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UNIVERSIT DELLA CALABRIA FACOLT DI LETTERE E FILOSOFIA Corso di Laurea Specialistica in

TEORIE DELLA PRASSI COMUNICATIVA E COGNITIVA


Tesi di Laurea Specialistica

Quanto plastico il cervello umano? La Questione di Molyneux nella sua variante sorda
Candidato

Rosa Mazzitello Matricola 113330


a.a. di immatricolazione 2006/2007

Relatore: Prof. Marco Mazzeo

Correlatori: Prof. Daniele Gambarara Prof. Felice Cimatti

Anno Accademico: 2009/2010 Sessione: Estiva

INDICE
INTRODUZIONE ....................................................................................... 4 ABSTRACT ................................................................................................. 6

1. LA QUESTIONE MOLYNEUX: UNA FINESTRA SULLUOMO E SULLA SUA NATURA ............................................................................................. 8 1.1 NATURA UMANA E ANTROPOLOGIA FILOSOFICA........................................ 8 1.2 ARNOLD GEHLEN E LA TEORIA DELLINCOMPLETEZZA ........................... 11 1.3 CRITICHE ALLA TEORIA DI GEHLEN......................................................... 16 1.4 LE CARATTERISTICHE DISTINTIVE DELLUOMO: NEOTENIA E PLASTICIT 20 1.5 UNA VARIANTE DELLA QUESTIONE DI MOLYNEUX ................................. 23

2. CHE COSE LA SORDITA: IMPLICAZIONI FISICHE, SOCIALI E CULTURALI DEL DEFICIT UDITIVO ................................................ 26 2.1 CHI SONO I SORDI: CARATTERISTICHE E DISTINZIONI ............................... 26 2.2 STORIA DEI SORDI ................................................................................... 28 2.3 LACQUISIZIONE DEL LINGUAGGIO.......................................................... 32 2.4 IL LINGUAGGIO VERBALE GARANTISCE IL PENSIERO? .............................. 34 2.5 COME COMUNICANO I NON UDENTI: LINGUA DEI SEGNI E ORALISMO ...... 40 2.6 LA SORDIT COME VARIANTE ETNICA ..................................................... 50 2.7 PARADIGMA ANTROPOLOGICO DELLA SORDIT....................................... 54

3. UNA NUOVA METODOLOGIA RIABILITATIVA PER I NON UDENTI: GLI IMPIANTI COCLEARI ................................................................... 58 3.1 BREVE STORIA DELLIMPIANTO COCLEARE ............................................. 58 3.2 COS LIMPIANTO COCLEARE ................................................................ 59 3.3 LOPERAZIONE E LA SELEZIONE DEL PAZIENTE ....................................... 62 3.4 RIABILITAZIONE E VALUTAZIONE............................................................ 63 3.5 IMPIANTI COCLEARI: ADESIONI E OPPOSIZIONI ........................................ 65

4. LA PLASTICITA NELLESSERE UMANO .................................... 70 4.1 LA PLASTICIT DELLUOMO NEL CASO DEGLI IMPIANTI COCLEARI ......... 70 4.2 QUANTO PLASTICO IL CERVELLO UMANO? ........................................... 72 4.3 RISULTATI DEGLI IC NEI BAMBINI ........................................................... 77 4.4 RISULTATI DEGLI IC NEGLI ADULTI......................................................... 82 4.5 I LIMITI DELLA PLASTICIT ..................................................................... 84 4.6 IL RECUPERO DELLUDITO E I CAMBIAMENTI CHE NE DERIVANO ............. 85 4.7 ESSERE UMANO: NATURA, CULTURA E TECNOLOGIA ............................... 88 4.8 QUESTIONE MOLYNEUX NELLA SUA VARIANTE SORDA: LA RISPOSTA ..... 91

CONCLUSIONE ....................................................................................... 95

GLOSSARIO ............................................................................................. 97

BIBLIOGRAFIA ..................................................................................... 101

INTRODUZIONE
Il lavoro che qui viene presentato, facendo riferimento alla cosiddetta Questione di Molyneux, affronta il tema della sordit e dei problemi ad essa connessi, quali la natura umana e del suo rapporto con la percezione e con il mondo esterno. Il punto da cui si parte pertanto la questione di Molyneux la quale sorge nel 1688 ad opera di William Molyneux quando lo studioso pone, in una lettera allamico John Locke, un interrogativo che riguarda le capacit visive di un cieco nato che viene operato, riacquista la vista e deve, per cos dire, cominciare a riconoscere il mondo. Attorno a tale problema si intrecciano diversi nodi concettuali, essa diventa infatti un punto cardine attraverso il quale indagare la natura delluomo, la sua organizzazione intersensoriale, la sua capacit di percepire

simultaneamente attraverso i sensi. Nella prima parte del nostro lavoro indagheremo quindi la natura umana e come essa formata e quali sono le principali caratteristiche. Nella seconda parte invece

paragoneremo un sordo del nostro secolo al cieco di Molyneux tentando di dare una risposta alla questione di Molyneux nella sua variante che definiremo appunto variante sorda. Ci che accade per quanto riguarda la vista pu essere infatti immaginato anche per le altre modalit sensoriali, noi ci occuperemo delludito e di che cosa accade quando questo viene perso e successivamente recuperato attraverso una tecnologia dei nostri tempi: gli impianti cocleari. Il lavoro si compone di quattro capitoli. Il primo tratta sullorigine delluomo e sulla sua struttura alla luce della moderna scienza che lantropologia filosofica. Attraverso il pensiero di uno dei suoi maggiori esponenti, Arnold Gehlen, arriveremo ad identificare due principali caratteristiche distintive dellessere umano: la neotenia e la plasticit, questultima sar un punto cardine della nostra ricerca. Nel secondo capitolo si procede prima secondo un quadro storico per spiegare la condizione dei sordi e per chiarire da chi formata questa categoria di persone e successivamente si passa a considerare il ruolo del linguaggio in queste persone poich il deficit uditivo si intreccia 4

indissolubilmente con lo sviluppo del linguaggio e si affronta quindi il problema di come questo viene acquisito dai sordi, se collegato con il pensiero oppure no e si indagano le possibilit che i non udenti hanno di comunicare con gli altri individui. Si metteranno successivamente a confronto tre paradigmi che considerano la sordit in maniera diversa; il primo descrive la sordit come una patologia che quindi deve essere solamente curata, il secondo invece descrive i non udenti come una etnia, come facenti parte di un mondo a s stante, il terzo concilia questi due aspetti proponendoli come complementari. La riabilitazione uditiva tramite impianto cocleare largomento del terzo capitolo. Viene illustrata questa nuova tecnologia, le sue modalit e i vari criteri che devono essere presi in considerazione prima delloperazione di impianto sia nei bambini che negli adulti. Infine vengono esaminati i lati positivi e negativi riguardo questa nuova tecnica di implantologia cocleare. Nel capitolo

conclusivo si affronta il tema fondamentale della plasticit, in che misura presente nelluomo e quali sono le sue conseguenze e i suoi limiti. Per fare ci saranno presi in considerazione degli studi e delle ricerche condotte su persone non udenti le quali sono state sottoposte a diverse et ad unoperazione di impianto cocleare e si confronteranno i diversi risultati ottenuti. Lattenzione si sposta quindi in questultima parte del nostro lavoro ai casi empirici di bambini e di adulti che vengono sottoposti allintervento di impianto cocleare e alla reazione che questi hanno dopo aver riacquistato ludito. Si seguir questa strada per fornire una risposta adeguata al quesito di Molyneux nella sua variante sorda. Non essendo infatti possibile proporre un experimentum crucis che dia una risposta certa e indiscutibile della Questione di Molyneux nella sua variante sorda lunico modo per ottenere delle conferme confrontare i dati empirici ed quello che faremo a chiusura del nostro lavoro.

ABSTRACT
The work we are introducing, referring to the so called Molyneux problem, focuses on the theme of deafness and its connected the human nature and its

problems, such as the essence of

relationship with the perception and the outside world. The starting point is, therefore, the Molyneux problem that rises in 1688 when William Molyneux sent a letter to his friend John Locke in which he put forward a question about the visual capacity for a man, born blind, that regained his sight after a surgical operation and had to start to recognize the world. Different conceptual nodes intertwine around this problem; it becomes a pivotal point through which the nature of man, his intersensory organization, ability to perceive simultaneously

through the senses could be investigated. Therefore, in the first part of our work we will study human nature, how it is made and what are its main features. In the second part we will compare instead a deaf man living in our century to the Molyneux - blind one, trying to give an answer to the Molyneux problem on its variant that we will

define "deaf variant". What happens regarding eyesight can in fact be imagined for the other sensory modes. We will take care of hearing and what happens when this is lost and subsequently recovered through a technology of our time: the cochlear implants. This work consists of four chapters. Chapter 1 concerns the essence, the origin of man and its structure in the light of the modern science that is the philosophical anthropology. The study and thought of Arnold

Gehlen, one of the most important philosophic exponent, will lead to the identification of two main distinguishing characteristics of the human being: neoteny and plasticity, being the latter the main object of our research. Chapter 2 first of all focuses on the historical background explaining the conditions of deaf people and making clear who they are, later on we try to understand the role of the language, since listening deficit is primarily connected to the is related to the language 6

language development. The question

acquisition by deaf people, if this language is or it isnt interconnected

with thinking and the possibilities deaf people have to communicate with other ones. Three paradigms follow giving different opinions on deafness; the first one describes deafness as a pathology that must only be treated, the second one outlines deaf people such as an ethnic group: people living in a different separately status, the third one combines both considering them complementary. Topic of chapter 3 is the cochlear implant that provides rehabilitation for hearing. This new technology is explained together with criteria and modalities before the implant surgery, both in children and adults. Moreover positive and negative aspects of this new cochlear implant technology are taken into consideration.In the last chapter the main topic is plasticity, what way it is in human beings, its limits and consequences. For this purpose, surveys and studies based on deaf people of different ages, subjected to cochlear implant surgery, will be analysed and different outputs will be compared. Hereby, our work focuses on some empiric cases, based on children and adults subjected to cochlear implants surgeries and their reaction after hearing regained. This is the way we go on to answer Molyneux question relating to his deaf Molyneux question, on his deaf variant.Since it seems impossible to propose an experimentum crucis answering axiomatically the variant, the only solution to find credentials is the comparison of empiric data; that will be the last step of our work.

1. LA QUESTIONE MOLYNEUX: UNA FINESTRA SULLUOMO E SULLA SUA NATURA

1.1 Natura umana e antropologia filosofica

Da sempre ci si posti la domanda di come sia costituita la natura umana, quali sono i tratti caratteristici di questa e come si formata. Luomo quindi ha sempre cercato di fornirsi unimmagine di se stesso, soffermandosi a riflettere sulle sue caratteristiche fisiche e mentali, sui suoi rapporti con la natura, sul suo primo apparire nel mondo, sulle forze fisiche e psichiche che agiscono in lui, sulle linee direttive del suo sviluppo biologico, psicologico, sociale e spirituale. Da queste analisi che luomo ha formulato nel corso delle diverse epoche sono scaturite delle diverse teorie e si sono andate formando diverse immagini dellessere umano. Questo processo si sviluppato quindi allinterno soprattutto di una disciplina, la filosofia. In alcune epoche luomo stato messo al centro, visto e percepito come fulcro del mondo ed essere superiore, mentre in altre c stato uno spodestamento e un bassa considerazione dellessere umano. La questione uomo per non rimasta vincolata al campo della filosofia ma si diffusa anche in altre discipline, quali la biologia, levoluzionismo, la psicologia le quali hanno preso in considerazione aspetti particolari delluomo e non lessere nella sua interezza, perci a partire dal Novecento si sente il bisogno di dare unit alla nozione di essere umano. Ci proprio quello che si propone di fare una disciplina che prende il nome di antropologia filosofica. Questa disciplina innanzitutto riformula la domanda sulluomo la quale da che cosa luomo? diventa che cosa rende luomo tale?. Questo avviene per diversi motivi, il primo riguarda il fatto che qualunque sia la risposta che si tenta di dare alla domanda sulluomo, essa costituisce un punto di vista parziale, quello cio delluomo che interroga s stesso, bisogna quindi rinunciare alloggettivit allinterno di tale questione. Altro motivo il fatto che nel domandarsi circa la 8

natura umana c una costante che il tentativo di rintracciare la differenza tra luomo e lanimale; luomo attribuisce a s stesso un carattere di duplicit, egli si rappresenta come un essere in bilico tra due mondi, quello animale e quello appunto umano. 1 Nella nostra epoca le concezioni sullessenza e lorigine delluomo sono molto incerte, indefinite e molteplici, perci necessario ripercorrere le auto immagini che luomo ha dato di s stesso per comprendere la situazione antropologica attuale. Questo quello che fa Max Scheler, fondatore dellantropologia filosofica, il quale cerca di raccogliere una storia dellautocoscienza che luomo ha avuto di s stesso. Egli formula cinque rappresentazioni fondamentali sullessenza, la costruzione e lorigine delluomo, queste sono scaturite dal pensiero occidentale nel corso del tempo e sono ancora diffuse nel nostro patrimonio culturale. La prima immagine definita da Scheler homo religiosus che risale allepoca ebraico-cristiana in cui si ha la credenza di un mondo sovrannaturale, della creazione delluomo a opera di Dio, della provenienza umana da due progenitori che vivevano nel paradiso terrestre e della loro successiva caduta da tale stato di beatitudine e infine della redenzione dellumanita da parte di un Dio fatto uomo. Il peccato originario causa allhomo religiosus un forte senso di ansia, angoscia e insoddisfazione. La seconda immagine quella dellhomo sapiens, risalente alla cultura greca, che pone luomo in contrapposizione allanimale, luomo dipinto come l essere dominante su tutto il creato poich solo lui possiede un elemento specifico sconosciuto al mondo animale: la ragione (logos). Questo lelemento distintivo del genere umano incompatibile con le altre specie che abitano la terra. Da questa concezione si arriva alla successiva immagine delluomo che lhomo faber. Luomo visto secondo questa immagine come lanimale pi sviluppato, artefice di strumenti altamente specializzati, egli perci non di distingue qualitativamente dagli altri animali, ma si distingue da essi per una

Per un approfondimento cfr. Ines Crispini, Tra corpo e anima, Marsilio, Venezia, 2004.

differenza di grado, egli si trova in un grado superiore alle altre specie:


Limmagine dellhomo faber , dunque, quella di un uomo privo di un principio spirituale o razionale che abbia unorigine metafisica indipendente, di un qualcosa, cio, che non obbedisca alle stesse leggi che regolano tutti i viventi: le sue attivit e capacit peculiari, differenti da quelle degli animali, sono soltanto il risultato di uno sviluppo pi pronunciato delle stesse attitudini psichiche presenti gi nelle scimmie antropoidi. Questo vale, in particolare, per la sua intelligenza tecnica ossia per la sua capacit di adattarsi attivamente e senza inutili tentativi alle situazioni nuove e non tipiche, per mezzo di unanticipazione delle strutture oggettive dellambiente.2

Le altre due immagini restanti si differenziano dalle prime due poich annunciano un nuovo orientamento del pensiero antropologico in quanto non si celebra pi luomo come essere superiore e viene a mancare la fiducia verso il futuro, prende infatti il sopravvento la convinzione della decadenza dellessere umano e gli elementi che in precedenza erano considerati come caratteristiche positive diventano elementi negativi che non possono che portare luomo alla decadenza e successivamente alla sua scomparsa. La quarta immagine definita homo dionysiacus ed lantitesi dellhomo sapiens, la ragione quindi lo spirito, p visto come un demone che porta alla distruzione pertanto lunica via di salvezza leliminazione dello spirito e la ricerca delloriginario impeto vitale. Lultima immagine delluomo invece lo esalta e lo allontana da qualsiasi tipo di religiosit. Luomo ha un senso solo se non esiste alcun Dio, solo in un mondo meccanico e non teleologico un essere ha possibilit di esistere . Attraverso lanalisi di queste immagini delluomo si pu avere un quadro abbastanza completo di come luomo ha interpretato s stesso nel corso delle diverse epoche dal punto di vista filosofico, ma nel XX secolo si sente lesigenza di rispondere al problema uomo tenendo conto delle diverse discipline che lo riguardano, dando vita ad unanalisi aperta, polisemantica e plurale, ed proprio quello che fa lantropologia filosofica.
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M. Teresa Pansera, Antropologia filosofica, Mondadori, Milano, 2001, p. 6

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Lantropologia filosofica moderna perci vuole dare unimmagine globale e sintetica dellessere umano partendo dai risultati delle varie scienze affinch luomo recuperi la comprensione di s stesso e identifichi i tratti caratteristici della sua esistenza. Pertanto questa non si configura come una scienza specialistica ma data dalla congiunzione dei risultati di varie scienze particolari rispetto alle quali tenta di definire un modello unico e plausibile, ricavato empiricamente, essa nasce e si sviluppa proprio come tentativo di comprendere ci che stabile e ricorrente nellumano, cio la struttura delluomo. Ci avviene in particola modo nellultimo secolo poich lenorme sviluppo delle scienze ha portato alla conoscenza di diversi aspetti delluomo, quali quello biologico, psicologico, linguistico, sociale, economico, culturale. Tutti questi aspetti per devono essere uniti per dare unimmagine globale delluomo ed proprio da qui che prende le mosse lantropologia filosofica contemporanea la quale si presenta in tal modo come la disciplina che elabora i dati forniti dalle singole scienze e il cui scopo quello di fornire unimmagine globale e sintetica delluomo. Tale disciplina si pone perci al crocevia tra filosofia, scienza della natura e scienze delluomo, come afferma Coreth:
Lantropologia filosofica nasce, quindi, come esigenza di cogliere e pensare lessere umano nella sua interezza, integrando i risultati delle indagini scientifiche sulluomo per giungere a dare di lui unimmagine sintetica. 3

1.2 Arnold Gehlen e la teoria dellincompletezza

La forma pi matura della disciplina ha come suo maggior esponente Arnold Gehlen. Il filosofo tedesco indaga infatti la natura delluomo e il suo posto nel mondo, come cita il sottotitolo della sua opera principale di antropologia filosofica. Egli ha definito la sua riflessione come una
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E. Coreth, Antropologia filosofica, Morcelliana, Brescia, 1978, p.11

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antropologia elementare, fornisce una visione antropobiologica secondo la quale lessere umano un progetto complessivo della natura, lantropologia filosofica si configura come tentativo di riappropriazione del senso dellumanit delluomo:
c un essere vivente, che tra le sue caratteristiche pi rilevanti ha quella di dover prendere posizione circa se stesso [] circa se stesso significa: circa le proprie pulsioni e le qualit percepite, ma anche circa i propri simili, gli alti uomini; infatti, anche il modo di trattare gli uomini dipende da come li si considera e da come si considera se stessi. 4

Gi da qui si pu notare come linterpretazione antropologica mira oltre che ad unanalisi delluomo in quanto tale, ad un processo di stabilizzazione sociale. Luomo non un singolo ma sempre in contatto con i suoi simili. Da questa analisi dellessere umano emerge la teoria gehleniana: luomo un essere carente, non definito, privo delle protezioni e delle armi naturali di cui dispone ogni animale, privo di sensi particolarmente sviluppati, come pure privo di quegli istinti che gli permetterebbero di sopravvivere nella natura. Afferma Gehlen:
luomo determinato in linea fondamentale da una serie di carenze, le quali di volta in volta vanno definite nel preciso senso biologico di inadattamenti, non specializzazioni, primitivismi, cio di carenze di sviluppo: e dunque in senso essenzialmente negativo. [] egli di una sprovvedutezza biologica unica, e si rivale di questa carenze grazie alla sua capacit di lavoro ovvero alle sue doti per lazione, grazie cio alle mani e allintelligenza; proprio per questo egli eretto, circospetto osservatore, con le mani libere. 5

Questa concezione che vede luomo come essere manchevole molto diffusa nella tradizione occidentale. Inizia infatti con Esiodo e il mito di Prometeo in cui si narra che luomo rimane privo di qualsiasi virt poich Epimeteo le aveva distribuite agli animali dimenticandosi delluomo, per rimediare lerrore cos suo fratello Prometeo ruba il fuoco agli dei per donarlo alluomo. Da qui si capisce perch lo stesso Gehlen definisce lessere umano un Prometeo, cio essere esposto
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Arnold Gehlen, Luomo. La sua natura e il suo posto nel mondo, Feltrinelli, Milano, 1990, p.35 Ivi, p.60

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sempre al rischio, che deve cercare di sopravvivere e perci guarda al futuro, egli come Prometeo antivedente e provvedente. 6 Tale mito viene ripreso anche da Platone nellopera Protagora in cui il filosofo afferma che luomo per sopravvivere deve affidarsi solo alla sua razionalit. Anche nel Settecento questa teoria viene ripresa ad esempio da un filosofo, Herder, il quale sottolinea la sprovvedutezza biologica delluomo e il fatto che luomo si un essere manchevole rispetto agli altri animali e perci inferiore:
collocato nudo tra gli animali, egli sarebbe dunque lessere pi derelitto della natura; spoglio e nudo, debole e indigente, timido e inerme: e, culmine della sua miseria, privo di ogni guida nella vita. Venuto al mondo con una sensibilit cos dispersa e fiacca, con facolt tanto indeterminate e assopite, con istinti tanto scissi e languidi, manifestamente legato a mille bisogni. 7

Le carenze umane possono per essere compensate attraverso la sua capacit razionale la quale gli permette di superare la sua deficienza fisiologica e di diventare lunico essere in grado di dominare la natura piegandola alle sue esigenze. Infatti la sua sprovvedutezza biologica viene compensata attraverso la razionalit, questo il concetto di risarcimento di Herder secondo il quale grazie al linguaggio e alla ragione che le carenze delluomo vengono colmate e attraverso di queste egli sopravvive modificando il mondo esterno. Secondo questa concezione portata avanti anche da Gehlen la differenza specifica con gli altri esseri viventi, che rende lindividuo umano una vera e propria eccezione, dunque la sua non specializzazione che lo rende di fatto aperto al mondo e svincolato da qualsiasi ambiente specifico. Questa mancata specializzazione deve per essere intesa in senso relativo e non assoluto, luomo relativamente non specializzato. Lessere umano perci riesce a conservarsi in tutte le condizioni che lambiente pu offrire in quanto pu trasformare il mondo naturale in un mondo artificiale in grado di

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Per un approfondimento cfr. A.Gehlen, Luomo, 1990, Op.Cit., Introduzione Johnan Gottfried. Herder, Saggio sullorigine del linguaggio, (a cura di) A.P. Amicone, Pratiche, Parma, 1995

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soddisfare le sue necessit vitali, egli in grado di creare un proprio ambiente socio-culturale, un mondo artificiale nel quale vivere. Dalle mancanza di un habitat e dalla carenza organica che caratterizza luomo sorge la necessit dellazione, luomo costretto ad elaborare la natura e a costruire lo specifico ambito della sua vita, egli quindi modifica lambiente attraverso lazione creando la sua sfera culturale, le sue carenze vengono colmate attraverso lazione, su di essa che poggia perci la possibilit di sopravvivenza umana. per questo motivo che luomo viene definito come essere che agisce:
abbiamo il progetto di un essere organicamente manchevole e perci aperto al mondo, vale a dire incapace di vivere naturalmente in alcun particolare ambiente determinato. E comprendiamo anche per via di quali determinazioni luomo sia non definito ossia compito a se medesimo: la semplice vitalit di un tale essere necessariamente problematica, e un problema la stessa conservazione della vita, per risolvere il quale luomo non pu contare che su se medesimo, dovendone attingere in se stesso le possibilit. Lessere che agisce sarebbe dunque questo. 8

Luomo come essere agente riesce a crearsi una seconda natura, un mondo artificiale in cui sopravvivere agevolmente pur con una difettosa dotazione organica.
Egli vive, per cos dire, in una natura artificialmente disintossicata, manufatta e da lui modificata in senso favorevole alla vita. Si pu anche dire che egli biologicamente condannato al dominio della natura 9

Luomo quindi, privo del suo habitat specifico, ha fatto di qualsiasi ambiente il suo mondo, perci vi un processo di positivizzazione del negativo in quanto ci che istituisce una mancanza e quindi una negativit diventa una positiva capacit di adattamento, di sopravvivenza. Da un lato la carenza organica e istintuale umana considerata come fonte di pericolo a cui esposto luomo stesso poich egli si trova davanti a un profluvio di stimoli dal quale per non si lascia sopraffare grazie alla sua plasticit, dallaltro questa

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A. Gehlen, Luomo, Op.Cit., 1990, p.62 Ivi, p.55

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stessa mancanza generatrice del dominio delluomo sulla sua esistenza e della sua capacit di autostabilizzazione:
Luomo non costituito una volta per tutte significa: egli dispone delle sue proprie predisposizioni e doti per esistere, egli assume un comportamento nei suoi propri confronti, per necessit vitale, come nessun altro animale fa; egli non tanto vive, quanto, come mia abitudine dire, dirige la propria vita. 10

Luomo si adatta allambiente attraverso un meccanismo che viene definito da Gehlen esonero:
Luomo deve trovare a se stesso degli esoneri con strumenti e atti suoi propri, cio trasformare le condizioni deficitarie della sua esistenza in possibilit di conservarsi in vita. [] questo principio (esonero) la chiave per comprendere la legge strutturale che regge tutte le prestazioni umane. 11

Vediamo quindi che questo termine viene designato da Gehlen per indicare la capacit delluomo di creare schemi standard di comportamento che funzionano automaticamente in presenza di circostanze simili e quindi esonerano luomo da continue risposte agli stimoli provenienti dallesterno e alle pulsioni interne.12 Attraverso processi desonero luomo, esperendo il mondo, lo riduce e concentra in simboli, cos da acquistare visione panoramica e capacit di disporre; in questi processi ottiene il dominio su una molteplicit non limitata di movimenti. Il mondo per luomo, diversamente dallanimale, un campo di sorprese infinite in cui deve in primo luogo sapersi orientare. Il processo di esonero secondo Gehlen il fondamento di tutte le funzioni superiori delluomo, tale processo quindi presente a tutti i livelli. Per rispondere al profluvio di stimoli provenienti dallambiente luomo usa quindi il meccanismo dellesonero che gli permette di arrivare ad un comportamento adeguato in ogni situazione e finalizzato alla sua sopravvivenza. Luomo quindi un essere che agisce poich carente e tramite le sue azioni il mondo in cui vive viene trasformato, sono queste
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Ivi, p.43 Ivi, p.63 12 Per un approfondimento cfr. M.Teresa Pansera, Antropologia filosofica, Mondadori, Milano, 2001, (pp.55-74)

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trasformazioni che per Gehlen vanno sotto il nome di cultura. La cultura linsieme delle azioni e delle conseguenti trasformazioni che luomo attua sul mondo esterno, questa trasformazioni vengono sempre e comunque dove presente luomo, perci non esiste secondo il filosofo un uomo allo stato di natura poich dove presente luomo sono presenti le sue azioni e quindi la sua cultura.
La cultura pertanto la seconda natura vale a dire: la natura umana, dalluomo elaborata autonomamente, entro la quale egli solo pu vivere. 13

Per Gehlen luomo non ha un ambiente ma ha un mondo culturale che si configura come una parte di natura che egli stesso con le sue azioni ha modificato e trasformato rendendola ricca di ausilii per la vita umana. Il compito primario delluomo quello di restare in vita, di sopravvivere, di conservare la sua esistenza. Perci tutta lorganizzazione umana si fonda su questo scopo principale e luomo organizza la sua struttura in vista di ci, lesonero quindi presente in tutti gli aspetti della vita dellessere umano: in campo motorio, sensoriale, cognitivo ed espressivo.

1.3 Critiche alla teoria di Gehlen

La concezione delluomo come essere carente e incompleto, proposta prima da Herder e poi da Gehlen, pur essendo sostenuta da molti altri filosofi ed essendo un caposaldo della tradizione occidentale, non lunica, anzi viene pi volte criticata. Tra queste critiche una degna di nota quella portata avanti dal filosofo Roberto Marchesini il quale prende in analisi largomentazione di Gehlen e definisce la sua teoria mito dellincompletezza cercando di produrre argomenti atti a smontarla. Egli sostiene innanzitutto che proprio il paradigma dellincompletezza, cio il fatto che luomo sia biologicamente
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A.Gehlen, Luomo, Op. Cit., p.64

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carente, ad aver portato alla frattura fra il concetto di natura e quello di cultura. Ma vi sono altre motivazioni e altri argomenti che

Marchesini porta per dimostrare che tale teoria solo un mito che si diffuso nella tradizione occidentale ma che non ha un riscontro nella realt dei fatti. Nell analisi di Marchesini possiamo individuare quattro punti esplicativi riguardo la non plausibilit della teoria dellincompletezza proposta da Gehlen. Il primo riguarda il concetto di cultura poich questa non si pu formare dallinterazione delluomo con il mondo esterno dovuta alle sue carenze. Il motivo il seguente: tutti gli appartenenti alla specie homo sapiens sono carenti biologicamente e perci secondo tale teoria tutti entrano in contatto con il mondo esterno per porre rimedio alle loro manchevolezze ed da qui che si forma la cultura, ma se fosse realmente cos la cultura dovrebbe essere uguale per tutti gli uomini, invece i fatti ci dimostrano che non cos. Ogni cultura infatti nasce da una diversa tradizione, da una diversa storia e dalle diverse situazioni che connettono luomo allalterit. Se questa teoria spiega la dimensione costante della cultura nella specie homo sapiens non spiega per la pluralit culturale:
Le diverse tradizioni culturali ci appaiono infatti come processi creativi, espressioni di una storia unica e irripetibile, piuttosto che il risultato di un meccanismo algoritmico di emendazione di un catalogo di carenze condiviso da tutti gli esseri umani. [] Partendo infatti dallidea che la cultura sia comunque un prodotto dialettico tra luomo e la situazione contingente, se cerchiamo di interpretare questo processo attraverso la carenza cadiamo nellomologazione, se invece lo spieghiamo attraverso la ridondanza possiamo giustificare a pieno titolo la pluralit. 14

Il secondo punto confuta il principio che luomo sia un essere carente dal punto di vista biologico, poich il concetto di incompletezza presuppone un concetto ideale di perfezione, solo dal confronto con la perfezione che pu nascere la percezione di imperfezione, di incompletezza. Il concetto di perfezione ideale creato dalla cultura e

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Roberto Marchesini, Post-human. Verso nuovi modelli di esistenza, Bollati Boringhieri, Torino, 2009, p.22

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conseguentemente anche quello di carenza e di incompletezza, luomo non si rende completo attraverso la cultura ma si percepisce come incompleto proprio a seguito di questa, da qui Marchesini arriva ad uninversione dei termini:
non vero che luomo si rende completo attraverso la cultura, bens molto pi plausibile ritenere che luomo si percepisca incompleto a seguito della cultura. 15

Lanalisi biologica condotta da Marchesini vuole dimostrare che lessere umano non cos carente come la tradizione occidentale porta a credere. Egli fa riferimento alla formazione del corpo umano, questo dotato infatti di una importante capacit di coordinazione muscolare, di una notevole precisione dei movimenti, del pollice opponibile con la conseguente capacit manipolatoria, una struttura laringea complessa che permette un ampio repertorio di vocalizzazioni, un complesso apparato scheletrico e una ottima dotazione sensoriale. Quello che veniva descritto come essere carente da queste osservazioni viene fuori invece come un essere che non ha nulla da invidiare al mondo animale poich dotato di innumerevoli caratteristiche fisiche, percettive e cognitive. Il terzo punto riguarda il rapporto natura-cultura poich nel paradigma dellincompletezza la cultura descritta come complementare alla natura. Marchesini fornisce invece unidea diversa di cultura:

Il processo culturale pu essere letto come evento ibridativo, ossia nei termini di una esternalizzazione realizzata attraverso varie strade: luso di uno strumento, la partnership con unaltra specie, il conferimento di un significato, la proposizione di una teoria in breve tutto ci che attiva una coniugazione con la realt esterna o referenza. 16

La cultura quindi, secondo il filosofo, una potenzialit del mondo vivente e perci non pu essere vista come lelemento che si forma
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Ivi, p.24 Ivi, p.25

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dalla carenza organica dellessere umano poich non linnato che si realizza attraverso la cultura ma il contrario, ogni nuova formazione culturale d significato allinnato:
cultura: non pi come completamento della natura [] ma come motore della natura, attraverso la capacit della cultura stessa di retroagire sul sistema uomo. 17

Attraverso questo processo, definito dal filosofo come acquisizione culturale, si supera la soglia dellinnato e nasce la sensazione di una natura umana caratterizzata da delle imperfezioni a cui si pu porre rimedio solo attraverso lintegrazione con lalterit, tecnologica o animale. Il concetto di imperfezione per non pu essere qualcosa di oggettivo e universale, non pu essere un dato di fatto, ma deve essere inteso come un flusso ibridativo con la realt esterna poich dipende proprio da essa. Ultimo punto in sfavore alla teoria dellincompletezza il fatto che Marchesini sostiene che questa non regge sul piano evolutivo. La teoria delineata da Charles Darwin sostiene che i pattern innati e la complessit di questi danno luogo alla variet dei comportamenti e delle acquisizioni umane, quindi la caratterizzazione genetica non pu essere carente. Tale teoria viene precisata anche da Francesco Ferretti il quale spiega la non plausibilit della teoria dellindeterminatezza nel contesto evoluzionistico. Anchegli come Marchesini sostiene che la flessibilit umana non pu essere spiegata partendo dalla carenza istintuale:
le caratteristiche che rendono specifico lessere umano [] non sono in contrasto con una mente ricca di determinazioni interne; [] tali caratteristiche sono spiegabili soltanto a partire da una mente ricca di determinazioni interne. Se si vuole dare una giustificazione dei caratteri di flessibilit e di creativit che contraddistinguono gli esseri umani a un sistema cognitivo complesso che occorre fare riferimento. 18

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Ivi, p.28 Francesco Ferretti, Perch non siamo speciali. Mente, linguaggio e natura umana, Laterza, Bari, 2007, p.14

19

Ferretti ammette lesistenza della plasticit cerebrale umana ma precisa che questa non la prova che luomo sia povero geneticamente e carente di istinti rispetto agli altri animali poich innanzitutto la plasticit secondo lautore un fenomeno presente in tutti i sistemi nervosi e da qui anche Ferretti arriva alla stessa conclusione di Marchesini affemando che:
solo ammettendo una mente ricca di determinazioni interne sia possibile dar conto del funzionamento di un sistema cognitivo flessibile e creativo. 19

1.4 Le caratteristiche distintive delluomo: neotenia e plasticit

Marchesini da un lato pone diverse critiche, precedentemente descritte, alla teoria dellincompletezza biologica umana, mentre dallaltro condivide alcuni aspetti della teoria di Gehlen, cio il processo di esonero e il conseguente ruolo della tecnologia nella vita delluomo e lapertura delluomo al mondo. Anche secondo Marchesini, infatti, lumanit non ha una forma rigida e definita ma in continua trasformazione e interazione con il mondo esterno. Da qui possiamo arrivare alla conclusione che non si pu negare lesposizione delluomo al mondo, il fatto che questultimo scarsamente specializzato rispetto agli altri animali e le conseguenze che ne derivano. Prova di ci il fatto che la sprovvedutezza umana si manifesta fin dalla nascita e che alcuni tratti giovanili permangono anche in et adulta. Questo processo definito neotenia, attraverso tale concetto si intende la situazione di infanzia cronica in cui si trova lessere umano. Egli possiede infatti una caratterizzazione neotenica formata dalla mescolanza di caratteristiche dellontogenesi di tipo primario e di tipo secondario dei mammiferi. Dal tipo primario di ontogenesi hanno le seguenti caratteristiche: abbandonano tardi il
19

Ivi, p.27

20

nido e hanno uninfanzia lunga, mentre dallontogenesi di tipo secondario prendono le caratteristiche di gravidanze lunghe e figliate poco numerose. Si verifica un misto evolutivo che porta ad un risultato complicato poich il cucciolo di uomo nel suo primo anno di vita ha una velocit di sviluppo superiore a quella delle altre specie, dopo il primo anno c un rallentamento, lontogenesi rallenta e perci lessere umano vive di pi. Inoltre lanimale non umano conserva anche in et adulta caratteristiche giovanili, ad esempio la pelle priva di peli o di piume per quanto riguarda laspetto corporeo e il gioco e la curiosit per quanto riguarda laspetto comportamentale. La caratterizzazione neotenica umana spiega la natura umana e il suo sviluppo sia filogenetico che ontogenetico. Attraverso questa caratteristica si pu capire infatti sia la differenza tra essere umano ed essere animale e sia limportanza dellambiente esterno, soprattutto delle figure parentali che determinano lo sviluppo umano, nella crescita dellindividuo resa possibile da unaltra fondamentale caratteristica umana: la plasticit. Attraverso questa caratteristica luomo prende le distanze dagli stimoli infiniti provenienti dal mondo esterno e reagisce a questi in modo multiforme e vario dominandoli con scelte adeguate e formulate in base alle circostanze. Tale teoria affermata anche dallo stesso Gehlen:
Plasticit []: da un ventaglio non ancora operante di possibilit occorre far risaltare [] una scelta e costruire un variabile ordine di conduzione. Anche l dove pi tardi troviamo questa plasticit, per esempio nella vita pulsionale delluomo, essa significa sempre questa connessione di scelta automediata, architettonica e di adattabilit a quasi ogni situazione. 20

Luomo caratterizzato dallassociazione tra non specializzazione e plasticit, sostiene Gehlen che per quanto luomo sia inadeguato tanto plastico:

20

Ivi, p.200

21

Le figure motorie umane, perci, debbono essere straordinariamente inadeguate ma anche straordinariamente capaci di adeguazione, e dunque essere tanto non specializzate quanto plastiche. 21

Luomo risulta possedere una plasticit sia filogenetica che ontogenetica, questa quindi si presenta sia rispetto alle altre specie e sia nel corso dello sviluppo umano. Luomo plastico rispetto agli altri animali poich mentre il comportamento animale, pur avendo una certa multimodalit neurale, limitato a un comportamento rigido e predeterminato, quello delluomo invece trova libera espressione. Questa era la teoria di Gehlen, prima citata, attraverso la quale si spiega come luomo, attraverso la plasticit, reagisce alla sua scarsa specializzazione. Accettando queste teorie Marco Mazzeo introduce la categoria dellinibizione che individuata come il punto di scissione tra animali umani e animali non umani. Afferma infatti lo studioso:

Linibizione non crea una gerarchia tra meccanismi istintuali preprogrammati [] ma li scardina per ottenere una maggiore plasticit comportamentale. Anche nel concetto di inibizione possibile vedere quindi la complessit di un rapporto, quello tra animali umani e non umani, fatto non solo di continuit e discontinuit ma segnato da un rovesciamento. Linibizione animale nasce dalla forza di unassociazione inderogabile [] Quella umana invece procede in direzione contraria perch dissociativa. 22

In altre parole negli animali non umani una modalit sensoriale inibisce la altre le quali scompaiono, basti pensare al famoso esperimento proposto da Pavlov.
23

Il cane sbatte ripetutamente contro

la rete perch lodore della carne stimola il centro olfattivo dellanimale inibendo le altre regioni cerebrali, lo stimolo olfattivo vince su quello visivo, per gli esseri umani non cos poich questi sono caratterizzati da una multisensorialit, linibizione, come afferma Mazzeo, un processo dissociativo.

21 22

Ivi, p.199 Marco Mazzeo, Storia naturale della sinestesia. Dalla questione Molyneux a Jakobson, Quodlibet, Milano, 2005, p.175 23 Per un approfondimento cfr. Ivan P. Pavlov, I riflessi condizionati, Boringhieri, Torino, 1994

22

La plasticit umana riscontrabile nelluomo anche nella sua organizzazione sensoriale. La percezione infatti non qualcosa di fissato e stabilito ma cambia nel tempo e a seconda delle fasi dello sviluppo del bambino, luomo durante il corso della crescita si trova di fronte continuamente alla necessit di riorganizzare le sue percezioni:

La rigidit delle relazioni sensoriali manifestate dal bambino si rivela provvisoria e parziale perch viene progressivamente sostituita da rapporti trasformati: verso i cinque mesi gli equilibri sensoriali sembrano essere sconvolti da una crisi cui fa seguito il consolidamento di nuovi assetti che risultano comunque reversibili. In seguito queste strutture sono soppiantate da altre pi complete che si formeranno con il successivo sviluppo cognitivo e linguistico. 24

La plasticit umana caratterizza perci anche lontogenesi umana. Attraverso questa analisi si arriva quindi a delineare i tratti caratteristici della natura umana. Luomo, essere neotenico, si trova fin dalla nascita ad essere relativamente non specializzato, questa scarsa specializzazione umana si connette la ad unaltra caratteristica che lo

propriamente

che

plasticit,

elemento

contraddistingue sia ontogeneticamente che filogeneticamente.

1.5 Una variante della Questione di Molyneux

Le teorie esposte finora riguardano quindi il rapporto tra natura umana e percezione e si concentrano sulla relazione tra le variazioni sociali, quelle storiche e lorganizzazione biologica dellessere umano. Tali teorie hanno interessato un noto problema filosofico del Settecento: la questione di Molyneux, sorta nel 1688 quando William Molyneux, studioso di ottica, pone allamico John Locke un interrogativo, il quale viene riformulato dallo stesso Locke nel suo Saggio sullintelligenza umana nei seguenti termini:
24

M.Mazzeo, Storia naturale della sinestesia, 2005, Op. Cit., p.209

23

Supponete un cieco nato che sia oggi adulto, al quale si sia insegnato a distinguere mediante il tatto un cubo da una sfera, dello stesso metallo e, a un dipresso, della stessa grandezza, in modo che quando egli tocca luno o laltro, sappia dire quale sia il cubo e quale la sfera. Supponete che, trovandosi posati sopra una tavola il cubo e la sfera, questo cieco venga ad acquistare la vista. Si domanda se, vedendoli prima di toccarli, egli saprebbe ora distinguerli, e dire quale sia il cubo e quale la sfera.25

Il quesito complesso poich mette in gioco diverse questioni e infatti le risposte alla domanda posta da Molyneux prenderanno strade diverse e toccheranno diversi campi del sapere protraendosi fino ai nostri giorni. Diversi paradigmi si occupano della questione; alcuni di questi rappresentano gli sviluppi pi significativi del problema. Tra questi uno risale al Settecento immediatamente dopo la nascita del quesito e punta la sua attenzione sullorganizzazione sensoriale umana. Secondo queste analisi la questione Molyneux pu essere risolta stabilendo quale sia il senso principale, quello pi importante, poich si pensa che la percezione umana sia organizzata secondo una gerarchia tra i sensi e che la sensibilit umana sia quindi monosensoriale. questa la tesi di Berkeley e Condillac i quali, pur presentando teorie molto lontane tra di loro arrivano ad affermare sostanzialmente la stessa cosa, cio che la sensibilit umana monarchica e bisogna arrivare a capire solo quale il re dei sensi. Altri autori per arrivano alla conclusione che le cose non stanno in questo modo perch i sensi non sono organizzati gerarchicamente ma la percezione umana multisensoriale, sinestetica, i sensi agiscono contemporaneamente e sono posti tutti sullo stesso livello, sono equivalenti. questa la tesi di Herder, il quale afferma che vi una concordia tra i sensi che qualcosa che lessere umano ha nel suo corredo genetico, nasce con lui e non si crea successivamente. Egli parla quindi di una organizzazione intersensoriale originaria, di una capacit di percepire attraverso diversi sensi simultanemanete, il che

25

John Locke, Saggio sullintelligenza umana, Laterza, Bari, 1988, p.147

24

un carattere specifico della natura umana. Luomo perci un essere sinestetico. Un altro paradigma sposta invece lattenzione sulla natura umana e sulla sua costituzione, indagando la questione di Molyneux facendo riferimento alle teorie dellantropologia filosofica precedentemente descritte. La questione di Molyneux quindi un punto cardine attraverso il quale indagare la natura delluomo. proprio per questo motivo che questo tema ancora attuale, ai giorni nostri questo contesto riscontrabile per per unaltra deprivazione sensoriale, quella che riguarda ludito. Il cieco di Molyneux infatti paragonabile a un sordo del nostro secolo il quale si sottopone a una neuroprotesi, nota come impianto cocleare, la quale offre un recupero della funzionalit acustica. Ci potremmo chiedere dunque cosa accade se un essere umano privato delludito riacquistasse ludito. Poniamo quindi la questione Molyneux dal punto di vista della sordit: cosa succede se un sordo riacquista ludito? Per rispondere bisogner fare prima un passo indietro, capire in che cosa consiste la sordit, quali modifiche porta nel sistema uomo, successivamente chiarire cosa sono gli impianti cocleari e come funzionano e infine illustrare il percorso che compie un sordo profondo che viene operato, prendere quindi in considerazione i casi empirici. Solo cos potremmo dare una risposta alla questione di Molyneux nella sua variante sorda.

25

2. CHE COSE LA SORDITA: IMPLICAZIONI FISICHE, SOCIALI E CULTURALI DEL DEFICIT UDITIVO

2.1 Chi sono i sordi: caratteristiche e distinzioni

La sordit un deficit acustico che provoca diminuzione o perdita totale della capacit di percezione dei suoni, essa pu dipendere da una disfunzione dellorecchio o delle vie uditive centrali, tale patologia pu interessare un solo orecchio o ambedue le orecchie. A seconda delle cause che la generano, la sordit pu essere improvvisa, lentamente progressiva o fluttuante. Si tratta di un handicap definito invisibile, cio non immediatamente individuabile, poich non provoca menomazioni fisiche o disabilit immediatamente evidenti, inoltre linsorgenza dellipoacusia (diminuzione delludito) pu manifestarsi anche durante il corso della vita e non soltanto alla nascita, come nel caso di sordit congenite. Va precisato per, come afferma lo studioso Sacks che il termine sordo vago, o meglio, cos generico che non permette di distinguere i moltissimi gradi della sordit, gradi che hanno unimportanza qualitativa e perfino esistenziale 26 Si distinguono infatti diversi tipi di sordit, vi la sordit lieve, le cosidette persone dure dorecchio che hanno perso solo in parte la capacit uditiva, ma riescono a sentire grazie all aiuto di un semplice apparecchio acustico. Due sono le tipologie fondamentali della sordit: sordi prelinguistici o sordi profondi e sordi postlinguistici o sordi gravi. Con sordi prelinguistici si intendono quei tipi di sordi che sono privi di udito dalla nascita o che lo hanno perso nella prima infanzia, prima ancora di acquisire il linguaggio. Non potendo udire i

26

Oliver Sacks, Vedere voci. Un viaggio nel mondo dei sordi, Adelphi, Milano, 1990, p.30

26

suoni prodotti nell'ambiente familiare ed esercitarsi a loro volta ad imitarli, i sordi profondi prelinguistici non mostrano la minima predisposizione innata a parlare. Essi hanno un istinto naturale a segnare, ovvero a creare e ad apprendere, senza uno specifico addestramento, la lingua dei segni. Laltra categoria sono invece i sordi postlinguistici, ovvero chi diventa sordo dopo l'acquisizione del linguaggio, questi conservano inalterato il loro patrimonio linguistico e conservano l'esperienza dei suoni, nel senso che il loro cervello capace di tradurre i movimenti labiali in sensazioni uditive. Sacks si sofferma su questo tipo di sordit e prende come esempio il poeta e romanziere sudafricano David Wright, diventato sordo allet di sette anni. Wright definisce una fortuna essere diventato sordo dopo aver appreso il linguaggio, perch si rende conto che altrimenti la sua vita non avrebbe potuto essere quella che stata. Wright descrive le voci fantasma poich precisa Sacks:

il fatto di udire (cio immaginare) delle voci fantasma leggendo le labbra una caratteristica del sordo postlinguistico che in precedenza ha avuto unesperienza uditiva della lingua vocale (e del linguaggio interiore). Non si tratta di una forma di immaginazione nel senso ordinario del termine; piuttosto una traduzione istantanea e automatica (basata sullesperienza e sullassociazione) dellesperienza visiva nel suo correlato uditivo, una traduzione che probabilmente ha un fondamento neurologico. Ovviamente questo fenomeno non si verifica nel sordo prelinguistico, che non pu rievocare alcuna precedente esperienza (o immagine) uditiva. Per questultimo la lettura labiale, e la lettura in genere, sono unesperienza esclusivamente visiva: egli vede la voce, non la sente 27

I sordi prelinguistici si trovano invece in tuttaltra situazione. Questi infatti non hanno la capacit uditiva fin dalla primissima infanzia, prima dellacquisizione del linguaggio, essi non hanno mai udito in vita loro, non hanno alcun ricordo uditivo e non potranno mai avere lillusione del suono. Si dice quindi che queste persone vivono in una situazione di completo silenzio, ma Sacks precisa che affermare ci non del tutto esatto. Il sordo congenito non ha esperienza del

27 Ivi, p.33

27

silenzio, n di questo si lamenta, cos come il cieco non ha esperienza e n si lamenta del buio 28 La situazione del sordo profondo quindi particolare:
il sordo prelinguistico, non potendo udire i suoi genitori, rischia di restare gravemente ritardato, se non minorato per sempre, nellacquisizione del linguaggio, se non si interviene fin dai primissimi anni o mesi di vita. Ed essere menomato nel linguaggio, per un essere umano, una delle calamit pi disperate, perch solo attraverso il linguaggio che entriamo in pieno possesso della nostra umanit, che comunichiamo liberamente con i nostri simili, che acquisiamo e scambiamo informazioni. Se non siamo in grado di fare queste cose, saremo per sempre singolarmente menomati e isolati 29

Sacks mette quindi in rilievo limportanza che ha il linguaggio nella vita delluomo e quali sono i rischi per le persone sorde profonde. Nei tempi passati era molto difficile per una persona sorda trovare il modo di esprimersi e perci sorta la concezione che i sordi fossero degli individui ritardati e incapaci di svolgere una vita normale.

2.2 Storia dei sordi


Nascere sordi nell antichit significava essere individui senza identit ai quali veniva negata non solo ogni forma di conoscenza ma anche i diritti fondamentali. Nellantica grecia i sordi erano soppressi per legge in quanto considerati inutili, nellepoca romana la situazione non cambia di molto poich i sordi venivano considerati deficienti ed ineducabili e tenuti in stato di schiavit, destinati a lavori disumani, a sofferenze e umiliazioni. Questa situazione muta solo in epoca rinascimentale in cui si hanno le prime notizie relative alleducazione dei sordi. Il promotore del primo vero metodo dinsegnamento , senza dubbio, il monaco benedettino Ponce de Len. La motivazione alleducazione trae origine dalla necessit di istruire persone sorde appartenenti a famiglie nobili, per dare loro la possibilit di diventare

28 Ivi, p.35 29 Ivi, p.36

28

eredi giuridicamente capaci. Si tratta, pertanto, di uneducazione strettamente riservata a singoli individui e a famiglie abbienti. Da qui in poi la condizione dei sordi venne rivalutata e molti si interessarono a questo tipo di privazione sensoriale e si accinsero a migliorare la condizione delle persone che ne erano affette, cercando di dare loro un modo di esprimersi, un linguaggio, in modo che potessero entrare in relazione con gli altri esseri umani. Nuove teorie vengono formulate riguardo la sordit, valido esempio il Saggio sullorigine delle conoscenze umane del 1746 di Condillac.30 Secondo lautore i sordi non sarebbero naturalmente destinati alla acquiescienza intellettuale e morale, lo stato di minorit in cui essi vivrebbero dipenderebbe dal fatto che non sono in grado di usufruire dellapporto di informazioni e conoscenze derivate dalla reciproca comunicazione con gli altri essere umani e infine lisolamento sociale e comunicativo dei sordi diminuirebbe le occasioni in cui essi possono esercitare la loro intelligenza. La svolta sul piano educativo verr per con labate De LEpe il quale fu il primo educatore da cui prese lavvio linsegnamento metodico e pedagogico speciale dei sordi in tutta lEuropa e fond a Parigi il primo Istituto per Sordomuti a carattere pubblico, riconosciuto dallo Stato. LAbate elabor un sistema di segni metodici: dallattenta osservazione dei suoi alunni sordi, ricav un nucleo centrale utilizzando i segni da loro usati, a cui aggiunse nuovi segni, ma soprattutto segni che corrispondevano agli elementi morfosintattici del francese, poich il suo intento ultimo era di insegnare ai suoi alunni sordi la lingua orale francese. Con tale suo metodo mimico-gestuale, De LEpe favor lo sviluppo intellettivo dei sordomuti che frequentarono la sua scuola. Il metodo di De LEpe ebbe molto successo e conobbe ampia diffusione sia in Francia che allestero. Il successore di De LEpe fu Ambrogio Sicard che seppe proseguire bene lopera del suo predecessore. Questultimo era convinto che i sordi avessero tutto ci che necessario per conoscere e ricevere dagli oggetti le medesime sensazioni che riceviamo noi, ma
30

Per un approfondimento cfr. Condillac, Saggio sullorigine delle conoscenza umane, 1746

29

le difficolt cognitive connesse alla sordit sono state considerate nel passato irreversibili solo perch le si era analizzate dal punto di vista del linguaggio verbale, inaccessibile per qualunque sordo. Il punto per risolvere la questione era quindi trovare un metodo che potesse insegnare ai sordi a comunicare. Pubblica quindi nel 1800 il Corso di istruzione per sordomuti che un insieme di metodologie manualiste ed oraliste che erano sorte fino ad allora. Il metodo oralista esclude, nelleducazione al linguaggio parlato e scritto, qualsiasi uso dei segni. Esso punta da una parte sullallenamento acustico, per aiutare il sordo ad utilizzare al massimo i suoi residui uditivi, dallaltra sul potenziamento della lettura labiale su cui si basa la comunicazione. Questo quindi mira a far apprendere la riproduzione articolatoria attraverso i movimenti della bocca e degli articolatori vocali. Il metodo manualista invece indica la modalit di apprendimento visivogestuale, cio la lingua dei segni. Sicard accogliendo ambedue le metodologie inaugura invece il metodo bimodale, cio la compresenza di metodo oralista e lingua dei segni. Il codice comunicativo che si usa di tipi gestuale, ma organizzato secondo una grammatica della lingua parlata. Questo avviene perch Sicard era convinto che il sistema di comunicazione, utilizzato dai sordi, andasse ben al di l della semplice designazione degli oggetti, egli vedeva nella grammaticalizzazione la dimostrazione che esso fosse una lingua vera e propria. Tutto ci venne sperimentato da Sicard in una vicenda educativa, quella di Jean Massieu:

Sordo dalla nascita, aveva vissuto fino allet di quattordici anni completamente isolato dal mondo e privo di qualsiasi istruzione. Ma Massieu viveva in una comunit di sordi: ben cinque dei suoi otto fratelli lo erano e questa circostanza, paradossalmente, gli garantiva delle condizioni di partenza di cui tanto sordi profondi non possono godere. Almeno allinterno della sua famiglia, i segni erano un sistema di comunicazione condiviso e, quini, un mezzo, seppur modesto, di crescita. Si trattava di un codice molto limitato; tuttavia era bastato a tener vivo nel piccolo Massieu la sua intelligenza e, soprattutto, la sua curiosit. [] Sicard resosi conto che Massieu possedeva una buona capacit di riconoscere e memorizzare immagini, utilizza il disegno per insegnarli ad identificare gli oggetti. Successivamente Sicard affianca il nome degli oggetti alle immagini corrispondenti sforzandosi di fargli comprendere che esisteva un modo non figurato di rappresentarli. Appena questo meccanismo gli fu chiaro, il

30

naturale smarrimento nel quale si era trovato si trasform in una sorta di tripudio del nominare, letteralmente in un bisogno di riscrivere il mondo attorno a s. Massieu chiedeva e scriveva incessantemente i nomi di tutto ci che gli cadeva sotto gli occhi [] A quattordici anni era stato messo su un cammino che faticosamente ma irreversibilmente lo avrebbe portato alla scoperta ed alluso cosciente dei pronomi, degli aggettivi, delle astrazioni geometriche e via via alla formulazione di proposizioni sempre pi complesse e generali. Comprensibile il trionfo di Sicard quando alla fine dei suoi sforzi maieutici sentiva di aver reso a Massieu la sua umanit. 31

Da qui in poi la pratica riabilitativa stata caratterizzata da un atteggiamento di mediazione tra i precetti provenienti dalla tradizione oralista e la lingua dei segni. Nel 1816 ad opera di Laurent Clerc e di Thomas-Hopkins Gallaudet nasce negli Stati Uniti la prima scuola per alunni sordi, la American School for the Deaf, Clerc fu il primo professore sordo poich aveva perso ludito in seguito ad un incidente allet di un anno. Egli fu allievo di Sicard e successivamente di Massieu. L'influenza di Clerc nellistruzione e formazione dei sordi ritenuta ancora oggi notevole. in questa scuola che grazie alla fusione tra la lingua dei segni utilizzata da Clerc e i sistemi di segni dei sordi del luogo comincia a svilupparsi lAmerica Sign Language. Tutto ci si continuer a sviluppare fino alla clamorosa svolta nella direzione opposta segnata dal congresso di Milano del 1880 in cui si decreta lesclusione del metodo manualista nellistruzione dei sordi a favore di quellooralista. cosi che linsegnamento della lingua dei segni viene ufficialmente bandito da tutte le scuole. Per molti anni quindi la lingua dei segni fu ignorata dalle istituzioni, poich considerata incompatibile con una buona acquisizione del linguaggio parlato, ma ci nonostante continu a vivere e a svilupparsi, come forma di comunicazione utilizzata dai sordi tra loro, o anche con gli educatori, nei contesti informali e privati. Tuttavia, in chi la conosceva o la usava, sordi o udenti, mancava ancora la consapevolezza che quei gesti costituissero una vera e propria lingua paragonabile a quella vocale.32

31 32

Harlan Lane, When the Mind Hears. A history of the deaf, Random House, New York, 1984, p.83 www.storiadeisordi.it (a cura di Franco Zatini)

31

2.3 Lacquisizione del linguaggio


Indagando sulla sordit ci si trova di fronte a svariati interrogativi le cui risposte muovono verso teorie contrapposte. Il panorama si presenta quindi assai complesso poich esistono diverse posizioni molto conflittuali tra di loro, contraddittorie e oggetto di intensa polemica. I punti su cui riflettere sono molteplici; si va dalle considerazioni sul rapporto tra pensiero astratto e linguaggio verbale a quelle sulla condizione antropologica dei sordi per passare a domandarsi quale sia il metodo migliore che dovrebbe essere utilizzato per educare le persone non udenti. Vediamo quindi che dalla questione sordit si sviluppano paradigmi che comprendono diverse sfaccettature della vita dei non udenti. Una prima riflessione riguarda lacquisizione del linguaggio, come questa avviene nel bambino non udente e quali problemi e difficolt genera questo processo nelle persone non udenti. Il bambino alla nascita non parla, ma nel giro di pochissimi anni in grado di imparare, senza alcun insegnamento specifico, la lingua a cui viene esposto. Lacquisizione del linguaggio si presenta come lo snodarsi di una serie di fasi, che si succedono in un determinato ordine, condiviso da molti bambini. Al tempo stesso questo processo caratterizzato da grandissime variazioni individuali che riguardano non solo i tempi, ma anche i modi e le strategie di apprendimento. Nel corso del primo anno di vita, prima di imparare a parlare, il bambino compie una serie di sviluppi indispensabili alla successiva acquisizione del linguaggio: esercita i suoi organi fonoarticolatori, sviluppa la capacit di usare simboli, impara a comunicare intenzionalmente. Il bambino impara, innanzitutto, ad ascoltare: quando una persona gli parla, volta gli occhi o la testa e la guarda, la voce altrui diventa in questo periodo stimolo alle sue vocalizzazioni: sembra che il bambino risponda. Infatti, a partire da questo momento che il bambino diviene capace di controllare la sua attivit fonoarticolatoria attraverso il feedback acustico, cio ascoltando i suoni che egli stesso produce. Il feedback acustico ha, in primo luogo, un importante valore motivazionale, per 32

cui i bambini sembrano emettere i suoni per il piacere stesso di poterli ascoltare. Inoltre, serve a controllare i risultati della attivit fonoarticolatoria e il bambino riesce a riprodurre i suoni uditi nellambiente. Gradualmente, impara ad imitare i modelli

intonazionali degli adulti e i particolari suoni della lingua parlata intorno a lui. Vi sono, per, altre acquisizioni, compiute dal bambino in questo stesso periodo, che sono collegate allo sviluppo del linguaggio nel suo complesso: la capacit linguistica nasce, infatti, allinterno della pi generale capacit comunicativa ed strettamente in relazione con altre capacit cognitive e sociali. Coloro che nascono sordi o perdono ludito entro i primi due anni di vita non riescono ad imparare il linguaggio, ma salvo rarissime eccezioni lapparato fonoarticolatorio dei bambini sordi assolutamente integro, ma soprattutto integra la loro facolt di linguaggio che semplicemente, in conseguenza del deficit acustico, non pu entrare in funzione nello stesso modo in cui ci avviene nei bambini udenti. La capacit

uditiva perci fondamentale per poter imparare a parlare. Diversi studi hanno cercato di appurare a quale et precisamente le produzioni vocali dei bambini vengono influenzate dai suoni uditi nellambiente. stato dimostrato che gi nei primi mesi di vita i neonati producono contorni intonazionali diversi sulla base di contesti situazionali differenti. Analisi acustiche raffinate permettono di individuare, a partire dai sei mesi, differenze legate allambiente linguistico di appartenenza, ad esempio distinguendo le produzioni vocali di un bambino francese da quelle di un bambino giapponese. Un dato molto interessante che anche i bambini sordi producono a questa et dei suoni, ma la loro lallazione povera e incoerente, proprio per la mancanza di feedback acustico. Se dunque questi studi dimostrano che esiste fin dal primo anno di vita uno specializzarsi della capacit percettiva e di produzione dei suoni secondo la lingua a cui si esposti, appare evidente che il deficit del canale acustico impedisce al bambino sordo questi primi sviluppi; tutto il successivo processo di acquisizione del linguaggio, nei suoi aspetti di comprensione e produzione, gli cos precluso. Il problema del bambino sordo 33

proprio questo: non potendo udire la lingua parlata intorno a s, non pu imitare i suoni dellambiente, non ha feedback acustico sulle sue stesse produzioni e non pu comunicare appieno con coloro che lo circondano. La sua facolt di linguaggio subisce cosi un arresto forzato. Il bambino resta spesso cos escluso, negli anni cruciali per l'emergere del linguaggio, dalla comunicazione linguistica verbale che gli adulti usano con lui e tra di loro, esclusione che potrebbe causare problemi per l'acquisizione della lingua parlata in termini di tempo (ritardo) e di modi (devianza).

2.4 Il linguaggio verbale garantisce il pensiero?

Dalle considerazioni fatte in precedenza si arriva a un fondamentale interrogativo, quello che riguarda la relazione tra linguaggio verbale e pensiero astratto. Sono nati infatti dei pregiudizi di inferiorit dalle considerazioni del senso comune sul legame tra linguaggio verbale e pensiero che riguardano le persone sorde, ma la presunta inferiorit cognitiva dei sordi rispetto agli udenti deriva da presupposti fondati pi su ipotesi generiche che su dati empirici. Partendo infatti dall'assunto che linguaggio e pensiero sono interdipendenti, ai sordi prelinguistici, per tanto tempo ritenuti a torto "privi di linguaggio", stato spesso attribuito un deficit cognitivo tale da limitare l'acquisizione e delle capacit di di ragionare, di

concettualizzare

astrarre.

La capacit di usare il linguaggio verbale stata, quindi, ritenuta la misura dell'intelligenza: gli udenti, infatti, dovendo usare un linguaggio semplice per comunicare con i sordi, concludevano che questi ultimi erano incapaci di pensiero astratto. Per contrastare queste affermazioni svalutative e dimostrare che i sordi sono forniti di potenzialit cognitive pari a quelle degli udenti, necessario modificare, in primo luogo, la convinzione errata che la mancata o inadeguata acquisizione di una lingua verbale implichi la privazione 34

del pensiero astratto. In realt proprio la situazione dei sordi profondi che dimostra il contrario; il pensiero si sviluppa indipendentemente dal sistema linguistico verbale-orale. Tale teoria sostenuta dallo studioso Hans Furth33 il quale affronta lo studio sul pensiero dei sordi attraverso procedimenti sperimentali. Per capire senza fraintendimenti la teoria di Furth bisogna precisare il significato di alcuni termini da lui usati. Innanzitutto va specificato il fatto che quando Furth parla di sordi si riferisce a coloro il cui deficit uditivo presente dalla nascita o da un momento precedente allacquisizione del linguaggio, egli si riferisce quindi ai sordi profondi. Sono presenti inoltre quattro parole chiave attraverso le quali Furth espone tutta la sua teoria, questi sono: linguaggio, concetto, simbolo e pensiero. Con linguaggio lo studioso intende la lingua verbale, naturale di una societ, quella che a disposizione di tutti e che viene appresa allincirca al quarto anno di et. Il concetto invece indica una caratteristica del comportamento pensante che non identificata con il concetto verbale, se una persona ha un concetto non significa che conosca lespressione verbale corrispondente a qual concetto. Altra parola chiave il termine simbolo che viene usato relativamente a qualche oggetto o evento esplicito, qualcosa che si pu designare o qualcosa che viene sperimentato come analogo a un evento esterno. Mentre con il termine pensiero Furth designa ogni attivit che sia legata o che dimostri lintelligenza umana, un comportamento che non separato dalle altre attivit, parte della vita psicologica umana. Secondo questa impostazione il linguaggio un sistema simbolico distinto dal pensiero e perci pu essere posto il problema del rapporto reciproco tra linguaggio e pensiero. Secondo Furth la questione del rapporto tra linguaggio e pensiero pu essere indagata attraverso due approcci. Il primo parte dallassunto che tra linguaggio e pensiero esiste un rapporto necessario, questo implica la presenza di una differenza significativa fra la struttura cognitiva dei sordi e quella degli udenti. I sostenitori di questa ipotesi
33

Per ulteriori approfondimenti cfr. Hans Furth, Pensiero senza linguaggio, Armando, Roma, 1971

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impiegano dei test per verificare le capacit cognitive delle persone sorde ma questi test sono basati sulle capacit linguistiche e quindi i risultati che essi portano avanti per dimostrare la loro tesi dimostrano la povert di linguaggio dei sordi ma non la mancanza di pensiero. Questi test non sono la prova che se manca lespressione verbale manca anche il pensiero astratto. Il secondo approccio quello adottato dallo stesso Furth e consiste nel non aspettarsi differenze nelle strutture cognitive di sordi e di udenti, sulla base dell'assunto che il pensiero non necessariamente verbale. Per dimostrare ci nasce il suo programma di ricerca che comprende dei metodi non verbali per lindagine sul comportamento intelligente. Attraverso questi test Furth dimostrer che i non udenti non hanno la competenza linguistica di cui dispongono gli udenti ma nonostante ci possiedono la capacit di pensiero astratto identica a quella degli udenti. Linsufficienza che presentano i non udenti in alcuni compiti infatti non deve essere attribuita alla carenza di un deficit linguistico ma conseguenza dellambiente sociale. Prova di ci un test proposto da Furth che mette a confronto persone sorde con persone culturalmente deprivate e con un gruppo di udenti. Nei risultati di un primo test il gruppo delle persone culturalmente deprivate si trova a met tra il gruppo delle persone sorde e il gruppo degli udenti mentre nel test logico-simbolico i risultati del gruppo di persone sorde sono uguali a quelli delle persone culturalmente deprivate. L'attivit cognitiva dell'individuo, dunque, non affatto compromessa direttamente da una incompetenza linguistica; piuttosto da uninsufficienza di stimoli ambientali, da un isolamento affettivo, da un deficit uditivo, che non favoriscono il normale sviluppo psicoaffettivo del bambino e, quindi, la maturit linguistica. la mancanza di un contesto, di un ambiente adeguato, e di stimoli provenienti da questambiente la causa del ritardato sviluppo delle persone sorde. quello che sostiene Furth:

"I sordi si comportano nel modo in cui si comportano non come conseguenza diretta del deficit linguistico, ma in conseguenza del loro ambiente sociale. Lambiente comprende la vita familiare nei primi anni di vita, listruzione

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scolastica, la comunit dei sordi allinterno della comunit degli udenti [] incontestabile che in notevole misura il pensiero scientifico dipenda da un ambiente sociale favorevole. 34

I bambini sordi crescono senza un sistema simbolico attraverso il quale riferirsi ai concetti ma i dati dimostrano lesistenza del pensiero concettuale in questi bambini quindi si arriva alla conclusione che il pensiero si sviluppa attraverso il contatto con lambiente indipendentemente dalla presenza o dallassenza di un sistema simbolico linguistico gi pronto. L'ipotesi che Furth avanza che le carenze esperienziali non sono inevitabili, perch a essi si potrebbe ovviare utilizzando metodi non verbali di comunicazione e di istruzione nei primi anni di vita, sia in famiglia che a scuola. L'uso di tali metodi potrebbe essere favorito dall'acquisizione della consapevolezza che il linguaggio verbale non condizione dello sviluppo del pensiero. Furth conclude la sua ricerca affermando quanto segue:

Il pensiero logico, intelligente, non ha bisogno del sostegno di un sistema simbolico, quale esiste nel linguaggio vivo della societ. Il pensiero senza dubbio un sistema interno, il modo che ogni persona ha di ordinare gerarchicamente dentro di s la propria interazione con il mondo. Il sistema simbolico del linguaggio rispecchia e, in qualche modo, esprime tale organizzazione interna. Tuttavia, l'organizzazione interna dell'intelligenza non dipende dal sistema del linguaggio, al contrario, la comprensione e l'uso del linguaggio gi pronto dipendono dalla struttura dell'intelligenza 35

Dal pensiero di Furth si arriva quindi alla conclusione che i sordi profondi possiedono un pensiero astratto pur non possedendo un sistema linguistico verbale-orale. La sordit non una patologia a carico dellintelligenza e quindi la cognitivit si pu correttamente sviluppare. C la possibilit di un rallentamento dello sviluppo cognitivo qualora si verifichi una povert di interazioni ambientali e culturali, come nel caso di isolamenti o di esclusione dal gruppo di coetanei, queste situazioni rendono carenti la spinta motivazionale
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Ivi, p.195 Ivi, p.203

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nellattenzione, nella ricerca, nelliniziativa spontanea verso il conosciuto e il conoscibile, pertanto fondamentale, come ha fatto notare lo stesso Futh, la presenza di un ambiente stimolante che coinvolga la persona sorda. Analogo concetto portato avanti anche da Sacks, egli pone la sua attenzione sullimportanza del dialogo tra bambino non udente e genitori poich attraverso questo discorso iniziale che si forma il parlare tra s. Se quindi i genitori non riescono ad entrare in comunicazione con il figlio sordo essi ostacolano in questultimo il salto dalla comunicazione al pensiero. Un inadeguato sviluppo del pensiero nel bambino sordo dipende, quindi, solo ed esclusivamente dalle carenze esperenziali e dalla mancanza di apprendimento occasionale che si ha dal sottofondo della vita quotidiana. Pertanto nel bambino con un deficit uditivo non deve essere introdotto solo il linguaggio ma anche il pensiero. Sacks dimostra ci attraverso lesperienza di Charlotte:

Charlotte una bambina di sei anni, sorda dalla nascita. Charlotte vivacissima, allegra, piena di curiosit, sprizza entusiasmo verso il mondo; distinguerla da una qualsiasi sua coetanea udente quasi impossibile. [] Come lo si spiega? I genitori di Charlotte si resero conto della sua sordit quando la bambina aveva pochi mesi, e subito decisero di imparare una lingua dei segni: sapevano infatti che la piccola non avrebbe potuto impadronirsi facilmente della lingua vocale. E non solo loro; anche diversi parenti e amici impararono la lingua dei segni. [] in un primo tempi i genitori di Charlotte volevano soprattutto credere che la figlia fosse simile a loro, anche se si serviva degli occhi anzich delle orecchie. Per questa ragione ricorsero al SEE [] solo gradualmente arrivarono a comprendere che per Charlotte era fondamentale la visualit, che la bambina usava schemi di pensiero visivi e ci richiedeva e a sua volta generava un linguaggio visivo.36

Sacks attraverso questa esperienza dimostra che attraverso linterazione con i genitori e con il mondo esterno che il bambino sordo viene introdotto nel linguaggio e successivamente nel pensiero perch attraverso il rapporto con laltro si costruisce il discorso interiore e quindi il pensiero. Il punto di partenza quindi il dialogo. Uno degli aspetti pi drammatici della sordit quello di essere un
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O. Sacks, Vedere voci, 1990, Op. Cit., p.109

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deficit in qualche modo "nascosto", non immediatamente visibile. I primi allarmi in famiglia sorgono dopo un anno di et, quando il bambino tarda nel produrre le prime parole. Fino ad allora il bambino spesso appare assolutamente normale e sembra capire tutto ci che gli si dice. In realt, i familiari non si rendono conto che egli pone attenzione non tanto a ci che gli adulti gli dicono, quanto al contorno non verbale: gesti, azioni, espressioni facciali che accompagnano le produzioni verbali.

La vista integra funge quindi da canale sostitutivo e pu funzionare nel trasmettere tutta quella parte di comunicazione che viaggia su questa modalit. Accade per che, dal momento che la lingua utilizzata nel contesto familiare si serve prevalentemente del canale acustico vocale, solo una parte molto ridotta di messaggi comunicativi raggiunge il bambino sordo che, per lo pi, resta escluso dalla comunicazione linguistica con l'ambiente che lo circonda. I pochi messaggi che gli giungono sono in realt estremamente impoveriti e, necessariamente, l'informazione si riduce. Ai bambini sordi non manca la capacit di acquisire una lingua, ma solo quella di apprendere in modo spontaneo la lingua parlata, perch essa viaggia sulla modalit acustica deficitaria. Ne deriva che problemi relativi ad un normale sviluppo della comunicazione e del linguaggio (e gli eventuali problemi psicologici e cognitivi che possono scaturirne) non dipendono da un'incapacit insita nel bambino, ma piuttosto dall'ambiente, che non sa o non pu trovare strumenti di comunicazione alternativi pi adeguati al particolare tipo di deficit. perci fondamentale la diagnosi precoce della sordit e il giusto iter educativo che deve essere adottato per favorire lacquisizione della lingua. La storia delleducazione dei sordi per quanto riguarda luso dei metodi sempre stata immersa in forti polemiche, la contrapposizione pi forte per le diverse implicazioni educative, linguistiche, culturali e sociali quella fra il metodo orale e quello che potremmo definire gestuale. Tale contrapposizione stata in un certo senso placata negli ultimi anni con lo sviluppo di nuove metodologie, il metodo bimodale e il metodo bilingue. 39

2.5 Come comunicano i non udenti: Lingua dei segni e Oralismo

Il problema delleducazione e della rieducazione dei bambini sordi al linguaggio stato esaminato da prospettive diverse che rispondono a due versioni teoriche distinte. La prima la teoria oralista la quale affronta la sordit da un punto di vista medico-riabilitativo, puntando lattenzione solo sul deficit acustico da riparare attraverso luso di protesi e la terapia logopedica. Secondo questa filosofia, il pieno sviluppo affettivo-cognitivo del sordo e una vera integrazione nella societ degli udenti possono realizzarsi solo se i sordi diventano quanto pi possibile udenti nella abitudini e nei comportamenti, e per far ci indispensabile lacquisizione della lingua verbale (orale e scritta) e della lettura delle labbra. Imparare i segni secondo questa teoria non indispensabile, anzi pu essere dannoso; opportuno inoltre accrescere i contatti con gli udenti evitando quelli con altri sordi. In questottica il riconoscimento sociale della persona sorda passa solo dalla capacit di parlare e di assomigliare il pi possibile a un udente. Da qualche tempo invece si diffusa una nuova filosofia che guarda la persona sorda nella sua totalit e che ne colloca lo sviluppo in un contesto pi ampio, allinterno del quale il bambino sordo viene valutato non tanto sulla base di come parla ma piuttosto sulla base di quello che egli . In questa prospettiva il sordo viene visto nelle sue peculiarit, egli facendo affidamento sulle sue capacit visive e sulla sua specifica percezione del mondo si esprime pienamente attraverso la sua lingua naturale, quella dei segni. La costruzione della propria identit e lo sviluppo armonico di tutti gli aspetti della personalit del bambino sordo sono affidati quindi a un approccio educativo mirante allo stimolo e allarricchimento della capacit visiva integra, allacquisizione della lingua dei segni e allapprendimento della lettura e della scrittura. Per il raggiungimento di questi obiettivi il bambino deve stare il pi possibile a contatto con coetanei ed adulti sordi, preparandosi cos a confrontarsi anche con gli 40

udenti. La consapevolezza che le possibilit di apprendimento e di comunicazione dei sordi sono agevolate dallacquisizione precoce della modalit linguistica per loro pi naturale, maturata con il riconoscimento dello status linguistico della lingua dei segni, ha determinato la diffusione di metodi educativi misti e/o bilingui accanto al metodo orale.37 La lingua dei segni deve essere considerata quindi come una lingua a tutti gli effetti:
Lapparire nel 1960 dellopera di William Stokoe Sign Language Structure segna linizio della riflessione linguistica e semiotica contemporanea sulle lingue dei segni, i codici visivo gestuali in uso presso le diverse comunit sorde del mondo. 38

Stokoe con la sua opera dimostra che le lingue dei segni sono delle lingue vere e proprie, cos come le lingue orali, costituiscono quindi lunico sistema comunicativo, distinto dalle lingue vocali, a cui viene attribuito lo status di lingue. Ma questa teoria non venne subito accettata, afferma Russo infatti:
Questa impostazione del problema che appariva chiara nel teso di Stokoe non pare essere stata perseguita attivamente da coloro che si sono occupati di linguistica dei segni e tantomeno da chi si muove allinterno della tradizione semiotica. Sino alla fine degli anni 90 prevalso, infatti, il desiderio di sottolineare soprattutto le caratteristiche delle lingue dei segni che apparivano simili o assimilabili a quelle delle lingue vocali. merito soprattutto di un linguista ed educatore dei sordi francese, Paul Jouison, laver posto le basi per una riflessione sui tratti peculiari dei segni di ampio respiro semiotico. Alla base delle riflessioni di Jouison vi era la convinzione metodologica che i segni vanno osservati con occhi liberi dai condizionamenti della linguistica delle lingue vocali per cogliere in piena autonomia i caratteri essenziali della loro struttura e del loro funzionamento 39

a partire da Stokoe quindi che le lingue dei segni vengono considerate come delle lingue vere e proprie. Stokoe infatti si trov ad insegnare ai sordi nel Gallaudet College, dove la lingua dei segni non era ancora considerata una vera e propria lingua ma era vista pi come un codice di gesti. Egli per si rese conto
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Per ulteriori approfondimenti cfr. Rosaria Cavalieri, Donata Chiric, Parlare, segnare. Introduzione alla fisiologia e alla patologia delle lingue verbali e dei segni, Il Mulino, Bologna, 2005, p.255 38 Tommaso Russo, Virginia Volterra, Le lingue dei segni. Storia e semiotica, Carocci, Roma, 2007, p.47 39 Ibidem

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e successivamente dimostr che questa che veniva considerata una pantomima in realt era una lingua a tutti gli effetti che soddisfaceva tutti i criteri linguistici di un autentico linguaggio, possedeva lessico e sintassi e la capacit di generare un numero infinito di proposizioni. Egli scopr infatti che i singoli segni potevano essere scomposti in un numero relativamente limitato di unit minime prive di significato (cheremi) che combinate diversamente davano origine a moltissimi segni, esattamente come nelle lingue parlate i fonemi, le unit linguistiche minime prive di significato possono, componendosi e ricomponendosi tra loro, dare origine a un numero enorme di parole diverse. Ogni segno costituito da tre parti, luogo, configurazione e movimento e ogni parte ha un numero limitato di combinazioni. Oltre allindividuazione della struttura, equivalente alla lingua verbale, Stokoe presenta altre conferme che dimostrano che la lingua dei segni in tutto e per tutto una lingua, egli fa per esempio riferimento ai lapsus manuali:
questi non sono mai errori arbitrari, n movimenti o configurazioni che non si presentano nel linguaggio, ma solo errori nelle combinazioni in un gruppo limitato di parametri di luogo, o di movimento o di configurazione: essi implicano, quindi, trasposizioni inconsce di elementi sub lessicali 40

Altra caratteristica che accomuna lingua verbale e lingua dei segni quella messa in rilievo da Sacks:
unulteriore dimostrazione della struttura sintattica e fonemica dei segni ci offerta dai segni impazziti o dall insalata di segni che si possono osservare negli stati di psicosi schizofrenica. Qui tipicamente i segni vengono scissi, destrutturati, ricomposti, soggetti a formazioni neologistiche e a bizzarre distorsioni grammaticali: il che esattamente quanto accade nel linguaggio parlato, con la cosiddetta insalata di parole o schizofrenese. Ho assistito ad un interessante fenomeno di isolamento e accentuazione dei vari elementi fonetici dei segni in una bambina di nove anni che soffriva della Sindrome di Gilles de la Tourette. Anche i bambini udenti affetti da tale sindrome possono presentare analoghe distorsioni ed enfasi strane nel linguaggio parlato 41

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O. Sacks, Vedere voci, 1990, Op.Cit., p.120 Ivi, p.121

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Grazie quindi alle preziose idee di Stokoe il pensiero sulle lingue dei segni cambi molto velocemente e queste vennero considerate delle lingue vere e proprie. Cos come la lingua orale la Lingua dei Segni non un codice comunicativo universale bens esistono tante lingue dei segni quante sono le Comunit Sorde sul pianeta. Infatti, esattamente come le lingue vocali, le Lingue dei Segni sono nate spontaneamente quando i sordi hanno avuto la necessit di comunicare tra loro, di trasmettersi informazioni, esperienze, sentimenti. I segni sono pertanto

convenzionali, un segnante della lingua italiana dei segni (LIS) non comprender un segnate dellAmerican Sign Language (ASL). Caratteristica fondamentale e distintiva della lingua dei segni per luso linguistico dello spazio. Si parla infatti di grammatica dello spazio poich il linguaggio dei segni costituito dalla

concatenazione di innumerevoli schemi spaziali e da una dinamica di movimenti e pause. Attraverso molteplici studi quindi si riconosce alla lingua dei segni la stessa dignit della lingua parlata con in pi alcune peculiarit uniche, di natura spaziale e cinematica. La lingua dei segni pertanto si configura non come metodo ma come una lingua con tutte le caratteristiche di una lingua vera e propria. La scelta oralista invece presuppone la superiorit cognitiva della parola articolata, tutti i metodi oralisti condividono lesclusione, nelleducazione al linguaggio parlato e scritto, di qualsiasi uso dei segni. Essi puntano da una parte sullallenamento acustico, per aiutare il sordo a utilizzare al massimo i suoi residui uditivi, dallaltra sul potenziamento della lettura labiale su cui si basa la comunicazione. I maggiori esponenti della scelta oralista in Italia sono Del Bo e Cippone De Filippis, essi concordano che sono necessari per un buon esito educativo i seguenti presupposti: a) diagnosi precoce; diagnosticando precocemente la sordit si evitano possibili disturbi comportamentali nel bambino. Si anticipano i tempi della

protesizzazione in modo che il bambino possa sfruttare i propri residui uditivi e seguire liter fisiologico dellapprendimento del linguaggio, e perch ci avvenga, la diagnosi va effettuata dal sesto al dodicesimo 43

mese di vita, b) protesizzazione; la protesizzazione mette il bambino nella condizione di abituarsi a discriminare rumori e suoni, dato che quasi sempre un minimo di residuo uditivo presente in ogni bambino sordo. Laudiologo, dopo aver effettuato accurati esami audiometrici, prescrive la protesi acustica adatta alla curva di perdita uditiva riscontrata nel bambino. La terapia protesica viene scandita in tre precisi momenti : La prescrizione che segue la fase diagnostica e stabilisce il tipo di protesi da fornire al soggetto audioleso. Ladattamento come momento fondamentale di interrelazione tra laudiologo, la logopedista e laudioprotesista (figura addetta alla regolazione degli apparecchi acustici), che in ragione delle risposte del bambino porta a regolare la protesi (personalizzazione) adattandola alle situazioni concrete. Il controllo continuativo il terzo importante momento che comporta la revisione degli esami audiometrici e il riadattamento delle protesi acustiche e degli annessi (tubicini, pile, chiocciole). Le innovazioni tecnologiche impiantabili, (protesi multicanali, digitali, si programmabili, endoauricolari, intrameatali)

traducono, per il soggetto con ipoacusia grave o profonda, in sostanziali miglioramenti delle capacit di ascolto e di comprensione. c) Immediata rieducazione: con la protesizzazione, il bambino entra nel mondo dei suoni da cui era stato fino ad ora escluso e quindi pronto ad essere avviato alla comunicazione verbale. Non basta avere le protesi perch si formi il linguaggio verbale, occorre unadeguata terapia rieducativa. Solo questa consente al bambino di dare significato agli stimoli sonori che gli giungono distorti dalle protesi e pertanto di venire attivato a sviluppare la parola. Nel metodo orale il bambino viene avviato precocemente alla lettura: dalle vocali ai dittonghi, dai dittonghi alle consonanti, associando il segno allimmagine. Quando egli in grado di riconoscere alcuni fonemi, si passa alla comprensione e produzione di parole e successivamente di frasi semplici e di vissuti emotivi. 44

d) sviluppare la labiolettura; e) collaborazione della famiglia; il successo della rieducazione deve molto alla collaborazione, condotta in reciproca fiducia, tra la famiglia e i diversi operatori, tra cui principalmente la logopedista. La rieducazione impostata dalla logopedista continua in famiglia con gli interventi dei genitori. Mentre la terapia imposta i fonemi, cura la corretta dizione e porta il bambino alla strutturazione della frase, la famiglia deve riprendere il lavoro della logopedista, ma soprattutto portare il bambino ad immergersi nel mondo della comunicazione, facendogli amare la parola, quale segno cui corrispondono cose, persone, affetti e quindi chiave daccesso alluniverso che lo attornia. f) mantenimento dei contatto con i normoudenti; limmersione del bambino nel mondo degli udenti costituisce la condizione naturale per una ricchezza di stimoli a capire la parola e a farne uso attraverso un ampliamento del proprio vocabolario e per predisporsi alla piena integrazione nella scuola prima e nella societ poi.42 Vediamo per che liter educativo oralista molto lungo e faticoso e lo ancora di pi quando la produzione di gruppi di fonemi avviene in quasi assenza di possibilit percettive, per la scarsa efficacia della protesi o per lalto grado della sordit, come accade in moltissimi casi. Il modo di parlare dei sordi il pi delle volte artefatto, prosodicamente sconnesso e privo di naturalezza a causa dellassenza del feedback acustico. quindi lecito porsi linterrogativo che riguarda lostinazione di immergere il bambino sordo nella comunicazione sonora se egli non sente. Sarebbe molto pi appropriato consentirgli luso del suo linguaggio naturale,

integrandolo solo successivamente con la logopedia e la lettura labiale. Il metodo oralista ha perci diversi limiti, innanzitutto faticoso e spesso frustrante per il bambino, la sua capacit di applicazione il pi delle volte scarsa e discontinua, richiede una collaborazione attiva e tempi talmente lunghi da assorbire gran parte del tempo a disposizione del bambino sordo durante gli anni cruciali
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Per un ulteriore approfondimento cfr. Massimo Del Bo, Adriana De Filippis, La sordit infantile grave, Roma Armando, (1972)

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per la sua formazione, per cui con ogni probabilit lacquisizione del linguaggio avverr in ritardo, sia nelle capacit di produzione orale sia in quelle di lettura e scrittura. Alle carenze linguistiche si associano spessissimo lacune nellapprendimento e riduzione delle opportunit di informazione in tutti quei contesti in cui la lettura labiale impossibile o molto faticosa, laddove invece la possibilit di traduzione simultanea nella lingua dei segni permetterebbe un reale inserimento della persona sorda in diversi contesti, da cui di fatto resta esclusa. Altro limite del metodo orale sta nel privilegiare la produzione articolata del linguaggio su tutti gli altri aspetti, puntando molto sulla produzione e poco sulla comprensione. Lo stesso arricchimento del vocabolario viene perseguito selezionando i vocaboli in base alle difficolt di pronuncia, senza tener conto degli aspetti pragmatici, comunicativi ed affettivi del linguaggio stesso. ormai accertato che generazioni di studenti sordi oralizzati, al di l della corretta e comprensibile produzione di un numero ristretto di frasi fatte, colloquiali, hanno acquistato il lessico della lingua parlata, seppure con una certa rigidit, senza mai raggiungere la piena padronanza della struttura sintattica della lingua della propria comunit di appartenenza.43 Va sottolineato il fatto che la finalit che si impongono Del Bo e Cippone De Filippis di mettere il bambino sordo in condizione di comunicare verbalmente secondo la modalit delludente, fare scaturire in lui il linguaggio come necessit fisiologica inserita nel contesto del suo sviluppo globale44 non solo del metodo orale, ma in realt appartiene a tutti i metodi rieducativi che si pongono come obiettivo linserimento del bambino sordo nella comunit degli udenti mediante lapprendimento del linguaggio verbale. I fattori che Del Bo e Cippone De Filippis hanno elencato come fondamentali per la riuscita della terapia hanno la stessa importanza anche negli altri metodi; quelli che vengono messi in discussione sono i modi e le procedure dellintervento riabilitativo e la

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R. Cavalieri, D. Chiric, Parlare, segnare, 2005, p.260, Op. Cit. M. Del Bo, A. Cippone De Filippis, La sordit infantile grave, 1972, p.199, Op. Cit.

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maggiore o minore valenza che viene data allinserimento in ambienti scolastici e non, di normoudenti.45 Il metodo orale presenta quindi diversi limiti e questa consapevolezza ha favorito la diffusione di altri metodi educativi i quali integrano la lingua orale ai linguaggi gestuali. Tra questi rientra il metodo bimodale che si fonda sulla convinzione che il soggetto sordo non ha problemi di linguaggio, ma solo difficolt ad apprendere la lingua parlata, che si realizza sul canale deficitario. Questa metodologia si avvale di un sistema di segni codificati che servono da supporto visivo allapprendimento della lingua sia parlata che scritta. Utilizzando dunque la modalit parallela del linguaggio verbale e del linguaggio dei segni, si ritiene possibile trasmettere al bambino contenuti adeguati alla sua et e al suo livello di sviluppo, evitando che da un ritardo dellapprendimento della lingua parlata ne derivi un ritardo sul piano cognitivo e relazionale. Nel metodo bimodale si utilizza litaliano segnato (IS): la parola vocale accompagnata dal segno corrispondente, pur lasciando inalterata la struttura della lingua verbale. Bimodale significa doppia modalit e infatti nella metodologia bimodale vengono utilizzate la modalit acusticoverbale, poich si parla, e la modalit visivo-gestuale, perch si segna, ma dellitaliano ununica segnato lingua: esatto litaliano. (ISE): Oltre allitaliano segnato, nel metodo bimodale si pu far uso

si utilizzano cio, per tutte quelle parti del discorso a cui non corrispondono dei segni (articoli, preposizioni, plurale dei nomi) gli evidenziatori, cio dei segni artificiali, e la dattilologia (lalfabeto manuale). Quando si parla con il bambino sordo, si d un supporto gestuale a tutto quello che viene detto. I segni divengono cos una sorta di stampelle che il bambino usa quando non ancora abbastanza padrone del linguaggio verbale, per poter rispettare le stesse tappe evolutive del bambino udente. Per quanto riguarda la scelta dei contenuti, che si cerca di trasmettere
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M.C.Caselli, S.Maragna, L.Pagliari Rampelli, V.Volterra, Linguaggio e sordit, La Nuova Italia, Firenze, (1994), p.234

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al bambino nel corso della terapia, si tiene conto, seguendo le pi aggiornate ricerche sullacquisizione e sullo sviluppo del linguaggio nel bambino udente, di tutti gli aspetti del linguaggio (fonologico, morfosintattico, semantico, pragmatico) e dei suoi diversi contesti: parlato e scritto.

Viene data inoltre priorit alla comprensione del linguaggio rispetto alla produzione. Bisogna precisare la differenza tra litaliano segnato e la lingua italiana dei segni poich mentre litaliano segnato pu venire usato contemporaneamente allitaliano parlato, questo non possibile quando si utilizza la lingua dei segni poich la struttura grammaticalesintattica delle due lingue molto diversa. Altro metodo ancor pi recente il metodo bilingue il quale si basa sullassunto che la persona sorda impari sia la lingua dei segni come la lingua madre, che la lingua parlata attraverso una traduzione e un confronto metalinguistico, si tratta quindi di un bilinguismo consecutivo. Questo risulta essere il metodo migliore per leducazione del bambino sordo per diversi motivi, innanzitutto questo approccio educativo, in cui oralit e lingua dei segni non sono scelte alternative ma coesistono, offre al sordo maggiori occasioni di interazione, di comunicazione e di crescita culturale, e la possibilit di accedere a due mondi culturali.46 Afferma a tal proposto la studiosa Danielle Bouvet:

Il bilinguismo la sola via che conduce il bambino sordo allo sviluppo armonioso della sua parola. [] solo un bilinguismo coordinato e cosciente permette alla persona sorda di accedere alla sua identit e alla cultura di ognuno dei due mondi ai quali appartiene47

Tre studiosi, Jonshon, Liddel ed Erting hanno sintetizzato linsieme di alcuni principi per una corretta educazione bilingue: lacquisizione di una Lingua dei Segni naturale dovr iniziare appena possibile per trarne vantaggio da alcune et critiche e impedire ritardi e decalage cognitivi;
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Per maggiori informazioni cfr. R. Cavalieri, D. Chiric, Parlare, segnare, 2005, p.260, Op. Cit. Danielle Bouvet, La parola del bambino sordo. Lapporto della lingua dei segni nellaccesso alla comunicazione verbale, trad. it. Milano, Masson, (1986), p.153

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i sordi segnanti, con una buona padronanza della lingua verbale e una logopedista che sappia segnare, costituiscono i modelli migliori per leducazione linguistica dei bambini sordi;

la LIS naturale acquisita dal bambino sordo insieme con la lingua parlata fornisce la migliore accessibilit ai contenuti didattici;

il bilinguismo oggi ha consentito agli studenti sordi che frequentano luniversit di potersi avvalere della LIS come strumento per seguire integralmente le lezioni grazie al servizio di interpretariato. Tale metodo offre la possibilit di un completo scambio di conoscenze poich si tratta di un completo scambio di informazioni che passa attraverso le due lingue e permette pari opportunit di apprendimento, di acquisizione di conoscenze, di abilit e di socializzazione. Lesposizione primaria alla lingua dei segni quindi non inibisce, anzi facilita il successivo apprendimento della lingua parlata e scritta. Leducazione bilingue sostenuta anche da un altro studioso, Francois Grosjean, il quale afferma:
Ogni bambino sordo, qualunque sia il livello della sua perdita di udito, dovrebbe avere il diritto di crescere bilingue. Tramite la conoscenza e l'uso della lingua dei segni come della lingua orale (nella sua forma scritta e, ove possibile, parlata), il bambino potr acquisire appieno le sue capacit cognitive, linguistiche e sociali.[] Il bilinguismo nella modalit lingua dei segni - lingua orale l'unico modo in cui il bambino sordo potr soddisfare i suoi bisogni, che sono quelli di comunicare con i propri genitori, sviluppare le abilit cognitive, acquisire conoscenza del mondo, comunicare in modo soddisfacente col mondo che lo circonda, e relazionarsi culturalmente al mondo degli udenti e dei sordi. 48

Secondo questo autore il metodo bilingue lunico che pu soddisfare le esigenze di ogni diverso caso di bambino con una perdita delludito, infatti egli afferma che a seconda del bambino le due lingue giocheranno diversi ruoli: per alcuni sar prevalente la lingua dei segni, per altri la lingua orale, altri ancora troveranno un equilibrio fra le due lingue. Questi bambini useranno quindi due lingue e apparterranno ai loro due mondi, quello degli udenti e quello dei sordi.

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Franois Grosjean, The right of the deaf child to grow up bilingual, University of Neuchtel, Switzerland, tradotto da Romana Torossi

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Vediamo quindi che affidarsi al metodo orale significa mettere a rischio lo sviluppo cognitivo e personale del bambino e negare il suo bisogno di relazionarsi culturalmente ai due mondi a cui egli appartiene, ogni bambino sordo ha quindi il diritto di crescere bilingue.

2.6 La sordit come variante etnica

Considerare la lingua dei segni come una lingua vera e propria uno degli elementi che porta allo sviluppo di una visione particolare sui non udenti, cio considerarli come gruppo etnico. Questo modo di vedere le cose pone lassunto che i non udenti dovrebbero essere reputati come un gruppo etnico a s stante. Studiare la sordit secondo questa prospettiva significa impostare lanalisi sulla sordit come se essa non rappresentasse un deficit sensoriale ma una risorsa generatrice di cultura. Il gruppo delle persone sorde viene inteso in questo senso come un gruppo sociale con una complessa rete di relazioni sociali, di valori e di simboli che tale gruppo sociale crea e mantiene. Le persone sorde non vengono cos considerate come individui singoli accomunati solo da unetichetta medica, ma in quanto gruppo sociale con particolari comportamenti, peculiarit culturali e soprattutto una lingua diversa: la lingua dei segni. Tra i sostenitori di questa ipotesi vi Oliver Sacks il quale crede che la sordit non vada considerata come una disabilit, le sue considerazioni partono da unesperienza personale che ha catapultato lautore nel mondo dei sordi e lo ha introdotto nella loro cultura e nel loro modo di essere. Egli infatti si trova presente agli scioperi tenuti dagli allievi dell Universit Gallaudet nel 1988 che manifestavano per la richiesta di un rettore sordo. Afferma Sacks:

Prima di allora non avevo mai visto unintera comunit di sordi, n mi ero mai reso del tutto conto (anche se in teoria lo sapevo) del fatto che i Segni potevano essere davvero un linguaggio completo. [] Dovevo vedere le classi di filosofia e di chimica in Segni; dovevo vedere il Dipartimento di

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Matematica al lavoro, nel silenzio pi assoluto; dovevo vedere nel campus i bardi sordi, la poesia in Segni, il vasto ed impegnativo repertorio del Teatro Gallaudet [] Dovevo vedere tutto questo con i miei occhi per passare da una concezione medica della sordit a una concezione culturale dei sordi come soggetti di una comunit dotata di un proprio linguaggio completo e di un proprio modo di manifestarsi 49

Secondo Sacks la cultura dei sordi assume un carattere definitivo e i sordi stessi ne diventano consapevoli dopo luscita dellopera Dictionary di Stokoe nel 1965 la quale include unappendice in cui si trova la prima descrizione delle caratteristiche sociali e culturali dei sordi che facevano uso dellAmerican Sign Language. Egli riprende il pensiero di Padden il quale afferma riguardo il lavoro di Stokoe:

Opera unica nel descrivere il popolo dei sordi come un gruppo culturale [] ha rappresentato un taglio con una lunga tradizione che era solita patologizzare le persone sorde [] in un certo senso, il libro ha costituito pubblico e ufficiale riconoscimento di un aspetto pi profondo della vita dei sordi: la loro cultura 50

Da questo momento in poi secondo Sacks i sordi avrebbero preso piena consapevolezza della loro cultura e del loro essere una etnia come le altre e hanno iniziato a battersi per essere considerati delle persone e non dei disabili. Gli scioperi dellUniversit Gallaudet sono una prova di ci anzi hanno contribuito ad affermare una nuova immagine del Mondo dei Sordi e a dargli sia pi sicurezza e sia una nuova coscienza di s stessi. Questo nuovo atteggiamento visto da Sacks come una rottura con il passato e come un nuovo inizio per il mondo dei sordi, ma si rende conto anche che questo sar qualcosa di difficile da realizzare nella societ udente, infatti conclude cos la sua analisi:
Ci sar una trasformazione delle coscienze destinata a durare? Davvero i sordi che vivono alla Gallaudet e la comunit dei sordi in generale riusciranno a trovare le opportunit che cercano? E noi, gli udenti, gliele consentiremo? Permetteremo loro di essere s stessi, una cultura unica in
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O. Sacks, Vedere voci, 1990, Op. Cit., p.181 Ivi, p.200

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seno alla nostra, e al tempo stesso li lasceremo partecipare, alla pari, a qualsiasi sfera di attivit? Non si pu che sperare che i fatti della Gallaudet siano solo un inizio.51

Sacks strabiliato dalla capacit di queste persone di fare tutto con la lingua dei segni, egli si rende conto del fatto che i sordi sono delle persone al pari degli udenti poich proprio come loro esprimono le loro emozioni, hanno delle idee che portano avanti e per cui combattono. Altro accanito sostenitore di una tesi simile Harlan Lane. Egli innanzitutto distingue i sordi in due categorie: c un gruppo di sordi molto ampio che si considerano come dei disabili e non usano la lingua dei segni, c un altro gruppo, pi piccolo che egli definisce Mondo dei Sordi che usa la lingua dei segni e ha degli usi propri. Lo scopo di Lane dimostrare che questo piccolo gruppo, il Mondo dei Sordi, un gruppo etnico e non un gruppo di disabili e lo fa portando delle argomentazioni abbastanza convincenti. Per far valere la sua tesi, infatti, Lane analizza tutte le caratteristiche dei gruppi etnici e successivamente fa vedere come questa siano presenti anche nel Mondo dei Sordi. Tali caratteristiche sono: il nome collettivo, il sentimento di comunit, le norme di comportamento, i valori, la conoscenza, gli usi, la struttura sociale, il linguaggio, le forme artistiche, la storia e la parentela. Secondo la sua tesi tutte queste propriet sono presenti anche nel Mondo dei Sordi e perci le persone che ne fanno parte sono un popolo, una etnia. Lane quindi fermamente convinto che le persone sorde non possono essere considerate come delle persone disabili e questa convinzione deriva da fatto che secondo lui la disabilit non una condizione di fatto ma un costrutto sociale.
Dunque sappiamo che la disabilit unetichetta e, inoltre, siamo daccordo con i leader della comunit dei disabili che la disabilit non nellindividuo, ma nella societ, che essa unoppressione condivisa dalle persone i cui corpi sono diversi in modi che li rendono inadatti a come la societ organizzata.52

51 52

Ivi, p.223 H. Lane, Intervento alla conferenza internazionale Signa Volant, Milano, 24 Giugno 2005

52

Secondo lautore il gruppo etnico dei sordi erroneamente scambiato dalla societ per un gruppo di disabili. Egli paragona ci agli errori fatti dalla societ in passato ed convinto che questultima presto capir il suo errore, come stato per altre minoranze etniche, e vi porr rimedio. Ulteriore prova della cultura dei sordi il loro linguaggio, la lingua dei segni. Afferma infatti Lane:

la conoscenza della lingua dei segni americana un tratto fondamentale delletnicit sorda negli stati uniti e mi aspetto che la conoscenza della lingua dei segni italiana sia un tratto fondamentale delletnicit sorda italiana. Il mondo dei sordi si distingue nettamente dal mondo degli udenti perch usa un linguaggio che non basato sul suono. La lingua dei segni del mondo dei sordi al centro dellautenticit di questo mondo 53

Vediamo per che queste affermazioni presentano dei limiti che devono essere messi in rilievo per poter capire la vera condizione dei sordi e del loro status. Gli argomenti portati avanti da Sacks e Lane infatti non bastano a poter affermare che i sordi possono essere considerati come unetnia. Il fatto che loro riescano ad esprimere ogni loro pensiero attraverso la lingua dei segni e che si organizzano e vivono proprio come gli udenti non nientaltro che una conseguenza della loro condizione. Si trovano in una situazione di mancanza, di deprivazione sensoriale e il loro istinto e il loro bisogno di sopravvivenza e di interazione con i loro simili li ha portati a trovare il modo per esprimersi e per organizzare la propria esistenza come gli udenti e tra gli udenti. Il modo di esprimersi e di vivere dei sordi non pu essere considerato una cultura a s stante ma in realt il risultato del modo attraverso il quale la i sordi reagiscono al loro deficit. La tendenza naturale delle persone sorde a sviluppare una forma di

comunicazione visivo-gestuale una risorsa che la natura mette a disposizione dei sordi per ricostituire delle forme di socialit. Altro punto su cui riflettere sta nel fatto che una cultura ha la caratteristica di essere tramandata da generazione a generazione e ci non avviene
53

Ibidem

53

nel mondo dei sordi. La maggior parte dei bambini sordi nasce da genitori che non lo sono e non imparer il linguaggio dei segni in casa ma in una scuola specializzata. Viceversa molti figli di genitori sordi hanno un udito normale, perci, anche se in casa impareranno automaticamente il linguaggio dei segni, faranno anche parte della comunit che usa la lingua parlata. Un gruppo che forma unetnia ha come caratteristica principale il tramandarsi della tradizione da padre a figlio e per i sordi non cos. Inoltre tra le prove che Lane porta a sostegno della sua tesi vi lesistenza della lingua dei segni. corretto dire che la lingua dei segni una vera e propria lingua in quanto dotata di tutte le caratteristiche che formano anche le lingue vocali ma ci non vuol dire che sia prova del fatto che i sordi sono unetnia. La lingua dei segni permette alle persone con problemi uditivi di esprimersi in modo completo, proprio come le lingue vocali ed formata da una vera e propria grammatica e sintassi, quindi un linguaggio a tutti gli effetti tranne una fondamentale differenza con le lingue vocali, questa non conta sul piano strutturale ma conta su quello culturale. Le lingue dei segni infatti, a differenza delle lingue vocali, hanno una scarsa tradizione e non possiedono un sistema di scrittura. Le lingue parlate non avrebbero potuto creare le diverse culture senza un sistema di scrittura di qualche tipo. infatti la scrittura il primo e principale veicolo di trasmissione di cultura e di formazione della tradizione di ogni singolo popolo. La lingua dei segni non pu avere un sistema di scrittura, sono stati fatti in passato dei tentativi ma nessuno andato a buon fine, i sordi per scrivere utilizzano perci la lingua della loro cultura di appartenenza. Abbiamo visto perci che per svariati motivi i non udenti non possono essere considerati come unetnia.

2.7 Paradigma antropologico della sordit


Contrapposta alle teorie sostenute da Sacks e pi fermamente da Lane vi un altro modo di vedere le cose, questo punto di vista sostiene che 54

la sordit una patologia come le altre e cui pu essere posto rimedio con gli adeguati metodi medici, il sordo considerato quindi come una persona normale a tutti gli effetti, che, presentando solo un problema di udito, deve essere abilitato e rieducato. Il sordo quindi figlio dei suoi genitori, partecipe e fruitore come loro di tutte le strutture, iniziative, attivit sociali: in sintesi partecipe della cultura e delle risorse della societ in cui nato e cresce. I sostenitori di questa posizione affermano che il sordo deve essere educato come ed assieme ai suoi coetanei, rieducato alla parola dopo attenta diagnosi e protesizzazione o impianto cocleare e rieducazione, deve essere fornito di tutti gli strumenti e sussidi disponibili che facilitano laccesso ad ogni tipo di informazione. Anche questaltra teoria per non regge alla prova dei fatti. Non si pu negare del tutto una dimensione culturale della sordit anche se molto difficile stabilire che tipo di cultura quella dei sordi, priva di confini geograficamente stabiliti e di istituzioni proprie. Bisogna partire dal fatto che la sordit una patologia che colpisce il senso attraverso il quale si entra in contatto comunicativo con gli altri. Le parole e la possibilit di sentirle significano da subito per chi non sordo lopportunit di condividere sentimenti e desideri: il linguaggio parlato il primo strumento per accedere a uneducazione, allinformazione e, pi in generale, a tutte le forme della socialit. La sordit dunque una patologia che, se presente dalla nascita o nei primi anni di vita, colpisce lindividuo non solo sul piano fisico, ma prevalentemente nella sua dimensione interazionale, nella possibilit di apprendere e integrarsi, costruendosi un percorso sociale con gli strumenti educativi e culturali che ogni comunit mette a disposizione a chi ne fa parte. Questa sovrapposizione tra lelemento patologico e lelemento sociale, tra le cause biologiche e la ricerca di una forma di comunicazione adatta allinterazione con gli altri ha reso da sempre difficile ricondurre la sordit a ununica matrice: si tratta di uno stato patologico, affrontabile con strumenti medici, o di un dramma socioculturale legato ai problemi di integrazione di una minoranza? La difficolt a far rientrare la sordit sotto unetichetta ha spesso dato 55

luogo alla cancellazione o allo schiacciamento delluno o dellaltro aspetto: da sempre, per esempio, si guarda alla sordit come ad una deprivazione fisica, ma non si riflette sulle conseguenze che questo comporta per lidentit sociale di una persona.54

Anche la dimensione socioculturale influisce quindi nei problemi che hanno i sordi ad integrarsi nella societ in cui nascono. Questi problemi infatti sarebbero inesistenti se pensiamo ad una societ composta prevalentemente da persone sorde. lesempio che propone Sacks. il caso di unisola, Marthas Vineyard, in cui per effetto di un gene recessivo manifestatosi in seguito ai frequenti matrimoni tra consanguinei era presente una forma di sordit ereditaria che dur per circa duecentocinquanta anni. La conseguenza di ci che tutta la comunit ha appreso la lingua dei segni e i sordi non erano certamente considerati come handicappati. Sacks descrive cos la situazione:
la cosa strana che , anche dopo la morte dellultimo sordo dellisola, nel 1952, gli udenti hanno manifestato la tendenza a mantener vivo luso dei segni [] a volte passando dalla lingua parlata ai segni nel bel mezzo di una frase, in modo del tutto inconsapevole, perch la lingua dei segni naturale per chiunque labbia imparata (come prima lingua), e ha una sua bellezza intrinseca e uneccellenza talora superiori alla lingua parlata. [] dovevo assolutamente vedere con i miei occhi questisola incantata. E vidi cos come alcuni degli abitanti pi vecchi conoscessero ancora i segni, e li usassero volentieri tra di loro. Ho ancora un ricordo nettissimo della prima volta che vidi una scena del genere. Era una domenica mattina, e io stavo andando al vecchio emporio di West Tisbury, quando scorsi sei o sette persone anziane che chiacchieravano sotto il portico. Era il classico capannello di vecchietti ma ad un tratto, nel modo pi sorprendente, scivolarono tutti nei segni. Agitarono le dita per un minuto buono, scoppiarono a ridere e poi tornarono alla lingua parlata. 55

Da qui si pu capire perch la sordit ha una componente socioculturale, la mancanza dellintegrazione dei sordi nella societ dipende infatti dal modo in cui la societ organizzata, essendo composta prevalentemente da udenti la sua struttura privilegia queste persone, se fosse composta prevalentemente da sordi sarebbero gli udenti a trovarsi in una condizione di minoranza e di scarsa integrazione. Altro esempio simile quello proposto da Russo, si
54 55

Tommaso Russo, Virginia Volterra, Le lingue dei segni. Storia e semiotica, Carocci, Roma, 2007, p.16 Ivi, p.66

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tratta in questo caso di un progetto ideato da Miller, progetto che per non stato mai realizzato e consiste nel costruire una citt interamente dedicata alle persone che usano la lingua dei segni.
La citt, che si dovrebbe chiamare Laurent dal nome di Laurent Clerc [] non mira, secondo il progetto di fondazione steso da Miller, sordo dalla nascita e primo finanziatore dellimpresa, alla formazione di una comunit di soli sordi, ma sar dedicata a tutti coloro che usano questa lingua. In questa comunit, in tutti i negozi dovranno esserci commessi che conoscono il sign language, i citofoni e i telefoni saranno sostituiti da videocitofoni e video telefoni e i servizi sociali, dagli ospedali alle poste, saranno concepiti in maniera tale da rendere possibile a chi usa questa lingua visiva e gestuale di accedervi con facilit. Anche i bambini riceveranno uneducazione scolastica bilingue, in inglese e in ASL. [] non si tratter di una citt chiusa alle persone udenti, ma di un luogo dove tutte le difficolt e le barriere sociali che normalmente precludono la piena integrazione di chi non ci sente saranno abolite, e i sordi conviveranno con gli udenti, agevolati da un ambiente concepito apposta per loro. 56

Da queste argomentazioni si arriva alla conclusione che nella nostra societ i sordi si trovano in una condizione svantaggiata. vero quindi che i sordi per tante ragioni non possono essere considerati unetnia a parte ma anche vero che non possono essere considerati solo come delle persone con una deprivazione fisica senza riflettere sulle conseguenze che questo comporta per la loro identit sociale. Essi sono infatti una minoranza e perci nel mondo degli udenti troppe sono le barriere che gli si pongono come ostacoli per la loro realizzazione. La condizione della sordit e il problema delle forme di comunicazione dei sordi non si possono quindi ridurre a uno solo dei due ambiti precedentemente descritti: la dimensione biologica e quella socioculturale sono entrambe in gioco e solo rinunciando alle compartimentazioni tradizionali tra categorie si pu riuscire ad avere un quadro davvero completo di questa situazione complessa.

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T.Russo, V.Volterra, Le lingue dei segni, 2005, Op. Cit., p.15

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3. UNA NUOVA METODOLOGIA RIABILITATIVA PER I NON UDENTI: GLI IMPIANTI COCLEARI

3.1 Breve storia dellimpianto cocleare

Da sempre molti e diversi sono stati i tentativi per creare un canale di comunicazione alternativo per le persone sorde. Lidea di utilizzare lelettricit per creare un dispositivo che stimoli il nervo acustico sorta nel 1700 tramite Alessandro Volta, ma il traguardo era ancora lontano. Egli infatti utilizz se stesso come cavia e fece un esperimento: tramite un archetto con due bacchette metalliche inviava una corrente di 50 Volt ai condotti uditivi esterni. Egli afferm, successivamente, di aver sentito un rumore che non sapeva nemmeno descrivere, ma allo stesso tempo prov una spiacevole sensazione di una scossa elettrica nel cervello e pensando alla pericolosit di questa non ripet pi lesperienza. Diversi esperimenti furono condotti nel corso dellOttocento, successivamente a questo, ma furono tutti fallimentari e di scarsa importanza. Solo nel Novecento, negli anni 50 si arriv alla stimolazione diretta del nervo acustico. Un accurato studio fu quello condotto da A. Djourno e C. Eyries, essi dettero vita ad un intervento particolare in cui, il nervo uditivo e il muscolo temporale del paziente sordo, vennero collegati a due elettrodi i quali erano a loro volta collegati ad una bobina sottocutanea. Stimolando il nervo uditivo, il paziente aveva una sensazione sonora ma non era in grado di percepire lintensit e la frequenza.57 Molti studiosi pensavano quindi a come costruire un orecchio bionico in grado di ridare la capacit uditiva alle persone che lhanno persa. Un tale progetto quello realizzato da Richardson e Frost negli anni 70, definito come tactile artificial ear. Lorecchio tattile artificiale consiste di un display a frequenza stereofonica e ununit di suono localizzata, i suoni vengono raccolti da due microfoni situati nelle

57

Per ulteriori informazioni cfr. R. Filipo, Impianti cocleari, Minerva Medica, Torino, 2006

58

aperture uditive del paziente e vengono trasformati in informazioni tattili attraverso un insieme di vibrazioni in contatto con la pelle. Il problema per risiede nellincapacit della pelle di distinguere le frequenze e le vibrazioni.58 Tanti di questi esperimenti vengono portati avanti finch si arriva ad un primo impianto cocleare che nasce nel 1961 ad opera di William House. Questo consisteva in un impianto di cinque elettrodi che permettevano al paziente in cui erano impiantati di percepire e riconoscere alcuni suoni oltre che al timbro, allintonazione e al ritmo del linguaggio. Il problema riguardava per i materiali utilizzati per costruire il dispositivo perch erano poco compatibili con lorganismo umano e in quasi tutti i casi provocavano infezioni e rigetto e si era costretti a toglierli. Questo era il primo passo verso limpianto cocleare e infatti tale meccanismo venne successivamente migliorato e modificato. In molte universit sono stati condotti degli studi sullimpianto cocleare, per quanto riguarda lItalia nel 1993 che allUniversit La Sapienza di Roma inizia il programma degli impianti cocleari, in sviluppo ancora oggi.59

3.2 Cos limpianto cocleare


Limpianto cocleare un orecchio artificiale elettronico in grado di ripristinare la percezione uditiva nel sordo profondo. Definito come coclea artificiale o orecchio bionico uno strumento che si sostituisce alla coclea patologica inviando direttamente al nervo acustico linguaggio e rumori ambientali. Cos facendo si comporta come una vera e propria coclea, che ha funzione di filtro acustico e di trasduzione del messaggio sonoro.60

58

Per maggiori informazioni cfr. B.L.Richardson, B.J.Frost, Sensory substition and the design of an artificial ear, Journal Of Psychology, 1977, n.96, p.259-285 59 R.Filipo, Impianti cocleari ,Op. Cit. , p.3 60 Adriana De Filippisi, Limpianto cocleare, Masson, Milano, 2002, p.99

59

Limpianto cocleare sostituisce quindi il ruolo della coclea danneggiata e produce sensazioni uditive stimolando direttamente il nervo acustico, il messaggio sonoro viene trasformato in impulsi elettrici, che vengono trasmessi dagli elettrodi impiantati nella coclea direttamente alle fibre del nervo acustico, by-passando i recettori cocleari, non pi funzionanti. Per questo motivo limpianto cocleare pu essere definito una vera e propria chiocciola artificiale. Il dispostitivo cocleare costituito da una parte esterna e una interna, quella esterna consiste in un microfono/antenna ed un processore ( a scatola o retro auricolare); la parte interna invece costituita da un ricevitore ed un cavo porta elettrodi ed impiantabile

chirurgicamente. Per capire il funzionamento dellimpianto cocleare bisogna partire dal compito che ha il microfono il quale capta le variazioni di pressione legate allonda sonora e le converte in variazioni di segnale elettrico. Il successivo passo viene svolto dal processore che converte linput elettrico del microfono in un pattern codificato di impulsi elettrici. Il processore alimentato da batterie ricaricabili o usa e getta. Il tipo di batteria e la sua durata influenzano non solo la dimensione dei processori retro auricolari ma anche il tipo di strategia di elaborazione del suono. Da qui si arriva alla parte impiantabile del sistema costituita innanzitutto dal ricevitore, questo converte le informazioni elaborate dal processore in impulsi elettrici inviati agli elettrodi. solitamente alloggiato in una nicchia nellosso temporale, nella regione retro auricolare. Il collegamento tra microfono/antenna e ricevitore transcutaneo ed utilizza una radiofrequenza. Gli elettrodi vengono collocati nella scala timpanica della coclea, che costituisce la porzione pi vicina al modiolo dove sono situati i corpi cellulari delle fibre del nervo acustico. Il numero degli elettrodi varia a seconda del tipo di impianto.

60

Figura 1. Impianto Cocleare

Affinch ci sia la percezione di un suono sono necessari tre parametri fondamentali che sono: intensit, timbro e frequenza. Limpianto cocleare stato costruito per percepire e trasformare tutti e tre questi parametri e permettere quindi al paziente impiantato di poter percepire i suoni. Vediamo infatti che il livello di intensit codificato dallampiezza della corrente e dalla durata dellimpulso elettrico. Lincremento di ognuno di questi elementi induce un aumento di scarica delle fibre nervose, la stimolazione elettrica ha un effetto diretto sulla fibre nervose, ci provoca una risposta non lineare anche a piccoli aumenti di intensit. Invece la codifica di frequenza in un impianto cocleare affidata ad un codice spaziale. Nella coclea normale londa sonora in arrivo induce uno spostamento della membrana basilare che codifica la specifica frequenza dellonda, invece in un impianto cocleare ciascuna onda comporta lattivazione di uno specifico elettrodo e questo rudimentale rispetto a quello che avviene nella coclea normale. La percezione del timbro nei suoni complessi dipende dallinviluppo dello spettro sonoro, il segnale suddiviso in diverse bande di frequenza: il numero e la specificit di tali bande in funzione del numero di elettrodi effettivamente attivo per ogni ciclo di stimolazione.61

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Per ulteriori informazioni cfr. R.Filipo, Impianti cocleari ,Op. Cit. , pp.77-87

61

3.3 Loperazione e la selezione del paziente

La procedura chirurgica per limpianto cocleare attualmente ben codificata e se eseguita da un otochirurgo esperto, non presenta rischi significativi. Lo scopo dellintervento chirurgico quello di alloggiare, in modo sicuro, degli elettrodi allinterno del canale cocleare e di fissare il ricevitore/stimolatore alla struttura ossea della regione retro auricolare. Lintervento di impianto cocleare oggi ben codificato con tecniche chirurgiche adattabili alle pi diverse situazioni anatomiche. Esso presenta, in mani esperte, una bassissima incidenza di complicanze e un decorso postoperatorio che, in genere, non crea disagi neanche ai pazienti pi piccoli.62 Non tutti i sordi profondi per possono affrontare loperazione, c quindi una selezione prima di poter essere sottoposti allintervento, attraverso questa si ottengono informazioni pi sicure riguardo al deficit uditivo, si verifica la situazione anatomica della coclea e si valuta il massimo beneficio che si pu ottenere dalle protesi acustiche. La scelta del paziente da impiantare deriva da un protocollo selettivo che coinvolge un team multidisciplinare composto da otologo, audiologo, psicologo e logopedista. Vengono quindi fatti al paziente dei test audiologici e logopedici, successivamente il paziente viene informato sulla natura dellimpianto cocleare e sulliter clinicoriabilitativo complessivo, la fase successiva prevede il colloquio con lo psicologo e infine vi lesame clinico generale del paziente. Tutte queste valutazioni sono importanti e da ciascuna di esse pu derivare lesclusione del paziente dal programma di impianto. La discussione generale da parte di tutto il team porter alla decisione finale.63 Per quanto riguarda i bambini valgono le stesse modalit descritte precedentemente per gli adulti, ma negli ultimi tempi nata una discussione in relazione allet minima del bambino candidato

62 63

A. De Filippisi, Limpianto cocleare, Op. Cit., p.184 R.Filipo, Impianti cocleari ,Op. Cit. , p.9

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allimpianto e la perplessit nasce dallimpossibilit di valutare lesatta soglia tonale uditiva e le capacit percettive dopo protesizzazione, per la mancata collaborazione del paziente. Concetto universalmente accettato quello che limpianto deve essere applicato in unet pi favorevole e utile per raggiungere lobiettivo principale, che da un lato riguarda lapprendimento e lo sviluppo linguistico, dallaltro mira a evitare lesioni anatomiche e danni funzionali. Valutando tutti questi dati un giusto compromesso pu essere trovato intorno ai 12 mesi det. Intorno a tale periodo, infatti, si pu ottenere un quadro completo per individuare lentit dellipoacusia,

introducendo, accanto agli esami strumentali obiettivi, anche la valutazione del recupero tonale protesico e, con buona probabilit, delle abilit percettive grazie alle tecniche di audiometria comportamentale e a test appositamente realizzati per let pediatrica relativa. Inoltre, lanno di et rappresenta unepoca in cui lindubbia flessibilit del sistema nervoso centrale favorisce il processo riabilitativo e accorcia i tempi di apprendimento. Bench let pi idonea si possa considerare un anno, ci sono casi in cui necessario intervenire con maggiore tempestivit per evitare che diventi poi impossibile procedere allintervento.64

3.4 Riabilitazione e valutazione


Il termine impianto cocleare denota per, oltre allomonimo dispositivo protesico di sostituzione sensoriale, un percorso riabilitativo articolato che comprende oltre allintervento chirurgico specifiche procedure di riabilitazione del paziente. 65 Liter riabilitativo molto impegnativo e non va affatto trascurato, questo nasce dalla consapevolezza che dare forma e significato a ci che si sente un processo che non pu essere staccato dalla comprensione e produzione del linguaggio, dalle sue regole e dalle
64 65

R.Filipo, Impianti cocleari ,Op. Cit. , p.14 Domenico Cuda, Impianti cocleari, Quaderni monografici di aggiornamento (A.O.O.I.), p.9

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relazioni che legano i parlanti tra di loro e ci possibile con interventi personalizzato graduali, significativi e continuativi. Il processo di controllo e di verifica delle performance dei pazienti impiantati definito follow-up e comprende due fasi: la

programmazione del microprocessore esterno e la valutazione del beneficio del dispositivo. Il primo aspetto viene effettuato per garantire lerogazione della giusta quantit di corrente per ogni elettrodo attivo in maniera da rappresentare convenientemente il segnale acustico. La regolazione personalizzata in base alle specifiche caratteristiche del paziente in termini di risposta delle fibre del nervo acustico agli stimoli elettrici. Per ottimizzare il programma riabilitativo individuale i pazienti con IC devono essere sottoposti periodicamente alla valutazione della percezione verbale e delle abilit linguistiche. Nel primo anno di utilizzo del dispositivo le valutazioni vengono eseguite al primo, terzo, sesto e dodicesimo mese; negli anni successivi almeno una volta allanno. I principali indicatori di beneficio sono basati su questioni e test strutturali adatti allet e ad livello comunicativo. I principali test utilizzati esplorano differenti livelli della percezione uditiva secondo uno schema proposto da Erber (1982). Questo divide cinque fasi: a) Detenzione: capacit di rilevare la presenza/assenza del suono sia strumentale che verbale. b) Discriminazione: capacit di distinguere i suoni (uguale/diverso) sia per aspetti segmentali che per aspetti soprasegmentali. c) Identificazione: capacit di identificare parole diverse in lista chiusa d) Riconoscimento: capacit di riconoscere parole e frasi in lista aperta utilizzando la sola via acustica. e) Comprensione: abilit di interagire verbalmente in situazioni comunicative. f) Lo scopo della valutazione di verificare: luso effettivo dellimpianto cocleare in differenti contesti di ascolto, la soglia audiometrica in campo libero, la detenzione, la discriminazione e il riconoscimento di suoni ambientali e del parlato, lo sviluppo e levoluzione delle abilit di ascolto, comunicative e linguistiche 64

nonch la transizione delle modalit di comunicazione da uditivoverbale ad uditiva esclusiva e limpatto sulla qualit della vita. La valutazione della performance uditiva e comunicativa dei pazienti adulti si avvale di protocolli strutturati che utilizzano materiale verbale e non verbale per esplorare i diversi livelli percettivi. Mentre la valutazione delle capacit percettive nei bambini di et inferiore ai due anni richiede metodologie dedicate a cogliere i prerequisiti o le prime abilit linguistiche.66 Per tali ragioni sono stati proposti questionari codificati o strumenti semistrutturati di osservazione delle risposte del bambino. Fra le procedure che consentono di categorizzare le prestazioni uditive dei bambini vi la CAP (Categories of Auditory Performance) elaborata da Archbold (1994). Inoltre vi la video analisi che stata elaborata da M.Tait ed una metodologia di osservazione e codifica del comportamento percettivo e comunicativo. Essa misura lo sviluppo dei pre-requisiti del linguaggio in quella fase che precede lemergere delle prime parole.

3.5 Impianti Cocleari: adesioni e opposizioni


Svariate discussioni sono state condotte sullimpianto cocleare, esso stato per molti studiosi oggetto di studio, alcuni di questi lo descrivono uno specchio per le allodole, mentre altri sono positivi a riguardo dei risultati a cui esso conduce. Nascono cos molti argomenti pro o contro limpianto. Le critiche derivano prima di tutto dalla concezione che vede i sordi come un gruppo etnico e non come persone con un handicap da curare. (cfr. cap. II) Coloro che sono convinti di ci non possono che essere contrari ad ogni espediente tecnologico che riduce gli effetti della disabilit, in primo luogo appunto agli IC. Tra questi possiamo citare il pensiero di Harlan Lane il quale afferma che lIC potrebbe creare nel bambino
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Per maggiori informazioni cfr. D. Cuda, Impianti cocleari, Op. Cit., pp.9-24

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una identit confusa. Oltre a questo altri diversi motivi vengono presentati dallo studioso: limpianto potrebbe causare delle infezioni, dopo loperazione i bambini hanno gli stessi limiti che avevano prima riguardo al linguaggio parlato, infine sostiene che limpianto ha degli effetti solo sulle sensazioni uditive e non sui risultati linguistici, sociali e psicologici che restano inalterati. Oltre a questi aspetti Lane analizza il lato etico della faccenda, il bambino viene sottoposto troppo giovane alloperazione per dare un consenso informato, pu darsi che rifiuterebbe il consenso se avesse unet per cui gli si potesse chiedere cosa fare. Altri problemi etici riguardano la chirurgia di impianto sui bambini che sperimentale e perci eticamente problematica. Lane sostiene perci che si tratta di una chirurgia inefficace, inoltre gli educatori speciali che lavorano con le equipe chirurgiche fanno pressione sui genitori perch sottopongano il bambino ad un programma educativo orale e scoraggiano luso della lingua dei segni. LIC considerato da Lane come un errore e come un rischio. 67 Coloro che sostengono loralismo sono favorevoli allimpianto cocleare poich tale meccanismo costituisce il pi significativo passo avanti compiuto dalla scienza nel campo della terapia della sordit profonda, consentendo di ottenere risultati in molti casi stupefacenti sia nei soggetti pediatrici sia negli adulti.68 Limpianto cocleare infatti permetterebbe alle persone sorde di entrare a far parte del mondo degli udenti e di integrarsi totalmente ad essi, poich secondo gli oralisti la sordit deve essere superata e la persona che ne affetta deve entrare a far parte della comunit udente e lo pu fare solo attraverso la lingua orale. Si contrappongono a questo pensiero i sostenitori del linguaggio gestuale, che vedono nellimpianto cocleare
una minaccia alla lingua dei segni e alla sua diffusione tra i sordi.

Altra posizione quella portata avanti da Giuseppe Gitti, il quale afferma:

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Per un approfondimento cfr. H. Lane, Intervento alla conferenza internazionale Signa Volant, Milano, 24 Giugno 2005 68 A. De Filippisi, Limpianto cocleare, Op. Cit.

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solo la lingua, la lingua di tutti che ci rende liberi di stare con chi, come, dove e quando vogliamo. solo la lingua che ci consente di valorizzare le diversit in quanto fattore dinamico di sviluppo sociale e culturale di adattamento reciproco fra individui e gruppi che di volta in volta liberamente 69 si sceglieranno e si formeranno solo la lingua che ci fa eguali!

Egli sostiene quindi il metodo oralista poich convinto che solo attraverso la lingua orale che il sordo pu vivere nella societ udente, ma allo stesso tempo lo studioso perplesso riguardo al funzionamento dellIC poich non crede nella sua efficacia e nei risultati successivi allintervento. Secondo questo studioso la tecnologia e la chirurgia hanno fatto enormi progressi e da qui derivano le enormi potenzialit e i meravigliosi risultati ottenuti dalle protesi acustiche, ma secondo lui non si tiene in considerazione il fatto che, ai fini dellapprendimento della lingua, le potenzialit delle protesi acustiche e dellimpianto cocleare non sono adeguati, poich i risultati ottenuti sono adeguati ai fini della ripetizione delle parole ma non allapprendimento della lingua. Secondo Gitti lIC genera solamente delle sensazioni uditive a livello delle aree cerebrali, ma la sensazioni uditiva, se isolata, secondo lo studioso, rimane tale. Questa deve quindi essere associata allinterfaccia cognitiva: udire stimoli semplici o suoni semplici o frammenti fonetici senza poter sfruttare la ridondanza sovresegmentale, semantica e sintattica che sono date dallinterazione dei sistemi neurologici, sensoriali e cognitivi che consentono la comprensione, non serve assolutamente a nulla.
70

Questo studioso non convinto quindi della soluzione

proposta dallimpianto cocleare:


il nostro dubbio relativo alla possibilit che quei segmenti fonetici che il sordo riesce ad udire con limpianto siano sufficienti per udire ma non per imparare la lingua [] con limpianto lorecchio diventa udente ma il bambino rimane sordo. 71

69 70

Giuseppe Gitti, Sordit e apprendimento della lingua, FrancoAngeli, Milano, 2008, p.135 Giuseppe Gitti, Sordit e apprendimento della lingua, Op. Cit., p.43 71 Ivi, p.51

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Queste critiche per risultano alquanto infondate poich non si pu negare che LIC, se usato nei casi in cui possibile e se accompagnato da una corretta riabilitazione, porti numerosi vantaggi a coloro che vengono impiantiati i quali vanno incontro allo sviluppo e alla percezione uditiva e quindi alla produzione verbale e allacquisizione del linguaggio che li render capaci dellintegrazione sociale. Lapplicazione di un impianto cocleare quindi rappresenta un vantaggio nelleducazione, consentendo di raggiungere risultati migliori nella percezione uditiva, nella pronuncia e nella

conversazione. A sostegno di questa tesi c la dottoressa Ersilia Bosco la quale, al contrario di quello che sostiene Gitti, convinta che limpianto cocleare sia efficace, pur ammettendo uniniziale perplessit nei confronti del meccanismo. Dopo aver visto per i risultati e dopo aver avuto diverse esperienze nel campo ella sostiene con convinzione la necessit degli impianti:
limpianto cocleare, nei casi adeguatamente selezionati e valutati, non risolve tutti i problemi della sordit: limpianto cocleare offre soltanto la possibilit di sentire e di sentire in maniera sovrapponibile alludito normale seppur ancora con limiti. Ma questo soltanto significa per i bambini sordi la possibilit di apprendere il linguaggio parlato, e poi quello scritto, pi velocemente e con una quota di sforzo notevolmente inferiore a quello necessario anche quando si utilizzano con un certo vantaggio le protesi acustiche tradizionali. Significa un arricchimento delle possibilit di conoscenza e di condivisione delle esperienze personali. Significa ascoltare e riconoscere le voci, godere dei suoni, percepire con significato i rumori e i segnali dallarme, vivere con maggiore pienezza il mondo in cui si vive perch il suono possiede per noi umani una essenziale componente affettiva e 72 ci pone pi intimamente in contatto con la realt che ci circonda.

Bisogna per precisare che ogni caso ha la sua storia e le sue caratteristiche perci non si pu fare un quadro unitario dei risultati provenienti dalloperazione poich molteplici sono i fattori dai quali dipende il successo o linsuccesso di questa. Ad ogni modo fondamentale capire che limpianto cocleare non e non si limita ad un solo atto operatorio, ma si concretizza in un insieme di tappe e di
72

Ersilia Bosco, Intervento Limpianto cocleare risolve tutti i problemi della sordit?, I Convegno Nazionale Unalternativa alla sordit: Limpianto cocleare, 13 Dicembre 2003, Roma

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processi consequenziali che comprendono anche la sua applicazione, che prevede un intervento chirurgico. Il buon uso dellimpianto cocleare dipende fondamentalmente dal conoscere in modo pi ampio possibile i limiti rappresentati sia dalle caratteristiche clinicocomportamentali del candidato sia dalle complesse tappe strutturali che caratterizzano tutti gli aspetti del primo organo di senso artificiale costruito, applicato e reso efficace con successo dagli operatori del settore.

69

4. LA PLASTICITA NELLESSERE UMANO

4.1 La plasticit delluomo nel caso specifico degli IC


Luso dellimpianto cocleare, con tutte le problematiche insite ad esso, una strada che si pu percorrere per far luce sulla natura delluomo e sui suoi rapporti con il mondo esterno. Come abbiamo sostenuto precedentemente luomo un essere prevalentemente plastico. Tale teoria ha come fondamento il pensiero del filosofo Arnold Gehlen, il quale sostiene che lessere umano a paragone con altri viventi un essere organicamente carente ma nonostante ci continua a conservarsi e a prosperare poich riuscito a sopperire con lazione a quelle inadeguatezze biologiche che gli rendevano difficoltoso e precario ladattamento allambiente. Ma:
Tale indeterminatezza ha anche un risvolto positivo: gli offre infatti la possibilit di evolversi, di attualizzare le sue potenzialit, di usare la sua 73 plasticit per adeguarsi alle pi diverse situazioni.

Caratteristica delluomo perci la plasticit, la flessibilit, la capacit di produrre comportamenti differenziati secondo le circostanze. Tale abilit dipende dal cervello, il quale per Gehlen :
lorgano della plasticit, variabilit e convertibilit; ma solo in connessione con lintera, incomparabile physis umana, con il suo essere esposta, mobile, aperta agli stimoli, soltanto in connessione con la non specializzazione che le propria, la quale probabilmente dovuta allinflusso ormonico del cervello tanto quanto essa sola, inversamente, lo rende possibile e pu reggerlo. 74

Il cervello umano diverso e strutturato in maniera diversa rispetto a quello degli altri animali e anche il suo sviluppo fondamentalmente diverso, gli impianti cocleari e la reazione di coloro che vengono operati vengono presi in considerazione in questa sede per dimostrare
73 74

M.Teresa Pansera, Luomo progetto della natura, Edizioni Studium, Roma, 1990, p. 69 A. Gehlen, Luomo, la sua natura e il suo posto nel mondo, Op.Cit , p.60

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la particolare struttura del cervello umano e per evidenziare la caratteristica predominante delluomo, la plasticit la quale svolge un ruolo centrale nello studio e nella descrizione della natura umana. Per capire il concetto di plasticit si potrebbe fare unanalisi semantica del termine. Nella lingua italiana laggettivo plastico, da cui deriva il termine plasticit, ha un duplice significato: A) Nella sua forma passiva esso definisce una materiale che pu essere facilmente plasmato, modellato. B) Nella sua forma attiva , plastico significa che plasma, che d forma. Nella lingua italiana il significato del termine oscilla cos tra una forma attiva e una forma passiva, parlare di plasticit della natura umana significa allora porre laccento tanto sulla modificabilit, sul modellamento della base biologica (e in specifico neuronale) dellessere umano da parte dellambiente fisico e culturale in cui egli vive, quanto sui condizionamenti che quella stessa base biologica pone alle costruzioni culturali degli esseri umani. In riferimento al cervello, la plasticit indica sia la capacit che gli propria di organizzare, ordinare e costruire il mondo circostante, sia linevitabile impronta che quel mondo imprime sul cervello configurandolo in un dato modo. La natura umana plastica in relazione allambiente esterno perch pu costruirsi solo in interazione con esso.75 Per quanto riguarda il concetto di plasticit necessario quindi prendere in considerazione le due accezioni del termine. Da un lato la plasticit da intendersi nel senso in cui la propone Gehlen, cio come una conseguenza dellindeterminatezza umana che permette alluomo di adeguarsi alle situazioni pi diverse, dallaltro lato per plasticit si deve intendere quella capacit del cervello di creare in un certo periodo della sua esistenza delle connessioni neuronali attraverso gli input provenienti dal mondo esterno. Il concetto di plasticit riveste perci un ruolo fondamentale per porre le basi di un approccio interdisciplinare allo studio delluomo. Noi analizzeremo il caso

75

Per ulteriori approfondimenti cfr. Francesco Remotti, Forme di umanit, Mondadori, Milano, 2002, p.184

71

specifico degli impianti cocleari per mettere in luce questo aspetto dellessere umano.

4.2 Quanto plastico il cervello umano?

Molti studi sono stati condotti per dimostrare la plasticit del cervello umano, tra questi fondamentale quello menzionato da Remotti che riguarda il caso di un neonato al quale per ragioni patologiche viene asportato uno dei due emisferi cerebrali. Pertanto le aree adibite al controllo del linguaggio e situate in genere nella met sinistra del cervello vengono a trasferirsi nellemisfero destro: lindividuo imparer ad esprimersi in modo quasi perfetto. Analogamente i muscoli della met del corpo controllati in precedenza dallemisfero asportato vengono controllati in misura soddisfacente dallemisfero rimasto, il quale assume cosi un ruolo inizialmente non previsto.76 Altri studi sulla plasticit del cervello umano sono connessi alluso dellimpianto cocleare. Uno dei tanti quello condotto da Fallon, Irvine e Sheperd i quali affermano:
Un corpo sempre pi crescente di studi sugli umani sta sostenendo levidenza della plasticit nei centri uditivi. chiaro che la parte genetica sufficiente a generare una struttura di base sia temporale che spaziale necessaria alla percezione del linguaggio attraverso luso dellimpianto cocleare. Comunque, lesperienza uditiva gioca un ruolo chiave nel modellare la struttura organizzativa del sistema centrale uditivo, e non ci sono dubbi che la plasticit contribuisce al successo di molti impianti cocleari in soggetti che ottengono una percezione del linguaggio quasi normale a dispetto degli input anormali che sono generati dalle protesi. 77

Secondo questi autori quindi importante il ruolo degli elementi genetici che formano una struttura basilare sulla quale

successivamente opera la plasticit trasformando gli input provenienti dal mondo esterno e creando quindi le connessioni giuste per
76 77

F.Remotti, Forme di umanit, Op.Cit., p. 183 J.B.Fallon, D.R.F.Irvine, R.K.Sheperd, Cochlear implants and brain plasticity, Hearing Reserch 238, 2008, p.115

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unefficace sviluppo dei sistemi uditivi. Tali connessioni permettono, attraverso limpianto cocleare e gli input del mondo esterno che derivano dal funzionamento di questo meccanismo, anche a chi non possedeva naturalmente ludito, di sviluppare le aree corticali uditive; cosa che non possibile effettuare attraverso semplici protesi acustiche poich queste non danno gli input adeguati e non permettono quindi un corretto sviluppo uditivo. Oltre a questo vengono indagati altri aspetti della plasticit, tra i quali si pu menzionare quello che riguarda la relazione tra plasticit e sviluppo dellindividuo. Ci si pone infatti linterrogativo che riguarda la durata della plasticit, il punto centrale capire se questa capacit permane costantemente nellindividuo o se limitata ad un periodo circoscritto. Prima di analizzare cosa accade nelluomo gli studiosi Sharma, Nash e Dorman hanno fatto degli esperimenti sui gatti. Quello che viene fuori che quando la stimolazione elettrica inizia dopo 4-5 mesi di sordit, quindi dopo la fine del periodo sensibile per lo sviluppo dei centri uditivi nei gatti, c un ritardo nellattivazione della corteccia, si verifica quindi uno sviluppo incompleto delle sinapsi e unalterazione del flusso di informazioni. Bisogna precisare che nel cervello vi sono due aree uditive, quella primaria e quella secondaria le quali sono divise, tale divisione fa s che nel periodo di massima plasticit si creino delle connessioni nellarea primaria, successivamente, dopo il periodo sensibile, solo larea corticale secondaria pu essere riorganizzata. Esiste quindi un periodo pi sensibile di plasticit alla fine del quale le modifiche avvengono non pi nella corteccia primaria ma in quella secondaria. Lipotesi della divisione delle aree corticali nei gatti sordi assume che larea corticale secondaria viene riorganizzata da altre modalit alla fine del periodo di massima plasticit. Questo quello che accade nei gatti, bisogna ora capire se ci avviene anche negli esseri umani. Dalle ricerche viene fuori che nei bambini udenti soggetti a stimolazioni si verifica lattivazione bilaterale delle aree corticali uditive, nei bambini che ricevono lIC a una et precoce (prima dei 3 anni e mezzo) si verifica lattivazione delle aree uditive corticali contro laterali al loro IC, 73

queste somigliano in gran parte a quelle dei soggetti udenti. Invece i bambini impiantati tardi (ai 7 anni di et circa) mostrano lattivazione allesterno delle aree corticali uditive. Lassenza dellattivit corticale uditiva nei bambini impiantati tardi dimostra la mancanza di connessione tra le aree primarie e quelle associate, ci dimostra la tesi sostenuta da Kral secondo il quale la fine del periodo sensibile di plasticit segnata da una disconnessione funzionale tra la corteccia primaria e quella secondaria. Si arriva cos alla conclusione che alla fine del periodo sensibile di plasticit presente nellessere umano c un alta possibilit che si verifichi una divisione tra larea corticale uditiva e la circostante corteccia con la conseguente riorganizzazione intermodale dellarea corticale secondaria.78 Esiste perci un periodo in cui lessere umano massimamente plastico e tale periodo viene definito da molti studiosi periodo critico. Come affermano anche Fallon, Irvine e Sheperd:
chiaro dai dati clinici che ci sono periodo critici in cui importante garantire quegli stimoli appropriati che sono disponibili per permettere lo sviluppo di una percezione linguistica normale. [] importante sottolineare inoltre che nel periodo critico lesperienza passiva o gli input semplici possono guidare i cambiamenti, invece dopo la chiusura di questo periodo sono richiesti input con contenuto significativo. 79

Da tutte queste analisi si arriva quindi alla conclusione che esiste un periodo di forte plasticit nel quale lindividuo ha bisogno degli input per poter attivare le connessioni che gli saranno necessarie per un corretto sviluppo. Questa teoria ha diversi sostenitori tra i quali Pinker secondo il quale lapprendimento normale di una lingua garantito fino a sei anni, poich durante linfanzia i circuiti cerebrali di apprendimento del linguaggio sono pi plastici, invece nel caso in cui lemisfero sinistro del cervello sia danneggiato, o addirittura rimosso chirurgicamente, i
78

Per ulteriori informazioni cfr. A.Sharma, A.A.Nash, M. Dorman, Cortical development, plasticity and reorganization in children with cochlear implants, Journal of Communication Disorders 42, 2009, p.272-279 79 J.B.Fallon, D.R.F.Irvine, R.Sheperd, Neural prostheses and brain plasticity, Journal of neural Engineering, 6, 2009, p.6

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bambini imparano o recuperano il linguaggio, anche se non a livelli normali, in un adulto un danno del genere porta normalmente allafasia permanente. Egli indaga quindi la questione della plasticit nelluomo, ma sostiene che le dimostrazioni di tale caratteristica del cervello sono meno rivoluzionarie di quanto possa sembrare a prima vista poich secondo il suo punto di vista le regioni della corteccia che si presumono plastiche fanno pi o meno le stesse cose che farebbero se non fossero mai state alterate.80 Pinker, pur ammettendo la notevole capacit del cervello di ridefinire i suoi input, sostiene che il tipo di elaborazione dellinformazione cui la corteccia si dedica dopo il cambiamento di referente non diverso da prima.81 Lo studioso critica inoltre uno degli esempi di plasticit pi citati, quello di bambini che crescono relativamente normali pur avendo subito da piccoli lasportazione chirurgica di un emisfero. Egli spiega questo fenomeno con la teoria delle asimmetrie del cervello e non attraverso la plasticit:
non ci sarebbe da sorprendersi se gli emisferi fossero geneticamente programmati con grosso modo le stesse capacit, associate a lievi inclinazioni che inducono ognuno dei due a specializzarsi in certi talenti lasciandone avvizzire altri. In questo caso, perduto un emisfero, quello superstite dovrebbe sfruttare fino in fondo tutte le sue potenzialit innate.82

Secondo il nostro punto di vista invece le cose non stanno in questo modo; la capacit di bambini privi di un emisfero di crescere relativamente normali dovuta essenzialmente al cervello umano flessibile e plastico; siamo daccordo invece con Pinker per quanto riguarda la questione del periodo critico. Egli per sostenere tale tesi indaga il mondo animale e riscontra che sono presenti i periodi critici per tipi specifici di apprendimento; ad esempio gli anatroccoli imparano a seguire grandi oggetti semoventi in determinate finestre di sviluppo, cos come vi sono dei momenti precisi per i gattini in cui i neuroni della visione vengono sintonizzati in righe verticali, orizzontali e oblique e i corvi bianchi apprendono a duplicare i canti
80 81

Steven Piner, Tabula rasa. Perch non vero che gli uomini nascono tutti uguali, 2005, Milano, Mondadori, p.110 Per ulteriori approfondimenti cfr. S. Pinker, Tabula rasa, Op. Cit. 82 S.Pinker, Tabula rasa, Op. Cit., p.126

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dei loro padri. Secondo Pinker esistono i periodi critici poich il bisogno di apprendimento necessario il pi presto possibile per far s che i vantaggi del linguaggio vengano goduti il pi a lungo possibile. Per provare lesistenza del periodo critico Pinker utilizza come prova la scarsa capacit di imparare una seconda lingua in et adulta che una prima lingua nellinfanzia. La maggior parte degli adulti non arriva mai a dominare una seconda lingua, specialmente la fonologia, naturalmente ci sono grandi differenze individuali che dipendono dallimpegno, dallatteggiamento, dalla pratica, dalla qualit dellinsegnamento e anche solo dal talento ma sembra che ci sia un limite anche per i migliori adulti nelle migliori circostanze. Altro esempio riguarda i bambini sordi che nascono da genitori non udenti, i quali spesso non hanno accesso alle persone che utilizzano la lingua dei segni. Quando diventano adulti, se non hanno ancora imparato la lingua dei segni e vogliono farlo si trovano davanti a qualche difficolt poich la affrontano come se fosse un difficile rompicapo intellettuale. La loro destrezza minore di quella delle persone sorde che hanno imparato il linguaggio dei segni da bambini, allo stesso modo in cui coloro che sono immigrati in et adulta spesso non riescono pi a liberarsi di un accento straniero e da cospicui errori di grammatica. I sordi sono delle persone neurologicamente normali che arrivano allet adulta senza aver appreso una lingua e perci, secondo Pinker, confermano con le loro difficolt il fatto che il pieno apprendimento di una lingua avviene nellinfanzia, durante una precisa finestra formativa.83 Non si pu quindi negare un periodo critico entro il quale i soggetti devono essere esposti al linguaggio per poterlo acquisire in maniera ottimale, ma ci non vuol dire che lessere umano non sia un essere plastico, la plasticit presente in maniera pi forte dentro il periodo critico nella vita dellindividuo, ma successivamente non scompare, resta insita nelluomo come caratteristica fondamentale.

83

Per ulteriori approfondimenti cfr. Steven Pinker, Listinto del linguaggio. Come la mente crea il linguaggio, 1997, Milano, Mondadori

76

4.3 Risultati degli IC nei bambini

Il problema della sordit pu privare in parte o totalmente il bambino degli input necessari allattivazione e alla crescita di questa attivit fondamentale. I sordi sono quindi svantaggiati per quanto riguarda lacquisizione del linguaggio verbale perch la loro condizione non gli permette di processare linformazione fonologica. Perci necessario ricorrere al pi presto alloperazione di impianto cocleare la quale dovrebbe quindi essere fatta prima della fine del periodo critico per permettere al bambino di riuscire ad attivare in tempo le connessioni che gli permetteranno un giusto sviluppo del linguaggio e delle attivit ad esso connesso. Come vedremo infatti i risultati che si ottengono da un bambino impiantato prima della fine del periodo di massima plasticit sono molto lontani da quelli ottenuti in un bambino impiantato dopo la fine di questo periodo critico. Per dimostrare ci si possono prendere in considerazione alcuni risultati provenienti da diversi studi. Una prima indagine quella condotta da Waltzman et al. la quale riporta i risultati a 6 mesi di un campione di 18 bambini impiantati prima dei 12 mesi, valutati per mezzo di un questionario compilato dai genitori e diviso in tre categorie che rappresentano lapprendimento linguistico, la reazione di allerta al suono e lattribuzione di un significato ai suoni uditi; ad ogni risposta viene attribuito un punteggio da 0 (mai) a 4 (sempre). La media

preoperatoria del gruppo studiato era in percentuale del 2,5% per la prima categoria, del 12,5% per la seconda categoria e del 0,5% per la terza categoria. Nel questionario somministrato a 6 mesi dallintervento i genitori documentavano un miglioramento: infatti per la prima categoria la percentuale era dell83%, del 77% per la seconda categoria e del 71% per la terza categoria.

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Fig.1: grafico dei risultati dello studio condotto da Waltzman et al.

Questi miglioramenti venivano confermati da test obiettivi di percezione verbale somministrati ai bambini nel post operatorio a cadenze semestrali.84 Si nota quindi il sempre pi crescente miglioramento delle prestazioni dei bambini impiantati, ma lo si vede ancora meglio attraverso altri studi che mettono in confronto lo sviluppo e le capacit linguistiche dei bambini impiantati prima dei 12 mesi e di quelli impiantati pi tardi. il caso della ricerca condotta da Govaerts et al. in cui viene proposto uno studio in cui vengono valutati il punteggio ottenuto nel test Categorie di Performance Uditiva (CAP) e la percentuale di integrazione scolastica di 118 bambini impiantati in et compresa tra 0 e 6 anni. Tutti i soggetti mostravano un miglioramento del punteggio di CAP dopo limpianto. I soggetti impiantati dopo i 4 anni difficilmente raggiungevano il punteggio di CAP dei bambini non affetti da sordit e, conseguentemente, nemmeno una completa integrazione scolastica; invece limpianto tra i 2 e 4 anni, sempre in un CAP normale (pur se raggiunto a 48 mesi), consentiva lintegrazione
84

U.Ambrosetti, G.Ugazio, Limpianto cocleare in et pediatrica, Prospettive in pediatria, 36, 2006, p.96

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scolastica a due terzi dei soggetti. Limpianto eseguito prima dei due anni permetteva limmediato raggiungimento del punteggio normale di CAP e il 90% di probabilit di integrazione.85 ampiamente accettata quindi lipotesi, sostenuta in questa sede, affermante che se ludito non si sviluppa durante gli anni in cui si verifica il periodo critico, allora lacquisizione del linguaggio parlato sar severamente compromessa. Un altro studio a riguardo quello condotto da Dettman et al. il quale studia 19 bambini impiantati prima dei dodici mesi di et, da questo risulta che il tasso medio di crescita della comprensione del linguaggio e il linguaggio espressivo nei bambini impiantati sotto i dodici mesi sono migliori di quelli dei loro pari che sono stati impiantati dopo i dodici mesi di et.86 Ultimo esempio a sostegno della nostra ipotesi viene dallindagine di da Tait et al. il quale confronta lo sviluppo e le performance dei bambini impiantati prima dei dodici mesi a quelle dei bambini udenti. Il metodo che viene usato quello della video analisi, sviluppato negli anni ottanta con un primo scopo di valutare le capacit linguistiche pre verbali nei bambini con apparecchi acustici e successivamente anche per controllare lo sviluppo delle capacit comunicative ed uditive nei bambini con impianto cocleare. Attraverso questo metodo si esamina lo sviluppo del comportamento comunicativo attraverso delle registrazioni video dei bambini nel loro ambiente che interagiscono con le persone che conoscono bene. I vantaggi rispetto allosservazione dal vivo sono che nelle registrazioni linterazione permanente e pu essere vista e rivista pi volte. Lo scopo dello studio di Tait quello di comparare i comportamenti di bambini sordi impiantati prima di un anno con quelli udenti della stessa et. Lo studio viene condotto su dieci bambini udenti e dieci non udenti impiantati prima di un anno, le registrazioni sono state fatte prima delloperazione, a sei mesi dalloperazione e infine a dodici mesi dopo loperazione. Lo stesso intervallo di tempo usato per i bambini udenti. La videocamera registra il volto del bambino e il
85 86

Ibidem Per ulteriori informazioni cfr. P.V. Vlastarakos et al., Cochlear implantation under the first year of age, Journal of Pediatric Otorhinolaryngology, 74, 2010, p.119-126

79

profilo delladulto se sta seduto di fronte al bambino in modo che ogni segno, gesto o espressione facciale del bambino possano essere viste chiaramente. I bambini vengono filmati insieme alle loro madri o ad un altro familiare adulto scegliendo le attivit interessanti e che promuovono linterazione. Vi sono tre categorie da analizzare: il turntaking, lautonomia e la consapevolezza uditiva. Per quanto riguarda la prima categoria consiste nellidentificare il momento in cui tocca al bambino comunicare; ci sono i momenti in cui il bambino ha lopportunit di comunicare, per esempio quando ladulto fa una pausa oppure quando il bambino interrompe la comunicazione delladulto. Le volte in cui il bambino interagisce sono classificate come vocali o come gestuali, le vocali si riferiscono a quando il soggetto usa la voce per comunicare, le gestuali invece indicano quando vengono usati gesti o espressioni facciali. Laltra categoria lautonomia, luso dellautonomia nel bambino valutata contando il numero di volte in cui egli comunica qualcosa che non pu essere direttamente prevista dal turno precedente delladulto, cio i turni vocali non indotti dal turno precedente delladulto. La terza categoria riguarda la consapevolezza uditiva del linguaggio delladulto, questa avviene quando il bambino vocalizza al suo turno pur non essendo in contatto visivo con ladulto. Questa tre categorie vengono messe a confronto e vengono analizzati i comportamenti dei bambini in relazione ad esse, i risultati si deducono dalla trascrizione dei comportamenti registrati e dalla loro successiva quantificazione in percentuale. Da tutto ci risulta che lo sviluppo dei bambini udenti e di quelli sordi impiantati prima dei dodici mesi di et perlopi simile, segue quindi un modello analogo a quelli dei bambini udenti seppur con alcune piccole differenze. Una di queste che mentre i bambini udenti comunicano sia in modalit orale che in quella gestuale invece i bambini sordi impiantati comunicano di pi attraverso la modalit che abbiamo definito gestuale. Per capire per limportanza di fornire ai bambini sordi lIC prima dei dodici mesi bisogna prendere in considerazione il fatto che nellintervallo tra i sei e i dodici mesi dello studio i bambini si troveranno in unet che andr 80

tra uno e due anni, in questo periodo il bambino si trova in quello che viene definito triangolo di riferimento (reference triangle) che indica il suo rapporto con la madre o ladulto che lo accudisce e un terzo oggetto o evento. Due lati del triangolo sono formati dallo sguardo del bambino e delladulto che se ne prende cura mentre il terzo lato formato dallinput linguistico dato dalladulto, ma se il bambino sordo e non stato ancora dotato di un IC questo terzo lato del triangolo non accessibile se non tramite la visione, sar quindi difficile per un adulto che non conosce la lingua dei segni farsi capire e sar in ugual modo difficile per il bambino integrare la comunicazione in parallelo allattenzione visiva verso un oggetto o un evento. Questa situazione potrebbe essere ulteriormente complicata dal tentativo delladulto di guadagnare lattenzione del piccolo: invece di seguire cosa sta occupando lattenzione e i pensieri del bambino sar questultimo che cercher di interpretare cosa intende ladulto e ci impossibile per un bambino piccolo. Fornendo il soggetto di un impianto cocleare prima di questo periodo della sua vita invece le cose si svilupperanno in modo molto diverso poich egli non avr bisogno di imparare segnali visivi ma potr seguire le normali procedura che segue un bambino udente, la terza linea del triangolo cos intatta e presente.87 Da queste indagine si vede quindi limportanza di impiantare i bambini sordi prima dei dodici mesi di et, come afferma Tait:

in questo gruppo di bambini sordi, che sono stati dotati di un impianto cocleare prima dei dodici mesi di et, i comportamenti comunicativi uditivi e vocali si sono sviluppati a un livello non molto diverso da quello del gruppo di bambini udenti.88

87

Per ulteriori approfondimenti cfr. M.Tait, L.De Raeve, T.P.Nikolopoulos, Deaf children with cochlear implants before the age of 1 year:comparison of preverbal communication with normally hearing children, International Journal of Pediatric Otorhinolaryngology, 71, 2007, p.1605-1611 88 Ivi, p.1610

81

Solo fornendo il bambino di un impianto cocleare prima di tale et si potr arrivare un corretto sviluppo delle capacit uditive e quindi ad un corretto apprendimento del linguaggio.

4.4 Risultati degli IC negli adulti

Per quanto riguarda gli adulti che vengono impiantati la situazione ben diversa. Esistono infatti diversi elementi che contribuiscono alla riuscita o al fallimento delloperazione, tra questi i principali sono: la sordit post verbale o pre verbale del paziente, il tempo di durata della deprivazione sensoriale uditiva e il tempo di uso dellIC. Infatti se limpianto viene fornito ai sordi post verbali i risultati saranno soddisfacenti poich queste persone hanno perso ludito dopo lapprendimento del linguaggio e conservano dei ricordi sonori, per questo il loro sar un ritorno al mondo udente, anche se sar necessaria unadeguata riabilitazione. Per quanto riguarda i sordi profondi invece la situazione diversa poich queste persone non hanno mai avuto esperienza del suono e non hanno appreso il linguaggio per questo entreranno in una modalit sensoriale a loro precedentemente sconosciuta. Laltro elemento fondamentale il tempo di durata della sordit, se prendiamo in considerazione i sordi post verbali vedremo che diversi studi hanno appurato che la durata della sordit inversamente proporzionale ai risultati ottenuti, cio maggiore sar il tempo di durata della sordit e minori saranno i risultati raggiunti e viceversa. il caso dello studio condotto da Fallon, Irvine e Sheperd i quali sostengono che:
una scoperta universale che il punteggio di riconoscimento della parola nei sordi postverbali impiantati correlato inversamente alla durata della sordit89

89

J.B.Fallon, D.R.F.Irvine, R.Sheperd, Neural prostheses and brain plasticity, 2006, Op.Cit, p.114

82

Ulteriore elemento che determina risultati diversi negli adulti che si sono sottoposti alloperazione di impianto cocleare il tempo di uso del dispositivo. Da un recente studio emerge che la localizzazione uditiva dei sordi preverbali povera e le prestazioni migliorano dopo diverso tempo di uso dellimpianto (dai 6 ai 9 anni). Solo dopo tanto tempo quindi si possono avere dei miglioramenti. Nello stesso studio inoltre si mettono a paragone un gruppo di sordi profondi e un gruppo di sordi post verbali ne viene fuori che i sordi post verbali ottengono risultati migliori rispetto ai sordi profondi pur avendo unesperienza di impianto cocleare pi breve. Quindi coloro che hanno avuto unesperienza uditiva pi lunga recuperano ludito e le capacit uditive molto presto dopo loperazione, mentre coloro che hanno avuto una breve esperienza uditiva iniziano ad avere dei miglioramenti dopo circa un anno dallattivazione dellimpianto. I sordi postverbali hanno immediatamente o quasi dei miglioramenti anche dopo tanti anni di deprivazione uditiva al contrario dei sordi preverbali che impiegano molto pi tempo. Il tempo di uso del dispositivo pertanto un altro elemento importante e la tempistica di recupero tra i due gruppi (sordi preverbali e postverbali) diversa; come abbiamo visto i sordi postverbali che hanno avuto esperienze uditive arrivano a risultati migliori rispetto a quelli preverbali ed tutto ci in un tempo pi breve.90 Altro studio quello condotto presso lUniversit di Piacenza in cui si analizzano un gruppo di 58 pazienti adulti di et compresa tra i 13 e gli 82 anni al momento dellintervento chirurgico. I dati che vengono fuori dai risultati si riferiscono al punteggio espresso in percentuale di riconoscimento di parole bisillabiche, il test somministrato in viva voce dalla logopedista in sola modalit uditiva. Dai risultati viene fuori che tutti i pazienti con sordit post-verbale raggiungono elevati punteggi di riconoscimento dopo lintervento. In questo gruppo possibile per trovare una grande variabilit di risultati, infatti da una parte vero che l80% dei soggetti presenta punteggi di
90

Per maggiori approfondimenti cfr. E.Nava et al., Spatial hearing with a single cochlear implants in late-implanted adults, Hearing Research, 255, 2009, p.91-98

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riconoscimento prossimi al 100%, dallaltra i restanti pazienti presentano punteggi variabili dal 55% al 75%. I migliori risultati sono quelli ottenuti da pazienti diventati sordi in et adulta e con minor periodo di deprivazione uditiva.91 Da questo studio viene fuori che gli elementi descritti in precedenza, il tempo di durata della sordit e il tempo di uso dellimpianto cocleare sono intrecciati tra di loro e se combinati in un dato modo portano lindividuo ad un totale recupero altrimenti il soggetto avr pi difficolt. Infatti se la durata della deprivazione stata limitata e lindividuo usa limpianto cocleare da molto tempo allora le sue performance saranno pari o molto vicine a quelle degli udenti, se invece la durata della deprivazione stata piuttosto lunga e il tempo di uso dellimpianto cocleare ancora breve il soggetto si trover in una situazione pi complessa ma ci sono buone probabilit che migliori con il tempo.

4.5 I limiti della plasticit

Caratteristica costituente delluomo quindi la plasticit la quale, come si gi detto, pi forte durante alcune fasi dello sviluppo del bambino, ma successivamente permane nellindividuo. Il fatto che luomo sia un essere plastico ha anche i suoi lati negativi poich tale caratteristica pu diventare un limite e un ostacolo per il corretto funzionamento delle strutture di percezione umana. Infatti, se si attivano nellindividuo delle connessioni nel periodo critico in cui la plasticit al massimo, successivamente sar difficile cambiarle, perci se queste connessioni sono errate lindividuo avr difficolt ad attuare quelle giuste. Lesempio deriva sempre dagli impianti cocleari, da uno studio emersa una situazione che potrebbe sembrare insolita: un gruppo di bambini, sordi congeniti, ha ottenuto risultati maggiori rispetto ad un gruppo di bambini sordi prelinguali. Non ci si spiega

91

Per maggiori informazioni cfr. D.Cuda, Impianti cocleari, Quaderni monografici di aggiornamento, Op. Cit., p.926

84

quindi perch i bambini senza alcuna esperienza sonora riescano meglio nei compiti rispetto a quelli che hanno avuto unesposizione al suono limitata. Da qui vengono fuori i limiti della plasticit, forse la stimolazione acustica a cui sono stati esposti i bambini sordi preverbali, anche se limitata, ha stabilito delle connessioni nel cervello di questi bambini che sono drasticamente diverse da quelle che dovrebbero essere attivate attraverso limpianto cocleare. Perci i bambini che hanno avuto esperienze del suono si trovano svantaggiati rispetto a quelli che non ne hanno avuto alcuna esperienza.92 Tale ipotesi sostenuta anche da Kral ed Eggermont i quali affermano:
durante lo sviluppo il sistema centrale uditivo pu imparare o perdere: sotto gli stimoli appropriati pu imparare ad organizzare gli input sensoriali in categorie conformi alle condizioni ambientali e ai bisogni comportamentali dellorganismo. Al contrario, se passa un certo periodo senza esperienze uditive, la rappresentazione di figure distintive diminuisce. 93

Vediamo quindi che la plasticit permette allessere umano di formare la sua struttura cerebrale attraverso gli stimoli provenienti dallesterno ma allo stesso tempo se questi stimoli non sono quelli giusti sar difficile per lindividuo arrivare ad una giusta percezione.

4.6 Il recupero delludito e i cambiamenti che ne derivano


Il principale strumento di misura del successo o dellinsuccesso dellimpianto cocleare lo studio della percezione verbale. Questo perch lo scopo primario di unoperazione di impianto cocleare far s che il soggetto possa entrare o ri-entrare nella comunit sociale attraverso la comunicazione verbale. Il linguaggio verbale risulta essere qualcosa di fondamentale poich lo strumento attraverso il

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Per maggiori approfondimenti cfr. R.S. Tyler et al., Speech perception by prelingually deaf children using cochlear implants, Head and Neck Surgery, 117, 1997, p.180-187 93 A.Kral, J.J.Eggermont, Whats lose and whats to learn: development under auditory deprivation, cochlear implants and limits of cortical plasticity, Brain Research Reviewes, 56, 2007, p.259-269

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quale lessere umano crea nuove condizioni che lo adattano agli habitat per i quali egli non nasce adatto essendo un individuo scarsamente specializzato. Il linguaggio uno strumento di comunicazione eccezionalmente duttile ed efficace, fondamentale per la vita di interazione e di relazioni sociali. Esso per deve essere attivato attraverso lesperienza altrimenti non si arriva ad un suo corretto funzionamento restando esclusi dalla vita sociale. Inoltre luomo lunico essere vivente che pu affrontare il processo di recupero delludito, cos come di altre modalit sensoriali, perch lunico dotato degli strumenti che gli permettono di farlo. Infatti solo luomo un essere storico, appartiene cio ad una comunit, dotato di una cultura e di un sistema che gli fornisce la possibilit di recuperare un senso perso. Luomo appartiene ad un mondo e non ad un ambiente, bisogna per precisare la differenza fra i due termini, afferma lo studioso Paolo Virno:
Il contesto vitale dellanimale umano il mondo. [] si faccia attenzione: il mondo non un ambiente particolarmente esteso e variato, n la classe di tutti gli ambienti possibili. Bisogna scansare con cura gli equivoci in cui facile cadere a questo proposito. La differenza fra mondo e ambiente non concerne la maggiore o minore generalit; non , insomma, una differenza di grado. Tra i due concetti vige, invece, un rapporto di reciproca esclusione: se ambiente, allora niente mondo; se mondo, allora niente ambiente. Il mondo nega lesistenza di un ambiente e viceversa. [] Mondo il contesto generico, sempre parzialmente indeterminato, dellesistenza. Ad avere un mondo lanimale non-specializzato, e soltanto esso. Nei confronti del contesto generico, o parzialmente indeterminato, la compenetrazione solo imperfetta e solo provvisoria. Prevale piuttosto una distanza, una disaderenza, un attrito. Il mondo carico di incognite e riserva delle sorprese (l dove, invece, lambiente esente da sorprese, giacch presenta una gamma finita di possibilit, tutte corrispondenti alle prestazioni specializzate di cui capace un certo organismo). Propriamente mondano lanimale che non cessa mai di sentirsi spaesato. Questo animale mostra una costitutiva incertezza e una congenita indecisione. Inoltre, solo chi ha mondo, pu operare la distinzione tra mondo e ambiente, nonch quella tra due ambienti differenti. Del mondo possibile la rappresentazione (perch esiste una distanza o disaderenza); e, del mondo, possibile avvertire i limiti. 94

Egli non nasce quindi in un ambiente predefinito e statico ma si sviluppa in un mondo formato da lui stesso e soggetto a cambiamenti

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Paolo Virno, Scienze sociali e natura umana: facolt di linguaggio, invariante biologico, rapporti di produzione, 2003, Rubbettino, p.32

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e perci nelle condizioni di arrivare ad un processo impensabile per gli altri animali, appunto il recupero di un senso mancante. Il recupero delludito per non un processo semplice e istantaneo ma si svolge attraverso molte fasi e non sempre si arriva ai risultati desiderati. Perci prima di procedere ad un impianto cocleare bisogna dare le corrette informazioni per non creare nel paziente delle aspettative che potrebbero essere poi deluse. Il recupero delludito non qualcosa che avviene immediatamente, esempio di ci la storia di una bambina di nove anni sottoposta allintervento di IC. La mamma della bambina racconta in unintervista la sua esperienza e afferma:
Elisa ha avuto inizialmente una reazione forte, poich la stimolazione sonora le sembrava causare delle lievi scosse elettriche che lhanno spaventata. Dopo poche ore di rifiuto ad attivare limpianto, gi la reazione si mutata completamente ed subentrato lentusiasmo e la meraviglia nello scoprire che ad ogni gesto quotidiano corrispondeva un rumore e il desiderio, la curiosit di conoscere un mondo prima negato. 95

Lesempio di Elisa ci fa capire che lindividuo sottoposto allimpianto cocleare si trova in una situazione nuova, diversa, e perci ha bisogno di tempo per adattarsi e per dare significato ai nuovi stimoli provenienti dal mondo esterno, per fare ci ogni individuo ha bisogno di un certo periodo di tempo che varia da persona a persona. Inoltre bisogna tenere presente il fatto che vi una grande differenza tra un bambino che recupera ludito e un adulto che recupera ludito. Infatti per il bambino sar pi semplice riorganizzare la sua struttura e abituarsi ai nuovi stimoli dandogli un significato e rispondendo ad essi in maniera corretta, e questo non solo per la questione della plasticit, che stata indagata in precedenza, ma anche perch il bambino ancora non ha un dato stile di vita, non ha vissuto tante esperienze nella condizione di sordit, come avviene invece per ladulto, non ha quindi una cultura sorda e perci pi facile per il bambino recuperare. Da queste considerazioni si evidenzia che il processo di recupero delludito non solo un processo fisiologico e meccanico ma riguarda
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P.Bonarrigo, Limpianto cocleare:testimonianza di una storia, Notiziario a.l.f.a., 7, 1995, p.4

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anche, e forse soprattutto, gli aspetti culturali ed emotivi della persona.

4.7 Essere umano: natura, cultura e tecnologia

Il processo di recupero delludito attraverso loperazione di impianto cocleare possibile perch luomo non solamente un organismo biologico dotato di una sua struttura ma anche un essere culturale e storico. La cultura deve essere presa in considerazione perch tante volte viene considerata come una cosa scontata e non si nota la sua importanza. Se luomo infatti non fosse un organismo culturale tutti i processi precedentemente descritti non avrebbero senso. Nasce da queste osservazioni la riflessione sul rapporto tra biologia, cultura e tecnologia poich attraverso limpianto cocleare un elemento tecnologico entra a far parte dellorganismo umano, questo diventa parte dellessere. Da qui sorge una quesito: il dispositivo tecnologico che diventa parte delluomo e quindi non va pi considerato come elemento tecnologico oppure lessere umano che attraverso tale dispositivo modifica la sua natura per diventare un insieme di natura e tecnologia? proprio questo il concetto di cyborg. Questo termine nasce nel 1960 dopo essere stato usato nellarticolo Cyborgs and spaces di Clynes e Kline e si intende con esso librido uomo-macchina, viene definito cos da Clynes:
il cyborg incorpora componenti esogeni ampliando la funzione di controllo auto-regolativo dellorganismo in modo da adattarlo ai nuovi ambienti 96

I cyborg sono perci degli ibridi bio-tecnologici ma se andiamo ad analizzare la situazione attuale, la tecnologia ormai presente in tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana. Secondo lidea dello studioso Clark anche una persona che indossa un orologio deve essere considerata un cyborg poich attraverso di esso egli pu controllare il
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M.Clynes, N.Kline, Cyborgs and space, Astronautic, Settembre, 1960

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trascorrere del tempo, qualcosa che pur non penetrando nel corpo umano, come invece avviene per limpianto cocleare, modifica la vita delluomo rendendolo un ibrido. Ldea di Clark consiste nellaffermare che luomo per natura un cyborg, sostiene infatti lo studioso che luomo stato da sempre per met naturale e per laltra met artificiale. Egli porta diversi esempi, come la cucina, vista come un sistema digerente esterno al corpo, oppure la musica, vista invece come unalterazione artificiale dello stato danimo, oppure un altro esempio pi vicino ai giorni nostri il cellulare, il suo uso costante fa vedere come luomo il risultato di un ibridazione tra il suo s e il mondo esterno. La teoria sostenuta da Clark forse troppo forte, basta leggere lincipit del suo libro su questo argomento:
Il mio corpo elettronicamente vergine. Non indosso nessun chip, nessun impianto cocleare o della retina, nessun pacemaker. Non indosso nemmeno gli occhiali, ma lentamente sto diventando sempre di pi un cyborg.97

Luomo viene presentato come un cyborg pur non avendo contatti con degli strumenti esterni, la sua natura ad essere cyborg e questa viene presentata come una verit scientifica presente da sempre e non solo nellepoca moderna, nella natura delluomo essere una cosa sola con i suoi strumenti. Afferma infatti lo studioso:
un errore presupporre una natura umana fissata biologicamente con un semplice soprabito di strumenti e di cultura; gli strumenti e la cultura sono infatti determinanti della nostra natura. Noi siamo cervelli plastici ed opportunistici le cui funzioni propriamente biologiche hanno sempre coinvolto il reclutamento e lutilizzo di impalcature non biologiche. Non dobbiamo mai sottovalutare la capacit dei cervelli umani in generale, e di quelli giovani in particolare, di svilupparsi cos da poter sfruttare meglio le opportunit che le nostre tecnologie hanno per la risoluzione dei problemi. 98

Lespressione della nostra natura cyborg , secondo lautore, nella nostra mente, le tecnologie hanno il potere di trasformare il senso di noi stessi, di locazione, e le nostre capacit mentali, hanno quindi un impatto su chi, dove e cosa siamo.

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A.Clark, Natural-born cyborgs, Oxford University Press, 2003, p.4 A.Clark, Natural-born cyborgs, 2003,Op.Cit., p.86

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Secondo Clark si fa fatica a capire ci a causa del pregiudizio occidentale che vede la mente come unentit speciale distinta dal resto dellessere umano e non si riesce a concepire luomo come un insieme di cervello, corpo e tecnologie. Secondo il nostro punto di vista la teoria di Clark deve essere presa in considerazione valutandone i diversi aspetti, poich se vero che luomo un essere plastico che entra in relazione con gli strumenti esterni e con i diversi espedienti tecnologici, vero anche che questo processo modifica la sua vita e il suo modo di essere ma non modifica la sua natura. Non si pu negare per la costante presenza della tecnologia nella vita delluomo, soprattutto delluomo moderno, n il fatto che lessere umano un misto di biologia, cultura e tecnologia, queste sono le dimensioni che lo caratterizzano. Prova di ci luso dellimpianto cocleare attraverso il quale il soggetto si mette in relazione con la tecnologia e quindi successivamente con il mondo esterno, questo dispositivo uno dei modi migliori per mettere in rilievo il fatto che luomo formato da diverse dimensioni le quali sono complementari luna allaltra. Tutto ci una prova ulteriore della plasticit insita nelluomo poich proprio attraverso questa caratteristica che luomo entra in relazione con i simboli del mondo esterno: la cultura e la tecnologia. Per rispondere alla domanda che ci siamo posti precedentemente possiamo quindi affermare che limpianto cocleare, come qualsiasi altra tecnologia, deve essere s considerato come una tecnologia che viene posta nel corpo umano ma non modifica la natura delluomo poich questa gi costituita, attraverso la plasticit, in modo da entrare in contatto con il mondo esterno. La teoria portata avanti da Clark non tiene conto dellintegrazione tra organismo e ambiente, luomo costantemente in relazione con lambiente esterno e i due sistemi sono guidati da meccanismi diversi, perci il suo pensiero a nostro avviso molto forte in quanto organismo e ambiente non possono essere unificati ma devono restare due elementi complementari.

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4.8 Questione Molyneux nella sua variante sorda: la risposta


Il recupero delludito da parte delle persone non udenti pu essere considerato come gi detto precedentemente, la variante sorda della questione di Molyneux. Essa nasce come domanda su un senso specifico, la cecit, ma viene poi ripensata in forme differenti in relazione alle diverse patologie sensoriali, in questa sede stata posta a riguardo dei sordi. Per rispondere a tale quesito in passato sono state prese in considerazione diverse strade, prima fra tutte quella di individuare quale il senso dominante, ma luomo strutturato in un modo in cui i sensi sono intrecciati tra di loro e non esiste un senso che supera gli altri, caratterizzato quindi da una percezione multisensoriale. Altro modo attraverso il quale si potrebbe dare una risposta decisiva alla questione proporre quello che definito come experimentum crucis, cio lesperimento cruciale, un dato empirico che rispecchi le condizioni poste dalla questione e il cui risultato si elever a risposta concreta e indiscutibile dellinterrogativo. Per non esiste un tale esperimento per quanto riguarda la questione di Molyneux per diversi motivi. In passato si tentato di formare un esperimento che avrebbe potuto dare la risposta al quesito ma questo non ha avuto esiti positivi. il caso del cieco di Cheselden, un chirurgo londinese, che nel 1728 oper con successo un ragazzo di 14 anni e ne osserv il comportamento dopo loperazione che gli restitu la vista. Questo per non pu essere considerato come experimentum crucis innanzitutto per la variet dei comportamenti rilevati nei ciechi operati, infatti ogni persona reagisce in modo diverso, non c una reazione univoca, a questo riguardo anche Diderot aveva sostenuto che lesito dellesperimento dipende essenzialmente dalla personalit e dalla preparazione sia dellosservatore che dellosservato. Da una parte, al cieco dovrebbe essere fornita, gi durante la cecit, uneducazione filosofica che lo metta in grado, dopo loperazione, di confrontare il suo stato precedente con quello successivo; dallaltra parte, i chirurghi-sperimentatori dovrebbero essere le persone pi avvedute e 91

gli spiriti pi acuti visto che preparare e interrogare un cieco nato unoccupazione che non da tutti. Quello che un esperimento immaginario diventa in pratica unesperienza condotta di volta in volta su individui aventi unet, una nazionalit, unintelligenza, una cultura, una storia, le loro risposte e le loro reazioni saranno inevitabilmente differenti. Altro punto attraverso il quale si pu sostenere che un experimentum crucis non pu esistere riguarda il fatto che il problema di Molyneux pu essere definito un problema spurio, nel senso che la sua esecuzione non pu seguire alla lettera le condizioni presenti nella sua formulazione. Innanzitutto il riconoscimento della sfera e del cubo non pu avvenire a prima vista poich occorre dare al cieco almeno il tempo di superare il trauma operatorio, in secondo luogo il cieco raramente un cieco nato, infine, molte volte i risultati forniti dai chirurghi-

sperimentatori derivano dal loro orientamento filosofico, le loro convinzioni e aspettative possono influenzare le modalit di esecuzione e lesito dellesperimento.99 Anche per quanto riguarda la questione di Molyneux sorda questa strada non percorribile poich un esperimento cruciale non pu essere posto in quanto caratteristica delluomo la sua individualit quindi ogni persona risponder diversamente a tale situazione. Inoltre vi sono dei fattori che cambiano da persona a persona e che influenzerebbero la risposta, luomo non un essere solamente biologico con dei comportamenti rigidi e predeterminati ma composto anche, e soprattutto, da una cultura e da fattori psicologici ed emotivi. Se immaginiamo un experimentum crucis riguardo un sordo che riacquista improvvisamente ludito vedremo che anche in questo caso, come in quello dei ciechi, sorgono diversi problemi. Innanzitutto bisogna tenere in considerazione diverse varianti; da quanto tempo dura la sordit, se la sordit subentrata prima o dopo lacquisizione del linguaggio, inoltre il recupero delludito non qualcosa che avviene improvvisamente ma ci vuole del tempo, un processo che avviene lentamente e le reazioni
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Per ulteriori approfondimenti cfr. Silvia Parigi, Teoria e storia del problema di Molyneux in Laboratorio dellISPF, I, 2004, ISSN 1824-9817, pp.1-14

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del soggetto devono essere considerate anche e soprattutto nella fase successiva al riacquisto della modalit acustica che era andata persa. Lesperimento cruciale perci non pu essere proprio proposto poich allorch viene solamente pensato risulta essere senza senso in quanto non affronterebbe il problema anzi lo aggirerebbe e ci risulta inutile. Immaginare un esperimento cruciale della questione Molyneux mette in luce una caratteristica delluomo: la variabilit individuale. In conclusione si pu affermare che non pu essere formulato un esperimento che possa chiarire la questione una volta per tutte poich non esiste un dato empirico neutro e deciso, ma pensare ad un eventuale experimentum crucis ci porta a capire e provare limportanza di alcuni punti che sono fondamentali per dare una risposta al quesito. Il primo che il recupero delludito non un processo immediato, molto tempo deve trascorrere dallimpianto ai primi risultati, tempo che varia da persona a persona; secondo punto sta nel fatto che vi sono diversi tipi di persone non udenti, cio coloro che hanno perso ludito prima di imparare a parlare, i sordi profondi, e coloro che sono diventati sordi in unet pi avanzata, i sordi post verbali, differenza fondamentale perch i sordi post verbali sono pi avvantaggiati di quelli profondi in quanto hanno gi avuti dei rapporti con il mondo sonoro e il loro sar quindi un ritorno e non una prima entrata nel mondo dei suoni. Altro punto fondamentale, come abbiamo visto precedentemente, che ogni persona ha la sua individualit e quindi non esiste e non pu essere definito un modo univoco di risposta alloperazione di impianto cocleare poich ogni essere umano reagisce in un modo diverso pertanto si pu tracciare una linea generale ma poi nei casi particolare ognuno reagir a modo proprio. Lunico modo per tentare di dare una risposta al quesito di Molyneux nella sua variante sorda sono quindi le esperienze empiriche di persone che tornano nel mondo udente attraverso le protesi di IC. Solo seguendo i casi specifici e comparandoli tra di loro si pu formulare una risposta adeguata: una persona sorda che riacquista ludito, grazie alla plasticit che la contraddistingue, potr entrare (o ritornare) nel 93

mondo degli udenti con buoni risultati i quali per variano a seconda di alcune costanti che sono diverse da individuo a individuo, quali let a cui subentrata la sordit, il tempo di durata della deprivazione uditiva, la giusta riabilitazione e ladeguato sostegno da parte di coloro che vivono accanto alla persona in questione. Non c quindi una risposta definita alla domanda che ci siamo posti, cio che cosa succede se un sordo riacquista ludito, ma abbiamo visto che sono in gioco una serie di cause e di conseguenze e solo dal rapporto tra queste vengono fuori le diverse possibilit di recupero da parte delle persone non udenti. La questione di Molyneux nella sua variante sorda inoltre ci permette di far luce sulla natura umana e sulle caratteristiche che la costituiscono. Luomo un essere formato da una componente biologica e una culturale, dotato sia ontogeneticamente che filogeneticamente di quella caratteristica che va sotto il nome di plasticit la quale gli permette di entrare in contatto con il mondo esterno modificando quando possibile le strutture interne. Daltronde caratterizzato da quellelemento che fa lo differenzia dal resto del mondo animale e che in un modo o nellaltro, come abbiamo visto, sempre presente anche quando si trova di fronte a grosse difficolt, come nel caso dei non udenti: luso del linguaggio.

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CONCLUSIONE
A conclusione di questo lavoro, pare opportuno gettare uno sguardo dinsieme su quanto stato detto finora e provare, in tal modo, a intrecciare i fili attraverso i quali, lungo i quattro capitoli di cui composto lelaborato, si cercato di analizzare e approfondire lo studio della natura umana e del suo rapporto con le patologie sensoriali, nel nostro caso la sordit. Da questo punto sono sorti quindi diversi nuclei teorici che ci hanno spinto verso diverse direzioni, le quali possono per essere considerate come le ramificazioni di un unico punto cardine, appunto la natura umana. Abbiamo ribadito che questa composta da alcune caratteristiche fondamentali, quali la neotenia e la plasticit ed attraverso queste che luomo si rapporta con la realt esterna, essendo costituito per un mondo aperto e flessibile e non per un ambiente rigido e predeterminato. Tale flessibilit non agisce solo nel rapporto dellessere umano con il mondo esterno ma anche nellorganizzazione sensoriale che nel corso del tempo pu cambiare e modificarsi. il caso di coloro che perdono un senso e successivamente lo riacquistano, noi abbiamo preso in considerazione i non udenti. Il loro ritorno nel mondo degli udenti comporta una riorganizzazione sensoriale, ma non solo, poich luomo prima di tutto essere storico e culturale e quindi diverse sono le difficolt che dovr affrontare. Punto cardine comunque il fatto che questo processo possibile, al contrario di qualsiasi altro animale. Siamo daccordo quindi sullimmagine di un uomo che cambia e modifica la sua condizione nel corso del tempo e durante le diverse fasi della sua vita. Situazione particolare quella dei non udenti che vengono sottoposti allintervento di IC poich non solo lorganizzazione sensoriale a dover modificarsi ma anche il suo modo di vita, essendo la condizione di sordit non solo una patologia ma anche un modo diverso di vivere. Questi dovranno affrontare quindi diversi problemi e il successo dellintervento dipender da molti fattori. Abbiamo visto per che 95

recuperare ludito un processo possibile se alcune condizioni vengono rispettate. La questione di Molyneux nella sua variante sorda quindi un modo per indagare la natura umana, ma a questa non pu essere data una risposta univoca. Il risultato fondamentale della nostra indagine quindi la scoperta della forte presenza di una caratteristica umana: lindividualit. Ogni persona sottoposta allintervento di IC risponder in maniera diversa proprio perch luomo non un essere che agisce attraverso seguendo dei parametri stabiliti, ma un essere plastico, flessibile, ogni singola persona risponde in modo diverso agli stimoli provenienti dal mondo esterno.

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GLOSSARIO
Antropologia filosofica: disciplina che si propone di dare una visione unitaria della natura umana, raccogliendo in s tutti gli altri studi che si occupano di aspetti particolari dellessere umano, come la biologia, la psicologia e levoluzionismo. Essa consiste quindi in una riflessione sui risultati delle scienze che in qualche modo si occupano delluomo al fine di dare una sua immagine globale. Lantropologia filosofica viene cos definita: lantropologia filosofica nasce quindi come esigenza di cogliere e pensare lessere umano nella sua interezza, integrando i risultati delle indagini scientifiche selluomo per giungere a dare di lui unimmagine sintetica. (E. Coreth, 1978, Antropologia filosofica, Brescia, Morcelliana, p.11)

Cyborg: termine che nasce nel 1960 ad opera di Kline e Clynes il quale indica libridazione uomo-macchina. Il cyborg un essere umano che ingloba nel proprio corpo dei meccanismi esterni, lacronimo cyborg sta infatti per organismo controllato cyberneticamente.

Esonero: meccanismo proposto da Gehlen nella sua teoria con il quale egli indica la capacit di instaurare abitudini comportamentali che esonerino dal fare continuamente e ripetutamente tutte le scelte di risposta agli stimoli e, di conseguenza, liberino energie per prestazioni superiori. (M.Teresa Pansera, Luomo progetto della natura, 1990, Roma, Edizioni Studium, p.79)

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Follow-up: con questo termine si indica il processo di controllo e di verifica dei pazienti che hanno subito loperazione di impianto cocleare. Tale processo comprende due fasi che sono la programmazione del processore esterno e la valutazione del beneficio del dispositivo.

Impianto Cocleare: orecchio artificiale elettronico in gradi di ripristinare la percezione uditiva nel sordo profondo. Definito come coclea artificiale o orecchio bionico uno strumento che si sostituisce alla coclea inviando direttamente al nervo acustico linguaggio e rumori ambientali. (A. De Filippis, Limpianto cocleare, Milano, Masson, 2002)

Lingua Dei Segni: linguaggio visivo-gestuale usato dai non-udenti. Nel passato, e ancora oggi, molte sono le polemiche nei confronti di questo linguaggio da parte di coloro che sostengono che la Lingua dei Segni non una vera e propria lingua, ci per non condivisibile poich questo sistema, al pari di tutte le altre lingue storico-sociali, dotato di una propria grammatica e sintassi.

Metodo bilingue: metodo di educazione al linguaggio per i non-udenti il quale si basa sullesposizione contemporanea del bambino sia alla lingua dei segni che alla lingua vocale.

Metodo bimodale: metodo di educazione al linguaggio per i non-udenti che utilizza sia la modalit acustica che quella visivo-gestuale. Questultima viene definita Italiano Segnato Esatto. Ad ogni parola viene associato un gesto, si d un supporto gestuale a tutto ci che viene detto. (La Lingua dei Segni qualcosa di diverso

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poich ha una grammatica e sintassi diversa rispetto a quella della lingua orale).

Metodo orale: metodo di educazione al linguaggio per i non-udenti che sostiene lesclusione di qualsiasi uso di segni. Questo punta perci sullallenamento acustico e sulla lettura labiale. Tra i maggiori esponenti e sostenitori di tale metodo ricordiamo gli studiosi Adriana De Filippis e Massimo Del Bo.

Natura umana: insieme di caratteristiche che costituiscono lessere umano e che lo differenziano dagli altri esseri viventi. La natura umana non per qualcosa di fissato e di stabilito poich ogni studioso che la indaga trova in essa elementi differenti e li mette in risalto. Lo studio della natura umana conduce alla formazione di diverse discipline tra le quali la pi importante risulta essere lantropologia.

Neotenia: processo attraverso il quale si indica lontogenesi umana. Questa un misto di elementi che caratterizzano lontogenesi dei mammiferi di tipo primario e di tipo secondario, cio labbandono tardivo del nido, linfanzia lunga, le gravidanze lunghe e le figliate poco numerose. Il cucciolo di uomo quindi nel suo primo anno di vita si sviluppa molto velocemente rispetto alle altre specie, ma questo sviluppo rallenta dopo il primo anno e perci egli vive pi a lungo rispetto agli altri animali. Lessere umano inoltre mantiene anche in et adulta dei tratti giovanili come per esempio, dal punto di vista biologico la mancanza di peli, mentre dal punto di vista comportamentale la curiosit o il gioco.

Periodo critico: periodo della vita del bambino che va dalla nascita fino a circa dodici mesi det. In questo periodo la plasticit al massimo e perci bene attivare le connessioni neurali giuste in tale periodo per evitare successivi problemi. Si consiglia infatti di 99

procedere alloperazione di impianto cocleare prima dei dodici mesi di et proprio per questo motivo, solo cos il bambino potr crescere al pari dei bambini udenti.

Plasticit: caratteristica propriamente umana della quale vanno specificate due accezioni. La prima deriva dalla teoria di Gehlen il quale con questo temine indica la capacit umana di adattarsi allambiente in cui luomo nasce, pur non essendo specializzato per quel dato ambiente. La seconda invece indica il processo che avviene nel cervello umano e che permette la modifica e la creazione delle connessioni neurali necessarie. Le due accezioni sono collegate tra di loro e rimandano al fatto che luomo non un essere rigido e stabilito che si fissa una volta per tutte ma cambia con il passare del tempo e a causa dei cambiamenti del mondo esterno.

Questione di Molyneux: quesito filosofico nato nel 1688 ad opera di William Molyneux il quale pone a John Locke un interrogativo: ci si chiede se un cieco dalla nascita sia capace o meno di riconoscere tramite luso esclusivo della vista un cubo e una sfera, dopo aver riacquistato la vista. Tale quesito scatener una serie di riflessioni che si protrarranno nel corso dei secoli a seguire fino ai giorni nostri. Teoria dellincompletezza: teoria proposta da Arnold Gehlen la quale sostiene il principio che luomo, a paragone con gli altri viventi, un essere carente biologicamente poich presenta delle insufficienze rispetto alle altre specie. Ma nonostante ci, anche se non esiste un ambiente naturale con le condizioni adeguate alla sua sopravvivenza, lessere umano sopravvive ovunque, questo perch riesce a modificare le condizioni naturali inadatte attraverso la tecnica e gli strumenti. Le sue carenze, i suoi primitivismi e inadeguatezze organiche vengono ripagate dalla sua capacit di costruire un mondo culturale.

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