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Tesi di Master II
Tema :
Presentato da : Relatore :
Dedico con tanta gratitudine questo spazio a chi ha aiutato nella realizzazione
di questa tesi. Senza di loro, non sarebbe stato possibile.
Dediche
A Mamma e Papà, per quel grande amore incondizionato e per aver sempre
creduto in me. Senza di voi, non sarei qui dove sono ora.
E agli amici, che in momenti difficili mi hanno fatto ridere e mi hanno sempre
spinto a dare il massimo. Siete fantastici!
Non dimentico i miei nonni. Anche se non ci sono più, continuano a ispirarmi
ogni giorno con i loro meravigliosi ricordi.
Capitolo I :
Premessa
In questo capitolo Parliamo un po' del teatro italiano del Novecentoe in modo generale
e dopo esploreremo la vita di Eduardo De Filippo, il suo teatro e le sue opere più
famose. Le domande a cui risponderemo sono:
Il teatro del Novecento ha attecchito alla realtà sociale e politica e ha toccato una serie
di aree problematiche. Una di queste questioni afferma l’attore in quanto entità, in
primo luogo, nella misura in cui, con l’aiuto delle maschere, inizialmente nasconde la
sua veraessenza. Inoltre, due delle più grandi personalità italiane che hanno lavorato in
questo filone, ragionato su di esse e hanno risolto la questione in modelli abbastanza
diversi sono L. Pirandello e D. Fo., che possiamo classificarli in due periodi diversi :
Luigi Pirandello, nato nel 1867, era un autore teatrale, attore, regista, drammaturgo e
capocomico siciliano che fu uno dei figure di spicco sul palcoscenico dell’Italia del
primo novecento. La sua carriera iniziò negli ultimi anni dell’800 e si conclue insieme
alla sua morte, nonostante avesse scritto il suo primo dramma da bambino; il ruolo di
Pirandello è cruciale per sviluppare il teatro tecnica ed è considerato il padre
dell’antiteatro.
Conosciuto come "teatro degli specchi", il suo lavoro esplorava una moltitudine di
questioni teatrali, tra cui il concetto di maschere che offuscano la vera identità degli
attori sul palcoscenico, considerandole ostacoli alla libertà artistica e spontaneità.
Inoltre, Pirandello si addentrava nelle crisi morali della società del suo tempo,
presentando la vita e la verità nelle loro forme più genuine e prive di filtri: amare,
impegnative e prive di pretese, invitando il pubblico a confrontarsi con se stesso in uno
specchio riflettente della realtà.
Oltre al teatro, Pirandello sperimentò vari generi letterari come poesia, romanzi,
racconti e saggi critici. Tuttavia, le sue produzioni teatrali, che comprendono oltre 40
opere, costituirono senza dubbio la pietra angolare del suo lascito artistico, aprendo la
strada al rinnovamento del teatro italiano. La sua carriera teatrale può essere delineata
in quattro fasi principali:
1. Il teatro siciliano: Pirandello porta sul palco sceni costorie ambientate nella sua
amata Sicilia, raccontate con il calore e la vivacità del dialetto siciliano. Opere
come "La morsa" (1910), "Lumi di Sicilia" (1914) e "Liolà" (1916) catturano
l'anima e i colori dell'isola.
2. Il teatro del grottesco/umoristico : Pirandello scherza con la vita di tutti i giorni,
mostrando in modo comico le maschere che tutti indossiamo e le trappole in cui
talvolta ci troviamo. "Il piacere dell’onestà" (1917), "Il giuoco delle parti"
(1918) e "La signora Morli, una e due" (1920) ci fanno ridere riflettendo sulla
nostra umanità.
3. Il teatro nel teatro/metateatro : Pirandello ci invita in un mondo di riflessioni
teatrali, mettendo in scena il disagio e l'incanto del teatro stesso. "Sei
personaggi in cerca d’autore" (1921), "Ciascuno a suo modo" (1924) e "Questa
sera si recita a soggetto" (1930) ci portano dietro le quinte, dove le linee tra
realtà e finzione si sfumano.
4. Il teatro del mito : Pirandello ci porta in mondi fantastici e psicologici con
opere come "La nuova colonia" (1928), "Lazzaro" (1929) e "I giganti ,della
montagna" (1930). Qui, esplora i confini della mente umana, cercando di
liberarci dalle catene delle convenzioni sociali e morali.
Nel 1936,Pirandello, con il suo talento poliedrico di autore, attore e regista, lascia
questo mondo all'età di 69 anni. Tuttavia, la sua eredità rimaneviva e continua ad
ispirare e affascinare gli amanti del teatro di ogni epoca.1
Nel corso degli anni successivi, Dario Fo ha mantenuto un ritmo incessante di attività.
Ha continuato a scrivere e a recitare con passione, soprattutto nelcontesto politico.
Negli anni Novanta, si è immerso appassionatamente nella ricerca sul linguaggio e
sulla tradizione letteraria popolare italiana. Nel 1997, è stato insignito del prestigioso
Premio Nobel per la letteratura dall'Accademia Svedese. Questo riconoscimento ha
1
Mazzone C., 2020, Eduardo: È stata tutta una vita di sacrifici e di gelo.
[Link]
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trasformato Fo in una vera e propria icona della letteratura italiana, un momento che
lui stesso ha definito come uno dei più significativi durante un'intervista con la
giornalista Leonetta Bentivoglio.
“Con Nobel è aumentato l’interesse internazionale verso il moi lavoro. I miei testi
erano già molto rappresentati in Europa e negli Stati Uniti, ma dal 97 in poi sono stati
messi in scena con successo anche in Giappone, in Cina, in Nuova Zelanda, in Medio
Oriente e in Africa.”(Parrini M., Catalogo dei viventi, 5062 italiani notevoli, Marsilio,
2007).
Nel 13 ottobre 2016, Dario Fo, il cui cammino era illuminato da molteplici successi,
ha lasciato questo mondo all'età di 90 anni a causa di una crisi respiratoria. È da
sottolineare che durante tutta la sua carriera, Franca Rame è stata non solo la sua
compagna di vita, ma anche una presenza imprescindibile sul palcoscenico. Nel 2013,
quando Franca ci ha lasciati, Dario Fo ha tenuto a sottolineare il ruolo fondamentale
che la moglie ha avuto nel suo percorso teatrale:
“Franca ed io abbiamo quasi sempre scritto i testi del nostro teatro insieme. Io mi
prendevo l’onore di mettere giù la trama, la illustravo; lei proponeva della varianti:
spesso le recitavamo a momento [...] Franca è stata l’autrice di alcunitesti, come per
esempio “Parliamo di donne”, che furono stese da lei completamente a mia insaputa
[...] pochi lo sanno ma la gran parte degli spettacoli che trattavano questioni
prettamente femminili è stata Franca ad averli scritti, elaborati.”2
2
Repubblica TV, elogiofunebre di Dario Fo alla moglie Franca Rame, 2013.
[Link]
rame/funerali-rame-dariofo-recita-per-franca/130191/128707
toccanti. Questo contributo è stato cruciale per la rivoluzione scenica di quel secolo.
Inoltre, l'ampiavarietà di movimenti storici e politici che caratterizzava l'epoca ha
aggiunto ulteriore profondità al teatro, offrendo agli autori una ricca fonte di
ispirazione per le loro opere. Nella prima parte del nostro discorso abbiamo
menzionato alcuni autori italiani che hanno ottenuto fama internazionale grazie alle
loro innovazioni nel panorama teatrale nazionale e internazionale. Ma non sono stati
solo loro a plasmare questo periodo: ci sono stati anche altri autori che, con il loro stile
e le loro storie locali, hanno contribuito all'evoluzione del teatro nel suo complesso.
Esploreremo insieme questi autori nel prossimo capitolo dedicato al teatro napoletano
del Novecento.
Nel corso degli anni, Eduardo ha continuato a lavorare con la compagnia di suo padre,
assumendo ruoli sempre più importanti fino al 1911, quando ha ottenuto il suo primo
ruolo da protagonista in "Miseria e nobiltà",un'altra opera di Scarpetta, interpretando il
personaggio di Peppeniello.
finii per capire il taglio d’una scena, il ritmo dei dialoghi, la durata
“Le opere di Eduardo sono tutte il risultato della esperienza di vita, di per
séinesauribile, ed irripetibile, tant’èche la vita è un susseguirsi di esami e il teatro,
che rispecchia la vita, propone questa umana condizione di continua messa in crisi
delle proprie capacità.” (Cocorullo P, 1996, p.30).
Dopo la seconda guerra mondiale, il nostro autore si rivolge soprattutto alla sua
amata Napoli, la sua musa ispiratrice. La città diventa il cuore pulsante del suo
teatro, dove le sue opere, scritte in un vibrante dialetto napoletano, prendono vita. La
sua missione è lenire le ferite dell'anima causate dalla guerra e dalla fatica della vita
quotidiana, usando il potere della risata per guarire le ferite del pubblico. Attraverso
uno stile comico, racconta storie di dolore e speranza che toccano le corde di ogni
classe sociale. Ma c'è qualcosa di più profondo dietro la maschera della commedia: in
mezzo alle risate, si nasconde un invito alla riflessione e alla trasformazione, un
richiamo a non voltare le spalle alle difficoltà, ma a lottare per un mondo migliore.
"La famiglia del primo dopoguerra, che ricerca la composizione nella visione
fanciullesca di Luca, il quale non si accorge, attratto dalla simbologia del presepe, del
dramma che gli si svolgeattorno e del fallimento a cui i familiari vanno incontro.
La famiglia del secondo dopoguerra, della Napoli milionaria, tutta attenta ad
accumulare ricchezza col contrabbando o con l'usura, mentre i componenti vanno allo
sfascio, attratti dal facile guadagno e da ambizioni sbagliate. Si tratta di un nucleo sul
quale si può ancora intervenire per salvarne il salvabile e spetterà a Gennaro
ricomporne i pezzi distrutti.
La famiglia come inferno, come lotta disperata, come frattura ancora ricomponibile in
Filumena Marturano o come scontro di generazioni, di
mentalità, di facili modernismi e di sbagli grossolani (Mia famiglia) o infine
5
Bisicchia A., 1982, Invitoallalettura di Eduardo. Milano, Mursiaeditore.
La magia e la pazzia: Eduardo si serve dei giochi, della magia e della pazzia per
portare alla luce l'errore e l'ingiustizia in modo umoristico, sfruttando la sua
maestria nel genere comico. Egli crede fermamente che sia fondamentale non
restare in silenzio di fronte all'ingiustizia e alle difficoltà della vita quotidiana
dell'epoca. La denuncia diventa così un atto necessario, non solo per contrastare
direttamente l'ingiustizia, ma anche per sensibilizzare il pubblico e renderlo
consapevole delle proprie condizioni. Eduardo è convinto che il sorriso possa
essere uno strumento potente per far riflettere le persone su tali questioni, poiché
molte di esse tendono a accettare passivamente la realtà senza provare a
cambiarla o migliorarla. Perciò, Eduardo ricorre all'uso dei giochi, della pazzia e
della magia per raggiungere questo obiettivo, umanizzando così il suo messaggio
attraversol'arte e il divertimento.
Dopo la morte della madre nel 1944, la relazione tra Eduardo e Peppino comincia a
deteriorarsi a causa di alcuni problemi personali, e la compagnia viene sciolta.
Successivamente, Eduardo forma la propria compagnia teatrale, denominata
semplicemente Il Teatro di Eduardo, che diventa famosa per i suoi capolavori, tra cui
"Napoli Milionaria" (1945), "Questi fantasmi" (1945) e "Filumena Marturano" (1946).
Eduardo e il cinema
In seguito, Eduardo collabora con la Rai TV per portare al pubblico quattro commedie
di Eduardo Scarpetta, come tributo al suo primo mentore artistico
L'autore, attore e regista napoletano ha ottenuto numerosi riconoscimenti ufficialinel
corso della sua carriera, tra cui:
In merito alla sua nomina presidenziale, Eduardo non la considerava solo un onore
personale, ma anche una responsabilità aggiuntiva, affermando:
" Non che io consideri questa nomina puramente onorifica, anzi, a me piacciono le
responsabilità e non le ho mai rifiutate quando mi è sembrato giusto prendermele"7
Due anni dopo la sua nomina, il figlio d'arte è deceduto il 31 ottobre 1984 a Roma,
all'età di 84 anni, a causa di un blocco renale, lasciando dietro di sé un'enorme eredità
artistica. Nel suo ultimo discorso, Eduardo ha riflettuto sulla sua vita di sacrifici e
dedizione al teatro,affermando:
"È stata tutta unavita di sacrifici e di gelo! Così si fa il teatro. Così ho fatto! Ma il
cuore ha tremato sempre tutte le sere! E l'hopagato, anche stasera mi batte il cuore e
continuerà a battere anche quando si sarà fermato."8
È notoche Eduardo De Filippo, uno dei più eccezionali drammaturghi del teatro
italiano del Novecento, si distingueva per essere contemporaneamente autore, attore e
7
Billi L,. 2014, I pensieri di Protagora. [Link]
m=1
8
Mazzone C., 2020, Eduardo: È stata tutta unavita di sacrifici e di gelo.
[Link]
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regista. Questa caratteristica peculiare ha contribuito in modo significativo alla varietà,
alla ricchezza e al successo delle sue opere eduardiane. Nel corso di circa ottant'anni di
carriera teatrale, De Filippo ha dato vita a oltre 40 opere, suddivise principalmente in
due raccolte: la "Cantata dei giorni pari", comprendente 17 opere scritte tra il 1920 e il
1942, e la "Cantata dei giorni dispari", con 21 testi scritti tra il 1945 e il 1973. Tra le
opere più celebri di entrambe le raccolte vi sono "Natale in casa Cupiello" del 1931 e
"Napoli milionaria" del 1945, che incarnano appieno il genio artistico di De Filippo e
consentono di immergersi completamente nella sua drammaturgia.
Questa è una delle opere più celebri di Eduardo De Filippo, un mix di tragedia e
commedia che ha visto la luce nel lontano 1931. Inizialmente, era un'unica
rappresentazione teatrale, ma nel corso degli anni è stata ampliata con l'aggiunta di due
atti, trasformandosi così nell'opera a tre atti che conosciamo oggi. Questa gemma del
teatro di Eduardo appartiene alla sua prima serie di opere, chiamata Cantata dei giorni
pari, scritta con il calore e il colore del dialetto napoletano. Affronta con umanità e
profondità il tema dell'incomunicabilità tra i membri di una stessa famiglia, toccando
corde e motive universali.
La trama
La storia si svolge nella casa accogliente di Luca Cupiello, un uomo che si impegna al
massimo nei preparativi per il Natale, cercando di creare un'atmosfera di gioia e festa.
La sua famiglia è il cuore di tutto: c'è Concetta, la moglie premurosa che conosce ogni
segreto della casa e della famiglia, a differenza di Luca, che a volte sembra vivere nel
suo mondo. Poi c'è Ninuccia, la figlia dal cuore grande, sposata con Nicolò, ma con il
cuore segretamente legato a Vittorio, e Tommasino, il figlio scapestrato che a volte si
trovanei guai per le sue bravate.
Nella vigilia di Natale, la casa è piena di allegria e tensione. Luca ha invitato Ninuccia
e Nicolò per il pranzo, mentre Tommasino porta a casa l'amico Vittorio, ignaro dei
segreti che si nascondono tra le mura di quella casa. Concetta, pur conoscendo la
verità, cerca in ogni modo di mantenere la pace, ma è una lotta difficile.
Gli eventi si susseguono con rapidità e drammaticità. Nicolò scopre il tradimento della
moglie e la presenza di Vittorio scatena il caos. Luca, scoprendo la verità, si sente
tradito nel suo cuore di padre e marito, e un infarto lo colpisce violentemente. La sua
salute si deteriora rapidamente e la casa diventa un luogo di dolore e tensione.
Nel suo letto, circondato dall'amore e dalla preoccupazione della famiglia, Luca cerca
di rimediare agli errori del passato. Chiama Nicolò, desideroso di riconciliare la figlia
con il marito, ma la malattia annebbia la sua mente e il suo gesto si trasforma in un
malinteso commovente. Alla fine, la vita di Luca giunge al termine, lasciando la
famiglia sconvolta e in lacrime.
Napoli milionaria
La prima pièce della raccolta Cantata dei giorni dispari, creata e portata in scena da
Eduardo De Filippo nel 1945, offre uno sguardo umanizzato sulla condizione sociale e
morale degli italiani nel secondo dopoguerra. Esplora il conflitto generazionale tra
passato e presente, padre e figlio, moglie e marito, tutti plasmati dall'ombra della
guerra. Questo cambiamento di tematiche segna un momento di trasformazione nel
teatro di Eduardo, un momento reso ancor più tangibile con Napoli milionaria.
La trama
Nel cuore di Napoli, nel 1942, la famiglia Jovine lotta per far fronte alle difficoltà della
guerra. Gennaro Jovine, un uomo di cinquant'anni dall'animo gentile e dal passato di
veterano, cerca di mantenere la moralità in un mondo segnato dalla violenza. Sua
moglie Amalia, di trent'anni, è una donna coraggiosa e intelligente, pronta a fare
qualsiasi cosa per proteggere la sua famiglia, anche se significa operare nel mercato
nero. Il loro figlio Amedeo, ventiquattrenne, è un giovane affabile ma fragile, mentre
la figlia Maria Rosaria, influenzata dalle sue amiche, si trova a fare scelte che mettono
in discussione i suoi valori. La famiglia, stretta dalla morsa della crisi economica, si
ritrova costretta a prendere decisioni difficili per sopravvivere.
"Poche settimane dopo la liberazione mi affacciai al balcone della mia casa di Parco
Grifeo a Napoli, e detti uno sguardo al panorama di questa città martoriata: allora mi
venne in mente in embrione la commedia Napoli milionaria e la scrissi tutta d'un fiato,
come un lungo articolo sulla guerra e le sue deleterie conseguenze".9
Conclusione
Chiudendo questo capitolo, possiamo dire che il teatro italiano del Novecento ha
vissuto un risveglio importante dopo secoli di imitazione. Questo cambiamento è stato
guidato da diversi scrittori e drammaturghi che hanno portato nuova vita alle
rappresentazioni teatrali italiane. Un ruolo significativo è statogiocato dal teatro
napoletano, che ha dato i natali a numerosi autori di fama mondiale. Questi artisti
hanno dato voce alla loro creatività e hanno cercato di mettere in scena la verità
umana. Eduardo Di Filippo è un esempio lampante di questo impegno, dedicando la
sua vita al teatro e all'arte, affrontando temiche toccano tutti, non solo gli amanti del
teatro. Le sue opere sono ancora tesaldamente nella storia teatrale italiana,
umanizzando e rendendo accessibile l'arte a un vasto pubblico.
9
Ajello M, 2020, Adda passà ‘a nuttata di Eduardo De Filippo al tempo del coronavirus.
[Link]
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Capitolo II :
L'OPERA STORICA DI
1. Quando e dove ha debuttato per la prima volta l'opera, e chi l'ha messa in
scena?
2. Chi è il destinatario principale di questa opera?
3. Qual è il messaggio che Eduardo De Filippo vuole comunicarea ttraverso questa
storia?
4. Che significato hanno i personaggi della commedia?
5. Quali sono i grandi temi affrontati?
Biografia dell’opera
Filumena Marturano, scritta nel 1946 da Eduardo De Filippo, è una commedia tragi-
comica in tre atti che ha debuttato al Teatro Politeama di Napoli il 7 novembre 1947.
Eduardo De Filippo ha dato vita a questa opera in soli dodici giorni, subito dopo la
guerra. Fa parte della celebre collezione di Eduardo intitolata "Cantata dei giorni
dispari" 10ed è molto amata dal pubblico e dalla critica internazionale. La prima
rappresentazione, curata dalla compagnia teatrale "I De Filippo", ha visto Titina De
10
Cantata dei giorni dispari è una collezione di commedie raccolte da Eduardo De Filippo,
nel 1945, in cui si collocano le sue opere che hanno aspetti negativi e tristi, a differenza di
un’altra delle sue collezioni, Cantata dei giorni pari, in cui raccoglie opere più felici e con
aspetti positivi. In entrambe, raccoglieva le commedie in cui i suoi protagonisti dovevano
affrontare la realtà dei problemi sociali del dopoguerra
Filippo brillare nel ruolo principale di Filumena Marturano, mentre Eduardo stesso ha
interpretato il ruolo di Domenico Soriano.
Filumena Marturano ha una vita propria nel mondo del teatro, con oltre cinquanta
spettacoli nei teatri più prestigiosi e traduzioni in molte lingue. È stata portata sul
palcoscenico da registi famosi come Franco Zeffirelli e Laurence Olivier,e in
spagnolo la versione adattata da Juan José Arteche, interpretata da Concha Velasco
e José Sazatornil al Teatro de la Comedia di Madrid, nel 197911. Ancora oggi,
questa commedia risplende nel panorama teatrale contemporaneo, trattando con
profondità temi universali come l'immoralità, la povertà, l'ingiustizia sociale e
morale, l'illegittimità e la maternità.
Il ricco cast di personaggi secondari, interpretati con maestria da attori come Tina
Pica, Giovanni Amato, Elena Altiere, Carla Gispo, Camillo Bonanni, Aldo Landi,
Giacomo Furia, Vittoria Crispo e Piero Ragucci, contribuisce a dipingere un
affresco coinvolgente della vita e delle passioni umane all'interno dell'opera.
11
Fernández Valbuena, Ana Isabel, Eduardo De Filippo: un teatro, un tiempo, cit., p. 186.
La trama
La storia di "Filumena Marturano" si concentra su una donna che, dopo venticinque
anni di lotte e sofferenze, si trova intrappolata in una relazione con un uomo di alto
rango sociale. Escogita un piano per sposarlo, rivelando che uno dei suoi tre figli è
anche suo.
L'ambientazione è a Napoli durante il dopoguerra, un periodo di ricostruzione
segnato dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale e dalle profonde divisioni
di classe. Eduardo, nel descrivere il declino della sua città, offre uno sguardo umano e
realistico sulla vita, mostrando come il matrimonio e la famiglia siano essenziali per la
sopravvivenza e l'unione della comunità.
Durante tutta la storia, vediamo due protagonisti molto diversi: c'è Filumena, che è
sicura di sé ma anche una lottatrice umile ed educata, che porta con sé un senso di
nostalgia nonostante il suo passato non sia stato quello che molte persone avrebbero
desiderato.
D'altro canto, c'è Domenico, il marito di Filumena, un individuo che, pur essendo
consapevole della sua posizione sociale, incarna queste caratteristiche in modo umano,
mostrando fin dal primo momento dell'opera una complessità che include misoginia,
maschilismo e mancanza di fedeltà, riflettendo le dinamiche e le contraddizioni
dell'epoca.12
La storia inizia con un flashback in cui la maggior parte degli eventi della commedia si
svolge prima che la storia principale prenda avvio, e questi eventi vengono poi
ricordati dai personaggi durante il corso della narrazione.
Il primo atto si apre con una scena molto peculiare, resa vibrante dalle urla di Don
Domenico Soriano, visibilmente sconvolto per aver scoperto di essere stato truffato :
12
Con questa accusa, faccio un riferimento alla difficile situazione della donna nella società in epoche passate
che, non soltanto in Italia, ma in quasi tutti i paesi del mondo, è ancora oggi, purtroppo, presente. Per ulteriori
informazioni sulla situazione delle donne durante la Seconda Guerra Mondiale, il dopoguerra e il fascismo,
visitare il sito: [Link] 94362013000100008
"Domenico (Schiaffeggiandosi ripetutamente con veemenza ed esasperazione)
Filumena, insieme al medico, al prete e agli altri, escogita un piano ingegnoso facendo
credere di essere in fin di vita per costringerlo a sposarla sul letto di morte, seguendo il
consiglio del prete:
Subito dopo che il prete Filumena se ne è andato, lei si è alzata dal letto piena di
energia, dichiarando di essere ora la moglie di Don Mimì. Con franchezza, ha rivelato
di avere tre figli, che ha cresciuto con i suoi risparmi in segreto. Ha spiegato che
l'intera situazione era stata un elaborato modo per far capire loro di essere fratelli e per
dar loro il cognome Soriano, permettendo loro di condurre una vita normale e di
conoscere l'identità della loro madre. Ascoltando queste parole, Don Mimì è uscito
furioso di casa, con fermezza nel voler annullare il matrimonio, dicendo:
Il secondo atto inizia con Domenico tornato a casa esausto dopo una notte in giro per
le strade. Riceve la visita di Diana, l'amore della sua vita, accompagnata dall'avvocato.
L'avvocato conferma a Domenico che il matrimonio può essere annullato perché è
stato truffato. Filumena, sentendo ciò, capisce che trattenere i documenti per
13
De Filippo E., a cura di Barsotti A., 2005, Cantata dei giorni dispari, Vol. I. Torino :
Einaudi.
14
Ivi, p 201
15
Ivi, p 213.
l'annullamento non ha più senso, ma decide comunque di rivelare la sua vera identità
ai suoi figli. Poco dopo, i tre figli di casa Soriano arrivano a casa curiosi di sapere
perché la madre li ha chiamati e quale sia il loro legame. Il primo figlio è un ragioniere
e scrittore, che ha dedicato la sua vita agli studi. Il secondo è un affascinante
commerciante di camicie. Il terzo, il più tranquillo dei tre, è un idraulico con figli. Con
l'avvocato e Domenico al suo fianco, Filumena racconta la sua storia ai figli. Dopo
aver appreso la verità, il primo e il terzo figlio abbracciano amorevolmente la madre,
mentre il secondo, sopraffatto dalle emozioni, fugge via.
Filumena decide di lasciare casa Soriano e si trasferisce dalla casa di suo figlio. Prima
di andarsene, chiede ai suoi figli di aspettarla fuori per parlare da sola con Don
Domenico. Gli confessa che uno dei tre è suo figlio e gli fa ricordare quella notte
speciale, tra tante altre, quando le aveva dato un biglietto da cento lire prima di
andarsene, mostrandoglielo proprio davanti. Dopo aver visto e ricordato quel biglietto,
Domenico inizia a crederle e le chiede immediatamente chi tra i tre è suo figlio. Ma
Filumena rifiuta di confessare, dicendo:
Prima di uscire, Filumena gli passa il biglietto e, con un gesto deciso, strappa via
l'estremità che indica la data, commentando:
Quando il sipario si alza all'inizio del terzo atto, tutto sembra essere cambiato: la casa
dei Soriano è preparata per il matrimonio di Filumena e Domenico. Quest'ultimo
finalmente ha realizzato che per restare accanto al figlio deve sposare Filumena e
16
Ivi, p 248.
17
Ivi, p 235.
assumere il ruolo di padre per tutti e tre i bambini. Durante la cerimonia, prima di
pronunciare il "sì", Domenico chiede ai tre ragazzi di chiamarlo "papà", ma loro
rifiutano con gentilezza, non sentendosi ancora pronti per quel passo. Domenico torna
da Filumena e, con ansia, le chiede nuovamente di svelargli chi tra i tre ragazzi è suo
figlio, incapace di dormire la notte per il tormento della sua incertezza. Tuttavia, lei
gentilmente rifiuta di dirglielo, invitandolo a riflettere attentamente prima di prendere
la sua decisione di sposarla.
Dopo aver pensato a lungo, Domenico accetta il consiglio di Filumena e chiama i suoi
figli per dir loro la sua decisione. La loro reazione è sorprendente: lo chiamano "Papà".
Questo riempie il nuovo padre di gioia e felicità, sentire quella parola per la prima
volta. Poi tutti insieme festeggiano il matrimonio. Quando i figli se ne vanno, i due
amanti restano da soli a bere una bottiglia di spumante. A quel punto, emozionata fino
alle lacrime, Filumena inizia a piangere per la prima volta, tanto è grande la sua
emozione, dicendo:
18
Ivi, p 248.
Filumena Marturano e Domenico Soriano, dopo una lunga relazione durata vent'anni,
hanno finalmente compreso il vero valore del loro amore e hanno deciso di sposarsi
per ricompattare la loro famiglia, che in precedenza era stata divisa.
" Filumena (risoluta) E chi si' tu, ca me vuó mpedi 'e dicere […] Me site figlie! E io
so' Filumena Marturano, e nun aggio bisogno 'e parlà ! […] Ma 'e fino a quanno
tenevo diciassett'anne, si. (Pausa). Avvoca’, 'e ssapite chilli vascie… (Marca la
parola) I bassi… A San Giuvanniello, a 'e Virgene, a Furcella, 'e Tribunale, 'o
Pallunetto! Nite, affummecate… addó 'a stagione nun se rispira p' 'o calore pecché
'a gente è assaie, e 'a vvierno 'o friddo fa sbattere 'e diente… Addó nun ce sta luce
manco a mieziuorno… Io parlo napoletano, scusate… Dove non c’è luce nemmeno a
mezzogiorno… Chin' 'e ggente! Addó è meglio 'o friddo c' 'o calore… dint' a nu
vascio 'e chille, 'o vico San Liborio, ce stev'io c’ 'a famiglia mia. Quant'èramo ? Na
folla! Io 'a famiglia mia nun saccio che fine ha fatto. Nun 'o vvoglio sapé. Nun m' 'o
rricordo!
… Sempre ch' 'e ffaccie avutate, sempre in urto ll’uno cu' ll'alto... Ce coricàvemo
senza di': "Bonanotte!". Ce scetàvemo senza di': "Bongiorno!" … Una parola
bbona, me ricordo ca m' 'a dicette pàtemo… e quanno m' 'arricordo tremmo mo pe'
tanno…tenevo tridece anne. Me dicette: "Te staie facenno grossa, e cca’ nun ce sta
che magnà, 'o ssaje?" E 'o calore!... 'A notte, quanno se chiudeva 'a porta, nun se
puteva rispirà. 'A sera ce mettévemo attuorno 'a tavula… Unu piatto gruosso e nun
saccio quanta furchette. Forse nun era overo, ma ogne vota ca' mettevo 'a furchetta
dint' 'o piatto, me sentevo 'e guardà. Pareva comme si m’ 'avesse arrubbato, chellu
magna’ !.....Tenevo diciassett'anne. Passàveno 'e ssignurine vestite bbene, cu' belli
scarpe, e io 'e guardavo… Passàveno sott 'o braccio d' 'e fidanzate. Na sera
ncuntraie na cumpagna d' 'a mia, che manco 'a cunuscette talmente steva vestuta
bbona…
ll’uocchie chin' 'e lagreme… 'A casa mia nun ce turnaie cchiú! (Quasi gridando) Nun
ll’aggio accise 'e figlie! 'A famiglia… 'a famiglia! Venticinc'anne ce aggio penzato!
(Ai giovanotti) E v'aggio crisciuto, v'aggio fatto uommene, aggio arrubbato a isso
19
" Ivi, p 232-233, De Filippo E.
20
[Link]
broggilaperla-29-enrico-ianniello-11821222
21
De Filippo E., op cit, p 205.
[Link]
29-enrico-ianniello-11821222
Filumena ha cominciato a pensare al futuro di suoi figli dopo aver dedicato tutta la
sua vita a crescerlgli e desiderando garantirgli una vita rispettata e ricca di diritti. Con
grande ingegno, ha escogitato un piano: ha fatto credere a tutti di essere morta per
spingere l’uomo con cui aveva condiviso oltre vent’anni di vita a sposarla all’ultimo
momento. Così facendo, è riuscita a dare ai loro figli il cognome Soriano, che ha poi
passato loro. Filumena ha dimostrato un amore e una dedizione straordinari,
riuscendo a realizzare il sogno di unire la sua famiglia sotto lo stesso nome.
In conclusione, come abbiamo visto, Filumena è una donna tenace e innovativa che
ha saputo costruirsi una vita più dignitosa, superando le sfide legate alla sua
condizione sociale e sessuale. Anche oggi, il suo esempio continua ad essere
apprezzato e riconosciuto, non solo in Italia ma anche all'estero.
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Parole di Clara Segura, attrice teatrale spagnola che ha interpretato Filumena nella Biblioteca de Catalunya.
la traduzione in italiano è : "Filumena non ha uno stipendio, non ha studiato, non è autosufficiente… Nel
mondo in cui viviamo ci sono ancora donne così. […] È una ‘superrivoluzionaria’ e ha tutto il senso del mondo
ricordare donne che, come lei, lottano per una vita più dignitosa." Per maggiori approfondimenti, si consulti il
seguente articolo: Cervera Marta, Broggi sitúa “Filumena Marturano” entre Nápoles y Barcelona, “El
Periódico”, 14 giugno 2021, [Link]
clara-segura-oriol-broggilaperla-29-enrico-ianniello-11821222
stato per venticinque anni, come una serva. Domenico ha sempre avuto la mentalità
di chi, avendo successo, si sente autorizzato a sfruttare gli altri. Ha messo Filumena a
capo delle sue attività commerciali per gestirle al suo posto, mentre lui si dedicava ai
suoi viaggi e alle sue avventure amorose.
Domenico è anche un pasticciere e uomo d’affari, con una passione per le corse di
cavalli e la vita notturna di Napoli. Filumena, che ha trascorso gran parte del suo
tempo da sola, gli rimprovera spesso il suo distacco e il fatto che non conosca
nemmeno la strada di retorno casa:
La vita di Domenico prende una svolta inaspettata quando Filumena, esasperata dalla
situazione, decide di ingannarlo. Simulando la propria morte, spera di forzarlo a
sposarla. Nel frattempo, Domenico ha avviato una relazione con Diana, una giovane
ventenne che, nonostante il suo status nobiliare, si finge infermiera per nascondere la
sua infedeltà a Filumena.
ROSALIA: "Io nun saccio niente... Io saccio sulamente ca donna Filomena s’è
coricata, s’è aggravata e si è messa in agonia. Niente m’ha ditto e niente aggiu
capito."
DOMENICO (ad Alfredo): "Tu nemmeno saie niente. Tu nemmeno sapevi che
l’agonia era una finzione?"
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Nonostante il suo iniziale sdegno e il senso di tradimento, Domenico si trova
costretto a riflettere sulla sua vita e sui legami che ha trascurato. Alla fine, si rende
conto del valore dell’amore e della famiglia, comprendendo quanto abbia ignorato ciò
che veramente conta.
Alfredo : Alfredo Amoroso è uno dei servitori del signor Domenico, un uomo
affascinante di circa sessant’anni, descritto come robusto e pieno di energia. La sua
lealtà verso il padrone è indiscutibile: ha affrontato molte sfide al suo fianco.
Io sto acciso! (Siede presso il tavolo) He capito che significa acciso? Tutt’ ‘a notte
appriesso a don Dummineco, senza chiudere uocchie, assettato ncopp’ ‘o parapetto
d’ ‘a Caracciolo."25
In più, i suoi amici lo chiamano “il piccolo cocchiere” perché ha talento nel domare i
cavalli. Ma per altri, come la serva Rosalia, è solo un chiacchierone che non riesce a
tenere un segreto e si infila in tutte le faccende altrui.
ALFREDO Nun t’aggio visto? E che sso’ nu pólice ncopp i ‘a sta seggia?
[...]
ROSALIA A messa.
Al vicolo San Liborio ebbi a conoscere donna Filumena, che, bambina, giocava ch’
‘e tre ffiglie mieie.27
Diana :Diana è una giovane di ventisei anni che vive un amore segreto con Domenico.
Per proteggere la loro relazione, si traveste da infermiera mentre Filumena, coinvolta
in un suo inganno, finge di essere morente. Diana indossa questa maschera per non
farsi scoprire, ma alla fine Filumena riesce a smascherarla :
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DIANA [...] Folla, folla in farmacia. [...] (Alludendo a Filumena) E... come sta?...
folla in farmacia?... È venuto il prete? FILUMENA [...] Il prete è venute... e
confromme ha visto che stavo in agonizzazione... (Felina) Lèvate ‘o càmmese!29
Il giorno dopo, Diana tornerà con un avvocato per occuparsi della situazione di
Domenico e Filumena. Si erano sposati in un momento di grande paura, ma
fortunatamente tutto si è risolto senza drammi.
Lucia: Lucia è una giovane di ventitré anni che ha iniziato da poco a lavorare come
cameriera e domestica. Nonostante la sua nuova routine, si preannuncia un momento
imbarazzante quando incontrerà per la prima volta uno dei figli di Filumena, un
incontro che la metterà a disagio :
RICCARDO [...] Neh, guè, siente...[...] ‘A quanto tempo staie cc’à? LUCIA È un anno
e mezzo. RICCARDO ‘O saie ca si’ na bella piccerella? [...] Viene ‘a part’ ‘o
magazzino mio...[...] ...Te faccio ‘e ccammise. [...] LUCIA Overo? E che mme mettite
‘e ccammise ‘a omo? Iatevenne! RICCARDO Eh! Io servo uomini e donne...
All’uommene, ce metto ‘e cammise, a ‘e ffemmene comm’a tte... ce le levo! LUCIA
Neh, Neh! Vuie fússeve pazzo? Pe’ chi m’avite pigliata? Io ce ‘o ddico ‘a signora.) ]30
Avvocato Nocella : È lui a seguire il caso del matrimonio tra Filumena e Domenico,
richiesto da Diana. Nel corso dell'opera, il suo modo di agire mette in luce un lato
comico, rivelando un atteggiamento piuttosto disinvolto e poco serio nei confronti del
suo lavoro. La sua personalità aggiunge un tocco di leggerezza alla situazione,
rendendolo un personaggio memorabile :
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Umberto, Riccardo e Michele sono i tre figli di Filumena, una madre che ha sempre
messo al primo posto la sua famiglia. Michele, il maggiore, lavora come operaio e ha
una moglie e quattro bambini; per lui sarebbe un grande piacere avere la madre che
vive con loro, così i piccoli potrebbero finalmente conoscere la loro nonna. Riccardo,
il secondo, è un camiciere e ha un negozio ben avviato, dove ha costruito una buona
clientela grazie alla sua dedizione. Umberto, il più giovane, è l’unico che ha deciso di
continuare gli studi. Sebbene non aspiri a diventare uno scrittore, sua madre, che non
sa leggere, lo sprona a farlo, ispirata dai suoi quaderni pieni di appunti e sogni.
Filumena ha mantenuto segreto per tanto tempo il fatto di avere tre figli e non vuole
che Domenico scopra quale di loro sia figlio di entrambi. Sa che, conoscendolo, questo
potrebbe influenzare il modo in cui lo tratta, e lei desidera che tutti e tre siano visti e
amati allo stesso modo:
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Capitolo III :
Premessa
Nel periodo dopo la Seconda Guerra Mondiale, il teatro italiano ha visto un grande
cambiamento. Le donne venivano rappresentate in modi diversi, grazie ai cambiamenti
sociali e culturali di quel tempo. Eduardo De Filippo, uno dei drammaturghi più
famosi d'Italia, ha messo tanto del suo lavoro nell’esplorare le dinamiche familiari e i
ruoli di genere.
Nelle sue opere, le donne non sono solo personaggi. Sono figure complesse.
Rappresentano le sfide e le difficoltà che affrontano nel dopoguerra. De Filippo ha
parlato di cinque temi importanti: il ruolo della donna nella famiglia, la lotta per
l'emancipazione, la critica sociale, il valore del sacrificio & la ricerca della propria
identità.
Con i suoi personaggi femminili, ha regalato uno sguardo profondo e umano sulle
esperienze delle donne del suo tempo. Era come se riuscisse a catturare ogni emozione.
Il Ruolo della Donna nella Famiglia
Eduardo De Filippo ha sempre descritto le donne come veri pilastri della famiglia.
Nelle sue opere, esse sono i legami che uniscono la famiglia, soprattutto nei momenti
difficili. Prendiamo "Filumena Marturano," dove la protagonista, Filumena, dedica
tutta la sua vita alla sua famiglia. Questo Personaggio incarna il sacrificio e la forza
delle donne di quel tempo. Filumena è più di una madre; ha anche un'autorità
incredibile. Riesce a far girare le cose a suo favore, per il bene dei suoi figli.
La figura di Filumena riflette una realtà storica in cui molte donne si assumevano
grandi responsabilità. Questo accadeva in un’Italia che cercava di risollevarsi dopo la
guerra. Filumena sa come affrontare situazioni complicate e sfidare le convenzioni
sociali. Anche il suo lungo rapporto con Domenico Soriano, che non riconosce i loro
figli, evidenzia il conflitto tra i ruoli maschili e femminili. La sua battaglia contro
l'emarginazione mostra il desiderio di equità e il bisogno di rispetto. Questa lotta
rappresenta le sfide che tante donne del dopoguerra hanno dovuto affrontare per avere
più autonomia dentro le loro famiglie. De Filippo utilizza Filumena come voce per
esprimere una richiesta universale di indipendenza e dignità femminile. Questo la
rende un simbolo di resistenza e lotta nel periodo successivo alla guerra.
La lotta per l'emancipazione delle donne è un tema chiave nel teatro di Eduardo De
Filippo. In "Napoli Milionaria," troviamo Amalia Jovine, una donna che cerca di
costruire la propria autonomia economica in un mondo dominato dagli uomini. Amalia
non è solo moglie e madre; è anche una commerciante che mantiene la sua famiglia nei
momenti difficili della guerra e del dopoguerra.
La determinazione di Amalia a intraprendere attività economiche, nonostante le sfide,
dimostra quanto sia necessario per le donne trovare nuovi modi per emanciparsi in una
società patriarcale. Attraverso Amalia, De Filippo evidenzia come le donne stavano
rompendo gli schemi tradizionali dei loro ruoli cercando maggiore indipendenza
economica e sociale. La sua quotidiana lotta per offrire una vita migliore alla famiglia
rappresenta esperienze vere di molte donne dell'epoca.
In "Sabato, domenica e lunedì," incontriamo Rosa Priore che si ribella alle aspettative
sociali e familiari per affermare i suoi desideri. Il conflitto tra Rosa e suo marito
Peppino riflette le dinamiche di potere nelle famiglie italiane dell’epoca. Rosa resiste
al controllo maschile mostrando il crescente desiderio d’autonomia e parità tra i sessi.
De Filippo, caratterizzando questi personaggi femminili, illustra non solo la lotta per
l’emancipazione ma anche come queste figure affrontano complesse dinamiche
familiari.
La Critica Sociale
La critica sociale emerge fortemente nelle opere di Eduardo De Filippo, dove spesso i
personaggi femminili fungono da portavoce delle ingiustizie sociali. In "Le voci di
dentro," Maria evidenzia le ingiustizie nella società napoletana del secondo
dopoguerra. Nonostante le sue sfide personali, Maria rappresenta i valori morali in un
mondo segnato dalla guerra.
Personaggi come Maria mettono in luce non solo le difficoltà individuali delle donne
ma anche criticano l'intera società. Maria diventa un simbolo del contrasto contro
cinismo e disillusione prevalenti all’epoca.
Anche in "Il sindaco del Rione Sanità," Rosa Barracano svela il degrado morale
intorno a lei mantenendo comunque un certo equilibrio morale nella corruzione
tangibile della società. La sua presenza diventa una critica sottile all’onore spesso
schiacciato dalla forza maschile.
Questa forma di sacrificio era comune all'epoca; molte donne hanno dovuto rinunciare
ai propri desideri personali durante gli anni difficili del dopoguerra. Maria Rosaria non
è solo vittima delle circostanze; è anche resiliente nel combattere contro avversità
roteanti attorno a lei.
In "Natale in casa Cupiello," troviamo Concetta, madre disposta a fare qualsiasi cosa
per mantenere la pace nella sua famiglia durante il Natale festivo. Concetta
simboleggia una forza morale tentando di ricucire relazioni familiari tese.
De Filippo usa questo tema del sacrificio per valorizzare le virtù delle donne nel
criticare una società che spesso non ne vede l’importanza. Il loro impegno non è solo
amore ma anche segno forte di resistenza contro un mondo che tende a trascurarle.
Eduardo De Filippo esplora spesso il tema della ricerca dell’identità nei suoi
personaggi femminili: cercano il loro posto in un mondo patriarcale. In "L'arte della
commedia," Assunta tenta di definirsi oltre il ruolo tradizionale di moglie-madre,
cercando così un'identità personale autonoma senza paura.
In "Gli esami non finiscono mai," abbiamo Giulietta, alla ricerca della propria
realizzazione personale senza voler sacrificare alcun sogno o ambizione al cospetto
delle aspettative sociali imposte su lei.
Personaggi come Assunta e Giulietta mostrano come queste donne stessero ridefinendo
i loro ruoli dopo la guerra attraverso lunghe lotte interiori verso l’autonomizzazione
nella Società sempre più moderna.
Conclusione
Le rappresentazioni delle donne nel teatro del secondo dopoguerra da parte di Eduardo
De Filippo offrono uno spaccato ricco sotto diversi aspetti riguardanti trasformazioni e
sfide vissute da quelle figure nel periodo storico considerato.
Con personaggi forti come Filumena, Amalia, Maria allora Rosa o Concetta—fino ad
arrivare ad Assunta o Giulietta De Filippo ci fa esplorare responsabilità delle Donne
all’interno della famiglia insieme al percorso verso emancipazione dall’oppressione
patriarcale d’un tempo.
Le sue opere costituiscono uno sguardo acuto sulla società italiana post-bellica
enfatizzando forza e resilienza esemplificati dalle esperienze quotidiane femminili
vissute tra difficoltà enormi con grande dignità portata avanti dal desiderio d’equilibrio
sociale tra generazioni umane converse assieme ad un lavoro critico sulle anomalie
insite!
In questo mondo, le donne avevano situazioni molto difficili. Napoli, come altre parti
del sud Italia, era una società patriarcale. I ruoli per le donne erano rigidi e non
lasciavano spazio. Tuttavia, la guerra cambiò un po’ le regole del gioco. Molte donne
iniziarono a lavorare fuori casa, cercando di sbarcare il lunario per le loro famiglie e
scoprendo così che erano più forti di quanto pensassero. Filumena è un simbolo di
questo cambiamento.
La grande forza di Eduardo sta nel creare personaggi femminili forti e complessi.
Filumena è uno di questi personaggi che fa pensare profondamente su quanto sia
importante lottare per i diritti delle donne.
La forza di carattere
Filumena è davvero un esempio forte di coraggio interno. Non importa quante
difficoltà ha vissuto, non si arrende mai. È decisa e affronta tutto con una forza rara nei
personaggi teatrali. Decide persino di prendere in mano il suo destino, a volte
ingannando gli altri per dare ai suoi figli un futuro migliore.
Il ruolo di madre
Uno degli aspetti più toccanti della storia è il suo essere madre. Tutto ruota attorno alla
sua volontà disperata di dare un futuro migliore ai suoi figli nati in condizioni difficili.
Filumena è disposta a tutto per proteggerli ed ha un amore Materno davvero grande.
Essere madre per lei non è solo una questione privata; è anche molto politica! Decine
volte dimostra quanto capisca del mondo! Non dice chi è il padre dei suoi bambini fino
al momento giusto per proteggere i suoi piccoli da tutte le ingiustizie! Così diventa un
atto di ribellione contro la società che cerca sempre di metterle gli impedimenti!
L'intelligenza pratica
Filumena sa come muoversi tra situazioni complicate nella vita sociale e familiare! È
intelligente in modo pratico e riesce a girare gli eventi come più le conviene! Per
esempio, decide astutamente come muoversi con Domenico per ottenere ciò che
desidera!
Sa che deve sfruttare ciò che conosce e come giocare con i pregiudizi altrui! Così non
è solo forte emotivamente ma ha anche una mente brillante – rendendola ancor più
affascinante!
Questo gesto materno è radicato nelle tradizioni italiane e Eduardo usa questo
personaggio per fare una riflessione su queste norme sociali! Non si sacrifica solo
senza motivo: lo fa con grande volontà! Il suo agire strategico offre una critica
profonda alle aspettative riduttive!
L'emancipazione femminile
Il dramma "Filumena Marturano" parla pure dell’emancipazione delle donne!
Filumena rappresenta tutto ciò: nonostante tutto quello che ha vissuto riesce a ottenere
rispetto e liberarsi dalle catene!
Questa emancipazione si vede nel modo in cui riesce a mantenersi senza dipendere
totalmente dagli uomini! Affronta Domenico con astuzia! Inoltre lotta affinché i suoi
figli abbiano legittimità ed equalità: sfidando ogni norma sociale.
I Valori Tradizionali
La lotta delle donne non toglie nulla alla sua connessione coi valori tradizionali della
famiglia! È interessante vedere come pur volendo essere libera non nega mai i valori
dell’amore familiare: ama i suoi figli tantissimo ed è disposta a tutto!
Questa lotta diventa simbolica rispetto all’uguaglianza tra i generi! Lei sfida
apertamente chi considera le donne inferiori- mostra così l'importanza dell'impegno
continuo per creare pari opportunità!
L'Indipendenza Economica
In un'epoca in cui le donne erano spesso dipendenti dai mariti, Filumena sfida davvero
queste aspettative. Eduardo De Filippo, attraverso il suo personaggio, mostra quanto
sia importante l’autosufficienza economica. Questo non è solo una questione di soldi.
Significa anche poter prendere decisioni da sole e controllare il proprio destino. È una
lotta per la libertà!
Ma Filumena non si arrende! Lei sfida queste norme con le sue azioni. Il matrimonio
ottenuto con l’inganno non è solo un modo per garantire un futuro ai suoi figli. È
anche un atto di ribellione contro un sistema che non dà rispetto e legittimità alle
donne. Eduardo usa Filumena per farci capire quanto sia urgente riformare la società e
riconoscere il ruolo fondamentale delle donne.
Conclusione
"Filumena Marturano" scritta da Eduardo De Filippo va oltre il teatro: riflette
intensamente sulla condizione femminile negli anni seguenti alla guerra e critica
duramente la società patriarcale. Con Filumena, Eduardo regala al pubblico uno
spaccato complesso sulla lotta contro l'ingiustizia grazie alla forza d'animo.
Questo sguardo ci porta ad esplorare diverse tematiche legate all'uguaglianza tra i sessi
e invitandoci a rimanere sempre vigili nei confronti dell'ingiustizia presente ancora
oggi.