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GAETANO FERRARA

CORSO
MULTIMEDIALE
di
BASSO ELETTRICO
a 4 & 5 corde
LEZIONE
1

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LEZIONE 1 - CONTENUTI

CONTENUTI
INTRO

OBIETTIVI

1. Ruolo del basso elettrico nella musica


Elementi strutturali della musica: ritmo
Elementi strutturali della musica: melodia
Elementi strutturali della musica: armonia
Non solo basso elettrico
Oltre il fondamento armonico
Il basso moderno
Schema riassuntivo

2. Com’è fatto il basso elettrico


Elementi del corpo
Ponte
Componenti elettronici (pickup)
Battipenna
Attacchi per la tracolla
Elementi del manico
Paletta e meccaniche (chiavette)
Tastiera
Capotasto, tasti e segnatasti
Truss rod
Corde e scalatura
Schema riassuntivo

3. Tipologie e modelli di bassi elettrici


Fender Precision (1951)
Fender Precision (1957)
Fender Jazz (1960)
Music Man StingRay (1976)
G&L (1980)
Rickenbacker 4001 (1961)
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LEZIONE 1 - CONTENUTI

Gibson EB-0 (1959) e EB-3 (1961)


Gibson Thunderbird IV (1963)
Alta Liuteria
Non solo legno: Modulus Graphite
Steinberger, la paletta non c’è più!
Bassi a 5 e 6 corde
Manico avvitato, incollato o neck-through body?
Asia Bass
Bassi firmati
Non solo solid-body
Bassi Fretless
Schema riassuntivo

4. Amplificare il basso elettrico


Combo
Testata e cassa
Sistema a rack
Preamplificatore
Finale di potenza
Cassa
Fattori che determinano il vostro suono
Schema riassuntivo

5. Cosa serve per iniziare


Basso Elettrico
Amplificatore
Accordatore
Metronomo
Accessori (cavo, tracolla, custodia, leggio)
Schema riassuntivo

6. Storia del basso elettrico


Contrabbassi orizzontali, chitarre verticali e liuti bassi
L’era della valvola termoionica
Chitarre hawaiane, ferri da cavallo e contrabbassi elettrici
Schema riassuntivo

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LEZIONE 1 - CONTENUTI

7. Nozioni fondamentali di acustica


Cos’è il suono
Percepire il suono: l’orecchio
Le caratteristiche del suono
Altezza e Frequenza
Bassi, medi e alti
Suono musicale e rumore
Intensità
Schema riassuntivo

APPROFONDIMENTI

8. Tipologie e configurazioni di pickup


Come funziona un pickup magnetico
Potenziometri: regolazione del volume e del tono
Single coil
Dual (double) coil/humbucker (humbucking)
Split coil
Pickup passivi
Pickup passivi con circuito elettronico attivo
Pickup attivi
Piezoelettrico
Configurazioni principali di pickup
Schema riassuntivo

9. Tipologie di equalizzatori
Equalizzatore a controllo di toni passivo
Equalizzatore a controllo di toni attivo
Shelving EQ (equalizzatore a scaffale)
Peak bell EQ (equalizzatore a campana)
Shelving EQ + Peak bell EQ
Equalizzatore grafico
Equalizzatore semi-parametrico (sweep)
Equalizzatore parametrico
Configurazioni equalizzative miste
Preset EQ

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LEZIONE 1 - CONTENUTI

Alcuni consigli per una serena equalizzazione


Schema riassuntivo

10. Introduzione all’effettistica


Cos’è un effetto?
Effetti analogici e digitali
Effetti singoli a pedale (stompbox)
Effetti e multieffetti digitali a rack
Tipologie di effetti
EFFETTI DI DINAMICA
- COMPRESSORE
- LIMITER
- EXPANDER/NOISE GATE
- DE-ESSER
- TRANSIENTS DESIGNER
- PEDALE DEL VOLUME
EFFETTI DI EQUALIZZAZIONE EQ/FILTRI
- EQ
- WAH-WHA
- AUTO-WHA/ENVELOPE FILTER
- TALK BOX
EFFETTI DI FEEDBACK/SUSTAIN
- FEEDBACK
- SUSTAINER
- EBow
EFFETTI DI AMBIENTE E RITARDO
- RIVERBERO
- DELAY/ECHO
- LOOP MACHINE
EFFETTI DI MODULAZIONE
- LESLIE SPEAKER
- VIBRATO
- TREMOLO
- PHASER
- FLANGER
- CHORUS
Schema riassuntivo

11. Effetti di guadagno e distorsione


(gain-based effects)
Il flusso elettrico da Willie Johnson a Jimi Hendrix
E in principio fu il fuzz
L’impronta di Jimi Hendrix
Oltre il fuzz: il Big Muff
I nomi della distorsione
Booster
Preamp e EQ
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LEZIONE 1 - APPROFONDIMENTI - TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI

9. Tipologie di equalizzatori
Equalizzare è l’arte di enfatizzare o attenuare le frequenze emesse dal proprio strumen-
to.
La parola ha origine nell’ambito della fonica, indica l’azione di riequilibratura di un se-
gnale proveniente da un microfono mancante dell’intero spettro delle frequenze, che
non riesce cioè a riprodurre la giusta quantità di frequenze alte, medie o basse.
Equalizzare un suono di basso elettrico significa modificarne la qualità a livello timbrico,
semplificando al massimo: scurirlo e renderlo profondo con i bassi, definito e presente
con i medi, brillante con gli alti, tali scelte sono relative al gusto, all’esperienza, al ge-
nere musicale e alla tecnica strumentale usata.
Un altro aspetto è relativo agli ambienti dove capita di suonare, ci possono essere in-
finite variazioni di ampiezza e livello di riflessione del suono, anche qui è possibile in-
tervenire nell’equalizzazione per dare corpo al suono o al contrario sfinarlo per ridurre
fenomeni come il rimbombo.
Facciamo ora un piccolo excursus tra le tante tipologie di equalizzatori comunemente
presenti tra gli amplificatori per basso elettrico.

Equalizzatore a controllo di toni passivo


Utilizzati soprattutto sugli amplificatori valvolari, questo tipo di equalizzazione si basa
sullo stesso principio del controllo di tono che abbiamo su un basso con i pickup passivi,
in pratica si tratta di filtri che si oppongono a certe frequenze e ne fanno passare altre.
Ad esempio il cosiddetto filtro passa-alto (HPF - High Pass Filter) verrà visualizzato
come una manopola con sotto scritto Bass (o Low) regolabile su una serie di valori da
zero a dieci, come dice il nome stesso (filtro passa alto), questo dispositivo permetterà
il passaggio delle frequenze alte, sopprimendo le basse: con la manopola a zero il filtro
è chiuso e passeranno solo le alte, quando è a 10 il filtro è aperto dando così l’impres-
sione di aumentare i bassi, in realtà non aumentiamo le frequenze basse, semplicemen-
te evitiamo di sopprimerle.
Analogamente il filtro passa-basso (LPF - Low Pass Filter), azionato dalla manopola
treble, sul valore zero si oppone al passaggio delle frequenze alte mentre a 10 le lascia
passare, in questo modo sembra di avere il controllo degli alti (e in effetti lo abbiamo
ma solo in forma passiva, tagliando le frequenze alte).
Questo tipo di equalizzazione, tipica degli anni cinquanta, sessanta e in parte anche
settanta, permette dunque solo di sottrarre e non di aggiungere, raramente la trovia-
mo come unica opzione equalizzativa su un amplificatore per basso, a meno che non
ci rivolgiamo al mercato del vintage, come ad esempio la riedizione del combo Fender
Bassman, molto apprezzato anche dai chitarristi, o le tipiche testate inglesi valvolari
d’epoca della Marshall.

CONTROLLI DI TONO PASSIVI (BASS - MIDDLE - TREBLE) - FENDER BASSMAN


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LEZIONE 1 - APPROFONDIMENTI - TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI

CONTROLLI DI TONO PASSIVI (BASS - MIDDLE - TREBLE) - MARSHALL JMP (TESTATA)

Equalizzatore a controllo di toni attivo


I controlli di tono attivi sono dei filtri che hanno la caratteristica di amplificare (boost)
o tagliare (cut) il segnale relativo al range di frequenze interessato (i soliti bassi, medi,
alti), per far questo richiedono una alimentazione (come nel caso di un circuito attivo di
un basso elettrico alimentato da una pila da 9 volt) e componenti elettronici attivi come
le valvole o i transistor.
La forma più semplice di controllo di toni attivo è quella in cui troviamo delle manopole
regolabili: quando la manopola è a zero il segnale non è processato (in gergo si dice
flat), girando verso destra amplifichiamo la frequenza fino a un massimo di 15 decibel
(è il caso di questo ampli della Eden nella foto sottostante, i valori massimi dei decibel
sono relativi ai modelli specifici e alla loro qualità), al contrario, verso sinistra, andiamo
a sopprimere la frequenza fino a meno 15 dB.
Esaltando le frequenze abbiamo un conseguente aumento del volume generale, cosa
che non accadeva con i controlli passivi.

CONTROLLI DI TONO ATTIVI (BASS - MID - HIGH) - EDEN WTX-264

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LEZIONE 1 - APPROFONDIMENTI - TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI

Shelving EQ (equalizzatore a scaffale)


Ma cosa succede veramente quando andiamo a regolare un controllo di tono attivo?
Nel caso dei controlli relativi ai bassi e agli alti, ovvero nelle zone estreme del range
delle frequenze, abbiamo comunemente una tipologia di equalizzatori chiamati shelving
EQ (o shelf EQ, equalizzatore a scaffale, mensola, il nome è relativo alla forma grafica
della loro risposta in frequenza). È considerata la forma più semplice di equalizzazione
attiva, in quanto taglia o esalta tutto ciò che c’è al di sotto o al di sopra di una frequenza
data.
Con un equalizzatore shelf agendo sulla manopola dei bassi controlleremo tutte le fre-
quenze AL DI SOTTO di una certa frequenza (ad esempio 150 Hz); intervenendo invece
sulla manopola degli alti controlleremo tutte le frequenze AL DI SOPRA di una certa
frequenza (ad esempio 1 kHz).
Dunque i parametri relativi agli equalizzatori a scaffale sono due:

1. FREQUENZA DI TAGLIO (roll-off): il punto nello spettro delle frequenze dal quale si
stabilisce di amplificare o attenuare tutte le frequenze poste al di sopra o al di sotto
(nel grafico 150 Hz per le basse e 1 kHz per le alte).

2. GAIN (level): determina di quanti dB aumentare o tagliare il livello di intensità delle


frequenze presenti sotto o sopra la frequenza di taglio.

Su un ampli per basso possiamo agire sul gain tramite la manopola con scritto bass o
high, il parametro della frequenza di taglio sarà fissato invece dalla casa costruttrice.

EQUALIZZAZIONE A SCAFFALE

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LEZIONE 1 - APPROFONDIMENTI - TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI


Peaking filter o peak bell EQ (equalizzatore a campana)
Il problema degli shelving EQ è che lavorano bene con i valori estremi delle frequenze,
gli alti e i bassi, e per le medie? E se si volesse andare ad esaltare o tagliare un ambito
ristretto delle basse o delle alte?
La soluzione è l’equalizzatore a campana o di picco (peak bell EQ, peaking EQ o peaking
filter, notch filter) che permette di scegliere, partendo da un valore centrale, un range
di frequenze, detto BANDA DI FREQUENZA, più o meno ampio su cui intervenire.
La campana che possiamo vedere nel grafico può andare verso l’alto su valori positivi,
e quindi amplificare il segnale, o, al contrario, verso il basso su valori negativi deter-
minando l’attenuazione della fascia di frequenze scelta; può inoltre essere allargata o
ristretta rispetto a un valore di frequenza centrale stabilendo la fascia delle frequenze
interessate. In pratica bisogna stabilire tre parametri:

1. FREQUENCY (frequenza centrale): la frequenza al centro della campana da enfatiz-


zare o attenuare (nel grafico 500 Hz).

2. Q da Quality (larghezza di banda, bandwidth, BW): è il parametro che stabilisce la


larghezza della campana, ovvero quanto deve essere larga la banda di frequenza (nel
grafico da 400 Hz a 600 Hz).

3. GAIN (level): determina di quanti dB aumentare o tagliare (quando taglia invece di


peak è un notch filter) il livello di intensità della banda di frequenza stabilita.

I controlli dei medi appartengono solitamente a questa categoria di equalizzatori, se


trovate una sola manopola con sotto scritto Mid, l’unico parametro sul quale potrete
agire sarà quello del guadagno, mentre il Q e la banda di frequenza saranno determina-
te di default dall’azienda costruttrice. Se invece trovate più controlli potete intervenire
anche su gli altri parametri (equalizzatori parametrici o semi-parametrici).

EQUALIZZAZIONE A CAMPANA

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LEZIONE 1 - APPROFONDIMENTI - TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI


Shelving EQ + Peak bell EQ
Solitamente questi due filtri, a scaffale e a campana, li troviamo combinati insieme sui
nostri amplificatori in modo da poter intervenire su ognuna delle tre bande di frequenza
fondamentali (bassi, medi e alti). I bassi e gli alti sono trattati con gli equalizzatori a
scaffale, mentre i medi sono nel dominio di quelli a campana.
Decisivi per dare definizione al suono, i medi spesso si dividono in medio-bassi (lo-mid)
e medio-alti (hi-mid).
Osservate nell’immagine sottostante le manopole relative a questa tipica combinazione
di filtri.

GALLIEN-KRUEGER MB210 (DETTAGLIO DEL PANNELLO DEI CONTROLLI)

Qui è possibile visualizzare graficamente le due tipologie equalizzative con le relative


frequenze fissate di default: da 60 hz in giù per le basse e da 7 kHz in su per le alte
per quanto riguarda gli equalizzatori a scaffale; 250 Hz per i medio-bassi e 1 kHz per i
medio-alti per quelli a campana.

EQUALIZZAZIONE SCAFFALE/CAMPANA

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LEZIONE 1 - APPROFONDIMENTI - TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI


Equalizzatore grafico
È basato su un insieme di filtri peaking (a campana), ma invece di limitarsi, come nel
caso precedente a solo due bande di frequenza, i medio-alti e i medio-bassi, ne con-
templa un numero più vasto (nell’esempio dieci bande), andando a coprire ogni ambito
dello spettro sonoro.
Anche qui si può intervenire solo sul gain (amplificando o attenuando), mentre fre-
quenza centrale e Q vengono stabiliti dall’azienda produttrice. Al posto delle manopole
presenta una serie di cursori a slitta (faders) dedicati ognuno a una banda di frequenza
specifica, che può essere naturalmente incrementata o attenuata.
Questa tipologia di equalizzatori deve il suo nome alla forma lineare che possono as-
sumere i cursori una volta regolati (come punti su un grafico cartesiano), dando una
comoda idea visiva dell’intervento sulle frequenze.

EQUALIZZATORE GRAFICO A 10 BANDE

EQUALIZZAZIONE A CAMPANA SU PIÙ FREQUENZE

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LEZIONE 1 - APPROFONDIMENTI - TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI

Equalizzatore semi-parametrico (sweep)

È una delle formule equalizzative più usate per regolare i medi (ma non solo) negli am-
plificatori per basso.
Si tratta in pratica di un peak bell EQ che, oltre alla consueta manopola del gain, ha un
controllo in più (lo sweep control di frequenza) che consente di selezionare la frequenza
da amplificare o attenuare.
In sintesi l’equalizzatore semi-parametrico è un equalizzatore a campana che vi per-
mette di agire su due parametri:

1. FREQUENCY (frequenza centrale): permette di scegliere la frequenza al centro della


campana da enfatizzare o attenuare (ad esempio, nel primo equalizzatore, con la
terza manopola si può impostare una frequenza a scelta tra 150 Hz e 1,5 kHz).

2. GAIN (level): determina di quanti dB aumentare o tagliare il livello di intensità della


banda di frequenza stabilita.

Quello che non può regolare è il Q, ovvero la larghezza dello spettro di frequenze inte-
ressate a partire dalla frequenza centrale scelta (l’ampiezza della campana). Per questo
è detto semi-parametrico: può intervenire solo in due parametri su i tre tipici del filtro
peaking.
Nelle tre immagini sottostanti possiamo osservare le più comuni configurazioni
equalizzative semi-parametriche: a una banda per i medi in generale, a due bande per
i medio-bassi e i medio-alti, a quattro bande per bassi, medio-bassi, medio-alti e alti.
Da notare la costante presenza ai lati del semi-parametrico dei tipici equalizzatori
shelving per i bassi e per gli alti.

EQUALIZZATORI SEMI-PARAMETRICI
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LEZIONE 1 - APPROFONDIMENTI - TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI


Equalizzatore parametrico

È la modalità più accurata di equalizzazione, quella che consente il maggior controllo sul
segnale, ma proprio per questo la più difficile da usare.
Si tratta del solito equalizzatore a campana del quale però potete questa volta control-
lare tutti e tre i parametri relativi con tre manopole dedicate (da cui il nome parametri-
co: controllo di tutti i parametri).

1. FREQUENCY (frequenza centrale): permette di scegliere la frequenza al centro della


campana da enfatizzare o attenuare.

2. Q (larghezza di banda, bandwidth, BW): è il parametro che stabilisce la larghezza


della campana, ovvero quanto deve essere larga la banda di frequenza.

3. GAIN (level): determina di quanti dB aumentare o tagliare il livello di intensità della


banda di frequenza stabilita.

Solitamente il parametrico si trova sui mixer di fascia professionale, come unità sepa-
rata a rack, in forma di effetto a pedale o come plug-in per computer, raramente anche
sugli amplificatori per basso.

TESTATA PER BASSO PEAVEY PRO 500 (BASSI E ALTI: SHELV EQ; MEDI: PARAMETRICO A TRE BANDE)

SEZIONE DI UN MIXER WMD UTILITY


(MEDI: PARAMETRICO A DUE BANDE) EQUALIZZATORE PARAMETRICO A PEDALE

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LEZIONE 1 - APPROFONDIMENTI - TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI


Configurazioni equalizzative miste
Come già rilevato negli amplificatori moderni (testate, combo, preamplificatori) rara-
mente troviamo una solo tipologia di equalizzatore, gli shelving dei bassi e degli acuti
si combinano solitamente con i semi-parametrici (sweep) o con i grafici in modo da co-
prire in maniera efficace anche l’ambito dei medi e fornire diverse opzioni equalizzative.

In queste due testate della Trace Elliot e della Peavey possiamo osservare la con-
figurazione composta da due equalizzatori shelf EQ (low e high) combinata con un
equalizzatore grafico rispettivamente a 12 e 7 bande.

TRACE ELLIOT AH1200

PEAVEY HEADLINER

Interessante la configurazione del sottostante WalkAbout della Mesa Boogie, dove ab-
biamo due shelving per i soliti bass e treble, un mid passivo (che può solo tagliare) e tre
controlli semi-parametrici (e non parametrici come scritto, infatti il Q non è regolabile)
posti al centro, uno per i bassi (da 30 a 300 Hz), il secondo per i medi (da 200 Hz a 2
kHz) e il terzo per gli alti (da 1,2 kHz a 12 kHz).

MESA BOOGIE WALKABOUT SCOUT

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LEZIONE 1 - APPROFONDIMENTI - TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI

Preset EQ
Un preset è costituito da una serie di parametri già impostati (pre-settati) dalle aziende
produttrici, agendo su un pulsantino o su una manopola otteniamo un certo risultato
equalizzativo in maniera immediata. Ad esempio una amplificazione congiunta dei bassi
e degli alti o una particolare configurazione dei medi.
I preset vengono solitamente descritti con termini vaghi e misteriosi, è bene dunque
informarsi, attraverso i libretti delle istruzioni o i siti, sul loro reale intervento nello
spettro delle frequenze; per avere un’idea di cosa parliamo ecco comunque un elenco
dei termini più comuni con le loro funzioni:

BRIGHT: enfatizza alti e medio alti;


BASS BOOTS: enfatizza i bassi;
CONTOUR: enfatizza bassi e alti, taglia i medi;
DEEP/PUNCH: enfatizza i bassi;
ENHANCE: enfatizza bassi e alti, taglia i medi;
HIGH BOOTS: enfatizza gli alti;
LOW CUT: taglia i bassi;
PRESENCE: enfatizza medio-alti e alti;
SHAPE: particolari curve di equalizzazione presettate;
VLE (Vintage Loudspeaker Emulator): taglio delle frequenze alte (tra 250 Hz e 20 kHz);
VPF (Variable Pre-shape Filter): enfatizza bassi e alti, taglia i medi all’altezza dei 380
Hz.

PRESETS EQ

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LEZIONE 1 - APPROFONDIMENTI - TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI

Alcuni consigli per una serena equalizzazione


Usare l’equalizzatore può creare qualche difficoltà, anche perché, come abbiamo visto,
oltre ad esserci molti tipi di equalizzatori, i fattori che influenzano la resa timbrica di un
suono sono tantissimi.
La scelta e la ricerca di un colore timbrico dovrebbe essere determinata prima di tutto
da un’idea di suono che avete in testa e che è relativa anche al genere, allo stile e alla
tecnica utilizzata. Una cosa è il suono di un brano swing suonato con il pizzicato all’al-
tezza della fine del manico, altra cosa è un pezzo funky basato sulla tecnica slap. Ogni
bassista, con la sua propria sensibilità, si comporta in modo diverso e ottiene un suono
diverso basato sul suo bagaglio di conoscenze, esperienze e di tecnica.
Una quotidiana ricerca personale è la chiave per sviluppare le competenze necessarie
per trovare le giuste sonorità.
Ecco ora alcuni consigli generali che possono aiutarvi nella vostra avventura nell’uni-
verso del suono:

- Prima di conoscere le funzionalità di un equalizzatore dovete avere piena consape-


volezza delle possibilità timbriche ed equalizzative del vostro strumento, utilizzare un
magnete al ponte o uno al manico cambia completamente il suono.
Qui il consiglio è quello di partire con il basso regolato in modo di ottenere il timbro più
naturale e completo possibile: tutti i pickup al massimo del volume; i toni completa-
mente aperti nel caso di un passivo; bassi medi e alti in posizione flat (né attenuata né
enfatizzata) nel caso di una equalizzazione onboard attiva.
Molto spesso questo tipo di regolazione delle manopole produce già il suono migliore del
vostro strumento (equilibrato e pieno). In ogni caso avrete un punto di riferimento dal
quale allontanarsi o tornare nel corso delle vostre ricerche equalizzative.

- Così come avete regolato in modalità flat il vostro strumento, operate allo stesso
modo con la sezione dedicata all’equalizzazione dell’amplificatore, regolate le mano-
pole, o i cursori nel caso dell’equalizzatore grafico, sul valore zero (di solito a ore 12).
Nel caso di un amplificatore vintage a valvole con i filtri passivi, potrebbe essere una
buona idea mettere tutto a 10, in modo da avere a disposizione l’intero spettro delle
frequenze senza attenuazioni e poi eventualmente intervenire tagliando dove occorre.

- Arrivati a questo punto alzate il volume, state ascoltando il suono pulito del vostro
strumento accoppiato con il vostro amplificatore con i controlli in modalità flat, già so-
lamente alzando il volume il suono cambia e prende corpo, cominciate a ragionare a
partire da quel suono: è la vostra base, il punto di paragone.
Ponetevi delle domande: vi soddisfa questa sonorità? È adatta per lo stile o il genere di
musica per il quale state cercando un suono di basso? Si inserisce bene nel mix con gli
altri strumenti? Che tipo di suono desiderate? Magari cercate qualcosa di più profondo
e corposo, allora proviamo a incrementare con l’amplificatore un pochino i bassi e i
medio-bassi e tagliamo un po’ di alti. Se volete qualcosa di brillante e definito bisogna
seguire la strada opposta: più alti e medio-alti e meno bassi.
Una strategia alternativa è quella di lasciare i controlli dell’amplificatore in posizione flat
e operare su quelli del basso, soprattutto se si possiede una equalizzazione attiva (in
caso contrario non c’è molto da fare, a parte tagliare gli alti o escludere uno dei pickup
o trovare una miscela tra i pickup).
Tornate frequentemente al punto di paragone in modalità flat, in modo da capire cosa
produce il vostro intervento sui controlli di tono (un aiuto in questo senso può arrivare
da equalizzatori forniti del tasto bypass che permette di disattivare istantaneamente le
funzioni equalizzanti). In ogni caso disponetevi a provare, sperimentare, ascoltare.

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LEZIONE 1 - APPROFONDIMENTI - TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI


- In linea generale, per semplificare mentalmente e praticamente, lo spettro delle fre-
quenze viene diviso in 4 aree fondamentali sulle quali intervenire con l’equalizzazione,
con alcuni aggettivi cercherò di descrivere l’effetto che si può provocare sul suono del
basso innalzando una di queste bande di frequenza, in positivo e, se si esagera, in ne-
gativo:

1. BASSI circa tra 30/40 e 100 Hz: profondità/rimbombo, suono fangoso.


2. MEDIO-BASSI circa tra 100 e 600 Hz: corposità, definizione profonda/suono insca
tolato, effetto clacson.
3. MEDIO-ALTI circa tra 600 e 3000 Hz: definizione brillante, presenza/suono tagliente.
4. ALTI circa dai 3/5 kHz in su: brillantezza, trasparenza/suono ronzante, esaltazione
dei rumori di tocco.

- Bisogna sempre considerare il fenomeno dei suoni armonici, per cui un LA basso da 55
Hz (III corda) produce le frequenze armoniche (naturalmente con una intensità minore
rispetto alla fondamentale) di 110 Hz, 164 Hz, 220 Hz, 277 Hz, 329 Hz, 392 Hz; 440
Hz, 493 Hz, 554 Hz (medio-bassi); 622 Hz, 659 Hz, 693 Hz, 783 Hz, 830 Hz, 880 Hz
(medio-alti); quindi questo suono basso potrà essere processato agendo sulla manopo-
la dei bassi ma, presentando in realtà un ampio spettro di frequenze, sarà modificabile
anche intervenendo sui medio-bassi e sui medio-alti, tale intervento donerà al timbro
di quella note (e di quelle limitrofe) una chiara brillantezza.

- Solitamente quando ci si dispone ad equalizzare un suono l’idea di partenza è spes-


so quella di aumentare l’intensità di certe frequenze, si pensa: vorrei più bassi oppure
proviamo ad alzare i medi, etc.
È importante invece anche provare a ragionare per sottrazione, tagliare invece di ag-
giungere: volete un suono più definito? Provate a diminuire i bassi; sentite troppo i
rumori dell’azione delle mani sulle corde o volete un suono profondo? Tagliamo un po’
di alti e medio-alti invece di alzare i bassi, insomma attenuare al posto di amplificare.

- È una normale regola di buon senso quella di evitare esagerazioni: sistemando qual-
siasi banda di frequenza al massimo dell’intensità possibile, otteniamo fenomeni sgra-
devoli con suoni distorti, allo stesso modo azzerando completamente i valori, perdiamo
pienezza e volume (a meno che non si voglia raggiungere degli effetti particolari).
Lo stesso discorso vale anche per l’equalizzatore grafico: evitare eccessive distanze tra i
cursori, in modo da disegnare una curva grafica delle frequenze armonica e omogenea.

- L’ambiente nel quale operate è di fondamentale importanza ed è unico, quindi una


equalizzazione che funziona bene in un certo ambiente potrebbe non funzionare in un
altro. Anche il posizionamento dell’amplificatore rispetto all’ambiente può essere deci-
sivo, bisogna evitare prima di tutto di sistemarlo al centro o in un angolo di una stanza,
potrebbe essere necessario anche inclinarlo, sollevarlo o isolarlo da terra, impedendo
così al pavimento o al palco di trasmettere in maniera indesiderata le frequenze basse.

- Dopo un certo periodo di tempo in cui poniamo l’attenzione, con le nostre orecchie e la
nostra mente, alla ricerca di un suono, potremmo avvertire dei sintomi di stanchezza e
non riuscire più a cogliere le differenze e le sfumature tra le frequenze, è bene dunque
fare ogni tanto una pausa, in modo da riequilibrare opportunamente il senso dell’udito
e il pensiero.

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LEZIONE 1 - APPROFONDIMENTI - TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI

Tipologie di equalizzatori
SCHEMA RIASSUNTIVO
EQUALIZZARE SIGNIFICA ESALTARE O TAGLIARE AMBITI DI FREQUENZE (ALTI, MEDI E BASSI), EMESSE
DAL VOSTRO STRUMENTO E AMPLIFICATE DALL’AMPLIFICATORE, IN MODO DA OTTENERE UN SUONO
CHE SODDISFI IL GUSTO PERSONALE E SIA ADEGUATO ALLO STILE MUSICALE E ALL’AMBIENTE FISICO
NEL QUALE VIENE DIFFUSO.

EQUALIZZATORE PASSIVO: È LA FORMA PIÙ VINTAGE DI EQUALIZZAZIONE, VIENE REALIZZATA DA FIL-


TRI CHE TAGLIANO LE FREQUENZE (COME AVVIENE NEL CONTROLLO DEI TONI DEL BASSO CON PICKUP
PASSIVI). VIENE UTILIZZATO NEGLI AMPLIFICATORI VALVOLARI ORMAI QUASI ESCLUSIVAMENTE DAI
CHITARRISTI O DAI CULTORI DEL SUONO VINTAGE ANNI SESSANTA/SETTANTA.

EQUALIZZATORE ATTIVO: PERMETTE ANCHE DI ESALTARE LE FREQUENZE OLTRE CHE DI ATTENUARLE.


PER FARE QUESTO RICHIEDONO UN CIRCUITO ATTIVO, COMPOSTO DA VALVOLE O TRANSISTOR, ALI-
MENTATO DALLA CORRENTE ELETTRICA. L’INCREMENTO DEL VOLUME DELLE FREQUENZE PORTERÀ UN
INCREMENTO DEL VOLUME FINALE EFFETTIVO.

TIPOLOGIE DI EQUALIZZATORI ATTIVI:

- SHELVING (A SCAFFALE): ADATTA PER LE FASCE ESTREME DELLE BANDE DI FREQUENZA, I BASSI E
GLI ALTI, TAGLIA O ESALTA TUTTE LE FREQUENZE SOTTO O SOPRA UNA FREQUENZA DATA.
AD ESEMPIO UNA MANOPOLA SHELF PER CONTROLLARE I BASSI (ATTENUARLI O ESALTARLI) AVRÀ UNA
FREQUENZA DI TAGLIO IMPOSTATA DALLA CASA PRODUTTRICE (TIPO 150 Hz) AL DI SOTTO DELLA QUA-
LE SI POTRÀ INTERVENIRE, AGENDO IN SENSO ORARIO O ANTIORARIO SULLA MANOPOLA, SU TUTTE
LE FREQUENZE (DA 150 Hz IN GIÙ, OVVERO SU I BASSI).

- PEAK BELL (A CAMPANA): MENTRE L’EQUALIZZATORE A SCAFFALE PERMETTE DI INTERVENIRE SUL


TOTALE DELLE AMPIE BANDE DI FREQUENZA ESTREME (ALTI E BASSI), QUELLO A CAMPANA DÀ LA POS-
SIBILITÀ DI TAGLIARE O ESALTARE UN AMBITO RISTRETTO DELLO SPETTRO DELLE FREQUENZE, PER
QUESTO MOTIVO È UTILIZZATO SOPRATTUTTO PER LE MANOPOLE DEI CONTROLLI ATTIVI DEI MEDI.
AD ESEMPIO AGENDO SU UNA MANOPOLA ATTIVA DEI MEDI ATTENUIAMO O ESALTIAMO UNA PICCO-
LA BANDA DI FREQUENZA, COSTITUITA DA DUE PARAMETRI FISSATI DALLA CASA PRODUTTRICE: LA
FREQUENZA CENTRALE E LA LARGHEZZA DI BANDA DETTA Q (OVVERO L’INSIEME DELLE FREQUENZE
ADIACENTI ALLA FREQUENZA CENTRALE).

- SHELVING + PEAK BELL: È LA LOGICA COMBINAZIONE DEI DUE SISTEMI, MENTRE IL FILTRO SHELVING
SI OCCUPA DEI BASSI E DEGLI ALTI, L’EQUALIZZATORE A CAMPANA VA A COPRIRE LA FASCIA DEI MEDI
(A LORO VOLTA SPESSO DIVISI IN MEDIO-BASSI E MEDIO-ALTI).

- EQUALIZZATORE GRAFICO: SI PRESENTA IN FORMA DI UNA SERIE DI CURSORI OGNUNO CORRISPON-


DENTE AD UN EQUALIZZATORE A CAMPANA E RESPONSABILE DI UNA SPECIFICA BANDA DI FREQUEN-
ZA. ANCHE IN QUESTO CASO FREQUENZA CENTRALE E LARGHEZZA DI BANDA SONO FISSATE DALLA
CASA COSTRUTTRICE.

- EQUALIZZATORE SEMI-PARAMETRICO: È UN EQUALIZZATORE A CAMPANA CHE CONSENTE L’INTER-


VENTO SUL PARAMETRO DELLA FREQUENZA CENTRALE, CON UN CONTROLLO DETTO SWEEP POSSIAMO
SCEGLIERE LA FREQUENZA (MA NON LA LARGHEZZA DI BANDA CHE È FISSA) DA ESALTARE O ATTE-
NUARE. È UNO DEI CLASSICI SISTEMI PER EQUALIZZARE I MEDI PRESENTI SUGLI AMPLIFICATORI PER
BASSO.

- EQUALIZZATORE PARAMETRICO: È UN EQUALIZZATORE A CAMPANA CHE PERMETTE DI INTERVENIRE


SU TUTTI I PARAMETRI DELLA SUA REGOLAZIONE: LA SCELTA FREQUENZA CENTRALE (FREQUENCY),
L’AMPIEZZA DELLA LARGHEZZA DI BANDA (Q O BANDWIDTH) E, NATURALMENTE, L’INCREMENTO O
L’ATTENUAZIONE DELLA FREQUENZA CENTRALE E DELLE FREQUENZE LIMITROFE SELEZIONATE (GAIN
O LEVEL).

- PRESET EQ: SONO DELLE MODALITÀ EQUALIZZATIVE PREIMPOSTATE DALLE CASE PRODUTTRICI CHE
PERMETTONO, AZIONANDO PARTICOLARI PULSANTI O MANOPOLE, DI OTTENERE IN MANIERA IMME-
DIATA CURVE DI EQUALIZZAZIONE PARTICOLARI (AD ESEMPIO ENFATIZZAZIONE DEI BASSI E DEGLI
ALTI E CONTEMPORANEA ATTENUAZIONE DEI MEDI, ESALTAZIONE DEI BASSI, ETC.).

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