Potenziamento Muscolare Disp 18-19
Potenziamento Muscolare Disp 18-19
POTENZIAMENTO MUSCOLARE
Nota importante
Questa dispensa è da ritenersi un semplice aiuto allo studio basato sugli appunti personali, per
ripercorrerequanto affrontato durante le lezioni; introduce ad alcuni concetti importanti del
potenziamento muscolare, senza per questo volersi ritenere esaustiva, né priva di inesattezze.
Lezione 1
Introduzione al corso, concetti generali e falsi miti: cosa non è la palestra
Perché possiamo considerare la palestra come un vero laboratoriodel Fitness? Le quattro capacità
salute-correlate:
1) Capacità aerobica
2) Forza
3) Mobilità articolare
4) Equilibrio
Un quinto fattore, la composizione corporea, non è una vera “capacità”ma una caratteristica
ugualmente legata alla salute, e modificabile attraverso l’esercizio fisico.
Miti e leggende
SISTEMA SCHELETRICO
Composto da più di 200 ossa e cartilagini,il sistema scheletrico costituisce la componente passiva
dell’apparato locomotore. Ha funzione di sostegnoma anche di protezione, produzione e stoccaggio di
elementi necessari per il benessere del corpo.
Biomeccanicamente, costituisce un sistema di leve che, grazie ai muscoli, rende possibile il movimento.
SISTEMA MUSCOLARE
E’ composto da una serie di muscoli involontari detti “lisci” (quelli dell’apparato digerente o dei vasi
sanguigni) e da più di 400muscoli volontari, detti “striati”, che costituiscono la componente attiva
dell’apparato locomotore.
Oltre alla funzione di movimento,il sistema muscolare assolve anch’esso a funzioni di produzione e
stoccaggio di elementi indispensabili.
La colonna vertebrale, detta anche rachide, è composta da 7 vertebre cervicali, 12vertebre toraciche,
5vertebre lombari, 5vertebre sacrali (fuse tra loro)e 4/5vertebre coccigee (anch’esse fuse). E’ connessa con
il bacino attraverso una serie di muscoli che, nel loro insieme, prendono il nome di Core.
ESERCITAZIONE PRATICA
- Antiversione/retroversione del bacino:
- In decubito prono, arti inferiori ([Link].) piegati; idem con [Link]. stesi;
- In quadrupedia
- In piedi
- Concetto del “neutro” come posizione intermedia tra la massima antiversione e la massima retroversione
- Da quadrupedia, estensione di un A.I. senza modificare curve rachide (a coppie)
CATENE CINETICHE
Una catena cinetica è composta da “una serie di muscoli che lavorano secondo una sequenza coordinata di
attivazione, mobilizzazione e stabilizzazione dei segmenti corporei”, per produrre un’attività
dinamicacomplessa e coordinata(camminare, correre, un servizio nel tennis, una rovesciata nel calcio, …).
Da questo punto di vista, ogni movimento umano puòessere distinto in tre tipi:
Movimento in catena APERTA: è quel movimento che viene eseguito lasciando completamente
svincolata l’estremità distale della catena in questione (per estremità distale di intendono le mani,
per un esercizio eseguito con gli arti superiori, oppure i piedi per un esercizio eseguito con gli arti
inferiori). Esempi classici sono l’estensione del ginocchio dalla posizione seduta o eseguire delle
circonduzioni degli arti superiori senza nulla in mano;
Movimento in catena FRENATA: è quel movimento eseguito con il segmento distale libero di
muoversi ma frenato da una resistenza esterna (un peso, un elastico, …). Esempi sono la pedalata
del ciclismo, o un esercizio in palestra eseguito sulle macchine, o con dei manubri;
Movimento in catena CHIUSA: in questo movimento l’estremità distale della catena cineticaè
assolutamente vincolata, impossibilitata a muoversi durante l’esecuzione del gesto. In questi
movimenti la contrazione muscolare non sposta la resistenza (lasciando fermo il corpo) ma sposta il
corpo (lasciando ferma la resistenza). Esempi sono lo squat, i piegamenti a terra o le trazioni alla
sbarra.
Qualsiasi movimento umano complesso (camminare, correre, saltare, rotolare, lanciare, arrampicare)
implica la contrazione di almeno una catena cinetica, e mai di un solo muscolo. A livello fisiologiconon
esistono quindi contrazioni totalmente isolate.
CORE
Core e catene cinetiche sono intrinsecamente legate: il core è stato definito come la “Power House” da
Joseph Pilates, ovvero quella parte del corpo da cui nasce qualsiasi contrazione dei grandi gruppi
muscolari.
Il Core ha una componente legata al movimentoe una legata alla stabilità:
- Il MOVIMENTOè regolato dal retto addominale, l’obliquo esterno, l’erettore spinale, il quadrato dei
lombi, ma sono coinvolti anche gli adduttori, il quadricipite, l’ileopsoas, gli ischiocrurali e il grande
gluteo;
- La STABILITÀè regolata del diaframma, il trasverso dell’addome, l’obliquo interno, il trasverso
spinale lombare(composto da semispinale, multifido e rotatori) e da tutto il pavimento pelvico.
ESERCITAZIONE PRATICA
Da posizione di PIEGAMENTO:
- Leggera retroversione di bacino
- Staccare lentamente una mano
Da posizione di PONTE:
- staccare lentamente un piede
W.O.D.:
- (30s Plank + 30s Ponte Glutei) x 4
- (30s Side Plank dx + 30s Side Plank sn) x 4
- (10 Superman + 10 Hollow Rock) x 4
ALTRI ESEMPI
Lezione 3
La forza: determinanti, espressioni e strumenti
1 2 3 4
1. Forza MASSIMA: è la capacità di esprimere il massimo livello di forza in un solo movimento. Lo sport che
meglio esprime questa capacità è il Power Lifting, attraverso i suoi tre esercizi (Squat, Panca piana, Stacco da
terra)
2. Forza ESPLOSIVA (opotenza; P=F*v): è la capacità di esprimere la massima forza applicandola con la massima
velocità. Sport di questo tipo possono avere una prevalenza della componente di forza, come il sollevamento
pesi (attraverso i suoi due esercizi fondamentali, Strappo e Slancio) o una prevalenza della componente di
velocità, come il getto del peso o il salto in alto;
3. La forza RESISTENTE: è la capacità di esprimere un basso gradiente di forza per un numero molto elevato di
ripetizioni. Sport di questo tipo possono essere il canottaggio, l’arrampicata e la lotta.
3) IPESI LIBERI(manubri e bilancieri) enfatizzano quasi tutti i vantaggi del corpo libero (tranne il costo e la comodità
di trasporto), e in più:
E’ semplicissimo variare il carico (sia aumentandolo, sia riducendolo)
Si può calcolare matematicamente il volume di lavoro eseguito
Si monitorizzano facilmente i progressi
Obbligano a compiere i movimenti in due dimensioni (non sono quasi mai movimenti multiplanari)
Gli errori sono tendenzialmente più dannosi
4) L’ALLENAMENTO FUNZIONALE (attenzione a usare questo termine in maniera corretta, come spiegato a lezione)
ha dei confini poco definiti e lascia a volte troppo spazio a mode e [Link] tutti gli effetti
positivi visti per le altre tre metodiche, ma rischia di enfatizzare anche gli aspetti negativi.
PARTE PRATICA
Obiettivo: allenamento arti inferiori (esempio)
Confrontare i differenti stimoli propriocettivi implicati nell’utilizzo delle differenti attrezzature a disposizione:
1) MACCHINE ISOTONICHE (Leg Press, Leg Curl, Leg Extension, Abductor/Adductor Machine)
2) CORPO LIBERO (Squat, affondi, pistol, ponte glutei, step up, calf rise)
3) PESI LIBERI (squat e stacchi con bilanciere, affondi con manubri, esercizi in over-head)
4) ESERCIZI “FUNZIONALI” (squat air, chair stand, affondi, pistol, ponte glutei, step up ed altri, attraverso l’uso di
pedane propriocettive; uso del TRX, delle Kettlebell.)
Lezione 4
Teoria e pratica degli esercizi per gli arti inferiori (esercizi fondamentali)
1. SQUAT
Posizione iniziale: approccio frontale al castello. Bilanciere appoggiato sul trapezio (sopra la spina della scapola), mai
sul tratto cervicale; impugnatura poco più larga delle spalle, gomiti verticalmente sotto al bilanciere, sguardo avanti,
core attivo, piedi in leggera extrarotazione e poco più larghi del bacino.
Esecuzione: il movimento inizia con la flessione delle anche, a cui segue immediatamente quella delle ginocchia. Si
esegue la parte eccentrica (la discesa) mantenendo sempre le curve fisiologiche e assicurandosi che l’asse del femore
rimanga sempre parallelo all’asse del piede corrispondente; ginocchia generalmente dietro al piano verticale
passante per la punta delle dita e piedi sempre a contatto con il terreno, avvertendo il punto di pressione al loro
centro, non sui talloni. Tratto cervicale sempre in linea con il resto del rachide.
La concentrica segue le stesse regole.
Varianti: in base alla larghezza dei piedi (squat classico, squat sumo), in base alla profondità (mezzo squat, squat
parallelo o completo, squat profondo) in base al posizionamento del bilanciere (squat dietro, squat avanti, squat
over-head).
2. STACCHI
Posizione iniziale: bilanciere a contatto con gli arti inferiori, piedi paralleli posizionati a larghezza bacino,
impugnatura larghezza spalle, mantenimento delle curve fisiologiche (sguardo verso il basso), spalle poco oltre la
verticale del bilanciere, peso del corpo al centro del piede, non sui talloni.
Esecuzione: eseguire la fare concentrica (la salita) mantenendo le curve fisiologiche del rachide, con il bilanciere
sempre a contatto con gli arti inferiori. Nella prima metà della concentrica, salire con la schiena parallela a se stessa,
poi estendere l’anca fino all’estensione completa degli arti inferiori. Verificare che il centro di pressione sia sempre al
centro del piede. Traiettoria del bilanciere verticale.
Nella fase intermedia, ovvero in stazione eretta, non esasperare nessuna posizione (no iperlordosi, no retroversione
del bacino, no adduzioni forzate delle scapole, o flessione dei gomiti).
Nella fase eccentrica, ove necessaria, flettere prima le anche e poi le ginocchia, in modo da non “sedersi” ma far
scendere il bilanciere lungo una traiettoria verticale.
Varianti: in base alla larghezza dei piedi (regolare, mezzo sumo, sumo), se monoarticolare o poliarticolare (stacco,
stacco a gambe tese).
3. AFFONDI
Posizione iniziale: anche libere di piegarsi/estendersi, senza essere vincolate dall’attrezzo. Corpo in linea (caviglie –
ginocchia – anche – spalle) senza accentuare la lordosi lombare.
Esecuzione: piegare ed estendere l’anca, in tutto il ROM che permette di non alterare le curve fisiologiche del
rachide
Varianti: esecuzioni parziali, con arti superiori in diverse posizioni, con sovraccarichi, …
Lezione 5
Teoria e pratica degli esercizi per gli arti inferiori (macchine isotoniche)
1. LEG PRESS
Tipo di esercizio: poliarticolare a catena frenata o chiusa (in base al modello del macchinario)
Principali muscoli coinvolti: tricipite surale, quadricipite, ischiocrurali, glutei.
Regolare il macchinario in base alle caratteristiche del soggetto mediante le tre regolazioni. Posizione dei piedi come
nello Squat, rispettando le sue tre regole (uniformità della pressione plantare, parallelismo asse piede-femore,
ginocchio dietro le dita dei piedi). Un uso “classico” può prevedere la partenza con ginocchio piegato a 90°, ma è una
misura da individualizzare in base al soggetto (e può essere maggiore o minore). Alla fine della fase concentrica, non
bloccare il ginocchio in iperestensione. Alla fine dell’eccentrica, non appoggiare il pacco pesi per non rilassare la
muscolatura. Attenzione a non intraruotare i femori (quindi non avvicinare le ginocchia l’una all’altra).
2. LEG EXTENSION
Regolare il macchinario in base alle caratteristiche del soggetto (3 regolazioni): verificare che il centro di rotazione
del macchinario coincida con il centro di rotazione del ginocchio, scegliere il ROM di esercizio e sistemare il cuscino
per le caviglie in un punto comodo, che non sia sul dorso del piede. Piedi preferibilmente in flessione dorsale.
Alla fine della concentrica estendere completamente il ginocchio, alla fine dell’eccentrica non far appoggiare il pacco
pesi.
3. LEG CURL
Schiena in appoggio sullo schienale. Partenza in massima apertura/chiusura delle cosce, per poter eseguire un
movimento con ROM più ampio possibile. Non ci sono regolazioni.
Lezione 6
Teoria e pratica degli esercizi per la parte posteriore del tronco (schiena e bicipiti)
Scegliere il tipo di presa in base al [Link] base alla presa si solleciteranno maggiormente alcuni muscoli, e altri
meno, e l’esecuzione risulterà più facile o più impegnativa.
Per tutto il movimento gli avambracci devono rimanere paralleli al piano verticale di movimento, anche alla fine
della fase concentrica. Importantissimo non bloccare in adduzione e depressione le scapole quando, nella fase
eccentrica, la spalla scende più in basso del gomito. In questo punto è fondamentale lasciare che le scapole ruotino
cranialmente per evitare l’impingment del muscolo sovraspinato. Evitare anche la completa estensione del gomito.
Evitare le trazioni che prevedano la barra dietro alla testa (idem per laLat Machine). Evitare, in quanto di scarsa
utilità, l’incrocio degli arti inferiori.
2. LAT MACHINE
3. VERTICAL TRACTION
Regolare l’altezza della seduta. La tecnica di esecuzione è molto simile alla Lat Machine. Usando la presa classica è
importante non intraruotare l’omero (portando di conseguenza i gomiti verso dietro, invece di farli scorrere lungo il
piano verticale di movimento delle maniglie).
Inclinare il busto verso avanti mantenendo sempre le curve fisiologiche. Lo sguardo è rivolto verso l’avanti-basso.
Ginocchia leggermente piegate. Eseguire una movimento verso il dietro-alto curando la traiettoria dei gomiti: con
una presa stretta (prona o supina che sia) mantenere i gomiti vicino al corpo, con una presa media (prona) lasciarli
leggermente più larghi. In entrambi i casi il bilanciere dovrà toccare il corpo in zona addominale.
Nel caso di presa larga, sempre prona, inclinare ulteriormente il busto fino a raggiungere una posizione orizzontale
(attenzione alle curve della schiena). Durante la face concentrica servirà tenere i gomiti larghi (avambraccio sempre
lungo il piano del movimento). In questo caso il bilanciere compierà una traiettoria verticale verso l’alto e toccherà il
corpo in zona sternale.
5. PULLEY (ROW)
Sedersi in modo da mantenere le ginocchia leggermente piegate. Schiena con le tre curve fisiologiche, in generale il
busto rimane fermo sulla verticale. Prese come nel rematore con bilanciere:
Larga, prona, con gomiti tenuti larghi. La barra toccherà il torace a livello basso sternale
Stretta, prona, con gomiti larghezza media. La barra toccherà il torace a livello addominale
Stretta, supina, con gomiti stretti sul torace. La barra toccherà il torace a livello addominale
6. UPPERBACK
Flettere il busto verso avanti, mantenendo le curve fisiologiche. Sguardo verso il pavimento, non verso avanti.
Eseguire il movimento lentamente e non intraruotare mai l’arto superiore!
Sono esercizi specifici per l’allenamento dei bicipiti (e muscoli accessori). Mantenere, salvo eccezioni, i gomiti fermi e
vicino al corpo, in modo da non reclutare altri muscoli.
Lezione 7
Teoria e pratica degli esercizi per la parte anteriore del tronco (petto e tricipiti)
1. PANCA PIANA (con bilanciere, ma simile anche con manubri o nei piegamenti)
Piedi a terra per mantenere la fisiologica lordosi lombare. Presa del bilanciere piuttosto larga (circa una volta e
mezza la larghezza delle proprie spalle), adduzione e depressione scapolare, traiettoria lineare del bilanciere e
avambracci lungo il piano di movimento. Il bilanciere arriva a contatto con il torace all’altezza dei capezzoli, si ferma
un istante, e risale seguendo una traiettoria altrettanto rettilinea.
Lo stesso esercizio, pur con qualche variazione in termini di reclutamento muscolare, può essere svolto con i
manubri o a corpo libero (piegamenti a terra).
2. CHEST PRESS
Regolare l’altezza del sedile in modo che le maniglie della presa classica (presa larga) siano sulla linea dei capezzoli, e
ricordarsi dell’adduzione e la depressione scapolare durante tutto il movimento. La traiettoria dei gomiti rimane sul
piano del movimento. Per il resto, come la panca piana.
3. CROCI (con manubri, ai cavi, o su macchine come la Chest a cavi o la Pectoral Machine)
Mantenere una leggera flessione del gomito, e la depressione scapolare. Controllare la velocità della fase eccentrica
per non compiere un movimento articolare eccessivamente ampio. Di fondamentale importanza non compiere
nessuna intra o extrarotazione dell’omero (che porterebbe il gomito fuori dal piano di movimento).
4. LENTO AVANTI (con bilanciere, manubri, o su machine isotoniche come la Shoulder Press)
Da poter svolgere sia in piedi sia da seduti. Presa poco più larga delle spalle. Core attivo, attenzione a non portare la
zona lombare in iperestensione (a causa magari di una scarsa mobilità delle spalle).
Nella face concentrica mantenere le spalle basse fino a metà, poi ruotarle cranialmente fino alla competa estensione
degli arti superiori.
Prima di iniziare la fase eccentrica, rimanere in posizione per un istante controllando la postura (attivazione del Core
e mantenimento delle curve fisiologiche).
La fase eccentrica è molto simile a quella della panca piana. Alla fine dell’eccentrica, addurre e deprimere le scapole.
Evitare prese eccessivamente larghe. Sin dalla partenza, assicurarsi di mantenere le spalle basse (scapole depresse).
Scendere piegando il gomito verso dietro (non verso l’esterno) finché si riesce a mantenere la depressione scapolare,
e non forzare mai l’eccentrica fino a dover anteporre le spalle.
6. TRICIPITI
Mantenendo le articolazioni degli arti inferiori leggermente piegate, eseguire il movimento di flesso-estensione dei
gomiti mantenendo questi quanto più possibile vicini al corpo. Terminare la face concentrica con il gomito
completamente esteso, senza che questo porti in anteposizione le spalle.
Lezione 8
Metodologia dell’allenamento
Se sottoponiamo il corpo a uno allenamento (un vero e proprio stress meccanico e metabolico, per il nostro
organismo), la capacità di prestazione subisce dapprima una brusca diminuzione dovuta a processi di affaticamento
(fase catabolica), per poi recuperare e superare i livelli di partenza (fase anabolica). Se non stimolato nuovamente
l’organismo ritorneràperò ben presto ai livelli iniziali.
Al contrario, se gli stimoli allenanti vengono somministrati durante la fase catabolica, non lasciando il giusto periodo
di recupero, i processi di affaticamento si sommeranno l’un l’altro e si andrà verso una situazione chiamata
sovrallenamento.
Un’adeguata programmazione dell’allenamento prevede molti principi, quattro dei quali sono i seguenti:
1. Principio del “SOVRACCARICO”: affinché l’organismo possa aumentare le sue prestazioni (tramite l’innesco
del principio della supercompensazione), lo stimolo allenante dovrà avere un’intensità superiore alla
capacità di quell’organismo, nel momento in cui lo riceve. In caso contrario, la supercompensazione non
prenderà il via.
2. Principio della “PROGRESSIONE DEL SOVRACCARICO”: affinché lo stimolo continui a essere allenante (e
continui quindi a innescare il principio della supercompensazione), l’intensità degli allenamenti dovrà essere
progressivamente crescente. Se l’intensità e la tipologia dello stimolo non aumenta, il corpo si adatta e
smette di migliorare.
3. Principio della “PERIODIZZAZIONE”:per evitare uno “stallo” nei miglioramenti, o una situazione di
overtraining, la progressione dell’intensità non dovrà essere costantemente crescente ma dovrà prevedere
dei periodi di “carico” alternati a periodo di “scarico”. L’incremento sempre costante dell’intensità di
allenamento, a lungo termine, portaa una diminuzione delle prestazioni.
4. Principio della “SPECIFICITÀ”: gli adattamenti e i miglioramenti indotti dall'allenamento sono specifici del
lavoro svolto. Allenarsi, ad esempio, con ripetizioni lente farà diventare lenti, allenarsi con ripetizioni veloci
farà diventare veloci. Lo stesso vale per la qualità tecnica, la postura mantenuta, o tutti i movimenti di
“compenso” che si attuano quando ci si allena con un carico eccessivo.
Un test molto semplice per stimare in modo indiretto la forza massima in un esercizio è quello che utilizzala formula
di Brzycki. Basta trovare un carico che permetta di compiere un numero di ripetizioni inferiore a 10.
Ad esempio se si eseguono 6 ripetizioni con 100 kg (ovvero se 100kg sono il 6RM), la formula darà come risultato:
Monoarticolari o poliarticolari?
I monoarticolari muovono un’articolazione alla volta, reclutano un singolo muscolo (oun numero molto
limitato di muscoli) e nell’allenamento classico non trovanoun corretto transfert dalla palestra al campo.
Possono essere utilizzati correttamente nel vastissimo campo del recupero funzionale e, in alcune fasi,
nell’ipertrofia muscolare.
I poliarticolari invece impegnano due o più articolazioni, un numero molto più elevato di muscoli (che si
attivano con il concetto di catena cinetica) e, seguendo un movimento fisiologico e complesso, trovano
maggior transfert. Possono essere eseguiti con carichi molto più elevati, che impegnano anche il Sistema
Nervoso e non solo la muscolatura, con incrementi di prestazione più elevati.
Per quanto riguarda il potenziamento muscolare, gli obiettivi che si possono prefissare riguardano il fitness, la forza
massima, la forza resistente, la forza esplosiva (potenza), l’ipertrofia e il dimagrimento.
Queste, per essere allenate, devono prevedere una corretta pianificazione, che passa attraverso la modifica delle
variabili dell’intensità di allenamento:
Nota importante: dovendo riassumere in poche pagine una quantità molto ampia di informazioni, si è dovuto
tralasciare numerose precisazioni, e rendere semplici metodiche di allenamento in verità molto complesse. La
finalità di questo capitolo è solo quella di delineare, per sommi capi, le metodologie di lavoro per i più comuni
obiettivi dell’allenamento con i pesi.
1. FITNESS GENERALE
Nel ricercare un completo stato di salute vanno allenate anche tutte le 4 capacità salute-correlate:
- Capacità aerobica: 150min/sett di attività moderata (65-75%FCmax) o 75min/sett di attività intensa (75-
95%FCmax)
- Forza
Carico esterno (Kg): 50-70% 1RM
Serie: 1-3
Ripetizioni: 8-15
Recupero: 1-2 min
Quantità di esercizi: almeno uno per ogni grande gruppo muscolare
Velocità di esecuzione: media
- Mobilità articolare (con esercizi mirati o, più semplicemente, ricercando il ROM completo in ogni esercizio)
- Equilibrio (necessario solo per persone anziane, ma utile a tutti)
Oltre al classico lavoro “a stazioni” sopra descritto, si può lavorare con molte altre metodologie, tra le quali:
1) Circuit Training: 3-6 volte un circuito da 5-10 esercizi in cui svolgere 15-20 ripetizioni. Tre allenamenti a
settimana. Solitamente si aumenta prima il numero di circuiti eseguiti, e poi il numero di esercizi in esso
contenuti.
2) PHA (Periferic Hearth Action): due esercizi in superserie, che coinvolgano parti più distanti possibili del
corpo. 15-20 ripetizioni per esercizio. 3-5 serie per coppia. 2-3min di recupero,4-8 coppie di esercizi
3) Serie aerobiche: in superserie, un esercizio con i pesi (15-20, anche 30 ripetizioni, per creare un debito di
ossigeno) e uno aerobico (3-5min, ripagamento del debito). 3-4 serie di coppie, 2-4 coppie diverse di esercizi,
quattro allenamenti a settimana.
2. FORZA MASSIMA
Per i principianti, seguire le indicazioni del “Fitness”. Per gli intermedi e gli avanzati:
Il Bufferè una metodica che prevede di non arrivare all’esaurimento del muscolo alla fine della serie, ma fermandosi
qualche ripetizione prima. Questo garantisce che tutte le ripetizioni compiute siano veloci, tecnicamente impeccabili
e ad alta intensità, quindi fortemente allenanti.
Ogni carico utilizzato può prevedere un numero di ripetizionitecniche(tutte quelle che si riescono a fare rimanendo
veloci e senza movimenti di compenso) e un numerosuperioredi ripetizioni massimali (fatte fino all’esaurimento
muscolare). Nella tabella sottostante qualche dato indicativo:
%1RM N° ripetizioni “tecniche” N° ripetizioni “massimali”
100% 0 1
95% 1 2
90% 1o2 4
85% 2o3 6
80% 3o4 8
75% 5 10
70% 6 12
65% 7 14
Nell’allenamento della forza massima il Buffer è fondamentale e si lavora quasi sempre nel range di ripetizioni
tecniche.
3. FORZA RESISTENTE
Per i principianti, seguire le indicazioni del “Fitness”. Per gli intermedi e gli avanzati:
Carico esterno (Kg): 50-70% per gli intermedi, 30-80% per gli avanzati
Serie: 2-3 per gli intermedi, fino a 5 o più per gli avanzati
Ripetizioni: 10-20
Recupero: 30 s – 2min in base al tipo di allenamento
Quantità di esercizi: almeno 1 fondamentale per gruppo muscolare, o 2-4 esercizi per
il gruppo muscolare di interesse
Velocità di esecuzione: medio-alta
Buffer: Arrivare anche all’esaurimento
4. FORZA ESPLOSIVA
5. IPERTROFIA
Individuare il livello dell’atleta. Non cadere nella tentazione di usare metodiche “pro”per i neofiti. Per i principianti,
seguire le indicazioni del “Fitness”.
Per gli intermedi, seguire il principiocentrifugo, inserendo prima esercizi per il Core, poi quelli per i grandi gruppi
muscolari (cosce, petto, dorso) e poi i piccoli gruppi degli arti (spalle, arti superiori, gambe).
Per gli avanzati il discorso si complica enormemente, e s’introducono molte tecniche speciali (set a scalare,
piramidali, forzate, stripping, rest-pause, …)
Un esempio di progressione, tratto da “Teoria e Metodo della tabella di allenamento (Emilio They)” è riportato nella
tabella sottostante. E’ adatta a chi vuole approcciarsi al mondo dell’ipertrofia con la giusta calma, non saltando fasi
importanti, e dura circa un anno.
CARICHI
TIPO DI
ESERCIZI PER DURATA
FASE Leggeri > 12RM MOVIMENTI ALL/SET
GRUPPO (SETTIMANE)
Medi: 6-12RM
MUSCOLARE
Pesanti: ≤ 6RM
SENSIBILIZZAZIONE Lenti e
Fondamentali: 1 Leggeri 3 4-6
MUSCOLARE controllati
Controllati ma
MASSA/FORZA 1 Fondamentali: 1-2 Pesanti con concentrica 3 8-12
esplosiva
Fondamentali:
Controllati ma
Pesanti per il
con concentrica
Fondamentali: 1 fondamentale,
MASSA/FORZA 2 esplosiva 3 8-12
Complementari: 1 medi per il
Complementari:
complementare
Lenti e
controllati
4 (ABAB in
Fondamentali: 1 (Come fase (Come fase
MASSA/QUALITA’ 1 split 12
Complementari: 1-2 precedente) precedente)
routine)
Fondamentali: 1 (Come fase (Come fase (Come fase
MASSA/QUALITA’ 2 12-16
Complementari: 2 precedente) precedente) precedente)
Volendo ottenere un calo ponderale, la prima cosa da modificare è l’alimentazione, rivolgendosi a un professionista
di quel campo per garantire la correttezza delle proprie azioni.
Fatto ciò, si associa un’adeguata attività fisica che, contrariamente a quanto molti credono, non si basa sull’attività
aerobica di lunga durata e bassa intensità.
Oltre alla restrizione calorica, che dev’essere lieve (intorno alle 200-300 kCal/die rispetto al consumo energetico
quotidiano) e non deve prevedere l’eliminazione di alimenti essenziali per il benessere dell’individuo, due metodiche
molto efficaci per il calo ponderale sono:
La prima garantisce un maggior consumo calorico durante la giornata, dovendo rifornire di energia una quantità
maggiore di tessuto muscolare; la seconda innalza di molto, nelle ore successive all’allenamento, il metabolismo
basale (= dispendio energetico a riposo).
Per le persone in sovrappeso vanno evitati esercizi ad alto impatto sulle articolazioni, a causa del sovraccarico
dovuto all’eccesso ponderale.
Lezione 10
Ripasso generale degli esercizi pratici
Gli esercizi visti a lezione, da riportare quindi anche sul diario, sono i seguenti:
1. PLANK
2. PONTE
3. PLANK LATERALE
4. LEG PRESS
5. LEG EXTENSION
6. LEG CURL
7. HIP ABDUCTOR & ADDUCTOR
8. SQUAT
9. STACCHI
10. AFFONDI
11. ESTENSIONI SU PANCA ROMANA
15. UPPERBACK
16. PULLEY (ROW)
17. REMATORE CON BILANCIERE
MOVIMENTI DEL
IMMAGINI MUSCOLI COINVOLTI
RACHIDE
MOVIMENTI DELLA
IMMAGINI MUSCOLI COINVOLTI
CAVIGLIA
Flessione dorsale Tibiale anteriore (ma anche peroneo anteriore, estensori di alluce e dita)
MOVIMENTI DEL
IMMAGINI MUSCOLI COINVOLTI
GINOCCHIO
MOVIMENTI
IMMAGINI MUSCOLI COINVOLTI
DELL’ANCA
Tensore della fascia lata, piccolo e medio gluteo (ma anche piriforme,
Abduzione
fasci superiori del grande gluteo, otturatore interno)
Intrarotazione Piccolo e medio gluteo, grande adduttore, tensore della fascia lata
MOVIMENTI
DELLA SCAPOLO- IMMAGINI MUSCOLI COINVOLTI
OMERALE
Libri
Body building (Giovanni Cianti): concetti generali, schede di allenamento e biomeccanica degli esercizi del
bodybuilding
D.C.S.S. (Paolo Evangelista): approfondita analisi biomeccanica dei “grandi tre”: panca, stacco e squat. E
molto altro.
Il metodo distribuito (Ado Gruzza): schede e metodologia dell’allenamento nel Power Lifting
Teoria e metodo della tabella di allenamento (Emilio They): breve libro che orienta il principiante sulle
differenze tra fitness e iperrofia
Project Strenght (Alessio Ferlito): un libro per chi vuole imparare tutti i principali metodi di incremento della
forza, da poter usare poi in qualsiasi ambito dell’allenamento
Strength Training Anatomy (Frederic Delavier): manuale con spiegati e illustrati più di 100 esercizi di
potenziamento
Articoli
ALZATE LATERALI
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IMPINGMENT
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