Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
78 visualizzazioni23 pagine

Linguistica Generale PDF

Il documento tratta della linguistica generale, definendo il linguaggio umano come un sistema simbolico di comunicazione e analizzando le sue proprietà distintive, come biplanarità, arbitrarietà e doppia articolazione. Vengono esplorati i vari tipi di segni e le loro motivazioni, nonché le differenze tra linguaggio umano e animale. Infine, si discute la complessità della lingua, la sua produttività e le modalità di studio scientifico della stessa.

Caricato da

gioiettalonis
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
78 visualizzazioni23 pagine

Linguistica Generale PDF

Il documento tratta della linguistica generale, definendo il linguaggio umano come un sistema simbolico di comunicazione e analizzando le sue proprietà distintive, come biplanarità, arbitrarietà e doppia articolazione. Vengono esplorati i vari tipi di segni e le loro motivazioni, nonché le differenze tra linguaggio umano e animale. Infine, si discute la complessità della lingua, la sua produttività e le modalità di studio scientifico della stessa.

Caricato da

gioiettalonis
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Linguistica generale - Prof.

Puddu

Linguistica: studio scientifico del linguaggio umano, oggetto della linguistica sono le lingue
storico-naturali.
Le lingue storico-naturali sono tutti esempi di linguaggio verbale umano, che è il principale
mezzo di comunicazione a disposizione dell’uomo.
In senso lato “tutto” comunica.
Wilhelm von Humboldt “il linguaggio è la vera condizione di tutte le attività intellettuali
In senso più ristretto si ha comunicazione “quando c’è un comportamento prodotto da un
emittente al fine di far passare dell’informazione e che viene percepito dal ricevente come
tale, altrimenti si ha un semplice passaggio di informazione”

Cos’è la comunicazione?

- Comunicazione in senso stretto: emittente e ricevente intenzionali , codice forte


- Passaggio di informazione : emittente non intenzionale, ricevente (interpretante)
intenzionale
- Formulazione di inferenze : nessun emittente, interpretante

Alla base di tutti i tipi di comunicazione sta il segno.


Fatti segnici :
➢ passaggio di informazione e formulazione di inferenza
➢ comunicazione in senso stretto :
- animale
- umana :
- artificiale
- naturale :
➢ verbale
➢ non verbale
Il linguaggio può essere pertanto definito come un sistema simbolico di comunicazione-

Il segno è l’unità fondamentale della comunicazione e ne esistono vari tipi:


1. indici - motivati naturalmente, non intenzionali (es. le nuvole ci fanno capire che sta
per piovere)
2. segnali - motivati naturalmente, usati intenzionalmente (es. segnali di fumo)
3. icone - motivati analogicamente, intenzionali (es. una cartina geografica)
4. simboli - motivati culturalmente, intenzionali (semafori, segnali di pericolo)
5. segni in senso stretto - non motivati, intenzionali (es. il tu-tu dell'”occupato" del
telefono)

Motivazione e specificità culturale dei segni


Lo schema della comunicazione

Il codice è l’insieme di corrispondenze, fissatesi per convenzione fra qualcosa “insieme


manifestante” e qualcos’altro di “insieme manifestato”, che fornisce le regole per
l’interpretazione dei segni.
Tutti i sistemi di comunicazione sono codici e i segni linguistici costituiscono il codice lingua.
Anche gli animali possiedono dei linguaggi, ma che differenza c’è tra i loro linguaggi e quelli
umani?
Queste differenze sono date da alcune proprietà distintive del codice-lingua.

03/10/2023
Le proprietà della lingua

Biplanarità
- ogni segno linguistico ha due parti:
1. significante (espressione o forma) - parte, faccia o piano percepibile fisicamente
(C-A-N-E)
2. significato (idea) - parte non percepibile materialmente, veicolata dalla parte
percepibile (idea di cane)

Arbitrarietà
- il rapporto tra le due parti del segno linguistico è arbitrario.
Il concetto di arbitrarietà è stato introdotto da Ferdinand de Saussure, fondatore della
linguistica generale strutturale. Per Saussure la lingua è un sistema in cui “tout se tient”, ogni
livello è legato ad un altro livello, un cambiamento fonologico provoca cambiamenti
morfologici e sintattici.
Non c’è un legame motivato naturalmente tra significante e significato, l’unica eccezione
sono le onomatopee,. I nomi vengono assegnati arbitrariamente.

IL TRIANGOLO SEMIOTICO
Segno - la parola “cane” con un significato e un significante.

Dopo Saussure c’è stata un'estensione del concetto di arbitrarietà.


Vi sono quattro tipi di arbitrarietà:
1. tra segno e referente
2. tra significato e significante
3. tra forma e sostanza del significato
4. tra forma e sostanza del significante

1
2

3-
Forma = struttura e organizzazione interna del significato
Sostanza = mero insieme di fatti concettualizzabili, materia
es. distinzione tra LEGNA e LEGNO, a una sola SOSTANZA sono attribuibili due FORME
francese - bois : legno, bosco, legna (una forma una sostanza)
italiano - legno, bosco, legna (tre forme una sostanza)
tedesco - wald : bosco , Holz : legno, legna (due forme una sostanza)

ogni lingua segmenta autonomamente lo spazio di significato.

4-
ogni lingua organizza secondo i propri criteri la scelta dei suoni pertinenti.
es. in inglese la lunghezza vocalica ha valore distintivo (ship, sheep)
in italiano le doppie e l’accento hanno valore distintivo (pero, però)
distintivo : un suono che abbia valore

Doppia articolazione
(proprietà linguistica del significante)
Il concetto di doppia articolazione del linguaggio è stato sviluppato pienamente da Andrè
Martinet, il SIGNIFICANTE di un segno linguistico è articolato in due livelli.
1. può essere scomposto in unità portatrici di significato : MORFEMI , che possono
essere combinati in vari modi mantenendo sempre il proprio significato
es. CAN - E
can - significato di animale domestico ecc..
e - significato grammaticale (maschile singolare)
CAN - IL - E
can - significato lessicale
il - morfema derivazionale (indica il luogo in cui si trova, dorme, l’animale x)
e - significato grammaticale (maschile singolare)
2. A un secondo livello i morfemi sono scomponibili in unità di seconda articolazione,
che non sono più portatrici di significato ma sono distintive.
Le unità di seconda articolazione sono dette FONEMI (le unità di analisi della
fonologia)
es. C - A - N - E
P-A-N-E
i fonemi C e P servono a formare due parole distinte, hanno valore distintivo.

La doppia articolazione permette alla lingua di essere un sistema molto economico, infatti
con un numero limitato di fonemi (unità di seconda articolazione) è possibile costruire
teoricamente infiniti morfemi (unità di prima articolazione).
Il principio della combinatorietà è fondamentale per la produzione illimitata delle lingue.

Trasponibilità di mezzo
I segni linguistici possono essere trasmessi sia oralmente (canale fono-acustico) che
visivamente (canale visivo). Tuttavia il canale fonico-acustico è preponderante rispetto a
quello visivo, nonostante lo scritto abbia un valore sociale molto alto.
Verba volant, scripta manent.
La diversità di mezzo crea in parte dei caratteri strutturali che determinano le differenze tra
scritto e parlato, si ha difficoltà a trascrivere dal parlato, per una questione di velocità ma
anche perché nel parlato si utilizzano forme, ripetizioni ecc per ribadire dei concetti che nello
scritto non sarebbe corretto utilizzare.
Inoltre nel parlato si utilizzano gesti, intonazioni ed espressioni facciali che facilitano
l’interpretazione del messaggio.
Ad oggi si è riusciti a ridurre le differenze tra scritto e parlato, compensando le mancanze
dello scritto con nuovi elementi, come per esempio le “emoji”, l’utilizzo delle maiuscole o di
alcuni segni di punteggiatura per cercare di riportare toni e indicazioni e quindi di avvicinare
lo scritto al parlato.
La lingua parlata è prioritaria da un punto di vista:
- antropologico , tutte le lingue scritte sono (o sono state) parlate, ma non tutte le
lingue parlate sono (o sono state) scritte;
- ontogenetico , ogni individuo impara prima a parlare che a scrivere
- filogenetico , la scrittura si è sviluppata molto più tardi rispetto al parlato
Il canale fono-acustico ha dei vantaggi, può essere adoperato in qualunque situazione
ambientale (in presenza di aria), non ostacola altre attività, la produzione e la ricezione
avvengono contemporaneamente e permette di localizzare la fonte di emittenza del
messaggio. l’esecuzione parlata è più veloce di quella scritta, l’energia richiesta è molto
ridotta, il messaggio non ingombra il canale (l’aria) e può essere trasmesso
simultaneamente a un gruppo di destinatari diversi e colto da ogni direzione.
Per quanto riguarda lo scritto, il messaggio resta nel canale (il foglio).

La forza con cui parliamo dipende strettamente da fattori culturali.


es. in Italia solitamente abbiamo turni di parola stretti e tendiamo a interrompere
l’interlocutore.
La linearità
La linearità del segno è strettamente legata alla doppia articolazione, il significante viene
prodotto, si realizza e si sviluppa nel tempo e nello spazio senza contrapporsi.
I suoni non si sovrappongono, si succedono, il significante inizia e termina in momenti
differenti.

La discretezza
La differenza tra le unità è assoluta e non relativa, si oppongono in maniera assoluta.

es. [‘pa·ne] le due parole si oppongono per due suoni distinti , la distinzione è netta, non
[‘ka·ne] c’è nulla di intermedio tra P e C che porti un significato intermedio.

Onnipotenza semantica
Per onnipotenza semantica si intende che con la lingua si può esprimere qualsiasi
contenuto, volendo assumere una posizione meno eccessiva si può parlare di
“plurifunzionalità” o “pluripotenza” semantica. (tutte le funzioni che una lingua può assumere)

sentimenti e sensazioni costituiscono un'eccezione, si può parlare di essi ed esprimere più o


meno efficacemente.

Plurifunzionalità
Quali sono le funzioni più rilevanti alle quali la lingua assolve?
1. esprimere un pensier
2. trasmettere informazioni
3. instaurare, mantenere e regolare rapporti sociali manifestare sentimenti e stati
d’animo
4. risolvere problemi (ambito scientifico)
5. creare mondi possibili (ambito letterario)

Lo schema della comunicazione


Roman Jakobson crea un modello di classificazione delle funzioni della lingua basata su un
modello di evento comunicativo.

Riflessività
è una proprietà distintiva della lingua, il codice lingua è l’unico codice che riesce a formulare
messaggi su se stesso.

Produttività
Il codice consente di creare sempre messaggi nuovi su
argomenti nuovi.
La produttività è strettamente collegata con la doppia
articolazione che con l’onnipotenza semantica.
È possibile combinare in maniera illimitata unità più piccole,
formanti un sistema di unità sempre più grandi in numero
teoricamente infinito.
Quella linguistica è una produttività infinita basata su un
numero limitato di principi e regole applicabili ricorsivamente.
Ricorsività: le regole sono riapplicabili al proprio prodotto e il
sue limite è dato dall’utente.

Distanziamento
Indica la possibilità di fare riferimento a cose lontane nel tempo e/o nello spazio.

Libertà da stimoli
È strettamente connessa con il distanziamento, possiamo esprimere qualcosa anche in
assenza totale di stimoli. I segni linguistici presuppongono un’elaborazione concettuale della
realtà esterna e non semplicemente stati dell’emittente.

Trasmissibilità culturale
Una lingua è trasmessa per tradizione all’interno di una società e una cultura, esiste
comunque una componente innata che però deve però interagire con il contesto culturale
entro gli 11/12 anni perché la lingua materna si sviluppi correttamente.

Complessità sintattica
I messaggi linguistici possiedono un alto grado di complessità strutturale, con gerarchie di
rapporti tra gli elementi disposti linearmente.
Dipendenze tra elementi non contigui - i rapporti tra gli elementi non sono sempre lineari,
nonostante solitamente sia così.
Incassature. Spesso si può fare una disambiguazione non grazie alla struttura della frase,
ma tramite convenzioni sociali.
es. “Il libro che sto leggendo è molto interessante”
frase relativa tra soggetto e predicato, riusciamo a capirlo anche se sono lontane tra loro.
- connettori sintattici mettono in correlazione le unità e ci dicono come interpretarle.
Possibilità di discontinuità.

Equivocità
Ci possono essere corrispondenze non biunivoche tra significato e significante, non sempre
c’è un rapporto 1:1 tra i due.
es. “lui è un cane” - io e l’interlocutore associamo dei tratti del cane al soggetto
CARICA - funzione, quantitativo di energia, assalto, piena, terza pers. sing verbo caricare
ci consente di memorizzare meno significanti con più significati.
CHE COS’É LA LINGUA?
BERRUTO: “E’ un codice che organizza un sistema di segni dal significante propriamente
fonico- acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati,
posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da
un numero finito di elementi”

Noi sappiamo come creare nuove parole derivate senza che ci insegnino come si fa, è una
conoscenza interiorizzata. Possiamo produrre infinite frasi a partire da un numero finito di
elementi.

COME SI STUDIA LA LINGUA?( scientificamente)


Nell’analisi della lingua si fa riferimento a tre dicotomie saussuriane (tre distinzioni):
1. sincronia vs diacronia - posso parlare di una lingua in un dato momento o della sua
storia nel tempo. in sincronia si analizza non la forma corretta, ma la variazione
dell’elemento.
2. sistema astratto vs realizzazione concreta, langue vs parole (Saussure), noi
dobbiamo partire dal parole, ma per arrivare alla langue si fa difficoltà, si dovrebbe
entrare nella mente del parlante. sistema vs uso (Hjelmslev), competenza vs
esecuzione (Chomsky);
3. asse paradigmatico vs asse sintagmatico
noi possiamo seguire le lingue nel rapporto tra asse paradigmatico: tra parole che
potrebbero apparire, rapporto tra unità linguistiche che si possono sostituire dentro
una frase;

I livelli di analisi della lingua


Esistono quattro livelli stabiliti in base alla biplanarità e alla doppia articolazione:

FONETICA E FONOLOGIA
LA fonetica è la scienza che studia i suoni prodotti e percepiti dagli esseri umani usati per
comunicare verbalmente. Si occupa inoltre del significante in quanto tale. (senza
connessioni con il significato)
L'unità base della fonetica è il fono.
-Articolazioni della fonetica:
1. fonetica articolatoria - si occupa del processo di produzione di suoni linguistici detti
FONI
- descrive l’anatomia dell’apparato fonatorio, studia il processo di fonazione e
fornisce criteri e termini per la classificazione dei foni;
2. fonetica acustica - studia la fisica dei foni, il processo di fonazione, cioè la
propagazione dei foni in un mezzo
3. fonetica uditiva o percettiva - descrive i processi della percezione dei foni.
- descrive l’anatomia dell’apparato uditivo, studia la fisiologia dell’apparato
uditivo e i processi di categorizzazione dei suoni percepiti.

Lo scritto e il parlato sono differenti sotto vari aspetti:


- le lettere sono degli elementi discreti giustapposti, mentre il parlato è un continuum in cui è
piuttosto difficile individuare i singoli foni.
Se scriviamo la parola “cane” abbiamo 4 foni, ma nel parlato è un unica emissione.
Vi sono vari tipo di parlato, dipendenti da elementi come per esempio la velocità.
Con un eccesso di informazioni si ha la tendenza a parlare velocemente e una “parlata” iper
articolata. Al contrario, in mancanza di informazioni si ha una “parlata” ipo articolata. Ciò è
anche correlato al contesto e di conseguenza alla sicurezza.

La fonetica è necessaria per la descrizione delle caratteristiche fonetiche delle lingue, ma


anche in foniatria, audiologia e logopedia, in ambito giudiziario e nell’interazione verbale
uomo-macchina nella psicologia della percezione uditiva.

L’apparato fono-articolatorio è l’insieme delle strutture anatomiche che l’uomo utilizza per
parlare, è formato da organi che, pur appartenendo primariamente agli apparati respiratorio
e digerente, svolgono anche funzioni fonatorie.

Il parlato è un sottoprodotto della respirazione, espiriamo l’aria dai bronchi per farla arrivare
alla trachea, e termina nella laringe.
La laringe presenta al suo interno due pliche rivestite di mucosa dette pliche (o corde) vocali,
sono due estroflessioni delle opposte pareti laterali che durante la normale respirazione
restano separate consentendo il passaggio dell’aria.
Quando però i muscoli vocali si contraggono le pliche tendono ad avvicinarsi occludendo o
restringendo parzialmente il condotto laringeo.
La parte della laringe che contiene le pliche vocali è detta glottide.
Lo spazio tra le pliche è detto rima glottidale.

La faringe è un organo che appartiene contemporaneamente all'apparato respiratorio e


digerente, il velo palatino, detto anche “palato molle”, separa la parte superiore della faringe
dalla cavità orale e durante la respirazione pende inerte dal palato.
Durante la deglutizione si sposta all’indietro per chiudere la comunicazione tra faringe e
fosse nasali mentre durante la fonazione può trovarsi nell’una o nell’altra posizione.

L’ugola è visibile in fondo al cavo orale e pende dal margine inferiore del velo palatino.

La cavità orale va dal velo del palato alle labbra e comprende:


- la lingua
- il palato duro
- gli alveoli
- i denti
- le labbra
- le cavità nasali

La lingua è l’organo più mobile tra quelli che partecipano alla fonazione, i movimenti della
lingua hanno luogo quando la cavità orale è leggermente aperta grazie all’abbassamento
della mandibola.
Il palato duro è la cupola ossea rivestita di mucosa che separa la cavità orale dalle cavità
nasali mentre gli alveoli sono dei rigonfiamenti posti alla fine del palato anteriore proprio
sopra i denti.
I denti e le labbra:
- solo gli incisivi sono coinvolti nella produzione di foni
- le labbra possono essere aperte o chiuse, distese o arrotondate
-
l’apparato fono-articolatorio

Organi mobili: pliche vocali, velo palatino, lingua, labbra;


Organi fissi: faringe, palato duro, alveoli, denti.

Il meccanismo della fonazione


Durante la fonazione un flusso d’ariaproveniente dai polmoni viene spinto attraverso laringe,
faringe, cavità orale (o nasale), labbra, durante questo percorso il flusso d’aria può
incontrare degli ostacoli e proprio l’incontro tra il flusso d’aria e uno o più di questi ostacoli
genera i foni.

Il primo ostacolo che l’aria espiratoria può incontrare sono le pliche vocali, se i muscoli vocali
si contraggono le pliche si tendono, i loro margini liberi si pongono a contatto, l’aria
espiratoria si accumula a ridosso delle corde vocali facendo aumentare la pressione
subglottidale. Quando la pressione diventa più forte della tensione muscolare l’aria “apre” le
pliche e procede verso l’esterno.
A questo punto la pressione subglottidale diventa inferiore alla tensione muscolare e le
pliche si chiudono, ogni ciclo di apertura e chiusura dura circa cinque millisecondi per le voci
femminili e dieci per quelle maschili
La successione di questi cicli è detta meccanismo laringeo o vibrazione delle pliche
vocali.
Il meccanismo laringeo può essere attivo o inattivo nella produzione dei foni:
- attivo - la produzione di foni sonori
- inattivo - la produzione di foni sordi

Vocali e consonanti
Oltrepassato l’eventuale ostacolo a livello della laringe, l’aria espiratoria giunge nelle cavità
superiori, se incontra ulteriori ostacoli avremo la produzione di una consonante, se invece
l’aria passa liberamente si produrrà una vocale.
Le vocali sono sempre sonore.

ostacolo laringeo ostacolo superiore

vocali + -

consonanti + +
sonore

consonanti sorde - +

silenzio - -
Fonetica articolatoria segmentale

Passiamo a descrivere i singoli foni “in isolamento”


Ogni fono può essere descritto in base alla posizione relativa degli organi articolatori
(configurazione articolatoria) nel momento in cui viene pronunciato
Fonetica articolatoria segmentale
Per ogni configurazione articolatoria si possono distinguere tre fasi:
1) impostazione 2) tenuta
3) soluzione
Nella descrizione delle configurazioni si tiene conto della posizione nella fase di tenuta

La trascrizione fonetica
L’alfabeto fonetico internazionale
Per trascrivere i foni non è sufficiente il normale alfabeto
Trascrivere vuol dire segmentare una sequenza fonica continua in unità discrete,
assegnando a queste unità dei simboli grafici univoci
L’alfabeto fonetico internazionale
Negli alfabeti tradizionali due diversi grafemi possono corrispondere ad un unico fono e
viceversa
es. cane/chiesa cane/cena
Inoltre in lingue diverse lo stesso fono può
essere rappresentato da grafemi differenti es. italiano scialle, inglese ship, tedesco Schiff
L’alfabeto fonetico internazionale
Per ovviare a questi problemi alla fine del XIX secolo è stato creato l’alfabeto
foneticointernazionale, in cui ogni simbolo corrisponde ad un suono ben preciso
L’IPA viene costantemente aggiornato.

Le vocali
Per definizione, le vocali sono caratterizzate dall’assenza di ostacoli al di la di quello a livello
laringeo, perciò le vocali possono essere classificate solo in base alla posizione relativa
degli organi mobili e in particolare della lingua.

La lingua può muoversi in due direzioni, l’unica condizione è che si mantenga una distanza
minima dal velo palatino,
- verticale
- orizzontale

Il trapezio vocalico

Se si osservano ai raggi x le posizioni della


lingua nell’articolazione delle vocali si nota
che, nell’insieme, assumono la forma di un
trapezio noto come trapezio vocalico.
All’interno del trapezio vocalico è possibile immaginare un numero teoricamente infinito di
punti, ma per convenzione, si individuano dodici posizioni, ciascuna delle quali corrisponde a
un insieme di articolazioni relativamente simili che vengono identificate con uno stesso
simbolo.

Sull’asse orizzontale le vocali si distinguono in anteriori, centrali e posteriori, sull’asse


verticale si distinguono in alte, semialte, semibasse e basse.

In base alla posizione delle labbra le vocali si distinguono in arrotondate e non


arrotondate. “Di default” le vocali anteriori sono non arrotondate (non labializzate,
aprocheile), mentre quelle posteriori sono arrotondate (labializzate, procheile).
Esistono tuttavia vocali anteriori e centrali labializzate e vocali posteriori non labializzate.
Tutte le lingue possiedono vocali orali, in cui l’aria passa esclusivamente dalla bocca (velo
palatino alzato), alcune possiedono anche vocali nasali pronunciate con il velo palatino
abbassato, per cui l’aria può passare anche dalle cavità nasali.

Le vocali si distinguono in base a:


- grado di innalzamento della lingua:
alte, medio-alte, medio-basse, basse
- grado di avanzamento della lingua:
anteriori,centrali,posteriori
- arrotondamento/distensione delle labbra:
labializzate , non labializzate
- velo palatino alzato/abbassato:
orali, nasali

I dittonghi
Insieme di una vocale e una semivocale, un suono vocalico che cambia il timbro nel suo
corso di produzione, cambiamento acustico dovuto agli organi articolatori che scivolano
verso una direzione rendendo possibile un passaggio fluido tra i due timbri.
- La sequenza semiV-V è detta dittongo ascendente
es. [‘p j e d i]
- La sequenza V-SemiV è detta dittongo discendente
[‘m a j]
- L’incontro di due vocali è invece detto iato
[p o ‘e t a]
Le consonanti
Si distinguono dalle vocali perché l’aria non passa liberamente attraverso la cavità orale.
I parametri articolatori delle consonanti (di classificazione) sono:
- modo di articolazione,come l’ostacolo si frappone all’aria, indica il restringimento
relativo che si frappone o no al passaggio dell’aria;
- luogo di articolazione, il punto compreso tra la glottide e le labbra in cui su può
frapporre l’ostacolo;
- meccanismo laringeo, in base alla sua presenza o assenza si possono distinguere
in sorde o sonore.

Il modo di articolazione
Modo occlusivo - si ha un blocco totale del passaggio dell’aria (occlusione) seguito da una
brusca riapertura (esplosione) [G , C , D , T …] - consonanti momentanee

Modo fricativo - avvicinamento senza contatto degli organi articolatori, per cui l’aria esce in
modo forzato [S , F …] - consonanti continue

Modo affricato - c’è una fase di occlusione seguita da una frizione [ Z ]

Modo nasale - si crea un ostacolo nel canale orale e il velo palatino resta abbassato, quindi
l’aria esce dal naso [N , M …] - consonanti continue

Modo laterale - l’ostacolo è costituito da una occlusione centrale del canale provocata dalla
lingua che permette il passaggio dell’aria ai lati - consonanti continue [ L ]

Modo vibrante - si ha una debole occlusione intermittente, se l’occlusione di produce una


sola volta si ha una monovibrante - consonanti continue [ R ] , monovibrante [ R ] in francese

Modo approssimante - oltre il punto più alto del trapezio vocalico, ma prima delle consonanti,
la lingua e il palato sono molto vicini ma non si toccano [ GN , GL ]

Il luogo di articolazione

Bilabiale - si articolano unendo o avvicinando il labbro inferiore a quello superiore [ B ]


Labiodentale- si articolano unendo il labbro inferiore agli incisivi superiori [ F ]
Dentale - si articolano accostando l’apice della lingua agli incisivi superiori [ T ]
Alveolare - si articolano accostando la punta della lingua agli alveoli
Postalveolare (o prepalatale) - si articolano accostando la punta della lingua alla parte
anteriore del palato
Retroflesso - si articolano flettendo in altro e all’indietro l’apice della lingua verso la parte
anteriore del palato
Palatale - si articolano con il dorso della lingua a contatto col palato
Velare - si articolano con il dorso della lingua a contatto con il velo palatino
Ovulare - si articolano con il dorso della lingua a contatto con l’ugola
Faringale - si articolano con la radice della lingua a contatto con la parete posteriore della
faringe
Glottidale - hanno la sorgente di rumore nella glottide e non nelle cavità superiori
- occlusiva bilabiale sorda: [p] porto ['porto] occlusiva bilabiale sonora: [b] bocca ['bok:a]
- occlusiva alveolare (o dentale) sorda: [t] tappa ['tap:a]
- occlusiva alveolare (o dentale) sonora: [d] disco ['disko]
- occlusiva retroflessa sorda: [ʈ] siciliana
- occlusiva retroflessa sonora : [ɖ] cuaddu [ˈkuaɖːu]
- occlusiva palatale sorda: [c] chi [‘ci]
- occlusiva palatale sonora: [ɟ] ghianda [‘ɟjanda]
- occlusiva velare sorda: [k] cane ['kane]
- occlusiva velare sonora: [ɡ] gatto ['ɡat:o]
- occlusiva glottidale sorda: [ʔ] button [ˈbʌʔn̩]

- nasale bilabiale sonora : [m] mano ['mano]


- nasale labiodentale sonora: [ɱ] anfibio [aɱ'fibjo], invito [iɱ'vito]
- nasale alveolare (o dentale): [n] nave ['nave]
- nasale palatale: [ɲ] gnomo ['ɲɔmo], bagno ['baɲo]
- nasale velare: [ŋ] fango ['faŋɡo]

- polivibrante alveolare (o dentale): [r] riva ['riva]

- affricata alveolare (o dentale) sorda: [ʦ] canzone [kan'ʦone]


- affricata alveolare (o dentale) sonora: [ʣ] zona ['ʣɔna]
- affricata postalveolare (o palatale) sorda: [ʧ] cibo ['ʧibo]
- affricata postalveolare (o palatale) sonora: [ʤ] gelo ['ʤelo]
- fricativa bilabiale sonora: [β] sp. cabeza ''testa'' [ka'βeθa]
- fricativa labiodentale sorda: [f] filo ['filo]
- fricativa labiodentale sonora: [v] vino ['vino]
- fricativa dentale sorda: [θ] ingl. thin ''sottile'' [θɪn]
- fricativa dentale sonora: [ð] ingl. that ''quello'' [ðæt]
- fricativa alveolare sorda: [s] sano ['sano]
- fricativa alveolare sonora: [z] sbarco ['zbarko]
-fricativa postalveolare (o palatale) sorda: [ʃ] sci [ʃi]
- fricativa postalveolare (o palatale) sonora: [ʒ] garage [ɡa'raʒ]
- fricativa palatale sorda: [ç] ted. ich ''io'' [iç]
- fricativa velare sorda: [x] ted. Buch ''libro'' [bux], sp. hijo ''figlio'' ['ixo]
- fricativa uvulare sonora: [ʁ] fr. jour ''giorno'' [ʒuʁ]
- fricativa glottidale sorda: [h] ingl. have [hæ:v], ted. haben ['ha:bǝn] ''avere''

- approssimante laterale alveolare (o dentale): [l] lana ['lana]


- approssimante laterale palatale: [ʎ] aglio ['aʎo], gli [ʎi]
- approssimante alveolare: ingl. run ''correre'' [ɹʌn]
- approssimante palatale: [j] piano ['pjano]

Fonetica articolatoria intersegmentale


I foni normalmente non vengono prodotti in isolamento, ma sono concatenati in rapida
successione. La realizzazione di un fono in un determinato contesto dipende anche dalle
caratteristiche articolatorie dei foni precedenti e seguenti.
I foni quindi subiscono delle modifiche a causa della vicinanza degli altri foni.
- la coarticolazione
Mentre gli organi si stanno disponendo in una determinata configurazione articolatoria
conservano ancora in parte gli atteggiamenti delle precedenti articolazioni e si preparano a
quelle successive, per ridurre lo sforzo, senza perdere in articolazione.
La coarticolazione è legata anche alla velocità, un parlato veloce sarà ipoarticolato e
presenterà maggiore coarticolazione, un parlato lento sarà invece iperarticolato e con minori
effetti di coarticolazione.
Gli effetti possono essere:
- all’indietro : coarticolazione regressiva
- in avanti : coarticolazione progressiva
Gli effetti della coarticolazione possono portare ad una assimilazione totale o parziale.
Il meccanismo è dovuto all’interazione tra la funzione neuromotoria del sistema nervoso
centrale e l’inerzia degli organi regolatori.
Per l’esecuzione di una determinata configurazione articolatoria è necessario coordinare un
gran numero di organi diversi, bisogna quindi adottare uan precisa programmazione
temporale dei comandi neuromotori.
A questo carico si oppone il principio del minimo sforzo che riduce quanto più possibile il
carico della programmazione.
La fonotassi
I foni di una lingua si inseriscono in sequenze di varia lunghezza, non tutte le sequenze sono
possibili in una lingua, ogni lingua ha le proprie regole di restrizione fonotattica.
Queste regole fissano il numero di consonanti o vocali consecutivi ammessi e stabiliscono
l'ammissibilità o meno di nessi consonantici.

La fonetica articolatoria soprasegmentale


Comprende fenomeni relativi a durata, intensità e altezza.
Si definiscono fenomeni soprasegmentali perchè sono relativi all’intera sequenza, hanno
sempre carattere relativo rispetto ai foni circostanti.

La durata
L’articolazione di una vocale può essere mantenuta per un tempo più o meno lungo, in
alcune lingue la lunghezza vocalica è un tratto distintivo, ma non in italiano.
In italiano le vocali in sillaba aperta tonica, non finale sono lunghe.
Anche le consonanti possono avere durata maggiore o minore, ci sono due possibilità per
trascrivere le consonanti doppie:
- con il simbolo della consonante seguito da : (diacritico)
- con la ripetizione del simbolo consonantico

L’altezza
Il numero dei cicli di apertura e chiusura delle pliche vocaliche nella produzione dei foni
sonori / secondo è uguale alla frequenza fondamentale (F0).
L’unità di misura di F0 è lo Hertz, ciascun parlante ha una propria frequenza media di base.
- uomo : 85 - 155
- donna : 165 - 255
- bambino : 250 - 400

L’intensità
Quanto più è alta la pressione dell’aria espiratoria contro gli
ostacoli, tanto maggiore sarà l’intensità del suono. Tuttavia,
a parità di pressione dell’aria espiratoria i suoni si
collocano su una scala di intensità detta anche “scala di
sonorità intrinseca” (o scala di apertura)

La scala di apertura
La disposizione dei foni lungo la catena parlata produce
un’alternanza tra movimenti di apertura e chiusura del
canale fonatorio.
In base al grado di apertura dei foni si può stabilire una
scala di apertura.
La sillaba
In questa rappresentazione ci sono tre picchi di apertura (o
sonorità) in corrispondenza delle tre vocali.
A ciascun picco corrisponde una sillaba, è quindi un’unità
prosodica costituita da uno o più foni agglomerati ad un picco di
intensità.
La sillaba comincia con un minimo di apertura e finisce prima del
minimo successivo.

Il picco è definito “nucleo”, ciò che lo precede è la


“”testa e ciò che lo segue è la “coda”.
Nucleo + coda = rima

La parte fondamentale della sillaba è il nucleo, le


sillabe possono essere senza coda o senza testa. Le
sillabe senza coda sono dette aperte e quelle con la
coda sono dette chiuse.

Il nucleo sillabico è solitamente costituito da una vocale o un dittongo, tuttavia in altre lingue
esso può essere occupato anche da una consonante, (vibranti, approssimanti, palatali).
es. inglese bottom

L’accento di parola
L’accento è una prominenza di una sillaba sulle altre, in ogni parola formata da due o più
sillabe c’è una sillaba tonica e una o più sillabe atone.

Nell’IPA l’accento è segnato con il simbolo [ ‘ ] posto prima della sillaba accentata.
Papa - [‘papa] / papà - [pa’pa]

La prominenza di una sillaba sull’altra può essere dovuta a tre parametri:


- intensità : la sillaba tonica viene prodotta con maggiore forza e quindi maggiore volume
(accento dinamico o intensivo) es. italiano, inglese;
- altezza : la sillaba tonica viene prodotta con un tono più alto rispetto alle atone (accento
musicale)
- durata : la sillaba tonica dura di più rispetto alle atone.

Molte lingue attivano contemporaneamente i tre parametri.


L’accento può essere fisso (francese) o mobile (italiano), in parole con quattro o più sillabe ci
può essere anche un accento secondario, e la sillaba che porta l’accento secondario è detta
semitonica.
[ ‚ka / pos / tat / ’tsjo / ne ] / [ ,fun / tsjo’ / na / rjo ]

Isocronia -
- sillabica : la lingua tende ad assegnare uguale durata alle sillabe che hanno lo stesso ruolo
(lingue romanze)
- accentuale : la lingua tende a mantenere un intervallo temporale costante tra due sillabe
toniche consecutive (lingue germaniche)
Nelle lingue a isocronia accentuale si tende a dare notevole prominenza alla sillaba tonica e
a “comprimere” le sillabe atone.

Intonazione
- nel corso della fonazione la frequenza della vibrazione delle corde vocali varia anche in
funzione della dinamica prosodica complessiva o intonazione.
La differenza tra:
- Antonio canta una canzone.
- Antonio canta una canzone?
è puramente intonazionale.
In italiano la frase dichiarativa tende ad avere un contorno intonazionale discendente,
mentre quella interrogativa (polare) un contorno ascendente.
L’intonazione può essere usata anche per esprimere contrasto o enfasi.

FONOLOGIA

La fonologia studia i fonemi.


Analizzando le lingue si scopre che alcune differenze sonore in una lingua svolgono una
funzione comunicativa, nel senso che contribuiscono a distinguere significanti, mentre altre
non hanno questa proprietà.
Nella gamma dei foni materialmente producibili, ciascuna lingua ne pertinentizza alcuni,
dando loro valore distintivo.

I foni che in una determinata lingua si oppongono sistematicamente ad altri foni nel
distinguere e formare parole sono detti fonemi di quella lingua.
Il fonema è una classe astratta di foni dotata di valore distintivo, cioè capace di opporre una
parola a un’altra in una data lingua.

In italiano il fono /ŋ/ compare solo prima di una velare, dove non compare mai il fono [n] ,
quindi non è un fonema.
In inglese /ŋ/ e [n] , possono occorrere in fine di parola:
sin [ sin ] - sing [ siŋ ] , perciò sono due fonemi della lingua.
Il fonema è l’unità minima di seconda articolazione del sistema linguistico. Il fonema, in
quanto classe astratta di fonemi pertinenti che servono per distinguere significanti, è un
elemento del sistema linguistico e fa parte quindi della langue.
Il fono è invece la realizzazione concreta del fonema, fa quindi parte della parole.
La trascrizione fonologica va tra / /.
Per identificare i fonemi di una lingua si ricorre alla prova di commutazione.
Nella stringa dei segmenti di una parola si sostituisce un solo fono, se tale sostituzione dà
luogo ad un’altra parola, i due foni appartengono a due fonemi in opposizione tra loro.
[ ‘kazo ] - [ ‘nazo ] k e n sono due fonemi della lingua italiana.

Coppia minima
Una coppia di parole che siano uguali in tutto tranne che per la presenza di un fonema al
posto di un altro in una certa posizione è detta coppia minima.
Una coppia minima identifica sempre due fonemi, semel fonema semper fonema.
[ ‘kazo ] - [ ‘nazo ] coppia minima
La quantità di coppie minime che si riesce a trovare varia secondo il rendimento funzionale
dei fonemi, un fonema che da luogo a molte coppie minime ha un alto rendimento
funzionale. Fonemi più produttivi della lingua italiana:
/k/ /p/ /s/
In italiano standard /s/ e /z/ sono due fonemi.
[‘kjese] - [‘kjeze]
[Link] - verbo chiedere

Realizzazioni foneticamente diverse ma prive di valore distintivo di uno stesso fonema si


chiamano allofoni.
[ ‘aɱfora ] - [ ‘andito ] - [ ‘aɲkora ] sono allofoni di un unico fonema /n/.
[ ‘bari ] - [ ‘bæri ] a e æ sono foni, ma non fonemi, allofoni.
Il fonema di cui foni diversi sono allofoni si identifica con il più frequente e normale degli
allofoni.
[ ‘bari ] - [ ‘bæri ] a e æ sono foni, ma non fonemi, allofoni.

Allofono viene utilizzato più precisamente con il significato di “variante contestuale


combinatoria”, cioè una variante che compare solo in determinati contesti, ad esempio nel
caso delle nasali. In un contesto specifico è ammesso solo l’uno o l’altro allofono.
/ɱ/ + [ /v/, /f/ ]
/ŋ/ + [ /k/ , /g/ ]
/z/ + in posizione intervocalica o prima di consonante sonora
/s/ - negli altri casi

Se invece si ha una variante commutabile dello stesso contesto senza variazione di


significato della parola si ha una variante libera.
R / R moscia
a / æ - [ ‘bari ] - [ ‘bæri ]

Tratti distintivi
I fonemi, in quanto unità minime di seconda articolazione, non sono ulteriormente
scomponibili, possono però essere analizzati sulla base delle loro caratteristiche articolatorie
che diventano “tratti distintivi” o “pertinenti”, che permettono di classificare i fonemi in
maniera economica.
Trubetzkoy definisce il fonema come “l’insieme delle proprietà fonologicamente pertinenti di
una forma fonica”, i tratti distintivi sono quelle proprietà dei fonemi che contribuiscono ad
individuare le opposizioni fonologiche pertinenti, ma NON sono unità linguistiche.

occlusiva dentale sonora

/t/ + + -

/d/ + + +

/k/ + - -

/g/ + - +

/s/ - + -
/z/ - + +
Secondo Trubetzkoy “i tratti distintivi si presentano in nodi o fasci, ognuno dei quali viene
detto fonema”. Un fonema può quindi essere ulteriormente definito come un fascio di tratti
fonetici distintivi che si realizzano in simultanea.

Trova la sua prima formulazione organica in Preliminaries to Speech Analysis di Jakobson,


Fant e Halle. Si propone di esprimere la somma delle opposizioni fonologiche pertinenti nelle
varie lingue tramite un catalogo ristretto di tratti distintivi (dodici).
Si fonda sul principio del binarismo.

La teoria dei tratti distintivi è stata rielaborata da Chomsky e Halle nel libro The Sound
Pattern of English (1968), i parametri vengono più che raddoppiati.

RICAPITOLANDO
La fonetica
- studia la realizzazione concreta dei suoni (articolazione, caratteristiche fisiche del segnale)
- analizza la “sostanza” dei suoni linguistici
- studia i suoni dal punto di vista della parole

La fonologia
- studia la funzione dei suoni nella lingua (unità astratte, rappresentazioni mentali)
- analizza la “forma” dei suoni linguistici
- studia i suoni dal punto di vista della langue
----------------------

La fonetica
- adotta una prospettiva “esterna” alla lingua
- usa concetti e metodi dell’anatomia e della fisica

La fonologia
- adotta una prospettiva “interna” alla lingua
- usa concetti e metodi della linguistica

PROCESSI FONOLOGICI

I suoni dell’italiano
Foni e fonemi dell’italiano standard
L’italiano standard è un livello di lingua fissato in termini normativi che non corrisponde ad
alcuna varietà regionale.
Vocalismo : regola di compensazione quantitativa - in italiano una sillaba tonica aperta in
posizione non finale è sempre lunga, le vocali atone sono sempre brevi. Il picco sillabico
nei dittonghi e nei trittonghi è rappresentato dall’elemento vocalico.

Le consonanti dell’italiano : Alle consonanti della tabella IPA aggiungiamo le affricate [


ts, dz,ʧ , dʒ ] e l’approssimante labiovelare [ w ].

Le sei occlusive [ p, b, t, d, k, g ] possono essere brevi o lunghe.


Le occlusive velari [ k, g ] davanti a vocali palatali subiscono un fenomeno di
palatalizzazione e dovrebbero essere trascritte rispettivamente come [ c e j ]
Le tre fricative [f, v, s] possono essere brevi o lunghe, [ z ] è sempre breve e [ ʃ ]
è sempre lunga in posizione intervocalica.
Per quanto riguarda [ s ] e [ z ], in posizione iniziale di parola e all’interno di un composto c’è
sempre [ s ], davanti a consonante sorda c’è sempre [ s ] e davanti a sonora [ z ], dopo
consonante c’è sempre [ s ].
Affricate : [ ts ] e [ dz ] sono sempre lunghe in posizione intervocalica, [ ʧ ] e [ ʤ ] possono
essere sia lunghe che brevi.
Dei cinque foni nasali dell’italiano standard tre possono occorrere in qualsiasi posizione [
m, n, ɲ ], mentre due in posizione condizionata.
/ɱ/ - appare solo davanti a labiodentale [ v , f ]
/ŋ/ - appare solo davanti a velare [ g , k ]
[ ɱ e ŋ ] sono allofoni di /n/.
Le laterali - [ l ] può essere sia lunga che breve e [ ʎ ] in posizione intervocalica è sempre
lunga.
La polivibrante alveolare [ r ] può essere lunga o breve, ed esiste una serie di varianti libere,
le cosiddette “erre mosce”.
Le approssimanti [ j ] e [ w ] sono sempre brevi.

L’accento di parola
L’accento ha in italiano funzione distintiva, serve cioè a identificare coppie di parole (prìncipi
, princìpi). Tutti e tre i parametri per la distintività dell’accento (intensità, durata e altezza)
entrano in gioco nell’accento italiano.

- l’accento secondario è presente abbastanza regolarmente in composti formati da almeno


quattro sillabe [set,tanta’sette], solitamente si trova nella posizione originaria dell’elemento
base del composto.
In parole non composte l’accento secondario solitamente si trova almeno a due sillabe di
distanza [,rekupe’ra:re], in parole particolarmente lunghe possono essere presenti due o più
accenti secondari [,internat,tsjona,liddzat’zjo:ne]

Forme clitiche e parole fonetiche


I monosillabi in isolamento sono privi di accento.
Nella catena parlata si possono comportare in due modi :
- i monosillabi clitici (deboli) si legano a parole adiacenti
- i monosillabi forti mantengono la propria autonomia
Si comportano come clitici le forme “atone” dei pronomi personali, gli articoli, le preposizioni
e le congiunzioni monosillabiche.
Da un punto di vista fonetico e prosodico le sequenze [‘gwardami] e [mi’gwardi]
costituiscono un'unica parola fonetica.
Una parola fonetica è una sequenza di sillabe che, indipendentemente da ogni analisi
morfologica o semantica, si comporta foneticamente come fosse un’unica parola.

I monosillabi forti non si appoggiano alla parola precedente e costituiscono una parola
fonetica autonoma.

FENOMENI FONOSINTATTICI

Elisione: caduta della vocale finale quando anche la parola successiva inizia per vocale.
Raddoppiamento sintattico: alcune parole hanno la proprietà di allungare la consonante
iniziale della parola purchè questa parola non inizi con [ s ,z ] più consonante non
approssimante.
Le parole che causano raddoppiamento sintattico sono:
- monosillabi forti
- alcuni monosillabi deboli
- bisillabi (qualche, dove, sopra)
- tutte le parole tronche
( re Ccarlo, blu nnotte, qua ssotto)

In generale, per quanto riguarda l’intonazione, le dichiarative hanno un contorno


discendente e le interrogative hanno un contorno ascendente.

Potrebbero piacerti anche