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Alcuni consigli per suonare al meglio

dal vivo
Per poter suonare nel modo migliore, un gruppo di musicisti deve avere la possibilità
di “sentirsi” in modo soddisfacente. Inoltre devono essere sicuri della qualità e del
livello del suono che essi e il loro pubblico stanno ascoltando. Anche se tra i sistemi di
amplificazione usati in un piccolo locale e quelli dei grandi stadi, che devono
soddisfare un pubblico di decine di migliaia di persone, sembrano esserci poche
affinità, in realtà a questi impianti, come a tutti quelli possibili entro questa estrema
varietà, si applicano gli stessi principi basilari. Talvolta la terminologia relativa agli
impianti sonori crea confusione. Un sistema PA o”Pubblic Address” è in generale il tipo
più piccolo di impianto sonoro e viene anche usato per amplificare una persona che
parla o che tiene un discorso oppure per amplificare la voce di un cantante;
“rafforzamento del suono”, invece, è l’espressione usata per indicare i sistemi più
grandi, che vengono impiegati da un gruppo quando sono amplificati sia il suono della
voce che degli strumenti.

Il set-up di base

In un locale relativamente piccolo un complesso musicale riesce a suonare abbastanza


bene insieme usando amplificatori individuali per chitarre, tastiere e basso e un
impianto sonoro o PA per amplificare i segnali provenienti dai microfoni. Nel caso di tre
o quattro musicisti che suonano con amplificatori separati da 30 a 100 watt, un
impianto sonoro PA progettato per erogare tra i 300 e i 500 watt di potenza dovrebbe
amplificare le voci piuttosto bene. Un sistema PA con una potenza inferiore ai 200 watt
non sarebbe in grado di far udire la voce in modo chiaro e uniforme. Mentre gli
amplificatori per chitarra sono appositamente studiati per dare maggiore finezza e
incisività al suono, un buon sistema PA amplifica più o meno come un impianto hi-fi,
questo significa che dovrebbe amplificare il segnale che gli arriva senza “colorare” o
alterare il suono. In questo caso si dice che l’amplificatore ha un suono “trasparente”.
Gli altoparlanti dovrebbero essere collegati con cavi non schermati a doppia anima
(twin-core). I fornitori di attrezzature elettroniche specialistiche di solito hanno una
serie di cavi concepiti a tal fine. E sempre opportuno assicurarsi che le casse siano
collegate in fase in modo che tutte le connessioni )+) e (-) corrispondano, altrimenti si
perderà la qualità del suono e le basse frequenze saranno ridotte. Gli amplificatori per
chitarra, basso e tastiere porteranno il livello degli strumenti amplificati a quello del
suono acustico della batteria, ottenendo un bilanciamento accettabile attraverso l’uso
dei controlli di volume dell’amplificatore.
Ciò che determina in modo inequivocabile come devono essere disposte e usate le
attrezzature sul palco è la necessità di ridurre drasticamente o di eliminare il
“feedback”. Sia i pick-ups della chitarra che i microfoni possono generare feedback,
ma i microfoni risultano generalmente più sensibili al fenomeno e creano i maggiori
fastidi. Il feedback è il forte e di solito sgradevole lamento o fischio che si sente
quando un microfono o il pick-up di una chitarra inizia a riamplificare il suono
proveniente dai suoi altoparlanti. In una situazione dal vivo è possibile in molti casi
usare i controlli d’ingresso del microfono per mantenere i livelli leggermente al di sotto
del valore in cui si verifica il feedback. Per ridurre in mòdo pratico i problemi di
feedback e contemporaneamente ottimizzare l’amplificazione e il sistema PA, il
metodo più usato è l’impianto PA e la sistemazione in “backline”. Gli amplificatori degli
strumenti elettrici (chitarra, basso e tastiere) vengono disposti in linea con la batteria
e rivolti verso il pubblico, per formare quella che viene definita comunemente
“backline”.
Se si posizionano le casse acustiche del sistema PA o dell’impianto sonoro all’estrema
destra e all’estrema sinistra del palco accostate tra loro e proprio davanti ai microfoni,
il feedback risulta minimizzato. Il feedback può essere ridotto a valori accettabili
tenendo il livello dei microfoni il più basso possibile e mettendo questi ultimi lontano e
dietro ai principali speakers PA. Un inconveniente frequente per quei complessi che
usano modesti impianti del suono PA è costituito dalla scarsa possibilità di sentire
bene il cantante sul palco. L’impianto PA indirizza il suono verso il pubblico, ma sul
palco il livello di suono della “backline” copre la voce. E possibile ottenere un migliore
equilibrio del suono sul palco introducendo altoparlanti di monitoraggio per i sistemi
PA rivolti verso il palco. I sistemi PA, con una potenza di amplificazione di poche
centinaia di watt, fin qui descritti, sono adatti a piccoli locali, nei quali la sistemazione
in “backline” riesce a generare sufficienti livelli di volume. Anche se apparentemente
molto più complessi, i grandi sistemi di rafforzamento del suono o gli impianti sonori
da concerto si basano tutti su principi simili. Questi grandi impianti hanno una potenza
che va da 1 o 2 kilowatt (1000 watt = 1 kilowatt o 1kW) fino a 500 kilowatt e sono in
realtà costituiti da due diversi sistemi: un impianto “FOH” (front-of-house) e un
sistema di monitoraggio separato. Tutti gli strumenti vengono amplificati dal sistema
più importante, il sistema FOH (o mixer di sala), mentre un tecnico del monitoraggio
che opera con un secondo mixer, si occupa di inviare ai singoli sistemi di monitoraggio
dei musicisti sul palco il suono degli strumenti o delle voci a seconda delle necessità. Il
mixer di sala è posto tra il pubblico, cosicché il tecnico che lo gestisce può udire lo
stesso suono del pubblico. La consolle di monitoraggio per il palco, invece, si trova il
più vicino possibile al complesso, in modo che il tecnico di monitoraggio riesca ad
avere un’idea del suono sul palco e possa comunicare con i musicisti e con gli altri
tecnici di scena, per risolvere gli eventuali problemi di una esibizione.

Mixer di sala (Front-of-house) e sistema di monitoraggio

Il sistema mostrato nell’illustrazione è per un complesso musicale di quattro elementi,


formato da chitarrista, basso, batterista e cantante. I sistemi più complessi per
formazioni orchestrali più numerose, richiedono semplicemente un maggior numero di
microfoni e di speakers di monitoraggio e molto probabilmente comportano l’uso di
collegamenti a inserimento diretto per alcuni strumenti o per i loro amplificatori.
Cinque microfoni vengono impiegati in questo sistema. Due microfoni alti sono posti al
di sopra della batteria e forniscono un mix stereo (probabilmente in situazioni più
sperimentate si impiegherebbe un ulteriore microfono sul rullante e un altro sulla
cassa). Un microfono è sistemato a 5-8 centimetri da uno degli altoparlanti
dell’amplificatore della chitarra; lo stesso tipo di sistemazione prima della cabina di
mixaggio viene adottata per l’amplificatore del basso e infine viene previsto un
microfono per incanalare selettivamente la voce del cantante. Tutti i microfoni sono
collegati per mezzo di cavi individuali ad un’apparecchiatura di palco (main stage
box). Questo dispositivo separa i segnali di ogni microfono in modo da avere due
uscite per ogni microfono. A questo punto un cavo “multicore” porta una serie
completa di segnali dei microfoni al mixer di sala, mentre un altro cavo analogo porta
la seconda serie di segnali alla consolle di monitoraggio di fianco al palco.
Il tecnico del mixer di sala deve equilibrare, con un mix, il suono che viene udito dal
pubblico. Il tecnico della consolle di monitoraggio per il palco, invece, deve soddisfare
ogni singolo musicista sul palco fornendo complessivamente il miglior bilanciamento
del suono possibile o garantendo ad ognuno di loro dei mix individuali, se lo
desiderano. Se in questo set-up non ci fossero dei monitoraggi, il complesso potrebbe
trovarsi alle prese con diversi problemi: in primo luogo il chitarrista e il batterista non
riuscirebbero probabilmente a sentire bene il bassista, inoltre sarebbe molto difficile
per i musicisti sul palco sentire il cantante. In queste circostanze il complesso
potrebbe essere veramente disorientato e non riuscire a garantire le migliori
prestazioni.
In questa sistemazione dei monitor, il cantante principale o che di solito dirige il
gruppo ha accanto due monitor ravvicinati uno a destra e uno a sinistra, che
dovrebbero avere lo stesso trattamento mix. I due monitor garantiscono al cantante
una qualche libertà di movimento entro certi limiti del palco, nonché la possibilità di
continuare a sentire il suono in modo chiaro. Il chitarrista e il bassista hanno invece la
possibilità di ascoltare un mixaggio combinato dei suoni provenienti dai loro
amplificatori, e dei mix in arrivo dai loro monitor individuali. è del tutto abituale che i
batteristi abbiano due monitor, perche producono intorno a loro una considerevole
quantità di suono. I monitor più grandi in posizione laterale, invece, consentono al
chitarrista, al bassista e al cantante di continuare a sentire un suono abbastanza
equilibrato anche se si trovano in varie posizioni nella parte anteriore del palco. Di
regola i livelli dei monitor di palco vanno tenuti ai livelli minimi necessari per
soddisfare i musicisti.
La qualità del suono proveniente dal mixer di sala può essere seriamente deteriorata
se per esempio i microfoni della batteria raccolgono anche i suoni provenienti dai suoi
monitor. Ogni microfono tenderà a raccogliere i suoni diffusi anche da altri strumenti e
dai relativi amplificatori. L’approccio corretto per minimizzare tale problema comporta
sempre una particolare cautela nel tenere i microfoni il più vicino possibile alle loro
fonti sonore.

L’uso del MIDI sul palco

Il MIDI è particolarmente utile ai complessi che utilizzano registrazioni di sottofondo,


poiché possono registrare o immagazzinare in un computer una sequenza di istruzioni
in modo che, durante un concerto, effetti di luce o di suono vengano innescati
automaticamente. I musicisti.e i tecnici del suono possono richiamare configurazioni
prestabilite per gli elaboratori del suono semplicemente premendo un tasto, questo
permette loro di concentrarsi sugli aspetti più creativi di una esibizione.

Inserimento diretto (direct injection)

L’inserimento diretto o “DI” è la tecnica per collegare l’uscita del pick-up di una
chitarra direttamente al canale d’ingresso di una consolle di mixaggio. L’uscita di
alcuni strumenti può essere compatibile con l’ingresso di un mixer, ma spesso sono
necessari degli speciali dispositivi DI. Le chitarre hanno di solito un’uscita ad alta
impedenza e un dispositivo DI facilita l’adattamento dell’impedenza all’ingresso di una
consolle.
Se l’amplificazione sul palco di un chitarrista aggiunge colore o incisività al suono, uno
“speaker simulator” è un’alternativa migliore al DI. Uno “speaker simulator” non è
altro che un elaboratore del suono che prende il segnale proveniente dall’
amplificatore di una chitarra e lo elabora per simulare il suono di una cassa acustica,
senza dover amplificare la cassa stessa. Il segnale del simulatore è direttamente
inviato a un mixer. Questo sistema offre una migliore qualità del suono sia dal vivo
che in studio, perché non vengono raccolti rumori indesiderati o i suoni di altri
strumenti; inoltre dato che non c’è microfono, si annulla il rischio di un feedback
indesiderato.

Sustain aiutato dal feedback

Una chitarra elettrica e i suoi pick-ups possono riconvogliare il suono del proprio
amplificatore, creando un feedback loop, esattamente come un microfono. L’abilità
artistica di suonare con il feedback consiste nel saper trovare quelle posizioni sul palco
in cui il sustain può essere indotto senza che il pick-up della chitarra generi fischi
indesiderati. Allora la cassa e le corde della chitarra vibreranno in armonia con le onde
sonore provenienti dall’amplificatore, creando un feedback ioop che può essere usato
per sostenere una nota indefinitamente. Per esser certi che suonino solo le corde
desiderate è essenziale possedere una buona tecnica di smorzatura delle corde. Eric
Clapton usa il feedback per neutralizzare la frizione sulla chitarra, creando un costante
feedback loop. Brian May usa un livello più elevato di feedback, e i suoi accordi
provocano un tale effetto di ritorno per cui dalla sua chitarra i suoni sembrano
esplodere.

Il sistema sonoro front-of-house dall'ingresso all'uscita


Tutti gli ingressi dei microfoni, gli ingressi diretti e quelli provenienti dagli amplificatori
backline o dagli “speaker simulator” sono collegati all’apparecchiatura di palco
principale (main stage box). In un grande impianto PA l’apparecchiatura di palco
principale è in grado di gestire fino a 56 ingressi.

I cavi

Per ridurre il numero di cavi da utilizzare è preferibile usare, quando è possibile, un


unico grosso cavo a più nuclei rivestiti (“multicore”) e connettori. In questo modo si
riduce il tempo necessario a montare l’impianto e le probabilità che i cavi vengano
accidentalmente scollegati. I sistemi più complicati possono richiedere un maggior
numero di microfoni e ulteriori ingressi, in questo caso possono essere necessari altri
cavi “multicore” e dei dispositivi sotto palco (sub-stage boxes). Per esempio i
microfoni impiegati per amplificare la batteria potrebbero avere cavi propri di
lunghezza specifica, per evitare fili striscianti. Un dispositivo sub-stage collocato vicino
alla batteria potrebbe accettare tutti gli ingressi dei microfoni della batteria e collegarli
all’apparecchiatura di palco principale per mezzo di un cavo “multicore” o “sub-
snake”. Nell’apparecchiatura principale di palco tutti i segnali vengono separati e poi
collegati indipendentemente alla consolle di monitoraggio di palco e al mixer di sala.
Accanto a entrambi i mixer si trovano dei box “fan out” o “break out” (per
“frastagliare”, aprire a ventaglio i segnali) che forniscono collegamenti separati per
ogni segnale del palco, che può cosi essere inviato ai singoli canali dei mixer. E
probabile che la scatola principale di palco abbia ulteriori cavi “multicore” separati per
dare la possibilità di inviare una serie di segnali aggiuntivi a un’unità mobile di
registrazione, oppure per una trasmissione radio o televisiva dal vivo.

Equalizzatori grafici

Il sistema front-of-house è dotato di distinti impianti di amplificazione su entrambi i lati


del palco. Un equalizzatore grafico per ogni lato del sistema consente di equalizzare
gli amplificatori per adattarli all’acustica di ogni ambiente. Il “pink noise” è un sibilo
generato elettricamente, la cui caratteristica è di rimanere costante per intensità a
tutte le frequenze udibili. L’invio di pink noise attraverso l’impianto sonoro e l’uso di
un analizzatore di frequenze per rilevare quelle che vengono accentuate dall’acustica
del locale, determina i necessari adattamenti negli equalizzatori grafici del mixer di
sala (sistema FOH). Effetti stereo
I tecnici del suono generalmente non usano gli effetti stereo tanto quanto i tecnici di
registrazione. Se si posiziona un apparecchio per il suono all’estrema destra o sinistra
si ottengono risultati soddisfacenti solo nella parte centrale e posteriore della sala.
Talvolta l’effetto stereo è applicato per esempio alla batteria per dare più dimensione
al suono e farlo risultare nel suo complesso meno uniforme (e scialbo). Gli effetti come
il riverbero tendono a essere più efficaci in stereo e inoltre garantiscono al suono dal
vivo una sensazione di maggiore ampiezza e profondità.

Cross-over

Nei grandi impianti sonori da concerto il suono, prima di essere inviato agli
amplificatori e poi agli altoparlanti PA, viene suddiviso in bande di frequenza distinte.
L’illustrazione sulla sinistra mostra un dispositivo di cross-over stereo a tre vie che
divide ciascuno dei due segnali (destra e sinistra) in tre distinte bande di frequenze.
Gli altoparlanti non riescono bene ad amplificare contemporaneamente tutte le
frequenze, soprattutto agli alti volumi richiesti dagli impianti sonori da concerto. In
linea di massima, quindi, le note o frequenze più alte sono riprodotte meglio da
altoparlanti piccoli, al contrario le note e le frequenze più basse vengono riprodotte
meglio da altoparlanti grandi. Per questo motivo è probabile che anche un impianto
stereo domestico abbia un cross-over a due vie per separare il segnale in due bande di
frequenze distinte e inviarlo agli altoparlanti per gli alti e a quelli per i bassi che si
trovano in ogni cassa acustica. Gli impianti sonori da concerto hanno almeno due punti
di cross-over che separano il suono in tre bande di frequenza. Queste vengono poi
amplificate individualmente e inviate a diversi altoparlanti. Il sistema mostrato
nell’illustrazione ha altoparlanti separati ognuno nella propria cassa, per i bass medi
(mid-range) e gli alti (o alta gamma) Le singole casse degli altoparlanti possono essere
sistemate in modi e schieramenti diversi per adattarle all’acustica di un ambiente
particolare. I piccoli sistemi PA, pensati solo per la voce, hanno di solito un solo punto
di cross-over, che separa il segnale inviandolo agli altoparlanti per i medi o a quelli per
gli alti di una cassa. Le ditte che forniscono gli impianti audio per i concerti sollevano
interminabili discussioni sul perché i loro punti di cross-over e le loro configurazioni di
altoparlanti sono migliori di quelle utilizzate dai loro concorrenti. svolgano un ruolo
decisivo, piuttosto che il tipo di sistema utilizzato.

Radio trasmettitori
I radio trasmettitori o “trasmettitori senza fili” possono essere utilizzati sia con i
microfoni che con le chitarre. Essi hanno il vantaggio di liberare il musicista dalle
limitazioni nel movimento dovute al fatto che utilizza impianti audio tramite cavi di
collegamento. Inoltre possono essere usati per inviare ai musicisti dei mix attraverso
cuffie o auricolari, senza imbattersi negli stessi problemi appena esposti. La maggior
parte dei set per la radio trasmissione costruiti per utilizzi in concerti, funzionano in
VHF (very high frequency) e offrono maggiore affidabilità e migliore qualità del suono
rispetto ai primi modelli. Talvolta possono essere raccolti segnali vaganti o
interferenze. Il sistema Samson VLP (a destra) può operare su 14 frequenze a scelta,
cosicché se ci sono dei problemi è possibile selezionare una frequenza libera da
interferenze durante un controllo del suono o una prova.

Backline oppure no?

I gruppi più importanti scelgono a volte di non usare un’amplificazione backline, ma di


affidarsi completamente al sistema di monitoraggio. Sul palco un chitarrista può avere
amplificatori a valvole, pre-amplificatori e dispositivi per effetti in un rack. Di solito
scelgono questo set-up artisti importanti che fanno tournée con un gruppo di musicisti
tumisti. Un sistema di solo monitoraggio è in grado di ridurre i problemi, soprattutto se
sul palco ci sono molti musicisti e molti microfoni davanti agli amplificatori. Il suono,
quindi, è più sotto il controllo dei tecnici del suono. Anche i gruppi che viaggiano con
speciali scenografie per il palco e devono prefigurarsi la resa visiva per un video o la
TV, trovano vantaggioso non dover sistemare una backline.
I complessi basati sulla chitarra elettrica spesso preferiscono usare sul palco la
tradizionale amplificazione in “backline”. Un chitarrista elettrico può considerare
essenziale avere il controllo del suo amplificatore ed essere in grado di usare un
feedback controllato. Gli auricolari si sono rivelati importanti per le esecuzioni, ma si
devono adattare perfettamente alle orecchie del musicista che perciò ricorre spesso
all’impronta delle orecchie. Questo crea un “vacuum seal” che esclude qualunque
rumore sul palco. Il tecnico del mixer monitor trasmette un mix al musicista, che
dunque sente un suono hi-fi bilanciato in qualunque punto del palco. Cosi sono
superflui monitor e backline!

Misure di sicurezza

Molti musicisti sono morti o si sono feriti per aver preso una scossa elettrica causata
da linee d’alimentazione o apparecchiature elettriche difettose. 250 milliamp
necessari per alimentare una lampadina da 60 watt sono sufficienti per fulminare
cinque persone contemporaneamente. Un caso classico si verifica quando un
musicista che sta suonando una chitarra elettrica tocca un microfono. Se la messa a
terra dell’amplificatore della chitarra è difettosa, la corrente passerà alla presa di terra
del circuito del microfono. In tal caso il chitarrista potrebbe non riuscire a lasciare la
chitarra e il microfono finché la corrente non sia tolta e nel frattempo ricevere una
scossa letale.
La messa a terra dell’alimentazione principale è studiata per assorbire gli eccessi di
corrente quando si verifica un guasto, ma dei collegamenti sbagliati possono rendere
tutto inutile. Per verificare se l’alimentazione elettrica delle prese a muro e delle
prolunghe è stata correttamente messa a terra si utilizza un “ring mains tester”. Sul
palco non bisognerebbe usare nessuna apparecchiatura elettrica senza aver
controllato la linea di alimentazione. I “Residual Current Device” o “RCD” sono stati
progettati per togliere l’energia elettrica quando rilevano una dispersione di corrente
potenzialmente pericolosa. Assicuratevi sempre che ci sia un RCD tra la linea di
alimentazione e ogni elemento dell’equipaggiamento da essa alimentato. Non usate
mai l’alimentazione se è stato rilevato un guasto e non cercate di usare uno strumento
dopo che un RCD ha sospeso l’erogazione di corrente. Il controllo dei cavi di
collegamento, dei fusibili e delle spine non viene mai effettuato troppo spesso. I cavi
sono particolarmente soggetti a guasti durante il trasporto e il montaggio. Usate
sempre fusibili del valore corretto. Sulle chitarre si possono installare circuiti di
sicurezza addizionali; questo intervento dovrebbe essere eseguito da elettricisti
qualificati.

L’udito

Non c’è alcun dubbio che esposizioni prolungate a livelli eccessivi di pressione sonora
provochino dei danni all’udito
umano. Con l’età l’udito di ognuno alle alte frequenze diminuisce; il declino è di solito
lento e di scarsa entità, a meno che livelli eccessivi di esposizione sonora o particolari
patologie non abbiano danneggiato la capacità uditiva. Il livello di pressione sonora
viene misurato in decibel o dB. Le Autorità sanitarie consigliano un’esposizione
massima a 104 dB nel caso di un suono prolungato e a 140 dB nel caso di brevi picchi
momentanei e ritengono che nella maggior parte delle esibizioni dal vivo i livelli di
pressione sonora sono troppo alti per garantire un’assoluta sicurezza. Altri test hanno
mostrato che i tecnici di registrazione continuamente sottoposti a valori limite di
pressione sonora, leggermente inferiori a quelli dei concerti, non presentavano un
grado di deterioramento superiore alla norma. Finché non saranno condotte ricerche
più esaustive, l’unica precauzione è quella di evitare l’eccessiva vicinanza agli
altoparlanti. Alcuni dei segnali d’allarme si tradurrebbero nell’avvertire una risonanza
nell’orecchio o in sensazioni di malessere durante o dopo un’esibizione.