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Linguistic A

Riassunto corso di linguistica Triennale

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Chiara Di Biagio
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LINGUISTICA ITALIANA CONTEMPORANEA

La linguistica si occupa dello studio della lingua italiana : dal punto di vista strutturale l'italiano fa
parte delle lingue neolatine o romanze ( da ‘’ Romania’’ , parte dell’Europa medievale legata al
mondo latino) , però l'italiano deriva dal latino volgare cioè quello parlato dal popolo, che si è
trasmesso per secoli finché non è accaduta la caduta dell'impero romano d'occidente nel 476 e le
successive invasioni barbariche.
A partire da questo momento la lingua inizia a diversificarsi sempre di più e il latino si trasforma
lentamente in altri paesi come Spagna, Francia e Portogallo. In questi casi però si ritrova subito
una certa unità statale , mentre l’Italia continuerà a vivere periodi di difficoltà.
Il 1861 è una data importante che mette in luce il nostro ritardo di quattro secoli per quanto
riguarda l'unificazione nazionale, questo provoca una frammentazione linguistica che ha favorito la
nascita dei dialetti, infatti per parlare di lingua nazionale almeno scritta dobbiamo aspettare il 500,
motivo per il quale infatti non dovremmo parlare dialetti in quanto si tratta di un termine che si usa
quando esiste una lingua comune già stabilita.
Uno degli autori più importanti da ricordare è Pietro Bembo , il quale nel 1525 pubblica un'opera
intitolata ‘’Prosa della volgar lingua’’, dove detta le basi per il volgare italiano (che non è più latino)
e in particolar modo dà vita ad un modello della lingua letteraria scritta. Ricordiamo inoltre che
questo è un periodo importante in quanto è considerato come il periodo delle 3 corone ( Petrarca
per la poesia, Boccaccio e Dante per la prosa) .
Quando l'italiano diventa una grammatica comincia ad esserci una distinzione tra lingua scritta in
lingua letteraria, nascono però altri modelli al di fuori di quelli letterari a partire dal 700 e questo è
causato dall'influsso delle lingue straniere come il francese.
Nell'ottocento ricordiamo Alessandro Manzoni il quale voleva scrivere un romanzo ambientato nel
centro della Lombardia con persone umili e si trova di fronte ad una lingua marziana ed è da lì che
nasce il travaglio compositivo che lo porterà a concludere l'opera dopo vent'anni con l'uso del
fiorentino colto parlato : la cosa importante è che un autore non sappia che lingua usare per due
contadini perché non sarebbe credibile utilizzare una lingua letteraria, nasce per questo la comune
lingua italiana usata anche a livello quotidiano.

NORMA E ITALIANO STANDARD


Ogni lingua presenta delle caratteristiche strutturali e quindi ogni lingua per poter funzionare come
strumento sociale è caratterizzato da alcune regole che costituiscono la norma linguistica : la
norma è un insieme di regole che riguardano tutti i livelli della lingua (ortografia, fonologia,
morfologia, sintassi, lessico e testualità) che accettato da una comunità di parlanti e scriventi in un
determinato periodo e contesto storico- culturale. Questa definizione ci fa capire che la norma non
è qualcosa di immutabile in quanto per esempio la lingua del ventunesimo secolo è sicuramente
diversa rispetto a quella del ventesimo secolo, per questo che abbiamo che la lingua è soggetta a
variare con il passare del tempo in quanto c'è un continuo cambiamento di contesto sociale,
politico e culturale

Oltre alla definizione di norma è anche importante la definizione di sistema : il sistema può essere
definito come l'insieme delle regole potenziali, ciò significa che ci sono delle possibilità astratte che
non necessariamente diventano concrete nella norma. ad esempio prendiamo in considerazione i
quattro elementi Che tempo fa si pensava che costituissero il mondo : aria, acqua, terra e fuoco :
se viene aggiunto -oso alle precedenti parole si hanno diversi significati : arioso, cioè uno spazio
con molta aria ; acquoso, cioè molta acqua ; terroso, cioè un posto dove c'è molta terra e infine
abbiamo il termine focoso , nella norma non significa pieno di fuoco, ma si usa in aspetti metaforici
come nel caso di una persona focosa, cioè irascibile. capiamo quindi che generalmente il sistema
ci dice che se si aggiunge il suffisso -oso si formano degli aggettivi legati ai sostantivi chiamati
anche aggettivi di relazione, ma in alcuni casi questo non avviene perché rientrano all'interno della
norma soltanto alcune regole.

La norma può essere violata in modi diversi :


1- dall'alto : da parte di chi, pur padroneggiando perfettamente l'italiano, intende volutamente
forzarne le regole (questo è il caso di alcuni scrittori irregolari come Dante) ;
2- dal basso : questo avviene a causa di un imperfetta conoscenza della norma (parliamo di
coloro che hanno un'istruzione scolastica modesta

Inoltre è possibile fare una distinzione tra :


- norma prescrittiva : fa riferimento all'insieme di regole che concorrono a definire l'italiano
standard ;
- norma descrittiva : fa riferimento agli usi reali della lingua
Queste due norme in realtà non sono sempre perfettamente allineate infatti alcuni fenomeni facenti
parte della norma descrittiva e che quindi fanno parte della comunità di parlanti possono essere
censurati dalla norma prescrittiva. prendiamo ad esempio in considerazione la parola ‘’ diatriba’’ :
( dal latino ‘’ diatribam’’ ,accentato sulla prima A ) E indubbio che i parlanti, anche colti, usino
perlopiù la variante piana ‘’ diatrìba’’ , forse a causa dell’influsso francese ( diatribe) oppure la
spontanea tendenza degli italofoni a porre l’accento sulla penultima sillaba.

ESISTE UNA NORMA STANDARD DELL’ITALIANO?


Un italiano standard è un fatto astratto e non realizzabile anche se è necessario fare una
distinzione tra livello scritto e parlato : per quanto riguarda il primo in questo caso è possibile,
mentre per quanto riguarda il secondo la visione di un'italiano standard è improbabile perché si
tratta di una modalità più libera.
La principale caratteristica di un italiano non standard e la pronuncia : si tratta infatti di una
caratteristica del parlato e per questo non può essere standardizzata, salvo particolari casi come
autori o giornalisti che tendono a prendere la corretta pronuncia delle parole.
Per quanto riguarda invece le caratteristiche principali dell'italiano standard abbiamo :
- grafia : la violazione della grafia sono le cose che più impressionano chi legge un testo,
come per esempio il verbo avere senza l’H oppure il verbo essere senza l'accento ;

- morfologia nominale e verbale : uso corretto di tutti i modi e i tempi verbali

- sintassi : logica costruzione di un periodo con uso di connettivi e di congiunzioni


- lessico : deve essere ampio e accurato ed è necessaria anche una conoscenza del lessico
settoriale in base all'ambito trattato.

IL REPERTORIO E LE VARIETA’ DELL’ITALIANO


L'italiano standard rappresenta il registro elevato della nostra lingua, però è anche importante
tenere in considerazione il repertorio che si considera come l'insieme delle risorse linguistiche a
disposizione di una data comunità.
Quando prendiamo in considerazione il repertorio è fondamentale anche parlare di assi di
variazione linguistica : la lingua non è autonoma ed è per questo è influenzata dagli aspetti esterni.
Gli assi di variazione sono :
1- varietà diatopica ( cambiamenti geografici) : si sottolinea l'importanza delle montagne e dei
corsi d'acqua che oltre ad essere dei confini geografici sono anche dei confini linguistici,
infatti nel passato erano confini invalicabili e le comunità non avevano possibilità di
scambio linguistico ;

2- varietà diafasica : riguarda i diversi livelli di comunicazione in base ai vari contesti, che
pretendono un uso della lingua formale e informale ;

3- varietà diastratica : diversificazione in base ai diversi strati legati a livello di istruzione,


lavoro svolto, ascendenza familiare, residenza nel centro oppure nella periferia delle grandi
città, generazionale, genere in quanto uomini e donne non si esprimono sempre allo stesso
modo ;

4- varietà diamesica : differenza del canale di emissione che può essere parlato oppure
scritto, inoltre c'è anche un'altro tipo di comunicazione detta trasmessa, cioè ciò che viene
trasmesso tramite Internet (canale grafico che si comporta come acustico)

L’ITALIANO REGIONALE
L'italiano regionale è una varietà linguistica legata alla distribuzione geografica dei parlanti, infatti
non è necessario avere un orecchio raffinato per cogliere il diverso modo di pronunciare l'italiano
tra un Veneto e un pugliese, anche se generalmente in contesti formali le differenze tendono a
ridursi.
In Italia abbiamo 5 varietà principali :
- settentrionale
- toscano
- mediano
- sardo
- meridionale
un'altro aspetto importante e capire in cosa l'italiano regionale si distingue da quello comune e tra i
fenomeni principali abbiamo :
- prosodia e intonazione : corrispondono al cosiddetto accento
- Geosinonimi : si tratta di sinonimi su base geografica per esempio un referente materiale
può avere nomi diversi da zona zona, ad esempio quello che al Nord è chiamata anguria al
centro e il cocomero e a sud il mellone ;

- Geoomonimi : in questo caso parliamo dei vocaboli che hanno diverso significato in base
alle diverse aree geografiche , per esempio la scodella e il piatto fondo nel centro sud,
mentre è la ciotola per il latte al Nord ; il verbo menare vuol dire picchiare a Roma e
andarsene in certe regioni meridionali.

Altri aspetti importanti sono :


- L’uso di ‘’mica’’ nelle negazioni nella zona settentrionale : mica vero !

- L’uso di verbi sintagmici ( cioè accompagnati da un avverbio) : prendi su la spesa

- Nella vaerietà toscana c’è la forma impersonale al posto della prima persona plurale : noi si
parte, anziché noi partiamo

- Nella varietà romana ci sono usi come ‘’ verbo + a fare’’ : ma che strilli a fare ;

- L’italiano meridionale presenta l’uso di verbi intransitivi come transitivi : scendi la valigia ;
oppure l’uso dell’accusativo ( dopo chiamo a Mario)

- Per il sardo basta ricordare la posposizione dell’ausiliare nella frasi interrogative : capito mi
hai?

IL DIALETTO
Il repertorio linguistico italiano è legato al fatto che l'Italia è costituita da molti abitanti e non tutti
sono italofoni, in generale il repertorio sociale italiano è costituito da sei componenti
1. Dialetti : il termine deriva dal greco ‘’ dialektos’’ ( parlata , discorso). nel quindicesimo
secolo gli umanisti ricorsero al modello greco per descrivere la situazione linguistica e
risulta essere frammentario. Nel III secolo il termine dialetto veniva utilizzato per descrivere
le varietà linguistiche minori , per questo può essere definito come un sistema linguistico di
certe zone limitate ed è per questo secondario rispetto ad un modello dominante ;

2. Dialetti italoromanzi : la lingua tetto è l’italiano stesso ;

3. Dialetti romanzi : hanno come lingua tetto un’altra lingua romanza , per esempio regioni
come la Valle d’Aosta e il Piemonte che hanno come lingua tetto il francese ;

4. Dialetti non romanzi : è il caso del Trentino Alto Adige , dove in zone come la provincia di
Bolzano e le valli dolomitiche hanno come lingua tetto il tedesco ;

5. Lingue di minoranza linguistica : si tratta di gruppi sociali che non appartengono alla
tradizione italiana ma che con il tempo si sono integrati nel territorio , come nel caso degli
albanesi che conservano la loro lingua ;
6. Lingue di recente immigrazione : come quella rumena, correnti migratorie dell’Africa del
nord come il Pakistan

Per quanto riguarda i dialetti ci sono 5 suddivisioni :


1. Settentrionali (piemontesi, liguri,, Lombardi e veneti) ;
2. Friulani
3. Toscani ( pisano, aretino, fiorentino e senese)
4. centro meridionale (basso Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Puglia)
5. Meridionali estremi ( Calabria, Salento, Sicilia e Sardegna)

Nonostante le diversità c'è comunque la possibilità di cogliere la comune parentela con l'italiano
per quanto riguarda per esempio il lessico nonostante la presenza dei cosiddetti elementi locali

RELAZIONE ODIERNA TRA DIALETTI E ITALIANO


Secondo lo studioso Ferguson, per molto tempo in Italia c'è stato un rapporto di diglossia e di
bilinguismo :
- Bilinguismo : il parlante ha all'interno del suo repertorio linguistico due sistemi paritari e che
quindi hanno lo stesso ruolo sociale, questo avviene per esempio nella regione autonoma
del Trentino dove la legislazione è tutto ciò che è formale e scritto sia in italiano che in
tedesco;

- Diglossia ( dal greco ‘’ due lingue’’ ) : si intendono due sistemi che non sono sullo stesso
piano, c’è un sistema A che è quello ufficiale e un sistema B che è limitato alla
comunicazione non ufficiale

E’ possibile parlare di diglossia in Italia?


Se ci riferiamo al passato è possibile parlare di diglossia in Italia perché l'italiano era la lingua alta
mentre i dialetti erano del popolo. oggi il quadro è cambiato tant'è che sia parlato della crisi dei
dialetti a causa del progressivo aumento dell'italiano standard anche nel parlato comune.
si è addirittura parlato della scomparsa dei dialetti, si tratta però di una teoria infondata perché
basta uscire da una grande città per notare l'uso dialettale.
sarebbe a questo punto più corretto parlare di un rapporto di dilalia ( due modi di parlare) : pur
essendo presente la differenza tra due varietà A e B , non c'è una netta separazione come nel
caso della diglossia, in questo caso infatti si parla di un continuum cioè una situazione con degli
elementi progressivi tra italiano e dialetto in quanto i due codici si mescolano e quindi non c'è
sempre una netta distinzione.
in questo caso però è necessario citare cosiddetti enunciati mistilignui, cioè pronunciati parte in
italiano e parte in dialetto :
- alternanza di codice : questo avviene quando chi parla cambia codice perché la situazione
comunicativa permette l'uso di entrambi i codici e la differenza sostanziale sta nella
situazione comunicativa e nel rapporto che Lega i partecipanti alla comunicazione. per
esempio se ci troviamo in Svizzera e si presentano due persone una germanofona e una
italofona la cassiera si dirige in tedesco e in italiano in questo caso quindi abbiamo
un'alternanza di codice in base alla persona che la cassiera si ritrova davanti ;

- commutazione di codice : il parlante cambia codice indipendentemente dalla situazione


comunicativa e questo avviene in maniera spontanea per esempio quando si comincia un
discorso in italiano, si arriva poi al dialetto per citare per esempio un'espressione per poi
tornare all'italiano.
FONOLOGIA, GRAFIA E ORTOGRAFIA
La grafia è limitata alla modalità scritta e questo prevede una distanza tra chi scrive e chi parla
infatti quando si scrive non si legge subito, attualmente con la messaggistica c'è una
comunicazione in tempo reale tra coloro che parlano.
L'italiano è caratterizzato da un sistema di scrittura alfabetico e scrivere quindi significa utilizzare
dei segni convenzionali tramite l'uso di grafemi (unità minima di scrittura) e grafi , che corrisponde
ai diversi modi di rappresentare le lettere minuscole e maiuscole (quindi abbiamo diversi grafi dello
stesso grafema)
L’alfabeto italiano deriva da quello latino ( greco , ebraico) , e sono state apportate correzioni
perché nel latino classico non c'erano tutti i suoni che poi si sono andati a sviluppare nel latino più
tardo che poi diventerà l'italiano, ad esempio è noto il fatto che quando i latini scrivevano Cicero,
riproducevano la pronuncia ‘’Chichero’’ . Un altro esempio è legato all’evidenziare una vocale
alveolare , siamo infatti costretti ad usare un diframma ( 2 lettere) , come nel caso di GH e CH
( valore velare) , che non ha alcun valore fonetico , ma di pronuncia. I latini avevano una
consonante aspirata ‘’ Habeo’’ , in questo caso l’H aveva un valore fonetico perché veniva
aspirata, oggi invece ha solo un valore diacritico ( distintivo) , per distinguere parole e verbi .

L'alfabeto è un'invenzione tecnica che l'uomo ha creato con il passare degli anni : inizialmente
l'uomo non aveva il problema di scrivere, che subentra quando c'è un cambiamento sociale che
porta quindi alla nascita di regole scritte che non devono più essere tramandate oralmente. in
questo caso possiamo prendere in considerazione i 10 comandamenti scritti su pietra per
sottolineare l'importanza della scrittura in quanto la pietra è un materiale indistruttibile.
La grafia è fondamentale poiché quando studiamo le opere antiche grazie ad essa riusciamo a
decifrare si è stata scritta o meno da quell'autore è il caso più clamoroso è quello della Divina
Commedia di Dante infatti nel suo caso non ci sono scritti, mentre di Petrarca e Boccaccio
possediamo degli autografi.
Oggi quando parliamo di grafia dobbiamo considerare che non è sempre stata come quella attuale
proprio perché tutto ciò che concerne la lingua non è immobile. nell'italiano il rapporto tra grafia e
pronuncia ( tra grafemi e fonemi) è abbastanza deciso, anche se ci sono alcuni casi particolari : il
suono ‘’GI’’ in latino non c’era e per questo è stato inventato il trigramma ‘’ gli’’ – figli , da
‘’nationem’’ si è passati a ‘’ nazione’’

Vi sono poi alcuni margini di incongruenza poi che l'alfabeto non è razionale ma si è modificato nel
tempo infatti nell'alfabeto italiano dobbiamo aggiungere altri 5 grafemi provenienti dalle lingue
straniere :
- J : non si pronuncia ‘’ jei’’ , ma ‘’ i lunga’’ ; Si tratta di un grafema polisemico o
polifunzionale perché ha diversi tipi di pronuncia in base alla lingua : ‘’iunores’’ in latino , ‘’
jam ( giam) in inglese

- K : Questa lettera veniva usata nell'italiano medievale con lo stesso valore di oggi ma è
stata soltanto reintrodotta recentemente a partire dal tedesco ( kaiser) ;

- Y : può avere valore di vocale come nel caso della parola baby oppure di consonanti come
nel caso di yacht ;
- X : indica un doppio fonema ‘’cs’’ ed è utilizzato per parole antiche come xilofono e per
parole nuove come taxi

- W : ha la pronuncia di semi consonante in inglese ‘’ water’’ e di consonante in parole


tedesche come ‘’wrustel’’

L'inventario fenico è composto quindi da un totale di 26 lettere tenendo in considerazione queste


nuove aggiunte.

ACCENTO E APOSTROFO
L'accento e l'apostrofo sono due elementi che usiamo per dare ulteriori informazioni.
l'accento può essere grafico o fonetico : in ogni parola troviamo un accento fonetico che
corrisponde alla sillaba tonica che pronunciamo con più rilevanza rispetto alle altre che sono dette
atone, mentre quello grafico lo siamo solo in alcuni casi :
- nei monosillabi che terminano con due grafemi vocalici : giù, più, già (qui e qua non
vogliono l'accento grafico) ;

- su , la , li , da : hanno l'accento solo quando dobbiamo distinguere due omogradi : ‘’sé’’


quando parliamo di pronome personale, ‘’se’’ se ha valore di congiunzione ;

- nei polisillabi tronchi ( Quando l'accento tonico cade sull'ultima sillaba) in questo caso
l'accento grafico si mette dove cade quello fonetico ( trentatré )

Ci sono casi in cui possiamo inserire l'accento in maniera volontaria per cercare di non creare
ambiguità : àmbito, prìncipe , princìpi
L'italiano dispone di tre tipi di accento :
- grave ( verso sinistra) : utilizzato per le parole che presentano una vocale aperta ‘’ vènti’’ e
‘’venti’’ ; le parole tronche richiedono l'accento forzato ; si usa sempre l'accento grave salvo
nei casi in cui la vocale finale sia una E ( perché)
- acuto ( verso destra)
- circonflesso ( ormai sparito)

l'apostrofo è un segno introdotto nel 500 e riscoperto nel 400 dal greco quando Aldo Manuzio e
Pietro Bembo decidono di pubblicare le opere in volgare di di Petrarca ( Canzoniere e Trionfi) e la
Divina Commedia di Dante. l'apostrofo è un segno sostitutivo che segnala la caduta di una vocale
oppure di una sillaba.

LA FONETICA
La specie umana si è differenziata dagli altri grazie alla produzione dei suoni che gli ha permesso
con il tempo di poterli dominare e di farli diventare convenzionalmente riconoscibili ( sillabe-
morfemi – parole) . questo aspetto però non è scontato perché ha subito un processo di centinaia
di migliaia di anni a partire dai primi ominidi e con l'acquisizione della posizione eretta.
Questo processo ha scaturito la strutturazione di un apparato fonatorio che ha portato anche alla
modifica della massa cerebrale facendola diventare più sviluppata. è proprio l'apparato fonatorio
che ci permette di produrre dei suoni tramite la vibrazione dell'aria : il suono parte dai polmoni,
risale per le vie respiratorie, arriva al palato posteriore e a quella anteriore fino alla bocca dove
troviamo le corde vocali che fanno sì che l'aria risalendo possa subire delle vibrazioni che
passando per la bocca per il naso possono produrre dei suoni.
La formazione è un elemento di massima evoluzione della specie ed è stato proprio questo che ha
permesso la nascita delle lingue. se viene preso uno scimpanzé probabilmente potrebbe imparare
a scrivere però è più complicato insegnargli a parlare perché il suo apparato fonatorio non glielo
permette.
è necessario fare una distinzione tra :
- Foni : realizzazione concreta dei fonemi
- Fonemi : foni in senso astratto
Per esempio ‘’A’’ è un fonema e in questo caso si vuole indicare un’estrazione perché il modo in
cui ognuno pronuncia questa vocale è diverso.
A differenza dei foni, i fonemi , pur non avendo un significato proprio, tuttavia serve una
differenziare i significati delle parole e questo avviene nel caso delle coppie minime, cioè coppia di
due parole che differiscono solo per un suono, ad esempio prendiamo in considerazione la parola
lago e vago : in questo caso la L e la V sono due fonemi dell'italiano che però conferiscono
significati diversi alle parole, proprio per questo motivo parliamo della prova di commutazione che
consiste nell'alternanza dei suoni per constatare se si creano parole con diversi significati.
in italiano ci sono due modi per esempio per realizzare la R : può essere vibrante, oppure a causa
di un problema di conformazione può avere un suono oculare conosciuto anche con il nome di R
moscia. in questo caso possiamo parlare di allofoni, cioè due modi diversi di pronunciare lo stesso
fonema.

I fonemi italiano di suddividono in tre gruppi :


1. Vocali : in posizione tonica sono sei, mentre in posizione atona sono 5 perché non c'è
distinzione tra apertura e chiusura delle varie lettere. Si distinguono in forti ( A , E , O ) e
deboli ( I , U ) + E \ O che sono aperte e chiuse ; le vocali sono prodotte con un'espirazione
dell'aria che non incontra ostacoli e per questo si differenziano dagli altri in quanto possono
avere dei suoni prolungati cosa che non è possibile avere nel caso delle consonanti ;

2. Semi consonanti : I e U quando sono atone e seguite da vocale si crea il dittongo : ‘’ spia\
no’’ , dittongo IA , voce del verbo spianare ; ‘’spi\a\no’’ , terza persona plurale di spiare

3. Consonanti : sono 21 e devono produrre un suono per forza con qualcos'altro per avere
senso, possono avere un suono tenue ( un grafema) o intenso ( due grafemi), dando vita a
coppie minime. Per esempio pane e panne , si distinguono per l’intensità della N , come nel
caso di caro e carro

l'articolazione dei fonemi prende il nome di articolazione in sillabe e solo le vocali possono
costituire da sole le sillabe ( pie\de , pae\se) . Ci sono diverse strutture :
1- Consonante + vocale : ma\re ;
2- Vocale + consonante : al\to ;
3- Consonante + vocale + consonante : car\ta
Ci sono anche i monosillabi , che hanno significato proprio : giù, su, più
Le sillabe possono essere
- Toniche : dove cade l’accento tonico, con questo si intende l’innalzamento del tono della
voce in un particolare punto della parola : par\la\re
- Atone : non c’è innalzamento di tono
la lingua italiana è definita una lingua ad accento mobile e questo vuol dire che non possiamo
prevedere dove cade l'accento tonico.

Tra i casi particolari di fonemi abbiamo :


- Onomatopee : forme usate al fine di riprodurre un suono-rumore che ha un significato
iconico ( patatrac , crac)
- Morfologizzati ( onomatopee secondarie) : hanno assunto le sembianze di vere e proprie
parole la cui origine è onomatopeica ; scricchiolio, scroscio
- Ideofoni : sono dei suoni ai quali associamo una determinata sensazione , ma non hanno
un significato predefinito ( ciuf ciuf, splash )

LA MORFOLOGIA
Gli elementi che costituiscono una parola sono chiamati morfemi e possono essere definiti come
unità minime di tipo morfologico.
normalmente la parola italiana è formata da due morfemi che hanno delle funzioni diverse :
- morfema lessicale (parte che veicola il significato lessicale);
- morfema grammaticale (parte che dà indicazioni rispetto a elementi grammaticali come
genere numero)
ci sono parole morfematiche, cioè formate da un solo morfema ( forse, quando) . in questi casi
parliamo di morfema libero : i morfemi lessicali sono sempre liberi mentre quelli grammaticali sono
detti legati perché hanno senso solo nel momento in cui si legano ad un morfema lessicale di
riferimento.
in italiano i morfemi grammaticali sono polifunzionali, ciò significa che un solo morfema può dare
diverse informazioni.
i morfemi possono essere :
- flessivi : recano alla parola delle informazioni grammaticali però non ne cambiano il
significato
- derivativi : sarebbero i cosiddetti prefissi e suffissi che Uniti ad una certa base lessicale
attribuiscono dei diversi significati
esistono poi casi di polimorfia : siedo, seggo \ diedi , detti \ possiedo, posseggo. in questi casi è
necessario distinguere tra una scelta libera oppure una scelta obbligata : ad esempio il verbo
tenere è caratterizzato da tre all'allomorfi lessicali : teng- ( tengo, tengano) ; ten- ( tenete) e tien
( tieni , tiene) , In questo caso non c'è possibilità di scelta, e per questo c'è anche una
spiegazione : tengo da teneo e ; tengo da tegno da tengo.

Accanto a queste forme c'è un terzo campo che è quello del suppletivismo : forma particolare di
allomorfia in cui l'alternanza è tra parole etimologicamente diverse : nel verbo tenere l'etimo è lo
stesso 8 dal latino ‘’teneo’’) , però in altri casi come quello del verbo andare c'è un'altra innalza tra
vad e and : in questo caso abbiamo due forme che non derivano dallo stesso etimo : il primo dal
latino ‘’vadere’’ , il secondo da ‘’ambulare’’ che in latino significava camminare ed è una forma
usata anche oggi in parole come deambulare o venditore ambulante.
La stessa cosa avviene anche con i comparativi e superlativi latinizzanti : buono, migliore, ottimo :
le tre forme sono legate a livello di significato , però procedono da diversi etimi del latino.
Per esempio la parola ‘’occhio’’ ( dal latino ‘’oculum’’) : si sono col tempo affiancati dei sostantivi
che hanno avuto evoluzioni distinte : ‘’oculista’’, avrebbe dovuto chiamarsi occhisya però ha questo
nome perché il sostantivo occhio ha avuto cambiamenti nel tempo , mentre ‘’oculista’’ è inventata
per via scritta, quindi proviene dal latino dotto. Invece la parola ‘’occhiali’’ proviene dal latino
popolare, infine ‘’ottico’’ deriva dal greco ‘’oftalmico’’.
Ci sono quindi tre forme distinte di allomorfismo :
1. condizionati : nessuna scelta libera ;
2. incondizionati : liberi ;
3. suppletivismo : dal latino volgare, dal latino dotto ( scritto) ; dal greco

1) MORFEMI GRAMMATICALI

Ci sono due parametri da considerare , cioè genere e numero. Il numero riguarda la categoria
singolare e plurale.
Esistono classi diverse per formare il plurale :
1- O al singolare \ I al plurale ;

2- Invariabili : come radio , dove la formazione del plurale avviene con un cambio dell’articolo ;

3- A singolare \ E plurale ( soprattutto nei sostantivi femminili) : donna \ donne

4- Plurale doppio o a genere alternante : cigli \ ciglia ; muri \ mura ; labbri \ labbra. In questo
caso i plurali maschili indicano i singoli individui di un insieme, mentre quelli femminili tutto
l’insieme. Per esempio le dita della mano : tutte e cinque le dita ( l’insieme) , i diti pollici
( singoli individui di un insieme). Quando però si usano in senso esteso o metaforico, si usa
sempre il plurale maschile : i cigli della strada, i bracci del fiume ;

5- Pluralia tantum ( solo plurali) : nozze, pantaloni, mutande, forbici ;

6- Plurali da parole straniere : dal francese, inglese , spagnolo : formano il plurale con
l’aggiunta del morfema S . In questo caso la tendenza è quella di lasciare le parole
invariate : ‘’ film’’ rimane tale anche se il plurale inglese è ‘’ films’’ . Si fanno però anche
degli errori : ‘’ il murales’’ è errato perché in spagnolo indica un plurale, per questo sarebbe
più giusto dire ‘’ il murale’’ o ‘’ mural’’ ;

7- Latinismi : si tratta generalmente di termini introdotti recentemente , ‘’ il curriculum’’ plurale


in latino sarebbe ‘’ curricola’’ , però è anche possibile mantenere la forma invariata. Un altro
esempio è quello di ‘’ referendum’’

Il genere riguarda maschile e femminile. In realtà non è sempre stato così perché nel greco antico
e nel latino c’era anche il neutro , mentre oggi nell’italiano il neutro è stato assorbito dal latino ( il
mare) . Però ci sono delle lingue che lo conservano come il tedesco e per questo motivo si
considera come una lingua trigenere .
Si può distinguere in due categorie :
1- Esseri inanimati : in questo caso l’attribuzione del genere è immotivata e casuale in quanto
non c’è motivo per il quale il tavolo sia maschile , infatti in spagnolo è femminile ( la mesa) ;

2- Esseri animati : in questo caso il genere tende a coincidere con il sesso , a volte è anche
possibile che il genere sia dettato dall’articolo o dall’aggettivo : il cliente \ la cliente ; il
cantante \ la cantante ; un bravo cantante \ una brava cantante

Ci sono dei casi particolari :


- Nomi epiceni : non è possibile distinguere con l’articolo e con l’aggettivo , come nel caso de
il pesce e della pantera, infatti se si vuole distinguere bisogna aggiungere maschio o
femmina ;

- Nomi indipendenti : il sesso è determinato in maniera lessicale, cioè con parole


etimologicamente distinte , come nel caso di uomo \ donna ; maschio \ femmina ; marito \
moglie , sorella \ fratello

Esiste poi il problema della femminilizzazione dei nomi di mestiere. Si tratta di un tema importante
perché ci mette di fronte al fatto che la lingua è caratterizzata da fenomeni strettamente legati al
contesto culturale in cui si vive. Oggi non c’è più questo fenomeno perché c’è stato un ingresso
progressivo delle donne nelle cariche che prima non ricoprivano , infatti c’erano nomi femminili
come operaia e contadine , cioè mestieri più umili che ricoprivano anche le donne.
Un altro fenomeno importante è quello della mozione di genere, cioè il passaggio da maschile a
femminile e viceversa , che può essere ottenuto nei seguenti modi :
- Morfema flessivo : ministro \ ministra ; avvocato \ avvocata . Il suffisso -essa era neutro,
però ha una connotazione dispregiativa e per questo non è in uso ;

- Morfema denotativo : direttore \ direttrice ; attore \ attrice ; rettore\rettrice

Sussiste però il problema dei plurali di nomi misti : ‘’ tua figlia e tuo figlio sono bravi’’ , in questo
caso si usa il plurale maschile come in latino.
2) MORFEMI VERBALI

Le forme verbali trasmettono più informazioni grammaticali rispetto a quelle nominali che si
limitano a trasmettere informazioni che riguardano genere e numero. in questo caso riceviamo
informazioni relative al modo, tempo , persona, numero e diatesi (se il verbo è attivo, passivo o
riflessivo).
Il sistema verbale dell'italiano deriva dal latino, mentre però il latino era una lingua flessiva in cui la
realizzazione delle forme avveniva unendo un morfema lessicale ad uno o più morfemi
grammaticali, tutto questo nell'italiano non avviene e a volte ricorre a forme analitiche. Per
esempio il passivo di ‘’amo’’ in latino è ‘’amor’’ , in questo caso il cambio di diatesi è
morfologizzato, mentre in italiano il passivo si forma sempre con l'aggiunta dell'ausiliare essere ( io
sono amato)

TEMPO
La temporalità dei verbi (presente passato e futuro) riflettono la capacità del verbo di collocarsi a
livello temporale.
i tempi verbali possono essere:
1- Deittici : è possibile chiamare deissi tutti gli elementi che hanno una relazione con il
momento in cui avviene l'enunciato e possono esprimere anteriorità posteriorità e
contemporaneità rispetto al momento in cui si svolge l'azione : passato remoto, passato
prossimo, imperfetto, presente e futuro semplice ;

2- Anaforici : esprimono una temporalità secondaria rispetto ad un verbo che già è stato
espresso nella frase : trapassato prossimo, trapassato remoto e futuro anteriore. EX . ‘’ si
svegliò quando il sole era già sorto’’ , in questo caso abbiamo due verbi : ‘’ si svegliò’’
( deittico( ; ‘’ era gia sorto ‘’ ( anaforico)

I verbi possono essere transitivi e intransitivi :


- i verbi transitivi sono quelli che hanno come reggenza un complemento diretto, cioè legato
al verbo senza alcuna mediazione

- i verbi intransitivi non transitano direttamente con il soggetto è si possono distinguere in :

1 ) inaccusativi : esprimono spostamenti ( passare e venire) ; cambiamenti di Stato


( cadere, morire , sparire ) ; oppure la realizzazione di eventi ( succedere, accadere ,
avvenire)

2)Inergativi : Azioni volontarie ( parlare, correre) oppure azioni involontarie ( sudare ,


russare - processi che non si possono controllare).
MODALITA’
la modalità coincide con l'atteggiamento del parlante rispetto all'atto di enunciazione sganciata
dalla temporalità.
le modalità possono essere:
1- epistemica : esprime il grado di certezza che il parlante ha rispetto a cio che sta dicendo .
EX : saranno le 11 ;

2- aletica : stabilisce il grado di possibilità di ciò che si dice. EX : 2 + 2 fa sempre 4 ;

3- dinamica : esprime le capacità. EX : Maria sa suonare il piano ;

4- deontica : concessione obbligo o permesso. EX : Le regole vanno rispettate ;

5- evidenziale : riguarda la prova di ciò che si afferma. EX : E’ chiaro che se avessi studiato
saresti stato promosso

MODO
i nomi non sono mai casuali e per questo i nomi dei modi hanno delle motivazioni.
i modi possono essere :
1- indicativo : modo della realtà, afferma e indica certe cose

2- congiuntivo : rimanda al termine congiungere, in quanto ha la funzione di collegare due


parti ed è tipico delle subordinate che si legano alla principale con una congiunzione e
quella per eccellenza è il ‘’che’’. si tratta di un modo che esprime incertezza e dubbio è solo
dove il congiuntivo appare nelle frasi indipendenti ‘’ Voglia Dio’’ , frasi ottative, esprime
desiderio e volontà. per esempio in frasi come ‘’ credo che tu sia intelligente’’ il termine
credo mette in dubbio l'intelligenza.

3- Condizionale : esprime una condizione come nella frase ‘’ il tuo comportamento non
sarebbe capito’’ , differisce dalla frase ‘’ il tuo comportamento non è capito’’ : nel secondo
caso è dato per assodato che il tuo comportamento non sia capito mentre nel primo si
mette in dubbio ‘’ ritengo, penso, credo che il tuo comportamento non sarebbe capito’’.

l'uso del condizionale è molto usato nel linguaggio giornalistico : ‘’ La Russia avrebbe
bombardato un ospedale a Kiev’’ \ ‘’ La Russia ha bombardato un ospedale a Kiev’’ : nel
primo caso c'è un'incertezza sul grado di veridicità del fatto accaduto quindi abbiamo un
modo della prudenza, mentre nel secondo caso si ha certezza di ciò che si dice

4- Imperativo : esprime un ordine o un comando ( imperium) . EX ‘’ Dammi il libro’’ .


naturalmente nell'uso dei modi si inseriscono anche delle caratteristiche somatiche cioè
degli effetti che noi vogliamo ottenere parlando, cioè oltre che a comunicare il messaggio in
sé si vogliono produrre degli effetti su chi ci ascolta e ovviamente la nostra volontà
comunicativa pragmatica deve essere usata correttamente nei diversi contesti : ‘’Vorrei un
caffè’’ : in questo caso si usa il condizionale per attenuare la richiesta e si parla di socio
stilistica ; al contrario se venisse detto ‘’ voglio un caffè’’ si risulterebbe maleducati a causa
dell'uso dell'imperativo anche se in realtà il significato è lo stesso.

5- Gerundio : indica la la modalità in cui avviene l'azione. EX : ‘’ parlando ci si capisce


meglio’’, il verbo al gerundio esprime il modo ‘’ quando si parla ci si capisce meglio’’. EX ‘’
sto parlando da due ore’’, indica un'azione che si sta svolgendo da un certo periodo di
tempo ;

6- Participio : partecipa ad una natura doppia perché è al tempo stesso di natura verbale e
nominale . EX . ‘’ gli eletti prenderanno servizio il 1 maggio’’ : ‘’eletto’’ è il participio passato
del verbo eleggere ; ‘’ gli eletti’’ in questo caso ha funzione nominale ;

7- Infinito : tipico modo non ho finito formato con il prefisso negativo ‘’in’’ che significa ‘’non’’ .
il modo infinito è il modo indeterminato per eccellenza tant'è vero che non è coniugato.
nell'italiano rudimentale come il creolo, cioè ha preso da uno straniero in modo spontaneo
e ridotto agli elementi base e per questo i verbi spesso vengono usati all'infinito.

Un altro elemento importante è l'aspetto verbale ed è possibile distinguere due tipi di aspetti :
- Perfettivo : considera il processo del verbo come concluso. EX : ‘’Ho mangiato’’ , oltre a
essere modo indicativo, tempo passato prossimo, 1PS , vuole dire anche che si tratta di un
processo che si è concluso nel momento dell'enunciazione ;

- Imperfettivo : ‘’ Io mangio’’ , in questo caso invece l'azione si sta ancora svolgendo e quindi
non sia conclusa.

il tempo tipico e l'imperfetto che significa proprio non concluso : EX ‘’ Ieri è piovuto’’ \ ‘’Ieri
pioveva’’: la differenza sta non a livello di significato ma a livello di durata nel tempo: nel primo
caso l'aspetto e perfettivo, nel secondo si parla di qualcosa nel passato però la durata da un'idea
di continuità.
- Abituale : esprime azioni che si ripetono nel tempo. EX : ‘’ quando Francesco andava a
scuola arrivava sempre in ritardo’’ (doppio imperfetto) ;

- Progressivo : fa riferimento alla perifrasi ‘’ stare + gerundio’’. EX . ‘’ stavo camminando


quando una macchina mi ha tagliato la strada all'improvviso’’ ;

- Continuo : esprime un'azione ininterrotta. EX : ‘’ un uomo e una donna litigavano per


strada’’.

molto importanti sono anche le perifrasi ( aspetto ) :


- Imminenziale : ‘’ Sto per uscire’’ , indica un'azione che sta per accadere ma che ancora non
si è realizzata ;
- Incoativo : si ferma sulla fase iniziale di un'azione ed è spesso formata da verbi come
cominciare, dare avvio ‘’ ho cominciato a scrivere un romanzo’’ (indica la fase iniziale dello
scrivere) ;

- Continuativo : indica il perdurare di un'azione e molto spesso è utilizzato il verbo


continuare, proseguire e andare avanti : ‘’ continua a scrivere finche non mi fa male la
mano’’ ;

- Terminativo : indica la conclusione o la sospensione di un'azione ‘’ smetto di scrivere e me


ne vado a fare una passeggiata’’
IL LESSICO
A partire dai morfemi derivativi ( suffissi e prefissi) si arriva al campo lessicale che corrisponde alla
formazione delle parole. le parole sono considerate un segno unitario che costituiscono insieme
alle espressioni il repertorio lessicale di ogni lingua.
i neologismi sono la modalità per la formazione di nuove parole e il mestiere correlato a questo
compito è quello del giornalista, inoltre nel 900 ci sono alcuni autori come D'Annunzio che si
distinguono per aver dato vita a parole come velivolo e Rinascente.
ci sono poi parole che pur essendo usate un tempo non sono più utilizzate e per questo vengono
definite morte e nei vocabolari vengono indicate con una croce e in questo caso stiamo parlando
degli arcaismi.
un vocabolario mediamente contiene un da un minimo di 10.000 ad un massimo di 300.000 unità o
lemmi, però contengono un massimo di 7000 parole in quanto le altre derivano da queste come
base.
ci sono 5 varietà della lingua italiana :
1. Diacronica : tempo - nei vari secoli cambiano le parole, però è importante dire che nella
poesia questa varietà è assente in quanto la lingua a livello poetico risulta essere stagnata
ed è stata tracciata da Petrarca e canonizzata da Bembo, per questo infatti è difficile ad
esempio per uno straniero collocare una poesia nel tempo ;

2. Diatopica : spazio - parole usate diversamente in base all'area geografica ;

3. Diastratica : sesso - per esempio l'uso del dialetto varia tra uomo e donna in quanto l'uomo
è più propenso all'uso dialettale, altri aspetti importanti sono istruzione ed età

4. Diamesica : mezzo - scritto e parlato e più recentemente si sono aggiunti anche lo scritto e
il parlato trasmesso

5. Diafasica : cambio del registro usato in base alla situazione comunicativa.

ci sono diverse tecniche di formazione di nuove parole :


DERIVAZIONE
fusione di particelle come suffissi, prefissi e affissi che vengono aggiunti a parole di base : scrivere\
riscrivere ; dente\dentista
le parole derivate nella maggior parte dei casi provengono da :
- Prefissazione : mantenimento della stessa categoria grammaticale e i prefissi possono
essere classici ( oltre, contro) , dal latino ( anti, pre , trans) dal greco ( pro, iper , meta) ;

- Suffissazione : può determinare un cambiamento grammaticale, per esempio ‘’bello’’


aggettivo e ‘’bellezza sostantivo’’ ;

- derivato da base nominale : benzina\benzinaio

- derivato da base aggettivale : bianco\bianchiccio


- derivato da base verbale : comprare\compratore\compratrice (sostantivo de verbale, cioè
che deriva da un verbo)

ALTERAZIONE
aggiunta di un suffisso alla parola a base, creando parole nuove come nel caso dei vezzeggiativi
( amore \ amoruccio) , dispregiativi ( giovane \ giovanastro\ giovanaccio) , diminutivi ( tavolo \
tavolino) , accrescitivi ( tavolo \ tavolone).
quando un alterato assume una forma cristallizzata si parla di forma lessicalizzata : forchetta da
forca, tavolinetto da tavolo, ceretta da cera - si tratta di forme in uso nel linguaggio che si possono
anche trovare nel vocabolario

PARASINTETICO : somma di suffissazione e prefissazione da nome o aggettivo dal quale si forma


un verbo detto parasintetico, per esempio brutto \ imbruttire . Per capire se si tratta di un
parasintetico bisogna togliere il suffisso e vedere se ciò che resta esiste , in questo caso ‘’bruttire’’
non esiste.

COMPOSIZIONE
Consiste nella giustapposizione di due parole diverse a livello grammaticale :
N + N : cassapanca
N + AGG : mezzanotte \ altopiano
AGG + AGG : giallorosso \ biancoceleste
V + N : rubacuori \ lavapiatti
V + V : mordi e fuggi \ dormiveglia
V + AVV : tiratardi \ posapiano
AVV + PART : maldicente
PREP + N : sottopentola
PREP + AGG : sottoparte

I tipi di composti sono :


- endocentrici : elemento ‘’testa’’ all’interno del composto stesso : capofamiglia – dove capo
è la testa e famiglia è la qualità ;

- esocentrici : la ‘’testa’’ è fuori dal contesto : doposci ;

- ibridi : alga killer, elemento italiano e uno straniero


UNITA’ LESSICALI SUPERIORI O POLIREMATICHE
Uscita di sicurezza \ pasta al sugo \ carta di credito : in questi casi si tratta di espressioni
cristallizzate non modificabili : l’ordine non si può modificare ( non si possono invertire gli elementi)
e non è possibile l’inserzione di nessuna parola.
Le tipologie più produttive sono :
N + N : viaggio premio \ treno merci
N + AGG : sistema operativo \ sciopero generale
AGG + N : pubblico impiego
AVV + AGG : diversamente abile
N + PREP + N : carta di credito

SIGLE E ACRONIMI
Si usano per esigenze di spazio oppure per scelta personale di chi lo impiega, come nel caso dei
giornalisti in campo tecnico : per esempio AIDS o CGL

TAMPONAMENTI O OFFUSIONI
Fusione di due elementi , per esempio ‘’petroldollari’’ , formata da petrolio + dollari : cadono i foni
IO e si fondono con l’altra parola ; oppure eliporto o glocal ( global + local)

RETROFORMAZIONE
Si parte da una parola breve per arrivare ad una più lunga , per esempio vendita da vendere , però
è necessario porre attenzione nel caso dell’analogia, per esempio ‘’ compravendita’’ da ‘’
compravendere’’ , però il secondo verbo non esiste ( exemplum fictum)

CONVERSIONE O TRANSCATEGORIZZAZIONE
Si parte da un verbo e lo si converte in un’altra categoria grammaticale . Per esempio ‘’ dormire’’
verbo , ‘’dormire è piacevole’’ sostantivo

CONFISSI O FORMATI COLTI


Elementi dotati di un significato autonomo , di origine classica che possono fungere da primo o da
secondo elemento : ento- , mono- , -logo , -algia , agro- , -crazia ( filologo, cardiologo, democrazia,
sociologia). Non si possono usare come parole a se stanti, cioè non possono stare da sole e si
usano soprattutto nel linguaggio scientifico.
Lessema = unità astratta di base del lessico
Lemma = voce \ entrata che troviamo nei vocabolari
Termine = parola di un determinato ambito disciplinare
INFORMAZIONI NEL DIZIONARIO ( DEVOTO OIL)
- pronuncia
- categoria grammaticale
- significato
- marcato d’suo ( in quale contesto si usa la parola )
- etimologia
- data di nascita
LA SINTASSI
LA FRASE
Quando una lingua mette insieme le parole per formare frasi , da vita alla sintassi. Quando
parliamo di frase intendiamo l’unità di misura della sintassi e può avere diverse forme :
- forma semplice : mono proposizionale, contiene solo un nucleo verbale , il verbo è
considerato come il cuore della frase che determina la composizione della frase stessa .
Oltre al nucleo verbale ci sono anche altri argomenti necessari affinché il verbo esprima il
sui significato, detti elementi circostanziali o aggiungi , in quanto completano e ne
precisano il significato .
EX : Luigi legge il giornale volentieri la sera – il verbo richiede due argomenti che sono il
soggetto e l’oggetto \ non sempre il verbo deve avere più argomenti ad esempio ha senso
anche una frase semplice come ‘’ Luigi mangia’’.

- Frase complessa o periodo : frase formata da più proposizioni ( una principale e una
reggente). A questo proposito è importante introdurre il concetto di sintagma , che
corrisponde all’aggregazione di parole che ha una sua autonomia di significato all’interno
della frase.
EX : Il padre di Mario legge il giornale – 7 parole, un sintagma nominale ( gruppo del
soggetto) e un sintagma verbale ; ‘’ di Mario’’ è un sintagma preposizionale, ‘’ il giornale’ ’è
un sintagma nominale.

IL SOGGETTO
Il soggetto è l’elemento della frase che determina il verbo e dal punto di vista semantico può
svolgere diverse funzioni :
- Funzione di agente : chi compie l’azione , ‘’ Luca esce’’ ;

- Funzione di attore : chi compie l’azione non è responsabile , ‘’ Luca russa’’ ( azioni
involontarie, incontrollate) ;

- Funzioni di paziente : quando il soggetto subisce l’azione da un altro agente ed è tipico dei
verbi passivi, ‘’ Il cane è stato abbandonato dal padrone’’ ;

- Funzione di esperiente : quando il soggetto prova una sensazione oppure uno stato
d’animo, ‘’ Luca si è vergognato della risposta che ha dato’’

Una cosa molto importante da ricordare è che in italiano non è obbligatoria l’espressione del
soggetto, mentre in altre lingue come inglese, francese, tedesco, il soggetto va sempre inserito :
italiano ‘’piove’’ – francese ‘’ il pleut’’ – inglese ‘’ it rains’’
In realtà però in italiano a volte è obbligatorio mettere il soggetto :
- Nei contesti olofrastici : in cui la frase si riduce ad una parola sola , ‘’ chi paga? Mario’’ ;
- Nelle costruzioni assolute : quando il soggetto della principale è diverso da quello del
costrutto assoluto , ‘’ essendo finiti gli interventi l’incontro è considerato concluso’’ ;

- Contrapposizioni : ‘’ io lavoro tutto il giorno e Mario se la spassa’’ ;

- Apposizioni : ‘’ Mario, il più timido di tutti, è diventato attore’’ ;

- Disambiguare una forma verbale : ‘’ E’ bene che io vada a comprare il giornale’’ ;

- Serie continuativa : ‘’ Mario si occupa della spesa, della cucina e guarda i bambini’’

IL PREDICATO
Il predicato dice qualcosa a proposito del soggetto e in maniera più specifica si dice che predica il
soggetto. In particolar modo abbiamo la seguente formazione : tema ( elemento noto \ soggetto) e
rema ( parte nuova \ predicato)

ENUNCIATO
L’enunciato riguarda il modo in cui realmente la frase viene pronunciata e quindi riguarda la
pragmatica , elemento che analizza come realmente avviene la comunicazione . Nel comunicare
abbiamo bisogno di farci capire nel modo più chiaro e veloce possibile e mettere i nostri
interlocutori in grado di cogliere ciò che vogliamo trasmettere. Ogni enunciato è costruito da due
parti :
- Tema ( topic \ dato ) : Mario ( soggetto) ;
- Rema ( comment \ nuova) : viene più tardi ( nuova informazione) ;
E’ importante dire che non sempre il soggetto corrisponde al tema , come nel caso delle frasi
marcate : ‘’ Chi viene tardi? Mario’’ : , Mario è soggetto ma non è tema . Oppure nl caso della frase
scissa : ‘’ E’ Mario che viene tardi’’ , in questo caso il rema è soggetto.

MECCANISMI DI DISLOCAZIONE DEGLI ELEMENTI \ FRASI MARCATE


L’ordine marcato della frase italiana è S + V + O ( Mario mangia il gelato).
Solitamente tendiamo a mettere in prima posizione l’elemento che riteniamo più importante . Nel
caso in cui si dicesse : ‘’ il gelato è mangiato da Mario’’ , abbiamo una dislocazione a sinistra in
quanto il gelato diventa elemento tematico . ‘’ Lo compro io il pane’’ , abbiamo una dislocazione a
destra in quanto si pone l’attenzione su chi comprerà il pane.
‘’ Il gelato lo mangia Mario’’ : da un punto di vista semantico non c’è differenza con ‘’ Mario mangia
il gelato’’, però cambia la struttura dell’enunciato : mentre nella seconda si antepone il tema al
rema , nella prima dal punto di vista sintattico si ha una forzatura ( perché la regola italiana
richiede per primo il soggetto) e questo lo si fa per sovvertire il rapporto tra tema e rema .
In altri casi , ad es, è il rema ad essere soggetto : ‘’ Chi è partito stamattina alle 8 ? Mario’’ , in
questo caso il soggetto funge da rema perché l’informazione nota è chi è partito alle 8.
Lo stesso avviene anche per la frase scissa : una frase introdotta da una locuzione copulativa
( con il verbo essere) e una introdotta dalla congiunzione ‘’che’’ : ‘’ E’ Mario che è partito stamattina
alle 8’’, invece che dire ‘’ Mario è partito’’.
Tutto questo avviene quando la lingua esce al di fuori della grammatica e diventa ATTO e per
questo bisogna sottolineare la differenza che c’è tra frase ed enunciato : da un punto di vista
materiale possono coincidere ( spesso la frase può anche essere enunciato), ma è la prospettiva a
cambiare. Si parla di linguistica pragmatica : ramo che analizza la lingua nel suo manifestarsi ,
cioè le realizzazioni concrete della lingua ( la sintassi invece analizza la lingua ‘’ a tavolino’’ )
( Aristotele : i concetti esistono in potenza, però poi devono essere messi in atto). La lingua è uno
strumento che usiamo per comunicare e quindi studiare la lingua in atto vuol dire studiarla come
atto do comunicazione , che si basa sull’aggiunta di elementi nuovi a qualcosa che già è stato
espresso nell’enunciato ( che non riguarda solo l’aspetto denotativo, ma anche legato a quello
connotativo e quindi alle nostre emozioni ).
Un altro aspetto importante della pragmatica è che il nostro modo di comunicare ha due facce :
- Ciò che noi diciamo ;
- Ciò che non diciamo, ma che è implicito ( cioè comunque contenuto in ciò che si dice)

Per questo, la nostra comunicazione contiene una parte esplicita e una implicita e quando si parla
della seconda bisogna considerare due tipologie distinte :
1) Presupposizioni : contenuti semantici che pur non essendo esplicitati sono necessari
affinché l’affermazione sia vera : ‘’ Giovanni ha smesso di fumare’’ : informazione chiara ed
esplicita che non crea fraintendimenti ; però questa affermazione ne contiene un’altra non
detto in quando Giovanni evidentemente per un certo periodo X abbia fumato, se invece
Giovanni non avesse mai fumato prima è logico che l’enunciato non ha senso. Oppure ‘’ ho
cominciato a fumare’’ , si presuppone che prima non avesse mai fumato.

2) Implicature : inferenze che non necessariamente se non sono vere affettano la veridicità di
ciò che si dice . A : ‘’ Non ho il biglietto dell’autobus’’ B : ‘’ C’è un tabaccaio all’angolo della
strada’’ . In questo caso A inferisce dalla risposta di B che il tabaccaio vende i biglietti ; se
però il tabaccaio in realtà non li vende allora l’implicatura è sbagliata ma non ha nessun
effetto su ciò che dice B perché è vero che c’è un tabaccaio.

TESTI
Un altro concetto fondamentale è quello di testo ( linguistica testuale) : la divina commedia è un
testo letterario. Se durante un’azione si dice stop anche questo è un testo. Oppure il cartello
vietato fumare è un testo perché comunica dei contenuti.
La definizione di testo però è molto vasta , in quanto sia una parole che centomila sono tali. Il testo
è un’unità comunicativa completa e finita : si chiama testo tutto ciò che veicola una
comunicazione . Inoltre, c’è una distinzione non solo di carattere quantitativo ( numero delle
parole) , ma anche qualitativo in quanto esistono diverse tipologie di testo.
Affinché un insieme N di parole sia un testo è necessario prestabilire dei requisiti :
- Emittente : colui che produce il testo ;
- Ricevente : colui che riceve il testo ( elemento terminale, verso il quale è diretta la
comunicazione) ;
- Messaggio \ contenuto : può essere informativo ( denotativo) ;
- Codice : lingua italiana ;
- Canale di trasmissione : orale ( canale fonico – acustico) o scritto ( grafico)

Non sempre però un insieme di parole formano un testo , in quanto diventa tale quando si
verificano le precedenti condizioni. Nel rapporto che lega emittente e ricevente , soprattutto negli
ultimi tempi, si è rivalutata la posizione del ricevente. Tempo fa , con Jakobson l, si è ritenuto che il
ricevente del messaggio fosse una sorta di sacco vuoto dove l’emittente butta i propri contenuti
( trasmissione unidirezionale) ; in realtà non è così perché la maggior parte degli atti linguistici
sono basati sul dialogo e quindi entrambe le parti sono attive . Anche nei testi scritti , dove il
dialogo avviene ad una certa distanza e quindi dove non c’è una trasmissione diretta ,a la figura
del ricevente non è una figura passiva perché il senso di un romanzo o di una poesia si realizza
dal momento in cui c’è un ricevente , che diventa cooperativo ( che funge da lettore).

Il testo inoltre deve avere delle caratteristiche per essere trasmissibile e per essere ben formato :
- Unità : il testo deve essere unitario, questo però non significa che non possono esserci
delle pause o delle fratture interne come nel caso dei capitoli e dei paragrafi, infatti ciò che
deve essere unitario è il contenuto e quindi l'argomento che viene dettato.
quando si mette un punto o si lascia un capoverso è perché si vuole aiutare il lettore a
recepire meglio il contenuto, infatti si vuole trasmettere in maniera implicita il fatto che
quello che si è in parte diverso rispetto a ciò che viene detto in precedenza.
questo processo lo possiamo vedere anche nel bugiardino , vale a dire il foglietto illustrativo
legato a dei medicinali che in realtà è suddiviso in vari paragrafi e sottoparagrafi ognuno dei
quali è autonomo rispetto all'altro però ognuno va a completare l'insieme delle informazioni
che sono richieste.

- Completezza : il testo per essere completo può richiedere diverse pagine in base
all'argomento trattato infatti non c'è una legge che è prefissa quante pagine debbano
essere scritte ;

- Coesione : in questo caso possiamo prendere in considerazione un treno che è formato da


una serie di carrozze unite tra di loro ed è da questo esempio che si può capire il concetto
di coesione in quanto le carrozze compongono un'unità complessiva che è il treno, allo
stesso modo le parti che compongono il testo devono essere correttamente collegate tra
loro altrimenti il testo non avrebbe senso (il testo sbanda come farebbe il treno se le
carrozze non fossero coese).

i coesivi hanno natura grammaticale come gli avverbi, mentre i connettivi sono di natura
lessicale e generalmente per evitare la noia di chi legge o di chi ascolta si tende a
riprendere la frase antecedente con un'altro elemento lessicale evitando quindi una
ripetizione.
EX : ‘’ il preside ha convocato una riunione, il presidente ha detto che gli affari vanno male,
perciò il presidente ha incitato i dipendenti a fare di più’’ : la ripetizione della parola
presidente porta un senso di noia e per questo motivo si può modificare il testo inserendo
al posto dei nomi i pronomi : ‘’ il presidente ha convocato una riunione e ha detto che gli
affari vanno male ( ellissi - eliminazione del referente) , perciò egli li ha incitati a fare di più’’.
si può variare anche attraverso i connettivi lessicali ( sinonimi) utilizzando termini come
capo o leader.

- Coerenza : riguarda prima di tutto l'aspetto grammaticale : ‘’ i bambini ( soggetto) corrono


nel parco ( accordo del verbo alla III PP legato al soggetto plurale):
la coerenza può avere anche un carattere logico- semantico : ‘’ Lorenzo ha gli occhi celesti
ma è un ragazzo sensibile’’ : in questo caso il testo è semanticamente incoerente perché
nulla Lega il colore degli occhi alla sensibilità delle persone, ma se prima di questo
enunciato fosse stato detto ‘’ per mia esperienza personale le persone con gli occhi celesti
sono insensibili’’ e poi si aggiungesse ‘’ Lorenzo ha gli occhi celesti però è sensibile’’ , in
questo caso il secondo enunciato ha senso perché è inserito in un contesto più esteso.
‘’ oggi c'è il sole quindi prendo l'ombrello’’ , si tratta di un testo incoerente perché viola la
logica comune, però se il sole dà fastidio per un determinato motivo allora la frase
acquisisce senso.

Un'altro tipo di coerenza e quella stilistica : se un testo viene imposto con un determinato
stile di conseguenza va finito con quello stesso stile. se si manda una mail ad un amico
utilizzando un tono colloquiale l'amico resterebbe sorpreso dal momento in cui si usassero
espressioni altolocate, così come se io scrivessi una mail ad una persona che non conosco
oppure ad un professore ed utilizzarsi un registro basso non andrebbe bene in quanto
sarebbe opportuno mantenere dall'inizio alla fine uno stile elevato.

si parla di ‘’ meccanismo della progressione tematica'’ : in un testo mediamente lungo è necessario


che tema e rema siano ben congeniati e questo avviene secondo diversi criteri :
- trasformare il tema dell'enunciato A in tema dell'enunciato B all'interno dello stesso testo : ‘’
il professore ha rimproverato gli studenti, ma gli studenti si sono discolpati’’ : il professore
( tema) ha rimproverato gli studenti ( rema) , nell'enunciato B gli studenti diventano il tema
e si aggiunge un secondo rema che è ‘’ si sono discolpati’’ ;

- tema costante : cioè il tema resta il medesimo e il rema si alterna ‘’ il professore ha corretto
i compiti, li ha restituiti agli studenti e li ha invitati a studiare di più’’ , T1 + R2 + R3 ;

- tema multiplo : ‘’ Maria canta, Giovanni suona e Luigi guarda la parete’’ : abbiamo 3T ai
quali corrispondono 3R diversi ( per ogni tema nuovo c’è un rema nuovo).

- iper tema : ‘’ la guerra in Ucraina è un crimine. i bambini vengono uccisi, gli uomini torturati
e le donne violentate’’ . il tema generale è scomposto in tre strutture collegate
all'annunciato principale e poi da questo principale derivano temi e remi correlati di
carattere secondario.
LESSICO (2)
Il bagaglio lessicale dell'italiano è formato da parole prese singolarmente ( lessico di base) e
dall'insieme delle parole che formano le polirematiche. nel vocabolario affianco al lemma c'è un
triangolino che significa che quella parola del vocabolario fa parte del lessico fondamentale ( di
base) , come la parola cattedra. quando si parla del lessico si deve parlare della semantica, perché
una parola può essere monosemica ( un significato) oppure una stessa parola può avere diversi
significati in vari contesti e quindi la si considera come polisemica.

ANTONIMI
i sinonimi sono due parole simili di significato e il suo contrario e l'antinomia ed esistono tre
tipologie :
1- antonimi polari : opposti popolarmente di significato ( vivo \ morto) , non ci sono delle
gradazioni semantiche che li possono attenuare >;

2- antonimi scalari : sono parole che tra di loro hanno una via di mezzo tra le due ( caldo ,
tiepido, freddo) ;

3- antonimi reciproci : vanno spesso ad indicare i singeniomini ( nomi di parentela \ marito e


moglie, padre e figlio)

SINONIMI
Relazione di similitudine di significato delle parole, però anche in questo caso c’è sempre da
considerare una differenza legata al registro :
EX : Morire - verbo medio e neutro che non ha particolari connotazioni
Decedere - il significato è lo stesso ma lo si usa in contesti più formali
Crepare - stesso significato ma con un registro basso e colloquiale.
Ci sono poi delle forme eufemistiche che si riferiscono al concetto di morte : passare a miglior vita,
venire a mancare, salire in cielo (influenzata da credenze religiose infatti un ateo non lo userebbe)

ci sono poi dei sinonimi come Volto , viso e faccia, chi sono tre sinonimi perché indicano la parte
anteriore del cranio umano però non sono intercambiabili : il termine faccia oltre ad indicare la
parte anteriore del cranio ha un significato più ampio (questo è un problema a due facce \ il cubo è
un solido che ha quattro facce) . il termine viso è più elevato : il sacro volto di Gesù e non la sacra
faccia.
la sinonimia in senso totale in realtà non esiste infatti a volte i termini possono essere intercambiati
mentre in alcuni casi questo non avviene. si dice che l'unica sinonimia totale sia quella tra ‘’fra’’ e
‘’tra’’ , ma anche in questo caso non è del tutto vero perché nel caso in cui ci sia una certa
frequenza di suoni è possibile fare delle scelte. EX : ‘’ Fra tre treni in transito’’ è più giusto di ‘’ tra
tre treni in transito’’.
IPONIMI, IPERONIMI E MERONIMI
Gli iperonimi ( nome che sta sopra ad un altro) Sono delle parole che hanno un significato più
ampio degli iponimi, che però hanno un'estensione semantica più ampia.
già Aristotele aveva individuato la relazione tra genere e specie (relazione che è applicata nella
tassonomia animale e vegetale , cioè i nomi scientifici di piante animali).
EX : ‘’ pianta’’ è ‘’ iperonimo di ‘’ albero’’ , che a sua volta è iponimo di ‘’ quercia’’ ;
EX : rapporto tra lavoratori e operai : Si direbbe che siano due sinonimi in realtà però non è vero
che tutti i lavoratori sono operai. il vero rapporto e quello da iperonimo ( lavoratore – classe
generale che contiene vari mestieri) a iponimo ( operaio – possibilità ij cui si realizza l’iperonimo
lavoratore).
Un altro esempio di iperonimi detto ‘’ general nouns’’ come : cosa , roba, coso, affare – nomi
generali di cui noi ci serviamo quando si vuole intendere un qualcosa di tanto generico , senza
scendere nel dettaglio.
EX : ‘’ Questo coso oggi non funziona ‘’, magari facendo riferimento al display di un computer

I meronimi indicano una parte di qualcosa ( i costituenti) :


EX : ‘’ braccio’’ è meronimo di corpo , ‘’ruota’’ di bicicletta ;
EX : ‘’ Le vele si muovo nell’acqua’’ , le vele sono una parte dell’imbarcazione ;
EX : ‘’ Per l’agricoltura servono le braccia’’ , si intendono le braccia del contadino che fanno parte
del corpo ;
Si tratta di un elemento molto usato anche in campo poetico , come nel caso della metonimia.
EX : ‘’Stasera mangerò solo un boccone ‘’ – non è qualcosa da intendere letteralmente , ma
significa che si mangia velocemente ( approssimazione)

STRUTTURAZIONE DEL LESSICO


Con il termine lessico si indica l'insieme di tutte le parole e di tutte le espressioni che formano la
lingua italiana. al contrario dei lessemi non è possibile contare il sistema lessicale in quanto si
tratta di un sistema aperto e quindi in continua evoluzione all'interno del quale è possibile
distinguere due poli :
- arcaismi : sono delle parole italiane cadute ormai in disuso ed utilizzate spesso nel
linguaggio poetico ;

- neologismi : si tratta di lemmi che derivano da persone che inventano parole che vengono
definite come ‘’ onomaturghi’’ ( giornalisti) oppure sono quelle parole che nascono
occasionalmente ma che poi si imprimono nella lingua e di conseguenza nel vocabolario
( processo effettuato dall’accademia della crusca) - esistono poi anche gli occasionalismi,
cioè determinate parole che utilizza una determinata quantità di persone, si tratta di termini
che non si trovano nel vocabolario e che vengono utilizzate per un lasso di tempo limitato.
il lessico italiano attinge da tre canali per annettere nuove parole :
- fondo latino : la lingua italiana deriva dal latino volgare e quindi nel suo bagaglio contiene
delle parole che derivano direttamente dal latino. da una stessa parola Latina si creano
degli allotropi, cioè quando da una stessa parola si hanno due esiti cioè uno dotto e uno
popolare , EX : ‘’ plebe’’ dalla parola latina ‘’plebem’’ (le parole della lingua italiana
derivano da parole latine in accusativo) ha due esiti : ‘’ pieve’’ e ‘’ plebe’’ . Dalla parola ‘’
circulium’’ derivano cerchio e circolo ; dalla parola ‘’ vizium’’ derivano vezzo ( dotta) e vizio (
volgare) ; dalla parola ‘’aream’’ derivano aia e area.
si sottolinea inoltre la differenza tra una lingua analitica e una lingua sintetica : l'italiano è
una lingua analitica mentre il latino è una lingua sintetica cioè più economica rispetto
all'italiano che per esempio utilizza quattro parole per descrivere una cosa mentre il latino
ne utilizza due-

- prestiti : parole che derivano da lingue straniere, dialettismi, regionalismi, geosinonimi e


geomonimi.
I dialettismi sono parole legate ad oggetti tipici di un determinato territorio ( mozzarella ,
provolone – dialettismo campano )
i regionalismi sono parole di uso locale caratterizzate da una forte espressività che pur
mantenendo una connotazione areale si sono imposti nell'uso dell'italiano standard (mafia
e omertà sono regionalismi derivanti dal siciliano ; iella è un regionalismo campano).
la differenza tra i due e l'espressività che caratterizza i regionalismi.
I geosinonimi sono parole diverse che rimandano ad uno stesso significato ( il termine
‘’giocattolo’’ italiano a Bologna si dice gioco o balocco )
I geomonimi sono un concetto non sovrapponibile ai dialettismi o ai regionalismi, ma sono
contigui ai geosinonimi e sono quelle parole che presentano la stessa forma , ma che
hanno significati diversi a seconda della zona. ( tovaglia in Sicilia si dice asciugamano).

il concetto di prestito in linguistica si divide in prestito integrato e prestito non integrato. i


prestiti non adattati non hanno portato una tradizione fonomorfologica nella lingua che
prende in prestito la parola ( bar, film, computer) . il fascismo mise in atto delle discutibili
operazioni culturali bandendo le parole straniere ad esempio la parola film veniva tradotta
come pellicola oppure la parola insalata russa veniva chiamata insalata tricolore, quindi si
nota come a seconda delle epoche storiche la lingua sia un veicolo politico. i prestiti
adattati invece sono quei prestiti di parole che vengono adattate alla struttura dell'italiano
come ‘’ besciamella’’ che deriva dal francese ‘’ bechamelle’’.

oltre al prestito vero e proprio esiste il calco che è suddiviso in calco semantico, che
consiste nel dotare di un nuovo significato una parola italiana (il termine opportunità ha
aggiunto come significato quello di possibilità per l'influsso dell'inglese opportunity) , e il
calcolo strutturale che consiste nel tradurre composti stranieri ( grattacielo – skyscraper).

ulteriori tipi di prestiti sono quelli di lusso e di necessità : il prestito di necessita e una nuova
coniazione di parole che nell'italiano erano mancanti ; i prestiti di lusso si usano soprattutto
nel linguaggio giornalistico quando si vuole utilizzare uno stile più elevato ma sono
considerati superflui poiché esistono parole italiane che hanno lo stesso significato

le lingue che maggiormente hanno contribuito alla formazione dell'italiano per colmare quelle
mancanze sono :
- Germanismi : si suddividono in quattro strati ( antico\imperiali, gotico, lombardo e franco)
legati ad una certa epoca storica. i primi Germania ismi sono parole di uso quotidiano che
derivano dalla fase imperiale ( sapone, brace , guerra , stalla) ; i germanismi gotici
( albergo, tappo, fiasco) ; longobardi ( stinco, milza, federa , verbi come arraffare e russare)
, franchi ( bosco e banco). I germanismi possono anche essere definiti come tedeschismi .

- Grecismi : termini marineschi come gondola, molo

- Arabismi : alcuni termini rimandano alla sfera della concretezza ( califfo, dogana, arancia ,
limone) altri invece sono legati al mondo dell’astronomia, della chimica e della matematica )
algebra, cifra)

- Islamismi : ayat, allah , jihad , intifada

- Francesismi o gallicismi : si dividono in francesismi moderni o provenzalismi ( lingua d’oc) .


I francesismi vengono utilizzati nel campo della moda, della cucina o nell’ambito
cavallerizzo ( madame, gioiello, flanella, donzella) ; nel secolo dei lumi ( 700) le parol
francesi si diffusero in Europa.

- Iberismi : suddivisi in lusitanisti ( derivanti dal Portogallo) e ispanismi ;

- Anglicismi : nel 900 e nell’epoca attuale , l’inglese è una lingua importante e si nota la
presenza di prestiti non adattai come network, mass-media, cocktail, workshop, mouse.

Molto importante è la capacità dialettica (cioè la capacità di utilizzare le parole giuste al momento
giusto), perché possedere una certa dialettica significa evitare di ricorrere alla violenza che
avviene quando non si riesce a completare una certa situazione con le parole. l'incapacità
argomentativa è qualcosa che rappresenta l'anticamera della violenza fino alle forme più atroci
come l'omicidio.
TESTI LETTERARI
ANALISI ‘’ NON ME LO SO SPIEGARE’’ ( TIZIANO FERRO)
Vv 1-2 : la canzone si apre con una libera associazione d’idee tra l’aria e la schiena della donna .
La sequenza sillabica nananana serve ad anticipare il successivo nonono e sarà poi ripresa nel
ritornello.
Vv 3-5 : l’attenzione si sposta su un altro particolare , cioè un orologio sempre fermo ,
probabilmente appeso al muro, che pare fissare la donna proprio come faceva l’uomo . Si noti l’uso
del pronome personale lui attribuito ad un oggetto
VV 6-7 : l’uomo afferma il proprio distacco emotivo dalla donna
VV 8-10 : La sicurezza dell’uomo comincia a venire meno , infatti ammette di pensare ancora alla
donna .
VV 11-15 : Il ritornello contiene un incremento del flusso dei ricordi ( positivi e non) legati al
passato. L’uso del verbo farneticare evoca bene il carattere allucinatorio delle immagini nella
mente dell’uomo. La donna si rifiuta di abbraccialo , lo tratta da adulto. Importante è anche l’uso
colloquiale di ‘’te’’ in funzione di soggetto invece che ‘’tu’’
VV 16-19 : (…) fogli di giornale’’ , si tratta probabilmente di cose che vengono rivissute dall’uomo .
VV 20-23 : il ritornello si conclude con la domanda che rivela la mancata rassegnazione
dell'uomo : ‘’ ma vuoi dirmi come questo può finire?’’, vale a dire com'è possibile che tutto ciò che è
stato possa essere svanito è il termine ‘’ sai’’ è un segnale discorsivo
VV 24-26 : la seconda strofa si apre con un'immagine notturna e l'uomo rievoca alla suggestione di
una notte di luna piena di cui ricorda una magica atmosfera ed è decisamente ambiguo il verso ma
l'amavo e l'amo ancora virgola che potrebbe essere riferito all'atmosfera notturna oppure la donna
VV 27-29 : l'uomo e ormai sopraffatto dalla nostalgia per la storia d'amore finita, però fa un ultimo
tentativo : ‘’ se sto così sarà la primavera’’ , forse il senso di malessere è causato dal cambio di
stagione. tuttavia nel verso successivo l'autore stesso afferma di aver preso piena coscienza della
propria condizione di infelicità e questa scusa ormai non regge più

ANALISI ‘’ER GIORNO DER GIUDIZZIO’’ ( GIUSEPPE BELLI)


Le scelte grafiche dell'autore sono molto particolari e possono creare qualche problema di lettura a
chi non ne sia esperto, ad esempio è possibile notare la consonante raddoppiata a inizio di parola
che riproduce la pronuncia intensa dopo i monosillabi e i poli sillabi tronchi. l'autore rappresenta
dunque il raddoppiamento sintattico che è un fenomeno comune almeno in buona parte
dell'italiano immagine realmente non è indicato nella grafia tradizionale. un'altra curiosità grafica la
possiamo trovare nella parola ‘’voscione’’ , la sequenza ‘’sci’’ indica la tipica pronuncia romanesca
( ma anche toscana) in parole come ceci, bacio e amici.

VV 1-4 : nella prima quartina del sonetto possiamo notare subito la grande forza figurale
dell'autore il quale rappresenta gli angeli come dei popolani energici piuttosto che come creature
celesti. ‘’Tromme’’ – trombe ; ‘’ uno pe ccantone’’ . ciascuno a un angolo ; ‘’ co ttanto de voscione’’
– a voce molto alta, gridando ; ‘’Ffora a cchi ttocca ‘’ – come invito ai corpi a mettersi in fila per la
rassegna
VV 5-8 : viene presentata un'altra immagine forte : gli scheletri di tutti i defunti marciano carponi
per potere conquistare le sembianze umane che avevano perso e sembrano tanti pulcini attorno
alla chioccia. ‘’Vierà’’ – verrà ; ‘’ filastrocca’’ – lunga fila ; ‘’schertri’’ – scheletri ; ‘’ a ppecorone’’ –
carponi ; ‘’ bbiocca’’ – chioccia
VV 9-11 : la costa mento blasfemo della chioccia a Dio rende bene il clima della poesia che non è
affatto condizionata da valori religiosi o spirituali. anche la doppia metafora cantina- letto servono
ad indicare l'inferno e il paradiso e con questo si vuole rendere palese la volontà di concretezza e
di realismo propria del poeta romano. ‘’Du parte’’ – due parti : i dannati che vanno all'inferno e i
beati che salgono in paradiso
VV 12-14 : quegli stessi angeli che avevano annunciato il giudizio divino a suon di trombe
spengono le luci come si fa quando si va a dormire e tutto torna nel silenzio e nel buio precedenti.
‘’ Na sonajjera d’angioli’’ – una moltitudine festante di angeli

ANALISI ‘’IL LADRO DI MERENDINE’’ ( ANDREA CAMILLERI)


Lo strano impasto linguistico usato da Camilleri è evidente già nel verbo d’esordio ‘’ s’arrisbigliò’’ ,
un verbo che non è né italiano né siciliano. La scelta è legata al fatto che lo scrittore vuole
suggerire una parvenza di siciliano, ma senza esagerare affinchè anche i non siciliani possano
comprendere.
Lo stesso accorgimento vale anche per ‘’ arravugliate’’ – aggrovigliate. ‘’ Ilinzòla’’ – le lenzuola , si
noti l’accento che qui e altrove Camilleri usa laddove l’ortografia italiana non lo prevede.
‘’Sudatizzo’’ – sudaticcio ( con il suffisso izzo tipico del siciliano) ; ‘’ sarde a beccafico’’- tipico piatto
della cucina siciliana ; ‘’ s’era sbafàto’’ – si era mangiato ( accento ) ; ‘’ torno torno’’ – tutt’intorno ;
‘’parse’’ – parve ; ‘’ addiventato’’ – diventato ( con il prefisso a)
Si noti la sequenza di quattro proposizioni coordinate per asindeto : ‘’ si susì’’ – si alzò ; ‘’raprì’’ –
aprì ; ‘’ aggilàta’’ – gelata ; ‘’ taliò’’ – guardò
Ci sono poi due frasi nominali a inizio della sequenza . ‘’ giornata bona’’ : senza l’articolo e con
l’aggettivo posposto al sostantivo – una buona giornata
Continua l’uso della paratassi con frasi brevi e coordinate per asindeto . ‘’ si ricurcò’’ – si rimise a
letto
Livia è la fidanzata storica di Montalbano , che si trova a Genova. ‘’ prisenza’’ – presenza. La
poesia citata di Dylan Thomas , poeta gallese, si intitola in realtà ‘’ in country sleep’’ . ‘’ come
faceva’’ – si noti l’uso del verbo generico fare in un contesto in cui lo scrittore avrebbe potuto usare
verbi più appropriati . ‘’ assà’’ – assai , con apocope della vocale finale
L’improvviso squillo del telefono manda in fumo il sogno di Montalbano . ‘’ trasisse’’ – entrasse ; ‘’
virrina’’ – è un tipo di trapano ; ‘’ nèsciri’’ - uscire

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