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LA DEMARCAZIONE DELLE TEORIE SCIENTIFICHE

AUTORE: ALBERTO VALENTI

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Indice

1. Introduzione. 2. Filosofia e scienza. 3. La struttura della scienza. 4. Analogia ed epistemologia nella contemporaneit. 5. Il falsificazionismo non fornisce un criterio di demarcazione. 6. Metafisica e scienza. 7. Sulla teoria evoluzionista della conoscenza. 8. Perch non siamo strumentalisti. 9. I Dieci Comandamenti come astuzia biologica. 10.Obiezioni al behaviourismo. 11.Visione circoscrizionista del progresso scientifico.

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1. Introduzione.

Il concetto di scienza non n assoluto n eterno. Jacob Bronowski Potremmo partire proprio dalla frase di J. Bronowski citata allinizio: il concetto di scienza non n assoluto n eterno. Cosa significa questo? Che cosa vuole dirci Bronowski? Significa che il concetto di scienza pu subire dei cambiamenti, anche radicali, nel corso della storia. Significa che la scienza una creazione umana e, pertanto, perfettibile e migliorabile, ma anche soggetta alla caducit tipica delle cose umane. Allora perch (pre)occuparsi di qualcosa che pu anche in futuro sparire, o subire modificazioni inimmaginabili? Perch occuparsi della scienza? Perch preoccuparsene? Non forse vero che la scienza (e con essa la tecnologia) marciano sulle proprie gambe, senza sforzo, ed anzi sempre pi speditamente? Che senso ha, poi, per un individuo, volersi occupare della scienza? Infatti, nessun individuo pu, oggigiorno, maneggiare speditamente tutto lo scibile umano prodotto dalla scienza. Neppure il pi coraggioso degli specialisti potrebbe avvicinarsi a ci. Allora, che pu fare un individuo? Dobbiamo dirlo a chiare lettere: esiste un problema di controllo politico della scienza. Tale problema andr, nei prossimi anni e decenni, assumendo caratteri sempre pi inquietanti ed ostici. Infatti, con la specializzazione crescente, gi oggi un fisico dello stato solido fatica a capire quello che dice, del suo mestiere, un fisico delle
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particelle o un biofisico. Come avverr la comunicazione tra questi specialisti ed i politici incaricati come sempre di ripartire i fondi? Come verr informato il grande pubblico delle scelte fatte? Che possibilit avr ciascuno di occuparsi di questi problemi?1 Questo rilevante, che si sia o no interessati alla democrazia. Voglio dire: una persona pu anche non essere democratica. Per quanto sia un atteggiamento ufficialmente poco diffuso, ho sentito varie persone dichiararsi in tal senso. Eppure anche queste persone dovrebbero chiedersi: possiamo affidare tutte le decisioni scientifiche esclusivamente a degli esperti? E questa una decisione saggia? Bisogna comunque occuparsi della scienza: se solamente siamo interessati, non diciamo alla democrazia, ma allandamento della cosa pubblica. Infatti non si pu mancare di osservare che finora tutte le discussioni sulla scienza hanno mancato lobiettivo di una descrizione completa ed esauriente di che cosa la scienza sia. Allora diremo cos: solamente fornendo un quadro completo ed esaustivo potremo avere le idee pi chiare e quindi sapere che cosa possibile fare e che cosa no.

Non pare certo sostenibile una posizione come quella di Mario Capanna, sia pure limitatamente ad un perciso ambito della ricerca-pratica scientifica, secondo cui le decisioni di un comitato popolare sarebbero vincolanti per la ricerca. Come verrebbe composto un tal comitato? Forse un assortimento di operai, massaie, impiegati, barboni, ciclisti, studenti, Questo comitato avrebbe il preciso compito di pronunciarsi se una certa scoperta buona, se una qualche ricerca pu essere utile, o sulla eventualit che un programma di ricerca sembri essere promettente oppure no.M. Capanna, Intervento del 26 Luglio 2011, sugli OGM. Lintervento seguibile su YouTube 4 4

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2. Filosofia e scienza. La scienza non posa su un solido strato di roccia. Sir Karl Raimund Popper. A differenza delle scienze puramente matematiche, quelle fisiche e, del tutto in generale, quelle cosiddette empiriche (chimica, biologia, geologia, ecc.) non si limitano a verificare la loro coerenza interna, ma vanno in cerca di corrispondenze (di natura e gradi diversi) con la realt. Lo scienziato fisico fa ampio uso della matematica. Anzi, spesso egli interpella i matematici perch questi gli forniscano nuovi e pi potenti mezzi logici e di calcolo, oppure qualche volta egli stesso inventa della matematica. Il suo lavoro radicalmente diverso da quello dei suoi colleghi matematici proprio in quanto egli deve, quanto pi spesso possibile, interpellare la natura, la materia, per avere un responso sperimentale su quanto egli ha ottenuto attraverso la speculazione ed il calcolo. Non importa quanto piccola sia la frazione di tempo che egli dedica a escogitare controlli sperimentali. Non importa neppure quanto piccola sia la frazione delle teorie che parlano degli esperimenti (o a cui gli esperimenti si possano riferire). Quelle parti, di tempo e di teoria, sono essenziali perch caratterizzano il lavoro dello scienziato fisico. Esse sono per cos dire il cuore del suo lavoro. Esse caratterizzano il complesso delle sue attivit e contribuiscono in modo insostituibile a dare un aspetto particolare al prodotto del suo lavoro, ossia le teorie che la fisica va via via proponensdo della materia e del mondo che ci circonda. Questa ricerca di una corrispondenza con la realt non caratteristica solamente del lavoro del fisico: ma anche del chimico, del biologo, del geologo, ecc. Essa non legata a vincoli particolari, non segue regole fisse. Anzi, gli stessi criteri che vi sovrintendono hanno

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subito una continua evoluzione (quasi una continua rivoluzione ) ad opera degli stessi scienziati, nel corso del loro lavoro. Ai suoi inizi, la scienza moderna era concepita come volta alla riproduzione del mondo esterno. Ci sarebbe dovuto avvenire con lausilio delle esperienze di laboratorio e del ragionamento matematico (cio con le sensate esperienze e le certe dimostrazioni di cui parlava Galileo). Il mondo esterno a sua volta era scritto in caratteri matematici, ad opera di un Creatore razionale. A questo realismo immediato ed ottimista si sono sovrapposte filosofie della natura pi complesse e problematiche. Cos si passati dalla metodologia galileiana e dalle Regulae philosophandi di Isaac Newton alla grande crisi legata allavvento della termodinamica2. Questa grande rivoluzione scientifica, avvenuta due secoli fa, ci ha lasciato la consapevolezza che luniverso non un Grande Orologio perfettamente prevedibile (come pensava il determinismo). Inoltre emerso sempre pi che luniverso non studiabile con rigore per mezzo della semplice applicazione di regulae, per mezzo di una metodologia immutabile ed astorica (come era implicitamente sostenuto dalla metodologia galileiana e newtoniana). Le due grandi rivoluzioni del secolo scorso, la meccanica dei quanti e la relativit einsteiniana, hanno acutizzato la consapevolezza degli scienziati della problematicit del realismo e della storicit della conoscenza. Nel complesso andata sempre pi rafforzandosi una concezione fallibilista della conoscenza umana, cui stato riconosciuta la difficolt di pervenire ad un quadro unitario ed organico. Qualcuno ha cantato vittoria, alla notizia di queste crisi della scienza, del modello realista, dei canoni epistemologici galileiani e newtoniani. In particolare si detto: il disegno di una grande unificazione (Newton, Laplace, Einstein) si dissolto come neve al sole. Forse, il timore di un imperialismo culturale della scienza e della filosofia scientista era cos grande da oscurare il vero significato filosofico di queste crisi. Quale questo significato? Su che cosa occorre filosoficamente interrogarsi? Una traccia di lavoro, certamente una sola tra le tante possibili, potrebbe essere la seguente.
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Bellone 6 6

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Le scienze empiriche, potremmo anche chiamarle scienze positive, pongono una serie di problemi che sono raggruppabili sotto la voce di problema del realismo. Certamente, questa solo una lettura possibile, non necessaria e forse non la pi importante n la pi interessante, della vicenda conoscitiva legata al progresso della scienza. Si potrebbe argomentare, con A. Eddington, sulla diversa rilevanza che la scineza contemporanea attribuisce al conoscere a priori, o su quanto abbiamo acquisito sui rapporti tra le varie teorie, o su altre problematiche interne alla epistemologia scientifica. Per la filosofia nel suo complesso, tuttavia, la questione della rilevanza della scienza nel suo sollevare il problema del realismo centrale ed ineludibile. Il problema del realismo si gi manifestato in filosofia: linterrogativo gnoseologico tradizionale comprende al suo interno il problema del realismo. Infatti accanto ai quesiti: cosa il conoscere? Che cosa posso dire di conoscere? Esiste una conoscenza certa (epistme)? questa conoscenza alla portata delluomo, raggiungibile? La questione gnoseologica comprende anche il quesito: che cosa nel conoscere corrisponde alla realt? Quali elementi della conoscenza hanno una corrispondenza con la realt? Pensiamo, per capirci, alle varie teorie della verit, da Platone ed Aristotele fino a Tarski e Russell. Pertanto, dobbiamo dire: il dibattito epistemologico sulla scienza parte dellinterrogativo gnoseologico. Ci in quanto esso verte su natura, ambito, portata e legittimit delle scienze naturali. Infine, in quanto esso verte sul problema del realismo, in riferimento a questa particolare forma di conoscenza, costituita dalle scienze positive. Il modo dellinserimento, nellinterrogativo gnoseologico e, attraverso questo, nella filosofia, del dibattito sulle scienze naturali ha per connotati particolari, legati alla caratteristica di intersoggettivit goduta dal pensiero scientifico. Semplificando di molto, potremmo dire: la individuazione della intersoggettivit scientifica operativamente equivalente alla messa in esecuzione del metodo della scienza.

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Potremmo cio immaginare un esperimento, consistente in questo: portare un comune cittadino, abbastanza ignaro di questioni scientifiche, e pretendere di introdurlo in una qualche scienza. Se egli volesse farci delle domande, il titolare del laboratorio dovrebbe rispondergli, spiegandogli tutto quanto nel dettaglio: apparecchiature, tecniche di misura, teoria fisica sottostante, particolari accorgimenti. Insomma, proprio tutto. Il senso comune, condotto nei laboratori scientifici, o lascia i suoi preconcetti a favore delle asserzioni e delle problematiche scientifiche, o rinnega se stesso. Questo rinnegare se stesso avrebbe laspetto di: negare i suoi presupposti e le sue credenze. Presupposti del tipo sulla evidenza, sul fatto che due pi due faccia quattro, eccetera. Questo ipotetico cambiamento indotto nel senso comune a causa della scienza non ha il significato di un adeguamento pieno o di un uniformarsi in tutto e per tutto alla scienza da parte del senso comune; non sta a significare, se si vuole esprimersi cos, una assimilazione alla scienza del senso comune. Sta piuttosto a significare la costante vittoria della scienza sul senso comune. La scienza interroga la filosofia: i suoi problemi sono tali che gli scienziati (A. Einstein, N. Bohr, M. Planck, E. Schoedinger, F. Von Waeizsacher, R. Feynman, B. DEspagnat3, ) si fanno filosofi. Veramente il processo era gi avviato da quando la fisica era detta filosofia naturale, dai tempi di Galileo, per intenderci. Si potrebbe argomentare sulla volont di Galileo di proporsi, non solo come filosofo naturale, ma come filosofo tout court. Quel che certo che, anche qualche secolo dopo che avvenuto quello che potremmo definire il Grande Divorzio (tra filosofia e scienza), il mondo pieno di scienziati che sottolineano che quello che loro dicono, scoprono, ricercano sovrassaturo di idee, suggestioni, suggerimenti che dovrebbero essere utili alla filosofia. Si detto: la filosofia si ripiega filosoficamente su se stessa. Si potrebbe argomentare (anche storicamente) sul carattere provvisorio, palliativo di tale
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E praticamente infinita la lista di scienziati che si sono affaticati a filosofare: n va considerata una scusante il fatto di poterli bollare come kantiani, spinoziani, idealisti, ecc. Neppure va fatto troppo caso al fatto che qualcuno di essi fa filosofia negando di farla: per esempio R. Feynman, La legge fisica A.Einstein, N. Bohr, M. Planck, 8 8

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ripiegamento. Dato che la scienza interroga la filosofia, i problemi della scienza sono tali da interpellare la filosofia, suscitano interrogativi filosofici negli scienziati. Eppure la filosofia, quella dei filosofi professionisti non se ne cura. Quindi gli scienziati si arrrangiano come possono. Il porre problemi alla filosofia da parte della scienza non un fatto esclusivamente interno, per, alla scienza stessa, trascurabile dai filosofi di professione. Ci si potrebbe chiedere quanto pesi, nella decisione di trascurare tale problema, la pigrizia int ellettuale di persone che non vogliono dedicarsi allo studio della scienza, dopo tanta fatica intorno alle discipline filosofiche. Ripetiamo: un problema che tocca alla filosofia affrontare e dipanare. Ci almeno in quanto lintersoggettivit scientifica non ristretta alla scienza, non un fatto privato della comunit scientifica, come abbiamo visto. Tanto luomo comune, armato di senso comune, che il filosofo devono essere consapevoli di questa nontrascurabilit della scienza, dei suoi risultati e dei successo dei suoi metodi. Devono, possiamo dire, riconoscere il traballare delle loro certezze. Sar poi il filosofo, che non voglia cambiar mestiere, a dover capire, addentrarsi nei problemi, impadronirsi degli strumenti, ecc. Bisogner invece ammettere che la epistemologia parte della gnoseologia e che, quindi, il gnoseologo deve ascoltare lepistemologo. Ogni discorso filosofico, e ad esempio anche ogni protologia metafisica deve, almeno nella misura in cui fa appello ad assunti gnoseologici, tener conto della scienza e della filosofia della scienza, per i motivi seguenti. I principi primi di una metafisica sono soggetti o assoggettabili a esame di ragione della logica e della matematica. Conosciamo enti di ragione oggetto della matematica non visti dal senso comune, che estrapola erroneamente dal suo dominio limitato alluniversale. Per esempio, che il tutto sia maggiore di ogni sua parte, vero per insiemi finiti, dominio del senso comune, viene eretto a principio universale. Eppure tale principio cessa di valere quando si considera il campo dei numeri reali.

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Le propriet di questi ultimi non sembrano definibili come verit di fatto e non di ragione La scienza ha scoperto leggi fisiche contrarie al senso comune, ad esempio in meccanica quantistica e teoria della relativit. Queste leggi non sono daltronde limitate o relegabili a quanto accade nei laboratori, al microcosmo, a effetti fini osservabili in circostanze eccezionali. Sono leggi che manifestano sempre pi i loro effetti su scala umana. Si pu dire in modo sostanzialmente poco preciso ma suggestivo che questi effetti strani invadono il mesocosmo. Il senso comune non ha pi un suo terreno dove battere in ritirata. E la stessa Natura che, interrogata scientificamente, nega il senso comune (almeno localmente). Si potrebbe dire, per inciso, che se un tal terreno del senso comune ci fosse, la filosofia potrebbe insistere a confrontarsi con senso comune stesso, ignorando la scienza.Con ci, beninteso, sarebbero drasticamente ridimensionate le sue passate pretese di universalit e onnicomprensione 4. La filosofia, limitandosi a questo terreno, condiviso col senso comune, sarebbe, comunque, qualcosa di molto diverso da una philosophia perennis. E saremmo di fronte una curiosa forma di schizofrenia culturale, almeno nel caso delluomo di scienza che voglia occuparsi di filosofia. Fatto sta che sono preoccupazioni inesistenti: un tal terreno non c. Esiste poi il problema delle perturbazioni indotte nella realt dalla conoscenza, dagli atti conoscitivi. La scienza attesta, almeno a partire da Heisenberg5, che il crollo del realismo ingenuo non , per tale motivo pi ignorabile (ci si aggiunge ai motivi gi detti). A questo proposito, lesame critico dei metodi scientifici mostra che essi individuano le deformazioni indotte dai processi conoscitivi e ne tengono (criticamente) conto. Dunque la scienza incamminata sulla strada (forse senza fine: si vedano in proposito K. R. Popper6 e C. Borghi7) della sua autocorrezione. Questo significa che la scienza implicitamente tale da fornirci garanzie della sua capacit di
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J. Maritain, Distinguere per unire. I gradi del sapere. W. Heisenberg 6 K.R. Popper 7 C. Borghi 10 1

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contribuire in futuro sempre pi alla sua auto-correzione? La scienza pu garantirci questo? No, ma essa potr fornirci come minimo speranze in tale senso. Mentre questa possibilit offerta dai metodi scientifici lascia aperto uno spiraglio per miglioramenti continui della scienza, il linguaggio comune , per parte sua, intrinsecamente ambiguo: quindi, per ci stesso, potenzialmente contraddittorio e perci non correggibile. Vediamo, si pu dire, tutti i giorni come il linguaggio comune non sia auto-correggentesi. La logica pu curare se stessa: in quanto deve curare se stessa8, essa pu farlo. La logica pu curare se stessa, il linguaggio comune no.9 La scienza prende le mosse dal linguaggio comune, pu parzialmente ri-formularsi in quel linguaggio, ma ne evolve essenzialmente. Si consideri, per capirci, il problema della matematizzazione delle scienze e anche il problema di Wittgenstein sui rapporti tra linguaggio e matematica 10. La scienza in grado di autocorreggersi: qui si trova la prova del progresso scientifico. Ci perlomeno vero in quanto si considera il progresso da. E problematico e non intersoggettivo che sia o possa esservi un progresso verso, ovvero che sia inscritto un finalismo nella logica e nel cammino della scienza. Il senso comune in grado di compiere, al massimo, uno ed un solo passo avanti: la sua trasformazione, indotta dalla scienza e dai suoi metodi. Localmente, si tratta sempre di un auto-abbandono, di una revisione completa delle proprie passate credenze. Ogni passo possibile solamente in quanto segue quelli della scienza. Da solo, il senso comune non camminerebbe. La ragione scientifica riconosce le deformazioni indotte nel reale dal processo conoscitivo (punto 9) e riconosce che non in suo potere adattarvi i sensi. Di conseguenza non vi si pu adattare il senso comune, nella misura in cui esso tenacemente, invincibilmente legato ai sensi. Si badi: non si detto, qui, che il

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L. Wittgenstein Intendiamo dire che il linguaggio comune non pu assoggettarsi ad una cura severa e rigorosa che lo guarisca sicuramente dai suoi mali. Insomma non pu asssoggettarsi ad una cura logica, secondo i crismi della logica. Potr subire solamente cure palliative: piccoli aggiustamenti qua e l. 10 L. Wittgenstein 11 1

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legame tra senso comune e sensi sia banale, immediato, non bisognoso, a sua volta, di schemi teorici, deduttivi, astratti. In sintesi: la ragione ha delle ragioni che il senso comune non sa capire. Quando si ammette questo, si ammette la fine del realismo ingenuo. La crisi del realismo ingenuo pu essere vista come il distacco tra ragione e senso comune. Essa operativamente equivalente al distacco tra ragione e senso comune. Ci vuol dire: se si daccordo con quanto si detto finora, non si pu continuare ad essere realisti ingenui e simultaneamente a voler usare la ragione. Al massimo si pu rinunciare a tutte e due le cose: ma guai a chi lo facesse! Lunica soluzione possibile, a parte gli scherzi, quella di abbandonare il senso comune. Vediamo quindi che questa non una crisi della ragione, n della razionalit scientifica, ma solamente del senso comune. Nella rimozione di questo equivoco, tra laltro, sta una risposta (indiretta?) al pensiero debole. La filosofia non pu dunque trascurare la scienza e la filosofia della scienza. Ancor meno pu considerare questultima come una disciplina particulare e marginale. Ci in quanto da questa decisione ne va della sua propria storia, del suo destino. La filosofia deve confrontarsi (anche) con la scienza, non pi (solamente) con il senso comune. Due protagonisti, due scuole, due tendenze si contendono ancora oggi, qualche decennio dopo la loro scomparsa, il campo della filosofia della scienza: parliamo (naturalmente) di K.R. Popper e T. Kuhn. A partire dalla sociologia della scienza di Kuhn non si perviene ad un criterio di demarcazione o (richiesta, almeno apparentemente, pi debole) ad una descrizione caratterizzante ed univoca della scienza. Ci sarebbero inoltre argomenti logiciepistemologici per sostenere che, delle due teorie (falsificazionismo e Gestalt), lunica filosofia della scienza effettiva quella di Popper: perch tratta dello status logico delle teorie, dei loro rapporti reciproci e nei confronti delle asserzioni-base e dei termini osservativi. Consistentemente con ci, i metafisici fanno poggiare il loro rifiuto del dialogo con la scienza sul falsificazionismo.
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Lasserzione di G.
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Bontadini, per esempio, che il sapere scientifico strutturalmente falsificabile, dovrebbe a rigore stare a significare che siano di fronte ad una controvertibilit intrinseca, necessaria, non di natura contingente e/o in via di risoluzione. Tale asserzione pu dunque essere interpretata come il riconoscimento di una falsificabilit logica. Una confutabilit sociologica (o anche psicologica), posto che tale espressione possa avere un significato, sarebbe di carattere convenzionale, del tutto contingente e non strutturale, non intrinseca. Questa scelta di campo epistemologica si rivela dunque essere pienamente sensata, ma il gran rifiuto di cui si detto comunque criticabile, anche posto che le premesse epistemologiche siano valide, ovvero se si condivide in pieno lapproccio popperiano. Criticabile oppure nutrito di una certa dose di imprudenza? Una certa imprudenza docomentabile non solamente in forza dei punti detti, ma rilevabile in base a quanto segue. Anche se un positivo non sopprime un altro positivo (Bontadini), pu indurne delle modificazioni. Accettiamo il positivo della metafisica, ed anche quello della scienza. Come nella protologia di Bontadini 11 il positivo del divenire pone in questione, senza misconoscerne la natura di positivit, il positivo dellessere ed il positivo dellessere chiede la rimozione delle contraddizioni del divenire. E come in quella protologia la sintesi creazionista getta nuova luce e sulla tesi (essere) e sullantitesi (divenire), pervenendo ad un diverso, superiore, arricchito concetto di essere; non sar il positivo della metafisica intaccato , messo in questione dalla sua antitesi scienza? Per trovare, come diceva G. Melzi12, una tesi-sintesi ad un livello superiore? Posto che la metafisica non pu mettere la scienza in un compartimento stagno, che rapporto dovr provare a instaurare tra i discorsi scientifici e le sue protologie inconcusse? Se dei due positivi (metafisica e scienza), la metafisica pretende di spiegare il tutto, di essere onnicomprensiva e onnisistemante, non forse quel tutto ad andare a gambe allaria, quando non spiega pi la parte (scienza)? E che succede se la scienza per conto suo funziona, ha successo, progredisce? La metafisica si occupa dellessere: e dellessere non fa parte la scienza? Exceptio probat regulam.
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G. Bontadini, Per una teoria del fondamento G. Melzi, Le idee matematiche del XX Secolo 13 1

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Probat: la mette alla prova, la mette in discussione, la porta allo scoperto E la parte a mettere alla prova, a interrogare il tutto: non viceversa. E pertinente la chiusura in s della scienza13? Ovvero, auspicabile? Cio, sono auspicabili: le due culture14, il processo a Galileo (esagerando), la schizofrenia intellettuale? E pertinente la chiusura in s della scienza? Ovvero: fattibile? Attenzione: da parte della scienza, la chiusura non pu essere completa: il che come sire che non pu essere. La scienza non trova in se stessa i suoi fondamenti, la sua giustificazione. Ci vero almeno della matematica (E. De Giorgi, I. Shafarevic, F. Bertolini 15), il che rilevante per tutta la scienza se si pensa alla matematizzazione di tutte le scienze, ed in particolare della fisica. Occorre poi porre mente al fatto che chimica, bio-chimica, ecc. non sono indipendenti (potremmo dire: non sono diverse) dalla fisica (teorema di Lichtenberg-Feynman-Roman16 sulla struttura di gruppo delle leggi fisiche). Poste come comunque pertinenti queste obiezioni (ai metafisici), e in particolare fermo restando che non vero che la scienza non pu intaccare le verit di ragione della metafisica, resta aperta la questione: proprio vero che il sapere scintifico strutturalmente (cio logicamente) controvertibile? E proprio vero che il sapere scientifico strutturalmente falsificabile? O vero in altri termini che il falsificazionismo ci d un criterio di demarcazione del sapere scientifico? Oppure: davvero il falsificazionismo ci offre una descrizione esaustiva e caratterizzante della scienza? Se la risposta fosse negativa, si aggiungerebbe un ulteriore motivo perch la metafisica riveda il suo agnosticismo, il suo disinteresse nei confronti della scienza. Ogni difficolt del falsificazionismo nella sua descrizione della scienza si traduce in una domanda pressante (in aggiunta a quelle di cui gi si detto) alla metafisica: sul

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G. Bontadini Riferisce in proposito il Corriere della sera del 9 Settembre 2012, a proposito di una tesi esposta da Telmo Pievani, che auspica la netta saeparazione tra le due culture: sarebbe questa la garanzia del progresso di entrambe, se ognuma di esse potesse dedicarsi ai suoi metodi, in piena libert ed indipendenza. 15 E. De Giorgi, I.Shafarevic, F. Bertolini, 16 C. Borghi, 14 1

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suo persistente atteggiamento di non-curanza per le scienze naturali e matematiche,e sulla legittimit di tale atteggiamento.

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3. La struttura della scienza. Le teorie onnicomprensive in realt nascondono trucchi intellettuali che le fanno apparire per quello che in realt non sono. Juan Jos Sanguineti Ogni scienza fatta di teorie. Ogni indagine scientifica consta di uno o pi assunti teorici che ne ispirano gli esperimenti, i problemi insegnati agli studenti, le prime pratiche di laboratorio, tutta la successiva attivit sperimentalealmeno sino a quando non subentra unaltra teoria al posto di quella attualmente in auge. Questa sembra una affermazione banale: eppure non lo , se la consideriamo un poco a fondo. Abbiamo detto: ogni discorso scientifico poggia, trae fondamento da una o pi teorie. Pertanto, prima di cercare attorno alle teorie, quali siano i loro rapporti reciproci, i loro rapporti con le asserzioni osservative, ecc., dovremo stabilire, preliminarmente, che cosa sia una scienza. La risposta pu essere facilmente rinvenuta nella filosofia aristotelico-tomista. Secondo questa filosofia, una scienza definita dai propri oggetti. Oggetto non semplicemente la cosa, perch ogni scienza considera le cose secondo un particolare punto di vista. Ogni scienza si ritaglia, per cos dire, quellaspetto delle cose che intende studiare, di cui intende fare il proprio oggetto. Quindi questo objectum della scienza non e non va assolutamente confuso con la res. Consideriamo, per esempio, un gatto in caduta libera. Come si sa, un gatto generalmente riesce, mentre cade, ruotando attorno alla propria coda (mantenuta tesa e lontano dal corpo), a toccare terra a quattro zampe, qualunque sia la sua posizione iniziale. Questo fenomeno, della caduta del micio, pu essere studiato da varie scienze. Cinematica e dinamica dei corpi in caduta in accelerazione non costante, dinamica dei corpi in rotazione, neurologia, scienza dei riflessi: sono solamente
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alcuni esempi. Altri se ne potrebbero fare: come di scienze che studino landamento dei battiti cardiaci o la circolazione sanguigna del gatto mentre cade; oppure una che si interessi delle onde cerebrali del gatto e delle loro variazioni mentre in caduta. Un altro esempio costituito da un branco di cavalli che vive libero su qulche altipiano erboso e ricco di pascoli. Un etologo ne studier la struttura sociale, i legami nel gruppo tra le varie famiglie, il comportamento dello stallone dominante; un nutrizionista gli effetti benefici dellalimentazione di montagna sulla salute dei cavalli; un entomologo le popolazioni di parassiti locali; e cos via. Ogni scienziato avr di fronte un diverso oggetto. Quando consideriamo uno scienziato o un gruppo di scienziati che svolge qualcuna delle loro indagini, abbiamo sempre a che fare con persone che si affidano, nelle loro ricerche, a una o pi teorie. Ora possiamo chiederci: che cosa caratteristica di (tutte) queste scienze (teorie)? , come abbiamo visto, la circostanza che ogni cosa viene considerata secondo un particolare aspetto. Quindi ognuna di tali scienze, gi dallinizio e si pu dire per definizione, stabilisce, accetta, di avere dei limiti. Questo limiti possono avere per uno o pi aspetti caratteristiche di infinit possono cio riguardare, almeno allinizio, una infinit di casi. Ci nonostante, le teorie (e scienze) che vi corrispondono saranno ugualmente limitate, per qualche aspetto. In caso contrario non sarebbe possibile immaginare una situazione in cui ci si senta di dire, ad uno specialista qualsiasi, di rimanere nellambito della sua specializzazione (situazione, questa, comunissima). anche questo aspetto, indubitabile ed apparentemente innocuo delle scienze, il loro essere fin dallinizio limitate e circoscritte, che ci fa dire: il destino delle teorie scientifiche non la falsificazione, ma la loro circoscrizione. Una teoria demarcata, nel senso preciso che si occupa solamente di certi oggetti (quelli che sono gli oggetti della scienza cui appartiene). Una teoria demarcata (circoscritta) nel senso che i suoi oggetti sono diversi, il suo campo dazione diverso rispetto a quello di altre teorie (magari si tratta di teorie rivali di quella presa in considerazione). Ogni teoria
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scientifica definita quando definito il suo dominio, ovverossia il campo doggetti per cui essa valida. La storia della scienza non fatta di teorie falsificate, ma di teorie circoscritte. Resta vero che lo scienziato che cerca i limiti di validit della sua teoria mette in atto procedure, strategie, apparati sperimentali che sono esattamente gli stessi che egli userebbe nel caso cercasse di falsificare la teoria. Il falsificazionismo , comunque, da rigettare. Questo quanto vorremmo (argomentando) provare. Nel seguito verr discusso: 1) come il falsificazionismo non riesca, anche se vero, a trovare un criterio di demarcazione tra scienza e non-scienza; 2) la nota posizione, dei popperiani e post-popperiani, sulla metafisica come male necessario- ed il suo ruolo nella teoria complessiva di Popper; 3) motivi di perplessit suscitate sul piano logico dalla teoria evoluzionista della conoscenza; 4) lo strumentalismo ed il funzionalismo, la loro vicinanza e le obiezioni che, ancora su un piano logico, possono essere mosse loro; 5) infine vedremo la teoria circoscrizionista della scienza. Questa teoria verr presentata avvicinandola, per analogia, alla situazione in cui si trovano gli umani quando cercano di rappresentare una superficie approssimativamente sferica (come quella della terra) su carte piane. Per quanto rappresentazioni di aree relativamente piccole (diciamo di una provincia italiana) diano sostanzialmente unidea veritiera di quanto rappresentato, le cose cambiano quando ci troviamo a rappresentare per esempio interi continenti.

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4. Analogia e epistemologia nella contemporaneit. Qualunque cosa tu faccia, un buon angelo sar sempre necessario. Ludwig Wittgenstein La filosofia della scienza sembra vivere oggi una strana stagione. Da un canto si assiste, tra gli scienziati, al diffondersi di un atteggiamento agnostico per quanto riguarda i problemi gnoseologici ed epistemologici. Sono diffusissime ed inespresse (per lo pi) opinioni strumentaliste, o magari anche finzionaliste,17 sulla scienza. Qualche scienziato, se interrogato in proposito, si dichiara a favore di una generica teoria evoluzionista della scienza (o della conoscenza). Del tutto in generale, sembra di poter dire quanto segue. Si direbbe proprio che gli scienziati siano, per la maggior parte, realisti tutti i giorni della settimana (quando devono lavorare e non possono riflettere troppo su quello che stanno facendo) e finzionalisti (o strumentalisti, o evoluzionisti) nei fine settimana, quando si fermano a rifletterci un poco sopra. Dallaltro, si hanno filosofi della scienza come Larry Laudan18, che rinunciando espressamente al programma popperiano di individuare un criterio di demarcazione tra scienza e metafisica, attua invece una sorta di Aufhebung (nel senso di indebolimento, mescolanza che indebolisce) tra le teorie di Popper, Lakatos, Kuhn e
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H. Vaihinger, La filosofia del come se. Sistema delle finzioni scientifiche etico-pratiche e religiose del genere umano , Ubaldini, Roma 1967 (Die Philosophie des als ob). Le tesi finzionaliste di Vaihinger sono sostenute da G. Boniolo, Linguaggio e antifondamentalismo, Borla, Roma 1988. Per una presentazione chiara ed esauriente del finzionalismo si pu vedere, di A. Chalmers, Che cos questa scienza?La sua natura e i suoi metodi, Arnoldo Mondatori Editore, Milano 1979 (What is this thing called science?). Per capire perch diciamo che funzionalismo e strumentalismo sono vicini ai limiti della confusione, si veda a pag. 126-127, in cui Chalmers dice cose che mostrano chiaramente come, anche per lui, strumentalismo e funzionalismo sono una sola e medesima cosa. Infatti egli parla dello strumentalismo, ma gli fa asserire tesi chiaramente finzionaliste. Contro i finzionalisti, vorremmo sostenere una prospettiva realista della conoscenza. Per una discussione seria ed approfondita delle caratteristiche del realismo, si veda ad esempio A. Molinaro, Realismo e verit, su << Aquinas>> 1, (1998), pp. 89-101. 18 Larry Laudan, Il progresso scientifico. Prospettive per una teoria, Armando, Roma 1979 . 19 1

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Feyerabend19. C poi da dire che i filosofi (tout-court, intendo dire non filosofi-di ) sembrano avere allingrosso abbracciato le tesi di K. Popper. Ad esempio segnala il carattere ipotetico-deduttivo della scienza E. Severino20, mentre G. Bontadini asseriva che il sapere scientifico strutturalmente falsificabile
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. Vedremo di

stabilire che peso sia da assegnare a queste prese di posizione dei filosofi. Oltre a discutere approfonditamente perch la visione strumentalista della scienza sia assolutamente sterile, intendiamo criticare la teoria evoluzionista della conoscenza. Inoltre vorremmo argomentare a favore della impossibilit del falsificazionismo di demarcare scienza e non-scienza. Oltre a fare ci, proporremo (e difenderemo dai falsificazionisti) una nostra teoria della scienza. Secondo questa teoria, o, come dovrebbe dirsi, meta-teoria, ogni teoria scientifica ha un delimitato campo di applicabilit, o ambito di validit, o dominio, entro cui essa trova corrispondenza; al di fuori di tale dominio la corrispondenza non pi garantita. Ogni teoria scientifica avrebbe dunque signoria su di un aspetto limitato della realt. Questa (meta-)teoria, veramente, gi stata presentata da E. Agazzi Heisenberg23.
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e difesa da W.

K. Popper, Logica della scoperta scientifica. Il carattere autocorrettivo della scienza, Einaudi, Torino 1970 (The Logic of Scientific Discovery,1934). , Congetture e confutazioni. Lo sviluppo della conoscenza scientifica, Il Mulino, Bologna 1976. , Poscritto alla logica della scoperta scientifica, Il Saggiatore, Milano 1984 (Poscript to the Logic of Scientific Discovery, 1956 -1983, a cura di W.W. Bartley III). , Societ aperta, universo aperto, Borla, Roma 1984. K. R. Popper, K. Lorenz, Il futuro aperto, Rusconi, Milano 1989. T. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino 1969 (The Structure of Scientific Revolutions, Chicago University Press 1962). , La rivoluzione copernicana. Lastronomia planetaria nello sviluppo del pensiero occidentale, Einaudi, Torino 1972 (The Copernican Revolution. Planetary Astronomy in the Development of Western Thought, Harward University Press, Cambridge 1957). , La tensione essenziale. Cambiamenti e continuit nella scienza , Einaudi, Torino 1985 (The Essential Tension, The University of Chicago, 1977). P. Feyerabend, Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, Feltrinelli, Milano 1979 (Against method. Outline of an anarchistic theory of knowledge, NLB 1975). , Il realismo scientifico e lautorit della scienza, Il Saggiatore, Milano 1983. AA.VV. (a cura di Imre Lakatos e Alan Musgrave), Critica e crescita della conoscenza , Feltrinelli, Milano 1976 (Criticism and the Growth of Knowledge, 1970, Cambridge University Press). 20 E. Severino, Introduzione a, di U. Soncini e T. Munari, La totalit e il frammento, Il Poligrafo, Padova 1996. 215 G. Bontadini, Per una teoria del fondamento, in Metafisica e deellenizzazione, Vita e Pensiero, Milano 1982. Bontadini dice che il sapere scientifico strutturalmente falsificabile. Pi precisamente dice, a pag. 155: il responso scientifico, come si sa, strutturalmente controvertibile, falsificabile di diritto. 22 E. Agazzi, F. Minazzi, L. Geymonat, Filosofia, scienza e verit, Rusconi, Milano 1989. 23 Le citazioni successive di E. Agazzi sono riferite alle pp. 146, 147 e 192 di quel testo. 20 2

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stato questultimo, in particolare, a sottolineare il carattere di definitiva non modificabilit di una teoria scientifica, tenuto conto della sua completezza e delle numerose conferme sperimentali ricevute. Le successive smentite sperimentali cui una qualunque teoria pu andare incontro non avrebbero, secondo Heisenberg, il carattere di falsificazione della teoria, quanto piuttosto quello di infirmare una delle sue ipotesi. Contro Popper, Heisenberg cita in proposito, ed a suo favore, anche il parere di C. F. von Weizsaecher. Inoltre, per Heisenberg, ciascuna di queste teorie possiede un ambito di applicazione limitato. Sempre secondo questautore, ogni teoria non unesatta rappresentazione della natura nellambito che si prende in esame. Ci ricorda quanto dice E. Agazzi: () la teoria vera, ossia la presunta teoria che dovrebbe abbracciare simultaneamente tutte le enciclopedie e tutti i dizionari, solo uno spaventapasseri immaginario () non esiste una presunta teoria della totalit del reale. ().Nella mia impostazione oggettualista si ritrovano anche altre ragioni per non lasciarsi abbagliare dal falsificazionismo; grazie ad essa, infatti, possibile vedere che molte teorie superate non lo sono in quanto falsificate ma in quanto per cos dire esaurite nella loro possibilit di studiare il proprio campo di oggetti, a proposito dei quali restano tuttavia vere. La stessa meccanica newtoniana vera per i suoi oggetti, ossia per quelli che si determinano utilizzando certi strumenti di misura e dentro i limiti di approssimazione che questi comportano () . Si dir: per la teoria newtoniana stata dimostrata falsa dalla relativit e dalla teoria dei quanti. Non esattamente cos: anche nel suo caso si pu dire che lerrore non ha dimostrato tanto la sua falsit quanto la sua limitatezza. Lerrore (e non solo nella scienza) molto spesso (non sempre)
W. Heisenberg, Mutamenti nelle basi della scienza, Universale Scientifica Boringhieri, Torino 1978 (Wandlungen in den Grundlagen der Naturwissenschaft, S. Hirzel Verlag, Stoccarda 1959), p.58. , La tradizione nella scienza, Garzanti, Milano 1982 (Tradition in der Wissenschaft.Reden und Aufsaetze), pp.138142. , Fisica e filosofia. Come la scienza contemporanea ha modificato il pensiero delluomo, Il Saggiatore, Milano 2003 (Physics and Philosophy), p. 207.

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la scoperta che ci che si pensava valere per il tutto vale soltanto per una parte, e ci conferma sempre meglio la natura del sapere scientifico, che un sapere esatto proprio perch si istituisce entro limiti precisi, entro confini determinati, e quando una scienza riesce a chiarire bene i propri confini allora raggiunge, relativamente a quel ben delimitato ambito di realt, una situazione di verit praticamente stabile, nel senso che tale verit stabilita al di l di ogni dubbio ragionevole, pur restando, in linea puramente teorica e ipotetica, sempre soggetta a revisione. () Le teorie possono venir dette vere o false soltanto in senso analogico: come una fotografia non n vera n falsa, ma soltanto pi o meno fedele, cos la cosiddetta verit o falsit di una teoria non pu essere stabilita facendo intervenire soltanto strumenti logico-empirici, ma ricorrendo a strumenti ermeneutici pi o meno complessi, che solo analogicamente, appunto, possono essere ricondotti al criterio della verit e falsit. Questo spiega, da un canto, come sia possibile cambiare le teorie tenendo ferma la verit scientifica delle leggi e, nello stesso tempo, indica come questo cambiamento delle teorie consenta di comprendere meglio la stessa verit delle leggi, ossia di rendersi conto delle sue condizioni, dei suoi limiti, oltre che dei rapporti che intrattiene con quadri concettuali pi ampi e addirittura con altre leggi. Quindi da un lato Agazzi critica il falsificazionismo perch questo presuppone che ci sia (e debba essere cercata) una ed una sola teoria scientifica che riesce a descrivere la realt (potremmo dire olismo teorico questo atteggiamento dei falsificazionisti); dallaltro Heisenberg riconosce che le teorie scientifiche possono pretendere di avere validit in un loro dominio di applicabilit limitato. Nessuno dei due, tuttavia, ritiene di dover spendere molte parole sui motivi logici che stanno sotto questa scelta di campo epistemologica.

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Vorremmo riprendere il loro punto di vista, fornendone motivazioni logiche ed epistemologiche, mettendo in chiaro nel contempo perch altre posizioni (falsificazionismo, strumentalismo, finzionalismo, ) non ci sembrano accettabili.

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5. Il falsificazionismo non fornisce un criterio di demarcazione. La filosofia seppellisce sempre i suioi becchini. tienne Gilson Ci si potrebbe chiedere se davvero il criterio popperiano di demarcazione (la falsificabilit) tale da separare scienza e non-scienza (metafisiche, pseudo-scienze), ossia se davvero esso costituisca (o istituisca) una demarcazione. Il lavoro di Popper venuto dopo la stagione del Positivismo logico del Wiener Kreis: egli ha dimostrato che non esistono asserzioni protocollari, a partire dalle quali erigere per induzione le scienze. Il confronto tra le proposizioni delle teorie scientifiche (proposizioni universali) e proposizioni derivanti da esperimenti (proposizioni particolari) non pu quindi essere di tipo induttivo, ma soltanto di conferma (provvisoria, instabile, tale da non superare lo status ipotetico della legge scientifica) o di negazione (questa s definitiva). Infatti Popper accosta la legge scientifica alla legge giuridica in quanto collezione di divieti. La legge scientifica pu appropriatamente chiamarsi cos, dice Popper, in quanto vieta dei fatti, certi fatti. Pertanto, egli ne ha dedotto, non possibile verificare ma solamente falsificare una legge scientifica. Potremmo riferirci alla sua posizione come al negativismo logico. Il lavoro di Popper stato ispirato dalla urgenza di ridimensionare, di azzerare le pretese di scientificit di marxismo e freudismo. Queste due dottrine sono capaci di riadattarsi ad hoc in modo da trasformare ogni smentita in una corroborazione. Resta da chiedersi: cos di tutte le pseudo-scienze, di tutte le ideologie, di tutte le metafisiche? Se la risposta s, allora sar davvero un tratto distintivo delle scienze positive quello di offrirsi alla confutazione, alle smentite sperimentali. Questo tratto sar allora sufficiente alla demarcazione della scienza rispetto alla non-scienza. Ma davvero cos? Davvero non esistono, n possono esistere metafisiche falsificabili?
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A svantaggio della posizione di Popper, dobbiamo citare: la evidenziazione, operata dalla logica, della scorrettezza ideologica di alcune filosofie; la falsificazione da parte della scienza di metafisiche ermeneutiche (totalizzanti) per le morali proposte; i processi alle metafisiche istituiti dalla meta-matematica e dalla logica matematica24. Inoltre, dobbiamo fare anche questa osservazione, sulle basi logiche della falsificabilit, individuate da Popper (sostanzialmente) nella fondamentale asimmetria tra verificazione e falsificazione. Si pu mostrare che tale asimmetria non presente solo nei risultati teorici delle scienze naturali: vale, ad esempio, anche per le metafisiche ermeneutiche. Infatti ogni metafisica ermeneutica partorisce una morale, la quale , per cos dire, in attesa di falsificazione. In generale, per, ad una etica corrispondono infinite ermeneutiche che conducono a quellunico sistema morale. Dunque dalla vivibilit (praticabilit) di un cartello etico non segue la verit (la verificazione) della ermeneutica che lo propone, mentre dalla falsificazione (logica, empirica, ) del cartello di regole segue la confutazione di tutte le ermeneutiche che gli corrispondono. innegabile che la picture popperiana delle teorie scientifiche come inscritte in una logica negativa ha una corrispondenza esatta e ampia nello svolgimento effettivo della impresa scientifica. Ci anche in campi fondamentali. Si pensi alla fisica della particelle fondamentali, in cui si visto che tutto ci che non vietato dai principi di base pu effettivamente accadere. Le leggi fisiche sembrano agire come una maglia di divieti attraverso cui la natura fluisce, rispettando rigorosamente tali divieti 25 . La filosofia popperiana della scienza si configura pertanto come basata sulla assunzione che le teorie scientifiche obbediscono ad una logica negativa. Per teorie scientifiche intendiamo quelle della fisica, chimica, biologia, e tutte quelle teorie che appartengono alle scienze derivate da queste (si pensi alla biofisica, biochimica, eccetera). Dato che la lettera della scienza non conforme a ci, possiamo per
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K. Ajdukiewicz, Problemi e teorie di filosofia, Reverdito Editore, Gardolo di Trento 1989 (Zagadnienia i kierunki filozofii, Czytelnik Ed., Varsavia 1983 e Problems and Theories of Philosophy, Cambridge University Press, London 1973). B. Russell, Teoria e pratica del bolscevismo, Newton-Compton, Roma 1970 (The Practice and Theory of Bolshevism, 1920). 25 K.W. Ford La fisica delle particelle EST Mondatori, Milano 1965 (The World of elementary particles, Blaisdell Publishing Company, 1963). 25 2

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semplicit limitarci alla versione sociologicamente pi restrittiva, ma equipollente dal punto di vista logico, che tutte le teorie scientifiche sono traducibili, senza impoverimento semantico, in formulazioni basate su logica negativa. A questo punto si aprono due problemi, legati al fatto che le teorie possono, generalmente parlando, essere formalizzate; esse tendono, per cos dire, alla formalizzazione. Consideriamo pertanto separatamente il caso di teorie formalizzate e non formalizzate. Prima di fare ci, dobbiamo porci una domanda. Tale domanda : le teorie formalizzate obbediscono ad una logica puramente negativa o anche affermativa? Sono traducibili (perfettamente, cio senza perdite di contenuto di verit, ovverosia di contenuto semantico) in logica negativa? Se la risposta no, il quadro falsificazionista non pu descrivere limpresa scientifica per la tendenza alla formalizzazione di cui si detto. Anche se la risposta s, abbiamo il seguente problema. La scienza nel suo corso storico , nella ricerca, non formalizzata; pi precisamente auto-referenziale. Un discorso auto-referenziale non formalizzabile. Le teorie formalizzate in logica negativa sarebbero prive di qualunque contenuto operativo: sarebbero vere e proprie statue di sale. Questo significa che dal carattere negativo delle leggi scientifiche non si pu ottenere una comprensione del carattere predittivo della scienza. proprio questa caratteristica della scienza, caratteristica universalmente ammessa, di predicibilit, di computabilit degli effetti non ricavabile nel quadro del negativismo logico, anzi incompatibile con esso. Questo pu essere mostrato anche sulla base delle considerazioni seguenti (cominciamo dalle teorie non formalizzate). Innanzitutto mostriamo come vi un isomorfismo tra la parte operativo-sperimentale (anche matematico-linguistica) delle teorie scientifiche e un subset dei sistemi morali (cartelli di regole).Si vuole con ci dire semplicemente che il lavoro dello scienziato descrivibile come se ogni sua azione fosse lesecuzione obbediente di un comando appartenente ad un dato cartello (insieme) di prescrizioni. Immaginiamoci uno scienziato qualunque nel suo laboratorio (nel suo studio, ecc.). Qualunque cosa egli faccia, non forse come se obbedisse ad un preciso sistema morale? E poich ad un
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sistema morale richiesto solo di essere coerente e di non violare leggi materiali (fisiche, chimiche, ) e matematiche, siamo assicurati della descrivibilit detta. pertanto un fatto semplice, questa possibilit di descrizione del lavoro dello scienziato, ma pregna di conseguenze. La richiesta di non-contraddittoriet, per il cartello etico equivalente, corrisponde alla non-contraddittoriet delle teorie scientifiche: se una teoria T asserisce p e non-p, non solo incapace di fare previsioni, ma se ne pu dedurre tutto e il contrario di tutto. Dunque infalsificabile. La ampiezza del concetto di cartello (la non obbligatoria talmudicit
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di esso)

corrisponde alla non totale deducibilit di una qualunque teoria da una teoria prima e al fatto che, in genere, di due qualunque teorie T1 e T2 non si sa, e non si sapr probabilmente mai27, che relazioni vi intercorrano. Lisomorfismo tra i due insiemi garantisce:
a) se da due proposizioni p1 e p2 della generica teoria T deducibile una p3, dai

loro precetti corrispondenti p1 e p2 ricavabile un precetto p3 che il corrispondente di p3 (coerenza della rappresentazione);
b) arbitraria la corrispondenza individuabile tra un sottoinsieme pj, pj+1, pj+2, pj+3,

contenuto in T e un sottoinsieme pj, pj+1, pj+2, pj+3, contenuto in C, da cui dedurre e la teoria e il cartello (rispettivamente). Cos, ogni riaggiustamento delle fondamenta di una teoria T non intacca la corrispondenza detta con C. Con queste premesse, possiamo dire sensatamente che uno scienziato che compia una qualunque misura o calcolo, o cerchi di condurre a termine un ragionamento, ecc., usa un insieme di regole interno al cartello C. Dalla equivalenza cos mostrata, si pu dedurre che un sottoinsieme di T, costituito dai fondamenti di T, da cui ogni p j appartenente a T sia deducibile, non pu consistere di sole negazioni. Infatti da quanto detto segue che a proposizioni della teoria che negano (o vietano) qualcosa,
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Diciamo talmudico un cartello di regole rigorosamente dedotto a partire dai principi primi ( i Dieci Comandamenti). Ci legato al fatto che gli studiosi del Talmud ritenevano che Dio abbia detto abbastanza da poter dedurre le istruzioni relative ad ogni comportamento umano possibile. Questa convinzione imponeva ai dottori della Legge un fittissimo lavoro di esame ed interpretazione delle Scritture. 27 Per esempio, deriva dei continenti e quantumcromodynamics; oppure biologia molecolare e teoria BCS, oppure due qualunque teorie prese a caso nel panorama scientifico. 27 2

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corrisponder in C uno o pi divieti. E, come si sa, nessun precetto o ordine positivo pu essere dedotto da uno o pi divieti, ovvero da un insieme arbitrario di divieti (coerenti). Ci equivale a dire che in un cartello etico non possono esserci unicamente divieti, se il cartello deve effettivamente dirmi che cosa devo fare. Dato che nella scienza ed anche secondo la picture popperiana di essa - cruciale il controllo con lesperimento, sarebbe pertanto una parte essenziale del lavoro scientifico quella che si lascia fuori della logica scientifica in una sua formulazione in logica negativa. Si visto infatti come il negativismo logico non descrive i contenuti operativi della scienza: la capacit di fare predizioni e loperare effettivo, attivo dello scienziato. Le teorie scientifiche non sono quindi rappresentabili secondo una logica negativa, senza un pesantissimo e essenziale impoverimento semantico, una sostanziale riduzione allimpotenza, una vera e propria reductio ad nihil, almeno nella loro operativit effettiva. Per quanto riguarda le teorie formalizzate, mostriamo in maniera succinta come si pu illustrare la inadeguatezza della logica negativa, in un caso particolare ma generalissimo. il caso della funzioni ricorsive ed il problema della decisione (Entscheidungsproblem). Si sa che sia le funzioni che le relazioni ricorsive sono tutte calcolabili. Vi sono inoltre buone ragioni per considerare vero anche il teorema reciproco, ossia che tutte le funzioni e le relazioni effettivamente calcolabili siano ricorsive (tesi di Church). Per questo il caso ha validit generale. Calcolabile o computabile significa calcolabile da parte di una Macchina di Turing: una macchina (ideale) capace di un numero finito di configurazioni, che legge e scrive su di un nastro, scorrevole in entrambi i sensi, diviso in riquadri e infinito. Il problema della decisione stabilire, per una teoria arbitraria T, se esiste un procedimento o algoritmo, noto o no che sia a noi, che permetta di decidere in un numero finito di passi se una data formula della teoria o no dimostrabile, ovvero se o no un teorema di T. Una teoria formalizzata pu essere goedelizzata, ossia aritmetizzata: associamo un numero naturale ad ogni simbolo del linguaggio, ad ogni formula o successione di formule. Allora i problemi di decidibilit possono essere riformulati
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come problemi di decidibilit per la classe dei numeri di Goedel delle sue formule, quella dei suoi assiomi, dei suoi teoremi, ecc. Per la tesi di Church, questi problemi di decidibilit sono risolvibili con una macchina di Turing
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. Per tutte le teorie

assiomatizzate e decidibili, la macchina di Turing mostrer, in un tempo finito, che una formula A un teorema della teoria, o che non lo : dir sia s che no (a seconda dei casi). Il caso di una risposta affermativa non riducibile ad un insieme finito di negazioni, per una classe numerabile infinita di asserti (cio di numeri). La macchina, daltronde, deve decidere in un tempo finito. Essa non pu, pertanto, dire solo no. Quindi la logica negativa (il negativismo logico) non pu descrivere questi ambiti. La cosa si fa (se possibile) anche pi seria se si considerano teorie indecidibili, cio quelle in cui non si pu stabilire se tutte le formule sono teoremi29. La macchina di Turing debba decidere se il numero di Goedel di una asserzione A il numero di Goedel di un teorema di una teoria T (indecidibile). Come pu farlo in logica negativa? Siano N1, N2, .., Nk, i numeri di Goedel dei teoremi della teoria. Se il responso AN1, AN2, AN3, ANk-1, ANk+1,
:

posso concludere che A=Nk? No! Se

ricordiamo che la teoria indecidibile, si capir che non potremo distinguere tra tanti no, per dire che la risposta mancante relativa ad un certo numero di Goedel s? No, perch se la teoria indecidibile, la risposta pu non esserci! Se una formula un teorema della teoria, la macchina non pu dirmelo in logica negativa. E data lequivalenza tra computabilit secondo Turing e computabilit, si pu concludere che anche le teorie formalizzate non sono riducibili o traducibili in logica puramente negativa. Riguardo al falsificazionismo come sviluppato da Popper e dalla sua scuola, riguardo al negativismo logico, dobbiamo dire: esso non descrive la logica della

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Per una ottima discussione di questi (ed altri) problemi, si pu vedere, di D. Hofstadter, Goedel-Hescher-Bach. Uneterna ghirlanda brillante, Adelphi, Milano 1984 (Goedel-Hescher-Bach: an Eternal Golden Braid, Basic Books 1979). 29 K. Goedel, Ueber formal unentscheidbare Saetze der Principia Mathematica und verwandter Sys teme, sul << Monathefte fuer Mathematik und Physik>>> 38 (1931), pp. 173-198. E. Nagel e J. R. Newman, La prova di Goedel, Bollati Boringhieri, Torino 1974 (Goedel Proof, New York University Press 1958). 29 2

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scienza. Dunque esso non potr neppure produrre un adeguato criterio di demarcazione.

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6. Metafisica e scienza. Penso () che la buona filosofia ci possa davvero illuminare, e questa illuminazione pu provenire da qualunque tipo di filosofia. Hilary Putnam nota la posizione ambivalente del popperismo circa la rilevanza della metafisiche per il cammino della scienza. Agassi, Watkins, D. Antiseri e T. Boniolo30 hanno proposto in vari lavori la loro concezione del ruolo della metafisica nella scienza: quello che ne risulta pu essere definito come un male necessario. La concezione popperiana e post-popperiana della metafisica nei suoi rapporti con la scienza del tutto analoga alla concezione pragmatista della metafisica. Secondo la concezione pragmatista della metafisica, questa non altro che un insieme di regole per costruire una macchina computatrice. Per i popperiani, basta sostituire teoria scientifica a macchina computatrice. Una metafisica altro non che un insieme di istruzioni per costruire una scienza (un programma di ricerca), per quanto camuffata da teoria sul reale o interpretazione del senso del mondo. Per questo dobbiamo continuare a produrre metafisiche, e buone metafisiche: perch sono utili alla scienza, e la scienza ci serve per sopravvivere. Alla scienza necessaria una buona metafisica. Dobbiamo per stare attenti a non prendere troppo sul serio le metafisiche, a non accordare loro il significato di interpretazioni del senso del mondo. Altrimenti non serviranno di pi alla scienza, per questo, ed avremo fra le mani una causa in pi di discordia, uno di quei pretesi assoluti e sedicenti universali, non per questo utili alla scienza ma dannosi alla religione. Ai popperiani, tuttavia, si pu chiedere: se la metafisica non
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D. Antiseri, Perch la metafisica necessaria per la scienza e dannosa per la fede, Queriniana, Brescia 1980. J. Agassi, Le radici metafisiche delle idee scientifiche, Borla, Roma 1983 (The Nature of Scientific Problems and their Roots in Metaphysics- Question of Science and Metaphysics, Reidel Publishing Company, Dordrecht). J. Watkins, Tre saggi su scienza e metafisica, Borla, Roma 1983 (Three Essays on Science and Metaphysics, London). G. Boniolo, Linguaggio e antifondamentalismo, Borla, Roma 1988.

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che un set di istruzioni per impiantare una ricerca scientifica, e se la scienza cos costruita falsificabile, non falsificabile anche il pacchetto di istruzioni per la sua costruzione? Quindi sembra che, nel quadro popperiano che individua nella falsificabilit il criterio di demarcazione tra scienza e metafisica, la metafisica e la sua influenza sui programmi di ricerca scientifici funzionino come un cavallo di Troia.

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7. Sulla teoria evoluzionista della conoscenza. Dimostrazione e confutazione: sono termini,questi, che in filosofia vanno scomparendo, quantunque ancora un G. E. Moore abbia dimostrato a un mondo perplesso che esso esiste. Che cosa si pu dire a tanto, se non forse che egli un grande dimostratore al cospetto del Signore? Friedrich Waismann Popper, come noto, verso la fine della sua vita ha sempre pi piegato verso la teoria evoluzionista della conoscenza31. Quali sono i due assunti fondamentali di una teoria siffatta? Sono, naturalmente, gli stessi che costituiscono lossatura del darwinismo propriamente detto, ossia quello valido in campo biologico: 1) lorigine delle variazioni (biologiche o culturali) sono assolutamente casuali e non connesse allambiente circostante; 2) il secondo elemento coautore della selezione lintervento selettivo che lambiente opera imparzialmente su di esse, privilegiando le pi adatte alla sopravvivenza. il punto 1) ad essere alquanto vecchiotto. Lintravedere un parallelismo tra la generazione di idee nella mente umana e il sorgere di mutamenti organici, non altro che lidea di Popper, secondo la quale gli scienziati hanno illuminazioni, scoperte improvvise. Successivamente lambiente circostante che si incarica di stabilire selettivamente se una ispirazione era davvero una scoperta scientifica. Come le mutazioni sono casuali, cos le ipotesi, le congetture, i tentativi di soluzione dei problemi, formulati dagli scienziati, sarebbero alla cieca. Tale idea popperiana non rispetta il reale svolgimento del lavoro dello scienziato, neppure la storia della scienza, perch una tale immagine della attivit scientifica ne una grossolana caricatura. In realt, le cose stanno come dice Feynman: le () teorie () sono
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K. R. Popper, Conoscenza oggettiva. Un punto di vista evoluzionistico, Armando, Roma 1975 (Objective Knowledge. An Evolutionary Approach, Oxford 1972). 33 3

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sottili e profonde. Arrivare a una ipotesi cos sottile e profonda non facile: bisogna essere molto astuti per questo, e non lo si pu fare alla cieca con una macchina.32 Il punto 1) pu essere abbandonato (uscendo con ci dallambito del darwinismo, perlomeno di quello ortodosso). stato fatto, ad esempio, da S.E. Toulmin33, che stato criticato da J. Cohen34, che ha mostrato la insostenibilit delle analogie viste da Toulmin tra evoluzione organica e mutamenti nella scienza. Vediamo ora un altro motivo per non prendere molto sul serio le teorie evoluzioniste della conoscenza. Una qualunque di esse pu servire agevolmente per descrivere, non solo quanto avviene nella scienza, ma anche quanto avviene nella filosofia della scienza. Insomma una teoria evoluzionista pu essere usata anche nel piano metateorico immediatamente superiore, quello che ha per oggetti non le teorie scientifiche, ma le teorie sulle teorie scientifiche. Essa potrebbe benissimo servirci, al piano superiore, per descrivere ci che non riesce pi a descrivere al piano inferiore (diremmo semplicemente che stata superata da una teoria pi adatta). facile vedere che una tale teoria evoluzionista pu sempre sopravvivere, anche se relegata a piani via via sempre superiori. Il suo dominio sui vari piani meta-meta- -teorici arretrando sempre pi, ma restando comunque infinito. A che serve una teoria di tal tipo?

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Si vedano, di R. Feynman, La Fisica di Feynman - The Feynman Lectures on Physics , (Edizione bilingue) AddisonWesley Publishing Company, 1970 e , La legge fisica, Universale Scientifica Boringhieri, Torino 1971-1976 (The Character of Physical Law, 1965). Il passo citato a pag. 181 delledizione italiana dellultimo testo citato. 33 S.E. Toulmin, Human Understanding, Clarendon Press, Oxford 1972. 34 J. Cohen, Il progresso della scienza, alle pagg. 105-120 di: Il concetto di progresso nella scienza (a cura di E. Agazzi), Feltrinelli, Milano 1976. Si pu vedere parimenti , di Pascal Salazar, De largumentation darwinienne lpistmologie evolutionniste critique de largumentation biologique de Karl Popper, su Fundamenta Scientiae, V. 9, N1, pp. 97-116, 1988. 34 3

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8. Perch non siamo strumentalisti. La scienza spiega i particolari riconducendoli nellambito di principi generali. I principi sono esplicativi solo se sono intelligibili, e sono scientifici solo se possono essere confrontati con lesperienza. Israel Scheffler Veniamo ora a parlare dello strumentalismo ovvero del finzionalismo. abbastanza facile dimostrare che le due teorie sono equivalenti. La filosofia finzionalista o filosofia del come se si configura, presa alla lettera, come una precisazione quanto al contenuto delle asserzioni ed osservazioni umane. La precisazione consiste nel preporre alle proposizioni la dicitura: tutto va come se . Il finzionalismo una teoria su tutte le attivit intellettuali umane. Dunque anche una teoria sulla scienza. Tale teoria asserisce della scienza la sostanziale finzionalit (come di tutte le altre attivit conoscitive).35 Daltro canto, il finzionalismo asserisce che la scienza stessa finzionalista, ne asserisce cio il finzionalismo, oltre alla finzionalit. Per fare un esempio, il secondo aspetto si ha allorch un finzionalista corregge le asserzioni di un fisico precisando che si deve dire non la energia si conserva ma tutto va come se lenergia si conservasse. Chi asserisce invece il finzionalismo della scienza, attribuisce (tout-court) al fisico lidea, il profondo convincimento che, al mondo, tutto va come se lenergia si conservasse. chiaro che queste due tesi (entrambe finzionaliste) sono distinte, ma possono essere trattate congiuntamente. Per quanto riguarda il discorso scientifico, il funzionalismo si presenta in una duplice veste, ma entrambi gli atteggiamenti sono chiaramente finzionalisti.

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Vaihinger, op. cit. 35 3

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Prima di fare ci, puntualizziamo perch la filosofia del come se un attentato al realismo. Sia p una proposizione scientifica. chiaro che la correzione di p consistente in p: tutto va come se p, pu essere applicata anche a p, ottenendo p:tutto va come se tutto andasse come p e cos via. Non si d nessun criterio per fermarsi, per qualunque p scientifica, a p, anzich a p, ..eccInsomma non si d nessun criterio per preferire il funzionalismo (diciamo) di primo o di secondo o di terzo livello. Se volete, tutto va come se non ci fosse alcun criterio per preferire il funzionalismo di un qualunque livello rispetto agli altri. Non si vede, daltra parte, perch accettare singole proposizioni finzionaliste, relative a singole proposizioni scientifiche, invece di ricapitolare il tutto dicendo: tutto va come se tutto andasse cos. Insomma, quel che in tutto va come se lenergia si conservasse mette in sospetto quel tutto. La frase, a rigore, ambigua perch non chiaro se significhi: a) che lapparenza a favore della conservazione dellenergia, ma non sappiamo in proposito nulla riguardo alla realt (finzionalismo forte), o b) che linsieme dei fatti conosciuti tale che la asserzione che lenergia si conserva una schematizzazione che ne rende giustizia, sia pure in modo arbitrario, ma sostanziale (finzionalismo debole). Quindi il finzionalismo, come approccio teorico al problema della conoscenza, palesa capacit di regresso allinfinito, capacit di autodescrizione (tutto va come se il finzionalismo funzionasse) e ambiguit interpretative pesanti: e questi non sono certamente dei buoni titoli, agli occhi dei logici. La possibilit di totalizzarlo (tutto va come se tutto andasse cos) interpretarlo in senso forte (tutto va come se la realt ci fosse davvero, ma non ne deduco che sia cos) ne mostrano senzaltro la portata quanto a far vacillare il realismo. (anche) il realismo a (poter) essere messo in discussione, in ambito finzionalista. Per quanto riguarda la scienza, ed il suo preteso finzionalismo, cominciamo ad osservare che la lettera (se non addirittura lo spirito) della scienza non finzionalista. Gli articoli scientifici non sono zeppi di tutto va come se . Questa locuzione viene usata perlopi per quei casi dubbi, che richiedono ancora sperimentazioni e calcoli, ed
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enuncia una ipotesi di lavoro, sottolinea che quanto segue verosimile e probabile, ma non ancora certo (allo stato dellarte). Salvo questo caso, gli scienziati non seguono generalmente il dicktat finzionalista. Qualche scienziato finzionalista qua e l si trova. Per attua la precisazione finzionalista tra s e s, non solo per quanto attiene la sua professione, lambito scientifico, ma in tutti gli ambiti umani, per tutto ci che incontrano nella loro vita civile, morale, affettiva, .

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9. I Dieci Comandamenti come astuzia biologica. Il Signore sottile, non maligno. Albert Einstein La tentazione di esplicitare come scientifico il trattamento finzionalista anche ad altri ambiti umani consiste nella tentazione di provare a dimostrare che una qualunque cosa che asserisca di stare in un certo modo, va in effetti come se lo fosse, ma se si guarda pi a fondo Ritengo opportuno esaminare ad hoc un esempio in cui sembra che, finzionalisticamente, la scienza ci dica che cosa realmente una dottrina etico-religiosa, o alcune affermazioni di essa. E il caso del libro Biologia dei dieci comandamenti di W. Wickler36. Questo autore ci fa notare la universalit di alcune norme etiche (come: non uccidere i tuoi simili, non rubare, non mentire). Tali norme etiche sono indispensabili alla convivenza sociale. In particolare Wickler ci mostra la straordinaria somiglianza tra il decalogo mosaico e i comandamenti morali accettati da poopoli che vivevano in condizioni socio-economiche simili a quelle del popolo ebraico. Tutte queste popolazioni erano almeno allinizio nomadi e praticavano la pastorizia. Wickler ci fa poi notare come le norme etiche abbiano subito una evoluzione in concomitanza con le mutate condizioni di vita del popolo di Israele. E evidente che i comandamenti morali erano tali, in ogni epoca, da assicurare la convivenza sociale e la sopravvivenza del gruppo. Questa portata ecologica delletica sociale pu essere rintracciata anche nella articolazione delle norme etiche, almeno secondo Wickler: questa port gli Ebrei ad avere seicentotredici comandamenti della Legge, allepoca in cui visse Cristo37. Per dimostrare che non siamo affatto prevenuti nei confronti delle idee di Wickler, siamo anche disposti ad estendere le sue argomentazioni. Un effetto preventivo nei confronti delle possibili minacce alla sopravvivenza unitaria del gruppo pu essere
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W. Wickler W. Wickler, cit., pag. 60. 38 3

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rintracciata, oltre che nei sette comandamenti di cui si occupa Wickler

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, che

concernono la vita sociale, anche nei primi tre. Questi raccomandano: la adorazione di un unico Dio, la non profanazione del suo Nome e la santificazione del Sabato. Il riconoscimento comune di un unico Dio, per esempio, implica almeno due cose. In quanto riconoscimento di un unico Padre, il sentirsi tutti fratelli, tutti uguali; in quanto riconoscimento di una unica autorit superiore, implica il rivolgersi, in caso di dispute o disaccordi, alla medesima fonte. A questunica fonte tutti devono obbedienza ed attenzione , nel decidere cosa sia giusto e cosa non lo sia. E evidente, allora, la portata sociale di questo comandamento, come fattore di unificazione della comunit 39. Dice dunque Wickler: cosa sono i comandamenti scritti sulle tavole che Mos rec con s quando scese dalla montagna? La tradizione risponde: sono la Legge, consegnata da Dio stesso a Mos affinch questi la trasmettesse al suo popolo. Wickler dice invece: i profeti, che credevano di aver ricevuto da Dio la parola per insegnarla al popolo, erano invece i battistrada dellevoluzione. Essi attraverso il loro insegnamento facevano affermare quelle tendenze culturali e di comportamento che meglio garantivano la sopravvivenza del gruppo. Essi credevano di aver ricevuto la parola da Dio, mentre in loro (e, attraverso loro, nella loro comunit) si facevano strada le tendenze sociali pi favorevoli alladattamento ambientale. Siamo, come ben chiaro, in pieno travestismo: Mos e i profeti che credono di essere inviati da Dio ed in realt sono degli ecologi inconsapevoli. Credo non sia difficile dimostrare che, dal punto di vista scientifico, le tesi del travestimento di questo tipo non valgono nulla. Chiariamo il perch. Innanzitutto dobbiamo dire che quanto dice Wickler ci va benissimo: ben vero che che norme morali accettate da un popolo sono quasi sempre quelle che assicurano il raggiungimento delle condizioni migliori per la sopravvivenza. Il Decalogo non fa sicuramente eccezione. Per lidea di smascherare qualcosa per quello che veramente , considerandone gli effetti sul piano economico, o sociale,
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W. Wickler, cit., pag. 51: Egli dice esplicitamente di volersi limitare ai comandamenti sociali. E. Peterson, Der Monotheismus als politisches Problem, Leipzig 1935, traduzione italiana Il monoteismo come problema politico, Queriniana, Brescia, 1983. 39 3

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chiaramente tale da poter dimostrare tutto ed il contrario di tutto. Questa tesi del travestimento si pu usare, per esempio, per dimostrare che Wickler , in realt, un profeta. In conclusione del suo saggio, lautore ci propone un elenco di qualit umane ed esso valga come interpretazione positiva dei Dieci Comandamenti40 (redatto da H. Klomps, della Universit di Colonia). Questo elenco ci viene proposto come un elenco di qualit che denotano virt morale e idoneit etico-sociale. () la parole virt perch non assuma un sapore patetico, lacrimoso, pietistico vuol significare idoneit, convenienza. Nel proporre questo elenco, dunque, Wickler convinto di fare opera di educazione ecologica . Egli starebbe spingendo levoluzione comportamentale dei suoi simili nella direzione conveniente per lequilibrio sociale e la sopravvivenza della specie. In realt egli, pur credendosi un etologo, un profeta, cui Dio fa pronunciare e divulfgare la sua Legge in un linguaggio di sapore ecologico, scientifico, sapendo quanto sia in disuso in questi tempi un linguaggio fideistico, pio, religioso, che suonerebbe prorio patetico, lacrimoso, pietistico. Ma, allora, Dio ci sta ingannando! Certamente, cos facendo Dio ci inganna, imbrogliando le carte in tavola. Del resto, gi nellAntico Testamento aveva dimostrato di essere disposto a prendere misure di ogni tipo pur di fare rispettare la Legge La tesi di Wickler che in realt i profeti fossero ecologisti non attaccabile, dato che essi hanno contribuito a realizzare lequilibrio sociale; ma neppure la tesi che Wickler in realt sia un profeta attaccabile, dato che in effetti egli cerca di divulgare la Legge di Dio Considerare un sottoinsieme qualunque degli effetti di una cosa 41, per svelare che cosa essa in realt , qualcosa che si pu sempre fare, ma pu servire a dimostrare praticamente tutto. Per esempio, una storiella che circolava fino agli anni ottanta del secolo scorso era la seguente (giudicate voi della sua credibilit). Il regime comunista dellURSS era finanziato da capitalisti americani che volevano impadronirsi del pianeta. Non avrebbero potuto raggiungere il loro scopo se gli Stati Uniti si fossero
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W. Wickler, cit., pag. 192. Ricordiamo, con Popper, che non dato conoscere linsieme totale degli effetti che produrr una qualunque azione. Si veda in proposito la trattazione di D. Antiseri 40 4

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trovati di fronte un paese quale sarebbe stata lUnione Sovietica, se questa avesse potuto utilizzare appieno le sue immense risorse. Di qui la necassit di finanziare un regime comunista che riusciva a mantenere qual paese in una perenne situazione di difficolt economico-amministrativa. Si considerino, a sostegno di tale tesi travestista, i seguenti fatti. Ogniqualvolta leconomia sovietica rischiava il tracollo, gli statunitensi intervenivano in suo aiuto. USA e URSS erano sempre daccordo su come spartirsi il pianeta. Anche su dove, quando e come devono scoppiare le guerre, le rivoluzioni ed i colpi di stato, URSS e USA erano capaci di mettersi daccordo. Tutti questi accordi venivano coperti da una facciata di ostilit endemica, da ridicoli insulti e vuota retorica nazionalista e ideologica. Intanto, sottobanco si realizzavano importanti accordi di cooperazione economica, ecc ...

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10. Obiezioni al behaviourismo.

E lo sport nazionale dei filosofi inglesi analizzare sedie e gatti in termini di dati sensoriali. Analogamente, i comportamentisti americani si compiacciono di ridurre le asserzioni psicologiche ad asserzioni riguardanti il comportamento umano. Cos facendo, essi hanno trascurato un aspetto importantissimo: la struttura aperta di moltissimi dei nostri concetti empirici. Friedrich Waismann

Tutto va come se i profeti annunciassero la parola di Dio: in realt essi sono battistrada dellevoluzione Tutto va come se i profeti fossero i battistrada dellevoluzione: in realt essi annunciano la parola di Dio. Il finzionalismo, in senso debole o forte che si voglia, rappresenta un sottoinsieme ristretto delle sconfinate possibilit di vociferazione che si aprono se accettiamo le tesi del travestimento, enucleando un sub-set delle conseguenze o implicazioni di qualunque cosa. Per quanto riguarda lasserzione della filosofia del come se, riguardante la finzionalit della scienza, ovvero la pretesa finzionalista di correggere tutte le proposizioni scientifiche, vediamo il caso del behaviourismo. Lobiezione mossa ai behaviouristi ma, per il suo contenuto, indirizzabile a molte affermazioni fatte da scienziati dei pi svariati campi di indagine. Lo scienziato behaviourista cosa sostiene? Che le uniche asserzioni possibili, da parte della scienza, sono quelle relative al comportamento manifestato da un individuo in determinate circostanze. Secondo questa
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interpretazione della scienza, sono solamente le reazioni di un individuo a certi stimoli che possono essere oggetto di un accordo intersoggettivo. Quale , allora, questa obiezione? Un comportamentista ortodosso non pu asserire di avere osservato, per esempio, un certo animale comportarsi in un dato modo, in seguito a certi stimoli. Pu soltanto dire, in quanto comportamentista e in quanto animale (specie homo sapiens), di avere ricevuto , in una certa situazione, determinati stimoli e, in conseguenza di questi, di essersi comportato in un certo modo. Richiamo la vostra attenzione su due cose. Il discorso fatto dal comportamentista fin qui sta in piedi. Se si nega che uno possa dire che un certo animale in certe condizioni ambientali ha manifestato certi comportamenti, non si vede quale pretesa di legittimit possa avanzare, ad esempio un fisico: costui, poniamo, osserva che un dato materiale se immerso in un campo magnetico si comporta in un certo modo. Il secondo punto su cui vorrei che poneste la vostra attenzione il fatto che il discorso del comportamentista non in grado, in definitiva, di descrivere se stesso: nel senso che esso non rientra nelle caratteristiche che ha scelto per tutti i discorsi scientifici. In base ai propri criteri metodologici di classificazione degli eventi, quel ricercatore non pu dire che cosa egli ha fatto, non pu descrivere il suo stesso operato. Dopo avere notato ci, asserisco che lobiezione del comportamentista non sta in piedi. Ci per due motivi almeno. Infatti, assumiamo pure che egli debba applicare i criteri epistemologici suoi propri di approccio allo studio del comportamento animale a tutti gli animali. Egli, in conseguenza di ci, rinuncia ad attribuire funzioni conoscitive (ma anche a risultato di apprendimento, a tendenze innate, ) limitandosi a considerare il comportamento manifesto degli animali. In particolare deve registrare le reazioni comportamentistiche degli animali a dati stimoli. Se, accettate queste premesse (comportamentistiche), vogliamo proprio essere precisi, dovremo dire quanto segue. Il ricercatore deve considerare che egli stesso un animale. Quindi non potr pronunciare n accettare proposizioni su quello che
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egli ha osservato fare allanimale in esame. Lipotesi supplettiva, di considerare un animale anche il ricercatore, invalida pure la seconda parte dellobiezione. Infatti, se consideriamo il primo sistema di osservazione: animale1 + ambiente1, quello con cui abbiamo ora a che fare, considerando anche il ricercatore, sar: animale2 (ricercatore) + animale1 + ambiente1 . Il ricercatore, in quanto animale, pu solamente comportarsi, non pu osservare n registrare! Quelle sono funzioni conoscitive! Tra le cose che non pu legittimemente osservare, registrare o dire di avere osservato o registrato , c appunto anche il suo comportamento. Veniamo ora al secondo motivo che dicevamo. Si potrebbe pensare di rimaneggiare la situazione, per aggirare linghippo in cui siamo incorsi. Una soluzione potrebbe essere la seguente. Un comportamentista ortodosso asserisce che Questo significa che egli ha ricevuto certi stimoli dal sistema che ha esaminato ed in conseguenza si comportato in un certo modo (voi illustrate questo modo). Se voi dite questo, assumendo come validi i criteri metodologici dei comportamentisti, avete dimostrato che il sistema (ricercatore + animale + ambiente) ben descrivibile in base a tali criteri. Ma, se per questo, era cos anche del sistema (animale + ambiente). Avete solamente introdotto, abbastanza surrettiziamente, un altro osservatore, il cui comportamento ora fuori dellesame in base ai criteri comportamentistici di cui si detto. Potremmo, certamente, introdurre un terzo osservatore, che registri e descriva i comportamenti del sistema: osservatore2 + osservatore1 + animale + ambiente . Il gioco di introdurre nuovi osservatori pu teoricamente continuare allinfinito. Trascuriamo lobiezione che, nel caso teorico come in quello pratico, ad un certo punto, introdurremmo un osservatore con troppe cose da osservare, per potercela fare. Il punto che, necessariamente, dovremmo introdurre prima o poi un osservatore il cui operato non viene considerato in base ai criteri con cui viene valutato il comportamento del sistema osservato. Dato che non ci sono punti privilegiati in cui interrompere la catena degli osservatori, la scelta pi economica di considerare il primo osservatore della catena come quello che non si autodescrive pu
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andare bene come qualunque altra: col che, si dimostrato come e perch il behaviourismo si incastra con le proprie mani.

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11. Visione circoscrizionista del progresso scientifico Nellet della ragione, la fede rimane ancora suprema; perch la ragione uno degli articoli di fede. Arthur Stanley Eddington

Accettiamo appieno la critica di Popper alla gnoseologia neopositivista. Accettiamo anche la posizione di Popper sulla non esistenza di una conoscenza induttiva che, a partire dai soli protocolli empirici, ricavi per induzioni successive asserti teorici di crescente generalit. Ammettiamo che lapproccio sperimentale guidato dalla teoria e che questa contiene (generalmente) pi di quanto confrontabile con lempira. Non ammettiamo che le teorie scientifiche siano formulate in logica negativa. Sia asserti positivi che divieti saranno compresi nella teoria e nel sottoinsieme di assertibase deducibili da essa che sono confrontabili con lempira. Questo implica che tali asserti-base potranno essere sia verificati che falsificati dal controllo empirico. La falsificazione, tuttavia, riguarder, in generale, le singole ipotesi, ovvero certi asserti-base, non le teorie. Generalmente parlando, qualunque teoria T conterr (produrr) un set non vuoto DE di asserti-base confrontabili con lempira con successo. Possiamo chiamare tale set DE di asserti verificati dominio efficace. Poich il confronto con lempira guidato dalla teoria, sar la teoria stessa a dichiarare, tra le altre cose, a quali condizioni e in che modo vada affrontato il controllo empirico dei suoi asserti-base. Con ci si ammette che caratteristico della teoria scientifica di offrirsi al controllo sperimentale. Questo fatto della pi grande importanza, per quanto esso sia largamente noto: vale sempre la pena di ribadirlo; vedremo poi perch esso importante, da un punto di vista logico. Ricordiamo pertanto che la teoria stessa organizzata in modo tale da permettere di articolare esperimenti mirati ad ottenere dalla Natura conferme o smentite dei suoi asserti-base,

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dei s o dei no alle sue asserzioni, siano queste positive o (riducibili a) divieti. A questo punto dobbiamo dare qualche definizione. Abbiamo detto: DE sia il dominio efficace (insieme degli asserti verificati). Pensiamo, per fare un esempio, ai numerosissimi asserti della fisica newtoniana su molle, piani inclinati, oggetti a velocit basse (rispetto a quella della luce), eccetera. Sia DTH il dominio teorico di una teoria. Intendiamo dire tutte le (presumibilmente infinite) proposizioni estraibili dalla teoria stessa, siano esse o no confrontabili (per i motivi pi vari e della pi varia natura) con lempiria. Sempre per esempio, diciamo che la teoria di Newton non dice nulla sulle velocit a cui si possono muovere i suoi oggetti: queste possono dunque tendere tranquillamente allinfinito. Abbiamo poi il DTH(E): dominio teorico effettivo. Questo pu essere pensato come il dominio interpolato del dominio effettivo42. Cerchiamo di spiegarci. Se sono stati effettuati due esperimenti, con valori diversi di un parametro , diciamo 1 ed 2, con un certo esito, possiamo ragionevolmente supporre che ogni altro esperimento, effettuato con un valore del parametro compreso tra i valori detti, ossia con un , compreso tra 1 ed 2 dar inesorabilmente un esito positivo. Questo, in quanto tutti gli scienziati credono che la natura abbia un ordine, che essa lo rispetti e quindi non combini mai di questi scherzi. Detto DTH (dominio teorico) della teoria T linsieme degli asserti-base deducibili da essa, sar dato, ad ogni momento della storia, anche linsieme di tali asserti-base confrontabili, in linea di principio, con lempira43. Si pensi, ad esempio, agli asserti derivabili dalla meccanica newtoniana concernenti oggetti che si muovono a velocit qualunque. Anche per oggetti a velocit prossime a quelle della luce, devono valere le regole della relativit galileiana. Chiamiamo tale subset DTH: il dominio teorico

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Come dice Arthur S. Eddington, Filosofia della fisica, Laterza 1984: () la conoscenza di quello che sarebbe il risultato di un procedimento osservativo se fosse compiuto, includendo come caso speciale il risultato di qualsiasi procedimento osservativo che sia stato compiuto. Nel progresso della fisica i fatti individuali sono stati ampiamnete assorbiti in generalizzazioni. () Il fisico non si interessa di fatti speciali, eccetto che come materiale per generalizzazioni (p. 21). 43 Date le conoscenze tecnologiche, il grado di raffinamento delle tecniche sperimentali, eccetera, a quel momento della storia. Per asserti-base intendiamo semplicemente gli asserti della teoria che vengono giudicati suscettibili di controllo sperimentale. 47 4

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chiaramente maggiore del dominio teorico effettivo, DTH(E). Detto in altre parole, chiaramente DTH(E) DTH. Non chiediamo che sia, per ogni T, DTH(E) = DE. Ogniqualvolta un asserto-base prodotto dalla teoria, Ab DTH, sia falsificato dal responso empirico, ma con altri asserti-base gi verificati, diremo che la teoria stata (parzialmente) circoscritta. Ci significa che ogni teoria con un DE (con dominio efficace diverso dallinsieme vuoto), una teoria con un (limitato) campo di applicazione. Dal momento che lallargamento di DE in DTH legato al cammino stesso di scienza e tecnologia, chiaro che nuovi confini potranno essere tracciati, spostando quelli vecchi, attorno a DE , al passare del tempo. In particolare, siano date due teorie T1 e T2, i cui DTH siano coincidenti. Inoltre queste due teorie siano in rapporti tali per cui sia riconosciuto che T1 una approssimazione di T2. T1 sia approssimazione accurata in un dominio DE1. Il miglioramento, laffinamento delle tecniche di controllo sperimentale pu ri-parametrizzare le richieste di accuratezza delle previsioni teoriche, restringendo DTH(E1). Del tutto in generale, per, tale restringimento non pu riguardare DE, sicch non pu ridurre DE1 allinsieme vuoto. Infatti sempre DTH a restringersi, non (mai) DE. DE pu solamente allargarsi o trovare confini. Ci in quanto la possibilit di rifare esperienze gi fatte, con un grado di accuratezza non massimo (allo stato attuale), ma pari a quello precedente, riveste un significato non banale: non solamente un significato storico, quello che riveste questa possibilit, per la caratteristica non banale di riproducibilit degli esperimenti. Tale caratteristica implica il perdurare del legame tra asserti generali di T1 e asserti-base deducibili da essi. La teoria T consister, del tutto in generale, di un certo numero di assiomi da cui si deducono via via gli asserti-base. Questi ultimi saranno in generale in numero infinito. Tutti questi asserti-base godono di pari dignit. Ne segue che, ammesso il modus ponens nella logica della scoperta scientifica, si ha in generale, per una teoria T, un DE non vuoto che pu solo, al passare del tempo, restare quel che o allargarsi, ma non restringersi. Il quadro della attivit scientifica cos ottenuto, ammettendo sia
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il modus tollens che modus ponens, comporta che la falsificazione riguarda singoli asserti delle teorie, ma non le teorie stesse: perch, ammesso il modus ponens, ci sono asserti della teoria verificati. Ammettiamo cio che DE DTH e che se una teoria ha un dominio effettivo, smentite di sue previsioni andranno valutate come una demarcazione della teoria, del suo dominio effettivo DE, non come una falsificazione della teoria stessa. Il falsificazionismo non eliminato dalla nostra teoria, non , cio, falsificato. Esso al massimo circoscritto: uno dei casi possibili, quando una teoria circoscrivibile con dominio nullo. La interpretazione della falsificabilit come sotto-caso di demarcabilit legittima, sulla base del fatto che non si hanno criteri meta-teorici per stabilire un dominio di dimensioni minime (diverso dallinsieme vuoto). Questo fatto, e la arbitrariet di ritagliare lessere, la realt, in un dato modo anzich un altro, arbitrariet inscritta nella stessa teoria di Popper, impone di concludere che chi sceglie il falsificazionismo, al momento in cui viene tracciato un confine di una teoria, del suo dominio effettivo (ossia, che sceglie di considerare perci stesso la teoria falsificata), considera che una sola teoria debba (possa) descrivere tutto il reale. Nel proporre questa teoria della scienza, intendiamo far ricorso alla nozione di analogia44, precisamente alla analogia di proporzionalit. Diremo che la scienza sta alla realt come le carte geografiche stanno al globo terrestre (o, pi precisamente, a parti di esso). La superficie terrestre reale pu essere pensata come tridimensionale liscia, se si trascurano rilievi o avvallamenti del suolo. Come tutti sappiamo, non una superficie sferica ma schiacciata ai poli. Una approssimazione di essa lellissoide di rotazione.
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F. Bertel, A. Olmi, A. Salucci, A. Strumia, Scienze, analogia, astrazione, Il Poligrafo, Padova 1999. G. Basti, C. Testi (a cura di), Analogia e autoreferenza, Marietti 1820, Milano 2004. A. Strumia, I fondamenti logici e ontologici delle scienze. Analogia e causalit, Cantagalli, Siena 2006. , Introduzione alla filosofia delle scienze,Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1992 (in particolare, Capitolo VI, La metafisica, alla voce LAnalogia: Analogia e scienza galileiana, Analogia e matematiche, Logica e analogia, alle pp. 229-242). Anche L. Berselli e C. A. Testi in Dimostrazione e induzione in Tommaso DAquino, Edizioni TC, Modena 2005, riconoscono che Aristotele e Tommaso () affermano () la necessaria incompletezza della conoscenza umana (..) e una reale pluralit di approcci scientifici alla medesima realt (pag. 25). Pi avanti sostengono che la prospettiva epistemologica tomista riesce quindi a rendere ragione () della diversit e autonomia delle varie scienze; sia della loro unit, ultimamente fondata in quella realt da cui tutte le scienze () trovano la loro origine ed il loro termine (pag. 91). 49 4

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La raffigurazione su carta (piana) di una superficie cos fatta (o sferica, o che sia un ellissoide di rotazione, eccetera ) o di sue parti operazione inscrivibile nel problema della proiezione geografica 45. Come si sa, non possibile ottenere una raffigurazione di tutta una superficie sferica (o circa sferica: lellissoide di rotazione ed il geoide, per esempio) su di un piano rispettando (simultaneamente) distanze, angoli, aree della superficie reale. Corrispondentemente, ed analogicamente, possiamo avanzare lipotesi che non ci sia una (sola) teoria in grado di descrivere tutta la realt: ma che ogni teoria abbia un dominio limitato (ovvero un ambito di realt, o anche campo di applicazione), DE 46. La carta piana ottenuta con le regole di proiezione viene in generale detta reticolato. Assegnata una certa suddivisione secondo certe geodetiche e linee curve del geoide, ad esempio attraverso meridiani e paralleli, il reticolato rappresenta su di una superficie piana i punti corrispondenti di punti appartenenti alle geodetiche e alle linee curve. Esso sufficiente a trovare i punti corrispondenti sul piano di un qualunque punto sul geoide. Le leggi che stabiliscono la proiezione, ovvero i tipi di proiezione, possono essere raggruppati: infatti, scegliendo opportunamente la proiezione, possibile conservare senza errori certi angoli, oppure certe distanze, o ancora certe aree della superficie sferica. Una suddivisione primitiva potrebbe essere in: proiezioni isogoniche (che conservano inalterati gli angoli), proiezioni equivalenti (conservano le proporzioni tra aree corrispondenti sulla carta e sulla Terra), proiezioni equidistanti (mantengono la proporzionalit tra distanze corrispondenti sulla carta e sulla Terra, lungo certe linee). Lanalogia: teorie scientifiche/proiezioni piane di una superficie curva ha un limite fondamentale: , come detto, unanalogia, ovvero una figura che tutto sommato resta vicina alla equivocit, come di ce Tommaso dAquino 47. Se pensiamo allo schema seguente:
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A. Sestini, La lettura della carte geografiche, Le Lonnier , Firenze 1967. La situazione analoga alla definizione di una funzione matematica. Come per le funzioni matematiche la definizione, per essere completa, deve specificare anche il dominio della funzione (ossia linsieme di valori della variabile indipendente accettabili), cos anche una teoria scientifica pu dirsi conosciuta, esplorata, quando si conosce il dominio in cui la teoria vale, ovvero il suo ambito di validit.
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Tommaso dAquino, I Sententiarum, d. 19, q. 5, a.2, ad 1; De Veritate, q.2, a. 11; Summa Teologica I, q. 13, a. 5. 50 5

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realt ( R )

-----------------> teorie) (T)

modelli (carte) (M)

(regole teoriche di proiezione, schema che pu essere cos espresso: R M (T) ovvero: M=T(R)

vediamo che mentre il cartografo ha a che fare con il problema che si pu definire diretto: dati R e T, calcolare (ricavare) M, lo scienziato conosce T e M, mentre non conosce R. Ed ovvio che R quello che a noi interessa (opzione realista). Questa analogia illustra due tipi di incommensurabilit: tra teorie e modelli e tra un modello e laltro (in accordo, rispettivamente, con Einstein
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e con Kuhn

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. Per (con

quanto riguarda lincommensurabilit tra modelli, in generale non sar possibile passare da una proiezione piana allaltra, in generale, senza strappi trasformazione conforme)
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. Esempi di questa situazione possono essere le carte

spezzate e le proiezioni equivalenti. Per quanto riguarda lincommensurabilit tra teorie, in generale, vi saranno termini osservativi di una proiezione non ottenibili dallaltra: punti che finiscono in segmenti e casi simili. relativit ristretta. Ci porta a una contestazione dellargomento di Bontadini, secondo cui le traduzioni, del tutto in generale 51, non danno problemi, in quanto per ogni proposizione espressa in una lingua ce n una corrispondente in unaltra. La traduzione assicurata, ma vanno persi interi universi di enti. Questo problema del tutto generale, non c
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Ci analogo alla

impossibilit di ottenere termini osservativi relativi a fenomeni gravitazionali in

A. Einstein, Come io vedo il mondo, Newton Compton Editori, Roma 1985. T. Kuhn, Riflessioni sui miei critici, pagg. 313-365 in Critica e crescita della conoscenza, op. cit. 50 Trasformazione conforme: una trasformazione geometrica detta conforme se ha la propriet di essere biunivoca e di conservare gli angoli. 51 G. Bontadini, Metafisica e deellenizzazione, op. cit. e , Conversazioni di metafisica, Vita e Pensiero, Milano 1971 . Si veda anche, su questi argomenti, K. Aidukiewicz, Lingua e senso, pp. 33-69 di La struttura logica del linguaggio (a cura di A. Bonomi), Bompiani, Milano 1973-1978 e G. Steiner, Dopo Babele, Sansoni, Firenze 1984. 51 5

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una unidimensionalit nella intraducibilit dei termini osservativi, andando dalle teorie pi complesse verso quelle precedenti e approssimate. In effetti il quadro generale che la scuola popperiana traccia del progresso scientifico, secondo cui le teorie successive inglobano le precedenti generalizzandole, va incontro a delle difficolt. Ricordiamo le parole di un libro di Richard Mattuck 52: Nella meccanica newtoniana del Settecento era insolubile il problema dei tre corpi; con la nascita della relativit generale, verso il 1910, e dellelettrodinamica quantistica, verso il 1930, divennero insolubili il problema dei due corpi e il problema del corpo singolo;nellambito della moderna teoria quantistica dei campi insolubile il problema del nessun corpo (del vuoto). Quindi, se vogliamo soluzioni esatte, gi zero corpi sono troppi. Tutto ci equivalente a dire che per un falsificazionista una teoria indefinitamente sottoponibile a controlli, qualunque sia il suo grado di corroborazione: quellindefinitamente sta a significare: il DTH di una qualunque teoria tutto il reale. Il distacco dallo strumentalismo, che noi effettuiamo con la massima consapevolezza e serenit, difficilmente percepibile se si resta nel quadro dellolismo teorico sotteso dal falsificazionismo. Il falsificazionista dice: Esiste una teoria vera, onnicomprensiva del reale; quindi ogni altra teoria falsa; dire che localmente vera non ha senso: questo strumentalismo. Quindi noi ammettiamo i primi due punti (realismo obiettivo e realismo metateorico), ma mettiamo decisamente in dubbio il terzo: lesistenza di una unica teoria capace di descrivere tutto il reale. Non c una unica teoria che descriva appropriatamente , accuratamente, senza contraddizioni, il reale, cos come non si d una proiezione piana che rispetti tutte le propriet di una superficie curva. Abbiamo detto: il falsificazionismo o negativismo logico legato a doppio filo allolismo teorico (esiste una sola teoria vera sullUniverso). Tale posizione sembra
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Citato in Lio della mente. Fantasie e riflessioni sul s e sullanima, di D. R. Hofstadter e D. C. Dennet, Adelphi Edizioni, Milano 1985, pag. 148. 52 5

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avere dalla sua motivi teologici. C un Dio, che ha creato il mondo: per questo il mondo razionale e razionalmente comprendibile, in quanto c un discorso-primo pronunciato da Dio allatto della creazione. La scienza e la conoscenza sono il rintracciamento di quellunico discorso di Dio 53. Va detto per che lolismo teorico va incontro a delle difficolt. Tra queste, menzioniamo lesistenza di teorie incommensurabili; il fatto che a volte le teorie successive non comprendono del tutto quelle precedenti; i paradossi della descrizione unitaria dellUniverso, come quella fornita (per esempio) dalla funzione universale quantomeccanica; ancora: i legami tra una teoria formalizzata e modelli tra loro non-isomorfi di essa 54. Un aiuto, a questo punto, pu venirci dalla scienza (matematica): La teoria dei giochi risponde alla necessit di una semiologia, essendo gi di per s un sistema di segni con relative regole sintattiche. E pu colmare un vuoto che altri tipi di formalizzazioni (come la logica simbolica) non colmano totalmente e cio la formalizzazione dialogica di situazioni di conflitto e delle strategie implicate. Ci in quanto le logiche e le semiologie formalizzate di cui disponiamo attualmente non sono dialogiche, ma monologiche (perch implicano un solo soggetto che parla). Un dialogismo prevede la interazione di due soggetti i quali possono agire competitivamente o meno 55. Il dialogismo colma vuoti di cui le formalizzazioni fonologiche non vengono a capo. Il dialogismo pi potente, pi espressivo, delle logiche e semiologie monologiche. La demarcazione delle teorie scientifiche ci assicura che non investigando lo status logico dei rapporti tra teorie e previsioni, tra proposizioni universali e asserti-base, tra aspettative teoriche e risultati dei controlli sperimentali , che si pu giungere ad una demarcazione delle scienza dalla non-scienza. Infatti, la circoscrivibilit dei discorsi a porzioni limitate del reale un fatto universale. Per questa via, si giunge alla
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S. Jaki, La strada della scienza e le vie verso Dio, Jaca Book, Milano 1981 (The Road of Science and the Ways to God, University of Chicago 1978). 54 A. Berarducci, Corso di teoria dei modelli, Gargnano 2006.(www.dm.unipi.it) 55 B. DAmore, Elementi di teoria dei giochi, Zanichelli, Bologna 1976, p. 18. 53 5

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demarcazione delle singole teorie scientifiche (nei confronti del reale), non alla demarcazione della scienza (nei confronti della filosofia). In che modo e in che misura questo ci dice qualcosa della realt stessa e non ad esempio solo del linguaggio e delle sue leggi, strutture logiche, ecc? Si pu cercare di rispondere a tale quesito utilizzando quel che convenzionalmente possiamo chiamare argomento delle basi materiali della espressione. Lo si pu schematicamente riassumere come segue. Gli oggetti meteriali usati per significare devono avere complessit e variet almeno pari a quelle del linguaggio che si vuol significare. Prendiamo ad esempio la logica booleana, basata su due valori fondamentali (true-false, uno-zero). Non possso significarla senon ho collezioni di oggetti di almeno due variet: tensioni elettriche di cinque volt o zero; mele e pere; puntini pieni e vuoti. Non riesco a significarla con N gessetti uguali: dovrei dividerli , per esempio, in coppie e singoletti, ecc. Ora, se le teorie dialogiche sono provatamente pi potenti di quelle monologiche e questo assunto esprimibile nel nostro mondo (materiale), vuole dire che tale mondo costruito (creato) con una logica dialogica. Come si detto per lapproccio sociologico (Kuhn), anche di quello logico (Popper) va detto: per questa via non si arriva ad un criterio di demarcazione tra scienza e nonscienza 56. Questa analogia pu anche servirci ad illustrare come e perch la nostra teoria di demarcazione (delle teorie scientifiche) non fa capo ad una concezione strumentalista della conoscenza, ma ad unopzione e interpretazione realista. Diciamo che una generica teoria T ci dice qualcosa della realt R, e non solo qualcosa che funziona in un dominio di applicazione limitato, cos come una carta nautica non solo un artificio per individuare le rotte marittime pi brevi. Una carta

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Con ci, non vogliamo asserire che la descrizione di Popper, come anche quella di Kuhn, siano incoerenti. Sulla coerenza della trattazione di Popper, si veda Morpurgo-Tagliabue I processi di Galileo e lepistemologia, Armando, Roma 1981. Quanto alla teoria di Kuhn, il problema questo: oramai appurato che essa non descrive la scienza (soltanto), ma anche un sacco di altre cose. 54 5

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nautica ha la propriet di rappresentare con linee rette le linee lossodromiche57. Quindi se una nave segue una di queste linee (che sono spirali), mantiene sempre la stessa direzione rispetto ai punti cardinali. Questa proiezione (isogonica) non solo un trucco empirico, una finzione concettuale comoda per cavarsela nella pratica, nella vita, ma dice qualcosa sulle traiettorie nautiche pi brevi. Lo stesso pu essere detto a proposito delle proiezioni equivalenti e dei rapporti tra aree di parti di carte politiche, ad esempio. Con ci neghiamo sia lo strumentalismo, sia il finzionalismo. Queste due filosofie della scienza possono essere considerate equivalenti. Esse presentano gli stessi problemi logici ed interpretativi: soffrono di regresso allinfinito, capacit di auto-descrizione (il che implica incoerenza) ed ambiguit interpretative indecidibili.

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Linee lossodromiche: sono quelle che sulla superficie terrestre tagliano tutti i meridiani ed anche i paralleli con un angolo costante. 55 5