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LINGUISTICA ITALIANA

La varietà dell’italiano
Si dispongono nello spazio italiano secondo 5 parametri:

• Tempo; cambiano attraverso il tempo, variazione diacronica


• Spazio; aria geografica, variazione diatopica
• Variazioni diastratiche ovvero attraverso gli strati sociali cioè caratteristiche del parlante e
del suo studio
• Variazione Diafisica, contesto comunicativo
• Canale comunicativo, ovvero la varietà diamesiche

L’italiano contemporaneo: tre elementi di un italiano contemporaneo


1) Scelte linguistiche usate da tutti, costituiscono la grammatica fondamentale dell’italiano
standard. Inoltre sono scelte linguistiche non marcate cioè non vengono marcate dai fattori
di varietà per esempio la parola “poeta” detta da tutti , in qualsiasi contesto. (costituiscono
la grammatica fondamentale dell’italiano) Le frasi dei vocabolari sono non marcate cioè
servono a capire il significato.
2) Più insiemi di Scelte linguistiche particolari, marcate differenziate sotto diversi punti di
vista: geografico, sociologico, stilistico (varietà della lingua) per esempio “il mio cane
mangia l’osso vs il mio cane pappa l’osso “, non si tratta più di un caso neutro perché
dipende dalla zona in cui viene utilizzata questo determinato modo di dire
3) I dialetti: in alcune zone non viene quasi più usato e là dove viene ancora usato la loro
distribuzione è disuguale (sono ancora una risorsa espressiva importante per la comunità
linguistica italiana)

Le varietà della lingua si dispongono nello spazio linguistico italiano secondo 4 parametri
fondamentali:
- L’area geografica: variazione diatopica
- Le caratteristiche sociali del parlante e del gruppo al quale appartiene: variazione
diastratica
- La situazione comunicativa: variazione diafasica
- Il canale attraverso il quale si comunica: variazione diamesica
Dal Livello C1 si iniziano ad imparare le marcature di una lingua cioè il livello colloquiale.
Esempi d fenomeni linguistici che possono essere determinati da più fattori di variazione:

• Ce l’ho detto =può essere interpretata in vari modi cioè che sia una scelta sbagliata,
questa espressione è più diffusa nell’aria settentrionale quindi c’è una variazione
diatopica, inoltre non è formale quindi dal punto di vista della situazione è collocato nei
rapporti informali, inoltre il parlante potrebbe essere poco acculturato e quindi usa un
italiano che risente tanto della sua impronta dialettale quindi impronta diastratica ;
invece di gliel’ho detto =forma del livello 1 cioè scelta corretta non marcata, comune
• A me mi piace = da un punto di vista scolastico è sbagliato, però se mi trovo di fronte
ad una persona che è cresciuta in un determinato contesto è “giustificata” questa frase,
può essere connotato in diafasia cioè dalla situazione e quindi può essere accettato
invece di a me piace
• Gli ho chiamato se veniva = in questo caso è una frase che per la grammatica è
sbagliata invece se penso al significato che ha nella regione il verbo chiamare che in
piemontese vuol dire chiedere allora è lecito, e posso pensare due cose cioè che è un
modo di dire di una determinata regione se invece non conosco il piemontese penso
che questa persona non sappia bene l’uso dei verbi =spiegazione diatopica e
diastratica; invece di gli ho chiesto se sarebbe venuto
• Ho chiamato a Giorgio =diatopia, diafasia, diastratia invece di ho chiamato Giorgio

Schema delle varietà dell’italiano

Si è pensato che queste variazioni potessero essere collocate su degli assi per esempio se
prendo un asse della diafasia cioè dove metto le scelte linguistiche che cambiano in base al
contesto avrò un polo formale e uno informale, lo farò per tutti i fattori cioè diastratico,
diamesico e diatopico ecc..ma la cosa è più complicata perché viene rappresentato in un
piano cartesiano ma in questo piano manca la diatopia che in questo schema rappresenta
lo sfondo(c’è sul libro) questo schema è stato inventato da BERRUTI. Vengono usati solo tre
dei quattro assi, la dimensione diatopica non viene considerata, attraversa molte delle
varietà. Due quadranti sono vuoti, il quadrante inferiore sinistro dovrebbe essere occupato
dalla varietà diastraticamente “basse”, diafasicamente “basse” e diamesicamente “alte”.
Analogamente anche il quadrante superiore destro è vuoto perché le varietà
diastraticamente e diafasicamente “alte” sono realizzate attraverso la scrittura, o
attraverso testi di parlato.

L’italiano standard è l’insieme delle scelte non marcate e quelle marcate ma


sono quelle usate da tutti, è una lingua standard, è codificata ovvero è fatta propria da
istituzioni di livello nazionale, è dotata di prestigio cioè costituisce un modello da imitare,
ha una funzione unificatrice fra i parlanti di varietà diverse, ha una funzione separatrice
perché si contrappone ad altri standard nazionali. l’italiano normativo ha base nell’italiano
toscano e fiorentino

Continuum e Gradatum: servono per descrivere le relazioni che le varietà


hanno tra di loro
Continuum: fra elementi di una serie non vi sono interruzioni nel passaggio dall’uno
all’altro; in linguistica, insieme di varietà di una lingua non separate da confini netti, ma con
punti di contatto e di sovrapposizione tali da determinare il passaggio graduale dell’una
nell’altra.

Gradatum: fra elementi di una serie vi sono interruzioni nel passaggio dall’uno all’altro;
in linguistica, insieme di varietà di una lingua separate da confini netti, senza punti di
contatto e di sovrapposizione.

LEZIONE 9/10/2018
Ciascuno degli assi rappresenta una variazione (prendere schema su aulaweb).
VARIETA’ DELL’ITALIANO:

• ITALIANO STANDARD: o italiano normativo (capitolo sul libro), l’aggettivo standard ci fa


pensare a qualcosa di standardizzato, le sue caratteristiche e come è nato: l’italiano
normativo ha base nell’italiano toscano e fiorentino. questa scelta dipende anche dal
fatto che nel trecento la toscana è stata vissuta da grandi autori come Dante, Boccaccio
ecc. il loro modo di scrivere è stato ritenuto degno di essere poi ripreso da altri autori. a
rafforzare questo destino è spiegabile nel 500 in cui l’italiano è stato codificato dai
grammatici, questi grammatici hanno iniziato a descrivere la grammatica dell’italiano. Il
500 è un secolo in cui si abbandona il latino e si usa l’italiano prendendo i modelli del 300.
Bembo (grande autore) ha stabilito chi fossero gli autori di riferimento per fare una buona
poesia come Petrarca e per la prosa bisogna seguire Boccaccio. Questa azione di codifica
fissa una norma linguistica che rimarrà per molti secoli. Questa lingua che condividiamo è
quella che ci fa sentire appartenenti ad una stessa unità linguistica, lingua su cui si basa
l’identità nazionale. Questa sua capacità di essere una lingua di riferimento è molto
dipendente dalla tradizione scritta. Inoltre è una lingua che si insegna a scuola e che
tendiamo a legare allo studio della grammatica, quindi una lingua che rispetta le norme
della grammatica rigida e dello scritto. L’italiano normativo è la lingua che rispetta e
tramanda le norme della grammatica, e che si usa nelle situazioni ufficiali (situazioni
formali). Ma soprattutto è una lingua che NON RISENTE DELLA PROVENIENZA
REGIONALE. LA pronuncia fiorentina rappresenta un modello di pronuncia dell’italiano
standard, la pronuncia fiorentina deve essere emendata, cioè:
1. senza la gorgia (ad esempio la hasa “la casa”) serve per diminuire l’intensità, questa non
può entrare nell’ita standard.
2. Senza la pronuncia spirante delle affricate palatali (ad esempio in italiano cece e in
fiorentino scesce)
Chi è che parla il vero italiano standard?
Oggi chi conosce la pronuncia dell’ita standard, sono i professionisti della dizione cioè quelli
che per lavoro studiano come si pronunciano le parole cioè attori, annunciatori, speaker. Ma
anche le persone che per il ruolo che hanno, si preoccupano di eliminare dal loro modo di
parlare le tracce della pronuncia regionale. Inoltre il parlante italiano usa il vocalismo tonico
(vocali accentati), anche se l’uso di queste vocali alcune volte è influenzato dalla regione,
stessa cosa si ha con la s sorda e la s sonora. Inoltre fa il raddoppiamento fonosintattico: che
fai / che ffai.
Punti critici della pronuncia dell’italiano:
➢ e aperta/ e chiusa
➢ aperta/ o chiusa
➢ s sorda / s sonora
➢ z sorda / z sonora

LEZIONE 11/10/18

L’italiano neo standard: o comune, comprende:


• tutti i tratti dell’italiano standard normativo entrati nell’uso quotidiano, scritto e parlato. Le
parole meno usate non possono far parte dell’italiano comune perché magari vengono
usate di più nello scritto o nel parlato
• tratti non standard (non appartengono all’italiano normativo) usati e accettati (ritenuti
adeguati) dai parlanti. Questi tratti non sono della grammatica classica, ma sono tratti usati
dai parlanti quindi esiste anche una norma dei parlanti che consente usi non standard.
Altre definizioni di ITALIANO COMUNE:

• italiano dell’uso medio (Sabatini): è stata la prima vera etichetta di questa varietà,
questo autore ha scritto nel 1985 un saggio in cui ha scritto quali erano i tratti linguistici
dell’italiano medio. Italiano medio cioè che andava bene anche per usi parlati cioè in
situazioni quotidiane medie. Quindi adatto sia allo scritto che al parlato pur che siano di
livello medio. È di uso comune nel parlato e nelle situazioni informali e con minor uso
nello scritto, nelle situazioni formali.
• italiano neo standard (Berruto): negli anni 1987 Berruto indica la varietà di cui stiamo
parlando, cambia solo l’aggettivo perché con questo si indica meglio la varietà di nuovo
modello. Comprende costrutti che sono entrati recentemente nello standard.
• italiano tendenziale (Mioni): etichetta diversa, tendenziale perché questa varietà, è
una varietà che ci indica le tendenze di cambiamento di questo linguaggio. Evidenzia il
fatto che l’arricchimento attraverso forme provenienti dal sub-standard è la direzione
principale verso la quale si sta muovendo la lingua italiana.

FENOMENI che appartengono a quel gruppo che differenzia


l’italiano comune da quello normativo:
1) dislocazione a sinistra: italiano normativo: ho preso il caffè. È una frase che
non ha marcature, frase neutra, l’ordine dei costituenti è SVO. italiano comune: il
caffè, l’ho preso. Mentre questo realizza lo stesso contenuto con scelte linguistiche
non standard, Viene detto a sinistra perché l’oggetto viene dislocato, anticipandolo
a sinistra del verbo. Non riguarda la posizione del pronome.
Regola: è una costruzione in cui l’elemento del predicato viene a ricoprire il posto
normalmente occupato dal soggetto, ed è ripreso dal pronome clitico, questo tratto
proviene dal parlato.
2) Dislocazione a destra: italiano normativo: vuoi un cioccolatino?, italiano
comune: lo vuoi, un cioccolatino?. L’oggetto spostato a destra.
Regola: è una costruzione simmetrica rispetto alla precedente: si parla di
“dislocazione a destra” quando nella parte destra di una frase c’è un elemento che
dipende dal verbo della frase, e che è ripreso a sinistra da un clitico all’interno della
frase. Questo fenomeno è recente, si tratta di una struttura tipica del parlato.
3) Frase scissa: spezza in due questa unità minima e le divide in due unità. Esempio
carlo esce (ita normativo), è Carlo che esce (italiano comune). Questa funzione,
funziona anche con la negazione. Esempio: non voglio dirti cosa devi fare (italiano
normativo), noo è che voglio dirti cosa devi fare (italiano comune). Molto usata nel
parlato
Regola: partendo dalla frase semplice di base “tu non vuoi” il parlante la segmenta
in due, assegna il primo posto all’elemento che vuole mettere in rilievo e per
rinforzarlo lo eleva al rango di frase affiancandogli “sei”. Diventando “sei tu che non
vuoi”.
4) “C’è” presentativo: un signore ti cerca (ita normativo), c’è un signore che ti
cerca (italiano comune), è una struttura non fissa ma che si deve coniugare infatti
può essere usato anche con il plurale. Delle ragazze ti cercano (ita normativo), ci
sono delle ragazze che ti cercano (ita comune).
Regola: In questo costrutto l’informazione viene distribuita su due unità frasali.
5) Tempi verbali: i cambiamenti in atto nel neo-standard consistono nella
redistribuzione dei carichi funzionali e di significato tra i tempi verbali, con
estensione d’uso di alcuni e riduzione di altri.
➢ TEMPO PRESENTE al posto di verbi al tempo futuro: domani andrò al cinema (ita
normativo), domani vado a cinema (italiano comune), usiamo il secondo caso
perché tutto il valore temporale viene assorbito dall’avverbio “domani”. Il
presente viene usato molto spesso con valore di futuro.
➢ PASSATO PROSSIMO: (a scapito del passato remoto; tratto marcato in
diatopia,diafasia e diamesia) esempio: un anno fa andai a Londra (ita normativo)
, un anno fa sono andato a Londra (italiano comune). Il passato prossimo è in
grande espansione, è molto usato per indicare azioni molto lontane dal
momento dell’enunciazione, inoltre può anche acquisire il valore di futuro
anteriore nel parlato. Nello scritto più formale si usa invece il passato remoto.
➢ TRAPASSATO REMOTO: lo troviamo in testi molto accurati, ad alto grado di
formalità.

Queste strutture sintattiche sono strutture antichissime, per esempio è presente nel
primo documento italiano, nel 960 dopo cristo è stato scritto un documento notarile in
cui compare la prima formula.
Nel corso del tempo ad un certo punto nel 500 i grammatici hanno deciso come doveva
essere l’italiano corretto e quindi la dislocazione è stata tenuta al di fuori della
grammatica ed è stata confinata al di fuori della lingua scritta. Quindi l’italiano comune
è una varietà in cui finiscono dei tratti linguistici antichi che sono stati tenuti al di fuori
della grammatica.

➢ L’IMPERFETTO: viene utilizzato quasi sempre per indicare un’azione iniziata nel
passato e poi continuata e ripetuta, senza che se ne precisi l’inizio e la fine.
Nell’italiano contemporaneo viene usato in vari casi: nel periodo ipotetico, in
altri usi controfattuali: il cosiddetto “imperfetto ludico”, in usi attenuativi: si usa
quando si fa una richiesta e si vuole evitare di apparire bruschi o perentori.
periodo ipotetico -> se + cong.. condiz. (normativo) oppure se + imperfetto..
imperfetto (italiano comune)
Se mi avessi avvisato sarei venuto (n)
Se mi avvisavi venivo (comune)
È usato anche in casi di cortesia = usi attenuativi, cioè mitigano. esempio vorrei
un etto di prosciutto -> volevo un etto..
Qui, quindi assume sfumatura modale nell’italiano comune, perde riferimento
del tempo per rivestire la richiesta di cortesia.
➢ FUTURO -> valori modali, è sempre più sostituito dal presente indicativo per far
capire che ci si sta riferendo al futuro ci si aggrappa all’utilizzo di indicatori
temporali
Esempio: sento dei rumori, potrebbe essere il gatto
Oppure sento dei rumori, sarà il gatto. il verbo “sarà” in questo caso non ha a
che vedere col tempo, assume una condizione/significato ipotetico/valore
epistemico.

6) MODI VERBALI
➢ USO DEL CONDIZIONALE CON L’INDICATIVO: il condizionale tende ad essere
sostituito dall’imperfetto indicativo. Viene usato per le citazioni, attenuazioni.
ESEMPIO: non pensavo che saresti arrivato in tempo
Non pensavo che arrivavi in tempo
Se ti avessi visto, ti avrei salutato
Se ti vedevo, ti salutavo
➢ USO DELL’INDICATIVO AL POSTO DEL CONGIUNTIVO: è molto diffuso, molto di più
nell’italia centro-meridionale che al nord, più in testi informali, frequentemente
parlato, ma poche volte nello scritto, più presso parlanti incolti che presso quelli
colti.
Il congiuntivo è poco usato nel parlato dunque per facilitare si usa l’indicativo
(non corretto), inoltre è il modo su cui si appunta la rigidità dei parlanti
Esempio: penso che sia un bravo cantante
Penso che sei un bravo cantante
Le cause della crisi del congiuntivo sono: la marcatezza, la complessità della
coniugazione, influenza del dialetto, la tendenza a costruire periodi basati sulla
coordinazione piuttosto che sulla subordinazione.
➢ USO DELL’INFINITO: anche esso è in espansione nelle istruzioni, nelle costruzioni
in cui si vuole portare a tema l’azione o l’evento espressi dal verbo, e nel
foreigner talk.
7) INCREMENTO DELLE PERIFRASI
➢ STARE + GERUNDIO -> perifrasi che rappresenta l’indicativo. La diffusione di
questo costrutto è agevolata dall’influenza indiretta dell’inglese.
Esempio: sto leggendo -> leggo
➢ NON STARE A + INFINITO
Esempio: non stare a venire (ita comune) -> non venire (ita normativo)
➢ STARE + A : stavo a mangiare (aspetto durativo)

Perché necessità delle perifrasi? Ipotesi: da un calco dall’inglese (improbabile) molto


probabilmente si tratta di una sfumatura modale, una forma più attenuata e cortese = più utile dal
punto di vista pragmatico (= attenzione sul modo di esprimere e non sulla grammatica)

LEZIONE 18/10/18

CONTINUO DELL’ITALIANO COMUNE: questo italiano comune raccoglie quegli usi che potrebbero diventare
usi standard.

8) Usi del “che”:


nell’italiano dell’uso comune, sono in atto processi di semplificazione, che operano in due
direzioni: riducono il numero delle congiunzioni più usate e semplificano le regole d’uso.
Il “che” usato in:

• frasi relative temporali: esempio la mattina che ci siamo visti, questo che
può essere sostituito anche da “quando”,
• frasi causali: avvicinati che ti devo parlare (il che può essere sostituito con
perché, poiché),
• frasi finali: vieni che ti presento un amico.
Le molte funzioni assunte dal “che” lo rendono un “CHE” POLIVALENTE. Tipico delle varietà
sub standard sono quelle che sono soprattutto colloquiali, riguardano un’area popolare e sono
legate a situazioni informali). Il che polivalente non è un’innovazione recente, ma era già
presente nell’italiano antico ma condannato dai grammatici e tenuto fuori dalla lingua scritta.

9) PRONOMI:
da quando l’italiano è divenuto lingua di tutti, i pronomi sono stati investiti da ampi
processi di semplificazione e di regolarizzazione.
- Sostituzione di egli/ella, essi/esse con lui o lei, loro.
ESEMPIO: ita normativo: egli mi chiese un aiuto
Ita comune: lui mi chiese un aiuto
QUESTE sostituzioni valgono per la terza persona plurale e singolare.
- Sostituzione di loro/a loro con GLI.
Esempio: Giorgio chiese loro un aiuto.
Giorgio gli chiese un aiuto.
Esempio: ho mandato un biglietto a loro.
Gli ho mandato un biglietto.
- Incremento dell’uso pleonastico di ne
Esempio: di questo argomento abbiamo già parlato.
Di questo argomento ne abbiamo già parlato.
- Pronomi/aggettivi:
➢ passaggio da questo/codesto/quello a questo/quello
esempio: passami codesto libro (codesto usato quando si parla con qualcuno
che è vicino a te)
passami questo libro.
10) CONGIUNZIONI:
(ita normativo) affinchè -> per, perché (ita comune) affinchè veniva usato per introdurre le
finali e viene accantonato e sostituito dal per.
(ita normativo) giacchè -> siccome, dato che, visto che (ita comune) per introdurre le
casuali non si usa più giacchè ma poiché o siccome.
(ita normativo) perché -> come mai? (ita comune) per introdurre le interrogative accanto a
perché? Si usa anche “come mai?”.
Per introdurre le consecutive si usa molto spesso “così”.

LEZIONE 19/10/18
L’ITALIANO ATTRAVERSO LE REGIONI
Varietà regionali di italiano: l’italiano regionale comprende l’insieme delle varietà della
lingua italiana, diversificate diatopicamente, cioè in relazione all’origine e alla distribuzione
geografica dei parlanti.
Origine dell’italiano regionale:
• designa una varietà con contorni diversi, si forma dall’incontro tra la lingua
nazionale e i vari dialetti, ma per farsì che questo avvenga, l’italiano deve essere
distribuito su tutto il territorio.
• I primi esempi di italiano regionale risalgono al XV-XVI secolo quando si diffuse il
toscano nelle altre regioni d’Italia.
• Fino all’inizio del 1900 la maggior parte dei parlanti che si trova sul territorio è
dialettofona (un dialetto che copre i bisogni comunicativi) questa caratteristica
spiega perché la lingua letteraria è rimasta nel tempo, perché non ha mai avuto
delle influenze e spiega perché l’italiano regionale nasca proprio negli ultimi tempi,
precisamente da un secolo. Tutto questo perché l’Italia è frammentata dal punto di
vista linguistico. Le cause della frammentazione politiche dell’Italia sono molto
antiche.
Cause della differenziazione nello spazio dell’italiano:

• Cause politiche -> la frammentazione dello stato italiano fino al 1861.


• Cause linguistiche -> la presenza di numerosi dialetti che influenzano l’italiano.

Diffusione dell’italiano dopo l’Unità


1) Industrializzazione: creazione di fabbriche che causa gli spostamenti.
2) Migrazioni interne, dal sud al nord, è importante perché quando una persona abbandona il
proprio paese per un'altra regione si trova difronte ad un altro dialetto e quindi ha bisogno
di trovare una lingua di mediazione, o interlingua.
3) Emigrazione: siamo alla fine del 800 e nei primi del 900 in cui gli italiani prendono la strada
dell’emigrazione verso l’America, sud America, Europa centrale, ed Australia. chi emigra lo
fa per ragioni di condizioni di vita. Coloro che emigrano portano con sé il loro dialetto. Ciò
farà abbassare il tasso di analfabetismo in Italia, cala, perché molte persone sono andate
altrove.
4) Istruzione obbligatoria: nasce una legge in cui si afferma che l’istruzione deve essere
obbligatoria, nelle città questa istruzione era funzionante. La lingua appresa dai bambini a
quel tempo in casa era il dialetto, quindi trovarsi di fronte a scuole in cui si insegnava
l’italiano, era complicato perché la consideravano come una lingua “straniera”.
5) Burocrazia: nascita di un apparato burocratico, cioè nasce uno stato. la burocrazia
stabilisce una rete di amministrazioni uguali su tutto il territorio con le quali i cittadini ci si
devono confrontare. Cioè serve a costringere a spingersi verso l’italiano anche per coloro
che sono dialettofoni.
6) Esercito: leva obbligatoria, periodicamente ogni anno una fascia di età di italiani devono
andare a svolgere il servizio militare, ciò serve come punto di aggregazione tra più ragazzi
provenienti da vari luoghi di Italia, per comunicare tra di loro devono trovare una lingua
con la quale comunicare. Negli eserciti ci sono anche le scuole, grazie alle quali è possibile
anche durante questo periodo, studiare l’italiano.
7) Diffusione della stampa: è importante la stampa, nacquero alla fine dell’800 i giornali, se
nacquero vuol dire che vi erano lettori e ciò vuol dire che si stava diffondendo l’italiano.
Nuova attenzione alla lettura ciò dimostra la crescente diffusione dell’italiano tra italiani.
8) Mezzi di comunicazione di massa: in particolare la radio nel 1920, ma soprattutto con la
televisione. Ciò è fondamentale perché arriva a tutti l’italiano parlato, soprattutto quello di
Firenze, quindi si diffonde un modello di pronuncia e ciò farà capire agli italiani quanto il
loro modo di parlare sia distante dall’italiano corretto e ciò può allontanare dalla parlata
regionale.

TRE PRINCIPALI VARIETA’ DI ITALIANO REGIONALE:


✓ SETTENTRIONALE: comprende il piemontese, ligure, lombardo, veneto-friulano,
emiliano-romagnolo.
✓ CENTRALE: toscano (Firenze è il centro), mediano (Roma).
✓ MERIDIONALE: campano, pugliese, e siciliano.
Esempi di parole che provengono dai dialetti ma che hanno forma italiana e che vengono alcune
volte considerate italiane: Bresaola “carne essiccata”, cannolo “pasta dolce”, tigella “focaccetta”,
pennichella “pisolino”, imbranato “impacciato”, ciao (veneziano), cafone (romanesco), mugugno
(genovese).

LEZIONE 25/10/18

Gli italiani regionali: fonetica, morfosintassi e lessico.


Italiano regionale settentrionale: è la varietà più accettata di base milanese, viene
considerata come quella più vicina all’italiano standard.
- Punto di vista della fonetica: possiamo dire che un tratto regionale dell’italiano di
questa zona geografica è quello di non considerare l’opposizione tra E aperta ed E
chiusa. un altro tratto regionale è la S intervocalica è sempre sonora. Esempio naso
[nazo] anziché naso [naso]. L’affricata dentale in posizione iniziale è sempre sonora,
esempio: [dzio]
- Dal punto di vista morfologico e sintattico: un esempio è la frase “mia mamma”
anziché “la mia mamma”, cioè non viene usato l’articolo determinativo davanti ai nomi
di parentela. Altro tratto tipico è l’utilizzo dell’articolo determinativo davanti a un nome
proprio. Assenza del passato remoto ed iper presenza del passato prossimo. Aggiunta
di “su” e“giù” ad alcuni verbi (prendi su, butta giù). costruzione di frasi con “mica”e
“no” usati nelle frasi negative (non sono mica io che ho detto quella cosa).
Italiano regionale centrale: toscano ha perso il suo prestigio, le sue caratteristiche peculiari sono
valutate come dialettali o sbagliate. Il romano ha attraversato un periodo di grande prestigio, che
andava dal ventennio fascista, all’epoca del neorealismo, della radio e dell’affermazione della TV.
In toscana il repertorio linguistico è monolingue. La parte mediana comprende il Lazio, le Marche,
l’Umbria e ha come centro principale Roma.

- Punto di vista fonetico: Vocalismo tonico a sette vocali, in questo caso è molto
importante distinguere le varie vocali. La gorgia (pronuncia aspirata di –K-) esempio:
casa [hasa].la pronuncia fricativa delle affricate palatali [ts] e [d3] Pronuncia scempia
della vibrante doppia esempio birra [bira] (zona Roma), l’allungamento delle
consonanti [b] e [d3] in posizione intervocalica.
- Punto di vista morfologico e sintattico: largo uso del “si” impersonale esempio:
noi si va via (toscano), mancata concordanza tra soggetto e verbo esempio: c’è diversi
bambini che giocano. (toscano) uso del congiuntivo imperfetto “stassi” anziché “stessi”
oppure “dassi” anziché “dessi” (toscano). Uso del sistema dei dimostrativi a tre termini:
questo, codesto, quello. (toscano)Troncamento dell’infinto ad esempio: anda’ o sape’,
dei nomi propri esempio: Giuse’, degli appellativi esempio: dotto’ (Mediano).
Collocazione dell’aggettivo possessivo dopo il nome a cui si riferisce “la paura mia”.

Italiano regionale MERIDIONALE: è quella dotata di minor prestigio, al centro e al nord l’accento
meridionale viene spesso associato all’immagine di una persona poco colta. Ha come centro
Napoli, Bari, Puglia meridionale o Salento, Calabria centro meridionale e Sicilia.

- Punto di vista fonetico: dittongo uo [wo] come se fosse [uo] esempio: buono,
palatalizzazione di [a] tonica in sillaba libera, la realizzazione sonora delle occlusive
sorde dopo nasale.
- Punto di vista morfologico e sintattico: costruzione dativale, cioè alcuni verbi
vengono costruiti non con l’accusativo cioè con il complemento oggetto ma con il
dativo cioè con il complemento di termine. Esempio: ho chiamato a lui. Prevalenza del
passato remoto. Sostituzione di tenere al posto di avere esempio: tengo fame.
Sostituzione di stare al posto di essere, esempio: non ci sta soluzione. L’impiego
transitivo di verbi intransitivi, per lo più di moto come salire, uscire esempio: devo
ancora salire la spesa, ho sceso la bici… l’uso dell’imperfetto congiuntivo al posto del
presente “digli che andasse”. Uso del “voi” come pronome di cortesia.

GEOSINONIMI: PAROLE USATE A LIVELLO REGIONALE QUINDI NON CONOSCIUTE DA TUTTI,


DESIGNANO UNO STESSO OGGETTO. Detto meglio sono coppie di parole che hanno lo stesso
significato(sinonimi) ma che hanno una caratteristica particolare: ognuna viene usata non in tutta
italia ma in determinate regioni, sono dunque SINONIMI A DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA
COMPLEMENTARE. Oggi si assiste in alcuni casi a processi di standardizzazione degli usi linguistici
che è indotto dai processi di ammodernamento e di omogeneizzazione della società.
Esempio: acquistare e comperare (valgono ovunque) e se prendo bozzino e rubinetto (bozzino
viene usato in una determinata area geografica mentre rubinetto è una parola conosciuta da tutti)
Geosinonimi dell’italiano regionale settentrionale:
- Vera: anello nunziale
- Anguria: frutto ma si può chiamare anche in altri modi.
- Ometto: triangolo che si usa per riporre gli abiti nell’armadio.
- Braghe: pantaloni
- Sottana: gonna

LEZIONE 26/10/18

Italiano e dialetto
Dati statistici dal 1991 al 2012

L’uso della lingua italiana e dei dialetti : (dati DOXA 1991)


• Parlano soltanto il dialetto 11,3%
• Parlano prevalentemente il dialetto 24 %

• Parlano in pari misura dialetto e italiano 26,1%


• Parlano prevalentemente italiano 15,6%
• Parlano solo italiano 23%

L’uso della lingua italiana e dei dialetti


(dati ISTAT 2006 e 2012 a confronto)
In famiglia gli italiani parlano:

• Solo o prevalentemente italiano 53,1% (45,5% nel 2006)


• Solo o prevalentemente dialetto 9% (16% nel 2006)
• Sia italiano che dialetto 32,2% (32,5% nel 2006)
• Altra lingua 3,2% (5,1% nel 2006)

Tra amici gli italiani parlano:

• Solo o prevalentemente italiano 56,4% (48,9% nel 2006)


• Solo o prevalentemente dialetto 9% (13,2% nel 2006)
• Sia italiano che dialetto 30,1% (32,8% nel 2006)
• Altra lingua 2,2% (3,9% nel 2006)

Con estranei gli italiani parlano:

• Solo o prevalentemente italiano 84,8% (72,8% nel 2006)


• Solo o prevalentemente dialetto 1,8% (5,4% nel 2006)
• Sia italiano che dialetto 10,7% (19% nel 2006)
• Altra lingua 0,9% (1,5% nel 2006)

COS’è UN DIALETTO?
1) Una varietà parlata della lingua nazionale (ad es. come nel caso dei dialetti tedeschi).
2) Un codice distinto dalla lingua nazionale.
3) Uno strumento di comunicazione linguistica di ambito e impiego demograficamente più
ristretto rispetto alla lingua nazionale.
LE LINGUE NEOLATINE SI SUDDIVIDONO IN 4 GRUPPI:
• Rumeno
• Dalmatico → gruppo balcano-romanzo
• Dalmatico
• Italiano gruppo italo-romanzo
• Sardo
• Ladino

• Francese
• Franco-provenzale → gruppo gallo-romanzo
• Provenzale e Guascone
• Catalano

• Catalano
• Spagnolo → gruppo ibero-romanzo
• Portoghese

LEZIONE 2/11/18

DIALETTO
Che cos’è un dialetto?
1) È una varietà parlata della lingua nazionale (es. nei dialetti tedeschi).
2) Codice distinto dalla lingua nazionale.
3) Strumento comunicativo linguistico di ambito e impiego demograficamente più dialetto
rispetto alla lingua nazionale.
4) Per ragioni storiche ben precise è stato disprezzato come “lingua dei poveri”, solo nel 1990
ha iniziato di nuovo ad acquisire dignità.
5) I primi ad abbandonare il dialetto sono stati i giovani perché era sanzionato a scuola e
proibito dai genitori.
6) Il dialetto parlato soprattutto dagli anziani, perché l’uso del dialetto cresce con il crescere
dell’età.
7) L’uso dell’italiano è più frequente nelle donne, mentre negli uomini si alterna sia dialetto
che italiano.
8) L’uso del dialetto VARIA GEOGRAFICAMENTE, e si parla in un’area geografica limitata.
9) Non è usato in situazioni formali e non possiede un lessico tecnico-scientifico.

ORIGINE DEI DIALETTI ITALIANI


➢ L’ITALIANO E I DIALETTI ITALIANI continuano il latino parlato
➢ La maggior parte dei dialetti parlati in Italia appartengono al gruppo italo-
romanzo delle lingue neolatine.
➢ Enorme variazione diatopica nel latino parlato nei territori della Romania
linguistica (sec II- VIII d.C.)
➢ Prime testimonianze scritte delle lingue romanze IX e X secolo.

Carte dei dialetti d’Italia (Pellegrini 1977)

Pellegrini è stato un dialettologo che si è preoccupato di creare questa carta per definire i territori
di origine dei dialetti. Ma come vengono stabilite queste partizioni? Attraverso delle linee che
nascono dall’unione dei punti che condividono uno stesso fenomeno linguistico. Ossia ad esempio
a seconda che io mi trovi da una parte o dall’altra dell’Isoglossa, deve essere evidente la differenza
tra le due
ISOGLOSSE PRINCIPALI: LA SPEZIA-RIMINI, ROMA-ANCONA che dividono l’Italia in tre grandi aree
dialettali.
In realtà queste grandi isoglosse sono un fascio di isoglosse minori poiché non esiste una linea
precis, a seconda delle zone qualche parola può sempre cambiare, bisogna quindi andare a
verificare ogni singolo fenomeno linguistico.

3 grandi aree dialettali italiane:


- Settentrionale
- Centrale
- Meridionale

3 macro aree dialettali dell’area settentrionale:


1) Dialetti GALLO-ITALICI (lombardo, piemontese, ligure): questo nome deriva dal fatto
che queste parlate sono affini agli idiomi francesi d’Oltralpe. Le caratteristiche sono:
✓ La presenza delle vocali cosiddette “turbate” latino lunam-> luna (mettere due
punti sulla u) in ligure. O > O (due punti sulla o)
✓ La caduta di vocali atone finali diverse da –a e da –i, esempio “an” per anno
✓ Passaggio da A > E (palatalizzazione di A tonica in sillaba aperta) esempio
latino salem -> sèl bolognese.
✓ Caduta delle vocali atone (pretoniche o postoniche) esempio de excitare ->
dezder (emiliano) -> destare (italiano).
2) Dialetti VENETI (veneziano, veronese, vicentino-padovano-polesano, trevigiano…)
caratterizzati da:
✓ Assenza di vocali turbate latino oculum -> ocio (veneto)
✓ Il nesso –CT- è realizzato con la dentale –t- scempia fructu-> fruto.
✓ Le consonanti occlusive velari K e G davanti a vocale palatale E o I
diventano fricative dentali: caelu-> sjelo.
✓ Le vocali atone finali sono ben salde: neve, fiume, morte. Latino caballum ->
cavalo (veneto)
3) Dialetti FRIULIANI, (Udine, Gorizia, Pordenone) caratterizzati da:
✓ Conservazione della S finale per il plurale: “murs” cioè muri
✓ Conservazione dei nessi consonantici CL, GL, PL, BL : “klama” cioè chiama,
“plan” cioè piano.
✓ Palatalizzazione di KA e GA (mettere esempio)
✓ Caduta delle vocali atone finali: “laris” cioè larice oppure zonin “giovane”
MACRO AREE DELLA’AREA CENTRALE:

4) Dialetti TOSCANI nella toscana: massa carrara considerato uno dei gallo italici. Il
fiorentino ha una diffusione areale è il dialetto fulcro della toscana, il senese è stato un
dialetto toscano importante, nel passato c’è stata una fortissima diatriba tra Siena e
Firenze, dialetto lucchese, pisano, pistoiese, poi abbiamo l’aretino (Arezzo) è un dialetto
che ha dei tratti toscani ma è vicino ad aree più centrali che non toscane, poi abbiamo
l’apuano che è una zona di confine con la zona gallo-italico ed è definita un area di
passaggio tra i dialetti gallo-italici e quelli toscani, infine il grossetano. Il fiorentino di cui si
tratta è un fiorentino che nel tempo ha mantenuto delle forme.
Fenomeni innovativi del toscano:
➢ Monottongazione di wo in o: omo, novo, bono
➢ Gorgia: aspirazione delle consonani occlusive sorde (c, p, t) in posizione intervocalica:
saphone/sahone, pratho/praho, fikho/fiho. non è un fenomeno molto antico, non
dipende dal sostrato etrusco, tratto tipico del toscano.
➢ Passaggio del suffisso –ARIU> -aio: fornariu (latino)-> fornaio
➢ La desinenza della prima persona plurale dell’indicativo presente (-iamo),
viene uniformata mentre nel latino erano tutte differenti: -amus, -emus,
-emus, -imus.
Che cosa non troviamo nei dialetti toscani:

➢ Vocali turbate
➢ Caduta atone finali
➢ Vocali indistinte
➢ Scempiamento delle geminate
➢ Assimilazione dei nessi –nd- e –mb- in –nn- e –mm-

5) Dialetti MEDIANI: (Laziale settentrionale, umbro centro-settentrionale, marchigiano


centrale) caratterizzati da:
- Passaggio di LD a LL “caldo”> Kallu
- Passaggio a vibrante R o a palatale J di L + consonante : “molto”> mordo.
IL DIALETTO ROMANESCO fa parte dei dialetti mediani, è abbastanza unico nel suo genere,
questa sua particolarità dipende dalle vicende linguistiche della città di Roma. Dal 1500 ha subito
una forte penetrazione toscana iniziata fin dal rinascimento, ci sono dei fenomeni storici che
provocano la diminuzione della popolazione a Roma come il Sacco di Roma, ci furono andata
migratorie toscane, dette migrazioni di “lusso” intellettuali e borghesi. vi è un’affinità tra toscano e
laziale. Nel tempo si è formata una varietà basata sul toscano, che si è sovrapposta a un sostrato
romano. Il dialetto romanesco che proveniva dal latino parlato riceve una toscanizzazione così
forte che il romanesco più che essere una derivazione dal latino parlato diventa un dialetto del
toscano. Dalla fine dell’800 da quando Roma è diventata la capitale del regno d’Italia, questo
romanesco toscanizzato ha acquistato prestigio e si è diffuso in tutto il Lazio. Nelle campagne
laziali però sopravvivono dialetti che riprendono il romanesco autoctono. Nella ciociara si parlano
dialetti vicini a quelli meridionali, simile all’antico romanesco. Il romanesco dal punto di vista della
genesi è una varietà storica dell’italiano.
Fenomeni del Romanesco:

❖ Raddoppiamento di “b” e“g” in posizione intervocalica esempio: agile ->


aggile
❖ Assimilazione di ND e MB esempio: mondo -> monno
❖ Passaggio di L > R davanti a consonante esempio: AL -> AR i più bravi “der
mondo”
❖ Troncamento dei verbi all’infinito esempio: mangiare -> magnà, finire -> finì
❖ Conservazione delle tre uscite per la prima persona plurale , esempio:
andiamo -> annamo, vediamo -> vedemo

MACRO AREE DELL’AREA MERIDIONALE:


6) Dialetti MERIDIONALI: (Lazio centro-meridionale, umbro meridionale, marchigiano,
meridionale, abruzzese, pugliese, molisano, campano, lucano, calabrese settentrionale)
caratterizzati da:
❖ Assimilazione delle sonore ND e MB dopo la nasale: “mondo”> monno.
Quando -> quann (campano), non c’è questa assimilazione nella Calabria centrale e
meridionale, nel Messinese e nel Salento centrale.
❖ Sonorizzazione delle consonanti sorde dopo nasale P>B campo -> camb
(campano) oppure T> D (latino) sanctum -> santo -> sand (campano), (latino)
quantum -> quanto -> quand (campano, abruzzese, pugliese)
❖ Mantenimento di norma della sorda (T e C) esempio: (latino) stratam -> strada
-> straat (barese), (latino) lacum -> lago -> aak
❖ Passaggio PL > K esempio: (latino) plus -> più -> kju, (latino) plangere -> piangere ->
kjagner (campano)
❖ Passaggio LL > DD (latino) capillum-> capello -> capiddu (siciliano)
❖ Vocale indistinta [schwa] nelle sillabe finali non toniche (tranne con a):
esempio (latino) canem -> cane -> can (campano)
❖ Metafonesi delle vocali finali “I” e“U”: le vocali E, O si chiudono in I, U quando la
parola termina in I o U esempio: (latino) acetum -> aceto -> acitu(meridionale). La
metafonesi può avere valore morfologico esempio: nel dialetto napoletano MES (mese)
al plurale diventa MIS (mesi). Oppure nir (nero), ner (nera) quindi la trasformazione ha
anche indicazione di genere.
7) Dialetti MERIDIONALI ESTREMI: (calabrese centro meridionale, salentino, siciliano)
caratterizzati da:
❖ Vocalismo tonico a cinque vocali.
❖ Assenza di vocali indistinte
❖ Sostituzione dell’infinito con modi finiti introdotti da mu, mi, ma
8) SARDO:(logudorese, gallurese, sassarese, campidanese) varietà linguistica molto
particolare, il sardo è una lingua condivisa da molti parlanti. Il sardo viene trattato come
una vera e propria lingua perché ha degli elementi linguistici particolari, è una lingua molto
conservativa, deriva dal latino volgare, però per ragioni geografiche la possibilità di
scambio è stato limitato, gli scambi che si sono intercorsi sono avvenuti con la costa e sono
stati di tipo marittimo e commerciale. caratterizzato da:
❖ Mantenimento delle vocali toniche del latino: esempio (latino) nive -> nive
(nuorese sempre in sardegna), (latino volg) sitis -> siti (nuorese)
❖ La conservazione delle consonanti velari K e G davanti a vocale
palatale (e,i) esempio “gelare”, cielo -> chelu, gelo -> ghelu
❖ Passaggio da CL a CR e da PL a PR: esempio; (latino) clamare -> cramare,
(latino) plus -> prus
❖ Posposizione del verbo con l’ausiliare essere: la casa è bella -> bella este sa
domo, sono andati a casa -> andadoso a domo sunu
I dialetti dell’area centrale e meridionale sono il nucleo predominante
dell’Italia dialettale, per estensione geografica e per numero dei parlanti.

I dialetti SETTENTRIONALI: fenomeni consonantici:


- Scempiamento delle consonanti geminate “LL”-> “L” esempio: latina caballum -
>“kavalo”(veneto), latino pelle(m) -> “pele” (veneto), “set”(piemontese) invece di sette.
“TT”>”T” esempio: captivum (latino) -> “cativo” invece di Cattivo.
- Sonorizzazione delle sorde intervocaliche, fino al completo dileguo. T > D, K > G, P > V
ESEMPI: latino “digitum” -> “dido” (lomb. Ant.) -> “deo” (veneto) -> “dito” (italiano)
Latino “catena” -> “kadena” (lomb) -> “catena” (italiano)
Latino “medicum” -> “medeg” (lomb) -> “medico” (italiano)
Latino “urtica” -> “urtiga” (veneto)-> “ortica” (italiano)
Latino “capilli” -> “cavei” (lomb) -> “capelli” (italiano)

DIALETTI LIGURI:
- il dialetto genovese arriva fino a sestri levante e fino ad ovest. Poi c’è Chiavari, Levanto
Savona, finale ligure.
- Ligure centro occidentale=
- Ligure occidentale
- Ligure orientale
- Ligure alpino
- Oltregiogo occidentale: dialetto in cui si sente il contatto con il piemontese.
- Oltregiogo centrale
- Oltregiogo orientale
Il dialetto ligure ha caratteristiche gallo italiche:

- Sonorizzazione delle sorde intervocaliche “mégu” medico


- Vocali turbate (spariscono dopo la Spezia)
Caratteristiche innovative del dialetto ligure rispetto ai dialetti gallo italici:
- Conservazione delle vocali atone e finali, tranne –E finale e –O finale dopo – N -,
esempio gatto (ita) -> gatu (ligure) mentre in un dialetto gallo italico diventerebbe GAT.
minestre -> menéstre-> mnestra (gallo italico). Cane-> can-> can (gallo italico), buono ->
bun -> bon
- Palatalizzazione dei nessi CL, PL, FL, BL. Esempio (latino) Planum -> Ciàn (ligure), (latino)
speculum -> spégiu (ligure)

Qualche parola in genovese:


- Carugiu ‘vicolo’
- Pumélu ‘bottone’
- Spegéti ‘ occhiali’
- Cia ‘gridare’
- Cètu ‘pettegolezzo’

LEZIONE 16/11/18

Minoranze linguistiche in Italia:


- Francese
- Occitano (Piemonte)
- Francoprovenzale (Valle d’Aosta, Piemonte, due comuni in provincia di Foggia)
- Tedesco
- Sloveno
- Ladino
- Friulano
- Albanese (meridione d’Italia)
- Croato (Molise)
- Greco (Calabria e Salento)
- Sardo
- Catalano (Sardegna, Alghero)
- Tabarchino (Sardegna, isole: san Pietro e Sant’Antioco)
- Gallo italico (Basilicata e Sicilia)

IL SUD TIROLO è un territorio che fino al 1920 apparteneva ad un altro territorio germanofono,
con la fine della prima guerra mondiale è stato annesso all’Italia. Dal 1943 al 1945 questo territorio
è stato oggetto di una pesante politica linguistica cioè vi fu il tentativo di italianizzare con la forza
questo territorio, nonostante ciò si è arrivati ad italianizzare i nomi delle strade, dei cognomi e
divieto di insegnamento nelle scuole in lingua tedesca. Un intervento così violento ha creato delle
forti opposizioni e nel momento in cui (1946) l’Italia ha cambiato governo, questo nuovo
atteggiamento ha portato alla formazione delle regioni a statuto speciale (si riconosce la presenza
di un bilinguismo ufficiale). La stessa situazione si è riproposta nella nel Valle d’Aosta.
Sulle minoranze linguistiche si è intervenuti con la legge precisamente nel 1999 in cui è stata
approvata una legge che difende le minoranze linguistiche, queste lingue nonostante tutto,
rischiano l’estinzione.
La Costituzione non ha un articolo in cui si afferma che la lingua italiana sia la lingua ufficiale del
paese. IMPORTANTE è L’ARTICOLO 6 perché stabilisce che la repubblica tutela con apposite
norme le minoranze linguistiche.

Per attuare l’articolo 6 sono state prese alcune misure che aumentano
l’autonomia a livello territoriale:
➢ Un sistema elettorale che garantisce piena rappresentanza alle minoranze francofone e
tedesche attraverso un numero di seggi riservati alla camera
➢ La creazione di regioni a statuto speciale (Trentino- Alto Adige, Valle d’Aosta etc…)

ARTICOLO 2 DELLA LEGGE 482 del 1999:


➢ stabilisce delle norme che tutelino le minoranze linguistiche, rientra nel quadro degli
interventi previsti dall’articolo 6 della costituzione.
➢ Stabilisce che la lingua ufficiale della Repubblica è L’ITALIANO.
Quali sono queste lingue? Quelle scritte prima.

LEZIONE 20/11/18

L’ITALIANO FUORI D’ITALIA:


ci sono 5 milioni di italiani che riguardano i lavoratori all’estero.
L’italiano è lingua ufficiale:

- Della Repubblica di San Marino


- Della città del Vaticano
- Svizzera italiana.
Ci sono altre zone dove l’italiano non è una lingua ufficiale ma viene parlato:

- Corsica (fino al 1700 era di lingua italiana)


- Istria e Dalmazia (territori presenti durante la seconda guerra mondiale)
- Nizza (era italiana ma viene ceduta nel 1860)
- Principato di Monaco
- Malta (l’italiano è stata la lingua ufficiale fino al 1934)
- Albania, Grecia e Tunisia (per trascorsi militari e commerciali)
LE VARIETA’ DIASTRATICHE SONO influenzate dal fattore società cioè:

- Gruppo sociale dei parlanti


- Dal loro livello di istruzione
- Dal gruppo professionale di appartenenza
- Dall’età
- Dal sesso
- Dalle conoscenze specifiche che i parlanti possiedono circa in un determinato
argomento
Le varietà diastratiche sono:
- Italiano popolare
- Italiano colto
- Gerghi: gruppi di parlanti che fanno un mestiere particolare.
- Linguaggi giovanili
- Italiano delle donne e degli uomini: questioni della lingua stessa, genere dei sostantivi
come maresciallo, capitano, avvocato
- Lingue speciali

ITALIANO COLTO
Viene parlato, scritto da persone con istruzione medio-alta, quindi alla fine della scuola superiore.
Questo tipo di italiano coincide con quello Normativo o Standard, il modello che viene insegnato
dalla grammatica (anche se con tratti regionali).

ITALIANO POPOLARE
Varietà di parlanti tipica dei parlanti non istruiti e che usano soprattutto il dialetto come lingua
veicolare, viene definito come un parlante dialettofono. Il linguista Cortelazzo ha affermato che
l’italiano “imperfetto” è acquisito da chi ha per madrelingua il dialetto.
- È l’italiano parlato dalla maggior parte degli anziani, la caratteristica è che conduce la
sua vita quotidiana in dialetto perché ad un parlante dell’italiano popolare manca la
dimistichezza nel parlare italiano e nella scrittura mostra serie difficoltà perché non ha
un’istruzione completa.
- Come faccio a riconoscere un testo nella varietà popolare? Questi testi hanno
caratteristiche specifiche dal punto di vista grafico, morfosintattico e scelte linguistiche
ricche di errori ortografici, morfologici e sintattici.
- Una scrittura dell’italiano popolare presenta testi poco chiari, poco coerenti.
- Grafia imprecisa, punteggiatura senza un criterio, parole usate a sproposito
- È una varietà che a prima vista è piena di errori, ma si tratta di errori spiegabili con un
senso di avvicinamento all’italiano (poca istruzione): ad esempio la testimonianza di un
lavoratore emigrato in Svizzera (anni settanta) ➔le maiuscole sono messe senza un
senso logico e grammaticale, carenza di punteggiatura, però nel complesso il senso si
intende a grandi linee.
L’italiano popolare presenta:

- Tratti morfosintattici e testuali che derivano dall’italiano standard


- Delle improprietà lessicali, Errori ortografici, morfologici e sintattici.
L’italiano è presente come ex lingua coloniale in:
- Albania
- Somalia
- Etiopia
- Eritrea
- Libia
LEZIONE 22/11/18

Tratti grafici dell’italiano popolare:


➢ Uso errato della “H”, inserita dove non viene richiesta o completamente omessa dove se
ne necessita.
➢ Segmentazioni erronee, cioè errata divisione delle parole.

Tratti fonetici dell’italiano popolare:


➢ Forte influsso della pronuncia dialettale.
➢ Accentuazioni non della norma (rùbrica per rubrica)
➢ Vocali epitetiche cioè aggiunte all’interno di nessi consonantici difficili (pissicologo per
psicologo)

LEZIONE 23/11/18

Tratti lessicali dell’italiano popolare:


➢ Uso di parole molto generiche (roba, cosa, affare, dire, fare, dare)
➢ Espressioni mutuate dalla lingua della burocrazia, tecnicismi . esempio:
conseguire il titolo di studio.
➢ Paraetimologie e malapropismi: si ha quando il parlante quando incontra una
parola o un suono che non gli è chiaro lo riconduce a quello che già conosce. Esempio:
altrosi per artrosi, vene vanitose per varicose.

Tratti morfosintattici dell’italiano popolare:


➢ Aggettivo invariabile usato con funzione avverbiale (gli voglio bene uguale per
ugualmente)
➢ Semplificazione del paradigma dei possessivi (suo per loro, cioè per la terza persona
plurale)
➢ Cancellazione di fonemi (dichiara per dichiarazione): parole molto lunghe che si
vogliono rendere corte. (tick per ticket)
➢ Periodo ipotetico col doppio condizionale (se avrei saputo te l’avrei detto)
➢ Concordanze devianti o forme del congiuntivo adattate ( venghi signora al posto di
venga signora, che io stassi facendo invece di stessi facendo)
➢ Estensione dell’uso degli articoli un e il anche davanti a parole con S e Z (un
spazio per uno spazio, il zaino per lo zaino)
➢ Il ci con il valore di dativo (cosa ci dico a carlo?)
➢ Il che polivalente (una scatola che c’era qualcosa dentro)
➢ Concordanze a senso: si ha quando il verbo non concorda in numero con il sostantivo.
Esempio: tutto lo stadio lo applaudivano.

LEZIONE 27/11/18

L’italiano attraverso i contesti (varietà diafasiche)


Fattori di variazione diafasica:
❖ Situazione: formale/informale
❖ Argomento: a seconda di ciò di cui sto parlando posso scegliere opzioni linguistiche che
a loro volta possono anche essere formali o informali
❖ Funzione: riguarda il “cosa voglio fare con la lingua” cioè spiegare commentare ecc…

Si distinguono Due insiemi di varietà diafasica:


❖ Registri (formali, meno formali, più formali, informali etc…)
❖ Lingue speciali o specialistiche: determinate dall’argomento.

I Registri possono essere:


❖ ALTI: prevedono una comunicazione formale e si caratterizzano anche per il loro senso
colto
❖ BASSI: registri informali, vanno a coincidere non sempre con un livello popolare.

Cosa si intende per variazione di registro? Come esprimiamo il significato di “morire” nelle
diverse scale di registro più o meno formali, ma ci sono anche altri aspetti che ci possono aiutare
per descrivere meglio un fatto. Si può avere un’espressione solenne o volgare, eufemistico o
disfemistico. (guardare schema a pagina 135). Per esempio se ci troviamo in un contesto formale il
concetto di morire si direbbe “spegnersi, estinguersi, decadere” invece in ambito informale
“rimanerci, lasciarci la pelle, andare all’altro mondo, schiattare”. Invece ambito eufemistico
“andare al creatore” e in ambito disfemistico “crepare, tirare la cuoia”

Caratteristiche dei registri formali:


❖ Presenza di tratti fonetici poco marcati
❖ Ridotta velocità di eloquio e pronuncia accurata
❖ Pianificazione testuale, sintassi elaborata con subordinate implicite ed esplicite: la
sintassi è più complessa rispetto alla conversazione media e prevede delle subordinate
complicate.
❖ Ricchezza lessicale e uso di termini specifici: questo registro deve rispondere a un’idea
di varietà delle parole usate e deve essere nella zona formale del lessico.
❖ Uso di forestierismi: cioè uso di parole straniere che servono in misura ragionevole per
spiegare con parole tecniche un determinato fatto appartenente ad uno specifico
ambito.
❖ Uso di voci lessicali arcaizzanti: invece di annunciare si dice annunziare quindi scelta di
tipo arcaizzante.

Caratteristiche dei registri informali:


❖ Tratti fonetici marcati in diatopia: cioè non elimino la cadenza del discorso tipico di un
dialetto.
❖ Velocità di eloquio elevata: la conversazione tra amici avviene velocemente
❖ Scarsa accuratezza nella pronuncia (aferesi= sto invece di questo, fusione di segmenti=
questo imbecille diventa sto ‘mbecille)
❖ Scarsa pianificazione testuale, false partenze, cambiamenti di progettazione, frasi bravi
e ellittiche: le false partenze sono quei casi in cui inizio un discorso poi viene interrotto
ed inizio con un altro argomento.
❖ Uso di termini generici, parole abbreviate, disfemismi
❖ Uso di parole oscene: le quali sono bandite dai registri formali.
❖ Uso di onomatopee

Il rapporto tra gli interlocutori influenza il grado di informalità:


❖ Scelta degli allocutivi (signora, dottoressa, egregio, esimio) tutti questi appellativi
segnano un determinato grado.
❖ Scelta dei pronomi allocutivi (tu, Lei, Voi, Ella): ci sono delle regioni in cui si usa di più il
voi, il lei, mentre l’Ella è usato soprattutto in ambito scritto.
❖ Selezione delle formule di saluto (ciao, salve, buongiorno, ossequi): gli studenti
universitari negli anni 70 si davano del lei. Ossequi è difficile da dire a voce però si può
trovare infondo ad una lettera.
❖ Selezione tra le formule di richiesta (imperativo, interrogativo, interrogativo
perifrastico, richiesta impersonale): chiudi la finestra (imperativo), potresti chiudere la
finestra? (interrogativo), bisognerebbe chiudere la finestra (richiesta impersonale), non
è che potresti chiudere la finestra? (interrogativo perifrastico)
29/11/18

LINGUE SPECIALI
Ossia sottocodici o lingue specialistiche:
❖ Lingua della medicina
❖ Lingua dell’informatica
❖ Lingue della fisica
❖ Ecc. ecc.

Lingue settoriali: sono diverse per le nostre definizioni, cioè il linguaggio giornalistico,
televisivo, pubblicitario ecc…Cioè dei particolari usi della lingua in un determinato ambito. La
differenza sta nella quantità di parole tecniche che ci sono nelle lingue speciali e nelle lingue
settoriali. È presente un tasso di specificità ma è minore rispetto alle lingue speciali. Lingue che
riguardano un determinato settore o ambito di lavoro.

LINGUE SPECIALISTICHE o SPECIALI


LESSICO
❖ Deve essere monosemico = ossia una parola ha un solo significato
❖ Deve presentare una scarsità di sinonimi (non esistono)
❖ Deve presentare frequenti ripetizioni
❖ Alto grado di specializzazione
❖ Lessico specialistico
❖ Circolazione limitata (presso gli esperti, i tecnici, gli studiosi)

Come si forma il lessico delle lingue speciali?


1) Parole straniere (ma anche latine e greche), per esempio in informatica molte parole sono
inglesi, non tutte le parole sono state tradotte e sono quindi entrate a far parte dell’uso
“comune”. la parola straniera è monosemica.
2) Neologismi (prefissazione, suffissazione, composizione): sono creati con i meccanismi classici
della parola, cioè quelli tra parentesi. Per esempio per quanto riguarda l’ambito medico le
parole che finiscono in –osi designano una infiammazione cronica cioè l’artrosi.
3) Parole comuni con un nuovo significato specialistico: strategia usata da Galileo Galilei
perché ha preso parole comuni e gli ha dato un significato specialistico. Per esempio la parola
cannocchiale deriva dalla parola cannone.
4) Sigle, acronimi: DNA (sigla), modem (modulatore demodulatore) → acronimo: unisco parti di
parole per crearne una nuova.

MORFOLOGIA E SINTASSI
5) Alto numero di nominalizzazioni: esempio, si deve assumere il farmaco → l’assunzione del
farmaco (lingua specialistica) il verbo viene trasformato in un sostantivo.
6) Minore articolazione nell’uso dei verbi (indicativo e congiuntivo; tempo presente; prima
persona plurale o si impersonale): non tutti i tempi verbali vengono usati, ci sono delle
preferenze nell’uso dei verbi che limitano le nozioni.
7) Prevalenza dello stile nominale: cioè prevalgono frasi senza verbo Per esempio il referto
medico.
8) Poche proposizioni subordinati: i testi sono fatti con poche subordinate questo comporta
9) Un’alta densità lessicale (molte parole piene).
10) I periodi sono brevi, quindi con proposizioni brevi.
11) Questo utilizzo delle proposizioni brevi porta alla creazione di una sintassi paratattica:
discorso lineare.

Strutture testuali
3 caratteristiche fondamentali del testo specialistico:
1) Chiarezza
2) Assenza di contraddizione
3) Coerenza
La struttura del testo è RIGIDA e COSTANTE:
4) Introduzione
5) Problema
6) Soluzione
7) Conclusione
Il testo fa largo uso di schemi, tabelle, grafici, illustrazioni, note a piè di pagina, bibliografia.
Importante uso dei connettori che consentono al discorso di procedere logicamente.

Vi sono delle terminologie specialistiche:

Lingua speciale Lingua comune


Tutela Difesa
Prescritto Stabilito, Ordinato
Derma Pelle
Emicrania Mal di testa
Inibire Impedire

Che cos’è un Gergo?


È una lingua usata da una comunità, da un gruppo i cui membri hanno necessità di comunicare tra
loro, senza essere capiti da altri, oppure se ne servono per distinguersi. Usato da chi appartiene a
determinati gruppi professionali. Serve per garantire l’identità di gruppo. La parola gergo deriva
dal francese “Jergon” che in origine significava “cinguettio, lingua degli uccelli” e passò poi a
significare “lingua dei malfattori” dal XV secolo.

ORIGINI DEL GERGO:


Risalgono al Medioevo➔ era usato dai questuanti= coloro che andavano in giro a chiedere
l’elemosina, i mendicanti che si riconoscevano tra loro attraverso l’uso del gergo; usato anche da
chi si sposta per vendere (come gli arrotini) o dagli spazza camini o dai malviventi.
Deriva dal Fr. Ant. Jergon → cioè qualcosa di incomprensibile

Coloro che parlano il gergo vengono definiti “gerganti”.


Alcuni gerghi storici italiani:
1) Furbesco (dei malviventi.
2) Lengua furbesca (ladri milanesi)
3) Rungin (calderai di Como)
4) Taròm (spazzacamini ticinesi)
5) Tarusc (ombrellai di Novara)
6) Gai (pastori di Bergamo
LE MOTIVAZIONI DEL GERGO:
- Segretezza → vale principalmente per le attività illecite
- Rafforzamento della propria identità, in senso di appartenenza
CARATTERISTICHE DEL GERGO:
- Utilizzato sia in ambito familiare che in assenza di estranei
- Presenza di un lessico di base (candela=sole, brodo= pioggia) per le esigenze
quotidiane.
- Non è una lingua oscura, ma una lingua diversa che viene usata dai gerganti per
distinguersi dai gagi= gli altri, cioè chi non appartiene alla comunità e che non condivide
il gergo.
- Non va usato per indicare il linguaggio specialistico.
CARATTERISTICHE LINGUISTICHE DEL GERGO:
- Utilizzo della fonetica e grammatica del dialetto locale
- Utilizzo del lessico comune con prestiti da altre lingue
- Utilizzo della morfosintassi con alcune peculiarità
Esempio: il pronome personale si esprime con una perifrasi “io= ul me vél”
- No si dice con parole che iniziano per N (nieti, nisba)
- Si, si dice con parole che iniziano per S (Siena, sibo)
- Uso molto frequente di suffissi (-oso, -aldo, -ardo, -one)

Parole gergali del linguaggio militare:


1. Spina= recluta, soldato all’inizio della leva
2. Caramba= carabiniere
3. Angelo custode= poliziotto
4. Pula= polizia
5. Nisba= niente
Parole gergali da suffissi:
1. Fangose= scarpe
2. Allegrosa= chitarra
3. Fratengo= buono
4. Grimaldo= vecchio
5. Bernarda= notte
6. Barone vagabondo

Parole gergali da metafore:


1. Scoglio= naso
2. Fumosa= sigaretta
3. Lampadina= bicchiere di grappa (diventi rosso se la bevi)
Non tutte le parole gergali vengono sostituite da queste. Il gergo si limita ad un repertorio ristretto
di parole perché quando si parla non si usano tutte le parole.

L’ITALIANO DELLE DONNE E DEGLI UOMINI


LINGUA E GENERE:

la differenza tra uomo e donna riguarda il ruolo sociale che essi hanno nella società in un
determinato periodo storico.
➔che cosa intendiamo per genere?
1. Genere come traduzione di inglese Gender
2. Non si riferisce solo alle caratteristiche sessuali, definite dalla biologia
3. Ma considera il complesso di fenomeni sociali, culturale e psicologici legati all’identità
sessuale di una persona.
➔punti critici dell’italiano nei confronti del genere:
1. Nomi di professioni e cariche onorifiche: assessore/assessora/sindaco/sindaca
Però diciamo professoressa, dottoressa e perché non diciamo “assessoressa”?
➔ Perché ci sono forme come professoressa e dottoressa che sono usate da tanto tempo.
Si pensava che le donne, proprio perché impegnate a educare i figli, utilizzassero molto di più degli
uomini le varietà di prestigio e fossero propense ad accogliere tratti dello standard, mentre gli
uomini erano soliti utilizzare prevalentemente il dialetto.
LEZIONE 4/12/18

Lingua della burocrazia


Si può considerare una lingua SPECIALE in quanto ha un suo lessico ed è la lingua degli atti
pubblici, dei documenti che regolano il rapporto tra lo Stato e il cittadino, amministrazione
universitaria, quindi qualcosa che comunica con l’esterno (i cittadini). Spesso quando il pubblico
parla al cittadino deve usare anche una lingua giuridica che comunica atti particolari.
È una lingua che si caratterizza per la distanza dalla lingua comune, per l’uso di forme arcaiche o
disusate la più importante forma arcaica è l’articolo plurale “li” [Genova, li 4 Dicembre 2018 è la
forma giusta] la lingua della burocrazia è stata definita, da Calvino come l’antilingua a causa delle
difficoltà di comprensione da parte del cittadino.
Esempio di un interrogatorio: Stamattina presto andava in cantina ad accendere la stufa e ho
trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena.
Non ne sapevo niente che la bottiglia di sopra era stata scassinata.

mentre all’interno dell’atto giudiziario troveremo scritto: il sottoscritto, essendosi recato nelle
prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento ecc…

mettendo a confronto i due testi possiamo notare delle differenze:


1) Testo ridotto e meno elaborato
2) Anche il lessico del primo testo risulta meno elaborato rispetto al lessico presente nella
dichiarazione dell’atto giudiziario. Per esempio “accendere la stufa” vs “l’avviamento
dell’impianto termico”.
3) Il primo testo è meno formale rispetto al secondo che è nettamente formale.

Caratteristiche del linguaggio burocratico:


❖ Preferenza per espressioni tecniche rispetto a quelle comuni (adatto -> idoneo)
❖ Neologismi che sostituiscono locuzioni (relazionare -> fare una relazione)
❖ Ridondanza (corpo docente -> insegnanti)
❖ Uso di gerundi (fermo restando), participi presenti (avente per oggetto), participi
passati (considerato, premesso)
❖ Uso del futuro denotico (le domande dovranno essere consegnate)
❖ Periodi lunghi con molte subordinate -> tende a complicare la sintassi, l’aspetto
sintattico è quello che differenzia la lingua speciale dalla lingua burocratica.
La lingua della burocrazia è meno precisa, lontana dal concreto, serve a sottolineare
l’autorità di chi scrive, tono molto formale.
LEZIONE 6/12/18

L’ITALIANO SEMPLIFICATO
Varietà diafasiche, usiamo l’italiano semplificato in determinate situazioni.
Intendiamo una varietà:
❖ Usata da parlanti di madrelingua diversa e con poca competenza della lingua italiana
❖ Usata da parlanti competenti per comunicare con chi ha poca competenza della lingua
italiana.
Che cosa si intende con semplificazione? Quando a una certa forma(struttura) di una lingua si
contrappone una forma o struttura più semplice, cioè più facile da realizzare, meno complessa,
che può sostituire la prima senza che si perdano le informazioni essenziali contenute nel
messaggio.
Prerogativa non solo chi non parla l’italiana, ma anche dei bambini piccoli con cui non utilizziamo
l’italiano comune, ma semplifichiamo.

Caratteristiche generali/fondamentali delle varietà semplificate:

❖ Lessico ridotto: lessico che si attesta all’uso comune, più diffuso. Non andremo a
utilizzare il lessico della burocrazia.
❖ Sintassi semplice: sintassi che organizza la frase dove non ci sono molte subordinate,
limitandosi all’ordine più comprensibile di SVO.
❖ Coniugazioni verbali ridotte al minimo: indicativo presente passato prossimo, infinito.
Tendo a limitare le scelte verbali a modi e tempi più comuni, evitando forme ad
esempio con il congiuntivo
❖ La copula e molti pronomi tendono a essere eliminati

VARIETA’ DELL’ITALIANO SEMPLIFICATO:


Il madre lingua ha posizione dominante di fronte al suo interlocutore “inferiore”, è lui che decide
come semplificare la lingua.

1) BABY TALK: linguaggio che noi usiamo con i bambini


LESSICO:
❖ Limitato: esperienze quotidiane, alle necessità, ai bisogni filosofici
❖ Esigenze comunicative centrate sui bisogni del bambino: sapere come sta, di cosa ha
bisogno ecc…

MORFOLOGIA E SINTASSI:
❖ Frequente uso diminutivi (-ino, -ello, -etto, -uccio): stabilire un contatto più empatico:
vuoi l’acquina?, hai setina?
❖ Eliminazione dell’articolo
❖ Predominanza di esclamative e interrogative: “vuoi pappa?”, “hai bua?”

FONOLOGIA:
❖ Parole semplici con alternanza consonante-vocale-consonante-vocale (tata, pipì …)
❖ Parole con onomatopea ripetuta (brum brum, bau bau)
❖ Parole con seconda consonante lunga (mamma, nonna, pappa…)
Sull’uso di questo linguaggio ci sono state discussioni. Alcuni sostenevano che rivolgendosi così ai
bambini ostacolasse il loro apprendimento. Invece ciò è importante come base per
l’apprendimento, un tipo di linguaggio che non va stigmatizzato.

È corretto usarlo, non rovina la formazione linguistica


2) FOREIGNER TALK: linguaggio che usiamo con gli stranieri
Lessico:
❖ Uso esclusivo di parole comuni: non posso pretendere che il mio interlocutore sia a
conoscenza della differenza ad esempio tra via, viale, corso ecc… è più semplice usare
“strada”
❖ No espressioni colloquiali: esempio “un fico secco”. Espressioni non immediatamente
traducibili.
❖ Frequenti ripetizioni
❖ Uso di sinonimi e perifrasi per farsi capire
❖ Ricorso a onomatopee

Morfosintassi:
❖ Frasi collegate soprattutto per coordinazione
❖ Frasi brevi, formate da pochi elementi
❖ Uso di strutture grammaticali neutre non marcate: “dal point of view geografico”
❖ Enunciati poco grammaticali
❖ Uso dell’infinito come unica forma verbale
❖ Frequente eliminazione di articoli e preposizioni e cupole

“mio padre, mio papà, pittore, era Baviera. Voi conoscere Baviera?”: uso di sinonimi padre-papà.
L’italiano standard prevede che “mio padre-papà” sia preceduto dall’articolo.

Fonologia:
❖ Volume della voce alto
❖ Velocità dizione rallentata
❖ Pause più lunghe rispetto alla normale comunicazione
❖ Dizione accurata

Pragmatica:
❖ Gestualità molto più ricca
❖ Allocutivo “tu”
❖ Domande dirette senza forme attenuate

LEZIONE 7/12/18

L’ITALIANO ATTRAVERSO I MEZZI DI TRASMISSIONE


VARIETA’ DIAMESICHE
3 canali comunicativi:
❖ Scritto, richiede il canale visivo e sfrutta la grafia anche come accompagnamento
grafico.
❖ Parlato, canale uditivo.
❖ Trasmesso, utilizza mezzi di trasmissione di massa, tecnologie.
Ciascuno ha delle caratteristiche che influenzano il nostro parlato. Esempio il parlato lo posso
usare se è ad una distanza sufficiente per sentirmi. Lo scritto è il limite dei caratteri, nel mondo
digitale.

L’asse diamesico ha i due poli (scritto-scritto, parlato- parlato) asimmetrici, ed è affiancato sempre
dal canale trasmesso.

Concetti importanti per lo scritto:


- La norma, è quella specie di regola che ci dice quello che possiamo utilizzare nella
lingua. È normalmente legato allo scritto
- Lo standard è quella varietà di lingua che è soprattutto una varietà scritta.
La scrittura è rimasta punto di riferimento fino ad un decennio fa, in brevissimo tempo
si è evoluta nel parlato, il modello di formalità dell’italiano normativo sta cedendo.

SCRITTO: TRATTI DISTINTIVI


- Canale visivo (scrittura, grafia, disegni; segni interpunzioni, sono elementi
fondamentali)
- Comunicazione a distanza (la produzione della scrittura è sempre precedente al
momento della sua fruizione da parte del destinatario). In questo caso è meglio
pensare ad una lettera, spostare nello spazio e nel tempo una comunicazione è il ruolo
tipico della scrittura.
- Non ha facebook, ovvero non ha risposta, riscontro: la discussione sul testo avviene
sempre quando ormai non è più possibili modificarlo.
- È ricco di esplicitazioni e chiarificazioni. Il destinatario non sa nulla di quello che c’è
intorno all’emittente che scrive, la scrittura obbliga ad essere chiari.
- È di solito corretto dal punto di vista grammaticale, aspetto formale molto importante

CARATTERISTICHE LINGUISTICHE DEI TESTI SCRITTI:


- Opzioni più formali, ci da tempo di ragionare e revisionare il testo, nello scritto
tendiamo ad essere più formali.
- Uso canonico dei tempi e dei modi verbali (periodo ipotetico con congiuntivo e
condizionale anziché col doppio indicativo)
- Congiunzioni meno comuni (poiché, giacché, bensì)
- Sintassi complessa, la scrittura formale non è nata di getto quindi dietro c’è una grande
riflessione.
I giornali, gazzette accompagnarono nel 900 il volgersi dall’italiano scritto più formale a quello
meno informale. Dal 1900 il quotidiano giornaliero ha abbandonato le classiche caratteristiche
rigide, proponendo una scrittura di media formalità.
LEZIONE 13/12/18
Continuo dell’argomento precedente.

PARLATO. I TRATTI DISTINTIVI DEL CANALE


Tratti costitutivi:

❖ Sfrutta principalmente il canale uditivo, ma ciò che io ricevo viene integrato anche
dal canale visivo e tattile.
❖ Prevede la compresenza di un emittente e di un destinatario
❖ Presenza del “feedback”, possibilità di interagire con chi parla.
❖ Stretta dipendenza dalla situazione: ogni situazione comunicativa può essere formale o
informale, quindi ci poniamo il problema di quale registro utilizzare. Il parlato è legato
fortemente legato a questi due concetti “formale-informale”.
❖ Scarsa pianificazione: i testi parlati sono caratterizzati da una scarsa pianificazione,
perché quello che io sto dicendo lo sto improvvisando in quel determinato momento.
❖ Frantumazione della sintassi: la scarsa pianificazione porta ad una frantumazione
sintattica.
❖ Incompletezza nelle informazioni: ciò che rende il parlato così “slogato” può portare
all’utilizzo del sottinteso. “prendi questo” = “questo”, che cosa?
Un esempio è il parlato radiofonico: per capire che cosa vuol dire scarsa pianificazione, e cambio
delle informazioni ecc… preso da Radio 105, del 30 Gennaio 2014. Le pause rappresentate con “/”
o “//” quando la pausa è più lunga. Introducono l’argomento con “no…”. Chi parla si affida ad un
testo molto sintetico pieno di impliciti perché si aspetta che chi ascolta abbia gli oggetti per
codificarli per esempio “quella gomitata data alla alla…”. nel parlato il “mhh” ha il ruolo di riempire
quelle pause. Mentre il conduttore richiamava un fatto, inserisce un commento “brutte scene
proprio brutte”. Non ci sono stacchi nel inserire un secondo argomento.

Il parlato non ha una grammatica migliore o peggiore rispetto allo scritto, ha una grammatica
più elastica (cioè ammette degli usi più semplici o usi che lo scritto tende ad evitare) che ha
alcuni tratti fondamentali:

❖ Pause: stabiliscono la struttura di ciò che stiamo dicendo, e possiamo simulare i punti
esclamativi e non solo
❖ Esitazioni
❖ Enunciati incompiuti: si, ma perché non… va be’ ciao.
❖ Autocorrezioni: … l’opera è stato, è stata ben eseguita direi no?. Nel parlato sento
tutto, cioè quando si sbaglia, quando si corregge e in maniera automatica è come se io
eliminassi la parte sbagliata e riformulassi la frase in modo giusto.
❖ Segnali discorsivi: “sai, ecco, voglio dire, allora”. Si parla di funzione fatica della lingua
cioè che serve a verificare l’apertura del canale di conversazione.
❖ Anacoluti: Mario, non gli ho detto niente io. L’Anacoluto si verifica quando in una frase
ho degli elementi che morfologicamente non si corrispondono.
❖ Deissi: questo è più bello di quello (solo vedendo gli oggetti la frase ha senso), nel
parlato gli oggetti vengono indicati e non verbalizzati.

LEZIONE 14/12/18

IL TERZO CANALE COMUNICATIVO: IL TRASMESSO


Il canale del trasmesso nell’asse diamesico non è rappresentato, perché la trasmissione può
riguardare sia teschi scritti, ma può avvenire anche attraverso il parlato.

❖ L’italiano trasmesso è la varietà di lingua usata dai mezzi di comunicazione di massa, è


una varietà che si riconosce da poco tempo, legata all’innovazione tecnologica. Si fa
riferimento ai mezzi nuovi.
❖ Presenta sia tratti dello scritto sia tratti del parlato= cioè dal punto di vista tecnico del
canale ci sono degli elementi in comune con l’oralità e altri con lo scritto.

I mezzi di trasmissioni più importanti del trasmesso:


❖ Radio= in Italia, 6 ottobre 1924, inizio delle trasmissioni radiofoniche, la radio era
controllata dallo stato durante il regime fascista mentre oggi la radio è affiancata a
pochi canali come la rai ma ne esistono tanti altri privati. Il regime fascista associava la
radio alla propaganda politica, è quindi sottoposta alla censura, c’erano delle regole
molto rigide. Nella radio degli esordi non c’è il parlato naturale, ma si leggono dei
comunicati stampa, notiziari, quindi dei testi che sono fatti per essere compresi. Gli
speaker vanno a studiare dizione, devono mantenere una pronuncia controllata che
riprende le regole del fiorentino, non sono rappresentati i dialetti italiani. Negli anni
1970 la situazione cambia, la trasmissione radiofonica rimane statale ma in questi anni
nascono le prime radio private, e gli speaker non sono più coloro che studiano dizione
ma sono persone che portano in radio il loro modo di essere con le varie pronunce
italiane, viene creata la diretta. Quindi si parte da uno scritto che deve essere parlato
ad un parlato- parlato cioè si parla a ruota libera ➔ parlato che cambia in base al
contesto.
❖ Cinema= Cinema sonoro in Italia a partire dal 1930. Novità molto grossa rispetto alla
radio, perché unisce audio e video, rappresenta una possibilità della diffusione della
lingua. La lingua trasmessa dal cinema è stata diversificata. Il parlato all’inizio utilizzato
è di tipo teatrale, molto controllato, che presenta un’articolazione delle battute che si
avvicina a quella del teatro. Un parlato senza influenze dialettali, ma segue la dizione
standard, l’italiano quindi proposto ha un registro più alto. Nel cinema ad un certo
punto ci sono dei movimenti che portano alla modifica della lingua come il
neorealismo, vengono inseriti nuovi argomenti, come la campagna, la zona urbana.
Arriva anche nel cinema la diversificazione dei dialetti. prima della seconda guerra
mondiale il 48% andava al cinema. La commedia italiana si basa non solo sull’utilizza del
dialetto ma anche sulla comicità di quella determinata regione. Il passaggio ultimo che
si è verificato negli ultimi decenni è quando si è iniziato a rappresentare una nuova
varietà quella dell’italiano colloquiale o informale.

LEZIONE 18/12/18

❖ Televisione= in Italia dal 1954= data importante per l’italia perché negli altri paesi la TV
c’era già da prima, dagli anni ’40. È una televisione statale, così come la radio (monopolio
dello stato). Il televisore è un apparecchio che non si diffonde immediatamente in tutte le
case (diverso dalla radio, diffusa più capillarmente nelle case anche dei meno abbienti).
Principalmente acquistato dalle persone più abbienti della media-borghesia. Si diffonde il
fenomeno delle visioni comuni (televisione acquistato da circoli o locali pubblici dove le
persone andavano e la guardavano insieme. Caratterizzante degli anni ’50 e primi anni del
‘60= senso di condivisione). Le trasmissioni rispondevano a due principi fondamentali:
1) Informazione: telegiornali
2) Intrattenimento: intrattenere educando. La tv delle origini sa l’importanza delle sue
azioni sul popolo, perché quello che propone lo fa allo stesso modo su tutto il territorio
nazionale. Usata anche per fare cultura. i primi sceneggiati erano tratti da romanzi, sia
italiana che straniera per esempio inglese, francese, russa → volontà pedagogica:
formare e informare il popolo. L’intrattenimento passa anche attraverso cose più
leggere, ad esempio i Quiz: contesto è che ciò che proviene dalla cultura è positivo. Un
modello guardato con ammirazione. Televisione molto formale, dove l’impostazione
della pronuncia è quella standard. Lingua ha come caratteristica quella di proporsi
come modelli → “non è mai troppo tardi” del Maestro Manzi, che veniva ripreso in aula
mentre faceva lezione agli adulti, a persone anziane= idea positiva dell’alfabetizzazione.
le trasmissioni tv all’inizio duravano poche ore, dopo cui non vi era più nulla. Oggi c’è un
flusso continuo 24 ore su 24.
Quando cambiano le cose? Anche in questo caso negli anni 70. Nel 76 sono state concesse
le prime frequenze alle emittenti private. Questo ha avuto due effetti fondamentali:
1) Il fatto che l’ingresso di televisioni private abbia modificato il palinsesto: il privato fa
una determinata attività se questa rende. Come si fa a guadagnare? Vendita di minuti
di pubblicità a interno programmazioni che hanno un costo che dipende da quanto il
programma viene visto. Interesse è quello di avere molti programmi visti →
principalmente programmi di intrattenimento (difficilmente riprese dell’Opera,
documentari ecc..) la rete sopravviveva grazie al canone.
2) Nel momento in cui devo fare ascolto, non posso trattare il pubblico come se volessi
insegnare qualcosa, cambia come viene rappresentata e proposta la società. Se prima
avevamo un modello linguistico di riferimento, distante dal vero, oggi noi abbiamo una
televisione che è diventata un contenitore di tutto il repertorio degli italiani.
Situazione dove non è più richiesta la pronuncia perfetta in televisione. Oggi
interscambio tra lingua della società e linguaggio televisivo.
Tratti distintivi del trasmesso:
1) Utilizzo del canale sonoro (come la lingua parlata) e del canale visivo (come a lingua
scritta).
2) Emittente e destinatario non condividono lo stesso contesto situazionale; produzione
messaggio in un contesto che non è lo stesso di quello del destinatario.
3) Emittente non riceve il feedback da parte del destinatario.
4) Il messaggio di solito è inviato a più destinatari: platea molto vasta, pressoché
illimitata e il messaggio che viene trasmesso non è fatto per una singola persona.
5) Il tempo della produzione del messaggio può anche essere molto lontano rispetto al
momento in cui il destinatario lo riceve: questa possibilità era anche caratteristica dello
scritto.

LEZIONE 20/12/18

PARALINGUISTICA, PROSSEMICA, GESTUALITA’


Si parla di ciò che accompagna il linguaggio linguistico, varia a seconda della situazione sociale e
non solo. Do un significato al tono ai gesti, la competenza comunicativa somma una serie di
significati che non sono verbali.

Un messaggio verbale è accompagnato da tratti :


- Paralinguistici (intonazione, velocità, altezza, ritmo, accento) hanno a che fare con il
“come” viene prodotta la lingua. Tutti questi tratti contribuiscono alla definizione del
significato.
- Prossemici (posture, distanze) sono quegli aspetti che riguardano il rapporto personale
degli interlocutori, come si pongono, che confidenza dimostrano durante una
conversazione.
- Gestuali (gesti delle mani e espressione del viso) come le mani accompagnano ciò che
stiamo affermando, o i movimenti del nostro viso che possono andare anche in
contrasto con ciò che stiamo dicendo in quel momento.

La paralinguistica
ha a che fare con elementi che riguardano come una frase viene pronunciata ma non sono
elementi di lingua ma di contorno intonativo. La stessa frase può avere diversi significati in base al
tono con cui la pronunciamo.
Comprende:

• Tratti inerenti la struttura dell’enunciazione (esitazione, silenzi, pause)


• Tratti soprasegmentali: un enunciato è composta da diversi segmenti, i segmenti
possono essere le singole parole ma posso anche analizzarla dividendola nella parte
iniziale e finale, normalmente mettiamo i segmenti della frase secondo un ordine
stabilito dalle regole della grammatica a questi elementi aggiungiamo i tratti
soprasegmentali cioè l’accento, l’intonazione e quelli che possiamo chiamare come
effetti vocali. Accento: caratteristica che riguarda la singola parola, intensità con la
quale viene pronunciata. L’intonazione: ha a che fare con il contorno intonativo o con la
curva intenzionale ed è quella caratteristica che quando la scriviamo dobbiamo
renderla con punto interrogativi, esclamativi etc… a scuola non impariamo
l’intonazione standard ma può essere influenzata dalla regione in cui si vive. Effetti
vocali: si fa riferimento alle possibilità che io ho di modificare la mia voce per esempio
bisbigliare che si fa portatore di un altro significato cioè la segretezza che si aggiunge a
ciò che io dico al mio interlocutore. Oppure ci sono altri effetti vocali come per esempio
quando parliamo con un bambino, con loro si può usare il parlato labializzato o
bambinesco.
• Tratti prosodici: comprendono l’altezza, il volume, la velocità e il ritmo. Altezza
(acuto/grave), la velocità (tempo di elocuzione cioè quanto impiego per dire la frase, e
può essere motivata dal mio stato d’animo. Caratteristica che può anche essere legata,
all’uso regionale), ritmo (come in una certa frase o lingua si succedono gli accenti, tanto
più le parole sono lunghe tanto più il ritmo si fa variato)

La prossemica
- Disciplina che studia l’uso dello spazio, del contatto fisico, e delle distanze
interpersonali a fini comunicativi.
- I fatti prossemici sono determinati dalla cultura , sono fatti culturali quindi
tutti gli atteggiamenti che assumiamo sono influenzati dalla cultura alla quale
apparteniamo.
- Sulla base di questo atteggiamento si sono individuati due tipi di società: società del
contatto (società che consiste in uno spazio che prevede anche il contatto fisico come
per esempio sfiorarsi il braccio, paesi arabi, america latina, italia, spagna) e del non
contatto (tradizionalmente le società del nord Europa, società indiana). Su questa cosa
è stato fatto uno studio sulla frequenza di contatti tra coppie, sedute nei vari bar in
diversi paesi. Mediamente in un’ora le persone stabilivano un contatto fisico per 180
volte a Porto Rico, per 110 volte in un’ora a Parigi, a Londra MAI.
- Distanza fra gli interlocutori durante l’interazione: zona intima (30-60 cm partner,
fratelli), zona personale (parenti), zona sociale e zona pubblica.

ULTIMA LEZIONE 21/12/18

LA GESTUALITA’
I gesti sono elementi costitutivi della comunicazione verbale. Si è visto che la gestualità, come noi
accompagniamo la conversazione, non è un elemento di contorno. Metà del contenuto arriva dalle
parole, l’altra metà dall’aspetto visivo. Distinguiamo due tipologie di gesti:
1) Gesti universali: esempio il sorriso, gli occhi sbarrati (sorpresa, sbalordimento, che non è
legato alla lingua o alla cultura)
2) Gesti simbolici: gesti che sono legati ad una certa cultura, che non sono innati. Sono gesti
codificati, condivisi da una determinata comunità. In un certo senso questo somiglia alle
parole (significante-significato).

Gesti simbolici
➢ Sono dotati di un significato preciso, socialmente condiviso (segno della croce, segno
dell’OK)
➢ Hanno un significato convenzionale
➢ A volte, lo stesso gesto, può avere significati diversi in diverse comunità
➢ Alcuni gesti hanno anche valenza lessicale: corrispondo ad intere frasi
➢ Possono avere dei sinonimi
➢ Possono avere più significati

- Variabilità sociolinguistica dei gesti (tempo, spazio, società, mezzo di comunicazione):


nel tempo c’è stato un mutamento dei gesti. Ci sono stati studi su testimonianze dei
gesti → nnell’800 vi erano più gesti nella comunicazione, anche per ragioni di tipo
regionali visti i dialetti molto presenti. Molti gesti ci sono arrivati dal cinema, dai mezzi
di trasmissione come il cinema e la televisione. È importante il sostrato dialettale che ci
può essere nelle comunicazioni parlate, e ci sono zone d’Italia dove ci sono gesti molto
particolari (il “no Greco”- testa indietro e schiocco della lingua nel sud Italia nelle zone
della Puglia, Basilicata, Campania, Sicilia e Calabria)

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