Galileo Galilei
La nascita del metodo scientifico
Galilei scienziato: il
metodo
La critica al «principio di autorità»
› Dalla biografia gli studiosi ricostruiscono il metodo della scienza nuova.
› La base del nuovo metodo è la critica al «principio di autorità»: esso costruisce
un sapere libresco, una costruzione astratta e sterile incentrata sull’esegesi dei
testi tradizionali, senza alcun riscontro con la realtà.
› Per Galilei si tratta di un mondo di carta, dove l’esperienza è totalmente assente,
e prevalgono solo le sottigliezze verbali e il vuoto formalismo.
› I filosofi metafisici e i teologi non sono interessati alla struttura del reale, ma
perché la realtà è stata creata e qual è il suo fine.
› Galileo critica la dottrina dell’essenzialismo, che si limita alla ricerca dell’essenza
o dell’intima natura dei fenomeni naturali, in quanto essa è superiore alle
possibilità della conoscenza.
› Galileo critica anche la dottrina del finalismo, perché considera le parti che
compongono la natura fisica come orientate all’utilità dell’uomo e, in ultima
analisi, destinate alla maggior gloria di Dio – una posizione non utile alla
scienza, ma alla teologia.
Sensate esperienze e necessarie dimostrazioni: i primi due momenti del metodo
› Il metodo galileiano si basa sull’osservazione dei fenomeni naturali.
› Galileo parla di sensate esperienze, ossia di esperienze compiute dai sensi e, in
modo particolare, la vista.
› Il valore dell’osservazione era stato assunto da Galileo dagli studi anatomici della
medicina, specialmente per la dissezione dei cadaveri al fine di studiare con i
propri occhi la struttura degli organismi.
› Per Galileo le osservazioni permettono l’induzione di leggi generali, ma non sono
sufficienti: sicuramente l’elaborazione delle leggi relative ai corpi celesti, resa
possibile dal telescopio, si limitano alla solo induzione, ma gli altri fenomeni
richiedono un secondo approccio.
› Il secondo momento del metodo è quello ipotetico-deduttivo, cioè il procedimento
che consente di inferire determinate conclusioni partendo da un’intuizione di base,
quindi di formulare un’ipotesi attraverso deduzioni logico-matematiche (le
necessarie dimostrazioni).
› Il metodo ipotetico-deduttivo si applica allo studio della caduta dei gravi: il vuoto
non si poteva ancora creare artificialmente. Galileo riuscì a formulare la legge
secondo cui tutti i corpi cadono con la stessa velocità, qualora siano in un
ambiente privo di attrito. Galileo compie la sua dimostrazione in virtù di una
deduzione logico-matematica, basata sui corpi cadono a velocità variabile.
› La stessa posizione si trova il principio di inerzia secondo cui un corpo rimane nel
suo stato di moto rettilineo uniforme in assenza di attrito – essa era ricavata per
deduzione logica.
Il ruolo dell’esperimento: il terzo momento
› Le ipotesi e le teorie devono sempre ottenere il cimento,
cioè la conferma o verifica sperimentale: è il terzo
fondamentale elemento del metodo galileiano.
› Galileo è convinto che non è sempre possibile verificare
le ipotesi nell’esperienza concreta, quindi è necessario
verificare in laboratorio degli esperimenti, intesi come
procedure artificiali volte a riprodurre in modo
«semplificato» i fenomeni naturali, spogliandoli di tutti gli
elementi e le circostanze che possono alterarne
l’attuazione.
› Galileo pone la necessità di creare in laboratorio le
condizioni per la verifica delle ipotesi, anche se non sia
sempre possibile riprodurre tutte le condizioni:
specialmente per quanto riguarda la struttura generale
dell’universo.
La visione quantitativa dell’Universo.
› Galileo attribuisce alla matematica e al carattere quantitativo della nuova
scienza una grande importanza.
› La matematica fonda non solo il presupposto metodologico, ma anche quello
metafisico: l’universo è un grande libro della matematica, cui si deve imparare a
conoscere i significati.
› La concezione matematica dell’universo e della natura implica la possibilità della
conoscenza umana che, nel suo procedere per osservazioni e per ipotesi,
rispecchia mirabilmente la struttura della realtà fisica.
› Deriva da questo presupposto la distinzione tra le qualità oggettive e le qualità
soggettive, dette primarie e secondarie.
› Le qualità primarie sono riconducibili ai rapporti matematici insiti nella natura e
sono misurabili in modo oggettivo (altezza, larghezza, etc.).
› Le qualità secondarie sono soggettive e dipendono dalla percezione dell’uomo
(odori, colori, sapori etc.)
› Lo scienziato deve solo valutare le qualità primarie per valutare i rapporti
quantitativi e matematici: la fisica si spoglia di ogni indizio metafisico e diviene
«meccanica» che analizza i corpi, le loro proprietà misurabili e le loro
connessioni causali.
› Galilei è il fondatore della scienza moderna.