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Document Tesi

La tesi di Master II di Sidali Lezaar esplora il personaggio femminile nelle opere teatrali di Eduardo De Filippo, analizzando la vita dell'autore e il contesto del teatro italiano del Novecento. Il documento include ringraziamenti e dediche, evidenziando il supporto ricevuto durante il percorso di ricerca. Inoltre, viene fornita una panoramica delle influenze e delle caratteristiche distintive del teatro di De Filippo, collegandolo a figure significative come Pirandello e Dario Fo.

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Sidali Lezaar
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La tesi di Master II di Sidali Lezaar esplora il personaggio femminile nelle opere teatrali di Eduardo De Filippo, analizzando la vita dell'autore e il contesto del teatro italiano del Novecento. Il documento include ringraziamenti e dediche, evidenziando il supporto ricevuto durante il percorso di ricerca. Inoltre, viene fornita una panoramica delle influenze e delle caratteristiche distintive del teatro di De Filippo, collegandolo a figure significative come Pirandello e Dario Fo.

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Ministero dell’Insegnamento Superiore e della Ricerca Scientifica

‫وزارة التعلیم العالي و البحث العلمي‬


Università di Algeri 2 2 ‫جامعة الجزائر‬

Abou El Kacem Saâdallah ‫أبو القاسم سعد‬

Facoltà delle Lingue Straniere

Dipartimento di Tedesco, Spagnolo e Italiano

Tesi di Master II

Tema :

Il personaggio femenile nelle opere teatrali di Eduardo De Filippo

Presentato da : Relatore :

SIDALI LEZAAR Prof. MAASOUM Abdellah

Membri della Giuria

Anno accademico : 2024/2025.


Ringraziamenti

Dedico con tanta gratitudine questo spazio a chi ha aiutato nella realizzazione
di questa tesi. Senza di loro, non sarebbe stato possibile.

Un grazie speciale va al Professor Maasum Abdellah, il mio relatore che mi ha


sempre guidato. Sin dalla scelta dell’argomento. Mi ha dato consigli utili e
informazioni preziose in ogni fase del lavoro. Con il suo supporto, sono riuscito
ad ampliare le mie conoscenze e a sviluppare nuove competenze.

Un grazie sincero anche al Professor Chawki Hamid! Il suo aiuto è stato


fondamentale. Mi ha fornito materiali e riferimenti scientifici, cose che avrei
trovato difficili da ottenere senza lui.

Un ringraziamento inoltre ai membri della commissione per l'impegno e il


tempo dedicato alla valutazione di questo lavoro.

Non posso dimenticare i professori di lingua italiana dell'Università di Algeri 2.


Hanno accompagnato il mio percorso accademico, trasmettendomi tutto il loro
sapere. E infine, un grazie speciale va a tutti i miei colleghi che ho avuto l'onore
di conoscere durante questo cammino. Grazie di cuore a tutti!

Dediche

Dedico questa tesi


A tutti coloro che mi hanno sempre dato una mano. Voi che mi avete sostenuto
lungo questo viaggio, grazie mille! La vostra pazienza, il vostro amore e il
supporto sono stati incredibili.

A Mamma e Papà, per quel grande amore incondizionato e per aver sempre
creduto in me. Senza di voi, non sarei qui dove sono ora.

E agli amici, che in momenti difficili mi hanno fatto ridere e mi hanno sempre
spinto a dare il massimo. Siete fantastici!

Un grazie speciale va al professor MAASOUM Abdellah. La sua guida è stata


preziosa, i suoi consigli brillanti e lui è sempre disponibile.

A AHMED BENTAIBA, amico mio! Sei sempre stato accanto a me ed abbiamo


condiviso ogni passo di questa avventura insieme.

Non dimentico i miei nonni. Anche se non ci sono più, continuano a ispirarmi
ogni giorno con i loro meravigliosi ricordi.
Capitolo I :

EDUARDO DE FILIPPO : VITA E


TEATRO

Premessa
In questo capitolo Parliamo un po' del teatro italiano del Novecentoe in modo generale
e dopo esploreremo la vita di Eduardo De Filippo, il suo teatro e le sue opere più
famose. Le domande a cui risponderemo sono:

•Chi è Eduardo De Filippo?


• Dove è nato?
• Quali sono le opere teatrali più famose di Eduardo De Filippo?
• Quali sono le caratteristiche distintive del suo teatro?
• Quali sono gli scrittori teatrali che hanno influenzato la sua produzione?
Il teatro italiano novecentesco
La novità del teatro moderno consiste nell’aver riportato sulle scene il dramma
dell’uomo alle prese con la verità, deciso a andare in fondo alla propria natura, a fare i
conti col mondo in cui vive e quindi a non fermarsi dinanzi a nessun rispetto umano.
Da Ibsen a Strindberg, a Shaw, a Pirandello, non si tratta più, a teatro, di questo o quel
conflitto, di questo o quel caso umano, di questa o quella passione, ma della verità. O,
per meglio dire: del problema della verità. (Antonucci G, 1986,p. 39).

Secondo Chiaramonte, il teatro ha il compito di cercare la verità, cioè di portare in


scena un eventoreale. Nella citazione, l’autore menziona alcuni grandi drammaturghi,
come l’Norvegese Ibsen e lo Svedese Strindberg. Questi sono stativisti come i grandi
innovatori del teatro alla fine del secolo. I ribelli scandinavi erano quelli che meglio
comprendevano la crisi della società moderna. Nei loro drammi, parlavano sempre
della verità e affrontavano i problemi reali dell’individuo e della società.

Il teatro del Novecento ha attecchito alla realtà sociale e politica e ha toccato una serie
di aree problematiche. Una di queste questioni afferma l’attore in quanto entità, in
primo luogo, nella misura in cui, con l’aiuto delle maschere, inizialmente nasconde la
sua veraessenza. Inoltre, due delle più grandi personalità italiane che hanno lavorato in
questo filone, ragionato su di esse e hanno risolto la questione in modelli abbastanza
diversi sono L. Pirandello e D. Fo., che possiamo classificarli in due periodi diversi :

Il teatro del primo novecento:

Luigi Pirandello, nato nel 1867, era un autore teatrale, attore, regista, drammaturgo e
capocomico siciliano che fu uno dei figure di spicco sul palcoscenico dell’Italia del
primo novecento. La sua carriera iniziò negli ultimi anni dell’800 e si conclue insieme
alla sua morte, nonostante avesse scritto il suo primo dramma da bambino; il ruolo di
Pirandello è cruciale per sviluppare il teatro tecnica ed è considerato il padre
dell’antiteatro.

Conosciuto come "teatro degli specchi", il suo lavoro esplorava una moltitudine di
questioni teatrali, tra cui il concetto di maschere che offuscano la vera identità degli
attori sul palcoscenico, considerandole ostacoli alla libertà artistica e spontaneità.
Inoltre, Pirandello si addentrava nelle crisi morali della società del suo tempo,
presentando la vita e la verità nelle loro forme più genuine e prive di filtri: amare,
impegnative e prive di pretese, invitando il pubblico a confrontarsi con se stesso in uno
specchio riflettente della realtà.

Oltre al teatro, Pirandello sperimentò vari generi letterari come poesia, romanzi,
racconti e saggi critici. Tuttavia, le sue produzioni teatrali, che comprendono oltre 40
opere, costituirono senza dubbio la pietra angolare del suo lascito artistico, aprendo la
strada al rinnovamento del teatro italiano. La sua carriera teatrale può essere delineata
in quattro fasi principali:

1. Il teatro siciliano: Pirandello porta sul palco sceni costorie ambientate nella sua
amata Sicilia, raccontate con il calore e la vivacità del dialetto siciliano. Opere
come "La morsa" (1910), "Lumi di Sicilia" (1914) e "Liolà" (1916) catturano
l'anima e i colori dell'isola.
2. Il teatro del grottesco/umoristico : Pirandello scherza con la vita di tutti i giorni,
mostrando in modo comico le maschere che tutti indossiamo e le trappole in cui
talvolta ci troviamo. "Il piacere dell’onestà" (1917), "Il giuoco delle parti"
(1918) e "La signora Morli, una e due" (1920) ci fanno ridere riflettendo sulla
nostra umanità.
3. Il teatro nel teatro/metateatro : Pirandello ci invita in un mondo di riflessioni
teatrali, mettendo in scena il disagio e l'incanto del teatro stesso. "Sei
personaggi in cerca d’autore" (1921), "Ciascuno a suo modo" (1924) e "Questa
sera si recita a soggetto" (1930) ci portano dietro le quinte, dove le linee tra
realtà e finzione si sfumano.
4. Il teatro del mito : Pirandello ci porta in mondi fantastici e psicologici con
opere come "La nuova colonia" (1928), "Lazzaro" (1929) e "I giganti ,della
montagna" (1930). Qui, esplora i confini della mente umana, cercando di
liberarci dalle catene delle convenzioni sociali e morali.

Nel 1936,Pirandello, con il suo talento poliedrico di autore, attore e regista, lascia
questo mondo all'età di 69 anni. Tuttavia, la sua eredità rimaneviva e continua ad
ispirare e affascinare gli amanti del teatro di ogni epoca.1

Il teatro italiano del secondo novecento


Il cammino del teatro nella seconda metà del Novecento può essere raccontato
attraverso le esperienze di un talentuoso attoreche ha attraversato varie fasifino alla
fine delsecolo: Dario Fo (1926-2016). La sua storia teatrale è come un viaggio fatto di
diverse tappe. All'inizio, collabora con Durano e Parenti in spettacoli di "Cabaret",
mettendo in scena una serie di commedie, tra cui il divertente e pungente "Il dito
nell’occhio" (1953). A partire dal 1959, Dario fonda la compagnia "Il teatro di Dario
Fo-Franca Rame", caratterizzata da uno spirito di impegno politico. Tra le opere di
questa compagnia ci sono "Gliarcangeli non giocano a flipper" (1959) e "Isabella tre
caravelle e un cacciaballe" (1963). Verso la fine degli anni sessanta, insieme a Franca
Rame, crea l'associazione "Nuova Scena", che porta spettacoli in tutta Italia, usando il
teatro tradizionale e abbracciando la figura del giullare. È in questo periodo che Dario
realizza la sua opera più significativa, "Mistero buffo" (1969).

Nel corso degli anni successivi, Dario Fo ha mantenuto un ritmo incessante di attività.
Ha continuato a scrivere e a recitare con passione, soprattutto nelcontesto politico.
Negli anni Novanta, si è immerso appassionatamente nella ricerca sul linguaggio e
sulla tradizione letteraria popolare italiana. Nel 1997, è stato insignito del prestigioso
Premio Nobel per la letteratura dall'Accademia Svedese. Questo riconoscimento ha

1
Mazzone C., 2020, Eduardo: È stata tutta una vita di sacrifici e di gelo.
[Link]
[Link]
trasformato Fo in una vera e propria icona della letteratura italiana, un momento che
lui stesso ha definito come uno dei più significativi durante un'intervista con la
giornalista Leonetta Bentivoglio.

“Con Nobel è aumentato l’interesse internazionale verso il moi lavoro. I miei testi
erano già molto rappresentati in Europa e negli Stati Uniti, ma dal 97 in poi sono stati
messi in scena con successo anche in Giappone, in Cina, in Nuova Zelanda, in Medio
Oriente e in Africa.”(Parrini M., Catalogo dei viventi, 5062 italiani notevoli, Marsilio,
2007).

Nel 13 ottobre 2016, Dario Fo, il cui cammino era illuminato da molteplici successi,
ha lasciato questo mondo all'età di 90 anni a causa di una crisi respiratoria. È da
sottolineare che durante tutta la sua carriera, Franca Rame è stata non solo la sua
compagna di vita, ma anche una presenza imprescindibile sul palcoscenico. Nel 2013,
quando Franca ci ha lasciati, Dario Fo ha tenuto a sottolineare il ruolo fondamentale
che la moglie ha avuto nel suo percorso teatrale:

“Franca ed io abbiamo quasi sempre scritto i testi del nostro teatro insieme. Io mi
prendevo l’onore di mettere giù la trama, la illustravo; lei proponeva della varianti:
spesso le recitavamo a momento [...] Franca è stata l’autrice di alcunitesti, come per
esempio “Parliamo di donne”, che furono stese da lei completamente a mia insaputa
[...] pochi lo sanno ma la gran parte degli spettacoli che trattavano questioni
prettamente femminili è stata Franca ad averli scritti, elaborati.”2

In conclusione, il teatro del ventesimo secolo ci ha regalato esperienze davvero


emozionanti. È stato un periodo eccitante, in gran parte grazie agli scrittori che hanno
introdotto nuovi elementi nei loro spettacoli, affrontando tematiche più realistiche e

2
Repubblica TV, elogiofunebre di Dario Fo alla moglie Franca Rame, 2013.
[Link]
rame/funerali-rame-dariofo-recita-per-franca/130191/128707
toccanti. Questo contributo è stato cruciale per la rivoluzione scenica di quel secolo.
Inoltre, l'ampiavarietà di movimenti storici e politici che caratterizzava l'epoca ha
aggiunto ulteriore profondità al teatro, offrendo agli autori una ricca fonte di
ispirazione per le loro opere. Nella prima parte del nostro discorso abbiamo
menzionato alcuni autori italiani che hanno ottenuto fama internazionale grazie alle
loro innovazioni nel panorama teatrale nazionale e internazionale. Ma non sono stati
solo loro a plasmare questo periodo: ci sono stati anche altri autori che, con il loro stile
e le loro storie locali, hanno contribuito all'evoluzione del teatro nel suo complesso.
Esploreremo insieme questi autori nel prossimo capitolo dedicato al teatro napoletano
del Novecento.

Biografia di Eduardo di filippo


Eduardo De Filippo, nato il 24 maggio 1900 a Napoli,da una famiglia di attori. Il
padre naturale era il famoso drammaturgo e attore napoletano Eduardo Scarpetta
(1853-1925),e la madre luisade filippo anche due fratelli, Titina (nata nel 1898) e
Giuseppe, soprannominato "Peppino" (nato nel 1903).Ha iniziato la sua carrier
artistica come giovane attore nel 1911. Successivamente, si unì alla compagnia
teatrale comica di Peppino Villani. Nel 1926, cominciò a scrivere con la commedia
" Ho fatto il guaio? Riparerò,presentata dalla compagnia di Vincenzo Scarpetta, suo
mentore. Nel 1929, entrò a far parte della compagnia Molinari degli sposi, dove
incontrò il fratello Bebino e la sorella Titina. Rimaselì per due anni, durante i quali
lavorò come autore di commedie e scrisse i suoi primi lavori individuali in dialetto
napoletano, firmati con vari pseudonimi. Nel 1931, i tre fratelli iniziarono la loro
attività a Napoli, e l'anno successivo fondarono la compagnia comica "I De
Filippo" sotto la direzione di Eduardo. Nel 1933, intrapresero un tour di successo in
tutta Italia.

L'inizio della carriera teatrale di Eduardo De Filippo


la vita di Eduardo è stata complicata a causa delle sue origini familiari; sua madre era
la nipote della legittima moglie di Scarpetta. Tuttavia, queste circostanze non hanno
ostacolato il suo rapporto con suo padre, famoso scrittore e attore teatrale. Fin da
piccolo, suo padre lo portava con sé al teatro, alimentando così in Eduardo un
profondo amore per la recitazione. Eduardo ha fatto il suo debutto sul palcoscenico in
giovane età, interpretando il ruolo di un ragazzo giapponese nell'opera teatrale "La
Gheisha"3, scritta da suo padre.

Nel corso degli anni, Eduardo ha continuato a lavorare con la compagnia di suo padre,
assumendo ruoli sempre più importanti fino al 1911, quando ha ottenuto il suo primo
ruolo da protagonista in "Miseria e nobiltà",un'altra opera di Scarpetta, interpretando il
personaggio di Peppeniello.

All'età di undicianni, è stato mandato al collegio "Chierchia" di Napoli a causa delle


sue difficoltà nello studio, ma ha interrotto gli studi dopo soli due anni. Tuttavia, suo
padre non ha mai trascurato la sua educazione, costringendolo a leggere e copiare testi
teatrali per più di due ore al giorno. "Eduardo dice in proposito:"

“Eduardo Scarpetta, mi regalò una scrivania per invogliarmi a ricopiare


testi teatrali, a dieci pagine al giorno. Così fu ch ecopiando
commedie, farse e tragedie, a poco a poco, copia oggi e copia domani,

finii per capire il taglio d’una scena, il ritmo dei dialoghi, la durata

giusta per un attounico, per due, per treatti.”4

Dopo aver arricchito la sua esperienzateatrale, Eduardo si unì, all'età di quattordici


anni, alla compagnia teatrale del suofratellastro maggiore, Vincenzo Scarpetta, dove
rimase per circa ottoanni. Questo periodo gli offrì l'opportunità di acquisire ulteriori
competenze nella recitazione. Nel 1920, fu chiamato alle armi a Roma per adempiere
al suo dovere nazionale, ma senza dimenticare la sua passione per il teatro. Trascorse il
suo tempo libero scrivendo e recitando, e in questo contesto creò il suo primo atto
unico, "Farmacia di turno" (1921). Dopo il servizio militare, Eduardo si unì alla
compagnia di Francesco Corbinci, dove diresse per la prima volta un'opera teatrale
3
Chaouki H., 2021, Eduardo De Filippo ed il conflitto di generazioni nel teatro del
dopoguerra in Napoli milionaria! 1945, La paura numero uno 1950 e Mia famiglia 1955.
Algeri : Università di Algeri 2 Abou el Kacem Saâd Allah.
4
Tristano, A.A., (2014). Eduardo il grande, Eduardo il cattivo, Eduardo il dittatore, Eduardo il maestro, Eduardo
l’invidioso, Eduardo il generoso, Eduardo gelo e cuore. [Link]
storyId=0000002291933
impegnata. Nel 1922, scrisse la sua prima opera in treatti, "Uomo e galantuomo", che
ottenne un successo straordinario. Un anno dopo, tornò nella compagnia di suo
fratellastro, Peppino, dove incontrò l'attrice americana Dorothy Pennington, che doppo
divenne sua moglie. Nonostante ciò, decise di lasciare la compagnia di Vincenzo
Scarpetta a causa del suo interesse per altre compagnie teatrali.

Il teatro di erduardo de filippo:


Edoardo De Filippo fu uno degli attori più importanti del teatro napoletano e tra le
figure più rilevanti del teatro italiano del Novecento nel mondo. Lo conferma il
critico Gennaro Magliolo, che colloca De Filippo al primo posto accanto a Goldoni
e Pirandello come rappresentante degli scrittori italianiall'estero. La fama dello
scrittore Edoardo nel teatro italiano contemporaneo è dovuta alla sua scrittura di
opera influenti e anche alla sua interpretazione come attore. Si distingueva per la
sua eccezionale capacità di incarnare i personaggi e di presentarli in modo
eccellente. Secondo il parere di alcuni scrittori, come Giuseppe Montesano, che
considerava De Filippo l'unico romanziere napoletano che seppe rappresentare la
società italiana del Novecento attraverso la sua città natale, Napoli, egli ebbe un
ruolo di primo piano, come confermò "Il Mattino" il 14 febbraio 2015 :

“Nel Novecento, Napoli non ha avuto nessun romanziereche la raccontasse: ha


avuto singoli libri, ha avuto scrittori che hanno avuto lavorato sulla lingua e sulle
idee, ma nessuno che raccontasse la città Mondo come un Balzac o uno Zola con
Parigi: attraverso un mondo ristretto riuscire a raccontare una società,
un’antropologia, un costume. Ma il vuoto lasciato dal suo Balzac-fantasma, a
Napoli è stato riempito dal romanzo teatrale di Eduardo: con La Cantata dei
giorni pari e La Cantata dei giorni dispari a fare da comédie humaine napoletana
e, in fondo, profondamente italiana.” (Montesano G, Il Mattino, 2015).

Il teatro di Eduardo de Flippo riflette diversi cambiamenti storici e sociali come la


Prima Guerra Mondiale, il fascismo, la Seconda Guerra Mondiale e il dopoguerra .
Il suo teatro è lo specchio della vita in tutti gli aspetti, ha rappresentato tutte le
situazioni effettive ed esistenti nella sua vita quotidiana. l’autore napoletano
Cocorullo sottolineava:

“Le opere di Eduardo sono tutte il risultato della esperienza di vita, di per
séinesauribile, ed irripetibile, tant’èche la vita è un susseguirsi di esami e il teatro,
che rispecchia la vita, propone questa umana condizione di continua messa in crisi
delle proprie capacità.” (Cocorullo P, 1996, p.30).

Dopo la seconda guerra mondiale, il nostro autore si rivolge soprattutto alla sua
amata Napoli, la sua musa ispiratrice. La città diventa il cuore pulsante del suo
teatro, dove le sue opere, scritte in un vibrante dialetto napoletano, prendono vita. La
sua missione è lenire le ferite dell'anima causate dalla guerra e dalla fatica della vita
quotidiana, usando il potere della risata per guarire le ferite del pubblico. Attraverso
uno stile comico, racconta storie di dolore e speranza che toccano le corde di ogni
classe sociale. Ma c'è qualcosa di più profondo dietro la maschera della commedia: in
mezzo alle risate, si nasconde un invito alla riflessione e alla trasformazione, un
richiamo a non voltare le spalle alle difficoltà, ma a lottare per un mondo migliore.

Nel teatro eduardiano emergono le sfumaturedell'esperienzaumanaattraversotemi come


la superstizione, la presenza dei fantasmi, il fascinodellamagia, le dinamichefamiliari, i
conflitti tra generazioni, le difficoltà di comunicazione, l'ingiustizia e la decadenza
morale. Questiinterrogativi si dipanano in un arco temporale di cinquant'anni, ma al
centrorimangono sempre le stesse questioni fondamentali:

 Il conflitto generazionale : il conflito generazionale emerge come uno dei temi


principali affrontati con profondità dall'autore-regista napoletano. Esso ritrae la
sfida costante che si verifica tra i membri di una famiglia, esemplificata nei
contrasti tra genitori e figli, tra coniugi e anche tra uomini e donne. Questo
confronto non riguarda solo le differenze di età, ma riflette le diverse mentalità
e prospettive di vita. Da un lato, ci sono coloroche si aggrappano alla tradizione
e al passato, mentre dall'altro c'è chi abbraccia con entusiasmo l'innovazione e
guarda al futuro con speranza e fiducia.

La famiglia : Eduardo si appassiona profondamente al tema della famiglia, un


argomento che ha sempre giocato un ruolo fondamentale nel teatro. La famiglia
diventa il cuore pulsante delle sue opere eduardiane, un luogo dove la comunicazione e
la fiducia sono essenziali. Dai suoi capolavori come 'Così è se vi pare' a 'Natale in casa
Cupiello' e 'Gli esami non finiscono mai', Eduardo esplora i legami familiari, mettendo
in luce emozioni come l'incomunicabilità, l'infelicità, la tristezza e la gelosia che
possono affliggere i membri della famiglia. Queste sfumature, spesso sottintese, sono
il risultato delle devastanti conseguenze della guerra, che hanno lasciato un segno
indelebile non solo sulla società, ma soprattutto sulle donne. Un esempio toccante di
questa rappresentazione è 'Filumena Marturano' (1956) di De Filippo, che offre uno
sguardo intimo sulla vita delle donne nel secondo dopoguerra. Il tema della famiglia è
ampio e articolato, e ogni operae duardiana lo esplora in modo unico e coinvolgente,
come sottolineato da Bisicchia nel suo libro :

"La famiglia del primo dopoguerra, che ricerca la composizione nella visione
fanciullesca di Luca, il quale non si accorge, attratto dalla simbologia del presepe, del
dramma che gli si svolgeattorno e del fallimento a cui i familiari vanno incontro.
La famiglia del secondo dopoguerra, della Napoli milionaria, tutta attenta ad
accumulare ricchezza col contrabbando o con l'usura, mentre i componenti vanno allo
sfascio, attratti dal facile guadagno e da ambizioni sbagliate. Si tratta di un nucleo sul
quale si può ancora intervenire per salvarne il salvabile e spetterà a Gennaro
ricomporne i pezzi distrutti.
La famiglia come inferno, come lotta disperata, come frattura ancora ricomponibile in
Filumena Marturano o come scontro di generazioni, di
mentalità, di facili modernismi e di sbagli grossolani (Mia famiglia) o infine

come abbandono, rottura definitiva, morte (Gliesami non finiscono mai)".5

5
Bisicchia A., 1982, Invitoallalettura di Eduardo. Milano, Mursiaeditore.
La magia e la pazzia: Eduardo si serve dei giochi, della magia e della pazzia per
portare alla luce l'errore e l'ingiustizia in modo umoristico, sfruttando la sua
maestria nel genere comico. Egli crede fermamente che sia fondamentale non
restare in silenzio di fronte all'ingiustizia e alle difficoltà della vita quotidiana
dell'epoca. La denuncia diventa così un atto necessario, non solo per contrastare
direttamente l'ingiustizia, ma anche per sensibilizzare il pubblico e renderlo
consapevole delle proprie condizioni. Eduardo è convinto che il sorriso possa
essere uno strumento potente per far riflettere le persone su tali questioni, poiché
molte di esse tendono a accettare passivamente la realtà senza provare a
cambiarla o migliorarla. Perciò, Eduardo ricorre all'uso dei giochi, della pazzia e
della magia per raggiungere questo obiettivo, umanizzando così il suo messaggio
attraversol'arte e il divertimento.

"Tutti i personaggi eduardiani subiscono continuamente delle ingiustizie ; alcuni


come De Pretore Vincenzo busano addirittura al Padreterno ; altriricorrono
all'uomo simbolo di un lororiscatto, quale il sindacodelRioneSanità ; altri ancora
scelgono il gesto più appariscente, dopo anni di silenzi interne disapprovazioni : il
monumento, come accusa all'insensibilità e alla corruzione di una determinata classe
dirigente"6

Umorismo nel teatro di Eduardo difilippo e la sua collaborazione


con Luigi Pirandello

Dopounaserie di rappresentazioni di grande successo, Eduardo comincia a concepire


l'idea di realizzare il sogno condiviso con i suoi due fratelli nel campo artistico:
recitare insieme in una compagnia tutta loro. Nel 1931, con il consenso dei fratelli,
fonda la compagnia teatrale chiamata Teatro Umoristico I De Filippo. Il debutto della
6
Ivi, p.127-128.
compagnia avviene con la commedia "Chi è cchiùfelice è me?", che riceve critiche
positive anche da figure di spicco come Luigi Pirandello, il quale decide di collaborare
con Eduardo alla stesura de "L’abito nuovo" nel 1935.

La compagnia capeggiata da Eduardo ottiene un successo straordinario grazie alla


rappresentazione di opere in tutta Italia, tra cui"SikSik" (1929), "Ditegli sempre di sì"
(1927) e "Natale in casa Cupiello" (1945).

Dopo la morte della madre nel 1944, la relazione tra Eduardo e Peppino comincia a
deteriorarsi a causa di alcuni problemi personali, e la compagnia viene sciolta.
Successivamente, Eduardo forma la propria compagnia teatrale, denominata
semplicemente Il Teatro di Eduardo, che diventa famosa per i suoi capolavori, tra cui
"Napoli Milionaria" (1945), "Questi fantasmi" (1945) e "Filumena Marturano" (1946).

Eduardo e il cinema

Il teatro eduardiano si riflette anche nella memoria audiovisiva attraverso


rappresentazioni televisive, lasciando un'impronta nel mondo del cinema. La maggior
parte dei suoi celebri film erano adattamenti, traduzioni o interpretazioni delle sue
commedie, come "Napoli milionaria!" (1950), basato sull'omonima commedia del
1945.

Eduardo intraprende una carriera cinematografica durante la quale trasforma molte


delle sue operete atrali per il grande schermo. Tra queste, citiamo "Assunta spinta",
"Filumena Marturano" e "Fantasmi a Roma", coinvolgendo autori e attrici rinomati.
Nonostante ciò, non abbandona il teatro e continua a scrivere nuove opere come "Il
cilindro" (1965), "Il contratto" (1967) e "Il monumento" (1971).

In seguito, Eduardo collabora con la Rai TV per portare al pubblico quattro commedie
di Eduardo Scarpetta, come tributo al suo primo mentore artistico
L'autore, attore e regista napoletano ha ottenuto numerosi riconoscimenti ufficialinel
corso della sua carriera, tra cui:

 Nel 1977, ha ricevuto una laurea honoris causa in lettere dall'Università di


Birmingham.
 Nel 1980, ha ricevuto un'altra laurea honoris causa in lettere dall'Università
degli Studi di Roma La Sapienza.
 È statocandidato per il Premio Nobel per la letteratura.
 Nel 1981, a Palazzo Madama, la Repubblica Italiana lo ha nominato "Senatore a
vita" in riconoscimento dei suoi meriti e dei suoi successi come autore, attore e
regista.

In merito alla sua nomina presidenziale, Eduardo non la considerava solo un onore
personale, ma anche una responsabilità aggiuntiva, affermando:

" Non che io consideri questa nomina puramente onorifica, anzi, a me piacciono le
responsabilità e non le ho mai rifiutate quando mi è sembrato giusto prendermele"7

Due anni dopo la sua nomina, il figlio d'arte è deceduto il 31 ottobre 1984 a Roma,
all'età di 84 anni, a causa di un blocco renale, lasciando dietro di sé un'enorme eredità
artistica. Nel suo ultimo discorso, Eduardo ha riflettuto sulla sua vita di sacrifici e
dedizione al teatro,affermando:

"È stata tutta unavita di sacrifici e di gelo! Così si fa il teatro. Così ho fatto! Ma il
cuore ha tremato sempre tutte le sere! E l'hopagato, anche stasera mi batte il cuore e
continuerà a battere anche quando si sarà fermato."8

Le opere teatrali di Eduardo de Filippo

È notoche Eduardo De Filippo, uno dei più eccezionali drammaturghi del teatro
italiano del Novecento, si distingueva per essere contemporaneamente autore, attore e

7
Billi L,. 2014, I pensieri di Protagora. [Link]
m=1
8
Mazzone C., 2020, Eduardo: È stata tutta unavita di sacrifici e di gelo.
[Link]
[Link]
regista. Questa caratteristica peculiare ha contribuito in modo significativo alla varietà,
alla ricchezza e al successo delle sue opere eduardiane. Nel corso di circa ottant'anni di
carriera teatrale, De Filippo ha dato vita a oltre 40 opere, suddivise principalmente in
due raccolte: la "Cantata dei giorni pari", comprendente 17 opere scritte tra il 1920 e il
1942, e la "Cantata dei giorni dispari", con 21 testi scritti tra il 1945 e il 1973. Tra le
opere più celebri di entrambe le raccolte vi sono "Natale in casa Cupiello" del 1931 e
"Napoli milionaria" del 1945, che incarnano appieno il genio artistico di De Filippo e
consentono di immergersi completamente nella sua drammaturgia.

Natale in casa Cupiello

Questa è una delle opere più celebri di Eduardo De Filippo, un mix di tragedia e
commedia che ha visto la luce nel lontano 1931. Inizialmente, era un'unica
rappresentazione teatrale, ma nel corso degli anni è stata ampliata con l'aggiunta di due
atti, trasformandosi così nell'opera a tre atti che conosciamo oggi. Questa gemma del
teatro di Eduardo appartiene alla sua prima serie di opere, chiamata Cantata dei giorni
pari, scritta con il calore e il colore del dialetto napoletano. Affronta con umanità e
profondità il tema dell'incomunicabilità tra i membri di una stessa famiglia, toccando
corde e motive universali.

La trama

La storia si svolge nella casa accogliente di Luca Cupiello, un uomo che si impegna al
massimo nei preparativi per il Natale, cercando di creare un'atmosfera di gioia e festa.
La sua famiglia è il cuore di tutto: c'è Concetta, la moglie premurosa che conosce ogni
segreto della casa e della famiglia, a differenza di Luca, che a volte sembra vivere nel
suo mondo. Poi c'è Ninuccia, la figlia dal cuore grande, sposata con Nicolò, ma con il
cuore segretamente legato a Vittorio, e Tommasino, il figlio scapestrato che a volte si
trovanei guai per le sue bravate.

Nella vigilia di Natale, la casa è piena di allegria e tensione. Luca ha invitato Ninuccia
e Nicolò per il pranzo, mentre Tommasino porta a casa l'amico Vittorio, ignaro dei
segreti che si nascondono tra le mura di quella casa. Concetta, pur conoscendo la
verità, cerca in ogni modo di mantenere la pace, ma è una lotta difficile.

Gli eventi si susseguono con rapidità e drammaticità. Nicolò scopre il tradimento della
moglie e la presenza di Vittorio scatena il caos. Luca, scoprendo la verità, si sente
tradito nel suo cuore di padre e marito, e un infarto lo colpisce violentemente. La sua
salute si deteriora rapidamente e la casa diventa un luogo di dolore e tensione.

Nel suo letto, circondato dall'amore e dalla preoccupazione della famiglia, Luca cerca
di rimediare agli errori del passato. Chiama Nicolò, desideroso di riconciliare la figlia
con il marito, ma la malattia annebbia la sua mente e il suo gesto si trasforma in un
malinteso commovente. Alla fine, la vita di Luca giunge al termine, lasciando la
famiglia sconvolta e in lacrime.

In conclusione, "Natale in casa Cupiello" racconta una storia di amore, tradimento e


perdono all'interno di una famiglia, mettendo in luce la fragilità, il conflito internoe la
complessità delle relazioni umane.

Napoli milionaria

La prima pièce della raccolta Cantata dei giorni dispari, creata e portata in scena da
Eduardo De Filippo nel 1945, offre uno sguardo umanizzato sulla condizione sociale e
morale degli italiani nel secondo dopoguerra. Esplora il conflitto generazionale tra
passato e presente, padre e figlio, moglie e marito, tutti plasmati dall'ombra della
guerra. Questo cambiamento di tematiche segna un momento di trasformazione nel
teatro di Eduardo, un momento reso ancor più tangibile con Napoli milionaria.

La trama

Nel cuore di Napoli, nel 1942, la famiglia Jovine lotta per far fronte alle difficoltà della
guerra. Gennaro Jovine, un uomo di cinquant'anni dall'animo gentile e dal passato di
veterano, cerca di mantenere la moralità in un mondo segnato dalla violenza. Sua
moglie Amalia, di trent'anni, è una donna coraggiosa e intelligente, pronta a fare
qualsiasi cosa per proteggere la sua famiglia, anche se significa operare nel mercato
nero. Il loro figlio Amedeo, ventiquattrenne, è un giovane affabile ma fragile, mentre
la figlia Maria Rosaria, influenzata dalle sue amiche, si trova a fare scelte che mettono
in discussione i suoi valori. La famiglia, stretta dalla morsa della crisi economica, si
ritrova costretta a prendere decisioni difficili per sopravvivere.

Quando la polizia irrompe per un controllo improvviso, Gennaro si ritrova a dover


compiere un gesto estremo per proteggere la moglie, fingendosi morto. Nei mesi e
negli anni successivi, durante il difficile periodo del dopoguerra, la famiglia affronta
ancora più sfide. Gennaro viene arrestato dai tedeschi durante un rastrellamento,
mentre i suoi cari devono fare i conti con una realtà sempre più crudele e disumana.
Amedeo, spinto dalle circostanze avverse, si ritrova coinvolto in azioni disperate,
mentre Amalia continua alottare nel mercato nero per assicurare il sostentamento della
famiglia. Maria Rosaria, in balia delle circostanze, si trova ad affrontare le
conseguenze delle sue scelte.

Nonostantetutto, la speranza non abbandona la famiglia Jovine. Un gesto di gentilezza


da parte di un vicino, donando una medicina salvavita per Rituccia, la figlia più
giovane, porta un barlume di speranza nella loro oscurità. Con il passare del tempo, la
famiglia trova la forza di guarire le proprie ferite e di ricostruire i legami che la guerra
aveva messo alla prova. Rituccia si riprende, Amedeo trova la via della redenzione
attraverso un lavoro onesto, Maria Rosaria accetta la responsabilità della maternità e
Amalia decide di abbandonare le vie illecite per il bene della famiglia. Insieme,
affrontano le avversità con coraggio e determinazione, emergendo dalla tempesta della
guerra più uniti che [Link], "Napoli milionaria" emerge come un'opera storica
eduardiana che umanizza la tragedia che affligge una comunità, rivelando la sua lotta
contro la decadenza morale e la distruzione materiale. Questo impulso emotivo ha
guidato Eduardo nella sua creazione, come egli stesso afferma:

"Poche settimane dopo la liberazione mi affacciai al balcone della mia casa di Parco
Grifeo a Napoli, e detti uno sguardo al panorama di questa città martoriata: allora mi
venne in mente in embrione la commedia Napoli milionaria e la scrissi tutta d'un fiato,
come un lungo articolo sulla guerra e le sue deleterie conseguenze".9

Conclusione

Chiudendo questo capitolo, possiamo dire che il teatro italiano del Novecento ha
vissuto un risveglio importante dopo secoli di imitazione. Questo cambiamento è stato
guidato da diversi scrittori e drammaturghi che hanno portato nuova vita alle
rappresentazioni teatrali italiane. Un ruolo significativo è statogiocato dal teatro
napoletano, che ha dato i natali a numerosi autori di fama mondiale. Questi artisti
hanno dato voce alla loro creatività e hanno cercato di mettere in scena la verità
umana. Eduardo Di Filippo è un esempio lampante di questo impegno, dedicando la
sua vita al teatro e all'arte, affrontando temiche toccano tutti, non solo gli amanti del
teatro. Le sue opere sono ancora tesaldamente nella storia teatrale italiana,
umanizzando e rendendo accessibile l'arte a un vasto pubblico.

9
Ajello M, 2020, Adda passà ‘a nuttata di Eduardo De Filippo al tempo del coronavirus.
[Link]
[Link]
Capitolo II :

L'OPERA STORICA DI

FILUMENA MARTURANO 1946.


Premessa

Nel secondo capitolo, esploreremo prima di tutto l'opera teatrale eduardiana


"Filumena Marturano" del 1946 e il suo contesto storico-sociale. Dopo, darò un breve
riassunto della trama e analizzeremo i suoi temi in profondità. Le domande alle quali
risponderemo nel prossimo capitolo sono:

1. Quando e dove ha debuttato per la prima volta l'opera, e chi l'ha messa in
scena?
2. Chi è il destinatario principale di questa opera?
3. Qual è il messaggio che Eduardo De Filippo vuole comunicarea ttraverso questa
storia?
4. Che significato hanno i personaggi della commedia?
5. Quali sono i grandi temi affrontati?

Biografia dell’opera
Filumena Marturano, scritta nel 1946 da Eduardo De Filippo, è una commedia tragi-
comica in tre atti che ha debuttato al Teatro Politeama di Napoli il 7 novembre 1947.
Eduardo De Filippo ha dato vita a questa opera in soli dodici giorni, subito dopo la
guerra. Fa parte della celebre collezione di Eduardo intitolata "Cantata dei giorni
dispari" 10ed è molto amata dal pubblico e dalla critica internazionale. La prima
rappresentazione, curata dalla compagnia teatrale "I De Filippo", ha visto Titina De

10
Cantata dei giorni dispari è una collezione di commedie raccolte da Eduardo De Filippo,
nel 1945, in cui si collocano le sue opere che hanno aspetti negativi e tristi, a differenza di
un’altra delle sue collezioni, Cantata dei giorni pari, in cui raccoglie opere più felici e con
aspetti positivi. In entrambe, raccoglieva le commedie in cui i suoi protagonisti dovevano
affrontare la realtà dei problemi sociali del dopoguerra
Filippo brillare nel ruolo principale di Filumena Marturano, mentre Eduardo stesso ha
interpretato il ruolo di Domenico Soriano.

Il successo di Filumena si è esteso anche al cinema e alla televisione. Nel 1950, il


regista argentino Luis Mottura ha adattato l'opera per il grande schermo,
mantenendo il titolo originale della pièce. Un anno dopo, Eduardo De Filippo ha
portato la sua stessa opera sulle scene cinematografiche, con Titina De Filippo nel
ruolo di Filomena, appositamente scritto per lei. Nel panorama televisivo italiano,
Vittorio De Sica ha diretto "Matrimonio all'italiana" nel 1964, con Sophia Loren e
Marcello Mastroianni nei ruoli principali, contribuendo anche alla sceneggiatura
insieme a Eduardo De Filippo.

Filumena Marturano ha una vita propria nel mondo del teatro, con oltre cinquanta
spettacoli nei teatri più prestigiosi e traduzioni in molte lingue. È stata portata sul
palcoscenico da registi famosi come Franco Zeffirelli e Laurence Olivier,e in
spagnolo la versione adattata da Juan José Arteche, interpretata da Concha Velasco
e José Sazatornil al Teatro de la Comedia di Madrid, nel 197911. Ancora oggi,
questa commedia risplende nel panorama teatrale contemporaneo, trattando con
profondità temi universali come l'immoralità, la povertà, l'ingiustizia sociale e
morale, l'illegittimità e la maternità.

Il ricco cast di personaggi secondari, interpretati con maestria da attori come Tina
Pica, Giovanni Amato, Elena Altiere, Carla Gispo, Camillo Bonanni, Aldo Landi,
Giacomo Furia, Vittoria Crispo e Piero Ragucci, contribuisce a dipingere un
affresco coinvolgente della vita e delle passioni umane all'interno dell'opera.

11
Fernández Valbuena, Ana Isabel, Eduardo De Filippo: un teatro, un tiempo, cit., p. 186.
La trama
La storia di "Filumena Marturano" si concentra su una donna che, dopo venticinque
anni di lotte e sofferenze, si trova intrappolata in una relazione con un uomo di alto
rango sociale. Escogita un piano per sposarlo, rivelando che uno dei suoi tre figli è
anche suo.
L'ambientazione è a Napoli durante il dopoguerra, un periodo di ricostruzione
segnato dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale e dalle profonde divisioni
di classe. Eduardo, nel descrivere il declino della sua città, offre uno sguardo umano e
realistico sulla vita, mostrando come il matrimonio e la famiglia siano essenziali per la
sopravvivenza e l'unione della comunità.
Durante tutta la storia, vediamo due protagonisti molto diversi: c'è Filumena, che è
sicura di sé ma anche una lottatrice umile ed educata, che porta con sé un senso di
nostalgia nonostante il suo passato non sia stato quello che molte persone avrebbero
desiderato.

D'altro canto, c'è Domenico, il marito di Filumena, un individuo che, pur essendo
consapevole della sua posizione sociale, incarna queste caratteristiche in modo umano,
mostrando fin dal primo momento dell'opera una complessità che include misoginia,
maschilismo e mancanza di fedeltà, riflettendo le dinamiche e le contraddizioni
dell'epoca.12

La storia inizia con un flashback in cui la maggior parte degli eventi della commedia si
svolge prima che la storia principale prenda avvio, e questi eventi vengono poi
ricordati dai personaggi durante il corso della narrazione.

Il primo atto si apre con una scena molto peculiare, resa vibrante dalle urla di Don
Domenico Soriano, visibilmente sconvolto per aver scoperto di essere stato truffato :

12
Con questa accusa, faccio un riferimento alla difficile situazione della donna nella società in epoche passate
che, non soltanto in Italia, ma in quasi tutti i paesi del mondo, è ancora oggi, purtroppo, presente. Per ulteriori
informazioni sulla situazione delle donne durante la Seconda Guerra Mondiale, il dopoguerra e il fascismo,
visitare il sito: [Link] 94362013000100008
"Domenico (Schiaffeggiandosi ripetutamente con veemenza ed esasperazione)

Pazzo, pazzo, pazzo! Ciento vote, mille volte! "13

Filumena, insieme al medico, al prete e agli altri, escogita un piano ingegnoso facendo
credere di essere in fin di vita per costringerlo a sposarla sul letto di morte, seguendo il
consiglio del prete:

"[...] Sposatela in extremis, povera donna, è l'unico suo desiderio; perfezionate

questo vincolo con la benedizione del Signore".14

Subito dopo che il prete Filumena se ne è andato, lei si è alzata dal letto piena di
energia, dichiarando di essere ora la moglie di Don Mimì. Con franchezza, ha rivelato
di avere tre figli, che ha cresciuto con i suoi risparmi in segreto. Ha spiegato che
l'intera situazione era stata un elaborato modo per far capire loro di essere fratelli e per
dar loro il cognome Soriano, permettendo loro di condurre una vita normale e di
conoscere l'identità della loro madre. Ascoltando queste parole, Don Mimì è uscito
furioso di casa, con fermezza nel voler annullare il matrimonio, dicendo:

"Addó stive! (È esasperato,offensivo, Alfredo ritorna recando la giacca, Domenico


gliela strappa di mano e la indossa, dicendogli) Tu, dimane, vaie a chiammà
l'avvocato mio, 'o saie?... (Alfredo fa cenno di sì col capo). E parlammo, Filume'! "15

E così si chiude il primo atto

Il secondo atto inizia con Domenico tornato a casa esausto dopo una notte in giro per
le strade. Riceve la visita di Diana, l'amore della sua vita, accompagnata dall'avvocato.
L'avvocato conferma a Domenico che il matrimonio può essere annullato perché è
stato truffato. Filumena, sentendo ciò, capisce che trattenere i documenti per

13
De Filippo E., a cura di Barsotti A., 2005, Cantata dei giorni dispari, Vol. I. Torino :
Einaudi.
14
Ivi, p 201
15
Ivi, p 213.
l'annullamento non ha più senso, ma decide comunque di rivelare la sua vera identità
ai suoi figli. Poco dopo, i tre figli di casa Soriano arrivano a casa curiosi di sapere
perché la madre li ha chiamati e quale sia il loro legame. Il primo figlio è un ragioniere
e scrittore, che ha dedicato la sua vita agli studi. Il secondo è un affascinante
commerciante di camicie. Il terzo, il più tranquillo dei tre, è un idraulico con figli. Con
l'avvocato e Domenico al suo fianco, Filumena racconta la sua storia ai figli. Dopo
aver appreso la verità, il primo e il terzo figlio abbracciano amorevolmente la madre,
mentre il secondo, sopraffatto dalle emozioni, fugge via.

Filumena decide di lasciare casa Soriano e si trasferisce dalla casa di suo figlio. Prima
di andarsene, chiede ai suoi figli di aspettarla fuori per parlare da sola con Don
Domenico. Gli confessa che uno dei tre è suo figlio e gli fa ricordare quella notte
speciale, tra tante altre, quando le aveva dato un biglietto da cento lire prima di
andarsene, mostrandoglielo proprio davanti. Dopo aver visto e ricordato quel biglietto,
Domenico inizia a crederle e le chiede immediatamente chi tra i tre è suo figlio. Ma
Filumena rifiuta di confessare, dicendo:

" 'E figlie so' ffiglie … e so' tutte eguale …"16

Prima di uscire, Filumena gli passa il biglietto e, con un gesto deciso, strappa via
l'estremità che indica la data, commentando:

" 'E figlie nun se pàvano! "17

Quando il sipario si alza all'inizio del terzo atto, tutto sembra essere cambiato: la casa
dei Soriano è preparata per il matrimonio di Filumena e Domenico. Quest'ultimo
finalmente ha realizzato che per restare accanto al figlio deve sposare Filumena e

16
Ivi, p 248.
17
Ivi, p 235.
assumere il ruolo di padre per tutti e tre i bambini. Durante la cerimonia, prima di
pronunciare il "sì", Domenico chiede ai tre ragazzi di chiamarlo "papà", ma loro
rifiutano con gentilezza, non sentendosi ancora pronti per quel passo. Domenico torna
da Filumena e, con ansia, le chiede nuovamente di svelargli chi tra i tre ragazzi è suo
figlio, incapace di dormire la notte per il tormento della sua incertezza. Tuttavia, lei
gentilmente rifiuta di dirglielo, invitandolo a riflettere attentamente prima di prendere
la sua decisione di sposarla.

Dopo aver pensato a lungo, Domenico accetta il consiglio di Filumena e chiama i suoi
figli per dir loro la sua decisione. La loro reazione è sorprendente: lo chiamano "Papà".
Questo riempie il nuovo padre di gioia e felicità, sentire quella parola per la prima
volta. Poi tutti insieme festeggiano il matrimonio. Quando i figli se ne vanno, i due
amanti restano da soli a bere una bottiglia di spumante. A quel punto, emozionata fino
alle lacrime, Filumena inizia a piangere per la prima volta, tanto è grande la sua
emozione, dicendo:

"Filumena (felice) Dummi', sto chiagnenno… Quant'è bello chiàgnere...

Domenico (stringendola teneramente a sé) È niente… è niente. He curruto... he


curruto… te si mmissa appaura...si' caduta… te si' aizata… te si' arranfecata… he
pensato, e 'o ppenzà stanca… Mo nun he 'a correre cchiú, non he 'a penzà cchiú…
riposate!... (Ritorna al tavolo per bere, ancora, un sorso di vino) È figlie so’ ffiglie…
E so' tutte eguale… Hai ragione, Filume’ hai ragione tu! … (e tracanna il suo vino,
mentre cala la tela)."18

A questo punto, il sipario si abbassa, annunciando la fine dello spettacolo in modo


solenne.

Analisi dei personaggi


Come abbiamo visto ci sono molti personaggi di quest’opera ma i protagonisti sono
Filumena Marturano e Domenico Soriano.

18
Ivi, p 248.
Filumena Marturano e Domenico Soriano, dopo una lunga relazione durata vent'anni,
hanno finalmente compreso il vero valore del loro amore e hanno deciso di sposarsi
per ricompattare la loro famiglia, che in precedenza era stata divisa.

Filumena Marturano :è uno dei personaggi più rilevanti nella drammaturgia di


Eduardo De Filippo, distinguendosi come l'unica figura femminile protagonista in un
contesto teatrale dominato da personaggi maschili. Filumena rappresenta una serie di
aspetti fondamentali: è una donna forte che ha affrontato numerose avversità e una
madre devota che ha dedicato tutta la sua vita al bene dei suoi figli.

Originaria di umili condizioni e con un passato da prostituta, Filumena ha avuto una


relazione extramatrimoniale con Domenico Soriano, un ricco borghese che l'ha amata
profondamente e ha condiviso con lei le difficoltà. Tuttavia, la sua storia di sofferenza
non comincia con Don Mimì; fin da piccola, Filumena ha dovuto combattere contro
la povertà, la fame e la miseria, come lei stessa ha raccontato:

" Filumena (risoluta) E chi si' tu, ca me vuó mpedi 'e dicere […] Me site figlie! E io
so' Filumena Marturano, e nun aggio bisogno 'e parlà ! […] Ma 'e fino a quanno
tenevo diciassett'anne, si. (Pausa). Avvoca’, 'e ssapite chilli vascie… (Marca la

parola) I bassi… A San Giuvanniello, a 'e Virgene, a Furcella, 'e Tribunale, 'o

Pallunetto! Nite, affummecate… addó 'a stagione nun se rispira p' 'o calore pecché
'a gente è assaie, e 'a vvierno 'o friddo fa sbattere 'e diente… Addó nun ce sta luce

manco a mieziuorno… Io parlo napoletano, scusate… Dove non c’è luce nemmeno a

mezzogiorno… Chin' 'e ggente! Addó è meglio 'o friddo c' 'o calore… dint' a nu
vascio 'e chille, 'o vico San Liborio, ce stev'io c’ 'a famiglia mia. Quant'èramo ? Na
folla! Io 'a famiglia mia nun saccio che fine ha fatto. Nun 'o vvoglio sapé. Nun m' 'o
rricordo!

… Sempre ch' 'e ffaccie avutate, sempre in urto ll’uno cu' ll'alto... Ce coricàvemo
senza di': "Bonanotte!". Ce scetàvemo senza di': "Bongiorno!" … Una parola

bbona, me ricordo ca m' 'a dicette pàtemo… e quanno m' 'arricordo tremmo mo pe'
tanno…tenevo tridece anne. Me dicette: "Te staie facenno grossa, e cca’ nun ce sta
che magnà, 'o ssaje?" E 'o calore!... 'A notte, quanno se chiudeva 'a porta, nun se
puteva rispirà. 'A sera ce mettévemo attuorno 'a tavula… Unu piatto gruosso e nun
saccio quanta furchette. Forse nun era overo, ma ogne vota ca' mettevo 'a furchetta
dint' 'o piatto, me sentevo 'e guardà. Pareva comme si m’ 'avesse arrubbato, chellu
magna’ !.....Tenevo diciassett'anne. Passàveno 'e ssignurine vestite bbene, cu' belli

scarpe, e io 'e guardavo… Passàveno sott 'o braccio d' 'e fidanzate. Na sera
ncuntraie na cumpagna d' 'a mia, che manco 'a cunuscette talmente steva vestuta
bbona…

Forse, allora, me pareva cchiú bello tutte cose… Me

dicette (sillabando):"Così…così…così…" Nun durmette tutt' 'a notte...[…] Teneva

ll’uocchie chin' 'e lagreme… 'A casa mia nun ce turnaie cchiú! (Quasi gridando) Nun
ll’aggio accise 'e figlie! 'A famiglia… 'a famiglia! Venticinc'anne ce aggio penzato!

(Ai giovanotti) E v'aggio crisciuto, v'aggio fatto uommene, aggio arrubbato a isso

(mostra Domenico) pe' ve' crescere! 19

Ce coricàvemo senza di’: “Buonanotte!” Ce scetàvemo senza di’: “Bongiorno!”


Una parola bonna, me ricordo ca m’ ‘a dicette pàtemo... [...] Tenevo tridece anne.
Me dicette: “Te staie facenno grossa, e ccà nun ce sta che magnà, ‘o ssaje?” [...]
Unu piatto gruosso e nun saccio quanta furchette [...] (p.28) 20

Nonostante Filumena avesse un tetto e un pasto sicuro, ha trascorso un quarto di


secolo in una relazione che non le dava gioia e ha sofferto per la mancanza dei suoi
figli. Spesso li vedeva di nascosto per riuscire a dar loro qualcosa da mangiare.
Anche se il suo modo di fare non era sempre ideale, faceva di tutto per garantire ai
suoi figli un futuro migliore;

T’aggio arrubbato! Te vennevo ‘e vestite, ‘e scarpe! E nun te ne si’ maie accorto!


[...] Cu’ ‘e denare tuoie, aggio crisciuto ‘e figlie mieie. 21

19
" Ivi, p 232-233, De Filippo E.
20
[Link]
broggilaperla-29-enrico-ianniello-11821222
21
De Filippo E., op cit, p 205.

[Link]
29-enrico-ianniello-11821222
Filumena ha cominciato a pensare al futuro di suoi figli dopo aver dedicato tutta la
sua vita a crescerlgli e desiderando garantirgli una vita rispettata e ricca di diritti. Con
grande ingegno, ha escogitato un piano: ha fatto credere a tutti di essere morta per
spingere l’uomo con cui aveva condiviso oltre vent’anni di vita a sposarla all’ultimo
momento. Così facendo, è riuscita a dare ai loro figli il cognome Soriano, che ha poi
passato loro. Filumena ha dimostrato un amore e una dedizione straordinari,
riuscendo a realizzare il sogno di unire la sua famiglia sotto lo stesso nome.

In conclusione, come abbiamo visto, Filumena è una donna tenace e innovativa che
ha saputo costruirsi una vita più dignitosa, superando le sfide legate alla sua
condizione sociale e sessuale. Anche oggi, il suo esempio continua ad essere
apprezzato e riconosciuto, non solo in Italia ma anche all'estero.

Filumena no tiene sueldo, no ha estudiado, no es autosuficiente… En el mundo en el


que vivimos aún hay mujeres así. […] Es una “superrevolucionaria” y tiene todo el
sentido del mundo recordar a mujeres que, como ella, luchan por una vida más
digna.22

Il secondo protagonista di quest’opera è domenico Soriano,Domenico “Dummì”


Soriano è un uomo di cinquant’anni, un commerciante borghese benestante, noto per
la sua arroganza e un certo grado di ingenuità. Nonostante la sua ricchezza e la sua
posizione sociale elevata, ha sempre trattato Filumena Marturano, la donna con cui è

22
Parole di Clara Segura, attrice teatrale spagnola che ha interpretato Filumena nella Biblioteca de Catalunya.
la traduzione in italiano è : "Filumena non ha uno stipendio, non ha studiato, non è autosufficiente… Nel
mondo in cui viviamo ci sono ancora donne così. […] È una ‘superrivoluzionaria’ e ha tutto il senso del mondo
ricordare donne che, come lei, lottano per una vita più dignitosa." Per maggiori approfondimenti, si consulti il
seguente articolo: Cervera Marta, Broggi sitúa “Filumena Marturano” entre Nápoles y Barcelona, “El
Periódico”, 14 giugno 2021, [Link]
clara-segura-oriol-broggilaperla-29-enrico-ianniello-11821222
stato per venticinque anni, come una serva. Domenico ha sempre avuto la mentalità
di chi, avendo successo, si sente autorizzato a sfruttare gli altri. Ha messo Filumena a
capo delle sue attività commerciali per gestirle al suo posto, mentre lui si dedicava ai
suoi viaggi e alle sue avventure amorose.

Domenico è anche un pasticciere e uomo d’affari, con una passione per le corse di
cavalli e la vita notturna di Napoli. Filumena, che ha trascorso gran parte del suo
tempo da sola, gli rimprovera spesso il suo distacco e il fatto che non conosca
nemmeno la strada di retorno casa:

"E quanno me vulive vedé ‘e durmí, tu? ‘A strada d’ ‘a casa t’ a’ scurdave. ‘E


mmeglie feste, ‘e meglie Natale me ll’aggio passate sola comm’ a na cana.(p.6)"23

La vita di Domenico prende una svolta inaspettata quando Filumena, esasperata dalla
situazione, decide di ingannarlo. Simulando la propria morte, spera di forzarlo a
sposarla. Nel frattempo, Domenico ha avviato una relazione con Diana, una giovane
ventenne che, nonostante il suo status nobiliare, si finge infermiera per nascondere la
sua infedeltà a Filumena.

Quando Filumena scopre il tradimento, non solo sorprende Domenico, ma coinvolge


anche i servi, che cercano di nascondere la verità per evitare ulteriori conflitti o per
proteggere Filumena stessa. La tensione cresce quando i servi cercano di prendere le
distanze dalla situazione:

ROSALIA: "Io nun saccio niente... Io saccio sulamente ca donna Filomena s’è
coricata, s’è aggravata e si è messa in agonia. Niente m’ha ditto e niente aggiu
capito."

DOMENICO (ad Alfredo): "Tu nemmeno saie niente. Tu nemmeno sapevi che
l’agonia era una finzione?"

ALFREDO: "Don Dummi’, p’ammor’ ‘a Madonna! Chella, donna Filumena me tene


ncopp’ ‘o stommaco, faceva ‘a cunfidenza a me? "24

23
[Link]
%20Eduardo__Filumena%20Marturano__null__U(8)-D(5)__Dramma__3a.pdf
24
Ivi,p5
Nonostante il suo iniziale sdegno e il senso di tradimento, Domenico si trova
costretto a riflettere sulla sua vita e sui legami che ha trascurato. Alla fine, si rende
conto del valore dell’amore e della famiglia, comprendendo quanto abbia ignorato ciò
che veramente conta.

Alfredo : Alfredo Amoroso è uno dei servitori del signor Domenico, un uomo
affascinante di circa sessant’anni, descritto come robusto e pieno di energia. La sua
lealtà verso il padrone è indiscutibile: ha affrontato molte sfide al suo fianco.

Io sto acciso! (Siede presso il tavolo) He capito che significa acciso? Tutt’ ‘a notte
appriesso a don Dummineco, senza chiudere uocchie, assettato ncopp’ ‘o parapetto
d’ ‘a Caracciolo."25

In più, i suoi amici lo chiamano “il piccolo cocchiere” perché ha talento nel domare i
cavalli. Ma per altri, come la serva Rosalia, è solo un chiacchierone che non riesce a
tenere un segreto e si infila in tutte le faccende altrui.

ALFREDO [...] Rosali’, ched’è...he perza ‘a lengua?

ROSALIA (indifferente) Nun t’aggio visto.

ALFREDO Nun t’aggio visto? E che sso’ nu pólice ncopp i ‘a sta seggia?

ROSALIA (ambigua) Eh, nu pòlice c’ ‘a tosse... (Tossicchia).

[...]

ALFREDO E addò si’ ghiuta?

ROSALIA A messa.

ALFREDO (incredulo) A messa?! E po’ he purtato tre lettere ‘e donna Filumena...


ROSALIA (come colta in fallo, dominandosi) E una volta che lo sapevi, perché hai
domandato?

ALFREDO (simulando anch’egli indifferenza) Così, a titolo di esportazione. E a chi


ll’he purtate? ROSALIA Te l’ho detto prima: si’ nu pólice c’ ‘a tosse.26
25
Ivi,p15
26
Ivi,p16
Rosalia: Rosalia Solimene è una donna di settantacinque anni, ma la sua vitalità è
contagiosa. Potremmo dire che porta lo stesso nome di Alfredo, ma in realtà è una
confidente di Filumena. La conosce da quando era piccola e conosce bene il suo
passato, comprese le difficoltà che ha affrontato :

Al vicolo San Liborio ebbi a conoscere donna Filumena, che, bambina, giocava ch’
‘e tre ffiglie mieie.27

Primo facchino e secondo facchino : Il primo è l'unico a prendere parte alla


conversazione, perché ha un vecchio debito con Domenico: quest'ultimo gli aveva
promesso un vestito nel caso avesse ricevuto buone notizie. Ma, non avendo avuto
quelle notizie, Domenico è di cattivo umore e sfoga la sua irritazione sul facchino,
trattandolo con disprezzo e superiorità. Questo atteggiamento mette in luce la
disparità sociale tra i due: per Domenico, il giovane è semplicemente un ragazzo che
deve portargli il cibo e poi andarsene, senza alcun valore aggiunto :
PRIMO FACCHINO (servizievole, strisciante) Qua sta ‘a cena [...] DOMENICO
Oini’, mo sa’ c’he ‘a fa’? Te n’he ‘a ji’. [...] PRIMO FACCHINO [...] Nun è succiesa
‘a cosa ca diciveve vuie? [...] Nun l’avite avuto ‘a bbona nutizia? DOMENICO
(aggressivo) T’aggiu ditto vatténne!) ]28

Diana :Diana è una giovane di ventisei anni che vive un amore segreto con Domenico.
Per proteggere la loro relazione, si traveste da infermiera mentre Filumena, coinvolta
in un suo inganno, finge di essere morente. Diana indossa questa maschera per non
farsi scoprire, ma alla fine Filumena riesce a smascherarla :

27
Ivi,17
28
Ivi,p11
DIANA [...] Folla, folla in farmacia. [...] (Alludendo a Filumena) E... come sta?...
folla in farmacia?... È venuto il prete? FILUMENA [...] Il prete è venute... e
confromme ha visto che stavo in agonizzazione... (Felina) Lèvate ‘o càmmese!29

Il giorno dopo, Diana tornerà con un avvocato per occuparsi della situazione di
Domenico e Filumena. Si erano sposati in un momento di grande paura, ma
fortunatamente tutto si è risolto senza drammi.

Lucia: Lucia è una giovane di ventitré anni che ha iniziato da poco a lavorare come
cameriera e domestica. Nonostante la sua nuova routine, si preannuncia un momento
imbarazzante quando incontrerà per la prima volta uno dei figli di Filumena, un
incontro che la metterà a disagio :

RICCARDO [...] Neh, guè, siente...[...] ‘A quanto tempo staie cc’à? LUCIA È un anno
e mezzo. RICCARDO ‘O saie ca si’ na bella piccerella? [...] Viene ‘a part’ ‘o
magazzino mio...[...] ...Te faccio ‘e ccammise. [...] LUCIA Overo? E che mme mettite
‘e ccammise ‘a omo? Iatevenne! RICCARDO Eh! Io servo uomini e donne...
All’uommene, ce metto ‘e cammise, a ‘e ffemmene comm’a tte... ce le levo! LUCIA
Neh, Neh! Vuie fússeve pazzo? Pe’ chi m’avite pigliata? Io ce ‘o ddico ‘a signora.) ]30

Avvocato Nocella : È lui a seguire il caso del matrimonio tra Filumena e Domenico,
richiesto da Diana. Nel corso dell'opera, il suo modo di agire mette in luce un lato
comico, rivelando un atteggiamento piuttosto disinvolto e poco serio nei confronti del
suo lavoro. La sua personalità aggiunge un tocco di leggerezza alla situazione,
rendendolo un personaggio memorabile :

DIANA E proprio a tavola, ieri sera, io raccontai il caso suo e di Filomena.


NOCELLA Già... ci facemmo un sacco di risate... [...] NOCELLA No, il matrimonio
non può essere sottoposto a condizioni. C’è l’articolo... mo nun m’o ‘o ricordo... 31

29
Ivi,p11
30
Ivi,p22
31
Ivi,p21
Umberto, Riccardo e Michele sono i tre figli di Filumena, una madre che ha sempre
messo al primo posto la sua famiglia. Michele, il maggiore, lavora come operaio e ha
una moglie e quattro bambini; per lui sarebbe un grande piacere avere la madre che
vive con loro, così i piccoli potrebbero finalmente conoscere la loro nonna. Riccardo,
il secondo, è un camiciere e ha un negozio ben avviato, dove ha costruito una buona
clientela grazie alla sua dedizione. Umberto, il più giovane, è l’unico che ha deciso di
continuare gli studi. Sebbene non aspiri a diventare uno scrittore, sua madre, che non
sa leggere, lo sprona a farlo, ispirata dai suoi quaderni pieni di appunti e sogni.

Filumena ha mantenuto segreto per tanto tempo il fatto di avere tre figli e non vuole
che Domenico scopra quale di loro sia figlio di entrambi. Sa che, conoscendolo, questo
potrebbe influenzare il modo in cui lo tratta, e lei desidera che tutti e tre siano visti e
amati allo stesso modo:

DOMENICO [...] E me l’he ‘a dicere [...] io te sposo ‘o stesso, t’ ‘o giuro!


FILUMENA ‘O vvu’o sapé?... E io t’ o dico [...] FILUMENA E aiutalo allora: ha
bisogno: tene quatto figlie. DOMENICO L’operaio? FILUMENA L’idraulico, comme
dice Rosalia. DOMENICO Guarda, guarda... proprio ‘o stagnaro... l’idraulico! E già
quello ammogliato, il piú bisognoso... FILUMENA (fingendo disappunto) E na
mamma ch’ha da fa’?... Deve cercare di aiutare il piú debole... Ma tu nun l’he
creduto... Tu, si’ furbo, tu... È Riccardo, ‘o commerciante. DOMENICO ‘O camiciaio?
FILUMENA No, è Umberto, ‘o scrittore. DOMENICO (Esasperato, violento)
Ancora... ancora me vuó mettere cu’ ‘e spalle nfaccia ‘omuro?... Fino all’ultimo! 32

Teresina : è l'ultimo personaggio a entrare in scena nell'opera. È una sarta che si


dedica con passione a creare l'abito da sposa di Filumena per il suo matrimonio con
Domenico. La sua figura incarna la resilienza tipica delle sarte napoletane: non si
lascia mai abbattere dalle critiche delle clienti insoddisfatte e affronta ogni sfida con
un sorriso, dimostrando una grande forza e determinazione.

32
Ivi,p36
Capitolo III :

La Donna nel Teatro del Secondo


Dopoguerra di Eduardo De Filippo

Premessa

Nel periodo dopo la Seconda Guerra Mondiale, il teatro italiano ha visto un grande
cambiamento. Le donne venivano rappresentate in modi diversi, grazie ai cambiamenti
sociali e culturali di quel tempo. Eduardo De Filippo, uno dei drammaturghi più
famosi d'Italia, ha messo tanto del suo lavoro nell’esplorare le dinamiche familiari e i
ruoli di genere.

Nelle sue opere, le donne non sono solo personaggi. Sono figure complesse.
Rappresentano le sfide e le difficoltà che affrontano nel dopoguerra. De Filippo ha
parlato di cinque temi importanti: il ruolo della donna nella famiglia, la lotta per
l'emancipazione, la critica sociale, il valore del sacrificio & la ricerca della propria
identità.

Con i suoi personaggi femminili, ha regalato uno sguardo profondo e umano sulle
esperienze delle donne del suo tempo. Era come se riuscisse a catturare ogni emozione.
Il Ruolo della Donna nella Famiglia

Eduardo De Filippo ha sempre descritto le donne come veri pilastri della famiglia.
Nelle sue opere, esse sono i legami che uniscono la famiglia, soprattutto nei momenti
difficili. Prendiamo "Filumena Marturano," dove la protagonista, Filumena, dedica
tutta la sua vita alla sua famiglia. Questo Personaggio incarna il sacrificio e la forza
delle donne di quel tempo. Filumena è più di una madre; ha anche un'autorità
incredibile. Riesce a far girare le cose a suo favore, per il bene dei suoi figli.

La figura di Filumena riflette una realtà storica in cui molte donne si assumevano
grandi responsabilità. Questo accadeva in un’Italia che cercava di risollevarsi dopo la
guerra. Filumena sa come affrontare situazioni complicate e sfidare le convenzioni
sociali. Anche il suo lungo rapporto con Domenico Soriano, che non riconosce i loro
figli, evidenzia il conflitto tra i ruoli maschili e femminili. La sua battaglia contro
l'emarginazione mostra il desiderio di equità e il bisogno di rispetto. Questa lotta
rappresenta le sfide che tante donne del dopoguerra hanno dovuto affrontare per avere
più autonomia dentro le loro famiglie. De Filippo utilizza Filumena come voce per
esprimere una richiesta universale di indipendenza e dignità femminile. Questo la
rende un simbolo di resistenza e lotta nel periodo successivo alla guerra.

La Lotta per l'Emancipazione

La lotta per l'emancipazione delle donne è un tema chiave nel teatro di Eduardo De
Filippo. In "Napoli Milionaria," troviamo Amalia Jovine, una donna che cerca di
costruire la propria autonomia economica in un mondo dominato dagli uomini. Amalia
non è solo moglie e madre; è anche una commerciante che mantiene la sua famiglia nei
momenti difficili della guerra e del dopoguerra.
La determinazione di Amalia a intraprendere attività economiche, nonostante le sfide,
dimostra quanto sia necessario per le donne trovare nuovi modi per emanciparsi in una
società patriarcale. Attraverso Amalia, De Filippo evidenzia come le donne stavano
rompendo gli schemi tradizionali dei loro ruoli cercando maggiore indipendenza
economica e sociale. La sua quotidiana lotta per offrire una vita migliore alla famiglia
rappresenta esperienze vere di molte donne dell'epoca.

In "Sabato, domenica e lunedì," incontriamo Rosa Priore che si ribella alle aspettative
sociali e familiari per affermare i suoi desideri. Il conflitto tra Rosa e suo marito
Peppino riflette le dinamiche di potere nelle famiglie italiane dell’epoca. Rosa resiste
al controllo maschile mostrando il crescente desiderio d’autonomia e parità tra i sessi.

De Filippo, caratterizzando questi personaggi femminili, illustra non solo la lotta per
l’emancipazione ma anche come queste figure affrontano complesse dinamiche
familiari.

La Critica Sociale

La critica sociale emerge fortemente nelle opere di Eduardo De Filippo, dove spesso i
personaggi femminili fungono da portavoce delle ingiustizie sociali. In "Le voci di
dentro," Maria evidenzia le ingiustizie nella società napoletana del secondo
dopoguerra. Nonostante le sue sfide personali, Maria rappresenta i valori morali in un
mondo segnato dalla guerra.
Personaggi come Maria mettono in luce non solo le difficoltà individuali delle donne
ma anche criticano l'intera società. Maria diventa un simbolo del contrasto contro
cinismo e disillusione prevalenti all’epoca.

Anche in "Il sindaco del Rione Sanità," Rosa Barracano svela il degrado morale
intorno a lei mantenendo comunque un certo equilibrio morale nella corruzione
tangibile della società. La sua presenza diventa una critica sottile all’onore spesso
schiacciato dalla forza maschile.

Attraverso questi personaggi femminili, De Filippo scava profondamente nelle


problematiche della società del suo tempo. Queste donne preservano dignità personale
e valori morali nonostante tutto quel che affrontano.

L'importanza del Sacrificio

Il sacrificio emerge come tema ricorrente nelle opere di De Filippo. In "Questi


fantasmi!," Maria Rosaria incarna tutte quelle donne pronte a mettere da parte i propri
sogni per il bene della famiglia. Affronta situazioni difficili pur di mantenere unite le
persone che ama.

Questa forma di sacrificio era comune all'epoca; molte donne hanno dovuto rinunciare
ai propri desideri personali durante gli anni difficili del dopoguerra. Maria Rosaria non
è solo vittima delle circostanze; è anche resiliente nel combattere contro avversità
roteanti attorno a lei.
In "Natale in casa Cupiello," troviamo Concetta, madre disposta a fare qualsiasi cosa
per mantenere la pace nella sua famiglia durante il Natale festivo. Concetta
simboleggia una forza morale tentando di ricucire relazioni familiari tese.

De Filippo usa questo tema del sacrificio per valorizzare le virtù delle donne nel
criticare una società che spesso non ne vede l’importanza. Il loro impegno non è solo
amore ma anche segno forte di resistenza contro un mondo che tende a trascurarle.

La Ricerca dell'Identità Personale

Eduardo De Filippo esplora spesso il tema della ricerca dell’identità nei suoi
personaggi femminili: cercano il loro posto in un mondo patriarcale. In "L'arte della
commedia," Assunta tenta di definirsi oltre il ruolo tradizionale di moglie-madre,
cercando così un'identità personale autonoma senza paura.

Assunta affronta aspettative familiari mentre cerca gratificazione personale; la sua


tensione interna riflette quella comune a tante donne dell’epoca: cercare se stesse tra
doveri imposti dalla tradizione.

In "Gli esami non finiscono mai," abbiamo Giulietta, alla ricerca della propria
realizzazione personale senza voler sacrificare alcun sogno o ambizione al cospetto
delle aspettative sociali imposte su lei.

Personaggi come Assunta e Giulietta mostrano come queste donne stessero ridefinendo
i loro ruoli dopo la guerra attraverso lunghe lotte interiori verso l’autonomizzazione
nella Società sempre più moderna.
Conclusione
Le rappresentazioni delle donne nel teatro del secondo dopoguerra da parte di Eduardo
De Filippo offrono uno spaccato ricco sotto diversi aspetti riguardanti trasformazioni e
sfide vissute da quelle figure nel periodo storico considerato.

Con personaggi forti come Filumena, Amalia, Maria allora Rosa o Concetta—fino ad
arrivare ad Assunta o Giulietta De Filippo ci fa esplorare responsabilità delle Donne
all’interno della famiglia insieme al percorso verso emancipazione dall’oppressione
patriarcale d’un tempo.

Le sue opere costituiscono uno sguardo acuto sulla società italiana post-bellica
enfatizzando forza e resilienza esemplificati dalle esperienze quotidiane femminili
vissute tra difficoltà enormi con grande dignità portata avanti dal desiderio d’equilibrio
sociale tra generazioni umane converse assieme ad un lavoro critico sulle anomalie
insite!

Con gran maestria narrativa Eduardo ci invita a riconoscere importanza cruciale


dell’apporto delle Donne ; infondendo pazienza continua affinché venga
garantito uno spazio dignitoso ed equo! Così mai si dimenticheranno figure forti
evocanti speranza tenaci dando voce necessaria alla Storia vera: "è necessario
che le donne diventino una parte importante nella costruzione di una società
giusta a beneficio delle comunità"
Capitolo IV :

la rappresentazione delle donne del


secondo dopoguerra attraverso del teatro
di eduardo di filippo
Premessa
Il dramma "Filumena Marturano" di Eduardo De Filippo non è solo un'opera artistica.
Esso riflette anche le profonde trasformazioni sociali di Napoli, nel periodo del
dopoguerra. Ho scelto di studiare questo testo per capire meglio come Eduardo usi il
teatro. Si occupa di temi importanti, come la condizione della donna, la famiglia, e
l'uguaglianza di genere. Filumena, protagonista centrale, offre un ritratto complesso
della femminilità, che mostra la forza interiore, la resilienza, e la lotta per
l'emancipazione.

Questa analisi si concentrerà sulla rappresentazione della donna in "Filumena


Marturano". Ci sarà attenzione al contesto storico e sociale dell’epoca, come è stato
costruito il personaggio di Filumena e quale sia il ruolo della donna in famiglia.
Cercherò di illuminare come l'opera esprima sfide e contraddizioni riguardanti la
condizione femminile e il contributo di De Filippo al dibattito su uguaglianza e
giustizia sociale.

Il contesto storico e sociale di Filumena Marturano


Napoli nel dopoguerra
Dopo la guerra, Napoli era un posto davvero difficile. C’erano tante rovine e molta
povertà, ma anche una grande voglia di ricostruire. La vita quotidiana era complicata.
La gente viveva con pochi mezzi. Napoli era un mix di tradizioni mediterranee e nuove
cose che arrivavano a causa della guerra.

In questo mondo, le donne avevano situazioni molto difficili. Napoli, come altre parti
del sud Italia, era una società patriarcale. I ruoli per le donne erano rigidi e non
lasciavano spazio. Tuttavia, la guerra cambiò un po’ le regole del gioco. Molte donne
iniziarono a lavorare fuori casa, cercando di sbarcare il lunario per le loro famiglie e
scoprendo così che erano più forti di quanto pensassero. Filumena è un simbolo di
questo cambiamento.

La condizione delle donne


Nel periodo dopo la guerra, le donne in Italia affrontavano molti ostacoli sociali,
economici e politici. Anche se avevano ottenuto il diritto di voto nel 1946,
continuavano a lottare per trovare il loro posto nella società. Spesso dovevano limitarsi
ai ruoli di madri e mogli. L’accesso all’istruzione e al lavoro era complicato e la
società si aspettava che obbedissero ai desideri degli uomini.

Filumena rappresenta molte di queste sfide. Da ex prostituta, ha dovuto fare molti


sacrifici per ottenere rispetto. La sua storia mostra quante battaglie quotidiane
dovevano affrontare le donne per proteggere i propri figli. Non rivelando il nome del
padre dei suoi bambini, Filumena dimostra la sua determinazione a proteggerli da un
destino difficile come il suo.
Il contributo di Eduardo De Filippo
Eduardo De Filippo era davvero bravo a usare il teatro per farci riflettere sulla società.
Con "Filumena Marturano", racconta non solo una storia d’amore ma anche un
dramma sociale dove le donne sono al centro della scena. Attraverso Filumena,
Eduardo mette in luce le ingiustizie di una società che reprime le donne.

La grande forza di Eduardo sta nel creare personaggi femminili forti e complessi.
Filumena è uno di questi personaggi che fa pensare profondamente su quanto sia
importante lottare per i diritti delle donne.

Caratterizzazione di Filumena Marturano

La forza di carattere
Filumena è davvero un esempio forte di coraggio interno. Non importa quante
difficoltà ha vissuto, non si arrende mai. È decisa e affronta tutto con una forza rara nei
personaggi teatrali. Decide persino di prendere in mano il suo destino, a volte
ingannando gli altri per dare ai suoi figli un futuro migliore.

La scelta di Filumena ci fa vedere quanto bene comprenda il potere dentro la famiglia


e nella società. Sa che le sue possibilità sono limitate, ma invece di accettarlo
passivamente, decide di cambiare le regole in suo favore! Questo mostra non solo la
forza del suo carattere ma invita anche tutti noi a riflettere su quanto sia ingiusto
trattare le donne in modo così duro.

Il ruolo di madre
Uno degli aspetti più toccanti della storia è il suo essere madre. Tutto ruota attorno alla
sua volontà disperata di dare un futuro migliore ai suoi figli nati in condizioni difficili.
Filumena è disposta a tutto per proteggerli ed ha un amore Materno davvero grande.
Essere madre per lei non è solo una questione privata; è anche molto politica! Decine
volte dimostra quanto capisca del mondo! Non dice chi è il padre dei suoi bambini fino
al momento giusto per proteggere i suoi piccoli da tutte le ingiustizie! Così diventa un
atto di ribellione contro la società che cerca sempre di metterle gli impedimenti!

L'intelligenza pratica
Filumena sa come muoversi tra situazioni complicate nella vita sociale e familiare! È
intelligente in modo pratico e riesce a girare gli eventi come più le conviene! Per
esempio, decide astutamente come muoversi con Domenico per ottenere ciò che
desidera!

Sa che deve sfruttare ciò che conosce e come giocare con i pregiudizi altrui! Così non
è solo forte emotivamente ma ha anche una mente brillante – rendendola ancor più
affascinante!

Il Ruolo della Donna nella Famiglia

La figura della madre sacrificata


In "Filumena Marturano", la figura della madre sacrificata ha tanto peso ed è un ruolo
che Filumena interpreta con grande dedizione! Il suo sacrificio è personale e sociale
nello stesso tempo: rinuncia alla serenità per i figli; esponendosi al giudizio degli altri
pur di offrir loro ciò che meritano!

Questo gesto materno è radicato nelle tradizioni italiane e Eduardo usa questo
personaggio per fare una riflessione su queste norme sociali! Non si sacrifica solo
senza motivo: lo fa con grande volontà! Il suo agire strategico offre una critica
profonda alle aspettative riduttive!
L'emancipazione femminile
Il dramma "Filumena Marturano" parla pure dell’emancipazione delle donne!
Filumena rappresenta tutto ciò: nonostante tutto quello che ha vissuto riesce a ottenere
rispetto e liberarsi dalle catene!

Questa emancipazione si vede nel modo in cui riesce a mantenersi senza dipendere
totalmente dagli uomini! Affronta Domenico con astuzia! Inoltre lotta affinché i suoi
figli abbiano legittimità ed equalità: sfidando ogni norma sociale.

I Valori Tradizionali
La lotta delle donne non toglie nulla alla sua connessione coi valori tradizionali della
famiglia! È interessante vedere come pur volendo essere libera non nega mai i valori
dell’amore familiare: ama i suoi figli tantissimo ed è disposta a tutto!

Le sue determinazioni rispecchiano l’importanza della maternità ma lo fa contestando


anche chi vorrebbe metterla nei soliti schemi oppressivi! Eduardo crea così un
personaggio che sa bilanciare tradizione coi nuovi cambiamenti: rendendo Filumena
una figura potente nel teatro!

Tematiche di Uguaglianza di Genere


Una delle cose più belle in “Filumena Marturano” è la lotta del riconoscimento:
riguarda tanto lei quanto i suoi figli! La storia culmina quando finalmente viene
riconosciuta come moglie legittima: segna così una vittoria sulle ingiustizie subite da
anni!

Questa lotta diventa simbolica rispetto all’uguaglianza tra i generi! Lei sfida
apertamente chi considera le donne inferiori- mostra così l'importanza dell'impegno
continuo per creare pari opportunità!
L'Indipendenza Economica

L’indipendenza economica è un tema importante in "umena Marturano Grazie al suo


lavoro e alla astuzia, Filumena riesce a mantenerci e a dare un futuro ai suoi figli senza
dover dipendere completamente da un uomo. Questa indipendenza è fondamentale per
la sua libertà e il suo potere.

In un'epoca in cui le donne erano spesso dipendenti dai mariti, Filumena sfida davvero
queste aspettative. Eduardo De Filippo, attraverso il suo personaggio, mostra quanto
sia importante l’autosufficienza economica. Questo non è solo una questione di soldi.
Significa anche poter prendere decisioni da sole e controllare il proprio destino. È una
lotta per la libertà!

La Critica alla Società Patriarcale

"Filumena Marturano" critica in modo chiaro la società patriarcale. La storia di


Filumena ci fa vedere le ingiustizie e le ipocrisie di un sistema che mette da parte le
donne. Qui, la società patriarcale è piena di regole che limitano le scelte delle donne,
costringendole in ruoli sottomessi.

Ma Filumena non si arrende! Lei sfida queste norme con le sue azioni. Il matrimonio
ottenuto con l’inganno non è solo un modo per garantire un futuro ai suoi figli. È
anche un atto di ribellione contro un sistema che non dà rispetto e legittimità alle
donne. Eduardo usa Filumena per farci capire quanto sia urgente riformare la società e
riconoscere il ruolo fondamentale delle donne.
Conclusione
"Filumena Marturano" scritta da Eduardo De Filippo va oltre il teatro: riflette
intensamente sulla condizione femminile negli anni seguenti alla guerra e critica
duramente la società patriarcale. Con Filumena, Eduardo regala al pubblico uno
spaccato complesso sulla lotta contro l'ingiustizia grazie alla forza d'animo.

Questo sguardo ci porta ad esplorare diverse tematiche legate all'uguaglianza tra i sessi
e invitandoci a rimanere sempre vigili nei confronti dell'ingiustizia presente ancora
oggi.

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