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Adriano Motta

recensione di: Ulrich Beck I rischi della libert lindividuo nellepoca della globalizzazione Societ editrice il Mulino, Bologna, 2000

In questo volume, suddiviso in sei saggi, il sociologo tedesco affronta il tema dellindividuo nella cosiddetta seconda modernit. Lautore analizza gli effetti ed i rischi sulla societ e sulla vita quotidiana delle persone dei mutamenti intervenuti nellultimo decennio segnato dalla fine del conflitto Est-Ovest e dal fenomeno della globalizzazione. La seconda modernit una societ del rischio generalizzato dove nulla, dal lavoro alla famiglia, pi garantito. Essa caratterizzata da un processo definito di individualizzazione che dissolve le forme di vita tramandate ed i concetti tradizionali di appartenenza ad una classe sociale, nazione, ecc. Allinterno di questanalisi Beck colloca quindi la proposta di una teoria politica che possa trovare nuovi elementi di condivisione e comunanza in una societ che sembrerebbe invece diretta verso la disgregazione e latomizzazione. Lindividualizzazione nelle societ moderne Nel primo saggio Beck descrive le radicali trasformazioni in corso nella societ occidentale. Il rapido sviluppo della societ moderna nellultimo decennio ha visto venir meno le certezze su cui essa si era basata dal dopo guerra in poi. La libert intesa come assenza di vincoli ha reso tutto incerto e rischioso, trasformando quindi tutte le cose in libert rischiose: Dio, natura, verit, matrimonio, scienza, morale, ecc. Secondo lautore stiamo assistendo ad un processo di individualizzazione della societ costituito da un complesso di sviluppi caratterizzati soprattutto da due aspetti: - dissoluzione delle forme di vita sociale tradizionali (classe, ceto, famiglia, ecc.) - incombenza sui singoli di nuove pretese istituzionali, controlli e costrizioni: laccesso ad ogni diritto sempre pi condizionato dalla dimostrazione del possesso di determinati requisiti. La novit storica del processo di individualizzazione della seconda modernit sta nella sua democratizzazione: avere una vita propria non pi di pochi ma ora viene richiesto a molti se non a tutti. Sono le condizioni di base della societ, dal mercato del lavoro alle esigenze di mobilit e di formazione, dal diritto alla previdenza sociale che favoriscono e quasi estorcono individualizzazione. Lindividuo chiamato sempre pi a costruire una propria biografia attraverso lazione, non si pi inseriti uno schema definito, per esempio, dal ceto o dalla religione ma bisogna impegnarsi ogni giorno con la propria azione. Non si tratta in ogni caso di un agire senza limiti ma vincolato da una consistente serie di regolamenti per i quali la societ moderna ben nota (dichiarazione dei redditi, revisione dellauto, ecc.). Un'altra caratteristica della modernit di essere sempre pi tagliata sullindividuo. Tutte le esigenze (lavoro, diritti, partecipazione al reddito, stato sociale) non sono imposte ma allo stesso

tempo esortano lindividuo a programmare, a capire, a progettare, ad agire, assumendosi le responsabilit anche dei fallimenti. Lindividuo praticamente costretto a mettersi alla prova. La vita perde la naturale ovviet e tutto deve essere deciso, anche ci che fino a poco tempo fa era prerogativa di Dio o determinato dalla natura diventa oggetto di questioni e decisioni della vita quotidiana (ad esempio: fecondazione artificiale, genetica umana). La biografia di ogni individuo da normale si trasforma cos in riflessiva: non ci sono pi limiti e condizioni date ma tutto deve essere scelto e deciso, e non una volta per tutte, ma in continuo. In questo modo ogni biografia pu degenerare facilmente da biografia del successo a biografia del fallimento. In altri termini le routine del vivere quotidiano che nella prima modernit erano certe vengono spezzate, non sono pi sicure. Questa "condanna" a decidere, a ricominciare sempre da capo, ed il rischio sempre presente del fallimento generano paure nellindividuo che possono anche degenerare in forme di resistenza aggressiva. In questo contesto, quali sono le prospettive della sociologia? Tutta la sociologia pu essere ricondotta a due punti di vista contrapposti: una che parte dallindividuo, laltra dal "tutto". Le due modalit sono entrambe imperfette e quindi complementari, ma storicamente tendono invece a contrapporsi criticandosi a vicenda. La sociologia dominante si rif al punto di vista del tutto e considera che gli individui possono essere tali solo allinterno della societ; pertanto le istituzioni (scuole, tribunali, matrimonio, organizzazioni) devono indottrinare ed "intimidire" lindividuo. Viceversa la sociologia che parte dal punto di vista dellindividuo non assume la forma attuale delle istituzioni come un dato immutabile ma lo pone in discussione. E quando gli individui negano il consenso alle istituzioni storicamente provato che le istituzioni tremano (es. DDR). Per Beck, con la modernit, larmonia tra le due prospettive teoriche si spezza. Le istituzioni si basano su una concezione antiquata dellindividuo, delle sue situazioni e condizioni sociali con la conseguenza di generare un distacco tra individui e istituzioni stesse. In questo contesto la teoria dellindividualizzazione crea un quadro di riferimento che consente di analizzare i conflitti tra individui e le istituzionalizzazioni di immagini antiquate della societ dalla parte degli individui stessi. Inoltre essa mostra come, nellulteriore sviluppo della societ moderna, sia problematico ipotizzare la tenuta sociale secondo concetti e schemi tradizionali tramandati. Infatti una sociologia dellindividuo si scontra con i fondamenti di quella dominante poich afferma che i legami tradizionali si dissolvono, si trasformano e che, in ogni caso, sono deducibili, discutibili e vanno comunque giustificati. In definitiva la pluralizzazione delle forme di vita degli individui mette in crisi il bisogno di standardizzazione delle scienze sociali e induce a riflettere su come esse creano i propri concetti. Gli individui diventano cos un fattore di disturbo che manda a monte ogni calcolo (quote di accesso alla formazione, calcolo delle pensioni, ecc.), rendendo la societ e di conseguenza le forme di integrazione possibili sempre pi difficili da comprendere ed analizzare. La domanda pertanto se e quale forma di integrazione possibile nelle societ individualizzate? Lautore parla di libert rischiose per le conseguenze ed i problemi che emergono nella societ e che allarmano lopinione pubblica come il risorgere della violenza e del nazionalismo. Due fenomeni che per Beck sono legati alla tentazione di reagire alle sfide della seconda modernit con strumenti di tipo classico di autodelimitazione ai danni degli "stranieri". Si cerca, in definitiva, di sostituire una societ individualizzata con un societ differenziata allinterno e delimitata come una fortezza verso lesterno. In questo contesto per una societ fortemente individualizzata lautore non ritiene credibili le tre forme di integrazione pi spesso proposte nel dibattito sullargomento:

- lintegrazione basata sui valori, contrasta alla base con il moltiplicarsi delle percezioni culturali e dei legami autoriproducentesi. - lintegrazione fondata sulla comunanza di interessi materiali, messa in discussione dai crescenti problemi di partecipazione al benessere. - lintegrazione basata sulla coscienza nazionale, non confermata nelle tendenze di dissoluzione delle grandi societ attuali in poteri locali particolaristici, con la mobilitazione delle identit etniche che disintegra proprio lidentit nazionale. La proposta dellautore punta invece verso unaltra possibile forma di integrazione, infatti egli sostiene che "dare coesione a societ altamente individualizzate possibile da una parte soltanto attraverso una comprensione di questa stessa situazione; dallaltra parte, se ci si riesce, mobilitando e motivando le persone rispetto alle sfide che si trovano al centro della loro condotta di vita disoccupazione, distruzione ecologica, ecc." Occorre reinventare la societ, non opponendosi alla sollevazione degli individui, ma, muovendo dalle pressanti questioni relative al futuro, cercando di realizzare nuovi legami ed alleanze politiche aperte, cercando quindi di realizzare quella che lautore chiama unintegrazione proiettiva. Riprendendo le teorie di Ren K nig, egli propone di conquistare unintegrazione sul terreno del pensiero e quindi di una filosofia che ruoti attorno "alle chance delluomo nel contesto delle condizioni esistenziali date". La sociologia dovrebbe quindi sviluppare un senso della realt possibile. Figli della libert contro il lamento sulla caduta dei valori Nel proseguire la sua analisi sulla societ attuale, i suoi rischi e le possibili forme di integrazione, Beck affronta il tema della supposta caduta dei valori che spesso viene nominata nei dibattiti sulla societ odierna. Per lautore non stiamo vivendo una crisi culturale o una caduta di valori, ma in realt linteriorizzazione della democrazia e della libert porta gli individui a non riconoscersi pi in molti concetti e valori tradizionali. Questo identifica quelli che vengono chiamati i "figli della libert". Lopinione che la cosiddetta societ dellego vada combattuta aumentando le libert politiche e non limitandole. Infatti modernit anche libert politica, cittadinanza e societ dei cittadini, dove senso, morale, giustizia non sono grandezze date: "modernit significa dunque un modo di sicurezze individuali tramonta, e al suo posto - quando va bene subentra la cultura democratica di un individualismo universale giuridicamente sancito". Il rifiuto dei giovani della politica non deriva quindi da egotismo o caduta di valori ma ha un significato molto politico. Il punto che essi hanno questioni, problemi diversi da quelli posti dalla politica e dalle istituzioni tradizionali: i giovani odiano la monotonia dei doveri tradizionali, i formalismi delle organizzazioni politiche e il loro modello costruito sul sacrificio dellindividualit e a questi contrappongono, sotto varie forme, il divertimento. La questione del potere viene cos sollevata efficacemente restando fuori dalla politica. Dallaltra parte i giovani danno vita ad un volontariato autogestito al di fuori delle grandi organizzazioni ufficiali. I dati mostrano che autoaffermazione, appagamento personale e premura verso gli altri non si escludono ma si completano e rafforzano reciprocamente (ad esempio: il 45% degli americani adulti dedica cinque ore alla settimana al volontariato). Si tratta quindi di un confronto tra due concezioni diverse dove il problema non sono i figli della libert ma lincapacit delle varie istituzioni (partiti, sindacati, chiesa ecc.) di comprendere la nuova realt multidimensionale in cui gli enigmi si moltiplicano e le risposte spesso aprono nuove questioni.

Sulla base di queste considerazioni lautore ritiene che allinterno di questo fenomeno e della sua comprensione vi siano i presupposti per creare la societ del futuro. Autoaffermazione e democrazia viaggiano insieme e quindi solo aumentando la libert politica in futuro si potr continuare ad avere una societ funzionante. Inoltre il mutato atteggiamento nei confronti dei valori non sembra portare verso un aumento delle pretese materiali, ma anzi verso un aumento del valore immateriale della qualit della vita. Per Beck, oggi si prospettano orientamenti e priorit che potrebbero consentire di rispondere alla sfide della seconda modernit e portare ad una nuova societ condivisa. E quindi attraverso laumento della libert politica e di questi valori connessi che si pu ipotizzare di giungere ad una societ che si distacchi dagli ideali di abbondanza, profitto, carriera non pi sostenibili sotto laspetto economico ed ecologico. Lautore non trascura per di rilevare le difficolt e le incognite della societ attuale. Infatti i figli della libert si trovano di fronte ad un mondo in cui si assiste al ritorno del rischio dopo una fase (anni 80) dove si considerava il benessere come uno status ormai acquisito e non pi in discussione. In questo senso lautore chiama lattuale fase della societ "la societ mondiale del rischio". La libert presuppone sicurezza e la mancanza di sicurezza porta sempre pi persone a sentirsi minacciate sia nel corpo sia nellesistenza. Questo senso di insicurezza, questa condanna della libert, tocca trasversalmente tutte le categorie e molte persone cercano di sfuggirgli. Nasce cos una specie di movimento per la sicurezza e lordine che si mobilita in continuazione contro criminali, teppisti, tossicodipendenti, ecc., e che, in definitiva si pu dire, si mobilita contro le proprie stesse paure sul futuro. Emerge cos il lato oscuro della libert: il cittadino brutto e cattivo in cui le virt borghesi si trasformano in aggressivit pura quando in piena libert politica viene meno la sicurezza sociale. Su questo lautore avanza la sua proposta politica contrapposta a quelle del neoliberismo, del comunitarismo e del protezionismo che ritiene non adeguate. La proposta, che svilupper pi dettagliatamente nei saggi successivi, un repubblicanesimo cosmopolitico basato su cinque principi: nuovo significato dellindividuo; centralit di attori sociali, identit ed istituzioni cosmopolitici; rinnovata importanza della dimensione locale; preminenza della libert politica per il mantenimento della coesione sociale e della responsabilit democratica; profonde riforme istituzionali a coronamento del tutto. In sintesi due fenomeni epocali - individualizzazione e globalizzazione stanno trasformando radicalmente i fondamenti della vita comune in tutti gli ambiti sociali. Essi sono una minaccia solo apparente ma impongono e, al tempo stesso, consentono alla societ di prepararsi alla seconda modernit. E il pensiero politico che deve cambiare di fronte ai figli della libert per i quali le formule tradizionali della societ (partiti, matrimonio, famiglia, classe, ceto, nazione, ecc.) hanno perso molto in significato e praticabilit. Due sono anche i concetti Berlino: ambivalenza e vuoto. chiave della societ dopo la caduta del muro di

Lambivalenza intesa nel senso di presenza simultanea di sentimenti contrapposti quali distensione e terrore, attivismo e paura. La perdita di chiarezza paralizza e sempre pi spesso ci si trova di fronte a scelte egualmente intollerabili (ad esempio scelta tra vergognosa indifferenza ed uso della forza militare in difesa dei diritti umani). Il vuoto significa che le istituzioni "vincenti" (NATO, stato sociale, identit nazionale, mercato) hanno perso i loro fondamenti ed evidenze storiche. Ambivalenza e vuoto significano che la situazione non soltanto "disperata" ma anche intellettualmente e politicamente aperta e quindi, in definitiva, aperta a nuovi scenari e sviluppi.

La democratizzazione della famiglia Nel terzo saggio lautore affronta il tema della famiglia. In particolare ci si domanda se dagli indicatori di trasformazione della famiglia (alto numero di divorzi, diminuzione delle nascite, dimensioni extraconiugali, ecc.) non si possa desumere che anche nella famiglia siano entrati i meccanismi dinamici della libert politica, nucleo fondamentale della modernit, e quindi non si possa parlare di democratizzazione della famiglia. Beck precisa prima alcuni concetti sulla sociologia della libert politica e quindi li applica alla famiglia, soffermandosi in particolare sulla componente figli. Il concetto fondamentale che la libert non pu essere concessa ne garantita () ma deve essere conquistata dai cittadini. Non lo stato a concedere ma semmai la decisione del cittadino che legittima democraticamente le istituzioni. Si sottolinea qui la diversit tra libero arbitrio e libert politica, tra libert come idea e libert come realt sociale evidenziando, in sostanza, la contraddizione tra libert potenziale e libert effettiva. Questa distinzione viene poi completata sottolineando come non si debbano confondere la dimensione di libert giuridica con quella di libert sociale. In particolare il riconoscimento dei diritti di libert in campo giuridico aiuta ma non garantisce la libert, mentre una resistenza, anche in presenza di negazione della libert giuridica, sempre possibile ovunque. Per il sociologo tedesco lo spirito della democrazia entra nella realt sociale divenendo forma di vita, oltre che di governo, solo con la socializzazione e lazione. La socializzazione attraverso scuola, educazione famigliare, televisione, ecc. porta nei giovani allallentamento o alla dissoluzione delle condotte di vita tradizionali ed a crearsi oggettivandole delle proprie norme. Linteriorizzazione non per sufficiente, la libert si concretizza nella realt sociale soltanto con lazione, ovvero con la pratica e la verifica concreta delle libert politiche. Beck introduce quindi la distinzione tra diritti di libert nelle culture della differenza e diritti di libert nelle culture delluguaglianza. Le prime risolvevano la questione del chi e del perch ha accesso a quali libert in termini ontologici, ossia in termini di differenze sostanzialistiche di essenza o di specie. Alla base di questa concezione ci sono tre elementi: concezione delle realt come insieme di mondi separati, autorit della natura e quindi categorie date a priori, strutturazione a "matrioska" che si adatta al concetto di identit nazionale. Con la seconda modernit lapproccio ontologico si logora e le strutture dellidentit tipiche della societ industriale e dello stato nazionale perdono la loro evidenza naturale (basta pensare ai cambiamenti nei rapporti tra i due sessi o alle conseguenze della mobilit sui concetti di identit etnica o appartenenza razziale). In sintesi nel passaggio alla seconda modernit () si creano dappertutto posizioni multiformi e contraddittorie, forme miste e nuove identit che distruggono dallinterno il modello di appartenenza univoco e trasparente che aveva trovato la propria sintesi nello stato nazionale. Le distinzioni sul concetto di libert vengono quindi portate da Beck allinterno della famiglia. Ricordando come questo sia gi stato fatto nei confronti della condizione delle donne, si fa un passo ulteriore ponendo al centro dellanalisi il diritto dei figli alla propria vita. Dopo aver citato alcuni casi in cui lo Stato (ad esempio: Svezia) ha iniziato a garantire forme dautodeterminazione del minore, Beck rileva come nellesistenza giovanile la rivendicazione della propria individualit si sia in ogni caso affermata negli ultimi due decenni.

Il periodo giovanile diviene sempre meno fase di transizione e sempre pi vera e propria biografia giovanile, i cui obiettivi sono individualizzati e dove non pi possibile da parte dei genitori inculcare obiettivi e certezze a priori. I giovani creano una propria forma individuale di morale, conquistano e costruiscono in autonomia la propria vita difendendola dagli attacchi degli adulti. Allo stesso tempo, essi sono consci che la propria vita ha bisogno di legami sociali e per questo amico e gruppo sono concetti che diventano centrali nella loro esistenza. Sotto questo aspetto autosocializzazione. lautore conclude che la socializzazione possibile solo come

Daltra parte la vita dei giovani immersa in mondi, concezioni ed esperienze contraddittorie e spesso inconciliabili tra loro come scuola, televisione, genitori, simboli dei gruppi locali, ecc. Questo li porta adiventare artefici del proprio s trasformando la propria vita in un bricolage, una ricerca non definitiva ma interminabile della propria vita. Altro aspetto sottolineato il fenomeno della standardizzazione: allinterno di tutto lo scompiglio della societ, i giovani non hanno timore di essere normali. Si tratta di unautonormalizzazione costruita allinterno del loro gruppo dove i giovani stabiliscono, mettendo insieme vari frammenti, cosa normale, giusto, "in". Tutto questo ha delle conseguenze notevoli allinterno della famiglia nei rapporti tra le generazioni: il futuro sfugge agli adulti mentre i giovani, mentalmente pi aperti, acquistano potere. Si genera cos un contraddittorio in cui gli strumenti sono laccordo e la trattativa e dove tutto va giustificato e discusso. La difficolt di questa situazione fa s che nei rapporti si faccia strada unignoranza riflessiva, o al massimo di indifferenza tollerante, in cui principi e ragioni delle decisioni di ognuna delle parti non sono discusse ma accettate in un misto di fiducia e sfiducia. Limpressione che il conflitto sia evitato lasciando fare agli altri ci che vogliono. Lautore conclude affermando che, per il momento, non si pu ancora parlare di una vera democratizzazione della famiglia giacch il venire meno delle strutture tradizionali ha posto s in primo piano la trattativa, la giustificazione, ma non ha veramente introdotto i principi del dialogo, dellascolto e dellassunzione di responsabilit reciproca. Padri della libert Tema del quarto saggio la libert politica, concetto fondamentale per la proposta sociale di Beck. Per definire la propria visione lautore utilizza i contributi, ritenuti fondamentali di Alexis de Tocqueville, Immanuel Kant, Friedrich Nietzche e Gottfried Benn. Lepoca delluguaglianza: Alexis de Tocqueville Lunione di motivi religiosi del cristianesimo e della religione ebraica in connessione con temi della filosofia greca danno origine nellet moderna ad un movimento politico inarrestabile: lavvento della democrazia nel mondo, una rivoluzione ormai sottratta al potere ed alla volont delluomo stesso. Per lautore lanalisi di Tocqueville crea una lingua attraverso cui let della democrazia pu osservare, giudicare e criticare se stessa. Alla base dello strapotere dellepoca democratica c la nascita delluguaglianza delle condizioni: le condizioni di vita delle varie nazioni, classi, individui sono sempre pi simili, superano leconomia universale delle differenze ontologiche in cui ognuno era intrappolato allinterno delle proprie categorie di appartenenza. Si inizia cos una nuova forma di identificazione basata sulla reciprocit, dove la superiorit dellaltro non pi di sostanza ma deve essere conquistata ed esercitata e pu sempre essere

invertita. Tutto passa attraverso la discussione, la scelta e la giustificazione e perde le sue ovviet tradizionali. Questo processo di accertamento di s attraverso il confronto con laltro provoca enormi mutamenti nella vita quotidiana e nellagire sociale, diventando una delle ragioni degli sconvolgimenti e delle paure dellepoca moderna. Per Tocqueville lo spirito della modernit occidentale sta nella rivendicazione delleguaglianza che esprime e compendia leredit religiosa, filosofica, metafisica, umanistica, romantica e razionalistica della cultura europea. Allo stesso tempo il passaggio avviene con una frattura tra tradizione cristiana e modernit politica attraverso il fenomeno della giustificazione terrena del potere che inizia con la rivoluzione francese ed americana. Lautore pone poi laccento su un altro punto centrale del pensiero di Tocqueville secondo cui la medicina contro le anomalie della libert pi libert politica. La libert qui intesa come facolt del dare inizio (Hannah Arendt), che presuppone quindi una qualche societ ma che non giustifica lassolutizzazione di quella esistente in quanto tale. Laccento posto sulla capacit innovativa dellagire umano che rompe la normalit e al tempo stesso per questo genera anche paure. Daltro canto uguaglianza non significa ne abolizione di gerarchie, ne uguaglianza materiale o abolizione delle differenze tra persone: uguaglianza delle condizioni un sistema organizzato di differenze sostanziali che sta allorigine di una moltiplicazione delle molteplicit, in cui lunica caratteristica irrinunciabile luguaglianza di fronte alla legge. A questo punto il problema si sposta su come sia possibile la coesione nel mondo delleguaglianza delle condizioni. Idee per una modernit repubblicana dal punto di vista cosmopolitico: Immanuel Kant Beck si riferisce qui al progetto della "pace perpetua" e di una repubblica cosmopolitica in esso contenuta. Per evitare il rischio che la pace perpetua si raggiunga solo con lannientamento del genere umano, Kant propone una rifondazione radicale del diritto internazionale basata non pi sulla regolazione della guerra ma su un diritto della pace. Linizio della civilt passa per la proclamazione dei diritti fondamentali politici e sociali dei cittadini, diritti che non devono essere concessi dallalto ma conquistati attraverso larte della libera associazione e la prassi quotidiana della societ civile. Per Kant la predominanza dei diritti fondamentali in grado di strutturare la societ moderna: il quadro giuridico rende possibile la pace aprendo spazi per lagire di persone di uguali condizioni. Questi spazi a loro volta consento lo sviluppo e lesercizio della libera associazione. E nel quadro giuridico che si fondano i presupposti che consentono al pi debole di parlare al pi forte su una base di uguaglianza. In questo caso le posizioni assunte dalluno o dallaltro sono, in linea di principio, intercambiabili e comunque hanno lo stesso valore e potere. Fondamentale per Kant poi luniversalismo del rapporto giuridico. Si tratta di garantire un diritto cosmopolitico a tutti allesterno ed di graduarlo a livello di contenuto allinterno. In definitiva un rapporto giuridico costituzionale valido sia in senso orizzontale sia in senso verticale. Il problema della pace perpetua viene risolto con laffermazione dei diritti fondamentali del cittadino che apre un contesto di azione politica garantita che esclude o rende improbabili due cose: una dittatura dello stato allinterno e uno stato di discordia, di guerra allesterno.

Lindividuo non quindi in contrasto con le forme dellagire pubblico politico orientato alla comunit, al contrario, "come" creare il senso di comunit tra liberi individui un problema chiave per Kant. La modernit repubblicana si fonda sulla salvaguardia dei diritti fondamentali che deve essere pensata e garantita dal basso verso lalto attraverso luso dei diritti stessi. Non si tratta pertanto di un sistema istituzionalizzato ma di una libera associazione di individui che fa da garante alla costituzione repubblicana. Costituzione basata su tre principi: libert dei membri in quanto uomini, dipendenza di tutti da un'unica legislazione comune in quanto sudditi, e infine legge delluguaglianza in quanto cittadini. In questo contesto lidea di libert si esprime anche nella possibilit di negare il proprio consenso alle leggi (e alle istituzioni) e quindi libert diviene anche diritto al dissenso. Su questo Kant basa la distinzione tra sistema democratico e sistema repubblicano di governo, derivato dal modo con cui il potere viene esercitato: il repubblicanesimo passa per la separazione tra potere esecutivo e legislativo, mentre il dispotismo lega i due poteri in modo che la volont pubblica sia usata dal governo come sua volont. Per Kant tutte le democrazie sono dispotiche in quanto minano i diritti fondamentali invocando la volont della maggioranza contro la pluralit dei singoli individui. Viceversa il repubblicanesimo si fonda sullasovranit dei molti dove il dissenso e le sue forme di risoluzione sono alla fine lunica forma di consenso. Su questa base Beck afferma che il parametro di riferimento della modernit non la volont generale ma la possibilit che i molti siano sovrani. Muovendo da questi concetti e dallaffermazione di Kant sul contrasto ineliminabile tra libert e felicit, lautore avanza la sua proposta di una repubblica ecologica. Il concetto base di Beck che la libert unisce mentre la felicit separa. Infatti la pratica della libert consente di sperimentare un crescita della libert stessa. Il passaggio attraverso i conflitti e il loro superamento pu consentire di sperimentare un individualismo "solidale". La ricerca della felicit presuppone invece una lotta per la spartizione di un qualcosa (ricchezza, successo, ecc.) e, pertanto, diviene un gioco a somma zero. Esiste allora una logica di crescita della libert che potrebbe portare allattenuazione, se non al superamento del pericolo ecologico insito nel mito della crescita economica. La proposta di sostituire la felicit materiale con la questione delle modalit con cui la libert possibile, esperibile e crea comunit, in breve la libert come felicit. Lautore ci propone di immaginare un mondo formato da repubbliche fondate sui tre principi di Kant. Questo secondo Beck creerebbe da un lato un quadro di riferimento entro cui discutere i vari conflitti e contrasti e dallaltro consentirebbe di comporli mediante il dialogo e la trattativa e non con il potere e la forza. In questo modo il sogno kantiano di una pace perpetua cesserebbe di essere utopia. Ma vale la pena fare questo sogno? Individualismo creativo. Conoscenza come creazione: Friedrich Nietzche Lautore pone Nietzsche tra i padri della libert per il suo concetto di ragione creativa, intesa come forma pi alta di critica che sola pu mantenere la promessa dellautonomia di pensiero. Infatti questa al tempo stesso critica lesistente e lo pone sotto pressione con lalternativa provocatoria. Per Beck il Superuomo di Nietzsche significa due cose: intima relazione tra libert e capacit innovativa ed enorme fatica necessaria a superare il peso della mediocrit.

Zarathustra spezza le catene del passato () mediante il progetto di unalternativa che pi di un alternativa in quanto mette in discussione lesistente pensando il futuro in modo nuovo. In altri termini, per Beck, una riforma della modernit richiede la capacit di pensare e porre gli obiettivi in modo nuovo. Altro elemento del pensiero di Nietzsche che viene evidenziato la potenza del linguaggio: Nietzsche un virtuoso della lingua che non ha pi solo una funzione rappresentativa ma trova giustificazione alle proprie affermazioni nella forma stessa del linguaggio. Il richiamo al costruttivismo creativo di Nietzsche ed il suo concetto di filosofi del futuro visti come uomini sperimentatori. Il filosofo nuovo un inventore, uno sperimentatore che non si lascia intimidire da qualsiasi tipo di autorit (istituzioni, religione o qualsiasi verit preconfezionata); ed proprio questa rivolta dellindividuo insita nel filosofo nuovo che, secondo lautore, fa parte dello spirito di un Europa repubblicana degli individui. Potere della parola, ovvero ruolo degli intellettuali nella seconda modernit: Gottfried Benn Per Benn il linguaggio non un mezzo espressivo, ma un modo per trovare il mondo, per inventare il mondo. La creazione di una comunit nellepoca della dissoluzione attraverso larte della libera associazione ha per Benn un significato letterale. Il linguaggio non solo spiega, analizza, rappresenta, ma crea anche comunanze sociali con la forza del convincimento e delle immagini che esso genera, infatti attraverso la parola che noi veicoliamo informazioni e scambiamo idee. Secondo Beck, il linguaggio deve per essere di molti altrimenti la definizione di democrazia come sovranit di molti perde senso, essa deve includere per forza anche la sovranit del linguaggio. Infatti non ci pu essere uguaglianza se il linguaggio resta in mano agli "specialisti" (giornalisti, manager, filosofi, ecc.). Dato che le istituzioni e le strutture sociali sono create dalluomo, comprensibile che anche larte di creare legami sociali sia unarte linguistica. Essa non soltanto creatrice ma anche potere che apre lo spazio politico e, in questo modo, fa diventare luomo veramente umano rendendolo appunto politico. Per Benn quindi il linguaggio crea e plasma la realt, le parole e le frasi divengono la materia con cui si costruiscono le ovviet che poi, a loro volta, istituiscono e orientano sia il sapere che lagire sociale. In questa accezione lautore sostiene che il fatalismo odierno sia fondamentalmente una malattia del linguaggio, derivante dal continuare a girare intorno a concetti del passato in mancanza di un linguaggio con cui dare un senso ed una struttura al nuovo che ci sta investendo. La questione dello stile diviene cos fondamentale nella seconda modernit, infatti qualsiasi riforma della democrazia passa per una riforma del linguaggio della democrazia. Daltro canto ogni epoca storica ha avuto i suoi concetti chiave diversi in cui si sono rispecchiati i vari mutamenti politici. Alla base della crisi della comunit c quindi una crisi di linguaggio e di pensiero: non disponiamo di una linguaggio adeguato alle sfide che ci minacciano ed alle possibilit che si aprono. In questo senso il ruolo degli intellettuali sta nellutilizzo del potere del linguaggio, cos come espresso da Nietzsche e Benn, per forgiare i nuovi concetti necessari alla seconda modernit. Il problema creare un nuovo linguaggio che superi i limiti dello stato nazionale e del fatalismo del progresso della prima modernit e che consenta di discutere le questioni della seconda modernit globalizzata in un dialogo tra culture diverse.

In sintesi una riforma cosmopolitica della modernit e lo sviluppo ulteriore della democrazia sulla base delleguaglianza delle condizioni richiede necessariamente una riforma dei linguaggi delle democrazie deglistati nazionali ed unapertura degli uni verso gli altri. Origine come utopia: la libert politica come fonte di senso della modernit Nel quinto saggio lattenzione rivolta a cosa tiene insieme la modernit, a qual il collante sociale dellet moderna. Tratto centrale della seconda modernit sembra essere la sempre maggiore interiorizzazione dei diritti politici di libert ed il loro graduale passaggio dallambito politico a tutti gli ambiti dellagire sociale. La societ viene tenuta insieme da ovviet condivise che, nellepoca della modernit, da una parte sembrano escluse dal suo mettersi sempre in discussione e dallaltra esercitano una grande attrazione sugli individui. In particolare, per Beck, nel mondo post-tradizionale, i tre modi tradizionali di dar vita a relazioni sociali perdono molta della loro consistenza ed efficacia: - religione. La base della sua forza, ovvero laccettazione delle miserie terrene in cambio di un benessere ultraterreno, non sembra attrarre pi come un tempo, almeno per quanto riguarda la parte terrena; - sacrificio di sangue. Storicamente uno dei collanti delle comunit politiche stata la disponibilit alla violenza che ha scritto con il sangue i confini e le identit nazionali. E ovvio che il futuro non pu pi basarsi su un collante di questo genere. - lavoro. Elemento forte di aggregazione nelle societ post-belliche stato il consumo di massa ed il dovere del lavoro ad esso connesso; come presupposto cerano concetti quali lavoro per tutti, crescita economica, progresso tecnico, concetti che ormai vengono sempre pi messi in dubbio. Per lautore proprio il venir meno del benessere garantito ed i tentativi di difesa di questo portano alla minaccia dei diritti politici di libert. Questa riduzione dei diritti di libert costituirebbe per una rottura con la tradizione della libert europea ed occidentale e bloccherebbe lunica fonte da cui potrebbero sgorgare energie creative in grado di affrontare le sfide della seconda modernit. Il nucleo della proposta di Beck passa quindi per il concetto di organizzazione autonoma degli individui intesa come capacit di afferrare e mettere in pratica i diritti di libert. Il problema dellintegrazione senza religione e sacrifici di sangue e con un erosione ormai certa del benessere diviene pertanto una questione di capacit democratica. Occorre conoscere ed accettare il fenomeno della individualizzazione, considerare che lessenza della democrazie sta nel contrasto e nella messa in scena del dissenso. Punto centrale la modernit che significa diritti di libert, pensati come una serie graduata di diritti fondamentali di tipo politico, sociale ed economico. La presenza o meno di questi fa da distinzione tra lindividualizzazione e latomizzazione. Infatti la presenza dei diritti fondamentali crea le condizioni sistemiche che consentono agli individui di orientarsi ed organizzare la propria vita, le relazioni sociali e politiche ed, in questo caso, si parla diindividualizzazione. Quando questi diritti mancano si ha invece latomizzazione. Per Beck la paura della libert presente nella nostra societ nasce proprio dalle esperienze di atomizzazione che si iniziano ad intravedere unite ad una democratizzazione della povert, che porta anche individui inseriti in un contesto di sicurezza e ricchezza a temere il rischio di una loro caduta nellatomizzazione.

Sulla base di queste considerazioni sul tema dei diritti fondamentali lautore avanza anche la sua critica alla crescente idolatria del mercato e del neoliberismo che, a sua avviso, porterebbe verso latomizzazione della societ. In contrapposizione Beck ritiene che, a fronte dei processi di individualizzazione, occorra recuperare la solidariet attraverso lelaborazione di libert politiche ovvero con larte della libera associazione. Si tratta di autorganizzazione e autogoverno individuale derivante dalla trasformazione delle questioni pubbliche in questioni private. Una politica dal basso che, con iniziative autonome, prende in manoresponsabilit e bene comune in concorrenza e/o contrasto con le istituzioni "ufficiali". Infatti il sentirsi responsabile per quanto accade "intorno" porta ad azioni ben precise. La libert va dunque presa e praticata nella spazio sociale e politico associandosi con gli altri contro gli altri in modo puntuale su singoli temi ed in modo sempre diverso una volta dallaltra, senza seguire schieramenti dati a priori come accade nelle esperienze tradizionali. Secondo Beck la paura della libert non consente di vedere le potenzialit latenti che la libera associazione pu avere nel creare legami e responsabilit nella cosiddetta democrazia posttradizionale senza nemici. Esiste infatti una logica della crescita delle libert che potrebbe porre in secondo piano o addirittura superare quella della crescita economica, cos deleteria per lambiente. La libert politica diviene lelemento distintivo della dinamica della seconda modernit in grado di trasformare continuamente le basi dellagire umano, entrando in tutti gli ambiti e disgregando le strutture tradizionali. La paura della libert, che al tempo stesso nasce, deriva invece dal fatto che siamo tutti veri e propri analfabeti nella lingua e nellarte di creare e tessere liberamente connessioni e legami sociali. Altra conseguenza di questa maggiore libert il cosiddetto cittadino brutto e cattivo, anchesso creatore a sua volta di legami sociali. Su questultimo aspetto per Beck il solo rimedio ancora pi libert per combattere questi eccessi di libert attraverso esperienze in grado di risvegliare e rinnovare il senso di responsabilit degli individui. In definitiva, con la modernit che pone al centro la libert politica, Beck vuole indicare una prospettiva che possa legare il passato ed il futuro della modernit occidentale e consentire di affrontare i nuovi problemi posti dallera della globalizzazione. Come i vicini divengono ebrei: la costruzione politica dello straniero Lultimo saggio Beck riprende la descrizione della seconda modernit soffermandosi in particolare su alcuni aspetti negativi derivanti dalla reazione "difensiva" alle nuove realt che la societ individualizzata crea. Partendo dalla tragedia degli ebrei nel periodo nazista, lautore analizza il processo con cui il nostro prossimo pu essere tramutato in straniero e quindi in nemico. Egli afferma che quelle persone non erano di razza ebraica, ma semplicemente vicini trasformati in stranieri ed in questo modo espulsi dal popolo tedesco. Questo concetto pu essere generalizzato e quando si parla di turchi, zingari, asylanten, ecc. ci si riferisce a gruppi che non hanno solo una certa cittadinanza politica ma anche unidentit culturale diversa. Identit culturale che viene considerata come un qualcosa di sostanziale, dimenticando che in realt essa un costrutto politico e sociale. Per prima cosa Beck definisce il significato sociologico del termine straniero. La categoria straniero forza i concetti e gli stereotipi del mondo degli autoctoni ed caratterizzata dalla contraddizione. Essa significa distanziamento dei vicini da parte dei vicini senza alcun accordo reciproco e presuppone una certa tranquillit e chiusura nelle forme di vita degli autoctoni.

Sotto questo aspetto lirritante dello straniero consiste nel non riuscire a ricondurlo a nessuna delle "nostre" categorie, essi sono in sostanza autoctoni che non obbediscono agli stereotipi degli autoctoni stessi. Dato che la tipicit non naturale ma un costrutto sociale, gli stranieri sono una smentita dei confini netti e delle basi naturali su cui gli stati hanno fondato la loro identit e appartenenza. Ad esempio si pu citare la contraddizione palese, rispetto allo stereotipo del tedesco, dellesistenza di afro-tedeschi che hanno cittadinanza tedesca, parlano il tedesco perfettamente ma hanno la pelle nera. Altro aspetto della categoria straniero la relativit, occorre cio la presenza di un quadro di riferimento ritenuto oggettivo. Basta infatti varcare un confine per passare dalla condizione di autoctono a quella di straniero. La razza quindi una costruzione sociale dove lo straniero si contrappone o attraversa tutti i concetti dellordine sociale, mettendo in discussione la validit delle distinzioni e dei confini comunemente accettati. Lestraneit dello straniero presuppone un atteggiamento generalizzante con caratteristiche stereotipate e deindividualizzate, mentre, al contrario, il nostro comportamento e quello dei nostri simili viene spiegato in termini individualizzati. La categoria straniero significa trasversalit, ambivalenza come modo di esistere. Con il passaggio dalla modernit semplice a quella riflessiva il concetto di straniero si complica, infatti da una parte il concetto di autoctono perde chiarezza, dallaltra gli intrecci ed i contesti internazionali e sopranazionali sono sempre pi complessi e numerosi. Quando Beck parla di modernizzazione riflessiva intende lo stadio in cui la modernizzazione si trasforma mediante una rielaborazione del quadro di riferimento e delle categorie dellordine sociale della stessa societ industriale moderna. La modernit riflessiva si basa su tre principi: - insicurezza costruita. Lesistenza non divenuta pi rischiosa, ma i rischi nascono ed hanno una portata diversa dal passato. Le conseguenze dello sviluppo tecnico e industriale mettono in discussione la razionalit che fino ad ora ha consentito di fronteggiarle, viene quindi meno il patto della sicurezza che ha garantito nella societ industriale il consenso nei confronti del progresso; - globalizzazione. I pericoli per la civilt non si possono pi superare a livello nazionale o locale. Non si tratta di un problema soltanto economico, ma riguarda le conseguenze generate dalla possibilit di azioni a distanza consentita dallevoluzione dei mezzi di comunicazione, delle reti informatiche e dei mezzi di trasporto. La globalizzazione un processo complesso che produce conflitti e nuove forme di definizione. In tal senso per Beck anche il riemergere di nazionalismi a livello locale e laccentuazione di identit etniche locali sono prodotti della globalizzazione, anche se sembrano essere il contrario; - dissoluzione della tradizione e individualizzazione. Le fonti di senso collettivo come identit etniche, classe, ecc. si esauriscono ed allindividuo spettano tutte le definizioni. Ad essi sta ormai il compito di affrontare sia i problemi della sfera globale sia quelli della sfera personale. Per Beck per individualizzazione non significa solo dissoluzione della tradizione, ma anche possibilit di reinventare tradizioni. Quindi la definizione riflessiva si riferisce al carattere di riflessivit della modernit, nel senso che dal logoramento e trasformazione dei presupposti e delle condizioni della prima modernit nascono nuove incertezze, trasformazioni e superamenti della sfera del s. In questo contesto diventa difficile stabilire chi siamo, infatti lesistenza individualizzata una vita mobile in tutte le sue sezioni sia orizzontali che verticali. In un certo senso la modernit riflessiva generalizza la categoria di straniero rendendola unestraneit universale. Questo per non significa che il rapporto con gli stranieri sia divenuto meno problematico ma anzi il

contrario: lidentit si fa confusa, la globalizzazione fa crollare le barriere della lontananza e linsicurezza costruita significa problemi dappertutto e nessuno che fa niente per risolverli. Ci sono quindi sempre pi persone che considerano il proprio mondo minacciato e per questo si mobilitano. Barricarsi, rinchiudersi in casa sono reazioni diffuse contro la paura di ci che viene da fuori. Si assiste in definitiva ad una politicizzazione generalizzata del problema sicurezza. Ne consegue che anche la costruzione sociale dello straniero nella seconda modernit muta, essendo mutati i contesti, gli attori, le istanze e le risorse. Per lautore lindeterminatezza del concetto culturale fa s che in Europa sia in atto un processo di sostituzione di questo con il concetto di straniero burocratico, quindi pi semplice e chiaro da definire, molto meno indeterminato. Ed proprio sul terreno del diritto degli stranieri e dei rifugiati che la minaccia dello stato forte ha trovato unanticipazione. Ma come avviene la trasformazione da straniero a nemico? Per quanto detto in precedenza, la distinzione tra "noi" e lo "straniero" non deriva da nulla di naturale, da presupposti sociobiologici ma da un determinato ambito sociale in una determinata epoca. Essa va considerata e compresa nellambito di un determinato stato, nazione partendo dal monopolio della legittimazione della violenza da parte dello stato. In questa logica c una territorialit dellidentit concepita come un qualcosa di evidente che esclude la presenza di identit multiformi ed ambivalenti. Per Beck quindi letnicit non una variabile originaria della differenziazione sociale, ma piuttosto unimpalcatura politico-burocratica. Essa insieme allimmagine del nemico ha costituito una fonte di legittimazione dello stato moderno. Con la modernit riflessiva la costruzione del nemico politicizzata attraverso la politicizzazione della questione sicurezza e lintroduzione dello straniero burocratico in luogo di quello culturale. Su questa base ci si poggia per ricostruire uno stato sicuritario con funzioni di protezione. Laccento e la tensione devono quindi andare ai processi dellopinione pubblica, della politica e dellapparato amministrativo che creano lo straniero e su come evitare che ci accada. La frase "come i vicini vengono trasformati in ebrei" ha il significato di un processo attivo di costruzione, di una minaccia sempre incombente. Al tempo stesso essa unesortazione alla difesa ed allo sviluppo ulteriore di una societ aperta e di uno stato di diritto liberale. La proposta cui infine accenna lautore quindi un Europa degli individui: lindividualizzazione non disgregante ma al contrario la lotta per conquistare una vita propria accomuna tutti gli europei e non dallalto manel nucleo dellautocoscienza di ciascuno di loro.

Rispetto alla configurazione del pericolo (gefahr) come possibilit di conseguenze negative di un evento esterno allindividuo, ad es. le calamit naturali, tipica delle societ premoderne, nelle societ avanzate il rischio (risiko) ha assunto la sua attuale importanza perch riferibile ad eventuali danni futuri imputabili alla decisione umana. Il passo successivo dellindividuazione pratica della decisione proprio alla luce del numero crescente delle scelte indotte dalle scoperte tecnologiche e dalla globalizzazione, ha fatto concludere al sociologo tedesco che oggi il rischio prevale sul pericolo, anche quando, rispetto alle obiezioni dei suoi critici, sembra incombente una catastrofe ecologica, seppur non causata direttamente da decisioni umane, ma effetto di lungo termine di

comportamenti individuali e sociali deliberatamente assunti (Luhmann, 1990). Luhmann, anzi, ritiene sempre pi numerosi i latent side effects, (effetti collaterali latenti) indotti dal progresso delle scienze che quanto pi calcolano razionalmente, tanto pi rendono complessa la costruzione del calcolo e incerto il futuro (ibid., p. 39). Una realistica teorizzazione, ma che non tiene conto - al pari dei saggi cinesi - quanto dagli stessi elementi ne deduce laltro sociologo teorico della risk society, Ulrich Beck (1992) quando sottolinea come il rischio un modo sistematico di far fronte ai pericoli e alle insicurezze indotte dalla modernizzazione ed una razionalizzazione della paura che luomo contemporaneo sceglie deliberatamente di assumere nella posta in gioco per il progresso, rispetto al rischio premoderno dellineluttabile fato. Beck ed altri studiosi ricorrono a strumenti affatto analitici, quanto quelli di Luhmann, per proporre una lettura funzionale del rischio nei processi sociali contemporanei in cui, nota anche Giddens (2000) ci si trova a fronteggiare situazioni di rischio che nessuno nella storia precedente ha dovuto maiaffrontare. Ancora di pi Beck, e sulla sua scia Giddens, arrivato a concludere che nelle attuali dimensioni globalizzate del rischio, esso meno identificabile, pi importante nei suoi effetti e meno gestibile, un fenomeno tipico della tarda modernit globalizzata e non, come la scuola opposta di sociologi afferma, solo un retaggio della cultura moderna, inventatasi una nuova dimensione di incertezza per eliminare la genuina indeterminazione delle cose umane. Lo spazio comune condiviso nella globalit ha perso cos il significato di sistema uomo-ambiente a favore di uno pi prettamente politico, quando sono divenute pi percepibili le conseguenze sulla vita individuale e collettiva delle trasformazioni umane dellambiente. Il mito moderno del controllo delluomo sulla natura attraverso il progresso scientifico e tecnologico, pur realizzandosi, ha indotto processi irreversibili che hanno persino resa incerta la stessa sopravvivenza della specie umana e del pianeta e hanno svegliato nella sensibilit pubblica un nuovo bisogno-valore, quello di invertire il processo per preservare quellelemento indispensabile che il patrimonio naturale del sistema in cui tutti gli individui vivono. Innalzamento della temperatura di almeno 2-3 gradi dovuto allinquinamento atmosferico, calo della disponibilit idrica, deforestazione, aumento delle precipitazioni, innalzamento del livello del mare e probabili inondazioni, impoverimento della biodiversit: questo il quadro che per i prossimi decenni stato prospettato dai rapporti di scienziati e organizzazioni internazionali (UNEP, World Watch Institute, FAO) nel tracciare la condizione dello sviluppo umano allinizio del Terzo Millennio, accanto a problematiche come la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza - il 20% della popolazione del pianeta dispone dell80% del reddito mondiale - o la disoccupazione dei Paesi sviluppati e la sottoccupazione in quelli in via di sviluppo. Una situazione complessiva che mostra tutti i limiti dellincidenza antropica sui processi naturali e sociali e che rende quello dellincertezza un elemento ancor pi intrinseco nella conoscenza delluomo contemporaneo. Il rischio si associa cos alla globalizzazione leggendo nel ridimensionamento delle potenzialit tecniche e scientifiche, fatti incerti, valori in discussione, poste in gioco alte e decisioni urgenti (De Marchi, 1996) da assumere. Si potrebbe concordare con Wieviorka (1989), secondo il quale, superate molte barriere e incertezze ataviche, lindividuo oggi alla ricerca di nuovi scenari di rischio che costruisce anche laddove non sono tali, invocando un utopico rischio zero. Ma non si pu negare e condividere losservazione di Giddens (1990) sulla condizione di incertezza globale che oggi pervade ambiente e societ poich causata dallo squilibrio fra un rischio che pu essere accettabile e la fiducia riposta nei centri decisionali e nei sistemi esperti per mantenerlo sotto controllo, di difficile individuazione in dimensioni che guardano ormai su

scala mondiale. Una salomonica ricomposizione fra opposte teorie potrebbe risiede nel riconoscere limportanza contemporanea assunta dal rischio per lattuale fase di crisi - nel senso etimologico di transizione verso il nuovo - che da sempre connaturata allindividuo, indipendentemente dalle risultanze della modernit. Ci che rende il nesso fra rischio e globalizzazione cos inedito e caratterizzante i nostri tempi che di norma lansia associata alle innovazioni segue inevitabilmente laffermarsi di queste ultime e non, come osserva acutamente Paul Virilio (1995) costituisce come oggi una condizione normale, come accaduto per linquinamento e il degrado ambientale rispetto allattivit umana che ha rivoluzionato tempi, spazi, equilibri fisici naturali nella costituzione di un mondo globale.

2.

Rischio e globalizzazione: una composizione semantica?

Il rischio del terrorismo deve e pu soltanto essere sconfitto da un mondo che agisca unitariamente suole affermare molto spesso il Segretario generale dellONU, Kofi Annan, quando sollecitato in interviste a trovare una soluzione ad uno dei rischi del processo di globalizzazione indotta facendo leva sugli effetti positivi della globalizzazione del rischio, ossia una rafforzata unit nella societ globale. Nelle riflessioni di pensatori come Touraine, Giddens e Beck, al contrario, la globalizzazione appare come una fase sequenziale di quel processo della modernit ancora in fieri verso la sua piena realizzazione, con tutte le conseguenze della sua indefinita condizione. Una modernit limitata secondo il sociologo francese, il cui compimento pu portare ad una nuova forma di societ o, come la definisce Giddens, una modernit radicale che ne decreta la fase di completamento con lesperire tutte quelle imprevedibili possibilit trascurate dalla prima modernit illuminista, illusa dei suoi non limiti e dalla seconda modernit del politeismo disincantato di Weber. Secondo il sociologo inglese molti sono i segnali della permanenza della modernit e in primis proprio quello addotto da chi la ritiene ormai superata, ossia la diffusa, intrinseca comune consapevolezza che nulla possa essere conosciuto con certezza. Giddens, infatti, ritiene il senso dellindeterminatezza una condizione specifica della conoscenza che gi la prima modernit aveva sottolineato riconsiderando s stessa e i suoi limiti pian piano che cadevano le spoglie della tradizione, vivendo una sorta di ciclicit vichiana fra fasi di dis-embedding (disaggregazione) e re-embedding (riaggregazione). I momenti disgregativi, come quelli che dominano nella modernit radicale, vedono la complessit sociale indurre allastrazione processi e relazioni rispetto ai loro specifici contesti, in dimensioni spazio-temporali e con simboli e sistemi esperti che contribuiscono ad una forte insicurezza e alla frammentazione dellesperienza; salvo poi riequilibrarsi con le fasi di reembedding, presenti in questa appendice di modernit, in cui tende a ricostruirsi ununit di azione e identit collettive, quella auspicata come panacea proprio da Kofi Annan. Anche per Ulrich Beck il percorso di analisi evoluzionista, seguito ad esempio da Balandier che parla di surmodernit, non pu perfettamente riprodurre la nuova condizione della modernit riflessiva, cos come egli la definisce, caratterizzata da un processo critico al quale la societ sottopone s stessa per individuare tutti quegli scenari di rischio e incertezza, sociali, politici o ecologici, indotti dallinnovazione, che progressivamente eludono il controllo delle istituzioni (1996). Questa seconda fase della modernizzazione assume sempre pi i caratteri della risk society (risikogesellschaft, la societ del rischio

per il sociologo tedesco) in cui i limiti della modernit, prima non distintamente percepiti e temuti dallopinione pubblica e nel dibattito politico (fase del rischio residuale), condizionano i processi sociali e le stesse istituzioni che, nate dalla modernit industriale, sono oggi incapaci di fronteggiare le nuove dinamiche dellincertezza (ibid.). Beck, come Giddens e Touraine, quindi, connota positivamente le sorti della modernit, realizzando un rovesciamento di prospettiva rispetto a quegli studiosi che, nellacuirsi dei rischi sociali, hanno letto la fine delle grandi metanarrazioni del passato, dispensatrici delle certezze caratteristiche dellepoca moderna (Pellizzoni et al., 2001). Di certo quello attuale uno scenario sociale complesso, una multiforme reticolarit sociale che, pur ereditando le principali dimensioni spazio-temporali moderne, presenta nuovi fermenti relazionali fondati sulla solidariet, la sussidiariet e la responsabilit: la risk society di Beck viene a costituirsi come momento di passaggio obbligato per uscire dal welfare state moderno, facendo convergere la sorte degli insiders e degli outsiders del modello capitalistico-assistenziale moderno nella nuova dimensione dopomoderna (ibidem). Se, come sentenziava il Goya il sonno della ragione crea mostri, non si pu oggi parlare di una crisi della razionalit moderna che sta lasciando il ruolo al suo opposto, generando solo angosciosi fantasmi del rischio, ma, pi correttamente del graduale delinearsi di un sistema valoriale alternativo a quello dominante rilevante soprattutto per il recupero di alcune componenti culturali subordinate dalla centralit della scienza. Questo pu essere il caso della weltanschauung ecologista, fondata sul ripristino dellequilibrio fra uomo e natura che gi fra gli anni Sessanta e Settanta ha assunto prevalentemente le caratteristiche di un sentimento ambientalista, distinguendolo dallecologismo per la mancanza in questa fase preliminare di una vera e propria progettualit, tesa al cambiamento dei valori del vivere sociale. Gli effetti di catastrofi di dimensioni ed effetti planetari come Bhopal (1984) o Chernobyl (1986), hanno consolidato la transizione valoriale in atto, accentuandone, per, la pars destruens del rischio nel processo dellinnovazione globale. Laffermarsi di questa world risk society cominciava a mettere in discussione la tesi di chi, come leconomista Milton Friedman, riteneva il rischio come oggetto della ricerca dellindividuo per quelleffetto di compensazione che si era prodotto nella societ razionale, assistenzialistica e dalle imponenti misure di sicurezza, costituito proprio dalle potenziali perdite di ricompense che si potevano ottenere in seguito ad un comportamento troppo sicuro. In realt, pi volte emerso come le istituzioni della modernit, da quelle statuali ai sistemi esperti, si siano rivelati quanto meno deficitari nella gestione dei rischi sociali e ci perch: gli stati nazionali, organizzati secondo il modello del welfare, non possono perseguire politiche economiche ed ambientali indipendenti da quelle degli altri Stati, essendo richieste spesso decisioni globali per affrontare scenari di rischio di tale dimensione; le nuove esperienze del rischio, comportando un minor grado di fiducia verso le capacit risolutorie dei decisori politici ed esperti, indeboliscono il legame del consenso con i rappresentanti. Il declino del modello statuale del welfare moderno, o peggio dello Stato provvidenza, il segno pi evidente della profonda trasformazione culturale delle dimensioni spazio-temporali in atto nei processi sociali che, anche per le caratteristiche del rischio, ormai un solo luogo (Robertson, 1992): la globalizzazione segna la crescente interdipendenza fra luoghi che

tradizionalmente regolavano in modo autonomo i fattori caratterizzanti delle proprie strutture economiche, sociali e culturali, fondandosi su un senso di comune dipendenza da un sistema globale, prima ancora che in una rete di relazioni politiche ed affaristiche effettivamente avvolgente il pianeta (ibidem). Ancor pi a fondo si pu osservare che linterdipendenza economica, che costituisce lanima della globalizzazione - e giustificherebbe la connessione semantica con il concetto di rischio, di origine propriamente economica - ha posto le basi di quella politica, sociale, ambientale. Cos, lelevazione della economia ad ideologia, la riduzione di rapporti interpersonali alla dimensione quantitativa e atemporale, lanomia etica delle relazioni internazionali, come dimostrano i nascenti weltmarkets (mercati mondiali) delle biotecnologie e delle reti telematiche, hanno fatto parlare i critici di dittatura del capitalismo (Luttwak, 1999) e hanno fatto chiedere a Ferrarotti come possibile che un potere economico planetario che privato ed privatamente gestito possa avere effetti politici e sociali pubblici () senza avere interessi e valori comuni come quello per lambiente? (2000). La risposta di Manuel Castells (1989) con la sua raffigurazione di una net society in cui vi una maggiore circolazione delle idee e delle informazioni e la pi facile realizzazione di pianificazioni globali rispetto a minacce allecosistema planetario parrebbe smentire lincompatibilit fra rischio e globalizzazione. Vertici mondiali e conferenze promosse da attori governativi e non, su scala globale, e la memoria non ha bisogno di ricorrere fino al Vertice sulla terra di Rio del 1992, vista la sua verifica a dieci anni di distanza con il Summit di Johannesburg, hanno dato vita in questi ultimi anni a programmi politici per labbattimento dei gas ad effetto serra in un medio lungo termine o per il controllo della biodiversit biologica del Pianeta con le uniche misure possibili per affrontare i pericoli di questa world risk society. Se la globalizzazione del rischio, oggi, allindomani di Johannesburg, vista come un pericolo perch: 1) i residui della modernit condizionano ancora i processi decisionali, risultando inadeguati per i rischi che si profilano nellimmediato e pi lontano futuro; 2) posizioni come quelle dei potenti Stati Uniti dAmerica di dissociarsi dal rispetto degli accordi per lo spirito isolazionista del voi fate pure, noi andiamo avanti per la nostra strada. Al contrario, il riconoscimento di una pluralit di comunit nazionali che condivide un unico destino ecologico non pu che rafforzare quella fine delle univocit che Bauman e Robertson attribuiscono ancora alla dimensione locale e al suo rafforzamento dellidentit dellumanit: oggi tutti sono sotto minaccia e tutti sono oggettivamente inclini a unire le proprie forze per difendersi (Bauman, 1993). Ne consegue la formazione di un nuovo pubblico mondiale, per Beck una cittadinanza tecnologica globale che collegandosi ad Internet, ad esempio, pu realizzare un inedito meccanismo di democrazia riflessiva: la societ riflette e mette in discussione le stesse basi della democrazia, chiama alla partecipazione tutti i cittadini anche non esperti e mobilita la discussione pubblica, in una sorta di illuminismo ecologico (1994). Gran parte dei fenomeni sociali hanno oggi dimensioni globali, in realt, ma vengono vissuti dagli individui nella loro vita locale, nella quale secondo una considerazione di Giddens opinabile lo stato-nazione ancora lattore principale rispetto allordine politico globale perch possiede il controllo sulla superficie terrestre e la gestione delle risorse ambientali (1998). Ne risulta paradossalmente un giudizio piuttosto aspro del sociologo inglese sulla modernit e le condizioni gestite dalle istituzioni

se le trasformazioni intrinseche nei concetti di fiducia e rischio inducono a scenari allarmanti dal punto di vista politico (crescita del potere totalitario), militare (conflitto nucleare mondiale), economico (collasso della crescita), ambientale (degrado e disastro ecologico) che alluscita dalla modernit, Giddens ne sicuro, si risolveranno rispettivamente in una democrazia pluralista, nella demilitarizzazione, in un sistema economico di post-scarsit e nella umanizzazione della tecnologia. Si instaura una vera e propria cultura del rischio (Lash, 1990), di giudizi sociali soggettivi, di valori emergenti, orizzontali, destrutturati e comunemente condivisi che formano la riflessione e messa in discussione della societ in s stessa, in unaccezione lontana da quella di Giddens e ben pi permeata dalle teorie sulla costruzione culturale del rischio elaborata da Mary Douglas (1990). La trasformazione culturale in oggetto, che dovrebbe consacrare la priorit della globalizzazione del rischio, pi che del suo opposto, avviene, secondo Ronald Inglehart (1977) come una silenziosa affermazione rivoluzionaria di un paradigma postmaterialista. I valori della modernit, le bussole che secondo Durkheim diceva orientavano lazione dellindividuo, le rappresentazioni sociali che Moscovici definisce un sistema di nozioni atte ad organizzare la realt e stabilire un ordine sono analizzate da Inglehart nella loro crisi. Erosione dellautorit tradizionale, crescita della soggettivit, declino della fiducia verso le istituzioni, maggior benessere sociale, ma anche disagio e rifiuto delleterodirezione disegnano un nuovo scenario complesso in cui gli individui si trovano innanzi una pi ampia possibilit di scelta (overchoising), ma anche allopportunit di una costruttiva, maggiore partecipazione politica. Per Inglehart si pu parlare di una new political culture (nuova cultura politica) orientata alla ricerca individuale dellautorealizzazione, al godimento estetico della felicit e dellambiente che sempre pi spesso si traduce in mobilitazioni di tipo one issue molto poco burocratizzate. A questa forma di impegno del cittadino, lasciato da solo a scegliere e giocare con la propria esistenza, corrispondono istituzioni tradizionali, la cui dissoluzione ha permesso alle biotecnoscienze di cancellare alcuni pericoli, ma i nuovi assetti socio-politici hanno procurato nuovi rischi - per ora solo intuiti e inesplorati - che la nostra ignoranza circa la loro natura rende ancor pi spaventosi. 3. Rischio e globalizzazione fra legature e opzioni

In una sua opera del 1977, ossia di ben venticinque anni fa, il sociologo contemporaneo Ralf Dahrendorf sembra aver trovato con molta preveggenza lindissolubile legame che fra rischio e globalizzazione di l a poco avrebbe caratterizzato quella che lui definisce la fine della modernit, i nostri giorni, interpretando proprio in questo binomio la chiave di lettura del mutamento in atto. A lui, infatti, si deve il completamento della teoria lasciata insoluta da Weber per le quali le azioni degli individui si articolano nella ricerca di chances di vita, a loro volta funzioni di legature e opzioni. Cio di condizionamenti e di scelte strutturali che esprimono la situazione di ogni individuo nella societ. Le legature, cos, sono i legami, le appartenenze e i campi dellagire umano che si relazionano con le opzioni, ossia le possibilit strutturali di scelta. Solo lequilibrio fra gli uni e le altre consente di avere chances di vita e gli ideogrammi cinesi ci consentono di confermare come al rischio siano connessi pericoli e opportunit, quanto rinvenibile allinterno del processo della globalizzazione. Nelle molteplici interpretazioni - fin qui brevemente accennate - dei processi per la costruzione di senso del rischio per la sua assunzione a valore, per la sua percezione e gestione, rilevandone il carattere di volta in volta culturale,

economico, sociale o politico intrinseco allappendice della modernit o alla sua fase successiva, , invece, apparsa ancora implicita lipotesi di leggere il rischio nella diversa accezione di uno status connaturato alle vicende individuali e collettive, che, in un periodo di crisi ideologica come lattuale, pu misurare le attitudini al definitivo superamento dellempasse moderna. Perch il mutamento abbia luogo necessario testare le propensioni di tutti gli attori sociali e solo opinabili criteri di sintesi individuano nella politica, la scienza, leconomia, i media e la societ - intesa nel suo significato non proprio sociologico di tutto ci che non considerato negli altri quattro sistemi, se fosse possibile una simile separazione - veri e propri sistemi funzionali del rischio. Il recupero della caratteristica funzionale di parsonsiana memoria coglie da questa accezione e dalla pi recente interpretazione di Luhmann lo spunto per considerare le varie espressioni sociali nella loro complessit, influenza e reciproca interferenza e per consentire unanalisi integrata del rischio che si affianchi a quelle specialistiche espresse sistema per sistema. Pi che uno sforzo razionale di determinismo biologico, questo un tentativo di analizzare la nuova world risk society mettendo un po di ordine a quelle ibridazioni scientifiche, tecnologiche, politiche o mediali recentemente indicate da Beck come distorsive nella interpretazione del rischio (Beck, 2000). Lottica scelta dal sociologo tedesco quella di un confronto fra attori sociali del rischio, ognuno dotato di una propria prospettiva, che lottano per imporre su quella dellaltro, cercando di gestire il rischio secondo propri paradigmi e per un proprio maggiore senso di certezza. Il rischio, in realt, quale insieme di domande in crescita esponenziale, altera la normalit con unintensit che tanto pi alta quanto pi carenti sono le risposte del sistema, misurandone la vulnerabilit complessiva fra le onde costituite da inputs e outputs dellemergenza. Come in un diagramma (fig. 9) in cui due onde rappresentano landamento indotto da unemergenza nei processi sociali, le quali, seppur si ricombinano coincidendo nello stato di normalit, non possono per ricondursi al punto di partenza, testimoniando delle profonde trasformazioni sistemiche che uno stato di rischio comporta, cos la globalizzazione di questa terza fase simultaneamente allontana e ravvicina i bisogni e i valori degli attori sociali: democrazia, fiducia, solidariet, tolleranza, dialogo fra i popolo, responsabilit sembrano fra toccare queste due onde delimitando il rischio della globalizzazione, mentre interessi economici, competitivit, progresso razionale, ordine mondiale, scontro fra civilt per una presunta supremazia globale le allontanano amplificando la globalizzazione del rischio. Come condivisibilmente nota Rifkin (2000), tutte le grandi trasformazioni che alterano in modo radicale i processi sociali si manifestano in modo impercettibile e, solo quando si sono affermate, tutto ci che fino ad allora era normale diventa obsoleto davanti al nuovo paradigma culturale: ci quanto sta accadendo con lattuale emergenza ambientale e le sue implicazioni culturali osservate da una prospettiva sociologica. Queste brevi riflessioni sono state scritte nel primo anniversario dellattacco terroristico alle Twin Towers di New York, un evento epocale che ha tradotto il rapporto fra rischio e globalizzazione nel pi nefasto dei suoi risultati: la strage del nine eleven, come la chiamano gli Americani, pu per sviluppare anche quelle opzioni su cui si regge il flebile ottimismo con cui guardiamo tutti al nostro futuro.