentrate a misura duomo, sul superamento di ogni forma di dominio e di rapporto gerarchico, sullutilizzo di una tecnologia ecologica448, e su una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita politica, grazie alla pratica della democrazia diretta. Bookchin quindi, attraverso un recupero della visione della politica degli antichi ateniesi, per i quali la parola politica voleva dire gestione della polis, della citt, da parte di assemblee di cittadini e non tramite le burocrazie e la rappresentanza449, arriva a teorizzare la necessit di una democrazia che si basi sul governo diretto della societ, tramite assemblee di cittadini. Tale governo ritenuto lunico che pu

contrario, mira a rendere pi facile questa dominazione eliminando i rischi che essa potrebbe comportare. Gli stessi concetti di gerarchia di dominazione sfumano dinanzi allenfasi tecnicistica posta sulla ricerca di fonti energetiche alternative, cio su progetti strutturali per il risparmio di energia; dinanzi ai modi di vita semplici che si identificano con i limiti della crescita e che rappresentano ormai a buon diritto unindustria enormemente crescente - infine, naturalmente, dinanzi al proliferare dei candidati ecologisti alle elezioni politiche e addirittura dei partiti ecologici, il cui scopo non solo quello di dominare la natura, ma anche quello di indirizzare lopinione pubblica sui binari di un atteggiamento accomodante nei confronti del sistema sociale esistente. Murray Bookchin, Cara ecologia, , cit., p. 37. 448 Se la tecnica stata storicamente il dominio delluomo sulluomo e delluomo sulla natura, questo non vuol dire che non possa esistere una tecnologia profondamente diversa. Anche perch accanto alla tecnica dominante sempre esistita una tecnica fatta di piccole macchine e di piccoli strumenti, una tecnica con ritmi biologici e immaginazione artistica: una tecnica libertaria che si sempre contrapposta alla tecnica dominante. [] Lecologia deve recuperare le tecniche libertarie, riportarle nella societ: una tecnologia che non deve essere pi strumento di pochi eletti, quasi fosse un rito misterioso, ma capacit di tutti. Maria Teresa Romiti, Ecologia sociale, , cit., p. 16. 449 In merito, Bookchin nellarticolo Ecologia sociale perch afferma: Per gli antichi ateniesi, la parola politica significa la gestione della polis cio della citt da parte dei suoi cittadini in assemblee faccia a faccia, non tramite burocrazie e cosiddetti rappresentanti. vero che i cittadini ateniesi erano solo i maschi e che queste assemblee, oltre alle donne escludevano anche gli stranieri e gli schiavi. vero anche, che cerano cittadini facoltosi che disponevano di risorse materiali e godevano di privilegi negati ai cittadini poveri. Ma anche vero che lantica societ mediterranea non era arrivata al suo pieno compimento, oltre duemila anni fa: non era giunta alla sua verit, per dirla come Hegel. La libert di partecipazione alla vita politica del cittadino non poggiava sulla tecnologia, poggiava sul lavoro degli schiavi e delle donne, oltre che sul suo. Aristotele non aveva problemi ad ammettere che quando i telai avessero potuto tessere da soli i Greci non avrebbero pi bisogno di schiavi, n aggiungo io di sfruttare il lavoro altrui per avere tempo libero per s. Oggi le macchine possono fare quello che diceva Aristotele e molto di pi. Possiamo finalmente fruire del tempo libero e necessario a sviluppare noi stessi ad un ambito genuinamente partecipativo della vita pubblica senza mettere in pericolo il mondo naturale e senza sfruttare il lavoro altrui. Murray Bookchin, Ecologia sociale perch, , cit., p. 15

instaurare un rapporto di equilibrio con il mondo naturale. In merito Bookchin nellarticolo Cara ecologia450 afferma:

I gruppi di affinit, la democrazia diretta e lazione diretta potranno difficilmente essere allettanti o se per questo neppure comprensibiliai milioni di individui che passano la vita in solitudine nei bar e nelle discoteche. Quel che tragico che questi milioni di individui hanno delegato il loro potere sociale, anzi hanno ceduto la loro personalit, a politicanti e burocrati che vivono in una dimensione di obbedienza e di comando nella quale, gli individui, sono normalmente tenuti a giocare un ruolo subordinato. Eppure proprio questa la causa pi immediata della crisi ecologica che affligge il nostro tempo- una causa che ha la sua origine storica nella societ mercantile che ci sommerge. Chiedere a coloro che sono privi di potere di riconquistare il controllo sulla loro esistenza ancora pi importante che installare un collettore solare, complicato, costoso e spesso incomprensibile, sul tetto della casa in cui abitano. Finch costoro non riacquisteranno un senso di potere sulla vita, finch non creeranno un sistema autonomo di gestione in contrapposizione a quello gerarchico attuale, finch non troveranno nuovi valori ecologici con i quali sostituire i valori sociali del sistema dominante un processo, questo, che i collettori solari, i mulini a vento e lorticoltura possono facilitare, ma non rimpiazzare nessuna trasformazione sociale potr instaurare un nuovo equilibrio con il mondo naturale.451

Risulta quindi necessaria per Bookchin, la formazione di una nuova politica che si basi su una sfera pubblica di base estremamente partecipativa, a livello di paese, di villaggio, di quartiere, e che si concretizzi con la formazione di una confederazione di municipalit, che si ponga in opposizione alla crescente centralizzazione del potere.452 A, in questi anni, svolge un ruolo importante nel sottolineare le affinit riscontrabili tra il pensiero di Bookchin, quello di Kropotkin453, e quello di

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Murray Bookchin, Cara ecologia, . Murray Bookchin, Cara ecologia, , cit., p. 39. 452 In merito nellarticolo Ecologia sociale perch, Bookchin afferma: Per quanto possa apparire discutibile in Europa (ma meno, ritengo, negli Stati Uniti), io credo alla possibilit di una confederazione di libere municipalit come contropotere di base che si opponga alla crescente centralizzazione del potere da parte dello Stato Nazione. Su questo terreno, vorrei far notare, una politica ecologica non solo possibile in molti casi, ma anche coerente con lecologia concepita come studio delle comunit, sia umane, sia non umane. Murray Bookchin, Ecologia sociale perch, , cit., p. 15. 453 In merito Maria Teresa Romiti nellarticolo Ecologia sociale, sottolinea che i due pensatori anarchici hanno entrambi fiducia, nei confronti del progresso scientifico, sono favorevoli ad unindustria decentralizzata, legata a piccole comunit in stretta relazione con

Reclus.454 Infatti, risulta chiaro, sulle pagine della rivista, che anche per Reclus la natura non cattiva ed necessario un nuovo rapporto con essa, che non si basi sul dominio, ma che sia rispettoso delle leggi dei fenomeni naturali.455 La rivista ha inoltre dato spazio, sulle sue pagine, alle critiche sollevate da Bookchin nei confronti della visione di ecologia profonda456, e alla sua
la campagna, e sostengono la necessit di unintegrazione tra il lavoro manuale e intellettuale. Maria Teresa Romiti, Ecologia sociale, .. Per approfondimenti sul pensiero di Kropotkin vedere: Cap. 2.4. nota 239. 454 Elise Reclus, geografo libertario, nasce a Sainte Foy la Grand, cittadina dellestremit della Dordogna, il 15 marzo 1830. Nel 1864 Reclus conosce Bakunin, un incontro importante per lo sviluppo delle sue idee anarchiche. Nel 1869 viene pubblicata la sua prima opera scritta La Terre, un trattato di geografia fisica che conosce un enorme successo. Nel marzo 1871, dopo alcune pesanti sconfitte nella guerra contro la Prussia, e in seguito alla pressione operaia, il governo repubblicano fugge da Parigi e il popolo parigino proclama la nascita di un governo rivoluzionario: la Comune. Elise con i suoi fratelli (Elia e Paolo) partecipa al moto rivoluzionario e si arruola in un battaglione di federati, per combattere contro i Prussiani. Con la fine dellesperienza della Comune di Parigi, nel maggio 1871, Reclus viene condannato alla deportazione in Nuova Caledonia, ma grazie alle pressioni di alcuni scienziati stranieri la sua pena viene commutata, dal governo francese, in dieci anni di esilio nel febbraio 1872. Reclus quindi prima si trasferisce in Svizzera, poi, viaggiando per molti paesi, comincia a lavorare alla redazione della Nuova Geografia universale. Nel 1894, dopo luscita dellultimo volume della Nuova Geografia universale, viene chiamato dallUniversit di Bruxelles, ma, in seguito allatteggiamento contrario al suo arrivo allUniversit da parte di alcuni docenti, Elise, il fratello Elia e altri docenti, decidono di fondare la Nuova Universit di Bruxelles. In questi anni Reclus si dedica allelaborazione di unopera in cinque volumi, Luomo e la Terra, da lui definita unopera di geografia sociale. Lopera tratta di tre temi per lui fondamentali: la lotta tra le classi, la ricerca dellequilibrio, e il ruolo primario dellindividuo, e offre un vasto affresco storico delle lotte, dei progressi dellumanit dalla preistoria fino agli inizi del XX secolo. Elise muore in Belgio il 4 luglio 1905 e suo nipote Paolo Reclus, figlio di Elia, si incaricher di far uscire gli ultimi volumi, e gli succede alla testa dellIstituto di Geografia della Nuova Universit di Bruxelles, che verr chiusa nel 1914. Beatrice Giblin, Storia di un uomo, A rivista anarchica, Milano, n. 99, Marzo 1982. Per approfondimenti vedere: Mirko Roberti, Insegnamenti libertari della comune, A rivista anarchica, Milano, n. 3, Aprile 1971. Yves Lacoste, Alle origini della geografia sociale, A rivista anarchica, n. 99, Marzo 1982. Martin Zemliak, Reclus, gli anarchici e i marxisti, A rivista anarchica, Milano, n. 99, Marzo 1982. Gaetano Ricciardo, Quale geografia, A rivista anarchica, n. 166, Agosto/Settembre 1989. 455 Per Reclus luomo pu avere un ottimo rapporto con la natura se rispetta le sue leggi. Attraverso uninterazione con la natura, luomo determina dei mutamenti in essa. Per Reclus quindi indispensabile conoscere e rispettare le leggi della natura, per manipolare la natura senza provocare squilibri irreversibili sul clima, e sulla vegetazione. Per approfondimenti vedere: Beatrice Giblin, Un ecologo ante litteram, A rivista anarchica, Milano, n. 99, Marzo 1982. 456 Per Bookchin gli ecologisti profondi ignorano le radici sociali della crisi ecologica: [ Lecologia profonda non ] fornisce alcuna spiegazione (anzi, non mostra alcun interesse) circa lemergere della gerarchia dalla societ, e poi delle classi dalla gerarchia, e infine

constatazione che il problema della scarsit delle risorse naturali, un problema che stato al centro dellinteresse dellopinione pubblica a partire dagli anni 70457, sostanzialmente un falso problema. Infatti, Bookchin, intervistato da Paolo Finzi afferma:

Negli USA quasi tutte le stime sulle riserve di petrolio sono fornite dalle grandi aziende e spesso mentono di proposito per sostenere la domanda di prezzi pi elevati. Nella mia critica al lavoro di Gorz Ecologia e politica, io passo in rassegna un certo numero di dati e di dichiarazioni di esperti abbastanza imparziali, per dimostrare che probabilmente noi abbiamo pi risorse di quelle che pensiamo: in alcuni casi potranno durare per delle generazioni, e potranno soddisfare i bisogni del mondo intero ai livelli di consumo attuale. La crisi viene prodotta oggi: la vera scarsit il risultato non di difficolt naturali ma dei cambiamenti strutturali del capitalismo delle grandi corporazioni. Le grandi aziende multinazionali oggi hanno un controllo sulle strutture di mercato e sui prezzi molto maggiore di quello avuto in altri periodi del capitalismo. Possono alzare i prezzi quando vogliono e lo fanno con vergognosa impunit. Controllano i mercati e i sistemi di distribuzione di tutto il mondo.[] Il mito della scarsit fornisce una perfetta scusa ideologica per questo processo di estorsione e di saccheggio del povero.458
dello Stato dalle classi insomma, circa il lento, graduale sviluppo sociale e ideologico, che consente di rintracciare le radici del problema ecologico nella dominazione sociale della donna da parte delluomo, e che in definitiva fa emergere il concetto basilare della dominazione della natura. Murray Bookchin, Sociale non profonda, A rivista anarchica, Milano, n. 153, Marzo 1988, cit., p. 38. Per approfondimenti sullEcologismo profondo vedere: Cfr. Cap. 2.1.1. 457 Cfr. Cap. 2.4. 458 Paolo Finzi, Intervista a Bookchin, A rivista anarchica, Milano, n. 93, Giugno/Luglio 1981, cit., p. 17. Nellarticolo Contro lautodistruzione, lecologo Andr Gorz rileva il ruolo importante dellautomobile nel determinare differenze di classe. Infatti, nellepoca in cui fu inventata, lautomobile aveva la finalit di garantire, ad un certo numero di borghesi, la possibilit di viaggiare pi velocemente di chiunque altro. Ma i magnati del petrolio successivamente si accorsero dei vantaggi che potevano derivare da una diffusione delle automobili su larga scala, dovendo loro fornire lenergia necessaria alla loro propulsione. La diffusione di massa delle automobili ha avuto effetti dirompenti sulle citt, che per lui sono ormai diventate sobborghi autopistici per evitare la congestione dei centri urbani. Infatti, per far posto alle automobili le distanze si sono moltiplicate, rendendo anche pi distanti i rapporti sociali tra le persone. Per eliminare gli effetti inquinanti delle automobili, e per costruire un mondo pi a misura duomo Gorz considera necessario eliminare del tutto lutilizzo dellautomobile, sostituendolo con lutilizzo di biciclette. Maria Teresa Romiti nellarticolo nonsoloauto, critica la visione semplicistica fornita da Gorz per risolvere il problema dellinquinamento, riprendendo gi alcune critiche espresse da Bookchin: Murray Bookchin che nel libro Toward an Ecological society (Black Rose Books, Montreal, 1980) attacca duramente Gorz sostenendo che il suo ecologismo solo di facciata, dietro si trova un marxista riformista e nientaltro. Per Bookchin il libro di Gorz [ Ecologia e politica] fa solo confusione perch non distinguerebbe tra ecologia e ambientalismo e

Il vero problema , quindi, il sempre pi forte controllo esercitato dalle multinazionali sulleconomia di mercato; uneconomia di mercato che Bookchin definisce immorale. In merito, nellarticolo Agricoltura, mercato, morale459, Bookchin sottolinea limmoralit di uneconomia di mercato, che ha privato quasi completamente della sua dimensione morale il processo di scambio, grazie alla sua spersonalizzazione.

Leconomia di mercato ha un grandioso segreto, dal quale le viene il potere di plasmare nella sua totalit la vita sociale il potere dellanonimato. I venditori non conoscono gli acquirenti, e gli acquirenti non conoscono i venditori. Ci che i venditori immettono sul mercato lasciando perdere il mito fine a se stesso dellarte di vendere- sono i beni di consumo, e non loro stessi. Lacquirente che compra un vestito alla fine ha a che fare con un oggetto, un vestito e non con il suo produttore, una persona.[].[] leconomia di mercato strutturata intorno allacquirente e alloggetto, o intorno al produttore e al negozio al dettaglio, non intorno al rapporto tra due persone.460

A ha anche dato spazio alle riflessioni di Bookchin sulla situazione del movimento libertario negli Stati Uniti negli anni 80. Infatti, in unintervista

perch scorretto: prende, infatti, spunti dal pensiero libertario, ma poi li stravolge per adattarli alle tesi economicistiche marxiste. M.T.R., nonsoloauto, A rivista anarchica, Milano, n. 131, Ottobre 1985, cit., p. 18 Andr Gorz, Contro lautodistruzione, A rivista anarchica, Milano, n. 131, Ottobre 1985. La rivista comunque valorizzer negli anni, sulle sue pagine, limportanza di un maggiore impiego delle biciclette per ridurre linquinamento presente. Per approfondimenti vedere: C.L., Meglio la bicicletta, A rivista anarchica, Milano, n. 131, Ottobre 1985. Alessia Di Giulio, Biciclettando, biciclettando, A rivista anarchica, Milano, n. 163, Aprile 1989. Colin Ward, Dopo lautomobile, A rivista anarchica, Milano, n. 194, Ottobre 1992. Enrico Bonfatti, Manifesto dellantimobilista, A rivista anarchica, Milano, n. 238, Estate 1997. Matteo Guarnaccia, Biciclette bianche e altro, A rivista anarchica, Milano, n. 259, Dicembre 1999/Gennaio 2000. Antonella Nappi, La droga auto, A rivista anarchica, Milano, n. 259, Dicembre 1999/Gennaio 2000. Enrico Bonfatti, Lelettrobici anticapitalista, A rivista anarchica, Milano, n. 259, Dicembre 1999/Gennaio 2000. Giampiero Spagnolo, Pedalando meglio, A rivista anarchica, Milano, n. 259, Dicembre 1999/Gennaio 2000. 459 Murray Bookchin, Agricoltura, mercato, morale, A rivista anarchica, Milano, n. 132, Novembre 1985. 460 Murray Bookchin, Agricoltura, mercato, morale, A rivista anarchica, Milano, n. 132, Novembre 1985, cit., pp. 32-33.

fatta da Paolo Finzi461, Bookchin sottolinea lo stato di crisi in cui si trova il movimento libertario americano, e la non esistenza di un movimento anarchico organizzato negli Stati Uniti. Per porre le basi di una ripresa del movimento, Bookchin ritiene necessario prendere il meglio della tradizione anarchica europea, per porla al servizio del pragmatismo anglosassone, ritenuto fondamentale per far s che il movimento possa incidere, in profondit, sulla realt sociale.462 Queste posizioni sono da Bookchin riprese in unaltra intervista, pubblicata sulla rivista nel febbraio 86463, nella quale, attraverso unanalisi degli effetti negativi derivanti dalla rivoluzione informatica di quegli anni464, di nuovo viene ribadita la necessit di una sintesi tra il pragmatismo americano e lintellettualismo europeo, per una ripresa del movimento libertario negli Stati Uniti.

Penso che sia molto importante riuscire ad amalgamare il pragmatismo americano e lintellettualismo europeo in una sintesi che permetta di reagire con pi capacit alle crisi di trasformazione che stiamo sviluppando in tutto il mondo. Tuttavia ribadisco che non possibile costruire un anarchismo americano che non abbia le sue radici nella nostra esperienza storica e nella nostra cultura.465

Tale movimento libertario, secondo Bookchin, evidenzia, a volte, una maggiore affinit con la destra politica americana466, e manifesta i primi

Paolo Finzi, Intervista a Bookchin, A rivista anarchica, Milano, n 93, Giugno/Luglio 1981. 462 Noi cerchiamo cos di prendere il meglio della tradizione europea e della nostra storia: siamo, infatti, convinti che si debba avere una prospettiva americana, una sensibilit americana per sviluppare un forte movimento anarchico che incida davvero sulla realt sociale. Paolo Finzi, Intervista a Bookchin, , cit., p. 15. 463 Rossella Di Leo, LAmerica secondo me, A rivista anarchica, Milano, n. 134, Febbraio 1986. 464 Cfr. Cap. 2.4. nota 270. 465 Rossella Di Leo, LAmerica secondo me, A rivista anarchica, Milano, n. 134, , cit., p. 21. 466 In America la destra presenta talvolta tratti libertari (decentralisti, antistatalisti, ecc.) mentre la sinistra presenta spesso tratti totalitari (tutta la corrente marxistaleninista) []. Un buon esempio di questa ambiguit costituito dal Libertarian Party. Questo partito libertario si batte per il minimo governo possibile e per ampliare le libert individuali (compreso il diritto alla propriet privata!). Di tanto in tanto possibile condurre insieme a loro qualche battaglia civile. Attualmente, ad esempio, anche loro si battono contro lintervento americano in Nicaragua e contro liscrizione obbligatoria alle liste militari. Ritengo sia spesso pi facile avere un dialogo con loro che con molte

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segnali di ripresa con la comparsa di nuovi movimenti sociali (un nuovo movimento delle donne, comunitario, ecologico, antinucleare) che presentano una forte affinit con il pensiero libertario, e che svilupperanno un contropotere volto a tessere una rete federativa capace di resistere al potere centrale, e profondamente inserito nel contesto sociale.
Una nuova realt sociale si sta formando. Una realt che riporta in primo piano una tematica fondamentale dellanarchismo: la tensione comunitaria, ovvero la ricerca di un ambito (la comunit, il quartiere, il villaggio, la citt) dove non solo si lavori insieme ma si viva insieme, dove possa nascere un nuovo concetto di cittadinanza e dove il cittadino ritrovi la forza per resistere al potere centrale e al potere dei media.[] In particolare il movimento delle donne esprime una concezione libertaria molto avanzata, grazie alla critica serrata fatta alla cultura patriarcale. Il movimento delle donne (che non stato distrutto n fagocitato dalla cultura maschile) stato considerevolmente influenzato dallanarchismo e molte donne si rifanno ancor oggi allesperienza di Emma Goldman. Esistono gruppi molto attivi, come il Pentagon Action Group o il Women for Earth, che sono fortemente libertari e al cui interno militano donne come Ynestra King o Grace Paley.467

In seguito alla pubblicazione di questa intervista, A ha focalizzato la sua attenzione nei confronti dellecofemminismo, pubblicando un articolo di Ynestra King nel quale vengono enunciati i caratteri salienti di questa visione ecologista e femminista.468 Ynestra King sottolinea le affinit tra la

organizzazioni totalitarie di sinistra. Tuttavia la loro collocazione politicamente definita a destra. Rossella di Leo, LAmerica secondo me, , cit., p. 20. 467 Rossella di Leo, LAmerica secondo me, , cit., p. 22. 468 I principi dellecofemminismo si fondano sulle seguenti convinzioni: 1) Lo sviluppo della civilt occidentale in contrasto con la natura in rapporto di interazione dialettica con la sottomissione della donna e la rafforza, perch si reputa che le donne siano pi vicine alla natura. Perci leco- femminismo fa proprie le lotte per la sopravvivenza di tutto il mondo naturale. 2) La vita sulla terra una fitta rete di interconnessioni, non gerarchia. Una gerarchia naturale non esiste. Esiste una proiezione della gerarchia umana sulla natura, che viene usata per giustificare la dominazione sociale. Perci la teoria ecofemminista cerca di individuare le connessioni tra tutte le forme di dominazione, compresa la dominazione della natura non umana. E la pratica ecofemminista necessariamente antigerarchica. 3) Un ecosistema sano, equilibrato, comprendente esseri umani e non umani, deve conservare la diversit. Da un punto di vista ecologico, la semplificazione ambientale un problema importante quanto linquinamento. La semplificazione biologica, ovvero la cancellazione di intere specie, equivale alla spersonalizzazione dei lavoratori, cio alla cancellazione della diversit umana, oppure alla omogeneizzazione del gusto e della cultura attraverso la massificazione dei consumi. [] Occorre perci un movimento decentralizzato, globale, fondato su interessi comuni, che tuttora valorizzi la diversit e che si opponga a ogni forma di dominazione e di

visione ecofemminista e lecologia sociale, e evidenzia il fatto che entrambe ritengono la natura di per s non gerarchica; la gerarchia invece un prodotto delle istituzioni occidentali e dellatteggiamento di dominio che luomo ha sempre avuto nei confronti di essa. Le ecofemministe si pongono come obiettivo la fine del dominio sulla natura, ma ritengono prioritario la fine del dominio sulle donne, visto che la visione patriarcale dominante le pone pi vicine alla natura, e cerca di mantenere il dominio economico, psicologico, su di esse. Per le ecofemministe la dominazione sulla donna, da parte delluomo, stata allorigine di ogni dominazione nella societ umana, perci allorigine di ogni gerarchia di grado, di classe, di potere politico; e lecologia sociale, senza unanalisi femminista della dominazione, rimarr incompleta.

Senza unanalisi femminista approfondita della dominazione sociale, che sveli le interconnessioni alle radici tra misoginia e odio della natura, lecologia rimarr sempre unastrazione, rimarr incompleta. Gli scienziati ecologi e gli ecologi sociali maschi, che non affrontano il problema della misoginia, cio della pi profonda manifestazione di odio per la natura nella loro stessa vita, dimostrano di non condurre lesistenza ecologica che vorrebbero e non realizzano la societ ecologica alla quale aspirano. Gli obbiettivi dellarmonizzazione dellumanit e della natura non umana, a livello sia sperimentale che teorico, non possono essere raggiunti, fuori dalla visione radicale e dalle possibilit di comprensione offerte dal femminismo.469

Le ecofemministe ritengono quindi necessario la formazione di un nuovo sistema sociale, che rispetti la diversit presente in natura, che respinga la concezione omologante capitalista, e che sia caratterizzato da comunit armoniose e decentralizzate, che promuovano la partecipazione attiva di tutti gli individui, e che usino solo tecnologie fondate su principi ecologici.470
violenza. Potenzialmente, lecofemminismo pu svolgere questo ruolo. 4) La sopravvivenza della specie richiede una nuova consapevolezza del nostro rapporto con la natura non umana che ci circonda. Richiede che si metta in discussione il dualismo natura- cultura e che, di conseguenza, si ristrutturi la societ secondo i principi femministi ed ecologici. Ynestra King, Labc dellecofemminismo, A rivista anarchica, Milano, n. 136, Aprile 1986, cit., p. 31. 469 Ynestra King, Labc dellecofemminismo, , cit., p. 32. 470 Ynestra King, Labc dellecofemminismo, . Chia Heller, Oltre il dualismo, A rivista anarchica, Milano, n. 163, Aprile 1989.

La visione ecofemminista viene per criticata sulle pagine della rivista. In primo luogo viene considerata infondata lequazione: dominio sulla donna = dominio sulla natura = altre forme di dominio, che alla base di tale visione.
Lidea base di questa nuova teoria che la volont di dominio delluomo sulla natura, il suo odio e la paura verso la natura, sono intimamente connessi alla volont di dominio sulla donna che, nel suo immaginario, alla natura e ai suoi cicli biologici appartiene. Anzi proprio sulla donna si sarebbe espressa la prima forma di dominazione che avrebbe successivamente originato tutte le altre forme. E ovvio che partendo da un simile presupposto lautrice arrivi poi a sostenere che spetta soprattutto alle donne il compito di ribaltare questa situazione (anche se non affatto chiaro come), di combattere la misoginia maschile, di ricreare un rapporto armonioso con la natura, di battersi contro il militarismo qui considerato (in modo assolutamente riduttivo) solo come espressione di quella misoginia. Non possiamo essere daccordo. Che la cultura e limmaginario dominanti (di segno maschile) abbiano assegnato alla donna la sfera della natura, dellindefinibile, dellinconoscibile una tesi che anche il collettivo Le scimmie ha avanzato (Limmaginario scomparso, A 107, Febbraio 83). Ma questa divisione, questo immaginario hanno radici lontanissime e possiamo trovarne traccia anche in societ acefale (la societ contro lo stato) in cui peraltro il rapporto uomo/ambiente/natura/risorse improntato ad un armonia/compenetrazione inimmaginabile per la nostra societ e in cui la collettivit non opera giudizi differenziati di valore per le donne e per gli uomini. E allora? Allora lequazione meccanicistica dominio sulla donna = dominio sulla natura = altre forme di dominio non regge proprio.471

Inoltre A evidenzia in maniera chiara il fatto che il dominio, prima di essere una struttura esterna, sociale, in primo luogo dentro di noi facendo parte di una cultura che sia le donne, che gli uomini hanno introiettato. Questa visione culturale deve essere abbattuta ma tale compito non deve essere attribuito soltanto alle donne, per non trovarsi di fronte allo stesso problema rovesciato, ovvero ad unaltra visione di dominio.472

Maria Matteo, Due giorni al femminile, A rivista anarchica, Milano, n. 191, Maggio 1992. 471 AA.VV., A nostro avviso per, A rivista anarchica, Milano, n. 136, Aprile 1986, cit., p. 35. Per approfondimenti sul collettivo Le scimmie vedere: Collettivo Le scimmie, Limmaginario scomparso, A rivista anarchica, Milano, n 107, Febbraio 1983. Appendice A. Intervista a Paolo Finzi redattore della rivista A - rivista anarchica 472 AA.VV., A nostro avviso per, .

Infine A, con la nascita dei partiti Verdi in Germania e in altri paesi europei, avvenuta negli anni 80, ha dato spazio allanalisi di Bookchin di questo nuovo fenomeno politico. In merito, importante stata la pubblicazione dellintervento in videocassetta di Bookchin al Convegno internazionale dei Verdi, tenutosi a Pescara dal 19 al 21 settembre 1986.473 Un intervento nel quale, dopo aver di nuovo sottolineato la necessit di una trasformazione sociale per affrontare e risolvere i problemi ecologici, emergono le sue speranze riposte nei confronti del movimento verde, pur sottolineando i potenziali rischi distituzionalizzazione del movimento.

Se volessimo soltanto conquistare il potere e cambiare la societ, falliremmo, ve lo garantisco. Non solo: molto probabilmente alcuni di noi, per quanto bene intenzionati e in buona fede, finirebbero per essere condizionati emotivamente e psicologicamente dal potere. E accaduto ad alcuni dei miei migliori amici tra i Verdi tedeschi, ben intenzionati e in buona fede, che si sono ritrovati in parlamento a cercare di formare coalizioni, a patteggiare e a cercare di usare il potere dallalto.[] Sarebbe ora che noi- I Verdi- proponessimo una visione libertaria, una visione anarchica che porti la gente verso un movimento Verde il quale possa essere realmente un movimento Verde nel senso pi profondo del termine. Un movimento nel quale non ci si limiti a portare avanti un progetto verde coerente, che unifichi tutti i problemi in un programma e in unanalisi comuni, ma un movimento nel quale la gente sia in definitiva la principale protagonista.474

Cfr. Cap. 2.1.2. Murray Bookchin, Noi verdi, noi anarchici, A rivista anarchica, Milano, n. 141, Novembre 1986, cit., p. 11. Per approfondimenti vedere: Massimo Panizza, C verde e verde, A rivista anarchica, Milano, n. 140, Ottobre 1986. In merito, Debbie Bookchin, giornalista, militante ecologica che ha vissuto in Germania collaborando con i Verdi tedeschi, nellarticolo Oltre le barriere tradizionali, sottolinea la necessit della nascita di un movimento di tipo Verde, negli Stati Uniti che metta in discussione la gerarchia, il dominio, la centralizzazione. Inoltre constata lo sviluppo negli Stati Uniti di una serie di gruppi ecologici, che partecipando in alcuni casi alle elezioni municipali, hanno evidenziato che il loro obiettivo non era quello di vincere le elezioni, ma di utilizzarle come una piattaforma per lanciare le proprie idee. Gli anarchici devono quindi fare proprio il modello verde tedesco, accettando di partecipare alle elezioni a livello locale, e cercando di resistere alla tentazione di occupare le cariche pubbliche. Debbie Bookchin, Oltre le barriere tradizionali, A rivista anarchica, Milano, n. 134, Febbraio 1986.
474

473

Agli inizi degli anni 90 A manifesta una maggiore attenzione nei confronti della visione ecologica bioregionalista475, rispetto allecologia sociale di Bookchin. Unattenzione che nasce, nell89, con la partecipazione di Andrea Papi, al secondo campo sul bioregionalismo organizzato dalla rivista AAM Terra Nuova476 a San Gimignano dal 4 al 10 settembre 89.477 Durante il campo Andrea Papi ha coordinato una sessione sul potere, e nellarticolo Per un equilibrio antigerarchico478, viene riportata la relazione presentata da Andrea Papi durante il campo. In tale relazione Andrea Papi, dopo aver analizzato la distinzione tra il termine potere e dominio, che lo porta a riconoscere la possibilit di una gestione della societ basata sulluguaglianza, e quindi su una stratificazione orizzontale tra gli individui, e non verticale479, arriva a fornire una definizione di bioregione:
475

Per la visione ecologica bioregionalista, ogni ambiente dovrebbe essere considerato come una serie di bioregioni, ognuna dotata di una sua integrit ecologica, inoltre gli esseri umani dovrebbero svolgere le proprie attivit allinterno della bioregione senza spingersi oltre. La societ deve essere decentralizzata e tutti i confini politici ed economici dovrebbero coincidere con quelli regionali. Per approfondimenti vedere: Dimitri Roussopoulos Il prisma ecologico, A rivista anarchica, Milano, n. 185, Ottobre 1991. 476 Per approfondimenti su AAM Terra Nuova: Cfr. 3.3. 477 Nellarticolo II campo sul bioregionalismo/per una nuova umanit, viene riportato un resoconto del campo, e dei dibattiti di quei giorni. Secondo A i dibattiti hanno evidenziato la necessit di un recupero della piccola dimensione comunitaria, in armonia con la natura, che si possa sottrarre alloppressione dello Stato centralista. A. P., II campo sul bioregionalismo/per una nuova umanit, A rivista anarchica, Milano, n. 168, Novembre 1989. In merito nellarticolo Tesoro dove sei? Viene riportato la cronaca del quarto campo sul bioregionalismo, tenutosi a Monte Morello dal 1 all8 Settembre 91. Roberto Gimmi, Tesoro dove sei?, A rivista anarchica, Milano, n. 187, Dicembre 1991/Gennaio 1992. 478 Andrea Papi, Per un equilibrio antigerarchico, A rivista anarchica, Milano, n. 168, Novembre 1989. 479 Per Papi i termini potere e dominio vengono usati molto spesso come se fossero sinonimi, ma in realt esprimono concetti e contenuti diversi. Infatti per Papi il termine potere vuol dire avere la capacit di, pu essere usato nel senso di poter fare, cio aver la possibilit di fare, come in quello di poter far fare, cio avere la possibilit che altri facciano al posto di una persona. Nel senso politico proprio il potere una funzione, perch svolge un compito specifico nellambito di unattivit organizzata che riguarda la collettivit. Invece dominio vuol dire imposizione, e comporta una divisione tra dominatori e dominati. Per lui n il potere, n il governo, n lautorit, hanno la necessit di imporsi attraverso il dominio e di strutturarsi secondo una classificazione gerarchica. Se il potere progressivamente diventato dominio perch esso si concentrato progressivamente nelle mani di lite (finanzieri, mass media, multinazionali, servizi segreti) che organizzano strumenti di controllo sul corpo sociale, influenzando le decisioni delle autorit di governo. Ma, non essendo il dominio necessariamente intrinseco al potere, quindi possibile una

Regione indica lidentificazione di una parte del territorio, della superficie terrestre che si distingue per caratteri propri. Bios vuol dire letteralmente vita; riguarda e concerne lo sviluppo delle forme viventi, comprese quelle visibili ad occhio umano. Se ne ricava che la bioregione una parte specifica di territorio, individuata secondo criteri di analisi che si riconducono a tutto ci che concerne lo svolgimento della vita sulla terra, in tutte le sue manifestazioni. Gi questo approccio linguistico crea un abisso rispetto al mondo in auge. [Infatti] i confini stabiliti e luso che si fa del territorio rispondono sostanzialmente ai bisogni politici e amministrativi del potere centrale, che non a caso il pi delle volte si trova letteralmente in 480 contrasto con la struttura biologica e levoluzione naturale.

Papi sottolinea quindi la necessit di una differente visione del territorio, una visione bioregionalista, che vorrebbe gli insediamenti umani perfettamente integrati nel territorio, rispettosi degli equilibri naturali presenti, e che si opponga ad una visione di dominio sulla natura, attraverso la valorizzazione della necessit di una vita in armonia con essa. Il bioregionalismo vuole quindi inserire la socialit umana nellecosistema. Ma Papi constata la necessit che il bioregionalismo si fornisca anche di un progetto politico, volto a non permettere di riprodurre la logica del dominio ora imperante, allinterno della nuova societ costituita in armonia con la natura.

Se dunque il bioregionalismo ha un senso teorico e ideale di ricollocazione secondo i principi ecosistemici, non pu e non deve prescindere da una soluzione del problema politico in chiave antigerarchica, libertaria ed egualitaria. Se non lo facesse, pur ponendosi in maniera ambientalista nel rispetto dellambiente che ci circonda, al livello della societ umana riprodurrebbe la logica del dominio e la divisione della societ in strati e ruoli gerarchici lasciando intatto il germe della tensione a dominare, elemento disarmonico, carico di una spinta continua ad aumentare la propria assolutistica influenza a possedere e sottomettere.481
gestione della societ basata sulluguaglianza, dove il potere, equamente distribuito, apparterrebbe a tutti e non pi ad una minoranza ristretta. 480 Andrea Papi, Per un equilibrio antigerarchico, , cit., p. 37 481 Andrea Papi, Per un equilibrio antigerarchico, , cit., p. 38. Per approfondimenti sul Bioregionalismo vedere: Gaetano Ricciardo, Risposte da inventare, A rivista anarchica, Milano, n. 176, Ottobre 1990. Dario Padovan, Crisi ecologica e nuovi localismi, A rivista anarchica, Milano, n. 176, Ottobre 1990.

A si interessa nel 91 alla visione bioregionalista di Kirkpatrick Sale, fondatore del North American Bioregional Congress, pubblicando alcuni frammenti del suo libro Le regioni della natura.482 Secondo Sale lunica dimensione dove possibile sviluppare una coscienza ecologica quella regionale, poich in essa luomo si pu rendere conto personalmente dei problemi ecologici.483 Sale inoltre, con il constatare che levoluzione della specie ha sempre premiato le comunit che avevano sviluppato forme di cooperazione484, riconosce la centralit della comunit nellorganizzazione delle bioregioni. Le istituzioni bioregionali devono quindi garantire un decentramento del potere, e la sede del meccanismo decisionale deve essere la comunit (un villaggio di massimo mille abitanti, o una comunit pi ampia di massimo cinquemila abitanti) la quale deve essere proprietaria di tutti i terreni e fabbriche, e nella quale le decisioni politiche devono essere prese dallassemblea dei cittadini.

Le decisioni prese a questo livello, come innumerevoli secoli dimostrano, hanno una maggiore possibilit di essere corrette e una ragionevole probabilit di essere portate a termine; e anche nel caso in cui le scelte fossero errate o la loro attuazione insufficiente, il danno per la societ e per lecosfera sarebbe irrilevante. [] Le riunioni tribali, gli incontri popolari, le assemblee di villaggio e quelle cittadine, costituiscono le istituzioni umane che si sono
Kirkpatrick Sale, Le regioni della natura, Eluthera, Milano, 1991. Se esiste una dimensione nella quale si pu sviluppare una coscienza ecologica, nella quale i cittadini possano concepire se stessi come cause degli effetti ambientali, questa dimensione quella bioregionale ; solo a questo livello che i problemi ecologici sono trattati fuori dalle dimensioni filosofiche e morali e si esprimono come fatti immediati e personali. La gente non inquina o rovina i sistemi naturali dai quali dipende la vita se si rende direttamente conto di quel che sta succedendo; allo stesso modo non spreca risorse che ha sotto i piedi o di fronte agli occhi quando capisce che gli sono preziose, necessarie e vitali; e ancora, non massacra le specie animali che capisce essere importanti per un normale funzionamento dellecosistema. Kirkpatrick Sale, Le regioni della natura, A rivista anarchica, Milano, n. 183, Giugno/Luglio 1991, cit., pp. 29 30. 484 In effetti la concezione darwinista secondo cui levoluzione favorirebbe la sopravvivenza degli individui pi adatti, attraverso la lotta senza sosta, oggi ha ceduto il posto alla convinzione che il successo nellevoluzione si identifica con la sopravvivenza delle comunit pi adatte grazie alla loro capacit di interconnessione e di cooperazione. Quelle famiglie e quei gruppi che si univano ed apprendevano a cooperare nella cura del fuoco, nella spartizione del cibo, nella caccia dei grossi animali, nella difesa degli accampamenti [], avevano pi possibilit di sopravvivere degli altri. Questo genere di cooperazione, dopo centinaia di migliaia di anni, diventato istinto innato nella specie umana. Kirkpatrick Sale, Le regioni della natura, , cit., pp. 31-32.
483 482

dimostrate nel corso del tempo gli strumenti pi adatti ad un sistema di autogoverno.485

La visione bioregionalista di Sale viene aspramente criticata da Murray Bookchin sulle pagine della rivista. Infatti, in una sua lettera pubblicata nellottobre 91, Bookchin, dopo aver constatato che con la caduta del sistema sovietico, e con il conseguente indebolimento del PCI, si venuto a creare in Italia un vuoto nella vita politica italiana, nel quale le idee municipaliste libertarie accusa potrebbero Sale di essere aver portate al centro idee dellattenzione486,

rubato

moltissime

dellecologia sociale ma di mancare di un progetto politico.

Nel libro di Sale si parla in continuazione dei mali della gerarchia, delletica della complementarit della comunit come luogo in cui vengono prese le decisioni, della cittadinanza, di una legge della diversit in breve di una schiera di idee rubate dallecologia sociale ma non vi si trova una vera politica. [] Sale e i bioregionalisti americani hanno largamente subordinato gli esseri umani, la cultura, la lingua, le condizioni sociali e la societ stessa ad un rozzo naturismo che, nei fatti, distoglie lattenzione del lettore dalla necessit di unazione politica.487

A partire dai mesi successivi alla pubblicazione di questa lettera, linteresse di A nei confronti della visione bioregionalista venuta meno, mentre la rivista ha prestato una maggiore attenzione nei confronti della proposta di municipalismo libertario formulata da Bookchin. La proposta viene ampiamente spiegata sulle pagine della rivista attraverso una serie di articoli488 scritti dallo stesso Bookchin. In questi articoli Bookchin constata

Kirkpatrick Sale, Le regioni della natura, , cit., p. 33. Bookchin nella lettera rileva lo svilupparsi in Italia di una sempre maggiore diffidenza nei confronti dello Stato centralizzato, e una sempre pi forte richiesta di autonomia regionale. In tale contesto il movimento anarchico italiano ha la possibilit di portare al centro dellattenzione politica italiana le idee municipaliste libertarie. Ma, secondo Bookchin, molti anarchici italiani giudicano negativamente il municipalismo libertario, paragonandolo al parlamentarismo, per la sua accettazione della partecipazione al voto a livello locale, lasciando cos il vuoto creatosi con la crisi del PCI alle Leghe che mescolano le idee federaliste, di autodeterminazione di popoli, con il razzismo. 487 Murray Bookchin, Occhio al bioregionalismo, A rivista anarchica, Milano, n. 185, Ottobre 1991, cit., p. 41. 488 Murray Bookchin, La mia proposta, A rivista anarchica, Milano, n. 187, Dicembre 1991/Gennaio 1992.
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485

il fatto che i partiti politici cercano soltanto unestensione dei loro poteri allinterno degli organi parlamentari, e che quindi diventa necessario il recupero del significato che il termine politica aveva nellantica Grecia, ovvero gestione della citt mediante assemblee di cittadini, per creare una societ comunitaria orientata alla soddisfazione dei bisogni umani, e rispettosa nei confronti dellambiente.

Prima della formazione dello stato nazionale, la politica aveva un senso differente da quello odierno. Significava la gestione degli affari pubblici da parte della popolazione a livello comunitario, affari pubblici che solo dopo diventarono dominio esclusivo di politici e burocrati. Essa gestiva la cosa pubblica in assemblee cittadine dirette faccia a faccia ed eleggeva i consigli che eseguivano le decisioni formulate in queste assemblee, che badavano a controllare da vicino le funzioni operative di tali consigli, revocando quei delegati il cui agire era oggetto di pubblica disapprovazione.[] Oggi la politica una cruda tecnica strumentale per mobilitare elettori al fine di ottenere obiettivi preselezionati []. I politici trattano la gente da elettorato passivo il cui compito politico quello di votare ritualmente per i candidati che provengono dai cosiddetti partiti, non per delegati il cui unico mandato di gestire le politiche formulate e deliberate dai cittadini. I professionisti della gestione statuale vogliono obbedienza, non impegno, distorcendone persino il significato fino a ridurlo ad un atteggiamento da spettatore nel quale il singolo smarrito nella massa e le masse stesse sono frammentate da atomi isolati, frustrati e impotenti. 489

La politica nella visione municipalista libertaria partecipazione diretta dei cittadini, democrazia diretta490, si oppone alla visione centralista dello
Murray Bookchin, Democrazia diretta come, A rivista anarchica, Milano, n. 202, Agosto/Settembre 1993. Murray Bookchin, Comunalismo perch, A rivista anarchica, Milano, n. 215, Febbraio 1995. 489 Murray Bookchin, Democrazia diretta come, , cit., pp. 31-32. 490 Per democrazia, naturalmente, non intendo un governo rappresentativo in una qualunque forma, ma piuttosto la democrazia faccia a faccia. Riguardo alle sue origini nellAtene classica, la democrazia come la uso io lidea del governo diretto della polis attraverso la sua cittadinanza nelle assemblee popolari, che non significa trascurare il fatto che la democrazia ateniese era segnata dal governo di classe e dalla restrizione del diritto di cittadinanza ai maschi di nascita ateniese putativa. [] I libertari in genere considerano la democrazia, anche in questo senso come una forma di governo, poich nel prendere le decisioni, la visione della maggioranza prevale e di conseguenza governa su una minoranza. Come tale, la democrazia ritenuta incompatibile con un autentico ideale libertario. [] Ma per esaminare il consenso in termini pratici, la mia esperienza personale mi ha dimostrato che quando i gruppi pi grandi cercano di prendere decisioni attraverso il consenso, questo in genere li obbliga a scendere al denominatore intellettuale comune pi basso nel processo decisionale: quella che viene adottata la

Stato proponendo la restituzione del potere alle municipalit, e si pone come obiettivo lavvento di una societ ecologica, realizzabile attraverso la formazione di una confederazione di municipalit. Inoltre, per Bookchin, il municipalismo libertario tende alla municipalizzazione delleconomia, attraverso lacquisizione dei mezzi di sussistenza da parte della comunit, il controllo delleconomia da parte dellassemblea dei cittadini491, e pone una differenziazione tra la politica e lamministrazione. Infatti, la politica viene portata avanti dalle realt municipali mentre lamministrazione dagli organi confederali.
La politica viene portata avanti da una comunit o da unassemblea di vicini composta da liberi cittadini. Lamministrazione viene gestita da consigli confederali composti da rappresentanti revocabili di quartiere, citt e piccoli centri. Se determinate comunit o gruppi di vicini o dei loro raggruppamenti di minoranza scelgono di percorrere la loro strada fino al punto di violare diritti umani o di permettere gravi danni ecologici, la maggioranza di una confederazione locale o regionale ha tutti i diritti di impedire questi misfatti mediante il consiglio confederale. Non si tratta di una negazione della democrazia, ma dellaffermazione di un accordo condiviso da tutti per il rispetto dei diritti civili e il mantenimento dellintegrazione ecologica di una regione. Questi diritti e queste istanze non vengono difesi tanto da un consiglio confederale, quanto dalla maggioranza delle assemblee popolari concepite come unampia comunit che esprime le proprie intenzioni mediante i propri delegati confederali[]. La confederazione in realt una comunit di comunit basata su diritti umani e su imperativi ecologici ben distinti.492

Per unattuazione pratica di questo progetto Bookchin ritiene fondamentale la formazione di movimenti municipalisti, che propongano assemblee di quartiere e di citt, e lelezione nelle piccole e grandi citt di alcuni consiglieri, che promuovano le decisioni prese dalle assemblee. Questo per Bookchin il primo passo per poter successivamente costituire organi

decisione meno controversa o anche la pi mediocre che unassemblea di una certa dimensione pu prendere proprio perch tutti devono concordare con essa, o altrimenti rinunciano a votare su quella questione. Murray Bookchin, Comunalismo perch, , cit., pp. 26 - 27. 491 Murray Bookchin, Democrazia diretta come, . 492 Murray Bookchin, La mia proposta, , cit., p. 17.

confederali, e delle banche civiche per fondare imprese municipali e finanziare lacquisto dei terreni da parte dei municipi. La proposta municipalista libertaria suscita reazioni contrastanti nel mondo anarchico, soprattutto per quanto concerne la partecipazione alle elezioni a livello locale, e anche sulle pagine della rivista sono riscontrabili posizioni differenti su questa proposta. Nellarticolo La ricostruzione del rapporto sociale493, Pietro M. Toesca, docente di filosofia allUniversit del Territorio, dopo aver constatato che la caratteristica della democrazia attuale lillusionedi poter superare dopo tanti secoli la divisione sociale tra governanti e governati, e che lo Stato si interposto tra i cittadini e la comunit, approfondendo il divario tra la sfera privata e pubblica, riconosce al municipalismo libertario un ruolo aggregante fondamentale per permettere un recupero della sfera politica da parte dei cittadini. Anche Dario Padovan, nellarticolo Citt e municipalismo libertario494, sottolinea limportanza di unapplicazione pratica della proposta di Bookchin per una radicale trasformazione dei rapporti sociali, ma constata il carattere ideale di tale proposta. Nel numero 207 della rivista viene pubblicata una lettera di Janet Biehl495 in risposta allarticolo di Padovan, dove si sottolinea il carattere pragmatico e non ideale della proposta di Bookchin, e si affermano le tappe necessarie per la realizzazione di tale proposta.

Nel caso che i lettori di A rivista anarchica, si siano fatti unidea sbagliata, desidero sottolineare che il municipalismo libertario di Bookchin promuove un ideale sociale fondato su possibilit e una storia assolutamente reali, il contrario di un attraente ideale senza
Pietro M. Toesca, La ricostruzione del rapporto sociale, A rivista anarchica, Milano, n. 205, Dicembre 1993/Gennaio 1994. 494 Dario Padovan, Citt e municipalismo libertario, A rivista anarchica, Milano, n 204, Novembre 1993. 495 Janet Biehl nata nel 1953 a Cincinnati, dopo essersi laureata in recitazione alla Wesleyan University, si trasferisce a New York per intraprendere la carriera di attrice e comincia ad interessarsi alla politica e alle teorie radicali. Nel 1986 frequenta lInstitute for Social Ecology, e successivamente si trasferisce a Burlington, nel Vermont, per lavorare a stretto contatto con Bookchin, diventandone la compagna e la pi stretta collaboratrice. Oggi vive ancora con lui e si mantiene con lattivit di redattrice indipendente. Per approfondimenti vedere: Chuck Morse, La politica dellecologia sociale, A rivista anarchica, Milano, n. 247, Estate 1998.
493

alcun concreto significato in termini di effettivo cambiamento della societ attuale [], e tanto meno Bookchin guarda al municipalismo libertario come a un esercizio teoretico, utile solo nelle discussioni nelle accademie.[] I gruppi municipalisti libertari dovrebbero proporre nuove istituzioni democratiche di base, anche se inizialmente il potere di questi gruppi sar soltanto morale e non certo strutturale; in seguito, partendo da questa base istituzionale che si auspica in crescita, essi dovranno riuscire a provocare scismi di vasta portata che li condurranno a unaperta opposizione al potere dello stato. Ci che importante puntualizzare che le municipalit libertarie non potranno esistere isolate. Dovrebbero emergere numerose, consentire la creazione di unarticolata rete di attivisti []. Nel momento in cui queste municipalit cominciassero a istituire forme dirette di democrazia, essi dovrebbero proseguire nella loro opera fondando confederazioni regionali e a raggio ancora pi ampio.496

Ma sulle pagine della rivista sono stati pubblicati anche articoli che sollevano alcune critiche nei confronti della proposta di Bookchin. Francesco Berti, membro del centro di documentazione anarchica di Padova, nellarticolo Anarchismo e municipalismo un matrimonio difficile497, dopo aver constatato il notevole interesse suscitato dalla proposta di Bookchin in ambito anarchico, evidenzia i suoi limiti, che secondo lui sono nel posticipare lattuazione completa del progetto alla formazione di assemblee municipali alternative e alla partecipazione alle elezioni locali. Infatti, secondo Berti tutti i movimenti radicali che hanno posticipato in un futuro la realizzazione completa dei loro programmi, si sono progressivamente piegati al sistema perdendo ogni caratteristica originaria. Inoltre Berti critica la partecipazione alle elezioni, evidenziando un possibile rischio di trasformazione, come avvenuto nel caso dei Verdi tedeschi, da movimento a partito centralizzato. Anche Maria Matteo, nellarticolo Lutopia del signor Vitali498, attraverso lanalisi della profonda,

Janet Biehl, Noi del Social Ecology Project, A rivista anarchica, Milano, n. 207, Marzo 1994, cit., p. 39. Per approfondimenti vedere anche: Dario Padovan, Riflessione necessaria, A rivista anarchica, Milano, n. 209, Maggio 1994. 497 Francesco Berti, Anarchismo e municipalismo un matrimonio difficile, A rivista anarchica, Milano, n. 205, Dicembre 1993/Gennaio 1994. 498 Maria Matteo, Lutopia del signor Vitali, A rivista anarchica, Milano, n. 206, Febbraio 1994.

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e graduale, trasformazione della societ che insita nel progetto di Bookchin, critica la partecipazione alle elezioni locali.

Il gradualismo necessario ad una trasformazione mal si conf ad unipotesi di municipalismo in chiave elettoralista. Destrutturare dallinterno le istituzioni, anche mettendo momentaneamente da parte le pi che legittime critiche anarchiche ad ogni meccanismo di delega incontrollabile e irreversibile, non pu fare a meno duna grossa maggioranza elettorale per avere qualche possibilit di successo. Una tale prospettiva non solo decisamente poco realistica, ma anche pericolosa, poich riduce a pura questione formale la costruzione di una societ libertaria.499

A ha inoltre focalizzato la sua attenzione nei confronti della Conferenza internazionale sulla politica dellecologia sociale: il municipalismo libertario, organizzata a Lisbona dal 26 al 27 agosto 98. Alla vigilia della conferenza A ha pubblicato unintervista a Janet Biehl500 e

successivamente un resoconto della conferenza dellinviato della rivista Mimmo Pucciarelli, nel quale vengono riportate le divisioni emerse durante
Maria Matteo, Lutopia del signor Vitali, , cit., p. 8. Nellintervista Janet Biehl espone nuovamente, gli obbiettivi del progetto municipalista libertario. Il municipalismo libertario aspira alla creazione di una vita politica per comunit autogestite a livello comunale []. La vita politica prenderebbe forma in istituzioni di democrazia diretta: assemblee cittadine, assemblee popolari o riunioni urbane. Dove queste istituzioni sono gi presenti, possibile ampliarne il potenziale e la forza democratica in essa sottesa; dove esistevano un tempo possono essere riportate in vita ; dove non cerano andrebbero create da zero. Al loro interno, comunque, il popolo, o meglio i cittadini, potrebbero gestire le faccende delle proprie comunit in prima persona, invece di affidarsi alle lite statali, arrivando alle decisioni politiche attraverso processi di democrazia diretta. Per affrontare i problemi che travalicano i confini del singolo comune, comuni democratizzati di una data regione formerebbero una confederazione e invierebbero i propri delegati a un consiglio confederale. La confederazione non sarebbe uno stato, perch dipenderebbe integralmente dalle assemblee cittadine. I delegati inviati in queste assemblee avrebbero solo la facolt di presentare le delibere delle rispettive assemblee; agirebbero esclusivamente su mandato e sarebbero facilmente revocabili. Con lo sviluppo del movimento municipalista libertario, man mano che sempre pi comuni si democratizzano e si confederano in questo modo, le confederazioni acquisterebbero la forza sufficiente per costituirsi come potere alternativo, che alla fine entrerebbe in concorrenza con lo stato nazione. A quel punto seguirebbe uno scontro, oppure la cittadinanza abbandonerebbe il vecchio sistema per il nuovo, in grado di assicurare a ognuno il totale controllo sulla propria esistenza, enucleando da s il potere dello stato nazione. Chuck Morse, La politica dellecologia sociale, A rivista anarchica, Milano, n. 247, Estate 1998, cit., 13. Per approfondimenti vedere: AA.VV., Un progetto anarchico per il XXI secolo, A rivista anarchica, Milano, n. 240, Novembre 1997.
500 499

la conferenza sul progetto di Bookchin, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione alle elezioni locali.501 Le divisioni nei confronti del progetto di Bookchin emergono anche nella seconda conferenza internazionale sul tema la politica dellecologia sociale: il municipalismo libertario, svoltasi a Plainfield, nel Vermont, dal 26 al 29 Agosto 99. La rivista pubblica sulle sue pagine un articolo di Janet Biehl sulla conferenza, nel quale risultano evidenti le avversit ancora riscontrate dal progetto di Bookchin, nel mondo libertario.

[] il municipalismo libertario ha prodotto un certo interesse negli ambienti anarchici internazionali. Tuttavia, mentre alcuni si sono sentiti attratti dalle sue tesi, la maggioranza, a giudicare dalle discussioni sui periodici libertari e su Internet, ha espresso una certa perplessit sul fatto che il municipalismo libertario possa servire a un rinnovamento dellanarchismo. Non si accetta con facilit un coinvolgimento nella politica (anche nel senso di autogestione politica della comunit), per non parlare della disponibilit a sfruttare le elezioni comunali come strumento tattico per arrivare alle assemblee di cittadini. Anche chi guarda con maggior favore a queste tesi spesso ha difficolt ad accettare una tattica del genere e tende a preferire una forma di municipalismo che sia pi conforme a unimmagine tradizionale dellanarchia, con la promozione di assemblee informali sullonda delle campagne elettorali locali, senza nessuna intenzione di essere eletti.502 Inoltre la rivista pubblica sulle sue pagine lintervento di Murray Bookchin alla conferenza, nel quale, dopo aver posto la distinzione tra il termine comunitarismo e municipalismo libertario503, e aver sottolineato il fatto che lessere umano non pu vivere senza istituzioni,504 arriva a considerare il
Mimmo Pucciarelli, Quale pratica politica libertaria, A rivista anarchica, Milano, n. 249, Novembre 1998. 502 Janet Biehl, Ecologia sociale a convegno, A rivista anarchica, Milano, n. 258, Novembre 1999, cit., p. 32 503 Con il termine comunitarismo io intendo riferirmi a quei movimenti e quelle ideologie che aspirano a trasformare la societ creando le cosiddette alternative nel campo economico e dellesistenza personale, come le cooperative alimentari, le scuole, le tipografie, i centri comunitari, le aziende agricole di quartiere, gli squats e cos via elencando. [] Il municipalismo libertario, invece decisamente unespressione politica antistatale che vuole la democrazia, il rapporto diretto faccia a faccia, il dialogo, il confronto, soprattutto attento alle questioni fondamentali del potere. Murray Bookchin, Municipalismo libertario perch, A rivista anarchica, Milano, n. 258, Novembre 1999, cit., p. 32 504 Gli animali, senza dubbio, possono vivere senza istituzioni (spesso perch il loro comportamento geneticamente condizionato), ma gli esseri umani ne hanno bisogno per
501

municipalismo libertario come lultima occasione offerta al movimento anarchico di modificare la societ esistente.

Di una cosa, comunque, io sono convinto: se un movimento municipalista libertario non riuscir a favorire la nascita di un sistema a democrazia diretta e confederale, si dovranno rivedere drasticamente tutti gli ideali libertari. Non raccontiamoci storie, vi chiedo, nella speranza di riuscire a realizzare una societ autenticamente libertaria senza creare una sfera pubblica, partendo da una politica elettorale che coinvolga la base e che si fondi sulla costituzione di assemblee a democrazia diretta. E questa, io credo, lultima occasione offerta al movimento libertario. Se non siete daccordo, benissimo, ma in tal caso vi chiedo di usare unetichetta diversa per le vostre idee: lasciate stare il nome municipalismo libertario e seguite la vostra strada fiancheggiata da imprese comunitarie e cooperativistiche, se non da monasteri taoisti e da dimore mistiche.505

Nonostante questo caldo appello di Bookchin, le divisioni e le critiche, soprattutto per quanto concerne la partecipazione alle elezioni a livello locale, nei confronti del suo progetto di municipalismo libertario, rimangono sostanzialmente forti in ambito anarchico, in questo inizio del nuovo secolo.506

modellare in modo creativo le strutture sociali, basate non tanto su una supposta genetica o su certe usanze, ma soprattutto su forme di libert (come le definivano gi negli anni sessanta) razionalmente costituite che servono a organizzare ed esprimere il potere in forma tanto collettiva quanto personale. Perci, se oggi dovessi riscrivere in forma pi estesa il mio articolo The Forms of Freedom, vi aggiungerei che sono necessarie costituzioni e leggi formulate per mezzo di assemblee di democrazia diretta e aperte al dialogo. Murray Bookchin, Municipalismo libertario perch, A rivista anarchica, Milano, n. 258, Novembre 1999, cit., p. 32. 505 Murray Bookchin, Municipalismo libertario perch, , cit., p. 35. 506 Anche sulle pagine della rivista queste divisioni sono riscontrabili. Infatti A ha pubblicato nellestate 2000, un articolo dove viene data notizia della presentazione di una lista libertaria alle elezioni municipali di Brisbane, in Australia, del marzo 2000. Il candidato sindaco per tale lista Brian Laver, ha presentato un programma strettamente anarchico (in tale programma si prevedeva anche la formazione di consigli di quartiere autogestiti da assemblee di cittadini) ottenendo soltanto 1% dei suffragi, ma nellarticolo si constata la positivit delliniziativa che ha permesso lavvicinamento di molti gruppi politici, e non (laburisti di base, sindacalisti radicali, comunisti libertari, e aborigeni) alle posizioni libertarie. In contrapposizione la rivista ha pubblicato, nel numero successivo, un articolo dove la partecipazione elle elezioni comunali viene aspramente criticata, sottolineando di nuovi i rischi di istituzionalizzazione del movimento anarchico, che tale partecipazione pu comportare. Tiziana Ferrero Regis, Terra Australis, A rivista anarchica, Milano, n. 265, Estate 2000. Marianne Enckell, Agitazione comunale o municipalismo libertario, A rivista anarchica, Milano, n. 266, Ottobre 2000.

3.2

LAUTOGESTIONE

Linteresse della rivista nei confronti delle esperienze autogestionarie emerge sin dagli anni 70. In primo luogo, particolarmente rilevante in questi anni, stata lattenzione mostrata da A nei confronti delle esperienze autogestionarie sviluppatesi in Spagna durante la guerra civile del 36. In una serie di articoli scritti da Riccardo Pozzi e Francesco Naselli, e pubblicati su numeri successivi di A a partire dal dicembre 76507, dopo unanalisi del pensiero di Kropotkin508, Proudhon509, Puente, de Santillan510,

Nellarticolo Dopo Seattle: una politica cosmopolita, viene invece sottolineata limportanza della visione municipalista libertaria nellepoca della globalizzazione. Vittorio Giacopini, Dopo Seattle: una politica cosmopolita, A rivista anarchica, Milano, n. 264, Giugno 2000. 507 Riccardo Pozzi, Federalismo e mutuo appoggio, A rivista anarchica Milano, n. 52, Dicembre 1976/Gennaio 1977. Francesco Naselli, Il decentramento comunitario, A rivista anarchica, Milano, n. 52, Dicembre 1976/Gennaio 1977. Francesco Naselli, Riccardo Pozzi, Autonomia locale e pianificazione libertaria, A rivista anarchica, Milano, n. 54, Marzo 1977. Francesco Naselli, Riccardo Pozzi, Agricoltura e abitazioni nella rivoluzione spagnola, A rivista anarchica, Milano, n. 55, Aprile 1977. Francesco Naselli, Riccardo Pozzi, Lefficienza dellorganizzazione sociale libertaria, A rivista anarchica, Milano, n. 56, Maggio 1977. Riccardo Pozzi, Pianificazione decentralizzata e qualit della vita, A rivista anarchica, n. 57, Giugno/Luglio 1977. 508 Francesco Naselli nellarticolo, Il decentramento comunitario, analizza le idee autogestionarie riscontrabili nel pensiero di Kropotkin. Kropotkin rileva la presenza di uno spirito comunitario fin dalla fase primitiva delluomo. Questo spirito si sviluppato nel corso degli anni, fino a raggiungere il grado pi elevato nella citt medievale, dove sono riscontrabili forme di mutuo appoggio molto forti tra i cittadini, ma con la decadenza di esse, questo spirito venuto meno. Kropotkin propone la costituzione di una societ decentrata basata su comunit libere e federate tra di loro, sullintegrazione tra il lavoro agricolo e quello industriale, tra la citt e la campagna, e il decentramento della produzione industriale. Inoltre la nascita della struttura federativa ritenuta da lui fondamentale per soddisfare le esigenze della produzione, del consumo e dello scambio; per assicurare le misure sanitarie, leducazione, il mutuo appoggio. Kropotkin ritiene che questo progetto potr essere realizzato soltanto dal popolo in prima persona con la costituzione di un ordine sociale non basato pi sullo Stato e la coercizione, ma sulle collettivit e il libero scambio. Francesco Naselli, Il decentramento comunitario, . Per approfondimenti vedere: Mirko Roberti, Lettura di Kropotkin, A rivista anarchica, Milano, n. 23, Agosto/Settembre 1973. Franco Bunuga, Il dominio e lautogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 76, Agosto/Settembre 1979. Nico Berti, Un pensiero sempre attuale, A rivista anarchica, Milano, n. 90, Marzo 1981. Massimo La Torre, Dimenticare Kropotkin, A rivista anarchica, Milano, n. 199, Aprile 1993. David Hartley, La legge della comunit, A rivista anarchica, Milano, n. 216, Marzo 1995. Cfr. Cap. 2.4 nota 239.

dei fratelli Goodman, di Bookchin511, e degli spunti da loro forniti per

Riccardo Pozzi nellarticolo Federalismo e mutuo appoggio, analizza la teoria federativa dei centri di produzione di Proudhon. Secondo Proudhon la comunit il primo stadio della societ, il momento positivo, la tesi; mentre la propriet la sua negazione, lantitesi. La terza forma di societ, sintesi della comunit e della propriet, la libert. La sua critica nei confronti della propriet, dello Stato e dellautorit si concretizza nella proposta di un organizzazione mutualistica per tutte le attivit economiche. Tale organizzazione per lui riscontrabile nelle societ di mutuo soccorso, le cui finalit sono: il salario minimo garantito, un orario di lavoro che permetta anche listruzione dei lavoratori, la formazione di una commissione permanente nelle fabbriche, destinata ad ascoltare le lamentele. Per Proudhon le industrie devono essere socializzate, e lagricoltura deve essere organizzata attraverso la formazione di comuni agricole, ovvero organizzazioni rurali che, dopo aver provveduto alla liquidazione del grande latifondo, devono assicurare la redistribuzione in parti uguali della terra e la cooperazione. Inoltre il governo deve essere sostituito dallorganizzazione industriale, e Proudhon vede la struttura federalista come lunica che possa garantire lautonomia dei centri di produzione, e la possibilit di una gestione diretta da parte dei lavoratori. Quindi tale autonomia si pu realizzare soltanto nellambito di un sistema di amministrazioni locali e municipali decentrate, e collegate attraverso un sistema federale. Le amministrazioni comunali, chiamate da Proudhon le comuni, svolgono praticamente tutte le funzioni sociali, politiche, ed economiche necessarie al funzionamento del sistema federale. Riccardo Pozzi, Federalismo e mutuo appoggio, . Per approfondimenti vedere: Mirko Roberti, Lettura di Proudhon, A rivista anarchica, Milano, n. 25, Novembre/Dicembre 1973. Cfr. 2.4 nota 241. 510 Sia Puente che de Santillan pongono alla base di un nuova visione societaria una struttura autogestionale, che sia caratterizzata dallattribuzione del potere ai lavoratori riuniti in assemblea. Per de Santillan la direzione dei principali rami delleconomia deve essere affidata ai sindacati, che devono essere organizzati in consigli. Alla base di questo sistema autogestionale vi deve essere il consiglio di fabbrica, composto da operai, tecnici e impiegati, eletto dallassemblea dei lavoratori e revocabile in qualsiasi momento. I membri dei consigli delle varie fabbriche costituiscono le sezioni sindacali di mestiere e categoria, a loro volta articolate in consigli specializzati per competenze e funzioni. Il fatto che ogni membro del consiglio possa essere revocato immediatamente evita il pericolo che queste strutture si gerarchizzino e si burocratizzino, allontanandosi dalle esigenze dellassemblea e dei lavoratori. Al centro del pensiero di Puente si trova il comunismo libertario, ritenuto realizzabile sulla base di organismi gi esistenti, grazie ai quali si pu organizzare la vita economica della citt e dei paesi. Alla base di questa visione comunista vi la comune libera, lassemblea dei lavoratori, che elegge i consiglieri locali, ai quali viene attribuito il compito di organizzare la vita sociale a livello municipale, e i consiglieri regionali. Al consiglio regionale viene affidato il controllo degli scambi, la raccolta di dati statistici sulla popolazione e leconomia, e le decisioni riguardanti i lavori pubblici. Ogni comune libera deve essere federata con quelle di altre localit, e ogni comune scambia i suoi prodotti in eccesso, domandando in cambio quelli di cui ha bisogno. Per la struttura cittadina grande importanza viene attribuita alle organizzazioni assembleari di quartiere che sono ritenute il primo livello di un controllo popolare di quanto viene fatto a livello locale e regionale, Francesco Naselli, Riccardo Pozzi, Autonomia locale e pianificazione libertaria, . 511 I fratelli Goodman, Paul e Percival, nella loro opera principale Communitas, propongono un progetto di comunit decentrata in cui si possa realizzare lintegrazione tra lagricoltura e lindustria. Tale progetto si fonda su un sistema agricolo fondato su piccoli centri urbani e votato allautosussistenza, e su un sistema industriale che deve svilupparsi attorno alle risorse agricole e di energia, e caratterizzato dal controllo e dalla partecipazione da parte di tutti gli operai nel processo produttivo.

509

unorganizzazione non autoritaria e autogestita della citt e della campagna, vengono analizzate le esperienze autogestionarie, nate durante la guerra civile del 36.512 In particolare, nellarticolo Agricoltura e abitazioni nella rivoluzione spagnola513, viene descritto, in maniera dettagliata, il processo di collettivizzazione delle terre e di instaurazione di alcune esperienze autogestionarie514, e viene enfatizzato il ruolo svolto dalla CNT, sindacato libertario, nelle iniziative pratiche volte alla realizzazione dellautogestione delle strutture sociali e produttive.

quindi di vitale importanza che per la riuscita della rivoluzione la grande massa contadina fosse cosciente della propria forza e in prima persona si impegnasse per la trasformazione e la creazione della

Murray Bookchin sostiene che lintegrazione tra industria e agricoltura, in una nuova struttura comunitaria, pu avvenire solo attraverso una radicale trasformazione sociale e con lapporto delle masse, e manifesta una particolare attenzione nei confronti della controcultura, da Bookchin considerata un importante strumento diffusore di ideologie alternative al sistema. In concreto questo cambiamento pu avvenire attraverso la formazione di comunit decentrate, basate su una prospettiva ecologica e capaci di unire gli aspetti migliori della vita urbana e di quella rurale. Riccardo Pozzi, Pianificazione decentralizzata e qualit della vita, . Per approfondimenti vedere: Pietro Adamo, Autonomia e libert in Paul Goodman, A rivista anarchica, Milano, n. 225, Marzo 1996. Paul Goodman, Utopia vuol dire che non voglio farlo, A rivista anarchica, Milano, n. 225, Marzo 1996. Paul Goodman, Contro Berlusconi, A rivista anarchica, Milano, n. 225, Marzo 1996. Colin Ward, Goodman per me, A rivista anarchica, Milano, n. 225, Marzo 1996. Giuseppe Gessa, Buccinasco, per esempio, A rivista anarchica, Milano, n. 247, Estate 1998. 512 Nella Spagna del 1936 e, in particolare, nelle zone dove gli anarchici costituivano la forza pi importante del proletariato spagnolo (Catalogna e Aragona) fu attuato il pi grande esperimento autogestionario della storia umana: per alcuni mesi intere regioni della Spagna vissero in autogestione, organizzando servizi e produzione al di fuori e contro la logica statale e gerarchica, secondo i principi del comunismo libertario propagati per decenni dalle potenti organizzazioni sindacali anarchiche. La terra e le fabbriche furono collettivizzate, furono costituite migliaia di comuni agricole: gli operai tramite i sindacati, divennero direttamente responsabili della produzione industriale, i contadini di quella agricola. [] La rivoluzione spagnola fu ostacolata e infine repressa nel sangue dallesercito repubblicano e dallo stato antifascista controllato dai comunisti. Filippo Pani, Salvo Vaccaro, Il pensiero anarchico. Alle radici della libert., Demetra, Colognola ai Colli, 1997, cit., pp. 94-95. 513 Francesco Naselli, Riccardo Pozzi, Agricoltura e abitazioni nella rivoluzione spagnola, , cit., p. 31. 514 Allinterno delle collettivit agricole lautogestione era realizzata attraverso lassemblea generale di tutti i collettivisti. Le riunioni di tale assemblea erano pubbliche e tutte le persone potevano partecipare ai dibattiti, criticare le decisioni prese e fare proposte. Inoltre nelle collettivit tutti i beni erano messi in comune e il salario retribuito secondo i bisogni. Francesco Naselli, Riccardo Pozzi, Lefficienza dellorganizzazione sociale libertaria, .

nuova societ. La C.N.T. cap limportanza della classe contadina e si 515 mobilit al massimo per diffondervi le idee e i principi libertari.

Sulle pagine della rivista sono per riscontrabili anche posizioni differenti nei confronti della CNT. Infatti, nellarticolo Spagna 36 la pratica dellautogestione516, attraverso unanalisi del processo di collettivizzazione, sviluppatosi in Spagna, il ruolo allora svolto dalla CNT viene minimizzato e criticato, e al sindacato viene attribuita la responsabilit di aver svolto un ruolo frenante.

[] gli anarcosindacalisti, tanto quelli della Confederazione


Nazionale del Lavoro (C.N.T.), quanto gli aderenti ai gruppi anarchici della federazione anarchica spagnola (F.A.I.) frenarono il movimento di collettivizzazione.[] Ci sono affermazioni che io non condivido, come quella dei compagni pochi, mi sembra- che pensano che lautogestione fu opera della C.N.T. - F.A.I. al governo, oppure che stato grazie alla collaborazione governativa che lautogestione venne protetta e fu in grado di resistere agli attacchi degli altri partiti[]. Bench in alcuni casi ci sia stata protezione dallalto, nellinsieme io non ho mai constatato questa tendenza e i casi di abbandono dellautogestione sono frequenti durante o dopo la 517 collaborazione governativa.

Altre critiche nei confronti della CNT sono riscontrabili nellarticolo Sogni e menzogne dellautogestione518, nel quale vengono analizzati gli aspetti positivi delle esperienze autogestionarie (introduzione della democrazia diretta in qualsiasi impresa industriale, commerciale, o agricola519, la
Francesco Naselli, Riccardo Pozzi, Agricoltura e abitazioni nella rivoluzione spagnola, , cit., p. 31. 516 Frank Mintz, Spagna 36, la pratica dellautogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 74, Maggio 1979. 517 Frank Mintz, Spagna 36, la pratica dellautogestione, , cit., pp. 28-29. 518 Carlos Semprun Maura, Sogni e menzogne dellautogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 76, Agosto/Settembre 1979. 519 Allattivo delle esperienze autogestionarie della Spagna rivoluzionaria io metterei innanzitutto la democrazia diretta. Che si trattasse di un impresa industriale, commerciale (tutto il commercio al dettaglio di Barcellona, per esempio, fu collettivizzato nel primo periodo), o agricola, la democrazia diretta era infatti la legge. Anche se ci non significa che questa legge implicita fu applicata dovunque nello stesso modo. Tutte le decisioni di qualsiasi tipo erano prese in assemblee sovrane dallinsieme dei lavoratori, sindacalizzati o no; i Comitati (eletti e revocabili) avevano il solo compito di vegliare sulleducazione delle decisioni prese nelle assemblee. Nelle comuni libertarie dellAragona, per esempio, queste decisioni assembleari delle collettivit non riguardavano solo la produzione e la distribuzione ma tutta la vita sociale e la vita culturale della comune (con delle incursioni autoritarie nella vita privata delle persone).
515

creazione di nuove scuole, teatri, biblioteche520), ma anche viene riconosciuto, come grave errore del movimento, la non collettivizzazione del sistema bancario, e viene rilevata lostilit del PCE521 (il partito comunista spagnolo), e il totale controllo sulle aziende collettivizzate da parte della CNT.

Nelle sfere dirigenti della C.N.T. per tentare di correggere i difetti e proteggere le collettivizzazioni di fatto per dirigerle si propose unorganizzazione la cui espressione pi chiara e burocratica il decreto del 24 ottobre 1936 che legalizzava la collettivizzazione in Catalogna. [] A livello dellimpresa il decreto prevede la nomina di un direttore, mettendo cos fine alle funzioni dei comitati eletti e revocabili. In alcuni casi si design come direttore lantico proprietario ..nientemeno.522

Inoltre la CNT viene accusata di aver contribuito alla capitolazione degli anarchici a Barcellona, durante gli scontri con i comunisti, nel maggio 37.

E quando nel maggio 1937 a Barcellona i comunisti e i loro alleati cercano di liquidare la dittatura anarchica (cio le collettivizzazioni e la democrazia operaia in generale), la C.N.T. i ministri, i dirigenti, i burocrati, grandi e piccoli predicher il compromesso, la pace civile, in una parola la capitolazione.523

Carlos Semprun Maura, Sogni e menzogne dellautogestione, , cit., p. 15. 520 Allo stesso modo vorrei mettere allattivo dellautogestione spagnola una sorta di rivoluzione culturale che si diffuse nelle citt e nelle campagne con la creazione di scuole, di biblioteche, di cinema e teatri, ecc., che (a volte non senza ingenuit) era al centro delle preoccupazioni dei collettivizzatori. Carlos Semprun Maura, Sogni e menzogne dellautogestione, , cit., p. 15. 521 Il P.C.E. che era un piccolo partito di 30000 militanti nel 1936, vide i suoi ranghi ingrossarsi durante la guerra proprio grazie alla sua politica controrivoluzionaria che rassicurava i timorati e i moderati, e grazie anche al ricatto dellaiuto militare russo (acquistato a caro prezzo con loro della repubblica). Esso non si accontent di una violenta campagna anticollettivista ma, infiltrato ai differenti posti di comando dello stato, organizz il sabotaggio delle esperienze autogestionarie. Carlos Semprun Maura, Sogni e menzogne dellautogestione, , cit., p. 17. 522 Carlos Semprun Maura, Sogni e menzogne dellautogestione, , cit., p. 18. 523 Carlos Semprun Maura, Sogni e menzogne dellautogestione, , cit., p. 17. Per approfondimenti vedere: Francesco Naselli, Riccardo Pozzi, Lefficienza dellorganizzazione sociale libertaria, . Claudio Venza, Quando abolimmo lo stato, A rivista anarchica, Milano, n. 138, Giugno/Luglio 1986. Frank Mintz, Moneta e rivoluzione, A rivista anarchica, Milano, n. 76, Agosto/Settembre 1979. Appendice B. Indice degli articoli di A - rivista anarchica sugli argomenti maggiormente trattati.

Ma A non ha soltanto analizzato, in questi anni, i pregi e i difetti delle esperienze autogestionarie spagnole. La rivista ha anche rilevato la non esistenza di una pratica autogestionaria in Jugoslavia, constatando limpossibilit di una tale pratica, in un paese caratterizzato da una struttura autoritaria, sotto la guida del partito unico524. In merito nellarticolo Burocrazia e autogestione525, dopo unanalisi dei contrasti nati allinterno del movimento rivoluzionario del XIX secolo, tra le tendenze autoritarie e libertarie, e dopo aver rilevato che soltanto i bolscevichi russi continuarono a propagandare la rivoluzione armata ma sotto il controllo del partito rivoluzionario526, viene appurato che il modello di partito dominante, e la struttura gerarchica dello Stato vennero esportati, nel secondo dopoguerra, in tutti i paesi del blocco sovietico, compresa la Jugoslavia. Risulta quindi evidente che il partito unico non appoggi mai fino in fondo la pratiche autogestionarie sviluppatesi in Jugoslavia nel dopoguerra, per non mettere in discussione le sue posizioni di privilegio acquisite, e per alimentare il mito della burocrazia.
Cos ad esempio, si sono fatte poderose analisi sullautogestione in Jugoslavia e anche, colmo dellumorismo nero, in Algeria. Ora, non c mai stata unautogestione n in Jugoslavia n in Algeria anche se il termine stato ufficializzato, poich non vi pu essere autogestione in uno stato gerarchizzato, con un partito unico e un piano autoritario. Ci che vi stato invece, una certa partecipazione dei lavoratori al loro autosfruttamento. Ecco ci che nella maggior parte dei casi si intende per autogestione: la partecipazione cosciente e disciplinata dei lavoratori al proprio sfruttamento sotto legida di uno stato forte e la bacchetta dei burocrati operai. Carlos Semprun Maura, Sogni e menzogne dellautogestione, , cit., p. 14. 525 Slobodan Drakulic, Burocrazia e autogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 78, Novembre 1979. 526 [I bolscevichi] essendo perseguitati dalla polizia imperiale e aderendo allala pi autoritaria del primo marxismo, diedero una struttura gerarchica alla loro organizzazione rivoluzionaria, ponendosi come obiettivo non labolizione o il decadimento dello stato, ma la conquista del potere e linstaurazione della dittatura del proletario. Le prime conquiste rivoluzionarie furono abolite o decaddero: vale a dire il soviet e il consiglio operaio. E qui si giunge alla pi grande contraddizione del movimento rivoluzionario autoritario: invece di contrastare la struttura gerarchica della societ ne cre una nuova; invece di valorizzare le azioni rivoluzionarie spontanee dei lavoratori, le stronc in nome della rivoluzione, della classe lavoratrice, della storia e del Comitato Centrale. [] Il ruolo dominante del partito nel movimento e il ruolo dominante delllite del partito stesso divennero cos le caratteristiche principali della maggior parte dei rivoluzionari filobolscevichi e delle organizzazioni della sinistra. Essi non si ponevano come obiettivo immediato, e neppure come fine tattico, lautogestione. Dopo la seconda guerra mondiale, i bolscevichi, o i partiti marxisti- leninisti, si impadronirono del potere in parecchi stati europei, compresa la Iugoslavia, instaurandovi sistemi politici autoritari, e cambiando (ma mantenendo) la struttura sociale gerarchica. Slobodan Drakulic, Burocrazia e autogestione, , cit., p. 12.
524

Llite di partito si trova [in Jugoslavia] in una posizione contraddittoria: quella di dover essere, ad un tempo, il gruppo sociale (o classe) dominante e allavanguardia rivoluzionaria. Ci significa che, come gruppo sociale dominante, essa deve difendere i propri interessi economici, sociali, politici e culturali: nel contempo, in qualit di avanguardia rivoluzionaria, deve combattere i privilegi e gli interessi particolaristici di ogni sorta, in qualunque gruppo sociale si manifestino. [] come avanguardia rivoluzionaria deve cercare di migliorare le condizioni di vita degli operai e dei contadini, ma come gruppo privilegiato le circostanze (che sono un prodotto della sua precedente linea di condotta) la costringono a disinteressarsi dei problemi che non siano i propri e, spesso, a porsi in aperto contrasto con gli interessi dei lavoratori. In questo modo essa diviene anche, e sempre nel medesimo tempo, alleata e nemica della classe operaia. Promuovendo lautogestione, tende a dare sempre maggiore potere ai lavoratori, ma deve anche impedire che giungano a scalzare i gruppi sociali privilegiati, tra i quali essa stessa compresa. Ecco perch ha sempre un disperato bisogno di trovare qualcuno da opporre come nemico allautogestione e alla rivoluzione in generale.527

Latteggiamento del partito comunista di sostanziale ostacolo nei confronti delle pratiche autogestionarie, viene anche rilevato, sia in riferimento alle esperienze autogestionarie nate in seguito alla rivolta operaia di Stettino in Polonia del dicembre 70528, che a quelle sviluppatesi in Portogallo dopo la caduta del regime di Caetano nellaprile 74. Nellarticolo Lesperienza Portoghese529, attraverso unanalisi del vasto movimento di occupazione

Slobodan Drakulic, Burocrazia e autogestione, , cit., p. 13 In Polonia, nel dicembre 1970, in un contesto di grave crisi economica, il partito comunista decide laumento dei prezzi dei generi alimentari. Gli operai di Stettino reagiscono a questa decisione proclamando lo sciopero e impadronendosi, il 17 di dicembre, della citt che viene amministrata da quel momento dal Comitato di sciopero. Dopo un mese di autogestione il governo polacco riprende il controllo della citt. Per un mese Stettino stata amministrata, almeno parzialmente dai lavoratori in lotta, con la pratica delle assemblee di base che eleggono dei rappresentanti e che sorvegliano e discutono gli atti e le proposte di questi delegati. [] Gli operai di Stettino non erano anarchici ma sotto la pressione degli avvenimenti hanno riscoperto un tipo di azione e di organizzazione molto vicini a quelli che noi anarchici proponiamo. [] Stettino nel 1970 71 costituisce la prova che il partito comunista, i burocrati, non sono necessari alla classe operaia che pu gestirsi da sola. Questo laspetto pi sovversivo di questi avvenimenti. Se n ben reso conto il potere che in seguito ha fatto di tutto per far sparire ogni traccia di questi pochi giorni di potere operaio e di libert. Vincent Albouy, La rivolta di Stettino, A rivista anarchica, Milano, n. 76, Agosto/Settembre 1979, cit., p. 46. Per approfondimenti vedere: AA.VV., Iztok, A rivista anarchica, Milano, n. 93, Giugno/Luglio 1981. 529 A. Ideia, Lesperienza Portoghese, A rivista anarchica, Milano, n. 76, Agosto/Settembre 1979.
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delle terre da parte dei braccianti, e delle aziende da parte dei lavoratori, sviluppatosi dalla fine del 74, e che ha trovato lostilit del partito comunista portoghese, impegnato in una propria politica di nazionalizzazione530, viene rilevato un indebolimento delle esperienze autogestionarie a partire dal 79531. Tale indebolimento viene ritenuto in parte derivante dal progressivo controllo politico di tali esperienze che pu verificarsi nel caso dellassenza di una diffusa cultura libertaria, nel contesto sociale.

Come in Spagna nel 1936, stato il bisogno immediato che ha spinto la maggior parte dei lavoratori a prendere il controllo dei mezzi di produzione. Ma questa volta, a differenza del caso spagnolo, non esisteva il clima ideologico libertario, il bagno culturale di un ambiente anarchico, per fornire un modello di societ da costruire. In queste condizioni una prima conseguenza importante stata la possibilit di strumentalizzazione politica di questi movimenti autogestionari da parte dei partiti e di altre forze politiche nella lotta per il potere statale. [] In conclusione si pu dire che lesperienza autogestionaria portoghese ha innegabilmente degli aspetti positivi a dispetto di tutti i condizionamenti. Ma anche il suo fallimento deve essere analizzato attentamente perch ci sembra evidente che in assenza di un ambito culturale marcato da valori libertari (o, se si vuole, di un progetto sociale) lautogestione pu essere un utile strumento per esercitare un controllo politico a vista del potere di

I lavoratori prendono in mano la gestione delle aziende e le rimettono in moto. quello che viene chiamato il movimento di occupazione e dautogestione, sostenuto politicamente dallestrema sinistra e, con alcune reticenze, dal P.C.. [] Ma a questo movimento (essenzialmente industriale) ne sono mescolati altri due che necessario distinguere chiaramente perch rappresentano altre realt: da un lato si sviluppa un processo di controllo operaio nelle grandi imprese e nei principali settori economici, nettamente politicizzato e sotto linfluenza del P.C. Questo movimento tende verso la concentrazione economica e la nazionalizzazione come mezzo per distruggere i monopoli finanziari e rimettere le redini delleconomia nelle mani del potere politico. [] Il secondo processo differenziato quello che si verifica nellagricoltura a sud del fiume Tago e verr chiamato la riforma agraria. Questa si concretizza nelloccupazione e nello sfruttamento collettivo di grandi propriet terriere da parte dei salariati agricoli, i braccianti, che fino ad allora erano nella condizione di lavoratori precari. Anche se linquadramento politico di questi due fenomeni non lo stesso, resta il fatto che la loro portata ha largamente superato i lavoratori interessati per diventare un polo di discussione decisivo nella lotta delle forze politiche per il controllo dellapparato di stato. A. Ideia, Lesperienza Portoghese, , cit., p. 24. 531 Alla base di questo indebolimento viene ritenuto il fatto che le esperienze autogestionarie non hanno messo in discussione lideologia produttivistica e consumistica, ed hanno mantenuto le procedure produttive, e la divisione del lavoro, di prima. Il mantenimento della divisione del lavoro ha determinato il nascere di conflitti allinterno di tali esperienze, contribuendo al loro indebolimento. A. Ideia, Lesperienza Portoghese, .

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stato, e pu mettere in moto aspirazioni antisociali del tipo consumoproduzione- alienazione.532

A ha anche analizzato, in questi anni, i limiti delle esperienze cooperative nate in Italia. Tali esperienze sono ritenute avere perso, nel corso del tempo, il loro carattere popolare, diventando sempre pi strumenti di potere in mano alle tecnoburocrazia533. Inoltre la rivista si interessata alle possibili applicazioni delle pratiche autogestionarie nel campo delleducazione, ritenute fondamentali per mettere fine alla concezione gerarchica dellinsegnamento, e per renderlo pi inserito nel contesto sociale534. In particolare la rivista ha analizzato le esperienze autogestionarie nate nel 78 in alcuni asili nido di Forl,535 e, pur sottolineando i limiti di tali
A. Ideia, Lesperienza Portoghese, , cit., p. 25. Cfr., Cap. 2.4. 534 In merito Francesco Codello, nellarticolo Leducare autogestito, afferma: La concezione autoritaria delleducazione si manifesta anche nel rapporto gerarchico tra docente (che possiede e d il sapere) e discente (che riceve). Ora bisogna ribaltare questa proposizione costituendo un interscambio tra le parti, rifondando lapprendimento e collegandolo alla realt sociale su cui questo processo si fonda. Solo cos possibile evitare la formazione di rapporti gerarchici e quindi autoritari considerando quindi la scuola, non pi come la depositaria del sapere, ma tutta la societ nelle sue molteplici componenti ed esperienze, veicolo di formazione non solo per i bambini ma per tutti gli individui attraverso leducazione permanente e ricorrente. Francesco Codello, Leducare autogestito, A rivista anarchica, Milano, n. 76, Agosto/Settembre 1979, cit., p. 32. Nellarticolo Autogestione, vengono analizzati i lavori preparatori al Convegno internazionale sullautogestione (Venezia 28-30 settembre 1979) avvenuti durante un seminario organizzato a Milano nel marzo 79. In una commissione organizzata durante il seminario viene rilevata limportanza di una trasformazione del sistema educativo. [] Considerando leducazione come un mezzo strisciante e autoritario, ci si chiesti se in un libero rapporto sociale di scambio culturale potesse esistere un processo educativo. Ma se chiaro che una volta eliminato il ruolo gerarchico e autoritario dellinsegnante, il rapporto culturale tra due persone avviene orizzontalmente, con un reciproco scambio e confronto tra entrambi le parti. La propria funzione avviene cos tramite rapporti personali, non istituzionalizzati, senza limiti di tempo n costrizioni, integrando e ampliando scambievolmente le proprie conoscenze. AA.VV., Autogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 73, Aprile 1979, cit., p. 32. Per approfondimenti vedere: Ferro Piludu, Autogestione e comunicazione, A rivista anarchica, Milano, n. 76, Agosto/Settembre 1979. 535 Nellarticolo Il nido dellautogestione, Andrea Papi analizza la decisione presa dagli insegnanti di alcuni asili nido di Forl, di darsi una struttura autogestionaria. Papi ritiene la decisione particolarmente importante, per poter dare maggiore responsabilit allinsegnante nella gestione del servizio. Ogni insegnante dentro lasilo si responsabilizza in prima persona e non delega pi di fatto la direzione dellassetto organizzativo a chi era stato assegnato questo compito dallalto. Questa scelta spontanea, non prevista, che scavalca lorganizzazione gerarchica, ha in un certo senso scioccato gli amministratori che si sono trovati ad affrontare una situazione che n volevano n avevano potuto prevedere. Improvvisamente si sono trovati di fronte ad
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esperienze536, A ha riconosciuto le potenzialit insite in esse, per porre le basi di una gestione collettiva di tutti i servizi che riguardano i cittadini.537 Infine la rivista, ha criticato lanalisi semplicistica dellautogestione offerta dallecologo Andr Gorz538, e si interessata ad alcune iniziative

una scelta dal basso di autogestione primordiale di una cosa gestita e finanziata da loro, sulla quale avevano il controllo pressoch totale. Andrea Papi, Il nido dellautogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 69, Novembre 1978, cit., p. 12. Per approfondimenti vedere: Jean Levy, Autogestione a Marly, A rivista anarchica, Milano, n. 154, Aprile 1988. T. Rossel, J.M. Reynaud, Una scuola differente, A rivista anarchica, Milano, n. 211, Agosto/Settembre 1994. 536 Da un punto di vista rivoluzionario e anarchico questa esperienza ha in s dei grossi limiti. Non autogestione vera e propria perch tutto ancora deve essere reso noto al datore di lavoro, del quale in tale modo viene riconosciuta la funzione e lesistenza. La scelta degli insegnanti non mette in discussione il modo di condurre questi servizi sociali e non incide nel rapporto fra gli utenti, cio i genitori, e i servizi stessi. Il rapporto fra i fruitori, lamministrazione e il personale resta in un certo senso invariato, anche se i genitori sono stati coinvolti per mezzo di dichiarazioni, documenti, dibattiti assembleari sui vari elementi della questione. Nello stesso tempo, per la prima volta, in una amministrazione locale di sinistra viene messo in discussione e contestato il rapporto gerarchico tra il personale e il datore di lavoro. Andrea Papi, Il nido dellautogestione, , cit., p. 12. 537 A nostro avviso ci sono gli elementi per determinare una svolta in senso realmente autogestionario e rivoluzionario, come pure perch si trasformi in unulteriore ristrutturazione dello stato di cose presente. Tutto dipende dal fatto se i diretti interessati radicalizzeranno le proprie scelte e sceglieranno di espropriare il padrone della gestione del servizio, cercando di sensibilizzare anche gli utenti, i genitori, verso una gestione veramente collettiva dei servizi che riguardano i cittadini, non le amministrazioni, come vuol far credere tutta una certa filosofia tecnocratica. Andrea Papi, Il nido dellautogestione, , cit., p. 12. 538 Nellarticolo Autogestire quale tecnologia attraverso unanalisi del pensiero dellecologo Andr Gorz, risulta evidente che luomo potr ottenere la libert solo con lautogestione. Nella sua pi recente opera Ecologie e libert, Andr Gorz afferma che una corretta gestione ambientale non compatibile n con il nostro capitalismo, n con quello socialista. N le multinazionali, n i burocrati rossi possano evitare lecocatastrofe, porre le condizioni per la liberazione delluomo. Se sar possibile salvarci, ottenere per luomo leffettiva libert, sostiene Gorz, sar possibile soltanto sulla base dellautogestione. Una prospettiva esaltante nella dinamica concettuale di Gorz. Nel mondo dellautogestione generalizzata non avremo pi il lavoro salariato, che per dirla come Marx, per sua natura lattivit asservita, inumana asociale, che dipende dalla propriet privata e la crea; e allora, venendo meno questa schiavit moderna, non ci sar pi bisogno di sbirri, n di generali; e la tecnologia sar quella pi proficua per luomo, e meno dannosa per la natura; e i beni prodotti saranno quelli utili e necessari, per cui nessuno si sogner di preparare la bomba a neutroni anzich costruire ospedali. Si realizzer in altre parole, la profezia marxista del salto dal regno della necessit al regno della libert. Il guaio per che Gorz non chiarisce chi ce la dia lautogestione, o, nel caso che nessuno voglia darcela, come si conquisti, sempre che sia ancora realizzabile dati gli esistenti livelli tecnologici. Dario Paccino, Autogestire quale tecnologia, A rivista anarchica, Milano, n. 76, Agosto/Settembre 1979, cit., p. 28. Su A sono riscontrabili altre critiche al pensiero di Andr Gorz. Cfr. Cap. 3.1.

preparatorie al Convegno internazionale sullautogestione svoltosi a Venezia dal 28 al 30 Settembre 79, partecipando ad un seminario, organizzato a Milano nel marzo 79539, e alle attivit preparatorie al convegno portate avanti dal Centro studi libertari.540 Nel corso degli anni 80 A ha manifestato un interesse limitato nei confronti delle pratiche autogestionarie. In primo luogo la rivista, in continuit con il passato, ha evidenziato il limite delle esperienze autogestionarie jugoslave, e, attraverso unanalisi delle difficolt riscontrate dalla stampa alternativa in Jugoslavia541, ha evidenziato la condizione di oppressione, e di controllo cui sono soggetti gli intellettuali jugoslavi. Inoltre risulta evidente il fatto che lautogestione riscontrabile soltanto allinterno delle imprese e che non stata realizzata in altri campi della vita sociale.

Nellarticolo Autogestione, vengono analizzati i lavori svolti dalle varie commissioni durante il seminario. Da questa analisi emerge, in maniera chiara, il fatto che lautogestione ritenuta fondamentale per porre fine ad una visione di educazione e di insegnamento basata su rapporti gerarchici, e per favorire una reale integrazione tra il lavoro manuale e intellettuale. Inoltre lautogestione emerge come il modello organizzativo pi adatto per lattuazione di una societ libertaria. AA.VV., Autogestione, . 540 Nellarticolo A proposito del convegno.., vengono riportati i preparativi del convegno sullautogestione al Centro studi libertari. Nellarticolo viene sottolineato il buon esito dei lavori preparatori e la numerosa adesione al convegno. AA.VV., A proposito del convegno, A rivista anarchica, Milano, n. 76, Agosto/Settembre 1979. Per approfondimenti sullautogestione vedere anche: Mauro M., Autogestione ma, A rivista anarchica, Milano, n. 23, Agosto/Settembre 1973. Ludovico Martello, Dal collettivismo burocratico allazienda autogestita, A rivista anarchica, Milano, n. 75, Giugno/Luglio 1979. Marianne Enckell, Lideologia contro la memoria, A rivista anarchica, Milano, n. 76, Agosto/Settembre 1979. Akihiro Ishikawa, Modelli di autogestione in Giappone, A rivista anarchica, Milano, n. 76, Agosto/Settembre 1979. Franois Dirdam, Autogestione e antropologia, A rivista anarchica, Milano, n. 76, Agosto/Settembre 1979. 541 In merito, A ha pubblicato unintervista a Slobodan Drakulic, professore di sociologia allUniversit di Zagabria, nella quale vengono descritte le difficolt incontrate dalla rivista Argumenti, un rivista nata nel 77 in Jugoslavia ma che ha avuto una vita molto breve, in seguito alla decisione del partito comunista di chiudere la redazione, dopo soli tre numeri. Nellintervista risulta evidente il fatto che qualsiasi rivista in Jugoslavia, per ottenere un finanziamento dal CAI (la Comunit Autogestionaria di Interesse), deve comunicare gli argomenti che saranno trattati sulla rivista e deve avere il sostegno del partito comunista per poter stampare. Risulta quindi evidente che lautogestione soltanto un ulteriore strumento di controllo nei confronti della libert di stampa. AA.VV., Argumenti vietati, A rivista anarchica, Milano, n. 96, Novembre 1981.

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[] lautogestione non mai uscita dai muri dellimpresa, non stato che un modo per organizzare la produzione e per gestire i produttori allindomani della guerra e nelle circostanze della ricostruzione del paese, ma che essa non si , contrariamente a tutte le speranze e le dichiarazioni, mai diffusa negli altri campi della vita. [] La repressione che in questo momento si abbatte sugli universitari e intellettuali indipendenti e, pi in generale, su tutti i devianti e gli oppositori, fa pensare che il processo sia ormai ben in moto. Ed triste constatare che in nome del rafforzamento della societ autogestionaria che si fa tutto questo. Lautogestione diventa cos sempre pi nettamente il vocabolario della repressione. Ma non dovevamo aspettarcelo? Dopo tutto, sono trentanni che ci assicurano che le universit sono autogestite e ci sono voluti parecchi anni prima che potessimo constatare che non era affatto vero. Quando le prigioni e i campi saranno a loro volta definiti come autogestiti, ci vorr altrettanto per aprire gli occhi?.542 La rivista ha continuato ad analizzare i limiti delle esperienze cooperative, rilevando il fatto che la cooperazione non pu essere considerata come esempio concreto di autogestione realizzata. Infatti nellarticolo Autogestione e cooperazione543, viene sottolineato che la struttura attuale delle cooperative antitetica allautogestione, poich piramidale, con al vertice una tecnocrazia aziendale544. Inoltre i soci, una volta entrati nella cooperativa, esauriscono la loro funzione attiva.

Il fatto che la struttura cooperativa resta qualcosa di separato dai soci in quanto tali, non avendo la gestione nulla a che vedere con il momento associativo. I soci esplicano ed esauriscono la propria funzione attiva, il proprio fare i soci, solo nel momento in cui conferiscono alla cooperativa i mezzi di produzione stabiliti: da quando questi ultimi vengono catturati dalla struttura aziendale,
Albert Meister, Ma quale autogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 96, Novembre 1981, cit., p. 15. 543 Roberto Ambrosoli, Autogestione e cooperazione, A rivista anarchica, Milano, n. 81, Marzo 1980. 544 Nella realt, infatti, la struttura aziendale cooperativa ha unorganizzazione piramidale, formata, al vertice, da una tecnocrazia aziendale e via via, al di sotto di essa, dalla schiera stratificata degli esecutori delle sue decisioni. [] Notiamo per che questa tecnocrazia che esercita concretamente la funzione imprenditoriale espropriata ai soci dalla struttura aziendale, e ci avviene proprio in virt dellassetto organizzativo piramidale, che delega le decisioni ai vertici dellazienda. Si pu quindi sostenere che la struttura aziendale cooperativa si configura come un organismo finalizzato non alla pura e semplice gestione tecnica del mutualismo, ma allesercizio di un potere tecnocratico sul mutualismo, di un potere che si realizza privando i soci della loro capacit decisionale. Ci dimostrato anche dalla mancanza di adeguate istituzioni organizzative disponibili ai soci per esercitare il proprio controllo sulla gestione della cooperativa. Roberto Ambrosoli, Autogestione e cooperazione, , cit., pp. 23-24.
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liter a cui vengono sottoposti (in fondo al quale c il vantaggio mutualistico) non pi determinato dallassociazionismo, dallessere soci, ma funzione esclusiva del funzionamento della struttura, della gestione. 545

Nellarticolo viene inoltre analizzato il processo di espansione del movimento cooperativo, un processo caratterizzato dalla formazione di cooperative di cooperative che ha riprodotto la struttura gerarchica insita in ognuna di esse, e che ha determinato il venir meno del carattere mutualistico che allorigine di ogni esperienza cooperativistica.546 A ha anche analizzato la riforma sanitaria del 1980, che ha introdotto il decentramento delle strutture sanitarie, evidenziando la necessit di una e vera e propria introduzione di unassistenza medica autogestita.547 Inoltre la rivista ha sottolineato lincompatibilit delluso dellenergia nucleare con le pratiche autogestionarie, visto che luso del nucleare strettamente legato
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Roberto Ambrosoli, Autogestione e cooperazione, A rivista anarchica, , cit., p. 23. Si parla infatti di cooperative di secondo grado (la parte intermedia della piramide), quando i soci sono cooperative vere e proprie, e di terzo grado (il vertice, cio le Centrali) che derivano dallassociazione delle precedenti. Nella realt, le cose stanno diversamente, perch mentre negli organismi di primo ordine la creazione e il godimento del vantaggio mutualistico, ancorch condizionato, come si visto, dalla struttura di gestione, costituisce lo scopo e il presupposto dellassociarsi, qui (se si eccettuano i gradini pi bassi della piramide, cio i consorzi e le associazioni locali) non esiste un vero e proprio conferimento di strumenti produttivi da sottoporre ad ulteriore elaborazione tecnico-economica. La funzione effettiva dei livelli medio alti delle organizzazioni di secondo e terzo ordine invece, di coordinamento e controllo delle cooperative di primo ordine associate. Non siamo, cio, in presenza di una mutualit di secondo o di terzo ordine, ma di una struttura che serve a dare le indicazioni per lesercizio della mutualit di primo ordine. Una struttura, dunque, che un prolungamento della gestione, non dellassociazionismo. [] Insomma, la gestione dei mezzi di produzione forniti dai soci, cio lattivit imprenditoriale a questi espropriata, viene globalmente esercitata da questa super struttura dirigenziale, i cui funzionari costituiscono nel loro complesso, la tecnocrazia cooperativa. I dirigenti delle cooperative (in quanto tali) rappresentano solo lultimo livello di essa, ancora a contatto diretto con gli aspetti concreti della produzione. Man, mano che si sale verso la sommit della grande piramide, verso i dirigenti delle Centrali, si osserva facilmente come le funzioni svolte siano sempre pi schiettamente manageriali, di pura direzione, nel senso decisionalmente pi ampio del termine. Roberto Ambrosoli, Autogestione e cooperazione, , cit., pp. 24-25. 547 In merito nellarticolo Autogestione e salute viene evidenziata limportanza di unautogestione della propria salute, che pu realizzarsi attraverso luso dei servizi territoriali come centri di informazione e documentazione. Tale utilizzo consentirebbe a tutti i cittadini di avere delle conoscenze comuni sulla salute evitando sia la delega ai medici, per quanto riguarda le decisioni in merito, che la trasformazione del paziente ad oggetto della prestazione medica. Stefania Orio, Enzo Ferraro, Autogestione e salute, A rivista anarchica, Milano, n. 80, Febbraio 1980.

ad una visione centralizzata di Stato. In merito, nellarticolo Ecologia e autogestione548 si afferma:

La costruzione delle centrali atomiche presuppone unaccumulazione primitiva alla portata solamente di uno stato industrialmente sviluppato. Inoltre i pericoli del nucleare giustificano, in anticipo, uno stato che sia in grado di proteggere i segreti delle sue installazioni e delle sue produzioni, ovvero tendenzialmente uno stato poliziesco, per essenza centralizzato, in cui la Capitale comanda il capitale finanziario ed il capitale sapere. Quindi un sistema simile mette in essere le condizioni di impossibilit dellautogestione [].549

A si anche interessata alle esperienze autogestionarie sviluppatesi in India a partire dagli anni 60. La rivista ha infatti focalizzato la sua attenzione nei confronti del movimento SEWA (Self Employment Womens Association), movimento gandhiano di donne che si formato nel 1972, composto in buona parte da donne analfabete, e di misera condizione, soggette allo sfruttamento dei datori di lavoro e dei prestavalute ai quali, con grande frequenza, dovevano ricorrere, date le loro condizioni di estrema povert. Sulle pagine di A viene riconosciuto a questo movimento il merito di aver permesso il miglioramento delle loro condizioni di vita, con la formazione di alcune cooperative e di una banca.550 Inoltre la rivista si interessata alle lotte condotte dal movimento Chipko, nato nello stato indiano dellUttar Pradesh negli anni 60 e che si opposto alla distruzione delle foreste himalayane, iniziata gi ai tempi dei colonialisti inglesi. A
Yvon Bourdet, Ecologia e autogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 89, Febbraio 1981. 549 Yvon Bourdet, Ecologia e autogestione, , cit., p. 30. Per approfondimenti sullautogestione vedere anche: Mimmo Domenico Pucciarelli, Lautogestione a tavola, A rivista anarchica, Milano, n. 82, Aprile 1980. 550 Una banca, 14 cooperative, corsi di addestramento e miglioramento professionale, maternit assistita. Per donne che non avevano nessuna coscienza di s e dei propri diritti, totalmente subalterne alluomo da sempre, umiliate ed invisibili (come dicono le donne della SEWA), il rapporto con il movimento rappresenta un percorso di risveglio delle coscienze. Cito dal rapporto: Si notato soprattutto nelle lavoratrici a domicilio il pi importante cambiamento di atteggiamento. La produzione autogestita, che comprende tutte le fasi del loro lavoro, dallapprovvigionamento delle materie prime sino alla vendita del prodotto finale unidea completamente nuova per loro. Anna Monis, Quelle della SEWA, A rivista anarchica, Milano, n. 168, Novembre 1989, cit., p. 30.
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constata la forte presenza femminile nel movimento e nelle lotte da questo condotte, e la formazione, da parte del movimento, di alcune cooperative finalizzate ad instaurare un nuovo rapporto armonico tra luomo e la foresta.551 Agli inizi degli anni 90 A continua ad interessarsi al movimento di donne indiane SEWA552, e ha analizzato in maniera accurata il ruolo svolto dallAshram, una struttura che fornisce servizi, nata in India nel 1953, che si pone come fine il recupero socio - economico delle popolazioni tribali native nello stato indiano del Gujarat. A rileva come questa struttura sia stata fondamentale per rendere le popolazioni tribali libere dallo sfruttamento, e capaci di autosufficienza.

Oggi, a 40 anni dalla sua fondazione, lAnand Niketan Ashrams estende la sua influenza su unarea di 20.000 Km quadrati comprensiva di 3.296 villaggi abitati da 2.500.000 persone, 75 cooperative agricole progetti agro-forestali: impianti di irrigazione, sbarramenti e bacini di raccolta dacqua, 600 impianti di biogas, introduzione di tecnologie e meccanizzazione dei villaggi, rimboschimento anche ad uso commerciale; manufatti in lana, cotone, stampati, sartoria, falegnameria, tipografia; scuole per bambini ed adulti; pianificazione familiare, servizio assistenza sanitaria e legale. Tutto questo ha reso i tribali di queste zone liberi dallo sfruttamento di cui erano vittime, capaci di autosufficienza grazie anche al mutuo appoggio e alla pi completa e partecipata solidariet, valori a loro prima sconosciuti, che caratterizzano la comunit dellAshram.553

Sono tante le lotte che le donne hanno portato avanti con successo in queste montagne e fra le tante vanno ricordate le Mahila Mandal (cooperative) di Gopeshar di sole donne create per la protezione e il controllo dellestrazione dei prodotti della foresta. Anna Monis, Abbracciate gli alberi!, A rivista anarchica, Milano, n. 168, Novembre 1989, cit., p. 33. Per approfondimenti vedere: Luigi Nicolis, Sarvodaya/i villaggi gandhiani, A rivista anarchica, Milano, n. 168, Novembre 1989. Giuseppe Gessa, Governo di tutti per tutti, A rivista anarchica, Milano, n. 168, Novembre 1989. 552 In merito, nellarticolo Autogestione in Sari viene di nuovo sottolineato il ruolo importante svolto dalle cooperative di mestiere gestite da donne, nel processo di emancipazione sociale delle donne povere indiane. Inoltre si constata che lo staff tecnico della SEWA assiste le donne indiane in ogni loro attivit, dallacquisto delle materie prime, alle relazioni con il mercato, aiutandole ad uscire dal loro stato di analfabetismo. Tiziana Ferrero, Autogestione in Sari, A rivista anarchica, Milano, n. 174, Giugno/Luglio 1990. 553 Anna Monis, Dentro lAshram, A rivista anarchica, Milano, n. 174, Giugno/Luglio 1990, cit., p. 31.

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Inoltre la rivista rileva lo stretto legame tra lAshram e il movimento Sarvodaya, il movimento fondato da Gandhi con il fine di costituire una societ non violenta e fondata sul consenso di tutti, attraverso la formazione di un sistema di villaggi, economicamente autonomi, collegati tra di loro in modo da favorire gli scambi di beni economici, e i servizi.554 Il recupero della concezione gandhiana di villaggio viene considerato sulle pagine di A importante per porre fine allo sfruttamento della campagna da parte delle citt e per il superamento della struttura gerarchica, che caratterizza la citt moderna555. In merito, nellarticolo Il villaggio e la citt556 si afferma:

Il pensiero urbanistico recente sembra proprio aver riscoperto i principi del villaggio gandhiano: opponendosi alla gerarchizzazione determinata dalleconomia, va teorizzando e sperimentando la riorganizzazione delle citt sulla base di unit rionali, ciascuna delle quali tendenzialmente autosufficienti per i bisogni fondamentali (cibo, acqua, energia, rifiuti). Le funzioni superiori devono invece essere suddivise tra i diversi rioni e villaggi, senza privilegiare le zone centrali, come ora. La rete dei collegamenti congiunge esternamente i villaggi i quali dovrebbero restare prevalentemente pedonali, dotati di verde e di servizi che garantiscono lincontro della gente, lintegrazione dei piccoli e degli anziani.557
Tiziana Ferrero, Gandhi abita ancora qui?, A rivista anarchica, Milano, n. 174, Giugno/Luglio 1990. Per approfondimenti vedere: Luigi Nicolis, Sarvodaya/i villaggi gandhiani, A rivista anarchica, Milano, n. 168, Novembre 1989. 555 In merito Luigi De Carlini nellarticolo Il villaggio e la citt afferma: Nella storia delle citt si pu individuare lo sfruttamento della campagna circostante con lo scambio ineguale delle materie prime fondamentali (come gli alimenti) che ne provengono. La citt moderna si struttura, in modo ancor pi gerarchizzato, in relazione al valore economico delle aree: in certe zone le case dei ricchi, in altre quelle dei poveri. Nei luoghi centrali le funzioni superiori e terziarie, in altri funzioni industriali o agricole, in altri ancora degrado ed emarginazione. Luigi De Carlini, Il villaggio e la citt, A rivista anarchica, Milano, n. 174, Giugno/Luglio 1990, cit., p. 33. 556 Luigi De Carlini, Il villaggio e la citt, . 557 Luigi De Carlini, Il villaggio e la citt, , cit., p. 34. importante notare che la rivista si interessata anche ad una visione utopica della citt interessandosi, in primo luogo, allopera Bolo Bolo (P.M., Bolo Bolo, Zurigo, Verlag Paranoia City, 1985), scritta da un anonimo svizzero. In tale opera viene descritta una societ utopica dove il problema delleccessivo numero di macchine risolto attraverso leliminazione della dispersione del lavoro nel territorio, e attraverso la concentrazione della maggior parte delle attivit quotidiane, nelle rispettive comunit e quartieri. Inoltre il quartiere attrezzato per i pedoni con molti passaggi, ponti, colonnati, verande logge, sentieri, piazze; il traffico automobilistico quasi inesistente e i semafori non sono pi necessari, determinando una riduzione delle cause di stress. Inoltre la maggior parte delle strade esistenti sono ridotte ad una sola corsia, visto lirrilevanza del traffico, e per gli spostamenti a lunga distanza gli abitanti ricorrono alla rete ferroviaria o alle navi.
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Nel corso degli anni 90 A manifesta una maggiore attenzione nei confronti delle pratiche autogestionarie, in rapida crescita in Italia nel contesto di crisi del sistema politico italiano, conseguente allo scandalo tangentopoli. In tale contesto lautogestione viene considerata da A importante per porre rimedio alla crisi del welfare che si sviluppa in questi anni, e per una radicale trasformazione della societ.

Lattuale crisi del welfare pu essere il punto di innesco per una sperimentazione autogestionaria che non sia mera palestra per il futuro, semplice modello per la societ post-rivoluzionaria, ma occasione propizia per uno spostamento del conflitto con lordine vigente. Un servizio autogestito non si limita a rispondere ad unesigenza concreta di una data comunit, ma d corpo alla comunit stessa, che, nella libera interazione tra individui ed esigenze differenti, si riappropria della funzione pubblica, delegittimando lo stato. Autogestire un ambulatorio, una scuola, un servizio di trasporti non comporta solo la partecipazione diretta di operatori ed utenti ma il coinvolgimento delle comunit nella diffusione degli obbiettivi, nella valutazione dei risultati, nel reperimento delle risorse.[] La comunit non mera comunit locale o gruppo di affinit allargato ma nella pratica dellautogestione trova la propria identit, s da configurarsi come societ non chiusa ma aperta, plurima, spazio di moltiplicazione ed estensione delle differenze. In questa ottica lautogestione, lungi da rappresentare unisola felice fuori dalla mischia dello scontro sociale, diviene la leva potente atta a sviluppare un conflitto positivo e non meramente resistenziale.558

AA.VV., A Bolo Bolo invece, A rivista anarchica, Milano, n. 135, Marzo 1986. Fausta Bizzozzero, Bolo Bolo, A rivista anarchica, Milano, n. 149, Ottobre 1987. Per approfondimenti vedere anche: Colin Ward, La citt anarchica, A rivista anarchica, Milano, n. 75, Giugno/Luglio 1979. 558 Maria Matteo, Oltre il Welfare, A rivista anarchica, Milano, n. 218, Maggio 1995, cit., p. 12. In merito nellarticolo Un altro welfare. Dal basso, viene presentato il libro di Colin Ward La citt dei ricchi e la citt dei poveri (ed. e/o, Roma, 1998), nel quale viene constatato che, con il nascere dellidea di Welfare State centralizzato, il governo inglese ha cancellato le esperienze di mutuo soccorso prima esistenti e che riguardavano lassistenza sanitaria, la costruzione di scuole popolari, la creazione di posti di lavoro, lorganizzazione del tempo libero. Anche le societ idriche inglesi, che fino agli anni 70 erano gestite a livello locale, sono state successivamente nazionalizzate e centralizzate, e poi privatizzate dalla Thatcher. Secondo Ward, questa privatizzazione ha determinato un diverso atteggiamento degli utenti riscontrabile in due periodi di siccit, uno manifestatosi a met degli anni 70, laltro agli inizi degli anni 90. Nel primo caso gli utenti si sentivano coinvolti nel superamento della crisi, con un risparmio del consumo domestico del 40 %, nel secondo caso, visto che lacqua non era pi considerata un bene comune, ma un bene di consumo pagato dagli utenti, non si verificato una riduzione del consumo. Alessandro Bresolin, autore dellarticolo, sottolinea che di fronte alla crisi del welfare importante il recupero della dimensione comunitaria, in cui siano gli individui a svolgere la funzione di gestione, e non i manager pubblici.

A non si in questi anni limitata soltanto a descrivere alcune esperienze di cooperative agricole559, di consumatori560, nate in alcuni paesi europei, e le esperienze autogestionarie portate avanti da alcuni centri sociali in Italia561; ma dalle sue pagine emerge, in un contesto di crisi della forma partito che si sviluppa in Italia in questi anni562, la necessit che alla base di

Alessandro Bresolin, Un altro welfare. Dal basso, A rivista anarchica, Milano, n. 249, Novembre 1998. Per approfondimenti vedere: AA.VV. Autogestione e conflittualit sociale, A rivista anarchica, Milano, n. 218, Maggio 1995. 559 Nellarticolo Gli orti di cuccagna, viene descritta lattivit della cooperativa agricola Gli orti di cuccagna fondata nel 1978 a Ginevra. Una cooperativa che ha come scopo lapprovvigionamento, da parte dei suoi membri, di prodotti alimentari, attraverso lo sfruttamento agricolo collettivo della terra. I soci di questa cooperativa pagano una quota annuale e lavorano tre giorni allanno per aiutare negli orti, che sono coltivati da orticoltori pagati dai soci. Nellarticolo vengono evidenziati i limiti di tale esperienza che derivano dallatteggiamento dei soci che spesso si rifiutano di aiutare negli orti, e dallo scarso incremento del numero di essi, ritenuto invece fondamentale per la sua crescita. Nonostante questi limiti lautore dellarticolo ritiene questa esperienza ripetibile anche in Italia. Marianne Enckell, Gli orti di cuccagna, A rivista anarchica, Milano, n. 174, Giugno/Luglio 1990. 560 Nellarticolo Food Coop, viene descritta lesperienza delle cooperative di acquisto di prodotti biologici ed eticamente corretti, nate in Germania dagli inizi degli anni 70, il cui numero aumentato, nel corso degli anni, in maniera rilevante. Le cooperative sono formate da un numero di soci che varia dalle 15 alle 60 persone, e si basano sulla divisione dellamministrazione, e del lavoro allinterno di esse, tra i soci. Annalisa Bertolo, Lutz Helmke, Food Coop, A rivista anarchica, Milano, n. 226, Aprile 1996. Per approfondimenti vedere: Valerio Pignatta, Boicottaggio delle scelte quotidiane, A rivista anarchica, Milano, n. 217, Aprile 1995. 561 Nel numero 203 della rivista vengono descritte le esperienze autogestionarie portate avanti dalla Casa dei diritti sociali, centro sociale di Padova, dal centro sociale Alice nella citt di Roma, Forte Guercio di Alessandria, e da altri centri sociali di Palermo e Udine. CDA, Unesperienza di autogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 203, Ottobre 1993. Bruno Bernardi, Alice nella citt, A rivista anarchica, Milano, n. 203, Ottobre 1993. M. Decortes, M. Sternai, Noi del Forte Guercio, A rivista anarchica, Milano, n. 203, Ottobre 1993. A. Rampolla, S. Vaccaro, Ripensando Montevergini, A rivista anarchica, Milano, n. 203, Ottobre 1993. Raffaele Lazzara, Pratiche autogestionarie, A rivista anarchica, Milano, n. 203, Ottobre 1993. Per approfondimenti vedere anche: Silvia Golino, Kraak occupare in Olanda, A rivista anarchica, Milano, n. 205, Dicembre 1993/Gennaio 1994. Silvia Golino, Expo 1000, A rivista anarchica, Milano, n. 205, Dicembre 1993/Gennaio 1994. Francesco Ranci, Autogestione del bello, A rivista anarchica, Milano, n. 186, Novembre 1991. 562 Nellarticolo Il partito partito, viene rilevato il distacco ormai esistente tra la societ civile, ritenuta pi matura, e il partito che ormai soltanto strumento clientelare, di

qualsiasi esperienza autogestionaria vi sia un disegno politico di trasformazione sociale. Tale disegno ritenuto realizzabile attraverso la creazione di un nuovo tessuto connettivo sociale563, grazie alla formazione di una rete di collegamento tra di esse. Questo bisogno risulta evidente attraverso lanalisi di alcuni articoli. Nellarticolo Unipotesi di rete per lautogestione564, viene sottolineata limportanza che lautogestione pu avere nella creazione di unaltra societ, e la necessit di un collegamento tra le varie realt autogestionarie.

potere. Ma nellarticolo si constata lesistenza di una altra sinistra che lotta per lo svuotamento del potere, per una riconversione etica della politica. Le organizzazioni anarchiche e lanarchismo spontaneo e diffuso, i movimenti non violenti (realt volentieri ignorate da chi la non violenza utilizza strumentalmente a vantaggio di partiti e associazioni soft), parte del movimento femminista, larcipelago ecologista e libertario (vedi in Italia larea della rivista AAM Terra Nuova), spezzoni della sinistra alternativa nata nel 68 e rivitalizzatasi nel 77, alcuni dei quali oggi purtroppo si esprimono solo in forma minoritaria allinterno di Democrazia Proletaria o dellAutonomia Operaia, sono espressioni di tale mai sopita tradizione. Comunit alternative, sistemi di difesa popolare non violenta, comitati di base, centri sociali, coordinamenti di agricoltori biologici, collettivi studenteschi, cooperative di riciclaggio, gruppi di cultura e solidariet internazionalista, sono state e sono in varia natura espressione di questo magma eterogeneo accomunato dalla rottura netta rispetto al modello di partito, leninista o liberaldemocratico che sia. AA.VV., Il partito partito, A rivista anarchica, Milano, n. 179, Febbraio 1991 cit., p. 23. 563 In merito Maria Matteo nellarticolo Da Torino a Detroit, dopo aver analizzato la crisi economica della Fiat del 94, e aver descritto le prospettive di cassa integrazione, di ridimensionamento e chiusura degli impianti, rilancia le idee autogestionarie, ritenute necessarie per una trasformazione sociale. Molti sono convinti che le correnti municipaliste ed autogestionarie mirino ad eludere il conflitto, ad aggirarlo, scavandosi piccole nicchie di libert tutto sommato compatibili con lesistente. innegabile che questo sia un rischio possibile specie per quelle esperienze che non sanno o non vogliano uscire dalla propria specificit e ricercare forme di collegamento e cooperazione, tuttavia non certo un percorso obbligato. [] Proporre e praticare sin da ora una gestione diretta del territorio attraverso strutture di autogoverno comunitario, moltiplicare le attivit produttive e di servizio autogestite, far crescere una rete di comunicazione e cultura libertaria il modo pi efficace di dar corpo e linfa vitale ad unalternativa concreta allesistente. Unalternativa che non si limita al pur fascinante ambito della sperimentazione sociale, costituendo iniziative di gran valore esemplare ma limitate, e riesce altres ad avere una forte pervasivit sociale. In questa prospettiva il conflitto, lungi dallessere aggirato, subisce un radicale spostamento, consentendo di giocare la propria partita su terreni diversi da quelli predisposti dal dominio. Tutti coloro che vengono espulsi dal processo produttivo, o non ci sono mai entrati o non hanno alcuna intenzione di farlo, potrebbero avere una chance di eludere un meccanismo che li condanna nel ghetto, alla marginalit senza prospettive, in cui la rivolta non che sfogo ineffettuale. Maria Matteo, Da Torino a Detroit, Milano, n. 208, Aprile 1994, cit., p. 8. 564 AA.VV., Unipotesi di rete per lautogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 179, Febbraio 1991.

La pratica dellautogestione quella che meglio pu aggregare e far crescere unaltra societ sottratta al monopolio dello stato, composta di individui che organizzano autonomamente la propria vita, il soddisfacimento dei propri bisogni, i consumi, il lavoro, la cultura, secondo logiche opposte a quelle del saccheggio di altri popoli e delle risorse del pianeta, delle gerarchie, della passivit, della competizione, delluniformit, dellesclusione dei pi deboli, della forza. Ha una forte portata generale, terreno possibile di collegamento per settori diversi: da quello studentesco a quello ecologista, dai lavoratori autorganizzati ai centri sociali e alle fasce non garantite che, finch separati, continueranno a scontare il rispettivo isolamento.[] Compito di una rete di collegamento non deve essere quello di fare concorrenza elettorale ai partiti (o meglio di farsi strumento di questa o quella forza politica), ma di coordinare e mettere a confronto realt che continuando a condurre una vita politica e sociale autonoma, propongano alla citt e ai movimenti un progetto comune impostato sui semplici principi ispiratori delle varie iniziative sociali rispondenti a valori diversi.565

Anche nellarticolo Incontro fiera dellautogestione566, attraverso unanalisi dellabbandono di ogni progettualit politica nelle esperienze autogestionarie a partire dagli anni 80567, viene evidenziata la necessit di costruire uno spazio politico di incontro tra le varie esperienze.

AA.VV., Unipotesi di rete per lautogestione, , cit., pp. 24-25. Anche Maria Matteo, nellarticolo Unipotesi da costruire, considera obiettivo dellautogestione, la trasformazione della realt sociale. In realt, come dimostrano molte iniziative autogestionarie in corso, lautogestione si configura come scelta che mira a coniugare tensione utopica e effettualit e pensa quindi il proprio agire nellottica della trasformazione sociale. pertanto evidente che la posta in gioco nel dibattito sullautogestione va ben oltre la mera disamina di possibilit e limiti di singole esperienze ma investe il senso stesso del processo di trasformazione sociale. Aspirare ad un assetto sociale improntato a libert ed uguaglianza non implica solo una critica dellesistente ma anche la concreta prefigurazione di unalternativa possibile. Dar vita ad esperienze che nei pi diversi campi tentano di lavorare, educare, curare, vivere secondo principi libertari non pu essere n un asettico esperimento da laboratorio sociale n un privilegio di cui godranno le generazioni future, ma uno dei non secondari elementi di un progetto rivoluzionario. Maria Matteo, Un ipotesi da costruire, A rivista anarchica, Milano, n. 229, Estate 1996, cit., p. 5. 566 Circolo Berneri, Incontro fiera dellautogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 209, Maggio 1994. 567 Negli anni 80 le esperienze autogestionarie si sono contraddistinte per il netto rifiuto della dimensione progettuale e politica, cui hanno contrapposto un fare che ha posto al centro il perseguimento immediato di obbiettivi tangibili. Negli anni 60 e 70 la controcultura, i movimenti comunitari avevano accompagnato, sostenuto ed alimentato la tensione verso una trasformazione sociale di segno radicalmente egualitario e libertario che appariva non solo possibile ma persino imminente. Circolo Berneri, Incontro fiera dellautogestione, , cit., p. 13. Nellarticolo viene anche data notizia di un incontro tenutosi a Torino il 27 febbraio 94, che ha visto la partecipazione di numerosi anarchici del nord Italia, durante il quale si

565

[Dopo gli anni 70] il venir meno di una prospettiva di cambiamento tanto profonda quanto repentina ha fatto s che la ricerca di alternative globali sia stata sostituita da un agire pi circoscritto e limitato ma al contempo pi concreto. Alla crescita quantitativa e qualitativa di realt autogestite non ha perci fatto riscontro la capacit di trovare occasioni di incontro e scambio, che permettessero le sinergie indispensabili a conferire spessore di movimento alle varie anime dello sperimentalismo politico, sociale ed economico. Per quanto numeroso il popolo dellautogestione finisce con lessere socialmente poco rilevante, perch non riesce a tracciare uno spazio sociale e politico che, pur mirando ad uneffettualit nel qui ed ora, non rinunci al ruolo di catalizzatore duna trasformazione di pi ampia portata. Il panorama che ci troviamo di fronte caratterizzato dalla presenza di isole che non sanno farsi arcipelago, piccoli buchi in una tela di ragno incapaci a loro volta di tessere solide reti. [] Un incontro fiera dellautogestione potrebbe divenire unoccasione importante per mettere in contatto le varie realt e per discutere e confrontarsi sullaffascinante ma difficile terreno delle utopie concrete.568

A ha quindi focalizzato la sua attenzione nei confronti delle varie fiere di

incontro tra le realt autogestionarie italiane e straniere, le fiere dellautogestione, organizzate ogni settembre, con cadenza annuale, a partire dal 94 rispettivamente ad Alessandria569, Padova570, Pietrasanta571, Prato Carnico, San Martino in Rio (Reggio Emilia)572, Spezzano

sviluppato un dibattito sui contenuti e le prospettive di un movimento per lautogestione, e i partecipanti hanno cercato di definire le coordinate di una realt autogestionaria: Le realt presenti hanno concordato sui seguenti punti: le realt autogestionarie siano gruppi od associazioni culturali e/o politiche, centri sociali, attivit produttive o di servizi sono aggregazioni volontarie tra individui che perseguono un progetto. Una situazione autogestita privilegia il momento dello scambio e del confronto tra i suoi membri, che contribuiscono in modo egualitario e non gerarchico alle decisioni comuni. Unattivit autogestita che sia anche unimpresa economica presuppone uneguale distribuzione delle risorse e, pur nel rispetto delle attitudini e delle competenze di ciascuno, mira ad eliminare ogni forma di rigida divisione di incarichi e mansioni. Un gruppo autogestito si caratterizza per qualit etica del proprio impegno, che presuppone unintima coerenza tra mezzi adottati e fini perseguiti. Circolo Berneri, Incontro fiera dellautogestione, , cit., p. 14. 568 Circolo Berneri, Incontro fiera dellautogestione, , cit., pp. 13 14. 569 Elisabetta Minini, 3 giorni in fiera, A rivista anarchica, Milano, n. 213, Novembre 1994. 570 Maria Matteo, Lautogestione in fiera, A rivista anarchica, Milano, n. 222, Novembre 1995. 571 Maria Matteo, Unipotesi da costruire, A rivista anarchica, Milano, n. 229, Estate 1996. Paolo Finzi, Da Pietrasanta al 2000, A rivista anarchica, n. 230, Ottobre 1996. 572 Maria Matteo, Tutti in fiera, A rivista anarchica, Milano, n. 247, Estate 1998.

Albanese573. La rivista, attraverso i suoi articoli, ha riscontrato un sempre maggiore numero di partecipanti ad esse nel corso degli anni, e ha evidenziato gli aspetti positivi di questa iniziativa ritenuta da A fondamentale per dare un disegno politico alle pratiche autogestionarie, e per la costruzione di una rete tra di esse. In merito, Maria Matteo nellarticolo Lautogestione in Fiera574, attraverso un resoconto della II fiera dellautogestione organizzata a Padova nel 95, afferma:

Un gruppo di case non un paese finch non si costruisce una piazza, un luogo comune dove incontrarsi, discutere prendere decisioni. La fiera dellautogestione lo strumento con il quale cominciare a porre le fondamenta di questa piazza. Una piazza dove si scambiano prodotti e idee al di fuori di ogni logica mercantile, dove si costruiscono momenti di cooperazione, dove emerge la dimensione pubblica, politica del percorso autogestionario. E una dimensione della quale oggi si sente in maniera prepotente la necessit poich la scelta dellautogestione, lungi dallessere mera occasione di sperimentazione esistenziale, nonch opzione eminentemente etica, si configura come lunica alternativa possibile ad unorganizzazione sociale votata alla distruzione di ogni risorsa umana e materiale del pianeta.575

Inoltre Maria Matteo evidenzia che lautogestione potr avere una valenza rivoluzionaria soltanto se essa riuscir ad operare un profondo cambiamento di cultura.

La valenza rivoluzionaria dellautogestione dipende dalla sua capacit di sviluppare una modalit di intervento che sappia operare un profondo cambiamento di cultura. La parola qui assunta nel senso antropologico, profondamente pervasivo del termine, che investe s lambito dei valori e dei saperi ma per comprendere anche le modalit relazionali e la materiale quotidianit dellesistere.576
573

FMB Spezzano Albanese, La Fiera dellautogestione approda a Spezzano Albanese, A rivista anarchica, Milano, n. 256, Estate 1999. 574 Maria Matteo, Lautogestione in fiera, A rivista anarchica, Milano, n. 222, Novembre 1995. 575 Maria Matteo, Lautogestione in fiera, , cit., p. 5. 576 Maria Matteo, Lautogestione in fiera, , cit., p. 6. Nellarticolo di Maria Matteo, Unipotesi da costruire, pubblicato alla vigilia della III fiera dellautogestione organizzata a Pietrasanta nel settembre 96, viene di nuovo sottolineato il fatto, che il vero obiettivo dellautogestione una radicale trasformazione sociale, che pu verificarsi soltanto se lautogestione non sia limitata soltanto alla sfera economica, ma si ponga come fine una profonda trasformazione culturale.

Nellarticolo viene inoltre riportata la decisione presa durante la fiera di creare unAgenzia di informazione e collegamento sullautogestione, ritenuta da A fondamentale per la costruzione della rete577. A considera la rete un importante strumento rivoluzionario, che pu permettere il superamento della mitizzazione della violenza, spesso ritenuta nel movimento anarchico come lunico strumento di rottura dellesistente578, e si quindi interessata alle varie decisioni prese in ambito delle fiere e non solo, per la sua costituzione. La rivista si quindi interessata alla proposta di creare un laboratorio per lautogestione, una proposta discussa in una riunione di anarchici svoltasi a Carrara nel dicembre 95 e volta a

La prassi autogestionaria si propone di ricostruire e rafforzare la capacit autoistituente del corpo sociale, delegittimando in tal modo: potere politico ed il capitalismo. Occorre tuttavia che lautogestione non si fermi allambito strettamente economico ma divenga il terreno fertile in cui aprire uno spazio pubblico non statale che sia elemento catalizzatore di modi di vivere, produrre, educare i figli capaci di operare una trasformazione culturale di vasta portata. Ma non solo. La politica, svincolata da ogni dimensione istituzionale deve divenire il luogo in cui una comunit si costituisce come tale, avocando a se la facolt decisionale. Questa prassi che taluni chiamano comunalista ed altri di autogoverno extraistituzionale lhumus in cui affonda le radici un movimento che sa coniugare leffettualit nel qui ed ora con il progetto di radicale trasformazione della societ. La frammentazione o la specializzazione che spesso contraddistinguono il movimento autogestionario si pu stemperare allinterno di una sfera pubblica non istituzionale, cio uno spazio di partecipazione diretta dei cittadini alla vita associata che di fatto privi di ruolo e legittimit larmamentario politico ed ideologico della democrazia. Maria Matteo, Un ipotesi da costruire, A rivista anarchica, Milano, n. 229, Estate 1996, cit., p. 6. 577 La fiera si conclusa con la decisione di dar vita ad Unagenzia di informazione e collegamento sullautogestione, che dovrebbe fungere da punto di riferimento per la circolazione di saperi, e lo scambio di materiali. Un piccolo ma importante passo perch le tante case sparse del popolo dellautogestione gettino le fondamenta della loro piazza, del loro paese. Maria Matteo, Lautogestione in fiera, , cit., p. 6. 578 Se la nostra rivista ha seguito fin dallinizio, con particolare attenzione e simpatia la nascita in capo anarchico di questa nuova sensibilit e di questo progetto di costruzione di una rete autogestionaria, perch in esso vediamo una delle possibili vie duscita dallimpasse nella quale si trova alle soglie del duemila lanarchismo militante. Sentiamo sempre pi forte lesigenza di lasciarci alle spalle quella parte della tradizione che pesa a nostro avviso come una vera e propria zavorra. Pensiamo, per esempio, alla questione della violenza, alla mitizzazione di cui stata spesso oggetto, ritenuta indispensabile elemento di rottura dellesistente mentre spesso non era che la continuazione, in campo rivoluzionario, di una mentalit e di una pratica di sopraffazione e comunque di autoritarismo. [] Nessuno spazio, dunque, da parte nostra, a quella mentalit ed a quegli atteggiamenti di esasperata marginalit, di pericoloso superomismo, di affermazione smodata della propria individualit e dei propri diritti, a quel compiacimento per una propria presunta assoluta diversit (e quel che peggio superiorit) rispetto agli altri. Paolo Finzi, Da Pietrasanta al 2000, , cit., pp. 4-5.

creare un reale collegamento tra le varie realt autogestionarie579. Tale collegamento risulter nel tempo avere dei grossi limiti. Maria Matteo, nellarticolo Tutti in fiera580, pubblicato alla vigilia della V fiera dellautogestione organizzata a San Martino in Rio, li evidenzia in maniera chiara.

Da pi parti stato rilevato che la crescente e vivace partecipazione a momenti di incontro quali la fiera non ha saputo ancora tradursi in modo soddisfacente in una messa in comune di pratiche, competenze, idee, prodotti. Certo in alcune localit sono sorte casse di resistenza e di mutuo appoggio, reti di scambio e baratto, altrove si sono costituite banche del tempo, in altre situazioni ancora si sviluppata una rete di interscambio tra citt e campagna, tuttavia queste esperienze, pur importanti, rappresentano solo embrioni di un movimento che ancora patisce della tendenza alla specializzazione e alla frammentazione che troppo spesso caratterizza le imprese autogestite.581

Le difficolt nel costruire la rete sono ancora riscontrabili nellarticolo di Maria Matteo La citt dei cittadini582, pubblicato nellottobre 99,

579

Nellarticolo Un laboratorio per lautogestione viene descritta la proposta della costituzione di un laboratorio per lautogestione discussa a Carrara. In questo articolo viene sottolineata la necessit della costituzione di alcuni strumenti di coordinamento che vadano al di l dei momenti di incontro, riflessione, e scambio nelle fiere. Il laboratorio per lautogestione deve svolgere una funzione di coordinamento tra le varie esperienze autogestionarie e di punto di riferimento per le attivit economiche, sociali, e culturali strutturate con modalit libertarie e con finalit mutualistiche. Maria Matteo, Un laboratorio per lautogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 224, Febbraio 1996. Anche nellarticolo Una rete per lautogestione viene sottolineata limportanza della formazione di un laboratorio per lautogestione per ampliare la rete [] un incontro annuale, per quanto importante, non sufficiente a garantire una regolare informazione, circolazione di informazioni n a mantenere ed ampliare una rete stabile di rapporti capace di sviluppare sinergie efficaci. Si pertanto ritenuto di porre le basi di un progetto di Agenzia/laboratorio per lautogestione che risponda alla necessit di dotarsi di strumenti che vadano al di l di pur importanti momenti di incontro, riflessione e scambio, riuscendo a rendere pi solida ed efficace la rete di relazioni che si venuta creando ed infittendo nelle fiere dellautogestione di Alessandria, Padova, Pietrasanta e Prato Carnico. La funzione dellAgenzia/Laboratorio si dovrebbe esplicare sia supportando le iniziative gi avviate sia favorendo la nascita e lo sviluppo di nuove; un progetto in cui si coniugano concretezza e tensione ad una pi ampia trasformazione. Maria Matteo, Una rete per lautogestione, A rivista anarchica, Milano, n. 241, Dicembre 1997/Gennaio 1998, cit., p. 42. 580 Maria Matteo, Tutti in fiera, . 581 Maria Matteo, Tutti in fiera, , cit., p. 5. 582 Maria Matteo, La citt dei cittadini, A rivista anarchica, Milano, n. 257, Ottobre 1999.

successivamente alla VI fiera dellautogestione, organizzata a Spezzano Albanese nel Settembre 99.

La Fiera di Spezzano ha rappresentato in qualche modo il culmine di un percorso iniziato sei anni orsono ad Alessandria con quello che sarebbe poi divenuto il primo di tanti incontri: da Alessandria a Padova e poi a Pietrasanta, Prato Carnico, San Martino in Rio. [] La difficolt pi evidente del percorso intrapreso e che a tuttoggi permane, quella di costruire un terreno comunicativo tra esperienze che operano in ambiti lontani tra loro, che solo occasionalmente trovano altrimenti loccasione di comunicare. Inutile nascondere che solo alcuni riescono a cogliere sino in fondo lo spirito di questa difficile sfida e spesso la propensione allautoreferenzialit finisce con il prevalere, rendendo arduo il percorso comune. Lattitudine a privilegiare il proprio ambito di intervento rende difficile la costruzione della Rete []. Lemergere, forse inevitabile ma nondimeno pericoloso, di tendenze spiritualiste, filoistituzionali, di ecologismo profondo in qualche modo la causa e insieme conseguenza delle difficolt test segnalate. In questa fase delicata di crescita ma anche di confusione organizzativa e progettuale occorre riprendere liniziativa in senso marcatamente libertario e laico. I primi segnali in tal senso sono giunti dalla stessa Fiera di Spezzano, in cui si sono intrecciati in modo interessante temi e approcci differenti, nonch limpegno a moltiplicare sul territorio nazionale le iniziative di incontro, moltiplicando la Fiera, dando vita a molte fiere locali capaci di riprendere liniziativa in contesti territorialmente pi limitati ma sicuramente pi adatti a creare relazioni stabili ed a supportare progetti chiari.583

A in questi anni si inoltre interessata ad alcune esperienze municipaliste di base, esperienze volte alla costituzione di una struttura municipalista alternativa allistituzione amministrativa per fronteggiare, in maniera autogestionaria, tutte le problematiche sia territoriali che relative al mondo del lavoro. In primo luogo la rivista si interessata allesperienza nata, nel 92, a Spezzano Albanese, sia pubblicando, nel novembre 93, lintervento fatto da uno dei promotori delliniziativa al convegno Autogestione

Maria Matteo, La citt dei cittadini, , cit., p. 6. Per approfondimenti vedere: Rete di resistenza alternativa, Contro la tristezza, A rivista anarchica, n. 258, Novembre 1999. Claudio Albertani, La guerra del golf, A rivista anarchica, Milano, n. 229, Estate 1996.

583

comunitaria e cooperazione sociale svoltosi a Bologna il 30 maggio 93584, sia attraverso la pubblicazione sulle sue pagine di un dossier realizzato dalla redazione di Arcipelago, bollettino di collegamento delle

agenzie/laboratorio per lautogestione. Nel dossier oltre ad unanalisi della crisi delle pratiche autogestionarie in Svizzera585, vengono esposti gli obbiettivi della Federazione Municipale di Base di Spezzano Albanese586, e
Nellintervento vengono sottolineati le iniziative promosse dallesperienza municipalista di base nel primo anno della sua vita. In questo primo anno di esperienze municipaliste di base i risultati raggiunti dallimpegno autogestionario nel sociale sono nel luogo a tutti palesi: a) messa in discussione delle tariffe riguardanti le tasse comunali e soprattutto quella riguardante lacqua, con lapprovazione delle nuove tariffe in unapposita assemblea cittadina dinanzi alla quale il sindaco si impegnato a rispettare la volont, b) contro la scellerata politica delle privatizzazioni di cui godono impresari senza scrupoli, corrotti e corruttori, si costituita la cooperativa di servizi arcobaleno, per fare in modo che il denaro che la collettivit d in tasse al Comune diventi lavoro autogestito per i disoccupati della collettivit. La cooperativa pertanto interessata soprattutto ai servizi della nettezza urbana, del verde pubblico, della manutenzione della rete idrica e fognaria ed in prospettiva in servizi in campo agricolo e edile. Inoltre, proposte per la difesa ambientale, per il pieno rispetto dellautonomia delle associazioni culturali e ricreative presenti nel luogo, da concretizzarsi in regole precise che garantiscono a tutti gli stessi diritti per porre fine alla logica clientelare e repressiva, sono questi ulteriori esempi dellimpegno futuro che ci attendono. AA.VV. Lipotesi municipalista, A rivista anarchica, Milano, n. 204, Novembre 1993, cit., p. 23. 585 Nellarticolo Autogestione in Svizzera viene analizzata la crisi delle esperienze autogestionarie svizzere, manifestatasi in quegli anni. Dallarticolo risulta evidente che tali esperienze hanno avuto in Svizzera un ruolo fondamentale nel dare lavoro ai disoccupati, in un contesto di progressiva crescita della disoccupazione verificatosi nel corso degli anni. Peter Schrembs, Autogestione in Svizzera, A rivista anarchica, Milano, n. 256, Estate 1999. Per approfondimenti sul dossier vedere: Enrico Ranieri, Bakunino, Agricoltura, memoria contadina critica al consumo, A rivista anarchica, Milano, n. 256, Estate 1999. AA.VV., La fiera dellAutogestione del Nord-Ovest, A rivista anarchica, Milano, n. 256, Estate 1999. Comune Urupia, Impegnarsi a livello locale, A rivista anarchica, Milano, n. 256, Estate 1999. 586 AA.VV., Lipotesi municipalista, . Anche nellarticolo Federazione Municipale di Base di Spezzano Albanese, vengono di nuovo elencati gli obbiettivi dellesperienza municipalista di base. In primo luogo la FMB si pone come obiettivo prioritario, il tentativo di vincolare loperato dellamministrazione comunale alle decisioni pubbliche prese dalla collettivit in materia di equilibrio tra assetto urbanistico e ambientale, di tasse comunali, e bilancio comunale. Inoltre la FMB cerca di promuovere azioni nel mondo del lavoro volte a stimolare lo spirito autogestionario, e di salvaguardare lambiente, affrontando, in apposite assemblee, il problema delle discariche abusive, e opponendosi a qualsiasi intervento delluomo che possa creare un dissesto ambientale. FMB Spezzano Albanese, Federazione municipale di base, A rivista anarchica, Milano, n. 256 Estate 1999. Per approfondimenti vedere: Domenico Liguori, La questione comunalista, A rivista anarchica, Milano, n. 221, Ottobre 1995.
584

di quella nata a San Lorenzo del Vallo (CS) nel giugno 1998587. Infine Maria Matteo, ha sottolineato gli aspetti positivi del progetto municipalista di base di Spezzano Albanese, successivamente alla VI fiera

dellautogestione organizzata proprio a Spezzano Albanese nel 99.

Spezzano[], da molti anni il luogo di uninteressante esperienza comunalista, cui la proposta e lazione degli anarchici locali ha saputo infondere caratteristiche precisamente libertarie e non istituzionali e che negli ultimi due anni ha stimolato la nascita di due esperienze analoghe nel cosentino. Non a caso momento centrale della VI Fiera dellAutogestione stato lincontro del sabato pomeriggio dedicato al confronto sul comunalismo ed allesposizione della storia e delle vicende che hanno visto la nascita e lo sviluppo della Federazione Municipale di Base di Spezzano Albanese. Lambito autogestionario si caratterizza sicuramente per lattenzione agli aspetti della produzione, distribuzione e lavoro fuori e contro la logica del profitto e dello sfruttamento delluomo sulluomo e di questultimo sulla natura, ma anche una proposta che assume una valenza precisamente politica nelle pratiche municipaliste. Il municipalismo, come tentativo cosciente di rompere il monopolio istituzionale rispetto alla cosa pubblica, rappresenta, nella concretezza di esperienze come quella spezzanese, il luogo simbolico e reale in cui la politica torna alla polis, alla citt, allinsieme dei cittadini, ridefinendo uno spazio pubblico non statale, contrapposto alle logiche di delega e di gestione privatistica delle questioni comuni tipico delle democrazie rappresentative.588

FMB Spezzano Albanese, La fiera dellautogestione approda a Spezzano Albanese, A rivista anarchica, Milano, n. 256 Estate 1999. importante rilevare che A ha nel corso degli anni ha manifestato un particolare interesse nei confronti del problema dello smaltimento dei rifiuti valorizzando le possibilit offerte dal riciclaggio, e interessandosi alle lotte condotte dai cittadini contro le discariche abusive, e la costruzione di nuove. In merito, importante linteresse mostrato da A nei confronti delle lotte intraprese dalla cittadinanza di Buscate, a partire dal 90, contro la decisione presa dalla regione Lombardia di costituire una discarica nella zona. Per approfondimenti vedere: G. B., Il gendarme ecologico, A rivista anarchica, Milano, n. 128, Maggio 1985. AAM Terra Nuova, Non lasciare tracce, Il rifiuto separato, Lecobusiness in agguato, Nasce il rici-movimento, A rivista anarchica, Milano, n. 155, Maggio 1988. AA.VV., Dossier Buscate, A rivista anarchica, Milano, n. 188, Febbraio 1992. Tommaso Vurchio, Albiate per esempio, A rivista anarchica, Milano, n. 225, Marzo 1996. 587 Nellarticolo Federazione Municipale di base, viene fatto un resoconto delle iniziative promosse da questa FMB volte alla creazione di un reale contropotere, con il fine di stimolare linteresse della comunit locale su alcune tematiche (la difesa dellambiente, il recupero del centro storico, il lavoro, lassociazionismo). FMB San Lorenzo del Vallo, Federazione municipale di base, A rivista anarchica, Milano, n. 256, Estate 1999. 588 Maria Matteo, La citt dei cittadini, , cit., p. 5.

In questo inizio di nuovo secolo, la rivista ha manifestato un particolare interesse nei confronti di alcuni gruppi di acquisto solidali (CoCoRIC di Torino, Elicriso e Maltrainsema di Milano), ritenuti da A importanti non soltanto in un una logica di riavvicinamento del produttore al consumatore, ma anche per attribuire un contenuto etico al potere di acquisto di ogni singolo individuo.589 Inoltre A continua ad interessarsi a ad alcune iniziative volte alla costituzione di una rete tra le varie realt autogestionarie. Nel numero di febbraio 2000, la rivista si interessata alla prima festa nazionale del CIR (Corrispondenze ed Informazioni Rurali), bollettino dincontro e coordinamento tra le varie associazioni di produttori e consumatori alternative, svoltasi nella cascina autogestita Torkiera, a Milano dal 9 al 12 dicembre 99590, e, successivamente, allIncontro internazionale delle realt autogestite, sempre promosso dal CIR, dal 7 al 10 Settembre 2000 ad Albenga.591 Dallanalisi fatta, da A, delle due
In merito nellarticolo La Carovana della madre terra si afferma: Il gesto di fare la spesa non unazione priva di significato che riguarda solo il consumatore, i suoi gusti, i suoi desideri, il suo portafoglio. Esso pu assumere una forte e chiara valenza sociale, economica e politica. Prendere consapevolezza di questo potere permette di elaborare una strategia di condizionamento della politica di approvvigionamento, produzione e distribuzione delle imprese. Come consumatori che si pongono obiettivi sociali, occorre appropriarci della capacit libera e non condizionata di scelta dei prodotti. Ci deve essere attuato sulla base di criteri legati non solo alla qualit merceologica, al prezzo, o peggio allimmagine, al valore evocativo di status symbol del prodotto, ma piuttosto alla valutazione delle politiche compiute dalle imprese in termini di: - Impatto sociale: rispetto delle norme di sicurezza e dei diritti dei lavoratori, tipo di rapporti adottati con i regimi oppressivi, forme di presenza nei paesi del Sud del Mondo. - Impatto ambientale: rispetto della natura e dei suoi limiti, rispetto delle norme e convenzioni internazionali, scelte in materia di imballaggi e di riciclaggio, test sugli animali. Dobbiamo quindi sforzarci di capire quali effetti produrr la nostra azione di acquisto. chiaro infatti che, acquistando un prodotto, gli permettiamo di esistere ed, oltre alla sua esistenza, permettiamo la sua azione nel mondo e anche quella di tutta la catena legata alla sua produzione. Dario Sabbadini, la Carovana della madre Terra, A rivista anarchica, n. 260, Febbraio 2000, cit., p. 31. A pubblica anche sulle sue pagine un intervista di Dino Taddei ad alcuni componenti del gruppo di acquisto solidale di prodotti biologici ed artigianali Elicriso, nato a Milano nel 1999. Dallintervista emerge che, secondo il gruppo, la vera autogestione pu arrivare soltanto dallautosufficienza che pu derivare dalla produzione diretta agricola. Inoltre emerge dallintervista, che il gruppo acquisisce i prodotti da alcuni artigiani e agricoltori che aderiscono al CIR, e ha stabilito legami solidi con alcuni centri sociali (Torkiera, Garibaldi) e, Maltrainsema, altro gruppo di acquisto milanese. Dino Taddei, Dove fiorisce lElicriso, A rivista anarchica, Milano, n. 261, Marzo 2000. 590 Dario Sabbadini, la Carovana della madre Terra, . 591 AA.VV., Tam Tam, A rivista anarchica, Milano, n. 265, Estate 2000.
589

iniziative promosse dal CIR emerge in maniera chiara una valutazione positiva nei confronti del tentativo del CIR di creare uninterrelazione tra la citt e la campagna, e una rete tra le varie realt autogestionarie, ma al tempo stesso emergono di nuovo le difficolt concernenti la sua realizzazione, derivanti dalle divergenze riscontrabili in ambito

autogestionario. Il resoconto fatto dellultimo giorno dellIncontro internazionale delle realt autogestite di Albenga, evidenzia in maniera chiara queste divergenze.

10 settembre: ci si alza pigramente, come naturale accada dopo una serata di festa: in programma lassemblea conclusiva. Verso le 12 si comincia. Il dibattito fiacco: alcuni sottolineano i lati positivi della quattro giorni, altri sottolineano che la strada verso lautogestione ancora lunga. Nessuno per entra nel merito delle carenze organizzative, quasi che il problema non si fosse mai posto. La mia impressione che ci sia poca voglia di toccare argomenti che potrebbero portare a beccarsi reciprocamente. In realt, anchio non n ho nessuna voglia. Alle 14 viene annunciato il pranzo che si svolge secondo strani riti tribali. La festa finita: andate in pace.592

3.3

LE ESPERIENZE COMUNITARIE E IL KIBBUTZ

Linteresse di A nei confronti delle esperienze comunitarie emerge a partire dagli anni 70. Larticolo Le comuni come rivoluzione593, pubblicato nel numero di Giugno 1971, , a mio avviso, particolarmente importante per definire le caratteristiche delle esperienze comunitarie verso le quali A ritiene di dover prestare attenzione. Dallarticolo emerge infatti limportanza che viene attribuita dalla rivista alle varie esperienze comunitarie che non siano, realt chiuse, isolate esperienze di pratiche di vita alternativa, ma che, inserite nel contesto sociale, possano porre le basi di una trasformazione economica. Solo le comuni di produzione sono quindi ritenute fondamentali per linstaurazione di una societ libertaria, poich sono ritenute le sole che possono porre in essere un processo di trasformazione
Luciano Nicolino, Albenga quattro giorni di Pane, More e fisica, A rivista anarchica, Milano, n. 267, Novembre 2000. 592 Luciano Nicolino, Albenga quattro giorni di Pane, More e fisica, , cit., p. 28. 593 A.R., Le comuni come rivoluzione, A rivista anarchica, Milano, n. 5 Giugno 1971.

della realt economica, ritenuto, da A, alla base di un processo di trasformazione sociale.

Il termine comune viene usato per lo pi per indicare forme di associazione, generalmente giovanili, impostate in modo non gerarchico, in cui i partecipanti mettono in comune i propri redditi per vivere insieme. Non di queste comuni che intendiamo parlare. Quelle che a noi interessano sono forme associative non di vita, ma di produzione, cio unit produttive, in cui i soci lavorano insieme ad unattivit organizzata libertariamente. Cos come le intendiamo, esse potrebbero rappresentare qualcosa di pi che, semplicemente, una sorta di preparazione alla rivoluzione, lo studio e la sperimentazione di un modello organizzativo, in piccolo, da applicare in grande, allindomani della rivoluzione: esse potrebbero essere, piuttosto, un modo di fare la rivoluzione stessa. La rivoluzione, infatti, non ci sembra possa essere pensata (e realizzata) come un mero problema di distruzione e riorganizzazione dellordine sociale esistente. A nostro avviso si tratta di trasformare la societ, e il problema quindi come fare per passare da questo sistema diviso in classi, ad un altro, basato invece sulla libert e luguaglianza. Come fare, cio, a mettere in moto quei meccanismi in grado di spostare lequilibrio dellevoluzione sociale da forme sempre pi avanzate di sfruttamento a forme sempre pi avanzate di organizzazione libertaria.[] [Noi anarchici] non crediamo che la semplice riorganizzazione della societ, risultata impossibile, se non accompagnata dallintroduzione di un nuovo tipo di produzione, per tutte le classi in movimento per il potere, debba essere possibile proprio a noi che in movimento per il potere non siamo. Ed per questo che diciamo che la rivoluzione un problema di trasformazione sociale che privo di senso se non vengono poste le basi economiche. E da questa esigenza che nasce il discorso sulle comuni. Dalla necessit cio di trovare quelle strutture produttive, nuove, alle quali, pi che ad ogni altra, pu essere applicato il tipo di organizzazione libertaria.594
A.R., Le comuni come rivoluzione, , cit., p. 6. A conferma di quanto detto nellarticolo La comune e la fabbrica, attraverso unanalisi degli strumenti che possano porre le basi di una trasformazione sociale si afferma: A questo proposito, crediamo che la teoria libertaria, che a tuttoggi, rimane ancora la pi precisa e completa, sia quella dellanarcosindacalismo, che vede nella fabbrica e nei campi il naturale terreno di lotta degli sfruttati, il punto di partenza (o quanto meno di transito) obbligato per una trasformazione rivoluzionaria della societ. [] In contrapposizione allipotesi anarcosindacalista si va affacciando in campo anarchico quella che potremmo chiamare la teoria delle comuni, che pone invece laccento sulla necessit di creare alternative produttive allo sfruttamento, delle strutture economiche nuove e libertarie, capaci di dare uno sbocco immediato alla tendenza degli sfruttati allemancipazione, e in grado di contrastare il sistema sul piano, appunto, economico, invece che organizzativo industriale. Le due impostazioni sembrano escludersi lun laltra, a tutta prima, sia per il tipo di lotta, notevolmente diverso, sia per il terreno scelto per lo scontro, dentro i luoghi di produzione attuali luna, fuori da essi laltra. Invece forse possibile che entrambe rappresentino solo uno degli aspetti della questione, che certamente molto pi complessa di quanto a noi farebbe comodo. Se cos, allora le due
594

La rivista ha manifestato nel corso degli anni 70, una particolare attenzione nei confronti di alcune esperienze comunitarie. In primo luogo, A ha raccontato la storia di due comunit libertarie costituite il secolo scorso dallanarchico Giovanni Rossi (Cardias), fondatore del giornale Lo Sperimentale.595 Nellarticolo Cittadella e Cecilia596, viene riportata unanalisi delle due esperienze comunitarie promosse da Giovanni Rossi, la prima organizzata a Cittadella nel novembre del 1887 e quella successiva, la colonia Cecilia, da lui formata in Brasile nel 1890.597 Lesperienza della

interpretazioni, invece di contrapporsi potrebbero sostenersi a vicenda, completarsi e rappresentare, insieme, per lo meno uno di quegli strumenti concreti di emancipazione che gli sfruttati stanno ancora cercando. A.R., La comune e la fabbrica, A rivista anarchica, Milano, n. 12, Aprile/Maggio 1972, cit., p. 13. 595 Il primo numero del giornale, pubblicato a Brescia, esce nel maggio 1886. Sulle pagine del primo numero, viene subito enunciato il suo principale obiettivo: la costituzione in Italia di una colonia socialista sperimentale, nella quale sperimentare nuove forme di vita sociale. Il giornale uscir fino al febbraio 1887, e durante la sua breve vita, continua a promuovere il progetto di costituzione della colonia, pubblica delle biografie dei maggiori teorici di nuove forme associative come Owen, Cabet, Babeuf, Fourier, Bakunin, e da notizia dei vari tentativi di colonie sperimentali portati avanti allestero, in Spagna, Serbia, Stati Uniti, Francia. Franca B., Cittadella e Cecilia, A rivista anarchica, Milano, n. 24, Ottobre 1973. 596 Franca B., Cittadella e Cecilia, . 597 Nel novembre 1887 Giovanni Rossi e il mazziniano Giuseppe Mori, danno vita allAssociazione Agricola Cooperativa di Cittadella. Il progetto di Mori e Rossi quello di creare una colonia socialista fondata su uno statuto comunistico e egualitario, ma i contadini, coinvolti nel progetto e legati alle loro consuetudini, decidono di attribuire allassociazione, un carattere puramente collettivistico. Nello statuto istitutivo di Cittadella, del novembre 1887, si prevede infatti soltanto la formazione di una cooperativa e non di una colonia socialista, ladozione da parte dellassemblea generale dei soci, di tutte le decisioni riguardanti la cooperativa, e la formazione di una commissione tecnica, formata da tre soci eletti dallassemblea (i membri durante la giornata lavoreranno come tutti gli altri nella fattoria), alla quale spetta di riunirsi ogni sera per decidere i lavori da farsi il giorno dopo, e la divisione degli stessi fra tutti i contadini. Lo statuto prevede inoltre la differenziazione dei salari tra i contadini, e lattribuzione di una casa e un orto ad ogni famiglia. In una prima fase le attivit dellassociazione crescono in maniera positiva, grazie al grande impegno dei contadini nelle attivit agricole, e allutilizzo di strumenti allavanguardia in campo agricolo. Successivamente Rossi cerca di convincere di nuovo i contadini della necessaria trasformazione della cooperativa Cittadella in una colonia socialista, inserendo un nucleo di socialisti allinterno della colonia, che adottano pratiche di vita comunitaria e mettono in comune tutto ci che guadagnano. Questo esperimento fallisce poich si imbatte nellopposizione dei contadini che non accettano il gruppo socialista, temendo di essere mandati via e sostituiti da altri socialisti. Rossi, convinto ormai dellimpossibilit di trasformare la Cittadella in una vera e propria comunit anarchica, decide di andarsene, e la cooperativa viene sciolta da Mori nel novembre 1890. Rossi, trasferitosi in Brasile, d intanto origine ad una nuova colonia, la colonia Cecilia, che nel 1891 raggiunger il numero di 150 componenti. Lesperienza di Cecilia comunit anarchica sperimentale terminer tre anni dopo la sua fondazione, in seguito ad una serie di difficolt e ad alcuni abbandoni verificatesi. Franca B., Cittadella e Cecilia, .

colonia Cecilia, come anche quella di Cittadella, avranno vita breve, e A individua come una delle ragioni del fallimento dellesperienza di Cecilia, la chiusura in se stessa che caratterizzava la colonia, e la mancanza di qualsiasi collegamento tra la colonia e le realt sociali vicine.

Senza dubbio Cardias e gli altri coloni hanno dimostrato la possibilit di vivere e lavorare insieme, di superare e liberarsi dei grossi ostacoli costituiti dai pregiudizi inculcati in ciascuno e dalleducazione autoritaria ed egoistica; hanno dimostrato che possibile produrre, organizzandosi libertariamente, in campo agricolo e non come e forse meglio che in una societ organizzata autoritariamente; hanno infine dimostrato che, malgrado secoli e secoli di sfruttamento e condizionamento tendente a mettere gli individui gli uni contro gli altri, luomo rimasto un animale socievole, fatto per vivere insieme ad altri uomini. Tutto questo gi molto. Ma, a nostro avviso, Cardias e gli altri hanno commesso lerrore di pensare e vedere sempre la colonia Cecilia come unisola, al cui interno si poteva essere felici perch non esistevano n padroni, n poliziotti, n preti, n tribunali; essi, a quanto risulta, non hanno cercato n attuato un collegamento continuo con le realt sociali vicine; non hanno pensato cio che la colonia avrebbe potuto e dovuto continuare ad esistere, e probabilmente avrebbe dato vita ad altre colonie, se fosse stata in contatto con gli abitanti delle zone vicine, se avesse partecipato attivamente alle lotte che vi si svolgevano, se avesse cercato di propagandare lidea libertaria al di fuori della colonia. Solo cos essa poteva diventare un punto di riferimento significativo per tutti i rivoluzionari e gli sfruttati del luogo.598

La rivista ha manifestato una particolare attenzione nei confronti della Comunidad del Sur, comunit libertaria nata a Montevideo, in Uruguay, nel 1955; unesperienza comunitaria nei confronti della quale A manterr nel corso degli anni un forte interesse, alimentato anche da forti rapporti personali che alcuni componenti della redazione hanno instaurato con i suoi appartenenti.599 Nel corso degli anni 70 la rivista ha, in primo luogo,

Franca B., Cittadella e Cecilia, , cit., p. 16. La rivista dar anche notizia, sulle sue pagine, del primo convegno storico sulla figura e lopera di Giovanni Rossi organizzato dalla Biblioteca Franco Serantini di Pisa in collaborazione con il comune di Montescudaio e la Provincia di Pisa, nei giorni 25- 27 marzo 93. Furio Biagini, Pisa. Un convegno su Cardias, A rivista anarchica, Milano, n. 200, Maggio 1993. 599 Un discorso particolare merita la Comunit del Sur con la quale abbiamo avuto stretti rapporti personali. Io ho abitato nella loro comunit a Stoccolma per due settimane.

598

raccontato la storia della comunit600, e ha dato notizia delle varie persecuzioni, e arresti dei suoi appartenenti, effettuate dal governo uruguayano.601 Tali persecuzioni hanno spinto gli appartenenti ancora

Questa stata unesperienza assolutamente eccezionale, nata negli anni 50 in Uruguay, costretta poi per un golpe, agli inizi degli anni 70, ad emigrare con un nucleo significativo a Stoccolma. Il nucleo fondante rientrato poi a Montevideo, ma nel frattempo altri gruppi si erano sparsi a Barcellona, in Germania e in altri luoghi. Questa stata una grossa esperienza, molto proiettata allesterno, che ha avuto un ruolo catalizzatore libertario in tutta lAmerica latina con una casa editrice la Nordan e una rivista Comunidad. Oggi la Comunidad pubblica una nuova rivista che si chiama Gli amici della terra , molto legata al discorso ecologista ed ecocomunitario e molto apprezzata. Noi abbiamo un rapporto di profonda stima e simpatia per loro. Questa gente sempre attenta ad unidea comunitaria ma non totalitaria. In quella comunit noi potevamo mangiare insieme, dormire insieme ma anche avere una propria stanza. Quello che ci preoccupa delle esperienze comunitarie il loro potenziale carattere totalitario, infatti certe esperienze hanno un sapore monastico, chiesastico che non ci sta bene. Appendice A: Intervista a Paolo Finzi redattore della rivista A - rivista anarchica, cit., pp. 246 247. 600 La nascita della Comunidad del Sur risale al 51-52, quando un gruppo di studenti di Belle arti di Montevideo, intraprende un progetto costitutivo di una comune urbana. Lincontro di questo gruppo con un altro gruppo di giovani che avevano comprato tre ettari di terreno per impiantarvi una comunit agricola, fu fondamentale per la nascita della comunit. Nel maggio del 1955 i due gruppi acquistano un locale in Via Tocuasembo a Montevideo dove vi organizzano una tipografia, e un laboratorio di ceramiche. Lintento del gruppo era quello di costruire una cooperativa di lavoro ma, nellagosto del 1955, i componenti del gruppo decidono di abitare tutti insieme in una vecchia casa in Via Salto, e successivamente acquistano un vasto terreno, in un quartiere di Montevideo, per costruire le loro abitazioni, i locali comuni, un laboratorio di falegnameria. Nel 69, in un contesto di forte agitazione popolare, operaia e studentesca, e di lotta armata urbana derivante dalla crisi economica in cui si trovava il paese, il governo inizia la persecuzione sistematica della comunit; una persecuzione che si caratterizzer per la chiusura dellofficina tipografica, e per le perquisizioni delle abitazioni della comunit. La persecuzione della Comunidad fu costante e crescente fino al 1976, anno in cui alcuni componenti della Comunidad decidono di andare in Argentina e in Svezia, mentre il nucleo pi grande della Comunidad decide di partire per il Per. Successivamente, in seguito alla manifestata ostilit del governo peruviano nei confronti della Comunidad, il nucleo l stabilito decide di trasferirsi in Svezia. AA.VV., La comunit del Sud, A rivista anarchica, Milano, n. 17, Dicembre 1972/Gennaio 1973. AA.VV., Storia della Comunidad, A rivista anarchica, Milano, n. 54, Marzo 1977. AA.VV., La Comunidad del Sur, venti anni di a autogestione stroncati dal terrore militare, A rivista anarchica, Milano, n. 54, Marzo 1977. 601 Nellarticolo La comunit del Sud viene data notizia sia della perquisizione della tipografia della Comunidad, e dellarresto dei suoi componenti, avvenuta il 18 aprile del 1972, che dellarresto di tutti i membri della comune, avvenuto il 12 luglio 1972. Nellarticolo Comunidad del Sur, viene data notizia di una nuova irruzione delle forze armate uruguayane allinterno della Comunidad, avvenuta il 26 giugno 1975, e del nuovo arresto di tutti gli appartenenti adulti di essa. Nellarticolo si sottolinea il fatto che gi negli anni precedenti la repressione del governo uruguayano si era abbattuta sulla Comunidad, ma le attivit della comunit erano sempre riprese e gli appartenenti arrestati liberati. Larticolo invece rileva il totale silenzio delle autorit e della stampa riguardo alla sorte degli arrestati seguito allirruzione nella Comunidad nel giugno 75. AA.VV., La comunit del Sud . AA.VV., Comunidad del Sur, A rivista anarchica, Milano, n. 40 Agosto/Settembre 1975.

liberi a lasciare lUruguay nel 76, per trasferirsi, il nucleo pi grosso in Per, e, in misura minore, in Svezia e in Argentina.602 Successivamente, in seguito alla ostilit manifestata dal governo peruviano nei confronti della Comunidad, il nucleo l stabilito decide di trasferirsi in Svezia, a Stoccolma. La rivista ha inoltre descritto sulle sue pagine la struttura organizzativa della Comunidad. Da questa descrizione risulta evidente il carattere autogestionale di qualsiasi lavoro svolto allinterno di essa, e il ruolo decisionale fondamentale svolto dallassemblea di tutti i componenti della Comunidad, visto che, allinterno di essa, risultano essere prese tutte le decisioni che concernono la vita della comune.603 A ha inoltre

In merito, nellarticolo La Comunidad del Sur: venti anni di autogestione stroncati dal terrore militare si afferma: Dopo oltre un ventennio di attivit, la Comunit stata infatti stroncata dallintervento dei militari, che hanno fisicamente trascinato via quasi tutti i suoi componenti esclusi un vecchissimo compagno ed i ragazzi. Attualmente i compagni della Comunit sono dispersi per il mondo, nelle condizioni pi difficili. Alcuni sono in galera in Uruguay, altri in Argentina; alcuni ragazzi hanno trovato ospitalit in Svezia; ma il grosso della comunit si trova al momento in cui scriviamo in Per da dove, dopo aver invano cercato di rimettere in piedi unattivit lavorativa comunitaria, si appresta a dover partire: per dove ancora non si sa. AA.VV., La Comunidad del Sur: venti anni di autogestione stroncati dal terrore militare, , cit., p. 5. 603 In unintervista fatta da A a Carla, anarchica italiana, che ha vissuto per 6 mesi allinterno della comunit, emerge in maniera chiara la struttura organizzativa della Comunidad: [] La Comunidad del Sur costituita da un nucleo sociale, da 4 centri lavorativi autonomi: la tipografia, lorto, il laboratorio artigianale, lasilo nido; ognuno con una propria struttura indipendente che si rivolge verso lesterno. Nei centri produttivi lavorano, oltre ai componenti della Comunit, dei compagni che pur non partecipando alla vita comunitaria sono daccordo sui principi del cooperativismo e sul modello dellautogestione. Sia i membri della comunit che gli esterni che partecipano alle singole iniziative sono su un piano di schietto egualitarismo sia economico che decisionale. Ogni centro produttivo organizzato come una cooperativa; la funzione della Comunidad di costituire un tessuto fra le varie cooperative. La vita di ciascuno dei centri di produzione regolata sulla base di assemblee che decidono di tutti gli aspetti della gestione. Nelle assemblee dei singoli centri non vengono trattati soltanto i problemi economici ma anche problemi sociali e personali. Naturalmente, pur restando ogni centro indipendente nella sua gestione, esiste un momento di coordinamento generale, che lassemblea mensile, a cui partecipano indistintamente tutti i compagni che lavorano nelle cooperative e tutti i componenti della Comunit, anche quelli al momento impiegati nei servizi domestici o in altri settori produttivi. Da ogni centro di produzione i membri della Comunit ricevono un salario che riversano immediatamente nella cassa comunitaria. Essendo listituzione familiare abolita nella Comunit (perlomeno sotto laspetto economico), ogni individuo riceve secondo le sue necessit e, naturalmente, a seconda della disponibilit della cassa comune. Le persone non in grado di produrre, come vecchi, bambini o malati, ricevono a seconda delle loro necessit. [] Il criterio organizzativo sotto laspetto della produzione quello della rotazione di tutti gli incarichi, sia interni alla Comunit (cucina comune, servizi, ecc.), sia nei diversi centri produttivi.

602

evidenziato la particolare attenzione manifestata dalla Comunidad nei confronti delleducazione dei bambini della comunit, abituati sin da piccoli a vivere in comune e lontani dalla famiglia604, e lapertura alle realt esterne manifestata da essa nel corso degli anni.605 La rivista ha pubblicato nel numero 79, lo statuto organizzativo della Cooperative College Community (Comunit per ununiversit

cooperativa), un progetto comunitario nato nel Massachusetts negli anni 70, con il fine di rendere effettivo lintegrazione del lavoro manuale con quello intellettuale, ma del quale, negli anni successivi, la rivista non ha dato pi notizia. Lo statuto viene considerato da A particolarmente interessante, poich in esso risulta evidente che i componenti della comunit, oltre a partecipare ai lavori volti a dare lautosufficienza alla comunit, partecipano alle attivit didattiche organizzate dalluniversit istituita allinterno della comunit.

AA.VV., La Comunidad del Sur, venti anni dia autogestione stroncati dal terrore militare, , cit., pp. 7-9. Per approfondimenti vedere anche: AA.VV., Comunidad del Sur, . 604 Leducazione dei bambini ritenuta estremamente importante e i genitori dedicano periodicamente le loro serate allo studio e alla discussione di problemi pedagogici. I bambini passano insieme la maggior parte del tempo ma sono anche in contatto con gli altri bambini con cui hanno buoni rapporti nel quartiere e nella scuola comune. Allinizio la Comunit del Sud non aveva un piano preciso per leducazione dei bambini, che vivevano coi genitori, ma a poco a poco si sentita lesigenza di abituarli a vivere essi stessi in comune da un lato per abituarli alla cooperazione e dallaltro per togliere alla famiglia il suo ruolo sociale e abituare i bambini a dare pi importanza ai rapporti di gruppi che non a quelli di ordine parentale. Daltro canto le madri, abbandonato finalmente il loro antico ruolo, si potevano cos dedicare a molteplici attivit manuali e culturali che arricchivano le loro possibilit creative e sviluppavano il campo dei loro rapporti sociali. AA.VV., La comunit del Sud, , cit., p. 5. 605 In merito Carla, intervistata dalla rivista, afferma: chiaro che i rapporti particolarmente stretti che si stabiliscono in una vita comunitaria tendono a chiudere un po lambiente: ma, francamente, credo che per essere appunto una comunit quella del Sur sempre stata particolarmente aperta. Considera tra laltro, che durante ogni fine settimana la Comunit si arricchiva di visitatori, che non si limitavano a curiosare ma partecipavano, seppure per poco tempo, a molti aspetti della vita comunitaria. Gli scambi ed i rapporti con lesterno sono sempre stati una realt importante. Tieni poi presente il fatto che la Comunit del Sud ha sempre costituito un preciso punto di riferimento per il movimento anarchico uruguayano (ed anche di altri Paesi) e non si mai posta come unisola staccata dalle altre realt e dagli altri compagni, anzi. AA.VV., La Comunidad del Sur, venti anni dia autogestione stroncati dal terrore militare, , cit., p. 10.

Luniversit sar il centro culturale, il cuore della comunit. Tutti i membri dovranno prendere parte allattivit didattica.[] Uno degli obiettivi principali della comunit sar infatti quello di favorire e stimolare un rapporto continuo di interazione tra gli studenti e gli insegnanti.[.] Linsegnamento e lapprendimento saranno considerati parti integranti e di uguale valore del progetto comunitario, ovvero del processo di acquisizione e di trasmissione del sapere. Di conseguenza, gli studenti non dovranno pagare nulla, n in denaro n in lavoro supplementare, per la frequenza ai corsi universitari.[] Gli studenti saranno per la maggior parte integrati nella vita economica della comunit e parteciperanno, tanto quanto gli insegnanti, alle attivit agricole, edili, di sostentamento, alla produzione di energia e a tutto ci che si render necessario a garantire il massimo di autosufficienza.[] La comunit potr decidere di consentire laccesso ai corsi anche a studenti che risiedono al di fuori di essa. Al pari dei residenti, questi studenti pendolari dovranno contribuire alla produzione del reddito comunitario per ripagare le spese sostenute per la loro educazione.606

A ha anche focalizzato la sua attenzione nei confronti di Christiania, esperienza comunitaria nata a Copenaghen nel settembre 1971607. Nel numero 67 della rivista (agosto/settembre 1978) pubblicata unintervista ad un Christianita, un membro della comune, nella quale, oltre ad essere
Cooperative College Community, Cooperative college, A rivista anarchica, Milano, n. 79, Dicembre 1979/Gennaio 1980, cit., p. 37. Nello statuto si prevede inoltre la messa in comune di tutte le terre, degli edifici e le strutture che saranno edificate allinterno della comune, ma riconosce la propriet privata degli oggetti creati o acquistati dai singoli membri per uso personale. La gestione della comunit viene attribuita allassemblea dei componenti della comunit, e lo statuto prevede che le cariche di responsabilit allinterno della comunit debbano essere ricoperte a turno da tutti i membri della comunit stessa. Infine lo statuto prevede ladozione, da parte della comunit, di fonti energetiche alternative (mulini a vento, convertitori solari) con il fine di rispettare lequilibrio ecologico. 607 La citt libera di Christiania nasce nel settembre 1971, in seguito alloccupazione da parte di alcuni abitanti di Copenaghen, di un area di circa 32 ettari di terreno con 175 edifici (caserme, magazzini, depositi) in un quartiere centrale della citt. In primo tempo, i rapporti tra Christiania e il governo socialdemocratico danese sono positivi, ma in seguito alla formazione di un governo di destra dopo le elezioni nel 74 i rapporti diventano sempre pi difficili. Il governo, infatti, prima propone la demolizione di alcuni edifici giudicati insalubri e presenti allinterno della comune, poi levacuazione di Christiania. Nel febbraio 1978 il parlamento, constatando i problemi umani che leliminazione immediata di Christiania originerebbe, concede altri tre anni prima dello sgombero. Nelle elezioni comunali del 78 un rappresentante di Christiania viene eletto nel consiglio municipale e, lo stesso anno, un gruppo di Christianiti fa un giro in vari paesi europei per organizzare una campagna internazionale di solidariet, e per far conoscere la loro esperienza. Christiania ancora presente a Copenaghen, anche se ormai ha perso sostanzialmente i suoi caratteri originari diventando principalmente una met turistica. AA.VV., Storia di unesperienza, A rivista anarchica, n. 67, Agosto/Settembre 1978. Per approfondimenti vedere:
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descritta lorganizzazione della comunit, le attivit lavorative intraprese al suo interno e i problemi che sono emersi608, viene data notizia dellelezione di un Christianita alle elezioni municipali di Copenaghen del marzo 78. Il giudizio della redazione di A nei confronti di questa esperienza comunitaria, non positivo.

Se un bilancio si pu tentare, questo sicuramente un bilancio negativo. Christiania, presunta isola felice nel cuore di Copenaghen, si presenta innanzitutto come un comodo rifugio per gli emarginati, che si vedono cos sancire il loro status da parte dello Stato, il quale, poi, dalla collettivit di Christiania riscuote le tasse, che regolarmente vengono pagate. Recentemente, a sancire la loro integrazione nello Stato, i christianiti hanno eletto un loro rappresentante in consiglio comunale. Anche per quanto riguarda la vita interna come ci hanno confermato dei compagni tornati proprio in questi giorni da Christiania la situazione presenta aspetti preoccupanti (violenza diffusa, disorganizzazione, scarsa partecipazione, ecc.). 609

La rivista nel corso degli anni 70 si interessata ai kibbutzim, le fattorie agricole formate dagli ebrei in Palestina dai primi anni del 900, allinterno delle quali la propriet individuale completamente abolita e ciascuno trattato in assoluta uguaglianza rispetto agli altri. Nellarticolo Il kibbutz tradito610, Camillo Levi, dopo aver analizzato storicamente lo sviluppo del

www.Christiania.org 608 Nellintervista vengono descritte le attivit intraprese allinterno della comune, che sono le stesse riscontrabili in una qualsiasi citt. Allinterno della comune vi sono, infatti negozi, ristoranti, birrerie, caff, attivit artigianali (cuoio, tessuti, mobili, lavorazione dellargento, ecc.), cinema, teatri, e discoteche. Il problema maggiore che la comune risulta dovere affrontare, nel corso degli anni 70, la mancanza di attivit lavorative per tutti i suoi componenti, allinterno di essa, un problema che risulta accentuato dal fatto che molti dei suoi componenti non riescono a trovare lavoro allesterno della comune, dove la domanda di lavoro risulta carente in seguito alla crisi economica sviluppatasi in Danimarca nel 78,. Altro problema riscontrato allinterno della comune la forte diffusione delle droghe. Dal punto di vista organizzativo, le decisioni nella comune sono prese da 15 assemblee di quartiere e da un assemblea generale, alla quale fanno capo tutte le decisioni prese nei quartieri. Inoltre allinterno di Christiania le macchine non possono circolare, abbiamo lutilizzo di mulini a vento per fini energetici, e forte risulta lattitudine dei Christianiti al riciclaggio di oggetti e materiali riutilizzabili. Cristina e Riccardo, Il ghetto nella citt, A rivista anarchica, Milano, n. 67, Agosto/Settembre 1978. 609 Cristina e Riccardo, Il ghetto nella citt, , cit., p. 6. 610 Camillo Levi, Il kibbutz tradito, A rivista anarchica, Milano, n. 15, Ottobre 1972.

movimento sionista, e aver sottolineato il carattere nazionalista del movimento611, valorizza in maniera chiara lesperienza dei kibbutzim.

Il nostro rifiuto di considerare negativamente tutta la presenza ebraica in Palestina nasce dalla coscienza che in molte collettivit ebraiche (i famosi kibbutzim) fu chiara fin dallinizio la prospettiva socialista ed internazionalista in cui si sarebbe dovuto porre lintero popolo ebraico per non diventare a sua volta da oppresso a oppressore, da perseguitato a persecutore. Per i rivoluzionari ebrei russi, e di altri paesi dellEuropa orientale, giunti in Palestina nel secondo e terzo decennio del nostro secolo, per esempio, le collettivit autogestite create nel deserto, o nelle poche zone fertili vicino a Gerusalemme, nella valle del Giordano e presso il lago di Tiberiade, erano precisi strumenti di costruzione rivoluzionaria, e per loro non pu certo valere il medesimo discorso e la medesima critica negativa che facciamo allintero movimento sionista. Il fatto che lautogestione libertaria in molti kibbutz sia stata svisata, e successivamente sconfitta, e che il nazionalismo abbia pesantemente schiacciato e tuttora schiacci qualsiasi concreto discorso internazionalista allinterno di Israele, non pu indurci a tralasciare di seguire con la massima attenzione la nascita ed il difficile sviluppo di autentiche istanze libertarie ed internazionaliste tra le minoranze politiche e etniche in campo israeliano.612

Lesperienza

dei

kibbutzim

viene

analizzata

anche

nellarticolo

Autogestione demergenza613, nel quale, dopo aver evidenziato il ruolo che

Il movimento sionista nasce ufficialmente al primo convegno sionista tenutosi a Basilea nel 1897, sotto la presidenza di Theodor Herzl. La piattaforma programmatica del movimento pone come obiettivo del movimento, la formazione di un patria ebraica in Palestina, garantita dal diritto pubblico. La proposta sionista ha notevoli consensi tra i milioni di Ebrei sparsi su tutto il pianeta, e molte comunit ebraiche ritengono fondamentale la riunificazione territoriale degli Ebrei, per porre fine alle locali persecuzioni antisemite. Dagli inizi del 900 inizia quindi la colonizzazione ebraica della Palestina che porta, gi prima del 1914, allinsediamento di oltre 110 mila ebrei su un territorio in parte deserto, in parte popolato da arabi palestinesi, che vengono progressivamente scacciati dalle loro terre. Il sionismo mostr cos il suo vero volto nazionalistico e sopraffattore nel non voler prendere atto della presenza di altri uomini, di altri popoli e di altre culture sulle terre che furono oggetto della colonizzazione ebraica. Il problema dellesistenza di una popolazione araba sul suolo palestinese, gi ignorato da Theodor Herzl nel suo libro Lo stato Ebraico, viene risolto dal sionismo nella tipica maniera imperialistica, con lintegrazione forzata o preferibilmente con lallontanamento degli arabi dalla Palestina. Camillo Levi, Il kibbutz tradito, , cit., p. 12. 612 Camillo Levi, Il kibbutz tradito, , cit., p. 12. 613 Victor Garcia, Autogestione demergenza, A rivista anarchica, Milano, n. 75, Giugno/Luglio 1979.

611

ha avuto il movimento dei kibbutz nella costituzione dello stato di Israele614, e analizzato i grandi risultati ottenuti nel campo economico e delleducazione dai kibbutzim, viene sottolineato il progressivo

deterioramento, nel corso del tempo, dei principi comunitari che erano alla base dellesperienza del Kibbutz.

Lorigine del Kibbutz ha a che fare, quasi sempre, con le tende di tela grezza, la grande tavola comune, lassenza totale di propriet privata, i figli nel loro mondo, senza condividere n il pranzo n lalloggio coi loro genitori. Alle tende succedono le baracche di legno e poi vennero le case in muratura. Oggi sono ormai molti i Kibbutzim in cui gli haverim mangiano nelle loro case, hanno appartamenti comodi, con tutti gli apparecchi moderni, dove ricevano su un piano di uguaglianza gli amici ed i parenti della citt. Persino i bambini cominciano a staccarsi dal loro mondo per passare qualche notte coi loro genitori.[] Il vortice della produttivit ha fatto s che nella maggior parte dei kibbutzim si scegliesse di proseguire nel ritmo ascendente della produzione a detrimento del pi bel principio comunitario: da ognuno secondo le sue possibilit, ad ognuno secondo le sue necessit ed alla bellintesa del lavoro senza remunerazione monetaria ha fatto seguito quella del padrone e del salariato. Impercettibilmente, questa caratteristica negativa della societ capitalistica ha fatto irruzione nel Kibbutz.615

Il movimento dei kibbutz sta allorigine di Israele. ovvio che senza i kibbutzim gli ebrei non sarebbero sopravvissuti in una Palestina capricciosamente amministrata dalla Costantinopoli islamica, cui segu unInghilterra volubile che riteneva pi confacente alla propria strategia accontentare gli arabi maggioritari. Quel sistema economico- difensivo continua ad essere insostituibile come dimostrato dal fatto che l80 per cento delle frontiere di Israele sono delimitate dai confini stessi dei kibbutzim. Victor Garcia, Autogestione demergenza, , cit., p. 28. Horst Stowasser, nellarticolo Stato dIsraele, Palestinesi, ecc., offre una visione completamente differente rispetto al ruolo che il movimento del kibbutz ha avuto nella costituzione dello Stato dIsraele. Non sono stati i kibbutz a porre le basi dello stato dIsraele e sarebbe falso e tendenzioso lidentificare le due cose. Furono infatti i kibbutz socialisti, [] a formare un blocco compatto allinterno dellHistradut (il sindacato israeliano) contrario alla fondazione di uno stato nazionale israeliano. In opposizione proposero una libera federazione di arabi e di israeliani, ma con il passare degli anni e soprattutto con limmigrazione di grandi masse di ebrei provenienti proprio dai paesi arabi e che ignoravano le idee socialiste e libertarie questa posizione diventata sempre pi minoritaria. Lo stato dIsraele, comunque, fu fondato nei 48, cio una trentina di anni almeno dopo la fondazione dei primi kibbutz e contro laperta opposizione di quelli dove maggiormente sviluppata era la coscienza socialista. Horst Stowasser, Stato dIsraele, palestinesi, ecc., A rivista anarchica, Milano, n. 75, Giugno/Luglio 1979, cit., p. 32. 615 Victor Garcia, Autogestione demergenza, , cit., p. 30.

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Nel corso degli anni 80 A ha continuato ad interessarsi allesperienza della Comunidad del Sur e ha pubblicato, sulle sue pagine, unintervista a Ruben, uno dei fondatori della Comunidad, e Sylvia, unappartenente di essa. Nellintervista, oltre ad un nuovo resoconto della storia della comunit, e ad una descrizione della struttura organizzativa della Comunidad616, emerge in maniera chiara la necessit di un suo allargamento, e della formazione di una rete tra le varie esperienze comunitarie.

Non si pu creare unalternativa sociale con un numero ristretto di persone. Quelli che siamo ora, nove componenti del gruppo, pi un numero fluttuante di partecipanti alle varie attivit, ancora troppo poco. Dobbiamo aumentare numericamente, questo facilita la crescita qualitativa del gruppo e anche quella dei rapporti esterni, nella prospettiva di arrivare, secondo lidea di Kropotkin, ad una comunit di molte comunit. E da questo punto di vista che si pu capire ci che stiamo facendo. Creare unalternativa di lavoro, creare unalternativa di vita, una rete di rapporti intercomunitari, vincolarsi ai movimenti alternativi. Un modo complesso di creare unesperienza comunitaria e nello stesso tempo essere un fattore di cambio nel sociale.617

Inoltre A, attraverso la pubblicazione di una tavola rotonda tra alcune componenti della Comunidad618, e di un articolo di Sylvia Ribeiro,
616

Ogni settore produttivo era organizzato in forma cooperativa e aveva una propria assemblea come organo decisionale, ma le decisioni di fondo venivano prese dallassemblea generale a cui partecipavano assolutamente tutti, a qualunque settore produttivo o di servizio stessero lavorando. Un altro aspetto importante era la rotazione, soprattutto durante il processo di integrazione e di educazione. Il principio era che tutti dovevano avere una buona conoscenza dei vari aspetti della vita economica, sociale, politica del gruppo, in modo che in unassemblea ciascuno sapesse cosa significava educare, produrre, consumare, che cosa era la militanza, in base alla propria esperienza, in modo che la partecipazione fosse reale e non formale, in modo che nessuno subisse passivamente le decisioni degli esperti, come avviene in una struttura verticale. Questo non vuol dire che la gente stesse continuamente cambiando luogo di lavoro, si ruotava sino ad avere una certa conoscenza poi ci si concentrava in una certa attivit, a seconda dei propri interessi. AA.VV., Comunidad, A rivista anarchica, Milano, n. 88, Dicembre 1980/Gennaio 1981, cit., p. 25. 617 AA.VV., Comunidad, A rivista anarchica, Milano, , cit., p. 26. 618 Nellarticolo Vivere e scegliere in ogni momento, viene riportata una tavola rotonda tra alcune componenti della Comunidad. In tale discussione emerge in maniera chiara la non differenziazione di ruolo, allinterno della comunit, tra donne e uomini. Entrambi i sessi risultano avere infatti le stesse responsabilit, e non vi una differenziazione tra lavori maschili e femminili. Nellarticolo viene anche sottolineato il fatto che la gravidanza considerata, nella Comunidad, come un evento che coinvolge tutta la Comunit.

appartenente alla Comunidad619, evidenzia la messa in discussione, allinterno della Comunidad, dei ruoli tipici attribuiti alluomo e alla donna, nonch politici, ed economici, grazie alla realizzazione di
Sylvia Ribeiro, Vivere e scegliere in ogni momento, A rivista anarchica, Milano, n. 127, Aprile 1985. In merito, nellarticolo Femminismo e anarchismo, viene riportato un piccolo riassunto dellintervento presentato da due componenti della Comunidad, Laura Prieto e Sylvia Ribeiro, allIncontro anarchico internazionale, svoltosi a Venezia nel settembre 1984. In tale riassunto, dopo aver sottolineato che la via riformista non pu essere utile per porre fine alle disuguaglianza tra i due sessi, si afferma limportanza della vita comunitaria come ambito dove creare un nuovo rapporto uomo donna. urgente trovare, quindi, non solo forme di resistenza e di lotta, ma anche di creazione di solidariet. [] Per noi, questo ha significato la scelta di una vita comunitaria. Unopzione dove tutti i ruoli devono essere ripensati in pratica. Cos, abbiamo definito la comunit come una matrice sociale in cui sia possibile educare e rieducarci, al tempo stesso in cui siamo tale matrice. Un modello e anche un percorso, poich per tutto quanto detto prima, il cambiamento deve avvenire a livello di tutta la societ e quindi sarebbe impossibile a livello particolare di gruppo. Un compito impossibile? Forse. Eppure, anche se densa di errori e contraddizioni, continuando noi ad essere immersi e partecipi del sistema che vogliamo cambiare, lesperienza della comunit ci sembra valida, perch appunto ci permette di coniugare in un unico verbo la teoria e la pratica. E cos, come donne, abbiamo la possibilit di assumere i ruoli di madri, di amanti, di produttrici di idee e valori, di persone che si dedicano allautogestione, che partecipano alla vita politica interna ed esterna della comunit, partendo da una scelta sociale, e non dal sacrificio personale, o abbandonando anche di poco questo o quello di tali ruoli. Laura Prieto, Sylvia Ribeiro, Femminismo e anarchismo, A rivista anarchica, Milano, n. 127, Aprile 1985, cit., p. 37. Per approfondimenti vedere: Monica Giorgi, Attenzione alla mistica della comunit, A rivista anarchica, Milano, n. 128, Maggio 1985. Palluntius, Larancione lha preso nel guru, A rivista anarchica, Milano, n. 95, Ottobre 1981. Angelo Luciano, Mario Roberto, Campsirago era un florido paesino , A rivista anarchica, Milano, n. 118, Aprile 1984. Paolo, Invece s: penso ad una grossa comunit/quartiere, A rivista anarchica, Milano, n. 124, Dicembre 1984/Gennaio 1985. Veronique F. V., Un po puttana, un po, A rivista anarchica, Milano, n. 150, Novembre 1987. 619 Nellarticolo di Sylvia Ribeiro, Nascere in Comunidad, viene sottolineato lassenza di compiti definiti sulla base del sesso allinterno della Comunidad, dove vige un uguale valorizzazione del lavoro intellettuale e manuale, una continua rotazione delle attivit lavorative. Nellarticolo viene anche sottolineato limportanza di un nuovo processo di socializzazione dei bambini, che non sia gerarchico e fondato sulla famiglia, ma che sia basato su esperienze di vita comuni tra i bambini stessi. In tale contesto si parla della casa dei bambini, costruita allinterno della Comunidad come uno spazio autonomo dove messa in discussione lautorit oppressiva dei genitori, visto che i bambini possano li appoggiarsi mutuamente contro le arbitrariet degli adulti, e possano contare su un proprio spazio autogestionario. Sylvia Ribeiro, Nascere in Comunidad, A rivista anarchica, Milano, n. 156, Giugno/Luglio 1988. Per approfondimenti vedere: AA.VV., Comunidad del Sur 1955-1985, A rivista anarchica, Milano, n. 132, Novembre 1985.

unesperienza comunitaria non scissa dal contesto sociale, e che pone stretti legami tra le idee e lattuazione pratica di esse. Lesperienza della Comunidad del Sur, rappresenta quindi per A il modello di comunit non chiusa, che si pone come fine il cambiamento della realt sociale, anche attraverso la costituzione di una rete tra le varie esperienze comunitarie. A si anche interessata in questi anni alla comunit Huehuecoyotl, unesperienza comunitaria, nata negli anni 70 come comunit nomade, ovvero come comunit senza fissa dimora, ma che poi si stabilita, agli inizi degli anni 80, in Messico assumendo il nome di Huehuecoyotl (vecchio coyote). Nel numero 128 (maggio 1985) viene pubblicata unintervista di Fausta Bizzozzero e Massimo Panizza a Alberto Ruz Buenfil620 e Sandra Comneno, promotori dellesperienza comunitaria di Huehuecoyotl. Nellintervista, dopo
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un

resoconto

della

storia

dellesperienza della comunit nomade

e della struttura organizzativa di

Huehuecoyotl622, i due intervistatori manifestano il timore che le esperienze


Massimo Annibale Rossi, Conoscete una forma damore che non sia libera?, A rivista anarchica, Milano, n. 271, Aprile 2001. 620 Dallintervista Albero Ruz Buenfil emerge come amico di vecchia data della redazione di A. Era lautunno del 69 quando incontrai per la prima volta Alberto Ruz Buenfil. Era venuto in Europa dal Messico per prendere contatti con il movimento anarchico: lindirizzo che aveva, per Milano, era quello del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa. Ventenni o poco pi, eravamo pieni di progetti e speranze: lui gi sicuro che la scelta comunitaria fosse lunico modo per superare la scissione tra vita quotidiana e attivit politica ; noi- o meglio alcuni di noi con un progetto di comune di produzione, centrato pi sullaspetto politico sociale che su quello personale. Per molti giorni restammo insieme a parlarne, discutendo di tutto, in particolare della proposta comunitaria in tutti i suoi aspetti. Poi ci siamo persi di vista. Lui ha imboccato senza esitazioni la strada che aveva scelto, accumulando esperienze straordinarie e trasformando a poco a poco il suo progetto in realt; noi abbiamo fatto un altro percorso, rinunciando al nostro sogno comunitario per continuare le nostre attivit (tra laltro con i soldi faticosamente accantonati per quello scopo abbiamo potuto dar vita a questa rivista, assicurando il pagamento dei primi tre numeri). Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Huehuecoyotl, una comunit che viene da lontano, A rivista anarchica, Milano, n. 128, Maggio 1985, cit., p. 15. 621 Nellintervista vengono descritti i viaggi intrapresi dalla comunit durante gli anni 70 e che hanno portato i componenti di essa ha intraprendere relazioni con altre forme comunitarie: i Tuareg del deserto, i Berberi del Marocco, gli zingari dei diversi paesi, i tibetani, i beduini, le comunit provo dellOlanda. Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Huehuecoyotl, una comunit che viene da lontano, . 622 Dallintervista, Huehuecoyotl, risulta come una comunit allinterno della quale vengono utilizzate tecnologie ecologiche a basso costo, e dove le decisioni che concernono la comunit sono prese allunanimit da unassemblea degli appartenenti, che si riunisce una volta al mese o, quando non ci sono problemi di particolare importanza, ogni due/tre

comunitarie possano chiudersi in se stesse, con il rischio che i loro membri le considerino come un mondo a parte. Alberto Ruz Buenfil, pur considerando necessario, in una prima fase costitutiva dellesperienza comunitaria, una certa chiusura di essa, sottolinea limportanza del collegamento tra tutte le esperienze, ritenuto da lui fondamentale per la costruzione di un movimento comunitario.

Penso che molte comunit, in un primo periodo della loro vita, abbiano bisogno di questa mistica chiusa per il loro sviluppo. [] Linfluenza esterna cos forte e cos contraria (basta pensare a quanto radicata, in paesi come il Messico e lItalia, la cultura della famiglia) che la comunit necessita di una fase di chiusura per costruirsi la propria identit; ma deve essere solo una fase per passare poi a stabilire una rete di contatti e di scambi con altre diverse comunit. Senza questo passaggio nessuna comunit sopravviverebbe, o meglio diventerebbe solo una setta religiosa o ideologica, un ghetto. Allacciare rapporti con altre comunit quindi vitale per la crescita di ogni singola comunit, una crescita che pu avvenire solo nella costruzione di un movimento comunitario che sia punto di incontro e crogiolo di tante diverse esperienze. E il movimento americano si sta muovendo in questa direzione. Certo esso pi avanzato rispetto ad altri paesi perch facilitato da oggettive condizioni socio economiche, ma io sono fortemente convinto che nel giro dei prossimi tre anni le comunit esistenti in Italia e in Europa passeranno alla fase di collegamento, alla costruzione di un movimento.623

Inoltre dallintervista emergono i numerosi rapporti che Huehuecoyotl ha intrapreso con numerose comunit del Messico, e di altre nazioni, e lappartenenza della comunit al Rainbow Gathering (Incontro

dellarcobaleno), una federazione che raccoglie alcune comunit americane, e che organizza, negli Stati Uniti, un incontro annuale tra i suoi componenti. Durante questi incontri gli appartenenti alle varie comunit vivono per un mese intero insieme, mettendo in pratica lautogestione.

mesi. I bambini allinterno della comunit vivono con la propria famiglia, ma risulta come intenzione della comunit la costruzione di una casa dei bambini, completamente gestita dai bambini. Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Huehuecoyotl, una comunit che viene da lontano, . 623 Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Huehuecoyotl, una comunit che viene da lontano, , cit., p. 18.

Provate ad immaginare un immenso parco nazionale dove per un mese vivono venticinque/trentamila persone, dove ciascuna ha il suo accampamento, dove questa massa di gente si autogestisce completamente, dove funzionano attivit creative, centri di medicina alternativa, una casa dei bambini, dove ogni notte ci sono feste di ogni genere e dove, soprattutto ci si scambiano informazioni, conoscenze, tecnologie, si tesse una rete che continuer poi nel tempo. Inoltre esistono riunioni di delegati in cui vengono prese decisioni di politica bioregionale che saranno riportate e discusse allinterno della comunit dorigine e impronteranno lattivit specifica di ogni gruppo nellanno successivo sino al prossimo incontro. Si tratta di un processo evolutivo continuo di cui si possono vedere gli sviluppi anno dopo anno, un nuovo corpo sociale in continua crescita.624

A, nel numero 143 (febbraio 1987), ha di nuovo focalizzato la sua attenzione nei confronti della comunit Huehuecoyotl, pubblicando una nuova intervista di Fausta Bizzozzero e Massimo Panizza a Alberto Ruz Buenfil e Sandra Comneno, nella quale emerge in maniera chiara lo sviluppo economico della comunit, verificatosi negli anni successivi alla prima intervista, e il moltiplicarsi delle attivit culturali da essa organizzate.625 La rivista, nel corso degli anni 80, non si soltanto interessata alle esperienze comunitarie sviluppatesi allestero, ma ha anche prestato attenzione nei confronti di alcune esperienze comunitarie nate in Italia. Nel dossier Arcobaleno Comuni626, pubblicato nel numero di giugno/luglio 1985, viene riportato un resoconto di un viaggio effettuato da Fausta Bizzozzero e Massimo Panizza, tra alcune realt comunitarie presenti nellAppennino Tosco Emiliano e nella zona di Siena. Le motivazioni che
624

Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Huehuecoyotl, una comunit che viene da lontano, , cit., p. 21. 625 Nellintervista emerge in maniera chiara il miglioramento della situazione economica della comunit che ha reso anche migliori i rapporti tra i membri della comunit stessa, lo sviluppo delle attivit economiche organizzate dalla comunit (attivit artigianali, attivit di produzione di pasta integrale, di vetri colorati, marmellate, conserve, fotografia), di quelle teatrali, e la costituzione di una scuola autogestita comunitaria (asilo nido, asilo, e scuola elementare). Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno, rainbow, arco iris, A rivista anarchica, Milano, n. 143, Febbraio 1987. 626 Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno Comuni, A rivista anarchica, Milano, n. 129, Giugno/Luglio 1985.

hanno spinto i due redattori a questo viaggio sono importanti per comprendere il crescente interesse della rivista, manifestato in questi anni, nei confronti delle esperienze comunitarie.

Quando Giovanni Rossi nel lontano 1890 part per il Brasile e fond la colonia Cecilia [] le reazioni degli anarchici italiani, pur con diverse sfumature, non furono in genere entusiaste. Erano anni di lotte sociali, di tentativi insurrezionali, di grandi speranze rivoluzionarie, quindi la decisione di andarsene per tentare di realizzare il sogno di vivere lanarchia poteva anche essere vissuta come una fuga, un abbandonare il proprio posto di combattimento nella guerra sociale. Ma Giovanni Rossi e i suoi compagni in realt non erano disertori, erano solo dei precursori, degli anticipatori di un anarchismo esistenziale, tant vero che ancor oggi vengono ricordati proprio per aver proposto ed attuato - il modello comunitario per il cambiamento sociale: costruire una microsociet in cui praticare le proprie idee nella vita quotidiana, nei rapporti interpersonali (liberandosi di tutti i condizionamenti socio culturali), nellorganizzazione del lavoro; insomma trasformare la vita in politica e la politica in vita, ecco in sintesi gli scopi della Colonia Cecilia. Un esperimento anticipatore, almeno per lItalia, dove bisogner aspettare il 68 perch queste esigenze rifacciano capolino ed altri tentativi comunitari vengano attuati. In quegli anni si riaccende, in uninfima minoranza del movimento anarchico, linteresse e il dibattito su questi temi, ma senza arrivare a sbocchi concreti: qualche progetto mai realizzato, qualche documento, qualche discussione tutto finisce l. Fino a questi ultimi anni, in cui la crisi generalizzata del modo tradizionale di fare politica ha portato a un necessario ripensamento del nostro modo di essere e di fare, allemergere di tensioni verso un anarchismo globale non solo ideologico ma stile di vita e, di conseguenza, a un interesse per tutto ci che si muove fuori e tra le maglie del sistema, esprimendo pi o meno confusamente valori simili ai nostri. Da tempo avevamo intenzione di affrontare il tema comuni ma lincontro con i compagni di Huehuecoyotl [] e le informazioni che da loro abbiamo avuto ci hanno fatto decidere.627

Dal resoconto delle varie esperienze comunitarie visitate dai due redattori (Pian Barruccioli628, Podere Vetriceto629, AAM Terra Nuova630, Elfi del gran burrone631, Chiara di Prumiano632, Aquarius633) emerge, in primo

Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno Comuni, , cit., pp. 27 28. Pian Barruccioli unesperienza comunitaria nata sullAppennino Tosco - Emiliano nel 77. Dallintervista fatta dai due redattori ad alcuni componenti di essa, lautosufficienza emerge come principale obiettivo della comune, ritenuta dai suoi membri realizzabile attraverso la coltivazione della terra e lo scambio dei prodotti con le case vicine alla
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comune, e con altre esperienze comunitarie (Elfi del gran burrone, Aquarius). Nellintervista viene inoltre sottolineato il rifiuto manifestato dai membri della comune, nei confronti dellutilizzo di qualsiasi tecnologia che possa anche alleviare il lavoro della terra (motoseghe, trattori, lavatrici, surgelatori), e il mancato utilizzo dellenergia elettrica. Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno Comuni, . 629 Podere Vetriceto, situato nellAppennino Tosco - Emiliano, non una vera e propria comune, ma un insieme di realt comunitarie, separate tra loro e collegate da un rapporto di collaborazione e di scambio. Nellintervista fatta ad alcuni componenti di questa esperienza comunitaria, lautosufficienza emerge come principale obiettivo dellesperienza. Lautosufficienza ritenuta realizzabile dai suoi membri, attraverso il lavoro della terra e gli scambi con la gente del luogo, e anche con attivit lavorative intraprese allesterno della comunit. Inoltre viene riscontrato dai due redattori, un totale rifiuto nei confronti della tecnologia. Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno Comuni, . 630 AAM una rivista nata a Scarperia nel 1977 come bollettino di collegamento tra persone interessate alle questioni concernenti lAgricoltura, lAlimentazione, la Medicina. Nellintervista risulta evidente che AAM, a partire dal 1980, diventata un progetto globale di vita, un progetto realizzato attraverso la formazione di alcuni gruppi, in varie citt Italiane, con il fine di promuovere corsi, convegni, sullalimentazione biologica. La rivista, che risulta tirare 10000 copie e aver raggiunto tremila abbonamenti, cerca anche di valorizzare il lato spirituale del rapporto uomo natura, e considera la dimensione spirituale importante, in ogni processo aggregante portato avanti dagli uomini. Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno Comuni, . Nellarticolo AAM Terra Nuova, vengono illustrati gli obbiettivi dellassociazione. AAM Terra Nuova unassociazione costituitasi attorno allomonima rivista fondata nel 1977. Riferimento articolato e composito, i suoi intenti corrono lungo il filo dellecologia dei fatti, delle scelte di vita, delle proposizioni innovative, consapevole che mutamenti profondi possono solo scaturire da una graduale e costante trasformazione radicata nellindividuale quotidiano. I suoi interventi pi qualificati sono in direzione: 1) Qualit dei prodotti, con il sostegno e la partecipazione a organismi di studio e tutela degli alimenti naturali; 2) Qualit del territorio, ossia, bioregionalismo, agricoltura biologica, bioedilizia, tecnologie appropriate; 3) Qualit dellessere, Nuova era, educazione e didattica. [] Numerose le campagne promosse, sulle Alternative possibili, sul Riciclaggio dei rifiuti e sul Lavoro liberato. Pino de Sario, AAM Terra Nuova, A rivista anarchica, Milano, n. 179, Febbraio 1991, cit., p. 18. Per approfondimenti vedere: La redazione di AAM Terra Nuova, Parola di AAM, A rivista anarchica, Milano, n. 147, Giugno/Luglio 1987. AAM Terra Nuova, Non lasciare tracce, Il rifiuto separato, Lecobusiness in agguato, Nasce il rici-movimento, A rivista anarchica, Milano, n. 155, Maggio 1988. 631 Gli Elfi del gran burrone unesperienza comunitaria presente sullAppennino Tosco Emiliano. Gli Elfi cercano lautosufficienza, attraverso le attivit agricole e lo scambio con le comunit vicine. Alcuni componenti lavorano allesterno della comune, e forte lattivit artigianale sviluppata allinterno. Dallintervista emergono divisioni per quanto concerne lutilizzo delle tecnologie, ma tutti gli intervistati sono daccordo per un utilizzo di fonti energetiche alternative, come quella eolica, per lilluminazione della comunit. Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno Comuni, . 632 Chiara di Prumiano, unesperienza comunitaria nata nel Chianti, e ritenuta dai due redattori, sostanzialmente differente dalle altre esperienze comunitarie visitate precedentemente. Infatti Chiara un piccolo villaggio dove i suoi componenti hanno una casa singola per ogni nucleo familiare, e ogni famiglia mantiene una propria economia separata. Nellintervista ad alcuni suoi componenti, risulta evidente che le attivit economiche sono gestite da una cooperativa, e che allattivit di produzione agricola viene affiancata unattivit di agriturismo. Nellintervista vengono anche evidenziati gli ottimi rapporti che Chiara ha con Aquarius, e lutilizzo, da parte dei componenti di Chiara, di concimi in agricoltura, e di tutte le tecnologie utilizzabili per alleviare il lavoro nei campi,.

luogo, una sostanziale differenza tra alcune esperienze comunitarie (Pian Barruccioli, Podere Vetriceto, Elfi del gran burrone) che si caratterizzano per una forte valorizzazione della dimensione spirituale del rapporto con la natura, per un rifiuto netto nei confronti della societ, delleconomia di mercato e della tecnologia, e le altre (Chiara di Prumiano, Aquarius) che sono inserite nelleconomia di mercato, e non hanno un approccio negativo nei confronti della tecnologia. La critica dei due redattori di A nei confronti del rifiuto della tecnologia, manifestato da alcuni appartenenti delle esperienze comunitarie visitate, emerge in maniera netta nellintervista a Piero, componente del Podere Vetriceto.

Una domanda che ci preme sempre fare riguarda lapproccio che si vuole avere nei confronti della tecnologia, perch siamo convinti della validit di un suo utilizzo equilibrato che permetta alluomo di risparmiare tempo e fatica. Infatti, secondo noi, vivere nella natura non significa dimenticare il piacere di una buona lettura o del riposo o comunque di uno spazio da dedicare a se stessi. Ma effettivamente Piero ci fa notare che una lavatrice e un trattore inquinano e che per pagarli bisogna lavorare per altri: Non mi va bene. Insomma la tendenza di rifiutare. [] queste persone si oppongono alla distruzione che la societ sta attuando giorno dopo giorno e va a loro
Noi le macchine, ad esempio, le usiamo perch ci sono indispensabili, ma cercando di non farci troppo prendere la mano dal fascino del trattore pi potente di quanto in realt serva. Anche per i concimi e gli anticrittogamici vale un discorso di buon senso: chiaro che tendiamo ad arrivare ad una coltivazione biologica, ma sappiamo che ci vorranno degli anni. Il problema diverso a seconda che si punti allautosufficienza o al mercato, come noi. Allora devi fare i conti con i bilanci e le sperimentazioni si possano fare solo gradualmente. Non un caso che gli sperimenti pi avanzati di agricoltura biologica se li possano permettere grandi industrie come la Crespi!.[] Per quanto riguarda il computer il mio atteggiamento di curiosit e di apertura verso uno strumento che modificher profondamente la societ. Anche qui bisogna vedere lutilizzo che se n fa: ho letto che in California verr fatto un vino assolutamente naturale utilizzando solo macchine e computer nella fase di vinificazione. E non mi sembra affatto negativo. Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno Comuni, , cit., p. 40. 633 Aquarius unesperienza comunitaria agricola nata nel 1982 nel senese. Nellintervista ad alcuni suoi componenti emergono in maniera forte le difficolt economiche riscontrate allinizio dellesperienza, e la trasformazione avvenuta, nel corso degli anni, da comune a villaggio comunitario, dove ogni componente ha uno spazio individuale. Aquarius, inoltre, punta allautosufficienza elettrica grazie allutilizzo di pannelli solari e fotocellule azionate dallenergia eolica. Il villaggio comunitario si pone come obiettivo la creazione di uneconomia autogestita caratterizzata dallaffiancarsi ad uneconomia di sussistenza (autosufficienza) che si completa con uneconomia di scambio (baratto), uneconomia di reddito, inserita nel mercato. Inoltre la comunit organizza anche campi estivi sulle tematiche riguardanti la vita alternativa: agricoltura, alimentazione, medicina/salute, artigianato, tecnologie. Le decisioni allinterno di Aquarius, vengono prese allunanimit, in unassemblea comune mensile. Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno Comuni, .

tutta la nostra ammirazione, anche se abbiamo la sensazione che non sia necessariamente solo questa la strada efficace che dobbiamo percorrere per ritrovare un equilibrio pi umano. Nei millenni luomo ha sempre cercato - per fortuna! di inventare e di adoperare il cervello per facilitare quei lavori che gli richiedono un enorme dispendio di energia. Lavvento della tecnologia ha rappresentato un salto nella qualit della vita di tanti contadini e di tanta povera gente che ha conosciuto solo la fatica della lotta quotidiana per la sopravvivenza. Cos che ha provocato lo squilibrio che ci chiede di correre ai ripari? Non la possibilit di usare il trattore ben venga il trattore ma luso indiscriminato che della tecnologia viene fatto.634

Inoltre nel dossier emerge in maniera chiara sia la necessit, manifestata dai redattori e da alcuni componenti delle varie comunit visitate, di costituire una rete di collegamento tra le varie esperienze comunitarie635, sia il fatto che Aquarius viene considerata dai redattori come lesperienza comunitaria, pi in sintonia con loro, poich ritenuta una sintesi tra le comunit che rifiutano la realt sociale, e Chiara di Prumiano, unesperienza ritenuta troppo inserita nelleconomia di mercato, e mancante di un progetto di trasformazione sociale.

Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno Comuni, , cit., pp. 30- 31. Proprio in questi giorni Paolo di Aquarius, una delle comunit che visiteremo, sta girando questa zona per trovare un luogo per lincontro comunitario dellArcobaleno. Forse si compir allinsegna di questo simbolo che nei suoi colori raccoglie tutte le diversit un primo passo verso la conoscenza reciproca della consistente realt comunitaria, e verso il riconoscimento della necessit di un collegamento solido e della costruzione di una rete sociale parallela: e sar questestate, forse proprio tra queste montagne, sulle sponde dellAcquacheta, per la prima volta in Italia. un grosso discorso, ma non prematuro parlarne anche se il passo precedente la risoluzione dei problemi interni. importante, crediamo, anche per chi ne al di fuori valutare questa grossa possibilit per le potenzialit che racchiude. Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno Comuni, , cit., p. 29. Anche Gaia, appartenente allesperienza di Chiara di Prumiano, evidenzia limportanza del formarsi di una rete tra le diverse esperienze comunitarie. Il discorso scivola sui rapporti con le altre comunit, sullimportanza attribuita a questi rapporti, sullesigenza di costruire una rete solida e permanente. Laccordo unanime. Gaia [], ha molti contatti che spera/vuole sviluppare in modo pi organico, ma tutti sono convinti che le comunit, una volta impostate e consolidate allinterno, debbano costruire questa rete che divenga una sorta di societ parallela al di l di ogni etichetta e di ogni specificit (naturisti, vegetariani, macrobiotici, ecc.). In questo senso la Chiara ha proposto a quelli di AAM che costituiscono per ora lunico collegamento tra tutte le realt comunitarie esistenti di organizzare un incontro annuale o semestrale in cui per alcuni giorni si possa stare insieme, per conoscersi, scambiarsi idee, esperienze, conoscenze e prodotti. E ha offerto di utilizzare la villa come struttura ospitante. Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno Comuni, , cit., p. 39.
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[] in questo terzo polo si cerca di fondere lesigenza di armonia


cosmica, con la razionalit, con la conoscenza e lanalisi della societ, in un progetto molto articolato, meditato ed ampiamente descritto nel loro interessante documento programmatico che un progetto di trasformazione sociale. Ci sentiamo sempre pi in sintonia con queste persone che tentano di guardarsi dentro senza per questo smettere di guardare fuori, che hanno una caparbia volont di cambiare se stessi e il mondo.636

La necessit della costituzione di una rete tra le varie esperienze comunitarie emerge di nuovo nelle considerazioni finali dei due redattori, nelle quali, oltre a sottolineare il numero rilevante delle esperienze comunitarie presenti in Italia, si evidenzia la frammentariet del fenomeno comunitario e la mancanza di una rete tra le varie esperienze, che possa permettere un loro progressivo ampliamento.637 La rivista si quindi interessata ad alcune iniziative di incontro tra le varie realt autogestionarie, ritenute da lei importanti per la costituzione della rete. A ha quindi dato notizia del III incontro europeo dellArcobaleno, un incontro tra le varie esperienze autogestionarie europee organizzato allAcquacheta sullAppennino Tosco Emiliano dal 30 giugno al 7 luglio 1985638, e allincontro delle Trib dellArcobaleno organizzato sempre allAcquacheta dal 25 Maggio al 5 Giugno 93, dalle esperienze comunitarie che vivono nella zona.639
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Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno Comuni, , cit., p. 43. Nelle conclusioni dei due redattori del dossier si afferma: Ci sembra per di poter proporre alcuni elementi di riflessione che sono emersi in modo abbastanza chiaro. Innanzitutto la dimensione del fenomeno comunitario che supera ogni previsione (solo in Toscana esistono pi di 200 realt) e che verosimilmente coinvolge migliaia di persone: una sorta di risposta, pi o meno cosciente, alle scelte autodistruttrici della societ, ma anche lopposizione di nuovi valori ai valori dominanti. Si tratta di una realt frammentaria e scollegata, ma che forse almeno lo speriamo superata una prima fase di consolidamento interno e di chiarezza, trover i modi e i mezzi per costruire una rete di rapporti ampliando la sua area di influenza. Fausta Bizzozzero, Massimo Panizza, Arcobaleno Comuni, , cit., p. 44. 638 Maria Teresa Romiti, Sei handicappato? Allora fuori, A rivista anarchica, Milano, n. 130, Agosto/Settembre 1985. 639 Nellarticolo Dieci giorni allAcquacheta, viene fatto un resoconto dellincontro. Dal resoconto emerge in maniera chiara la forte spiritualit dei partecipanti allincontro che hanno dato luogo, durante i giorni dellincontro, a numerosi rituali, canti in onore della natura. Nel resoconto vengono anche descritte le pessime condizioni igieniche del campo che ospita i partecipanti, e viene sottolineato il fatto che la conduzione dellincontro si svolta nella pi genuina anarchia. Non circolava denaro, e il poco commercio si sempre svolto secondi i metodi di baratto. Non esisteva polizia, n tribunali, n capi: tutto veniva deciso assieme nelle riunioni, e del

A, nel corso degli anni 80, ha continuato ad interessarsi ai kibbutzim, pubblicando tre articoli di Avraham Yassour, docente dellIstituto di ricerche sul kibbutz e sullidea cooperativa delluniversit di Haifa (Israele), e membro stesso di un kibbutz. In questi articoli640 Yassour, oltre a definire il kibbutz come una comune fondata sulluguaglianza, sullamicizia, su istituzioni partecipative dirette, che si pone come fine linstaurazione di una societ socialista fondata sulluguaglianza economica e sociale641, evidenzia il rischio che il rapido processo di industrializzazione sviluppatosi in Israele dalla fine degli anni 70, possa mettere in discussione i principi comunitari ed egualitari che sono alla base dellesperienza.

linizio di una nuova fase, legata al boom dellindustrializzazione, che ha migliorato tutti gli standard tecnologici e materiali della vita del Kibbutz. Viviamo in una fase di transizione, di passaggio da una societ esclusivamente agraria ad una societ con uneconomia industriale complessa. Questa transizione implica forse un mutamento sostanziale dellapparato ideologico e dellorganizzazione sociale? Si comincia a intravedere, in effetti, il pericolo del passaggio da una comunit egualitaria ad unistituzione cooperativa. Il successo economico del Kibbutz porta da uneconomia modesta di pura sussistenza a una societ del benessere che consente[] la dipendenza dalla manodopera salariata e linamovibilit dei funzionari e degli impiegati. [] Dalla comunit (la comunione intima e etica dei primi Kvutzah) alcuni kibbutzim sono passati alla funzionalit.[] Nel corso di questi processi di sviluppo, alcuni dei principi fondamentali comunitari ed egualitari subiscono profonde trasformazioni.642

resto ognuno poteva agire come meglio credeva, pur nei limiti del rispetto degli altri. Il territorio era da tutti occupato nello stesso modo, pur non appartenendo a nessuno. I pasti erano condivisi quasi da tutti in modo comunitario e la gratuit e il volontariato dei lavori erano segno di rispetto e di interessamento agli altri. Paolo Ribolini, Dieci giorni allAcquacheta, A rivista anarchica, Milano, n. 203, Ottobre 1993, cit., p. 8. 640 Avraham Yassour, Kibbutz tra passato e futuro, A rivista anarchica, Milano, n. 82, Aprile 1980. Avraham Yassour, Democrazia diretta e assemblea, A rivista anarchica, Milano, n. 82, Aprile 1980. Avraham Yassour, Unutopia imperfetta, A rivista anarchica, Milano, n. 88, Dicembre 1980/Gennaio 1981. 641 Nellarticolo Democrazia diretta e assemblea, viene sottolineato il fatto che nel kibbutz tutti i mezzi di produzione sono propriet comune, e al suo interno vige la democrazia diretta. Lorgano decisionale lassemblea generale, alla quale partecipano i membri del kibbutz. Avraham Yassour, Democrazia diretta e assemblea, . 642 Avraham Yassour, Kibbutz tra passato e futuro, , cit., 37-38.

Per cercare di salvaguardare i principi comunitari, che sono alla base del kibbutz, Yassour ritiene fondamentale la rotazione permanente delle mansioni allinterno delle fabbriche, e un recupero degli ideali anarchici.

A mio avviso, dovremmo tornare a uno spirito pi anarchico. Dovremmo limitare al minimo lautorit. Dovremmo eliminare ogni gerarchia istituendo la rotazione perenne delle mansioni, e cos facendo impedire il formarsi della burocrazia.[] Dovremmo accettare di sacrificare un po di efficienza a vantaggio dei nostri ideali. Dovremmo in altre parole, de-economizzare la nostra vita e la nostra cultura. Questa la vera base su cui dovrebbe fondarsi letica socialista, contrapposta alletica capitalista dellindividualismo competitivo e al suo feticcio, la propriet privata.643

Nel 92 la rivista si interessata al Progetto WESPE (Werk Selbstverwalteter Projekte und Einrichtungen), un progetto autogestionario nato in Germania nel luglio 88, e che si sviluppato principalmente a Neustadt e in altre citt tedesche (Alsfeld, Leer). Lobiettivo dellassociazione WESPE ( Progetti e orientamenti di Lavoro) quello di costituire una rete tra varie realt autogestionarie (imprese autogestite, comunit di convivenza, centri culturali autogestiti.), e A ha manifestato un particolare interesse nei confronti di questo progetto pubblicando un dossier su WESPE nel marzo 92.

Avraham Yassour, Unutopia imperfetta, , cit., p. 18. Yassour nellarticolo Unutopia imperfetta, in merito alla rotazione delle mansioni, afferma: Il kibbutz ha dimostrato che nel campo dellagricoltura i metodi migliori per favorire lo sviluppo e i risultati materiali non sono n la gerarchia, n lautorit, n i compensi individuali e neppure la gestione amministrativa. Nel caso dellindustria il problema pi complesso dobbiamo costruire industrie secondo il principio della massimizzazione dei profitti? Oppure, seguendo la tradizione ideologica socialista e libertaria che ci propria, possiamo raggiungere un grado di efficienza economica e amministrativa elevata pur conservando una forma di democrazia diretta? Mentre lesito ancora incerto (siamo nella fase di industrializzazione), posso dire che attraverso la rotazione degli incarichi siamo riusciti a superare le divisioni tra la direzione permanente della fabbrica e gli operai addetti alla produzione. In questo modo siamo riusciti a preservare un tipo di rapporto egualitario nellamministrazione delle fabbriche di propriet del Kibbutz e un alto grado di partecipazione aziendale. Ma ci che pi importante, questi risultati sono stati ottenuti senza sacrificare i profitti. Avraham Yassour, Unutopia imperfetta, A rivista anarchica, Milano, , cit., p. 17.

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In tale dossier presente, in primo luogo, la relazione presentata da Horst Stowasser, ideatore del progetto A(il progetto costitutivo di WESPE), durante le celebrazioni del 100 anniversario del movimento anarchico in Australia nel maggio 1986. Da tale relazione risulta chiaro il carattere pragmatico del progetto.

Il progetto A vuole caratterizzarsi, prima di tutto, come progetto MULTIDIMENSIONALE, con lobiettivo di coinvolgere contemporaneamente la vita politica, la vita economica e la vita privata unificandole, superando i limiti artificiali che vengono posti fra di esse. [] Lanarchismo di oggi capace di assicurare la sopravvivenza della cultura e della tradizione libertaria, di criticare in modo eccellente la societ, ma non sa indicare una via di uscita possibile per questa societ, un modo di cambiarla, e neanche un modo per creare nuove forme sociali libertarie per e con la maggioranza della gente. Il Progetto A vuole proporsi come una delle tante alternative possibili per superare la sterile ed isolato anarchismo vecchio stile, unalternativa in cui la felicit personale, il successo politico ed una forma decente per guadagnarsi la vita abbiano uguale importanza. Questo significa essere anarchici per egoismo positivo: io voglio prima di tutto essere felice, ma mi rendo conto di non poterlo esserlo se le persone che mi circondano non sono ugualmente felici, libere ed autonome, e quindi devo propormi di cambiare sia la mia vita che la societ. Questa la base di ogni progetto politico: non ha senso essere rivoluzionari nei principi senza includere se stessi, senza cambiare la propria vita. In questo senso il Progetto A vuole opporre allanarchismo pamphletario lanarchismo vissuto. Lanarchismo pamphletario diffonde le idee anarchiche tramite la carta scritta, i libri, i volantini, i discorsi, e in misura minore la musica, il teatro, cos si chiude in un ghetto, perch non potr mai raggiungere pi del 3 6 % della popolazione, per la semplice ragione che pochi sono abituati a leggere. Solo gli intellettuali e, a volte, nei periodi di lotte sociali, i gruppi emarginati ed oppressi possono essere raggiunti dallanarchismo, ma la gente normale ne automaticamente esclusa. Questa gente, nelle esperienze libertarie del passato, si interessata e compromessa con lanarchismo o con altre idee rivoluzionarie solo se questi movimenti erano capaci di proporre vie di soluzione concrete, comprensibili e non esotiche ai problemi che esistevano nella vita quotidiana.644

Horst Stowasser, Le basi del progetto A, A rivista anarchica, Milano, n. 189 Marzo 1992, cit., p. 20. Nella relazione, Stowasser, individua come obiettivo del progetto la costituzione di una rete autogestionale, formata da strutture solide, con il fine di dimostrare alla gente che lautogestione possibile, e porre le basi della promozione di progetti simili in tutta la Germania.

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A, oltre a raccontare nel dossier, la storia del progetto, a descrivere la sua struttura organizzativa
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,e a sottolineare il carattere ecologico di esso646,

pubblica un resoconto di una visita compiuta da Annalisa Bertolo, nella realt autogestionaria di Neustadt. Il giudizio che emerge sullesperienza, da questo resoconto, totalmente positivo.

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In alcuni articoli del dossier viene raccontata la storia di WESPE. Il progetto WESPE risulta essere stato messo in pratica, a partire dal luglio 1988, in tre citt tedesche Alsfeld, Leer e Neustadt. A Neustadt il progetto risulta avere avuto un maggiore sviluppo grazie alla federazione di tredici imprese economiche, dodici iniziative politico - culturali, otto comunit di convivenza, che raggruppano circa ottanta adulti e duecento simpatizzanti. Il gruppo di WESPE di Neustadt ha inoltre comprato nel centro della citt, unantica fabbrica di mobili per stabilirvi lOkohof, un progetto misto con laboratori, negozi, bar, ristoranti, abitazioni, spazi ricreativi, tutti autogestiti e dove vige la parit salariale. Dal punto di vista organizzativo, allinterno di WESPE le decisioni sono prese con il consenso unanime di tutti i componenti, riuniti in assemblea (Plenum) una volta al mese. Il gruppo di WESPE cerca di allargare la conoscenza del progetto nellopinione pubblica, attraverso lorganizzazione di feste, e con la pubblicazione di due riviste periodiche. Infine WESPE, per promuovere i suoi progetti, ricorre in primo luogo, allautofinanziamento da parte dei suoi componenti, e ad una banca dal gruppo creata, la GSL, la cui filosofia di gestione non il profitto, ma lavanzamento del progetto. Horst Stowasser, Okohof vuol dire,A rivista anarchica, Milano, n. 189, Marzo 1992 Horst Stowasser, Com nato e come funziona, A rivista anarchica, Milano, n. 189, Marzo 1992. A. Bertolo, A. Mauro, D. Sabbadini, La parola ai Wespisti, A rivista anarchica, Milano, n. 189, Marzo 1992. AA.VV., Intervista a Cristiana, giovane donna della WESPE, A rivista anarchica, Milano, n. 189, Marzo 1992. 646 In merito nellarticolo Una rete di persone impegnate si afferma: Tutte le ditte e i gruppi WESPE sono autogestiti, vale a dire sono prive di padroni e di gerarchie, con diritti e doveri uguali per tutti. Si aiutano a vicenda sul piano economico, ideale e personale. Uno dei pi importanti punti fermi del nostro progetto lecologia, in particolare nelluso di materiali che non danneggiano lambiente, ma anche nello sviluppo e nella ricerca di una tecnologia meno dura e la partecipazione attiva alla societ che ci circonda. Il primo frutto di questo sforzo comune realizzato fin qua lOkohof. Abbiamo comprato un vecchio stabilimento a Neustadt in cui abbiamo avviato un multiforme progetto ecologico culturale politico economico. LOkohof solo uno dei tanti progetti, uno solo di una dozzina buona di posti in cui la WESPE ha deposto le sue uovaMa ce ne saranno sempre pi. In questo modo vorremmo accostare labitante della citt al nostro modello alternativo e di lavoro e, passo dopo passo, creare esempi funzionanti, ecologici, libertari, autogestiti che si muovano in direzione di un cambiamento della societ. La WESPE vuole essere una rete, non un manipolo di associazioni centralizzate. Cerchiamo persone impegnate, con cui collaborare attivamente e che portino le proprie idee. AA.VV., Una rete di persone impegnate, A rivista anarchica, Milano, n. 189, Marzo 1992, cit., p. 26. Per approfondimenti vedere: AA.VV., Noi della WESPE, ecologici e radicali, A rivista anarchica, Milano, n. 189, Marzo 1992.

Ripartiamo dunque a malincuore dopo questa fulminea immersione nella variegata composizione di WESPE. Frastornati e colmi di un entusiasmo sano, quello che deriva dalla conoscenza inaspettata di possibili alternative realizzate, di vite parallele reali che sembrano utopie se sentite solo raccontareE lanarchia vissuta? Non saprei. Se al concetto di anarchia si associa un concetto di purezza assoluta no, ma se dagli scanni dei teorici la si cala nella dimensione popolare, della vita quotidiana direi di s; per lo meno: il migliore dei modi che ho visto; fintanto che non ce ne saranno di nuovi per poter fare un confronto.647

Nel corso degli anni 90 la rivista ha focalizzato la sua attenzione su altre due esperienze comunitarie; borgo Carbonara, esperienza nata nella met degli anni 90 nel colline piacentine648, e Exodus, esperienza portata avanti da alcuni disoccupati di Luton (Gran Bretagna) a partire dal 92. Nellanalizzare la storia di Exodus649, A sottolinea in maniera chiara come

Annalisa Bertolo, Nel nido di WESPE, A rivista anarchica, Milano, n. 189, Marzo 1992, cit., p. 27. 648 Dino Taddei, nellarticolo Il Luglio libertario a Carbonara, dopo aver evidenziato lo svilupparsi in Italia, nel corso degli anni 90, di una tendenza diffusa alla formazione di collettivit agricole, descrive lesperienza di borgo Carbonara. Unesperienza interessante sicuramente il borgo Carbonara, immerso nei vitigni delle colline piacentine []. Di epico questo villaggio non ha nulla, non la novella Cecilia, non la rigenerata polis Greca, non leremo camaldolese: solamente una manciata di costruzioni gettate a casaccio su una delle infinite asperit appenniniche. Eppure forse proprio la sua non specificit a renderlo porto franco per sperimentazioni eterodosse: una struttura che grazie alla sua flessibilit ed al suo accentuato pragmatismo, riesce ad interagire in modo costruttivo con gli abitanti dei dintorni, entrando in punta di piedi sui problemi reali collegati al territorio e con il mondo della produzione agro artigianale. Una via soft possibile a tutti, senza grandi capitali (le tre case abitate sono in affitto e la terra in prestito) con possibilit di forti scambi con la citt (Milano ad unora di strada e Piacenza a pochi chilometri) e situata in una zona ricca di esperienze simili; basti pensare al villaggio di Granara. Quadro potenziale non per una Guida Touring ma per il radicarsi di una significativa influenza libertaria che non teme il confronto, chiudendosi in torri davorio, ma esce allo scoperto reinterpretando valori quali lantimilitarismo (di cui lobbiettore totale Lorenzo, primo abitante ed impeccabile falegname, mi parla) direttamente collegato ad un uso non violento delle risorse ambientali ed allo sforzo di costruire rapporti di lavoro slegati da una logica gerarchica. Dino Taddei, Il Luglio libertario a Carbonara, A rivista anarchica, Milano, n. 230, Ottobre 1996, cit., p. 10. 649 Exodus unesperienza comunitaria intrapresa da alcuni disoccupati di Luton, cittadina vicina a Londra, che, nel 92, hanno occupano alcuni edifici (un hotel, una fattoria, dei magazzini) della cittadina, per dare vita ad unesperienza comunitaria. La comune, attraverso lorganizzazione di numerosi rave party, riesce a raccogliere dei contributi volontari necessari per il mantenimento di essa e dei suoi appartenenti. Le istituzioni e la polizia locale, dopo aver promosso una campagna stampa volta a buttare discredito sugli appartenenti della comune, decidono, nel gennaio 1993, lo sgombero della fattoria. Nel luglio 93 il collettivo Exodus occupa un vecchio ospizio della citt, e gli occupanti si dedicano alla ristrutturazione di esso e ad organizzare altri rave, ottenendo la legalizzazione

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le esperienze comunitarie possano essere un importante strumento per affrontare la piaga della disoccupazione.

Exodus ha ottenuto la stima della comunit locale e offre assistenza ad altri gruppi che vogliano adottare il suo modello. La loro forza il progetto che li lega: creare uno spazio libero dalle logiche di mercato che appartenga a tutti ed in cui siano possibili relazioni vere tra gli individui fondate su una messa in discussione della scala dei valori adottata dalle nostre societ. Cosa contribuisce a determinare il benessere secondo loro va ridefinito: non sono i beni materiali ma i valori relazionali, il rispetto per gli altri, il fare per gli altri e non contro gli altri in base a logiche di concorrenzialit. Exodus un esempio di come si possa vivere al di fuori delle regole delleconomia capitalistica che esclude sempre pi persone, adottando i valori della cooperazione e migliorando attraverso lazione collettiva la propria situazione individuale.650

In questo inizio di nuovo secolo, A si interessata alla Comune agricola Urupia, nata nel Salento nel maggio 1995651, e allesperienza comunitaria

delloccupazione da parte dellamministrazione. Inoltre, nel 96, il collettivo Exodus ha elaborato un progetto, che ha ottenuto il sostegno dellautorit locale, volto ad aprire un centro comunitario in un grosso capannone industriale, per dare vita ad un luogo di lavoro autogestito. Lobiettivo di questo progetto di offrire beni e servizi a prezzi bassi, e proporre unalternativa alla povert e alla disoccupazione. Marvi Maggio, Dai rave alla vita quotidiana, A rivista anarchica, Milano, n. 230, Ottobre 1996. 650 Marvi Maggio, Dai rave alla vita quotidiana, , cit., p. 13. 651 Nellarticolo Libert e terra delle comunarde di Urupia, viene raccontata la storia di questa comune agricola, nata nel Salento nel maggio 95. La comune, oltre a portare avanti un progetto di agricoltura biologica, si pone come obiettivo principale la messa in discussione del sistema sociale esistente. Le nostre aspettative sono quindi molto ambiziose: dimostrare la possibilit concreta di riappropriarci della nostra esistenza uscendo dalle dinamiche e dalle gerarchie di valori che antichi, ma sempre pi sottili, retaggi propongono come i soli validi e possibili, senza dare spazio ad alternative capaci di mettere completamente in discussione lorganizzazione sociale cos come ci viene offerta. Anche in questo, indispensabile continua ad essere il contributo degli ormai innumerevoli compagni che ci sono accanto con il nostro stesso entusiasmo e impegno, il numero dei quali ci auguriamo continui a crescere cos come cresciuto in questi anni, e che ha permesso la realizzazione di Urupia come comune aperta che non il progetto solo di chi ci vive ma di tutti coloro che vogliano sentirlo proprio. Le comunarde di Urupia, Libert e terra delle comunarde di Urupia, A rivista anarchica, Milano, n. 264, Giugno 2000, cit., p. 48. Per approfondimenti vedere anche: Comune Urupia, Impegnarsi a livello locale, A rivista anarchica, Milano, n. 256, Estate 1999. Franco Melandri, Lanarchia della comunit, A rivista anarchica, Milano, n. 241, Dicembre 1997/Gennaio 1998.

Ufa Fabrik di Berlino652. Interessandosi ad Ufa Fabrik, unesperienza comunitaria ed ecologica nata a Berlino nel 1979, A manifesta di nuovo attenzione per le esperienze comunitarie inserite nel contesto sociale e che portano avanti un progetto, concreto, di trasformazione del sistema.653

La rivista, nel corso degli anni 90, ha continuato ad interessarsi allesperienza dei kibbutzim, e ha messo in evidenza il fatto che il kibbutz presenta maggiore affinit con il pensiero anarchico rispetto al pensiero marxista. Giora Manor, giornalista e membro del kibbutz Mischmar HaEmek, nellarticolo Tra gli ismi654, mostra in maniera chiara queste maggiori affinit.

Lerronea nozione che il kibbutz sia un fenomeno socialista o comunista largamente diffusa. Questo errore deriva dalla definizione di kibbutz come collettivo, quale indubbiamente . Ma la connessione con il marxismo, il socialismo e il comunismo finisce l. Se si esaminano i principi fondamentali della vita del kibbutz, si giunge alla conclusione che le regole base e, cosa pi importante, la realt del Kibbutz, sono legate al pensiero anarchico e ben lontane dal marxismo.[] Gli anarchici insistevano su una futura societ volontaria, alla quale uno poteva unirsi secondo la propria volont, senza mai perdere la possibilit di abbandonarla. I socialisti
Il centro culturale Ufa Fabrik nasce nel 1979 in seguito alloccupazione di unarea dimessa dellUFA Film. Gli occupanti, dopo aver subito ottenuto dalle autorit locali un accordo per lutilizzo dellarea, hanno intrapreso un progetto comunitario e autogestionario, aperto alla realt circostante. Infatti lUfa Fabrik ha organizzato negli anni una serie di attivit culturali (convegni, rappresentazioni teatrali), ricreative (corsi di Yoga, bar, ristoranti) aperti alla popolazione del vicinato. Allinterno della comunit vi anche una scuola libera (indipendente dalla comune) e forte limpegno ecologico manifestato dagli appartenenti alla comune. Tale impegno si concretizza nella realizzazione di progetti sperimentali e innovativi; dal circuito dellacqua secondaria al compostaggio accelerato, allutilizzo dellenergia eolica. Maria Mesch, Vivere nellUfa Fabrik, A rivista anarchica, Milano, n. 264, Giugno 2000. 653 In merito Maria Mesch, nellarticolo Vivere nellUfa Fabrik, afferma: [] la portata alternativa dellUfa Fabrik talmente integrata in una vita normale fatta di pranzi in compagnia, di discussioni sulle piante in giardino, da apparire accettabile anche a chi non dellambiente, a chi tendenzialmente appoggia unimpostazione pi tradizionale. Riesce cos lintegrazione con il quartiere e la citt e diventano accettabili valori diversi come quello di scegliersi la propria famiglia, di determinare la propria vita fuori dagli schemi consueti, affermando la normalit dellalternativa. Non grandi idee politiche, ma progetti concreti per coniugare la ricerca del proprio benessere individuale con limpegno di renderlo perseguibile anche da altri potrebbe essere questa una definizione dellatteggiamento assunto dagli ex occupanti, oggi gestori legali del centro. Maria Mesch, Vivere nellUfa Fabrik, ,cit., pp. 40-41. 654 Giora Manor, Tra gli ismi, A rivista anarchica, Milano, n. 214, Dicembre 1994/Gennaio 1995.
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immaginavano uno stato al quale, a parole, veniva affidato il compito di migliorare la vita dei suoi sudditi attraverso la coercizione, rendendoli uguali e di conseguenza, forse, pi felici, anche contro la loro volont. Dalla data del suo concepimento, risalente a circa un secolo fa, sino ai giorni nostri, il kibbutz sempre stata una societ libera che qualunque membro pu abbandonare come molti hanno fatto e fanno - se trova le sue decisioni inaccettabili.[] I marxisti insistevano che lo Stato detenesse tutti i mezzi di produzione. Gli anarchici si opponevano a questa idea e pensavano che i mezzi di produzione dovessero essere consegnati nelle mani dei lavoratori che li usavano. Di fatto, lazienda agricola o fattoria kibbutz di propriet dei suoi membri, non dello stato.655

A ha inoltre rilevato il progressivo venir meno, nel corso degli anni, del carattere autogestionale del kibbutz, e dei suoi valori etici e politici, in seguito al progressivo inserimento del kibbutz in un sistema di economia di mercato656; inserimento che risulta intensificarsi durante la crisi economica di Israele del 84. La crisi economica infatti, risulta avere determinato un cambiamento della struttura del lavoro allinterno dei kibbutzim, con un

Giora Manor, Tra gli ismi, A rivista anarchica, Milano, n. 214, Dicembre 1994/Gennaio 1995, cit. p. 35. 656 In merito, Gerardo Lattarulo (un anarchico torinese che vive in un kibbutz) intervistato da Maria Matteo e Emilio Penna, dopo aver sottolineato il fatto che in origine nei kibbutzim, i mezzi di produzione e i consumi erano in comune (il consumo privato non esisteva), e i prodotti erano destinati al consumo interno, constata il fatto che oggi al consumo comune si affiancato un budget privato, una somma di denaro per uso personale, e i prodotti interni sono immessi sul mercato. Tutto questo ha messo in discussione i valori etici e politici che erano alla base del kibbutz. In teoria ci risponde il kibbutz la societ autogestionaria per eccellenza, in pratica non lo pi da anni. Il principio era che tutte le decisioni dovessero essere prese in assemblea e che tutti gli incarichi dovessero essere svolti a rotazione da tutti i membri del kibbutz che comunque dovevano renderne periodicamente conto allassemblea stessa. [] Con lingrandirsi del kibbutz lautogestione si sempre pi svuotata. Certo la scelta di entrare nelleconomia di mercato ha avuto un grosso peso in questo: quando ci sono milioni di dollari di fatturato annuo lautogestione diventa sempre pi complicata. Si creata una frattura fra i settori produttivi allinterno del kibbutz, introducendo una disuguaglianza di potere tra i settori trainanti economicamente e gli altri. La rotazione degli incarichi direttivi solo pi formale, poich in realt i dirigenti finiscono con il ruotare tra loro. sempre pi raro che chi termina un incarico torni a lavorare nella stalla o nella falegnameria. Tutto ci avvenuto perch sono venuti largamente meno i valori etici e politici del kibbutz, che ha cercato di porsi come alternativa alla societ esterna, finendo con ladottarne i valori. M. Matteo, E. Penna, Sul kibbutz, A rivista anarchica, Milano, n. 187, Dicembre 1991/Gennaio 1992, cit., pp. 46-47.

655

calo dei lavoratori impiegati nel settore dellagricoltura e dei servizi, e una crescita di quelli dellindustria, del commercio, e del turismo.657

In merito, Stanley Marron, professore universitario americano che ha lasciato gli Stati Uniti per vivere in un kibbutz e autore del libro, Mercato e comunit, il Kibbutz tra capitalismo e utopia (Milano, Eluthera, 1994.) in un saggio pubblicato su A afferma: La stretta economica ha spinto alla ricerca di fonti addizionali di reddito. Per numerosi anni alcuni kibbutz hanno amministrato degli alberghi rurali di alto livello, frequentati da persone che cercavano una vacanza di riposo in campagna o da gruppi di turisti stranieri che volevano osservare da vicino la vita dei kibbutz e godersi qualche serata in un ambiente pittoresco. Nel 1985 esistevano nei kibbutz 29 alberghi di questo tipo con un reddito lordo annuale pari a $58 milioni. La spinta alla ricerca di fonti immediate di liquidi, hanno portato a partire dalla met degli anni 80 alcuni kibbutz ad affittare camere e appartenenti liberi per delle vacanze relativamente poco costose, ottenendo un buon successo presso quella parte del pubblico israeliano a cui piace linformalit, cos come presso i turisti alla ricerca di un alloggio poco costoso. Il successo ha spinto molti kibbutz a offrire soluzioni di alloggio in campagna a basso costo e il numero di posti letto attualmente disponibili nei kibbutz per turisti e altri ammonta ad alcune migliaia. Unaltra innovazione che ha incontrato successo stata lapertura in numerosi kibbutz di grandi parchi acquatici dotati di enormi scivoli e altre strutture. [] Complessivamente, il turismo in questo momento il settore delleconomia dei kibbutz che gode della crescita pi rapida. Insieme al turismo nata tutta una serie di nuove iniziative nel campo del commercio, soprattutto centri di vendita, ristoranti e stazioni di servizio posti lungo le strade. In unaltra direzione, la tendenza verso una maggiore specializzazione nel campo delleducazione e delle professioni ha fatto un ulteriore passo in avanti con lapertura da parte di membri qualificati dei kibbutz di studi legali che fanno parte del contesto delleconomia dei kibbutz. Anche in questo caso si tratta di un servizio destinato sia alla popolazione delle aree rurali pi remote, che ai kibbutz, i quali hanno unesigenza sempre maggiore di consulenze legali con lespandersi della loro economia che ormai copre svariati miliardi di dollari. Servizi professionali di questo tipo vengono forniti da membri dei kibbutz, in base a criteri commerciali, nel campo dellagricoltura, dellingegneria, delle cure paramediche, delle terapie psicologiche ecc. Stanley Maron, Tra capitalismo e utopia, A rivista anarchica, Milano, n. 214, Dicembre 1994/Gennaio 1995, cit., pp. 33-34. Per approfondimenti vedere: Luca Crovatin, Il vecchio che avanza, A rivista anarchica, Milano, n. 215, Febbraio 1995.

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CONCLUSIONI

Il pensiero anarchico, molte volte accusato di essere un pensiero utopico, settario, votato alla critica ma non alla progettazione costruttiva, evidenzia invece con lesperienza di A - rivista anarchica e con il suo approccio alla tematica ambientalista, il proprio carattere pragmatico, la sua visione costruttiva e non distruttiva. Attraverso lo studio della rivista evidente lesistenza di due periodi distinti, che caratterizzano lapproccio di A alla realt esterna e alla tematica ambientalista. Nel corso degli anni 70 la rivista manifesta un carattere fortemente militante, una chiusura nei confronti delle realt esterne a quelle anarchiche e dei gruppi che teorizzavano la lotta armata diffusa; si interessa principalmente alla vicenda giudiziaria di Valpreda, alla strage di Piazza Fontana, allantifascismo militante, al terrorismo. In questi anni caratterizzati a livello mondiale dal crescere dellattenzione nei confronti del problema del degrado ambientale, dellinquinamento prodotto dai poli chimici, dei limiti delle risorse del pianeta, ma allinterno del nostro paese da uno scontro sociale acceso, la rivista rivela un interesse nei confronti delle problematiche ambientali minore rispetto a quello che manifester a partire dagli anni 80, eppure gi appare evidente il tipo dapproccio a queste problematiche proprio della rivista nel corso degli anni successivi. Secondo A, infatti, i problemi ambientali sono non risolvibili attraverso interventi di facciata, molte volte proposti dalle varie associazioni ambientaliste, che sono ritenuti dalla rivista soltanto in grado di frenare la distruzione del pianeta portata avanti dalluomo, e neppure per mezzo dellintervento del legislatore; invece necessaria una radicale

trasformazione della realt sociale, che metta in discussione lidea di progresso prevalente, e linstaurazione di un nuovo rapporto uomo-natura. Alla base di questo approccio vi sicuramente la forte influenza della visione decologia sociale di Murray Bookchin, esponente americano di spicco del pensiero ecologico e A manifester, dalla seconda met degli

anni 70, un forte interesse nei confronti del suo pensiero alimentato anche da rapporti personali con lui instaurati da alcuni redattori. Tale interesse nel corso degli anni 80, una tematica costante di A e si caratterizzer, negli anni 90, per lattenzione della rivista alla proposta municipalista libertaria di M. Bookchin; una proposta che suscita reazioni contrastanti nel mondo anarchico e su A, soprattutto per quanto concerne la partecipazione alle elezioni a livello locale dei movimenti municipalisti. Sulle pagine della rivista, infatti, sono pubblicati articoli a favore di tale proposta, ma in numero maggiore di critica, e di rifiuto nei confronti di qualsiasi partecipazione elettorale, anche a livello locale che stata invece caldeggiata da Bookchin. Il rifiuto di A si inserisce in una linea dastensione elettorale che risulta, nel corso degli anni, dominante ed confermata dalle critiche sollevate dalla rivista in merito allelezione di un appartenente dellesperienza comunitaria Christiania alle elezioni municipali di Copenaghen del marzo 78. Tale rifiuto riguarda anche lo strumento referendario, in occasione del referendum sulla vivisezione promosso in Svizzera nell85, e del referendum sul nucleare tenutosi in Italia nel novembre 87. A partire dagli anni 80 la rivista manifesta una forte apertura alle realt esterne a quelle anarchiche, pubblicando sulle sue pagine anche posizioni divergenti sugli argomenti da lei trattati, e mostra una tendenza a non porsi come portatrice di una verit assoluta, attraverso la valorizzazione del dialogo e del confronto, ritenuti da A fondamentali per la realizzazione della sua visione pragmatica dellanarchismo, e per la diffusione dei valori libertari nella societ. Lattitudine di A al dialogo emerge in maniera chiara dalla sua analisi delle varie associazioni ambientaliste. Da questanalisi evidente che A manifesta alcuni dubbi sulla loro composizione, e sugli interventi volti spesso alla conservazione del patrimonio naturale e privi di un progetto di trasformazione sociale per risolvere i problemi ambientali, ma mostra di non avere nessuna chiusura pregiudiziale nei loro confronti. Tale atteggiamento le ha permesso di sviluppare negli anni forme di collaborazione con alcune associazioni,

quando vi era comunanza dinteressi. Sebbene A sia caratterizzata dalla pubblicazione di articoli che, sugli argomenti da lei trattati evidenziano posizioni differenti, particolarmente numerosi in merito alla questione della neutralit della scienza, possibile individuare alcune posizioni, poi prevalenti nel corso degli anni, nei confronti delle problematiche ambientali. In primo luogo la via istituzionale non ritenuta da A idonea per affrontare i vari problemi ambientali presenti sul pianeta. Questo risulta evidente dalle numerose critiche mosse dalla rivista ai partiti politici italiani, a volte ritenuti interessati soltanto al controllo degli organismi parlamentari e ministeriali, a volte addirittura accusati di non aver chiesto la chiusura dalcuni stabilimenti chimici molto inquinanti (la Farmoplant di Massa, il reparto TDI della Montedison di Marghera, lIcmesa di Seveso, lACNA di Cengio). I partiti sono anche ritenuti responsabili dellassenza di una legislazione restrittiva per porre fine alla produzione di numerose sostanze chimiche inquinanti. Anche ai sindacati imputata la responsabilit di non aver chiesto la chiusura degli stabilimenti chimici inquinanti, e di aver preferito, nel corso degli anni, la difesa del posto di lavoro degli operai degli stabilimenti alla tutela della loro salute e integrit fisica. La critica alla via istituzionale risulta parimenti evidente nellinteresse manifestato dalla rivista negli anni 80, nei confronti dei Grunen tedeschi e dei Verdi italiani. La rivista individua nei due movimenti Verdi numerose assonanze con le tematiche libertarie, e una comunanza didee che per viene meno in seguito al processo distituzionalizzazione dei due movimenti, che si sviluppa nel corso degli anni 80 e che sar criticato in molti articoli. A, inoltre, evidenzia i limiti dei gruppi animalisti che si battono in difesa degli animali in unottica istituzionale, e che ritengono la liberazione degli animali possibile, attraverso ladozione da parte dei parlamenti di una legislazione protezionistica. Manifesta invece interesse per i gruppi che portano avanti azioni dirette anche illegali (A.L.F.) finalizzate ad uneffettiva liberazione degli animali. La rivista attribuisce unimportanza rilevante allazione diretta ritenuta come unico strumento idoneo per affrontare i problemi ambientali, e per

lemancipazione delle popolazioni oppresse. Significativi sono gli appelli fatti da A a tutto il mondo libertario, e non, per una maggiore mobilitazione contro il nucleare e contro i numerosi stabilimenti chimici inquinanti, e gli inviti al boicottaggio delle multinazionali per mettere fine alle loro attivit di sfruttamento della natura e delle popolazioni. La rivista, infatti, ha focalizzato la sua attenzione nei confronti delle lotte popolari sviluppatesi contro la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia nel 77 (la centrale nucleare di Montalto di Castro) e nellex Unione Sovietica nel 91/92, contro linstallazione dei missili a gittata intermedia in Italia e in Gran Bretagna negli anni 80, e alle lotte condotte contro alcuni stabilimenti chimici in Italia (Farmoplant, ACNA di Cengio) nel corso degli anni 80 e nellex Unione Sovietica nel 92 (la mobilitazione degli anarchici russi contro la costruzione di unindustria chimica nella zona di Lipetsk). Anche lattenzione manifestata da A nei confronti delle lotte condotte in difesa delle foreste amazzoniche e himalayane, e della rivoluzione condotta dallEsercito Zapatista di Liberazione Nazionale in Chiapas dal 1 Gennaio 94, conferma quanto precedentemente detto. La rivista si caratterizzata negli anni per la denuncia delle attivit inquinanti delle aziende chimiche, specialmente del gruppo Montedison, e della conseguente presenza di sostanze inquinanti in alcuni fiumi e acquedotti italiani. A ha inoltre cercato di rimuovere lalone di mistero che ha circondato per anni lincidente avvenuto allIcmesa di Seveso nel luglio 76, e ha fatto conoscere allopinione pubblica i danni ambientali e sulla popolazione da questo prodotto. Importante stato anche il ruolo di A nel portare alla luce lo scarso livello di sicurezza presente nelle centrali nucleari, gli effetti inquinanti insiti nelluso del nucleare, e le conseguenze sulla salute dei cittadini derivanti dallincidente di Chernobyl dellaprile 86, e nel denunciare nel 91, i traffici di materiale contaminato proveniente da impianti nucleari dellex Unione Sovietica, dalla zona di Chernobyl e svenduto in Italia. Di particolare importanza anche la denuncia della distruzione dellecospecificit dei terreni dove sono utilizzate le sementi geneticamente modificate.

A ha sottolineato in pi occasioni i limiti dellinformazione fornita dai mass media; uninformazione molte volte accusata di occuparsi dei problemi ambientali solo in seguito al verificarsi di gravi catastrofi, spesso portata a nascondere, o dare informazioni parziali, sugli effetti sullambiente, sulluomo e sugli animali procurati da queste. Rilevante lanalisi fatta da A dei disastri di Seveso, di Bhopal, e di Chernobyl, dove mette in evidenza il ritardo con il quale i mass media si sono interessati ad alcuni problemi ambientali (la distruzione delle foreste amazzoniche). Tale informazione ritenuta carente anche per alcuni avvenimenti considerati dalla rivista rilevanti come lIncontro intercontinentale per lumanit organizzato dallEsercito Zapatista di Liberazione Nazionale nel

luglio/agosto 96, e gli esperimenti di clonazione. Di fronte a questi limiti la rivista ha quindi valorizzato la funzione che la controinformazione pu svolgere nel portare alla luce i danni ambientali procurati dalluomo, nel sensibilizzare lopinione pubblica italiana contro lattivit inquinante della Montedison, e quella mondiale contro lo sfruttamento della foresta Amazzonica, e degli Indios; una controinformazione che, grazie alla trasparenza e alla tempestivit, deve rendere effettivo il controllo su qualsiasi sperimentazione scientifica, da parte dellopinione pubblica. Il pragmatismo di A emerge in maniera chiara nellinteresse manifestato nel corso degli anni, nei confronti di alcune esperienze autogestionarie e comunitarie. Infatti, a partire dagli anni 70, la rivista si interessata principalmente alle esperienze comunitarie di produzione che, inserite nel contesto sociale, possono porre le basi di una trasformazione economica ritenuta linizio di qualsiasi processo di trasformazione sociale, e rileva la realizzazione concreta allinterno di esse di alcune posizioni sostenute nel corso degli anni (limportanza dellutilizzo delle tecnologie alternative, della Democrazia diretta, delleducazione libertaria, di un nuovo rapporto uomonatura). Lautogestione, oltre ad essere considerata una pratica fondamentale per lemancipazione dei popoli e dei gruppi sociali oppressi (Indios, donne indiane) ritenuta, soprattutto a partire dagli anni 90, particolarmente importante per una trasformazione della realt sociale e per linstaurazione

di un nuovo rapporto con la natura. Ma la realizzazione di questo disegno politico di trasformazione sociale risulta per A possibile solo attraverso la formazione di una rete di collegamento tra le varie esperienze comunitarie e autogestionarie, che sia alla base della creazione di un nuovo tessuto connettivo sociale. La rivista si quindi interessata, a partire dagli anni 80, ad alcune iniziative di incontro tra le varie esperienze comunitarie (Rainbow Gathering, III incontro europeo dellArcobaleno, incontro trib

dellArcobaleno) e, a partire dagli anni 90, ad alcune iniziative di incontro e di collegamento tra le varie esperienze autogestionarie italiane e straniere (le fiere dellautogestione, la creazione di un laboratorio per lautogestione nel 95, i bollettini Arcipelago e CIR di collegamento tra esse, lIncontro internazionale delle realt autogestite ad Albenga) ritenute da A importanti per la costituzione della rete. La rivista ha avuto, ed ha tuttoggi un ruolo di primo piano nel promuovere la costituzione di una rete che ancora stenta a consolidarsi, ma alla quale, a mio avviso, pu essere riconosciuto il merito di promuovere nuove possibilit dincontro tra le persone e daggregazione sociale, in unepoca di progressiva disgregazione dei rapporti sociali.

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APPENDICE A: Intervista a Paolo Finzi redattore della rivista A - Rivista Anarchica

Il primo numero della rivista A del Febbraio del 71. Quali sono gli obiettivi che la rivista si subito posta?

La rivista nasce nella primavera del 70 nel contesto della campagna di controinformazione sulla strage di Piazza Fontana. La redazione nasce nellambito del circolo Ponte della Ghisolfa, del quale faceva parte anche Pinelli, compagno ucciso in questura il 15 Dicembre del 69. In tale contesto Milano diventa ancor di pi la capitale politica in Italia, dove si sviluppa una forte mobilitazione contro la strage. Tra i ventenni ed i trentenni del gruppo di Pinelli nasce lidea di fare una rivista. Il movimento anarchico aveva gi delle pubblicazioni come, per esempio, Umanit Nova che era ed la pubblicazione principale, ma che allora aveva la redazione a Roma. Si svilupp quindi lesigenza di avere un proprio periodico nellambito metropolitano milanese. Lidea iniziale era quella di pubblicare almeno tre numeri e la rivista fu finanziata direttamente dai redattori; curiosamente anche con soldi accantonati da alcuni compagni pi anziani per acquistare un casolare in Toscana e dar vita ad una comune. Tutti questi soldi furono invece utilizzati per finanziare i primi tre numeri.

Come si colloca, nel complesso mondo anarchico, la prima redazione della rivista e chi erano i componenti di essa?

La redazione iniziale della rivista era formata da un compagno, un anarchico romano, che si chiama Guido Montana, il quale ha avuto lidea del nome, lA cerchiata, ma che usc dalla redazione dopo pochi numeri e non labbiamo pi incrociato. Gli altri redattori della rivista erano Amedeo Bertolo, Luciano Lanza, Rossella Di Leo, Fausta Bizzozzero, che tuttora la direttrice responsabile pur non essendo da anni nel collettivo redazionale, e il sottoscritto Paolo Finzi. Nellambito della panoramica anarchica di allora

la rivista si poneva come un prodotto giovane. Il nostro obiettivo era di dar vita ad una pubblicazione che svecchiasse anche limmagine grafica e limpostazione giornalistica di Umanit Nova, un giornale curato da compagni stimabilissimi e serissimi ma che erano, sessantenni, settantenni. La rivista esce in grande formato, introduce un uso pi moderno della fotografia, il fumetto Anarchik, ponendosi come un prodotto assolutamente innovativo. Voglio di nuovo sottolineare che la campagna su Piazza Fontana stata molto significativa per noi perch eravamo tutti pi o meno conoscenti e amici di Pinelli, e conoscenti, e un po meno amici, di Valpreda. Bisogna dire che lambiente anarchico milanese era composto allora da poche persone ma dopo la strage, paradossalmente, il numero degli anarchici cominci a crescere. La campagna di controinformazione inizi il 17 Dicembre del 69 con una conferenza stampa svoltasi al circolo anarchico Ponte della Ghisolfa nella quale furono dette sostanzialmente tre cose: Valpreda innocente; Pinelli stato assassinato; stata una strage di Stato. Il giorno dopo sul quotidiano Il Corriere della sera compare un articolo con scritto: Farneticante conferenza stampa degli anarchici e gli anarchici sono presentati come dei mezzi matti. Nel 93/94 viene approvata la legge Valpreda per permettere la sua scarcerazione, e questo d il segno di quanto linnocenza di Valpreda sia entrata a far parte della storia istituzionale. Tra il 17 Dicembre e la legge che scarcera Valpreda vi il crescere di un movimento, di cui gli anarchici sono stati linizio ma bisogna ricordare che anche lUnit parlava di oscura morte confermando quindi la versione dassassinio degli anarchici. Retoricamente posso dire che oggi Pinelli avrebbe 73 anni, potrebbe essere in questa stanza, anche perch un altro compagno Cesare Vurchio, anarchico pugliese emigrato e che compare in una foto storica con Pinelli e la bandiera dellanarchia sullo sfondo, ha oggi 70 anni e ancora ci d una mano.

Nel corso degli anni sono avvenute modifiche nella composizione della redazione che hanno determinato dei mutamenti di linea editoriale?

La redazione stata un tram dove la gente saliva e scendeva. Noi non abbiamo mai pubblicato, a differenza daltri giornali, lelenco dei nomi dei redattori e io sono lunico sopravvissuto del primo nucleo redazionale. I compagni che ho prima citato sono ancora presenti nella casa editrice A occupandosi di Eluthera o di Libertaria, la nuova rivista trimestrale che ha preso il posto di Volont, rivista teorica e storica. Posso quindi dire che una parte di coloro che sono usciti dal nucleo iniziale sono rimasti non solo anarchici, non solo impegnati nel campo editoriale, ma sostanzialmente nello stesso ambito della rivista. Numerosi sono stati i cambiamenti ma non ci sono state rotture e il nucleo originario si disperso in tempi lunghi. Luciano Lanza uscito dalla redazione alla fine degli anni 70, nel 74 sono usciti Amedeo Bertolo e Rossella Di Leo, che ha cominciato ad occuparsi daltri progetti editoriali e politici. Negli anni 80 uscita Fausta Bizzozzero e sono entrate altre persone come Maria Teresa Romiti. La rivista comunque, importante sottolineare, non mai stata organo di niente, n di un gruppo, n del Ponte della Ghisolfa. La rivista negli anni 70 stata vicina ai Gruppi Anarchici Federati, una delle tre federazioni anarchiche allora esistenti, ma non mai stata lorgano di nessuno.

Parlami un po dellesperienza del Ponte della Ghisolfa.

Il circolo Ponte della Ghisolfa era formato, negli anni 70, dalle persone che ho prima citato ma molti componenti, me compreso, con il passare del tempo hanno abbandonato lattivit militante intensa pur restando vicini al circolo in qualche maniera. Ora la gestione del circolo, che dal 76/77 si trasferito in viale Monza n. 255 dopo lo sfratto, stata presa in mano da anarchici pi giovani. Noi con il Ponte della Ghisolfa abbiamo sviluppato delle iniziative comuni come, per esempio nella met degli anni 90, lelaborazione di un volantone antifascista. La rivista non , pregiudizialmente, amica o nemica di nessuno. La rivista non fa parte della Federazione Anarchica Italiana, organizzazione storica principale

dellanarchismo organizzato, ma ha sempre avuto dei buoni rapporti con la

maggioranza delle persone componenti della Federazione e molti di loro hanno scritto articoli sulla rivista. Per esempio Maria Matteo, che la redattrice tecnica centrale di Umanit Nova, anche una nostra collaboratrice come Massimo Ortalli dImola, Claudio Lanza di Trieste, tutti membri della Federazione Anarchica Italiana. Noi ci siamo sempre posti come un elemento aperto anche in ambito anarchico.

Vi sono state alcune tematiche verso le quali la rivista ha manifestato un particolare interesse, o che ha considerato di maggiore importanza?

Certamente s. Negli anni 70 la rivista si occupata principalmente della strage di Piazza Fontana e annessi e connessi; inoltre si occupata dantifascismo militante soprattutto in seguito al caso giudiziario di Giovanni Marini, un anarchico di Salerno, che era stato coinvolto in una rissa che aveva i sapori dellaggressione fascista e che comunque nellaccoltellare un fascista finito in carcere. Sicuramente la tematica antifascista era allora molto sentita.

Come quella della lotta armata.

Dalla seconda met degli anni 70 il tema della lotta armata, del terrorismo, si posto come un tema assolutamente centrale della rivista. A mio avviso il tema del terrorismo stato uno dei temi pi importanti e meglio affrontati dalla rivista, con numerosi interventi sia a livello di dibattito, sia con numerose interviste a persone detenute in carcere. Nellinsieme la rivista si posta in maniera molto critica nei confronti di quelle componenti anarchiche, che oggi sarebbero chiamate anarchico insurrezionaliste, che teorizzavano una forma di lotta armata diffusa pur criticando le Brigate Rosse in quanto staliniste. Nel nostro giudizio molto ha pesato una concezione etica, propria dellanarchismo. Una concezione non violenta, non nel senso integrale del termine, ma sempre molto attenta allimplicazione assolutamente negativa che luso della violenza ha non solo

verso le vittime di essa; e che sottolinea limportanza dellosservazione di Gandhi sul seme e sulla pianta che poi, con un linguaggio anarchico specifico, il problema della coerenza tra i fini e i mezzi. Noi abbiamo una concezione sociale e costruttiva dellanarchismo a fronte daltre componenti dellanarchismo che sottolineano molto la parte distruttiva, la lotta antistatale, la guerra di classe. Questi aspetti erano e sono secondo noi riduttivi.

Ho notato questa vostra posizione anche ora; infatti, dopo i fatti di Genova avete preso fortemente la distanza dalle violenze che sono successe.

La rivista ha elaborato un comunicato di condanna delle violenze che stato ampiamente apprezzato e ancor di pi ampiamente criticato in campo libertario. Tutto questo si pone esattamente in continuit con le polemiche degli anni 70. In quegli anni uscirono dei libelli, dei volantini contro di noi con minacce anche personali e, anche a Firenze, alcuni compagni ne trovarono altri minacciosi sotto casa. In realt il tempo, come spesso succede, stato in gran parte galantuomo, infatti molto curioso ritrovare alla nostra destra dopo molti anni una serie di gallinacci urlanti che avevano concezioni molto dure ma che hanno fatto delle retromarce notevoli. Una pagina difficile ma significativa della rivista su questo tema stata il rapporto con Gianfranco Bertoli, discussa e discutibile figura duomo e danarchico individualista, responsabile di un orribile fatto di sangue il 17 Maggio del 73 davanti alla questura di Milano. Numerosi sono stati i dubbi su di lui ma, dal nostro punto di vista, non tali da riconoscere una sostanziale buona fede del personaggio confermata anche da una lunga serie di articoli che lui scrisse nella rivista negli anni in cui non era in vigore la legislazione premiale che premiava i pentiti dissociati. Nonostante le ombre del personaggio, morto recentemente, che si portato con s nella tomba, e nonostante gli aspetti eticamente discutibili anche ai nostri occhi, lui ha rappresentato un ottimo collaboratore della rivista. Le sue critiche lucide al

lottarmatismo, al comportamento dei brigatisti in carcere, alla rivolta dellAsinara sono state molto importanti. Bertoli ha scritto delle pagine, che in parte sono state raccolte in un libro che si chiama Attraversando larcipelago edito dalle edizioni Senza patria, dalto valore etico- politico che si sono inserite a tutti gli effetti dentro la linea redazionale della rivista, e che avevano una credibilit e una sostanza ancora maggiore perch provenivano da una persona che comunque si fatta 25 anni di carcere. Durante gli anni di collaborazione alla rivista Bertoli faceva il bibliotecario nel carcere di Porto Azzurro, dove io andai pi volte a trovarlo e sicuramente, a mio avviso, questo fu il periodo migliore della sua vita. Questa una pagina importante che noi rivendichiamo della storia di A. Lui ha scritto delle pagine di critica al terrorismo, di critica alluso delle bombe come strumenti di morte in unepoca dove non valevano, e non gli valsero, nemmeno dopo, nulla per ottenere sconti di pena. Noi siamo convinti di aver avuto una funzione pedagogica contro luso della violenza nel campo sociale.

Negli anni 80 quali tematiche sono state affrontate dalla rivista?

Negli anni 80 abbiamo il finire del fenomeno della lotta armata e c lemergere forte della tematica ecologica, del femminismo e dellattenzione per i movimenti comunitari. C per esempio un numero speciale della rivista, a met degli anni 80, con un resoconto di un giro fatto, in gran parte in Toscana, fra gli Elfi del gran burrone e altre esperienze comunitarie. In questi anni si accentua lattenzione della rivista per lesterno; ricordo unintervista ad Anna Donati sui problemi della mobilit, il traffico. La rivista comincia a sviluppare una serie di rapporti, che aveva sempre avuto, ma che si accentuano negli anni 80 con lesterno del movimento anarchico. Questa diventata, progressivamente, una caratteristica sempre maggiore della rivista e che ancora presente.

Quali sono i rapporti tra la rivista e le varie correnti del movimento anarchico? Quali sono i legami pi consolidati ed i maggiori contrasti?

Questa domanda avrebbe avuto un forte senso negli anni 70 quando cera nel movimento anarchico una pi specifica suddivisione gruppettara. Fortunatamente gli addormentati anni 80 e 90 hanno portato accanto a cose negative, un parziale superamento del settarismo. Nel passato i contrasti pi significativi sono stati e sono ancor oggi, quelli sulla tematica della violenza. Questo tema insieme a quello dellorganizzazione sono parte dei temi storici a centro di contrasti e dibattiti tra gli anarchici dall800 in poi. La rivista era nata negli anni 70 sostenendo la necessit di potare alcuni rami del tronco anarchico e questo quello che noi sostanzialmente abbiamo fatto, pur non cancellandoli storicamente. Gli anarchici che si rifacevano alla tradizione vendicativa di Gaetano Bresci fanno parte di una tradizione consolidata che per per noi una tradizione, una roba passata. Questo non esclude che il tirannicidio possa riproporsi. La rivista, pur rimanendo radicata nellanarchismo latino ed italiano, valorizza quella che limpostazione tradizionale dellanarchismo anglosassone se non americano. Lanarchismo anglosassone quello pi pragmatico, quello che ha il suo esponente di spicco in Colin Ward, un architetto urbanista vivente, il quale ha scritto un libro che si intitola Anarchy nation. Il nostro interesse si spostato dalla storia dellanarchismo, tipica dei numeri della rivista degli anni 70, ad un interesse verso la concezione pragmatica inglese; verso quelle esperienze concrete di vita che in qualche misura si ispirano allanarchismo ed hanno un taglio libertario e che tentano di prefigurare una concezione anarchica libertaria nella vita. Noi rimaniamo allinterno del filone storico dellanarchismo per con unattenzione molto marcata al rapporto fine - mezzo, alla coerenza ma non intesa come valore assoluto, agli aspetti costruttivi e non a quelli critico - distruttivi. Questo anche quello che ha ispirato la nostra posizione sui fatti di Genova.

Hai detto che la vostra posizione stata molto criticata.

Criticata e anche apprezzata. Nelleditoriale scritto da me nel numero di Giugno ho espressamente scritto che la violenza non fa parte del nostro DNA e delle nostre prospettive criticando chi approfitta delle manifestazioni pacifiche per andare a fare distruzioni di massa per poi rientrare nel corteo e attirare la polizia. Noi cerchiamo di distinguere tra una reazione ad unaggressione e lorganizzazione di bande paramilitari per andare a compiere azioni violente. Noi siamo rimasti molto contrariati dal fatto che limmagine dellanarchismo nei media fosse appiattita

sullanarchico con la bandiera nera sopra una macchina bruciata. Non questo il tipo di anarchismo che ci interessa perch noi siamo orientati ad altri temi, altre pratiche, altri comportamenti. Il problema non di essere buoni o cattivi secondo la logica dello Stato, ma di essere buoni secondo la nostra logica che pu essere antagonista ma anche coincidere con quella dello Stato. La nostra sottolineatura sempre verso una scelta etica che mi sembra lapproccio basilare che uno deve avere con lanarchismo. Lanarchismo prima di tutto una scelta etica.

Quali sono stati i principali problemi che hanno gravato sulla rivista nel corso degli anni e quali cambiamenti hanno determinato?

Uno dei grandi problemi che la rivista ha dovuto affrontare, e che un problema di tutte le pubblicazioni piccole, quello della distribuzione. Noi lo abbiamo risolto in parte con la distribuzione militante, secondo la tradizione anarchica. La rivista ha cercato di uscire da questo ghetto alla fine degli anni 70 facendo della pubblicit a pagamento sui quotidiani la Repubblica, Il Manifesto, per cercare di farci conoscere. Abbiamo avviato una distribuzione nelle edicole che per, dopo vari anni, abbiamo dovuto smettere in parte perch i costi di distribuzione sono diventati alti, soprattutto per linvenduto. Noi non abbiamo una concezione statalista, ovvero che debba essere lo Stato ad assicurarci la vendita, ci siamo sempre mossi con le nostre forze. Un altro problema stato quello economico perch la rivista costa molto e la nostra intenzione sempre stata quella di

fare un prodotto abbastanza bello. Il numero delle pagine aumentato nel corso degli anni, poi in casuale coincidenza con lEspresso siamo passati al formato tabloid, nel 74. La rivista oggi costa almeno un centinaio di milioni lanno ed un giocattolo costoso che si ripaga solo in parte. La rivista ha sempre dovuto contare sulle sottoscrizioni che sono, anche queste, una tradizione forte dellanarchismo. Negli anni 70 ci siamo potuti giovare di sottoscrizioni generose e numerose di molti anarchici italiani emigrati negli Stati Uniti, la generazione di Sacco e Vanzetti per intenderci. Questa generazione andata a scomparire nel tempo, come sono scomparsi i compagni dellantifascismo sparsi in Belgio e Francia e in altri paesi. Questa generazione non stata sostituita, per noi continuiamo a valerci di sottoscrizioni generose che in parte provengono dallo stesso gruppo redazionale. Riusciamo a far quadrare i bilanci ma almeno un terzo sono sottoscrizioni di gente che ci crede.

Secondo te vi stato un mutamento da parte della rivista, nellapproccio alla tematica ecologica? Quali sono le problematiche ecologiche verso le quali la rivista ha manifestato un particolare interesse?

Io, personalmente, ho scoperto Bookchin nel 74 alla Freedom press, una libreria anarchica di Londra. In questa libreria trovai un libro di Bookchin che si intitolava Post-scarcity anarchism e lo portai a Milano, dove ancora era poco conosciuto. Bookchin ancora vivo ma ormai vecchio e ammalato, ha una compagna molto pi giovane di lui che conosce lItaliano e quindi gli legge la rivista. Noi abbiamo tradotto decine di articoli di Bookchin senza mai diventare dei bookchiniani. Non abbiamo mai sposato fino in fondo il suo progetto. Bookchin ha rappresentato sicuramente il coagulo principale tra anarchismo ed ecologia. Il nostro interesse verso lecologia deriva dalla nostra attenzione per il mondo esterno. Alcuni componenti della redazione come Fausta Bizzozzero, che poi ne uscita perch assorbita dal lavoro della libreria Utopia, hanno manifestato un loro interesse personale. Noi

abbiamo fatto il volantone antinucleare con la Maria Teresa Romiti, allepoca di Chernobyl. Un volantone anche uno strumento che viene distribuito ai gruppi e diventa uno strumento di propaganda. Tramite la tematica ecologica abbiamo visto anche la possibilit di entrare in relazione con tutta una serie di movimenti che non erano anarchici. Questo vale anche per il femminismo.

Con lecofemminismo.

S, nella rivista vi stato un dibattito tra femministe e libertarie sui temi del separatismo, la politica delle donne. Su questi temi noi abbiamo avuto polemiche, nel senso alto del termine, con la Libreria delle donne. Le compagne della redazione misero in piedi un collettivo che si chiamava le Scimmie, e hanno elaborato dei documenti e partecipato al dibattito interno al movimento femminista. Alcuni loro documenti sono stati pubblicati dalla rivista. La rivista anche il portato delle attivit che i collaboratori portano.

Il rapporto con Bookchin stato quindi molto stretto?

S, un rapporto anche sul piano personale. Bookchin venuto molte volte in Italia per una serie di conferenze ed sicuramente stato un punto di riferimento per noi. Negli ultimi anni abbiamo pubblicato qualcosa del suo bollettino che si chiama Green Perspectives. Ci tengo a sottolineare che Bookchin stato negli Stati Uniti al centro di particolari polemiche, anche perch ha un carattere molto focoso. Noi non abbiamo mai voluto sposare la politica di Bookchin, a noi interessava il suo pensiero. Noi non siamo mai stati ecoanarchici ma siamo sempre stati, in campo anarchico, multiculturali e riconosciamo le molteplici vie dellanarchismo.

Secondo me la rivista ha manifestato un minore interesse nei confronti dellecologo Andr Gorz le cui posizioni sono spesso in contrasto con il pensiero di Bookchin. Quali sono le ragioni di questo minore interesse?

S, mi ricordo delle cose critiche che noi abbiamo pubblicato, avendo un rapporto pi stretto con Bookchin, ma non mi ricordo molto bene il suo pensiero. Mi ricordo che viene dallambito marxista, ma non sono in grado di dirti qualcosa di interessante.

Mi sembrato di notare nella rivista una costante critica nei confronti delle tecnoburocrazie, come si sviluppata?

Tieni presente che questa critica sorta prima della nascita della rivista. Cera un piccolo bollettino diffuso a Milano, nella met anni 60, che si chiamava Materialismo e libert fatto da un gruppo di anarchici milanesi di cui faceva parte Amedeo Bertolo, assolutamente clandestino nella sua diffusione ma non per scelta. Questo gruppo, che ha curato alcuni numeri di questo bollettino ormai introvabile, ha sviluppato per primo una tesi poi ripresa dai GAF, Gruppi Anarchici Federati. La loro tesi era lindividuazione di una terza classe tra i capitalisti ed i proletari che era la Tecnoburocrazia. Per individuare questa classe erano ricorsi a due pensatori: a James Berkham e ad un italiano, assolutamente sconosciuto e di cui la rivista pubblic qualcosa, che si chiamava Bruno Rizzi. Rizzi era un industriale delle scarpe della provincia di Mantova che scrisse un libro negli anni 30 dove aveva cominciato a sviluppare questa tesi. La rivista si colleg in maniera indiretta a questa tesi e sostenne questo tipo di analisi che sembrava pi consono ad identificare bene la natura di classe, se cos si pu dire, delle classi dirigenti dellEuropa orientale. Questi non erano dei capitalisti di stampo classico, ma strettamente legati al capitalismo di Stato. Tracce di questa concezione erano gi presenti in Bakunin che sottolineava i rischi legati alla detenzione del potere da parte degli intellettuali, poich se questi hanno il potere non ci sar solo la supremazia della moneta, ma anche del sapere.

Mi sembrato di individuare nella rivista una continua polemica nei confronti della Montedison. Una polemica che nata, in primo luogo,

nei confronti dello stabilimento di Marghera per poi svilupparsi nel corso degli anni. Quale motivazioni sono alla base di essa? Strettamente legata ad essa vi , a tuo avviso, una critica nei confronti della sinistra e dei sindacati che non hanno difeso la salute dei lavoratori?

La Montedison a Marghera, dove vi era una cospicua presenza anarchica, e successivamente nella zona industriale di Massa Carrara, dove c stata poi quella grossa fuga di gas nel 88. La rivista era in questo senso un terminale delle innervazioni compagnesche nel sociale, nel senso che vi erano gruppi attivi a Carrara che nel 80 crearono il comitato di lotta per la chiusura della Montedison. In questa mobilitazione e sensibilit ecologica vi stata unarretratezza del sindacato e di ampi settori della stessa classe operaia la quale difendeva tradizionalmente il posto di lavoro e vedeva in gran parte con il fumo negli occhi gli ecologisti e coloro che sollevano la questione. Non vi era per niente di personale.

Ma ho notato una critica costante negli anni 70/80.

interessante che tu labbia notata, ma la caratteristica costante purtroppo che la Montedison ha continuato ad inquinare, e la nostra continua costante stata lattenzione verso quelle situazioni dinquinamento. La rivista ha fatto un po da camera di risonanza agli interventi nel sociale dei singoli gruppi anarchici; basta ricordare, per esempio negli anni 80, una dozzina di pagine curate dagli anarchici di Bordighera contro le malcostruzioni, la corruzione edilizia nella riviera del Fiore. L cera un gruppetto di anarchici che aveva un rapporto con la rivista.

Il rapporto con i Verdi stato un rapporto sostanzialmente tormentato. Vi stato nel corso degli anni un mutamento di linea e come si sviluppato? Ho notato la partecipazione di collaboratori della rivista a diversi convegni organizzati dai Verdi [Convegno Internazionale dei Verdi (Pescara Settembre 86), convegno Verdi e potere (Verona

Marzo 87), Noi e gli altri animali (Firenze Marzo 87)]. Queste partecipazioni hanno determinato un mutamento del vostro approccio nei confronti del movimento verde?

Non un caso che le cose che hai citato sono della met degli anni 80 e sono proprio della fase di nascita del movimento verde. Noi abbiamo seguito con simpatia e con qualche scetticismo, la nascita del movimento verde in generale e abbiamo riscontrato numerose assonanze con le tematiche libertarie; da questo approccio nasce lintervista ad Anna Donati. Io stesso, in quel periodo, avevo stretto dei rapporti molto forti con la rivista ecologista AAM Terra Nuova, una rivista a met strada tra certi ambienti anarchici e certi ambienti Verdi. Con questa rivista abbiamo fatto uno scambio di dossier e la nostra redazione si trasfer per tre giorni a Scarperia. Noi eravamo legati ad un personaggio che abita a Firenze che si chiama Pino Desario che poi ha rallentato il suo rapporto con AAM e anche noi abbiamo rallentato questo rapporto. La nostra simpatia andata sempre verso quelli di fronda, ovvero pi vicini alle pratiche libertarie, pi che con la federazione dei Verdi. Quando poi il movimento verde si maggiormente istituzionalizzato si sono create distanze forti, per questo non ha mai tolto il fatto che noi abbiamo uno scambio di pubblicazioni, dei rapporti con Michele Boato.

E con Giannozzo Pucci?

Giannozzo Pucci ha una caratteristica che non mi simpatica negli anarchici e non mi pu piacere negli altri, ovvero lessere fondamentalista. Noi abbiamo un DNA anarchico, siamo diversi ma pronti al rapporto con gli altri richiedendo per un uguale apertura. Noi lo abbiamo incontrato varie volte a questi convegni dei Verdi. La rivista pu aver avuto tanti difetti ma uno, che abbiamo cercato di evitare, lintegralismo della serie o con noi o contro di noi. Abbiamo cercato, in quanto rivista, di mantenere una posizione molto aperta ma non con tutti. Verso i settori insurrezionalisti e violenti vi una

dichiarata chiusura, per chi integralista difficilmente riesce a stabilire dei buoni rapporti con noi.

La rivista si posta, a tuo avviso, con un atteggiamento critico nei confronti di molte associazioni ecologiste esistenti (WWF, Italia Nostra, Legambiente)? A mio avviso in parte s, basta leggere le vostre critiche verso coloro che erano tra i fondatori del WWF (Filippo di Edimburgo, Bernardo di Olanda) e verso le soluzioni che queste associazioni propongono per risolvere i problemi ecologici. Quali sono le ragioni di questo atteggiamento?

Sicuramente in molti articoli della rivista vi sono state critiche al WWF. Lecologia anche un business politico, nel senso che queste grosse organizzazioni possono anche arrivare a spartirsi fette del bilancio statale e di finanziamenti. Queste sono delle grosse imprese con aspetti criticabili, basti ricordare che, per esempio, Italia Nostra ha una composizione nobiliare. Io, questa una mia posizione, oggi resto anarchico ma pronto a guardare alla concretezza. In particolare una risposta concreta a questa domanda che attualmente da due anni la rivista ha in corso un rapporto di strettissima collaborazione con il WWF il cui ultimo ottimo parto, a mio avviso; il volantone antiglobalizzazione pubblicato sul numero estivo. Questo volantone curato da Adriano Paolella che un dirigente nazionale di primo piano del WWF, anarchico e direttore della rivista del WWF. Tutto questo per dire che dove possibile una certa intersezione, una certa comunanza di interessi noi siamo pronti a collaborare. Faccio un altro esempio; noi pubblichiamo i comunicati della festa che Legambiente fa a Grosseto in Estate. Se noi fossimo pregiudizialmente contro la Legambiente non le daremmo spazio nei nostri comunicati. Questo sottolinea una nostra non ostilit ma per chiaro che, soprattutto sul piano locale, a volte gli anarchici si siano trovati a criticare queste organizzazioni.

Mi sembrava di aver notato una vostra critica nei confronti degli strumenti ritenuti utilizzabili da queste organizzazioni per risolvere i problemi ambientali, che non considerano quello che il vero fulcro del problema, ovvero un rapporto differente con la natura.

Certo, per anche in queste organizzazioni che hai citato alcune componenti pi sensibili condividono questo tipo di osservazione. Se lecologia e le organizzazioni ecologiste sono dei tappabuchi e non mettono in discussione il modello organizzativo generale chiaramente a noi non interessano. In questo noi siamo molto pi vicini a Bookchin che prefigura per lecologia una concezione della societ diversa che parte dallassemblea di municipio, di quartiere. La scelta ecologica diventa strettamente legata con lanarchismo. A noi interessano solo le componenti libertarie dellecologia e che non usano lecologia per cancellare le tematiche sociali legate ad essa. Noi restiamo, a mio avviso, eticamente rivoluzionari per non usiamo questo rivoluzionarismo come un mezzo per negare tutte le esperienze concrete. Anche nelle istituzioni possono esserci delle cose a cui possiamo guardare con interesse. Lanarchismo per le trasformazioni sociali non basta a se stesso. Lanarchismo il punto di riferimento centrale ma uno dei punti di riferimento. Gli altri punti di riferimento sono: il femminismo, la non violenza; il nostro universo culturale non pu limitarsi allanarchismo. sicuramente vero che solo dalla multiculturalit pu nascere qualcosa di buono. Molto importante lo scambio dove nessuno cancella la propria tradizione.

Infatti ho notato che alcune vostre interviste, pur sottolineando le diversit di fondo, terminavano valorizzando il fatto che vi era stato un arricchimento reciproco.

S, questo avvenuto anche con operazioni che possono essere sembrate provocatorie. Noi abbiamo intervistato Zanotelli. Gianni Sartori, un nostro collaboratore di Vicenza e che ha molti rapporti con il mondo cattolico,

propose unintervista a Zanotelli e noi la pubblicammo. Quando noi abbiamo fatto la presentazione del nostro numero su Fabrizio De Andr in un campo Rom di Milano, stato invitato anche don Andrea Gallo di Genova. Molti anarchici hanno criticato questa nostra azione. In realt questa il prodotto di una nostra scelta. Noi non sposiamo la Chiesa ma ci interessa, allinterno del mondo cattolico, anche tenere aperti i contatti con le persone critiche. In questo mondo abbiamo spesso trovato attenzione verso le nostre posizioni.

Negli anni 80 la rivista ha evidenziato un particolare interesse nei confronti della questione nucleare. Quale stata, a tuo avviso, la posizione della rivista?

Noi abbiamo fatto quel volantone antinucleare di cui ho accennato prima. La rivista si schierata contro la scelta nucleare perch, a prescindere dagli stretti dati scientifici, il nucleare ha posto dei problemi dello stoccaggio dei residuati che non hanno trovato delle risposte convincenti. Chernobyl e altre esperienze simili hanno fatto toccare con mano i rischi. Lanarchismo non antinucleare di per s, per la scelta energetica del nucleare sembra connessa ad un modello di organizzazione sociale pi centralizzato verso la quale siamo molto critici. Abbiamo partecipato anche ai movimenti antinucleare quando ci sono stati.

Mi sembra di aver rilevato anche una vostra critica nei confronti dei mezzi di comunicazione di massa. Infatti dopo il disastro di Chernobyl la rivista ha cercato di portare alla luce gli aspetti che la televisione aveva nascosto.

S, vero. Noi siamo stati contattati da un capo redazione scientifico di un importante quotidiano nazionale, il quale ci ha passato delle informazioni assolutamente eccezionali. Queste informazioni evidenziavano la deliberata scelta delle direzioni dei quotidiani di non dare le notizie che avevano.

Questo capo redattore non se la sent di esporsi e quindi non pubblicammo queste cose perch pubblicate anonime non erano credibili. Questo per ci fece comprendere che molti sapevano dellinsalata contaminata e non lo dissero. Tutto questo avvenuto nella democratica Italia e con rischi per la salute fisica delle persone.

Infatti un articolo della rivista sottolineava la scarsa informazione data dal Corriere della Sera.

S, esattamente. La rivista in quel momento fece delle cose importanti sullargomento.

E nei confronti del disastro di Seveso, quale stato lapproccio della rivista?

Un atteggiamento di interesse. Seveso, Chernobyl, Montedison sono state occasioni per indagare su alcune cose.

La rivista ha sempre prestato una particolare attenzione alle fonti di energia alternative. Questa era ed una posizione unanime allinterno della rivista o vi erano anche posizioni, come quelle sostenute dal gruppo anarchico Utopia, che sottolineavano i potenziali effetti negativi delluso delle energie alternative e un possibile effetto di

surriscaldamento del pianeta con luso dei pannelli solari?

No, quella che tu citi uneccezione. In realt se tu prendi come esempio il dibattito sulla medicina alternativa, tu puoi vedere che noi siamo sempre stati pi vicini alle realt alternative mettendo per dei limiti alle persone che volevano pubblicare sulla rivista delle pubblicit di elisir contro il cancro. Noi non abbiamo gli strumenti scientifici per valutare queste cose e non siamo cos ingenui da pensare che il mondo alternativo sia tutte rose. Noi siamo favorevoli alle energie alternative ma anche qui con un

atteggiamento critico, infatti siamo sempre pronti a ritornare sulle nostre scelte quando la pratica ci dimostra qualcosa di diverso.

Quale stato il rapporto tra la rivista, il movimento sindacale e la sinistra nelle sue sfaccettature? A mio avviso la rivista ha sempre criticato lapproccio della sinistra alle problematiche ecologiche e il suo modo di individuare le soluzioni per risolvere i problemi concreti dellinquinamento, sottolineando in questo caso, i limiti della sua visione centralista. Secondo te vi stato un mutamento della posizione della rivista nei confronti della sinistra o no?

Analizziamo un attimo la storia. Gli anarchici nascono in Italia nel 1892 da una scissione del Partito Socialista al congresso di Genova. Le posizioni dalle quali si sviluppa la critica anarchica sono quelle legate ad una prospettiva rivoluzionaria, che non quella che oggi abbiamo noi, e ad una critica del riformismo, che in parte quella che oggi noi facciamo. 109 anni dopo, le ragioni di fondo della critica anarchica sono sostanzialmente le stesse e la critica alla via parlamentare riformista, restano sostanzialmente valide. Noi non siamo sognatori rivoluzionari, non crediamo che la rivoluzione sia dietro langolo, ci interessa di pi sviluppare un pensiero libero e delle pratiche di vita conseguenti. La critica alla sinistra c sempre stata perch la sinistra ha cercato sempre di trovare delle soluzioni compatibili tra i movimenti di massa e il discorso istituzionale. Noi restiamo contrari alle istituzioni, contrari allo Stato, ma siamo anche coscienti dei nostri limiti, e del fatto che non abbiamo la soluzione in tasca. Rispetto al passato siamo pi attenti alle componenti pratiche, pragmatiche, ma cerchiamo di non scadere nel riformismo che, con la scusa che i rivoluzionari sono utopisti, per fare le cose pratiche va a fare il governo con la Democrazia Cristiana. Forte stata anche la critica al sindacalismo. Nel 1911 nasce lUnione Sindacale Italiana, un organizzazione sindacalista rivoluzionaria e le simpatie degli anarchici sono sempre andate a forme di combattivit sociale ma non necessariamente al di fuori dei sindacati. Gli

anarchici sono stati presenti sia nella CGIL, nellUnione Sindacale Italiana, che ancora esiste anche se travagliata da scissioni. Anche nel sindacato dei ferrovieri, dei marittimi si trovano numerosi anarchici. La rivista ha dato una discreta attenzione negli anni 70 e anni 80 a questo mondo con tavole rotonde con i lavoratori. Anche la nostra critica ha sempre tenuto conto che il sindacalismo una realt complessa.

Vi stato qualche momento di scontro acceso?

Forse in certe occasioni ci sono stati maggiori attriti. Mi ricordo nel 77 la contestazione a Lama alluniversit di Roma. Sicuramente vi sono state posizioni eccessive legate al clima di quegli anni. Mi ricordo una copertina della rivista con il titolo: Berlinguer babbeo beccati questo corteo. Questo un titolo che non rifarei ora. Oggi non mi ci riconosco in questo tipo di polemica, per questo titolo d il segno della critica sarcastica e molto dura di allora.

La rivista ha assunto una posizione molto critica nei confronti dei referendum sulla caccia e il nucleare. Andrea Papi nellarticolo Il nanocurie e la scheda (Giugno/Luglio 86) ha duramente criticato lo strumento referendario sottolineando limpossibilit che una scelta maggioritaria possa essere considerata una scelta qualitativa. questa una posizione condivisa da tutta la rivista?

La rivista ha sempre sostenuto una posizione astensionista seppure con diverse gradazioni. In tempi pi recenti, pur confermando una scelta astensionista, la rivista si aperta ad alcuni anarchici che votano. Lastensionismo degli anarchici alle politiche, una volta tradizionale, oggi in buona parte ridotto. Alle recenti elezioni numerosi anarchici hanno votato in funzione anti-Berlusconi. Io appartengo ancora alla vecchia razza che non ha votato nemmeno ad un referendum ma con qualche dubbio in pi rispetto a quando ero giovane. Al referendum sul divorzio la rivista assunse un

atteggiamento estremamente critico verso la partecipazione sempre sulla base di un forte discorso antiistituzionale. Io oggi credo che una rivista non deve dire qualcosa di definitivo. La scelta di andare o non andare a votare personale, inoltre cambiata la societ esterna. Lastensionismo alle politiche era un dato significativo venti o trenta anni fa quando votava l85% della popolazione. Oggi, che ci stiamo sempre di pi avviando verso le percentuali americane di voto, il far parte della massa di astensionisti non di per s significativo. Il carattere militante dellastensionismo della rivista si attenuato e la rivista si aperta al dibattito su questa materia. Piercarlo Masini, anarchico toscano di San Casciano Val di Pesa, diceva: Noi discutiamo tutto, dal Dio al verme. Questo, secondo me, lapproccio che deve caratterizzare gli anarchici. Quindi anche lastensionismo, sia esso un Dio o un verme, pu essere discusso. Questo modo di vedere le cose non deve essere portato agli estremi perch il razzismo non pu essere discusso, ma per quanto possibile, senza intaccare il DNA degli anarchici, pi si discute meglio .

Un altro tema sviluppato dalla rivista quello delle esperienze comunitarie, basti vedere lattenzione che la rivista ha avuto nei confronti di alcune esperienze come Exodus, WESPE, Christiania. Come si sviluppato lapproccio della rivista nei confronti di queste esperienze nel corso degli anni? Vi sono stati particolari legami con alcune di esse? Perch la rivista ha riservato una particolare attenzione alla Comunidad del Sur?

Il fatto che della gente decida di vivere secondo regole libertarie ci interessa, soprattutto se lo fanno non isolandosi dal sociale. A noi non interessa la comunit chiusa degli unti dal Signore che si ritrovano a fare la vera comunit anarchica. Lesperienza della WESPE in Germania, alla quale abbiamo dedicato un buon servizio su un numero, era molto interessante. Una comunit molto alla tedesca, molto organizzata, unesperienza che

coinvolgeva numerose persone ed ancora va avanti, anche se ora non ho molte notizie.

Mi ricordo che nellarticolo su WESPE vi era la descrizione della struttura organizzativa riportata dalla rivista con un grafico.

S, infatti era un esperienza molto seria. Lattenzione verso Exodus nata da un interesse di una nostra collaboratrice saltuaria di Torino che si chiama Marvi Maggio. Marvi unurbanista, appartiene ad una rete di urbanisti, architetti alternativi europea e proprio Exodus stata unesperienza di organizzazione di un quartiere. Queste esperienze le abbiamo seguite, a mio avviso con attenzione, ma mai abbastanza. Un discorso particolare merita la Comunidad del Sur con la quale abbiamo avuto stretti rapporti personali. Io ho abitato nella loro comunit a Stoccolma per due settimane. Questa stata unesperienza assolutamente eccezionale, nata negli anni 50 in Uruguay, costretta poi per un golpe, negli anni 70, ad emigrare con un nucleo significativo a Stoccolma. Il nucleo fondante rientrato poi a Montevideo ma nel frattempo altri gruppi si erano sparsi a Barcellona, in Germania e in altri luoghi. Questa stata una grossa esperienza, molto proiettata allesterno, che ha avuto un ruolo di catalizzatore libertario in tutta lAmerica latina con una casa editrice la Nordan ed una rivista Comunidad. Oggi la Comunidad del Sur pubblica una nuova rivista che si chiama Gli amici della terra, molto legata al discorso ecologista ed ecocomunitario e molto apprezzata. Noi abbiamo un rapporto di profonda stima e simpatia per loro. Questa gente sempre attenta ad un idea comunitaria ma non totalitaria. In quella comunit noi potevamo mangiare insieme, dormire insieme ma anche avere una propria stanza. Quello che ci preoccupa delle esperienze comunitarie il loro potenziale carattere totalitario, infatti certe esperienze hanno un sapore monastico, chiesastico che non ci sta bene. La comunit non di per s libertaria. N lecologia, n il femminismo n lanimalismo fanno necessariamente rima con anarchismo. Non c nella rivista una mitizzazione delle esperienze

comunitarie ma c invece la volont di far emergere e valorizzare quelle che sono le comunit libertarie.

Maria Teresa Romiti, in un articolo (Totem Computer Marzo 82) ha rilevato il rischio che la rivoluzione telematica possa diventare uno strumento delle tecnoburocrazie. Quale la tua opinione?

Per quanto riguarda la rivista, su questo e su altri temi, vi sono state di sicuro posizioni differenti, ma dal punto di vista pratico ci siamo sempre modernizzati con lutilizzo di fax e di computer. Noi ci siamo adeguati a quelli che sono gli strumenti dei tempi. Io ho delle resistenze dovute alla sovraesposizione alle notizie. Noi siamo molto bombardati dai giornali, dalle notizie la cui diffusione Internet ha reso ancora pi veloce e numerosa. Dopo il G8 di Genova sono arrivate numerose informazioni via Internet alla redazione, che ora sono sotto la cartella G8, ma che non sono riuscito a leggere. Il rischio che ti arrivino 300 e-mail che tanto non leggerai mai, perch non hai il tempo.

APPENDICE B: Indice degli articoli di A Rivista anarchica sugli argomenti maggiormente trattati
VALPREDA, PINELLI Organizzazione Anarchica Milanese, Pinelli? Chi ?, A rivista anarchica, Milano, n. 1, Febbraio 1971. A.B., Lo stato contro Valpreda, A rivista anarchica, Milano, n. 2, Marzo 1971. A.B, Ancora un processo a Valpreda, A rivista anarchica, Milano, n. 2, Marzo 1971. A.B., Valpreda chiede il patrocinio gratuito?, A rivista anarchica, Milano, n. 2, Marzo 1971. Guido Montana, Valpreda innocente, A rivista anarchica, Milano, n. 3, Aprile 1971. AA.VV., Calabresi nei guai?, A rivista anarchica, Milano, n. 5, Giugno 1971. A.B., Aiutare Valpreda, A rivista anarchica, Milano, n. 6, Settembre 1971. Crocenera anarchica, Valpreda innocente: la strage di stato, A rivista anarchica, Milano, n. 7, Ottobre 1971. Il gruppo libertario, Per Valpreda, A rivista anarchica, Milano, n. 8, Novembre 1971. La redazione, Giuseppe Pinelli: un anarchico, A rivista anarchica, Milano, n. 9, Gennaio 1972. Paolo Orsini, Pinelli non morto per le riforme, A rivista anarchica, Milano, n. 9, Gennaio 1972. AA.VV., Valpreda colpevole, A rivista anarchica, Milano, n. 10, Febbraio 1972. La redazione, La candidatura Valpreda, A rivista anarchica, Milano, n. 11, Marzo 1972. La redazione, Valpreda, Christie, Palamara, A rivista anarchica, Milano, n. 13, Giugno 1972. A.B., Se Valpreda esce, A rivista anarchica, Milano, n. 16, Novembre 1972. Giuliano Spazzali, La libert di Valpreda la nostra, A rivista anarchica, Milano, n. 17, Dicembre 1972/Gennaio 1973. Giuliano Spazzali, Intervista a Valpreda, A rivista anarchica, Milano, n. 17, Dicembre 1972/Gennaio 1973. P.F., Valpreda, A rivista anarchica, Milano, n.21, Maggio 1973. La redazione, Processo Valpreda, A rivista anarchica, Milano, n. 27, Marzo 1974. AA.VV., Giustizia di stato: Valpreda e Marini, A rivista anarchica, Milano, n. 29, Maggio 1974. E.Z., Parlando con Valpreda, A rivista anarchica, Milano, n. 79, Dicembre 1979/Gennaio 1980. Gabriele R., Ma quella sera uccisero Pinelli, A rivista anarchica, Milano, n. 97, Dicembre 1981/Gennaio 1982. P, Ricordando Pinelli, ferroviere anarchico, A rivista anarchica, Milano, n. 124, Dicembre 1984/Gennaio 1985. Carlo Oliva, Dimenticare Pinelli, A rivista anarchica, n. 151, Dicembre 1987/Gennaio 1988. Paolo Finzi, Come ricordo Pino, A rivista anarchica, Milano, n. 151, Dicembre 1987/Gennaio 1988. Paolo Finzi, Lanarchico defenestrato, A rivista anarchica, Milano, n. 158, Ottobre 1988. Piero Scaramucci, Pino? In prima persona, come al solito, A rivista anarchica, n. 158, Ottobre 1988. Avv. G. Smuraglia, Assassinio? No: malore attivo, A rivista anarchica, Milano, n. 158, Ottobre 1988. Paolo Finzi, Pinelli, A rivista anarchica, Milano, n. 168, Novembre 1989. Franco Fortini, I funerali di Pinelli, A rivista anarchica, Milano, n. 168, Novembre 1989. Corrado Stajano, Storia di un moto di amarezza, A rivista anarchica, Milano, n. 241, Dicembre 1997/Gennaio 1998.

ANTIFASCISMO E MARINI AA.VV., Antifascismo anarchico, A rivista anarchica, Milano, n.2, Marzo 1971. AA.VV.., Aggressioni fasciste a Trieste, A rivista anarchica, Milano, n. 2, Marzo 1971. AA.VV., Chi c dietro i fascisti di Varese, A rivista anarchica, Milano, n. 2, Marzo 1971. AA.VV., Fascisti a Vercelli, A rivista anarchica, Milano, n. 5, Giugno 1971. Fronte popolare rivoluzionario, I fascisti si camuffano malamente, A rivista anarchica, Milano, n. 5, Giugno 1971. La redazione, Lantifascismo, A rivista anarchica, Milano n. 9, Gennaio 1972. AA.VV., Aggressioni fasciste e intimidazioni poliziesche, A rivista anarchica, Milano, n. 9, Gennaio 1972. AA.VV., A Treviso i fascisti esplosivi, A rivista anarchica, Milano, n. 9, Gennaio 1972. AA.VV., Fascisti con o senza divisa a Quarto Oggiaro, A rivista anarchica, Milano, n. 9, Gennaio 1972. Crocenera, Libert per Giovanni Marini, A rivista anarchica, Milano, n. 20, Aprile 1973. E. M., Libert per Marini, A rivista anarchica, Milano, n. 22, Giugno/Luglio 1973. Andrea M., Parlando di Giovanni Marini, A rivista anarchica, Milano, n. 25, Novembre/Dicembre 1973. AA.VV., Iniziato e sospeso il processo di G Marini, A rivista anarchica, Milano, n. 28, Aprile 1974. AA.VV., Giustizia e stato: Valpreda e Marini, A rivista anarchica, Milano, n. 29, Maggio 1974. AA.VV., Vile condanna a Marini, A rivista anarchica, Milano, n. 31, Agosto/Settembre 1974. AA.VV., Marini, A rivista anarchica, Milano, n. 32, Ottobre 1974. AA.VV., Marini, A rivista anarchica, Milano, n. 34, Dicembre 1974. P.F., Condannato per antifascismo, A rivista anarchica, Milano, n. 37, Aprile 1975. AA.VV., Liberiamo Marini, A rivista anarchica, Milano, n. 37, Aprile 1975. A.B., No allantifascismo egalitario, A rivista anarchica, Milano, n. 38, Maggio 1975. AA.VV., 9 anni a Marini, A rivista anarchica, n. 38, Maggio 75. Guglielmo. S., Gli anarchici contro il fascismo, A rivista anarchica, Milano, n. 39, Giugno/Luglio 1975. AA.VV., Processi Marini, A rivista anarchica, Milano, n. 42, Novembre 1975. Giuseppe Bonavolont, Marini giustizia di stato, A rivista anarchica, Milano, n. 44, Febbraio 1976. AA.VV., Nuova vile condanna contro lanarchico Giovanni Marini, A rivista anarchica, Milano, n. 53 Febbraio 1977. AA.VV., Marini, A rivista anarchica, Milano, n. 67, Agosto/Settembre 1978. Paolo Finzi, Antifascismo anarchico, A rivista anarchica, Milano, n. 109, Aprile 1983. Massimo Ortalli, Labisso incolmabile, A rivista anarchica, Milano, n. 210, Giugno/Luglio 1994. Aldo Venturini, Due lettere censurate da Indro, A rivista anarchica, Milano, n. 210, Giugno/Luglio 1994. Collettivo Labirinto, Aggressione neofascista, A rivista anarchica, Milano, n. 211, Agosto/Settembre 1994. AA.VV., In suscettibile di ravvedimento, i cavalieri erranti, Coatti e baldi, A rivista anarchica, Milano, n. 216, Marzo 1995. Franco Schirone, La presenza libertaria, A rivista anarchica, Milano, n. 217. Aprile 1995. F.A. Piombinese, Anarchici a Piombino, Anarchici a Carrara, A rivista anarchica, Milano, n. 218, Maggio 1995. Giampiero Landi, Anarchici nella Resistenza, A rivista anarchica, Milano, n. 219, Giugno 1995. Centro studi Malatesta, Anarchici ad Imola, A rivista anarchica, N. 219, Giugno 1995. Antonio Catalfamo, Nino Pino: un anarchico siciliano, A rivista anarchica, Milano, n. 220, Estate 1995. Tobia

Imperato, Contro il fascismo, A rivista anarchica, Milano, n. 220, Estate 1995. SPAGNA E RIPRESA DELLE PRATICHE LIBERTARIE Manuel, Lettera dalla Spagna, A rivista anarchica, Milano, n. 5, Giugno 1971. Manuel, La guerra civile spagnola, A rivista anarchica, Milano, n.5, Giugno 1971. A.B., Il contributo degli anarchici a ventanni di lotte contro Franco, A rivista anarchica, Milano, n. 5, Giugno 1971. AA.VV., Gli arresti della polizia franchista non fermano la ripresa del movimento anarchico spagnolo, A rivista anarchica, Milano, n. 6, Luglio/Agosto 1971. AA.VV., Spagna. Garrote e tortura, A rivista anarchica, Milano, n. 8, Novembre 1971. S.M, Barcellona libertaria, A rivista anarchica, Milano, n. 25, Novembre/Dicembre 1973. AA.VV., Repressione in Spagna, A rivista anarchica, Milano, n. 31, Agosto/Settembre 1974. U. Monte, Lanarchismo iberico tra repressione e lotte operaie, A rivista anarchica, Milano, n.34, Dicembre 1974. Mirko Roberti, Anarchismo Iberico tra guerra e rivoluzione, A rivista anarchica, Milano, n. 38, Maggio 1975. E. Fanelli, Chi ha paura della Spagna libertaria, A rivista anarchica, Milano, n.43, Dicembre 1975/Gennaio 1976. La redazione, Espaa libertaria!, A rivista anarchica, Milano, n. 44, Febbraio 1976. AA.VV., Ricostituita in Spagna la CNT, Come si giunti alla ricostruzione, Paese che vai stalinista che trovi, Le due funzioni della CNT, A rivista anarchica, Milano, n. 46, Aprile 1976. Juan Gomez Casas, Lindistruttibile CNT, A rivista anarchica, n. 47, Maggio 1976. AA.VV., La CNT si rafforza in tutta la Spagna, La forza e le contraddizioni della CNT, A rivista anarchica, Milano, n. 53, Febbraio 1977. AA.VV. Problemi e speranze nello sviluppo della CNT, A rivista anarchica, Milano, n. 53, Febbraio 1977. Luis Andrs Edo, La CNT e la repressione, A rivista anarchica, Milano, n. 66, Giugno/Luglio 1978. Luciano Lanza, Espaa: tierra del contraste, A rivista anarchica, Milano, n. 67, Agosto/Settembre 1978. Josep Alemany, Spagna: le urne dissertate, A rivista anarchica, Milano, n. 73, Aprile 1979. Josep Alemany, CNT verso il congresso, A rivista anarchica, Milano, n. 75, Giugno/Luglio 1979. Ana Martin, Ramon Ferri, Congresso CNT, Dopo quarantanni di silenzio, Gli Apaches della CNT, Perch mi hanno attaccato, A colloquio con il nuovo segretario, A rivista anarchica, Milano, n. 80, Febbraio 1980. Pep Castells, CNT, A rivista anarchica, Milano, n. 81, Marzo 1980. Pep Castells i Casellas, Dietro la crisi della CNT, A rivista anarchica, Milano, n. 86, Ottobre 1980.. Luis Andrs Edo, CNT e potere socialista, A rivista anarchica, Milano, n. 106, Dicembre 1982/Gennaio 1983. Andrea Dilemmi, Maritxell Bacardit, Barcellona libertaria ieri e oggi, La Rosa de foc, Un virus si diffonde per la citt, A rivista anarchica, Milano, n. 256, Estate 1999. ANTIMILITARISMO Ciro Cozzo, Contro gli eserciti, A rivista anarchica, Milano, n. 4, Maggio 1971. AA.VV., Il PCI militarista, A rivista anarchica, Milano, n. 4, Maggio

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antimilitarista, A rivista anarchica, Milano, n. 114, Novembre 1983. AA.VV., Contro il militarismo, A rivista anarchica, Milano, n. 118, Aprile 1984. AA.VV., Arrestato Mario Terzi obiettore totale, A rivista anarchica, Milano, n. 120, Giugno/Luglio 1984. Franca Osima, Se fossi un maschio straccerei la cartolina, A rivista anarchica, Milano, n. 121, Agosto/Settembre 1984. AA.VV., Processo il 10/11 per antimilitarismo, A rivista anarchica, Milano, n. 121, Agosto Settembre 1984. Peppe Sini, Obiezione fiscale alle spese militari: perch s, A rivista anarchica, Milano, n. 121, Agosto/Settembre 1984. Circolo Freccia Nera , N naja, n suore, ne parassiti, A rivista anarchica, Milano, n. 123, Novembre 1984. Sandro Ottoni, Antimilitaristi di tutte le componenti, uniamoci, A rivista anarchica, Milano, n. 125, Febbraio 1985. Giovanni Consorti, Faccio il servizio civile nella Croce Rossa, A rivista anarchica, Milano, n. 125, Febbraio 1985. Sandro Ottoni, Obiezione totale: una scelta isolata, A rivista anarchica, Milano, n. 128, Maggio 1985. Carlo Gatteschi, Carlo Gatteschi: signorn, A rivista anarchica, Milano, n. 128, Maggio 1985. Sergio Cattaneo, Ma lantimilitarismo democratico assurdo, A rivista anarchica, Milano, n. 129 Giugno/Luglio 1985. Marco Galliari, Morire di Naja - morire per niente, A rivista anarchica, Milano, n. 130, Agosto/Settembre 1985. AA.VV, Obiezione totale e solidariet, A rivista anarchica, Milano, n. 131, Ottobre 1985. P.F., Obiezioni vostro onore, A rivista anarchica, Milano, n. 136, Aprile 1986. Coord. friulano per lecologia sociale, Solidariet con Paolo Nadalin, obiettore totale anarchico, A rivista anarchica, Milano, n. 138, Giugno/Luglio 1986. AA.VV, Servizio civile, A rivista anarchica, Milano, n. 139, Agosto/Settembre 1986. Laura Magnani, Cassa antimilitarista, A rivista anarchica, Milano, n. 139, Agosto/Settembre 1986. Carlo Olivo, Morire per la patria, A rivista anarchica, Milano, n. 141, Novembre 1986. Gli obiettori di coscienza autotrasferiti, Antimilitarismo, A rivista anarchica, Milano, n. 142., Dicembre 1986/Gennaio 1987. AA.VV., Il primo obiettore, A rivista anarchica, Milano, n. 145, Aprile 1987. Centro culturale di ricerca libertaria, Una proposta agli obiettori, A rivista anarchica, Milano, n. 148, Agosto/Settembre 1987. AA.VV, Antimilitarismo, A rivista anarchica, Milano, n. 149, Ottobre 1987. Senzapatria, Ripensare lantimilitarismo, A rivista anarchica, Milano, n. 150, Novembre 1987. AA.VV, Quando socialismo faceva rima con antimilitarismo, A rivista anarchica, Milano, n. 150, Novembre 1987. La redazione, Antimilitarismo perch, A rivista anarchica, Milano, n. 150, Novembre 1987. M.P., Lesercito piace ai giovani: sar vero?, A rivista anarchica, Milano, n. 150, Novembre 1987. Luca Manfrin, Cari obiettori totali, A rivista anarchica, Milano, n. 151, Dicembre 1987/Gennaio 1988. AA.VV. Antimilitarismo, A rivisto anarchica, Milano, n. 152, Febbraio 1988. Sergio Daglia, Storie di naja, A rivista anarchica, Milano, n. 152, Febbraio 1988. Paolo Finzi, W lesercito! O no?, A rivista anarchica, Milano, n. 153, Marzo 1988. C. Coniglio, A. Manni, F. Falciani, I nostri 3 signorn, A rivista anarchica, Milano, n. 155, Maggio 1988. Dario Sabbadini, Un altro signorn!, A rivista anarchica, Milano, n. 157, Agosto/Settembre 1988. R. Ambrogetti, C. Atlante, F. Melandri, Spese militari, no grazie, A rivista anarchica, Milano, n. 157, Agosto/Settembre

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