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POLITECNICO DI TORINO

III Facoltà di Ingegneria

Relazione sperimentale

Il ponte di Wheatstone
Misurazione indiretta di una resistenza

Docente

Prof. Mario Trigiante

Gruppo 6

Alberto Tibaldi
Adrien Yepdieu Yannick
Vittorio Giovara

Anno accademico 2006-2007


Capitolo 1

Finalità dell’esperienza

Con la presente relazione si intende esporre l’esperienza effettuata in labora-


torio riguardante la misura di una resistenza mediante il metodo del ponte
di Wheatstone. Il ponte di Wheatstone è costituito da un alimentatore ai
capi di un circuito resistivo del quale ci è ignota una resistenza. Il circuito
in questione è costituito da due rami collegati tra loro da un galvanometro;
tramite le leggi di Ohm e di Kirchhoff, è possibile ricavare la misura di una
resistenza incognita, effettuando una misurazione di una resistenza campione
e della conseguente variazione della differenza di potenziale tra i due rami,
rilevata dal sopra citato galvanometro.

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Capitolo 2

Descrizione della
strumentazione

Il materiale a disposizione per effettuare l’esperienza è stato il seguente:


• Resistore campione ad alta precisione con preselezionatore digitale;
• Generatore di tensione continua;
• Voltmetro digitale;
• Fili conduttori con set-up a tre terminali e scala graduata;
• Insieme di resistenze incognite da misurare in più configurazioni.
Come già accennato il ponte di Wheatstone è composto da un generatore
di tensione continua ai capi di un circuito costituito da due rami, tra loro
collegati da un galvanometro. Su di un ramo si hanno due resistenze di valore
variabile a piacimento e dunque da considerarsi noto; queste due resistenze
sono costituite da un unico filamento di sezione e resistività costanti separate
da un interruttore, che corrisponde al nodo di contatto con l’altro ramo.
Invece sull’ultimo ramo si ha la resistenza incognita che intendiamo misurare
e il campione di riferimento.
Gli strumenti teorici utilizzati al fine di determinare una misura della
resistenza sono le già citate leggi di Ohm e di Kirchhoff. Quelle di Ohm in
realtà non sono vere e proprie leggi, in quanto applicabili esclusivamente ad
una ristretta classe di resistori ideali (detti per l’appunto ohmici), poichè si
comportano secondo le suddette relazioni; nell’esperienza vengono studiati
oggetti approssimati a conduttori ohmici.
La prima legge di Ohm lega la differenza di potenziale con l’intensità di
corrente elettrica mediante una relazione lineare: la pendenza della retta rap-
presentante la variazione di differenza di potenziale al variare dell’intensità

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di corrente descrive, per l’appunto, la resistenza opposta da un determinato
oggetto al passaggio di corrente. Si usa descrivere la prima legge di Ohm con
questa formula:

∆V = R ∗ i

La seconda legge di Ohm invece lega il valore della resistenza R a tre


parametri: la resistività, la lunghezza della resistenza e la sezione
della resistenza. Considerando un filamento di materiale conduttore, la
resistenza che il filamento oppone al passaggio di corrente elettrica è diret-
tamente proporzionale alla lunghezza del filamento e alla resistività, mentre
è inversamente proporzionale all’area della sua sezione. La resistività è una
caratteristica dipendente dal materiale di cui è composto il filamento e dalla
temperatura in cui quest’ultimo si trova; considereremo, nella nostra espe-
rienza, temperatura costante e pari a quella dell’ambiente e non terremo
conto quindi della resistività variabile. Si usa rappresentare la seconda legge
di Ohm con questa formula:

R = ρ Al

dove ρ è la resistività, l è la lunghezza della resistenza e A la sezione


attraverso cui scorre la corrente elettrica.
A questo punto, prima di introdurre le leggi di Kirchhoff, è necessario in-
trodurre alcuni concetti fondamentali utili ai fini della comprensione: ramo,
nodo, maglia.

• Il ramo è un collegamento di due o più elementi circuitali attivi o


passaivi in un circuito;

• Il nodo è un punto in cui almeno tre rami convergono. Abbiamo un


nodo entrante e un nodo uscente: è entrante quando la corrente si sep-
ara in altri due o più rami, e uscente quando più correnti si riuniscono
in un unico punto, che sarebbe per l’appunto il nodo uscente;

• La maglia è un insieme di due o più rami, collegati da un nodo, che


formano un cammino chiuso; una maglia di fatto sarebbe dunque un
circuito chiuso di una rete elettrica in cui, partendo da un nodo, si
torna allo stesso senza mai attraversare uno stesso ramo due volte.

Le leggi di Kirchhoff descrivono le proprietà di circuiti elettrici in cui è


possibile trascurare i tempi di propagazione dei segnali e in cui differenza

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di potenziale e intensità di corrente elettrica sono dunque ben definiti per
ogni punto del circuito. La prima legge di Kirchhoff si riferisce ai nodi e
afferma che, considerando una superficie chiusa che attraversi un circuito
elettrico e racchiuda il nodo in esame, il flusso totale di corrente uscente da
tale superficie deve essere nullo affinchè l’elettricità non si accumuli nè venga
sottratta al nodo stesso. In altre parole, dato un circuito in cui è presente un
nodo, la somma algebrica delle intensità di corrente del nodo entrante deve
essere uguale alla somma delle intensità di corrente del nodo uscente.
Infine la seconda legge di Kirchhoff riguardante le maglie afferma che, data
una maglia e fissato un verso di percorrenza all’interno di essa, la sommatoria
delle differenze di potenziale di tutta la maglia è nulla. Le relazioni si possono
allora esprimere come:
P
r ir =0
P P
s fs = s Rs i s = 0

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Capitolo 3

Descrizione dell’esperienza

Sapendo che il ponte di Wheatstone alimentato da una differenza di poten-


ziale pari a V0 , si identifica la resistenza incognita (collegata ad una resistenza
totale R1 + R2 ) con Rx e che R0 è a contatto con R1 , Rx con R2 ; per poter ef-
fettuare la misura, è necessario far sı̀ che la differenza di potenziale tra i nodi
A e B sia nulla e, di conseguenza, anche l’intensità di corrente attraversante
il galvanometro sia nulla. A queste condizioni il ponte viene detto bilanciato.
Mediante le leggi di Kirchhoff, cerchiamo di interpretare in termini matem-
atici la condizione di ponte bilanciato; considerando dunque il ponte con
I3 = 0 si ottiene:

M aglia ABEC : R1 I1 − R0 I0 = 0
M aglia ABF D : R2 I2 − Rx I4 = 0
N odo A : I0 − I4 = 0
N odo B : I1 − I2 = 0

Mediante il cursore, è possibile variare il valore delle resistenze R1 ed R2 :


ciò che si intende ottenere è un valore indiretto della Rx mediante la relazione
prima trovata. Si osserva dalle equazioni precedentemente illustrate che la
situazione di equilibrio si ottiene quando il voltmetro segnala differenza di
potenziale nulla tra A e B. In tal caso, Rx coinciderà con il valore di R0 e
quindi si potrà attribuire a Rx una misura.
Per quanto riguarda la determinazione dell’errore sulla misura di Rx , verrà
effettuato uno studio sull’incertezza in caso di ponte sbilanciato mediante
le relazioni precedentemente illustrate: sbilanciando ∆V tra i nodi di ±1
mV (valori con cui intendiamo il potenziale di A rispetto a B), variando
infinitesimamente la posizione del cursore dal centro (x1 = x2 ), si otterr, come
previsto, una variazione nella misura della resistenza. In caso di esperienza
riuscita, si arriva a determinare un errore sulle resistenze non maggiore al 5%

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sulla misura a ponte bilanciato. Per determinare la misura della resistenza
incognita Rx , si osserva che:
R I
I0 = R1 1
R2 I2 I4 =I0 R2 I2 I1 =I2 R0 R2
Rx = I4
−→ I0
−→0 RR2 I12IR1 0 −→ R1

Ma poichè
ρ(a−x)
R1 = S

allora
ρx
R2 = S

Il risultato che risulterà utile al fine di determinare una misura della


resistenza sarà:

R0 R2 R0 x
Rx = R1
−→ Rx = a−x

Per quanto riguarda lo studio dell’errore sulla misura (che si ricorda essere
indiretta) si osservi che, studiando la derivata in funzione di x della funzione
dRx , si verifica che:

∂Rx R0 a
dRx = ∂x
dx = (a−x)2

Volendo determinare l’errore relativo sulla misura Rx (x), vale

|∆Rx (x)| a |∆x|


Rx
= a−x x

Si verifica facilmente, mediante il teorema del test di monotonia di una


funzione, che per x = a la funzione presenta un punto di minimo relativo:
esso sarà il punto in cui l’incertezza relativa del ponte sarà la minore. La
condizione del ponte di essere in stato di equilibrio tuttavia è irrealizzabile,
in quanto esistono errori sulla differenza di potenziale ∆V ; bisogna tener
dunque conto del fatto che la resistenza incognita, misurata indirettamente, è
funzione di R0 , X, A, VAB . Per poter ricavare l’incertezza massima, studiamo
|∆Rx |:

|∆Rx | = | ∂R
∂R0
x
||∆R0 | + | ∂R
∂x
x
||∆x| + | ∂R
∂a
x
||∆a|

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Partendo da questo studio dell’errore, è possibile ricavare una propagazione
delle incertezze in caso di ponte bilanciato o sbilanciato di un valore infinites-
imo
∆V; poichè il ponte è bilanciato, ∆V = 0 tra i nodi A e B, quindi:

∂Rx x
∂R0
= a−x

∂Rx R0 a
∂x
= (a−x)2

∂Rx R0 x
∂a
= − (a−x) 2

Studiando dunque l’errore data la condizione di ponte bilanciato, si otten-


gono le relazioni appena trovate; sostituendole nelle espressioni dell’incertez-
za massima e dividendo per la funzione della resistenza incognita in base ai
valori prima citati, Rx = Rx (R0 , x, a, VAB ), si ottiene la seguente formula:

| ∆R
Rx
x
| = | ∆R
R0
0
|+ a
(a−x)
(| ∆x
x
| + | ∆a
a
|)

Si vuole, a questo punto, dopo aver introdotto un’espressione rappresen-


tante la propagazione dell’incertezza in caso di ponte bilanciato, quantificare
l’errore in caso di ponte leggermente sbilanciato, ossia in cui ∆VAB sia non
nulla. Sarà necessario riformulare tutto partendo dalle considerazioni fatte
sul circuito mediante le leggi di Kirchhoff: riapplicando tali leggi, si ottiene,
con una differenza di potenziale tra i nodi A e B, che:

M aglia AEBC : R0 I0 = R1 I1 − ∆VAB


M aglia ABF D : Rx I4 = R2 I2 + ∆VAB
N odo A : I0 = I4 + I3
N odo B : I2 = I1 + I3

Da qui si può ricavare una formulazione dell’errore in caso di ponte


sbilanciato, mediante le seguenti osservazioni:
∆VAB
Rx I0 R2 I2 +∆VAB I3 R2 (I1 +I3 + R2
R0
= I4 R1 I1 −∆VAB
−→ (1 + I4
) ∆V
R1 (I1 − AB R1

Poichè I3 (l’intensità di corrente elettrica tra i nodi A e B) si può ritenere


trascurabile (in quanto il ponte è solo minimamente sbilanciato) e la ∆V è
quasi nulla, è possibile riesprimere la formulazione precedente, esplicitando
R0 , Rserie , Rparallelo , e ∆VAB = (R1 + R2 )I1 , con la seguente:

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|∆Rx (VAB )| a2 ∆VAB
Rx
= x(a−x)V0

Al fine di quantificare l’errore a ponte sbilanciato, sarà possibile sbilan-


ciare il ponte in modo tale da ottenere una minima variazione del potenziale
tra i nodi A e B e poter stimare l’errore mediante la definizione di derivata
parziale della resistenza Rx rispetto a ∆VAB come limite del rapporto in-
crementale; a tal scopo si utilizzano valori del potenziale molto vicini tra
loro, ottenendo cos una discreta approssimazione. La valutazione dell’errore
a ponte sbilanciato è stata dunque effettuata mediante il semplice rapporto
incrementale con la formula:
+ − + −
∂Rx Rx −Rx (Rx −Rx )∆VAB
∂VAB
= + −
VAB −VAB
−→ + −
VAB −VAB Rx

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Capitolo 4

Esecuzione dell’esperienza e
analisi dei dati

Basandosi su di un valore campione di resistenza R0 , si effettua una misura


della distanza da E del cursore, fino a quando si è rilevata una distanza x tale
per cui il valore della ∆V del voltmetro è nulla. Basandosi sulla relazione
ricavata in precedenza:

R0 x
Rx = a−x

Si attribuisce dunque in questo modo a Rx una misura; per valutare l’in-


certezza massima sulla misura a ponte bilanciato si usa la relazione:

|∆Rx | = | ∂R
∂R0
x
||∆R0 | + | ∂R
∂x
x
||∆x| + | ∂R
∂a
x
||∆a|

Infine, per valutare l’incertezza a ponte sbilanciato, si effettuano mis-


urazioni mediante la formulazione precedentemente introdotta, misurando le
resistenze con il ponte sbilanciato di ±1mV , mediante il rapporto incremen-
tale
+ −
∂Rx (Rx −Rx )∆VAB
∂VAB
= +
VAB −
−VAB Rx

Procedendo in questo modo, e infine considerando l’incertezza massima


assoluta come la somma delle incertezze a ponte bilanciato e a ponte sbilianci-
ato di ∆V = 2 mV, per poi moltiplicare per Rx , sono stati ottenuti i seguenti
dati:

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Tabella 4.1:
R0 (Ω) Rx (Ω) Err. Bil. Err. Sbil. Err. Tot. Err. %
R1 70 97 2 1 3 3,092784
R2 70 96 2 1 3 3,125
R3 70 97 2 1 3 3,092784
R1 Parallelo R2 70 48 1 1 2 4,166667
R1 Parallelo R2 Parallelo R3 70 32 1 0 1 3,125
R1 Serie R2 70 196 4 2 6 3,061224
R1 Serie R2 Serie R3 70 298 7 2 9 3,020134
R1 Serie R2 Parallelo R3 70 147 3 2 5 3,401361

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