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L’ABC del musicista

Così come un pittore o uno scultore conoscono bene i materiali grezzi con cui producono
le loro opere, ad esempio i colori, la creta, il legno ecc. anche per noi musicisti è
fondamentale conoscere i materiali di base che servono per creare la musica.
Non solo, così come ogni altra disciplina, anche la musica ha un suo linguaggio tecnico,
con cui indicare in modo preciso i nostri strumenti del mestiere. Conoscere il linguaggio
tecnico, qualunque sia l’ambito in questione, permette di condividere con gli altri ciò che
facciamo, ad esempio con gli amici con cui ci troviamo a suonare e ci permette di
accedere a nuove conoscenze, sviluppando sempre di più il nostro pensiero musicale
nella direzione della consapevolezza.

• Quali sono dunque i materiali “grezzi” con cui possiamo creare le nostre melodie e i
nostri giri armonici?

• Quali sono i nomi questi materiali?

• Esiste qualche particolare strumento logico, procedura o ragionamento che bisogna


assolutamente conoscere per procedere nella musica su basi solide?

In questa breve dispensa trovi le risposte a queste domande fondamentali.

Conoscerne le risposte non ti farà subito suonare meglio il tuo strumento ma sicuramente
creerà le necessarie basi di consapevolezza affinché questo possa avvenire in futuro, te lo
garantisco!

Un albero per potere crescere in altezza deve avere radici forti e profonde.

I concetti esposti riguardano la musica in generale e valgono quindi per tutti gli strumenti.

In ogni strumento musicale questi stessi concetti sono applicati in modo diverso, secondo
la natura e struttura dello strumento.

Se sei cantante o suoni il sax o la tromba, ad esempio, non potrai suonare gli accordi
come fa un pianista o un chitarrista, ma potrai comunque eseguirli sotto forma di arpeggio,
cioè una nota dopo l’altra.

Se suoni la chitarra, non avrai un solo modo di diteggiare una scala, come avviene sul
pianoforte o sul sassofono, ma avrai molte diteggiature diverse per la stessa scala.

T’invito dunque a non fermarti alla sola comprensione dei concetti che trovi spiegati qui.
Esercitati fino a familiarizzare con questo linguaggio tecnico, rendi sempre più veloce il tuo
“ragionamento musicale” ma soprattutto, metti in pratica sul tuo strumento!

Buona musica!

Manuel Consigli
Indice
Le scale maggiori
Le scale minori
I nomi dei gradi della scala
La teoria degli intervalli
I quattro tipi di triade
Gli accordi di settima
L’armonizzazione delle scale
Le sigle degli accordi
Il circolo delle quinte
Le scale maggiori
La struttura della scala maggiore

La scala maggiore è una scala diatonica di sette suoni. La sua sonorità è determinata
dalla seguente successione di toni e semitoni:

Tono- Tono- Semitono- Tono- Tono- Tono- Semitono

Utilizzando come tonica, cioè come prima nota della scala, la nota Do si ottiene la scala di
Do maggiore:

Se analizziamo la struttura della scala di Do maggiore si può notare che essa è costituita
da due gruppi di quattro suoni, detti tetracordi, separati fra loro da un intervallo di Tono e
formati dalla sequenza d’intervalli Tono- Tono- Semitono.

La costruzione delle scale maggiori che utilizzano i diesis

Rispettando la struttura della scala maggiore, che abbiamo analizzato nella tonalità di Do,
è possibile creare altre scale maggiori utilizzando come punto di partenza una qualsiasi
delle dodici note della scala cromatica.

Per ottenere, ad esempio, la scala di Sol maggiore è possibile utilizzare come primo
tetracordo quello superiore della scala di Do e completare la nuova scala con il secondo
tetracordo, rispettandone la struttura tono- tono- semitono.

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Nel precedente esempio, per rispettare la struttura tono- tono- semitono del secondo
tetracordo, la nota Fa deve essere alzata di un semitono, utilizzando un diesis ( #!).
Questa alterazione (o accidente), che caratterizza la scala di Sol maggiore, deve poi
essere scritta in chiave (vicino alla chiave di violino), come nel pentagramma qui sotto:

Seguendo lo stesso procedimento possiamo ricavare la scala di Re maggiore, che


comincia con il secondo tetracordo della scala di Sol:

In questo caso, per rispettare la struttura del tetracordo, si deve alterare la nota Do. I due
diesis che caratterizzano la scala di Re maggiore devono poi essere scritti in chiave:

Continuando con lo stesso procedimento è possibile ricavare tutte le altre scale maggiori
che utilizzano i diesis.
Nella tabella qui sotto si può vedere come per ogni nuova scala (che inizia sulla quinta
della precedente) è necessario aggiungere un nuovo diesis:

L’ordine dei diesis che devono essere aggiunti è il seguente:

Essi vengono scritti sul pentagramma sempre in questo modo:

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Osservando i diesis in chiave è possibile riconoscere la tonalità di un brano musicale,
infatti:

La tonica si trova sempre un semitono sopra l’ultimo diesis

La costruzione delle scale maggiori che utilizzano i bemolle


Per ricavare le scale che contengono i bemolle ( b!) utilizziamo di nuovo la scala di Do
maggiore. Questa volta, però, il tetracordo inferiore della scala di Do diventa il superiore
della nuova scala:

In questo caso, è stato introdotto un bemolle ( b"), che abbassa di un semitono la nota Si,
per rispettare la struttura del primo tetracordo.

Ripetendo lo stesso procedimento è possibile ricavare la scala di Sib:

Continuando con lo stesso procedimento si possono ricavare tutte le altre scale maggiori
che utilizzano i bemolle.

Una tabella simile a quella dei diesis può essere costruita per le scale maggiori che
contengono bemolli. In questo caso ogni nuova scala comincia una quinta sotto la
precedente (il che equivale a una quarta sopra):

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Si può riconoscere una sequenza simile alla precedente: ogni nuova scala mantiene i
bemolle della precedente e ne aggiunge uno alla sequenza:

L’ordine dei bemolle è esattamente l’inverso di quello della sequenza dei diesis data in
precedenza.

I bemolle vengono scritti sul pentagramma sempre in questo modo:

Anche in questo caso c’è una relazione tra la tonica e gli accidenti posti in chiave:

La tonica corrisponde al penultimo bemolle in chiave

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Le scale minori
La scala minore è una scala musicale in cui tra la tonica (I grado) e la mediante (III grado)
è presente l’intervallo di terza minore, equivalente a tre semitoni.
Esistono diversi tipi di scala minore, che si distinguono fra loro per gli intervalli da cui sono
composte. Le tre scale minori principali sono:

• scala minore naturale


• scala minore armonica
• scala minore melodica

La scala minore naturale

Ad ogni scala maggiore corrisponde una cosiddetta relativa minore, cioè una scala minore
che condivide con la scala maggiore le stesse note e alterazioni in chiave.
La scala minore si ricava utilizzando come tonica, cioè come punto di partenza, il VI grado
della scala maggiore. La scala così ottenuta prende il nome di scala minore naturale ed
è caratterizzata dai seguenti intervalli:

Tono – Semitono – Tono- Tono- Semitono- Tono- Tono

Ad esempio:

Scale di Do maggiore e di La minore naturale (relativa minore di Do).


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Oppure:

Scale di Re maggiore e Si minore naturale (relativa minore di Re).

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La scala minore armonica

La scala minore armonica equivale ad una scala minore naturale con il VII grado alzato
di un semitono ed caratterizzata dai seguenti intervalli:

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Nella scala minore armonica il settimo grado diventa, quindi, sensibile, subendo
quell’attrazione verso la tonica che manca al settimo grado della scala minore naturale. La
presenza della sensibile, garantisce alla scala una grande varietà di accordi e, soprattutto,
permette di costruire l’accordo di settima di dominante sul V grado.
L’intervallo di un tono e mezzo (3 semitoni) tra il sesto e il settimo grado conferisce a
questa scala una particolare sonorità orientaleggiante che ne limita le possibilità
melodiche. Per un uso melodico del modo minore si predilige, quindi, la scala minore
melodica.
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La scala minore melodica

La scala minore melodica si costruisce sulla scala minore naturale alzando il VI e il VII
grado. In fase discendente, i due gradi precedentemente alterati ritornano al loro stato
naturale.

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La sequenza dei toni e dei semitoni è, perciò diversa nella forma ascendente e
discendente:
T, S, T, T, T, T, S (ascendente). T, T, S, T, T, S, T (discendente).

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La scala minore melodica, alzando il VI grado, elimina l’intervallo di un tono e mezzo


presente tra il VI e il VII grado della minore armonica. Per questo motivo, come suggerisce
lo stesso nome della scala, essa è più adatta ad un uso melodico.

La scala Bachiana (Jazz minor)

La scala bachiana, è una scala minore melodica che mantiene le alterazioni sul VI e VII
grado sia in senso ascendente che discendente. Il nome della scala è ovviamente
dedicato a J. S. Bach, che l’ha utilizzata spesso nelle proprie composizioni.

Può essere facilmente ricavata dalla scala maggiore di uguale tonica, semplicemente
abbassando il III grado.
Questa scala ha un ruolo molto importante nell’improvvisazione jazz. Nella didattica
americana, la scala bachiana viene solitamente chiamata Jazz minor o Melodic minor.

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I nomi dei gradi della scala
Le note della scala maggiore e minore, dette anche “gradi” sono indicate con i numeri
romani e hanno le seguenti denominazioni:

Gradi Nomi
I Tonica
II Sopra tonica
III Mediante, modale o caratteristica
IV Sottodominante
V Dominante
VI Sopradominante
VII Sensibile

• La tonica e ̀la prima nota di una scala e da ̀il nome alla tonalità. In una tonalità di
modo maggiore o minore è generalmente il punto d’arrivo della frase musicale
(talvolta è chiamata nota di riposo) ed anche la nota fondamentale dell’accordo che
nella progressione armonica fornisce il maggior senso di risoluzione.

• La sopratonica chiamata così perché sta sopra la tonica.

• La terza della scala si chiama mediante quando viene considerata come la nota
che sta a meta ̀tra la tonica e la dominante all’interno di una triade; si può chiamare
anche modale poiché stabilisce il modo della scala (Se la tonica è DO: Mi naturale
“modo maggiore”; Mi bemolle “modo minore”); può essere chiamata, inoltre,
caratteristica quando si prendono in considerazione i gradi caratteristici della scala
(1°, 3°, 4°, 5°).

• La sottodominante è la quarta nota di una scala diatonica. Quando si presenta


insieme al settimo grado viene chiamata controsensibile perché tende a risolvere
verso il terzo grado con un movimento di direzione contraria rispetto a quello della
sensibile.

• La dominante è il quinto grado della scala. Su questo grado si costruisce l’accordo


di settima di dominante che, per la sua forte tendenza a risolvere verso l’accordo
di tonica, rappresenta il principio dinamico della tonalità.

• La sopradominante viene chiamata cosi ̀perché sta sopra la dominante.

• La sensibile o settima è la nota che, per la sensazione che crea, da un forte senso
di instabilità;
tende, infatti, a risolvere verso la nota seguente, che è la tonica dell’ottava
superiore.

• Tra la tonica e la sensibile vi e ̀un intervallo di settima.La settima viene chiamata


anche sottotonica quando si trova ad un tono sotto la tonica, a differenza della
sensibile che si trova un semitono sotto. Nella scala minore naturale, ad esempio,
la settima è una sottotonica e non una sensibile.

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La teoria degli intervalli


Sapere riconoscere gli intervalli è una delle competenze indispensabili del musicista. La
teoria degli intervalli è necessaria per leggere con precisione le sigle degli accordi, per
scegliere la scala da suonare su una successione armonica, per comporre una melodia,
per la sostituzione degli accordi ecc.

Vediamo dunque prima di tutto cosa s’intende per intervallo: l’intervallo è la differenza di
altezza tra un suono e l’altro. Può essere melodico, se le due note si succedono come
avviene nelle melodie, o armonico, se le due note suonano simultaneamente.

E’ intuibile che l’intervallo tra Do e Mi sia più piccolo dell’intervallo tra Do e Sol. Ma come si
fa calcolare esattamente queste distanze?

Come prima cosa si contano le note comprese nell’intervallo, includendo nel conto anche
la nota di partenza e quella di arrivo.

Ad esempio volendo calcolare l’intervallo Do-Sol, conterò Do, Re, Mi, Fa, Sol. Essendo
cinque le note che formano l’intervallo potrò definire la distanza Do-Sol un intervallo di
quinta (5).

E similmente:
L’intervallo Do- Si sarà una settima.
L’intervallo Do- Fa sarà una quarta.
L’intervallo Do- La sarà una sesta.
Ecc.

Questo aggettivo numerale che attribuiamo all’intervallo non è però sufficiente a definirlo in
modo preciso.

L’intervallo Do-Mi, ad esempio è una terza, così come l’intervallo Do-Mib. È evidente però
che l’intervallo Do-Mib è più piccolo dell’intervallo Do-Mi. Dovrò quindi aggiungere
all’aggettivo numerale un altro termine (maggiore, minore, eccedente, diminuito ecc.) che
indichi queste piccole differenze fra intervalli formati dallo stesso numero di note.

Per poter calcolare con maggior precisione gli intervalli farò riferimento alla scala
maggiore, nella quale:

Tutti gli intervalli fra la tonica e le altre note della scala sono “maggiori”,
ad eccezione degli intervalli di unisono, di quarta, di quinta e d’ottava, che si dicono
“giusti”.

Unisono Quarta Quinta Ottava


Giusto giusta giusta giusta
Do Re Mi Fa Sol La Si Do
Seconda T erza Sesta Settima
maggiore maggiore maggiore maggiore

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Possiamo dire, quindi, che:

L’intervallo Do- Si è una settima maggiore.


L’intervallo Do- Fa è una quarta giusta.
L’intervallo Do- La è una sesta maggiore.
Ecc.

Fino ad ora abbiamo sempre preso in considerazione intervalli partendo dalla nota Do.
Volendo però calcolare gli intervalli di altre note dovrò fare riferimento alla scala maggiore
che ha come tonica la prima nota dell’intervallo che voglio calcolare.
Ad esempio volendo sapere qual è la settima maggiore di sol, farò riferimento alla scala
maggiore di sol, tenendo ovviamente conto delle alterazioni che la caratterizzano.
Potrò dire quindi che la settima maggiore di Sol è Fa#.

A questo punto è necessario imparare cosa accade se un intervallo viene abbassato o


alzato di un semitono.

Se abbasso di un semitono un intervallo Se alzo di un semitono un intervallo


Maggiore diventa minore Maggiore diventa eccedente
Minore diventa diminuito Minore diventa maggiore
Giusto diventa diminuito Giusto diventa eccedente
Diminuito diventa giusto (4, 5) oppure
Diminuito diventa più che diminuito
maggiore (2, 3, 6, 7)
Eccedente diventa giusto (4, 5) oppure
Eccedente diventa più che eccedente
maggiore (2, 3, 6, 7)

Facciamo qualche esempio:

Supponiamo di voler calcolare la settima minore di Do.

1. Considero la scala di Do maggiore e conto sette note partendo da Do.


2. Individuo la nota Si che essendo una nota diatonica della scala di Do maggiore sarà
una settima maggiore.
3. Per ottenere la settima minore dovrò abbassare la nota Si di un semitono.
4. La settima minore di Do è quindi la nota Sib.

Calcoliamo adesso la quinta eccedente di Re:

1. Considero la scala di Re maggiore e conto cinque note partendo da Re.


2. Individuo la quinta che è La, che essendo una nota diatonica della scala di Re
maggiore sarà una quinta giusta.
3. Per ottenere la quinta eccedente dovrò alzare la nota La di un semitono.
4. La quinta eccedente di Re è quindi la nota La#.

Calcoliamo adesso la terza minore di La.


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1. Considero la scala di La maggiore e conto tre note partendo da La.


2. Individuo la terza che è Do#, che essendo una nota diatonica della scala di La
maggiore sarà una terza maggiore.
3. Per ottenere la terza minore dovrò abbassare la nota Do# di un semitono.
4. La terza minore di La è quindi la nota Do naturale.
5.
D’ora in avanti per indicare gli intervalli utilizzeremo i simboli che si usano normalmente
anche nel siglato degli accordi:

Fino ad ora abbiamo considerato solo gli intervalli semplici, cioè compresi nell’ambito di
un’ottava. Esistono però anche intervalli fra note che distano più di un’ottava. Questi
intervalli sono detti composti. Gli intervalli composti si comportano esattamente come i
corrispettivi intervalli semplici. Fra gli intervalli composti quelli che si utilizzano più di
frequente sono la nona, l’undicesima, e la tredicesima.

Facciamo un esempio anche per il calcolo degli intervalli composti. Supponiamo di voler
calcolare la 9m di Do.

1. So che la 9 corrisponde all’intervallo semplice di seconda.


2. Considero la scala di Do maggiore e conto due note partendo da Do.
3. Individuo la nota Re che essendo una nota diatonica della scala di Do maggiore sarà
una 2M.
4. Per ottenere la 2m o la 9m dovrò abbassare la nota Re di un semitono.
5. La 9m di Do è quindi la nota Re bemolle.

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I Quattro tipi di Triadi


Gli accordi si costruiscono sovrapponendo ad una nota, detta nota fondamentale (NF),
altre note ad intervalli di terza.

L’accordo più semplice è la triade, che è composta dalla sovrapposizione di due soli
intervalli di terza.

Come abbiamo visto, l’intervallo di terza può essere maggiore o minore: è maggiore
quando le due note distano 2 toni ed è minore quando distano 1 tono e 1⁄2.

3M = 2 Toni
3m = 1 Tono e 1⁄2

Sono possibili solamente 4 diverse combinazioni dei due tipi di terze ed esistono, di
conseguenza, 4 diversi tipi di triade: maggiore, minore, eccedente, diminuita.

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I rivolti delle triadi e altre disposizioni

Le triadi possono essere disposte, principalmente, in tre modi:

1. In Stato Fondamentale: con la nota fondamentale al basso.


2. In Primo Rivolto: con la terza al basso.
3. In Secondo Rivolto: con la quinta al basso.

I rivolti si ottengono spostando all’ottava superiore la nota posta al basso.

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È possibile ottenere disposizioni più aperte lasciando un’ottava tra la nota al basso e la
seconda voce:

È possibile ottenere anche altre disposizioni portando all’ottava superiore la seconda


voce:
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Anche queste disposizioni possono essere “aperte” lasciando un’ottava tra la nota al
basso e la seconda voce:

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Gli accordi di settima


Un accordo di settima è un accordo costituito dalla sovrapposizione di quattro suoni,
ciascuno distante una terza dal precedente. Le tre note sovrapposte alla nota
fondamentale distano da essa rispettivamente un intervallo di terza, quinta e settima.
L’aggiunta della settima caratterizza le triadi, attribuendo loro maggiore o minore
dinamicità e differenziandole in relazione al loro grado di appartenenza e alla funzione
tonale.
Ad esempio la settima minore aggiunta alla triade maggiore differenzia l’accordo del
quinto grado (setti- ma di dominante) da tutti gli altri accordi maggiori, che sono
armonizzati con la settima maggiore.
La settima maggiore, aggiunta ad una triade minore, caratterizza l’accordo del I grado
(tonica) del modo minore, mentre tutti gli altri accordi minori hanno sempre la settima
minore.
Anche le triadi diminuite si differenziano per il tipo di settima ad esse sovrapposto: il II
grado della tonalità minore e il VII della tonalità maggiore supportano la settima minore,
mentre il VII grado della tonalità minore ha la settima diminuita.
A seconda della qualità di questi intervalli, si distinguono sette specie di accordi di
settima, derivanti dall’armonizzazione della scala maggiore e minore armonica.

Le specie degli accordi di settima


Accordo di prima specie (V7)

L’accordo di prima specie (Quinto Settima o Settima di Dominante) è formato da una triade
maggiore con la settima minore:
NF, 3M, 5G, 7m

Si trova sul quinto grado della scala Maggiore (G7) e sul quinto grado della scala minore
Armonica (E7).

Accordo di seconda specie (m7)

L’accordo di seconda specie (accordo Minore Settima) è formato da una triade minore con
la settima minore:
NF, 3m, 5G, 7m

Si trova sul secondo, terzo e sesto grado della scala Maggiore (Dm7, Em7, Am7) e sul
Quarto grado della scala minore Armonica (Dm7).

Accordo di terza specie (ø)

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L’accordo di terza specie (Accordo Semidiminuito) è formato da una triade diminuita con la
settima minore:
NF, 3m, 5°, 7m

Si trova sul settimo grado della scala Maggiore (Bm7b5 o ø) e sul secondo grado della
scala minore Armonica (Bm7b 5 o ø).

Accordo di quarta specie (∆ o maj7)

L’accordo di quarta specie (Accordo Maggiore Settima) è formato da una triade Maggiore
più una settima maggiore:
NF, 3M, 5G, 7M

Si trova sul primo e sul quarto grado della scala Maggiore (Cmaj7, Fmaj7) e sul sesto
grado della scala minore Armonica (Fmaj7).

Accordo di quinta specie (°7)

L’accordo di quinta specie (accordo Diminuito) è formato da una triade diminuita con la
settima diminuita:
NF, 3m, 5°, 7°
Si trova sul settimo grado della scala minore Armonica (G"°7).

Accordo di sesta specie (m∆)

L’accordo di sesta specie (Accordo Minore – Maggiore Settima) è formato da una triade
minore con la settima maggiore:

NF, 3m, 5G, 7M

Si trova sul primo grado della scala minore Armonica (Am∆).

Accordo di settima specie (+∆)

L’accordo di settima specie (Accordo Maggiore Settima con la Quinta Eccedente) è


formato da una triade eccedente con la settima maggiore:

NF, 3M, 5ecc, 7M

Si trova sul terzo grado della scala minore Armonica (C+∆).

I rivolti degli accordi di settima

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Come le triadi anche gli accordi di settima possono essere rivoltati. L’accordo di settima,
oltre allo stato fondamentale, con la Nota fondamentale al basso, può avere 3 rivolti:

il 1° rivolto ha al basso la 3 a
il 2° rivolto ha al basso la 5 a
il 3° rivolto ha al basso la 7a

I Drop

Gli accordi di settima, oltre ad essere rivoltati, possono essere disposti in voicing più o
meno “aperti”, utilizzando la tecnica del Drop, che consiste nel fare cadere al basso una o
più voci dell’accordo:

• Nel Drop 2 cade al basso la seconda voce (partendo dalla voce più alta o lead)
dell’accordo.
• Nel Drop 3 cade al basso la terza voce dell’accordo.
• Nel Drop 2 e 4 cadono al basso la seconda e la quarta voce dell’accordo.
• Nel Drop 2 e 3 cadono al basso la seconda e la terza voce dell’accordo.

Queste disposizioni “aperte”, utilizzate anche nelle big band per l’arrangiamento delle
sezioni dei fiati, sono particolarmente usate sulla chitarra. Esse, infatti, rendono praticabili
sullo strumento la maggior parte degli accordi, che se fossero disposti a parti chiuse,
richiederebbero diteggiature spesso impossibili.

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L’armonizzazione delle scale
Gli accordi diatonici della tonalità costituiscono il materiale armonico di base per la
composizione di un brano musicale. Così come il pittore o lo scultore conoscono i materiali
(ad esempio la tempera, gli acquarelli o il legno e la pietra) con cui creare le proprie opere
d’arte, il musicista deve conoscere a fondo gli accordi diatonici che possono essere
ricavati dai vari tipi di scala. Deve conoscere i principi che regolano la loro relazione e che
permettono di creare efficaci successioni armoniche.
Come abbiamo già visto, gli accordi si costruiscono sovrapponendo ad una nota, detta
nota fondamentale (NF), altre note ad intervalli di terza.
Per ricavare gli accordi diatonici della tonalità è possibile armonizzare la scala, costruendo
una triade su ciascuno dei suoi gradi, utilizzando solo le note che essa fornisce
(diatoniche). Vediamo, qui sotto, l’armonizzazione della scala di Do maggiore:

Per definire pienamente la qualità degli accordi è necessario, però, armonizzare fino alla
settima.
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Nota che l’accordo del V grado è composto da una triade maggiore più una settima
minore, a differenza degli accordi del I e del IV che hanno la settima maggiore. Allo stesso
modo è possibile armonizzare le scale minori.

Nota che gli accordi della scala di do minore naturale corrispondono a quelli della scala
maggiore (Mib maggiore) spostati a partire dal suo VI grado.

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La varietà dei tipi di accordi ricavati dalla scala minore armonica spiega da sola il nome
che gli è stato dato.
Nota la settima diminuita del VII grado: essa differenzia l’accordo del settimo grado della
scala minore armonica, che è di settima diminuita, da quello della scala maggiore, che è
semidiminuito.
Nota anche l’accordo Eb∆( #5) sul III grado. È un accordo usato raramente che
solitamente viene sostituito con Ebmaj7, l’accordo del terzo grado della scala minore
naturale omonima (anche se può rappresentare un’affascinante sostituzione per altri
accordi, ad esempio per il B7alt).

Nota i due accordi di settima di dominante sul IV e sul V grado e i due semidiminuiti sul VI
e VII.
Riassumiamo ora i tipi di accordi che abbiamo ricavato dalla scala maggiore, minore
armonica e minore melodica di Do. Mentre le fondamentali degli accordi sono diverse in
ogni tonalità i tipi di accordo rimangono sempre costanti:

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Le sigle degli accordi


La sigla degli accordi è una formula sintetica che indica in modo preciso le note che
compongono l’accordo. Sapere leggere le sigle degli accordi è estremamente importante
perché rende possibile la lettura di un’enorme quantità di musica dove è utilizzato questo
sistema e soprattutto perché svincola l’esecuzione degli accordi dalla conoscenza di
pattern armonici: la sigla, infatti, non indica una precisa disposizione dell’accordo ma
solamente da quali note esso è composto. L’accordo Cmaj7, ad esempio, non è un
accordo che sulla chitarra si può eseguire in un’unica posizione ma qualsiasi struttura
armonica costituita dalle note Do, Mi, Sol, Si.

È importante sapere che riguardo a quest’argomento esistono molteplici punti di vista e


che l’evoluzione stessa dell’armonia rende necessaria l’elaborazione di nuove formule che
possano esprimere in modo sintetico le strutture armoniche più moderne. Per interpretare
le sigle nel modo corretto, dovrai, quindi, essere attento ed elastico ed affidarti alle tue
conoscenze sulla funzione degli accordi e alle tue competenze di analisi armonica.
Vediamo prima di tutto la corrispondenza dei nomi delle note in lingua anglosassone e in
italiano.

Vediamo, quindi, le regole, tratte da “Composing for The Jazz Orchestra” di William Russo:

A. La lettera alfabetica indica la nota fondamentale (NF) sulla quale è costruito


l’accordo. Una lettera che non è seguita da alcun numero indica una triade. In
questo caso alla NF si deve aggiungere solo la 3 e la 5. In assenza di una diversa
indicazione, la terza deve essere maggiore e la quinta giusta.

1.La terza minore può essere indicata dall’abbreviazione“min”, dalla lettera“m”minuscola o


dal segno meno (-).

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2. L’indicazione “+5” o meglio “ " 5”, preferibilmente fra parentesi, posta dopo il simbolo
indica la quinta eccedente.

3. L’indicazione “-5” o meglio “ b5” posta dopo il simbolo indica una quinta diminuita.
Anche in questo caso è preferibile tra parentesi.

4. Un piccolo cerchio o “dim” dopo la lettera alfabetica indica una terza minore e una
quinta diminuita.

B. Il numero arabo “6” indica di aggiungere alla triade una sesta maggiore. I numeri
“6/9” indicano di aggiungere sia la sesta maggiore che la nona maggiore.

C. Il numero arabo “7” indica di aggiungere alla triade la settima minore.

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1. La settima maggiore è indicata dall’abbreviazione “maj” o Maj”, posta dopo la lettera


alfabetica e prima del numero “7” oppure dal simbolo “∆” posto dopo la lettera.

2. Quando il numero “7” è preceduto da un piccolo cerchio o dall’abbreviazione “dim”


esso indica la settima diminuita, che, enarmonicamente, corrisponde ad una sesta
maggiore. B°7 o B dim7 è composto dalle note B D F Ab.

D. Il numero arabo “9” indica di aggiungere alla triade la settima minore (a meno che
non sia espressamente indicata la settima maggiore) e la nona maggiore.

1. La nona minore è indicata in questo modo: C7(-9) o meglio ancora C7( b9).

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2. La nona eccedente è indicata in questo modo: C7(+9) o meglio ancora C7( #9).

E. Il numero arabo “11” indica di aggiungere all’accordo la settima minore (a meno che
non sia espressamente indicata la settima maggiore), la nona maggiore e
l’undicesima giusta.

L’undicesima eccedente è indicata da un segno “+” o da un Diesis “ # ” che precede il


numero 11.

F. Il numero arabo “13” indica di aggiungere alla triade la settima minore, la nona,
l’undicesima e la tredicesima maggiore.

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Il circolo delle quinte


Il circolo delle quinte è un grafico che mostra le relazioni tra le dodici note che
compongono la scala cromatica e le tonalità di cui sono toniche.
In un quadrante di orologio sono inserite in senso orario le note a partire dal Do in
successione di quinte giuste. In questo modo tutte e dodici le note sono rappresentate, e
in senso orario ogni nota è adiacente alla sua dominante mentre in senso antiorario alla
sua sottodominante.
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Può essere utile per:

1. Determinare il numero di diesis o bemolle in chiave di una determinata tonalità.


2. Individuare le tonalità vicine.
3. Visualizzare i movimenti armonici di una progressione tipica come il IIm7-V7-I.
4. Visualizzare le relazioni di tritono.
5. Individuare le note delle triadi eccedenti.
6. Individuare le note degli accordi di settima diminuita.
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1. Per determinare il numero di diesis o bemolle in chiave di una determinata tonalità


ci si muove in senso orario per i diesis ed in senso antiorario i bemolle.
Per esempio partendo dal Do maggiore, che non ha accidenti in chiave, ci
spostiamo sul Sol che ha un diesis in chiave (Fa#!), il Re maggiore ha due diesis
(Fa# e Do#) e così via. Nell’altro verso spostandoci sul Fa maggiore abbiamo un
bemolle in chiave (il Sib), il Sib!maggiore ne ha due (il Sib!ed il Mib) e così via.

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2. Le note adiacenti rappresentano le toniche delle tonalità vicine, cioè quelle che si
differenziano per una sola alterazione.
3. Osservando lo schema in senso antiorario le note possono essere considerate
come fondamentali di accordi che si muovono per quarte ascendenti.
Considerando, ad esempio, tre note adiacenti alla volta, è possibile individuare le
NF della progressione IIm7-V7-I. Per esempio, le tre note adiacenti Do,Fa,Si!!
potrebberoesserelefondamentalidellaprogressioneCm7-F7-B!.
4. Le note che si trovano agli estremi opposti dei diametri sono fra loro in relazione di
tritono.
5. Le note che si trovano ai vertici dei triangoli equilateri iscritti nella circonferenza
rappresentano i suoni delle triadi eccedenti.
6. Le note che si trovano ai vertici dei quadrati iscritti nella circonferenza
rappresentano i suoni degli accordi di settima diminuita.
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