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Il Participio

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IL PARTICIPIO

■ MORFOLOGIA

participio formazione valore


presente tema del presente + -nt- (-ns) + desinenze adj. II classe a 1 uscita ATTIVO per tutti i verbi
perfetto tema del supino + desinenze adj. I classe ATTIVO per i deponenti, PASSIVO per tutti gli altri verbi
futuro tema del supino + -ur- + desinenze adj. I classe ATTIVO per tutti i verbi

■ PRINCIPALI USI

Il participio latino può essere usato in funzione nominale o verbale. A sua volta, il participio nominale si distingue in attributivo e sostantivato, mentre
il participio verbale può essere congiunto o predicativo oppure far parte del costrutto chiamato ablativo assoluto.

Si parla di participio attributivo quando il participio equivale a un aggettivo in funzione di attributo. In italiano si rende con un participio1, più spesso,
con una proposizione relativa:

Est lex recta ratio imperans honesta prohibensque contraria. «La legge è la retta ragione che impone (di compiere) azioni oneste e
che proibisce quelle contrarie».
Librum a te scriptum legi. «Ho letto il libro scritto da te/che hai scritto».

1
ATTENZIONE: in italiano il participio passato è ancora usato, mentre il participio presente è ammesso solo in funzione di aggettivo o sostantivo (è il caso di “presente”,
“assente”, “partecipante”, “docente”, eccetera).
1
Un caso particolare di participio attributivo è quello costituito dai sintagmi introdotti da una preposizione. Qui l’italiano costruisce in modo diverso dal
latino e il participio attributivo è reso preferibilmente con un sostantivo:

Regnatum est Romae ab urbe condita annos ducentos quadraginta quattuor. «Dalla fondazione della città2 la monarchia a Roma durò 244 anni».
Thebae post Epaminondam interitum alieno paruerunt imperio. «Tebe dopo la morte di Epaminonda3 obbedì a un potere straniero».

Si parla di participio sostantivato quando il participio è usato in funzione di sostantivo. A differenza del participio attributivo, quello sostantivato non
concorda evidentemente con alcun nome o pronome. In italiano si rende di solito con un aggettivo sostantivato. In alternativa, si può tradurre con una
proposizione relativa:

Milites occisos sepeliverunt. «I soldati seppellirono gli uccisi/coloro che erano stati uccisi».

Il participio futuro con funzione nominale può essere tradotto con una perifrasi che esprime imminenza, intenzione o predestinazione:

Inter peritura vivimus. «Viviamo tra cose destinate a morire». (predestinazione)


Nec mihi mors gravis est, posituro morte dolores. «La morte non è pesante per me, che sto per abbandonare i dolori
con la morte». (imminenza)

Si parla di participio congiunto quando il participio, concordato con un termine dell’enunciato, svolge la funzione di una proposizione subordinata
circostanziale. Si può tradurre con un gerundio se il participio è riferito al soggetto, altrimenti con una subordinata circostanziale temporale, causale, concessiva
o ipotetica. Il participio futuro (gli altri no!) si traduce generalmente con una finale:

2
Letteralmente: “dalla città fondata”.
3
Letteralmente: “dopo Epaminonda morto”.
2
Occisus est a cena rediens. «Fu ucciso tornando/mentre ritornava da una cena». (Valore
temporale)
His nuntiis commotus, Caesar duas legiones conscripsit. «Cesare, (essendo stato) colpito/poiché era stato colpito da queste
notizie, arruolò due legioni». (Valore causale)

Marcus navem conscensurus profectus est. «Marco partì per imbarcarsi». (Participio futuro = valore finale!)

Si parla di ablativo assoluto per indicare un costrutto, molto comune in latino, formato da un sostantivo o da un pronome in funzione di soggetto e da
un participio in funzione di predicato entrambi posti in caso ablativo. L’ablativo assoluto, come il participio congiunto, svolge la funzione di una proposizione
subordinata circostanziale. Si traduce con una subordinata circostanziale temporale, causale, concessiva o ipotetica. L’ablativo assoluto con il participio
perfetto si può tradurre in modo molto intuitivo con il participio passato:

Reluctante natura, inritus labor est. «Se la natura si oppone, la fatica è vana». (Valore ipotetico)

His rebus cognitis, Caesar exploratores centurionesque praemittit. «Sapute queste cose/dopo aver saputo queste cose, Cesare manda avanti
gli esploratori e i centurioni». (Valore temporale)

La differenza sostanziale tra il participio congiunto e l’ablativo assoluto non risiede tanto nella funzione (entrambi esprimono una subordinata
circostanziale), quanto nella struttura sintattica: nel primo caso abbiamo un participio “congiunto”, cioè concordato con un termine della proposizione
nella quale compare; nel secondo caso un costrutto indipendente, formato da un sostantivo e da un participio “assoluti”, cioè sciolti, liberi da legami
grammaticali con il resto della frase.

3
Il participio predicativo equivale a un complemento predicativo e si trova di solito in dipendenza da verbi che indicano una percezione (audio, video,
invenio, eccetera). In italiano si rende con un infinito o un’infinitiva se è di tempo presente, mentre si mantiene il participio se è di tempo perfetto:

Vidi puellam flentem. «Ho visto la ragazza piangere/che la ragazza piangeva».

Vidi urbem deletam. «Ho visto la città distrutta».

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