LETTORATO FILOSOFIA TEORETICA- HEGEL E LA
FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO
Introduzione
Hegel descrive un bisogno di riconciliazione, che si presenta in un’epoca in cui lo
spirito sembra aver abbandonato il dolore umano a profondissimi livelli,
paradigma desiderio per il riconoscimento. La fenomenologia dello spirito può
essere assimilata ad un romanzo, un racconto di un processo dialettico in cui
l’autore studia e cerca di mostrarci come lo spirito si manifesta nella realtà
attraverso la coscienza umana, in relazione con la coscienza umana.
L’opera è divisa in 2 parti
1 come lo spirito si manifesta nei singoli individui a partire dall’essere
individuale di ciascuno
2 come lo spirito si manifesta nella collettività
Lo spirito trova una prima espressione nell’individuo ma pieno compimento lo
spirito deve relazionarsi con la collettività universale, significativo sarà la
conoscenza universale. Ognuna delle due parti è suddivisa in 3 gradi, 3 livelli di
sviluppo dello spirito attraverso un processo dialettico=
1 coscienza = tesi (in sé)
2 autocoscienza = antitesi (per se, si svolge al di fuori del soggetto ed entra in
contraddizione)
3 ragione= sintesi (in sé e per sé, il momento in cui arriva a compimento perché
tiene in conto l’uscita al di fuori di noi con gli altri e ciò porta al livello superiore)
(Hegel non ha mai definito tesi antitesi e sintesi ma è una ricostruzione postuma
del processo dialettico)
Ultimo livello tiene insieme i primi due portandoli a uno sviluppo successivo
La triade si svolge nel corso di tutto il testo
Hegel parla della dialettica che si dà nell’affermazione, coscienza, nel momento
più fecondo che apre l’uscita da sé e nel ritornare in sé conservando, andiamo
oltre la coscienza e autocoscienza ma ricordiamoci del percorso fatto
2 parte
Si svolge in 3 gradi:
spirito = rappresentato da Hegel attraverso le figure ideal tipiche, delle figure
simboliche che rappresentano un momento dello spirito, un momento storico-
culturale.
religione
sapere assoluto
1 grado coscienza
Dove lo spirito si manifesta in maniera più diretta, Hegel descrive la coscienza
come nel modo in cui il soggetto incontra la verità al di fuori di sé nell’oggetto,
nella natura, allora la coscienza è rappresentata in 3 figure
La certezza sensibile = coscienza avverte come reale ciò che scopre attraverso i
sensi (i sensi possono ingannare e non possono essere universali)
Percezione = la conoscenza che abbiamo espresso per esempio su una mela si
esprimono attraverso concetti che appartengono al soggetto conoscitivo,
attraverso i sensi noi percepiamo dati molteplici ma è l’io, il soggetto che unifica
questi dati nel momento in cui percepisce la realtà e arriva a definire un’unica
sostanza che lo porta a dire questa è una mela. Il soggetto inizia a comprendere
che la conoscenza è di chi la esprime
Intelletto: è la chiusura della coscienza, in cui l’io comprende che la realtà è un
fenomeno, gli oggetti non esistono in quanto tali, ma li rappresenta in quanto
tali, per cui coscienza è coscienza di ciò che è dentro di noi
2 grado Autocoscienza
La coscienza della propria coscienza, che esce da sé e prende coscienza di sé
stessa, il soggetto non cerca più la verità nell’oggetto ma in se stesso. I passaggi
dell’autocoscienza sono 3
Dialettica servo-padrone= nel momento in cui la coscienza si fa autocoscienza si
pone un problema, l’autocoscienza avverte l’esistenza dell’autocoscienza degli
altri e cerca un riconoscimento di sé negli altri, questa volontà di vedersi
riconosciuti genera un conflitto in quanto l’autocoscienza vuole affermare il
proprio individualismo, in questo scontro c’è chi lotta fino alla fine e chi rinuncia
alla propria indipendenza. si crea un’inversione di ruoli, il servo si è sottomesso
al signore e vive sotto il suo servizio però il padrone finisce per aver bisogno del
servo perché senza di esso non potrebbe sussistere, nasce un legame per cui il
padrone ha bisogno del servo per soddisfare i suoi bisogni e così il padrone
diviene quasi il servo del servo che diventa libero dagli oggetti. Attraverso la
dialettica servo-padrone lo spirito incomincia un viaggio di liberazione
dall’oggetto
Passaggio stoicismo- scetticismo= Hegel apre un confronto con filosofo stoico e
scettico, questa figura rappresenta evoluzione filosofica dello spirito che si libera
dalla dipendenza dell’oggetto, lo stoico è colui che cerca di liberarsi dalle
passioni per rendersi indipendenti dai condizionamenti esterni, lo stoico cerca
una via di liberazione interiore e nel suo tentativo però continua a sentire il peso
della realtà esterna, per cui lo stoico deve evolversi nello scettico che
simboleggia la filosofia che pretende di sospendere ogni giudizio sulla realtà
delle cose perché niente è vero, però lo scettico nel momento in cui afferma che
nulla è vero cade in contraddizione perché afferma una verità e toglie il
fondamento di poter negare ogni verità
Coscienza infelice = è lo spirito che negata ogni verità nella natura cerca la
verità oltre la natura, la coscienza infelice è infelice perché cerca di trovare la
verità in un luogo che vada oltre la natura, ed essendo oltre la natura è
irraggiungibile. Separazione fra soggetto-dio, soggetto-verità per Hegel inizia con
l’ebraismo perché nello spirito del cristianesimo, l’ebraismo coglie la verità in un
dio totalmente fuori dal mondo,, e il cristianesimo con la figura di cristo aggiusta
tale incoerenza perché dio si è fatto uomo, e quindi Hegel si riferisce al
cristianesimo medievale in cui la religione incide molto sulla vita terrena,
nonostante la religione cerchi di permeare la società alla ricerca di dio questa
non si compie totalmente, e parla della figura degli asceti che arrivano a negare
il proprio io nell’estremo tentativo di trovare dio e rappresentano la coscienza
infelice. Nel punto più basso lo spirito ribalta i ruoli, attraverso la coscienza
infelice si manifesta l’estremo tentativo di trovare dio, nel momento in cui fallisce
lo spirito comprende che dio non va cercato all’esterno ma all’interno del
soggetto stesso.
III livello ragione
La ragione rappresenta il momento in cui l’uomo ha posto il fondamento di ogni
conoscenza sulla ragione stessa, passaggio dal mondo medievale in cui la
religione rappresenta il fondamento di tutto, all’età moderna in cui nasce la
nuova scienza. Lo spirito avverte l’unità tra individuo e natura. Invece di un aut
aut abbiamo un et et, i passaggi della ragione sono 3:
1 ragione osservativa = rappresentato al rinascimento e ai suoi sviluppi in cui
l’uomo osservando la natura pensa di essere in grado di possedere la natura
stessa. Ridurre la conoscenza a pura conoscenza materiale toglie lo spazio
spirituale alla realtà. Lo spirito rischia di eliminare se stesso
2 ragione attiva = in questa seconda figura la ragione comprende che non può
trovare se stessa solo nella natura esterna ma deve realizzare un’unità fra se
stessa e la natura esterna, una riconciliazione che essendo solo alla metà del
testo non è finale ma la ragione individuale osserva il mondo sociale lo trova
immorale e cerca di imporre ciò che essa ritiene essere virtuoso, qui si apre una
contraddizione, per imporre la sua visione la ragione deve piegare la realtà alle
proprie esigenze e nascono fanatismo e derive come ad esempio nel terrore
jacobino della rivoluzione francese.
3 individualità in sé e per sé: è il chiudersi in se stessi e dedicarsi ai propri
hobby però a partire da ciò nasce la figura della ragione legislativa che analizza
le leggi, l’individuo cerca dentro di sé la legge morale per innalzarla a universale
e l’io si pone al di sopra delle leggi e la ricerca dello spirito cade in
contraddizione perché non riesce a coniugare l’individualità e universalità, così si
arriva alla seconda parte in cui la ragione della storia non si dà solo a partire dai
singoli individui ma dalle collettività e dalle proprie istituzioni storiche- culturali
Questa seconda parte è spirito religione e sapere assoluto
I diversi momenti del travagliato percorso dello spirito sono necessari e
fondamentali.
Predicazione di Gesù fallimentare, il carattere universale dell’insegnamento di
Gesù finisce per ricadere in una logica di piccolo gruppo.
Giunto a Jena vuole trovare una riconciliazione superiore per sanare le
discrepanze della sua epoca, il metodo che usa per innalzarsi dalla coscienza al
sapere assoluto= ognuno dei concetti impiegati da Hegel viene ripreso rifuso e
ripensato ad uno stadio superiore dello sviluppo (J. Pulite)
Il modo di procedere di Hegel rende la fenomenologia estremamente organica,
ogni volta che si compie un nuovo sviluppo si crea un nuovo elemento e lo
sviluppo precedente viene riproposto più ricco.
Aufebung = negazione determinata è la chiave di volta del metodo scientifico
usato nella fenomenologia e fa iniziare questa negazione che determina
(superare conservando) dalla certezza sensibile. Questa conoscenza parte dalla
certezza sensibile e poi in questo movimento dialettico devo trasformare questa
verità dell’oggetto nel suo contrario —> ciò fa sfumare il livello di conoscenza
parziale nell’ universale indeterminato
per poter affermare qualcosa lo devo poter negare non è una contraddizione
perché ci permette di raggiungere un contenuto superiore in cui si unificano
l’astratta affermazione e la relazione NECESSARIA CHE SERVE X SUPERARE
QUELL’ASTRATTA.
Il protagonista dell’opera è l’individuo universale nel suo processo di formazione.
Le altre correnti filosofiche nominate rappresentano il processo di formazione
filosofico che termina con Hegel e il suo idealismo, e viene rivolto non solo al
filosofo ma a qualsiasi essere umano
LETTORATO
Prefazione
Pag. 49
Hegel afferma che non si può parlare di una prefazione vera e propria della
filosofia siccome l’argomento è troppo ampio.
Definisce la filosofia come un qualcosa di universale che contiene il
particolare
Individua la contraddizione, il negativo come opportunità conoscitiva
Pag. 51
Hegel fa uso di una similitudine con la natura fra frutto e fiore per descrivere
l’intero sistema dialettico, nel momento in cui ci si scontra con un qualcosa di
diverso si sale a un livello successivo
Tutto come intero
La cosa non ha come scopo il fine, ma raggiunge il suo scopo nel momento
dell’attuazione
Pag. 53
La diversità è il primo livello della comprensione, il fatto di emettere dei
giudizi per noi è la cosa più facile, giudicare= descrizione della realtà, più
difficile è comprenderlo, cum prendere = arrivare al cuore delle cose ed
esplicitare il contenuto in modo chiaro.
Per poter arrivare a un’esposizione chiara bisogna arrivare alla semplicità
La semplicità deve collaborare con la serietà della vita piena= desiderio di
conoscere in pienezza.
Hegel vuole cercare di portare ad armonia la visione sostanziale della vitae la
visione speculare dello spirito
Unico modo per conoscere la verità è soltanto il sistema scientifico della
verità stessa
Rompe la tradizione della filosofia come amore per il sapere, per rendere il
sapere reale e quindi la filosofia una scienza
L’amore era un elemento positivo negli scritti giovanili che riusciva a portare
armonia fra corpo e spirito invece qui c’è una chiusura radicale rispetto
all’amore al quale predilige un sistema necessario
La verità trova la propria esistenza solo nel concetto= la verità se può trovare
una sua esistenza attraverso le parole questo può essere solo attraverso il
concetto, in tedesco begriffe
Pag. 55
inizia la rottura rispetto a Schelling e l’irrazionalismo del romanticismo,
arrivare alla conoscenza attraverso il sentimento, l’intuizione.
Lo spirito se lo consideriamo come autocosciente si capisce che lo spirito è al
di sopra della vita sostanziale, e andando oltre ciò si capisce che lo spirito
deve arrivare ad una autoconsapevolezza, attraverso l’autoconsapevolezza
Riferimento al figlio prodigo il quale decide di allontanarsi dal padre per
cercare un’autonomia per poi finire a vivere fra i porci e in povertà. Presente
la figura del padre che riaccetta poi successivamente il figlio nella casa
paterna. Il figlio rappresenta lo spirito e il padre la filosofia, lo spirito si
allontana dalla filosofia per poi ritornare da lei, e lo spirito rientrando in
relazione con la verità della filosofia riacquista il proprio essere.
Restaurare non costruire da 0 per far tesoro del patrimonio passato
Pag. 57
Hegel fa uso dell’ironia scrivendo che la filosofia non deve rifarsi al concetto e
sottolinea tutte le caratteristiche precedenti al suo tempo, in relazione al
romanticismo
Descrive la restaurazione come elemento positivo
Ciò che dobbiamo mettere in atto è comprendere e penetrare la realtà e non
essere edificanti.
Descrive la filosofia contemporanea come una goccia d’acqua in mezzo al
deserto per un uomo assetato, lo spirito.
Riferimento al salmo 127 in cui agli eletti di dio arriverà la sapienza in sogno
mentre Hegel afferma che i filosofi del suo tempo credono di essere portatori
di una verità che dio infonde attraverso il sogno, però essi mentre dormono
concepiscono solo sogni
Pag. 59
Descrive il suo tempo come un periodo di transizione per lo spirito
Metafora con la gestazione di un feto fino alla sua nascita con il percorso di
nascita dello spirito. La crescita del bimbo è quantitativa fino ad arrivare al
suo primo respiro che rappresenta il 1 salto qualitativo come per lo spirito. Il
bimbo appena nato possiede una forza notevole data dal momento del parto
in cui il bambino lascia il ventre materno, lo spirito possiede tale forza
dimostrata dall’abbandono e dalla distruzione dell’edificio
Il primo sorgere dell’intero non è l’intero stesso
Hegel esprime il rischio della sua filosofia di essere elitaria
Quello che si manifesta non ha subito un corrispettivo universale ma ciò che
determinato che aiuterà la comprensione attraverso le figure ideal tipiche
Pag. 65
attacco a Schelling dove non si comprende ciò che è determinato perché si
perde l’assoluto, perché come se tutto fosse monocromatico si perdono
quindi le differenze
pag. 67 assoluto è spirito
dopo esseri schierato contro Schelling in cui il molteplice sembrava
scomparire in un processo magico senza essere degno dello spirito.
Il vero è l’intero perché ha all’interno perché ha la dinamicità. Andare a
guardare il fatto che non esclude completamente la sostanza compie un
grande passo avanti rispetto alla filosofia moderna dove la verità viene preso
come comando, il vero va considerato come soggetto da qui deduciamo che
la sostanza va presa come astratta vuota immota uguaglianza con sé stesso.
Appare come un cattivo modo id intendere il rapporto universale-particolare
se li includiamo completamente nella sostanza, se la sostanza si mostra come
compiuta come soggetto= questa unità della sostanza non è immediata ma
mediata che risulta dal farsi altro rimanendo sé stesso.
La verità non un blocco monolitico ma come soggetto ha un divenire una
relazione, esce da sé e un ritorno = verità vivente
pag. 69
in quanto soggetto la sostanza è negatività, però è negativo se ha un positivo
come riferimento per cui si sdoppia= duplicazione opponente = così si arriva
alla uguaglianza restaurantesi. È il circolo che presuppone che all’inizio ha il
proprio fine e poi il suo scopo= un proposito che lo muove.
La sostanza come un dio Spinoziano, però quello che manca a quel dio
astratto la serietà, il dolore, la pazienza e travaglio del negativo (come
lavoro).
L’assoluto è un risultato ciò che è verità
Pag. 75
Introduce come l’assoluto sia lo spirito
Se fin ora afferma che solo come sistema scientifico può esistere il sapere,
dichiaro che può essere anche falso, ci si può opporre una confutazione
sviluppa ciò che è carente, considerare elemento negativo senza vederlo
come un’opportunità di conoscenza è sbagliato
Forma del sistema è il mezzo per arrivare al vero
Solo lo spirituale è reale
Definizione di spirito= è essenza, essente in sé, che si rapporta con l’altro, il
determinato
Pag. 77
Definizione di scienza= realtà dello spirito ed il regno che si costruisce nel suo
elemento
Pag. 81
La fenomenologia dello spirito è l’autoformazione dello spirito
Meta da parte dello spirito sapere cos’è il sapere
Pag. 83
Importanza della pazienza per leggere l’opera e
Pag. 85
L’esistenza come qualcosa di noto però va messo comunque in discussione
per non cadere in inganno= qualcosa che noto non è detto che sia conosciuto
Aumento dello spirito critico per rendere meno noto ciò che non è conosciuto
Per entrare nello spirito critico scindere e separare= base della dialettica nel
confronto con il negativo che arriva ad esplicitarlo nella morte
Pag. 87
Morte come più grande negazione
Immagine metaforica della dialettica negativa in cui si esce da sé per trovare
il negativo
Per far si che si ha ricordo di chi non è più presente ci vuole la massima forza
però rispetto a ciò lo spirito non si riempie di tale orrore perché se la morte
rappresenta il massimo del negativo lo spirito ha la forza di contenerla
Pag. 89
Per riuscire ad arrivare a parlare di universale bisogna togliere i pensieri
determinati
Rendere fluidi i pensieri solidificati
I pensieri divengono fluidi quando a partire da un pensiero puro si riconosce
che anche il pensiero puro è parziale e quindi l’auto certezza astrae da se per
incontrare un altro momento che possa essere parziale
Pag. 121
pensiero raziocinante che è incapace di calarsi nel contenuto determinato del
suo oggetto, è caratterizzato da una sorte di libertà che rimane vanità =
libertà che non riesce a scendere nell’oggetto di indagine
passaggio al pensiero concettuale: necessario astenersi dai giudizi personali
non più pensiero raziocinante che coincide con il negativo
pensiero concettuale caratterizzato da armonia e unione fra negativo e
positivo che alimenta il movimento a partire da un contenuto immanente e
che però tiene insieme le due polarità e per questo è totalità
pag. 127
preposizione ordinaria è quella che proviene dal pensiero raziocinante ed
è caratterizzata da una separazione fra oggetto e predicato
nella preposizione speculativa è quella che rispecchia l’armonia tra
soggetto e predicato
pag. 131
circolarità della dialettica è garantita dalla proposizione speculativa
la preposizione speculativa garantisce verità perché il vero è soggetto, ed
è caratterizzato da un dinamismo che lo mette in cammino piuttosto che
la staticità della sostanza
pag. 133
appare il riferimento di parlare o meno di dio
evitare parlare di dio perché in maniera immediata non è anche concetto
(che unisce soggetto e predicato) a differenza delle categorie di uno
soggetto ecc.
anche se di dio potessi predicare delle verità speculative, come garante di
amore ecc., il contenuto è privo di un concetto rimanendo a priori
non bisogna chiudersi in verità dogmatiche
pag. 135
la filosofia deve riacquistare serietà
non tutti sono in grado di filosofare
necessarietà della filosofia anche per le altre scienze che non sono in
grado di contenere vita spirito e verità
pag. 137
differenza fra il pensiero poetico e quello concettuale
ciò che non riconosce il senso comune è la radice dell’umanità che rinvia
all’unione di comunità delle coscienze
condanna il restare fermi al sentimento paragonandolo all’essere un
animale
pag. 139-141
rispetto alle difficoltà, la verità deve contribuire a far capire la scientificità
del concetto
occorre tempo per la manifestazione del vero, e anche il pubblico a cui è
rivolto deve essere abbastanza maturo
le persone che credono di essere competenti finiscono per dare la colpa
all’autore per la difficoltà dell’argomento
riferimento ai vangeli matteo e luca, l’azione dello scritto è efficace ma
silenziosa e lenta e con l’agitazione i morti finiscono a seppellire i morti
introduzione
pag. 155->
centralità del metodo dialettico fenomenologico
uso di modelli lungo lo svolgimento rappresenta lo svilupparsi della
coscienza
pag. 163
lasceremo da parte ciò che è il superfluo per riuscire così a raggiungere
quello che è davvero indispensabile
il movimento dialettico deve comprendere il movimento e la relazione con
l’esperienza
pag. 167
cammino verso la scienza è scienza stessa
1 parte la coscienza
Questa parte ha 3 gradi
1 certezza sensibile
Percezione
intelletto
Inizia questo romanzo di come la coscienza arrivi alla compiutezza, la prima
parte della certezza di sensibile tratta di come conosciamo attraverso i sensi,
però i sensi ci possono ingannare e possiamo conoscere solo ciò che è davanti a
noi, il qui ed ora, la certezza sensibile non diventa mai universale
Pag. 185
astrae l’elemento del qui facendolo diventare generale
certezza sensibile come 1 grado di conoscenza
la conoscenza che abbiamo espresso della mela si fonda su dei concetti
cercando di descrivere quelli che sono gli elementi che ci fanno comprendee
cosa è una mela, ma questi concetti non appartengono alla mela ma al soggetto
che la guarda.
3 momento della forza e dell’intelletto in cui si capisce che la realtà è un
fenomeno e gli oggetti non esistono in quanto indipendenti ma in quanto l’io li
rappresenta nella mia coscienza
DIALETTICA SERVO-PADRONE
Livello dell’autocoscienza, questo è il punto in cui la coscienza è consapevole
della propria coscienza, ed è descritto da Hegel come il momento in cui il
soggetto non cerca più la verità fuori di se nella natura, ma dentro di se
La coscienza vede un problema cioè le altre coscienze degli altri la 1
caratteristica è il desiderio, l’appetito e presenta l’autocoscienza caratterizzata
da questo desiderio, andare verso l’altro per appropriarsene è mosso da questo
desiderio di essere riconosciuto
Il movimento del desiderio è dividersi per arrivare alla verità oggettival’altra
autocoscienza per poter poi tornare in sé arricchiti dall’altro
L’altro non può essere un oggetto qualsiasi ma deve essere un’altra
autocoscienza mossa dallo stesso desiderio
l’autocoscienza può trovare appagamento nel momento in cui l’altro, questo
oggetto, sia disposto a rinunciare alla sua indipendenza e ad affidarsi all’altra
autocoscienza. pag. 271 (rimozione= aufeben)
pag. 273
necessità di reciprocità tra le 2 autocoscienze, 1 difronte all’altra e ognuna
riconosce l’altra come riconosce se stessa= si riconoscono a vicenda
l’io che è noi e il noi che è io. Per avere un noi una delle due autocoscienze
deve asservirsi all’altra.
Il negativo si riconosce come tale e per preservare la sua vita si asservisce
Pag. 275
L’autocoscienza fa esperienza dell’altra e una delle due si riconosce come
inferiore e l’altra la giudica come inferiore
Pag. 279
Le due autocoscienze non arrivano a mediarsi ma rimangono in lotta.
Una delle due deve o sottomettere l’altra o auto sottomettersi
Mentre l’autocoscienza ha la certezza di escludere l’altro, allo stesso modo è
una singolarità ed è escludente.
La paura della morte è ciò che fa dichiarare un’autocoscienza sottomessa.
La paura della morte sopprime il desiderio
Pag. 283
L’autocoscienza che prevale l’altra ha il negativo in sé rappresentato
dall’autocoscienza serva
L’autocoscienza prevalente considera tutto come un mezzo, tra l’oggetto del
desiderio e sé stesso c’è il lavoro del servo, mentre la autocoscienza servile è
dipendente ed è assoggettato al signore e al mondo naturale perché ha
preferito vivere piuttosto che morire ed è considerato come una cosa.
Signore essere dominante è il sé per sé, il servo è coscienza subordinata ed è
cosale perché entra in relazione stessa con la vita
Se si arriva a una conciliazione sarà unilaterale visto che anche il riconoscimento
è unilaterale. Il signore non sperimentando la paura della morte si è innalzato al
disopra della vita. La certezza del signore di essere indipendente lo porta a
sfruttare il servo e il suo lavoro, la paura della morte che sperimenta il servo si
concretizza nel servizio che rende al signore
Pag. 288
Attraverso l’obbedienza esso si educa alla rinuncia, il servo passa al livello
successivo, non è più una cosa --> il lavoro è il desiderio tenuto a freno con il
lavoro la coscienza servile si forma e arriva a capire che da serva è
necessaria al signore.
Il signore nega l’indipendenza del servo e non la propria e di conseguenza il
servo nega la sua indipendenza e non quella del signore
Pag. 291
Colui che non ha astratto dalla propria naturalità non è ancora propriamente
libero, ma se vuole valere come autocoscienza questo comportamento è
l’ostinazione come se fosse falsamente libera (falsa coscienza di classe)
Lotta del riconoscimento non può avere un riferimento preciso umano, ma va
considerato come una generica categoria della vita storica dell’esperienza
umana come spiegamento della conoscenza fenomenologia come antropologia
filosofica con obiettivo di cogliere l’essenza integrale dell’uomo
STOICISMO SCETTICISMO
Volontà dello spirito di liberarsi dalla natura rappresentato dal filosofico stoico
che si libera dalle passioni cercando di rendersi indipendente dai
condizionamenti esterni
Pag. 297
Libertà del pensiero è legata a una libertà distaccata dalla realtà sensibile,
però libertà non come libertà concreta perché ci si distacca dalla realtà e c’è
un ritorno in sé per paura di essere contaminati dalle passioni
Pag. 299
Se prima lo stoicismo era la libertà del pensiero libera dalla vita, lo
scetticismo è l’esperienza reale di ciò che era solo concettuale
Scetticismo realizzazione di ciò che lo stoicismo è solo concettuale
Lo stoico deve evolversi in scettico
Lo scettico anche cade in contraddizione affermando che nulla è vero, ma se
nulla è vero e lo scettico stabilisce ciò come la sua verità, vuol dire che esiste
una verità.
Pag. 305
Fine dello scetticismo
Elemento dello scetticismo lo critica perché affermano che nulla è vero però
affermando ciò, affermano una verità per cui c’è una discrepanza fa il suo dire
e il suo fare -> (chiacchierata fra ragazzi testardi)
COSCIENZA INFELICE
La coscienza infelice è lo spirito che negata ogni verità nella natura cerca la
verità oltre ciò in dio, questa coscienza è infelice perché la verità essendo
metafisica quindi oltre la physys. (Coscienza duplicata entro se stesso è scissa)
È scissa perché si rende libera ma vaga nella confusione dell’infelicità
Pag. 305 (meccanica inconsistenza
Contraddizione fra dire e fare
Scissione della coscienza che vaga fra libertà e disordine
Pag. 307 (duplicazione servo signore
Ciò che valeva nell’impossibilità di riconoscerci= contraddizione fra 2
singoli ora è presente in un’unica coscienza in quella dell’incoscienza
infelice
(coscienza infelice non coglie identità fra 2 autocoscienze…) entrambe per
la coscienza infelice sono estranee, da una parte è consapevole di avere
un’ essenza ( immutabile) però è anche consapevole della propria
immutabilità
Se il servo riusciva a liberarsi ora la liberazione deve avvenire all’interno
della stessa coscienza infelice, questa scissione fa riferimento al rapporto
tra dio e uomo l’impossibilità di conoscere il dio ebraico per esempio
risolve la cosa il cristianesimo con dio che si fa carne, però non riesce a
risolvere completamente la discrepanza
Pag. 309 cristianesimo fa fine della singolarità immutabile ecc)
La coscienza infelice fa esperienza di come la singolarità come nascita di
cristo si pone come elemento sorgivo nell’immutabile, ed entra
nell’immutabilità con la risurrezione
1 immutabile ebraismo
2 immutabile cristianesimo dio che si incarna nella singolarità che però
resta una figura
La coscienza stessa che diviene spirito
Differenza fra figura della singolarità per esempio la coscienza e singolarità
stessa che è cristo per questo l’autocoscienza rimane sdoppiata.
La coscienza si inganna di poter essere l’immutabile ma resta una coscienza
particolare, riconosce ciò e provoca l’infelicità
cristianesimo medievale che incide sulla vita, religione permea la società
Pag. 315
Coscienza infelice attraversa entrambi i momenti) oltrepassa stoicismo e
scetticismo e prova a tenerli insieme
La coscienza infelice prova un fervore come spinta che porta al singolare a
conoscere il pensiero nella sua purezza
Pag. 317
Altra caratteristica della coscienza infelice è un animo puro che si strugge
all’infinito per raggiungere un qualcosa che non può raggiungere
Se l’aldilà che si cerca non può essere tangibile questo fa scaturire l’infelicità
della coscienza
Asceti rappresentano la coscienza infelice x eccellenza perché sono alla
continua ricerca di Dio
3 grado la ragione
La ragione rappresenta filosoficamente il momento in cui l’uomo ha posto il
fondamento della conoscenza sulla ragione stessa, storicamente passaggio dal
medioevo all’età moderna quando nasce questa nuova scienza. La ragione come
momento di sintesi fra coscienza e autocoscienza
Pag. 333
Tutto è stato legato alla propria libertà, ora in quanto ragione l’autocoscienza
affronta qualsiasi scissione con serenità perché è certa di se stessa e della
realtà che non sia nulla di diverso da essa. Ciò che è razionale è reale e ciò
che è reale è razionale
Pag. 503-517
all’interno della ragione più fasi:
1 ragione osservativa il passaggio conoscitivo, per esempio, nel
rinascimento in cui attraverso l’osservazione l’uomo pensava di poter
comandare la ragione stessa, ridurre una conoscenza a pura conoscenza
materiale alla natura toglieva spazio alla realtà spirituale che è al centro
dell’opera
2 ragione attiva inizia con la comprensione che la ragione non può trovare
se stessa solo nella natura esterna ma deve fare un’unità fra sé e il mondo
esterno, però quando si affaccia scopre che ci sono delle ingiustizie.
Così la ragione attiva vuole imporre la sua visione piegando la realtà creando
fanatismi
Cuore= volontà di esibire la propria eccellenza, come se fosse il centro ( tipico
della ragione individuale che osserva la realtà e vuole cambiarla) a questo
cuore si contrappone una realtà
Si realizza un qualcosa come concettuale quando si fa esperienza di un
qualcosa di diverso da sé; invece, qui la legge è solo per sé
Ciò che è diverso da sé diventa contraddizione di ciò che è dentro il cuore
dell’individuo
Pag. 505
La serietà persegue il piacere della propria essenza cioè ciò che l’individuo
pensa sia la cosa migliore per la società
La ragione pensa di poter imporre la propria visione, perché la legge è
personale quanto universale
Pag. 507
Rapporto di necessità tra universale e singolare doveva essere rimosso
Legge è la forma dell’essere
Quella visione personale viene spersonalizzata in quanto universale
Pag. 513
Furore che scaturisce dalla presunzione è l’elemento per cui la singolarità
non riconosce di essere singolare ma pensa di essere universale
Pag. 593
Riprende lo spirito quando ancora era nella fase della coscienza e scopre
di essere un momento contradditorio instabile e incompiuto
Al contrario quando il suo oggetto è costituito dal suo essere per sé lo
spirito è autocoscienza
Tra lo spirito che ha la ragione e lo spirito stesso significa che lo spirito è
ragione
Rapporto tra universale e particolare non si può far riferimento a una
coscienza singola ma bisogna far riferimento alla collettività
Lo spirito è in se stesso ragione = ragione universale identica al mondo
che viene conosciuta dallo spirito
Le astrazioni proprie delle figure lasciano il posto a realtà effettive: eticità
cultura moralità 3 sezioni all’interno dello spirito
Eticità: contrapposizione fra leggi morali e leggi divine
Rottura visione mondo greco, polis come alto ideale insieme alla vita etica, ed
era pienamente felice in quanto libera da ogni scissione nel periodo degli scritti
giovanili, mentre ora il mondo greco è attraversato da forti scissioni
Antigone e Creonte sono figure reali che si innestano nella scissione del mondo
greco e aiutano a rendere questa tragicità inevitabile, entrambi i poli cercano di
avere la supremazia sull’altro.
Tragedia di Antigone: Da Edipo e Giocasta sono nati quattro figli: due maschi,
Eteocle e Polinice, e due femmine, Antigone e Ismene. Eteocle e Polinice, a
seguito dell’esilio del padre, avrebbero dovuto dividersi la reggenza di Tebe,
istituire quindi una diarchia in cui avrebbero governato entrambi ad anni alterni.
Il primo a ricoprire la carica di sovrano è Eteocle, che abusa del suo potere
bandendo Polinice da Tebe. Polinice si organizza così lontano dal paese natale e
muove guerra al fratello.
Creonte ordina però che solo Eteocle venga seppellito, indicando Polinice come
traditore della patria. Decide inoltre di punire con la morte chiunque disubbidisca
al suo volere e seppellisca il corpo.
Antigone in un colloquio con la sorella Ismene si dichiara contraria alla disparità
di trattamento dei corpi dei due fratelli e decide di assumersi la responsabilità di
seppellire Polinice. Ismene, che al contrario di Antigone è freddamente razionale
e rispettosa dell’autorità, cerca di dissuadere la sorella e si rifiuta di partecipare
alle esequie del fratello.
La scena si sposta quindi presso Creonte, a cui una guardia riferisce che il corpo
di Polinice è stato ricoperto di sabbia. Creonte è molto irato ed è convinto che il
misfatto sia stato commesso da qualche oppositore, che va rintracciato e
condannato.
La guardia per scoprire il colpevole disseppellisce il corpo di Polinice e si
nasconde per aspettare che qualcuno si faccia avanti a ricoprirlo: si tratta della
nipote del sovrano, Antigone.
Quando viene portata al cospetto di Creonte, Antigone accusa lo zio di essersi
posto con la sua decisione al di sopra degli dei, infatti il rito funebre va concesso
a tutti gli uomini per volere delle divinità, neppure un re può opporsi al suo
svolgimento. Chiaramente le accuse di Antigone inaspriscono ulteriormente la
reazione di Creonte, già furioso per l’affronto subito, che condanna a morte la
nipote. Sopraggiunge quindi Ismene, che dichiara di voler condividere il destino
di Antigone, la quale reagisce però duramente in quanto ha dovuto compiere le
esequie funebri senza nessun sostegno. Le due sorelle vengono quindi arrestate.
La popolazione si mostra solidale con la giovane e il figlio di Creonte, Emone,
innamorato e promesso sposo di Antigone, prova ad intercedere presso il padre.
Il colloquio si conclude in un disastro, Creonte è crudele e irremovibile e Emone,
privato di qualsiasi possibilità di azione, non sa come aiutare l’amata.
Creonte si reca quindi da Antigone per comunicarle di aver modificato la sua
decisione: uccidere un membro della propria famiglia è un atto contronatura che
potrebbe suscitare l’ira delle divinità; quindi, il suo destino sarà quello di venir
imprigionata in una grotta dove resterà tanto a lungo quanto vivrà.
Creonte però si è già macchiato di un crimine contro gli dei: il rifiuto di dare
esequie funebri a Polinice. La sua colpa gli viene ricordata dall’indovino Tiresia,
che Creonte caccia imputandogli di voler volgere la situazione in suo favore. Ma
le parole di Tiresia hanno lasciato il segno nell’animo di Creonte che si rende
conto dei crimini contro la famiglia che sta perpetrando.
In scena entrano quindi Euridice, moglie di Creonte, e un messo che la mette a
parte dei tragici eventi che hanno sconvolto Tebe: Emone si era recato a liberare
Antigone, ma la giovane, non immaginando che Creonte potesse ricredersi, si era
già impiccata. Creonte, che ha appena dato sepoltura a Polinice, sente le grida
del figlio e sopraggiunto nella grotta manca appena l’aggressione di Emone che,
folle di dolore, si scaglia contro il padre. Emone così decide di uccidersi e, di
fronte a Creonte, si trafigge con la spada.
Euridice alla fine del resoconto esce di scena e sopraggiunge Creonte, con le
spoglie del figlio. Dopo poco viene a sapere che Euridice, dopo aver saputo della
morte di Emone, si è uccisa a sua volta.
Il sipario cala così su Creonte che, consapevole delle sue responsabilità nella
tragica fine della sua famiglia, supplica gli dei di dargli la morte.
I personaggi sono posti come simboli di questa scissione= Antigone rappresenta
le leggi divine non scritte invece Creonte ha il dovere di far rispettare le leggi
umane,
pag. 601
Hegel afferma che il potere etico dello stato si riferisce a quel movimento
che è cosciente di sé ed è quel senso che Creonte prova nel dover far
rispettare la legge umana, opposta al sentimento di Antigone.
Universalità reale è una contraddizione, se è già una contraddizione è una
violenza che si esercita contro la coscienza di sé individuale mentre come
realtà individuale
Perché c’è scissione tra le leggi umane scritte e le leggi divine non scritte?
Si ha perché c’è una sproporzione tra singolare e individuale, il singolo
Antigone si identifica con le leggi della polis ma non viene per questo
riconosciuta nella propria singolarità.
Eticità naturale nella famiglia che ha come fine l’attenzione al singolo
Pag. 605
Azione di sepoltura non portata a compimento non mira al singolo ma alle
leggi divine, anche questo legame che nasce nell’eticità della famiglia ha
una portata che spinge verso l’universalità
Filosofo levinass fa l’interpretazione di Antigone e delle pagine di Hegel in
cu parla di Antigone, c’è una virtù propria della famiglia ed è una relazione
con il morto e non con il cadavere cadavere che ha il valore della
relazione con il morto che permette la relazione stessa. Dalla singolarità
del cadavere arriviamo all’universalità dell’essere puro del morto in
quanto tale
Pag. 607-609
La legge Divina parte dalla singolarità per arrivare alla spiritualità
Attraverso la legge divina si da una nuova nascita
Esplicitazione legge divina e legge umana
Categoria dell’amore che era centrale negli scritti giovanili, la legge divina
ha come suo fulcro l’amore.
Rapporto tra fratello e sorella= relazione pura, sono il medesimo sangue
che in essi è giunto alla sua quiete e al suo equilibrio, sono l’uno per l’altra
reciprocamente individualità libere
Pag. 613
Fratello e sorella non nutrono desiderio reciproco
Riconoscimento fra fratello e sorella
Pag. 615
Il rapporto non è contaminato
Anche in virtù di questo rapporto, la relazione fra i due non permette
l’indifferenza
Pag. 623
L’opposizione nasce dal coesistere di queste due figure antigone e creonte le
quali aderiscono alla loro legge e non riconoscendo l’altra componente sono
costrette alla lotta perenne
Pag. 625
L’una e l’altra senza voler prevalere ne coglie la radicalità dell’opposizione,
una sembra violenta e l’altra ostinata e disobbediente
L’uomo ha coscienza etica della presenza divina e anche la donna riconosce
la legge pubblica della polis ma è insufficiente per dare valore alla realtà della
persona casa morta
Per hegel non dobbiamo considerare l’intero come sostanza ma come
soggetto
La colpa dell’azione etica è legata all’assolutezza, c’è la pretesa
dell’assolutezza di un aspetto rispetto a un altro che provoca la colpa
dell’azione etica
Pag. 629
Sia Antigone che Creonte cercando di realizzare la propria legge attraverso
l’azione
COSCIENZA UNIVERSALE E COSCIENZA AGENTE
la coscienza universale o giudicante (CG) incontra la coscienza agente (CA),
figura di colui che agisce nella storia interessato ai risultati piuttosto che alle
intenzioni. Entrambe le coscienze hanno in comune l’interesse a fare il bene,
vero oggetto da realizzare, e ciascuna di esse vale come singolo a causa della
scissione generata dalla distanza rispetto al bene. La coscienza agente vuole
uscire dall’immobilismo della coscienza giudicante dando un contenuto concreto
alla legge morale. Nel prendere questo rischio, la CA si rende conto che
decidendo di concretizzare il bene lo particolarizza, gli toglie la caratteristica di
universalità che lo contraddistingue finendo per tradire il bene universale.
Questo comportamento sprigiona una scissione tra singoli: in nome della legge
morale si scatena una frantumazione in cui ciascuno guarda al male dell’altro e
la contrapposizione è ora tra chi è veramente morale. La CG giudica la CA in due
modi: da una parte essa è il male a motivo della discrepanza tra universale e
particolare; dall’altra essa è ipocrita perché realizza l’universale con un
contenuto egoistico. Questa ipocrisia (il sapere cioè di realizzare la legge morale
con un qualsiasi contenuto pratico) deve essere mascherata: si ha qui la nascita
dell’ideologia dove l’inganno è fatto sempre in buona fede fino a giungere alla
convinzione personale in cui la verità viene ormai scambiata per la
giustificazione del proprio agire. La CA in altre parole copre di legittimità l’errore
del suo agire e si convince che quello che fa sia bene: essa resta nella sua
ipocrisia perché si accontenta dell’apparenza del bene. Questa ipocrisia non
viene smascherata dall’insistenza della CG sul proprio giudizio morale. Anzi
avviene esattamente il contrario. Quando infatti la CG proclama l’ipocrisia come
cattiva essa sia appella alla propria legge (così come aveva fatto la CA) e si
rivela essere, nel momento in cui si oppone alla CA, una legge particolare
riconoscendo implicitamente non solo di non avere nessuna preminenza sull’altra
ma finendo anzi per legittimarla. Nel momento in cui sostiene di essere
coscienza universale, la CG dimostra di non essere riconosciuta come tale e
realizza di conseguenza il contrario di quello che sostiene.
La coscienza giudicante cameriere della moralità
Ma c’è anche un’altra conseguenza che scaturisce dalla ostinata fermezza della
posizione della CG che Hegel indica con l’atteggiamento vile del cameriere nei
confronti del suo signore. Come quest’ultimo infatti, l’eroe, ha a che fare con il
suo cameriere (che presenzia ai suoi pasti, lo vede spogliarsi quando va a letto e
nelle altre debolezze della vita quotidiana), così la CA deve sottostare ai giudizi
della CG per la quale non c’è azione nobile o ignobile che non sia da essa
giudicata. «Non c’è eroe per il suo cameriere e non perché quello non sia un
eroe, ma perché questo è un cameriere. Con il suo cameriere l’eroe non ha a che
fare come eroe, bensì come uomo che mangia, beve, si veste, cioè in generale
nella singolarità del bisogno e della rappresentazione» (Hegel 2001, 883). La CG
è il cameriere della moralità ed in questo essa si rivela essere ignobile ed
ipocrita: ignobile perché divide l’azione producendo una disuguaglianza esterna,
ipocrita perché non ammette che il suo giudizio sia una forma diversa dell’essere
cattivi.
Questa posizione ha tuttavia una conseguenza non di poco conto. Secondo
Hegel, infatti, con tale giudizio «la coscienza giudicante si colloca accanto alla
coscienza cattiva (la coscienza agente, ndr) e quest’ultima, attraverso tale
uguaglianza, perviene all’intuizione di se stessa in quest’altra coscienza» (Hegel
2001, 881). Anche la CA comincia cioè a comprendere la sua attività come
dovere ma soprattutto, riconoscendosi uguale alla CG, finisce per instaurare con
lei un dialogo rivolgendole la parola. A fronte di questa mano tesa, la CG mostra
tutta la sua durezza di cuore che le deriva dalla mancata percezione di sé come
particolare: anch’essa, dunque, finisce per essere ipocrita ponendosi al di sopra
degli atti da lei disprezzati, pretendendo che «i suoi discorsi inattivi vengano
considerati una realtà eccellente» (Hegel 2001, 885).
In questa giostra delle ipocrisie, la scena si capovolge di nuovo. La CG o anima
bella, cosciente della propria contraddizione, si consuma in un nostalgico
tormento fino a che il suo cuore duro finisce per spezzarsi nel momento in cui
essa, come particolarità, si riconosce nella particolarità della CA. Solo nel
momento in cui ciò si verifica, vero e proprio scatto di intelligenza con il quale la
CG rinuncia alla sua pretesa irreale di costituire l’universale, si ha il perdono,
presupposto e condizione fondamentale della riconciliazione. Questo movimento
è in realtà una necessità perché quando un soggetto si pone come il tutto non
riesce mai a mantenersi stabile e si dissolve per propria contraddizione. Quello
che cambia sono le modalità con le quali avviene questo essere travolti: un conto
quando il soggetto non si rende conto della propria situazione e vive la sua
vicenda come destino crudele; un altro è quando invece ne è consapevole, cioè è
autocosciente circa la propria dissoluzione ed ammette la giustizia di questo
processo: a quel punto è il soggetto stesso che diventa protagonista del suo oltre
passamento. In questo secondo caso la coscienza autocosciente si adegua in
modo deliberato al cambiamento che lo riguarda, lo asseconda e lo promuove
tramite la confessione che le permette di dichiarare il tradimento della moralità
da lei compiuta: in questo modo essa evita lo scatenarsi della rivendicazione
opposta con il rischio che il conflitto non abbia termine e distrugga, insieme alla
legge morale, gli stessi protagonisti.
Il conflitto e il ruolo politico del linguaggio
In questa dinamica, ogni momento è maschera dello Spirito che in quanto tale
non esce mai dal processo totale che si concluse nel rispetto del più coerente
principio d’identità. Tale quadro è garanzia che il conflitto non sia mai distruttivo
ma via di riconciliazione in grado di produrre l’uguaglianza. Coscienza giudicante
e coscienza agente sono due figure della stessa Ragione: una si potrebbe dire
pura, l’altra politica ed entrambe sono espressioni della ragione illuministica la
quale, se da una parte vuole chiarire tutto senza lasciare zone d’ombra, dall’altra
vuole arrivare alla realtà e farsi razionale.
A differenza della più celebre dialettica servo padrone, in questo movimento (in
cui i protagonisti sono le due coscienze) l’elemento di novità è il linguaggio,
spirito valido per tutte le coscienze, che funge da mediatore tra i due poli
opposti. Esso è l’elemento vitale del riconoscimento, momento della
riconciliazione che permette alla singola parte di vivere e progredire. Nella
dialettica servo padrone i due soggetti non parlano tanto che il conflitto (così
come l’esito) è radicale. Nella dialettica tra coscienza giudicante e coscienza
agente il linguaggio, oltre a permettere la confessione e il riconoscimento della
particolarità della propria condizione, impedisce il conflitto assoluto. Per questo
motivo tale dialettica ci fa capire come il linguaggio, scaduto oggi ad un livello
che prefigura il ritorno a forme di dominio antico, costituisca un imprescindibile
elemento politico della convivenza civile.
APPUNTI LEZIONE
L’anima bella è sinonimo di coscienza universale o giudicante che è contrapposta
alla coscienza agente = dialettica tra coscienza universale e coscienza agente.
Questo punto della fenomenologia dello spirito ci permette di giungere allo
spirito assoluto cioè al culmine del cammino della coscienza, nel sapere assoluto
lo spirito si sa in quanto tale e diviene autocoscienza
DINAMICA TRA LE DUE COSCIENZE
Anima bella rappresenta l’universalità dello spirito che è certo di sé e in quanto
universale si rifiuta di agire per salvaguardare la sua purezza teorica. L’anima
bella è una purezza teorica universale che non scende mai ad agire e preferisce
sospendere ogni azione per restare nell’universalità dello spirito certo di sé
Pag. 873
La purezza non si esteriorizza e non passa mai attraverso la negazione
Ritorna spesso l’ostinazione
inerpicandosi fino all'astrazione ultima le impedisce di trasformarsi in
essere
tutto quello che l'anima bella fa è restare chiusa nella purezza
ritorna l'elemento del cuore
non si collega a nulla di reale perché l'agire la contamina
diametralmente opposta è la coscienza agente
pag. 875
descrive l’anima bella come una purezza trasparente chiusa, e l’essere cosi
chiusa nella propria prospettiva porta la cu ad essere lontana da tutto e quasi
a svanire nella sua stessa convinzione
qui l'azione è considerata nella sua ampia totalità e non come il lavoro della
dialettica servo padrone questo è l'ambito della moralità quindi l'azione in
quanto tale
la cu ha una moralità tale che non vuole sporcarsi con le azioni
SMARRIMENTO
talmente tanto autoreferenziale che si crogiola in sé stessa, perché si sente
smarrita e non comprende la radice della sensazione e questo caratterizza
l'anima bella infelice. Di contro a questa c'è la coscienza agente che all'opposto
non si ritrae da nessuna azione singola e pone in luce il lato della singolarità
presentandosi come questo sé, il qui ora.
è interessata all'effetto dell'intenzioneper essa tutto è effetto; quindi, essa è
anche singolare
opposta agli altri singoli in virtù del suo agire in un aspetto specifico
sicura della sua rettitudine morale connessa alla sua azione essa cerca di
difendersi dall'azione dell'anima bella, cioè nonostante l’anima bella non compia
un’azione diretta è presente un’azione indiretta quella di giudicare.
L’anima bella non compie volutamente questa azione, però giudica la coscienza
agente come il male, e di risposta la coscienza agente, sicura della sua
rettitudine cerca di difendersi dal giudizio dell’anima bella
Poiché la coscienza agente vuole corrispondere al suo ideale morale considera la
coscienza giudicante come ipocrisia
Pag. 877
coscienza giudicante giudica come male la coscienza agente perché c’è una
disuguaglianza tra l’aspetto universale e il suo essere in quanto sé
poiché la coscienza agente esprime l’attività come dovere, come uguaglianza
con sé stessa è considerata dalla coscienza universale come ipocrisia
(apparente perché poi vedremo il ribaltamento dell’ipocrisia)
già solo perché è opposta la coscienza giudicante/ universale/ anima bella
giudica la coscienza agente come ipocrisia, crede di avere in sé l’universale e
vede la moralità dell’intenzione
la coscienza agente vede nell’azione e viene considerata ipocrita perché
particolarizza qualcosa che per la coscienza universale/ giudicante/ anima
bella dovrebbe essere universale
il perdono non si può ottenere né attraverso l’insistenza ostinata ed
unilaterale né mediante la perseveranza del giudizio da parte della coscienza
universale/ giudicante/ anima bella, occorre aprirsi ad un’altra possibilità
pag. 879
finché le coscienze restano nella loro posizione pensando di essere l’intero
non si può arrivare al riconoscimento
mediante l’affermazione per cui agisce secondo la propria legge interiore la
possibilità che questa mancanza di riconoscimento abbia qualcosa che muta
è legata per Hegel alla capacità della coscienza considerata come male di
fare confessione di sé, di ammettere e riconoscere di essere un aspetto
parziale e non l'intero. solo con quel riconoscimento della reciproca
uguaglianza nell'essere ENTRAMBE delle parzialità dello stesso spirito può
esserci riconciliazione.
Quando la coscienza universale proclama l’ipocrisia come cattiva, in questo
giudizio si appella alla propria legge non diversamente dalla coscienza cattiva
(? L’ha scritto vartan boh si varty ti nomino con la lettera piccola perché sei
un animale) tedesco anafora del Seinige= suo proprio
Opponendosi alla legge della coscienza cattiva la legge della coscienza
universale si rivela non universale ma particolare, essa dunque la legittima, la
legge particolare si rivela come legge particolare critica della legge morale
Kantiana
Questa coscienza agente nell’opposizione comprende che la sua è la propria
legge e non legge universale per cui compie un atto di umiltà, dall’altra parte
la coscienza giudicante comprendere anch’essa di essere una particolarità
Hegel parla del ribaltamento dell’ipocrisia perché è la coscienza giudicante
che è ipocrita
qui nasce l'incomprensione: nessuna può vantare un diritto sull'altra e questo è
chiaro alla coscienza agente
l'elemento che avvicina tutte le figure è l'ostinazione e l'incapacità di
riconoscersi come momenti di un intero, il che rende ogni parte ipocrita. manca
la reciprocità solidale appare doppia rinuncia all'unilateralità per permettere il
riconoscimento
rinunciare alla pretesa di essere il tutto anziché una parte
differenza sostanziale in questa dialettica è che a questo punto della trattazione
la cu si avvale in qualche modo e si dirige verso il risultare identica alla
coscienza agente che pretendeva di giudicare
anima bella è quella che è "cattiva" particolare e ipocrita e ad accorgersi di
questo è la coscienza agente
dopo aver intuito la simmetria che lega le due (siamo due particolarità) la
coscienza agente si confessa e capisce che l'ipocrita è quell'altra (madonna
Hegel ma che cazzo dici)
non basta l'intenzione però quindi la coscienza agente si confessa eccoci
il punto importante che permette il riconoscimento passa in Hegel attraverso
questo divenire parola, confessare la propria parzialità
se non venisse espresso non servirebbe a nulla
ca si apre all'altra per mezzo della confessione consapevole della sua finitudine
attende in risposta lo stesso riconoscimento effettivo da parte della cg parti e
momenti sono sinonimi
pag. 881
Pone il giudizio come se fosse un atto reale +
il giudizio in fondo non è un'azione perché occorre che ci sia un'azione
effettiva per dar seguito al proprio volere; il dovere fine a se stesso non porta
a nulla se non passa per l'azione
diciamo che il giudizio è un'azione insufficiente perché manca del produrre un
effetto, manca dell'effettività (guarda te a cristo mannaggia come
devo tenere il collo altro che leopardi io te stacco la testa ste sedie
so strumenti de tortura) by varty
se la coscienza agente pensa di avere il dovere concretizzato nell'azione
l'ipocrisia della coscienza giudicante è quella di pensare che il proprio dovere
sia confinato in qualcosa che però non porta a nessuna azione "ugualmente
differente" nell'una per il fine egoistico dell'azione (ca che scegliendo di agire
in modo particolare potrebbe essere condannata per il fine egoistico di volersi
esteriorizzare in un'azione specifica) ma l'altra ha questo elemento della
particolarità che viene universalizzato pienamente ed invece bisogna tradurre
il dovere in atto, ma va occorre il pensiero, ma per avere un cambiamento
effettivo occorre l'azione
a questo punto diremmo che la coscienza univesale/ giudicante tarda a
confessarsi perché è ostinata
pag. 885
producendo e fissando nella disuguaglianza interna la cg divide l'azione nel
senso che rinuncia all'agire e si rende nettamente disuguale all'azione stessa
fa passare il suo non agire per coscienza retta
in questa sua irrealtà, nella sua vanità essa si pone al di sopra degli atti
disprezzati
non solo i discorsi inattivi hanno una realtà ma sono pure eccellenti agli occhi
della coscienza giudicante
non basta l’intuizione ma deve confessarsi e diventare parola perché per
avere il perdono occorrono parola e confronto
la sua confessione non è un abbassamento perché non è il discorso
unilaterale con cui l'agente porrebbe la propria disuguaglianza rispetto
all'altra, ma il discorso per cui la coscienza agente esprime sé stessa
confessione è riconoscimento della finitezza non è sottomissione ma
vulnerabilità se vuoi; nel riconoscimento della finitezza intuisce la sua
simmetria con l'altra e quindi con la confessione enuncia l'uguaglianza di
entrambe
esprimere l'uguaglianza ed è questo che non umilia lo fa perché il linguaggio
e l'esistenza dello spirito come se immediato
il linguaggio porta ad esistenza lo spirito come atto performativo e per questo
la confessione attuale, fatta parola, è necessaria
tuttavia, alla confessione "lo sono" passaggio successivo non fa seguito la
risposta con la connessione analoga
cg respinge da sé la comunanza ed è il cuore duro che è per sé e rifiuta la
continuità
il rifiuto ad accogliere la confessione altrui e quindi il negare la possibilità
della riconciliazione tra due diventa così grave che ribalta l'intero movimento
dialettico la cg è ora caratterizzata dal cuore duro e si arriva alla malvagità
la coscienza giudicante preferisce condannarsi ad un assoluto isolamento,
invece accettando il confronto avrebbe potuto ricongiungersi; quindi, con il
rifiuto si confina in una profonda solitudine Creonte nel palazzo. Inoltre la
solitudine potrebbe portarla alla follia
pag. 855 3 passaggi
"a questo punto la scena si capovolge... discorso" l'interiorità non riesce ad
essere portata a parola "con il mutismo" = la coscienza giudicante
contrappone al male la bellezza della propria anima mentre alla confessione
replica con l’ostinatezza
caratteristiche dell’anima bella:
OSTINAZIONE
"non si abbassa dinanzi a nessuno"
Pag.887
La disuguaglianza continua e l’ostinazione diventa l’ostacolo per il progresso
Anima bella in quanto coscienza di questa contraddizione provoca un
aumento nell’ascolto della confessione altrui ed appare che il cuore duro
riesca a comprendere la contraddizione che lo abita
“l’anima bella è sconvolta fino alla follia e si strugge” è un esito estremo, la
negatività nella razionalità di questo processo è quello di cadere nella follia
estrema
l'abbandonarsi alla follia resta l'esito estremo a cui può giungere la dialettica; in
realtà arrivati a questo senso estremo di solitudine la situazione sembra
cambiare - l'uguaglianza è in questo momento istituita
pag.889
si arriva al punto più estremo di contraddizione, dove significa acquisire una
consapevolezza maggiore, l’anima bella sembra quasi inconsapevole,
attraversando l’azione in quanto tale assiste alla frantumazione del suo
giudizio unilaterale
intuisce se stessa nella coscienza agente grazie alla confessione, è riuscita a
scardinare il cuore duro, possiamo affermare che la particolarità è tolta e
superata e c’è una continuità con l’altro
il sì del perdono che da qui scaturisce è la parola della riconciliazione:
riconoscimento dell'io nell'io posto di fronte, questo è il perdono radicale per
Hegel si apre reciproca solidarietà che manifesterà poi lo spirito assoluto
sì dischiude una realtà preparata e ricercata da ogni figura finora e l'intera
esperienza passata può venire ora osservata da un'angolazione differente:
ogni persistenza a mantenersi in una logica di dominio appare ora
interamente riconciliata in questo sì del perdono
qui emerge il fatto che le ferite dello spirito guariscono senza lasciare
cicatrici, l’atto non è imperituro ma viene riassorbito dallo spirito al suo
interno l’atto che viene riassorbito è la memoria ( azioni passate
ricontestualizzate nella nostra coscienza)
pag.893
il sì fa sì che i due io si spoglino dell'esistenza opposta (e giudicante) e
diventano l'esistenza dell'io esteso fino alla dualità: la concretezza di un io
che arriva ad abbracciare tutto nell'et et, l'esteso fino alla dualità quello che è
unilaterale è il male e occorre la bilateralità. altro aspetto
l'io che con ciò resta uguale a se: non occorre snaturarsi per arrivare alla
riconciliazione; pur rimanendo loro stessi nel reciproco riconoscimento
acquistano la certezza di non essere altro che una parzialità
"io" si sanno come il sapere puro - dio viene a manifestarsi in mezzo a questi
io, abita nella condizione della relazionalità a due riferimento a Spinoza
La libertà sta nel conformarsi alla necessità dello spirito
Pag. 889
Tematizzazione del perdono il perdono che la coscienza irreale è stato reso
dai traduttori con ineffettuale, però cji ha formulato precedentemente la
traduzione sembrava rinunciare a sé e poi lo riformula affermando che la
rinuncia che le coscienze fanno di sé= abbandonare questa differenza
specifica cioè percepirsi come determinate, uniche e immutabili. Questo
permette la riconciliazione
La parola della riconciliazione è lo spirito esistenze cioè il si fa emergere lo
spirito esistente. Nell’essenza universale lo spirito intuisce il suo contrario, e
nel suo contrario riconoscimento reciproco è lo spirito assoluto che diventa
spirito riconciliato
Esistente= effettivo, come frutto di un’azione
Il mettere da parte le proprie particolarità è concepito da Hegel come un
perdono bilaterale
Sembra che il valore aggiunto tra le due viene forse concesso da Hegel alla
coscienza agente perché è come se volesse riconoscere degli aspetti specifici
che sono contraddizione del riconoscimento successivo
Per giungere alla riconciliazione le due parti non devono rinunciare a se
stesse ma alla propria pretese di assolutezza
Hegel condanna l’anima bella non tanto per il suo astenersi dall'azione, ma
perché vuole custodire al di sopra di ogni altra cosa la sua purezza ma
soprattutto per la sua ostinazione perché è ostinata nella sua caparbietà di
essere la verità
Hegel condanna il giudizio riconciliazione quando smette di giudicare e
capisce di non poter essere la misura della verità. è solo il crollo del giudizio
morale che permette ad hegel di introdurre il tema del perdono
astenersi dal giudicare è probabilmente l'unico metodo per la realizzazione di
una autentica conversione della prospettiva; solo così si può riconoscere la
propria parzialità ed il proprio io nell'altro e che permette anche la
comunanza
pag. 907
Nella coscienza agente si era confermato il si, e lo descrive come un dio che
apre l’aspetto della religione. Dedica una parte anche alle religioni orientali
che sono il 1 livello delle religioni, poi lo spirito si incarna nel se. 2 parte
religone artistica che si eleva al se = religione greca dalla concretezza
all’insè, il punto di sintesi è la 3 realtà che leva l’elemento unilaterale delle
altre due parti, lo spirito ha la forma del sé per sé ed è la religione cristiana
dove l’essere in sé e per sé è incarnato dalla figura di Gesù cristo.
All’interno della religione si mantiene quella scissione dal momento che la
mediazione nel cristianesimo non è pervenuto al suo livello massimo, no
riconciliazione uomo dio e uomo umano è al massimo fra la popolazione fra i
credenti. Rimane scissa dall’universale, la comunità si rappresenta il suo dio
come unione fra particolare e universale manca di cogliere la riconciliazione
fra assoluto e finito per cui bisogna arrivare al sapere assoluto, rimanere nella
religione a un livello di rappresentazione sta a significare che la verità è
arrivata a un livello di maturazione ma non è in grado di conoscere se stessa
come la verità, nel campo della religione ci si può muovere attraverso la fede
e non attraverso il sapere.
Hegel nella prefazione parlava di svolgere un sistema scientifico, quella
particolarità della scienza appare nel sapere assoluto, tutte le tappe potevano
essere caratterizzate più o meno da un sapere scientifico ma servivano per
considerare il metodo scientifico come assoluto
Pag. 1049
Il sapere assoluto che possiamo riconoscere allo spirito è la verità e la
consapevolezza di essere il concetto, c’è una piena sovrapposizione e lo
spirito sa di essere spirito e si mette in gioco il sapere concettuale, lo spirito
viene proprio definito come verità. viene eliminata ogni contraddizione il
sapere non è solo apparente ma è la scienza che sorge nel reale.
Pag. 1059
Come ultima figura il sapere deve tramontare per diventare la memoria della
scienza, per rimanere come ricordo nella memoria del sapere.
Pag. 1061-1063-
Concetto del tempo: il tempo ha un valore fondamentale diventa elemento
costitutivo del reale dove la verità si svolge.
Pag. 1061
Il sapere assoluto nel senso che ricomprende tutte le parti precedenti no che
non ha limite, dopo aver percorso le tappe il sapere assoluto non sa solo di sé
e noj è interessato ad esternarlo il limite è il confine fra l’assolutezza e
l’esternazione, esempio dello spazio tempo. Il sapere assoluto si concretizza
nello spazio e nel tempo. Il trascorrere del tempo non va temuto ma
rappresenta lo spazio in cui la verità può darsi
Relazione fra religione e filosofia
Se la religione sembra scomparire dalla grandezza della filosofia, attraverso il
riferimento alla religione e possiamo pensare che lo spirito per arrivare a sapersi
come tale non può dimenticare l’elemento della religione. La religione è
necessaria nel dispiegarsi della filosofia. All’inizio si cercava la verità come
l’intero e questo si dà su queste due dialettiche e rimane come ricordo del
sapere assoluto fino a diventare scienza
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la storia può essere compresa a livello concettuale e la scienza sono due
elementi importanti, il calvario è il cammino dello spirito assoluto. Il soggetto
è più della sostanza, lo spirito assoluto viene definito come la categoria della
vita, il male è in relazione la solitudine amorfa.
Riferimento al testo di Schilling sull’amicizia, il calice che rimanda a Gesù.
Quando Hegel descrive ciò che vale per la coscienza si può trasportare alla
nostra relazione con il nostro io, l’immagine conflittuale che lega coscienza
agente e concettuale è legata alla realtà interna a noi.
Finché riconosciamo di essere un miscuglio di luce e ombra di se e per sé, di
amore e di odio, continuiamo a dirigere quelle barriere che sono il limite
dentro di noi. Se invece accettiamo ciò possiamo andare verso il perdono.
Solo perdonandoci possiamo perdonare l’altro, senza forme di dominio ecc
perché siamo in grado di considerare e rispecchiarci in quello che siamo e
ricomprendere il nostro io in questa visione d’insieme verso l’unità.
C’è una dialettica in cui il concetto da solo non è sufficiente, però affinché
l’universalità sia restaurata e possa essere compresa e sviluppata +
necessario che i due elementi si perdonino a vicenda= come un atto di piena
libertà e non va colta come sinonimo di automatico