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Sociolinguistica dell'italiano

contemporaneo. Berruto
Linguistica
Università degli Studi di Bergamo
11 pag.

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SOCIOLINGUISTICA DELL’ITALIANO CONTEMPORANEO - BERRUTO
CAPITOLO 2 - TENDENZE DI RISTANDARDIZZAZIONE
1. LO STANDARD


Nell'ultimo quarto del Novecento appare in atto un processo di ristandardizzazione dell'italiano. Il


punto generale di questa ristandardizzazione è il riavvicinamento tra scritto parlato; nel senso che
anche lo scritto tipico tende ad accogliere come normali tratti sinora peculiari del parlato. In
generale ciò significa che anche tratti sub-standard vengono attratti nella sfera dello standard,
dando luogo a quell’italiano neostandard che abbiamo considerato come una delle varietà cardine
nell' architettura dell'italiano. In Italia, nel giro di alcuni decenni, sta accadendo quello che in altri
paesi europei era avvenuto lungo qualche secolo, col processo accelerato di diffusione ed
espansione della lingua nazionale passando da una situazione di diffuso monolinguismo dialettale
con una certa proporzione di bilingui italiano-dialetto a un diffuso bilinguismo italiano-dialetto, con
una consistente proporzione di monolingui italofoni
Il fatto che l'italiano abbia conquistato nuove classi di impiego in cui precedentemente era usato il
dialetto o che semplicemente non esistevano e, sia divenuto sempre più lingua della
socializzazione primaria e lingua d'uso di un'ampia fetta della popolazione, porta delle
conseguenze sulla struttura linguistica e sullo status socio linguistico dell'italiano. Prima di illustrare
qualche aspetto di questo mutamento occorre distinguere la nozione stessa di lingua standard e di
varietà standard di una lingua
Inoltre bisogna distinguere:
- tra una definizione funzionale fondata sullo statuto della varietà di lingua nel repertorio della
comunità
- e una definizione strutturale secondo le caratteristiche definibili standard

Una caratterizzazione funzionale di che cosa sia una varietà di lingua standard è quella di Garbin e
Mathiot (1956) che definiscono la nozione in termini di:
- stabilità flessibile, dovuta a istituzioni codificanti
- intellettualizzazione, vale a dire l'adattamento a rendere possibile la produzione di testi su temi
astratti
- funzione unificatrice, dato che una lingua standard serve come legame tra parlanti varietà socio
geografiche diverse e contribuisce a farli sentire membri di un'unica comunità linguistica allo
stesso tempo
- funzione separatrice, verso l'esterno, dato che uno standard si oppone ad altri standard nazionali
e che quindi serve da simbolo di una identità nazionale distinta
- funzione di prestigio, dato che lo standard è modello ammirato
- funzione di modello (frame) di riferimento che provvede a una norma codificata costituente una
pietra di paragone per i giudizi di correttezza

Ammon (1986) ha sottoposto a una stringente revisione i criteri solitamente chiamati in causa per
stabilire quando una varietà di lingua è standard, giungendo alla conclusione che nessuna delle
proprietà prese in considerazione risulta essere veramente definitoria in senso formale
Secondo Ammon il concetto linguistico di standard non può essere definito in termini di sopra-
regionalità, poiché esistono elementi sovraregionali che non fanno parte della lingua standard, e
d'altra parte è possibile trovare elementi non sovraregionali ma standard
Analogamente vale per attributi dello standard il fatto di non essere definitori del termine, appunto
standard, come l'essere usato dagli strati alti della società, la tendenza all’invarianza e
all'uniformità, l’elaborazione, l'essere tipicamente lingua scritta: tutte proprietà che danno luogo a
singoli controesempi e non possono quindi a rigore essere prese come criterio assoluto definitorio
per la nozione di standard
Dall'esame di Ammon, si salva solo in parte il criterio della codificazione, che può essere assunto
come potenziale tratto discriminante per la nozione di standard, qualora si tenga conto sia della
codificazione esplicita che di quella implicita, e si presuppone l'esistenza di quello che secondo la
logica delle norme costituisce un codice linguistico. In ogni caso la proprietà di essere
esplicitamente codificata è fondamentale per la nozione di varietà di lingua standard ed è
altrettanto chiaro che in Italia, una lingua standard dotata di tutte le proprietà suindicate, esistite a
partire dal 1500 e ha preso le forme di un varietà socio-geografica particolare. Si pone poi il
problema della distinzione tra:
- una definizione funzionale che faccia appello a criteri fondamentalmente sociali

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- e una definizione linguistica che faccia appello a criteri fondamentalmente socio linguistici dello
standard

Una caratterizzazione linguistica dello standard può prendere due direzioni:


- una normativa, nel senso di insieme di tratti ed elementi che possano fungere da modello
- l'altra descrittiva, nel senso di insieme di tratti comuni, non marcati o meno marcati

Ovviamente una definizione linguistica è collegata con la definizione sociale-funzionale


Oggi è improprio identificare la varietà standard dell'italiano con il fiorentino colto; piuttosto
dovrebbe essere definito un fiorentino epurato, privato di quei tratti riconosciuti come tipicamente
caratteristici dell'area di provenienza e come tali stigmatizzati (come l'intonazione, la gorgia
toscana…). Di conseguenza in Italia nessuno possiede l’italiano standard come lingua materna,
perché la pronuncia standard è di solito il frutto artificiale di apposito addestramento e come tale è
riservata a determinati gruppi socio-professionali (come doppiatori o attori)
L'allontanamento tra italiano standard e italiano tosco-fiorentino sembra evidente nell'ultimo
secolo; alcuni studiosi non sono però d'accordo in quanto forse l’italiano dell'ultimo secolo non si è
mosso in senso antitoscano, anzi in alcune occasioni ne ha seguito il modello
Secondo Serianni la riforma manzoniana e la standardizzazione che ne seguì ha avuto un forte
influsso sulla nostra lingua

Il problema dello standard è comunque legato al concetto di norma. Parlando di norma linguistica
si possono intendere tre cose:
- norma prescrittiva: il modello di comportamento a cui ci si deve uniformare il più possibile
- norma descrittiva: dove ‘norma’ significa ciò che è meno marcato e a cui il parlante si conforma
- norma statistica: vai a dire ciò che è più frequente, il comportamento esibito di fatto dalla maggior
parte delle persone
Secondo la norma prescrittiva, una varietà (lo standard) è migliore delle altre
Parlando di norma descrittiva, si intende che ogni varietà di lingua ha una sua norma e che quindi
nella lingua non esiste una norma assoluta, bensì si danno diverse norme coesistenti, ciascuna
delle quali più o meno congruente o adeguata a un determinato insieme di fatti contestuali
Inoltre l’italiano standard non è da considerare la somma degli standard regionali e non va
conguagliato con il nucleo comune, cioè ciò che di comune esiste tra le diverse varietà socio-
geografiche dell’italiano
In realtà lo standard è costituito da ciò che è comune alle diverse varietà più ciò che è appunto
definito standard

2. IL NEO-STANDARD


Nello sviluppo dell’italiano, dopo gli anni ‘60, si sono affermati come standard costrutti, forme e
realizzazioni che non erano presentati nel canone ammesso dalle grammatiche e dai manuali e
che erano identificati come costrutti, forme e realizzazioni del linguaggio popolare o familiare o
volgare, oppure regionali, e quindi da evitare. A questo insieme difatti viene dato il nome di
neostandard Questo nuovo standard, creato dalla mutata interazione sociale, è strutturalmente più
semplice (più vicino alla parlata colloquiale) e più variato
Nonostante sia difficile prevedere il futuro dell'evoluzione dell'italiano sembra che un neostandard
si stia consolidando, sulla base di una lingua in continuo movimento che aggiunge nuovo al
vecchio Alcuni però, come Serianni, sostengono che in realtà la norma scritta tradizionale sia
ancora molto efficace. Vediamo ora i tratti del neostandard

3. MORFOSINTASSI


3.1 FRASI TOPICALIZZATE E SEGMENTATE


Un primo settore della grammatica in cui è evidente la larga accettazione e la standardizzazione di
costrutti originariamente marcati e specifici del parlato è costituito dalle frasi con principi di
strutturazione diversi rispetto a quello normale della frase dichiarativa non marcata (in cui il
soggetto sta in prima posizione) e che possono dar luogo a ordini dei costituenti diversi rispetto a
quello tipico per l’italiano Soggetto-Oggetto-Verbo. In poche parole ci si riferisce a quelle frasi in cui
viene modificato l’ordine delle parole, le quali assumono una posizione “marcata” rispetto a quella
neutra, con l’intento di conferire loro una speciale enfasi comunicativa. Tali sono:

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• Dislocazione a sinistra: porta nella posizione del tema un elemento della frase che secondo
l’ordine normale non sarebbe in posizione tematica, e che quindi sarebbe marcato perchè
porta a tema l’elemento spostato a sinistra e ripreso nella frase con un pronome clitico
(frase normale: Gianni non gli ho detto niente. Con la dislocazione a sinistra: A Gianni non
gli ho detto niente)


L’elemento dislocato a sinistra è il frutto della messa al centro d'interesse del parlante. La
dislocazione a sinistra è attestata da sempre nella storia dell’italiano e dunque è uno di quei tratti
che erano già presenti nel sistema, ma che non sono stati accolti come norma
• Dislocazione a destra (Le mangio le mele): viene usata per dare enfasi, proprio come
quella a sinistra. E’ una costruzione in cui compare, sulla destra di una frase semplice, un
sintagma nominale il cui ruolo sintattico dipende dla verbo della frase, il quale è ripreso (o
meglio anticipato) da un clitico all’interno della frase. Pone parlante ed interlocutore in un
contesto di confidenzialità ed è comune nel parlato ma non nello scritto (Lo vuoi un caffè?)


Caso un pò diverso è quello del “ripensamento”, caratterizzato da pausa e interruzione della curva
intonativa fra la frase e l’elemento dislocato (le mangio, le mele), che sembra più legato a problemi
di pianificazione del parlato. Entrambi i casi rimandano ad una costruzione marcata per la
posizione del tema, che viene a trovarsi sulla destra, invertendo l’ordine normale tema+rema
• C’è presentativo: è un’altra costruzione diffusa ma ignorata dalle grammatiche. E’ costituita
da una forma esistenziale c’è/ci sono che introduce un sintagma nominale il quale viene
specificato da una relativa esplicativa (C’è un gatto che gioca nel giardino)


Il c’è funziona da segnale rematico che serve a spezzare una frase (Un gatto gioca nel giardino) in
due blocchi monorematici più semplici e a mettere in rilievo un elemento attraverso questa
segmentazione. Il c’è presentativo introduce un rema che diventa tema della frase pseudo relativa
che segue
• Frase scissa (E’ Mario che ha tirato la coda al gatto) consente, come la precedente, lo
spezzettamento dell’informazione in due blocchi proposizionali, ma la sua funzione
fondamentale è di essere marcata per novità e contrastività del sintagma nominale estratto,
che viene contrapposto ad altri possibili membri dell'insieme a cui si riferisce. La frase
scissa consente infatti di isolare il focus informativo e mettere in rilievo il costituente
marcato indipendentemente dalla sua natura grammaticale (è abitare lì che non mi piace, è
domani che vai a Roma). Il che ha qui funziona connettiva. Con la frase scissa si può
mettere in rilievo qualsiasi cosa


3.2 IL CHE POLIVALENTE


Vi è una larga polimorfia di impieghi del che per unire una frase principale con una subordinata.
Questi usi del che come connettore costituiscono un continuum che va dall’italiano standard
ancient regime all’italiano popolare regionale basso, in cui il che ha una gamma amplissima di
impieghi
Per questo motivo il che è polivalente. Oltre alle funzioni già svolte, sono in via di integrazione
nello standard i seguenti usi del che:
- il che esplicativo consecutivo (es Tu vai avanti, che sai la strada)
- il che consecutivo presentativo (es Io sono una donna tranquilla che sto in casa, lavoro)
- il che introduttore di completive pseudorelative (es li vedo che scendono)
- il che enfatizzante esclamativo (es che sogno che ho fatto!)

3.3 TEMPO, MODO E ASPETTO DEL VERBO


Sono in atto fenomeni su questi aspetti:
TEMPO: sul tempo ci sono state ristrutturazioni dei rapporti tra i tempi dell’indicativo. Accanto ad
alcuni esempi andati in disuso, come il trapassato remoto, altri sembrano in espansione:
• IMPERFETTO: si può facilmente notare l’espansione degli impieghi dell’imperfetto, che
tende a coprire, quasi fosse un modo, tutti i valori cosiddetti controfattuali: sono del tutto
normali 


• gli impieghi di cortesia (es volevo un kilo di pere)


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• creazione di mondi possibili (come nei giochi infantili es io facevo il ladro, o la narrazione
dei sogni es correvo su una pianura lunare)


• nel periodo ipotetico dell’irrealtà (es se venivi prima, trovavi ancora posto; potevi venire
prima)


• nel discorso indiretto per indicare il futuro del passato (es mi ha detto che veniva)


Nel primo caso di cortesia e nell’ultimo di discorso indiretto, l’imperfetto indicativo è un potente
concorrente del condizionale, che appare in ribasso e infatti lo sostituisce
• PASSATO PROSSIMO: anche il passato prossimo è in forte espansione a spese del
passato remoto, non solo nelle aree dove il passato remoto non è mai stato molto vitale (al
Nord), ma anche in Toscana e al Centro-Sud, dove solitamente esso divideva usi
funzionalmente ben distinti da quelli del passato remoto e quest'ultimo era molto più usato.
Addirittura il passato prossimo tende ad essere usato in luogo del futuro anteriore, in casi
come es Fra un mese ho fatto gli esami e sarò/sono a posto


• FUTURO: il futuro perde ambiti di impiego anche nei confronti del presente che, specie se
accompagnato da circostanziali di tempo (il presente), ha preso largamente piede per
designare il futuro prossimo: es vengo domani anzichè verrò domani. Questa possibilità
d’uso del presente pro futuro è già ben attestata nello standard tradizionale
E’ molto vivo anche negli usi epistemici (es Sarà vero?, Chissà se
sarà in casa) che postula come non palesemente infondata l’ipotesi che nel futuro il valore
epistemico sia primario rispetto a quello
temporale 


• CONGIUNTIVO: nell'italiano contemporaneo si sta assistendo alla progressiva morte o


sparizione del congiuntivo; si può osservare come molto parlato, anche radiofonico e colto,
pare povero dei congiuntivi. Non è chiaro quanto di questo vada attribuito al fatto che si è
portati molto di più a cogliere i casi in cui l'indicativo stona e quindi trascurare i congiuntivi
correttamente realizzati


Serianni nota un'ottima resistenza del congiuntivo; in secondo luogo, la sostituzione dell'indicativo
al congiuntivo è marcata come centro-meridionale, anche se è in espansione nel nord: è normale
trovarla categorica in un parlante romano, mentre in parlanti settentrionali ve ne saranno tracce
(ma si tratta di una variabile anche in relazione con l’asse diastratico e in parte diafasico: sarà più
frequente al nord presso parlanti di italiano popolare e in registri informali) Inoltre la sostituzione
tocca molto di più il presente che non l'imperfetto
Infine, circa i valori semantico-funzionali del congiuntivo nelle frasi subordinate, non andrà
sottovalutato che esso assomma su di sé stesso un doppio valore: quello di esprimere incertezza,
dubbio o desiderio e quello di indicare la subordinazione della frase (es Non so se Carlo stia bene
oppure Non so se Carlo sta bene
La presenza dell'indicativo laddove ci si aspetterebbe un congiuntivo è già ben attestata
nell'italiano antico, dal 1500 al 1800 si consolida il congiuntivo (tipicamente in Manzoni), mentre
ora il neostandard sembra sulla via della progressiva estensione dell'indicativo
Tra le cause di tale estensione dell’indicativo per il congiuntivo troviamo:
- una tendenza alla semplificazione di un settore verbale delicato da maneggiare, infatti Durante è
del parere che in certi casi l’uso del congiuntivo è un lusso superfluo, e pertanto la sua decadenza
si spiega in quanto struttura ridondante; mentre per i parlanti non colti varranno anche le ragioni
morfologiche
- l’influenza del sostrato dialettale per gli italiani di alcune regioni (centro e sud)
- l’influsso dell’inglese, e più in generale delle lingue europee moderne medie, in cui il congiuntivo
è molto meno usato che in italiano standard letterario

ASPETTO: nel sistema verbale dell'italiano le categorie della deissi temporale prevalgono su
quelle aspettuali, almeno nella tradizionale sistemazione dei tempi e modi del verbo: ed è noto che
nel parlato colloquiale e in molti italiani regionali si sono sviluppate diverse perifrasi che hanno la
funzione di rendere categorie dell’aspetto del verbo. In particolare ci soffermiamo su quella che
sembra aver preso più piede nell’italiano contemporaneo: la forma stare + gerundio

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Durante afferma che l’innovazione recente più importante nella sintassi riguarda la costruzione
perifrastica stare + gerundio e nota da una parte il rapido incremento della costruzione e dall’altra
che nei secoli passati la forma si usava solo per indicare la duratività di uno stato e non di un
processo trasformativo, mentre oggi si dice Sta piovendo, sta andando
Bertinetto mostra come la costruzione possa esprimere in italiano contemporaneo sia l'aspetto
progressivo sia quello continuo. In conclusione, nell’italiano neo-standard paiono in espansione sia
la frequenza che l’ambito di impiego della perifrasi progressiva. Fra le ragioni c’è l’influenza
dell’inglese in cui la forma progressiva ha un raggio d’impiego e una frequenza di occorrenza
maggiore che in italiano: anche in inglese la forma progressiva è in espansione rispetto al 1700

Un ultimo tratto in espansione, che c’entra solo con i verbi, è un tratto toscano: l’uso di si + terza
persona singolare del verbo per la prima persona plurale; è sempre più in uso l’uso di si va al
posto di andiamo

3.4 PRONOMI
E’ nel settore dei pronomi che stanno forse avvenendo i fenomeni di ristandardizzazione più ampi
dell'italiano; il sistema pronominale personale dello standard è sovraccarico di differenziazioni e
forme. Il sistema conta almeno 28 elementi che realizzano quattro fondamentali opposizioni:
numero (singolare e plurale), genere (maschile e femminile), caso (soggetto, oggetto, oggetto
indiretto o avverbiale, animatezza (animato o no)
- Pronomi personali: la triplice serie egli, ella/esso, essa, essi, esse/lui, lei, loro è stata risolta a
favore di lui, lei, loro, accolta nell’italiano medio
- Clitici dativali: c'è la tendenza a uniformare il microsistema dei clitici obliqui dativali unendo le
opposizioni maschile/femminile e singolare/plurale con uno gli; gli per loro è ormai una variante
accettata. In espansione è il maschile gli per il femminile le (es Sara dille qualcosa/ digli qualcosa)
- Ci: Il ci è in espansione: viene prevalentemente usato rispetto a vi come locativo; nel parlato il ci
è usato con valore rafforzativo e attualizzante
La tendenza dei verbi a trascinare con sé un clitico desemantizzato con valore solo rafforzativo è
presente In molti casi
- Ne: Una tendenza ad automatizzarsi come ripresa clitica ridondante è anche il ne, specialmente
con i verbi come parlare, dando luogo a dislocazione a sinistra o a destra, o a delle frasi relative
con ripresa clitica (es della Francia ne parleremo domani)
Il costrutto di tipo “a me mi piace” va interpretato come una dislocazione a sinistra in cui il clitico
funziona da morfema casuale legato al verbo
- Lo: Il clitico lo è detto neutro ed è usato per riprendere anaforicamente una proposizione o un
predicato (es Gianni si crede intelligente ma non lo è)
Inoltre il lo tende a dar luogo a un verbo con un clitico grammaticalizzato (es capirlo, saperlo, dirlo)
I pareri sono discordi invece su un'altra tendenza dei clitici, vale a dire la preferenza per la forma
con risalita (es lo devo aiutare) o per la forma senza risalita (es devo aiutarlo); la forma senza
risalita è più frequente al nord
- Dimostrativi: Il ciò in funzione di dimostrativo neutro sta andando in regressione; al suo posto
vengono utilizzati questo e quello (es ciò non mi piace affatto/ questo non mi piace affatto)
Tra questo, codesto e quello, quelli consolidati sono ormai questo prossimale e quello distale
L'utilizzo di un dimostrativo, soprattutto quello, come aggettivo desemantizzato, come semplice
sostituto dell' articolo determinativo, è in espansione (es quella marcia è durata un giorno)
- Pronomi interrogativi: La forma cosa ha guadagnato terreno rispetto allo standard che cosa e a
che come pronome interrogativo neutro; questo processo era già iniziato con Manzoni ed è anche
un fenomeno di semplificazioni
- Pronomi relativi: il quale tende ad essere sostituito nei casi retti da che e nei casi obliqui da cui

3.5 ALTRI FENOMENI


- Congiunzioni subordinanti: perché, o la sua forma implicita per + infinito (es Luca per sostenere
che…), stanno diventando la forma normale di congiunzione finale
Siccome e dato prevalgono come causali
Così è frequente nel parlato con valore consecutivo-finale (es giriamo di qua, così imbuco)
Perchè è anche spesso usato nel parlato come introduttore di una frase principale con valore
esplicativo argomentativo
- Forme dell’interrogazione: al posto di perchè si usa come mai o com’è che
La costruzione con doppio fuoco di interrogazione come Chi suona che? Chi governa chi? sono
diffuse per l’influsso inglese

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- Concordanze: largamente accettata è la concordanza a senso del predicato verbale quando il
soggetto è un nome collettivo seguito dal suo complemento partitivo (es un gruppo di ragazzi si
sono affacciati). Viceversa, è altrettanto diffusa la mancata concordanza del predicato verbale con
un soggetto plurale quando il soggetto è postposto (es c’è molti pini)
- Nomi giustapposti: Si tratta dei sintagmi in cui il numero è gente è giusto a posto alla dipendenza,
laddove la norma tradizionale richiede l'inserzione di un di o di un'altra espressione specificativa
(es la legge 1766 (del 1766). Di questo schema giustappositivo modificando + modificatore (N + N)
sono molto produttive nel neo standard due formule: una in cui il legame implicito equivale a una
relativa appositiva, in cui quindi il secondo N funziona da aggettivo (es indagine pilota, donna
poliziotto); e una in cui il legame implicito vale una preposizione specificante (es scuola guida,
treno merci, fine settimana)
- L’elativo: mentre per il superlativo degli aggettivi sono frequenti forme con estremamente, quanto
mai, assai o prefissazioni con stra-, extra-, ultra-, si sono diffuse forme di elativizzazione o
intensificazione anche per i nomi, secondo tre modi: il primo è l’estensione del suffisso aggettivale
-issimo anche ai sostantivi (es partitissima, campionissimo)
Un altro è la ripetizione del nome (es caffè caffè, vacanza vacanza) e la prefissazione con super-
(es supermulta); un altro modo è l’uso avverbiale di gran (es gran signore, gran dama)
- Metaplasmi: notevoli sono alcuni fenomeni di metaplasma (cambiamento nell’aspetto sonoro o
grafico di una parola), con spostamenti ormai codificati della classe grammaticale di appartenenza
di una serie di parole. Gratis, bis, niente, no, bene, super vengono spesso usati come aggettivi
dando luogo ad una classe di aggettivi invariabili ignota allo standard ancient regime: biglietto
gratis, corsa bis, giornata no…
Un altro modulo di lunga tradizione è l’uso sostantivato di aggettivi; quello che è tipico è la
specializzazione di aggettivi a neutri astratti con valore collettivo: il privato “la sfera privata”, il
politico “tutto ciò che attiene alla politica”

In sintesi vediamo quali sono le tendenze dalla ristandardizzazione. Per primo l'ottimizzazione del
rapporto tra forme, strutture e funzioni, attraverso la semplificazione e l'omogeneizzazione di
paradigmi con l'eliminazione o la riduzione delle irregolarità. Ciò non vuol dire che l'italiano sta
diventando una lingua più semplice perché spesso da un mutamento semplificante in un
microsistema sia la conseguenza opposta di complicazione di un'altro microsistema o struttura. Ad
esempio l'eventuale scomparsa del congiuntivo può dar luogo alle esigenza di reintroduzione di un
avverbiale che esplicita la modalità della frase: credo che venga, credo che probabilmente viene
In secondo luogo una lingua in un dato periodo temporale è sempre in uno stato di equilibrio
dinamico tra diverse tendenze, che possono coinvolgere ciclicamente questo o quel settore del
sistema. Inoltre, quelli qui visti, sono fatti che concernono la norma ed è difficile pronunciarsi sul
loro effettivo coinvolgere il sistema
La seconda principale tendenza è quella di sostituire costrutti di tipo sintetico a costrutti di tipo
analitico e alla grammaticalizzazione, ossia alla desemantizzazione gli elementi (come i deittici, i
pronomi clitici), che tendono a diventare elementi vuoti o morfemi grammaticali. Anche l'alternanza
Difatti sintetici ha fatti analitici e comune allo sviluppo delle lingue e del resto coesistono
nell'italiano odierno anche fenomeni contrari di resa analitica invece che sintetica. Si potrebbe
pensare anche a un cambio e tipologico dell'Ordine dei costituenti normale SVO ma è solo
un'ipotesi
Il parziale formarsi di coniugazione oggettiva nell’italiano neo-standard traspare da alcuni dei
fenomeni notati a proposito dei pronomi clitici: es ne in di questo ne parleremo
Un ulteriore perturbazione dei tratti tipologici connessi con l’ordine SVO è data dalla diffusione dei
sintagmi nominali e dei composti con l’elemento modificante che precede l’elemento modificato

4. LESSICO E FORMAZIONE DELLE PAROLE


I fatti lessicali sono meno interessanti per cogliere le tendenze interne del sistema linguistico
poiché il lessico è il livello di analisi più esteriore della lingua
Negli ultimi anni c'è stata accettazione nel neo-standard di termini in origine marcati socialmente,
geograficamente ed espressivamente, che hanno perso gran parte della loro marcatezza e
vengono comunemente usati anche nel parlato non enfatico nè espressivamente motivato
Si va qui dalla standardizzazione del termine di registro basso che costituiva coppia sinonimica
con un altro termine di registro medio o formale (come arrabbiarsi o per forza che spostano i
sinonimi adirarsi o obbligatoriamente verso l’esterno formale dell’asse diafasico), alla parziale di
semantizzazione di termini fortemente espressivi e marcati (come balle “sciocchezze, bugie)

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Nella stessa serie andranno annoverati diverse locuzioni nominali di origine espressiva che si
usano in luogo di quantificatori o avverbi negativi o esclamativi: un mucchio, un sacco per “molti”,
un tubo, un cavolo per “niente”
Riguardo i neologismi, si osserva che solo una parte è costituita da neologismi in senso stretto,
dato che vi compaiono sia neologismi semantici (curva “ordine di posti nello stadio”, maggiolino
“modello di auto”), sia parole già esistenti diventate sempre più usate o specializzate si in
un'associazione contestuale particolare (pillola “contraccettivo femminile”), sia espressioni
sintagmatiche che tendono ad essere usate come un sintagma fisso (darsi una regolata, vendita
porta a porta)
Quanto ai forestierismi, è normale che ne siano entrati molti in uso nel secondo dopoguerra, in cui i
contatti internazionali si sono intensificati e si sono estesi non solo a livello intellettuale ma anche
popolare; l'ingresso dei forestierismi è ritenuto un pericolo grave per la nostra lingua da pochi
linguisti
Si osserva che la maggior parte dei forestierismi e degli anglismi si concentrerà nello scritto più
che nel parlato, la presenza di anglismi sarà maggiore in certi linguaggi settoriali e presso certo
gruppi di parlanti e che sono numerosi i calchi la cui forma non rispetterà le regole di buona
formazione delle parole nella lingua di arrivo
Merita un cenno il fatto che a volte in italiano i termini stranieri subiscono sviluppi autonomi dal
punto di vista semantico o formale, come Golf che diventa capo di abbigliamento o il sostantivo
snob che diventa aggettivo; spesso il prestito serve poi da base lessicale per costruire derivati
autoctoni e a volte si hanno prestiti anche di origine latina o greca
Per indicazioni sui modelli evolutivi in atto, più interessanti degli apporti interlinguistici sono le
dinamiche dei meccanismi di formazione delle parole in cui meritano un cenno le seguenti
tendenze; tra le classi suffissali in espansione ci sono:
- suffissati nominali in -ista, con il triplice possibile valore di chi aderisce a qualche movimento
(femminista), nomi di mestiere(progettista), caratteristica di chi fa o si occupa di qualcosa
(casinista)
- suffissati nominali in -ismo, spesso correlati ai precedenti (stagismo)
- suffissati nominali in -azione (che mette l’accento sull’azione) e in -mente (che indica l’effetto, il
risultato) (regolazione/regolamento)
- suffissati verbali in -izzare
- suffissati aggettivali in -ale, soprattutto in ambito tecnico scientifico (medicale)
Altri sono il suffisso -eria per indicare esercizi commerciali

Per quanto riguarda i prefissi possiamo trovare inter-, tele-, para-, mega-, mini-, post-, euro-, pluri-

E’ frequente inoltre la coniazione di:


- parole complesse per cumulo di suffissi (razionalizzabilità)
- la presenza di composti pluri membri, sia scritti senza trattino (teleradiocomuniazioni,
saccoapelisti), sia scritti con il trattino (socio-rappresentativo)
A metà tra la derivazione e la composizione si possono trovare i diversi termini coniati con lo
pseudo suffisso -matica (informatica, telematica)

Due fonti importanti di neologismi sono le sigle, pronunciate come parole, che spesso danno luogo
a derivati, e le abbreviazioni:
- le sigle danno luogo a parole di struttura strana, la cui forma è motivata iconicamente e non
scomponibili in morfemi (efbiai, cia)
- le abbreviazioni (frigo, sub, prof) sono costruite o per accorciamento di parole lunghe o per ellissi
di un membro di una parola derivata o composta o di un sintagma fisso e arricchiscono una classe
di parole che nell'italiano standard di uso comune contava un solo membro

Per quanto riguarda il lessico e la formazione delle parole, la norma e sistema dell'italiano si
orientano secondo tre tendenze:
- la preferenza per espressioni sintetiche invece che analitiche (prefissi, suffissi, sigle)
- l'azione di fatti semplificati ed economici (abbreviazioni, sigle)
- la spinta a conformarsi a uno Standard Averange European
Anche nel lessico è presente la tendenza a diminuire le distanze tra standard scritto Hansen tregim
è parlato medio, con l'assunzione nel neostandard di Termini un tempo substandard. I fenomeni
innovativi, che non esistevano già nei secoli passati, sono molto pochi e per ora marginali: I più

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rilevanti sono l'accoglimento dei forestierismi senza adattamento all'italiano e la coniazione di sigle
che violano le regole morfologiche
Questo non vuol dire che l'aspetto lessicale di un brano in italiano moderno sia molto simile a
quello di un brano nell'italiano dei secoli scorsi: l'arricchimento dell'inventario delle basi lessicali e i
vari meccanismi strutturali a cui si è fatto cenno rendono un testo dei giorni nostri molto più
dissimile ad un testo ottocentesco

5. TESTUALITA’, PRAGMATICA E ‘COSTUME’ LINGUISTICO


Gli storici della lingua sono concordi nel ritenere che in italiano moderno ci sia una progressiva
tendenza a semplificare la struttura del periodo, nel duplice senso paradigmatico (concentrazione
della maggioranza degli usi su un numero più limitato di costrutti molto frequenti) e sintagmatico
(preferenza per costruzioni paratattiche rispetto a elaborate costruzioni ipotattiche)
Da questo punto di vista sono sintomatici gli impieghi delle congiunzioni: la frequenza d'uso delle
principali congiunzioni subordinate è cambiata nell'italiano del Novecento rispetto all'italiano antico,
ma un confronto significativo è quello con l’Ottocento, data l'importanza di questo periodo per i
riassestamenti che avverranno nel Novecento. Da varie ricerche si nota un forte uso di alcune
congiunzioni cardine come che, perché, se, quando
In questa tendenza, a un periodare meno ipoteticamente elaborato e giocante su un numero
ridotto di connettivi fondamentali, si nota un incremento della nominalizzazione, sia sotto forma
dell'uso di frasi nominali, sia sotto forma di un aumento dei costituenti nominali di una frase
Diminuisce dunque la lunghezza e la complessità media del periodo, anche se in alcuni settori
accade il contrario, facendo uso di perifrasi, ovvero formule ridondanti che equivalgono per il
significato a espressioni più brevi, del genere di una perifrasi ‘verbo + complemento’ invece del
semplice verbo (dare lettura per leggere, dare comunicazione per comunicare)
Analoga genesi avranno molte delle numerose formule riempitive desemantizzato, che diluiscono il
discorso (viene ad essere invece di è, un oggetto di tipo strano invece di un oggetto strano)
Alcune di queste formule riempitive, come il tipo quello che è/ quelli che sono, saranno in
connessione con caratteri del parlato espositivo, giacché costituiscono una sorta di punti di sosta
che nel fluire del discorso lasciano maggior agio di pianificazione al parlante e facilitano la
decodificazione all'ascoltatore, evitando di compattare troppa informazione in un'unica unità
sintattica: anche se inutili dal punto di vista semantico, possono avere una certa giustificazione
funzionale
Una certa giustificazione pragmatica possono avere anche riempitivi e intercalari frequenti
nell'italiano parlato e di solito criticati come inutili spezzettature; in primo luogo il cioè, ma
soprattutto i due anglismi ochei e esatto, ormai entrati quasi del tutto nello standard
Dal punto di vista pragmatico, due fenomeni evidenti sono il mutamento nel sistema della
locuzione e la detabuizzazione di sfere semantiche e lessicali tradizionalmente interdette. Studi
hanno mostrato come si tende sempre più a usare l’allocutivo confidenziale, dando del tu anche in
situazioni formali e con interlocutori non conosciuti (vedi ad esempio le trasmissioni radio che si
rivolgono agli ascoltatori con il tu)
Alcuni studiosi mostrano che la tendenza al tu generalizzato è massima tra i giovani di classe alta,
mentre giovane di classe bassa risultano più conservatori; inoltre l'espansione del tu pare
segnalare non tanto solidarietà e confidenza, quanto l'appartenenza a un gruppo e in questo senso
viene utilizzato per differenziarsi dagli altri
Si puntualizzano poi due violazioni sociolinguistiche come il recupero di parole interdette e il loro
uso nella comunicazione; lessemi ordinariamente osceni si diffondono nell’uso perdendo,grazie a
questa diffusione e largo impiego, la loro marcatezza. Cazzo e casino sono forse i due elementi
lessicali emblematici di questa trasgressione verbale ormai regolarizzata
Una seconda sfera di discorso prima tabuizzata è il “parlar di sé”: si parla molto più di fatti
personali, sessuali, psicologici… con largo uso del vocabolario “del privato”; su questa linea è
anche l’intervento degli ascoltatori nei programmi radiofonici
E’ da notare che per la loro natura i fatti di costume linguistico danno l'impressione di un ricambio
accelerato della lingua, ma in realtà la loro incidenza su un mutamento effettivo della norma o del
sistema è molto meno diretta di quel che si potrebbe pensare. Le mode cambiano, ma la lingua
resta. E non riflette che in parte i cambiamenti superficiali delle abitudini linguistiche, sul breve
termine: non è detto che la moda di un certo periodo lasci effetti duraturi sulla struttura linguistica e
varietà dell'italiano
Venendo ad altri aspetti più marginali possiamo notare due fenomeni:

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- la convenzione grafica di adottare le virgolette che non indicano un discorso diretto ma avvertono
che il significato in questione va inteso in un senso particolare
- il maggiore uso delle maiuscole iniziali per enfatizzare nomi comuni, rendendoli una sorta di
esemplare archetipico del significato che veicolano (l’Usurpatore, Confusione massima)

6. FONOLOGIA


Nessuna pronuncia regionale è riuscita a diventare effettivo modello nazionale unitario. E’ invece
avvenuta, specie al Nord, la diffusione di una pronuncia basata sulla grafia, che non attua le
distinzioni non rappresentate graficamente
Non esiste un polo standardizzatore, ma esistono poli standardizzati, in cui la pronuncia dei
giovani appare meno divergente rispetto allo standard normativo; tra le tre presumibili ‘capitali
linguistiche’ d’Italia, Firenze, Roma e Milano, in cui la pronuncia pare solida e accettata ed è
proprio a Milano che sembrano emergere di meno, tra i giovani, particolari fonetiche regionalmente
marcate
La situazione presso le classi colte è la presenza di diversi accenti standard regionali ben
consolidati e in equilibrio stabile, con una specie di standardizzazione della diversità. Tali standard
fonetici regionali sono differenti nella curva intonativa normale, che rimane il carattere più radicato
dell’accento regionale
La situazione è tale da fornire argomenti sia a chi sostiene l’unitarietà standardizzante delle
pronunce regionali colte, sia a chi sottolinea che si è attenuata la standardizzazione promossa
dalla radio e dalla tv
Quanto al diffondersi di una pronuncia basata sulla grafia, sono ovvie le ragioni che ne stanno alla
base: l’imparare una lingua prevalentemente sui libri, o da parlanti non toscani, rende
antieconomico apprendere distinzioni motivate solo etimologicamente. Si tratterebbe in molti casi
di imparare a memoria, per i non toscani, le singole occorrenze, senza nessun vantaggio per
l’efficacia della comunicazione
Tra i caratteri fonologici regionali, che costituiscono sul versante della pronuncia il cosiddetto neo-
standard, si citano:
- indifferenza per le realizzazioni aperte e chiuse di e e di o, che presentano una distribuzione non
tradizionale
- allargamento delle strutture fonologiche accettabili, con una progressiva accettazione di
terminazioni consonantiche delle parole: sport, jeans e stop sono le più usate
- realizzazione variabile del raddoppiamento fonosintattico
- progressivo abbandono di fatti eufonici, come la -i prostetica; le varianti delle preposizioni
articolate fuse ; l’elisione o il troncamente dell’articolo davanti a vocale
Quanto ai rapporti tra gli standard regionali, gli influssi reciproci sembrano scarsi, proprio perchè i
vari accenti regionali colti vanno giudicati stabili e consolidati

7. STATO ATTUALE E PROSPETTIVE


E’ naturale che le situazioni di lingua in movimento in cui si trova l'italiano degli ultimi decenni del
Novecento invogli a domandarsi se la dinamica dei fatti abbia una direzione e dove conduca. E’
comunque azzardato in linguistica fare previsioni che vanno al di là dell’ovvietà; rientra nell’ovvio,
per esempio, prevedere che continuerà la tendenza all'avvicinamento tra parlato e scritto e che i
fenomeni di ristandardizzazione diventeranno sempre più manifesti
Ci sono molti preoccupazioni tra i linguisti: la padronanza sconnessa della lingua tre giovani, la
mescolanza di norme, l’infittirsi dei forestierismi. Il tutto potrebbe portare alla riduzione dell’italiano
a lingua media standard, semplificata, ripetitiva, strumento di una superficiale comunicazione.
Tuttavia queste sono le posizioni più estreme e la situazione della nostra lingua non è critica
Se è indubbio che l’essere diventato lingua di massa ha causato nell’italiano alcuni fenomeni
strutturali degni di nota e ha reso dominanti usi non dotti e scorretti in base alla nuova norma da
parte di parlanti non ben preparati, non pare che ciò abbia attinenza con riflessi diretti sulla
struttura dell’italiano nè autorizzi a giudizi critici allarmanti sulla sorte della lingua
Per il linguista è più utile chiarire quali sono le varietà di lingua all’avanguardia dei cambiamenti
che stanno avvenendo e suscettibili di prefigurare l’evoluzione futura dello standard. L'italiano
popolare sembra essere attualmente il maggior centro di innovazione linguistica della lingua
italiana.
Secondo Berruto quest'opinione può essere vera se con italiano popolare indichiamo anche
l'italiano, colloquiale e l’area sub-standard della nostra lingua

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Le opinioni sono invece discordanti per quanto riguarda sorte degli italiani regionali: alcuni
ipotizzano che gli italiani regionali assorbiranno gli attuali dialetti; altri ritengono le varietà regionali
delle entità provvisorie che rappresentano una fase di transizione verso l'italiano nazionale
Le idee di Pier Paolo Pasolini circa il prevalere di un linguaggio tecnologico avente il suo centro nel
triangolo industriale si sono rivelate vere nella parte che si riferisce a un aumento dei linguaggi
settoriali in concomitanza con i mutamenti della società industriale
E’ mutato il rapporto tra gli insiemi di tratti linguistici in gioco, tra standard e sub-standard: alcuni
tratti considerati sub-standard a metà 1900 sono stati promossi o sono in via promozione a tratti
standard
In conclusione, la ristandardizzazione consiste in molti casi in una perdita o diminuzione di
marcatezza di costrutti o elementi prima marcati che, attratti nell'orbita dell'uso normale, non si
configurano più come alternative speciali alla forma standard, bensì coesistono con essa come
varianti più o meno libere dal punto di vista sociolinguistico. Una buona parte dei tratti
apparentemente innovativi, agenti nell'italiano contemporaneo, sono tratti che in qualche misura
erano già attestati nell'italiano delle origini o comunque dei secoli passati

8. AGLI INIZI DEL TERZO MILLENNIO


8.1 La ricerca sull’italiano neo-standard


Le dinamiche di parziale ristandardizzazione dell’italiano hanno continuato a muoversi secondo
varie direzioni anche nel nuovo secolo, sullo sfondo di una situazione sociolinguistica in cui da un
lato sono proseguite le tendenze in atto nell'ultimo quarto del 1900 e dall'altro si sono manifestate
nuove forze
Negli anni ‘80 si era preso atto di una serie di fenomeni almeno in apparenza innovativi, che
risultano evidenti col consolidarsi delle diffusione dell'italiano come lingua parlata di tutti gli italiani
in una società mutata rispetto alla prima metà del 1900. In questo decennio avviene una novità
metodologica importanti: l'attenzione rivolta, in un quadro teorico generativista, a fatti di variazione
e quindi l'interesse verso l'applicazione di un approccio generativo a fatti di variazione, e quindi
l’interesse verso l’applicazione di un approccio generativo ai fatti sub-standard e ai fenomeni di
ristandardizzazione; e nello stesso tempo è aumentata l'attenzione della lingua italiana negli usi
settoriali, in particolare nei media
Quanto alla valutazione generale della situazione dell'italiano contemporaneo, alle lamentele circa
l’imbastardimento dell'italiano e la cattiva qualità della lingua che dominavano negli anni Ottanta, si
sono sovrapposte preoccupazioni critiche su 3 obiettivi:
- i problemi costituiti dagli usi semplificati e banalizzante della comunicazione digitata
- la lamentela sulla lingua povera e formulistica di giovani adolescenti
- la ridotta portata internazionale dell'italiano nel quadro della globalizzazione mondiale

8.2 Morfosintassi
La ricerca ha potuto mostrare da un lato che tratti ritenuti substandard, propri di varietà basse,
emergono significativamente anche nell'italiano di parlanti colti; e tratti ritenuti, in parte anche a
causa di insufficiente documentazione diatopicamente marcati, caratteristici di un italiano
regionale, risultano invece panitaliani o comunque interregionali (come i verbi sintagmatici
considerati tipici del Nord come metter su, buttar via)
Inoltre vi è l'evoluzione del ci ho/averci con ci attualizzante, nel quadro del ciclo di avere in
movimento tra verbo pieno con significato possessivo, verbo con significato relazionale e ausiliare,
in cui il ruolo sintattico di ci è diventato quello di un complemento del verbo avere e in quanto tale
contribuisce a definire il valore lessicale della predicazione (centrarci = di centrare). Va segnalata
anche la tendenza a conglobare nel costrutto anche il clitico oggetto, grazie all'uso della formula ce
l’ho/ce l’hai
Permane diffusa la tendenza a fissarsi sul verbo di ne clitico genitivale obliquo e partitivo (su
questo ne abbiamo parlato, è una cosa di cui se ne discute). Il fenomeno è frequente nelle
proposizioni relative. Che l'uso di ne sia un punto problematico e mostrato anche dal fenomeno
contrario, l'omissione di ne dove sarebbe obbligatorio (chiese un paio anche per lui)
Lavori recenti mostrano che la sovraestensione di le a invadere lo spazio di gli/loro dativi,
considerato un tipico tratto di italiano regionale, risulta in realtà presente in una gamma di
variazione più ampia, sia in impieghi deittici (le ho dato in riferimento ad una persona maschile)
che impieghi anaforici (mio papà era con me, le piaceva andare a letto presto)

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Continua ad essere discussa la questione del congiuntivo, esso è stabile in subordinate rette da
verbi di volontà e la decadenza del congiuntivo consiste nel fatto che forme come “mi dispiace che
Maria è partita”, si sentono più usati non solo in contesti colloquiali ma anche in contesti alti
Un'altra funzione del che polivalente è quella di complementatore generico: il che è inserito in
molteplici costrutti iniziali di frasi con valore focalizzante aventi un avverbio nella posizione
specificatore: non che…, solo che..., (mica che mi interessi)
Un altro filone rilevante della fenomenologia dell'italiano di inizio millennio è quello dei tratti
morfosintattici influenzati dall’inglese; l’interrogativa multipla, a doppio fuoco di interrogazione, del
tipo chi governa chi?, chi fa cosa? appare in espansione
Più recente è l'ingresso del superlativo relativo ordinale (il quinto paese del mondo)
Vi è un'estensione dell'uso di avverbi in -mente, il primo caso è quello di “maggiormente”, spesso
usato al posto di “più” comparativo (le figure maggiormente richieste), il secondo caso è l'uso di
“leggermente” per “un po'”, “abbastanza” (sono leggermente stanco); sono entrambi fatti
complessificanti che tentano di elevare il registro del discorso. Si affianca anche l’uso di circa
come modificatore di cifre piccole
Tra i fatti linguistici superficiali e di costume che hanno attirato l’attenzione negli ultimi decenni ci
sono:
- l’uso milanese, ma ora diffuso pandemicamente, non solo nel Nord, di piuttosto che con valore
alternativo
- l’uso di quant’altro come sostituto di un’elencazione col valore di “eccetera”
- l’uso di forme attenuative parallele a un attimino, del genere un momentino, un tantinello
- l’uso della formula negativa non esiste! col significato di “non è vero”
- l’uso di nuove routines fatiche, come il vocativo cari tutti o la formula buon tutto
- dinamiche nel sistema dei saluti quali l’affermarsi generalizzato di buona giornata come sostituto
di “buon giorno”

8.3 Lessico
Nella formazione di neologismi persistono la grande produttività e l'ampliamento del raggio di
azioni di suffissi come -ismo applicato a basi inconsuete (troppismo, nuovismo), -ista (sondaggista,
salutista), -logo (internetologo, tuttologo), -logia (dietrologia); o prefissi come: euro- (eurotassa),
tele- (telelavoro)
Poi, per influsso del francese il suffisso -tel (auditel)
Importanti sono i prefissi elativi come mega- (megaofferta, megafesta), iper- (iperdosaggio,
ipertecnologico), post- (postmoderno)
Altri suffissi sono: -bile (privatizzabile), -ese (sindacalese, politichese), -eria applicabile a
qualunque base indicante un prodotto (creperia), -aro e arolo (fumettaro, bombarolo), -ata
(inchiodata), -eggiare (farfalleggiare), -aggine e -itudine (bullaggine e casalinghitudine) e, nella
lingua dei giovani, -ame e -ume (parentame, stupidume)
Nel linguaggio giornalistico ci sono nuovi formativi semanticamente affini come -poli (tangentopoli,
calciopoli) e l’americano gate (watergate), l’uso di mal- come prefisso, parallelo a mala-
(malnutrizione, malasanità), inoltre spicca la qualità di composti come nome + nome (baby-
spacciatore, batterio killer)
La frequenza degli anglicismi e crescenti, soprattutto per l'influsso della lingua dell'informatica e
della comunicazione digitata, ma anche per via della cresciuta rilevanza della lingua dell'economia,
anch'essa ricca di termini inglesi. Inoltre sono molto presenti termini ibridi costituiti da una radice
lessicale inglese e un morfema derivazionale italiano (chattista, killeraggio, caffè shakerato) e il
prefisso e- che sta per via elettrica (e-book, e-commerce, e-learning), e i composti nominali misti
(cyberspazio, baby genitori, papaboy); numerose sono le parole macedonia, spesso costruite con
la tecnica del clipping (webcam, hifi)
I pareri dei linguisti e degli storici della lingua su queste invasioni degli anglicismi sono molteplici:
l'opinione più condivisa è che da un lato si tratti in tempi recenti di un fenomeno ineluttabile,
dall'altro sia in presenza di un esagerazione nell'accoglimento e uso spesso gratuito degli
anglicismi

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