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Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.

it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino


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APPUNTI ALLE LEZIONI
FISICA II

(revisione II)



Anno accademico 2010 2011


corso di Laurea in Ingegneria Civile
corso di Laurea in Ingegneria Ambiente e Territorio








V
V
V
I
I
I
T
T
T
T
T
T
O
O
O
R
R
R
I
I
I
O
O
O


M
M
M
U
U
U
S
S
S
S
S
S
I
I
I
N
N
N
O
O
O



Dipartimento di Fisica
Politecnico di Torino












Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
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1
Talete di Mileto (626-548 a.C.) scopr che un corpo tipo vetro o ambra, sfregato con un panno di lana, in grado
di attrarre piccoli oggetti. Scopr inoltre che un particolare minerale (oggi conosciuto come magnetite) in grado
di attrarre oggetti di ferro.
Elettrizzazione per strofinio: con un tessuto di lana o seta si strofini una bacchetta di ambra (o di vetro) e la si
appenda ad un filo di nylon. Avvicinando alle sue estremit unaltra bacchetta di ambra (o di vetro), anchessa
preventivamente strofinata, si osserva che fra le due bacchette si esplicita una repulsione reciproca. Se le due
bacchette fossero una di ambra e laltra di vetro, fra loro si eserciterebbe una attrazione. William Gilbert (1540-
1603) osserv in modo sistematico che circa una ventina di altri corpi (zolfo, gommalacca, resine solide, molte
pietre dure) presentano un comportamento simile allambra ed al vetro. Chiam elettrizzati tali corpi ed elettrici
i fenomeni osservati, inoltre dedusse che lattrazione o la repulsione fossero riconducibili a forze
elettriche. Il termine elettricit deriva dalla parola greca (ambra). Gilbert ritenne che lattrazione fosse
imputabile ad un fluido materiale emanato dai corpi elettrizzati, infatti scrisse: concludendo, i corpuscoli sono
trasportati sui corpi stessi degli elettrici. Le energie provengono dagli effluvi che sono propri e peculiari dei corpi
elettrici, diversi dallaria comune [], eccitati dal movimento e dallattrito che genera calore e sono simili a raggi
materiali che attraggono e sollevano le pagliuzze [] finch non si estinguono. Allora, appena i corpuscoli sono
di nuovo liberi, cadono gi subito attratti dalla terra. Tali parole significano che le particelle del fluido elettrico,
emanato dal corpo elettrizzato, si aggrappano al corpo che incontrano stringendolo e trasportandolo (fino a
quando posseggono energia) verso la fonte dalla quale sono emessi.
Otto von Guericke (1602-1686) scopr che se una bacchetta di ambra strofinata attira e solleva piccoli
frammenti di carta, due corpi leggeri posti successivamente a contatto con la bacchetta di ambra elettrizzata per
strofinio si respingono.
Dizione corretta: linterazione fra due corpi elettrizzati si esplica tramite forze determinate dalle cariche elettriche,
protoni ed elettroni preesistenti allo stato di elettrizzazione, che subiscono una rilocalizzazione. In funzione della
loro configurazione elettronica, i corpi elettrizzati possono essere
Corpi conduttori: non mantengono a lungo lo stato di elettrizzazione poich posseggono cariche libere di
muoversi e di essere rilocalizzate. Nei conduttori metallici le cariche libere sono gli elettroni degli strati pi
periferici, che sono in compartecipazione orbitale a pi nuclei (effetto Hall), mentre le cariche positive o protoni
nel nucleo si considerano ferme. Gli ioni positivi (carenza di cariche) e gli ioni negativi (eccesso di cariche
negative) sono loro stessi conduttori.
Corpi isolanti o dielettrici: non posseggono cariche libere di essere rilocalizzate, quindi rimangono elettrizzati a
lungo.
Dimensioni fisiche: gli atomi hanno una dimensione dellordine di
10
10 m ed il raggio atomico dato dalla
relazione

1 3
0
R R A
essendo ed

=
15
0
R 1.5 10 m = + A Z N
5
m
. Il volume atomico lo spazio entro il quale si muovono gli elettroni
attorno al nucleo. Un protone o un neutrone hanno una dimensione di , un elettrone ha la dimensione di
. La grandezza e detta fermi.

15
10 m

17
10 m
-1
10
Benjamin Franklin (1706-1790) ipotizz che la carica elettrica fosse assimilabile ad un fluido continuo.
Nella definizione attuale, la carica elettrica si considera come multiplo intero (positivo o negativo) di una carica
fondamentale di valore pari a
19
e 1.6 10 C

=
C sta per coulomb, unit di misura della carica elettrica nel Sistema Internazionale di Misura. Quindi, ogni carica
elettrica risulta quantizzata e definita dalla relazione
q ne =
Conservazione della carica elettrica: quando un elettricamente in equilibrio (identico numero di cariche positive
e negative) viene sfregato meccanicamente, si determina una separazione delle cariche elettriche che vengono
rilocalizzate sulla sua superficie in modo da variare leggermente lo stato di neutralit elettrica. In un sistema
elettricamente isolato, la somma algebrica di tutte le cariche elettriche resta costante nel tempo: ossia, il
numero complessivo di cariche elettriche conservato.


Induzione elettrostatica: fenomeno statico per cui avvicinando il corpo c elettrizzato al corpo d elettricamente
neutro, sulla superficie di questultimo di determina una doppia distribuzione di cariche elettriche di segno
opposto [figura 1].
c
+ +

c
d d

+

[ ] figura 1
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2
Precisamente, sulla superficie del corpo d in prossimit del corpo elettrizzato si
ha una distribuzione di cariche di segno opposto a quelle del corpo elettrizzato,
mentre sulla superficie della faccia opposta si ha una distribuzione di cariche di
segno uguale a quelle del corpo elettrizzato. Allontanando i due corpi, le
distribuzioni di carica rilocalizzate su corpo d scompaiono. Il fenomeno della
induzione elettrostatica appunto statico in quanto leccesso di cariche dello
stesso segno, distribuite su una superficie relativamente limitata del corpo d,
blocca la rilocalizzazione di altre cariche omologhe congelando in tal modo la
situazione.

Elettroscopio: dispositivo che sfrutta il fenomeno della repulsione elettrostatica
che si determina fra corpi elettrizzati con cariche dello stesso segno [figura 2]. In
un contenitore chiuso di vetro, due sottili lamine metalliche (oro o argento sono
ottimi) infulcrate ad un loro estremo, se elettrizzate divergono di un angolo
proporzionale al numero di cariche localizzate sulla loro superficie.
Tale strumento non pu essere usato per una definizione quantitativa poich variando il numero delle cariche
sulle lamine, varia anche langolo indipendentemente dal segno delle cariche stesse.
+

+ +
[ ] figura 2


LEGGE DI COULOMB

Nel 1795 Coulomb (1736-1806), usando un dispositivo simile alla bilancia di torsione, cerc di misurare lentit della
interazione fra corpi elettrizzati in funzione sia del valore delle cariche di elettrizzazione sia della loro distanza.
Sperimentalmente ricav una relazione del tipo
1 2
C n
q q
F
d

Lesponente n della distanza d sembr avere valore circa uguale a 2,(entro il limite degli errori di misura, si assume
proprio ); inoltre a parit di cariche di elettrizzazione e della distanza, il valore della intensit della forza elettrica
dipende dalle caratteristiche del mezzo (detto dielettrico) nel quale le misure sono eseguite. Tali caratteristiche sono
rappresentate da una grandezza (detta costante dielettrica) che tiene conto delle caratteristiche microscopiche del
materiale che costituisce il dielettrico. Riscrivendo la relazione come
n 2 =
(1)
1 2
C 2
q q
F k
d
=
il coefficiente di Coulomb k della (1) dipende dal sistema di misura usato. Precisamente
se , la carica misurata in unit meccaniche: si definisce carica unitaria quella carica che posta a distanza
unitaria da unaltra carica unitaria, risulta sottoposta allazione di una forza unitaria. In unit meccaniche, la carica
unitaria ha come unit di misura lo {statcoulomb}.
k 1 =
Nel Sistema Internazionale di Misura, la carica unitaria definita come la carica trasportata da una corrente unitaria
(unit di misura lampre) in un tempo unitario (unit di misura il secondo)
q i t =
{ } { } { } = = q 1A 1s 1C
con { lampre ed { il secondo. Al fine di semplificare la scrittura delle varie relazioni fisiche relative alle cariche,
evitando coefficienti di proporzionalit, il coefficiente k della (1) viene scritta nella forma razionalizzata
} A } s
(2)
1
k
4
=


essendo proprio la costante dielettrica. Se il materiale del mezzo nel quale si esegue la misura fosse il vuoto, la
costante dielettrica del vuoto ha valore

=
12
0
8.85 10 F m
Per tutti gli altri materiali la costante dielettrica viene definita come costante dielettrica relativa. Come si vedr in
seguito. La costante della relazione (2) per il vuoto ha valore

= =

2
9
2
0
1 N
k 9 10
4 C
m

e lequazione (1) per il vuoto assume la forma
(3)
1 2
C 2
0
q q 1
F
4 d
=


Quando si ricaver la legge di Gauss, la relazione (2) sar facilmente capita. La forza di Coulomb (3) ha una validit
assolutamente generale, al pi si deve considerare leffetto di disturbo imputabile a cariche distribuite (non puntiformi).
In elettrostatica lentit delle cariche trattate dellordine di , che risulta essere un valore enorme rispetto a
quello della carica elementare.
6
10 C

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3
Nei condensatori sulle armature le cariche sono dellordine ( ) 0.1 1 C . La legge di Coulomb, associata alla teoria
quantistica, descrive il comportamento di
atomi : interazione elettroni/protoni
molecole . interazione atomi/atomi
corpi fisici : interazione atomi/molecole
Allinterno del nucleo degli atomi, i componenti detti nucleoni (protoni con carica positiva e neutroni senza carica)
sono strettamente impachettati fra loro a causa della presenza di una forza nucleare intensissima a short range. La
forza di repulsione colombiana fra i protoni tende a diminuire la forza nucleare e quando tale forza ha valore inferiore a
quella colombiana repulsiva, la stabilit del nucleo risulta compromessa. Tale comportamento spiega il decadimento
nucleare con emissione o di una carica positiva (particella ) o con la fissione del nucleo.
Formulazione vettoriale della legge di Coulomb: la forza fra cariche elettriche una grandezza vettoriale ed
essendo funzione di una distanza (come
( )
2
1 d , essa risulta essere una forza centrale, quindi conservativa. Si
considerino le cariche
1
q e
2
q a distanza r: la legge di Coulomb nel vuoto implica
(4) ( )
1 2
C 2
0
q q 1
F r
4 r
=


e quando la
( )
( )
( )
C 1 2
C
C 1 2
F r 0 q q 0 forza attrattiva
F r forza centrale
F r 0 q q 0 forza repulsiva
> >


< <


ossia, cariche di identico segno si respingono e cariche di segno differente si attraggono. Definendo un
versore
r
u r =
, ,
r della retta passante per le due cariche, la relazione (4) diventa [figura 3]
(4) ( )
1 2
C r 2
0
q q 1
F r u
4 r
=

,
,


Poich la legge di Coulomb agisce lungo la retta congiungente le
cariche, esse devono essere considerate puntiformi. Nellipotesi
che non lo fossero, in quanto risultano definite da una data
geometria, obbligo esprimere le cariche in funzione di tale
geometria e ci implica il concetto di densit di carica elettrica.
Tuttavia la validit delle legge di Coulomb permane inalterata.


figura 3
+q
Due cariche elettriche interagiscono fra loro tramite una forza (detta di Coulomb) il cui
modulo risulta direttamente proporzionale al prodotto delle cariche, inversamente
proporzionale alla loro distanza al quadrato e dipende dalla natura del materiale in cui si
trovano, che descritto dalla costante dielettrica. La forza di interazione risulta essere
attrattiva per cariche di identico segno, repulsiva per cariche di segno opposto.
Si consideri un protone (massa e carica elettrica ) ed un elettrone (massa m e carica elettrica q ) posti
ad una distanza d. La forza elettrostatica e quella gravitazionale sono definite hanno moduli
p
m
p
q
e e
( )
p e
G 2
m m
F r
r
= ( )
p e
C 2
0
q q
1
F r
4 r
=

e calcolando il loro rapporto


( )
( )
p e C 39
G 0 p e
q q F r
1
10
F r 4 m m
=


La intensit della forza colombiana risulta essere 10 maggiore di quella della forza coulombiana, per cui a
livello atomico questultima risulta essere del tutto trascurabile.
39
La forza coulombiana detta a short range, la forza gravitazionale a long range.

CAMPO ELETTROSTATICO

Si considerino la carica e la carica q che interagiscono a distanza r. lecito supporre che la carica eserciti
unazione su q e che tale azione si esplichi a distanza. La relazione (4) si pu riscriverla come
0
q
0
q
0
C r 2
0
q 1
F q u
4 r

=


,
,

ossia
(5)
C 0
0 r 2
0
F q 1
E u
q 4 r
= =

,
,
,

q
C
F
,

C
F
,

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4
Il rapporto fra la forza colombiana (esercitata a distanza) dalla carica sulla carica q e la carica che subisce lazione
(q appunto) rappresenta il campo elettrostatico
0
q
,
0
E generato da (sorgente). Il capo elettrostatico anchesso
funzione di una distanza e precisamente ha andamento
0
q
2
1 r come la forza coulombiana
( )
0
0 r 2
0
q 1
E r u
4 r
=

,
,

Attenzione: il campo elettrostatico generato da una carica elettrica una propriet intrinseca, quindi
esiste perch esiste la carica sorgente indipendentemente dalla presenza di una qualche carica (differente
dalla sorgente) che ne subisca leffetto. Una carica sorgente NON pu esercitare alcuna azione su se
stessa
Faraday (1791-1867) propose un procedimento per rappresentare
il campo elettrostatico (in realt il procedimento serve a
rappresentare un qualsiasi campo vettoriale) e chiam linee di
campo quelle particolari linee che, in ogni loro punto, hanno
come tangente il vettore
,
0
E (vedere la sezione: Campi
Vettoriali).
Nel caso di cariche elettriche puntiformi, le linee del campo
elettrostatico da loro generato sono le infinite semirette uscenti
dalla sorgente e orientate verso lesterno se la carica positiva,
verso la carica stessa se la carica negativa [figura 4].

q +
[ ] figura 4
q
Il campo elettrostatico generato da un insieme di cariche (positive e negative) definito dalla risultante dei campi
elettrostatici generati dalle singole cariche il cui modulo vale
( )
i
0 2
i 0 i
q
1
E r
4 r
=



Dalla relazione (5) si deduce che
C 0
F qE =
, ,


se la sorgente del campo elettrostatico fosse la carica
0
q + , la
carica q + a distanza
1
r subirebbe lazione
1C 0
F q = +
, ,
1C
F
,
q +
0
q +
E
ed i due vettori risulterebbero paralleli e concordi [figura 5a]. le
cariche elettriche dello stesso segno si respingono.
se la sorgente del campo elettrostatico fosse la carica
0
q + , la
carica q a distanza
2
r subirebbe lazione
2C 0
F q =
, ,
E
ed i due vettori risulterebbero paralleli e discordi [figura 5b], le
cariche elettriche di segno opposto si attraggono.
Considerando sia il campo gravitazionale sia il campo elettrostatico, possibile tracciare il seguente parallelo
Campo gravitazionale:
0
r 2
m
G u
r
=
,
,
Campo elettrostatico:
0
0 r 2
0
q 1
E u
4 r
=

,
,

Forza newtoniana:
0
G r 2
mm
F u
r
=
,
,
Forza coulombiano:
0
C r 2
0
qq 1
F u
4 r
=

,
,

G
F mG =
, ,

C 0
F qE =
, ,

Cariche elettriche distribuite: le cariche elettriche possono essere distribuite secondo una data geometria,
precisamente si pu avere una
distribuzione lineare: la densit superficiale di carica vale
dq
dl
= unit di misura
1C
1m




distribuzione superficiale: la densit superficiale di carica vale
dq
dS
= unit di misura
2
1C
1m




distribuzione volumica: la densit volumica di carica vale
dq
dW
= unit di misura
3
1C
1m




2C
F
,
q
0
q +
[figura 5
( ) a
( ) b

]

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5
In una distribuzione di cariche viene generato sia un campo elettrostatico locale (il cui calcolo abbastanza
complicato) sia un campo elettrostatico medio ad una distanza d molto maggiore di quella esistente fra le varie
cariche (generalmente
10
10 m

). Se tale condizione risultasse soddisfatta, le varie distribuzioni di carica


potrebbero considerarsi continue ed i relativi campi elettrostatici varrebbero per una
distribuzione lineare ( ) dq x, y,z dl =
( )
0 r
0
x, y,z dl 1
dE u
4 r r

=

,
,
, ,

r
,
r
,

dq dS =
P
0
E

distribuzione superficiale [figura 6] ( ) dq x, y,z dS =
( )
0 r
0
x, y,z dS
1
dE u
4 r r

=

,
,
, ,
,

distribuzione volumica ( ) dq x, y, z dW =
( )
0 r
0
x, y,z dW
1
dE u
4 r r

=

,
,
, ,
[ ] figura 6
Se la densit risultasse costante per tutti i punti della geometria considerata, il campo elettrostatico complessivo
sarebbe
0 r
0 l
1 dl
E u
4 r r
=

,
,
, ,
0 r
0 S
1 dS
E u
4 r r
=

,
,
, ,
0 r
0 W
1 dW
E u
4 r r
=

,
,
, ,
Con lavvertenza che gli elementi infinitesimi vanno intesi come molto piccoli rispetto alle dimensioni del corpo,
tuttavia molto grandi rispetto alle dimensioni atomiche. Le tre relazioni integrali hanno una validit assolutamente
generale
Distribuzione lineare di carica: si consideri una distribuzione lineare indefinita di carica (carica arbitrariamente
positiva e densit lineare uniforme) orientata secondo lasse y di un sistema di riferimento { } O x, y . A distanza
y + dallorigine O del riferimento [figura 7], si consideri la carica dq dy = che genera nel punto P dellasse x il
campo elettrostatico di modulo

(6)
0 2 2
0 0
1 dq 1 dy
dE
4 r 4 r

= =



dq
dq
r
r
O
x
y +
y
0
E
,

0
E
,

P0
E
,
P

[ ] figura 7
con . La carica dq , a distanza
2 2
r x y = +
2
dy = y dallorigine
O, del riferimento genera un campo elettrostatico avente modulo
anchesso di modulo pari alla (6). Per il principio di
sovrapposizione degli effetti, il campo elettrostatico complessivo
nel punto la risultante dei due campi elettrostatici
con direzione (per motivi simmetria) lungo lasse x. Il suo
modulo vale
0P
dE
,
0
dE
,
( ) P x
(7)
0P 0
dE 2dE cos =
essendo langolo che sottende dal punto ( ) P x la distanza y .
Esprimendo la relazione (6) in funzione dellangolo , si ha
x r cos =
2
2 2
1 cos
r x

=
y x tan =
2
1
dy x d
cos
=

(per y 0 = si ha 0 = , per y si ha = + 2 = )
Sostituendo la relazione (8) nella (7) si ottiene
2
P0 2 2
0 0
1 cos 1 1
dE 2 x cos d cos d
4 2 x cos

= =
x

2
2
P0
0
0
0 0
dsin
1 1
E cos d
2 x 2 x

sin


= =

_

ossia
( )
P0
0
1
E x n
2 x

,
,

con n il versore normale alla distribuzione.
,
Distribuzione circolare piana di carica: sia R il raggio della distribuzione e si calcoli il campo elettrostatico in
un punto P dellasse della distribuzione a distanza x dal sul centro O. La densit lineare di carica sia costante.
Facendo riferimento alla [figura 8], si suddivida la distribuzione in infiniti elementi di lunghezza , lelemento dl
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6
dq dl = genera nel punto P il campo elettrostatico di modulo

(8)
0 2 2
0 0
1 dq 1 dl
dE
4 r 4 r

= =


dq dl =
R
x
r
r

P
0
dE
,

0
dE
,

P0
dE
,
essendo . Lelemento , diametralmente opposto al
precedente, genera nel punto P un campo elettrostatico di
identico modulo. Il campo elettrostatico complessivo la
risultante dei due campi che diretta lungo lasse x. Il modulo
vale
2 2
r x R = +
2
dq

[ ] figura 8
(9)
P0 0
dE 2dE cos =
con co . Sostituendo ai simboli dalla (9) i valori si ricava s x r =
P0 2 3
0 0
1 dl x 1
dE 2 dl
4 r r 2 r

= =


Considerando il contributo degli infiniti elementi infinitesimi si ha
(10)
P0 2 3
0 0 2 R
1 dl x 1 x
E 2 d
4 r r 2 r

= =

l


lintegrale un integrale di linea, lungo una linea chiusa e viene
detto circuitazione con simbolo . ()

La lunghezza della distribuzione circolare vale 2 R e sostituendo nella (10)
( )
( )
P0 3 2 3
2 2
0 0
1 xR 1 xR
E x
r
x R
= =

+

Quando il campo elettrostatico ha vale x R >>
( )
P0 2
0
1 R
E x n
x

,
,
=
con n il versore normale alla distribuzione.
,
Particolarit delle linee del campo elettrostatico:
se la sorgente del campo una sorgente positiva, le linee sono orientate verso lesterno; se la sorgente del
campo una sorgente positiva, le linee sono orientate verso lesterno
la tangente alla linea di campo , in ogni suo punto, ha la direzione del vettore E
,

0
ogni linea di campo univocamente definita, cio le linee di campo non si incrociano mai (tranne nel punto
singolare sorgente)
dove il campo ha intensit maggiore, le linee di campo si infittiscono maggiormente
un campo uniforme rappresentato da linee di campo tutte parallele fra loro
,
considerando uno spostamento dl , parallelo ad una linea di campo, il prodotto vettoriale nullo per
definizione
x y z
0 0x 0y 0z
u u u
E dl E E E 0
dx dy dz
= =
, , ,
, ,

( ) ( ) ( )
0y 0z x 0z 0x y 0x 0y z
E dz E dy u E dx E dz u E dy E dx u 0 + + =
, , ,

Le relazioni fra parentesi devono essere tutte identicamente nulle, quindi
0y 0z
E dz E dy 0 =
0y 0z
dy dz
E E
=
0z 0x
E dx E dz 0 =
0x 0z
dx dz
E E
=
0x 0y
E dy E dx 0 =
0x 0y
dx dy
E E
=
e tali relazioni rappresentano la definizione analitica delle linee del campo elettrostatico.
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7
e
ESPERIENZA DI MILLIKAN

Millikan (1868-1963) dimostr per primo che le cariche elettriche sono multiple intero di una grandezza elementare
che risulta essere la carica dellelettrone
19
e 1.6 10 C

=
q n =
Fra le armature piane di un condensatore viene generato un campo elettrico che pu essere fatto variare
opportunamente. Sempre fra le armature vengono spruzzate goccioline di glicerina, che risultano elettrizzate
negativamente a causa della nebulizzazione [figura 9].
In presenza del solo campo gravitazionale, le goccioline
cadono secondo la legge
(11)
v
ma mg F =
essendo

m la massa di una gocciolina,
m la massa della gocciolina il cui valore corretto per la
spinta idrostatica: se fosse la densit della aria fra le
armature e la densit della glicerina
( )
3
4
m r
3
=
con r il raggio della gocciolina,

v
F la forza di attrito viscoso dovuta alla presenza dellaria
v
F 6 rv =
con il coefficiente di viscosit, v la velocit di caduta.
In regime di caduta libera, la accelerazione nulla quindi la
velocit risulta costante (
0
a v dt 0 ,
0
v cost d = = = ). Dalle (11)
si ricava
v
m g F
a
m

=
ossia
m g 6 rv
a 0
m

= =
2
0
2
v v r g
9

=


La misura di tale velocit permette di ricavare (nellaria) il raggio della gocciolina di glicerina.
+
( ) glicerina
( ) pompetta
Applicando fra le armature del condensatore una differenza di potenziale, cio determinando un campo elettrico
di valore
5
E 10 N C, orientato dallalto vero il basso (direzione di caduta libera), lequazione del moto assume
la forma
0
=
0
(12)
v C
ma m g F F =
con , che ha direzione dal basso verso lalto. La velocit di caduta della gocciolina, osservata con un
oculare a reticolo, diminuisce fino ad invertire la direzione di moto quando la forza F risulta essere prevalente
come azione sulle altre due forze applicate. Seguendo un ragionamento simile a quello del caso precedente, la
velocit limite di caduta assume la forma
C
F qE =
, ,
C
,
0
0 0
E 1
v v q v
6 r
= <


Variando opportunamente lintensit del campo elettrico (variando la differenza di potenziale fra le armature) la
gocciolina pu rallentare la sua caduta, fermarsi o invertire il moto. Conoscendo le diverse grandezze ( E , , il
raggio della gocciolina, il coefficiente di viscosit) e misurando la velocit
0 0
v
v , si ottiene il valore della carica q
distribuita sulla superficie della gocciolina. Ionizzando laria fra le armature del condensatore, la gocciolina
acquisisce ulteriori cariche e varia conseguentemente il suo stato di moto (una gocciolina ferma pu
bruscamente mettersi in moto). La variazione di velocit che subisce vale
0
0
E 1
v v q
6 r
v =

=
La misurazione della variazione permette la determinazione del valore delle cariche acquisite dalla
gocciolina, indipendentemente dal valore iniziale dovuto al processo di nebulizzazione.
v
Sperimentalmente: si determina che la variazione v assume valori quantizzati, quindi anche q assume
valori quantizzati. In assenza di radiazioni ionizzanti
q ne

( )
P
,

v
F
,

q
C
F
,

[
0
E
,

] figura 9
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
8
dl
,
con . ( ) n 10 100 =


POTENZIALE ELETTROSTATICO

La carica ferma genera, per propriet intrinseca, un
campo elettrostatico che esercita unazione data da
su una generica carica , che si muove lungo
una traiettoria (tutta compresa entro il campo) da un punto
iniziale A ad un punto finale B [figura 10].
0
q +
0
E
0
E
,
C
F q = +
, ,
q +

dr
,

0
q +
A
A
r
r
B
r
B
P
dl
,

0
E
,


[ ] figura 10
Il lavoro compiuto dalla forza coulombiana espresso da
(13)
B B
AB C 0
A A
i ntegrale
di linea
L F d l q E = =

, , ,
- -
_

eseguendo il prodotto scalare si ha
( )
B
AB 0
A
L q E r dl cos =


Osservando la figura si deduce che d rappresenta la
proiezione dello spostamento (sempre tangente alla
traiettoria) lungo la direzione radiale (che quella di
l cos
dl
,
0
E
,
)
dr dl cos =
Lintegrale della (13) diventa
( )
( )
B B
A A
B r
AB 0 0 0
A r
o o
1 dr 1 1
L q E r dr q q q q d
4 r 4


= = =

r
r
r


e si osservi che tale integrale di linea risulta indipendente dalla scelta della particolate linea lungo la quale avviene
lintegrazione (quindi dalla particolare traiettoria lungo la quale la carica q si muove dal punto A al punto B). I valori
ed r rappresentano le distanze rispettivamente dei punti A e B dalla carica sorgente
A
r
B 0
q
(14)
0 0
AB
0 A 0 B
q q 1 1
L q
4 r 4 r

=




Il lavoro una grandezza con la dimensione di una energia, quindi per il principio di omogeneit, anche i due termini a
secondo membro della (14) hanno dimensione di una energia.
Si definisce energia potenziale elettrostatica la relazione
( )
0
0
qq 1
U r
4 r
=


e la (14) indica che il lavoro della forza coulombiana speso per spostare la carica q dal punto iniziale A al punto
finale B vale
( )
AB A B B A
L U U U U = = = U
in accordo con la definizione di lavoro di una forza conservativa.
Lintegrale di linea che compare nella (13) ha come risultato
(15)
B
0 0
0
A
0 A 0 B
q q 1 1
E dl
4 r 4 r
=

, ,
-
e si definisca potenziale elettrostatico la grandezza scalate definita dalla relazione
( )
0
0
q 1
V r
4 r
=


Dato un campo elettrostatico
0
E
,
, si definisce differenza di potenziale (d.d.p.) fra due punto A e B
B
A B 0
A
V V E d =

l
, ,
-
e la (14) vale anche
( ) ( )
AB A B B A
L q V V q V V q = = = V
La relazione esistente fra energia potenziale elettrostatica e potenziale elettrostatico vale
( ) ( ) U r qV r =
mentre quella fra forza coulombiana e campo elettrostatico
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__________________________________________
9
C 0
F qE =
, ,

e riassumendo

Considerando i due integrali di linea
B
C A
A
F dl U U =

, ,
-
B B

B
0 A
A
E d l V V =

, ,
-
e scegliendo il punto A come riferimento si ha
B
B A C
A
U U F d l = +

, ,
-
B
B A 0
A
V V E d = +

l
, ,
-
si osserva che sia lenergia potenziale elettrostatica sia il potenziale elettrostatico sono definiti a meno di un fattore
costante arbitrario
( )
0
1
0
qq 1
U r k
4 r
=

+ energia potenziale elettrostatica


( )
0
2
0
q 1
V r
4 r
=

k + potenziale elettrostatico
Unit di misura del potenziale elettrostatico: nel Sistema Internazionale di Misura
U
V
q
= { } { }
U 1J
V 1
q 1C

= = =


V (1 volt)
Se la carica q si muovesse dal punto A allinfinito
( )
A A
L q V V

=
con e si ha V

= 0
A
A
L
V
q

=
e se , si ricava la definizione operativa di potenziale elettrostatico: il potenziale elettrostatico in un punto
uguale al lavoro necessario per spostare la carica unitaria da quel punto allinfinito (o dallinfinito a
quel punto, per il principio di reciprocit).
q 1 =
La traiettoria percorsa dalla carica q si pu pensare di suddividerla in elementi infinitesimi dl
,
aventi due
componenti: una dr
,
parallela alla linea di campo e laltra dn
,
normale alla linea di campo
dl dr dn = +
,
, ,

Lintegrale di linea (13) non riceverebbe contributi relativi al prodotto
0
E dn
,
,
- (in quanto ), mentre gli unici
contributi non nulli sono quelli del prodotto
0
dn E
,
,
0
E dr
,
,
- (in quanto
0
E dr
,
,
) e tali contributi altro non sono che le
d.d.p. relative ai singoli spostamenti
( ) ( ) ( ) ( ) (
B B B
0 0 0 A 1 1 2 2 3 n B A
A A A
vettori
ortogonali
E d l E dr E dn V V V V V V V V V V = + = + + + + =

, , , ,
, ,
- - -
_
)
B

Si consideri un sistema di carica elettrostatiche, il calcolo dellenergia potenziale del sistema deve tenere conto
che
una carica non interagisce con se stessa, quindi
i
q interagisce unicamente con
j
q (gli indici devono essere
differenti i j ),
linterazione di
i
q con
j
q uguale a quella di
j
q con
i
q , inoltre essendo
ij ji
r r = per non duplicare il
contributo la relazione dellenergia potenziale elettrostatica deve essere divida per 2
C
F
,
U
)
B
A B C
A
U U F d l =
(
, ,
-
( ) C 0
F qE =
, ,

( ) U qV =
)
B
A B 0
A
V V E dl =
(
, ,
-
0
E
,

V
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10
i j
tot
i j 0 ij
qq
1 1
U
2 4 r





DIPOLO ELETTRICO

Si intende per dipolo elettrico un sistema costituito da due cariche di uguale
valore e segno opposto, poste a distanza fissa fra loro. La grandezza che
descrive il dipolo elettrico la grandezza vettoriale momento di dipolo
elettrico avente [figura 11]
,
p

modulo pari al prodotto del valore assoluto della carica per la
distanza fra le cariche
( ) q B A =
,
p qd = p
direzione della congiungente le cariche,
verso dalla carica negativa a quella positiva.
Campo elettrostatico generato da un dipolo elettrico in un punto dellasse: il punto P sia a distanza x dal
centro del dipolo elettrico ed il campo elettrostatico la risultante dei due campi generati, in quel punto, dalla due
cariche [figura 12].
I moduli dei due campi sono uguali per ovvi motivi di simmetria e di
valore delle cariche
2
0
1 q
E E E
4 r
+
= = =


essendo ( )
2
2 2
r x d 2 = + . Componendo i due campi elettrostatici, si
osserva che il campo risultante
0P
E E E
+
= +
, , ,
antiparallelo al
momento di dipolo elettrico. Il suo modulo vale
(16)
0P
E 2Ecos =
con ( cos d 2 r = ) . Sostituendo i valori in (16) si ricava
( )
0P 3 2 2 3 3
2
2
0 0 0 0
1 q d 2 1 qd 1 1
E 2
4 r r 4 r 4 r 4
x d 2
= = = =


+

p p

Sperimentalmente, misurando il valore del momento di dipolo si ricava un valore complessivo e risulta
impossibile distinguere fra il contributo dovuto alla carica e quello dovuto alla distanza. Al massimo raddoppiando
il valore della carica si dimezza quello della distanza affinch resti costante il valore del momento di dipolo. Tale
situazione impone di calcolare il campo elettrostatico in punti a distanza assolutamente prevalenti rispetto alla
dimensione dipolo , quindi ( x d >> )
( )
0P 3
0
1
E x
4 x
,
,
=
p

Significato: il valore del campo generato da una singola carica ha un
andamento come
2
1 r , mentre in presenza di due cariche fisse e di
identico valore vale il principio di sovrapposizione degli effetti e
landamento va come
3
1 r .
Potenziale elettrostatico generato da un dipolo elettrico: si calcolo il
potenziale elettrostatico in un punto qualsiasi P dello spazio che circonda
il dipolo, sia r
+
la sua distanza dalla carica positiva ed r

la distanza da
quella negativa [figura 13]. Il potenziale elettrostatico
0P
V la somma dei
due potenziali V
+
e V

(per il principio di sovrapposizione degli effetti)


0P
0 0 0
1 q 1 q q 1 1
V
4 r 4 r 4 r r
+ +

= + =




(17)
0P
0
r r q
V
4 r r
+
+


Per le motivazioni sperimentali discusse nel precedente paragrafo, il
punto P deve trovarsi ad una distanza dal dipolo molto maggiore delle
sue dimensioni, quindi lecito considerare lapprossimazione r r r
+



,
p
d
q +
q
B
[
A
] figura 11
q +
d
2

E
+
,
q

0P
E
E

,
,

[ ] figura 12
x
r
r

( ) P x ,
p
q +
q

r
,
p
[ ] figura 13
P
r


r
+


,
p
r
+
r

dcos
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__________________________________________
11
(essendo r la distanza dal centro del dipolo del punto P e sia
r
u
,
il relativo versore). Anche langolo fra i vettori
,
p (diretto lungo la congiungente le cariche) ed
r
u
,
uguale a quello formato dal con il dipolo: ossia r r
+
, r

ed r
sono paralleli fra loro. Tracciando dalla carica positiva la normale alla distanza r


r r dcos
+
=
la (17) assume la forma
0P 2 2
0 0
q dcos 1 cos
V
4 r 4 r

=

=
p

Ed in annotazione vettoriale
( )
r
0P 2
0
u 1
V r
4 r
, ,
-
=
p

Interazione fra dipolo elettrico e campo elettrostatico: si consideri un campo elettrostatico
0
E
,
nel quale si
trova un dipolo elettrico orientato liberamente. A causa delle dimensioni microscopiche del dipolo, il campo
elettrostatico lo si pu considerare localmente uniforme, quindi con tutte le linee di campo parallele fra loro.
Sia langlo formato fra il momento di dipolo p
,
ed il campo
0
E
,
. Sulle cariche del dipolo sono esercitate le due
forze [figura 14]
0
F qE
+
= +
, ,
, ,
parallela e concorde con il campo

0
F qE

= parallela e discorde con il campo


Le due forze hanno identico modulo F F
+
= , sono
antiparallele fra loro e non hanno la stessa retta di azione:
costituiscono una coppia di forze con risultante nulla, ma
momento meccanico (rispetto ad un polo fisso O) non nullo.
Poich il momento risulta indipendente dalla scelta del
polo, arbitrariamente si scelga il centro O del dipolo come
polo per il calcolo del momento meccanico
O
,
M
( )
0
A O F
+ +
=
, ,
M
O 0
d d
F sin qE sin
2 2
+ +
= = M
( )
0
B O F

=
, ,
M
O 0
d d
F sin qE sin
2 2

= = M
q +
F
+
,

F

,


,
p
[ ] figura 14

oriale la (18) si ri

I moduli dei due momenti meccanici sono uguali ed agiscono nello stesso verso
(18)
O O O 0
qdE sin
+
= + = M M M
ricordando la definizione di modulo del momento di dipolo elettrico e
riscrivendo in annotazione vett cava
O 0
p E =
, ,
,
M
Lazione esercitata dal momento meccanico sul dipolo elettrico
quella di ruotare il dipolo allineandolo [figura 15] con il campo
elettrostatico (posizione di equilibrio stabile). Il lavoro speso per
determinare la rotazione del dipolo dalla posizione iniziale
1
a quella
finale vale
2

( ) (
2 2 2
1 1 1
O 0 0 0 2
L d E sin d E d cos E cos cos


= = = =

M p p p )
1

Se il valore iniziale dellangolo fosse
1
2 = e quello finale
1
= , allora
0
L E =
,
,
p


LEGGE DI GAUSS

Si consideri una superficie dS attraversata dalle linee di un campo elettrostatico
0
E
,
[figura 16]. Il numero di linee che
la attraversano si ricava calcolando il flusso
( ) 0
E
,
del campo attraverso alla superficie considerata definito dalla
relazione
(19)
( ) 0 0
d E E ndS =
, ,
,
-
essendo n il versore normale alla superficie. Valgono le seguenti propriet:
,
il flusso una grandezza scalare e la normale n
,
definisce lorientamento della superficie rispetto al campo,

q +
q
,
p
0
E
,

[ ] figura 15
q
0
E
,

0
E
,

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12
se la superficie fosse curva, per convenzione la normale n
,

deve essere orientata in verso opposto al raggio di
curvatura,


n
,

0
dS
dS
calcolando il prodotto scalare della (19), si ha
(20)
( ) 0 0 0
d E E dScos E dS = =
,
0
langolo quello compreso fra i due vettori e si osservi
che rappresenta la proiezione della
superficie in direzione normale a quella del campo
0
dScos dS =
0
E
,

(superficie normalizzata)
Considerando la (20), il flusso pu risultare
0 2 : il coseno positivo, quindi il flusso <
( )
>
0
0 d E
,
o flusso uscente,
2 : il coseno negativo, quindi il flusso <
( )
<
0
0 d E
,
o flusso entrante,
0 = : il coseno vale 1, massimo flusso uscente
( )
=
0
E dS
0
d E
,
essendo
0
E n
,
,
,
= : il coseno vale -1, massimo flusso entrante
( ) 0
d E =
0
E dS
,
essendo
0
E n
,
,
, ,
2 = : il coseno nullo, flusso nullo
( )
=
0
0 d E
,
essendo
0
E n
,
,
.
Si consideri una superficie chiusa semplicemente connessa (ossia senza singolarit come fori, manici, ). Il flusso
complessivo attraverso a tale superficie dipende dalla posizione della sorgente del campo rispetto alla
superficie stessa.
( ) tot 0
d E
,
Sorgente esterna ad una superficie chiusa: si consideri
un cono di flusso, ossia una superficie conica rigata,
costituta dalle linee di campo uscenti dalla sorgente
0
q ,
con apertura angolare solida d [figura 17]. Tale cono di
flusso interseca la superficie chiusa secondo due superfici
1
dS (normale
1
n
,
) e
2
dS (normale
2
n
,
). Il flusso
complessivo attraverso alla superficie pseudocilindrica,
definita dalle due superfici di intersezione e dal mantello
laterale del tubo di flusso compreso fra le superfici vale
( ) ( ) ( ) ( )
0 1 1 0 2 2 0 lat
tot 0 1 0 2 0 lat 0
E n dS E n dS E ndS
d E d E d E d E = + +
, , , , , ,
- - -
, , ,
_ _ _
,

Il flusso attraverso il mantello laterale nullo in quanto E
0
n
,
,
; il numero di linee di campo entranti uguale al
numero di linee di campo uscenti, essendo i due flussi
( ) 1 0
E d
,
e
( ) 2 0
d E
,
di identico valore, ma segno
opposto, il flusso complessivo nullo
( ) tot 0
d E 0 =
,

Sorgente interna ad una superficie chiusa: sia S la superficie chiusa di volume
S
W al cui interno vi la carica
sorgente
0
q . Il flusso complessivo attraverso alla superficie chiusa non pi nullo.
Si racchiuda la sorgente con una superficie gaussiana sferica
di raggio r, tutta compresa entro il volume . Un cono di
flusso (apertura angolare solida ) con il vertice nel punto
sorgente intercetta la superficie sferica secondo una calotta di
area (normale
,
) e la superficie S secondo larea
(normale ). Nel volume di spazio
S
W
d
dS n dS
n
,
2
3 r
S
4 W W = ,
evidenziato in [figura 18], non vi sono sorgenti di campo per
cui il flusso entrante (negativo) nel tubo di flusso delimitato
dalle due superfici e dal mantello laterale uguale al flusso
uscente (positivo). Il flusso uscente da dS (appartenete alla
sfera) uguale al flusso entrante in dS (appartenente al
volume ). Tutto ci implica che il flusso uscente dalla
superficie S uguale a quello uscente dalla superficie sferica
W
(20)
( ) 0 0 0
d E E n dS E dS = =
, ,
,
-
Per nota propriet geometrica dS , sostituendo nella (20) i relativi valori si ha
2
r d =


1
n
,
01
E
,

1
dS
2
n
,
2
dS
02
E
,

( )
0
q
[ ] figura 17
0
E
,

[ ] figura 16
[ ] figura 18
d
0
q
dS
n
,

0
E
,

n
,

0
E
,

dS
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13
(21)
( )
2 0
0 0
2
0
q 1
d E E r d
4
r
= =

,
2
r
0
0
1
d q
4
d =


e integrando su tutto langolo solido si ricava la legge di Gauss (1777-1855) 4
( ) 0 0
0 4
1
d E q d
4

=


,

ossia
( ) 0 0
0
1
d E q =

,


Sorgente su una superficie chiusa: come nel caso precedente,
si racchiuda la carica sorgente con una superficie sferica. Il
procedimento logico ed analitico uguale a quello precedente
con la particolarit che lintegrazione della relazione (21) deve
tenere conto del valore dellangolo solido piatto che sottende il
piano tangente alla superficie S nel punto della carica sorgente
0
q [figura 19]. Infatti per valori superiori a tale valore angolare il
flusso totale nullo, non esistendo alcuna superficie attraversata.
( )
2 0
0 0
2
0
q 1
d E E r d
4
r
= =

,
2
r
0
0
1
d q
4
d =


( ) 0 0
0 2
1
d E q d
4

=



,

ossia
( ) 0 0
0
1
d E q
2
=

,

Considerazioni: ricavando la legge di Gauss, risulta chiaro che laver scelto il coefficiente di Coulomb come
0
1
k
4
=


semplifica molto la sua espressione analitica. Inoltre la legge di Gauss ha una validit assolutamente generale,
pur non aggiungendo nulla a quanto descritto dalla legge di Coulomb. In pratica, le uniche superfici gaussiane di
cui sappiamo facilmente determinare il valore della superficie sono la sfera ed il cono: la scelta delluna o
dellaltra dettata unicamente dal tipo di simmetria delle sorgenti del campo.
Nella legge di Gauss le uniche cariche considerate sono quelle interne alla superficie gaussiana chiusa, quelle
sterne non forniscono alcun contributo.
Conoscendo il valore delle cariche sorgenti, con la legge di Gauss si ricava il valore (in modulo) del campo
elettrostatico; viceversa, conoscendo il valore del campo elettrostatico con la legge di Gauss si ricava il valore
delle cariche sorgenti.
0
q
n
,

0
E
,

n
,

0
E
,

dS
dS
d
[ ] figura 19
cariche esterne ad una superficie chiusa gaussiana ( ) tot 0
E 0 =
,

cariche interne ad una superficie chiusa gaussiana ( ) tot 0 i
i
0
1
E q =


,

cariche su una superficie chiusa gaussiana ( ) tot 0 i
i
0
1
E q
2
=


,



APPLICAZIONI DELLA LEGGE DI GAUSS

Campo elettrostatico generato da una carica puntiforme: il campo elettrostatico ha simmetria radiale, quindi
si consideri una superficie gaussiana sferica (con centro sulla carica) di raggio r che circondi la sorgente del
campo. La normale alla superficie sferica in ogni suo punto ha direzione e verso del campo, quindi
( )
2
0 0 sfera 0
0
1
E E nS E 4 r q = = =

0
, ,
,
-
ossia (essendo n )
r
u
, ,
0
0 2
0
q 1
E
4 r
=


0
0 r 2
0
q 1
E u
4 r
=

,
,

Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
14
Campo elettrostatico generato da una distribuzione lineare indefinita di carica: la densit lineare sia
costante dq dl cost = = [figura 20].
A causa della simmetria della distribuzione di carica, le linee del campo
elettrostatico presentano una simmetria cilindrica: la superficie
gaussiana quindi un cilindro con base S, altezza ed asse
coincidente con la distribuzione. Il flusso complessivo attraverso il
cilindro ha tre termini
dl

dS
dS
1
n
,

2
n
,

n
,

E
base c :
1
n E
,
,
0 ( ) 1 0
d E 0 =
,

base d :
2 0
n E
,
,
( ) 2 0
d E 0 =
,

mantello laterale :
0
n E
,
,
( ) lat 0 0
d E E 2 rdl =
,

( ) tot 0 0
0
1
d E E 2 rdl dq = =

=
,

ossia
0
0 0
1 dq 1 1
E
2 dl r 2 r

= =


ed in annotazione vettoriale
( )
0
0
1
E r n
2 r

,
,

Campo elettrostatico generato da una distribuzione sferica volumica di carica: la densit volumica sia
costante dq dW cost = ed il raggio della sfera sia R [figura 21a]. =
A causa della simmetria della distribuzione, le linee di campo
elettrostatico hanno simmetria sferica per cui la superficie gaussiana
sia una sfera di raggio r concentrica alla distribuzione. Si hanno due
possibilit
r R: < la carica netta che si considera semplicemente
quella contenuta nella sfera di volume
3
1
4
W r
3
=
ed applicando la legge di Gauss si ricava
( )
2 3
0 o 0 1
0 0
1 1 4
E E nS E 4 r q r
3
= = = =

, ,
,
-
ossia
0
0
1
E r
3
=


0
0
1
E r
3
n =

,
,

r R > : la carica netta che si considera lintera carica della
distribuzione di volume
3
2
4
W R
3
=
ed applicando la legge di Gauss si ricava
( )
2 3
0 o 0
0 0
1 1 4
E E nS E 4 r q R
3
= = = =

, ,
,
-
ossia
3
0 2
0
1 R
E
3 r
=


3
0 2
0
1 R
E n
3 r
=

,
,

r R = : sulla superficie della distribuzione il campo elettrostatico
ha modulo
0
0
1
E R
3
=

,
n
,

Landamento del campo E in funzione della distanza dal suo centro rappresentato in [figura 221b].
landamento lineare per , raggiunge il massimo valore per
( )
0
r
r R < r R = , decresce come
2
1 r per r . R >
Campo elettrostatico generato da una distribuzione piana indefinita di carica: la densit superficiale sia
costante dq dS cost = . A causa della simmetria delle distribuzione, le linee di campo sono normali al piano
della distribuzione da entrambe le bande dello spazio.
=

0
,



figura 20
r
dl
c
d
r R <
0
E
,

n
,

R
r R >
r R
r
1 r
( ) a
( ) b
[ ] figura 21
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__________________________________________
15
0
E
La superficie gaussiana scelta un cilindro con lasse parallelo alle
linee di campo, di base e di altezza infinitesima posizionato a
cavallo della distribuzione [figura 22]. Il flusso complessivo
attraverso il cilindro dato dalla somma dei tre flussi attraverso
dS


1
n
,
0
E
,

2
n
,

0
E
,

[ ] figura 22
base c :
1
n
,
,

( ) 1 0 0
d E E dS =
,

base d :
2
n
0
E
,
,
( ) 2 0 0
d E E dS =
,

mantello laterale :
0
n E
,
,
( ) lat 0
d E = 0l
,

( ) tot 0 0
0
1
d E 2E dS d = =

,
q
ossia
0
0 0
1 dq 1
E
2 dS 2
= =


ed in annotazione vettoriale
0
0
1
E n
2
=

,
,

relazione nota come teorema di Coulomb.
Campo elettrostatico generato da una doppia distribuzione piana di segno opposto: le due distribuzioni
abbiano densit superficiale costante e di valore e siano posizionate a distanza d luna dallaltra. Sfruttando
quanto ricavato precedentemente, il campo complessivo la risultante dei campi elettrostatici delle due
distribuzioni [figura 23]
0 0 0
E E E
+
= +
, , ,

d
0
E
,

A B d l
,

+
[ ] figura 23
con
0 0
E E 2
+
= =
0
. Le linee di campo delle due distribuzioni
tutte parallele fra loro, ma discordi di verso. Nello spazio esterno
alle due distribuzione il campo elettrostatico complessivo nullo,
mentre nello spazio compreso fra le due distribuzioni le linee di
campo sono tutte parallele e concordi fra loro. Il modulo vale
0 0 0
0
1
E E E 2
2
+
= + =


ed in annotazione vettoriale
0
0
1
E n =

,
,

Il campo elettrostatico risulta essere uniforme e la d.d.p. fra due
punti A e B a distanza d, dato da
B
A B 0
A
0
1
V V E dl d = =


, ,
-


CAMPO ELETTROSTATICO: CONTINUITA E DISCONTINUITA

Una distribuzione piana di cariche, avente densit superficiale dq dS = , genera una campo elettrostatico (nelle due
porzioni di spazio che circondano la ideale superficie sulla quale si considerano localizzate le cariche).

Si considerino due rette (una tangente ed una normale) passanti per
un punto P delle distribuzione, i due vettori campo elettrostatico
hanno componenti [figura 24]
, ,
( ) ( ) 01 01 01
t n
E E E = +
,

( ) ( ) 02 02 02
t n
E E E = +
, , ,

Calcolo della circuitazione: data una linea chiusa orientata
ABCDA, con il lato AB nella parte di spazio c, il lato CD nella
parte di spazio d ( AB CD = ) e gli altri due lati infinitesimi
normali alla distribuzione. Essendo il campo elettrostatico
conservativo, la circuitazione nulla
0 01 0 02
B C D A
0 0 0 0 0
A B C D
E E E E
E d l E d l E d l E d l E d l 0

= + + +

, , , ,
, , , , , , , , , ,
- - - - -
_ _

=
dl
,

A B
C D
dl
,

c
d
01
E
,
[ ] figura 24
02
E
1

,

Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
16
=
Gli integrali da B a C e da D ad A forniscono un contributo trascurabile in quanto infinitesimi. A causa
dellorientamento della linea chiusa
(22)
B D
0 0 0
A A
E d l E dl E d l 0 =

, , , , , ,
- - -


essendo
( )
B B
01 01 1 01
t
A A
E dl E cos dl E AB = =

, ,
-
( )
B B
02 02 2 02
t
A A
E dl E cos dl E AB = =

, ,
-
Sostituendo nella (22) si ha
( ) ( )
0 01 02
t t
E d l E E AB 0 = =

, ,
-


( ) ( )
01 02
t t
E E =
Applicazione legge di Gauss: si consideri una superficie dS
della distribuzione ed una superficie gaussiana cilindrica di
base dS ed altezza infinitesima di ordine superiore posizionato
a cavallo della distribuzione [figura 25]. Il flusso totale del
campo elettrostatico attraverso il cilindro vale
( ) ( ) ( ) 0 01 02 lat
0 0
1 1
d E d E d E d dq dS = + + = =

, , ,

(23)
( ) 0 01 1 02 2
d E E n dS E n dS 0 = + +
, , ,
, ,
- -
Svolgendo i prodotti scalari si nota che
( )
01 1 01 1 01
n
E n E cos E = =
,
,
-
,
,

( )
02 2 02 2 02
n
E n E cos E = = -
quindi al relazione (23) assume la forma
( ) ( )
01 02
n n
0
1
E E =


Annotazione: attraversando la superficie di una distribuzione piana, le componenti tangenziali del vettore
campo elettrostatico si conservano, le componenti normali presentano una discontinuit.

c


CONDUTTORI IN EQUILIBRIO

I conduttori sono materiali che per loro configurazione elettronica possiedono cariche libere di muoversi allinterno del
volume del corpo. Nei conduttori metallici le cariche libere sono elettroni degli strati periferici degli atomi che
presentano la caratteristica di possedere una compartecipazione elettronica fra loro. Tali elettroni liberi, scarsamente
legati ai nuclei, si muovono disordinatamente senza una direzione preferenziale a causa dellagitazione termica con
una velocit
i
v
,
detta di agitazione termica. Il moto disordinato descritto dalla relazione che esprime un valore
medio nullo <
i
v >
,
. Applicando un campo elettrostatico esterno, su ogni carica libera si esercita unazione
e 0
F eE =
, ,

che determina una ben precisa velocit (uguale per tutte le cariche) detta velocit di deriva . Nel moto ordinato
che ne consegue, le velocit di deriva delle singole cariche libere presentano una direzione preferenziale che coincide
con quella del campo E
,
, anche se il fenomeno dellagitazione termica tende a scombinate lallineamento. Sotto
lazione di un campo esterno ogni carica libera di un conduttore una velocit istantanea che la sovrapposizione di
quella termica e di quella di deriva
d
v
,
0
i d
v v v = +
, , ,

Il fenomeno detto conduzione elettrica ed il moto ordinato definisce una corrente elettrica.
Caratteristiche elettriche di un conduttore in equilibrio elettrostatico:
se allinterno vi fosse un eccesso di cariche, esse tenderebbero o ad
annullarsi (cariche di segno differente) oppure ad allontanarsi il pi
possibile fra loro (cariche di identico segno) localizzandosi sulla superficie
del conduttore con una densit superficiale dq dS = . Questo fatto
impone che in un conduttore in equilibrio elettrostatico, il campo
elettrostatico nel suo interno nullo [figura 26].
La differenza di potenziale fra due punti interni: applicando la
definizione
B
A B 0
A
V V E dl 0 = =

, ,
-

C
B
A

d
01
E
,

02
E
,

1

[ ] figura 25
dS
dS
1
n
,

2
n
,

2

( ) 0
E 0 =
,

[ ] figura 26
0
0
E 0
V 0
=


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__________________________________________
17
in quanto il campo nullo. I due punti hanno lo stesso potenziale elettrostatico .
A B
V V =
La differenza di potenziale fra un punto interno ed uno sulla superficie: applicando la definizione
C
B C 0
B
V V E dl 0 = =

, ,
-
in quanto il campo nullo. I due punti hanno lo stesso potenziale elettrostatico .
B C
V V =
Il potenziale elettrostatico nei punti interni di un conduttore in equilibrio elettrostatico lo stesso di
quello della sua superficie, la quale risulta equipotenziale.
Direzione del campo elettrostatico in prossimit della superficie
di un conduttore elettrizzato: si consideri un punto P della
superficie, il vettore
0
E
,
ha due componenti
n
E E E
0 0t 0
= +
, , ,
rispetto alla
direzione tangente e normale nel punto P. Una carica in detto punto
sottoposta allazione di una forza
t 0t
F qE =
, ,
che tende a spostarla
sulla superficie del conduttore, situazione impossibile poich la carica
ferma. Allora il campo elettrostatico generato da un conduttore in
condizione di equilibrio elettrostatico non deve avere alcuna
componente tangenziale. La componente non nulla quella normale
0 0n
E E
, ,
[figura 27]. In punti prossimi alla superficie di un
conduttore elettrizzato in equilibrio elettrostatico, il campo
risulta sempre normale localmente alla superficie, con
orientamento che dipende dal segno delle cariche di
elettrizzazione.

0
E
, 0n
E
,

[ ] figura 27

Campo elettrostatico generato da un conduttore elettrizzato: il
calcolo viene fatto o applicando la legge di Gauss, oppure
considerando la relazione della discontinuit delle componenti
normali del campo [figura 28]. Si consideri una superficie gaussiana
cilindrica a cavallo della superficie del conduttore: lunico flusso
differente da zero quello attraverso alla basa esterna alla superficie
(internamente il campo nullo)
( )

0 0
0 base lat 0
0
n E n E
1
d E d d E dS dq

= + = =
, , , ,
|
,
_

ossia
0
0 0
1 dq 1
E
dS
= =


0
0
1
E n =

,
,

Addensamento delle cariche in funzione del raggio di curvatura di una superficie: si considerino due sfere
conduttrici (rispettivamente di raggio
1
r ed
2
r ) elettrizzate con cariche dello stesso segno (le due densit
superficiali uniformi sono
1
e
2
). Le due sfere, posizionate ad una distanza tale da non interferire
reciprocamente fra loro, hanno il potenziale elettrostatico
2
1 1 1
1 1
0 1 0
4 r 1
V r
4 r

=

=
2
2 2 2
2 2
0 0
2
4 r 1
V r
4 r

= =


e collegandole tramite un filo conduttore, si determina un identico potenziale per entrambe
1
V V
2
=
1 1 2 2
r r =
1 2
2 1
r
r


Le due densit superficiali sono inversamente proporzionali ai raggi delle sfere. In generale, la densit
superficiale di carica su una superficie conduttrice risulta inversamente proporzionale al raggio di
curvatura, quindi il campo elettrostatico ( )
0
r E
,
raggiunge valori molto alti in prossimit di tali superfici. Quando la
densit superficiale supera un determinato valore critico, le cariche elettriche si respingono violentemente nello
spazio circostante. Se il mezzo fosse laria, le cariche espulse dalla superficie del conduttore urtano le molecole
determinando la ionizzazione ambientale. Ne deriva visivamente una luminosit (effetto corona) a causa
dellintercambio energetico connesso ai fenomeni chimico/fisici durante lurto e olfattivamente un sentore di aglio
(ozono). Detto processo risulta reversibile: attraverso ad un volume di aria fortemente ionizzata, possono
avvenire scariche conseguenti al moto a valanga di cariche elettriche (fulmine) verso la superficie conduttrice
che possiede un raggio di curvatura piccolo rispetto a quelli di altre superfici presenti. Su tale principio si basa il
funzionamento del parafulmine.
Induzione elettrostatica: fenomeno statico a distanza che intercorre fra un corpo elettrizzato ed uno non
elettrizzato in modo che su questo risultano localizzate due distribuzioni superficiali di carica.
0t
E
,

[ ] figura 28
( )
0
E 0 =
n
,

0
E
,

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__________________________________________
18
Sulla superficie dalla lastra A [figura 29] vi una distribuzione
superficiale che determina un campo elettrostatico. Sulla
cariche libere del corpo sferico B agiscono forze
+
0
F ZeE

=
, ,
che
determinano una distribuzione con densit sulla superficie della
sfera prossima al corpo A. A causa della carenza di cariche
negative, sulla superficie diametralmente opposta di B compare una
distribuzione . Sulla lastra C la elettrizzazione implica una
distribuzione : i conduttori interessati al fenomeno risultano
totalmente indotti. Il fenomeno della rilocalizzazione delle cariche
libere del conduttore sferico un tipico fenomeno transiente,
durante il quale si genera entro B un campo elettrostatico E
+

,

antiparallelo a Nel tempo
0
E
,
t d c = (essendo d la dimensione
tipica del conduttore e c la velocit della luce nel vuoto) si raggiunge
lequilibrio elettrostatico (
0
E E =
, ,
) e la rilocalizzazione cessa.

A C
B
( )
0
E 0 =
+


[ ] figura 29

Nella situazione finale di equilibrio, il corpo B possiede un numero di cariche pari a zero, pur presentando le due
distribuzioni superficiali e ci risulta in accordo con quanto suggerito dalla equazione di Poisson (): ossia, in
un conduttore isolato in equilibrio elettrostatico, la distribuzione superficiale di carica tale da rendere
equipotenziale la sua superficie. Sperimentalmente esiste una proporzionalit fra carica q e densit superficiale

( x, y, z )
( )
S
q x, y,z =

dS


( )
( )
( ) ( ) ( )
2 2
0 S
x, y,z dS
1
V x , y ,z
4
x x y y z z

2
+ +


Capacit di un conduttore: si definisce capacit di un conduttore il rapporto fra il valore della carica distribuita
sulla sua superficie ed il potenziale elettrostatico della distribuzione
q
C
V
=
e la sua unit di misura
{ } { }
q 1C
C 1
V 1V

= = =


F ossia ( ) 1 farad
La grandezza capacit una caratteristica geometrica del conduttore e per una sfera di raggio R, uniformemente
elettrizzata con
( )
2
q 4 R = , vale
2
0
2
0
q q
C 4 R
1 q
V
4 R
= = =


Supponendo che la sua capacit valesse ( ) 1 farad , il raggio di tale sfere sarebbe dellordine di grandezza di
quello terrestre. Nelluso pratico, si considerano i sottomultipli 1 F , , .
6
10 F

=
9
1nF 10 F

=
12
1pF 10 F

=


CONDUTTORI CAVI ED ISOLATI

Ricordando che in conduttori isolati ed in equilibrio elettrostatico, il campo elettrostatico interno nullo mentre in punti
prossimi alla sua superficie vale
0 0
E n
,
. =
,
Nessuna carica interna alla cavit: il flusso attraverso ad una generica
superficie gaussiana (tutta interna al conduttore) nullo. Per assurdo, si
ammetta che nel punto A della cavit sia presente una distribuzione + e
nel punto B la distribuzione . Il campo elettrostatico conservativo,
quindi la sua circuitazione nulla. Scegliendo una qualsiasi linea da A
verso B (allinterno alla cavit) ed una da B verso A (allinterno del
conduttore), si ha [figura 30]
B A
0 0 0
A B
E d l E dl E d l 0 = +

, , , , , ,
- - -
_ _

c d


=
c : V V
A B
0
B
A

[ ] figura 30
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__________________________________________
19
d : 0 un quanto il campo nullo.
Il risultato c non ha significato perch, non essendo presenti cariche, il valore non pu essere che nullo. Quindi
affinch lintegrale di circuitazione sia nullo deve essere
A B
V V = .
Conduttore elettrizzato: la densit superficiale sia + e
poich non ci sono cariche n allinterno del conduttore n
allinterno della cavit [figura 31], la d.d.p. fra il punto A (della
cavit) ed il punto B (della superficie) vale
B
A B 0
A
V V E dl 0 = =

, ,
-
A B
V V =
Anche i punti della cavit hanno lo stesso potenziale
elettrostatico della distribuzione superficiale, per cui il flusso
attraverso ad una generica superficie gaussiana (contenente
la cavit) tutta compresa nel conduttore nullo.
Conduttore elettrizzato allinterno di una cavit in un conduttore non elettrizzato: la densit superficiale del
conduttore elettrizzato A vale + . A causa della induzione completa, sulla parete della cavit del conduttore B
compare la distribuzione e sulla sua superficie esterna la distribuzione + [figura 32]
Considerando una superficie gaussiana, tutta compresa nel
conduttore B, il flusso complessivo del campo elettrostatico
nullo in quanto la distribuzione (della cavit) e + (di A)
si compensano a causa della induzione completa (tutte le
linee di campo uscenti dalla superficie di A arrivano alla
parete della cavit di B). il valore del campo elettrostatico
differente da zero unicamente allinterno della cavit.
Variando la distribuzione + sulla superficie esterna del
conduttore B, il campo
0
E
,
generato dalla distribuzione
superficiale del conduttore A nella cavit non varia in
quanto
( ) B 0
E 0 =
,
.
Variando la distribuzione + sulla superficie del conduttore A, il campo
0
E
,
generato dalla distribuzione
superficiale esterna del conduttore B non varia in quanto
( ) B 0
E 0 =
,
.
Ponendo a contatto il conduttore A con la parete della cavit, le due distribuzioni interne si compensano ed
il campo
0
E
,
generato dalla distribuzione superficiale esterna del conduttore B non varia in quanto
( ) B 0
E 0 . =
,
La cavit funge da schermo elettrostatico, tuttavia non detto che il conduttore schermante debba essere
massiccio: potrebbe presentare una superficie reticolare, tuttavia ad una distanza maggiore della dimensione
tipica del reticolo la discontinuit non sarebbe rilevata. Un conduttore che funga da schermo elettrostatico
detto gabbia di Faraday.
Un conduttore che fosse in grado di subire grandi trasferimenti di cariche, senza subire apprezzabili
variazioni di potenziale, possiede una grande capacit.


CONDENSATORI

Il condensatore un dispositivo statico costituito da due conduttori affacciati fra i quali esiste una induzione completa.
I due conduttori sono detti armature del condensatore e su di esse sono distribuite cariche elettriche secondo due
distribuzioni superficiali di densit . A causa della induzione completa, le linee di campo uscenti dallarmatura
positiva arrivano sulla armature negativa.

Capacit di un condensatore: definita come il rapporto fra il valore della


carica (in valore assoluto) su una delle armature e la differenza di
potenziale fra le armature
(24)
q
C
V
=


La capacit una grandezza che dipende dalla geometria del sistema, la
unit di misura il farad (F) e la rappresentazione simbolica del
condensatore quella data in [figura 33].
Il condensatore un dispositivo che permette di produrre un campo elettrico intenso in un volume di spazio limitato
(quello fra le armature) e lenergia spesa per generarlo viene accumulata fra le armature stesse.



[ ] figura 31
A


B
0
E
,

0
E
,

( ) 0
E 0
,
=
[ ] figura 32
B
A
( ) 0
E 0
,
=
+
+
[ ] figura 33

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__________________________________________
20
Tipi di condensatori: si possono definire grosso modo tre tipi di condensatori
a) Condensatore piano: le sue armature sono due conduttori piani a facce parallele la cui estensione
preminente rispetto alla loro distanza. Nella condizione S si ha la induzione completa.
b) Condensatore cilindrico: le armature sono conduttori a superfici cilindriche coassiali la cui estensione
preminente rispetto alla loro distanza. Nella condizione S si ha la induzione completa.
c) Condensatore sferico: le armature sono conduttori a superfici sferiche concentriche.
Effetto di bordo: il campo elettrostatico fra le armature dei condensatori a) e b) risulta essere uniforme. Tuttavia,
se la superficie di tali armature finita, le linee di campo al bordo non possono bruscamente interrompersi
presentando una discontinuit. Considerando [figura 34] un condensatore piano (ingrandendo la parte del bordo
superiore), per semplicit si consideri una linea chiusa orientata ABCDA a rettangolo con AB CD = (AB
posizionato fuori del bordo, CD allinterno del bordo) e BC DA = infinitesimi.
La circuitazione del campo elettrostatico conservativo nulla

B C D A
0 0 0 0 0
A B C D
E d l E d l E d l E d l E d l 0 = + + +

, , , , , , , , , ,
- - - - -
_ _ _ _

c d f e
=
c : vale (fuori dal bordo il campo nullo),
A B
V V 0 =
d : contributo trascurabile per infinitesimo di ordine
superiore,
e : vale (dentro al bordo il campo non nullo),
c D
V V 0
f : contributo trascurabile per infinitesimo di ordine
superiore,
Sostituendo nella relazione di circuitazione, il risultato in
contraddizione con la definizione di conservativit del campo
elettrostatico.
Tale contraddizione (discontinuit del campo al bordo) risulterebbe inesistente se, in una regione di spazio di
dimensione confrontabile che la distanza fra le armature, si ammettesse che il valore di
,
risultasse fortemente
decrescente. In tale ipotesi, le linee di campo presenterebbero un andamento lenticolare.
0
E
Capacit di un condensatore piano: la superficie elle armature sia S e la loro distanza d. applicando la
definizione di capacit
q q
C
V V V
+
= =


d
0 0
0
0
1
V V E d l E d d
+
= = =


, ,
-
sostituendo
0
S
C
d
=
Capacit di un condensatore cilindrico:le due armature abbiano raggi
rispettivamente
1
R ed
2 1
R R > , laltezza sia ( )
1 2
. d R ,R >>
Il campo elettrostatico fra le armature presenta simmetria cilindrica e
considerando una superficie gaussiana cilindrica coassiale con raggio
, la legge di Gauss impone [figura 35]
1
R r R < <
2
( ) 0 0
0
1
E E 2 rd = = q

,

ovviamente i flussi attraverso le due superfici di base sono nulli, si ha
0
0
1 q 1
E
2 d
=
r

Calcolando la differenza di potenziale fra le armature

2 2
1 1
R R
2
0
R R
dr 0 0
R 1 q dr 1 q
V V E d l ln
2 d r 2 d R
+
= = =


,
, ,
-
1

E sostituendo nella relazione (24) si ricava
0
2
1
d
C 2
R
ln
R
=
Capacit di un condensatore sferico: le due armature sono conduttori sferici concentrico di raggi
rispettivamente
1
R ed
2 1
R R > . Il campo elettrostatico fra le armature presenta simmetria sferica e calcolandone
il flusso attraverso una superficie sferica concentrica di raggio
1 2
R R r < < , si ricava
( )
2
0 0
E E 4 r q
0
= =
,


+
A

B
C D
0
E
,

+

0
E
,

[ ] figura 34
1
R
r
0
E
,

0
E
,

2
R
[ ] figura 35
d
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
21
ossia
0 2
0
1 q
E
4 r
=


Calcolando la differenza di potenziale fra le armature

2 2
1 1
R R
2 1
0 2
R R
dr 0 0 1 2 0
R R 1 dr 1 1 1 1
V V E d l q q q
4 r 4 R R 4 RR
+

= = = =




,
, ,
-
1 2

E sostituendo nella relazione (24) si ricava
1 2
0
2 1
R R
C 4
R R
=


Condensatori collegati in parallelo fra loro: la d.d.p. ai capi dei
singoli condensatori la stessa , la carica sulle armature ha valore
differente in quanto sono differenti le singole capacit [figura 36]
1
1
q
C
V
=


2
2
q
C
V
=


3
3
q
C
V
=


e la conservazione della carica impone che nel punto A si abbia
1 2
q q q q = + +

3

Il sistema pu essere sostituto con un virtuale condensatore che abbia
la carica q sulle armature e la d.d.p. pari a V . La capacit
equivalente (esprimibile tramite le capacit dei condensatori
componenti) vale
eq
q
C
V
=


3 1 2
eq 1 2 3
q q q
C C C
V V V
= + + = + +

C
La capacit equivalente di un sistema di condensatori collegati in parallelo fra loro uguale alla somma
delle capacit dei singoli condensatori
N
eq i
1
C C =

A B
1
C
eq
C
3
C
V
[ ] figura 36

Condensatori collegati in serie fra loro: la carica
sulle armature dei singoli condensatori la stessa in
quanto le armature collegate fra loro hanno carica
complessiva nulla, varia la d.d.p. ai capi dei singoli
condensatori [figura 37]
1
1
q
C
V
=


2
2
q
C
V
=


3
3
q
C
V
=


La d.d.p. complessiva la somme delle singole d.d.p.
1 2
V V V V = + +

3

Il sistema pu essere sostituto con un virtuale condensatore che abbia la carica q sulle armature e la d.d.p. pari a
. La capacit equivalente (esprimibile tramite le capacit dei condensatori componenti) vale V
eq
q
C
V
=


eq 1 2 3 1 2
1 V V V 1 1
C q q q C C C
= + + = + +
3
1

Linverso della capacit equivalente di un sistema di condensatori collegati in serie fra loro uguale alla somma
degli inversi delle capacit dei singoli condensatori
N
1 eq i
1 1
C C
=




ENERGIA DEL CAMPO ELETTROSTATICO

Caricare un condensatore significa applicare una d.d.p. ai capi delle armature cos da produrre un campo
elettrostatico fra di esse. Un generatore, trasformando ad esempio energia chimica in energia elettrica, fornisce il
lavoro necessario per determinare la separazione di cariche ed una loro rilocalizzazione sulle armature del
condensatore: come risultato finale si ha un il campo elettrostatico localizzato nella porzione di spazio fra le armature.
Essendo il campo conservativo, il lavoro indipendente dalla modalit con la quale viene compiuto (dipendendo
esclusivamente dallo stato iniziale e finale di carica). Lenergia, fornita sotto forma di lavoro, viene immagazzinata
nello spazio fra le armature sotto forma di energia potenziale. Si definisce energia potenziale elettrostatica il
lavoro speso per costituire un sistema di cariche partendo dai singoli componenti, posti ad una distanza tale
da non interagire fra loro.
1
C
2
C
3
C
1
V
2
V
3
V
3
V
[ ] figura 37
eq
C
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
22
Cortocircuitando le armature, tramite un qualche conduttore, possibile sfruttale tale energia. Durante il processo di
carica o di scarica di un condensatore, le cariche sulla armature variano nel tempo , quindi anche la d.d.p. risulta
variabile nel tempo . Volendo trasferire la carica dq dallarmatura a potenziale minore (negativa) a quella a
potenziale maggiore (positiva), il lavoro speso per il trasferimento vale
( ) q t
( ) V t
( )
( ) q t
1
dL dq V t dq qdq
C C
= = =
il segno negativo significa che il lavoro stato fornito al sistema. Il lavoro complessivo la somma degli infiniti lavori
infinitesimi calcolata fra lo stato iniziale (per
i
t 0 = ,
i
q 0 = ) e quello finale (
f
t t = ,
f
q Q = )
( ) ( )
2
Q
2
i f
0
1 1 Q 1 1
L qdq Q V C V U
C 2 C 2 2
= = = = =

U
Essendo il campo elettrostatico conservativo, il lavoro uguale alla differenza che una grandezza scalare (detta
energia potenziale) assume fra lo stato iniziale
i
U 0 = e quello finale
f
U 0 . Poich il risultato finale del processo il
campo elettrostatico lenergia potenziale finale proprio lenergia potenziale elettrostatica
( )
2
2
e
1 Q 1 1
U Q V C
2 C 2 2
= = = V
Un conduttore elettrizzato in equilibrio elettrostatico equivalente ad un condensatore con una delle
armature allinfinito.
Lenergia potenziale elettrostatica complessiva del sistema pari alla somma energia potenziale
elettrostatica relativa alle singole cariche.
Densit di energia per unit di volume: se il condensatore considerato fosse piano, la energia potenziale
elettrostatica pu essere espressa come
( ) ( )
2
2 2
e 0 0 0 0
2
1 1 S 1 1
U C V E d E Sd E
2 2 d 2 2
= = = =
0 0
W
Lenergia in questione immagazzinata nel volume W di spazio compreso fra le armature, e riferendola appunto
al volume si ha la densit di energia elettrostatica per unit di volume
e e
u U W =
2
e 0
1
u E
2
=
0



PROBLEMA FONDAMENTALE DELLELETTROSTATICA

Lequazione di Laplace (1749-1827)
2 2 2
2
2 2 2
V V V
V 0
x y z

= + + =


definisce le propriet dello spazio vuoto
,
divE 0 =
,
,
(campo solenoidale)
rot E 0 = (campo irrotazionale)
Problema del Dirichlet (1805-1859):
lequazione di Laplace con la condizione E 0 = definisce le caratteristiche di un conduttore isolato in
equilibrio elettrostatico
lintegrale dellequazione di Laplace definito da funzioni armoniche che godono di precise propriet
analitiche: il teorema di unicit impone che una funzione armonica f risulta univocamente definita in un
dominio S (che racchiude un volume
S
W ) se sono assegnati i valori della funzione, delle sue derivate prime
(che devono essere finite e continue) e delle sue derivate seconde (che devono essere continue) sulla
superficie S del dominio
conoscendo il valore di una funzione armonica f , delle sue derivate
prime e delle derivate seconde sulla superficie S di un dominio
possibile definire la funzione stessa in tutti i punti interni del dominio
(ammettendo un andamento asintotico

se una funzione armonica f assume un valore costante sulla
superficie S di un dominio, essa assumer lidentico valore in tutti i
punti interni del dominio (come nel caso di un conduttore elettrizzato:
campo
0
E 0 = e potenziale costante in tutti i punti e di valore pari a
quello dei punti della superficie)
( ) a
( ) b
[ ] figura 38
un dominio pu essere finito [figura 38a] o infinito [figura 38b], in ogni
caso la definizione per una funzione armonica non varia
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
23
se ad esempio la funzione armonica fosse il potenziale elettrostatico ( ) V r di un conduttore, allora
( )
1
V r
r
: potenziale elettrostatico esterno
( )
( )
2
V r
1
E r
r r

: campo elettrostatico esterno




CONDENSATORI CON DIELETTRICO

Ricapitolando le caratteristiche di un conduttore
possiede cariche libere di muoversi secondo traiettorie casuali (in condizioni imperturbate), mentre sotto
lazione di un campo esterno acquisiscono una precisa velocit di deriva descrivendo traiettorie lungo la
direzione del campo. Se il conduttore fosse un metallo, le cariche libere sono gli elettroni periferici in
compartecipazione a pi nuclei
elettrizzato, le cariche libere si distribuisco sulla superficie formando una distribuzione superficiale di carica
dq dS =
nei punti interni del conduttore il campo elettrostatico nullo
0
E 0 = , in punti prossimi alla superficie il
campo vale
0 0
E = con direzione sempre normale alla superficie
nei punti interni del conduttore il potenziale elettrostatico ha lo stesso valore di quello dei punti della
superficie (superficie equipotenziale)
Si consideri un condensatore piano con una lastra conduttrice di
spessore s inserita fra le armature (evitando che venga a contatto con
queste). Il campo elettrostatico uniforme
0
E
,
del condensatore determina
una induzione elettrostatica sulla lastra, per cui sulle sue superfici
compaiono due distribuzioni
0
[figura 39]. Durante la rilocalizzazione
delle cariche libere della lastra (fenomeno transiente) per opera della forza
0
, al suo interno si genera un campo elettrostatico E F eE

=
, ,

,
antiparallelo
rispetto a
0
E
,
: quando lequilibrio elettrostatico della lastra viene raggiunto,
il campo interno alla lastra nullo
0
E E =
, ,
. Il campo elettrostatico del
condensatore risulta essere non nullo nello spazio ( ) d s ed la d.d.p. fra le
armature vale
( )
0 0
V V V E d s E
+
= = <
ossia diminuisce indipendentemente dalla posizione della lastra.

Si consideri un condensatore piano con una lastra di materiale dielettrico: si ricordi che un dielettrico un
materiale la cui configurazione elettronica non implica lesistenza di cariche libere di muoversi liberamente.
La presenza di una lastra dielettrica determina la diminuzione della d.d.p. fra le armature del condensatore,
seppure in misura minore di quella che si osserverebbe se la lastra fosse conduttrice. La diminuzione ha un
andamento lineare passando dal valore massimo
0
V (quando fra le armature vi il vuoto) al valore
k
V
(quando tutto lo spazio fra le armature occupato dal materiale dielettrico). Si definisce costante dielettrica
relativa il rapporto
0
e
k
V
k 1
V
= >


La costante dielettrica relativa non dipende dalla geometria del materiale, ma dipende dalle sue propriet
microscopiche. Sulle superfici del dielettrico a contatto con le armature del condensatore non vi sono cariche
libere localizzate.
Campo elettrostatico di un condensatore con dielettrico: la distanza fra le armature sia d ed il dielettrico
occupi tutto lo spazio compreso. La d.d.p. ed il campo elettrostatico fra le armature valgono
k
e
1
V V
k
=
0

0 k
k 0
e e
V V 1 1
E E
d k d k
= = =


e il campo in presenza di un dielettrico risulta ridotto di un fattore rispetto a quando vi il vuoto. Calcolando la
variazione che il campo subisce
e
k
(25)
e
0 k 0 0
e e
k 1 1
E E E E E E
k k

= = =
0

Attenzione: si definisce suscettivit elettrica la grandezza
0
+
0

0
+
0

[ ] figura 39
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
24
e e
k 1 =
Dalla (25) ricava
(26)
e
k 0
e
k 1
E E E
k

=
0

che pu essere interpretata nel modo che il valore del campo elettrostatico di un condensatore con dielettrico fra
le armature uguale alla differenza fra il valore del campo, quando fra le armature vi il vuoto ed il campo
elettrostatico che si determina nel dielettrico a causa di un processo fisico. La tipologia di tale processo pu
essere determinata valutando la (26) ricordando che
0 0
E
0
=
(27)

e
k 0
0 0 e
armature
dielettrico
k 1 1 1
E
k

=

0
_

ossia, la relazione ( )
e e
k 1 k
0

interpretabile come la densit superficiale di carica presente sulle superfici


del dielettrico a contatto con le armature del condensatore. Le cariche di questa distribuzione sono cariche reali,
pur essendo cariche legate e la distribuzione la risultanza dellazione del campo elettrostatico esterno
0
E
,
sulla
struttura molecolare del materiale dielettrico. Il processo descritto detto polarizzazione del dielettrico e si
definisce densit superficiale di polarizzazione
p
la relazione
e
p 0
e
k 1
k

=
La (27) assume la forma
k 0
0 0
1 1
E
p
=


dove il primo termine del secondo membro rappresenta il campo elettrostatico E (che genera leffetto) ed il
secondo termine il campo elettrostatico di polarizzazione nel dielettrico E
0
,
p
,
. I due campi sono antiparalleli fra loro,
quindi la distribuzione di carica, sulla superficie del dielettrico a contatto con larmature positiva, negativa
mentre positiva la distribuzione di carica sulla superficie del dielettrico a contatto con larmature negativa
0
0
1
E =

0

e
p p
0 0 e
k 1 1 1
E
k

0
= =


Il campo elettrostatico in un condensatore con dielettrico la sovrapposizione del campo elettrostatico
0
E
,
quando fra le armature c il vuoto ed il campo elettrostatico
p
E
,
generato da due distribuzioni di
cariche di polarizzazione (cariche legate), localizzate sulle superfici del dielettrico a contato con le
armature, aventi segno opposto alla cariche (libere) sulle corrispondenti armature [figura 40] presenti
p
p
k 0
k 0
E E E
E E E
= +
=
, , ,


Capacit di un condensatore piano con dielettrico: applicando la definizione
k e e 0 e 0
k 0
q q
C k k C k
V V
S
d
= = = =


Si definisce costante dielettrica assoluta di un dielettrico il prodotto della costante dielettrica del vuoto
per la costante dielettrica relativa
e 0
k =
Il vuoto un particolare materiale con
e
k 1 = ,
e
0 = ,
0
=
Rigidit elettrica: massimo valore del campo elettrico, applicato ad un dielettrico, senza che avvengano
scariche al suo interno.
p
E
,

+

k
E
,

0
E

,

+

= +
0
+
0

p

p
+
[ ] figura 40
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
25


MECCANISMI DI POLARIZZAZIONE DI UN DIELETTRICO

Abbiamo notato che in un materiale dielettrico non esistono cariche libere in quanto gli elettroni sono strettamente
legati ai nuclei e per determinare uno spostamento si deve agire meccanicamente.
Assenza di campo esterno [figura 41a]: gli elettroni (negativi) si
possono pensare distribuiti attorno al nucleo (positivo) in un volume di
spazio dellordine di grandezza delle dimensioni atomiche (
10
10 m

). Il
centro di massa delle cariche positive ( CM
+
) coincide con il centro di
massa delle cariche negative ( CM

)
CM
+

CM


Presenza di campo esterno: sui due centri di massa sono esercitate le
forze [figura 41b]
CM
+
: (direzione concorde con il campo)
0
F ZeE
+
= +
, ,
, ,
CM

: (direzione opposta al campo)


0
F ZeE

=
e si separano di un tratto dellordine di dimensione del nucleo
( ). Viene raggiunto lequilibrio quando la forza elettrostatica
attrattiva fra i due centri di massa uguaglia la forza esercitata su di essi
dal campo esterno.
15
d 10 m

Nella configurazione di equilibrio, i due centri di massa di carica Ze ,


separati a distanza d, definiscono un dipolo elettrico di momento Zed =
,
,
p
orientato da a .un tale fenomeno detto polarizzazione
elettronica del dielettrico ed il momento di dipolo elettrico ha un
significati intrinseco.
CM

CM
+
Per ogni singolo atomo leffetto estremamente piccolo, ma in un volume unitario vi un numero di
atomi ( ) confrontabile con il numero di Avogadro (1776-1856) per cui leffetto complessivo
fisicamente misurabile. Annullando il valore del campo esterno, leffetto di polarizzazione elettronica scompare.

25 28
10 10
Molecole polari: tali molecole sono poliatomiche, come ad esempio il
biossido di carbonio
2
CO , lacqua
2
H O , lammoniaca
3
NH , che presentano
momenti intrinseci di dipolo elettrico
i
p
,
. Ci implica una separazione fra i
centri di massa delle cariche positive e negative. A causa degli urti fra le
molecole, imputabili allagitazione termica, i vari momenti
i
,
p risultano
casualmente orientati, ossia non esiste una direzione preferenziale di
orientamento: la distribuzione dei vari momenti intrinseci isotropa, quindi il
valore medio nullo < >= 0
,
p [figura 42a]. Applicando un campo esterno
0
E
,
, sui
momenti intriseci di ogni singola molecola si esercita un momento meccanico
i i 0
p E =
, ,
,
(con unenergia spesa pari a
0
U E = M
i i
,
,
- p ) che tende ad allinearli
lungo la direzione del campo. In tale situazione il valore medio non nullo
< > 0
,
p , anche se lagitazione termica tende a disorientare lallineamento.
[figura 42b].
Polarizzazione per orientamento: si consideri il generico punto P di un volume W di un dielettrico polare,
contenente N molecole con momento intrinseco di dipolo elettrico pari a < > 0
,
p . La risultante di tutti i
momenti intrinseci di dipolo vale
N< > =
, ,
p p
E riferendo allunit di volume
N
< >= n < >
W W
=


,
, , p
p p
essendo n il numero di molecole per unit di volume. Passando al limite per , si definisce il vettore
di polarizzazione di un dielettrico
W 0
W 0
d
lim
W dW

= =

, ,
,
P
p p

d
dW
= P
p
,
,

Con lavvertenza che il passaggio al limite avviene dal punto di vista macroscopico. Poich
( )
25 28
n 10 10 , dal
punto di vista microscopico sia < >
,
p sia
,
P sono ben definiti e non soggetti a fluttuazioni statistiche.



figura 41
CM ( )
0
E 0 =
CM
+

CM
+
CM

0
E
,

F
+
,

F

,

,
p
( ) a
( ) b
( )
0
E 0
< >= 0
=
,
p

( ) a
( )
0
E 0
< > 0

,
p

( ) b


figura 42
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
26
Dielettrici lineari: sono materiali amorfi con isotropia spaziale. Il vettore
,
P (effetto) risulta direttamente
proporzionale al campo esterno
0
E
,
(causa) tramite la relazione
( )
0 e
k 1 E =
0
, ,
P
Cristalli: sono materiali con anisotropia spaziale. Il vettore
,
P (effetto) risulta direttamente proporzionale al
campo esterno
0
E
,
(causa) unicamente lungo determinate direzioni preferenziali dette assi principali.


CAMPO ELETTROSTATICO DI DIELETTRICI POLARIZZATI

Un dielettrico polarizzato genera un campo elettrostatico. Tuttavia, non possedendo cariche libere, le cariche di
polarizzazione non possono subire alcun trasferimento, neppure quando il dielettrico a diretto contato con le
armature di un condensatore.
Polarizzazione uniforme: il vettore polarizzazione
,
P ha valore costante in tutti i punti del dielettrico. La cariche
di polarizzazione definiscono unicamente una distribuzione superficiale con densit
p
, che risulta correlata al
vettore
,
P .
Dielettrico di forma regolare: una lastra di tale materiale sia
suddivisa in elementi infinitesimi di volume dW [figura 43a]
che abbiano superfici di base pari a dS ed altezza dh
( ). Facendo riferimento alla definizione dW dhdS =
d dW =
, ,
P p , la risultante di tutti i momenti di dipolo vale
d dW dhdS = =
, , ,
P P p
,

e orientando il vettore concordemente con dh
,
P , possibile
intercambiare lannotazione vettoriale
(28) d dSd =
,
,
P p

h
La polarizzazione dellelemento infinitesimo considerato
implica due distribuzioni di cariche
p
dq distribuite sulle
superfici del dielettrico (a distanza luna dallaltra): una
tale configurazione definisce un dipolo elettrico di momento
dS dh
(29)
p
d dq d =
,
,
p h
Confrontando la (28) con la (29) risulta evidente che
p
dq dS = P
la carica di polarizzazione distribuita sulle superfici
della lastra dielettrica, poste a distanza luna dallaltra.
dS
dh
Operativamente: dato un sistema neutro di cariche
(identico numero di cariche positive e negative) sia il
campo sia il potenziale risultano indipendenti dalle reale
forma della distribuzione. possibile allora sostituire alla
forma originaria una distribuzione equivalente,
opportunamente definita e di facile calcolo, purch i due
momenti di dipolo siano uguali: leffetto misurato nelle due
situazioni lo stesso.
Nel caso in esame, lelemento polarizzato di volume pu
essere sostituito
dW
come effetto da un sistema di cariche aventi
valore [figura 43b]
p
dq dS = P
distribuite su due superfici dS poste a distanza una dallaltra con densit superficiale di carica pari a dh
p
p
dq
dS
= P
e come richiesto, il momento di dipolo dellelemento polarizzato e del sistema di cariche ha identico valore.
Considerando un elemento di volume contiguo a quello trattato [figura 43c], le cariche distribuite sui
due lati della superficie di separazione fra i due elementi sono uguali e di segno opposto (quindi si
compensano). Estendendo un tale ragionamento a tutto gli altri elementi di suddivisione della lastra, si nota
che unicamente sulle sue superfici esterne non si ha compensazione di carica a causa della discontinuit.
dq
Le cariche di polarizzazione sulla lastra dielettrica risultano distribuite entro uno strato superficiale delle
dimensioni atomiche e la loro localizzazione imputabile allazione del campo elettrostatico esterno.
,
P
dh
dh
dS
,
P
,
P
( ) a
dS
dS
p

p
+
( ) b
( ) c
[

p
p
+
] figura 43
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
27
Dielettrico di forma qualsiasi: anche in questo caso si
suddivida il volume W del dielettrico in elementi infinitesimi
dW e si consideri uno di tali elementi che abbia una
superficie dS in comune con quella del dielettrico [figura 44].
Nel punto A di tale superficie sia distribuita la carica con
densit superficiale
p
dq
p p
dq dS = e ricordando che
(con laccortezza che la superficie
normale a , ossia la proiezione di normalmente a
p
dq dS = P
,
P

S
,
P dW
A
,
P
n
,
dS
0
dS

[ ] figura 44
0 0
dS
dS
,
P )
si ha
(30)
p
0
p
dq
dS dScos
cos
dS dS dS

= = = =
P P
P
Definendo un versore alla superficie d , la relazione (30)
assume la forma
n
,
S
p
n =
, ,
- P
Nel caso di polarizzazione omogenea di un dielettrico, la densit superficiale di polarizzazione uguale
alla componente normale del vettore di polarizzazione nel punto considerato della superficie.
Quando
0 2 < : il segno della densit superficiale positivo, quindi le cariche che definiscono la
distribuzione sono positive,
2 < : il segno della densit superficiale negativo, quindi le cariche che definiscono la
distribuzione sono negative,
( ) 2, : la densit superficiale nulla e non si ha alcuna presenza di cariche. =
Facendo riferimento alla lastra dielettrica fra le armature del
condensatore piano, le cariche di polarizzazione negative sono
distribuite sulla superficie della lastra a contatto con larmatura
positiva del condensatore e viceversa [figura 45].
Allinterno dalla lastra dielettrica non ci sono cariche di
polarizzazione e sulla sua superficie il valore complessivo delle
cariche nullo
p p
S S
q ds nds 0 = = =

, ,
-

P
e applicando il teorema della divergenza
S
p
S W
q nds div dW 0 = =

, , ,
-

P P =
ossia
div
,
P = 0
Il flusso complessivo del vettore di polarizzazione, attraverso alla superficie di un dielettrico
uniformemente polarizzato, sempre nullo ed il vettore
,
P solenoidale.
Polarizzazione non uniforme: il vettore di polarizzazione
,
P non lo steso valore in tutti i punti interni del
dielettrico. Si considerino due elementi infinitesimi di volume dW dxdydz = contigui fra loro [figura 46] ed orientati
secondo gli assi del riferimento { } x, y, z .
Sulla faccia di separazione fra i due elementi (superficie
e normali delle due bande rispettivamente
x
dS dydz = n
,
ed n
,
,
con ) sono distribuite le cariche di polarizzazione e
sottolineando il fatto che il vettore di polarizzazione ha differenti
valori sulle due facce del piano di separazione si ha
n =
,
n
,
x
dS
px px x
dq dS =
p x
n =
, ,
- P
px px x
dq dS =
p x
n =
, ,
- P
ossia
px px x x
dq dydz ndydz dydz = = = +
, ,
- P P
,

px px x x
dq dydz n dydz dydz = = = - P P
Sottraendo la prima equazione dalla seconda si ricava la relazione
(31)
( )
px px x x
dq dq dydz = P P


+
0
+

p
+
0

p

[ ] figura 45
,
P
n
,
n
,

z
x
y
n
,

n
,

px

px

[ ] figura 46
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
28
Passando da una faccia allaltra della superficie di separazione , il vettore di polarizzazione cambia di valore.
Nel tratto possibile affermare che
x
dS
dx
x
x x
dx
x

= +

P
P P
x
x x
dx
x

P
P P
e sostituendo nella (31) si ricava
(32) componente x):
x x
px px
dq dq dxdydz dW
x x

= =

P P

Interpretazione: nel tratto la componente del vettore di polarizzazione non determina alcuna
compensazione di cariche sulla superficie di separazione fra i due elementi considerati (come avveniva nel
caso della polarizzazione uniforme). Conseguentemente, compaiono allinterno del volume del dielettrico cariche
di polarizzazione.
dx
x
P
x
dS
Per spostamenti dy (
y
dS dxdz = ) e ( dz
z
dS dxdy = ) si ottengono relazioni analoghe alla (32)
(33) componente y):
y y
py py
dq dq dxdydz dW
y y

= =

P P

(34) componente z):
z z
pz pz
dq dq dxdydz dW
z z

= =

P P

Sommando le (32), (33) e (34) fra loro
x y z
p
dq dW div dW
x y z

= + + =



, P P P
P
Dividendo per il volume
p
div =
,
P
Nel caso di polarizzazione non omogenea di un dielettrico, la densit volumica di polarizzazione uguale
alla divergenza, cambiata di segno, del vettore di polarizzazione.
In generale: in un dielettrico non uniformemente polarizzato compaiono cariche che determinano sia una
distribuzione superficiale ( = P
p
n
, ,
- ) sia una distribuzione volumica ( = P div
p

,
). Entrambe le
distribuzioni determinano, in tutti i punti esterni al dielettrico, un campo ed un potenziale elettrico.
Il numero complessivo delle cariche di polarizzazione nullo, quindi
S
p p p
S W
q dS dW 0 = + =


sostituendo le relative espressioni
S
S W
ndS div dW 0 =

, , ,
-

P P
altro non che il teorema della divergenza
S
S W
ndS div dW =

, , ,
-

P P
Calcolo del potenziale elettrico generato da un dielettrico polarizzato: nel generico punto A, esterno ad un
dielettrico polarizzato, il potenziale la somma dei potenziale delle cariche libere e di quelli generati sia dalla
distribuzione superficiale sia dalla distribuzione volumica delle cariche di polarizzazione
p p
tot lib
V V V V

= + +
lib
lib
0 1 W
1
V d
4 r


W
p
p
l
0 2 W
1
V d
4 r


W
p
p
l
0 3 W
1
V d
4 r


W


INDUZIONE DIELETTRICA

In un volume di spazio esistono sia cariche libere sia un dielettrico polarizzato con cariche . Il campo generato
dalle prime conservativo, quello generato dalle seconde non detto che lo sia, quindi chiamiamo E
0
q
p
q
,
il campo
elettrico complessivo generato da tutte le cariche. Considerando una superficie gaussiana qualsiasi che racchiuda
tutte le cariche, la legge di Gauss impone che sia [figura 47]
( )
0 p
0 S
1
E ndS q q = +

,
,
-


e poich le cariche sono contenute entro il volume della superficie chiusa
S
W
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
29
( )
s
0 p
0 S W
1
E ndS dW = +


,
,
-



S
W
( )
0
q ( )
p
q
S
Applicando il teorema della divergenza e ricordando la definizione di densit
volumica di polarizzazione
Applicando il teorema della divergenza e ricordando la definizione di densit
volumica di polarizzazione
( )
s s
0
0 W W
1
divEdW div dW =


, ,
P
[ ] figura 47
( )
s s
0 0
W W
div E dW dW + =

, ,
P
essendo gli integrali sono calcolati nel medesimo dominio e dovendo essere uguali
(35)
( ) 0 0
div E + =
, ,
P
la relazione riguarda il campo elettrico generato da un dielettrico polarizzato e viene detta induzione
dielettrica
0
E +
, ,
P
0
D E = +
, , ,
P
La (35) esprime la legge di Gauss nel caso di un dielettrico polarizzato
0
divD =
,

0
S
D ndS q =

,
,
-


e si noti che solamente le cariche libere forniscono il contributo, mentre quelle di polarizzazione lo forniscono tramite
la definizione del vettore di induzione elettrica.
Superficie gaussiana intersecante un dielettrico polarizzato: per comodit di calcolo siano [figura 48]
S la superficie gaussiana di volume ,
S
W
1
S la superficie del dielettrico racchiusa dalla superficie gaussiana,
2
S la superficie di intersezione fra la superficie gaussiana ed il dielettrico,
12
W il volume di spazio racchiusa dalle superfici S
1
ed S
2
.

Applicando la legge di Gauss [figura 48]
(36)
( )
p p
0
0 S
1
E ndS q q q

= + +

,
,
-


essendo
p
1 1
p
S S
q dS ndS

= =

, ,
- P
p
12 12 1 2
p
W W S S
entrante uscente
q dW div dW ndS ndS



= = = +




, , , , ,
- -
_ _
P P P
Sostituendo nella (36) si ottiene
(37)
2
0
0 0 S S
q 1
E ndS ndS =


, , , ,
- -

P
( )
p
q
( )
0
q
S
1
S
2
S
[ ] figura 48
e si noti che nel volume di spazio compreso tra la superficie gaussiana e la superficie S
1
non vi sono cariche
di polarizzazione (che definiscono una distribuzione volumica), quindi il dominio di integrazione a secondo
membro diventa (superficie chiusa). La (37) assume la forma
2
S S
0 0
S S
E ndS q ndS =

, , , ,
- -

P
( ) 0 0
S
E ndS q + =

, , ,
-

P
0
S
D ndS q =

,
,
-


Il flusso del vettore induzione dielettrica, attraverso ad una superficie chiusa che conglobi
(totalmente o parzialmente) cariche libere e dielettrico polarizzato, dipende solamente dalle cariche
libere e non da quelle polarizzate (che tuttavia contribuiscono alla definizione della induzione
dielettrica).
Superficie gaussiana interna ad un dielettrico polarizzato: non essendovi n cariche libere n cariche di
polarizzazione superficiale, il flusso correlato alle cariche di polarizzazione volumica
p
S S
p
0 0 0 S W W
1 1 1
E ndS q dW div dW

= = =


, , ,
-

P
Applicando il teorema della divergenza
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30
S S
0 W W
1
divEdW div dW =


, ,
P
ossia
( )
S
0
W
div E dW 0 +

=
, ,
P divD 0 =
,

Significato delle relazioni ricavate
Le cariche libere
0
q sono le uniche ad essere conosciute, le cariche di polarizzazione
p
q si calcolano
conoscendo queste.
Conoscendo la relazione fra D
,
e
,
P , ossia
0
D E = +
, , ,
P , possibile calcolare sia il campo sia il potenziale
elettrico.
In assenza di cariche libere (
0
q 0 = ) il campo di induzione elettrica solenoidale divD 0 = .
,
Non potendo stabilire se la circuitazione del vettore D
,
sia nulla, il campo di induzione dielettrica non
conservativo.
Linduzione dielettrica D
,
ha significato unicamente in presenza di un dielettrico: infatti se vi fosse il vuoto
( 0 =
,
P ) si avrebbe
0
D E =
, ,
e d il vettore induzione elettrica non presenterebbe alcuna propriet differente
dal campo elettrico.


RELAZIONI FRA
,
E ,
,
D e
,
P

Nei dielettrici lineari valida la relazione ( )
0 e
k 1 E =
, ,
P e ricordando la definizioni sia di D
,
sia di
,
P si ricava
(38)
0 0 0 e 0
D E E k E E = + + = E
, , , , , ,
P =
,
( D E
, ,
| )
(39) ( )
e e
0 e 0
e
k 1 k 1
k 1 E D D
k

= = =

, , , ,
P ( D
, ,
| P )
Ossia , i tre vettori sono tutti paralleli fra loro.
(
E, ,D
, , ,
P
)
Costante dielettrica relativa costante: dalla relazione (39) si ha
e
e
k 1
div divD
k

=
, ,
P
e se non vi fossero cariche libere ( divD div 0 = =
, ,
P ) per cui
p
div 0 = =
,
P : non vi sarebbero cariche volumiche
di polarizzazione, ma solamente superficiali.
Costante dielettrica variabile da punto a punto: dalla relazione (39) si avrebbe
e
e
k 1
div div D
k

=


, ,
P
in quanto il rapporto ( )
e
k 1 k
e
non risulterebbe costante. Applicando quanto illustrato in Teoria dei Campi
Vettoriali
e e
p
e e
k 1 k 1
div divD D grad
k k

= + =
,
, , ,
- P
ed in tale situazione si presenterebbero anche cariche volumiche di polarizzazione.
Nei dielettrico di tipo non lineare la relazione fra E
,
e
,
P esprimibile tramite equazioni complesse tra le varie
componenti e la suscettivit elettrica definita da una grandezza detta tensore. In tali dielettrici vi sono tre direzioni
normali fra loro lungo le quali E
,
e
,
risultano paralleli fra loro: le tre direzioni seno detto assi cristallografici o assi
ottici del dielettrico.
P

CAMPO ATTRAVERSO UNA SUPERFICIE DIELETTRICA
,
D

Un campo elettrostatico, attraverso una distribuzione superficiale, presenta continuit delle sue componenti
tangenziali e discontinuit di quelle normali
1t 2t
E E =
1n 2n 0
0
1
E E =


Si consideri una superficie di separazione fra due dielettrici (rispettivamente
1 0 e
k
1
= e ) sulla quale sono
distribuite cariche di polarizzazione con densit superficiale
2 0 e
k =
2
p

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31
1 1 0 1
D E = +
, , ,
P
2 0 2
D E
2
= +
, , ,
P
Applicando la legge di Gauss attraverso una superficie cilindrica con basi
dalle bande opposte della distribuzione ed altezza infinitesima [figura 49]

p

c
d
1
D
,

2
D
,

2
n
,

1
n
,

2
D
,

1
D
,

2

[ ] figura 49
( ) tot 1 1 2 2
d D D n dS D n dS dq 0 = + = =
, , ,
, ,
- -
in quanto non vi sono cariche libere. Operando
1 1 2 2
D cos dS D cos dS 0 + = ( )
2n 1n
D D dS 0 =
2n 1n
D D =
la componente normale del vettore induzione dielettrica conservata.
Associando le componenti tangenziali del campo E
,
e le componenti normali
del campo D
,
si ricava
1t 2t
E E =
1n 2n
D D =
dividendo termine a termine
e2 2
1 e
k tan
tan k

1

Interpretazione: lequazione rappresenta la rifrazione delle linee del campo
nel passaggio fra due dielettrici separati da una superficie e precisamente
e1 e2
k k > : (linee di campo convergenti)
1
>

e1
k
e2
k
( ) q
2
2
2
e1 e2
k k < : (linee di campo divergenti)
1
<
(
1
=
1 2
D D = ,
e1 1 e2 2
k E k E = )
Determinazione del vettore induzione dielettrica: nel dielettrico di costante relativa
e
k si voglia determinare il
valore del vettore induzione dielettrica
0
D E = +
, , ,
P [figura 50]
Si pratichi una fessura nel dielettrico in direzione normale a quella di D
,
e si misuri il valore del campo elettrico al
suo interno in modo da considerare
, ,
. Applicando la conservazione delle componenti normali si ha
0
D = E
1n 0 1n 1n
D E = +
, , ,
P ( )
1n 0 e 1n
k 1 E =
, ,

[ ] figura 50 ( )
e
k
E
,
D
,

P
2n 0 2n 2n
D E = + P
, , ,
( )
2n 0 e 2n
k 1 E =
, ,
P
ed uguagliando
( ) ( )
2n 1n 2n 1n p2 p1
0 0
1 1
E E P P = =


in perfetta analogia con quanto ricavato per le cariche libere.


ENERGIA ELETTROSTATICA NEI DIELETTRICI

In un volume di spazio vuoto W, nel quale sia presente un campo elettrico E
,
, la densit di energia per unit di
volume vale
(40)
2 e
e 0
U 1
u E
W 2
= =
(nel caso di un condensatore piano, tale energia dipende sia dalla cariche libere sulle armature sia dallintensit
del campo)
In un volume di spazio dielettrico W (costante dielettrica assoluta
e 0
k = ), nel quale sia presente un campo
elettrico E
,
, la densit di energia per unit di vale
(41)
2 e
e
U 1
u E
W 2

= =
e dipende dalle propriet del materiale dielettrico. Nel caso di un dielettrico lineare si ha D E =
, ,
e
1
u E
2
= E
, ,
-
ossia
e
1
u D
2
= E
, ,
-
Poich il prodotto scalare non nullo, i due vettori non sono normali fra loro. Il lavoro per unit di volume
( l L ) speso per caricare un condensatore uguale alla densit di energia per unir di volume accumulata
fra le armature.
W =
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32
La differenza di lavoro (per unit di volume) speso per caricare una condensatore con dielettrico uguale alla
differenza fra la (41) e la (40)
(42) ( ) ( )
2 2
0 0 e
1 1
l l l E k 1 E
2 2
= = =
Poich il dielettrico polarizzato, la relazione (42) rappresenta il lavoro per unit di volume speso per polarizzare
il dielettrico
( )
2
pol 0 e
L 1
l k
W 2
= = 1 E
e nel caso del vuoto si ha , quindi
e
k = 1
pol
l 0 = .
Il lavoro speso per separare due cariche di un tratto , vale dx
(43) dL Fdx qEdx Ed = = = p
essendo dp il valore del momento di dipolo che, dopo la separazione, si viene a costituire. In un volume , la
risultante dei momenti di dipolo elettrico ha modulo
dW
d dW = P p
che riferita allunit di volume d d d = P p
( ) 1 EdE
. Sostituendo nella (43) si ottiene e differenziando
si ricava . Integrando la relazione e riferendola allunit di volume si ha
proprio
dL Ed = P
( )
0 e
k 1 E = P
0 e
dL k =
( )
2
pol 0 e
1
l k 1
2
= E


RICAPITOLAZIONE SUI DIELETTRICI

dielettrici lineari : ( )
0 e
k 1 E =
, ,
P
dielettrici isotropi : in ogni direzione E
, ,
P
dielettrici anisotropi : lungo gli assi principali E
, ,
P
dielettrici uniformemente polarizzati :
p
n =
, ,
- P (solamente distribuzione superficiale)
dielettrici non uniformemente polarizzati :
p
div =
,
P (anche distribuzione volumica)
induzione dielettrica :
0
D E = +
, , ,
P (nel vuoto 0 = P e )
:
e
e
k 1
D
k

=
, ,
P
legge di Gauss per dielettrici :
libere
S
D ndS q =

,
,
-


libere
div =
,
P
continuit attraverso distribuzione :
1t 2t
E E =
1n 2n
D D =
densit di energia per dielettrici :
2
2
e
1 1 D 1
u E D E
2
=
2 2
= =

, ,
-
lavoro di polarizzazione : ( )
2
E (riferito allunit di volume)
polo 0 e
l k 1 =


TENSIONE ELETTRICA E FORZA ELETTROMOTRICE

Il campo elettrico generato da cariche elettriche statiche risulta conservativo (campo elettrostatico), ossia
lintegrale di linea fra due punti qualsiasi di un campo conservativo non dipende dalla particolare linea
scelta, ma dalla differenza di valore che una grandezza scalare assume nel punto iniziale e finale
B
A B
A
E d l V V =

, ,
-
Integrale di circuitazione di un campo elettrico conservativo nullo
E dl 0 =

, ,
-


e applicando il teorema di Stokes (1819-1903) o del rotore
rot E 0 =
,
,

Un campo elettrico determinato da cause che coinvolgono forze non conservative (come quelle che operano in
un generatore) risulta non conservativo e quanto affermato finora non vale pi.
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33
lintegrale di linea fra due punti qualsiasi di un campo non conservativo
dipende strettamente dalla particolare linea scelta, quindi pur essendo
considerando punti iniziali e finali identici il risultato differente [figura
51]. Si definisce tensione elettrica (lungo una linea) lintegrale di
linea di un campo elettrico non conservativo
B
1
A
E dl =

, ,
-
B
2
A
E dl =

-
, ,

B
3
A
E dl =

, ,
-

1 2


3

Lintegrale di circuitazione di un campo elettrico non conservativo uguale alla somma di due integrali di
linea lungo due curve differenti, entrambi passanti per i punti A e B
B A
A B
E dl E dl E dl = +

, , , , , ,
- -

-
Applicando la propriet del cambio degli estremi di integrazione e
ponendo [figura 52]
da A B linea
1
l
da B linea A
2
l
si ha
B B
1 2
A A
E dl E dl E d l 0 = =

, , , , , ,
- - -


Si definisce forza elettromotrice lintegrale di circuitazione di un campo elettrico non conservativo
E dl =

, ,
-

E


CONDUZIONE ELETTRICA

Nei conduttori metallici i vertici del reticolo cristallino si considerano occupati dagli ioni positivi dellelemento che
costituisce chimicamente il conduttore, mentre i portatori di cariche libere sono gli elettroni periferici in
compartecipazione a pi nuclei. Gli ioni positivi si considerano fermi rispetto agli elettroni si muovono liberamente in
modo disordinato allinterno del reticolo spaziale, ognuno con una velocit termica
k
t
v
,
. In una unit di volume vi sono
28 a
3
N elettroni
n 10
Z m

=
ed in un piccolo volume, su scala macroscopica, la distribuzione delle velocit termiche risulta isotropa, ossia il valore
medio nullo
< v > =
k
t t
k
1
v 0
n
=

, ,

Conduttori metallici a contatto: ponendo a contatto due conduttori che si trovino a differente potenziale
elettrostatico (ossia quando presentano differente stato di elettrizzazione oppure differente elettropositivit o
negativit), in condizione di equilibrio elettrostatico acquisiscono identico potenziale ( V 0 = ) poich fra loro si
determina un fenomeno transiente di migrazione spontanea degli elettroni liberi dal conduttore a
potenziale minore verso quello a potenziale maggiore. Tale fenomeno detto conduzione elettrica ed il
moto spontaneo ordinato degli elettroni corrente elettrica. Il fenomeno appunto transiente in quanto la sua
durata limitata nel tempo
c 0
d c = (essendo
0
d la dimensione tipica dello spazio percorso e c la velocit della
luce nel vuoto).
Generatore di forza elettromotrice (f.e.m.): dispositivo in grado di mantenere una d.d.p. fra due conduttori a
contatto (o fra due punti di un conduttore) per un tempo lungo. In tale situazione, il moto ordinato degli elettroni (o
portatori di carica) definisce una corrente elettrica in condizione di equilibrio dinamico e non pi
elettrostatico.
Pila di Volta (): coppia di conduttori metallici (elettrodi) a differente potenziale, immersi in un elettrolita costituito
da un acido forte a bassa concentrazione. Tipicamente gli elettrodi sono rame che tende a cedere elettroni
diventando Cu
+
e zinco che tende ad acquisire elettroni diventando Zn

. Lelettrolita acido solforico


2 4
H SO .
Forza elettromotrice della pila: date N coppie di conduttori metallici Cu / Zn , ognuna delle quali possiede una
d.d.p. pari a V , la forza elettromotrice complessiva vale N V = E .
Corrente elettrica: collegando i due elettrodi di un generato di f.e.m. con un conduttore filiforme, si stabilisce un
moto ordinato di elettroni ed il lavoro speso per mantenerli in moto fornito dal generatore che trasforma
lenergia chimica in energia elettrica.
Resistenza elettrica: lazione esercitata dalle forze passive, che agisco durante il moto dei portatori di carica,
detta resistenza elettrica.

A
B


1
l
2
l
[ ] figura 52
A
B
1
l

2
l
3
l

[ ] figura 51

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34
Per vincere tale resistenza bisogna spendere lavoro ottenuto come energia interna dal generatore di f.e.m.
Conduzione elettrica nei
gas: per loro costituzione elettronica non esistono cariche libere, quindi non sono conduttori a meno che un
agente ionizzante (una radiazione) generi al loro interno coppie (elettroni/ioni positivi) che si muovono in
modo disordinato a causa dellagitazione termica. Si ricordi che un elettrone catturato da un atomo neutro
definisce uno ione negativo, un elettrone ceduto da un atomo neutro definisce uno ione positivo, un
elettrone catturato da uno ione positivo definisce un atomo neutro
liquidi: allo stato puro non posseggono cariche libere, per sali e acidi si dissociano in ioni che
costituiscono i portatori liberi di carica. Sotto lazione di un campo esterno, gli ioni positivi sono sottoposti
allazione della forza F QE
+
= +
, ,
che li fa muovere in direzione concorde con quella del campo mentre quelli
negativi allazione della forza F QE

= che li fa muovere in direzione discorde con quella del campo.


, ,
Intensit della corrente elettrica: si consideri un conduttore che abbia N portatori di carica libera che, sotto
lazione di un campo esterno E
,
, subiscano lazione F qE ma = =
, ,
,
. Il moto che ne consegue un moto con una
ben definita velocit (velocit di deriva
,
d
v ), identica per tutte le cariche libere, orientata lungo il campo E
,
. Ogni
carica libera possiede una velocit istantanea che la risultante della velocit termica e di quella di deriva
(44)
t d
v v v = +
, , ,

La prima ha una distribuzione casuale (valore medio nullo), la seconda una precisa distribuzione (valore medio
non nullo). Nellintervallo temporale , il numero di cariche libere che attraversano la sezione t S del
conduttore vale q S : passando al limite per t 0 , il numero di cariche libere che al medesimo istante
attraversano la superficie detto intensit di corrente
t 0
q dq
i lim
t dt

= =


Lunit di misura della intensit di corrente
{} { }
1C
i
1s

= =


1A (1 ampre)
La definizione di intensit di corrente ha una validit assolutamente generale e si applica anche a fenomeni
variabili nel tempo. Si osservi che i tre vettori E
,
, F
,
e
d
v
,
sono tutti paralleli concordi fra loro per identici portatori
di carica.
Si consideri una sezione infinitesima dS di conduttore (che abbia = n dN dW cariche libere per unit di
volume), al quale sia applicato una campo elettrico esterno E
,
, orientata secondo la normale n
,
che forma un
angolo con la direzione del campo. La quantit di carica (tutte le cariche hanno identica velocit di deriva) che
nel tempo dt attraversa la sezione dS uguale a quella contenuta nel volume dW [figura 53]
(45) dq nqdW =
Il volume e una superficie cilindrica di sezione dS ed altezza :
normalizzando la sezione, ossia considerando la sua proiezione in
direzione normale alla direzione del campo, dS
d
v dt
0
dscos = , il volume
considerato vale


d
v
,
n
,
d
v dt
,
dS

0 d d
dW dS v dt v dScos dt = =
che sostituito nella (45) fornisce
(46)
d
dq
intensit nqv dScos
dt
= =
La sezione risulta orientata secondo n dS
,
, se si potesse definire un
vettore con
dS
0
dS
d
v dt
d
v
,
n
,


modulo pari a
d
nqv
direzione e verso di
d
v
,


la (46) si esprimerebbe tramite il flusso di tale vettore attraverso la
sezione . Si definisce vettore densit di corrente la grandezza dS
(47)
d
j nqv =
,
,

Attenzione: la relazione (46) deve essere considerata infinitesima,
anche sedq finita, poich il secondo membro un infinitesimo di
ordine superiore
dt
(48)
0
di j ndS jdS = =
,
,
-
Dalla (48) si deduce il concetto operativo di densit di corrente

[ ] figura 53
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35
0
i
j
S
=
Si definisce densit di corrente j la corrente che attraversa una qualunque sezione unitaria di un
conduttore, normale alla direzione di moto dei portatori di carica. Lintensit i di una corrente uguale al
flusso del vettore
0
S
,
j attraverso ad una qualunque sezione del conduttore.
Attenzione: i portatori di carica possono essere positivi o negativi, quindi si hanno i due casi
0 = + q q >
,
d
d
E
v E parallelo e concorde con j
j nqv

= +

, ,
,
,
,

0 = q q <
,
d
d
E
v E parallelo e concorde con j
j nqv

=

, ,
,
,
,
,

Il vettore densit di corrente risulta sempre concorde con il vettore campo elettrico j
,
E ,
indipendentemente dal segno dei portatori di carica. Se i portatori di carica fossero elettroni
d
j nev =
,
,

Su scala macroscopica, in un conduttore impossibile correlare in verso di circolazione di una corrente con il
segno dei portatori di carica. Su scala microscopica, unicamente per i conduttori metallici possibile stabilire che
il segno dei portatori di carica (elettroni) quello negativo[effetto Hall (1855-1938)].
Convenzione: in un conduttore o in un insieme di conduttori in un circuito, il verso di circolazione della
corrente quello corrispondente al moto dei portatori di carica positiva, che si muovono da un punto a
potenziale maggiore verso un punto a potenziale minore (simbolicamente + ).


CONSERVAZIONE DELLA CARICA

Si consideri un conduttore di superficie S e volume percorso da una corrente di intensit i (si ricordi: la quantit di
carica che, in un dato intervallo temporale, attraversa una qualsiasi sezione del conduttore). Utilizzando la relazione
(48) si ha che
S
W
(49)
S
i j ndS =

,
,
-

attenzione al segno del prodotto scalare: infatti a causa del segno dei portatori di carica
q uscente
0
q entrante
j n
q entrante
0
q uscente
+
>


>



,
,
-
A causa della presenza di cariche libere allinterno del conduttore, lintensit della corrente che lo attraversa potrebbe
subire una variazione e precisamente
se lintensit aumentasse, vi sarebbe una diminuzione delle cariche libere interne al conduttore,
se lintensit diminuisse, vi sarebbe un aumento delle cariche libere interne al conduttore.
Una tale variazione definita analiticamente dalla derivata temporale della carica q cambiata di segno (la grandezza q
funzione sia delle coordinate spaziali sia del tempo, quindi la derivata considerata espressa con la simbologia
della derivata parziale)
(50) ( )
( ) q t
i t
t


Correlando la (49) con la (50)
( )
S
S W
q t
j ndS dW
t t


= =


,
,
-
_
_

c
d

Alla relazione c si applichi il teorema della divergenza, nella relazione d la derivata riferita al tempo mentre
lintegrale inerente alle coordinate spaziali. A causa della lori indipendenza, lecito intere cambiare loperazione
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__________________________________________
36
S S
W W
divj dW dW
t

=



,

Essendo identico il dominio di integrazione ed uguali gli integrali, uguagliando gli integrandi si ricava
(51) divj 0
t

+ =

,

Che rappresenta la formulazione della continuit della corrente elettrica ed esprime in forma dinamica la
conservazione della carica.
Caso stazionario: le cariche libere interne al conduttore non variano nel tempo ( cost = )
divj 0 =
,
(densit di corrente costante nel tempo)
ossia il campo vettoriale densit di corrente risulta solenoidale e
considerando un tubo di flusso delimitato da due sezioni qualsiasi
e [figura 54], il flusso complessivo del vettore
1
dS
2
dS j
,
vale
( ) tot 1 1 2 1 lat
0 0 0
d j j n dS j n dS j ndS
< >
= + +
, , ,
, , ,
- - -
_ _
,
_

Poich la densit di corrente resta costante nel tempo ed essendo i due
flussi attraverso le due superfici uguali e di segno opposto
1 1 2 2
j n dS j n dS =
, ,
, ,
- -
La relazione a primo membro definisce la corrente entrante e quella al secondo la corrente uscente: essendo
uguali, la corrente resta costante nel tempo, ossia risulta stazionaria
cos t
i =
Attenzione: la carica resta costante mentre lintensit di una corrente pu
variare. Considerando un conduttore a sezione variabile [figura 55],
poich la quantit di carica che attraversa nel tempo dt una superficie
uguale a quella contenuta nel volume dW dS
d
dt dSv = . In un identico
intervallo di tempo, le cariche che attraversano le due sezioni e
sono uguali e risultano distribuite nei volumi
1
dS
2
dS
1 1 d1
dW ndS v dt =
2 2 d2
dW ndS v dt = i
1 d1 2 d2
nqdS v dt nqdS v dt =
d2 1
2 d
v dS
dS v
=
1

La velocit di deriva risulta inversamente proporzionale alla sezione: maggiore la sezione minore risulta
d
v
,
e
viceversa. Quindi il valore del vettore densit di corrente deve variare e conseguentemente anche il valore della
intensit e
1 1
di j dS =
1 2 2 2
di j dS =


MODELLO CLASSICO DELLA CONDUZIONE ELETTRICA

La teoria fu proposta da Drude (1863-1906) e sviluppata da Lorentz (1853-1928). In un conduttore metallico, i vertici
del reticolo cristallino sono occupati dagli ioni positivi dellelemento che costituisce il conduttore. Tali ioni si
considerano fermi rispetto agli elettroni di conduzione, che vagano liberamente allinterno del reticolo con una velocit
termica di valore differente per ognuno di essi.
k
d
v
,
Condizioni imperturbate: le direzioni di moto dei singoli elettroni
casuale e, non essendovi alcuna direzione preferenziale di
allineamento, con distribuzione isotropa. Il valore medio delle
velocit termiche
,
t
v quindi nullo
(52)
k
t t
k
1
< v > = v 0
n
=

, ,

Durante il moto, ogni elettrone interagisce con gli ioni positivi urtandoli e tra due urti consecutivi percorre una
traiettoria costituita da tanti segmenti [figura 56] rettilinei di lunghezza (distanza libera media) in un tempo
lm
d
lm lm
d c = (tempo libero medio).
Condizioni perturbate: applicando una d.d.p. ai capi del conduttore, il campo elettrico generato E
,
esercita su
ogni singolo elettrone libero in moto casuale una forza
k
F eE =
, ,
.


[ ] figura 54
1
dS


1
dS
1
n
,

2
n
,
j
,
j
,

d1
v
,

d2
v
,
1
dS
2
dS
[ ] figura 55
[ ] figura 56
( ) E 0 =

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37
La direzione della forza risulta antiparallela rispetto a quella del campo elettrico e, per il II principio della
dinamica, ogni elettrone (portatore libero di carica) acquisisce laccelerazione
eE ma =
,
,

e
a E
m
=
,
,

Conseguentemente la velocit istantanea uguale alla sovrapposizione di quella termica e di quella dovuta alla
accelerazione (velocit di deriva ) a
, ,
d
v
(53)
k
k t
v v v = +
, , ,
d
la velocit termica varia per ogni singolo elettrone, la velocit di deriva uguale per tutti gli elettroni,
quindi il suo valore medio non mai nullo.
Fra due urti consecutivi contro gli ioni positivi, ogni singolo elettrone percorre una traiettoria che un arco di
parabola (essendo il moto vario) allineata lungo la direzione del campo elettrico anche se lagitazione termica
tende a disallineare la traiettoria [figura 57]
Nel punto , subito dopo lurto, lelettrone avvia velocit
k
P
k
v
,
e subito
prima del successivo urto nel punto abbia velocit
k 1
P
+ k 1
v
+
,
. La velocit di
deriva ha valore molto piccolo rispetto a quello della velocit termica

[ ] figura 57
E
,

k
P
k 1
P
+
k
v
,

k 1
v
+
,
d t
v v <<
ci significa che il tempo impiegato a percorrere larco di traiettoria
parabolica uguale al tempo impiegato a percorrere il segmento di
lunghezza . Nel moto vario, ogni singolo elettrone soddisfa la relazione

lm
d
k 1 k k
e
v v a v E
m
+
= + =
,
, , , ,

e calcolandone il valore medio su un grande numero di urti si ha
k 1 k
e
< v > < v > < E >
m
+
=
,
, ,
_
_
c
d

Il valore di c nullo poich, subito dopo lurto, la velocit istantanea unicamente quella termica e vale la (52).
Per il valore della d si consideri che tutti i termini hanno lo stesso valore, quindi il valore medio coincide proprio
con eE m
,
. Tenendo presente la (53), ovvio identificare la velocit di deriva con il valore medio della d
(54)
d
e
v E
m
=
,
,

Interpretazione: durante ogni urto contro uno ione, un elettrone libero perde la direzione di moto, ma subito dopo
a causa del campo elettrico la riacquisisce. La (54) si pu scrivere come
d
mv eE F i = = =
, , ,
,

che rappresenta il teorema dellimpulso. Durante ogni urto, un elettrone dissipa la quantit di moto
d
mv
,
, ma
limpulso la ristabilisce. i F =
, ,
Il vettore densit di corrente vale
(55)
2
d
ne
j nev
m

= =


, ,
,
E
La grandezza nella parentesi quadra una grandezza macroscopica, caratteristica del mezzo conduttore
considerato, e delle grandezze microscopiche carica e massa. Si definisce conducibilit di un mezzo
conduttore la relazione
2
ne
m
= (conducibilit)
il suo inverso definisce la resistivit del mezzo conduttore
2
1 m
ne
= =

(resistivit)
Riscrivendo la (55) come relazione fra causa (campo elettrico) ed effetto (densit di corrente) si ricava
E j =
, ,

conosciuta come legge di Ohm (1789-1854).
I due vettori risultano paralleli e concordi, indipendentemente dal segno dei portatori di carica elettrica in quanto
questa compare al quadrato.
Conduttori non metallici: i portatori di carica possono essere sia positivi sia negativi, le relazioni precedenti
assumono la forma
velocit di deriva :
d
q
m
+
v E
+
+

= +
,
,

d
q
v E
m

=
,
,

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38

densit di corrente :
tot d d
j n qv n qv
+ +
= +
,
, ,

resistivit :
tot 2 2
m m
n q n q
+
+ +
= +


legge di Ohm :
tot tot
E j =
, ,

Conduttore a sezione costante (calibra): il conduttore (metallico) a sezione calibra
0
S e lunghezza
0
l
percorso da una corrente di intensit
0
i jS = . Si ha
0 0
1
i jS ES = =


0
E i
S

=
Ipotizzando che il campo elettrico allinterno del conduttore sia costante (uniforme), la d.d.p. fra i suoi estremi
vale
0
0
l
V i
S

=



ossia risulta direttamente proporzionale alla intensit di corrente che fluisce nel resistore. La grandezza in
parentesi tonda tiene conto della geometria del conduttore e delle caratteristiche microscopiche (resistivit) del
materie che lo costituisce. Si definisce resistenza elettrica del conduttore la relazione
0
0
l
R
S
=
e la legge di Ohm per un conduttore calibro assume la forma
V Ri =
Conduttore a sezione non costante: in tale caso la d.d.p. varrebbe
i
dV dl
S
=
ed integrando
0
l
0
1
V d
S

=


l i


Definendo come resistenza elettrica del conduttore la relazione
0
l
0
0
l 1
R dl
S S
= =


La legge di Ohm assume ancora la forma V Ri = .
Caratteristiche della resistivit: nei conduttori metalli puri, la resistivit varia in funzione della temperatura. In
un intervallo prossimo a
0
20C = , la legge di variazione termica vale
( ) ( )
0
1 = +
essendo la resistivit a ,
0

0
20C = il coefficiente termico dato da
( )
0
0
1
=


Il coefficiente termico per
i metalli puri sempre maggiore di uno,
il C, Si e Ge sempre minore di uno.
e quando la temperature tende allo zero assoluto ( T 0K = ) la resistivit tende ad un valore costante.
Per determinati materiali, detti superconduttori, quando la loro temperatura risulta minore di quella critica
crit
T T < , la resistivit tende ad annullarsi.


EFFETTI TERMICI DELLA CORRENTE

Potenza trasferita: la forza
k
F eE =
, ,
, esercitata dal campo elettrico E
,
su ogni singolo elettrone libero di un
conduttore metallico per mantenerlo in moto ordinato, compie il lavoro
( )
d d
dL F dl eE v dt E ev dt = = =
, , , ,
, ,
- - -
Essendo n il numero di elettroni per unit di volume, il lavoro complessivo vale
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39
(56) ( )
d
dL
E nev E
dt
= =
, ,
j
,
,
- -
In un conduttore, si definisce potenza dissipata dagli elettroni durante lurto contro gli ioni positivi nei vertici del
reticolo
E j =
, ,
- P
e tale potenza viene ceduta al reticolo sotto forma di energia interna, che ne aumenta la temperatura. Essendo il
conduttore in equilibrio termico con lambiente, cede una determinata quantit di calore [effetto Joule (1818-
1889) della corrente in un conduttore). La potenz issipata assume varie forme tutte equivalenti a d
2 2
E j j E = = =
, ,
- P
Nel caso di un conduttore calibro quando la corrente i j
0
S = lo percorre, la potenza complessiva spesa per
mantenere in moto gli elettroni in un tratto di volume dl
0
S dl dW = pari al prodotto della potenza per unit di
volume per il volume
2
0
0
i
j
d dW S
dW S dl

= =

=

P
P P
Sostituendo ed integrando su tutta la lunghezza del conduttore calibro
2 0
0
l
i
S



P =
Ossia
( )
2
2
1
Ri i V V
R
= = = P


RESISTORI

Conduttori ohmici o resistori: sono quei conduttori che soddisfano la legge
di Ohm nella formulazione e che dissipano una potenza P = .
Risultano definiti quando ad essi assegnato un preciso valore di
resistenza elettrica R (a temperature ambiente) ed il massimo valore
della potenza dissipata (senza che la struttura interna risulti
danneggiata). Il simbolo rappresentato in [figura 58].
V R =
P

i
2
Ri
+
( ) R

[ ] figura 58
Collegamenti in serie: i resistori sono sequenzialmente collegati fra loro e la d.d.p. complessiva la somma
delle d.d.p. ai capi dei singoli resistori e la corrente che li attraversa la stessa (identico numero di cariche libere
che attraversa una qualsiasi sezione normale)
(57) ( ) ( ) ( ) ( )
A B B C C D A D
V V V V V V V V + + =

B
C
A
D
+
essendo
A B
V V R =
1
i i i
B C 2
V V R =
C D 3
V V R =
Il sistema risulta equivalente ad un resistore ai cui capi vi la d.d.p. ( )
A D
V V ,
percorso dalla corrente della stessa intensit [figura 59]
(58) ( )
A D eq
V V R = i
Confrontando le (57) e (58) fra loro si ricava
eq 1 2 3
R R R R = + +
La resistenza equivalente di resistori in serie uguale alla somma delle
resistenze dei singoli resistori
=
eq k
k
R R
La potenza dissipata la somma delle singole potenze dissipate
1 2 2 eq
R i = + + = P P P P
Collegamenti in parallelo: i resistori hanno i capi della stessa polarit collegati fra loro, quindi hanno la stessa
d.d.p. ( )
A B
V V mentre le correnti che li attraversano sono differenti fra loro.
Al nodo A la carica q si distribuisce nei singoli rami a secondo del valore delle singole resistenze
1 2
q q q q = + +
3

3 1 2
q q q q
t t t
= + +
t

1 2 3
i i i i = + +
A B 1
V V R i =
1 2 3

A B 2
V V R i =
A B 3
V V R i =

1
R
2
R
3
R
[ ] figura 59
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40
)
i
Il sistema risulta equivalente ad un resistore ai cui capi vi la d.d.p.
, percorso dalla corrente di intensit i [figura 60] (
A B
V V

i
1
i
2
i
1
R
2
R
3
R
A B
3
i
[ ] figura 60
A B eq
V V R =
A B A B A B A B
1 2 3
1 2 3 e
V V V V V V V V
i i i i
R R R R

= + + = + + =
q

ossia
B
eq 1 2 3
1 1 1 1
R R R R
= + +
Linverso della resistenza equivalente di resistori in parallelo uguale alla
somma degli inversi delle resistenze dei singoli resistori
=

k eq k
1 1
R R

La potenza dissipata la somma delle singole potenze dissipate
1 2 2 eq
R i = + + = P P P P


FORZA ELETTROMOTRICE DI UN GENERATORE

Si consideri una semplice circuito [figura 61] costituito da un generatore di
forza elettromotrice (f.e.m.) e da un resistore di resistenza elettrica R. La
legge di Ohm impone che valga
E
E dl Ri = =

, ,
-

E
Applicando la definizione di f.e.m. si ha
(59)
B A
A B
E dl E dl E d l = +

, , , , , ,
- -

-
e affinch si abbia circolazione di corrente nel circuito, internamente al
generatore deve essere prodotto un campo elettromotore
em
E
,
(ad
esempio sfruttando reazioni chimiche, nelle quali non agiscono forze
conservative) non conservativo. Tuttavia, a causa dellaccumulo di cariche
agli elettrodi si genera anche un campo elettrostatico conservativo E
0
,
.

em
E
,

0
E
,

A
+
B
R
i
[ ] figura 61
Internamente al generatore: il campo elettrico la sovrapposizione di un campo elettromotore e di un
campo elettrostatico
em
E E E
int 0
= +
, , ,

Esternamente al generatore: esiste unicamente il campo elettrostatico
es
E E =
t 0
, ,

Nella relazione (59)
il percorso di integrazione dal punto A al punto B risulta esterno al generatore, quindi
t 0
E E E =
,
,
es

, ,
, , ,
il percorso di integrazione dal punto B al punto A risulta interno al generatore, quindi,
em 0
E E E E +
,

int
=
sostituendo i relativi valori

B A A A
0 0 em 0 em
A B B B
conservativo non
conservativo
E dl E dl E dl E d l E dl E dl = + + = +

, , , , , , , , , , ,
- - - - -

,
-
,

A
0 em
B
nullo tensione elettrica
E dl E dl E dl
+
= = + =

- - -
_ _

E
, , , , , ,

>

La forza elettromotrice del generatore (imputabile allazione del campo elettromotore ) uguale alla
tensione elettrica calcolata lungo una qualsiasi linea interna al generatore, che parta dallelettrodo
negativo ed arrivi allelettrodo positivo.
E
,
em
E
, +

La circolazione della corrente nel circuito possibile se


( ) ( )
em 0 em 0
E E dl E E dl 0 = + =

, , , ,
-

E
ossia
em 0
E E >
Allinterno del generatore la corrente fluisce dallelettrodo negativo allelettrodo positivo ed essendo il generatore
reale esiste (seppur piccola) una resistenza interna che tende ad opporsi al moto dei portatori di carica. Un
generatore reale rappresentato in [figura 62] e considerando un circuito come quello di [figura 61], la legge di
Ohm impone
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41
( )
tot A B
R i R r i Ri ri V V ri = = + = + = + E

A B r
E
+

[ ] figura 62 La d.d.p. ai capi degli elettrodi della pila vale


( )
A B
V V r = E i
quando agli elettrodi di un generatore collegato un circuito, la f.e.m. non coincide con la d.d.p. fra gli
elettrodi stessi. Luguaglianza verificata esclusivamente a circuito aperto.
Ramo di un circuito elettrico: tratto di circuito nel quale possono essere presenti sia condensatori sia resistori
sia generatori. Una volta definito il verso di circolazione della corrente nel circuito (quindi nel ramo), al valore
delle singole f.e.m. presenti deve essere associato il segno positivo se permettono il fluire della corrente nel
verso scelto oppure il segno negativo se lo contrastano. Nellipotesi che la resistenza complessiva dei resistori
inseriti nel ramo di circuito fosse
tot
R , vale la relazione
( )
A B k
k
tot
V V R + = i

E
quando
k
0 =

E vale la classica relazione


tot
R i
k
A B
V V = ,
quando V V 0 = si ha un circuito chiuso e vale la relazione
k tot
R i =
A B
k

E
Nel ramo rappresentato in [figura 63] vale
A B 1 2 to
V V R
t
i + = E E

R
1
r
1
E
2
E
2
r
( ) A +
( ) B
[ ] figura 63



STRUMENTI DI MISURA

Amprometro: strumento usato per la misurazione della intensit di una corrente elettrica. Se lintensit fosse
piccola, lo strumento si direbbe milliamperometro (per correnti molto piccole si usa il galvanometro).
Linserimento dello strumento deve avvenire in serie al ramo del circuito nel quale fluisce la corrente da misurare.
Si consideri un circuito [figura 64] costituito da un generatore di f.e.m. E , da un resistore di resistenza Re da un
amprometro (resistenza interna r), tutti collegati in serie. La legge di Ohm impone
con amperometro : ( )
mi

s
E R r i = +
R
r
E
+
i
[ ] figura 64
senza amprometro : E Ri =
Confrontando le due relazioni si ricava
mis
1
i i
r
1
R
=
+

e le due intensit (quella reale i e quella misurata ) risultano uguali quando il rapporto uguale a uno, ossia
mis
i
r R <<
Voltmetro: strumento usato per la misurazione la d.d.p. fra due punti di un circuito elettrico. Linserzione dello
strumento deve essere in parallelo e per evitare che la corrente fluisca prevalentemente attraverso al voltmetro,
si deve inserire un resistore (in serie con la resistenza interna dello strumento) ad elevata resistenza elettrica
detta resistenza aggiuntiva o shunt
s
R . Dato il ramo di circuito illustrato in [figura 64], la legge di Ohm impone
con voltmetro : ( )
eq
mi
R
A B
s
V V = i
i senza voltmetro : (
eq
R )
A B
V V =
R
essendo
( )
s
eq s s
R R r
1 1 1
R R R r R R r
+
= + =
+ + +

Confrontando le due relazioni si ricava
( ) ( )
s
A B A B
mis
s
R r
V V V V
R R r
+
=
+ +

E le due d.d.p., quella reale ( e quella misurata )
A B
V V ( )
A B
mis
V V , risultano uguali quando il rapporto uguale
ad uno. Quando la resistenza di shunt R maggiore di quella del resistore (ovviamente la resistenza interna r
del voltmetro minore delle altre due)
s


figura 64
s
R
r
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
42
s
R R >>
i due valori coincidono.


CAMPO MAGNETICO GENERALIT

Alcuni minerali come Fe presentano la caratteristica di attrarre piccoli oggetti di ferro (o contenenti ferro) e
tale propriet non risulta diffusa in tutto il materiale, ma semplicemente in zone circoscritte. Le zone interessate sono
dette comunemente poli magnetici e Gilbert (1544-1603) stabil che fra poli magnetici si esercita una interazione o
attrattiva o repulsiva: questo fatto implica una doppia polarit e polarit omologhe determinano una repulsione,
polarit differenti una attrazione. La caratteristica descritta continua a sussistere anche frazionando il materiale in
elementi microscopici di volume. Ci induce a definire che la propriet magnetica di un materiale implica sempre
la presenza di una doppia polarit ed inoltre essa non mai correlata alle cariche elettrostatiche che
eventualmente fossero presenti sul materiale. Si definisce calamita una struttura contenete ferro o una lega ferrosa
che stato magnetizzato o per contatto con un altro corpo magnetizzato oppure tramite un qualche processo fisico.
2 3
O Fe O
Dipolo magnetico: la presenza contemporanea della doppia polarit magnetica in ogni materiale magnetizzato
impone che il dipolo magnetico sia lelemento rappresentativo del magnetismo. Il dipolo magnetico descritto
fisicamente dal momento di dipolo magnetico
,
m, un vettore orientato dalla polarit negativa alla polarit
positiva. Parlare di masse magnetiche non ha alcun significato, quindi il dipolo magnetico, per definizione,
possiede masse magnetiche a valore nullo. Allo stato attuale sperimentalmente non esistono evidenze
sperimentali della esistenza del monopolo magnetico.
Ago magnetico: sottile sbarretta di ferro magnetizzato. Sospendendo un ago magnetico ad un filo di seta
indeformabile, qualunque sia la posizione iniziale, esso tender sempre ad orientarsi lungo una direzione
tangente al meridiano terrestre passante per in punto di sospensione. Tale fenomeno si spiega ammettendo che
la Terra possegga un campo magnetico naturale. Facendo riferimento alla [figura 65]. Precisamente
il polo dellago magnetico orientato vero il polo geografico Nord
della Terra detto polo nord magnetico (o polarit
magnetica positiva),

gt
N
il polo dellago magnetico orientato vero il polo geografico Sud
della Terra detto polo sud magnetico (o polarit magnetica
negativa),
per spiegare lorientamento dellago magnetico, deve esistere
nellemisfero nord della terra un polo magnetico terrestre sud
(
mt
S ) e nellemisfero sud della terra un polo magnetico
terrestre nord (
mt
N ).
Il momento di dipolo magnetico
,
m dellago forma un angolo
15

rispetto allasse di rotazione terrestre passante per il
polo nord geografico (
gt
N ) e il polo sud geografico (
gt
S ).
I poli magnetici terrestri non sono fissi: analizzando lo stato di magnetizzazione di reperti fossili e di materiali
sedimentari, si deduce una variazione sia dellintensit del campo magnetico terrestre sia dello stato di
magnetizzazione.
Caratteristiche del campo magnetico: rsted (1777-1851), Ampre (1775-1836) e Maxwell (1831-1879)
stabilirono che
il campo magnetico correlato al moto di cariche elettriche
il campo magnetico esercita unazione su cariche elettriche in moto non uniforme
il campo magnetico esercita unazione su un conduttore percorso da una corrente
fra conduttori percorsi da correnti elettriche si esercitano interazioni elettrodinamiche imputabili ai campi
magnetici generati dalle correnti
una spira (un circuito reale chiuso) percorsa da una corrente elettrica genera un effetto indistinguibile
sperimentalmente da quello generato da un dipolo magnetico (principio di equivalenza di Ampre)
un campo magnetico variabile nel tempo sempre correlato ad un campo elettrico non conservativo, un
campo elettrico variabile nel tempo correlato ad un campo magnetico
un campo magnetico ed un campo elettrico associati presentano una univoca esistenza, definendo un
campo elettromagnetico
Linee del campo magnetico: a causa della presenza nel dipolo magnetico della doppia polarit, le linee del
campo magnetico sono linee chiuse orientate dal polo nord (polarit positiva) al polo sud (polarit
negativa). Il campo magnetico rappresentato dal vettore intensit di campo
,
H , mentre lazione del campo
magnetico sulla materia descritto dal vettore induzione magnetica
,
B .
gt
S
mt
S
mt
N
( ) N +
15
( ) S
[ ] figura 65
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
43
0
Quando faremo riferimento ad un campo magnetico, come grandezza fisica useremo il vettore induzione
magnetica B
,
(come meglio sar illustrata in seguito). Considerando una superficie chiusa S (tutta compresa nel
campo) non contenente alcuna sorgente
del campo, il numero delle linee entranti uguale a quello
delle linee uscenti [figura 66], ossia il flusso complessivo
,
nullo
( ) tot
B
( )
s
tot
S W
B B ndS divBdW = = =

, , ,
,
-

,

divB 0 =
ossia il campo magnetico solenoidale.
Considerando una qualsiasi linea chiusa l orientata, tutta compresa in un campo magnetico, vi sono infinite
superfici che hanno come contorno tale linea chiusa. Il flusso attraverso a tutte queste superfici nullo
1 2 3 n
S S S S
B ndS B ndS B ndS B ndS 0 = = = = =

, , , ,
, , , ,
- - - -
e tale integrale esprime il flusso un campo magnetico concatenato ad una linea chiusa.
Confronto fra campo elettrostatico e magnetostatico: le relazioni scritte sia in formulazione locale sia in
quella integrale sono
int
0 S
1
E ndS q =

,
,
-


int
0
1
divE =

,

S
B ndS 0 =

,
,
-

divB 0 =
,



FORZA MAGNETICA DI LORENTZ

Si consideri un campo di induzione magnetica B
,
ed una carica elettrica q nel campo: se la carica fosse ferma, il
campo non eserciterebbe alcuna forza; se la carica si muovessi di moto vario, il campo eserciterebbe una forza (detta
forza di Lorentz (1853-1928) definita da [figura 67]
(60)
L
F qv B =
, ,
,

modulo: se langolo fra i vettori v
,
e B
,

(61)
L
F qvBsin =
se , la forza agente nulla v 0 =
,
,
se , la forza agente nulla, v B |
,
,
se , la forza agente massima. v B
direzione: normale al piano
( )
v,B
,
,
,
verso: quello di una vite allineata lungo la direzione e con
rotazione v B
,
,

In ogni punto della traiettoria descritta dalla carica in moto, il vettore v
,
sempre tangente ed il vettore F
L
,
sempre
normale. Applicando il teorema dellenergia cinetica fra il punto iniziale A e quello finale B si ricava

B
2 2
AB L B A
A
1 1
L F dl mv mv 0
2 2

= =

=
, ,
-
da cui
A B
v v cost = =
La velocit resta costante in modulo, ma non in direzione (essendo il moto vario) infatti dalle (61)
t
L t n
2
n
a dv dt 0
F qvBsin ma ma ma
a mv
= =

= = = +

=


(62)
L n
F qvBsin ma = =

essendo il raggio di curvatura della traiettoria. Il raggio di curvatura vale
(63)
m v
q Bsin
=


Se 2 = dalla (6) si ricava

( ) N + ( ) S
,
m


[ ] figura 66
S
L
F
,

( ) q
v
,

B
,



figura 67
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44
(64)
m v
R
q B
=

L
F
,

v
,

B
,

( ) q
R

,



figura 68
Poich tutte le grandezze sono costanti rispetto al tempo
[figura 68]. La forza di Lorentz, essendo sempre diretta verso il
centro O della traiettoria circolare di raggio R, una forza
centrale. La velocit angolare si calcola da
( ) ( )
n
qv B ma m v v m = = =
,
, , , , , ,

m
v B v
q

=


,
, , ,

q
B
m
=
,
,

quando , i due vettori sono antiparalleli ed il moto
circolare avvieni in senso orario
q 0 >
quando , i due vettori sono paralleli ed il moto circolare
avvieni in senso antiorario
q 0 <
Il periodo T di percorrenza di una e una sola circonferenza vale
2 m
T 2
q B

= =

1

Dalla relazione (64), misurando la carica elettrica e la sua massa, possibile determinare operativamente il
valore del campo B
,
q v
B
m R
=
e tale relazione implica che per definirlo non occorre esprimerlo, tramite una unit di misura fondamentale,
n la massa magnetica n il momento di dipolo magnetico.
Se assumesse un valore qualsiasi, nel caso di un campo
B
,
uniforme, la velocit possibile scomporla in una
componente
1
v
,
parallela al campo B
,
ed in una componente
2
v
,
sempre normale alla precedente
1
v vcos =


2
v v sin =
Il moto finale [figura 69] la sovrapposizione di un moto
piano (circolare) determinato dalla componente
2
v
,
e di un
moto lineare (traslazione rigida lungo B
,
) del piano della
circonferenza: un moto complessivo elicoidale.
Nel tempo T, impiagato a descrivere una circonferenza, il
piano della traiettoria trasla di un tratto
1
d v T = , ossia
m v
d 2 cos
q B
=
che viene detto passo dellelica.


FORZA MAGNETICA SU UN CONDUTTORE PERCORSO DA CORRENTE

Si consideri un elemento di un conduttore regolare (sezione calibra e lunghezza dl ) percorso da una corrente di
intensit i. Nel volume dS sono contenuti n portatori liberi di carica per unit di volume [figura 70].
0
S
0
S dl =
Su ognuno di essi un campo magnetico esercita unazione definita dalla relazione di Lorentz
, ,
B
,
,
L d
F qv B =
e la risultante delle azioni esercitate sugli n elementi per unit di volume vale
, , ,
(65)
L L d 0
dF nF dW nqv BS dl = =
,

Si osservi che la velocit di deriva la velocit con la quale i portatori liberi di
carica si muovono di moto vario allinterno del conduttore. Il vettore densit di
corrente
,
e riscrivendo la (65)
d
j nqv =
,
L d 0 0
dF nqv BS dl jS dl B = =
, , ,
,
,
,
,

Orientando concordemente sia il vettore sia la lunghezza dellelemento di
volume, possibile scambiare fra loro il simbolo di vettore, ossia
, ,
j dl
(66)
L 0
dF jS dl B =

[ ] figura 69

B
,

L
F
,

v
,

1
v
,

2
v
,

j
,

B
i d l
,

,

L
dF
,

[ ] figura 70
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45
ed il prodotto per definizione lintensit della corrente. La relazione
0
jS
L
dF idl B =
, , ,

rappresenta la I legge di Laplace () che definisce come
L
dF dW j B =
, ,
della (66) rappresenti la forza risultante
(per unit di volume) di tutte le forze di Lorentz agenti sui portatori liberi di carica del conduttore. La I legge di
Laplace non ha alcun significato fisico in quanto non ha senso parlare di un elemento infinitesimo di conduttore
percorso da una corrente finita. Tuttavia comodo utilizzarla ai fini del calcolo, infatti nel caso di un conduttore di
lunghezza finita
K
L
H
F id l B =

, , ,

e per correnti stazionarie
(67)
K
L
H
F i dl B =

, , ,
Il significato fisico della relazione (67) rappresenta una legge macroscopica di base che evidenzia come
lazione di un campo magnetico su un conduttore percorso da una corrente sia imputabile al moto di deriva
dei portatori liberi di carica e non alle loro velocit termiche.
Conduttore rettilineo: la lunghezza sia ( )
0
K H l =
,
e la forza magnetica in modulo vale
L 0
F il Bsin =
e se langolo valesse 2 si avrebbe
(68)
L 0
F Bil =
Conduttore curvilineo piano: suddividendo il conduttore in elementi infinitesimi di lunghezza dl
,
(concorde con
il verso di circolazione della corrente, che si suppone costante), su ognuno di essi agisce la forza [figura 71]
,
L
dF idl B =
, ,

ed integrando su tutta la lunghezza si ricava
K
L
H
F i dl B =

, , ,

Lintegrale altro non che la risultante di tutti gli infiniti elementi dl
,
,
ossia il vettore ( . La forza agente su tutti il conduttore ) K H
( )
L
F i K H B =
, ,

risulta indipendente dalla sua forma, in quanto dipende solamente
dalla posizione iniziale e finale del conduttore.


AZIONE MECCANICA ESERCITATA DA UN CAMPO MAGNETICO SU UNA
SPIRA PERCORSA DA CORRENTE

Si consideri una spira conduttrice rettangolare (di lati AB CD a = = e
BC DA b = = , percorsa da una corrente di intensit costante i)
immersa in un campo magnetico B
,
[figura 72]. La superficie della
spira vale e la si orienti secondo la normale n S ab =
,
, in accordo
con il verso di circolazione della corrente. Applicando la relazione
(68) ad ognuno dei quattro lati si ricava
lato AB : ( )
1
F i B A B =
, ,

1
F iaBsin =
lato : BC ( )
2
F i C B B =
, ,
1
F ibB =
lato : CD ( )
3
F i D C B =
, ,
1
F iaBsin =
lato : DA ( )
4
F i A D B =
, ,

1
F ibB =
Facendo riferimento alle regole del prodotto vettoriale, si deduce che
, ,
le forze
1
F ed
3
F hanno identico modulo, identica retta di
azione e verso opposto
3 1
F F =
, ,
. La loro risultante nulla,
e non forniscono alcun contributo allazione del campo
sulla spira
,
le forze
2
F ed
4
F
,
hanno identico modulo, differente retta di azione e verso opposto
4 2
F F =
, ,
e costituiscono
una coppia di forze. La loro risultante nulla, ma il momento meccanico rispetto ad un asse qualsiasi
differente da zero e tale momento esercita una precisa azione sulla spira.

dl
,

H
K
[ ] figura 71
L
dF
,

B
C
D
A
B
,

n
,


1
F
,

3
F
2
F
,

4
F
,

O
O
,

[ ] figura 72
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46
Scegliendo come arbitrario asse la retta passante per i punti OO [figura 73], i
momenti meccanici delle forze ed
,
hanno identico modulo e verso concorde. Il
momento meccanico complessivo la risultante dei due momenti meccanici
2
F
,
4
F

2
F
,

4
F
,

B
,

n
,


a 2

[ ] figura 73
( )
( )
2 2
tot 2 4 2 4
4 4
B O F
a
ibB sin
2
A O F

=

= + = =

, ,
, , ,
, ,
M
M M M M M
M

Si ricava
(69)
tot
a
2ibB sin iSBsin
2
= = M
Il momento meccanico una grandezza vettoriale come in campo magnetico, inoltre
la superficie S orientata secondo la normale n
,
. Se venisse definito un vettore
avente
modulo uguale a iS
direzione verso concordi con direzione e verso di n
,

la relazione (69) risulterebbe essere il prodotto vettoriale fra tale vettore ed il campo B
,
.
Momento magnetico di una spira: Ampre defin come momento magnetico di una spira conduttrice percorsa
da una corrente di intensit i, il vettore
(70) iSn =
, ,
m
essendo la normale orientata circolazione della corrente. La (69) diventa n
,
secondo il verso di
(71) M
tot
B =
, ,
,
m
Se la spira considerata fosse piana, ma di forma qualsiasi [figura 74], si
potrebbe pensare la spira di suddividere la spira in tenti elementi di forma
regolare tutti percorsi dalla identica corrente di intensit i nello stesso verso.
In tale modo la normale n
,
varrebbe per ognuno dei singoli elementi.
Applicando ad uno di essi la relazione (71)
, ,
d d B idSn = =
, ,
M m

B
,

,
)

ed il momento meccanico complessivo si ottiene integrando su tutta al
superficie della spira
tot
S
i dSn B iSn B B = = =

, , ,
, , ,
M m
esattamente uguale alla (71).
i
[ ] figura 74
Il campo magnetico esercita su una spira percorsa da una corrente un momento meccanico che ne determina
una rotazione in modo da allineare il momento magnetico della spira lungo le linee del campo magnetico.
Lavoro speso per determinare la rotazione di un angolo della spira: con un procedimento analogo a quello
usato per il dipolo elettrico si ricava
( ) (
2 2 2
1 1 1
tot 2 1
L d Bsin d B d cos B cos cos


= = = =

M m m m
Se il valore iniziale dellangolo fosse
1
2 = e quello finale
1
= , allora
L B =
,
,
m
Principio di equivalenza di Ampre: una qualsiasi spira conduttrice,
percorsa da una corrente, genera un effetto equivalente ed
indistinguibile da quello di un dipolo magnetico purch il momento
magnetico della spira e del dipolo siano uguali in modulo, direzione
e verso [figura 75].
La generica spira conduttrice, di superficie S e percorsa dalla corrente di
intensit i, pu essere approssimata con spire di superficie tutte
equiorientate per quanto riguarda sia il verso di circolazione della
corrente sia per la normale
,
[figura 74]. Per ogni singolo elemento
dS
n
( ) dL d B idSn B iB ndS id B = = = =
, , ,
, , ,
- - - m
avendo sfruttato la propriet commutativa del prodotto scalare. Il valore
complessivo del lavoro vale
( ) L i B =
essendo il campo B solenoidale (
,
divB 0 =
,
), il flusso attraverso ad una qualsiasi superficie che abbia come
contorno la spira considerata, sempre lo stesso (flusso concatenato).

i
,
m
,
m
S
N
[ ] figura 75
Confronto fra comportamento di un dipolo elettrico in un campo elettrico e di una spira percorsa da una corrente
in un campo magnetico.
dipolo elettrico : E =
, ,
,
M p L = E
,
,
- p (energia potenziale elettrica)
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47
E dipolo magnetico : E =
, ,
,
M m L =
,
,
- m (energia potenziale magnetica)
in quanto i due lavori spesi sono stati accumulati sotto forma di energia potenziale accumulato nei due sistemi.
Si abbia una piccola spira, percorsa dalla corrente di intensit i, immersa in un campo magnetico uniforme B
,
.
Ruotando la spira di un angolo rispetto alla posizione di equilibrio stabile, si determina un momento meccanico
di reazione che tende a riportare la spira nella condizione di equilibrio stabile. La legge del moto definita (per la
dinamica del corpo rigido) dalla equazione
2
2
d
I I M iSBsin
dt

= = =
(72)
2
2
d iSB
sin 0
dt I

+ =
lequazione dimensionale del coefficiente di sin vale
2
2
iSB 1
I T

= =



ossia ha le dimensioni fisiche di una pulsazione. La (72) diventa
2
2
2
d
sin 0
dt

+ =
Postulando che esista una correlazione lineare causa/effetto e troncando lo sviluppo in serie di Mc Laurin ()
3 5
sin 3! 5! = + al termine lineare , la (72) assume la forma linearizzata
(73)
2
2
2
d
0
dt

+ =
che rappresenta unequazione differenziale del secondo ordine, lineare, a coefficienti costanti e omogenea
(manca il termine della derivata prima).
Lintegrale generale della (73) vale
( ) ( )
0
t sin t = +
e rappresenta un moto periodico con ampiezza costante e periodo
2 I
T 2
iSB

= =


t + la fase del moto
la fase iniziale
0
lampiezza angolare massima
0
e determinabili con le condizioni iniziali ( ) 0 = e ( ) d 0 dt =
Misurando il periodo della piccole oscillazioni della spira, possibile determinare il valore del campo magnetico
2
4 iS
B
T I

=
B i S I
2
B i S I T
+ + +
T

Unit di misura del campo : considerando il modulo della forza di Lorentz
,
B
L
F
B
qv sin
=


lequazione dimensionale risulta
[ ]
2
1 1 L
1
F LMT
B C
qv sin CLT


= = =


LT
e nel S.I. di Misura lunit di misura
{ } { }
L
F 1N
B 1
qv sin 1C 1m s

= = =



T
}
4
G T
(1 tesla)
con la grandezza ammessa
{ } { } {
4
B 1G 10 T

= =
,
(1 gauss)
Il campo B terrestre vale e per i superconduttori
5
terra
B 10 T 10

= =
1
super
B 10 =
Unit di misura del flusso di : applicando la definizione
,
B
( ) { }
{ } { } { }
2
B BS 1T 1m 1W = = =
,
(1 weber)

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48
CAMPO MAGNETICO GENERATO DA COORENTI

Conduttore filiforme: si consideri un conduttore metallico filiforme
percorso dalla corrente di intensit i che giaccia in un piano.
Suddividendo il conduttore in elementi infinitesimi dl
,
, orientati in
accordo al verso della corrente, in un punto generico P del piano [figura
76] si genera un campo magnetico (campo di induzione magnetica) che
risulta correlato alla intensit della corrente, alla distanza
r
r ru =
, ,
del
punto P dallelemento generatore id l
,
e che dipende dalle propriet
microscopiche del mezzo nel quale il campo viene generato
(coefficiente di permeabilit magnetica) che dipende dal sistema di
misura usato. Se il mezzo considerato fosse il vuoto, il coefficiente di
permeabilit magnetica del vuoto sia

r
u
,

0

(74)
0 r
2
dl u
dB i
4 r

=

,
,
,

Il campo B risulta normale al piano definito da
,
dl
,
e da
r
u
,
con verso definito dal loro prodotto scalare. La
relazione (74) non ha alcun significato fisico (non ha senso parlare di corrente che fluisce in un tratto infinitesimo
di conduttore), tuttavia utili per il calcolo. Facendo riferimento alla [figura 75] si pu definire una terna di versori
versore sempre tangente in ogni punto al conduttore (
t
u
,
t
d l dlu =
,
,
)
versore ( )
r
u
,
r
r ru =
, ,
, , ,
versore
t r
u u u

=
e le (74) diventa
id l
,

P
dB
,

[ ] figura 76
r
t
u
,

r
u
,

u

,

(75) ( )
0 0
t r 2 2
idl idl
dB u u u
4 r 4 r


= =

,
, , ,


[ ] figura 77
Considerando un circuito completo percorso da una corrente stazionaria, il
campo B
,
complessivo vale
i
0
2
idl
B i
4 r
u


,
,


che rappresenta la II legge di Laplace. Quando r cost = , il luogo dei punti
equidistanti dallelemento generatore una circonferenza: le linee del campo
in un piano normale allelemento id B
,
l
,
sono appunto circonferenze
orientate concordemente al verso di circolazione della corrente [figura 77].
Conduttore non filiforme: il conduttore metallico, calibro di sezione S, sia percorso da una corrente stazionaria.
Si consideri lelemento di volume infinitesimo dW Sdl = percorso dalle
densit di corrente e ricordando la definizione di intensit di corrente
, la (74) diventa [figura 78]
j
,
i jS =

0 r
2
d l u
dB jS
4 r

=

,
,
,

Orientando lelemento concordemente con il verso di j
,
, possibile
intercambiare il simbolo di vettore fra i due termini
0 r
2
j u
dB Sdl
4 r

=

,
,
,

ossia
(76)
( )
0
r 2
dW
dB j u
4 r

, ,
,

ed il campo complessivo
( ) ( )
0 0 0
r r 2 2
W W W
dW dW j
B j u ju u
4 r 4 r 4 r
2
dWu


= = =


, ,
, , , ,



CAMPO MAGNETICO GENERATO DA CARICHE IN MOTO

Nellelemento di volume della (76) ci sono n portatori liberi di carica per unit di volume che si muovono con
una velocit di deriva uguale per ognuna di essi definendo una densit di corrente
dW Sdl =
d
j nqv =
,
,
.
j
,

dl
,

S
r
u
,

r
dB
,

[ ] figura 78
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
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49
La relazione (76) si pu interpretare come la risultante dei campi B
,
generati dalle singole cariche in moto allinterno
del volume , ossia dW
(77)
( )
0
2
dW
dB j u nBdW
4 r

= =

, , ,
,

( )
0
d 2
1
nqv u nB
4 r

,
, ,

Ossia il campo generato da una carica q in moto con una velocit B
,
d
v
,
vale
( )
0
d r 2
q
B v
4 r

u
,
, ,

si osservi che la velocit deve essere proprio quelle di deriva e non quella termica, che non influenza
minimamente il meccanismo di generazione del campo magnetico.
Generalizzando, il campo magnetico generato da una carica q in moto
con una velocit differente da quella termica, vale [figura 79]
,
v

v
,
(78) ( )
0
r 2
q
B v
4 r

,
u
, ,

Contemporaneamente la carica genera anche un campo elettrico
r 2
0
1 q
E u
4 r
=

,
,

e dal confronto con la (77) si deduce che esiste una correlazione fra campo
elettrico e campo magnetico generato da una carica in moto
, ,
(79)
( ) 0 0
B v =
,
E
Lanalisi dimensionale e numerica del coefficiente
0 0
permette di definire
dimensionalmente : [ ]
e
0 0 1 2
1 1
LT v


= =



numericamente :
2
0 0 8 2
1 1
3 10 m s c

= =


essendo
8
0
1
c 3 10 = =

m s
la velocit della luce nel vuoto. La relazione (79) assume la forma
( )
2
1
B v
c
E =
, ,
,

La relazione valida nel limite . v c <<


ESEMPI DI CALCOLO DI UN CAMPO MAGNETICO

Filo conduttore di lunghezza finita: il conduttore di lunghezza
0
HK 2l = sia percorso dalla corrente stazionaria di intensit i e come
origine del riferimento si consideri il punto medio O del conduttore
[figura 80].
Lelemento , a distanza y da O, genera nel punto P dellasse x il
campo
idy
,
0 r
2
dy u
dB i
4 r

=

, ,
,

di modulo
(80)
0
2
dysin
dB i
4 r

=


Osservando la figura si deduce
( ) in x r s =
2 2
1 s n
r x
i

=
y tan ( ) x y tan = =
cos
y x
sin




r
u
,

E
,

B
,

[ ] figura 79
H
K
O
idy


,

y

*



r
u
,

r
x
P


figura 80

Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino


__________________________________________
50
e differenziando
2
x
dy d
sin
=


Sostituendo nella (80) si ricava
(81)
0 0
i i
dB sin d dcos
4 x 4 x

= =


B

il valore complessivo del campo dato da
K K
P
H O
B dB 2 d = =


I limiti di integrazione sono
punto O : y 0 2 cos 0 = = =
punto K :
* *
0
y l cos = =
per cui
(82)
*
cos
* 0 0
P
0
i i
B 2 dcos cos
4 x 2 x

= =


Osservando la figura
( )
* * 0
2 2
0
l
cos cos
x l
= =
+

e ricordando che le linee del campo sono rappresentate dalle infinite circonferenze concentriche (origine su
conduttore) con la terna di versori u u
, ,
, la (82) assume la forma
B
,
=
t
u

+
,
r
( )
0 0
P
2 2
0
l i
B x u
2 x
x l

+
,
,

Filo conduttore di lunghezza infinita: il conduttore del caso precedente ha una lunghezza tendente allinfinito,
quindi calcolando il limite della precedente relazione si ha
0 0 0
2
0
0
l i i
B lim u
4 x 4 x
lx
l 1
l
u


= =


+


,
, ,

Tale relazione conosciuta come relazione di Bit (1774-1862) e Savart (1791-1841)
( )
0
i
B x u
4 x

,
,

Spira conduttrice circolare: il raggio della spira sia R e la corrente
stazionaria abbia intensit i. Considerando lelemento idl
,
, il campo
B
,
in un punto P dellasse della spira dato dalla relazione [figura
81a]
0 r
2
dl u
dB i
4 r

=

,
,
,

ed il versore u risulta sempre normale a
r
,
idl
,
. Il modulo del campo
(83)
0
2
i
dB dl
4 r


mentre la direzione risulta normale al piano definito dai vettori idl
,
ed
. Il campo generato dallelemento
,
, diametralmente opposto, ha
lo stesso valore dato dalla (83) ma con direzione speculare rispetto
allasse della spira [figura 81b]. Le loro componenti lungo lasse della
spira e lungo una direzione normale a questa per mettono di
affermare che le due componenti normali si compensano, mente il
campo risultante diretto lungo lasse della spira con modulo
r
u
,
idl
(84)
0
P 2
i
dB 2dBcos cos dl
2 r

= =



essendo il valore del coseno dellangolo cos R r = e sostituendo
nella (84)
(85)
0
P 3
R
dB i dl
2 r


id l
,

R
P
r
u
,
O
x
[ ] figura 81



i

dB
( ) a

,

n
dB
,


t
dB
,
r
r

r
u
,


R
x


P
dB
,

dB
,

n
dB
,

( ) b
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
51
Fissato il punto P, la distanza r resta costante quindi il valore complessivo lintegrale della (85) sulla
semicirconferenza della spira R
(86)
2
0
P P 3
R
R
B dB i
2 r

= =


Moltiplicando e dividendo per la relazione e ricordando che
2 2
r R x = + e
2
iSn i R n = =
, ,
m
,
, si ha
( )
( )
0
P 3 2
2 2
m
B x i
2
R x

+
,
,

Per : x 0 = ( )
0
O 3
B 0 i
2 R

,
,
m


Per : x R >> ( )
0
P 3
B x i
2 x

,
,
=
m

Per : x ( )
P
B 0 =
,
( ) N ( ) S
[ ] figura 82
La spira possiede un momento magnetico iSn =
, ,
m orientato dal
polo magnetico negativo (S) a quello positivo (N), allora la
superficie della lamina pu essere considerata una virtuale
lamina magnetica e le linee di campo hanno landamento
rappresentato in [figura 82].
Solenoide: si definisce solenoide un filo conduttore avvolto ad elica cilindrica di piccolo passo e raggio di
curvatura R costante. Il solenoide pu essere considerato equivalente ad una serie di N spire (raggio R)
strettamente affiancate, tutte percorse dalle stessa corrente di intensit i nello stesso verso.
Se la lunghezza del solenoide valesse , si definisce numero di
spire per unit di lunghezza la grandezza
0
l
0
n N l = [figura 83].
Considerando il sistema in figura, con lorigine nel centro del
solenoide e lasse delle ascisse coincidente con lasse del
solenoide, nel tratto nd fluisce la corrente ni che genera nel
punto un campo magnetico con modulo definito dalla (86)
x dx
( ) P x

(87) ( )
2
0
3
R
dB x ni dx
2 r

=
Geometricamente
R r sin = (attenzione al segno!)
0
x x Rcot =
differenziando
2
R r
dx d d
sin sin
= =


e sostituendo nella (87) si ricava
( ) ( )
0 0
dB x ni sin d ni d cos
2 2

= =
Se e sono i due angoli che dal punto P sottendono gli estremi del solenoide, integrando la relazione
precedente con estremi
1

1
cos
2
cos
( ) ( )
0
1 2
B x ni cos cos
2

=
Dalla figura si deduce che geometricamente si ha
( )
0
1
2
2
0
l 2 x
cos
R l 2 x
+
=
+ +
( )
( )
0
2 2
2
2
0
l 2 x
cos cos
R l 2 x

= =
+

e sostituendo si ricava
(88) ( )
( ) ( )
0 0 0
2 2
2 2
0 0
l 2x l 2x
B x ni
2
4R l 2x 4R l 2x

+

= +


+ + +


Per : al centro del solenoide si ha x 0 = ( )
0
0
2 2
0
l
B O n i
4R l
=
+

Per : , e
0
l R >>
1
0
1
cos 1
2
,
1
cos 1 . Il valore del campo vale
0
B n i =
Il campo magnetico internamente ad un solenoide risulta sufficientemente uniforme: anzi, tanto pi un solenoide
2



nidx
0
x x
P
r
R
[ ] figura 83
nidx
P
r
1

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__________________________________________
52
lungo tanto pi il campo magnetico uniforme con tutte le linee del campo parallele allasse e fra loro.


AZIONE ELETTRODINAMICA DELLE CORRENTI

Si considerino due conduttori metallici filiformi e complanari,
percorsi (a piacimento in modo concorde o discorde) dalle
correnti rispettivamente di intensit ed [figura 84]. I due
elementi e siano a distanza d e risultino paralleli fra
loro.
1
i
2
i
1 1
i dl
,
2 2
i dl
,

2
dB
,

Lelemento
1 1
i dl
,
genera a distanza d il campo
1 1
0
1 1 2
dl u
dB i
4 d

,
,
,

che esercita sullelemento la forza
2 2
i dl
,
(89)
12 2 2 1
dF i d l dB =
, , ,
Lelemento
2 2
i d l
,
genera a distanza d il campo
2 2
0
2 2 2
dl u
dB i
4 d

,
,
,
,
1
u

che esercita sullelemento la forza
2 2
i dl
,
(90)
21 1 1 2
dF i d l dB =
, ,
I due versori ed hanno identica retta di azione e sono antiparalleli fra loro:
1
u
,
2
u
,
2
u =
, ,
. Le relazioni (89) e (90)
diventano
( )
1 2
0
12 2 1 1 2
i i
dF dl dl u
4 d

, , ,
,
c

( )
1 2
0
21 1 2 2 2
i i
dF dl dl u
4 d


, , ,
,
_
d

Analizzando i doppi prodotti vettoriali e ricordando che
( ) ( ) ( )
A B C A C B A B C =
, , , , , , , , ,
si ricava
( ) ( ) ( ) 2 1 1 2 1 1 2 1 1 2 1
d l d l u dl u dl dl d l u dl dl u



= =


, , , , , , , ,
, , ,
- - -
_
c
1
,
2
,
1
u

( ) ( ) ( ) 1 2 2 1 2 2 1 2 2 1 2
d l dl u dl u dl dl dl u dl dl u



= =


, , , , , , , ,
, , ,
- - -
_
d
, ,

Essendo le due relazioni sono uguali e le due forze in A e B hanno identica retta di azione, sono uguali ed
opposte. Se i due conduttori fossero rettilinei, paralleli a distanza d e di lunghezza , si avrebbe
2
u =
0
l
in B :
1
0
1
i
B
4 d


1 2
0
12 2 0 1 0
i i
F i l B l
4 d

= =


in A :
2
0
2
i
B
4 d


1 2
0
21 1 0 2 0
i i
F i l B l
4 d

= =


1 2
0
12 21 0
i i
F F F l
4 d

= = =


E dividendo per si ottiene la forza agente per unit di lunghezza
0
l
1 2
0
0
i i
F
f
l 4 d

= =


Fra due conduttori affiancati e percorsi da correnti nello stesso verso si determinano forze attrattive.
Fra due conduttori affiancati e percorsi da correnti nello stesso opposto si determinano forze repulsive.
Definizione operativa dellampre: la corrente di intensit = i 1A quella corrente che, fluendo in due
conduttori paralleli posti a distanza unitaria fra loro, determina fra di essi unazione per unit di
lunghezza pari a
0
4 .
[ ] figura 84
1 1
i dl
,

2 2
i d l
,

1
dB
,

1
u
,

2
u
,

1
i
2
i

B
A A
B
12
F
,

21
F
,

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__________________________________________
53


TEOREMA DI AMPRE

Formulazione integrale. Si consideri un conduttore
filiforme indefinito, percorso da una corrente di intensit i
[figura 85] che genera un campo (legge di Bit-Savart)
0
i
B u
4 r

,
,
B
essendo . La circuitazione di B
t r
u u u

=
, , ,
,
lungo una linea
chiusa, orientata concordemente al verso di circolazione
della corrente e contenuta in un piano normale al
conduttore, definisce
(91) B dl Bdl cos =

, ,
-

Il prodotto la proiezione del vettore
spostamento lungo la direzione del campo: essendo ds
infinitesimo e normale alla distanza r, se
dl cos ds =
d langolo che
lo sottende
dl cos ds rd = =
Sostituendo nella (91) ai simboli i rispettivi valori
(92)
0
B dl i d
2


, ,
-


Il risultato dellintegrale (92) dipende dallo posizione della
curva chiusa rispetto al conduttore.

r
u
,

t
u
,
u

,

r
B
,

i
d
dl
,

B
,

ds
,

dl
,

r
d
linea chiusa concatenata al conduttore: in tale
caso, il valore dellintegrale pari al valore dellangolo
giro 2 , quindi
0
B dl i =

, ,
-


e se la linea chiusa concatenasse pi conduttori
percorsi da correnti (nello stesso verso o in verso
opposto)
0 k
k
B dl i =

, ,
-


Linea chiusa non concatenata al conduttore: in tale
caso il valore dellintegrale zero in quanto la
componente di dl
,
lungo la direzione del campo ha
valore positivo o negativo in funzione del valore del
cos ( 0 ).
Formulazione differenziale: si abbiano pi conduttori percorsi ognuno da una corrente (non importa la direzione
di circolazione). Concatenando con una singola linea chiusa l tutti i conduttori, per il principio di sovrapposizione
degli effetti il campo complessivo B
,
la risultante di tutti i campi generati dalle singole correnti
k
k
B B =

, ,
.
(93)
0 k
k
B dl i =

, ,
-


La generica superficie , che abbia come contorno la linea chiusa l,
intercetta i singoli condutt ri secondo superfici attraverso alle quali il
flusso del vettore de di corrente
S
o
nsit
k
S
k d
nev j =
,
,
definisce la rispettiva
intensit di corrente 86]
S
Riprendendo la (93)
(94)
k
i [figura
k
k k k
S
i j n d =

,
-
,
k
0 k k
k
S
B dl j n dS =


, , ,
,
- -


si presti attenzione che
k
k
j j =

, ,

a superfi
la densit complessiva di corrente
che fluisce attraverso all cie complessiva.

l
S .
2
B
,

[ ] figura 85
1
B
dl
,
,

dl
,

l
k
i
1
i
1
S
k
S
N
S
k
n
,

k
j
,
N
i
l
S
[ ] figura 86
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__________________________________________
54
Il dominio di i e lla (94) pu essere ato considerando a ntegrazion de cambi ppunto la superficie : ci non induce
llo solamente in co pondenza delle
l
S
rris errori di calcolo in quanto il flusso di j risulta avere contributo non nu
sezioni
k
S ,mentre nullo altrove
(95)
k 0 k
S
B dl n dS j n dS = =
,
k l
0 k
k
S
j


, , , ,

, ,
- - -


Applicando il teorema del rotore o di Stokes () con identica superficie S
l

dS
l l
0
S S
B l rot B ndS j n = =

d
,
, , , ,
, ,
- -

-
ossia
0
rot B j =
,
, ,

Validit: considerando le zione di continuit della corrente qua
divj 0
t

+ =

,

e sostituendo il valore di j nel caso stazionario ( cost
,
= ) si avrebbe
( )
div rot B 0 =
,
,

mentre nel caso non stazionario
( )
div rot B
t

,
,



MUTUA INDUZIONE E AUTOINDUZIONE

nte di intensit ,circolante nel circuito c di lunghezza
genera un campo magnetico in un punto P data da
1
i
1
l ,
1
La corre
1 1
0
d l u

,
1 1 2
1 l
B i
4 r
=


,
,


e se tale alla circuito
lungh
flusso concatenato [figura 87]
punto appartenesse superficie
2
l
S di un d di
ezza l , percorso dalla corrente di intensit i , si avrebbe un
2 2
(95)
( )
l 1
2
1 1
0
2 1 2 2
1 S l
dl u
1
dS i
4 r





B n
,
,
,
,
-


La parentesi quadra correla la geometria dei due circuiti e viene detta
coefficiente di mutua induzione del circuito c sul circuito d
12
M
l 1
2
1 1
0
2 2
dl u
n dS

=


,
,
,
-


12
1 S l
M
4 r

Reciprocamente, la corrente di intensit ,circolante nel circuito d di
lunghezza , genera un campo magn in un punto Q data da

2
i
etico
2
l
1
2 2
0
2 2 2
2 l
dl u
B i
4 r


,
,
,


e se tale punto appartenesse alla superficie del circuito c di
lunghezza , percorso dalla corrente di intensit , si avrebbe un
flusso concatenato [figura 86]
(96)
1
l
S
1
l
1
i
( )
l 2
1
2 2
0
1 2 1 2 2
2 S l
dl u
B n
4 r





dS i
,
,
,
,
-


La parentesi quadra correla la geometria dei due circuiti e viene detta coefficiente di mutua induzione del
circuito d sul circuito c


21
M
2
B
,

1 1
i dl
,

1
u
,

1
l
1
l
S
1
B
,

1
r
2 2
i d l
,

2
l
S
2
u
,

2
r
2
l
[ ] figura 87
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
55
l 2
1
2 2
0
21
S l
dl u
M


1 2
2
n dS
4 r


,
,
,
-

Se i due circuiti fossero indeformabili e a distanza fissa fra loro, i due coefficienti di mutua induzione (95) e (96)
sarebbero uguali e con valore costante

12 21
M M M = =
Due circuiti ndeformabili e a distanza fissa fra loro, percorsi da corren
concatenato dei campi magnetici da loro generati se do la relazione
i ti, determinano reciprocamente un flusso
con
circuito c su circuito d :
( ) 2 1
B M =
1
i
,

:
( ) 1 2 2
B Mi =
,
circuito irc to c d su c ui
ra un campo magnetico che determina un
na contorno il circuito stesso)
Autoinduzione: un circuito percorso da una corrente di intensit i gene
flusso concatenato (attraverso ad u qualsiasi superficie che abbia come
( )
l l
0 r
2
S S
dl u
B B ndS ndS i
4 r



= =




,
,
, ,
, ,
- -


La parentesi quadra rappresenta il coefficiente di autoinduzione L
l
0 r
2
dl u
L n


=


S
dS
4 r

,
,
,
-


ed il flusso concatenato diventa
( )
B Li =
,

PROPR


IETA MAGNETICHE DELLA MATERIA

Il comportamento ia presenza di un campo magnetico si pu catalogare grosso modo secondo tre
tipologie di comportamento: materiali ferromagnetici, materiali paramagnetici, materiali diamagnetici.
llo
di un campo
dei mater li in
Materiali ferromagnetici: sono tutti quei materiali che presentano un comportamento simile a que del
2 3
FeO Fe O in presenza
0
B
,
1
. La contemporanea presenza della doppia polarit (anche per
piccole frazioni di materiale) e la caratteristica che i poli magnetici siano localizzati in aree circoscritte del
materiale, suggeriscono che le predette aree, denominate domini di Weiss (1865-1940), possano essere
caratterizzate da momenti magnetici con un ben preciso valore.
nti magnetici
Condizioni imperturbate: in assenza di un campo magnetico
esterno, la distribuzione dei mome
k
,
m dei singoli
domini del tutto casuale (distribuzione isotropa) a causa
Co d un campo e terno

dellagitazione termica. Pertanto il valore medio nullo
< >= 0
,
m .
ndizioni perturbate: lazione i s
0
B
,
si
es m plica attraverso un momento eccanico
k k
B
0
=
, ,
,
M
sseggono i p
ente lung
che annullan
re alle condi
m che
rop
o la
do il
zion




tende ad allineare concordemente lungo il campo i singoli
momenti magnetici, spendendo per ognuno di essi lenergia
U B =
,
,
m . Durante tale processo quei domini di Weiss che,
m k
-
per motivi in
momenti ma
campo
0
B
,
, il
0
trinseci di distribuzione, po ri
gnetici gi allineati concordem

materiale non pu pi ritorna
one di dimensione dei quei domini di
Lallineamento dei momenti magnetici determina uno sta o di magnetizzazione del materiale e questo fatto
implica che la loro distribuzione non pi casuale (valore medio dei momenti magnetici differente da zero
) e che la loro risultante allineata concordemente al campo.
Lallineamento e alla temperatura:

direzione del campo, tendono ad estenderne la loro dimensione
conglobando quelli circostanti. Ci significa
i
iniziali a causa della variazi
Weiss [figura 88].
t
< > 0
,
m
proporzionale allintensit del campo ed inversamente proporzional

1
Il pedice 0 sempre riferito alla grandezza fisica che determina effetti nel materiale.

0
B 0 < >= 0 =
,
m
< > 0
,
m
[ ] figura 88
0
B
,

Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
56
tico del magnete
infatti lagitazione termica tende a scombinare lallineamento. Il meccanismo illustrato spiega la forza
attrattiva esercitata da un magnete permanente su un pezzo di ferro. Il campo magne
permanente allinea i momenti magnetici
k
,
m dei vari domini di Weiss del ferro che magnetizzandosi diventa,
a sua volta, un magnete con il suo polo negativo (S) affacciato al polo positivo (N) del magnete permanente.
Un magnete permanete conserva il suo stato di magnetizzazione a lungo, pur essendo possibile con urti o
con un aumento di temperatura determinarne la perdita. Ogni materiale ferromagnetico ad una
temperatura superiore ad un ben preciso valore, detto temperatura di Curie (1859-1906), perde la

,
0
B . caratteristica di allineare i momenti magnetici dei domini di Weiss lungo la direzione del campo
Il ferro, il cobalto, il nichel, il gadolinio (ed un certo numero di leg
temperatura ambiente. Altre leghe presentano un punto
ferromagnetiche solamente a bassa temperatura.
cipio di equivalen
he) sono ferromagnetici a
di Curie cos basso da risultare
Il prin za (analogia fra il campo magnetico generato da un magnete e da un aspira) sugger ad
ed il campo magnetico. Negli atomi dei
ci assimilabile a virtuali spire percorse
to ale
Ampre lipotesi che vi sia una correlazione fra le correnti elettriche
materiali gli elettroni (cariche negative) si muovono attorno al nucleo e
da una corrente. Il moto orbitale genera un momen magnetico orbit
,
orb
m ed inoltre lelettrone ruotando su
se stesso (spin) e possiede un momento magnetico di spin
sp
m
,
: in as
e.
un a
in
senza di una campo magnetico
Per i materiali ferromagnetici, il
fenomen llineamento degli
esterno, tali momenti magnetici presentano una distribuzione casu
o della interazione di scambio determina coercitivame
al
nte
,
spin
m
k
entro
omento magnetico domini ben definiti (domini di Weiss) che acquisiscono in tale modo un m
,
m definito,
o
0
B
,
, i momenti magnetici
k
,
m si allineano
te risulta possed o stato
risultante dei vari momenti magnetici di spin. Sotto lazione di un camp
concordemente alla direzione del campo ed il materiale comples
magnetizzato ben definito rappresentato da un campo di magnetizzazio
si
ne
vamen ere un
m
B
,

In laboratorio per magnetizzare un materiale si usa un solenoide
lunghezza prevale
di
nte rispetto ad sua diametro nel cui interno
generato, al passaggio della corrente, un campo magnetico uniforme
(97)
0 0 0 0 0
N
B i n i
l
= =
0
Se il solenoide fosse curvato ad anello (solenoide toroidale) con N
spire, il campo magnetico interno viene determinato tramite il
teorema di Ampre: considerando una circonferenza di raggio r
compreso fra i raggi
m
r ed
M
r della sezione
m M
r r r [figura 89]
0 0 0
B d l 2 rB N i = =

, ,
-


ossia
(98)
0 0
N
B i
2 r
=


Se la sezione circolare del toroide fosse piccola, allora varrebbe lapprossimazione
m M
r r R = = e nella
relazione (98) N 2 R rappresenterebbe il numero di spire per unit di lunghezza (lunghezza 2 R ): anche
per questo caso il campo avrebbe un valore definito dalla relazione (97).
Introducendo un cilindretto di un materiale fra le spire di un solenoide, il campo magnetico
0
B generato dalla
corrente di intensit
0
i che fluisce nelle spire determina una magnetizzazion del materiale. Il campo magnetico
complessivo la risultante dei due campi magnetici, quello esterno B
e
0
,
e quello di magnetizzazione
m
B
,

0 m
B B B = +
, , ,

Il rapporto
0
B B definisce la permeabilit magnetica relativa
m
0
B
k
B
=
ossia
m 0 m 0 0 0
B k B nk i n i = = =
con =
m 0
k la permeabilit magnetica assoluta del materiale.
possibile definire le caratteristiche magnetiche di un materiale analizzando i valori assunti dalla permeabilit
magnetica relativa e precisamente
materiali ferromagnetico
materiali paramagnetici
:
m 0
B B >>
m
k 1 >>
:
m 0
B B = (leggermente superiore)
materiali diamagnetici
m
k 1 =
: B B
m 0
= (leggermente inferiore)
m
= k 1

[ ] figura 88
dl
,

0
B
,

r
m
r
M
r
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__________________________________________
57
nei materiali diamagnetici il campo esterno
0
B
,
, in prima approssim
determina un aumento della velocit degli elettroni che si muovono
rallentamento di quelli che si muovono in direzione opposta.
azione dal punto di vista atomico,
in una determinata direzione ed un
Tale fatto determina un campo di
magnetiz ntiparallelo rispetto zazione a a
m
B
,
0
B
,
, quindi il campo magnetico complessivo dato dalla (99)
no del diamagnetismo sempre
rispetto a quello del ferromagnetismo
Ciclo
perm osto allinterno di un solen
sottoposto al proces zzazione facendo variare il campo
este della corrente circolante nel
solenoide R il campo magnetico complessivo in
funzio c u si ottien ella [figura 89].
In as
alcun ineam
corre
one del
valore di ), lallineamento del momenti magnetici dei domini di
uisc nte il
processo di magnetizzazione, i domini possono aver subito una
variazione di dimensione (magnetizzazione residua).
il verso di circolazione della corrente nel solenoide fino a portala nuovamente al suo massimo valore,
ne ancora una magnetizzazione del materiale opposta a quella precedente (punto C di saturazione).
Diminuendo lintensit delle corrente si ottiene il punto K di magnetizzazione residua, opposto al precedente.
ntando a
t a di un dato materiale e durante il processo
Weiss.
a
da una corrente di
inten a
mag
estremamente piccolo da poter essere considerato nullo. Il fenome
presente in tutti i materiali tuttavia il suo effetto, estremamente debole
e del paramagnetismo, risulta mascherato.
di isteresi magnetica: un materiale, caratterizzato da una
eabilit magnetica k , p oide, viene

A
B
H
K
B
B m
so di magneti
(ossia variando lintensit
a
cente
rno
0
B



).
ne del
appresent ndo
ampo ind e il grafico d
B
0
B
senza di campo esterno
0
B i domini di Weiss non presentano
specifico all ento, ma aumentando lintensit della
nte nel solenoide (ossia aumentando il valore di
0
B ), i momenti
0
magnetici dei domini tenderanno ad allinearsi sempre pi
concordemente alla direzione di
0
B
,
fino a raggiungere un valore
massimo (punto A saturazione.
Diminuendo il valore della intensit di corrente (diminuzi
0
B
[ ] figura 89 Weiss dimin e pur non annullandosi (punto H) in quanto, dura
Invertendo
si ottie
Aume ncora la corrente si raggiunge nuovamente in punto A.
I materiali ferromagnetici con piccola magnetizzazione residua si dicono dolci, quelli con alta
magnetizzazione residua sono detti duri e possono essere utilizzati per i magneti permanenti. Il
diagramma completo costituisce il ciclo di isteresi magne ic
iene dissipata energia, sotto forma di calore, a causa della v v ariazione di estensione dei domini di
larea compresa nel ciclo risulta proporzionale tale energia.
Correnti ampriane superficiali di magnetizzazione: allinterno di un solenoide, percorso
sit
0
i , si ponga un cilindretto di materiale ferrom gnetico omogeneo (lomogeneit implica una permeabilit
netica relativa
m
k costante). Il campo magnetico uniforme
0
B
,
, generato nel solenoide, determina la
netizzazione del materiale che presenta un ca po magnetico di magnetizzazione
m
B
,
: il campo magnetico
plessivo dato dalla risultante di tali campi
(99)
0 m
B B B = +
, , ,

ifferenza di intensit del campo magnetico quando fra le spire vi il vuoto oppure il materiale ferromagnetico
mag m
com
La d
vale
(100) ( )
0 m 0 0 m 0 m
B B k B B k 1 B B = = =
0
essendo
m m
k 1 =
la suscettivit magnetica del materiale. Dalla (100) si deduce che
0 0 m
B B B = +
e confrontandola con la (99) facile ipotizzare che
m 0
B rappresenta proprio il campo magnetico dovuto alla
magnetizzazione del materiale
0 m m
B B =
Ricordando il valore del campo magnetico allinterno del solenoide dato dalla (97)
(101) ( ) ( )
0 0 0 m 0
B ni n i = +
il termine la corrente totale
0
ni circolante nel solenoide
il termine
m 0
n i e la corrente di magnetizzazione circolante sulla superficie del cilindretto a
contatto con le spire del solenoide
0

m
i
m m
i n i =
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58
ca, anche detta corrente ampriana
).

Tale corrente di magnetizzazione, risultato di correnti di origine atom
superficiale. In [figura 90] rappresentata vettorialmente lequazione (1
i
01

Vettore di magnetizzazione: si consideri il volume W di un materiale magnetizzato contenente N elementi
(atomi o molecole) tutti con momento magnetico uguale ad < > 0
,
m allineato concordemente al campo B
0
,
. La
risultante di tutti i momenti magnetici vale
N< > =
, ,
m m
e riferendo al volume W
(102)
N
< > = n < >
W W
=

,

, , m
m m
Il rapporto W
,
m rappresenta l valore medio i del vettore di magnetizzazione o magnetizzazione del materiale.
Passando al r limite pe W 0 (con n procedimento illustrato al paragrafo della polarizzazione di un
dielettrico) si ottiene il vettore di magnetizzazione o magnetizzazione
u
,
M punto a punto
W 0
d
lim
W dW

= =

, ,
,
m m
M
d
dW
=
,
,
m
M
Il cili se S
ed unaltezza ed il suo asse sia orientato lungo lasse z.

in tutti i punti del cilindro. Affettando il
dischi di altezza , sezione S e volume
ndro magnetizzato allinterno del solenoide abbia una superficie di ba
l
0
Magnetizzazione uniforme [figura 91]: il vettore di magnetizzazione
z
u =
, ,
,
M M ha modulo costante
cilindro in dz dW Sdz = ,
dSdz
il vettore
smi di volume
,
M mantiene lo stesso valore in modulo, direzione e verso. Suddividendo
ulteriormente i dischi in pri dW = , anchessi
goli prismi magnetizzati uniformemente, il momento magnetico dei sin
vale
(103)
prisma
d dW = dSdz = dSdzu =
z
, , , ,
m M M M
Per il principio di equivalenza di Ampre, come ef e o i i goli prismi
sono equivalenti ad una spira nastriforme di altezza e superficie
laterale il cui momento magnetici
(104) u
f tt s n
dz
dS
spira m z
d di dS =
, ,
m
ricordando che la magnetizzazione correlata alla corrente di
magnetizzazione superficiale ampriana. Uguagliando i due momenti
magnetici (103) e (104) si ricava

m
di dz = M
B
,

m
B
,

= + m o
n i
0
ni
0
B
,

( )
m
k
0
ni
m 0
n i
[ ] figura 90
z
u =
,
,
M M

0
l
dz
prisma
d
,
m
dz
spira
d
,
m

figura 91

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__________________________________________
59
agnetizzazione circolanti sulle su ci di sep zione fra due prismi
contigui si compensa come causa scontinuit non
si ha compensazione sulla supe aterale sco [figura 92]. La
corrente di magnetizzazione comple che a sul mantello del
cilindro
(105) l
Il rapporto
Estendendo il ragionamento a tutti gli elementi dW che costituiscono
ogni singolo disco di altezza dz , si nota che le correnti di

m
i
,
M
n
,

m,s
j
,

[ ] figura 92
m perfi
effetto, mentre a
rficie l
ssiva
ara
della di
del di
circol

m
i
0
l
m 0
0
i dz = =

M M
m 0
i l rappresenta la densit di corrente di magnetizzazione
m,s
j superficiale
m
m
0
i
j
l
= = M
essendo un vettore, anche lo deve essere. Precisamente un
vettore con [figura 92]
modulo pari a
,
M
m
j

m 0
i l ,
direzione sempre tangente al mantello del cilindro,
verso definito dalla relazione
M
m,s
j n =
, , ,

essendo il versore normale al mantello laterale.
Calcolando la circuitazione del vettore magnetizzazione
n
,
,
M lungo una
linea chiusa passante attraverso il cilindro si ricava [figura 93]
B A
A B
dl dl dl = +

, , , , , ,
- - -

M M M
Si osservi che
nel tratto da A B (esternamente al cilindro magnetizzato il vettore
o, quindi lintegrale vale zero,
(internamente al cilindro magnetizzato) si ha
)
di magnetizzazione null
nel tratto da B A
0
A A l
d l dl dl cos z =

B B 0
d = =

, , ,
- -

M M
,
M M
(106)
0
l
0 m
0
d l dz l i = = =

, ,
- M M
La circuitazione del vettore di magnetizzazione

M
,
M , lungo una
qualsiasi linea chiusa passante per il mezzo magnetizzato, uguale
allintensit della corrente ampriana di magnetizzazione.
Magnetizzazione non uniforme: le correnti di magnetizzazione che fluiscono sulle due facce della superficie di
separazione fra due elementi contigui [figura 92] non i compensano
dl
,

A
,
M

m
i
dW s . Significa che esistono correnti di
i corrente di magnetizzazione magnetizzazione circolanti allinterno del cilindro, ossia esiste una densit d
m,v
j
volumica Si applichi il teorema del rotore alla relazione (106 . ), avendo cura di scegli e abbia
rcuita
ere una superficie ch
zione come contorno la linea chiusa orientata lungo la quale stata calcolata la ci
l l
m,v
S S
rot ndS j ndS =

,
, , , ,
- - M
ossia
v
rot =
m,
j
,
, ,
M

Confronto fra materiali polarizzati e materiali magnetizzati
e p larizzazione vettore magnetizzazione vettor o
,
P
,
M
polarizzazione uniforme
n =
, ,
- P
mag
p
netizzazione uniforme
m,s
j n =
, , ,
M
polarizzazione disuniforme
p
div =
,
P
magnetizzazione disuniforme
m,v
j rot =
,
, ,
M



dz

B
[ ] figura 93
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60
CO

Si co
INTENSITA DEL CAMPO MAGNET
nsideri un campo magnetico B
,
generato sia da correnti di conduzione ( i B
I
0 0

,
) sia da materiali magnetizzati
(
m
i
m
B
,
). Calcolando la circuitazione lungo una linea chiusa
( )
0 0 m
B dl i i = +

, ,
-


0
0
B
i dl = +


,
d l
, , ,
- -

M
(107)
0
0
B

,
d l i =

, ,
-

M
Definendo intensit di un campo magnetico il vettore
0
H
B
=

,
, ,
M
lazione (107) diventa la re
0
H dl i =

, ,
-


e applicando il teorema del rotore
0
rot H j =
,
, ,

zione non compaiono esplicitamente, tuttavia il vettore di
g
Si osservi che le correnti ampriane di magnetizza
,
m,v
j rot =
,
, ,
M magnetizzazione M , che dipende dalle correnti di ma netizzazione ( ), entra nella definizione
Lequazione di stato del mezzo magnetizzato si determina ricercando le relazioni fra ed
del vettore intensit del campo magnetico.
B
, ,
M oppure fra
on il vettore nel ruolo di variabile. plausibile immaginare che valga H ed M , c
(1
, , ,
M
08) ( )
m m
= H k 1 H = M
e ricordando la definizione di
, , ,
0
H B =
, , ,
M , si ricava
( ) 0 0 0 0
B H H H = + = + = +
, , , ,
( )
0 m
k 1 H
, , ,
M M
ossia
B H =
, ,

sostituendo in (108)
=
m
1
B

k
, ,
M


MOMENTO MAGNETICO ATOMICO

Lo stato di magnetizzazione di un materiale ferromagnetico o paramagnetico correlato al momento magnetico
intrinseco (spin) dei suoi atomi che, a sua volta, correlato al momento angolare. Si consideri un elettrone e di
massa che attorno al nucleo descrivendo una orbita circolare di raggi r con velocit periferica v R =
,
, ,
[figura o
e
m
94].
ngolare orbitale vale Il momento a
orb e
r m v =
,
, ,
L
ed essendo i tre vettori normali fra loro
(109) m vr = L
orb e
rante il mo o genera la La carica du t corrente
e
i =
T

con T 2 R v = il tempo impiegato a compiere un giro completo della
traiettoria
(110)
. Sostituendo
1 ev
i
2 r
=


Il segno negativo indica che la corrente circola in verso opposto a quello di rotazione.

,
L
[ ] figura 94

,

( ) e
v
,
r
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61
La traiettoria circolare equivalente ad una spira virtuale di superficie
2
S R = con momento magnetico
( )
orb
iSn evr 2 n = =
, , ,
m
e sfruttando la (109)
orb orb
e
1
=
e
n
2 m
, ,
m L
m L
,
,
orb orb
e
1 e
2 m
=
poich si ha . La relazione definita attraverso costanti fondamentali, quindi deve valere
sempr or assegnato sia un momento angolare
e 0 <
e.

,
,
, m L
ta viene
,
L sia un momento magnetico
orb
,
m , Ad ogni bi
entrambi costanti.
Nella la teoria quantistica, il momento angolare
,
L risulta quantizzato secondo la regola
(l +1) (l +1)
2
= =

h
h
L
gnetico risulta quantizzato in unit
,
m ( ) h
e
e 2m anche il momento ma , essendo la costante di Planck () e h
h h
34
2 6.62 10 J

= = s . Poich la normale al piano del orbita assume so rminati orientamenti


nomeno della quantizzazione spaziale), ossi zione di
l lamente dete
a la proie rispetto ad una data direzione (fe
,
L lungo quella
direzione pu assumere unicame te valori (con n mh l m l + ), anche la proiezi rezione one di
,
m lungo quella di
assumer valori quantizzati in unit ( )
e
e 2m h . Lelettrone oltre al moto orbitale, descritto dal momento angolare
orbitale
orb
,
L , possiede un moto di rotazione intrinseco descritto da un momen angolare intrinseco o spin con
valore
to
h
1
s
2
=
al quale asso mo ento magnetico intrin co ciato un m se
= m h
s
e
e
2m

s
e
s =
, , ,
m
e e
e
s 2
m 2m
=
La grandezza ( )
e
e 2m h detta magnetone di Bohr (1885-1962) m
B

B
e
e
2m
= h m
Sia dalla quantizzazione del momento magnetico orbitale
orb
,
m sia dalla quantizzazione del momento magnetico
intrinseco , si deduce che il magnetone di Bohr
s
,
m
,
B
m r se ta il momento magnetico di riferimento per
lelettrone atomico.

MAGNETIZZAZIONE
appre n

PER SATURAZIONE

Se tutti i momenti magnetici atomici o molecolari fossero equiorientati lungo una precisa direzione con valore
,
m, il
moment magnetico complessivo (detto di saturazione) per unit di volume risulterebbe uguale al prod numero
di elementi per unit di volume per il momento magnetico
o otto del
,
m
sat
n =
, ,
m M
con il numero di elementi per unit di volume
A
N
n
M
=
3
kg m ) essendo la densit volumica ( ,
A
N il numero di Avogadro (1776-1856)
A
N espresso nellunit
unit di misura di
sat
M { } 1A 1m . (elementi/mole), ed M la massa molecolare (kg/moli). L


MATERIALI PARAMAGNETICI

La loro suscettivit ica leggermente positiva, costante e dipendente dalla temperatura. I momenti magnetici
intrinseci , non presentano uno
specifico orie
magnet
non interagiscono fortemente fra loro e, in assenza di un campo magnetico esterno
0
B
ntamento (distribuzione casuale).
,
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62
Applicando un campo
0
B 0 , il momento meccanico
0
B =
, ,
,
M m determina il loro allineamento con
0
B
,
, anche se
lagitazione termica te sallinearli. Operativam i magnetici attualmente generati d rminano un
allineame chi gradi kelvin. A temper periori, lallineamento risulta sempre pi scarso
ed il campo magnetic mplessivo risulta di piccola
Il lavoro speso per allineare un dipolo magnetico
nda a di
o co
ente, i camp
ature su
entit.
ete
nto alla temperatura di po
0 m
B B +
0
B
,
,
m concordemente al campo vale
Considera ohr i
m 0 0
0 valore minimo
L U B B cos
valore massimo
=
= =

=

,
,
- m m
ndo il magnetone di B mmerso nel campo
0
B 1T = , la variazione di energia vale
(112)

B
m
( )
m B 0 B 0 B 0
U B B 2 B = = m m m
eratura ambiente, le ed a temp nergia termica definita da - con la costante di Boltzmann (1844-1896) ha
un mbiente lagitazione
termica tende sostanzialmente a disorganizzare llineamento
intrinseci allineati risulta molto piccolo. Facendo cresce nte el campo magnetico possibile allinearli fino
a r az imenta
pro porzion o
massima di dipolo magnetico

B
k T
la
re li
B
k
nsit d
per
ro
valore circa 200 volte maggiore di quello dato dalla (112). Ci significa che a temperatura a
per cui il numero di momenti magnetici
aggiungere il valore di satur ione. Pierre Curie scopr s lmente che M risulta inversamente
porzionale alla temperatura assoluta in quanto il suo valore p ale al rapp rto fra lenergia potenziale
0
B e lenergia termica di riferimento
B
k T
,
m
=
0
B 1
3
sat
B
k T
, ,
m
M M
CAMPI ELETTRICI E MAGNETICI STAZIONARI



I campi elettrici e magnetici stazionari risultano indipendenti dalla variabile tempo
( ) E E x, y,z =
, ,
( ) B B x, y,z =
, ,

quindi sup siano generati da cariche libere e che i campi magnetici siano generati da
correnti di conduzione, le quattro equazione di Maxwell differenziale contengono
solamente derivate calcolate rispetto alle coordinate e non rispetto al tempo
ponendo che i campi elettrici
(1831-1879) scritte in formulazione
0
0
1
divE =
,
divB 0 =
,

rot E 0 =
,
,

0 0
rot B j =
,

per mezzi polarizzati :
0
D E = +
, , ,
P
0
divD =
,

per mezzi magnetizzati :
0
B
H=

,
, ,
0
rot H j =
,
M
:
( )
F q E v B = +
, , ,
,
la forza agente su una carica vale

strarono sperimentalmente che ad un campo magnetico
variabile nel tempo deve essere associato un campo ele rico non conservativo. Si ha la generazione come
sono verificate determinate condizioni fisiche, come effetto
secondario una corrente indotta
Maxwell, cercando di rendere compatibile la conservazione della carica con le equazioni che descrivono
o, do tte ari lta sempre
dentemente gli uni dagli altri: essi
definiscono il campo elettromagnetico. Analizzando le soluzioni dellequazione che descrive la propagazione di
un campo elettromagnetico, si deve ammettere ch n un mezzo con una ben precisa
velocit, funzione delle caratter ria. Il fenomeno noto come moto
di propagazione per onde.

INDUZIONE ELETTROMAGNETICA

Faraday (1791-1867) ed Henry (1797-1878) dimo
tt
effetto primario di una f.e.m. indotta
i
E e, quando
i
i .
fenomeni variabili nel temp ve postulare che un campo elettrico v abile nel tempo risu
associato ad un campo magnetico.
I campi elettrici e magnetici variabili nel tempo non possono esistere indipen
e tale campo si propaga i
istiche del mezzo, senza trasferimento di mate
Si consideri il circuito c percorso dalla corrente di intensit i [figura 95] che genera il campo magnetico B
,
: il
flusso concatenato
( )
B
,
al circuito d, non contenete alcuna f.e.m., potrebbe subire una variazione nel tempo
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63
f.e.m.

Se ci avvenisse, nel circuito d si genererebbe una
( )

i
E
i
d B

,
E
e Lentz stabil che
dt
en
induzione elettromagnetica e lequazione che la rappresenta
la f.e.m. indotta tende ad opporsi alla variazione
della causa che lha generata. Il fenom o descritto descrive la
(113)
( )
i
d B
dt

=
,
E (effe ario) tto prim
Attenzio irc to d, rispetto al quale si considera il

ne: il c ui
flusso concatenato, potrebbe essere semplicemente una
linea chiusa qualsiasi, infatti le f.e.m. indotta una propriet
intrinseca del fenomeno (effetto primario). Se il circuito d
fosse un circuito reale con resistenza elettrica R, allora si
avrebbe anche la circolazione di una corrente indotta
i i
i R = E
(effetto secondario)
(114)
B
,

i
c
d
i
E
[ ] figura 95

( )
i
d B
1
i

=
R dt
,
(effetto secondario)
Attenzione: si ricordi il significato di flusso concatenato: la superficie attraverso la quale avviene il flusso
pu essere una superficie qualsiasi, purch abbia come contorno il circuito (ideale o reale) d.
Misurando la d.d.p. ai capi del circuito d a circuito aperto ( R 0 = ) si ottiene
( )
i
d B
V
dt

= =
,
E
ossia: la f.e.m. indotta
i
E risulta equivalente a quella prodotta da un generatore reale ai cui poli (a
circuito aperto) la d.d.p. valga V .
La spira conduttrice (resistenza elettrica R), nella quale inserita una f.e.m. E , risulta immersa in un campo
magnetico variabile nel tempo ( ) B t
,
. Nella spira si genera una f.e.m. indotta
i
E e la legge di Ohm risulta
( )
( )
i
1 1
R R
d B
i
dt

,

= + =

E E E



La variazione di flusso del campo m d un dato c , possibile averlo con vari
circuito d rigido
camp
agnetico, concatenato a ircuito
procedimenti
o B
,
uniforme: per una traslazione rigida si avrebbe
( )
B cost =
,
e la sua derivata temporale nulla. Per una
e rigida si avrebbe t per cui
generazione di una f.e.m. indotta
camp
ro o a ion t tr slaz
( )
B cos
,
o B
,
disuniforme: per qualsiasi tipo di moto si
avrebbe
( )
B cost
,
per cui generazione di una f.e.m.
indotta
circuito d deformabile
qualunque sia il campo B
,
si avrebbe sempre avrebbe
( )
B cost
,
per cui generazione di una f.e.m. indotta
circuito d fisso e campo B variabile
la variazione del flusso concatenato avverrebbe sempre in
presenza di un materiale magnetico
,
circuito d fisso e
m
k variabile
campo B
la corrente che fluisce nel circuito c varia nel tempo, quindi il
,
varia nel tempo per cui generazione di una f.e.m.
indotta
Analizzando la legge di Lentz, alla luce della conservazione dellenergia, possibile capire meglio il significato
del segno meno che compare nella relazione (113) delle f.e.m. indotta. Operativamente possibile determinare il
verso di circolazione della corrente indotta se il circuito un circuito reale con una resistenza elettrica definita. d
Si possono presentare due casi
la variazione di flusso concatenato al circuito d positiva
( )
d B dt 0 >
,
: si genera un autoflusso che tende
a compensare laumento.
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__________________________________________
64
La corrente indotta
i
i
indotto che risu antiparallelo a campo
genera un campo magnetico
i
B
,
lta B
,
, la
corren otta circola in verso erente a

te ind co con l
direzione di
i
B [figura 96a]
la variazione di flusso concatenato al circuito d
negativa
( )
,
d B dt 0 <
,
: si genera toflusso che un au
tende a sa la diminuzione
indotta genera un campo magnetico indotto
compen re . La corrente
i
i
i
B
,
che
risulta parallelo a campo B
,
, la corrente indotta circola
in verso coerente con la direzione di
i
B
,
[figura 96b]
Si consideri una spira conduttrice rettangolare indeformabile che trasli rigidamente con velocit v
,
in un campo
campo, sono sottoposti allazione della
e ativo
magnetico uniforme B
,
. Gli elettroni liberi della spira, sotto lazione del
forza di Lorentz
L
F ev B =
, ,
,
: il campo elettromotore non cons rv
L
em
e
F
E v B = =

,
, ,
,

finisc rim de e lungo la linea chiusa del pe etro della spira un lavoro
per unit di carica
(115)
( )
, , , ,
em
E dl v B dl =

,
- -


Nel tempo la spira trasla rigidamente di un tratto dt ds vdt =
, ,
e
ricordando la propriet di permutazione dei termini di un prodotto
misto, la relazione (115) diventa
( )
ds ds
v B dl B d l d
dt

=



, ,
, , , , ,
,
- -

l B =

,
-


dt

Analisi dei singoli termini del prodotto [figura 97]
dl ds
,
,
: il suo modulo rappresenta larea dS (tratteggiata) spazzata dallo spostamento dl
,
durante la
ne di un tratto e lorientamento traslazio ds
,
di dS secondo la normale n
,
definita dal prodotto vettoriale
: sostituendo si ricava dl ds dS n =
, ,
,
( ) ( )
dl ds B dS n B B ndS d B = = = - - -
che rappresenta il flusso at
, , , ,
, , ,
,
traverso al parallelogramma.
Nella traslazione di tutta la spira del tratto ds
,
viene descritta
[figura 98] larea attraverso la quale si ha un flusso
lat
dS
( ) ( )
lat lat
lat
dS dS
d B d B B ndS = =

, , ,
,
-
A razione compiuta lu
ossia su e un infinite
rispetto a
Il flusso concatenato entrante, alla configura
config
Durante la traslazione rigida della spira
super a o)
superficie laterale [figura 99] ed essendo il c
ttenzione: linteg ngo tutta la spira,
( )
d B
,

( ) tot
d B
,
.
simo di ordine superiore
zione iniziale c della spira, ia
( ) 1
B e quello uscente, alla s
,
urazione finale d, sia +
( ) 2
B
,
.
viene definita una
con dS la sua ficie chiusa (virtuale p rallelepiped
ampo magnetico B
,

nullo soleno pl e essere idale, il flusso com essivo dev
( ) ( ) ( ) 1 3 lat
B B d B + + =
,
0
, ,
( ) ( ) ( ) 2 1 lat
variazione totale
di flusso durante
B B d B =
la traslazione
, , ,
_

ossia
( ) ( ) ( ) ( ) 2 1 lat
d B B B d B = =
, , ,

,

B
,

i
B
,

B
,

i
B



i
i
,

i
i
( ) b
[ ] figura 96
d
d
( ) a
dl
,

ds
,



figura 97
dS
n
,

B
,

ds
,

n
,

B
,

lat
dS


figura 98


figura 99
B
,

dS
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65
e integrando si ottiene il flusso complessivo tagliato dalla spira durante la traslazione
(116)
( ) ( ) lat
d B d B =
, ,

La relazione (116) il risultato dellintegrale (115), derivando rispetto al tempo si ricava proprio la f.e.m. indotta
( ) ( ) em lat i
d d d
E dl v B dl d B
dt dt dt
= = =

, , , , ,
,
- -

E
La f.e.m. indotta definita dalla variazione temporale del flusso tagliato dalla spira durante la traslazione.
Quando
( ) ( ) 2 1
B B = il flusso tagliato nullo, quindi nessuna f.e.m. indotta: la spira trasla in un campo
magnetico uniforme.
, ,
Quando un circuito si muove in un campo magnetico, la forza di Lorentz agente sui singoli portatori di carica
determina un campo elettromotore indotto che tende a spostarle.
Formulazione differenziale della induzione elettromagnetica: nella relazione (113) esplicitando sia la f.e.m.
indotta sia il flusso concatenato si ricava
l
l S
d
E dl B ndS
dt
=

, , ,
,
- -


Avendo cura di considerare come linea chiusa l quella del circuito e come superficie una qualsiasi purch
abbia proprio la linea chiusa come contorno. A secondo membro, la derivata calcolata rispetto al tempo mentre
lintegrale rispetto alle coordinate spaziali: essendo variabili indipendenti, possibili intercambiare il calcolo.
Inoltre applicando il teorema del rotore
l
S
l l
S S
dB
rot E ndS ndS
dt

=



,
,
,
, ,
- -
gli integrali sono uguali ed il dominio di integrazione lo stesso, si ha
dB
rot E
dt
=
,
,
,

Trattando campi elettrici e magnetici variabili nel tempo, la derivata temporale deve essere espressa con il
simbolo di derivata parziale
(117)
B
rot E
t

,
,
,

Attenzione: la definizione integrale (113) e quella differenziale (117) della legge della induzione elettromagnetica
rappresentano la medesima realt fisica, tuttavia la loro applicazione differente

( ) i
d B dt =
,
E si applica tutte le volte che una linea chiusa interessata alla variazione temporale di un
flusso di campo magnetico concatenato,
rot E B t =
,
, ,
si applica o quando si considera la variazione temporale di un campo magnetico o quando si
tratta un campo elettrico deducibile da un moto di un circuito in un campo elettrico.


ESEMPI DI INDUZIONE ELETTROMAGNETICA

Su un piano, definito da due guide filiformi parallele a distanza
0
d
reciproca, posta una sbarra rigida appoggiata alle estremit
sulle guide. La sbarra si muove con velocit v
,
parallela al piano e
durante il moto agisce un campo magnetico uniforme, normale al
piano stesso [figura 100]. Considerando il riferimento in figura, nel
tempo dt la sbarra percorre lo spazio dx vdt = spazzando larea
d vdt , attraverso al quale si ha il flusso del campo
magnetico ( B n
,
,
)
0 0
dS d = = dx
( ) 0
d B B ndS Bd vdt = =
, ,
,
-
La variazione temporale del flusso determina una f.e.m. indotta di
valore
( )
i 0
d B
Bvd
dt

= =
,
E
e nel circuito (di lunghezza variabile) AHKB circola una corrente indotta
i
0
i
Bd v
i
R R
= =
E


A
B
( ) R
H
K
v



,

dx
i
i
B
,
dS
[ ] figura 100

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66
B
in verso orario poich larea spazzata tende ad aumentare, quindi anche il flusso tende ad aumentare (derivata
temporale >0).
Il medesimo risultato si ottiene seguendo un differente procedimento. Su ogni elettrone della sbarra HK, sotto
lazione del campo , viene esercita la forza di Lorentz B
,
L
F ev =
, ,
,
che definisce il campo elettromotore
(118)
L
em
F
E v
e
= =

,
, ,
,
B
orientato da H verso K [figura 101]. Tale campo porta gli elettroni
(negativi) dal punto K verso il punto H con verso orario di
circolazione della corrente. Lestremo H della sbarra acquisisce la
polarit negativa per laccumulo di elettroni, mentre lestremo K la
polarit positiva a causa della carenza di cariche positive. Nella
sbarra, a causa delle due distribuzioni di carica, oltre al campo
elettromotore vi anche un campo elettrostatico
0
E
,
. Nel restante
tratto di circuito vi solamente il campo elettrostatico. Allora K H

da H K (sbarra) il campo elettrico vale
em
E E E
0
= +
, , ,

da K H il campo elettrico vale E E =
0
, ,
La definizione di forza elettromotrice

( )
H K H K
0 0 em
K H K H
circuito sbarra
E d l E dl E d l E d l E E dl = = + = + +

, , , , , , , , , , ,
- - - -

E -
HK

[ ] figura 101
K
0 em
H
tensione
elettrica
E dl E dl 0 = + =

+
, , , ,
- -
_

E
e orientando la lunghezza della in verso concordemente con il campo ( H K
0
d =
,
), lintegrale vale
0
0 d
HK em
d 0
E dl = = =

0
vBdl Bvd =
, ,
-
_
E
uguale al valore ricavato precedentemente. Calcolando la forza esercitata dal campo B sulla sbarra percorsa
dalla corrente di intensit
,
( )
0
i R Bvd R = = E
0
F id B =
, , ,

2 2
0
v
F B d
R
=
Si osservi che tale forza, essendo opposta alla direzione del moto, esercita unazione frenante.
Una spira conduttrice rigida (superficie S orientata secondo la normale n
,
, resistenza elettrica R) vincolata a
ruotare con attrito trascurabile attorno ad un asse di simmetria OO con velocit angolare
,
. La rotazione
avviene in un campo magnetico B
,
uniforme.
Langolo formato fra la normale n ed il campo magnetico B
,
,
varia nel tempo secondo la legge
( ) t t =
ed il flusso del campo attraverso la superficie della spira vale [figura 102]
( ) ( ) B B nS BScos t BScos t = = =
, ,
,
-
Applicando la definizione (113) di f.e.m. indotta si ha
(119) ( )
( )
i
d B
t BS
dt

= = sin t
,
E
e la corrente indotta ha valore
(120) ( )
i
i
BS
i t sin t
R R

= =
E

mentre la potenza dissipata
(121) ( )
( )
2
2 2
i i
BS
t Ri sin
R

= = P t
Le tre relazioni risultano pulsate nel tempo con periodo
2
T

=


ed i massimi valori raggiunti sono
( )
i
M
t BS =

E ( )
i
M
BS
i t
R

=

( )
( )
( )
2
2
i
M
i
M
t
BS
t
R R


= =

E
P


v
,
B
,


( ) H
( ) K +
x
em
E
,
0
E
,


F
,

[ ] figura 102
H
K
L



M

,

a
n
,
B

,

( ) t
b 2
O
O
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67
Calcolando il loro valore medio su un intero periodo si ottiene che
(122) ( ) ( )
T
i i
0
1
< t > t dt 0
T
=

E E = ( ) ( )
T
i i
0
1
< i t > i t dt 0
T
= =


(123) ( ) ( )
( )
2
T T
2
i i
0 0
1 2
BS
1 1
< t > t dt sin td
T T R

= =

t
_
P P
In [figura 103] sono rappresentati gli andamenti temporali di ( )
i
t E e di
che giustificano i risultati ottenuti per i valori medi (122) e(123). ( )
i
t P

La f.e.m. che soddisfi la relazione (120) e la corrente che soddisfi la
relazione (121), unitamente alla (122), sono dette forza elettromotrice
alternata e corrente alternata.
Il medesimo risultato si ottiene seguendo un differente procedimento. Su
ogni elettrone della spira, sotto lazione del campo B
,
, viene esercita la
forza di Lorentz che definisce il campo elettromotore
L
F ev =
, ,
,
-B
L
em
F
E v B
e
= =

,
, ,
,

il cui modulo ( v b 2 = )
( )
em
b 1
E vBsin t Bsin t bBsin t
2 2
= = =
Attenzione: nella semispira il campo elettromotore orientato verso lalto, nella semispira OL OHKO MO il
campo elettromotore orientato verso il basso [figura 104] in accordo ala regola del prodotto vettoriale.
La definizione di forza elettromotrice
K L M H
em em em em em
H K L M
E dl E dl E dl E dl E dl = = + + +

, , , ,
- - - -
_ _ _ _

E
c d e f
,
- B =
, ,
,
M m
analizzando i prodotti scalari dei singoli integrali
da H a K :
em
E d
, ,
l
em
1
E a abBsin t
2
= c
da K ad L : l
, ,
0 d
em
E d
da L a M :
em
E d
, ,
l
em
1
E a abBsin t
2
= e
=

da M ad H: l
, ,
0 f
em
E d
Sostituendo si ricava
em i
E d l BS sin t = =

,
-

E E
ed una relazione analoga si ottiene per la corrente
circolante.
Il lavoro meccanico per far ruotare la spira (riferito al tempo
) vale dL , essendo il momento meccanico dovuto
allazione del campo magnetico sul momento magnetico
della spira (
dt d = M
B =
, ,
,
M m
i
i Sn =
,
m
,
). Il suo modulo vale
i
dL d B dt i SB dt = = = M m
( )
2
2
n t
i i
SB
dL
i SB sin t si
dt R

= = = P
valore identico a quello ricavato nel caso precedente.


CORRENTI PARASSITE DI FOUCAULT

Un campo magnetico variabile nel tempo associato un campo elettrico
non conservativo quando, in un circuito reale, possibile definire una
variazione temporale del flusso magnetico concatenato. Si consideri un
conduttore massiccio in moto con velocit in un campo magnetico B v
,
,
, il
flusso concatenato se varia nel tempo determina ( effetto primario)
una f.e.m. indotta e (effetto secondario) una corrente indotta [figura 105].
( )
B
,


BS +
BS
i
E
t
T
[ ] figura 103
( )
2
BS
R


i
P
t
T
[ ] figura 104
H
K
L
M
B
,

,

O
O
v
,

em
E
,

em
E
,

v
,

dl
,

dl
,

dl
,

dl
,

[ ] figura 105
v
,

em
E
,

B
,

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68
B
Se la resistenza del conduttore fosse piccola, lintensit della corrente indotta sarebbe grande. Il campo elettromotore
(non conservativo) responsabile del moto degli elettroni liberi nel conduttore vale e risulta normale al
campo . Quindi circola corrente in direzione ortogonale alla direzione del campo magnetico e la grande potenza
dissipata determina un notevole riscaldamento che, ad esempio nei forni ad induzione, viene sfruttata per
fondere metalli (sono utilizzati campi magnetici variabili nel tempo ad alta frequenza). Una applicazione del fenomeno
delle correnti di Foucault il freno elettromagnetico utilizzato nei moderni trasporti veloci: un elettromagnete,
posizionato sotto la vettura in prossimit dei binari, genera correnti parasite nelle rotaie conseguente frenamento del
mezzo. Variando la intensit della corrente di eccitamento dellelettromagnete, si variano a piacere le condizioni di
frenata del mezzo.
em
E v =
, ,
,
B
,
2
i
ri = P
Si consideri un disco conduttore (la resistivit elettrica del materiale sia )
massiccio ed omogeneo che ruoti attorno allasse baricentrico con velocit
angolare
,
. La massa del disco sia m ed il suo spessore sia
0
d . Un
campo magnetico
0
B applicato normalmente alla superficie del disco su
una superficie
2
0
S l = , posta a distanza r dallasse di rotazione [figura 106].
Nellintervallo temporale dt la superficie S descrive un arco di lunghezza
dt e spazza una superficie ds vdt = = r
0 0
dS l ds l rdt = = . Il flusso del
campo magnetico vale
( ) 0
d B B ndS Bl rdt = =
, ,
,
-
da cui
( )
i 0
d B
B ndS Bl r
dt

= = =
,
,
,
- E
Per quanto detto, il campo elettromotore
em
E v

,
B
,

r
ds
r
d
0
l
[ ] figura 106

B =
, ,
,
diretto radialmente risulta normale alla direzione del campo
magnetico [figura 107].

Lelemento sul quale si esercita lazione del campo magnetico
equivalente ad un conduttore ohmico di lunghezza e di sezione
con resistenza elettrica
0
l
0 0
l d
F
,

v
,

,

r
0
d
0
l
em
E
,

B
,

v
,

B
,

em
E
,

B
,

0
i l
,

F
,

[ ] figura 107
0
0 0 0
l
R
l d l

= =
La corrente indotta circolante vale
i 0
B r
i l
R

= =

i
E
0
d
e la circolazione di tipo radiale.
La forza magnetica esercitata dal campo sul conduttore
i 0
F i l B =
,
, , ,

2 2
0
0
B l
F r =

d
il cui momento meccanico (frenante) ha valore
r F =
, ,
,
M
2 2 2
0
0
B r l
d =

M


LEGGE DI FELICI

La legge della induzione elettromagnetica nella formulazione (114), che implica la circolazione di una corrente indotta,
pu essere riscritta come
( ) i
Ri dt d B =
,

e integrando nellintervallo temporale
i
si ricava
f
t t t =
( ) ( )
f
i
t
i f i
t
R i dt B B

=

, ,

Lintegrale altro non che la quantit complessiva di carica che viene spostata nel circuito a causa della forza
elettromotrice , quindi
tot
q
em
E v =
, ,
,
B
(124)
( ) ( )
tot i f
1
q B
R

=

B
, ,

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69
Legge di Felici (): la quantit complessiva di carica risulta indipendente dalla legge temporale della induzione
elettromagnetica in quanto risulta semplicemente proporzionale alla differenza fra il valore iniziale e quello finale
del flusso magnetico concatenato.
Misura di un campo magnetico: una sonda, costituita da N avvolgimenti di piccola superficie S e resistenza
elettrica complessiva R, sia introdotta nella regione ove esiste un campo magnetico B
,
da misurare ed il flusso
concatenato valga . La condizione geometrica di piccola superficie necessaria affinch
( ) i
B NBS =
,
( )
B
,

risulti il pi possibile uniforme. Estraendo molto velocemente la sonda e spostandola in una regione dove non
esista il campo magnetico, ossia
( ) f
B 0 , la legge (124) si esprime come =
,
tot
NBS
q
R
=
tot
NS
B q
R
=
La misura condotta alla determinazione della carica complessiva che fluisce durante il processo


CARICA E SCARICA DI UN CONDENSATORE

Si consideri un circuito costituito da un generatore di f.e.m. costante (con piccola resistenza interna), di un resistore
ohmico di resistenza R, da un condensatore con capacit C e da in interruttore (I). Tutti gli elementi del circuito siano
connessi in serie fra loro [figura 108] ed un circuito simile definito come circuito RC in serie.
E
Carica del condensatore: linterruttore (I) aperto, quindi nel circuito non fluisce corrente e sulle armature del
condensatore non risulta localizzata alcuna carica elettrica. Analiticamente vale la condizione iniziale
(125) t 0 = ( ) q 0 0 = ( )
( ) dq 0
i 0 0
dt
= =
Chiudendo i circuito il generatore inizia a trasferire cariche, prelevate
dai conduttori connessi al polo negativo, al polo positivo in modo che
sulle armature del condensatore inizieranno a localizzarsi cariche le
cariche fino a raggiungere il massimo valore q
0 0
q C V =
(condensatore carico), ossia

R
E
+
C
( ) I
i
[ ] figura 108
A B
C D
( )
0 0
0 q t q C V =
La grandezza presenta un andamento transiente in quanto, in
un dato intervallo temporale, partendo da un valore iniziale (nullo)
raggiunge quello finale (quello a condensatore carico). Anche la
corrente i che inizia a circolare, le d.d.p.
( ) q t
R
V e
C
V ai capi del
resistore e del condensatore presentano un andamento transiente
( ) q t ( )
( ) dq t
i t
dt
= ( )
R
V t ( )
C
V t
La somma delle d.d.p. nel circuito nulla
( ) ( ) ( ) ( )
A B B C C D D A
V V V V V V V V 0 + + + =
con
( ) ( )
A B r
V V V t Ri t = =
( ) ( )
B C c
1
V V V t q t
C
= =
C D
V V E
D A
V V 0 =
e tenendo conto dei segni
r c
V V = E 0 ( ) ( )
1
Ri t q t 0
C
= E
Ricordando la definizione di intensit di corrente
(126)
( )
( )
dq t 1
R q t
dt C
E 0 =
La (126) una equazione differenziale del I ordine a variabili separabili
( )
( )
dq t
1
dt
C q t RC
=
E
( )
1
dln C q t dt
RC
=

E
integrando con le condizioni iniziali (125)
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70
( )
q t
0 0
1
dln C q t dt
RC
=

E
( ) C q t
1
ln t
C R

=
E
E C

( )
1
t
RC
1 e

q t C

=


E
( )
( )
1
t
RC
dq t
i t e
dt R

= =
E

( ) ( ) ( )
1
t
RC
r
V t Ri t i t e

= = = E
( ) ( )
1
t
RC
c
1
V t q t 1 e
C

= =


E
Come precedentemente evidenziato, tutte le grandezze rappresentano
fenomeni transienti e la rapidit dei transienti pilotata
dallesponente della funzione esponenziale. In fisica lesponente di
un esponenziale deve essere adimensionato, quindi [figura 109]

t
t
( ) q t
( ) i t
CE
R
E

[ ] figura 110
1 1
RC T

=



e si definisce costante capacitiva di tempo la grandezza
C
RC =
La potenza erogata dal generatore vale
( ) ( )
1 2
t
RC
g
t i t e
R

= =
E
P E
La potenza dissipata dal resistore per effetto Joule vale
( ) ( )
1 2
2 t
2
RC
r
t Ri t e
R

= =
E
P
La potenza spesa per caricare il condensatore, corrispondente
allaumento della sua energia potenziale elettrostatica, vale
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
c c g r
t V t i t t = = P P t P
ossia ad ogni istante, in ottemperanza alla conservazione dellenergia si avr
( ) ( ) ( )
g r c
t t t = + P P P
Nella carica di un condensatore, met della energia fornita dal generatore dissipata per effetto Joule dal
resistore e met accumulata nel condensatore sotto forma di energia elettrostatica.
Scarica di un condensatore: si consideri un condensatore carico (su ognuna delle armature localizzata la
carica
0 0
) che viene cortocircuitato tramite un resistore di resistenza R. circolando corrente, le cariche
diminuiscono nel tempo dal valore iniziale
q C V =
( )
0
q 0 q = a quello finale nullo secondo la legge oraria
( )
( ) dq t
i t
dt
=

( ) q t
Non considerando la f.e.m. nella (126) si ha lequazione differenziale
( )
( )
dq t
1
R q t
dt C
0 =
( )
( )
dq t 1
dt
q t RC
=
che integrata
( )
0
q t 1
ln t
q RC
=
t
0
C V
ossia
( ) i t
( )
1 1
t t
RC RC
V e
0 0
q t q e C

= =
( )
( )
1
t
0 RC
e


dq t V
i t
dt R
= =

( ) ( )
1
t
RC
V e


r 0
V t Ri t = =
( ) ( )
1
t
RC
V e


c 0
1
V t q t
C
= =
Anche nella scarica del condensatore i fenomeni considerati sono di tipo transiente [figura 110] e la sua rapidit
t
0
V
R


[ ] figura 110
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__________________________________________
71
pilotata dalla costante capacitiva di tempo. Lenergia elettrostatica posseduta dal condensatore viene
completamente dissipata nel resistore per effetto Joule
( )
2
1 2
q 1
2 t
0
0 RC
e
V
U e
2 C R

= =


Durante la carica/scarica del condensatore fluisce corrente nel circuito, ma fra le armature del condensatore non
vi alcun trasporto di cariche. Per soddisfare lequazione di continuit della corrente, opportuno congetturare
che si espliciti un qualche fenomeno che simuli un virtuale passaggio di corrente. Infatti
( )
( )
( )
dq t d
i t C V = =
0
dt dt

che nel caso ad esempio di un condensatore piano
( ) ( ) ( ) ( )
( )
0 0 0 0 0
0
d E
d d
S d
i t C V El ES
dt dt l dt dt


= = = =

,

La corrente variabile nel tempo viene posta in relazione alla variazione temporale del flusso del campo
elettrico attraverso alle armature. Tale relazione rappresenta lartificio formale per definire un moto di
cariche fra le armature del condensatore, anche se non si ha alcun spostamento materiale di cariche. Si
definisce corrente di spostamento
( )
s 0
d E
i
dt

=
,



na corrente circolante in un circuito determina un flusso di campo magnetico concatenato proporzionale alla intensit

CIRCUITI INDUTTIVI
U
della corrente e dipendente da un coefficiente di proporzionalit L
( )
B Li =
,

se il flusso concatenato subisse una variazione nel tempo, si gen rerebbe un
(127)
e a f.e.m. indotta
( )
E
i
d
di
B
L
dt dt
= =
,

Il coefficiente detto L e risulta legato alla geo etria del circuito e induttanza m d alla permeabilit magnetica del mezzo
nel quale posto il circuito. La validit della relazione (127) assolutamente generale, purch il tempo durante il
quale avviene il fenomeno sia molto maggiore del tempo impiegato dalla luce a percorrere uno spazio pari alle
dimensioni caratteristiche del circuito: altrimenti lintensit della corrente non risulterebbe contemporaneamente
costante in tutti i suoi punti.
Un circuito nel quale sia L 0 si dice circuito induttivo e se tale caratteristica localizzata in una sua
specifica parte, essa detta ttore indu ed il simbolo grafico un solenoide. In presenza di un mezzo ferromagnetico
(
e
k 1 >> ) il fenomeno dellautoinduzione molto spiccato, in presenza di un materiale diamagnetico o paramagnetico
( il fenomeno trascurabile.
Si consideri un circuito con una g
e
k 1 )
eneratore di f.e.m. costante (con pic
non fluisce corrente. Analiticamente vale la condizione iniziale
(128)
E cola resistenza interna), di un resistore
ohmico di resistenza R, da un induttore con induttanza L e da in interruttore (I). Tutti gli elementi del circuito siano
connessi in serie fra loro [figura 111] ed un circuito simile definito come circuito RL in serie.
Chiusura dellinterruttore: linterruttore (I) aperto, quindi nel circuito

R
t 0 = ( ) i 0 0 =
Chiudendo linterruttore inizia a circolare corrente e nellinduttore si
genera un campo magnetico che determina un autoflusso
nellinduttore. La legge di Ohm impone che valga
(129) ( )
i
Ri t + = E E
( )
( )
di t
L Ri
dt
= E t
equazione differenziale del I ordine, lineare a coefficienti costanti.
Separando le variabili
( )
( )
di t
1
dt
Ri t L
=
E
( )
1 1
dln Ri t dt
R L
=

E
Integrando con la condizione iniziale (128) si ricava
( )
i t
0 0
R
dln Ri t dt
L
=

E
( ) Ri t
R
ln t
L

=
E
E

E
+
i
( ) I L
[ ] figura 111
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72
( )
R
t
L
i t 1 e
R

=


E

( )
( )
R
t
L
i
di t
t L e
dt

= = E E
( )
R
t
i
L
i t e

= =
E
E

i
R R
( ) ( )
R
t
L
r
V t Ri t 1 e = =


E
Tutte queste gr dezz

an e rappresentano fenomeni transienti e la rapidit di tali transienti pilotata dallesponente
della funzione esponenzia o essere adimensionato, lequazione dimensionale impone le. Dovend
L
L
R
=
R 1
L T
=





detta costante induttiva di tem
Quando si ha
po.
t ( ) i R = E e , la loro rappresentazione
ata in [figura 112 colando la differenza
( )
i
i t 0 =
d ]. Cal
( ) ( )
( )
( )
R R
t t
i
L L
i
t
i i t 1 e e i t
R R R

= = = =

E
E E E

In definitiva
R

( ) ( ) ( )
i
i t i i t =
Significato: durante il transitorio, oltre alla corrente deducibile dalla
ge di Ohm per il circu ente resistivo, si sovrappone una
rrente (extracorrente di ) imputabile al fenomeno della
leg ito puram
co chiusura
induzione elettromagnetica che risulta massima al tempo t 0 = di
chiusura dellinterruttore e si annulla per t quando la corrente
ohmica diventa stazionaria.
Apertura dellinterruttore: staccando il generator R del della
corrente circolante tende bruscamente a zero
e, la resistenza circuito tende allinfinito e lintensit
( ) R i t 0
diminuzione Nellinduttore si genera un autoflusso del campo magnetico in rapida
( )
d B dt 0 <
,
con
conseguente generazione di una f.e.m. indotta
( )
( )
i
0
d B
t 0
dt
<

= >
,
_
E
La corrente indotta aumenta considerevolm nte il valore ed in alcune situazioni scocca una violenta scintilla fra i
sura).
nfinito, ma tenda ad un valore
e
morsetti dellinterruttore (si arriva a saldare i morsetti ed il coltello di chiu
plausibile immaginare che in realt la resistenza R aumenti non alli R R >> e
r passare dal valore iniziale che resti costante per tutto il tempo che impiega lintensit di corrente pe ( ) i 0 R = E al
) pone valore finale ( ) i 0 = . Nella relazione (129 ndo 0 = E ed R al posto di R, si ha
( )
i
R i t = E ( ) L Ri t
dt
di
=
Separando le variabili ed integrando fra il valore iniziale ( ) i 0 R = E ed il generico valore si ricava ( ) i t
( )
R
t
L
i t e
R
=
E

( )
( )

R
t
L
di t
R
t L e


= = E E
i
dt R
( )
R
t
i
L
i
i t e
R R

= =

E
E

( ) ( )
R
t
L
r
R
V t Ri t e


= = E
R
Al tempo iniziale t 0 = la corrente ha il massimo valore ( ) i 0 R = E e la f.e.m. indotta
t
R
E

( ) i t
( )
i
i t
[ ] figura 112
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73
( )
i
R
R

0 = > E E E
dustriali tali
correnti devono assolutamente essere evitate e gli elementi dellinterruttore sono posti in mezzi ad alta rigidit
ttrica o olio minerale). La resistenza
E tale valore indica lesistenza di una extracorrente di apertura di forte intensit. Negli interruttori in
R ele (ad esempi viene detta resistenza di scintilla.
RGIA DEL CAMPO MAGNETICO
enza di una e ro compiuta sui portatori di cariche libere (elettroni)
che, muovendosi da un punto a potenziale minore verso uno a potenziale maggiore, determinano un corrente. Nella
e (129), moltiplicando ambo membri per lintensit


ENE

La pres f. .m. in un circuito sottende sempre un lavo
( ) i t , si ha relazion i
(130) ( ) ( ) ( )
( )
2
di t
i t Ri t Li t = + E
t
i t Ri t Li t = + E
dt dt
ossia ossia
( ) ( ) ( ) ( ) i t dt Ri t dt Li t di t = + E
termini, nel tempo dt , hanno il significato di
( )
g
L i t dt = E : lavoro compiuto dal generato per far circolare la
2
i vari
re
corrente,
: lavo
durante la circolazion
essi dai
loro integrali e ricordando il significato geometrico di un integrale, nel tempo t
la somma delle tte dalle curve con lasse delle ascisse
numericamente uguale proprio al lavoro. In [figura 113] sono rappresentati gli
enti dei tre termini (130).
Al raggiungimento del valore stazionario della intensit di corrente per

t
2
R
E

( ) t P
( )
2
r
L Ri t dt = ro dissipato nel resistore per effetto Joule
e della corrente,
i E
2
Ri
Li di
( ) ( )
i
L Li t di t = : lavoro speso nellinduttore per contrastare la f.e.m.
indotta affinch si abbia un aumento di della intensit di corrente.
Il lavoro complessivo la somma dei lavori relativi ai tre termini espr
[ ] figura 113
aree so se
andam
t
( ) ( )
2
2
( ) i cost = =
E

R
i Ri 0
R
= =
ossia: il continua a fornire potenza per la circolazione della corrente in regime ohmico e tale potenza
al generico valore
E
E
generatore
amente uguale all numeric a potenza dissipata nel resistore per effetto Joule.
Nellintervallo temporale nel quale lintensit della corrente passa dal valore iniziale ( ) i 0 0 = ( ) i t , il
sia per contrastare la f.e.m. indotta
re e determi
generat un lavoro sia per compensare leffetto Joule nel resistore
nellindutto nare un aumento della corrente
ore fornisce
(131)
i
2
1
i
0
L L i di Li
2
= =


Il valore del lavoro risulta indipendente dalla modalit con la quale avvenuta la variazi
dalla differenza di valore che essa ha allinizio ed alla fine del processo (in particola
stazionario
one, ma dipende solamente
re, al raggiungimento del valore
R E ). Essendo il lavoro unenergia, si definisce energia intrinseca di una corrente
2
i
1
U Li =
2

La variazione della energia intrinseca della c e il lavoro compiuto dal generatore contro la f.e.m.
riazion am
o
orrente fornisc
indotta di autoinduzione durante la corrispondente variazione di corrente. Lenergia intrinseca suggerisce che,
essendo associata alla corrente, sia localizzata nel circuito in cui la corrente fluisce. Inoltre stata ricavata come
lavoro per contrastare la f.e.m. autoindotta nellinduttore che risulta correlata alla va e di autoflusso del c po
magnetico generato dalla corrente stessa. Al raggiungimento del regime stazionari ( ) i R cost = = E , nello s zio
attorno al circuito presente un campo magnetico che prima non esisteva. Ci suggerisce di correlare la energia
,
pa
intrinseca al campo magnetico , localizzandola dove il campo esiste: lenergia intrinseca appare come energia
magnetic er ettrostatica era dedotta nel caso di un condensatore piano (campo
i
U
a
B
el
i m
U U . Len gia stata
elettrostatico uniforme, trascurando leffetto di bordo) e la si era estesa al caso generale, ora si consideri un solenoide
di lunghezza
0
l molto grande rispetto al diametro 2r delle sue N. Lautoflusso del campo B
,
vale
( )
B NBS Li = =
,
,
con
0
i = ( B n
0
n N l = ). Sostituendo
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74
0
0
N
N iS Li
l
=
e dalla relazione si deduce che linduttanza L del solenoide vale
2
2
solenoide 0 0
0
N
L S n W
l
= =
Lenergia intrinseca ha valore

2
2 2 2
i 0 0 m
0
B
1 1 1
U Li n i W n i W U
2 2 2

= = =



ossia
2
m
0
1 B
W
2
=

U
per q emente spiegat uanto precedent o. Dividendo per il volume W, si ha la densit di energia magnetica per unit
di volume
m
u
2
m
0
u
2
1 B
=


Confronto fra le densit di energia per unit di volume per il campo elettrico e magnetico

2
e 0
2
1
u E = se
0
D E = +
, , ,
P :
e
1
u E
2
= D
, ,
-

2
m
0
1 B
u
2
=

se
0
B
H=

,
, ,
M :
m
1
u H
2
= B
, ,
-
Tali relazioni hanno una validit assolutamente generale, indipendentemente dal fatto che siano state ricavate
ferite ad un condensatore e ad un induttore.
In una regione di spazio di volume W nella quale vi sia un campo elettrico o un campo magnetico
ri
E
,
B
,
la
corrispondente energia vale
2
e 0
1
U E dW =


2
m
1
U B dW =


W
2
0 W
2
Pressione elettrostatica fra le armature di un condensatore: se il condensatore ha le armature piane di
superficie S e distanza , quando carico il campo elettrostatico fra di esse uniforme (trascurando leffetto di
rg
0
l
bordo) e risulta orientato dallarmatura positiva a quella negativa [figura 114]
Nel volume W Sl = vi lene ia elettrostatica
0
2 2
U E E S = =
e 0 0 0
1 1
W l
2 2
a fo

[ ] figura 114
e l rza elettrostatica definita come
, ,
e e
F gradU
Ricordando il significato del gradiente come derivata direzionale, si
scelga come direzione quella normale alle arm
=
+

( )
e
p
n
,

ature e come normale n
,

quella alla armatura negativa: allora la variabile rispetto alla quale deve
essere calcolato il gradiente (
0
l operativamente la derivata)
2 2
e e 0 0 0
d 1
E S

0
1
F gradU l n E Sn = = =

, ,
,
dl 2 2

,

Infatti la forza esercitata sulla armature negativa, in direzione opposta a quella della normale. La pressione
elettrostatica definita come
2 e
F 1
e 0
p
e
E u
S 2
= = =
ossia uguale alla densit di energia elettrostatica per unit di volume.
Pressione magnetica sulle spire di un solenoide: internamente ad un solenoide di lunghezza r
ezza, il campo magnetico assiale e di modulo
0
l 2 >> ,
costituto da n spire per unit di lungh
0
B n i =
Il campo esercita su ogni elemento id l
,
di si spira la forza magnetica (I legge di L
m
dF idl B
aplace)
=
, , ,

che risulta diretta radialmente verso lesterno [figura 115]. Nel volume di spazio interno al solenoide
presente una energia magnetica
2
0
W r l =
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75
2
2
m 0
0
Ricordando il significato del gradiente come derivata direzionale, si
scelga come direzione quella
B
U r l
2
=


radiale e come normale n
,
quella alla
superficie interna del solenoide orientata verso lasse: allora la
variabile rispetto alla quale deve essere calcolato il gradiente

id l
,

(operativamente la derivata) r
2 2
2
e e 0 0
0 0
d B B
F gradU r l n rl n
dlr 2

= = =



, ,
, ,

Infatti la forza esercitata sulla superficie interna del mantello del
el solenoide, in direzione opposta a qu la della normale. La pressione
elettrostatica definita come
2
m
m m
mantell
F B
p u
S 2
= = =


ossia uguale alla densit di ene
o 0
rgia magnetica per unit di volume.


CUITI

Fra ed , la muta induzione impone che
valga

INDUZIONE MUTUA FRA CIR
due circuiti nei quali circolano le correnti di intensit rispettivamente
no le relazioni
1
i
2
i
12 1
Mi =
21 2
Mi =
e quando i due circuiti siano fissi fra loro ed indeformabili, il coefficiente di induzione mutua vale
12 21
1 2
M
i i

Due
= =
circuiti si definiscono accoppiati quando M 0 risulta completame
tanza L ed il coefficiente di
nte definita la loro resistenza elettrica, la
indut induttanza mutua M, che dipende dalla forma dei circuiti e dalla loro posizione
relativa, oltre che dalla permeabilit dei mezzi circostanti. Analizzando cosa succede in ognuno di essi [figura 116]
circuito c sullinduttore
1
L :
1
1
i
L 1
L
dt
= E
di
nel circuito d la f.e.m. indotta :
12 1
2
dt dt
d d
M

= = E

i
circuito d sullinduttore
2
L :
2
2
L 2
L
dt
E
nel circuito
i
di
=
c la f.e.m. indotta :
21 2
1
d d
M
i
dt

= = E
c :
dt
Applicando la legge di Ohm per il circuito
1
i
2
1 1 1
di
L M R i
dt dt
= E
di
d :
2
i
1
2 2 2
di
di
L M R i
dt dt
=

E queste due equazioni differenziali presentano il coefficiente di accoppiamento definito da M. Fisicamente si ha fra i
due circuiti un intercambio di energie che viene attuato mediante il campo magnetico variabile. Se i due induttori
fossero solenoidi di identica sezione S, le due induttanze avrebbero valori
1
W
2
e si avrebbe
2
1 0 1 1
L n i =
2
1 0 2 2
L n i W =
1 2
M L L =


ENERGIA MAGNETICA FRA CIRCUITI ACCOPPIATI

Si considerino due circuiti accoppiati nei quali, chiudendo gli interruttori, circolino correnti con intensit rispettivamente
ed . Analizzando in dettaglio la situazione dei circuiti

1
i
2
i
B
,
r
m
dF
,

B
,

n
,
m
p
m
p
m
p
m
p
n
,

[ ] figura 115
( ) t E
1
R
1
L
2
L
1
R
c d


figura 116
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76
circuito c chiuso : inizialmente ( )
1
i 0 0 = la fine t al
1
i cos = (a regime)
t
circuito d aperto :
2
i 0 =
circuito c chiuso e corrente a regime
1
i cos =
circuito chiuso : inizialmente d ( )
2
i 0 0 = alla fine t
2
i cos = (a regime)
il generatore del circuito , per contrastare lazione dellautoinduzione, deve fornire energia sotto forma di
Dal punto di vista energetico
c
lavoro pari a
2
m1 11
1
U L
2
= i
il g ratore del circuito , per contrastare lazione della induzione mutua, deve fornire energia sotto forma
di lavoro pari a
ene c
t t
2
m21 211 21 1 21 1 2
0 0
di
U i dt M i dt M i i
dt
= = =

E
il generatore del circuito , per contrastare lazione dellautoinduzione, deve fornire energia sotto forma di d
lavoro pari a
2
m2 2 2
1
U L i
2
=
Lenergia magnetica complessiva in gioco (ossia il la o lessivo)
m2
voro c mp
tot
m m1 m12
U U U U = + + e sostituendo
(132)
tot
2 2
m 1 1 21 1 2
1 1
U L i M i i L
2 2
= + +
2 2
i
ipetendo il ragionamento precedente scambiando i circuiti, si ricava una relazione simile alla (132) e precisamente
(133
R
)
tot
m 1 1 12 1 2 2 2
U L i M i i L i
2 2
= + +
ione: gli stati iniziali e finali dei due circuiti sono gli stessi, la variazione di ene
2 2
1 1
Osservaz rgia magnetica la
stessa, quindi
12 21
M M M = = e per i due circuiti accoppiati lenergia magnetica complessiva vale
tot
2 2
m 1 1 1 2 2 2
2 2
1 1
L i Mi i L i + + U =
e
12 21
U U In aggiunta alle energie
1
U
2
U , = , i due generatori devono erogare lenergia aggiuntiva ed
di corrente nei rispettivi circuiti. Mantenendo costante le in
nza Ci
1 1
R i dt
tensit di
mutua.
2 2
R i dt per determinare la circolazione
namento corrente nei due circuiti, il loro allonta determina una variazione dM di indutta
implica che la variazione dellenergia magnetica di accoppiamento abbia valore
m 1 2
dU i i dM =
le due f.e.m. mutuamente indotte durante il processo valgano
21
1 2
d dM
i
dt dt

= = E
21
1 2
d dM
i
dt dt

= = E
I due generatori devono spendere i lavori
12 1 1 1 2
dL i dt i i dM = = E
21 2 2 1 2
dL i dt i i dM = = E
e nel complesso il lavoro speso vale
e di energia magnetica rende conto semplicemente della met dellenergia spesa,
mentre la restante parte serve a spostare fisicamente i due circuiti. La convenzione dei segni da
associare al coefficiente M impone che sia
magnetica e tale lavo e ad un
er ori assorbono lavoro che proviene dalla diminuzione dellenergia magnetica. E tale
lavoro assimilabile ad un lavoro meccanico compiuto contro le forze del campo.

CORRENTI DI SPOSTAMENTO
e: la
(134)
tot 12 21 1 2 m
dL dL dL 2i i dM dU = + =
La variazion
M 0 > : i generatori erogano lavoro che aumenta lenergia ro assimilabil
lavoro meccanico compiuto dalle forze del campo.
0 : i gen at M<


Correnti stazionari legge di Ampre definisce che
0 0
B dl i =

, ,
-


0 0
rot B j =
,
, ,

la stazionariet impone che t
0
cost = ,
0
i cos = . Lequazione della continuit di una corrente esprime
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77
(135)
0
0
divj 0
t

+ =

,

l caso di corrente stazionaria
0
divj 0
e ne
=
,

e dallultima equazione della (134) si deduce che
( )
div rot B 0 =
,
,

Correnti non stazionarie: abbiamo visto, ad ese
caric sit della corrente vari nel
tempo
mpio, che durante la
a o la scarica di un condensatore linten
( ) i t secondo una legge temporale ben definita. La corrente circola
in tutti i punti del circuito, anche se fra le armature del condensatore
(dov on si ha alcun trasferimento
materiale di cariche libere. Per non i rrere in una palese violazione
della con
espr
perm
circo
e vi o il vuoto o un dielettrico) n
nco
servazione della carica, enun ata secondo la relazione (135) che
ime la continuit della corrente, si deve ricercare un formalismo che
etta di superare la contraddizione di una discontinuit nella
lazione della corrente nel circuito RC. Ne
ci
lla armatura [figura 117]
positiva entra la corrente ( ) i t dq dt = + mentre dallarmatura negativa esce
la corrente ( ) i t dq dt = . Si consideri una linea chiusa, che contorni il
duttore connesso allarmatura positiva (nel quale esiste il vettore
,
con
den corrente ), orientata concordemente con il verso di
circola della corrente. Il
sit di
zione
0
j

0
j
,

1
S

0
i
flusso di
0
j
,
attraverso ad una qualunque
rno la linea chiusa data, vale supe , che abbi e conto
rso ad u qualunq
racchiuda la sola armatura positiva, vale
utilizzando un qualche ar e
rficie S
1
a com
1
S
0
j ndS i =

,
,
-
mentre il flusso di
0
j attrave na ue altra superficie
2
S , che
,
2
S
La discontinuit deve essere evitata
j n

,
,
- dS 0 =
tificio formal
( )
( )
( )
0
dq t
d
i t = C V
dt dt
=
che nel caso ad esempio di un condensatore piano
( ) ( ) ( ) (
0 0 0 0
0
d d S d
i t C V El E
dt dt l dt

= = =

la corrente variabile nel tempo viene posta in relazione alla variazion


elettrico attraverso alle armature. La relazione viene dette corrente di s
corrente virtuale
)
e temporale del flusso del campo
postamento : tale corrente una
S
s
i
( )
s 0
d E
i
dt

=
,

ed proprio lartificio in grado di eliminare la discontinuit nella circolazion
carica (o di scarica) del condensatore. Nello spazio compreso fra le armatu
soddisfare la relazione
e della corrente durante la fase di
re esiste il campo elettrico che deve
0
0
1
divE =

,

( ) 0 0
div E =
,

derivando rispetto al tempo (attenzione: la densit pu essere funzione si
tempo, quindi si usi la simbologia delle derivate parziali) si ha
a delle coordinate spaziali che del
( )
0
0
div E
t t

=

,

La derivata calcolata rispetto al tempo mentre la divergenza calcolata rispetto alle coordinate spazio, quindi
possibile intercambiare le due operazioni e facendo riferimento alla relazione (135)
0
0 0
E
div div


= =

j
t t

,
,

figura 117

0
j
,

0
j
0
j
,

2
S

E
,

0
i
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__________________________________________
78
ossia
0 0
div j 0
t
E

+ =


,
,

Definendo come densit di corrente di spostamento
,
s
j la relazione
s 0
E
j
t

,
,

nei casi non stazionari la densit di corrente totale
(136)
0 0
E
j j
t

= +

,
, ,

un vettore che ha sempre divergenza nulla e quindi gode della stessa propriet del vettore
0
j
,
nei casi
stazionari. La relazione (134), nella scrittura differenziale, assume la forma (equazione di Ampre-Maxwell)
0 0 0 0 0
rot B j j
t
E
,
,
,

= = +

, ,

con
0
j
,
la densit di corrente effettiva dovuta al moto delle cariche e
0
E t
,
la densit di corrente di spostame ore nto. Il vett
,
j
: ci significa che in un circuito RC, lungo il cond solenoidale uttore
metallico fluisce la corrente con densit
0
j
,
mentre nello spazio fra le
armature del condensatore fluisce la corrente di spostament on o c
densit
s 0
j E =
, ,
t . I due vettori no con continuit sulle si salda
armature del condensatore e quindi la corrente totale di densit j
,
non
ha discontinuit in alcun punto del circuito [figura 118].
Facendo riferimento alla [figura 117]
dS
2
s
S
i j n =

,
,
-
e lequazione di Ampre-Maxwell in formulazione integrale risulta
( )
0 0 0 0 0
E
B dl i i
t

= = +


,
, ,
-




CIRCUITO RLC IN SERIE

Si co enza elettrica R9, da un condensatore (capacit C) e da un
induttore (induttan rre i in serie fra loro [figura 119]. Al tempo iniziale
nsideri un circuito costituito da un resistore (resist
za L) co lat t 0 = linterruttore sia aperto ed il
condensatore sia carico


0
+
0

0
j
,

0
j
,

s
j
,



figura 118
R
t 0 = ( )
0
r 0
q
V 0 V
C
= =
sura dellinterruttore (I) inizia il condensatore per i
A B
Alla chiu de cariche ed nizia
a fluire corrente ( ) i t , la somma delle d.d.p. deve essere nulla
( ) ( ) ( ) ( )
A B B C C D D A
V V V V V V V V 0 + + + =
con
( ) ( )
A B r
V V V t Ri t = = (dissipazione per effetto Joule
( )
( ) I
C
)
( )
B C c
1
V V V t q t
C
= = (perdita di cariche
( )
( )
C D i
di t
V V t L
dt
=
ituendo si ricava lequazione
( )
L
C D
[
V =
Sost
] figura 119
( ) ( )
di t
1
L Ri t q t 0 + + =
dt C
derivando i termini rispetto al tempo
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79
( ) ( )
( )
2
di t di t R 1
2
i t 0
dt L dt LC
+ + =
Ponendo per comodit R L 2 = e analizzando lequazione dimensionale di
2
2
0
1 1
LC T

= =



si ricava lequazione differenziale del II ordine, a coefficienti costanti, completa
( ) ( )
(137) ( )
2
0 2
2 i t 0
dt dt
+ + =
e lintegrale generale della (137) del tipo
2
di t di t
( )
t
i t e

=
che derivata, rispetto al tempo, due volte fornisce lequazione algebrica (equa ratteristica ) zione ca
(138)
( )
t 2 2
0
e 2 0

+ + =
essendo lespone iale sempre crescente, deve annullarsi leq nz uazione algebrica di II grado fra la parentesi
2 2
1 0
2 2
0
2 2
0
2 0

=
+ + =

2
= +

Poich i due integrali generali amente lequazione (137), anche la loro
combinazione risulta integrale ge ei coefficienti

e
2
t
e

soddisfano contemporane
1
t
e

nerale dipendono dal radicando


2 2
0
della (137). I valori d
2 2
0
0 > : due radici reali e distinte
( )
( )
2 2 2 2
0 0
t t t
i t e A e B e

= + (smorzamento forte)
1 1

2 2
0
0 = : due radici reali e coincidenti
(smorzamento critico)
e si ricava detta resistenza critica
( ) ( )
t
2 2
i t e A B t

= +
R 2 L C = il valore della resistenza ch
: due radici complesse e coniugate e ponendo
2 2 2
0
=
2 2
0
0 <
( ) ( )
t i i t
3
i t e A B e
+
= +
t
3
e

Lintensit della corrente ovviamente una grandezza reale, quindi le due costanti di integrazione devono
essere espresse da due valori complessi e coniugati in modo da rendere reale il termine nella parentesi
tonda. Inoltre applicando la relazione
i t
e cos t i sin t

=
( ) ( ) ( ) ( )
t
= + = + i t Ae sin t A t sin t (smorzamento oscillante)
Lampiez os llazione non costante nel te po in quanto decresce nel tempo secondo la legge
che avviene nel resistore
Le costanti di integrazione che compaiono nelle tre relazioni si determinano tramite le condizioni iniziali.
oscillazione
siente perch pilotato dal f

CIRCUITO LC IN SERIE

Se nel circuito rappresentato in [figura 119] viene tolto il resistore, lequazione differenziale risolvente (137) si riduce a
za della ci m
i t
e

e tale fatto imputabile alleffetto Joule
Nei primi due casi landamento predominante esponenziale decrescente, nel terzo caso si ha una
smorzata: nei tre casi il fenomeno tran attore di smorzamento
t
e



( )
( )
2
2
0 2
di t
i t 0
dt
+ =
equazio erenziale del II ordine, omogenea e a c
(139)
ne diff oefficienti costanti. Lintegrale generale ha la forma
( ) ( )
0
i t Ksin t = +
e le d.d.p. ai capi del condensatore e dellinduttore valgono ( ) ( )
c i
V t V t 0 + =
( )
( ) 1 0) 4 ( ) ( )
c i 0 0
V t V t L KL cos t
dt
(
di t
= + = =
(141) ( )
( )
(
i i 0 0
di t
V t L KL cos t = = = E ) +
ndensa co sono
dt
Co tore carico ed induttore non percorso da corrente: le ndizioni iniziali
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__________________________________________
80
( )
( )
c 0 0
V 0 V KL cos
t 0
i 0 0 Ksin
= =

=

= =




( )
c
V t
( ) i t

figura 120

si deduce che
0 =
0
0
V
K
L
=


Le tre relazioni (139), (140) e (141) diventano
( )
0
0
0
V
i t sin t
L
=




0
t
Rappresentando gli andamenti delle due equazion
( )
c 0
V t Vcos t =
( )
i
t Vcos = E
i ( ) i t e ( ) V t
c
si nota che sono in quadratura di fase [figura
Condensatore scarico ed induttore percorso da corrente: le condizioni iniziali sono
120]
( )
0
V 0 0 KL cos
( )
c 0
t 0
i Ksin i 0
= =

=

= =

si deduce che

2
=
0
K i =
Le tre relazion 14 e (141) diventano

i (139), ( 0)
( )
0 0 0
i t i s
0
i cos t
2

in t

+ =

( )
c 0 0 0 0 0 0
os t
2



0
t
so si osserva una differenza di fase di
V t i L c i L sin t

= + =
( )
i 0 0
t i L sin = E
Anche in questo ca 2 fra la corrente e la d.d.p. ai capi del condensatore.
Quando il condensatore vi passaggio di corrente, fra le armature del condensatore esiste il campo
elettrico e nello spazio fr immaga ta lenergia elettrostatica massima mentre nellinduttore lenergia
mag
carico e non
a le armature zzina
netica nulla
2
q
( )
2
e 0
1 1
U C V = =
Quando il condensatore scarico e fluisce corrente, lenergia elettrostatica accumulata nel suo interno nulla mentre
magnetica inte uttore massima

m
U 0 =
0
2 C 2
lenergia rnamente allind
2
e
U 0 =
m 0
2
grandezze sono in quadratura di fase (ossia son
1
U Li =
Le due o sfasate di 2 ) e la loro somma, istante per istante
costante
( )
2 1 1
2
e m 0 0
U U C V Li cost
2 2
+ = + =

( )
2
2
e m 0 0
U U C V Li cost + = = =
In quanto non esiste potenza dissipata per effetto Joul


CONSIDERAZIONI
one del magnetismo, stat er il vettore
e.

B
,
Nella trattazi o adottata p la dizione di campo magnetico e per il vettore
la dizione intensit del campo magneti cuni autori vien nche denominato campo magnetizzante). La
elta dovuta al fatto che la forza magnetica di Lorentz dipende da
H
,
co (da al e a
,
B sc sia nel vuota sia nei mezzi
di elettrotecnica): il campo viene detto campo di induzione magnetica ed il campo viene detto campo
magnetico.
magnetizzati e che i fenomeni della induzione magnetica dipendono da B (che viene assunto come
campo fondamentale). Tuttavia tale scelta non condivisa da tutti gli autori (ad esempio quelli che si occupano
,
B
,
H
,
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__________________________________________
81
Le leggi fisiche e le unit di misura non cambiano (essendo unicamente un problema di terminologia), tuttavia
una tale situazione pu generare non poca confusione cercando di correlare un testo di fisica con uno di
elettrotecnica. Ragionando in termini di vettore B

e di vettore H

, la difficolt dovrebbe essere superata.


La scelta di utilizzare le relazioni
0
1
4
per la legge di Coulomb
0
4

per la II legge fondamenta di Laplace


permette di servirsi della costante dielettrica del vuoto
0
e della permeabilit magnetica del vuoto
0
(tale uso
detto razionalizzazione delle formule dellelettromagnetismo) per scrivere le leggi fondamentali (come la legge di
Coulomb, le legge di Gauss, la legge di Ampre) in una forma pi razionale, nel senso che il fattore 4 compare
dove esistono simmetrie sferiche o cilindriche (legge di Coulomb o di Bit-Savart) e non compare in leggi pi
generali dal punto di vista geometrico (legge di Gauss, legge di Ampre). Si tenga presente che Maxwell defin
come velocit della onde elettromagnetiche nel vuoto la relazione
8
0 0
1 m
c 3 1
s
= =

0
e tale valore coincide con la velocit della luce nel vuoto.


OSCILLAZIONI ELETTRICHE PERSISTENTI

Nel circuito rappresentato in [figura 119] il resistore dissipa potenza per effetto Joule e nel caso
2 2
0
0 < lampiezza
delle oscillazioni dellandamento temporale della intensit ( ) i t risulta smorzata esponenzialmente. Se nel circuito
venisse inserito un generatore di f.e.m. che fornisse una potenza uguale a quella dissipata, le oscillazioni
risulterebbero persistenti (o con ampiezza costante nel tempo). La f.e.m. deve essere di tipo pulsato [figura 120]
( )
0
t sin = E E t

Lequazione risolvente per un simile circuito
R
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
A B B C C D D A
V V V V V V V V t 0 + + + + = E
con
( ) ( )
A B r
V V V t Ri t = = (dissipazione per effetto Joule)
( ) ( )
B C c
1
V V V t q t
C
= = (perdita di cariche
( )
( )
C D i
di t
V V V t L
dt
= =
Sostituendo si ricava lequazione
( )
( ) ( )
0
di t 1
L Ri t q t sin
dt C
+ + = E t
derivando i termini rispetto al tempo
( ) ( )
( )
2
0
2
di t di t R 1
i t cos t
dt L dt LC L

+ + =
E

Ponendo per comodit R L 2 = e
2
0
1 L C =
si ricava lequazione differenziale del II ordine, a coefficienti costanti, completa
(142)
( ) ( )
( )
2
0 2
0 2
di t di t
2 i t co
dt dt L

+ + =
E
s t
Lintegrale generale della (142) la somma di un integrale generale ( )
oa
t
p
i
i della equazione omogenea associata (ossia
il primo membro uguagliato a zero) e di un qualsiasi integrale particolare che soddisfi la (142)
( ) ( )
oa p
i t i t i = +
Integrale generale della equazione omogenea associata: la tipologia stata illustrata nel paragrafo
circuito RLC in serie e tale integrale rappresenta un fenomeno transiente
se
2 2
0
0 > ( )
( )
2 2 2 2
0 0
t t t
oa 1 1
i t e A e B e

= +
se
2 2
0
0 = ( ) ( )
t
oa 2 2
i t e A B t

= +
se
2 2
0
0 < ( ) ( )
t
oa
i t Ae sin t

= +
L
A

B
C D
[

( ) t E C

] figura 120
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__________________________________________
82
integrale particolare: scelto in funzione della forma analitica che esprime la f.e.m. del generatore, ossia
se
( ) ( )
( ) ( )
0 p
0
0 p
t sin t i Ksin t
t cos t i Kcos t
= = +



= = +

E E
E E

se
( ) ( )
( ) ( )
0 p
0
0 p
t sin t i Kcos t
t cos t i Ksin t
= = +

=


= = +

E E
E E

nel presente caso
( )
p
i Ksin t = +
Sostituendo le derivate temporali prime e seconde di nella (142) si ricava
p
i
( ) ( ) ( )
0 2 2
0
K sin t 2 Kcos t cos t
L

+ + + =
E

e dopo aver esplicitato e , per il principio di identit dei polinomi, si uguaglino i coefficienti di
e : si ottiene un sistema di due equazioni nelle incognite K e
( ) sin t + ( cos t + )
sin t cos t
sin t) :
( )
2 2
0
K cos 2 sin 0

=

cos t) :
( )
0 2 2
0
K sin 2 cos
L


=

E

ed i valori cercati sono
(143) ( )
E
0
2
2
K
1
R L
C
=

+


( )
1
L
C
arctan
R

=
Lintegrale generale dellequazione (142) del tipo
( ) ( )

( ) ( )
oa
transiente
persistente
i t i t K sin t = + +


Considerazioni: quando nel circuito RLC in serie viene applicata una f.e.m. pulsata terminato il
transiente, rappresentato dal termine
( )
0
t sin t = E E
( )
oa
i t , si innescano oscillazioni persistenti (che hanno ampiezza costante
nel tempo) con circolazione di corrente ( ) ( ) ( ) K sin t i t = +


lampiezza ( ) K risulta funzione della pulsazione e della massima ampiezza
0
E della f.e.m. del
generatore, dei parametri circuitali resistenza, capacit ed induttanza.
lo sfasamento ( ) fra f.e.m. del generatore e la corrente ( ) i t , unitamente allampiezza ( ) K delle
oscillazioni persistenti, sono indipendenti dalle condizioni iniziali, che pilotano esclusivamente la parte
transiente del fenomeno.


RISONANZA

Lampiezza delle oscillazioni persistenti ( ) K raggiunge il massimo valore quando il denominatore della sua
espressione nella (143) ha il valore minimo e ci avviene quando
0
2 2
0
1
LC
=
1
L
C
=

essendo la pulsazione caratteristica del sistema ed


0
la pulsazione indotta. In tale condizione si ha
( )
0
max 0
K
R
=
E
( )
max 0
0 =
si parla in allora di risonanza e un simile comportamento diventa sempre pi evidente quanto pi piccolo diventa il
valore della resistenza R del resistore
( )
( )
0
max 0
0
max 0
K
R
0

E
e se R allora 0 ( )
max 0
K
In condizione di risonanza, nel circuito RLC in serie circola la corrente di intensit
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83
( )
0
i t sin t
R
=
E

esattamente come nel caso di un circuito puramente resistivo.
Il denominatore di si annulla quando ( ) K
1
L R
C
=


per cui lampiezza delle oscillazioni persistenti assume il valore massimo
( )
0
K
R 2
=
E

Date due pulsazioni e , si definisce larghezza di risonanza la differenza fra due valori della
pulsazione indotta in corrispondenza dellannullamento del denominatore di
1
<
0 0 2
>
( ) K

1
1
1
L R
C
=

1 LC
2 2
1 1 0
R
0
L
+ =
2
2
1
L R
C
= +

1 LC
2 2
2 2 0
R
0
L
+ =
Risolvendo le equazione, scartando i valori negativi, si ricava
2
2
1 0
R R
L 2L

= +



2
2
2 0
R R
L 2L

= + +



e la larghezza di risonanza vale
2 1
R
L
= =
Calcolando il prodotto delle due pulsazioni
2 2
2 2
1 2 0 0
R R
2L 2L

= + + =



Ossia la pulsazione propria
0
del sistema risulta medio proporzionale fra le due pulsazioni
1
e
2
, le due
pulsazioni non risultano equidistanti da
0
per cui la curva che rappresenta la risonanza non simmetrica
rispetto ad
0
[figura 121]
0 1 2
=
Fattore di merito: la larghezza di risonanza pu essere riscritta
0
0
R 1
L
=


e si definisce fattore di merito la relazione
0
R
Q
L
=
Poich
0
Q = , quanto pi stretta lampiezza di risonanza tanto pi alto il fattore di merito: ossia la
resistenza elettrica R piccola rispetto al prodotto
0
L . In un circuito RLC in serie con generatore ( )
0
t sin t = E E
circola sostanzialmente una corrente quando la pulsazione esterna del generatore risulta molto prossima alla
pulsazione caratteristica del circuito.


CIRCUITI ELETTRICI IN ALTERNATI

Una qualsiasi grandezza ( ) X t si definisce alternata quando risulta periodica e con valore medio, calcolato su
un periodo T, nullo
( ) ( )
T
0
1
< X t > = X t dt 0
T
=


Una f.e.m. o una intensit di corrente si definiscono alternate quando la loro dipendenza temporale correlata a
o . sin t cos t
Limite di validit: affinch lintensit di corrente ( ) i t si possa considerare costante in tutti i punti del circuito, la
variazioni nel tempo devono risultare lente rispetto al tempo impiegato dalla luce a percorrere una distanza pari a
1

0

2

( ) K
[ ] figura 121
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84
una dimensione tipica del circuito
0
d 2
T
c

= <<


Nella presente trattazione, il generatore produce una f.e.m. alternata esprimibile dalla relazione
( )
0
t cos t = E E
con circolazione di corrente di intensit
( )
0
i t i cos t =
Si consideri un semplice circuito elettrico costituito da un generatore di f.e.m. alternata con un
componente che pu essere un resistore, un induttore, un condensatore.
( )
0
t cos = E E t

Resistore: la sua resistenza elettrica sia R [figura 122]
La legge di Ohm impone che lintensit di corrente nel circuito sia
( )
( )
0
0
t
i t cos t i cos t
R R
= = =
E E

essendo
0 0
i = E R il massimo valore della intensit.
La corrente circolante ( ) i t risulta in fase con la f.e.m. ( ) t E
La differenza di potenziale ai capi del resistore
(144) ( ) ( )
r 0 0
V t Ri t Ri cos t V cos = = =
R
t
essendo il massimo valore della d.d.p.
0
V Ri =
0
La differenza di potenziale risulta in fase con la corrente circolante ed il comportamento del
resistore risulta indipendente dalla pulsazione
( )
r
V t ( ) i t
.
Induttore: la sua induttanza sia L [figura 123]
La legge di Ohm impone che valga la relazione
( ) ( )
( )
i 0
di t
t t cos t L
dt
+ = = E E E 0
( )
0
di t
cos t
dt L
=
E

Integrando si ricava lintensit
( )
0 0
0
i t sin t cos t i cos t
L L 2

= = =



E E
2

essendo
0 0
i = E L il suo massimo valore.
La corrente circolante ( ) i t presenta il ritardo di fase = 2 rispetto alla f.e.m. ( ) t E
La d.d.p. ai capi dellinduttore
( )
( )
i 0
di t
V t L L i sin t
dt
= =
ossia
(145) ( )
i 0
V t L i cos t
2

= +



essendo il suo massimo valore.
0
V L i =
0
La d.d.p. ai capi dellinduttore presenta lanticipo di fase ( )
i
V t = 2 rispetto alla corrente
circolante . Si definisce reattanza di un induttore la relazione ( ) i t L ed il comportamento dellinduttore
risulta essere pilotato linearmente dalla pulsazione .
Condensatore: la capacit sia C [figura 124]
La legge di Ohm impone che valga la relazione
( ) ( ) ( )
c 0
1
E t V t E cos t q t 0
C
+ = + =
( ) ( )
0
q t C t C cos t = = E E
derivando rispetto al tempo
( )
( )
0
dq t
i t C sin t
dt
= = E
ossia
( )
0 0
i t C cos t i cos t
2 2

= + = +


E


( ) t E ( )
r
V t
[ ] figura 122
L ( ) t E ( )
i
V t
[ ] figura 123
C ( ) t E ( )
i
V t
[

] figura 123
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85
0
essendo il suo massimo valore.
0
i C = E
La corrente circolante ( ) i t presenta lanticipo di fase = 2 rispetto alla f.e.m. ( ) t E
La d.d.p. ai capi del condensatore
( ) ( ) ( )
t
0
c
0
i 1
V t q t i t dt sin t
C C
= = =



ossia
(146) ( )
0
c 0
i
V t cos t V cos t
C 2 2

= =



essendo
0 0
V i C = il suo massimo valore.
La d.d.p. ai capi del condensatore presenta un ritardo di fase ( )
c
V t = 2 rispetto alla corrente
circolante . Si definisce reattanza di un condensatore la relazione ( ) i t 1 C ed il comportamento del
condensatore risulta pilotato dalla pulsazione secondo una relazione inversamente proporzionale.
Osservazioni: quando una f.e.m. applicata ad un resistore o a un induttore o a un condensatore, si
ha circolazione di corrente e nel caso di un
( )
0
t cos = E E t
( ) i t
resistore : ( )
r
V t e ( ) i t sono in fase fra loro
induttore : ( )
i
V t in anticipo di fase di 2 rispetto a ( ) i t (sono in quadratura di fase)
condensatore : ( )
c
V t in ritardo di fase di 2 rispetto a ( ) i t (sono in quadratura di fase)
Nel caso di circuiti in alternata con elementi in serie fra loro, il calcolo della d.d.p. complessiva fatta seguendo il
procedimento dei vettori rotanti di Fresnell ().
Serie RL: facendo circolare la corrente ( )
0
i t i cos t = , ai capi dei singoli elementi si hanno le d.d.p. [figura 124]
definite dalle (144) e (145)
( ) ( )
r 0
V t Ri t Ri cos t = =
( )
( )
i 0
di t
V t L Li cos t
dt 2

= = +



Analizzando il diagramma dei vettori rotanti, si ricava che il massimo
valore della d.d.p. ai capi del circuito
( )
2
2
0 0
V i R L = +
0
L
arctan
R

=
quindi il valore della d.d.p. complessiva vale
( ) ( ) ( ) ( )
2
2
0 0
V t V cos t i R L cos t = + = + +
0

R
L
( ) V t
( ) i t
0
Ri
0
Li
0
V

[ ] figura 124

La d.d.p. ai capi del circuito risulta in anticipo di fase rispetto a ( ) i t
con le seguenti approssimazioni
L R >> :
2

, ( )
r
V t 0 e ( ) L
i 0
V t i
il circuito si comporta come fosse puramente induttivo
L R << : 0 , ( )
r 0
Ri e V t ( )
i
V t 0
il circuito si comporta come fosse puramente resistivo
Al crescere della pulsazione e per valori fissi di R ed L, il comportamento del circuito RL in alternata
passa dalla caratteristica puramente resistiva a quella puramente induttiva.
Serie LC: facendo circolare la corrente ( ) i t
0
i cos t = , ai capi dei
singoli elementi si hanno le d.d.p. [figura 125] definite dalle (145) e
(146)
( )
( )
i 0
di t
V t L Li cos t
dt 2

= = +



( )
0
c 0
i
V t cos t V cos t
C 2

= =




C
[ ] figura 125
2

e si hanno due possibili casi [figura 125a]

1
C
>>

: L
0 0
1
L
C
V i

=


( )
0 0
1
V t V cos t i L cos t
2 C

= =


L
( ) V t
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__________________________________________
86
la d.d.p. ai capi del circuito risulta in anticipo di 2 rispetto
a ed il circuito si comporta come fosse puramente
induttivo
( ) i t

1
L L
C
=


2
1
L L
C
=



1
L
C
<<

:
0 0
1
V i L
C

=



( )
0 0
1
V t V cos t i L cos t
2 C

= =


la d.d.p. ai capi del circuito risulta in ritardo di 2 rispetto a
ed il circuito si comporta come fosse puramente
capacitivo
( ) i t
1 1
L
C C
=


2
1
C C
1 LC
=


( ) i t
( ) i t
L
L
C
C
[ ] figura 125a

1
L
C
=

:
0
V 0 = ossia ( ) V t 0 =
Serie RC: facendo circolare la corrente ( )
0
i t i cos t = , ai capi dei
singoli elementi si hanno le d.d.p. [figura 126] definite dalle (144) e
(146)
( ) ( )
r 0
V t Ri t Ri cos t = =

C
R
( ) V t
[ ] figura 126
0
V
R
1
C

( ) i t

( )
0
c 0
i
V t cos t V cos t
C 2

= =



2

Analizzando il diagramma dei vettori rotanti, si ricava che il massimo
valore della d.d.p. ai capi del circuito
2
2
0 0
1
V i R
C

= +



0
1
C
arctan
R

=
quindi il valore della d.d.p. complessiva vale
( ) ( ) ( )
2
2
0 0 0
1
V t V cos t i R cos t
C

= + = + +



0

la d.d.p. ai capi del circuito risulta in ritardo di fase rispetto a ( ) i t con
le seguenti approssimazioni
R 1 C >> : il circuito si comporta come fosse puramente resistivo (condizioni verificate per grandi valori
della pulsazione
R 1 C << : il circuito si comporta come fosse puramente induttivo (condizioni verificate per piccoli
valori della pulsazione
Serie RLC: facendo circolare la corrente ( )
0
i t i cos t = , ai capi dei
singoli elementi si hanno le d.d.p. [figura 127] definite dalle (144),
(145) e (146)
( ) ( )
r 0
V t Ri t Ri cos t = =

R
C ( ) V t
L
[ ] figura 127

( )
( )
i 0
di t
V t L Li cos t
dt 2

= = +



( )
0
c 0
i
V t cos t V cos t
C 2

= =



2

Analizzando il diagramma dei vettori rotanti, si ricava che il
massimo valore della d.d.p. ai capi del circuito [figura 128]
2
2
0 0
1
V i R L
C

= +



0
1
L
C
arctan
R

=
quindi il valore della d.d.p. complessiva vale
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87
( ) ( ) ( )
2
2
0 0 0
1
V t V cos t i R L cos t
C

= + = + +





( ) i t R
1
C

L
0

0
V
[ ] figura 128
Si definisce impedenza del circuito RLC la grandezza
2
2
1
Z R L
C

= +



ed il comportamento del circuito pilotato dal valore della pulsazione
. Si hanno due casi
valori piccoli : il termine predominante 1 C, quindi
2
2
1
Z R
C

+


tan 0 <
il comportamento equivalente a quello di un circuito RC il serie.
valori grandi : il termine predominante L , quindi
( )
2
2
Z R L + tan 0 >
il comportamento equivalente a quello di un circuito RL il serie.
L 1 C = :
0 0
V Ri ed il circuito si comporta come se fosse puramente resistivo (caso della risonanza).
Limiti di validit: supponendo che nel circuito non sia presente alcun resistore, i rami di collegamento dei
vari elementi sono conduttori, quindi presentano una resistenza elettrica reale. Hanno significato circuiti R,
RC, RLC mentre i circuiti L, C, LC presentano interesse se le reattanze L e 1 C risultano maggiori di R.
Legge generale: quando in un circuito costituito da resistori, condensatori e induttori (presi singolarmente
oppure variamente collegati fra loro in serie) circola corrente del tipo
( )
0
i t i cos t =
la d.d.p. ai capi del circuito risulta essere del tipo
( ) ( )
0 0
V t V cos t = +
Fra i valori massimi delle grandezze in gioco esiste una relazione del tipo
0
V Zi =
0
, essendo
2
2
1
R L
C

+



limpedenza del circuito. Nel caso di singoli componenti, limpedenza pu assumere un ben preciso
significato
resistore: Z R =
induttore: Z L = , limpedenza cresce linearmente dal valore zero ( 0 = , corrente continua) fino
all . Quanto pi cresce ( ) di t dt tanto pi rapidamente cresce la f.e.m. indotta ( ) ( )
i
t Ldi t dt . Se
0
, allora nellinduttore circola una corrente di intensit
= E
0 0
V Zi = = L i
0
=
0
i V L che decresce allo
aumentare della pulsazione (a parit di
0
V ).
Condensatore: Z 1 C = , limpedenza diminuisce linearmente da valore ( 0 = , corrente continua)
fino al valore 0 ( ). Al crescere del valore della pulsazione , lintensit della corrente circolante
0
aumenta e sulle armature del condensatore si ha una variazione di carica (a parit di
0
V ).
0
i C V =
Nei circuiti composti dai predetti elementi (tutti o in parte) si ha una combinazione dei singoli effetti.


POTENZA DI UNA CORRENTE ALTERNATA

In un circuito la f.e.m. determina la circolazione di una corrente di intensit ed ai suoi
capi si ha la d.d.p.
( )
0
t cos = E E
( ) (
0
V t V cos t =
t
+
( )
0
i t i cos t =
) . La potenza istantanea definita dalla relazione
( ) ( ) ( ) ( )
0 0
t i t V t i V cos t cos t = = + P
e applicando la relazione della somma di angoli, si ha
(147) ( ) ( ) ( )
2
0 0 0 0
1
t i t V t i V cos cos t i V sin sin2 t
2
= = P
Calcolando il valore medio su un intero periodo
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88
( ) ( ) ( )
2 2
2
0 0 0 0
0 0
1 1 1
t i t V t i V cos cos t dt i V sin sin2 t dt
2 2 2

< > = =




P
c d

iintegrale c vale
0 0
1
i V cos
2

0
mentre lintegrale d vale 0, quindi
( )
0 0
1
t i V co
2
s < > = P
nota come la relazione di Galileo Ferraris (1847-1897) che pu essere riscritta come
( )
0 0
i V
t c
2 2
os < > =

P
Si definisce valore efficace una grandezza il valore massimo della grandezza diviso da radice di due
intensit efficace di corrente :
0
eff
i
i
2
=

differenza efficace di potenziale :
0
eff
V
V
2
=


allora
(148) ( )
eff eff reale
t i V cos < > = = P P
La potenza media coincide con la potenza reale e risulta sempre differente da zero purch
0
2 : il caso
0
2 = riguarda il circuito con un resistore o con un induttore (anche una loro combinazione) nellipotesi che la
resistenza elettrica del circuito sia trascurabile. Il termine cos detto fattore di potenza.
Nella relazione (147) si osservi che

2
0 0
i V cos cos t : risulta sempre positivo

0 0
1
i V sin sin2 t
2
: risulta positivo se corrisponde ad una energia ceduta dal generatore al circuito,
negativo se corrisponde ad unenergia ceduta dal circuito al generatore. Il suo valore massimo definisce la
potenza reattiva
0 0
reattiva 0 0 eff eff
i V 1
i V sin sin i V sin
2 2 2
= = =

P
Si definisce potenza apparente o potenza di picco che un generatore deve fornire, affinch vi sia circolazione di
corrente nel circuito con una d.d.p. ai suoi capi, la relazione
2 2
apparente reale reattiva eff eff
i V = + = P P P
Non tutta la potenza erogata viene utilizzata: ad esempio in unautomobile, al momento dellaccensione del motore, la
batteria deve erogare una potenza superiore a quella effettivamente utilizzata nel processo.


TRASFORMATORI

I trasformatori sono dispositivi statici in grado di produrre variazioni di tensione e di corrente senza una
significativa perdita di potenza. Il principio fisico utilizzato quello della induzione mutua: un circuito primario,
contenete una f.e.m. , induce in un circuito secondario una f.e.m. indotta ( ) t E ( )
i
t E ed il legame fra i due circuiti
costituito da un nucleo di materiale ferromagnetico. Il nucleo definisce un circuito chiuso per le linee del campo
magnetico in modo da permettere il passaggio di un flusso
( )
B

dal circuito primario a quello secondario [figura 129].
Le correnti parassite di Foucault devono essere assolutamente minimizzate e ci viene attuato utilizzando per il
nucleo lamierini di piccolo spessore, separati fra loro da materiale isolante, strettamente impacchettati fra loro.



( ) t E
( )
( )
1
eff
V t R
( )
( )
2
eff
V t
( )
( )
2
eff
i t
( )
( )
1
eff
i t
circuito primario c circuito secondario d
nucleo trasformatore
[ ] figura 129
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89
Applicando la relazione (148) di Galileo Ferraris
( )
eff eff
t i V cos < > = P
per un trasformatore ideale, si ha
circuito primario c: il generatore eroga una f.e.m. ( )
0
t cos t = E E ed abbia
1
N spire (elettricamente isolate)
avvolte attorno al nucleo ferromagnetico,
circuito secondario d: sia costituito da un interruttore, un resistore di resistenza R abbia
2
N spire
(elettricamente isolate) avvolte attorno al nucleo ferromagnetico.
I due avvolgimenti abbiamo una resistenza elettrica piccola tanto da essere trascurabile,e siano anche trascurabili le
perdite di energia imputabili al ciclo di isteresi magnetica. A titolo di riferimento, in un trasformatore ideale le perdite
di energia risultano inferiori all1%.
Il circuito primario c puramente induttivo ed avendo la corrente circolante ( )
1
i t un ritardo di fase 2 =
rispetto a ( ) t E , il fattore di potenza (148) nullo quindi non si ha trasferimento di energia.
La corrente ( )
1
i t determina nellavvolgimento primario un campo magnetico variabile nel tempo che interessa
tutto il nucleo ferromagnetico. Anche il flusso concatenato allavvolgimento del circuito secondario anchesso
variabile nel tempo.
Per la legge della induzione elettromagnetica le f.e.m. indotte nei due avvolgimenti sono uguali
circuito primario c : ( )
( )
i 1
d B
t N
dt

=

E
circuito secondario d : ( )
( )
i 2
d B
t N
dt

=

E
Si osservi che le d.d.p. ai capi dei due circuiti non sono altro che le f.e.m. indotte nei rispettivi circuiti
(149) ( )
( )
( )
( )
1
i 1 eff
d B
t N V
dt

= = t

E ( )
( )
( )
( )
2
i 2 eff
d B
t N V t
dt

= =

E
e calcolandone i rapporto si ottiene la d.d.p. ai capi del circuito secondario d (trasformazione della d.d.p.)
( )
( )
( )
( )
2 1 2
eff eff
1
N
V t V
N
= t
Con linterruttore aperto no si ha alcuna trasformazione, chiudendo linterruttore avvengono molteplici fenomeni sia nel
circuito primario sia in quello secondario (nel presente caso inserito un resistore, ma possono esserci condensatori,
induttori, resistori vari).
Nel circuito secondario d si genera una corrente indotta
( )
( )
2
eff
i t che nel resistore dissipa una potenza pari a
( )
( )
( )
( )
( )
( )
2 2 2
eff eff
< t > = i t V P t
e tale corrente genera un flusso di campo magnetico indotto
( ) i
B

nel nucleo ferromagnetico, che
interessa anche il circuito primario nel quale si genera in tal modo una f.e.m. indotta.
La f.e.m. indotta nel circuito primario c tende ad opporsi (per la legge di Lentz) alla d.d.p.
( )
( )
1
eff
V t che,
tuttavia, non pu variare in quanto deve essere uguale alla f.e.m. ( ) t E prodotta dal generatore. La chiusura
dellinterruttore non pu cambiare una simile condizione.
Il generatore nel circuito primario c genera una corrente
( )
( )
1
eff
i t con intensit e fase costante per contrastare
leffetto che tenderebbe a far variare
( )
( )
1
eff
V t .
Applicando il principio di conservazione dellenergia
( )
( )
( )
( )
1 2
< t > < t = P P >
( )
( )
( )
( )
( )
( )
( )
( )
1 1 2 2
eff eff eff eff
i t V t i t V t =
( )
( )
( )
( )
( )
( )
( )
( )
1
2 1 eff
eff eff
2
eff
V t
i t i t
V t
=


tenendo conto delle relazioni (149) si ricava la relazione per la trasformazione della corrente
( )
( )
( )
( ) i i =
2 1 1
eff eff
2
N
t t
N

Relativamente al circuito secondario si pu scrivere
( )
( )
( )
( )
2 2
eff eff
1
i t V t
R
=
e tenendo presente la relazione per la trasformazione della corrente
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90
( )
( )
( )
( )
2
1 1
eff eff
2 2
N N 1
i t V t
N R N
=
2

( )
( )
( )
( )
2
1 1
1
eff eff
2
N
V t R i t
N

=




Dal punto di vista del circuito primario c, la resistenza equivalente alla resistenza di carico del circuito secondario d Dal punto di vista del circuito primario c, la resistenza equivalente alla resistenza di carico del circuito secondario d
2
1
eq
2
N
R R
N

=



relazione che definisce la trasformazione della resistenza.
Trasmissione di corrente: durante il trasporto per minimizzare la perdite imputabili alleffetto Joule
conveniente trasferire correnti di bassa intensit alla tensione pi alta possibile.
Uso locale: per motivazioni di sicurezza, le correnti utilizzate hanno alta intensit a tensione relativamente
bassa.


GENERALITA SULLE ONDE

Unonda una qualsiasi perturbazione che si propaga in un mezzo con una ben precisa velocit, funzione dei
parametri caratteristici del mezzo. In una propagazione ondosa non avviene alcun trasferimento di materia,
ma solamente di energia o di quantit di moto.
Le onde elastiche hanno bisogno di un mezzo materiale per la loro propagazione, che da imputarsi alla
interazione fra le molecole o gli atomi del mezzo: gli atomi o le molecole oscillano attorno alla loro posizione di
equilibrio senza trasferimento di materia.
Sono di origine meccanica sia le onde sismiche sia le onde sulla superficie di un liquido.
Le onde elettromagnetiche hanno bisogno di un mezzo materiale per la propagazione. Nel vuoto la loro velocit
quella della luce
8
c 3 10 m s = , possono attraversare mezzi materiali, nei quali la velocit di propagazione
sempre inferiore a c.
Sorgente: origine della perturbazione, pu essere puntiforme o estesa. La sorgente pu consistere in una
vibrazione di un corpo materiale, che pone in movimento o molecole (come nel caso di onde elastiche) oppure
cariche elettriche (come nel caso di onde elettromagnetiche).
I fenomeni che generano propagazioni ondose sono differenti fra loro, ma presentano caratteristiche generali che
ne permettono una descrizione analitica unificata. Formalmente unonda si riconduce alla perturbazione
delle condizioni di equilibrio di un campo che descrive una propriet del sistema. Il campo pu essere
scalare o vettoriale:
unonda sonora una perturbazione delle stato di equilibrio della pressione e della densit in un gas,
unonda elastica in una sbarra una deformazione locale (rappresentata da uno spostamento dalla
posizione di equilibrio di una sezione della sbarra o da una variazione di pressione) che si propaga nello
spazio circostante,
unonda elettromagnetica una perturbazione del campo elettrico e magnetico prodotta da cariche in moto.
La perturbazione di un campo, generata da una sorgente, che si propaga nello spazio rappresentata da
una funzione di perturbazione ) x, y, z; t ( : essa pu rappresentare sia uno spostamento dalla posizione di
equilibrio (come nel caso delle onde elastiche) oppure una variazione di pressione, una variazione di densit,
una forza agente o una potenza in gioco.
Un particolare tipo di onda londa piana, ossia quellonda
descritta da una funzione di perturbazione funzione univoca
dello spazio (oltre che del tempo). Ci significa che la funzione di
perturbazione al tempo
0
t t = assume in tutti i punti del piano di
equazione
0
x x = , piano parallelo agli assi ( ) y,z quindi normale alla
direzione di propagazione x, lo stesso valore [figura 130]
( )
0 0
x , t cost =
Un tale piano detto fronte donda.

La funzione di perturbazione di unonda soddisfa lequazione differenziale di DAlambert (1717-1783) che nel
caso di unonda piana
(150)
( ) ( )
2 2
2 2 2
x, t x, t 1
0
x v t

=


con v la velocit di propagazione dellonda. Lequazione differenziale (150) alle derivate parziali, del
secondo ordine, a coefficienti costanti, omogenea e lineare nella funzione incognita (infatti compare
unicamente alla prima potenza). La linearit dovuta al fatto che le perturbazioni producono piccoli spostamenti
dallo stato di equilibrio. In altri casi si hanno equazioni non lineari pi complesse. Nelle onde elettromagnetiche,
la linearit dovuta alla linearit delle equazioni di Maxwell.
( )
0 0
x ,t
[ ] figura 130
x
y
z
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__________________________________________
91
Lintegrale generale dellequazione differenziale (150) una qualsiasi funzione purch il suo argomento sia
( ) x vt , indipendentemente dalla sua forma. Anche la combinazione delle funzioni con i due argomenti ancora
integrale generale della (150)
(151) ( ) ( ) ( ) x, t f x vt g x vt = + +
Attenzione: necessario che largomento della funzione sia una combinazione lineare di x e t, quindi ( ) x vt ,
, sono integrali generali della (150). Le funzioni
( ) x vt
e

( sink x vt ) x vt , x lnvt ,
(
x vt
)
non sono integrali
che soddisfano la (150).
Significato fisico degli integrali generali: a causa della loro
struttura rappresentano un fenomeno di propagazione lungo lasse
x del riferimento. Allistante
0
t t = e nella posizione
0
x x = il valore
( )
0 0
x vt della funzione di perturbazione lo si ritrova ad ogni
istante
0
t t > nel punto x che soddisfa la relazione

0 0
x vt x v =

v


0
x x
t ( )
0 0
x x v t t = +
che esprime un moto rettilineo nelle direzione positiva dellasse x e
le funzioni rappresentano onde piane progressive. ( f x vt )
t
Con un identico ragionamento si dimostra che
0 0
x vt x v + = + ( )
0 0
x x v t t =
che esprime un moto rettilineo nelle direzione positiva dellasse x e le funzioni (
[ ]
) g x vt rappresentano onde
piane regressive [figura 131]. In entrambi i casi si tratta di una traslazione rigida nel senso che la forma
della funzione si mantiene inalterata durante il moto e tale caratteristica peculiare delle singole funzioni
della (151).
Fenomeni di interferenza fra onde: la relazione della (151) rappresenta il principio di sovrapposizione degli
effetti. Quando due onde si sommano, ognuna mantiene la propria identit indipendentemente dallaltra anche
se agiscono contemporaneamente. In [figura 132] rappresentata la sovrapposizione di due onde dello stesso
segno e di segno opposto che si propagano in verso opposto: dopo la sovrapposizione (somma algebrica)
ognuna di esse si muove con la medesima modalit che aveva prima della sovrapposizione. Quando due onde
interagiscono secondo quanto stato esposto, in determinate condizioni, definiscono il fenomeno della
interferenza.
Onde piane armoniche: poich una qualsiasi funzione di argomento ( ) x vt integrale generale dellequazione
di DAlambert (150) indipendentemente dalla forma, si consideri una funzione di perturbazione rappresentata da
una funzione armonica tipo
( ) ( )
0
x, t sin x, t = ( ) (
0
x, t cos x, t = )
)

La fase , espressa da una relazione che sia una combinazione lineare di x e t, deve essere adimensionata ( x, t
(152) ( ) ( )
0
x, t k x vt = +
essendo la eventuale fase iniziale adimensionata e k un coefficiente che renda adimensionata la parentesi
tonda, i cui termini hanno la dimensione di una lunghezza
0

[ ] [ ] x L = [ ] [ ] vt L = [ ]
1
k L

=


La (152) pu essere riscritta come

x
figura 131
v


0
x
v


v
v


v
v


f
g
f
f
f
g
g
g
[ ] figura 132
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92
( ) ( )
0
x, t kx kvt = +
e dovendo essere il prodotto kv adimensionato, si ricava che t
[ ]
1 1
kv L LT

=


ossia kv ha la dimensione , quindi identificabile come la pulsazione
1
T



dellonda piana armonica.
= kv
ossia . Unonda piana rappresentata da una relazione analitica ( ) ( )
0
x, t kx t = +
( ) ( ) ( )
( ) ( ) ( )
= + = +

= + = +

0 0 0
0 0 0
x, t sin k x vt sin kx t
x, t cos k x vt cos kx t

0
0

Unonda armonica presenta una periodicit 2 , ma essendo funzione sia dello spazio sia del tempo, la sua
periodicit duplice.
Periodicit spaziale: al generico istante
0
t t = , londa armonica (ad esempio di tipo progressivo) presenta
la medesima configurazione nei punti
1
x ed
2
x quando le due fasi sono correlate dalla relazione
( ) ( )
2 2 0 1 1 0
x ,t x , t 2 = +
( ) ( )
2 0 0 1 0 0
kx t kx t 2 + = + +
2 1
2
k
x x


Si definisce lunghezza donda la minima distanza fra due punti di unonda piana armonica nei
quali londa presenta la medesima configurazione =
2 1
x x
quindi

2
k
con k il numero donda, che rappresenta quante volte la lunghezza donda contenuta in 2 .
Periodicit temporale: in un generico punto
0
x x = , londa armonica (ad esempio di tipo progressivo)
presenta la medesima configurazione ai tempi
1
t e
2
t quando le due fasi sono correlate dalla relazione
( ) ( )
1 0 1 2 0 2
x , t x , t 2 = +
( ) ( )
0 1 0 0 2 0
kx t kx t 2 + = + +
2 1
2
t t


Si definisce periodo T il minimo intervallo temporale fra due punti di unonda armonica nei quali
londa presenta la medesima configurazione =
2 1
T t t
quindi

=
2
T

con la pulsazione dellonda, che rappresenta quante volte il periodo T contenuto in 2 .
Il numero donda k correlato alla periodicit spaziale, la pulsazione alla periodicit temporale.
Fase di unonda piana armonica: la fase esprime la propagazione dellonda e la fase iniziale si determina
tramite le condizioni iniziali. Unonda, ad esempio progressiva, assume la medesima configurazione nei
punti ( )
1 1
A x , t e ( )
2 2
B x , t quando verificata la relazione fra le fasi
( ) ( )
( ) ( )
( ) (
1 1 0 1 1
2 2
2 2 0 2 2
x ,t sin kx vt
x ,t
x ,t sin kx vt
=

1 1
x ,t =
)
2

1 1 2
kx vt kx vt =
( )
2 1 2 1
x x v t t =
La sinusoide si muove rigidamente di moto progressivo.
Onda piana longitudinale: quando la direzione di oscillazione coincide con al direzione di propagazione
Onda piana trasversale: quando la direzione di oscillazione risulta
normale alla direzione di propagazione.
Per una tale onda, la funzione di perturbazione pu essere rappresentata
in un generico piano ( , passante per il punto


y

z

) y,z
0
x x = al tempo
0
t t = ,
mediante un vettore

di componenti
y
e
z
[figura 133]
( ) ( ) ( )
y z
x,t x,t x, y = +


[ ] figura 133
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93
ed al genetico istante t il vettore ( ) x,t

x
pu assume una qualsiasi direzione di oscillazione ortogonale a
quella di propagazione, ossia nel punto
0
x = il vettore assume una qualsiasi direzione al variare di t.
Onde piane armoniche polarizzate: in Fisica I si visto che componendo su uno stesso asse due moti
armonici di identica pulsazione e sfasati fra loro, si definisce un moto risultante polarizzato. Si considerino
due onde piane armoniche con identica pulsazione e lunghezza donda , oscillanti in due direzioni
normale fra loro e con la medesima direzione di propagazione. La sfasamento fra le due onde sia
( )
02 01
x, t = =
(153) ( ) ( )
y 0y
x,t sin kx t =
(154) ( ) ( )
z 0z
x,t sin kx t = +


Londa risultante presenta la stessa direzione di propagazione, mentre la direzione di oscillazione risulta
polarizzata in funzione del valore che assume lo sfasamento
0 = : le equazioni (153) e (154) definiscono il sistema
( ) ( )
( ) ( )
y 0y
z 0z
x,t sin kx t
x,t sin kx t
=


( )
( )
z 0z
y 0y
x,t
tan cost
x,t

= = =


ossia il piano di oscillazione del vettore ( ) x,t

forma un
angolo costante nel tempo rispetto al verso positivo
dellasse y [figura 134].

Quando = il piano di oscillazione forma un angolo costante nel tempo rispetto al verso negativo
dellasse y. Nei due casi le si hanno onde polarizzate linearmente.
2 = : le equazioni (153) e (154) definiscono il sistema
( ) ( )
( ) ( ) ( )
y 0y
z 0z 0z
x,t sin kx t
x,t sin kx t cos kx t
2
=


= + =




Quadrando le due equazioni e sommando termine a
termine si ricava [figura 135]
( ) ( )
2 2
y z
0y 0z
x,t x,t
1

+ =




la relazione rappresenta un ellisse ad assi centrati e le onde si dicono onde polarizzate
ellitticamente. Identico risultato si avrebbe per 2 = .
2 = e <. Lequazione dellellisse diventa lequazione di una circonferenza e si parla
di onde polarizzate circolarmente
0y 0z 0
= =
( ) ( )
2 2
y z
x,t x,t + =
2
0

Fronte donda di unonda piana armonica: per


0
x x = e
0
t t = linsieme dei punti del piano, normale alla
direzione di propagazione, nei quali la funzione di perturbazione ha valore costante
( )
0 0
x ,t cost =
Tutti i punti del fronte donda oscillano con la medesima fase e la velocit di propagazione del fronte donda
pari al rapporto fra la lunghezza donda e lintervallo temporale durante il quale si ha uno spostamento pari
alla lunghezza donda. Due fronti donda fra i quali esiste una differenza di fase pari a 2 sono
separati da una distanza pari alla lunghezza donda.
Intensit di unonda: definita come il valore medio dellenergia che attraversa una superficie,
normale alla direzione di propagazione, per unit di superficie e di tempo. Operativamente lintensit di
unonda pari al prodotto della densit di energia relativa alla dimensione del sistema considerato (ossia
densit di energia per unit di lunghezza, di superficie, di volume) per la velocit dellonda
( )
( )
*
I vu * l,S, W = =
e lintensit risulta proporzionale sia allampiezza dellonda sia alla sua pulsazione.
Onde sferiche armoniche: una sorgente puntiforme emetta unonda in un mezzo isotropo (nessuna
direzione preferenziale di propagazione). Sia r la direzione di propagazione ed essendo la velocit di
propagazione identica in tutte le direzioni, ad un dato istante il fronte donda una superficie sferica con
centro la sorgente. La funzione di perturbazione del tipo [figura 136]



[ ] figura 134
[ ] figura 135
0z


0y


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94
(155) ( ) ( ) ( )
0
r,t A r sin kr t = +



con lampiezza ( ) A r funzione della distanza r, ma non della
direzione di emissione a causa della simmetria essendo la sorgente
puntiforme. Lintensit dellonda proporzionale al quadrato della sua
ampiezza a meno di un fattore costante che dipende dalla natura
dellonda
( )
2
I A r =
La potenza trasmessa attraverso ad una superficie sferica di raggio r
deve essere costante, indipendentemente dalla distanza r, in quanto
deve essere uguale alla potenza media emessa dalla sorgente
( )
2 2
< > =IS A r 4 r cost = = P
ossia
( )
2
2 0
2 2
cost 1
A r
4 r r

= =


Lampiezza nella (155) vale ( )
0
A r r = e la funzione che rappresenta unonda sferica armonica
( ) ( )
0
0
r, t sin kr t
r

= +


Riassumendo, per unonda sferica lampiezza e l intensit risultano funzioni inverse della distanza
( )
0
A r
r

=
0
2
I
I
r
=
e se la sorgente non fosse puntiforme, ma avesse una dimensione tipica , le considerazioni fatte
continuerebbero valere se .
0
r
0
r r >>


ONDE ELASTICHE IN UNA SBARRA

Si consideri una sbarra calibra di sezione S, lunghezza
0
AB l = , omogenea ( la densit) di massa m. La sbarra sia
appoggiata su una superficie liscia, quindi con coefficiente di attrito nullo. Applicando la forza impulsiva F

in direzione
assiale (normalmente alla sezione S), se la sbarra fosse assimilabile ad un corpo rigido, si determinerebbe una
variazione di quantit di moto per il teorema dellimpulso
t
f i
0
i Fdt mv m = =

v



Considerando inizialmente ferma la sbarra,
i
v 0 = , la velocit con la quale inizierebbe a muoversi varrebbe
t
f
0
1
v F
m
= dt


Nella realt la sbarra un sistema elastico e sotto lazione dellimpulso assiale lelemento di volume prossimo
allestremo, al quale applicata lazione, subisce una compressione (variazione di lunghezza). In accordo a
quanto previsto per un corpo perfettamente elastico, dopo un intervallo temporale breve, tale volume ritorna nella
sua condizione iniziale di lunghezza mediante una decompressione. Ci determina una nuova compressione
sullelemento di volume attiguo che, decomprimendosi a sua volta, esercita una compressione sul successivo
elemento di volume. A causa delle propriet elastiche, internamente alla sbarra si innescano cicli successivi di
compressione/decompressione che si propagano dallestremo A fino allestremo B. Lazione di una forza impulsiva,
applicata assialmente allestremo di una sbarra, determina una perturbazione di spostamento che si propaga
lungo la sbarra con una velocit che dipende dalle caratteristiche del materiale. Si orienti la sbarra secondo
lasse x, con lorigine nellestremo A e si consideri alla distanza x lelemento generico di volume dm [figura 137]
(152) dm dW Sdx = =


( ) r
[ ] figura 136
x dx +
x
A B
i


x
dm
( ) F x,t


[ ] figura 137
( ) F x dx,t +


c d
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Tale elemento di volume, a causa del processo di compressione/decompressione innescato dalla perturbazione
sullelemento immediatamente precedente, subisce una variazione di lunghezza e le due sezioni c e d variano la loro
posizione rispetto allorigine del riferimento.
Si osservi che sia la funzione di perturbazione di spostamento sia la forza che si propaga lungo la sbarra risultano
funzioni della coordinata spazio x e del tempo t
( ) x,t ( ) F x,t


La II legge della dinamica impone che
( ) ( )
pert
F x dx,t F x,t dma + + =



e proiettando lequazione sullasse x si ricava
(153) ( ) ( )
pert
F x dx,t F x,t Sdxa + =
Il primo membro della (153) rappresenta la variazione che subisce lintensit della forza spostandosi di un
tratto dx dalla sezione c alla sezione d: in termini analitici rappresenta il differenziale parziale di ( ) F x,t


rispetto ad x
( ) ( )
( ) F x,t
F x dx,t F x,t dx
x

+ =


Laccelerazione riferita alla perturbazione, che descritta dalla funzione ( ) x, t : essendo analiticamente
laccelerazione data dalla derivata seconda temporale dello spostamento
( )
2
pert 2
x,t
a
t

=


Sostituendo nella (153) si ottiene
(154)
( ) ( )
2
2
F x,t x,t
dx Sdx
x t

=


e per poter risolvere lequazione necessario ricercare la relazione che correli la causa della perturbazione (la forza)
con la perturbazione definita dalla funzione ( ) x,t . A tal scopo si considerino le seguenti grandezze fisiche
carico specifico: definito come il rapporto fra la forza, agente normalmente ad una superficie e la superficie
stessa
(155)
( ) F x, t
S
= dimensione [ ]
1 2
L MT

=

e unit di misura { } { }
2
1N 1m =
allungamento unitario: definito come il rapporto fra la variazione di lunghezza l che subisce lelemento di
volume e la sua lunghezza imperturbata
0
l
l
=

numero adimensionato
con , essendo la lunghezza di in condizione perturbata ed la lunghezza di in
condizione imperturbata [figura 138].
per 0
l l l =
per
l dm
0
l dm

La causa della variazione di lunghezza imputabile alla perturbazione e precisamente si ha la tabella
forza agente coordinata iniziale coordinata finale
sezione c ( ) F x,t

x ( ) x x, + t
sezione d ( ) F x dx,t +

( ) x dx + ( ) ( ) x dx x dx,t + + +
lunghezza di dm nella condizione imperturbata
( )
0
l x dx x d = + = x
( ) ( ) x dx x dx, t + + +
( ) x x, t +
A B
i


x
dm
c d
[ ] figura 138
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lunghezza di dm nella condizione perturbata
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
( )
per
x,t
l x dx x dx,t x x,t dx x dx,t x,t dx dx
x

= + + + + = + + = +



variazione di lunghezza subita da dm
( ) ( )
per 0
x,t x,t
l l l dx dx dx dx
x x

= = + =




allungamento unitario
(156)
( )
( )
0
x,t
dx
x,t
l x
l dx x

= = =


Modulo di elasticit di Young (1773-1829): definito come il rapporto fra il carico specifico e lallungamento
unitario
E

=

dimensione [ ]
1 2
E L MT

=

e unit di misura { } { }
2
E 1N 1m =
sostituendo le relazioni (155) e (156) si ricava
( )
( )
F x,t
S
E
x,t
x
=

( )
( ) x,t
F x,t ES
x

=


che correla la forza con la funzione di perturbazione.
Calcolandone la derivata prima rispetto ad x avendo presente la (154), si ottiene lequazione dellonda piana di
spostamento che si propaga dallestremo A allestremo B della sbarra a causa dellazione dellimpulso assiale
( ) ( )
2 2
2 2
x,t x,t
0
x E t

=


Lequazione dimensionale di E permette di stabilire il valore della velocit di propagazione dellonda
2
2
1 2 1 2
M
1 1
L
E L MT LT v




= = =






Quindi la velocit dellonda piana elastica di spostamento in una sbarra vale
E
v =


e lequazione di DAlambert
( ) ( )
2 2
2 2 2
x, t x, t 1
0
x v t

=


Lungo la sbarra assieme allo spostamento dalla posizione di equilibrio si propaga anche la forza ( ) x,t ( ) F x,t

: infatti
confrontando le due relazioni
( )
( ) x,t
F x,t ES
x

=


( ) ( )
2 2
2
2 2
x,t x,t
v
t x

=


si deduce
( ) ( ) ( ) ( )
2 2
2
2
2 2 2 2
F x,t x,t x,t x,t
ES ES ESv
t t x x t x x


= = =




2


avendo applicato il teorema della deriva mista relativo alla possibilit di inversione dellordine delle derivate. Inoltre
( ) ( ) ( )
2 2
2
2 2
F x,t x,t x,t
ES ES
x x x x x


= =




2


Identificando i due risultati si ottiene
( ) ( )
2 2
2 2 2
F x, t F x, t 1
0
x v t

=


Nella sbarra elastica la perturbazione, prodotta da una forza impulsiva, genera unonda di spostamento che
agisce come onda di pressione da un estremo allaltro attraverso a stati successivi di compressione e
decompressione.
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CONSIDERAZIONI SULLE EQUAZIONI DI MAXWELL

Passando in rassegna rapidamente le considerazioni e le deduzioni illustrate nelle pagine precedenti, ci
accorgeremmo che tutte le propriet dei campi elettrici e magnetici nella materia si possono riassumere con un gruppo
di equazioni differenziali, note come equazioni di Maxwell
(a) divD =
,
,
(b) divB 0 =
(c)
B
rot E
t

,
,
,

(d)
D
rot H j
t

= +

,
,
, ,

Con queste si devono considerare le relazioni che correlano fra loro i vettori E
,
, , , : esse, caso per caso,
dipendono dalle propriet della materia
D
,
H
,
B
,
(e)
0
D E E = = +
, , , ,
P
, , ,

(f)
0
B H H = = +
,
M
, ,

(g) ( j E = la conducibilit)
Le equazioni (e) ed (f) sono valide unicamente per sostanze isotrope e non ferromagnetiche, lequazione (g) valida
solamente nel caso di conduttori non gassosi. Se le sostanze considerate non soddisfano tali condizioni, necessario
sostituire a tutte o ad alcune di esse relazioni pi complicate che dipendono dalla particolare nature del materiale
trattato. Nella realt, poich la materia costituita da elettroni (negativi) e da nuclei (positivi) le vere equazioni del
campo elettromagnetico sono quelle del vuoto. Ricordando che nel vuoto
0
D E =
, ,
e , le prime quattro
equazioni si possono riscrivere
0
B =
, ,
H
(a')
tot
0
1
divE =

,

(b') divH 0 =
,
(c')
0
H
rot E
t

,
,
,

(d')
tot 0
E
rot H j
t

= +

,
,
, ,

Nelle quali compaiono unicamente i due vettori E
,
ed H
,
e la densit volumica di carica e la densit di corrente
tot

tot
j
,

correlate non solamente alle cariche localizzate in determinati punti, ma anche a tutti gli elettroni e nuclei costituenti la
materia. Nei procedimenti per il calcolo di E
,
e B
,
nella materia si calcolano medie che hanno lo scopo di far comparire
nelle equazioni del campo elettromagnetico la densit volumica e la densit di corrente delle sole cariche localizzate,
non di quelle atomiche. Un tale procedimento conduce alla conseguenza di introdurre i quattro vettori E
,
, D
,
, H
,
, B
,

legati fra loro dalle (e), (f) e (g), che non sono relazioni esatte poich valgono solamente con una certa
approssimazione. La sette equazioni (a) (g) permettono di risolvere (a parte le difficolt matematiche) il seguente
problema: supponendo di conoscere
la costante dielettrica e la permeabilit magnetica e la resistivit delle varie sostanze che riempiono lo
spazio,
la densit volumica ( ) x, y,z,t delle cariche localizzate e la densit di corrente di conduzione ( ) j x, y,z,t
,
,
le sette equazioni (a) (g) permettono il calcolo del campo elettrico ( ) E x, y,z,t
,
e del campo magnetico ( ) H x, y,z,t
,
in
qualunque punto dello spazio ad un qualunque istante.
Nel caso fossero noti i valori del campo elettrico e magnetico per qualunque valore ( , la forza agente su una
carica elettrica puntiforme q
) x, y,z,t
(h)
( )
F q E v B = +
, , ,
,
La relazione rappresenta lanello di congiunzione fra lelettricit e la dinamica poich introducendola nelle equazioni
della dinamica (eventualmente in unione con altre forze) possibile determinare, a parte le eventuali difficolt
matematiche, la traiettoria descritta dalla carica elettrica in uno spazio nel quale sono presenti il campo elettrico e
magnetico sovrapposti ed eventualmente variabili nel tempo.
Fenomeni stazionari (indipendenti dal tempo)
le equazioni (a), (c) ed (e) forniscono una descrizione completa del campo elettrostatico,
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le equazioni (c) e (g) riassumono le propriet delle correnti stazionarie nei conduttori ohmici,
le equazioni (d) e (f) forniscono una descrizione complete del campo stazionario.
e le quattro equazioni (a), (b), (c) e (d) si possono suddividere in gruppi di equazioni relative solamente al campo
elettrico o al campo magnetico nel caso stazionario.
Fenomeni non stazionari non appena i campi elettrici e magnetici sono variabili nel tempo, le equazioni (c) e (d)
legano i due campi strettamente fra loro in modo da rendere impossibile il loro studio indipendentemente luno
dallaltro. Si parla di campo elettromagnetico ogni qual volta i campi elettrico e magnetico sono del tipo
, ( )
,
E x y, z,t e , ( )
,
B x y, z,t .
Un matematico particolarmente dotato sarebbe in grado di dedurre a tavolino che le equazioni di Maxwell valgono
unicamente per il mondo macroscopico, in quanto applicate a sistemi di dimensioni atomiche danno luogo a
discrepanze fra esperienza e teoria. Per le equazioni di Maxwell succede qualcosa di analogo a quanto avviene per le
equazioni della dinamica: sia le une sia le altre, nei sistemi microscopici, sono sostituite da equazioni pi complesse
che forniscono i medesimo risultati delle teorie classiche con laggiunta di calcolare esattamente i fenomeni
microscopici.


ONDE ELETTROMAGNETICHE PIANE

Tenendo conto di quanto esposto nel precedente paragrafo circa la possibilit di calcolare il campo elettrico e
magnetico usando le equazioni di Maxwell, si scelga un caso particolare per dimostrare che un campo
elettromagnetico si propaga nello spazio con una velocit finita determinando in tal modo un trasporto di
energia. Il vettore campo elettrico sia e quello campo magnetico ( E x, y,z,t
,
) ( ) B x, y,z,t
,
.
In un mezzo indefinito e omogeneo (densit costante) di costante dielettrica
e 0
k = e permeabilit magnetica
nel quale non siano presenti
m 0
k = n cariche libere localizzate ( )
0
0 = n correnti di conduzione
( ) 0
j 0 =
,
, le
equazioni di Maxwell
1
divE
B
rot E
t
=

,
,
,
,

divB 0
E
rot B j
t
=

= +

,
,
,
, ,
assumono la forma simmetrica
(157) divE 0 =
,
(158)
B
rot E
t

,
,
,

(159) divB 0 =
,
(160)
E
rot B
t

,
,
,

Ipotizzando che sia il campo elettrico sia quello magnetico siano funzioni unicamente della coordinata spaziale x
(direzione di propagazione) e del tempo t, si ha
( ) ( ) ( ) ( )
x y z
E x,t E x,t E x,t E x,t = + +
, , , ,
( ) ( ) ( ) (
x y z
B x,t B x,t B x,t B x,t = + + )
, , , ,

Per a , sulla generica superficie del piano
0
x x =
0
t t = ( ) y, z i due campi abbiano un valore costante
( )
0 0 1
E x ,t k cost = =
,
( )
0 0 2
B x ,t k cost = =
,

e tale fatto impone che le loro derivate prime, rispetto alle variabili y e z, siano nulle
(161)
( ) ( )
comprese le componenti
E x,t E x,t
0 0
y z



=




, ,
_
=
( ) ( )
comprese le componenti
B x,t B x,t
0 0
y z



= =




, ,
_

Al fine di semplificare il calcolo degli operatori vettoriali, indicando simbolicamente con una volta il campo elettrico
una volta quello magnetico
( )
,
( ) ( ) ( ) E x,t ,B x,t

=

, ,
,

i valori della divergenza e del rotore sono
( )
( )
( )
( )
y
x z
div
x x


= + +
x
,
, ,
,

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99
( )
( ) ( ) ( )
( )
( )
( )
( )
( ) ( )
( )
( )
( )
y
z
x x
x y z
x z
y y
x y z
y
x
z z
rot u
y z
u u u
rot rot u
x y z z x
rot u
x y


=




= =






,
,
,
, ,
, , ,
, ,
, ,
, , ,
, , ,
,
,
,
, ,

Tenendo conto delle imposizioni imposte dalle (161), le relazioni della divergenza e del rotore si riducono a
( )
( )
x
div
x

=

,
,

( )
x
rot 0 =
,
( )
( )
z
y
rot
x

=

,
,
( )
( )
y
z
rot
x

=

,
,

e le quattro equazioni di Maxwell (157), (158), (159) e (160) conducono alle equazioni differenziali
(162)
x
E
0
x


x
B
0
x


(163) x):
x
B
0
t

x):
x
E
0
t


(164) y):
y
z
B
E
x t

=

y):
y
z
E
B
x t

=


(165) z):
y
z
E
B
x t


=

z):
y
z
B
E
x t


=


Le due relazioni (162) e (163) indicano chiaramente che le componenti x sia del campo elettrico sia del campo
magnetico sono costanti
( )
x 1
E x, t k cost = = (campo elettrico generato da cariche stazionarie)
( )
x 2
B x,t k cost = = (campo magnetico generato da correnti stazionarie)
Avendo imposto che nel mezzo considerato non vi siano cariche libere localizzate n correnti di conduzione, i valori
delle due costanti sono nulli per cui si ha
( )
x
E x, t 0 = ( )
x
B x, t 0 =
Riordinando le (164) e (165) si hanno i due gruppi di equazioni
y
z
y
z
E
B
x t
B
E
x t

=


y
z
y
z
E
B
t x
B
E
t x

=


derivando le equazioni del primo sistema rispetto ad x e quelle del secondo sistema rispetto al tempo
2
2
y
z
2
2
2
y
z
2
E
B
x x
B
E
x x t

t

2
2
y
z
2
2
2
y
z
2
E
B
t t
B
E
t t x


=


avendo sfruttato l teorema di inversione dellordine di derivazione per le derivate miste. Nei due sistemi si uguaglino le
prime equazioni e le seconde equazioni fra loro
(166)
2 2
y y
2 2
E E
0
x t

=


2 2
z z
2 2
E E
0
x t

=


Riscrivendo le equazioni delle (165) e (166) in modo da esprimere le componenti del campo in funzione delle
componenti del campo e applicando il medesimo procedimento precedente, si ricava anche per il campo
magnetico
( B x,t
,
)
) ( E x,t
,
(167)
2 2
y y
2 2
B B
0
x t

=


2 2
z z
2 2
B B
0
x t

=


Lequazioni dimensionale del prodotto evidenzia che
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__________________________________________
100
[ ]
2 2
2 2 1
1 1
L T LT v

1
= = =



rappresenta la velocit con la quale il campo elettrico ( ) E x,t
,
si propaga nel mezzo con le caratteristiche definite
allinizio del capitolo
0 0 e m e m
1 1 1 c
v
k k k k
= = =


8
0 0
1
c 3 10 = =

m s
Il campo elettromagnetico si propa a secondo unonda piana trasversale lungo lasse x del riferimento g
( )
2 2
2 2 2
E x, t 1 E(x, t)
0
x v t


, ,
=
( )
2 2
2 2 2
B x, t 1 B(x, t)
0
x v t

=

, ,

e m
c
v
k k
=
con i due campi definiti dalle componenti
(168)
( ) ( ) ( )
( ) ( ) ( )
y y z
y y z
E x,t E x,t u E x,t u
B x,t B x,t u B x,t u
= +
= +
,
z
z
, ,
,
, ,

Le due equazioni di DAlambert hanno come integrali generali funzioni con argomento ( , lle onde piane
armoniche hanno espressione
) x vt
(169) ( ) ( )
( )
( ) (
( ) ( )
x
0 y 0y
z 0z
E x,t 0
E x,t E sin kx t E x,t E sin kx t
E x,t E sin kx t
=

= =

)
=

, ,

(170) ( ) ( )
( )
( ) (
( ) ( )
x
0 y 0y
z 0z
B x,t 0
B x,t B sin kx t B x,t B sin kx t
B x,t B sin kx t
=

= =

)
=

, ,

Si consideri unonda piana armonica progressiva (il ragionamento vale anche per una regressiva)
( ) (
0
E x,t E sin kx t =
, ,
) ( ) ( )
0
B x,t B sin kx t =
, ,

e le due equazioni della (164) e (165)
( )
y
z
0z
B
E
E cos kx t
t x


= =

( )
y 0z
dB E cos kx t dt =
(
y
z
0y
E
B
E cos kx t
t x

= =

) ( )
z 0y
dB E cos kx t dt =
Attenzione: focalizzando lattenzione sulla variabile tempo, la variabile x risulta costante per cui al simbolo della
derivata parziale si pu sostituire quello della derivata totale. Integrando
( )
y 0z
k
B E sin kx t = +

1
c ( )
z 0y
k
B E sin kx t
2
c = +


con
k 2 1
2 T v

= =


Poich si ipotizzato che non vi siano n cariche libere localizzate n correnti di conduzione, le due costanti di
integrazione sono nulle e fra le componenti y e z dei due campi valgono le relazioni
1 2
c c 0 = =
( ) (
y z
1
B x, t E x, t
v
= ) ( ) ( )
z y
1
B x, t E x, t
v
=
e le due relazioni (168) diventano
( ) ( ) ( )
( ) ( ) ( )
y y z z
z y y
E x, t E x, t u E x, t u
1 1
B x, t E x, t u E x, t u
v v
= +
= +
,
z
, ,
,
, ,

I moduli dei due campi valgono
( ) ( ) ( )
2 2
y z
E x,t E x,t E x,t = + ( ) ( ) ( ) ( )
2 2
y z
1 1
B x,t E x,t E x,t E x,t
v v
= + =
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101
quindi i moduli del campo elettrico e del campo magnetico sono correlati fra loro dalla relazione
( ) ( ) E x,t vB x,t =
Prodotto scalare fra ( ) E x,t
,
e ( ) B x,t
,
: permette di stabilire come i due vettori siano posizionati luno rispetto
allaltro
( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( )
y y z z
E x,t B x,t E x,t B x,t E x,t B x,t = +
, ,
-
( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( )
y z y z
1 1
E x,t B x,t E x,t E x,t E x,t E x,t 0
v v
= + =
, ,
-
Prodotto vettoriale fra ( ) E x,t
,
e ( ) B x,t
,
: applicando la definizione di prodotto vettoriale
( ) ( ) ( ) ( )
( ) ( )
( ) ( ) ( ) ( )
x y z
y z x y z z y
y z
u u u
E x,t B x,t 0 E x,t E x,t u E x,t B x,t E x,t B x,t
0 B x,t B x,t
= =

, , ,

( ) B x,t
,
, ,
,


( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( )
2 2 2 2
y z x x
1 1
E x,t B x,t E x,t E x,t u E x,t u vB x,t u
v v
= + = =

, ,
x
, , ,
( ) ( ) ( ) ( )
x
E x,t B x,t E x,t B x,t u =

, ,
,

il prodotto vettoriale permette di stabilire la direzione di propagazione dellonda elettromagnetica.
Nellonda elettromagnetica piana il campo elettrico ed il campo magnetico sono ortogonali fra loro e
risultano entrambi ortogonali alla direzione di propagazioni [figura 139]
Considerazioni conclusive: nellonda elettromagnetica piana
Il campo elettrico ed il campo magnetico
( ) ( ) ( )
( ) ( ) ( )
y y z
y y z
E x,t E x,t u E x,t u
B x,t B x,t u B x,t u
= +
= +
z
z
,
, ,
,
, ,

sono correlati dalla relazione
( ) ( ) E x,t v B x,t =
, ,
,

e risultano ortogonali fra loro e con la direzione di propagazione. La propagazione avviene con una velocit
che nel vuoto vale
0 0
v 1 = , mentre in un mezzo vale
e m
v c k k = . Le due onde piane, rappresentate
dalle relazioni (169) e (170), sono trasversali in quanto la direzione di oscillazione normale quella di
spostamento. Londa elettromagnetica risulta unonda polarizzata linearmente.
La suscettivit magnetica, definita da
m m
k 1 = , per i mezzi ordinari ha valore inferiore a
5
10

, pertanto il
valore di
m
k prossimo allunit. In tale ipotesi
e m e
c c
v
k k k
= =
e
c
k
v
=
che rappresenta lindice di rifrazione assoluto n del mezzo trasparente nel quale si propaga londa
elettromagnetica
e
c
n k
v
= =
Confrontando le due relazioni ( ) ( ) E x,t vB x,t = e ( ) ( ) B x,t H x,t = si ottiene
(171)
( )
( )
0 m
0 e
E x,t k
v
H x,t k

= = =


il rapporto
0 0
rappresenta limpedenza caratteristica del vuoto che ha valore
0
0
0
Z 37
m

= =


La relazione (171) detta impedenza caratteristica Z del mezzo nel quale si propaga londa
elettromagnetica.
( )
( )
0 m
0
e e
E x,t Z k
Z Z
H x,t k k
= = =
( )
( )
0
E x, t Z
Z
H x, t n
= = (per
5
m
k 10

)
v
,
[ ] figura 139
( ) E x,t
,

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102
La densit di energia per unit di volume del campo elettromagnetico la somma delle due densit di
energia del campo elettrico e del campo magnetico
( )
( )
2
2
em e m
B x,t
1 1
u u u E x,t
2 2
= + = +


e considerando si ottiene ( ) ( E x,t vB x,t = )
( )
( )
( ) ( )
2
2
em
B x, t
u E x, t E x, t B x, t

= = =


La relazione indica che la densit di energia del campo elettromagnetico equipartita fra il campo
elettrico e quello magnetico.


VETTORE DI POYNTING

Unonda elettromagnetica investe la superficie d, normale alla sua direzione di
propagazione e sia langolo formato fra la normale alla superficie e la direzione
di propagazione [figura 140]. Lenergia elettromagnetica, che nel tempo dt
attraversa la superficie dS, uguale a quella contenuta nel volume
0
dW d vdt =
(con la superficie normalizzata rispetto alla direzione di
propagazione)
0
dS dScos =

( ) ( )
2 2
em em 0
dU u dW E x,t d vdt E x,t d cos vdt = = =
Il rapporto
em
dU dt rappresenta la potenza trasferita dallonda alla superficie, dal
punto di vista analitico essendo una grandezza infinitesima anche tale
potenza un infinitesimo
dS
(172) ( )
2 em
em
dU
potenza vE x,t dScos d
dt
= P
vdt
,

d
Ipotizzando che possa aver significato definire un vettore che abbia
modulo pari a ( )
2
vE x,t
direzione e verso della velocit (cio della direzione di propagazione)
la relazione (172) pu essere riscritta come flusso del vettore attraverso alla
superficie d .
Si definisce vettore di Poynting (1852-1914) il vettore di modulo
( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( )
2 2
1
S vE x,t vE x,t E x,t v E x,t B x,t E x,t B x,t = = = =


ed in termini vettoriali
( ) (
1
S E x, t B x, t =

)
, ,

La relazione (172) assume la forma
( ) em
d Sd cos S nd d S = = =
, ,
,
- P
e la potenza complessiva trasmessa vale
( ) em
S
S nd S = =

, ,
,
- P
Il flusso del vettore di Poynting rappresenta lenergia di unonda elettromagnetica che nellunit di tempo
attraversa lunit di superficie, normale alla sua direzione di propagazione


INTENSITA DI UNONDA ELETTROMAGNETICA

Di definisce intensit di unonda (pagina 93) elettromagnetica il prodotto della sua velocit per la densit di energia
per unit di volume
( ) ( ) ( )
2
em
1
I vu v E x, t E x, t B x, t S = = = =


Se i due campi sono espressi dalle relazioni (169) e (170), lintensit di unonda piana armonica vale
( )
2
0 0
1
I E B sin kx t =


z
x


d
0
d
n
,

v
,

( ) dW
[ ] figura 140

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103
il cui valore medio calcolato su un gran numero di periodi
( )
2 2 0 0
0 0 eff eff eff
1 2
E B 1 1 1
<I > E B < sin kx t > E B v E < S >
2 2
= = = =

_
=
Il modulo del vettore di Poynting uguale allintensit di unonda elettromagnetica piana armonica polarizzata
linearmente. Ricordando quanto illustrato a pagina 101,
2 2
eff eff eff
0
1 n
<I > v E E E
Z
= = =

2

La rappresentazione di unonda elettromagnetica piana armonica data in [figura 141]

(
( ) B x,t
,

v
,

( ) E x,t
,

( ) B x,t
,

z
y
y
E
,

y
B
,

z
E
,

z
B
,

[
) E x,t
,

] figura 141


LA LUCE

Una sorgente puntiforme emette unonda elettromagnetica che si propaga in un mezzo omogeneo ed isotropo con una
velocit definita dalla relazione
e m
c
v
k k
=
essendo la costante dielettrica relativa e k la permeabilit magnetica relativa del mezzo. Al tempo t il fronte
donda emessa (superficie normale alla direzione di propagazione sulla quale la funzione di perturbazione ha valore
costante) una superficie sferica di raggio R e centro la sorgente. Al tempo
e
k
m
t dt + il fronte donda si spostato in
avanti ed il suo raggio vale e ci fu giustificato da R vdt +
Huygens (1629-1695): ogni punto del fronte donda primario si pu pensare come sorgente di onde sferiche
secondarie che si propagano con identica velocit e fase delle onde primarie. Linviluppo delle onde secondarie
rappresenta il nuovo fronte donda.
Nella realt si hanno due fronti donda, quello in avanti e quella allindietro: londa si propaga in avanti, quindi le
onde secondarie allindietro sono virtuali non essendo realmente emesse [figura 142].
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104
Tuttavia una simile interpretazione non giustifica il fronte donda retrogrado.
Fresnel (1788-1827): il fronte donda secondario possibile dedurlo dal
quello primario considerando la sovrapposizione delle onde in termine di
ampiezza e fase. Anche in questo caso, presente un fronte donda
retrogrado, che in realt non viene emesso.
Kirchkoff (1824-1887): lequazioni di propagazione di unonda sferica si
ricava considerando che lintensit dellonda elementare dipende dallangolo
di emissione e che il valore dellintensit nullo per onde emesse allindietro.
I ricettori dellocchio umano decodificano le onde elettromagnetiche con
lunghezze donda :
( ) ( )
6 6
0.38 10 m 0.78 1 m

0
frequenza :
( ) ( )
14 14
7.9 10 s 3.87 10 s
energia : 1.6 J U 3.3J
come onde luminose. La luce visibile prodotta nei moti di agitazione termica ad alta temperatura, da scariche in un
gas (lampade alogene o allo xeno), in generale in processi nei qual vengono eccitati gli elettroni pi esterni degli
atomi. Il Sole una delle pi importanti sorgenti di luce che osserviamo e la energia elettromagnetica originata
dallagitazione termica degli atomi della sua superficie ad una temperatura di . Le varie sensazioni
prodotte dalla luce negli occhi dipendono dalla lunghezza donda
6000K
e vengono definite colori. Passando dalla
lunghezza donda massima percepita (rosso ) fino a quella minima (violetto ) si hanno i
colori classificati come
6
r
0.78 10 m


6
0.38 10 m


v
rosso aranciato giallo verde azzurro indaco violetto
conosciuti popolarmente come colori dellarcobaleno.
Per valori inferiori a si hanno lultravioletto, i raggi X (dovuti o al frenamento nella materia di elettroni accelerati ad
alta energia oppure alla emissione di atomi eccitati in corrispondenza a transizioni di elettroni dei livelli pi interni), i
raggi
v

(prodotti nei processi nucleari come decadimenti radioattivi e reazioni tra nuclei, oppure nelle reazioni e nei
decadimenti delle particelle subnucleari).
Per valori maggiori di si hanno l infrarosso medio e quello lontano (radiazione emessa da corpi caldi i cui atomi
vengono eccitati attraverso gli urti causati dallagitazione termica), le microonde (prodotte dispositivi elettronici come il
maser), le onde hertziane (prodotte da circuiti oscillanti).
r

Le caratteristiche ondulatorie della luce costituiscono la branca della Fisica nota classicamente come Ottica Fisica.


POLARIZZAZIONE PER ASSORBIMENTO

Determinati cristalli presentano la caratteristica di trasmettere le onde luminose se tagliati secondo opportune
direzioni: in tale condizione la luce trasmessa risulta polarizzata linearmente. Esiste un processo chimico per
costruire lamine che polarizzano la luce. Nel 1937 Land (1909-1991) brevetto un procedimento per la produzione di
lamine di materiale organico, costituito da lunghe catene di polimeri, opportunamente stirate lungo una determinata
direzione durante la fase di fabbricazione del materiale. Nella fase di raffreddamento, le lamine sono immerse in una
soluzione iodata che fornisce loro la tipica colorazione bruna. In tali lamine, dette

Polaroid , si distinguono due


direzioni con precise caratteristiche di comportamento ottico
direzione di allineamento: direzione lungo la quale le catene
polimeriche vengono stirate. Se unonda luminosa piana
incidente presentasse la direzione di oscillazione del vettore
campo elettrico parallela ad essa, nelle catene polimeriche si
genererebbe una corrente che determinerebbe lassorbimento
dellenergia luminosa e non si avrebbe nessuna trasmissione
luminosa
stiramento
E u
,
,
(nessuna trasmissione)
direzione di trasmissione: direzione normale a quella di
allineamento. Unonda luminosa piana incidente sulla lamina si
propagherebbe attraverso alla lamina unicamente se il suo
vettore campo elettrico fase parallelo alla direzione di
trasmissione. Londa luminosa trasmessa risulta pertanto
polarizzata linearmente. [figura 145]
stiramento
E u
,
,
(trasmissione polarizzata linearmente)
Polarimetro analizzatore: dispositivo costituito da due lamine Polaroid, montate coassialmente che possono
essere ruotate reciprocamente [figura 146].

R
R vdt + [ ] figura 142
v
,

( ) stiramento
( ) trasmissione
[ ] figura 145
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105

Un raggio luminoso non polarizzato incide sulla prima lamina


(lamina polarizzatrice) e viene polarizzato linearmente, in quanto
semplicemente quella frazione che possiede il vettore campo
elettrico parallelo alla direzione di trasmissione viene trasmesso
con una intensit data da

[ ] figura 146
em
2
I vu v E = =
Il fascio polarizzato linearmente incide su una seconda lamina
(lamina analizzatrice) il cui asse di trasmissione ruotato di un
angolo rispetto a quello della prima lamina. La frazione di raggio
trasmesso dalla seconda lamina ha il vettore campo elettrico dato
dalla componente di E
,
rispetto al suo asse di trasmissione

E Ecos =
e la sua intensit vale
em
2 2 2 2
I vu v E v E cos Icos = = = =
2
I Icos =
nota come legge di Malus ().
Quando langolo di rotazione vale 0 2 , lintensit trasmessa dalla seconda lamina varia I I 0 e per
2 = lintensit I nulla e non si ha alcuna trasmissione.


POLARIZZAZIONE PER RIFLESSIONE

Quando un fascio luminoso incide sulla superficie di separazione fra due mezzi (con indici d rifrazione assoluti
rispettivamente
1
n c v =
1
e ), una parte del fascio viene riflessa ed una parte viene rifratta. Il fascio rifratto pu
risultare lievemente polarizzato mentre quello riflesso pu risultare pi o meno polarizzato in funzione dellangolo di
incidenza e dei valori degli indici di rifrazione. Il fascio luminoso riflesso risulta completamente polarizzato se
langolo fra la direzione di riflessione e quella di rifrazione vale 2 = [figura 147]. Sperimentalmente Brewster
() verific che il vettore campo elettrico E del fascio incidente si pu pensare scomposto in due componenti: una
componente normale (in figura rappresentata da ) ed una componente trasversale (in figura rappresentata da
) al piano di incidenza .
,
n
E
,
t
E
,

n t
E E E = +
, , ,
Se 2 = il fascio riflesso avrebbe solamente la componente
n
E
,

e risulterebbe polarizzato linearmente. Ossia

i rifr
2

+ + =
rifr i
2

=
applicando la legge di Snell
1 i 2 rifr 2 i 2 i
n sin n sin n sin n cos
2

= = =


2
i 2
1
n
tan n
n
= =
1

Quando un fascio luminoso incide su una superficie di separazione fra due mezzi con un angolo, detto di
Brewster (1781-1868)
2
i 2
1
n
arctan arctann
n
= =
1

il fascio riflesso risulta completamente polarizzato linearmente. Se una tale condizione soddisfatta e la
superficie di separazione ad esempio lacqua, i raggi riflessi possono essere eliminati utilizzando un polaroide con
lasse di trasmissione normale alla direzione di
n
E
,
. La visione complessiva dellimmagine viene ripulita dai raggi
riflessi con conseguente accentuazione dei colori.


BIRIFRANGENZA

Alcuni materiali naturali (esempio la calcite ) ed alcuni materiali plastici, a causa delle tensioni interne
3
CaCO
rifr

2
i

i

n
t
E
E

,
,

[ ] figura 147
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
106
(naturali oppure prodotte artificialmente tramite uno stiramento) presentano il fenomeno della doppia rifrazione.
Tale fatto imputabile alla struttura anisotropa del materiale che determina una dipendenza della velocit della
luce dalla direzione di propagazione nel loro interno. Si tenga presente che per i corpi isotropi la velocit di
propagazione della luce risulta indipendente dalla direzione stessa.
Per i corpi rifrangenti i due raggi sono il raggio ordinario (con velocit di propagazione ) ed il raggio
straordinario, (con velocit di propagazione
o
v
,
s
v
,
), che risultano polarizzati in direzioni normali luno rispetto
allaltro. Se il raggio luminoso si propagasse lungo la direzione dellasse ottico, le velocit dei due raggi
risulterebbe identica.

Quando un raggio luminoso incide con un angolo sulla superficie di
un mezzo rifrangente, i due raggi rifratti si separano e se la superficie
fosse tagliata parallelamente allasse ottico, ruotando il mezzo il
raggio straordinario ruoterebbe attorno al raggio ordinario [figura 148]
[ ] figura 148

( ) asse ottico
Quando langolo di incidenza sulla superficie di un mezzo rifrangente
vale 2 = , se la
superficie fosse parallela allasse ottico, i due raggi rifratti si
propagherebbero lungo la medesima direzione con differenti
velocit, quindi con differenti lunghezze donda
o o
o s o
s s
v t
v v
v t
=
s

=


superficie fosse ortogonale allasse ottico, i due raggi rifratti si propagherebbero lungo la medesima
direzione con la stessa velocit, quindi con identiche lunghezze donda
o s o
v v
s
= =


OTTICA ONDULATORIA

Lottica ondulatoria caratterizzata al fenomeno della interferenza e della diffrazione.
Interferenza: termine propriamente riferito ai fenomeni di sovrapposizione, ottenuti con onde emesse da due o
pi sorgenti coerenti. I fenomeni di interferenza sono una caratteristica assolutamente generale delle
grandezze fisiche che si propagano per onde e tale caratteristica assunta come verifica della natura
ondulatoria delle grandezze stesse.
Sorgenti coerenti: si definiscono coerenti quando la differenza di fase fra due onde, in un qualsiasi punto,
risulta costante nel tempo cost = . Quando tale relazione non risulta soddisfatta (oppure risulta verificata
per intervalli temporali molto brevi rispetto al tempo di osservazione), le sorgenti si definiscono incoerenti.
Differenza di fase: in un generico punto P dello spazio, nel quale due onde interferiscono, esiste
una differenza di fase intrinseca (imputabile alle sorgenti delle onde)
una differenza di fase imputabile ad una differenza di percorso compiuta da ciascuno onda nelle sua
propagazione dalla sorgente fino al punto P.
Procedimento dei vettori rotanti di Fresnel (1788-1827): si considerino le due funzioni armoniche
(173) ( ) ( )
1 10 1
t sin = t con ( )
1 1
t t = +
(174) ( ) ( )
2 20 2
t sin t = con ( )
2 2
t t = +
entrambi contemporaneamente integrali generali della equazione differenziale
( )
( )
2
2
2
d t
t 0
dt

+ =
Anche la loro sovrapposizione
( ) ( ) ( ) ( )
1 2 0
t t t sin = + = t con ( ) t t = +
risulter integrale generale della equazione differenziale data, essendo possibile esprimere lampiezze risultante
e la fase iniziale risultante in funzione di
0

10
,
20
,
1
ed
2
. In un riferimento cartesiano ( ) , y O x , i vettori
e ruotino rigidamente in verso antiorario con velocit angolare
10

,
20

,
: al tempo t due vettori formino
rispettivamente gli angoli ( )
1 1
t t = + e ( )
2 2
t t = + con lasse delle ascisse [figura 149]. La risultante dei
due vettori il vettore che forma langolo
0
( ) t t = + sempre con langolo delle ascisse. Considerando le
componenti dei tre vettori rispetto allasse delle ordinate, si ha
( ) (
0 0
y
sin t = ) ( ) ( )
10 0 1
y
sin t = ( ) (
20 0 2
y
sin t = )
( ) ( ) ( )
0 10 2
y y
= +
0
y

ossia
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
107
( ) ( ) ( )
0 10 1 20
sin t sin t sin t + = + + +
2

Applicando le relazioni per la somma di due angoli ed
essendo valida la relazione di uguaglianza, possibili
identificare i coefficienti di e co sin t s t

( )
1
t
O
( ) t
( )
2
t
( )
[ ] figura 149
( )
0
y

sin t :
0 10 1 20
cos cos cos = +
2
2
cos t :
0 10 1 20
sin sin sin = +
Quadrando e sommando
( )
2 2
0 10 20 10 20 2
2 cos = + +
1

e calcolando il rapporto fra i coefficienti di cos t e sin t
10 1 20 2
10 1 20 2
sin sin
arctan
cos cos
+
=
+

Si osservi che la differenza di fase fra le due funzioni
armoniche risulta correlata alla differenza delle due fasi
iniziali
( ) ( )
2 1 2 1 2
t t = = + + =
1

2 2
0 10 20 10 20
2 cos = + +
per 2 =
0 20 0 1
= + se
10 20
= = allora
0
2 =
per =
0 10 20
se
10 20
= = allora
0
0 =
Differenza di fase fra due onde piane armoniche: la loro differenza di fase pu dipendere da vari fattori, uno
dei principali la differenza di percorso. Si considerino due onde piane armoniche progressive che si propaghino
lungo le direzioni rispettivamente
1
r ed
2
r
( ) ( )
1 1 10 1 1
r , t cos r , t = con ( ) ( ) (
1 1 1 10 1 10
r ,t kr t t kr = + = +

)
)

( ) (
2 2 20 2 2
r ,t cos r ,t = con ( ) ( ) (
2 2 2 20 2 20
r ,t kr t t kr = + = +

)
0

Ponendo
( )
1 1 1
kr = + ( ) ( )
1 1 1
r ,t t = +
(
2 2
kr = + )
20
( ) ( )
2 1 2
r ,t t = +
si hanno due relazioni simili alla (173) e (174)
(175) ( ) ( ) ( )
1 1 10 1 10 1
r ,t cos t cos t = + = +


(176) ( ) ( ) ( )
2 2 20 2 20 2
r ,t cos t cos t = + = +


e la loro sovrapposizione vale
( ) ( ) ( ) ( ) ( )
1 1 2 2 0
r,t r ,t r ,t r,t cos t = + = +
Applicando il procedimento dei vettori rotanti di Fresnell si ricava
( )
2 2
0 10 20 10 20 1
2 cos = + +
2

10 1 20 2
10 1 20 2
sin sin
arctan
cos cos
+
=
+

e calcolando la differenza delle fasi si ha
1

2
(177) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( )
1 2 1 10 2 20 2 1 20 10 2 2 1 2
kr kr k r r r ,t r ,t = + + = + = =


per cui si ha
2 2 2
0 10 20 10 20
2 cos = + +
lintensit di unonda risulta proporzionale al quadrato della sua ampiezza, quindi
1 2 1 2
I I I 2 I I cos = + +
Se nella relazione (177) valesse
20 10
= , la differenza di fase risulta proporzionale alla differenza di
cammino
( )
2 1
2 1
r r
k r r 2

= =


(178)
r
2 =


Il fattore legato alla periodicit dellonda armonica mentre il fattore 2 r , misurato il lunghezza
donda, determina la periodicit. Lampiezza e lintensit della interferenza assumono la forma
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__________________________________________
108
2 2
0 10 20 10 20
r
2 cos 2

= + +


1 2 1 2
r
I I I 2 I I cos 2

= + +


Interferenza costruttiva: quando r = la differenza di fase (178) vale 2 = e si ha
0 10 2
= +
0

1 2 1 2
I I I 2 I I = + +
Le due onde sono in accordo di fase, lampiezza e lintensit dellonda hanno il massimo valore.
Interferenza distruttiva: quando r 2 = la differenza di fase (178) vale = e si ha
0 10 2
=
0

1 2 1 2
I I I 2 I I = +
Le due onde sono opposizione di fase, lampiezza e lintensit dellonda hanno il minimo valore.
Regola generale della interferenza: linterferenza fra onde correlata alla loro differenza di cammino e
precisamente
r n = n2 = ( n 0, 1, 2, 3, = ) interferenza costruttiva

( )
1
r 2n 1 n
2 2

= + = +


n = ( , , , , n 0 1 2 3 = ) interferenza distruttiva
Nellipotesi che fosse si avrebbe
10 20
= =
r n =
0
2 =
2
I 4 =

1
r n
2

= +



0
0 = I 0 =
ed in una tale situazione giustificata laffermazione luce pi luce pu dare buio oppure suono pi suono
pu dare silenzio.
La riflessione di unonda su una superficie di separazione fra due mezzi con differenti indici di rifrazione
assoluti, comporta sempre una differenza di fase fra londa incidente e quella riflessa
se : primo mezzo pi denso del secondo mezzo, allora >
1
n n
2
= 2 ,
se : primo mezzo meno denso del secondo mezzo, allora <
1
n n
2
= .
Frange di interferenza: quando un fascio monocromatico luminoso incide su una superficie a spessore
variabile, si osserva unalternanza di frange di interferenza chiare (nei punti di interferenza costruttiva) e
scure (nei punti di interferenza distruttiva).
Si consideri un cuneo di aria, compreso fra due sottili lamine di vetro
(a superfici piane e parallele) che formano un angolo piccolo fra
loro [figura 150]. Se langolo di incidenza del fascio sulla prima
lamina piccolo, una parte del fascio riflessa ed una parte viene
rifratta incidendo sulla seconda lamina che lo riflette a sua volta. Tale
fascio riflesso viene ulteriormente rifratto attraversando la prima
lamina: il fascio riflesso primario e questultimo fascio rifratto risultano
paralleli fra loro e generano una interferenza sulla pupilla che li
osserva. Linterferenza additiva o sottrattiva si verifica quando

i

[ ] figura 150

( )
( )
aria
aria
n n2 (frange chiare) n 0, 1, 2,
r
1
n n (frange scure) n 0, 1, 2,
2
= =

=


+ = =


La distanza fra due frange successive vale
frange chiare : ( )
aria aria aria
n n 1 =
frange scure :
aria aria aria
1 1
n n 1
2 2

+ + =



quando un raggio luminoso incide su una bolla di sapone o su una lamina oleosa, si generano frange luminose di
vario colore in quanto il raggio incidente ( a causa dello spessore non uniforme delle pareti) viene riflesso in punti
differenti a causa della molteplicit delle lunghezze donda che costituiscono il raggio.
Una figura di interferenza si pu facilmente ottenere usando o una radiazione monocromatica oppure separando
un fascio luminoso con una lamina sottile,che determina una differenza di cammino correlata ad una differenza di
fase.


PROCEDIMENTO DI YOUNG

Il dispositivo di Young () consiste essenzialmente in una superficie piana opaca sulla quale sono incise due sottili
fenditura, parallele fra loro a distanza [figura 151].
0
d
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
109
0
Unonda piana monocromatica incide sulla superficie opaca
ed ogni punto delle fenditure diventa sede di onde sferiche
secondarie con identiche caratteristiche dellonda incidente
(stessa lunghezza donda, identica fase e velocit). Le onde
sferiche interferiscono nei punti di un piano, parallelo a
quello opaco, posto a distanza da questo.
Linterferenza determina frange luminose alternate da frange
scure a secondo che il processo risulti additivo o sottrattivo e
ci dipende dalla differenza di fase dovuta alla differenza di
cammino. Studiando il tipo di interferenza nel punto P del
piano (la distanza fra la fenditura A ed il punto P sia
0
l d >>
1
AP r = ,
la distanza fra la fenditura B ed il punto P sia
2
BP r = ) si
osservi che valendo si ha (essendo
0
l d >>

0 1 2
r r r
OP r = la distanza fra il punto mediano O di AB
1 2
r r
ed il punto
P). Scelto un riferimento come in figura, se il punto P fosse
sede della interferenza additiva o sottrattiva di ordine n la
sua coordinata sia P l e sia altres langolo formato
dal cammino r con lasse delle ascisse. La differenza di
cammino vale , ma ammettendo i due
raggi potrebbero essere considerati paralleli fra loro e con r.
Tracciando da A la perpendicolare ad , si nota che la
differenza di cammino vale
( )
0 n
, y
1
r

2
r
2
r r = r
2 1 0
r r r d sin = =
e la differenza di fase delle onde secondarie ha valore
0 2 1
d sin r r
2 2

= =


Interferenza additiva (frange luminose) : n n
massima ampiezza
massima luminosi
0
t
r d si = =
_
n2 = ( ) n 0, 1, 2, =
Interferenza sottrattiva (frange scure) :
minima ampiezza
minima l
0
uminosit
1
n

r d sin
2
= =


+
_
n = ( ) n 0, 1, 2, =
Nellapprossimazione
1 2
r r r
n
0
y
tan sin
l
= =
Lordinata delle frange luminose di ordine n sullo schermo opaco
n
0 0
0
y
d sin d n
l
= =
0
n
0
l
y n
d
=
e la distanza fra due frange luminose consecutive vale
0
n n 1
0
l
y y y
d

= =
Lordinata delle frange scure di ordine n sullo schermo opaco
n
0 0
0
y 1
d sin d n
l 2

= = +



0
n
0
l 1
y n
2 d

= +



e la distanza fra due frange luminose consecutive vale
0
n n 1
0
l
y y y
d

= =
La differenza di fase nei due casi sarebbe
0 0
n
0
d sin d 2
2 y
l

= =


Londa piana luminosa incidente sul piano delle due fenditure sia di tipo armonico, con il massimo valore
dellampiezza del campo elettrico e frequenza
0
E
f 1 T 2 = = . Le onde sferiche secondarie, che hanno origine nei
punti delle due fenditure, si propagano con identica velocit, ampiezza e fase dellonda incidente.
2 1
r r r =

0
d
O
B

P
n
y
0
l
A
A
B
1
r
2
r
r
1
r
2
r
[ ] figura 151
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110
Lequazione delle onde sferiche luminose (riferendoci al vettore campo elettrico), secondo quanto esposto a pagina
107, sono rappresentate da
fenditura A : ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) = = + = =

0 0
1 1 10 1 01 1 10 01 1 1
1 1
E E
E r ,t E cos r ,t E cos kr t E cos t cos t
r r

fenditura B : ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) = = + = =

0
2 2 20 2 02 2 20 02 2 2
2
E
E r ,t E cos r ,t E cos kr t E cos t cos t
r

con
( )
1 1
kr = +
10
( )
2 2
kr
20
= +
e considerando nulla la differenza di fase intrinseca ( =
20 10
)
Nel punto P si ha la sovrapposizione delle due onde sferiche
( ) ( ) ( ) ( )
= + = +
1 1 2 1
E r,t E r ,t E r ,t E cos t
Poich , ed in accordo al fatto che lampiezza dipendente dalla distanza
1 2
r r r
0
10
E
E
r
=
0
20
E
E
r
=
tot
E
E
r
=
Applicando il procedimento di Fresnell si hanno le relazioni di ampiezza e fase
(179)
+
= =
+
10 1 20 2
10 1 20 2
E sin E sin
tan
E cos E cos

(180) = + +
2 2
tot 10 20 10 20
E E E 2E E cos
con intensit luminosa
(181) ( ) = + + = +
tot 1 2 1 2
I I I 2 I I cos 2I 1 cos
Ricordando la relazione di bisezione di un angolo e che le ampiezze delle onde secondarie sono uguali
10 20 0
E E E = =
1 cos
cos
2 2
+
=

+ =

2
1 cos 2cos
2

la (179) assume la forma
tot 0
E 2E cos
2

=


e la (180) assume la forma
2
tot
I 4Icos
2

=


lampiezza della interferenza nel punto P
0
E
E 2 cos
r 2

=


Per propriet delle somma di grandezze trigonometriche
1 2 1 2
0 1 0 2 1 2
1 2 1 2
0 1 0 2
2sin cos
E sin E sin
2 2
tan tan
E cos E cos 2
2cos cos
2 2
+
+ +
= = =
+
+

1 2
2
+
=
e tenendo presente
1 2
0 0
2 2 2
r d sin d sin
2
+
= = =


Nel punti dove si ha interferenza, londa data da
( ) ( )
0 1 2
E
E r,t E cos t 2 cos cos t
r 2 2
+
= + = +


( ) ( )
0 1 2
10 20
E r r
E r, t 2 cos cos k t
r 2 2
+
=

+ +


con lintensit
2
tot
I 4I cos
2

=


Procedimento dei vettori rotanti di Fresnel: quando sulla superficie piana opaca inciso un certo numero di
fenditure equidistanti fra loro, il procedimento risolutivo per il calcolo dellampiezza e della intensit della
interferenza (positiva o negativa) di ordine n equivalente a quello utilizzato per le due fenditure.
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
111
Le varie fenditure sono trattate come sorgenti coerenti e la posizione dei massimi indipendente dal loro
numero. La intensit dei massimi di interferenza positiva risulta fortemente aumentata rispetto al caso delle due
fenditure, tuttavia la larghezza dei massimi risulta inferiore.
Due fenditure: riprendendo il caso gi trattato, le due onde luminose sferiche uscenti dalle fenditure
presentano la medesima ampiezza
0
E dellonda piana incidente, la medesima velocit di propagazione e la
stessa lunghezza donda. Presentano tuttavia una differenza di fase in quanto si ha una differenza di
cammino
2 1
r r r = . Nellipotesi che sia
1 2
r r r , le fasi delle due onde sferiche
fenditura A ( ) ( )
1
r, t kr t =
fenditura B ( ) ( ) ( )
2 1
r, t kr t r, t = + = +
Rappresentando i vettori ampiezza in [figura 152] si osserva che il
triangolo formato dai tre vettori isoscele ed i due angoli alla
base valgono 2 per nota propriet geometrica.

tot 0 0
E E E = +
, , ,

tot 0
E 2E cos
2

=
Uguagliando le proiezioni dei tre vettori rispetto lasse y si ricava
( ) ( ) ( )
tot 1 0 1 0 2
E sin r,t E sin r,t E sin r,t
2

+ = +



( ) ( ) ( )
tot 1 0 1 0 1
E sin r,t E sin r,t E sin r,t
2

+ = + +



e sfruttando le relazioni di prostaferesi
( ) ( )
tot 0
E
E r,t 2E sin kr t cos
2 2


= +


_

( ) ( )
tot 0
E
E E
E r,t 2 sin kr t cos
r r 2

2

= = +


,
_

Lintensit nel punto di interferenza vale
( )
2 2
tot
I E r,t 4E cos
2
2

=
esattamente come il risultato del precedente paragrafo.
Tre fenditure: le tre fenditure siano a distanza
0
d luna
dallaltra ed il piano opaco, sul quale osservare
linterferenza, sia a distanza
0
l da quello contenete le tre
fenditure [figura 153]. Nellapprossimazione
0 0
l d > i raggi
luminosi secondari, uscenti dalle tre fenditure, sono
sufficientemente paralleli per cui e la
differenza di cammino vale sempre
0
1 2
r r
r d
3
r
sin
r
= . Il punto P,
nel quale avviene linterferenza di ordine n, ha come
ordinata ( )
0 n
P l , y con
n 0 0
y l tan l sin = =
Sia lo sfasamento costante della seconda onda rispetto
alla prima e della terza onda rispetto alla seconda

[ ]
( )
( )
1 0
2 0
3 0
E E sin kr t
E E sin kr t
E E sin kr t 2
=
= +

= +


ricordando che le onde secondarie hanno la stessa ampiezza, velocit e fase dellonda incidente.
La differenza complessiva di percorso (fra la prima e la terza onda)
0 0 0
r d sin d sin 2d sin = + =
mentre la differenza di fase complessiva vale
0 0
n
d d
2 2 sin 2

= = =

y



P
n
y

r
r
0
l
[ ] figura 153

1

2
2
[ ]

figura 152
0
E
,

0
E
,

tot
E 2
,

Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
__________________________________________
112
Per 0 = si ha 0 = : le tre onde sono in fase fra loro
e si ha il primo massimo di ampiezza e intensit
luminosa [figura 154a]
0
E 3E =
2
0
I 9E

Aumentando il valore dellangolo , diminuiscono sia
lampiezze sia lintensit luminosa [figura 154b]
Per 2 3 = si ha
0
3 d = : lampiezza totale
nulla e si ha il primo minimo di luminosit [figura 154c]
E 0 = I 0 =
Per = si ha il secondo massimo di ampiezza e di
intensit luminosa.
Aumentando il valore dellangolo , diminuiscono sia
lampiezza sia lintensit e si ha il secondo minimo.
Nel caso di due fenditure, il primo minimo si ha per = mentre nel caso di tre fenditure si ha per
2 3 = . Nel caso di due fenditure lintensit decisamente maggiore del caso a tre fenditure.
( ) a
0
E
,

[ ] figura 154


0
E
0
E
,

0
E
,

E
,
( ) b

( ) c
,
2 3
Fenditura larga: si tenga presente che, nel caso di una fenditura
sottile, lintensit luminosa delle frange di interferenza la stessa
per ogni punto, indipendentemente dallangolo . Nel caso di
una fenditura larga, lintensit luminosa diminuisce allaumentare
dellangolo e per 0 = si ha il massimo centrale.
Una fenditura larga si pu pensare costituita da N punti
sorgente allineati a distanza
0
h
0 0
d h N = luno dallaltro. Le onde
emesse dal primo punto sorgente A e dal punto sorgente
mediano C [figura 155] presentano una differenza di cammino
pari a
0
h
r sin
2
= (punti sorgente A e C)
ed una differenza di fase
= (punti sorgente A e C)
in quanto le due onde sono in opposizione di fase: in tale situazione lintensit luminosa nulla.
Un analogo ragionamento si pu fare per tutte le coppie di onde emesse da punti sorgenti omologhi rispetto
ad A e C. Poich tutte le onde hanno identica ampiezza , fra due onde emesse da punti sorgenti
successivi valgono le relazioni
0
E
0
r d sin =
0
d r
2 2 sin = =

(punti sorgente
j
P e
J 1
P
+
)
Per si ha : tutte le onde luminose, generate dalle N sorgenti puntiformi allineate, sono in fase
fra loro e nel punto di interferenza additiva lampiezza ha valore
0 = 0 =
tot 0
E NE =
Ogni onda emessa da un punto sorgente
j
P presenta uno
sfasamento costante rispetto sia a quella emessa dal punto
sorgente precedente

j 1
P sia da quella emessa dal punto
sorgente successivo
j 1
P
+
. Rispetto allonda emessa dal punto
sorgente A, le onde successive presentano uno sfasamento
. ( ) ,2 ,3 , , N 1

Sfruttando il procedimento di Fresnell, poich lo sfasamento


reciproco delle N onde emesse piccolo, i vettori ampiezza
0
E
,

si dispongono lungo un arco di circonferenza di raggio R [figura
156]. Lo sfasamento complessivo
N =
e, per nota propriet geometrica, lampiezza totale vale
(181) E 2Rsin =
Lampiezza complessiva delle N onde
tot 0
E NE R = =
0
NE
R =




0
E
,

A
C
0
h
2

[ ] figura 155

0
E
,

2


[
tot
E
,


2
] figura 156
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__________________________________________
113
sostituendo nella (181) si ricava
0
tot 0
sin
NE
2
E 2 sin NE
2
2

= =


Il passaggio al limite per conduce al valore del seno 0
0
sin
2
lim 1
2


ed in tale situazione, linterferenza presenta un massimo dellampiezza
max 0
E NE =
al quale corrisponde una intensit luminosa massima
( )
2
max 0
I v NE =
Il rapporto fra lintensit luminosa ( ) I , corrispondente al generico valore angolare ed il massimo valore
risulta essere proporzionale a
( ) ( )
2
2
max max
sin
I E
2
I E
2


=




con
0 0
Nd l
2 sin 2 sin = =




RETICOLO DI DIFFRAZIONE

La determinazione della lunghezza donda della radiazione luminosa, emessa da una sorgente, fattibile usando il
reticolo di diffrazione.

Spettroscopio a reticolo: la luce emessa dalla sorgente


(S) focalizzata da un sistema di lenti su un collimatore
(C), posto nel fuoco della lente (B). La luce che emerge dal
collimatore unonda piana che investe un reticolo (R) dal
quale diffratta (si ricordi che per 0 = si ha il massimo di
ordine n 0 = sullasse del reticolo).
Se la luce emessa dalla sorgente fosse bianca (cio
composta da lunghezze donda differenti, quindi non
monocromatica) per tutti i massimi coinciderebbero,
ma allaumentare dellangolo i massimi correlati alle
varie lunghezze donda si separano fra loro [figura 157].
0 =

Sperimentalmente possibile determinare i vari massimi usando un telescopio ruotante in un piano normale al
reticolo (la lente L converge i raggi luminosi nel punto P di osservazione). Per ogni , lo spettroscopio a
reticolo disperde la luce incidente in funzione della lunghezza donda alla quale associata un colore dello
spettro visibile. Infatti, centrando il massimo di ordine n, per la luce bianca incidente la rotazione del telescopio
determina una larga sequenza di colori.
n 0



Dispersione: affinch sia possibile distinguere due lunghezze donda simili fra loro, il reticolo deve essere in
grado di risolvere otticamente le relative righe di diffrazione. Si definisce dispersione il rapporto
D

=


essendo la distanza angolare fra due righe le cui lunghezze donda si differenzino di . Differenziando la
relazione (la lunghezza donda e langolo siano variabili) si ha , da cui

0
d s

d in n =
0
d cos d n =
0
d n
d d cos

= =

D
Potere risolutivo: le righe, relative a lunghezze donda simili, sono tanto pi risolubili quanto minore la loro
larghezza. Il potere risolutivo il rapporto
R
S

A B
C
L
P


[ ] figura 157
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
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114
< >
R

=


fra la media di due lunghezze donda appena risolubili e la loro differenza di lunghezza donda. Al decrescere di
si riduce la distanza alla quale due righe sono risolubili. Il potere risolutivo di un reticolo di diffrazione con N
righe vale .

Nn = R


OLOGRAFIA

Si definisce ologramma la riproduzione, su un mezzo fotosensibile (tipo lastra fotografica), delle figure di interferenza
dovute alla interazione di due fasci luminosi originati da ununica sorgente monocromatica (ad esempio,
particolarmente indicata la luce laser coerente). Nella generazione di un ologramma, una parte del fascio luminoso
emesso dal laser R (fascio luminoso di riferimento) viene diffuso da una lente o da uno specchio su una lastra di
materiale fotosensibile, mentre la restante parte viene indirizzata su un oggetto O, del quale si vuole riprodurre
limmagine [figura 158a].
Il fascio rifratto dalloggetto O (fascio luminoso oggetto) incide
sulla medesima lastra di materiale fotosensibile e su di essa i due
fasci, monocromatici e coerenti in quanto generati da ununica
sorgente monocromatica, determinano figure di interferenza
distinte. Se loggetto fosse il punto O di [figura 158a] e se i due
fasci interferissero secondo un angolo di 2 , la figura di
interferenza generata sulla lastra di materiale fotosensibile
risulterebbe esattamente identica a quella ottenuta da una doppia
fenditura (con la distanza
0
d fra le fenditure molto grande rispetto
alla loro dimensione) e le sottili frange di interferenza
presenterebbero una separazione costante fra massimi adiacenti.
La lastra, dopo lesposizione, diventa un reticolo di diffrazione con
un alto indice di dispersione.

R
Ricostruzione del fronte donda [figura 158b]: illuminando la lastra
sviluppata con un fascio di riferimento R, esattamente uguale a
quello usato per generare lologramma, la luce diffratta genera un
punto immagine virtuale O delloggetto e osservando lologramma
nella direzione di O si osserva un punto luminoso nello spazio
tridimensionale. Se il fascio luminoso fosse indirizzato in verso
opposto (fascio coniugato R ), il punto immagine O sarebbe
reale ed anche in tale caso si osserverebbe un punto luminoso
nello spazio tridimensionale. Poich ogni minima area
dellologramma pu dare luogo a immagini reali o virtuali,
lologramma si comporta come una lente convergente, divergente
e reticolo di diffrazione.
Se il punto P fosse un corpo diffuso, il fascio oggetto sarebbe costituito da un numero di sorgenti puntiformi altissimo,
che fungerebbero da centri di diffusione delloggetto e la registrazione sulla lastra di materiale fotosensibile sarebbe
definita dalla sovrapposizione di reticoli di diffrazione. Dopo lo sviluppo della lastra fotosensibile i reticoli, in funzione
della modalit di illuminazione secondo quanto esposto, fornirebbero immagini reali o virtuali. Ogni elemento dellarea
dellologramma contiene linsieme completo delle informazioni per la riproduzione delloggetto. Quanto maggiore la
dimensione dellologramma, tanto maggiore la risoluzione dellimmagine osservata.


EFFETTO DPPLER

O
( ) a

( )
R
reale
( )
O
virtuale

[ ] figura 158

R (virtuale)
( ) b
O (reale)
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115
Ogni volta che un osservatore si muove, relativamente ad un a sorgente di onde, la
loro frequenza apparentemente sembrerebbe [figura 159]

S
aumentare se la distanza sorgente/osservatore diminuisse,
diminuire se la distanza sorgente/osservatore aumentasse.
Il fenomeno fu studiato da Dppler (1803-1853) nel 1845 in Olanda usando un treno
in moto con sopra dei trombettieri. Sono esempi di effetto Dppler
lo spostamento, nella banda del rosso o red-shift, della lunghezza donda
della luce emessa dalle galassie che si stanno velocemente allontanando
dalla Terra,
la misurazione, con il radar (autovelox), della velocit di un autoveicolo :
una sorgente emette onde di frequenza f che vengono riflesse da un
mezzo con frequenza f ; misurando la differenza f f si ricava la
velocit del mezzo.
Il valore ottenuto valido quando la sorgente ed il mezzo sono collineari, se risultassero posizionati in
direzioni normali fra loro non si ricaverebbe alcun risultato.
Una sorgente S ferma emette onde sferiche di frequenza f 1 T 2 = = che si propagano con velocit v

ed un
rivelatore R intercetta i vari fronti donda. Se il
rivelatore fosse fermo: il ritmo di intercettazione sarebbe pari a quello di emissione dei fronti donda ( f = f )
rivelatore si allontanasse: il ritmo di intercettazione dei fronti donda diminuirebbe ( < f f )
rivelatore si avvicinasse: il ritmo di intercettazione dei fronti donda aumenterebbe, ( > f f )
Sorgente ferma ( =
S
v 0 ) e rivelatore fermo ( =
R
v 0 ): nel tempo
t, i vari fronti donda si sono spostati di un tratto
0
d vt = [figura
160]. Scegliendo un riferimento come quello in figura, nel tratto
0
d
il numero di lunghezze donda
0
= N d vt = e tale numero
rappresenta proprio il numero di fronti donda intercettati dal
ricevitore R nel medesimo tempo t. Ossia il ritmo di intercettazione
(o frequenza f ) risulta pari al rapporto N t fra il numero N ed il
tempo t
N vt v
t t

= = =

f = f
Con rivelatore R fermo la frequenza rilevata esattamente uguale alla frequenza di emissione della sorgente. f
Sorgente ferma ( =
S
v 0 ) e rivelatore in avvicinamento
(
R
v 0 ): nel tempo t, i vari fronti donda si sono spostati di un
tratto
0
d vt = ed il rivelatore si avvicinato di un tratto
R R
d v t =
[figura 161]. Rispetto al rivelatore R, il fronte donda percorre lo
spazio
( )
0 R R R
d d d vt v t v v t = + = + = +
ed il numero di lunghezze donda contenute in tale spazio vale
( )
R
N d v v t = = +
Il ritmo di intercettazione (o frequenza f ) risulta pari al rapporto
N t fra il numero N ed il tempo t
( )
R
R R
v v
v v v N
1
t v
+
+
= = = +


f = f f
v

Con il rivelatore R in avvicinamento alla sorgente S, la frequenza f rilevata risulta ( ). Quando v > f f
R
0 = , si
ricade nel primo caso, ossia ( f ). = f



v





figura 159
( )
R
v 0 =
S R v


( )
S
v 0 =
0
d
[ ] figura 160
S R v


( )
S
v 0 =
R
v


0
d
[ ] figura 161
R
d
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116
Sorgente ferma ( =
S
v 0 ) e rivelatore in allontanamento
(
R
v 0 ): il ragionamento simile a quello del caso precedente e
lo spazio percorso dai fronti donda, rispetto al rivelatore R vale
( )
0 R R R
d d d vt v t v v t = = =
Il numero di lunghezze donda contenute in tale spazio vale
( )
R
N d v v t = =
ed il ritmo di intercettazione (o frequenza f ) risulta pari al
rapporto N t fra il numero N ed il tempo t [figura 162]
( )
R
R R
v v
v v v N
1
t v


= = =


f = f f

S
v

Con il rivelatore R in allontanamento dalla sorgente S, la frequenza f rilevata risulta ( ). Quando < f f
R
v
R v


( )
S
v 0 =
R
v


0
d
[ ] figura 162
R
d
0 = , si
ricade nel caso precedente, ossia ( ). = f f
Sorgente in allontanamento (
S
v 0 ) e rilevatore fermo ( =
R
v 0 ): il ragionamento simile a quello di casi
precedenti e lo spazio percorso dai fronti donda, rispetto al rivelatore R vale
( )
S S
d vt v t v v t = + = +
ed il ritmo di intercettazione (o frequenza f ) risulta pari a
S
S
v
v v


+

f = f
Quando si ha ( ).
S
v < 0 < f f
Sorgente in avvicinamento (
S
v 0 ) e rilevatore fermo
( =
R
v 0 ): in tale situazione la sorgente rincorre i suoi stessi fronti
donda ed i rispettivi centri si spostano da S a
1
S ,
1
S ,
2
S , e
cos via [figura 163]. La lunghezza donda nella direzione del
moto risulta ridotta. Lintervallo temporale nel quale vengono
emessi due fronti donda successivi pari al periodo T 1 = f ed in
tale intervallo lo spazio percorso dai fronti donda vale
0
d vT = ,
mentre quello percorso dalla sorgente vale
S S
d v T = . Lungo la
direzione del moto, la lunghezza donda (ricordare che dopo il
tempo T viene emesso un altro fronte donda) vale proprio
( )
0 S S
d d v v T = =
Il rivelatore intercetta tali fronti donda con un ritmo
( )
S S
N vT v v
T T v v T v v

= = = =

f f
e quando si ha (
S
v >

S
v


0 > f f ).
Sorgente e rivelatore in moto relativo: si deduce che
quando (S) ed (R) si avvicinano
R
S
v v
v v
+
=
+
f f
quando (S) ed (R) si allontanano
R
S
v v
v v

f f
Effetto Dppler al variare della velocit: leffetto risulta differente
se la sorgente o il rivelatore (oppure entrambi) siano in moto.
(
R
v v < ) e (
S
v v < ): definendo la velocit relativa fra
sorgente e rivelatore come
R S
u v v = , applicando lo
sviluppo binomiale alla relazione delle velocit si ricava
[figura 164]
u
1
v

=


f f
Se il rivelatore fosse fermo (
R
v 0 = ) e la sorgente si
muovesse con una velocit pari a quella del fronte donda
(
S
v v = ), il valore della frequenza rilevata privo di
significato

S
v


R
[ ] figura 163
S
v v =

S
[ ] figura 164
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117
S
v
v v
=

f f
Nel caso (
S
v v > ), nel tempo t la sorgente
1
S della [figura 163] si sposta di un tratto
1
d vt = emettendo
unonda il cui fronte donda avrebbe raggio
1
R vt = . Un simile processo continuerebbe durante il moto della
sorgente: i centri
2
S ,
3
S , dei vari fronti donda emessi in successione risultano posizionati alle spalle
della sorgente S. Tutti i fronti donda si raggrupperebbero in un inviluppo tridimensionale conico, avente il
vertice nel punto sorgente S. il mantello dellinviluppo esso stesso un fronte donda in quanto i vari fronti
donda determinerebbero una brusca variazione di pressione su un qualunque oggetto da loro investito.
Il semiangolo di apertura di tale cono [figura 165], detto cono
di Mach (1838-1916) correlato al rapporto delle velocit
dalla relazione


S
[ ] figura 165
vt
1
C
S
v t
S S
vt v
sin
v t v
= =
e per le onde sonore il numero di Mach il rapporto
delle due velocit
M
N
N
M
S
v
sin
v
= =
Quando gli elettroni si muovono in un mezzo trasparente con velocit superiore a quella della luce nel
mezzo stesso, viene emessa una luce visibile secondo un cono di emissione avente come vertice i singoli
elettroni (effetto Crenkov). Nella piscina di raffreddamento di un reattore a fissione, gli elettroni emessi
dagli atomo radioattivi delle barre di combustibile viaggiano nellacqua con una velocit maggiore di quella
della luce.
Per effetto Cerenkov irraggiano unonda luminosa con una corrispondente al colore verde/blu.


OTTICA GEOMETRICA

Una sorgente puntiforme emette unonda elettromagnetica che si propaga in un mezzo omogeneo ed isotropo con una
velocit definita dalla relazione
e m
1 c
v
k k
= =


essendo la costante dielettrica relativa e la permeabilit magnetica relativa del mezzo. Per i mezzi normali il
valore della permeabilit magnetica vale
e
k
m
k
k 1
5
m
0

< , quindi
e
c
k n
v
= =
ed il numero n, detto indice di rifrazione assoluta del mezzo, un indicatore della qualit del mezzo attraversato
da unonda elettromagnetica. Se la lunghezza donda compresa nellintervallo ( , londa
luminosa e lindice n il rapporto fra la velocit della luce nel vuoto e la velocit della luce nel mezzo
)
6
0.38 0.78 10 m


c
n
v
= ( ) v c <<
Nellottica geometrica viene introdotto il concetto di raggio luminoso che si propaga in un mezzo omogeneo (densit
costante) ed isotropo (identica velocit di propagazioni in ogni direzione): si definisce raggio luminoso la direzione di
propagazione di unonda, ossia la semiretta con origine la sorgente S. Le eventuali discontinuit nello spazio percorso
da un raggio luminoso abbiano una dimensione caratteristica molto maggiore della lunghezza donda della luce del
raggio. Quando un raggio luminoso incontra una superficie che ne impedisce la propagazione, avviene il fenomeno
della riflessione. Se un raggio luminoso attraversa una superficie di separazione fra mezzi con differenti indici di
separazione, si ha il fenomeno della rifrazione. Le leggi della riflessione e della rifrazione si possono dedurre
applicando il principio variazionale di Fermat (1601-1665) che enuncia un raggio luminoso si propaga fra due
punti dello spazio seguendo un cammino minimo al quale corrisponde un tempo minimo, se confrontato con i
tempi dei cammini vicini. Con tale principio si introduce il concetto di cammino ottico differente dal cammino
geometrico.
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118
Fenomeno della riflessione: un raggio luminoso, emesso dalla
sorgente puntiforme S, incidendo in O su una superficie
riflettente (ottenuta depositando un sottile strato di argento o di
alluminio elettrolitico su un supporto accuratamente levigato),
raggiunge il generico punto P. Il piano, contenente la direzione
di propagazione del raggio e della normale nel punto di
incidenza sulla superficie riflettente, detto piano di incidenza. Il
cammino SO abbia lunghezza
1
SO l = e quello OP lunghezza
2
OP l = , la distanza fra i punti proiezione di S e di P sulla
superficie sia d, laltezza della sorgente sul piano sia a e quella
del punto P sia b. Geometricamente si ha [figura 166]
1 2
SOP l l l = = +
2 2
1
x l a =
2 2
2
d x l b =
e la posizione del punto di incidenza O del raggio sulla superficie riflettente definito dal principio variazionale
espresso dalla relazione
dl
0
dx
=
( )
2 2 2
2
x d x
0
x a
d x b

=
+ +
+

avendo considerato il punto O come origine del riferimento. Tuttavia
i i

d
O
S
P
i

fl
a
b
x d x
1
l
2
l
[ ] figura 166
2 2
x
cos sin
2
x a

= =

+ +

( )
fl fl
2
2
d x
cos sin
2
d x b

= =


+

per cui
l
sin , ossia
i
sin =
f
l i f
=
Nel fenomeno della riflessione di un raggio luminoso su una superficie, langolo di incidenza
i
uguale
allangolo di riflessione ed i due raggi incidente e riflesso si propagano in uno stesso piano nel medesimo
mezzo.
fl


Fenomeno della rifrazione: un raggio luminoso, emesso dalla sorgente
puntiforme S, incidendo in O su una superficie di separazione fra due
mezzi con indici assoluti di rifrazione rispettivamente
1 1
n c v = ed
2 2 1
n n > . La sorgente ha coordinate n c = ( ) S x,a ed il generico punto
( ) x,b , il cammino percorso dal raggio luminoso da S al punto O
sia
1
l e quello da O al punto P sia
2
l [figura 167], il tempo complessivo
impiegato dal raggio luminoso per passare dalla sorgente S al punto P
vale
P d
SOP SO OP
t t t = +
1
SO
1
l
t
v
=
2
OP
2
l
t
v
=
(182)
2 1 1 2
SOP
1 2
v l v l
t
v v
+
=
Ricordando la definizione di indice di rifrazione e sostituendo il valore nella (182)
11 2 2
SOP
n l n l
t
c
+
=
(183)
SOP 11 2 2 1o 2o o
ct n l n l l l l = + = + =
nella relazione (183) si noti che il percorso geometrico
1 2
l l l = + risulta differente dal percorso ottico
che il raggio luminoso percorre dalla sorgente S (nel mezzo di indice di rifrazione n ) al punto P (nel
mezzo di indice di rifrazione n ). Geometricamente
o 1o 2o
l l l = +
1
2
2 2
1
l x a = + ( )
2
2
2
l d x b = +
e la posizione del punto di incidenza O del raggio sulla superficie di separazione definito dal principio
variazionale espresso dalla relazione
dl
0
dx
=
( )
1 2
2 2 2
2
x d x
n n
x a
d x b

S
P
O
i

fr

a
b
x
d x
2
l
1
l
( )
1
n
( )
2
n
[ ] figura 167
0 =
+ +
+

avendo considerato il punto O come origine del riferimento. Tuttavia
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119
i i
2 2
x
cos sin
2
x a

= =

+ +

( )
fr fr
2
2
d x
cos sin
2
d x b

= =


+

per cui si ricava la legge di Cartesio (1596-1650) - Snell (1580-1626)
1 i 2
n sin n sin
fr
=
Il rapporto
i fr 1 2
sin sin n n n = =
12
1
rappresenta lindice di rifrazione del secondo mezzo rispetto al primo.


RIFLESSIONE TOTALE

Un raggio luminoso, emesso da una sorgente puntiforme S posta in un mezzo
con indice assoluto di rifrazione , incide nel punto O di una superficie di
separazione fra il primo mezzo ed un secondo mezzo con indice do rifrazione
assoluto [figura 168]. Si vuole analizzare quale deve essere la
condizione di incidenza del raggio affinch il raggio rifratto si propaghi
esattamente sulla superficie di separazione fra i due mezzi. Langolo di
rifrazione vale
1
n
2
n n <
fr

O
S
*
i

2
1
n
2 1
n n <
[ ] figura 168
2 = e la legge di Cartesio-Snell impone
*
1 i 2
n sin n sin
2

=
ossia
* 1
i 1
2
n
arcsin n
n
= =
2

Quando langolo di incidenza del raggio luminoso assume il valore
*
i
< si ha il fenomeno della rifrazione
*
i
= si ha la propagazione del raggio sulla superficie di separazione
*
i
> si ha il fenomeno della riflessione. Quando n
2
n
1
< la riflessione totale avviene sempre
internamente al materiale nel quale posizionata la sorgente luminosa S.
il caso dei cavi a fibra ottica per
*
i
> .


DEFINIZIONI

La determinazione delle leggi che definiscono limmagine di un oggetto, quando i raggi luminosi subiscono una
riflessione e/o una rifrazione attraverso ad un qualche strumento ottico, compito dellottica geometrica.
Oggetto: corpo fisicamente definito che emette raggi luminosi. Un oggetto pu essere considerato puntiforme
oppure diffuso.
Immagine: figura puntiforme o diffusa i cui punti sono definiti dalla convergenza dei raggi luminosi, provenienti
da un oggetto, che subiscono fenomeni di riflessione e/o di rifrazione da parte di uno strumento ottico.
Strumento ottico stigmatico: dispositivo che permette la convergenza dei raggi luminosi, provenienti da un
oggetto, in un unico punto immagine.
Astigmatismo: difetto di focalizzazione in un unico punto dei raggi luminosi provenienti da un oggetto.
Immagine reale: tutti i raggi luminosi, provenienti da un oggetto, passano fisicamente per i punti della immagine
e ci implica passaggio di energia.
Immagine virtuale: il prolungamento dei raggi luminosi passa per i punti dellimmagine e ci implica nessun
passaggio di energia.
Definizione di una immagine. La buona definizione di una immagine si ha in condizioni di perfetto stigmatismo
di uno strumento ottico. Nella realt, solamente uno stretto pennello di raggi luminosi concentrati lungo lasse
ottico (veramente asse oggetto /immagine) soddisfa la condizione. Tali raggi sono detti parassiali.
Una superficie di separazione fra due mezzi con differente indice di rifrazione detta
superficie catadiottrica o specchio, se avviene il solo fenomeno della riflessione
superficie diottrica o diottro, se avviene principalmente il fenomeno della diffrazione.
Cromatismo: focalizzazione in differenti punti colorati di raggi luminoso che hanno differente lunghezza donda.
Strumento acromatico: strumento ottico, corretto mediante diottri, in grado di annullare o minimizzare il
fenomeno del cromatismo.


SUPERFICIE CATADIOTTRICA O SPECCHIO
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120

Convenzione sui segni per gli specchi:
V: vertice dello specchio
C: centro dello specchio con CV R = il raggio di curvatura
R 0 > specchio concavo (centro C di curvatura posizionato davanti allo specchio)
R 0 < specchio convesso (centro C di curvatura posizionato dietro allo specchio)
O: oggetto con OV p = la distanza delloggetto dal vertice V dello specchio
p 0 > oggetto reale (posizionato davanti allo specchio)
p 0 < oggetto virtuale (posizionato dietro allo specchio)
I: immagine e IV q = la distanza dellimmagine dal vertice V dello specchio
q 0 > immagine reale (posizionato davanti allo specchio)
q 0 < immagine virtuale (posizionato dietro allo specchio)
OV: lasse dello specchio
spazio reale R: lo spazio nel quale passano fisicamente i raggi luminosi che concorrono a formare
limmagine I reale

spazio virtuale V: lo spazio nel quale passano i prolungamenti dei
raggi luminosi che concorrono a formare limmagine I virtuale
le strutture delle equazioni relative ai vari strumenti ottici risultano
indipendenti dalla convenzione adotta per ottenerle, tuttavia i segni
dei vari termini che compongono lequazione dipendono dalla
convenzione. Il confronto di due equazioni, ricavate con differenti
convenzioni, deve necessariamente tenerne conto.
Specchio piano: una superficie riflettente (ottenuta depositando un
sottile strato di argento o di alluminio elettrolitico su un supporto
accuratamente levigato) che non permette la trasmissione dei raggi
luminosi. Vale la legge
i f
=
l

e scegliendo un riferimento come in [figura 169], i raggi luminosi
uscenti dalloggetto O formano limmagine virtuale I (punto di
incontro del prolungamento dei raggi riflessi. Sia

x la distanza fra i punti definiti dal raggio che incide
normalmente sullo specchio ed il generico raggio riflesso dallo
specchio
e geometricamente applicando il teorema dei seni si ricava
O I
i

fl

x
( )
x p
sin sin 2
=


( )
x q
sin sin 2
=


e confrontando le relazioni si deduce che
q q =
con la convenzione che si definisce
Gli specchi piani forniscono sempre immagini virtuali e definiscono
uno scambio di simmetria.
Un oggetto puntiforme d unimmagine puntiforme, un oggetto esteso d
unimmagine estesa in quanto ogni punto delloggetto fornisce
unimmagine puntiforme.

p
q


figura 169
O I
[ ] figura 170
Visione: la pupilla dellocchio ha una piccola apertura, quindi la
porzione di specchio usata per osservare un oggetto riflesso risulta
in concreto piccola rispetto alla estensione dello stesso [figura 170]
Specchio sferico: una qualunque superficie catadiottrica riflettente con raggio di curvatura R costante.
Lo specchio sferico pu essere
Specchio concavo: il raggio di curvatura r si trova nello spazio reale R nel quale incidono i raggi luminosi
sulla superficie catadiottrica [figura 171]. Un raggio luminoso, emesso dalloggetto O sullasse dello
specchio con un angolo , incide sulla superficie sferica nel punto A e viene riflesso (angolo di incidenza
uguale allangolo di riflessione) formando limmagine I. Se langolo al centro che sottende larco

VA
dello specchio, si hanno le due relazioni
= + 2 = +
e confrontandole si ricava


V
A
C O
R

I

[ ] figura 171
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121
(184) 2 + =
Per i soli raggio parassiali (prossimi allasse ottico) vale lapprossimazione

AV r p q =
Ricordando la convenzione dei segni si ha
p + R q + R r + R

e sostituendo nella (184) si ricava lequazione dei punti coniugati per lo specchio sferico concavo
1 1 2
p q r
+ =
Attenzione: per ottenere raggi parassiali occorre diaframmare i raggi luminosi riducendo in tal modo larea
utile dello specchio. Una tale riduzione diminuisce proporzionalmente la quantit di energia luminosa utile
alla formazione dellimmagine, che perde di luminosit.
Specchio convesso: il raggio R di curvatura si trova nello spazio virtuale V, non attraversato dai raggi
luminosi. Ricordando la convenzione dei segni si ha [figura 172]
p V q + R r V
Ed utilizzando un procedimento simile a quello del caso precedente si ottiene
1 1 2
p q r
+ =
Quando loggetto O posizionato ad una distanza dallo specchio che possibile definire p , allora tutti i
raggi incidenti sono paralleli allasse ottico e convergono dopo la riflessione in un punto detto fuoco F dello
specchio

1 1 2
q r
+ =


r
q f
2
= =
e la rappresentazione in tale situazione quella della [figura 179]


V F C F C V
f
f
r r
[ ] figura 179
Se loggetto fosse esteso anche le immagini sarebbero estese e le rappresentazioni nei due casi si hanno
considerando la [figura 180] con la convenzione dei segni
specchio concavo : p + R q + R r + R f + R
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122
specchio convesso : p + R q I r I f I
ogni raggio luminoso passante per il centro di curvatura C viene riflesso ripassando per il centro stesso,
ogni raggio luminoso parallelo allasse ottico passa per il fuoco F,
ogni raggio luminoso passante per il fuoco F riflesso
parallelamente allasse ottico.
Ingrandimento trasversale: definito come il rapporto fra la
dimensione lineare delloggetto e le dimensione lineare dellimmagine
0
d
i
d
=
Nella [figura 181] si noti che i triangoli e OAV IA V sono simili, quindi
hanno i lati in proporzione
0
d : d p : q =
0
d d i p q = =
da cui possibile affermare
p
i
q
=

SUPERFICI DIOTTRICHE

Si consideri una superficie di separazione fra due mezzi
con indici assoluti di rifrazione con raggio di
curvatura r [figura 182]. I simboli rappresentano
1
n n <
2
V : vertice del diottro
C : centro di curvatura, r CV =
O : oggetto
I : immagine

1
: angolo di incidenza

2
: angolo di rifrazione
: angolo di emissione del raggio incidente
: angolo

ACV
: angolo fra il raggio rifratto e lasse ottico
Per le note propriet degli angolo esterni di un triangolo, si deduce che per il triangolo OAC si ha
(185)
1
= +
e per il triangolo IAC si ha
(186)
2
= +



O
I
I
O
[ ] figura 180
V
A
I
O
A
d
0
d
[ ] figura 181
q
O
A
I

C

2

1

)
1
n ( )
2
n (

V
[ ] figura 182
r
p
Vittorio Mussino: vittorio.mussino@polito.it Dipartimento di Fisica Politecnico di Torino
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123
Nel caso di raggi luminosi parassiali

AV
p
=

AV
r
=

AV
q
=
e la legge di Snell ( ), nel limite dei raggi parassiali, si pu scrivere come
1 1 2
n sin n sin =
2 1 1 2 2
n n =
1
2 1
2
n
n
=
Ricordando le (185) e (186) si ricava
( )
1
1
2 2
n n
n n
= + = + +
1
( )
2 1
n n = + +
ossia lequazione dei punti coniugati
1 2 1
n n n n
p q r

+ =
2
( )
1 2
n n <
Nel caso che n , ripetendo il ragionamento su ricava lequazione dei punti coniugati
1
n >
2
1 2 2
n n n n
p q r
1

= ( )
1 2
n n >
Se loggetto O si trovasse allinfinito ( p = ) si avrebbe
1 2 1
n n n n
2
q r
+ =


e si otterrebbe unimmagine I in un punto, posizionato oltre il vertice V, detto fuoco posteriore del diottro
2
2
1 2
n
q r f
n n
=


Se limmagine I si formasse allinfinito ( q = ) si avrebbe
1 2 1
n n n n
p r
2

+ =


e loggetto O risulterebbe posizionato in un punto detto fuoco anteriore del diottro
2
1
1 2
n
p r
n n
f =


Attenzione: il fuoco anteriore e posteriore di un diottro sono sempre punti differenti fra loro.
Lente: si definisce lente la porzione di spazio, costituita da un mezzo con dato indice assoluto di rifrazione,
racchiusa fra due diottri con dati raggi di curvatura.
Lente spessa: la distanza fra i due vertici confrontabile con i due raggi di curvatura.
Lente sottile: la distanza fra i due vertici trascurabile rispetto ai due raggi di curvatura.
Si consideri una lente di materiale trasparente con indice assoluto di rifrazione n (ad esempio vetro) posta in un
mezzo con indice di rifrazione n (ad esempio aria). Lequazione dei punti coniugati della lente si deduce
considerando lequazione dei punti coniugati relativa ai due diottri [figura 183]
2
1

1
C
2
C
1
r
A
2
r
1
O
2
I
B
2
V
1
V
( )
1
n
( )
1
n
1 2
I O
( )
2
n
d
1
p
2
q
1
q
[ ] figura 183
2 1
p q d = +
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124
si ha lequa
Prima riflessione: il raggio luminoso uscendo dalloggetto O si rifrange determinando unimmagine virtuale
1
I e tenendo conto che ( ) zione dei punti coniugati
1 1 1
p 0, q 0, r 0 > < >
(187)
1 2 2
1 1 1
n n n n
p q r
1

=
Seconda rifrazione: un osservatore posto in B osserverebbe il raggio luminoso provenire dalla sorgente
2 1
O I (nel mezzo con indice assoluto di rifrazione
1
n ). Cio limmagine virtuale
1
I , per il primo diottro,
diventa un oggetto reale
2
O per il secondo diottro. Lequazione dei punti coniugati, essendo
(
2
p q 0, r 0 < > )
2 1 2
d 0, q = + >
(188)
2 1 1
2 2 2
n n n n
p q r
2

+ =
Sommando le relazioni (187) e (188), nellipotesi che la lente sia sottile (ossia , cio trascurabile rispetto
ad r ed ), si ricava lequazione dei punti coniugati di una lente sottile
d 0
1 2
r
( )
1 2
1 2
1 2 1 2
n n 1 1
n n
p q r r

+ =



Nel caso si avesse (aria) e (vetro), la distanza oggetto dal centro della lente sia p, la distanza
dellimmagine dal centro della lente sia q, la precedente equazione assumerebbe la forma
1
n 1 =
2
n n =
( )
1 2
1 1 1 1
n 1
p q r r

+ =


(189)
Lente convergente: tutti i raggi luminosi provenienti dallinfinito (paralleli allasse ottico) convergono nel
primo fuoco
1
F della lente (o fuoco posteriore).
Lente divergente: tutti i raggi luminosi provenienti dallinfinito (paralleli allasse ottico) presentano i
prolungamenti che convergono nel secondo fuoco
2
F della lente (o fuoco anteriore).
In tali condizioni, lequazione dei punti coniugati (per p ) assume la forma [figura 184]
( ) ( )
2 1
1 2 1 2
r r 1 1 1 1
n 1 n 1
q r r

r r

+ = =



1 2
2 1
r r 1
q f
n 1r r
=


ossia
1 1 1
p q f
+ =
Quando loggetto e esteso, anche limmagine estesa e la sua costruzione avviene seguendo la convenzione
adottata precedentemente.

Nella [figura 185] sono rappresentate le costruzioni delle immagini dovute a lenti convergenti e divergenti in
differenti situazioni di posizione delloggetto
caso (a)
2
I

R I
1
p F
F q

2
2
F p 0
q F

R


1
F
2
F
2
F
1
F
[ ] figura 184
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125
caso (b)
1

1
p F
I
F q 0



R
1
1
F p 0
I
F q 0



R



LAMINA A FACCE PARALLELE

Una lamina di spessore , costituita da materiale trasparente omogeneo con indice assoluto di rifrazione ,
immersa in un mezzo con indice di rifrazione assoluto . Un raggio luminoso incide sulla lamina e viene rifratto:
descrivere il fenomeno.
0
d
2
n
1
n
Il raggio lumino incide sulla lamina nel punto A della
superficie di separazione ( )
1 2
n ,n secondo un angolo
i
e
subisce una rifrazione definita dalla legge di Snell [figura
186]
(190)
1 i 2
n sin n sin =
Dopo aver attraversato la lamina, il raggio subisce una
seconda rifrazione nel punto B della superficie di
separazione ( )
2 1
n ,n data da
(191)
2 1
n sin n sin =
r
r
Confrontando le due relazioni si ricava , ossia il raggio
luminoso emerge dalla seconda lamina secondo un angolo che
risulta uguale a quello di incidenza. Fra il punto A e B il raggio
luminoso percorre il tratto
i
=
0
r
d
AB
cos
=


e la separazione (distanza fra le due direzioni del raggio nel mezzo ) operata dalla lamina vale
1
n
( )
( )
i r
i r 0
r
sin
BB ABsin d
cos

= =

=


Santena (To), 21 dicembre 2010

2
F
1
F
O
I
2
F
1
F
O
I
[ ] figura 185
2
F
1
F
I
O
I O
2
F
1
F
r

A
B
B

[ ] figura 186
( )
1
n
i

( )
2
n
i r

0
d
i