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Cornelio Fabro

Opere Complete

a cura del Progetto Culturale Cornelio Fabro,
dellIstituto del Verbo Incarnato

* * *

Volume 6

Percezione e pensiero

a cura di Christian Ferraro













Prima edizione: Vita e Pensiero, Milano 1941
Seconda edizione riveduta: Morcelliana, Brescia 1962

Terza edizione e prima nella serie delle Opere Complete: 2008

2008 Editrice del Verbo Incarnato
P.zza San Pietro, 2 00037 Segni (RM)
info@edivi.com

Propriet intellettuale:
Provincia Italiana S. Cuore (PP. Stimmatini)


PREFAZIONE


Lindole di questo lavoro esige alcuni precisi schiarimenti. La scissione nel pensiero moderno fra
percezione e pensiero opera, come si sa, di Cartesio, quando questi pens di opporre materia e spirito, corpi
composti ed enti semplici spirituali. Da essa sono venuti, per diretto tramite, da una parte il cosiddetto
principio dellassociazione, e dallaltra per necessario riflesso il celebre principio della autonomia
secondo quel significato e quella portata caratteristica che esso ebbe, senza contrasti, nella filosofia moderna.
Qualora quel primo principio risultasse infondato, ci si potrebbe chiedere quali conseguenze verrebbero alla
posizione stessa del problema della conoscenza e alla concezione della realt in generale, se le posizioni
moderne, prima fra tutte quella idealista, suppongono con Kant come punto di partenza il secondo principio.
La fenomenologia sperimentale contemporanea ha raccolto in tutti i campi dovizia di argomenti contro il
principio dellassociazione; perci essa ha rigettato il dualismo cartesiano ed tornata alla connessione
naturale, ovvero inscindibilit, di percezione e pensiero, di concreto ed astratto, di materia e spirito:
unautentica rivoluzione adunque! Valga quello che valga, tale limportanza dei problemi nuovi che essa
pone che non pu essere pi ignorata. Come la fenomenologia abbia operato tale rivoluzione, quali siano i suoi
metodi ed i suoi risultati, stato detto con particolare diligenza ed ampiezza in altro volume, La fenomenologia
della percezione, di cui il presente vorrebbe essere la continuazione dal punto di vista,| non pi fenomenologico,
ma strettamente speculativo. Poich il limitarsi a respingere quel principio sulla base dei fatti e laffermare
quella connessione prima impugnata, pu costituire un reale progresso, ma questo resta sempre precario fin
quando non si mostrino le vere ragioni per cui quel principio angustiava la vita dello spirito, quali siano i modi
e le tappe della connessione che si vogliono riaffermare fra percezione e pensiero; e come il nuovo principio od
i nuovi princip che hanno da soppiantare lantico, soddisfino a tutte le esigenze alle quali esso invece
sarrestava, senza tuttavia rinunciare ad alcuno dei vantaggi che quello pur doveva offrire. La fenomenologia
descrittiva certamente indispensabile alla posizione dei problemi, ma da sola non ne risolve alcuno: o meglio
essa acuisce il vero interesse dei problemi, prospetta litinerario da seguire, ma non lo pu percorrere perch
ci oggetto dinterpretazione e non pi di descrizione. Il presente volume sorto da quellinteresse e vuol
percorrere litinerario suggerito dalla nuova Fenomenologia per uninterpretazione dinsieme degli oggetti,
degli atti e delle funzioni della conoscenza. Insoddisfatto delle acquiescenze e degli accostamenti generici, sono
passato ad unelaborazione sistematica dei problemi, non pochi e non lievi, che la ripresa di quella
connessione sollevava, almeno per me, senza arrestarmi o nascondere a me stesso le asperit del cammino. Del
resto lindole ed i var aspetti del problema sono stati delineati con ampiezza e sincerit tanto nellIntroduzione
come nella Conclusione del volume citato (Sezione III, c. VIII, 4), a cui mi permetto di rinviare come
allIntroduzione obbligata anche di questo volume. Devo tuttavia fissare brevemente alcuni punti elementari e
sostanziali.

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Ecco un caso tipico di percezione: Mi affaccio alla finestra e vedo una casa, un albero, il cielo.... La
candida espressione grammaticale, cos semplice nella struttura e cos immediata nel significato, non deve
trarci in inganno. Il fatto percettivo, immediato ed anche semplice come atto, lo di meno, o lo diversamente,
come oggetto. Si sa infatti che lal|bero un tale oggetto; esso consta di un tronco che sorretto dalle
radici; esso si espande in rami i quali, se la stagione lo comporta, sono coperti di foglie ed anche di fiori o di
frutti. E si noti che questa complessit di contenuti, entro un unico oggetto di percezione, invece di nuocere,
rafforza la persuasione che ho di trovarmi di fronte ad un oggetto ben determinato, di percepire un albero, non
un gatto od una gallina. Possiamo dire allora che la percezione lapprensione di un oggetto unificato.
Lalbero consta di tronco, rami, foglie... Lalbero, che ora percepisco, ha una propria configurazione, pi o
meno simmetrica ma caratteristica della sua specie. La configurazione di una quercia non quella di un salice
o di un pioppo. Ed una propria configurazione lhanno pure il tronco, i rami, le foglie della quercia, che non
la configurazione del tronco, dei rami e delle foglie di un salice o di un pioppo, ed per questo che posso
rendermi conto di trovarmi di fronte ad una quercia e non a qualsiasi altro albero. La percezione pertanto
lapprensione di un complesso configurato.
Ma non potrei mai percepire la configurazione di un albero e delle sue parti, se lalbero nel suo complesso e
ciascuna sua parte non mi apparissero cariche di determinato tono di colore o di ben appropriate variazioni
cromatiche: poich locchio non vede che colori, o figure colorate se si vuole, mai figure pure, e tanto
meno oggetti puri. La percezione allora anche lapprensione di un oggetto qualificato.
Lalbero che vedo, stando alla finestra, un oggetto ben determinato nel campo dellesperienza; esso ha
una configurazione caratteristica tanto del tutto come delle parti, la quale si fa sempre presente con certi toni
di colore... Come lalbero in s realizzi una unificazione di princpi costitutivi, come esso si espanda allesterno
con una propria configurazione, e come questa si rivesta di colori per battere alle finestre dei nostri sensi,
sarebbe quanto mai utile saperlo e costituisce indubbiamente un problema, od una serie di problemi, di alto
interesse. Tuttavia ora, almeno per me, assai pi interessante il poter rendermi conto come i colori e le
qualit che vengono dai| corpi battano alle finestre dei sensi e si facciano in essi presenti; come si delinei
parimenti in essi la configurazione delle foglie, dei rami, del tronco e dellalbero nel suo insieme; come infine
la coscienza avverta di trovarsi di fronte ad un albero e non ad un gatto, e ad una quercia e non ad un salice.
Anche questi sono certamente dei problemi, ma per essi io posso dire di trovarmi ormai orientato; se, rispetto
ai primi, presi nella loro assolutezza, io non ho n remi n vele per potermi ad essi avvicinare; per i secondi
listanza non vale, perch io mi trovo gi a contatto con gli oggetti e non abbisogno neppure di remi o di vele.
La certezza del contatto sorge e si testifica nella stessa esperienza per la quale, affacciandomi alla finestra,
dico di vedere una casa, un albero, il cielo.... Qui sono testificati ad un tempo il darsi delloggetto al
soggetto e lattuarsi del soggetto nelloggetto con unimmediatezza che non ammette ritorsioni. Non v dubbio
che loggetto ha una propria natura, ed una non meno propria lha anche il soggetto, ed non meno certo che
luno non pu essere una mera funzione dellaltro: questo potr essere un postulato di qualche metafisica, ma
di esso la Fenomenologia ha tutto il dovere e linteresse di non tenere alcun conto. Daltra parte il fatto stesso
che nella percezione, e nella conoscenza in generale, soggetto ed oggetto sono detti incontrarsi e passare luno
nellaltro, tale incontro e tale passaggio potrebbero contenere, per una coscienza vigile e una mente ordinata,
assieme ai contenuti anche i criter di valore ed i princpi per la stessa interpretazione teoretica a cui si vuol
arrivare. Problemi gnoseologici e problemi metafisici si condizionano indubbiamente gli uni gli altri, ma non si
sa perch gli uni debbano e come possano precedere, nel loro complesso, il complesso degli altri. Piuttosto
essi nascono insieme entro una identica esperienza o Erlebnis, per procedere poi ad una soluzione nella
quale, secondo il proprio particolare aspetto, gli uni restano lo sfondo, il sostegno ed il fondamento della
posizione e della soluzione degli altri. Atteggiamento questo certamente poco allettante per i ricercatori
frettolosi, ma pi ligio e fedele a quella stessa esperienza pura a cui pure tutti pretendono di far appello.|

* * *

Quando dico Io vedo un albero, la casa, il cielo... mi riferisco ad un fatto noto a tutti e che ciascuno in
grado di realizzare per suo conto quando voglia: giovani o vecchi, europei o papuasici, filosofi o uomini della
strada. Esso era un fatto noto ai tempi della preistoria, non diversamente di quanto lo oggi e di quanto lo sar
per i secoli dei nuovi lumi da venire: alla sera gli uomini tornavano, tornano e torneranno alla caverna, alla
capanna, alla casa ospitale e non le scambieranno come non le scambiamo noi, n la scambiarono coloro che
ci hanno preceduti con gli alberi o con il cielo o con qualsiasi altro oggetto. Si vuol dire che gli oggetti si
segregano in modo autonomo nel campo dellesperienza e per ogni coscienza matura, in ogni forma di
civilt, essi sono allo stesso modo ci che sono una volta per sempre.
Siamo per sempre di fronte ad un fatto, ed il fatto sar un punto di partenza, od anche un punto di
arrivo, ma, come tale, esso non costituisce mai una spiegazione. Poco fa si visto che il dato, presente nel
fatto percettivo, non in realt cos semplice e trasparente nel contenuto come nella vita vissuta a molti pu
apparire: infatti un oggetto unificato, un oggetto configurato, in quiete od in movimento, un oggetto
qualificato. E tutto questo si pu mettere in evidenza con la sola indagine fenomenologica, senza far ricorso ad
alcun principio sistematico: si tratta quindi di semplice constatazione, non ancora dinterpretazione. Tuttavia,
ora, con lammissione esplicita dei piani oggettuali, il percepire non pu essere lasciato un puro fatto, ma
si pone necessariamente come problema. Cosa infatti pu restare dellunit delloggetto con lammissione di
tre piani e ciascuno a s isolato nel proprio contenuto? Si dir che tali piani non dnno che la frammentazione
di aspetti di un contenuto semplice, nel quale i contenuti var e molteplici sincontrano e sidentificano? Ma
anche questa ipotesi o ignora il problema, o fa appello per la sua riduzione a princpi sistematici di cui la
Fenomenologia non deve tener conto, perch la sua posizione assolutamente| iniziale e non tollera
inframmettenze. Non resta quindi che di riconoscere francamente che i tre piani oggettuali sono, ciascuno nel
suo ordine, eterogenei e perci inderivabili, cosicch non lecito concepirli articolantisi in modo continuo, n
tanto meno suscettibili di assorbimento luno nellaltro.
Ma la eterogeneit di contenuto, nei piani oggettuali, non significa una estraneit reale oppure, e meno
ancora, una incompatibilit. Al contrario, nella percezione essi sono dati sempre insieme per la costituzione di
un oggetto unico di apprensione immediata: ogni corpo percepito secondo una certa figura e non possibile
lapparire di una figura che non abbia colore: bench non sia necessario che un corpo abbia sempre la stessa
figura, n che una figura appaia sempre con gli stessi colori. E ci che maggiormente sorprende si che nella
percezione io mi rendo conto di afferrare immediatamente e simultaneamente tutti e tre questi piani o
strati oggettuali. Si fanno essi presenti non come disparati o estranei luno allaltro, ma secondo un carattere
innegabile di unificazione oggettiva la quale sottintende, e si fa anzi evidente nel suo stesso presentarsi, come
unappartenenza reale di contenuti molteplici ad un solo oggetto. A questo modo la molteplicit ed eterogeneit
dei piani oggettuali esige di essere riconosciuta quale una unit oggettiva, a patto che questa a sua volta
possa essere concepita come una unit di molteplicit, non di semplicit. Parlare di una unit di
molteplicit, a partire dalla constatazione dei piani oggettuali, non pu avere alcun senso se non si suppone
che i dati iniziali, caratteristici di ciascun piano, vanno soggetti nello sviluppo della coscienza individuale ad
un qualche processo costruttivo, il quale porti a quella unificazione, oggettiva e fenomenale ad un tempo, che
vissuta in ogni atto di percezione. Su questo punto, occorre riconoscerlo, Kant vide profondamente; ma per il
fatto che egli poi fece ricorso ad un principio unificante che trascende la coscienza individuale da una parte, e
dallaltra preso comera dallanalisi humiana dellesperienza si fiss nel presupposto che i princpi della
sintesi e dellordine percettivo non potevano essere immanenti ai dati, la sua solu|zione resta su di una linea di
considerazioni che non hanno alcun riscontro nella Fenomenologia e sulla quale noi, almeno per ora, in
omaggio al nostro metodo, non lo possiamo seguire. In realt Kant, nonostante le sue migliori intenzioni,
stato la vittima pi celebre del deprecato dualismo cartesiano.

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Lespressione Io vedo la casa, lalbero, il cielo... stata occasione in passato, e lo ancora per molti, di
scandalo insormontabile. Io vedo colori, od al pi figure colorate. Io concepisco, non vedo, lalbero, la
casa, il cielo: io non li vedo, ma vedo soltanto superfici qualificate a cui la mente per suo conto e con i suoi
mezzi attribuisce, sotto opportune cauzioni, il carattere di realt e di sostanza.
Fedeli al nostro principio metodologico di non subordinare i dati immediati della Fenomenologia ad alcun
principio sistematico, noi riteniamo che il fatto che ciascuno di noi prova di vedere la casa, lalbero, il
cielo... insormontabile, che non suscettibile cio di alcuna mediazione: il Realismo che volesse essere
critico per questa via, rischia, a nostro parere, di non poter esserlo mai. Osserviamo anzitutto che si dice:
io vedo..., e non: locchio vede la casa, lalbero, il cielo. Bench il soggetto intelligente non realizzi il
contatto con la realt esteriore che attraverso i sensi, non sono propriamente i sensi che si mettono a contatto
con la realt profonda e la sostanza come tali.
Lattribuire al soggetto intero, alla persona, la percezione ovvero lapprensione immediata della realt,
vuol dire almeno queste cose: a) che la percezione della realt leffetto immediato della messa in atto di
tutte le facolt apprensive, sensitive ed intellettuali, ad un tempo; b) che tale apprensione complessiva ha da far
capo ad un principio di ordine e di organizzazione, il quale in ultima istanza non pu venire che dallintelletto;
c) infine che lintelletto ad apprendere propriamente la realt e la sostanza concreta: non per lintelletto
astratto che attende agli intelligibili puri, ma un intelletto che| pu applicarsi e continuarsi, nelle sue funzioni,
con i sensi. Anche qui Kant vide profondamente: se non che presso di lui lapplicazione dellintelletto alla
sensibilit resta, nel contenuto e nei princpi che la regolano, estranea alla sensibilit, ai suoi contenuti ed ai
suoi princpi. Kant, vero, escogit, per colmare lo hyatus, la funzione intermediaria degli schemi: ma per il
fatto che anche gli schemi sono ricondotti alle funzioni delle categorie a priori, restano anchessi confinati a
priori e non possono esercitare alcuna mediazione. La quale possibile soltanto quando si ritenga che gli
schemi, secondo i quali si organizza la esperienza, non sono estranei allesperienza stessa, ma nascono in
seno al suo divenire.
Allora si pu concludere che la percezione una certa qual sintesi di sensibilit e di pensiero. Meglio
ancora, pi che parlare di una sintesi che sa troppo di estrinsecit, diciamo che la stessa percezione un
pensiero, non puro astratto per, ma in quanto oggettivato immediatamente nei contenuti sensibili; un
pensiero che incorpora a s lesperienza. Per questo stato giustamente detto che il momento essenziale
nella percezione la incorporazione del significato (Michotte). La percezione pertanto non n sensazione
pura, n pensiero puro; ma piuttosto essa un pensiero vissuto, al quale per non pu essere estraneo lo
stesso pensiero puro, e senza del quale non possibile alcuna forma di pensiero puro. questa immanenza
dellastratto nel concreto, e la corrispondente incorporazione delluno nellaltro, che rendono possibili per noi
tanto il pensiero come la percezione. La immanenza perci, di cui si parla, non pu essere un effetto n
dellesperienza, n di una deduzione a priori del pensiero, poich per la Fenomenologia essa esprime appunto
la legge di sviluppo tanto della percezione come del pensiero: in altre parole, non v percezione senza qualche
pensiero (implicito), e non v barlume di pensiero senza un qualche riferimento a contenuti di percezione
(conversio ad phantasmata). Quando dico pertanto io vedo la casa, lalbero, il cielo..., non si tratta n di
unespressione metaforica, e neppure di unestensione illecita del linguaggio: lespressione, oltre che essere la|
affermazione di un fatto evidente, porta in s e rivela la condizione imprescindibile per lesercizio della
conoscenza umana come tale. E se lespressione pi adeguata quella di io percepisco la casa, tuttavia
poich la percezione non una conoscenza di contenuto semplice, e perci non leffetto di una unica funzione
di coscienza, ma una conoscenza complessa alla quale collaborano tutte le funzioni apprensive, ciascuna
secondo un compito speciale non improprio il dire che anche lintelletto percepisce la casa, lalbero, il
cielo. desso infatti, e non altri, ci che costituisce in noi la suprema unit di coscienza per cui resa
possibile la integrazione, in un solo oggetto, dei diversi strati oggettuali, e si opera la subordinazione in un solo
atto delle diverse funzioni apprensive. E neppure del tutto impropria la stessa espressione: i miei occhi
vedono la casa, lalbero, il cielo..., poich di fatto sono ben gli occhi che vedono ed perci soltanto per
loro mezzo che il pensiero si pu mettere e trovare a contatto con la realt: ora allo strumento si pu
attribuire, sia pur sempre in dipendenza della causa principale, leffetto che la medesima non consegue
appunto che prolungandosi in esso.
Queste ultime riflessioni costituiscono lossatura di tutto il lavoro. Gli strati o piani percettivi, eterogenei
nei rispettivi contenuti, si mostrano nellatto e nelloggetto della percezione non soltanto appartenenti, ma,
pi intimamente ancora, interdipendenti gli uni dagli altri sotto la supremazia conclusiva delle funzioni e dei
contenuti dellintelligenza. Il realizzarsi di questa interdipendenza di oggetti e funzioni, dalle forme primitive e
globali a forme sempre pi differenziate e pregnanti, ci appunto che costituisce lo sviluppo della
percezione.
allo sviluppo della percezione che subordinato lo stesso sviluppo del soggetto rispetto agli oggetti
(problema psicologico), come il contatto che il soggetto avverte con loggetto (problema critico), ed infine la
stessa concezione della realt nella sua assolutezza (problema metafisico). Se la Fenomenologia ha il compito
di avviare i problemi in questa direzione, essa non davvero un campo dindagine le cui vicende siano
indifferenti al filosofare in ogni sua forma. E diciamo questo,| non per calmare un postumo rimorso di aver gi
sprecato tempo e fatiche nella compilazione di un volume di pura indagine fenomenologica, ma per esprimere
una convinzione che si veniva rafforzando con il procedere della stessa indagine, e che ci ha sostenuti nella
compilazione di questo saggio dinterpretazione dei problemi che quel volume aveva posti per suo conto e
rispetto ai quali le gnoseologie moderne pare abbiano esaurito tutte le proprie risorse.

* * *

I contenuti percettivi sono dati alla coscienza immediatamente ed il principio dellassociazione, nel
significato e nei compiti che esso ebbe dalle filosofie e dalle psicologie che si rifanno al dualismo cartesiano,
stato bandito per sempre. stato riconosciuto ormai in modo definitivo che gli oggetti sono anzitutto e
immediatamente delle totalit e strutture organizzate, e non delle sommazioni di parti; e che il tutto a
condizionare lessere e lapparire delle parti, e non viceversa. Si dnno dei complessi affermava il
Wertheimer presso i quali ci che avviene nel tutto cos si svolge, non come sono i singoli pezzi o come essi si
connettono, ma viceversa: dove (cio) nel caso pregnante ci che avviene in una parte di questo tutto,
determinato dalle leggi interne di questo stesso tutto. (WERTHEIMER, M., 43).
Se non che gli stessi Gestaltisti sono rimasti a mezza via, se pure non sono tornati indietro. E questo per due
gravi errori di metodo, parimenti pregiudiziali: uno fenomenologico, quello di aver livellato indifferentemente
tutti i contenuti percettivi alla categoria uniforme di Gestalten, sopprimendo la realt degli strati
oggettuali; laltro dinterpretazione, quello di concepire le Gestalten fenomenali quali effetti univoci e
adeguati di ulteriori Gestalten di natura psicofisica, soggiacenti nel sistema nervoso, alle quali
corrisponderebbero esattamente. La Fenomenologia contemporanea estragestaltista si trova ormai al di l
tanto del principio dellassociazione come della nozione di Gestalt della Scuola di Wertheimer. Non| tutto
Gestalt e la Gestalt non tutto. Altro infatti Gestalt, altro Struktur (Krueger, Wellek, Revesz); altro
Gestalt, altro Ganzheit (Dilthey, Driesch, Stern); altro shape, altro whole (Spearman, Mac Dougall,
Boring); altro la forma, altro il significato (Michotte, Selz, Pillsbury)
1
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Ma poich laffermazione di questi dualismi sarebbe vana, a sua volta, se non si riuscisse a realizzare quella
integrazione di contenuti e funzioni di cui si detto poco f, le pagine che seguono, nella distribuzione della
materia come nella trattazione dei problemi, si propongono di presentarne una, veneranda e antica, quella che
Cartesio aveva preteso di liquidare e che ora, con la morte del pretendente, si fa avanti per rivendicare i propr
diritti. Qui infatti la genesi storica dei sistemi non pu essere indifferente alla loro consistenza speculativa. La
caduta perci del principio dellassociazione (Hume) e sintesi mentale ha un riflesso immediato sul
principio di autonomia o sintesi a priori (Kant), e di conseguenza anche sul principio della cosiddetta
creativit e spontaneit assoluta del Pensiero (idealismo). Che la filosofia moderna sia sorta da un falso
problema? Questo appunto il problema dei problemi. Veda allora il lettore, psicologo o filosofo, se queste
pagine dicano una parola che meriti di essere raccolta
2
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LAUTORE|



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WEINHANDL, F., Gestalthaftes Sehen (in coll.), Darmstadt, 1960.
WERTHEIMER, M., Ueber Gestalttheorie, Symposion, I, Erlangen, 1925.
WHEELER, R. H., Organismic vs. mechanistic Logic, in: The psychological Review, 42 (1935), 435-453.
WUNDT, W., Grundzge der physiologische Psychologie
5
, Leipzig, 1902.
ZUNINI, G., Psicologia, Brescia, Morcelliana, 1958.

NOTA 1. LA. esprime la sua viva gratitudine alla Direzione della Universitts-bibliothek di Lipsia per il prestito
cortese, e sollecito dei Saggi su Aristotele di C. BAEUMKER

(A) e di J. NEUHAEUSER, ed al Prof. Umberto CASSUTO per la
consultazione del Saggio di H. A. WOLFSON su Isaak Israeli, nel George Kohut Memorial (1935).
Le citazioni sono fatte con il nome dellAutore, seguito dal numero della pagina; questo preceduto da una lettera
maiuscola dordine quando lAutore avesse nella Bibliografia pi di unopera. Le fonti sono citate di solito con il titolo
intero, il luogo e lanno di edizione.|
La materia stata divisa in tre sezioni: la prima, che tratta delle organizzazioni sensoriali, delinea i problemi cruciali
della conoscenza in continuit con il vol. La fenomenologia della percezione; la seconda, dedicata al pensiero vissuto,
investiga i princip per una concezione circa i rapporti funzionali ed oggettivi che legano la percezione ed il pensiero
nellambito del Realismo; la terza, che traccia le linee dei massimi problemi del Realismo, converge ad assicurare una
posizione assoluta della Metafisica in continuit e dipendenza dalla Fenomenologia. La Conclusione rielabora da un punto
di vista globale questa particolare finalit teoretica di tutta la ricerca.
2. Questa II ed. stata riveduta nella parte critica e snellita di qualche sezione meno importante per conferire
maggior unit e continuit allindagine la quale voleva essere a modo suo, soprattutto al tempo in cui apparve la prima volta
(1941), unintroduzione fenomenologica alla posizione del problema metafisico.|


SEZIONE PRIMA
LE ORGANIZZAZIONI SENSORIALI



CAPITOLO PRIMO

LASSIMILAZIONE CONOSCITIVA
SOMMARIO. Conoscenza ed assimilazione: forme fisiche e forme intenzionali, critica di Aristotele alle forme fisiche di Democrito.
Assimilazione fisica ed assimilazione conoscitiva. Lassimilazione intenzionale: struttura degli organi di senso e conoscenza (principio
della .ce ;), progresso dellassimilazione conoscitiva, immaterialit ed intenzionalit. La specie conoscitiva, come principio
dimmanenza del conoscere. Limmanenza aristotelica secondo Hegel. Riassunto.
1. CONOSCENZA ED ASSIMILAZIONE
a) Forme fisiche e forme intenzionali
Fra le critiche, pur cos varie e disparate, rivolte alla Gestalttheorie, la pi curiosa e piccante per i suoi
fautori devesser stata quella di J. Wittmann, che a capo della scuola funzionalista di Kiel, quale si legge
nellimportante Saggio: Ueber das Gedchtnis und den Aufbau der Funktionen, pubblicato ai primi tempi della
teoria. La strana interpretazione del W. riesce molto istruttiva perch rivela i criter sommari, seguiti da certi
ambienti, per svalutare le correnti di pensiero che non si conoscono, e fornisce loccasione per collocare il
problema della percezione sul piano speculativo
1
.|
Alla parte sperimentale il Wittmann premette alcune dense pagine dindole sistematica (Ueber Realismus
und Idealismus in der empirischen Psychologie) nelle quali prende netta posizione contro le pretese della nuova
dottrina, la quale nel 1923 aveva fatto ormai notevoli progressi e minacciava, nonostante le aspre e continue
critiche, di farne ancor di maggiori. A suo parere, due soltanto sono stati finora gli atteggiamenti teoretici che
abbiano preteso di affacciarsi sul campo fecondo della psicologia: lOggettivismo realista classico
dellAristotelismo scolastico ed il Sogget-tivismo dellIdealismo moderno. Per parte sua il W. dichiara con
candida franchezza che loggettivismo antico, perch acritico, non pu avere pi che un significato storico e da
quando la critica kantiana ne ha fatto giustizia in modo definitivo, esso non trova pi alcun seguace (sic!)
2
. Ora
la Gestalt-theorie, per il W., gi belle giudicata: per crudele ironia della sorte e delle sue ambizioni di
modernit, essa appartiene allindirizzo realista e si riallaccia per derivazione ininterrotta allAristotelismo. Il
W. non fatica molto a rintracciare il processo filogenetico che riconduce la Scuola di Berlino nellambiente
greco-scolastico: lodierna Gestalttheorie partita dalla nozione di Gestaltqualitt di Cr. von Ehrenfels (1890),
che era stato discepolo di Alexis Meinong; questi, a sua volta, aveva frequentato le lezioni e lambiente
dellaristotelico Brentano, il quale infine era uscito dalla scuola di uno dei pi celebrati studiosi di Aristotele del
secolo XIX, Adolfo Trendelenburg. La Gestalttheorie non dunque che un ritorno ingenuo, e forse incosciente,
al tanto deprecato Begriffsrealismus di Aristotele, il quale ed qui il punto pi sconcertante dellesegesi del
W. nella sua teoria della conoscenza non ha fatto che rinnovare il sensualismo fisicista di Democrito. Il W. ha
pensato bene di far seguire allaccusa, per avvalorarne la gravit, un raffronto documentato delle asserzioni
capitali della Gestalttheorie con quel|le che si possono leggere in Aristotele e negli Scolastici, particolarmente
in Alberto Magno e Tommaso dAquino: le due serie di formule, a suo parere, rivelano un identico contenuto
dottrinale. I lettori che sono ormai al corrente dei princpi della Scuola berlinese possono rendersi subito conto
dei raffronti indicati, senza che sia necessario di richiamarli.
a) Il Wittmann anzitutto protesta contro la tanto pretesa originalit della Gestalttheorie, poich i suoi
princpi risalgono sostanzialmente alla Gestaltqualitt di v. Ehrenfels, ed anzi alla teoria scolastica della forma
efficiente (cfr.: la forma formativa e la forma impressa della Scolastica). Laffermazione confortata con
questa citazione presa da S. Alberto Magno: Resultant tria formarum genera: unum quidem ante rem existens
quod est causa formativa; aliud autem est ipsum genus formarum quae fluctuant in materia; tertium autem genus
formarum quod, abstrahente intellectu, separatur a rebus (206).
b) Lispirazione scolastica della psicologia dei Berlinesi ha avuto, secondo il W., la sua pi lampante
espressione nellopera (recente allora) di W. KHLER, Die physischen Gestalten in Ruhe und im stationren
Zustand (1920); nella quale la teoria aveva raggiunto il suo assetto definitivo. Passiamo brevemente in rivista le
citazioni prese dallopera del Khler assieme ai relativi cappelli scolastici appostivi dal Wittmann.
1) Il nostro scopo, afferma il Khler, quello di spiegare le propriet generali delle forme
fenomenali a partire dalle propriet generali delle strutture fisiche in quanto che noi mostriamo che le forme
fisiche, quali si riscontrano (auftreten) nel sistema nervoso ed ivi acquistano un significato psicofisico, devono
avere (il corsivo nel W.) una qualit e costituzione al tutto analoga, od in un senso ampio parallela a quella
delle forme della percezione fenomenale (op. cit., 174). In nota si commenta che lespressione del Khler
devono avere e lesigenza teorica da essa indicata, corrispondono nella loro dipendenza storica, anche se il K.
mostra di non essersene accorto, al principio di Tommaso dAquino:| Cognitum est in cognoscente ad modum
cognoscentis; oppure allaltro pi generale: Receptum est in recipiente per modum recipientis, che a sua
volta non che la riproduzione dellantico principio ,|at ,.t| a e et a e e ete| (De Anima, 409 b, 26).
2) Lo sviluppo della nostra teoria, continua il Khler, porta necessariamente a ritenere esservi una
somiglianza reale fra il processo psicofisico ed il campo (dellapparire) fenomenale, e questo non solo in
generale, in quanto che in ambedue i campi si ha da fare con forme, ma specialmente per ogni forma in ogni
singolo caso (op. cit., 193). In nota si commenta laconicamente: Nam species cogniti est in cognoscente (S.
Theol., I
a
, q. 13, a. 1).
Pi sotto il Khler chiarifica: La coscienza attuale (di qualche apparire fenomenale) si trova in ogni caso
congiunta ad un determinato processo psicofisico delle propriet reali di struttura (fenomenali e fisiche), che
non sono di fatto prive di senso. Il Wittmann commenta ancora: Omnis cognitio fit per assimilationem
cognoscentis ad cognitum (Summa Phil., II, 77) (206-208).
3) Il Khler riassumeva a questo modo il principio dellIsomorfismo, ovvero della corrispondenza
funzionale, che somiglianza, fra le strutture fisiologiche dei processi nervosi e quelle fenomenali della
percezione: Poich le propriet di simmetria soprageometrica della percezione delle forme non vanno
senzaltro intese in correlazione alla simmetria geometrica del processo dello stimolo, noi dobbiamo ascrivere al
processo fisiologico (centrale) che pu essere lunico intermedio di questa semplice correlazione, una
corrispondente simmetria funzionale dinamica, e trovare ancora per questa via e a questo modo che le forme
fenomenali e quelle psicofisiche sono fra loro simili (op. cit., 234). Il commento questa volta doppio: il
principio dellIsomorfismo prima illustrato con la espressione anonima: informatur sensus similitudine rei
sensibilis e con un rimando esplicito alla gnoseologia di Democrito secondo lesposizione fatta da Teofrasto
nel De Sensu ( 50); e poi con unaltra espressione parimenti anonima:| Forma dat esse et distingui (sagten
die Scholastiker) (208-209).
c) Infine, pensa il Wittmann, il principio dellIsomorfismo, secondo la forma ora riferita, porta alla
negazione esplicita di qualsiasi attivit dellanima nel processo di percezione della forma, ed anche questo si
accorda con il Sensualismo contenuto nei seguenti princpi: Sensus est quaedam potentia receptiva sine
materia (THOM., De Anima, lect. 13); Per speciem sensibilem sensus est actu sentiens (THOM., Summa Phil.,
I, 46; ibid. IV, II, 6). Vi si suppone ancora che ogni conoscenza avvenga per unassimilazione del conoscente e
del conosciuto, in modo che nella sensibilit si ha unimmagine della cosa sensibile con i suoi accidenti;
nellintelletto invece unimmagine delloggetto intelligibile secondo il suo contenuto essenziale (ibid. I, 84). La
species sensibilis rappresenta un individuo soltanto, e solo per essa pu esser conosciuto come tale: essa la
similitudo rei particularis (21).
Riassumendo, conchiude il W., possiamo dire: La valutazione critica definitiva del problema sollevato dal
Wertheimer consiste nel considerarlo una fusione fra il realismo formale della vecchia scolastica ed un realismo
formale fisiologico ovvero fisico, che a sua volta non che una nuova edizione della ormai vecchia e sorpassata
psicofisica
3
. Fin qui il Wittmann.
Le affermazioni ora riportate non possono che eccitare un profondo senso di stupore in tutti quelli che hanno
una qualche familiarit con il pensiero aristotelico-tomista, i quali insieme conoscono in qualche modo i princpi
della teoria della forma: la stessa stridente dissonanza che presenta la sola prima lettura della doppia serie di
proposizioni, raccolta dal Wittmann, pi che sufficiente per trovare paradossale lavvicinamento, o, peggio
ancora, lidentit teorica fra le due psicologie. Tale identit rigettata energicamente non solo dai Gestaltisti,
ma molto pi e soprattutto dagli Aristotelici. Fatte queste riserve generali sulla stranezza della situazione
prospettata dal W., si pu bene| riconoscergli il merito di aver tentato unimpostazione filosofica della teoria
della forma e del problema della percezione in generale e di averlo connesso con le intuizioni pi mature del
pensiero classico e medievale. Il W. ancor pi sinceramente da lodare per aver rigettato con franchezza
lipotesi idealista, inclusa quella fenomenologica pura, e di averne rilevato linsufficienza sia dal punto di vista
teoretico, come da quello sperimentale: su tutto questo ci si pu trovare pienamente daccordo. Ma nelle righe
seguenti vorremmo indicare che questo accordo potrebbe forse andar ancor pi oltre, fino ad incontrare quella
teoria media, a fondo genetico-funzionalista, che il W. vuol opporre al Realismo e allIdealismo, qualora vi si
astragga dal superfluo supporto kantiano. Poich in verit la critica al realismo fisicista di Democrito stato
proprio Aristotele a farla per primo e in modo definitivo; ed stato il medesimo Aristotele a prospettare, in
opposizione sia a Democrito come a Platone, una teoria genetica per la nascita e lo sviluppo del conoscere
nellanima. In questo punto la svista del W. ci parsa troppo grave, perch potesse essere scusata e non
meritasse, sia pur in modo elementare, di essere segnalata.

* * *

b) La critica di Aristotele alle forme fisiche di Democrito
Secondo il Wittmann, adunque, la Gestalttheorie si riduce al realismo grossolano albertino-tomista, e questo
deriva dallAristotelismo che, a sua volta, non fa che riprodurre il materialismo grossolano di Democrito: la
nostra ricerca critica riuscir forse pi convincente se seguiremo un ordine inverso, rimontando da Democrito ad
Aristotele e poi da questi a S. Tommaso. Ci si atterr alle sole fonti che sono state indicate dal W
4
.
noto che la teoria della conoscenza di Democrito, come| tutto il suo sistema, caratterizzata da una grande
semplicit ed armonia di linee: per il nostro argomento anzi si deve aggiungere che il grande Naturalista assai
meno originale che altrove, per aver adottato, quasi integralmente, la teoria del siciliano Empedocle. Pare infatti
che sia stato Empedocle a enunziare per primo il principio che il W. riferisce a Democrito: ,|at ,.t| a e et a
e e ete|
5
.
Si sa ancora che stato Empedocle a formulare in modo organico e definitivo la teoria dei quattro elementi:
aria, acqua, terra e fuoco, i quali, mescolandosi in varie proporzioni, vengono a formare tutti i corpi misti della
natura sia inorganica come organica. Va ricordato inoltre che i corpi naturali non hanno secondo Empedocle una
struttura piena e compatta, ma larchitettura intima, che regola la mescolanza degli elementi nei corpi misti,
comporta una certa discontinuit materiale, onde i corpi sono attraversati da pori ed aperture, per le quali si
possono stabilire le relazioni con gli altri corpi. Infatti Empedocle pensa che i corpi non siano mai in una
condizione di stazionariet assoluta, ma che da ciascuno si dipartano di continuo, proiettandosi allesterno, delle
flussioni od emanazioni, a :e eat , che sono le intime particelle dei corpi: sono queste particelle che,
penetrando attraverso i pori, stabiliscono le relazioni fra i corpi e mettono in movimento la natura
6
.
Su questa trasparente concezione del mondo fisico Empe|docle ha poggiato la propria gnoseologia, anzi
questa sidentifica con quella. Invero anche gli organi di senso, come gli altri corpi, sono attraversati da pori,
per i quali possono passare le emanazioni che arrivano dal di fuori e provocare quelle determinate relazioni che
sono i fatti di conoscenza. Empedocle doveva per spiegare il perch in realt non ogni organo di senso fosse
atto a reagire a qualsiasi emanazione, ma ciascuno invece fosse qualitativamente qualificato per un genere
proprio ed esclusivo. Perci egli suppone che attraverso lorgano possano penetrare solo quelle a :e eat che
hanno una cu.ta rispetto ai pori dellorgano, ci che suppone una somiglianza di natura fra i :e et e le
a :e eat . Cos per esempio locchio pu ricevere soltanto le a :e eat del colore, perch queste sole si trovano
ad essere simmetriche con i suoi pori, e non invece a quelli dellorgano dellodorato, o degli altri sensi. Di
qui si comprende il valore assoluto che aveva per Empedocle il principio che gli si attribuisce, non potersi
conoscere il simile se non per il suo simile
7
.
In questa gnoseologia naturalista le differenze specifiche fra gli oggetti di conoscenza sono in funzione
diretta e necessaria delle differenze di struttura (fisica) che hanno i pori dei rispettivi organi, cosicch nella
densa nube degli stimoli, cio delle a :e eat , che vengono a battere alla superficie dellorgano, ciascun organo,
a seconda della particolare struttura dei suoi pori, vi opera una rigorosa selezione di una sola categoria di
a :e eat
8
. Dalla teoria generale passa poi Empe|docle a mostrare come in particolare gli elementi si combinino
variamente per dare a ciascun organo la struttura confacente al proprio oggetto, onde si verifichi in ciascun
senso il principio generale che conosciamo: il simile con il simile; ed per la presenza nellocchio dei pori del
fuoco che vediamo il fuoco, per quelli dellacqua che vediamo lacqua, e cos via. Il filosofo siciliano da buon
naturalista rimasto fedele al principio del minimo mezzo, ed ha voluto tutto spiegare con i soli princpi della
cu.ta e della e ete ;
9
.
Democrito, a cui si riferisce il Wittmann, ha accettato integralmente la concezione di Empedocle nel suo
contenuto gnoseologico; ne differisce soltanto sotto quello fisico, per aver fatto precedere alla teoria dei quattro
elementi la propria teoria degli atomi e per aver difesa la teoria del vuoto per cui possibile il movimento
eterno degli atomi
10
. Gli atomi sono infiniti di numero e si muovono nelluniverso aggirandosi vorticosamente
ed in tal modo generano tutti i composti, fuoco, aria, terra, acqua; poich anche questi sono dei composti di certi
particolari atomi. Gli atomi invece non sono n scomponibili n alterabili appunto per la loro solidit. Il sole e la
luna sono pure composti di atomi lisci e rotondi, e parimenti lanima che tuttuno con lintelletto
11
. Pertanto
anche lanima conoscente, in quanto anchessa un essere naturale, deve constare di un dato assembramento di
atomi; essa pu quindi mettersi in relazione ed essere impressionata dagli atomi che hanno una somiglianza con
quelli in essa presenti. Il battere di questi atomi alle porte dellanima, ci che per Democrito costituisce
lessenza del fat|to percettivo. A questa teoria empedoclea egli aggiunse unaltra precisazione personale, e cio
che nel cammino che percorrono gli atomi per arrivare allorgano di senso e allanima, essi vengono a disporsi
(nel vuoto) in un determinato ordine e a prendere struttura e figurazioni particolari dette e.ts. a e (presso
Aristotele) .t eaa
12
. Sono allora queste figurazioni, vaganti nel vuoto in tutti i sensi, che costituiscono, secondo
Democrito, lo stimolo prossimo ed insieme anche loggetto terminale del conoscere.
Fermiamoci un istante: avrebbe ragione il Wittmann di far coincidere la gnoseologia naturalista di
Empedocle e Democrito con quella dei Gestaltisti moderni? I meglio qualificati per dare una risposta in merito
sono i Gestal-tisti stessi, e pare bene che, anche se condividono con quegli antichi pensatori il programma di
voler costruire una teoria della conoscenza da un punto di vista rigorosamente naturalista, essi tengano assai a
proclamare la novit assoluta del proprio principio. La supposizione, in particolare, fatta da Democrito dei
e.ts. a quali strutture figurali belle pronte, rispetto al soggetto che passivamente le riceve, in aperto contrasto
con il principio basilare della Gestalttheorie, secondo il quale lo stimolo periferico non ha organizzazione
alcuna e la stessa eccitazione periferica non che un mosaico di eccitazioni distinte, corrispondenti alle distinte
terminazioni nervose nelle quali si espande il nervo nellorgano di senso. Secondo il principio dellIsomorfismo,
che stato a suo luogo riferito con le parole del Khler, lorganizzazione percettiva viene al materiale sensoriale
tutta dallinterno ed in un secondo tempo, quando cio il sistema centrale delle correnti trasversali di raccordo
abbia raggiunto, secondo le leggi intrinseche al suo stato, una nuova condizione di equilibrio.
Ma checch possa essere dellaccusa di Democritismo fatta dal Wittmann alla Gestalttheorie, questaccusa
al tutto infondata nei riguardi di Aristotele, quando lo stesso Wittmann acco|muna Aristotele e Democrito. In
verit, oltre il principio che il simile si conosce con il simile, il Filosofo ne conosceva un altro, quello di
Anassagora, secondo il quale invece per il contrario che si conosce il contrario. Secondo il Beare questo
principio gnoseologico veniva ad accordarsi da una parte con quello metafisico del Neu ; a t, ;, e dallaltra
pareva pi facile spiegare con esso molti fatti sperimentali che contraddicevano apertamente allaltro principio.
Cos la percezione della temperatura sembra risultare dal contrasto fra le condizioni termiche inerenti allorgano
e quelle proprie delloggetto stimolante: quando, per esempio, lacqua, in cui si immerge la mano, ha gli stessi
gradi di calore della mano, non si avverte alcuna sensazione definita; limpressione non simpone che quando il
dislivello sia di qualche rilievo
13
.
Per quanto scarse siano le informazioni pervenuteci sul pensiero di Anassagora, esse sono sufficienti a farci
riconoscere che anche nel campo della gnoseologia il suo influsso sul pensiero di Aristotele ha avuto una portata
ampia e profonda: a questo sviluppo va riattaccato sia il principio della .ce ; di cui si discorrer fra poco,
come il tentativo di mettere in evidenza loriginalit dellattuarsi conoscitivo, anche se Anassagora, come ha
riconosciuto lo stesso Aristotele, finisca per ricadere nel Naturalismo. Se Aristotele accetta quindi il principio
della .ce ; e la applica al divenire conoscitivo, non lo fa se non levandosi a una sintesi superiore nella quale
siano salvate le legittime esigenze che quei due princpi avevano, ma che i filosofi precedenti esagerarono,
portandole allisolamento e allesclusivit. Anche qui, come in altri punti vitali dellAristotelismo, si tratta non
dinerte concordismo, ma di superamento comprensivo, dovuto ad una vasta informazione storica e ad un
criterio ottimista dello sviluppo dello spirito umano.
Il Filosofo accetta la suggestione, presentata da Anassa|gora, poter lattuazione sensoriale esser detta
unalterazione, una a et act;, e questo solo sarebbe sufficiente per stornare la esegesi proposta dal Wittmann.
Ma c ancora molto di pi. Aristotele, che concepisce lesercizio della causalit fra gli esseri come un processo
di assimilazione, quando arriva al problema dellattuazione conoscitiva rimanda ad una discussione precedente,
intorno alla natura dellassimilazione che si ha nel processo della nutrizione
14
. Si deve dire che il simile si nutre
del simile o il contrario del contrario? Ambedue le ipotesi, risponde il Filosofo, possono essere buone: tutto
dipende dal punto nel quale si vuol considerare lalimento, poich se lo si considera allinizio del processo il
cibo certamente dissimile, ed vero che il contrario si nutre del contrario; considerato invece al termine
dellassimilazione, quando fatto simile, parimenti esatto il dire che il simile si nutre del simile. Le due teorie
non sono quindi esclusive, ma possono essere conciliate, e tanto Empedocle e Democrito, quanto Anassagora
hanno toccato un aspetto della verit. Il passaggio, precisa per Aristotele contro Democrito, che fa lalimento
nel processo della nutrizione, implica una mutazione interiore che interessa le qualit reali, si tratta cio di una
a et act;. In modo analogo, e et a;, va considerato il processo dellassimilazione conoscitiva
15
. Anche questa
pu essere considerata come unalterazione qualitativa, una a et act;. Il senziente, prima di sentire, non
simile se non in potenza al sensibile: si fa simile al sensibile, che tale qualit in atto, dopo aver patito (essere
stato alterato) dal medesimo
16
. Per si deve subito aggiungere, e qui Aristotele| si stacca anche da Anassagora,
che si tratta di unalterazione originale e nuova. Le alterazioni, che si dispiegano nei processi naturali, incluso il
processo della digestione ora ricordato, restano essenzialmente una successione di contrar in modo che
lapparire del seguente implica la cessazione del precedente, appunto per quella vicendevole incompatibilit che
deriva dalla contrariet che hanno. Nellattuazione conoscitiva invece si ha che i contrar non solo vengono
salvati secondo il proprio contenuto formale, ma di pi essi coesistono come aspetti differenziali delloggetto di
una stessa facolt: cos i vari colori per la vista, i vari suoni per ludito... Quando Aristotele allora dice che il
sentire una a et act ; t;, egli rivela lintimo suo scrupolo di naturalista che lo portava a non staccare del
tutto il processo del sentire dagli altri processi naturali, onde fosse salva la continuit e larmonia fra la vita
dellanima e il corso della natura, che era stata perduta nel Platonismo
17
. Questa reazione antiplatonica non deve
per ingenerare il sospetto che Aristotele abbia finito col perdere di vista loriginalit dellassimilazione
conoscitiva. Il sentire certamente per lui un :a c,.t| ed un st|.t cat, ma di una natura particolare e non
qualunque. Essere mosso e andar soggetto ad alterazione qualitativa proprio dei corpi, immersi nel flusso della
corruttibilit, e Platone laveva proclamato alto e forte: qual significato potranno avere allora questi termini di
:a c,.t| e di st|.t cat quando vengono applicati allanima che conosce?|
2. ASSIMILAZIONE FISICA ED ASSIMILAZIONE CONOSCITIVA
Questa penetrante posizione del problema obbliga Aristotele a distinguere due modi di alterazione.
Consideriamo, egli dice, quellalterazione che lacquisto della scienza. Si pu dire sciente il bambino appena
nato, in quanto appartiene alla specie di coloro che possono avere la scienza; e si pu dire sciente chi ha
raggiunto ormai labito della scienza, anche se non lesercita sempre in atto. Ma sciente nel senso proprio del
termine davvero solo chi considera in atto loggetto della scienza, intendendo o ragionando. Ben tre sono
adunque in questo processo i passaggi dalla potenza allatto. Il primo, quello che porta ad appartenere alla
specie di coloro che possono sapere, viene fatto dalla natura e dal generante, e non presenta uno speciale
interesse per la nostra ricerca che si occupa direttamente solo degli altri due. Questi sono molto diversi luno
dallaltro. Se consideriamo invero il passaggio di chi ha la natura per essere sciente, com il bambino, allabito
della scienza, subito ci accorgiamo che esso pu implicare, non solo, come il precedente processo, dei passaggi
dalla privazione allabito, come dal non sapere al sapere, ma anche una vera alterazione fra contrar, come
quando si passa dallerrore alla verit e viceversa. Questultimo passaggio una mutazione reale ed esige la
distruzione, cio corruzione, della precedente disposizione dellanima. Il passaggio invece dalla possessione
abituale della scienza alla considerazione attuale non pu essere mai detto mutazione od alterazione in alcuno di
questi sensi, ma piuttosto salvazione ed amplificazione interiore, emergenza ontologica pura
18
. Rispetto a questo
termine, il processo conoscitivo| va considerato, pi che alterazione, conservazione e salvazione: pi che
successione di modi contrar di essere, progressione ed ascensione verso il fastigio dellessere. Occorre perci
distinguere bene due modi di alterazione: lalterazione fisico-corruttiva che propria del divenire corporeo e
lalterazione perfettiva, che caratteristica del divenire gnoseologico. Questa non avviene, come quella, al
termine della vittoria che un contrario riporta sullaltro, ma appartiene allascesa naturale che fa lanima
conoscente con lassimilazione oggettiva delle forme, nelle quali, secondo una preordinazione trascendentale,
essa chiamata, nelle condizioni opportune, a trasformare gradualmente la propria infinit attitudinale e
potenziale nella possessione reale di atti e forme. Aristotele cos preso dalloriginalit del fatto che illustra, da
essere costretto a confessare che il linguaggio non ha ancora un termine proprio per indicare il passaggio che fa
il conoscente quando passa allatto del conoscere attuale
19
.
Fra i commentatori, ALESSANDRO (di Afrodisia) aveva per tempo messo in rilievo il midollo speculativo
della concezione aristotelica. Avendo (Aristotele), egli osserva, mostrato che ogni cosa, che si trovi in potenza,
passa allatto per una mutazione passiva ed alterazione, escogit una divisione dello stesso patire ed essere
alterato, ed afferm che allora si ha vera corruzione da parte della qualit contraria ed abbandono completo
dello stato precedente, quando tutte le cose che ivi si trovano sono soggette a passione per il fatto che si mutano|
nei loro contrar. Queste invece (della conoscenza) afferm (esser un patire) non perch vi sia corruzione di
alcunch, ma piuttosto vi si ha conservazione ed accrescimento per il fatto che si riceve come atto quanto deriva
dallatto ed fatto simile. Lazione che viene da tale abito (della scienza), e da tale potenza (dellanima),
essendo la perfezione ultima dello stesso abito, non avviene per la mutazione nel contrario, ma per un passaggio
dello stesso (abito) dallo stato di ozio a quello dellagire. Colui che possiede gi la scienza diviene operante per
suo mezzo, e ci non altro se non un accrescersi verso una simile ed identica cosa
20
. Anche Alessandro passa
poi a distinguere due generi di alterazione profondamente diversi luno dallaltro, ed anzi si potrebbe dire che il
patire nella conoscenza non pu esser detto alterazione, ma mutazione soltanto, in quanto anchessa in
generale un passaggio fra due modi di essere
21
.
Ad Alessandro fanno eco gli altri commentatori.
Il FILOPONO sviluppa con compiacenza lanalogia fra la acquisizione, nei conoscenti, dellatto primo che la
natura e dellatto secondo del conoscere. Il principio attivo nella generazione forma il nuovo essere nelle viscere
materne e quando questo dotato di tutte le facolt necessarie alla vita, allora nasce. Le facolt, che sono nel
neonato, sono come degli abiti disposti a passare allatto, cosicch anche appena messo alla luce il bambino
percepisce i sensibili che si presentano: di fatti reagisce appena, nel nascere, tocca laria fredda e per lui
inconsueta e similmente reagisce alle stimolazioni della luce.
Due sono quindi le fasi dello sviluppo: dalla capacit allabito, e dallabito alloperazione; di esse la prima
causata dal generante, la seconda dagli oggetti esterni. Parimenti per la| scienza, il passaggio allabito della
scienza causato dal maestro o dai sensibili per unascesa e ricerca dai particolari alluniversale; ma dopo
lacquisto dellabito, il conoscente ha in s la forma del conoscere e pu uscire allatto quando vuole. A
differenza del senso, che resta sempre in dipendenza delloggetto esterno, la mente che ha labito della scienza
non ha bisogno di alcuna cosa esterna ma da s produce se stessa... Questo, perch la mente apprende gli
universali, i quali non si trovano al di fuori, ma nellanima sola
22
.
Riassume con fedelt e con la solita penetrazione il pensiero aristotelico AVERRO, che ebbe un influsso
decisivo in tutta la metafisica tomista della conoscenza. Hoc nomen passio commenta il filosofo arabo non
significat eamdem intentionem simplicem, sed quaedam est passio quae est corruptio patientis a contrario a quo
patitur, ut passio calidi a frigido et humidi a sicco. (Sed) etiam est passio quae est evasio patientis in potentia ab
eo quod est in perfectione et actu, secundum quod illud quod est in actu est simile, non contrarium, s. extrahens
ipsum a potentia ad actum e converso dispositioni in prima passione. Iste ultimus modus passionis est dispositio
eius quod est in potentia ex anima apud perfectionem moventem illud quod est in potentia et extrahentem eam in
actum non secundum primum modum passionis. Iste modus passionis est ex modo qui est evasio patientis ab eo
quod est in actu, movens ipsum, non corruptio eius: non enim considerat in aliquo postquam non considerabat
nisi qui scit illud, et haec non est alteratio secundum intentionem (...), quia ista transmutatio non est ex non esse,
sed est additio in transmutabili et ire ad perfectionem absque eo quod sit illic corruptio, aut mutatio ex non
esse, ponitur sicut mutatio ex ignorantia ad scientiam
23
.|
Averro, nel seguito del Commento, tanto preso dalla originalit del conoscere rispetto a tutti gli altri modi
di essere e di divenire, che fa un ultimo passo ardito ma che pare al tutto corrispondente allanalisi introspettiva
e bene in armonia con i princpi aristotelici che sono stati fin qui esaminati.
Afferma egli che, nel conoscere, oggetto e anima non solo passano ciascuno ad un grado superiore di essere,
come si detto, ma formano nellatto una sola ed identica cosa: il conoscente in atto il conosciuto in atto; pi
ancora o pi esattamente, conoscente e conosciuto formano una unit pi intima di quanto non facciano materia
e forma. Dicam igitur quod homo non fit intelligens actu nisi propter continuationem intellecti cum eo in actu;
et est etiam manifestum quod materia et forma copulantur ad invicem ita quod congregatum ex eis sit unicum; et
maxime intellectus materialis (= possibilis): et intentio intellecta in actu. Quod enim componitur ex eis non est
aliquod tertium aliud ab eis, sicut est de aliis compositis ex materia et forma
24
.
Questa teoria metafisica del conoscere passata certamente in S. Tom-maso
25
, ma al Gaetano che
dobbiamo un richiamo esplicito della prospettiva averroistica ed aristotelica di queste ardue dottrine.
Cognoscens est ipsum cognitum actu vel potentia, materia autem numquam est ipsa forma. Ex hac differentia
quoad esse sequitur differentia quoad unitatem: quod| scilicet cognoscens et cognitum sunt magis unum quam
materia et forma, ut egregie dixit Averroes in III De Anima, comm. V. Et rationem reddidit modo dictam, quia
ex intellectu et intellecto non fit tertium, sicut ex materia et forma: assignando enim pro ratione maioris unitatis
exclusionem tertii, aperte docuit unitatem consistere in hoc, quia unum est aliud. Unde Aristoteles in III De
Anima hoc idem praedocuit, dicens quod anima est omnia sensibilia et intelligibilia
26
.
Il conoscere si rivela pertanto nellAristotelismo come un processo di unificazione e di presenza: il mondo
che stato disperso in una molteplicit di forme di essere differenti si pu venire a raccogliere ed intensificare
nellanima capace di conoscere, e quanto prima era per natura fuori dellanima pu diventare presente per
lassimilazione conoscitiva. Nella quale si possono considerare due momenti: il conoscere, per cui c la
presenza, ed il processo di assimilazione che porta tanto loggetto come il soggetto a muoversi per la
realizzazione di questa presenza. Il primo momento caratteristico del conoscere come tale ed i suoi gradi di
perfezione sono i gradi di perfezione del conoscente nellordine dellessere, cosicch in Dio che il primo
conoscente sono presenti sotto qualsiasi aspetto conoscibile tutte le cose. Il secondo momento si trova soltanto
nei conoscenti, i quali hanno da realizzare questa presenza con lesercizio di facolt e di atti come proprio
degli enti finiti nei quali la propria natura tale o talaltra e non pu essere specchio di tutta la realt. Di qui si
diparte la metafisica della specie conoscitiva.|
3. LASSIMILAZIONE INTENZIONALE
a) Struttura degli organi di senso e conoscenza
Con la rivendicazione delloriginalit assoluta che compete allattuarsi conoscitivo, Aristotele ha sorpassato
tutte le teorie precedenti, tanto di Empedocle e Democrito, come di Anassagora. Non si creda per che la
posizione di Aristotele sia tutta qui; essa procede a delinearsi nei seguenti capitoli del II libro del De Anima (cc.
7-12) e nellopuscolo De Sensu et Sensato, ove, a partire dal principio sopraricordato della .ce ;, il filosofo si
attarda nel minuto sviluppo di una psicofisiologia degli organi di senso. Il fatto spiace molto agli Idealisti che si
rammaricano aver Aristotele rinunziato a conservare intatta la originalit della vita dello spirito, come sembrava
promettere con le sue prime riflessioni, che con lo sviluppo analitico del principio della .ce ; verrebbero
completamente annullate. In realt per chi vuol penetrare nello spirito della concezione aristotelica appare
invece chiaro che proprio questo principio che d una base di consistenza alla nuova teoria aristotelica. Il
Filosofo nella sua elaborazione parte dal fatto che ogni senso capace di apprendere oggetti che sono fra loro
contrar, che si oppongono cio entro lambito di uno stesso genere. Ogni senso, si sa, ha un proprio oggetto
formale ed per esso che si distingue dagli altri sensi cosicch tutti i sensibilia che costituiscono lambito del
suo oggetto formale sono, sotto questo aspetto, uniformi, mentre sono eterogenei ai sensibilia di un altro senso.
A questo modo, per esempio, tutte le specie e variet di colori restano sotto il dominio del senso della vista e
sfuggono a quello delludito... Ma da notare che nellambito di questoggetto differenziale primario (ob.
formale quo), si distinguono var oggetti formali secondari (ob. formale quod), ed Aristotele distingue, per
esempio, nel genere supremo del colore e del visibile una molteplicit di colori che si dispongono in serie
progressiva e continua entro i limiti estremi del bianco e del nero. Il senso unico e in s indiviso della vista
domina tutte queste variet nel campo del suo proprio oggetto, le paragona e le di|stingue. Cio, ogni senso porta
su di una qualit unica (il sensibile proprio) o, meglio, porta sopra un genere che comprenda almeno una coppia
di contrar: bianco e nero, dolce e amaro, duro e molle..., ci che gli permette di patire dagli estremi e di
apprezzarli (cfr.: De Anima P, 12, 424 a, 2; ibid., a, 28). Evidentemente, prosegue il Filosofo, tutto questo non
possibile se non in quanto si ammette che la facolt nella sua intima natura possiede una certa qualit media, ed
una tale qualit o ragione differenziale (e ,e;). infatti per questa qualit media o .ce ; che la facolt pu
essere ragione differenziale e collocarsi in alto in mezzo agli estremi bianco, nero, o qualsiasi altra coppia di
colori contrar e rilevarli come tali
27
. Poich la facolt sensibile atto di un organo (De Anima, II, 1, 412 b,
17) ad essa proporzionato, questa particolare qualit di mediazione funzionale, che ha la facolt rispetto ai
sensibili contrar, ha il suo fondamento in una particolare forma di struttura che hanno preso nellorgano della
facolt gli elementi che costituiscono i corpi sensibili. Con questa precisazione Aristotele viene a spiegare
perch gli oggetti corporei possano arrivare in qualche modo fino allanima. Siamo tornati alla teoria di
Empedocle? Per niente, ma al contrario la si esclude. Il principio della .ce ; stato introdotto per spiegare il
fatto che, mentre lorgano esterno immutato fisicamente dallo stimolo, la facolt che attua lorgano e lanima
stessa vengono ad essere mutate secondo quel modo di mutazione che abbiamo illustrato poco fa. Per questa via
inaspettata e nuova nella storia del pensiero, Aristotele, conclude giustamente il Beare, trasforma tutte le teorie
precedenti: contro Empedocle che aveva proclamato la necessit di una cu.ta fisica fra lorgano e loggetto,
fra le a :e eat e i :e et, Aristotele sostitu una simmetria formale, fondata sulla contrariet; contro Anassagora
che considerava il sentire una a et act; fisica, Aristotele sostituisce una| . :t eect; .t ; au e
28
. Per Aristotele il
sentire non un semplice processo dintegrazione fra i corpi, ma lapprensione discriminata di una particolare
proporzione formale, che essa stessa una forma, ed il senso la capacit innata di tale discriminazione
29
: la
essenza propria del conoscere cos messa in chiaro in modo definitivo.
Il Filosofo ha concepito la struttura degli organi di senso secondo unordinazione trascendentale, non fisica,
alle qualit da apprendere; tale ordinazione, rispetto agli stimoli propr, non data n da affinit, n da
contrariet come volevano le due direzioni dei filosofi Naturalisti, ma piuttosto da una sua condizione di
neutralit. Lorgano compie la sua funzione in quanto ricettacolo neutrale e poi veicolo interno delle qualit
che si trovano in un veicolo esterno (il medium). Il principio ha la maggior evidenza nel caso del tatto, ma vale
in generale per tutti gli organi di senso. Si deve cio supporre che lorgano risulta da una particolare mescolanza
(.tt;), secondo proporzioni eguali, degli elementi in modo che si venga a costruire un quid medium fra la
soglia minima e massima di quel campo sensoriale; lorgano, a questo modo, cio la facolt, e lanima per esso,
pu registrare le sensazioni come variazioni fra le due soglie e giudicare della entit di tali variazioni. Per via
della .ce ; anche la conoscenza sensoriale pu esser detta un giudicare e ,a . ce| sttse | fra due
qualit contrarie
30
.|
Gli stessi elementi e qualit formano gli oggetti (at ca ) e gli organi (at ctsa ) del sentire. Quando
pertanto un certo at ce |, p. es. una certa temperatura, affetta il suo corrispondente at ctse |, come quando
un oggetto caldo affetta il senso del tatto, accade questo che il caldo (e .e |) delloggetto opera sopra
lorgano producendovi una a et act;, per la quale la temperatura dellorgano sale (o scende) gradualmente
verso quella delloggetto. Questa a et act; fisica la condizione sine qua non della percezione: appena essa
completa, il senso passa allatto del sentire: e at c te| . |.,.t esso percepisce loggetto come caldo (o
freddo) e questo latto proprio della facolt e dellanima
31
.
Per Aristotele questa non una nozione sporadica, ma radicata nei princpi stessi per cui si opposto tanto al
materialismo dei Naturali, come allidealismo di Platone. Facolt ed organo formano ununit come lanima ed
il corpo: come questi formano una unica natura e sostanza, cos lorgano e la facolt formano un unico principio
operativo e dnno un unico atto che lapprensione delloggetto.
Lorgano, per la sua materialit, rende possibile il contatto con la realt esteriore
32
e ne riceve gli influssi.
Questa recezione dello stimolo nellorgano, per misteriosa che sia, implica sempre un certo scuotimento che
appunto una alterazione quando la entit dello stimolo al di sopra della proporzione qualitativa attuale
dellorgano. La recezione ed alte|razione, che gi nello stesso organo non pi completamente fisica
altrimenti lorgano si corromperebbe, crescerebbe, diminuirebbe... viene avvertita e come trascritta dalla
facolt ed questa che detta la forma delloggetto, presente nellanima conoscente e che costituisce
loriginalit della vita conoscitiva.
Nellatto del sentire salgono di un gradino nella scala ontologica tanto loggetto come il soggetto, ed esso
segna, dopo gli oscuri tentativi della vita organica, un grado decisivo di quella espansione ed ascesa dellessere
che sta alla base del naturalismo aristotelico.
Questo ascendere formale dellanima avviene per tappe e raggiunge il suo pi alto grado di purezza e
pienezza nellintelletto, ma tocca al senso fare i primi passi. Per la connessione reale che ha, secondo Aristotele,
lanima con il corpo ed il senso con lintelletto, si pu, e si deve dire, che nellAristotelismo lanima va soggetta
ad uno sviluppo reale nel tempo, onde c il problema della cultura e dellarte e resta fondata laffermazione,
che parrebbe tanto orgogliosa se non fosse vera, poter lanima diventare in qualche modo tutte le cose
33
. Con
quella netta distinzione fra i due modi di patire e di alterarsi, torna Aristotele a collocare lanima conoscente
nella sfera dei valori soprannaturali, ove laveva collocata il suo maestro Platone e a considerarla come questi il
e :e; a | .t ea |
34
. La differenza sempre profonda, che separa i due pensatori, da ricercarsi nellaver
Aristotele considerata lanima conoscente come atto e forma del corpo, e nellaverla lasciata (non dico
abbassata), nella condizione di essere un elemento della natura, che arriva al suo termine naturale per la
messa in atto di virtualit e strumenti, atti alla conquista degli oggetti.
Chi ha tentato per primo di seguire una via media, possiamo dirlo al Wittmann, fra la gnoseologia
grossolana dei Naturalisti e quella idealista di Platone, stato proprio Aristotele. Come osserva giustamente il
Ross, la differenza fra la con|cezione aristotelica e quella dei predecessori mai appare cos evidente come
quando il Filosofo descrive la sensazione quale un potere insito di discriminazione a partire dal quale si possono
raggiungere le pi alte attuazioni secondo uno sviluppo che avanza in modo continuo
35
. Ed Aristotele stesso si
incaricato di tracciare una mirabile descrizione di questa ascesa dellanima nellultimo capo dei Posteriori
Analitici e nellIntroduzione alla Metafisica
36
, ove il Wittmann avrebbe trovato, ci pare, tutta la sostanza del suo
funzionalismo genetico secondo una forma assai pi conveniente ed umana di quello che si abbia nellarido
schematismo kantiano.
sintomatico lapprezzamento che Hegel fa di questa teoria del Filosofo. Il sentire per lui (Arist.), egli
dice, soltanto una possibilit (noi diremmo reattivit), ma questa possibilit a un tempo anche attivit, e non
pu dunque esser concepita come pura passivit [i due momenti del sentire]. Lazione dallesterno, come
passivit, il primo; ma dopo interviene lattivit a far proprio questo contenuto passivo. Questo il punto di
vista veramente esatto circa la sensazione, in qualsiasi maniera si svolga poi tutto il resto, sia secondo
lidealismo soggettivo, sia altrimenti. Infatti perfettamente indifferente che noi ci troviamo determinati
soggettivamente od oggettivamente: in entrambi i casi contenuto il momento della passivit. Con questo
momento della passivit (egli) non si trova certamente in condizioni dinferiorit rispetto allidealismo; la
sensazione per un certo lato sempre passiva... La reazione del senziente consiste adunque in questo ricevere
attivamente in s il sentito: questa appunto lattivit nella passivit, quella spontaneit che nella sensazione
supera la recettivit. Il senziente in quanto fatto simile a se stesso, mentre sembra esser posto ad un influsso
(esterno), pone la medesimezza (die Dasselbigkeit)
37
.
Lultima espressione di Hegel un vero in cauda ve|nenum mostra che egli ha compreso e si assimilato
soltanto un aspetto, il secondo, della posizione aristotelica, trascurando il principio della .ce ;: esso urtava
troppo apertamente con il suo razionalismo.
In verit bisogna riconoscere che il principio non scevro di difficolt che vanno considerate pi da vicino.
* * *
b) Il progresso dellassimilazione conoscitiva
Infatti, malgrado la spiccata originalit che tocca riconoscere alla teoria aristotelica del sentire, qualcuno
potrebbe obbiettare che il principio della .ce ; adottato da Aristotele, riporta in pieno e giustifica, sia pure per
una via impensata, laccusa mossa dal Wittmann di unidentit dottrinale fra il principio dellIsomorfismo, che
caratterizza la moderna Gestalttheorie e la concezione aristotelica del sentire. Checch sia di qualche analogia
esteriore, credo personalmente che per quanti hanno uninformazione sufficiente delle due teorie, od hanno
seguito almeno le precedenti osservazioni, il dubbio ora avanzato non ha alcuna ragione di sussistere: ma non
sar inutile laggiungere qualche ulteriore osservazione. Loccasione ci offerta dallo stesso Ross nellesame
che fa della teoria aristotelica. Secondo questo infaticabile cultore degli stud aristotelici non si pu dire con
certezza se Aristotele sia davvero riuscito a raggiungere una concezione del sentire come di una attivit
puramente mentale, che non abbia niente in comune con i processi del mondo fisico: egli resta ancora sotto
linflusso del materialismo primitivo
38
. Il Ross conosce troppo bene il pensiero del Filosofo per non riconoscere
la distinzione netta che questi ha fatta fra limmutazione che causata nellorgano corporeo dallo stimolo e la
conseguente mutazione che ha luogo nella facolt e| per essa nellanima che si muove a conoscenza,
lapprensione cio discriminata di una qualit formale senza la materia. Invero solo in quanto il ricevere la
forma senza la materia significa il puro possesso oggettivo della forma, che lespressione aristotelica pu
costituire una descrizione esatta dellattuarsi sensoriale dellanima. Il Ross per trova che non unespressione
troppo evidente il dire che lorgano qualificato dalla forma delloggetto, onde la frase e.stse | eu .t eeu; a
suo parere copre unambiguit radicale: di qui linestricabile confusione fra fisiologia e psicologia nella
descrizione che Aristotele fa della percezione
39
.
In realt i dubb delleminente esegeta sono meno drammatici di quanto egli pensa. Essi sembrano procedere
dal preconcetto platonico-cartesiano che il conoscere in tutte le sue forme non possa essere che unattivit pura
dello spirito, alla quale sia interdetta qualsiasi partecipazione del corpo: ma questo un principio puramente
sistematico e punto giustificato, ed precisamente contro di esso che insorse Aristotele. Chi si rende conto che
loriginalit della sua enorme fatica speculativa, in opposizione a Platone, si trova nella ispirazione naturalista,
ben comprende come egli si sia vivamente preoccupato di concepire la distribuzione degli enti nel cosmo
secondo tutti i gradi di un ordine gerarchico ascendente: cos il sentire, bench resti confinato nella corporeit,
rappresenta il primo gradino e il modo infimo di attuarsi di quella formalit e perfezione la conoscenza che
raggiunger la realizzazione perfetta nellattivit del N0\L supremo di cui si discorre nel libro A della
Metafisica. Ed Aristotele non si elevato al concetto di sensazione quale attivit puramente mentale, come
vorrebbe il Ross, perch nella sua concezione dei gradi di essere la sensazione non pu essere tale: il sentire
certamente un attuarsi pi nobile di qualsiasi attuazione fisica, e si pu dire che tocca e adombra in qualche
modo limmaterialit, ma non raggiunge| ancora la spiritualit positiva. Il concetto proprio del sentire che
Aristotele si fatto come attivit che alla soglia della vita spirituale, senza riuscire a varcarla, certamente
molto difficile, e si pu convenire che il Filosofo lo abbia espresso come ha potuto, e che non abbia diradato
tutte le ombre del profondo mistero di unattivit in cui confluiscono due mondi opposti: la materia e lo spirito.
Come avviene, infatti ci si pu chiedere, che i corpi materiali, oltre lalterazione fisica evidente che
producono sullorgano di senso, riescano a causare unimmutazione occulta sulla facolt e ad amplificare
lanima stessa? Laffermare soltanto che le cose avvengono a questo modo, perch lanalisi fenomenale lo
attesta, pu risolvere la questione sotto laspetto dellan est, mai sotto quello del quid est e del quomodo est.
Non si pu negare che limpostare la questione a questo modo tocchi il cuore del problema e ne riveli le
esigenze reali, soprattutto quando ci si voglia fermare al solo testo aristotelico.
La difficolt pi rilevante, a questo punto, consiste nel concepire la natura dellalterazione che si ha nel
primo momento del sentire, ed qui che Hegel, e con lui la filosofia moderna, non ha pi seguito Aristotele.
Invero o la natura dello stimolo sensoriale, che come sappiamo una :ats :ete ; resta intatta tale e quale
anche nel secondo tempo quando attua la facolt e lanima, ed allora si ricade nel materialismo dei Naturali che
il Filosofo voleva evitare. Oppure, nel secondo momento, si viene a generare una qualit di ordine superiore a
quella fisica dello stimolo, ricevuta dallorgano; ma allora non si sa in quale rapporto stia la seconda con la
prima e loggettivit della conoscenza perduta.
A voler scrutare il problema, senza pregiudiz, bisognerebbe dire che lattuazione sensoriale propria
dellanima e sorge in modo autoctono dalle profondit della medesima, come voleva Hegel.
Il fatto che la sensazione dipenda dagli stimoli esteriori non nuocerebbe a questa autonomia, ma toccherebbe
soltanto le condizioni del suo sviluppo esteriore: dottrina questa implicita nella teoria platonica dellanamnesi e
che stata portata| nel clima moderno da Leibniz, Herbart e Lotze.
Il punto di partenza del Filosofo invece la constatazione che noi passiamo dal non sapere al sapere, dal non
sentire al sentire; e che il sentire avviene sempre e solo quando un dato stimolo esterno arriva agli organi in
certe particolari condizioni; che se lo stimolo viene a mancare o si muta, viene a mancare e si muta anche la
sensazione; e che quando manca un organo, o viene alterata la funzione, viene a mancare e ad essere
notevolmente alterato tutto un settore dalla nostra conoscenza. Pertanto latteggiamento di Aristotele pare ancor
oggi il pi fondato perch improntato ad una saggia valutazione dei dati di esperienza interna ed esterna.
Da questo complesso di fatti Aristotele fu portato a concludere che il conoscere nostro, ed il sentire
specialmente, nel suo aspetto oggettivo causato anzitutto dalla realt esterna e dalla buona funzione degli
organi, e non una creazione pura od una autorivelazione di ordine inferiore che lanima fa a se stessa. Una
simile constatazione, per uno spirito cos aderente alla realt qual egli era, costituiva una certezza che non
poteva essere scossa da alcuna delle difficolt circa il modo secondo il quale si svolge il processo conoscitivo
nel suo intimo: attorno alle quali difficolt, del resto, nessuno si pi affaticato di Aristotele stesso
40
.|

* * *

c) Immaterialit ed intenzionalit
In realt, per, il problema potrebbe essere presentato da un punto di vista pi concreto ed aderente alla
realt, come hanno cercato di fare gli Scolastici invocati dal Wittmann. Cos Alberto Magno osserva che
irreale il rinchiudersi nellopposizione materia e spirito, e negare qualsiasi possibilit di contatto e connessione
fra i due mondi. Si deve tener presente che i sensibili non agiscono (direttamente) sullanima, ma essi agiscono
anzitutto sugli organi del corpo, e questo non offre difficolt alcuna. Ma gli organi sono animati, ed per questo
che le impressioni delle cose sensibili possono arrivare fino allanima
41
.|
Non si pu negare anche qui che la risposta sia pertinente, specialmente quando la si connetta con il
principio della .ce ;; ma forse anche questa soluzione, cos com, lascia la impressione di essere pi formale
che reale. Sta bene che i sensibili, in quanto sono degli stimoli corporei, possano agire sugli organi di senso,
parimenti corporei, e che gli organi, cos mossi, facciano arrivare limpressione fino allanima; ma come che
degli stimoli di natura corporea, riescono, restando tali, a muovere la facolt e lanima allattuarsi formale che
il conoscere, emergenza pura sopra i processi materiali? Ecco la questione la quale, quand cos posta pare
tuttaltro che oziosa.
S. Tommaso rigett espressamente il ricorso ad un senso agente
42
e cerc per suo conto una soluzione che
fosse coerente con il sistema delle cause naturali, portando cos il problema gnoseologico nel campo metafisico
della subordinazione degli esseri. Suppone perci il Santo Dottore che i corpi naturali siano dotati di una doppia
causalit: una causalit materiale che ad essi conviene come corpi in modo proprio, ed la capacit di alterarsi a
vicenda nei processi di generazione o corruzione; ed una causalit di altro genere che si potrebbe chiamare
pretermateriale, per cui moltiplicano e fanno arrivare agli organi di senso delle eccitazioni cosiffatte, da poter
impressionare in modo non materiale la facolt e lanima appren|dente. Questa causalit, a differenza della
prima, compete ai corpi, non in quanto corpi, ma in quanto soggiaciono alle influenze dei corpi celesti e delle
sostanze separate ed hanno quindi questa causalit come partecipazione e non come proprio possesso. Secondo
il Dottore Angelico lazione degli elementi dipende dai corpi celesti, e i corpi celesti operano in virt delle
sostanze separate da cui sono mossi. I corpi terrestri ricevono dai corpi celesti una doppia comunicazione di
causalit, una causalit derivante dal moto locale di traslazione e che cesserebbe col cessare del medesimo, ed
una intenzionale derivante dalla perfezione della loro natura come tale e che continuerebbe ad esercitarsi anche
se la prima cessasse. Elementa ergo agunt, afferma categoricamente S. Tommaso, in virtute corporum
caelestium, et corpora caelestia agunt in virtute substantiarum separatarum; unde cessante actione substantiae
separatae, oportet quod cesset actio corporis caelestis, et ea cessante, oportet quod cesset actio corporis
elementaris. Sed sciendum quod corpus habet duplicem actionem; unam quidem secundum proprietatem
corporis, ut scilicet agat per motum [...]; aliam autem actionem habet secundum quod attingit ad ordinem
substantiarum separatarum, et participat aliquid de modo ipsarum, sicut naturae inferiores consueverunt aliquid
participare de proprietate naturae superioris, ut apparet in quibusdam animalibus, quae participant aliquam
similitudinem prudentiae, quae propria est hominum. Haec autem est actio corporis, quae non est ad
transmutationem materiae, sed ad quamdam diffusionem similitudinis spiritualis intentionis quae recipitur de re
in sensu vel intellectu, et hoc modo sol illuminat arem, et color speciem suam multiplicat in medio. Uterque
autem modus actionis in istis inferioribus causatur ex corporibus caelestibus. Nam et ignis suo calore transmutat
materiam ex virtute corporis caelestis; et corpora visibilia multiplicant suas species in medio virtute luminis
cuius fons est in caelesti corpore. Unde si actio utraque corporis caelestis cessaret, nulla actio in istis
inferioribus remaneret. Sed cessante motu caeli, cessabit prima actio sed non secunda; et ideo cessante motu
caeli, erit quidem actio in istis inferioribus illu|minationis et immutationis medii a sensibilibus; non autem erit
actio per quam transmutatur materia, quam sequitur generatio et corruptio
43
. Altra dunque la causalit
materiale, altra quella intenzionale che ha luogo nella conoscenza.
Essa una qualit speciale che non compete al corpo, in quanto corpo e si trova anche nel mezzo ambiente
(medium) a traverso il quale si trasmette lo stimolo, in modo per anchesso transitorio fluens e destinato a
produrre nel conoscente, ad assimilazione compiuta, una intentio quiescens, una qualit cio la quale dice un
riferimento trascendentale, che la specie conoscitiva, e per essa la facolt e lanima possiedono, alloggetto fatto
presente nella specie.
Il Brentano, il quale, come si detto, ha ripreso con vigore questa dottrina dellAristotelismo classico, ha
potuto mostrare quanto ingiustamente e senza cognizione di causa il pensiero moderno pretenda daver superato
il pensiero aristotelico. Solo la inesistenza intenzionale caratterizza i fenomeni psichici in quanto sono quei
tali fenomeni i quali contengono un oggetto in se stessi. Chi si rifiuta di accettare tale nozione, deve ridursi
con Democrito, R. Bacone, Campanella, ed ai nostri giorni B. Russell a confessare lidentit di natura fra i
fenomeni fisici e le attuazioni conoscitive.
Ma per avere uninformazione adeguata del problema, bisogna aggiungere che non ci si deve accontentare
dellintenzionalit terminale, quella del conoscente in atto, come fece il Brentano che ruzzol e fece ruzzolare
altri nel soggetti|vismo; ma bisogna anche considerarla nel medium e nei corpi stessi.
A questo modo si potrebbe dire che nel soggetto attuato la intenzionalit ha ununica direzione, quella di
riverbero dal soggetto verso loggetto; nel medium una intenzionalit doppia: verso loggetto da cui viene e
verso il soggetto a cui va; nelloggetto infine una sola direzione: quella diretta verso il soggetto a traverso il
mezzo ambiente fino ai sensi che danno inizio allassimilazione propriamente conoscitiva.
quanto si pu dire in sede fenomenologica intorno al pi oscuro mistero del problema della conoscenza
umana, ai confini della materia e dello spirito.
Una concezione di questo genere non pretende certamente di far avanzare laspetto sperimentale del
problema, ma chi quello psicologo oggi, il quale, dopo aver assistito alla proteiforme variet dei sistemi
psicologici che si sono avvicendati dalla met del secolo passato a questa parte, difenda sinceramente la
sufficienza del metodo sperimentale? Il Wittmann ha rilevato in modo efficace, nellintroduzione citata, che la
crisi attuale della moderna psicologia soprattutto una crisi speculativa. Onde ci pare che lardita concezione
tomista, ora esposta, sfrondata che sia di quelle superficialit derivanti dalle particolari condizioni di cultura del
tempo in cui sorse, sia ancora degna di qualche considerazione, anche se la stessa tradizione tomista non si
finora preoccupata troppo di valorizzarla. Il pensiero tomista autentico certamente limpido, coerente, organico,
ma non semplicista, e tanto meno amante delle sovrastrutture; vi si trova, al contrario, di continuo soffuso un
profondo senso del mistero che pongono alla nostra debole intelligenza i fatti anche pi ordinari dellesperienza,
quali lesistenza, la causalit, la conoscenza... Per questo il ricorso ai princpi metafisici supremi non un
salvataggio in extremis, come parrebbe a prima vista, ma lultima risoluzione intelligibile obbligatoria che si
possa fare dei problemi, anche se il senso intimo dei problemi sembra si ostini a fuggire davanti a noi.|
4. LA SPECIE COME PRINCIPIO DIMMANENZA
Si pu convenire che tutto questo Tomismo, non Scolastica oppure Aristotelismo. Sembra infatti che
Aristotele si sia fermato ad una descrizione puramente fenomenologica del conoscere, quale pu aversi da un
accurato esame dei dati di esperienza. Alla fine della sua trattazione analitica sui singoli sensi, riassumendo in
breve la teoria generale del sentire, egli osserva che si deve ben comprendere essere la sensibilit la capacit di
ricevere la forma senza la materia
44
. Aristotele illustra questo principio, che, come si visto, una sua
conquista personale, con un esempio significativo, quello della cera che riceve in s limpronta, cio la forma
dellanello, senza la sua materia: la cera riceve il sigillo aureo o bronzeo, ma come sigillo soltanto, e non come
oro o bronzo. Similmente anche il senso subisce lazione e si assimila ci che ha colore, suono..., non secondo il
contenuto fisico degli oggetti che portano quelle qualit, ma secondo il solo aspetto formale, secondo il quale
ciascuna di quelle qualit ha un proprio rapporto trascendentale con il senso. Cos il senso e lanima si attuano
nella formalit pura delloggetto, senza mescolarsi alla corruttibile e contingente materialit. Il principio della
.ce ; prende il suo significato teoretico qui, nel mostrare come dal mondo della corporeit possa arrivare
allanima la forma senza la materia; e quando Aristotele afferma energicamente che, se si vuol ritenere essere il
sentire un patire ed un alterarsi, si tratta di un patire ed un alterarsi di natura speciale e irriducibile a quello
fisico, era nel suo pieno diritto. Del patire,| come si detto, il conoscer creato (ed il sentire) non ritengono,
secondo la profonda avvertenza di Alessandro di Afrodisia, se non il carattere generico di passaggio dalla
potenza allatto: anzi sembra che nellattuarsi conoscitivo creato si abbia lesempio pi tipico del passaggio
dalla potenza allatto ove il contenuto metafisico delle nozioni di atto e potenza raggiunge una particolare
purezza concettuale.
Nel divenire naturale della generazione e corruzione, prima che i processi di disgregazione prodotti dalle
alterazioni qualitative siano avanzati, la potenzialit del soggetto verso la nuova forma ancora mascherata ed
ha una portata pi logico-metafisica che reale; finch la sostanza gode del tranquillo equilibrio dei suoi
elementi, lindigenza della nuova forma non pu ancora delinearsi. E quando i processi disgregativi riescono ad
avere il sopravvento su quelli conservativi, non che a stento, e dopo una resistenza pi o meno lunga, ma
sempre reale, che lagente estrinseco, ottenuta la vittoria, causa il regresso della forma precedente e provoca il
comparire della nuova forma. Nellassimilazione conoscitiva, al contrario, niente di queste contrariet, riluttanze
e rinuncie: il conoscente si attua nella forma conosciuta senza alcuna rinuncia di quanto gi possiede, n le
attuazioni precedenti costituiscono una concorrenza e un impedimento allascesa dellanima, ch anzi pi questa
si fatta doviziosa, pi cresce passi la frase nella freschezza originale e nativa e nella capacit di
assimilazione. Onde vero che il conoscere nelle creature lattuarsi puro di una potenza pura, e non un
passaggio di valore contrario indifferente, com quello di ogni generazione e alterazione corporea che pu
avvenire in tutte le direzioni e sempre in modo reversibile. Lanima, che la forma particolare presupposta
allattuazione conoscitiva, non deve rinunciare a se stessa quando passa al conoscere, ma piuttosto vi trova la
salvezza ed ogni prosperit per la possessione delloggetto. Questa possessione delloggetto resa possibile, dal
punto di vista della struttura soggettiva dellanima, per il determinarsi e il sorgere, che il sensibile produce nella
facolt e nellanima, di una particolare modificazione qualita|tiva, detta specie conoscitiva
45
. La specie
appunto quella particolare affezione, che ragione intrinseca onde lanima si trovi in tale e tale attitudine verso
loggetto
46
. La funzione della specie nella facolt nellanima adunque squisitamente metafisica e
trascendentale, ed incomprensibile che il Wittmann abbia voluto con tanta insistenza avvicinarla, anzi
identificarla con il principio delle forme fisiche della Gestalttheorie. Invece di essere lequivalente di quel
principio grossolano e materialista che il principio dellIsomorfismo, essa il suo antagonista irriducibile. La
specie, anche quella che si ha nella sensazione, rappresenta certamente la risonanza provocata dalloggetto
sulla facolt e sullanima, ma essa una risonanza nellanima e nella facolt, ed una vera ignoratio
elenchi il confonderla con i processi nervosi che avvengono negli organi periferici e nei centri cerebrali. Anche
se si dovesse ammettere, e non necessario ammetterlo per chi ritiene la posizione tomista sopra accennata
circa la causalit intenzionale partecipata ai corpi dagli esseri superiori, che sono questi processi fisiologici i
determinanti unici del conoscere, resta sempre vero che essi rappresentano la fase preparatoria e remota, che
non ancora lassimilazione oggettiva che avviene nella facolt e nellanima per via della specie. la
specie intenzionale che nel suo ordine, cio in quello soggettivo, costituisce uno status in quo del processo
assimilativo, mentre il ciclo dei processi nervosi continua normalmente il suo decorso lungo le vie afferenti ed
efferenti dei neuroni interessati dalleccitazione (periferica). Per questo si dice nellAristotelismo che alla
species come tale compete un modo di essere particolare, lessere intenzionale: la specie che
ontologicamente una qualit accidentale dellanima, gnoseologicamente quello che loggetto a cui si
rife|risce e che riferisce, perch da esso specificata e ne ripete la struttura oggettiva nella facolt e nellanima.
Questo corpo di dottrine, nonostante le ardue difficolt che pu presentare ad una penetrazione analitica,
contiene un nucleo centrale di evidenza indiscutibile e che appartiene al numero di quelle intuizioni, le quali una
volta che siano state intraviste da qualche potente ingegno, si collocano al di sopra delle vicissitudini dei tempi e
dei sistemi e non possono perire. Ed strano, e quanto mai incomprensibile, che il Wittmann abbia potuto
commettere la ingiustizia di quelle accuse a danno dellAristotelismo, e peggio ancora del Tomismo, quando in
Germania questa dottrina stata divulgata da intere generazioni di Scolastici e Tomisti, come da reputate scuole
di Aristotelici
47
, ai quali si associano nellammirazione gli stessi idealisti e perfino Hegel.
5. LIMMANENZA ARISTOTELICA SECONDO HEGEL
Riporto sullintenzionalit aristotelica le dichiarazioni di Hegel perch profonde, al solito, ed istruttive:
serviranno di riassunto allarduo problema.
Circa la sensazione Aristotele (De Anima, II, 12) Hegel dice adopera un paragone famoso, che, inteso in
un modo del tutto erroneo, ha dato spesso luogo ad equivoci. Egli dice: La sensazione la recezione delle
forme sensibili senza la materia, cos la cera accoglie in s soltanto il segno del sigillo doro, e non gi loro
stesso, ma soltanto la forma di esso. Infatti la forma loggetto in quanto universalit; e nei riguardi teoretici
noi ci comportiamo non come un che dindividuale e di sensibile, ma precisamente come un che di universale.
Altrimenti stanno le cose quando ci conduciamo praticamente, nel qual caso lazione presuppone appunto il
reciproco contatto di ci che materiale: perci anche, come Aristotele ricorda, le piante non sentono. Invece
nella recezione della forma, il materiale scompare; infatti essa non una| relazione positiva con questultimo,
che non pi cosa da offrire resistenza. Se adunque si vogliono chiamare in generale impressioni sensibili le
sensazioni, ci si arresta alla grossolanit del paragone; e da esse poi passando allanima, ci si ripara dietro
rappresentazioni, che in parte sono indeterminate, in parte non sono concetti. Si afferma allora che tutte le
sensazioni sono impresse nellanima soltanto dalle cose esteriori, allo stesso modo che la materia del sigillo
agisce sulla materia della cera; e poi si pretende che questa sia filosofia aristotelica!... Cos accade del resto alla
maggior parte dei filosofi: quando essi adducono un esempio, ognuno lo capisce e prende il contenuto del
paragone in tutta la sua estensione, come se tutto quello ch contenuto in questo rapporto sensibile potesse
valere anche per lo spirituale. Non dobbiamo adunque attenerci rigorosamente a questo modo di rappresentarci
le cose, ch soltanto unimmagine nella quale il paragone devessere considerato solo nel senso che il passivo
della sensazione nella passivit soltanto per quel che concerne la pura forma; che soltanto questa forma
accolta nel soggetto senziente ed nellanima, senza tuttavia trovarsi in essa nel rapporto in cui si trova la forma
con la cera, n come in chimica una cosa compenetra laltra materialmente. Sicch viene trascurata proprio la
circostanza principale che costituisce la differenza tra questa immagine e il comportarsi dellanima. Di fatto la
cera non assume la forma: questimpressione resta figura e conformazione esterna in essa, senza essere una
forma della sua essenza, ch, in questo caso, essa cesserebbe di essere cera. Non si riflette infatti che in tal
modo viene a mancare nellimagine appunto la recezione della forma nellessenza. Invece lanima assimila
questa forma con la propria sostanza per lappunto perch essa in s in certo modo tutto il sentito (...). Il
suddetto paragone adunque non significa altro, se non che soltanto la forma perviene allanima; non si riferisce
dunque al fatto che la forma e resta esteriore alla cera, n vuol significare che lanima, come cera, non abbia
forma in se stessa. Lanima non affatto cera passiva, n riceve le sue determinazioni dallesterno. Aristotele ha
voluto dire piuttosto... che lo spi|rito respinge da s la materia e si premunisce contro di essa, entrando in
relazione soltanto con la forma. Senza dubbio nella sensazione lanima passiva, ma il suo ricevere non come
quello della cera, anzi a un tempo lattivit dellanima: infatti dopo aver patito il senziente supera questa
passivit e se ne libera. Cos lanima trasforma la forma del corpo esterno nella sua propria, ed identica con
questa qualit astratta soltanto perch essa stessa questa forma universale
48
.
Hegel ha voluto seguire con scrupolosa attenzione la teoria aristotelica, a cui riconosce a differenza dei
moderni che trovano egualmente facile criticare Hegel ed Aristotele il merito daver gettato profondi sprazzi
di luce sulla natura della coscienza. Il filosofo dellIdea non s lasciato sfuggire la radicazione metafisica
che ha la gnoseologia aristotelica. Poich actio est in passo, il soggetto senziente in atto il sensibile in atto, ed
il sentire (ed il conoscere in generale) non si attua se non nella vitalit elevante ed unificante di una coscienza.
Vi un corpo che risuona, espone Hegel, ed un soggetto che ode: secondo lesistenza son due cose diverse, ma
ludire per s internamente ununica attivit dentrambe. Parimenti, allorch io ho la sensazione del rosso, del
duro, ecc., rossa, dura ecc., la mia sensazione medesima: cio io trovo me stesso determinato in questa data
maniera, sebbene la riflessione avverta che fuori c una cosa rossa, dura e che essa ed il mio dato sono due cose
distinte; essi sono per anche una sola cosa, rossi sono il mio occhio e la cosa. Ci che importa appunto questa
differenza e questa identit: e questo dimostra Aristotele nella maniera pi vigorosa e questo tien fermo. La
riflessione della coscienza la posteriore distinzione tra soggettivo ed oggettivo: sentire appunto il
superamento di questa separazione, quella forma didentit che astrae da soggettivit e oggettivit. Il semplice,
lanima nel senso proprio e lio, nel sentire lunit nella differenza
49
.
Laccentuazione fatta dal Hegel dellinteriorit a scapito| del riferimento allesteriorit (intenzionalit)
certamente un effetto dei suoi preconcetti; la nostra citazione ha avuto soltanto lo scopo di segnalare
lentusiasmo hegeliano per il grande Greco e forse lindicare qualche punto ove le due mentalit si possono
incontrare: lidentit intenzionale di conoscente e conosciuto.
Riprendiamo brevemente il principio dellunit che fanno, nellatto del sentire, il sensibile ed il senziente,
toccato da Hegel con molto acume ma con palese tendenziosit. Il Filosofo nel III libro del De Anima riassume
nei termini seguenti i princpi maestri della sua teoria sulla sensibilit.
1) Il vedente stesso (quando vede) in un certo senso colorato; poich ciascun sensorio (at c te|)
recettivo del sensibile (at ceu) senza la materia: perci anche quando i sensibili si allontanano (hanno cessato
di esser presenti), le sensazioni e le imagini persistono nei sensor.
2) Ora latto del sensibile e quello del senso sono un solo e medesimo atto, bench il loro essere
(naturale) non sia lo stesso: voglio dire, per esempio, che il suono in atto e ludito in atto sono unidentica cosa.
Si pu infatti avere ludito e non intendere, e ci che dotato di sonorit non risuona sempre. Ma quando ci
che in potenza di udire passa allatto e ci che in potenza di risuonare risuona, si producono allora, nel
medesimo tempo, e ludito in atto e il suono in atto, dei quali si potrebbe dire che luno laudizione, laltro la
sonazione.
3) E se invero, il movimento, lazione e la passione, sono in ci che fatto oggetto dellagire (. | a
:eteu. |a ), necessario che il suono e ludito in atto si trovino in ci che era (tale) in potenza. Perch latto di
ci che attivo e motivo si trova nel paziente: per questo non necessario che il motore si muova. Pertanto
latto del (corpo) sonoro o suono (rispetto alloggetto) o sonazione (rispetto allorecchio), e latto di ci che
pu udire o (semplice) udito o audizione (in atto); poich in due modi (si dice) ludito ed in due modi pure il
suono. Lo stesso si deve dire per le altre sensazioni e per gli altri sensibili. Come infatti lazione e la passione
sono nel pa|ziente e non nellagente, cos tanto latto sensibile come latto del sensitivo sono nello stesso
sensitivo... Poich, adunque, latto del sensibile e quello del sensitivo sono un solo atto, necessario che ludito
ed il suono cos intesi vengano meno e sussistano insieme e lo stesso dicasi del sapore e del gusto e delle altre
sensazioni; ma questo non necessario se (senso e sensibile) sono detti essere in potenza. Ma gli antichi
naturalisti non dicevano bene intorno a questo punto, opinando che il bianco ed il nero non esistessero senza la
vista, n il sapore senza il gusto. Ci che essi dicevano esatto sotto un aspetto, inesatto sotto un altro: poich
tanto la sensazione come il sensibile si dicono in due sensi, o secondo che sono in potenza o secondo che sono
in atto, per questi ultimi vale ci che essi hanno detto, non vale per gli altri. Ma quei filosofi parlavano
indistintamente di cose di cui non si doveva parlare indistintamente (De Anima, III, 2, 426 a, 1-26).
Rileviamo il principio fondamentale, su cui s fermato Hegel. In A. lessere reale proprio del sensibile e del
senziente, e cio il sensibile in potenza ed il senziente in potenza, sono diversi: ma il sensibile in atto ed il
senziente in atto formano un unico e medesimo atto. Qui Aristotele, come anche nella Metafisica (IV, 5, 1010 b,
32) fa supporre chiaramente che il sensibile pienamente in atto (solo) nella facolt apprensiva di cui oggetto,
mentre nella primitiva esposizione della teoria (Cat. 7 b, 36, 8 a, 12) egli riteneva che il sensibile antecede la
sensazione e non vien distrutto con la distruzione di questa. Lultima teoria certamente pi metafisica ed anche
gnoseologicamente pi matura: essa mostra fino a qual punto, nellultima fase del suo pensiero, il Filosofo si sia
consapevolmente accostato al realismo naturalistico di Democrito.
La natura il regno della soggettivit, della individualit, della limitazione; la conoscenza invece quello
della oggettivit e della universalit. Non si deve perci pensare che risulti nellanima come una copia, un
calco delloggetto esterno, come crede lempirismo; ma da pensare che lanima stessa la quale, attuata in
un primo tempo dallazione delloggetto, attua poi se stessa e tende gradatamente, a seconda del|le possibilit
soggettive ed oggettive di cui dispone, a convertire linfinit sua di potenzialit in infinit di attualit.
Aristotele, a differenza tanto dellIdealismo platonico come del Fisicismo democriteo, non si cos fissato nel
rivendicare la specificit del fatto conoscitivo, che non ritenga parimenti necessaria linserzione del medesimo
nellordine pi generale delle attuazioni della natura, come lo indica il procedere serrato di questa sua
discussione. Nella quale egli ricorre, in modo imprevisto, alla teoria generale della causalit che concepisce
lattuarsi, non come uno spostamento locale, una trasmissione rigida di atti e forme che avvenga dallesterno,
ma come il passare allatto di una potenza, cio del fondo ontologico del soggetto sotto lazione dellagente.
Lagente esteriore si fa presente al paziente con la sua azione, e lazione propriamente attuazione non in
quanto ancora nellagente, ma in quanto ormai operante nel paziente. Operante che cosa? il passaggio della
potenza allatto nel paziente stesso. Azione e passione stanno quindi ad indicare una identica realt, quella
dellatto e della perfezione, che azione considerata rispetto al principio che lha prodotta e passione rispetto al
principio che la riceve. Il termine di questo processo e movimento lattuazione del paziente nellatto e
perfezione a cui lo ha mosso lagente.
E poich lagente opera sempre per via del suo atto primo, la forma sostanziale, la causalit va allora
concepita come espansione, moltiplicazione ontologica, ed il regno della conoscenza una festa continua di
questo sviluppo estensivo ed intensivo delle forme. Laccostamento della teoria della conoscenza a quella
metafisica della causalit, bench nellordine logico delle idee avrebbe dovuto precedere, molto accortamente fu
riservata da Aristotele ad un momento pi propizio, quando ormai lanalisi fenomenologica, iniziata nel Cap. 5
del lib. II, si era sufficientemente consolidata. Per questo la riduzione del conoscere ad un processo di
assimilazione e di attrazione, non deve far perder di vista loriginalit della conoscenza: se nella conoscenza c
azione e passione, questi termini assumono in essa un valore nuovo, quello dindicare che il processo ter|mina
ad una forma-oggetto, ad una forma che atto di una potenza (la facolt), senza essere forma di una materia,
cio ad una forma che, per rispetto alla forma del divenire naturale, qualcosa come un atto puro: essa al
soggetto non porta che perfezione, libera dalla condizionalit e quindi dalle imperfezioni proprie della
soggettivit materiale. La conoscenza sensoriale il primo tentativo di una liberazione della forma dalla
materia. E la grande difficolt per una retta comprensione della teoria aristotelica del sentire sta nel fatto che
essa resta a mezza via fra la spiritualit dellassimilazione intellettuale e la causalit materiale, partecipando in
due momenti realmente distinti sia delluna come dellaltra. La posizione di Aristotele viene quasi ad essere
come una .ce ; anchessa, fra le due posizioni antagoniste. Una teoria adeguata della percezione umana deve,
fin dove possibile, mostrare la natura ed i limiti di questa doppia partecipazione per cui la percezione
sensoriale realizza appunto il fatto di essere una conoscenza vera, pur essendo applicata al concreto contingente.

* * *
Sar opportuno riassumere in brevi punti i risultati di questa complessa indagine intorno alla nozione
aristotelica di assimilazione conoscitiva.
1) Il sentire, in quanto una forma di conoscenza, non la semplice attrazione fisica del simile sul
simile (Democrito) o del simile sul dissimile (Anassagora), ma, come ogni assimilazione vitale, la recezione di
ci che allinizio era dissimile e che poi stato fatto simile.
2) Lassimilazione vitale conoscitiva avviene per lentrare in atto, in due momenti successivi,
dellazione delloggetto e delloperazione della facolt e dellanima.
3) Il primo momento quello della causalit delloggetto (dello stimolo) sullorgano animato dalla
facolt; lorgano per il particolare temperamento, dato dalla propria struttura fisica, naturalmente disposto a
ricevere un certo| genere di stimoli e a rilevarne le differenze: principio della .ce ;.
4) Per via di questo principio, nel secondo momento dellassimilazione, la facolt e lanima giudicano
della struttura delloggetto stimolante e ritengono in s, come qualit rappresentativa (intenzionale), la forma o
specie delloggetto qual data appunto da questapprezzamento percettivo.
5) Per conseguenza la facolt e lanima si attuano nella forma delloggetto come ci che in potenza si
attua nel proprio atto: non per come la materia nella forma, ma piuttosto come atti in atti e forme in forme,
come atti e forme perfettibili in atti e forme perfettive.
6) Pare che lazione delloggetto sul senso non si esaurisca nellenergia fisica che lo stimolo porta
allorgano, ma presumibile che lo stimolo sia il veicolo che porta, assieme ed entro lenergia fisica, una
qualche qualit ordinata propriamente alla assimilazione conoscitiva.
7) La qualit sensoriale ha la sua propria attuazione nel senso attuato dal sensibile, non nel senso o nel
sensibile considerati separatamente ed antecedentemente allatto del sentire. Il senso in atto ed il sensibile in
atto sono una sola ed identica cosa; altrettanto si dica dellintelligibile e dellintelletto nellatto dellintellezione.
questa nozione aristotelica di conoscenza, anche secondo Hegel, una delle conquiste pi imperiture del
pensiero. Essa doveva formare il punto di partenza della nostra ricerca gnoseologica circa i problemi moderni
della percezione.|



CAPITOLO SECONDO

LORGANIZZAZIONE PRIMARIA
SOMMARIO. Lintegrazione percettiva nella Neoscolastica: tendenze associazioniste (Peillaube, La Vaissire, Maher, Mercier, De
Broglie), Neoscolastica e Gestalttheorie (Lindworsky-Grnder, Gemelli-Michotte-Moore). La percezione immediata dei sensibili
comuni: controversia degli Aristotelici moderni, analisi del testo aristotelico, controversia averroista-albertista-tomista. Il senso
comune e lorganizzazione primaria dei dati sensoriali: la teoria aristotelica della coscienza sensibile. Riassunto e nota critica a J. I.
Beare.
1. LINTEGRAZIONE PERCETTIVA NELLA NEOSCOLASTICA
a) Le tendenze associazioniste
stata una caratteristica della ripresa del pensiero tradizionale di tenere un occhio vigile sopra i progressi
dellindagine sperimentale nellintento dinserire le nuove conoscenze sulla struttura del reale entro il sistema
dei princpi speculativi. Opera ardua per la intemporalit dei princpi stessi e la caducit frequente dei risultati o
conclusioni della scienza: ma daltronde esigenza urgente per una filosofia, quale laristotelica, che pretende di
adeguarsi al reale sulla base di una osservazione oggettiva.
La complessa teoria aristotelica della sensazione ha mostrato il generoso sforzo fatto dal Filosofo per
superare le posizioni antagoniste di Democrito e di Anassagora. Eppure cia|scuna di esse aveva aperto, o pareva
aprisse, uno spiraglio di luce sul misterioso mondo del conoscere! La posizione democritea, che spiegava tutto
in funzione dei fattori esteriori di figura, movimento e posizione..., era riuscita ad una spiegazione del mondo
internamente coerente, anticipando nei concetti le posizioni della fisica moderna. La concezione di Anassagora,
che affermava la priorit causale delle qualit reali nella conoscenza sopra quelle formali, tendeva a frenare il
meccanicismo democriteo che sacrificava una vasta zona della esperienza, vale a dire tutto il mondo delle
qualit sensibili.
Aristotele, al suo tempo, ha voluto conservare i vantaggi di ambedue le soluzioni con la propria teoria
dellassimilazione intenzionale. Ed oggi da molte parti si auspica un ritorno alla sua soluzione intermedia, la
quale qui, come altrove, costituisce, nella temperata eleganza delle linee e la saldezza dei princpi, uno dei frutti
pi maturi della prodigiosa anima greca.
Ma questedificio ancora abitabile? Si pu esso reggere in piedi dopo tante tempeste e rivoluzioni che
hanno fatto rovinare altri edifici, nella citt del pensiero, non meno venerabili ed imponenti di quello del
Filosofo? Queste preoccupazioni non sono oziose di fronte ai complessi problemi suscitati dalla Gestalttheorie.
Una soluzione adeguata non pu essere prospettata che dopo una ripresa a fondo degli stessi problemi da un
punto di vista strettamente gnoseologico, secondo il quale la stessa nozione di assimilazione intenzionale ha da
articolarsi secondo i gradi della sintesi percettiva.
curioso il constatare che il problema della Gestalt sia stato quasi completamente ignorato, almeno fino a
poco tempo fa, da cultori della psicologia aristotelica: eppure si tratta di un problema che con larticolo di Cr.
von Ehrenfels (1890) od almeno con quello del Wertheimer (1912) pu vantare una vera continuit di ricerche,
che ha preteso di dare, alla fine, una spiegazione totale di tutta la conoscenza.
Il fatto, forse, si pu spiegare prima per un certo carattere di indecisione dei primi tentativi sistematici della
teoria e poi per il carattere violento e rivoluzionario assunto nellindi|rizzo definitivo della Scuola di Berlino: il
P. Barbado, non molti anni fa, osservava, al proposito, che le dottrine si trovano ancora in un periodo di
fermentazione tumultuosa e (che) non giunta lora di fare una sintesi, n di rilevarne il profitto reale che
possono conferire alla psicologia, n come mutino il concetto di questa scienza
1
. Sta di fatto per che la teoria
aveva raggiunto presto, particolarmente per opera del penetrante ingegno del Wertheimer, tutti i suoi princpi
essenziali.
Comunque, non da fare un torto alla Neoscolastica di non aver preso visione del progresso degli stud
psicologici. Se c un lieve rimprovero da fare sarebbe al pi quello di avere essa, ai suoi iniz, aderito troppo
velocemente alle correnti psicologiche associazioniste che allora tenevano il campo e di averne tentata, con
soverchio ottimismo, unassimilazione ai princpi dellAristote-lismo. Di qui il disagio e limbarazzo che
provano attualmente alcuni Neosco-lastici, anche Tomisti, di fronte alla posizione nuova dei problemi.
Il P. Peillaube, del resto eccellente psicologo e filosofo, descriveva la percezione: Un complexus dtats
psychologiques, de sensations, dimages, de souvenirs, de jugements et de raisonnements propos dune
impression actuelle; une fusion des objets reprsents par la sensation avec les objets reprsents par les images
associes
2
. A questa definizione il P. De la Vaissire, faceva seguire nella 6 ed. del suo noto manuale un
candido commento nel quale si citano lo James e perfino il Titchener: La perception au sens strict a donc deux
caractres; subjectivement elle est compose dun ensemble de sensation et dimages; objectivement elle groupe
en un seul les objets reprsents par ces actes de connaissance. La perception stricte ne comprend donc pas
toutes les images voques par une sensation, mai seulement celles dont les objets reprsen|ts sont synthtiss
avec lobjet de la sensation. Ma perception de mon bureau, dit James, est toute entire faite dattributs
actuellement sentis et dattributs autrefois sentis, maintenant reproduits et composs avec les autres dans lunit
dun mme objet . Comme le dit encore Titchener: Cest une loi de la psychologie que, lorsque les qualits
sensibles se combinent pour former ce quon appelle une perception, le rsultat de leur combination nest pas
une somme ou un rapicetage, mais un systme et un dessin . Cette union dattributs reproduits conclude il
De la Vaissire in perfetta intonazione ai due autori citati en un mme objet se fait en vertu dhabitudes, des
synthses anciennes que ressuscitent les tendances du moment; la perception revt ainsi lobjet des qualits que
lexprience passe a constat lui tre habituellement unies ou dattributs que certaines tendances actuelles
inclinent unir lobjet (LA VAISSIRE, J., n. 37, 152).
Pi pittoresca e significativa la descrizione che fa del processo percet-tivo un altro egregio scolastico, M.
Maher: Mentre passeggio per la campagna, dimprovviso sento un suono familiare ed esclamo: Sento il mio
grosso cane bianco che abbaia nella strada, alla mia destra, alla distanza di 80 yards. Ma mi basta una lieve
riflessione per convincermi che il senso delludito contribuisce solo in piccola parte a quellatto di percezione.
Intorno alla distanza, grandezza e colore dellagente che ha causato il rumore, il mio orecchio da solo nulla pu
riferire. Esso mi presenta solo una sensazione uditiva di una particolare qualit e di una intensit pi o meno
grande: i restanti elementi della conoscenza sono riproduzione di esperienze passate. Si dica lo stesso per altri
casi; le inferenze inconscie, le deboli associazioni fornite dagli altri sensi, collegandosi al testimonio diretto di
un senso particolare dnno la illusione, dopo un certo tempo, dellimmediatezza delle rivelazioni delloggetto.
Queste cognizioni inferenziali e indirette possono esser dette percezioni acquisite del senso in questione
[ludito]. compito dello psicologo di analizzarle nei loro elementi primitivi per accertarsi quali sono i dati
ultimi forniti da ciascun senso e per tracciare le tappe principali del processo| che conduce a questo risultato
3
.
Lortodossia associazionista di queste descrizioni mi pare non ammetta dubb: eppure il P. Maher nel capitolo
precedente aveva approvato e adottato la teoria di W. Hamilton della percezione immediata, cio presentativa,
contro quella rappresentativa del Berkeley e del fenomenismo inglese!
4


Merita di essere ricordata a parte, sia pur con lievi cenni, lopera indipendente di un filosofo cristiano del
secolo XIX, labate DE BROGLIE, sia perch anche a tuttoggi non priva di interesse, sia perch come non
raramente succede ai ricercatori solitar stata troppo presto dimenticata. Nella grande opera in due grossi
tomi: Le Positivisme et la Science exprimentale (1871), volendo fare argine al fenomenismo di H. Taine, il De
B. si chiedeva: C accordo od opposizione fra il fenomenismo e la scienza sperimentale? in altre parole:
possiamo noi dire di percepire veramente le sostanze e le cause?.
Il De B. si fa premura di distinguere anzitutto fra percezione interna e percezione esterna ritenendole
soggette, ciascuna, a leggi proprie.
Quanto alla percezione esterna, che verte sul concreto materiale, egli ritiene fondata la persuasione del senso
comune di una conoscenza immediata dei corpi, poich ci impossibile di far qualsiasi osservazione fisica,
senza appunto vedere o toccare una realt; aggiunge subito per che tale persuasione suscettibile di ulteriori
precisazioni, onde ci si possa render conto della formazione graduale del nostro conoscere. Dellanalisi, spesso
prolissa che il De B. fa della percezione, rilevo solo i punti pi salienti.
1) Le sostanze sono direttamente osservabili. La percezione, tanto interna come esterna, le raggiunge
senza lintermediario di alcun ragionamento: non vero che noi percepiamo solamente dei fenomeni per tirarne,
con ragionamenti, le|sistenza della sostanza. La realt che noi osserviamo delle sostanze in quanto sono
rivestite della loro qualit e sono soggette ai fenomeni; per questo la sostanza concreta il dato immediato
dellosservazione; le qualit ed i fenomeni sono invece il risultato di una decomposizione ulteriore attorno a
questo dato immediato, fatta dallastrazione. Les substances nous sont connues directement par lexprience, il
ny a point de synthse faire, leur unit est antrieure leur division abstraite (I, 171). Le bon sens affirme
sans hsitation que nous connaissons les personnes et les choses, que le concret prcde labstrait, que labstrait
a t tir du concret. Jamais on ne fera croire au bon sens quil a form lide du moi avec des sensations, ni que
les corps sont des composs des formes abstraites et des mouvements idaux (I, 185). Nous percevons donc
les corps, et les corps sont des substances. Les qualits qui distinguent les corps, leur forme, leur tendue, leur
impntrabilit, sont sans doute aussi lobjet de notre perception, mais cette perception est simultane cette du
corps lui-mme; cest le corps tendu, le corps rond ou carr, le corps impntrable que nous voyons et que nous
touchons. Ce nest quensuite que labstraction dgage ces ides distinctes dans la premire notion du corps, qui
nous a t fournie par la perception (I, 166). La consquence de cette doctrine, cest que la notion de
substance est la notion exprimentale par excellence. Cest que la substance se trouve contenue dans la premire
donne de lexprience. Cest quelle est le premier de tous les faits, le premier de tous les objets dobservation
(I, 200).
2) Nei riguardi della percezione esterna il De B. avanza prudentemente una riserva molto importante. Il
mondo esterno risulta di una complessit di esseri, dotati di propriet assai diverse di cui le une si presentano ai
nostri sensi quasi spontaneamente; altre, invece, restano nascoste nel profondo ed esigono accurate
investigazioni scientifiche. Le sostanze materiali, perci, non tutte possono essere oggetto di percezione
immediata. Tuttavia questa limitazione non esclude il fatto ordinario della percezione delle sostanze, ci che
avviene soprattutto quando vista e tatto i due sensi oggettivi per eccellen|za operano integrandosi a vicenda:
in queste condizioni, libri, tavole, sedie e animali, possono ben esser detti oggetti immediati della nostra
percezione. Ma non questa una ripetizione dellimmediatismo di Th. Reid? Per niente, risponde il De B.;
secondo il Reid la percezione era unoperazione misteriosa che avviene direttamente e senza intermediario: era
un fatto puramente parallelo a quello della sensazione. La percezione va invece detta una interpretazione, una
traduzione di certi segni sensibili che noi sentiamo nei nostri organi, e questo sempre ritenendo che il corpo
esteriore loggetto diretto dellosservazione. Linterpretazione di cui si parla, suppone che le sensazioni non
abbiano valore di oggetti, ma soltanto di segni dei medesimi. Si hanno perci nella percezione tre momenti:
a) la percezione dei segni sensibili, ovvero la recezione spesso incosciente dellimpressione organica (spesso
non conoscenza); b) linterpretazione dei segni sensibili o percezione detta dei corpi, ci che costituisce il
vedere e il toccare; c) la decomposizione della nozione ottenuta dai sensi, la distinzione della qualit e dei
fenomeni, cio la descrizione delloggetto visto e toccato. superfluo il notare che i tre momenti si possono
susseguire con estrema rapidit (I, 167-169).
3) Limmediatezza psichica della sostanza si badi bene non in contrasto con una conoscenza pi
completa ed esplicita, dovuta principalmente allastrazione; n tale immediatezza si oppone ad un processo di
costruzione delloggetto, che il De B. ascrive allassociazione delle idee, da lui indicata con il termine, preso
dallHelmholtz, di induzione incosciente. Tale induzione consiste nel connettere un segno ad un oggetto il
quale, nelle esperienze precedenti, ad esso stato unito in tal modo che, allapparire del segno, noi crediamo
alla presenza delloggetto. Quando labitudine ha congiunto un fantasma visuale alla forma in rilievo di un
oggetto conosciuto, questo fantasma si presenter sempre con lo stesso rilievo, indicando lo stesso oggetto.
Avendo labitudine dimostrato come dalle sensazioni di accomodamento e dal disaccordo (disparit) dei
fantasmi visuali dei due occhi sorga la| percezione di un certo rilievo e di una certa distanza, tutte le volte che
vediamo apparire un fantasma visuale accompagnato dallinsieme di queste particolarit, lo vediamo con tale
rilievo ed a quella distanza. Linduzione incosciente il mezzo principale per leducazione dei sensi e va
accuratamente distinta da quella scientifica. Mentre questa tende alla formulazione di leggi astratte, quella
invece tende a dare un senso determinato ai segni concreti e individuali: non si cerca in essa perch tali
fenomeni sono prodotti, ma quale cosa tali segni significano; non lantecedente nellordine della realt a cui
essa ci porta, ma il conseguente nellordine della assimilazione conoscitiva.
Unultima precisazione. I segni sono secondo il De B. in s tanto oscuri che non ci possibile stabilire
paragone alcuno fra le sensazioni muscolari impercettibili e le forme tangibili che percepiamo. Lunione fra il
senso e la cosa significata lessenziale di questa teoria non si opera allo scoperto, ma nel fondo stesso
del nostro essere; si stabilisce cio un rapporto diretto fra la parte sensibile e la parte intellettiva. in questa
connessione, che hanno le sensazioni con le nozioni intellettive, che consiste il percepire, nellassociazione,
cio, fra un segno (la sensazione), ed una nozione derivante dallintelligenza. Bisogna ammettere che la natura
fornisca alcuni elementi inderivabili, gli organi di senso e la loro ordinazione naturale ai propr oggetti; e poi
lesistenza di istinti, insiti agli organi, onde questi possano passare allatto in un dato modo, cosicch certe
nozioni vengono unite spontaneamente a certi segni. Infine, per spiegare il passaggio dal soggettivo
alloggettivo, la natura deve fornire alcune nozioni primitive, le quali siano la traduzione immediata dei segni
pi semplici e ci servano di chiave per loggettivazione dellesperienza ulteriore e di fondamento per le
costruzioni percettuali pi complesse.
Se il De B. vivesse ancora, si pu esser certi che con quel suo senso penetrante dei problemi psicologici,
sapplicherebbe ad una ripresa pi integrale della posizione aristotelica e lascierebbe cadere anche gli ultimi
presupposti della feno|menologia associazionista che perseverano nel kantismo empirico helmholtziano.
b) Neoscolastica e Gestalttheorie
Della psicologia dellHelmholtz e del Wundt, a cui si arrest la maggior parte dei Neoscolastici e lo stesso
grande Mercier, oggi non restano che i notevoli contributi di misurazioni psicofisiologiche: tutto il resto
caduto. La concezione psicologica, che restava nel fondo essenzialmente associazionista con qualche nervatura
kantiana, ha dovuto cedere il posto alla nuova psicologia totalitaria.
Come ogni movimento reazionario, che sorga da forze giovani, la teoria della Gestalt ha iniziato la sua ascesa
con il programma di buttare a mare tutte le concezioni precedenti. Pretesa certamente esagerata e della quale
oggi possibile, come si visto, dare un apprezzamento pi oggettivo onde opportuno che una buona volta si
rompano gli indugi. Questi difatti sono stati ormai rotti, non dai filosofi di professione, ma dagli psicologi
sperimentali, i quali, per lindole stessa della loro attivit scientifica, dovevano incontrare inevitabilmente il
nuovo problema, e pronunciarsi al riguardo. Solo da lamentare che anche questa volta i pareri non abbiano
raggiunto lauspicata comune intesa. Per alcuni, infatti, il problema della Gestalt senzaltro liquidato come uno
pseudo-problema; altri persistono a mantenere un prudente riserbo, e solo pochi pensano che il problema reale,
e che non tutto, nella teoria dei Gestaltisti, va rigettato, ma c in essa qualcosa che pu benissimo accordarsi ed
essere incorporata con la psicologia aristotelico-tomista.
Ad esempio della prima categoria si possono citare i due valenti gesuiti GRNDER e LINDWORSKY. Il primo
si sbriga del problema con non minore brevit che sicurezza: Dr. Koehler seems to think that when we observe
the behavior of other men or of animals or of chimpanzees in particular, insigth is not a matter of
interpretation but of direct experience. If such be the meaning of Dr. Koehlers statements, they must| be met
with a simple denial
5
. Anche il Lindworsky non ha un tono pi conciliativo, ed, a suo parere, questo nuovo
indirizzo al tutto superfluo, poich le moderne indagini sullattivit psichica, in particolare quelle sullattivit
volontaria e sui processi conoscitivi superiori (Willens-Denkspsychologie), non hanno bisogno per niente dei
nuovi princpi della Gestalttheorie: Die Struktur-Gestalt-und Ganzheits-psychologen beachteten, dass es
seelische Gebilde gibt, die nur als Ganze aufgefasst werden knnen, nicht aber als eine blosse
Zusammensetzung aus Teilen. Es sind Gebilde, die Eigenschaften besitzen, die dem Ganze anhaften, sog.
Komplexqualitten. Aber es htte ganz und gar nicht dieser oppositionellen Richtungsbildungen bedrft, die
sorgsam fortschreitende experimentelle Forschung stiess ohnedies auf solche Dinge
6
.
Di fronte a questi severi atteggiamenti sta il fatto curioso che la prima indicazione e il punto di partenza della
Gestalttheorie, venuto proprio da una scuola aristotelica, quella di Franz Brentano, ed ormai luogo comune
nelle trattazioni moderne di Biologia e Psicologia il vedere nella nozione biologica di Ganzheit e in quella
psicologica di Gestalt un contenuto aristotelico, e come un indizio del ritorno che fa la scienza pi moderna,
dopo tanta aberrazione di meccanicismo e associazionismo sensista, verso le concezioni fondamentali, di Chi
meritamente ritenuto il padre dellindagine sperimentale in Occidente nelle scienze della Vita
7
.

Pare, pertanto, pi fedele allo spirito della tradizione latteggiamento favorevole che altri sperimentalisti
hanno preso rispetto alla Gestalttheorie, come il benedettino P. Thomas| Verner Moore della Catholic University
of America di Washington, P. Gemelli dellUniversit Cattolica di Milano, e J. Hector
8
, un discepolo di G.
Dwelshauvers, allIstituto Cattolico di Parigi: e Michotte, dellUniversit Cattolica di Lovanio, che,
cronologicamente, fu il primo assieme al Gemelli ad interessarsi della questione. In altre parole, la nuova teoria
ha interessato in modo positivo, suscitando fruttuose ricerche, i massimi centri di cultura cattolica, non
strettamente ecclesiastici, e ci non poco. Non si creda per che questi Autori abbiano accettato in fascio tutti
i princpi e i postulati puramente sistematici della Gestalttheorie; ch, anzi, hanno fatto seguire alla propria
adesione alcune riserve di carattere fondamentale. Opportunamente essi hanno messo in rilievo due aspetti che
vanno nettamente separati nella nuova psicologia, laccettazione del fatto della Gestalt, e ladesione alla
Gestalttheorie, quando questa sia intesa secondo gli sviluppi sistematici della scuola di Berlino: si pu
benissimo ritenere il primo, senza essere obbligati al secondo, qualora esso risulti arbitrario e infondato. In
particolare essi deplorano, come ingiustificata a carico dei Berlinesi, la svalutazione assoluta dei dati sensoriali
primar: la percezione pu ben restare il fatto ordinario e pi importante della vita psichica, ma da questo non
segue che la sensazione elementare sia al tutto priva di valore conoscitivo, e non possa esser considerata la
prima forma e il punto di partenza del conoscere.
Parimenti rigettano il principio delle physischen Gestalten, non solo perch gratuito, ma anche perch
implica una concezione sensualista, anzi materialista, della psiche.
Per labbandono dellaspetto sistematico della teoria, il principio delle forme fisiche, quei neoscolastici
hanno dovuto pensare a qualche altro principio che fosse ragione della specificit ed unit della Gestalt:
anchessi, come lo Janet, lo hanno trovato, non in basso, in combinazioni fisico-fisiologiche, ma in alto, nelle
funzioni superiori dellintelligenza. Ci che nel processo percettivo pi importante, non la Gestalt,| come
struttura ed organizzazione di elementi sensoriali, ma un fattore nuovo, il significato che la Gestalt viene ad
avere per il soggetto, e per il quale soltanto essa pu emergere rispetto al fondo. Il P. Gemelli, con i lavori
personali e con quelli della sua scuola, ha approfondito in modo particolare questo aspetto del problema ed ha
potuto avere dei risultati che sembrano di valore decisivo
9
.
Lapparizione distinta di una forma nel campo dellattenzione era per i soggetti come la conclusione
naturale di un processo pi o meno complesso, a seconda della natura della Forma stessa, ma nel quale possiamo
osservare alcune fasi ben definite, e soprattutto due momenti essenziali: uno preliminare, lorganizzazione dei
dati sensoriali, ed uno terminale, quello che il Michotte ha chiamato opportunamente la prise de
signification
10
.
In questa ripresa a fondo del problema della percezione, i Neoscolastici non hanno voluto fermarsi sulle
asserzioni generali, ma hanno trovato che questo (loro) modo di concepire la percezione ha dei punti di
somiglianza veramente sorprendenti con la psicologia aristotelico-tomista della percezione: spetta al P. Moore
il merito daver tentato, per primo, questo avvicinamento, e al P. Gemelli quello della riprova sperimentale.
Secondo il P. Moore la Gestalttheorie, quale ci presentata nellatteggiamento configurazionalista della
Scuola di Berlino, non trova una corrispondenza esatta nella filosofia greca; ma la chiara realizzazione della
necessit di arrivare ad una sintesi sensoriale fu raggiunta per la prima volta da Aristotele, che nella sua teoria
riusc a fondere i fattori di valore positivo, che saranno separatamente riconosciuti poi da Hume, Meinong,
Khler, per la netta distinzione e, ad un tempo, continuazione e collaborazione da lui posta fra conoscenza
sensitiva| ed intellettiva. Per Aristotele i sensi speciali (esterni) percepiscono delle qualit specifiche che sono il
loro oggetto proprio, i sensibili propr; ma vi sono altri contenuti percettivi i quali non diversificano alcun senso
particolare, ma possono esser percepiti in due o pi modi, e questi hanno un certo qual centro comune che
stato detto da Aristotele set| at cct;, termine che gli Scolastici hanno tradotto con sensus communis
11
. Il
sensus communis avrebbe per oggetto (proprio) quelle qualit comuni, dette set|a at ca , sensibilia
communia, indicate dal Filosofo in numero di cinque: movimento, quiete, grandezza, figura, numero. Anche S.
Tommaso insegna che il sensus communis un certo potere nel quale termina la attivit di tutti i sensi, e cos la
forma, la grandezza e gli altri sensibili comuni non sono percepiti mediante un senso particolare, bens mediante
il senso comune
12
.
Lorganizzazione dei dati sensoriali, che i Berlinesi hanno studiati sotto il termine Gestalt, nella psicologia
aristotelico-tomista va riferita al senso comune: il senso comune che conduce a termine il primo momento del
processo percettivo, la Gestaltung. La funzione del senso comune quella per la quale operata la sintesi
sensoriale: esso raccoglie, fonda, organizza i dati forniti dal mondo esterno. Ma| tutto questo, come si gi
detto, non basta; occorre inoltre interpretare questi dati, ed su questo punto che la spiegazione della scuola di
Berlino viene a mancare. Linterpretare, il comprendere stato riconosciuto da Aristotele come differente dalla
funzione del senso e dalla sintesi sensoriale del senso comune: esso spetta allintelletto, il quale non si serve
propriamente dei dati forniti dai sensi esterni, bens della sintesi sensoriale, formata e fornita dal senso
comune
13
. In altre parole, le organizzazioni sensoriali che precedono e condizionano i processi intellettivi sono
i phantasmata del senso comune.
Per comodit prospetto brevemente il problema a questo modo: dato che il momento terminale della
percezione attribuito ai processi intellettuali, non avulsi dallesperienza, ma preparati da essa, ci si domanda:
in cosa consiste e come avviene la preparazione, cio lorganizzazione dei dati sensoriali desperienza attuale e
passata? Questa organizzazione sensoriale si riduce alla percezione dei sensibili comuni? veramente il
senso comune la facolt dei sensibili comuni? Compete, poi, al senso comune lelaborazione, la
preparazione del phantasma che ordinariamente condiziona lintendere?
Assieme a questi Autori, sono nella ferma convinzione dellattualit dei princpi aristotelici per una
discussione sostanziale dei problemi suscitati dalla Gestalttheorie. Quando i Peripatetici dice il Ferri
discutevano questioni come queste: se un senso o un altro percepisca tutti i sensibili comuni o solo una parte, e
se essi sensibili si percepiscano per specie propria, evidentemente essi penetravano nei seni pi riposti
dellAnalitica della cognizione e ricercavano con pi o meno esplicita coscienza quali siano le condizioni
dellesperienza immediata e intuitiva e quali quelle della mediata e intellettiva, quali gli elementi che la prima
contiene propriamente in s e quali quelli che non pu dare e che contiene soltanto sotto| una forma diversa,
trasformabile e trasformata realmente nella seconda
14
. Senonch, studiando il contenuto della psicologia
aristotelica direttamente sui testi e lo sviluppo che va dai Commentatori greci fino agli Arabi ed ai Medievali,
mi sono trovato di fronte ad ardue discussioni proprio nei riguardi del problema ora accennato, delle quali ho
pensato di dare, in modo sommario per ora, qualche informazione. Dar prima uno schizzo elementare della
posizione aristotelica originale e poi dello sviluppo polemico con particolare riguardo alla posizione tomista.
2. LA PERCEZIONE IMMEDIATA DEI SENSIBILI COMUNI
Ammesso per ora che i sensibili comuni siano le Gestalten della nuova psicologia, si pu senzaltro
affermare che tali sensibili sono loggetto proprio del primo senso interno, il senso comune; ed per questo che
essi sono detti comuni, in opposizione agli oggetti propr dei sensi esterni?
Cos hanno interpretato il pensiero di Aristotele i pi cospicui rappresentanti dellesegesi moderna: si vedano
il vecchio Philippson, che probabilmente ha dato il tono agli altri, e poi Zeller, Saisset, Beare, Baeumker, T. G.
Ross, H. Cassirer, Hamelin, Rodier, De Corte, D. W. Ross, Hicks, dal quale ultimo sembra che dipenda
direttamente il P. Moore che ha introdotto fra i Neoscolastici quella interpretazione
15
.|
Che tale sia anche lopinione di S. Tommaso lo ha affermato anche qualche Neoscolastico
16
; la maggior parte
resta di altro parere ed ha dalla sua unaffermazione esplicita dellAngelico Maestro, che respinge
categoricamente lopinione che gli si voluta attribuire: Dicunt igitur quidam quod huiusmodi sensibilia
communia non sunt sensibilia per accidens, propter duas rationes. Primo quia huiusmodi sensibilia communia
sunt propria sensui communi, sicut sensibilia propria sunt propria singulis sensibus. Secundo etc... Utraque
autem responsio incompetens est. Prima quidem, quia falsum est, quod ista sensibilia communia sint propria
obiecta sensus communis. Sensus enim communis est quaedam potentia, ad quam terminantur immutationes
omnium sensuum ut infra patebit. Unde impossibile est quod sensus communis habeat aliquod proprium
obiectum, quod non sit obiectum sensus proprii
17
. La svista di quegli Autori stata causata dallessersi fondati
su dun opuscolo De Potentiis Animae, riportato nelle edizioni delle opere di S. Tommaso, ma che senza
dubbio va ritenuto spurio
18
.|
Stanno con S. Tommaso, contro linterpretazione precedente, fra i moderni il Trendelenburg, Brentano,
Chaignet, Neuhuser (che polemizza contro il Baeumker), Waddington: essi ritengono che Aristotele non ha
fatto i sensibili comuni loggetto proprio del senso comune, ma che essi restano nellambito dei sensi
esterni come tali, almeno di alcuni di essi se non di tutti
19
.
Anche i grandi scolastici del Rinascimento mostrano di conoscere lopinione in questione; nessuno per
lattribuisce a S. Tommaso, ma fanno degli altri nomi, come quello di un certo Apollinaris
20
ed anche quello di
Alberto Magno; qualcuno lattribuisce anche ad Averro. Ma deve trattarsi di una opinione certamente anteriore
a tutti questi autori, poich ricordata dallo stesso Avicenna, che subito la confuta
21
. Potr essere quindi o di
qualche autore arabo anteriore o, pi pro|babilmente, di qualche commentatore greco del De Anima. Daltra
parte si pu notare che S. Agostino nel De libero Arbitrio presenta i sensibili comuni non diversamente da S.
Tommaso, attribuendone lapprensione ai sensi esterni
22
.
Lopinione che fa dei sensibili comuni loggetto proprio del senso comune si trova in forma esplicita in
Alberto Magno, il quale, al proposito, non si richiama che al solo Aristotele, ed forse in un ambiente albertino
che stato composto il De Potentiis Animae che ha abbagliato quei Neoscolastici. E sembra che si tratti di
uninterpretazione personale di Alberto, poich nel Commentario al De Anima, lib. II, c. 6, ove, come negli altri
Commentari, rest fedele al testo e alla tradizione, la sua esegesi non differisce da quella di S. Tommaso, e di
cui si dir fra poco; nella Summa de Creaturis, invece, ove d il proprio pensiero, assume un linguaggio del
tutto nuovo e in netto contrasto con il suo primo Commentario: Tres sunt actus sensus communis, sed non
eodem modo ei conveniunt. Apprenhensio enim sensati communis est actus suus per se, et per illum diffinitur.
Apprehensio autem sensati proprii convenit ei per posterius, scilicet in quantum sensatum proprium est in
sensato communi ut in subiecto: Sed apprehensio actuum convenit ei per accidens, in quantum unumquodque
propriorum reducitur in ipsum
23
. Lordine delle funzioni del| senso comune addirittura capovolto, rispetto alla
interpretazione tradizionale: in quanto il senso comune ha per oggetto i sensibili comuni, che pu avere anche
i sensibili propr, discriminarli tra di loro. Sensata communia sunt instrumenta per quae sensus communis
convenientiam et differentiam ponit inter sensata propria. Alberto aveva fondato la sua posizione nella
questione precedente con ben cinque argomenti, che possono esser ridotti a due fondamentali:
a) I sensibili comuni sono sensibili per s: esigono quindi un senso per se; ma nessuno dei sensi
esterni apprende per se primo i sensibili comuni; questi pertanto saranno percepiti, per se primo da un altro
senso, cio dal senso comune.
b) Se oggetti che corrispondono a qualit diverse esigono sensi diversi e speciali, come colore, suono,
sapore...; a fortiori si esiger un senso speciale quando loggetto differisce non solo specificamente ma
genericamente. Ora, mentre tutti i sensibili propr restano nel genere comune delle qualit, i comuni si trovano
invece in quello della quantit; quindi...
Alberto, contrariamene alla sua abitudine, non fa alcun nome, ma pare da una sua frase che voglia
appoggiarsi direttamente sul testo aristotelico: probatur (maior) per hoc quod dicit Philosophus, quod sensata
communia per se sunt sensus communis
24
. Veramente la frase cui si allude non riportata| con tutta fedelt: il
Filosofo ne presenta una contraria nello stesso contesto: a | e. set|a | e . ,e.| at cct| set| |, eu saa
cu.se ; (425 a, 27); ma si deve riconoscere che stata questespressione il lapis offensionis specialmente
degli esegeti moderni, che necessario collocare al suo giusto posto se si vuol uscire dalle espressioni
generiche. Attacchiamo subito il problema direttamente sul testo aristotelico, senza pretendere di far opera
rifinita, ma cercando solo di rintracciare quello che sembrato litinerario naturale da seguire.
Per arduo che possa il problema apparire allindagine storica, si pu subito dichiarare che lesegesi tomista in
questa parte fondata sulla logica stessa dei princpi generali della teoria aristotelica ed ha dalla sua la migliore
tradizione dai Greci agli Arabi, al M. Evo, al Rinascimento fino ai nostri giorni. Lo sbandamento averroista
stato un episodio isolato di cui sono state esagerate le proporzioni.
Ritengo che il punto di partenza obbligato e il fondamento di tutta la discussione, sia da vedere nella dottrina
del c. 6 del libro II del De Anima, ove Aristotele determina per la prima volta ed in modo tecnico, quanti e di
quale natura siano gli oggetti di sensi in generale, i sensibili (a at ca ). Vi sono dei sensibili per se e dei
sensibili per accidens, ed i sensibili per se possono essere di due categorie, per s propr e per s comuni;
in tutto si hanno quindi tre classi di sensibili, due per se ed una per accidens: . ,.at e. e at ce |
t,a ;, a| eu e . | sa` au a |a.| at ca |.cat, e e. . | saa cu.se ;
25
.|
Il sensibile sa` au e loggetto del senso come tale; e poich sappiamo dal capo precedente (c. 5) che il
sentire una certa qual specie di alterazione e che consiste in un moveri et pati e che lagente di questo
movimento e di questa alterazione e passione qualcosa di estrinseco, il sensibile per se quanto viene
dallestrinseco ad agire e ad immutare realmente lorgano di senso
26
. Aristotele saffretta a dare due caratteri
differenziali del sensibile per s proprio rispetto al sensibile per s comune.
a) il sensibile proprio appreso da un solo senso e non pu esser oggetto di un altro senso speciale.
b) a riguardo del sensibile proprio, il suo senso non si pu ingannare; cos p. e. il colore pu essere
appreso solo dalla vista, e la vista non singanna rispetto al colore come tale, ma soltanto rispetto a particolari
condizioni del medesimo, se sia qua o l...: a . | eu | etau a . ,.at t eta . sa ceu
27
. I sensibili comuni sono
cos chiamati perch sono oggetto di tutti i sensi, set|a :aca | e Aristotele ne indica ben cinque classi: set|a
e. st |ct;, .ta, a te ;, c, a, . ,.e; a ,a etau a eu e.ta ; . ct | t eta, a a set|a :a cat;
28
.
Allopposto si dice sensibile saa cu.se ; quanto pu trovarsi congiunto nellatto della sensazione
(meglio percezione) attuale, ma che non esercita nessuna causalit reale sul senso come tale, od almeno sul
senso del quale la sensazione attuale propria: ete sat eu e. | :a c,.t eteu e| u :e eu at ceu
29
, come
quando dico di vedere il figlio di Diares, vedendo un certo bianco, in quanto di fatto a quel colore congiunto il
figlio di Diares.
Il capo finisce con unosservazione metafisica importante, dalla quale si arguisce che sotto laspetto
metafisico, pi che sperimentale e fenomenologico, che Aristotele muove le sue| determinazioni: delle due classi
di sensibili per s, una soltanto va detta principalmente sensibile, il sensibile proprio, ed per rispetto a
questa che ciascuna facolt sensitiva stata generata, a | e. sa` au a at ca | a t eta sut a; . ct |
at ca , sat :e ; a eu cta :.|us.| . sa c; at c c.a;
30
.
Fin qui tutto appare chiaro: i sensibili comuni sono dei sensibili per s, comuni a tutti (o a pi) sensi, e non
v alcuna indicazione intorno al senso comune, di cui sarebbero loggetto proprio.
Ma il problema si complica nel cap. 1 del lib. III, ove largomento ripreso da un punto di vista sistematico.
Aristotele vuol dimostrare che non vi sono altri sensi (esterni) allinfuori dei cinque sensi, di cui ha trattato nella
II Parte del libro II (cc. 7-12); per questo pone la questione se possa darsi ancora un sesto senso (esterno
sintende)
31
. Questo sesto senso potrebbe avere per soggetto o i sensibili propr, oppure i sensibili comuni, ma il
Filosofo nega recisamente ambedue le supposizioni; conclude che non pu ammettersi un sesto senso, perch
non v un oggetto particolare per esso, e dedica a ciascuna supposizione unaccurata discussione
32
.
Vediamo come Aristotele sviluppa la seconda, quando nega che occorra un senso speciale per la percezione
dei sensibili comuni. La sua posizione in continuit diretta con quella abbozzata nel c. 6 del libro II: i sensibili
comuni sono percepiti per s da ciascun senso e (NON) per accidens; se fossero percepiti per s come oggetto
proprio di un (sesto) senso speciale, sarebbero dei sensibili per accidens, rispetto agli altri sensi, e non
potrebbero esser pi detti sensibili per s comuni. La soluzione piena di logica, e di buon senso. solo per
accidens che la vista percepisce lamaro della bile che allocchio gialla, come per accidens che vede il figlio
di Cleone, vedendo quelloggetto bianco: lamaro della bile e il figlio di Cleone| come tali non hanno alcun
influsso reale sullorgano della vista. I sensibili comuni invece sono dei sensibili per s: ecco il principio
fondamentale. Per questo, tutti agiscono realmente sui var sensi (su tutti, o su alcuni). Come? Con uno stimolo
proprio e specifico? No, ma con uno stimolo comune, cio per mezzo del movimento: a a | eu e. a |
set|a | ete | ` .t |at at c te | t t ete|, a| . sa c at c c.t at ca|e .a [eu | saa cu.se ;, ete|
st| c.a;, c, ae;, .,. eu;, a teu , . |e ; au a ,a :a |a st| c.t at ca|e .a, ete| e . ,.e; st| c.t
a c. sat c, a, s.
33
.
Ed anche opportuno, osserva profondamente Aristotele,| che vi siano pi sensi capaci di percepire i
sensibili comuni, poich altrimenti il nostro campo conoscitivo si ridurrebbe quasi ad un hortus conclusus:
come potremmo distinguere il colore dalla grandezza, se il colore si trovasse sempre e solo con la grandezza?
Ma poich la grandezza percepita da altri sensi oltre che dalla vista, ci che non succede invece per il colore,
noi arriviamo a distinguere il colore dalla grandezza, i sensibili propr dai comuni, e ad avere di questi ultimi
una percezione sempre pi adeguata (Cfr.: De Anima, 425 b, 4 e 428 b, 21-25).
Dallesposizione schematica di questo che il pi importante contesto che il Filosofo abbia dedicato alla
nostra questione, credo si debba concludere essere i sensibili comuni dei sensibili per s e non per accidens,
ed essere loggetto di tutti (o di pi) sensi esterni, come tali, e non di un sesto senso. Si pu convenire che
lindicazione aristotelica a stimolo comune dei sensibili comuni nel movimento sia un po concisa e
sbrigativa: S. Tommaso parla in genere di immutatio; Egidio Romano ritiene luno e laltro: per motum et
immutationem. Ma ci sufficiente per arguire come la loro forte mentalit metafisica e la preoccupazione che
avevano di salvare lesperienza, li conducesse direttamente alla soluzione dei problemi, anche se limperfezione
delle indagini sperimentali impediva che la teoria trovasse in tutti i suoi particolari lespressione definitiva. Si
pu dire adunque che anche i sensibili comuni, come i sensibili propr vanno alla fine a terminare nel senso
comune, che il centro nel quale confluiscono i sensi esterni, ed per questo che si chiama comune, e non
perch ha per oggetto proprio i sensibili comuni. Questo un punto cardinale nelloggettivismo aristotelico
34
.|
A questo momento sorge una nuova questione che non senza importanza per lapprofondimento del
problema: ogni conoscenza avviene per lassimilazione onde si ha la presenza ovvero limmanenza del
conosciuto nel conoscente. Ora, che il sensibile proprio sia immediatamente presente e possa esser assimilato
dal senso proprio, chiaro, poich nellessenza del senso particolare di essere adattato ad un sensibile
proprio particolare (Cfr.: De Anima, II, 6, 418 a, 25); ma non si comprende come il sensibile comune, appunto
per il suo carattere vagante, possa attuare il senso particolare. La questione ha tormentato non poco gli
Aristotelici medievali sia arabi come latini. La soluzione che ne ha dato S. Tommaso mi pare sobria e fedele allo
spirito dellAristotelismo: come nellambito dellessere, anche in quello della conoscenza (sensitiva), possiamo
distinguere la forma, come tale, e il modo di (essere di) questa forma. Possiamo perci distinguere la forma
propria, secondo la quale i sensibili agiscono sugli organi, e il modo secondo il quale la forma dei sensibili
agisce in concreto; la prima immutazione spetta al sensibile proprio, la seconda al sensibile comune
35
. Non si
pensi per a due im|mutazioni estrinseche luna dallaltra: esse invece sono intrinsecamente subordinate, saldate
insieme, coagenti e luna porta laltra, e non producono alla fine che ununica species impressa. Egidio
Romano
36
ha pensato invece che ai due sensibili corrispondano nella facolt due specie impresse distinte, e
apporta una ragione molto interessante, presa dai Perspectivi e questa divenne una questione di prammatica
per i Commen-tatori del De Anima nei secoli XIV e XVI. Malgrado per qualche incertezza di Autori di terza o
quarta categoria, la posizione tomista divenne la pi comune, e fu accettata anche da Sigeri nelle sue ultime
opere
37
.
Ritroviamo per ci la medesima conclusione, che resta notevolmente rafforzata da un punto di vista anche
sistematico; cos intima lunione fra sensibile proprio e sensibile comune, che di ambedue non si d che una
sola specie (impressa) la quale presenta due aspetti, uno reale-formale, ed uno reale-modale; il primo dovuto
allazione del sensibile proprio, il secondo a quella del sensibile comune. Come si pu ancora dubitare che
nellaristotelismo, soprattutto tomista, i sensibili comuni non siano oggetto per se primo dei sensi esterni?
Su questo punto la tradizione aristotelica si mostra concorde
38
: fa unica eccezione evidente loriginale
posizione di| Alberto Magno, che sembra abbia avuto origine da un equivoco, di cui si dir nel seguente
paragrafo, ma che era gi stato messo in chiaro dai Commentatori greci.
Alcuni hanno voluto portare contro linterpretazione, da noi adottata, lautorit di Averro, e qualche
averroista, lo Zimara p. e., ha pensato che S. Tommaso nel testo soprariferito: Dicunt igitur quidam, quod
huiusmodi communia sensibilia, non sunt sensibilia per accidens propter duas rationes. Primo quidem, quia
huiusmodi sensibilia sunt propria sensui communi... (Super l. II De Anima, lect. 15, n. 389), alludesse ad
Averro
39
. Si pu aggiungere anche che Sigeri medesimo, che pare abbia presente il Commento tomistico al De
Anima, nelle Quaestiones de Anima nel testo indicato poco fa, fa espressamente il nome del Commentatore:
Dicunt quod sensibilia communia sunt sensibilia per se, sicut dicit Aristoteles, et dat Commentator huius duas
causas, una est quamvis enim sensibilia sentiantur a pluribus sensibus, sunt tamen propria sensus communis.
Item secundo, quia sunt inseparabilia a sensibilibus per se.... Il testo quadra in tutto con quello| tomista,
anche nella critica Sed neutrum istorum veritatem habet..., e S. Tommaso aveva detto, con maggior finezza
Utraque autem responsio INCOMPETENS EST (ibid., n. 390).
In verit Averro afferma una volta che i sensibili comuni sono oggetto del senso comune, ma si tratta di
unaffermazione che va posta nel suo contesto, e posso dire che corrisponde ad una identica frase di Aristotele
che esamineremo fra poco, quella che ha tratto in inganno Alberto Magno e che abbiamo gi riferita. Nel seguito
del suo Commento, Averro insiste, come Aristotele, nellaffermare che i sensibili comuni sono oggetto per s
ed essenziale dei singoli sensi esterni
40
, ed ha fatto bene lo Zimara a scagionare il Commentatore da quella
accusa: soltanto trovo poco fondato il suo sospetto che San Tommaso in quei quidam pensasse ad Averro.
forse pi probabile che lAngelico pensasse a dei contemporanei, o senzaltro ad Alberto; e se anche pensava ad
Averro, nel quale si potevano leggere quelle due ragioni, non doveva essere del tutto sicuro sullatteggiamento
definitivo del filosofo arabo, se ha creduto bene di tacerne il nome. In questa parte Averro non ha detto n di
pi n di meno di Aristotele. Cerchiamo ora di serrare il problema pi da vicino, e spero che si potr soddisfare
anche questa celebre difficolt testuale.
3. IL SENSO COMUNE E LORGANIZZAZIONE PRIMARIA DEI DATI SENSORIALI
Aristotele una sola volta in tutto il De Anima, usa il termine set| at cct; nella frase, gi ricordata: a |
e. set|a | e . ,e.| at cct| set| |
41
: da essa nato linci|dente averroista, ed su di essa che Alberto
Magno ha appoggiato la sua interpretazione, la quale, come si visto, viene a contrastare non solo con numerosi
testi, al tutto chiari, ma anche con le esigenze pi elementari della gnoseologia aristotelica. Ma allora quale
potrebbe essere il senso immediato, inteso dal Filosofo, in questa frase? Credo che si possano ridurre a tre le
classi delle interpretazioni possibili e che di fatto furono proposte:
I) set| at cct;, in quel contesto non indica una facolt (comune), ma un atto comune a pi sensi:
Communium sensibilium, spiega S. Tommaso, habemus sensum communem, non secundum accidens, id est
communia sensibilia communiter sentiuntur a diversis sensibus per se, et non secundum accidens
42
. Il termine
set| at cct; nel caso non ha quindi un senso tecnico.
II) s. a. usato in senso tecnico e significa una certa facolt comune. Ma ci pu essere un doppio
senso: uno rigoroso e proprio, ed allora indica il sensus communis cio il primo senso interno; oppure pu
avere un significato generico e vago, in quanto indica la sensibilit in generale, o la sensibilit indifferenziata,
secundum quod sensus dicono con Averro gli Averroisti. La percezione dei sensibili comuni propria del
senso comune, preso nel secondo senso, non nel primo: cos pare, se prestiamo fede al Thyenensis, che abbia
pensato Averro
43
.
III) s. a. n qui, n altrove ha il significato teorico, che ha poi avuto nellaristotelismo posteriore il
termine sensus communis, poich invano si cerca nellopera aristotelica una trattazione organica dei sensi
interni. Cos, pi o meno pensano, a cominciare dal Dembowski, molti esegeti moderni, e pare che abbiano delle
buone ragioni
44
. Nel De Anima Aristotele parla solo del senso comune e della fantasia; in un| opuscolo a parte
parla della memoria e della reminiscenza: ma si tratta solo di varie funzioni di un unico potere fondamentale, il
senso interiore.
Quale delle tre interpretazioni corrisponde di fatto al pensiero del Filosofo? Bisogna riconoscere che oggi
non facile dare una risposta definitiva, se tanta disparit di pareri sempre esistita ed esiste tuttora fra i
commentatori, e potrebbe darsi che avessimo perduto, su questo punto, i mezzi per metterci in contatto diretto
con il pensiero personale del Filosofo
45
. Alessandro di Afrodisia presenta il primo grande Commento allopera
aristotelica nel III secolo dopo Cristo, cio a sei secoli di distanza dallet dello Stagirita, ed improprio quindi,
dal punto di vista storico, parlare di una tradizione aristotelica. Daltra parte il WOLFSON ha mostrato in uno
studio fondamentale, che la psicologia scolastica (e tomistica) dei sensi interni il risultato di un lento lavoro
di assimilazione, fatto prima dalla filosofia araba e giudaica, la quale, se cerca di mantenersi fedele allo spirito
dellaristotelismo, non rifiuta importanti elementi, dovuti ad altre correnti, ed in particolare a Galeno e agli
Stoici
46
.
Tutto questo bene saperlo, ma non infirma in alcun modo la conclusione a cui siamo giunti nel paragrafo
precedente: essere i sensibili comuni dei sensibili per se dei sensi esterni. Il problema che si vuol prospettare
un altro: come concepisce Aristotele la natura e la funzione della set| at cct; che sar poi detta dagli
scolastici arabi e latini sensus communis? Largomento irto di difficolt dogni genere, e mi limiter a
rintracciarne la trama essenziale.
Il Filosofo pone il problema con ogni ampiezza nei primi due capi del lib. III del De Anima. Nel primo, come
si visto,| si conchiude che non esiste un sesto senso n per i sensibili per se, n per i sensibili comuni; nel
secondo, invece, si pone un problema nuovo, in continuazione diretta con il primo. Poich noi non solo vediamo
il verde e la figura, ma sentiamo anche di sentire, con lo stesso o con un altro senso, che sentiamo di sentire e
vediamo il verde? Se si desse un nuovo (sesto) senso, osserva Aristotele, per sentire latto di vedere il colore,
latto di questo nuovo senso da chi percepito? Per non aprire allora il processo allinfinito, bisogna stare al
primo, cio alla vista secondo il Dembowski
47
: . t e` .t sat . . a .t ; e (.a; at cct;, .t ; a :.te|
.t ct| au t; . cat au ;. a c` . :t ; :a ; eu e :et. e|
48
.
Ciascun senso quindi sente il suo atto? Questo pare il senso immediato del testo, ma la maggior parte degli
interpreti trova questa risposta del Filosofo molto vaga. La risposta definitiva alla questione andrebbe
rintracciata nel De Somno et Vigilia, un opuscolo posteriore al De Anima, nel quale latto di coscienza
attribuito ad una speciale set| eu |at; che, oltre ad avere la funzione unificante di coscienza, giudica anche
della diversit fra i vari oggetti dei sensi (esterni). Se cos fosse, ci sarebbe, almeno su questo punto un reale
accordo fra la nozione tomistica di sensus communis e quella aristotelica di set| eu |at;. Il testo per
invocato del De Somno ci pare meno esplicito, sotto questo aspetto, di quanto forse si creda
49
. Chec|ch sia di
tutto questo, quello che importa per noi e che non deve incontrare gran difficolt si che il problema della
at cct; set| rispetto ai sensibili comuni, non ha a che fare direttamente con il problema della set| eu |at;
che percepisce gli atti del sentire e ne distingue i vari oggetti. La versione latina di sensus communis in
ambedue i casi pu coprire un equivoco palese, che ha avuto lespressione tipica nella posizione di Alberto
Magno. Di tale equivoco si erano ben accorti i commentatori greci, come Giovanni Filopono e Temistio, detto
da Averro Abbreviator Alexandri, e con probabilit quindi anche lo stesso Alessandro di Afrodisia. La
questione prospettata con ogni chiarezza da Simplicio, nel commento alla| frase 425 a, 27, che ha dato origine
alla controversia: set| | e. . ,.t | a | set|a | at cct| eu , a ; . | cu|a,a, a | :.te |a| saa |
cu|at .ct| . |.,eu ca|, a ` a ; sat . sa c a | :.te |a| :aeu ca| saa | :e ; a a; au a |
set|a|ta|. eu ,a eu a et |at, a ; sat set|a|.t |. ete sat e t ete| . sa c , sat t |a au a
,|at ,euct|. . .e| eu | e :e| set| . ,.at at cct; . | . :t a | :.te |a| cu|ee st |euca e au e
sat ,usa .t |at sat a|e |... | sat saeu .| set| | at cct| . | t et a| cu|ee a a a :.t a
:t |euca|. Aa; e. set| a | set|a | a |t:ts . ,.at, a ; . sa c; :e ; a t et a sat e set|e |
. ,eu c;, a c:. set| u :a ,.t| a |a :et; . ,e.| e et :eu| ete t . sa ca . . s.t |a; e. set| a | easu a|
| :.|a ea sa.,eeu .| a ; e eu :a |a| saa | cu|a,a, |
50
.
La posizione tomistica si trova sulla linea di quella di Simplicio. Essa prende la dichiarazione del De Somno,
. ct| e. t; set| eu |at;, a seeu-eu ca :a cat;, sat e t e a sat st |.t e sat eu |aat st |.t| e t
. .a, in senso formale e rigoroso; per questo nellultima frase a ,us.a a | .u-sa |, eu . ,.u c.t eu .
e (.t eu ` a |et |, a a t|t set|a a | at ct a| :a |a|, vede nel set|e | e te| una facolt nuova
distinta da ciascun senso esterno e da tutti presi insieme. Per lAngelico il senso comune non la sensibilit
generale indifferenziata come vogliono gli esegeti moderni
51
, ma indica una facolt realmente distinta dai sensi
esterni e ad essi superiore per dignit. Se ci fermiamo allesegesi tomista viene da pensare che quasi per
ragioni opposte che vengono chiamate set| at cct; la percezione dei sensibili comuni, e gli atti di coscienza
e di giudizio sensoriale del senso comune. La prima, infatti, a volerne scrutare la ragione ultima, si fonda sulla
corporeit e quindi sullestensione che propria dei sensibili, come degli organi destinati a riceverli, e da questo
punto di vista si pu accettare lespressione di quegli Scolastici che la considerano come laspetto generico del
sentire; ed ha un valore gnoseologico inferiore rispetto alla sensazione propria
52
. La seconda, quella del senso
comune, invece, ha un valore superiore rispetto alluna e allaltra: in essa si afferma lunit del soggetto
senziente, per la quale reso possibile il raffronto sia fra gli oggetti dei vari sensi, sia anche fra gli oggetti di
uno stesso senso. Il senso comune pu fare tutto questo, perch es|sendo la radice fontale dalla quale sono
emanate le virt dei singoli sensi, tutte le contiene in s unite, e tutti i singoli sensi sono in essa, in un certo
modo, compresenti e vi ritornano di fatto ogni volta che passano allatto del conoscere, portando ad essa i propr
tributi, come gli schiavi al proprio re, secondo limmaginosa espressione di Avicenna.
Per questa compresenza dei singoli sensi nel senso comune, e per la confluenza in esso di tutti i dati attuali
dei loro atti, il senso comune acquista unimportanza fondamentale nella funzione percettiva. Ci appare
anzitutto dal fatto che, tanto i singoli sensi, come i singoli loro atti non possono esistere indipendentemente
dallunione che hanno con il senso comune senza del quale non sono che delle astrazioni.
Inoltre, e per questo, il senso comune raccoglie, unifica, o per essere pi esatti, nel senso comune vengono ad
essere raccolti e unificati i dati attuali particolari di ciascun senso rispetto ad un particolare oggetto: lunit
delloggetto, frammentata dalle apprensioni particolari dei singoli sensi, si ricostituisce per lunit fondamentale
della sensibilit nel senso comune. Si badi per che il senso comune non struttura loggetto in senso
gestaltista: loggetto gi strutturato nella prima apprensione, fatta dai sensi esterni, in quanto ogni sensibile
proprio inseparabile ed accompagnato sempre da qualche sensibile comune
53
. Lorganizzazione primaria
data fin dallinizio; ma si tratta di unorganizzazione di minimo contenuto oggettivo ed ancora confusa. Nel
senso comune, per la| con-presenza al soggetto di tutti i dati attuali dei sensi, rispetto allo stesso oggetto,
questoggetto acquista anzitutto un valore proprio, definito come oggetto reale, e poi pu avere una certa
integrazione e correzione, anche rispetto ai sensibili comuni, per la quale la Gestalt, presente fin dallinizio, si fa
pi nitida e pregnante.
Nei sensi esterni e nel senso comune si opera cos un vero processo di Gestaltung, nel quale possiamo
distinguere due momenti essenziali:
a) lapprensione da parte dei sensi esterni di qualit specifiche, gi strutturate, in qualche modo.
b) lunificazione oggettiva che queste ricevono nel senso comune. Intorno alle fasi di questa unificazione
si dir pi avanti.
Sembra, quindi, che anche nella psicologia aristotelico-tomista si possa parlare di Forme e Strutture nel
senso voluto dalla Scuola di Berlino, solo che la genesi di queste Forme spiegata dalle due scuole in un
modo assai diverso. Nellaristotelismo tomista le Forme e le Strutture sono date (almeno in confuso)
immediatamente, prima ai singoli sensi esterni e poi al senso comune: tutta la loro ragione di essere sta nel
modo di essere e di presentarsi delloggetto. Il senso comune come locchio ciclopico dellanima senziente,
vlto a tutti i sensi ed ai loro atti ed oggetti: per questo loperazione del senso comune non termina a nuovi
oggetti od a nuove Forme, che non siano gli stessi oggetti e le stesse Forme dei sensi esterni. Quando il
senso comune giudica degli oggetti dei sensi, unificando o diversificando, non lo fa per arrivare a Forme
nuove, ma solo per afferrare con un solo sguardo una Forma attuale, che i sensi particolari vedono hic et
nunc da var lati. Le Forme| presenti nel senso comune hanno un valore soltanto attuale perch la sua
operazione non si esercita che sui dati sensoriali attualmente presenti.
Un altro problema si potrebbe prospettare.
Quanto al numero dei sensibili comuni Aristotele nel De Anima II, c. 6 ne presenta cinque: ma pare non si
tratti di un numero sacro, poich altrove ne nomina degli altri, come il numero e lunit (De Anima, III, 1, 425 a,
16); il tempo (De Memoria, 1, 450 a, 9); lo scabro e il liscio, lacuto e lottuso (De Sensu, 4, 442 b, 5).
Questo aspetto della psicologia aristotelica della percezione ha avuto un ampio sviluppo nei Trattati di
Prospettiva che fiorirono nei tempi migliori della cultura araba; di essi merita di essere ricordata lOttica di
Alhazen, utilizzata dagli scolastici della Rinascenza, e che alla fine del sec. XIII fu commentata da un amico di
G. di Moerbeke, il tedesco-polacco Witelo, che il Baeumker con il suo poderoso lavoro ci ha fatto conoscere
54
.
Alhazen enumera ben 22 propriet percettive fondamentali per la sola vista: lux, color, remotio, situs,
corporeitas, figura, magnitudo, continuum, discretio et separatio, numerus, motus, quies, asperitas, brevitas,
diaphaneitas, spissitudo, umbra, obscuritas, pulchritudo, turpitudo, consimilitudo et diversitas in omnibus
intentionibus particularibus, et in omnibus formis compositis et omnibus intentionibus particularibus
55
. Witelo
nel suo Commento precisa spesso ingegnosamente la teoria dellottico arabo, ma basti questindicazione per
conget|turare quale ricco sviluppo ebbe nel Medioevo la fenomenologia della percezione.


APPENDICE
A conferma della esegesi tradizionale riporto gli argomenti del difensore pi informato dellinterpretazione
moderna, il BEARE.
Il B. conosce molto bene, e le riporta, le dichiarazioni esplicite di Aristotele che attribuiscono lapprensione
dei sensibili comuni ai diversi sensi esterni, ma le trova in stridente contrasto con la litigiosa espressione 425 a,
15 mancante delleu . A suo parere tutta questa sezione della psicologia aristotelica si mostra inconsistente; egli
si propone di modificarla in due punti:
a) I sensibili comuni non vanno detti comuni a tutti i sensi ma ad alcuni solamente, particolarmente alla
vista ed al tatto.
b) I sensibili comuni non sono percepiti dai singoli sensi, ma dal senso comune, il quale li percepisce
direttamente, mentre i sensi esterni li percepiscono al pi indirettamente. Ed perch sono appresi dal senso
comune, e non perch sono percepibili da tutti o da pi sensi, che essi sono detti sensibili comuni.
difficile, credo, accumulare tanti malintesi in una sola volta come fa il B. in questa sua pretesa di
correggere Aristotele. Anzitutto, per il primo punto, anche se si dovesse dire| come del resto lo dice anche il
Filosofo (De Sensu, 337a, 8 e segg.) che tali sensibili sono percepibili tutti solo dalla vista e dal tatto, questa
limitazione non toglie che siano ancora dei sensibili per s e non per accidens e che siano sempre dei
sensibili comuni.
Cade cos e di conseguenza anche la seconda correzione del B. che viene distrutta dagli stessi argomenti che
egli porta per la sua tesi. Cos il primo: I sensibili comuni sono percepibili per via del moto; ma il moto
percepito dal senso comune; a fortiori... gli altri sensibili comuni saranno percepiti dal senso comune.
Evidentemente qui la minore gratuita e tutto largomento circolare, poich il B. deve mostrare anzitutto che
il moto, che un sensibile comune, sia oggetto del senso comune: ci che appunto sotto discussione.
Il secondo argomento dice: Non si d secondo Aristotele un organo speciale per i sensibili comuni; ergo...
non possono esser loggetto proprio di alcun senso particolare; essi devono esser percepiti solamente (only) dal
senso comune.
Anche questargomento saggira in un circolo. La maggiore di Aristo-tele: vero che i sensibili comuni
non hanno un organo speciale (De Anima, III, 1, 425 a, 14), ma limpostazione intera dellarg. viziata. Esso si
fonda sulla supposizione gratuita e falsa in termini di psicologia aristotelica che ogni organo di senso non
percepisce che un oggetto, quello proprio e specificativo, in modo che si potrebbe avere la apprensione di
qualit corporali senza lapprensione degli attributi generali della corporeit, senza dei quali tuttavia quelle
qualit n si possono dare n possibile che arrivino ad impressionare gli organi.
Terzo argomento: i sensibili comuni lo ammette anche il B. sono delle propriet essenziali delloggetto
sensibile ut sic, qualit necessarie che interessano loggettivit e luniversalit della scienza. Ora, se per essi ci
fosse un senso speciale, dovrebbero dirsi dei sensibili per accidens ed avrebbero con i sensibili propr una
connessione di pura contingenza, cosicch lorganizzazione dellesperienza sarebbe impossibile.|
Non riesco davvero a rendermi conto come il B. abbia visto in tale ragionamento una prova per la sua
posizione, tanto pi che egli, per coerenza logica, ha dovuto contro i testi espliciti di Aristotele assimilare i
sensibili comuni a quelli per accidens. Il B. si fonda sul fatto che i sensibili comuni, come i sensibili per
accidens e a differenza dei sensibili propr, sono per il senso oggetto facilmente di errore. A ci si pu
osservare che altra la radice di possibili errori da parte dei sensibili comuni e da parte dei sensibili per
accidens, bench si possa ammettere, come vedremo, che gli uni e gli altri passano, ad un certo momento della
elaborazione, sotto il dominio di facolt superiori. Ci per non esige che la prima origine e la ragione propria
della loro apprensione debbano esser attribuite alle funzioni del senso interno come tale. E la ragione
fondamentale dellautentica posi-zione aristotelica quella che solo il sensibile per se veramente sensibile:
quello per accidens non lo in senso stretto; e che il sensibile per se esercita una vera causalit fisica (ed
intenzionale) sullorgano. Ora il sensibile comune annoverato dal Filosofo come un sensibile per se (De
Anima, II, 6, 418 a, 17) e quindi esercita a differenza del sensibile per accidens una causalit reale
sullorgano
56
.
Lo studio della tradizione poi non lascia alcun dubbio sopra le conclusioni che lesegesi filologico-critica dei
testi, pianamente esercitata, riesce a mettere in evidenza.|



CAPITOLO TERZO

I PROBLEMI DELLORGANIZZAZIONE PRIMARIA
LA FANTASIA E LA PERCEZIONE DEL CONTINUO
SOMMARIO. Presentazioni fenomenali e funzioni psichiche (Stumpf): teoria degli attributi, teoria delle relazioni, la percezione del
continuo e le sensazioni inavvertite. Organizzazione percettiva e movimento: movimenti virtuali e fantasia percettiva (M. Palagyi),
movimento e circolo strutturale (V. von Weizscker). Unit percettive e movimento: Gestalt e Konfi-guration (Lindworsky), Gestalt e
fenomeni di accrescimento (Selz), assimilazione e omogeneit percettiva (Musatti). La teoria aristotelica del continuo percettivo: la
percezione del continuo, fusione simultanea e successiva, teoria aristotelica della fantasia. Riassunto.
1. PRESENTAZIONI FENOMENALI E FUNZIONI PSICHICHE (STUMPF)
Un problema tormentato della psicologia moderna, che chiam a raccolta per quasi un secolo schiere di
ricercatori e pensatori quello della percezione spaziale: lo spazio innato o acquisito?
Fra le posizioni estreme del Nativismo kantiano e dellEmpirismo inglese, si fece strada la corrente moderata
che, tagliando il male per met, riteneva innate ed immediate la lunghezza e laltezza ed acquisita la sola terza
dimensione che spesso veniva identificata con la localizzazione
1
. Oggi tanto| ardore di battaglie stupisce poich
si ritiene che lo spazio, nella sua portata integrale, e non pu non essere che dato. Il progresso percettivo
procede verso la distinzione, la quale pu condizionare processi parziali di costruzione: cos stato soppresso
un problema assurdo. questo un passo verso lAristotelismo o verso il Kantismo?
La posizione aristotelica ammette che le qualit formali, ovvero i sensibili comuni, vengono al soggetto
come dei dati; in questo essa si oppone tanto allAssociazionismo empirista, come alla Gestalttheorie, come
anche allintellettualismo dei Lotziani e della scuola di Graz. Nella posizione aristotelica per, le qualit
percettuali non tutte sono date, e fra quelle date non tutte lo sono allo stesso modo. Inoltre anche per le
qualit che sono immediatamente date, si riconosce che vanno soggette a raffinamenti ed organizzazioni
ulteriori, in dipendenza dellesperienza, e dellentrare in atto di facolt superiori (progressione fenomenale).
Simpone subito unosservazione importante: bisogna accuratamente distinguere, fra i contenuti percettuali,
quelli che hanno unorigine extra-intellettuale e possono poi rientrare nellambito intellettuale, e quelli che
nascono anche la prima volta nella sfera intellettuale o della coscienza come tale.
Locke distingueva fra idee di sensazione ed idee di riflessione per indicare che non tutti i nostri contenuti
rappresentativi hanno, almeno immediatamente, uneguale origine esteriore. Perci la distinzione aristotelica
delle qualit percettuali in sensibili per s e sensibili per accidens mantiene ancor oggi tutta la sua attualit:
le due classi differiscono tanto per lorigine, come per il contenuto.
La progredita conoscenza dei contenuti percettuali pone alcuni problemi che sembrano reali e rispetto ai
quali deve provarsi ogni interpretazione teoretica della percezione. Li propongo, i principali soltanto, secondo
un ordine progressivo.

1) Lanatomia degli organi di senso insegna che le terminazioni nervose periferiche sono distribuite in
modo discontinuo. Sta di fatto per che noi percepiamo gli oggetti con|tinui: come possono stimoli
discontinui e parziali originare una percezione del continuo?
2) Le qualit percettive formali sono sempre delle strutture ed implicano quindi un minimum almeno di
organizzazione. Lorganizzazione suppone un sistema di rapporti di parti con parti e di parti al tutto: allora,
lorganizzazione implicata nella percezione del continuo, oppure saggiunge ad esso? Se saggiunge ad esso,
donde viene la prima volta, e poi com riferita alloggetto di percezione immediata?
3) Oltre le qualit percettive formali vi sono le qualit percettive reali, i sensibili per accidens. Dato
che ancora si parla dei sensibili sia pure per accidens ci si pu chiedere se siano detti tali rispetto ai
sensibili propr od ai sensibili comuni, ovvero per rispetto ad ambedue. Problema ancor pi importante quello
di sapere, anche per questi sensibili per accidens, come sorgano prima e poi come si articolino o si
aggiungano ai sensibili per se per formare con essi loggetto adeguato di una percezione allo stato perfetto,
come quando dico: vedo Cleone, il figlio di Diares.
La gnoseologia moderna ha avvertito in diverse forme questi problemi e non sempre li ha risolti nellordine
ora indicato.
La esposizione che faccio seguire non vuol essere uno spreco di erudizione: sotto questo aspetto, anzi, mi
sono limitato appena allessenziale. Piuttosto essa tende a mostrare come alcuni autorevoli cultori della
psicologia moderna siano giunti, al di fuori di ogni preconcetto sistematico, ad una concezione che suggerisce, a
nostro parere, unautentica interpretazione aristotelica. Leccezionale importanza di questa coincidenza mi ha
suggerito di moderare il desiderio darrivare alla fine, poich ho pensato che solo unesposizione accurata e
diretta degli indirizzi presi in esame possa avvalorare le conclusioni che ho creduto di prospettare in materia
cos grave.

Laccostamento pi suggestivo dei nuovi problemi con lAristotelismo , a mio parere, quello tentato da Carl
STUMPF. Limportanza dellinterpretazione dello Stumpf in questa di|scussione cresce di valore perch,
discepolo prediletto del Brentano, egli pot conoscere direttamente il pensiero aristotelico; psicologo di gran
talento e titolare di Psicologia a Berlino, ebbe, come fu detto, quali discepoli ed assistenti i capi del movimento
Gestaltista (Wertheimer, Khler, Koffka, Gelb). La sua opera si svolse fra limperare del positivismo, lo
sviluppo del razionalismo del Meinong, del fenomenologismo di Husserl e lirrompere impetuoso della
Gestalttheorie: ciononostante in tutta la sua lunga vita egli mantenne una sobria e ferma unit di pensiero che ha
avuto la sua sistemazione definitiva nella postuma Erkenntnislehre (2 volumi, 1939-1940)
2
.
Lo St. riconosce sinceramente alla Scuola della Gestalt la esattezza dellanalisi fenomenale da essa fatta
contro lastrattismo della scuola di Graz. Le Gestalten sono immediatamente date, non costruite: noi vediamo la
curvatura di una linea, noi sentiamo una melodia...; le cosiddette sensazioni sono un prodotto di
frammentazione posteriore (Zergliederung) di complessi dati originariamente. La fusione percettiva di un
accordo (Verschmelzung) non un atto di sintesi attiva o produzione, ma lapprensione diretta di una relazione
strettamente immanente ai suoni ed in generale ai dati sensoriali simultanei. La qualit di forma, che lo St.
chiama Form, va perci distinta dagli aggregati che hanno un ordine meramente esteriore: una relazione
concreta appresa immediatamente come tale, contro la posizione del Meinong.
Lo St. inclinava probabilmente a ritenere che la percezione della forma coincidesse con lapprensione della
relazione; nellultima sua opera, il suo pensiero ha raggiunto unespressione pi continua, scegliendo
accortamente una via di mezzo| fra lAssociazionismo e il Gestaltismo. La sensazione non un processo che pu
stare a s, per poi riunirsi nella formazione di sintesi oggettive: impossibile che da un mosaico di frammenti si
possa arrivare alla percezione di oggetti, perci intrinseca ad ogni sensazione unorganizzazione. Ma ogni
organizzazione oppone un contenuto o delle parti che si organizzano e un principio che sia vincolo di
organizzazione: i contenuti sensoriali sono gli elementi di quel tutto organizzato che loggetto, la relazione
il vincolo di struttura. Contro il Meinong egli ripete che tale relazione non qualcosa di astratto, ma che emerge
dai dati sensoriali medesimi: data in e con i dati (in und mit). Ci che rende pi esplicita lultima forma del
suo pensiero un maggior accostamento alla filosofia aristotelica. In opposizione alla scuola di Graz, egli
dichiara esplicitamente che c ununificazione immediata dei dati sensoriali e che essa possibile per via
dellunit di coscienza: dottrina aristotelica questa, rimessa in onore dal Lotze e dal Brentano. E le cosiddette
qualit di forma altro non sono che i set|a at ca di Aristotele
3
. questa sostanzialmente la soluzione che
intendo di riprendere ed integrare in questo lavoro
4
.
Lo St. presenta la propria ricostruzione critica in due momenti; la teoria degli attributi che gli caratteristica
e che dice di prendere esplicitamente da Aristotele, e la teoria della percezione delle relazioni che egli ha in
comune con la Denkpsychologie.
a) Aristotelismo e problemi moderni in C. Stumpf
Lo St. partito dalla distinzione di Erscheinungen e psychische Funk-tionen alla quale attribuisce una
essenziale| importanza. Erscheinungen, termine difficile a tradurre scegliamo presentazioni fenomenali
comprende i contenuti immediati tanto di sensazione come di memoria; ad esse appartengono anche le relazioni
elementari, le quali non sono introdotte da noi, ma percepite come date assieme ai contenuti sensoriali.
Esse appartengono al materiale delle funzioni intellettuali, ma non sono funzioni, n prodotti delle medesime.
Le funzioni psichiche sono atti, situazioni, esperienze di vita vissuta (Akte, Zustnde, Erlebnisse),
comprendono losservare il contenuto delle Erscheinungen, lapprenderle unificate in complessi, il formar le
idee ed il giudicare i movimenti sentimentali, le tendenze ed il volere.
Lapprensione del reale condizionata dalla compenetrazione intima, nellatto conoscitivo, fra funzione
psichica e la Erscheinung. Le Erschei-nungen sono reali come contenuti, in quanto si riferiscono alle
funzioni; le funzioni sono reali in quanto si manifestano nelle Erscheinungen. Le funzioni e le presentazioni
fenomenali si oggettivano le une per le altre in quanto sono immediatamente date nellatto comprensivo del
percepire
5
.
Precisiamo. Si dice immediatamente dato ci che simpone nel suo presentarsi come un fatto. Ora un
fatto che le qualit differenziali dei sensi non si presentano mai da sole, ma si dnno sempre assieme ad altre
qualit che le integrano e che perci si dicono attributi delle sensazioni (Die Attribute der Empfindungen): non
si d colore senza un certo grado di chiarezza, n suono senza qualche grado di intensit, senza un timbro, ed in
generale ogni contenuto sensoriale non dato se non con una certa estensione. Lestensione spaziale non
meno un attributo delle sensazioni visuali di quanto lo siano le qualit cromatiche: non si pu rappresentare un
colore senza un minimo di estensione, come hanno ammesso Locke, Berkeley e Kant: su questo saccordano
tutti gli psicologi contemporanei| (D. I. 1 Absch. 5, pag. 22 e segg.; cfr. 13, pag. 155).
La connessione fra colore ed estensione non frutto di abitudine o dassociazione, ma intrinseca alle
qualit sensoriali ottiche, cosicch una certa estensione, pi o meno rudimentaria, appartiene come propriet
immanente (als immanente Eigenschaft) a tutti i contenuti sensoriali e rappresentativi. In questo senso Aristotele
annover Spazio e Tempo tra i set|a at ca cio fra quei contenuti che sono percepiti generalmente da tutti i
sensi.
Per via di questa propriet, le sensazioni, di solito, non si presentano mai isolate, ma riunite in complessi, che
lo St. chiama complessi di sensazione (Empfindungskomplex); essi costituiscono i primi dati, sono come il
materiale grezzo (das Rohmaterial), sul quale si esercitano le intuizioni elementari (die elementare
Anschauungen), intendendo per intuizione elementare lapprensione di contenuti assoluti, cio non ancora
espressamente relazionati.
Questo materiale grezzo, che gli gnoseologi e psicologi da Hume a Kant, agli idealisti di ogni colore, ed
anche la ultima fenomenologia husserliana, hanno disdegnato, ha una funzione primaria nello sviluppo del
conoscere. Esso sta a quello che le varie scienze organizzano, per finalit gnoseologiche particolari, come i
blocchi ancora informi che escono da una cava stanno alle lastre ben levigate di cui larchitetto riveste le sue
costruzioni.
da questo materiale grezzo, che in seguito ad ulteriori processi di astrazione, idealizzazione e
costruzione sorgono le intuizioni elaborate (die bearbeitete Anschauungen), proprie della scienza e delle arti.
Tale , p. es., lo spazio vuoto ed uniforme della geometria euclidea e della fisica classica, che una capacit
tridimensionale in cui la materia si pu espandere allinfinito, intuizione questa che non coincide con alcuna
percezione reale. Le linee rette, gli angoli retti, il circolo... quali sono definiti da Euclide, sono astrazioni del
pensiero: non arbitrarie per! anchesse sono generate dal seno materno dellintuizione elementare. Lo stesso
dicasi per le qualit formali del campo acustico: suoni, timbri, altezze, sono dei dati e noi li percepiamo
secondo simultaneit o continuit, e solo per linter|vento del pensiero possono essere considerate a parte
6
. Lo
St. molto acutamente estende la nozione di complesso sensoriale anche allesperienza interna: un momento
attuale della nostra vita un complesso greggio in cui sono presenti, fuse e interferenti, situazioni di pensiero, di
emotivit, di volere.
Ci che immediatamente dato, tanto nellesperienza esterna, come in quella interna, sono sempre e solo dei
tutti non analizzati (unanalysierte Ganzen) di qualit sensoriali, una situazione psichica globale. La priorit,
affermata in Aristotele, del tutto sulle parti ha unapplicazione piena anche in Fenomenologia.
b) La teoria degli attributi
Percepire per lo St. un accorgersi di qualcosa (ein bemerken von etwas): in un suono od accordo noi
possiamo avvertire le singole note componenti, oppure le possiamo apprendere come un tutto in s fuso.
Distingue perci lo St. da questo punto di vista, una percezione esterna ed una percezione interna. La
percezione esterna consiste nellavvertire le presentazioni sensoriali (Erscheinungen), quella interna
nellavvertire le funzioni psichiche (die psychische Funktionen). Colori, suoni, sapori, sono percepiti
sensorialmente; ma pensare, come muoversi, volere, lo sono solo per sentimento di s (Selbstbesinnung).
Questesperienza delle attivit e sensazioni intime dellanima pu essere attribuita solo ad un particolare senso
interno. Rifacendosi alla nozione di complesso sensoriale, toccato un momento fa, lo St. chiama| nozione
primitiva (Inbegriff) la rappresentazione che abbraccia tutto il complesso e nozione (Begriff) semplicemente
quella che riguarda un contenuto particolare.
A questa distinzione segue unaltra di non minore importanza, quella fra percezione di contenuti assoluti e
percezione di relazioni. parimenti un fatto che il complesso sensoriale pu passare dallo stato di materiale
grezzo a quello di materiale elaborato, ed questo processo che porta alla maturazione dellatto di percezione.
Ebbene, il movente di questo sviluppo va cercato nella circostanza che il soggetto, per cause diverse la pi
immediata la direzione dellattenzione viene ad avvertire delle relazioni intrinseche al materiale di
sensazione. lapprensione di una relazione fra le parti di un tutto o di molteplici relazioni in un complesso ci
che costituisce propriamente la percezione al suo stadio di conoscenza distinta, utile cio ai fini della vita e della
scienza. Questo complesso di relazioni del materiale ci che costituisce la Gestalt: tali sono le figure, le
melodie ed in genere le Gestaltqualitten di v. Ehrenfels.
Lapprensione di una Gestalt sorge perci sul fondamento delle presentazioni sensoriali, interne ed esterne,
che formano il sostrato di tutta la macchina psichica; come la Gestalt si pone, a sua volta, sostrato per i processi
di pensiero. Ciononostante va detto contro la scuola di Graz, che lapprensione di una Gestalt, di solito, non
meno immediata di quella dei contenuti assoluti.
Vi sono alcune categorie di relazioni che sono percepite immediatamente, come i contenuti a cui
appartengono, e la Gestalt il tutto relazionale immediato (ein unmittelbar Verhltnisganz). Tali relazioni,
perch immanenti ai dati, non derivano ad essi in quanto sono isolati com il caso, invece, degli attributi ma
in quanto tali contenuti si trovano insieme ed anche se sono fra loro differenti per qualche carattere. Cosicch la
percezione delle relazioni, se non da qualificare come lapprensione di un contenuto isolato (un suono), non
neppure una Nachwahrnehmung, una percezione postuma ai dati, come voleva lAssociazionismo; diciamola,
per togliere ogni sospetto di posterit fenomenale rispetto ai contenuti, Mitwahrnehmung| con-percezione. Si
vuol dire che le Gestalten sono percepite assieme e nei (in und mit) contenuti assoluti.
A questo modo il dire che le Gestalten sono dei prodotti dellunit sintetica della coscienza, come
volevano Lotze e la scuola di Graz, unespressione dal punto di vista fenomenale priva di senso. La percezione
di un tutto relazionale, come di sei palle bianche da bigliardo, pu esser detta in senso proprio uno sguardo
intuitivo, un Blick, una Einsicht, che non hanno senso se non riferiti allesterno, ove quindi si devono trovare i
rispettivi oggetti
7
.
In realt la nostra attuazione conoscitiva conosce gradi var: contenuti sensoriali, percezioni di relazioni,
concetti, giudiz. In concreto, in ogni atto di conoscenza valida luno compresente allaltro e non si sa come
potrebbero costituire una conoscenza oggettiva, se loggettivit fosse propriet di uno di essi soltanto.
Possiamo concludere pertanto che le relazioni percettuali possono essere apprese immediatamente, assieme
ai contenuti assoluti, una volta che siano soddisfatte alcune condizioni soggettive ed oggettive. Come non ogni
stimolo uditivo qualsiasi da noi vissuto come una vibrazione sonora, ma lintensit del suono deve raggiungere
un certo limite, cos per la percezione delle relazioni si esige una certa disposizione dellorgano sensoriale ed
una sufficiente direzione dellattenzione. Ci posto, le relazioni sono percettibili come gli stessi contenuti con i
quali esse sono date ed in cui sono implicate (eingebettet). Non la coscienza che fonda le relazioni fra i nostri
contenuti di percezione, ma esse sono date alla coscienza, la quale non ha che da prenderne atto. In tutto questo
non si vuol dire che tutte le relazioni presenti in un contenuto siano immediatamente percettibili: lesercizio e
leducazione possono molto giovare, tanto che gli specialisti in qualche scienza od arte afferrano subito,
nel|lambito della propria specialit, un numero di relazioni maggiore dei profani e con maggiore precisione.
Si pone qui il problema dello sviluppo della percezione che prepara la discussione del secondo punto,
annunziato di sopra.
Chiediamoci intanto per concludere: La percezione delle relazioni di ordine intellettuale o sensoriale?
Delluno e dellaltro, risponde giustamente lo Stumpf, e dobbiamo dare al senso ci che del senso (man muss
der Sinne geben, was der Sinn ist).
Insistiamo su questo risultato. Certamente le relazioni come luguaglianza, lineguaglianza, la pluralit e
lunit, la somiglianza e la dissomiglianza, propriamente non si sentono n si vedono, ma esse sono percepite in
ci che veduto ed udito: si tratta di un percepire assieme (mitwahrnehmen) come il percepire lopposizione
di due campi colorati, il percepire lestensione in ed assieme al colore e simile altre qualit. Ci che detto un
paragonare attivo una percezione di relazioni sul fondamento di una presentazione unica o ripetuta di
contenuti sensoriali relativi, in quanto lattenzione si rivolge ad essi secondo questa o quella direzione fino a che
la relazione appare chiara ed evidente
8
.
In questa posizione si ha che la Gestalt ha ex parte objecti per fondamento e sostegno (Trger) un
complesso| membrato. La Gestalt quindi appresa come unit, come un tutto, in cui per vi sono dei membri,
delle parti da distinguere, come per ogni relazione rispetto al suo fondamento. Se un complesso contiene due
membri soltanto, coincidono la percezione della Gestalt e la percezione delle relazioni.
Il Khler ha subordinato la percezione delle relazioni alla percezione della Gestalt, ma esattamente il
contrario che vero. Con ci si vuol dire che le due funzioni (intellettive) del distinguere e dellapprendere
sintetico sono ambedue presupposte, come per la percezione di relazione, cos per la funzione di Gestalt.
Lammetter questo, non implica senzaltro il cadere nellerrore di coloro che definiscono la Gestalt come il
prodotto dellattivit sintetica (Vorstellungsproduktion). Quello che importante di notare si che senza
distinzione di parti entro un complesso, non si pu parlare di Gestalt in senso rigoroso.
Allora: Empirismo o Razionalismo?
Attenzione al logicismo! osserva lo St.: altro il contenuto in s di un oggetto, altro il contenuto del
medesimo qual dato alla mia coscienza. Un quadrilatero per il matematico una figura chiusa da quattro lati
che sincontrano ad angoli retti; per il musicologo un accordo in Do M. un complesso sonoro che consta di due
terze luna maggiore, laltra minore. Tali rapporti, bench reali, sono tuttavia soltanto del pensiero riflesso e
punto necessar alla percezione. Anche chi non matematico distingue chiaramente un quadrilatero da altre
figure, e chi non musicologo distingue un accordo maggiore da uno minore; in pi, sono capaci di riconoscerli
anche se trasportati, e questo restando alloscuro di quelle definizioni (D, I, 13, e, pag. 240).
Ci che sintende, quando si attribuisce p. es. ad una immagine visuale una determinata Gestalt, non che
unapprensione complessa di relazioni (lo Inbegriff), nella quale conservata la condizione di trasportabilit.
Questa rete di relazioni, suscettibile di essere trasportata, qualcosa che certamente appartiene al pensiero, ed
questo propriamente, e non la pura impressione configurata, che lessenza della Gestalt.
Si ritorna alla posizione del Meinong? Per niente. Lo St.| distingue accuratamente varie categorie di
Gestalten: riteniamo per il nostro proposito la distinzione di Gn fondate e di Gn non fondate. Certamente tutte le
Gn devono avere un fondamento nei contenuti assoluti del complesso sensoriale: ci essenziale alla Gestalt.
La distinzione per fra Gn fondate e Gn non fondate ritiene un suo valore in quanto tale distinzione si riferisce
al divenire delle Gn. Si danno cio delle Gn che sono gi delineate nellEmpfindungskom-plex della
presentazione sensoriale; mentre altre, invece, sorgono soltanto per lintervento di fattori soggettivi. Si pu
parlare perci di forme date e di forme fatte, eccitate e libere, naturali ed artistiche, oggettive e soggettive. In
tutti i modi da ritenere che le Gn non fondate, libere, artistiche, sono precedute da quelle fondate e naturali,
cosicch la coscienza in condizione di operare lanalisi e la sintesi dei membri formali: nessuno potr mai
trovare un gatto in uno schizzo, se non ha mai visto un gatto in natura od in effige
9
.
La chiarificazione della natura delle Gn non fondate ha portato in primo piano il problema del contributo
dellesperienza passata considerato come primario ed esclusivo nella Associazione, secondaria e trascurabile
nella Gestalttheorie ; lo St. ne riprende la discussione trattando dellarduo pro-blema circa la percezione del
continuo.
c) La teoria delle relazioni
Lo St. divide le Gestalten spaziali (ed acustiche) in simultanee e successive; le successive in continue e
discrete. Una teoria adeguata al processo percettivo deve rendere ragione non soltanto della possibilit in
generale dellapprensione di una Gestalt, come tende a fare la teoria delle relazioni, ma deve anche rilevare la
ragione o laspetto che differenzia fenomenal|mente le varie categorie di Gestalten. Si pu riconoscere che i
risultati pi notevoli di questa ricerca analitica restano ancora quelli provocati dalla Scuola della Gestalt, che ci
sono sommariamente noti. Ai Gestaltisti che trovano lanalisi fenomenale solidale con i propr princpi
sistematici, stata contrapposta, in larga scala anche dalla Scuola del Gemelli, una vasta ed accurata
controprova sperimentale che ha permesso per i princpi caratteristici una contestazione appropriata.
Il problema che simpone a questo punto un altro, logicamente anteriore alla percezione della Gestalt,
quello gi accennato della percezione del continuo (D, I, 16, pag. 274 e segg.).
Pu il continuo esser percepito come tale? La domanda potr meravigliare per il fatto che la percezione del
continuo da noi vissuta nel modo pi evidente e spontaneo, ed anche lo St., come si detto parlando degli
attributi, aveva considerato lestensione come un attributo inseparabile dei contenuti di sensazione e
dellEmpfindungskomplex.
C per una difficolt. Il continuo in s una unit mentale e non un semplice aggregato; vi si possono
quindi distinguere delle parti che si delimitano luna con laltra per punti, linee, superfic. Fra le parti
percettibili vi sono delle relazioni percettibili, il cui contenuto globale, lo Inbegriff, pu esser detta la Gestalt
del continuo: fin qui le cose sono chiare.
La difficolt sorge, per lo St., quando si tiene presente che il continuo essenzialmente divisibile allinfinito
in parti sempre pi piccole: cosicch, dati due punti, data sempre la possibilit di segnare fra i due un terzo
punto. Sta il fatto per che noi percepiamo solo il continuo in relazione ai limiti che in esso sono tracciati. Ma
perch noi percepiamo il reale, non anche il possibile?
Possiamo dire, secondo lo St., che le apparizioni sensoriali sono cos fatte, che nella loro natura non vi
alcuna necessit di porre un termine al processo di partizione di punti, anche se la qualit dei nostri organi di
senso, incluso lorgano centrale, pone in realt tali limiti. La percezione di continuit , a questo modo, una
conoscenza che noi abbiamo per via di certi| determinati contenuti di percezione, ma essa stessa non un
contenuto di percezione... Essa non neppure una conseguenza (Folgerung) che noi tiriamo dalla qualit di
tali contenuti di percezione, almeno non una conseguenza induttiva. Noi non concludiamo con maggiore o
minore probabilit dai casi nei quali noi abbiamo tracciati i punti intermed, od abbiamo diviso in parti le
sezioni dello spazio, fin dove ci possibile che vada. Noi non concludiamo neppure in modo deduttivo: quali
potrebbero essere le premesse di tale conclusione?
La conoscenza dello spazio esteso-continuo immediata, assiomatica e costituisce un assioma regionale.
Noi chiamiamo le presentazioni sensoriali continue se e in quanto le pensiamo soggette a questassioma. E
quando diciamo che la continuit percepibile sensorialmente, si vuol dire soltanto che noi abbiamo
fondamento per ritenere tali propriet come (esistenti) a priori nella loro natura.
Fino a qual punto i continui percepiti possono esser detti Gestalten? Si deve far precedere una
moltitudine di percezioni delle singole parti e delle loro relazioni?
Di un tale processo non abbiamo alcun indizio nella nostra esperienza. Tanto per le Gestalten continue,
come per le discrete, le comparazioni fra le parti sono molto rapide. Una sinusoide subito percepita come
dividentesi in due met, di cui luna corre sopra, laltra sotto una linea mediana secondo ampiezze uniformi; pi
semplice il caso del circolo nel quale le inclinazioni della curvatura costante si fanno cos (immediatamente)
osservabili alla percezione, che noi anche ci rendiamo presto conto di tale inclinazione. Qualcuno potr dire che
il triangolo figura-fondamento rispetto al circolo e che conosciuto per comparazione di tre lati e di tre angoli:
aumentando il numero dei lati si passerebbe inavvertitamente alla forma del cerchio (D, I, 2, pag. 17).
Checch sia di tutto questo, bisogna riconoscere che nelle divisioni spaziali c un termine percettuale
definito, bench non vi sia limite alcuno in matematica. Si comprende perci quanto sia arduo ed inaccessibile,
per continui cos semplici, il conoscere le parti percepite e le relazioni fra esse perce|pite, fin quando si vuol
parlare in generale di percezione di Gestalt.
La discussione, sottile quanto si voglia, ha portato lo St. ad una precisazione importante. Stante la possibilit
di una divisione indefinita del continuo, se si dnno perci delle differenze di sensazione inavvertita
(unmerkliche Empfindungsunterschiede) si possono dare anche delle sensazioni inavvertite. Di qui la
distinzione fra presentazione sensoriale (Erscheinung) e funzione psichica (psychische Funktion). Chi non
volesse ammetterla, deve concedere che il continuo non ha percettualmente un fondamento adeguato e che non
si d alcuna continuit in tutto il campo della percezione sensoriale, ci che porterebbe difilato alla categoria a
priori nel senso del Kant, oppure a ritenere la continuit come pura ipotesi, indispensabile solo per il lavoro
scientifico. Fra queste due ipotesi simpone con maggior aderenza ai fatti ed ai princpi la soluzione intermedia
gi adottata quella di ritenere la continuit, come le altre Gestalten, un ens rationis cum fundamento in re.
Quanto si detto dei continui permanenti vale in genere anche per i continui successivi, quali il movimento
(locale), la melodia, il cambiamento.
La introduzione delle sensazioni inavvertite ha ricondotto lo St. alla ripresa pi esplicita dei princpi
aristotelici.
d) Percezione del continuo e sensazioni inavvertite
Si danno quindi delle relazioni presenti in genere e specie nellesperienza, ma che possono nei singoli casi
restare non percepite. Come le parti di un tutto sensoriale possono, secondo le circostanze, essere percepite con
gradi diversi di chiarezza ed evidenza ed alcune possono restare del tutto inavvertite, cos per le relazioni fra le
parti. In un campo visuale, molto vario un paesaggio, in un concerto orchestrale ed anche in una sola
melodia, si d una quantit naturale di relazioni di cui la nostra coscienza di solito rileva alcune soltanto. Le
relazioni, che presentemente non sono avvertite, si trovano presenti nel complesso sensoriale, in modo
puramente fisico, e noi una volta| prestiamo attenzione, p. e., ai rapporti cromatici, unaltra a quelli di
brillantezza, unaltra ancora quelli spaziali. Similmente, restando in un identico campo di suoni, una volta
possiamo attendere al ritmo, unaltra alla melodia; quando attendiamo al ritmo e ci sfugge la melodia, non
possiamo dire che i suoni della melodia non abbiano ancora una differenza di altezza (D, I, 18, 1, pag. 324 e
segg.).
Conclude lo St. che solo le relazioni di questi frammenti della coscienza, precedentemente inavvertiti,
possono essere apprezzate, le quali per mezzo di uno sforzo conveniente e dellesercizio dellattenzione possono
poi essere realmente osservate, poich lincosciente in senso assoluto non un principio di spiegazione
psicologica.
Altro un contenuto incosciente, altro uno inavvertito.
Incosciente, in senso stretto, si dice di situazioni o attivit che sfuggono a tutte le funzioni note di
immaginare, pensare, volere; che seguono delle leggi proprie, ma che non sono accompagnate neppure da un
minimum di coscienza, cosicch non possono esser ricondotte nellambito di questa, n quando si compiono n
in seguito (D, I, 19, 2, pag. 339).
Inavvertito, contro incosciente, indica le funzioni per le quali la coscienza attuale concomitante pressoch
nulla, la quale pu tuttavia esser in seguito applicata a tali funzioni per via dellattenzione, secondo un dato
aspetto funzionale da percepire. Che tali parti e contenuti inavvertiti siano realmente presenti nella coscienza, lo
prova il fatto che ce ne accorgiamo subito appena vengono a cessare; il mugnaio che dorme si sveglia di
soprassalto appena il molino si ferma: ora, se non si dessero queste sensazioni inavvertite, non potrebbe essere
svegliato... Perci le sensazioni inavvertite restano in qualche modo compresenti a quelle avvertite nella
coscienza: questa coscienza concomitante dallo St. identificata con la set| at cct; di Aristotele.
Oltre le forme continue simultanee, per le quali stata avanzata lipotesi delle sensazioni inavvertite, si
danno anche le forme continue successive; mutazioni, movimenti, melodie... Sono esse dei contenuti
caratteristici di percezione, per| i quali il carattere di Gestalt dato dallo stesso succedersi, dal fluire delle parti.
Per questi contenuti il problema della percezione del continuo si aggrava, in quanto che essi implicano una
nuova dimensione percettuale, il tempo in concreto, cio la successione continua. Come possono gli stati di una
processione esser detti parti e fondare lapprensione di una relazione e perci di una Gestalt? In ogni istante
singolo non pu esser dato che un certo particolare contenuto, secondo una particolare condizione oggettiva:
come va, invece, che percepiamo una forma continua in divenire, mentre parte di essa gi passata e parte ha
ancora da venire?
Ci si pu chiedere, per, se davvero quando data una parte di un continuo successivo, p. es. alcune note di
una melodia, questa parte, rispetto al complesso attualmente sentito ed a quello imminente, possa esser detta
senzaltro passata. Potr esserlo dal punto di vista fisico della successione dello stimolo, non lo certamente da
quello psicologico. Il cambiamento dello stimolo fisico ed il succedersi di una nuova situazione psichica, non
implica a priori la scomparsa completa della situazione interiore creata in precedenza, la quale pu permanere
nella coscienza e portare il suo contributo alla percezione di una forma diveniente, cio strutturantesi nel fluire
temporale degli stimoli e delle risposte psichiche.
Lo St. indica propriet di accumulazione psichica immediata con il termine di memoria primaria, da
distinguersi dalla memoria secondaria o del ricordare usuale. La memoria primaria rende possibile il persistere,
con un certo grado di presenzialit, di ci che dovrebbe fisicamente considerarsi gi passato. Questa
presenzialit fa s che le parti disgiunte nel tempo assumano fenomenicamente una stessa forma continua di
movimento (D, I, 15, b, pag. 233; 16, 6, pag. 283).
La memoria primaria pu esser detta, sul piano fenomenologico, la condizione trascendentale per la
percezione delle forme successive, come lo erano le sensazioni differenziali, inavvertite, per le percezioni dei
continui simultanei.
Qualcosa di simile potrebbe esser detto della forma dinamica per eccellenza, il Tempo, in quanto esso
psicologica|mente inteso esprime lapprezzamento soggettivo (tempo soggettivo) della durata di un
movimento. Il tempo soggettivo, in quanto condizione prerequisita allapprensione delle altre forme
successive, sorge unicamente e propriamente dallautomatico spostamento temporale che hanno le impressioni e
le rappresentazioni nella memoria primaria. I contenuti di questa memoria primaria (Gedchtnisbilder) vanno
ben distinti da quelli della memoria secondaria (Erinnerungsbilder): quelli appartengono alla conoscenza
immediata e funzionano nel presente che divora il passato e anticipa il futuro; questi funzionano secondo un
inerte riferimento al passato e possono anche deviare dallapprensione adeguata di ci che attualmente
presente (D, I, 16, 7 a, pag. 292).
E fermiamoci qui.
La nostra esposizione, fortemente sintetica, voleva mettere in vista i tre princpi fondamentali nei quali lo
stesso St. concentra la propria teoria (D, I, 15, 2, pag. 254).

1) Possibilit di percezione di relazioni.
2) Possibilit di contenuti di coscienza inavvertiti.
3) Distinzione di presentazioni sensoriali (Erscheinungen) e funzioni psichiche (psychische Funktionen)
come dati di coscienza eterogenei dai quali dipende anche la possibilit dei contenuti di coscienza inavvertiti.
2. ORGANIZZAZIONE PERCETTIVA E MOVIMENTO
a) Movimenti virtuali e fantasia percettiva (Palagyi)
Avevamo iniziato con un problema di psicologia fisiologica: come mai, malgrado la discontinuit nella
distribuzione degli elementi nervosi negli organi di senso, noi percepiamo sempre dei contenuti continui ed
organizzati?
Lessenza della risposta dello St. data dalla teoria delle relazioni. La spiegazione associazionista era fallita,
e cos pure quella razionalista, perch avevano fatto entrare le relazioni, nel| processo percettivo, dallestrinseco,
per via dellabitudine acquisita o per lattivit dellintelletto: il progresso dello St., innegabile, consiste nellaver
fatto le relazioni immanenti ai contenuti percettuali. LEmpfindungskomplex contiene le relazioni, sia che queste
vengano avvertite, sia che restino inavvertite; avvertite che siano, lEmpfin-dungskomplex diventa per la
coscienza un Verhltnisganz, cio una Gestalt. Il percepire raggiunge perci il suo sviluppo completo in due
stad: a) il distinguere le relazioni percettuali e b) il riunirle sinotticamente in ununit (Zusammenfassung),
onde sia possibile la intuizione unitaria della Gestalt (Zusammenschauen) (C. STUMPF, D, I, 15, 1 c, pag. 235).
Non c dubbio che i due stad, che possono essere anche indicati con i termini di selezione ed
organizzazione, formino il nerbo del processo percettivo; parimenti non v dubbio che quella dello St.
spiegazione psicologica pura senzalcun inquinamento di materialismo o didealismo. Ma proprio questo, che
il gran pregio della teoria, porta alcune ansiet che non paiono infondate.
Anzitutto, possibile costruire una teoria psicologica pura, cio senzalcun ricorso in generale, remoto o
prossimo, alla fisiologia? In una concezione adeguata della natura umana ed in un Aristotelismo coerente non
mi pare; e per una ragione quanto semplice, altrettanto fondamentale, quella della connessione intrinseca fra
organo e facolt, che un riflesso della unione sostanziale fra anima e corpo.
Come il corpo la potenza, cio la capacit e lo strumento dellanima, cos lorgano la capacit e lo
strumento della facolt: per il corpo, lanima, e per lorgano, la facolt, si mettono in contatto con il mondo
esterno. Le modificazioni che il corpo e lorgano ricevono dallesterno, in quanto sono ricevute in una materia
vivente, sono modificazioni ed attuazioni di ordine fisiologico. Qualunque sia il rapporto, in concreto, fra il
fisico e lo psichico, non v dubbio che il processo fisiologico, che conseguente al primo ed antecedente
(come concomitante) del secondo, funga veramente da intermediario fra i due.
Questa funzione intermediaria dellorgano ci potr sfug|gire nella sua intima essenza, ma come tale
innegabile: altrimenti non si sa perch gli organi di senso siano costruiti in un dato modo, secondo una
proporzione evidente allapprensione di dati oggetti, e non in un altro (principio della .ce ;).
Pi pertinente, per lo sviluppo del vago principio aristotelico, pare unoriginale dottrina dovuta a M.
PALAGYI, a cui non era stata data importanza e sulla quale ha richiamato la attenzione L. Klages, suo discepolo;
essa stata prospettata con lucidit dal P. Gemelli in relazione anche a nuovi fatti
10
.
a) Il P. parte dal principio che, come i nervi motor non sono riducibili a nervi sensoriali, cos pure i
contenuti rappresentativi di movimento (Bewegungserlebnisse) non sono riducibili ai contenuti rappresentativi
di sensazione esterna (Eindruckerlebnisse). Il sensualismo, che si fonda su questa identificazione, cade con essa.
b) Si deve ammettere pertanto che come si danno fantasmi di co-lore, cos vi sono anche i fantasmi
di movimento e non soltanto le impressioni di movimento. Il P. pone molta cura nel determinare la natura di tali
fantasmi (pag. 3 e segg.).
c) Il fantasma di movimento (das Bewegungsphantasma) non un movimento reale e deve pure essere
distinto dallimpulso al movimento. Tale fantasma va concepito come una interiorit pura ovvero una
virtualit di movimento, per la quale una situazione psichica pu essere caratterizzata rispetto ad una
estrinsecazione di movimento. qui la radice anche della nostra attivit percettiva.
Se qualcuno pronuncia con senso la parola triangolo, si pu osservare con una certa attenzione che egli ha
tracciato nella propria fantasia spontaneamente e con grande prestezza una figura concreta di triangolo e lo
stesso si dica per gli oggetti concreti di tutto il linguaggio umano. Noi accompagniamo la parola ed il contesto
concettuale con illustrazioni, le quali sono prodotte per via di movimenti virtuali, a volte vivaci, a volte sbiaditi.
Certamente nessun pensatore prudente scambier| il contesto concettuale con le illustrazioni che vaggiunge la
sua fantasia pi o meno eccitata. Il senso della parola triangolo o di qualsiasi altra parola qualcosa di
generale: la parola si applica per indicare tutti gli esemplari di un genere, mentre la illustrazione che per via
della nostra imaginazione (Einbildung) aggiunta alla parola triangolo, od a qualsiasi altra parola, sempre
qualcosa di singolare, di concreto. In breve il movimento immaginato, come il movimento reale, produce sempre
e solo una figura, mentre la parola si applica a qualsiasi singolare che appartiene alla stessa specie.
Un cieco nato, che fosse anche paralitico dalla nascita non avrebbe alcun modo di percepire il mondo
esterno; privo della facolt di movimento, gli mancherebbe la possibilit di mettersi in rapporto con il mondo
esterno. Codesta funzione conoscitiva del movimento si ha non soltanto nella percezione degli oggetti in moto,
ma anche di oggetti in quiete; qui che entrano in funzione i movimenti virtuali e i fantasmi di movimento,
ora descritti e che il P. riduce, nella loro intima natura, a processi vitali, aventi perci un sostrato nervoso che
corrisponde ai movimenti meccanici.
d) Proprio cos: senza fantasia non si d alcuna presa di conoscenza della realt che ci attornia, nessuna
visione di colori e forme (Gestalten), nessuna audizione di suoni e di melodie, nessun accorgersi delle cose
corporee con il tastare e lafferrare. Brevemente: nessuna percezione sensoriale e nessuna attivit spirituale di
qualsiasi ordine, sia inferiore come superiore
11
.
Noi traduciamo il movimento in rappresentazione e la rappresentazione in movimento (75).
La capacit di compiere movimenti nellimmaginazione (movimenti virtuali), rappresenta il fondamento di
tutta la| vitalit della fantasia. Per essi noi percepiamo le superfic dei corpi e li localizziamo nello spazio.
Quando noi diciamo di veder un corpo in un dato posto dello spazio, ci significa che noi componiamo
nellimmaginazione un movimento verso quel posto nel quale si eleva il corpo. Sono degli avvisi virtuali per i
quali noi fissiamo i luoghi delle cose ed il loro apparire nello spazio; e per mezzo dei movimenti virtuali lungo
le superfic ed i contorni dei corpi, noi apprendiamo la loro estensione, posizione e figura (Gestalt). questo il
principio fondamentale di una teoria della percezione: senza la fantasia, ovvero senza il movimento virtuale, non
si pu dare alcuna percezione di cose ordinate nello spazio, aventi una posizione ed una figura
12
.
La psicologia moderna ha voluto tutto spiegare con le sensazioni, senzaccorgersi dellimportanza del
movimento, cosicch ha dovuto ricorrere a teorie complicate, come quella dei segni locali per nascondere la
propria ignoranza. Parimenti, contro Kant, osserva il P. che fittizia lopposizione di a priori e di a posteriori:
basti il riflettere che la nostra percezione del mondo reale non dipende solo da sensazione ma anche da
immagine, ed in particolare il movimento reale e le rotazioni spaziali possibile percepirli solo per via
dellimmaginazione (86).
Concludiamo con il riconoscere che il fantasma di movimento che rende possibile una intuizione dello
spazio; con essa unintuizione della figura; con essa poi unintuizione del mondo esterno in generale. per
questi movimenti virtuali che avviene la fusione delle varie sensazioni in un tutto
13
.|
Esempio: io copro con la mia mano lapertura circolare di un bicchiere e non solo ne percepisco la forma
circolare grazie alle sensazioni varie che lorlo del bicchiere determina, ma codeste sensazioni risvegliano in me
un fantasma di movimento, che mi permette di fondere i var dati sensoriali in un tutto dalla forma circolare
dellapertura del bicchiere.
Infine come la fantasia diretta del movimento prende parte attivamente (teilnimmt) ad ogni percezione,
cos la fantasia inversa di movimento si allontana dalla percezione e matura quei fantasmi che si ritengono
nella vita giornaliera, come pura fantasia (volo di fantasia).
Questo il ncciolo dellingegnosa teoria del Palagyi, che ha trovato, fra laltro, delle buone conferme nelle
moderne indagini di psicologia animale. La teoria del P. considera la funzione percettiva del movimento
dallinterno, funzione che noi attribuiamo in proprio allo schema, come si dir; il movimento per pu avere
una funzione antecedente a questa ed esserne la causa.
b) Movimento e circolo formale (v. Weizscker)
Una recentissima introduzione del movimento, come elemento genetico essenziale della percezione, stata
fatta da Viktor von WEIZSCKER, un neurologo e psichiatra, che si rif alle esperienze di P. Cristian ed ai
princpi di Prinz Auersperg
14
.
a) Il W. rigetta anzitutto come insufficiente la teoria classica dei riflessi (Flourens): assurdo pensare
che un processo vitale, a cui intrinseca la spontaneit, abbia tutta la sua ragione dallesterno. Lo stimolo rende
possibile di fatto cio stimola la reazione vitale, ma non ne spiega la forma, n il passaggio da una forma ad
unaltra di innervazione, quale si ha nella condotta della vita reale. Nelle condotte vale sempre il principio
del conseguimento di un risultato eguale per vie diverse.|
La percezione nel suo svolgersi completo dipende da condizioni fisiche, fisiologiche, psicologiche: tutte e tre
le classi non operano luna indipendentemente dalle altre; se per le condizioni fisiche e fisiologiche sono
necessarie, della percezione non danno la vera ragione che deve esser psicologica. Con questo il W. rigetta il
principio dellIsomorfismo quale stato inteso dal Khler e dal Gelb.
b) La spiegazione positiva del W. da lui espressa con il termine di circolo strutturale e lopera sua
ultima porta appunto il titolo Der Gestaltkreis (1940). Da un punto di vista pi generale, rispetto al problema
della vita come tale, il W. parla del principio di coerenza secondo il quale si sviluppa e si integra latto
biologico (8).
Invero nella vita si danno determinate direzioni di esplicazione, ma la funzione vitale si esplica sempre in
modo che i corpi, cio i loro organi, restano sempre in contatto con determinati pezzi dellambiente (Umwelt),
fino a che un ostacolo soverchiante non riesca a separarli.
Per es., per la vista: un uomo osserva una farfalla che appare nel suo campo visuale. Si pu ritenere che
limagine di essa scorra su una piccola parte della retina. Da ci segue un movimento dello sguardo: secondo la
direzione di volo dellanimale come secondo le caratteristiche del volo si hanno movimenti del capo, del tronco,
dellandatura. Leffetto di queste varie situazioni della muscolatura sempre lo stesso: render possibile
unimagine, quanto pi si pu continua, dellinsetto nella zona centrale della retina. Fin quando si mantiene
questa coerenza, sar possibile la percezione del movimento. La coerenza si mantiene soltanto sotto la
condizione di tale successione di movimenti, cosicch tutto il processo vedere + muovere un solo atto.
c) Lesecuzione dallatto di percezione mostra perci lincrociarsi del processo motorio con ci che
rende possibile lapparire degli oggetti. Lappa-rire degli oggetti reso possibile per una spartizione di oggetti
coerenti e di oggetti che il W. chiama sacrificati (geopfert). Questo sacrificio si oppone allanalisi,
almeno nella forma di un movimento non| inizialmente breve. Fin quando la farfalla cinteressa, noi trascuriamo
e sacrifichiamo gli altri movimenti.
La questione decisiva nella percezione adunque: in relazione a quali corpi io mi percepisco ordinato
presentemente? Altro lo spazio fisico-matematico, capacit indefinita e vuota di corpi, altro lo spazio
biologico che quello dei corpi che mi circondano e che pu variare distante in istante: altra perci
lintegrazione matematica dello spazio, altra quella biologica.
d) Lintegrazione biologica non un sistema ma un ordinamento di condotte biologiche in un presente:
sta qui la contraddizione (apparente) dellintegrazione biologica di un presente che continua, mentre
lintegrazione matematica si compie senza contraddizioni. La integrazione biologica invece, che una
presentificazione (Vergegenwrtigung) si compie solo per una contraddizione.
Lintegrazione biologica data da ci che il W. chiama il prender sul serio (das Ernstnehmen) i movimenti
della percezione: noi percepiamo quello che reso possibile dai movimenti richiesti dalla nostra condotta. La
condotta daltra parte non dipende tutta dal soggetto, n tutta dalloggetto, ma da ci che stato detto lincrocio
di ambedue.
Diciamo pertanto che il movimento (animale, sintende) reso possibile dalla percezione e la percezione dal
movimento: movimento e percezione stanno in relazione di apertura luno per laltro, secondo una prestazione
vicendevole. Questo incontro di movimento e percezione non va confuso con la collaborazione fra motilit e
sensibilit, comune alla vecchia psicologia (Bain), ove i rapporti erano considerati in termini di sostanza
materiale soltanto, omettendo il concorso del soggetto e la solidariet di soggetto ed oggetto.
e) Il circolo strutturale quello adunque che si stabilisce fra stimolo e reazione; fra movimento e
percezione, fra organismo e ambiente, fra io e tu, fra io e non io: ciascuno di questi termini non si pone che per
laltro in una serie di scamb indefiniti. Il W. schematizza graficamente i rapporti fra organismo (o) e ambiente
(u = Umwelt) (118):|














Le due serie dei processi oggettivi e soggettivi sono intimamente dati luno per laltro, secondo il grafico
seguente (132):


Fenomeno vitale Processo nervoso


Sentire e muovere Eccitazione


Processo di sensazione Movimento


lIo Ambiente


In altre parole, non c un mondo per s stante od un soggetto per s stante; ma un oggetto per un oggetto ed
un soggetto per un oggetto: non ci sono forme da una parte e soggetti dallaltra, n forme da una parte e
spazio e tempo dallaltra, ma sempre e ciascuno di questi termini dato rispetto allaltro come il suo
partner, come due gemelli nati ad un parto (Relativismo), come due giuocatori di scacchi.
Per questo il W. chiama il principio della coerenza Parallelismo coincidenziale (in opposizione al
parallelismo, meccanicista e gestaltista), complementarismo, od anche, con lAuersperg, principio di
equivalenza.
f) In questa concezione adunque la percezione non deve essere compresa: 1) come una specie di
immagine fabbricata, ma essa stessa come unattivit in divenire; e 2) essa non un prodotto finale soggettivo,
ma lincontro diveniente fra lio e lambiente (91).
Devono cadere cos le concezioni esclusiviste che dnno tutto o alla posteriori meccanicismo o alla
priori idealismo (12). In particolare le concezioni teoriche che| fanno capo a Kant, partono dalla supposizione
che noi abbiamo una percezione dello spazio matematico puro, e poich tale percezione non possibile a
posteriori, essa devesser postulata come funzione trascendentale a priori della sensibilit. Quando un oggetto di
percezione si presenta in un determinato punto di questo spazio, esso dovrebbe esser determinato spazialmente
in modo assoluto: viene dal medesimo luogo unimpressione ottica ed una acustica, cos dovrebbe esser data eo
ipso la loro appartenenza allo stesso oggetto. Ma tale concezione, osserva energicamente il W., non si concilia
con lincrociarsi di movimento e percezione in un unico atto (latto biologico). La trascrizione degli oggetti
nellidentico spazio rappresentativo una condotta particolare che non precede quella del movimento e della
percezione ma che pu seguire, anche se non deve seguire sempre. Un ordinamento simile dei var organi,
conchiude il W., si ha secondo la nostra concezione non perch essi sono ordinati secondo i valori locali in un
identico spazio (matematico), ma per il fatto che esso spazio rappresenta una unit in divenire di oggetto ad
oggetto, di atto ad atto, la cui conclusione finale, in generale, non data in un tutto prestabilito, ma lasciata di
volta in volta a determinati punti visuali.
La cooperazione degli organi o delle loro parti non dipende dal fatto che a queste parti convengono specifici
valori spaziali o segni locali (Lotze): non esiste una energia sensoriale specifica per la spazialit. Anche la
connessione fra le impressioni sensoriali non dipende dal loro ordinarsi in una rappresentazione spaziale
universale ed assoluta: la localizzazione spaziale e temporale relativa agli oggetti concreti.
Spazio e tempo, cio lordinamento spaziale e temporale nella percezione, dipendono dagli ordinamenti
oggettivi degli oggetti, cosicch spazio e tempo vanno detti essere nelle cose stesse (41, 100).
La correlazione fra oggetto ed ambiente, affermata dal W., nella costruzione percettiva, ha trovato una
conferma sperimentale nelle ricerche del P. Gemelli sopra lorientazione lontana dei piloti di aviazione.
Lorientazione nello spazio dipende strettamente dalla percezione che il pilota ha sulla posi|zione del proprio
corpo: la rappresentazione dello schema del proprio corpo che guida la costruzione percettiva dello spazio
nel quale il pilota si trova e nel quale si deve orientare. Cio, laeroplano fa un tuttuno con il proprio corpo ed
entra in questo schema rappresentativo di esso, del quale il pilota si serve nella costruzione della
rappresentazione dello spazio stesso, cio lo spazio personale, quasi che il corpo fosse allungato ed esteso nel
senso delle dimensioni delle ali, della coda e della carlinga. Si ha perci una reciproca interdipendenza tra la
rappresentazione dello spazio esterno e la rappresentazione dello spazio personale
15
.
Noi abbiamo la rappresentazione dello spazio in cui ci muoviamo; abbiamo uno schema rappresentativo del
nostro corpo, ossia la rappresentazione di uno spazio che occupato da noi, e cio uno spazio nostro, uno spazio
proprio del soggetto. Questa rappresentazione dello spazio nostro costruita mediante i dati sensoriali, visivi,
tattili, cinestesici e costituisce come lo sfondo dal quale si staccano come parti i movimenti delle membra
del nostro corpo. Spazio esterno e spazio del nostro corpo non sono dunque due realt separate nettamente,
ma due realt in rapporto, reciprocamente dinamico e continuamente mutevole.
Questo rapporto realizzato mediante la nostra motricit, grazie alla quale noi, per dir cos, usciamo da noi
per entrare nel mondo esterno, ovvero per la quale il mondo esterno entra in noi, nella sfera dello schema
rappresentativo del nostro corpo.
Dunque la motricit non separata dalla capacit percettiva: non pura attivit motrice, ma anchessa
ha una funzione conoscitiva in quanto offre i dati per la costruzione conoscitiva del mondo esterno
16
. Il Gemelli
ha ritrovato, per via puramente sperimentale, la stessa formula del Weizscker.
C per una essenziale differenza nel contenuto ultimo| che danno i due Autori allidentica formula. Il W.
bench rigetti lisoformismo stretto, si rifugia alla fine, anche lui, in una forma di parallelismo; soprattutto il W.
non fa distinzione notevole fra contenuti di forma e contenuti di valore, non distingue fra forma e
significato degli oggetti. questa la deficienza pi grave nella spiegazione psicologica della Gestalttheorie che
il W. dichiara di accettare senza restrizione, cosicch si ha limpressione che questi egregi psicologi, che hanno
tanto bene meritato nella lotta contro lempirismo materialista, alla fine corrano anchessi il pericolo di cadere
in unaltra sua forma, pi subdola e raffinata.
Riteniamo pertanto che le spiegazioni addotte circa la solidariet fra movimento e percezione rappresentino
un contributo positivo alla interpretazione dellorganizzazione percettiva primaria, ma lorganizzazione primaria
, cos come i contenuti che organizza, di carattere neutro; non pu essere perci lultima ragione della
struttura delloggetto. Il significato, come principio di strutturazione, ha valore pi fondamentale, come si
osserva chiaramente nelle agnosie o dissoluzioni psichiche quando il soggetto, che pur conserva la sensibilit
intatta, non percepisce alcun oggetto perch ne ha perso il significato. I fattori del significato sono dominanti
sopra quelli sensoriali immediati e tutto il capitolo della costanza percettiva ne prova lampante.
Preveniamo intanto le confusioni pi ingombranti. I sensibili propr, quanto alla causalit che esercitano
sullorgano e sul senso, sono i sensibili sa` .e, | ed solo per loro mezzo che anche i sensibili comuni si
fanno presenti ai sensi; quanto per al contenuto rappresentativo, i sensibili propr sono qualit neutre e
irrazionali, prive di significato e non ulteriormente analizzabili.
I sensibili comuni, tutto allopposto. Bench la loro causalit sullorgano non sia che di secondo ordine, in
quanto una modificazione di quella primaria dei sensibili propr, essi per costituiscono, ciascuno, un nucleo
rappresentativo definito, senza del quale le stesse qualit sensoriali non si potrebbero dare. Tali qualit, appunto
perch sensoriali, non si| possono dare se non aderenti allestensione ed in essa delimitate entro dimensioni e
configurazioni determinate. Parimenti lorgano recettivo dotato di estensione e di una propria struttura: questa
corrispondenza immediata fra la struttura esteriore dellorgano e la sua funzione gnoseologica fu giudicata
sufficiente dal Filosofo per spiegare lapprensione dei sensibili comuni. I sensibili propr sono percepiti per la
.ce ;. I comuni, e le qualit dellestensione, sono percepiti ex parte objecti, in quanto saccompagnano ai
sensibili propr; ex parte subjecti in quanto anche lorgano esteso ed atto a riceverli secondo le propriet
dellestensione. Allinciso del Filosofo che i sensibili comuni erano percepiti per via del movimento, la
tradizione aristotelica almeno quella tomista non diede gran peso ed identific questo movimento con
limmutazione fatta dal sensibile sul senso.
Il principio della .ce ; importa che ogni sensazione ovvero apprensione di qualit elementare, sia una
discriminazione fra le condizioni dello stimolo e lo stato attuale dellorgano. Poich per avere la sensazioni
necessaria una diversit di grado fra le condizioni dello stimolo e quella dellorgano, si pu ammettere che
lapprensione differenziale a cui termina il processo psichico, sia preceduta nellorgano da un processo
fisiologico corrispondente, ignoto nella sua natura ad Aristotele, non meno che a noi.
Ma di un analogo processo fisiologico per lapprensione dei sensibili comuni, nella teoria aristotelica non v
una immediata esigenza. Quegli Scolastici per i quali, come Egidio Romano, a differenza di S. Tommaso,
pongono che i sensibili comuni formano nel senso unimpressione e specie distinta da quella dei sensibili propr,
lasciano aperta la via per lammissione di un tale processo, qualunque esso sia. Senonch in questa posizione si
dovrebbero ammettere due serie diverse di processi fisiologici: luna per i sensibili propr, laltra per quelli
comuni, ci che complica notevolmente le cose. Questi Scolastici erano partiti dai fatti messi in luce dai
Perspectivi, trattatisti di ottica (Alhazen, nel caso); S. Tommaso non mostra, almeno per quanto a me consta, di
utilizzare nella| nostra questione i progressi realizzati dai Perspectivi nello studio delle percezioni visuali,
probabilmente perch non li conosceva.
Si pu riconoscere pertanto con sincerit che lignoranza in cui erano Aristotele e gli Aristotelici, ed in cui
siamo ancor noi, circa i processi fisiologici che avvengono negli organi di senso, nelle vie nervose e nei centri
lasciano ancora avvolta nel mistero lintima natura della percezione sensoriale, considerata a parte ante, cio
nella sua prima (passiva) fase. Del mirabile prodigio di fecondit della natura qual la percezione, possiamo
osservare il frutto ed un po almeno in alcuni casi anche il fiore, le foglie ed il gambo: la radice per resta
sempre sotterra e a noi non dato di poterla svellere per appagare la nostra curiosit.
3. UNIT PERCETTIVE E MOVIMENTO
a) Gestalt e Konfiguration (Lindworsky)
Uno dei fondamenti della teoria delle relazioni, avanzata dallo Stumpf, stata limpossibilit di superare
altrimenti la difficolt creata dalla fisiologia da una parte, e dalla divisibilit indefinita del continuo dallaltra.
Di queste due difficolt Aristotele e gli Aristotelici conoscevano a perfezione la seconda; ignoravano
completamente la prima; per questo la percezione del continuo non poneva ad essi un problema speciale, come
lo pone oggi a noi.
Lo St., rifiutando intenzionalmente qualsiasi ricorso a fattori fisiologici, sia pur ignoti nella loro natura, ha
portato in campo lipotesi delle sensazioni inavvertite che rendono possibile la percezione delle relazioni
dalla quale sorge la percezione del continuo. Tutto questo si pu ben accettare, fin quando si tratta della
elaborazione della percezione per cui si arriva agli oggetti che sono, ciascuno in s, strutturati e distinti rispetto
ai circostanti; ma prima di questa presenza esplicita del continuo nel Verhltnisganze, da spiegare la sua
presenza implicita ammessa tale presenza, come ci pare lammetta anche lo St. con la teoria degli attributi e
dellimmanenza| delle relazioni nellEmpfindungskomplex. Altrimenti lo spazio va concepito secondo
lEstetica trascendentale (Kant).
Alcuni psicologi, e fra essi lo stesso St., sono portati a spiegare la percezione primitiva del continuo e delle
altre qualit formali come un fenomeno di fusione (Verschmelzung): come la fusione di due o pi qualit
cromatiche porta il sorgere di una terza qualit cromatica originale, cos la distribuzione ordinata dei punti dello
stimolo, porta, per un processo analogo, alla percezione della continuit fra i contenuti delloggetto.
A mio modesto avviso, tale spiegazione non va pi in l di unanalogia ed al pi esprime un fatto; non d la
spiegazione del medesimo. La soluzione pi sobria ancora forse quella indicata trentanni fa dal Gelb, per
modesta e vaga che essa sia: lo spazio matematico non lo spazio fisico e tanto meno quello psicologico, onde
la divisibilit, indefinita quanto si voglia del primo, perch frutto di sole esigenze dottrinali, lascia intatta la
continuit del secondo e del terzo
17
. Largomento della discontinuit degli elementi fisiologici non deve essere
esagerato, poich si pu supporre, e vi sono buone ragioni per farlo, che lorgano considerato come un tutto,
e non i singoli elementi, il campo proprio ed adeguato dello influsso degli stimoli. Continuit fisica negli oggetti
e negli stimoli, continuit, in quanto la solidariet funzionale di elementi, nellorgano, possono ancora esser
ritenuti, in mancanza di conoscenze pi appropriate del meccanismo fisiologico, condizioni sufficienti per
lapprensione primitiva del continuo.
Il P. Lindworsky che distingue fra Konfiguration e Gestalt, come lo St. fra Empfindungskomplex e Gestalt,
trova del tutto superfluo un ricorso a processi fisiologici in questa materia. A suo parere la Konfiguration dei
contenuti sensoriali si potrebbe trovare egualmente nella nostra coscienza, come ora si trova:|
a) anche se lorgano ricevesse gli stimoli emananti dalloggetto fisico secondo una distribuzione
puramente atomistica,
b) anche se le eccitazioni, che accadono nel cervello, fossero com-pletamente isolate,
c) anche se fossero distribuite in completo disordine, cosicch non sia pi possibile parlare di una
proiezione corticale dellimmagine retinica;
d) finalmente, anche se tali eccitazioni atomistiche, isolate e senzordine, non si trovassero in alcuna
connessione dinamica, e quindi non si potesse pi parlare in alcun modo di modelli di processi psicofisici.
Anche nella supposizione che tutte e quattro le condizioni fossero realizzate, noi non percepiremmo ancora un
mosaico. Un mosaico realmente presuppone un modello ed una localizzazione delle parti. Ma questultima
specialmente, secondo la distinzione fra Konfiguration e Gestalt, non pu presentarsi alla coscienza al primo
istante
18
.
Come, allora, sorge la Konfiguration? Prendendo per esempio la vista, rispondiamo: per mezzo dellapparato
diottrico. I bastoncelli ed i coni possono trovarsi disposti atomisticamente, e si pu ammettere che le eccitazioni
restino strettamente isolate ed arrivino al cervello confuse e disordinate. Ora se immaginiamo un diaframma
posto davanti allocchio, il quale esponga sempre un solo elemento retinico allo stimolo fisico, e se noi
muoviamo adagio questo diaframma indietro ed avanti, si ha che una delle parti delloggetto, una dopo laltra, si
presentano nella nostra coscienza in un modo corrispondente alla disposizione oggettiva delle parti medesime.
Abbiamo noi cos una rappresentazione simultanea? S, risponde il L., perch se tutti gli elementi retinici
sono eccitati simultaneamente, noi prendiamo coscienza di tutte le parti delloggetto rappresentato, cosicch
lintero spazio riempito, senza crepe.|
Se, in luogo di modelli nel senso di una somiglianza geometrica (vecchia psicologia), si vuol ricorrere a
modelli dinamici, abbiamo, invece di una spiegazione, una nuova ipotesi non meno gratuita, quella che la
percezione di una foglia di quercia corrisponda nel cervello ad un processo psicofisico x.
Qui il L. gioca un po dironia: la sua critica ben assestata contro una teoria, come quella della Gestalt,
nella quale i processi fisiologici costituiscono la spiegazione definitiva dei contenuti; non credo per una teoria,
come ci pare debba essere laristotelica, nella quale il ricorso ai processi fisiologici non pu esser del tutto
bandito. Ci che, del resto, riconosciuto dallo stesso L.: a suo parere, bench i processi psicofisici strutturali
non formino la condizione necessaria proposizione che per noi gratuita come quella antagonista della
Gestalttheorie pure essi restano possibili. Qual contributo essi possono dare?
Prima di ogni esperienza, risponde il L., essi possono rafforzare le eccitazioni che vengono dagli stimoli
periferici, come per un processo di risonanza. Possono ancora, secondo lo stesso principio, causare certe
eccitazioni interne, per le quali non si d stimolo esteriore. Quanto alle funzioni trasversali nel senso del
Wertheimer, esse rimangono possibili, ma non sono essenziali al processo.
Dopo lesperienza, si pu pensare che vengano a formarsi, nella coscienza, dei valori spaziali, come anche
sulla retina (ritorniamo ai segni locali del Lotze?). In questo caso uno spostamento del processo psicofisico
per via di risonanza, attrazione o altri fattori, pu condizionare anche uno spostamento della Konfiguration. Per
tali ragioni, per es., una circonferenza chiara di una figura esagonale irregolare pu apparire come un circolo e
molte altre illusioni ottico-geometriche possono essere spiegate in questa maniera. Alla fine il L., bench non
faccia avanzare il problema, fa ai processi fisiologici un posto forse non inferiore a quanto non si avesse nella
teoria della Gestalt.|

* * *
b) Gestalt e fenomeni di accrescimento (Selz)
Non meno interessante la teoria del continuo percettivo avanzata dal SELZ, altro egregio psicologo e teorico
della Denkpsychologie
19
.
Ha protestato egli ripetutamente che i Gestaltisti siano passati alle costruzioni teoriche prima daver condotto
a termine lanalisi fenomenologica dei fatti e daverli ordinati secondo criter sistematici rigorosi.
Questa mancata sistemazione dei fenomeni spaziali dipende, a suo parere, dallinflusso di un errore
fondamentale che fa capo allattributo cartesiano dellestensione. Di poi, tanto i Nativisti come gli Empiristi,
hanno considerato lestensione come un fenomeno fondamentale, non ulteriormente analizzabile e descrivibile,
ed il S. combatte lopinione che lestensione possa esser detta un attributo delle sensazioni. Piuttosto la
estensione spaziale soltanto un sottocaso (Unterfall) del fenomeno del continuo che pu sorgere (auftreten)
anche per continuit di altezze di suono, di forme, di colori, come anche per continuit di luogo ovvero di
qualit locali. Ciascuno di tali continui porta in s il carattere di estensione, onde il problema, come qualit
inestese possano costituire il continuo, resta sempre lo stesso.
Bisogna persuadersi adunque che il fenomeno del continuo non ancora ultimo, quasi il fenomeno-limite
della sistematica fenomenologica come hanno affermato i matematici intuizionisti; esso rientra, secondo il Selz,
sotto la categoria pi vasta dei fenomeni di serie. Il fenomeno del continuo il fenomeno di una serie i cui
elementi si seguono senza interruzione (Aus-fall), senza scissure (zusammenhngend). Infine, in quanto un
fenomeno seriale, il continuo di qua|lunque specie esso sia: sonoro, cromatico, spaziale o temporale rientra
nella classe dei fenomeni di accrescimento (Steigerungsphnomene) che il S. spiega come segue.
Tutte le cosiddette serie permanenti di qualit sono semplici serie di accrescimento, quando la costanza del
tono di qualit, e del grado di forza, di qualit cio lintensit si accresce o diminuisce.
Il S. distingue ancora le serie antagoniste di accrescimento quelle cio di contenuti che si escludono, come
freddo e caldo, le quali tengono ad un limite comune dindifferenza e le serie intermedie, come per i var
colori della scala cromatica.
I fenomeni di accrescimento che accadono nei continui sono ricondotti a fenomeni di variazione nel grado
di qualit, ed a loro volta le variazioni graduali sono ricondotte alla relazione fra le parti (Anteilverhltnis) di
processi fisiologici antagonisti o non antagonisti della sostanza nervosa. Il S. spiega questi fenomeni di
accrescimento, mettendoli in relazione con una variazione continua od improvvisa, secondo i casi, della
relazione di parti di questi processi nella sostanza visiva, affermando a questo modo una stretta connessione fra i
correlati fisiologici delle qualit ed i fenomeni di accrescimento. Date le qualit e la loro gradazione rispetto
allintensit ed alla frequenza dei processi di eccitazione fisiologica, si avr che laccrescimento di frequenza
continuo o discreto, positivo o negativo, cio laccrescimento dintensit nello stesso luogo od in luoghi vicini
del campo somatico, rappresenter il correlato fisiologico dei fenomeni di accrescimento. I fenomeni di
accrescimento possono perci rappresentare il sostrato di un giudizio indiretto di comparazione, poich gli stessi
fenomeni di relazione di grandezza e grado sono dei fenomeni di accrescimento che possono accadere in un
continuo percettivo organizzato. Questa teoria introdotta dal Selz in tutti gli aspetti della percezione.
Con la soppressione della frammentazione a traverso il ristabilimento della continuit di colori e di direzione
p. e. in un circolo uniformemente colorato le relazioni di accre|scimento passano in fenomeni di
accrescimento continuo, ed il loro caso limite, la relazione di somiglianza, passa in fenomeno di costanza.
Lo stesso accorgersi di una differenza quantitativa un fenomeno di accrescimento che condizionato da
un processo comparativo per via di anticipazione centrale.
La soglia differenziale la soglia dello stimolo che si richiede per determinati fenomeni di accrescimento e
la legge di Weber stabilisce, nellambito della sua validit, il rapporto di dipendenza fra laccrescimento dello
stimolo e laccrescimento del fenomeno.
Il significato per fondamentale dei fenomeni di accrescimento nei riguardi della teoria della Gestalt sta nel
fatto che il criterio della trasponibilit di v. Ehrenfels, che sempre stata circondata da un nimbo di mistero,
non altro che una propriet generale dei fenomeni di accrescimento, la quale rimane costante in una serie di
qualit graduate secondo la legge di costruzione di tale serie
20
. Cos si ripetono in una scala cromatica e sonora,
nonostante la diversit reale delle qualit, i medesimi fenomeni di accrescimento dato che i rapporti della
successione sono conservati costanti. Invero un continuo si dice omogeneo quando in tutto lambito delle qualit
graduate sono possibili gli stessi fenomeni di accrescimento. Come c un continuo (omogeneo) di suoni o di
forza, cos c anche un continuo (omogeneo) locale e temporale: di qui la possibilit di trasportabilit delle
forme spaziali. Dallomogeneit del sistema di qualit locali, rispetto ai fenomeni di accrescimento che in esso
si originano, risulta la possibilit di serie qualitative omologamente costruite.
Lanalisi del continuo cromatico e sonoro, come ci d la chiave per tutti i fenomeni di accrescimento
nellambito dei colori e dei suoni, cos lanalisi del continuo locale e temporale offre la chiave per la sistematica
fenomenologica di tutti| i fenomeni di serie di accrescimento che accadono in esso, a cui appartengono anche le
forme spaziali e temporali.
Con questi princip il S. scende allanalisi particolare delle classi principali di contenuti fenomenali spaziali
e fenomenali spaziali e temporali (32-40). Riteniamo la legge sulla variazione dei continui: Tutti i fenomeni di
accrescimento variano:
1) secondo gli indiz di aumento o diminuzione che offre la serie;
2) secondo la grandezza dellestensione o la distanza, per i fenomeni di accrescimento non permanenti;
3) secondo la direzione della serie stessa. Le direzioni variano secondo i toni di qualit nella forma e nel
numero, secondo che si tratta di serie spaziali, temporali o di movimento.
A questo punto il Selz incontra, con la sua forte mentalit speculativa, il problema dellorigine a priori della
forma della sensibilit. Lidentit infatti, sopra dimostrata, dello spazio naturale con il sistema (seriale) delle
qualit locali, fa comprendere il significato originario degli assiomi geometrici. Essi sono leggi strutturali dello
spazio naturale quale sistema dei luoghi. Essi non si deducono luno dallaltro, ma dalla struttura seriale
specifica del sistema di qualit locali. Cos si risolve il problema kantiano, se gli assiomi della geometria
euclidea siano acquisiti per origine nozionale, o per una particolare intuizione a priori. Il sistema delle qualit
locali cos, come il sistema dei colori, un sistema nozionale nel senso di una costruzione di pensiero che
richiesta dai fenomeni della vicinanza spaziale ottica. Ma questo sistema ideale presenta soltanto le leggi
strutturali della nostra intuizione empirica, del suo sistema di qualit: il contenuto nozionale e reale delle
medesime non pu esser fornito, evidentemente, che a posteriori dalloggetto di esperienza (40).
La faticosa teoria del Selz non forse immune, come quelle dello Stumpf e del Lindworsky, da un soverchio
intellettualismo che nel suo caso accentrato verso il pensiero matematico.|
Questi fenomeni seriali di accrescimento possono ben darsi oggettivamente, ma quale preciso significato
hanno essi nel problema psicologico della percezione del continuo e della forma? Non facile dirlo.
Comunque, la posizione del Selz quella che, a nostro parere, ha il merito di aver avvicinato il problema dei
rapporti fra la qualit oggettiva, i processi fisiologici e le serie fenomenali; come anche di aver insistito sulla
necessit di spiegare la percezione delle forme con princpi puramente fenomenali. In ispecie, la teoria generale
del continuo, bench lasci ancora nel mistero lorigine sua primitiva, offre una spiegazione plausibile del
presentarsi in concreto del continuo percettivo alla coscienza, della sua struttura e di quella sua enigmatica,
quanto fondamentale, propriet che la trasponibilit.

* * *
c) Assimilazione ed omogeneit percettiva (Musatti)
1) Il principio di omogeneit
Lassociazionismo ha sopravvalutato i fattori empirici, il gestaltismo quelli naturali: di fatto dalle rispettive
critiche risultato che gli uni e gli altri intervengono secondo una certa misura, anche quando si sia rinunziato
al principio sistematico dellempirismo.
possibile, pertanto, si chiede il Musatti ponendosi fondamentalmente nel punto di vista della teoria della
forma, render conto degli uni e degli altri fattori della strutturalit del mondo percettivo, raccogliendoli sotto
un concetto unico ed una legge unitaria?
21

Il primo problema quello di chiedersi se possibile ricondurre ad un unico principio generale le diverse
leggi natu|rali fissate dalla teoria della forma. Osserva giustamente il M. che, qualora si prescinda da qualsiasi
ipotesi fisiologica, o se si vuole lasciare ad essa il puro carattere di ipotetico modello di rappresentazione dei
processi fisiologici, corrispondenti ai fenomeni psichici della percezione, le leggi della forma rimangono, come
tali, del tutto staccate luna dallaltra ed esprimono mere constatazioni di fatto.
possibile, allora, restando sempre nel campo della pura fenomenologia della percezione, ridurre ad
ununit quelle leggi molteplici?
22

Lo stesso Wertheimer si era reso conto di determinati rapporti, esistenti fra i diversi fattori da lui esaminati:
cos aveva osservato che il fattore della somiglianza pu essere considerato come un caso speciale del fattore
delle forme buone; parimenti il fattore della continuit di direzione non da lui distinto dalla medesima legge
delle forme buone. Ma cosa caratterizza propriamente una forma buona rispetto ad una cattiva? Il
Wertheimer parla di omogeneit, di simmetria, dintrinseco equilibrio della figura od anche di figura le cui parti
sono costruite secondo un identico principio di cui luna costituisce la continuazione dellaltra.
Ora tutte queste espressioni si possono ricondurre, secondo il M., alla prima, cio alla omogeneit delle parti,
della forma: la simmetria omogeneit nella disposizione spaziale rispetto a quello che il centro e lasse di
simmetria; lespressione intrinseco equilibrio vaga, ma sta ad indicare una omogeneit delle parti nel peso e
risalto di determinati loro aspetti qualitativi; dire poi che i var elementi di una curva sono costruiti secondo una
stessa legge matematica, equivale a dire che c fra questi elementi una omogeneit nel grado di curvatura,
ecc., cio una omogeneit di determinati aspetti qualitativi che sono traducibili matematicamente, ma che si
possono anche considerare, come qui vanno considerati, esclusivamente in quanto aspetti qualitativi.
Ma se la omogeneit di parti, intesa nei var sensi ve|duti, quella che costituisce lessenza della forma
buona, si comprende come la legge delle forme buone e la legge della somiglianza, possano esser considerate
come dei casi particolari di un principio unico. Il M. analizza anche la legge di chiusura ed i fenomeni di
movimento solidale che resiste alle deformazioni, e li riconduce similmente al principio di omogeneit che viene
enunziato nei termini seguenti.
I raggruppamenti formati che si costituiscono nel complessivo campo percettivo si realizzano in modo che
gli elementi parziali, i quali vengono a costituire una forma determinata, presentano per loro una determinata
specie di omogeneit e risultano eterogenei con gli elementi che rimangono esclusi e distinti da quella
determinata forma (D, pagine 163-164).
Il principio prende il suo significato dal fatto di esperienza che ogni forma tende a migliorare: basta
ricordare le immagini consecutive, il comportamento percettivo nella emianopsia, una gran parte dei fenomeni
che illustrano particolarmente i movimenti stereocinetici
23
.
Leffetto della tendenza generale alla omogeneit percettiva ci che il M. chiama eguagliamento. Poich le
forme si costituiscono nel campo percettivo in base al principio generale della omogeneit; e poich, per il fatto
stesso di essere unificati in una forma, i var elementi della forma stessa tendono ad ulteriormente modificarsi
secondo il principio stesso della omogeneit, si pu dire che le forme tendono a solidificarsi, a rendersi sempre
pi stabili e differenziate nel campo percettivo, attraverso queste modificazioni dei loro elementi parziali nel
senso di una sempre maggiore realizzazione di omogeneit (D, 113 e segg.; 161).
Tale tendenza alla omogeneit tanto reale che di fatto si pu opporre e sostituire alle condizioni obiettive,
cosicch si ha spesso che laspetto delle forme e dei loro elementi risulta da un compromesso, o dal costituirsi di
un equilibrio fra lazione delle condizioni obiettive come tali, e la generica| tendenza degli elementi unificati in
una forma di fatti omogenei.

2) Lassimilazione percettiva
Lo studio e linterpretazione dei fenomeni stereocinetici, fatti dal M., suppongono che lesperienza passata
circa i var aspetti dei solidi apparenti influisce sullesperienza attuale (illusoria) in tal modo da far s che
loggetto deformantesi si arricchisca di un carattere di corporeit ingiustificato in base alle condizioni oggettive
della esperienza attuale, ma corrispondente alla corporeit vissuta in condizioni percettive analoghe di forme ed
oggetti effettivamente solidi. Per tal modo erano fatti concorrere alla realizzazione dei fenomeni stereocinetici
fattori empirici, fondati dunque sullesperienza passata. Della realt di questi fattori empirici poco o nulla era
stato detto nelle teorie dello Stumpf, di Lindworsky, e di Selz.
I formisti, insistendo particolarmente sugli esperimenti del Gottschaldt, hanno negato uninfluenza di
valore formativo allesperienza passata. In realt il problema, dal punto di vista strettamente sperimentale,
insolubile, poich non si potr mai usare per lesperimento un soggetto che sia ad un tempo privo di qualsiasi
esperienza di corpi rigidi in movimento, ed insieme cos sviluppato da essere in grado di descrivere la propria
esperienza. Ma i formisti hanno confuso, sotto la comune categoria dei fattori empirici di esperienza passata,
due classi di fattori non solo diversi ma anche contrar, cio i processi propriamente associativi riproduttivi e
quelli selettivi integrativi. I secondi sono intrinseci al percepire attuale, i primi invece sono quelli estrinseci.
Secondo il M., mentre i processi associativi suppongono lelemento percettivo, si collocano accanto ad esso,
possono aggiungersi senza limiti e senza ordine, cosicch possono danneggiare lo stesso rendimento percettivo
delloggetto e sono poi localizzati nel passato. I fattori assimilativi fanno invece tuttuno con i dati attuali, sono
come questi vissuti immediatamente, e pi spesso| localizzati solo nel presente; si animano prima e
indipendentemente da fattori propriamente di ricordo, i quali possono anche rimanere del tutto assenti (D, 178 e
segg.; 184).
Il Musatti, approfondendo lindagine, arriv al concetto di trasformazione percettiva. Lazione dei processi
assimilativi pu esercitarsi tanto nel senso di determinare, nel complesso del mondo percettivo, il costituirsi di
determinate forme o strutture a preferenza di altre; quanto nel senso di modificare percettivamente laspetto di
determinate strutture; si pensi ai giochi di cercare la figura nascosta, alla percezione frequente nei bambini
di figure sui muri macchiati di umidit o nella disposizione delle nubi temporalesche.
Allo stesso modo che la tendenza alla omogeneit si esplica non soltanto determinando il modo di costituirsi
di forme particolari, in luogo di altre, nel complessivo campo percettivo, ma anche determinando lulteriore
omogeneit fra gli elementi unificati in una forma, cos lazione dei processi assimilativi si esplica:
1) determinando il costituirsi di particolari forme corrispondentemente alla nostra esperienza passata di
oggetti distinti;
2) determinando, nelle forme stesse, una trasformazione nel senso di corrispondenze ulteriori con gli
elementi della nostra esperienza passata (D, 195).
Per via di questa trasformazione si pensi a ci che accade trovando una figura nascosta, allimprovviso
apparire delle profondit nella visione della luna con il telescopio i dati, soggettivamente presenti, prendono
dimprovviso una nuova unificazione formale. Questa trasformazione non pu esser dovuta, come vuole la
Gestalttheorie, ai soli fattori naturali della forma; essa comprensibile solo in base alla nostra esperienza di tale
e tale oggetto particolare, p. es. il cane (per la figura nascosta), e degli aspetti dei corpi illuminati, delle ombre
che essi presentano, cio dei rapporti spaziali fra la fonte luminosa, gli oggetti che intercettano la luce e le
ombre proiettate da tali oggetti (per losservazione della luna). Per chi fosse del tutto alloscuro della realt
degli oggetti e delle| condizioni normali che essi presentano, quelle trasformazioni sarebbero impossibili.
Rientrano chiaramente in questa spiegazione i molteplici e ricchi fenomeni della costanza percettiva, per i
quali con buona pace dei Gestaltisti i soli fattori naturali della forma non paiono sufficienti.
Adunque, assieme ai fattori naturali collaborano alla strutturazione delloggetto nella percezione attuale
anche i fattori assimilativi. Le due serie di fattori importante il notarlo non operano come due influssi, per
s distinti, ma secondo una influenza unitaria di fatto inseparabile, tanto vero che loggetto nei suoi contenuti
costitutivi vissuto in un modo cos semplice ed immediato che sfugge, nella maggior parte dei casi, a qualsiasi
analisi (D. 209; 212 e seg.).
Il Musatti fa un ultimo passo.

3) Organizzazione e significato
Lesame spassionato dei contenuti di esperienza attuale porta quindi a riconoscere che fattori naturali e
fattori empirici formano nellatto un unico principio reale.
A questo punto il Musatti fa ricorso ad una nuova nozione, quella di organizzazione psichica: essa dovrebbe
insieme sostituire il principio dellIso-morfismo e render ragione del contributo essenziale che stato
riconosciuto ai fattori empirici, in quanto sono fattori di assimilazione.
In questo egli parte dalla constatazione di fatto che le trasformazioni assimilative non richiedono, in via
assoluta, la sussistenza nel nostro passato di una esperienza, esattamente in tutto conforme alle condizioni
attuali della percezione. Noi, p. es., non riconosciamo soltanto la caricatura di persone conosciute, ma
riconosciamo da poche linee la caricatura di un uomo, anche se il profilo riguarda una persona a noi ignota. Se
una caricatura mai veduta, di un volto per noi ignoto, percettivamente vissuta come un volto significativo, il
processo per cui nelle poche linee obbiettivamente costituenti la caricatura si determina quellarricchimento,
quella trasforma|zione percettiva, per cui appunto diciamo che la caricatura stessa un disegno significativo,
non pu determinarsi che sulla base dellesperienza passata. Non per della esperienza di quello stesso disegno,
che per noi dunque nuovo, e del volto che esso rappresenta e che per noi ignoto, ma del sistema organizzato
delle nostre esperienze dei volti umani e delle loro impressioni in genere. In certo modo quel disegno si colloca
in quel sistema, trova il suo posto in esso (D, 214).
plausibile quindi, conchiude il M., ammettere che sussista una organizzazione delle nostre singole
esperienze passate (cos una organizzazione delle nostre esperienze passate, delle variazioni che gli aspetti delle
cose subiscono col mutare della loro posizione, ed una organizzazione delle nostre esperienze passate degli
atteggiamenti e delle espressioni dei volti umani ecc.), e che sia attraverso tali organizzazioni degli elementi
della nostra esperienza presente, e non direttamente sulla base di singole esperienze particolari, che i processi
assimilativi stessi si determinano. lorganizzazione che si stabilisce nei contenuti dellesperienza passata che
domina ed ragione del percepire attuale (D, 188).
Perch tutto questo?
Il Musatti assegna come ultima ragione il finalismo insito allatto stesso del percepire, in quanto che solo a
questo modo la percezione tende a dare una conoscenza della realt esterna (funzione biologica dei fattori di
omogeneit ed assimilazione). La trasformazione che si opera nel campo percettivo per effetto di una tale
tendenza si svolge, in quanto tendenza alla omogeneit, nel senso di una riduzione cos della variet
qualitativa, come della variet quantitativa degli elementi della percezione. Le esperienze tachistoscopiche di
lettere senza senso e di parole con senso (cfr. Vol. I, Sez. II C. IV, 4) sono una prova chiara che il costituirsi di
unit formali complesse ha una funzione economica; tale costituirsi, in quanto aumenta il campo della realt
fisica percettivamente efficiente, dato che la funzione biologica della percezione quella di realizzare il contatto
con la realt esterna, estende una tale funzione (D, 24, pag. 164 e segg.).|
Il M., precisando maggiormente, vede nello sviluppo dei processi assimilativi una dinamica interiore e con
termine molto espressivo lavvicina ai processi di risoluzione di un compito mentale. Osserviamo un disegno in
prospettiva: in esso i lati oggettivamente orizzontali di una superficie rettangolare (p. es. una finestra), sono
riprodotti come convergenti, non paralleli, e tutta la finestra non vista nel piano del disegno, ma come situata
obliquamente in profondit. evidente in questo caso lazione dei fattori assimilativi, i quali portano alla
formazione di uno schema di organizzazione che, a sua volta, capace di animarsi e realizzarsi come un tutto di
esperienza attuale.
La nozione di schema percettivo non nuova, ma limpostazione fatta dal M. originale e segna uno dei
progressi pi notevoli realizzati dalla sua teoria.
Si pu dire, egli conclude, che lo schema secondo il quale questi processi assimilativi si determinano
equivale a quello di un processo di risoluzione di compito mentale. Laspetto infatti delloggetto percepito, cos
come risulta per lazione di questi processi assimilativi, corrisponde alla soluzione di un problema i cui termini
sono contenuti nelloggetto stesso della percezione attuale: il problema che consisterebbe nel determinare quale
forma e quale posizione debbano avere determinati corpi ed oggetti situati nello spazio verticale, una immagine
corrispondente al disegno che abbiamo di fronte a noi; e cio il problema inverso di quello risolto dal
disegnatore nelleffettuare il suo disegno secondo le leggi della prospettiva. Si pu dire che nella immediatezza
di quel disegno noi diamo direttamente e immediatamente una soluzione a quel problema (D, 186).
Noi non possiamo neppure immaginare quale sarebbe percettivamente laspetto del mondo se non esistesse la
strutturalit percettiva, ma possiamo ragionevolmente supporre che la realt esterna ci apparirebbe in una
indefinita molteplicit di aspetti ed in continua variazione, senza la possibilit di afferrare nulla di fisso e di
stabile in una tale caotica realt. Perci non solo quello che abbiamo detto contatto con la| realt esterna
attuale e passata si realizzerebbe rispetto ad una minor parte di quel mondo esterno, ma quello stesso contatto
sarebbe altres del tutto inadeguato ad assicurare un qualsiasi adattamento dei soggetti alla realt, e con ci, la
percezione verrebbe meno alla sua stessa funzione (D, 242, 245).
perci legittimo considerare la strutturalit percettiva, intesa nellampio senso veduto, come un carattere
intrinsecamente connesso alla natura stessa della percezione ed ammettere che anche nel processo ontogenetico
e filogenetico della funzione percettiva, quel carattere non insorga ad un dato momento, ma sussista sempre per
quella funzione, sia pur modificandosi lungo il suo processo di sviluppo, come ci accertano le osservazioni di
psicologia infantile e animale.

* * *

Il Musatti ha insistito con forza perch la sua posizione e quella del suo maestro, il Benussi, non venga
accumunata a quella della Scuola di Graz, come molti continuano a fare
24
. Per quanto riguarda la posizione
personale del Musatti stesso, credo che la esposizione ora fattane trovi abbastanza fondata la sua protesta. In
questultima forma, la sua una teoria originale, fortemente pensata e costruita e di notevole valore esplicativo.
C qualche punto, per, che mi lascia molto incerto. Il M., come i Gestaltisti, non parla che di forme, le
quali assorbono ogni categoria di oggetti. Ma stato dimostrato che la percezione di un oggetto, se presuppone
la percezione di una forma, la supera per la qualit e la densit del contenuto; mentre il contenuto delle forme
ontologicamente neutro, quello degli oggetti invece lindice della posizione che essi occupano nel mondo
della realt ed implica dei complessi apprezzamenti di valore. Tale significato ha tanta importanza nel
processo percettivo che, come stato notato pi| volte, domina e subordina a s lapparire della stessa forma,
dando cos la prima giustificazione del principio del finalismo percettivo che lo stesso M. ha energicamente
affermato.
Il nerbo poi della teoria del Musatti dato dal principio di omogeneit che si attua nei processi di
assimilazione per i quali si arriva allo schema di organizzazione. Tutto ben detto: ma in concreto il M. nulla dice
intorno al come sorge questo schema e se tutti gli schemi schemi formali, schemi oggettivi abbiano uno
stesso divenire. La sua teoria, che essenzialmente genetica, viene cos a mancare di una vera spiegazione
genetica, a cui si erano almeno parzialmente avvicinati gli Autori i quali, come lo Stumpf, hanno fatto ricorso
alle teorie aristoteliche dei sensibili comuni, del senso comune e della memoria primaria.
Come sorge lapprensione della forma, cio dei sensibili comuni? ecco il problema centrale e spesso
esclusivo per i Gestaltisti, ed anche per molti non Gestaltisti e magari critici della Gestalttheorie.
Ma non meno importante laltro problema: come si arriva alla percezione degli oggetti reali nella loro
concretezza, cio dei sensibili per accidens? questo il problema della organizzazione secondaria, come
conferma anche la parapsicologia.
La psicologia aristotelica offre i princpi generali per una spiegazione funzionale di ambedue le
organizzazioni che essa, almeno nella elaborazione pi matura (larabo-tomista), nettamente distingue.
Chiudiamo il capitolo con lindicazione dei princpi che reggono lorganizzazione sensoriale primaria.
4. LA TEORIA ARISTOTELICA DEL CONTINUO PERCETTIVO
a) Contenuto e campo attuale di coscienza
Torniamo allanalisi funzionale-sistematica.
I problemi della organizzazione primaria, come anche li hanno prospettati lo Stumpf, il Selz e il Lindworsky,
si con|centrano nella percezione del continuo, verso la quale confluiscono e da cui si dipartono la integrazione
omogenea, la percezione delle relazioni, la percezione delle forme definite e organizzate.
La percezione del continuo. Il problema trattato espressamente da Aristotele nel De Sensu et Sensato, ove
si chiede se le qualit sensibili siano divisibili allinfinito, soprattutto in ordine alla percezione
25
.
La risposta recisamente negativa. impossibile che le qualit sensibili siano divisibili allinfinito, perch
tali qualit, appunto perch :atsat sono fatte per operare sui sensi e muoverli alla sensazione, come il colore
ha da muovere la vista. Se tali qualit fossero divisibili allinfinito, anche il senso e latto di sentire dovrebbero
pur esser divisibili allinfinito, cosicch il senso dovrebbe sentire anche le pi piccole grandezze. Anzi dovrebbe
sentire persino i punti, che sono il termine del continuo di lunghezza.
Ma ci impossibile anzitutto da parte del senso. Il senso una facolt soggetta a grandezza, in quanto
latto di un organo corporeo, e perci non pu essere influenzato se non da ci che ha una certa grandezza,
poich vi devessere adattamento fra lo stimolo e la facolt corrispondente. Lazione dello stimolo sopra
lorgano soggiace a definite condizioni di distanza, minima e massima, al di qua e al di l della quale non si d
sensazione. E gli indivisibili non possono p. es. esser visibili, perch tali oggetti stanno fra la visibilit e la
invisibilit: dovrebbero essere visibili in quanto sono al termine della visibilit, invisibili in quanto sono anche
al termine della invisibilit. Lindivisibile sarebbe in parte visto ed in parte non visto, ci che, per un
indivisibile, assurdo.
A questo argomento dialettico, segue un altro pi appropriato, bench ancora deduttivo. Quando si ha che
qualit sensibili non sono pi suscettibili di divisione, resta da supporre si dia un corpo minimo che trascende
ogni divisione di qualit sensibili e che perci non ha pi alcuna qualit| sensibile, n colore, n gravit, n
qualsiasi altra, e tale corpo non sar pi sensibile. Essendo, nellipotesi avversaria che collima con quella
sopra riportata dello Stumpf tali piccoli corpi parti del corpo intero che sensibile, si avrebbe di conseguenza
che un corpo sensibile consta di entit non sensibili, ci che un assurdo. N si dica, osserva acutamente il
Filosofo, che tali corpi minimi, bench non possano esser conosciuti dal senso, possono esserlo dallintelletto,
poich nessuno degli oggetti situati allesterno, fuori dellanima, pu esser espresso dallintelletto se non in
dipendenza del senso e dellatto del sentire. Pertanto se tali corpi minimi non sono oggetti di sensazione, non lo
sono neppure di intellezione
26
.
Fin qui la discussione teorica da cui possiamo cavare, per una valutazione della teoria delle relazioni di
Stumpf, Lindworsky e Selz, che le relazioni implicate od attribuite ai contenuti di percezione, intanto possono
esser oggetto di apprensione intellettuale, in quanto prima lo sono della apprensione sensoriale.
Segue la discussione psicologica. il continuo divisibile allinfinito? e se lo , anche percettibile in questa
divisione allinfinito? Alla prima domanda la risposta diversa secondo che si tratta di una divisione in parti
uguali, p. es. la misura di un palmo, oppure in parti proporzionali, p. es., la met, e che la parte da dividere sia
una quantit finita. Nel primo caso la divisione finita e si esaurisce quanto prima, nel secondo la divisione pu
procedere allinfinito.
Nel secondo caso perch il primo non pone alcun problema bisogna ben distinguere la divisibilit
matematica e quella reale, ed il modo di essere matematico ed il modo di essere reale delle parti in cui il
continuo divisibile.
In vero la quantit dei corpi reali sempre una quantit qualificata, e le qualit sono modi di essere e
forme le quali in s non sono infinite, ma si succedono in modo discontinuo come i colori nella gamma
cromatica, i suoni in quella acustica, i sapori in quella gustativa ecc. Di fatto queste qua|lit si trovano in un
continuo indiviso, anchesse in atto indivise come il continuo e, come esso, divisibili solo in potenza. Fin
quando il continuo resta indiviso, esse parti, indivise in atto divisibili in potenza, agiscono sullorgano di senso
come uno stimolo unico: quelle parti minime come un decimillesimo, appunto perch nel continuo indiviso sono
in potenza, non hanno alcun influsso, considerate individualmente, e come tali restano ignorate al senso. Le
sensazioni inavvertite dello Stumpf non hanno perci una realt psicologica. E S. Tommaso, approfondendo
largomento di Aristotele, abbatt anche la teoria di una percezione del continuo in dipendenza della percezione
di relazioni fra le parti infime potenziali del continuo, come aveva prospettato lo stesso Stumpf: sia pur in forma
mitigata, sempre anche questa una sopraffazione del matematismo in psicologia.
Patet ergo ex praemissis, osserva lAngelico, falsum esse quod quidam Mathematici dicunt, quod nihil
simul totum videtur, sed visus percurrit per partes visibiles ac si videret sic continuum, sicut et moveri
27
.
Decipiuntur autem in hoc quod partes continui non sunt visibiles actu, sed solum in potentia. Unde visus utitur
toto visibili ut quodammodo uno indivisibili in suo genere, nisi forte utatur partibus non divisis ut divisis, sicut
cum singillatim inspicit unamquamque. Sed tamen nec in hoc procedit visus usque ad quascumque minimas
partes, quia sic sentire divideretur in infinitum quod supra dimissum est pro inconvenienti
28
.
Altro il continuo matematico, altro quello fisico: il primo riferisce la sola quantit e prescinde dalle qualit
reali a cui pur si trova in natura obbligato; il secondo riferisce la quantit tridimensionale di un corpo reale, che
il sostegno e il soggetto immediato delle qualit reali. Ora per ogni specie corporea si esige un certo minimum
di quantit perch sia| salva la natura; e non si pu spingere di fatto la divisione allinfinito, ma ci si deve
fermare ad un certo limite, sia esso latomo o la molecola, oltre il quale lindividuo fisico e con esso la specie
non possono pi sussistere e la sostanza si trasforma. Quello che si dice della forma sostanziale, vale a
fortiori per le forme accidentali che fondano gli stimoli sensoriali; tali qualit sono diffuse secondo la quantit
del corpo, cosicch riducendo la quantit del corpo si riduce la consistenza di queste virt naturali che per via di
tale debilitazione provocano appunto la mutazione in altra sostanza.
Per via della mutazione sostanziale sopravveniente, le particelle entrano a far parte di un nuovo tutto
sostanziale, cosicch perdono in esso la primitiva qualificazione: in questo stato esse non sono pi percettibili
secondo la qualit precedente che hanno perduta, neanche in potenza, ma restano percettibili in potenza solo
come parti della nuova sostanza
29
. I minimi quantitativi agiscono sempre e solo nel complesso e nel Tutto a
cui appartengono.
Aristotele chiude la discussione del problema con una considerazione di schietta intonazione realista, ispirata
al principio della .ce ;, che regge la sua gnoseologia sensoriale, il quale prelude chiaramente alle nozioni
moderne di soglia sensoriale. Ogni senso, osserva il Filosofo e svilupper poi S. Tommaso, una particolare
facolt che ha una propria virt operativa, dotata di un grado determinato dintensit: se lo stimolo intenso, il
senso impiega una energia minima: ma se lo stimolo assai ridotto, il senso per apprenderlo deve mettere in atto
tutta la sua energia. Ma essendo lenergia sensoriale finita in intensit, si arriver ad un punto tale che lenergia
sensoriale sar insufficiente a creare le condizioni per lapprensione. Questi oggetti minimi, bench fisicamente
possano esser detti reali e sensibili, psicologicamente non lo sono, non propriamente da parte loro, ma dalla
parte del soggetto che ha una energia sensoriale limi|tata
30
. Riporto il commento tomista che nulla ha perduto
della sua attualit per una teoria psicofisica della conoscenza sensoriale.
Ad cuius evidentiam sciendum est, quod quanto virtus sensitiva est excellentior, tanto minorem
immutationem organi a sensibili percipit. Manifestum est autem quod quanto minus est sensibile, tanto maiorem
immutationem facit organi; et ideo indiget excellentiori virtute sensus ad hoc quod sentiatur in actu. Manifestum
est autem quod potentia sensitiva non crescit in infinitum, sicut nec aliae virtutes naturales. Unde etiam si
corpora sensibilia in infinitum dividerentur, tamen non semper inveniretur superabundantia sensus in excellentia
virtutis secundum ipsam superabundantiam sensibilis in parvitate, nec etiam hoc esset superabundanti parvitate
sensibilis separata remanente; quia superabundans parvitas sensibilis est in potentia ut sentiatur a certiori et
perfectiori sensu: qui, si non adsit, non poterit actu sentiri, sed tamen erit sensibile quantum est in se; jam enim
et quod separatum est, habet potentiam activam ad immutandum sensum, et quando sensus adveniet sentietur in
actu. Sic igitur patet esse verum quod supra dixit (initio cap.) nullam magnitudinem esse invisibilem, scilicet
quantum est in se, quamvis sit invisibilis propter defectum visus
31
.
Resta saldo nella psicofisiologia aristotelica che i sensibili per s propr sono gli stimoli immediati e primar
per lorgano di senso contro la riduzione di Democrito di tutti gli stimoli al movimento locale.
I sensibili propr per sono delle qualit concrete della materia e dipendenti dalla quantit, tanto per lessere
quanto per lagire. E si deve allora concludere che i continui fisici sensibili anzitutto non sono realmente
divisibili allinfinito, perch c una quantit definita per salvare la specie; ma che lo sono meno ancora
gnoseologicamente, in quanto che lo stimolo, per immutare lorgano, deve avere una certa inten|sit di energia,
la quale a sua volta resa possibile soltanto con la conservazione di una certa quantit. La tecnica moderna, con
linvenzione dei mezzi dingrandimento, ha rimediato in parte allinconveniente degli oggetti infrasensibili. La
discussione teorica ritiene per intatto il suo valore perch di fatto linconveniente non stato eliminato, ma
sussiste tuttora, solo che stato spostato ad altri oggetti.

* * *

b) La fusione percettiva
Nella soluzione dei tre Autori citati (Stumpf, Selz, Lindworsky) ha una importanza decisiva il problema della
fusione dei dati sensoriali, per la quale si opererebbe lintegrazione percettiva. Il problema in s semplice e
stringente quanto mai. Un oggetto di percezione attuale presenta varie qualit ed aspetti percettuali: di queste
qualit ciascuna produce unapprensione singola, o tutte insieme concorrono in una unica apprensione nel
soggetto? Problema della fusione simultanea.
Un oggetto cresce in chiarezza percettiva con il ripetersi delle esperienze: i contenuti delle esperienze
passate, com allora che sotto certi aspetti integrano lesperienza attuale e sotto altri si integrano in essa?
Problema della fusione successiva, che lo Stumpf risolse con la memoria primaria.
1) La fusione simultanea. Aristotele ha trattato espressamente della fusione simultanea, . | a au a
sat a e a ,e |a nellultimo capitolo del De Sensu et Sensato
32
. La sua| riflessione quanto mai lineare.
Anzitutto da ritenere che gli oggetti (e stimoli) semplici sono maggiormente sensibili degli oggetti e stimoli
coalescenti di molte qualit: un sapore, un colore, una voce isolata... si avvertono meglio da soli: quando essi si
trovano assieme ad altre qualit, finiscono per offuscarsi luna con laltra.
Il principio della discussione sempre metafisico, non disgiunto per dallosservazione fenomenologica.
Ogni atto apprensivo non pu in uno stesso istante esser indirizzato che ad un solo oggetto: ogni senso perci
non pu attuarsi, di volta in volta, che in un solo oggetto ed in una sola forma e non v alcuna potenza che
possa ricevere simultaneamente diverse forme. Ne segue che se qualche senso, come la vista e ludito, debba
avvertire pi oggetti, lo pu soltanto in quanto abbia raggiunto una certa unit: tale unit resa possibile per la
mescolanza o fusione che i contenuti operano fra loro.
Possono darsi due casi: le qualit simultanee possono appartenere a diversi sensi, oppure ad un medesimo
senso: nel primo caso, data leterogeneit formale delle qualit, non si pu parlare di fusione percettiva da parte
di un senso, poich ogni senso non ha presa che per un genere definito di qualit. La fusione invece pu
avvenire fra le qualit di uno stesso genere, supposto che ciascuna abbia una intensit sufficiente da essere
avvertita: in questo caso si ha la formazione di una qualit percettiva nuova, ed Aristotele porta come esempio la
sinfonia, cio laccordo musicale (447 b, 3): nella psicologia moderna il fenomeno riconosciuto pressoch
generale, a partire dalla qualit di forma di von Ehrenfels. Tale qualit di forma va distinta
psicologicamente dalle forme che sorgono dalla successione delle varie qualit o presentazioni elementari,
laccordo dalla melodia? Aristotele distingue, perch le forme successive rientrano fra i sensibili comuni, le
qualit di forme simulta|nee invece restano sempre nellambito del senso proprio. Il senso proprio, per via della
sua .ce ; pu apprendere tutte le qualit del proprio genere; le apprende, come si visto, giudicando a suo
modo della condizione dello stimolo
33
. Due stimoli simultanei, genericamente simili, possono costituire un
unico stimolo di combinazione ed il senso pu giudicare di questa loro condizione con un apprezzamento
ovvero percezione unica. LAristotelismo tomista molto geloso dellunit dellatto e delloggetto.
Ex hoc autem sensus secundum actum, idest operatio sensitiva, habet unitatem secundum numerum quia est
unius sensibilis: specie autem est unus sensus secundum actum, sive una operatio sensitiva ex eo quod est
secundum potentiam unam; sicut omnes visiones quorumcumque visibilium sunt eiusdem speciei propter
unitatem potentiae, sed visio huius rei differt numero a visione alterius rei. Necesse est ergo si est unus sensus
secundum actum, quod unum dicat, idest judicet; ergo oportet quod si sunt multa, quod commisceantur in unum,
et si non fuerint mixta necesse est quod sint duo sensus secundum actum, idest duae operationes sensitivae
34
.
C quindi anzitutto la fusione omogenea: che rientra nelloggetto dei singoli sensi; il singolo senso apprende
insieme le qualit contrarie per lapprensione discriminativa fra i contrar ad esso connaturale.
C anche una fusione eterogenea? Il termine pare contraddittorio, ma lesperienza ordinaria e lindagine
moderna pongono anche questo problema. La fusione fra i dati dei var sensi supera lambito dei singoli sensi
esterni e non possibile che presso il senso interno che abbia compresenti nella propria unit funzionale gli atti
e gli oggetti dei var sensi esterni. Il termine fusione simultanea ha cos un significato| diverso quando si tratta
di qualit omogenee o di qualit eterogenee. Nel primo caso la fusione pu esser produttiva di una nuova
qualit formale; nel secondo caso non si verifica alcuna fusione in senso stretto, quanto invece una
intercomunicazione che rende possibili due processi di grande importanza per lo sviluppo della percezione:
lestensione degli attributi di un campo sensoriale ai contenuti di altro campo e lunificazione iniziale degli
attributi molteplici di un oggetto
35
.
Ambedue i processi sono stati ancora poco studiati. Il primo di uso continuo nellarte moderna e
nellestetica, e pare ormai che le lingue moderne non possano pi fare a meno delle analogie eterosensoriali. Per
una coscienza sviluppata il trasporto dei termini propr in un campo sensoriale ai fenomeni di un altro rende
lespressione pi densa e pregnante e supplisce, in parte almeno, allinadeguatezza del linguaggio corrente per
esprimere le finezze percettive degli specializzati
36
. Il secondo processo un fatto ancor pi fondamentale, ma
non meno misterioso. Quanto al processo di unificazione ci pare si debbano distinguere due momenti, luno
dellunificazione attuale e transeunte, laltro dellunificazione permanente. Il primo si ha per la confluenza che
nellatto singolo hanno gli atti e gli oggetti dei var sensi alla radice ed al centro della sensibilit esteriore che
il senso comune. Il secondo momento prolunga questa unificazione contingente, operando una
discriminazione selettiva fra i contenuti propr degli oggetti e quelli variabili per formare una rappresentazione
sintetica, perci una fusione eterogenea, degli oggetti di valore costante.
A tale unificazione non pu bastare il senso comune,| che legato al presente. Il senso comune principio
soggettivo di unit, non oggettivo, e la dottrina sopra riportata ora va estesa ed approfondita. Il senso
comune pu ricevere qualit non solo specificamente ma anche genericamente diverse, perch ha un grado
dimmaterialit superiore al senso esterno: per questo non solo giudica meglio delle qualit omogenee, ma pu
giudicare anche delle qualit eterogenee. La funzione del senso comune sempre indispensabile in ogni atto di
unificazione percettiva, come preparazione: ma non pu dare lorganizzazione definitiva. A ci si richiede un
senso interno che abbia presa nel passato e possa utilizzare secondo una direzione definita i dati oggettuali
che lesperienza nel suo sviluppo viene imponendo. Questi dati possono appartenere a due categorie: i dati
formali, i dati reali. Il numero seguente dir brevemente della funzione integrativa dei primi, i capitoli sulla
cogitativa si occuperanno dei secondi. Nessuna gnoseologia realista, come quella aristotelico-tomista, fa tanta
parte allattivit soggettiva per la costruzione percettuale degli oggetti.
2) La fusione successiva dei dati formali deve rientrare nella dottrina dei sensibili comuni. Dalla
nostra discussione, intorno alla dottrina aristotelica del De Anima, risultato che i sensibili comuni sono dei
sensibili per se e che restano nellambito del senso esterno; onde, bench come tutti gli altri contenuti sensoriali
siano oggetto anche del senso comune, non sono detti comuni per questo, ma perch non differenziano alcun
senso e possono essere percepiti in comune da pi sensi e non da uno in particolare.
Sta il fatto per che la percezione dei sensibili comuni soggetta, diciamo cos, ad educazione e
perfezionamento: tale educazione non riferibile pi ai sensi esterni, ma esige lelaborazione dei sensi
interni. Il senso comune pu offrire di volta in volta i contenuti di questa elaborazione, ma non pu elaborarla,
perch il senso comune riceve e non conserva; lelaborazione sar fatta pertanto da quel senso interno che
conserva i dati formali. Aristotele ha toccato il sottile, quanto importante problema, nel De Memoria et Remi-
niscentia. Vi si dice, a complemento della dottrina del De Anima,| che dalla funzione del senso comune
conseguono nella facolt retentiva, che la fantasia, delle immutazioni secondarie, le quali per un
meccanismo di cui conosciamo soltanto gli effetti, non linteriore sviluppo riescono alla integrazione e fino ad
un certo punto anche alla strutturazione dei contenuti formali
37
. La elaborazione da parte della fantasia pu
continuarsi tanto allesterno, quanto allinterno. La sua continuazione allesterno consiste nel fatto che il senso
comune, per lintegrazione operata dalla fantasia, pu apprendere i contenuti formali ormai distinti ed
interiormente organizzati; la continuazione allinterno fa capo alle funzioni della cogitativa. Del resto lo stesso
Filosofo, come si dir, aveva distinto una doppia funzione della fantasia: luna ancora sensoriale che sincentra
sui sensibili comuni, laltra razionale vlta allapprensione dei valori reali
38
.|
In questa teoria ha quindi una funzione di prima importanza il tempo, bench essa resti lontana dal
formalismo kantiano. Il tempo per Aristotele non esprime qui altro che la condizione reale della maturazione
e crescenza della esperienza, in quanto il durare, delloggetto come del soggetto, rendendo possibile il
ripetersi dellesperienza, attua il riferimento temporale ai var risultati, lintegrazione selettiva dei dati
utilizzabili e labbandono di quelli che non lo sono. Il tempo reale altro non infatti che il durare degli oggetti e
dei soggetti, in quanto sono campi di successione di stati; nel durare dei viventi e soprattutto dei conoscenti la
successione degli stati porta alla esplicazione o costruzione di forme biologiche e percettive. Esplicazione e
costruzione che non si possono spiegare, con il Meccanicismo, come totalmente dallesterno per impressione,
n totalmente dallinterno come volle dire Kant. Esse sorgono per lo sviluppo vitale con il quale il soggetto
passa allassimilazione delloggetto. Il tempo e lo spazio kantiani sono presupposti teorici della scienza:
astrazioni quindi che non possono essere il primo dato della coscienza; essi presuppongono lo spazio ed il tempo
psicologico, come ogni contenuto intellettuale presuppone quello sperimentale da cui sorto e su cui fonda la
propria oggettivit.
In un lucido commento lAngelico condensa i princpi fondamentali che reggono lorganizzazione sensoriale
primaria. La trattazione simpernia intorno alla solidariet che lega nello sviluppo percettivo lestensione o
grandezza corporea, il movimento ed il tempo; ci che costituisce un progresso rispetto alla teoria abbozzata nel
De Anima.
Necesse est quod eadem parte animae cognoscatur magnitudo et motus, qua etiam cognoscitur tempus.
Haec enim tria se sequuntur tam in divisione, quam in eo quod est esse infinitum et finitum ut probatur in VI
Physicorum.
Magnitudo autem cognoscitur sensu: est enim unum de sensibilibus communibus. Similiter autem et motus,
praecipue localis, cognoscitur in quantum cognoscitur distantia magnitudinis. Tempus autem cognoscitur, in
quan-tum cognoscitur prius et posterius in motu: unde et etiam sensu percipi possunt.| DUPLICITER autem
aliquid sensu percipitur. Uno quidem modo per ipsam immutationem sensus a sensibili et sic cognoscuntur tam
sensibilia propria quam etiam communia, a sensibus propriis et a sensu communi. Alio modo cognoscitur aliquid
quodam secundario motu, qui relinquitur ex prima immutatione sensus a sensibili. Qui quidem motus remanet
etiam quandoque post absentiam sensibilium et pertinet ad phantasiam, ut habitum est in libro de Anima.
Phantasia autem, secundum quod apparet per istam immutationem secundariam, est passio sensus communis;
sequitur enim totam immutationem sensus, quae incipit a sensibilibus propriis, et terminatur ad sensum
communem. Unde manifestum est quod praedicta tria, scilicet magnitudo, motus et tempus, secundum quod sunt
in phantasmate, comprehenduntur et cognoscuntur per sensum communem
39
.
Dal testo si pu arguire che latto del conoscere nelloggetto presente le qualit formali appartiene al senso
comune, il quale usufruisce a ci dei contributi della fantasia. Viene da pensare allora che il fantasma in actu
exercito della organizzazione primaria dato dalla organizzazione attuale degli stimoli e dai contenuti elaborati
nella fantasia. Non sono perci da distinguere due fantasmi, uno del senso comune, laltro della fantasia. Il
principio verr applicato analogamente per il secondo stadio della elaborazione percettiva nei riguardi della
cogitativa e della memoria, che stanno fra loro esattamente come il senso comune e la fantasia.

* * *

c) Teoria aristotelica della fantasia
Aristotele non fa mai della psicologia pura, ma la sua ricerca intorno alla facolt apprensiva sempre una
gnoseologia, una ricerca cio intorno ai mezzi di conoscere la realt. Le teorie dei Naturalisti, le quali
spiegavano la conoscenza per la intersecazione delle emanazioni a traverso i pori e non| distinguevano fra il
senso e lintelletto, non potevano spiegare perch nella realt alcune nostre conoscenze risultino vere, altre
false. Il principio che il simile si conosce per il simile, esclude ogni processo di assimilazione conoscitiva: il
conoscere sarebbe sempre una copia fotografica della realt e non v alcun posto per lerrore. Cos tutto si
riduce ad apparire, tanto il sentire quanto lintendere. Aristotele invece distingue lapparire, cio la fantasia,
tanto dal sentire quanto dallintendere, e lo pone come un processo intermedio fra i due
40
.
La fantasia od imaginazione, come si raccoglie dallintricato capitolo del De Anima, non un puro sentire. Il
sentire o in potenza o in atto, per esempio o vista o visione. Ora pu prodursi qualche rappresentazione
imaginativa di cui non partecipi n luna n laltra, come quelle che hanno luogo durante il sonno, ed anche
quando abbiamo gli occhi chiusi, ci rappresentiamo delle imagini. Inoltre la sensazione sempre a nostra
disposizione, non cos limmaginazione. Daltra parte, se limmaginazione fosse la medesima cosa con la
sensibilit in atto, tutti gli animali ne sarebbero forniti, mentre invece pare che alcuni ne siano privi, p. es. i
vermi. In particolare le sensazioni sono sempre vere, mentre i prodotti della fantasia sono per la maggior parte
falsi. Infine nessuno di noi dice, quando la nostra attivit sensoriale sapplica con esattezza ai sensibili, che noi
immaginiamo che questa cosa un uomo, ma noi invece ci esprimiamo a questo modo quando non lo sentiamo
chiaramente. Cos Aristotele con un ricorso fortemente sintetico alla psicologia, sia della vita umana come di
quella animale, distacca la fantasia dai processi di sensazione attuale. Il criterio gnoseologico accennato qui,
assieme agli altri, diventa principale nelle considerazioni seguenti.
La fantasia non appartiene neppure alle operazioni che sono sempre vere, come la scienza e lintellezione,
poich la fantasia pu anche errare, queste invece sono sempre nel vero.
Resta da vedere se la fantasia sia lo stesso che lopinione| u :e (t;, eea (428 a, 19) o persuasione circa la
verit, giacch questa pu essere o vera o falsa. Aristotele sta per la negativa, perch lopinione genera la
convinzione: ora, mentre molti animali hanno la fantasia, nessuno ha la convinzione, perch la convinzione
suppone la persuasione e la persuasione suppone la ragione; ma nessun animale possiede la ragione.
Platone riteneva che la fantasia fosse una mescolanza (cu:es ) di sensazione e di opinione, ma Aristotele
osserva prontamente che vi sono delle sensazioni false intorno a cui abbiamo una opinione vera. Per esempio, il
sole appare della grandezza di un piede e siamo persuasi che pi grande della terra: altra cosa perci
lapparire, altra la persuasione di realt, e la fantasia non pu essere una mescolanza di senso e di persuasione di
realt (428 a, 25-428 b, 9).
Aristotele con un procedimento storico-critico, apparentemente tortuoso ma teoricamente completo, ha
raggiunto la posizione naturale della fantasia, quale processo intermedio fra la sensazione, a cui segue, e
lintendere con le operazioni ad esso connesse (lopinione e la coerenza) che essa condiziona. La fantasia
pu essere senza di queste, ma queste dipendono da essa ed essa dipende dalla sensazione. Come? A questo
punto sincontrano e sintegrano la descrizione del De Anima con quella del De Memoria sopra ricordata. Il
Filosofo, dovendo fare della fantasia il ponte fra la sensazione e la opinione che appartiene allintendere,
obbligato di connetterla ad ambedue. Questo problema, essenziale per ogni gnoseologia che voglia tener conto
del contributo della esperienza, risolto da Aristotele con rigorosa fedelt al principio della continuit della
natura. Il movimento naturale di Aristotele, in quanto costruttivo di forme, sempre dal basso in alto,
perch un processo di sviluppo secondo epigenesi. Anche Kant, che tante volte viene a sfiorare la posizione
aristotelica dei problemi, parla di epigenesi, ma la sua teoria empirista della esperienza immediata gli impone
uno sviluppo, ovvero esercizio di funzioni ed applicazione di forme che resta estrinseco al dato. Parr strano, ma
un fatto che tanto la scienza come la filosofia moderna hanno perduto il concetto classico di natura.|
Per Aristotele la fantasia sorge dalle sensazioni. Le impressioni sensoriali, gli at c aa, quando si
producono non spariscono immediatamente al primo cessare dello stimolo. Le sensazioni lasciano sempre in noi
delle tracce (e|at ) per le quali esse persistono entro di noi. Queste tracce vengono a raccogliersi insieme e
ad unificarsi in modo da render possibile una riproduzione di contenuto totalitario, rispetto alle tracce lasciate
dalle singole sensazioni. La fantasia risulta cos di due momenti: la persistenza immediata delle sensazioni e la
riproduzione globale di un oggetto.
Il primo momento quello di cui si diceva che non pu essere senza la sensazione; il secondo quello senza
del quale non vi pu essere lopinione od altra operazione dellintendere. Il primo momento che costitutivo
della fantasia, dato da un movimento che la sensazione provoca allinterno del soggetto e la fantasia un
movimento secondario prodotto dal movimento primario della sensazione. La sensazione infatti, in quanto
una cosa messa in moto dai sensibili, pu metter in movimento qualche altra cosa e la fantasia questaltra cosa
messa in movimento dalla sensazione in atto: essa infatti il movimento prodotto dalla sensazione in atto
41
.
Appunto perch un movimento prodotto dalla sensazione in atto, la fantasia un movimento necessariamente
simile alla sensazione in atto. In quanto poi la fantasia un movimento persistente anche nellassenza delle
sensazioni, essa costituisce la base della costruzione degli oggetti di percezione e ci conferma essere la fantasia
una funzione del senso comune, come detto nel De Memoria. Ma di quale natura siano questi movimenti
secondar della fantasia, e come essi sintegrino nella costruzione degli oggetti, Aristotele qui non lo dice. Dai
Parva Natu|ralia veniamo a sapere che le st| c.t; in questione si conservano in uno stato di latenza e che si
propagano dagli organi periferici fino allorgano centrale della percezione.
Movimento per Aristotele non soltanto lo spostamento locale, ma ogni variazione qualitativa nei corpi,
negli organi di senso e le stesse modificazioni dellanima: percezioni, fantasie pure, atti di memoria e di
pensiero, movimenti affettivi. Il fantasma un movimento in quanto, nella psico-fisiologia aristotelica, il
movimento che lo stimolo provoca nellorgano riproduce il movimento che esisteva nel mondo esterno, ed il
fantasma la tendenza lasciata nellanima a ripetere interiormente tale movimento. Per questo la fantasia un
movimento secondario rispetto a quello della sensazione immediata, che primario; ed una modificazione o
passione del senso interno (comune). Il De Memoria, come si visto, attribuisce la percezione del continuo,
nei suoi tre generi fondamentali di grandezza spaziale, movimento (locale) e tempo, al fantasma del senso
comune (450 a, 10-12). Aristotele ebbe quindi unidea precisa della necessit di una contrazione psichica
allinterno dellanima per la percezione del continuo, che differisce dalle concezioni moderne della memoria
primaria, forse soltanto per il largo posto che il Filosofo fa alla fisiologia. Quanto allessenza del problema,
diciamo perci col Ross, egli vide giusto ed in armonia alla sua concezione delluomo: It is for modern
physiology to discover a better
42
.
La verit e la falsit della fantasia dipendono dal fatto che il movimento secondario si trasmette allorgano
centrale senza mescolanze con altri movimenti, e che tanto lorgano come le vie dallorgano ai centri (per
Aristotele, al cuore) non siano disturbate da eccitazioni troppo intense o da alterazioni patologiche. In queste
condizioni anche la fantasia pu esser tanto vera come la sensazione. Quando invece il movimento della fantasia
va soggetto ad alterazioni ed elaborazioni, il| grado di verit dipendente dalla natura dellalterazione e della
elaborazione.
La fantasia cos, mentre vera rispetto ai sensibili propr che non ammettono elaborazione, va facilmente
soggetta ad errore per quelli, come i comuni e per accidens, che suppongono sempre unelaborazione. La
teoria aristotelica non precisa di pi queste asserzioni, davvero troppo generali. Essa certamente afferma che
oltre la fantasia, che ritiene il movimento secondario della sensazione, c anche la fantasia che riproduce i
fantasmi e che c una elaborazione dei fantasmi. Di pi afferma che la fantasia nelluomo pu operare, non
soltanto in dipendenza della sensazione al basso, ma anche in dipendenza delle facolt razionali in alto. Afferma
infine che la fantasia presiede allesercizio dellazione e del movimento esteriore degli animali. Osservazioni
tutte che rivelano una rara perspicacia di osservazione: solo che dalle frasi secche e sparse di Aristotele assai
difficile, se non impossibile, raccogliere una dottrina unitaria, la quale possa dar ragione come mai tante e cos
svariate funzioni possano esser attribuite ad ununica facolt. Per questo, come vedremo fra poco, la tradizione
aristotelica ha dovuto superare la lettera dei testi per rendere ragione della dottrina
43
.
Ci non toglie che la teoria aristotelica, anche cos com, non abbia segnato un notevole progresso, che pu
esser riassunto nei punti seguenti:
1) Lattuazione che lanima riceve dalle sensazioni non si esaurisce nella presenzialit delle medesime
per via dellazione attuale degli stimoli, ma si continua anche quando essi non operano pi.
2) Resta da supporre che la sensazione si continua nellanima come una traccia lasciatavi dallo
stimolo: tale| traccia libera in qualche modo lanima conoscitiva dalla tirannia del tempo e dello spazio
(contrazione del continuo); insieme per la rende molto soggetta ad errore. Le illusioni sensoriali sono dovute
appunto e soprattutto alla fantasia.
3) La fantasia ha una parte notevole nella percezione dei sensibili comuni e dei sensibili per accidens;
nelluomo essa condiziona tanto lesercizio del pensiero concreto (la opinione e la persuasione), quanto il
sorgere e lesercizio del pensiero astratto.
4) Il |a |aca un idolum che lanima ha presente anche nellassenza delle sensazioni. Come
limmutazione richiesta dalla sensazione ha portato allammissione nellAristotelismo di una specie impressa,
sia nel senso come nellintelligenza, quale principio della attuazione conoscitiva; cos lidolo fantastico ha
suggerito la specie espressa, sia nel senso quanto nellintelletto, quale termine immanente della assimilazione
vitale. compito di una metafisica analitica della conoscenza indagare la natura e le funzioni, come le
correlazioni di mutua dipendenza che hanno queste diverse specie nella unit della coscienza umana. Se ne
parler nella sezione sintetica.
Per ora basti il segnalare che la specie conoscitiva, se alle volte come nella fantasia libera pu
allontanarsi dalla conoscenza oggettiva della realt, di per s ordinata alla conoscenza della medesima. A ci
si richiede da una parte che essa si tenga in contatto con la sensazione attuale, dallaltra che soggiaccia a
processi continui di rimaneggiamento e di integrazione sotto la guida di una facolt superiore. La concezione
aristotelica della fantasia essenzialmente dinamica tanto a parte ante, come a parte post: il problema che ora
si impone quello di scrutare, fin dove possibile, le modalit di questo dinamismo.

* * *

La discussione intorno allorganizzazione primaria non stata inutile: essa ha contribuito almeno a mettere a
punto la posizione del problema ed a prospettare una trattazione| fenomenologica e teorica dei fatti di autentica
ispirazione realista.
Il realismo in questa materia pu dire molte cose: la corrispondenza, anzitutto, fra i contenuti fenomenali e i
contenuti reali, la dipendenza fra i contenuti fenomenali e gli stati corporei (i processi nervosi) condizionanti
lattivit percettiva, la subordinazione dei dati fenomenali primar quelli finora considerati da contenuti e
processi superiori.
Alla domanda che pone lindagine moderna: come possibile la strutturazione primaria dei dati
sensoriali, il realismo classico aristotelico non pu sbrigarsi con un giudizio salomonico, prendendo le parti del
genetismo associazionista o dellinnatismo assoluto.
a) Dalla critica allAssociazionismo e dalla teoria aristotelica dei sensibili comuni, ripresa da alcuni
Neoscolastici e valorizzata egregiamente dallo Stumpf, si deve ammettere che un certo grado, per quanto
minimo, di struttura, insito al darsi, come tale, delle qualit sensoriali (teoria delle Erscheinungen).
b) Ma, daltronde, dalla critica serrata, sia teorica come sperimentale, che stata fatta alla
Gestalttheorie, va ammesso che la struttura immediata dei dati sensoriali ancora embrionale e che necessita di
sviluppo per esser utile ai fini della conoscenza e della vita (teoria delle Funktionen)
44
.
c) Il problema dello sviluppo della percezione si presenta oltremodo complesso. C da chiedersi,
anzitutto, fin dove lo sviluppo dellorganizzazione fenomenale saccompagna con le condizioni fisico-
fisiologiche: su questo punto la teoria di O. Selz sui fenomeni seriali di accrescimento ci pare possa essere
presa in considerazione.
Poi, psicologicamente considerato, lo sviluppo percettivo| si presenta come un progresso dallindistinto al
distinto che implica un doppio aspetto: la differenziazione, a partire appunto dallindistinto, di contenuti
distinti e per s stanti; e lintegrazione dei medesimi nelle caratteristiche per le quali possibile la
differenziazione dal nucleo primario e la loro sussistenza fenomenale.
d) I due momenti od aspetti sono complementari e si attuano perci in modo simultaneo, non per piani
successivi, cosicch quanto acquisito nelluno, passa di necessit anche nellaltro sotto una luce nuova.
La differenziazione-integrazione dei contenuti di organizzazione primaria presenta, dal punto di vista degli
oggetti, tre gravi problemi. Infatti la differenziazione e integrazione dei contenuti formali i sensibili comuni
pu avvenire secondo tre direzioni:
1) verso il basso, rispetto ai sensibili propr in generale;
2) nella propria sfera, rispetto agli altri sensibili comuni per ciascuno di essi in particolare;
3) verso lalto, rispetto alle funzioni superiori del pensiero, di cui i sensibili comuni, a differenza dei
propr, costituiscono, in una coscienza sviluppata, un campo di oggetti che pu raggiungere la pi alta
elaborazione noetica (scienze matematiche ed attivit artistica, tecnica...).
Di questi punti solo i primi due sono stati finora toccati. Per quanto riguarda la sistemazione teorica dei fatti,
il meglio che finora abbiamo lintroduzione, sollecitata sistematicamente dallo Stumpf, delle teorie
aristoteliche dei sensibili comuni, del senso comune e della memoria primaria, o fantasia.
Lo St. si fermato purtroppo qui, lasciando del tutto allo scoperto il terzo punto, che pure essenziale e che
nellunit funzionale della psiche interessa e penetra gli altri due.
e) merito particolare della Neoscolastica daver prospettato il terzo punto (Michotte, Gemelli, Moore)
e da questo momento former loggetto esclusivo della indagine, data la importanza decisiva che essa ha,
almeno per noi, per il superamento dellidealismo e, prima della sua radice, il criticismo kantiano. Questo punto
linflusso del significato degli og|getti sul loro presentarsi fenomenale stato sentito con acutezza e sincerit
anche dal MUSATTI. Risultato adunque prezioso, ma che a nostro parere non pu essere utilizzato che entro una
teoria dei gradi di percezione che nel Musatti manca, od appena sfiorata.|

CAPITOLO QUARTO

LORGANIZZAZIONE SENSORIALE SECONDARIA
SOMMARIO. Contenuti di forma e contenuti di valore: forma e intentio nella psicologia aristotelico-tomista, duplice grado di
elaborazione psichica. La organizzazione dei contenuti di valore: teoria aristotelica e arabo-averroista. La teoria tomista: le
funzioni della cogitativa, la sua fondazione metafisica, psicologia moderna e cogitativa (Salzi, Pradines). Gnoseologia tomista e
gnoseologia scolastica.
1. CONTENUTI DI FORMA E CONTENUTI DI VALORE
a) Forma e Intentio nella percezione
Unaffermazione di sopra riportata del De Memoria
1
, fa del fantasma una funzione (passio) del senso
comune; la precedente teoria della fantasia del libro III del De Anima (c. 3) non contrasta, ma piuttosto prepara
quella del De Memoria.
I testi aristotelici, e lo stesso commento tomista, lasciano per qui aperto un problema di essenziale
importanza. detto che la fantasia concorre a integrare lapprensione tanto dei sensibili per s, propr e comuni,
quanto dei sensibili per accidens. Va essa detta una funzione del senso comune propriamente in quanto
apprende i sensibili per s, in particolare i sensibili comuni, oppure in quanto li apprende entrambi, tanto quelli
per se, quanto quelli per accidens? La risposta decisiva per una soluzione del secondo problema che sopra
stato prospettato.|
Il testo del De Memoria rivendica in proprio alla fantasia lintegrazione che porta alla percezione distinta
da parte del senso comune e dei sensi esterni dei sensibili comuni, ed il commento tomista ha mostrato come
le varie espressioni aristoteliche, che hanno tanto inquietato lAristotelismo arabo e scolastico, possono esser
ridotte ad una teoria unitaria. Lappren-sione dei sensibili comuni sinizia dai sensi esterni, ma non si compie in
modo adeguato se non per lelaborazione combinata del senso comune e della fantasia.
Resta ora lapprensione dei sensibili per accidens, i quali formano loggetto adeguato della percezione
umana: sono essi oggetto della sensibilit o dellintelligenza? In altre parole: il senso comune e la fantasia
esauriscono tutte le forme di organizzazione della sensibilit interiore?
Thomas Werner MOORE, che fu tra i primi Neoscolastici ad avvicinare la psicologia aristotelico-tomista
della percezione a quella contemporanea, ritiene che secondo lattuale stato delle ricerche sperimentali si pu
considerare tutta lattivit di organizzazione dellesperienza interna sotto la denominazione generica di senso
sintetico o senso comune e non vede ancora la necessit di distinguere una doppia organizzazione sensoriale
2
. Il
punto troppo importante perch non meriti una considerazione particolare: sono persuaso che non solo la
dottrina aristotelico-tomista, o meglio arabo-tomista, quanto mai esplicita, ma che la stessa psicologia
contemporanea impone la distinzione da noi adottata. Per la dottrina tomista, baster fermarci allesegesi
letterale di S. Th. I, q. 78, a. 4; per la parte sperimentale mi atterr ai dati raccolti dallo stesso P. Moore
particolarmente nel campo della parapsicologia, in cui egli eccellente| maestro. Un po di tecnicit questa volta
indispensabile per il progresso dei problemi.

S. Theologica, I, q. 78, a. 4: Utrum interiores sensus convenienter distinguantur.
La parte positiva dellart. sinizia con lenumerazione dei cinque sensi interni fatta da Avicenna (Sed contra),
la quale nel corpo della risposta abbandonata in favore della divisione quaternaria di Averro: senso comune,
immaginazione, estimativa-cogitativa, memoria.
Il corpo della risposta consta di tre parti, che trattano rispettivamente de
1) i sensi interni formali,
2) i sensi interni intenzionali,
3) la differenza fra la sensibilit animale e quella umana.
1) I sensi interni formali
a) Lart. si apre con il principio metodico che lanimale deve esser capace di quelle operazioni che
rendono possibile la sua vita. E poich le potenze si distinguono e si specificano dai propr oggetti formali,
bisogner postulare una potenza speciale per tutte quelle operazioni che non possono esser ricondotte ad un
principio unico.
Respondeo dicendum quod cum natura non deficiat in necessariis, oportet esse tot actiones animae
sensitivae, quod sufficiant ad vitam animalis perfecti. Ea quaecumque harum actionum non possunt reduci in
unum principium requirunt diversas potentias: cum potentia animae nihil aliud sit quam proximum principium
operationis animae.
b) Affinch gli animali perfetti, quelli dotati di moto processivo, si possano convenientemente regolare
nella vita e trovino nel mondo esterno i mezzi per conservarla, necessario che non solo ricevano le forme delle
cose mentre queste sono fisicamente presenti, ma anche le ritengano nellassenza delle medesime. Cos
lanimale non legato al presente, ma pu| muoversi a cercare anche ci che distante ed assente. Ma poich,
secondo il detto di Avicenna, nella corporeit il ricevere ed il ritenere sono qualit di diversa natura, similmente
anche nella sensibilit animale, che si esercita per organi corporali, il ricevere ed il ritenere esigono due organi e
quindi due facolt distinte. Sono i due sensi formali, senso comune e fantasia.
Est autem considerandum quod ad vitam animalis perfecti requiritur quod non solum apprehendat rem ad
praesentiam sensibilis, sed etiam in eius absentia; alioquin cum animalis motus et actio sequantur ad
apprehensionem, non moveretur animal ad apprehendendum aliquid absens. Cuius contrarium apparet maxime
in animalibus perfectis, quae moventur motu processivo; moventur enim ad aliquid absens apprehensum.
Oportet ergo quod animal per animam sensitivam non solum recipiat species sensibilium, cum praesentialiter
immutatur ab eis, sed etiam eas retineat et conservet. Retinere autem et recipere reducuntur in corporalibus ad
diversa principia; nam humida bene recipiunt et male retinent; e contrario autem est de siccis. Unde cum
potentia sensitiva sit actus organi corporalis, oportet esse aliam potentiam quae recipiat species sensibilium, et
quae conservet.
2) I sensi interni intenzionali
a) Ma non basta che lanimale si regoli rispetto a quanto lo diletta e lo rattrista secondo il contenuto
puramente sensibile degli oggetti: necessario che apprenda inoltre alcuni valori concreti detti intentiones
che interessano la conservazione della vita come tale e che non possono esser rilevati dalle caratteristiche
esteriori degli oggetti.
Rursus considerandum est quod si animal moveretur solum propter delectabile et contristabile secundum
sensum, non esset necessarium ponere in animali nisi apprehensionem formarum quas percipit sensus, in quibus
delectatur aut horret. Sed necessarium est animali ut quaerat aliqua vel fugiat non solum quia sunt convenientia
vel non convenientia ad sentien|dum sed etiam propter aliquas alias commoditates aut utilitates, sive nocumenta;
sicut ovis videns lupum venientem fugit, non propter indecentiam coloris, vel figurae, sed quasi inimicum
naturae; et similiter avis colligit paleam, non quia delectet sensum, sed quia est utilis ad nidificandum.
Necessarium est ergo animali quod percipiat huiusmodi intentiones quas non percipit sensus exterior; et huius
perceptionis oportet esse aliquod aliud principium; cum perceptio formarum sensibilium sit ex immutatione
sensibilis, non autem perceptio intentionum praedictarum.
b) Segue la classificazione completa dei sensi quaternaria, in quanto che tanto per le formae come per
le intentiones occorre una facolt che riceve ed una che conserva.
Sic igitur ad receptionem formarum sensibilium ordinatur sensus pro-prius et communis... Ad harum autem
formarum retentionem aut conservationem ordinatur phantasia sive imaginatio, quae idem sunt [contro
Avicenna]; est enim phantasia sive imaginatio quasi thesaurus quidam formarum per sensum acceptarum.
Ad apprehendendum autem intentiones quae per sensum non accipiuntur, ordinatur vis aestimativa, ad
conservandum autem eas vis memorativa, quae est thesaurus quidam huiusmodi intentionum.
Di questa teoria, oggi quasi dimenticata, della memoria, lAngelico d due ragioni: il fatto che il ricordare
sappoggia di solito alle propriet di nocivit e utilit degli oggetti, e la ragione che il riferimento al tempo
passato, proprio della mente, un contenuto che non pu esser dato dalle impressioni attuali. La localizzazione
temporale sempre una collocazione di oggetti in un ambiente reale, fra altri oggetti ed in rapporto
allesperienza che degli uni e degli altri ha fatto il soggetto per i propr fini pratici. Suggerimenti quanto brevi,
altrettanto preziosi per una fenomenologia analitica.
3) Differenza fra la sensibilit animale e quella umana
La differenza non tocca i sensi formali: gli organi| di senso delluomo hanno una struttura in tutto simile a
quella degli animali (superiori) e non v ragione alcuna di supporre una diversit di funzione. Questo invece
il caso dei sensi intenzionali: mentre lanimale irrazionale non pu arrivare da s ex novo alle apprensioni che
hanno da regolare le condotte fondamentali, luomo invece lo pu, raccogliendo, per mezzo del confronto fra i
contenuti degli oggetti, i valori che di fatto ha offerti lesperienza passata.
Considerandum est autem quod quantum ad formas sensibiles non est differentia inter hominem et alia
animalia: similiter enim immutantur a sensibilibus exterioribus, sed quantum ad intentiones praedictas
differentia est. Nam alia animalia percipiunt huiusmodi intentiones solum naturali quodam instinctu, homo
autem per quamdam collationem. Et ideo quae in aliis animalibus dicitur aestimativa naturalis, in homine
dicitur cogitativa, quae per collationem quandam huiusmodi intentiones adinvenit. Unde etiam dicitur ratio
particularis... Est etiam collativa intentionum individualium, sicut ratio intellectiva est collativa intentionum
universalium. Ex parte autem memorativae non solum (homo) habet memoriam, sicut caetera animalia, in subita
recordatione praeteritorum, sed etiam reminiscentiam, quasi syllogistice inquirendo praeteritorum memoriam
secundum individuales intentiones (confuta la classificazione di Avicenna e conclude accettando la
classificazione di Averro di cui si cita la Parafrasi al De Sensu et Sensato). Et sic non est necesse ponere nisi
quattuor vires interiores sensitivae partis, scilicet sensum communem, imaginationem, aestimativam et
memorativam.
Nelle obiezioni lAngelico resiste alla riduzione del senso comune alla sensibilit indifferenziata (ad 1, ad 2),
come alla riduzione degli altri sensi interni al senso comune (ad 3) e indica i fondamenti metafisici della teoria
della cogitativa (ad 4, ad 5), anticipando le obiezioni degli Aristotelici moderni, come la stessa riduzione del P.
Moore.
Il punto cruciale la TEORIA DELLA COGITATIVA: tanto circa il suo contenuto come circa il suo esercizio,
dato che listinto animale resta sempre avvolto nella profondit delle| singole nature e chiuso nei confini della
pura sensibilit. Rimandando al capitolo seguente lo studio del funzionamento, sar opportuno si metta in chiaro
loggetto proprio della cogitativa. In tutte le sue opere S. Tommaso tiene fermo alla distinzione fra i contenuti
sensoriali di FORMA e INTENTIO; su di essa si basa la nostra distinzione delle due organizzazioni, primaria e
secondaria.
Diciamo che forma il contenuto ontologicamente neutro degli oggetti, quale dato dalle qualit esteriori
(i sensibili per s); intentio un con-tenuto di valore reale che si fonda sulla natura delloggetto ed
interessa la natura del soggetto: per sempre un contenuto concreto, legato cio agli oggetti e soggetti
particolari e per questo pu esser detto in certo modo ancora sensibile. Le intentiones insensatae, di cui
parla S. Tommaso, co-incidono esattamente con i sensibili per accidens.
Lintroduzione della intentio in gnoseologia e la distinzione fra forma e intentio sono dovute alla
filosofia araba e derivarono nel To-mismo da Avicenna ed Averro.
Differentia, dice Avicenna, inter apprehendere formas et apprehendere intentionem haec est, quod forma est
illa quam apprehendit sensus interior et sensus exterior simul. Sed sensus exterior primum apprehendit eam et
postea reddit sensui interiori. Sicut enim ovis apprehendit formam lupi scil. figuram eius et affectiones et
colores. Sed sensus exterior ovis primo apprehendit eam et deinde sensus interior. Intentio autem est id, quod
apprehendit anima de sensibili, quamvis non prius apprehendat illud sensus exterior, sicut ovis apprehendit
intentionem quam habet de lupo: que est quare debeat eum timere et fugere, quamvis sensus hoc non
apprehendat ullo modo. Quod autem apprehendit vires occulte absque sensu vocatur in hoc loco proprie nomine
intentionis
3
.
La intentio si precisa ancor pi in Averro: la nozio|ne araba di intenzionalit ha un significato
gnoseologico ben pi preciso e realista di quello che stato ripristinato dal Brentano. Il passaggio da forma a
intentio il passaggio dal contenuto fenomenale, non dico fenomenista, al contenuto reale degli oggetti;
mentre nella nozione brentaniana lintenzionalit attribuita in genere a tutte le modalit della conoscenza
senza distinzione e perfino alle tendenze affettive.
La intentio elaborata dalla cogitativa ed conservata dalla memorativa; la forma dalle cose
comunicata ai sensi esterni, indi passa nel senso comune e nella fantasia per modo che si hanno cinque ordini di
forme, come cinque gradini per i quali lanima ha da salire allintelligibile. Et ideo dice il Commentator
manifesti sunt quinque ordines, quarum primus est corporalis magni corticis. Secundus est esse istius formae in
sensu communi et est primus ordinum spiritualium. Tertius est eius in virtute imaginativa et est magis
spiritualis. Quartus est in virtute distinctiva (= cogitativa). Quintus autem est esse eius in virtute memorativa et
est magis spiritualis
4
.
La intentio in generale significa il modo di essere che hanno gli oggetti in quanto sono conosciuti, e sotto
questo aspetto anche la forma appartiene allordine intenzionale: si dice anzi intenzionale anche il modo di
essere che ha il sensibile nel mezzo-ambiente, com stato detto. La intentio in senso gnoseologico rigoroso
sta per il significato concreto che hanno gli oggetti per lanimale e per luomo, ed allora si riferisce strettamente
ai soli contenuti della cogitativa o distinctiva (ed estimativa) e della memoria, cio del quarto e quinto ordine.
Alla cogitativa appartiene pertanto un proprio oggetto, che va distinto tanto da quello dei sensi inferiori,
come da quello dellintelletto. Eviden-temente il contenuto originale che| ha lintentio per rispetto alla
forma, suppone una nuova organizzazione che lelaborazione interiore impone ai dati formali.
Lorganizzazione di cui si parla non consiste nellordinamento spazio-temporale soltanto, ma nella collocazione
di un fatto, di un oggetto, di una persona nellambiente proprio che ad essi compete di altri fatti, oggetti,
persone..., dalla quale collocazione essi traggono linteresse pratico che hic et nunc hanno per il soggetto il
quale fa questo esame comparativo o collatio. questa la organizzazione secondaria.

* * *

b) Duplice grado di sintesi psichica
Gli Arabi e S. Tommaso arrivarono alla distinzione dei due strati di organizzazione sensoriale a partire dai
fatti di esperienza ordinaria della vita animale ed umana. Tale distinzione, a mio avviso, riceve una luminosa
conferma dalla patologia moderna, che mostra come di fatto gli strati percettivi si possano realizzare a gradi
differenti, separatamente luno dallaltro. Lincapacit dellapprensione degli oggetti ha ricevuto dal Freud il
termine di agnosia; lo studio dellagnosia condotto nei var campi della sensibilit, soprattutto in quella visiva,
tattile ed auditiva, ha dato dei risultati sul significato dei quali non vi pu esser dubbio. Li riassumo
dallesposizione accurata e compiacente che ne fa il P. Moore
5
: ad essi, come si visto, la Gestalttheorie ha
chiesto la conferma dei suoi princpi.

I) Sono stati osservati dei pazienti i quali non avvertono che una massa indifferenziata di stimoli
luminosi e sono incapaci di rilevare alcuna struttura.
Un paziente studiato da Stein e Brger-Prinz mostrava di percepire soltanto masse colorate senza
distinguervi forma o| struttura alcuna; egli riusciva a distinguere varie gradazioni di chiarezza, ma se fissava lo
sguardo per alcuni secondi anche i colori scomparivano uno alla volta e degli oggetti restavano solo alcune
macchie grigie. Anche il ferito di guerra studiato da Goldstein e Gelb, distingueva i colori senza riuscire a
rilevare le forme degli oggetti. Le osservazioni fatte dal Dufour sopra un giovane cieco, nato in un villaggio del
monte Bianco, operato di cateratta congenita, diedero risultati analoghi. La prima volta che fu esposto alla luce,
tutto ci che il paziente pot dire fu di veder bianco e difatti mostr di non distinguere alcuna forma definita e
neppure alcun movimento reale degli oggetti. Solo successivamente, aiutandosi soprattutto con il tatto, egli pot
fissare le forme, le dimensioni e gli altri caratteri esteriori degli oggetti.
Lincapacit dellapprensione di contenuti formali importa sempre nei soggetti limpossibilit di
riconoscere le cose presentate come oggetti particolari definiti. Il P. Moore, con termine felice, parla in questi
casi di una incapacit di sintesi primaria. Il tatto, non meno della vista, pu andar soggetto alla perdita della
capacit di distinguere le forme degli oggetti, di localizzare gli oggetti, di distinguere la successiva stimolazione
di due punti della pelle. I pazienti mostrano labolizione di due funzioni molto importanti per la percezione
tattile: il senso di vibrazione, che a sua volta una qualit complessa, e la capacit di discriminare e localizzare
due punti, la quale, pure, suppone una certa sintesi sensoriale. I pazienti che hanno perduto queste due funzioni,
non rilevano pi le forme degli oggetti. Un epilettico studiato dal Gans, ad un tratto presentava, senza tuttavia
perdere la coscienza, una incapacit totale di distinguere due punti sul palmo della mano. Un altro paziente del
Gans era capace di localizzare gli stimoli tattili, dolorifici e di temperatura solo nella parte sinistra della faccia.
Di pi il paziente era incapace con la mano destra di percepire come successivi i due stimoli, anche con
lintervallo di un solo secondo. Non riusciva a rilevare figure scolpite in legno e lo stesso dicasi degli oggetti pi
comuni (262-264).
Questi dati portano a ritenere:|
a) che il dato proprio e specifico dei singoli sensi sono delle qualit formalmente indifferenziate, una
macchia di colore, una impressione tattile, termica, dolorifica, sia pure estesa, ma non figurata.
b) I caratteri figurali e di movimento suppongono una certa sintesi primitiva che condizione
indispensabile per lapprensione del significato degli oggetti.

II) Accanto ed a seguito della sintesi primaria si ha, secondo il P. Moore, ancora la sintesi secondaria
che riguarda la percezione degli oggetti come tali, per la quale non bastano le sintesi primarie delle qualit
senso-riali, ma si richiede una supersintesi di tutti questi elementi in un oggetto unico (267 n.).
La patologia ha riscontrato spesso lincapacit dellapprensione degli oggetti, bench i pazienti non
presentino alcun disturbo nella percezione delle qualit sensoriali e delle sintesi primarie: questo disturbo che
detto propriamente agnosia, ovvero incapacit di conoscenza degli oggetti.
Un soggetto, studiato da Rose e Egger, poteva descrivere con esattezza le qualit tattili e fare varie sintesi
primarie degli oggetti che gli venivano posti nella mano sinistra; un pezzo di zucchero era detto ruvido e
quadrato, una chiave fredda, metallica, lunga con qualcosa alla fine. Quando gli oggetti erano invece
posti nella destra, erano anche riconosciuti e nominati.
Lambito visivo permette di fare delle distinzioni pi accurate (252-253). Infatti si pu avere che il paziente
di fronte ad un oggetto e ad un quadro riesca ad orientarsi e a distinguere le varie parti e figure parziali, ma non
ancora ad afferrare loggetto come un tutto. Il paziente, studiato dal Lissauer, percepiva normalmente le qualit
cromatiche, poteva dividere una linea in due come un soggetto normale; normale, anzi buona, era la percezione
della profondit: tutto insomma quanto riguardava lesercizio della facolt visiva pareva normale; purtuttavia il
paziente era incapace di riconoscere con la vista molti oggetti fra i pi ordinar. Lincapacit di riconoscere| gli
oggetti portava alle volte a giudiz errati sulle qualit cromatiche.
La patologia conferma cos in modo perentorio, contro la Gestalttheorie, la distinzione fra forma e
significato: la prima data dalla configurazione, la seconda esige linterpretazione.
Il caso descritto dal Wolpert mostra come la funzione stessa dellinterpretazione si possa presentare sotto
forme varie ed a livelli differenti. Un sofferente di myodegeneratio cordis, affetto inoltre da nefrite cronica e
soggetto ad attacchi epilettici, conservava intatta non solo la percezione dei colori e delle qualit formali, ma
riconosceva anche gli oggetti allo sguardo, tanto se erano reali come dipinti, purch si trattasse di oggetti singoli
od isolati. Quando invece gli venivano presentati degli oggetti complessi, od un quadro che rappresentava una
scena un po movimentata, il paziente che pur rilevava esattamente i singoli oggetti, non si raccapezzava pi
se era richiesto di descrivere lo spettacolo nel suo insieme. Anche quando un oggetto ben noto veniva
scomposto nelle sue parti, il paziente non riusciva da s a ricostruirne la struttura e si smarriva. Questo secondo
grado di anomalia dinterpretazione non affetta la apprensione delloggetto come tale (I grado), ma la sintesi
(superiore) di una serie di quadri che formano una descrizione connessa di una situazione presente.
Un terzo grado, ancor pi leggero, stato descritto da W. Van Woerkem. Il paziente poteva riconoscere
subito gli oggetti ordinar, interpretare i quadri e riconoscere le melodie; poteva anche classificare gli oggetti a
seconda del colore, forma e grandezza. Il paziente si trovava invece assai imbarazzato di fronte a due quadri che
rappresentavano due momenti successivi di unidentica situazione: p. es. il quadro N. 1 mostra due ragazzi che
imbrattano linterno di un ombrello con colore bianco fresco; il quadro N. 2 mostra un uomo che apre
lombrello e simbratta di bianco i vestiti, mentre in parte i due ragazzi se la ridono di gusto. Il paziente
interpreta esattamente ciascun quadro, ma il liquido bianco della prima figura non visto in connessione con
limbrattamento della seconda; i due ragazzi della seconda ridono alle spalle delluomo cos con|ciato, ma il
paziente pensa che lo facciano per il suo strano contegno o perch stato inzaccherato da un auto, e non riesce a
rendersi conto che si tratta di una burla tesa dai ragazzi stessi.
Anche il cieco nato, operato dal Dr. Dufour tard assai ad acquistare la conoscenza degli oggetti; in ogni
caso, sia in questo soggetto come in molti altri, fu osservato che linterpretazione, ovvero lapprensione del
significato degli oggetti veniva soltanto dopo che i soggetti avevano acquistato, con esperienze varie e ripetute,
una certa familiarit con gli oggetti. Lultimo stadio era quello della imposizione di nomi appropriati.
Conclusione che collima esattamente con gli stad percettivi del P. Gemelli.
Il P. Moore riassume questi dati affermando che i contenuti percettivi possono presentarsi in tre livelli di
organizzazione:
a) Una organizzazione rudimentaria: i primi dati percettivi non si limitano alle qualit sensoriali, p. es.,
colore, ma contengono anche una percezione rudimentale di grandezza e figura.
b) Lorganizzazione primaria definita: cio il quadro sintetico delle qualit sensoriali, comprese quelle
figurali, in quanto risultano modificate dalla esperienza passata.
c) Lorganizzazione secondaria: cio la interpretazione del quadro sintetico rispetto alle categorie
intellettuali della esperienza passata.
Il P. Moore trova con ragione che questa classificazione fenomenale coincide sostanzialmente con la triplice
divisione aristotelica dei sensibili: propr, comuni e per accidens. Nel che anchio convengo ben volentieri
purch si ammetta, ed anche il P. Moore lo ammette nella ultima opera, che i sensibili comuni sono soggetti a
due apprensioni: luna confusa iniziale, laltra distinta terminale (317).
Pare allora che tutta questa posizione del problema fatta dallillustre studioso sia proprio una continua ed
evidente conferma della teoria arabo-tomista, e lo stesso P. Moore si piegato a distinguere una sintesi
sensoriale primaria ed una sintesi sensoriale secondaria, lapprensione dei contenuti figurali| e lapprensione del
significato, ovvero linterpretazione della figura come un oggetto
6
.
Il P. Moore definisce la percezione: un processo che consiste essenzialmente nella assimilazione di una
presentazione sensoriale alle categorie intellettuali dellesperienza passata, e finalmente risulta di una
conoscenza sensoriale che capacita il soggetto a riprodurre e descrivere nei particolari loggetto che stato
percepito (328).
La definizione potr corrispondere alla realt, ma poco chiara. Lassimi-lazione della esperienza passata si
realizza di fatto nelle due sintesi sensoriali, le quali sono distinte appunto perch riflettono contenuti
irriducibili: suppongono quindi due funzioni apprensive distinte. Il P. Moore si limita a parlare della funzione
del synthetic sense che il senso comune aristotelico. Ci che presentato alla mente per la interpretazione
deve essere dato come una unit (in s) distinta, differente dalle altre cose nel campo della coscienza.
Devessere visto nelle sue parti e le parti prese insieme come un tutto. Devessere visto spesso accanto agli altri
oggetti nella esperienza presente e passata che offre un complesso spaziale e temporale. Un aspetto ha da
dominare il fuoco della coscienza mentre gli altri sono come il suo sfondo. Lintero complesso per devessere
presente allIo per la interpretazione. (...). La capacit di mettere insieme gli aspetti dellesperienza in un tutto
unitario e nello stesso tempo di tener distinti gli elementi di questa molteplicit spaziale e temporale, una
funzione sensoriale in quanto la ricostruzione di una impressione sensoriale totale. perci una funzione
sintetica: questa capacit propriamente detta senso sintetico (243).
Anche questa descrizione, dal punto di vista funzionale, non convincente, proprio in base a quanto
sappiamo dalla natura delle agnosie, e va contro la distinzione fatta anche dal P. Moore delle due sintesi
sensoriali.|
La sintesi di cui egli parla nella descrizione ora riportata certamente sensoriale ed necessaria per la
comprensione intellettuale; ma non pu essere attribuita alla funzione del senso comune della psicologia
aristotelica od almeno di quella arabo-tomista. Lunificazione propria del senso comune limitata ai contenuti
formali dei sensi esterni: mentre qui si tratta di unificare tutto quanto lesperienza passata ha raccolto di positivo
attorno alloggetto, affine di avere una concezione unitaria concreta del medesimo, ove restino distinti i
contenuti formali da quelli reali. Ora proprio questa la funzione della cogitativa
7
.
Il P. Moore attribuisce quanto v di sintetico, nella preparazione allintendere, al senso comune;
lapprensione invece ed interpretazione del contenuto reale opera dellintellectus agens: a questo modo mi
pare che si eleva troppo il senso comune e si abbassa troppo lintelletto. Senso comune ed intelletto agente
stanno agli estremi che sono la sensibilit pura e lintelligenza; fra gli estremi, che devono esser messi in
continuit, occorre un intermediario: la cogitativa, che un senso in diretta dipendenza della intelligenza, ed il
pi nobile fra i sensi, tale intermediario. Il Gemelli e la sua Scuola, come prima il Michotte, distinguono nei
contenuti di percezione forma e significato: il momento pi importante dato non dalla forma, ma piuttosto
dallincorporazione del significato che la mente opera, per suo conto, nei complessi sensoriali. E va bene. Ma
come pu la mente incorporare un contenuto intelligibile nei complessi sensoriali? Non soltanto perch sono
Gestalten, ma perch gi mostrano in s realizzato in concreto quel significato che la mente ha appreso in
astratto: cos nelloggettivazione non c passaggio equivoco fra gene|ri diversi, ma continuit e mutua
solidariet fra modi di uno stesso genere di contenuti. La funzione del senso comune abbisogna perci di
essere integrata con quella della cogitativa.
2. LA ORGANIZZAZIONE DEI CONTENUTI DI VALORE
a) La teoria aristotelica della cogitativa
Il senso comune il termine delle operazioni dei sensi esterni, nel quale si vengono a trovare le prime
organizzazioni sensoriali, relativamente molto semplici: superfic qualificate, figure, particolari condizioni di
moto, di quiete... dei corpi. Ma la vita psichica non pu finir qui: se il soggetto non avesse che il senso comune,
nel suo interno, la sua vita sarebbe in completa bala del mondo esteriore, e non avrebbe alcuna presa sul
passato e sul futuro; non potrebbe trarre alcuna valutazione pratica degli oggetti nei riguardi dei suoi bisogni.
Cos non : sappiamo, per esperienza, che il senso comune non che la porta che introduce nella vita interiore, e
lintermediario (e .au ) fra il mondo esterno e linterno del soggetto. Agli atti di coscienza del senso
comune, ai suoi giudiz discriminativi sui dati attuali dellesperienza, succedono nellanima altri atti:
rappresentazioni semplici o combinate di oggetti passati, ricordi di situazioni gi vissute, giudiz di valore
pratico... Ad organizzazioni elementari degli oggetti succedono organizzazioni pi complicate che si riferiscono
non solo alle conoscenze attuali, ma anche a quelle passate, ed da queste organizzazioni secondarie, pi che
dalle primarie, che regolata la vita del soggetto. Una volta sperimentato un oggetto e un contenuto di un
dato valore, ne resta nel soggetto come una traccia, per la quale pu esser evocata la rappresentazione
delloggetto, e per la quale anche alla ri-presentazione reale delloggetto, questo pu esser visto dal soggetto in
quella luce e in quel rapporto primitivo. Grazie a questo processo il soggetto pu, al primo presentarsi delle
organizzazioni primarie, apprezzare gli oggetti secondo quei rapporti che meglio confanno alle sue necessit.|
Questi particolari atteggiamenti, per quanto riguarda luomo, si deve dire che sono acquisiti, e lo sappiamo,
almeno per alcuni, quanto ci costi lacquistarli; n vanno attribuiti immediatamente allintelligenza: queste
nuove organizzazioni avvengono quindi nella sfera della sensibilit, non in quella esteriore o del senso comune,
ma in quella interiore della immaginazione, della memoria e della cogitativa. Ad un certo momento dello
sviluppo spirituale interviene certamente anche la intelligenza, ma questo intervento non casuale o
capriccioso, bens in dipendenza e preparato da appropriate organizzazioni sensoriali. Le cose avvengono come
se lintelligenza non facesse che trascrivere in s, in modo intelligibile, quanto la esperienza presenta in modo
sensibile; e come se lo stimolo per questa trascrizione intelligibile venisse proprio dalle organizzazioni
sensoriali, arrivate che siano allo stato di maturit.
Il problema ormai chiaro: la prise de signification del Michotte, che detto lelemento formale e
terminale della percezione al suo stato perfetto, suppone non solo lorganizzazione primaria che si compie nel
senso comune, ma anche una ulteriore organizzazione, dovuta allattivit propria dei sensi interni. Lattivit
gnoseologica nel suo reale sviluppo non un circolo chiuso, ma per essa il soggetto procede gradualmente verso
una presa di possesso sempre pi adeguata delloggetto. I sensi esterni, prima, offrono al senso comune quella
che potrebbe dirsi loggettivit fondamentale; il senso comune prende possesso quasi, e integra
questoggettivit, restituendo alloggetto la sua ricchezza attuale che i sensi particolari avevano frammentata; i
sensi interni permettono al soggetto una presa di possesso delloggetto, non soltanto secondo il suo contenuto
attuale apparente, ma secondo il suo valore reale oggettivo, certificato nellesperienza passata. Sono i sensi
interni, adunque, quelli che condizionano immediatamente latto dellintendere, e che preparano la materia sulla
quale questatto si esercita (phantasma): Intellectus accipit immediate non a sensibus exterioribus, sed
interioribus
8
.|
Si pu dire allora senzaltro che lorganizzazione sensoriale secondaria, cio la preparazione del
phantasma da sottomettere allintelletto (agente) preparato dai sensi interni. Questo risultato importante,
ma il nostro problema va maggiormente precisato; e possiamo senzaltro porre due questioni.
a) I sensi interni sono almeno tre, o quattro, se si include il senso comune. Ora, operano essi subordinati
luno allaltro? Quale di essi ha lonore di trovarsi in immediato contatto con lintelligenza? A quale di essi,
quindi, sar attribuita la specificit e loriginalit delle organizzazioni sensoriali secondarie?
b) Inoltre, i sensi, anche quelli interni pi alti, restano in un gradino ontologico inferiore allintelligenza:
come possono allora condizionare immediatamente loperazione di questa? I due problemi mi paiono tuttaltro
che oziosi, ed nella loro soluzione soltanto che sar soddisfatta quella che potrebbe dirsi lesigenza
aristotelico-tomista della Gestalttheorie. Atte-nendomi strettamente a S. Tommaso dir brevemente in quale
direzione vada trovata la soluzione che si cerca. Essa pu essere compendiata nelle due proposizioni seguenti:
ad a) Il phantasma (lorganizzazione sensoriale secondaria) preparato dai sensi interni sotto la
direzione della cogitativa.
ad b) La cogitativa pu organizzare lesperienza in vista dellintendere in quanto si trova in contatto
dellintelletto e partecipa in qualche modo del medesimo.
Ma la posizione tomista non pu essere valutata in quella che , a nostro parere, la sua consistenza teoretica e
la sua attualit per un approfondimento dei problemi gnoseologici, se essa non viene situata, sia pur con accenni
schematici, nel suo clima aristotelico. Averro, il quale nella discussione per lorganizzazione primaria, aveva
contribuito almeno in superficie litterae e per alcuni affrettati seguaci a deviazioni pericolose dai princpi
del Filosofo, ha riparato con larghezza principesca nella teoria della cogitativa da lui elaborata in forma
pressoch perfetta, e S. Tommaso non far che riprendere, con qualche lieve ritocco, la teoria averroista.|
In Aristotele, invece, questo problema, e quello pi generale della elaborazione dei dati sensoriali o della
sensibilit interiore, posto in termini non sempre chiari e convincenti. Il Filosofo, come sappiamo, aveva data
una triplice divisione dei sensibili: delle prime due classi (sensibili propr e comuni) si occupa la sensibilit
esterna; la terza classe (sensibili per accidens) sarebbe allora loggetto dellattivit di elaborazione della
sensibilit interna?
Anzitutto, come concepisce A. la sensibilit interna? Senza entrare in una trattazione analitica di questo
arduo tema, possiamo osservare, per il nostro scopo, che la tradizione aristotelica araba e latina medievale
presenta una complessa architettura della elaborazione sensoriale, secondo una rigorosa gerarchia di facolt,
organizzate progressivamente luna con laltra, a partire dal senso comune, che ne linizio e la porta, fino
allapice che dato dallintelletto. Gli Esegeti moderni dellaristotelismo, per, e gli Scolastici antitomisti della
decadenza, contestano aspramente il carattere aristotelico di questa dottrina (teoria delle facolt).
Per essi, Aristotele non ha ammesso che un unico senso interno: set| at cct; che risiede, come un proprio
organo, nel set|e | at c te| che la regione circostante il cuore; le cosiddette facolt degli scolastici non
sono che diverse forme di attuarsi di una unica facolt.
Allatto caratteristico del senso comune che apprende, discriminando ed unificando, le qualit esteriori,
succede latto del senso comune, che presentazione interna di queste qualit per il fatto che la sensazione e
la specie sensibile (at ca) terminano ad unimmagine che persevera, anche quando cessata lazione dello
stimolo. Questo apparire fenomenale detto dal Filosofo, gi lo sappiamo: st |ct; ,t,|e. | e di essa si
occupa il III De Anima: attivit intermedia fra il senso comune e lintelletto astraente e contemplante (429 a, 1).
stato mostrato poco fa che, senza la fantasia, la percezione sensoriale sarebbe impossibile: confinata alle
momentanee influenze dello stimolo, non avrebbe garanzia alcuna per lunit e la costanza degli oggetti. la
fantasia infine che rende possibile lespres|sione esteriore degli stati soggettivi per mezzo della voce e del
linguaggio (420 b, 32). Anche il movimento locale, la produzione artistica ed in generale ogni attivit umana
fino al pensiero e alla volont si fondano sulla |a|acta. Per questo Aristotele pone accanto alla |. at cts
anche una |. e,tcts
9
ed una |. eu.uts le quali rendono possibili lesercizio in concreto dellintendere e
del volere (cfr. 433 b, 29-434 a, 10). Queste due ultime fantasie sono proprie delluomo e pongono alla
gnoseologia un problema nuovo.
Siccome non riteniamo soltanto le immagini, ma sappiamo esercitare un riconoscimento degli oggetti
secondo un esplicito riferimento alle condizioni di tempo degli oggetti medesimi, occorre postulare, al di l
della fantasia, unattivit che abbia una presa sul tempo, e questa la memoria (| ) a cui il Filosofo ha
dedicato lopuscolo che da essa sintitola.
La memoria detta anchessa una passione del primo sensitivo, che i Moderni identificano con la set|
eu |at;; sua funzione essenziale lapprensione del tempo, per via della quale possibile raffrontare i contenuti
delle varie presentazioni di uno stesso oggetto e tener conto della convenienza o non convenienza dei
medesimi, in vista sempre delle funzioni superiori intellettive e volitive. Alla memoria segue la reminiscenza
(a |a |ct;) che un ricercare attivo, di solito sotto la direzione dellintelletto, di un contenuto rappresentativo
gi acquisito e presente in modo confuso nella coscienza, ma non ancora riconosciuto. Il riconoscimento ha per
ordinar punti di appoggio i fenomeni di associazione delle Idee, di cui Aristotele ha date in questopuscolo le
tre celebri leggi (351 a, 34-451 b, 35).
Nella trattazione sistematica del Filosofo non v adunque un trattato od un accenno del tutto esplicito circa
una pre|tesa facolt od attivit di elaborazione sensoriale da chiamarsi cogitativa. Non mancano tuttavia
numerosi accenni, sparsi qua e l, che possono esser messi in relazione con la funzione che la Scolastica araba e
latina attribuir alla cogitativa.
Il termine, indicato poco fa, di |a|acta e,tcts e |. eu.uts , suppone il fatto che la sensibilit
interiore pu da una parte dipendere dalle funzioni di pensiero e dallaltra essere essa stessa la condizione
indispensabile per lesercizio in concreto di queste attivit. Il WOLFSON ha trovato che queste espressioni hanno
servito di fondamento per la teoria della cogitativa in Avicenna
10
.
Pi frequente il termine eta|etse |, eta |eta da cui venuto lo stesso termine cogitativa. Gli Esegeti
moderni ritengono che la eta |eta indica nella terminologia aristotelica una facolt od attivit di ordine
intellettuale, non sensoriale, cio lattivit discorsiva, in contrasto con quella intuitiva del |eu ;. Mentre lattivit
del |eu ; la pura intuizione od appercezione intellettuale, quasi un contatto con gli oggetti che hanno raggiunto
una unit essenziale, la eta |eta invece la funzione che unisce o divide questi elementi unitar in una sintesi
predicativa
11
. Secondo il Calogero la eta |eta coincide senzaltro con lattivit del giudizio, come risulta
esplicitamente dallattribuzione che ad essa vien fatta della facolt dellasserire e del negare: e poich tale
sintesi-diaresi nella eta |eta come nelle cose, evidente come questultima, alterando, almeno in un certo
senso, soggettivamente il reale, rappresenti una forma di| conoscenza inferiore a quella dellintelletto che ad
esso si adegua invece perfettamente.
Secondo questo significato, che il pi frequente ma non lunico, si comprende come la eta |eta possa tanto
degradarsi ed avvicinarsi alla eea platonica: eta |eta indica allora il processo che porta allapprezzamento
pratico delle cose ed sinonimo di conoscenza del contingente particolare, in opposizione alla . :tc che
la conoscenza del necessario universale. Frutto della eea e della eta |eta la :t ct;, la convinzione cio sulla
realt di qualcosa: tale convinzione propria delluomo e non pu competere agli animali, perch una
persuasione che poggia su argomenti di fatto e presuppone quindi una qualche forma di argomentare. La tesi
averroistica derivata direttamente da questi accenni, avendo come intermediaria la sviluppata dottrina galenica
del eta|etse |.
Il LANDAUER preferisce vedere lorigine della cogitativa, anche latina, negli accenni aristotelici alla
u :e (t;. Secondo lHicks ed il Neuhuser la u :. sarebbe latto terminale della eta |eta e quanto alloggetto
coinciderebbe quindi con essa. Non mancano testi nei quali la u :. non diversamente dalla eta |eta, pare non si
distingua nettamente dal pensiero
12
; a volte ha anche un senso pi ampio e sta per qualsiasi atto conoscitivo che
sia accompagnato da convinzione; forse in questo senso di conoscenza con convinzione che attribuita
anche agli animali.
Nella descrizione che il Filosofo fa della . :a,a, di cui ci occuperemo nel capo seguente, la u :. ha
evidentemente il significato di convinzione ancora soggettiva, di ordine quindi pre|intellettuale, che leffetto
delle esperienze ripetute di singolari simili, distanziati nel tempo.
G. R. T. Ross sta per un senso anche pi ristretto di u :. quanto essa la pi povera facolt intellettuale e
rimanda, oltre che al De Anima III, 3, anche a Post Anal. I, 33, 88 b, 37
13
.
Queste suggestioni hanno un interesse storico e dottrinale che non deve sfuggire: esse, se dicono che il
Filosofo si fermato ad una concezione ancora rudimentaria, mostrano per che tutti i princpi degli ulteriori
sviluppi risalgono, per testimonianza stessa dei continuatori, ancora a lui. I princpi maestri di questa dottrina
sono i seguenti:
1) Se la e. anche, come vuole il Neuhuser, una facolt sensitiva, essa la pi nobile delle facolt
sensitive.
2) La e. ha questa nobilt in quanto una facolt umana e soggiace allinflusso dellintelletto.
3) Questa nobilt della cogitativa si traduce nel valore degli oggetti appresi e nella sua funzione
isagogica allintelligenza.

* * *

b) La teoria averroista
I Commentatori greci pare non siano stati pi espliciti del Filosofo intorno alla natura ed alle funzioni del
eta|etse |
14
, ed presso gli Arabi che dobbiamo cercare lo svilup|po notevole che ha subto la dottrina
aristotelica dei sensi interni. I tentativi della scolastica araba in questa materia non mancano di oscillazioni e
contrasti tanto rispetto al numero dei sensi interni, quanto rispetto alle loro funzioni
15
; mi limiter ad un breve
accenno alla teoria averroistica della cogitativa, perch quella a cui si ispirato esplicitamente il Dottore
Angelico
16
.
Averro riduce i sensi interni a quattro: senso comune, fantasia, cogitativa, memoria, e polemizza contro
Avicenna che distingueva limaginazione dalla fantasia. Il Commentatore intende per cogitativa una facolt
sensitiva originale che appartiene alluomo in vista della sua razionalit e polemizza anche con Galeno che
esauriva tutta la razionalit umana nel eta|etse | al di fuori di ogni subordinazione al |eu ;: la posizione di
Galeno sarebbe distruttiva della stessa razionalit propria della specie umana e della sua partecipazione alla vita
del |eu ; che Aristotele afferma e che anche Averro vuol salvare. La teoria averroista della cogitativa tende a
questo: mostrare come luomo singolare sia veramente uomo e possa intendere gli oggetti che lo interessano,
malgrado si debba ammettere per tutti gli uomini un solo intelletto spirituale, noeticamente e fisicamente
separato dai soggetti singoli concreti. Poich tale separazione reale permette una connessione operativa che
avviene quando il soggetto si dispone ad intendere luniversale, la disposizione opera della cogitativa che
prepara i fantasmi a ricevere lilluminazione dellintelletto separato. Una volta che i fantasmi siano debitamente
preparati, il soggetto singolo ottiene quella che Averro chiama la continuazione con lintelletto separato, per
la quale data la conoscenza delluniversale. Questa, in brevi termini, la celebre soluzione data dal grande
Arabo alla pi ardua difficolt che il testo Aristotelico ha offerto a tutta la tradizione.
Le funzioni della cogitativa sono descritte da Averro con sicurezza e precisione.|
1) Anzitutto: per la cogitativa lanima afferra il significato delle cose e pu distinguere il significato
concreto dalla figura delle cose, onde qualche volta essa indicata anche con il termine di virtus distinctiva.
Virtus cogitativa apud Aristotelem est virtus distinctiva individualis, scilicet quae non distinguit nisi
individualiter, non universaliter. Declaratum est enim illic quod virtus cogitativa non est nisi virtus quae
distinguit intentionem rei sensibilis a suo idolo imaginato; et ista virtus est illa, cuius proportio ad has duas
intentiones, scilicet ad idolum rei et ad intentionem sui idoli est sicut proportio sensus communis ad intentiones
quinque sensuum; virtus enim cogitativa est de genere existentium in corpore. Et hoc aperte dixit Aristoteles in
illo libro (= il De Memoria)...
17
. Polemizza qui con Galeno che ha fatto materiale lintelletto che per Aristotele
in potentia ad omnia secondo il c. 5 del libro III del De Anima, che Averro invece chiama intelletto
possibile ed spirituale e separato.
La cogitativa invece lo intellectus passivus corruptibilis di cui si parla alla fine del medesimo capitolo
18
.
Averro ha ormai la teoria completa. Lintelletto separato ed unico (i. possibile) si unisce in noi per via di un
intelletto passivo, la cogitativa, che un senso spiritualizzato: questo intelletto passivo che moltiplicato negli
individui concreti e che permette lillustrazione dei fantasmi individuali da parte dellintelletto unico separato:
Intellectus iste (possibilis) non copulatur nobis nisi mediante esse intellectus materialis et corruptibilis in
nobis, et cum iste intellectus fuerit corruptus in nobis neque memorabimur
19
.
2) Lazione della cogitativa lultima preparazione allintendere che propria dellintelletto
materiale. Et intendebat hic per intellectum passibilem formas imaginationis secundum quod in eas agit virtus
cogitativa propria homini. Ista n. virtus est aliqua ratio et actio eius nihil est aliud quam pone|re intentionem
formae imaginationis cum suo individuo apud rememorationem et distinguere eam ab eo apud formationem (la
fantasia). Et manifestum est quod intellectus qui dicitur materialis, recipit intentiones imaginatas post hanc
distinctionem. Iste igitur intellectus passibilis necessarius est in formatione. Recte igitur dicit (Arist.) et non
rememorabimur quia iste est non passibilis; et intellectus passibilis est corruptibilis et sine hoc nihil intelligit;
i. e. sine virtute imaginativa et cogitativa nihil intelligit intellectus qui dicitur materialis (i. possibile). Hae enim
virtutes sunt quasi res quae praeparant materiam artifici ad recipiendum actionem artificii
20
.
E prima ancora aveva detto pi brevemente: Virtus cogitativa est de genere virtutum sensibilium.
Imaginativa autem et cogitativa, et rememorativa non sunt nisi in loco virtutis sensibilis, et ideo non indigetur
eis nisi in absentia sensibilis, et omnes iuvant se ad repraesentandam imaginem rei sensibilis, ut aspiciat eam
virtus rationalis abstracta, et extrahat intentionem universalem et postea recipiat eam, idest comprehendat
eam
21
.
3) La cogitativa, per via di questo suo affaccendarsi intorno ai singolari, apprende in concreto per prima
contenuti ontologici propr dei predicamenti che lintelletto, poi, apprende fatti universali.
Non intendebat
22
quod sensus comprehendit essentias rerum, sicut quidam existimaverunt: hoc enim est
alterius potentiae quae dicitur intellectus; sed intendebat quod sensus cum hoc quod comprehendunt sua
sensibilia propria, comprehendunt intentiones individuales diversas in generibus et speciebus; comprehendunt
igitur intentionem huius hominis individualis| et huius equi individualis et universaliter intentionem
uniuscuiusque decem praedicamentorum individualium et hoc videtur esse proprium sensibus hominis
23
.
4) Sempre per questo suo contatto con la sostanza e la realt concreta, la cogitativa la facolt che
permette lazione pratica.
Dicit (Arist.) et imaginatio existit in aliis animalibus, cogitatio autem in rationabilibus. Eligere enim facere
hoc imaginatum et non hoc, est de actione cogitationis non de actione imaginationis. Iudicans enim quod hoc
imaginatum est magis amabile quam hoc, debet esse eadem virtus de necessitate, quae numerat imaginationes et
in quibusdam iudicat magis delectabilius. Et hoc intendebat cum dicit et numerat ipsum unum de necessitate
et est secundum quod reputo, et necesse est quod ista virtus numeret illas imagines donec comprehendat ex eis
magis amatum: sicut unum numerat numeros inaequales donec comprehendat ex eis magis maiorem. Similiter
cogitatio numerat imagines et comparat inter eas, donec possit pati ab imaginatione alicuius earum. Et hoc est
causa quare animal rationale habet existimationem: existimatio enim est consensus qui provenit a cogitatione
24
.
5) La cogitativa richiede per operare gran quiete interiore ed per essa che luomo in sogno presagisce il
futuro: A. costretto a dire che la intentio della cogitativa in un certo modo spirituale.
Virtus cogitativa viget apud quietem aliorum sensuum et ideo comprehendit homo in somno futura, non in
vigilia: et ista virtus cogitativa iuvat praesentans illud quod habet de imagine illius rei, et colat ipsam
imaginativam, ut sit praesens in virtute imaginativa. Intentio enim quae comprehenditur per cogitativam est
spiritualis, et hoc non accidit alicui animalium,| nisi homini, quia non habent intellectum et tantum
comprehendunt descriptiones et cortices rerum
25
.
6) In un testo precedente, intricato ma denso di dottrina, A. arriva ad attribuire, nelluomo soltanto per,
queste funzioni della cogitativa al senso comune: con ci egli vuol dire forse che la cogitativa a sua volta dirige
il senso comune e si serve del medesimo per lapprensione dei propr oggetti. Il testo ha grande importanza
perch distingue lapprensione dei sensibili comuni da quella dei sensibili per accidens e dai sensibili propr, ed
insieme contiene la litigiosa frase che i sensibili comuni sono oggetto del senso comune.
... Coloratum illud esse Socrates est per accidens secundum quod est coloratum. Sed potest aliquis dicere
quod similiter accidit ei figura et numerus et motus et quies: quomodo igitur fuerunt numerata ista in eis, quae
sunt sensibilia essentialiter (sensibili comuni = sensibili per se)? quomodo si fuerunt numerata quia sunt
communia, similiter etiam intentiones individuorum sunt communes omnibus sensibus. Et possumus dicere in
hoc duos sermones: quorum unus est quod ista communicatio magis videtur esse necessaria in esse propriorum
sensibilium, v. g. quantitas: color enim non denudatur ab ea, et similiter calor et frigus quae appropriantur tactui
(...). Et etiam sensibilia communia ut declarabitur, sunt propria sensui communi, quemadmodum ista sunt
propria unicuique sensuum: et comprehensio intentionis individualis, licet sit actio sensus communis, et ideo
pluries indigetur in comprehensione intentionis individui uti pluribus uno sensu, ut utuntur medici in sciendo
vitam eius, qui existimatur habere repletionem venarum, pluribus uno sensu. Tamen videtur quod ista actio est
sensus communis non secundum quod est sensus communis, sed secundum quod est sensus alicuius animalis, v.
g. animalis intelligentis. Iste igitur est alius modus modorum secundum accidens, secundum quod accidit
sensibus comprehendere differentias individuorum secundum quod sunt individua: et praecipue diffe|rentiae
substantiales, videtur enim quod comprehensio intentionum individualium substantiarum, de quibus intellectus
considerat, est propria sensibus hominis. Et debes scire quod comprehensio intentionis individui est sensuum, et
comprehensio intentionis universalis est intellectus: et universalitas et individualitas comprehenduntur per
intellectum, scil. definitio universalis et individui
26
.
Questa dottrina permette la distinzione fra forma ed intentio che ritengo essenziale per orientarsi nel
problema della percezione e che mi pare corrisponda sostanzialmente alla distinzione di organizzazione
primaria ed organizzazione secondaria. La forma infatti riguarda i caratteri esteriori delloggetto; la
intentio riguarda il suo valore e contenuto concreto come si gi detto allinizio.
Secondo lelaborazione di Averro, pertanto, la cogitativa
a) una facolt sensitiva la quale ha una doppia funzione: luna metafisica, laltra gnoseologica. per la
cogitativa che si differenziano gli individui umani; ed per essa che i singoli uomini possono passare
allintellezione delluniversale.
b) Il passaggio allintellezione delluniversale reso possibile dalla cogitativa, in quanto questa facolt,
esercitando una discriminazione attiva sui contenuti dellesperienza passata, pu formarsi una nozione concreta
del contenuto reale degli oggetti la intentio nella quale da ricercarsi il nucleo originario di ogni nozione
metafisica universale
27
.
Adunque mentre per lanimale la intentio data naturalmente con la aestimativa, nelluomo essa
suppone un complesso lavoro interiore: nel cantiere della coscienza umana, le armature di ordine sensoriale,
sulle quali si eleveranno le strutture intelligibili, sono costruite dalla cogitativa.|
3. LA TEORIA TOMISTA
a) Le funzioni della cogitativa
La concezione averroista della sensibilit interiore passata nella psicologia tomista in tutto il suo
significato formale, con lesclusione, sintende, dellipotesi assurda dellintelletto separato. la cogitativa
che porta alle organizzazioni sensoriali secondarie, servendosi dei dati attuali del senso comune, e di quelli
dellesperienza passata conservati nellimmaginazione e riconosciuti dalla memoria. La cogitativa, come
indica lo stesso termine, ha il compito di vagliare (co-agitare) i contenuti molteplici dellesperienza ed
apprezzarli in concreto: per questo pu arrivare alla formazione di nuove sintesi sensoriali di valore superiore
che sono i phantasmata. S. Tommaso certamente non si diffonde in minute descrizioni fenomenologiche;
nella sua opera per si possono trovare le indicazioni sufficienti per una teoria completa di questa facolt, a
torto troppo spesso dimenticata anche nelle trattazioni tomiste. I testi, connessi che siano con la teoria
averroista, fanno giustizia dellaffrettata osservazione del Keeler che No effort is made (nellopera di S.
Tommaso) to determine the reliability of the internal sense, sensus communis, imagination, memory, and the
aestimative or cogitative..., e che The most interesting of the internal senses, but also the most elusive, is the
cogitative
28
.
Mi limito ad indicazioni schematiche e solo nellambito del problema della percezione.
1) la cogitativa, che per il suo atto della collatio fra gli oggetti individuali, elabora, con il concorso
dellimmaginazione e della memoria il phantasma: Huius cogitativae virtutis est distinguere intentiones
individuales, et comparare eas ad invicem: sicut intellectus, qui est separatus et immixtus, comparat et distinguit
inter intentiones universales; et quia per hanc virtutem simul cum imaginativa et memorativa praepa|rantur
phantasmata ut recipiant actionem intellectus agentis, a quo fiunt intelligibilia actu;... ideo praedicta virtus
vocatur nomine intellectus et rationis, de qua medici dicunt quod habet sedem in media cellula capitis; et
secundum dispositionem huius virtutis differt homo unus ab alio in ingenio et in aliis quae pertinent ad
intelligendum, et per usum huius et exercitium acquirit homo habitum scientiae
29
.
2) Per la cogitativa sono percepiti la sostanza singolare e i sensibili per accidens che fino ad ora
abbiamo lasciato nelloscurit, onde essa ha un posto centrale in una discussione analitica del problema della
percezione. A parlare propriamente solo un contenuto intelligibile pu esser detto sensibile per accidens: i
contenuti sensibili particolari possono essere detti sensibili per accidens rispetto agli altri sensi, solo secundum
quid, non simpliciter, perch in verit sono dei sensibili per se. Quod ergo sensu proprio non
cognoscitur, si sit aliquid universale, apprehenditur intellectu; non tamen omne quod ab intellectu apprehendi
potest in re sensibili, potest dici sensibile per accidens, sed statim quod ad occursum rei sensatae apprehenditur
intellectu. Sicut statim cum video hominem loquentem, vel movere seipsum, apprehendo per intellectum vitam
eius, unde possum dicere quod video eum vivere. Si vero apprehendatur in singulari, utputa cum video
coloratum, PERCIPIO hunc hominem vel hoc animal, huiusmodi quidem apprehensio in homine fit per vim
cogitativam, quae| dicitur etiam ratio particularis, eo quod est collativa intentionum individualium, sicut ratio
universalis est collativa rationum universalium
30
.
3) Per la cogitativa lintelletto, nella riflessione, pu informarsi non solo dellan est, ma anche del
quid est del singolare: Anima coniuncta corpori per intellectum cognoscit singulare, non quidem directe, sed
per quamdam reflexionem; in quantum scilicet ex hoc quod apprehendit suum intelligibile, revertitur ad
considerandum suum actum, et speciem intelligibilem quae est principium suae operationis: et eius speciei
originem; et sic venit in considerationem phantasmatum, et singularium quorum sunt phantasmata. Sed haec
reflexio compleri non potest nisi per adiunctionem virtutis cogitativae et imaginativae
31
.
4) Ne segue che solo mediante la cogitativa che lintelletto dispone delle cose in concreto ed esercita il
sillogismo prudenziale. Alio modo continuatur (mens singularibus) secundum quod motus qui est ab anima ad
res, incipit a mente et procedit in partem sensitivam, prout mens regit inferiores vires; et sic singularibus se
immiscet mediante ratione particulari, quae est potentia quaedam individualis, quae alio nomine dicitur
cogitativa et habet determinatum organum in corpore, scilicet mediam cellulam capitis. Universalem vero
sententiam quam mens habet de operabilibus, non est possibile applicari ad particularem actum nisi per aliquam
potentiam mediam apprehendentem singularem, ut sic fiat quidam syllogismus, cuius maior sit universalis, quae
est sententia mentis;| minor autem singularis quae est applicatio particularis rationis; conclusio vero electio
singularis operis (De Veritate, q. X, a. 5). Dispositio sapientis de singularibus non fit per mentem nisi
mediante vi cogitativa, cuius est intentiones singulares cognoscere (ibid. ad 2).
Nel giudizio prudenziale la maggiore universale data dallintelletto, la minore particolare dalla cogitativa:
Intellectus sive ratio cognoscit in universali finem ad quem ordinat actum concupiscibilis et actum irascibilis
imperando eos. Hanc autem cognitionem universalem mediante vi cogitativa ad singularia applicat (De
Veritate, ibid. ad 4).
E in certo qual modo la cogitativa pu esser detta il senso della prudenza: Sicut Philosophus dicit,
prudentia non consistit in sensu exteriori, quo cognoscimus sensibilia propria, sed in sensu interiori, qui
perficitur per memoriam, et per experimentum ad prompte iudicandum de particularibus expertis; non tamen ita
quod prudentia sit in sensu interiori sicut in subiecto principali; sed principaliter quidem est in ratione, per
quamdam autem applicationem pertingit ad huiusmodi sensum
32
.
Queste indicazioni essenziali mi paiono decisive per conchiudere che nella psicologia tomistica per la
funzione della cogitativa che operata la sintesi sensoriale; essa raccoglie, fonda e organizza i dati
dellesperienza attuale e passata e pu giudicare di tutti i sensibili ed in particolare di quelli per accidens, per i
quali non sono sufficienti del tutto i sensi esterni e neppure il senso comune (De Veritate, q. I, art. 11). In poche
parole la funzione della cogitativa segna lapice della conoscenza infrarazionale nelluomo; essa fornisce
allintelletto gli schemi, diciamo cos, pi aggiornati sulle condizioni di fatto della realt (phantasmata), dai
quali lintelletto astrae luniversale e per i quali esso si pu congiungere nella riflessione con la realt con|creta
alla quale si riferiscono gli schemi, ed oggettivare in essa il contenuto delluniversale
33
.

* * *

Che lAngelico Maestro non abbia mai oscillato su questo corpo di dottrine lo mostra un articolo del
Commento alle Sentenze che trascrivo nella parte che interessa il nostro problema. Esso costituisce una sintesi
sostanziale della dottrina tomista sulla sensibilit secondo il suo triplice oggetto: sensibile proprio, comune e
sensibile per accidens.
Sensu corporali aliquid sentitur dupliciter: uno modo per se, alio modo per accidens.
a) Per se quidem sentitur illud quod per se passionem sensui corporali inferre potest. Per se autem
aliquid passionem sensui corporali inferre potest aut sensui in quantum est sensus, aut huic sensui in quantum
est hic sensus. Quod autem hoc secundo modo per se infert passionem sensui, dicitur sensibile proprium; sicut
color respectu visus et sonus respectu auditus.
b) Quia autem sensus in quantum est sensus utitur organo corporali, non potest in eo aliquid recipi nisi
corporaliter, cum omne quod recipitur in aliquo sit per modum recipientis; et ideo omnia sensibilia inferunt
passionem sensui in quantum est sensus, secundum quod habent magnitudinem; et ideo| magnitudo et numerus
et huiusmodi, dicuntur sensibilia communia per se tantum.
c) Per accidens autem sentitur illud quod non infert passionem sensui neque in quantum est sensus,
neque in quantum est hic sensus; sed coniungitur his quae per se sensui inferunt passionem: sicut Socrates, et
filius Diaris, et amicus et alia huiusmodi: quae per se cognoscuntur in universali intellectu; in particulari autem
in virtute cogitativa in homine, aestimativa autem in aliis animalibus. Huiusmodi autem tunc sensus exterior
dicitur sentire quamvis per accidens, quando ex eo quod per se sentitur, vis apprehensiva cuius est illud
cognitum per se cognoscere, statim, sine dubitatione et discursu apprehendit: sicut videmus aliquem vivere ex
hoc quod loquitur. Quando autem aliter se habet, non dicitur illud sensus videre, etiam per accidens
34
.
La dottrina della cogitativa sorretta nel Tomismo anche da una robusta struttura metafisica, a cui bisogna
pur accennare se si vuol far fronte alle oscurit e difficolt che questa dottrina pu presentare.

* * *

b) Fondazione metafisica della cogitativa tomistica
Qualcuno potrebbe osservare che per il fatto che si introduce una particolare facolt alla quale si d il nome
problematico di cogitativa, e ad essa si attribuiscono le mirabili operazioni di cui ora si detto, non si per ci
solo risolto il problema fondamentale: come pu la sensibilit continuarsi con lintelligenza, e lintelligenza a
sua volta ritornare sulla sensibilit? Non questa una illecita violazione di confini? Era questa la seconda
questione proposta di sopra.
Lobiezione suppone che lattivit conoscitiva (e la vita in genere dellanima) si venga attuando per lentrare
in azione, luno appresso allaltro, di princpi o facolt cos distinte, da| esser quasi separati individualmente,
come gli operai di un cantiere (atomismo psichico): ma non cos. S. Tommaso ha una idea pi profonda, e
diciamo pi umana, dellattivit interiore e dei suoi princpi: tutto retto e poggia e deriva, in radice, dallunica
anima, alla quale infine tutto fa ritorno. Dallanima anzitutto derivano le facolt del soggetto, come gli accidenti
propr dalla sostanza, e questo avviene non per una causalit reale, che ponga leffetto al tutto fuori della causa,
ma per unemanazione, per aliquam naturalem resultationem; sicut ex uno naturaliter aliud resultat, ut ex luce
color
35
.
Per questo lanima, nel divenire metafisico dellessere conoscente, non pone le facolt cos fuori di s, che
insieme non le tenga unite e a s avvinte, elargendo a tutte lessere sia reale, come formale (determinazione
generica delle facolt): onde luomo uomo in tutto il suo essere, e la sua sensibilit perci non qualunque,
ma umana. Si comprende allora come la sensibilit riceva nelluomo una speciale nobilt e possa condizionare
anche le operazioni superiori dellintendere: Quia anima ordinatur ad sua obiecta per potentias, sequitur quod
etiam potentia sensitiva sit in homine propter intellectivam, et sic de aliis
36
.
Affinch la dottrina risulti completa si deve notare ancora che quanto si dice dellanima rispetto alle potenze
in generale, vale anche per le potenze in particolare luna rispetto allaltra: c fra di esse una coesione naturale
e come uninterpenetrazione che S. Tommaso esprime in un modo molto realista. Non tutte le potenze,
evidentemente, hanno un grado di dignit eguale: alcune sono pi nobili, altre meno questo lordo naturae
che hanno le potenze fra di loro. Ora, secondo lAngelico, la emanazione delle potenze dellanima avviene in
modo ordinato: le prime ad emanare da essa, immediatamente, sono lintelletto e la volont, quindi i sensi e
lappetito sensibile... Queste altre facolt per non emanano direttamente dallanima, ma ciascuna dalla facolt
superiore corrispondente
37
. I sensi quindi emanano| dallintelletto, ed i sensi inferiori, da quelli superiori: i sensi
esterni dal senso comune; questo dallimmaginazione, e cos via, pressa poco, secondo lo schema seguente:
ORDO NATURAE (essendi et emanationis).
Intellectus Cogitativa Memoria Imaginatio
Sensus communis Sensus exteriores.
Ne segue che ogni facolt insieme presente allanima e alle altre facolt, ed in particolare a quella da cui
emana: Sicut potentia animae ab essentia fluit, non per transmutationem, sed per naturalem quamdam
resultationem, et est simul cum anima: ita est etiam de una potentia respectu alterius
38
. Mi pare che in queste
potenti espressioni ci sia quanto basti per soddisfare alle esigenze degli augustinisti circa lunit e la
compenetrazione degli elementi della vita interiore.
Allordo essendi et naturae fra le facolt corrisponde, in senso inverso, lordo operandi (generationis et
temporis). Poich nel divenire fisico limperfetto precede il perfetto, e linferiore il superiore
39
, le prime ad
operare saranno, quindi, le potenze vegetative che preparano il corpo e gli organi di senso; indi passeranno
allatto i sensi esterni, dai quali sar attuato il senso comune: questi, a sua volta, informer limaginazione, e
cos via, secondo lo schema seguente:
ORDO OPERATIONIS
Sensus exteriores Sensus communis Imaginatio
I. Memoria Cogitativa Intellectus.
Queste considerazioni ci offrono lultima ragione di quanto sopra si affermava da un punto di vista
puramente analitico: esser la cogitativa la potenza che elabora in modo definitivo i| dati desperienza per
presentarli allintelletto, e questo pu avvenire non solo perch in generale la sensibilit umana ha una
particolare affinit con lintelligenza, ma perch la cogitativa emana immediatamente dallintelletto e ad esso
sta unita in alto, mentre in basso si congiunge con le altre potenze inferiori: Illa potentia quae a philosophis
dicitur cogitativa, est in confinio sentitivae et intellectivae partis, ubi pars sensitiva intellectivam attingit. Habet
enim aliquid a parte sensitiva, scilicet quod consideret formas particulares; et habet aliquid ab intellectiva,
scilicet quod conferat: unde et in solis hominibus est. Et quia pars sensitiva notior est quam intellectiva, ideo
sicut determinatio intellectivae partis a sensu denominatur, ut dictum est, ita collatio omnis intellectus a
cogitatione nominatur
40
. Si viene cos a stabilire un flusso e riflusso dei dati della cogitativa nellintelletto, e di
quelli dellintelletto nella cogitativa: per questo il primo pu comprendere i dati desperienza, e la seconda
organizzarli affinch siano compresi.
Da un punto di vista ancor pi elevato si potrebbe osservare che lAngelico Maestro, per esprimere la
ragione suprema della coesione che hanno le facolt luna con laltra, ed in particolare quella che il senso in
genere e la cogitativa in specie hanno con lintelletto, usa con compiacenza di un termine famoso nella storia
del pensiero, quello di partecipazione. Videmus enim quod sensus est propter intellectum, et non e converso.
Sensus enim est quaedam deficiens participatio intellectus; unde secundum naturalem originem quodammodo
est ab intellectu, sicut imperfectum a perfecto
41
. Haec pars animae (= intellectus passivus, cogitativa) dicitur
intellectus, sicut et dicitur rationalis, in quantum aliqualiter participat rationem, oboediendo rationi et sequendo
motum eius (In III De Anima, lect. 10, n. 745). Vis sensitiva in sui supremo participat aliquod de vi
intellectiva in homine, in quo sensus intellectui coniungitur
42
. Per questa partecipazione la cogitativa pu esser|
detta sa` .e, | la facolt percettiva degli oggetti concreti: Nam cogitativa apprehendit individuum ut
existens sub natura communi: quod contingit ei in quantum unitur intellectivae in eodem subiecto: unde
cognoscit hunc hominem prout est hic homo, et hoc lignum prout est hoc lignum
43
.
Alcune riflessioni elementari mostreranno come questa dottrina sia connessa allessenza stessa del realismo
tomista e come questo stesso realismo non sia per nulla una esigenza a priori, ma si costruisca in una continua e
spontanea adesione al reale con un impiego minimo di formule e di princpi.
Luomo detto animale ragionevole. La specie homo inclusa sotto il genere animal. Lanimalit, come tale,
predicata ex aequo di ogni specie inclusa sotto questo genere comune, per modo che il cavallo ed il bue non
sono pi animali della formica e lo stesso uomo, bench fornito di ragione, non meno animale degli altri
animali che son detti irragionevoli. Ci tanto pi vero per la sensibilit che la formalit costitutiva di
questo genere comune. Tutto questo chiaro fin quando restiamo nel campo logico delle formalit in astratto:
ma quando passiamo a considerare il modo reale di essere e di attuarsi di queste formalit comuni, il problema
cambia di aspetto. Invero il genere non esiste come tale, ma soltanto realizzato nelle sue specie, e solo la specie
esprime una forma o modo tale di essere in natura, e le specie fra loro sono diverse. Lanimalit e la sensibilit
perci sono realizzate differentemente nella realt secondo il grado di perfezione che compete alle varie forme
animali, cosicch, mentre la formalit astratta del genere pu esser detta identica nelle varie specie, il suo modo
di essere in natura va detto differente
44
.|
Lanimalit e la sensibilit in questo o quellanimale, nella formica, nel cavallo, nelluomo rivelano nel loro
attuarsi, accanto ad innegabili somiglianze, anche delle innegabili e profonde dissomiglianze: lanalogia
metafisica che porta fin qui i suoi tentacoli.
Ora questa differenza reale della sensibilit nellessere, e di conseguenza nelloperare, di cui ora ci
occupiamo, particolarmente evidente in quella facolt apprensiva che responsabile della direzione della vita
in concreto, alla cui conservazione ed espansione tutti gli altri atti e facolt hanno da contribuire. questa
facolt che d praticamente ad ogni animale la legge della sua natura.
Nelluomo, per la sua partecipazione alla vita spirituale, questa facolt direttiva lintelligenza, non una
facolt sensibile; negli animali irrazionali invece una facolt sensibile che nella psicologia aristotelica detta
aestimativa, perch esercita latto di apprezzare in concreto lutilit e la nocivit degli oggetti del mondo
esteriore.
Pertanto, come negli animali bruti tutte le facolt (sensitive) sono specificate soggettivamente dallordine che
devono avere nelloperare alla facolt-principe, la propria aestimativa; cos da ammettere che le facolt
sensitive nelluomo ricevono linfluenza dellintelletto a cui devono naturalmente servire. Per via di questa
coesione naturale, la natura sensibile delluomo (e la sua animalit) si trova come impregnata di razionalit e
non lasciata del tutto al suo livello
45
.|
Cos si ha che le apprensioni della sensibilit umana possono raggiungere risultati che sono intrinsecamente
superiori, sia per il contenuto come per il valore, a quelli propr della sensibilit animale e toccare quasi la
regione dellintelligenza. la nozione di partecipazione, quale un attingere, che costituisce loriginalit della
gnoseologia tomista rispetto a quella aristotelica ed in parte anche rispetto a quella averroista, perch nel
tomismo tutto saldamente connesso, come la metafisica cos anche la gnoseologia
46
.
Non dobbiamo per confondere lordine naturale delle essenze: anche locchio umano, in quanto lorgano
di quella facolt sensibile che la vista, non vede che colori, superfici e figure perch queste sono le sole
modificazioni che essa pu ricevere dagli oggetti esterni. Tuttavia noi diciamo: io vedo questa o quella cosa, ed
intendiamo dindicare una sostanza reale od un attributo essenziale delle cose. giustificata questa nostra
condotta? Od invece dobbiamo accontentarci, come Cratilo
47
, di segnare con il dito il flusso delle cose che
passano?
Tutta la nostra vita e la pi intima persuasione sono contro questo nichilismo fenomenista. Lasciando ad un
prossimo capitolo una discussione pi approfondita sul modo, fermiamoci per ora allasserzione del fatto e
allindicazione della ragione ultima della sua possibilit: la partecipazione gnoseologica.
Questa partecipazione, se affetta tutta la sensibilit umana, si rivela in modo pi vistoso nella cogitativa;
onde assai pi notevole il divario fra la cogitativa umana e laestimativa animale, di quanto non lo siano le
altre facolt sensoriali. Tecnicamente si direbbe che luomo e gli animali hanno le stesse formae nel
conoscere, non le stesse intentiones.
Dal punto di vista funzionale la differenza sta nel fatto che lanimale apprende immediatamente le
intentiones che| confanno alla sua vita: luomo invece deve acquistarle con le ripetute esperienze di raffronto
della cogitativa, come si dir pi avanti
48
.
Leccellenza che ottiene la sensibilit nelluomo si manifesta nella gran parte che hanno nella vita umana
larte, il linguaggio, leducazione dei sensi, laddestramento tecnico della mano. Proprietas autem
comprehensionis istorum sensuum, dice pittorescamente Averro, in animalibus non est eadem; homo enim
comprehendit differentias rerum et intentiones earum proprias, quae sunt in re sensata, quasi medullam de
fructu; in animali autem bruto comprehendunt ea quae sunt extra, quae sunt quasi cortices fructuum. Et signum
eius est, quod bruta non moventur a sensibilibus sicut homo movetur. Homo enim movetur apud cantum, quod
non faciunt bruta; et similiter movetur homo a tincturis, et figuris motu, quo non moventur bruta; et similiter de
modis saporis et odoris (...). Et similiter est de virtute tactus: manus enim hominis proprium habet hoc, quod non
habet aliquod (...). Et auditus in homine est via ad disciplinam. Disciplina enim non fit nisi per loquelam, qua
non redditur nisi per auditum, sed intelligere quid verba significant non est auditus sed intellectus et quilibet
sensus istorum in homine est via ad prima intellecta existentia in illo genere
49
. in questa dottrina che vanno
cercati i princpi di una concezione umanista della cultura e della vita.

* * *

c) Psicologia moderna e cogitativa
Lesperienza soggiace allordine e progredisce verso lordine: se lintelletto il principio dellordine, da
supporre che| lintelletto immanente in qualche modo allesperienza. Tutta la difficolt consiste nello
spiegare in quale modo. Nel Tomismo tale immanenza spiegata, nellordine della natura e della costituzione
dellessere, come una specificazione trascendentale che hanno dallintelletto tutte le potenze conoscitive e
quelle che da esse immediatamente dipendono; nellordine dinamico delloperazione, come una subordinazione
che il senso ha verso lintelletto, quanto pi si trova per loggetto e per la funzione ad esso vicino. Quando si
dice che nelluomo il senso partecipa allintelletto si esprimono con un solo termine ambedue i momenti di tale
dipendenza.
Ho limpressione che la psicologia postgestaltista si venuta avvicinando a questa concezione, obliata quasi
negli stessi ambienti pi interessati, in forme spesso esplicite ed insistenti, a partire dalla sola fenomenologia ed
analisi nozionale dei problemi. Cos P. SALZI, dopo aver dimostrato limpossibilit in cui si trova la psicologia
fisiologica di far alcuna luce sui processi conoscitivi, ha richiamato lattenzione sul fatto che disturbi percettivi
ritenuti di origine fisiologica, come la miopia, il nistagmo, la cheratite, possono essere guariti o almeno
notevolmente ridotti con un semplice trattamento psicologico. Lesercizio della percezione non suppone una
pura ripetizione di atti, come credeva lassociazionismo, ma implica una rettificazione, spesso assai
accurata, dei dati. La percezione finale una conclusione di un processo di miglioramento che presenta tutte le
caratteristiche del ragionamento i cui punti salienti sono la fissazione di un certo contenuto, levocazione
conscia, nel blocco dei contenuti prepercettivi, del contenuto che interessa, la elaborazione sintetica dei
contenuti parziali ed infine lapparizione del contenuto globale unificato. Una ragazza, affetta da forte miopia
fin dallet di dieci anni, a quattordici non riusciva pi a distinguere alla distanza di m. 0,60 una riga di lettere
normalmente leggibili alla distanza di m. 9. Il trattamento di cura consisteva nellinvitare la ragazza a deporre
gli occhiali ed a sforzarsi di rappresentarsi, pi al vivo che poteva, le lettere che venivano esposte sullo
schermo; dopo appena 48 ore essa poteva leggere alla distanza di m. 1,20 i caratteri prima leggibili a| m. 0,60
era passata cio da 1/15 a 2/15 della visione normale ; dopo alcune alterne vicende, dovute alla negligenza del
soggetto nel ripetere gli esercizi prescritti, si pot constatare che la ragazza si era del tutto sbarazzata degli
occhiali ed aveva acquistato una vista pressoch normale. Negli esperimenti si not che una lettera, p. e. il G,
veniva distinta dal C, quando il soggetto si adattava a verificare con lo scorrere dello sguardo tutte le estremit
della lettera, rilevando la estremit destra inferiore che manca invece nel C.
La genesi sensoriale sorge quindi da un ragionamento e lordine sensoriale dipende dallimmagine che
porta lattenzione a fissarsi su tale stimolo e su taluna delle sue parti: vale a dire che ad unattivit di
ragionamento che fanno capo la genesi ed il progresso del tessuto delle sensazioni. Il S. arriva ad avvicinare in
un processo identico la fisica scientifica ed il processo di percezione: in ambedue i casi la qualit della
conoscenza ha per origine il pensiero e la medesima forma di questo pensiero. Capable de critiquer ses propres
erreurs et de se soulever au-dessus delles par sa spontanit, cest le raisonnement qui labore et la fondation et
les tapes dun difice unique. Ce quil pose hors de soi, il ne la trouv quen soi: la vue dun fragment lointain
de lhorizon ou dun grain color, comme la reprsentation des nbuleuses ou des atomes
50
. Se lintelligenza
interviene per cogliere le somi-glianze fra i contenuti sensoriali, perch non ha da intervenire per coglierne
anche le diversit?
Lo scoglio, come il nucleo, per una soluzione adeguata del problema della percezione nellambito della
filosofia moderna, va sempre rintracciato nel dualismo ed estrinsecismo di pensiero ed esperienza, inaugurato da
Cartesio e sistemato nelleterogeneit di noumeno e fenomeno in Kant. lavvertimento anche di M. PRADINES,
la posizione del quale ha non pochi punti di contatto con quella del Salzi: si diviso lo spirito che ununit.
Comment lesprit pourrait-il se servir de ces matriaux, sil tait incapable de les pntrer? Comment
lintelligence pour|rait-elle collaborer avec le sens, si le sens ntait de quelque manire intelligence?
51
.
Occorre dunque ricondurre la sensibilit allintelligenza, anche se questa impresa pu sembrare a prima vista
terribile. Per portare a termine tale impresa, continua il P., bisogna riprendere il progetto, se non proprio
litinerario, di Leibniz, di ritrovare la ragione al fondo della sensibilit. Allora la sensibilit passiva, quando
diventa capace di afferrare lattivit che la sostiene, si eleva sopra le cose e si fa ragione
52
.
Io non posso dare unesposizione analitica di queste e di altre teorie affini che saffermano di giorno in
giorno sempre pi insistenti. Ne stato fatto un cenno per rafforzare una convinzione personale, a cui ho
qualche attaccamento, quella che il pensiero moderno non va preso allingrosso e rigettato in blocco in ogni suo
tentativo, poich non va escluso che la verit, che in s unica, possa esser raggiunta con metodi e processi
gnoseologici disparati: sono persuaso che le teorie del Salzi e di M. Pradines ammettono una trascrizione quasi
immediata nella teoria tomista della cogitativa, che detta ragione particolare poich argomenta in concreto
sugli aspetti concreti. Mi preme insieme dinsistere, ed insister di pi nel capitolo sul pensiero vissuto, nel
principio metodologico che il pensiero moderno non potr mai essere rettificato, o comunque messo a fruttuoso
contatto con laristotelismo, fin quando ci si accontenta di una certa filosofia tradizionale che evita a
proposito tutte le cosiddette complicazioni profonde e sistematiche. Le costruzioni speculative, se sono
veramente tali, dimostrano la propria sufficienza nelle determinazioni specifiche dei problemi, non in quelle
generiche: la teoria tomista della cogitativa d la determinazione specifica del problema gnoseologico preso
nelle sue parti, come nel suo insieme.|
4. ORIGINALIT DELLA GNOSEOLOGIA TOMISTICA
Stando cos le cose, pare fondata la conclusione che una teoria della cogitativa il fulcro della gnoseologia
tomista: lo dir meglio il seguito di questa ricerca. Sorprende perci non poco il fatto che la cogitativa
pressoch ignorata dai Neoscolastici, e forse questa non lultima ragione perch, dopo essersi tanto arrabattati
attorno al problema gnoseologico, non ne abbiano spesso cavato frutti corrispondenti a tanto sperpero di
energie, ed ancor oggi tale problema sia ancora in alto mare
53
.
Ci si accontent di parlare di senso comune, fantasia e memoria, quando non si ritorna con gli Aristotelici
moderni alla concezione di un unico senso interno, dotato di varie funzioni. Questa corrente semplificatrice
alleccesso ha preso lindirizzo dal Suarez
54
, il quale anche per questo resta sotto linflusso di Scoto e del
Nominalismo: dal punto di vista metafisico questattitudine antitomista di Suarez e Scoto si fonda
sullimpugnazione da essi fatta alla dottrina tomista della specificazione delle facolt dai loro oggetti formali.
Ma di questo basti il solo accenno.
Consideriamo per un istante la difficolt del Suarez alla teoria tomista della cogitativa:
Cogitativam multi putant esse potentiam sensitivam propriam hominis valentem ratiocinari circa
particularia et componere atque dividere: hoc tamen excedit limites virtutis sensitivae, ut supra dixi. Cogitativa
ergo nihil aliud significat, quam ipsammet potentiam sensitivam interiorem, discernentem inter conveniens et
inconveniens, prout speciali quodam modo in ho|mine existit... quia non ex solo instinctu naturae, sed etiam ex
nobiliori cognitione et experientia, ac saepe etiam a ratione dirigitur
55
.
Non diversamente di quanto usa fare in metafisica, anche in gnoseologia il Suarez maneggia con disinvoltura
il rasoio di Occam: la funzione della cogitativa detta assurda insieme e superflua. Ma che tale posizione
dellAn-gelico non sia assurda lo mostra la sua poderosa teoria sulla partecipazione che forma il substrato
intimo del suo realismo, come si detto: la mancanza, tanto in Scoto come in Suarez, di una metafisica della
partecipazione, stata finora poco considerata da quanti sinteressano allo studio dei sistemi scolastici nei loro
rapporti con il Tomismo.
Circa, poi, la indicata superfluit della cogitativa, il Suarez rivela quanto si sia distaccato dalla autentica
tradizione aristotelica, che ha trovato in Averro lo scrutatore geniale di queste delicate funzioni della psiche.
Notiamo che la soppressione della cogitativa rende impossibile la preparazione dei fantasmi necessar
allintendere, sia per il contenuto, come per la continuazione che devono avere con lintelletto nel processo di
oggettivazione.
Per il contenuto. Tutti i fantasmi sarebbero dello stesso contenuto; non riferirebbero cio che i dati dei sensi
esterni, i sensibili propr e sensibili comuni, le superfic qualificate dei moderni: nessuna distinzione fra
formae e intentiones.
a) In tali fantasmi sarebbero presenti solo i dati neutri spazio-temporali, senzalcun apprezzamento di
valore concreto e senza la strutturazione interiore delle intentiones decem praedicamentorum onde si ha la
rappresentazione di una sostanza individuale, il figlio di Diares o lamico mio.
b) Tali contenuti ontologici di valore, dal momento che vengono negati al senso, devono esser riservati
in proprio allo intelletto: cos pensa espressamente il Suarez e con lui quasi tutti i moderni
56
. Lintelletto li
troverebbe con lastrazione?| Solo che nella posizione del Suarez lintelletto, che si trova di fronte ai fantasmi
delle sole superfic qualificate, non li pu trovare perch non ci sono. Esso allora deve creare senzaltro i
propr oggetti: aperto cos lo hyatus fra sensibilit e intelligenza, ed piccante che questa, che malattia
cronica del pensiero moderno, abbia delle radici scolastiche tanto palesi.
Quanto alloggettivazione. Se i contenuti universali dellintelletto umano devono avere una corrispondenza
nella realt concreta per esser detti oggettivi, si deve supporre possibile una verifica od oggettivazione dei
contenuti universali nei dati di esperienza. Tale verifica ha per intermediario il fantasma. Ma se il fantasma, che
riferisce di per s soltanto i dati spazio-temporali, lasciato intrinsecamente eterogeneo ai contenuti intelligibili,
non si sa pi in base a quali fondamenti un concetto universale sia da oggettivare in questo e non in quel
fantasma. Lunica via legittima, per la giustificazione fenomenologica delloggettivit, che lintelletto possa
percorrere in senso inverso, dallalto verso il basso, la medesima via che la sensibilit per la sua spinta naturale
ha percorso dal basso verso| lalto: una tale ordinazione noetica della sensibilit incomprensibile allinfuori
della teoria tomista della cogitativa.
Restano, come espedienti pratici per uscire dimpaccio, la associazione delle idee diciamo imagini e la
funzione del linguaggio, per cui si dovrebbe appiccicare, dal di fuori, ad una immagine un concetto e viceversa:
espedienti pratici e nominalismo piatto che meritano di essere francamente denunciati.
La semplificazione suareziana, accettata ingenuamente anche da qualche tomista
57
, che ha una prima radice
metafisica nel rifiuto di una teoria della partecipazione, ne ha una pi prossima nellambigua nozione di atto e
potenza e pi propriamente di materia e forma. Il Suarez, contro S. Tommaso, daccordo con Scoto e, per lui,
con la tradizione agostiniana che resta nei secoli lavversaria implacabile del Tomismo, ritiene che la potenza
dotata, come tale, di un certo atto tanto nellordine formale, come in quello entitativo. Con questo principio
connessa laffermazione che la materia, non essendo pi la potenza pura tomista, non pi ostacolo assoluto
alla nostra conoscenza, onde pu esser conosciuta nel suo contenuto concreto; e lindividuo che dato dalla
composizione di una forma nella materia, per il fatto che la materia conoscibile, pu esser conosciuto in s,
immediatamente dallo stesso intelletto. A che pro allora lambiccarsi il cervello in teorie astruse quando il tutto
pu essere evidente in modo assai pi semplice?
Il valore speculativo che S. Tommaso attribuisce alla cogitativa non poggia sulla dottrina astratta chessa
una tale e tale facolt, realmente distinta tanto dallintelligenza come dagli altri sensi,... ma sui princpi, per i
quali postulata la sua| particolare funzione. Se la si pone anche come facolt a s, non per unespediente di
pigrizia frequente nei teorici delle facolt dell800 francese contro i quali insorto il Taine ma per la
ragione che una volta riconosciuta la specificit di una funzione, bisogna far corrispondere ad essa un principio
prossimo proporzionato, poich una fonte dar sempre acqua di una medesima qualit.|


CAPITOLO QUINTO

FUNZIONI DELLORGANIZZAZIONE SECONDARIA: LO SCHEMATISMO
SOMMARIO. Lorganizzazione dellesperienza: lo schematismo a priori (Kant). Lo schematismo a posteriori: lo schematismo
analitico (R. DAllonnes, Burloud); schematismo genetico (Piaget, Janet). Teoria aristotelica di una genesi degli schemi: la teoria
della epagogh, la teoria tomista e gaetanista, schematismo kantiano e schematismo tomista.
1. LORGANIZZAZIONE DELLESPERIENZA: LO SCHEMATISMO A PRIORI (KANT)
Lesplorazione progressiva del problema percettivo ci ha portati, da diversi punti di vista, a ritenere
essenziale la distinzione fra organizzazione primaria ed organizzazione secondaria nella percezione sensoriale.
risultato pure che tale distinzione non suggerita dalla sola diversit dei contenuti, ma anche dal predominio
fenomenologico che pu avere la secondaria sulla primaria, in quanto che la prima ordinata per natura a
subordinarsi alla secondaria (costanza percettiva e funzione strutturante del significato). Nel divenire fisico del
processo lorganizzazione primaria che va riconosciuta immediata (i sensibili comuni come sensibili per se).
Segue la funzione di discriminazione e unificazione del senso comune. Per il fatto che qualsiasi contenuto
sensoriale non meno dato al senso comune di quanto lo sia al proprio senso, e per il fatto, che ne deriva, che
i contenuti di tutti i sensi sono com|presenti e compercepiti dallidentico senso comune, aperta la possibilit
che in esso tali contenuti si possano integrare, amplificare e correggere.
Mentre nel primo momento i sensibili comuni sono le qualit percettive in quanto date da oggetti estesi ad
un organo parimenti esteso, nel secondo momento che sinizia con il senso comune si ha la stabilizzazione dei
contenuti fenomenali per via soprattutto di una particolare apprensione di valore che li possa differenziare,
facendoli passare da contenuti neutri in contenuti con significato ed avviandoli cos alla trattazione razionale
della scienza.
Questa integrazione, che caratterizza il secondo momento dellelaborazione percettuale, si pu iniziare
spontaneamente per il solo succedersi delle esperienze. Tale strutturazione spontanea ha dei limiti molto stretti
ed in questa fase che possono avere una funzione notevole i processi fisiologici intorno ai quali per ben poco
si pu dire di fondato; alla strutturazione costruttiva degli oggetti devono prender parte funzioni di ordine
superiore, bench non siano da dirsi propriamente intellettive.
Questo secondo momento, toccato parzialmente nelle teorie della memoria primaria dello Stumpf, della
fantasia di Palagyi, trova una posizione teoretica adeguata nella teoria, adombrata da Aristotele e sviluppata
dalla tradizione averroista e tomista, intorno alla cogitativa.
Dopo il cenno dottrinale che ne abbiamo dato, restano ora da prospettare i problemi e le direzioni principali
che tale teoria pu aprire per un realismo moderato.
La critica alla Gestalttheorie aveva mostrato che lesperienza passata non resta (sempre) estranea, ma ha un
valore strutturante e che essa esercita questa funzione per via del significato. Riteniamo pure come acquisito,
nella psicologia pi moderna e nella filosofia aristotelica, che il significato concreto precede lastratto, cosicch
la funzione della cogitativa precede e condiziona quella intellettiva. Resta ora da vedere quali siano le
condizioni per lo svolgersi di tale funzione.
La cogitativa, che detta ragione particolare, ricava il| significato concreto degli oggetti per un processo di
valutazione che abbraccia insieme le condizioni attuali e le condizioni passate delloggetto. Ma lesperienza, nel
succedersi dei suoi atti, o pare che dovrebbe essere multiforme e puntiforme e non permette quella
valutazione, perch questa suppone lidentit fenomenale delloggetto nel presente e nel passato, che
lesperienza puntuale impotente da sola ad assicurare.
Si deve quindi riconoscere che i contenuti rappresentativi per il fatto che procedono dallindistinto al
distinto attorno ad un nucleo permanente delloggetto non rimangono in s chiusi ed isolati, ma si integrano in
un contenuto che tutti li riguarda e li riassume sinteticamente e che si riproduce come tale ad ogni nuova
esperienza. Lintegrazione che qui interviene ben diversa da quella che pu esser data dallassociazione delle
idee; nella percezione il contributo dellesperienza passata tende alla realizzazione fenomenale del significato
come un tutto qualificato e immediatamente dato: lassociazione uno dei fattori secondar della percezione,
non quello primario che lincorporazione del significato.
Io vedo che una persona un mio amico, senzalcun ricorso esplicito alla memoria, bench certamente io
possa dire di vedere una tal figura in quanto uomo e pi ancora in quanto un amico solo in base
allesperienza passata. Nel rendimento attuale della percezione non sono semplicemente ritenuti i caratteri
comuni degli oggetti sperimentati, e lasciati da parte i propr; piuttosto si trovano solidificati quelli costitutivi
e perduti quelli accessor.
Chiamo leffetto di questa solidificazione discriminativa schema per-cettivo
1
. Diciamo allora, sia pur in
via provvisoria, che latto di percezione di una coscienza matura consiste nellanimazione dello schema
percettivo e nella realizzazione dei suoi contenuti come contenuto di esperienza attuale. Le attuazioni
percettive, come ogni manifestazione vitale,| bench siano sempre originali, non si costruiscono mai ex novo
o ex nihilo, ricominciando sempre da capo; ogni atto di percezione va piuttosto considerato in relazione alla
crescenza e alla maturit psichica raggiunta dal soggetto. Lentit di tale crescenza data dal grado di
epurazione dello schema percettivo: la epurazione non pu essere portata a termine che dalla cogitativa, la
quale viene cos a collocarsi, anche fenomenologicamente, al centro della vita interiore.
La dottrina della cogitativa offre poi lopportunit per un confronto pi serrato fra Aristotelismo e Kantismo
e le teorie moderne sorte dal Kantismo di un pensiero vissuto che sta a fondamento del pensiero logico. Il
Dilthey e lo Stumpf, come si detto nellIntroduzione al I Volume, hanno visto il fallimento del Kantismo
nellincapacit in cui esso si trova di incorporare la forma ed il significato alla materia o contenuti
desperienza sensibile. La discussione quindi essenziale.

* * *

stato merito di Kant laver introdotto i termini ed il problema dello schematismo in una teoria della
conoscenza: la sua penetrante impostazione anche la migliore introduzione per lapprofondimento del
problema, come per rilevare insieme i disag della soluzione trascendentale.
Si ammette essenziale il notarlo che Kant accetta integralmente la nozione humiana dellesperienza
sensoriale: alla sensibilit dato un caos od una polvere di elementi sensibili, indistinta ed informe nel
contenuto, una pura materia. La forma o struttura dei dati informi opera della spon|taneit del soggetto.
Questa formazione ha due tappe, una nel campo sensoriale dellintuizione, laltra nel campo della ragione con
la sintesi categoriale. La prima strutturazione avviene per mezzo dellintuizione formativa (Anschauung) di due
forme sensibili, lo Spazio ed il Tempo: dalla Empfindung o affezione causata dallesterno, si passa alla
Warhnehmung o percezione (in senso leibniziano) della sensazione, che il collegamento delle sensazioni
con la coscienza; poi con un atto di sintesi dellapprensione si costruisce la rappresentazione formale
(Erscheinung). In questa, lesperienza ha ormai una certa organizzazione in quanto che in essa la molteplicit
dei contenuti di sensazione formalmente determinata secondo i rapporti possibili di spazio e di tempo. Si tratta
per di unesperienza ancora ideale o fenomenale per via della apriorit che Kant attribuisce alle due forme
dellintuizione.
Perch si possa parlare di esperienza veramente oggettiva, e cio perch la molteplicit dei fenomeni ordinati
nello Spazio e nel Tempo possa essere una molteplicit di oggetti della natura, necessario che la
molteplicit dellesperienza sia sussunta nella sintesi categoriale, puramente intellettiva e di per s
assolutamente a priori. questa unificazione, operata dalla categoria nei dati dellintuizione, che rende
possibile il concepire i rapporti necessar nella realt fisica (possibilit della fisica in generale).
Mentre la funzione delle forme della sensibilit quella di unificare in sintesi uniforme il disperso ed il
caotico, la funzione delle categorie della ragione quella di oggettivare, secondo rapporti necessar, i
contenuti di tali sintesi. Soltanto per mezzo della sintesi categoriale un contenuto dato nella intuizione riceve
una determinazione oggettiva, in quanto viene pensato come un momento necessario nella serie degli altri dati,
determinati a loro volta anchessi riguardo al primo e formanti assieme con esso una unit (determinismo
della fisica classica).
Soltanto in questa sintesi un contenuto di per s soggettivo (dintuizione) diventa per noi un oggetto del
mondo dellesperienza. La sintesi categoriale perci la condizione ne|cessaria, non soltanto della nostra
conoscenza universale del mondo della natura fisica, ma anche della possibilit stessa dellesperienza. Da
questa dottrina Kant cava la nota conseguenza che non possiamo pensare alcun oggetto se non per categorie, e
non possiamo conoscere alcun oggetto pensato se non nelle intuizioni che corrispondono a quei concetti (le
categorie). Le categorie senza intuizione sono vuote e la esperienza da sola cieca, onde la conoscenza
oggettiva valida soltanto nellapplicazione di una categoria ad un contenuto desperienza intuitiva o
sussunzione di questa in quella (B, P. II, lib. I, 26, 151-152).
Siamo giunti al momento cruciale del kantismo. Nel dualismo di empirismo e razionalismo, che Kant ha
riassunto in s dalla filosofia precedente, i concetti puri dellintelletto paragonati alle intuizioni empiriche
(anzi sensibili, in generale) sono affatto eterogenei e non possono trovarsi mai in una qualsiasi intuizione. Or
com possibile la sussunzione di queste sotto di quelli, e quindi lapplicazione delle categorie ai fenomeni?
(B, 159).
La posizione del problema ha un valore universale e simpone per ogni gnoseologia che non voglia legarsi
mani e piedi al monismo.
qui che Kant, con profondo intuito, escogit lo schema quale terzo termine che devessere omogeneo da
un lato con la categoria, e dallaltro col fenomeno, onde sia possibile lapplicazione di quella a questo. Tale
rappresentazione intermedia devessere pura (senza niente di empirico) e tuttavia, da un lato, intellettuale,
dallaltro sensibile. Tale lo schema trascendentale
2
.
Kant precisa la natura dello schema considerandolo come una determinazione della forma del senso interno,
il tempo, che perci la condizione formale per lunificazione di tutte| le rappresentazioni. Ora una
determinazione trascendentale di tempo omogenea alla categoria (che ne costituisce la unit) in quanto
generale, e poggia sopra una regola a priori. Ma, dallaltro lato omogenea al fenomeno, in quanto il tempo
contenuto in ciascuna rappresentazione empirica del molteplice. QUINDI unapplicazione delle categorie ai
fenomeni sar possibile mediante la determinazione trascendentale del tempo, la quale, come schema dei
concetti dellintelletto, media la sussunzione dei fenomeni alla categoria (B, 160).
Gli schemi, per questa via, vengono agganciati esplicitamente alla priori mentale, in quanto nel
manicheismo gnoseologico di Kant ogni ordine dellesperienza ha la sua fondazione nella funzione sintetica
della ragione. Gli schemi non sono perci che una risonanza dallalto in basso dei concetti puri a priori
nella sensibilit. I concetti puri a priori, oltre alla funzione dellintelletto nella categoria, debbono pure
contenere a priori condizioni formali della sensibilit (specialmente del senso interno), che costituiscono la
condizione generale secondo la quale la categoria pu esser applicata ad un oggetto qualunque. Lo schema di
un concetto questa condizione formale e pura della sensibilit, alla quale si restringe il concetto dellintelletto
nel suo uso, e schematismo dellintelletto puro il modo di comportarsi dellintelletto con questi schemi. Lo
schema non perci una immagine, ma piuttosto la rappresentazione di un metodo per rappresentare una
molteplicit, secondo un certo concetto, in una immagine: schema di un concetto la rappresentazione di
procedimento generale onde la inaugurazione porge a esso concetto la sua immagine (B, 161)
3
.
Mentre limmagine un prodotto della facolt empirica| della imaginazione produttiva, lo schema dei
concetti sensibili un prodotto e, per cos dire, un monogramma della imaginazione pura a priori, per il quale e
a seconda del quale le immagini cominciano ad essere possibili. Il rapporto dellimmagine allo schema
analogo e subordinato a quello che ha lo schema al concetto: lo schema per assai pi vicino al concetto, nel
contenuto e nella funzione, che non allimmagine che esso schema rende possibile.
Lo schema, quindi, di un concetto puro intellettuale qualche cosa che non si pu punto ridurre a immagine;
esso altro non che la sintesi pura, conforme ad una regola dellunit (secondo concetti in generale), quale
espressa dalla categoria ed un prodotto trascendentale dellimmaginazione, riguardante la determinazione del
senso interno in generale, secondo le condizioni della sua forma (il tempo) in rapporto con tutte le
rappresentazioni, in quanto queste devono raccogliersi a priori in un concetto conformemente alla unit
dellappercezione (B, 162).
Lo schematismo dellintelletto per le categorie la sola vera condizione che d ad esse una relazione con
oggetti, e quindi con significato (B, 165); perci le categorie senza schemi sono soltanto funzioni
dellintelletto per i concetti, ma non rappresentano per s nessun oggetto.
Kant esemplifica: il numero lo schema puro della quantit; lo schema della sostanza la permanenza del
reale nel tempo: sostrato che perci rimane, mentre tutto il resto muta; lo schema della causa il reale a cui, una
volta che esso sia posto, segue sempre qualche altra cosa: esso consiste adunque nella successione del
molteplice, in quanto sottoposta ad una regola (B, 163).
Cosicch alla fine, lo schema propriamente solo il fenomeno e il concetto sensibile di un oggetto in
accordo con la categoria (B, 165). Onde si ha che gli schemi da un lato realizzano le categorie, cio le
riferiscono alla realt empirica; dallaltra invece le restringono a questa stessa realt, cio alla sfera dei
fenomeni.
Queste, in unesposizione un po pedante, forse, ma non| inutile, le linee maestre dello schematismo
trascendentale che ha tormentato non poco gli esegeti del Kantismo.

* * *

Qualunque possa essere la consistenza intrinseca, va riconosciuto che lardua dottrina dello schematismo il
massimo sforzo fatto da Kant per raggiungere il realismo; alcuni, anzi, vedono in questa dottrina il fulcro del
superamento fatto da Kant sopra lo scetticismo di chi laveva svegliato dal sonno dogmatico (Hume).
La teoria kantiana sulla fantasia pura ha un significato gnoseologico, pi che psicologico. Laccent, dice
giustamente il CASSIRER, nest pas mis sur le problme de la gense psychologique, mais sur celui de la
signification objective (411). Anche nella teoria di Hume, la fantasia occupa una posizione centrale. su di
essa che riposa la nostra credenza alla regolarit della natura, alla connessione fra causa ed effetto, alla durata
delle cose oltre la loro percezione attuale: il fatto di questa credenza Hume non lha mai negato, solo che non
riuscito per alcuna via a giustificarlo. Di qui il suo scetticismo che considera la immaginazione come la sorgente
di tutti gli errori e le illusioni, per cui la stessa nostra vita non che un tessuto pi o meno coerente di illusioni.
a questo punto, secondo il Cassirer, che interviene la soluzione kantiana. Essa vuol liberare dallo
scetticismo di Hume non solo lintelletto, ma anche limmaginazione: vuol mostrare che limmaginazione non
esclusivamente distruttrice o deprimente, ma anche costruttrice, che essa limmaginazione produttrice e
regolante
4
. A questo tende la teoria degli sche|mi, poich essa mostra che limmaginazione, lungi dal falsificare
le immagini degli oggetti, , al contrario, indispensabile per porre la determinazione oggettiva come tale. In
Hume la immaginazione era abbandonata a se stessa e non poteva fondare la verit; per Kant, invece, la verit
non consiste nella sola percezione immaginativa, ma nel sistema, nel contesto dellesperienza in quanto
soggetto a leggi universali.
Lapologia del Cassirer ha messo in chiaro loriginalit della posizione kantiana e la necessit dello
schematismo per una teoria adeguata della conoscenza, ma non dissipa i gravi dubb che pesano su tale
posizione.
Ed il dubbio pi grave quello che lo schema kantiano, il quale deve mediare fra i contenuti della sensibilit
e quelli dellintelletto, di tale natura che non potr esercitare mediazione alcuna, e ci per la semplice ragione
che lo schema kantiano non possiede i caratteri del mediatore. Ogni mediatore, in qualsiasi ordine, in tanto pu
esercitare la sua funzione in quanto pu comunicare con le parti. Nella mediazione morale tale possibilit di
comunicazione fondata sul fatto che il mediatore riesce accetto ad ambedue le parti; nella mediazione
metafisica e gnoseologica la possibilit di comunicazione data dalla somiglianza che ha il mediatore, sia con
luna come con laltra delle parti.
Lo schema percettivo che ha da collegare i dati della sensibilit con le leggi dellintelligenza, deve realizzare
in s in qualche modo i caratteri della sensibilit e dellintelligenza. Lo schema kantiano viene meno a questa
esigenza, per il fatto che esso trascendentale, cio indipendente dallesperienza; esso, non meno della
categoria, un frutto della spontaneit della ragione; ai dati di esperienza, che restano sempre caotici, esso,
come la categoria, saggiunge dallesterno. Per il fatto che in Kant lo schema ha una sola origine, quella
dallalto in basso, si deve concedere anche ad esso, come alla categoria, una funzione sintetizzante autonoma
che annulla ogni possibilit di mediazione; e non solo lintelletto non arriva neppure per lo schema a toccare la
realt, ma non si sa neppure se logicamente si possa dire che viene a toccare il fenomeno, intenden|do per
fenomeno un contenuto che dato in qualche modo e non puramente costruito dal soggetto
5
.
Lo schema kantiano non pu aprire lo sguardo mentale sul concreto, n oggettivare le categorie: il Kantismo
deve morire di autofagia e gli Idealisti hanno avuto ragione, dal punto di vista della coerenza dei princpi, a
spingere oltre il principio della priori. Quando il Lachize-Rey osserva che lesercizio dellattivit percettiva
obbedisce ad una traiettoria e che bisogna distinguere una traiettoria realizzante da una traiettoria
realizzata la prima, immanente al movimento organizzativo e struttura informante dellatto percettivo, la
seconda, risultante dalla prima e che la traiettoria realizzante lo schema kantiano, si pu anche convenire
6
.
Resta sempre, per, la questione cruciale del come si origini quel movimento dorganizzazione intrinseca che
proprio dello schema, e quale sia il rapporto fra lorganizzazione immanente al processo sintetico del soggetto
con quella che si ritiene competa alloggetto, come tale.
vero, come osserva il Gancikoff, che Kant ha cercato di evitare questa difficolt, realizzando lunit
sintetica della esperienza, nello schema del TEMPO. Se non che lo stesso tempo una forma soggettiva: come
pu la categoria oggettivarsi negli schemi resi possibili da una forma soggettiva? E poi, il tempo non esaurisce
loggettivit, anzi si deve dire che neppure la tocca
7
. I momenti della esperienza rimangono puramente formali e
non sono determinabili dal punto di vista dellessenza stessa delle cose per il fatto che non si distinguono| luno
dallaltro se non secondo lordine (estrinseco) della successione di A a B e B a C. La loro oggettivit dipende
esclusivamente dalla necessit del loro ordine nello schema temporale dellesperienza; ma questa necessit non
che una necessit puramente soggettiva, una necessit contenuta a priori, come la condizione trascendentale
dellattivit sintetizzante della coscienza
8
. Essendo cos determinati solo formalmente, e per dir meglio descritti,
fissati nellordine del tempo, questi oggetti non possono dare nulla per la definizione del carattere intrinseco
della serie stessa. Anche la serie tutta, ossia tutta la possibile molteplicit dei rapporti che la formano, rimane
determinata soltanto formalmente ed esteriormente, cio come molteplicit di rapporti di permanenza (sostanza),
successione (causa); e quando Kant li chiama rapporti di sostanzialit, di causalit, ecc., egli adopera dei termini
che nel suo sistema non hanno pi e non possono pi avere il loro significato reale. In particolare, il tempo,
inteso come forma pura ed ideale della coscienza, rivela la continuit del processo della coscienza, ma non
contiene nulla di positivo, di concreto, nessuna nota di qualche forza reale, di qualche energia determinante;
altrimenti esso non potrebbe essere una forma pura.
Daltra parte non si comprende perch K. sia ricorso solo al tempo e non anche allo spazio per lo
schematismo; che anzi il continuo fenomenale, che tanta parte ha in questa materia, appartiene in modo pi
evidente ed incontestato allo spazio che al tempo, ed anche per questo la sua costruzione, davvero troppo
geometrica per esser vera, riesce inadeguata nei riguardi della stessa analisi fenomenologica. Infine, il tempo
non si riferisce meno al durare dei fenomeni esterni che di quelli interni
9
.|
Comunque nella sua teoria dello schematismo Kant si rassegna a dichiarare che non si pu cogliere la vera
sostanzialit, il contenuto costruttivo essenziale della cosa, che la determini come tale e perci debba permanere
in essa, mentre tutto il resto cambia. Si tratta solo di determinare ci che permane nei cambiamenti successivi
delloggetto e di ritenere questo sostrato permanente come sostanza, che perci non sar mai altro che il sostrato
della rappresentazione empirica del tempo stesso, che permette di fissare ogni altro rapporto col tempo. Cos
anche per la causalit: si tratta sempre per K. di stabilire la necessit di una successione nel tempo, che appunto
in ragione di questa sua necessit determina il carattere causale del rapporto, cosicch la causa reale non si
coglie mai. Anzi per la causa K., a mio parere, fa un passo indietro rispetto a Hume, che aveva distinto de jure
fra causalit e mera successione, mentre K. per via della funzione attribuita al tempo nello schematismo
ricade nellerrore di confonderla e di annullare doppiamente il contenuto reale di questa cos importante
nozione. Carattere esclusivamente intellettuale del tipo fisico-matematico e riduzione a funzioni temporali: ecco
i due segni dellinsufficienza dello schematismo kantiano. Sotto ambedue gli aspetti sempre allintelletto che
tocca la parte del leone. Un leone per che mangia a vuoto!
Dobbiamo perci negare che sia possibile costruire lesperienza concreta in base allo schematismo kantiano,
per il fatto che in alto esso trascendentale, in basso sannega nella vuota e neutra formalit del tempo. In
una teoria dello schematismo, occorre postulare una doppia facolt di sintesi a posteriori, lorganizzazione
primaria e quella secondaria, entro le quali, sotto la direzione, non limposizione, della mente si formi lo schema
al quale competono veramente gli importanti compiti che K. ha avuto il merito di prospettare.|
2. LO SCHEMATISMO A POSTERIORI
a) Schematismo analitico (Revault dAllonnes, Burloud)
Fu lavvertimento kantiano che spinse gli Empiristi alla concezione di uno schematismo a posteriori. Nella
posizione empirista lipotesi pi semplice era di supporre che gli schemi si venissero costruendo da s,
meccanicamente, quasi per un indurimento del contenuto desperienza. Le cosiddette immagini comuni o
generiche del Galton sono forme di schemi empirici ottenuti per la soppressione dei caratteri propr degli
oggetti secondo lanalogia delle fotografie composte. J. St. Mill, rifacendosi al Comte, aveva prospettato
qualcosa di simile. Il Taine a volte, seguendo la logica dei problemi, afferma la necessit dello schematismo, ma
accorgendosi poi che esso insostenibile nel fenomenismo, ritira la prima affermazione per rifugiarsi nella
immagine residuo
10
.
Ha dato una teoria completa dello schematismo (a posteriori) il REVAULT DALLONNES, il quale, alla vista
del disfacimento della psicologia classica compreso il sensismo motorio-affettivo del grande maestro che fu il
Ribot opt per una teoria che collegasse assieme lorganizzazione motoria con quella conoscitiva. In questa
ricerca egli giunse, per vie diverse, a risultati molto affini a quelli della Gestalttheorie
11
.
La base di ogni comportamento o situazione psichica non limmagine comune o la costellazione, ma
sempre uno schema; lo schema a sua volta sorge dalle condizioni sociali e dalle disposizioni individuali native
od acquisite, permanenti o transitorie con le quali ci avviciniamo ad un oggetto o risolviamo una situazione
data.|
Lo schema perci di una situazione complessa quel procedimento che ce ne rende padroni: a volte esso
fornito da meccanismi fisiologici incoscienti, a volte unoperazione cosciente semivolontaria o volontaria.
unoperazione che mette in rilievo, ritiene, rinforza ed alloccasione fa ricordare alcuni elementi utilizzabili,
mentre trascura e ricaccia nellombra tutto il resto che pu ingombrare.
Mentre Kant aveva concepito soltanto uno schematismo discendente dallintelletto verso la sensibilit, senza
per altro mai raggiungerla, il R. dA. osserva che non meno importante il far luogo ad uno schematismo
inverso, di origine fisiologica e sensoriale, che pu salire verso il concetto, e che pu tanto raggiungerlo come
arrestarsi a mezza via. vero, come dice Kant, che il concetto per oggettivarsi ha sempre bisogno di uno
schema; ma lo schema pu stare anche senza il concetto e fermarsi ad uno stadio anteriore. Un idiota, che ha la
corteccia cerebrale deficiente e che non pu arrivare ai concetti generali ed astratti, schematizza le sue
impressioni sotto le forme intuitive concrete: avanti, indietro, durante, dopo, vicino, alto, basso, movimento,
ritmo, ecc.; percepisce i rilievi e le prospettive; discerne molti oggetti ed alcune persone: interpreta praticamente
alcuni gesti, come di minaccia, di benevolenza...: tutto ci un certo anticipare e quindi un subire la influenza di
schemi (B, 163-164, e 258).
Kant, per lerrore metodico di procedere dallalto verso il basso, non s accorto che la dottrina degli schemi
avvia naturalmente ad una teoria genetica delle idee generali, secondo la quale lo schema una flora dalle forme
molteplici, di cui anche se molte possono non rassomigliare al concetto ed altre esserne la caricatura, altre
invece si presentano come quasi concetti o pre-concetti dei quali luno o laltro pu causare senzaltro il
concetto. Il nucleo di una teoria delle forme dinamiche della vita (amore, odio, speranza), come delle sue forme
teoretiche (idea, giudizio, raziocinio, scienza, religione...) dato da una teoria degli schemi, ed da lamentare
assai che la psicologia sia ancora alla b c di questa ricerca. I risultati pi consistenti in materia sono dovuti allo
stesso R.| dA. per la vita gi formata, al Rey e soprattutto al Piaget per la vita infantile.
Il R. dA. concepisce lo schema come una condensazione, unabbreviazione psichica riassuntiva in modo
unitario della esperienza passata e adattata alla recezione della esperienza futura.
Lo schema ha la funzione di operare nel presente e ad esso dovuto leffetto percettivo, cio il particolare
modo di apparire degli oggetti alla coscienza. La caratteristica delle svariate forme di effetti percettivi che
certe componenti, le quali di per s appartengono al passato, sono presentificate in tal modo e fino a tal punto
con tale esagerazione che sono spogliate di ogni apparenza del passato e del non attuale e rese indiscernibili
dal puro attuale dato. Si pensi al rilievo stereoscopico per gli effetti elementari, e ad una caricatura per
gli effetti pi complessi. Lincorporazione dei contenuti di esperienza passata a quelli attuali spesso cos
completa, cos stretta, che si trovano, gli uni e gli altri, sullo stesso piano di attualit fenomenale. Di qui la
difficolt pratica di distinguere nella percezione ci che di fatto attualmente dato da ci che ad essa viene
incorporato, e deve trovarsi qui la ragione del doppio fatto che la nostra percezione si trova di solito
nonostante la frammentariet dei dati adeguata alloggetto, come del fatto contrario che la percezione
illusoria, cio il superamento delloggetto oltre i limiti della realt (B, 186).
Dalla minuziosa analisi del R. dA. riteniamo che si dnno nella percezione effetti normali ed effetti
patologici; rientrano in questi ultimi le illusioni psicopatiche e le allucinazioni di cui si occupa la frenologia.
Pi importanti per il nostro argomento sono gli effetti normali di cui il R. dA. ha tentato di dare una
compiuta classificazione (B, 191 e segg.).
Distingue egli anzitutto gli effetti normali in percezioni adeguate cio veritiere, e percezioni inadeguate
ovvero illusioni normali.
Le percezioni adeguate possono fondarsi principalmente| sul funzionamento dellapparato psicofisico
periferico e centrale, e si hanno allora le percezioni psico-sensoriali: esempio tipico, leffetto stereoscopico.
Oppure le percezioni adeguate suppongono un riferimento esplicito alla vita del soggetto ed al tempo (passato e
futuro): in questo caso lintegrazione e presentificazione eminentemente di natura psichica. Parimenti per le
percezioni inadeguate od illusorie, vi sono illusioni normali psicosensoriali: esempio, il bastone mezzo immerso
nellacqua che appare, al limite dei due mezzi, deviato di direzione queste illusioni restano incorreggibili; vi
sono anche illusioni normali psichiche, come quella di un tempo vuoto che appare pi lungo di un tempo
pieno. Classificazione bimembre che coincide sostanzialmente con la nostra di organizzazione primaria ed
organizzazione secondaria; od almeno esse sono molto affini. Ecco la classificazione degli effetti proposta dal
R. dA. (B, 191):






Questi primi risultati permettono una critica sostanziale alla teoria empirista (St. Mill, Galton) circa la
percezione delle relazioni, in particolare di quella di somiglianza che ne il centro. Secondo St. Mill, la
somiglianza altro non che una identit parziale: si dicono somiglianti due (o pi) oggetti che mostrano alcuni
tratti identici, altri restando diversi. Sta il fatto, invece, che possono esser percepiti come somiglianti anche
oggetti che, esaminati punto per punto, non presentano alcun tratto comune identico: anzi da dubitare assai se
si dia alcun oggetto in natura lasciamo da parte gli oggetti artificiali che soddisfi alla teoria milliana di
realizzare in tutto od in parte una vera identit di carattere. I membri di una famiglia,| plaga, nazione, razza
sassomigliano sempre, poco o tanto, bench ad un esame pi accurato ciascun carattere di ogni individuo
presenti qualche dissomiglianza con il carattere della parte omologa negli altri individui.
Perci, nelle condizioni ordinarie della percezione di somiglianza, non si tratta propriamente
dellapprensione di una identit parziale, non avendo di solito n il tempo, n i mezzi per controllarla: ci si
accontenta di una somiglianza approssimativa e due approssimazioni hanno un interesse percet-tivo maggiore
di una identit parziale reale. Lapprensione percettiva di somiglianza non procede dallesame dettagliato delle
parti, ma abbraccia subito loggetto nel suo insieme e lo riferisce ad un altro oggetto che stato, od , parimenti
appreso nel suo insieme. Ci che costituisce la somiglianza percettiva non tanto la somiglianza bilaterale di
parte a parte, ma piuttosto la somiglianza proporzionale fra il modo di organizzarsi delle parti di un tutto con
quella di un altro tutto (B, 199).
lapprensione di somiglianza proporzionale che sta alla radice del pensiero concreto dellarte e della
tecnica e che spesso il fondamento proprio dei processi di astrazione: si pensi fra laltro allarchitettura
moderna, alla pittura futurista, alla forma musicale dei poemi sinfonici per rendersi conto della parte
preponderante che vengono a prendere gli schemi nelle manifestazioni esteriori della vita contemporanea.
Lapprensione della somiglianza proporzionale, che altri psicologi, p. es. il Piaget, chiamano assimilazione,
pu avvenire in varie direzioni secondo che di fatto il contenuto di un senso che predomina o quello di un
altro: in questi casi di dominanza percettiva, gli attributi di una regione sensoriale sono attribuiti ai contenuti
delle altre, cos si parla di colori caldi e freddi, di suoni bassi ed alti, morbidi, aspri... (B, 204). In questi casi si
ha che lo schema percettivo eterogeneo, per qualche affinit che presenta in modo non sempre cosciente od
analizzabile, si sovrappone secondo il R. dA. io direi penetra i dati attualmente percepiti appartenenti ad
altra regione sensoriale, ne d uno schizzo che una inter|pretazione secondo la quale il complesso sensoriale
attualmente percepito prende un significato pi denso ed unitario ad un tempo. La psicologia classica parlava in
questi casi di sinestesie; in realt, oltre al fatto della sinestesia, corrispondente alla funzione dellaristotelico
senso comune, vi concorrono fattori di ordine superiore se non dintelligenza astratta, almeno dintelligenza
concreta (B, 204).

Finora si detto degli schemi, in rapporto alla percezione sensoriale, ma non meno importante la funzione
degli schemi nel pensiero astratto e sistematico. Oltre gli schemi sensoriali, si danno anche gli schemi razionali.
Sono quelli che stabiliscono il fondamento per le relazioni astratte e generali; essi considerano gli oggetti ed i
soggetti sotto il rapporto di numero, genere, relazione, azione...; cos, perci, includono delle relazioni nelle
relazioni, degli schemi negli schemi e nelluomo spesso saccompagnano ai segni simbolici e al linguaggio. Si
deve per ritenere che ben prima dellapparizione dei segni simbolici della logica verbale, ben prima
dellorganizzarsi della parola in proposizioni, esiste una logica immaginativa, muta o inverbale, certamente assai
limitata ma che gi, in precedenza e senza laiuto del linguaggio, crea ed elabora, almeno fino ad un certo punto,
il numero, il concetto, lidea che non sono ancora lidea concettuale, il giudizio, il discorso inferenziale. Si vuol
dire che, alla base della ideazione verbalizzata, esiste una ideazione per via di effetti psico-sensoriali e
psichici, cio una ideazione inverbale per schematizzazioni immaginative. Si d cio una zona psichica infra-
concettuale nella quale sorgono, si agitano e vivono numeri, ritmi, concetti immaginativi inverbali, giudiz
immaginativi informulati che non sono ancora delle frasi. Anche senza lausilio della parola o di altri segni
propriamente detti, le strutture schematiche inverbali sono da considerarsi veramente razionali, ed anche da sole
possono progredire di molto, bench non tanto come quando saiutano col linguaggio.
Queste strutture razionali immaginative non sono ristrette a delle abbreviazioni intuitive istantanee e
fuggitive, ma si| sviluppano per tappe e concatenazioni successive. Infine, quando interviene il linguaggio e
con esso i contributi del pensiero riflesso si opera una riduzione delle schematizzazioni immaginative, non
tanto per che esse non restino sempre per ogni ideazione la sorgente viva, scoperta o segreta, cosicch si pu
ben dire dal punto di vista fenomenologico puro che lo sviluppo psichico in ogni sua direzione, artistica,
manuale, concettuale..., sempre uno sviluppo di schemi (B, 212, 261)
12
.
Gli schemi compiono di solito una funzione doppia, che apparentemente in contrasto nei suoi due aspetti,
ma che in realt indispensabile alla vita: la mobilit-plasticit e la costanza. Da una parte lo schema ha un
valore costante di realizzazione rappresentativa rispetto alle molteplicit congiunte delle impressioni; dallaltra
lo schema, per la sua indeterminatezza, suscettibile dinterpretazioni ed incorporazioni sempre varie. Gli
schemi poi fra di loro possono sia interferire, come combinarsi, ordinarsi e subordinarsi lun laltro. La forma
esteriore di vita, la classe sociale a cui si appartiene, la pratica professionale hanno i propr schemi, pi o meno
stabili, pi o meno consistenti. Brevemente: lo schema un principio essenziale, anche se non lunico n
sempre il principale, per lattuarsi della coscienza nei suoi oggetti.
Il R. dA. ha fatto uno studio minuzioso, fin troppo, forse, degli schemi propr allidea, al giudizio, al
raziocinio, tracciando tavole e classificazioni molto particolareggiate, che paiono abbastanza attendibili anche
se necessariamente provvisorie. Ha trovato ancora che la dottrina dello schematismo ha avuto conferme evidenti
negli stud recenti di psicologia animale e negli indirizzi pi moderni della pedagogia. A suo parere, la funzione
psichica dello schema assai vicina a quella che la scuola del Wertheimer attribuisce alla Gestalt nel comune
intento di evitare tanto il sensualismo puro come il puro| intelletualismo. Fin dove le due teorie esattamente
coincidono, il R. dA. si rifiuta di dirlo (B, 249). A me pare che la coincidenza non vada pi in l della funzione
strutturale che hanno in comune tanto la Gestalt come lo schema.

A conclusione della sua indagine, il R. dA. presenta due leggi della schematizzazione (B, 25):
1) Ogni capacit si protende al di l del suo campo di applicazione primitivo.
2) Ogni schematizzazione pu, per via dei contributi nuovi dellesperienza, essere rimaneggiata nella
misura permessa dalla plasticit individuale.
Rimane cos chiarito il problema che Kant, Comte e St. Mill avevano lasciato insoluto. Per schematizzazione
non va intesa una semplice degradazione dellideazione logica, e neppure limaginazione sregolata, ma piuttosto
la capacit di effetti regolatori dellattivit psichica intermediaria; mentre limagine, come ha ben visto Kant,
si oppone allidea generale ed astratta, lo schema invece vi conduce. Limmaginazione la fuga, come ha ben
detto Palagyi, dal pensiero puro; lo schema invece, i movimenti virtuali di Palagyi, le organizzazioni del
Musatti..., ne sono lavviamento per gradi che vanno dal concreto allastratto, fino alla sistemazione definitiva
che si fissa nella parola.

* * *

Pi chiaramente del Revault dAllonnes, bench meno diffuso nellanalisi, ha visto nello schematismo
percettivo una critica alla Gestalttheorie il BURLOUD, che concepisce lo schema a modo della Preperception
della psicologia inglese (Ward, Stout, Mc Dougall)
13
. Il B. non solo rigetta il principio dellisomorfismo, ma pur
riconoscendone i meriti sperimentali non segue la Gestalttheorie neppure nellinterpretazione psicologica, a cui
sostituisce la propria psicologia delle| tendenze a sfondo dinamico come quelle di cui diremo fra poco.
proprio vero che la forma inseparabile dalla materia, come vogliono i Gestaltisti?
Bisogna distinguere. Per una prima categoria di forme, le pi semplici, tale inseparabilit un fatto. Vi sono
per altri contenuti percettivi immediati pi complessi e questi suppongono una elaborazione mentale: in essi
forma e materia possono ben esser distinti. Tali contenuti suppongono lesercizio di forze superiori a quelle
operanti nellapprensione delle forme semplici e non possono avere il loro punto dappoggio nel decorrere dei
processi nervosi, ma nel comportamento delle immagini. Le forme semplici sono perci assolutamente
immediate, le forme complesse lo sono fenomenologicamente: psicologicamente e geneticamente esse risultano
da un particolare esercizio dellattivit mentale per cui la forma unita al contenuto sensibile. Questo
particolare processo la percezione, ed il B. riconosce apertamente laffinit della propria teoria con quella di
Benussi (162).
Il principio della vita psichica sempre una tendenza, il suo termine una rappresentazione formata; fra luna
e laltra funge da intermediario la prepercezione: i Gestaltisti hanno avuto il torto di negare lo sviluppo
psichico.
Questa saggia critica stata fatta in modo decisivo dai teorici degli schemi genetici.
b) Schematismo genetico (Piaget-Janet)
1) Il momento descrittivo, in una teoria del conoscere umano, deve continuarsi in un momento
causale che ricerchi le condizioni e le forme dello sviluppo a cui va soggetta unintelligenza, come la nostra,
che legata al tempo ed alla contingenza. Perci qualsiasi teoria dello schematismo rimarrebbe praticamente
sterile, senza un tentativo di ricostruzione delle forme reali del suo divenire. A questo compito tendono la
psicologia comparata e la psicologia infantile: men|tre la prima, per larduit e vastit della materia, si trova
tuttavia in pieno fermento, la seconda, non meno ardua, arrivata a dei risultati pi concordi e soddisfacenti. Ha
interpretato il comportamento infantile con lo schematismo anche Jean PIAGET, che ha potuto operare con la
nozione di schema genetico un confronto molto pertinente con le gnoseologie moderne.
Rigetta il P. tanto la teoria dei riflessi condizionati (Pavlov) come la Gestalttheorie: quella, perch tutta
impregnata di associazionismo, questa, perch ha trascurato lo sviluppo dellintelligenza. Lo sviluppo psichico
si organizza in virt di schemi percettivi attivi, diciamoli schemi di assimilazione, dando allassimilazione
infantile una portata non dissimile a quella che il Musatti ha riscontrato nella coscienza matura.
In realt lo schema di assimilazione che opera la strutturazione percettiva ed solo lanalisi sperimentale
del processo di assimilazione, esercitata ai primi stad, che ci pu informare del segreto dinamismo
dellintelligenza. Ci che pi importa in una teoria dellintelligenza la ricerca intorno al sorgere ed al
costituirsi degli schemi che costituiscono larmatura del conoscere.
Secondo il P. il processo fondamentale dellintelligenza lassimilazione. Gli schemi conoscitivi, in un
primo tempo, sono effetto dellassimilazione naturale dellintelligenza spontanea; in un secondo tempo
diventano essi stessi, nel processo di sviluppo, princpi di assimilazione ulteriori: gli schemi quindi, per il P.,
come per il R. dAllonnes, stanno al centro dellattivit conoscitiva.
In una teoria genetica, gli schemi hanno una storia. Ci un fatto desperienza e questo fatto costituisce
una difficolt insormontabile per la teoria della forma che non vuol far posto allattivit assimilativa. Tale
teoria consiste essenzialmente in una serie complessa di generalizzazioni e sistemazioni correlative ed ordinate
nel tempo. La teoria della forma non d ragione di queste assimilazioni e generalizzazioni. Dissociata
dallattivit assimilatrice, la struttura percettiva cessa di essere concepita come un giudizio di azione e manca
cos| del dinamismo generalizzatore, proprio degli schemi di assimilazione.
Parimenti la teoria della forma non riesce a spiegare lassimilazione percettiva, i processi di controllo,
correzione, integrazione, accomodazione, che sono essenziali allesercizio dellintelligenza concreta. A ci
provvedono bene, invece, gli schemi di assimilazione, i quali, in quanto restano di continuo soggetti
allaccomodazione, possono dar ragione del passaggio da una forma ad unaltra e dalle forme rozze ed
imperfette a quelle pi elaborate. La chiave di una teoria dellintelligenza concreta e della percezione quindi
una teoria dellassimilazione. Lassimilazione riproduzione (di contenuti) e generalizzazione ad un tempo,
riproduzione in quanto conservazione, e generalizzazione in quanto incorporazione di elementi esclusivi: su
questo che lassimilazione necessariamente la sorgente degli schemi totali o dei tutti organizzati, dal semplice
riflesso fino al pensiero propriamente razionale. Sans assimilation gnralisatrice et sans pouvoir de contrle,
les Gestalt (sic!) conduisent un primat de la perception sur lintelligence, cest--dire un nouvel
empirisme. En opposant trop violemment lintelligence tout ce qui est apprentissage, association ou habitude,
la thorie de la forme risquerait de supprimer lintelligence elle-mme en labsorbant en des structures
perceptives toutes faites ou toutes prpares davance
14
.
Fra le due ipotesi antagoniste, il sintetismo assoluto (Associazionismo) e lassoluto totalitarismo
(Gestaltismo), c posto per una teoria intermedia, quella degli schemi dinamici di assimilazione o
dellintelligenza sensorio-motrice. Un schme nest autre chose, en effet, quun mouvement densemble qui se
reproduit. La totalit rsulte donc de la reproduction assimilative, et ne lui prexiste pas, comme le voudrait la
Gestalttheorie. Dautre part cette reproduction, ne rsulte pas dune association, comme le voudrait la
mtarflexologie: elle rsulte de ce processus, qui dfinit prcisment lassimilation, grce au|quel toute raction
vivante se conserve et sincorpore les lments propres cette conservation (C, 182).
Lidea che ispira la teoria genetica del P. quella di una stretta solidariet fra le varie manifestazioni vitali:
lintelligenza verbale astratta e lintelligenza sensorio-motrice concreta, la coscienza e lazione; solidariet che
si realizza secondo una continuit e interdipendenza di funzioni. Lintelligence verbale ou rflchie repose sur
une intelligence pratique ou sensori-motrice qui sappuie elle-mme sur les habitudes et associations acquises
pour les recombiner. Celles-ci supposent, dautre part, le systme des rflexes, dont la connexion avec la
structure anatomique et morphologique de lorganisme est vidente. Il existe donc une certaine continuit entre
lintelligence et les processus purement biologiques de morphognse et dadaptation au milieu (B, 9).
questo ci che il P. chiama il problema biologico della intelligenza: lintelligenza, come organizzazione
vitale, si rivela essere unadattazione, un caso particolare dellorganizzazione biologica di forma superiore.
Come lorganismo non saprebbe adattarsi alle variazioni ambientali se non fosse gi organizzato, cos
lintelligenza non potrebbe apprendere alcun dato esteriore senza certe funzioni di coerenza (il cui termine
ultimo il principio di contraddizione), di messa in relazione, ecc., che sono comuni ad ogni organizzazione
intellettuale. Anche per il P. adunque, contro il razionalismo kantiano, gli schemi propriamente si sviluppano dal
basso in alto: i contenuti intellettuali sono veramente la ragione propria dello sviluppo psichico in quanto ne
sono il termine naturale, e non perch li precedano nel tempo o li assorbano a sviluppo compiuto. Si vraiment,
en effet, il existe un noyau fonctionnel de lorganisation intellectuelle qui procde de lorganisation biologique
dans ce quelle a de plus gnral, il est vident que cet invariant orientera lensemble des structures successives
que la raison va laborer dans son contact avec le rel: il jouera ainsi le rle que les philosophes ont attribu
la priori, cest--dire quil imposera aux structures certaines conditions ncessaires et irrductibles dexistence.
Seulement on a eu parfois le tort| de regarder la priori comme consistant en structures toutes faites et donnes
ds le dbut du dveloppement, tandis que si linvariant fonctionnel de la pense est loeuvre ds les stades les
plus primitives, ce nest que peu peu quil simpose la conscience, grce llaboration de structures
toujours plus adaptes au fonctionnement lui-mme (A, 11).
Ci pare che non si poteva descrivere in modo pi esplicito la funzione isagogica che ha la cogitativa tomista
nei riguardi dellintelligenza. Il seguire la ricostruzione del P. sostituir, almeno nei tratti essenziali, la
descrizione fenomenologica che lAristotelismo classico non fu in grado di dare.
Guardata dallesterno, lassimilazione conoscitiva si rivela essere unadattazione; considerata dallinterno e
nei suoi risultati, lassimilazione ha propr oggetti e proprie leggi: gli oggetti e le leggi del pensiero considerati
ad uno stadio precedente di maturazione. La nozione di assimilazione-adattazione, applicata allintelligenza
umana, vuol segnalare il fatto che tali oggetti e tali leggi non preesistono, ma sono il risultato dello sviluppo
stesso, dopo averlo permeato, a parte ante, delle proprie esigenze. Lo sviluppo della mente studiato in
concreto, come quello delluovo fecondato, non sta per un preformismo (razionalismo) o per un epigenismo
assoluto (empirismo); ma per un epigenismo moderato che un realismo moderato. Le cose avvengono come se
lattivit biologica si continuasse in quella sensoriale, la sensoriale in quella assimilativa e quella assimilativa
nella intelligenza secondo una reale interdipendenza.
Lorganizzazione, anche nel campo fenomenale, quando arriva, un processo assai complicato di emergenza
di una struttura, emergenza che, a sua volta, il risultato dellequilibrio funzionale raggiunto fra assimilazione e
adattazione. Allinizio lintelligenza si trova occupata, grazie alle adattazioni ereditarie dellorganismo, in una
rete di relazioni fra questo e lambiente. Essa non appare dunque ancora come una capacit di riflessione
indipendente dalla situazione particolare che occupa lorganismo nelluniverso, ma legata anzitutto a degli a
priori biologici; non ha niente di un assoluto indipendente| di natura, ma una relazione, come le altre, fra
lorganismo e le cose. Ora se lintelligenza prolunga cos unadattazione organica che le esteriore, il progresso
dellintelligenza consiste senza dubbio in una presa di coscienza sempre pi penetrante dellattivit
organizzatrice che inerente alla vita stessa, in modo che gli stad primitivi dello sviluppo psicologico
costituiscono solamente le prese di coscienza pi superficiali di questo lavoro di organizzazione. A priori le
strutture morfologico-riflesse osservabili nel corpo vivente, e lassimilazione biologica che il punto di partenza
delle forme elementari dellassimilazione psichica, non sarebbero altra cosa che labbozzo pi esteriore e pi
materiale delladattazione di cui le forme superiori dellattivit intellettuale esprimerebbero sempre meglio la
natura celata nel profondo. Si pu dunque concepire che lattivit intellettuale, partendo da un rapporto di
interdipendenza fra lorganismo e lambiente, o di indifferenziazione fra il soggetto e loggetto, avanza
simultaneamente alla conquista delle cose e alla riflessione su di se stessa, essendo questi due processi di
direzione inversa, ma correlativi. Da questo punto di vista lorganizzazione fisiologica e anatomica si presenta a
poco a poco alla coscienza come esteriore ad essa, e al contrario lattivit intelligente si presenta come lessenza
stessa della nostra esistenza di soggetti. Di qui il rovesciamento che si opera nelle nostre prospettive man mano
che si procede nello sviluppo mentale e che spiega perch la ragione, sia pur prolungando i meccanismi
biologici pi centrali, finisce poi per sorpassarli, ad un tempo, tanto in esteriorit come in interiorit fatte
complementari.
Il P. ha riassunto linterpretazione propria circa lo sviluppo della psiche infantile nei sei stad dello sviluppo
di cui si fatto cenno nella I Parte (Sez. III, c. VI, 3).
Certamente questa classificazione resta sempre artificiale, rispetto al concreto dinamismo della vita; ci che
del resto riconosciuto dallo stesso P., il quale ha voluto con essa indicare solo le tappe pi notevoli dello
sviluppo, le quali inoltre non sono da intendere come succedentisi in progressione lineare, ma piuttosto luna
entro ed a beneficio dellaltra in modo che| il bambino arrivi ad un dominio sempre pi appropriato di s e del
mondo. Non essendo possibile, n richiesto dallindole della nostra ricerca, il seguire stadio per stadio il lavoro
del Piaget, baster che ne segnaliamo alcuni punti salienti.
La prima constatazione che in ogni stadio lassimilazione progressiva. Ci rivelato:
1) dal bisogno prepotente che ha il bambino di ripetere gli atti riflessi e quelli acquisiti di fresco
(assimilazione funzionale);
2) da una specie di ricognizione del tutto pratica che permette al bambino di adattarsi agli oggetti
differenti con i quali la sua tenera mente obbligata ad entrare in contatto (assimilazione ricognitiva e
generalizzatrice) (A, 39, 45, 126). En dautres termes, cette rcognition lmentaire consiste, au sens le plus
strict du mot, en une assimilation de lensembles des donnes prsentes une organisation dfinie ayant dj
fonctionn et ne donnant lieu une discrimination actuelle que grce son fonctionnement pass (A, 44). La
ripetizione anchessa assimilazione, in quanto non pura rinnovazione di uno stesso atto, ma una
ripetizione cumulativa che tesoreggia dei risultati pratici gi ottenuti e si continua nella generalizzazione
dellattivit con lestensione a nuovi oggetti e rende infine possibile la ricognizione motrice, cio pratica, degli
oggetti stessi.
il processo complementare di ripetizione-ricognizione che porta alla formazione dello schema, dal quale
la condotta del bambino acquista precisione e sicurezza come anche lopportunit di tentare il conseguimento
di risultati nuovi. Ogni schema nuovo, poi, sorge per una differenziazione e complicazione di schemi anteriori di
struttura pi semplici, non da associazioni casuali ed isolate.
Il sorgere di un bisogno nuovo pone il bambino nella necessit di passare ad unaccomodazione degli schemi
precedenti, la quale non pu seguire che ad un processo assai laborioso di organizzazione, o meglio di
riorganizzazione interiore, che sempre una assimilazione prima funzionale e poi psichica, a cui segue la
fissazione dello schema nuovo.|
La complicazione degli schemi elementari in schemi superiori comprensivi caratterizzata da ci che il P.
chiama la intenzionalit od apprensione di rapporto del mezzo al fine; essa porta, quando ci sia necessario per
raggiungere loggetto prefisso, al servirsi di qualche intermediario o al rimuovere un ostacolo: si ricordino le
esperienze di dtour del Khler. Lintentionalit se dfinit ainsi par la conscience du dsir, ou de la direction
de lacte, cette conscience tant elle-mme fonction du nombre dactions intermdiaires ncessites par lacte
principal (A, 153).
Lintenzionalit cos intesa, va quindi considerata, rispetto ai processi spontanei, una forma di adattamento di
grado superiore per la coscienza esplicita che implica la differenza e subordinazione dei valori (fini e mezzi):
questo il passo decisivo per la conquista degli oggetti. Con lentrare in funzione dellintenzionalit, gli schemi
non funzionano pi in modo rigido, inscindibile, ma acquistano plasticit e mobilit, possono esser trasportati
dal proprio corpo allesterno e viceversa. Ne consegue la possibilit di scomporre e ricomporre gli stessi schemi
a seconda della variet delle situazioni reali, dissociandoli come mezzi oppure come fini. Gli stessi schemi
possono perci andar soggetti a processi di accomodamento ed organizzazione, e sono questi processi, che senza
costituire ancora atti espliciti dintelligenza, lannunziano per chiaramente e ne costituiscono il fondamento.
AllAssociazionismo si deve dire che ci che regola lesperienza attuale non lesperienza passata,
semplicemente ripetuta, ma uno schema della medesima, una struttura: in questo ha ragione la Gestalttheorie.
Ma alla Gestalttheorie bisogna dire che gli schemi non hanno una struttura propria indipendente dallattivit
assimilatrice che li ha fatti sorgere. Le schme dassimilation nest pas, en effet, une entit isolable de
lactivit assimilatrice et accomodatrice. Il ne se constitue quen fonctionnant et il ne fonctionne que dans
lexprience; lessentiel est donc, non pas le schme en tant que structure, mais lactivit structurante qui donne
naissance aux schmes (A, 350).|
Il secondo passo decisivo nella conoscenza della realt quello della separazione od isolamento conscio di io
e non io, di soggetto ed oggetto, che il Piaget ha studiato ex professo nel II volume dedicato a La construction
du rel chez lenfant (1937), quando gli schemi subiranno un rimaneggiamento definitivo per la
rappresentazione adeguata degli oggetti. Per ora fermiamoci ai princpi generali, riconoscendo nella
assimilazione-accomodazione degli schemi, quale concepita dal Piaget, una concezione che nonostante le
evidenti intemperanze empiriste coincide con la natura e le funzioni della cogitativa tomista, in una forma pi
palese delle altre concezioni finora indicate.

* * *

1) Ha elaborato una teoria genetica degli schemi percettivi, molto affine a quella del Piaget, il decano
degli psicologi francesi Pierre JANET, in due opere le quali studiano, come quelle due indicate dal Piaget, lo
sviluppo della intelligenza preverbale
15
. Mi limito a riferire alcune idee fondamentali ad integrazione e conferma
della teoria del pedagogo svizzero.
Anche lo J. ritiene, ed in modo ancor pi esplicito del P., che prima del pensiero era lazione, e prima
dellazione in atto le tendenze allazione. La vita psichica sinizia con lesercizio dei riflessi, i quali,
nonostante la povert del contenuto e la semplicit della funzione, sono ormai delle strutture, delle forme di
agire ben definite. I riflessi, inoltre, non vero che operino come pezzi rigidi, montati una volta per sempre;
ma presto si adattano, si complicano in forme di condotta totalitarie che possono abbracciare parecchi riflessi.
Allinizio il piccino non fa che poppare appena a contatto con il seno della madre. In seguito latto del poppare
diventa pi complesso: appena le labbra toccano il seno, egli far dei mo|vimenti con la testa; alla semplice vista
della madre muover le braccine...: lo schema percettivo globale pu cos esser messo in azione da uno solo
degli stimoli che fanno parte dellatto totale. Il poppare da semplice riflesso diventato una condotta
schematica. Le condotte schematiche, diventate spontanee, aprono nuove possibilit al soggetto ed in certi casi
permettono anche una certa regolazione di fronte ad una situazione nuova (A, 48 e segg.).
Il processo che va dalleccitazione dello schema globale, a partire da uno stimolo, fino alla consumazione
dellatto detto dal J. fase di erezione a cui appartengono gli stati sospensivi. Dal punto di vista genetico,
gli oggetti percettuali altro non sono che le cose del mondo esterno, in quanto sono capaci di determinare nel
soggetto una condotta caratteristica: questa condotta, considerata nel suo aspetto soggettivo, che va detta
schema percettivo. Lo schema percettivo di un oggetto, p. es. un frutto, una donna (madre, balia)..., pu esser
fatto passare allazione da stimoli diversi: la condotta caratteristica rispetto al frutto pu esser svegliata dal
contatto, dal colore, dallodore del frutto...; la condotta rispetto alla donna pu esser risvegliata dalla vista del
corpo, dal viso, dal rumore dei passi, dal suono della voce... La condotta schematica della percezione stata
costruita precisamente dallaggruppamento in un sol atto di reazioni a diverse stimolazioni che sono state
combinate in una sola azione. Una parte, da cui secondo lo J. non si pu prescindere nella organizzazione
preintellettuale, viene dallorganizzazione sociale, cio da quella forma di condotta esteriore a cui la vita va
soggetta dallinizio alla fine (B, 29, 82, 100).
Il primo influsso della condotta sociale si realizza nella forma di condotta che limitazione, la quale, anche
se non porta ad atti nuovi, d agli atti percettivi uno stimolo nuovo; la vista di atti del socio. Essa eccita le
tendenze che erano nella fase di latenza e le fa salire al limite dellazione. Lazione sociale pi importante la
collaborazione. In essa i var individui non fanno pi ciascuno lidentico atto, lidentico movimento come nella
imitazione: tutti invece sembrano avere una| condotta particolare e differente, in modo per che linsieme di
queste condotte particolari porta ad un risultato unico e vantaggioso per tutti. Per questatto i singoli sono
portati a partecipare ad un atto, oggetto, situazione che li interessa in comune e li trascende in particolare, per
cui si esige necessariamente che gli schemi percettivi da assoluti e chiusi, diventino relativi ed aperti onde
offrire una maggior possibilit di azione ed amplificare parallelamente lambito della conoscenza (A, 72-73).
Il contributo originale della teoria dello J. sta in questa collocazione sociale degli schemi percettivi, i quali
per il fatto che sono un prodotto dellazione, non possono non risentire linfluenza dellambiente nel quale si
svolge e soltanto pu svolgersi.
Meno complessa di quella del Piaget, la teoria dello J. contiene non meno chiaramente una descrizione
fenomenologica appropriata della funzione della cogitativa, in quanto essa consiste nellapprensione di oggetti e
contenuti concreti per via di una collatio che un raffrontare attivo di immagini, schemi, idee, ricordi di
situazioni passate con le presenti. E questo potr bastare per unintroduzione fenomenologica alla dottrina della
cogitativa.


3. TEORIA ARISTOTELICA DI UNA GENESI DEGLI SCHEMI
a) La teoria della . :a,a, aristotelica
La psicologia moderna era partita dallAssociazionismo, ma i problemi si trovano oggi a questo punto: come
lAssociazionismo ha dovuto, dopo varie oscillazioni, cedere il posto alla Gestalttheorie, cos oggi la
Gestalttheorie deve cedere il posto ad una concezione genetica dello Schematismo. Quale? Non facile dirlo:
mi pare che quelle fin qui indicate, pi che opporsi, sono fatte per integrarsi: per questo le ho esposte in forma
ascendente.
Pertanto non limmagine isolata il fondamento del com|portamento percettivo, ma lo schema a cui le
immagini nello sviluppo della vita possono condurre, e limmagine pu restare al pi un sostegno dello schema.
Non neanche la struttura rigida, propria della Gestalt, il contenuto che noi osserviamo nel nostro
conoscere in atto. Il contenuto del conoscere plastico e sintetico ad un tempo: esso , per dirla con il Cassirer,
un gruppo di trasformazione che si mostra di fatto, nella percezione, essere un principio dinvarianza
16
. Si
vuol dire che la percezione non un processo di passiva imitazione, od unimmagine speculare, ma piuttosto
un processo di oggettivazione; ed il carattere di oggettivazione-assimilazione si esprime nella formazione di una
invarianza. Da ci si stabilisce una prima opposizione fra lapparenza e la realt: a partire dallilluminazione
apparente si sviluppa e si costituisce il vero colore delloggetto; a partire dalla grandezza apparente
dellimmagine retinica, la vera grandezza delloggetto. Per via dello schema o gruppo di trasformazione lo
sguardo, nella percezione, non si ferma al singolare nella sua presenzialit fenomenale, ma lo sorpassa per
collocarlo in un certo contesto. Secondo il contesto al quale lo subordina, questo dato particolare prende anche
un aspetto differente (386-387). Noi consideriamo il particolare non nella sua semplice esistenza, non in
questa realt nuda che subordinerebbe al dato di ogni eccitante particolare una sensazione particolare, ma noi
lo consideriamo secondo la possibilit di trasformazione che esso porta in s. Il colore percepito, come
fenomeno, non corrisponde a questo colore ridotto della immagine retinica; esso dipende dalla prospettiva
luminosa e cambia con essa, come la nostra visione dello spazio dipende dalla prospettiva spaziale. Si
potrebbe dire che in questa prospettiva ogni percezione particolare riceve un indice determinato e con ci una
nuova dimensione. La percezione si sviluppa, a questo modo, verso il pi e verso il meglio. Per la funzione
strutturale degli schemi, lindistinto si fa distinto, il disperso si unifica, il fenomeno tende verso lidea.|
Il fatto poi, segnalato dalle teorie genetiche dello schematismo, che cio lo schema sorge, non da una visione
unilaterale della realt, ma dallesercizio stesso della vita, mentre stacca la conoscenza dalla tirannia del
presente, ne garantisce il contenuto di oggettivit.
La reazione, che i teorici dello schematismo hanno inteso di fare alla Gestalttheorie, sappunta nel sostenere
che la struttura ovvero lo schema ha una storia: esso impone alla vita non altro che le forme che la vita stessa
venuta costruendo. Soggetto ed oggetto cos collaborano nella schematizzazione come se lopera delluno
abbia per sfondo e come punto di riferimento quella dellaltro. Ma questa interazione di soggetto ed oggetto
rischia di disperdersi in un dialettismo psicologico, se non si fa appello a qualche attivit superiore, che sia
principio di direzione in quel processo e ragione dellunit del suo risultato: il Piaget, e soprattutto P. Janet
17
, in
America il Baldwin, fra noi il Musatti e il Benussi, in Inghilterra lo Spearman, nonostante le loro diffidenze per
lintellettualismo, hanno affermato coraggiosamente che lintelligenza questo principio: unintelligenza non
dialettica discendente, ma dialettica ascendente, quella che tutela i primi stad della conoscenza.
Orbene, di tale intelligenza ascendente e schematizzante Aristotele fin dal suo tempo aveva intuito il valore,
laveva descritta con una lussuosa feno-menologia, ponendola espressamente quale Introduzione alla
Metafisica. quanto ci tocca ora mettere in luce.

* * *

Il Filosofo ha dato al processo in questione il termine di . :a,a, cio induzione. da tener poi subito
presente che| si tratta di una induzione di natura particolare: la chiameremo induzione psicologica, per
distinguerla dagli altri significati correnti del termine. La descrizione di questo processo fatta ex professo in
due pericopi
18
che sembrano, secondo la critica recente intorno alle condizioni del testo aristotelico, appartenere
ad una data di composizione molto vicina e rappresentano perci unattitudine di pensiero ben definito.
Lesposizione aristotelica sviluppata con sobria eleganza di frasi e dimmagini e pu ben essere considerata
una di quelle felici digressioni nelle quali il grande greco, lasciando da parte il secco metodo aporematico, d
libero sfogo al suo genio costruttivo.
Poich i due contesti non presentano divergenze notevoli n particolari difficolt esegetiche, baster rilevare
le linee maestre della teoria aristotelica e la sua continuit in quella tomista. Collegata alla teoria della
cogitativa, la teoria dell. :a,a, a mio avviso, pu adeguarsi ai risultati pi moderni della fenomenologia e
costituire una base per la giustificazione del realismo che non potrebbe essere pi attuale.
impossibile valutare il significato della . :a,a, ovvero della nascita dellintelligibile, senza darsi ragione
dello sfondo realistico che proprio della posizione del Filosofo nei confronti del suo Maestro. Mentre Platone
si era confinato nellestrinsecismo trascendentale degli .t e ,atca e si allontan dalla pregnanza della realt
concreta, abbassandone la conoscenza al livello infrarazionale della eea, Aristotele al contrario riabilitava il
concetto democriteo della natura, come realt vera, ed accettava la conoscenza sensibile come conoscenza vera,
quale intermediario e supporto per la conoscenza razionale. Ammesso questo, sarebbe per in errore chi
credesse che lAristo-telismo non sia che un ritorno sic et simpliciter al naturalismo dei Presocra-tici: la
posizione aristotelica resta essenzialmente un intellettualismo che d alla scienza, come fine ed oggetto,
luniversale e il necessario. Su questo pun|to il Liceo e lAccademia vanno daccordo: la controversia si pone
quando tocca di determinare quale in s la natura delluniversale e come esso si manifesti alla mente. In questo
la divergenza non potrebbe essere pi stridente, ed Aristotele stesso si incaricato pi volte di dirlo. Egli deride
le idee come espressioni vuote e favole poetiche e deplora con asprezza labuso del termine . .t; al
quale i Platonici hanno attribuito quasi un valore magico per la fondazione della realt e della scienza
19
.
Secondo Aristotele luniversale non pu esistere in s, come tale, ma esso segue ad una operazione della
mente che lo astrae dagli oggetti sensibili, presenti nellesperienza. Di qui veniva che la conoscenza sensibile
non puro stimolo per la conoscenza, ma costituisce uno status in quo delloggettivazione stessa, in quanto
solo per suo mezzo che loggetto pu venire alla nostra mente che inizialmente ne priva. I due termini
a|at .ct; e . .t; caratterizzano con esattezza lopposizione delle due teorie, a cagione del concetto
profondamente diverso che ciascuna ha della realt sensibile.
Ora curioso, ed a prima vista anche un po preoccupante, che tutto questo aspetto polemico attorno al quale
si matur lultima fase del pensiero aristotelico, sembri assente nei testi che prenderemo in esame: in essi manca
unallusione esplicita allopposizione fra astrazione e partecipazione, ed il Filosofo si limita a descrivere
lorigine delluniversale da un punto di vista strettamente fenomenologico che non ha niente di comune, in
apparenza, con la complessa teoria del De Anima. C, anche in queste due pericopi, una insinuazione
antiplatonica; essa per serve pi come punto di partenza che come oggetto di discussione reale. Anzi, come
vedremo, la stessa replica aristotelica altro non , secondo la critica moderna, che una rielaborazione di dottrine
platoniche ben note.
Alla fine del II libro dei Secondi Analitici (c. 19), Aristotele propone, non senza sorpresa del lettore, un
problema essenzialmente psicologico: come arriviamo noi alla conoscen|za dei princpi universali? sono essi
conosciuti per dimostrazione? la conoscenza, che ne abbiamo, in qualche modo acquisita oppure innata?
20
.
La posizione del problema farebbe attendere una forte recriminazione antiplatonica. In realt la discussione
molto serena e moderata: la conoscenza dei primi princpi non pu esser detta in noi innata per il fatto che
nessuno ha coscienza duna precedente esistenza di questabito mentale ed assurdo il supporre che, mentre
siamo coscienti della presenza di qualsiasi oggetto quando lo conosciamo, non siamo invece coscienti della
presenza di questi princpi, i quali per di pi, essendo la causa di ogni conoscenza susseguente, la precedono e di
essa sono pi luminosi. Si deve ritenere pertanto che i princpi primi non sono innati ma acquisiti e che essi una
volta, nello sviluppo della coscienza individuale, arrivano non habenti.
Questa franca conclusione mette per il Filosofo in una seria perplessit. Non ha egli fondato tutta la sua
teoria della scienza, proprio in questo capo degli Analitici, sul principio che ogni scienza e dottrina si origina da
una conoscenza precedente?
21
Non restano che due vie duscita: o ammettere che tali princpi derivano da altri
princpi ed aprire cos il processo .t ; a :.te|, o fare la supposizione che la conoscenza dei primi princpi
derivata bens da un conoscere precedente, ma di altro ordine.
evidente che Aristotele ha optato per la seconda soluzione lunica che abbia un senso per il fatto che
egli ha posto a base della scienza lesigenza dello a |a ,s c |at in ogni riduzione concettuale: egli dichiara
espressamente che i principia prima vengono alla mente la prima volta dai sensi. E poich la conoscenza
sensibile, che arriva alla mente, ha la sua origine dalla realt esterna, si ha che il movimento della mente pu
terminare alla realt in s.|
Il Filosofo inizia senzaltro la descrizione del processo di ascesa del sensibile verso lintelligibile, delineando
a larghi tratti le gradazioni della conoscenza animale. In questa descrizione non solo la (u, umana che vista
ascendere verso lintelligibile, ma la stessa sensibilit in generale nel suo valore di conoscenza: come se i
numerosi e svariati tentativi che la natura fa negli animali inferiori raggiungano alla fine il loro termine
nellattuazione della sensibilit umana.
Gli animali che stanno ai primi gradini della scala zoologica gli animali immobili si limitano a ricevere e
reagire hic et nunc alle impressioni singolari del momento; essi non le possono ritenere se non quando sono
veementi e cio per poco soltanto, n possono farne uso per la condotta futura; le funzioni di integrazione si
limitano al senso comune e ad un rudimento di fantasia. Gli animali pi perfetti quelli dotati di movimento
possono ritenere facilmente le impressioni passate; per conseguenza il conoscere non pi coartato alla
impressione presente, ma riassume il passato in modo da disporre opportunamente per il futuro, come se questi
animali fossero in qualche modo razionali.
Nelluomo il processo di ascesa della sensibilit va pi avanti, insiste con compiacenza Aristotele. Come le
sensazioni ripetute portano alla formazione della memoria, cos molte memorie, che siano spesso ripetute,
portano ad una nuova forma di conoscenza detta . :.tta (experimentum): questa . -:.tta che nelluomo
il principio dellarte e della scienza.
Vi sono pertanto tre fasi o tappe nellitinerario che conduce al pensiero la sensazione, la memoria,
lexperimentum: molte sensazioni fanno una me-moria; molte memorie ripetute, un experimentum: molti
experimenta, completiamo, dnno un pensiero e un principio
22
.|
Si ha allora che il pensiero in atto non sempre preceduto da un altro pensiero in atto, ma alle volte da un
altro pensiero in processo, cio da un divenire reale, da una presa di possesso graduale che la mente fa
delloggetto sotto limpulso della conoscenza sensibile. da ritenere che le molteplici e fluttuanti impressioni
che battono dallinterno al subjectum sentiens, che anche intelligens, non lo lasciano in uno stato continuo
dindifferenza, ma alcune di esse, a poco a poco, finiscono per imprimersi nella mente o per restarvi. Allorch
questimprimersi di un contenuto desperienza si ripete pi volte per uno stesso oggetto, la mente comincia a
guardare questoggetto in una nuova luce oggettiva, differente da quella delle qualit formali esteriori,
ritenendone p. es. gli aspetti di utilit per un dato scopo, di soddisfazione di un bisogno, di fuga da un pericolo.
Per questa via la tumultuosa molteplicit dellesperienza viene placata, e per mezzo della fissazione fatta dalla
memoria e dallintegrazione operata dallexperimentum, si viene a delineare nella mente e nellanima come
una unit (. | a :act| . |), come un abito (.t;), un contenuto indifferente che in s indivisibile e che resta
indifferente rispetto alla molteplicit delle sensazioni esterne. questa unit disposizionale generale nella
mente che coincide, a nostro parere, con lo schema percettivo: questabito linizio del sapere ed il
principio per la nascita delluniversale. Cio gli abiti conoscitivi delle arti o delle scienze vengono alla mente
per via di altri abiti precedenti, operanti prima non nellambito della ragione, ma del senso: giunti a maturit tali
abiti sensitivi gli schemi percettivi fanno pressione sulla mente e provocano la contemplazione intellettuale.
Come avvenga il passaggio al limite dai contenuti sensibili allintelligibile chiarito in un importante inciso
della Metafisica. Vi si dice che larte nasce quando da molte riflessioni su lesperienza si forma ununica
persuasione generale intorno ai casi simili: riconoscere che Callia o Socrate sono stati guariti da febbre ardente
dallelleboro questione di esperienza, ma giudicare che in tutti i casi simili di febbre ardente si deve ricorrere
allelleboro | questione di arte
23
. Il testo afferma dunque che il momento critico del passaggio consiste
nellarrivare alla persuasione (u :e (t;) dalla osservazione ripetuta di casi simili: la persuasione
leffetto proprio della cogitativa, come si visto, e la collatio dei casi simili, il suo processo. La cogitativa
condiziona lintelligibile nel suo divenire, non meno che nellessere.
Per rendere la teoria pi persuasiva, Aristotele ricorreva negli Analitici ad una potente analogia, presa dalla
vita militare, che doveva essere molto familiare ai suoi uditori. Quando durante una battaglia le linee di
resistenza sono rotte e tutte le disposizioni strategiche sconquassate, pu accadere fra le fila dei fuggitivi che
alcuno si fermi: subito gli si mette daccanto un secondo, saggiunge un terzo e cos molti altri, ed alla fine
apprestata una nuova linea di battaglia. Lo stesso accade per luniversale: esso folgora nellanima per il
costituirsi allintorno dellanima di una linea di resistenza fatta dalle ripetute memorie e dai molti experimenta
che la mente ritocca e fortifica incessantemente per opporla come una barriera allimpetuosit sfrenata
dellesperienza. Luniversale per Aristotele presente nellesperienza fin dallinizio, e lo stesso senso prende
con esso contatto in modo concreto: quindi da molti casi individuali si comincia a delineare nellanima
luniversale e lindivisibile come tale animale (prima) e (poi) fino ad animale in generale (100 a, 10 e segg.).
Aristotele, soddisfatto dellardita analogia, conclude la magnifica esposizione con il principio iniziale: ^ e|
e t t | a :a a . :a,a, ,|at ,.t| a |a,sat e| sat ,a at cct; eu a e sae eu . :et.t
24
.
* * *
Questo capitolo (Post. Anal., P, 19) che ha richiamato anche recentemente linteresse dei critici del testo
aristotelico,| pare abbia una storia alquanto curiosa. Dalla ricostruzione di W. Jaeger sappiamo che il libro A
della Meta-fisica appartiene alla cosiddetta Ur-Metaphysik (A P e l), composta quando Aristotele non aveva
ancora rotto tutti i vincoli con lAccademia, e, bench criticasse la separazione delle Idee, continuava a
chiamare i Platonici amici delle Idee e li indicava col pronome noi, includendo se stesso
25
.
La composizione della pericope parallela dei Posteriori Analitici datata un po prima del I libro della
Metafisica, almeno per quanto riguarda una sua prima redazione.
Di pi, oggi noi sappiamo che realmente esistito un Aristotele schiettamente platonico, quello dei primi
scritti di cui la moderna filologia ha messo in evidenza non pochi significativi frammenti. Fra questi pare bene
che vada in-clusa la prima teoria aristotelica . :a,a, di cui abbiamo date le linee generali.
Il carattere fenomenologico della descrizione, cos dissimile dalla teoria comunemente nota del Filosofo,
indusse il Card. Mercier ad assimilarla allEmpirismo di J. St. Mill
26
; in realt si tratta secondo i critici di una
teoria di stretta derivazione platonica. I termini stessi ne fanno fede: Aristotele indica ancora luniversale come
. | :aa a :ea (Post. Anal., P, 19, 100 a, 6-7), termine caratteristico dellintelligibile platonico. Similmente
tutto il processo dellacquisizione delluniversale ed il sorgere dei principia prima per via della memoria e
dello experimentum apertamente platonico: il Siebeck lo riscontr in Rep. VII, 511 P, 534 A e Men. 98 A:|
recentemente Fried. Solmsen, discepolo di W. Jaeger, indicava anche Phaed. 249 P
27
.
Suggestioni queste di acuto interesse che la filologia potr sempre meglio precisare per la scoperta
dellAristotele storico, ma sfortunatamente non hanno avuto uninfluenza apprezzabile sullinterpretazione
tradizionale, perch lAristotele della Scolastica, ed in buona parte anche della Patristica, era quello
antiplatonico dei libri VII-VIII e X (1-7) della Metafisica. E linterpretazione tradizionale, inclusa quella
tomistica, non vide, come vedono i critici moderni, il processo della . :a,a, come contrario a quello della
a|at .ct; del III libro De Anima, ma lo considera equivalente o meglio come la fase preparatoria del medesimo.
Nel Tomismo, le due teorie della induzione e della astrazione descrivono lo stesso processo lacquisizione
progressiva dellintelligibile ma da due punti di vista differenti: linduzione fenomenologicamente quasi
raccontando, la astrazione metafisicamente in funzione di una definita concezione della realt.
Nella sintesi tomista la concezione resta unitaria e non v indizio della scissione teorica che si possa
riscontrare nei testi aristotelici
28
.|
* * *
b) La . :a,a, tomista-gaetanista
S. Tommaso per la conoscenza che ebbe veramente eccezionale, fra tutti i Medievali, del testo aristotelico e
per aver commentato tanto i Posteriori Analitici quanto la Metafisica, saccorse subito dellimportanza attribuita
da Aristotele allo experimentum, quale itinerario umano verso lintelligibile e per parte sua laccett senza
riserve.
Se lassimilazione tomista non ha portato elementi sostanzialmente nuovi in questa dottrina, essa non
perci priva di interesse sia storico come dottrinale. Storicamente si pu dire che il Santo nelle sue prime opere
ondeggiava fra una forma dinnatismo congiunto allo experimentum. I princpi primi sono detti anche innati, e
lexperimentum sarebbe necessario non per generarli, ma piuttosto per determinare il valore reale, cosicch il
giovane maestro italiano sera venuto a trovare in una posizione molto affine a quella del primo Aristotele
29
.
Ben presto tanto la terminologia prima principia innata, come quella riserva, scompaiono, e la teoria prende
un significato compatto: le idee universali ed i primi princpi, cio le prime strutture ed i primi schemi
intellettuali midollo di ogni conoscenza sorgono sul fondamento di analoghe strutture preparate nella
sensibilit interna dalle ripetute memorie e dagli experimenta, che possono essere con diritto avvicinati agli
schemi percettivi dei moderni.
Lo schematismo tomista per, a differenza di quello dei moderni, dispone di un solido fondamento
speculativo del qua|le lo stesso Aristotele non sera tanto preoccupato: si tratta della dottrina della Cogitativa
che ormai conosciamo. Nel commento allintroduzione alla Metafisica, il S. Dottore attribuisce esplicitamente
alla cogitativa la funzione che porta alluniversale. Del resto il ricorso del Filosofo nella Metafisica alla
. :a,a, era di per s significativo. Supra memoriam autem in hominibus proximum est experimentum, quod
quaedam animalia non participant nisi parum. Experimentum enim est ex collatione plurium singularium in
memoria receptorum. Huiusmodi enim collatio est homini propria et pertinet ad vim cogitativam, quae ratio
particularis dicitur: quae est collativa intentionum individualium sicut ratio universalis intentionum
universalium
30
.
Al punto in cui siamo, torna invece quanto mai interessante uno sviluppo ardito che ha dato il celebre tomista
Card. Gaetano nel suo commento ai Posteriori Analitici: mi piace considerarlo come un complemento di
attualit e di notevole valore per una ripresa del realismo aristotelico-tomista nei tempi moderni.
Aristotele nelle due pericopi citate ha trattato insieme dellorigine delluniversale e dei princpi; sembrerebbe
da tutto il contesto, come ha notato il Ross, che le prime nozioni conosciute per linduzione fossero i concetti
supremi, cio le categorie, che sfuggono ad ogni derivazione analitica, come poi stato affermato
esplicitamente nella teoria averroista-tomista della cogitativa
31
. Quanto allorigine dei primi princpi, che a
giudicare dalle frasi iniziali doveva formare loggetto principale della discussione, sarebbe stata perduta un po
di vista, a meno che non si ammetta che questi princpi hanno origine per un processo identico a quello delle
prime nozioni.
Ma a questo punto sorge un problema: i primi princpi sono dei giudizi che hanno per termini le prime
idee; di| qui la logica supposizione che le prime idee debbano precedere i primi giudiz. Daltra parte, ogni
giudizio, in quanto importa unaffermazione assoluta di verit, non dato dalla semplice compresenza di due
termini, ma vi saggiunge lapprensione della convenienza o non convenienza dei rispettivi contenuti dei termini
stessi. Mentre nella prima apprensione i termini sono presenti nel loro contenuto assoluto, il giudizio si
costituisce per la conoscenza e laffermazione (o negazione) dei rapporti in cui stanno. Ora, com che la mente
arriva a fare questo passo in avanti nella conoscenza dei primi rapporti fra gli oggetti?
Lipotesi pi semplice sarebbe di supporre che in noi, una volta che siamo in possesso, per lo
experimentum, dei contenuti dei termini, lintelletto li pu da solo penetrare, analizzare, confrontare e cos
passare da solo alla conoscenza ed alla predicazione delle relazioni nel giudizio. questa lopinione difesa da
Scoto
32
e pi esplicitamente da un certo scotista Antonio Andrea, secondo il quale lo experimentum sarebbe
richiesto soltanto per la conoscenza incomplexa dei termini, non per quella complexa che si ha nella
formazione dei princpi. Nel suo Commento al prologo della Meta-fisica A. Andrea dedica una questione
speciale al significato da dare allo experimentum aristotelico:

QUAEST. I - Quaeritur utrum ex experimentis generetur ars, alla quale risponde con due sostanziali
conclusioni:
a) Prima conclusio. Ad habendam notitiam incomplexam de principiis quae est de terminis simplicibus,
necessaria est cognitio sensitiva, seu experimentalis: hoc patet, etc.
b) Secunda conclusio. Ad habendam de principiis notitiam complexam non est necessaria simpliciter
cognitio sensitiva seu experimentalis: bene tamen est utilis et coadiuvans ut complexioni principii citius
assentiatur.
Prob. I. Pars. Nam ipse intellectus, conceptis modo prae|exposito (scil. experimento) terminis simplicibus,
potest virtute propria ipsos componere vel dividere ita quod conceptus tales complexi si sint principiorum
primorum cognoscuntur esse veri lumine naturali intellectus, quia principia cognoscimus in quantum terminos
cognoscimus, et ideo cognitio sensitiva vel experimentalis non est simpliciter necessaria pro tali complexa
cognitione de principiis habenda
33
.
Leggendo la dimostrazione che A. Andrea fa del suo assunto, il pensiero correva prontamente a molte
esposizioni tradizionali, credute tomiste, intorno alla origine e natura dei primi princpi, nelle quali questo
seguace dello Scoto ed anche i pi ortodossi Wolffiani avrebbero trovato, riprodotta fedelmente, non solo la
dottrina, ma anche la propria terminologia.
Contro la liquida spiegazione dello Scotista, reag giustamente nel nome dellAristotelismo e del Tomismo, il
grande Gaetano. Riferita con esattezza la posizione dellavversario, egli dichiara prontamente e con franchezza:
Sed (ut mihi videtur) opinans praedictus a veritate declinavit, dum dixit quod ad complexam cognitionem
principiorum non est necessaria experimentalis cognitio. Hoc contra Aristotelem et rationem videtur
34
.
a) Contra Aristotelem: in quanto per il Filosofo lo experimentum essenzialmente una conoscenza
complessa, almeno per il fatto che suppone la conoscenza di molti singolari, paragonati fra loro; ci risulta dagli
esempi portati dal Filosofo, il quale inoltre afferma esplicitamente che i primi princpi noi li conosciamo per
uninduzione che parte dai sensi.
b) Contra rationem: poich nei primi passaggi che fa lintelletto dalla potenza allatto, non vi pu essere
alcun motivo determinante allinfuori dei sensi; soltanto lunione reale dei termini, osservata e conosciuta per lo
experimentum, pu| muovere lintelletto alle unioni concettuali dei primi giudiz. In verit se non vi fosse alcuna
cognitio experimentalis della connessione fra i termini dei primi princpi a determinare lintelletto alla unione o
separazione dei loro contenuti, non si saprebbe osserva il Gaetano perch lintelletto, cominciando da certi
termini debba formare una determinata composizione (o separazione) di tali termini, e non invece qualsiasi altra.
Di pi, non mai possibile unione alcuna fra gli estremi se non per via di qualche intermediario, e soltanto la
cognitio experimentalis complexionis terminorum pu fungere da intermediario (psicologico) fra gli estremi
che sono la unit e connessione reale che hanno le cose extra animam e lunione concettuale operata
dallintelletto nei primi giudiz.
Il Gaetano, con fine intuito psicologico e metafisico, fonda la necessit dello experimentum per la
formazione dei principia prima sulla passivit essenziale dellintelletto umano, il quale, specialmente allinizio
del suo sviluppo, non pu ricevere attuazione alcuna che in una stretta dipendenza dalla sensibilit.
A queste osservazioni, di carattere sistematico e generico, il celebre Com-mentatore aggiunge una
ricostruzione personale dellintero processo; per afferrarne la profondit necessario leggerla nelloriginale:
Sed ut clarius pateat supradictorum et materiae hujus intellectus, notandus est modus quo Aristoteles hoc in
loco putat ex sensus cognitione generari cognitionem principiorum: hoc enim plurimum proderit. Cum vidisset
Aristoteles quod intellectus non movetur nisi ab intelligibili in actu, et res intelligibiles (prout sunt in
particularibus sensibilibus) esse intelligibiles in potentia valde remota eo quod plurimum materialitatis habeant,
posuit ipsas res intelligibiles deferri primo ad sensus, ut in eis positae sine materia magis appropinquent ad hoc
quod fiant intelligibiles in actu. Deinde quoniam in sensibus exterioribus et communi positae multas habent
conditiones materiales, posuit eas poni in cogitativa, ad hoc quod proximae fiant intelligibilitati, et quoniam
simplex cogitativae operatio non sufficit universaliter ad hoc quod res per eam cognita sit| tantae spiritualitatis,
ut possit actione intellectus agentis fieri actu intelligibilis, posuit frequentem conversionem et operationem
cogitativae circa eandem rem, disponere rem illam ut cogitatam, ad hoc ut proxima sit intelligibilitati in actu, et
habilis sit ut eam transferat intellectus agens in ordinem intelligibilium in actu.
Habent autem vim taliter disponendi hujusmodi actus frequentati pro quanto habent vim collectivam, et
adunativam particularium in unum quasi universale, quod est objectum experimentalis habitus, qui ex frequentia
talium actuum generatur. Cum n. terminus ultimus istius processus sit cognitio vere universalis, consentaneum
est ut id, quod ultimum medium et simillimum termino est, sit quasi universale (quod universale confusum
possumus appellare). Sic autem re disposita et reducta ad tantam spiritualitatem, operatione intellectus agentis
fit vere universalis et intelligibilis in actu et movet consequenter intellectum possibilem ad sui cognitionem
(ibid. fol. 111 rb).
Allobiezione che A. Andrea prende dal testo aristotelico: principia cognoscimus in quantum terminos
cognoscimus, il Gaetano risponde che lintenzione di Aristotele di escludere nella conoscenza dei primi
princpi un termine medio nel senso che essi non sono conosciuti per argomentazione.
La funzione dello experimentum di essere un intermediario psicologico, non logico, e ci non
interferisce con il carattere dimmediatezza che compete ai primi princpi nellordine logico.
Allaltra osservazione del medesimo A. Andrea, e che sulle labbra anche di qualche tomista moderno,
essere lintellectus agens e non i sensi la facolt di preparare la conoscenza dei princpi, il Gaetano risponde
che tutto questo pacifico; rimane per il fatto che lo intellectus agens non pu esercitare la sua influenza
nella sfera sensitiva se questa non stata preparata con lo experimentum.
Ad rationem in oppositionem... dicitur quod principia sunt evidentia ex propriis terminis, sic jam
compositis, vel (et idem est) si taliter componantur eorum termini ab intellectu,| sed taliter componi nequeunt
absque experimento determinativo intellectus ad hoc (fol. 111 va).
Ed il Gaetano rafforza la sua ragione con un raffronto fra labito dei primi princpi e le altre disposizioni
operative dellanima: Notandum est quod habitus primorum principiorum neque est pure naturalis neque pure
acquisitus, sed partim ab intra et partim ab extra, ut dicitur in II Ethic. Virtutum semina a natura sunt in anima
nostra: ipsae autem virtutes in actu ex actibus nostris sunt, sed inter virtutem qua bene intellectus noster se habet
circa principia et alias tantum interest, quod cum omnes virtutum habitus ideo aliqualiter a natura sint, quia in
nobis a natura congenitum est tam principium passivum quam activum earum, caeterae virtutes a principiis
naturalibus non oriuntur immediate et proxime, sed mediis virtutibus superioribus: principiorum autem habitus
ipsa naturalia principia tamquam proximas causas sibi vindicat. Quia igitur cognitio principiorum a lumine
intellectus agentis proxime emanat, et sensuum cognitio non nisi ut determinativa passivi principii, i. (e.)
intellectus, ad talem cognitionem concurrit, ideo Aristoteles dixit, quod habitus principiorum neque ab aliis
habitibus fiunt sicut caeterae virtutes neque ita a natura quod determinati omnino sint, sed in potentia proxima
tam passiva quam activa ad perfectionis terminum reducendi servitio sensuum experientiam determinativam
ministrantium, ut sic non solum inchoative sed radicaliter sint a natura, completive autem ab extra (fol. 111
vb).
La dottrina della . :a,a, rinnovata dal Gaetano, fu abbracciata da eminenti rappresentanti della tradizione
aristotelica, come Javelli, Fonseca, Silvestro Mauro; essa accettata da quasi tutti gli Aristotelici moderni, non
scolastici, come Barthlemy St. Hilaire, Zeller, Trendelenburg, Brentano, Teichmueller, Siebeck, H. Maier,
Czaja, H. Cassirer, W. D. Ross, Waitz, Prantl, Kampe, W. Hamilton per citare soltanto gli Autori che ho
potuto verificare.
da lamentare invece che i Neoscolastici vi abbiano prestato scarsa attenzione: i pochi che la ricordano non
ne hanno intravista sempre la importanza per una teoria realista del| conoscere
35
, e quelli stessi che la ricordano
non si sono preoccupati di metterla in relazione con la teoria tomista della cogitativa e con quella della . :a,a,
aristotelica.
La maggior parte dei neoscolastici restano tranquilli sulla persuasione che tutto sia spiegato quando si dice
che lapprensione dei primi princpi appartiene al cosiddetto intellectus principiorum, che una acquisita
disposizione e facilit a formularli ossia a conoscerli da parte della potenza intellettiva, appena che essa
determinata, ossia attuata dalla specie intelligibile astratta dei fantasmi... stato osservato che il rapporto,
enunciato dai primi princpi, conosciuto immediatamente in forza della sola (corsivo mio) conoscenza
intellettiva astrattiva dei due termini, e non gi in forza anche di un altro elemento conosciuto, desunto dalla
conoscenza sperimentale sensitiva, simile a quello intellettivo, che c tra i due termini astratti del principio.
Questa dunque sarebbe, secondo un egregio tomista, lopinione del Gaetano nella sua verit e integrit
36
:
invece pare che sia proprio lopinione di A. Andrea, e che Gaetano rigetta espressamente come contra
rationem. Egli dice: Quoniam oportet ponere aliquod motivum et determinativum intellectus ad talem
complexionem faciendam. Termini autem accepti, licet si componerentur haberent ex se evidentiam, non
sufficiunt tamen ad movendum et determinandum intellectum ad hanc compositionem faciendam potius quam
aliam. Experimur namque continuo in nobis quod habemus diu multorum terminorum conceptus absque notitia
principiorum complexorum, quae ex istorum terminorum complexione constat. Fateor enim me cognovisse quid
aequale, quid demere et quid remanet, nescivisse tamen hoc principium: si ab aequalibus aequalia demas, quae
remanent sunt aequalia, et similis ratio est in aliis. Oportet ergo ultra conceptus terminorum incomplexorum
ponere aliquod determinativum seu motivum intellectus ad talem compositionem faciendam. Tale autem
motivum opertet esse sensum, quoniam ante cognitionem| principiorum Aristoteles nullum motivum intellectus
novit nisi sensum. ERGO necessario cognitio complexa principiorum praeexigit sensitivam experimentalem
(ibid., fol. 111 rb).
Legregio tomista cita per la esegesi diciamola scotista il testo di Gaetano: Ex iis autem quae diximus
nullus arbitretur meae opinionis esse quod omnem compositionem intellectus oporteat praecedere
compositionem experimentalem (similem illi, etc.); hoc enim non teneo, neque sequitur ex dictis; sermo enim
noster versatus est circa generationem illius compositionis intellectus quae non fit ex praeexistenti habitu, et non
circa omnem (ibid., fol. 111 vb).
Il testo pare abbia in realt un significato molto piano: non tutti i giudiz che lintelletto pu fare hanno
bisogno, per passare alla unione (o separazione) dei termini, di uno experimentum... simile illi, cio della stessa
natura di quello richiesto per i primi princpi. Nella citazione stato omesso il similem illi... ch
dimportanza essenziale, in quanto pone appunto la distinzione fra il processo che origina i princpi primi
inderivabili, da quello dei princpi secondar, derivabili analiticamente (p. es. logica, fisico-matematica, calcolo
astratto) dai primi.
La riserva del Gaetano non fa che confermare linterpretazione sopra proposta e sulla quale insisto per la
convinzione che ho ferma del valore di attualit di una dottrina tanto antica e tradizionale
37
. Essa pone
lAristotelismo in condizione di| assimilare ed interpretare, nella forma pi soddisfacente, i risultati positivi
della scuola della Gestalt, integrati che siano come si cercato di fare con le psicologie recentissime dello
schematismo sia descrittivo (Revault dAllonnes), come genetico (Piaget, P. Janet). Per il fatto poi che la
cogitativa, deputata allo experimentum, la facolt direttiva della vita interiore e quella che apprende i valori
reali concreti, lo schematismo aristotelico-tomista supera decisamente la doppia difficolt in cui si arenato lo
schematismo kantiano: di far piovere gli schemi nella sensibilit dalla spontaneit del Verstand e di limitarne il
contenuto alle sole qualit formali, anzi al solo ordinamento nel tempo. Hanno fatto perci molto bene lo
Stumpf e soprattutto il Piaget, contro E. Cassirer (409-410), ad affermare che una teoria adeguata dello
schematismo, quale esso conosciuto dalla moderna fenomenologia, si risolve in una critica ed in un ripudio
deciso della teoria kantiana (PIAGET J., A, 23, 273 e segg.), che purtroppo passa ancora come lunica teoria
dello schematismo anche in ambienti antikantiani, nei quali schema e schematismo sono sinonimi di categorie e
di a priori
38
.|

* * *
c) Schematismo kantiano e schematismo tomistico
Nella psicologia moderna, come ha espresso felicemente dopo Kant lo stesso E. Cassirer, gli schemi sono dei
monogrammi, perch essi sono la espressione di una funzione primitiva unificatrice (CASSIRER E., 410, 414).
Le immagini che riceviamo dalle cose, le impressioni, nelle quali il sensualismo credeva di poter dissolvere la
percezione, non mostrano una tale unit. Ciascuna di esse si limita a rappresentare una particolarit; esse sono e
restano, nel loro contenuto, differenti e separate. Ma lanalisi moderna della percezione ci conduce ad un fattore
che fa scomparire questa particolarit e questa differenza. La percezione realizza, di fronte alla moltitudine delle
immagini particolari, una potente concentrazione. Essa argina questo torrente e lo fa scorrere in vie fisse. La
percezione non consiste nella semplice molteplicit delle impressioni, ma nei poligrammi della sensibilit e
non si spiega per una funzione puramente riproduttrice, per gli engrammi della memoria. Il concetto di
invariante, di schema oggettivante e realizzante, la psicologia moderna della percezione lo ha presentato sotto
una nuova luce. Se non ci fosse questa invarianza e costanza, proprio nei contenuti sensoriali sui quali si fonda
lintendere, noi saremmo abbandonati a tutte le fluttuazioni delle circostanze esteriori: la distinzione fra le cose
e le qualit nel torrente del divenire sarebbe impossibile. Non potremmo mai bagnarci due volte nello stesso
fiume. Un pezzo di gesso sarebbe di colore pi scuro in un giorno nuvoloso, di un pezzo di gesso esposto al
sole, e durante una giornata esso prenderebbe tutti i colori possibili fra il bianco ed il nero.
Cos la psicologia contemporanea, quando la si raffronta con le sue origini sensualistiche, ha compiuto un
vero rovesciamento di prospettiva.
Solo che il rovesciamento, se si riducesse ad un passaggio dallempirismo allapriorismo kantiano,
rinnoverebbe gli stessi inconvenienti per i quali dovette sorgere nella seconda| met del sec. XIX la psicologia
sperimentale, e la cultura dovrebbe fare tabula rasa di un intero secolo di eccezionale attivit nello studio
dello spirito umano. C un soffio di sublimit e di grandezza nellopera di Kant, la rivendicazione dei valori
necessar compromessi dallo scetticismo: lo scetticismo li compromise con lassunzione della mobilit
caleidoscopica che lio presenterebbe al nostro occhio interiore. Kant avrebbe dovuto discutere questo punto di
partenza, ed invece si rifugi nel das Ich denke trascendentale. La psicologia contemporanea dello
schematismo pu confutare il fenomenismo humiano sul terreno dellanalisi dellIo individuale. Ed in quanto
lo schematismo moderno suppone lelaborazione dei contenuti di esperienza, in seno alle coscienze individuali,
che a me pare possibile la sua inserzione nella psicologia aristotelica secondo litinerario che stato ora
delineato e che sar approfondito in forma concreta nei prossimi capitoli.
Il LOTZE che, per via dellinflusso esercitato su Brentano e sui Brentanisti, ebbe non poco merito per la
psicologia sintetica, era certamente sotto linflusso del pensiero aristotelico quando nel III libro della sua
Metafisica descriveva il sorgere dei contenuti percettivi, tanto evidente la coincidenza dei termini e delle idee.
Anzitutto quando noi pensiamo, applicando lattivit del pensiero relazionale a molti casi che siano stati
ripetuti allo stesso modo, sorgono alla medesima maniera le rappresentazioni generali di grandezza e di qualit.
Intorno allorigine delle idee universali in generale viene talvolta di pensare, che esse si originano
dallunificazione di molti esempi singolari in quanto che le parti simili degli oggetti si sommano, le contrarie si
escludono, le dissimili si oscurano a vicenda. Ma questa forma necessaria di origine dovrebbe presupporre che
le rappresentazioni singolari vanno perdute, in quanto si eguagliano per la produzione (Erzeugung)
delluniversale: altrimenti esse permangono luna contro laltra, e luniversale non prodotto da esse; potrebbe
nondimeno ancora, in quanto universale che estende ad esse il suo valore, ben esser non sperimentato quando
esse siano svanite ed abbiano lasciato solo questo loro prodotto. Questo gruppo di attivit non produce una|
rappresentazione della stessa natura, come quella che gli effetti immediati delle impressioni esterne mostrano di
un contenuto intuitivo costante: il termine verbale apparentemente semplice di una nozione soltanto
lespressione di una regola, secondo la quale noi stessi ci sforziamo di collegare fra di loro gli aspetti relazionali
pensati in generale
39
.
Limportante da notare che gli schemi, quali intermediar fra i contenuti desperienza e quelli razionali,
hanno una intima relazione con ambedue questi poli della vita umana. Tenendo fermo per che lo schema
percettivo, bench possa essere quanto mai complesso, resta sempre nellorigine (cogi-tativa) e nel contenuto
(intentiones individuales) legato alla esperienza, si deve ritenere che esso resta legato, per diritto di nascita,
allesperienza, e tanto lesperienza come le categorie razionali, debbono mostrare sul piano fenomenologico la
propria consistenza. questo uno dei risultati a cui tende con maggiori speranze questa mia ricerca.
Come stato osservato per gli assiomi logici, dice al proposito lo STUMPF, levidenza degli schemi pi
generali, nei quali noi costruiamo tali conoscenze, non connessa in genere a (queste) forme vuote, che in s
non hanno alcun senso, ma piuttosto sopra esempi particolari. Soprattutto il materiale concreto-intuitivo nel
quale e dal quale luniversale riluce (...). Se si vuol chiamare conoscenza intuitiva ogni conoscenza immediata
di esperienza, lo si pu fare; da tener per presente che non il puro disporsi rigido porta dal materiale di
intuizione alla conoscenza, ma che si hanno con ci molte operazioni di ordine spirituale
40
.
Queste riflessioni portano alla constatazione che gli as|siomi di valore oggettivo i principia prima di S.
Tommaso e i a :a a di Aristotele si riferiscono esclusivamente ad oggetti dintuizione. Essi stanno in
rapporto, in parte con le intuizioni elementari ancor rozze, in parte con quelle ormai elaborate concettualmente
(gli schemi). Comunque da ritenere per certo che mai conoscenze a priori, mediate o immediate, possono
riferirsi alle cose, a complessi di note, siano queste reali o siano puramente rappresentate, e oggettivarsi in esse.
E basti per ora circa la natura e la funzione gnoseologica dello schematismo. Tocca ad una fenomenologia
analitica studiare lo sviluppo dei problemi particolari
41
.
A complemento si aggiunga unaltra osservazione: nella teoria kantiana la funzione privilegiata del tempo
nello schematismo un privilegio arbitrario, richiesto da un puro bisogno di simmetria sistematica. La
dimensione temporale e cos quella spaziale, nei loro contenuti formali specifici, sono soggette allo sviluppo
percettivo, non diversamente da tutti i contenuti di valore categoriale.
Certamente per lesercizio e la strutturazione del pensiero si esige una qualche minima organizzazione:
questorganizzazione sensoriale ha assolutamente una precedenza di ordine temporale? Cos pens
lEmpirismo e cos pens pure Kant. Ma questa concezione solidale con il mito della polvere delle
sensazioni.
Poich non si dnno mai sensazioni prive di ogni organizzazione, lesercizio in forme elementari sintende
del| pensiero pu essere parallelo, o quasi, a quello del sentire, cosicch lo sviluppo psichico non avviene in
linea retta come si suppone nellEmpirismo e nel Kantismo, ma un movimento a spirale secondo una
penetrazione combinata e progressiva delloggetto da tutti i lati.
Pi ancora si pu dire, e lo provano i fatti della costanza percettiva e linflusso del significato sui contenuti
di percezione, che lorganizzazione dei dati spaziali e temporali influenzata dai fattori intellettuali in grado
non minore degli altri contenuti. Da un lato Kant ha fatto gli schemi troppo separati dai contenuti sensoriali
riducendoli a funzioni a priori dallaltro ha messo un divario troppo grande fra le due forme della sensibilit
nelle quali si realizzano gli schemi e le dodici categorie: il tutto imbrogliato nella inestricabile matassa di una
necessit di applicare una forma (intelligibile o sensibile) alla materia caotica, e della impossibilit di farlo, una
volta che forma e materia sono poste allinizio essere al di fuori ed eterogenee (sachfremde, direbbe il
Wertheimer) luna allaltra.
Il ricorso fatto da Kant allo schematismo un opportuno suggerimento alle teorie realiste per integrare la
propria posizione, ma alla sua non pu portare alcun giovamento. Questo risultato della fenomenologia
contemporanea basterebbe da solo a farla oggetto di una maggior attenzione da parte di quanti saccingono a
dare alla propria convinzione di realismo una base che resti salda anche ai nostri giorni, comera il programma
primitivo della Scuola di Brentano.|



SEZIONE SECONDA
LA PERCEZIONE DEL CONCRETO




CAPITOLO SESTO

LA PERCEZIONE DEL CONCRETO MATERIALE
SOMMARIO. Astrazione e concretezza in Aristotele (il problema della metafisica) La percezione intellettiva dei singolari: laporia
aristotelica, limmediatezza dellastratto, lapprensione indiretta del concreto, riflessione gnoseologica ed immediatezza psicologica.
Percezione intellettiva, astrazione ed intuizione, linscindibilit di astratto e concreto, astrazione ed intuizione nel Tomismo.
1. ASTRAZIONE E CONCRETEZZA IN ARISTOTELE
Il pensiero contemporaneo, come si veduto, sente viva la preoccupazione di tener solidali il concreto e
lastratto, il pensiero vissuto e quello logico: in questo i moderni tornano, loro malgrado, ad Aristotele al quale
compete lonore e la responsabilit di aver avviato, per il primo, il pensiero in quella direzione. La metafisica
aristotelica trae qui la sua origine ed il suo intimo significato; e poich spesso lignoranza pi elementare del
suo contenuto speculativo porta molti a malmenarla senza scrupoli ed altri ad impoverirla in schemi di arido
formalismo, non sar inutile il premettere alcune indicazioni sostanziali che valgano a porre nella sua giusta
luce la funzione gnoseologica che ha nellAristotelismo la percezione del concreto.
La fisionomia del Realismo aristotelico oggi assai pi nota di quello che potesse essere nel secolo XIII, ma
ci pare che se la moderna filologia ha scoperto un Aristotele che era sconosciuto a S. Tommaso, questo non
sia a danno, ma| al contrario rafforzi la consistenza della posizione tomista. Si sa che le moderne ricerche
intorno al cosiddetto Aristotele perduto, che sono state riunite in felice sintesi prima da W. Jaeger e poi dal
nostro Bignone
1
, hanno portato alla conclusione che il pensiero aristotelico, quando sia visto nella sua genesi
storica, tuttaltro che un sistema, uscito fuori dun tratto dalla testa del suo autore e pacificamente elaborato e
composto; esso invece laborioso quanto altri mai, formatosi a traverso crisi profonde e neppure forse
conchiuse, dai tempi in cui il giovane Aristotele partecip con ardore al pensiero del Maestro (alla cui scuola
appartenne per un ventennio), a quello in cui, morto Platone (347), ed aperta una prima scuola ad Asso,
cominci a staccarsene criticando soprattutto la dottrina delle Idee e delle Idee-numeri, cio lindirizzo
matematizzante a cui gli altri scolari volevano dare una prevalenza assoluta; e da questo secondo tempo al terzo
ed ultimo della maturit, quando, ritornato in Atene (335), vi fond la celebre scuola al Liceo, che govern e
diresse quasi fino alla morte
2
. Testimoni della attivit dei primi due periodi sono rimasti alcuni frammenti di
Opere, che furono le uniche ad essere pubblicate dallo stesso Filosofo e che la moderna filologia ha potuto
individuare con sicurezza. A giudicare da questi frammenti, Aristotele manifestava in quelle prime opere
(Dialoghi per la maggior parte) il suo convinto assenso ai dogmi fondamentali del Platonismo, e cos si sono
potute spiegare non poche incongruenze che presentava lAristotele esoterico pubblicato ai tempi di Silla da
Andronico di Rodi, che lAristotele comunemente conosciuto. Queste incongruenze sono dovute a frammenti
o libri, che risalgono al periodo platonico e che leditore inconsideratamente mescol alle opere inedite del terzo
periodo.| Questo ultimo caratterizzato dalla rinunzia definitiva alla trascendenza per la concretezza; Aristotele,
preso dalla passione dellindagine positiva, si fissato nel programma democriteo di spiegare la natura con la
natura, ed ha raggiunto un nuovo concetto di sostanza che ha esposto teoricamente con rara efficacia, non
rinunciando neppure ad una certa violenza di frasi, nei libri VII-VIII della Metafisica che costituiscono la sua
metafisica definitiva.
La posizione aristotelica riuscirebbe, per, del tutto infondata se si limitasse ad un atteggiamento negativo,
puro e semplice, rispetto al Platonismo: se non vuol ridursi ad essere un ritorno anacronistico al piatto
naturalismo empedocleo e democriteo, essa ha da conservare il nucleo centrale della posizione platonica e
mostrare poi perch essa abbia fallito nellinterpretazione della realt. Del resto non solo la logica del progresso
speculativo, ma gli stessi ultimi sviluppi tentati da Platone, probabilmente sotto la pressione della montante
critica aristotelica, permettono di considerare lopera del Discepolo in continuit con quella del Maestro, nello
spirito se non nella lettera.
Il dominio del principio socratico aveva portato Platone a concentrare ogni valore di conoscenza e di realt
nelluniversale che espresso dalla definizione: lessenza intelligibile, com lunica conoscenza necessaria,
cos anche lunica conoscenza vera e cos anche lunica realt vera. Da ci seguiva a) la distinzione nella
realt di un elemento universale intelligibile e di uno particolare di ordine sensibile, contrapposti come realt ed
irrealt, perfezione e privazione; b) la trascendenza reale delluniversale rispetto al singolare ed al sensibile; la
svalutazione della conoscenza sensibile rispetto a quella intelligibile.
Aristotele, portandosi decisamente alla considerazione dellente in quanto ente, trov nelle realt
complementari lessenza e le sue determinazioni concrete, la conoscenza dellintelligibile e quella delle
caratteristiche sensibili perch la forma non separata, ma immanente alla materia. Certamente la scienza
sempre delluniversale; la realt vera,| per, quella cio che da noi si constata, il singolare come ousia
concreta: ad esso spetta anzitutto il carattere di realt ed in quanto riconosciuto immanente in esso che anche
luniversale pu esser detto reale. Per Platone intelligibilit e realt dovevano in s coincidere non solo in
astratto, ma anche sul piano del pensiero umano. Aristotele invece reagisce, nellinteresse non solo del pensiero
spontaneo, ma per la consistenza stessa di quello scientifico, invertendo esattamente la proporzione: il singolare
precede e fonda, nella realt, luniversale. Rispetto al mondo che ci si para dinanzi, la realt vera non da
cercare al di fuori di esso, ma dentro di esso, nelle sostanze singolari come le pietre, le piante, gli uomini...
che ciascuno incontra nella vita quotidiana.
Questo energico status in quo del problema metafisico poneva degli ardui compiti allanalisi speculativa che
Aristotele ha affrontati con decisione. Affermata la priorit reale del singolare sulluniversale e la immanenza di
questo in quello, il singolare non era pi estraneo ma necessario allessenza intelligibile per il suo essere. Ma
com possibile la plurificazione delle sostanze? Affermarla reale non aver risolto il problema che essa
involge e dalla soluzione del quale dipende la giustificazione logica anche dellaffermazione imposta
dallesperienza che Platone pur conosceva. Platone, nel cozzo delle due esigenze, non riusc a superare lantitesi
ed opt a favore esclusivo di una delle parti, annullando proprio quella dialettica, di cui egli per primo intravide
le risorse per la fondazione intelligibile del reale.
Il Filosofo va diritto alla soluzione. Se di fatto il reale plurificato; e lessenza dal canto suo, come Platone
ha dimostrato, non plurificabile ma resta unica ed indivisibile; la plurificazione, in cui si attua la realt, non
dovuta alla forma e allessenza come tali, ma ad un principio da esse diverso e che insieme pu restare con le
medesime in quel rapporto che permette tale plurificazione. Principio, del resto, intravvisto dallo stesso Platone
nel e | e nella ,a a degli ultimi Dialoghi. Ma in lui tale funzione rest, a quanto pare, pi nellordine logico
che ontologico, non essendo egli arrivato| a concepire la possibilit che un principio estraneo alla forma potesse
avere una funzione ontologica complementare con essa, quale principio costitutivo della singolarit e
molteplicit. Il Platonismo non riusc a rendersi conto del valore che doveva assumere, per la conoscenza della
essenza stessa, il riferimento allessere concreto attuale, e la essenza platonica, perch era solo forma, rest
chiusa ed estranea allessere: Aristotele, ben prima del Varisco, aveva osservato che luniversale, come
universale, posto sul piano della realt, un assurdo.
Lassurdit svanisce quando, tenendo fermo al carattere di realt immediata che compete al singolare ed al
significato positivo che assume la singolarit, rispetto alla universalit, si ritiene che il principio, che fa la forma
singolare, non pu essere estraneo alla costituzione della sostanza, ma va detto ad essa intrinseco non meno
della forma stessa. Dato che la specie degli esseri naturali non esiste realmente che negli individui, il riferimento
al principio di plurificazione non meno necessario di quello formale di unificazione per la comprensione della
struttura del concreto. I Naturalisti e Democrito riducevano senza residui la realt alla materia (atomi) ed alle
sue determinazioni esteriori (moto, numero, figura, posizione...); Platone si era fissato tutto nella forma,
chiudendosi in un concetto del reale non meno arbitrario ed unilaterale. La posizione aristotelica, in quanto si
oppone ad ambedue, considera appunto la materia quale fondamento reale della forma e la forma immanente
nella materia; ritiene inoltre, e per conseguenza, che la essenza consta della sintesi unitaria di materia e forma
ed a questa sintesi che si riferiscono gli elementi della definizione. Possono esser dette allora sostanze tanto
la materia, come la forma, come il sinolo di ambedue, come anche luniversale espresso dalla definizione. Non
per allo stesso modo e con lo stesso diritto, ch luniversale, come tale, non reale se non in quanto
considerato realizzato, cio esistente nel singolare, e tanto la materia come la forma non esistono che nel sinolo,
essendo inconcepibile per ciascuna un qualsiasi grado di realt al di| fuori del mutuo darsi delluna allaltra nella
costituzione del concreto che solo veramente esiste.
Aristotele persuaso daver dato al problema della realt quella soluzione la quale, se pretende dessere
umana, deve soddisfare, non sacrificare, le esigenze del pensiero spontaneo, mostrando come in noi lo sviluppo
del pensiero ha in qualche modo da restare sempre intrinseco a se stesso. Poich, egli dice, tutti concordano in
questo, che alcune di quelle sensibili sono sostanze, noi dobbiamo cominciare la ricerca in questo campo: che
sempre utile passare per gradi a ci ch pi conoscibile. La cultura infatti si acquista cos: attraverso le cose
che sono meno conoscibili per natura si procede verso quelle che sono per natura pi conoscibili. E la fatica
proprio in questo: come nel campo delle azioni si deve far in modo che, partendo dal bene dellindividuo, il
bene generale divenga il bene dellindividuo stesso; cos, qui, dalle cose che a ciascuno sono pi facili a
conoscere, si deve andare a quelle che, conoscibili per natura, divengano tali per lui stesso. Pure conviene
prender le mosse da quelle deboli conoscenze, le quali tuttavia costituiscono ci che egli conosce; e sforzarsi,
passando come si detto attraverso di esse, di fargli conoscere ci ch conoscibile assolutamente
3
.
Raramente, come in questa pericope, stato mai espressa con accenti di schietta ed umana sincerit, la nostra
posizione rispetto alla conoscenza della realt. Essa, per Aristotele, giunto al termine ormai della sua prodigiosa
attivit scientifica e speculativa, non che il premio di unaspra disciplina teoretica, che ha da trasformare, non
sopprimere e neppure fermarsi in esse, le acquisizioni a cui si volge la mente nel suo esercizio spontaneo, in
altre di contenuto pi preciso e di maggiore sufficienza intrinseca. Possiamo ormai riconoscere, con lo Jaeger e
con tutta la tradizione aristotelica, che il motivo che caratterizza la metafisica definitiva del Filosofo, in
opposizione alle vedute sempre pi ristrette dei Platonici, costituito dal fatto che in essa il soprassensibile non
og|getto di contemplazione immediata ma di mediazione logica, e che quindi non punto di partenza, ma
punto di arrivo
4
. Il riconoscimento di realt, immediatamente data al sa`. sace| rispetto al sae eu, ha
cambiato lintero orientamento della vita umana, il cui compito ha da svolgersi in una ricerca del trascendente
perseguita senza posa, non fuggendo, ma penetrando i segreti fondamenti della realt che batte ai nostri sensi.
LAristotelismo intanto ha potuto dare una dimostrazione apodittica del vero trascendente, in quanto ha saputo
sceverarlo prima, e poi vederlo logicamente implicato a sostegno della realt desperienza, riconosciuta
insufficiente per una sua fondazione integrale.

La rivalutazione della materia nellordine metafisico doveva avere leffetto in genere della rivalutazione
dellesperienza in quello gnoseologico; parimenti la mediazione ontologica del concreto, rispetto
allaffermazione del trascendente, ha il suo riscontro in una mediazione analoga esercitata dai contenuti
sensibili, immediatamente dati, rispetto a quelli intelligibili. Se, nella sostanza sensibile, la forma immanente
alla materia, essa ritiene intrinseco nella sua definizione tale riferimento; le sostanze sensibili sono come il
camuso, forme di una certa materia; come camuso diciamo un naso, come di una materia che ha una certa
curva. Cos naso, occhio, fisionomia, carne, ossa, animale insomma; ovvero foglia, radice, scorza, piante
insomma e tutte le cose naturali non prescindono dal movimento e non sono mai senza materia; con ci
chiarito il modo in cui il fisico deve ricercare e definire lessenza delle cose
5
.
Questa impostazione, ormai definitiva, del problema dellessere porta a ritenere che le specie naturali hanno
lessere soltanto nella materia individuale e che non sono date altro che nelle concrete determinazioni
dellindividuo. Da ci biso|gna pure arguire che la conoscenza valida ed oggettiva della realt deve poter
abbracciare insieme tanto le determinazioni intelligibili, come quelle sensibili; la dialettica che Platone aveva
esercitato dal di fuori dellessere e solo per le forme, ricondotta da Aristotele allinterno dellessere, sia fra i
due princpi che la costituiscono come fra i due aspetti secondo i quali essa a noi si rivela nelle due sfere del
conoscere.
Si pone perci, per Aristotele e per noi, il problema della portata della conoscenza sensibile, degli accidenti,
rispetto a quella intelligibile, dellessenza. In Platone laccidente era il puro fenomeno della essenza e la
conoscenza sensibile un apparire puro, privo di ogni contenuto, sia pur remoto, di verit, risolvendosi, al pi, ad
eccitare lazione di Eros allesercizio della anamnesi per cui lanima poteva congiungersi allintelligibile
separato. Anche per Aristotele (e come poteva non esserlo?) la definizione abbraccia soltanto la essenza e
questa a sua volta non consta che degli elementi intelligibili. C identit di vedute allora, nel campo formale,
fra i due filosofi? S e no, come gi si visto: anche per il Filosofo, come per il suo Maestro, la scienza non si
costruisce che rispetto alluniversale e non si volge che alle essenze, come tali; lessenza naturale per, per
Aristotele, a differenza di Platone, non la sola forma, ma sinolo di materia e forma. Gli accidenti, oggetto
dellesperienza, che non trovavano alcun attacco nella essenza platonica, perch considerati, come la materia,
non essere, lo trovano invece in quella aristotelica in quanto la materia principio di individualit e di
contingenza. La conoscenza, che si vuol prendere della medesima rispetto al suo essere reale, sempre e
soltanto individuale.
Da questo punto di vista gli accidenti vengono intimamente incorporati alla sostanza, come suoi modi di
essere o prodotti che hanno nella sostanza una condizione del loro esistere, la loro causa totale o parziale.
Considerati nella loro realizzazione, gli accidenti da un lato partecipano dellessere della sostanza; e, dallaltro,
in essi che la sostanza si attua allesterno e si pu quindi anche far conoscere. Si fa qui il secondo passo nella
riduzione del problema platonico: non| solo la realt del sovrasensibile ha, per noi, da esser mediata da quella
sensibile: ma, in questa stessa, gli aspetti esteriori ed accidentali hanno una funzione isagogica necessaria per
arrivare a quelli pi interni ed essenziali. In quanto gli accidenti sono aspetti dellindividuo e questo solo
lente reale, anche gli accidenti devono esser ricondotti allessere; lo sono in quanto vengono concepiti in un
rapporto di inerenza alla sostanza. Difatti Aristotele, nella forma pi matura del suo pensiero, attribuisce
espressamente agli accidenti una propria essenza, distinta da quella della sostanza, non separata, per, o
indipendente da essa
6
. Ci che viene concepito come costitutivo della realt accidentale perci unessenzialit
intelligibile, che ha come interno principio della propria intelligibilit una ulteriore essenzialit per se stessa
intelligibile: nellordine dellessere reale la sostanza la realt primaria autosufficiente; laccidente, quella
secondaria e dipendente. Ma siccome, come si visto, litinerario del nostro pensiero segue un ordine inverso a
quello che hanno gli esseri nella natura e conosciamo prima gli esseri sensibili degli immateriali per s
sussistenti e causa dei sensibili ed anzi questi non ci sarebbero noti, se prima non avessimo conoscenza di
quelli; cos ci sono prima noti gli accidenti della sostanza e di questa non possiamo avere o formarci alcuna idea
indipendentemente da quelli.
La concezione che Aristotele si fatta del concreto si approfondisce sempre pi, e con essa cresce
proporzionalmente di importanza il problema della percezione. La essenza non consta di sola forma, ma anche
di materia per la quale la essenza pu esser detta immanente al reale; e la essenza intelligibile, immanente al
reale, non neppure da concepirsi come costituita dalla semplice natura comune delle cose cio come un
universale, bens come contenente in s, alla maniera di determinazioni positive, ci che la realt presenta di pi
particolare e individuato. Ne segue che non solo la forma non pu essere concepita reale senza la materia, ma
neppure| lessenza non ha realt alcuna che da e per le attuazioni accidentali che pu ricevere nella realt
7
.
In conclusione: lessenza anche reale non tutta, ma solo parte della realt che compete allente reale
sussistente in natura. La dualit di materia e forma nellordine essenziale ha per riscontro nellordine reale la
dualit di sostanza e di accidenti. Materia e forma intanto costituiscono la sostanza del concreto in quanto sono
anchesse singolari ed individuali. Gli accidenti reali, daltronde, sono gli indiz, non diciamo i costitutivi,
pi manifesti di quella singolarit pi profonda; ma non sarebbero tali se non avessero una proporzione reale
con i princpi sostanziali. Gli accidenti possono rivelare quindi alla mente non soltanto latto o fatto esistenziale
della sostanza ma anche quello essenziale, essendo i due aspetti essenziale ed esistenziale gnoseologicamente
inscindibili. Gli accidenti, che sono loggetto della sensibilit, vanno riconosciuti quindi in via di diritto nella
concezione del sinolo aristotelico gli indiz della sostanza e come litinerario obbligato per qualsiasi
comprensione intelligibile della medesima. Sensibilit ed intelletto, in quanto luna facolt apprensiva
dellaccidente e laltra della sostanza, non solo non sono coscienze di oggetti al tutto diversi od estranei, ma
mutualmente simplicano nellatto della conoscenza adeguata del reale.
Il circolo non devessere per completamente saldato, ch altrimenti tutto il processo sarebbe vano ed
Aristotele non era certo cos grosso da non accorgersene. Ammette egli, nella trattazione sistematica del De
Anima, che lelaborazione sensoriale prerequisita bens allapprensione della essenza, ma tale funzione non va
pi in l. Lapprensione dellintelligibile segna un passaggio al limite nei riguardi della conoscenza sensoriale,
qualunque essa sia: suppone essa perci lintervento attivo di un principio adeguato alla condizione
dimmaterialit ed intelligibilit delloggetto. Questa produzione dellintelligibile detta con maggior
accuratezza da Aristotele| astrazione dellintelligibile dal sensibile e delluniversale dal singolare. Non
potendo occuparci della robusta struttura metafisica che ha questa dottrina nellAristotelismo, baster che
concentriamo brevemente lattenzione su alcune considerazioni finali, che riassumono insieme le indagini
precedenti e pongono nei veri termini il problema della percezione intellettiva nel quadro della gnoseologia
aristotelica. Possiamo schematizzare:
a) Lintelletto umano raggiunge lintelligibile per un processo di astrazione dal sensibile: ha quindi
per oggetto proprio ed adeguato lessenza astratta delle cose sensibili.
b) Il processo di astrazione non capriccioso, ma reso possibile ex parte objecti dalla preparazione
che la cogitativa opera sui contenuti molteplici e disparati desperienza onde lintelletto possa dirigere il suo
raggio unificante allapprensione dellessenza indivisibile.
c) Il senso apprende per s i contenuti esteriori concreti; lintelletto apprende lessenza in astratto.
Ciascuna facolt, quindi, considerata isolatamente, non pu dare che una conoscenza inadeguata della realt
attuale, che non data da sole determinazioni accidentali ma anche ed anzitutto dalle essenziali; ma che
daltronde non data neppure da determinazioni universali, bens da quelle individuali. La conoscenza adeguata
della realt esige perci una sinossi di ambedue gli aspetti oggettivi della realt, sinossi operata sintende da
una facolt unica ed unificante.
Non possibile realizzare, in qualche modo, tale conoscenza integrale di concreto ed astratto?
2. LA PERCEZIONE INTELLETTIVA DEI SINGOLARI
a) Laporia aristotelica
Opposta tanto allattitudine moderna, che ha finito per rifugiarsi in una mediazione assoluta del reale data dal
pen|siero, quanto a quella pi comune fra gli Scolastici, che ammetteva unassimilazione intellettuale pi o
meno diretta del singolare come tale, la posizione tomistica esige, per esser esattamente compresa, molta cautela
ed una certa finezza di analisi, anche per poter esattamente valutare il linguaggio vario dei testi ed alcune
oscillazioni che su qualche punto si sono verificate allinterno della stessa Scuola Tomistica.

* * *

Si pu dire anzitutto che lAngelico Dottore si trova daccordo con il Filosofo nellattribuire in proprio al
senso la conoscenza del singolare concreto e allintelletto quella delluniversale astratto: Sed contra est quod
dicit Philosophus
8
, quod universale secundum rationem est notum, singulare autem secundum sensum (I, q. 86,
a. 1). Il problema, per, se anche lintelletto possa avere qualche commercio con il reale contingente e vario
dellesperienza, problema che, almeno ad un certo momento, fu presente allo stesso Aristotele. Nel libro III del
De Anima, allinizio del trattato sullintelletto, il Filosofo si preoccupa, dopo aver indicato con brevi tratti la sua
teoria intorno ai rapporti fra il concreto e lastratto, come lanima si congiunga ai medesimi: se con facolt
diverse, o se possibile che una stessa facolt, lintelletto, possa congiungersi ad ambedue. Infatti, altra cosa
la grandezza (in concreto) e lessenza della grandezza, come lacqua e lessenza dellacqua, la carne e lessenza
della carne (e cos si dica di un gran numero di cose ma non di tutte, poich per alcune lastratto ed il concreto
sono la stessa cosa); allora lanima apprende lessenza della carne e la carne con facolt diverse, oppure con la
stessa facolt ma in un modo diverso. Poich la carne in concreto non senza materia ma come| il camuso
cio una forma realizzata in una determinata materia. Pertanto per la facolt sensitiva che lanima percepisce il
caldo e il freddo, come quelle altre qualit reali che prese in tale e tale proporzione costituiscono la carne. Ma
o per unaltra facolt, o (per la stessa) nella medesima situazione della linea spezzata, in quanto pu essere
raddrizzata, che lanima apprende la carne e lessenza della carne. Ed anche per quanto concerne i concetti
astratti (cio matematici), anche la linea retta come il camuso: essa infatti si trova nel continuo; per quanto
riguarda lessenza allora altro la linea retta, altro lessenza della linea retta. Supponiamo che questessenza sia
la diade. Adunque, lanima le percepisce con una facolt diversa, oppure con la stessa facolt ma diversamente
disposta. Ed in generale si deve dire che come le cose si trovano rispetto alla materia, cos si trova lintelligenza
a loro riguardo
9
. La densa argomentazione pu essere riassunta nei seguenti punti:
a) Tanto nelle realt fisiche, come in quelle matematiche, bisogna far distinzione fra queste realt in
concreto e la loro essenza.
b) Il senso ha per compito proprio di afferrare queste essenze nella loro esistenza concreta; lintelletto
invece le apprende nella separazione della materia.
c) Pertanto, o per facolt diverse che lanima apprende il concreto e lastratto, oppure, se ci avviene
con la stessa facolt (lintelletto), bisogna supporre che essa si trovi diversamente disposta nei due casi ed
ammettere che lintelletto conosca il concreto ripiegandosi e congiungendosi al senso. Apparentemente il
Filosofo non ha risolto questalternativa, ma la maggior parte dei Commentatori ritiene che egli inclinasse
positivamente per il secondo membro
10
. Comunque| ci possa essere, la posizione tomista , al confronto, assai
pi esplicita.
Anchessa parte dal principio che lintelletto umano non ha presa diretta che sopra lastratto: questa, pi che
un punto di partenza, la stessa radice speculativa di tutto il problema in questione. noto infatti che la
metafisica aristotelica poggia tutta sulla nozione di atto e potenza, di materia e forma. Latto e la forma
costituiscono lessere stesso e portano in s tutti i suoi valori; la potenza e la materia invece non sono che la
recettivit dellessere e delle sue attuazioni, recettivit che suppone unindigenza radicale e che poi fonda,
nellessere a cui si unisce, ogni imperfezione ed opacit che allessere possa venire. alla materia, in quanto il
principio della soggettivit ed imperfezione nellordine ontologico, che bisogna quindi ricorrere per spiegare la
moltiplicazione che riceve lastratto nei concreti e la degradazione e frammentazione delle perfezioni che in essi
viene a subire. Dicendo che la materia il principio radicale dellindividuazione dellastratto, si esprime con un
sol termine la funzione metafisica propria della potenza rispetto allatto e della materia in particolare rispetto
alla forma. questa dottrina dellindividuazione della forma per via della materia come da ultima radice, e dalla
materia signata quantitate come da radice prossima, che comanda dallinterno lo sviluppo della posizione
tomista circa la conoscenza umana del concreto e che ragione della prima negazione| categorica di
unassimilazione diretta da parte dellintelletto rispetto al concreto stesso. Il concreto allora potrebbe essere
direttamente conosciuto, quando la potenza conoscitiva apprendesse direttamente in s la ragione propria della
singolarit del concreto e come essa si sviluppi allinterno del concreto; ma poich la materia, che potenza
pura, non esercita al di fuori alcuna irradiazione intelligibile, una tale conoscenza della materia, in s, non
possibile altro che a priori, in un mezzo conoscitivo che sia ontologicamente anteriore ed in s indipendente
dalla realizzazione fisica del concreto stesso. Una conoscenza di questa natura propria di Dio creatore,
secondo S. Tommaso, e pu esser partecipata in modo finito anche agli spiriti, puri da qualsiasi materia
11
.
Luomo invece, appunto per via della materia che fa parte della sua essenza, non pu attuare il suo intelletto se
non a posteriori per una rigorosa dipendenza dal concreto gi realizzato. E siccome il principio di ogni
attualit del concreto e quindi anche della sua diffusione intelligibile, la forma, cos allintelletto umano non
pu arrivare che la similitudine della forma, onde la conoscenza umana detta essere per astrazione dalla
materia e dalle note individuanti:
Quaelibet actio sequitur conditionem formae agentis, quae est principium actionis, sicut calefactio
mensuratur secundum modum caloris. Similitudo autem cogniti, qua informatur potentia cognoscitiva, est
principium cognitionis secundum actum sicut calor calefactionis; et ideo oportet ut quaelibet cognitio sit per
modum formae quae est in cognoscente. Unde cum similitudo rei quae est in intellectu nostro accipiatur ut
separata a materia et ab omnibus materialibus conditionibus, quae sunt individuationis principia; relinquitur
quod intellec|tus noster, per se loquendo, singularia non cognoscat, sed universalia tantum
12
.
Il senso invece, poich una facolt legata ad organi materiali, ha un contatto diretto con le qualit concrete
degli oggetti desperienza ed comprensibile che la sua conoscenza possa ulteriormente svilupparsi fino a
raggiungere una certa comprensione globale dellindividuo secondo le condizioni reali di contingenza nelle
quali esso si trova in un dato istante. In ultima radice, anche per Aristotele e S. Tommaso, non la singolarit
come tale, che impedisce al concreto di essere direttamente intelligibile, ma il fatto soltanto che lindividualit
in esso in funzione della materia che impervia allintelletto umano
13
. Il Robin ha voluto recentemente porre
in dubbio se nellintimo del pensiero aristotelico non si debba piuttosto ammettere che lindividualit verrebbe
ad essere direttamente intelligibile
14
. Gli Aristotelici per di tutti i tempi continuano a ritenere che una
interpretazione di questo genere va, come poche altre, contro lessenza stessa dellinnovazione del Filosofo
contro il suo Maestro. Comunque il solo fatto che la tesi del Robin costantemente sorretta dalla sottile finalit
di trovare lAristotelismo in pieno fallimento, poich alla fine| anchesso ricadrebbe, malgrado tanti apparenti
sforzi, nel Platonismo, accumulando in s e per di pi le deficienze del sistema che voleva criticare e quelle
proprie che gli venivano dal fallito tentativo di reazione, ragione sufficiente per ritenere ancora ben fondata
lesegesi tomista che quella dei maggiori aristotelici.
b) Apprensione indiretta del concreto
Pi avveduti, almeno dal punto di vista delle esigenze dei princpi, sono stati gli Antitomisti antichi
15
e
recenti, i quali, accettando il linguaggio chiaro dei testi del Filosofo e del suo discepolo, hanno preferito trovare
errata la nozione aristotelico-tomista di materia prima come potenza pura cio priva di qualsiasi attualit. A
parer loro, un filosofo cristiano, che ammette la creazione da parte di Dio di tutti gli esseri (la materia
compresa), non pu accontentarsi della nozione che della materia poteva avere un pagano che era rimasto
alloscuro di questinizio assoluto di tutte le cose. Pense par Dieu, osserva il P. Romeyer, et cre par lui, la
matire premire des tres sensibles est intelligible Dieu. Elle a donc un minimum de dtermination positive et
propre, minimum trop faible pour quelle puisse subsister part, et autrement que comme sujet dune
dtermination suprieure et dominatrice, la forme substantielle
16
. Secondo questa esegesi per|ci il pensiero
definitivo di S. Tommaso, pi che dalle tesi cosmologiche e psicologiche, ancora impregnate del dualismo della
cultura classica, va giudicato dalle tre tesi centrali intorno alla creazione, alla analogia, ecc., che costituiscono le
idee specifiche e definitive del sistema, mentre le prime non sono che il genere prossimo
17
. Siamo alla solita
esegesi della conciliazione. Ma chi pi e meglio di S. Tommaso poteva rendersi conto della portata reale dei
princpi che abbracciava? a meno che non si voglia suggerire che il S. Dottore, a cominciare dalle sue posizioni
essenziali, ha proceduto a caso, facendo di ogni erba un fascio e contraddicendosi intorno ad uno stesso
problema, in una stessa opera ed anzi in un medesimo articolo! Ci pare quindi che sia pi opportuno risolvere i
problemi uno per volta e che il Tomismo nella trama dei suoi princpi essenziali o venga accettato com, o sia
rigettato in blocco; ed troppo comodo, ma per poco serio, dal punto di vista tanto speculativo come storico,
lasciarsi vincere in questa parte da suggestioni di ordine estrinseco. Facendo credito pertanto alla consistenza
speculativa della posizione del S. Dottore intorno alla struttura dellindividuo materiale, cerchiamo di mettere in
vista come, malgrado la recisa negazione di una conoscenza intellettuale del singolare, egli arrivi a difendere
ancora una qualche apprensione che lintelletto pu avere dellessere concreto.
In verit nei testi tomisti quella negazione categorica immediatamente temperata dallaffermazione che
lintelletto non| al tutto escluso dalla conoscenza del concreto, ma pu avere del medesimo una conoscenza
indiretta per via di una certa riflessione. Leggiamo la prima parte dellarticolo della Somma Teologica, che
per la dottrina complessiva il testo pi completo:
Singulare in rebus materialibus intellectus noster directe et primo cognoscere non potest. Cuius ratio est
quia principium singularitatis in rebus materialibus est materia individualis. Intellectus autem noster, sicut supra
dictum est (q. LXXXV, 1), intelligit abstrahendo speciem intelligibilem ab huiusmodi materia. Quod autem a
materia individuali abstrahitur est universale. Unde intellectus noster directe non est cognoscitivus nisi
universalium. INDIRECTE AUTEM ET PER QUAMDAM REFLEXIONEM potest cognoscere singulare...
18
.
Si sa che la capacit di riflettere, in quanto importa un redire complete supra seipsum, la caratteristica
delle nature spirituali, le quali, poich sono libere completamente dalla materia e dallestensione, permettono
alle po-tenze (che siano sempre anchesse immateriali) di trovarsi in s riunite, secondo una perfetta
autopresenza, e di poter quindi ripiegarsi sopra di s e dei propri atti, ci che non pu avvenire nelle potenze
legate ad organi materiali. Lanima umana e lintelletto sono immateriali e possono quindi operare su di s e sui
propri atti una riflessione completa. Si deve per osservare che la riflessione a cui fa ricorso S. Tommaso per
spiegare la conoscenza che lintelletto pu avere dei singolari, non pu essere la sola riflessione ora accennata,
per la semplice ragione che lintelletto, riflettendo su di s al termine delloperazione astrattiva delluniversale,
non vi potr trovare che questuniversale soltanto. La riflessione a cui fa ricorso lAngelico va intesa in un senso
meno rigoroso e che si verifica soltanto nelluomo, dotato ad un tempo di sensibilit e dintelligenza. Ora| per il
fatto che lintelligenza, come potenza immateriale e pi nobile, tiene il principio di tutta la vita cosciente, essa
pu ritornare non solo su di s, ma su tutto il processo complessivo che porta naturalmente allintendere e
quindi anche su gli atti ed oggetti della sensibilit. S. Tommaso indica la natura di questa riflessione con termini
molto espressivi: essa come una conversio, una reversio, una continuatio dellintelletto con il senso, e
perfino una applicatio
19
.
Nelle varie opere essa descritta secondo uno schema abbastanza uniforme
20
: Anima ergo cum corpore
coniuncta non cognoscit nisi per formas a rebus acceptas: et ideo per potentiam illam cognoscitivam in qua
formae a rebus omnino immaterialiter recipiuntur, directe singularia non cognoscit, sed solummodo per
potentias organis affixas: sed indirecte et per quamdam reflexionem ETIAM per intellectum, qui organo non
utitur, cognoscit singularia: prout scilicet ex obiecto proprio redit ad cognoscendum suum actum, ex quo actu
redit in speciem quae est intelligendi principium; et ex ea procedit ad considerandum phantasma, a quo species
huiusmodi est abstracta: et sic per phantasma singulare cognoscit
21
.
Altrove e pi di frequente la descrizione pi concisa, ed invece di presentare il processo di riflessione in tre
tappe (atto-specie-fantasma) si dice genericamente che la conoscenza del singolare avviene per la riflessione
dellintelletto sopra il fantasma
22
. Tutta questa elaborazione, a cui lAngelico ricor|re, sembra alla fine di una
struttura molto semplice: come nelluomo lessenza non data dalla sola sua forma immateriale, ma vi ha parte
anche la materia, cos, e di riverbero, anche il suo conoscere si deve attuare per due facolt distinte ed insieme
complementari che sono il senso, apprensivo del concreto e del contingente, e lintelletto, apprensivo
delluniversale astratto e necessario. Ma poich lintelletto immateriale, pu riflettere anche sulloggetto del
senso ed avere a suo modo anche una conoscenza dello stesso concreto.
c) Riflessione psicologica e immediatezza gnoseologica
Ma il problema va serrato un po pi da vicino. Veramente, se si vuole stare rigorosamente alle esigenze
formali delle nozioni, non solo lintelletto non ha una presa diretta sopra gli individui singolari, ma non si
comprende neppure come la possa avere il senso. Il senso si limita allapprensione delle qualit esteriori, e non
pu raggiungere la sostanza individua nella sua concretezza, onde il problema sta per arenarsi in un cerchio
chiuso. Ma il Tomismo, con buona pace del P. Santeler, Aristotelismo e non Platonismo. Per esso ci che ha
valore primario lordine reale, nel quale il problema cambia completamente aspetto. Il genere infatti un
astratto e come tale non sussiste, ma si realizza soltanto nelle specie, poich queste sole esprimono dei modi
reali di essere in natura. E siccome lessere in natura intrinsecamente vario, lanimalit e la sensibilit si
trovano differentemente realizzate a seconda del grado di essere e delle perfezioni della specie che le portano.
Questa differenza fra le varie animalit e sensibilit sul piano reale differenza anzitutto ontologica e
conseguentemente anche funzionale appare in piena evidenza in quella facolt che responsabile della vita
dellanimale e alla quale quindi spetta di dirigere tutte le altre nel terreno incerto ed insidioso dellesperienza.
Questa facolt, che nellanimale irrazionale detta aestimativa, nelluomo, per la vicinanza che essa ha con
lintelletto, assurge a speciale nobilt ed detta, come sappiamo, nella psicologia averroista-tomista|
Cogitativa. suo compito, com stato detto sopra, di affermare un po alla volta e per mezzo di ragionamenti
particolari, i contenuti caratteristici della concretezza materiale, e primo fra tutti quello della sostanza individua
e concreta.
Diciamo allora: se lintelletto umano, come tale, non apprensivo dei singolari, non lo neppure il senso, in
quanto senso; lo per la parte pi nobile della sensibilit umana, la Cogitativa, la quale per lunione e
partecipazione che ha alla ragione, pu apprendere il singolare tanto secondo lintentio singularitatis, quanto
secondo la intentio substantialitatis, e questo formalmente in quanto sensibilit umana, e non in quanto pura
sensibilit. Luomo quindi apprende i singolari nella loro concretezza reale con la Cogitativa, e non con
lintelletto, che propriamente facolt universalizzatrice dei contenuti concreti scoperti dalla Cogitativa
(Intentiones individuales decem praedicamentorum secondo lefficace espressione di Averro). Ma poich la
Cogitativa, come (anzi pi di) tutta la sensibilit in atto, resta presente allintelletto, questo nella riflessione pu
rendersi conto del contenuto del fantasma della Cogitativa, e argomentando dai segni individuali ivi presenti,
racimolare per conto suo qualche informazione circa lesistenza e la natura del singolare concreto: della
Socrateitas esistente hic et nunc.
esattamente questa la posizione di S. Tommaso? Cos ha pensato il principe dei suoi commentatori, il
Gaetano, il quale ha sostenuto esser opinione dellAngelico Maestro che il nostro intelletto conosce i singolari
arguitive e non per concetto proprio, ma in conceptu alieno, nellidea universale. Lintelletto riferirebbe i
segni individuali trovati nel fantasma allidea universale in modo simile (bench inverso) di quanto, a partire
dalle creature, arriva a formarsi una qualche conoscenza della natura divina che in esse si riflette. Conoscenza
arguitiva, in alio, rigorosamente mediata
23
.|
Ma il Gaetano, che fra Neoscolastici continua a trovare sinceri seguaci
24
, ai suoi tempi rimasto solo
25
.
Che intende il Gaetano per la sostanza singola, la Socrateitas? Se intende la determinazione ultima
individuale della sostanza, dallinterno dei suoi princpi costitutivi, essa non certamente n pu essere oggetto
di percezione sensitiva, perch in radice un contenuto intelligibile; e neppure di apprensione intelligibile
perch nelluomo questa termina per s alluniversale e non al singolare.
Il Gaetano si ferma allindividuum vagum, mentre la esperienza ci dice che noi percepiamo Socrate,
vediamo lamico che ci sorride..., che sono contenuti intelligibili ben determinati. Si deve ammettere allora che
oltre la conoscenza adeguata dellindividuo, che hanno Dio e, da Lui, gli Angeli, la| quale parte dallinterno
verso lesterno, si d anche una conoscenza inadeguata certamente, ma sempre immediata e propria che va
dallesterno verso linterno. Conseguenza ovvia questa, oltre che fatto desperienza, se vero ed il Gaetano da
buon aristotelico non lo pu negare che le propriet sensibili sono le manifestazioni esteriori di quelle
sostanziali interiori. La conoscenza indiretta, che pu avere la mente di singolari concreti, consiste appunto
nellapprendere la sostanza nelle sue propriet, le quali, per il fatto che la caratterizzano, possono ben fondare
una conoscenza sufficiente del singolare secondo un contenuto proprio, e non in conceptu alieno come
conosciamo Dio
26
.
Al pi, se si dovesse ammettere qualche argomentazione in questa parte, essa si ridurrebbe ad una qualche
forma di induzione, e tale probabilmente la maniera della prima fissazione dei contenuti ontologici in
concreto; mai di argomentazione sillogistica come per la esistenza di Dio. Se la fondazione critica della
conoscenza esige un contatto diretto con il concreto, questo non pu esser dato che dalla percezione intellettiva
del singolare. Tale percezione viene fissata la prima volta in modo induttivo, e poi si esercita immediatamente
sul suo oggetto come ogni abito mentale. Altrimenti, se anche il singolare ci che per noi prima di ogni
altra cosa , fosse gnoseologicamente mediato, dove si va a finire?
Altri Tomisti contemporanei del Gaetano, pur accettando senza riserve la profonda teorica della cogitativa
tomista, ne avanzarono invece di molto gravi riguardo alla conseguenza che il Gaetano aveva derivata, quella di
aver finito con negare allintelletto qualsiasi conoscenza immediata del singolare:| una soluzione di questo
genere appariva troppo radicale e punto suffragata dai testi tomisti.
Quello che i testi tomisti negano allintelletto lapprensione diretta soltanto, ed affermano categoricamente
unapprensione indiretta ... etiam per intellectum (IV Sent., Dist. 50, q. I, a. 3): evidentemente apprensione
indiretta non equivalente di arguitiva. Ed una cognizione indiretta pu essere, psicologicamente, ancora
una conoscenza immediata. Riporto, in parte, un testo gi noto, ma troppo importante per il problema; chiarita la
nozione di sensibile per accidens, lAngelico conclude: Huiusmodi (sensibile per accidens) autem tunc sensus
exterior dicitur sentire, quamvis per accidens, quando ex eo quod per se sentitur, vis apprehensiva cuius est illud
cognitum per se cognoscere, STATIM SINE DUBITATIONE ET DISCURSU apprehendit... (In IV Sent., Dist. 49, q. II,
a. 2). Come spiegano i Gaetanisti questo testo? S. Tommaso, quando tratta di questa conoscenza, parla sempre
di riflessione sopra i fantasmi, di conversione alla fantasia e allimaginazione, di aiuto che le facolt
sensitive, e specialmente la cogitativa, prestano allintelletto in questaffare; mai dice che sia la sola sensibilit
ad apprendere il singolare, n asserisce che si tratti di una conoscenza arguitiva e meno ancora che noi
conosciamo i singolari allo stesso modo con cui conosciamo lessenza divina
27
.
En comparant ce texte (I, q. LXXXVI, a. 1), osserva il P. Wbert, aux passages similaires lon voit quil
sagit non| dune infrence (cognitio arguitiva), mais dune opration originale quon nomme rflexion ... A
la vrit, cette connaissance est imparfaite (per quamdam cognitionem); et devra tre complte par des
infrences. Mais lon ne peut passer sous silence ce regard dvi sans supprimer une opration spciale,
dcrite avec prcision
28
. Il fatto che S. Tommaso usa lanalogia dello specchio significativo: il primo
movimento dellanima per loggetto, rappresentato dallimmagine, ma assieme e per questo, vista anche
limmagine come immagine, in modo proprio e distinto anche se indiretto. Sicut per similitudinem quae est in
visu a speculo accepta, directe fertur in cognitionem rei speculatae; sed per quamdam reversionem fertur per
eamdem in ipsam similitudinem quae est in speculo (De Veritate, q. II, a. 6).
Inoltre, incalzano questi Tomisti, se lintelletto, come tale, non avesse una sua apprensione del singolare, la
vita diventerebbe impossibile, poich verrebbe soppressa ogni possibilit di passare allazione la quale versa
solo sul concreto. Lintelletto pratico e lintelletto speculativo per S. Tommaso sono ununica ed identica
facolt; ma lintelletto pratico non potrebbe in alcun modo disporre dei singolari, se lintelletto speculativo non
li conoscesse veramente. Tanto la cogitativa, quanto lintelletto conoscono il singolare, ma non allo stesso
modo: lintelletto, a differenza della cogitativa, lo apprende altiori modo
29
, cio in modo immateriale in
quanto non si ferma alle note individuali della sostanza concreta, ma ne afferra la portata ontologica in quanto
vede indicata da e in| esse la realizzazione concreta dellastratto. Bench adunque lo sguardo dellintelligenza
vada direttamente alluniversale, esso pu ritenere ancora in qualche modo nel suo campo visivo, direi come in
visione periferica, anche il singolare, che annunziato dai sensi interni, analogamente a quanto avviene nel
Senso Comune, il quale, oltre la funzione propria di giudicare (e appunto per essa), avverte e tiene compresenti
gli atti e gli oggetti di tutti i sensi interni. Come il senso comune, pare di dover dire, in quanto facolt
discriminativa degli oggetti dei sensi esterni, deve aver presenti a s gli oggetti e gli atti dei var sensi; e come la
cogitativa, in quanto facolt apprensiva per discriminazione (collatio) dei contenuti di valore reale dei
sensibili, deve aver presenti tanto i contenuti di esperienza attuale, come di esperienza passata; cos lintelletto,
in quanto facolt discriminativa del particolare e delluniversale, deve poter tenere a s presenti tanto
luniversale, che il suo oggetto proprio e il termine ad quem dellastrazione, quanto il fantasma della
cogitativa che il termine a quo.
Lanalogia dellintelletto al senso comune portata dallo stesso S. Dottore nel commento al testo aristotelico
con cui si inizia questa ricerca, ed assai difficile non vedervi un argomento decisivo in favore dellesegesi tra-
dizionale, che il Gaetano ha voluto abbandonare. (Sed) opportet quod alia potentia discernat esse carni, idest
quod quid est carnis. Sed hoc contingit dupliciter: uno modo sic quod ipsa caro vel quidditas carnis
cognoscantur potentiis omnino ad invicem diversis: puta quod potentia intellectiva cognoscitur quidditas carnis,
potentia sensitiva cognoscitur caro: et hoc contingit quando anima per se cognoscit singulare et per se cognoscit
naturam speciei. Alio modo contingit, quod cognoscitur caro et quod quid est carnis: non quod sit alia et alia
potentia: sed quia una et eadem potentia, alio et alio modo, cognoscit carnem et quod quid est eius: et illud
oportet esse cum anima comparat universale ad singulare. Sicut enim supra dictum est quia non possemus
sentire differentiam dulcis et albi, nisi esset una potentia sensitiva communis quae cognosceret utrum|que, ita
etiam non possemus cognoscere comparationem universalis ad particulare, nisi esset una potentia quae
cognosceret utrumque. Intellectus igitur utrumque cognoscit, sed alio et alio modo. Cognoscit enim naturam
speciei, sive quod quid est, directe extendendo seipsum; ipsum autem singulare, inquantum redit super
phantasmata, a quibus species intelligibiles abstrahuntur
30
.
quindi per la funzione di facolt principale, e quindi di coscienza universale di tutta la vita dellindividuo,
che lintelletto deve conoscere il singolare: se fosse solo la cogitativa a conoscerlo, lintelletto e la cogitativa
sarebbero come due uomini separati, e sarebbe perduta lunit di coscienza. Solo lammissione di una
conoscenza del singolare, anche da parte dellintelletto, pu spiegare come noi ragioniamo anche sui singolari,
imponiamo i nomi propri alle cose, formiamo la proposizione Socrates est homo, e inseriamo la minore
particolare nel sillogismo prudenziale
31
. N si dica che per tutto questo basta lapprensione della cogitativa: essa
resta intrinsecamente una facolt della sensibilit e la sua funzione essenzialmente isagogica alla vita
dellintelletto, tanto sotto laspetto pratico, quanto sotto quello speculativo e non pu mai assurgere a principio
sufficiente nella nostra vita cosciente. Il Gaetano con la sua teoria della conoscenza arguitiva, in conceptu
alieno, e nientemeno quemadmodum cognoscitur deitas, andato davvero troppo avanti, ed i Tomisti, che si
sono sentiti gelosi della tradizione, hanno fatto bene a ribatterlo anche per salvare il Tomismo dallagnosticismo
radicale a cui quella teoria condurrebbe, qualora fosse condotta alle sue legittime conseguenze. In particolare il
Gaetano ha dato poco o nessun risalto in questa questione alla teoria to|mista della conversio ad phantasmata,
la quale sta al centro di tutta la gnoseologia tomista in quanto fornisce il punto di sutura fra il concreto e
lastratto nel loro esser dati alla identica coscienza umana.
3. PERCEZIONE INTELLETTIVA, ASTRAZIONE ED INTUIZIONE ASTRATTIVA
a) Conoscenza del singolare e specie intenzionale
Malgrado il carattere elementare della nostra ricerca, dobbiamo per pochi istanti fermarci su alcune nozioni
di ordine sistematico: la divagazione avr il vantaggio di chiudere in un saldo anello la soluzione definitiva del
problema con la nozione aristotelica del concreto, quale stata indicata allinizio del capitolo.
Lammissione di una conoscenza propria e distinta dellintelletto circa il singolare, se risolve un arduo
problema, ne pone un altro non meno delicato per unesegesi tomista che si preoccupi della piena coerenza dei
princpi interessati nella questione. Ammesso che lintelletto conosca veramente, e quindi per una certa
assimilazione, il singolare, si deve anche ammettere che questo suo atto abbia un termine mentale, poich nella
gnoseologia tomista non si d alcuna assimilazione intellettuale senza la produzione di un verbum che sia per
lanima lespressione interiore delloggetto conosciuto
32
. Ma possibile avere un verbum per il singolare
materiale? Per un tomista la questione tuttaltro che evidente. Il verbum ci che c di pi immateriale e
perfetto nella nostra vita, e ben si comprende come esso possa formarsi al termine della conoscenza astrattiva,
poich questa preparata da unadeguata specie impressa, frutto dellastrazione disindividuante. Si comprende
anche come dalle specie espresse, gi| formate, possa lintelletto nella riflessione perfetta su di s, formarne
delle altre secondo che procede nellapprofondimento del contenuto dei suoi oggetti. Ma come si possa arrivare
alla formazione di un verbum al termine di quella particolare riflessione che porta alla conoscenza del
singolare, nella quale concorrono i fattori pi disparati, quali sono i fantasmi concreti e le idee universali, non
facile vedere. Questo impaccio, che non esiste nella posizione del Gaetano, si pone in pieno per gli altri Tomisti.
Ma essi, per grave che possa essere la difficolt, non hanno ceduto e lhanno risolta in un modo certamente
ingegnoso. Ammettono essi che lintelletto arrivi alla formazione di un verbum proprio anche del singolare
ma si tratta di un verbum formato in un modo speciale e che insieme ha una funzione rappresentativa al tutto
particolare. Esso sarebbe formato dallintelletto in dipendenza del fantasma, di guisa che il contenuto universale
della specie intelligibile, in quanto viene determinato dal contenuto individuale del fantasma, si pu scindere,
diciamo cos, in altrettanti verba di secondo ordine che corrispondono ai singolari nei quali visto essere
realizzato.
Francesco Silvestri di Ferrara pone espressamente la questione: Utrum in cognitione ista per reflexionem
formet in seipso intellectus proprium conceptum singularis. Avendo osservato contro il Gaetano che S.
Tommaso parla di una conoscenza distinta e non confusa, passa a mostrare la necessit di ammettere un
concetto proprio, bench non strettamente quidditativo del singolare: Quia ad hoc ut aliquid intelligatur,
necesse est ut praesens fiat intellectui obiective: ad hoc autem ponit S. Thomas necessarium esse conceptum, et
ideo si debet intelligi singulare in sua singularitate, oportet ut formetur de ipso conceptus aliquis proprius, aut
scilicet omnino distinctus ab alio conceptu, aut qui virtualiter ipsum proprium contineat, expresse scilicet
singulare, in sua singularitate repraesentans.
Secondo S. Tommaso ripugna un concetto dellindividuo che sia causato dalla stessa cosa, essendo la prima
intellezione per astrazione delle condizioni materiali: Non autem repu|gnat intellectui similitudinem habere
singularis, quae sit conceptus ab ipso intellectu formatus, dum cognoscendo speciem intelligibilem, ex ipsa
cognita, format in se conceptum phantasmatis et singularis a quibus ipsa species est aliquo modo causata. Nec
oportet ut abstrahat ab hic et nunc intellectus quantum ad ea quae cognoscit reflexe, licet in se immaterialis sit;
quia ille conceptus immaterialis existens, et non determinatus ab hic et nunc in essendo, materiales conditiones
immaterialiter repraesentat, sicut et species intellectus angelici
33
.
Questo concetto, precisa Bannez, poich non astrae ma si riferisce allhic et nunc e alle condizioni
individuali del momento in cui avviene la riflessione, resta intrinsecamente inadeguato: essendo il singolare, per
via della materia, in bala della contingenza, il concetto che ho presentemente di un singolare non mi pu
informare con certezza delle condizioni che il medesimo avr nellistante successivo, onde esige, per cos dire,
di essere continuamente aggiornato in riferimento alla esperienza attuale
34
.
Altri tomisti hanno preferito tenersi sulle generali, e pare che lo stesso S. Tommaso abbia mantenuto, a
riguardo di queste ultime esplicitazioni della dottrina, un prudente riserbo. Cos trattando della conoscenza che
pu avere lanima separata, il Santo nega che essa nelle condizioni naturali in cui si trova possa conoscere i
singolari materiali: essa non porta con s che specie universali. Ma se quaggi arrivasse alla formazione di
concetti propr dei singolari, non li porterebbe con s nellaltra vita? LAngelico nega recisamente che lanima
separata abbia questi concetti dei singolari ed afferma che essa non pu conoscere i singolari che per specie
infuse come gli Angeli
35
: questa dottrina non depone certamente in favore| di un verbum proprio per i
singolari materiali. Daltra parte per S. Tommaso non ritiene che queste specie infuse siano sufficienti, per
lanima, come lo sono per lAngelo, onde possa conoscere i singolari, ma esse non dnno allanima che una
cognizione confusa che in qualche modo deve essere determinata. Come?
La soluzione dellAngelico pu essere molto istruttiva: (Ita) substantiae separatae per species, quae sunt
quaedam participatae similitudines illius divi-nae essentiae, possunt singularia cognoscere. In hoc tamen est
differentia inter angelos et animas separatas, quia angeli per huiusmodi species habent perfectam et propriam
cognitionem de rebus; animae vero separatae confusam. Unde angeli propter efficaciam sui intellectus, per
huiusmodi species non solum naturas rerum in speciali cognoscere possunt, sed etiam singularia sub speciebus
contenta; animae vero separatae non possunt cognoscere per huiusmodi species nisi solum singularia illa ad
quae quodammodo determinantur vel per praecedentem cognitionem, vel per aliquam affectionem, vel per natu-
ralem habitudinem, vel per divinam ordinationem
36
.
Cosa intende qui il S. Dottore con la praecedens cognitio e la aliqua affectio che determinano nellanima
e chiarificano il contenuto delle specie infuse, in modo che queste rappresentino direttamente i singolari? Per
riservate che siano le espressioni riportate, esse almeno lasciano supporre che lanima porti con s nellaltra vita
qualcosa che sia ragione di trovarsi, rispetto ai singolari con cui ebbe commercio quag|gi, nella condizione di
conoscerli in modo distinto anche quando non pu valersi in alcun modo del concorso naturale della sensibilit.
E pu ben essere che questo qualcosa sia alcunch di molto simile a un verbum: o perch anche non dire che
il verbum delluniversale ritiene sempre, anche nello stato di separazione, come una signatio rispetto ai
fantasmi dai quali sorto, analoga a quella che ritiene lanima separata rispetto al suo corpo?
A questo punto non sar inutile forse che riprendiamo alcune riflessioni di ordine elementare: ci servir per
ricondurre il problema nella via maestra. Si diceva allinizio che per Aristotele, e pi chiaramente ancora per S.
Tommaso, lintelletto umano pu nella riflessione avere un certo contatto con il reale concreto ed oggettivare in
esso i suoi contenuti universali. C per uno scoglio. Luniversale metafisico ( di esso che si parla) non per
definizione qualcosa di assoluto, come un separato mentale, luno fra i molti, il necessario sopra i
contingenti, il partecipato al di l dei partecipanti?
b) Limmanenza dellastratto nel concreto
Lo scoglio non che apparente, qualora si scruti nellintimo tanto la natura delloggetto, come quella del
soggetto. Poich le essenze materiali, che non sono forme soltanto, ma constano di materia e forma, se
nellastrazione intellettuale fossero conosciute soltanto secondo la forma, con precisione e separazione
assoluta dalla loro materia, non potrebbero essere conosciute nella loro completezza. Bisogna quindi ammettere
che anche nellastrazione, pur allontanandosi dal singolare e dalla materia, lintelletto ritenga ancora qualche
contatto con luno e con laltra, onde possa avere presente assieme alla forma comune anche la materia
comune, per cui si ha lessenza completa. Questo contatto con il concreto non si spiega che per un riferimento
che lintelletto conserva, durante lintellezione, alla sensibilit. E si comprende che questo riferimento alla
sensibilit devessere rigoroso, poich nellistante in cui volesse lintelletto abbandonare completamente i sensi,
i| suoi contenuti si vuoterebbero di qualsiasi oggettivit. Questa particolare relazione che deve avere lintelletto
con il senso, stata fortemente espressa, prima dallo stesso Aristo-tele
37
e poi con maggior chiarezza da S.
Tommaso, nella dottrina della conversio ad phantasmata, questa dottrina che, ora possiamo dirlo, d
lultima radice della posizione tomista circa la conoscenza umana dei singolari materiali. lo stesso S. Dottore
che nellarticolo della Somma (I, q. 86, a. 1) si richiama espressamente alla conversio.
Quia sicut supra dictum est, etiam postquam species intelligibiles abstraxerit (intellectus noster), non potest
secundum eas actu intelligere, nisi convertendo se ad phantasmata, in quibus species intelligibiles intelligit, ut
dicitur
38
. Sic igitur ipsum universale per speciem intelligibilem directe intelligit, indirecte autem singularia,
quorum sunt phantasmata. Et hoc modo format hanc propositionem: Socrates est homo.
La dipendenza dellintelletto dal senso era stata loggetto della questione 84 ove si conduce una critica a
fondo di tutte le possibili forme di platonismo (Augustinismo, Avicennismo...), per arrivare allart. 7, che, dopo
tanta polemica, vuol offrire il nucleo centrale della gnoseologia aristotelica. Posto decisamente il problema:
Utrum intellectus possit actu intelligere per species intelligibiles quas penes se habet, non convertendo se ad
phantasmata, la risposta negativa fondata con due gruppi di prove, luno cavato dai fatti, laltro dai princpi.
Si sa che alla lesione di qualche organo sensoriale, soprattutto centrale, segue la soppressione o il cattivo
funzionamento delle cognizioni corrispondenti: Unde manifestum est quod ad hoc quod intellectus actu
intelligat, non solum accipiendo scientiam de novo, sed etiam utendo scientia iam acquisita, requiritur actus
imaginationis et caeterarum virtutum. Inoltre la coscienza personale di ciascuno attesta che quando aliquis
conatur aliquid intelligere, format sibi aliqua phantasmata per| modum exemplorum, in quibus quasi inspiciat
quod intelligere studet; e questo lo facciamo anche con gli altri quando ci sforziamo di far loro comprendere
qualcosa. La ragione di tutto questo unica: lilemorfismo a cui soggiaciono tanto il soggetto conoscente
(luomo), quanto loggetto conosciuto (le essenze materiali). Riferisco il testo, perch credo abbia una
importanza decisiva nel Realismo tomista.
Huius autem ratio est quia potentia cognoscitiva proportionatur cognoscibili. Unde intellectus angeli qui est
totaliter a corpore separatus obiectum proprium est substantia intelligibilis a corpore separata; et per huiusmodi
intelligibile materialia cognoscit. Intellectus autem humani, qui est coniunctus corpori, proprium obiectum est
quidditas, sive natura in materia corporali existens; et per huiusmodi naturas visibilium rerum, etiam in
invisibilium rerum aliqualem cognitionem ascendimus. De ratione autem huius naturae est quod in aliquo
individuo existat, quod non est absque materia corporali; sicut de ratione naturae lapidis est quod sit in hoc
lapide; et de ratione naturae equi est quod sit in hoc equo, et sic de aliis. Unde natura lapidis vel cuiuscumque
materialis rei, cognosci non potest COMPLETE ET VERE, nisi secundum quod cognoscitur ut in particulari
existens. Particulare autem apprehendimus per sensum et imaginationem: et ideo necesse est ad hoc quod
intellectus actu intelligat suum obiectum proprium, quod convertat se ad phantasmata, ut speculetur naturam
universalem in particulari existentem.
Senza addentrarci nei fondamenti metafisici propri che ha questa dottrina schiettamente tomista
39
, baster per
mettere in| chiaro il nostro problema il constatare che secondo il testo ora citato lintelletto non si pu separare
dal senso, quando passa agli atti dellintendere: ci che nel pensiero di S. Tom-maso equivale a riconoscere che
lintelletto non pu passare alla conoscenza di alcun oggetto universale, se non alla condizione che
simultaneamente sia presente alla coscienza il fantasma di un oggetto singolare corrispondente. Si deve
conchiudere allora che la riflessione di cui ordinariamente si parla nei testi tomisti quando si tratta della
conoscenza intellettiva dei singolari, non va ritenuta una riflessione di natura speciale, ma quella che
accompagna ordinariamente (in actu exercito) ogni atto di intendere e che si ha quindi in qualsiasi astrazione
delluniversale metafisico. questa la conoscenza del singolare che lintelletto si forma la prima volta nel
movimento che va a rebus ad animam, e che da distinguere, come nota espressamente S. Tommaso stesso
40
,
da quello che lintelletto pu avere nel movimento propriamente riflessivo (in actu signato) che va ab anima ad
res. Si deve avvertire per che luniversale metafisico, ovvero lessenza in generale, implica solo la forma| in
communi e la materia in communi
41
; per questo il singolare, presentato dal fantasma, basta che sia presente e
conosciuto dallintelletto in qualche modo, quanto necessario per sorreggere lintelletto nellastrazione
dellessenza in communi. In questa conoscenza luniversale che conosciuto direttamente e il singolare
avvertito solo quale termine a quo dellastrazione stessa, come egregiamente Giovanni di S. Tommaso ha
interpretato il pensiero dellAngelico. Distinta lastrazione negativa dalla positiva (la metafisica), cos legregio
tomista descrive la seconda:
Abstractio positiva (est illa) quae separat naturam a conditionibus non pure omittendo et relinquendo
individua, seu differentias individuales, sed cognoscendo id quod relinquit et id quod assumit et consequenter
cognoscendo distinctionem inter unum et aliud
42
.
La questione pertanto agitata fra i Tomisti se lintelletto| nella conoscenza dei singolari debba formare un
verbum proprio dei medesimi, potr riguar-dare solo quella esplicita che si ha nella riflessione in actu
signato, non quella implicita che richiesta per la conoscenza delluniversale. Poich in questa il singolare
conosciuto, come ancora egregiamente si esprime Giovanni di S. Tommaso in obliquo e come connotato,
cio propter aliud. Per tale conoscenza non si esige un verbum speciale. Respondetur non requiri speciem
repraesentantem ipsum phantasma vel phantasiam seorsum ab obiecto, nec quod cognoscatur in actu signato,
quid sit phantasma vel phantasia, sed sufficit dari speciem repraesentantem obiectum ut abstractum a
phantasmate, et consequenter connotantem illud in obliquo... Unde ratione talis connotationis convertitur
intellectus ad phantasmata in quibus singularia ipsa repraesentantur. Quae reflexio sufficit ad cognoscendum
singulare, ut mox dicemus, licet aliquando etiam perfectiori reflexione utatur, scilicet revertendo super actum
suum et ex actu ad phantasma; non tamen semper id requiritur, ut mox dicemus
43
.
A questo modo si spiega perch nella conoscenza diretta ordinaria che abbiamo degli universali non
avvertiamo sempre in modo distinto i fantasmi e la fantasia in atto, mentre ci accorgiamo sempre della
conversio ad obiecta phantasmatum, scilicet ad singularia secundum conditiones repraesentatas in
phantasmate.
Grazie a queste precisazioni di Giovanni di S. Tommaso, pare che vengano superate le oscillazioni dei vecchi
tomisti
44
e di quelli che si sono opposti al Gaetano con lammissione di una conoscenza propria e distinta dei
singolari da parte dellintelletto, il quale pu adunque conoscere i singolari due volte, prima in modo implicito,
poi in modo esplicito, ed nella conoscenza esplicita, che (caso mai) arriva alla formazione di un verbum
proprio del singolare. E si comprende come| lintelletto possa avere una conoscenza esplicita del singolare nella
riflessione in actu signato, perch gi nella conoscenza stessa diretta delluniversale, per via della riflessione
in actu exercito che laccompagna, il singolare aveva passato la soglia dellintelligenza ed era entrato nel suo
dominio.
c) Astrazione e intuizione
La dottrina tomista che ammette secundum vera philosophiae principia quae consideravit Aristoteles
45

ununione sostanziale naturale fra anima e corpo, ha portato allammissione di una collaborazione parimenti
naturale fra senso e intelletto: per questa via che stata ammessa una conoscenza dei singolari anche da parte
dellintelletto. Fra il senso e lintelletto, e fra il fantasma e lidea, si realizza naturalmente una collaborazione e
subordinazione mutua: luniversale illumina della sua luce e trascina, per quanto pu, nellorbita
dellintelligibile, il singolare; questo, con la sua concretezza, fornisce alla mente il fondo ontologico di quello. E
come il singolare sarebbe abbandonato irrimediabilmente ad una contingenza del tutto irrazionale se non fosse
sostenuto dalluniversale, altrettanto luniversale sarebbe assurdo, come ha notato il Varisco, ontologicamente
vuoto, come nella Wesens-schau dei Fenomenologi, se non restasse in qualche modo attaccato al singolare.
In una posizione che difenda il completo isolamento dellintelletto dal senso, non si sa perch la metafisica
debba avere pi consistenza delle tumultuose fantasie di un frenetico. Sia luniversale umano, come il fantasma,
restano intrinsecamente inadeguati rispetto alla conoscenza oggettiva e valida; ma per via della conversio
dellintelletto sul senso, necessaria in ogni processo dintellezione, quellinadeguatezza tolta entro i limiti nei
quali pu esser tolta per unintelligenza finita e per di pi costretta a svilupparsi fra le barriere dello spazio e del
tempo. Lincontro pertanto dellintelletto con il senso e delluniversale con il fantasma quanto mai benefico,
anzi| lunica via di salvezza. Per questo riesce assai improprio il presentare lastrazione tomista come una
fuga dal concreto: in realt luniversale tomista piantato per diritto nativo nella realt; e non meno inesatto
lintendere la conversio ad phantasmata, come unumiliazione, una costrizione, un urto che la mente deve
rassegnarsi a subire
46
. Al contrario, il ripiegarsi dellintelletto sul senso un incontro, un abbraccio spontaneo
per la realizzazione dellatto conoscitivo integrale, cio oggettivo e valido: non v altra via in un Aristotelismo
coerente.
Il pensiero logico nel Tomismo riconosciuto oggettivo perch riflette quello metafisico: ma la metafisica
tomista realista, perch lintelletto sale ai suoi oggetti per continuazione naturale con il senso. solo per
la conversio ad phantasmata che lintelletto, trovandosi unito al senso, viene a partecipare dello sguardo
intuitivo del medesimo; onde c anche una certa intuizione intellettuale, la quale, per indiretta che sia,
sufficiente per un riferimento sicuro che sia uno status in quo nelloggettivazione. Dobbiamo ancora a
Giovanni di S. Tommaso unesposizione fortemente sintetica e felice, e proprio in rapporto al nostro problema,
di questo delicato aspetto del Tomismo. Quod vero dicitur intellectus intuitive videre obiectum, dicimus quod
id habet dependenter a sensu et in quantum continuatur cum illo. Clausis autem sensibus, quantumcumque res
sint praesentes, intellectus non potest intuitive cognoscere, quia non possunt illae species de tali praesentia
certificare nisi mediantibus sensibus
47
.|
Si pu chiamare questintuizione, che lintelletto umano realizza, in dipendenza del senso, intuizione
derivata od anche intuizione astrattiva
48
o intuizione implicita
49
: i tre termini si equivalgono poich
unintuizione che implicata nel processo di astrazione e che non si d se non in dipendenza del medesimo.
Tale intuizione fondata su ci che S. Tommaso chiama continuatio dellintelletto con il fantasma (De
Ver., q. X, a. 5), ed essendo il fantasma lattuazione dello schema percettivo, fatta dalla cogitativa sotto la
direzione dellintelligenza, si pu comprendere come lintelletto possa avere un contatto immediato, bench
indiretto, con la sostanza prima. A questa intuizione di contenuto concreto, saccompagna nellintelletto
unintuizione parimenti imperfetta, fondata anzi in essa (teoria della . :a,a, ), dei primi contenuti intelligibili.
E come la prima intuizione importa un contatto immediato dello spirito con il materiale, cos la seconda realizza
una forma di contatto il termine aristotelico del razionale, proprio della natura umana, con lintellettuale
che proprio della natura angelica. La nostra vita si ha da sviluppare nella collaborazione e complementarit di
queste due forme dintuizione
50
.|
Non resta perci insoddisfatta lacuta esigenza che sente il pensiero moderno per lintuizione: invece di
stroncarla, come fece Kant, il tomismo la disciplina e ne limita lambito. Le vie moderne invece, poich tendono
alla soppressione dialettica del senso nellintelletto o dellintelletto nel senso, finiscono nel privare la
conoscenza o del contatto con la realt, o della distinzione fra vero e fatto, fra empiricit ed universalit: in
ambedue i casi il conoscere ridotto ad un dialogo sterile che lanima fa con se stessa. Tanto il Varisco, come il
Carlini e lOrestano ebbero viva coscienza del vicolo cieco che il pensiero moderno si voluto creare ed hanno
visto bene che lunica via duscita nellimmissione di un dualismo dinamico di senso e dintelletto: dinamismo
che in essi, per, non raggiunge un sufficiente equilibrio. La posizione tomista mi pare sfugga a questa angustia,
che sempre una eredit kantiana.|


CAPITOLO SETTIMO

LA PERCEZIONE DELLO SPIRITUALE
SOMMARIO. Immediatezza e centralit gnoseologica dellIo (Maine de Biran). La percezione del concreto spirituale
nellaristotelismo tomista (la percezione interna ed il carattere positivo della conoscenza dello spirituale). La dialettica dellatto
percettivo: il principio di complementarit ed il principio di emergenza, emergenza spinoziana (Ll. Morgan) ed emergenza tomista.
1. IMMEDIATEZZA E CENTRALIT GNOSEOLOGICA DELLIO (Maine de Biran)
La storiografia filosofica moderna, in particolare quella idealista, ha opposto irriducibilmente il pensiero
greco-medievale a quello moderno, e lopposizione caratterizzata dalla centralit che nel primo ha loggetto,
nel secondo il soggetto. Sarebbe merito esclusivo del pensiero moderno la riabilitazione gnoseologica dellio
dallabbandono, anzi asservimento alloggetto in cui era lasciato nel pensiero classico. La filosofia moderna che
sinizia col Cogito vissuto e personale cartesiano, proceder gradualmente, ma decisamente, verso la liberazione
completa del soggetto dalloggetto, che si risolta nelle ultime forme dellattualismo in una inversione radicale
di polarit nella direzione del pensiero.
La mia ricerca non pu occuparsi di questi sviluppi sistematici che restano essenzialmente ipotetici: essi
stanno o cadono con lo stare od il cadere dei princpi che li comandano. I princpi in questione sono la scissione
razionalista operata da| Cartesio fra esperienza e pensiero, e il tentativo kantiano di operare la loro unificazione
con lo Ich denke trascendentale nella sintesi categoriale. Il mio lavoro si pone in un momento precedente ad
ambedue questi princpi per contestarne lindispensabilit e la fondatezza, non a parte post, ma a parte ante
secondo un metodo regressivo.
La rivalutazione dellIo ha raggiunto limponenza di un sistema in Fichte per la triade dei trascendentali
tedeschi, ed in Maine de Biran per gli epigoni dellintuizionismo introspettivo in cui era sfociata la scuola degli
Ideologisti. Maine de Biran consacr alla sua idea tutto un programma di vita e di ricerca ed in lui rivive, dopo
laridit dellidealismo e la mediocrit delle prospettive empiriste, il caldo sentimento della vita vissuta, come
un ritorno che la filosofia moderna faceva verso il tipo agostiniano del pensare.
Il valore che va riconosciuto a questo romanticismo speculativo di aver esso tentato una conciliazione, pi
ancora un superamento fra lantitesi tradizionale in cui si erano chiusi rispettivamente lempirismo e il
razionalismo, fra il fatto e la regola. Le pessime conseguenze che erano derivate al pensiero dallisolamento
unilaterale, in cui fatto e regola erano stati finora lasciati, mostravano che lisolamento era un errore e lerrore
principale. Fatto e regola sono quindi inscindibili. Va bene: ma come stanno insieme? si continuano? sono
simultanei? oppure luno ha una precedenza sullaltro?
Per Maine de Biran il fatto ha la precedenza sulla regola, precedenza gnoseologica sintende; fra i fatti, ve
n uno, il fatto primitivo, che pu esser detto il primo gnoseologico: da esso traggono la propria consistenza
tutti gli altri fatti e si originano, per un parto prodigioso, le idee maestre di ogni esercizio del pensiero. Teoria
della percezione, gnoseologia e introduzione alla metafisica nel filosofo di Bergerac fanno una cosa sola. Per
questo pu egli ben considerarsi come un precursore dei problemi moderni, bench la sua anima, spiritualmente
malata, gli abbia cos ristretto gli orizzonti del lavoro, da diminuire in seguito a se stesso la persuasione che
laveva sorretto allinizio della sua ricerca.|
(Il fatto primitivo). M. de Biran ha cercato di riprenderlo dalle radici; per questo comincia col contestare il
concetto atomista di percezione, quale si trova in Hume. La sensazione semplice del dato di un senso
particolare, come la vista (esempio delle palle da bigliardo), non pu essere un fatto primitivo, e la sensazione
semplice del profumo della rosa nella statua di Condillac uninvenzione dei filosofi e non pu essere
considerata come percezione, poich sono assenti i dati integrativi degli altri sensi e il contributo del soggetto.
Il fatto primitivo nella nostra conoscenza non punto una sensazione isolata, ma un complesso psichico,
che non ha luogo che in quanto limpressione sensibile concorre con la attualit dellIo, di un Io, sintende, non
astratto e inafferrabile come quello dei trascendentali tedeschi, ma concreto e personale, quello nostro.
Fatto, in questo senso, : Tout ce quun tre pensant et sentant aperoit ou sent actuellement en lui ou hors
de lui par quelque sens externe ou interne
1
. Questo fatto non quindi, n pu essere, disperso e impersonale;
ma trovato sempre assieme al sentimento della nostra esistenza individuale, con il quale coesiste e convive e
dal quale si distingue come oggetto da soggetto. Ogni fatto, in questo senso, ha un carattere essenzialmente
relativo, implica cio il rapporto di un soggetto che percepisce e di un oggetto percepito, oggetto che non di
necessit riferito sempre allesterno, ma che pu essere anche un fatto interno del soggetto medesimo, pur
restando sempre oggettivo, cio reale e non illusorio.
Trovato questo fatto, avremo trovato il punto solido per una derivazione di tutto un sistema valido di
categorie e per la fondazione critica della metafisica e con essa della scienza in generale: per M. de Biran il fatto
cercato dato dallappercezione immediata dello sforzo volontario.
Essa un fatto, perch rapporto reale fra due termini distinti ed insieme uniti. Invero la forza che effettua, o
tende ad effettuare, i movimenti del corpo si distingue necessaria|mente dal termine inerte che resiste, anche
obbedendo, e non si pu confondere con essa in quanto opera, se non separandola insieme e concependola fuori
desercizio (di qui laffermazione biraniana dellesistenza e spiritualit dellanima).
un fatto primitivo, poich la relazione che lo costituisce non suscettibile danalisi ulteriore, ma data
come base.
infine il fatto primitivo del senso intimo, poich in esso il soggetto vede se stesso, come Io, nellazione
che lo costituisce. Esso quindi legato inscindibilmente alla coscienza della persona e Cartesio vide bene che
nella coscienza della persona propria il fondamento dogni certezza: soltanto che il Cogito ergo sum ancora
troppo astratto e vi bisogna sostituire la esperienza pi concreta e immediata del Volo ergo sum
2
.
Il carattere essenziale del fatto primitivo consiste in ci che n luno, n laltro dei termini del rapporto
fondamentale si costituisce in dipendenza dal di fuori. Cos la conoscenza dellio pu esser separata fin nel suo
principio da quella delluniverso esteriore.
Altro carattere, non meno importante, che, identificato con lo sforzo-causa, lio ha lappercezione interna
della sua esistenza, appena pu distinguere questa causa, ch lui, dalleffetto e dalla contrazione riferita al
termine organico che non pi lui e che egli muove al di fuori.
Infine dal fatto o sentimento primitivo dello sforzo che si deduce ulteriormente lidea astratta di forza, e da
essa quella di persona e di sostanza
3
.
Il pensiero biraniano, nel suo indirizzo fondamentale, ha una fisionomia quanto mai netta che si compendia
in affermazioni piene di vigore e di chiarezza:
a) Priorit del fare sul pensare;
b) Priorit della conoscenza del soggetto su quella delloggetto;|
c) Priorit gnoseologica e genetica della causa sulle altre categorie.
Il tentativo biraniano stato ripreso di recente da G. Nogu, il quale ha voluto integrare lanalisi dello sforzo
da un punto di vista del tutto radicale. Anche secondo il N., Maine de Biran non riuscito a mostrare come
questo fatto primitivo sia la sorgente delle forme intelligibili e questo perch ha egli male descritto il fatto
primitivo considerandolo come un equilibrio dello sforzo e della resistenza e quindi chiuso su di s. Egli ha
svlto lo sforzo volontario dalla sua radice che il bisogno il quale, nello stesso tempo, la forma originaria
della nostra relazione al mondo ed il fatto veramente primitivo. soltanto a partire da questo stato di
bisogno, da questa presenza vuota, che si pu afferrare la realt vera dello sforzo volontario, del movimento
secondo la sua dualit essenziale, non di forza e di resistenza come Biran pensava, ma di appoggio e slancio, e
che si pu scoprire in esso lorigine delle forme di spazio e di tempo e delle qualit sensibili. Quando si
esamina un po da vicino la costituzione delle qualit sensibili osserva il Nogu non si pu sfuggire
allipotesi, che del resto tutti i fatti del linguaggio confermano, che queste qualit sensibili non sussistono punto
per se stesse, come i dati di una contemplazione ideale: esse qualificano delle cose la cui essenza profonda
devessere di soddisfare ad un bisogno del nostro essere. La conoscenza sensibile implica lazione del soggetto a
titolo delemento necessario...; essa la rappresentazione di questa in un linguaggio comune al soggetto e
alloggetto
4
.
Comunque, la scoperta biraniana delluomo interiore non va abbandonata: essa ha alimentato la corrente pi
notevole dello spiritualismo francese contemporaneo e costituisce un richiamo che pu essere ascoltato con
frutto. Lio biraniano non n lio cartesiano, rinchiuso nel suo pensare, n, ancor me|no, lio kantiano, o peggio
fichtiano, che si sviluppa essenzialmente come principio e ragione della sintesi o del processo conoscitivo:
invece lio vivente individuale che fa assistere al sorgere delle regole del pensiero.
M. de Biran era convinto di essere riuscito a superare, in senso realista, il punto morto in cui giaceva la
filosofia dopo le risoluzioni estreme del fenomenismo e dellidealismo; bench il Journal intime degli ultimi
anni presenti il suo spirito insoddisfatto e seriamente preoccupato circa la consistenza dei passi, che al tempo
degli entusiasmi polemici, aveva fatti con tanta convinzione. Molti critici si sono persino chiesti se realmente
M. de Biran abbia raggiunto qualche punto saldo per una posizione decisamente realista, e di questo hanno
creduto di dover dubitare, per motivi, a nostro parere, ben fondati, tanto dal punto di vista dellanalisi
psicologica, quanto da quello dellimpostazione teoretica.
Particolarmente apparsa fittizia quella priorit, in cui egli tanto insiste, del soggetto sulloggetto, della
causa sulla sostanza: essa appare anzi assurda e non meno unilaterale delle direzioni a cui si vuol sostituire,
come ha mostrato allevidenza F. Orestano. M. de Biran, isolandosi tanto dal pensiero classico, quanto da quello
moderno, ha permesso di constatare che uninterpretazione speculativa adeguata della realt supera le risorse
della vita e della limitata visione di un uomo. Se per cadeva la centralit gnoseo-logica dellio, lappello
biraniano della intrinsecit che ha il soggetto allo sviluppo della conoscenza delloggetto, cio la
coessenzialit, come labbiamo chiamata, del pensiero vissuto con quello riflesso simpone ad ogni realismo.
Sono persuaso che la teoria tomista della cogitativa la soddisfi come nessunaltra.
Inoltre nella teoria biraniana del fatto primitivo, lio ha una percezione immediata della sua esistenza, come
principio spirituale: lessere e le categorie nascono cos nel grembo del soggetto, che poi le estrinseca, le
integra, le differenzia negli oggetti del mondo esterno.
Losservazione, che M. de Biran svolge con rara finezza di analisi e trascinante convinzione, pone dei gravi
problemi.| Essa fa supporre che lesperienza del mondo esterno in tutte le sue forme, non abbia alcuna
immediatezza o contenuto ontologico proprio: affermazione di particolare gravit, poich essa abbandona di
fatto al fenomenismo, che pur si voleva evitare, tutto il mondo della realt esterna che costituisce, almeno nel
linguaggio ordinario, la realt oggettiva sa` .e, |. Il concepire come gnoseologicamente mediata la
conoscenza del mondo esterno, parso ad alcuno essere lanima di verit del pensiero moderno, che pu avere
un esplicito riscontro anche nella gnoseologia tomista. Nel capitolo precedente stato mostrato con argomenti
solidi, come nel tomismo autentico lintelletto pu avere una percezione immediata, bench indiretta, dei
concreti materiali. Il realismo tomista realismo critico, in ben altro senso da quello di realismo mediato,
poich il tomismo una filosofia integrale senza spasimi romantici o gibbosit.
Infine M. de Biran ha fatto appello allesperienza dello spirituale, immediatamente dato nella concretezza
del fatto primitivo. C veramente posto nel Tomismo per una esperienza dello spirituale? E se c, come ne
siamo persuasi, in quale rapporto essa sta con la percezione del concreto materiale? Non pochi tomisti hanno
rifuggito dal prendere in serio esame il problema: eppure i testi tomisti e lintera ispirazione del sistema non
solo sono quanto mai espliciti sullargomento, ma costituiscono nel loro complesso un esempio insigne della
originalit speculativa del Tomismo, rispetto ai sistemi ai quali si ispirato. per questo che sono persuaso
trovarsi nel Tomismo una soluzione veramente adeguata al problema della percezione del concreto.
2. LA PERCEZIONE DEL CONCRETO SPIRITUALE NELLARISTOTELISMO TOMISTA
La posizione tomista circa la percezione dello spirituale si svolge per la tensione di due princpi antagonisti,
aristotelico luno, agostiniano laltro.|
Il Filosofo non si occupa direttamente di una conoscenza intuitiva dellanima, ma accenna laconicamente alla
sola conoscenza che lintelletto pu avere di s; alla fine della pericope che tratta della conoscenza dei singolari
materiali, egli pone espressamente la questione come lintelletto conosca se stesso, che risolta con lasserzione
che lintelletto conosce se stesso come (conosce) le cose intelligibili
5
. Nella Metafisica detto pi
espressamente che lintelletto arriva alla conoscenza di s in quanto partecipa dellintelligibile
6
: ci fa arguire
che il primo oggetto dellintelletto non la propria essenza, ma gli intelligibili nei quali e per i quali essa si
attua. Per enigmatica che possa sembrare tale soluzione, essa afferma rigorosamente la dipendenza gnoseologica
dellintelletto dagli intelligibili, che certamente una risonanza platonica e sar sistemata dal Neoplatonismo
nella subordinazione, non pi solo gnoseologica ma anche ontologica, degli intelletti agli intelligibili.
Il principio agostiniano non contrasta quello aristotelico, ma considera il problema in un momento anteriore
e pi intimo di quanto forse abbia fatto il Filosofo: di pi, pare quasi questa volta che mentre Aristotele
platonizza, S. Agostino aristotelizzi. Invero proprio nel luogo ora citato Aristotele afferma che nei conoscenti
che sono senza materia, il pensante ed il pensato, sono identici, poich c identit tra la conoscenza teoretica e
ci che suscettibile di essere conosciuto in questa maniera
7
.
Il Filosofo adunque sembra affermi implicitamente che, mentre le cose materiali non sono immediatamente
intelligibili, ma per essere apprese hanno bisogno della mediazione della specie intenzionale lintelletto,
essendo spirituale, non va soggetto a questa mediazione.
S. Agostino va al cuore del problema: lanima, essendo spirituale, non pu conoscere se stessa che per se
stessa. La| mente, come raccoglie le notizie delle cose corporali per i sensi del corpo, cos quelle delle
incorporali per se stessa. Quindi lanima conosce se stessa per se stessa, poich incorporea
8
.

* * *

Poniamo subito la questione nei suoi termini. Anche per lanima, come per tutte le cose, va distinta la
conoscenza della sua esistenza (an sit) da quella della sua essenza (quid sit). Luna allinizio, laltra alla fine
del processo dindagine; luna considera la presenza in concreto dellanima nel conoscere, laltra il suo
contenuto ontologico in universale, come essenza, e le sue propriet.
In una coscienza evoluta possiamo distinguere la presenza dellanima, delle facolt, degli abiti, degli atti,
degli oggetti; si sa che nellordine ontologico le facolt emanano dallanima, gli abiti si formano per la
ripetizione degli atti, e gli oggetti specificano gli atti, gli abiti e le facolt. Lordine della conoscenza coincide
con quello ontologico, cosicch si debba intendere il detto anima seipsam per seipsam novit nel suo senso
immediato?
Per S. Tommaso ci non necessario, in quanto il per seipsam pu essere inteso in due modi:
a) pu indicare che ci che si conosce dellanima proprio la sua essenza e non anzitutto i soli
accidenti;
b) e pu anche indicare, non pi loggetto, ma il modo del conoscere, cosicch lanima sia conosciuta in
se stessa senza la mediazione di altro processo od oggetto che la riveli a se stessa.
LAngelico Dottore ammette che lanima conosce seme|tipsam per seipsam nel primo senso, lo nega
esplicitamente nel secondo. La conoscenza che lanima pu avere di se stessa condizionata, tanto per la
presenzialit esistenziale, quanto per la comprensione essenziale; il condizionamento per di cui si tratta
caratteristico e sui generis.
Infatti S. Tommaso non ha difficolt ad ammettere che lanima ontologicamente sempre presente a se
stessa, mentre le altre cose non si fanno ad essa presenti che in modo intenzionale per le specie e gli abiti
conoscitivi. Da ci seguono due conseguenze di grande importanza e cio:
a) che lanima, possedendo se stessa, pu sempre uscire allatto di cognizione di s quando vuole;
b) che lanima, per arrivare alla conoscenza di s, non ha da ricorrere, come per la conoscenza delle altre
cose, al processo dellastrazione dellessenza dai fantasmi. Sono queste due conseguenze che dnno alla
posizione tomista il giusto equilibrio fra lintuizionismo semplicista e lastrattismo, fra la conoscenza immediata
e quella derivata.
Ogni conoscenza che possiamo avere dellanima , per S. Tommaso, condizionata, anche se non ogni
conoscenza della medesima da ritenersi rigorosamente mediata: esattamente, la conoscenza della sua esistenza
condizionata ma diretta e immediata e non mediata; la conoscenza della sua essenza deve essere mediata,
avuta cio per argomentazione deduttiva. Questo, perch lanima umana lultima forma nellordine
intelligibile, la quale esaurisce tutta la sua attualit nellinformare il proprio corpo, onde rimane pura potenza
nellordine intelligibile, bench, a differenza delle forme materiali, sia in atto e non in potenza nellordine
intelligibile.
Con queste premesse la posizione tomista si snoda luminosa in due parti: la conoscenza dellesistenza e la
conoscenza dellessenza; ciascuna parte contiene due momenti dei quali due, gli estremi esterni, sono
agostiniani, e due, gli estremi interni, sono aristotelici. Et sic omnia consonant!
Schematizziamo
9
:|
A) La conoscenza esistenziale in concreto. Pu essere abituale ed attuale: la prima non propriamente
conoscenza ma solo il fondamento della medesima; la seconda propriamente conoscenza, anzi percezione, cio
apprensione sperimentale che lanima ha di s.
(PROLOGO). Cognitio quam quis habet de anima quantum ad id quod est sibi proprium, est cognitio de
anima secundum quod habet esse in tali individuo unde per hanc cognitionem cognoscitur an est anima, sicut
cum aliquis percipit se habere animam... Quantum ad hanc primam cognitionem distinguendum est, quia
cognoscere aliquid est habitu et actu.
a) (Conoscenza abituale). (Sed) quantum ad cognitionem habitualem, sic dico quod anima per
essentiam suam se videt, id est ex hoc ipso quod essentia sua est sibi praesens, est potens exire in actum
cognitionis suipsius: sicut aliquis ex hoc ipso quod habet alicuius scientiae habitum, ex ipsa praesentia habitus
est potens percipere illa quae subsunt illi habitui. Ad hoc autem quod percipiat anima se esse, et quid in seipsa
agatur attendat, non requiritur aliquis habitus: sed ad hoc sufficit sola praesentia animae, quae menti est
praesens: ex ea enim actus progrediuntur, in quibus actualiter ipsa percipitur
10
.
Le ultime parole racchiudono lintera soluzione: s, lanima semetipsam per seipsam novit in quanto che
dal suo seno che si originano gli atti del conoscere nei quali essa attua ad un tempo gli oggetti e se stessa.
Questo pu forse essere aristotelico, ma indubbiamente ed anzitutto agostiniano.|
b) (Conoscenza attuale). Quantum igitur ad cognitionem actualem, qua aliquis considerat se in actu
animam habere sic dico quod anima cognoscitur per actus suos. In hoc enim aliquis percipit se animam habere,
et vivere et esse, quod percipit se sentire et intelligere et alia huiusmodi opera vitae exercere; unde dicit
Philosophus in IX Ethic.: sentimus autem quoniam sentimus; et intelligimus quoniam intelligimus; et quia hoc
sentimus, intelligimus quoniam sumus
11
. Nullus autem percipit se intelligere nisi ex hoc quod aliquid intelligit:
quia prius est intelligere aliquid, quam intelligere se intelligere; et pervenit anima ad actualiter percipiendum se
esse, per illud quod intelligit, vel sentit. Che lanima avverta il suo esistere per actus suos poich prius est
intelligere aliquid, quam intelligere se intelligere non interessa S. Agostino, che tutto intento nel trovare in
qual modo lanima umana pu essere unimmagine della Trinit. Per S. Tommaso, invece, che ritiene, con
Aristotele, lanima essere forma sostanziale del corpo, la precisione addotta non una mera sfumatura di
terminologia, ma ha un valore sperimentale e teorico di primo ordine.
Rileviamo, intanto, in questa prima tappa che, secondo S. Tommaso, della esistenza dellanima:
a) noi abbiamo conoscenza solo ed in quanto esercitiamo luno o laltro degli atti coscienti della nostra
vita;
b) in questa conoscenza lanima presente nella sua concretezza (anima percipit se esse); si tratta
perci di una vera percezione o forse pi esattamente di una conpercezione; percezione degli atti, con-
percezione dei princpi in atto e perci dellanima.
B) La conoscenza essenziale (in astratto). La conoscenza della essenza di qualcosa pu essere iniziale
confusa, e terminale distinta: la prima riguarda lapprensione primordiale di unessenza, la seconda interessa la
trattazione tecnica secondo proposizioni (giudiz) scientificamente organizzate in modo da produrre la certezza
oggettiva intorno ad una data na|tura. Il prologo di questa parte dellarticolo termina con una osservazione
schiettamente aristotelica che paragona lanima, ultima forma nellordine intelligibile, alla materia prima che
lultimo principio di realt nellordine ontologico. Cosicch, come la materia non esiste e non si fa conoscere
che per le forme reali che riceve, cos lanima non si fa conoscere che per le forme intenzionali, cio le specie
intelligibili, per le quali si attua nei suoi oggetti. La trattazione procede con parallelismo rigoroso e smagliante,
ed il S. Dottore non prova alcuno sforzo nel fluire organico delle sue riflessioni.
(PROLOGO). Si loquimur de cognitione animae cum mens humana speciali aut generali cognitione definitur
sic iterum distinguendum est. Ad cognitionem enim duo concurrere oportet: scilicet apprehensionem et iudicium
de re apprehensa; et ideo cognitio qua natura animae cognoscitur, potest considerari et quantum ad
apprehensionem et quantum ad judicium.
a) (Quantum ad apprehensionem). Si igitur consideretur quantum ad apprehensionem, sic dico, quod
natura animae cognoscitur a nobis per species quas a sensibus abstrahimus. Anima enim nostra in genere
intellectualium tenet ultimum locum sicut materia prima in genere sensibilium, ut patet per Commentatorem in
III De Anima. Sicut enim materia prima est in potentia ad omnes formas sensibiles, ita intellectus noster
possibilis ad omnes formas intelligibiles; unde in ordine intelligibilium est sicut potentia pura, ut materia in
ordine sensibilium; et ideo sicut materia non est sensibilis nisi per formam supervenientem, ita intellectus
possibilis non est intelligibilis nisi per speciem superinductam. Unde mens nostra non potest seipsam intelligere
ita quod seipsam immediate apprehendat; sed ex hoc quod apprehendit alia, devenit in suam cognitionem; sicut
est talium formarum receptiva; quod patet intuendo modum quo philosophi naturam animae investigaverunt.
Qui si delinea litinerario per la conoscenza dellanima accennato nella secca espressione aristotelica che
lanima conosce se stessa scientificamente secondo unidea che sta al termi|ne di una sottile e diligente
ricerca, ricerca assai difficile, come avviene per la conoscenza scientifica delle altre essenze.
Le tappe di questitinerario sono le seguenti:
a) percezione immediata della spiritualit della specie intelligibile e dellatto dellintendere;
b) conclusione per argomentazione della spiritualit del principio prossimo, lintelletto, e del principio
remoto, lanima.
1) Ex hoc enim quod anima humana universales rerum naturas cognoscit, percipit quod species qua
intelligimus est immaterialis; alias esset individuata, et sic non duceret in cognitionem universalis.
2) Ex hoc autem quod species intelligibilis est immaterialis, intellexerunt quod intellectus est res
quaedam independens a materia; et ex hoc ad alias proprietates intellectivae potentiae cognoscendas
processerunt; et hoc est quod Philosophus dicit in III De Anima quod intellectus est intelligibilis, sicut alia
intelligibilia: quod exponens Commentator dicit quod intellectus intelligit per intentionem in eo, sicut alia
intelligibilia
12
: quae quidem intentio nihil aliud est quam species intelligibilis. Sed haec intentio est in intellectu
ut intelligibilis actu: in aliis autem rebus non, sed ut intelligibilis in potentia.
Questo momento, il secondo interno, dispirazione quasi esclusivamente aristotelica, come il precedente;
nellultimo, quello terminale, ritorna in pieno lispirazione agostiniana, temperata per da una venatura, che non
va trascurata, di Aristotelismo.
b) (Quantum ad judicium). Come ci riesce certissima lesistenza dellanima e del suo agire, per
esperienza immediata, cos invece assai arduo determinare lintima essenza: per| questo si esige una ricerca
diligente e sottile
13
. Se la natura dellanima fosse davvero immediatamente nota, perch i Filosofi si sono divisi
in tante opinioni, mentre pur saccordano sulla sua esistenza?
La nozione scientifica esauriente dellanima si costruisce per un sottile e delicato lavoro di argomentazioni,
come si detto, nel quale hanno una funzione primaria di sostegno i princpi primi per s noti. I primi princpi
sono la partecipazione che noi abbiamo alla prima ed inviolabile verit, da cui ogni conoscenza ha di esser vera.
Si vero consideratur cognitio quam de natura animae habemus quantum ad judicium quo sentimus ita esse,
ut deductione praedicta apprehendimus; sic notitia animae habetur in quantum intuemur inviolabilem veritatem,
ex qua perfecte quantum possumus definimus, non qualis sit uniuscuiusque hominis mens, sed qualis esse
sempiternis rationibus debeat, ut Augustinus dicit lib. IX de Trinitate: hanc autem inviolabilem veritatem in sui
similitudine quae est menti nostrae impressa, in quantum aliqua naturaliter cognoscimus ut per se nota (= prima
principia) ad quae omnia alia examinamus, secundum ea de omnibus judicantes.

* * *

Nella conclusione generale dellart. S. Tommaso pu, con legittima soddisfazione, ricordare che i due punti
di vista, quello agostiniano e quello aristotelico, questa volta non sono antitetici, ma complementari. Sic igitur
patet quod mens nostra cognoscit seipsam quodammodo per essentiam suam, ut Augustinus dicit, quodam vero
modo per intentionem, sive per| speciem, ut Philosophus et Commentator dicit: quodam vero modo intuendo
inviolabilem veritatem, ut Augustinus dicit.
Riassumendo: tanto la conoscenza dellan est, quanto quella del quid est, che lanima pu avere da s,
condizionata: la conoscenza dellan est, dagli ATTI di conoscere gli oggetti (esteriori); quella del quid est dalla
conoscenza della SPECIE intelligibile, in cui quegli oggetti si fanno intelligibili.
In questo processo abbiamo le seguenti conoscenze:
A) a) Conoscenza sperimentale immediata e diretta, secondaria per, non primaria, del fatto di essere degli
atti.
b) Conoscenza sperimentale immediata, ma condizionata (dagli atti) del fatto di essere dei princpi,
lintelletto (e la volont...), gli abiti e lanima.
c) Conoscenza sperimentale immediata (condizionata?) della spiritualit della specie intelligibile e degli
atti.
B) a) Conoscenza deduttiva e mediata della natura ontologica propria dellintelletto (e volont).
b) Conoscenza deduttiva e mediata della natura e struttura ontologica dellanima.
c) Particolare dipendenza da Dio nella formazione della teoria scientifica dellanima e quindi della
realt spirituale.

* * *

Osserviamo subito che i tre modi elencati in A) vanno detti, bench in grado e forma diversi, delle percezioni
senzaltro, nel senso che questo termine ha di cognitio experimentalis della realt nella sua esistenza concreta
attuale.

1) La percezione, allora, che lanima ha di se stessa attraverso i suoi atti costituisce una fonte di
contenuti originali, i contenuti della vita spirituale. La distinzione dello Stumpf fra Erscheinungen e
Funktionen che sugger al Dilthey la celebre divisione delle scienze in Naturwissenschaf-ten e
Geisteswissenschaften era stata tracciata da S. Tommaso con mano sicura ed esplicita consapevolezza della
sua importanza.
Il lockiano nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu non vale nel Tomismo se non per gli oggetti
che fanno conoscenza di s a traverso specie ricavate dai fantasmi,| come sono le essenze delle cose materiali.
La conoscenza della realt spirituale ha un punto di partenza proprio e nuovo, bench avvenga in continuit ed
anche in dipendenza dellaltra conoscenza, poich si dnno delle percezioni autentiche della realt spirituale
14
.
Fermiamoci un istante su queste forme di percezione. La prima, dopo quanto si detto, non dovrebbe
presentare speciali difficolt. S. Agostino, anticipando di dodici secoli Cartesio, aveva affermato contro gli
Accademici: Intelligo me intelligere, come una certezza inconcussa contro ogni dubbio radicale. Questa
coscienza immediata e personale, intimamente vissuta quindi, rivendicata da S. Tommaso come argomento
fondamentale contro la nullificazione averroista dellanima e dellintelletto individuale. Lo hic homo intelligit
per il Dottore Angelico un fatto cos evidente che non ammette discussione, ma costituisce un punto di
riferimento obbligato per ogni teoria della personalit. Esso stato da lui manovrato con tanta perizia, che
riuscito a piegare alla concezione ortodossa lo stesso capo del movimento averroista a Parigi, Sigeri di
Brabante
15
, e ritiene ancor oggi tutta la sua forza contro gli svariati tentativi di una riduzione dialettica dei molti
allUno, a cui tende, secondo le interpretazioni pi accreditate, il principio della rivoluzione copernicana, il das
Ich denke dellappercezione trascendentale kantiana. Il cosiddetto soggetto o spirito o attivit
trascendentale non ha alcuna corrispondenza nei dati della percezione immediata; il soggetto o spirito o
attivit presente immediatamente a ciascuno, il soggetto o spirito o attivit pro|pr. S. Tommaso, con
il suo impareggiabile equilibrio, classifica i panteisti di ogni tendenza con termini severi: Quidam enim,
frivolis rationibus ducti, posuerunt Deum esse de substantia cuiuslibet rei
16
. in nome della dignit della
persona umana e dei suoi valori che S. Tommaso si rifiutato di aderire alla teoria averroistica dellintelletto
separato che, a suo modo, era una teoria del soggetto trascendentale, la quale differisce da quelle moderne
spinoziane o postkantiane per una certa larvata consistenza metafisica che essa aveva e che queste non hanno.
Se il Tomismo non avesse fatto altro, basterebbe questo solo per indicarlo come il salvatore dello spirito fattivo
e realista, proprio della mentalit greco-latina.
2) Loggetto proprio e immediato dellintelletto umano la essenza delle cose materiali, ed in quanto
sono implicati in questa apprensione, che sono percepiti non solo gli atti, ma anche gli abiti, le facolt e la stessa
anima: per tutti vale il principio generale nessuna cosa si pu conoscere se non in quanto in atto. Gli atti, e
per essi le facolt e gli abiti, costituiscono loggetto secondario, ma sempre fin quando si resta nel campo
esistenziale immediato della percezione intellettiva
17
.
Se non che per una percezione esplicita dellesistenza degli abiti si richiede in precedenza una nozione
distinta degli abiti medesimi, al contrario di quanto avviene per la percezione dellanima: molti infatti sanno di
avere lanima ma non ne conoscono la natura. La ragione che porta S. Tommaso non meno profonda che di
evidenza psicologica.
Invero non percepiamo sia la presenza degli abiti, come quella dellanima, se non percependo gli atti di cui
tanto lanima come gli abiti sono i princpi. Solo che labito principio di un tale atto per la sua essenza, onde
se si conosce labito in quanto principio di un tale atto se ne conosce lessenza; come se so che la castit la
virt che raffrena la mente dai pensieri di cose veneree, conosco lessenza della castit. La|nima invece non
principio degli atti per la sua essenza, ma per le sue facolt, onde la percezione degli atti dellanima porta con s
la percezione di un principio di tali atti, come il moto ed il senso: ma da questo non si sa ancora qual la natura
dellanima. Hae duae cognitiones (an sit, quid sit) circa habitus alio modo ordinantur quam circa animam.
Cognitio enim qua quis novit se habere aliquem habitum, praesupponit notitiam qua cognoscit quid est habitus
ille: non enim scirem me habere caritatem, nisi sciam quid est caritas. Sed ex parte animae non est sic. Multi
enim sciunt se habere animam qui nesciunt quid est anima. Cuius diversitatis haec est ratio, quia tam habitus
quam animam non percipimus in nobis inesse, nisi percipiendo actus quorum anima et habitus sunt principia.
Habitus autem per essentiam suam est principium talis actus; unde si cognoscitur habitus prout est principium
talis actus cognoscitur de eo quid est; ut si sciam quod castitas est per quam quis cohibet se ab illicitis
cogitationibus in venereis existentibus, scio de castitate quid est. Sed anima non est principium actuum per suam
essentiam sed per vires suas; unde perceptis actibus animae, percipitur inesse principium talium actuum utpote
motus et sensus; non tamen ex hoc natura animae scitur (De Veritate, q. X, a. 9).
Nellambito della percezione intelligibile dello spirituale rientrano anche gli atti e gli abiti della volont. S.
Agostino aveva detto: Intelligo me velle ed il Filosofo aveva affermato che lappetito razionale resta
immanente alla ragione
18
. Ma ogni cosa che resta immanente in modo intelligibile in un intelligente necessario
che da esso sia anche conosciuta. E quanto allatto di volont lAngelico ammette una percezione della sua
presenza ed una cognizione della natura dellatto e della natura del principio che labito o la potenza. Maine
de Biran aveva visto nella percezione dello sforzo volontario il fatto primitivo: in realt la percezione delle
situazioni affettive , secondo S. Tommaso, meno immediata di quella degli atti di conoscenza, per la ragione
evidente che la facolt cono|scitiva realizza la pi perfetta immanenza poich principio tanto dellatto, come
della conoscenza dellatto; la volont invece solo principio dellatto, non della sua conoscenza
19
.
Nel tomismo adunque la percezione dello spirituale, bench sia condizionata dalla percezione del concreto
materiale, ha un posto non meno vasto nellestensione, che intimo per la sua funzione noetica, come si dir fra
poco
20
. Notiamo intanto che questa dottrina non ha niente di violento: essa non costituisce per nulla una
soluzione di compromesso, ma sgorga ad un tempo dallosservazione pi spontanea della vita vissuta, e dalla
teoria metafisica della emanazione nelluomo di tutte le facolt, la volont compresa, dalla facolt che prima
in dignit, lintelletto. Procedendo dallintelletto tutte le facolt ed i loro atti, non cos si dipartono che non
restino sempre ad esso presenti, onde li pu tutti conoscere. lintelletto inteso come suprema unit di
coscienza, che d la chiave della gnoseologia tomista, ununit di coscienza, per, predicamentale, cio
individuale, non trascendentale e spersonalizzata
21
.
3) Abbiamo noi una conoscenza positiva dello spirituale? Ci pare che S. Tommaso lo affermi quando
ammette una percezione propria della spiritualit della specie intelligibile: questa percezione, in quanto
costituisce una conoscenza propria dello spirituale, che il punto di partenza della concezione che ci facciamo
del soprassensibile, di Dio e delle sostanze separate. Cum enim de substantiis separatis hoc quod sint|
intellectuales quaedam substantiae cognoscamus, vel per demonstrationem vel per fidem, neutro modo hanc
cognitionem accipere possemus, nisi hoc ipsum quod est esse intellectuale anima nostra ex seipsa cognosceret.
Unde et scientia de intellectu animae oportet uti ut principio ad omnia quae de substantiis separatis
cognoscimus
22
.
Se dovessimo ridurci a predicare di Dio e degli Angeli soltanto i caratteri trascendentali dellessere, la nostra
conoscenza sarebbe incommensurabilmente impropria e forse lunica posizione logica sarebbe lagnosticismo
teologico di Mos Maimonide. Con la conoscenza invece positiva che abbiamo dello spirituale, il problema
teologico si apre anche per la mente umana.
Il Tomismo assimila qui il midollo del pensiero agostiniano. vero che loggetto proprio ed adeguato del
nostro intelletto sono le essenze delle cose materiali: questo un punto cardinale nella gnoseologia tomista. Sta
il fatto per che di queste essenze, quanto alla loro intima costituzione, noi sappiamo ben poco; il tutto si riduce
alla conoscenza pi o meno approssimativa di alcune propriet, trovate nellesperienza sensibile. La conoscenza
delle cose allora adeguata quando lintelletto viene a colpire, nel complesso delle sue propriet, quellaspetto o
contenuto profondo da cui sono comprese derivare ed a cui si subordinano tutte le propriet e le manifestazioni
reali dellessere. Ebbene una tale conoscenza, che per le cose materiali ci negata o ci concessa in rari casi ed
in modo| massimamente incerto e confuso, ci invece data per la conoscenza della nostra anima. Dellanima
conosciamo sperimentalmente loperazione propria e pi profonda, lintendere, che rivela perfettamente la sua
natura e dalla quale possiamo arguire in modo apodittico le sue propriet fondamentali: la libert del volere, la
spiritualit, limmortalit... Anima humana intelligit seipsam per suum intelligere, quod est actus proprius eius,
perfecte demonstrans virtutem eius et naturam
23
.
La percezione dello spirituale costituisce il secondo campo di riferimento della nostra conoscenza della
realt. Il punto di partenza per la nostra conoscenza positiva dello spirituale la percezione della spiritualit
della specie intelligibile: percezione modesta, ma innegabile e sufficiente. S. Tommaso non si diffonde intorno
alle modalit di questa percezione. Possiamo dire che di solito una percezione secondaria, cio
concomitante, data nellapprensione o nella percezione di qualche essenza materiale. E mi pare che si possa dire
che solo in questa concomitanza che per noi la spiritualit pu esser data percettivamente, non solo per
lesercizio dellatto ma anche per la sua qualit. La nostra conoscenza della spiritualit, bench sia propria,
sempre relativa, diminuita, comparativa. La nostra conoscenza positiva dello spirituale si fonda sulla eccedenza
che mostra la specie intelligibile rispetto al fantasma da cui sorge e su cui si fonda. Il fantasma rappresenta solo
oggetti particolari, la specie fa invece conoscere luniversale: Ex hoc enim quod anima humana universales
rerum naturas cognoscit, percipit quod species, qua intelligimus, est immaterialis: alias esset individuata, et sic
non duceret in cognitionem universalis
24
. Rilievo sottile, ma non trascurabile.|
La percezione della spiritualit dellintendere e della specie intelligibile si determina per
lincommensurabilit osservabile ed osservata dallintelletto nel processo stesso di astrazione. Il processo di
astrazione , per S. Tommaso, un fatto sperimentale, che si pu descrivere fenomenologicamente. Et quod hoc
sit verum, egli dice dellesistenza dellintelletto agente, experimento apparet: unus enim homo particularis, ut
Socrates vel Plato, facit cum vult intelligibilia in actu, apprehendendo scilicet universale a particularibus, dum
secernit id quod est commune omnibus individuis, ab his quae sunt propria singulis. Sic igitur actio intellectus
agentis, quae est abstrahere universale, est actio huius hominis, sicut et considerare vel iudicare de natura
communi, quod est actio intellectus possibilis
25
.
Anche nella controversia della percezione dello spirituale, lAngelico ha dato un esempio insigne del suo
metodo, il quale, a traverso un ripensamento personale dei problemi ed uno studio immediato delle fonti, si
porta ad una soluzione nella quale siano conservati i valori positivi delle posizioni contrastanti ed eliminate le
limitazioni sistematiche.
Cos, anche questa volta, la sua posizione riesce la pi oggettiva, perch la meno sistematica ed ingiusto
persistere nei luoghi comuni che il Tomismo sia estraneo al contatto col concreto, e resti sordo agli inviti
dellesperienza intima, della interiorit spirituale. Al contrario il Tomismo si preoccupato di rendere sicure e
di valorizzare scientificamente le basi sperimentali della conoscenza soprassensibile e della vita morale. Gli
stessi Francescani, come R. Marston, che hanno presente la soluzione tomista, in fin dei conti laccettano nella|
sostanza
26
. Se essa fosse ben nota almeno agli scolastici ed agli stessi tomisti, non dico alla filosofia moderna, il
cosiddetto problema critico avrebbe avuto una ben altra impostazione e soluzione da quella a cui spesso
siamo abituati. Nella posizione tomista il movimento primo e spontaneo del soggetto quello di procurarsi una
conoscenza del mondo, cosicch lo spirito arriva ad una concezione della realt e dellesistenza sensibile prima
ancora di conoscere la natura propria dellanima spirituale
27
.|
3. LA DIALETTICA DELLATTO PERCETTIVO
A) Il principio della complementarit. Linserzione tomista della conoscenza del concreto, sia
materiale come spirituale, entro la conoscenza universale delle essenze materiali, ci pare un buon criterio per
colpire loriginalit della psicologia tomista rispetto ai monismi gnoseologici ed ai dualismi di tipo cartesiano e
kantiano.
Si visto che la conoscenza umana ascende per tappe e si organizza secondo piani di contenuti: sintesi
sensoriali primarie e secondarie, conoscenza delle essenze materiali in astratto e in concreto, conoscenza dello
spirituale in concreto ed in astratto.
La indagine fenomenologica, fin qui condotta, porterebbe a molteplici considerazioni al riguardo: fissiamone
alcune.
La prima la constatazione di una dualit non dualismo intrinseca ad ogni funzione e forma di
conoscenza umana: dualit di sensibili propr e comuni nella conoscenza sensoriale primaria: dualit di
rappresentazioni sintetiche primarie (fantasmi di fantasia) e rappresentazioni sintetiche secondarie (fantasmi di
cogitativa) nella conoscenza sensoriale secondaria: dualit di contenuti universali e particolari nella conoscenza
intellettiva: dualit di contenuti materiali e spirituali nella coscienza di un atto completo di conoscenza attuale.
Ciascuna di queste dualit di contenuto pu esser presentata quale risultato di una corrispondente dualit
funzionale: efficacia impressiva dei sensibili propr, efficacia organizzativa dei sensibili comuni: assolutezza dei
sensibili per se, intenzionalit dei sensibili per accidens: attivit formativa della cogitativa (fantasmi-schemi)
attivit universalizzatrice dellintelletto, universalizzazione attiva da parte dellintelletto agente, assimilazione
recettiva da parte dellintelletto possibile...|
Questi ed altri dualismi, che si potrebbero ancora indicare, esprimono la compresenza che compenetrazione
e collaborazione fra coppie di oggetti, princpi e funzioni che stanno fra loro secondo unopposizione di
contrariet dialettica. merito della fenomenologia laver rilevato i fattori e le fasi di questa dialettica e sar
compito della gnoseologia il dare a questa dialettica uninterpretazione che soddisfi adeguatamente le esigenze
di un realismo riflessivo.
Lessenza del problema gnoseologico, visto in questa forma regressiva, consiste nella determinazione esatta
del valore noetico che compete a quella compresenza di contenuti contrar; e la conclusione pi importante sar
quella di decidere se tale contrariet costituisce appena un momento iniziale nella posizione dei problemi, che
va tosto superata nella progressione dialettica dellanalisi; oppure se essa insita al conoscere umano come tale,
in modo che tanto rispetto alla funzione, quanto rispetto ai contenuti, esso non si pone, non si sviluppa e non si
giustifica che per suo mezzo.
Nel Tomismo la risposta non pu lasciar dubb: il dualismo, di cui si parla, non puramente iniziale o
metodologico, ma piuttosto essenziale alloggettivit della conoscenza umana qua humana. Cio, la dialettica,
tanto oggettiva come funzionale, non si esaurisce nel sacrificio o assorbimento di uno dei termini da parte
dellaltro, ma pertinente alla stessa costituzione delloggetto e alla sua fondazione: i monismi gnoseologici che
operano quellassorbimento unilaterale (fenomenismo, idealismo) annullano la stessa dialettica e con ci
rendono impossibile quella intenzionalit per cui loggetto posto al soggetto e questo si attua in quello
28
.|
Al riguardo bastino per ora alcune riflessioni elementari sui risultati dellanalisi fenomenologica.
a) Sensibili propr e sensibili comuni. La psicologia fisiologica considerava immediati i propr, derivati,
cio acquisiti per associazione, i comuni: la Gestalttheorie invert esattamente la proporzione. In realt sia gli
uni come gli altri sensibili sono, nel proprio ambito, immediati e tanto gli uni come gli altri possono essere, nel
rendimento dellatto integrale della percezione, mediati cio dipendenti e fondati. Invero per il fatto che la
percezione di figura, movimento... allo stadio pi esplicito dipende dalla esperienza passata, non segue che
anche il primo nucleo di tali contenuti sia assolutamente in funzione di fattori associativi e non piuttosto dato
immediatamente nel primo darsi della esperienza. Parimenti per il fatto che le sintesi formali di figura e
movimento... possono influire e determinare lapparire delle qualit sensoriali (colori, suoni, pesi...), non ne
segue la fenomenalit assoluta di queste qualit, quasi fossero un puro sottoprodotto delle prime, prive di un|
fondamento qualitativo proprio in natura.
In realt, abbiamo visto che la figura non data se non per lefficacia impressiva delle qualit cromatiche
sulla rtina; daltra parte i colori non possono avere alcuna efficacia impressiva se non aderiscono ad un
continuo, cos da essi qualificato: non si dnno colori non figurati, o figure non colorate. Una fenomenologia
analitica potrebbe approfondire il significato psicologico e gnoseologico di questo fatto sia entro lambito delle
qualit sensoriali di uno stesso senso (p. e. i rapporti che legano fra loro i colori, i suoni, le qualit tattili), come
quelle dei diversi sensi ai sensibili comuni: fra gli stessi sensibili comuni Aristotele aveva assegnata al
movimento una funzione genetica rispetto agli altri.
Intorno a questi profondi problemi la psicologia antica ha potuto dir poco di definitivo; la psicologia
moderna ne ha considerati alcuni con imponenza di indagini sperimentali (p. e. classificazioni dei colori, teoria
della consonanza e dissonanza, teoria della forma, teoria del comportamento...), ma i suoi risultati positivi sono
ben poca cosa rispetto a quanto ancora resta a decifrare, anche nel caso della percezione dal contenuto pi
povero.
b) Sensibili per se e sensibili per accidens. Mi parso di fondamentale importanza per il realismo
tomista il distinguere i sensibili per accidens tanto dai sensibili per se come dagli intelligibili puri per se.
I sensibili per se costituiscono loggetto adeguato dei sensi formali (esterni e interni: senso comune e
fantasia); i sensibili per accidens sono invece gli intelligibili materiali, le intentiones insensatae o valori
concreti, appresi per lattivit discriminante della cogitativa in quanto questa riesce ad interpretare i dati attuali
in funzione dei risultati dellesperienza passata.
A questo modo i sensibili per accidens sono come bifronti: da una parte sono vlti ai sensibili per se, in
cui si fondano; dallaltra si riferiscono agli intelligibili per se, che invece fondano. Il tutto si risolve in una
mediazione che essi esercitano fra il sensibile e lintelligibile come ponte di connessione naturale fra i due
mondi oggettivi della cono|scenza umana. Tale mediazione si esercita praticamente nella funzione di
coordinazione, integrazione e correzione dei sensibili per accidens rispetto ai sensibili per se tanto propr,
quanto comuni, cosicch sono i sensibili per accidens che risolvono percettivamente la tensione dialettica fra i
sensibili a cui saccennava poco fa e che indicata dalla psicologia contemporanea con il termine di principio
della costanza percettiva.
Cos il sensibile per accidens, in senso stretto, in quanto sensibile, non n un dato colore, n una figura,
n un movimento, ma il valore concreto che pu assumere per la vita reale del soggetto luno e laltro sensibile,
secondo la particolare forma di sintesi percettiva di ambedue. La sintesi percettiva operata per suo mezzo
secondo la forma praticamente pi utile al conseguimento dei fini pratici della vita individuale.
c) Sensibili per accidens e intelligibili per se. Quali mediatori fra il senso e lintelletto, i sensibili
per accidens mentre da una parte, con funzione discensiva, risolvono la tensione dialettica per la percezione
dei contenuti sensoriali; dallaltra, con funzione ascensiva, permettono loggettivazione dellastratto nel
concreto e delluniversale nel particolare.
Fra sensibile per accidens ed intelligibile per se, fra concreto ed astratto, si genera una tensione
dialettica sia oggettiva come funzionale, di natura affatto nuova, bench non manchi danalogia con la tensione
dialettica propriamente sensoriale. Infatti mentre i sensibili propr ed i sensibili comuni sono, quanto al
contenuto, disparati ed eterogenei e la loro mutua compresenza costituisce un dato di fatto che non ha una
giustificazione gnoseologica immediata; sensibili per accidens e intelligibili per s invece si implicano, nella
conoscenza umana, gli uni gli altri talmente che gli uni non sono adeguatamente comprensibili senza la presenza
degli altri.
, infine, per questa compresenza del concreto allastratto e dellastratto al concreto che la mente percepisce
ed apprende nella propria caratteristica il corporale, rappresentato dalla specie intelligibile ed oggettivato nei
sensibili per accidens dati dai fantasmi della cogitativa, e lo spirituale, percepito nella| specie ed oggettivato
negli atti e nelle funzioni superiori del soggetto conoscente.
Lultima e, sotto certi aspetti, la pi importante funzione dialettica quella per la quale la nostra mente,
fondandosi sulla conoscenza delle sue funzioni superiori e della sua natura spirituale, procede ad una
determinazione propria della natura divina e angelica. Ma poich tale conoscenza frutto di argomentazione, e
non oggetto di percezione immediata, resta fuori della fenomenologia pura.
Allora, pur restando ciascuno di questi ordini oggettivi (contenuti sensoriali formali, contenuti di valore o
sensibili per accidens, contenuti intelligibili) delimitato da ambiti di propria oggettivit, unastrazione voler
considerare il contenuto di un ordine indipendentemente da quelli che ad esso corrispondono negli altri ordini.
Nellatto della conoscenza vera, cio adeguata alla realt, sono presenti, in collaborazione e subordinazione, i
contenuti di tutti gli ordini: questo il principio della complementarit
29
.
Per esso, nel Tomismo, si spiega la mutua implicazione fra sensi esterni e senso comune, fra senso comune e
cogitativa, fra cogitativa ed intelletto.
Quanto tutto questo possa contribuire ad una posizione e giustificazione radicale del realismo, sar precisato
in seguito.

B) Il principio dellemergenza. La derivazione del principio di complementarit esige alcuni
schiarimenti.
Invero, se tutto si riducesse alla complementarit accennata, non si saprebbe donde loggetto adeguato del
conoscere possa trarre i princpi di organizzazione e di consistenza. La complementarit altro non dice che
implicazione mutua; ci che si risolve in una reciprocit circolare e scompare ogni punto| di appoggio per una
risoluzione oggettiva di valore assoluto.
Le cose in realt vanno altrimenti e lanalisi fenomenologica che abbiamo condotta urge per ulteriori
precisazioni. Di esse la pi essenziale consiste nel ritenere che la complementarit non esprime che un momento
del processo dialettico, svolgentesi in avanti, del conoscere, di cui il secondo dato dalla emergenza di un
contenuto originale, cio qualitativamente nuovo, rispetto a quelli fondanti.
Ci era stato espressamente riconosciuto dalla prima scuola della Forma, la quale per ebbe il torto di
cercarne una spiegazione nel dualismo razionalista.
Lemergenza consiste nel fatto che ad un certo momento della maturazione psichica si opera nellanima
come un passaggio al limite, un superamento di confini per cui la coscienza si attua in contenuti e forme
superiori di vita. La emergenza si sviluppa di grado in grado e si estende a tutto lambito della vita cosciente.
Essa in ogni caso ha per termine a quo la funzione e loggetto immediatamente inferiore; per termine ad
quem, la funzione ed il contenuto che si dice appunto emergente; per principio generatore prossimo, la
dialettica interiore agli oggetti e alle funzioni; e per principio generatore remoto il grado di perfezione
ontologica dellanima secondo il quale essa trascendentalmente ordinata a perfezionarsi allinfinito, pur
restando soggetta ad uno sviluppo nel tempo.
Alcune chiarificazioni elementari.
a) Lorganizzazione primaria. La percezione sensoriale ha per fondamento i processi fisico-intenzionali
dello stimolo. Ma gi considerata da sola, la sensazione consiste in unassimilazione vitale perfettiva, cio
formale pura, delle qualit reali, la quale va ben distinta da qualsiasi reazione fisico-chimica contingente. Una
prima emergenza infra-conoscitiva sopra lo stimolo fisico, si ha nei processi fisiologici da esso originati:
lordine stesso delle progressioni naturali esige di considerare lassimilazione sensoriale quale unemergenza
nuova, come ne abbiamo certezza immediata di coscienza. Il principio dello Isomorfismo, in cui si aren la Gth.
altro non significa che la| accettazione del principio della complementarit al di fuori del principio di
emergenza: posizione che nega al fine la spontaneit costruttiva della vita.
b) Lorganizzazione secondaria. I processi fisico-fisiologici hanno, almeno ad un certo momento, un
doppio decorso: luno naturale o fisico-fisiologico di reazione, laltro intenzionale, cio conoscitivo da parte
dellanima e della facolt nellorgano. La seconda emergenza quella che si opera allinterno dei contenuti
sensibili come tali. Il termine a quo dato dai sensibili per s, propr e comuni; il termine ad quem, la
segregazione dei contenuti desperienza in oggetti particolari di valore, utili ai fini della vita; il principio
generatore prossimo, la discriminazione attiva, o collatio, esercitata dalla cogitativa. Il termine ad quem di
questa emergenza doppio o meglio presenta due momenti: luno consiste nella strutturazione definitiva dei
sensibili comuni quale si ha per la formazione degli schemi, che attribuisco alla cogitativa; laltro nella
qualificazione degli oggetti in rapporto ai valori concreti che essi offrono per lo sviluppo della vita del soggetto.
I due momenti traducono le due funzioni che competono alla cogitativa, quale facolt di coordinazione
suprema dei contenuti puramente sensoriali, e di preparazione ultima allastrazione ed oggettivazione dei
contenuti intelligibili.
E tutti e due i momenti indicano, almeno per luomo, una reale emergenza che la cogitativa ottiene per la
vicinanza o partecipazione che ha alla facolt intellettiva. Anche per questo loggetto della cogitativa detto
sensibile per accidens.
c) Lunit intelligibile. Come i sensi esterni restano insufficienti per lapprensione adeguata dei propr
oggetti ed abbisognano della funzione sintetica e discriminativa del senso comune; come il senso comune,
limitato ai contenuti attuali, abbisogna della funzione sintetica e discriminativa della cogitativa per valorizzare e
fissare i risultati utili della esperienza passata: analogamente, la cogitativa non pu fissare i contenuti di valore
se non in quanto soggiace gi o sincammina alla posizione di una regola o criterio assoluto. La terza
emer|genza quella della nascita dellintelligibile per s, ovvero delluniversale, dal sensibile per accidens.
Lemergenza dellintelligibile consiste anzitutto, nel Tomismo, in unapprensione assoluta di valore
(universalit metafisica) e non propriamente in una strutturazione od apprensione di contenuti nuovi.
I contenuti formali intelligibili sono quelli stessi dei sensibili per accidens (intentiones decem
praedicamentorum), ma appresi ad un livello superiore di validit: mentre la cogitativa li apprende nellambito
degli interessi concreti della vita vissuta individuale, lintelletto li apprende nellambito dellessenza e
dellessere, cio delluniversale e del trascendentale, quali valori assoluti.
Di queste varie forme di emergenza, ed in particolare dellultima di esse, in cui si compie la faticosa scalata
che lanima deve fare ai valori propr della sua specie, noi abbiamo secondo S. Tommaso una coscienza
esplicita e netta: et hoc experimento cognoscimus. Tale coscienza rende il nostro possesso saldo e
indiscutibile, ci fornisce i mezzi per difenderlo se occorresse e ci stabilisce nella legittima soddisfazione di
godere, sia pur imperfettamente, dei valori soprammondani; ci porge infine la possibilit di argomentare con
sicura dialettica lesistenza di realt trascendenti e divine verso le quali si pu muovere la nostra vita spirituale.
4. LUNIT DI COSCIENZA ED I PROBLEMI DELLA DIALETTICA
Lo sviluppo dialettico della conoscenza umana pertanto un fatto ed una realt fenomenologica, non un
frutto di una deduzione od analisi trascendentale. Tale sviluppo allora implica una durata, cio una continuit
nella dimensione temporale, in quanto che non si ha passaggio al limite, ovvero lemergenza, fin quando non si
compiuto lo sviluppo richiesto dallo stadio precedente. V perci, od almeno si pu distinguere, una
dimensione temporale propria ad ogni grado di emergenza, e v una dimensione temporale che abbraccia tutto
il processo| dalle prime intuizioni sensoriali fino alle creazioni intellettuali pi ardite ed alle percezioni pi
dense. Abbiamo visto che lo sviluppo, di cui si parla, avviene per processi combinati di complementarit e di
emergenza, non per pura giustapposizione di contenuti, come pretende lAsso-ciazionismo, n per pura
creazione delloggetto come esige lIdealismo.
Tale sviluppo suppone, tanto per uno stesso grado come per il processo globale, che la successiva
chiarificazione ed integrazione dei contenuti oggettivi sia presente nel suo procedere ad una stessa coscienza.
Lunit soggettiva di coscienza perci la condizione fondamentale dello sviluppo dialettico del conoscere:
senza lunit di coscienza non sarebbe possibile la complementarit e, prima ancora, lorganizzazione dei
contenuti sensibili a traverso lesperienza. Tanto meno sarebbe possibile lemergenza dei contenuti originali dai
contenuti precedenti: sia la complementarit, come lemergenza, in tanto sono possibili in quanto i contenuti,
per diversi che siano nel valore o nel grado, tutti si fanno presenti ad un unico soggetto. Il soggetto in questione
altro non pu essere la fenomenologia non ne conosce altri che lio individuale (Hic homo). Non si nega
per che in uno stadio pi maturo della riflessione filosofica si possa passare allaffermazione di una coscienza
trascendentale: qui si avverte soltanto che tale affermazione non deve sopprimere dialetticamente le coscienze
individuali o privarle di ogni consistenza, ma piuttosto per un riferimento allesercizio delle stesse coscienze
individuali che si opera il passaggio al trascendente
30
.
Quanto al dinamismo della coscienza individuale verrebbe da pensarlo analogo, anzi parallelo a quello dei
contenuti: avremo allora una (unit di) coscienza sensoriale primaria, una (unit di) coscienza sensoriale
secondaria, una coscienza intel|lettiva. Ciascuna di queste coscienze preparerebbe e poi resterebbe allatto della
emergenza come sottofunzione della forma di coscienza superiore. La pluralit delle funzioni di coscienza non
tornerebbe a danno della unit fondamentale, in quanto che in ogni forma superiore si stabilisce una unit
superiore che comprensiva dallalto delle forme inferiori. La coscienza intellettiva, a questo modo,
esprimerebbe lunit suprema di coscienza per la quale si costituisce e si attua la persona nel conseguimento dei
valori intelligibili e morali. Qui la dialettica del conoscere raggiunge la sua espansione pi densa e profonda.
per lunit di coscienza intellettiva, come abbiamo visto, che si opera tanto la percezione del concreto materiale,
come quella del concreto spirituale e si genera quellirrequieta tensione fra valori terreni e valori spirituali per
cui si pone e si ha da risolvere il problema centrale della persona, quello morale.
Ma la nostra ricerca si limita ad una fenomenologia elementare; dobbiamo ora indicare i problemi
essenziali nei quali raccoglieremo i risultati a cui ci pu aver condotti la nostra analisi della esperienza
immediata.

* * *

Il fatto, che lultimo fondamento della fenomenologia del conoscere, quello che opponeva S. Tommaso
al monismo psicologico averroista: hic homo intelligit, cio lunit di coscienza predicamentale. Noi lo
opponiamo come un fatto, che non ammette risoluzione dialettica, a tutti i monismi gnoseologici nei quali Hume
e Kant hanno spinto la filosofia moderna. Esso non pu ammettere risoluzione dialettica perch si presenta da s
come la con-dizione ultima per lesercizio della stessa dialettica e, per definizione, nel suo campo la condizione
prima e non dipende dal condizionato, ma viceversa.
Ci ammesso, bisogna accettare anche come criterio metodologico indiscutibile che il modo di apparire
immediato dei contenuti non pu essere dialetticamente mediato, ma va accettato con quelle caratteristiche di
qualit e di contenuto che alla| coscienza sono date. Si vuol dire che la coscienza, una volta che sia accettata
come luogo proprio del conoscere e come criterio immediato nel suo ambito del valore dei contenuti, non
va in parte accettata ed in parte respinta, ma accettata o respinta in blocco per tutta la sfera dellim-mediato
fenomenologico. Ora questimmediato non riguarda solo lesserci dellatto e del soggetto, ma anche lesserci
delloggetto: non solo il cogito, ergo sum che vero, ma a cui certamente molto superiore lo hic homo
intelligit ma anche lo aliquid est, se questo affermato dalla coscienza. Ora si visto che non solo la
coscienza in tanto fa presente s a se stessa, in quanto passa allatto, ma anche che la coscienza in tanto passa
allatto, in quanto latto realizza lapprensione di un oggetto.
Allora se la coscienza il criterio supremo per una fenomenologia fondamentale del conoscere, e se questa
fenomenologia una propedeutica indispensabile alla posizione di qualsiasi problema speculativo, come credo
si possa convenire con la filosofia contemporanea, si devono accettare i responsi di coscienza sia quanto al
contenuto degli oggetti, sia quanto al modo di apparire ed alle condizioni dellapparire che essa pu rilevare
degli oggetti stessi. Una menomazione dellambito della coscienza sarebbe il ripudio del principio stesso della
coscienza, poich non si sa, una volta ammessa la priorit assoluta dei suoi dati immediati, perch in alcuni di
essi il suo referto sia da seguire ed in altri non lo sia. Se pertanto il principio della coscienza pare troppo
gravoso od elastico, lo si abbandoni e si torni al principio della evidenza immediata, proprio della metafisica
classica. Noi per pensiamo che il principio della coscienza ammetta un senso ed un uso non solo legittimo, ma
integrativo di quello oggettivo dellevidenza, cosicch proprio nellambito dellAristotelismo tomista che la
fenomenologia potrebbe organizzarsi in tutto il complesso delle sue esigenze e dei suoi ardui problemi.
Lunit di coscienza, soggiacente alle fasi di uno stesso stadio e a tutti gli stad presi insieme, permette la
posizione del problema dellorigine, sviluppo e costituzione fenomenale| degli oggetti: problema psicologico.
Certamente le funzioni che portano alla emergenza dei contenuti non si fanno note che per lapparire dei
contenuti stessi, non prima; onde, anche per la coscienza, le funzioni non sono penetrabili in forma intuitiva
analitica. Ci non toglie per che la coscienza, avendo compresenti le varie fasi e gradi di oggettivit dei
contenuti, come le situazioni psichiche che determinano i momenti critici di passaggio o di emergenza, possa
raccogliere con sicurezza i termini essenziali per la posizione e risoluzione del problema.
Nellunit di coscienza la funzione superiore tiene compresenti i contenuti di quella inferiore, ed in ciascuna
coppia dialettica ogni contrario si pone necessariamente alla coscienza assieme al suo contrario, la medesima
coscienza si pu render conto delle caratteristiche per cui tali contenuti ad un tempo si pongono in essa come
valori di realt ed insieme si oppongono secondo una gradazione od anche opposizione che resta interna alla
realt, come tale: problema critico o del grado di valore dei contenuti.
Infine, poich assurdo pensare ad un valore reale che assuma loggetto per la coscienza e ad una gradazione
di valori che sia data, senza che insieme vengano date alla coscienza le condizioni ovvero i caratteri di
riconoscimento di tale valore e della gradazione di valori, si pone lultimo e supremo problema del pensiero
umano, in quanto pensiero, quello della costituzione intrinseca delloggetto in s: problema metafisico.
Il problema psicologico studia le funzioni ed i gradi della assimilazione delloggetto da parte del soggetto;
quello critico, le condizioni per la determinazione dei valori di realt degli oggetti; quello metafisico, la struttura
dellessere in quanto essere.
Se questi problemi avranno una risposta, lavr pure quello della possibilit della metafisica in generale.
* * *
NOTA. Il termine di emergenza mi parso molto adatto per indicare il superamento che avviene nel
passaggio| da un piano oggettivo ad un altro. Il concetto di emergenza pi o meno diffuso dappertutto nella
filosofia moderna. Si trova perfino nella Logica di John Stuart Mill sotto la discussione circa le leggi
eteropatiche della causazione (Bk. III, ch. VI, 2). La teoria del Wundt circa la schpferische Synthese, in
quanto tende a stabilire il fatto che in tutte le combinazioni psichiche il prodotto non la pura somma degli
elementi separati, ma rappresenta una creazione nuova, alla fine una teoria della emergenza.
Il termine fu applicato la prima volta in senso tecnico da G. H. Lewes nel suo Problems of Life and Mind
(Vol. II, Prob. V, ch. III) in opposizione a risultante, ed egli lo rifer ai fatti della chimica e della fisiologia,
nelle quali scienze la combinazione degli elementi o parti determina il sorgere di alcune qualit nuove cio
emergenti, mentre altre sono pure risultanti (p. e. il peso di un composto chimico) della somma degli elementi
o parti.
Certamente la emergenza non meno evidente in biologia e psicologia come ha richiamato la teoria del
Wundt e con maggior successo il Bergson con la teoria della volution cratrice e del suo lan vital. Hanno
sviluppato in forma pi analitica il principio della emergenza S. Alexander e soprattutto L. Morgan nel saggio di
conferenze Emergent Evolution a cui debbo la conoscenza dellapplicazione del termine
31
.
Debbo per avvertire che la nozione di emergenza che stata suggerita nelle pagine precedenti ha in comune
ben poco pi del termine, con le teorie ora accennate, bench tutti questi| Autori abbiano di mira lo stesso
problema fondamentale che occupa questa nostra ricerca.
Non si sa infatti come J. St. Mill possa fondare la realt della emergenza dal punto di vista di un
fenomenismo legato allassociazione. Wundt ha fatto un passo in avanti, ma il suo ricorso ai sentimenti, quale
principio fondante della sintesi, ha affondato il problema nelle oscurit dellirrazionale. Quanto poi la teoria
bergsoniana sia lontana da quella qui prospettata, risulta evidente, almeno per molti tomisti, dallirrazionalismo
sistematico che pervade la critica bergsoniana allintelligenza.
La posizione di S. Alexander e pi ancora quella di L. Morgan meriterebbero un esame pi attento, che
avrebbe il vantaggio di mettere in chiaro una concezione robusta ed in s coerente, ma ci svierebbe di troppo
lattenzione che dobbiamo conservare sullargomento in esame e basti il solo accenno. La concezione del
Morgan sospende lo sviluppo della energia alla causalit divina detta generalmente the Activity, da concepirsi
come del tutto immanente al complesso del mondo di cui costituisce lapice di sviluppo, analogamente al Dio di
Spinoza, al cui pensiero il Morgan dice espressamente dispirarsi
32
.
La emergenza tomista si fonda invece, se non erro, sulla nozione di partecipazione, la quale in sede
metafisica suppone la trascendenza reale del partecipato rispetto al partecipante e la sua immanenza causale
sotto forma dinflusso per laspetto dinamico e sotto forma di similitudine per quello statico. Nellordine
predicamentale poi essa fa vedere gli esseri ordinati in progressione scalare, di cui ogni gradino inferiore ritiene
in s adombrato qualcosa della perfezione del gradino immediatamente superiore, secondo la metafisica
dionisiaca che S. Tommaso ha incorporata allAristotelismo.
questo, sotto laspetto dottrinale, il punto critico pi acuto della ricerca ma che io devo appena sfiorare
perch stret|tamente metafisico e per averne trattato altrove
33
. Qui baster che mi limiti a due osservazioni
elementari.
Per S. Tommaso c una emergenza od eccedenza come egli preferisce esprimersi tanto nellessere
come nel conoscere. Nellordine dellessere essa presenta la progressione di perfezione, che si osserva nei gradi
ontologici, come un superamento che la forma tenta di operare dalle coartazioni della materia, come un balzo
in avanti. Nellordine del conoscere essa si esprime nella subordinazione delle facolt inferiori a quelle
superiori: nelluomo, due sono i casi pi tipici di partecipazione, cio la cogitativa e lintelletto dei primi
princpi. Questo la partecipazione naturale del lume divino in noi; quella, una partecipazione dellintelletto
nella sensibilit. Dal punto di vista strettamente teoretico, come la partecipazione intelligibile il principio
metafisico supremo che fonda la critica del conoscere, cos la partecipazione sensibile, quella della cogitativa
allintelletto, costituisce il principio supremo per una sobria teoria intellettualistica della percezione
34
. E tale
quella che stata fin qui abbozzata in continuit cos almeno ho cercato con lo spirito e la lettera del
tomismo.
Un testo dellAngelico illustrer meglio i var gradi della emergenza nellordine reale. Considerandum est
quod quanto aliqua forma est perfectior, tanto magis supergreditur materiam corporalem; quod patet inducenti
in diversis formarum ordinibus. 1) Forma enim elementi non habet aliquam operationem excedentem qualitates
activas et passivas, quae sunt dispositiones materiae corporalis. 2) Forma autem corporis mineralis habet
aliquam operationem excedentem qualitates activas et passivas, quae consequitur speciem ex influentia corporis
coelestis; ut quod magnes attrahit ferrum, et quod sapphyrus curat apostema. 3) Ulterius autem anima
vegetabilis habet operationem cui quidem deserviunt qualitates activae et passivae organicae: sed tamen supra
posse huiusmodi qualitatum, ipsa effectum proprium sortitur nutriendo (et) augendo usque ad| determinatum
terminum, alia huiusmodi complendo. 4) Anima autem sensitiva ulterius habet operationem, ad quam nullo
modo se extendunt qualitates activae et passivae, nisi quatenus exiguntur ad compositionem organi per quod
talis operatio exercetur: ut videre, audire, appetere et huiusmodi. 5) Perfectissima autem formarum, i. e. anima
humana, quae est finis omnium formarum naturalium, habet operationem omnino excedentem materiam, quae
non fit per organum corporale, scil. intelligere. Et quia esse rei proportionatur eius operationi [...], cum
unumquodque operetur secundum quod est ens, oportet quod esse animae humanae superexcedat materiam
corporalem, et non sit totaliter comprehensum ab ipsa, sed tamen aliquo modo attingatur ab ea. In quantum
igitur supergreditur esse materiae corporalis, potens per se subsistere et operari, anima humana est substantia
spiritualis; in quantum vero attingitur a materia et esse suum communicat illi, est corporis forma. Attingitur
autem a materia corporali ea ratione, quod semper supremum infimi attingit infimum supremi, ut patet per
Dionysium, VII cap. De Divinis Nominibus
35
.
Nella teoria tomista i gradi della emergenza conoscitiva sono una continuazione di quelli dellessere, ora
indicati, se vero che il conoscere costituisce e suppone una forma superiore di essere.
Lapprensione sensoriale gi una emergenza sopra le funzioni fisiologiche dellorgano di senso. La sintesi
del senso comune e la contrazione spazio-temporale della memoria primaria o fantasia segna un secondo
grado, nel quale viene fissata la struttura primaria del mondo percettivo. La cogitativa che assieme alla memoria
organizza gli oggetti concreti secondo il valore reale immediato il terzo grado
36
. Ultima e fondamentale
emergenza costitutiva della nostra specie, lintelli|genza razionale, allesercizio della quale subordinato
quello dei gradi e facolt inferiori. Lintelligenza, che il fine di tutta la natura, sta in un certo senso al
principio della medesima come ragione immanente dello sviluppo in avanti, od emergenza, che la natura
presenta. Nella natura inferiore la presenza dellintelligenza di ordine esemplare in quanto essa realizza il
piano divino di manifestazione dellessere (finalit, V via).
Nelluomo si d inoltre la partecipazione reale dellintelligenza, la quale, in un primo istante, specifica la
stessa natura delle facolt inferiori secondo un rapporto trascendentale a suo riguardo: in un secondo istante,
quello dialettico, lintelligenza in quanto coscienza suprema pu collegare, perch le tiene presenti nei loro
atti ed oggetti, le altre facolt; ed in quanto apprende la verit per s, pu influire entro certi limiti nelle
organizzazioni stesse inferiori, drizzandole per una migliore realizzazione dei suoi fini, che sono quelli della
persona. Lultima ragione a cui sospesa la validit di ogni soluzione gnoseologica non pu essere dunque che
metafisica: quella tomista della emergenza-partecipazione pu reggere il confronto di qualsiasi altra.|


SEZIONE TERZA
I PROBLEMI DELLA FENOMENOLOGIA



CAPITOLO OTTAVO

IL PROBLEMA PSICOLOGICO
SOMMARIO. Contenuti e funzioni. Gradi e forme della progressione fenomenale: problemi kantiani e problemi aristotelici, tappe
della sintesi percettiva, funzione sintetizzante dei contenuti di valore. Latto di percezione come costruzione fenomenale (Piaget).
Costruzione percettiva e immediatezza di contenuti. Analisi esistenziale e struttura del pensiero. Riassunto e conclusioni.
1. CONTENUTI E FUNZIONI
Il funzionamento percettivo di una coscienza adulta si presenta quasi come lentrare in azione di un
delicatissimo, ma ben montato meccanismo, per la semplice pressione di una leva o di un bottone; meno
vagamente, latto di percezione erompe nella sua spontaneit come per un collegamento che il confluire dei
contenuti percettivi opera fra lanima e la realt. La coscienza adulta ha qualche analogia con una centrale
telefonica, per la quale i dati di esperienza esteriori sono i numeri la cui combinazione complessiva forma il
collegamento dinamico di contatto.
Ci che pi importa in una centrale telefonica che tutte le connessioni funzionino attualmente: basta che
una sola sia bloccata e la comunicazione non ha luogo. Qui invece il funzionamento della coscienza assai pi
agile e dispone di molte vie virtuali per portarsi al contatto della realt.
Pi ancora: la comunicazione per telefono ha luogo solo| quando il meccanismo stato montato fino
allultimo pezzo e la prima come lultima telefonata hanno le stesse esigenze di tecnica. La percezione invece
avviene a stad molteplici e diversi: vale a dire che il suo meccanismo non dato una volta per sempre, non
montato tutto dun colpo, ma si costruisce gradualmente.
Il telefono, nel suo aspetto meccanico, ha certamente subto uno sviluppo stupendo: basti pensare ai nostri
telefoni urbani automatici rispetto a quelli a manovella di non molti anni fa; ma il mio telefono automatico con
luso non si sviluppa: piuttosto tende a guastarsi. Il meccanismo invece della percezione ha sempre uno sviluppo
per ogni coscienza che si apre ed in questo sviluppo che si pongono le connessioni che possono sempre
crescere in complessit di strutture e variet di contenuto. I telefoni automatici poi vengono costruiti in serie: i
meccanismi percettivi sono assolutamente tutti costruiti fuori serie, checch possa dirsi circa il
comportamento percettivo dei gemelli monocoriali. Questa costruzione per non avviene a caso: stanno a suo
fondamento gli organi, le strutture fisiologiche, i bisogni e le tendenze comuni a tutta la specie. La costruzione,
di cui si parla, si effettua nellapplicazione degli organi, nella soddisfazione dei bisogni inerenti allesercizio
stesso della vita.
La fenomenologia della percezione tende a rilevare, partendo dai contenuti e dalle funzioni della coscienza
adulta, i piani di oggetti e di funzioni e le graduali forme di organizzazione che hanno portato al funzionamento
attuale.
Evidentemente non si pretende di offrire una narrazione cronologica della teoria della coscienza: tutto quello
che di certo possiamo dire che tale storia c stata o ci sar di fatto per ogni coscienza, che vi sono dei punti di
partenza e che su tale storia si compiono, sia pure per modi svariati, alcune crisi di passaggio che sono
decisive per lesercizio della percezione al suo stadio definitivo. Che la percezione, quale si esercita ora, abbia
una storia, che questa storia abbia certi punti di partenza obbligati e che si sviluppi in certi modi determinati,
una constatazione di fatto che possiamo avere| dal semplice esame di qualsiasi contenuto di esperienza attuale.
Il primo passo della fenomenologia di affermare la realt di questa storia, di indicare i punti di
partenza, di segnalare le tappe principali: quanto si cercato di fare sommariamente fin qui per laspetto
descrittivo nel I volume, per quello funzionale nel presente, ancora in corso.
Ed il primo risultato laffermazione di questa storia come processo di sviluppo: con essa la fenomenologia
diffida loggettivismo assoluto ed il dualismo razionalistico separatista.
Loggettivismo assoluto ritiene che il contenuto noetico dato tale e quale immediatamente nella sua
assolutezza secondo il principio simile simili cognoscitur inteso in senso assoluto. Per i Naturales e
Democrito esso esprimeva il rapporto fra gli elementi degli organi di senso e quelli dei corpi: in Platone veniva
applicato anche allintelligibile poich lanima in tanto conosce, in quanto per via della a |a |ct; ritorna e
riesce a prender coscienza delle idee che in qualche modo giacevano sopite nelle sue profondit.
In ambedue le spiegazioni, materialismo ed idealismo oggettivo, soppressa ogni possibilit di reale
sviluppo: lanima gi, fisicamente o idealmente, ci che conosce. La fenomenologia invece constata che
lanima passa dal non avere allavere i contenuti che conosce.
Il fenomenismo assoluto dei Pirronici, di Hume, degli Attualisti tende invece ad identificare
progressivamente loggetto con il suo divenire soggettivo nella coscienza: ci che veramente , non n il
soggetto, n loggetto, ma latto dellistante, come atto puro irrelativo, che non va al di fuori ma si svolge a
s, entro di s. Loggettivismo come il fenomenismo assoluto rifiutano la vera dialettica e sopprimono la storia,
poich non dialettica e non costituisce storia n il riflesso speculare della realt, n un contraddittorio divenire
che annulla nel momento B il momento A che lha condizionato. Si comprende allora perch gli idealisti siano
molto prodighi nel criticare e nellostacolare la fenomenologia.
Riteniamo pertanto che la percezione, come nellatto solidale di un processo di organizzazione, cos, nella
conside|razione retrospettiva, solidale di un processo di sviluppo. La dialettica percettiva perci doppia;
luna riguarda il costituirsi attuale di una percezione, laltra ricerca le fasi ed i processi di passaggio nel
divenire della coscienza. In realt in ambedue i casi si tratta di un processo fondamentalmente identico che
abbraccia tanto i contenuti, quanto le funzioni: la differenza solo nel diverso grado di organizzazione delle
funzioni e di chiarezza dei contenuti.
Un primo compito della fenomenologia consiste nellindicazione dei contenuti e delle funzioni veramente
fondamentali: poich ogni percezione ed ogni esperienza di una coscienza adulta, non una cosa cos semplice,
come da molti si crede. Una percezione, anche la pi ordinaria come: vedo la penna scorrere sul foglio, a
volerla ben penetrare, esige una teoria completa della conoscenza.
Procediamo schematicamente. Allanalisi regressiva ogni percezione si presenta con particolari caratteri sia
quanto al contenuto, sia quanto allorganizzazione, sia quanto alla persuasione di realt che laccompagna.
a) Quanto al contenuto. Si visto che la percezione di qualche realt esterna implica contenuti
sensoriali e contenuti intelligibili: questo il dualismo fondamentale che interessa il problema della percezione
e tutta la conoscenza umana in generale. Lanalisi regressiva ha approfondito questa constatazione elementare
introducendo alcune nuove, pi accurate, determinazioni: di contenuti sensoriali formali e reali (sensibili per
se, sensibili per accidens) e, fra i sensibili per se, di sensibili propr e di sensibili comuni. Quanto agli
intelligibili, si pu dire che nella percezione essi si presentano sotto due aspetti: prima come contenuti di vita
vissuta e sono gli stessi sensibili per accidens e poi come contenuti intelligibili distinti, ap-presi non
semplicemente in astratto ma concretamente in un riferimento esplicito ad un dato complesso fenomenale
presente.
b) Quanto allorganizzazione. Ogni percezione implica una molteplicit di contenuti dico contenuti,
non elementi ; essa per percezione di oggetti e non semplice| avvertenza sensoriale, in quanto tale
molteplicit raccolta secondo una forma di unit. Unit di contenuti o solo unit di funzioni? Luna e laltra,
come preciseremo meglio contro il sintetismo assoluto.
Intanto si ritenga che lunit di cui si parla, non pu essere unit di costituzione (semplicit), ma unit di
organizzazione. Sono state rilevate come forme nettamente differenziate di organizzazione:
1) Lorganizzazione primaria (sensibili per se).
2) Lorganizzazione secondaria (sensibili per accidens).
3) Lorganizzazione intelligibile.

Ognuna delle prime due organizzazioni condiziona lo stabilirsi della seguente: non facile per determinare
il modo esatto di tale condizionamento. O meglio esso va inteso con molta larghezza: lorganizzazione inferiore
la base di esercizio per quella superiore e ci sia in quanto offre la materia, sia in quanto porta in s alcuni
indiz che regolano lesercizio dellorganizzazione superiore; sia, infine, in quanto essa stessa,
lorganizzazione inferiore, per lo stabilirsi di quella superiore, si consolida maggiormente nella sua unit e si
chiarifica nei contenuti. Da ci si comprende che nel processo percettivo lorganizzazione inferiore ad un certo
momento dello sviluppo psichico provoca il sorgere (la emergenza) e condiziona il costituirsi di quella superiore
dalla quale riceve, come compenso, una fondazione e conservazione pi esplicita dei propr contenuti originali:
questa la conclusione pi importante della fenomenologia regressiva e quanto mai fruttuosa per i problemi
essenziali che apre tanto sul piano della gnoseologia pura come su quello metafisico.
c) La persuasione di realt. Propriamente essa si presenta come un atteggiamento soggettivo che ha i
contenuti per termine od oggetto, e per causa la funzione organizzativa combinata con lapporto degli stimoli
attuali. La determinazione del suo valore costituisce loggetto proprio della critica della conoscenza: cos si
crede e sta bene. Ma poich la realt,| di cui si parla, o si riduce senzaltro, o si trova in rapporto
gnoseologicamente imprescindibile con la realt che oggetto di percezione; e poich la persuasione una
situazione che sorge nel soggetto sul fondo di situazioni psichiche e in relazione al modo di presentarsi degli
oggetti, la fenomenologia, che studia e descrive quelle e questo, deve costituire lintroduzione obbligata tanto
della critica, come della metafisica. Ma facciamo un passo indietro.
La fenomenologia descrive il modo di apparire degli oggetti, ed il modo di operare delle funzioni di
organizzazione.
Finora si potuto in generale rilevare:
a) il dualismo di sensibilit e intelligenza tanto rispetto al contenuto, quanto rispetto alle funzioni.
b) la continuit fra sensibilit ed intelligenza che non mescolanza o confusione, ma interdipendenza di
contenuti e funzioni.
Il dualismo gnoseologico, a cui avvia la fenomenologia, non perci il dualismo razionalista di senso e
intelletto, di esperienza e ragione, ove le due serie di contenuti restano rigidamente parallele e impenetrabili e
non si sa per quale prodigioso espediente sono trovati corrispondere gli uni agli altri (ar-monia prestabilita,
veracit di Dio). Lesperienza invece, che abbiamo spesso di tale corrispondenza, fondata sullo stesso modo di
presentarsi dei contenuti e sul modo di svolgersi delle funzioni, che quello della solidariet, non della
separazione, fra senso e intelletto.
I sistemi che hanno studiato con serio impegno senza cio far naufragare, con risoluzioni dialettiche, uno
dei termini sono lAristotelismo ed il Kantismo.
2. GRADI E FORME DELLA PROGRESSIONE FENOMENALE
a) Problemi kantiani e problemi aristotelici
Considerata dal nostro punto di vista, linnovazione kantia|na presenta notevoli accenni fenomenologici, pi
di quanto Kant stesso forse non intendesse di fare: sono gli accenni e gli spiragli che hanno permesso, fra le
altre, anche linterpretazione realista della Critica della Ragion pura
1
.
Kant accetta e mantiene il dualismo di senso e ragione; di pi, come Aristotele, anchegli ammette una
dipendenza intima, appunto di ordine integrativo, fra i dati sensibili ed i contenuti intelligibili secondo che gli
uni dnno il contenuto, gli altri portano invece la forma della sintesi. Pi ancora, e lo abbiamo notato a suo
luogo, Kant, con fine intuito psicologico, elabor la teoria degli schemi percettivi, quali intermediar fra il dato
sensoriale e la categoria mentale. Dal punto di vista sia dei contenuti, come delle funzioni, la coincidenza pare
completa: presentazione dei dati sensoriali, organizzazione percettiva schematica, sussunzione dei dati sotto la
categoria mentale.
Eppure, nonostante tutto questo, i problemi kantiani della percezione non sono i problemi aristotelici.
Kant, pressato tanto dalla tradizione razionalista come da quella fenomenista, accetta i contenuti sensibili
come puri dati e materia pura: non si preoccupa circa il loro modo di presentarsi; li ritiene senza ordine, senza
forma, una polvere che si solidifica solo per la virt coagulante che si sprigiona dallanima. Tale virt coesiva
ha il suo principio fontale nellIo penso trascendentale; essa si autodetermina nelle funzioni predicative della
tavola categoriale; e la categoria si realizza| nei dati concreti per via dello schema trascendentale.
La funzione sintetica sullesperienza si origina dallo schema e lo schema una forma di autodeterminarsi
della categoria in presenza dei dati. Lo schema kantiano, ultimo frutto della ragione, non pone perci alcun
problema genetico, ma soltanto quello dellapplicazione dello schema al contenuto sensoriale, poich la
categoria troppo distante, nella sua universalit, per riferirsi immediatamente ai dati. Se poi anche lo schema
ha tutta la sua ragion dessere, come principio unificante, dalla rispettiva categoria, non si sa per qual modo e
con quale diritto possa organizzare i dati amorfi desperienza. Allesperienza esso resta estraneo, non meno
della categoria. Cos il dualismo percettivo soltanto fittizio od almeno molto instabile: su questa base, un
modo di risolverlo, anche se Kant si energicamente rifiutato a farlo, stato quello di considerare, come hanno
fatto i post-kantiani, il dato non esser pi dato, ma la forma infima di oggettivazione della spontaneit dellIo
penso nel suo movimento dallinterno allesterno.
Si pu convenire pertanto nel ritenere aver Kant sfiorato il dualismo ed anche il realismo percettivo: ma lo ha
solo sfiorato, senza preoccuparsi di svilupparlo. Lunico problema, che in esso rimane, quello della
derivazione degradante e concentrica, a partire dallIo penso, delle categorie e degli schemi; problema invero
troppo trascendentale perch la fenomenologia possa occuparsene.
La fenomenologia non nega lintelligibile, lo condiziona soltanto in un primo momento, nel suo divenire, al
divenire del sensibile.
Lo sviluppo percettivo avviene nellAristotelismo dal basso in alto, ed il progresso fenomenale non avviene
dal caos alla illuminazione subitanea, ma dal confuso al distinto. Il primo darsi dei contenuti fenomenali non
cos confuso, che non vi appaiano gli indiz per le successive distinzioni; come ciascuna di queste non cos
definita una volta per sempre che non possa ricevere dallesperienza ulteriori determinazioni e correzioni.
Il principio della complementarit certamente con|servato da Kant, ma essa ha un significato ed
unapplicazione puramente esteriori, poich i due fattori costitutivi delloggetto hanno ciascuno unorigine
diversa ed estranea: restano perci impenetrabili lun laltro. La concezione aristotelica, invece, secondo la
quale il conoscere consiste in unassimilazione operata dallanima circa contenuti formali della realt e della
stessa realt secondo gradi var di penetrazione, pu attribuire ad un tempo il contenuto e la sua organizzazione
sia alloggetto, come al soggetto. Essi non si potrebbero trovare nel soggetto se prima non fossero, in qualche
modo, anche nelloggetto. La realt in s e la realt conosciuta coincidono quanto al contenuto, perch quanto
c nella realt conosciuta, c nella realt in s: ci che diverso il modo di essere, essendo nelluna reale,
nellaltra intenzionale cio rappresentativo e mentale.
Tutto questo suppone che la realt pu divenire oggetto dellanima, pu penetrare in essa, ascendendo di
grado in grado fino allintelligenza. La fenomenologia si occupa appunto della problematica circa la graduale
ascesa che loggetto, sotto lazione delle funzioni, fa nellanima a partire dalle prime intuizioni intelligibili e
sensibili.

* * *

b) Tappe della sintesi percettiva
Indichiamo i problemi aristotelici della percezione. Alcuni di essi, per merito dellanalisi concettuale e della
ricerca sperimentale di cui ha bene meritato la Scuola della Gestalt, sono stati sufficientemente esaminati; altri
invece appena accennati. La fenomenologia aristotelica non pretende daver risolto tutti i problemi, ma si limita
ad indicare le linee principali per una interpretazione generale dei medesimi.
Abbiamo riconosciuto tre piani percettuali: i sensibili propr per se, i sensibili comuni, i sensibili per
accidens.
Ora, in ogni strato si pu distinguere un contenuto ed una forma di organizzazione. Lintrinsecit, che stata
riconosciuta, del principio dorganizzazione al contenuto oggettivo, esi|ge di riconoscere che se il contenuto
dato, lo devessere anche il principio dorganizzazione. Daltra parte stato pure riconosciuto che la percezione
si sviluppa in direzione ascensionale sia nellambito di uno stesso strato percettivo, come nel procedere da un
piano oggettivo inferiore ad uno pi superiore. Ne segue che per ogni strato percettivo si pongono due serie di
problemi, luna che riguarda il modo di presentarsi dei dati, laltra che riguarda lulteriore perfezione dei
medesimi per una coscienza sviluppata.
Si tratta cos, in generale, della presentazione fenomenale, e della progressione fenomenale.
a) I sensibili propr. NellAristotelismo la teoria dei sensibili ha unimportanza essenziale e molti
lavversano e la criticano prima di studiarla. Vi si distinguono i sensibili propr o qualit differenziali; ed i
sensibili comuni ovvero modi di presentarsi delle qualit sensoriali, costanti nei var sensi. I sensibili comuni
fungono per Aristotele come da soggetto dei sensibili propr e forse sono stati davvero un po trascurati. Ha
pensato a rivalutarli, contro lempirismo, la Gestalttheorie. I problemi per da risolvere sono ancora molti.
Come sono dati i sensibili per se? questo un primo problema che abbraccia ambedue le classi; ma
poich tali classi hanno propriet diverse, il problema, cos in generale, non pu avere che una risposta
parimenti generale.
Ritenendo allora che lapprensione dei sensibili in qualche modo una cognizione, e che la cognizione
sensibile una assimilazione la quale consta di due momenti di cui luno dato dallinflusso del sensibile
sullorgano del senso, laltro dallassimilazione dei contenuti da parte del soggetto, possiamo dire in generale
che lapprensione dei sensibili per s data per linflusso attuale di dati stimoli, operanti in modo definito,
sopra organi naturalmente disposti a questazione.
La fisica moderna, ancora in cerca della costituzione intima della materia, non pu dire ancora lultima
parola intorno alla natura della energia fisica degli stimoli: al nostro scopo basta ritenere che si tratta di
unazione fisica reale. La fisiologia si trova in posizione analoga a quella della fisica circa| lultima natura delle
strutture e dei processi che avvengono negli organi e nel sistema nervoso particolarmente. Essa per ha messo
bene in vista la corrispondenza che vige sia in generale fra il sistema nervoso e le funzioni di relazione cio
conoscitive, come in particolare fra ciascun organo di senso e lo stimolo corrispondente. Locchio funziona
come una prodigiosa macchina fotografica, lorecchio come una collezione di risuonatori accordati..., e cos via.
La connessione fra il fisico e lo psichico ha quindi un fondamento oggettivo, e non si riduce ad una pura
credenza istintiva.
Ora resta da chiedersi: come sono dati i sensibili propr ed i sensibili comuni secondo il contenuto che
caratterizza ciascuna classe?
La risposta nellAristotelismo lineare, bench assai modesta. I sensibili comuni che riguardano le propriet
pi generali della corporeit corrispondono alla capacit apprensiva pi generale della sensibilit e degli organi
di senso. Ogni organo di senso, in quanto corporeo, esteso: un esteso sensibilizzabile che pu apprendere
lo stimolo anzitutto come un esteso sensibilizzante.
I sensibili propr sono appresi in quanto sempre nel presupposto che gli stimoli siano qualitativamente
differenziati sotto laspetto fisico ciascun organo di senso ha una proporzione o struttura fisiologica (la
.ce ;) che lo rende atto ad assimilare, fra gli altri, una speciale qualit. Risposte si dir, pi formali, che reali:
sia pure, ma sempre un vantaggio fare qualche passo anche se tocca arrestarsi presto. Del resto qui stiamo al
limite fra il fisico, il fisiologico e lo psichico, ove si ha quindi una doppia confluenza di esigenze e le questioni
di limite sono sempre scabrose a definire.
Qualche passo per ancora si pu fare. Infatti stata affermata la complementarit e lemergenza fra le due
coppie di sensibili. Secondo Aristotele i sensibili comuni devono il fatto di esser sentiti in atto alla qualit o
sensibile proprio: i due sensibili non hanno infatti unimpressione distinta. Cos il sensibile proprio non
impressiona lorgano se non quando la quantit di estensione e lintensit di stimolo non abbia un| certo valore,
cos ciascuno dei due sensibili emerge sul fondamento dellaltro.
Ne segue che i sensibili comuni sono dati in quanto sono dati i colori, le qualit tattili, ecc.: sono dati
perci a ciascun senso ed per questo che si dicono comuni.
Ma questo primo esser dato, delle qualit percettive, porta con s unestrema indeterminatezza e c da
dubitare se possa costituire un momento reale della conoscenza. I contenuti percettivi si fanno coscienti, tanto
quelli propr quanto, e soprattutto, quelli comuni, solo in seguito a complicati processi i quali costituiscono
appunto quella che abbiamo detto la progressione fenomenale.
La nostra ricerca ha individuato, con contorni pi o meno netti, alcune tappe che corrispondono alle funzioni
del senso comune, della fantasia e della cogitativa.
Il senso comune esercita una prima discriminazione e sintesi di contenuti e ad esso appartiene in proprio il
consolidamento delle strutture spaziali. Per la funzione del senso comune un oggetto, che diversamente
qualificato per i singoli sensi, pu presentare a ciascuno di essi un medesimo contenuto figurale; perci la figura
pu essere controllata, integrata e corretta e quindi affermarsi percettivamente con una relativa costanza.
proprio quindi del senso comune liniziare la sintesi e lorganizzazione formale. Essa viene operata
primitivamente per un processo tendente alla chiarificazione dei contenuti di ciascun senso: per il bambino la
prima delimitazione delle figure data dai cambiamenti di colore, dalla gradazione delle ombre. Questi caratteri
vengono meglio precisati quando alle caratteristiche visuali si aggiungono p. es. quelle tattili: allora la figura
diviene pi consistente ed anzi non lo pu divenire diversamente. Nel senso comune contenuti visuali e
contenuti tattili sintegrano in un contenuto percettivo unico.
La fantasia, o memoria primaria dello Stumpf, conserva le tracce dellesperienza passata non come materiali
inerti, ma come unit dinamiche, come virtualit di movimento rappresentativo. La discontinuit degli stimoli
fisici, e soprattutto quella fra gli elementi nervosi degli organi, suggerisce qui una| teoria della fantasia come
facolt di apprensione del continuo spaziale e temporale per via di una specie di contrazione fenomenale il cui
fondamento certamente di natura psicofisica, ma che per ora, e forse per sempre, resta avvolto nelloscurit.
Qui occorre ampliare lAristotelismo, ma non credo si debba uscire dai suoi princpi.
Senso comune e fantasia concorrono alla formazione delle costanti fenomenali, le quali allinizio sono come
delle disposizioni vaghe alla percezione del continuo spaziale e temporale, e successivamente si fissano nelle
strutture percettive dinamiche che sono gli schemi percettivi. Al senso comune ed alla fantasia appartiene
propriamente la percezione del continuo, mentre gli schemi sono dovuti alla cogitativa.
Quanto al contenuto percettivo dello spazio la psicologia moderna ha oscillato fra il Nativismo e
lEmpirismo, fra una origine del tutto a priori o del tutto a posteriori del continuo spaziale e temporale: in realt
il problema, come ha notato il PIAGET, stato mal posto e non ha senso (B, 207). La percezione del continuo
diviene e si sviluppa con lo sviluppo della vita. In questo sviluppo, per, noi abbiamo creduto di fissare alcune
tappe indispensabili, poich non si possono risolvere i problemi ardui con formule di transizione. Tali punti
sono:
a) La necessit di attribuire una qualche percezione immediata, confusa quanto si voglia, del continuo
spaziale ai sensi esterni, unitamente al senso comune nelle prime sensazioni simultanee.
b) Una prima funzione integrativa del continuo spaziale unitamente alla prima percezione del continuo
temporale da attribuire alla fantasia. Se il continuo spaziale in ogni sua forma in funzione assoluta della
fantasia, inevitabile lapriorismo psicologico
2
.|
La psicologia contemporanea ritorna allo spazio visivo immediato, anche quanto alla profondit.
La conclusione, che la condanna della psicologia del sec. XIX, potrebbe accomodarsi anche, forse, alla
concezione della Estetica kantiana, ove lo spazio considerato come un contenuto intuitivo. La concezione
kantiana per viziata dallequivoco che limmediatezza e la necessit escludano ogni derivazione e fondazione
empirica e sia necessario ricorrere ad un a priori. Per Kant c quindi prima lo spazio puro come forma della
intuizione spaziale, omogeneo, infinito... il quale, applicato alla Stoff dellesperienza bruta, d la corporeit
fenomenale. Il LASSEN ha opposto alla concezione kantiana il fatto che lo spazio puro non un contenuto
intuitivo, ma unastrazione concettuale: lo spazio percettuale immediato quello della corporeit che data
nella variet delle qualit sensibili. Secondo il Lassen poi la distinzione kantiana di materia e forma non ha
senso per le percezioni visive, ma pu essere applicata alla percezione spaziale degli altri sensi (specialmente
del tatto) in quanto, sempre secondo il L., questi sensi mutuano la percezione spaziale dal tatto: nel caso, le
qualit sensibili proprie fungono da materia, la spazialit, misurata dalla vista, da forma. Il L. ammette uno
spazio visuale anche nei ciechi nati
3
.|
Unosservazione analoga circa la percezione del tempo.
Una cosa percepita durare quando percepita identica nella successione di stati diversi osservabili, sia
nellambiente esterno come interno. Questa certamente la percezione matura del tempo ed appartiene in
proprio alla memoria: ma la memoria non potrebbe avere una percezione distinta se la fantasia non avesse
operato, in modo incosciente, la prima accumulazione percettiva ond possibile lapprensione di una estensione
temporale. Cos la funzione della memoria sta a quella della fantasia, per la percezione del tempo, come quella
della fantasia sta al senso comune per la percezione dello spazio. Le due percezioni hanno un decorso
fenomenale identico
4
.
La percezione dello spazio pone per dei nuovi problemi, assai ardui, come si visto. Il tempo ha ununica
dimensione e poi, in mancanza daltro, ha per fondamento almeno il susseguirsi degli stati di coscienza.
Lo spazio ha invece percettivamente tre dimensioni come attributi fondamentali e poi numerose altre
propriet accessorie come avevano ben notato anche gli ottici antichi: lo spazio inoltre non pu pretendere di
fondarsi su caratteri di coscienza, ma sul solo fatto della continuit e spazialit degli stimoli (e dei corpi da cui
provengono) e degli organi che li ricevono. Ma risaputo che la distribuzione delle terminazioni nervose degli
organi di senso fatta in modo discontinuo e ciascuna terminazione porta la propria impressione ai centri
cerebrali separatamente e perci si pu parlare di un mosaico della| impressione retinica, tattile ecc.
Limpressione del continuo allora una costruzione soggettiva? Non necessario ammetterlo: checch sia della
struttura terminale degli organi di senso, lorgano va preso come un tutto corporeo adattato alla recezione di
stimoli corporei: lapprensione avviene propriamente nei centri cerebrali nei quali vanno a terminare le fibre.
Lo studio del movimento stroboscopico ha portato i Gestaltisti a concepire il movimento come principio
generatore degli altri contenuti percettivi. Lindicazione non pu essere n accettata, n rigettata a priori, ma va
approfondita e soprattutto occorre determinarne il senso esatto. Il movimento, di cui si parla, va inteso come
processo fisiologico per il dinamismo delle correnti trasversali di raccordo? Potrebbe assolutamente anche
essere: solo che tale dinamismo ancora allo stato dipotesi, ed, anche fosse noto, non potr mai una condizione
fisiologica rendere ragione di un fenomeno psicologico, anche il pi semplice.
Il movimento da intendersi come contenuto psicologico? Questipotesi ha dalla sua una maggiore
probabilit, bench, del resto, le due ipotesi non si escludano assolutamente. stato constatato (Musatti) che il
movimento esercita sugli oggetti una funzione sia di unificazione, come di segregazione. Ma stato parimenti
osservato che tale funzione suppone lesperienza passata. Ed allora questipotesi ricade nella nostra che
attribuisce alla cogitativa la segregazione percettiva
5
.|
Con questo non si nega che il problema nella sua intima natura resti per noi misterioso, ma si vuol soltanto
dire che il soggettivismo nulla pu cavare per suo conto da queste difficolt, che sono di ordine piuttosto
scientifico e non gnoseologico.
Psicologicamente solo la percezione dello spazio che percorre tutti i gradi della conoscenza umana: non si
sa infatti cosa possa corrispondere nei sensi esterni e nel senso comune alla percezione del tempo, n la
psicologia o lesperienza ordinaria hanno fatto pensare a schemi temporali. Il tempo percettivo qualcosa di
uniforme: le propriet che pu avere di distensione, di contrazione, di accelerazione dipendono per la maggior
parte da attitudini soggettive e dal modo nel quale gli oggetti si presentano individualmente alla coscienza
6
. Il
cosiddetto tempo usato dalla musica in realt una divisione del movimento dei suoni; altrettanto si dica
delle forme ritmiche di cui usa la poesia od anche larte oratoria, la danza, latletica leggera. Si tratta sempre di
schemi dinamici di movimenti i quali producono, per la capacit di accumulazione immediata della fantasia,
lapprensione del ritmo e con la ripetizione del ritmo quella della durata.
Comunque, se si vuol parlare anche di schemi temporali, essi vanno intesi in altro senso da quelli spaziali.|
La fenomenologia distingue i seguenti momenti nella percezione spaziale: senso esterno, senso comune,
fantasia, cogitativa.
I primi tre momenti riguardano la progressione fenomenale nella percezione del continuo: lultimo riguarda
strettamente la formazione degli schemi. La formazione degli schemi coesistente alla segregazione percettiva
degli oggetti di esperienza. Ogni classe di oggetti, anzi ogni oggetto, nella percezione distinta, ha il proprio
schema. allora la formazione degli schemi la causa della segregazione percettiva, od invece la necessit di
isolare, in gruppi fenomenali costanti, gli oggetti di percezione che porta alla formazione degli schemi?
Dal punto di vista genetico la seconda ipotesi la pi attendibile ed per questo che attribuisco alla
cogitativa anche la strutturazione sensoriale formale dellesperienza (teoria degli schemi) di cui
lAristotelismo, anche quello tomista, sera poco o punto preoccupato. Possiamo quindi trattarne sotto il comune
paragrafo dei sensibili per accidens che sono loggetto proprio della cogitativa.
c) Funzione sintetizzante dei contenuti di valore
Nella sua formula tecnica il sensibile per accidens indica una caratteristica oggettiva, di ordine concreto,
ma non accessibile ai sensi esterni. Non quindi un contenuto sperimentale primario e immediato, ma
secondario e derivato: un contenuto al quale il soggetto arriva in seguito ad una valutazione dei risultati
pratici, riscontrati ripetutamente nella esperienza. Come la realt fisica supposta dotata di proprie qualit e
della capacit dimpressionare variamente la sensibilit animale, cos lanimale od il soggetto senziente, che ha
da svilupparsi per lassimilazione della realt esteriore, supposto dotato originariamente di bisogni e di
tendenze corrispondenti con le quali portato a prender i primi contatti con gli oggetti. Lesito di questi contatti
nellanimale bruto sostanzialmente assicurato, in quanto che la sua psiche determi|nata in forma infallibile
per alcuni oggetti di prima necessit: questo lambito dellIstinto.
Luomo invece appare sfornito di istinti determinati e deve guadagnarsi a proprio rischio e pericolo i primi
contatti con la realt. Lexperimentum aristotelico sopra descritto consiste in buona parte nellacquisizione delle
prime costanti di valore, cio di apprezzamenti circa lutilit, la dannosit... che certe costanti fenomenali
provocano da parte del soggetto.
Si presenta anche qui il problema del contenuto e della forma di organizzazione, quale si aveva per
lorganizzazione primaria (sensibili propr e comuni), ma con una complessit che non ha paragone.
La facolt che presiede alla soddisfazione dei bisogni concreti della vita la cogitativa: non da pensare,
perci, che la cogitativa aspetti ad entrare in opera solo quando i sensi formali, esterni ed interni, abbiano
raggiunto la propria ultima perfezione. Lesercizio della sensibilit esteriore, del senso comune e della fantasia,
precede e condiziona il primo esercizio della cogitativa: ecco tutto. Ma la cogitativa, una volta che siano in
funzione i sensi formali, non tarda ad intervenire per regolare il corso dellesperienza stessa.
da pensare che il criterio dominante del primo esercizio dellesperienza sia linteresse pratico degli oggetti
(Rignano), se si ammette che la conservazione dellindividuo il primo e fondamentale bene biologico. Ora le
qualit sensoriali (le secondarie) hanno un proprio contenuto che ha un proprio valore. Le stesse qualit
sensoriali hanno una diversa gradazione dinteresse pratico: le pi immediate sono quelle che causano per prime
le impressioni di piacere, di benessere, di tedio o disgusto, cio le qualit chimiche relative al gusto, allolfatto,
ed anche quelle meccaniche e termiche del tatto.
Il risultato pratico dei primi contatti obbliga il soggetto a prendere un orientamento definito rispetto agli
oggetti che gli si porgono. a questo momento che emergono anche i caratteri somatici ed acustici, in quanto il
bambino li trova costantemente congiunti a quegli altri vitalmente a lui pi immediati, perch pi interessanti.|
Nellintento di riuscire a realizzare unesperienza gradevole ed utile o di fuggirne unaltra disgustosa o
nociva, il bambino portato a connettere nella sua aspettazione una data esperienza vitale allapprensione di
particolari contenuti ottici ed acustici.
Viene cos da pensare che le costanti fenomenali oggettive si stabiliscono in funzione delle costanti
fenomenali soggettive, cio dei bisogni biologici. Ed il bambino fisser anzitutto nei contenuti fenomenali
oggettivi gli aspetti pi vistosi, i colori prima delle figure, i rumori prima delle parole, la posizione ferma prima
di quella in movimento. Solo in seguito, quando saccorger che per raggiungere i suoi scopi questi primi
caratteri si presentano ambigui e gli cagionano delle sorprese amare, si preoccuper di individuare
maggiormente laspetto percettivo degli oggetti; avendo constatato che lo stesso colore pu esser congiunto ad
impressioni soggettive del tutto contrarie, prender nota anche degli altri caratteri sensoriali, degli altri caratteri
propr come della figura. Si dica altrettanto per il passaggio dalla percezione delloggetto in posizione statica al
seguirlo con locchio nella condizione di movimento.
Insomma il bambino passa progressivamente alla fissazione dei contenuti percettivi e dei suoi oggetti
desperienza secondo che vi spinto dalla pressione delle esigenze biologiche: il modo, la successione e gli
stessi contenuti di questa fissazione, sono, almeno negli iniz, in funzione esclusiva dei bisogni vitali. La
prima segregazione dellesperienza cos una frammentazione imposta dagli interessi, in quanto consiste in una
presa di posizione, tanto attiva come difensiva, rispetto al contenuto utilitario riscontrabile negli oggetti.
In questa dialettica biologica i primi contenuti distinti di coscienza sono le impressioni di piacere o disgusto
inerenti alle qualit sensoriali secondarie, soprattutto quelle chimiche; seguono le qualit ottiche e acustiche: i
sensibili propr precedono i sensibili comuni. Le cose avvengono come se linfante fosse obbligato a prendere
un maggior contatto con il mondo per una necessit di autodifesa personale.
Lorganizzazione di questa difesa esige una certa classi|ficazione fenomenale degli oggetti, nella quale sono
chiamate a collaborare ed a compenetrarsi le costanti fenomenali soggettive ed oggettive. Il tal oggetto
presente nella coscienza infantile come un oggetto ed stato fissato nella sua figura, nella sua condizione di
quiete o di movimento... in quanto ha la capacit di soddisfare un bisogno, o causa un particolare disagio. La
classificazione fenomenale frutto quindi di un tirocinio di cui il soggetto deve trarre il miglior partito
possibile. La cogitativa, nella psicologia tomista, ha la funzione precisa di raccogliere le costanti fenomenali
soggettive e di determinare, in base ad esse, quelle oggettive che sono gli schemi percettivi, se vale il principio
generale che tutti noi, ed il bambino pi di tutti, in tanto ci preoccupiamo di prendere coscienza esplicita degli
oggetti e dei loro molteplici aspetti, in quanto vi siamo spinti da particolari necessit. Perci lesercizio della
cogitativa, ovvero lapprensione dei sensibili per accidens, bench naturalmente consegua allapprensione dei
sensibili per se, di fatto condiziona necessariamente la progressione fenomenale dei contenuti formali. Si
potrebbe dire quasi, riesumando una formula propria alla metafisica della causalit, che i sensibili per se
influiscano, nella strutturazione formale e quindi nella formazione degli schemi, rispetto alla determinazione del
contenuto quoad specificationem : i sensibili per accidens invece influiscono nella fissazione esplicita, da
parte della coscienza, dei contenuti fenomenali stessi quali costanti fenomenali oggettive in relazione cio
dipendenza dalle costanti fenomenali soggettive ovvero biologiche.
Le prime strutturazioni percettive, quelle pi fondamentali, non si formano quindi per interessi formali puri,
estetici o di simmetria geometrica come farebbe pensare la Gestalttheorie, ma piuttosto sotto limpulso delle
prime necessit vitali. Sono queste che forniscono il primo significato degli oggetti: lemergenza delle
strutturazioni formali condizionata, per la maggior parte, dal significato e cos di necessit anche il processo di
selezione e dintegrazione che porta agli schemi. Il lavoro di epurazione percettiva e di fissazione degli
schemi ha per fondamento la collatio od apprensione comparativa| che la psicologia tomista attribuisce alla
cogitativa.
Ancora alcune precisazioni. Lo schema percettivo non un sensibile per se, n un sensibile per accidens
perch non un oggetto di percezione: lo schema una virtualit percettiva che ha da attuarsi nellesperienza.
Geneticamente possiamo allora distinguere nello schema un contenuto fondato ed un contenuto fondante;
fondato il contenuto formale, fondante quello di valore (il sensibile per accidens); fermo restando il rapporto
che lega rispettivamente i sensibili comuni ai sensibili propr.
Gnoseologicamente prima vengono i sensibili percepiti come affezioni pure non dico soggettive con un
riferimento vago alla realt esterna; poi, e per essi, sorgono i sensibili per accidens, lesercizio dei quali porta
allapprensione distinta dei sensibili comuni.
Il dinamismo percettivo che si origina dai sensibili propr, si sviluppa poi, come attorno a due poli di
contenuti complementari, nei sensibili comuni e nei sensibili per accidens. I sensibili comuni, che sono dati in
qualche modo in quanto in qualche modo dato il continuo cromatico, tattile, acustico nella impressione dei
sensibili propr, emergono nella fissazione utilitaria della cogitativa. I sensibili per accidens, conseguenti
allesperienza primaria delle qualit sensoriali, passando alla fissazione dei sensibili comuni, si consolidano
maggiormente in s, in quanto le costanti fenomenali soggettive ricevono un riferimento oggettivo che
appunto la costante fenomenale oggettiva, un sensibile comune o una combinazione di alcuni di essi.
Lo schema percettivo concepito come virtualit fenomenale deve poter abbracciare, cio fondare,
lemergenza nella coscienza di ambedue le costanti, tanto del contenuto formale come del valore pratico. Non
facile per determinare da vicino come ci possa avvenire. Forse le cose potrebbero andare a questo modo: lo
schema nella progressione fenomenale avrebbe una doppia fissazione: luna puramente formale, comprensiva
dei sensibili per se, che sarebbe conservata dalla fantasia; laltra comprensiva tanto dei sensibili per se,
come di| quelli per accidens conservata nella memoria. Da questa spiegazione, che resta rigorosamente
nellambito della teoria tomista sui sensi interni, resta fondata la distinzione, di pratica ordinaria, fra le
riproduzioni fantastiche che non presentano un contatto diretto con la realt e le riproduzioni che occorrono
nelle percezioni.
Riassumendo, si pu dire che il problema fenomenologico della percezione sensoriale comprende nel suo
sviluppo le seguenti funzioni:
a) Unazione fisica (e intenzionale) degli stimoli sugli organi viventi ed una conseguente reazione fisico-
fisiologica di questi.
b) Unapprensione immediata da parte dei sensi esterni e, per essi, del senso comune delle qualit
sensoriali secondarie e primarie.
c) Unintegrazione immediata, per la prima percezione del continuo, da parte del senso comune e della
fantasia.
d) La distinzione dei contenuti fenomenali dai contenuti di valore in dipendenza della vita vissuta.
e) La fissazione degli schemi percettivi sia di fantasia pura come di memoria.
3. LATTO DI PERCEZIONE COME COSTRUZIONE FENOMENALE
La parte essenziale da me attribuita alla cogitativa nella fissazione degli schemi percettivi formali,
teoreticamente non distante da questa affermazione, a prima vista paradossale, del Piaget: La notion despace
ne se comprend quen fonction de la construction des objets (B, 99).
Anche se il concetto di realt da noi rimandato al problema critico e metafisico, giover qui il sentire come
il Piaget descriva in concreto questo parallelismo fra la percezione degli oggetti e quella dello spazio e faccia
questa dipendente da quella
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.|
Il Piaget divide lo sviluppo infantile nei sei stadi, gi ricordati nel I volume.
Nei primi due stadi, quanto allapprensione dello spazio percettivo, corrisponde uno stato iniziale nel quale
lo spazio consiste in gruppi eterogenei e puramente pratici, ove ogni fascio percettivo costituisce uno spazio
proprio: esattamente il contrario della posizione kantiana, secondo la quale il primo contenuto lintuizione
spaziale pura. Nei primi stadi infantili vi sono dei gruppi, nel senso che lattivit del bambino pu ritornare su
se stessa e ricostituire da s questi complessi chiusi che definiscono matematicamente il gruppo. C uno
spazio boccale (Baldwin), visuale, tattile, acustico.
Il bambino per non percepisce ancora nettamente questi gruppi nelle cose e non prende coscienza riflessa
delle operazioni del tutto motrici per le quali egli le elabora: i gruppi restano perci completamente pratici.
Nel terzo stadio i gruppi, per via della maggior determinazione del contenuto delloggetto, si coordinano
fra di loro e si fanno da pratici soggettivi. La coordinazione dei gruppi dipende dagli atti di prensione, per
la quale il bambino arriva a collegare lo spazio visuale allo spazio tattile ed a quello gustativo. Daltra parte,
manipolando le cose, il bambino pu imprimere alle medesime dei movimenti sistematici cos da percepire i
gruppi nellinsieme delluniverso. Si dicono gruppi soggettivi perch gli oggetti a cui si riferiscono non sono
ancora segregati in modo autonomo, ma restano in prevalenza fenomenali e nella prospettiva propria del
bambino.
Nel quarto stadio e nel quinto il progredire della manipolazione degli oggetti e soprattutto la ricerca attiva di
un oggetto nascosto, di un oggetto lontano, portano alloggettivazione esplicita dei gruppi soggettivi ed alla
conseguente elaborazione dei gruppi rappresentativi. Questi permettono un comportamento autonomo del
soggetto rispetto agli oggetti siano essi presenti, distanti, nascosti, assenti.
Allinizio non esiste quindi che una forma di spazio pratico, o pi esattamente tanti spaz pratici quante sono
le attivit diverse del soggetto: a questo modo lo spazio una pro|priet dellazione, che si sviluppa e si
coordina con essa. Al termine dellevoluzione invece lo spazio una propriet delle cose: come lo sfondo di
un universo nel quale avvengono tutti gli spostamenti, comprese le azioni stesse del soggetto che si presenta
come un oggetto fra gli altri oggetti. Il passaggio dallo spazio egocentrico (dei gruppi pratici) allo spazio
rappresentato (dei gruppi rappresentativi) essenziale e solo per esso si comprende la possibilit dello
spostamento che operano gli oggetti nello spazio. Tale passaggio la condizione sine qua non della
rappresentazione ed anche della percezione diretta dei gruppi. Orbene tale passaggio, che abbiamo detto
progressione fenomenale, in tanto possibile in quanto preceduto e condizionato dalla corrispondente
segregazione di oggetti.
Il problema essenziale da risolvere quello del passaggio dallo spazio fisiologico allo spazio percepito ed
allo spazio concepito; cio il passaggio, secondo il Piaget, dalla priori funzionale alla priori strutturale (B,
209-210). Di questo sviluppo sono state indicate tre tappe: lo sviluppo dei gruppi pratici in gruppi
soggettivi, e dei gruppi soggettivi in gruppi oggettivi. Il problema essenziale della costruzione
percettiva quello di comprendere come il bambino, partendo da uno spazio interamente centrato sullattivit
propria, arriva a collocarsi in un ambiente ordinato e a comprendervi se stesso a titolo di elemento fra gli
elementi.
La strutturazione. Durante il primo stadio, le forme di condotta (fusione, visione, etc.) presentano ciascuna
una coordinazione ereditaria dei propr movimenti nello spazio, ma senza coordinazione spaziale fra di loro. Il
primo progresso avviene con lacquisto della reazione circolare primaria che permette al bambino in ciascuna
delle sfere, boccale, visuale, tattile, cenestesica, ecc. di seguire od anche di trovare i quadri percettivi abituali
per mezzo di movimenti aggruppati in sistemi coerenti, sovrapposti ai sistemi riflessi. La percezione dello
spazio si riduce ancora a quella di un certo movimento dei corpi nellambito dei diversi organi di senso ed il
bambino non immagina n gli spostamenti esteriori a questi campi, n i movi|menti del proprio corpo, n
coordina ancora in un ambiente unico i diversi spaz cos abbozzati.
Nel terzo stadio con la reazione circolare secondaria, cio con la coordinazione della visione e della
prensione, la strutturazione dello spazio realizza due notevoli progressi: da una parte la coordinazione in un solo
sistema dei differenti spaz pratici, dallaltra la costituzione di gruppi nel campo stesso della percezione. Infatti,
grazie allintervento della prensione, il bambino diventa capace di spostare gli oggetti nel campo visuale e di far
loro descrivere cos delle traiettorie ritornando periodicamente al punto di partenza.
Ma la coordinazione non supera i limiti del campo di percezione e, in mancanza di rappresentazione, questo
campo non comprende ancora il proprio corpo, come tale, ma solamente lattivit manuale.
Con il quarto stadio, che quello della coordinazione degli schemi secondari fra loro, la strutturazione dello
spazio comincia a superare il campo della percezione immediata, poich il bambino diventa capace di ricercare
gli oggetti scomparsi. Ma, non riuscendo ancora a staccare sufficientemente loggetto dalla propria attivit,
questa strutturazione non si estende che ai gruppi reversibili e non concerne ancora n i movimenti liberi dei
mobili, n il corpo proprio concepito come un oggetto.
Negli stad quinto e sesto infine, grazie alla ricerca attiva diretta ed alla combinazione mentale degli schemi,
la strutturazione si estende allinsieme degli spostamenti che sono stati percepiti successivamente ed infine a
quelli che lintelligenza pu ricostituire deduttivamente anche senza averli percepiti. Si stabiliscono cos le
relazioni di reciprocit fra i mobili dogni genere e fra essi ed il corpo proprio, che appreso sullo stesso piano
degli altri oggetti.
La dissoggettivazione consiste propriamente nel passaggio dai gruppi pratici (biologici) ai gruppi
soggettivi e da questi ai gruppi oggettivi di cui si gi detto e si far menzione anche nel capitolo seguente.
Rileviamo intanto, da questanalisi del P., che c anzitutto una percezione immediata dello spazio, quella
propria| ai movimenti riflessi lo spazio pratico che piuttosto una collezione di spazi particolari (boccale,
visuale, tattile, cenestesico, ecc.): lo spazio pratico diventa spazio soggettivo con il controllo e lesercizio
attivo che il soggetto opera sui suoi movimenti rispetto agli oggetti presenti, grazie soprattutto allesercizio della
prensione che collega spazio tattile e spazio visuale, integrandoli in uno spazio unico. Infine la combinazione
degli schemi rende possibile la ricerca degli oggetti lontani o nascosti, per cui si ha la formazione dello spazio
rappresentato, cio oggettivo, assieme alla segregazione del proprio corpo come un oggetto fra gli oggetti.
Ora la teoria aristotelica, abbozzata nel paragrafo precedente, aveva appunto distinto tre tappe fondamentali
nella strutturazione percettiva: sensi esterni, senso comune e cogitativa, qualora vadano intese come tappe
funzionali che si implicano in progressione, non come attuazioni impervie luna allaltra. La concezione
aristotelica fornisce allanalisi sperimentale del P. un sostrato teoretico non solo compatibile con essa, ma
chiarificatore dei suoi stessi risultati.
Lempirismo, anche a parere del Piaget, non d ragione dei fatti, poich la percezione non mai una lettura
immediata delloggetto. Essa implica una costruzione che ha per suo fondamento non elementi dispersi, ma
lorganizzazione dei singoli gruppi pratici e la capacit dintuizione spaziale propria della struttura
geometrica degli organi e, per ragione ultima della sintesi, lapprensione di relazioni intellettuali (B, 216).
Similmente il vitalismo intende egli il razionalismo ed il preformismo inclusa la Gestaltpsychologie
non tengono conto rispettivamente n del passaggio che si opera dai gruppi pratici a quelli soggettivi e poi
oggettivi, e quindi dello sviluppo reale dal basso in alto, n della costruzione delle relazioni spaziali, la quale
attesta il primato dellintelligenza sulle strutture gi fatte.
N pi comprensiva dei fatti la novissima psicologia di behaviour americana che riduce la coerenza
percettiva ad un insieme di convenzioni pratiche, poich la percezione spa|ziale si organizza sulla base di un
sistema di relazioni che operano per la costituzione di oggetti in s chiusi e stabili.
Allora non resta che una conclusione: il funzionamento dellintelligenza che spiega la costruzione dello
spazio percettivo (B, 210-211).
La costruzione graduale delle relazioni spaziali si spiega solo per il progresso dellintelligenza. Nella misura
in cui la attivit propria regolata dagli schemi globali la coordinazione spaziale non si opera che fra i
movimenti del soggetto e gli oggetti che sono nel suo prolungamento immediato. Nella misura invece in cui gli
schemi diventano abbastanza mobili per combinarsi fra loro in forme multiple, si stabiliscono da una parte le
relazioni spaziali fra gli oggetti, e dallaltra interessano il proprio corpo nel suo insieme.
Queste constatazioni significano adunque, conclude il Piaget, che la vera natura dello spazio non risiede nel
carattere pi o meno esteso delle sensazioni come tali, ma nella intelligenza che collega le sensazioni le une alle
altre. Ma siccome le sensazioni non costituiscono per niente degli elementi per s stanti ed esistono solamente
in funzione delle percezioni globali, si pu anche ammettere lesistenza di percezioni spaziali sui generis.
Solo che tali percezioni non vanno considerate come elementi assolutamente primi ed indipendenti
dallintelligenza: essi sono il risultato dellattivit intellettuale e lo spazio non pu allora esser concepito come
una realt separata dallinsieme del lavoro dello sviluppo spirituale. Geneticamente pertanto lo spazio
lattivit stessa dellintelligenza, in quanto questa coordina i quadri esteriori gli uni agli altri: lo spazio
(percettivo) non esiste che in relazione allintelligenza che gli fornisce una struttura progressiva.
Il Piaget qualifica il suo pensiero come teoria biologica dellintelligenza. Essa vuol mostrare sul terreno
dei fatti e con coerenza di princpi la continuit di sviluppo fra le varie tappe della progressione fenomenale e la
funzione predominante che vi opera lintelligenza dallinizio alla fine. Su ambedue i punti laristotelismo, credo,
pu trovarsi in reale accordo. Solo che nella stessa teoria del P. pare che lintelligenza sia| un po un deus ex
machina, il quale si fatto un po troppo le parti del leone: lintroduzione di un termine non vuol dire la
soluzione dei problemi, soprattutto quando, com il nostro caso, i problemi sono complessi ed il termine non ha
un unico significato.
C infatti, unintelligenza astratta e logica che elabora ed apprende le relazioni del pensiero puro, e c
unintelligenza pratica che si occupa ed apprende le relazioni ed i valori concreti: chiaro che questa soltanto
che interviene a dirigere le costruzioni percettive. Inoltre questa stessa intelligenza pratica in tanto pu
procedere alla costruzione percettiva di cui si detto, in quanto procede dalla manipolazione attiva degli oggetti
ed in quanto apprende i contenuti percettivi iniziali degli oggetti stessi o delle loro parti. Non si sa come queste
due funzioni di natura prettamente sperimentale e concreta possano essere attribuite in proprio allintelligenza.
LAristotelismo, con una maggior comprensione degli strati percettivi, attribuisce la manipolazione attiva la
collatio alla cogitativa, e la apprensione dei contenuti sensoriali e delle sintesi formali al senso comune,
riservando allintelligenza il controllo e la direzione di queste funzioni. Gli schemi percettivi sarebbero
operati dalla cogitativa a partire dai contenuti di senso comune, fantasia e memoria sotto la guida
dellintelligenza che implicita nei primi passi, esplicita in seguito.
Il P. non voleva per dare una teoria dal punto di vista funzionale, ma soltanto da quello del comportamento,
ed allora ci pare che nei punti indicati le due teorie, laristotelica e quella biologica della assimilazione
attiva, non si escludano, ma piuttosto si completino e si giustifichino a vicenda.

* * *

La teoria aristotelica tiene distinte, bench non le separi, le funzioni che presiedono allapprensione dei
dati e quelle che operano lunificazione percettiva.
Lapprensione dei sensibili per se propr e comuni, dovuta quanto al contenuto ai sensi esterni
primieramente: quella dei sensibili per accidens, alla cogitativa; quella degli intelligibili, allintelletto.|
Lunificazione dei contenuti sensoriali primar (i sensibili per se), in quanto procede dalla frammentazione
e confusione iniziale, dovuta, come si pu interpretare dai fatti sistemati dal Piaget, tanto al senso comune (e
fantasia) quanto alla cogitativa e allintelligenza. Affinch la progressione sia naturale e fondata, si pu pensare
allora che ogni tappa della organizzazione si svolge in due momenti di cui luno costituisce e porta in s lunit
che data; laltro, a partire dallunit data, opera ununit di contenuto e valore superiore: chiaro che il
secondo momento per svolgersi deve conservare compresenti i contenuti e lunit del primo.
In questo rapporto stanno esattamente nella nostra teoria lunit percettiva primissima da attribuirsi ai
sensibili per se, quali si trovano nei sensi esterni, rispetto a quella che hanno nel senso comune; similmente
lunit operata dal senso comune rispetto a quella operata dalla cogitativa e quella della cogitativa rispetto a
quella operata dallintelligenza. Il tutto stato da noi espresso con i due princpi di complementarit e di
emergenza. Lunit nuova sorge adunque per emergenza che ha per fondamento una complementarit: che si
vuol dire?
Per il problema gnoseologico, a cui mira la ricerca fenomenologica, ci significa che latto percettivo, ed in
generale latto conoscitivo, non consiste in una costruzione pura, n quanto al sentire, n quanto allintendere;
ma la costruzione tende a render possibile un intuito od apprensione penetrativa di un contenuto e di una forma
strutturale superiore. Ma il fatto che lemergenza dellintuito condizionata dalla costruzione, non accidentale
al contenuto stesso ed alla sua fondazione gnoseologica o metafisica. Poich nellassimilazione conoscitiva la
funzione, che opera la sintesi, passa alle funzioni nuove di contenuto e di forme cos da non sopprimere o
risolvere le funzioni inferiori in quelle superiori; ma le conserva, le ritiene presenti nella loro dialettica propria e
se ne serve a fondamento di quella che sorge per mezzo ed entro i contenuti nuovi.|
4. LUNIFICAZIONE PERCETTIVA E LASTRAZIONE INTELLETTUALE
Loggetto proprio della percezione un aspetto globale, non un aspetto differenziale della realt. Possiamo
dire di vedere colori, figure, di comprendere cos la natura umana in astratto: loggetto della percezione il
concreto nella sua totalit, di modo che non percepisco propriamente n il colore a s, n la figura sola, n la
natura umana come tale, ma luomo Pietro che ha una tale figura, un tal colore e cos via. Lelemento dominante
e coordinante nellesercizio della percezione non sono dunque i contenuti e le funzioni sensoriali, ma i contenuti
e le funzioni intellettuali; il pensiero concreto, che la percezione, dominato dal pensiero astratto.
Il progresso percettivo, in qualunque fase, si sviluppa sostanzialmente in tre momenti: c anzitutto una
presentazione sintetica confusa (contro lassociazionismo); segue una dissociazione analitica dei contenuti che
permette, alla fine, una presa di possesso esplicita dei contenuti nel loro valore autonomo ed in quello
caratteristico che pu venire dalla sintesi. Sintesi, analisi e apprensione analitico-sintetica. Grossolanamente la
sintesi, come apprensione sintetico-immediata, riguarda i sensibili per se e soggiace quindi alla funzione
primaria della sensibilit; lanalisi, in quanto implica una certa riflessione sui dati ed un raffrontare attivo,
costituisce la funzione secondaria della sensibilit, propria della cogitativa: lanalisi-sintesi, o comprensione
integrale della sintesi sensoriale, esorbita dalla capacit di una particolare facolt sensibile ed appartiene
allintelligenza elementare.
Lasserire che la sintesi il modo ordinario di presentarsi degli oggetti e che il progresso della percezione
il progresso della conoscenza della sintesi, equivale a dire che le relazioni, per cui c la sintesi ed il progresso
nella conoscenza delle relazioni, costituiscono lessenza stessa del processo percettivo. I fautori della psicologia
del pensiero (Selz, Lindworsky) e lo stesso Stumpf hanno pensato che il continuo, anche nella sua forma pi
rudimentale, non percettivamente dato che per| una apprensione di relazioni.
Sembra tuttavia che lipotesi non abbia alcuna evidenza sperimentale e che il primo darsi del continuo sia
assoluto e dipendente esclusivamente dalla costituzione fisica (continua) dello stimolo e dalla struttura, come
dal funzionamento degli organi di senso. Le relazioni, che sono presenti nel primo presentarsi dei contenuti
sensoriali, riguardano la strutturazione del continuo, come le differenze nella distribuzione della tonalit di
colore, il complesso della figura, le dimensioni della corporeit, la distanza, ecc.: sono queste relazioni che
costituiscono la materia per lelaborazione del secondo stadio. In esso lanalisi dei contenuti viene condotta in
tutte le direzioni: ciascun senso particolare rileva e distingue la variet dei sensibili suoi propr, riscontrabili
nelloggetto: il senso comune distingue e si ha qui unapprensione di relazione di valore superiore i
contenuti di un senso da quelli di un altro e avverte la costanza dei sensibili comuni presenti nei diversi sensibili
propr; la cogitativa ordina questa molteplicit di apprensioni isolate mediante la costituzione di schemi sintetici
unitari, in quanto essa ha unapprensione delle relazioni che pu ritenere nel presente anche il passato e pu
passare, in conseguenza, dallapprensione esteriore di forma a quella di un oggetto di valore, individuato sotto
ogni aspetto.
La percezione dei sensibili per se, comprese le qualit formali, data in qualche modo fin dallinizio nei
singoli sensi: di fatto per, per essere esplicita, essa esige lassimilazione distintiva del senso comune e quella
comparativa della cogitativa. Cosicch si ha il paradosso che il progresso in chiarezza della percezione coincide
con il crescere delle sintesi funzionali. Levidenza dei contenuti percettivi in rapporto diretto con la
complessit della elaborazione che poi ordinata alla percezione delle relazioni.
Ora importante il notare, in questa percezione delle relazioni, una circostanza: il meccanismo o
lelaborazione che porta alla percezione delle relazioni non oggetto di percezione esso stesso, ma uno
strumento che funziona per lo pi agli iniz soprattutto nellincoscienza; e quando anche| sia cosciente
finisce un po alla volta con il cadere nella subcoscienza. A questo modo nellesercizio successivo
dellesperienza, non appena loggetto si presenta, il soggetto vi distingue subito i contenuti percettivi allo stato
ultimo di elaborazione, senza bisogno di rifare da capo il lavoro; anzi senza neppur ricordare di averlo fatto. La
natura, dopo averci assoggettati al faticoso tirocinio, fatta pi clemente, quasi vuol levare le armature esteriori
che, se in un primo momento erano indispensabili, nel seguito limiterebbero notevolmente lo spazio vitale e
renderebbero quanto mai complesso anche latto di percezione pi ordinario. Alla fine, pertanto, della
percezione delle relazioni, non resta che lapprensione sintetica, luno fra i molti
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, di cui ha parlato Aristotele
nella teoria dello experimentum che ho voluto riprendere.
Facciamo un breve passo indietro per farne uno pi avanti. Nello sviluppo, che abbiamo indicato, si ha che i
contenuti sensoriali nel primo loro darsi sono alcunch di assoluto, ove per insieme dato il fondamento per la
distinzione e lapprensione delle relazioni. Lapprensione delle relazioni in s un atto semplice, e termina a un
contenuto semplice, nonostante la molteplicit o complessit di atti che possono averlo preparato. Questo
contenuto per che semplice rispetto al processo di cui latto percettivo segna il termine sia la vista per i
diversi colori, od il senso comune per i differenti sensibili costituisce a sua volta il contenuto di partenza per
un processo di elaborazione da parte di una facolt superiore, e questelaborazione, per complessa che possa
essere, terminer anchessa ad un contenuto semplice ed indivisibile nel suo ordine.
Cos avviene il passaggio dai contenuti del senso comune a quelli della cogitativa e da questi a quelli
dellintelligenza, teoria del tutto coerente quando si ponga mente al fatto della unit di coscienza, per la quale
data la immanenza dei contenuti superiori in quelli inferiori (conversio ad phantasmata). Il processo di
emergenza dei contenuti conoscitivi pu| esser concepito allora avvenire a questo modo: lelaborazione il
processo intermediario indispensabile per lemergere di qualche contenuto: tale elaborazione consiste nel
mettere in evidenza le relazioni immanenti al contenuto oggettivo come tali. Ogni apprensione fondata da una
corrispondente elaborazione che avviene almeno in un primo momento nellambito di una facolt inferiore
immediatamente subordinata alla superiore. Poich la facolt inferiore opera e presto cade nellincoscienza,
quella superiore inizia il suo movimento dallapprensione semplice del contenuto terminale della precedente e
questo diviene a sua volta il principio e la materia per una nuova processualit.
Ciascun senso elabora i propr contenuti in vista dellapprensione distinguente del senso comune; questo
procede alla discriminazione qualitativa di tutto il campo sensibile e alla integrazione dei sensibili comuni in
vista dellapprensione concreta della cogitativa: questa elabora il contenuto concreto degli oggetti a partire dalle
relazioni che gli oggetti presentano nellambito della vita vissuta. Ed sulla stabilit e distinzione di queste
relazioni che sorge il concetto per cui c lapprensione semplice ed immobile dellessenza. Lunit intelligibile,
bench sia un contenuto originale, resta sempre un contenuto fondato e ci doppiamente: a) sullapprensione
sintetica delle relazioni formali proprie del senso comune e b) sullapprensione delle relazioni reali proprie della
cogitativa; il massimo grado di elaborazione termina al contenuto pi semplice che lessenza intelligibile.
La fenomenologia quindi in grado di prendere in considerazione il postulato della filosofia moderna che
vede nella apprensione delle relazioni lessenza del fatto conoscitivo. La nostra teoria del concetto, invero, fa
una parte essenziale alla apprensione della relazione e vede in essa il processo centrale dello spirito: contesta
invece che ne costituisca tanto il contenuto iniziale, come quello terminale; poich ogni dialettica intanto pu
portare ad un progresso reale in quanto si svolge fra i due estremi di valore assoluto. Il concetto stato
certamente condizionato dallapprensione delle relazioni; questap|prensione quando si tratti dei contenuti
fondamentali che unicamente cinteressano stata operata propriamente dalla cogitativa e lintelletto inizia il
proprio movimento dal semplice e dallimmobile. Le relazioni sono presenti implicitamente, in actu exercito. La
presenza esplicita delle relazioni, in actu signato, propria del giudizio in quanto deve affermare o negare
lessere dei contenuti appresi, ed anche nel raziocinio e nellinduzione riflessa in quanto sono i processi
intermed che devono condizionare lapprensione delle relazioni, di valore derivato, nellordine intelligibile. La
prima apprensione delle relazioni quella della cogitativa condiziona il sorgere del pensiero diretto delle
primae intentiones, la seconda il sorgere del pensiero riflesso, cio logico, delle secundae intentiones.
Il concetto, considerato nella sua natura di strumento per raggiungere lessenza intelligibile, appare legato
essenzialmente alla relazione ed alla percezione delle relazioni. Lapprensione integrale di unessenza non un
affare che si risolva in un istante; non raggiungiamo mai di colpo lessenza intelligibile, ma solamente qualcuna
delle relazioni che esprimono questessenza. Poi bisogna sforzarci, cercare. Lintellezione un progresso
dinamico di cui non si pu mai dire che sia finito: un progresso che va dalluniversale che contiene le sue
parti, potenziali e integrali, in forma implicita, alla considerazione particolare di queste parti per ritornare
alluniversale e definirlo secondo relazioni pi precise. S. Tommaso condensava questa dottrina
nellaffermazione che il nostro pensiero procede secondo divisioni e composizioni concettuali; essa si distingue
dalla moderna in quanto pone allinizio ed al termine del processo unapprensione assoluta, di carattere intuitivo
nella sensibilit, astrattivo nellintelligenza: da questi due gruppi intuitivi iniziali che sinizia la
differenziazione dei campi conoscitivi nei propr oggetti
9
.|

* * *

Per lastrazione allora i contenuti presenti nellesperienza diventano, in seguito alla prima elaborazione della
cogitativa, da sensibili intelligibili e da particolari universali: si passa cio dallapprensione di relazioni e
propriet fenomenali a quella delle relazioni e propriet reali. Se, per S. Tommaso, lastrazione un processo di
cui possiamo avere coscienza come di un fatto ordinario della nostra vita che ne tutta intessuta, egli non si
per diffuso molto a descriverne laspetto fenomenologico: dallo studio dei princpi generali della teoria che si
possono avere le indicazioni sufficienti per una ricerca materiale come la fenomenologia.
Lastrazione pertanto la funzione primaria dellintelligenza per la quale avviene il suo primo risveglio e la
presentazione dei contenuti intelligibili fondamentali. Lastrazione intellettuale ha da far emergere i contenuti e
le relazioni che riguardano la realt, in quanto realt, lessere in quanto essere . Les-perienza sensibile
invece tocca la realt materialmente, in quanto affetta il soggetto secondo luno o laltro contenuto di vita
vissuta, le qualit sensibili; o secondo una sintesi organizzata di molte di esse, i sensibili per accidens della
cogitativa. Ai sensibili per accidens succedono nellintelletto gli intelligibili per se. Come procede la presa|
di possesso degli intelligibili? come si sviluppa lastrazione?
Se lintelligenza la facolt dellessere, il suo sviluppo quello di una presa di possesso sempre pi intima
dellessere stesso. Ora il principio dello sviluppo per crisi principio della emergenza pone due esigenze e
cio: (a) che il contenuto superiore non appare che sul fondamento dei contenuti inferiori, e (b) che il contenuto
inferiore, giunto al sommo della sua evidenza, o pregnanza fenomenale, condiziona di per s il contenuto
intellettuale di minima evidenza e comprensione che lidea iniziale dellessere. Ogni sviluppo, anche quello
intellettuale, ha da procedere per tappe: prima si hanno i risultati pi grezzi ed imperfetti, poi gradualmente
quelli pi perfetti. Nel campo dellessere si ritiene per conoscenza avanzata quella che abbraccia il contenuto
delle varie essenze e che forma loggetto delle scienze specializzate, le quali stabiliscono e coordinano in
sistemi chiusi propriet, leggi e conseguenze circa il concreto, come tale, in quanto abbraccia lessenza con il
corredo delle qualit sensibili in cui si trova realizzata caso per caso in natura. La conoscenza assolutamente
prima non pu esprimersi adunque n in un giudizio scientifico specializzato, n in un giudizio determinato
desperienza.
Lesperienza, che condiziona la prima astrazione intellettuale, contiene le determinazioni individuali: esse
per sono un contenuto vissuto secondo una situazione di coscienza inferiore allintendere. Il fatto a cui arriva
questa situazione di far emergere la pi oscura intuizione intellettuale e perci la pi vaga. Questintuizione
originaria dellessere pu esprimersi nel giudizio che ha per soggetto la determinazione ancora indistinta
dellessere, e per predicato laffermazione indeterminata dellesercizio dellessere: qualcosa . Di fatto nella
sensibilit presente quanto potrebbe bastare per lapprensione tanto dellessenza quanto della singolarit;
locchio intellettuale che debole e che non pu cominciare a vedere che un barlume fioco ed indistinto che la
ragione di essere. Lavvertire che qualcosa nulla dice ancora cosa sia questo qualcosa, se Pietro o
Paolo, se uomo o animale, se| sostanza od accidente; n se esista nella mente od in natura: si prescinde da tutte
le determinazioni di essenza e di esistenza poich a queste indirizzato lo sviluppo della conoscenza e perci
non possono essere date senzaltro, ma vanno acquistate o meglio conquistate. Tale il contenuto intelligibile
proporzionato al primo istante di risveglio della nostra mente. Un tomista abituato allanalisi fenomenologica,
comera Giovanni di S. Tommaso, riassumeva questa essenziale dottrina nei termini seguenti: In hoc concreto
et in hoc toto et in hac specie, quae occurrit [presentata dalla cogitativa] primum quod offertur intellectui
tamquam ratio quae, est illa confusio entis et quasi cognitio quoad an est, non quia attingatur actu suprema illa
universalitas entis, sed quia de ipso obiecto seu natura primum quod attingitur, est ratio maxime indiscreta et
confusa. Et quia tanto aliquid est confusius, quanto pauciores rationes discernuntur... illud erit maxime
confusum, in quo nec ipsi supremi gradus et communiora praedicata v. g. substantia et accidens discernuntur. Et
hoc vocamus ens concretum seu applicatum quidditati sensibili, id est in natura aliqua sensibili inventum
10
.
Ci che , lente ovvero la realt, , per il bambino durante i primi passi del suo spirito, quei sapori, colori,
quelle carezze, quellatteggiamento di persone... che si fanno presenti alla coscienza in quanto lo allietano o lo
rattristano, pi come presenzialit rispetto al sorgere di queste situazioni soggettive che come contenuti
oggettivi. Quanto il Piaget dice dello stadio degli oggetti pratici, del solipsismo e dellegocentrismo delle
prime settimane della vita infantile, non che la trascrizione in sede sperimentale di quanto era gi noto alla
fenomenologia pura.
evidente che qui si tratta di astrazione in quanto il contenuto conosciuto in un modo diverso da quello in
cui esiste fisicamente e da quello anche in cui si trova nella sensibilit; ma per il fatto che il contenuto che essa
fa presente resta nella massima indeterminazione e quanto allessenza e| quanto al modo di esistenza, si pu dire
che , ad un tempo, astrazione ed intuizione. Pare anzi che il momento intuitivo in questa prima conoscenza
preceda quello astrattivo sia perch da essa esula qualsiasi riferimento esplicito, sia perch lessere
indeterminato, appreso dallintelletto, di fatto ancora tutto immerso e limitato nelle condizioni soggettive della
vita vissuta. Aliqua intuitiva cognitio precisa ancora G. di S. Tommaso debet praecedere tam in sensu quam
in intellectu, sed tamen debet esse imperfectissima in discernendo unum ab alio. Nam in ipsa intuitiva
cognitione dantur gradus, et quaedam est imperfectior alia, ut patet cum videmus a longe aliquid, quod nullo
modo discernimus in particulari quid sit, ubi solum datur intuitiva cognitio quoad an est. Sic intellectus in sua
prima cognitione id, quod sibi proponitur, videt quasi a longe in genere intelligibili, licet praesens sit objectum,
et sic illa notitia intuitiva solum de objecto attingit ipsum esse seu quoad an est, quod est esse intuitivam
imperfectam et cum omnimoda confusione respectu quidditatis, et discretionis praedicatorum
11
.
Nella nostra terminologia lintuizione potrebbe esser fatta corrispondere alle due fasi estreme del conoscere:
la presentazione e la contemplazione; e lastrazione, alla fase intermedia della elaborazione; ma forse pi
esatto usare ambedue i termini per indicare tutto il processo ed ogni singolo momento in quanto, nel caso, non si
d intuizione che per lastrazione e lastrazione stessa ordinata allintuizione.
Il progresso della conoscenza umana gi abbozzato in nuce nel contenuto e nellaffermazione di qualcosa
che : ogni ricerca che sintraprenda nellambito della materia e dello spirito si diparte da questo principio,
modesto quanto si vuole, ma gravido del pi alto potenziale in attesa di svolgersi nella conoscenza distinta. E la
distinzione noetica si sviluppa, e non pu svilupparsi che secondo due direzioni fondamentali di penetrazione: la
determinazione di cosa sia il qualcosa che | e del come esista o possa esistere questo qualcosa che . Le
determinazioni di essenza e le determinazioni di esistenza costituiscono rispettivamente il campo della ricerca
metafisica e della ricerca critica e sono un compito di proporzioni pressoch infinite, com infinito lessere che
le riguarda. La possibilit della vita e della scienza fanno supporre che la natura non ci abbandoni al caso
nellimmane fatica, ma si muova tanto nel campo critico, come in quello metafisico, al conseguimento dei
contenuti e delle discriminazioni fondamentali con assoluta certezza.
5. COSTRUZIONE PERCETTIVA ED IMMEDIATEZZA FENOMENALE
a) Il problema dellimmediatezza fenomenale
Altro la sensazione, altro la percezione ed altro il pensiero: altro vedere rosso, altro vedere Pietro, altro
comprendere il teorema di Pitagora. Come io arrivi a veder rosso, un problema di psico-fisiologia intorno al
quale la fenomenologia ha poco da dire (cfr. nel I volume i risultati della scuola della Gestalt intorno alla
regressione fenomenale dei colori, nella critica alla Konstanzannahme). Come io riesca a comprendere che il
quadrato costruito sullipotenusa equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti, lo posso sapere
ricordando il processo, faticoso pi o meno, che mi ha condotto allevidenza del teorema. Evidenza mediata,
puramente intelligibile.
Ma come riesco a vedere Pietro? ecco il problema che ora bisogna restringere nel suo momento essenziale
di processo psichico.
Certamente io non vedo Pietro, lalbero, il cielo... come vedo il rosso: qui c immediatezza assoluta, di
contenuto e di funzioni. Neppure vedo, od apprendo in concreto questi oggetti, come apprendo il teorema di
Pitagora: qui c immediatezza tanto di contenuto come di funzioni, poich io| assisto con lo sguardo interiore al
progredire della mia conoscenza ed alle tappe del ragionamento.
Bisognerebbe allora dire che la percezione non un processo originale del conoscere? Chiarifichiamo il
problema.
Vi sono al riguardo due soluzioni antagoniste: per luna la percezione immediata come la sensazione; anzi
secondo la teoria della Gestalt, essa sola immediata e la sensazione non che la delimitazione, che si pu fare
nella riflessione, di un aspetto del tutto percettivo che immediatamente dato; per laltra la percezione una
conoscenza al tutto mediata, nelloggetto e nelle funzioni. Questa soluzione ha rivestito forme varie di cui le
principali sono state lAssociazionismo e la teoria dellinferenza e si pu dire che luna ha portato sempre, per
sviluppo logico, allaltra, come due momenti di una concezione unica.
La teoria dellinferenza si presenta ispirata da un saggio criterio di prudenza, e pare fondata sopra i risultati
pi certi dellanalisi fenomenale.
La teoria dice, in generale, che noi raggiungiamo immediatamente soltanto i contenuti propr e specificativi
delle varie facolt; i contenuti di percezione, invece, poich constano di dati sensoriali e di dati intellettuali,
vengono appresi arguitive, secondo la espressione del Gaetano, la quale corrisponde a ragionamento od
inferenza di cui parlano i moderni.
Perch la percezione non una conoscenza immediata? Per la ragione, si afferma, che la percezione va
soggetta ad illusioni ed errori; ora, se fosse una conoscenza immediata, non presenterebbe che il dato puro e
semplice, ed il dato quello che , e non va soggetto ad errore od illusione. Il fatto dellerrore indica che la
percezione comporta processi molteplici e var, i quali si possono combinare e convergere ad un risultato
secondo una probabilit pi o meno estesa: per questo si hanno, nella percezione, apprensioni vere e inadeguate,
od anche al tutto false
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.|
E lanalisi fenomenale, con le sue distinzioni di oggetti sensibili ed intelligibili, con le sue classificazioni
delle funzioni inferiori e superiori di conoscenza, porta la conferma dellanalisi scientifica ad una persuasione
che pare di evidenza immediata.
Tutti gli psicologi, diceva lo SPENCER, sono daccordo nel ritenere che la maggior parte degli elementi
contenuti nella conoscenza di un oggetto percepito non sono conosciuti immediatamente dai sensi, ma sono
conosciuti immediatamente per via di un ragionamento istantaneo. Prima che unimpressione visuale possa
diventare la percezione di una cosa, bisogna che vengano aggiunti nel pensiero quegli attributi di trina
dimensione, grandezza, solidit, qualit di superficie, ecc. i quali, quando sono uniti, costituiscono la natura
della cosa come ci conosciuta. Bench essi sembrino esser dati nella impressione visuale, pure si pu
dimostrare che di fatto non lo sono, ma sono raggiunti per inferenza. Questa inferenza un classificare le
apparizioni (attuali) con apparizioni simili conosciute prima ed un ritenere che esse stanno rispetto a certi altri
fenomeni in relazioni parallele alle relazioni conosciute prima
13
.
Lo Spencer parla esplicitamente soltanto di qualit fe|nomenali: la tesi dellinferenza sembra debba riuscire
rafforzata nella nostra posizione che pone al centro dellunit percettiva un contenuto intelligibile. Ed i
contenuti intelligibili non possono certamente essere appresi nei contenuti di percezione che in quanto vi sono
aggiunti dal di fuori, appunto per inferenza, argomentando dal modo di presentarsi attuale dei contenuti
fenomenali con quei casi di esperienza passata, nei quali quei contenuti sono stati trovati connessi ai contenuti
intelligibili.
In questa controversia pare che la posizione del Gaetano resti, sul piano della fenomenologia pura,
sostanzialmente identica a quella dello Spencer e la polemica le riguarda ambedue. Molti Autori, e noi con essi,
sono persuasi che la teoria dellinferenza solidale con lAssociazionismo e, con il cadere di questo, anchessa
deve cadere. E va bene: bisogna per specificare maggiormente gli argomenti perch vi sono var gradi
nellAssociazionismo e perch alla fine la teoria dellinferenza non sembra priva di ogni verosimiglianza. La
questione pi delicata e sottile di quanto non sembri.
Qualcuno ha opposto alla teoria che linferenza esige un certo tempo: ora le nostre percezioni ordinarie della
casa, dellalbero..., avvengono in un istante. Largomento non decide la questione perch anche gli inferentisti
convengono che noi hic et nunc abbiamo la persuasione di unapprensione immediata, ma che tale persuasione
va riveduta sulla base di altri fatti, nei quali evidente il processo dinferenza. Del resto la immediatezza
psicologica pu coesistere con il ragionamento istantaneo ammesso dallo Spencer.
Pi consistente largomento di W. James, secondo il quale la teoria dellinferenza implicata in un
regresso allinfinito. Invero se, come si pretende, la mia percezione attuale altro non che un riconoscere la
connessione fra i contenuti fenomenali e la cosa alla quale questi contenuti fenomenali si erano mostrati
connessi di fatto nella esperienza passata, resta il problema come si venne a conoscere quella connessione nella
esperienza che immediatamente ha preceduto| lattuale, e poi in quella che ha preceduto questa e cos via...
14

Largomento senza dubbio conclusivo e dimostra che le strutture percettive non possono essere il frutto di
una costruzione assoluta, ma che devono appartenere al dato. Come? Non facile dirlo, soprattutto fin
quando si vuol tenere che il dato coincide con le qualit elementari dei sensi esterni. Ma questa nozione
stata messa definitivamente da parte dalla psicologia sintetica contemporanea per merito particolarmente della
teoria della Gestalt. Essa ha dimostrato che le qualit percettive, elencate dallo Spencer, dalle quali risulterebbe
la cosa, sono di fatto immediate e non si pu affermare pi che tutti gli psicologi si trovano daccordo nella
teoria dellinferenza: oggi la posizione esattamente rovesciata.
Allora: inferenza assoluta od immediatezza assoluta? Le discussioni precedenti non lasciano alcun dubbio
sulla via da prendere e taglio corto per stringere il problema allessenziale. Ambedue le posizioni sono irreali:
quanto lo sia la prima, lo ha provato la critica al principio della costanza; quanto lo sia e non lo meno la
seconda lo ha dimostrato la critica unanime alluniversalismo esagerato della Gestalttheorie, in quanto questa
sopprime ogni distinzione fra i piani oggettivi ed i gradi funzionali, senza dei quali restano inspiegabili, non
solo| la possibilit di errore, ma anche le stesse forme di organizzazione.
Bisogna dunque prospettare il problema sotto un aspetto pi comprensivo: io credo che la posizione
aristotelico-tomista, quale mi pare di comprendere, soddisfi alle contrarie esigenze delle due soluzioni
evitandone le difficolt evidenti.
b) Immediatezza di contenuto e mediatezza di funzioni
Fin quando la teoria dellinferenza vuol essere il corollario di un dualismo di apparenza e realt come in
Cartesio, e vuol prolungare la teoria del mosaico, essa preconcetta e contraddetta dai fatti. N vale il ricorrere
a ragionamenti istantanei o ad inferenze incoscienti, poich il processo inferenziale ha soltanto un valore di
mediazione ed una funzione di passaggio che suppongono contenuti e funzioni assolute; essi suppongono
perci che la percezione una funzione derivata, e cos i suoi oggetti, da altre funzioni, che sarebbero le
sensazioni ed i processi di pensiero isolati. Ma stato dimostrato che le sensazioni, se ancora di esse si pu in
qualche modo parlare come giustamente ritengono i critici della Gestalttheorie si dnno di solito solo entro
il fatto globale della percezione. Parimenti non si dnno processi di pensiero assolutamente puro, ma il pensiero
preparato, sorretto e fondato, cio preceduto ed accompagnato dalla percezione. Se vero che la percezione
suppone il pensiero, altrettanto vero il contrario e, nella successione naturale, la percezione precede il pensiero
in linea di fatto e di diritto.
La questione non ha allora una via duscita?
La questione ha da essere bene impostata e la via di uscita si delineer da s.
Anzitutto i difensori della teoria dellinferenza hanno fatto bene ad insistere sul fatto della illusione e
dellerrore nella percezione: solo che essi non hanno saputo cavarne tutto il partito possibile. Il fatto dellerrore
percettivo dimostra anzitutto che la percezione non un fatto puramente sensoriale, n puramente intellettivo: se
non esatto, a tutto rigore, il dire: io vedo Pietro, lalbero, la casa..., non lo neppure il| dire: io comprendo, ed
ho ragionato per comprendere, che il tal colore, o figura colorata... quella tal cosa detta Pietro, lalbero e la
casa. In base ai dati introspettivi non v dubbio che la prima espressione, bench in s non del tutto esatta,
assai pi verosimile della seconda ed passata di fatti nel linguaggio ordinario.
Ammettiamo pertanto che lapprensione degli oggetti concreti la percezione immediata. Come va allora
che si d lerrore? Lerrore suppone anzitutto che siasi fatta una sintesi indebita, e poi che tale sintesi possa
esser modificabile o riferibile a qualche criterio di verit assoluta per cui appunto si distinguono percezioni
adeguate e percezioni inadeguate. Non v dubbio perci che, bench la percezione sia immediata, quanto al
contenuto, non lo pu essere quanto alle funzioni che la realizzano. La distinzione abbisogna di qualche
schiarimento.
Vi sono funzioni immediate e funzioni mediate: funzioni immediate sono quelle che condizionano lapparire
di contenuti di un solo ordine di qualit, come i contenuti di sensazione (qualit sensoriali), di fantasia (tempo e
spazio soprattutto), di pensiero puro: funzioni mediate, quelle che condizionano lapparire nella coscienza di
oggetti complessi.
Sono certamente oggetti complessi quelli di percezione. In essi sono da distinguere qualit sensoriali e
contenuti intelligibili: le une e gli altri formano un tutto immediato in quanto le qualit sensoriali si
riferiscono ad un contenuto intelligibile ed in quanto il contenuto intelligibile appare immanente, cio riferito
a sua volta ed oggettivato, nel complesso delle qualit sensoriali. Bisogna adunque ridurre le distanze fra il
senso e lintelligenza, non per rispetto ai contenuti ch la percezione , nella sua forma completa, un atto
dintelligenza ma sotto laspetto delle funzioni.
a) Una prima riduzione data dalla teoria dei sensibili comuni e della organizzazione primaria, quale
si compie prima per via dei sensi esterni e poi per le propriet sintetiche, soltanto in parte conosciute, del senso
comune e della fantasia o memoria primaria.|
b) Una seconda, e non meno importante, riduzione data dalla formazione e dal funzionamento degli
schemi percettivi e delle costanti desperienza. Come lorganizzazione primaria riflette lordine
dellesperienza che pu esser dato dalla presentazione attuale e superficiale, cos gli schemi correggono in modo
stabile le inadeguatezze che potrebbero venire alla percezione per la frammentariet od insufficienza della
situazione attuale oggettiva. Senza gli schemi saremmo sempre da capo e nessun oggetto, fatto o persona,
potrebbe emergere come un oggetto, distinto, definito ed in s: il mondo apparirebbe sempre in una specie di
visione crepuscolare e come avvolto nella nebbia senza contorni precisi degli oggetti.
Gli schemi percettivi completano la organizzazione primaria e preparano, anzi in parte gi la suppongono,
quella secondaria.
c) La terza riduzione, che sotto laspetto funzionale la pi importante, quella della cogitativa. Questa
riduzione si esercita in due sensi, dallalto in basso, in quanto la cogitativa presiede prima alla formazione
definitiva degli schemi; e poi in quanto attua un dato schema e non un altro, ed applica un contenuto intelligibile
allo schema che stato realizzato. ben questo processo che indicato nella teoria opposta come una
inferenza: ma tale in senso rigoroso non lo .
Non lo quanto alla prima funzione, quella di attuare uno schema alloccasione di una data esperienza. Tale
funzione, pi che inferenza, va detta costruzione ed integrazione e non include alcun passaggio ad altro, ma
piuttosto un apprender meglio quanto stato avvertito gi come presente.
Non lo neppure quanto alla seconda funzione, quella di riferire il concreto alluniversale e viceversa, in cui
consiste propriamente latto completo della percezione.
Le inferenze sono di due specie, la deduzione e linduzione. Eviden-temente, nella costruzione percettiva, per
cui lintelligibile visto immanente al sensibile e lastratto nel concreto, non il caso di parlare di deduzione,
perch astratto e concreto, intelligibile e sensibile, non si trovano su di un piano comune, nel quale soltanto pu
avvenire la deduzione.|
Non resta perci che la possibilit di una inferenza per induzione, e la possibilit non va senzaltro respinta.
Invero stato gi mostrato che linduzione appunto il processo ordinario con il quale la cogitativa prepara la
prima nascita degli universali e dei primi princpi nel progresso che fa lanima dal basso verso lalto: non
improbabile che per uninduzione regressiva applichi luniversale al singolare nellatto della percezione. Io
credo che nella psicologia arabo-tomista tale processo dinferenza esista di fatto nelle prime percezioni ed ai
primi stad, ed anche nella coscienza sviluppata per gli oggetti poco conosciuti o che si presentano in situazioni
fenomenali non familiari: in questi casi la segregazione percettiva arriva come conclusione di un processo di
cui il soggetto conosce le fasi dinizio, di sviluppo e di arrivo e per suo conto le dirige al termine. E cogitativa
viene da cogitare, cio vagliare.
Nei casi invece di percezione di oggetti familiari linferenza, come processo, certamente non si d e guai a
noi se per ogni percezione dovessimo rifare da capo il processo dinduzione che una volta vi ci ha portati.
Nessuno ha coscienza in questi casi di un confronto che facciamo fra i contenuti fenomenali attuali e quelli
delle esperienze passate, come vuole lo Spencer, n fra i contenuti fenomenali passati o presenti e lidea od il
significato oggettivo. Il significato percepito immediatamente come incorporato ai contenuti fenomenali
presenti senzalcun riferimento esplicito di esso a questi, e tanto meno a quelli desperienza passata. Non v
dubbio che n la percezione attuale, n lo stesso significato sarebbero possibili se non fossero stati preceduti
dallesperienza passata; ma il problema appunto di sapere come lesperienza passata concorra
allorganizzazione percettiva. E la spiegazione dellassociazione, come fattore principale, sotto qualunque forma
si presenti, non pu pi reggere.
In un fatto complesso come la percezione centrano senza dubbio processi sensoriali dassociazioni, di
confronto attivo, ed ogni teoria pu trovare un appiglio per verificare i suoi prin|cpi: ma il problema potr esser
risolto solo quando sindichino il principio e la teoria che dnno la ragione perch il contenuto percettivo sia ad
un tempo complesso ed unificato, e si distinguano cos nettamente i processi di memoria (esplicita) da quelli di
percezione.
Si dir allora che resta linferenza, in questi casi, come atto, come fatto. Alcuni, come il Blanshard e come
pare in verit, pensano che la percezione sia una forma di giudizio implicito, non qualunque per, ma come il
giudizio di chi ha acquistato per lunga pratica una capacit di afferrare immediatamente la presenza ed il
contenuto degli oggetti della sua specialit
15
. Egregiamente: difatti laristotelismo chiama la specie conoscitiva
anche abitudine e disposizione al conoscere e tale anche lo schema percettivo. Senonch non si comprende
perch il Blanshard si attacchi ancora alla posizione delle inferenze inconscie: invero un metodo troppo
sbrigativo, come ha notato bene il Dehove, di caricare linconscio, come si faceva una volta con lassociazione,
di qualsiasi cosa
16
.
Certamente il ricorso allinconscio non potr mai esser bandito del tutto: esso tuttavia non pu esercitare in
senso assoluto le funzioni principali, ma deve soltanto rappresentare un complemento o meglio
unabbreviazione di processi che una volta sono stati compiuti in modo conscio e che poi si sono fissati
nellanima come abitudini e disposizioni alloperare. Riducendo linconscio alla disposizione motoria e
percettiva, ed allesercizio spontaneo di essa, il processo percettivo sostanzialmente spiegato e le esigenze
delle contrastanti teorie possono essere soddisfatte.
Latto della percezione resta perci psicologicamente immediato. mediato invece sotto laspetto funzionale
in quanto: a) gli schemi hanno da attuarsi sul fondamento degli stimoli attuali, e b) gli schemi attualizzati hanno
da essere subordinati ad un contenuto intelligibile. Vi sono, in altre parole, in ogni atto completo di percezione,
due momenti funzionali mediati:| la realizzazione degli schemi e la incorporazione del significato negli schemi
cos realizzati.
Se questo processo lo si vuol chiamare giudizio, non c obiezione da fare, purch sintenda per giudizio
un apprezzamento psicologicamente immediato: come i primi princpi formali nellordine speculativo, come i
giudiz pratici nella tecnica e nellarte sono giudiz immediati, lo sono parimenti quelli materiali di percezione
rispetto allesistenza ed allessenza in concreto. Ed il Blanshard stesso si trova su questa linea didee.
Giustamente egli ritiene che il processo di percezione coesistente con quello di astrazione, come si afferma
nella teoria della cogitativa; anchegli afferma che gli universali sono presenti in qualche forma fin dallinizio
della vita psichica, perch i dati di esperienza presentano immediatamente delle relazioni e le relazioni sono
contenuti intelligibili: alle relazioni primitive lesercizio della vita ne aggiunge delle altre ed solo lintelletto
che pu giudicare della possibilit di queste integrazioni.
La teoria della cogitativa salva tutto quanto vi di sensato nellillazionismo moderato del Bl., e definisce e
spiega meglio la coesione fra i var piani percettuali. Il principio poi che i testi tomisti suggeriscono come
fondamento dellimmediatezza percettiva, lunit intellettiva di coscienza, esclude, come si visto contro il
Gaetano, in modo definitivo il ricorso a processi dinferenza, e pi contro il Gaetano che contro il Blanshard. Se
lintelletto, quale facolt conoscitiva suprema, tiene compresenti ai propr contenuti anche i contenuti delle
facolt inferiori, e quindi ed anzitutto quelli della cogitativa, esso pu vedere la immanenza dellastratto nel
concreto ed apprendere immediatamente, cio percepire, Pietro, lalbero, la casa...
La percezione perci un atto complesso s, ma immediato nel quale hanno egualmente una parte principale
la cogitativa e lintelletto. E qui viene opportuna unanalogia a cui si gi accennato. Nella metafisica tomista
dellatto libero si dice comunemente che latto dello imperium la decisione finale circa i mezzi da usare: fac
hoc formalmente del|lintelletto, materialmente della volont. Cio la determinazione ad unum viene
dallintelletto; limpulso a questa determinazione e poi la esecuzione spetta alla volont, la quale si trova in
questo o questaltro modo specificata per la mozione intenzionale oggettivante ricevuta dallintelletto. Ma
daltra parte, lintelletto non avrebbe cos, e non altrimenti, specificata la volont, se essa non lo avesse scosso
dallindifferenza iniziale fermandolo sulla considerazione di un oggetto o di un suo particolare aspetto.
Analogamente, la percezione del concreto di Pietro, dellalbero, della casa... formalmente un atto
dellintelligenza, materialmente un atto della cogitativa: latto dellintelligenza non si esercita che per la
preparazione immediata, fatta dalla cogitativa e sui fondamenti che essa presenta
17
.
La possibilit di errore o dillusione data sia dal fatto che la cogitativa non tiene sempre un dominio
perfetto nella realizzazione degli schemi, per cause tanto estrinseche come intrinseche; sia perch lintelletto
non ha sempre il modo di rendersi conto della conformit reale fra i contenuti intelligibili e quelli fenomenali di
esperienza vissuta. Perci la realizzazione dello schema pu risultare inadeguata e loggettivazione percettiva
errata in quanto si viene a vestire il contenuto ontologico di vesti che non gli appartengono. compito delle
fenomenologie regionali il determinare in particolare le cause intrinseche ed estrinseche che possono portare,
tanto nellambito dellorganizzazione primaria come della secondaria, alle percezioni inadeguate.
Concludiamo. Il dire: mi affaccio alla finestra e vedo la casa, lalbero, il cielo..., pu esprimere una
situazione psi|chica immediata, bench complessa, poich complessit non sinonimo di mediatezza, n
semplicit dimmediatezza: anzi le ricerche moderne tendono a mostrare che proprio il contrario che vero.
La posizione che si vuol difendere poggia su due constatazioni: la coesistenza del pensiero allesperienza
affermata anche dal Blanshard e che si riduce alla teoria della cogitativa e della conversio ad phantasmata; e
la funzione di unit di coscienza universale che compete allintelligenza.
La unit di coscienza d ragione del progresso continuo dellorganizzazione nel tempo, in modo che esso non
procede essenzialmente dal caos allordine, ma piuttosto da forme primitive a forme pi evolute: spiega cio la
intensificazione percettiva quale avviene con il fluire del tempo. La funzione della cogitativa invece spiega
come la determinazione percettiva si produca nellistante in cui il soggetto ha da viverla. La funzione della
coscienza unificante si attua nella cogitativa secondo una contrazione e semplificazione fenomenale da cui
la intensificazione oggettiva rispetto allesperienza passata. La intensificazione si esercita per una funzione di
compromesso anzitutto fra i contenuti fenomenali, e poi fra i contenuti fenomenali ed i contenuti intelligibili, ed
importa una selezione che ad un tempo costruzione non permanente, ma momentanea. E perci si parla di
unificazione funzionale e non oggettiva. La unificazione oggettiva esplicita operata dalla coscienza
intellettiva, quando lintelletto si rende conto della presenza dei contenuti intelligibili nei contenuti fenomenali
(conversio ad phantasmata).
A questo modo latto di percezione ha un dinamismo interiore simile allatto di prudenza: e come la maggior
parte delle volte il virtuoso esercita la prudenza con apprezzamenti immediati, quasi per unaffinit e
connaturalit, cos facciamo noi per la percezione degli oggetti familiari. Tocca alla critica della conoscenza
giudicare della portata oggettiva assoluta degli atti di percezione mostrando fin dove loggetto percepito si
giustifica come essere e quali sono i criter di corrispondenza fra lessere e lapparire. Come tocca alla morale
il determinare fin| dove latto, che il soggetto pone sotto il dettame della coscienza attuale, si trovi in conformit
con lordine oggettivo della legge naturale e divina.
6. ANALISI ESISTENZIALE E STRUTTURA DEL PENSIERO
I residui del razionalismo, che potevano celarsi nella fenomenologia pura di Husserl e in quella sperimentale
delle varie scuole della Gestalt, sono ormai stati superati, nellambito della riflessione filosofica, da parte
dellindirizzo novissimo della filosofia ch lesistenzialismo. Il suo principio ispiratore la elevazione della
libert a prius assoluto della verit dellessere, cos che lesistenza (libert) il modo proprio di essere di
quellesistente singolare ch luomo. Anche qui pertanto il principio di struttura fa a capo ad una totalit
(Ganzheit), ma non pi e non anzitutto nellambito percettivo, ma nella strutturazione della coscienza stessa
rispetto al suo attuarsi nel mondo in cui luomo viene ad essere gettato. Se la fenomenologia di Husserl pu
essere detta fenomenologia dellessenza, il nuovo indirizzo che nacque (con Heidegger, almeno) alla sua
scuola, pu essere detto fenomenologia dellesistenza: il termine sembra assai adatto per caratterizzare la
prima forma del pensiero heideggeriano ch tutto proteso allanalisi di quella ch detta con felice
espressione lautointerpretazione preontologica dellessere umano (die vorontologische Selbstauslegung des
Daseins)
18
.
In questanalisi fondamentale della soggettivit umana Heidegger, ispirandosi a Kierkegaard e recentemente
alla tradizione mistico-letteraria medievale, ha individuato il nucleo caratteristico della soggettivit umana nella
angoscia (Angst) intesa come timore (Furcht) e pi precisamente come pre|occupazione (Sorge), a partire
dalla quale vengono esaminati ed approfonditi i vari atteggiamenti del rapportarsi dellessere umano al mondo
(trascendenza). Si abbandona quindi risolutamente la tradizione matematico-formalistica, alla quale rimane
ancora fedele la Gestalttheorie con le sue variazioni, per cogliere nelluomo stesso loriginalit del proprio
essere. Heidegger, infatti presenta risolutamente la preoccupazione come lessere della realt umana (die
Sorge als Sein des Daseins) in quanto dessa che permette alla realt umana di strutturarsi come un tutto
19
.
Anche per Heidegger rimane fuori discussione che la totalit del tutto strutturale non si ottiene dal punto di
vista dellapparire mediante una costruzione che si serve di elementi: questo abbisogna di un piano di
costruzione. Lessere della realt umana (die Sorge als Sein des Daseins) in quanto turale come totale diventa a
noi accessibile in uno sguardo completo mediante questo tutto riportato ad un fenomeno originario che si trova
nel tutto in modo chesso fonda ontologicamente ogni fenomeno strutturale nella sua possibilit radicale. A
questo modo la dispersione della vita, quale si osserva nella banalit quotidiana (Alltglichkeit), si raccoglie in
un tutto di natura esigenziale che sta al fondo della possibilit fondamentale dellessere umano ch la sua
libert
20
. Le forme della| dispersione e della caduta, quali la chiacchiera, la curiosit e le varie modalit
dellambiguit radicale dellessere umano sono abbandonate come inautenticit.
precisamente langoscia la situazione fondamentale (Grundbefindlich-keit) la quale esprime la possibilit
di essere della realt umana ed il suo essere si manifesta per lappunto come preoccupazione (Sorge); dal suo
seno si muove il pensiero vissuto o preontologico, che dir si voglia. Per afferrare la natura dellangoscia come
atteggiamento esistenziale fondamentale, tocca isolarlo da fenomeni similari quali volont, desiderio,
attaccamento, impulso...: non sono essi a fondare la preoccupazione, ma questo ch il loro fondamento.
Lanalitica dellesistenza che arriva a scoprire il fenomeno della preoccupazione tocca il fondo della
questione circa il senso dellessere in generale. Lo sviluppo di questo principio la presentazione nella sfera
esistenziale di quella fondazione pura del pensiero allo stato nascente; nella corrente averroistico-tomistica esso
costituiva una terza classe di qualit percettive (dopo i sensibili propri e comuni), come si detto, ed il suo
comportamento scaturiva dallessere profondo della natura del soggetto come il punto dincontro e di
scambievole integrazione delle due sfere intellettiva e sensitiva: nella nuova fenomenologia esistenziale esso
esprime il dinamismo dello Erlebnis, spogliato dalle sue esteriorit romantiche e ricondotto alla sua purezza
originaria di Sorge come modo di essere fondamentale di quellesistente ch precisamente luomo.
Questanalisi condotta da Heidegger in tre momenti:
1. La situazione fondamentale dellangoscia considerata come lapertura caratteristica della realt
umana
21
. Lanalisi heideggeriana in questa parte, a differenza di quella kierkegaardiana a cui si ispira, prescinde
da ogni riferimento teologico alla caduta del primo Uomo e considera come caduta lo essere-nel-mondo (In-
der-Welt-sein) la finitezza stessa, per la quale si qualifica la realt umana nella sua effettualit.| Per questo allora
la formula: ci di fronte al quale langoscia si angoscia il mondo come tale che si risolve nella formula: ci
di cui langoscia si angoscia lo essere nel mondo come tale. Si tratta che langoscia isola (Kierkegaard)
ovvero singolarizza (Heidegger) la realt umana nel suo pi proprio essere-nel-mondo, quello che si comprende
essenzialmente progettando le proprie possibilit. Langoscia rivela nellessere umano lessere per il pi proprio
poter essere, cio lessere libero (das Freisein), cio la libert del potere scegliere ed afferrare se stesso, la
libert per... (propensio in...) dove luomo si sente impegnato nel proprio isolamento (solus ipse). questo
pertanto il primo ritorno al fondamento.
2. Lessere della realt umana come preoccupazione
22
. Sappiamo gi che langoscia presenta in una
concretezza originaria elementare lessere libero per il poter-essere pi proprio e con ci per la possibilit di
autenticit e inautenticit (Eigentlichkeit und Uneigentlichkeit). Ma lessere per il poter essere pi proprio nella
sfera ontologica afferma: la realt umana in se stessa nel suo essere gi in-anticipo (vorweg) ed mediante
questo essere gi in-anticipo che la realt umana si pu afferrare come un tutto formale. Ora la preoccupazione
assolve questo compito di fondare lessere della realt umana come lo essere-gi-in-anticipo-nel-mondo nel
senso di essere presso-un-essente che si incontra allinterno del mondo. in questo infatti che si fonda la
possibilit della libert rispetto alle proprie possibilit esistenziali. La preoccupazione sta allora come la totalit
strutturale originaria prima di qualsiasi, cio sempre presente in ogni condotta effettiva ed in ogni
situazione dellesistente
23
: questo non significa affatto un primato della condotta pratica su quella teoretica.
La determinazione soltanto intuitiva di un dato fatto ha il carattere di preoccupazione, non meno di una azione
politica o di un| tranquillo accontentarsi. Teoria e prassi, conchiude Heidegger, sono le possibilit di
essere di un essente, il cui essere devessere determinato come preoccupazione. Volere e desiderare
scaturiscono allora dalla preoccupazione come dalla propria origine, dal proprio orizzonte ontologico, nel
dinamismo dellorientarsi nel proprio essere-nel-mondo, sono la manifestazione attuale della preoccupazione
stessa secondo la totalit sua propria che sta a fondamento. Nel desiderio lesistenza (Dasein) progetta il proprio
essere in possibilit secondo quel ch stato detto lessere-in-anticipo come modo di essere della libert di
essere-nel-mondo.
La conclusione di questanalisi ontico-ontologica della Sorge, come totalit originaria fondante
dellesistenza, accentua ancora una volta quella zona subliminale in cui matura lessere della coscienza nelle sue
direzioni fondamentali conoscitive e pratiche, alla quale rimanda quindi in ultima istanza lattivit teoretica cos
come quella pratica; essa la matrice inesauribile e inesausta di ambedue e forse costituisce la radice della loro
unit inscindibile (questo Heidegger non lo dice, ma lo si comprende meglio in una prospettiva metafisico-
teologica). Heidegger invece dice che lespressione Sorge significa un fenomeno fondamentale ontologico
esistenziale il quale per nella sua struttura non semplice. La totalit elementare della struttura della Sorge non
pu essere riferita ad un elemento primitivo ontico. Alla fine, conchiude, si mostrer che lidea di essere in
genere tanto meno semplice come lessere dellesistenza ed per questo che la Sorge ci riporta alla questione
ontologica fondamentale.
3. Ecco pertanto in quale senso si parla e si deve parlare di una auto-interpretazione preontologica della
realt umana
24
. La esplicitazione (Expli-kation) dellessere della realt umana come Sorge non costringe questa
sotto unidea pensata ma ci mostra in un concetto esistenziale ci ch gi manifestato nella sfera ontico-
esistenziale. Ed Heidegger avverte che non si| tratta di dottrina affatto nuova, ma assai antica e riporta una
ingenua e graziosa composizione poetica che descrive il dinamismo esistenziale della Cura che vien appunto
tradotto con Sorge
25
: essa appare prima come principio cosmico che presiede alla formazione delluomo di
fango e spirito, e poi come principio costitutivo di connessione del suo essere finch dura la vita, in tutta la
sua avventura temporale nel mondo. Qui Heidegger, richiamandosi a Seneca, accenna al doppio significato di
Sorge, in quanto oltre quello negativo di preoccupazione come indaffaramento angoscioso (ngstliche
Bemhung), c anche il significato positivo di sollecitudine (Sorg-falt)
26
e dedizione (Hingabe): quello
delluomo, questo proprio di Dio. Cos la perfectio delluomo, il divenire ci chegli pu essere nel suo
essere libero per le sue pi proprie possibilit (il progetto) una condotta della preoccupazione. Questo
significa che onticamente tutti gli atteggiamenti delluomo sono pieni di preoccupazione e condotti grazie alla
dedizione per qualche cosa: per questo si parla di una universalit trascendentale del fenomeno della
preoccupazione e di tutti gli esistenziali fondamentali.
su questo humus carico dintenzionalit che il pensiero nasce o piuttosto che il reale si staglia per la
coscienza e si presenta come essere che articolandosi nelle forme e dimensioni dellessere, ovvero che si
determinano lessere umano, il mondo, la realt. in questa prospettiva allora che si devono vedere i supremi
problemi della verit dellessere come nella prima origine e nel proprio significato e non nei princpi riflessi
delle filosofie sistematiche nelleterno contrasto di realismo-idealismo. Heidegger ne approfitta per fare una
professione di idealismo in un senso del tutto proprio: dire con lidealismo, egli afferma, che essere e realt
sono soltanto nella coscienza, questo equivale a dire che lessere non pu essere spiegato me|diante lessente. Se
non si vuole brancicare nel vuoto bisogna ammettere che lessere (Sein) non spiegabile mediante lessente
(Seiendes), ma che per ogni essente esso (lessere) il trascendentale; se questo idealismo, conclude
giustamente Heidegger, Aristotele era idealista non meno di Kant. E fermiamoci qui.|


CAPITOLO NONO

IL PROBLEMA CRITICO
SOMMARIO Loggettivit fenomenale: qualit secondarie e qualit primarie; apparenza e realt; nozione aristotelica
dintenzionalit (controversia circa la soggettivit dellidea). Lin-tenzionalit ed il contatto con la realt: specie impressa e specie
espressa. Lintenzionalit e la persuasione di esistenza: assimilazione dellessenza e constatazione dellesistenza. Lintenzionalit
della percezione affettiva. Riassunto.
1. LOGGETTIVIT FENOMENALE
Siccome la percezione un processo sintetico che interessa diversi piani oggettuali, possiamo chiederci qual
il grado di oggettivit che compete ai singoli piani, quale quello della sintesi totale: oggettivit delle funzioni
primarie e oggettivit delle funzioni secondarie.
Per problema critico della percezione sintende la determinazione del valore di realt da attribuire ai
contenuti percettivi, i quali possono essere considerati tanto assolutamente, quanto nellatto sintetico della
percezione; ed in ambedue i momenti si pone il problema delloggettivit: qual il grado di realt dei contenuti
percettivi? quale, quello della sintesi sensoriale?
La posizione del problema sembra radicale, ma in s artificiale, poich si visto che non si dnno contenuti
sensibili privi di ogni organizzazione: tuttavia i due aspetti possono rimanere distinti in quanto il primo pone il
problema| delloggettivit radicale dei contenuti, il secondo quello delloggettivit globale della sintesi operata
dallatto.
a) Loggettivit delle qualit sensoriali
Lo scetticismo, il fenomenismo, il relativismo hanno sempre avuto la viva coscienza di contribuire allo
sviluppo dello spirito critico, richiamando il pensiero volgare ed il dogmatismo filosofico ad alcune riflessioni e
constatazioni che rendono impossibile ogni tentativo di realismo. E per realismo sintende qui la persuasione
che i contenuti di coscienza e di conoscenza rispecchino i contenuti di una realt data.
Il problema a questo punto non pi uno, ma si sviluppa in tanti, quante sono le direzioni del soggettivismo
antico, medievale e moderno, sia prima della scoperta del principio della autonomia, come dopo il suo
superamento. Una fenomenologia elementare non ha da discutere i princpi sistematici, ma basta che consideri il
problema nei suoi due momenti fondamentali, cio il momento del presentarsi dei contenuti, ed il momento
della sintesi
1
.
Aristotele, e con lui la tradizione aristotelica, aveva considerato le qualit sensibili esistenti negli oggetti, tali
e quali come sono percepite, in opposizione a Democrito che le aveva fatte soggettive. La tradizione filosofica e
scientifica moderna, da Galileo fino ai nostri giorni, si schierata senza incertezze dalla parte di Democrito: il
fatto, per banale che possa oggi sembrare, ha avuto un influsso di primo piano per tutto lo sviluppo del pensiero
moderno
2
. La soggettivit delle qualit secondarie secondo gli scienziati una constatazione di fatto, non nel
senso che essa costituisca un fatto fra gli altri fatti, ma nel senso che essa una persuasione suggerita dai
presupposti stessi dellindagine scientifica. Per gli psicologi, daltra| parte, la soggettivit delle qualit primarie
la conseguenza logica del fatto che ogni atto di percezione condizionato da un processo di costruzione.
Soggettivit di qualit secondarie e di qualit primarie: ecco due capisaldi della cultura moderna! Il realismo
classico ha fatto il suo tempo
3
.
Consideriamoli un po davvicino.
A) Le qualit secondarie. Si deve a Galileo, prima ancora di Cartesio e di Locke, unesposizione
dellattitudine moderna con termini pittoreschi e precisi. Nel Saggiatore, occupandosi del calore, se sia una
qualit dei corpi od una pura affezione nostra, egli prende loccasione di trattare il problema in tutta la sua
generalit: solo le qualit primarie sono oggettive e fra esse soprattutto il movimento; le secondarie non sono
altro che nomi attribuiti alle reazioni soggettive che in noi provoca il movimento. La pericope del Saggiatore
un modello di filosofia scientifica: c perfino lanalogia della statua da cui il Condillac svilupper il suo
sensismo. Riporto lintroduzione del celebre luogo.
Restami ora che, conforme alla promessa fatta di sopra a V. S. Illustris-sima, io dica certo il mio pensiero
intorno alla proposizione Il moto causa di calore, mostrando in qual modo mi par chella possa esser vera.
Ma prima mi fa di bisogno fare alcuna considerazione sopra questo che noi chiamiamo caldo, del quale dubito
grandemente che in universale ne venga formato concetto assai lontano dal vero, mentre vien creduto essere un
vero accidente, affezzione e qualit che realmente risegga nella materia dalla quale noi sentiamo riscaldarci.|
Per tanto io dico che ben sento tirarmi dalla necessit, subito che concepisco una materia o sostanza
corporea, a concepire insieme chella terminata e figurata di questa o di quella figura, chella in relazione ad
altre grande o piccola, chella si muove o sta ferma, chella tocca o non tocca un altro corpo, chella una,
poche o molte, n per veruna immaginazione posso separarla da queste condizioni; ma chella debba essere
bianca o rossa, amara o dolce, sonora o muta, di grato o ingrato odore, non sento farmi forza alla mente di
doverla apprendere da cotali condizioni necessariamente accompagnata: anzi, se i sensi non ci fussero scorta,
forse il discorso o limmaginazione per se stessa non varriverebbe gi mai. Per lo che vo io pensando che questi
sapori, odori, colori etc., per la parte del suggetto nel quale ci par riseggano, non sieno altro che puri nomi, ma
tengano solamente lor residenza nel corpo sensitivo, s che rimosso lanimale, sieno levate ed annichilate tutte
queste qualit; tuttavolta per che noi, s come gli abbiamo imposto nomi particolari e differenti da quelli degli
altri primi e reali accidenti, volessimo credere chesse ancora fussero veramente e realmente da quelli diverse.
Io credo che con qualche esempio pi chiaramente spiegher il mio concetto. Io vo movendo una mano ora
sopra una statua di marmo, ora sopra un uomo vivo. Quanto allazione che vien dalla mano, rispetto ad essa
mano la medesima sopra luno e laltro soggetto, ch di quei primi accidenti, cio moto e toccamento, n per
altri nomi vien da noi chiamata: ma il corpo animato, che riceve tali operazioni, sente diverse affezzioni secondo
che in diverse parti vien tocco; e venendo toccato, v. g., sotto le piante dei piedi, sopra le ginocchia o sotto
lascelle, sente, oltre al commun toccamento, unaltra affezzione, alla quale noi abbiamo imposto un nome
particolare chiamandola solletico: la quale affezzione tutta nostra, e non punto della mano; e parmi che
gravemente errerebbe chi volesse dire, la mano, oltre al moto ed al toccamento, avere in s unaltra facolt
diversa da queste, cio il solleticare, s che il solletico fusse un accidente che risiedesse in lei. Un poco di carta
o una penna, leggiermente fregata sopra| qualsivoglia parte del corpo nostro, fa, quanto a s, per tutto la
medesima operazione, ch muoversi e toccare; ma in noi, toccando tra gli occhi, il naso, e sotto le narici, eccita
una titillazione quasi intollerabile, ed in altra parte a pena si fa sentire. Or quella titillazione tutta di noi, e non
della penna, e rimosso il corpo animato e sensitivo, ella non pi altro che un puro nome. Ora, di simile e non
maggiore essistenza credo io che possano essere molte qualit che vengono attribuite ai corpi naturali, come
sapori, odori, colori ed altre
4
.
Lanalisi galileiana inverte il rapporto delloggettivit sensoriale stabilita da Aristotele: i contenuti
immediatamente e per s oggettivi sono il moto, la figura, e non il calore, il suono e le altre qualit differenziali.
Ma una inversione del valore di oggettivit non ancora una soppressione, quale si ebbe nellempirismo
fenomenista inglese: la soggettivit assoluta dellesperienza non pu essere affermata in base a fatti, ma soltanto
in base a princpi. Linnovazione galileiana non era per una semplice inversione. Essa implicava anche una
riduzione delloggettivit, in quanto poneva alla base di tutte le qualit secondarie una realt fisica uniforme, il
moto locale, la quale, di contenuto in s indifferente, otteneva modulazioni e risposte psichiche differenti a
seconda dellorgano che veniva ad eccitare. La constatazione o supposizione verr precisata nel sec. XIX da J.
Mller con la legge della energia specifica, secondo la quale lorgano di senso non sente che se stesso
5
.
Quale linteresse gnoseologico di questi fatti e di queste induzioni? Lasciando alla gnoseologia sistematica il
pronunciarsi in merito, si pu osservare che dal punto di vista feno|menologico tale interesse non va esagerato in
alcun senso. Quando i meccanicisti riducono indifferentemente tutte le qualit sensibili ad una medesima realt
fisica indifferente, il movimento locale, essi vanno troppo avanti. Infatti potrebbe darsi che il movimento stesso,
come stimolo, fosse qualificato secondo le qualit reali dei corpi, cosicch a generi di qualit diverse
corrispondano forme e quindi qualit diverse, prima nei movimenti e poi nei corpi che causano i movimenti. Il
dire pertanto che le qualit sensibili sono puri nomi unimpertinenza, od almeno unaffermazione del tutto
gratuita. Il fisico potr astrarre dalle qualit sensibili, perch non lo interessano; ma non ha diritto alcuno di
negarle
6
.
Ammesso pure che le qualit secondarie non si riflettano in modo speculare nellanima ma ricevano
nellassimilazione una trascrizione soggettiva, tale trascrizione non arbitraria, ma ha la sua ragione ex parte
obiecti, sia per il fatto dellorigine, sia quanto al modo. Ed anche ammessa la soggettivit relativa dei sensibili
propr, il mondo resta sempre affermato sia nella sua realt extrasoggettiva (in un certo senso lo meglio), sia
nella sua struttura qualitativa, sia nella immediatezza gnoseologica. Solo che la corrispondenza non pi
omologa, ma proporzionale: ad un genere di qualit fisiche corrisponde un genere proprio di qualit psichiche,
bench possano darsi qualit fisiche che non abbiano riscontro specifico nella assimilazione sensoriale. Nessuno
pu pretendere come ha ben detto lOrestano che noi dobbiamo sperimentare tutte le qualit corporali:
parliamo anche in questo senso di realismo moderato che si pu accordare bene, tanto con la persuasione
spontanea, quanto con la riflessione. Laffermazione soggettivista molto appariscente: chi pu negare che il
dolore altro non sia che la reazione soggettiva allazione lacerante| od ottundente di un corpo? E se questo
avviene per una serie di qualit sensibili, perch non avviene per tutte?
Ma lillazione al tutto gratuita, almeno in sede fenomenologica: nellambito dei sensibili noi distinguiamo
chiaramente latto e laffezione soggettiva dal contenuto. Lo Stumpf distingueva appunto le Funktionen da parte
del soggetto e le Erscheinungen da parte delloggetto. Il contenuto nel caso un certo dato qualitativo che, in
quanto si presenta come un dato e viene riferito alloggetto, va certamente riconosciuto come oggettivo, in
confronto dellatto e delle affezioni emotive che si rivelano invece come qualificanti il soggetto. La oggettivit
dei dati qualitativi, assicurata in generale, non esclude un ulteriore approfondimento da farsi in dipendenza
della fisica, della fisiologia e della psicologia onde determinare come si faccia la trascrizione soggettiva per i
diversi sensi ed a questo la Fenomenologia pu contribuire molto pi delle deduzioni aprioriste tanto
dellidealismo, come del realismo ingenuo. La soggettivit che a questo modo si volesse attribuire alle qualit
secondarie sarebbe di ben altra natura da quella che si riconosce allatto e alle modificazioni soggettive, come
tali, e non si vede perch non possa esser compatibile con il realismo e con limmediatismo.
La portata realista dellesperienza assicurata fra laltro dallimmediatezza e costanza oggi da tutti ammessa,
come lo era da Locke e Galilei, delle qualit primarie; largomentazione berkeliana di soggettivarle e
dellassociazionismo di farle la fonte di ogni conoscenza appartiene ormai alla storia dei preconcetti aprioristici.
Il principio dellanalisi fenomenologica quello di accettare i dati di coscienza secondo le forme di
contenuto ed il valore di oggettivit che si rivelano nel loro darsi od apparire. Il giudizio che sopprime il
valore di questi apprezzamenti immediatamente vissuti non si sa per quale via potrebbe esser fondato; il
contenuto fondamentale di tali apprezzamenti la persuasione che i contenuti sensibili costituiscono la forma
pi concreta di assimilazione conoscitiva degli oggetti da parte del soggetto. E poich si parla di
assimila|zione e di conoscenza si suppone ad un tempo che il soggetto imponga alloggetto, che assimila, un
nuovo modo di essere e che insieme questa novit dellessere non sopprima, ma necessariamente conservi il
riferimento alloggetto.
Come viene conservato e giustificato tale riferimento? Non facile dirlo: esso pu essere pi evidente in
alcuni sensi, in altri meno.
Comunque, per il fatto che durante le mutazioni e interruzioni fenomenali si mantengono costanti altri
contenuti percettivi, i sensibili comuni; e per il fatto che nelle presentazioni singole le qualit sensoriali non si
presentano isolate, come alla statua, ma a gruppi e questa molteplicit non caotica ma percettivamente
unificata secondo i sensibili comuni, il riferimento gi assicurato e non va cercato in ragionamenti od altre
vie tortuose, perch immanente alloggetto ed allatto della percezione.
Dal punto di vista della fenomenologia questo sufficiente per salvare loggettivit: qualche tomista
contemporaneo pensa perfino che questattitudine lunica oggi criticamente possibile, checch abbiano detto
Aristotele e S. Tommaso
7
.
Comunque sia, dalla discussione possiamo ricavare:
a) La soggettivit assoluta delle qualit secondarie unasserzione gratuita, dipendente dal postulato
meccanicista e fenomenista.
b) La soggettivit relativa delle medesime del tutto compatibile con il realismo e la persuasione
ingenua probabilmente va moderata, in questa parte, nel senso di una corri|spondenza ancora immediata, non
per diretta, ma proporzionale; o, se si vuole, anche diretta ma non speculare
8
.

* * *

B) Le qualit primarie. Secondo Galileo esse formano il fondamento ed il contenuto essenziale
delloggetto; secondo Aristotele sono meno oggettive, od almeno pi facili a trarre in errore, delle qualit
secondarie. Nella psicologia moderna hanno avuto unalterna vicenda: lassociazione filosofica le ha
considerate come contenuti risultanti da costruzione soggettiva (lassociazione), la Gestalttheorie ne ha
rivendicato limmediatezza e la priorit gnoseologica.
Il fenomenismo empirista (Berkeley) pass subito a proclamare la soggettivit assoluta anche delle qualit
primarie per una doppia ragione: perch sono indissolubilmente legate alle qualit secondarie (soggettive) e
perch la loro percezione condizionata da un processo di costruzione soggettiva. Si arriva cos alla
conclusione che la realt che ci data nella percezione la sola modificazione della coscienza, mai qualcosa
fuori di essa. Ma la gravit della conclusione pari alla stranezza d