Principi Di Marketing Internazionale Completo
Principi Di Marketing Internazionale Completo
Il MARKETING è una disciplina che si nutre del contesto in cui viviamo in quanto tutti i trend che
caratterizzano la nostra epoca vanno ad influire su qualsiasi aspetto del marketing e delle imprese.
È una disciplina che ha avuto notevoli cambiamenti nel corso degli anni anche per via dell’avvento
della tecnologia (es. intelligenza artificiale e le potenzialità che sta sviluppando).
Per capire il legame tra queste due discipline, bisogna partire dal concetto di PIANIFICAZIONE
STRATEGICA = il processo manageriale volto a sviluppare e mantenere una corrispondenza tra gli
obbiettivi dell’impresa, le sue risorse e le opportunità offerte dall’ambiente di riferimento. Il focus è
sulle imprese ma si parla di organizzazioni perché il marketing può essere utilizzato da tante altre
realtà => la pianificazione strategica serve per definire le strategie aziendali / le strategie
d’impresa.
¥ Integrazione verticale: vengono integrate le varie fasi del processo produttivo a monte (=i
propri fornitori) oppure a valle (= i propri clienti) > ci si muove lungo la filiera produttiva.
Integrazione orizzontale: acquisizione di un’altra impresa o espansione dell’impresa stessa
rimanendo nello stesso settore.
¥ Diversificazione: un’impresa si apre a piu mercati andando a operare in settori diversi >
laterale = l’impresa opera in settori diversi ma queste hanno delle affinità, viene considerata
come un ampliamento del portafoglio prodotti // assoluta = l’impresa va ad operare in
business completamente diversi.
L’impresa può operare in diversi settori e avere diverse aree strategiche di affari = diverse porzioni
dell’organizzazione commercializzano un insieme di prodotti destinati a un determinato gruppo di
clienti. Solitamente ogni area strategica di affari è gestita da un manager che pianifica la strategia,
la performance e i risultati di quell’area strategica di affari.
Per definire la coerenza tra questi vari livelli organizzativi si parte dall’ ORIENTAMENTO
STRATEGICO DI FONDO = l’identità profonda dell’impresa ovvero l’insieme di valori, di principi e
la filosofia che ispira il modo di agire dell’impresa. A partire dall’orientamento strategico di fondo,
l’impresa cerca di capire come raggiungere e mantenere nel tempo un vantaggio competitivo
rispetto ai concorrenti e questo si ottiene attraverso l’implementazione delle 4 strategie competitive:
leadership di costo / focalizzazione sui costi / differenziazione / focalizzazione sulla differenziazione.
Per quanto ci riguarda ci concentreremo su:
¥ Leadership di costo: si focalizza sul prezzo dei prodotti e in particolare vuole ottenere lo
stesso prodotto dei concorrenti con costi piu bassi (es. economie di scala: piu aumenta la
scala dimensionale della produzione, piu i costi medi tendono ad abbassarsi)
NB: Il costo è la spesa che sostengo per commercializzare un prodotto invece il prezzo è la quantità
di denaro che il consumatore è disposto a pagare per acquistare quel prodotto
è Il marketing lavora soprattutto sulla differenziazione. Si dice che il prezzo sia la morte del
marketing infatti non si può lavorare solo su questo ma bisogna lavorare con queste due strategie
insieme: lavorare sulla differenziazione non significa ignorare la leadership di costo e viceversa.
> ES: IKEA – WALMART – RYANAIR: 3 imprese che hanno puntato sulla leadership di costo come
strategia competitiva ma hanno anche lavorato sulla differenziazione. In particolare i loghi di queste
3 imprese hanno in comune i colori quali il giallo che rappresenta un elemento conveniente / uno
sconto e il blu che rappresenta l’affidabilità e infatti sono imprese che puntano sul low-cost.
> ES: APPLE –RED BULL –TESLA: 3 imprese che hanno puntato sulla differenziazione facendo
percepire il proprio prodotto come unico in modo da ottenere una fidelizzazione del cliente il quale
è disposto a pagare anche un prezzo più elevato per poter ottenere questo prodotto “unico”; ma allo
stesso tempo lavorano anche sulla leadership di costo.
Esistono vari stereotipi sul marketing che in realtà non sono totalmente veri quali il fatto che questo
termine significa vendite, pubblicità, creatività o è sinonimo di pratiche aggressive ma il marketing
non è solo questo ma riguarda anche ricerche scientifiche, numeri, statistiche => è un tipo di
professione che richiede diverse competenze che sono tra loro complementari. Per varie volte, è
stato accusato di pratiche aggressive / poco corrette ma in realtà negli anni c’è stata una maggiore
attenzione verso la responsabilità sociale dell’impresa (= l’etica del marketing) e si è evoluta anche
una capacità critica da parte dei consumatori.
In italiano non esiste un termine per tradurre “marketing”. É una disciplina che nasce nel mondo
anglosassone e deriva dalla parola “market” ovvero il luogo d’incontro tra domanda e offerta:
abbiamo delle persone portatori di bisogni/desideri che vogliono acquistare dei prodotti attraverso lo
scambio monetario. Il mercato può essere inteso come l’insieme di domanda e offerta ma chi si
occupa di marketing si occupa solo della domanda. Nello scambio è importante la comunicazione
per comprendere quelli che sono i prodotti in grado di soddisfare i bisogni e i desideri.
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NB: ll bisogno è lo stato di privazione tra lo stato attuale e una situazione ideale invece il desiderio
è la manifestazione del bisogno filtrata attraverso la cultura, il paese di provenienza, le abitudini ma
anche le preferenze individuali]
> ES: l’acqua è un prodotto che sembra difficile da differenziare ma esistono comunque tantissime
marche diverse. Esiste un brand di acqua chiamato “Bling” la quale è una normalissima acqua ma
fa passare una impressione di lusso essendo che la sua confezione è in vetro con una scritta in
cristalli luccicanti e infatti costa 35euro a bottiglietta / 100euro per 1L e viene distribuita a persone
influenti = prodotto considerato unico e per una clientela di fascia alta.
Da un lato abbiamo fattori ambientali che possono essere sia di carattere macro-ambientale (=i
trend sociodemografici, l’andamento dell’economia, il progresso tecnologico, il sistema legislativo di
un determinato paese) che micro-ambientali (= riguardano un ambiente piu ristretto con il quale
l’azienda si rapporta come i propri concorrenti, i prodotti sostitutivi, i fornitori e su queste variabili
micro-ambientali, l’impresa ha la capacità di influire in maniera piu diretta attraverso le proprie
strategie di marketing)
1. MARKETING PIONERISTICO (1945-1960): si tratta del marketing delle origini. Ci troviamo in una
fase di ricostruzione post-bellica in cui c’è una riscoperta delle economie di mercato, un clima di
fiducia tra imprese e consumatori ed in questa fase la domanda è maggiore dell’offerta = ci sono
piu consumatori disposti ad acquistare che imprese in grado di produrre e vendere, c’è maggiore
richiesta di prodotti rispetto ai prodotti realmente disponibili. Dal punto di vista teorico, c’è una prima
chiarificazione concettuale del marketing con vari testi quali “Marketing Behavior” che mette le basi
su quelli che sono i concetti del marketing o Mac Charty che definisce le 4P del marketing ovvero le
4 leve operative del marketing: prodotto –prezzo –promozione –canale distributivo. In questa fase,
il marketing ha una funzione limitata perché i prodotti si vendono da sé, il produttore deve solo
rendere disponibili i prodotti sul mercato.
LEZIONE 2 – 20 FEBBRAIO
RIPASSO > La diversificazione: una delle strategie di crescita delle strategie a livello di corporate
dell’impresa; questa può essere di tipo laterale (=l’impresa mantiene un legame dal punto di vista
del mercato di riferimento; Barilla: fa pasta e sughi per la pasta) o assoluta (=l’impresa investe in
settori diversi che non hanno alcun tipo di affinità, settori anti-ciclici)
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3. MARKETING DI TERZA GENERAZIONE (1975-1990): nel 1973 ci fu una forte crisi energetica
che comportò un aumento dei costi di produzione, un aumento dei costi delle imprese e di
conseguenza i mercati sono in una fase di declino ovvero non crescono più = periodo di grande
difficoltà. Per aumentare il numero di clienti e per svilupparsi, le imprese possono andare a
cambiare il mercato di riferimento, abbassare i prezzi o fidelizzare i propri clienti ma in queste opzioni
ci sono sempre i concorrenti di mezzo che adoperano le stesse tecniche e quindi la migliore
soluzione è quella di creare nuovi bisogni producendo nuovi prodotti = si cerca di sottrare quote
di mercato ai concorrenti > l’impresa acquista i propri concorrenti (: fase d’integrazione
orizzontale). Alcuni contribuiti concettuali di questi anni sono quelli di Porter con “Competition in
Global Industries” o “Marketing Web”.
IN CHE FASE CI TROVIAMO OGGI? Solitamente, gli esperti direbbero che ci troviamo in una fase di
quarta generazione ma non si può ignorare lo sviluppo su larga scala di internet e nuove tecnologie
che hanno portato le imprese a confrontarsi con nuovi modelli di consumo e di business ovvero
nuove modalità per produrre e vendere.
RISCHIO: Quando ci si concentra troppo sul prodotto c’è il rischio della miopia di marketing: si è
talmente focalizzati sul prodotto che si perde di vista quello che accade intorno come i bisogni dei
consumatori o le evoluzioni nell’ambito del settore (domanda d’esame: qual è il rischio
dell’orientamento al prodotto: la miopia di marketing)
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4. ORIENTAMENTO AL MARKETING: le imprese si pongono come obiettivo quello di soddisfare
i bisogni e desideri dei consumatori: viene introdotto il marketing all’inizio del processo produttivo
> sviluppo del marketing concept il quale è collegato al rapporto annuale della General Electric del
1952: “Con il marketing concept, si introduce la persona, il soggetto, il consumatore all’inizio del
processo produttivo e s’integra il marketing all’interno di ogni fase di business. Attraverso attività di
studio e di ricerca, il marketing cerca di capire quello che il consumatore vuole da un prodotto, quanto
è disposto a pagare, dove e quando vuole acquistare il prodotto” => il marketing viene posto all’inizio
del processo produttivo, viene sottolineata l’importanza di fare ricerche per capire cosa vogliono i
consumatori. Si iniziano ad utilizzare di piu gli strumenti del marketing mix / le 4P: product – place –
price – promotion.
> ES: nel settore alberghiero è nata un’applicazione che consente di avere controllo completo della
camera dell’hotel. Dove sta l’attenzione al cliente? Quest’applicazione permette al cliente di
utilizzare la tecnologia ma non è obbligato a farlo, lascia la possibilità anche ad un metodo piu
tradizionale = si va incontro a diversi tipi di clienti che possono soggiornare in un hotel.
è Il marketing è una funzione aziendale ma è anche una disciplina scientifica e anche una
filosofia di pensiero ovvero un modo di porsi di un singolo individuo.
CHI FA MARKETING?
¥ Imprese produttrici di servizi (es. università che vuole attrare studenti / docenti)
¥ Imprese produttrici di beni (es. negozio di abbigliamento)
¥ Enti pubblici / agenzie governative (es. banca)
¥ Squadre di calcio / diversi personaggi famosi
¥ Organizzazioni no-profit
¥ Imprese commerciali
L’OGGETTO del marketing può essere diverso infatti ritroviamo servizi – idee –persone –luoghi –
etc. Anche gli strumenti di marketing vanno adattati a seconda del soggetto di cui si parla / si occupa.
A CHI È DIRETTO?
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RIPASSO DI QUALCHE CONCETTO DI BASE:
FATTURATO (ricavo) = ciò che deriva dalla vendita, l’incasso della vendita > es. 5 torte a 20euro
l’una = 100euro di fatturato > pz x q => il fatturato non è altro che il ricavo dell’azienda
COME FACCIO A GUADAGNARE DI PIU COME IMPRESA? Se si vuole aumentare l’utile di un’impresa ci
sono due metodi: 1) alzo i ricavi aumentando il prezzo o la quantità dei prodotti venduti 2) abbasso
i costi: leadership di costo, economie di scala o di scopo.
Con il marketing internazionale si intende l’applicazione dei principi dei marketing a piu di un paese.
Facciamo anche una precisazione terminologica tra marketing globale (=strategie di
standardizzazione del marketing: anche se un’impresa opera in più paesi, cerca di standardizzare
le proprie strategie mantenendole simili nei diversi paesi questo tramite la ricerca delle similarità tra
i consumatori dei diversi paesi) e marketing internazionale (=guarda alle specificità dei diversi
paesi e mercati procedendo con strategie di adattamento: cerca le peculiarità dei diversi paesi
adattando l’offerta rispetto alle caratteristiche del singolo paese)
> ES –COCA-COLA: si tratta di un brand che adotta tutte e due le strategie: se guardiamo la
presenza globale della bevanda la troviamo in una forma standardizzata ovvero la classica coca-
cola con la lattina rossa MA se andiamo a vedere all’interno dei singoli paesi, troviamo dei prodotti
che in altri paesi non troviamo come la variante alla ciliegia o alla vaniglia.
QUAL’È LA SFIDA DEL MARKETING INTERNAZIONALE? Riuscire a trovare un bilanciamento tra diverse
forze che entrano in campo: 1) La presenza di piu paesi che provoca una maggiore incertezza del
contesto, contesto riferito alle variabili macro-ambientali che riguardano i paesi dove opera l’impresa
e quindi l’impresa deve essere abile a decifrare queste variabili in modo da applicarle correttamente
e reagire nel caso di problemi; 2) L’impresa deve essere abile nel modellare le variabili di marketing
che sono governabili dall’impresa: si utilizzano le leve di marketing per cogliere al meglio le
opportunità che vengono da un determinato paese (=strategia di adattamento).
¥ Esportazione passiva: l’impresa non svolge un ruolo attivo > es. turista tedesco che compra
una bottiglia di vino in una cantina italiana durante una vacanza e se la porta a casa
¥ Esportazione sporadica: ha un carattere di temporaneità > es. una cantina non riesce a
vendere nel mercato internazionale e quindi decide di aprire un sito per vendere online finche
non smaltisce le scorte: eccesso di produzione
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ESPORTARE = vendere i propri prodotti all’estero
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¥ Esportazione organizzata: le imprese che esportano buona parte dei propri prodotti e di
conseguenza gran parte del fatturato deriva dall’esportazione dei loro prodotti. In maniera
strategica con un orientamento a lungo termine, l’impresa ricerca continuamente mercati
esteri per esportare i propri prodotti.
LA PIANIFICAZIONE DI MARKETING
> Marketing strategico: Cosa vuole diventare l’impresa? Quali sono gli obbiettivi a medio-lungo
termine? Troviamo attività di analisi del settore o del mercato, attività di segmentazione del mercato
o attività di scelta del target
> Marketing operativo: Come posso raggiungere gli obbiettivi? Ci da gli strumenti per raggiungere
gli obiettivi che sono stati definiti in attività di marketing strategico. Questo marketing comprende le
4P: la comunicazione è soltanto una delle leve di marketing, la pubblicità è soltanto uno degli
strumenti di cui la promozione si può avvalere.
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Nella fase di pianificazione possiamo
individuare altre 3 sotto-fasi: 1) Analisi
situazionale ovvero l’analisi del contesto in
cui opera l’impresa 2) Focalizzazione
prodotto-mercato: capire quali sono i
prodotti piu adatti per i mercati identificati
nella fase precedente e quindi si definiscono
gli obbiettivi di marketing 3) Programma di
marketing: come sviluppare le leve del
marketing mix per raggiungere gli obbiettivi.
MARKETING STRATEGICO
Chiamato anche marketing analitico, si parte dall’analisi situazionale detta anche analisi
dell’ambiente o del settore che può sviluppare l’impresa con diverse modalità quali il modello delle
5 forze di Porter e l’analisi SWOT > due modelli flessibili utilizzati dalle imprese per avere un’idea
del contesto in cui si va ad operare e di quelli che sono i punti di forza e di debolezza delle imprese.
Una volta conclusa l’analisi situazionale, si passa all’analisi della domanda e il tutto ci consentirà di
arrivare alla focalizzazione prodotto-mercato.
MODELLO DELLE 5 FORZE DI PORTER: sono le forze che agiscono all’interno di un settore ma
non solo, agiscono anche a livello di filiera.
LEZIONE 3 – 22 FEBBRAIO
Durante l’analisi situazionale, ci sono diversi strumenti d’analisi che si possono utilizzare come le 5
forze di Porter in cui abbiamo delle forze sia a livello di filiera con fornitori, concorrenti e distributori
(=soggetti che stanno a monte o a valle) ma ci sono anche delle forze che agiscono a livello
orizzontale di settore non soltanto da parte dei concorrenti già presenti nel settore ma anche nuovi
potenziali concorrenti o imprese che producono prodotti sostituitivi. Oltre al modello delle 5 forze, un
altro strumento per questa prima fase di marketing analitico è la matrice SWOT nella quale si vanno
a vedere i punti di forza e di debolezza interni all’impresa e dall’altro lato si vanno a vedere quali
sono le opportunità e le minacce che provengono dall’ambiente circostante quindi che possiamo
ritrovare sul mercato o elementi che influenzano i consumatori.
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Ci sono diverse domande che ci possiamo porre durante un’analisi SWOT:
Dall’analisi interna si passa all’analisi esterna: quali sono le forze e dinamiche all’interno del settore
che vanno a portare degli elementi di opportunità o di minaccia che l’impresa deve affrontare.
OPPORTUNITÀ MINACCE
¥ STRENGHTS
- Primo e piu noto brand di macchine elettriche
- Brand creativo e innovativo
- Story-telling: non vendono solo auto ma seguono una mission = preservare il pianeta
- Visibilità del CEO Elon Musk che permette di attrare tante persone
- Adopera un’integrazione verticale: espansione del prodotto, non producono solo auto
ma anche batterie o centri di ricarica > questo crea un vantaggio competitivo
- Investimenti importanti nell’innovazione e nella tecnologia
- Fidelizzazione dei clienti nei confronti del brand: sono disposti a pagare un premium
price = il prezzo piu elevato che si può trovare all’interno di una categoria di prodotti
¥ WEAKNESS
- Hanno fatto troppi investimenti e quindi hanno esaurito tutta la liquidità
- Nel 2017 non sono riusciti a rispettare i livelli produttivi che si erano prefissati
- Solo recentemente si è rivolta a un mercato di massa
- Lasciano i brevetti aperti a tutti e quindi tutti possono copiarli
¥ OPPORTUNITIES
- Le macchine elettriche sono considerate il futuro dei trasporti = le persone stanno
comprando sempre piu macchine elettriche ma le tempistiche sono incerte
- Aver ampliato il proprio portafoglio di prodotti (es. batterie / centri di ricarica)
- Grande enfasi sull’energia rinnovabile
- Andare a sviluppare bene l’automazione potrebbe far diminuire i tempi di produzione
- Market share: quota di mercato = possibilità per l’azienda di espandere ulteriormente
la propria quota di mercato
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-> Come si calcola la quota di mercato? Cosa vuol dire che un’azienda ha una quota di mercato
del 30%? Il 100% è il totale del fatturato delle imprese del settore, un’azienda che ha una quota di
mercato del 30% vuol dire che detiene il 30% del fatturato del settore. Si può anche parlare di quota
di mercato a valore quando si intende il fatturato per distinguerla dalla quota di mercato a volume
che si vede con la quantità di prodotti venduti => la quota di mercato descrive qual è la percentuale
dall’azienda rispetto al totale del fatturato delle imprese che fanno parte di quel settore.
¥ THREATHS
- Gli USA potrebbero togliere gli incentivi dell’elettrico
- Non si sanno bene le tempistiche per le quali si passerà a questo tipo di trasporto
- Sempre piu produttori di auto tradizionali stanno investendo nel settore elettrico
L’analisi del mercato comprende: 1) L’attività di segmentazione del mercato 2) La scelta del target
dell’impresa 3) Le strategie di differenziazione e di posizionamento.
La segmentazione è importante per capire come muoversi nel mercato > capire i desideri e bisogni
dei consumatori (si capisce che è impossibile soddisfare tutti) > conoscere le diverse tipologie di
clienti che ci possono essere all’interno di un mercato > identificare il proprio mercato obbiettivo >
rivolgersi al mercato con prodotti che possano soddisfare quel determinato gruppo di clienti.
Ci sono dei gruppi di consumatori tra loro vicini e altri che rimangono isolati = possiamo identificare
dei gruppi con bisogni simili e altri consumatori che non sono ricollegabili a nessuno di questi gruppi
à quando le imprese identificano la presenza di uno o piu segmenti, siamo in presenza di
preferenze agglomerate. In questo caso, l’impresa può decidere di rivolgersi a
questi segmenti con un approccio di marketing segmentato: le leve di
marketing vengono adattate per ciascun segmento. La cosiddetta “nicchia di
mercato” fa sempre parte di questa situazione, infatti si parla di nicchia quando
la numerosità dei consumatori presenti all’interno di quel segmento è piuttosto
ridotta e hanno dei tratti distintivi ben individuati che rendono quel particolare
segmento distinto rispetto agli altri segmenti presenti nel mercato.
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> I vantaggi per il consumatore:
- Unicità del prodotto
- Piena soddisfazione perché l’offerta è modellata secondo le sue preferenze
Sicuramente esistono dei prodotti personalizzati ma se ragioniamo sulla produzione a larga scala,
quello che avviene è una personalizzazione di massa = si vanno a standardizzare alcune fasi del
processo produttivo e altre vengono personalizzate, solitamente quelle che costano di meno > es.
Nike da la possibilità per alcuni modelli di scarto di scegliere la combinazione dei colori.
¥ MULINO BIANCO utilizza un colore diverso del packaging a seconda della tipologia del
prodotto: il colore marroncino rimanda a un prodotto integrale – il giallo tradizionale della
marca – il colore verde rimanda ai prodotti senza zuccheri aggiunti, etc. > negli anni hanno
introdotto linee di prodotti diversi in modo da rispondere alle diverse esigenze che si possono
trovare all’interno di un mercato = cercano di espandere la propria quota di mercato.
Partiamo da un’identificazione dei bisogni del mercato, ad esempio in termini di caratteristiche del
prodotto, capacita di spesa, qualità ricercata nel prodotto, vantaggi in termini di risparmio di tempo
e di praticità, etc. e una volta identificati i diversi segmenti, si decide su quale segmento puntare e
si va a sviluppare il marketing mix in termini di prodotto –prezzo –promozione –scelte distributive.
REEBOK: nello schema possiamo notare una suddivisione generale tra sportivi e persone che
utilizzano la scarpa per il tempo libero e all’interno di questi 2 gruppi si possono fare degli ulteriori
analisi in modo tale da avere un profilo piu chiaro del potenziale cliente. Mettendo a confronto i
segmenti presenti sul mercato con i prodotti, è possibile identificare un mercato primario e un
mercato secondario: si va a definire un segmento del mercato per l’impresa, l’impresa decide verso
che tipo di cliente rivolgersi, per esempio notiamo che le scarpe da golf sono limitate solo ad una
nicchia di consumatori.
à L’impresa ragiona su quelli che sono i consumatori presenti all’interno del mercato, identifica i
segmenti, cerca di capire rispetto a questi segmenti qual è l’interesse dell’azienda e poi lavora in
maniera approfondita sui mercati che sceglie in modo tale da andare al soddisfare al meglio i clienti.
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Affinché la segmentazione sia efficace ci sono alcuni criteri da rispettare:
L’individuazione di uno o piu segmenti dipende dall’utilizzo che l’impresa fa delle variabili di
segmentazione; quando si studia il mercato, si può andare alla ricerca di elementi che accomunano
il mercato oppure si può andare alla ricerca di elementi che distinguono i consumatori l’uno dall’altro.
Per esempio una strategia di marketing di massa o indifferenziato realizzata a livello di piu mercati,
sarà un tipo di approccio di marketing che terrà conto degli elementi che accomunano i consumatori
dei diversi mercati => piu variabili di segmentazione si introducono nell’analisi, piu emergeranno
differenze tra i consumatori e si avrà la possibilità d’identificare dei gruppi sempre piu definiti.
> QUALI VARIABILI DI SEGMENTAZIONE SONO STATE UTILIZZATE PER QUESTI PRODOTTI?
- Packaging colorati
- Slogan simpatici
- Dentifricio con personaggi simpatici
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Durante le analisi, si possono introdurre tante variabili di segmentazione. A livello di macro-
segmentazione si vanno a vedere i gruppi di clienti in senso lato (famiglie –decoratori professionisti
–industria), si possono vedere i bisogni e le funzioni che vengono sodisfatti dai prodotti e quali sono
le tecnologie sostitutive. Invece a livello di micro-segmentazione si vanno ad analizzare in maniera
precisa ciascun gruppo di clienti (es. nelle famiglie ci possono essere famiglie diverse sulla base del
contesto geografico, sulla base della dimensione, sulla base del profitto, etc.) à piu si vogliono
conoscere da vicino i bisogni dei clienti piu è necessario introdurre variabili di segmentazioni precise
e articolate.
Stiamo analizzando il piano di marketing, in particolare la fase di marketing analitico: cos’è l’analisi
SWOT ovvero le possibili domande che un’impresa si deve porre nel momento in cui vuole
identificare i propri punti di forza e di debolezza ma anche individuare le opportunità e minacce che
provengono dall’ambiente esterno. Dal concetto di analisi SWOT siamo passati allo studio del
mercato e abbiamo parlato di segmentazione: il processo che porta a individuare all’interno del
mercato, gruppi di consumatori che sono tra loro omogenei (> esistono 3 tipi di mercato); abbiamo
poi visto quali sono i criteri per una segmentazione efficace e che il target del mercato di un’impresa
può comporsi di uno o piu segmenti > il target è il segmento / il gruppo di segmenti al quale l’impresa
decide di rivolgersi.
L’impresa ha a disposizione diverse variabili che può utilizzare per studiare il mercato per arrivare
all’identificazione di un segmento. L’impresa decide se rivolgersi o meno ad un segmento anche
sulla base della attrattività di quel segmento.
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COME SI FA A CAPIRE SE UN SEGMENTO DI MERCATO È ATTRATTIVO O MENO?
Esistono diversi criteri per valutare l’attrattività di un segmento. Un primo criterio può essere quello
della dimensione ovvero capire quanto è grande quel segmento, sulla base della numerosità del
segmento si possono fare delle previsioni sulle vendite dell’impresa, tendenzialmente in un
segmento di grande dimensione c’è la possibilità di vendere piu quantità di prodotto ma non è
necessariamente cosi perché un segmento può essere di grande dimensioni ma non in crescita:
bisogna considerare anche quanto è in crescita. Abbiamo poi il criterio della difendibilità il quale ci
permette di conoscere i nostri competitor; il criterio dell’accessibilità dell’impresa che permette di
valutare i costi logistici ovvero i costi che servono per gestire il flusso dalle materie prime alla
produzione al prodotto finito, quali sono i costi di comunicazione per raggiungere quel segmento e
infine si a vedere il criterio della coerenza: capire se il segmento è coerente con le risorse
dell’impresa e con l’immagine che l’impresa ha conseguito all’interno del mercato
ð Valutati i criteri si definisce l’attrattività del segmento e l’impresa decide se investire o meno
Come si fa a stimare il potenziale di mercato? Ci sono vari strumenti che vengono utilizzati:
bisogna considerare che il potenziale di mercato dipende da un lato dagli investimenti di marketing
che fanno le imprese ma ci sono delle condizioni ambientali sulle quale l’impresa non ha sempre
capacità di controllo diretta.
Come si fa a stimare le vendite? Spesso ci si basa su una valutazione del decision maker (=chi
prende le decisioni all’interno dell’impresa) che fa una stima rispetto alle vendite per il prossimo
anno; c’è una stima diretta fatta dal decision maker. Oltre all’esperienza diretta, ci si basa sulle
“antenne di marketing” = elementi che consentono di capire gli andamenti del mercato come la forza
vendita, andare a sentire il personale di vendita consente all’impresa di essere piu ‘vicina’ al
consumatore. Oltre ad andare a sentire la forza di vendita, si possono fare delle indagini di mercato
ad esempio per capire la fiducia dei consumatori oppure si può ricorrere a delle tecniche statistiche
come il “trend extrapolation” = guardare le vendite passate, basarsi sullo storico delle vendite.
=> Mettere insieme diversi strumenti permette di avere una visione piu precisa delle possibili vendite.
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Una volta che l’impresa ha concluso il processo di segmentazione, ha valutato l’attrattività del
segmento, decide il proprio target, lavora con la matrice prodotto-mercato per capire quali sono i
prodotti piu adatti per rispondere ai bisogni di quel mercato, si passa dalla segmentazione al
posizionamento.
¥ Attributi caratteristici del prodotto: si enfatizza la qualità del prodotto, dei materiali, lo stile
¥ Benefici attesi > es. crema anti-rughe che enfatizza il risultato
¥ Occasioni d’uso > es. slogan Daygum: “Quando non c’è lo spazzolino, c’è Daygum Protex”
¥ Categorie di utilizzatori > es. prodotti per consumatori con intolleranze alimentari
¥ Dissociazione dalla classe di prodotto > esempio precedente sul Chinotto
¥ Posizionamento di contrapposizione: c’è uno scontro diretto tra brand, un brand chiama
in causa un altro brand.
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SEGMENTAZIONE E POSIZIONAMENTO SUI MERCATI INTERNAZIONALE
Prendiamo l’esempio del NOKIA 1100 “MADE IN INDIA”: Nokia per entrare sul mercato indiano
decide di progettare un telefono che avesse delle caratteristiche che andassero incontro a quel
mercato. Con questo Nokia progettato per i consumatori indiani, sono state tenute in considerazione
caratteristiche quali una torcia incorporata, una tastiera resistente alla polvere, alla pioggia e anti-
scivolo considerando l’umidita alta in particolari momenti dell’anno. Sono anche dei telefoni multi-
sim che tengono in considerazione che vi sono famiglie numerose che spesso si ritrovano a dover
condividere lo stesso telefono. Questi sono dei piccoli accorgimenti che pero hanno determinato il
successo di quel prodotto in quel determinato mercato.
Ci sono anche casi di insuccesso di prodotti pensati per un determinato mercato internazionale,
come per esempio WHIRPOOL che aveva creato una lavatrice con un lavaggio apposito per il sari,
un abito tradizionale indiano fatto di questa seta particolare. L’idea era bella ma probabilmente non
avendo effettuato dei test, non si resero conto di una fessura all’interno della lavatrice che faceva
incastrare il tessuto arrivando anche a rovinarlo > il prodotto non ebbe poi successo in quanto non
fu testato nel modo giusto.
ð Quando si vanno a creare dei prodotti diversificati per determinati mercati, bisogna sempre
testarli per evitare insuccesso e di conseguenza delle grandi perdite di denaro
Un altro esempio di un prodotto semplice ma pensato per il mercato indiano è stato il Tupperware
diviso in diverse scatoline, pensato per l’elevato consumo di spezie nei paesi orientali.
ERRORI DI POSIZIONAMENTO:
Nel marketing, è sempre importante avere dei strumenti di controllo per comprendere se gli
obiettivi sono stati raggiunti o meno.
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COME SI COSTRUISCE UNA MAPPA DI
POSIZIONAMENTO?
“L’insieme dei processi impiegati da individui e gruppi per la valutazione, la scelta, l’utilizzo e
l’eliminazione di prodotti…per la soddisfazione di bisogni e desideri” = non guarda soltanto il
momento dell’acquisto ma anche le fasi che precedono e seguono l’acquisto.
1) VARIABILI CULTURALI:
- Cultura: gli usi, valori e tradizioni condivisi tra le persone, influenzano le scelte degli individui
- Subcultura: una cultura condivisa da un gruppo d’individui all’interno di un’altra cultura
- Classe sociale
> ESEMPIO –CAPUSLE HOTELS: sono degli hotel con delle cuccette che sostituiscono le
tradizionali camere di un albergo. Questi hotel nascono in Giappone dove c’è un problema legato
alla densità della popolazione / al poco spazio e quindi soggiornare in un hotel costa tanto. Queste
capsule nascono per persone che per motivi di lavoro dovevano fermarsi fuori e non volevano
spendere grandi cifre infatti si ritrovano spesso in prossimità di aeroporti o stazioni > hanno un
prezzo conveniente ma restrizioni a livello di spazio. Il concetto di spazio è radicato a livello della
cultura degli individui = il concetto di spazio varia da paese a paese. Anche l’offerta tiene conto della
percezione e della cultura delle persone che vivono in un determinato posto.
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à Quando si decide di lanciare un nuovo format, bisogna sempre pensare se funziona in contesti
diversi da quelli dove è inizialmente nato.
I colori assumono significati diversi a seconda della cultura di riferimento e vanno anche ad
influenzare le decisioni di acquisto: 93% delle decisioni d’acquisto sono influenzate dalla parte
visuale del prodotto (: colori del brand, colori del packaging) e 85% dei consumatori vedono il colore
come una delle caratteristiche principali per le quali acquistano un determinato prodotto.
- GIALLO: ottimismo e gioventù; utilizzato per attrare l’attenzione dei consumatori sulla vetrina
- ROSSO: energia, aumenta il battito e causa urgenza; spesso utilizzato per i saldi
- BLU: sicurezza e fiducia; spesso utilizzato nelle banche e nei business
- VERDE: l’essere benestante, stare bene economicamente
- ARANCIONE: aggressività; chiama l’attenzione per iscriversi, comprare o vendere
- ROSA: romantico e femminile; utilizzato per prodotti femminili
- NERO: potenza; utilizzato nei mercati di lusso
- VIOLA: utilizzato per calmare; si ritrova nei prodotti anti-età
Il significato di questi 8 colori è stato definito in Nord America, ma anche in diversi paesi europei
significano la stessa cosa.
Riprendendo le variabili culturali, abbiamo visto che ci sono diversi elementi che possono
rappresentare la cultura di una persona come i colori: il colore può cambiare radicalmente di
significato da un paese all’altro, per esempio, nei paesi occidentali il bianco rappresenta la purezza
ma in alcuni paesi asiatici rappresenta il lutto; il verde negli USA viene associato al dollaro, al
benessere economico o alla sostenibilità invece in altri paesi viene collegato alla malattia à l’utilizzo
del colore deve avere un utilizzo consapevole collegato alla conoscenza approfondita che l’impresa
deve avere di quei mercati.
- Di appartenenza: gruppi di cui gli individui fanno parte, con cui hanno delle relazioni stabili
e frequenti e di conseguenza esercitano una grande influenza sul comportamento del
consumatore. La famiglia è il principale gruppo di appartenenza che può influenzare i nostri
comportamenti o in un senso di continuità (=la famiglia influenza nel senso che potremmo
continuare a usare le scelte di consumo utilizzate in famiglia: es. mangiare le macine a
colazione) o di discontinuità (=andare contro le scelte di consumo della famiglia). Altri gruppi
di appartenenza possono essere la classe scolastica, gli amici, la squadra sportiva, etc.
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o Negli USA, c’è stato uno studio nel quale si è visto che diversi consumatori si erano
tatuati lo swoosh della Nike, non perché fossero appassionati della marca ma perché
si riconoscevano nel slogan “Just Do It” che richiama uno stile di vita, un modo di fare
che va oltre il prodotto, il brand va oltre il prodotto.
- Di dissociazione: gruppi a cui gli individui non appartengono e da cui vogliono prendere le
distanze. In che modo questo influenza i comportamenti di consumo? Una persona attenta
alla tutela degli animali, non comprerà mai prodotti testati su animali > si prendono le distanze
da un gruppo e dai brand che portano avanti i valori di quel gruppo.
Parlando di variabili sociali è importante distinguere i concetti di ruolo e status che hanno a che fare
con i gruppi con i quali ci relazioniamo. Il RUOLO descrive la posizione che ciascun individuo occupa
nei confronti delle persone e dei gruppi con cui interagisce. Nei confronti di un ruolo ci sono
determinate aspettative di comportamento, ciascuno di noi riveste ruoli diversi a seconda dei gruppi
con cui sta interagendo e a seconda del ruolo che rivestiamo ci sono delle aspettative di
comportamento. Lo STATUS è la stima che viene attribuita ad un ruolo, alcuni gruppi della società
attribuiscono un certo livello di stima a diversi ruoli: la ricerca di uno status può spingere il
consumatore a certi tipi di comportamento rispetto ad altri.
- Quando parliamo di età le cose non sono semplici. L’età piu semplice da individuare è l’età
anagrafica ovvero quanti anni ha una persona ma non basta questa a profilare un
consumatore, ci sono altri tipi di età che rivestono un ruolo piu importante. Ritroviamo l’età
biologica legata al nostro stato di salute, alle nostre capacita cognitive; l’età percepita vista
come elemento soggettivo. Un altro modo di ragionare riguarda le generazioni ovvero un
insieme di soggetti che hanno vissuto gli stessi eventi significativi nello stesso periodo.
Quando dura una generazione? Diversi studi affermano 5 anni e ci sono poi diverse
classificazioni le quali ci dicono i tratti distintivi a seconda delle esperienze vissute. Guardare
soltanto l’età è riduttivo perché non permette di capire pienamente gli individui.
- In presenza di un individuo con la stessa età, si possono avere situazioni diverse a seconda
della sua posizione all’interno del ciclo di vita: avere 20 anni - vivere in famiglia, -non
avere indipendenza economica vs avere 20 anni –vivere fuori –avere indipendenza sono due
tipi di situazioni diverse.
à Quando studiamo il mercato, la profilazione del consumatore deve essere il piu precisa possibile.
o ES: Nivea è un brand che ha introdotto linee di prodotto diverse basate su variabili
personali, abbiamo la gamma per uomo cosi come la gamma per bambini.
4) VARIABILI PSICOLOGICHE:
La gerarchia dei bisogni di Maslow: i bisogni fisiologici sono i bisogni che consentono
all’individuo di sopravvivere come mangiare – bere – dormire, si passa poi ai bisogni di
sicurezza che rappresentano il bisogno di sentirsi sicuri nel luogo in cui si vive, ci sono poi i
bisogni sociali/affettivi, i bisogni di stima i quali sono il riconoscimento sociale rispetto al ruolo
che si riveste e infine l’autorealizzazione è legata alla singolarità delle persone perché
ognuno ha fini e scopi diversi. SIAMO SICURI CHE QUESTA GERARCHIA SIA GIUSTA? Se alla base
della piramide i bisogni sono definiti un po’ per tutti, mano a mano che saliamo i bisogni
potrebbero presentarsi con un ordine diverso a seconda delle persone e dell’importanza che
attribuiscono ad ogni bisogno = la gerarchia non è uguale per tutti gli individui.
- Percezione: il modo in cui gli individui interpretano gli stimoli che vengono dall’esterno, come
leggono, interpretano, filtrano e utilizzano gli stimoli. La percezione è selettiva ovvero siamo
tutti abbastanza subissati di informazioni e stimoli, per cui la nostra capacità di prestare
attenzione a tutti questi stimoli, di coglierli e di memorizzarli è ridotta; da un lato si parla di
percezione selettiva e dall’altro di ritenzione selettiva.
o Ritenzione selettiva: non si può ricordare tutto allo stesso modo, ci sono delle
informazioni che rimangono impresse nella memoria perché occupano un posto
importante. Infatti, il modo in cui si ricordano le cose non è sempre uguale perché
tutto dipende dall’importanza che si attribuisce a quell’informazione.
In riferimento alle variabili degli individui, possiamo fare un ragionamento sulla PERSONALITÀ il
quale è un mix tra variabili personali e variabili psicologiche, in particolare è data dall’insieme delle
caratteristiche piu o meno permanenti di un individuo, è un tratto costante delle persone. Legato al
concetto di personalità c’è il CONCETTO DI SÉ cioè la percezione che un individuo ha di sé stesso,
come riteniamo di essere. Possiamo distinguere tra concetto di sé reale (=descrive come una
persona ritiene di essere) e concetto di sé ideale (=può coincidere o meno con il concetto di sé
reale o ci potrebbe essere una netta distinzione). Spesso nella comunicazione e nella pubblicità, i
brand cercano di strizzare l’occhio verso il concetto di sé ideale > es. campagne pubblicitarie di
Intimissimi nella quale si fa riferimento a modelle che rappresentano un ‘ideale’; ma ci sono anche
brand che scelgono strategie diverse e si avvicinano al concetto di sé reale. Esiste anche il concetto
di sé sociale che descrive come l’individuo ritiene che gli altri lo percepiscano.
Il consumatore riceve dall’esterno degli stimoli che possono essere stimoli ambientali: hanno a che
fare con l’ambiente in senso lato oppure stimoli di marketing: stimoli gestiti dalle imprese attraverso
le leve del marketing mix. A fronte di determinati stimoli, i consumatori mettono in atto delle risposte
in termini di comportamento di consumo. Quello che accade nella mente di un consumatore non è
sempre cosi evidente da capire, ad oggi esistono degli strumenti che ci aiutano a capire come i
consumatori rispondono di fronte determinati stimoli, invece le variabili aiutano a capire e prevedere
come un consumatore potrebbe reagire di fronte a uno stimolo di marketing.
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1) PERCEZIONE DEL PROBLEMA: il marketing può intervenire con la pubblicità o con il ruolo del
personale di vendita che aiuta il consumatore a capire il valore di quello che sta acquistando; il
marketing ha sicuramente il compito di soddisfare i bisogni dei consumatori ma spesso va anche ad
anticipare i bisogni e a creare la percezione di un nuovo problema che prima non c’era.
- Ricerca interna: il consumatore attinge alla propria esperienza personale e alle informazioni
in cui è in possesso, si parte da quello che conosce. Spesso la ricerca interna non è
sufficiente per rispondere al bisogno conoscitivo del consumatore.
- Ricerca esterna: il consumatore usa fonti esterne, ritroviamo fonti personali (: passa-parola
tra persone che si conoscono); fonti pubbliche (: recensioni che non hanno un interesse
diretto nella vendita) e fonti commerciali (: un’impresa che organizza una campagna
pubblicitaria, veicola informazioni con una finalità commerciale). Tendenzialmente, le fonti
personali sono le piu attendibili e sviluppano maggiore fiducia nel consumatore.
Sono i prodotti che vengono venduti con il marchio del supermercato, sono i prodotti che troviamo
soltanto all’interno di un distributore e che possono avere il brand che coincide con il nome
dell’insegna commerciale (es. marca Esselunga all’Esselunga) o può avere un nome diverso ma si
trova solo in quel distributore (es. “Fior di Spesa” di Billa). PERCHÉ UN SUPERMERCATO CHE VENDE
PRODOTTI DI ALTRE MARCHE DOVREBBE VENDERE QUESTO TIPO DI PRODOTTI? Le altre marche si trovano
ovunque invece la marca del supermercato si trova soltanto lì: l’obiettivo è quello di sviluppare una
store loyalty / una fidelizzazione del consumatore al punto vendita attraverso questi prodotti ‘unici’
=> il consumatore conosce già il punto di vendita e quindi il distributore si basa su questa reputazione
per introdurre delle proprie linee di prodotto.
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MA CHI PRODUCE QUESTE LINEE DI PRODOTTO? Possono essere imprese che producono per la
distribuzione o altre volte sono le imprese note al consumatore che producono anche per la
distribuzione perché in questo modo vanno a sfruttare dei volumi eccedenti e delle capacità
produttive inespresse e tutto ciò aiuta queste grandi imprese a raggiungere economie di scala.
Solitamente non è scritto chiaramente ma se si osserva attentamente un’etichetta di un marchio
commerciale si ritrova lo stesso stabilimento produttivo di una marca famosa. L’impresa che produce
ha tutto l’interesse che queste informazioni non siano evidenti perché solitamente la marca
commerciale ha un prezzo piu basso rispetto alla ‘famosa’. Se vogliamo analizzare in maniera piu
precisa, in realtà all’interno delle marche commerciali ci sono diversi livelli di prezzo:
¥ Prodotti di primo prezzo: i prodotti con il prezzo piu basso all’interno di una certa catena di
prodotti, in media costano il 25% in meno rispetto alla marca leader > es. Coop: il prezzo è
talmente basso che il supermercato non vuole associare il proprio brand e si chiamano
semplicemente con il loro nome (> prodotti con il packaging bianco e giallo)
¥ Prodotti premium: prendendo sempre la Coop, questa mette il proprio marchio sulla linea
“Fior Fiore” che rappresenta il top di gamma. Sono dei prodotti con prezzi superiori infatti
possono costare anche il 30% rispetto alla marca leader. Il consumatore attribuisce a questi
prodotti un livello di qualità elevato.
La marca commerciale non è necessariamente la marca con il prezzo piu basso all’interno di una
categoria di prodotti, di solito la marca commerciale è una marca con un buon rapporto tra qualità /
prezzo perché essere l’obiettivo lo store loyalty, si vuole vendere prodotti di qualità. PERCHÉ I
CONSUMATORI SCELGONO LE PRIVATE LABEL? Legame di fiducia tra acquirente e distributore: se ci
fidiamo del supermercato, si trasferisce questa fiducia anche sulle linee di prodotto che vengono
vendute all’interno di quel punto vendita. Un altro motivo può essere l’attenzione del supermercato,
per esempio alla Coop si possono trovare diverse linee di prodotto come ‘Coop crescendo’ – ‘Coop
solidale’ – ‘Coop essere’ – ‘Coop bio-logici’ – ‘Coop soluzioni’.
Abbiamo visto una serie di fasi che portano alla decisione d’acquisto ma in realtà per ogni tipo di
acquisto, il consumatore mette in atto fasi diverse; ci sono dei casi in cui il comportamento d’acquisto
ha un certo livello di complessità e dei casi in cui si passa dal bisogno all’acquisto in maniera
immediata senza il bisogno di tutto questo processo. Da cosa dipende la complessità della
decisione d’acquisto? Potrebbe dipendere da un prezzo elevato – se è la prima volta che si
acquista quel prodotto –dalla tipologia di prodotto –dalla frequenza con la quale si acquista quel
prodotto –dalla persona per la quale stiamo acquistando il prodotto. In generale, la complessità del
processo dipende dal rischio percepito = tanto maggiore è il rischio che il consumatore avverte,
tanto piu il processo è lungo e complesso e il rischio percepito aumenta con un coinvolgimento
elevato il quale è collegato ai precedenti esempi come un costo elevato (= costo in termini di fatica
in termini di reperire informazioni o fatica per acquistare un determinato brand; costo intenso come
esborso). Altri aspetti potrebbero essere l’impatto dell’acquisto a livello personale, le influenze di un
acquisto sulla propria immagine (> prodotti status symbol: prodotti che rappresentano in modo per
rafforzare la propria immagine sociale).
LEZIONE 6 - 4 MARZO
Abbiamo visto che queste fasi non si presentano sempre per ogni processo decisionale del
consumatore, possiamo pero dire che per i processi d’acquisto più complessi c’è una fase piu
importante dedicata alla raccolta delle informazioni cosi come alla valutazione delle alternative. La
complessità delle decisioni d’acquisto dipende da un rischio percepito, rischio che aumenta
quando aumenta il coinvolgimento del consumatore. Il coinvolgimento può dipendere dal costo
dell’acquisto del prodotto, costo intenso sia come esborso monetario che come prezzo del prodotto
che si acquista ma possono anche essere costi legati alla fatica, al tempo che il consumatore deve
dedicare alla raccolta delle informazioni ma anche un costo legato al luogo di acquisto del prodotto
che potrebbe non essere vicino al consumatore / non disponibile online.
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(DOMANDA: Cosa significa che il costo aumenta il coinvolgimento del consumatore nel processo
d’acquisto? Bisogna fare un riferimento al prezzo del prodotto cosi come a questi diversi costi in
termini di tempo o luogo d’acquisto)
> Livello di coinvolgimento basso e differenza percepita bassa: ricerca della varietà = il livello
di coinvolgimento è basso, quindi sono prodotti ad acquisto ripetuto / frequente e tendenzialmente
con un prezzo basso, ma qui i consumatori identificano una differenza tra marche > es. pasta, acqua,
biscotti, yogurt: prodotti per i quali c’è una differenziazione tra marche e quindi i consumatori
ricercano la varietà o scelgono una marca all’interno di una vasta gamma di marche.
> Livello di coinvolgimento alto e differenza percepita bassa: riduzione della dissonanza
cognitiva = il consumatore non è in grado di orientarsi bene all’interno dell’offerta. Il comportamento
d’acquisto orientato alla riduzione della dissonanza, riguarda quei prodotti per i quali il consumatore
ha poca conoscenza > es. l’acquisto di arredamento.
¥ *Qualità implicita: qualità basica, un livello minimo di qualità che si fa per scontato. Se è
presente, non determina la soddisfazione del consumatore ma se viene a mancare ci
possono essere delle conseguenze disastrose sulla soddisfazione del consumatore.
>ES: esempio di un questionario di soddisfazione di un’azienda che punta all’eccellenza del servizio:
possiamo vedere che viene considerata come piena soddisfazione del consumatore soltanto una
valutazione pari a 10 su una scala da 1 a 10.
All’interno del punto vendita troviamo le INFLUENZE SITUAZIONALI = gli elementi che sono in
grado di influenzare il consumatore all’interno del punto vendita. Tra queste influenze ritroviamo:
¥ Gli elementi fisici: l’ambiente fisico contribuisce a stimolare il consumatore nei confronti del
punto vendita > es. le vetrine addobbate a seconda delle stagioni o degli eventi; l’atmosfera
interna del negozio con la presenza di determinate luci, suoni, divani davanti i camerini per
gli accompagnatori, etc. Sono dei piccoli accorgimenti che contribuiscono ad influenzare
positivamente o negativamente la decisione di acquisto.
¥ La finalità d’acquisto: per quale motivo sto acquistando quel prodotto, per quale persona
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¥ L’ambiente sociale: gli accompagnatori con cui sto andando a fare l’acquisto, le persone
presenti all’interno del punto vendita che potrebbero metterci a disagio o a nostro agio
¥ Il fattore tempo: effettuare gli acquisti di fretta oppure prendendo il proprio tempo chiedendo
anche consiglio al personale di vendita
¥ La situazione antecedente: cosa precede l’arrivo del consumatore all’interno del punto
vendita, da che situazione arriva? Qual è lo stato d’animo del consumatore quando arriva
nel punto vendita > es. turista che arriva rilassato dopo un viaggio tranquillo vs turista che
arriva arrabbiato per via di un ritardo dell’aereo o per via di contrattempi
Inizialmente il comportamento del consumatore era visto come qualcosa di lineare con una fase che
precede l’acquisto – fase dell’acquisto – fase del post-acquisto, in realtà con la diffusione della
tecnologia si è capito che il comportamento d’acquisto del consumatore non è un processo
cosi lineare ma è costituito da micro-momenti che si ripetono. Questi micro-momenti, sono
definiti come dei momenti in cui una persona utilizza dei mobile per rispondere a dei bisogni
particolari legati al processo d’acquisto; micro-momenti perché sono di breve durata e si ripetono.
Questi micro-momenti vengono suddivisi in 4 tipologie:
1. I WANT TO KNOW: necessità conoscitiva che può essere anche solo informativa > es. Quali
sono i migliori master in marketing? Che differenza c’è tra un leasing e un mutuo?
2. I WANT TO GO: pensiero di andare ad acquistare qualcosa / fare qualcosa nelle vicinanze > es.
Quali sono i parcheggi gratuiti a Milano zona fiera? Dov’è un ristorante qui vicino?
3. I WANT TO DO: desiderio di conoscenza legato ad un bisogno di imparare a fare qualcosa > es.
Cerco un tutorial su YouTube di una ricetta, su come utilizzare un software per analisi statistica
4. I WANT TO BUY: l’acquisto vero e proprio del prodotto > es. posso pagare con paypal su
Amazon? Qual è un negozio Nike che vende silver a Milano?
Le imprese devono cercare di essere presenti in tutte le fasi del processo decisionale del
consumatore e ad essere presenti anche all’interno di questi micro-momenti in maniera efficacia
attraverso l’utilizzo della tecnologia > es. non basta avere un’applicazione ma questa deve essere
efficiente, bella e funzionante. Nel complesso, l’esperienza deve essere omogenea per il
consumatore: il consumatore utilizza diversi canali per interagire con un brand e questi canali si
devono parlare tra di loro in modo tale da offrire un’offerta continua e omogenea => è importante
che ci sia sinergia tra i diversi canali di un’impresa. PERCHÉ QUESTI MICRO-MOMENTI SI RIPETONO?
Spesso si acquistano servizi con mesi di anticipo con la possibilità di cancellazione gratuita = fermo
un prodotto ma continuo le mie ricerche, continuo a valutare le mie alternative, infatti spesso si
disdice la prenotazione in un posto per effettuarla in un altro posto.
Le ricerche di marketing servono sia per approfondire lo studio del mercato ma anche per altre
finalità che andremo a vedere. Possiamo sentire utilizzare come sinonimi ricerche di marketing e
ricerche di mercato ma c’è una distinzione tra i due. Quando si parla di ricerca di mercato si intende
la raccolta di dati / informazioni che riguardano le tendenze, le dimensioni piu specifiche del mercato;
invece le ricerche di marketing comprendono anche le ricerche di mercato ma hanno delle finalità
piu ampie, come ad esempio studiare dei nuovi modelli di business, fare delle ricerche su dei nuovi
prodotti, ricerca sui fornitori, sui concorrenti, etc.
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Con le ricerche di marketing si passa da dati grezzi a informazioni, le ricerche di marketing servono
per arrivare ad ottenere delle informazioni che consentono al decisore aziendale di prendere delle
decisioni consapevoli come per esempio definire il piano di marketing dell’azienda.
à Le ricerche costano molto e richiedono tempo e competenze, infatti queste ricerche vengono
svolte nel momento in cui c’è una necessità da parte dell’impresa.
1 – DEFINZIONE DEL PROBLEMA: si parte da un problema > es. voglio entrare in un nuovo
mercato ma non lo conosco, voglio creare un nuovo format distributivo ma non so come muovermi.
Si parte da un bisogno conoscitivo e si definisce gli obiettivi della ricerca e questi obiettivi devono
essere specifici, misurabili e con una temporalità definita. Si definisce anche la rilevanza operativa
della ricerca ovvero la ricerca deve essere utile.
2 – SVILUPPO DEL PIANO DI RICERCA: si identificano i vincoli quali il costo della ricerca o i tempi
della ricerca. Si identificano quali sono i dati necessari, che dati servono e si individua il metodo di
ricerca.
3 – RACCOLTA DI INFORMAZIONI: raccolta dei dati primari e dei dati secondari. I dati secondari
sono dati di seconda mano, dati già esistenti che sono stati raccolti dall’impresa o da soggetti esterni
all’impresa per finalità diverse. Possono essere interni come gli scontrini dell’azienda o esterni come
l’ISTAT che crea rapporti di ricerca oppure le riviste scientifiche. Se i dati secondari non sono
sufficienti a rispondere alle esigenze conoscitive dell’impresa si passa alla raccolta dei dati primari
ovvero dati di prima mano che vengono raccolti appositamente per rispondere alle esigenze
dell’impresa, alla ricerca che viene fatta ex-novo per la quale si raccolgono dei dati originali. Prima
di iniziare una raccolta di dati primari, la quale è molto costosa, si va sempre a vedere se tra i dati
secondari c’è qualcosa di utile per l’impresa.
(DOMANDA: Differenza tra dati primari e dati secondari, quali dati sono immediatamente disponibili)
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RICERCA QUALITATIVA: non si conosce bene un fenomeno / un mercato. Sono stati fatti pochi
studi e quindi si parte con una prima ricerca approfondita che ha la finalità di capire meglio un certo
bisogno emergente di un consumatore. Non si ha a che fare con dei numeri ma con delle
informazioni di tipo qualitativo quindi questo tipo di ricerca, non ha rappresentatività statistica. I
risultati di questo tipo di ricerca, che si possono ottenere attraverso delle interviste, riguardano
soltanto le persone intervistate e non tutti.
RICERCA QUANTITATIVA: un tipo di ricerca che ha a che fare con dei numeri, si accolgono dei dati
numerici e si va a fornire una dimensione quantitativa di un certo fenomeno. Questa ricerca ha delle
procedure rigide e piu sistematiche per la raccolta e l’analisi di dati numerici. In questa ricerca, si
dovrebbero utilizzare dei campioni rappresentativi in modo da estendere i risultati della ricerca a
tutto l’universo di riferimento. Con la ricerca quantitativa, si mira ad ottenere dei risultati, che a partire
da un campione, mi consenta d’estendere i risultati a tutta la popolazione di riferimento. Il campione
è un gruppo selezionato di soggetti che fanno parte della popolazione / universo di riferimento: totale
delle persone oggetto di studio. Ci sono diversi tipi di campionamento, diversi metodi che si possono
utilizzare per selezionare il gruppo di soggetti da analizzare. Questi 2 metodi possono essere di tipo:
- Probabilistico: ogni unità della popolazione ha la stessa probabilità di rientrare nel mio campione.
È un campione difficile da costruire e costoso, ci sono delle piattaforme a cui ci si iscrive come utenti
per partecipare alla somministrazione di questionari e si viene pagati; dall’altro lato, queste
piattaforme sono utilizzate anche da chi fa ricerca per avere un panel di corrispondenza => consente
di avere una rappresentatività dei risultati ovvero i risultati che si ottengono possono valere per tutta
la popolazione di riferimento.
à La ricerca qualitativa ha una finalità esplorativa ovvero si lavora su dati qualitativi che consentono
di capire meglio un fenomeno ma non ha rappresentatività statistica: i dati riguardano soltanto quel
contesto analizzato. La ricerca quantitativa lavora su dati numerici che servono per fornire
un’informazione di tipo quantitativo, informazione che richiede procedure piu sistematiche. Se si ha
un campione rappresentativo / probabilistico, si riesce ad estendere i risultati della ricerca a tutti i
soggetti che fanno parte della popolazione anche se non sono stati intervistati.
Questi due tipi di ricerca, avendo finalità diverse, hanno METODI DI RACCOLTA DATI DIVERSI:
¥ Focus group: a volte per l’impresa è interessante, non tanto avere l’opinione dei singoli, ma
vedere le dinamiche che si sviluppano all’interno di un gruppo di rispondenti. Il focus group
comprende tra 6-10 partecipanti, questi rientrano nella popolazione di riferimento
dell’impresa essendo che vengono selezionati sulla base di determinati requisiti e
solitamente vengono riuniti in un contesto neutro che serve a metterli a loro agio per
rispondere alle domande. Nel focus group, è sempre presente un moderatore esperto che
modera la discussione ovvero ha il compito di stimolare tutti a partecipare al dialogo e di
contenere chi cerca di prevalere sugli altri > deve gestire la situazione. Oltre il moderatore,
può essere presente un ricercatore che si annota delle informazioni legate al non-verbale.
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Questi gruppi sono quasi sempre registrati perché poi questi dati vengono trascritti; un focus
group dura all’incirca 2/3 ore.
¥ Mystery client / shopper: una persona riceve delle indicazioni precise da parte dell’impresa
e si finge cliente. Questo tipo di figura è diffusa nel mondo delle banche, del turismo ovvero
posti dove una persona va, si finge un cliente problematico e si vuole vedere come
reagiscono gli addetti al front office, qual è il livello del servizio erogato. Ovviamente chi è a
contatto con il cliente, non dovrebbe conoscere il mystery client, deve essere un cliente
anonimo.
> RICERCA QUANTITATIVA: ha finalità diverse quali una finalità descrittiva: descrivere dei
fenomeni (qual è il livello di soddisfazione di un cliente, qual è il livello di notorietà di un certo
marchio) oppure può avere una finalità causale: la ricerca vuole indagare delle relazioni causa-
effetto, ci sono una o piu variabili indipendenti e una o piu variabili dipendenti > es. si vuole vedere
l’effetto della soddisfazione sulla fidelizzazione. Nella ricerca causale si utilizza l’esperimento in cui
si va a manipolare una o piu variabili indipendenti e si va vedere il loro effetto su una o piu variabili
dipendente. Il metodo di raccolta dati piu frequente nella ricerca quantitativa, è sicuramente il
questionario strutturato con domande chiuse. Fare un buon questionario è un requisito fondamentale
per una buona ricerca quantitativa, se si sbaglia fallisce la ricerca. A livello di ricerca quantitativa, si
dedica molto tempo alla creazione di un questionario ed è importante testarlo.
Ci possono essere diversi errori che si possono commettere creando un questionario quantitativo.
Prendiamo come esempio un questionario della catena di fast food Wendy’s:
4) Domanda doppia: faccio un’unica domanda ma in realtà le informazioni richieste sono due e
quindi non si capisce a cosa si riferisce la risposta.
6) Risposte che non si escludono una con l’altra: nel caso dell’età, è meglio chiedere
direttamente l’età piuttosto che mettere delle fasce senno non si sa bene l’età di riferimento > non ci
deve essere una sovrapposizione tra le risposte.
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¥ Domande in cui si danno delle alternative ma si chiede di rispondere a tutte con un si o un
no, si chiede una risposta per ogni riga.
¥ A volte non ci si accontenta di una risposta si/no ma si vuole avere una gradazione. Per
esempio, per un’impresa potrebbe essere interessante sapere se una persona
riacquisterebbe un prodotto e quindi potrebbe semplicemente chiedere se si o no ma a volte
ci sono dei consumatori indecisi e quindi si utilizza una scala di risposta come ad esempio
valutare da 1 a 5. Una delle scale piu utilizzate è quella la scala di Likert che esprime il
livello di accordo o di disaccordo di una certa affermazione. Simile a questa scala, abbiamo
il differenziale semantico in cui si prendono due estremi e nel mezzo si ritrovano degli
intermezzi, possibilità di rispondere tra questi due estremi.
o Solitamente nelle ricerche di marketing si utilizzano scale dispari perché cosi hanno
sempre un valore intermedio; può essere utile anche una scala pari se si vogliono
risposte polarizzate.
LEZIONE 7 - 5 MARZO
Abbiamo fatto una distinzione tra ricerche di mercato e ricerche di marketing; le ricerche di marketing
hanno un’accezione piu ampia invece quelle di mercato si riferiscono allo studio delle dimensioni e
delle tendenze di fenomeni del mercato. Abbiamo anche fatto una distinzione tra le ricerche
qualitative e le ricerche quantitative sulla base del metodo che viene utilizzato. I metodi qualitativi
hanno una finalità esplorativa ovvero cercano di andare a conoscere in profondità fenomeni che non
sono ancora conosciuti. I metodi quantitativi hanno a che fare con una raccolta dati quantitativa
ovvero con i numeri e infatti questa ricerca richiede un metodo piu strutturato e vi sono diverse analisi
quali quella statistica, La ricerca quantitativa può avere una finalità descrittiva (descrivono fenomeni)
o causale (si indagano le reazioni causa-effetto di una o piu variabili indipendenti e dipendenti).
L’obiettivo delle ricerche di marketing è di ottenere delle informazioni che siano utili per il decisore
aziendale, delle informazioni che consentano di prendere delle decisioni consapevoli / decisioni che
riducono il rischio.
Il Sudafrica fa parte dei cosiddetti BRICS ovvero i mercati emergenti che comprendono Brasile,
Russia, India, Cina e Sudafrica. COSA HANNO IN COMUNE QUESTI PAESI? Sono dei paesi
estremamente vasti con una percentuale importante di popolazione rispetto alla popolazione
mondiale, hanno una popolazione numerosa e soprattutto una popolazione caratterizzata da un
progressivo miglioramento della qualità della vita e del benessere. Il termine “brics” viene coniato da
Jim O’Neill nel 2001 in seguito all’attacco alle torri gemelle quando si inizia a mettere in discussione
l’egemonia americana. Ci si rende conto che ci sono altri paesi che stanno emergendo e che stanno
progressivamente migliorando il loro ruolo all’interno dell’assetto mondiale. Questi paesi sono stati
visti, da un lato come delle nuove potenze economiche e dall’altro come dei importanti mercati di
sbocco per le imprese occidentali > paesi che hanno ormai un ruolo importante nell’economia. Dopo
l’impennata di crescita inarrestabile del PIL di questi paesi, la situazione comincia a cambiare con
le crisi economiche e alcuni paesi reggono meglio di altri, per esempio la Cina regge bene e ancora
oggi si afferma come una potenza globale, altri paesi invece hanno avuto degli andamenti irregolari
con crescite che hanno poi hanno iniziato a diminuire. Era stato creato un fondo d’investimento
essendo che tutti volevano investire in questi mercati emergenti ma in realtà ci furono diverse crisi
come crisi politiche e guerre che misero tutto in dubbio. Dopo anni di successo, nel 2015 si decide
di togliere dal mercato il fondo di investimenti per via di alcune situazioni instabili che si erano create
=> crisi dei brics.
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Ogni economia ha avuto un andamento diverso: la Cina ha avuto un’importante impennata, l’India
riesce ancora a reggere bene ma gli altri due paesi hanno un’economia che è andata / sta andando
peggiorando e quindi la rilevanza di questi paesi, in un’ottica mondiale, è un po’ svanita anche se
rimangono importanti come mercati di sbocco per i mercati occidentali. Piano piano, altri paesi
stanno emergendo (Tailandia, Filippine, Vietnam…), sono paesi che stanno sviluppando le proprie
economie e se continuano cosi, nei prossimi anni potrebbero emergere nei mercati internazionali =>
per le imprese orientate ai mercati internazionali è bene guardare avanti, ma anche monitorare
attentamente i cambiamenti che ci possono essere.
Un altro aspetto da considerare parlando di brics, è quando si parla di potenze piu consolidate: “Ho
l'impressione che si sia ormai superata la dicotomia tra mondo sviluppato e paesi emergenti (Brics) per
passare a una visione polarizzata del mondo tra i due blocchi Usa e Cina che entro il 2035 si equivarranno in
termini di Pil. Essi contribuiscono attualmente al Pil globale per il 24% e 16% rispettivamente, ma la Cina
continua a crescere ad una velocità maggiore. Il “terzo blocco” europeo, sebbene contribuisca attualmente al
Pil globale per il 22%, stenta purtroppo sempre più a decollare e sarà raggiunto in termini di Pil dalla Cina
entro il 2028.” (articolo su Il Sole 24ore) > Quelli che sembravano equilibri immutabili fino a qualche
anno fa, in realtà si stanno dimostrando piu fragili del previsto anche per via dei diversi cambiamenti
economici – politici – geografici che influenzano il tutto.
Il SUDAFRICA è un paese con una collocazione fisica favorevole e un clima mite durante l’anno
(non ci sono inverni rigidi, né tornado). È un paese che geograficamente ha tutta una serie di
vantaggi positivi anche sull’agricoltura e infatti è uno dei paesi produttori di vino emergenti piu
famosi. Si tratta anche di una terra di contrasti con citta moderne, palazzi con imprese internazionali
con servizi all’avanguardia, una natura attraente per i turisti ma ci sono ancora molte zone di povertà
con una popolazione in progressivo miglioramento dal punto di vista sociale-economico e con
ancora molto da fare da punto di vista dell’istruzione o della sicurezza > ci sono poche possibilità
per i giovani e le donne à ci sono tutte le contradizioni tipiche dei mercati emergenti ovvero degli
slanci d’innovazione ma allo stesso tempo zone di povertà con difficoltà diverse.
Condurre una ricerca in un mercato emergente pone delle sfide, soprattutto se l’impresa interessata
a condurre una ricerca di marketing è un’impresa che proviene da un contesto sociale-culturale
molto diverso. Quali possono essere gli step della ricerca?
Distribuzione della popolazione africana sulla base dell’età e del genere: si tratta di un paese
prevalentemente giovane con delle aspettative di vita basse = progressiva riduzione della
popolazione mano a mano che si avanza con l’età, soprattutto perché la distribuzione della
popolazione bianca è completamente diversa => le condizioni di vita non sono ancora uguali tra i
diversi gruppi sociali. L’età media dei paesi emergenti rispetto ai paesi sviluppati ha uno scatto non
indifferente, in Sudafrica c’è un’aspettativa di vita alla nascita di 52 anni mentre in Italia di 80 anni.
Capiamo che si tratta di una popolazione piu giovane dovuta sia al fatto che si fanno piu figli ma
anche al fatto che il tasso di mortalità è ancora alto per motivi legati alle condizioni di vita, alla salute,
etc. à non è facile andare ad investire in paese con queste caratteristiche, pero è anche vero che
la situazione sta migliorando. Solitamente si guarda il mercato di riferimento come una piramide in
cui c’è una base della piramide che vive in condizioni di vita meno agevoli con un potere d’acquisto
basso ma mano a mano che si sale si raggiungono livelli di benessere progressivo > negli ultimi
anni, la base della piramide si sta restringendo e sta aumentando la fascia media della popolazione.
2) Obiettivi di ricerca: in una ricerca di marketing, si può trovare un obiettivo principale declinato
poi in sotto-obiettivi. L’obiettivo di questa ricerca, è indagare l’immagine dei prodotti italiani in
generale e di alcuni brand italiani tra i consumatori sudafricani > da un lato si voleva capire cosa
pensassero gli sudafricani del Made in Italy e dall’altro si voleva capire quali fossero le percezioni
rispetto ad alcuni brand. Da questo obbiettivo derivano due domande di ricerca:
1. Esiste una relazione tra l’immagine dei prodotti italiani e l’immagine dei brand italiani?
2. Esiste una differenza tra l’immagine dei prodotti italiani e l’immagine dei brand italiani?
à I brand da considerare sono 3 brand nel settore B2C, già presenti nel mercato sudafricano:
Nutella – Illy – Ferrari, due relativi al settore alimentare e uno del settore automobilistico.
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3-4) Pianificazione della ricerca: DA DOVE PARTIRE PER IMPOSTARE QUESTO TIPO DI RICERCA? QUALI
METODI DI RICERCA UTILIZZARE E PERCHE? Quando si fa una ricerca di marketing, si parte sempre dai
dati secondari. In questo caso, la ricerca secondaria ha previsto un’analisi della letteratura scientifica
per capire come misurare l’immagine di marca, come si possono migliorare alcune associazioni.
Questa prima fase di ricerca, ha anche previsto un’analisi del mercato sudafricano utilizzando degli
studi realizzati periodicamente sui consumatori sudafricani, i quali vanno a vedere le “Living
Standards Measure”: studi che prendono tutta una serie di prodotti e si va a vedere in ogni casa se
si ha il collegamento ad internet, quanti televisori si hanno, i propri hobby, etc. = si va a mappare in
maniera molto precisa quali sono le caratteristiche dei consumatori, i loro stili di vita e si suddivide
la popolazione in diversi cluster rispetto alle loro caratteristiche à un processo di segmentazione
che rappresenta una ricerca secondaria perché l’impresa ha usato dati secondari per capire la
particolarità del mercato sudafricano.
Siccome i dati non erano sufficienti per rispondere alle domande di ricerca, sono passati a una
ricerca primaria (raccolta dati ex-novo) scegliendo sia un metodo di tipo qualitativo che quantitativo.
Le due ricerche vanno a vedere prospettive diverse: la qualitativa va ad indagare la prospettiva delle
imprese con interviste in profondità mentre la quantitativa ha previsto la somministrazione di un
questionario strutturato a un campione di 200 consumatori sudafricani tramite mall-intercept: modo
utilizzato per ottenere un campione di convenienza.
DOVE INSERIRE LE DOMANDE DI TIPO DEMOGRAFICO? Ci sono pro e contro in tutti e due i casi: se si
mettono all’inizio si riesce ad avere subito la profilazione dei consumatori ma iniziare subito con le
domande personali può rappresentare uno scoglio infatti solitamente si preferisce lasciare queste
domande alla fine anche se c’è il rischio di non avere le risposte perché le persone non rispondono
mai fino alla fine.
QUALI DOMANDE INSERIRE NEL QUESTIONARIO? Nel questionario c’erano domande che aiutassero a
capire le associazioni attribuite ai prodotti italiani – la notorietà e associazioni per Nutella, Illy, Ferrari
– la conoscenza del paese d’origine dei brand – le informazioni demografiche e personali degli
intervistati. Per la raccolta di dati bisogna fare diversi ragionamenti che riguardano ad esempio la
modalità di somministrazione del questionario. Questo può essere somministrato tramite:
- Auto-compilazione: è un metodo rapido con un solo intervistatore che riesce a distribuire tanti
questionari ma non c’è un controllo sulla qualità delle risposte.
- Lettura a voce alta da parte dell’intervistatore e compilato da questo sulla base delle risposte;
ci vuole tanto tempo ma almeno vi è la sicurezza di non aver saltato nessuna domanda.
6) Raccolta dei dati: quando si raccolgono i dati, bisogna tenere conto di quali possono essere le
variazioni della popolazione che frequenta un centro commerciale, infatti sono stati scelti:
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7) Elaborazione dei dati: effettuata tramite delle tecniche statistiche.
¥ Brand awarness:
o Nutella: nel 83%, soltanto il 33% ha provato il prodotto
o Illy: nel 15% soltanto il 5,5% ha provato il prodotto
o Ferrari: nel 97% soltanto il 11% ha provato il prodotto
Statistica indifferenziale:
1) ESISTE UNA CORRELAZIONE POSITIVA TRA L’IMMAGINE DEI PRODOTTI ITALIANI E L’IMMAGINE DEI
SINGOLI BRAND? Esiste una correlazione debole tra il marchio del Made in Italy e l’immagine di Nutella
e Ferrari mentre invece esiste una correlazione piu forte tra l’immagine del Made in Italy e l’immagine
di Illy => Illy è un prodotto al quale viene riconosciuto un livello di qualità superiore a Nutella ma
inferiore a Ferrari: la correlazione risulta piu forte per questo brand. Illy è un brand di caffè, il caffè
tradizionalmente viene riconosciuto come un prodotto italiano, l’Italia ha un grande consumo di caffe.
2) ESISTE UNA DIFFERENZA SIGNIFICATIVA TRA L’IMMAGINE DEI PRODOTTI ITALIANI E L’IMMAGINE DEI
SINGOLI BRAND? Mentre emerge una differenza significativa tra l’immagine del Made in Italy e Nutella
/ Ferrari, non esiste una differenza significativa tra l’immagine dei prodotti italiani e l’immagine di Illy.
è Illy è l’unico brand analizzato riferito tipicamente a un prodotto italiano. Illy è un brand di
prodotto tipicamente italiano, quando un prodotto viene riconosciuto come un prodotto tipicamente
associato ad un paese con delle accezioni positive, andare a fare espliciti riferimenti al paese
d’origine può rinforzare l’immagine positiva del brand = si trasferiscono le immagini positive del
paese sull’immagine del brand.
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Le ricerche di marketing contribuiscono ad alimentare il sistema informativo di marketing: tutte le
informazioni che un’impresa raccoglie al fine di prendere delle decisioni e formulare delle strategie;
possono essere dati e informazioni interne – eventi che provengono dal mercato – informazioni
derivanti da altre ricerche di marketing.
MARKETING OPERATIVO
à Le leve del marketing mix aiutano l’impresa a raggiungere l’obiettivo definito nella fase di
marketing strategico. L’utilizzo delle diverse leve di marketing, contribuisce a raggiungere il
posizionamento desiderato dall’impresa.
LEVA PRODOTTO
Quando guardiamo all’insieme dei prodotti di un’impresa, noi possiamo identificare diverse linee di
prodotto > es. Barilla ha linea della pasta, la linea dei sughi, diverse linee di prodotto che fanno
parte dell’insieme dei prodotti venduti da un’azienda. Il totale delle linee di prodotto di un’impresa
determina l’ampiezza di gamma: tante piu sono le linee di prodotto, tanto piu è ampia la gamma.
All’interno di ciascuna linea di prodotto, possiamo individuare delle varianti > es. all’interno della
linea pasta abbiamo le penne, i rigatoni, le farfalle, etc. L’assortimento che troviamo all’interno di
ciascuna linea determina la profondità di gamma = l’insieme di varianti che fanno parte di una linea
di prodotti. L’insieme di tutte le linee di prodotto di un’impresa, definisce il portafoglio di prodotti.
RIASSUNTO:
¥ Il numero delle linee di prodotto = l’ampiezza di gamma
¥ L’assortimento all’interno di ciascuna linea di prodotto = profondità di gamma
¥ Il totale delle linee di prodotto = portafoglio prodotti
ES: Nel marchio “Mulino Bianco” ci sono le fette biscottate – i biscotti – le brioches – il pane e
all’interno di ciascuna linea di prodotto ci sono delle varianti > es. pane: pane integrale – pane ai 8
cereali – pane bianco – pagnottelle…
LEZIONE 8 - 7 MARZO
ES: Nelle linee di prodotto “Procter and Gamble” possiamo identificare un intruso ovvero Pringles;
“P&G” si era focalizzato su prodotti per la cura della casa e la cura del corpo, era rimasto all’interno
del portafoglio prodotto questo marchio che era stato acquisito anche se non era coerente con il
portafoglio prodotti dell’azienda. Infatti nel 2012 questo brand viene acquisito da Kellogg’s per una
cifra pari a 2,7 miliardi di dollari > le imprese tendono a diversificare le proprie linee di prodotto.
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I prodotti possono essere classificati sulla base del tipo di utilizzatore, possiamo identificare:
I prodotti possono anche essere classificati sulla base del grado di tangibilità, con una componente
crescente d’intangibilità ritroviamo:
¥ Beni durevoli = non esauriscono la loro funzione con l’utilizzo > es. mobili, automobili
¥ Beni non durevoli = esauriscono la loro funzione con il consumo > es. prodotti alimentari
¥ Servizi = prodotti che hanno una prevalenza d’immaterialità / d’intangibilità > es. parchi
divertimenti – servizi turistici – visite mediche – istruzione – supermercato
Esempi proposti in classe: Armando – Pavesi – Rayban – La Roche Posay – Burger King –
Monge – Sephora – Gucci.
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LEZIONE 9 - 11 MARZO
Nell’ultima lezione, abbiamo introdotto il concetto di servizio = un prodotto a tutti gli effetti, non
proviene da un tradizionale processo produttivo ma è risultato di una serie d’interazioni tra soggetti
che portano all’erogazione del prodotto intangibile. Quando si parla di servizi, è difficile fare una
distinzione netta tra prodotti completamente materiali e immateriali, si parla infatti di service
continuum = una gradazione in cui la componente intangibile del prodotto può essere piu o meno
marcata > i beni fisici beneficiano della componente immateriale di servizio per il proprio
posizionamento, delle caratteristiche di unicità che permettono all’impresa di raggiungere il
vantaggio competitivo; anche i servizi sono immateriali ma hanno bisogno di una componente fisica
per l’erogazione.
Essendo che non si può valutare un servizio prima del suo acquisto, l’unica cosa che si ha
disposizione per valutare il prodotto sono una serie di informazioni, un insieme d’informazioni che
riguardano il servizio ma che sono solamente in parte controllabili dall’erogatore del servizio (es. la
presenza di altri clienti in termini di tempi di attesa o disturbo). Per le imprese, emerge la necessità
di tangibilizzare l’intangibile = cercare di dare concretezza, degli elementi di tangibilità a un
servizio intangibile. Per cercare di tangibilizzare il servizio si va ad agire sugli elementi fisici come
per esempio l’arredamento, le divise del personale, la pulizia, etc. = elementi che contribuiscono a
dare informazioni e a rassicurare il cliente prima dell’acquisto del servizio stesso. Altri esempi per
tangibilizzare il servizio può essere un sito web ordinato/ chiaro che contribuisce a dare un’immagine
del servizio erogato oppure i social nei quali si pubblicano recensioni o immagini a 360gradi
(rendering) che consentono di vedere nel dettaglio le caratteristiche del servizio => tutto quello che
serve per trasferire informazioni positive riguardo il servizio. Il personale di contatto fa parte del
servicescape = supporto fisico che contribuisce a dare un’indicazione rispetto la qualità del servizio.
2. ETEROGENEITÀ - inconsistency: nessun servizio è uguale all’altro, ci sono molti elementi che
influenzano la qualità del servizio e alcuni di questi elementi sfuggono al controllo dell’erogatore, c’è
anche da considerare un margine di soggettività nell’erogazione del servizio. Da un punto di vista di
marketing, se si ha un servizio non standardizzabile, il cliente non sa mai cosa aspettarsi = si vanno
a introdurre degli standard di qualità: elementi oggettivi che possono essere rispettati e confrontati
dai clienti (es. in un ristorante si possono stabilire delle tempistiche). C’è pero il rischio di non riuscire
a rispettare questi standard (controproducente) e avere degli standard significa avere delle regole e
ciò comporta una scarsa flessibilità = non si riesce a personalizzare il servizio. Bisogna anche tenere
presente che ci sono diversi livelli di responsabilità nell’erogazione di un servizio = il soggetto con
cui si interfaccia il cliente è l’erogatore del servizio ma gli standard vengono definiti da chi si trova in
un livello gerarchico superiore > chi si trova a contatto con il cliente deve avere la possibilità di
deviare dallo standard in modo da avere un’immagine di flessibilità e andare in contro al cliente.
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3. CONTESTUALITÀ TRA PRODUZIONE E FRUIZIONE DEL SERVIZIO: non si può scindere la
produzione del servizio dalla fruizione del servizio > in una logica di produzione industriale, questi
momenti sono distinti: produco, controllo che i prodotti corrispondano alle specifiche di qualità
predefinite e il cliente acquista MA nel settore dei servizi, produzione e consumo avvengono nello
stesso momento. Per spiegare questo concetto si utilizza la metafora teatrale = tutto accade in
diretta davanti al cliente: gli attori sono il personale di front-office, il pubblico è il cliente, il teatro è il
supporto fisico e poi ci sono altri soggetti non visibili che pero sono essenziali a una buona
erogazione come il personale di back office.
Il personale di contatto che eroga il servizio diventa per il cliente il ‘servizio stesso’ e diventa
l’immagine dell’azienda essendo che si tratta della prima persona che si incontra (=deve avere una
formazione perfetta). Un’altra problematica è che eventuali errori avvengono davanti al cliente,
qualsiasi errore accade in diretta = c’è il rischio che si verifichi un disservizio e nasce la necessita
per il personale di contatto di recuperare in tempi rapidi l’errore.
4. DEPERIBILITÀ: non è possibile stoccare i servizi e regolarne il loro utilizzo nel tempo, un servizio
non venduto viene perso = eventuali fluttuazioni della domanda devono essere gestite, nei servizi
c’è un problema legato alla stagionalità / ai flussi di domanda che non sono constanti nel tempo >
bisogna cercare di gestire la capacita produttiva tenendo conto che se si struttura la capacita ricettiva
alla punta massimo della domanda c’è il rischio di avere una capacita produttiva inutilizzata, se
invece si struttura per una media domanda, quando arrivano tanti clienti non si è in grado di
rispondere a tutte le richieste. Si agisce su due diversi fronti:
OFFERTA > si lavora sull’elasticità della capacita produttiva utilizzando un personale a chiamata o
un personale part-time, in modo da colmare la capacita quando c’è ne bisogno. Si può anche
lavorare con un personale multi-tasking ovvero un personale che svolge piu attività. C’è pero il
rischio di perderci in termini di efficienza e di efficacia, di avere delle ricadute negative in termini di
qualità o tempo.
DOMANDA > si lavora sulla distribuzione dei clienti nel tempo offrendo servizi particolari in periodi
di bassa stagione (es. aperitivi organizzati in settimana) oppure si possono cercare nuovi segmenti
di clientela (es. crociere come scenari di convegni per la clientela business) ma a volte basta
semplicemente informare la clientela e avere una buona comunicazione. Un altro strumento
fondamentale per la gestione della domanda è lo YIELD MANAGEMENT ovvero la gestione del
rendimento. Questo management si applica nelle imprese di servizi con elevati costi fissi, imprese
che devono cercare di coprire almeno i costi fissi (es. hotel, compagnie aeree, ristoranti…)
Costi fissi = non variano al variare della produzione (es. affitto – personale)
Costi variabili = variano al variare della produzione (es. materie prime)
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Un ristorante con 20 coperti - uno scontrino massimo di 50euro - un ricavo massimo potenziale di
1000euro (20x50), si ha un ricavo di 1000euro se vengono sfruttate al meglio le capacità produttive.
Però a volte non si raggiungono i 20 coperti, ci sono meno clienti e i clienti spendono meno di 50euro
> effetti a livello del rendimento. Per esempio: 2 coperti – ogni scontro effettivo è di 20euro – il ricavo
effettivo è di 40euro > mettendo a confronto ricavo effettivo con il potenziale (1000) si ottiene 0,04
=> Lo yield è sempre compreso tra 0 e 1: piu sono vicino allo 0 peggio sto sfruttando la mia capacita
produttiva; piu sono vicino a 1 meglio sto sfruttando la mia capacita produttiva. Anche se si arriva a
1, non bisogna accontentarsi, si può sempre lavorare per migliorare la qualità del servizio o
migliorare i prezzi => quest’analisi ci permette di capire come l’azienda sta gestendo il proprio
rendimento e le fluttuazioni di domanda.
1) Le classi di prenotazione: stabilire livelli di prezzo diversi a seconda di quanto prima il cliente
acquista il servizio > es. comprare il biglietto aereo a ridosso del viaggio ci viene sicuramente a
costare di piu che comprandolo di largo anticipo. 2) L’overbooking: si vendono piu servizi rispetto
a quelli disponibili perché ce sempre una percentuale di no-show = clienti che pagano il servizio ma
poi non si presentono. Per stabilire la percentuale di no-show, si va a vedere lo storico dei no-show,
si va a vedere quanti sono i clienti che non si presentano pur avendo acquistato il servizio. Bisogna
pero sempre avere delle soluzioni alternative per esempio creando rapporti con altre imprese, si
cerca di compensare in qualche modo > es. un cliente che rimane senza il volo, si arrabbia e quindi
la compagnia compensa offrendoli una notte in albergo o un volo sostitutivo.
à IL RISULTATO dello YIELD è UN PREZZO DINAMICO = il prezzo non è costante nel tempo ma
varia a seconda di diversi elementi > es. momento di prenotazione – tipologia di clientela.
¥ Convenience goods / beni banali: prodotti ad acquisto ricorrente e/o impulso > es. cibo
¥ Shopping goods / beni problematici: prodotti ad acquisto saltuario e ponderato
¥ Specialità goods / beni unici: prodotti ai quali viene attribuito un certo livello di unicità:
coinvolgimento elevato, differenziazione percepita alta = comportamento d’acquisto
complesso > es. viaggio di nozze, acquisto di una casa
¥ Beni di produzione: beni che diventano parte del prodotto finito > es. materiali di consumo,
materie prime, semi-lavorati, dei componenti
¥ Beni di supporto:
o Beni di supporti o strumentali che consentono di produrre qualcosa (macchinari), beni
durevoli che sono necessari al processo di produzione
o Beni e servizi accessori che servono per le attività a supporto del processo produttivo
(es. cancelleria, servizi di manutenzione, consulenza)
Cos’è l’innovazione? Ci sono varie definizioni, alcune drastiche come quella di Schumpeter che
definisce l’innovazione come “distruzione creatrice” =si distrugge qualcosa per dare qualcosa di
nuovo oppure può essere intesa come “l’offerta di qualcosa di nuovo”. L’innovazione può essere di
prodotto – di processo / di servizio – organizzativa.
L’innovazione per avere successo deve essere anche utile, il consumatore deve percepire l’utilità
dell’innovazione: non è detto che tutte le innovazioni lanciate sul mercato, siano percepite allo stesso
modo (es. tastiera con luci incorporate).
In alcuni casi, l’innovazione porta a un’estensione della gamma o delle linee di prodotto:
- Aggiunta di nuovo tipo di prodotto in una linea già esistente = aumento dell’assortimento
- Inserimento di nuove linee di prodotto = ampliamento della gamma
LA STRATEGIA DI SVILUPPO DEL NUOVO PRODOTTO: si parte dalla generazione delle idee,
dall’invenzione in senso stretto; quest’idea deve trovare concretezza attraverso uno studio di
fattibilità tecnico-economica: capire se le tecnologie esistenti consentono di realizzare l’idea
oppure ci sono gli strumenti ma la realizzazione di quell’idea non è economicamente sostenibile.
Una volta che l’idea imprenditoriale supera questo studio, viene sviluppato un prototipo e il
prodotto viene anche testato sul mercato in modo da capire la reazione del pubblico, apportare
ulteriori modifiche, in casi di problemi, per infine essere commercializzato.
AMAZON PRIME AIR: si tratta di una tecnologia testata per anni per cercare di migliorare la qualità
di erogazione del servizio. Di base Amazon, punta ad avere una risposta in tempo reale e una
rapidità nella consegna, con questo servizio vuole puntare a ridurre ancora di piu i tempi di consegna
utilizzato la tecnologia dei droni.
Si creano delle piattaforme che rispondono a dei bisogni dei clienti > FAT LLAMA: piattaforma dove
i consumatori possono affittare, prendere in prestito dei beni da parte di persone vicine a loro, si
mette a disposizione quello che si possiede e lo si condivide con gli altri.
GOOGLE GLASS: applicazione in ambito industriale, si utilizzano per fare installazioni o assistenza
a distanza.
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Durante la pandemia, si è parlato di casi di RICONVERSIONE INDUSTRIALE ovvero c’erano alcune
aziende che si erano messe a produrre mascherine, macchinari respiratori, amuchina, etc. perché
vista l’eccesiva domanda, erano prodotti che non si trovano sul mercato:
Queste aziende si sono messe a fare dell’altro, ma forse parlare di riconversione industriale è un po’
esagerato perché hanno risposto a un’esigenza specifica del momento introducendo nuovi prodotti
nelle loro linee produttive ma non in maniera definitiva. Se si parla di una riconversione industriale
in senso stretto che ha delle implicazioni nel lungo termine, questa è innovazione.
Ci sono degli studi di marketing che sviluppano delle domande che valutano la propensione
all’innovazione da parte del consumatore perché non tutti hanno lo stesso livello di propensione >
l’innovazione può essere recepita piu o meno positivamente anche a seconda del segmento di
riferimento. In generale, si può dire che per avere successo:
Quando si parla d’innovazione, non si può non parlare dell’intelligenza artificiale definita come
“system’s ability to correctly interpret external data, to learn from such data, and to use those
learnings to achieve specific goals and tasks through flexible adaptation” = l’abilità di un sistema
d’interpretare correttamente dati esterni, impararli e utilizzare l’apprendimento di questi dati per
raggiungere obiettivi specifici e attività attraverso un adattamento flessibile. L’intelligenza artificiale
può essere utile in ambito aziendale se si mantiene una capacita critica, si cerca di introdurre questi
supporti per migliorare la produttività senza pero correre il rischio di un peggioramento delle relazioni
e della qualità.
LEZIONE 10 - 12 MARZO
Riprendendo il discorso sull’intelligenza artificiale: da un lato può essere impiegata per svolgere
lavori pericolosi (es. pompieri) ma allo stesso tempo ci sarà una rivoluzione nel senso che tante
attività svolte da persone potrebbero essere sostituite dall’IA = incertezza su quali lavori rimarranno.
Ci sono anche applicazioni su larga scala come monitorare in tempo reale la diffusione di malattie o
controllare l’andamento del traffico > smart city: città intelligenti in cui la tecnologia svolge un ruolo
fondamentale, non è soltanto una città connessa ma una città in cui l’innovazione serve a supportare
il miglioramento della vita e del lavoro delle imprese => essere interconnessi e avere la possibilità
di utilizzare un IA può migliorare tante cose.
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Si parla di “internet of things” = l’internet delle cose, l’internet collegato a citta, monumenti, oggetti
e attraverso il quale è possibile rilevare / scambiare dati in tempo reale e a monitorarli da remoto =>
«l’espressione usata per descrivere l'estensione della connessione Internet alle più svariate tipologie
di oggetti (dagli elettrodomestici alle auto). I dati rilevati grazie ad appositi sensori possono essere
scambiati e comunicati tramite Internet e gli oggetti possono essere monitorati e gestiti da remoto.»
Es: Ali-Baba, colosso cinese dell’e-commerce, ha aperto un hotel chiamato “FLyZoo” in cui viene
meno il ruolo del personale; è un hotel con una tecnologia applicata. Si tratta di un tipo di offerta che
funziona solo con una determinata clientela (es. clientela business: bisogno di attività efficienti senza
perdere spesso anche se ce il rischio di perdere il lato relazionale essendo persone che viaggiano
spesso sole)
Il lancio / sviluppo di un prodotto sul mercato viene assimilato al ciclo di vita degli esseri viventi: fase
di nascita – crescita – morte. Queste sono semplificazioni della realtà, si tratta di un modello di vita
‘basico’ ma ci sono prodotti che passano in tempi rapidi dall’introduzione al massimo sviluppo al
declino => ogni prodotto ha il proprio trascorso.
In una fase d’INTRODUZIONE sul mercato, l’utile è basso. Quando si comincia a vendere si
comincia ad avere un ricavo che cresce gradualmente per infine stabilizzarsi nella fase di maturità
del prodotto per arrivare gradualmente ad una diminuzione nella fase di declino. L’utile ha un
andamento per certi versi simile: si discosta soprattutto nella fase inziale in cui le vendite non
producono ancora utile (ricavi-costi) essendo che quando si inizia a vendere, l’azienda deve ancora
recuperare i costi. Mano a mano che si avanza con il ciclo di vita del prodotto, anche l’utile aumenta
- si stabilizza - declina.
La DURATA di ciascuna fase, dipende dalla situazione di mercato e di settore, come per esempio
capire quanti concorrenti ci sono all’interno di quel settore: nella fase di maturità se ci sono tanti
concorrenti tendenzialmente si vanno a ridurre i prezzi = si riducono le vendite e il prezzo. Se invece
nella fase d’introduzione si è gli unici ad offrire un determinato prodotto, si possono applicare prezzi
elevati purché ci sia un mercato disposto a pagare quel prodotto => la dinamica tra prezzo e quantità
è legato dalle dinamiche dell’offerta ma anche alle dinamiche della domanda.
Cosa fa l’impresa quando le vendite cominciano a calare? Nella fase di DECLINO, si può decidere
di innovare – riposizionare (es. Vespa è riuscita a riposizionarsi riavvicinando il brand a un mercato
di consumatori piu giovani); in ogni caso, se l’attività è efficace, la curva delle vendite cresce sempre
di piu. Altre alternative in questa fase possono essere quella di eliminare il prodotto dal mercato
(prodotto che non risponde piu ai bisogni dei consumatori) oppure la strategia di mietitura: non si
investe piu su un determinato prodotto ma si lascia che il prodotto si venda da sé, sono dei prodotti
presenti da molti anni che ormai si rivolgono solo a una nicchia di consumatori (es. dischi in vinile)
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4 – PACKAGING E LABELLING:
o In alcuni locali, si può trovare il sapone per le mani erogato sotto forma di schiuma
che consente un consumo minore di prodotto rispetto al tradizionale erogatore di
sapone liquido.
SACHET MARKETING: questa modalità di gestione del packaging si ritrova soprattutto nei mercati
emergenti dove i consumatori hanno un minore potere d’acquisto. Il principio di base è “Buying less,
more often” = compro meno come quantità ma acquisto piu frequentemente. Con questa modalità,
si vendono delle quantità di prodotto in dimensioni piu contenute ad un prezzo piu accessibile ai
consumatori. Questo ha senso nei mercati emergenti perché essendo che hanno una popolazione
numerosa, vendere delle piccole unita di prodotto a un prezzo basso è comunque conveniente. In
India è molto diffuso il sachet marketing, infatti lo shampoo monodose (confezioni simili ai
campioncini) rappresenta il 95% delle vendite a unità e il 65% a valore. Per avere questa tipologia
di prodotto, ci deve essere la possibilità di acquistarlo con facilità e frequenza.
Come nel caso del produttore, il packaging ha una funzione di razionalizzazione e standardizzazione
delle attività di stoccaggio, trasporto e logistica. Ad esempio, avere delle forme a cubo consente di
ottimizzare gli spazi.
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¥ Funzione di comunicazione in termini funzionali: sul packaging troviamo informazioni
sugli ingredienti, sulla composizione, sulla data di scadenza, sul luogo di produzione,
indicazioni sull’utilizzo e la sua corretta conservazione.
> HQ ha deciso di ridurre al minimo il packaging con l’obbiettivo di vendere prodotti di qualità ad un
prezzo piu accessibile grazie a una riduzione dei costi del packaging molto semplice.
> Qualche anno fa COCA-COLA ha deciso di modificare il proprio packaging perché si era resa
conto che avere tutte le diversi varianti, aveva portato a un rischio di diluzione dell’immagine di
marca perché a livello d’immagine veniva meno il tradizionale colore rosso. È stata introdotta una
campagna che riportava alle origini del brand utilizzando il tradizionale cerchio rosso. Secondo il
Chief Marketing Officer del brand, ritornare alle origini del brand, rientrava in una strategia volta a
rinforzare un’unica identità visiva del brand.
Il packaging può essere un elemento di creatività usato per attrare il consumatore > es. FESTINA
voleva rinforzare l’idea della resistenza dell’orologio all’acqua e quindi ha introdotto un packaging
ripieno d’acqua // H&M per vendere il camice utilizzava una scatola con le sembianze del prodotto.
Nei mercati internazionali, bisogna prestare particolare attenzione al packaging, soprattutto nei
contesti in cui ci sono delle differenze culturali o laddove l’etichetta non viene tradotta nella lingua
locale ma rimane nella lingua del paese d’origine > es. BRUEGEL, brand di cereali tedeschi, riporta
sulle proprie confezioni immagini di animali essendo cereali per bambini. Quando sono stati importati
nel mercato cinese senza tradurre l’etichetta, sono andati a finire nel reparto animali perché c’era
stata un’incomprensione con la lingua / immagine.
> RED BULL: tra Usa e Cina, rimane costante il blu e il rosso del marchio ma nel caso cinese, l’oro
diventa preponderante essendo visto come un colore che rimanda al benessere e alla ricchezza.
> OREO: brand arrivato dopo nel mercato italiano rispetto ad altri mercati e nel quale si trovano in
gusti tradizionali quando invece in altri mercati ci sono molte piu varianti e formati del biscotto.
> PAMPERS: nella cultura occidentale, tradizionalmente si associa l’idea della cicogna a quella che
porta il bambino e quindi Pampers ha giocato con quest’idea. Nel momento in cui era arrivato in
Giappone, aveva riproposto quest’immagine dandola per scontata quando in realtà questo
messaggio non funzionava perché seconda la tradizione asiatica i bambini arrivano tramite un fiume.
à Quando si cambia il mercato culturale, bisogna sempre chiederci se tutto funziona allo stesso
modo in tutti i paesi
> Fino a qualche anno fa gli OVETTI KINDER erano banditi dagli USA, il fatto di avere la sorpresa
all’interno della parte edibile del prodotto era considerata non sicura per i consumatori. Per poter
entrare in maniera ‘legale’ nei mercati americani, ha dovuto cambiare il packaging introducendo il
Kinder Joy in cui sorpresa e parte edibile sono separati. Per di piu, questo tipo di ovetto riesce ad
entrare anche in altri mercati vista la migliore conservazione, si scioglie con meno facilità rispetto al
tradizionale ovetto.
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> PUPA ha fatto del packaging il proprio core-business: “Le emozioni in un beauty kit”
> LUSH ha eliminato in buona parte il packaging inventando shampoo solido e pastiglie di dentifricio
solide che hanno meno problemi di conservazione: un prodotto solido può essere venduto cosi
com’e. Lo slogan di questo brand è infatti “Less is bess” = eliminare il packaging avvicinando il
consumatore al prodotto tramite l’aspetto visivo, le forme e il profumo. C’è una coerenza tra la scelta
di eliminare il packaging (prodotti naturali) e la distribuzione dei prodotti nella quale si utilizzano
scatoloni di carta riciclata creati con materiali bio-degradabili.
Sul packaging vi è un’etichetta che contiene la marca del prodotto. Per alcune categorie di prodotti
l’etichetta ha un ruolo fondamentale come per esempio il settore vinicolo dove l’etichetta contribuisce
in maniera forte al posizionamento del brand offrendo informazioni quali la cantina di produzione, la
data, la gradazione, etc. Nell’agro-alimentare, l’etichetta è importante perché consente di tracciare
il prodotto: quando si compra l’olio d’oliva si è magari convinti di comprare olio italiano quando in
realtà l’olio è stato imbottigliato in Italia ma con olive proveniente da altri paesi => leggere l’etichetta
permette di capire l’origine e la qualità del prodotto.
(Italian Sounding: sfruttare l’associazione positiva che l’Italia ha sui prodotti agro-alimentari e quindi
si va a lavorare sul packaging facendo sembrare quel packaging ‘italiano’ utilizzando la bandiera
italiana, nomi italiani, in modo tale da alludere a una presunta qualità che non c’è e attare i clienti)
5 – BRANDING:
Il brand diventa negli anni anche oggetto di arte, oggetto di culto: POP ART dove Andy Warhol
ha reso famosi alcuni oggetti d’uso quotidiano (es. conserva di pomodoro Campells) => il brand
diventa a far parte della quotidianità dei consumatori, diventa cosi importante che anche il mondo
dell’arte comincia a prendere un oggetto comune trasformandolo in un oggetto d’arte.
BRAND: “qualsiasi nome, termine, design, simbolo o qualunque altra caratteristica che ha lo scopo
di far identificare i beni o i servizi di un venditore e distinguerli da quelli degli altri venditore”.
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Il brand si compone del nome di marca ovvero la parte pronunciabile, nome che si collega spesso
a un aspetto grafico che può essere un marchio: immagine che si collega a qualcosa di già esistente
(es. coccodrillo della Lacoste) oppure un logo: è un segno grafico distintivo, un simbolo unico che
rappresenta e identifica una specifica marca o impresa (es. swoosh della Nike)
IL PROCESSO DI BRANDING
Si parte dalla riflessione se è necessario o meno utilizzare un brand > si decide a che cosa si riferisce
il brand > si decide il nome di marca > strategia di marca vera e propria, si decide se è necessario
creare un nuovo brand o lavorare su quelli esistenti.
1) BRANDING DECISION:
La prima domanda da porsi è se serve o meno un brand. La risposta solitamente è si, ma è anche
vero che negli ultimi anni vi è stato un fenomeno diverso per cui in alcuni casi si sceglie di non
utilizzare il brand come nel caso dei prodotti venduti in maniera sfusa. QUALI SONO LE RAGIONI PER
NON UTILIZZARE UN BRAND? Prima di tutto c’è un richiamo all’ambiente essendo il packaging
eliminato, questo porta a una maggiore attenzione alle dinamiche di sostenibilità = prodotto perfetto
per i clienti sensibili e questa tematica. Essendo il packaging eliminato, ci sono meno costi e di
conseguenza si riesce ad offrire un prodotto con un prezzo piu conveniente. C’è pero il rischio di
associare questi prodotti sfusi a un prodotto di bassa qualità.
Le alternative da valutare sono o adottare la marca del produttore oppure usare la marca del
distributore, la marca commerciale (es. Marks&Spencer)
LEZIONE 11 - 14 MARZO
In alcuni casi si cerca di fidelizzare il cliente al proprio punto vendita, alla propria marca ovvero la
marca commerciale = la marca che si trova soltanto all’interno di un determinato punto vendita; non
viene prodotta dal distributore ma da imprese industriali che producono per nome del distributore.
ES: Analizzando il GRUPPO BAULI, ci rendiamo conto di come ci siano tanti brand che rientrano a
far parte di questo gruppo = ritroviamo brand che sono frutto d’acquisizioni che il gruppo ha realizzato
nel corso del tempo. Originariamente Bauli produceva prodotti da ricorrenza (i pandori – i panettoni
– le colombe) e essendo ‘da ricorrenza’ avevano una vendita limitata a certi periodi dell’anno. Per
cercare di ampliare la propria offerta e vendere di piu, hanno introdotto progressivamente nuove
linee di prodotto (es. merendine) e poi hanno aggiunto dei brand, brand già esistenti che sono andati
a completare la gamma dell’offerta di Bauli. In alcuni casi con una strategia di diversificazione
laterale del prodotto (es. Doria produce biscotti ma anche cracker) e in altri casi con produttori di
prodotti da forno ma non solo (es. Motta – Allemanni – Casalini oppure Max Sport che ha l’obbiettivo
di vendere integratori alimentari).
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MARCHIO CASALINI: è un brand che viene prodotto da FBF = un’azienda che ha scelto di vendere
i propri prodotti con un altro brand diverso rispetto al marchio dell’impresa ovvero usa “Casalini” e
oltre a vendere prodotti di questo marchio, vende dei prodotti con il marchio dei distributori = FBF
produce per le aziende della grande distribuzione e a sua volta vende prodotti con il proprio brand.
ð Ci interessa vedere come un Gruppo Bauli, un brand di un gruppo, abbia al proprio interno
marchi che fanno parte di un portafoglio prodotti e concorrenti tra loro e si cerca di ampliare
il mercato di riferimento. A sua volta, FBF – proprietario di Bauli, è un’azienda che produce
e vende con proprio marchio (Casalini) che pero è distinto rispetto ai marchi della
distribuzione per la quale produce.
Potrebbe anche esserci il caso di un brand del licenziante: impresa licenziataria che produce sulla
base di licenze che vengono ottenute da altre imprese dette ‘licenzianti’; l’impresa licenziataria si
occupa sia della produzione che della distribuzione del prodotto. Il consumatore acquista un prodotto
a marchio del licenziante (: il marchio piu famoso) ma viene pero prodotto e venduto da un’altra
impresa ovvero l’impresa licenziataria. Questo viene spesso utilizzato nel mondo dell’occhialeria:
> ES - SAFIRO produceva in licenza per Chiara Ferragni ma ha deciso di non produrre più a seguito
degli eventi legati allo scandalo del pandoro.
> ES – LUXOTTICA produce per conto proprio (: ha un brand di proprietà) ma anche dei brand che
produce in licenza ovvero per conto di altri brand > Luxottica produce in licenza per conto di altre
aziende come Tiffany, Prada o Rayban = non è proprietaria di questi brand.
Il licenziante, nel momento in cui concede la licenza ad un'altra azienda per produrre a suo nome,
deve fare attenzione al rispetto della qualità del prodotto e ci sono norme contrattuali da rispettare.
Questo si fa per evitare che l’impresa licenziataria crei dei danni d'immagine infatti il brand
licenziante prevede anche una serie di accordi per i quali i prodotti devono mantenere determinate
caratteristiche.
Un’altra decisione interessante da parte delle imprese può essere quella di utilizzare una marca
collettiva: accanto al brand del produttore troviamo un altro brand che a volte diventa addirittura più
importante, come ad esempio il consorzio tipico del crudo di Parma. La marca collettiva, che
identifica un insieme di produttori, diventa per il cliente l’elemento centrale nella valutazione del
prodotto e quindi anche nella decisione d’acquisto. In questo caso, il rischio è che non ci sia una
qualità omogenea tra tutti i produttori e che quindi l’immagine negativa di un produttore intacchi poi
negativamente l’immagine collettiva del consorzio e, per evitare ciò, ci sono delle regole da rispettare
così come dei controlli per verificare che la qualità dei prodotti venga sempre rispettata.
o ES - UNILEVER: marchio del gruppo che il consumatore non sempre conosce perché
comunica tramite i singoli brand. I brand rientrano in diverse categorie di prodotti dalla
cura della casa – cura del corpo – gelati. Tutti i brand che ritroviamo sono brand
venduti a livello internazionale che pero possono assumere una denominazione
diversa a seconda del paese (Algida > Wall’s), quello che da unilateralità è il logo.
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La scelta di un nome di marca deve rispettare alcune caratteristiche:
¥ Mercedes-Benz è entrata sul mercato cinese con il nome “Bensi” che in realtà significa in
cinese “correre per morire”
¥ “Pepsi Brings You Back to Life” had an unfortunate translation mishap in China: “Pepsi Brings
Your Ancestors Back from the Grave”
¥ When the Mitsubishi Pajero was introduced to the Spanish market, the company had no clue
that “Pajero” meant “jerk” in Spanish, until it was too late. They have since changed the name
to Montero.
¥ The Mazda La Puta was inspired by the famous novel “Gulliver’s Travels”. However, little did
the car manufacturer knew that “La Puta” meant “prostitute” in Spanish.
¥ Electrolux (Swedish) once advertised its vacuum cleaners to the U.S market under the
tagline: “Nothing sucks like an Electrolux…”
ð Storpiature che non tengono conto della cultura diversa, errori grossolani che possono
causare problemi
A seconda del portafoglio prodotti o della fase di ciclo di vita in cui si trova l’azienda, ci possono
essere diverse alternative:
NUOVO BRAND: un’impresa può decidere di lanciare un nuovo marchio: o si tratta di un prodotto
diversificato rispetto ad altri prodotti già presenti nel portafoglio oppure si vuole creare un prodotto
con un’immagine distinta rispetto agli altri
- Es: prodotto che richiama il vino ma in realtà è un succo d’uva, una bevanda analcolica. La
scelta è di rivolgersi a un mercato di consumatori che non beve alcool per scelta o per motivi
religiosi o semplicemente sono bambini. Si crea un nuovo nome di marca in modo da
raggiungere un nuovo mercato.
BRAND EXTENSION: prendere un marchio già esistente e utilizzarlo per categorie di prodotti diversi
- Strategia molto utilizzata nel settore del lusso > es. Giorgio Armani: notiamo una varietà di
settori in cui il brand opera: si parte dal tipico settore di abbigliamento, agli accessori, ai
profumi ma anche a complementi d’arredo. Il motivo di adottare questa strategia è che il
consumatore conosce già il brand e quindi sfrutta la notorietà del brand e il richiamo a uno
stile di vita. Il rischio pero è che avere una sovraesposizione del brand di lusso potrebbe
diluire l’identità e l’immagine del marchio. È una strategia efficace ma bisogna valutare
quanto estendere la marca per evitare di avere una perdita d’immagine.
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CO-BRANDING: decidere di collaborare con altri brand per ottenere dei vantaggi comuni. Questa
strategia viene solitamente adottata nei casi di edizioni limitate o per prodotti creati in occasioni di
qualche evento.
- Es: Philadelphia-Milka oppure Bialetti-Illy > non sono brand concorrenti ma possono essere
considerati complementari o con qualcosa in comune sia a livello di prodotto o a livello di
mercato. Solitamente questa strategia viene utilizzata per ampliare il proprio target; affinché
funzioni, i brand devono essere noti e si possono porre sullo stesso livello.
La notorietà di marca si può suddividere in diversi livelli. In generale, tutti aspirano ad arrivare un
livello di top-of-mind ovvero la massima notorietà del marchio all’interno di una certa categoria di
prodotto (es. Pasta pensiamo subito a brand come Barilla). Il livello base è invece il brand
recognition ossia la capacita del marchio di essere almeno riconosciuto sul mercato (es. un brand
già sentito che magari non riesce ad associare direttamente a una categoria) La notorietà serve
anche per cominciare a costruire un’immagine di marca: i consumatori imparano a conoscere un
brand e poi piano piano costruiscono le proprie idee a riguardo. L’immagine di marca è data
dall’insieme di tutte le percezioni che i consumatori hanno rispetto a un brand.
Come si fa a creare l’immagine di marca? Si parte dal concetto d’identità di marca ovvero quello
che l’azienda costruisce come identità del marchio stesso, l’insieme delle caratteristiche e tratti
distintivi del marchio. Se le strategie di comunicazione sono efficaci, se l’azienda gestisce bene le
proprie leve di marketing e riesce ad arrivare al posizionamento desiderato, ci dovrebbe essere una
coerenza perfetta tra l’immagine di marca e la sua identità MA non sempre accade. Può succedere
che i consumatori non percepiscano il brand come l’azienda vorrebbe per via della loro soggettività
o perché l’immagine di marca varia da elementi che non sono controllabili dall’azienda come per
esempio le recensioni; l’azienda riesce a controllare direttamente la pubblicità – la qualità del
prodotto – lo stile del punto di vendita ma ci sono elementi che le sfuggono
Idealmente l’identità di marca dovrebbe coincidere con l’immagine di marca ma non è sempre cosi.
Per capire qual è l’immagine di marca secondo la prospettiva dei consumatori, bisogna svolgere
delle indagini di marketing nelle quali si vede se le percezioni dei consumatori corrispondo con gli
obbiettivi dell’impresa a livello di posizionamento di marca. Esiste un modello che serve per aiutare
le imprese a definire gli elementi della propria identità di marca – il prisma dell’identità del brand.
1. L’ELEMENTO FISICO: gli elementi tangibili del brand: logo, scelta dei colori, font, le immagini
2. PERSONALITÀ: le caratteristiche della marca pensando alla marca come se fosse una persona
3. CULTURA: quali sono i valori / principi e il comportamento a cui si ispira la marca
4. SELF-IMAGE: come i consumatori si sentono e si vedono quando utilizzano quel marchio
5. REFLECTION: descrive qual è il consumatore tipo di quel brand, l’immagine tipica dell’acquirente
6. RELAZIONI: quali sono le relazioni che il brand instaura con il proprio cliente e le occasioni di
contatto tra i brand e cliente
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ð Lavorare su ognuno di questi elementi consente all’impresa di sviluppare un’identità di marca
da cui discende poi anche l’immagine finale che deve essere distintiva rispetto ai concorrenti
ð È importante capire come gli individui colgono gli stimoli perché l’apprendimento porta i
consumatori ad avere un certo atteggiamento rispetto al marchio
LEZIONE 12 - 18 MARZO
LEGO:
- Logo: scritta bianca su quadrato rosso con un font giocoso
- Personalità: divertente, creativo, giocoso
- Cultura: arte, architettura, cinema, gioco, libertà d’espressione
- Self-image: persone creative, artistiche, giovanili e non hanno paura a tornare bambini
- Reflection: persone di tutte le età, sulle confezioni c’è scritto da 1 a 99+ anni
- Relazioni: attrazioni / parchi a tema, mostre con sculture, cartoni animati
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SEPHORA:
NIKE: punta molto sul marketing emozionale infatti nelle pubblicità il prodotto non è mai in primo
piano ma si fa più riferimento a cosa trasmette in termini di emozioni il brand
DIESEL: riconosciuta per il denim, i suoi principali concorrenti sono CK e Hugo Boss ma sta
perdendo delle posizioni anche se rimane piu in alto rispetto a CK > servirebbe un riposizionamento
- Logo: sfondo rossa con scritta bianca + slogan “for succesfull living”
- Personalità: ribelle, utilizzo di un linguaggio forte, fuori dagli schemi
- Cultura: individualità, seguire il proprio stile > libertà d’espressione
- Self-image: persone che si vogliono differenziare e lo dimostrano
- Reflection: pubblico di donne 18-24 anni e ragazzi che vivono in zone urbane: urban style
- Relazioni: sfilate di moda
NESQUIK: fa parte della Nestle ed è una parte di prodotti dedicata ai bambini e alla crescita
Che strategia ha utilizzato Nesquik passando dal cacao in polvere alle merende / cereali / biscotti?
Brand extension, un ampliamento delle linee di prodotto > diversificazione laterale correlata
MULINO BIANCO: appartiene al gruppo Barilla la quale ha amplificato la propria linea di prodotti
- Logo: packaging che va dal giallo fino al colore panna + scritta blu con mulino + foto prodotto
- Personalità: affidabile, generoso, affettuoso, buono, dolce
- Cultura: valore della famiglia, condivisione e sostenibilità (: introdotto “Ricicla con Art attack”)
- Self-image: consumatori si sentono a casa, coccolati ma anche nostalgici
- Reflection: nuclei famigliari (dai bambini agli adulti)
- Relazioni: si è affermata nella società italiana quando la TV era ancora l’unico strumento di
comunicazione, poi tramite stand ai supermercati ma anche tramite l’idea di condividere la
propria merenda con i compagni a scuola. Altra particolarità, è possibile avere prodotti
personalizzati e sezione “Il mulino che vorrei” per lanciare idee per nuovi biscotti / merende.
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VANS: fa parte dalla VF corporation (: una delle piu grandi multinazionali di abbigliamento); sceglie
una strategia monomarca perché nonostante ci siano prodotti diversi il brand non cambia
- Logo: font chiaro e semplice + segno distintivo della V + colore rosso energico
- Personalità: skater, giovanile, ribelle, anti-conformista e particolare
- Cultura: spot di nicchia, comodità e passione per l’old school
- Self-image: cliente che si sente giovane, anti-conformista e appassionato di streetstyle
- Reflection: /
- Relazioni: personalizzazione delle scarpe e sponsorizzazione di eventi skateboard
*Marketing della nostalgia: si basa sulla creazione di prodotti / attività di comunicazione che
guardano al passato. La nostalgia può essere o per un periodo che abbiamo vissuto oppure la
nostalgia per qualcosa che non si è vissuto direttamente ma rappresenta una sorta di ideale per noi.
Lavorando su queste diverse forme di nostalgia, il marketing attinge dal passato per innovare, trova
un’innovazione che guarda con occhio nostalgico quello che è stato > es. nel mondo dei videogiochi
c’è un mondo di appassionati e di sviluppatori che ricreano prodotti che andavano di moda in un
determinato tempo.
LEVA PREZZO
Il PREZZO può essere considerato come la misura del valore economico che deve essere
corrisposto nello scambio di un prodotto. In un’ottica di mercato, il concetto di scambio è
fondamentale: l’acquirente scambia denaro come corrispettivo per l’acquisto di un bene o servizio;
il prezzo definisce il valore economico di questo scambio. Quando l’impresa definisce il prezzo, deve
sempre tenere presente del bilanciamento tra:
Il prezzo viene fissato pensando a un certo tipo di PROFITTO, gli approcci possono essere diversi:
- Gestione dell’utile a lungo termine: avere un prezzo piu basso ma cercare di fidelizzare la clientela
- Massimizzazione dell’utile corrente: avere un flusso di ricavi alto in modo da ricoprire subito i costi
- Obiettivi di rendimento: indecisione se investire sulla creazione di una linea di prodotto o creare un
fondo bancario: capire cosa rende di piu all’impresa.
In altri casi l’obiettivo di prezzo è legato alle VENDITE: l’obiettivo delle vendite può essere collegato
al rischio di cannibalizzazione = se si ha già un prodotto che vende bene, bisogna stare attenti al
lancio di nuovo prodotto perché questo potrebbe dimezzare il prezzo del prodotto già esistente.
Attraverso le vendite, si cerca di capire se gli utili ottenuti sono necessari alla sopravvivenza e alla
crescita dell’impresa.
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Si possono legare gli obiettivi di prezzo, al raggiungimento di una certa QUOTA DI MERCATO
oppure alle UNITÀ VENDUTE > per un’impresa può essere importante voler aumentare la propria
quota di mercato andando ad abbassare i prezzi; se invece vuole mantenere costante la quota di
mercato a seguito dell’ingresso di un nuovo concorrente anche qui andrà ad abbassare i prezzi.
Dall’altra parte, molte aziende ragionano sul numero di prodotti venduti questo perché magari hanno
molte linee di prodotto o diverse varianti all’interno di una certa linea.
In casi estremi, il profitto / la quota di mercato passano in secondo piano, per un certo periodo di
tempo, perché l’obbiettivo dell’azienda è SOPRAVVIVERE a una crisi (es. pandemia) o all’ingresso
di clienti aggressivi e quindi l’impresa è disposta ad abbassare i prezzi pur di restare sul mercato.
Per alcuni prodotti, soprattutto nella farmaceutica, l’impresa si fa carico di una RESPONSABILITÀ
SOCIALE nei confronti di alcuni individui, che magari non sono in grado di acquistare direttamente
il prodotto, anche se di quel prodotto hanno estremo bisogno (es. campagne di vaccinazione o
farmaci per curare l’AIDS che vengono distribuiti con un prezzo basso rispetto al vero prezzo vero)
VINCOLI DI PREZZO: elementi da tenere in considerazione nel momento in cui si fissa il prezzo
LEZIONE 13 - 19 MARZO
CURVA DI DOMANDA: descrive la relazione tra unità vendute di un prodotto e i diversi livello di
prezzo, si guarda come cambia le vendite a seconda del prezzo fissato. Non è solo il prezzo a
influenzare la domanda ma ci sono altri fattori importanti come le preferenze dei consumatori – la
disponibilità dei prodotti sostituitivi- il reddito dei consumatori. Per stimare la domanda, è importante
capire se la domanda è elastica o no:
> Elasticità della domanda: la domanda è elastica se cambia al variare del prezzo
- Aumenta il prezzo del prodotto A => diminuiscono le quantità vendute del prodotto A
- Aumenta il prezzo di A (latte) => diminuiscono le vendite di A, ma ciò non ha effetti sulle
vendite di B (benzina) = prodotti non sostituibili, non legati tra loro
- Aumenta il prezzo di A (farmaci malattie cardiache) => nessun effetto sulle vendite di A =
prodotti indispensabili: la domanda non è elastica, non cala anche se aumenta il prezzo
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à Nella stima della domanda, bisogna tenere conto della possibile elasticità della domanda.
STIMA DEI RICAVI: i ricavi totali (RT) sono dati dal prezzo (p) per la quantità vendute (q): RT=pxq.
È importante valutare non solo i ricavi complessivi ma anche i ricavi marginali = qual è la variazione
dei ricavi totali che deriva dalla vendita di un’unità aggiuntiva di prodotto. Questo può valere molto
a seconda di qual è il settore di riferimento dell’azienda > es. produrre una caramella in più è irrisorio
rispetto a vendere un macchinario in ambito B2B. Per i costi marginali, è lo stesso ragionamento: si
vanno a vedere le variazioni dei CT a seguito della produzione di un’unità aggiuntiva di prodotto.
La quantità d’equilibrio (Qe) cambia a seconda del prezzo che si definisce e a seconda della
disponibilità d’acquisto da parte dei consumatori. La sua formule è:
R = CT
P x Q = CF + CV
Qe = CF / (p – Cvu)
P x Q = CF + (CVU x Q)
(P X Q) – (CVU x Q) = CF
Q x (P – CVU) = CF
- Prezzo di prestigio: prezzo elevato che vuole trasmettere l’idea di un prodotto di elevata qualità,
come per esempio i beni di lusso > es. Tagheuer ha sempre realizzato prodotti di qualità, ma si era
reso conto che non venivano considerati di alta qualità come altri orologi di lusso; ha quindi deciso
di alzare il prezzo da 250$ a 1000$ e cosi è riuscito ad aumentare le vendite di 7 volte => a un
prezzo elevato se tende ad associare un bene di qualità.
- Price lining: si lavora su una linea di prodotto > es. menu del Mc in cui i prodotti sono sempre gli
stessi ma cambia la quantità del prodotto offerto, il prezzo non riflette la diversa quantità dei prodotti
ma le preferenze dei consumatori, si fa pagare una piccola differenza che rispecchia la preferenza
del consumatore rispetto a un prodotto piu piccolo o piu grande. Altro esempio è quello di applicare
prezzi diversi a prodotti della stessa categoria ma aventi colori diversi; anche qui il criterio si basa
sulle preferenze dei consumatori.
- Prezzo psicologico: può essere applicato a svariate categorie di prodotti che cercano di catturare
l’attenzione dei consumatori attraverso la leva prezzo > es. prezzi a 1,99€ oppure 499,99€ per cui il
consumatore ha la sensazione di risparmiare qualcosa nonostante non cambi nulla dal prezzo tondo,
questi prezzi ci danno l’idea di ‘convenienza’.
- Bundle pricing: un prezzo che si riferisce a un insieme di servizi, viene proposto un prezzo
forfettario senza che sia definito il prezzo singolo di ogni servizio > es. pacchetti con hotel + volo +
escursioni oppure il pacchetto Office365. Questo tipo di prezzo è sicuramente vantaggioso ma allo
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stesso il cliente non sapendo il prezzo di ogni singolo servizio si trova davanti a un prezzo poco
trasparente e quindi non sa qual è effettivamente il risparmio; per di piu c’è anche il problema di non
potere escludere un servizio, non si può togliere quello che si è pagato => si tratta di un prezzo che
dovrebbe essere piu conveniente ma non è detto che lo sia essendo che non vi è trasparenza.
> E lo yield management che tipo di orientamento segue? L’orientamento alla domanda perché le
imprese cercano di migliorare la loro resa e il loro rendimento andando a giocare sulla leva prezzo
per attrare la domanda soprattutto nei periodi di bassa stagione o minor afflusso.
2. ORIENTAMENTO AL COSTO:
- Mark-up standard: si aggiunge una percentuale fissa al costo di tutti gli articoli appartenenti a una
stessa categoria di prodotti. Questa tipologia di prezzo è adottata soprattutto nella grande
distribuzione al dettaglio dove ce una grande varietà di prodotti, non si decide il prezzo di ogni singolo
prodotto ma si decide un prezzo generale per tutta la categoria di prodotti.
- Cost-plus pricing: si aggiunge uno specifico importo al costo unitario totale di un prodotto. Questo
tipo di prezzo si applica a quei prodotti che vengono realizzati su misura come per esempio un abito
o una consulenza legale.
- Economie di scala o apprendimento: tipico delle attività di consulenza = la prima volta che si fa
una consulenza c’è un certo tipo di costo ma andando avanti si diventa piu esperti e quindi si riesce
ad avere una riduzione dei costi dovuta alle economie di scala / apprendimento = mano a mano che
aumenta l’apprendimento dell’azienda i costi si abbassano perché si diventa piu efficienti.
3. ORIENTAMENTO AL PROFITTO:
- Prezzo di consuetudine: per alcune categorie di prodotto il prezzo si muove all’interno di un range
abbastanza stabile > es. il caffè rimane sempre tra 1euro – 2euro oppure per valutare se una pizzeria
è cara o meno si confrontano le pizze classiche.
- Prezzo di mercato: l’impresa vede cosa fanno i concorrenti e stabilisce un prezzo che si basa
sulla concorrenza: decide se collocarsi al di sopra della media di mercato, alla media o al di sotto.
Se il prezzo è molto al di sopra della media può anche diventare un prezzo di prestigio > es. orologio
Rolex – orologio Swatch – orologio Amazon
- Premium price: tendenzialmente non è il prezzo più alto ma è il prezzo piu alto all’interno di una
determinata categoria di prodotti > es. tortellini di Giovanni Rana
- Primo prezzo: il prodotto con il prezzo piu basso all’interno di una certa categoria di prodotti,
solitamente a questo tipo di prodotto non viene attribuita una grande qualità.
- Prezzo civetta: spesso presente nei volantini; si tratta di una tipologia di prezzo particolarmente
basso utilizzato che viene applicato non dal produttore ma dal distributore per attrare i consumatori
all’interno del punto vendita (es. Media World). Di solito i prodotti effettivamente disponibili a questo
prezzo cosi basso sono limitati, essendo il cliente attratto ad andare in un certo punto vendita per
via della promozione è comunque portato a guardare gli altri prodotti offerti dal punto vendita. Questo
prezzo è anche chiamato “sotto-costo” perché è un prezzo cosi basso che è inferiore anche al
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costo di acquisto del prodotto da parte del distributore, inferiore rispetto a quanto ha effettivamente
pagato il distributore. Vi è pero un rischio di svalutazione del prodotto da parte del cliente.
L’impresa può decidere tra due tipi di scelte: 1. Politica di prezzo fisso: il prezzo viene definito e
non varia nel tempo o nei mercati; 2. Politica di prezzo flessibile: i prezzi variano a seconda di chi
acquista il prodotto e della situazione in cui viene venduto > es. biglietti treno – biglietti aerei.
à Attenzione che se si compete soltanto sul prezzo, questa è la “morte del marketing” perché il
marketing lavora prevalentemente sulla differenziazione > se si lavora soltanto sul prezzo piu basso
non appena arriva un concorrente con un prezzo ancora piu basso, i concorrenti andranno verso di
lui => l’azienda deve lavorare sulla differenziazione, cercare di guadagnarsi le preferenze dei clienti
in ottica di lungo termine fidelizzando il cliente.
Le promozioni sono attività che utilizzano un insieme di tecniche e di mezzi di comunicazione per
stimolare nel target la nascita o l’evoluzione di un comportamento di acquisto e consumo, a breve
termine, tramite l’offerta temporanea di un vantaggio supplementare detto incentivo. Le
promozioni possono essere di prezzo (=implicano una modifica del prezzo finale) o non di prezzo
(=danno un incentivo ma non di tipo monetario). In generale, gli obbiettivi delle promozioni sono
sostenere le vendite di un’impresa – rafforzare una campagna pubblicitaria.
1. SCONTI:
Riduzioni del prezzo di listino concesse al cliente come corrispettivo per determinati comportamenti
che riducono i costi del venditore, ritroviamo:
- Sconti sulla quantità > es. da Calzedonia compri 5 calzini e il sesto è in regalo
- Sconti stagionali: saldi di fine di stagione quando si vuole liberare il magazzino. Invece i brand di
lusso non applicano mai sconti di fine stagione, perché questo potrebbe avere degli impatti negativi
sulla percezione del brand.
- Sconti per occasioni particolari come ad esempio l’apertura di un nuovo punto vendita.
- Sconti commerciali: imprese B2B che hanno degli sconti per l’acquisto di quantità di merce o per
il raggiungimento di determinati obbiettivi; sono sconti rivolti agli intermediari commerciali della filiera
in base alla loro posizione nel canale distributivo o alle attività di marketing che svolgeranno nei
confronti del produttore.
- Sconti per pagamento anticipato > es. ricevo una fattura di 1000euro con data 1aprile con
pagamento a 30 giorni, con sconto del 2% per pagamenti entro 10 giorni dall’emissione della fattura.
2. ABBUONI:
Riduzione di prezzo concessa agli acquirenti che mettono in pratica un certo tipo di attività, abbiamo:
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- Abbuoni per permuta: riduzione di prezzo concessa quando la cessione di un prodotto usato
rappresenta una parte del pagamento del nuovo prodotto > es. dare la nostra vecchia auto a un
concessionario e ottenere uno sconto sull’acquisto di una nuova automobile
Dipendono dalla localizzazione del prodotto / del cliente e dai costi di trasporto.
- Prezzo di origine uniforme: stesso prezzo di vendita del prodotto ma il prezzo di trasporto è
diverso in base alla localizzazione geografica del cliente.
- Prezzo di consegna uniforme: il prezzo di consegna non varia qualsiasi sia la localizzazione.
- Metodo del punto base: prezzo uniforme fino al punto base > es. se si ritira il pacco in un punto
di ritiro il prezzo è uniforme ma se lo si vuole spedito a casa bisogna pagare
PRICE FIXING: accordo tacito o esplicito tra imprese, riguardo alla fissazione dei prezzi di un
prodotto. Molto spesso è illegale perché lesiva alla concorrenza e degli interessi dei consumatori,
viola il principio di concorrenza leale. Abbiamo due tipi di questa pratica:
- Price fixing orizzontale: uno o piu concorrenti si accordano per evitare di farsi la concorrenza
- Price fixing verticale: l’impresa produttrice obbliga il rivenditore a non scendere mai o a non
superare mai una certa soglia di prezzo (rf. prezzo civetta)
PREZZI PREDATORI: fissazione di prezzi talmente bassi da costringere i concorrenti ad uscire dal
mercato; una volta usciti, i prezzi vengono rialzati per sfruttare una condizione di monopolio > es.
Walmart in Germania aveva adottato questa politica di prezzo ed è stata costretta ad alzarli per non
essere lesiva della concorrenza
DISCRIMINAZIONE DEI PREZZI: pratica che consiste nell’operare dei ricarichi diversi di costi di
produzione di uno stesso prodotto in base alla tipologia di consumatore, senza che ciò sia giustificato
da un effettivo differenziale di costo. Può consistere in diversi prezzi finali a vari consumatori per
uno stesso bene (es. abbonamento metro diverso per studenti o anziani) o far pagare lo stesso
prezzo a tutti i consumatori sebbene il costo di produzione del bene sia differenziato (es. invio di
lettere postali in diverse zona d’Italia).
¥ Buoni sconto
¥ Offerte speciali (3x2)
¥ Concorsi: prevendono da parte del consumatore con la finalità di vincere un premio
¥ Estrazione a premi > es. iscriversi al sito inserendo un codice e aspettare l’estrazione
¥ Campioni di prova: omaggi dati al seguito dell’acquisto di un prodotto
¥ Programmi fedeltà: offrire un premio al consumatore in seguito al sommarsi degli acquisti
¥ Espositori nei punti vendita: dare evidenza ad alcuni prodotti
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LEZIONE 14 - 21 MARZO
Le promozioni sono quindi degli incentivi economici o non-economici, degli strumenti che
consentono all’impresa di spingere il consumatore verso l’acquisto del prodotto. In sintesi:
LEVA PLACE
Si tratta della leva distributiva, parliamo di CANALI DI MARKETING nei quali troviamo sia persone
che imprese e il l’obiettivo di un canale di marketing è di trasferire un prodotto e il relativo titolo di
proprietà dal produttore al consumatore finale (coincide col concetto di filiera produttiva: insieme
delle fasi che portano il prodotto dal produttore al consumatore finale).
Tra gli INTERMEDIARI principali ritroviamo i grossisti (wholesaler) che acquistano dai produttori
per vendere ad altri grossisti o dettaglianti ma non al consumatore finale, oppure i dettaglianti
(retailer) che acquistano da produttori e vendono al cliente finale, hanno il contatto diretto con il
consumatore finale. Sia grossisti che dettaglianti acquisiscono la proprietà della merce e in caso di
non-vendita il rischio d’invenduto ricade su di loro. Abbiamo poi altre due figure i broker e gli agenti
i quali hanno una funzione commerciale, per la quale non acquistano il titolo di proprietà del prodotto
per poi rivenderlo ma fanno da intermediari tra produttore e consumatore. I broker di solito non
hanno un rapporto continuativo con l’acquirente o con il venditore, ma tendono a rappresentare gli
acquirenti (es. settore assicurativo). Gli agenti sono molto utilizzati nell’ambito del commercio
internazionali e sono soggetti che tengono le relazioni con i distributori dettaglianti del posto; questi
possono essere plurimandatari (=rappresentano diverse imprese) o monomandatari
(=rappresentano un unico produttore). Le imprese tendono ad andare verso agenti monomandatari
perché questi riescono a gestire meglio gli interessi e non ce il rischio di scontarsi con altri
concorrenti.
à Gli intermediari possono essere di diverso tipo: grossisti – dettaglianti oppure broker – agenti, i
primi acquisiscono la proprietà della merce invece i secondi hanno una funzione commerciale ovvero
fungono da tramite e non
hanno rischi in caso
d’invenduto.
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I canali si possono distinguere anche sulla base della loro LUNGHEZZA = il numero di intermediari
che troviamo all’interno del canale. Possiamo fare una distinzione tra canali diretti e indiretti.
Via a via che vengono introdotti intermediari e aumenta la lunghezza del canale, si riduce il margine
per il produttore e per chi si trova all’interno del canale. Dall’altra parte diventa meno facile il controllo
da parte del produttore sulla vendita dei propri prodotti.
Il retail non è soltanto quello fisico tradizionale ovvero l’insieme dei punti di vendita, ma ci sono altre
forme chiamate non-store come as esempio i distributori automatici – la vendita per corrispondenza
/ su catalogo – la vendita televisiva – la vendita telefonica – l’e-commerce. La tendenza delle imprese
è quella di avvalersi di molteplici canali distributivi > MULTI-CANALITÀ = l’utilizzo di diversi canali
distributivi per raggiungere il proprio canale di riferimento.
> ES – TESCO: Tesco voleva entrare nel mercato sud-coreano, diventare il leader senza pero
aumentare il numero di punti vendita fisici. Quali sono stati i fattori di successo di questa iniziativa?
Uno studio approfondito della domanda: consumatori che avevano poco tempo a disposizione per
poter andare a fare la spesa e si parla anche di un mercato particolarmente abituato all’utilizzo della
tecnologia > Tesco è andata a sfruttare i “tempi morti” delle persone posizionando dei pannelli
tramite cui le persone potevano scansionare il QR code, acquistare i prodotti online per poi farseli
recapitare direttamente a casa. Questa strategia ha funzionato perché era una novità: è stato
semplificato il processo d’acquisto ma soprattutto si è andati a cogliere un’esigenza, un bisogno
della domanda e hanno permesso anche di aumentare vertiginosamente le vendite online ma poi
anche il mercato offline è cresciuto grazie alla maggiore notorietà del brand.
MARKETING E INTERNET:
o Showrooming: consumatore che effettua ricerche offline ma conclude l’acquisto online >
esamina i prodotti in negozio ma li acquista online di solito a un prezzo piu economico
o Webrooming: consumatore che effettua ricerche online ma conclude l’acquisto offline >
permette di avere un prezzo piu basso / evitare costi di spedizione / fruire di servizi di reso
piu agevoli / avere un punto di vendita fisico e avere un punto di riferimento soprattutto nel
caso in cui i prodotti necessitano di una manutenzione (es. computer)
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OMNICANALITA: un’ulteriore sviluppo della cross-canalità, in cui tutti i canali di comunicazione e
di distruzione vengono utilizzati in maniera integrata e coerente in modo tale da rafforzarsi
reciprocamente; l’obbiettivo è quello di attrare clienti oppure creare e mantenere delle relazioni con
i consumatori attuali e potenziali, creando un costumer journey integrato senza distinzioni tra online
e offline.
Partiamo dal punto di vista del cliente > COSTUMER EXPERIENCE: quello che i clienti pensano,
sentono e fanno; non è soltanto l’acquisto del prodotto in sé ma i consumatori ricercano sempre di
piu non soltanto l’acquisto di un prodotto ma l’acquisto di un’esperienza. Negli anni 90, Pine e
Gilmore hanno teorizzato l’esistenza di un’economia delle esperienze: esperienza come offerta
distinta dai beni e servizi. Il consumatore acquista esperienze per trascorrere tempo fruendo di una
serie di eventi memorabili che un’impresa eroga per coinvolgerlo in un modo personale => attraverso
l’esperienza si cerca di coinvolgere in modo attivo / personale il consumatore e di creare elementi di
memorabilità dell’esperienza à marketing delle esperienze: il prodotto sono le esperienze inteso
come evento memorabile per il consumatore, eventi che coinvolgono l’individuo in maniera
personale e queste esperienze sono il risultato di una risposta che deriva dal coinvolgimento
emotivo, fisico, intellettuale e spirituale del consumatore.
ð La costumer experience prende come punto di riferimento la prospettiva del cliente = non
comprende soltanto la vendita del prodotto ma anche l’insieme di tutti quegli aspetti che
incidono sull’esperienza del cliente
Non tutti i touch-point con cui il consuamtore entra in contatto, sono gestiti direttamente dall’impresa:
ci saranno dei touch-point per cui l’impresa ha il controllo diretto (es. sito internet – negozio) ma ci
sono anche tutta una serie di touch-point fondamentali per l’esperienza del cliente che sono gestiti
da altri soggetti.
¥ Brand owned: di proprietà dell’impresa (es. sito web aziendale – profili social dell’impresa)
¥ Partner owned: di proprietà di distributori online
¥ Costumer owned: di proprietà del cliente (es. profili social del cliente con recensioni)
¥ Social / external / independent > es. Tripadvisor il quale è un collettore di recensioni su cui
altri potenziali clienti si basano per raccogliere informazioni su un determinato prodotto
Anche se tutti questi canali non sono di proprietà dell’azienda è importante per lei avere la
consapevolezza di quali sono i touch-point principali di riferimento per i consumatori in modo da
monitorali.
60
Ormai sono tante le imprese che offrono esperienze omnichannel, come per esempio DISNEY che
tramite l’utilizzo di un’applicazione / braccialetti che vengono distribuiti agli ospiti negli hotel, riesce
a creare una customer experience complessiva assolutamente integrata tra online e offline. La parte
digitale diventa importante per raccogliere informazioni, valutare alternative o anche per l’acquisto
stesso dell’esperienza, ma diventa fondamentale anche nella fruizione del parco perché, attraverso
l’applicazione si è informati rispetto agli orari delle varie attrazioni e manifestazioni, si può accedere
a determinate aree del parco, ci si può prenotare…=> essendo oggi sempre connessi, è importante
creare una customer experience dove si passi con estrema facilità dall’online all’offline e viceversa
per poter vivere al meglio l’esperienza.
Abbiamo detto che con Internet si passa dal concetto di marketplace a quello di marketspace, ma…
Quali sono i vantaggi degli acquisti online secondo la prospettiva dei consumatori? E quali
i rischi percepiti? Quali sono i vantaggi per i produttori e gli intermediari?
Dimensione funzionale:
¥ Posso acquistare quando voglio / non mi devo spostare
¥ Spreco meno tempo
¥ Facilità di comparazione
¥ Consegna a domicilio / non bisogna spostare la merce
¥ Acquisto prodotti non disponibili vicino a me
¥ Tempi di consegna piu veloci
¥ Offerte solo per acquisti online / prezzo conveniente
¥ Possibilità di reso da casa
¥ Non mi devo relazionare con i venditori
¥ Sensazione di spendere meno / dematerializzazione dell’acquisto
Dimensione edonistica:
¥ Il piacere di ricevere un pacco con il prodotto acquistato: sensazione che sia un regalo
¥ Il piacere di ricevere un set di prodotti selezionati da altri sulla base delle mie preferenze
¥ Il divertimento di acquistare online
1) APRIRE IL PROPRIO SITO E-COMMERCE: il produttore ha il proprio sito che gestisce da solo.
¥ Vantaggi: pieno controllo di tutto il processo dalla produzione alla vendita del prodotto
¥ Svantaggi: elevati costi di gestione, scarsa visibilità del sito e servono competenze specifiche
¥ CLIENTE FINALE
3) VENDERE NEL MARKETPLACE: i produttori possono vendere sul proprio sito internet ma se ci
dovessero essere problematiche legate alla visibilità, possono optare per una modalità di vendita
diversa ovvero i marketplace = colossi dell’e-commerce come Amazon, Yoox, Etsy. Il cliente non
diventa fidelizzato al produttore ma alla piattaforma e acquista li perché li conviene > trovo il sito del
singolo venditore ma magari cercando su Amazon il prodotto costa meno.
¥ Vantaggi: visibilità
¥ Svantaggi: presenza di commissione elevate in base al potere contrattuale dei produttori o
dei rivenditori e presenza di numerosi potenziale concorrenti
LE SFIDE DEL MERCATO INDIANO: prima di tutto c’era un problema legato alla vendita di carne
essendo un paese con gran parte della popolazione vegetariana = bisognava creare nuovi prodotti
che potessero trovare spazio in questo determinato mercato. C’è stata la creazione della maionese
senza uovo e la separazione del processo di preparazione del cibo per evitare la contaminazione
tra prodotti vegetali e prodotti animali > per distinguere chi preparava cosa hanno introdotto colori di
grembiuli diversi. Per di piu, la mucca è considerata un animale sacro e c’è anche una certa
componente musulmana che non mangia maiale per cui alcuni prodotti sono stati sostituiti con pollo
e agnello. Inoltre, vi era anche una concorrenza locale molto intensa a fronte di ristoranti costosi
nelle aree metropolitane e allo stesso tempo bancarelle locali che vendevano food low-cost.
Il target di riferimento individuato da McDonald era composto soprattutto da famiglie con bambini e
consumatori con una forte sensibilità al fattore prezzo. L’idea non era quella di presentarsi come un
fast-food ma piuttosto come un ristorante per famiglie in cui si potesse mangiare fuori per
qualche occasione speciale ad un prezzo accessibile e che risultava anche essere un mezzo
per le relazioni sociali e la condivisione.
PREPARAZIONE:
¥ Mancanza di una catena del freddo: questo è stato un grande problema da affrontare perché
bisognava garantire che luoghi di conservazione al freddo per i prodotti dal luogo di
produzione al luogo di consumazione
2
il MC vende principalmente carne di bovino ma la mucca è considerata sacra in una parte del paese = bella sfida
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¥ Acquistare da produttori locali: si è cercato di tessere relazioni con la comunità locale
acquistando da produttori locali o rivolgendosi anche ad architetti locali per la progettazione
delle strutture
Quando si analizza il target bisogna pensare alla capacità d’acquisto – ai bisogni – al processo
d’acquisto. Nel caso di McDonald’s…
¥ Fascia di prezzo accessibile solo a clienti selezionati > target è sempre stato quello di una
middle/upper middle class che voleva combinare cibo e divertimento. Era percepito anche
come un brand abbastanza caro perciò i primi punti vendita furono aperti in aree
metropolitane dove tendenzialmente c’è una maggiore capacità d’acquisto e più potenziali
consumatori
¥ Richiesta di valore da parte del cliente: non doveva essere solo qualcosa da mangiare, ma
si voleva vivere un’esperienza
¥ Il Burger era considerato uno snack, non veniva quindi data molta attenzione ai valori
nutrizionali ma veniva piuttosto valorizzato il sapore
¥ Posta attenzione sui bambini perché considerati come i grandi influenzatori delle scelte delle
famiglie
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LEVA PROMOTION
Si parte dalla considerazione che quando si parla di comunicazione, l’impresa ha piu PUBBLICI DI
RIFERIMENTO = piu soggetti con i quali ha la necessita di comunicare, la comunicazione andrà
declinata in maniera diversa per ciascuno di questi soggetti ma essa deve comunque essere
coerente in quanto i diversi pubblici contribuiscono all’immagine dell’impresa, delle sue strategie e
delle sue attività.
Qual è l’obiettivo della comunicazione? La ricerca del miglioramento delle relazioni con i propri
interlocutori sia interni che esterni. Attraverso la comunicazione, l’impresa cerca di creare,
mantenere e migliorare le relazioni con i soggetti chiavi => l’obbiettivo ultimo è quello di aiutare
l’impresa a raggiungere il proprio vantaggio competitivo.
Quando si scelgono gli strumenti di comunicazione, bisogna considerare il target (es. per
comunicare con i bambini, si utilizzeranno canali tv che trasmettono cartoni) – il costo per contatto
(: quanto mi costa raggiungere un determinato target) – la personalizzazione (: possibilità che ci da
lo strumento di personalizzare e interagire con il cliente. Una campagna pubblicitaria ha una
bassissima capacità invece con evento ci sono molte piu possibilità)
RELAZIONI PUBBLICHE:
- Target ampio
- Mezzi molto diversificati
- Si utilizza un tramite che aiuta ad aumentare la credibilità del messaggio (es. giornalista –
un evento – una causa sociale)
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1. PUBBLICITY: non va confusa con la pubblicità la quale è un messaggio a pagamento. La
pubblicity è una forma di comunicazione non a pagamento in cui si cerca di trasferire informazioni
positive sull’azienda > es. Guide del Gambero Rosso che consigliano i migliori ristoranti d’Italia.
Questo tipo di comunicazione non dovrebbe essere a pagamento, l’impresa non dovrebbe pagare
per essere presente all’interno di queste guide ma dovrebbe arrivarci per merito = attraverso la
qualità dei prodotti offerti ci sono giornalisti che recensiscono.
2. PUBBLICAZIONI AZIENDALI: sui siti delle grandi aziende si trovano le relazioni agli investitori
in cui si richiamano i valori del brand, le modalità secondo cui sono stati raggiunti gli obiettivi, le
strategie messe in atto dall’azienda, le prospettive di sviluppo futuro, etc.; sono documenti ufficiali
disponibili a tutti. Un’altra modalità attraverso la quale l’azienda comunica sono i giornali aziendali
(house organ) in cui sono contenute informazioni sull’azienda, le ultime novità, i nuovi prodotti, i posti
vacanti, etc.
3. LOBBYING: il termine deriva da LOBBY che richiama il latino “loggia”. Si tratta di un termine che
viene utilizzato per indicare il luogo dove i deputati incontravano il pubblico e dunque i rappresentati
dei vari gruppi portatori d’interesse. Le persone che aspettavano i parlamentari nelle lobby, col
tempo sono stati chiamati “lobbisti”; in questo senso, la lobby indica un gruppo di persone portatori
di interessi specifici che cercano di esercitare la propria influenza su un certo potere politico
amministrativo per difendere il loro interesse. Un esempio sono i sindacati, associazioni
studentesche, associazioni di commercianti o di imprenditori ecc.
Anche a livello dell’Unione Europea è prevista un’attività di lobbying tramite cui i cittadini possono,
e anzi dovrebbero, aspettarsi che il processo decisionale dell’UE sia il più aperto e trasparente
possibile. Più trasparente è il processo, più è facile garantire una rappresentanza equilibrata ed
evitare pressioni indebite o un accesso illegittimo o privilegiato alle informazioni o ai responsabili
delle decisioni. Il Registro della Trasparenza è stato istituito per rispondere appunto a domande
fondamentali e per tracciare tutti i soggetti che in qualche modo interagiscono con i decisori pubblici
per portare avanti gli interessi di determinate categorie di persone. Concretamente, il lobbista
contatta commissari ed eurodeputati, ad esempio, facendo pressioni o portando suggerimenti per
emendare una norma e i commissari e gli eurodeputati a loro volta hanno bisogno di confrontarsi
per sapere quanto e come incidono le direttive nei vari settori dell’impresa e della società; quindi, si
tratta di un’attività legale purché avvenga alla luce del sole (es. per incontrare un commissario
europeo bisogna essere iscritti al Registro della Trasparenza).
Le lobby a Washington sono 11.641 mentre a Bruxelles sono 11.801, ciò fa capire la rilevanza di
questi soggetti, che in gran proporzione sono industrie, ma troviamo anche altre imprese,
rappresentanti di imprese, ONG, associazioni di consumatori, società di consulenza, istituti
accademici di ricerca, enti pubblici, organizzazioni religiose ecc. In Italia le prime sette lobby sono
Altroconsumo, società energetiche come Enel e Eni ma anche l’Associazione Bancaria Italiana.
Un esempio per capire meglio l’attività di lobbying è la cosiddetta “guerra del copyright”, che ha
visto contrapporsi da un lato Google e gli altri giganti dell’high tech, dall’altro musicisti, editori,
giornalisti e le società che raccolgono diritti d’autore, schierate contro il “no” allo sfruttamento gratuito
sul web di opere che hanno diritto a un copyright. Dal novembre 2014 agli inizi del 2019 ci sono stati
765 incontri fra lobbisti e Commissione, nei cui verbali compare la parola “copyright”. Relativamente
a questa tematica, Google ha avuto 3 incontri al mese per tutto il 2018 con i vertici della
Commissione (e le associazioni per i diritti d’autore ancor di più). Alla fine, la direttiva ha disposto
che i giganti dell’high tech (nonostante le pesantissime pressioni) ora debbano chiedere
autorizzazioni, pagare autori e editori, e intervenire sulle violazioni dei diritti.
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4. RELAZIONI CON I MEDIA:
¥ Media list: elenco di giornalisti o testate giornalistiche con cui c’è un certo rapporto positivo
¥ Comunicato stampa: viene inviato dall’azienda ad una serie di giornalisti o emittenti tv
¥ Conferenza stampa: l’impresa convoca una serie di giornalisti per diffondere informazioni
riguardo determinati eventi dell’azienda, corredata magari da un’intervista dell’imprenditorie
che viene poi rilasciata e ripresa dai media.
5. EVENT MARKETING: hanno a che fare col mondo della gestione del marketing degli eventi ma
che non rappresentano il business dell’impresa. L’evento diventa uno strumento attraverso il quale
l’impresa vuole raggiungere determinati obiettivi di comunicazione e di promozione. Le imprese
possono partecipare all’evento o realizzandolo oppure prendendovi direttamente parte o ancora
possono sponsorizzarlo. Proprio per questo motivo, ci sono diverse prospettive e ciò significa che
possono anche esserci diversi punti di vista che non sempre sono allineati nell’organizzazione
dell’evento, perché da un lato abbiamo quello dell’organizzatore dell’evento e dall’altro quello
dell’azienda “sostenitrice” dell’evento (la cui finalità è quella di promozione e di comunicazione).
Esistono molteplici tipologie di evento:
LEZIONE 16 - 26 MARZO
¥ Nome dello sponsor diventa il nome dello sponsee > es. Heineken produce birra pero da
anni sponsorizza un evento chiamato “Heineken Jammin Festival” in cui il nome dello
sponsor coincide con il nome dello sponsee. Si vuole associare il brand al mondo della
musica, al mondo dei giovani.
¥ Logo dello sponsor può comparire su elementi visibili > es. divise sportive o attrezzature
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> FATTORI DI SUCCESSO:
¥ La coerenza tra l’evento con l’immagine dell’impresa o del prodotto
¥ Sono piu efficaci se ripetute nel tempo e hanno una certa durata
6. MARKETING SOCIALE: si cerca d’influenzare un gruppo di destinatari in modo tale che questi
modifichino in maniera volontaria un certo comportamento al fine di ottenere un beneficio per i
singoli, i gruppi o la società. L’esempio tipico è il coinvolgimento del target di riferimento nella
partecipazione di cause di interesse generale, umanitarie, scientifiche o culturali. Ci sono due
modalità principali:
à Il consumatore è tanto piu portato a partecipare attivamente, quanto maggiore è l’impegno che
vede da parte dell’impresa nell’iniziativa.
- Donazioni: l’impresa decide di devolvere una certa somma di denaro per sostenere una causa
senza che ci sia il coinvolgimento diretto del consuamtore. Un esempio è stata la corsa alle donazioni
per ristrutturare Notre Dame dopo l’incendio del 2019 da parte di grandi marchi come la famiglia
Pinult – azionista del gruppo Kering (: Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga, etc.) la
quale ha donato 100milioni di euro; il gruppo LVMH (: Fendi, Bulgari, Dior, Givenchy, etc.) ha donato
200milioni di euro ma hanno partecipato anche marchi come la Disney o L’Oréal.
Altri esempi di sponsorizzazioni - Zucchero x Interflora: ai concerti in arena, si dava uno sconto di
nome “rosablanca” in riferimento a una canzone del cantante.
PUBBLICITÀ:
- Pioneristica: ha come oggetto il lancio sul mercato di un nuovo prodotto o qualcosa di nuovo
relativo a un prodotto già esistente > es. Nutella è un brand già conosciuto ma i Nutella biscuits
erano nuovi e quindi si era lanciata una campagna pubblicitaria
- Promemoria riguarda il ricordo di prodotti già presenti sul mercato, l’obiettivo è di tenere vivo nella
mente del consumatore un modello del brand. Un esempio è stata la pubblicità relativa alla
ricorrenza del 40° anniversario della libreria Billy di Ikea. Questa campagna pubblicitaria è stata
realizzata partendo dai dati rispetto alla lettura in Italia poco incoraggianti, perché si legge sempre
meno (il 57,6% degli italiani non legge nemmeno un libro l’anno), nonostante aumentino le nuove
pubblicazioni. All’interno di questo panorama, per gli scrittori emergenti diventa sempre più difficile
farsi conoscere; perciò, Ikea, cercando una coerenza col prodotto, presso lo store di San Giuliano
Milanese ha lanciato un’iniziativa dedicata agli scrittori emergenti in collaborazione con IBS tramite
la quale ha esposto nelle proprie librerie Billy ed è riuscita a creare un vero e proprio circolo di lettura
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animato da eventi, letture al pubblico, presentazioni con gli autori e attività volte a sensibilizzare i
partecipanti sul tema della lettura
- Competitiva: obiettivo di evidenziare gli elementi distintivi di un prodotto rispetto alla concorrenza
- Promemoria: si vuole mantenere vivo il ricordo di un brand > es. pubblicità Zuegg che richiamava
la storia e la tradizione del marchio.
- Competitiva: si cerca di esaltare l’unicità, i vantaggi specifici del prodotto / del brand senza fare
riferimenti espliciti al concorrente
In Italia esiste l’istituto di autodisciplina pubblicitaria a cui molte imprese aderiscono che cerca
di tutelare la concorrenza tra imprese facendo in modo che la comunicazione commerciale di
un’impresa non vada a danna di un’altra impresa. Dagli anni 60, questo istituto emana un codice nel
quale si richiama l’importanza della comunicazione commerciale la quale deve avvenire in un’ottica
di servizio per il pubblico, bisogna avere particolare riguardo al tipo di influenza che la comunicazione
commerciale può esercitare sul consumatore => se una pubblicità è nel rispetto della legge ma viola
le condizioni del codice d’autodisciplina pubblicitaria, quella pubblicità viene fatta cessare. Ci sono
alcune definizioni fondamentali del codice, quali i concetti di prodotto, messaggio e consumatore.
¥ CONSUMATORE: ogni soggetto, persona fisica o giuridica o ente collettivo, cui è indirizzata
la comunicazione commerciale o che si suscettibile di riceverla.
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premi o riconoscimenti. Nel valutare l’ingannevolezza della comunicazione commerciale si assume
come parametro il consumatore medio del gruppo di riferimento
Ø Articolo 11 – bambini e adolescenti:
Una cura particolare deve essere posta nei messaggi che si rivolgono ai bambini, intesi come minori
fino a 12 anni, e agli adolescenti o che possono essere da loro ricevuti.
1. GIURI che ha il compito di verificare se vi è stata o meno una violazione del codice
2. COMITATO DI CONTROLLO che ha la funzione di denunciare al Giuri i messaggi pubblicitari
che ritiene in contrasto con il codice di autodisciplina. Ci potrebbe anche essere il caso di
un’azienda che denuncia la pubblicità di un concorrente.
Invece, l’Autorità basa le proprie decisioni sulla Legge istitutiva n.287 del 1990, nonché sulle norme
stabilite dal Codice di Consumo. Il principale punto di forza dell’IAP è la rapidità di intervento,
normalmente nel momento in cui un messaggio pubblicitario è ancora in fase di trasmissione (tramite
la cessazione del messaggio). L’Autorità ha dei tempi più lunghi, per cui può intervenire ma magari
lo fa quando il messaggio è in circolazione già da molto tempo e ciò è particolarmente critico per le
imprese; siccome è un’autorità pubblica, può anche irrogare sanzioni pecuniarie.
- BARILLA VS PLASMON:
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Barilla ovviamente non è rimasta in silenzio e ha denunciato la campagna pubblicitaria facendo
ricorso al Giurì in quanto, a suo parere:
o I messaggi non mettono a confronto prodotti che soddisfano gli stessi bisogni =
comparazione tra prodotti disomogenei e pertanto illecita, prodotti tra loro non confrontabili
o L’uso delle espressioni “per bambini” e “per adulti” potrebbe indurre a pensare che i prodotti
Barilla non siano adatti all’alimentazione dei bambini in generale mentre in realtà ci si riferisce
alla prima infanzia (0-3 anni)
o Solo in una didascalia a margine si precisa che i valori riportati sono espressi in microgrammi
(= valori infinitesimali)
à Barilla lancio pure una campagna con il messaggio: “A mangiare si comincia da piccolini”
Il Giurì ha valutato le diverse posizioni e, esaminati gli atti, si è pronunciato dichiarando che la
pubblicità di Plasmon è in contrasto con gli artt. 2 (comunicazione commerciale ingannevole) e 14
(denigrazione) del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale nella parte in cui
espone la tabella con valori numerici e in cui ricorre all’utilizzo delle espressioni “bambini” e “adulti”,
mentre la pubblicità di Barilla è in contrasto con l’art. 2 del Codice di Autodisciplina limitatamente al
claim “A mangiar bene si comincia da Piccolini”, disponendo quindi la cessazione di entrambe le
pubblicità.
à Trovarsi costretti a sospendere una campagna pubblicitaria dopo averci investito sopra e aver
sostenuto dei costi è uno dei motivi per cui la pubblicità comparativa è poco diffusa in Italia.
- Indiretta: si attribuisce al proprio prodotto dei pregi unici, affermando implicitamente che tali pregi
non sono posseduti da tutti i prodotti concorrenti > es. “L’unica autovettura silenziosa come la notte”
- Diretta: i concorrenti sono riconoscibili o mediante citazione espressa della loro denominazione o
del loro marchio > es. “L’auto X è piu confortevole di Y e costa meno”
Negli spot pubblicitari in onda da giugno 2013, Henkel affermava che il Nuovo Dixan “rimuove le
macchie meglio del principale concorrente già alle basse temperature” (pubblicità comparativa). In
questo caso però è intervenuta l’Autorità su segnalazione di Procter Gamble (Dash) e il risultato è
stato una multa di 50mila euro ad Henkel Italia per pratica commerciale scorretta perché con questa
campagna pubblicitaria si dava ai consumatori l’immagine di un prodotto nuovo con caratteristiche
diverse e “superiori” rispetto a quelle che il messaggio lascia intendere quando in realtà è emerso
che nella formulazione del nuovo prodotto Dixan vi è una sostanziale parità di efficacia con Dash in
termini di risultato di lavaggio.
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PUBBLICITÀ – DENIGRAZIONE > es. caso dell’Unione Italiana per l’olio di palma sostenibile VS
Rigoni di Asiago > Rigoni aveva comunicato che all’interno della propria “nocciolata” non utilizzava
olio di palma, in particolare il messaggio era: “Calma, calma, non c’è olio di palma”. Il Giuri, esaminati
gli atti e sentite le parti, dichiara che la pubblicità in esame è contraria all’articolo 14 (denigrazione)
del codice di Autodisciplina e ne ordine la cessazione à anche se non si esplicita un concorrente,
se qualche impresa si sente lesa nella propria immagine può denunciarla al Giuri.
- ALFA ROMEO ha realizzato tutta una serie di video in cui nomina esplicitamente i principali
concorrenti. In questi video ironici, i proprietari di auto dei principali brand lodano le caratteristiche
della loro auto per poi dichiarare di volerla vendere per acquistarsi un’Alfa Romeo.
LEZIONE 17 - 28 MARZO
> PERUGINA VS FERRERO: nei cioccolatini “Perugina Nero” e “Ferrero Rondnoir” possiamo notare
una similarità sia nel packaging che nel prodotto in sé. La pubblicità di Ferrero utilizzava il messaggio
“C’era una volta il nero, adesso c’è Rondnoir, il dolceamaro” > secondo Perugina questo tipo di
comunicazione andava a denigrare i loro cioccolatini come se quelli di prima fossero stati cioccolatini
amari e quindi con un’accezione negativa. In effetti, il Giuri dichiara che la pubblicità contestata non
è in contrasto con il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
Se si vuole realizzare una campagna pubblicitaria, si dovrebbe innanzitutto stabilire il target della
comunicazione (: l’impresa ha diversi pubblici di riferimento), poi si dovrebbero stabilire gli obiettivi
della campagna pubblicitaria, si dovrebbe decidere il budget (: quanto serve per poter
raggiungere quel target e ottenere l’obiettivo definito della campagna pubblicitaria), si dovrebbe
decidere il messaggio, si dovrebbe decidere attraverso quali canali di comunicazione si vuole
veicolare il messaggio ed infine si dovrebbe valutare la campagna pubblicitaria (: si vanno a
vedere se i risultati raggiunti sono in linea con gli obiettivi che si volevano raggiungere).
In linea di massima, questo è il processo che un’impresa dovrebbe seguire per il lancio di una
campagna pubblicitaria. Questo procedimento lo si segue quando ci si trova nel contesto di
multinazionali, mentre in un contesto di piccole e medie imprese come l’Italia, a volte per la
comunicazione si ragiona in termini residuali, nel senso che si vede prima qual è il budget a
disposizione e poi si capisce cosa ci si può fare con quel determinato budget.
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ALCUNI EFFETTI DELLA PUBBLICITÀ
¥ Reach (penetrazione – copertura): numero delle unità di target esposte al messaggio >
capire se effettivamente i soggetti del target sono stati raggiunti dalla campagna
Questi indicatori hanno un limite: sicuramente abbiamo dei numeri che ci indicano quante persone
hanno visto la campagna e quante volte l’hanno vista MA non sappiamo nulla di come è stata
recepita, se ha contribuito a creare un’immagine positiva del brand, se ha contribuito a un buon
posizionamento o se è riuscita a creare delle associazioni per quanto riguarda certe tematiche. Se
si vuole vedere questo tipo di efficacia, si potrebbero realizzare un’indagine sui consumatori, una
ricerca di marketing, un sondaggio (strumenti qualitativi) che ci aiutano ad avere un’idea piu precisa
riguardo gli obbiettivi della campagna => è importante utilizzare sia strumenti quantitativi e qualitativi.
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In linea di massimo, troviamo sempre un titolo – un’immagine – un testo – il logo del brand – il payoff
ovvero il messaggio che accompagna tutte le comunicazioni del brand.
TITOLO
- Compare spesso in alto o al centro
- Obiettivo d’informare e di attirare l’attenzione del lettore
- Spesso accompagnato da un sotto-titolo che aggiunge informazioni sul prodotto
- Coerente con l’immagine che si trova all’interno della pagina
BODY COPY
- Il testo piu lungo che compare nella pubblicità
- Può avere una lunghezza variabile
- Offre informazioni dettagliate sul prodotto, sull’azienda
PAY OFF
- Frase / slogan che accompagna il nome dell’azienda
- Spesso situato in fondo alla pagina
- Una costante della comunicazione aziendale, non si trova soltanto nella campagna
pubblicitaria ma lo si trova anche in contesti di sponsorizzazione, sul packaging…
Spesso nelle campagne pubblicitarie ci si avvale della figura di un TESTIMONIAL che può essere
una persona comune come per esempio:
ES. REEBOK ha fatto la scelta di non utilizzare personaggi famosi per le proprie campagne ma
preferisce utilizzare la persona comune, la persona che si può identificare nei valori del brand e nei
diversi target (si passa dagli sport piu estremi a sport piu allegri come il ballo). Cerca di utilizzare
diversi tipi di testimonial in modo da ricreare l’identificazione del consuamtore, si cerca di avvicinare
i consumatori => “Vogliamo celebrare gli individui che si realizzano seguendo le loro passioni. Siamo
convinti che ognuno di noi abbia la possibilità di cambiare la propria vita attraverso il fitness e la
creatività, e vogliamo incoraggiare questa scoperta, sia attraverso il CrossFit o attraverso gruppi di
corsa o di allenamento” Yan Martin (Vice Presidente Marketing)
ES. NIKE cerca di avvicinarsi a segmenti sempre nuovi del proprio target tramite iniziative diverse.
Ad esempio, a Londra ha messo a disposizione uno spazio all’interno del quale, in particolare le
mamme, possono svolgere attività sportive e sessione di allenamento con la finalità di promuovere
la nuova linea da running cercando di avvicinarsi a un segmento di consumatori che magari lascia
in secondo piano lo sport per via delle faccende famigliari.
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L’imprenditore vuole rappresentare direttamente la propria azienda può essere testimonial > es.
GIOVANNI RANA e AMADORI sono due persone che hanno deciso di utilizzare la propria faccia
per realizzare campane di comunicazione per il proprio brand.
Possiamo anche ritrovare personaggi famosi di vario genere e non si può non parlare di
influencer; a seconda del numero di followers si può fare la differenza tra mega-influencer, macro-
influencer, micro-influencer e nano-influencer. Attenzione che non bisogna pensare che rivolgersi a
un mega-influencer sia piu efficace che rivolgersi a un nano-influencer…secondo un rapporto
dell’Osservatorio Nazionale Influencer Marketing, il 59,7% dei marketer lavora con micro-influencer
sotto i 30mila followers. Il 13,7% si affida invece a influencer tra 50mila e 100mila followers, mentre
il 9,7% va sopra il 100mila. In Italia, ci si rivolge volentieri ad influencer che possono raggiungere
effettivamente nicchie di mercato specifiche, spesso legate al territorio. Un altro fattore può essere
determinato dal costo medio di un influencer con un discreto seguito rispetto ai risultati che si intende
raggiungere => un’iniziativa di promozione realizzata con micro-influencer risulta talvolta piu efficace
rispetto a una campagna di comunicazione realizzata con influencer piu seguiti. Per di piu, è
importante anche considerare la credibilità dell’influencer e quindi l’azienda deve essere capace
d’individuare l’influencer piu adatto per promuovere il proprio prodotto (es. per promuovere del vino,
non si sceglierà un’influencer che si occupa di make-up)
Prendiamo per esempio lo sportivo TIGER WOODS apprezzato per le sue capacita sportive ma
anche per la sua capacità di essere focalizzato, metodico, disciplinato e
sempre concentrato; tant’è che GATORADE aveva lanciato una bevanda
dedicata allo sportivo di nome “Gatorade Tiger focus”. La fama di Woods
era tale per cui collaborava come testimonial sia con brand sportivi che con
banche o assicurazioni (imprese per cui la capacita di concentrarsi è
fondamentale). Possiamo ricordare anche la pubblicità di ACCENTURE
diventata oggetto di ridicolizzazione quando Tiger Woods un po’alticcio
davanti casa sua parcheggiandosi si prese un idrante. Infatti la frase
originale della pubblicità era “La strada per la performance elevata non è
sempre lastricata” alla quale fu aggiunta per ridicolizzare la frase “…a volte
questa strada finisce dritta contro un idrante” à Quando si utilizzano
personaggi famosi per una campagna pubblicitaria, bisogna fare attenzione
che qualsiasi evento pubblico o privato collegato alla vita del testimonial, in
qualche modo va a riflettersi negativamente sul brand.
Per evitare di incorrere in questi rischi, talvolta si ricorre ad un personaggio storico, il cui vantaggio
sta proprio nel fatto che ha un’immagine cristallizzata nel tempo che non cambia ma anche qui ci
possono essere dei rischi.
ES. TELECOM riportando un discorso di Gandhi, omise una parola dal discorso originale: “Se volete
di nuovo dare un messaggio all’Occidente ecc.” era diventato “Se volete dare un messaggio
deve essere un messaggio di verità”. L’impresa era stata accusata di aver creato una campagna
pubblicitaria non veritiera e non corretta, in quanto non riportava per intero tutto il messaggio.
ES. BACI & ABBRACCI: utilizzò una foto famosa che veniva spesso utilizzata in
vari contesti come idealizzazione dell’amore. Questa scelta fu criticata perché
poteva lanciare un messaggio fuorviante: il bacio si pensava che non fosse tra
un marine e la sua amata, ma tra un marine e una ragazza presa a caso per
strada.
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Una volta definito il tipo di pubblicità che si vuole realizzare, bisogna decidere attraverso quale
MEZZO DI COMUNICAZIONE lo si vuole veicolare; ne esistono di diverso tipo:
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Così come per il piano di marketing, possiamo individuare una fase di pianificazione, attuazione e
controllo anche per le campagne pubblicitarie.
ð Ci sono delle azioni correttive che possono essere svolte rispetto all’attuazione ma anche
rispetto all’attività di pianificazione della campagna pubblicitaria
Possiamo inoltre identificare diversi obiettivi della comunicazione, a seconda delle diverse fasi
del ciclo di vita di un prodotto, nonché diverse attività di comunicazione.
4) DECLINO: si cerca di contenere le spese per la promozione oppure si cerca di dare nuova vita al
brand e quindi si investe in comunicazione magari evidenziando alcuni elementi legati al processo
di innovazione e sviluppo del brand, sperando che la curva del ciclo ricominci a salire.
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Il mix di comunicazione dipende da:
¥ Ciclo di vita del prodotto
¥ Complessità del prodotto
¥ Rischio percepito da parte del consumatore (RF. Matrice di Assael)
¥ Presenza di servizi ausiliari: servizi accessori che vanno a completare il prodotto e possono
essere inseriti nelle campagne di comunicazione
Si può guardare la comunicazione anche lungo il canale di marketing e si possono identificare due
diversi tipi di strategie di comunicazione:
1. PUSH: spingere verso il canale successivo. È una strategia che parte dal produttore e va
verso gli intermediari che si trovano nei canali di marketing per stimolare la domanda finale
(produttore – intermediari – consumatore) = strategia dall’alto verso il basso
2. PULL: parte dal produttore ed è veicolata direttamente nei confronti dell’acquirente finale >
acquirente che vede la pubblicità di un prodotto va dal rivenditore a cercare quel prodotto. È
una strategia volta a stimolare la domanda che a sua volta andrà a stimolare gli stadi della
filiera dal dettagliante, al grossista al produttore.
DIGITAL MARKETING
2. “Tutto è in tempo reale”: i social media manager devono essere sicuri di essere in linea
con i tempi e di star veicolando il giusto messaggio che l’azienda vuole far passare
LEZIONE 18 - 9 APRILE
Riprendendo il discorso sul DIGITAL MARKETING: si tratta di qualcosa ormai integrato in tutte le
attività di marketing, dalle ricerche di mercato alle attività di sviluppo del prodotto > è un modo
attraverso il quale il marketing integra tutto ciò che è digitale all’interno dei diversi processi sia di
pianificazione strategica che di operatività. Il digital marketing ha avuto un effetto a 360 gradi su tutte
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le attività delle imprese e ha avuto degli effetti dirompenti anche sul comportamento del
consumatore. Dal punto di vista del consumatore, lo sviluppo d’internet è andato a modificare il suo
processo decisionale: si ha accesso a una vasta quantità d’informazioni ma è anche difficile
orientarsi perché non si riesce a capire la veridicità delle informazioni che vengono veicolate (fake
news); c’è la necessità di rispondere ai commenti dei consumatori in tempo reale = dal pov di chi
gestisce i social media non bisogna ritrovarsi improvvisati ma essere chiari e allineati con le strategie
dell’impresa à tutte le attività di comunicazione (tradizionali e online) dell’impresa contribuiscono a
trasmettere l’identità e di creare un’immagine d’impresa.
Per le imprese, si può definire la strategia di marketing digitale come: “l’insieme delle decisioni e
delle modalità con le quali si sceglie di utilizzare i nuovi media per raggiungere gli obiettivi aziendali
di marketing” = ormai il marketing digitale è integrato in tutte gli strumenti, sia strategici che operativi:
a livello distributivo ritroviamo l’e-commerce; a livello di comunicazione nascono nuovi canali con il
cliente tenendo pero presente che quello che finisce online, tendenzialmente ci rimane: bisogna
prestare attenzione perché può nascere un passaparola e una virilità del messaggio anche con
accezioni negative = questo può causare danni perché le cose rimangono.
Viste le sue grandi dimensioni, la Cina presenta un mercato cruciale per le aziende del lusso. Nel
momento in cui D&G ha lanciato questa campagna, stava organizzando una sfilata in Cina come un
modo per far conoscere meglio il brand, aveva il desiderio di imporsi in maniera piu consistente in
un mercato con grandi possibilità di sviluppo. Il danno di comunicazione che è stato fatto ha avuto
delle conseguenze concrete e serie per D&G e ha denotato una mancata preparazione nello
studio del mercato = è importante lo studio del mercato perché ogni cultura è diversa e bisogna
captare le differenze MA in questo caso D&G ha sottovalutato alcuni aspetti della cultura cinese.
Nella PUBBLICITÀ vi era una ragazza asiatica che utilizzava le bacchette per mangiare piatti tipici
italiani (spaghetti –pizza –cannolo siciliano). Il problema furono gli aspetti culturali legati all’utilizzo
delle bacchette cinesi, le quali non sono soltanto utensili utilizzati per mangiare ma hanno una
tradizione millenaria = la campagna pubblicitaria è stata considerata un insulto diretto alla
cultura asiatica > le bacchette vengono utilizzate solo per piatti tipici e non per pietanze straniere
=> il fatto di ridicolizzare il consumatore cinese che prova a mangiare gli spaghetti o la pizza con le
bacchette è stato visto come un elemento di offesa alla cultura locale. Oltre a questo errore di
comunicazione, sono succeduti una serie di altri errori legati alla comunicazione, gestita non dal
team marketing di D&G, ma proprio da uno dei due fondatori, ovvero Stefano Gabbana che ha
avuto anche una reazione non misurata ed ha reagito come una persona qualsiasi che commenta
liberamente andando a dichiarare che la colpa fosse dei cinesi per via delle loro reazioni esagerate
e il loro eccesso di sensibilità. Prese poi posizione il Governo cinese che pubblicò un post sui propri
account affermando che accolgono con piacere investitori stranieri, ma sempre nei limiti del rispetto
della cultura e delle persone di quel Paese. Di conseguenza, i due fondatori si scusarono tramite un
video ma ormai lo scandalo era già scoppiato e dunque anche dai toni e dalle modalità non
sembrarono convincenti ma anzi risultarono molto forzati a porgere queste scuse; se si fossero
scusati subito, magari ci sarebbero state meno ripercussioni.
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Questo caso ci insegna che ci possono essere due principali ostacoli all’internazionalizzazione:
1. Autoreferenzialità: prendere i propri valori cultuali come base delle proprie decisioni, un’impresa
autoreferenziale si basa SOLO su suoi valori per prendere le decisioni di marketing
(DOMANDA: Cosa significa etnocentrismo per i consumatori e per l’impresa? // Quali sono i principali
ostacoli all’internazionalizzazione emersa dal caso DG?)
La rivoluzione nella comunicazione digitale è avvenuta con il passaggio dalla staticità del Web 1.0
(sito internet tradizionale che era come una sorta di vetrina che rappresentava i prodotti) alla
dinamicità del Web 2.0: la comunicazione non è piu unidirezionale ma diventa bidirezionale,
dinamica e presuppone un’interattività = l’impresa comunica con i consumatori e i consumatori
comunicano con l’impresa. Con l’avvento dei social media, si scardina la comunicazione statica e ci
si muove verso qualcosa di piu interattivo.
Una forma di comunicazione che prevede la collocazione di annunci pubblicitari in luoghi insoliti e
inaspettati, spesso utilizzando metodi non convenzionali in modo da risultare i primi a farlo. È
fondamentale creare l’effetto sorpresa cosi come coinvolgere il consumatore in un’esperienza: il
consumatore non assiste passivamente al messaggio ma diventa parte attiva di esso. È un tipo di
marketing che si utilizza soprattutto per le campagne outdoor, non necessariamente in grandi spazi
aperti e cerca di sfruttare l’ambiente per arrivare al target di riferimento al di fuori dei contesti
tradizionali.
1. Il nastro trasportatore dell’aeroporto di Venezia dipinto come una roulette per promuovere il
Casinò di Venezia
2. Airbnb ha trasformato una cabina in una specie di camera > effetto sorpresa perché si tratta di un
luogo insolito in cui non ci aspettiamo di trovare una stanza per alloggiare
3. Le stazioni delle metropolitane sicuramente non sono dei luoghi accoglienti. Per questo motivo,
Ikea ha creato degli angoli simili ai salotti delle case per permettere un’attesa piu piacevole e comoda
Ci sono altri casi, in cui si sfruttano oggetti in strada come per esempio
utilizzare le strisce pedonali per pubblicizzare McDonalds oppure pitturare
una panchina per farla assomigliare a una barretta Kitkat. La terza immagine
rappresenta una campagna pubblicitaria in ambito di assicurazioni in cui si
sfruttano delle scale, una macchina che arriva all’improvviso e la scritta “La
vita arriva all’improvviso” per sensibilizzare l’importanza di avere
un’assicurazione sulla vita. Altro esempio con delle scale, è una campagna
realizzata da degli studenti di arte per sensibilizzare i problemi delle persone
disabili per le quali le scale rappresentano l’Everest vista la difficolta nel
superarle con una carrozzina.
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2. STREET MARKETING
Un tipo di marketing in cui c’è sempre l’effetto sorpresa all’interno della comunicazione ma vi è un
maggiore coinvolgimento del consumatore che ne diviene parte attiva e può prevedere la
presenza di attori, performers. Ovviamente, non è tanto l’iniziativa in sé ad avere visibilità, ma è
proprio la viralità del messaggio che avviene successivamente, grazie alla condivisione in rete dagli
utenti. Come l’ambient marketing, si svolge all’esterno ma lo street marketing è piu dinamico.
> CONTREX: campagna di promozione di un brand di acqua naturale realizzato con un’installazione
di biciclette che producevano energia elettrica ed erano stati coinvolti performer e passanti.
> ADD SOME DRAMA: campagna di promozione per lanciare un canale telematico di serie
poliziesche.
3. GUERILLA MARKETING:
Questo temine fu coniato nel 1984 dall’omonimo libro di Levinson, il quale aveva pensato a questo
tipo di marketing con un obiettivo ben preciso, ovvero quello di usare tattiche non convenzionali
rispetto a quelle più praticate all’epoca per fare marketing anche con piccoli budget a disposizione.
Questo proprio perché il marketing non convenzionale nasce proprio come forma di comunicazione
alternativa anche a basso costo in cui a prevalere sono creatività e originalità.
Una forma di guerilla marketing è il cosiddetto ambush marketing tramite il quale si sfrutta una
campagna di comunicazione di un’altra impresa o un evento già esistente, creando un po’ di stupore
e sorpresa nei consumatori anche a discapito del soggetto che ha promosso la comunicazione. Per
esempio, all’uscita del film “il Profumo”, OUST applicò sui manifesti del film un proprio manifesto che
recitava “Cancellato! Perché OUST elimina immediatamente gli odori” à l’AMBUSH MARKETING
si ha quando un brand, sponsor ufficiale ed unico di un evento mediatico, vede intromettersi
un’altra compagnia – rivale o meno – con un’azione di marketing non convenzionale in modo non
ufficiale, inserendosi in una campagna di comunicazione già in atto e cercando di trarne
vantaggio per dare visibilità al proprio brand. Non è una strategia semplice da realizzare perché
se si fa rispetto ad un’iniziativa di comunicazione messa già in atto da altri si rischia di incorrere in
sanzioni o cessazioni del messaggio perché talvolta può trattarsi di una forma di comunicazione non
sempre trasparente.
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LEGAME TRA GUERILLA MARKETING E MARKETING VIRALE: è sempre piu difficile stupire e
attrare l’attenzione perché i consumatori hanno sempre piu esperienze e conoscenze e avendo dei
consumatori con aspettative alte è difficile stupirli. Si sfrutta il marketing di guerilla, il quale ha un
impatto legato all’area dove viene realizzato, per trasformalo in un’attività che possa diventare virale
> il marketing virale, che comporta la diffusione su larga scala di un messaggio, spesso si basa su
delle campagne di comunicazione di guerilla marketing; prima dell’avvento dei social media questo
non sarebbe stato possibile perché l’attività si limitava all’area dove avveniva.
CASO T-MOBILE DANCE: si tratta di uno dei primi flash-mob ad aver avuto successo. Si tratta di
un esempio di guerilla marketing che diventa anche marketing virale perché l’efficacia di questa
iniziativa è legata proprio alla coerenza tra l’evento, il messaggio (Life’s for sharing) e il core business
dell’impresa (=operatore telefonico). Con questo esempio, si vedono le caratteristiche di un flash-
mob = iniziativa che sicuramente richiede costi sia monetari che di tempo però è stata una campagna
che ha avuto grande successo per via della sua originalità à è importante mettere in contatto e in
comunicazione le persone > il messaggio non deve mai passare in secondo piano rispetto al
‘contenitore’ del messaggio stesso.
Classificazione dei media della comunicazione, canali attraverso i quali l’impresa può comunicare:
> PAID MEDIA: canali in cui è necessario investire un budget determinato per essere visibili ad
un pubblico che generalmente non conosce il brand e i suoi prodotti. Alcuni esempi sono: la
pubblicità su mezzi tradizionali (TV, stampa, cartellonistica) e online – l’indicizzazione del sito
internet – l’identificazione e coinvolgimento d’influencer e brand ambassador* – “sponsorizzazioni”
(: pubblicità mirate sul sito internet o social media)
*Brand ambassador: persona che già ama il brand, ne parla di maniera spontanea e credibile e non
lo fa solo per una finalità commerciale ma per coinvolgimento personale
> OWNED MEDIA: canali di proprietà dell’impresa esclusiva del brand, che può gestire e
controllare in totale autonomia (sito web – social network – magazine – brochure). Questi canali
permettono di controllare direttamente i contenuti della comunicazione a un costo ridotto rispetto
ai paid media ma vanno gestiti da professionisti per non incorrere nel rischio di perdita di
credibilità. È importante l’utilizzo dei social media a seconda del target come per esempio utilizzare
Facebook per un pubblico piu adulto o Instagram per un target piu giovane. Questo tipo di media
deve essere sviluppato, potenziato e mantenuto aggiornato in modo da fornire il miglior servizio
possibile al consuamtore.
> EARNED MEDIA: canale “gratuito” perché la comunicazione che ne deriva è generata
automaticamente dal bacino di utenti grazie al passaparola (retweet – like – commenti –
condivisioni online); non si paga monetariamente per averla ma l’azienda deve lavorare bene per
generare questo tipo di comunicazione dai suoi consumatori. È pero un canale che sfugge al
controllo diretto dell’impresa ma viene stimolato indirettamente dai contenuti prodotti sugli owned
media che devono essere in grado di coinvolgere il pubblico sul web in modo da stimolarlo alla
condivisione dei contenuti e al passaparola online e offline. Questi media hanno un impatto diretto
perché risultano quelli piu credibili ed efficaci.
In sintesi, l’impresa può utilizzare diversi tipi di media che si rivolgono a diversi tipi di clienti:
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LEZIONE 19 – 11 APRILE
PROMOZIONI:
Nella leva promotion ritroviamo le promozioni in senso stretto di cui abbiamo parlato in riferimento
al prezzo > le promozioni possono essere sia di prezzo sia non di prezzo ma in generale sono degli
stimoli che si danno al consumatore per spingerlo all’acquisto.
I commessi che si possono trovare all’interno di un negozio, le persone che svolgono un ruolo
specifico orientato alla vendita e quindi non hanno grandi capacita d’influenza sull’immagine
percepita del brand anche se in realtà anche la scelta del personale deve essere coerente con
l’immagine di marca che si vuole trasmettere.
Un’espressione che viene utilizzata quando si parla di etica nel marketing è “DOING WELL BY
DOING GOOD” (fare bene facendo del bene) = da un lato vi è un ritorno per l’impresa in modo pero
che questo vada a vantaggio della produttività; bene inteso come benessere e valore per la catena.
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In generale, possiamo dire che l’etica racchiude i principi e i valori morale che guidano le azioni di
un individuo, di un gruppo o di una impresa. Ispira le linee guida da seguire per agire correttamente
e secondo giustizia in qualsiasi situazione presenti dubbi di carattere morale. Da questo punto di
vista, l’etica dovrebbe ispirare tutte le strategie d’impresa.
Possiamo classificare le decisioni di marketing sulla base di queste due variabili: etica e legalità; da
questi possiamo identificare quattro situazioni:
à L’idea ottimale sarebbe muoversi all’interno dell’etica e della legalità; talvolta l’etica può anche
contrastare con la legalità.
Fino a qualche anno fa, in Arabia Saudita era illegale che le donne guidassero. Era etico? NO. Nel
momento in cui anche le donne hanno acquisito il diritto alla guida, alcune case automobilistiche
hanno realizzato delle campagne di comunicazione in cui celebravano questo evento. Anche prima
sarebbe stato etico proporrebbe delle campagne con delle donne al volante, promuovere la guida
delle donne ma non sarebbe stato legale => per questo motivo, le imprese che decidono di operare
in mercati internazionali, devono tenere conto del contesto culturale in cui si muovono ma anche del
contesto legale = talvolta ci si potrebbe trovare in situazioni ambigue dal punto di vista etico.
PIRAMIDE: si parte dalla base dove l’impresa deve avere una responsabilità economica ovvero
deve fare profitto perché attraverso questo riesce a ripagare i propri fornitori, i dipendenti, riesce a
reinvestire e a far crescere l’impresa. È importante anche una responsabilità legale ovvero
rispettare la legge dei paesi in cui l’impresa opera ma bisogna avere anche una responsabilità
etica ovvero avere un proprio codice etico => non bisogna soltanto seguire il codice imposto dalla
legge ma bisogna cercare di fare qualcosa di piu che porti l’impresa ai massimi livelli e la faccia
diventare un “buon cittadino” = responsabilità filantropica: si cerca di prendersi cura dell’ambiente,
della società, della collettività in cui si è inseriti.
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1. NORME E CULTURA CONDIVISA: insieme di valori, idee e atteggiamenti appresi e condividi da
un gruppo sociale. Questo insieme va a definire gli standard morali di una società e di conseguenza
definisce quali pratiche sono accettabili e quali no all’interno di una società. Solitamente le norme e
le culture condivise cambiano da un paese a un altro.
L’etica dello scambio riguarda l’etica nelle transazioni tra impresa e consumatori dove ci deve
sempre essere la tutela del consumatore dal punto di vista della sicurezza, della salute e una corretta
informazione > es. ci fu uno scandalo perché alcuni lotti di ovetti Ferrero erano stati contaminati dalla
salmonella, Ferrero per precauzione aveva ritirato tutti i shokobons nei diversi paesi per tutelare la
salute e la sicurezza del consumatore => esempio di come l’etica dello scambio si traduca in una
transazione concreta.
L’etica della concorrenza riguarda l’etica nelle transazioni tra impresa e concorrenti. I due esempi
piu frequenti di non-etica nella concorrenza sono:
¥ Tacito, in modo non esplicito attraverso una serie di comportamenti che vengono appresi,
reiterati e condivisi all’interno di un’impresa
¥ Esplicito attraverso un codice etico = documento che enuncia i principi etici e le regole di
condotta cui tutti i membri dell’organizzazione devono ispirarsi e fare riferimento sia nelle
grandi decisioni che nell’operatività quotidiana
> RESPONSABILITÀ DI PROFITTO: l’impresa dovrebbe cercare di massimizzare gli utili per gli
azionisti che investono nell’azienda.
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> RESPONSABILITÀ NEI CONFRONTI DEGLI STAKEHOLDER con cui l’impresa si relaziona.
> RESPONSABILITÀ NEI CONFRONTI DELLA SOCIETÀ che si concretizza in programmi sociali
e ambientali (rf. Cause-related marketing)
Esistono pero delle imprese che fanno fatica a dimostrare la loro eticità: le BAD COMPANIES =
imprese che operano in settori eticamente controversi come le armi o il tabacco.
Quando si parla di responsabilità sociale d’impresa, significa che l’accezione d’impresa cui facciamo
riferimento, in generale quella di un soggetto che fa parte di una collettività piu ampia e questo
presume che il comportamento d’impresa si basa su esplicita assunzione di responsabilità che va
oltre la dimensione legale. La responsabilità sociale d’impresa ha valore soltanto nel momento in cui
viene inquadrata all’interno di un’impresa che è in grado di dare coerenza a tutti i comportamenti
aziendali à il concetto di etica è piu ampio rispetto a quello di responsabilità sociale d’impresa; la
responsabilità sociale d’impresa si manifesta concretamente attraverso delle azioni guidate dall’etica
e che devono far parte di un’etica di impresa a 360gradi in grado di guidare tutte le azioni d’impresa.
I consumatori si aspettano che le imprese prendano una posizione nei confronti di determinate
tematiche sociali – culturali – ambientali; negli ultimi anni si è parlato sempre di piu di responsabilità
sociale d’impresa ma anche di BRAND ACTIVISM = attivismo del brand intenso come la presa di
posizione da parte delle imprese rispetto a questioni politiche, sociali di grandi rilievo. Queste prese
di posizione hanno degli effetti concreti sull’impresa in termini di profitto e reputazione nei confronti
dei diversi stakeholder.
Parlare di responsabilità sociale d’impresa al giorno d’oggi significa anche ragionare in termini di
ECONOMIA CIRCOLARE la quale si ricollega al concetto piu ampio di sostenibilità. I nostri
modelli di consumo negli anni sono sempre stata modelli lineari = si produce – si utilizza – si butta
ma questo ha comportato un aumento esponenziale dei rifiuti > si stima che ogni cittadino europeo
generi in media 4,5 tonnellate di rifiuti all’anno. Con il passaggio da un’economia con consumo
lineare a un’economia circolare, si sposta l’attenzione sul riutilizzo del prodotto: cercare di
aggiustare un prodotto al posto di buttarlo via – rinnovare e riciclare sia i materiali che i prodotti
esistenti => con un’economia circolare quello considerato rifiuto diventa nuova materia prima da
inserire all’inizio del ciclo produttivo. Con quest’ottica di economia circolare, non si può cominciare
a ragionare sul riciclo del prodotto al termine del ciclo produttivo ma richiede di ripensare in modo in
cui si produce, il modo in sui si fa approvvigionamento di materia prima e il modo in cui i prodotti
vengono utilizzati e smaltiti nel momento in cui non sono piu in grado di adempiere al loro uso.
2) Mantenere prodotti e materiali in uso: non possiamo continuare a sprecare le risorse perché le
risorse sono limitate quindi bisogna cercare di mantenere i prodotti all'interno dell’economia il più
possibile. Questo si può fare andando a fabbricare prodotti che possono essere riutilizzati, riparati o
riconvertiti e cercare anche di recuperare materiali in modo che non vadano a finire in discarica, in
discarica dovrebbe finire il minimo. Alcuni materiali sono altamente inquinanti e non si possono
riciclare (es. plastica nel Pacifico) e quindi bisogna andare a ridurre e ad eliminare la produzione di
questi materiali inquinanti. È anche necessario eliminare il concetto di usa e getta perché oggetti e
imballaggi monouso sono uno spreco di risorse di energia.
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3) Rigenerare i sistemi naturali: cercare di porre rimedio ai danni fatti andando a rigenerare
ambienti naturali e a restituire nutrienti di valore.
ES. Progetto QUID: realtà di Verona che porta avanti un progetto in cui si realizzano vestiti a partire
da scarti di produzione di altre aziende
Tutti i concetti visti sull’economia circolare, rientrano appieno nei SDGS – Agenda 2030 delle nazioni
unite per lo sviluppo sostenibile. Questi sono dei principi che dovrebbero guidare imprese e individui
al raggiungimento di un mondo più sostenibile; principi che riguardano attività di impresa e
produzione ma si parla anche di consumo e che ci sia un ruolo attivo del produttore.
Lo SVILUPPO SOSTENIBILE è un tipo di sviluppo che consente l'utilizzo delle risorse per il
soddisfacimento delle generazioni di oggi senza compromettere l'utilizzo delle risorse da parte delle
generazioni future. Ci sono 3 pilastri della sostenibilità: l'impresa deve essere sostenibile a livello
economico – dal punto di vista ambientale – dal punto di vista sociale.
Es. XEROX richiama spesso i SDGS e sono state fatte iniziative dove si pagano i dipendenti per
fare attività di volontariato a beneficio dell’ambiente, iniziative di sostenibilità durante il lavoro.
Es. PERPETUA è una matita prodotta all’80% di grafite che altrimenti sarebbe stata destinata allo
smaltimento essendo un prodotto di scarto dell’industria automobile, aerospaziale e ferroviaria; la
gomma da cancellare si fonde sulla matita senza usare colla = riduce l’utilizzo di materiale.
Una forma di impatto negativo della globalizzazione è il problema dell’obesità, problema che
riguarda i paesi emergenti o poveri dove sono stati esportati modelli e stili di vita non salutari. Sono
paesi in cui si soffriva la fame / c’erano carestie e per ‘migliorare’ la situazione sono state introdotte
diete non salutari. Questo pero ha causato un aumento delle malattie cardiache e diabeti in paesi
non abituati a curarle > impatto negativo su questo stile di vita.
à Il marketing internazionale offre grandi possibilità per le imprese, ma bisogna fare attenzione alle
scelte etiche nel modo di fare impresa, produrre, informare i consumatori e compiere scelte di
consumo.
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LEZIONE 20 – 15 APRILE
Esistono imprese con diversi livelli d’impegno sui mercati internazionali > si passa da un approccio
ai mercati internazionali di tipo sporadico legato a eventi specifici a un impegno più constante che
porta le imprese ad avere una constante ricerca di mercati su piu paesi che porta agli investimenti
diretti esteri. Le imprese globali (=imprese presenti in piu paesi) possono classificarsi in 3 tipologie
ma hanno in comune il fatto che operano su scala globale ovvero hanno una presenza fisica in piu
paesi = sedi amministrative, produttive, commerciali in diversi paesi ma cambia l’approccio ai mercati
globali.
1) IMPRESE INTERNAZIONALI: operano in piu paesi e le strategie che usano nei vari paesi sono
un’estensione delle strategie che adottano nel proprio paese > standardizzazione ai diversi mercati.
- Es. AVON: se guardiamo i siti internet nei diversi paesi l’approccio è lo stesso: i prodotti non
cambiano e le strategie di comunicazione a livello di prezzo sono le stesse.
- Es. UNILEVER e P&G standardizzano parte della propria offerta ma in realtà adattano anche
utilizzando marche diverse a seconda dei mercati in cui operano. Per esempio, ALGIDA fa
parte di Unilever, è presente in piu mercati internazionali con brand diversi (Olà in Portogallo
– Ola in Sud Africa – Frigo in Spagna – Miko in Francia…), quello che viene standardizzato
e quindi diventa l’elemento comune nei diversi paesi è il logo = il cuore concentrico stilizzato
permette di riconoscere il brand
Come si fa a definire un marchio come marchio globale? Ci deve essere un livello di notorietà
di marca e una disponibilità del prodotto in una domanda rilevante che è diffusa in piu paesi con un
posizionamento costante e coerente e un coordinamento a livello di strategia di marketing che sia
centralizzato. Ogni anno viene stilata una classifica su “Interbrand” dove rientrano i brand che hanno
determinate caratteristiche di presenza sui mercati globali:
¥ Almeno il 30% del fatturato deve provenire da paesi diversi da quello d’origine del brand
¥ Deve avere una presenza significativa in piu continenti + copertura a livello di mercati emerg.
¥ Ci devono essere dati pubblici sufficienti sulla performance del brand
¥ Il profitto deve essere positivo adesso e nei prossimi anni
¥ Deve avere un profilo pubblico e una notorietà sufficiente a livello globale
Si vuole garantire che i brand di questa classifica siano globali – profittevoli – relativamente
trasparenti per quanto riguarda i loro risultati finanziari.
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La classifica del 2023 vede 1. Apple 2. Microsoft 3. Amazon 4. Google 5. Samsung 6. Toyota 7.
Mercedes 8. Coca-Cola 9. Nike 10. BMW.
LE MODALITÀ DI INTERNAZIONALIZZAZIONE:
- Indirette: realizzate tramite intermediari, comportano meno rischi ma possono essere meno
vantaggiose perché gli intermediari vanno remunerati. Sono efficaci per le imprese che non
conoscono bene il mercato di riferimento o non hanno i contatti necessari.
- Dirette: gestite direttamente dalle imprese che vogliono entrare nei mercati stranieri. Si utilizzano
quando l’impresa ha già raggiunto un certo numero di vendite tale da giustificare lo sviluppo di una
propria rete commerciale. L’azienda può essere anche contatta direttamente da acquirenti stranieri.
- Licensing che riguarda l’intero ciclo di produzione: ci si affida a un’azienda straniera per la
produzione dei propri prodotti seconda modalità prestabilite. Il prodotto viene poi venduto in quel
paese o esportato in quello del licenziante.
> ESEMPIO - CALZATURIFICIO GIANO: Calzaturificio italiano fondato nel 1946 con un forte
orientamento alla produzione, l’attenzione era al prezzo e vi era un approccio verso un mercato
locale. Negli 70 si apre verso mercati internazionali ma negli 90 c’è una flessione del settore ovvero
un settore che entra in una fase di maturità dove cambia la prospettiva > l’impresa inizia a guardare
alla qualità del prodotto e all’eccellenza delle materie prime = decide di riposizionarsi in una fascia
alta di mercato. Nel 2002, c’è un secondo passaggio generazionale dove si passa ad un approccio
manageriale e si comincia a sentire la necessita di lavorare sul brand fino ad allora poco conosciuto
> si utilizza il licensing per affrontare questa crisi. Nel 2006, si comincia a prendere contatto con un
brand argentino di polo pero per il comparto calzatura e attraverso questo licensing il calzaturificio
Giano è presente in Europa e nel Sud-est asiatico. Nel 2008, realizza un’altra licenza con “Harmont
& Blaine” che le permette di espandere la propria presenza anche nell’est Europa => presenza
internazionale marcata.
> ESEMPIO – BENETTON: un brand già conosciuto e affermato ma per entrare in qualche paese
aveva deciso di utilizzare delle licenze e lo fa non attraverso i prodotti core (=abbigliamento). Per
cominciare a farsi conoscere, utilizza ad esempio dei profumi: in particolare, durante i giochi olimpici
in Cina, ha lanciato un profumo con “Selective Beauty” (licenziatario cinese) e ha realizzato questa
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edizione limitata con colori e simboli tipici della cultura cinese e ha anche adattato il prodotto ai gusti
dei cinesi i quali preferiscono gusti fruttati ai profumi forti => è un modo per far conoscere il brand
prima di entrare in maniera piu strutturata all’interno di un paese.
JOINT VENTURES: tipica dei processi d’internazionalizzazione. Processo dove un’impresa entra in
un mercato straniero andando a creare congiuntamente una nuova impresa tra l’impresa che vuole
entrare nel mercato e un’impresa già presente su quel mercato. Si tratta di una buona soluzione per
le imprese che non hanno le risorse necessarie per entrare in uno nuovo mercato da sole, si
appoggiano ad un’impresa già esistente sul mercato che riesce a fornire il supporto per la creazione
di questa nuova azienda. La joint venture è una sorta di passaggio intermedio rispetto agli
investimenti diretti esteri soltanto da parte di un’impresa che vuole entrare in quel mercato e può
essere anche una sorta di soluzione ai vincoli all’investimento diretto che alcuni governi possono
porre. Ad esempio, per molto tempo, la Cina ha incoraggiato la creazione di joint ventures di imprese
straniere con imprese locali perché si voleva rafforzare l’imprenditorialità locale e al contempo si
acquisiscono competenze – conoscenze nuove.
> ESEMPIO – GIANO ha adottato un joint venture con Woolrich Europe per la creazione del brand
Woolrich Footwear. Quest’impresa ha sede nelle Marche, sfrutta la piattaforma di Giano per la
progettazione del prodotto, la logistica mentre la produzione è affidata a imprese terze del territorio.
Lo stile è realizzato in collaborazione con gli stilisti di Woolrich abbigliamento.
INVESTIMENTI DIRETTI: modalità d’ingresso in un mercato estero che prevede la presenza attiva
dell’impresa nel nuovo paese ad esempio attraverso l’apertura di una filiale o l’acquisizione di
un’impresa locale (> strategia d’integrazione orizzontale: vado ad acquisire un’impresa che già fa
quello ma magari cambio il brand). È una tipologia che garantisce un maggior presidio del nuovo
mercato ma ha anche costi maggiori e rischi piu elevati.
PRODOTTO: estensione del prodotto o adattamento sulla base delle specificità culturali
COMUNICAZIONE: importanza della coerenza tenendo conto del contesto culturale diverso
PREZZO: evitare il dumping = vendita di un prodotto all’estero a un prezzo inferiore a quello praticato
sul mercato nazionale o addirittura sottocosto, con lo scopo di penetrare rapidamente il mercato o
smaltire stock che l’impresa non riesce o non può vendere nel proprio paese.
Un fenomeno diffuso parlando di marketing mix nei mercati internazionali, è l’ITALIAN SOUNDING:
questo fenomeno si trova particolarmente per i prodotti agro-alimentari perché in tutto il mondo si
riconosce grande valore al mercato agroalimentare italiano > i falsi prodotti alimentari italiani valgono
quasi 60 miliardi (il doppio delle esportazioni agroalimentari italiane)
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per vendere di piu; si cerca di trarre vantaggio dalla presunta origine italiana.
L’italian Sounding è soltanto una modalità di comunicazione poco corretta ma ci sono situazioni piu
gravi come la falsificazione del marchio dove si pone un dato falso sulla confezione (es. arance di
Sicilia ma in realtà sono coltivate in Turchia) oppure la falsificazione degli alimenti = si produce
un alimento con sostanze e quantità diverse rispetto a quelle normalmente contenute (es. olio d’oliva
che pero conteneva degli oli meno nobili resi piu verdi con l’utilizzo della clorofilla) => l’italian
Sounding non è un reato ma va sicuramente a svantaggio delle imprese italiane che realmente
producono quei prodotti. Ci sono dei casi in cui è meno ovvia la tutela per l’Italian Sounding perché
di fatto non c’è nessuna violazione di origine pero si allude lo stesso al paese utilizzando la lingua
italiana (es. pizza quattro formaggi “Da Marco” realizzata da un gruppo tedesco). C’è un’ulteriore
esempio in cui arriva l’Italian Sounding direttamente in Italia: “Biscotti Milano” distribuiti in Italia ma
che in realtà sono stati prodotti negli USA.
> RIPOSIZIONAMENTO – UNILEVER: si tratta di un gruppo presente in 190 paesi con piu di 400
brand, uno dei colossi che produce e vende i principali brand di uso quotidiano. Tra i brand ritroviamo
DOVE che negli anni si è distinto per le sue campagne in cui dimostra che non bisogna conformarsi
ai standard di bellezza e sottolinea la liberta della bellezza individuale. C’è stata per una congruenza
con in India con il brand FAIR e LOVELY che produceva creme sbiancanti per schiarire la pelle
(“FAIR” = bianco, nello stesso brand name si richiama qualcosa di chiaro e bello). Con questo brand,
si va a richiamare un concetto di bellezza assolutamente standardizzato e frutto di ideologie razziste
(campagne con giovani ragazze indiane che non riuscivano a trovare lavoro ma nel momento in cui
si sbiancavano la pelle, iniziano a trovare lavoro) e fu considerata una scelta discutibile viste le
precedenti campagne di Dove => profonda incongruenza di fondo di cui forse i consumatori non
sono consapevoli proprio perché si tratta di linee di prodotto con brand diversi. Per lavarsi la
coscienza, diventò GLOW & LOVELY e comincio a perseguire attività di responsabilità sociale con
offerta di borse di studio offerte a ragazze che volevano studiare ma non ne avevano la possibilità.
Di conseguenza, c’è stato un tentativo di riposizionamento attraverso il cambio del brand name ed
enfatizzando la responsabilità sociale e l’impegno del brand per le donne quando forse sarebbe
meglio eliminare questo prodotto o comunque comunicare un messaggio diverso.
> FRANCHISING: non è di per sé una modalità di ingresso nei mercati esteri ma una strategia che
può essere utilizzata a livello internazionale. Attraverso il franchising, un’azienda (franchisor o
affiliante) entra nel mercato estero concedendo ad una società estera indipendente (franchisee o
affiliato) il diritto di gestire la propria attività. Il franchisor si fa carico del materiale promozionale,
delle attività di formazione e offre una serie di attività a supporto del franchisee. Attraverso questa
modalità d’ingresso, il franchisor può entrare in nuovi mercati con investimenti e rischi molto bassi;
il franchisee ha il vantaggio di utilizzare un brand già noto per cui non deve occuparsi delle attività
di marketing che sono gestite dal franchisor. Una volta, questa tipologia d’ingresso, era considerata
appannaggio di grandi multinazionali invece oggi è anche per le piccole – medie imprese.
- GROM: brand di gelateria che ha avuto inizialmente uno sviluppo locale in Piemonte con piccole
gelaterie artigianali di proprietà. Questo brand ha attirato l’attenzione di Unilever che ha acquisito il
brand e lo ha trasformato in un brand internazionale > Unilever ha dato la possibilità a un piccolo
brand locale di espandersi su scala globale in una maniera che sarebbe stata difficile raggiungere
da solo. Questo viene fatto spesso dai grandi gruppi che vedono in una piccola impresa locale –
nazionale la possibilità di avere successo facendo un’espansione di marca su scala globale.
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> LANCIO DI PRINGLES SUL MERCATO ITALIANO: brand che era già presente negli USA negli
anni 60 e successivamente è stato introdotto in Europa prima nel Regno Unito poi in Germania e
infine nel mercato italiano. Qual è stata la strategia utilizzata per entrare in Italia? L’obbiettivo
era quello di creare un prodotto di culto verso un target giovane; hanno fatto uno studio del mercato
con incontri per strada con i giovani, incontri all’uscita dei locali, sono stati condotti dei focus group
con il potenziale target di riferimento in modo da individuare meglio le caratteristiche e il miglior modo
per entrare sul mercato. Per quanto riguarda l’implementazione della strategia, si è creata
un’aspettativa sul brand e sul prodotto: hanno cominciato a lasciare tracce in locali notturni di Milano
e Roma ed erano stati ingaggiati barman americani che creassero cocktail dando le patatine e sono
anche stati ingaggiati personaggi famosi. Successivamente c’è stata la partecipazione a eventi
giovanili e una partnership con Radio deejay e dopo mesi di preparazione, è iniziata la distribuzione
capillare a livello GDO (=nei supermercati) con un lancio ufficiale in un locale esclusivo di Milano.
Il piano di marketing è un documento scritto che accompagna l’attività di impresa e diviso in 3 fasi:
3)CONTROLLO: controllare i risultati per individuare le discrepanze – agire sui divari correggendo
quelli negativi e sfruttando quelli positivi
Il brand di tequila CASA NOBLE aveva come obiettivo di espandersi nel mercato sudcoreano. Si
tratta di un brand premium che si posiziona su una fascia alta di mercato con una tequila biologica;
si tratta di un prodotto costoso e questo si percepisce già dal packaging: bottiglie realizzate in vetro
soffiato e packaging diverso a seconda del tipo di prodotto. La mission del brand è quella di riuscire
a mettere all’interno di ogni bottiglia, l’essenza della cultura, il sapore della terra, la passione per la
perfezione e l’ossessione per produrre soltanto la tequila piu autentica e piu pura. Si tratta di un
brand fondato nel 1776 – tequila realizzata soltanto con piante di agave blu e invecchiata in barili di
rovere con una triplice distillazione – 3 linee di prodotto – brand che vinto dei premi – distribuzione
in 23 paesi. I suoi tratti distintivi: 100% biologica – prodotta solo in Messico – elevata qualità. Per
espandersi nel mercato sudcoreano hanno iniziato con un’analisi SWOT:
PUNTI DI FORZA:
¥ 100% biologica (soltanto 3 tequila biologiche)
¥ Alta qualità del sapore
¥ Packaging importante di vetro soffiato
¥ Immagine positiva che deriva dal fatto di essere un brand di qualità
¥ Unica tequila con un triplice processo di distillazione
PUNTI DI DEBOLEZZA:
¥ Prezzo elevato che può rappresentare un elemento di difficolta con i concorrenti
¥ Produzione in unico stabilimento
¥ La tequila non è una bevanda particolarmente diffusa nel mercato asiatico
¥ Ci potrebbe essere delle restrizioni a livello normativo che ostacolano la circolazione
¥ Costi elevati di RS - marketing – pubblicità – comunicazione
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OPPORTUNITÀ:
¥ Ci sono pochi concorrenti
¥ In Sud Corea c’è un PIL pro-capite molto elevato = alta capacita di spesa
¥ Entrare in Sud Corea può essere un primo buon ponte per entrare poi in altri mercati asiatici
¥ Diffondere il brand in aree metropolitane può contribuire ad aumentare la notorietà
MINACCE:
¥ I consumatori sono abituati ad altre tipologie di bevande alcoliche
¥ Presenza di altri brand sul mercato già conosciuti e affermati
¥ Differenze culturali nelle preferenze alcoliche tra messicani – sudcoreani
FATTORI SOCIALI:
¥ Il consuamtore medio adulto coreano consuma circa 20litri di alcool puro all’anno
¥ È al 14esimo posto come paese di consuma alcool a livello mondiale
¥ L’81% della popolazione consuma soprattutto superalcolici
¥ I coreani bevono per socializzare
¥ Possibilità di diffondere il brand tramite video musicali, film, spot pubblicitari
¥ I coreani sono disposti a pagare di piu per avere un prodotto di qualità elevata
FATTORI COMPETITIVI:
¥ Ci sono già delle marche di alcolici affermate e i consumatori sono fedeli a queste marche
¥ Brand concorrente già presente “Patron”
¥ Soju ha un prezzo competitivo, è presente ovunque ed è una bevanda tradizionale
¥ Il Whisky è la seconda tipologia di superalcolico piu consumato in Sud Corea
FATTORI POLITICI:
¥ Rischio politico legata alla presenza di potenziale conflitti con il Nord
¥ La Corea ha una forte attenzione alla sostenibilità = avere una tequila biologica è buono
FATTORI ECONOMICI:
¥ Pil pro-capite elevato
¥ Decimo esportatore di beni dall’estero (atteggiamento positivo verso prodotti esteri)
¥ Presenza di milioni di turisti che possono contribuire all’acquisto
¥ 1,2 milioni di espatriati = dimensione internazionale forte
¥ 96% degli studenti del college bevono regolarmente
FATTORI TECNOLOGICI:
¥ I consumatori sudcoreani hanno una propensione forte all’utilizzo della tecnologia
¥ Molto inclini allo shopping online
¥ Molto attenti alle novità dei media – della tecnologia
ASPETTI NORMATIVI:
¥ Qualsiasi prodotto che riporti l’etichetta “tequila 100% agave” deve essere imbottigliata solo
nella zona di origine > controlli e ispezioni rispetto ai prodotti importati + etichetta in coreana
FATTORI NATURALI:
¥ L’area di origine di produzione = Messico che pero ha una lunga storia di alluvioni, uragani,
eventi estremi che rischiano di mettere in difficolta la produzione = minaccia
Si arriva alla definizione di obiettivi finanziari (=aumentare la quota di mercato di circa il 50% e
raggiungere il break even in 2 anni) e obiettivi non- finanziari (=sviluppare la notorietà del brand e
entrare in nuovi mercati asiatici)
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Passiamo poi a un’analisi di mercato: target prevalentemente maschile –personaggi famosi che
possono influenzare il consumo. È stata fatta poi un’ulteriore analisi dal punto di vista dell’industria
di superalcolici a livello globale – a livello di concorrenti > i maggiori consumatori di tequila al mondo
sono gli USA, Germania, Spagna, Francia, Giappone, Canada – scelta di utilizzare un testimonial
per promuovere il brand. (VEDERE SLIDE)
PROMOZIONE: ci si affida a
giovani celebrità locali + presenza
su riviste + presenza sui social
media
DISTRIBUZIONE: ci sono dei clienti che hanno tendenzialmente un’elevata capacità di spesa che
vanno e soggiornano in hotel di lusso e frequentano ristoranti di lusso.
LEZIONE 21 – 16 APRILE
Riprendendo il caso di CASA NOBLE; ritroviamo anche il “diagramma di Gant” il quale è uno
strumento che si trova nella fase di implementazione del piano di marketing e serve nel momento in
cui l’impresa deve stabilire i compiti da svolgere e come questi vengono distribuiti nell’arco temporale
di tempo > strumento flessibile utilizzato quando bisogna organizzare attività da svolgere entro un
determinato tempo. Abbiamo poi anche un “diagramma organizzativo” dove si vedono le posizioni,
i ruoli e i nomi, le funzioni, i compiti = le responsabilità rispetto alle attività indicate.
Nella fase di valutazione e controllo, abbiamo le strategie push and pull le quali fanno riferimento al
flusso della comunicazione. Le “push” agiscono sugli intermediari di canale mentre le “pull” sono le
pubblicità che troviamo nei confronti del consuamtore finale ovvero la pubblicità realizzata dal
produttore nei confronti dell’acquirente, acquirente che a sua volta va a richiedere il prodotto ai
dettaglianti che vanno dai grossisti fino ad arrivare alle imprese produttrici. Qui era stata pianificata
una strategia di push per i primi 9 mesi ma una volta aumentata la notorietà di marca hanno utilizzato
dei personaggi famosi. Nella fase di controllo invece si va a verificare se il marketing mix è stato
meno o no > Casa Noble aveva pensato di standardizzare il prodotto – mettere l’etichetta in lingua
coreana – avere un prezzo differenziato a seconda delle linee del prodotto.
¥ Gestione delle leve di marketing mix, con particolare attenzione a place e promotion (PR,
pubblicità tradizionale e non convenzionale, testimonial, social media)
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LEZIONE 22 – 22 APRILE
Possiamo fare una distinzione tra beni di produzione che diventano parte del prodotto finito come
materiali di consumo o semilavorati e componenti; beni e servizi di supporto che a loro volta si
distinguono in beni di supporto o strumentali (macchinari, mobili, edifici = beni durevoli che sono
necessari al processo di produzione) e beni e servizi accessori (=ciò che è necessario per le attività
a supporto del processo di produzione: cancelleria, carburanti, servizi di riparazione, consulenze…)
I MERCATI INDUSTRIALI
o “Amazon Professional Beauty Store” = area dedicata alla vendita di prodotti per parrucchieri,
non è un servizio destinato ai consumatori finali ma è un servizio professionale che Amazon,
come rivenditore, rivolge ai parrucchieri. Quest’attività è collegata a un salone creato da
Amazon per promuovere i servizi e i prodotti offerti ai parrucchieri, è un salone all’interno del
quale si possono vivere determinate esperienze: c’è un vasto utilizzo della tecnologia,
attraverso degli specchi si può vedere come cambierebbero i nostri capelli, etc.
- MERCATO ISTITUZIONALE: gli acquirenti sono le amministrazioni pubbliche e gli enti che
acquistano beni e servizi da utilizzare nella produzione di servizi pubblici, non acquistano questi beni
– servizi per un utilizzo proprio ma per erogare un servizio pubblico. Ad esempio, ci sono scuole che
acquistano PC per le aule e i laboratori didattici o durante la pandemia, c’è stato l’acquisto di questa
strumentazione per consentire agli studenti la didattica a distanza.
Gli obiettivi degli acquisti: nei mercati B2C i consumatori acquistano dei prodotti per un utilizzo
diretto invece nei mercati B2B gli acquirenti industriali acquistano i prodotti con finalità diverse:
supportare il ciclo produttivo – rivenderli ad altri soggetti – metterli a disposizione della collettività.
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La domanda industriale dei beni e servizi è una domanda derivata = dipende dalla domanda dei
consumatori finali. Ad esempio, la quantità di latte che Parmalat acquista dai propri fornitori, dipende
da quanto latte consumano i consumatori finali; la domanda di smartphone ha creato un’enorme
domanda derivata per le batterie a litio oltre a una domanda per tutti gli componenti che servono per
produrre questi oggetti quali microcip, schermi di vetro touch-screen o le varie materie prime > il
fatto che i consumatori finali vogliano piu smartphone porta a un aumento della domanda derivata
per chi produce i componenti che servono a realizzare il prodotto à Questa tipologia di mercato è
molto complessa perché bisogna capire cosa faranno i consumatori finali e come questo influenzerà
la domanda all’interno dei mercati industriali.
Ci sono dei criteri di valutazione molto tecnici essendo che il soggetto responsabile dell’acquisto,
non sta acquistando per sé ma per la propria azienda alla quale deve poi giustificare la sua scelta.
Solitamente, le merci acquistate sono prevalentemente materie prime o semilavorati e il buyer
attribuisce una grande importanza a tempi di consegna – assistenza tecnica – servizio post-vendita
– assistenza finanziaria.
Vista la complessità dei prodotti che si acquistano, gli acquirenti industriali sono dei professionisti
tecnicamente formati e competenti che conoscono bene sia il prodotto sia le politiche contrattuali =
clienti molto esigenti. Il buyer porta a termine la procedura d’acquisto ma in realtà deve tenere conto
di altri soggetti che partecipano direttamente o indirettamente al processo decisionale come un
imprenditore, il responsabile della produzione, il responsabile della sicurezza, etc. => ci sono vari
soggetti che possono influenzare il processo decisionale. Proprio per la complessità del
processo d’acquisto, i criteri e gli obiettivi dell’acquisto vengono definiti in maniera molto dettagliata
e anche le procedure di valutazione devono essere chiare e trasparenti. La complessità del processo
di valutazione d’acquisto la notiamo con…
¥ Prezzi elevati
¥ La capacita del fornitore di garantire la qualità richiesta
¥ La capacità di rispettare le scadenze (es. just in time = ordino quando mi serve)
¥ Possesso di competenze tecniche
¥ Le politiche di rese, risarcimento o garanzia (vedere se sono efficaci)
¥ Le esperienze passate (es. relazione di fiducia creata con un fornitore)
¥ La capacità e la qualità degli impianti di produzione > per alcune imprese è importante sapere
che il proprio fornitore utilizza delle certificazioni di qualità come la ISO 9000 = standard
internazionali stabiliti per registrare e certificare la qualità dei processi produttivi e
amministrativi di un’impresa attraverso una serie di controlli e verifiche effettuate sul posto.
Alcune imprese industriali mettono in atto il reverse marketing = un insieme di azioni che
coinvolgono i rapporti con il fornitore ed ha come obiettivo quello allineare il fornitore alle esigenze
dell’acquirente. Ad esempio, CATERPILLAR ha un quality institute che forma i suoi fornitori rispetto
al modello di fornitura just in time e alla gestione della qualità in modo tale che anche il fornitore sia
allineato con le esigenze dell’acquirente. Attraverso questa modalità, l’impresa acquirente entra nel
processo di marketing del fornitore per fargli sapere in modo diretto le caratteristiche di cui hanno
bisogno i prodotti.
Nei mercati B2B, c’è un’importante diversità anche per quanto riguarda la comunicazione: qui sono
utili le pubblicazioni aziendali, la pubblicità su riviste specializzate o su siti internet di settore e un
altro elemento che diventa importante è il passaparola.
Oltre al brand dell’impresa stessa, c’è un’altra tipologia di brand che viene considerato:
INGREDIENT BRANDING = il prodotto finale di un’azienda è realizzato attraverso componenti di un
brand (B2B) noto ed apprezzato sul mercato, si evidenza il nome del componente che si utilizza
perché il brand conferisce qualità al prodotto > es. utilizzare i freni di BREMBO è indice di qualità =>
questi produttori non producono per i consumatori finali ma producono per altre imprese con una
certa garanzia di qualità.
A partire dagli anni 50, il Giappone tenta di migliorare il livello di vita del paese ma ci sono diverse
difficoltà alcune legate alle caratteristiche del territorio: il Giappone è un paese con un’elevata
densità negativa = territorio circa 30% piu vasto dell’Italia ma ci sono circa il doppio degli abitanti. Si
tratta di un territorio montuoso con poche pianure coltivabili ed è un paese che all’epoca dipendeva
dall’estero per il 95% del fabbisogno per le risorse energetiche, le materie prime e le risorse
alimentari. L’unico modo per migliorare il livello di vita era trasformare le materie prime acquistate
dall’estero in prodotti che potessero essere venduti in paesi a moneta forte. Per la propria
ricostruzione, il Giappone prende come modello di riferimento gli Stati Uniti in cui era già
radicata una cultura della qualità = punto di riferimento per la ricostruzione post-bellica giapponese.
Nel 1950, un consulente americano (Deming) viene invitato in Giappone per tenere dei corsi ai
dirigenti di importanti società giapponesi sul controllo statistico della produzione. In questa fase,
l’obiettivo era quello di produrre a un livello qualitativo soddisfacente. Negli stessi anni, nasce
un’organizzazione privata di scienziati, accademici e ingegnieri (JUSE) con lo scopo di impegnarsi
nella ricerca di metodi e nella divulgazione della conoscenza relativi alla qualità = si studia per capire
come migliorare la qualità nelle imprese. Quest’organizzazione invita dagli USA il professore Juran
che adotta un approccio allargato alla qualità = si passa da una focalizzazione della qualità
orientata al prodotto a un concetto di qualità piu ampio ovvero LA QUALITA TOTALE = la qualità
non può essere confinata soltanto all’aspetto tecnico della produzione ma deve essere ampliata a
tutte le attività dell’azienda (attività amministrative, di comunicazione, di gestione del personale…).
In quest’ottica, i responsabili della qualità sono i manager dell’alta direzione.
La svolta arriva nel 1961, quando la prima Toyota esportata negli USA prende fuoco in autostrada
> impatto negativo sulla reputazione della azienda. Questo era successo perché gli sforzi sulla
qualità si erano concentrati a livello di top management (livello alto-intermedio) trascurando pero il
personale operativo. Si tratta di un momento di SVOLTA perché ci si rende conto che per avere
una qualità totale all’interno di un’azienda tutti devono essere coinvolti > è importante
coinvolgere anche gli operai perché sono le persone che conoscono il prodotto piu di chiunque altro
à rivoluzione all’interno dei rapporti aziendali > se si vuole sviluppare bene la qualità bisogno
considerare tutti > si supera il modello tradizionale operativo verso un’ottica di qualità = se si
verifica un errore si cercano di capire le cause che hanno portato a questo. Nel 1961, all’interno di
Toyota nascono i CIRCOLI DI QUALITÀ = piccoli gruppi che si pongono come obiettivo quello di
proporre soluzioni a problemi che il personale operativo riscontra all’interno della propria area di
lavoro, il top management non impone delle proposte ma si mette all’ascolto delle proposte di questi
circoli / dal personale operativo.
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PLAN DO
- Identificare un problema - Applicare le azioni correttive
- Raccogliere dei dati - Verificarne l’applicazione
- Definire gli obiettivi
- Analizzare le cause
- Ipotizzare e definire le soluzioni
CHECK ACT
- Verificare i risultati delle azioni - Rendere prassi comune la soluzione
- Confrontare con gli obiettivi prefissati - Preparare una nuova fase di plan
Dal Giappone ci spostiamo verso l’occidente: nei primi anni 70 i governi si ritrovano ad affrontare la
crisi petrolifera la quale mette in crisi tutte le attività produttive, aumentano i costi di produzione e
quindi le imprese occidentali si rendono conto dell’esistenza del Giappone nel settore della
produzione automotive quando perdono la leadership nei settori tradizionali quali la cantieristica,
l’acciaio, l’automobile, etc. Nel 1973, c’è la prima missione di studio in Giappone da parte di una
società americana per studiare i modelli organizzativi giapponesi => all’inizio era il Giappone che si
ispirava al modello americano per migliorare la qualità, negli anni successivi la situazione si ribalta
perché il Giappone ha fatto un salto di qualità e diventa il nuovo modello di riferimento.
PERCHÉ TUTTA QUESTA IMPORTANZA ALLA QUALITÀ? Prima di tutto c’è stato un aumento della
competizione tra le imprese = ipercompetizione tra imprese dove se si vuole ottenere un vantaggio
competitivo bisogna cercare di distinguersi dai concorrenti, offrire un prodotto di qualità superiore.
Nel ambito dei servizi: importanza nella contestualità tra produzione e fruizione del servizio =
importanza dell’interazione tra l’erogatore del servizio e il cliente > esigenza sempre piu forte di
soddisfare le attese del cliente essendo che si trova davanti a noi e eventuali errori accadono
direttamente davanti a lui. Sia nell’ambito dei beni che nell’ambito dei servizi, la qualità è una leva
di marketing fondamentale perché la qualità porta alla soddisfazione e la soddisfazione porta alla
fidelizzazione del cliente.
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LEZIONE 23 – 23 APRILE
Quando si parla di qualità, non si parla di un concetto monolitico uguale per tutti > la qualità può
essere osservata da diverse prospettive come quella del erogatore del servizio – del cliente – del
certificatore – dell’organizzazione, etc. Si tratta di un concetto multidimensionale e relativo, la
percezione di qualità cambia a seconda di chi è il soggetto che valuta e quali sono le sue esigenze.
Una rappresentazione grafica di quelle che sono tutte le fasi del processo di erogazione del
servizio. Il punto di vista che viene adottato dall’impresa è quello del cliente = l’impresa si mette
nei panni del cliente e cerca di ripercorrere quello che è il processo di erogazione del servizio. È un
metodo di analisi dove si fissano degli standard di qualità per ogni elemento che compone il servizio
à le fasi principali del servizio vengono riassunte in questa sequenza temporale e per ogni fase si
fissano degli standard qualitativi. Questo strumento funziona se tiene conto delle indicazioni che
derivano dal personale di contatto essendo colui che si relaziona direttamente con il cliente.
à Ogni servizio ha una serie di fasi cruciali che si ripetono e che descrivono il percorso svolto dal
cliente. Attenzione pero che qui NON si parla di costumer journey, di solito il flow chart descrive le
attività che iniziano nel momento in cui il cliente arriva nel punto fisico di contatto con l’azienda. Per
ciascuna di queste fasi, l’azienda identifica quali sono gli aspetti piu importanti (es. tempi di attesa,
la cortesia del personale, la disponibilità) e ne definisce gli standard qualitativi.
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2. BLUEPRINT
Modello simile al flow chart dove si rappresentano le fasi principali di erogazione del servizio ma in
particolare si evidenziano i punti critici e si crea un sotto-sistema in cui si prevede come
rimediare ad eventuali disservizi > si creano delle sotto-attività per correggere eventuali errori che
si potrebbero commettere nel ciclo del processo di erogazione del servizio. C’è una sorta di linea
che separa la relazione diretta tra personale di contatto e cliente da quello che accade nel back-
office. In questo modello, vengono definiti i tempi di ogni operazione: quanto serve per lo
svolgimento di ogni attività; in particolari vengono definiti i tempi standard e i tempi massimi
accettabile dal cliente.
3. DIAGRAMMA DI ISHIKAWA
SLIDE 14: le smart cities sono delle città intelligenti in cui ce un elevato ruolo della tecnologia nel
collegare amministrazioni pubbliche, imprese, cittadini, servizi a turisti, etc. > citta altamente
tecnologica e una città in cui si cerca di migliorare la qualità della vita per tutti i soggetti che gravitano
all’interno della città.
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Ci sono diverse prospettive dalle quali osservare la qualità; possiamo fare una distinzione tra:
Email di un cliente indirizzata a un ufficio postale: “Di recente ho spedito del denaro sul mio conto via
posta prioritaria ed ho pagato delle bollette via posta ordinaria. Quest’ultima si è rilevata cosi veloce, che gli
assegni per i pagamenti delle bollette sono arrivati prima che il denaro fosse messo sul mio conto,
provocando l’invio di un avviso della banca perché il conto era scoperto” => in questo caso, la velocità del
servizio (cosa solitamente chiesta) diventa un problema… “Le persone come me confidano nel fatto che
la posta ordinaria sia tale e non possono permettersi di sopportare questo genere di miglioramenti capricciosi
del livello di servizio. Potrebbe gentilmente garantire che i suoi dipendenti mantengano intatta la lentezza
della posta ordinaria, in modo che il servizio offerto al pubblico risulti affidabile? Cordiali saluti” à la qualità
del servizio è soggettiva e il cliente ragiona su un sistema di aspettative che derivano da molteplici
esperienze dallo stesso servizio / dal passaparola / da quello comunicato dall’erogatore => nel
processo di erogazione della qualità, è importante una certa regolarità.
¥ Tecnica: l’efficacia nell’erogazione del servizio, capacita del personale di contatto di erogare
quanto promesso dall’erogatore del servizio (=sapere fare il proprio lavoro)
(Asimmetria informativa = c’è una disparità di conoscenze tra chi eroga e chi usufruisce > chi eroga
il servizio ne sa molto di piu di chi eroga il servizio; si tende a dare molto piu peso alla dimensione
funzionale-relazionale del servizio. A livello di management, l’impresa si deve preoccupare di
garantire sia l’erogazione di una qualità tecnica ma anche una qualità funzionale-relazionale)
Questo modello non va a guardare al modello del servizio soltanto a livello di relazione tra erogatore
del servizio e cliente ma espande lo sguardo a tutta l’organizzazione. Il ruolo di questo modello è
quello di rendere esplicite quelle che sono le determinanti della qualità attesa e della qualità
percepita cercando di introdurre delle spiegazioni sulle carenze di qualità > GAP = divario >
questo modello ci aiuta a capire come si arriva a una differenza tra qualità attesa e percepita
andando a studiare le cause a monte che hanno portato questo divario. (GRAFICO SLIDE)
GAP 1: scostamento tra le percezioni che il management ha delle aspettative del cliente e le
aspettative effettive del cliente = il management non capisce cosa vuole il cliente => GAP 2: il
management cerca di tradurre quello che ha capito delle aspettative del cliente in specifiche di
qualità = indicazioni su come deve essere erogato il servizio => GAP 3: il personale di contatto deve
tradurre le specifiche di qualità in un comportamento => GAP 4: scostamento tra la comunicazione
esterna dell’impresa e l’attività che viene erogata dal personale di contatto à L’insieme di questi
gap porta a uno spostamento tra quello che il cliente si aspettava e quello che il cliente valuta di
ricevere dal servizio.
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GAP 1: scostamento tra le attese effettive dei clienti e la percezione da parte del management
di queste aspettative. Le cause possono essere:
Per eliminarlo, il management deve acquisire informazioni precise sulle aspettative dei clienti per
esempio conducendo ricerche precise sulle aspettative dei clienti (es. indagini, focus group) –
usando bene i reclami (es. mantenere un contatto telefonico continuo con il cliente) – con delle
indagini sui desideri dei clienti in settori simili o presso i distributori – studi sui clienti piu importanti –
il personale di contatto deve ascoltare.
GAP 4: scostamento tra comunicazione esterna (incide anche sulle aspettative del cliente) e le
prestazioni effettive. Le possibili cause:
GAP 5: scostamento tra qualità attesa e qualità percepita. Questo gap può derivare da uno o
piu gap precedenti e può comportare:
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Questo gap si può verificare al contrario = se la qualità attesa e la qualità percepita combaciano ci
sono tutta una serie di riscontri positivi: passaparola positivo – impatto positivo del brand –
fidelizzazione del cliente.
à Ci sono diversi modelli per la valutazione della qualità di un servizio: FLOWCHART e BLUEPRINT
i quali sono simili tra di loro ma il secondo calcola anche le tempistiche massime e accettabili dal
cliente, cosa si può fare se qualcosa va storto e considera anche qual è il ruolo del personale di
back-office come supporto all’attività di erogazione del servizio. Abbiamo poi il modello di ISHIKAWA
che va ad analizzare le cause e le sotto-cause di un problema e infine il MODELLO DEI GAP che
vede quali possono essere gli scostamenti che si verificano a livello di progettazione e erogazione
del servizio. Questi modelli di analisi possono essere applicati a qualsiasi tipologia di servizio.
Il concetto di bisogno pubblico, può variare nel tempo e può variare a seconda del contesto di
riferimento > es. i primi servizi pubblici in Italia sono state le fabbriche del ghiaccio perché la corretta
conservazione dei cibi è fondamentale per la qualità della vita delle persone. Il servizio pubblico è
un servizio che si caratterizza per l’universalità (= deve essere disponibile, aspetto di socialità) e
deve avere un prezzo accessibile (aspetto di equità). Per esempio, l’erogazione dell’acqua è un
servizio pubblico che deve essere garantita a tutti in termini di accessibilità fisica e il prezzo deve
essere accessibile perché è un prodotto fondamentale per la qualità della vita.
Cosa significa parlare di servizi pubblici nella società odierna dove buona parte dei bisogni
primari derivati da beni di consumo è già soddisfatta. Quali sono i servizi pubblici che sono
ancora rilevanti oggi? L’assistenza sanitaria, l’istruzione, il sistema di trasporto pubblico, il livello
di sicurezza di un paese, l’approvvigionamento energetico, lo smaltimento dei rifiuti, etc. => servizi
pubblici che hanno un impatto sulla vita delle persone e sono bisogni trasversali ovvero sentiti in
maniera universale dalla collettività. Nel momento in cui l’ambiente è sempre piu abituato a livelli di
qualità elevata nel servizio, tende ad aumentare le proprie aspettative anche rispetto alla qualità
erogata dal servizio pubblico il quale solitamente non ha spesso un’accezione positiva nell’immagine
dei cittadini. Questi beni sono caratterizzati da non rivalità: il consumo da parte di un individuo non
riduce la quantità che altri individui possono consumare e non escludibilità: impossibilità di
eliminare dai benefici derivanti dal consumo del bene / servizio pubblico pure alcuni destinatari.
Si tratta di uno strumento strategico-operativo che consente di definire alcuni elementi chiave
dell’attività dell’azienda, 9 sezioni in cui si identificano alcuni elementi chiavi:
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QUALCHE POSSIBILE DOMANDA D’ESAME…
- Come si compone il piano di marketing? In particolare, quali attività rientrano nella fase di
implementazione?
- Quali approcci si possono seguire per determinare la previsione o stima delle vendite e quindi
prevedere la domanda?
- Quali sono le caratteristiche dell’orientamento alla produzione?
- In che modo i gruppi di dissociazione influenzano le scelte dei consumatori?
- In che cosa consiste il metodo del mark up standard? Si riporti un esempio di categoria di
prodotto a cui può essere applicato.
- Si spieghino le ragioni che hanno portato alla nascita dei brand, contestualizzandole da un
punto di vista storico. Cosa si intende per sachet marketing e in quale tipo di Paesi viene
solitamente adottata questa strategia?
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