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Testo scritto da Matteo Radavelli e mail: matteo.radavelli@yahoo.it sito web: http://psychomer.blogspot.

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INDICE

Indice 1
Abstract 3
Riassunto 4
Introduzione 5

CAPITOLO 1: LA STORIA DEL GIUDIZIO MORALE


1.1 Le teorie psicanalitiche 6
1.1.1 La teoria Freudiana 6
1.1.2 La teoria Kleiniana 8
1.1.3 Punti di forza e debolezza delle teorie Psicanalitiche 9
1.2 Lo sviluppo cognitivo e morale nella teoria di Piaget 9
1.2.1 La teoria di Kohlberg 12

CAPITOLO 2: IL DISIMPEGNO MORALE NELLA TEORIA SOCIAL–COGNITIVA


2.1 Il comportamentismo 15
2.2 La teoria social-cognitiva di Bandura 15
2.2.1 Il disimpegno morale 16
2.3 Gli studi empirici condotti in Italia sul disimpegno morale 19
2.3.1 La misura del disimpegno morale in età evolutiva 20
2.3.2 Il disimpegno morale nell’esercizio dell’agentività morale 21
2.3.3 Meccanismi di disimpegno morale e propensione all’aggressione in
contesti sociali a rischio 23
2.3.4 La misura del disimpegno morale nel contesto delle trasgressioni dell’
agire quotidiano 23

CAPITOLO 3: IL CONTRIBUTO EMPIRICO


3.1 Lo scopo del contributo 25
3.2 Metodi e strumenti 25
3.2.1 Il campione 25
3.2.2 Gli strumenti 26
3.2.3 La procedura di ricerca 26
3.2.4 L’analisi dei dati 27

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3.3 I risultati 27
3.3.1 Differenze ascrivibili al genere 27
3.3.2 Differenze ascrivibili allo stato civile 27
3.3.3 Differenze ascrivibili all’età 27
3.3.4 Differenze ascrivibili al livello d’istruzione 28
3.3.3 Differenze ascrivibili al reddito familiare 28
3.3.4 Differenze ascrivibili alla partecipazione religiosa 28
3.3.5 Differenze ascrivibili alla visione della televisione 28
3.3.6 Differenze ascrivibili all’occupazione 28
3.3.7 Differenze ascrivibili all’interesse politico 29
3.3.8 Differenze ascrivibili alla posizione politica 29
3.4 Discussione e conclusione 29
Bibliografia 31
Appendice A Tabelle e figure 33

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ABSTRACT

The study aims to create a general picture about the moral disengagement. It is divided into three
chapters. Inside the first chapter is analysed the psychoanalytic perspective regarding the moral
judgement through the conceptions of Freud, Erikson and Klein . The cognitive-evolutive approach
is treated later. Throughout this approach, are presented the theories of Piaget and Kohlberg, ,
which had carry out the current moral disengagement conception, followed by a short critical
analysis.
The second chapter is dedicated to the behaviourist approach, which represent the social-cognitive
theory of Bandura and includes the today's definition of moral disengagement followed by the eight
mechanisms on which this melts leans. The main empiric contributions made on the Italian territory
are shown afterwards. The third chapter, is dedicated to the presentation of a little piece of research
performed by me, founded, really on - as shown --, in the previous theoretical chapters and suitable
for the measurement of the eight disengagement mechanisms morals.

Key words: moral developement; solcial-cognitive theory; Moral disengagement.

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RIASSUNTO

L’elaborato mira a creare un quadro generale circa il disimpegno morale. È suddiviso in tre capitoli.
All’interno del primo capitolo è analizzata la prospettiva psicanalitica riguardante il giudizio morale
attraverso le concezioni di Freud, Erikson e Klein. Successivamente viene trattato l’approccio
cognitivo-evolutivo. Di questo approccio sono presentate le teorie di Piaget e Kohlberg, con le
relative critiche, da cui è poi emersa l’attuale concezione di disimpegno morale. Il secondo capitolo
è dedicato all’approccio comportamentista, sul quale poggia la teoria social-cognitiva di Bandura
che comprende la definizione odierna di disimpegno morale e degli otto meccanismi su cui questo
si fonda. In seguito vengono anche illustrati i principali contributi empirici effettuati sul territorio
italiano. Il terzo capitolo, infine, è dedicato alla presentazione di una piccola ricerca da me svolta,
fondata proprio su quanto illustrato nei precedenti capitoli teorici ed atta alla misurazione degli otto
meccanismi di disimpegno morale.

Parole chiave: Sviluppo morale; Teoria social-cognitiva; Disimpegno morale.

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INTRODUZIONE

La questione della morale è stato un argomento di riflessione prima per filosofi come ad esempio
Kant (Critica della Ragion Pratica) e successivamente ha suscitato l’interesse della Psicologia.

La morale è stata discussa da diversi punti di vista e da differenti correnti di pensiero. Infatti
vengono analizzati di questa l’insorgenza e lo sviluppo, ma anche la significativa azione che svolge
sul comportamento umano. Si tratta quindi di una questione universale, che è stata studiata in
diverse condizioni, come ad esempio nel bullismo adolescenziale, nell’ambito legale, ma anche nel
contesto civile quotidiano. Nello studio proposto cerco di spiegare come è stata studiata la morale
per poi concentrarmi sul disinvestimento della stessa, cioè sul disimpegno morale.

Il disimpegno morale permette di colmare il divario tra pensiero ed azione, che si crea nel momento
in cui un individuo agisce contro i propri valori morali e quelli della società. Ciò permette
all’individuo stesso di compiere azione deplorevoli senza però far emergere il senso di colpa o
modificare il pensiero di sé.

L’elaborato cerca quindi di costruire un quadro teorico, ma anche di concentrarsi sull’aspetto


pratico, cioè sulla misura del disimpegno morale in ambito evolutivo, aggressivo e civile.

Basandomi su queste ricerche ho dato un mio contributo, attraverso un’analisi statistica dei dati
raccolti.

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CAPITOLO 1: La storia del giudizio morale

1.1 Le Teorie psicanalitiche

Le teorie psicanalitiche caratterizzano lo sviluppo essenzialmente in termini di pulsioni e


motivazioni intrinseche, per lo più inconsce, che influenzano ogni aspetto del pensiero e del
comportamento di un individuo. Tali pulsioni e motivazioni rappresentano il fondamento degli stadi
di sviluppo universali e degli scopi particolari nell’ambito di ogni stadio.

L’approccio psicanalitico ha costituito la prima interpretazione esauriente del comportamento


umano dal punto di vista psicologico. Il padre di tale approccio è stato Sigmud Freud (1856-1939),
un medico che, andando alla ricerca delle cause dei disturbi fisici dei pazienti, diede origine ad una
scuola di pensiero tra le più influenti in psicologia.

1.1.1 La teoria Freudiana


L’interesse di Freud era rivolto a pazienti adulti, poiché cercava di comprendere e risolvere i
sintomi nevrotici di questi. Tuttavia egli arrivò alla conclusione che le cause di tali disturbi e
dell’intero comportamento nella maturità, erano da ricercarsi negli eventi della prima infanzia.

Il bambino è per lui una creatura guidata da impulsi primitivi che deve soddisfare ad ogni costo, ed
è perciò compito dei genitori aiutarlo a sviluppare una giusta valutazione della realtà esterna e ad
imparare i modi di rinviare e inibire la gratificazione dei suddetti impulsi. I conflitti che i bambini
sperimentano tra i loro forti bisogni interni, da un lato, e le richieste dei genitori e della società
dall’altro, avvengono in accordo con una crescita corporea definita dalla successione degli stadi
orale, anale, fallico, della latenza e genitale.

Freud sostiene quindi che alla base della formazione della coscienza morale vi sono proprio questa
lunga dipendenza dai genitori e le vicende del complesso edipico.

Egli sosteneva che il bambino cominciasse la sua vita con un Es, fonte di tutti gli impulsi egoistici
che richiedono una gratificazione immediata e governato quindi dal principio di piacere. Con il
passare del tempo emergevano altre due entità: l’Io, rivolto verso il mondo esterno, che funziona in
accordo con il principio di realtà ed è quindi in grado di esercitare il controllo degli impulsi, e il
Super Io, che si sviluppa a partire dalle proibizioni dei genitori e consente all’individuo di
autoregolarsi tramite meccanismi come quelli relativi al senso di colpa. Il bambino interiorizza il
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modello parentale propostogli dai genitori facendo propri atteggiamenti, valori, comportamenti e
divieti in accordo a tale modello, affinché il Super Io emergente sia in grado di controllare le
tendenze dell’Io e svolgere, a servizio di questo, importanti funzioni circa l’orientamento nei
confronti del mondo, l’autosservazione e rassicurazione. Da questa azione critica del Super Io nasce
il senso di colpa.

È proprio tramite questa differenziazione tra Io e Super Io che Freud spiega come il bambino sia
inizialmente privo di morale (dominato dal principio di piacere) e gradualmente strutturi il principio
di realtà ed il controllo della carica istintuale.

Da quanto detto si riscontra come Freud stimasse gli eventi traumatici artefici di effetti irreversibili
sulla personalità in via di sviluppo, senza tenere conto di tutte le altre considerazioni quali, ad
esempio, il contesto interpersonale nel quale questi eventi si verificavano.

Tale visione contrasta in maniera significativa quella di Erik Erikson (1963), secondo il quale il
bambino trae fiducia o sfiducia nei confronti di chi si prende cura di lui, nutrendolo ed accudendolo,
e trasferisce tali emozioni negli stadi successivi dello sviluppo, influenzando quindi le modalità del
loro superamento. Oltre ad attribuire maggiore importanza alle qualità interpersonali generali
piuttosto che alle esperienze specifiche e non considerando le prime esperienze isolatamente, ma
inserendole in un contesto più ampio dello sviluppo, Erikson, ritenne le fasi dello sviluppo di Freud
poco esaurienti e limitate. Per questo motivo propose un numero maggiore di fasi (otto), in modo da
abbracciare l’intera esistenza umana:
- della fiducia o sfiducia di base (1 anno)
- dell’autonomia o vergogna e dubbio (2-3 anni)
- dell’iniziativa o sensi di colpa (3-6 anni)
- dell’operosità o senso di inferiorità (6-7/10-11 anni)
- dell’identità o confusione dei ruoli (adolescenza)
- dell’intimità o isolamento (età adulta)
- della generatività o stagnazione (età adulta)
- dell’integrità dell’io o disperazione (età adulta)
è interessante infatti notare come le prime cinque fasi del modello di Erikson siano sovrapposte a
quelle proposte da Freud e le restanti, a differenza di quest’ultimo che individuava l’adolescenza
come l’ultima fase dello sviluppo, si protraggono sino all’età adulta.

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Sono presenti anche ulteriori differenze, tra cui:


- le fasi si imperniano non su una parte del corpo, ma sul rapporto di ogni
persona con l’ambiente sociale.
- La risoluzione di ciascun conflitto evolutivo dipende dall’interazione tra le
caratteristiche dell’individuo e il supporto dato dall’ambiente sociale.

1.1.2. La Teoria Kleiniana


Pur non abbandonando l’impianto teorico di base che poneva l’accento sul primato della pulsione,
Melanie Klein (1928) introdusse, forte anche della propria esperienza diretta con i bambini, alcuni
concetti che si distanziano dalla teoria psicanalitica classica in materia di sviluppo psichico.

Il nucleo centrale di questa teoria è la relazione: i contenuti sui quali viene investita (oggetti parziali
e totali), il conflitto energetico che ne regola il dinamismo (pulsione di morte e pulsione di vita,
invidia e gratitudine), le tappe evolutive lungo le quali si forma (la posizione schizoparanoide e la
posizione depressiva). Nel pensiero della Klein la relazione con la madre riveste un ruolo centrale e
determinante per lo sviluppo psichico del bambino e di conseguenza dell’adulto.

Una prima distinzione con Freud riguarda la metapsicologia: mentre per Freud le istanze psichiche
esposte nella seconda topica (Es, Io, Super Io) hanno un valore metaforico, nella teoria Kleiniana
assumono un valore concreto. La formazione stessa delle istanze psichiche è differente: mentre per
Freud l’Io si forma in un secondo momento, secondo la Klein l’Io esiste già dalla nascita, anche se
in modo poco integrato. Proprio la presenza di questo Io primitivo rende possibile la relazione
oggettuale. Vi sono differenze anche per quanto riguarda il complesso edipico e la conseguente
formazione del super Io come istanza morale e giudicante: per Freud L’Edipo avviene intorno ai 4-5
anni e permette l’interiorizzazione del Super Io paterno (istanza morale), mentre la Klein pone la
nascita dell’Edipo tra i 6 e i 12 mesi, come frutto della posizione depressiva.

È proprio in questi primi momenti che si gettano le basi del successivo senso di colpa e della
tendenza alla riparazione. Quindi attraverso l’introiezione della madre come oggetto buono avviene
il passaggio da un Super io tiranno ad un Super Io equilibrato, che è alla base della coscienza
morale. Anche il positivo sviluppo delle pulsioni sessuali è importante per la trasformazione del
Super io tirranico in un’istanza più moderata che andrà a costituire la vera coscienza morale
suscitando meno angoscia e più sensi di colpa.

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1.1.3. Punti di forza e debolezza delle teorie psicanalitiche


Le diverse teorizzazioni psicanalitiche hanno causato un forte sconvolgimento del pensiero
contemporaneo dando origine a una delle scuole di pensiero tra le più influenti in ambito
psicologico.
Tra i sui maggiori punti di forza riscontriamo:
- L’aver riconosciuto che le motivazioni inconsce esercitano un’influenza sul
comportamento.
- Il fatto che molte elaborazioni teoriche su questioni importanti come, ad
esempio, l’attaccamento madre –bambino, l’identità sessuale e lo sviluppo morale,
hanno tratto origine dalla teorizzazione psicanalitica.
Tuttavia sono presenti anche alcuni punti di debolezza:
- Le caratteristiche della personalità sono influenzate, nel corso di tutta
l’esistenza, non solo dalle esperienze della prima infanzia, ma anche da fattori
genetici, dal contesto socioculturale, nonché dagli eventi correnti.
- La descrizione della lotta tra Es e Super Io proposta da Freud sembra
rispecchiare la moralità tipica della Vienna del diciannovesimo secolo più che dei
processi validi universalmente.
- Le teorie psicanalitiche non si prestano, o assai difficilmente, ad essere
sottoposte a verifiche empiriche in condizioni controllate.

1.1.4 Lo sviluppo cognitivo e morale nella teoria di Piaget


Lo sviluppo cognitivo si riferisce all’acquisizione e all’ampliamento graduale, con processi di
crescita, di tutte le capacità di tipo cognitivo.

Per Piaget il processo di crescita cognitiva del bambino avviene attraverso il raggiungimento di
alcuni livelli di ragionamento (astratto, ipotetico, logico) ed attraverso il tentativo di dare un senso
al mondo circostante che percepisce attraverso l’invenzione e l’elaborazione di nuove idee e
comportamenti. Tale crescita avviene grazie a due processi: l’assimilazione e l’accomodamento.

L’assimilazione è costituita dall’applicazione ad un’azione di schemi d’azione presentati.


L’accomodamento invece spinge a modificare gli schemi per renderli compatibili con l’oggetto
nuovo e quindi per adattarlo ad esso.

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Piaget (1926) individua quattro diversi stadi evolutivi:


Stadio senso-motorio: l’intelligenza del bambino si manifesta nelle situazioni. Questo stadio ha
inizio nei primi diciotto mesi di vita, differenziandosi in sei sottostadi evolutivi.
- I Stadio (dalla nascita al primo mese di vita): è caratterizzato dalla presenza di
riflessi innati.
- II Stadio (dai 2 ai 3 mesi): sono presenti le relazioni circolari primarie, che
consistono nella ripetizione di semplici atti privi di qualsiasi scopo o interesse.
- III Stadio (da 4 ai 6 mesi): si manifestano le relazioni circolari secondarie.
- IV Stadio (da 7 ai 10 mesi): è costituito dalle coordinazioni delle relazioni
secondarie, per risolvere semplici problemi (riconoscimento delle persone note e
permanenza degli oggetti).
- V Stadio (dagli 11 ai 18 mesi): compaiono le relazioni circolari terziarie,
grazie alle quali il bambino non ripete un’azione interessante in modo
stereotipato, ma cerca di scoprire nuovi metodi, attraverso prove ed errori.
- VI Stadio (18 mesi): se il bambino vuole raggiungere uno scopo e non sa
come fare, non si avvale di azioni reali, ma elabora mentalmente dei tentativi di
soluzione che successivamente applicherà.
Stadio pre-operatorio: è il periodo in cui si attua il passaggio dall’azione pratica al pensiero. Il
bambino è in grado di pensare tramite immagini e simboli.
Stadio delle operazioni concrete: il bambino è in grado di rappresentare mentalmente alcune azioni,
anche se complesse. È capace di conservare la quantità, la lunghezza e il numero.
Stadio delle operazioni formali: dai 12 anni in poi si sviluppa da parte dell’adolescente la capacità
di analizzare tutte le possibilità di soluzione e cambiamenti per risolvere il problema.

Uno psicologo americano, Jerome Bruner, pur essendo di chiara impostazione cognitivista, propone
una teoria che si distanzia nettamente da quella di Piaget, poiché non si concentrò sulle strutture
mentali bensì sui processi mentali. Secondo Bruner (1968) l’evoluzione dell’individuo avviene
mediante il passaggio attraverso tre forme di rappresentazione:
La rappresentazione esecutiva: si sviluppa nel primo anno di vita in cui il bambino inizia già a fare
programmi nella percezione, nell’attenzione, nella manipolazione e nell’interazione sociale.
La rappresentazione iconica: circa a un anno di vita il bambino seleziona le caratteristiche dei vari
oggetti e delle diverse situazioni per poi utilizzarli per i propri scopi.
La rappresentazione simbolica: inizia verso i due anni di età in cui, il bambino si serve dell’uso del
linguaggio. La fase simbolica viene acquisita in modo idoneo a 10-11 anni.

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Per Bruner il comportamento morale si riferisce alla capacità di elaborare, accettare e seguire delle
regole, riferendosi ai diritti e doveri che definiscono i rapporti sociali.

Dal punto di vista psicoanalitico abbiamo il Super Io e l’ideale dell’Io dove il primo rappresenta il
cursore, la guida morale dell’io, che impone le regole di condotta.

Dal punto di vista socio-cognitivo Piaget (1932) studia lo sviluppo del giudizio morale, cioè la
capacità di affrontare e quindi valutare i problemi attuali. L’autore dopo aver interrogato bambini di
età compresa tra i 4 e 13 anni, individuò uno sviluppo del modo di intendere le regole che poteva
suddividersi in tre livelli:
I Livello: le regole sono ancora approssimative e non del tutto obbligatorie.
II Livello: è lo stadio in cui le regole vengono bene conosciute e sono considerate
inviolabili ed immodificabili, esse derivano da decisioni degli adulti o da enti
ponenti che sono del tutto esterni.
III Livello: in questo livello la regola non deriva più da un’impostazione esterna,
ma è il risultato di un’accettazione interna, è una legge valida ed affinché tutti la
considerino tale bisogna rispettarla.
A questo proposito Piaget (1932) sostiene che quanto detto dimostra l’esistenza di tre diversi tipi di
moralità:
Anomia morale: (0-3 anni) assenza di regole perché il bambino non ne è ancora
consapevole.
Moralità eteronoma: (3-7 anni) l’adulto impone le regole e le leggi che sono sacre
ed immutabili. È caratterizzata dal realismo morale nel quale il bambino tende a
ritenere che i valori ed i doveri esistono di per sè e pertanto siano indipendenti
dalla coscienza che li pensa. Quindi per il bambino con moralità eteronoma i
doveri e i valori sono visti come sussistenti di per sé, indipendentemente dalla
coscienza, le regole sono assolute, indipendenti dal contesto e ciò che conta è il
risultato dell’azione. In questa ottica, quindi, non vengono riconosciute né la
trasgressione, laddove non vi è la punizione, né la reciprocità.
Moralità Autonoma: (dai7-8 anni) in essa domina la reciprocità con i coetanei e la
convinzione che le regole nascono da un mutuo consenso e accordo. Gli aspetti
della moralità autonoma sono:
- responsabilità soggettiva: valgono le intenzioni più che le conseguenze.

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- Definizione del bene e del male come qualità in sè: qualcosa o è buono o è
cattivo.
- Il dovere è definito come l’insieme delle aspettative che gli altri hanno circa il
nostro comportamento.
- Riconoscimento della reciprocità.
- Vengono prese in considerazione le circostanze.
- È riconosciuta la responsabilità individuale.
Il passaggio dalla morale eteronoma a quella autonoma è reso possibile sia dallo sviluppo
intellettivo, sia dalle esperienze di cooperazione bambino-coetanei, bambino-adulti.

1.2.1 La teoria di Kohlberg


Anche Kohlberg (1976), così come Piaget, ritiene lo sviluppo morale dipendente dallo sviluppo
maturativo e segue quindi delle tappe e un percorso obbligato, tracciato dalle leggi della
maturazione. Lo sviluppo morale quindi si caratterizza come un moto interno di ogni individuo.

La teoria di Kohlberg, ottenuta attraverso lo studio di bambini oltre i sette anni, si differenzia da
quella di Piaget per:
- L’intervallo d’età studiato.
- Un’indagine più puntuale e ampia, che prende in esame anche lo sviluppo
della morale nell’adolescenza e nell’età adulta.
- La varietà ed ampiezza del campione
In particolare Kohlberg individua nello sviluppo morale tre livelli che comprendono a loro volta due
periodi ciascuno.
Moralità preconvenzionale: (6-10 anni) a questo livello la moralità è quanto gli altri dicono al
bambino di fare. Il primo stadio è assai conforme al realismo morale di Piaget, nel senso che la
gravità della trasgressione è giudicata in base alla quantità di danno compiuto; nel secondo stadio il
bambino inizia a considerare le intenzioni delle altre persone.
- I stadio (orientamento premio punizione): il giudizio dell’azione è correlato
alla punizione o al premio conseguente.
- II stadio( individualismo e orientamento strumentale): le regole sono rispettate
solamente quando è nell’interesse immediato del bambino. Ogni azione è
giudicata in base alla soddisfazione o meno dei bisogni.
Moralità convenzionale: (fino a 20 anni) a questo livello gli individui giudicano la moralità dei
propri atti in tremini di conformità alle regole prevalenti del gruppo a cui appartengono. Al III

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stadio le regole vengono rispettate allo scopo di ottenere approvazione, mentre al 4 per aderire alla
legge e agli usi formali.
- III stadio (aspettative, relazioni e conformità interpersonali reciproche): essere
“buono” significa corrispondere alle aspettative degli altri, avere buone intenzioni
e mostrare interesse.
- IV stadio (sistema sociale e coscienza): ogni azione ha come fine il rispetto
delle leggi di coloro che hanno o stanno al potere.
Moralità postconvenzionale: (adolescenza ed età adulta) sebbene a questo livello gli individui
accettino largamente le regole, essi danno precedenza a principi etici di base che desiderano
rispettare, anche quando si scontrano con le leggi del paese.
- V stadio (contratto sociale): l’azione corretta è determinata da modelli
criticamente accettati dalla società ed i valori vengono giudicati in maniera
relativistica.
- VI stadio (principi etici universali): i valori morali si basano su principi di
giustizia universali e devono essere seguiti anche se qualche volta possono essere
in contrasto con le leggi o le norme sociali.
Lo sviluppo morale si realizza attraverso una differenziazione dei contenuti morali, differenziazione
che, come si è detto, è influenzata dalle esperienze sociali.

Non tutti gli studiosi hanno accettato e condiviso le conclusioni della teoria di Kohlberg; la critica
più importante ha interessato soprattutto la presunta universalità delle tappe dello sviluppo morale.
In particolare sono state criticate:
- Una quasi esclusiva attenzione ai valori della civiltà occidentale.
- Una certa rigidità nella suddivisione degli stadi.
- Un campione formato quasi esclusivamente da soggetti maschi mentre le
conclusioni sono state estese anche al universo femminile.
In merito a quest’ultimo punto Carol Gilligan (1982), discepola di Kohlberg, ha innovato in modo
radicale questo ramo della psicologia. Tale studiosa non ha contestato le teorie dello sviluppo dei
giudizi morali, ma ne ha denunciato l’unilateralità, concentrandosi quindi sulle caratteristiche della
morale femminile.

Se nell’uomo domina una morale dei diritti e della giustizia, il dilemma morale è vissuto dalle
donne come un problema di cure e di responsabilità.

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In particolare:
- le donne si rivolgono agli altri pensando soprattutto a come aiutarli mentre i
maschi sono più preoccupati di se stessi.
- Le donne sono meno radicali nelle loro posizioni e nei loro giudizi.
Nella prima fase dello sviluppo morale, autocentrata, la donna pensa soprattutto a se stessa, ai suoi
bisogni ed è preoccupata sostanzialmente della sua sopravvivenza.

La seconda, dell’autosacrificio, è caratterizzata da un rifiuto di ogni forma di egoismo a favore di un


totale ed esclusivo prendersi cura dell’altro. La donna dimentica se stessa per dedicarsi
completamente all’altro e questo comportamento può portare ad uno squilibrio tra sacrificio di sé e
servizio.

Nell’ultima fase dell’etica la donna raggiunge un equilibrio tra la responsabilità nei confronti di se
stessa e la responsabilità nei confronti degli altri, l’autonomia del giudizio e una interdipendenza
responsabile e consapevole.

Naturalmente Gilligan ammette anche che ci possano essere delle eccezioni pur rimanendo
sostanzialmente convinta del fatto che la teoria morale di Kohlberg tende a svalutare l’universo
femminile.

Infine è significativo citare Wilson che ha cercato, tramite un quadro riassuntivo, di esprimere
quanto sia complesso da un punto di vista psicologico lo studio della moralità. Secondo Wilson
(1993) la morale è costituita da un interesse e un rispetto verso i propri simili che si fondano su:
- il concetto di persona, con il riconoscimento delle somiglianze e delle
differenze tra individui.
- I sentimenti universali, se la persona prova rispetto e attenzione verso gli altri.
- La traduzione comportamentale di tali sentimenti in una disponibilità ad
aiutare gli altri.
- Consapevolezza dei sentimenti propri e altrui.
- Conoscenze specifiche di fatti e di valori rilevanti per poter operare su
decisioni morali.
- Capacità di valersi di tutti i punti precedenti per prendere decisioni morali
- Capacità di tradurre tali decisioni in comportamenti effettivamente prodotti.

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CAPITOLO 2: Il disimpegno morale nella teoria social-cognitiva

2.1. Il comportamentismo
Nell’ambito del comportamentismo lo sviluppo morale è stato studiato come un’aspetto
dell’apprendimento. L’individuo impara le norme di comportamento morale attraverso una serie di
esperienze nelle quali alcuni atti sono soggetti a rinforzi positivi, come l’affetto, mentre altri a
punizioni, ad esempio fisiche.

All’interno di questo campo di ricerca non sono stati utilizzati solamente i paradigmi classici del
condizionamento operante: negli ultimi decenni infatti i quadri comportamentisti si sono fusi con
altre componenti, come ad esempio quelle a carattere sociale e cognitivo di Bandura.

L’orientamento comportamentista che si è occupato con maggior successo dello sviluppo morale è
rappresentato dalla concezione del social learning. In questa corrente di pensiero si ritiene
improbabile che i vari comportamenti moralmente rilevanti siano acquisiti inizialmente tramite
rinforzo, sostenendo invece che un comportamento, per essere rinforzato, deve prima prodursi
spontaneamente. Questo dimostra come il rapido progresso di tali comportamenti nell’infanzia non
si possa spiegare solo sulla base del rinforzo successivo. Si ritiene quindi che i bambini apprendano
questi comportamenti tramite l’osservazione e l’imitazione di modelli appropriati.

Una forte messa in discussione dell’approccio delle teorie cognitivo-evolutive è stata condotta da
Bandura, il quale in una riformulazione delle tesi del social learning, assumendo una prospettiva
cognitivo-sociale ha contestato a Kohlberg la concezione di una gerarchia precostituita di forme di
moralità.

2.2. La teoria social-cognitiva di Bandura


Il principio esplicativo alla base di suddetta teoria è il determinismo triadico reciproco (Bandura,
1976, 1986). In questa teoria Bandura sostiene che il funzionamento di una persona derivi
dall’interazione tra tre fattori: l’ambiente fisico e sociale, i sistemi cognitivi e affettivi ed il
comportamento individuale. I tre fattori si determinano reciprocamente tramite l’azione causale di
ciascuno sugli altri due assumendo così forme differenti nei vari contesti. La persona agisce
nell’ambiente tramite le strutture conoscitivo-motivazionali che possiede comprendendo così i
vincoli e le opportunità della relazione con l’ambiente tramite la conoscenza delle conseguenze.

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Il secondo fattore fondamentale della teoria social-cognitiva è l’insieme delle caratteristiche


utilizzate per concettualizzare la persona, ovvero i meccanismi cognitivi che la rendono capace di
conoscere il mondo e se stessa e di usare tale conoscenza per regolare il proprio comportamento.
Bandura individua cinque capacità di base:
- Capacità di simbolizzazione: è fondamentale per lo sviluppo di tutte le altre e
consiste nella capacità di rappresentare simbolicamente la coscienza. Il linguaggio
è l’esempio più evidente della capacità del soggetto di utilizzare simboli.
- Capacita vicaria: corrisponde alla capacità di acquisire conoscenze, abilità e
tendenze affettive attraverso l’osservazione ed il modellamento. L’analisi di tale
capacità è uno degli aspetti che contribuisce a rendere la teoria di Bandura così
completa.
- Capacità di previsione: consiste nella capacità di anticipare gli eventi futuri ed
è estremamente rilevante a livello emotivo e motivazionale.
- Capacità di autoragolazione: si fonda sulla capacità di porsi degli obiettivi e
valutare il proprio comportamento riferendosi a standard interni di prestazione.
- Capacità di autoriflessione: si tratta della capacità, esclusivamente umana di
riflettere in modo cosciente su se stessi. Le persone, osservandosi mentre
agiscono, valutano il significato e le conseguenze degli eventi in relazione al
proprio benessere.
Un’altro aspetto cruciale della teoria social-conitiva riguarda il senso di efficacia personale che si
sviluppa grazie alla capacità di valutare e riflettere sul proprio operato: Bandura la chiama
“autoefficacia percepita”, definendola come la valutazione che le persone danno, delle proprie
capacità, di mettere in atto specifici piani d’azione e quindi raggiungere determinati livelli di
prestazione (Bandura, 1977, 1997).

2.2.1 Il disimpegno morale


La teoria social-cognitiva si fonda inizialmente sui processi di rinforzo e modellamento vicario per
poi spostarsi verso i meccanismi di autoregolazione che sono alla base degli standard interni. Questi
permettono alla persona di comportarsi in funzione delle conseguenze previste, consentendole di
arrivare alla soddisfazione personale e al senso di autostima, evitando così auto-sanzioni dovute alla
trasgressione dei valori morali. Maggiore è il disimpegno morale e minore è il senso di colpa e il
bisogno di riparare al male causato dalla condotta lesiva (Bandura, Barbaranelli, Caprara, Pastorelli,
1996 b).

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Di norma gli individui non adottano una condotta riprovevole finché non hanno giustificato a se
stessi la correttezza delle loro azioni.

Bandura ha approfondito i meccanismi e le condizioni che, nel corso della socializzazione,


determinano l’attivazione o meno dei controlli morali interni, agendo così come cause del
comportamento immorale di persone pur capaci delle più elevate forme di ragionamento morale.
Bandura ha individuato otto diversi meccanismi di disimpegno morale:
Una parte di questi operano sul comportamento lesivo stesso.
- Giustificazione morale: si tratta di un meccanismo attraverso il quale i
comportamenti socialmente deleteri vengono resi accettabili, sia personalmente
che socialmente, attraverso la ricostruzione cognitiva o forme di ideologizzazione.
Gli individui, quindi, agiscono per impulso di un imperativo sociale o morale.
Nelle vicende della vita quotidiana, numerosi comportamenti aggressivi vengono
giustificati col pretesto di voler proteggere l’onore e la reputazione (Cohen &
Nisbett, 1994).
Questo processo può essere inoltre paragonato al meccanismo psicodinamico di
razionalizzazione.
- Etichettamento eufemistico: è un meccanismo che si fonda sul potere del
linguaggio: questo se elaborato, permette di mascherare un’azione riprovevole
conferendole un carattere di rispettabilità proprio grazie all’attribuzione di
caratteristiche positive alla condotta deviata, in modo tale che il soggetto si senta
libero da ogni responsabilità.
- Confronto vantaggioso: consiste nel mettere a confronto la propria azione
deplorevole con una peggiore, in modo da alterarne la percezione ed il giudizio.
Più flagranti sono le attività utilizzate nel confronto, più è probabile che la propria
condotta lesiva appaia trascurabile o addirittura benevola (Bandura, 1991). I
deterrenti interni vengono eliminati dalla ristrutturazione morale che mette così
l’autoapprovazione a servizio di imprese distruttive, trasformando ciò che prima
era condannabile in fonte di autostima.
Il seconda gruppo di meccanismi opera nascondendo o distorcendo la relazione agentiva fra le
azioni e gli effetti da esse provocati.
- Dislocazione della responsabilità: è un meccanismo che permette alle persone
di compiere azioni che solitamente ripudiano poiché non si sentono direttamente
responsabili del loro operato. Questo è evidente quando si obbedisce ad una

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autorità: considerando l’obbedienza come obbligatoria si individua l’autorità


stessa come responsabile. Milgram (1974), grazie a diversi esperimenti, ha
dimostrato che maggiore è l’autorità che assegna il comando e maggiore è
l’obbedienza, ma che questa diminuisce nel momento in cui gli effetti lesivi del
proprio operato sono evidenti.
- Diffusione della responsabilità: è un meccanismo che permette di distribuire
fra membri diversi la responsabilità derivante dall’attività rischiosa, della quale
vengono eseguiti aspetti parziali che sembrano quindi innocui in sé, ma che sono
pericolosi nella loro totalità. La diffusione della responsabilità permette agli
individui, altrimenti attenti alle esigenze altrui, di comportarsi in maniera crudele.
Gli individui si comportano in modo molto più crudele quando la responsabilità è
del gruppo rispetto a quando si ritengono personalmente responsabili delle loro
azioni (Zimbardo, 1969, 1995).
- Distorsione delle conseguenze: è un meccanismo in cui opera la
minimizzazione o la selezione strumentale nella rappresentazione delle
conseguenze positive o negative dell’atto. Ad esempio, i questi casi, i soggetti
ricordano con prontezza le informazioni sui potenziali vantaggi delle loro azioni,
ma sono meno capaci di ricordare quelli dannosi. Anche Milgram (1974) ha
dimostrato, tramite la diminuzione dell’ubbidienza al comando aggressivo, che è
più facile danneggiare quando la sofferenza delle vittime non è visibile e quando
le azioni causali sono temporalmente remote dagli effetti, rispetto a quando il
dolore della vittima è evidente e personalizzato.
L’ultimo gruppo di pratiche di disimpegno opera sui destinatari degli atti lesivi.
- Disumanizzazione della vittima: si fonda sulla capacità di attribuire alla
vittima caratteristiche spregevoli, non umane, in modo da evitare l’insorgenza di
angoscia alla visione della sofferenza causata. Infatti considerare le vittime come
soggetti subumani consente di mettere in atto azioni estremamente crudeli,
considerandole giustificabili così da alleviare il senso di angoscia. Questo è stato
confermato da uno studio sulle dinamiche di vittimizzazione svolto da Perry,
Williard e Perry (1990) nel quale è stato riscontrato che i bambini aggressivi
mostrano scarso interesse empatico quando fanno male a coetanei sminuiti ai loro
occhi.
- Attribuzione di colpa: è un meccanismo che riduce il controllo interno tramite
la percezione dell’altro come colpevole. Infatti durante una disputa è facile

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attribuire alla controparte delle colpe così da giustificare la propria condotta


violenta come difesa contro la provocazione aggressiva. Anche i bambini inclini
all’aggressività sono pronti ad ascrivere l’intenzione ostile ad altri, cosa che
fornisce una giustificazione ad atti preventivi di ritorsione (Crick & Dodge, 1994).
Pertanto se l’altro è ritenuto responsabile, non solo le proprie azioni sono
giustificabili, ma ci si può sentire addirittura più buoni ed onesti di altri.
Sebbene i meccanismi di disimpegno morale operano simultaneamente nel processo di
autoregolazione, differiscono per grado di influenza nelle diverse età. Ad esempio, l’interpretazione
della condotta lesiva come funzionale a scopi giusti, il disconoscimento della responsabilità per gli
effetti lesivi e la svalutazione di coloro che vengono maltrattati sono le modalità maggiormente
utilizzate per autogiustificarsi durante l’infanzia e l’adolescenza. Mentre celare attività riprovevoli
dietro denominazioni eufemistiche oppure renderle innocue tramite il confronto palliativo sono
meccanismi che richiedono capacità cognitive avanzate e sono pertanto utilizzate con minor
frequenza (Bandura, Brabaranelli, Caprara, Pastorelli, 1996).

Il processo di disimpegno morale, che trasforma individui benevoli in carnefici, non avviene
sicuramente repentinamente, bensì in maniera graduale. Il mutamento avviene attraverso una
progressiva rimozione del sentimento di autocensura. Inizialmente, coloro che compiono azioni
disumane si abbandonano a misfatti abbastanza limitati, che essi mettono in atto non senza qualche
difficoltà morale. Una volta che la ripetitività degli atti di natura violenta ha smussato il loro
sentimento di colpevolezza, le azioni diventano via via più odiose, fino al punto che azioni
considerate all’inizio come ripugnanti, vengono perpetrate quotidianamente senza suscitare
angoscia né disgusto. Il comportamento disumano diviene a questo punto una routine.

Uno studio condotto da Elliot e Rhinehart (1995) sulle aggressioni e sulle trasgressioni di grave
entità dei giovani americani conferma la generalizzabilità della teoria del disimpegno morale.

2.3. Gli studi empirici condotti in Italia sul disimpegno morale


Di seguito verranno riportati alcuni tra i principali contributi empirici sul costrutto di “disimpegno
morale”. La totalità di questi studi si è svolta nel contesto italiano a partire dai primi anni novanta
fino ad oggi.

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2.3.1 La misura del disimpegno morale in età evolutiva


Un primo studio volto a valutare il disimpegno morale in età evolutiva e i nessi con le varie
caratteristiche di personalità associate all’aggressività è stato svolto da Caprara, Pastorelli e
Bandura (1995). In questa ricerca sono state create due differenti scale di 24 e 14 item
rispettivamente per giovani adolescenti (tra gli 11 e i 14 anni) e bambini in età di transizione tra
infanzia e adolescenza (tra i 9 e i 10 anni) partendo dai 56 item, contenuti in un antecedente
questionario proposto da Bandura ed Elliot (1990). La ricerca ha voluto verificare la validità interna
e di costrutto delle due scale.

Il primo studio è stato svolto a Roma su un campione di 446 preadolescenti a cui sono state
somministrate sei diverse scale di auto valutazione riguardanti il disimpegno morale, il
comportamento pro sociale, l’aggressione fisica e verbale, l’irritabilità, la ruminazione/dissipazione
e la tolleranza verso la violenza. Riguardo alle eterovalutazioni sono invece state utilizzate le
nomine dei pari attraverso la richiesta ai soggetti di indicare i compagni che più frequentemente
mostravano i comportamenti indicati.

I risultati, oltre a confermare la validità interna e di costrutto della scala, hanno evidenziato, una
differenza di genere significativa: i maschi risultavano molto più inclini al disimpegno morale
rispetto alle femmine. Inoltre, dalla presa in esame delle relazioni con la condotta aggressiva e
prosociale, sono emersi nessi positivi del disimpegno morale con gli indicatori associati alla
condotta aggressiva e correlazioni negative con il comportamento prosociale. Questi risultati sono
stati ulteriormente confermanti dai dati emersi dall’analisi delle eterovaltazioni.

Nel secondo studio, svolto su un campione di 263 bambini della Capitale, è stato utilizzato lo stesso
metodo relativamente all’autovalutazione (senza però indagare il meccanismo di diffusione della
responsabilità), mentre per l’eterovalutazione sono state analizzate sia le nomine dei compagni che
la valutazione degli insegnanti.

Come nello studio sui preadolescenti sono state evidenziate differenze significative a carico del
sesso: i maschi risultano maggiormente inclini al disimpegno morale e vi è una correlazione
positiva di questo con la condotta aggressiva sia nella autovalutazione che nella eterovalutazione.

È inoltre emersa, nella eterovalutazione, soprattutto all’interno del campione femminile, una
maggiore associazione tra disinvestimento morale e condotta aggressiva.

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In generale è stata riscontrata una maggiore correlazione tra disimpegno morale e condotta
aggressiva nei soggetti adolescenti rispetto ai bambini di 9-10 anni. Questo avvalora l’ipotesi di
Bandura (1991) secondo la quale i meccanismi di controllo, antagonisti della trasgressività, si
evolvono parallelamente alla competenza cognitiva e all’esperienza.

2.3.2 Il disimpegno morale nell’esercizio dell’agentività morale


Questo studio, condotto da Bandura, Barbanelli, Caprara e Pastorelli (1996) ha preso in esame la
struttura e l’impatto del disimpegno morale sulla condotta aggressiva e sui processi psicologici
attraverso i quali esercita la sua influenza. La ricerca è stata condotta su un campione di 799
soggetti di età compresa tra i 10 ed i 15 anni, tramite la somministrazione di diverse scale
riguardanti: il disimpegno morale, il comportamento aggressivo (fisico e verbale) e prosociale, la
popolarità ed il rifiuto tra i coetanei, la ruminazione delle offese e l’irascibilità, il senso di colpa e
riparazione ed il comportamento delinquenziale. Lo studio si fonda sulla concezione dell’influenza
in forma diretta e indiretta, da parte del disimpegno morale, sulla condotta lesiva. Il modello
concettuale di ciò è presentato in figura 1. (vedi fig. 1)
Sulla base di ciò gli autori hanno previsto quanto segue:
- Ad un elevato livello di disimpegno morale corrisponde uno scarso senso di
colpa.
- L’autogiustificazione per la condotta lesiva e la disumanizzazione protettiva
degli altri attribuendo loro la colpa produce uno scarso orientamento sociale.
- Una bassa prosocialità influenza la condotta lesiva sia grazie alla scarsa
immedesimazione negli altri sia attivando un basso senso di colpa anticipatorio.

Comportamento
prosociale

Comportamento Propensione Comportamento


morale all’aggressione dannoso

Riparazione
Ruminazione Irritabilità

Fig.1 Struttura causale delle linee di influenza attraverso al quale opera il disimpegno morale: modello
concettuale (Bandura, Barbaranelli, Caprara, Pastorelli, 1996).
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I risultati confermano pienamente le previsioni effettuate dagli autori: infatti, in accordo con il
modello supposto, il disimpegno morale ha influenzato il comportamento delinquenziale sia
direttamente sia riducendo la prosocialità e il senso di colpa anticipatorio per le trasgressioni,
favorendo quindi la propensione all’aggressività (vedi fig.2).

.22
Comportamento
prosociale
-.28 -.18 -.11

Comportamento ..51 Propensione .31 Comportamento


morale all’aggressione dannoso

-.10 -.31 .30 .71 .72 -.22

Riparazione
Ruminazione Irritabilità

Fig.2 L’influenza del disimpegno morale sul comportamento delinquenziale: modello empirico (Bandura,
Barbaranelli, Caprara, Pastorelli, 1996).

L’influenza del disimpegno morale sulla condotta aggressiva è stata mediata dalla prosocialità, dal
senso di colpa e dalla propensione all’aggressività (vedi fig.3). Un elevato disimpegno morale ha
ridotto la prosocialità ed i sensi di colpa, favorendo reazioni affettive e cognitive tendenti
all’aggressività.

.
Comportamento
prosociale
-.28 -.17 -.08

Comportamento ..51 Propensione .53 Comportamento


morale all’aggressione dannoso

-.09 .31 .30 .67 ..76 -.21

Riparazione
Ruminazione Irritabilità

Fig.3 L’influenza del disimpegno morale sul comportamento aggressivo (Bandura, Barbaranelli, Caprara,
Pastorelli, 1996).

22
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Concludendo, si può affermare che questo studio ha evidenziato come i soggetti con elevato
disimpegno morale risultano maggiormente collerici ed adottano comportamenti maggiormente
aggressivi rispetto ad individui che, al contrario, censurano, attraverso le autopunizioni morali, la
condotta lesiva.

2.3.3. Meccanismi di disimpegno morale e propensione all’aggressione in contesti sociali a


rischio
Questa ricerca è stata svolta da Pastorelli, Incatasciato, Rabasca e Romano (1996) ed è volta a
indagare le relazioni presenti tra i meccanismi di disimpegno morale e la propensione
all’aggressione ed alla violenza in contesti sociali a rischio.

La ricerca si è svolta creando due gruppi di adolescenti definiti a rischio (per la presenza, nel loro
contesto sociale, di un’elevata percentuale di gruppi camorristci) e non a rischio (per l’assenza, nel
loro contesto sociale, di tali gruppi). A questi due gruppi, entrambi del capoluogo campano, sono
state somministrate sei diverse scale di autovalutazione atte ad indagare: irritabilità, suscettibilità
emotiva, ruminazione/dissipazione, paura della punizione, tolleranza verso la violenza e disimpegno
morale.

I risultati hanno mostrano che i giovani dell’area a rischio presentano non solo una maggiore
propensione al disinvestimento morale, ma anche una spiccata propensione all’aggressione di tipo
offensivo e cognitivo-strumentale rispetto al gruppo non a rischio. Questa maggiore inclinazione al
disinvestimento morale ed alle disposizioni di personalità connesse alla condotta aggressiva
avvalorano la definizione di rischio proposta dagli sperimentatori.

Dai risultati emerge anche che i soggetti del gruppo a rischio mostrano una maggiore capacità di
differenziare manifestazioni aggressive di natura impulsiva da quelle di natura socio-cognitiva.

2.3.4 La misura del disimpegno morale nel contesto delle trasgressioni dell’agire quotidiano
Tale studio è stato effettuato da Caprara, Barbaranelli, Beretta, Iafrate, Pastorelli, Steca e Bandura
(2006).

L’indagine, a differenza di quelle precedenti, impegnate nell’analisi delle condotte aggressive e


violente, si è concentrata sulla misura del disimpegno morale quotidiano all’interno del contesto
civile (verso una operalizzazione dei meccanismi di disimpegno morale in connessione a

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trasgressioni che si estendono oltre la violazione dell’incolumità) e sulla verifica della validità di
costrutto della nuova scala utilizzata.

Il contributo è costituito da due studi separati, il primo condotto su adolescenti mentre il secondo su
soggetti adulti.

Al primo studio hanno partecipato 1.179 soggetti di età compresa tra i 15 e i 20 anni, a cui sono
state somministrate le seguenti scale: disimpegno morale, disimpegno morale-civile,
comportamento prosociale, autoefficacia percepita regolatoria, propensione all’aggressione fisica e
verbale, tendenze delinquenziali.

I risultati ottenuti in questo primo studio attestano la validità della nuova scala per la misura del
disimpegno morale e civile, che è risultato maggiormente correlato al comportamento prosociale
rispetto al disimpegno morale misurato con la scala originaria. Per quanto riguarda le differenze di
genere, è stata notata nei maschi una maggiore inclinazione all’uso di meccanismi cognitivi di
disimpegno morale nel contesto delle condotte aggressive ed una più marcata propensione
all’aggressione ed alla delinquenza, infine una maggiore tendenza al disimpegno morale e civile. Le
ragazze mostrano invece maggiori capacità autoregolatorie nei confronti delle trasgressioni e
maggiori tendenze prosociali.

Nel secondo studio, condotto su 779 soggetti compresi tra i 21 e gli 85 anni è stata analizzata la
validità della nuova scala e le sue relazioni con il rischio etico e l’amicalità. Ai soggetti è stata
somministrata una batteria comprensiva delle seguenti scale: disimpegno morale-civile, rischio
etico, amicalità.

I risultati evidenziano che la scala di disimpegno morale-civile ha una correlazione elevata con il
rischio etico (r=.44,p<.001) ed una correlazione negativa con la scala di amicalità (r=-.31,p<.001).
Anche negli adulti, come per gli adolescenti, è stata riscontrata una maggiore tendenza dei maschi
verso il disimpegno morale-civile rispetto alle femmine.
I risultati di questo studio avvalorano, come prima per gli adolescenti, la validità e generalizzabilità
della nuova scala anche per gli adulti.

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CAPITOLO 3: Contributo empirico

3.1 Scopo del contributo


Lo studio riportato di seguito si fonda sulle teorizzazioni presentate nei precedenti capitoli di questo
elaborato.

Il contributo è volto ad indagare il disimpegno morale suddiviso negli otto diversi meccanismi
individuati da Bandura: Giustificazione morale, etichettamento eufemistico, confronto vantaggioso,
dislocamento della responsabilità, diffusione della responsabilità, distorsione delle conseguenze,
deumanizzazione della vittima e attribuzione di colpa.
Gli obiettivi del contributo empirico sono quelli di:
- Individuare i meccanismi che sono utilizzati con maggiore frequenza.
- Esaminare l’influenza esercitata sul disimpegno morale da parte di alcune
caratteristiche individuali come: il genere, l’età, lo stato civile, il livello
d’istruzione, la situazione economica, il culto religioso, la professione e
l’interesse politico.

3.2. Metodi e strumenti

3.2.1. Il campione
Alla ricerca hanno partecipato 40 soggetti, tutti residenti nella regione Lombardia.
I soggetti costituenti il campione sono 22 maschi e 18 femmine di età compresa tra i 20 e i 77 anni
con una età media di 49.10 anni. 21 sono coniugati, 13 non hanno svolto le scuola media superiore,
27 hanno conseguito il diploma superiore e 9 di questi la laurea. La maggior parte di loro (17) ha un
reddito familiare annuo medio ( tra i 16.000 e i 60.00 euro), 9 un reddito basso (tra i 5.000 e i
15.000 euro) e 10 alto (sopra i 61.000 euro). Sono principalmente di religione cristiana e
indipendentemente dal culto 14 di loro prendono costantemente parte alle loro pratiche religiose. 24
svolgono un lavoro retribuito, mentre i restanti sono pensionati, studenti e disoccupati. 17 non sono
interessati alla politica mentre la rimanenza si divide equamente tra un interesse medio ed uno
elevato; sono principalmente votanti tranne 7 di loro dichiaratisi apolitici. Tutti guardano la
televisione ( 29 assiduamente).

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3.2.2 Gli strumenti


Le scale di valutazione utilizzate in questa ricerca fanno parte fanno parte di uno strumento molto
più ampio, somministrato a livello nazionale, atto ad indagare il sistema valoriale degli italiani.
Questo strumento è suddiviso in due diverse parti in modo da rendere più agevole la compilazione
del test.

La scala utilizzata per effettuare questa ricerca, contenente solo i dati di soggetti residenti in
Lombardia, consiste in un questionario di autovalutazione costituito da quaranta diverse domande
volte alla misurazione delle otto diverse componenti del disimpegno morale.

Il questionario è preceduto da una piccola introduzione, nella quale vengono riportate le modalità di
compilazione e la richiesta di essere il più sinceri possibile.

Le quaranta domande indaganti gli otto meccanismi prevedono una risposta, tramite scala Likert,
con cinque diverse posizioni, in cui 1 equivale a “per nulla d’accordo” e 5 all’estremo opposto, cioè
a “molto d’accordo”. Le domande facenti riferimento allo stesso meccanismo non sono disposte in
maniera continua, bensì intrecciate con quelle relative agli altri meccanismi; solo successivamente,
durante l’analisi dei dati, le domande saranno suddivise in base all’aspetto indagato.

Oltre a questo sono state estrapolate dallo strumento totale anche altre informazioni, sempre tramite
questionari, relative a vari aspetti individuali come: il genere, lo stato civile, l’età, il livello
d’istruzione, la condizione economica, l’impiego, la partecipazione religiosa e politica, la posizione
politica e la visione della televisione.

3.2.3 La procedura di ricerca


La ricerca effettuata si può suddividere in due diverse fasi.
Innanzi tutto sono stati consegnati, nei mesi di Ottobre e Novembre, i questionari a quaranta diversi
soggetti residenti in Lombardia. Dopo aver preso accordi in merito ai tempi di riconsegna è stato
brevemente presentato il questionario e gli obiettivi della ricerca. È stato inoltre raccomandato di
leggere con attenzione le domande e di rispondere nel modo più sincero possibile considerando
l’inesistenza di risposte giuste e sbagliate e la compilazione anonima.

Una volta raccolti tutti i dati necessari si è proceduto con l’analisi statistica di questi attraverso il
software SPSS 13.0.1 realizzato da The Apache Software Foundation. Questo software ha così

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permesso di comprendere eventuali tendenze e relazioni significative tra i meccanismi di


disimpegno morale e le altre caratteristiche indagate.

3.2.4 L’analisi dei dati


Sulla base dei dati raccolti sono state effettuate diverse analisi parametriche tramite il software
SPSS. Per prima cosa ho effettuato l’inserimento e pulizia dei dati. Successivamente è stato
esplorato tramite il Test-T e l’Anova univariata la presenza di differenze statisticamente
significative ascrivibile ad alcune variabili sociodemografiche.

Nei casi significativi, i risultati dell’analisi della varianza sono stati successivamente approfonditi
tramite dei confronti post-hoc effettuati con il test di Tukey.

3.3. I risultati
I risultati ottenuti dalle analisi dei dati sono illustrati nell’appendice A.

3.3.1 Differenza ascrivibili al genere


Come riportato nella figura 1 è emersa una differenza significativa a favore dei maschi nell’utilizzo
della giustificazione morale.

3.3.2 Differenze ascrivibili allo stato civile


Allo scopo di indagare le relazioni intercorrenti tra il disimpegno morale e lo stato civile i soggetti
costituenti il campione sono stati suddivisi in due differenti gruppi. Coniugati e non coniugati.

Come è indicato nella figura 2 è presente una differenza significativa a favore dei non coniugati
circa l’etichettamento eufemistico e, sempre a loro favore, una tendenza al confronto vantaggioso.

3.3.3 Differenze ascrivibili all’età


Anche in questo caso, allo scopo di individuare differenze significative, il campione è stato
suddiviso in due diversi gruppi in base all’età media: 49,10 anni.

Come presentato in figura 3 non sono state individuate né tendenze né differenze significative tra i
due gruppi nell’utilizzo dei meccanismi di disimpegno morale.

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3.3.4 Differenze ascrivibili al livello d’istruzione


Per indagare eventuali differenze significative, il campione è stato suddiviso in tre gruppi sulla base
del livello di istruzione raggiunto (media inferiore, diploma media superiore, Laurea).

Come indicato nella figura 4 non sono state individuate differenze significative nell’utilizzo di
meccanismi di disimpegno morale tra i tre gruppi. È presente solamente una tendenza a favore del
primo gruppo (diploma di scuola media inferiore) circa la diffusione di responsabilità.

3.3.5 Differenze ascrivibili al reddito familiare


Come nell’analisi precedente, il campione è stato suddiviso in tre diversi gruppi. Sulla base del
reddito familiare sono state create le categorie: basso, medio e alto.

Come riportato in figura 5 non sono state riscontrate differenze significative se non una piccola
tendenza a favore del gruppo “medio” nella diffusione di responsabilità.

3.3.6 Differenze ascrivibili alla partecipazione religiosa


Il campione è stato suddiviso in due differenti gruppi sulla base della partecipazione alle pratiche
religiose (indipendentemente dal loro credo).

Come mostrato in figura 6, non sono emerse né tendenze né differenze significative nell’utilizzo dei
meccanismi di disimpegno morale ascrivibili alla partecipazione religiosa.

3.3.7 Differenze ascrivibili alla visione della televisione


I soggetti sono stati suddivisi in due gruppi in base a quanto tempo guardano la televisione
(occasionalmente o spesso).

Come è riportato in figura 7 in questa analisi è stata individuata una differenza significativa, a
favore di coloro che guardano spesso la televisione, circa la diffusione della responsabilità.

3.3.8 Differenze ascrivibili all’occupazione


Il campione è stato suddiviso in due gruppi: lavoratori e non lavoratori.
Come indicato in figura 8 sono state individuate delle tendenze nella diffusione della responsabilità
e nell’attribuzione di colpa a favore di coloro che non lavorano.

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3.3.9 Differenze ascrivibili all’interesse politico


In questo caso i soggetti sono stati suddivisi in tre gruppi in base al loro interesse per la politica
(poco, abbastanza, molto).

Come mostrato in figura 9 non sono state individuate né tendenze né differenze significative
ascrivibili al grado d’interesse politico.

3.3.10 Differenze ascrivibili alla posizione politica


Qui i soggetti sono stati suddivisi in quattro diversi gruppi (sinistra, centro, destra, apolitico) in base
alla loro posizione politica.

Come indicato in figura 10 è stata rilevata una differenza significativa a favore dei soggetti di destra
nel meccanismo di giustificazione morale rispetto a quelli di centro e sinistra. È inoltre presente,
sempre a favore dei soggetti di destra, una tendenza all’attribuzione di colpa.

3.4 Discussioni e conclusioni


Questo contributo empirico, seppur limitato, visto la ridotta numerosità del campione e la
limitatezza geografica dell’area di somministrazione dei questionari, ha comunque contribuito alla
comprensione e chiarificazione delle teorie e dei concetti sopra enunciati.

Da questo studio è risultato che il meccanismo di disimpegno morale maggiormente utilizzato è la


giustificazione morale, presente sia nelle differenze di genere a favore dei maschi, sia nella
posizione politica a favore dei soggetti di destra. È inoltre emersa, in quattro degli otto casi che
hanno presentato risultati interessanti, una tendenza (che nel caso di chi guarda assiduamente la tv
costituisce una differenza significativa) alla diffusione della responsabilità. Questo dato potrebbe
essere dovuto al caso, considerando le caratteristiche del campione, ma risulta sicuramente
interessante la sua frequenza di comparsa. Sarebbe quindi utile effettuare un’indagine su un
campione più vasto e vario, non solo per comprendere se questo meccanismo è realmente così
comune, ma anche per verificare se, a differenza di quanto dimostra questo studio, non costituisca
esso stesso il meccanismo maggiormente utilizzato.

È inoltre emersa un’analogia significativa tra questa ricerca e alcune di quelle riportate in tesi (
Caprara, Pastorelli, Bandura, 1995; Caprara, Barbaranelli, Beretta, Iafrate, Pastorelli, Steca,
Bandura, 2006) relativamente alle differenze di genere. Infatti, in tutti questi contributi, è stata

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individuata una significativa differenza a favore dei maschi nell’utilizzo dei meccanismi di
disimpegno morale. In particolare, quella da me condotta, ha evidenziato, oltre ad una maggiore
tendenza generale da parte dei maschi all’utilizzo del disimpegno morale, una prevalenza
significativa da parte di questi nell’utilizzo della giustificazione morale.

Può essere anche interessante riflettere su quanto questo studio non ha evidenziato. Infatti per
quanto riguarda l’analisi dei dati relativamente all’età, a differenza di quanto è emerso dallo studio
condotto sui meccanismi di disimpegno morale nell’esercizio dell’agentività morale ( Bandura,
Barbaranelli, Caprara, Pastorelli, 1996), non è emersa nessuna differenza significativa tra i due
gruppi circa l’utilizzo dei meccanismi di disimpegno morale. Nello studio sopracitato (Bandura et
al., 1996) è stato dimostrato come i soggetti giovani (preadolescienti) utilizzino con minor
frequenza l’etichettamento eufemistico ed il confronto vantaggioso rispetto a soggetti di età
maggiore. Quindi questa ricerca, condotta solo su soggetti adulti, non avendo riscontrato differenze
di frequenza nell’utilizzo dei vari meccanismi di disimpegno morale, va implicitamente a
confermare come la spiegazione che Bandura ha fornito sia appropriata, cioè che non tutti i
meccanismi sono presenti già dall’infanzia, poiché alcuni emergono con lo sviluppo. Infatti i
soggetti più giovani, non avendo ancora acquisito le capacità cognitive più avanzate, utilizzano
questi meccanismi con minor frequenza.

Concludendo posso inoltre affermare che, nonostante il campione non sia particolarmente ampio e
quindi possa aver causato delle distorsioni nei risultati, questo contributo suggerisce alcuni
approfondimenti interessanti come, ad esempio, l’analisi di quali siano i meccanismi di disimpegno
morale legati a specifici partiti ed ideologie politiche o alla visione di determinati canali/programmi
televisivi.

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APPENDICE A TABELLE E FIGURE

Figura 1 Meccanismi di disimpegno morale ascrivibili al genere.

Genere
3

2,48 2,482,48
2,5
2,3
2,18
2,04
1,94 1,9 1,94 1,89
2 1,82
1,78 1,78 1,77
1,68
1,58
1,5
maschi
f emmine
1

0,5

e o o e pa a
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à lità nz l
tti
m
or ist gi bi bi e co vi
m m ag sa sa eg
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o
g i tt t co az u s or um
he oc d if f ist
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ne morale to vantaggio e responsabil conseguenz ione zazione
eufemistico so responsabil ità e colpa vittima
ità
T 2,24 0,72 1,56 0,88 0,78 0,55 0,75 0,02
Sig + n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s.
.

NOTA: + = p<.05
++ =p<.01
+++ =p<.001
n.s. = non significativo

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Figura 2 Meccanismi di disimpegno morale ascrivibili allo stato civile.

Stato civile

2,44 2,5 2,45


2,5 2,35
2,11 2,07 2,01
1,9 1,94 1,94 1,93
2 1,8
1,72 1,78
1,69
1,59
Coniugato
1,5
Non coniugato

0,5

e o a a
al ico os lit
à lità ze lp
tti
m
or ist gi bi bi en co vi
e
m e m tag sa
n sa eg
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g i tt t co zi u s or u m
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ne morale to vantaggio e responsabil conseguenz ione zazione
eufemistico so responsabil ità e colpa vittima
ità
T 1,06 2,15 1,7 0,76 0,41 0,54 -0,36 -0,2
Sig n.s. + n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s.
.

NOTA: + = p<.05
++ =p<.01
+++ =p<.001
n.s. = non significativo

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Figura 3 Meccanismi di disimpegno morale ascrivibili all’età.

Età media: 49,10

Età

2,57
2,422,38 2,4
2,5

2,011,99 1,96 1,951,99


1,94
2 1,81 1,8
1,79
1,72 1,711,75
Sotto media
1,5
Sopra media

0,5

e o a a
al ico i os li t
à lità ze lp
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or ist gg bi abi u en co vi
m em a sa ns eg ne e
ne f nt on o on
u va po n s zi i
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ne morale to vantaggio e responsabil conseguenz ne colpa izzazion
eufemistico so responsabil ità e e vittima
ità
T 0,1 0,87 0,31 0,76 -0,23 -0,27 0,15 0,66
Sig n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s.
.

NOTA: + = p<.05
++ =p<.01
+++ =p<.001
n.s. = non significativo

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Figura 4 Meccanismi di disimpegno morale ascrivibili al livello d’istruzione.

A= nessun titolo, licenza elementare, licenza media inferiore.


B= diploma professionale, superiore, universitario.
C= Laurea

Istruzione

3
2,61
2,54 2,5
2,5 2,4
2,31
2,19 2,24
2,1 2,14
1,95 2,01
2 1,88 1,92 1,89 1,93 1,83
1,82 1,81
1,71 1,681,67 1,72
1,64 1,6 A
1,5 B
C

0,5

e o a a
al ico os lit
à lità ze lp
tti
m
or ist gi bi bi en co vi
e
m e m tag sa
n sa eg
u
ne e
n uf n on o ns zi
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zio e va sp sp az
i
to o re re co bu
i ca en nt e tri iz
z
tif rf o e ne on at an
us am n on io si
g i tt t co zi u s or u m
he ca if f st de
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o d di
et di

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ne morale to vantaggio e responsabilit conseguenz ione izzazion
eufemistico so responsabil à e colpa e vittima
ità
F 1,7 1,72 0,61 0,15 2,04 0,47 0,59 0,57
Sig n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s.
.

NOTA: + = p<.05
++ =p<.01
+++ =p<.001
n.s. = non significativo

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Figura 5 Meccanismi di disimpegno morale ascrivibili al reddito familiare.

A= fino a 29.000 Euro.


B= da 30.000 a 60.000 Euro.
C= da 61.000 fino oltre 80.000 Euro.

Reddito

3
2,61
2,45
2,5 2,32 2,3
2,26 2,24 2,2
2,16
2 1,94 2,05
1,98 1,98
2 1,84 1,81 1,861,84 1,84
1,78
1,71 1,651,6
1,62 A
1,52
1,5 B
C

0,5

e o a a
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m
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m em ag ns
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ne morale to vantaggio e responsabil conseguenz ione zazione
eufemistico so responsabil ità e colpa vittima
ità
F 0,88 1,26 1,13 0,06 2,66 0,55 0,23 0,94
Sig n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s.
.

NOTA: + = p<.05
++ =p<.01
+++ =p<.001
n.s. = non significativo

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Figura 6 Meccanismi di disimpegno morale ascrivibili alla partecipazione religiosa.

A= almeno una volta a settimana.


B= da due volte al mese a mai.

Partecipazione religiosa

2,49 2,54
2,5 2,37 2,37

2,031,98 1,991,95
2 1,84 1,86 1,9 1,84
1,83 1,79
1,7
1,6
A
1,5
B

0,5

e o a a
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m
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z
ti ro e ne at an
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m nf on io io
gi tt t
a
co zi u s or
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um
he o ca if f ist de
ic sl d d
et di

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ne morale to vantaggio e responsabil conseguenz ione zazione
eufemistico so responsabil ità e colpa vittima
ità
T 0,22 -0,13 -1,04 0,31 0,17 0,49 0,46 -0,63
Sig n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s.
.

NOTA: + = p<.05
++ =p<.01
+++ =p<.001
n.s. = non significativo

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Figura 7 Meccanismi di disimpegno morale ascrivibili alla visione della televisione

Guardara la tv

2,54
2,46
2,5 2,31
2,25
2,09
2 2 1,97
2 1,85 1,891,86
1,78
1,69 1,65 1,711,74
A volte
1,5
Spesso

0,5

e o a a
al ico os li t
à lità nz
e lp
tti
m
or ist gi bi bi e co vi
m m ag sa sa eg
u ne
e uf
e n t
on n o ne
n
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o re re c tri z
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i en ro e ne ne at iz
us a m nf i on io io an
i tt t co az u s rs um
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ne morale to vantaggio e responsabil conseguenz ione zazione
eufemistico so responsabil ità e colpa vittima
ità
T 0 0,63 -0,37 0,18 -2,17 -0,15 -0,8 -0,83
Sig n.s. n.s. n.s. n.s. + n.s. n.s. n.s.
.

NOTA: + = p<.05
++ =p<.01
+++ =p<.001
n.s. = non significativo

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Figura 8 Meccanismi di disimpegno morale ascrivibili all’occupazione.

Occupazione

3
2,65 2,64

2,5 2,37
2,17 2,23
2,06
1,91 1,93 1,91
2 1,86 1,82 1,8 1,83 1,86
1,71
1,64
No
1,5
Si

0,5

e o a a
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à lità ze lp
tti
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m m ag ns s eg
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va po o s zi io
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e s sp on bu a z
ca nt
o re re c tri z
tif
i en ro e ne on
e at iz
us
m f on si an
i tt t
a
co
n zi sio r um
g ca f fu to
he o di di
s de
e tic d isl

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ne morale to vantaggio e responsabil conseguenz ione zazione
eufemistico so responsabil ità e colpa vittima
ità
T -0,75 0,41 0,54 -0,59 1,84 1,27 1,82 1,01
Sig n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s.
.

NOTA: + = p<.05
++ =p<.01
+++ =p<.001
n.s. = non significativo

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Figura 9 Meccanismi di disimpegno morale ascrivibili all’interesse politico.

A= poco/nulla.
B= abbastanza.
C= piuttosto/molto.

Interesse politico

3
2,79
2,6
2,5 2,31
2,26 2,24 2,28
2,18 2,16
2 1,94 2,06 2,06 2,02
1,98 1,98
2 1,87 1,91 1,86
1,8 1,8
1,71 1,67 1,73
1,55 A
1,5 B
C

0,5

e o a a
al ico os ilit
à lità nz
e lp
tti
m
or ist gi b bi e co vi
m em ag ns
a sa eg
u
ne
e f n t n o ne
n u va
o
sp
o ns zi io
zio to
e
o re
sp
re co bu za
z
ca en nt ne tri iz
ifi ro e n e at an
st am f n
si
o
gi
u tt t co
n
az
io sio or m
he oc f fu t
de
u
tic sl di d is
e di

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ne morale to vantaggio e responsabil conseguenz ione zazione
eufemistico so responsabil ità e colpa vittima
ità
F 0,75 0,77 0,1 1,74 0,65 1,1 1,02 2,49
Sig n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s.
.

NOTA: + = p<.05
++ =p<.01
+++ =p<.001
n.s. = non significativo
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Figura 10 Meccanismi di disimpegno morale ascrivibili alla posizione politica.

A= di sinistra.
B= di centro.
C= di destra.
D= apolitico.
Posizione politica

3,5
3,03
3 2,77
2,6 2,66
2,51 2,49
2,5 2,27
2,14 2,14 2,2 2,16 2,1 2,2 2,17
2,13 2,1
1,96 1,91 1,9 A
2 1,89
1,78 1,83 1,83 1,8 1,77 1,77
1,65 1,64 1,64 1,69 B
1,6 1,57
C
1,5
D

0,5

e o a a
al ico os ilit
à lità nz
e lp
tti
m
or ist gi b bi e co vi
m em ag ns
a sa eg
u
ne
e f n t n o ne
n u va
o
sp
o ns zi io
zio to
e
o re
sp
re co bu za
z
fic
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en nt ne tri iz
ti m f ro n e n e
o at an
us a n io sio si
gi tt t co az f fu t or u m
he oc di is de
tic sl d
e di

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ne morale to vantaggio e responsabil conseguenz ione zazione
eufemistico so responsabil ità e colpa vittima
ità
F 3,92 2,3 1,48 1,32 0,78 0,51 2,44 0,8
Sig + n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s. n.s.
.

NOTA: + = p<.05
++ =p<.01
+++ =p<.001
n.s. = non significativo
42