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DIPENDENZA AFFETTIVA E PENSIERO DESIDERANTE

Pappacena S.; Tedeschi M.; Mancebo M.S.; Cavaiani F.; Fiore F.


Psicoterapia Cognitiva e Ricerca (PTCR) - Milano

Introduzione: La dipendenza affettiva è un disturbo caratterizzato dall’instaurazione di un pattern problematico di relazioni affettive che
determina un marcato disagio a sua volta associato alla ricerca delle stesse, nonostante vi sia consapevolezza dei suoi effetti negativi
(Reynaud, 2010). La dipendenza affettiva rientra nella categoria delle New Addiction ed è una dipendenza di tipo comportamentale poiché́
non ha come oggetto alcuna sostanza. Il suo nucleo centrale infatti risiede nella relazione (psicosociale) con un altro significativo.
La relazione affettiva all’interno di questo quadro di dipendenza affettiva è definita immatura in quanto caratterizzata da un profondo senso
di incertezza e precarietà (come se il rapporto potesse finire da un momento all’altro) e da una forte ansia di separazione dall’altro
significativo (Acevedo & Aron, 2009).
La persona dipendente seleziona strategie cognitive, tra cui il pensiero desiderante, ovvero una modalità di elaborazione dei propri desideri
(Caselli, 2017), che favoriscono il processo di ego-depletion.
Il pensiero o rimuginio desiderante è un processo cognitivo consapevole e volontario che coinvolge l’elaborazione di informazioni relative a
un oggetto o attività piacevoli sia in forma immaginativa che verbale. È una strategia di regolazione dell’esperienza del desiderio fortemente
associata e intensificante l’esperienza di craving, sintomo centrale delle dipendenze comportamentali. Oltre che da metacredenze negative, il
rimuginio desiderante è sostenuto in particolare da metacredenze positive che in modo disfunzionale ne sostengono l’utilità, mantenendo
uno stato di eccitazione, oltre a fungere da strategia nella definizione della scelta migliore per se stessi (Wells, 2012).
Obiettivo: Valutare se il pensiero desiderante possa fungere da predittore per la dipendenza affettiva e se esistono altre variabili associate ad
essa.

Metodi: La ricerca è stata condotta su un campione di 213 soggetti (di cui il 35% tra i 26 e i 30 anni di età) a cui sono stati somministrati, in
forma anonima, questionari online: Love Addiction Self-Assessment (LASA), Desire Thinking Questionnaire (DTQ), Metacognition
Questionnare (MQ), Metacognitions about Desire Thinking Questionnaire (MDTQ) Generalized Craving Scale (CGS), Anxiety Control
Questionnaire (ACQ), Ruminative Response Scale (RRS), Beck Depression Inventory (BDI), Cognitive Attention Syndrome (CAS).

Risultati: Prima di procedere con il modello mediazionale, si


vuole verificare se le variabili oggetto di studio siano correlate
tra loro. I dati dimostrano la presenza di relazioni positive tra
tutte le variabili (p<.05). Si è proceduto pertanto alla
realizzazione di una regressione, prima lineare e poi gerarchica.
La statistica F per la verifica delle ipotesi è risultata essere
significativa (F(12,200)= 24,442; p<0,05)
Dall’analisi dei coefficienti di regressione lineare si rileva che le
VI che spiegano in maniera significativa la variabilità della
dipendenza affettiva sono il pensiero desiderante (DTQ), la
tendenza al craving (CGS), la ruminazione (RRS) e
l’autoconsapevolezza cognitiva (sottoscala di MQ). In
particolare tra queste variabili, quella che ha avuto un maggiore
peso è stata il pensiero desiderante (B=0.31).
È stato effettuato un secondo modello di regressione gerarchica
includendo le sole variabili che sono risultate significative nel
modello precedente: in questo caso tutte le variabili sono
risultate significative in termini di effetto sulla dipendenza
affettiva. È stato inoltre eseguito un modello di mediazione.
Si ipotizza che l’autoconsapevolezza cognitiva possa essere la
variabile di mediazione nel processo che determina l’effetto
delle altre variabili indipendenti sulla dipendenza affettiva.
Per questo si procede a valutare l'impatto
dell’autoconsapevolezza sulla dipendenza affettiva mantenendo
le altre variabili nel sistema costanti.
Conclusioni: Il pensiero desiderante è risultato un predittore oltre che
della dipendenza affettiva anche di altri fattori ad essa associati,
Bibliografia
Caselli G., Ruggiero G.M., Sassaroli S. Rimuginio. Teoria e terapia del pensiero ripetitivo.
quali la ruminazione, la tendenza al craving e l’autoconsapevolezza
Raffaello Cortina Editore,2017. cognitiva.
Sassaroli S., Lorenzini R., Ruggiero G.M. Psicoterapia cognitive dell’ansia. Rimuginio,
Si è riscontrato inoltre che l’autoconsapevolezza cognitiva ha effetti
controllo ed evitamento. Raffaello Cortina Editore, 2006.
Acevedo, B. P., & Aron, A. (2009). Does a long-term relationship kill romantic love? diretti sulla dipendenza affettiva e che questi sono influenzati da altre
Review of General Psychology, 13, 59–65 variabili.
Reynaud M, Karlila L, Blecha L, Benyamina A. Is love passion an addictive disorder? The
American Journal of Drug and Alcohol Abuse. 2010; 36:261–267. Tra tutte si è osservato che una minore consapevolezza del proprio
funzionamento cognitivo si associa ad una maggiore tendenza alla
dipendenza affettiva.
Tale effetto è moderato dal pensiero desiderante, dalla ruminazione e
dalla tendenza al craving.