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LETTERATURA MODERNA CONTEMPORANEA Definitivo (Ripristinato Automaticamente)

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Sonia Angelini
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LETTERATURA MODERNA CONTEMPORANEA

Prima parte

Decadentismo Cominciamo ad occuparci di questa prima parte istituzionale cominciando dal Decadentismo e dagli
autori di riferimento.

 Sappiamo bene che il Decadentismo è un termine che sta ad indicare un movimento che inizia negli anni
‘80 /‘90 del 800 fino agli inizi del 1900
 Quindi diciamo che il periodo in cui fiorisce il Decadentismo in Italia è indicativamente dal 1890 al 1905
 Ovviamente degli elementi precedenti, di preparazione al Decadentismo, anche in Italia erano già presenti e,
sappiamo bene, che diciamo il Decadentismo in Italia si sviluppa sulla scorta dell’influenza del
movimento francese che si sviluppa negli anni ‘80 in Francia.
 Poi sappiamo, e lo riprendiamo bene, il fatto che il Decadentismo come termine indica un'idea di decadenza,
di consunzione e di tramonto di una civiltà in riferimento a quella precedente in connessione con tutta
una crisi di valori e anche di indagini e di modalità di indagini che avevano preso il sopravvento e si
erano diffuse in epoca precedente.
 Il movimento che precede il decadentismo (in letteratura, ma anche a livello culturale, se dovessimo
utilizzare un termine più ampio, per quanto riguarda la realtà culturale, il termine:) è, come ricordiamo,
Positivismo (quindi Romanticismo  Positivismo) e siamo appunto alla metà degli anni ‘800, negli anni
60’. E poi in ambito culturale - letterario abbiamo il Naturalismo (in francese, più che altro europeo) e il
Verismo.
 Una delle poetiche diciamo che confluiscono nel Decadentismo è la poetica del Simbolismo: quindi questo
riferimento diciamo al Simbolismo, è poi essenziale e lo possiamo poi riprendere quando cominciamo a
parlare ad esempio di un autore come Pascoli e quando cominceremo a parlare del simbolismo
pascoliano. La poetica simbolista è una poetica che ha le sue “radice”, il suo riferimento europeo nel
simbolismo dei poeti francesi quindi sicuramente autori come Baudelaire, Rimbaud, Verlaine. Quindi è
chiaro che nel momento in cui noi studiamo, approfondiamo il discorso letterario italiano abbiamo un campo
riferimento internazionale, e non solo europeo, con cui confrontarci e con i quali fare appunto riferimento.

 Il termine decadentismo, dicevamo, indica quindi questo movimento di decadenza:


 Inizialmente diciamo il movimento dei decadenti nacque a Parigi nella prima metà degli anni 80
 e poi questo movimento dei decadenti ha assunto un contesto, è diventato un movimento diciamo
internazionale a seguito anche della pubblicazione; quindi, dal gruppo diciamo dei decadenti francesi si
passa a parlare di movimento del decadentismo in connessione con la pubblicazione di un noto sonetto di
Verline del 1883 che è Languore: in cui il poeta ricorda “sono l'impero alla fine della decadenza” in cui si
sostiene che la raffinatezza e l'eleganza sono proprio delle epoche storiche di decadenza.

 Il termine Decadentismo fu assunto dal movimento francese dei decadance , dei decadenti in senso
diciamo così, in accezione positiva, ma nel momento in cui arriva ad indicare il movimento fu usato in
senso negativo per indicare un periodo culturale di decadenza di costumi e di corruzione artistica e
morale.
 Negli anni 80 viene pubblicato un romanzo che è fondamentale di Huysmans che è À rebours o
Controcorrente (tradotto in italiano) che è uno dei romanzi del cosiddetto appunto romanzo decadente o
del cosiddetto appunto Estetismo: fondato sulla superiorità di una vita basata su stimoli artificiali e
sull’estetismo.
 La figura del dandy creata da Huysmans in questo romanzo À rebours o Controcorrente (in italiano) è
analoga, si ritrova nel romanzo, forse più noto, di Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray e siamo alla fine
del ‘800, 1890; quindi stiamo parlando di un contesto appunto europeo
 Per quanto riguarda l'Italia il romanzo che viene citato in collegamento a questi esemplari, appunto “ di
altre letterature” è il Piacere di D’Annunzio anch’esso di fine anni ‘80 dell’Ottocento (1889)

Questi tre romanzi sono presentati come tre esemplari di romanzi decadenti o della narrativa dell’Estetismo.
 Quindi nel/del Decadentismo quindi in Italia abbiamo come esponenti D'Annunzio, Pascoli alcune
opere di Fogazzaro, per esempio, e in un certo senso tra Naturalismo e Decadentismo, quindi tra più
movimenti, si colloca anche un’autrice come Grazia Deledda.

 In Italia esistevano già delle espressioni possiamo dire , per utilizzare un termine, di “dissenso”
diciamo rispetto a quello che era la cultura e la cultura borghese, precedenti che possono essere ad esempio
individuate nel movimento della Scapigliatura. Quindi teniamo conto anche di questi aspetti: che appunto il
movimento del Decadentismo non nasce diciamo in un territorio avulso da esperienze di questo tipo :già gli
Scapigliati, ad esempio, con Tarchetti con Boito e con altre figure avevano rappresentato, hanno
rappresentato, appunto verso gli anni Settanta e Ottanta dell'Ottocento il disagio dell'intellettuale
nell'ambito della società borghese, dei valori tradizionali, il non riconoscimento, la ricerca di
espressione da parte dell’intellettuale che non si sente più rappresentato del mondo appunto che lo
circonda quindi esistevano già esperienze diciamo che possono inserirsi in questo ambito.

 Il Decadentismo come fenomeno culturale e artistico, perché appunto non è solo letterario, nasce proprio da
questa rivolta antipositivistica (ecco perché prima si faceva riferimento al Positivismo in filosofia) e
antinaturalistica in letteratura, una rivolta antipositivistica determinata dal pensiero di Nietzsche e
dal pensiero di Verdeson(?)E quindi che poi possiamo appunto approfondire e vedere in relazione ai
concetti che poi sono diciamo questi due elementi alla base degli studi successivi a livello poi culturale e anche
letterario che portano anche agli inizi del 900 e che quindi portano man a mano a quella perdita di
certezze, di concezione dell’assoluto che introdurrà nel Novecento con la scoperta di scienze, branchie
come la psicanalisi e la relatività.

 I tratti fondamentali del Decadentismo sono quindi:


 In prima istanza il rifiuto del metodo scientifico e razionale: quindi con una prevalenza di
atteggiamenti irrazionalistici che possono portare al diciamo prevalere di una linea o comunque di
elementi nell’ambito del sensualismo o anche del misticismo. E in questo senso:
 Il Decadentismo si contrappone a quella che è la conoscenza e la ricerca del Positivismo di epoca
precedente perché appunto la ricerca del Positivismo, la ricerca oggettiva di studi scientifici ,se
ricordiamo, che avevano portato in ambito letterario al Naturalismo e al Verismo per quanto riguarda il
contesto italiano, avevano dimostrato a seguito dei cambiamenti culturali del contesto di fine Ottocento-
inizi Novecento, di non essere più in grado di spiegare il reale e i cambiamenti ; quindi non era più
sufficiente l’approccio razionale e il metodo scientifico.
 Quindi altro tratto fondamentale collegato è la prevalenza del soggettivismo e dell’individualismo che
portano nell’arte alla necessità di esprimere la soggettività, la sensazione del soggetto e la sua vita
interiore, la sua vita sensuale.
 Quindi l’artista si concepisce come soggetto isolato, come soggetto eccezionale (pensiamo ad esempio a
D’Annunzio) dotato di valori aristocratici, raffinati che lo contrappongono alla volgarità del mondo
borghese
 Quindi l’arista diventa un dandy (esempio Dorian Gray e anche il Piacere di D’Annunzio) che disprezza la
massa e fa della sua vita un’opera d’arte; anche se poi vedremo, per quanto riguarda D’Annunzio: il
rapporto di D’Annunzio- intellettuale, il rapporto di D’Annunzio con la massa diciamo così che è
ambivalente.
 Altro elemento utile è la scoperta dell’inconscio: la psicoanalisi, sappiamo, in quanto tale nasce nel 900,
però la scoperta appunto dell'inconscio quindi di un'attenzione che viene posta al mondo interiore e alle
associazioni profonde dell’io; quindi, cominciano ad avvisarsi quest’aperture al mondo interiore.
 Questi elementi della percezione soggetta, del soggettivismo, del venir meno dell’oggettività si
proiettano anche nel mondo artistico quindi anche nelle così dette “arti visive”: pensiamo ad esempio
anche al simbolismo in ambito appunto pittorico o ad altre espressioni appunto artistiche.
 Ricorso infatti al Simbolismo che è la poetica che domina nel Decadentismo, con procedimenti per cui la
realtà vale perché ha un significato simbolico, rimanda a corrispondenze: quindi la poetica simbolica
fa leva su procedimenti analogici, su corrispondenze fra l’anima del soggetto, tra il soggetto e la vita
dell’universo con un uso anche molto frequente di metafore, di sinestesie* con associazioni.

Quando parliamo di sinestesie intendiamo le associazioni di sensazioni che appartengono a campi sensoriali
differenti, esempio urlo nero, suono verde: quindi associamo due parole che definiscono sensazioni che appartengono a
campi sensoriali differenti.
Quindi dicevamo gli esempi, poi leggeremo anche delle testimonianze, faremo riferimenti alla poetica
francese: quindi essenziali Baudelaire con le sue Corrispondenze Rimbaud, per esempio, con La lettera
del veggente in cui l'artista è colui che si cala, che penetra, che va aldilà, si immerge nella realtà per
riportare ciò che non si vede in superficie, poi vedremo. Poi appunto autori come Pascoli, ma anche lo
stesso D’Annunzio che, oltre a una simbologia che può essere ravvisata anche nella narrativa ovviamente
anche D’Annunzio ha un’esperienza poetica importante, come sappiamo.

 Poi altri elementi fondamentali dell’ambito diciamo del movimento del Decadentismo sono
l’Estetismo e la così detta religione dell’arte: ossia l’autonomia e la superiorità dell’arte basate o
sintetizzate, diciamo così, nella così detta “teoria dell’arte per l’arte” che diciamo presuppone che l’arte sia
appunto autonoma e sia basata sul culto della bellezza dell’estetismo, la vita stessa deve ispirarsi a
criteri estetici e deve risolversi in arte. Sempre se pensiamo all’esperienza di Dorian Gray e anche di
D’Annunzio, anche quella personale di D’Annunzio, è molto evidente e molto chiaro questo passaggio.
 Cambia anche la concezione del poeta che è un profeta, un vate: quindi poeta vate che si fa portatore
di valori e intendendo la poesia come rivelazione dell’assoluto. Attenzione a questi concetti perché poi
altre esperienze e altri poeti: pensiamo ad esempio ai crepuscolari, ad autori come Guido Cozzano,
Corazzini, Moretti si opporranno a questo modello, per quanto riguarda questo contesto, del poeta vate,
alla sua funzione e al modello , ad esempio, d’annunziano per proporre invece una figura di poeta
che è del tutto opposta a quella del poeta vate e un tipo di poesia e si distacca da quello che è il
modello raffinato, equilibrato ed altisonante della poesia dannunziana per esempio.

 In Italia il Decadentismo all’inizio si afferma come reazione che, diciamo così, “spiritualeggiante”, o
comunque che oppone i valori interiori dell’anima a quelli materiali, oggettivi della cultura
positivista e della letteratura verista, come dicevamo, e avendo anche alle spalle altre realtà:
 da una parte abbiamo citato la Scapigliatura appunto con riferimento agli anni 60/80 del 1800
 Dall’altra parte possiamo citare il movimento che si sviluppa agli inizi degli anni 90 in Italia, cioè il
movimento dei cavalieri dello Spirito promosso da Matilde Serao, altro nome che poi riprendere, che è
anche un’autrice che diciamo abbandona il Verismo e appunto abbraccia questa nuova visione e
Fogazzaro. Quindi Serao e Fogazzaro che sono autori che partecipano di più movimenti, cioè di più
esperienze come spesso accade negli autori e nelle opere letterarie; per cui è sempre difficile dare delle
definizioni ed è sempre necessario, questo lo ripeteremo sempre, contestualizzare. Perché anche
Fogazzaro si muove fra più movimenti, più contesti quindi dobbiamo, quando parliamo di un autore,
sempre contestualizzare i periodi di riferimento, gli anni di riferimento, questo è fondamentale perché
non si rimane ancorati a un movimento, ad un esperienza ma la produzione di un autore attraversa varie
esperienze.

 In Italia il Decadentismo fiorisce fra il 1890 e il 1095 grossomodo e si afferma a partire dal Piacere
di D’Annunzio e Myricae di Pascoli. Alcune opere come ad esempio: 1903 Alcione di D’Annunzio;
1904 (cioè inizio 900) Poemi Conviviali di Pascoli; inizio 1900 Il Santo, romanzo di Fogazzaro.
Segnano il culmine e possiamo dire la conclusione grossomodo del Decadentismo, quindi
grossomodo inizi 1900-1905.
 Il Decadentismo italiano mantiene tuttavia dei legami forti con la tradizione classica: per cui noi possiamo
trovare anche in autori come Pascoli e d’Annunzio motivi tradizionali. Ad esempio, la ripresa poeta vate
risorgimentale che viene in qualche modo attualizzata poi nell’epoca successiva con Pascoli e
D’Annunzio e altri elementi appunto della tradizione
 Autori come Pirandello, Svevo, i Crepuscolari aprono invece alla novità, alla nuova arte del Novecento,
novecentesca
Antonio Fogazzaro
 Per quanto riguarda, poi ci soffermiamo di più su Pascoli e d’Annunzio, Fogazzaro possiamo parlare, come
dicevamo, poiché di Fogazzaro alcune opere possono ancora inserirsi nel Verismo oppure nel Tardo
Romanticismo, possiamo parlare di Decadentismo per quanto riguarda le sue ultime opere ossia le
opere di inizio Novecento, le più mature es. Il Santo, Leila (altro romanzo), Piccolo Mondo Moderno queste
opere posso in qualche modo inserirsi nell’ambito del Decadentismo. Ad esempio, tenendo conto di uno dei
temi affrontati che è quello dell’inettitudine dell’intellettuale (che poi vedremo fondamentale anche negli
autori effettivamente del Novecento) oppure nella presenza di riferimenti, di inserimenti di personaggi
diciamo eccezionali che possono collegarsi, che hanno degli elementi di carattere, potremmo dire,
superomistico sebbene il senso mistico-religioso. Quindi presentano queste opere dei tratti che possono
permettere l’inserimento dell’ambito del Decadentismo.

 I romanzi invece del primo periodo ad esempio Malombra, forse più noto (1881, degli anni 80 dell’800)
sono influenzati dal tardo Romanticismo: ad esempio in Piccolo Mondo Antico (1895) prevalgono alcuni
aspetti e un certo recupero del romanzo storico- romantico
Quindi i primi romanzi appartengono e presentano degli elementi che possono far parlare più di Tardo
Romanticismo, di elementi che possono ricollegarsi al romanzo storico, appunto romantico, mentre i romanzi
dell’inizio Novecento sono più vicini al Decadentismo: ad esempio Malombra del 1881 presenta temi,
potremmo dire, unisce temi scapigliati e temi tardo- romantici. Quindi Fogazzaro è un autore che segna un
po’ il passaggio, che partecipa fra i movimenti, tra le epoche e quindi segna anche il passaggio tra questi
elementi, sicuramente il Santo è il romanzo di Fogazzaro più vicino al clima decadente.
Quindi per quanto riguarda Fogazzaro alcuni personaggi presentano delle tendenze, delle caratteristiche che
possono essere considerate diciamo parallele, possono essere affiancate alle ideologie superomistiche
dannunziane sebbene, per quanto riguarda Fogazzaro, in una prospettiva, in un senso mistico – religioso.

Pascoli e D’Annunzio

Per quanto riguarda Pascoli e D'Annunzio ovviamente qui il discorso è molto più ampio: sono considerati a
tutti gli effetti esponenti del Decadentismo e in particolare per riguarda Giovanni Pascoli è considerato
esponente di spicco per quanto riguarda l'ambito italiano della poetica simbolista, quindi del simbolismo:
il simbolismo pascoliano che è in modo complementare a D’Annunzio. Quindi diciamo che la tensione verso
il sublime è comune a D'Annunzio e a Pascoli così come è comune il ruolo di poeta vate, ma ovviamente
come sappiamo, la modalità per realizzare questa tendenza sublime è differente tra Pascoli e
D’Annunzio:

 Pascoli fa più leva sull’ ambito (ma l’attenzione perché poi è molto più complesso il discorso) della
quotidianità
 Mentre D'Annunzio punta all’innalzamento.

Questo però è molto riduttivo, molto superficiale, detto in questo modo, perché sappiamo bene che la poetica e
anche lo stile, il linguaggio pascoliani sono molto ricchi e accostano, prevedono, contemplano accanto a
termini , poi lo vedremo, accanto a un linguaggio più vicino al quotidiano, anche un linguaggio cosi detto
specialistico tecnico, più tecnico , che fa riferimento alla realtà paesaggistica, campestre o del lavoro
agricolo.

Ma anche accosta una componente molto importante che è classica e che permette l'innalzamento del
linguaggio pascoliano grazie a tutta una serie di riferimenti alla tradizione classica letteraria, latina e
greca, quindi anche con l’utilizzo di termini che appartengono a un settore, a un abito aulico, quindi
attenzione perché il discorso è molto più complesso.
Poetica simbolista francese. Brevissima parentesi: ricordiamo e abbiamo presente la poetica simbolista
francese e quindi gli esempi di Baudelaire e di Rimbaud ovviamente, quindi facciamo una piccola parentesi.E
quindi la necessità, ad esempio, da parte di Baudelaire di sottolineare l’essenza alogica dell'arte e la
necessità di creare tutta una serie, di interpretare quella che è la foresta di simboli della realtà e
leggere, interpretare le famose corrispondenze.

 Quindi disprezzo della realtà oggettiva: che diciamo è uno degli elementi che poi sarà ripreso da altri
poeti , anche da un poeta come Mallarmé la cui ricerca estetica, la cui ricerca di poesia pura sarà poi
fondamentale per quello che sarà lo sviluppo della poesia italiana, della poesia nuova, della lirica pura
che porterà con un percorso prolungato fino agli anni 30 del Novecento alla nascita di quella che è
l’esperienza ermetica. Quindi diciamo che, dal punto di vista poetico, si inizia un percorso che dal
simbolismo porta allo sviluppo della lirica nuova, della lirica pura e per quanto riguarda appunto il contesto
italiano all’ermetismo. Ma questo è un filo che nasce appunto tra Otto-Novecento che porterà poi allo
sviluppo dell’Ermetismo negli anni 30 del ‘900 in Italia.
 Quindi con Baudelaire assistiamo a un rivoluzionamento del linguaggio poetico attraverso l’uso
massiccio di analogie: che permettono di creare rapporti tra immagine lontane.

L’analogia è quel procedimento che permette di instaurare connessioni tra cose e immagini che non
hanno apparentemente un legame logico e attraverso l’uso di allusioni, di una tecnica allusiva per
analogie e corrispondenze tale che la poesia possa evocare, possa suggerire piuttosto che esprimere,
piuttosto che dire, che spiegare.
 Questo porta anche a un gusto dell’essenzialità che si fonda sul potenziamento della parola: la parola che è
capace, se liberata dagli schemi razionali e consuetudinari, di suscitare suggestioni profonde.
 Quindi c’è una necessità di ricerca di purezza, di purificazione per esprimere l’assoluto.
 Prevale nell’ambito della poetica simbolista, del simbolismo, capostipite appunto Baudelaire, ovviamente il
riferimento è alla sua maggiore opera poetica, I fiori del Male (Les Fleurs du mal), prevale la maggiore
libertà metrica e ritmica e un valore particolare fornito, dato agli elementi e agli effetti musicali. I fiori del
Male sono appunto considerati, come sappiamo, la fonte principale, l’opera principale della poesia
contemporanea: cioè, la base della poesia moderna contemporanea.
 Da una parte, quindi da Baudelaire si può seguire un filo poetico che porta a Mallarmé e Valéry che è il
sistematore della poetica pura e dall’altra possiamo diciamo procedere con un filo poetico che da
Baudelaire porta a Rimbaud
Di questi aspetti adesso anche per passare a degli elementi, vediamo la declamazione di Corrispondenze di
Baudelaire.
Corrispondenze

E' un tempio la Natura ove viventi


pilastri a volte confuse parole
mandano fuori; la attraversa l'uomo
tra foreste di simboli dagli occhi
familiari. I profumi e i colori
e i suoni si rispondono come echi
lunghi che di lontano si confondono
in unità profonda e tenebrosa,
vasta come la notte ed il chiarore.
Esistono profumi freschi come
carni di bimbo, dolci come gli òboi,
e verdi come praterie; e degli altri
corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno
l'espansione propria alle infinite
cose, come l'incenso, l'ambra, il muschio,
il benzoino, e cantano dei sensi
e dell'anima i lunghi rapimenti.
Charles Baudelaire, Da I fiori del male, Les Fleurs Du Mal, 1857
Passaggi, brani importanti dalla Lettera del Veggente di Rimbaud
 Perché questa lettera è importante? Qual è il significato di questo testo? Qual è il messaggio di
Rimbaud? Qual è la funzione del poeta per Rimbaud? Che cos’è il veggente?
 Quindi è un testo emblematico perché qui Rimbaud spiega qual è la funzione del poeta: la funzione del
poeta è quella di farsi veggente, cioè di cogliere il significato profondo della realtà delle cose attraverso,
però lui dice, uno sgretolamento di tutti i sensi. Quindi il poeta deve cogliere l’ignoto, deve cogliere la
profonda essenza delle cose e per fare questo si deve immergere, deve diventare un veggente e lo può
fare attraverso questo sgretolamento dei sensi che a livello pratico si raggiugeva anche, da parte dai
poeti francesi e dai poeti maledetti, con l’uso particolare di alcune sostanze proprio per arrivare a
proiettarsi in una realtà altra, in una dimensione più profonda che permettesse di cogliere i sensi.
 Quindi quest’aspetto diciamo: al termine poi decadenza era collegato, come al termine della Scapigliatura ,
diciamo così, per quanto riguarda i poeti anche un atteggiamento che aveva anche delle caratteristiche
fisiche, comportamentali esistenziali , potremmo dire di decadenza, di situazione che conduceva a una
situazione anche di marginalità.
 Questo lo spiega bene in questo passaggio della lettera che è del 1871:
Il Poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato sgretolamento di tutti i sensi. Tutte le forme
d’amore, di sofferenza, di pazzia; egli cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non conservarne che la
quintessenza. (…) – Egli giunge infatti all’ignoto! Poiché ha coltivato la sua anima, già ricca, più di qualsiasi altro!
Egli giunge all’ignoto, e quand’anche, smarrito, finisse col perdere l’intelligenza delle proprie visioni, le avrà pur
viste! […] (punti di sospensione perché si omette una parte del testo)
E poi andando avanti il poeta dice:
Dunque, il poeta è veramente un ladro di fuoco. (…) Questa lingua sarà dell’anima per l’anima, riassumerà tutto:
profumi, suoni, colori; pensiero che uncina il pensiero e che tira.6 Il poeta definirebbe la quantità di ignoto che nel
suo tempo si desta nell’anima universale (…)
e poi in altri passaggi dice:
i primi romantici sono stati veggenti quasi senza rendersene conto (e fa degli esempi) i secondi romantici sono
molto veggenti (fa l’esempio prima Musset poi di Gautier e altri), ma siccome investigare l’invisibile e udire
l’inaudito è cosa diversa da riprendere lo spirito delle cose morte Baudelaire è il primo veggente, il re dei poeti, un
vero dio. Tuttavia, egli è vissuto in ambiente troppo artistico e la forma tanto vantata in lui è meschina le
invenzioni di ignoto richiedono dimensioni nuove.
E poi va avanti:
La nuova scuola detta parnassiana (che è un’altra esperienza artistica) ha due veggenti Albert Mérat e Paul-
Marie Verlaine un vero poeta ecco così lavoro a rendermi veggente.
Quindi il poeta veggente si immerge nella realtà delle cose per coglierne il senso profondo e per coglierne
appunto l’ignoto
Questi elementi sono importanti anche per i poeti e per la poetica simbolista poi seguita, applicata,
esperita in Italia ovviamente con diciamo le modulazioni, le rielaborazioni personali delle varie
esperienze poetiche però partiamo da questo substrato di simbolismo francese.
Giovanni Pascoli
In Pascoli, tornando a lui, è chiaro che il simbolismo pascoliano:
 si nutre di tutta una realtà simbolica che fa riferimento anche al suo vissuto personale, famigliare e
sofferto: per cui per le motivazioni che conosciamo bene(liti famigliari, uccisione, perdita del etc.) una
delle immagini simboliche più ricorrenti nella simbologia pascoliana è quel del nido con
riferimento ovviamente al nido famigliare, al bisogno di sicurezza e di protezione e in relazione al
vissuto sofferto di Pascoli e appunto della sua famiglia.
 Il simbolismo appunto pascoliano, india, fa riferimento a una realtà, ad una verità segreta che appartiene e
che dev’essere conosciuta dal poeta e questo senso misterico, senso del mistero della realtà si esprime
attraverso una catena di analogie simboliche al termine delle quali si intravede una verità assoluta
interpretata dal poeta
 Il simbolismo di Pascoli, punta a una valorizzazione del particolare e in particolare porta allo scavo
dentro la realtà fenomenica
 Quindi il simbolismo pascoliano, oltre a radicarsi attraverso delle immagini precise, abbiamo detto il
nido, oppure altre immagini che spesso attengono anche all’ambito naturale, campestre, pensiamo al
gelsomino, pensiamo a tante quindi immagini floreali oppure immagini che appartengono al mondo
naturale, atmosferico, campestre etc.
 Si esprime attraverso la valorizzazione delle onomatopee
 attraverso il così detto fonosimbolismo: con questo Pascoli attua quel procedimento che fa leva
sulla creazione di parole e di espressioni che suggeriscono il senso con il suono.

Fonosimbolismo. Quindi, come sappiamo, la catena simbolica di suoni ottenuta dal fonosimbolismo: quindi valore
semantico assunto da elementi fonici delle parole o le onomatopee sono elementi essenziali; in questo della lingua
pascoliana, in questo consiste anche parte del rinnovamento pascoliano. Onomatopea che, sappiamo, può essere
resa sia attraverso la trasposizione di suoni che attraverso l’uso di parole che evocano suoni: quindi da una
parte “cip cip” “chiu, chiu” etc. quindi esempio di onomatopea però onomatopea è anche “fruscio” , “sciabordio”
quindi ci possono essere più rese per ottenere appunto l’effetto onomatopeico.

 attraverso l’uso di termini tecnici precisi


 e anche, dicevamo, termini preziosi, aulici del linguaggio quotidiano

 altra caratteristica degli elementi, della poetica pascoliana è l’uso, la frequenza di impressioni ricavate
dal mondo naturale che assume significato simbolico, questo soprattutto in Myrice : proprio perché la
natura e il paesaggio nascondono un significato simbolico.
 Il linguaggio, ad esempio, di Myrice (1821: raccolta per quanto riguarda la prima edizione, poi ne ha
conosciute altre fino a quella definitiva del 1900) che è una raccolta fondamentale proprio perché
unisce le varie caratteristiche della poetica pascoliana:
 perché da una parte il termine Myrice che indica le tamerici sta a significare una poetica umile: è
un riferimento alla pianta appunto umile e quindi richiama a questa umiltà della poesia pascoliana,
elemento comune quotidiano della poesia pascoliana
 ma è anche un termine che rimanda alla classicità perché sappiamo è ricavato da un luogo delle
Bucoliche di Virgilio
Quindi unisce due delle componenti fondamentali dell’arte pascoliana: quindi da una parte l’elemento
umile, quotidiano, quindi un valore riconosciuto agli elementi quotidiani, anche agli elementi della natura,
più umile, più quotidiana, ma dall’altro anche la classicità e quindi la ricerca di elezione che propria passa
attraverso l’utilizzo di questo termine desunto da Virgilio.
 La raccolta è anche diciamo segnata o anche emblematica per la sua frammentarietà dei singoli
elementi, componimenti
 E spesso si fa riferimento a questa raccolta proprio con i termini di frammentismo e impressionismo:
impressionismo, per i motivi che dicevamo prima, perché sono appunto ricavate, espresse, si fa
riferimento alle impressioni ricavate dal mondo naturale, le impressioni soggettive
 Il linguaggio è anch’esso un linguaggio innovativo rispetto alla tradizione letteraria precedente perché
appunto unisce, come dicevamo, ai modi popolari, ai termini tecnici relativi al mondo naturale,
unisce a questi termini, anche elementi aulici, termini scelti per la loro eccezionalità e la loro
rarità e termini letterali.

 Anche dal punto di vista metrico si possono cogliere delle innovazioni: perché Pascoli, combina,
unisce, utilizza metri, forme canoniche, tradizionali a forme espressive nuove. Quindi si può
parlare anche di uno sperimentalismo metrico per questi aspetti: quindi accanto a schemi metrici
tradizionali abbiamo forme metriche differenti, quindi novità dovute a contaminazioni di forme
metriche differenti, sovrapposizioni, contaminazioni di forme diverse o anche tentativo di rinnovare e
personalizzare forme metriche tradizionali creando forme nuove.

 C’è una ricorrenza, un forte uso anche ad esempio dell’enjambement, delle sinestesie, un uso
dell’interpunzione fitto che porta anche ad una frantumazione ritmica e un’occorrenza anche al
dato naturale, alla concretezza del dato naturale (quindi flora, fauna, ad esempio tuono, lampo, fiori
etc.), quindi ricchi appunto di immagini
Certo è che per parlare diciamo della poetica pascoliana, noi adesso abbiamo brevemente ricordato Myrice, ma
dovremmo sicuramente ricordare anche Poemetti e Canti di Castelvecchio, certo è che noi dovremmo anche
far riferimento alla poetica del fanciullino pascoliano.
Queste tre raccolte che abbiamo citato:
 Myrice: di fine anni 90 del 1800
 Poemetti :1897
 Canti di Castelvecchio :1903
(Queste sono riferimenti alle prime edizioni, poi sappiamo che ci sono edizioni successive)
Hanno alcuni elementi di fondo che possono in qualche modo unificarli pur differenziandole che sono appunto:
 la poetica del fanciullino
 La tendenza narrativa che è più spiccata nei poemetti
 E la tendenza lirico- simbolica che appunto è intensa e in Myrice e in Canti di Castelvecchio
 Unite anche dalla ripresa di Virgilio
La poetica del fanciullino
 Fa riferimento al testo in prosa Il Fanciullino pubblicato nel 1897, comunque a fine 1800, in rivista da
Pascoli (Dall’incipit del libro: È dentro noi un fanciullino etc.)
 Qual è il concetto fondamentale? Che questo riferimento al fanciullino richiama l’esistenza nel poeta del
fanciullino che potenzialmente è presente in ogni uomo, è una figura umile, quasi in quasi in
alternativa al Super Uomo di D’Annunzio, ma è una figura presente, una parte di sé che è presente in
ognuno di noi, ma solo il poeta riesce, ha il privilegio di farlo rivivere e di farlo parlare dentro di sé,
scorgendo, cogliendo il significato profondo delle cose che normalmente l’adulto trascura.

 Il poeta coincide con questa parte, cioè, coincide con il fanciullino, ovvero con quella parte infantile
dell’essere umano che di solito, negli adulti, tende ad essere soffocata e che invece nei poeti ha libera
espressione

 Il Fanciullino vede ciò che è inosservato agli altri, è inosservato ai più e riesce a vedere grazie, attraverso
delle vie intuitive, delle percezioni non razionali (Rif. Ricordiamoci del “rapimento dei sensi” di Rimbaud) :
cioè qui dice Pascoli che il Fanciullino vede, coglie la realtà attraverso delle vie che non sono razionali,
quindi attraverso delle vie intuitive perché individua degli accordi segreti tra le cose stabilendo
legami inconsueti, rovescia le proporzioni tradizionali, le proposizioni classiche adattando e qui
citiamo “il nome della cosa più grande alla più piccola e al contrario”. Ossia quello che comunemente si
dice: il fanciullino, cioè il poeta, ingrandisce le cose piccole, rimpicciolisce le cose grandi: di solito si riporta
comunemente e volgarmente questa frase che è legata a quest’espressione pascoliana “il nome della cosa più
grande alla più piccola e al contrario”.
 Quindi il Fanciullino, e quindi il poeta perché è il poeta che è in grado di far parlare questa voce dentro di sé
guardo il mondo con uno stupore infantile vedendo ogni cosa come qualcosa di nuovo, quindi come una
nuova scoperta, quindi, è capace di stupirsi (come fanno i bambini, i fanciulli)
 Il Fanciullino non segue la logica ordinaria, si sottrae alla prospettiva comune grazie alla propria
attività fantastica e simbolica
 La Poesia è il luogo in cui l’individuo, l’uomo da voce al fanciullino che è in lui e nasce proprio dalla
coscienza comune della vita infantile e non razionale
 Per Pascoli la Poesia assume anche una funzione sociale e morale e quindi anche una funzione
consolatoria e di possibile pacificazione anche a livello sociale etc.
Pascoli e l’impegno sociale
Ricordiamo solo, facendo riferimento a questo sguardo nel sociale ricordiamo: c’è stato anche un impegno
sociale, biologico di Pascoli che viene esplicitato nel discorso “La grande Proletaria si è mossa” che è il
discorso che Pascoli pronunciò nel 1911 a sostegno dell’impresa libica, dell’impresa coloniale italiana in Libia
segnando il passaggio di Pascoli da socialismo giovanile a un populismo conservatore. In riferimento alla
tesi, alla posizione secondo la quale era necessario ritrovare spazi per il lavoro in un’ottica di imperialismo e di
colonizzazione.
Questa è una parentesi che permette anche di ricordare , ma poi appunto lo citeremo, il riferimento in questo
caso, che è ovvio, alla conquista libica nel 1911 sotto il governo Giolitti e quindi ricordare che esiste anche un
passato coloniale italiano che è stato, si espresso in più momenti della storia italiana, tra fine Ottocento e inizi
Novecento quindi due passaggi, e poi anche negli anni 30 del Novecento quindi varie fasi del colonialismo
italiano che hanno interessato essenzialmente l’Africa.
Quindi giusto per collegare storia e letteratura che sono legate indissolubilmente, quindi storia, letteratura,
cultura e arte, quindi richiamare anche in questo alla necessità di richiamare, rivedere il contesto storico di
riferimento, bisogna andare ad approfondire perché magari quel contesto, quel riferimento è essenziale per
comprendere un determinato autore o una determinata opera perché sono elementi fondamentali.
Se si colloca un’opera, ad esempio il Fu Mattia Pascal che è di inizio 1900, lo si colloca nel 1930 capiamo che è
tutta un’altra cosa perché nel 1930 c’è un altro contesto culturale, un altro contesto letterario. Quindi anche
come scelta narrativa, come significato dell’opera, assumerebbe un altro significato, anzi probabilmente
Pirandello non avrebbe scritto il Fu Mattia Pascal, avrebbe scritto come ha fatto altre opere, quindi non quella, è
quello che è fondamentale. Non è sbagliare la data o l’anno, ma sbagliare di trent’anni una contestualizzazione
significa non aver presente lo sviluppo della letteratura e il contesto di riferimento.
Produzione Pascoliana
Per quanto riguarda Pascoli la produzione è vasta quindi ricordiamo alcuni altri testi: oltre alla racconta dei
Canti di Castelvecchio,
 Poemi conviviali e Poesia Latina sono sicuramente altre opere importanti così come anche Odi e Inni e i
Carmina.
 Citiamo velocemente questi primi poemetti: in realtà la raccolta Poemetti viene pubblicata alla fine degli
anni 90 del 1800, 1897, poi l’edizione definitiva si ha agli inizi del Novecento e il titolo viene appunto
mutato in Primi [Link], quella che era la raccolta Poemetti viene diciamo così “ridenominata”
Primi Poemetti distinta dalla pubblicazione successiva, Nuovi Pometti.
Perché sono importante queste raccolte pascoliane? Per vari motivi, ma uno in particolare riguarda questa
tendenza narrativa, alla quale prima facevamo prima riferimento, determinata:
 Dall’uso, dall’introduzione di testi più ampi, più lunghi a volte suddivisi in sezioni (come capita nel
caso di Italy, quindi “prima”, “seconda” etc.)
 anche con l’inserimento di personaggi, di figure dialoganti
 E diciamo è una raccolta quella dei Poemetti dove magari i temi della decadenza, della morte, della
corruzione sono più evidenti e quindi esplicitano, rendono più manifesto il legame del
Decadentismo, è una raccolta più vicina all’atmosfera del Decadentismo
 Quest’inclinazione narrativa è accompagnata anche da uno spiccato impegno ideologico, quindi quel
populismo- nazionalismo (al quale facevamo prima brevemente riferimento) e trova una sua
espressione nella terzina dantesca che alcuni poeti,magari autori del Novecento hanno ripreso.
 La raccolta dei Poemetti, Primi Poemetti e Nuovi Poemetti, è importante anche per il sperimentalismo
linguistico pascoliano perchè il poeta fa largo uso di termini dialettali soprattutto della zona della
Garfagnana, una zona Pascoliana e fa ricorso a lingue speciali o anche straniere come avviene nel
Poemetto Italy ; un plurilinguismo che raggiunge nei poemetti risultati più importanti e più salienti.
Italy
 Poemetto impostato, incentrato sull’emigrazione e in particolare sugli italiani emigrati negli Stati Uniti
 Ci sono esempi dell’italiano dialettale americanizzato parlato dagli emigrati negli USA: quindi ad esempio
ticchetta (per bigletto,per ticket) , di scrima(per ice cream) quindi è interessante anche l’inserimento del
colloquio, del dialogo “mamma perché non m’accendete il lume, mamma perché non m’accedente il fuoco”
 O note altre poesie come il X Agusto, Il Lampo, Il Tuono, Il Gelsomino notturno che sono notissime di
Pascoli e tante altre vediamo la differenza, il cambiamento di stile, di strofa, di verso, di modalità, in
questo caso appunto più narrativa, attraverso anche l’inserimento di dialoghi. Ad esempio, poi
l’uso del dialogo del colloquio sarà fondamentale in un poeta come Gozzano, che è un poeta
dell’area crepuscolare ad esempio.
 Vediamo qui l’inserimento di termini americanizzati, che fondono italiano, inglese o americano (esempio:
cicken-house, your Italy etc) e poi c’erano anche degli esempi di altro tipo, le frasi in lingua e “molti bisini”
(“oh yes”) in senso di bisness, quindi affari e quindi ci sono poi altri esempi.
~
Quanti erano consapevoli questi autori di quello che stavano producendo?
Un conto è l’opera dell’artista, quindi cioè artista in senso lato, cioè dello scrittore, del poeta, del pittore, dello
scultore etc. un conto poi è il discorso critico che su quell’opera è stato fatto. Però il discorso della
consapevolezza: ogni autore, ogni persona, anche noi, non solo ogni autore, è situato in un contesto storico-
sociale di riferimento e quindi è il rapporto che si instaura, e qui stiamo sulla sociologia della letteratura,
diciamo così, il rapporto che si instaura tra l’individuo, i prodotti e il contesto è un rapporto biunivoco cioè sia il
soggetto è influenzato dal contesto e sia esercita un’influenza sul contesto ed quindi è chiaro che tutte le opere
sono frutto del loro [Link] esempio, decadentismo è stato un termine che negli anni è stato utilizzato con
significati di un certo tipo anche quando ha fatto parte di un movimento anche un significato diciamo negativo
però certo loro si collocavano ai margini per quanto riguarda la società, però la consapevolezza del ruolo che
coprivano e dell’arte che hanno prodotto e che si produce c’è, dopo di che c’è un discorso anche critico che
viene fatto e che per studiare cerca di definire.
È un po’ il discorso che facevamo prima: nessun autore, nessuna autrice o nessuna opera può essere incasellata,
(“quest’opera è decadente” , “quest’opera è verista”) perché certo visto che in quell’epoca si è sviluppata quel
certo tipo di corrente può rientrare etc. però poi bisogna anche vedere e studiare; quindi, le categorizzazioni
sono sempre diciamo schematiche e gli autori fuoriescono da qualsiasi schematizzazione, da qualsiasi
partizione.
Però il termine decadente come anche il termine crepuscolarismo, il termine crepuscolare fu coniato all’epoca
negli anni 10 per quanto riguarda i Crepuscolari così come decadente era in uso all’epoca e loro ne hanno fatto
magari un tratto distintivo , solo che poi, magari la critica ha utilizzato il termine di decadente, anche in
quell’epoca, ad esempio il termine decadente è stato utilizzato con determinati significati dando un significato
negativo a quello che invece il gruppo dei decadenti vedeva in modo differente, cioè era un modo di
essere per esprimere una condizione e una funzione, poi è stato usato anche in altri termini.
Però la consapevolezza in genere di quello che l’artista fa c’è perché l’artista è consapevole del tipo di arte che
produce, poi diverse possono essere le interpretazioni, però la consapevolezza c’è.
Quanto questa è stata vista come un’innovazione dell’epoca? Quanto sarebbe stata utile in futuro? Quello è chiaro
che è lo sviluppo e rientra nell’ambito dei processi di ermeneutica, di orizzonte d’attesa processi più complessi
che fanno riferimento anche alla ricezione dell’opera d’arte nel contesto di riferimento e nelle epoche
successive.È vero che un’opera, un testo, qualsiasi elemento che è, che rompe con la tradizione
dell’epoca e che all’epoca magari è considerato diciamo d’avanguardia o innovativo con il passare degli
anni rientra nel canone e perde la carica dirompente che aveva all’epoca, questo sicuramente.
Nelle situazioni che si determinano nel tempo: in quel momento poteva non esserci, sempre in generale, la
percezione della novità del cambiamento che magari è diventata chiara nello svolgersi del tempo. Nel momento
in cui magari diciamo qualcuno si è reso conto della novità quindi può darsi che diciamo nella normalità della
propria ispirazione non ci si renda conto che si sta creando un capolavoro, che si sta creando un’innovazione e
questa percezione può diventare poi concreta e può essere consapevole o nel proseguimento del tempo da
parte dello stesso artista nel momento in cui c’è una sorta di ricezione di risposta all’arte etc. oppure dopo,
magari molti cambiamenti sono stati compresi dopo dall’artista.
Al momento dell’ispirazione potrebbe non esserci, perché c’è l’ispirazione iniziale e quindi potrebbe essere un
passaggio successivo, però non è c’è una regola uguale per tutti dipende dall’esperienze, dipende dai casi.
È chiaro che l’autore, l’artista dice “adesso scrivo una poesia innovativa, oppure creo un colore nuovo” è chiaro
che l’artista è mosso da altro nel momento in cui crea, fa una ricerca che magari può essere, parlando dei colori,
penso a Monet, pensiamo a Vermeer, pensiamo a tanti altri artisti, alla ricerca di un colore o di un cromatismo
che sia diverso da quelli noti e quindi c’è la consapevolezza di ricercare qualcosa di diverso perché magri i
colori , i cromatismi , ciò che c’è a disposizione non corrisponde a ciò che si cerca. Quindi si fa la ricerca e si
fanno le varie esperienze, i vari tentativi, poi nel momento in cui si crea un colore che è quello che si cerca ed è
totalmente diverso lì si capisce quando anche le varie tonalità, i vari colori, le varie colorazioni, pensiamo al
blu , le varie espressioni poi dopo all’atto pratico quando si realizza l’opera dopo ci si rende conto che è quello il
colore che si cerca e che finalmente è stato trovato e lì è nuovo perché è un colore che fino a quel momento non
era usato. Quindi mi rendo conto di aver creato qualcosa di nuovo perché prima non c’era “io cercavo quella
tipica tonalità che non trovavo e che ho creato, quindi poi me ne rendo” e nasce da una ricerca che l’artista,
l’autore fa e che lo porta a creare un’opera e che poi coglie l’importanza dopo.
Non è che il poeta si sveglia e di che “adesso scrivo l’opera innovativa” , nasce dalla ricerca, da un’ispirazione, da
un lavoro perché non è superando il concetto di arte come intuizione: un conto è l’ispirazione e un conto è poi il
lavoro che un’opera richiede, anche letteraria . Nel momento in cui confrontandola dopo che ho creato qualcosa
di nuovo: un colore nuovo, un suono nuovo, un verso nuovo, una combinazione nuova di versi, di suoni, delle
forme analogiche nuove, quindi creando, ricercando e lavorando a partire da un’ispirazione. Lavorando
perché l’arte non prevede un’ispirazione, può partire e parte dall’ispirazione poi però prevede un
lavoro: anche la ricerca di colori non nasce a caso, devo fare la ricerca, quindi lì c’è un lavoro alla base, c’è un
rifinimento , una volta si diceva, oggi si dice prodotto, dell’opera per cui anche qualsiasi quadro è l’esito di un
lavoro che ha fatto l’artista a partire da un’ispirazione, da un’idea però ha lavorato sui colori, ha lavorato sulla
resa pittorica, ha lavorato sulle sfumature etc.
Gabriele D’Annunzio
Sito sul Vittoriale: sezioni dedicate all’opera, ai periodi così detti tradizionali di cui la critica divide l’opera d’annunziana
(periodo romano, periodo napoletano e periodo fiorentino) con poi anche alcuni riferimenti a quelle che sono le imprese
militari a cui ha partecipato D’Annunzio durante la Prima Guerra Mondiale come interventista, note imprese come il volo
su Vienna , la beffa di Buccari, l’impresa appunto a Fiume con l’occupazione di Fiume e questi sono tutti riferimenti anche
di tipo storico – culturale che bisogna riprendere, approfondire. Ad esempio, nel periodo romano, oppure, dicevamo la
Prima Guerra Mondiale, l’imprese di Fiume ricordano gli eventi principali, ma ovviamente ci sono ampi studi critici, storici.

 Noi l’abbiamo presentato come un altro grande autore insieme a Pascoli per quanto riguarda l’ambito del
Decadentismo e dell’Estetismo proprio perché D’Annunzio, in particolare con il Piacere, insieme a Oscar
Wilde, insieme ad esempio a Dumas sono i protagonisti dell’Estetismo
Estetismo= che privilegia, che esalta il culto della bellezza, intende la bellezza come valore supremo sulla base del
concetto che si riassume con l’espressione “l’arte per l’arte” quindi con una piena identificazione di arte e di vita.

 Cultore dell’estetismo D’Annunzio è uno dei maggior esponenti del Decadentismo europeo, del
Decadentismo internazionale
La poetica
 Uno degli aspetti, che approfondiremo, che caratterizza diciamo anche l’opera dannunziana ed è molto
evidente ed è esemplificato in modo emblematico nella poesia (per esempio nella Pioggia nel Pineto) è il
così detto panismo d’annunziano: cioè la tendenza, poi lo vedremo meglio, a identificarsi in modo
vitalistico, in modo vitale con la natura, con la totalità della natura.
 Nell’ambito appunto della ricerca di segrete corrispondenze tra l’elemento umano ed elemento naturale.
 Quindi l’arte di D’Annunzio è un’arte preziosa, raffinata che tende all’esaltazione e alla raffinatezza
stilistica e linguistica anche attraverso tutta una serie di procedimenti formali (la simbologia,
l’analogia) che lo accostano ma anche lo differenziano, come possiamo vedere, come ci ricordiamo,
dalla poetica pascoliana; lo accostano perché entrambi sono innovatori dell’arte letteraria, ma con
modalità differenti.
 Rivendica la funzione del poeta vate in una ricerca, in una concezione della poesia come esperienza
superiore e privilegiata
 Prevalgono nel suo stile e nel linguaggio dannunziano il gusto per l’analogia, per le similitudini usate anche
con grande abbondanza, per la sinestesia e metafora attraverso appunto una ricerca anche di
corrispondenze
 Siamo soliti parlare e fare riferimento a quest’autore anche per quanto riguarda il così detto
concetto di Superuomo: c’è anche la parte del superomismo dannunziano che è legata alla lettura e alla
libera, alla personale interpretazione che D’Annunzio fece di Nietzsche. Egli stesso si propone come
superuomo animato da una grande forza vitalistica, anche appunto nell’ambito di quello che è il
contesto della sua epoca, ovvero quello militare.
 È stato interventista durante il periodo della Prima Guerra Mondiale: ricordiamo alcune imprese
terresti, navali e aeree importanti alla quali appunto si è dedicato (vedi Volo su Vienna)
 Proprio a seguito di una di queste imprese fu ferito a un occhio, perse appunto l’occhio destro in un
incidente aereo e per recuperare in qualche modo l’altro occhio fu costretto a un periodo di riposo.
 Questo periodo è importante dal punto di vista letterario perché è il periodo nel quale si dedicò alla
composizione di testi, di scritti che poi confluirono nell’opera in prosa di Notturno (del 1916):
 Con quest’opera siamo già avanti perché D’Annunzio nasce negli anni 60 dell’800
 È un’opera molto interessante, ampiamente appunto valutata dalla critica, perché propone un’altra figura
di D’Annunzio e anche di scrittura dannunziana che non è così preziosa e vitalistica come la precedente,
ma è invece un insieme di scritti di prosa frammentare essendo appunto D’Annunzio costretto al
riposo e quindi scriveva pensieri, riflessioni, ricordi anche in relazione alla guerra su cartigli, su
pezzi di carta che poi venivano raccolti dietro l’assistenza di sua figlia Renata.
 Quindi è un’opera che si colloca, anche che in qualche modo partecipa della dimensione, dell’atmosfera
del frammentismo in cui appunto anche le tematiche della guerra, della morte, del ricordo, del
ricordo anche quello ai suoi cari amici anche scomparsi in battaglia diventano centrali
 Quindi è diciamo espressione di un D’Annunzio diverso, meno ottimistico, meno senz’altro vitalistico e
quindi costituisce un po’ l’aspetto nuovo dell’ambito e di quello che vedremo essere anche la poetica del
Frammento dal punto di vista culturale.
 Per quanto riguarda le opere che sono molte, ne ricordiamo in questo caso alcune, possiamo far riferimento
primariamente, per quanto riguarda i primi testi:Primo Vere: la prima raccolta di poesie dove prevale
un’impronta carducciana con però anche una musicalità avvolgente, sensuale che caratterizza l’arte
d’dannunziana
 Il periodo romano è il periodo che grossomodo interessa gli anni 80-90 dell’Ottocento (1881-1891),
periodo nel quale si possono ampiamente, sono diciamo impressioni critiche, inserire opere come ad
esempio la Raccolta Canto Novo, le novelle raccolte nell’opera Terra Vergine e anche le Novelle della
Pescara fino ad arrivare appunto al romanzo Il Piacere ed è il periodo romano, potremmo dire, il periodo
dell’estetismo mondano.
 Poi segue il così detto periodo napoletano, di inizio anni 90 dell’Ottocento, che in qualche modo è preparato
dal poema Paradisiaco che conclude il periodo romano e prepara appunto alla tematica della Bontà, quella
che viene definita la tematica della bontà. D’Annunzio approfondisce le così dette tematiche della bontà e
diciamo questioni che sono diffuse, trovano campo grazie anche all’influenza di Tolstoj. E a seguito di
questo rinnovamento e ricerca di nuova sperimentazione artistica D’Annunzio predilige tematiche
dell’interiorità, tematiche legate agli affetti familiari, all’armonia e a questo periodo appartengono opere
come il romanzo L’Innocente, il poema Paradisiaco, che citavamo sopra, del 1893. Il poema Paradisiaco che
appunto diciamo approfondisce tematiche appunto legate a questi sentimenti più calati sull’aspetto
dell’interiorità e degli affetti.

 La lettura di Nietzsche che avviene diciamo durante il periodo napoletano spinge D’Annunzio a un nuovo
cambiamento, una nuova svolta poetica che è segnata dal superomismo e diciamo che nel Trionfo della
Morte del 1894, che è un altro appunto romanzo, questo romanzo, composto negli anni del periodo
napoletano include, annuncia già l’affermazione del superuomo.

 Con le Laudi, che è l’opera sicuramente molto nota, D’Annunzio crea quello che è il capolavoro poetico
nell’ambito della fase del superuomo: il progetto, sappiamo, doveva essere più ampio, cioè il progetto aveva,
includeva le Laudi del Cielo, della Terra, del Mare e degli Eroi e doveva, questo progetto, ospitare sette
libri che dovevano essere chiamati con il nome delle stelle più luminose delle Pleiadi.

Quindi quei notissimi: Maia, Elettra, Alcyone, Merope, sono i primi cinque e gli altri invece non conobbero
una realizzazione compiuta, sono, anzi dovevano essere Asterope, Taigete, Celeno. Asterope è stata
realizzata in modo parziale nei Canti della Guerra Latina; quindi, i libri che hanno trovato compimento
sono Maia, Elettra, Alcyone, Merope. Quindi le prime quattro parti che vengono pubblicate fra il
1903 e Merope nel 1912, quindi siamo nella parte del Novecento, primo decennio del Novecento.

Ovviamente il progetto è molto ampio, comunque possiamo solo poi ricordare alcuni aspetti, alcune
tematiche:
 Ad esempio, tema unificante di questo ciclo che è il tema del viaggio che ha come centro la Grecia del
mito, tra natura e sublimazione letteraria quindi
 Il richiamo al viaggio è anche un richiamo di carattere, non solo mitologico, letterario, culturale, ma
anche di carattere autobiografico; quindi, viaggio come di un viaggio dell’autore nell’Ellade
 è profuso, questo ciclo, di una religiosità paganeggiante che rovescia i riferimenti appunto cristiani,
religiosi in prospettiva appunto pagana;
 non a caso il termine laudi richiama proprio la laude antica di ispirazione religiosa, ricordiamo ad
esempio autori come Jacopone da Todi nel passato; quindi, la rivisitazione dannunziana è con
indirettamente appunto paganeggiante.

 D’Annunzio opera una sperimentazione della metrica, soprattutto appunto in Alcione,


rivitalizzando i metri tradizionali dal sonetto alla canzone e utilizzando il verso libero, utilizzato da
Lucini, che poi sarà tipico del Novecento, del pieno Novecento.

 Facevamo riferimento, ad esempio ricordavamo nell’ambito appunto dell’Alcione, per quanto riguarda
anche la poesia la Pioggia nel Pineto ed altri famosi testi dannunziani, facevamo riferimento al panismo
ossia questa tensione a quest’identificazione per/dell’elemento umano con la natura, con le forze
naturali, un’identificazione che porta, che è condotta con uno slancio vitalistico, gioioso.
 Quindi porta a una compenetrazione totale delle due componenti e quindi alla, potremmo dire,
“vegetalizzazione” dell’umano e quindi c’è una compenetrazione tale per cui l’umano assume forma
vegetale e viceversa.

 Si parla di panismo con riferimento, ricordiamo, al nome del dio greco Pan, cioè la divinità del
mondo pastorale che ha caratteristiche appunto selvagge. Quindi il riferimento al dio Pan permette di
riconoscere e di attribuire il carattere di divinità universale e di conoscere il carattere universale della
natura per altre divinità.

 Nell’Alcione sono diciamo trattate alcune tematiche centrali, si possono individuare alcune costanti che
sono ad esempio:
 Lo scambio tra l’elemento umano e l’elemento naturale ossia questa fusione – identificazione tra
l’umano e naturale, fino a appunto fondersi e perdersi nella natura. Quindi, la capacità del
superuomo di fondersi con la natura quasi fino a perdere la propria identità assumendo appunto in modo
panico l’identità del paesaggio circostante
 La riattualizzazione del mito, quindi il recupero del mito per restituire alla natura vitalità e verginità che
sono state distrutte dal mondo moderno, quindi attraverso il binomio tra mito e natura. Quindi da una
parte il recupero dei miti classici e dall’altro l’immersione nella natura in termini mitici, quindi uno stretto
appunto connubio.

 Poi un altro aspetto, un’altra costante è l’esaltazione della parola, dell’arte e del poeta. Quindi
l’artista ha il privilegio di instaurare rapporto intimo con la natura e quindi si può parlare di
un’associazione tra estetismo e panismo; quindi, la funzione di poeta vate che assume un atteggiamento
vitalistico e accede alla sfera privilegiata, superiore dei significati.

 D’Annunzio è stato, se da una parte, attraverso la funzione di poeta vate, diciamo esprime una concezione
privilegiata dell’arte, dall’altra diciamo si propone come modello per le masse.

Tant’è vero che ad esempio è stato anche un grande, potremmo dire oggi, “diffusore” della sua arte perché
accanto all’edizioni magari preziose delle sue opere curava anche pubblicazioni più facilmente vendibili sul
mercato; quindi, che potevano essere acquistate più facilmente. Quindi è stato anche un grande promotore
diciamo della sua opera e ha anche interpretato modi e costumi del tempo essendo egli stesso, ponendo egli
stesso un modello appunto di superuomo.

 Poi le questioni sono molto ampie, ad esempio interessanti sono anche le Canzoni della Gesta d’oltre Mare
, che citavamo prima, che celebrano l’impresa coloniale in Libia e quindi si inseriscono in un clima appunto
di nazionalismo e di esaltazione appunto dei miti e delle credenze dell’epoca.

 Soffermiamoci, sicuramente altre opere, altri volumi che vengono ricordate/i (anche nel volume) sono:

 Le faville del Maglio che ad esempio raccolgono scritti in prosa e zeviri (?) che D’Annunzio aveva
pubblicato sul Corriere della Sera e che aveva inviato appunto al Corriere della Sera anche durante il suo
periodo francese; quindi, è un’altra opera interessante
 Il Trionfo della morte: lo ricordavamo prima, è un’opera che appartiene agli anni napoletani, ma già ,
dicevamo, include l’affermazione del superuomo
E poi altre opere importanti:
 Le Vergini delle Rocce che è tipica della fase appunto del superuomo che ha come protagonista un noto
personaggio letterario nel senso dannunziano che è Claudio Cantelmo, che è sicuramente conosciuto.

 Ricordiamo anche che D’Annunzio è stato anche autore di teatro anche se diciamo che come le opere
teatrali non hanno conosciuto il successo che ha conosciuto l’opera narrativa e l’opera poetica,
sicuramente testi come la Nave, la Figlia di Iorio, la Fiaccola sotto il moggio, sono opere teatrali appunto
note da ricordare.
Il Piacere
 Sicuramente si può considerare il romanzo per antonomasia dell’estetismo, ricordiamo queste descrizioni
molto particolareggiate, molto raffinate, molto belle, forse a volte ridondanti, e sulla trama ricordiamo
questa storia che il conte Andrea Sperelli ha con due donne, prima una poi l’altra. Alla fine, il romanzo si
conclude in modo particolare nel senso che lui chiama la sua seconda donna con il nome della prima, due
donne tra l’altro molto diverse, una più molto estetizzante, molto raffinata, l’altra un po’ più dolce.
Chiaramente la prevalenza tra queste due donne, il contrasto è l’elemento centrale di quella che è la
passione sentimentale appunto di Andrea Sperelli.
 Però tutto questo si inserisce in un contesto appunto di cultura decadente e di Estetismo, Andrea
Sperelli è l’eroe dell’Estetismo che appunto fa della sua vita un’opera d’arte, l’arte tendente all’arte,
quindi in modo assoluto.
 Molto interessanti sono le descrizioni di alcune pagine che sono esemplari e soprattutto per capire che cos’è
l’Estetismo dal punto di vista letterario e proprio il linguaggio, la descrizione che D’Annunzio fa in alcune
pagine appunto rende ragione di questo mondo di raffinata bellezza, di preziosità e di elementi aristocratici
che vengono appunto descritti.
 Che poi, alla fine diciamo, in qualche modo questo splendore, questa ricchezza declina nelle pagini finali:
cioè, le pagine finali (ora riporteremo un passo) proprio segnalano un’atmosfera di decadenza, di
attenuazione di quelle che sono le preziosità iniziali; quindi, è proprio un romanzo che disegna un’epoca
Ad esempio, se leggiamo alcune parti giusto per avere un’idea, le prime righe, la prima pagina del romanzo
appunto di apertura e la confrontiamo con le pagine finali notiamo, senza riprendere tutta la storia, come
cambia il clima ovviamente alla luce di tutto un percorso che fa Andrea Sperelli che all’inizio, nella fase di
apertura del romanzo, nell’incipit è ritratto nel momento in cui sta attendendo la sua amante, in una sola, in una
casa impreziosita. E la scena è ritratta appunto nelle stanze di Palazzo Zuccari, in un ambiente romano, a
Roma che viene definita, attraverso alcuni dei luoghi più noti di Roma e attraverso il traffico che
caratterizza la giornata, la sera dell’ultimo giorno, di San Silvestro.
L’anno moriva, assai dolcemente. Il sole di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi
primaverile, nel ciel di Roma. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di Maggio. Su la piazza Barberini,
su la piazza di Spagna (possiamo anche riviverle fotograficamente perché sono luoghi simbolo di Roma) una
moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorio confuso e continuo, salendo alla
Trinità de’ Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari ( è la residenza), attenuato.
Notiamo la descrizione seguente:
Le stanze andavansi empiendo a poco a poco del profumo ch’esalavan ne’ vasi i fiori freschi. Le rose folte e
larghe stavano immerse in certe coppe di cristallo che si levavan sottili da una specie di stelo dorato
slargandosi in guisa d’un giglio adamantino, a similitudine di quelle che sorgon dietro la Vergine nel tondo di
Sandro Botticelli alla Galleria Borghese ( e quindi riferimento a tutta l’opera di Botticelli). Nessuna altra
forma di coppa eguaglia in eleganza tal forma: i fiori entro quella prigione diafana paion quasi spiritualizzarsi
e meglio dare imagine di una religiosa o amorosa offerta.

Andrea Sperelli (protagonista e l’esteta per eccellenza) aspettava nelle sue stanze un’amante. Tutte le cose a
torno rivelavano infatti una special cura d’amore.
Quindi notiamo la preziosità di questa descrizione e l’indugio sui particolari che rendono quest’atmosfera
estetizzante, preziosa, ricca.

Il legno di ginepro ardeva nel caminetto e la piccola tavola del tè era pronta, con tazze e sottocoppe in
maiolica di Castel Durante ornate d’istoriette mitologiche da Luzio Dolci, antiche forme d’inimitabile grazia,
ove sotto le figure erano scritti in carattere corsivo a zàffara nera esametri d’Ovidio. La luce entrava
temperata dalle tende di broccatello rosso a melagrane d’argento riccio, a foglie e a motti. Come il sole
pomeridiano feriva i vetri, la trama fiorita delle tendine di pizzo si disegnava sul tappeto.

Notiamo l’uso di un colore in particolare che è il rosso (broccatello rosso a melagrane d’argento riccio): perché
la simbologia è resa anche attraverso l’uso di colori che assumono significati simbolici in relazione anche a
queste figure femminili.
Citavamo le due donne, Elena e Maria, sono le due donne di Andrea Sperelli e a Elena è associato il colore rosso,
che è il colore della passione, della sensualità e a Maria, e già il nome dovrebbe aiutarci a collocarla in un’altra
dimensione di purezza diversa dalla personalità di Elena è associato il colore bianco. Quindi questo per capire
quanto l’attenzione che D’Annunzio riversa, riserva ai particolari, alla cura, all’ atmosfera, questo per avere
un’idea e questo è l’inizio del romanzo.
Se poi noi andiamo alla fine vediamo Francavilla al Mare 1888, come data appunto di riferimento, scritto nel
1888 pubblicato l’anno successivo, 1889, vediamo che l’atmosfera è totalmente diversa, qui Andrea Sperelli si
trova nel palazzo di Maria dove il palazzo viene svuotato, la mobilia viene svenduta e poi va invece nel Palazzo
Zuccari. La descrizione dell’atmosfera è completamente diversa, è un’atmosfera che segna invece la decadenza.
Addirittura, se prima tutto era prezioso, tutto era odoroso, fresco, curato in questo caso invece prevale un senso
di abbandono, un senso appunto di fine addirittura la tappezzeria è strappata; quindi, si inserisce appunto
un’atmosfera differente.
Ad esempio:
Quando egli fu nella strada, alla luce cruda, ebbe un po’ di vertigine. Con un passo malsicuro, si mise in cerca d’una
carrozza. La trovò su la piazza del Quirinale (altro luogo simbolo di Roma) ; si fece condurre al palazzo Zuccari.
Ma, verso sera, una invincibile smania l'invase, di rivedere le stanze disabitate. Salì, di nuovo, quelle scale;
[…] Nelle stanze non rimaneva quasi più nulla (queste sono le stanze del palazzo di Maria). Dalle finestre prive di
tende entrava lo splendore rossastro del tramonto (quindi di una luce che sta tramontando, non sorge),
entravano tutti gli strepiti della via sottoposta.
Alcuni uomini staccavano ancóra qualche tappezzeria dalle pareti, scoprendo il parato di carta a fiorami volgari,
su cui erano visibili qua e là i buchi e gli strappi (vediamo che è un’atmosfera del tutto diversa da quella iniziale)
Andrea fuggì […]
Giunse a Palazzo Zuccari e poi finisce in questo modo…
Andrea fuggì, quasi folle. Prese la via del Quirinale, discese per le Quattro Fontane, rasentò i cancelli del palazzo
Barberini che mandava dalle vetrate baleni; giunse al palazzo Zuccari. I facchini scaricavano i mobili da un
carretto, vociando. Alcuni di costoro portavano già l'armario su per la scala, faticosamente. Egli entrò. Come
l'armario occupava tutta la larghezza, egli non poté passare oltre. Seguì, piano piano, di gradino in gradino, fin
dentro la casa
Quindi questo per esemplificare appunto un discorso narrativo.
Il Dannunzianesimo
D’Annunzio ha diciamo creato attorno a sé anche una moda: nel senso che molti autori seguirono e
imitarono il modello D’Annunziano, cioè autori di come Guido da Verona e altri cercarono di imitare lo
stile, il tipo di poetica dannunziana; quindi, si creò quello e si diede vita a quello che viene definito il
Dannunzianesimo con ovviamente risultati che non furono all’altezza ovviamente di D’Annunzio, all’altezza del
modello.
Quindi se da una parte alcuni autori cercarono di porsi sulla scia di D’Annunzio e cercarono di imitarlo, Guido
da Verona è uno di questi, con esiti ovviamente diversi quindi diciamo con valore differente; altri autori, altri
scrittori invece cercarono di opporsi al modello d’annunziano e al ruolo di poeta vate sostenuto da D’Annunzio.

I Crepuscolari
Questi autori sono giovani autori che si sono legati all’esperienze del Crepuscolarismo , quindi sono i
poeti Crepuscolari, e anche si sono legati alle esperienze della rivista fiorentina la Voce;: quindi autori
come Guido Gozzano, Sergio Corazzini, Marino Moretti e altri che sono alcuni degli esponenti principali del
crepuscolari si opposero al modello d’annunziano, al modello quindi di poeta vate, contrapponendo al peota
vate d’annunziano una figura, una funzione di poeta che quasi ha perso la sua validità, addirittura i
Crepuscolari, Corazzini dice “io non sono un poeta” , quindi c’è un non riconoscimento della funzione
privilegiata appunto del poeta oppure Gozzano contrappone a D’Annunzio “io mi vergogno d’essere un
poeta”
Certo che l’influenza di D’Annunzio pur molto ampia e molto importante anche per il rinnovamento e la
carica sperimentale e l’innovazione del lessico, della metrica così come, in modo diverso, lo fu l’opera
appunto di Pascoli.
Sicuramente per i poeti, anche per quelli più giovani, come ad esempio appunto i Crepuscolari, fu necessario
comunque misurarsi, anche se per contrapporsi, a D’Annunzio tant’è vero che anche Montale confesserà di aver
dovuto attraversare D’Annunzio per appunto poi trovare, cercare una strada alternativa.
Quindi il confronto con Annunzio era necessario perché comunque era un modello ed era un innovatore però
da questo modello autori come i Crepuscolari, poi Montale etc. si distaccheranno e anzi opporranno sia dal
punto di vista, sia per quanto riguarda la funzione del poeta che, per quanto riguarda il tipo di poesia, il
linguaggio, lo stile, il messaggio, la poetica, si contrapporranno del tutto al modello D’Annunziano.
Quindi questo è diciamo molto importante da chiarire, quindi la poesia dei Crepuscolari è in opposizione alla
poesia dannunziana, soprattutto anche nella funzione del poeta e nelle scelte stilistiche ed espressive che i
Crepuscolari faranno.

Le Avanguardie
Quindi , così piano ci avviciniamo, tra fine Ottocento e Novecento anche il gruppo diciamo così di poeti
Crepuscolari costituiranno un’esperienza poetica di rinnovamento delle forme poetiche dell’epoca così come
altro ambito di rinnovamento sarà quello segnato dalle Avanguardie e in particolare dalle avanguardie del così
detto Primo Novecento che poi sono identificate di solito si ricordano i principiali e quindi sono
l’Espressionismo, il Futurismo, il Dadaismo e il Surrealismo, poi le accenneremo e le riprenderemo.
Sono avanguardie, movimenti culturali, artistici, letterari che si manifestano a livello appunto europeo,
internazionale tra gli inizi del Novecento e gli anni Venti del Novecento.
L’Avanguardia che, come sappiamo, avrà maggiore peso nel contesto italiano, che nasce in Italia, è il Futurismo
che poi conosce anche esiti e esperienze diciamo anche in altri paesi, ad esempio pensiamo al Futurismo Russo.
Prima di arrivare, perché in questo modo poi apriamo in Novecento pur ricordando anche altri autori etc. poi
vedremo, soffermiamoci, proprio perché noi dobbiamo, alla luce di quello che abbiamo ricordato, inseriamo
alcune autrici importanti tra Otto – Novecento.
Autrici tra Otto-Novecento
Matilde Serao
 Autrice, scrittrice e giornalista che vive tra Otto- Novecento, quindi siamo nel periodo che stiamo appunto
trattando, lo diciamo per contestualizzare. Nasce a Patrasso (in Grecia) nel 1856, quindi siamo negli
anni Cinquanta dell’800, e diciamo vive fino agli anni 20 del Novecento.
 Tra le città che la vedono protagonista della sua attività di scrittrice e di giornalista sicuramente un ruolo
importante lo svolgono Napoli e Roma
 Tra l’altro è anche un’autrice che ha anche viaggiato, anche all’esterno, e quindi con una formazione varia
 È stata introdotta dal padre, che era un giornalista esule napoletano antiborbonico, negli ambiti
giornalistici napoletani negli anni Sessanta del 1800
Negli anni Ottanta si trasferisce a Roma come redattrice del Capitan Fracassa che era un periodo e viene
addirittura assunta come prima donna redattrice del quotidiano Capitan Fracassa, importante appunto per
l’epoca. In questo ambiente conosce Edoardo Scarfoglio che è un noto giornalista, intellettuale e anche
D’Annunzio.
Edoardo Scarfoglio = lo ricordiamo perché il suo nome è legato ad altri giornali e anche al giornale molto
famoso di Napoli, che è il primo giornale ancora di Napoli che è Il Mattino che in realtà venne fondato anche da
Matilde Serao, ma andiamo con ordine.
 Collabora con varie appunto riviste e pubblica proprio su una rivista il racconto, la novella La Virtù di
Checchina che poi viene raccolto in volume negli anni successivi
 Pubblica anche negli anni Ottanta il romanzo della Fanciulla, in cui sono raccolte novelle sul mondo
femminile napoletano
 Fonda con Scarfoglio. Il corriere di Roma, il giornale e siamo negli anni Ottanta, nel 1885, e Matilde Serao
cura, inizia una rubrica importante a Mosconi e Vespe etc.
 Poi, in seguito, il Corriere di Roma viene fuso, assemblato, unito a un altro giornale. Il corriere del Mattino,
Serao e Scarfoglio si trasferiscono a Napoli, che era di proprietà di un personaggio dell’epoca Chirizzi (non
da ricordare) e da questa fusione nasce il Corriere di [Link] il corriere di Roma è il quotidiana
fondato da Serao e Scarfoglio, fondato a Roma negli anni Ottanta poi per tutta una serie di questioni anche
di carattere economico Serao e Scarfoglio accettano la proposta di un imprenditore, si trasferiscono a
Napoli, il corriere di Roma viene fuso, si fonde con il Corriere del Mattino (di Napoli) e nasce il Corriere di
Napoli e i due trasferiscono.

 Dopodiché negli anni Novanta, nel 1892 Matilde Serao e Scarfoglio lasciarono il Corriere di Napoli e
fondarono nello stesso anno un altro giornale che è Il Mattino che ancora oggi è il giornale di Napoli. Quindi
corriere di Roma, fondato, unito al Corriere del Mattino, che era il di un altro personaggio, nasce il
Corriere di Napoli, poi abbandonano il Corriere di Napoli e fondano Il Mattino.
 Questi sono passaggi importanti che testimoniano l’esperienza giornalistica di Matilde Serao che
appunto curava rubriche, curava testi etc.
Di solito appunto che cosa succede? Che, quando si parla del Mattino si ricorda Eduardo Scarfoglio e non si
ricorda Matilde Serao, così come quando si parla ad esempio del Premio Strega o del Premio così detto Amici
della Domenica che è la Prima Edizione del Premio Strega ci si ricorda di Goffredo Bellocci e si dimentica Maria
Bellocci che è stata forse la vera anima iniziale appunto del premio. Per il discorso che facevamo in passato che
purtroppo la donna spesso, per quanto riguarda la letteratura italiana e non solo, è stato il suo ruolo
marginalizzato.
Appunto su Corriere di Napoli, tornando a lei, escono dei testi, escono racconti di Matilde Serao e ad
esempio in appendice al Corriere di Napoli nel 1890 è pubblicato il testo, il romanzo il Paese di
Cuccagna che verrà poi pubblicato in volume.
Sappiamo che esistevano i così detti romanzi d’appendice =quindi testi che venivano pubblicati anche a puntate
in appendice ai giornali, alle riviste etc. Questo era un procedimento, una prassi diffusa all’epoca: molte opere,
molti testi, racconti, molte poesie venivano pubblicati su quotidiani, su giornali, poi venivano riprese e
ripubblicate in volume, oppure un romanzo poteva apparire a puntate in appendice appunto su un giornale e su
una rivista e poi veniva raccolto e pubblicato in volume.
 La cosa interessante è che D’Annunzio, che prima citavamo dedica a Matilde Serao una sua opera, cioè le
dedica l’opera Giovanni Episcopo, a testimonianza del legame e del riconoscimento dell’autrice
 Prima facevamo riferimento al contesto di Napoli e di Roma perché sono in effetti le città italiane in cui ha
operato in maniera perseverante Matilde Serao, però facciamo riferimento anche ai viaggi dell’autrice, ad
esempio, in Palestina, in Costa Azzurra, a Parigi, quindi un dinamismo anche culturale e letterario.

 Dopo la separazione da Scarfoglio e dopo aver abbandonato il Mattino Matilde Serao fonda una rivista
letteraria che è La Settimana, dopo La Settimana un altro giornale che fonda Matilde Serao è Il Giorno
Interessanti sono anche i testi. Alcuni li abbiamo citati anche per Pascoli, Dannunzio, ad esempio. La grande
Proletaria si è Mossa per Pascoli, Le Canzoni di Oltre Mare per quanto riguarda D’Annunzio, ci sono
riferimenti anche alla guerra di Libia. Su questi eventi interviene anche Malide Serao che nel 1912 pubblica
Evviva la Guerra che è una raccolta di conferenze e articoli dedicati alla spedizione libica.
Dobbiamo sempre contestualizzare, ricordarci il contesto di riferimento ossia il Nazionalismo, il contesto anche
coloniale in cui in si inseriscono questi scritti e ai quali partecipano appunto questi scrittori. Ovviamente
accanto ad autori che esaltavano la guerra e sono partiti per la Prima Guerra Mondiale, per interventisti, per poi
conoscere la brutalità della guerra in campo di guerra, pensiamo a Ungaretti. Quindi molti partirono a seguito
anche di una campagna pubblicitaria e di una politica di interventismo, di nazionalismo etc. per poi conoscere
la brutalità della guerra (Ungaretti, Remora e tantissimi altri autori). Quindi rivedere appunto le posizioni,
anche Ugo Betti, tra parentesi, partì come volontario di guerra nella categoria del gruppo di ciclisti.
Quindi rientra nella cultura dell’epoca, però dicevamo che, accanto a questi, ci sono anche autori che invece
assunsero una posizione diversa, cioè una posizione neutrale, più pacifista, uno di questi fu Aldo Palazzeschi, ad
esempio, che è un altro autore che vedremo, che partecipa dell’atmosfere del Futurismo e del Crepuscolarismo
all’inizio. Si distaccò ad esempio dai Futuristi che diventarono ed erano per lo più interventisti anche per una
posizione diversa nei confronti della guerra perché Palazzeschi fu pacifista, fu neutralista, non fu il solo, ci
furono componenti sia letterarie che politiche. Se ci ricordiamo la storia, il gruppi si divisero, l’Italia si divise tra
intervisti, pacifici – neutralisti, pacifisti etc. e prevalsero gli interventisti, quindi la partecipazione alla guerra.
Però ci fu una divisione anche da parte degli intellettuali sebbene molti all’inizio furono interventisti per poi
confrontarsi con la brutalità della guerra e l’orrore della guerra.
 Pubblica anche nel 1916 un Diario Femminile di Guerra: parla una donna, quindi un diario di guerra, e
quindi gli articoli sulla Prima Guerra Mondiale; quindi, è interessante perché è una voce femminile su
quest’eventi dell’epoca.
 La posizione nei confronti del Fascismo fu un po’ altalenante da parte di Serao, ma nel 1915 firma il
Manifesto degli Intellettuali Antifascisti redatto da Benedetto Croce
Benedetto Croce, poi lo ricorderemo per qualche evento, ma sappiamo che pubblicò questo Manifesto degli
Intellettuali Antifascisti in contrapposizione al Manifesto degli Intellettuali Fascisti di Giovanni Gentile. Quindi
Gentile e Croce condivisero un percorso anche critico – politico per poi assumere posizioni differenti.
 E in realtà, diciamo, una delle sue ultime opere, il romanzo Mors Tua fu definito dai Fascisti un “romanzo
ignobile” , quindi diciamo si contrappose , con questo testo, all’ideologia fascista e probabilmente proprio
questa posizione , negli ultimi anni, di Matilde Serao ne valse ,diciamo così, il mancato riconoscimento al
Premio Nobel. Perché Matilde Serao era candidata al Premio Nobel, ma l’onorificenza venne assegnata nel
1926 a Grazia De Ledda.

 Il giudizio critico su Matilde Serao oggi è un giudizio critico che riconosce ampiamente, rivaluta sua opera,
sia come autrice, che come come giornalista, quindi sia per la sua attività di scrittura che la sua attività
appunto giornalistica. Però per molto tempo ha pesato sull’attività, sul riconoscimento di Matilde
Serao l’opinione di alcuni critici come, ad esempio, Renato Serra ed altri che invece era un giudizio
diciamo severo e che in qualche modo legava il nome di Serao a diciamo espressioni troppo
mondane oppure sottolineava il gusto, diciamo un giudizio che risentiva del gusto del pettegolezzo e
della trattazione di eventi mondani da parte appunto dell’autrice.
Certo è che ci furono anche delle eccezioni perché appunto Benedetto Croce agli inizi del Novecento
riconobbe Matilde Serao una fantasia mirabilmente limpida e viva e anche autori critici come
Pancrazi, come Momigliano riconobbero in Matilde Serao “la più grande pittrice di folle che abbia
dato il nostro Verismo”; quindi un riconoscimento anche da parte di Carducci, da parte di D’Annunzio etc.

 Una delle opere che viene comunemente appunto riconosciuta, il valore è centrale, è il Ventre di Napoli che
è stata scritta appunto negli anni Ottanta, vediamo che in una pubblicazione, in un’edizione del 1905 è
inserita una nota dell’autrice Matilde Serao che spiega la genesi del libro:

Questo libro è stato scritto in tre epoche diverse. La prima parte, nel 1884, quando in un paese lontano, mi
giungeva da Napoli tutto il senso di orrore, di terrore, di pietà, per il flagello che l'attraversava, seminando il
morbo e la morte: e il dolore, l'ansia, l'affanno che dominano, in chi scrive, ogni cura, d'arte, dicano quanto
dovette soffrire profondamente, allora, il mio cuore di napoletana. La seconda parte, è scritta venti anni dopo,
cioè solo due anni fa, e si riannoda alla prima, con un sentimento più tranquillo, ma, ahimè, più sfiduciato, più
scettico che un miglior avvenire sociale e civile, possa esser mai assicurato al popolo napoletano, di cui chi
scrive si onora e si gloria di esser fraterna emanazione. La terza parte è di ieri, è di oggi: nè io debbo chiarirla,
poichè essa è come le altre: espressione di un cuore sincero, di un'anima sincera: espressione tenera e dolente:
espressione nostalgica e triste di un ideale di giustizia e di pietà, che discenda sovra il popolo napoletano e lo
elevi o lo esalti!

È molto interessante questa parte iniziale in cui si spiega il significato dell’opera, il Ventre di Napoli, con
riferimento all’espressione, con riferimento a De Pretis:

Efficace la frase, Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli . Avevate torto, perchè voi siete
il Governo e il Governo deve saper tutto. Non sono fatte pel Governo, certamente, le descrizioncelle colorite di
cronisti con intenzioni letterarie, che parlano della via Caracciolo (che è la via, il lungomare di Napoli) Questa
è un’accusa al governo che non conosce la realtà, la miseria, la povertà del mondo appunto napoletano.

Ma il governo doveva sapere l'altra parte; il governo a cui arriva la statistica della mortalità e quella dei
delitti; il governo a cui arrivano i rapporti dei prefetti, dei questori, degli ispettori di polizia, dei delegati; il
governo a cui arrivano i rapporti dei direttori delle carceri; il governo che sa tutto: quanta carne si consuma in
un giorno e quanto vino si beve in un anno, in un paese; quante femmine disgraziate, diciamo così, vi esistano,
e quanti ammoniti siano i loro amanti di cuore, […] Quest'altra parte, questo ventre di Napoli, se non lo
conosce il Governo, chi lo deve conoscere? * * * Vi avranno fatto vedere una, due, tre strade dei quartieri bassi
(i quartieri popolari di Napoli) e ne avrete avuto orrore. Ma non avete visto tutto; i napoletani istessi che vi
conducevano, non conoscono tutti i quartieri bassi. La via dei Mercanti, l'avete percorsa tutta?

E quindi lei da un altro sguardo su Napoli facendo conoscere la miseria, la povertà, il degrado…La via di
Mezzocannone è popolata tutta di tintori […] Un'altra strada, * * * In sezione Vicaria, vi siete stato?[…] Ivi è il
Lavinaio[…] vi è il vicolo del Cavalcatoio; […] attorno alla piazzetta dei Santissimi Apostoli; quindi ci sono
tutti i quartieri e i luoghi più noti.

Sventrare Napoli? Credete che basterà? : il riferimento è a una frase che aveva appunto pronunciato De
Pretis.

Vi lusingate che basteranno tre, quattro strade, attraverso i quartieri popolari, per salvarli? Vedrete, vedrete,
quando gli studi, per questa santa opera di redenzione, saranno compiuti, quale verità fulgidissima risulterà:
bisogna rifare; quindi, richiama a una responsabilità dell’istituzione appunto e del governo.

Voi non potrete lasciare in piedi certe case dove al primo piano è un'agenzia di pegni, al secondo si affittano
camere a studenti, al terzo si fabbricano i fuochi artificiali: certe altre dove al pianterreno vi è un bigliardo, al
primo piano un albergo dove si pagano tre soldi per notte, al secondo una raccolta di poverette, al terzo un
deposito di cenci.
Per distruggere la corruzione materiale e quella morale, per rifare la salute e la coscienza a quella povera
gente, per insegnare loro come si vive - essi sanno morire, come avete visto! - per dir loro che essi sono fratelli
nostri, che noi li amiamo efficacemente, che vogliamo salvarli, non basta sventrare Napoli: bisogna quasi tutta
rifarla.

Vediamo quindi qua quale posizione appunto autorevole, quale richiamo di responsabilità al governo
appunto fa Malide Serrao.

Questa è un’opera fondamentale, importante che poi diventa un’opera di riferimento per quanti
altri autori del Sud, magari si occuperanno di Napoli come ad esempio farà in seguito un’altra
autrice la cui vita e opera letteraria è in parte legata a Napoli che è Anna Maria Ortese che
pubblicherà Il Mare non bagna Napoli.

 Tornado a Matilde Serao, un altro racconto, un altro testo importante è il Terno Secco che è un racconto
molto interessante, realistico pubblicato nel volume All’Erta Sentinella, inserito in questo volume, ed è un
racconto in cui si ricostruisce il contesto di superstizione e gioco che caratterizza l’ambiente popolare
napoletano con appunto il riferimento al gioco del Lotto.
 Il paese di Cuccagna è un altro romanzo che abbiamo già citato, il romanzo della Fanciulla l’abbiamo già
detto La virtù di Checchina, il Delitto di Via Catamone e tanti altri. Poi appunto Suor Giovanna della Croce è
un altro romanzo che poi viene pubblicato a inizio Novecento e appunto il riferimento che citavamo prima
per quanto riguarda la concezione contro il Nazionalismo e il governo fascista degli anni successivi che la
portò a un mancato gradimento da parte del Fascismo.
Ada Negri
 Ha vissuto, ha subito un destino di oblio per lungo tempo e poi negli ultimi anni è stata recuperata e
valutata
 In questo caso diciamo che il motivo che ha determinato la dimenticanza nel periodo a lungo tempo è
dovuto anche alla sua adesione, negli anni, nel secondo periodo, potremmo dire della sua vita, dopo
gli anni inziali, al fascismo. Questo ha decretato, come anche in altri casi, anche per autori, scrittori quindi,
ha determinato a volte da parte della critica, della tradizione una dimenticanza, un oblio senza considerare
quelli che sono poi appunto i meriti letterari.

C’è stata negli ultimi anni una rivalutazione dell’attività letteraria della figura di Ada Negri anche nel suo
complesso nel senso che, potremmo dire, lei ha seguito, dal punto di vista biologico, una parabola che ha
accumunato vari autori tra Otto e Novecento. Perché in realtà prima di aderire, adesso lo vedremo
meglio, al Fascismo, Ada Negri si era avvicinata ed era entrata in contatto e aveva aderito agli ideali
invece di sinistra e , in particolare, era stata molto vicina e aveva conosciuto, era entrata in contatto
al/con il socialismo di sinistra riformista prima di avvicinarsi al Fascismo. Sappiamo bene che
all’inizio si è presentato con una carica sovversiva e lo stesso Mussolini si è formato all’inizio nell’ambito del
socialismo e poi ha proseguito in altro modo e quindi fino ad arrivare a aderire al regime etc.

Quindi diciamo che questa parabola, prima di familiarità, avvicinamento e adesione a quelli che erano gli
ideali del socialismo, del socialismo riformista poi l’avvicinamento al Fascismo e in seguito, fino ad
diventare addirittura Accademica D’Italia, per quanto riguarda Ada Negri. Si è riconosciuto ufficialmente
come prima donna Accademica D’Italia. Poi invece negli ultimi anni l’avvicinamento, o comunque
l’adesione a una dimensione religiosa, questa parabola ha accumunato anche altri autori tra Otto e
Novecento che hanno partecipato al contesto tipo dell’epoca.

 Vive tra Otto e Novecento, quindi anni Settanta (proseguiamo tenendo conto anche della cronologia) e
arriviamo con Ada Negri agli anni Quaranta del Novecento
 La crescita, diciamo così, in un ambiente umile determina una certa posizione ideologica di Ada
Negri che provoca una sua condivisione di problematiche di tipo sociale che però, condizione umile,
comunque le permette di studiare, in un certo modo, e di diplomarsi, diventare quindi
un’insegnante elementare

 Quindi da una parte la vocazione all’ insegnamento e dall’altra invece la vocazione poetica: quindi
comincia a pubblicare poesie su varie riviste (ad esempio, una rivista che dovrebbe essere ricordata
è anche Fanfulla di Lodi), pubbliche poesie che hanno un certo successo e questo successo fa sì che
all’epoca diventi quasi appunto un caso letterario.
 La prima raccolta poetica è Fatalità che è pubblicata nel 1892 e questa raccolta ebbe successo di
critica, successo di pubblico

 Con il trasferimento poi di Ada Negri l’autrice venne appunto a contatto con quest’ambiente al quale
facevamo prima riferimento, del socialismo riformista: quindi in particolare con Durati, Anna
Kuliscioff e appunto Mussolini che si forma, come ricordiamo, nell’ambito inizialmente del socialismo

 Quindi Ada Negri è vicina, condivide alle prime lotte appunto del femminismo e prende parte,
prende la parte a difesa appunto delle persone umile e dei proletari denunciando anche la miseria
la condizione dei proletari, dei contadini, degli operari, dei minatori, lo sfruttamento da parte
dell’industria nei confronti appunto degli operai da parte della fabbrica che sfrutta gli operai.

 Nell’ambito della raccolta Fatalità nota è la poesia Mano nell’Ingranaggio,che trae ispirazione da un
incidente avvenuto alla madre: quindi esprime questo sfruttamento e , in questo casi, il dolore
provocato dall’incidente industriale; quindi da voce anche a un mondo di fabbriche e di
sfruttamento
Mano nell'ingranaggio
 Altre vicinanze esprimono anche nei confronti della condizione
Rôtan le cinghie, stridono le appunto delle donne, condizione femminile appunto all’epoca
macchine; inferiore, più l’avvicinamento appunto nei confronti degli oppressi
indefessi ne l’opre, allegri canti  Partecipa, attinge anche all’atmosfera e ai toni della
vociano i lavoranti. Scapigliatura
Ma un dissennato grido a un tratto
levasi;  La seconda raccolta poetica importante è Tempeste degli anni
e pare lacerante urlo di belva Novanta del 1800 che diciamo è dedicata al discorso sentimentale a
ferita in una selva. seguito di vicende biografiche che, anche in questo caso, raccolta
Fra i denti acuti un ingranaggio che ebbe notevole successo anche all’estero; quindi, viene prodotta
portasi in varie lingue.
— povera donna bionda e  E poi un’altra raccolta poetica che prende spunto sempre da alcune
mutilata!... — vicende personali è la raccolta Maternità, che, tra parentesi,
una mano troncata. include una poesia omonima con riferimenti biografici e siamo agli
... Rôtan le cinghie, stridono le inizi del Novecento
macchine;
ma le ruvide voci i lavoranti  L’impegno, questa condivisione, partecipazione alle realtà
più non sciolgono ai canti. emarginate, ai bisogni popolari impegna Ada Negri anche dal punto
Stillan, confuse col sudor, le lacrime; di vista sociale; quindi, entra in contatto con le istituzioni
da lontano rombando, la motrice filantropiche, le associazioni.
cupe leggende dice.
E senza tregua appare agli occhi  Fonda insieme a un altro personaggio dell’epoca l’Asilo Mariuccia
torbidi che era una struttura accoglieva giovani donne, appunto
— povera donna bionda e adolescenti, ragazzine che si prostituivano, quindi dedicata
mutilata!... — appunto al soccorso nei confronti di donne in libertà
quella mano troncata.  L’impegno si profuse anche in articoli, reportage, cronache che
vennero pubblicate sul Corriere della Sera, con appunto riconoscimenti e successi.

 Poi importante è anche il periodo trascorso a Zurigo con altri scritti importanti fino appunto, una volta
tornata in Italia, in prossimità della Prima Guerra Mondiale, ad avvicinarsi a Mussolini e in particolare con
questa primaria istanza in senso rivoluzionario che poi, come sappiamo, cambierà per lo meno.

 Quindi quest’avvicinamento la porta a collaborare con riviste di tale ambito, a pubblicare per esempio il
primo volume di Prose, intitolato Le Solitarie, su figure femminili e poi altre prose come per esempio
Finestre Alte etc.
 Romanzo, testo di formazione, che ha un carattere anche autobiografico è Stella Mattutina che è un testo
appunto con una vena autobiografica che raccoglie anche storie, riferimenti appunto alla sua infanzia e alla
sua adolescenza
 Poi ottenne l’elogio, come abbiamo detto, il favore di Mussolini, collaborò al Corriere della Sera sotto
quella che è la direzione, in quella direzione di un intellettuale noto all’epoca che era Ugo Ojetti che
appunto diresse il Corriere della Sera nel 1926.
 Addirittura, questo avvicinamento a Mussolini e al Fascismo le permise, la portò negli anni Trenta ad
ottenere il Premio Mussolini e nel 1940 ad essere nominata prima donna all’Accademia d’Italia che era
appunto l’Accademia di epoca fascista
 Negli ultimi anni, gli anni guerra, videro l’autrice avvicinarsi, recuperare la vocazione religiosa che trova
espressione anche nell’opera letteraria, ad esempio, in una delle ultime raccolte che è Fons Amoris degli
anni Quaranta.
 Poi ci sono anche opere postume etc.
Avanguardie di primo Novecento
 Le Avanguardie storiche, le Avanguardie di primo Novecento che si sviluppano tra gli inizi del Novecento e
gli anni Venti grossomodo (1904/1905 – anni Venti/1925), periodo delle Avanguardie a cui segue negli
anni Venti il così detto periodo del Ritorno all’Ordine, dal punto di vista culturale, che però in Italia
conosce anche una componente politica proprio datata 1925 perché, lo sappiamo, è l’anno in cui il
Fascismo diventa regime, diventa dittatura.
Perché il 1925? Perché il gennaio del 1925 è la data del famoso discorso mussoliniano, in cui Mussolini
si assume la responsabilità del delitto Matteotti del 1924. Ovviamente diciamo il Fascismo al potere aveva
già rubato gli organi di potere, gli ambiti del potere perché il movimento è del 1919, ma poi l’evento che porta
proprio alla presa di potere è la famosa marcia su Roma (1922), ma nel 1925 c’è la trasformazione in regime e
in dittatura.
Quindi diciamo in atmosfera di ritorno all’ordine, che è un ritorno all’ordine politico, per quanto riguarda gli
eventi del contesto italiano, ma sappiamo che poi ci sono stati anche altri eventi, quindi gli anni Venti e un
ritorno all’ordine anche culturale con tutta una politica presa ad esaltare a livello nazionale la tattica del
Fascismo etc.
Quindi tramonto delle Avanguardie, Ritorno all’Ordine che è in Italia in qualche modo avviato anche da
una rivista, su cui poi ci soffermeremo, che è La Ronda, che già nel termine richiama questa necessità di
controllo, fare appunto la ronda, il termine militare, così come militare è il termine Avanguardia.
 Le Avanguardie…perché viene utilizzato questo termine militare? Perché le Avanguardie in campo appunto
artistico – culturale avevano la finità di proporre un rinnovamento, di andare avanti, dal punto di
vista culturale e artistico.
 Le Avanguardie si sono espresse attraverso gruppi organizzati di artisti che si pongono in
contrapposizione con i gusti tradizionali del pubblico, con la tradizione e assumono atteggiamenti
di rottura e rivolta attraverso anche l’emanazione di manifesti teorici.
 Si tratta di gruppi internazionali, perché appunto abbiamo detto, che si tratta di espressioni
internazionali e gruppi inter- artistici nel senso che accolgono esponenti di varie arti o addirittura autori
che si esprimono in varie arti. Ad esempio, Ardengo Soffici è uno scrittore, ma è anche un artista, un
pittore per esempio, così come anche altri cubisti.
 Le Avanguardie di inizio Novecento principali sono quelle che abbiamo ricordato prima:
 Espressionismo
 Futurismo
 Dadaismo
 Surrealismo
 Avanguardie che si oppongono alla tradizione, quindi al Naturalismo, al Positivismo, ma anche
all’Estetismo, al Simbolismo Decadente che rifiutano una concezione elitaria, aristocratica dell’arte e che
propongono appunto una rottura e un rinnovamento.

 Appunto uno degli elementi che accomuna queste Avanguardie è proprio dato dalla presenza dei manifesti
teorici, ad esempio, anche per il Futurismo: noi di solito ricordiamo il Manifesto del Futurismo, uno dei
primi, insomma pubblicato sulla rivista Le Figaro, nel 1909. Però in realtà quello è uno dei tanti
manifesti perché il Futurismo diede vita a vari manifesti ad esempio tecnici, non solo quello che noi di solito
noi tradizionalmente ricordiamo.

 L’Espressionismo (per ricordarci, contestualizzare, e capire a cosa ci riferiamo) è un’avanguardia che si è


espressa primariamente in arte e in pittura, nata in polemica contro, nei confronti dell’Impressionismo ed è
un’avanguardia che nasce agli inizi del Novecento. Quindi:
 in Francia con il movimento dei fauves (si pronuncia fove) con Matisse, per esempio nel 1905
 in Germania con il movimento appunto che si colloca nell’ambito dell’Impressionismo che è Die
Brücke, cioè il ponte di cui fanno parte autori come Kirchner e Nolde.

I maestri a cui si rifanno questi artisti sono Van Gogh, Munch (il famoso Urlo di Much che è propulsore
dell’espressionismo), Ensor etc.
 Quali sono i capisaldi?
 L’importanza data al particolare che diventa essenziale e assume anche un rilievo essenziale, ad esempio
nel quadro al di là di quelle che possono essere le proporzioni e l’ordine gerarchico, vengono annullate
quelle che sono appunto le dimensioni, le regole prospettiche perché prevale l’elemento soggettivo,
prevale l’elemento espressivo. Quindi l’angoscia, l’incubo, il sogno, la deformazione dei dati reali
anche ovviamente in riferimento a quelli che erano le ansie e i cambiamenti di inizio secolo.
 La violenza espressiva che viene anche evocata dal colore, dalla violenza appunto del colore che
esprime lo stato d’animo che prevale rispetto all’elemento oggettivo. Quindi la realtà oggettiva è
soppiantata da un soggettivismo.
 Un’altra manifestazione dell’espressionismo tedesco è il movimento del Blaue Reiter, cioè il Cavaliere
Azzurro che ha in Kandinskij e in Marc, i massimi rappresentati; in Austria un altro autore è
Kokoschka, per esempio

 Poi dall’Espressionismo poi nasce, il si forma anche l’Astrattismo, Kandinskij, Klee etc.

 Altri esiti li avremmo con il Cubismo, quindi Picasso, Les Demoiselles d'Avignon etc. è l’opera di apertura
e di rottura del Cubismo e via dicendo con altri arti, altri espressioni ed altri appunto movimento

 Poi diciamo, dal punto vista letterario, per quanto riguarda l’Italia una linea Espressionista noi la
dobbiamo individuare in alcuni autori che hanno frequentato l’ambiente della rivista La Voce. Per
esempio, una linea espressionista, poi la vedremo, noi la possiamo individuare per alcuni aspetti in autori
come Camillo Sbarbaro, Dino Campana, Clemente Rebora.

 Poi ovviamente, in maniera molto superficiale, Dadaismo: opere del Dadaismo famose sono appunto
Orinatoio, la Gioconda, la Bicicletta. Il Dadaismo è l’Avanguardia che nasce nel 1916 a Zurigo con
Tzara essenzialmente, ma anche artisti appunto francesi e spagnoli, c’è Duchamp, Picabia etc.

 Sappiamo benissimo che il nome Dadaismo è un nome che di per sé è tratto da una parola che non ha
un significato compiuto, una parola trovata sul vocabolario, il termine dada con l’idea del gioco,
del giocattolo un termine scelto a caso nel dizionario.
 L’elemento fondamentale del movimento Dadaista si base sulla totale sovversione, negazione,
rifiuto quindi della modernità, del bello, della tradizione attraverso un uso anticonformista del
linguaggio , attraverso un uso libero, accostamento anche libero, libertà di giochi linguistici, non
senso, accostamento di parole. Ma anche appunto un movimento artistico che dissacra l’oggetto
artistico al punto tale che diventa degno di diventare opera d’arte anche l’elemento comune, cioè
l’elemento anche più umile, più quotidiano come può essere appunto la ruota di bicicletta, l’orinatoio etc.;
quindi queste sono alcune delle immagini presenti nei libri di opere d’arte, nei musei.

 L’altra avanguardia è il Surrealismo, anche qui compaiono immagini molto note da Magritte, Salvator Dalì,
i famosi Orologi, immagini come Magritte con il Capello, il Bacio etc. Surrealismo che viene fondato in
Francia da André Breton ,1922, e altri autori come Renoir, Aragon.
 Chiaramente il Surrealismo fa riferimento, come anche indica il termine, a una surrealtà, ad una
realtà che è identificabile e rintracciabile, accessibile attraverso l’inconscio: quindi l’arte deve
esprimere il mondo interno, l’inconscio in modo immediato. Ecco perché, uno dei procedimenti che viene
attuato dal Surrealismo, anche nel testo scritto, è la scrittura automatica che elimina, abolisce, qualsiasi
forma di mediazione razionale e permette di esprimere, di far affiorare il mondo anteriore, la profondità
dell’inconscio.
 Diciamo che dal punto di vista letterario, in Italia non abbiamo un Surrealismo vero e proprio (anche
nel manuale di Ferroni) questo è precisato, possiamo parlare forse di autori che invadono la dimensione del
fantastico e del surreale, quindi un filone vagamente surreale, fantastico etc. al quale possono essere
ascritte opere di autori come ad esempio Landolfi, Luzzati, Savinio (perché appunto sappiamo pseudonimo
di Andrea Francesco Alberto de Chirico, due fratelli , di cui uno artista e scrittore, l’altro Giorgio De Chico
uno dei fondatori dell’Arte Metafisica), oppure Antonio Delfini. Cioè autori che lavorano più che altro sulla
dimensione del fantastico, del magico , in questo senso, in senso laterale, marginale.
 Poi l’altra su cui ci soffermeremo di più è il Futurismo, forse il più noto, che ha un’espressione importante
in Italia, nasce in Italia, ma si diffonde il Futurismo Internazionale e il Movimento Russo, sia in arte che in
letteratura. Ad esempio, ci sono alcune opere artistiche, ad esempio ci sono opere di ambito futurista, anche
nel Museo del Novecento a Milano (museo vicino al Duomo di Milano) che raccoglie appunto varie opere tra
cui opere futuriste. Tra le varie opere che conosciamo di Balla, Boccioni, Carrà etc. possiamo vedere
ad esempio quella famosa di Boccioni, Forme Uniche nella Continuità dello Spazio, giusto molto nota
che addirittura è stata selezionata, è stata scelta come immagine da riportare nel retro della moneta di 20
cent. coniata dall’euro in Italia.
Sappiamo che dietro le monete dell’euro, ogni paese ritrae alcune immagini emblematiche della propria cultura
e tra quelle scelte dall’Italia, oltre all’uomo di Leonardo e altre opere, palazzo del Monte etc. parliamo anche di
Forme Uniche nella Continuità dello Spazio che è appunto una delle opere più rappresentative di Boccioni.
Notiamo per noi protagonisti di questi anni forse la novità è meno evidente però pensiamo agli inizi del
Novecento in cui Boccioni ha appunto creato quest’opera che offre, che comunica il dinamismo, il
movimento attraverso appunto la scultura. Quindi vediamo come la linea è deformata nel dinamismo
nell’ambito dello spazio, quindi la novità, il rinnovamento dell’epoca, come anche le altre opere che cercano
di conferire, di esprimere movimento attraverso la ripetizione delle immagini. In questo caso Boccioni
applica l’idea del movimento in un altro modo, non la ripetizione dell’immagine che da l’idea del
movimento, ma appunto la forma unica nello spazio che però è deformata dal movimento; queste sono
considerazioni di carattere artistico.

Poi dal punto di vista della letteratura, poi ci ritorneremo con Marinetti etc. alcuni concetti chiave del
rinnovamento determinato dal Futurismo che poi si spegnerà alla fine del Futurismo è quella del
rinnovamento e della libertà, quindi le espressioni, immagini senza fili, parole in libertà stanno ad indicare
questo tentativo di rivoluzionare la pagina, rivoluzione il linguaggio. Immaginazione senza fili, cioè non
c’è limite all’immaginazione e soprattutto le immagini possono essere accostate senza nessi logici,
senza nessi razionali, quindi massimo della libertà che può e che deve anche esprimersi nella
pagina, anche nell’ordine.

Ad esempio, l’opera di Marinetti Zang Tumb Tumb vediamo le parole in libertà, c’è la disposizione delle
parole che non segue l’ordine tradizionale, alcune parole graficamente sono più grandi, altre più piccole e
quindi la dimensione è diversa. C’è anche l’uso ad esempio di simboli anche matematici, l’uso di “più” , di
uguale, i segni grafici, quindi un rinnovamento.

Noi anche oggi sui nostri cellulari troviamo segni etc., però vediamo che già che le parole in realtà, la
disposizione sul testo, la disposizione grafico, l’uso di segni emblematici era un’attività, un’idea, una
concezione, una sperimentazione dei Futuristi, quindi siamo agli inizi del Novecento.

Ricordiamo il Manifesto Tecnico della Letteratura Futurista e ricordiamo bene come uno dei concetti base
sia quello appunto di distruggere la tradizione, i musei, ma distruggere anche la sintassi, usare i
verbi all’infinito etc. quindi rinnovare in maniera grafica appunto il linguaggio
Il Futurismo (1909 – anni 20 del 1900) C’eravamo soffermati su alcune caratteristiche basilari, abbiamo
ricordato gli elementi essenziali riguardanti i principali movimenti di Avanguardia del primo Novecento (Espressionismo,
Surrealismo, Dadaismo, Futurismo). Nei due volumi del Ferroni, nel primo in questo caso, abbiamo ovviamente la parte
dedicata alle Avanguardie abbiamo dei riquadri, dei rettangoli, delle schede molto sintetiche in cui vengono ripercorsi,
vengono dati informazioni di carattere basilare, che riguarda in questo caso, ad esempio, la nascita dell’Avanguardia, i
principali fondatori, gli anni.

 Ci soffermiamo sul Futurismo e in particolare su alcuni autori e scrittori appunto del Futurismo:
sicuramente Marinetti che è stato appunto il fondatore, per quanto riguarda l’Avanguardia Italia, e poi
faremo riferimento ad un autrice e ad altri scrittori che hanno partecipato della cultura e dei principi del
Futurismo
 Il Futurismo in Italia nasce nel 1909, è un’avanguardia appunto prettamente italiana, anche se ci sono
contesti internazionali, lo ricordavamo con il Futurismo ad esempio Russo

 Viene fondato nel 1909, nel senso che il primo Manifesto del Futurismo apparso su Le Figaro è
datato 1909 e poi viene pubblicato in italiano sulla rivista Poesia:
 Dal 1909 diciamo fino agli anni Venti del 1900 perché molte istanze del Futurismo troveranno una
convergenza, cioè alcuni principi del Futurismo avranno un ripiegamento e troveranno una
convergenza con il Fascismo: cioè, il movimento continuerà anche dopo, ma perderà la sua carica
innovativa e rivoluzionaria.
 Questo Manifesto è fondamentale e non è l’unico del Futurismo perché altri manifesti che poi appunto
ricordiamo fanno riferimento al Manifesto Tecnico, alle Parole in Libertà quindi il movimento ha
conosciuto più manifesti
 Ma il primo che si ricorda comunemente è quello del 1909 perché sono poste le basi, le caratteristiche di
questo movimento che afferma la necessità di abolire i musei, le accademie, le accademie perché
sono istituzioni che salvaguardano i valori tradizionali, i valori del passato.
 Mentre la nuova arte, cioè l’arte di inizio Novecento, appunto siamo nel 1909, deve rivolgersi all’attualità,
al presente, quindi alla realtà del momento, quindi la realtà industriale, la realtà moderna, la grande
città moderna, deve esaltare la velocità, la macchina. Quindi tutti quegli che erano gli strumenti
diciamo anche di veicoli di velocità e di modernità dell’epoca, quindi l’auto, la macchina, il treno, il
piroscafo, l’automobile che sono simboli del mondo moderno.
 E deve celebrare l’azione, il gesto violento, deve glorificare il militarismo, la guerra, la virilità e,
aggiungiamo noi, purtroppo disprezzare la donna e la femminilità: questi erano i capisaldi di una
cultura che tendeva ad esaltare la modernità e a disprezzare ciò che in questo sistema non era in linea con
tali aspetti.
Sicuramente alcuni passaggi all’inizio sono i seguenti già all’inizio:
l. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità1 . 2. Il coraggio, l’audacia, la
ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. 3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità
pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il
salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
Ovviamente si colloca, lo dicevamo già con altre riflessioni, nell’ambito di un periodo in cui dal punto di vista
delle mire espansionistiche, del nazionalismo, dei così detti eventi di guerra ( che anche oggi ispirano
purtroppo) erano e caratterizzavano appunto il periodo.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità
Ricordiamo quindi l’immagine ad esempio della scultura di Boccioni , le Forme uniche della continuità nello
spazio, o altre opere pittoriche famose del Futurismo, quella ad esempio di Balla dove c’è la ripetizione del
movimento della donna con il cagnolino che da un’idea del dinamismo e della velocità.
Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo... un automobile
ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di [Link]è è più bello di un’opera
classica, la Vittoria di Samotracia ci ricorda che fa riferimento alla statua classica, quindi la modernità contro,
diciamo così, la classicità.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore
dei libertarî , le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna
Infatti, ricordavamo che molti intellettuali e molti futuristi furono poi interventisti per quanto riguarda la
Prima guerra mondiale.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il
moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. 11. Noi canteremo le grandi folle agitate
dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: : canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle
capitali moderne […]È dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e
incendiaria, col quale fondiamo oggi il «Futurismo», perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida
cancrena di professori, d’archeologhi, di ciceroni e d’antiquarii. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato
di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl’innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.
Quindi tutto ciò che è tradizione, che è antico etc. e quindi poi questo lo possiamo vedere… Ma noi non
vogliamo più saperne, del passato, noi, giovani e forti futuristi!
 Poi abbiamo la Sintesi Futurista della Guerra, il volantino della Direzione del Movimento Futurista
(1914) e poi altri manifesti che era vediamo

 Sicuramente possiamo distinguere più periodo, nell’ambito del movimento futurista, più fasi:
 1909- 1912: una prima fase che riguarda i primi anni, in cui è evidente l’influenza del simbolismo e l’uso
del verso libero, a questa fase aderirono, per appunto un certo periodo, autori come Gogoni e
Palazzeschi (autore su cui poi ci soffermeremo e che abbiamo già ricordarono) Alcuni di questi autori
sottoscrissero un altro manifesto, che è il Manifesto uccidiamo il chiaro di Luna (1909): è il manifesto
sempre contro la tradizione, quindi contro la poesia tradizionale, la poesia anche romantica e decadente
con un ampliamento alle varie arti. Tanto è vero che, questa è una caratteristica di tutte le Avanguardie,
questi movimento sono dei movimenti inter-artistici, cioè che coinvolgono varie arti.

 1912-1915: poi una seconda fase che è databile intorno a questo periodo, in cui vengono emanati una
serie di manifesti che sottolineano il rivoluzionamento delle tecniche espressive e propongono un
nuovo tipo di uomo che è meccanizzato. Ad esempio, in questa fase rientra il Manifesto Tecnico e altri
due manifesti, ne vedremo uno in particolare:
 Distruzione della sintassi/Immaginazione senza fili/Parole in libertà
 Lo splendore geometrico e meccanico e la sensibilità numerica
Non necessario ricordarli tutti, sicuramente è importante Distruzione della sintassi/Immaginazione
senza fili/Parole in libertà, questo sì del 1913 “Ecco perché l'immaginazione del poeta deve allacciare fra
loro le cose lontane senza fili conduttori, per mezzo di parole essenziali ed in libertà”
 Quindi distruzione della sintassi, abolizione della punteggiatura che viene sostituita da segni
matematici e musicali, abolizione dell’aggettivo qualificativo, uso dei verbi all’infinito, uso
dell’onomatopea, uso di un’ortografia e tipografia libera.
 Quindi parole in libertà significa che io posso accostare immagini che non hanno nesso logico, nesso
razionale e quindi creo una catena di analogie che permette di rendere simultaneamente fenomeni
diversi e permette di entrare, penetrare nel mistero cosmico, nel mistero delle forze cosmiche.
 Notiamo quindi quella che è l’influenza del simbolismo e della catena analogica importante e ovviamente il
fondo analogico della vita rivela appunto comunque il permanere di questa lezione simbolista che
Marinetti, però vorrebbe cercare, a cui Marinetti vorrebbe cercare poi in questa fase di allontanarsi.
 Esaltazione del mondo industriale e dell’uomo, del congegno tecnico dell’uomo meccanismo.
 Poi abbiamo un esempio sull’immaginazione senza fili, aggettivazione, verbo all’infinito, onomatopee etc.
rivoluzione tipografia, notiamo l’ortografia libera, verso libero, parole in libertà, notiamo l’assenza di
punteggiatura etc.
 Molto interessante perché poi questi elementi di innovazione sono in parte condivisi da poeti anche che
hanno operato nel Novecento e anche a inizio Novecento, se pensiamo alla prima raccolta di poesia di
Ungaretti, il Porto Sepolto, quindi al primo Ungaretti, sappiamo bene che molti di questi aspetti sono
in effetti presenti. Cioè, la poesia essenziale, la mancanza di punteggiatura, a testimonianza di
un’aria di rinnovamento di cui risentano appunto i poeti.
Non dimentichiamoci che lo stesso Ungaretti ha avuto un periodo di formazione di Francia, quindi a
contatto con gli artisti francesi, a contatto con Guillaume Apollinaire etc. quindi un rinnovamento che era
ed è stato visibile anche in poesia.
 Una rivista molto cara, ad esempio, ai Futuristi è la rivista Lacerba, che una rivista futurista che accolse
anche i componimenti poetici di noti autori intellettuali

 1915 - 1920: una terza fase del movimento futurista è ascrivibile a questo periodo, è una fase, potremmo
dire, di politicizzazione del movimento. Nel senso che con la Prima Guerra Mondiale
Prima Guerra Mondiale= che ricordiamo scoppia nel 1914, noi comunemente facciamo riferimento al 1915
perché, come sappiamo, l’Italia aderì, entrò in guerra nel 1915 quando presero, fu declamato l’intervento.
I futuristi sono interventisti, abbiamo già visto che molto intellettuali erano stati anche a favore
dell’impresa libica (1912) …perché sono interventisti? Perché nella guerra vedono, così come abbiamo
visto anche nel Manifesto decretare, una possibilità di scatenare le energie primordiali, promuovere
l’invenzione di nuove macchine e diciamo esaltare la forza e le nazioni appunto più forti.

 Dopo la guerra i Futuristi presero parte al mondo, all’attività politica oscillando tra posizioni:
 Anarchiche o democratiche che ad esempio riportavano a proporre l’abolizione dei manicomi,
delle carceri, a rivendicare la libertà, il suffragio universale etc.
 e posizioni sovversive di destra che invece esaltano espansione imperialistica e la violenza
Diciamo che all’inizio prevalse la prima posizione, quindi prevalsero le posizioni democratiche, anche a volte
anarchiche con anche una rottura tra Marinetti e Mussolini, poi prevalse la seconda posizione, cioè la
posizione più conservatrice di destra o sovversiva di destra e molti futuristi aderirono al Fascismo.
Addirittura, Marinetti, che abbiamo letto nei manifesti sosteneva l’abolizione, la distruzione dei
musei, delle accademie, divenne segretario della classe di lettere dell’Accademia d’Italia che era
appunto un organo Fascista; quindi in seguito ritornò sulle sue posizioni.
 Quindi possiamo dire che nel 1920 si chiude la fase innovativa – storica del Futurismo che prosegue
anche dopo, però senza l’incidenza e rinnovamento e l’Avanguardia e il movimento rivoluzionario
che era stato all’origine.

 Per quanto riguarda Marinetti diciamo che propone nella sua attività intellettuale e artistica, di
eliminare, cioè di esaltare, in qualche modo, il valore commerciale del fatto estetico dell’arte
eliminandone il valore estetico, cioè, sostituire il valore commerciale. Quindi anche nell’arte ciò che
conta, l’elemento fondamentale è, secondo quest’ottica, il valore di scambio, cioè il valore economico.

 L’intento dei Futuristi è quello di creare, proporre un’arte che non sia più privilegio e appannaggio di
alcuni; quindi, non c’è più una visione aristocratica, ma sia un’arte democratica per tutti anche se,
diciamo in qualche modo, agli artisti è comunque riconosciuto un posto di privilegio e di protagonismo.

 Per quanto riguarda Marinetti, che avevamo detto, già la rivista Poesia, l’abbiamo citata, perché è quella
che poi vede la pubblicazione del Manifesto in italiano, o anche la rivista Lacerba compone alcuni poemi,
alcune opere.
 Una è Battaglia Peso + odore, testo tecnico (1912)
 Zang Tumb Tumb (1914)
Quindi testi in cui si cerca di esprimere le novità appunto proclamate da futurismo: quindi parole in
libertà, assenza di nessi logico – sintattici, novità dal punto di vista grafico, ma dal punto di vista anche
della disposizione delle parole nella pagina, alternanza di segni matematici etc. e poi questi sono due
poemi e poi altre opere anche di carattere teatrale e narrativo.
 Ricordiamo velocemente anche Ardengo Soffici, lo menzioniamo perché è un autore che ha coniugato più
arti, come dicevamo prima, perché è stato pittore, scrittore e critico d’arte. Ha aderito al Futurismo, ha
diretto, con un altro intellettuale che è noto per l’epoca, ma meno frequentano, che è Giovanni Papini, la
rivista Lacerba. È anche stato uno scrittore vociano nel senso che ha collaborato con una delle riviste più
importanti di inizio Novecento, che è la rivista la Voce (fondata nel 1908).

Questo anche solo per citarlo in quanto pittore di quadri, poi ci sono immagini, ovviamente è stato anche
scrittore di romanzi autobiografici, raccolte poetiche etc. opere di carattere futurista e di altro tipo.
VALENTIN DE SAINT-POINT e Il Manifesto della Donna Futurista
Prima di soffermarci sull’autore che partecipa sia del Futurismo che del Crepuscolarismo cioè Palazzeschi
citiamo un’altra figura che è poco citata, poco nota che si inserisce nell’ambito del Futurismo che è una figura di
donna e in particolare Il Manifesto della Donna Futurista
 Scrittrice, poetessa, anche danzatrice, è una scrittrice futurista
 Ha elaborato Il Manifesto della donna futurista (1912):
 In modo analogo c’è stato Il Manifesto della Donna Futurista appunto da parte di Valentin del 1912 In
risposta al Manifesto di Marinetti
Che di solito, come spesso avviene, non si cita, come quando anche si ricorda, studiando la Rivoluzione
Francese, la Dichiarazione dell’Uomo e del Cittadino e non si ricorda quella della Donna e della Cittadina di
Olympe De Guges (Olympe pubblicò nel settembre del 1791 la Dichiarazione dei diritti della donna e della
cittadina).
 In questo Manifesto l’autrice sottolinea come sia necessario non parlare di uomo e di donna, ma di
femminilità e di mascolinità
 Propone l’immagine, il modello di una donna forte
 Anche con l’esaltazione degli elementi di lussuria: di fatti poi un altro manifesto è il Manifesto
Futurista della Lussuria*
 Vediamo risposta a Marinetti:

L’ Umanità è mediocre. La maggioranza delle donne non è superiore nè inferiore alla maggioranza degli
uomini. Esse sono uguali. Tutte e due meritano lo stesso disprezzo. […] È assurdo dividere l’umanità in
donne e uomini; essa è composta soltanto di femminilità e di mascolinità. […] Un individuo
esclusivamente virile non è altro che un bruto; un individuo esclusivamente femminile non è altro che una
[Link] viviamo alla fine di uno di questi periodi. Ciò che manca di più alle donne come agli uomini è
la virilità. (quindi in senso lato) […] Non più donne di cui i soldati debbano temere «le braccia in fiore che s’
intrecciano alle ginocchia il m attino delia partenza»; donne infermiere che perpetuino le debolezze e le
vecchiezza addomesticando gli uom ini pei loro piaceri personali o pei loro bisogni materiali! Non più donne
che facciano figli solo per sè stesse, riparandoli da ogni pericolo, da ogni avventura, cioè da ogni gioia; che
disputano la loro figliuola all’amore e il loro figliuolo alla guerra! Non più donne, piovre dei focolari, dai
tentacoli che esauriscono il sangue degli uom ini e anemizzano i fanciulli; donne bestialmente amorose, che
distruggono nel Desiderio anche la sua forza di rinnovamento!

Che cosa propone? Che tipo di donne propone? Sono le donne vitali, virili, come dicevamo prima, cioè

le Erinni, le Amazzoni; le Semiramide, le Giovanna d ’Arco, le Giovanna Hachette; le Giuditta e le Carlotta


Corday; le Cleopatra e le Messalina, le guerriere che combattono più ferocemente dei m aschi, le am
anti che incitano, le distruggitrici ché spezzando i più fragili contribuiscono alla selezione, m ediante
l’orgoglio o la disperazione, « la disperazione che dà al cuore tutto il suo rendimento » ;quindi tutto un
programma si che si innesca su questi discorsi

Riacquisti la donna la sua crudeltà e la sua violenza che fanno ch’ella si accanisca sui vinti, perchè
sono vinti, fino a mutilarli: quindi nella storia ottica coniata appunto al Femminile.

La lussuria, vediamo cosa dice, è una forza, perchè distrugge i deboli, eccita i forti a spendere energie, dunque
al loro rinnovamento. Ogni popolo eroico è sensuale: la donna è per esso il più esaltante trofeo.

Ovviamente dobbiamo contestualizzare tutto ciò agli anni di riferimento.

E poi c’è quest’altro Manifesto appunto futurista, ovvero Manifesto Futurista della Lussuria, quindi
esaltazione, potenza, virilità etc.
Aldo Palazzeschi
Andiamo, passiamo a Aldo Palazzeschi, anche perché Aldo Palazzeschi ci permette poi di avvicinarci, di
introdurci, di parlare poi anche dell’altra importante esperienza dei Crepuscolarismo.
 Autore che ha partecipato sia dell’esperienza Futurista che dell’esperienza Crepuscolare
 Palazzeschi è uno pseudonimo nel senso che il nome originario era Aldo Giurnali
 Ha vissuto a lungo, questo lo diciamo per capire che poi: diciamo nato negli anni Ottanta del 1800, ha
vissuto fino agli anni Settanta del Novecento e questo lo diciamo, quindi, ha attraversato gran parte del
Novecento, è importante perché poi , in qualche modo, nella parte avanzata della sua produzione
letteraria, respira anche l’aria del rinnovamento e dello sperimentalismo degli anni 60 del
Novecento.

 Quindi partiamo dalle origini, aderisce alla rivista Laerba e al Futurismo. Infatti, proprio all’inizio entra nel
1909 aderisce e pubblica nel 1910 la raccolta poetica L’Incendiario che rientra appunto nel clima futurista

 E nell’ambito del Futurismo, quindi, è stato sia poeta che narratore, da una parte la raccolta poetica
L’Incendiario (1910) rientra nell’atmosfera futurista e dall’altra rientra in quest’atmosfera anche il
romanzo, diciamo futurista che è Il Codice di Perelà che venne pubblicato in prima istanza nel 1911 titolo
che poi cambierà in Perelà Uomo di Fumo.

 Del Futurismo però, dicevamo, Palazzeschi rifiutò gli atteggiamenti più esteriori, polemici, aggressivi, tant’è
vero che nel 1914 Palazzeschi pubblica un programma del suo particolare futurismo che è intitolato Il
Contro Dolore.

Che è molto diverso dal programma di Marinetti: perché non propone l’aggressività di fondo, non
propone la violenza e la guerra, ma sottolinea l’importanza del momento ludico, del momento
giocoso, della forza della funzione dissacrante del riso.

Questi sono aspetti molti importanti perché in effetti il gioco, lo scherzo sono elementi che contrappone alla
violenza, all’aggressività del Futurismo dal quale si distaccherà effettivamente nel 1914 anche perché
contrario alla guerra. Tanto è vero che Palazzeschi fu, lo ricordavamo, un neutralista e un pacifista, mentre
al sui appunto colleghi come Marinetti, Papini, Soffici, amici di Lacerba erano interventisti.

 Proprio nell’ambito di questo suo pacifismo pubblicò un’opera Due imperi… Mancati

 L’elemento del gioco, dello scherzo, questi elementi stanno ad indicare una componente di sovversione:
costituiscono atti consapevoli di sovversione rispetto alla società appunto dell’epoca basata sull’utilità e sul
lavoro. Quindi c’è un atteggiamento sovversivo che passa attraverso l’uso del gioco, dello scherzo, di ciò che
è appunto è utile, dello sberleffato.

 Questi atteggiamenti si ritrovano anche nella poesia di Palazzeschi che è soprattutto quella che fa capo alla
prima parte appunto, l’Incendiario, o altre raccolte, ricca di onomatopee, figure retoriche di suono
in cui il poeta diventa un saltimbanco che esalta lo sberleffo e il gioco con questa appunto funzione di
contestazione, di sovversione.

 Ricordavamo la raccolta l’Incendiario del 1910, nel 1905 in realtà aveva già esordito come poeta con la
raccolta I Cavalli Bianchi e poi nel 1930: pubblica la raccolta Poesie in cui confluiscono le varie raccolte
apparse appunto in precedenza e di cui emerge questa componente sperimentale, potremmo dire
avanguardistica.
 Dicevamo che unisce tendenze futuriste all’inizio e tendenze crepuscolari, tendenze crepuscolari che sono
visibili appunto nella raccolta ad esempio I Cavalli Bianchi (1905) dove prevale il tono semplice, il tono
dimesso che si contrappone al tono diciamo tipico dannunziano, cioè si oppone alla funzione del poeta
vate.
Quindi in un primo Palazzeschi dove dominano queste tendenze Crepuscolari, appunto nella
raccolta ad esempio I Cavalli Bianchi, prevale il senso della malattia, il senso delle morte che sono
temi, atmosfere tipici/che del poeti crepuscolari (pensiamo a Corazzini, Govoni, Gozzano che poi
vedremo
 A questi aspetti, però diciamo, in Palazzeschi si affiancano anche altri aspetti che sono quelli del vitalismo,
della giocosità, dello scherzo e dello sberleffo che fanno capo, fanno riferimento al suo particolare
atteggiamento futurista appunto visibile nella raccolta poetica L’Incendiario; quindi, gioco, divertimento,
piacere e sberleffo che si contrappongono al perbenismo della società borghese
 L’atteggiamento di provocazione è incarnato dalla figura del saltimbanco e del clown che
rappresenta proprio una sfida alle convenzioni borghesi e un recupero della dimensione giocosa e
trasgressiva dell’arte; quindi, con una carica provocatoria e dissacrante e dissacratoria.

 Altri appunti, questioni importanti, annotazioni utili possiamo proporle per quanto riguarda il romanzo
degli anni 10/15 che è il Codice di Perelà:
 Romanzo futurista che è stato pubblicato in prima edizione nel 1911 nelle edizioni futuriste di Poesia
(era la rivista già citata di Marinetti)
Perché le riviste, anche oggi avviene, avevano anche le edizioni, avevano anche le collane editoriali, quindi
pubblicavano anche, anche oggi avviene, appunto opere letterarie per intero.
 Poi Palazzeschi sottoporrà a revisione questo romanzo eliminando anche alcune componenti
particolarmente trasgressive e cambierà il titolo Perelà Uomo di Fumo
 È un romanzo appunto futurista in cui il protagonista è Perelà il cui nome è dato in realtà dalla
fusione delle prime sillabe di tre donne, tre vecchie che erano sedute attorno al camino. Perché in
realtà Perelà è un uomo di Fumo che uscendo dal camino, Perelà è vissuto nel camino, questo fumo nel
camino per trentatré anni e poi a trentatré anni è sceso dal camino e ha assunto il nome, Perelà, che è
l’unione delle prime sillabe di queste donne che sedevano attorno al camino (è solo per curiosità= si
chiamavano: Pena, Rete e Lama).

Questo protagonista che scende dal camino e si introduce nella società di riferimento è un uomo di fumo
che sceglie il valore della leggerezza e della gentilezza da contrapporre all’aggressività e alla forza
dilagante. Qualità quella della leggerezza, della gentilezza che possono sedimentarsi, imporsi,
possono prevalere nella società solo attraverso un nuovo codice, che è appunto il codice di Perelà,
cioè il codice di cui questo personaggio si fa portavoce. Un codice che dovrebbe essere in grado di
modificare il costume, di modificare i valori sociali, quindi che costituisce un’alternativa alla realtà
dominante.A trentatré anni, sceso dal camino, indossati gli abiti, appunto entra nella società, va in città e
crea inizialmente grande stupore, grande scalpore e inizialmente è ben accolto e ben integrato, insomma
arriva a raggiungere conoscenze e fama, ma improvvisamente poi la sua sorte cambia e dovrebbe creare
un nuovo codice, addirittura questo compito gli viene appunto affidato in linea ufficiale. Poi però la sorta
cambia perché viene processato, viene deriso e condannato. Quindi la fama decade, viene deriso, la
folla lo aggredisce, lo colpisce, inveisce contro di lui, viene rinchiuso in cella e alla fine fugge per il
camino sotto forma di nuvola di fumo; quindi, il suo progetto è evanescente, non ritorna nel camino e
fugge sotto forma di fumo.

 Ovviamente è un testo certamente innovativo, nuovo, che si inserisce in questo ambito di rinnovamento,
ma è un testo che ha un valore allegorico che può essere interpretato in vari modi, quindi con varie
letture.
 È sicuramente un’opera sperimentale, la critica ha sottolineato il valore anche di antiromanzo perché
manca un’azione effettiva, prevalgono invece voci di commento a quello che è l’intento appunto
dell’autore e predominano soluzioni surreali (anche questa evanescenza appunto dell’uomo di fumo)

 Palazzeschi raccolse poi il Codice di Perelà con altri due testi sperimentali in una trilogia di Romanzi
Straordinari (1907-1914) che riunisce la sua opera narrativa di ambito avanguardistico.

 Le ipotesi, le letture possono essere tante: una delle ipotesi che comunque è stata avanzata collega questa
figura di Perelà alla figura e al processo di rinnovamento in chiave religiosa, non a caso Perelà ha trentatré
anni, scende dal camino ,vuole rinnovare, tenta di trovare un nuovo codice, prima acclamato e poi deriso,
fino a fuggire è una vicenda che propone e che riattualizza, rielabora molti elementi che rientrano
nella parabola della figura di Cristo, quindi questo tentativo di rinnovamento etc. quindi può
richiamare , in un senso allegorico anche questo percorso anche per quanto riguarda il rapporto e poi
l’accoglienza e la derisione con il mondo sociale.
 Negli anni Trenta, perché dicevamo Palazzeschi vive a lungo, l’opera di Palazzeschi conosce, o meglio, si
allontana da quelle che sono le forme , gli esiti avanguardistici e recupera delle forme più tradizionali. Ad
esempio, alcune opere come il romanzo Sorelle Materassi, romanzo degli anni Trenta, o anche alcune
novelle. Rientra in questo recupero, in questa fase di recupero delle forme tradizionali che comunque sono
rielaborate da Palazzeschi sempre in forma ironica, quindi questo elemento dell’ironia permane, questo
elemento anche dissacrante anche in altre opere degli anni Quaranta e Cinquanta.
 Negli anni Quaranta e Cinquanta l’elemento tradizionale è maggiormente appunto presente
 Poi negli anni Sessanta, che sono gli anni della piena maturità, della vecchiaia di Palazzeschi, Palazzeschi
risente, recupera la carica sperimentale
Dicevamo che gli anni Sessanta del Novecento sono caratterizzata dallo sperimentalismo, pensiamo ad autori
come: Pasolini, Fortini e pensiamo al movimento della così detta neoavanguardia, gruppo ’63.
Quindi Palazzeschi risente di questo clima dello sperimentalismo degli anni Sessanta e recupera la carica
innovativa, i modi surreali, il rinnovamento che aveva caratterizzato gli anni della gioventù sebbene, data
anche la maturità, assume un atteggiamento più distaccato, più moderato.

Le opere che possono rientrare in questa fase, in questo ambito sono le opere degli anni Sessanta, ad
esempio Il Doge, ad esempio Stefanino, alcune novelle in cui si propone un linguaggio innovativo, contenuti
nuovi, ma anche personaggi che sono eccentrici, diversi rispetto alla normalità tradizionalmente intesa.

Addirittura, anche alcuni sono fisicamente diversi anche, c’è un gioco che incide anche sulla sessualità e
quindi c’è tutta una diversità anche fisica, e non solo, che veicola alcuni contenuti e concetti appunto
particolari e che si collocano al di fuori della tradizione e dell’ordinarietà.

 Di Palazzeschi vediamo la poesia Lasciatemi Divertire, è una poesia tratta dall’Incendiario:


 Notiamo e sentiamo il tono e vediamo anche il testo, abbiamo visto diciamo in parte, notiamo il gioco
fonico, il gioco divertito
 Vediamo la ripetizione etc. e poi questo tono dissacrante, dissacratorio con alla fine molto chiaro, il gioco
di onomatopee, allitterazioni etc.
 Molto chiara la fine quando dice:

Infine io ò pienamente ragione,


i tempi sono molto cambiati,
gli uomini non dimandano
più nulla dai poeti,
e lasciatemi divertire!

Quindi Chi Sono e Lasciatemi Divertire sono due dei testi più famosi; quindi, se noi confrontiamo questa
poesia con ad esempio La Pioggia nel Pineto di D’Annunzio capiamo anche l’operazione che fa
Palazzeschi, il tono dissacrante, la funzione del poeta, lo sberleffo. Quindi non siamo più con il tono
aulico e al linguaggio elaborato, litico di D’Annunzio si oppone la poesia crepuscolare, si oppone
una poesia appunto di Palazzeschi. Dicevamo che questa era la fase anche del Futurismo, quindi del
rinnovamento con degli elementi che abbiamo evidenziato.

 Dicevamo appunto anche, alcune raccolte del primo Palazzeschi si collocano, dicevamo, anche in area
crepuscolare , quindi prediligendo il tema della morte, della malattia, ma il anche il tono dimesso che sono
caratteristiche tipiche del Crepuscolarismo e quindi dei crepuscolari.
Il Crepuscolarismo
 Il termine crepuscolare è un termine che fu coniato da un critico, che in realtà era anche scrittore, che è
Giuseppe Antonio Borgese, che parlò di Crepuscolarismo recensendo alcune raccolte poetiche di
Crepuscolari del 1910. Quindi recensendo raccolte di giovani poeti dell’epoca sulla stampa e accomuna
alcuni poeti, appunto giovani, che esprimevamo, possiamo dire, un gusto malinconico, un gusto
crepuscolare. Utilizzando in modo dispregiato il termine crepuscolare per indicare il tramonto della
tradizione poetica.
 Poi il termine crepuscolare è stato e viene utilizzato per indicare appunto alcuni poeti che sono accumunati
da alcune componenti e ha perso il valore dispregiativo il termine crepuscolare.
 Quindi rappresenta una tendenza nuova per gli inizi del Novecento che appunto, insieme ad altri
protagonisti, in modo diverso, rinnova il panorama letterario e il panorama poetico

 Anche nell’ambito dei Crepuscolari, infatti, noi possiamo ritrovare degli elementi innovativi, in un certo
senso avanguardistici per l’epoca: sappiamo appunto che alcuni come Govoni, Palazzeschi si muovono tra il
Crepuscolarismo e il Futurismo. Gli avanguardistici che possono essere riscontrati nel
Crepuscolarismo sono (alcuni li abbiamo già in parte detti spiegando altri autori) ad esempio:

 Rifiuto della concezione estetizzante dell’arte


 Rifiuto ironico del poeta come genio o come vate: quindi per i Crepuscolari il poeta non ha la funzione
di vate; quindi, c’è tutto un discorso di contrapposizione alla poetica dannunziana e alla funzione poetica,
alla funzione che D’Annunzio fornisce al poeta
 Prevale l’accettazione della comune sorte umana: quindi il poeta è accumunato agli altri uomini, non
assume la funzione di vate né di appunto privilegiato
 Si utilizza, c’è un largo uso da parte dei Crepuscolari del verso libero e in particolare, uno dei
maggior Crepuscolari, che Guido Gozzano, in Gozzano l’uso dell’ironia; in Palazzeschi parliamo di
gioco, sberleffo, scherzo, in Gozzano parliamo di ironia.
 Il rifiuto della tradizione, soprattutto della tradizione recente, quindi in particolare D’Annunzio il cui
modello ci si contrappone:
 sia dal punto di vista letterario, nella scelta delle poetiche, nella scelta dei temi, nella scelta del linguaggio
e dello stile
 e sia nello stile di vita: perché, se D’Annunzio proponeva il mito del superuomo, l’uomo in grado di anche
effettuare imprese memorabili, come sappiamo, i Crepuscolari invece sono uomini che conducono una
vita umile, anche un’esistenza appunto quotidiana che non si propongono a modelli e a simboli. Ma
che invece vivono anche la precarietà dell’esistenza appunto umana e spesso hanno anche una
salute cagionevole, spesso sono anche colpiti, vivono la malattia anche da un punto di vista
esistenziale, molti muoiono anche giovani appunto colpiti dalle malattie dell’epoca.

 Le novità, quindi, sono già state in qualche modo indicate e le prime raccolte dei Crepuscolari, di Govoni
e di Corazzini, che vengono pubblicate proprio agli inizi del Novecento, nel 1903, aprono la Nuova
Stagione Novecentesca; quindi, la nuova poesia appunto del Novecento e molte poesie sono pubblicate, le
prime poesie sono pubblicate tra 1903 e il 1907/ 1911.
 Diciamo che con il Crepuscolarismo non si crea un movimento, una scuola vera e propria, ma con il
termine Crepuscolarismo appunto si indicano poeti e poetiche in cui si riscontrano caratteristiche comuni.
 Crepuscolare è l’opera di Gozzano, di Corazzini e di Moretti con anche, in alcuni casi, tendenze anche
narrative, cioè il Crepuscolarismo investe soprattutto la poesia
 Ci sono poi autori, come ad esempio Moretti, che operano anche a livello di narrativa, però il
Crepuscolarismo è un tendenza essenzialmente appunto poetica.
 Quali sono le novità? Alcuni poeti li abbiamo ricordati già, poi li vedremo, soprattutto Gozzano, Corazzini,
Moretti, Govoni:
 L’ uso di nuove forme poetiche: il verso libero, l’uso dell’ironia, quindi l’ironizzazione della metrica
tradizione, l’uso di nuovi registri espressivi con un forte elemento prosastico
 l’uso di termini colloquiali, di termini che appartengono alla quotidianità, ma attenzione, anche
termini che sono aulici. Soprattutto in Gozzano è visibile l’unione, l’accostamento di vocaboli di
linguaggio, di un vocabolo che appartiene alla sfera quotidiana alla sfera appunto più colloquiale.
Accanto a termini, a parole, ad espressioni che invece appartengono alla sfera più elevata, alla sfera
aulica, un linguaggio aulico. Tanto è vero che spesso la critica, Montale e la critica appunto , hanno
sottolineato come una caratteristiche di Gozzano è quella di far cozzare, di unire l’elemento
prosastico all’elemento aulico.
 Dicevamo questa prevalenza anche dell’elemento prosastico e dell’elemento colloquiale tanto è vero che la
raccolta poetica più famosa di Gozzano s’intitola i Colloqui, quindi proprio a evidenziare questo aspetto.
 Poi l’insistenza, l’inserimento di nuovi temi, soprattutto l’insistenza sulle tematiche, che un tempo
erano per l’epoca:
 della malattia, della morte
 il nuovo paesaggio, nel senso la predilezione per paesaggi che non lussureggianti, che non sono
mitici, ma i paesaggi sono comuni, delle realtà anche un po’ marginali: ad esempio gli orti, gli
ospedali, i conventi
 personaggi che appartengono al mondo popolare e alla quotidianità e anche che fanno riferimento
a soggetti emarginati: quindi ad esempio i vecchi, le vecchie, i mendicanti, i vagabondi
 gli oggetti che appartengono alla quotidianità e quindi la mobilia abbandonata: gli organi, gli
organetti, gli specchi, però a volte accostata anche ad altri suppellettili

 Quindi temi, paesaggi, personaggi, oggetti che definiscono storie di emarginazione, storie di vita umile,
di vita quotidiana, quindi una vita umile che si contrappone alla vita, all’innalzamento vitale di
D’Annunzio, alla vita inimitabile di D’Annunzio
 Quindi tutto è colto nella precarietà e frantumazione con un ironico distacco da parte di Gozzano e
con un umorismo surreale, una giocosità che ritroviamo e che abbiamo visto ad esempio in Palazzeschi,
oppure con un atteggiamento più riflessivo sempre in altri componimenti di Gozzano.
 Sicuramente il confronto con D’Annunzio e con Pascoli è inevitabile, ma appunto, il confronto porta i
Crepuscolari a contrapporsi al modello inevitabile di D’Annunzio e a proporre quindi una nuova
poetica.

Corrado Govoni
 Corrado Govoni, ad esempio, è uno di questi autori, sia crepuscolare che futurista, partecipa ad entrambe le
esperienze e tra le sue opere possiamo ricordare una inaugura la tematica crepuscolare perché una prima
raccolta ancora è legata al gusto tradizionale, mentre l’altra Armonia in grigio et in silenzio, inaugura,
appunto nel 1903 la prima edizione, la tematica appunto crepuscolare
 Ancora possono cogliersi suggestioni dannunziane, pascoliane, ma alcuni elementi, accostamenti analogici,
di enumerazione rientrano nella dimensione dell’immaginazione senza fili teorizzata poi da Marinetti,
perché la raccolta è del 1903 (questa di Govoni)
 Soprattutto prevalgono temi quotidiani, comuni, che caratterizzano il Crepuscolarismo e che si
contrappongono alla sublime estetizzante di D’Annunzio.
 Altre raccolte sono particolari, ad esempio anche Rarefazioni e parole in libertà (1915) che lo avvicinano
al Futurismo, già nel titolo
 Poi Govoni propone anche opere narrative pubblicando alcuni romanzi e successivamente altri testi che
permettono anche un apprezzamento da parte di molti poeti successivi, in particolare ad esempio
Montale che sottolineerà la ricchezza immaginativa e anche l’originalità espressiva di Govoni.
 Quindi è un autore che copre una funzione importante per il rinnovamento poetico
Sergio Corazzini
 Altra figura crepuscolare da ricordare, oltre Moretti, è Sergio Corazzini che pubblica raccolte come: una
prima raccolta poetica intitola Dolcezze (1904) e poi altre raccolte come L’Amaro Calice ed altre
 Fino ad arrivare all’opera più nota che si ricorda più comunemente che è Piccolo Libro Inutile di inizio
Novecento (1906) in cui ovviamente le questioni che abbiamo già presentato quindi il tema della malattia,
della debolezza, della precarietà della vita e della anche precarietà della giovinezza e della debolezza sono
evidenti legati anche alla condizione appunto fragile.
 Ad esempio, di Corazzini che morì molto giovane perché malato di tubercolosi, quindi questa coincidenza
anche visibile nella condizione esistenziale
 Rovescia anche, si contrappone alla concezione poetica ed esistenziale di D’Annunzio; quindi, alla vita
inimitabile e sublime Corazzini contrappone la vita vera, la vita autentica che è la vita di un giovane malato
che non è una vita inimitabile, è una vita uguale a quella degli altri uomini, una vita comune, non è una vita
inimitabile
 La poesia non aspira al sublime, il poeta non è un poeta vate, ma la poesia aspira all’autenticità
 Corazzini si nega come poeta, quindi al poeta vate D’Annunziano, Corazzini oppone un poeta che non è
un poeta, nel senso che versi famosi sono da Piccolo Libro Inutile «io non sono un poeta ma un
piccolo fanciullo che piange» ; quindi notiamo il rovesciamento totale della poeta dannunziana.
Desolazione del povero poeta sentimentale poesia del 1906 inserita nel Piccolo Libro Inutile
I
Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?

Del tutto contrapposto a quello che è il messaggio e la poetica Dannunziana, quindi nega di essere poeta
addirittura.
II
Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che, se io dovessi confessarle a te arrossirei.
Oggi io penso a morire.

Quindi da una parte abbiamo il vitalismo d’annunziano e dall’altro il poeta che dice che desidera di morire,
quindi è l’opposto; quindi, è la contrapposizione e la negazione.
III
Io voglio morire, solamente, perché sono stanco; (l’altro voleva vivere= vitalismo)
solamente perché i grandi angioli (notiamo anche , dal punto vista stilistico e linguistico , le differenze)
su le vetrate delle catedrali
mi fanno tremare d’amore e d’angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io non sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.
IV
Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l’aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.
V
Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.
VI
Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro.
VII
Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.

VIII
Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per essere detto: poeta,
conviene viver ben altra vita! Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.

 Qui il riferimento è a D’Annunzio= io so che per essere detto poeta conviene vivere un’altra vita, cioè appunto
la vita inevitabile di D’Annunzio; quindi, “io non possono essere detto poeta perché sono un uomo, ma non
sono un poeta, ma sono un uomo come tutti, melanconico, che vive la precarietà della vita, la malattia,
l’esistenza, la morte etc.
 Addirittura, c’è tutta questa dimensione mistica, religiosa che è evidente anche nell’uso di determinati/i
appunto termini, parole.
 Un tono appunto dimesso, a volte anche lamentoso che testimonia il rifiuto della tradizione letteraria, in
opposizione al modello dannunziano, una malinconia e un atteggiamento anche vittimistico che a volte
sembrano anche lasciare spazio a una sorta di sofferenza verso la propria situazione e verso la crisi
che riviste la figura del poeta.
 Quindi ricerca di autenticità e speranza, in qualche modo, fiducia nella rifondazione di un nuovo modello
che deve rappresentare, esprimere la interità (?) della poesia, appunto Piccolo Libro Inutile
 Il linguaggio, abbiamo visto appunto, l’insistenza sulla semplicità, sulla quotidianità, gli aspetti quotidiani, la
semplicità, l’amore per le cose, le gioie semplici, la fragilità, la malinconia e la tristezza, l’uso di un
linguaggio quotidiano accanto però anche a un vocabolario poetico tradizionale e l’uso di metri
tradizionali e di verso libero; quindi, l’unione appunto dei due elementi.
 In Corazzini il verso libero tende ad assumere un tono intimo, un tono appunto raccolto, quindi
senza la ricerca della sublimazione e dell’eccezionalità del clamore tipicamente dannunziano
Marino Moretti
 Abbiamo introdotto il discorso sul Crepuscolarismo ricordando appunto come il termine Crepuscolare sia
stato utilizzato dallo scrittore e anche critico letterario Giuseppe Antonio Borgese nel 1910 per indicare
proprio la poesia di questi giovani poeti e per indicare appunto una poesia che stava declinando verso il
crepuscolo. Proprio in occasione appunto della pubblicazione di una raccolta di Marino Moretti, che è un
altro autore e poeta crepuscolare, ovvero Poesie scritte col lapis. Raccolta uscita nel 1810, di Marino
moretti Borgese e in occasione della pubblicazione di altre raccolte poetiche di altri autori che rientrano in
questo ambito del Crepuscolarismo Borgese sulla Stampa pubblicò questo articolo coniando il termine
crepuscolare.
 Per quanto riguarda Moretti diciamo che è uno dei maggiori rappresentati del gruppo emiliano –
romagnolo dei poeti crepuscolari
 Si ricorda, è opportuno ricordare sia questa raccolta Poesie scritte col lapis che portano l’autore alla
notorietà, una raccolta preceduta da un’altra silloge poetica di inizio Novecento e seguita da altre raccolte
come, ad esempio, Poesie di Tutti i Giorni (1911)

Notiamo l’aspetto emblematico di questi titoli, Poesie scritte col lapis, mentre D’Annunzio aveva pubblicato
Le Laudi, L’Alcione, raccolte che prendono nome dalle stelle più luminose delle Pleiadi, mentre qua
parliamo di Poesie scritte col lapis, Poesie di Tutti i Giorni, in cui l’elemento della quotidianità, l’elemento
appunto umile e ordinario diventa emblematico e diventa prelevante.

 Poi negli anni Sessanta/Settanta perché Marino Moretti, a differenza di altri poeti crepuscolari ha avuto una
vita abbastanza lunga rispetto ad altri poeti crepuscolari che, dicevamo, invece sono cagionevoli di salute,
spesso malati, come ricordavamo e hanno avuto invece un’esistenza più breve.

 Marino Moretti invece ha avuto un’esistenza più lunga, quindi, scrive e pubblica opere anche negli anni
Sessanta/ Settanta del 1900 e proprio negli anni Sessanta del 1900 tornerà alla poesia; quindi,
pubblicherà altre raccolte poetiche.

 Ma è stato anche un narratore, quindi ha anche pubblicato romanzi e opere, raccolte narrative

 È stato anche un assiduo collaboratore di quotidiani come, ad esempio, il Corriere della Sera, ma questo,
sappiamo è un aspetto che accompagna gran parte dell’attività letteraria degli scrittori e delle scrittrici
 Appunto nell’ambito del Crepuscolarismo predilige, dal punto di vista poetico, le tematiche quotidiane, le
tematiche umili, utilizzando, facendo ricorso a una poesia che si avvicina alla prosa e è caratterizzata
da una predilezione per forme metriche costanti.
Guido Gozzano
 Abbiamo già accennato però che il poeta più importante dei crepuscolari, anche se ci sono, anche se poi
vediamo la posizione di un critico noto su questo, uno dei poeti maggiori crepuscolari è Guido Gozzano
 Una delle sue poesie più note è Le due Strade
 Gozzano esordisce con una raccolta poetica (dal punto di vista di raccolte perché come dicevamo i poeti
pubblicano su riviste, su quotidiani, quindi poesie apparse anche in precedenza), ma la prima raccolta
importante e poetica di Gozzano è intitolata La via del Rifugio (1907) il cui , ma anche in questo caso,
titolo è emblematico, perché indica , per il poeta la ricerca di un rifugio dalla mondanità , dalle
passioni. Quindi la ricerca di uno spazio altro rispetto a quello della mondanità e rispetto a quello
della società borghese.

 Quindi una prima raccolta importante è quella intitolata La via del Rifugio e la raccolta che comunemente
viene ricordata come la più importante, La via del Rifugio ebbe successo, quello poi, in qualche modo,
decretò la fama di Gozzano fu la raccolta I Colloqui (1911).
 In questa raccolta sono inserite anche alcune poesie che erano già presenti nella La via del Rifugio, ad
esempio la poesia Le due Strade e anche la poesia L’amica di Nonna Speranza che, per esempio, insieme
alla Signorina Felicita, ovvero La Felicità, è uno dei poemetti più noti e più ricordati di Gozzano.
 I Colloqui presentano tre, potremmo dire, sezioni:
X una intitolata Il Giovenile Errore, dove sono inserite ad esempio poesie famose come Le due Strade,
Invernale, L’Assenza, Il Giovenile Errore include anche una poesia intitolata i Colloqui.
X Poi Alle Soglie, altra sezione, che include ad esempio La Signorina Felicita, ovvero la Felicità, con un
gioco di parole, paronomasia e bisticcio sul termine Felicita e Felicità, L’Amica di nonna Speranza,
Cocotte anche è un testo molto noto
X E Il Reduce, che è l’altra sezione che include Totò Merumeni che fa riferimento a un personaggio
autobiografico e il titolo è ripreso da una commedia di Terenzio. Quindi notiamo che Gozzano lo
indichiamo come poeta crepuscolare, però già da questo che stiamo dicendo, ad esempio il
riferimento a Terenzio, è chiaro che c’è tutto un sostrato culturale e di formazione che
arricchisse e eleva il discorso di Gozzano. Poi Una Risorta, ad esempio è un altro testo dei Colloqui, è
Torino, insistiamo perché è la città di Gozzano, Gozzano è nato e vive a Torino; quindi, è la città appunto
collegata alla sua biografia ed è una città che poi anche nel pieno Novecento, come sappiamo, per tutti
gli eventi letterali, editoriali e critici sarà importante.

 Quindi dicevamo queste tre parti ed è un’opera I Colloqui, che è caratterizzata, come tutta la poetica
di Gozzano da una forte ironia e una forte carica anche autoironica. A partire dalla ironia che
Gozzano rivolge, instaura nei confronti della poetica dannunziana e questo è un elemento che abbiamo
già individuato come caratteristico della poesia crepuscolare che propone una poetica, un modello e la
funzione di poeta del tutto opposta, in contrapposizione a quella dannunziana.
 E una poesia di Gozzano che è molto vicina alla prosa, che inserisce una poesia che contiene elementi di
prosa, ha un andamento prosastico con l’intersezione di conversazioni, dialoghi che riproducono
il linguaggio, il parlare quotidiano, non a caso la raccolta s’intitola i Colloqui

 Le Due Strade. Se ricordiamo l’elemento del colloquio, del dialogo nella poesia, nel testo poetico
caratterizza anche alcuni testi poetici, alcuni poemetti di Pascoli, ad esempio Italy, quindi l’elemento del
discorso inserito nel testo poetico. Proprio ad esempio nella Due Strade, giusto per fare l’esempio, poi lo
riprenderemo, è inserito il discorso diretto: virgolette, punto di domanda.

“Graziella, la bambina?” – “Mi riconosce ancora?”


“Ma certo!” E la Signora baciò la Signorina.

Poi ci lavoreremo e vedremo, ma se siamo attenti alla lettura di queste strofe che costituiscono due distici,
strofe di due versi, notiamo subito, a livello sonoro ci fa notare un elemento stilistico importante di questa
poesia. Ad esempio:

La piccola Graziella! Diciott’anni? Di già?


La Mamma come sta? E ti sei fatta bella!
Cosa notiamo? A livello proprio acustico, sonoro di musicalità? Oppure sopra:

quando nel lento oblio, rapidamente in vista


apparve una ciclista a sommo del pendio.

Abbiamo una rima, diciamo meglio, con il linguaggio specialistico dell’analisi del testo poetico, siamo in
presenza di una rima incrociata o rima al mezzo che consiste nel creare appunto la rima tra la parola,
tra un termine che è al centro di un primo verso, in questo caso, della strofa che analizziamo, quindi di uno
dei distici. Quindi un termine, poi facciamo l’esempio pratico, al centro di un verso rima con il termine alla
fine del verso successivo e l’ultimo termine, l’ultimo vocabolo del primo verso rima con il vocabolo al
centro del secondo verso, la rima incrociata o la rima al mezzo, vediamo che oblio rima con pendio, vista
rima con ciclista.E questa poesia è tutta costruita in questo modo: scese /scozzese; Grazia /grazia

Ci venne incontro; scese. “Signora! Sono Grazia!”


sorrise nella grazia dell’abito scozzese.

In questo caso c’è proprio la ripresa del termine che però crea un bisticcio= perché il termine è lo stesso,
Grazia, ma il significato è diverso, in un caso è un nome che poi ha anche un significato di carattere
metaforico per cui non è solo il nome della ragazza ma fa riferimento anche al concetto di Grazia, quindi
c’è anche un significato metaforico, quindi un significato connotativo e grazia che è la stessa parola, ma
con un altro significato. Quindi è un gioco di parole, un gioco linguistico che è paronomasia, bisticcio.
Quindi questa poesia è contraddistinta dal tono ironico, dal tono colloquiale, da una forte anche
musicalità che è resa da questo tipo di rima e anche poi da altri effetti fonici, assonanza,
allitterazioni che sono presenti appunto ne testo.

N.B. Tra i vari autori, critici che hanno lavorato e che si sono occupati di Gozzano, quindi la critica è
estesa, è amplissima, ci sono autori come Montale e come Pasolini.
 Pasolini oggi lo ricordiamo perché il 5 marzo 2020 ricorre il centenario di Pasolini del 1922. Intellettuale a
grande raggio, anche un saggista e lo ricordiamo proprio nella vicinanza del centenario.

Pasolini proprio in uno scritto critico dedicato a Gozzano, che riprenderemo, per alcuni aspetti lo pone
accanto a Kafka e ricorda, sottolinea l’aspetto forse dantesco della poesia di Gozzano, dice che
Gozzano è il più dantesco dei poeti italiani; quindi, insiste sull’andamento anche narrativo e romanzesco
della poesia di Gozzano e in questo testo che Pasolini pubblica nel 1973 dice che Gozzano, secondo lui, «è
un poeta che non ha niente a che fare col crepuscolo» (è una citazione) Dice «un poeta così
spietatamente e incondizionatamente in luce, così incapace di penombre e di sfumature»; quindi
secondo Pasolini Gozzano non è un poeta del Crepuscolo, ma è un poeta in luce.

Nel secondo volume di Ferroni c’è una parte dedicata a Pasolini, che è ovviamente rispetto all’opera ampia
di Pasolini sintetica, ma rende in qualche modo, ripercorre i tratti salienti dell’opera di Pasolini e ricorda la
figura di intellettuale, la sua opera poetica in dialetto, in particolare friulano (perché era la lingua di parte
materna, della madre. Pasolini è di Bologna, ma ha vissuto ed è ritornato, anche in estate, più volte nel Friuli
a Cassarsi), e in lingua italiana, la narrativa, la saggistica e l’opera cinematografica. Perché è stato anche
regista, sceneggiatore e ha composto film molto noti come Il Vangelo secondo Matteo, Accattone.

 Ultimo elemento, che ricordiamo, è che per esempio un espressione nota di Montale su Gozzano è appunto
l’esaltazione, il riconoscimento, come anche Pasolini di Gozzano, anche da parte di Montale di Gozzano che
secondo Montale «è il più artista dei poeti del suo tempo». Montale riconosce la grande abilità di
Gozzano di far, cioè la grande peculiarità di Gozzano di «far cozzare l’aulico con il prosaico», cioè
l’elemento aulico, l’elemento elevato con il prosaico e questi sono aspetti che possiamo già indagare sulla
poesia Le Due Strade, la componente aulica e la componente dell’andamento prosastico.
C’eravamo lasciati con i Crepuscolari e in particolare con Gozzano perché avevamo cominciato ad affrontare il discorso in
particolare sulla raccolta i Colloqui di Gozzano e sulle Due Strade e in particolare possiamo riprendere il testo. La via del
Rifugio è la prima raccolta, alcuni componimenti di questa raccolta poi confluiscono nei Colloqui, abbiamo presentato
questa raccolta e visualizzato l’indice.
E abbiamo visto la suddivisione, ad esempio, dall’indice le sezioni; quindi, le parti appunto di questa raccolta che venne
pubblicata nel 1911, poi magari diciamo altro su anche altre opere.C’eravamo anche soffermati sul discorso o comunque
riferimento di Pasolini: l’opera di Gozzano è stata analizzata ed è stato oggetto di analisi di critica sia da parte della critica
contemporanea, ovvero noi contemporanei, ma anche contemporanei all’epoca. Gozzano è riconosciuto in effetti come
uno dei poeti importanti dell’epoca per anche il rinnovamento tematico e stilistico dell’epoca di riferimento.
Avevamo citato ad esempio Montale e Pasolini, anche Montale, avevamo detto, come riconoscesse in Montale «il
più artista dei poeti del suo tempo», quindi un grande poeta, in un suo saggio critico degli anni Cinquanta;
quindi, esalta la poesia di Gozzano e mette in evidenza l’abilità di Gozzano nell’unire, nel far cozzare, è proprio
un’espressione, l’aulico con i prosaico ossia gli elementi più elevati, più aulici con gli elementi più prosastici.
 In effetti avevamo ricordato come lo stile di Gozzano sia caratterizzato da una serie di artifici, di
elementi retorici che vano dalla ripetizione di uno stesso vocabolo, all’uso dell’enjambement,
delle così detto rime eccentriche, per esempio quella che troviamo spesso citata è la rima camice / nic.
 E anche l’utilizzo del discorso diretto, del dialogo, del colloquio, non a caso il titolo della sua
raccolta è Colloqui, quindi di parti discorsive.
 Accanto appunto a termini che appartengono al linguaggio quotidiano e al linguaggio comune
termini, vocali che sono desunti dal linguaggio elevato, aulico che viene ironizzato: l’uso molto
importante, una delle peculiarità dello stile di Gozzano è proprio l’ironia e l’autoironia che muove anche
nei confronti del modello dannunziano.
Quindi diciamo che tutti i poeti di quell’epoca, così come ricorda anche Montale, si dovevano
confrontare con D’Annunzio perché era il punto di riferimento per eccellenza anche per opporsi al
modello D’Annunziano, però era necessario attraversarlo quindi comunque confrontarlo. Abbiamo detto
che la poesia crepuscolare, in particolare quindi Corazzini, Moretti, Govoni e Palazzeschi in parte (questi due
sono artisti che hanno condiviso anche il Futurismo e poi hanno cercato e trovato vie indipendenti, alternative).
Anche appunto Gozzano propongono un modello, un tipo di poesia e una funzione del poeta e della poesia
totalmente opposta a quello che è il modello Dannunziano, questi sono aspetti che avevamo già in
qualche modo ripreso e sottolineato.

Pasolini e Gozzano. Abbiamo citato, in occasione del centenario a inizio marzo, abbiamo ricordato uno
scritto di Pasolini, degli anni Settanta, che è dedicato a Gozzano in cui Pasolini provocatoriamente, rispetto a
quella che è la tendenza comune di collocare e di riconoscere in Gozzano uno dei principali protagonisti del
Crepuscolarismo, Pasolini invece parla di Gozzano come di un poeta «in luce», quindi non al crepuscolo.
In questo saggio critico che è anche inserito in alcune raccolte, dell’opera di Gozzano, moderne, successive
Pasolini pone anche, fa anche un confronto tra Gozzano e Kafka mettendo in evidenza la condizione, la
posizione appunto giovanile degli artisti e anche mettendo in comune, richiamando diciamo la
comunione anche della condizione della malattia, anche se si tratta di malattia differente e il rapporto
con il discorso amoroso e l’amore per il soggetto [Link] Pasolini sottolineava, per quanto
riguarda Gozzano, richiama alla componente narrativa della poesia di Gozzano, addirittura appunto paragona le
descrizioni di molti ambienti di personaggi fatti da Gozzano a descrizioni e caratteri appunto tipici della
narrativa e appunto richiama anche l’andamento e la componente narrativa su uno stile dantesco.
Quindi Gozzano, dice Pasolini, «è il più dantesco dei poeti italiani» «appunto perché», citiamo da Pasolini egli
non è un lirico, ma un narratore, dantescamente Gozzano riversa nel suo libro con espliciti funzioni strutturali
tutta la sua cultura filosofica e letteraria. Le citazioni dirette e indirette di tale cultura vengono a porre le basi
del pasticcio linguistico» quindi dantescamente richiama nell’opera di Gozzano l’influenza di Dante
«dantescamente Gozzano imballa, stipa, dispone e compone tutto dentro una forma rigidamente chiusa, non c’è
dopo Dante un rimatore più abile di lui né un più spregiudicato inventore di rime. Dantescamente la commedia
gozzaniana essendo costituita di tante storie, ma essendo nel tempo stesso redatta in versi non può che essere
fornita di un doppio registro. Il doppio registro che Contini (grande critico appunto stilistico e anche del discorso
variantistico) ha splendidamente individuato in Dante. Il registro lento, da epigrafi scritta su lapide, il registro
veloce quasi da melodramma etc.»
E alla fine di questo scritto, intervento critico Pasolini dice: «I crepuscolari stessi della generazione seguente la
sua non hanno alcun motivo per eleggere a caposcuola un maestro che non proprio ha niente a che fare con il
crepuscolo, un poeta così spietatamente e incondizionatamente in luce così incapace di penombre e di sfumature.»
Quindi c’è un’esaltazione, rivalutazione della poesia di Gozzano.
Le Due Strade
Avevamo cominciato proprio a vedere nei Colloqui di Gozzano, oltre alla Via del Rifugio, Le Due Strade e
abbiamo visto come la poesia è divisa in quattro sezioni (I, II, III, IV) ed è costituita da strofe che formano dei
distici, strofe di due versi rimate, con una particolare ed è la rima al mezzo o la rima incrociata.
Tra bande verdigialle d’innumeri ginestre
la bella strada alpestre scendeva nella valle. […]
Ecco, nel lento oblio, rapidamente in vista
apparve una ciclista a sommo del pendio

I due versi rimano tra loro, l’abbiamo visto, l’ultima parola del primo verso rima con la parola centrale del verso
successivo e la stessa cosa, una parola centrale del primo verso rima con l’ultima parola del secondo verso. È
molto tecnica la cosa, però pensiamo allo studio, al lavoro che c’è da parte di Gozzano per creare un testo
poetico che da parte mantenga il discorso colloquiale, perché appunto è riportato, descritto il colloquio tra, in
particolare, tre protagonisti l’io poetico e due donne; quindi, una giovane e l’altra donna più matura e dall’altra
appunto è garantito il tessuto poetico. Quindi con l’utilizzo di particolari espedienti, espedienti fonici,
allitterazioni, rime, enjambement, riprese, iterazioni etc.

Gli elementi utili nella poesia sono molteplici, a parte quelli che abbiamo evidenziato rapidamente:
 È una poesia che manifesta anche, lo dicevamo anche con le parole di Pasolini, il sostrato culturale,
letterario e filosofico di Gozzano perché numerosi sono i riferimenti a poeti anche precedenti, o
appena precedenti, come ad esempio Carducci, Pascoli, anche lo stesso D’Annunzio, oppure anche
alla poesia e alla letteratura, al mondo classico. Quindi pensiamo ad esempio a Catullo, ad esempio
nell’uso di dolce sorridente

discendere al Niente pel mio sentiere umano,


ma avere te per mano, o dolcesorridente!

È un’espressione che è delineata, costruita sulla base dell’elegia amorosa classica, questo è un
esempio e ad esempio è preso e utilizzato da Catullo. Oppure ci sono altre riprese da Orazio e
appunto anche da D’Annunzio o anche da riprese e rimandi anche di carattere filosofico con anche
poi, nella pagina, nella parte finale, l’uso dell’immagine allegorica della [Link] è una poesia
molto ricca dal punto di vista anche culturale, letterario e utile per indagare la formazione di Gozzano.

 Una delle tematiche centrali di questa poesia è la scelta o il bivio a cui è chiamato il poeta, il soggetto
poetico che è l’avvocato, l’io del poeta, che compare appunto nella poesia che è chiamato a scegliere tra due
strade. La poesia Le Due Strade, oltre ad avere un significato denotativo nel senso che in effetti, a un certo
punto del percorso, il poeta che cammina con una donna incontra una giovane che si trova in bicicletta e poi
deve decidere tra le due strade, quindi un’occasione reale, ha anche un significato connotativo perché
le due strade sono le due alternative, è l’alternativa esistenziale.

Quindi è un bivio che non è solamente un bivio, fisico , reale che tutto noi attraversiamo, con il mezzo con
cui ci troviamo, se andare a destra o a sinistra, ma è un bivio esistenziale, quindi se seguire una strada, una
strada umorosa, una strada esistenziale , un modo di vivere che è quello indicato o rappresentato dalla
donna matura, con cui si accompagna l’io poetico, oppure l’altra strada, quindi l’altro modo di vita e
anche l’altra possibilità di amare e di vita che è rappresentata dalla giovane, dalla ragazza. Quindi è
un bivio esistenziale, non è solamente appunto un bivio stradale o reale, quindi è un’alternativa alla propria
esistenza, questo bivio annunciato dal titolo.
 L’ipotesi della salvezza e della guarigione, che è rappresenta dalla ragazza, quindi riprendendo anche
l’immagine tradizionale della lirica amorosa per cui la salvezza, tradizionalmente con la lirica del
Trecento e lo Stilnovo etc., passa attraverso, è rappresentata, è data dalla figura femminile. Quindi la
salvezza e la guarigione è formulata in uno stile che riprende anche la tradizione letteraria.
 Addirittura, c’è un riferimento al beveraggio e all’altro beveraggio e anche in questo caso, questo rimando,
questo uso dell’espressione potrebbe rimandare a livello metaforico anche richiamare anche l’episodio
della morte di Socrate, attraverso appunto il riferimento al beveraggio e quindi mettere in luce anche la
componente filosofica dei Colloqui. Questo a dire che appunto è anche molto complesso il testo.
 Queste tematiche, caratteristiche sono evidenti in alcuni momenti, in alcuni versi e in alcune strofe come ad
esempio

Ci venne incontro: scese. «Signora: Sono Grazia!»


sorrise nella grazia dell’abito scozzese.

Notiamo, avevamo già visto, questo gioco, questo bisticcio linguistico legato al termine, al nome Grazia che
indica sia il nome della ragazza Grazia, Graziella etc., ma ha anche un significato metaforico ad intendere la
grazia, avevamo già citato.

E il passaggio che si trova in un’altra strofa:

E la Signora scaltra e la bambina ardita si mossero:


la vita una allacciò dell’altra.

E poi il passaggio appunto finale, ovviamente altro aspetto moderno è il mezzo della bicicletta che entra
nella poesia e nel testo poetico, moderno per l’epoca, siamo nel 1911 con la pubblicazione dei Colloqui.

Poi alla fine:

Grazi è scomparsa. Vola – dove? – la bicicletta...


«Amica, e non m’ha detto una parola sola!»

«Te ne duole?» – «Chi sa!» – «Fu taciturna, amore,


per te, come il Dolore...» – «O la Felicità!»

E prima fa riferimento alla Dea Alata:

Non mi parlò. D’un balzo salì, prese l’avvio; la macchina il fruscìo ebbe d’un piede scalzo, d’un batter d’ali
ignote, come seguita a lato da un non so che d’alato volgente con le rote.E qui fa riferimento in questi versi
sia al suono della ruota della bicicletta che si sovrappone all’immagine allegorica della Fortuna che
nell’immagine, nell’iconografia classica è una dea alata e scalza.

 Questo è uno dei tanti esempi poi altri componimenti famosi sono ad esempio sempre dei Colloqui, ma
alcuni erano già inseriti prima, Invernale, L’Assenza, La signorina Felicita, ovvero la Felicità, L’Amica di
Nonna Speranza, Totò Merumeni etc.

 Poi altre opere di Gozzano sono ad esempio i testi in prosa Le Farfalle, Epistole Entomologiche e anche poi
altre prose e anche un’opera, un testo, un volume che è intitolato Verso la Cuna del Mondo che venne
pubblicato postumo, Gozzano morì nel 1916 di tubercolosi (ricordiamo che molti di questi poeti erano
malati e morirono giovani). Verso la Cuna del Mondo è una tesi, un volume che venne pubblicato nel
1917 con la prefazione di Borgese che quello scrittore critico letterario che aveva parlato di
Crepuscolarismo nel 1910 e questo volume, Verso la Cuna del Mondo, raccoglie articoli di Gozzano
pubblicati su giornale, sulla Stampa etc. relativi a un suo viaggio in India.

In realtà molti dei luoghi che Gozzano descrive in Verso la Cuna del Mondo, non sono luoghi visitati
realmente dal poeta, egli visitò pochi luoghi, poi ritornò abbastanza velocemente e molti dei luoghi che
descrive sono descritti in chiave letteraria sulla base quindi di studi, di rielaborazioni letterarie , solo alcuni
sono luoghi realmente visitati dal poeta.
Quindi un procedimento molto diverso da quello che invece impegnerà molto dopo autori come Pasolini o
come Moravia che effettivamente anch’essi fecero un viaggio in India, ma siamo negli anni Sessanta e poi
pubblicarono in volume anch’essi i loro scritti, però appunto descrivendo, in modo diverso, anche tra di
loro, quella che era la realtà dell’India visitata. Quindi in quel caso siamo in presenza invece di testi che
hanno un confronto diretto con reale e parliamo dell’Odore dell’India e dell’Idea dell’India che sono due
opere note di Moravia e Pasolini. Ma siamo molto dopo, siamo negli anni Sessanta, questo per dire che c’è
anche una diversità nella resa degli argomenti , il modo di porsi, il viaggio etc.
Benedetto Croce
Prima di passare e procedere con altri questioni, autori, riviste letterarie facciamo una breve parentesi su Benedetto Croce
e ricordarci l’importanza anche le parti critiche, cioè le parti relative alla critica letteraria che sono presenti nel Ferroni.
Nel primo volume, nella prima parte sono inseriti ad esempio riferimenti, ovviamente si tratta di profili e passaggi rapidi,
dedicate a Croce, quindi alla critica crociana e anche alla critica gramsciana.

Ad esempio, per quanto riguarda Gramsci si fa riferimento alla figura di critico, di intellettuale, di politico, fondò
il Partito Comunista Italiano, fu antifascista, fu incarcerato etc. e furono pubblicati postumi I Quaderni del
Carcere, furono pubblicati nel Secondo Dopoguerra e che furono importanti nella fase del Neorealismo di cui ci
occuperemo. Si spiega brevemente anche la funzione per Gramsci dell’intellettuale organico, dell’intellettuale
che ha una funzione anche di guida della classe operaia; quindi, c’è anche un discorso ovviamente di carattere
intellettuale, letterario e politico.
Gramsci riprendi e ovviamente studia Croce, quindi c’è un quaderno che anche è dedicato alla filosofia crociana,
un quaderno Gramsciano, ma il modello critico di riferimento per Gramsci è De Sanctis che aveva analizzato,
delineato, scritto una Storia della Letteratura che considerasse, prendesse in considerazione anche lo sviluppo
storico – culturale e il contesto di riferimento.
 Aspetti che Croce invece non ritiene utili: per Croce differentemente appunto da De Sanctis è
necessario, utile studiare, analizzare l’opera e l’autore indipendentemente dal contesto storico-
culturale di riferimento.
 Cioè, per Croce l’arte è intuizione, l’arte dipende, per Benedetto Croce, dal sentimento e dalla
fantasia e quindi va distinta dalla filosofia, dall’etica, da tutto ciò che dipende dalla ragione e dalla
volontà

 La sua opera L’Estetica (brevemente si cita così) del 1902 Croce afferma che l’arte o la poesia è
intuizione, cioè una conoscenza che si sviluppa intuitivamente: in quanto intuizione essa è fornita, si dà
tutta nello spirito del creatore, nello spirito dell’autore indipendentemente dalla tecnica adottata.
 Quindi Croce non analizza, non si preoccupa della questioni di carattere tecnico e né prende in esame il
contesto storico – culturale, le componenti altre di un testo letterario.
 Cioè, compito del critico, per Croce, è accettare carattere di poesia o non poesia: la poesia
corrisponde a un’intuizione lirica.

 Questa concezione estetica ha influenzato molto autori e visioni irrazionalistiche e ha dominato molto
l’ambito critico italiano tanto è vero che altri orientamenti critici come ad esempio il formalismo russo, lo
strutturalismo del Circolo di Praga, quindi siamo negli anni Venti, negli anni Trenta etc. si affermeranno in
Italia molto più tardi proprio perché per molto tempo domina il modello crociano.

 Quindi Croce sottolinea l’autonomia dell’arte e la distinzione tra cultura e politica: l’arte è intuizione e il
critico deve suddividere, riconoscere ciò che è poetico e ciò che non è poetico. Questo porta prima di tutto
Croce a promuovere lo studio letteratura attraverso degli studi monografici, cioè, dedicati ai singoli autori e
alle singole opere, quindi avulsi dal contesto.

 Quindi concentrandosi solo sul fattore estetico, sul fattore letterario e a riconoscere o meno in
un’opera letteraria ciò che è poesia e ciò che non è poesia, esempio pratico: per quanto riguarda Dante,
per quanto riguarda ad esempio la Divina Commedia, per Croce non tutta la Divina Commedia è
riconoscibile come poesia perché quelle parti, quelle cantiche, quei versi, quelle terzine in cui Dante si
sofferma su questioni di carattere politico, filosofico, astronomico etc.

Quelle parti, quei canti, quelle terzine per Croce non sono poesia perché in quel luoghi non prevale,
non c’è l’intuizione, c’è il ragionamento, prevale appunto l’atto ragionativo e quini per Croce non è
poesia. Totalmente diverso, dicevamo e facevamo riferimento, è invece la teoria e la critica gramsciana che
invece recupera De Santis, quindi attenzione appunto a questo.

 Anche Croce si muove a partire da De Sanctis, ma non dà vita a una storiografia letteraria come quella di De
Sanctis, ma appunto lo studio monografico dedicato al singolo autore, quindi saggio monografico che,
secondo Croce, è la vera forma di critica
 Quindi l’arte, per Croce dev’essere, distaccata da istanze realistiche, ideologiche , morali e il critico
deve mettere in luce il carattere individuale e irripetibile dell’esperienza estetica dell’autore , opera
svincolata da vincoli morali e religiosi. Quindi senza quella profondità storica, senza lo studio del
contesto storico – culturale che invece caratterizza il lavoro di De Sanctis.

 Quindi l’opera per Croce è colta nella sua assolutezza e “irrelatezza” cioè “svincolata da”
 Il saggio monografico deve accertare la presenza della poesia e distinguerla dalla non poesia
 La poesia è il momento dell’intuizione lirica o della realizzazione del sentimento e della fantasia

 Saggi famosi appunto di Croce sono quelli dedicati alla Poesia e Non Poesia, degli anni Venti (1923) e
alla Poesia di Dante (degli anni Venti). in cui appunto Croce isola i momenti lirici della Divina Commedia
di quelli allegorici, dottrinari della struttura filosofica e religiosa che secondo Croce sono impoetici.
 Per quanto riguarda la letteratura del Novecento Croce riconosce solo alcune personalità: ad
esempio riconosce alcune personalità, di autori, poche così come solo da valore poche autrici, relegando le
altre in una sfera appunto sentimentale. Giudica Carducci l’ultimo grande poeta D’Italia e ponendosi in una
posizione distaccata nei confronti degli autori più giovani.

Questo a grandissime linee, giusto per dare delle linee guida nello studio anche di questa parte.

Per procedere possiamo rivolgere l’attenzione sia ad autrici che ad autori e nel passaggio che siamo
velocemente affrontando tra Otto e Novecento, una figura di autrice che dobbiamo, su cui dobbiamo
brevemente soffermarci è Grazia De Ledda , per poi avvicinarci sempre di più Novecento.
Grazia De Ledda
 Autrice che è vissuta tra Ottocento e Novecento e quindi che partecipa anche, l’abbiamo citata proprio
all’inizio accanto a Fogazzaro perché partecipa di questo passato, potremmo dire, compresenza tra
componenti, modi veristici e sensibilità, problematiche moderne; quindi, tra Verismo, Naturalismo
Decadentismo, questa fase appunto di passaggio.

 Con, ad esempio, lo sviluppo di una serie di tematiche che fanno riferimento appunto alla dimensione
moderna del Decadentismo, moderna per l’epoca del Decadentismo, e quindi ad esempio la dimensione, le
tematiche che sono centrali nella sua opera: del peccato, della colpa, dell’espiazione, della fragilità,
appunto Canne al Vento, quindi della condizione umana, della condizione esistenziale di fragilità;
personaggi, protagonisti delle sue opere che diventano emblemi della condizione umana.
 È un’autrice sarda nata a Nuoro negli anni 70 del 1800
 Poi, vissuta si in Sardegna, ma trasferitasi poi nel 1900 a Roma dove rimarrà, a parte spostamenti, fino al
suo decesso, ovviamente viaggi altrove e con frequenti ritorni in Sardegna estivi
 È a Roma che si afferma come autrice, scrittrice, perché ovviamente ha possibilità di entrare in contatto
con mondo culturale romano, perché diciamo inizialmente, Grazia Deledda, cresce in un ambiente
conservatore, fatto di pregiudizi, chiuso, provinciale, si forma da autodidatta, quindi frequenta solo le prime
scuole, essendo una donna le era stata negata la possibilità dello studio. Quindi ha una formazione da
autodidatta che però fa leva su profonde letture, istitutori privati, studi anche appunto del francese,
quindi delle lingue, avendo una propensione per la lettura e la letteratura.
 Poi appunto, con il trasferimento a Roma, il contatto con il mondo intellettuale e le riviste, riesce, si afferma
appunto come autrice.
 Nella sua carriera ha avuto diversi pareri critici ostili perché spesso non venne giudicata
positivamente, in passato una voce fuori dal coro che sottolineò invece il suo rilievo fu ad esempio Luigi
Capuana. Anche l’attribuzione nel 1926 del Premio Nobel per la Letteratura, quindi scrittrice italiana,
premio Nobel per la Letteratura, all’epoca non riuscì ad eleminare l’atteggiamento di critica da parte
appunto di molti.

Fino ad alcuni anni fa comunque era rimasta, sebbene studiata ovviamente dagli esperti in ambito
accademico etc., però rimasta ancora un po’ al margine come spesso avviene per le opere delle donne.

Negli ultimi anni invece c’è stata una proliferazione di studi critici ,di interventi che hanno recuperato la
figura di Grazia Deledda inserendola a pieno titolo, ma anche con grande novità nell’ambito del panorama
culturale , anche studi in ambito internazionale, che intendono non solo sottolineare gli aspetti innovativi
della sua narrativa, della sua opera, innovativi per l’epoca ovviamente, attraverso determinate tematiche e
modi, ma anche svincolarla da quella che è stata la facile e forse troppo spesso riduttiva interpretazione
ancora al territorio della Sardegna, particolarmente caro.

E ricordare invece che appunto la formazione, poi e il successo, e l’affermazione di Deledda avviene
appunto a Roma quindi attraverso una serie di rapporti, di contatti con riviste, intellettuali della capitale
quindi c’è tutta un aspetto anche da riconsiderare, anche dal punto di vista culturale e formativo.

 Deledda inizia a scrivere molto giovane e pubblica scritti in particolare novelle da giovanissima
collaborando anche con riviste femminili e riesce appunto ad affermarsi poi in seguito
 Elias Portolu è un’opera del 1903, mentre Canne al Vento è del 1913
 Quindi a Roma vedono la luce Elias Portolu, Canne al Vento, Marianna Sirca e ad esempio La Fuga in Egitto
è un’altra opera del 1925, ma la produzione letteraria è molto vasta
 In realtà in suo primo romanzo è del 1892 ed è intitolato Fior di Sardegna
 I testi pubblicati da giovanissima, racconti, novelle su giornale provocarono anche ostilità nella famiglia e
critiche nella società appunto sarda, nella società di Nuoro, però questo non ferma l’autrice, appunto Fior di
Sardegna del 1892, poi ci sono racconti sardi e altri opere di fine Ottocento fino appunto ad Elias Portolu del
1903, Cenere, Canne al Vento
 Spesso, come anche avviene in Canne al Vento, la realtà, il contesto sardo, il mondo di Nuoro è rivissuto
sotto un aspetto mitico – simbolico
Spesso, diciamo, lo schema narrativo, attorno al quale si sviluppano le storie, è uno schema che
prevede diciamo, l’amore peccaminoso che porta, conduce all’infelicità dei protagonisti e che
comporta anche uccisioni, morti. Peccato che viene poi espiato con la morte del peccatore oppure
con il suo riscatto spirituale che spesso è innescato dalla morte di un innocente. Quindi questo
schema narrativo del peccato, della colpa espiazione del peccato – redenzione, costituisce uno dei nuclei
fondanti e ricorrenti della narrativa di De Ledda.

 Ha riscosso un grande successo di pubblico con anche, suggellato anche dalla tradizione di sue opere
letterarie all’estero e appunto una delle opere principali è proprio Canne al Vento che è comunemente
appunto ricordata.

 Un’ opera che rimane incompiuta è Cosima che verrà pubblicata successivamente; quindi, verrà pubblicata
postuma nel 1937 con il titolo Quasi Grazia, quindi, verrà pubblicata dopo la sua comparsa del 1936.
Intitolata con questo titolo emblematico Quasi Grazia e proprio anche su quest’opera ultimamente si stanno
svolgendo molti studi critici.


Sibilla Aleramo (Rina Faccio)
Proseguiamo con un’altra autrice di fine Ottocento perché nasce negli anni Settanta dell’Ottocento, nasce nel
1876, ma è un’autrice effettivamente del Novecento perché in effetti inaugura il Novecento con una delle sue
opere più famose che è Una Donna, stiamo parlando di Sibilla Aleramo, romanzo di carattere, con componenti
autobiografiche, romanzo autobiografico, non autobiografia è diverso, pubblicato nel 1906.
Ed è un romanzo per l’epoca dirompente perché nell’Italia di inizio Novecento pone delle problematiche, delle
questioni e propone un quadro del contesto socioculturale di riferimento molto problematico e patriarcale, per
l’epoca, con una forte incidenza del soggetto femminile, protagonista, che cerca di affermare sé in un mondo
appunto patriarcale e maschile in cui la legge è una legge maschile.
Quindi è un romanzo che fece molto scalpore perché trattava questioni importanti e forti all’epoca, divenne
proprio un caso letterario.
 Sillaba Aleramo è lo pseudonimo con cui è nota, è diventata famosa, l’autrice Rina Faccio, in realtà in
nome è anche più composto (Marta Felicina Faccio)
 Nata nel 1876 e poi venuta a mancare negli anni Sessanta, nel 1960 a Roma
 Anche in questo caso, siamo in presenza di un’autrice che si è formata e ha studiato in modo autonomo, una
lettrice infaticabile che è stata, nel momento del suo trasferimento a Roma, poi Milano e tante altre città, a
contatto con il mondo culturale, il mondo intellettuale e ha collaborato con importanti riviste. Quindi ad
esempio ha svolto, una volta trasferitasi, perché all’inizio è nata ad Alessandria, si è trasferita con la famiglia
negli anni Ottanta dell’Ottocento a Porto Civitanova (ossia Civitanova Marche) e poi appunto Milano, Roma,
Firenze, Napoli, Parigi etc.
 E in parte nella zona di Porto Civitanova è ambientata una parte della vicenda narrata in Una Donna
 Nel 1925 Sibilla Aleramo sottoscrive il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti di Croce e poi conduce una
volta nelle città, già prima di trasferirsi, comincia ad instaurare rapporti con le direzioni e il mondo
delle riviste femminili e delle riviste letterarie e poi partecipa attivamente di persona a questo
mondo intrecciando intense attività, in relazione sia culturali – intellettuali con i protagonista dell’epoca e
sia anche relazioni sentimentali, a volte anche burrascose.
 Ad esempio, una di queste, che sicuramente è nota, è quella che lei instaura con il poeta Dino
Campana che, tra parentesi, è oggetto di lungo carteggio, che poi è stato pubblicato, e sul quale è stato
anche prodotto, ormai alcuni anni fa un film, Il Viaggio Chiamato Amore; quindi, carteggio - lettere con Dino
Campana, che è un altro protagonista di inizio Novecento.
 Rapporti intellettuali e sentimentali con tanti altri autori ad esempio Cardarelli, Papini che sono gli
intellettuali dell’epoca
 Dicevamo intensa attività di giornalista e collaboratrice per note riviste dell’epoca, ha diretto il settimanale
Italia Femminile e è stato divulgato, quindi che segue la posizione femminista.
 È vero che si ricorda Una Donna e spesso si ricorda solo Una Donna, questo romanzo pubblicato nel 1906 a
seguito però anche di un intenso lavoro di revisione del romanzo che lei produsse anche sotto la guida, i
consigli di Giovanni Cena che era un intellettuale dell’epoca. Incominciato quindi il romanzo nel 1902,
pubblicato nel 1906, a volte troviamo la data del 1907 perché è quella è che di solito è riportata, ma l’anno è
del 1906.
 Però, oltre a quest’opera su cui poi ci soffermeremo meglio, in realtà la produzione letteraria di Sibilla
Aleramo è ricca perché contiene, include:
 altri romanzi come, per esempio, Il Passaggio (1919) oppure le Prose Orsa Minore (1938), Andando
Stando, degli anni Venti, il romanzo Amo Dunque Sono (1927).
 E, ad esempio, le raccolte poetiche Momenti, Luce della Mia Sera, Selva D’Amore

Quindi è una produzione varia sia di narrativa che poetica.

 Oltre a raccolte di lettere, quindi di corrispondenza, Un Viaggio Chiamato Amore (1916 -1918) in
riferimento al carteggio con Campana, poi sono uscite anche postume altre opere, ad esempio, Diario di
Una Donna oppure scritti inediti etc.

 Altri passaggi importanti della vita di Aleramo sono anche degli anni Quaranta, dopo la Seconda Guerra
Mondiale l’iscrizione al Partito Comunista Italiano e l’impegno politico e sociale più denso collaborando
anche a riviste, giornali come l’Unità, Noi Donne

 Questo pseudonimo che l’ha resa famosa, Sibilla Aleramo che sta ad indicare il riferimento alla
Sibilla, che tra parentesi, è una figura che ha legami anche con le Marche, le Sibille dell’Appennino e indica
appunto la Sibilla che interpreta, dice l’oracolo, proclama l’oracolo. Quindi sottolinea il valore e
l’importanza della parola e quindi la rinascita dell’autrice proprio grazie alla parola a cui si riferisce
appunto la Sibilla.

Una Donna
 Il romanzo Una Donna (1906) ebbe un vasto successo, fu tradotto in diverse lingue, fu apprezzato da molti,
attirò infatti l’attenzione, fu apprezzato da scrittori quali Ojetti, quali Pirandello, costituì un caso letterario
ed è spesso considerato il primo romanzo femminista in Italia, nel contesto italiano.
 Al centro del dibattito culturale del primo Novecento per aver affrontato le problematiche della condizione
femminile, con uno stile moderno, incisivo
 Un romanzo che creò appunto un dibattito, aprì un dibattito, creò anche scandalo per le tematiche
affrontate perché la protagonista è al centro della questione femminile, cioè, viene affrontata la
questione sociale femminile ed è al centro di una vicenda che è trattata sul piano individuale, ma
nell’ambito, ha un riflesso sul piano famigliare e sociale dell’epoca.
 Quindi il romanzo pone, affronta questioni di fondo attraverso un racconto in prima persona in cui è
rielaborata la vicenda dell’autrice
 Il titolo Una Donna forse è ripreso dalla rivista femminista La Donna, è una donna a sottolineare che è una
storia che riguarda ogni donna, qualsiasi donna, quindi una condizione appunto femminile
 Sicuramente Aleramo si è formata sui testi anglosassoni, dell’emancipazione femminile, sui romanzi
europei e non a caso ci sono e sono affrontati, c’è una grande anche componente metanarrativa,
metaletteraria che porta la protagonista a riflettere sulla maternità, sulla condizione femminile,
sull’impegno intellettuale e sulla scrittura.

Quindi con delle parti riflessive, metaletterarie, metanarrative molto importanti che in qualche
modo richiamano, si collegano appunto all’ambito anglosassone, pensiamo anche alla figura di
Virginia Woolf.

 La vicenda è la vicenda di questa protagonista che, ripetiamo, è una vicenda che viene rielaborata, che ha un
fondo autobiografico che è oggetto di violenza maschie da parte di un impiegato, lavoratore nell’azienda del
padre della protagonista. Questa violenza fisica, sessuale porta a un matrimonio riparatore
È chiaro che forse solo elementi a noi distanti, noi viviamo cent’anni dopo e forse tanti aspetti sono per noi
pochi comprensibili, però questo si collega alla necessità che può volte abbiamo richiamato di
contestualizzazione: noi dobbiamo appunto calare la storia nell’epoca in cui è stata scritta e nell’anno in cui è
stata pubblicata. Quindi inizio del 1900 in Italia in cui esisteva, vigeva il così detto matrimonio riparatore che
era lo strumento legale che veniva utilizzato nei casi di violenza sessuale: la violenza sessuale è stata
considerata per moltissimo tempo, fino all’epoca moderna, un’offesa all’onore e non alla persona. Quindi
all’onore e si sentiva ovviamente disonorato l’uomo, primariamente che la donna perché appunto era una legge
maschile. E il matrimonio riparatore era il mezzo che serviva per salvare l’onore della donna, che era sta
disonorata dalla violenza, quindi non era illibata, per salvare l’onore della donna lo strumento era quello di far
sposare la donna con il suo stesso violentatore. Quindi era il così detto matrimonio riparatore, quando questo
non era possibile si cercava un’alternativa, cioè il matrimonio con un altro uomo che fosse appunto, accettasse
questa condizione, però di solito con lo stesso violentatore.
Attenzione! Perché il matrimonio riparatore, insieme al così detto delitto d’onore (per cui nel caso di offesa
dell’onore era concesso il così detto delitto riparatore, delitto d’onore) questi strumenti sono stati aboliti, per
quanto riguarda il Codice Italiano, la realtà italiana, con una legge del 1981. Quindi non è tanto distante dalla
nostra epoca, sono rimasti in vigore nel nostro codice fino al 1981, quindi è durata molto la questione.
 E torniamo appunto a Sibilla Aleramo e alla protagonista di Una Donna che quindi viene indotta al
matrimonio riparatore con l’uomo che ha abusato di lei, quindi che le ha fatto violenza. Quindi si
affrontano questi temi: la violenza, il matrimonio riparatore, un matrimonio difficile che diventa
oppressivo, sia perché stretto con un uomo che le ha causato violenza, ma in realtà la protagonista
acquisisce solo dopo consapevolezza della violenza subita perché era giovane, era adolescente.
Quindi solo dopo si rendo conto effettivamente, prende consapevolezza e una difficoltà diciamo di
vita e di matrimonio attraverso vari conflitti, un appunto rapporto difficile con il marito,
incomprensioni, violenze, distacco.
 Ma anche riconsiderazione di quelli che sono i legami famigliari: quindi una protagonista che prende
coscienza e comunque matura un diverso atteggiamento nei confronti del padre prima amato e poi visto
con distacco, recupera un rapporto con la madre, prima vista in modo distaccato e poi compresa perché si
comprende l’interiorità femminile e quindi anche molte posizioni della madre, della protagonista vengono
poi comprese.
 Poi è ricco ad esempio il discorso sul suicidio
 Quindi è affrontato la questione della condizione femminile in una società patriarcale maschilista, la
presa di consapevolezza e la conquista di una nuova identità femminile che però per farsi strada in
quel contesto e in quegli anni passa attraverso l’abbandono della famiglia. Quindi del marito e del
figlio per realizzare proprio la propria individualità come donna e come scrittrice.

Qui affrontiamo uno dei temi che sono fondamentali, non è solo un tema, delle questioni
fondamentali della scrittura delle donne che è il rapporto vita – scrittura.

 Allora la domanda che sorge spontanea è la seguente…perché ha dovuto abbandonare anche il figlio che
avrebbe potuto portare anche con sé? E invece questo non era possibile all’epoca perché, vivendo in una
società all’epoca patriarcale (su cui possiamo tornare) , all’epoca non era possibile perché esisteva in Italia
la patria potestà.
Esisteva sia la patria potestà che la potestà maritale, quindi l’uomo, il padre e il marito aveva il potere,
dicendolo in modo molto semplice, ed era responsabile dei figli, solo l’uomo non la donna, la patria potestà e
anche della donna, la potestà maritale. Tanto è vero che, ad esempio anche in altri testi, pensiamo a Dacia
Maraini etc., questo viene ricordato: cioè, la donna non poteva ad esempio autonomamente firmare i documenti
o riscuotere l’eredità, per esempio, perché doveva essere sempre avvallata dalla firma maschile del marito, nel
caso in cui si sposava. Diciamo la donna di solito passava dal dominio, potremmo dire, controllo, organizzazione
del padre a quella del marito.
Questi elementi parità protestale, parità maritale sono rimasti in Italia fino agli anni Settanta, 1975 e solo in
quegli anni si è passata alla responsabilità genitoriale per cui per noi oggi è normale sapere e dire che entrambi
i genitori hanno potere, hanno la potestà sui figli, quindi c’è la responsabilità genitoriale, una volta non era così.
Quindi abbandonare il tetto coniugale, abbandonare la famiglia, il marito comportava automaticamente la
rinuncia al figlio perché a livello legislativo la donna non aveva potere sul figlio, quindi la legge tutelava il padre.
 Quindi dal momento in cui la protagonista si trova a dover scegliere la scelta è, diciamo così, limitata: o
accetta la condizione in cui si trova oppure va via, però andar via, abbandonare significa anche
abbandonare il figlio ed è una scelta che la protagonista fa. E il romanzo descrive, si addentra in questo
dissidio interiore che vive la protagonista fino alla scelta determinante e fino anche, porta la
protagonista ad offrire, diciamo così, il suo testo, il suo ricordo memoriale poi al figlio nella
speranza che poi il figlio da grande possa appunto comprende il suo gesto

 Ci si interroga anche sulla maternità e sulla funzione della donna e ribellandosi, in qualche modo,
all’idea della maternità vissuta come sacrificio di sé: cioè, come se la donna, così come è stato per
molti secoli, dovesse rinunciare a sé, quindi alla propria realizzazione, alla propria autonomia, al
proprio desiderio etc. per essere madre. Allora ci sono tutte queste riflessioni che sono molto profonde,
interessanti che per oggi sono ovvie, ma che all’epoca non lo erano e anzi, proprio in quegli anni (sappiamo
Primo Femminismo, Secondo Femminismo etc.) cominciavano a poi essere appunto riprese

 Quindi tentativo di creare una nuova coscienza femminile e quindi proprio l’alienazione femminile
e proprio anche la violenza, la ricerca di sé, la nuova coscienza, i temi del suicidio , della pazzia,
della violenza maschile, della prigionia subita nel mondo della casa, casalingo, l’ingiustizia delle
leggi , la legge maschile, la fuga come unica possibilità di riacquistare la propria identità e dignità
capiamo che sono questioni importante problematiche appunto per l’epoca.

 Si è parlato di questo romanzo come di un romanzo di formazione al femminile, quindi di un biblius roman
(?) in cui alla fine Aleramo testimonia questa ricerca di sé e della propria emancipazione

 Un sacrificio, quello dell’abbandono del figlio, costretto, portato da una società maschile: quindi
bisogna decidere infondo tra il sacrificio di sé e il sacrificio del figlio; quindi, è una durissima
denuncia sociale e culturale.

 Quindi quest’istanza conoscitiva è resa attraverso la scrittura che diventa strumento di


affermazione e presa di coscienza del sé.

 Lea Melandri riconosce proprio il valore anticipatore di questo romanzo di Sibilla Aleramo riprendendo,
cioè, facendo riferimento a uno studio critico «Sibilla Aleramo e il suo tempo, vita raccontata e illustrata»
(1981) curato da Conti e Morini. Lea Melandri sottolinea la riscoperta della coscienza dissipatrice di quello
che sarebbe stato il femminismo degli anni Settanta studiando Sibilla Aleramo; quindi, c’è tutto uno studio e
vari riferimenti.

 C’è anche un articolo del 2019 che è apparso, poi ce ne sono tantissimi e anche saggi critici, sulla Repubblica
di Parveggiani intitolato «Chi era la "scandalosa" Sibilla Aleramo, prima scrittrice femminista italiana avida
di vita e d'amore» che in modo anche molto agile ricorda alcune vicende. Vediamo, parlando di una donna
del 1906 ricorda anche lo scalpore che ebbe alcuni anni ovviamente prima un’opera come Casa di Bambola
di Erik Ibsen che proponeva già la questione della condizione femminile, della ricerca di identità da parte
della donna. E quindi colloca, come è giusto, anche le tematiche, il romanzo in un ottica più ampia e anche in
un respiro di carattere “europeo”.
Velocemente per avere un’idea possiamo accennarlo, leggerlo, citarlo dal romanzo Una Donna, per esempio il
passaggio in cui avviene questa violenza. C’è tutta la preparazione, ma andiamo alle righe centrali:
III
Così, sorridendo puerilmente, accanto allo stipite di una porta che divideva lo studio del babbo dall'ufficio comune,
un mattino fui sorpresa da un abbraccio insolito, brutale, due mani tremanti frugavano le mie vesti,
arrovesciavano il mio corpo fin quasi a coricarlo attraverso uno sgabello, mentre istintivamente si divincolava.
Soffocavo e diedi un gemito ch'era per finire in urlo, quando l’uomo, premendomi la bocca, mi respinse
lontano. Udii un passo fuggire e sbattersi l’uscio. Barcollando, mi rifugiai nel piccolo laboratorio in fondo allo
studio. Tentavo ricompormi, mentre mi sentivo mancare le forze, ma un sospetto scuro mi si affacciò. Slanciatami
fuor dalla stanza, vidi colui, che m’ interrogava in silenzio, smarrito, ansante. Dovevo esprimere un immenso
orrore, poiché una paura folle gli apparì sul volto, mentre avanzava verso di me le mani congiunte in
atto, supplichevole.
IV
Appartenevo ad un uomo, dunque? Lo credetti dopo non so quanti giorni d 'uno smarrimento senza nome. Ho di
essi una rimembranza vaga e cupa. D 'improvviso la mia esistenza, già scossa per l 'abbandono di mio padre,
veniva sconvolta, tragicamente mutata. Che cos'ero io ora? Che cosa stavo per diventare? La mia vita di fanciulla
era finita? Il mio orgoglio di creatura libera e riflessiva spasimava, ma non mi permetteva d’ indugiarmi in
rimpianti e discolpe, mi spingeva ad accettar la responsabilità dell’accaduto.

Poi verso la fine, per esempio dicevamo il riferimento alla condizione della madre:
Non avevo mai sospettato che mia madre si fosse trovata un momento in una simile situazione. La mia intelligenza
precoce non aveva potuto, a Milano, penetrar nulla. Avessi avuto qualche anno di più, mentre ella era in possesso
di tutta la sua ragione, (perché poi ha conosciuto un disagio mentale) e ancora in lei la vita reclamava i suoi
diritti contro la fatale seduzione del sacrificio! Avessi potuto sorprenderla in quella notte, sentire, dalla sua bocca,
la domanda: “Che devo fare, figlia mia?” e rispondere anche a nome dei fratelli: ‘Va’, mamma, va’!”
Sì, questo le avrei risposto; le avrei detto: “Ubbidisci al comando della tua coscienza, rispetta sopra tutto la tua
dignità, madre: sii forte, resisti lontana, nella vita, lavorando, lottando. […]
Ahimè! Eravamo noi, suoi figli, noi inconsci che l’avevamo lasciata impazzire. […]… Perché nella maternità
adoriamo il sacrificio? Donde è scesa a noi questa inumana idea dell’immolazione materna? Di madre in
figlia, da secoli, si tramanda il servaggio.
È una mostruosa catena. Tutte abbiamo, a un certo punto della vita, la coscienza di quel che fece pel nostro bene
chi ci generò; e con la coscienza il rimorso di non aver compensato adeguatamente l’olocausto della persona
diletta. […]
E poi alla fine:
sapeva ch'io non potevo iniziare causa di separazione per mancanza di motivi legali. Mio padre, stanco, non
interveniva più; fin dal primo giorno, del resto, egli mi aveva detto di non sperare. Mi pervenne il rifiuto della
autorizzazione maritale per riscuotere l 'eredità di mio zio. Infine, anche l 'avvocato rinunziò ad ogni trattativa. Io
restavo proprietà di quell'uomo, dovevo stimarmi fortunata ch'egli non mi facesse ricondurre colla forza.
Questa era la legge.

Appunto la potestà maritale, perché lei l’aveva lasciato. E poi la fine, quando lei si rivolge al figlio:
E l'ultimo spasimo di questa mia vita sarà stato quello di scrivere queste pagine. Per lui.
Quindi c’è un riferimento anche appunto meta- testuale, cioè queste pagine che scrive la protagonista e il libro
di Aleramo.
Mio figlio mi dimenticherà o mi odierà. Mi odii, ma non mi dimentichi!
E verrà educato al culto della legge, così utile a chi è potente: amerà l 'autorità e la tranquillità e il benessere […]
Un giorno avrà vent’anni. Partirà, allora, alla ventura, a cercare sua madre? O avrà già un’altra immagine
femminile in cuore? […] O io forse non sarò. Non potrò più raccontargli la mia vita, la storia della mia anima e
dirgli che l'ho atteso per tanto tempo! Ed è per questo che scrissi. Le mie parole lo raggiungeranno.
Quindi ecco da queste brevi citazioni capiamo la portata anche del testo, quindi l’impegno del testo rapportato e
l’impegno della scrittura.
Riviste e Giornali di inizio Novecento
 Abbiamo detto che molti, tutti questi scrittori e queste scrittrici che stiamo rivedendo e conoscendo hanno
un’intensa, una fertile collaborazione con le riviste letterarie e in effetti c’è una proliferazioni di riviste
letterarie che accompagna i vari secoli, come sappiamo, giornali e riviste dal Settecento in poi sono
proliferate. Il Novecento, fine Ottocento – inizi Novecento, è un periodo, un secolo e mezzo ricchissimo di
riviste, di giornali, alcuni li abbiamo ricordati anche parlando di Matilde Serao, altri li abbiamo citati proprio
con Serao, Ada Negri oppure anche Sibilla Aleramo, tantissime riviste.

 E c’è un gruppo di riviste del primo Novecento che sono le riviste fiorentine del primo Novecento molto
importanti e sono riviste politico – culturali che sono caratterizzate, che presentano tratti comuni.

 Ora noi parleremo di alcune delle riviste più importanti di inizio Novecento ad esempio Leonardo, Il Regno,
Hermes, La Voce, soffermandoci sulla Voce che è una delle riviste più importanti alle quali hanno
collaborato molti autori e attorno alla quale si è formato il gruppo dei così detti scrittori vociani come
ad esempio Slataper, Voine (?), ma anche, seguendo quella che è la linea dell’espressionismo e quindi del
frammentismo possiamo poi arrivare ad autori come Campana, come Sbarbaro etc.
 Poi altre riviste, che toccheremo nel passaggio, sono, ad esempio, La Ronda che è invece una rivista degli anni
Venti edita a Roma e negli anni Trenta, del Novecento, la rivista Solaria.
 Ovviamente tutte le riviste, come tutte le opere d’autore, risentono dell’epoca appunto di riferimento:
notiamo i titoli sono emblematici di quello che è il progetto e l’obbietto della rivista.
 Sicuramente anche gli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta sono ricchissimi di riviste, pensiamo appunto a
partire dagli anni Quaranta/Quarantacinque in avanti a riviste come Il Politecnico, con Vittorini, che vedremo,
oppure come, ad esempio, Officina (di Pasolini) Il Menabò (di Calvino) oppure negli anni Sessanta anche Il
Vecchi ( con Anceschi). Quindi c’è tutto un mondo culturale che si raduna attorno alle riviste, per esempio del
Futurismo anche la rivista Lacerba, dove pubblicò alcuni scritti anche Ungaretti, quindi veramente sono
molteplici.
Sul Manuale di Ferroni ci sono delle parte dedicate ad alcune riviste e poi sono proposti degli schemi dove vengono
ricordate alcune delle riviste più importanti, dobbiamo soffermarci sulle principali riviste sapendole collocare nelle
epoche, nei contesti appunto di riferimento.

 Appunto queste riviste di primo Novecento (Leonardo, Il Regno, Hermes, La Voce) sono riviste politico
culturali poi in realtà La Voce affronta più fasi, lo vedremo, e nell’ultima fase è una rivista espressamente
letteraria.
 Hanno però queste riviste, adesso lo vedremo per orientarci meglio, per esempio La Voce oppure La Ronda,
degli anni Venti, Leonardo, Il Regno, il Politecnico (1945), Solaria, che è invece degli anni Trenta, poi la Voce
che poi appunto vedremo meglio però possiamo elencare alcuni dei nomi più comuni della voci, tra i
protagonisti abbiamo Papini, Soffici, che abbiamo già citato per il Futurismo, Jager (?) Prezzolini, De
Robertis; questo era solo per visualizzare, capire di cosa stiamo appunto parlando. Ci sono riviste che
appartengono a tanti periodi, a tante epoche, noi ci soffermiamo un momento appunto su queste come Il
Regno, Leonardo, poi vedremo la Voce.

 Queste riviste hanno alcune caratteristiche comuni:


 cioè, sono redatte da giovani per i quali la giovinezza ha un valore positivo contrapposta alla
vecchia generazione positivista nei confronti della quale i giovani oppongono le ideologie
irrazionalistiche e idealistiche
 Sono riviste politico – culturali, soprattutto all’inizio, e sono riviste, quelle di cui ci occupiamo oggi
fiorentine, quindi di Firenze che in quel periodo, in quegli anni che assume, svolge un ruolo centrale nella
cultura di primo Novecento
 Le prime riviste sono Leonardo, Il Regno, Hermes e poi La Voce
 Le prime riviste Leonardo, Il Regno, Hermes presentano delle contraddizioni tra il programma, l’intento
politico che è rivolto alla borghesia intellettuale e lo stile, il linguaggio che è ancora Ottocentesco; quindi,
una contraddizione tra l’idea, l’intento, il fine di rivolgersi ad un pubblico ampio e però uno stile con i
tratti ancora raffinati
 La Voce è una rivista che invece riesce più compiutamente a portare e raggiungere l’obbiettivo in modo
coerente attraverso un linguaggio e una veste, un programma editoriale adeguati al proprio obbiettivo
 La rivista Leonardo viene fondata a inizio Novecento, 1903-1907 sotto la direzione di Giovanni
Papini e Giuseppe Prezzolini, questi sono nomi che riscontreremmo spesso perché sono tra i
protagonisti dell’inizio Novecento. Rivista che intende sprovincializzare la cultura italiana
introducendo in Italia filosofi e autori straniera per esempio statunitensi, ma, come dicevamo prima si
coglie una contraddizione perché da una parte appunto c’è questo tentativo di sprovincializzare la cultura
italiana e dall’altra prevalgono atteggiamenti provinciali, cioè non così internazionali e di dimensione
appunto aperta, perché la rivista risente dell’influenza del dannunzianesimo e dell’estetismo.
 L’altra rivista che abbiamo prima citato è Hermes che è fondata da Borgese, autore e critico letterario
che abbiamo già citato più volte, siamo sempre agli inizi del Novecento, 1904, anche questa è una
rivista che risente dell’influenza dannunziana.
 Il Regno è la rivista del 1903 – 1906 fondata da un intellettuale, Enrico Corradini per propagandare il
regno e quindi il nazionalismo e l’imperialismo, quindi ebbe un ruolo politico aprendo a molti giovani
come Borgese, Prezzolini, Papini (i nomi ricorrono, si ripetono)
 La rivista che è centrale in questo discorso, quindi dibattito anche letterario etc. è La Voce che è fondata
nel 1908, poco dopo la chiusura della rivista Leonardo e rappresenta un’inversione di tendenza diversa
rispetto al dannunzianesimo, rispetto allo stile della rivista Leonardo.

 La Voce
 Infatti, La Voce esclude, rifiuta atteggiamenti dannunziani, aristocratici che erano del Leonardo
propugnando la democratizzazione e modernizzazione del linguaggio giornalistico che non deve
essere raffinato, retorico, ma scientifico e rigoroso.
 Il lavoro dell’intellettuale è un lavoro impegnato che porta ad indagare il reale.
 Il rinnovamento investe anche l’aspetto editoriale proprio perché appunto viene accantonata la
raffinatezza del Leonardo (pensiamo anche alla copertina del Leonardo com’era raffinata etc.), quindi
viene abbandonato anche quest’aspetto e si predilige, nasce La Voce come settimanale.
 Dicevamo che l’intellettuale è un intellettuale impegnato che indaga il reale tant’è vero che vengono
promosse inchieste sulla situazione culturale delle città italiane e si apre un dialogo con i lettori
con il tentativo di creare un movimento di opinione che possa anche costituire un’alternativa al
potere dell’epoca, in particolare è l’epoca giolittiana.
 Infatti, vediamo che proprio uno degli argomenti culturali, sociali che sono affrontate in queste
inchieste riguarda la questione meridionale.
Questione Meridionale= sappiamo si è aperta in seguito, proprio negli anni dell’Unità d’Italia; quindi, già da
prima abbiamo la questione meridionale e che viene appunto riproposta anche oggi nella nostra
contemporaneità a volte si riparla di quelle problematiche meridionali che non sono state ancora risolte
 Il titolo della rivista indica proprio l’intento di dare voce alla nuova generazione di intellettuali; quindi, ai
giovani dicevamo nella speranza, insomma, che si possa affermare, si possa creare una nuova classe
intellettuale, una nuova classe dirigente; quindi, capace di servirsi di un linguaggio specialistico,
giornalistico, saggistico.
 La rivista La Voce riprende il filone inaugurato dall’Illuminismo con la rivista Il Caffè e continuato
nel Romanticismo con la rivista Il Conciliatore, quindi c’è una linea, in qualche modo, che unisce queste
esperienze giornalistiche, di riviste letterarie quindi dal Caffè dell’Illuminismo > al Conciliatore del
Romanticismo > alla rivista La Voce di inizio Novecento
 La voce di inizio Novecento che, a sua volta, sarà un modello di riferimento valido sino al
Politecnico di Vittorini che è la rivista inaugurata, uscita subito dopo la Seconda Guerra Mondiale,
cioè nel 1945
 La Voce nasce, come dicevamo, a Firenze nel 1908 con Giuseppe Prezzolini che la dirige sino al
1914. Dal 1914 al 1916 La Voce è diretta da un altro intellettuale dell’epoca che è Giuseppe De
Robertis, questa fase della rivista si differenzia dalla precedente perché in questa fase la rivista
diventa una rivista esclusivamente letteraria; quindi, non è più una rivista politico – culturale. E
per distinguerla dalla Voce “vera e propria”, dalla prima fase della Voce si chiamerà la Voce Bianca, così
detta dal colore della copertina, sarà una copertina bianca.

 Di solito quando noi ci riferiamo alla rivista La Voce e al ruolo che la Voce ha avuto nel panorama
culturale e letterario dell’epoca facciamo riferimento alla fase di Prezzolini, quindi dal 1908 al
1914, cioè a quella rivista che ha avuto un peso nell’ambito politico – culturale dell’epoca.
Avevamo cominciato velocemente a vedere alcune delle riviste più importanti di inizio Novecento , soprattutto le riviste
fiorentine e avevamo cominciato a soffermarci in modo più particolare, più specifico sulla rivista La Voce di cui avevamo
cominciato a vedere le caratteristiche.

Una rivista che appunto si esprime, è fondata nel 1908 fino al 1916 e avevamo messo in evidenza come la fase vera e
propria, più interessante della rivista è la prima fase, quella anche più ampia che abbraccia gli anni dal 1908 al 1914 ,
quindi con la direzione di Giuseppe Prezzolini (i nomi sono anche riportati e li possiamo individuare) e poi dal 1914 al
1916 è una fase in cui la rivista è diretta da Giuseppe De Robertis, che è un altro intellettuale dell’epoca ed è una fase in cui
la rivista non ha più carattere politico – culturale, ma diventa solo la letteraria, questi erano i punti essenziali.

 Nella storia della rivista evitiamo insomma di distinguere ancora di più i vari momenti della rivista, però
diciamo che nei vari anni la rivista subisce, risente l’influenza di vari autori anche critici, quindi ad
esempio dal 1908 al 1911 c’è un’influenza forte di Gaetano Salvemini oppure negli anni successivi di
Slataper, Jahier (si pronuncia Jager) che poi quest’ultimi fanno parte effettivamente di questi scrittori
vociani ( nel libro di Ferroni si parla di moralisti vociani) , quindi Boine ,Slataper, Jahier.

 Negli anni, nel 1914 espressamente Prezzolini trasforma la rivista la voce in organo dell’idealismo
militante, quindi con una visione politica appunto ben definita e si assiste ad una spinta verso il
nazionalismo e verso l’interventismo.
Ovviamente 1914 è l’anno, che sappiamo, di riferimento, di inizio del primo conflitto mondiale e quindi in Italia,
ne abbiamo già parlato, si creano i due grandi schieramenti molti variegati tra interventisti e neutralisti fino a
che non primeggiano gli interventisti e quindi nel 1915 la partecipazione alla guerra dell’Italia.
 La rivista a mano a mano perde le caratteristiche di sede del dibattito politico – culturale che
erano state caratterizzanti dell’inizio

 La Voce, così come altre riviste, per esempio poi anche Lacerba, che è una rivista futurista, o altre riviste,
come anche avviene oggi per alcune riviste, aveva anche una casa editrice, dette vita anche ad una casa
editrice che pubblicò opere di vari autori dell’epoca, ad esempio anche poesie di Rebora, di Saba ed è un
elemento che contraddistingue gran parte delle riviste del Novecento

 Quindi in un primo momento, in una prima fase prevale un’attività di rinnovamento e un’azione di
democratizzazione della cultura, poi invece prendono il sopravvento le posizioni nazionalistiche

 La Voce Bianca di De Robertis, quindi il momento in cui, negli ultimi anni in cui la rivista è diretta da De
Robertis e si chiama, cioè si fa riferimento, si parla di Voce Bianca, per distinguerla dal momento
precedente e anche perché appunto caratterizzata visivamente dalla copertina bianca. Quindi il
periodo della Voce Bianca diretto da De Robertis esprime il ripiegamento degli intellettuali su sé stessi e si
innesta in un orientamento verso l’ordine che poi è una strada, quella che negli anni Venti / Trenta verrà
definita come la fase del ritorno all’ordine, che sarà ripresa, per quanto riguarda le riviste da un’altra
rivista appunto, che citavamo, che è la Ronda. La Ronda che è invece una rivista letteraria, poi la vedremo,
fondata nel 1919 a Roma, mentre le riviste di cui abbiamo parlato prima, fin ora, sono riviste fiorentine.

Nella Voce Bianca trova espressione e si diffonde l’uso del frammento lirico, il frammentismo lirico che
non prevede, è estraneo all’impegno etico – politico e è essenzialmente un’espressione letteraria in cui
la letteratura è vista come unico rifugio; quindi, c’è un allontanamento, un rifiuto della funzione sociale
degli intellettuali. Non a caso il testo di Renato Serra, Esame di Coscienza di un Letterato verrà pubblicato
proprio sulla Voce Bianca.

 Negli scrittori della Voce, in particolare negli scrittori della Voce dell’area di Prezzolini, prezzoliniana e
anche nella prima fase di vita, di autonomia della rivista Lacerba, che è un’altra rivista, che poi
accenneremo, fondata nel 1913, rivista che poi aderirà al Futurismo. In questi contesti si diffonde la
tendenza espressionista, ossia negli scrittori, in particolare vociani, si afferma la tendenza ad
esprimere, ad un’espressione immediata, cioè la tendenza ad esprimere la soggettività nelle varie
manifestazioni.
 Quindi un bisogno di immediatezza che li porta a un rifiuto dei generi letterari tradizionali e rispetto ai
quali prediligono il frammento in cui si fondono prosa e poesia nella forma del poema in prose di
tipo baudelairiano o della prosa lirica. Quindi i confini tra i generi tradizionalmente intesi vengono
superati, vengono aboliti nel frammento che conosce una fusione, un accostamento tra componente
riflessiva e componente lirica

 Quindi gli scrittori vociani prediligono la forma del frammento attraverso, ad esempio,
l’annotazione diaristica, l’autobiografia lirica e il frammento è utilizzato, teorizzato per la prima
volta nel programma della rivista Lacerba, che appunto è fondata nel 1913 da Papini e Soffici (vediamo
che ritornano il nome di questi intellettuali) ed è ha una rivista che ha vita fino al 1915 e all’inizio è la
rivista artistica di molti vociani.
Il mmentismo si diffonde, si afferma anche in linea, in collegamento con quella che è ( e qui richiamiamo
l’importanza del contesto, della contestualizzazione) la condizione storico – culturale dell’epoca, quindi in
qualche modo si collega alla crisi dell’individuo, degli anni che sono anni , come stiamo vedendo, a ridotto della
Prima Guerra Mondiale e si ricollega quindi alla frantumazione della realtà, alla disgregazione del reale, alla
convulsione degli anni che preparano alla guerra e che poi, abbiamo già ricordato, avevano anche, conoscevano
già eventi bellici ( l’impresa libica e altri eventi che abbiamo ricordato).
 Quindi è in linea questa predilezione per il frammentato letterario e per il frammento lirico con la
frammentazione dell’io, dell’individuo e con la disgregazione della realtà
 Difronte quindi al rifiuto, rifiutando la forma ad esempio del romanzo e della novella si predilige
appunto il frammento che accoglie anche motivi di polemica socio – filosofica: nel senso che il
romanzo e la novella vengono rifiutati anche perché sono visti come generi borghesi, quindi riflettono una
visione del mondo diciamo ordinaria, precostituita.
 Il frammento può essere realizzato, diciamo così, in vari modi, ossia ci sono vari tipi di scrittura
frammentaria, quindi possiamo avere:
 Frammento espressionista con ad esempio Slataper, Campana, Sbarbaro: quindi ad esempio Dino
Campana e Camillo Sbarbaro sono poeti che vedremo fra poco, anche Rebora, e si collocano quindi in
questa linea del frammentismo e dell’espressionismo.

Abbiamo parlato dell’espressionismo come di un’avanguardia di inizio Novecento, ecco dal punto di vista
letterario, in campo italiano, ci possono essere delle componenti espressioniste nella poesia, nell’opera ad
esempio di questi autori che prediligono quindi diciamo uno stile in cui si crea anche un mescolamento tra
dialetto, linguaggio specialistico e si da vita anche a una forma, a una tensione anche stilistica che esprime
una tensione morale, pensiamo ad esempio alla poesia di Remora.

 Poi si può creare il frammento impressionista caratterizzato dalle annotazioni realistiche di fatti o
sensazioni, ad esempio Soffici.
 Quindi frammento espressionista, frammento impressionista e frammento poetico teorizzato dalla
Voce Bianca, in cui la poesia è ottenuta attraverso frammenti di grande intensità lirica. Cioè, la poesia è
essenzialmente appunto lirica e/o si arriva alla liricità pura, alla purezza lirica o si arriva alla poesia alla
pagina diciamo equilibrata, classica e ben strutturata.

Quindi abbiamo due diciamo orientamenti che poi saranno sviluppati: questa ricerca di purezza, di liricità
pura sarà ripresa negli anni Venti, negli anni Trenta, pensiamo, ad esempio, alla poesia di Ungaretti degli
anni Trenta e degli anni Venti e sarà ripresa dall’Ermetismo degli anni Trenta. Invece la ricerca della
pagina equilibrata, classica, strutturata in modo appunto equilibrato sarà ripresa nella prosa
d’arte che è teorizzata dagli scrittori rondisti che collaborano alla rivista La Ronda.

Quindi ci sono orientamenti che poi trovano sviluppo negli anni successivi, sia a livello lirico poetico che a
livello appunto di più in ambito di prosa etc.

C’è da dire anche un altro aspetto, che, se è vero che da una parte prevale questo discorso, si afferma il
frammento etc. e, tra parentesi, se pensiamo anche lo stesso D’Annunzio ha composto poi un’opera, Notturno,
che si colloca nell’ambito di questa tendenza al frammento, che è appunto di quegli anni. Però è anche vero che
ci sono autori che comunque continuano e anzi rinnovano il genere del romanzo, pensiamo ad esempio a
Federico Tozzi che compone sia racconti, anche frammenti, che romanzi, e pensiamo poi anche ai romanzi di
primo Novecento, quindi a Pirandello, pensiamo a Svevo. Quindi ci sono anche autori che, c’è anche una
tendenza diciamo a comunque mantenere il romanzo, ma rinnovandolo secondo le nuove istanze
appunto di fine Ottocento e soprattutto di inizio Novecento.
Tanto è vero che, come molti sanno e come dovremmo poi riprendere, il romanzo di inizio Novecento è un
romanzo completamente diverso dal romanzo tradizionalmente inteso che scardina le strutture tecniche
narrative, disarticola la tradizionale concezione del tempo e dello spazio e ci propone un personaggio in crisi,
propone un personaggio che non è descritto a tutto tondo, come si faceva prima, pensiamo a Renzo di Manzoni.
Ma è un personaggio fortemente in crisi, crisi identitaria, crisi appunto del sé, e quindi un romanzo che propone
anche tematiche e questioni per l’epoca nuove.
Tutto ciò in linea con il rinnovamento culturale di inizio Novecento, quindi questo scardinamento, qui poi
faremo riferimento, nel romanzo di primo Novecento, nelle categorie di tempo e spazio, è strettamente
collegato a quelle che sono le innovazioni e le scoperte scientifiche. Pensiamo ad esempio alla relatività, quindi
alla teoria anche di Bergson di tempo come durata, cioè tutte scoperte scientifiche, psicanalitiche, culturali etc.
che rivoluzionano il mondo del sapere, la scienza, la tecnica etc. ma che si riflettono anche nella letteratura.
Prima di parlare dei vociani facciamo un attimo riferimento, approfondiamo il
discorso sulle riviste che abbiamo citato, cioè Lacerba e La Ronda.

 Lacerba
 Ed è una rivista appunto fondata nel 1913, alla direzione troviamo Papini,
Soffici e Palazzeschi ed è una rivista che occupa un ruolo importante in campo
artistico; infatti, è una rivista d’avanguardia artistica che inizialmente si
occupa solo dell’ambito artistico, ma con l’avvicinarsi del primo conflitto
bellico diventa, si fa portavoce dell’interventismo.
 Sul piano formale gli scrittori che lavorano a Lacerba prediligono il
frammento e l’aforisma.
 Dopo i primi numeri la rivista Lacerba aderì al Futurismo, di Marinetti; infatti,
è ricordata spesso anche come rivista futurista proprio perché, dopo i primi
numeri, aderì al Futurismo. Proprio sulla rivista venne pubblicato uno dei
manifesti del Futurismo che abbiamo citato, che è L'immaginazione senza
fili o le parole in libertà, avevamo citato questo manifesto e visivamente
visto. Questo, per esempio, è il primo
 Nel 1914 si aprì una polemica tra Marinetti e Papini in seguito alla numero: gennaio 1913, costava 4 soldi
all’epoca e tra gli autori ricordiamo gli
quale ci fu una divisione da Marinetti e nacque il futurismo fiorentino autori Papini, Soffici e Palazzeschi.
di Papini – Palazzeschi, quindi si divisero da Marinetti e nacque il
futurismo fiorentino di Papini a Palazzeschi. Ma questo l’avevamo già ricordato parlando di Palazzeschi:
dicendo che appunto Palazzeschi aveva aderito inizialmente al Futurismo e poi però se n’era distaccato,
aveva coniato un suo personale manifesto del Futurismo, il Contro dolore e poi aveva preso anche le
distanze per quanto riguarda le posizioni diciamo relative alla guerra. Perché Palazzeschi sia
personalmente, sia con la sua opera, aveva dichiarato il suo pacifismo, il suo neutralismo.

Quindi sono autori che anche nei confronti del Futurismo hanno una visione appunto diversa e per quanto
riguarda Palazzeschi avevamo sottolineato l’aspetto del gioco, dello sberleffo etc.

 La Ronda
 L’altra rivista che abbiamo citato e che è invece successiva rispetto alla Voce e Lacerba è La Ronda
 Se la Voce doveva dare voce ai giovani intellettuali nel tentativo di creare la nuova classe, dare voce anche
alle problematiche, alle inchieste, la questione meridionale e tante altre inchieste. La Ronda è una rivista
che si colloca già nell’area, nell’ambito di quel ritorno all’ordine che poi diventa importante negli
anni Venti e Trenta nella cultura italiana e che è in linea con la tendenza di ritorno all’ordine che si
diffonde in Italia e in Europa dopo la tragedia della Prima guerra mondiale.
Questo l’avevamo già cominciato a vedere perché avevamo citato il caso di scrittori, anche italiani, che erano
partiti interventisti per il conflitto e poi si erano dovuti misurare con la tragedia della guerra, pensiamo alle
poesie di Ungaretti (vicino, accanto al compagno massacrato…non sono mai stato così attaccato, vicino alla vita,
rispetto ad ora), proprio perché il contatto con la morte richiama alla vita.
Quindi la tragedia della guerra, quindi c’è questo ritorno negli anni Venti / Trenta all’ordine che è anche un
ritorno all’ordine, pensiamo al contesto italiano, sarà anche di tipo politico perché sappiamo che dal 1919 con il
Fascismo, si crea il movimento del Fascismo, e poi, l’abbiamo già ricordato, negli anni Venti, nel 1922 Marcia su
Roma, nel 1925 discorso di Governo che porta alla dittatura.
Quindi siamo in questa fase di ritorno all’ordine sia nell’ambito politico- culturale che nell’ambito culturale;
quindi, tutto ciò che è stato prima, rinnovamento delle Avanguardie, la ribellione, viene in qualche modo,
dev’essere “riconvogliato” in una categoria di ordinarietà.
 Questo che è un clima di pieni anni Venti è preparato già ad esempio da una rivista come La Ronda
che è una rivista letteraria che nasce a Roma nel 1919 fino al 1922
 Tra i collabori di questa rivista troviamo autori, e tra i fondatori, insomma, come:
 Vincendo Cardarelli che probabilmente abbiamo già sentito, è un autore che è legato anche alle Marche,
per vicende familiari, in particolare appunto attraverso la figura del padre
 Emilio Cecchi che è stato un grande scrittore e critico letterario, anche cinematografico molto
importante
 Altri sono: Riccardo Bacchelli, Baldini etc.

 Tra i Fondatori della Ronda ci sono molti ex collaboratori della Voce


 Un'altra rivista che inizia la pubblicazione parallelamente alla Ronda è la rivista Valori Plastici che è una
rivista d’arte in cui artisti come Carrà oppure Giorgio De Chirico approfondiscono il rinnovamento artistico
negli anni successivi, negli anni 1919/1920

 Entrambe le riviste, La Ronda sul piano letterario, e Valori Plastici, sul piano artistico intendono ristabilire
le regole e i valori da contrapporre a quello che è stato lo sperimentalismo di inizio Novecento.

 Questo tentativo, questa intenzione da parte della Ronda, è evidenziato dal titolo della rivista, la
Ronda che è un vocabolo, che sappiamo, militare, così come lo è il termine Avanguardia che significava,
dal campo , dal settore militare appunto guardare avanti, quindi anticipare etc. Invece la Ronda è sempre un
termine che appartiene al campo semantico militare , ma indica appunto la Ronda, la sorveglianza per opere
una vigilanza.

 I due propri importanti autori sono Cardarelli e Cecchi, Cardarelli propone la lezione dei classici per
superare la tendenza a una letteratura che possa diventare commerciale, per Cardarelli l’arte ha come
scopo il diletto. Quindi in questo modo si afferma la piena autonomia della letteratura dalla realtà e
la predilezione, nell’ambito di un recupero delle regole, di un ritorno all’ordine, per uno stile
classico che si contrappone alla libertà, al rinnovamento di inizio Novecento. Quindi recupero della
tradizione, attenzione, cura alla forma artistica, cioè a una prosa molto elaborata e sorvegliata, rifiutando
sia l’estetismo di D’Annunzio che lo sperimentalismo di Pascoli. E quindi se si rifiuta D’Annunzio, se si
rifiuta Pascoli, quali sono i modelli di questo stile, di questa prosa che propone la Ronda? Quali sono i
modelli precedenti di una prosa? Pensiamo agli autori magari dell’Ottocento, di una prosa equilibrata, ma
densa, elegante? Quali possono essere i modelli, autori dell’Ottocento? Pensiamo al contesto italiano con
una prosa elegante, ben costruita, solida, equilibrata? Leopardi.

Il Leopardi, in particolare, delle Operette Morali o anche appunto Manzoni, quindi uno stile leopardiano
adottato dai rondisti spesso in forme brevi, quindi in brevi componimenti, in frammenti lirici, preferendo il
saggio, quindi una forma breve, che però si distingue dal frammento vociano. Perché come forme brevi
predilette dai rondisti, abbiamo le forme giornalistiche, ad esempio abbiamo il saggio, abbiamo
l’elzeviro, il reportage, quindi in cui la scrittura è più controllata, è più equilibrata e dà prova di
esercizio intellettuale. Quindi siamo in presenza di un classicismo rivisitato alla luce dei tempi, quindi le
esperienze.

 Dicevamo, prima ricordavamo Vincendo Cardarelli ed Emilio Cecchi:


 Vincendo Cardarelli, infatti, compone raccolte che sono, che uniscono, che sono miste di poesia e prosa,
ad esempio Il Sole a Picco, è una racconta che unisce prose liriche e poesie e poi invece distinguerà tra
prosa e poesia con raccolte poetiche raccolte in prosa prediligendo però la prosa lirica. Le opere che
troveremo citate sono ad esempio Il Sole a Picco, Il Cielo Sulla Città etc.
 Emilio Cecchi dicevamo è un importante scrittore e critico letterario, anche in ambito cinematografico,
critico d’arte, saggista che ha proprio il culto dello stile e queste forme stilistiche, letterarie in particolare
danno vita a quella che viene comunemente definita, chiamata come prosa d’arte; quindi, uno stile che è
caratterizzato da eleganza, chiarezza, equilibrio, ma anche ironia. Famose sono ad esempio le prose
liriche di Cecchi intitolata Pesci Rossi che risalgono agli anni Venti, ovviamente ce ne sono molte altre
opere, però questo giusto per dare un’indicazione di massima.
Arriviamo ad uno di questi autori che, abbiamo detto, possono essere in qualche modo inseriti in questa linea
espressionista in riferimento al discorso che abbiamo fatto della Voce, linea espressionista > scrittori vociani.
Abbiamo parlato di questa linea espressionista, appunto dell’espressionismo avanguardistico di inizio
Novecento che si apre in Europa, ne abbiamo già parlato, tendenza dell’Avanguardia etc. che porta all’utilizzo di
un lessico raro, di una sintassi spezzata, uso anche di neologismi e molti autori del filone espressionista in Italia
collaborano appunto alla Voce fiorentina prediligendo il frammento; quindi, testi brevi con tensione lirica, che
permettono anche uno scavo nell’interiorità. Uno di questi autori è appunto:

Clemente Rebora
 Si colloca tra fine Ottocento, nasce nel 1885 e anni Cinquanta del Novecento
 È un autore che partecipò, lo ricordavamo, alla Prima Guerra Mondiale, combatté appunto su Podgora e sui
luoghi della Prima Guerra Mondiale, subendo un trauma fisico, un trauma cranico, non solo fisico e poi
ovviamente anche di altro tipo, per lo scoppio di un obice e quindi venne riformato per quella che, all’epoca,
era stata definita infermità mentale.
 La crisi, che poi si aprì, diciamo la crisi interna, la crisi interiore aprì appunto una fase complicata che lo
portò poi ad abbracciare la fede religiosa, diventando, e siamo appunto negli anni 1929-1930, per quanto
riguarda questo travaglio, questa crisi, fino ad abbracciare la scelta di diventare sacerdote negli anni
1930/1936.
 La poesia viene quindi ad essere per Rebora uno strumento di ricerca della verità: nel suo bisogno e
nella sua ricerca di assoluto, nel suo tormento spirituale, nella sua tensione morale in un’unione mistica, in
un percorso mistico che poi approda appunto ai voti
 La sua è una poesia che appunto scava nell’interiorità con un linguaggio che è ricco di riprese, di
influenze colte, soprattutto dantesche, ma anche appunto neologismi, rime, ripetizioni, effetti fonici,
immagini ardite, espressioni dialettali attraverso uno scardinamento dei moduli tradizionali; quindi,
un’estensione espressiva che si unisce, come la critica sottolinea, ad un’urgenza etica nella ricerca del
significato esistenziale.
 Le sue raccolte poetiche più note, poi se ne trovano altre, sono Frammenti Lirici (1913), ricordiamo
che è pubblicata per l’edizioni della Voce; infatti, ricordiamo che appunto collaborò con La Voce di
Prezzolini che gli pubblico i Frammenti Lirici, poi la raccolta Canti Anonimi (1922).
 Poi altre opere che ad esempio vengono ricordate sono: Curriculum Vitae e Canti dell’Infermità.Quindi poi
queste sono le opere poetiche, poi abbiamo i testi, le opere riprese e curate e poi anche interventi in prosa,
vediamo studi su Leopardi, lettere etc.

 È uno degli autori più interessanti di questo periodo


Poi tra gli autori vociani abbiamo già ricordato Giovanni Boine, Jahier (si pronuncia Jager) etc. e tra gli scrittori
vociani, all’ambiente vociano si accosta anche e sulla linea espressionista, di questo espressionismo e di questo
frammento ( notiamo che appunto l’opera di Rebora s’intitola ad esempio Frammenti Lirici) , oppure quella di
un altro poeta interessante nell’ambito di questa linea del frammento è anche Camillo Sbarbaro che ad esempio
pubblica un’opera, un volume intitolato Trucioli. Quindi vediamo che anche i titoli delle raccolte e delle opere
manifestano questa tendenza alla frammentarietà.
Altro poeta molto importante per lo sviluppo della poesia e della poesia del Novecento è:

Dino Campana
 Abbiamo già citato se ricordiamo quando abbiamo parlato di Sibilla Aleramo perché ci fu tra i due
un’intensa relazione amorosa e intellettuale, una relazione molto contrastata
 Anche in questo caso siamo in presa più o meno di un autore che vive in quegli anni, fra gli anni Ottanta
dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, in questo caso la vita di Campana è più breve, perché si
spegne negli anni Trenta, nel 1932
 È un autore che è stato, la cui vita e la cui opera è stata attraversata da un forte disagio psichico, disagio
mentale che lo ha portato a trascorrere vari periodi in manicomio (perché all’epoca esistevamo i manicomi)
ad essere poi, tra entrate e uscite in queste strutture manicomiali, fino al 1918 quando è stato portato in
manicomio definitivamente e poi ha terminato la sua esistenza nel 1932
 È un poeta molto importante perché ha rinnovato la poesia di fine Ottocento – inizio Novecento, sulla linea
che sarà fondamentale per la poesia del Novecento e quindi fino appunto ad un percorso che arriva, che
passa anche per Ungaretti etc. e poi arriva fino all’Ermetismo degli anni Trenta, anzi i poeti ermetici degli
anni Trenta vedranno proprio in Campana un precursore
 È, diciamo, proprio per la sua esistenza travagliata, per quanto riguarda appunto le questioni che abbiamo
già citato, l’ambito famigliare etc. si creato intorno a Dino Campana per molto tempo si è creato il così detto
mito del maledettismo, come anche per Camillo Sbarbaro. Tant’ è che questi autori, Campana e Sbarbarono,
in particolare Campana, proprio per le loro vicende biografiche, per la loro poetica, sono accostabili, ai
grandi poeti rappresentanti del Decadentismo europeo, in particolare i poeti francesi, pensiamo per
Campana a Rimbaud.
 Molta è la ricerca di Campana e il tentativo, la ricerca di cogliere il senso del reale, il fondo inconoscibile
della realtà attraverso frammenti, attraverso folgorazioni repentine fa pensare, richiama le illuminazioni di
Rimbaud; quindi, questa grande lezione appunto dei francesi, in riferimento appunto ai francesi.
 Fondamentale, per quanto riguarda la poesia di Campana, è il così detto orfismo
Nel manuale di Ferroni abbiamo anche una parte, una scheda che fa riferimento a questo orientamento
culturale che richiama appunto il mito di Orfeo: come sappiamo Orfeo, con il suo canto, incanta la natura e
libera dagli inferi Euridice.
Quindi l’orfismo sta ad indicare una poesia simbolista che evoca significati profondi nascosti dietro la
superficie della realtà, quindi una poesia che sottolinea il carattere evocativo, ma quasi magico che ha
la parola poetica capace di cogliere il reale, la luce. Questa capacità evocativa, questo tipo di poesia si
collega anche con un certo tipo, con la pittura contemporanea di quegli anni.
Dicevamo che è forte l’influsso dei poeti francesi, di Rimbaud, ma anche in parte, per alcuni elementi innovativi,
del Futurismo e dell’Orfismo appunto e anche dei classici, ad esempio Dante, Carducci, Pascoli, D’Annunzio e
riferimenti, cioè Campana legge autori come Pooh, come Whitman.
 È una poesia che è stata definita anche come poesia visionaria, Campana è stato definito poeta visivo
perché è una poesia da una forte attitudine appunto visiva, con immagini cromatiche che prendono e con
quest’attitudine alla visività che è ispirata dai paesaggi e dai dipinti.
 Tra gli elementi stilistici sicuramente c’è un uso forte appunto dell’anafora, delle figure retoriche di
ripetizione nel tentativo di creare anche una sfera, potremmo dire, magica, in parte onirica, l’uso appunto
del simbolo, l’uso dell’analogia; quindi, tutti i procedimenti che saranno poi diffusi anche successivamente
 Quest’atteggiamento visionario permette a Campana di appunto cogliere, al di là della superficie, la
realtà delle cose con accostamenti inconsueti, imprevisti, quindi appunto tramite l’analogia e con
l’accentuazione di dati coloristici che sprigionano il senso delle cose evocando altre realtà e
avviando una catena di suggestioni, di rapporti inusitati tra le cose, ad esempio l’analogia in questo
è molto utile.
 Quindi non troviamo un andamento razionale, ma troviamo invece un andamento appunto incalzante con
sovrapposizioni di immagini visionarie e con ideazione di catene di elementi, accostati in modo innovativo,
quindi accostamenti incongruenti.
 Attorno ai Canti Orfici che è l’opera primaria di Dino Campana che viene pubblicata nel 1914 e che
raccoglie testi poetici e in prosa, è un volume che raccoglie testi poetici e prose liriche pubblicato nel 1914.
In realtà quest’opera è attraversata, conosce una redazione travagliata perché il manoscritto
iniziale di Campana venne perduto: cioè Campana presentò il manoscritto, all’epoca si scriveva a mano,
dei Canti Orfici lo presentò alla redazione della rivista Lacerba. Quindi, affidò il manoscritto a Papini e
Soffici, ma questo manoscritto venne perduto, fu perduto, Campana fu costretto a riscrivere a memoria il
suo testo, la sua opera che venne pubblicata nel 1914.

Solo in anni, epoca recente negli anni Settanta questo manoscritto è stato ritrovato ed è stato pubblicato, è
stato studiato dalla critica con il titolo originale che era Il Più Lungo Giorno, ripreso, ripubblicato nel 1973,
quindi ritrovato appunto solo dopo la morte di Campana e pubblicato appunto in epoca recente. Diciamo
che questa è l’opera essenziale di Campana, quindi Il Più Lungo Giorno, è la versione primaria, fa riferimento
alla versione primaria di quello che poi è diventato i Canti Orfici che era stato smarrito e ritrovato solo dopo
la morte.
Teniamo presente che Il Più Lungo Giorno è stato pubblicato nel 1973 e invece Dino Campana pubblicò i Canti
Orifici nel 1914 e ad esempio appunto c’è questa parte iniziale intitolata La Notte e comunque ricordiamo già
che, ad esempio, dalle prime parti , dalle prime fasi si nota anche questa tensione visiva di Campana. Il passo
iniziale ha le parti in prosa:
I.
LA NOTTE

Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita, arsa su la pianura sterminata nell’Agosto torrido, con il lontano
refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo. Archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre
stagnazioni plumbee: sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla riva:

Mentre la città è la città di Faenza, quindi la città cara appunto a Campana perché lui nasce a Marra che è
appunto presso Faenza. E poi c’è, l’opera è costituita da parti appunto in prosa e parti in poesia, tra le
poesie più note, tra parentesi, le immagini frequenti sono quelle ad esempio del sogno, della notte, della
chimera che si inseriscono in questo anche valore misterico, magico, orfico della poesia.
C’è una poesia molto famosa, ce ne sono tante famose, che è sentita, è una delle poesie più note di Dino
Campana che è la Chimera, ad esempio leggiamo solamente alcuni diversi:
Non so se tra rocce il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:

Notiamo la musicalità della poesia, le immagini, l’uso ad esempio anche delle figure di suono, dell’enjambement
e poi:
Reclino, io poeta notturno (vediamo che si definisce poeta notturno)
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.
Quindi vediamo anche l’iterazione, la ripetizione, le figure di suono ad esempio l’anafora, oppure le rime baciate
(venti – firmamenti - piangenti - algenti - correnti); ti chiamo – ti chiamo, quindi la ripetizione in mezzo al verso,
l’insistenza del tema della notte, Canti/Orifici Notturni si chiama la sezione, poi Io Poeta Notturno, la rima con
taciturno, poi volto notturno.
Tra parentesi questo elemento del notturno, quindi del nero che è contrapposto al pallore, alle bianche rocce
che poi vediamo taciturno, mute fonti, quindi anche il gioco tra esangue e sangue, tutta una serie anche in questo
caso di colori dall’inizio, pallido, e urnea, pallori. Quindi il bianco, il sangue, il colore del rosso quindi, poi questa
purezza, pallidezza che è ripresa (ma per il vergine capo) etc.
Quindi è una poesia anche molto intensa, poi ce ne sono ovviamente altre famose ad esempio l’Inventariata, è
una poesia molto nota e poi altre.

Camillo Sbarbaro
 L’altro poeta su cui ci soffermiamo brevemente e che si può inserire in questa linea del frammento e in
parte con tracce espressioniste, ma secondo alcuni critici, la poesia di Sbarbaro si può anche accostare alla
tradizione leopardiana; comunque, tracce espressioniste vociane possono essere colte, ravvisate anche
nella poesia di Camillo Sbarbaro.
 Ad esempio, una delle sue opere più famose è Pianissimo
 Camillo Sbarbaro, poeta ligure, è stato un poeta molto importante per, ad esempio, Montale, è un punto di
riferimento questo per Montale e infatti già in Sbarbaro è possibile ravvisare la descrizione del paesaggio
ligure di alcune immagini sceniche che poi sono importante per la poetica, per la poeta montaliana
 La raccolta Pianissimo fu pubblicata per l’edizione della Voce nel 1914 e è una raccolta che già nel titolo si
pone in contrasto con la magniloquenza e lo stile eloquente, elevato, altisonante di D’Annunzio tanto è vero
che appunto il titolo è Pianissimo. Quindi non è il tono eloquente e raffinato di D’Annunzio, ma è
invece un discorso poetico piano, dalla voce piana ed è una poesia che coglie, procede per riflessioni
interiori che spesso sono scaturite, scaturiscono da eventi occasionali. Spesso c’è un riferimento ad
un tu che è un interlocutore oppure sé stesso o parti di sé, ad esempio l’anima e in una tensione
anche etica.
 Abbiamo detto che per alcuni critici Sbarbaro può inserirsi in una tradizione leopardiana e quindi seguire il
modello leopardiano pur presentando affinità con vociani, con crepuscolari e quindi anche tracce
espressioniste.
 Per lo più utilizza elementi metrici tradizionali, ad esempio l’endecasillabo proponendo appunto
uno scavo interiore, uno scavo esistenziale quindi soffermandosi sui temi ad esempio della
sofferenza, della solitudine, della marginalità. Perché anche Sbarbaro poi ha condotto una vita ai
margini della società e quindi spesso anche si contrappongono le immagini appunto di giorno – notte, la
frequentazione ad esempio dei quartieri popolari anche notturni, con personaggi particolari, quindi rientra
in quest’area, in quest’alone anche di maledettismo di cui si parlava in parte la critica, in parte in passato ha
parlato anche per Campana.
 In Pianissimo è possibile quindi cogliere vari rimandi a Leopardi e anche ad esempio a Baudelaire,
soprattutto per la descrizione anche delle città, delle città moderne

 Un’altra opera nota che invece è un’opera di frammenti in prosa è Trucioli negli anni Venti (1920) che,
come dicevamo precedentemente per altri intellettuali, per altri poeti, ad esempio frammenti lirici
etc. si può inserire in questa tendenza al frammento, trucioli, frammento etc.
 Poi anche altre raccolte di altre sue opere presentano titoli che fanno riferimento sempre a questa
frammentarietà
 Alcune poesie veramente molto note che sono ad esempio: Taci anima stanca di godere e di soffrire oppure
altre, una delle molto nota è questa, A volte mentre vado solo al sole

A volte mentre vado solo al sole


e gli aspetti del mondo accolgo e il cuore
quasi m'opprime l'amorosa ressa,
ombra il sole ecco farsi e l'ombra, gelo.
Quindi il tema della solitudine, della sofferenza e vediamo anche il gioco solo / sole , quindi gioco linguistico,
paronomasia etc.
Un vago smarrimento allor mi coglie,
uno sgomento pueril.
Mi siedo
dove sono, sul ciglio della strada,
miro il misero mio angusto mondo
e carezzo con man che trema l'erba.

E poi di nuovo:
Mi desto dal penoso sonno solo
nel cuore della notte.
Tace intorno
la casa come vuota e laggiù brilla
silenzioso coi suoi lumi un porto.

Questo tace si contrappone anche all’elemento linguistico e d’annunziano ascolta, della Pioggia del Pineto, tema
anche della notte
Anche questa è una poesia molto intensa che è la poesia dedicata al padre, questa poesia è riproposta
nell’Antologia e anche nei volumi scolastici
Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso, egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.
E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella, mia piccola ancora,
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
chè avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia e, tutta spaventata,
tu vacillante l’attiravi al petto
e con carezze dentro le tue braccia
avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.

Talor, mentre cammino per la strada
della città tumultuosa solo,
mi dimentico il mio destino d’essere
uomo tra gli altri, e, come smemorato,
anzi tratto fuor di me stesso, guardo
la gente con aperti estranei occhi.
Vediamo sempre questo andare solo, muoversi solo per le strade a sottolineare la solitudine, l’emarginazione
del poeta, la sofferenza etc.

 Anche rimanenze si colloca sempre su questo ambito, nel 1955


 Parliamo di anti-espressionistico perché appunto la critica si differenzia: per alcuni si possono cogliere
delle tracce espressioniste, per altri no, ma comunque nell’ambito del frammento, questo si

Cominceremo a trattare ora di autori conosciuti come Pirandello, Svevo, Ungaretti e Montale, suggeriamo
alcune questioni da approfondire, da riprendere poi avemmo il manuale che fornisce un percorso ben
impostato su quelli che sono considerati i grandi della letteratura e le loro opere, tra poesia, prosa a seconda
dei vari autori. Poi approfondiamo autori, autrici note che possono colmare delle lacune.
Procediamo in questo modo: facciamo un percorso narrativo e un percorso poetico. La prima parte ricordiamo che si tratta
sempre di questioni, riprese rapide da approfondire sul manuale e sui testi che abbiamo di riferimento, un percorso
narrativo e un percorso poetico. Un percorso narrativo con riferimenti anche teatrali pensiamo ad esempio alla figura di
Pirandello e nel manuale di Ferroni sono trattati, affrontati anche altre questioni, ci anche riflessioni di carattere
internazionale, ad esempio su Kafka etc. che sono utili per contestualizzare il panorama internazionale, europeo e non
solo. Inserito anche un breve paragrafo su Eduardo de Filippo, per esempio, che quindi è un autore da trattare e, tra
parentesi, nel libro di Vitti, Ripensare al Neorealismo, è inserito anche un saggio sul teatro neorealista dove si fa
riferimento ad autori come Ugo Betti che è un autore, narratore e noto drammaturgo (nativo di Camerino quindi in
provincia di Macerata, poi vissuto a Roma), poi è stato un noto magistrato.

Quindi faremo un percorso di tipo narrativo e un percorso di tipo poetico: il percorso narrativo essenzialmente attraverso
le figure, riprendiamo le linee essenziali, Pirandello, Svevo e Federico Tozzi, a cui aggiungiamo Dolores Prato e il percorso
poetico è invece il percorso che noi abbiamo cominciato a svolgere, vedere parlando del rinnovamento poetico da fine
Ottocento – inizi Novecento, quindi quella linea di rinnovamento poetico che poi passa, attraverso la poesia pura e arriva
all’ermetismo degli anni Trenta. Quindi alcuni autori li abbiamo già cominciati a vedere come Rebora, Campana, Sbarbaro,
soprattutto Campana è un autore fondamentale per lo sviluppo della poesia del Novecento, quindi fino ad arrivare alla
poesia pura, quindi alla linea poetica che passa per Ungaretti in modo tale che poi arriva all’Ermetismo che diventa poi un
gruppo, una scuola negli anni Trenta del 1900 con un autori come Quasimodo, come Alfonso Gatto e racchiude anche
esperienze poetiche iniziali di autori che hanno avuto una grande erudizione poetica come ad esempio Vittorio Sereni o
Mario Luzi e che , i cui esordi poetici possono essere inseriti in area ermetica. Quindi questo è il lavoro che ci attende.

Faremo dei riferimenti di carattere narratologico, apriamo una parentesi, poi la riprenderemo, nel senso che con il
romanzo di inizio Novecento noi assistiamo a un rinnovamento della forma romanzo, della struttura romanzo con un
rinnovamento delle tecniche narrative. Quindi, poi riprenderemo alcuni elementi essenziali di narratologia, cioè che
riguardano la struttura del romanzo e che, qualora si ha voglia di approfondire o si abbiamo dubbi si può ripassare sul
volume di Testo Narrativo come consigliato e non obbligatorio.

Luigi Pirandello
 Su di lui si dovrebbe fare un corso, e anche sugli altri, le sue opere ovviamente si possono trovare anche online
 Siti di riferimento che riguardano la vita e l’attività di Pirandello:
 il sito che fa riferimento all’Archivio ad Agrigento: la casa Museo Pirandello ad Agrigento (Sicilia) e poi c’è anche la
biblioteca, la casa museo etc.
 l’altro che forse è meno diffuso, meno conosciuto, fa capo al Centro Studi di Pirandello a Roma: Istituito di Studi
Pirandelliani del Teatro Contemporaneo, questa è diventata l’ultima casa di Pirandello a Roma (collezione digitale,
ovviamente patrimonio digitalizzato, biblioteca di Pirandello, con i vari testi, ci sono anche manoscritti ovviamente e
documenti cartacei). Questo archivio pirandelliano, questo centro studi di Pirandello a Roma custodisce anche
l’archivio di Ugo Betti, autore che citavamo prima: scrittore appunto e drammaturgo che è stato individuato
come uno dei maggiori autori teatrali dopo Pirandello.

 Uno dei riferimenti inseriti riguardo la sua persona è Sciascia perché è stato ovviamente uno Studioso e
stimatore di Pirandello; quindi, c’è anche tutta una parte di riflessione critica di Sciascia su Pirandello

 Ovvio che per parlare di Pirandello servirebbe un corso, quello che a noi interessa è inserire Pirandello
nell’ambito del rinnovamento del romanzo e del teatro, come sappiamo
 Una produzione molto vasta, quella appunto pirandelliana, che dal punto di vista narrativo e di
romanzo include opere come: Suo Marito, l’Esclusa, Il Fu Mattia Pascal, Uno Nessuno Centomila
(1925) e tante altre. E poi una svolta diciamo verso il teatro esce anche/e c’è anche, è meno nota,
una produzione poetica: ad esempio nel 1912 esce il libro di poesie Fuori di Chiave, per esempio.

 Poi la svolta verso il teatro si ha nel 1916: con la pubblicazione di opere molto note e molto famose come
Liolà, Così è se vi Pare, il Berretto a Sonagli negli anni successivi, il Gioco delle Parti, fino poi ad altre
opere Teatrali e a una raccolta, la raccolta della produzione drammatica che verrà inserita, ricordata con il
titolo di Maschere Nude*

La Maschera
 Ovviamente già la maschera ci ricorda una parola chiave, fondamentale della poetica pirandelliana.
 Nell’ambito del così detto metateatro: quindi nell’ambito del così detto teatro nel teatro un’opera
fondamentale è Sei Personaggi in Cerca d’Autore (1921), che viene letta o almeno in parte, che ottenne in
alcuni casi non immediati consensi, ad esempio fu “fischiata” Roma, ma venne ben accolta a Milano.

Si parla di teatro nel teatro perché la rappresentazione viene ad essere determinata nel suo farsi:
cioè, l’opera si rappresenta nel suo farsi. Se abbiamo presente la vicenda di Sei Personaggi in Cerca
D’Autore: diciamo che i personaggi dell’opera si presentano a teatro alla ricerca di un comico, alla ricerca
appunto di un autore e presentano il loro dramma. Quindi, la rappresentazione dell’opera rappresenta
il dramma nel suo compiersi, nel suo svolgersi con quindi una riflessione proprio sul fare teatro, che
entra nell’opera, e con il dramma che viene messo in scena tra persone e personaggi.

 Vita - forma / persona – personaggio: è un altro grande conflitto della poetica pirandelliana. Perché
infondo il dramma di questi personaggi è che arrivano sulla scena per essere rappresentati e gli attori
ascoltano con l’idea poi di rappresentare, effettivamente stavano svolgendo le provo di altro spettacolo,
effettivamente il loro dramma. Ma con una situazione quasi paradossale perché ovviamente la
rappresentazione del dramma non corrisponde al dramma stesso, nel momento in cui si
rappresenta si perde la fluidità della vita. Quindi questo rapporto molto stretto, molto giocato tra
vita e forma: per cui la vita è un continuo fluire, un continuo divenire che viene però bloccato in una
forma che costringe il fluire dell’esistenza; quindi, rappresenta appunto una delle problematiche
fondamentali della poetica pirandelliana.

 Sono questione poi riprese, trattate anche nella narrativa, tra parentesi, ricordiamoci che Pirandello ha
anche prodotto/ era attivo in un’opera novellistica importante. Spesso noi ricordiamo Pirandello per i
romanzi e per il teatro, ma c’è anche un’ampia raccolta di novelle; quindi, potremmo dire di narrativa
breve, cioè di novelle che è Novelle per un anno in cui Pirandello ha radunato tutte le sillogi
novellistiche, di narrativa composta in questa posizione complessiva che doveva appunto
raccogliere 465 novelle, appunto Novelle per un anno e che contiene dei testi famosissimi e alcuni dei più
famosi la Cariola, La Patente, il Treno ha fischiato, Scialle Nero, Prima Notte, il Fumo , quindi fondamentali

 In molti casi diciamo si crea tra la narrativa e il teatro un rapporto di interazione perché alcuni racconti,
alcuni testi narrativi offrono poi lo spunto, sono stati rielaborati in vista di opere teatrali: quindi in alcuni
casi noi abbiamo sia il testo narrativo che il testo teatrale che può rifarsi e può riflettere.
 Quindi dicevamo che contrasto vita - forma: è costitutivo dell’arte pirandelliana e della poetica
dell’umorismo che sottolinea ironicamente i modi con cui la forma reprime la vita e rivela gli
autoinganni.
 Il soggetto costretto a vivere nella forma non è più una persona, ma si riduce a una maschera o a un
personaggio che recita la parte che la società esige da lui (quindi la parte ad esempio dell’impiegato, la
parte del marito, la parte di giudice, del padre etc.), una parte che anche egli stesso si impone attraverso
ideali morali.
 Il termine personaggio per Pirandello non è utilizzato nel significato comune, cioè come noi comunemente
lo utilizziamo intendendo il protagonista di un’opera, ma personaggio è l’uomo che è costretto a recitare
una parte; quindi, tutti gli uomini infondo sono maschere o personaggi, cioè non sono più persone.

 Il soggetto appunto ha due possibilità, diciamo in modo molto semplice e sintetico:


 O si adegua passivamente alle forme e quindi accetta la maschera: in questo prima caso quando
accetta passivamente diventa, accetta la maschera, è una maschera
 o vive consapevolmente e ironicamente, autoironicamente la scissione tra forma e vita: in questo
secondo caso potremmo parlare appunto utilizzando un’espressione cara a Pirandello di maschera nuda,
cioè consapevole degli autoinganni e delle contraddizioni.
 Quindi si può arrivare al rifiuto della/dalla forma e dall’isolamento totale nel fluire della vita o nella
follia, quindi o il distacco dalla vita o appunto la follia che diventa un rifugio. Pensiamo ad esempio
alla vicenda di Enrico IV che sappiamo prima crede di essere Enrico IV poi recupera la propria coscienza e
continua perché appunto si rende conto che è l’unica possibilità che gli riamane.

 Quindi l’arte, in particolare l’arte umoristica, evidenzia il contrasto tra forma e vita e tra personaggio e
persona
 Nel caso diciamo della maschera nuda la riflessione che si apre crea una distanza fra soggetto e i
propri gesti, tra l’uomo e la vita e il personaggio si guarda vivere.

Ad esempio, se ricordiamo e abbiamo presente, nella novella La Cariola: si apre una riflessione per cui il
personaggio si guarda vivere e si sente estraneo da sé e dagli altri e questa riflessione, ad esempio, è
evidente in alcuni passaggi della novella la Cariola. È famosissima, è anche amaramente divertente,
umoristica per usare un termine pirandelliano (riferimento: poi riprendiamo la divisione fra comico e
umoristico per Pirandello). In cui il protagonista è un noto avvocato che ricopre il ruolo che la società,
famiglia gli assegna: quindi padre, avvocato rispettabile, di famiglia benestante etc. ma riesce a essere
effettivamente sé stesso, quindi, ad essere evidentemente una persona solo in determinati momenti in cui si
isola dagli altri, si chiude nel suo studio e fa fare la carriola alla sua cagnetta. Una scena che vista
dall’esterno può indurre appunto al riso perché una persona rispettabile e nota si limita, si riduce a fare la
carriola alla sua cagnetta, ma che in realtà è indice di una drammaticità dell’esistenza.

 La riflessione del vedersi vivere è chiara quindi della scissione del soggetto, della crisi del soggetto e della
crisi dell’Italia che poi questo è un grande tema centrale di tutto il Novecento che Pirandello elabora anche
in forma narrativa. Appunto a parte le novelle pensiamo anche ai romanzi: pensiamo al Il Fu Mattia Pascal
in cui la crisi di identità è al centro del dramma vissuto da Mattia Pascal.
Alcuni passi della novella della Carriola.
[…] Ebbene, fu nella sala della mia casa; fu sul pianerottolo innanzi alla mia porta. Io vidi a un tratto, innanzi a
quella porta scura, color di bronzo, con la targa ovale, d’ottone, su cui è inciso il mio nome, preceduto dai miei
titoli e seguito da’ miei attributi scientifici e professionali, vidi a un tratto, come da fuori, me stesso e la mia
vita, ma per non riconoscermi e per non riconoscerla come mia. […] (Quindi l’estraneità da sé)
Spaventosamente d’un tratto mi s’impose la certezza, che l’uomo che stava davanti a quella porta, con la busta di
cuoio sotto il braccio, l’uomo che abitava là in quella casa, non ero io, non ero stato mai io. Conobbi d’un tratto
d’essere stato sempre come assente da quella casa, dalla vita di quell’uomo, non solo, ma veramente e
propriamente da ogni vita. Io non avevo mai vissuto; non ero mai stato nella vita; (ecco il contrasto: vita-
forma) in una vita, intendo, che potessi riconoscer mia, da me voluta e sentita come mia. Anche il mio stesso
corpo, la mia figura, quale adesso improvvisamente m’appariva, così vestita, così messa su, mi parve estranea a
me; come se altri me l’avesse imposta e combinata, quella figura, per farmi muovere in una vita non mia, per farmi
compiere in quella vita, da cui ero stato sempre assente, atti di presenza, nei quali ora, improvvisamente, il mio
spirito s’accorgeva di non essersi mai trovato, mai, mai!
E poi avanti:
[…] io ora vedevo un estraneo a me, un nemico. Mia moglie? i miei figli? Ma se non ero stato mai io, veramente, se
veramente non ero io (e lo sentivo con spaventosa certezza) quell’uomo insoffribile che stava davanti alla porta; di
chi era moglie quella donna, di chi erano figli quei quattro ragazzi? Miei, no! […]
Quindi il completo disconoscimento appunto di sé perché lui non ha mai vissuto una vita, ha ricoperto
una forma, questo è chiaro, questo è evidente. E poi c’è il passaggio in cui dice:
[…] non posso mutarla, (la vita) non posso prenderla a calci e levarmela dai piedi; ribellarmi, vendicarmi, se non
per un attimo solo, ogni giorno, con l’atto che compio nel massimo segreto, cogliendo con trepidazione e
circospezione infinita il momento opportuno, che nessuno mi veda. […]
Perché lui ha una reputazione da difendere, ha una forma, è rinchiuso in una maschera e quindi se si
mostra per quello che è non è conoscibile dagli altri, dalla società.
[…] Ecco. Ho una vecchia cagna lupetta, da undici anni per casa, bianca e nera, grassa, bassa e pelosa, con gli occhi
già appannati dalla vecchiaia. Tra me e lei non c’erano mai stati buoni rapporti (…) non le faccio nulla.

Appena posso, appena qualche cliente mi lascia libero un momento, mi alzo cauto, pian piano, dal mio seggiolone,
perché nessuno s’accorga che la mia sapienza temuta e ambita, la mia sapienza formidabile di professore di diritto
e d’avvocato, la mia austera dignità di marito, di padre (questi sono i compiti che gli sono affidati, che gli sono
imposti dalla società, dalla famiglia etc.) si siano per poco staccate dal trono di questo seggiolone ; e in punta di
piedi mi reco all’uscio a spiare nel corridoio, se qualcuno non sopravvenga ; chiudo l’uscio a chiave, per un
momentino solo ; gli occhi mi sfavillano di gioia, le mani mi ballano dalla voluttà che sto per concedermi, d’esser
pazzo, d’esser pazzo per un attimo solo, […]
cioè, il momento in cui è sé stesso, è un attimo di follia: non a caso il protagonista del suo romanzo più
noto si chiama Mattia Pascal, un nome che richiama alla condizione di follia, pazzia…Mattia.
[…] d’uscire per un attimo solo dalla prigione di questa forma morta, (vediamo il conflitto vita e forma) di
distruggere, d’annientare per un attimo solo, beffardamente, questa sapienza, questa dignità che mi soffoca e mi
schiaccia; corro a lei, alla cagnetta che dorme sul tappeto; piano, con garbo, le prendo le due zampine di dietro e le
faccio fare la carriola: le faccio muovere, cioè, otto o dieci passi, non più, con le sole zampette davanti, reggendola
per quelle di dietro. Questo è tutto. Non faccio altro. Corro a riaprire l’uscio adagio adagio, senza il minimo
cricchio, e mi rimetto in trono, sul seggiolone, pronto a ricevere un nuovo cliente, con l’austera dignità di prima,
carico come un cannone di tutta la mia sapienza formidabile. […] Ma, ecco, la bestia, da quindici giorni, rimane
come basita a mirarmi, con quegli occhi appannati, sbarrati dal terrore. Vorrei farle intendere - ripeto - che non è
nulla; che stia tranquilla, che non mi guardi così. Comprende la bestia, la terribilità dell’atto che compio. Non
sarebbe nulla, se per ischerzo glielo facesse uno dei miei ragazzi. Ma sa ch’io non posso scherzare […]
Perché ha un ruolo, ha una funzione: è un avvocato, è un padre, è un uomo rispettabile con una posizione
[…] non le è possibile ammettere che io scherzi, per un momento solo; e sèguita maledettamente a guardarmi,
atterrita. […]
Quindi sono anche evidenziati il momento appunto della riflessione e questo distacco riflessivo, amarico e
ironico caratterizza l’umorismo pirandelliano che è da distinguere dal comico.
 In merito a questa appunto riflessione dell’/sull’umorismo c’è un’importante saggio di Pirandello
intitolato l’Umorismo (1908): probabilmente viene letto perché riporta uno degli esempi più noti della
letteratura del Novecento in cui Pirandello spiega/ distingue la differenza fra comico e umoristico e fa un
esempio molto famoso, quello della vecchia signora. Faceva un esempio di una vecchia signora che si
imbellettava, si faceva bella e magari poteva far ridere, però in realtà faceva riflettere perché comunque una
signora che ha bisogno, a una certa età, di rendersi più bella nasconde qualcosa dentro, qualcosa che la
soffrire, possiamo dire, quella necessità di diventare agli occhi degli altri più apprezzabile.

Ritorniamo, riprendiamo proprio le espressioni pirandelliani, nel senso che Pirandello parla,
distingue:

 Il comico: come avvertimento del contrario dall’umorismo come sentimento del contrario.
L’avvertimento del contrario è il momento in cui ci si accorge di una situazione che è contraria da quella
che dovrebbe essere, quindi una situazione, un individuo sono contrari rispetto alla normalità, a quello
che dovrebbero essere e quindi si avverte questa contrarietà e questo avvertimento provoca un riso, cioè
quasi ci diverte una situazione.

Esempio: L’esempio è quello della vecchia signora imbellettata, preparata truccata etc.: vedendo questa
signora imbellettata, truccata, preparata quasi come una ragazzina la visione provoca un riso. Però
appunto nel momento in cui subentra la riflessione e quindi si passa dall’avvertimento al
sentimento del contrario e si riflette sulle ragioni per le quali una persona o una situazione sono il
contrario di quello che dovrebbero essere al riso subentra il sentimento e la pietà. *

 Umorismo: come sentimento del contrario. *Esempio: quindi nel momento in cui ci chiediamo il motivo
per cui ad esempio questa vecchia signora si trucca, si veste e si presenta in questo modo e magari
scopriamo che c’è una verità appunto profonda chiaramente non ridiamo più, ma condividiamo e
proviamo un sentimento di vicinanza e anche appunto di pietà.

Quindi questo è un saggio molto interessante pubblicato nel 1908.


 Prima abbiamo fatto riferimento ad uno dei primi romanzi di Pirandello che è l’Esclusa:
 È un romanzo scritto a fine Ottocento con il titolo di Marta Aiala
 sotto l’influenza di Capuana che è stato un maestro anche del Verismo
 romanzo che è stato pubblicato a puntate su rivista agli inizi del 900 (1901)
 poi rivisto e ripubblicato in nuova edizione nel 1908 con una lettera a Capuana in cui Pirandello si
distanzia dal Naturalismo e sottolinea il fondo umoristico del romanzo.
 tant’è vero che appunto questa nuova edizione del romanzo ha poi il titolo dell’Esclusa (è datata
1908 l’edizione successiva, ma il romanzo appare prima nel 1901 su rivista) è del 1908 e il saggio
sull’Umorismo è dello stesso anno.
 Trama: Perché questo romanzo è importante e forse anche in questo caso un po’ ci si sofferma?
Perché l’Esclusa è la protagonista, la moglie, una donna sposata che viene mandata via dal marito, e anche
esclusa dalla comunità: quindi esclusa dalla comunità, diciamo dall’ ambito coniugale e dalla comunità
famigliare, esclusa dalla comunità sociale perché viene ritenuta colpevole di un tradimento, quindi
un’adultera, in realtà non commesso. Verrà riaccolta in famiglia, quindi anche nella società, quando, solo
dopo, a distanza di tempo, però effettivamente avrà consumato l’adulterio.
 Quindi è trattata in chiave proprio pirandelliana la grande tematica dell’esclusione (sociale e
famigliare) dell’emarginazione, soprattutto riflettendo sulla condizione femminile. Anche in una
visione molto particolare e paradossale perché poi la donna viene reintegrata nella famiglia, nella
comunità quando proprio poi la “colpa” (perché una volta l’adulterio da parte di una donna era
considerato appunto una colpa) effettivamente è stato compito.

 Quindi c’è tutto un gioco critico, potremmo dire così, una riflessione critica sul rapporto anche:
 verità e finzione, tra verità- apparenza
 tra soggettività e oggettività
 tra ipocrisia
 oppure anche una riflessione sul determinismo sociale e quindi l’esclusione della donna non è
determinata da una condizione oggettiva, ma dall’ apparenza di una condizione; quindi, basta che
tutti credano che lei abbia compiuto l’adulterio che lei venga appunto emarginata.
 Quindi un rapporto tra individuo- collettività, oggettività – soggettività, verità – finzione,
apparenza, determinismo sociale e ovviamente incomunicabilità che è anche un altro tema del
Novecento.

 Quindi da una parte ci sono, sono poste, affrontate questioni importanti, problematiche importanti della
appunto dell’epoca, di fine Ottocento - inizio Novecento, quindi diciamo nuovi, in modo nuovo, ma il
romanzo ha una struttura tradizionale chiusa che appartiene all’epoca precedente naturalista.

Il Fu Mattia Pascal
 Il romanzo della svolta, e qui arriviamo, si ha con Il Fu Mattia Pascal che viene pubblicato nel 1904 a
puntate, come era uso del tempo, sulla Nuova Antologia (famosissima rivista) e poi venne pubblicato nello
stesso anno in volume.
 Pirandello collega esplicitamente il romanzo al saggio L’Umorismo (1908) con la dedica, del
romanzo, alla Buon Anima di Mattia Pascal bibliotecario.
 In effetti i due capitoli iniziali della premessa, e un altro capitolo, il XII, sono contribuiti teorici alla poetica
dell’Umorismo in parte riprese ed elaborate nel 1908 etc.
Le novità del romanzo
 Nella premessa, e poi anche nelle parti di libro, si mette in evidenza quello che viene chiamato relativismo
pirandelliano: cioè, ci si rende conto che l’uomo non è più al centro del mondo, ma è un’entità minima
dell’universo; quindi, si pone in crisi a seguito anche di quelle che sono state/ erano all’epoca le scoperte
scientifiche chiaramente la centralità della vicenda umana, della condizione umana.
 Nell’edizione del 1921 Pirandello aggiunge un’avvertenza in cui sottolinea il carattere artificioso del
romanzo, poi c’è tutto un discorso di tipo critico.
 Quindi da un lato è romanzo è presentato come storia accaduta e dall’altro si discute se tale storia
può essere accaduta realmente; quindi, insomma si apre e siamo nell’ambito del così detto relativismo.
 Però a parte poi tutte le riflessioni di carattere critico che sono molteplici e la bibliografia è amplissima:
quello che adesso a noi interessa in questo contesto è prima di tutto parlare appunto dell’innovazione del
romanzo e del romanzo del Novecento.
 Ricordiamo che la narrazione inizia dalla fine perché il Fu Mattia Pascal: protagonista un tempo
Mattia Pascal è un bibliotecario della sua città e parla di sé e ricorda, ripercorre al ritroso, tramite
quello che nell’ambito della narratologia è un’ampissima analessi, ossia flashback la sua vicenda;
quindi, siamo nel 1904, quindi siamo in presenza di un’innovazione perché il romanzo inizia dalla fine.

 Quindi la narrazione non segue più, com’era successo per i romanzi tradizionali, un ordine, uno/lo
svolgimento logico cronologico degli eventi, ma la narrazione procede per sovrapposizione, sbalzi di
piani spazio-temporali diversi. Quindi questo come si ottiene a livello pratico nella struttura del
romanzo? Appunto lavorando sul rapporto tra tempo del raccolto e tempo della storia, che poi appunto
vedremo, e quindi attraverso l’uso delle analessi (per quanto riguarda i flashback) oppure, poi vedremo,
delle prolessi (per quanto riguarda le anticipazioni), quindi questo è già una novità.

 Altro elemento innovativo è l’uso della prima persona: la maggior parte dei protagonisti sono
protagonisti che parlano in prima persona quindi c’è una coincidenza, ma non del tutto identità tra il
personaggio, il protagonista e la voce narrante.

Anche se, e questo si vede anche con Svevo nella Coscienza di Zeno, si vede appunto per Il Fu Mattia Pascal,
non c’è un’effettiva coincidenza tra narratore e personaggio, pur essendo la stessa figura, perché, se
ci pensiamo, il narratore narra ora ciò che il personaggio ha vissuto prima, quindi c’è una
consapevolezza che deriva da una vicenda che è già stata vissuta: quindi il Fu Mattia Pascal che ricorda
non è esattamente uguale al Mattia Pascal che ha vissuto quelle vicende.

 Poi il personaggio è un personaggio scisso, o , potremmo dire, doppio se non triplo: quindi non esiste più
un personaggio definito in modo univoco, un personaggio “a tutto tondo” che viene descritto magari
anche durante i vari momenti della sua vicenda, però viene descritto in un determinato modo.

Pensiamo ad esempio a Renzo dei Promessi Sposi: è vero che i vari dettagli vengono forniti in tutti il
romanzo, però è un personaggio appunto definito, ben descritto etc. Il Fu Mattia Pascal invece è un
personaggio scisso: possiamo parlare del doppio* [*il doppio (vd. GENERI E TECNICHE tav. 21 pag. 123
Volume 1. Ferroni): è un elemento fondamentale appunto su cui riflette anche la critica teorica del
Novecento e della contemporaneità] potremmo dire addirittura triplo perché Mattia Pascal,
protagonista , diventa Adriano Meis perché appunto ha letto il romanzo. Nel senso che: alla ricerca di
sé stesso e insoddisfatto della vita che conduce Mattia Pascal coglie l’occasione della notizia della sua morte.
 Trama: Brevemente: era andato a giocare, stava ritornando a casa: su un giornale legge che era stato
ritrovato un corpo e identificato con il suo. Lui non è morto ma vorrebbe dire la verità, riflette, pensa che
invece questa morte finta gli offre l’occasione per iniziare una nuova vita che è quella che lui vorrebbe.

Quindi uscire da quella forma che fin ora l’ha costretto (padre, marito etc.) e quindi spera di farsi una
nuova vita cambiando nome e identità e diventa Adriano Meis. Solo c’è un problema fondamentale: che
Adriano Meis non esiste, socialmente non esiste e quindi non ha un’identità sociale, non è riconosciuto, non
ha una forma perché non può avere la carta d’identità, non può avere i documenti quindi socialmente non
esiste. Per cui si rende conto che, dopo aver sperato, essersi innamorato di un’altra donna etc. che non può
essere effettivamente Adriano Meis e quindi finge un’altra morte nella speranza di tornare Mattia Pascal.
Quindi riprendere la sua vera identità, ma anche questa ipotesi è irrealizzabile perché Mattia Pascal non
esiste più: cioè Mattia Pascal non può riprendere la sua esistenza di prima perché la sua esistenza di prima
non esiste in quanto la moglie ha fatto determinate scelte quindi si è accompagna, risposata etc. quindi lui
non può ritornare ad essere Mattia Pascal e riprendere quella parte di vita che voleva abbandonare e che ha
abbandonato per quel periodo. L’unica cosa che può fare è essere il Fu di sé stesso: il Fu Mattia Pascal.
(quindi questo ovviamente a linee molto essenziali, poi il romanzo è ovviamente ricchissimo di riflessioni,
di rappresentazione della città moderna)

 Questo per rendere appunto, in poche parole, la problematica identitaria, quindi abbiamo un
personaggio scisso in due se non in tre identità.
 Quindi frammentato, questa frammentazione, questo relativismo sono in stretta connessione con le
problematiche socioculturali e le scoperte scientifiche di inizio Novecento.
 Quindi in questo senso si riflettono anche appunto nel romanzo: quindi personaggio che parla in prima
persona, che corrisponde anche solo con le differenze, abbiamo fatto, tra io narrato e io narrante, con la
voce narrante che è in prima persona, punto di vista che è un punto di vista, una focalizzazione interna (che
poi si dovrebbe distinguere di che tipo, ma questo lo faremo dopo)

Quindi un narratore che non è più un narratore onnisciente, cioè il narratore non sa più: l’onniscienza
narrativa significa, denota una consapevolezza da parte del narratore, da parte di chi narra della
vicenda, di tutta la vicenda. Quest’onniscienza che caratterizzava il romanzo Ottocentesco non c’è più nel
romanzo del Novecento; quindi, non c’è più una conoscenza di tutta la vicenda; quindi, c’è una
focalizzazione interna e un narratore appunto in prima persona.

 Questi sono tutti elementi di novità del romanzo del Novecento quindi molto importanti: una narrazione
introspettiva che comincia a vicenda conclusa e quindi l’inizio coincide con la fine, una narrazione che è
anche metanarrazione perché si apre un racconto delle vicende del personaggio, ma anche una riflessione
teorica sul racconto e anche appunto questa figura del narratore che non crede ad una verità, o ad alcune
verità, neppure alla propria, quindi diciamo che poi è inattendibile e invita il lettore alla diffidenza.

 Mattia Pascal può essere definito un inetto (che è un termine che di solito si usa per i personaggi
sveviani, per i personaggi di Federico Tozzi) che sogna una evasione impossibile e che diventa un
antieroe inadatto, reso inadatto alla vita pratica dalla sua stessa tendenza allo sdoppiamento. Dalla
sua propensione a vedersi vivere, dalla sua estraneità a sé stesso, pensiamo alla novella della Cariola.
 Mattia Pascal ha difficoltà a identificarsi con sé stesso, a riconoscersi e la spia di questa difficoltà,
malessere è l’occhio strabico che guarda sempre altrove.
 Quindi la crisi identità è rappresentata dalla predisposizione a sdoppiarsi è segnata dalla sua
inclinazione a porsi davanti allo specchio e quindi ad avere un alter ego un doppio di sé.
 Questa tendenza all’auto riflessività e allo sdoppiamento è connaturata all’atto del vedersi vivere,
alla riflessione umoristica.
 Nel romanzo sono rappresentate le città di Milano, di Roma con una critica, ad esempio, per quanto
riguarda, Milano al progresso sulla scia di Leopardi e di Verga.
 Altrettanto interessanti sono le pagine poi dedicate a Roma e a quella che è poi la parte del così detto
relativismo, cioè, c’è una parte, ci sono alcuni capitoli, esempio il capitolo XIII intitolato Il Lanternino: che
fa riferimento, che spiega la poetica del relativismo ossia l’impossibilità, l’illusorietà, l’illusione di
qualunque certezza quindi al centro il tema dell’identità.
Uno Nessuno e Centomila
 Altrettanto importante è il romanzo Uno Nessuno e Centomila
 Iniziato nel 1909 e pubblicato negli anni 20, 1925-1926
 Anche in questo caso siamo in presenza di una narrazione retrospettiva, come nel Fu Mattia Pascal, cioè
la storia viene raccontata quando i fatti sono già accaduti in prima persona
 Quindi la vicenda è condotta in prima persona ed è narrata dalla voce narrante che è il protagonista
della vicenda.
 Quindi la situazione diciamo è analoga e il protagonista è un altro noto protagonista pirandelliano che è
Vitangelo Moscarda
 Anche in questo caso potremmo dire che Vitangelo Moscarda è al centro di una crisi identitaria, non si
riconosce più, non riconosce più il suo corpo e soprattutto questa riflessione identitaria di mancato
riconoscimento di sé e la presa di consapevolezza quindi di un contrasto tra vita e forma si apre nel
momento in cui Vitangelo si guarda allo specchio e nota un naso irregolare anche grazie all’intervento,
diciamo così, della moglie. Quindi scopre che la percezione che lui ha di sé non corrisponde all’immagine
che di lui ha la moglie che è diversa dall’immagine che di lui hanno le persone.
 Ecco perché uno nessuno e centomila: il soggetto in realtà è uno, ma si scopre nessuno e si scopre
centomila perché è diverso, tutti lo vedono in modo diverso, l’uno dagli altri, ma anche da quella che
è la sua percezione.
 Vitangelo Moscarda però invece di estraniarsi dalla vita e arroccarsi in un atteggiamento critico -
negativo simile a quello del Fu Mattia Pascal alla fine scopre la vita nel rifiuto della forma: Vitangelo
Moscarda si ribella all’opinione che gli altri hanno di lui, all’identità che gli hanno attribuito e appunto alla
fine rifiuta la forma che gli è stata imposta dissolvendo / facendo dissolvere l’immagine pubblica.
 Quindi dopo aver percorso il rischio di diventare uno, cioè di acquisire un’identità sociale o una
maschera convenzionale che ne farebbe il riflesso dei centomila diventa nessuno e vive immerso,
come un sasso, un animale, nel fluire della vita senza nome, senza identità.
 Quindi Pirandello presenta un percorso paradossale di guarigione attraverso la fuoriuscita dalla
forma per entrare nel fluire della vita, un’uscita dalla società per entrare a contatto con la natura.

Negli anni 20, diciamo si passa poi con le opere successive dalla poetica dell’umorismo alla stagione
dei miti: la natura si trasforma in mito e si passa quindi alla stagione così detta dei miti. Poi, insomma, c’è
molto appunto di più, però questo a linee molto grandi. Sei personaggi in cerca d’autore per il teatro li abbiamo
ricordato, Enrico IV anche l’abbiamo appunto citato.
 La trilogia di opere di teatrali che va sotto il nome di teatro nel teatro è costituita da:
 Sei personaggi in cerca d’autore
 Ciascuno a suo modo
 Questa sera si recita a soggetto

 Autore molto importante e appunto il suo rinnovamento del teatro si colloca nell’ambito di un
rinnovamento del teatro del Novecento; quindi, ci sono anche delle riflessioni internazionali, europee
importanti.
Italo Svevo, La Coscienza di Zeno
Tematiche, questioni che abbiamo citato, affrontato velocemente per Pirandello si ripropongono in maniera
diversa, ma anche analoga insomma con Italo Svevo. Nella cui narrativa, nella cui opera diventa centrale la
figura dell’inetto, la questione appunto identitaria, il percorso di coscienza: in particolare nella Coscienza di
Zeno. Diciamo che è un processo che inizia con i primi due romanzi (Una vita e Senilità) che però, pur
presentando degli elementi innovativi per quanto riguarda il personaggio, l’introspezione etc. hanno
ancora una struttura di tipo naturalista, di tipo tradizionale che invece viene del tutto scardinata con la
Coscienza di Zeno (1923) di elementi del Novecento.

La Coscienza di Zeno (1)


 Siamo con La Coscienza di Zeno in un romanzo rinnovato appunto negli anni Venti, incentrato sul tempo
della coscienza, sul monologo interiore, sullo scardinamento, anche in questo caso, dell’ordine logico -
cronologico degli eventi, perché non è più narrata la vicenda del personaggio, ma c’è una presentazione di
temi. Quindi Zeno è un personaggio problematico, soprattutto Novecentesco, la cui vicenda viene
ripercorsa per tematiche: i capitoli sono intitolati, dedicati a temi: il Fumo, Il Padre etc. ; quindi è il
lettore che è chiamato a comporre la vicenda di Zeno.
 Ovviamente questo è un romanzo, lo sappiamo bene (qualcuno avrà forse letto qualche pagina, magari la
Premessa, l’Introduzione con la firma del dottor S etc.) in cui è ovviamente centrale, importante l’influenza
della psicanalisi che in ambito Triestino era particolarmente diffusa, gli studi con Freud. (Non a caso
un altro autore triestino che è fortemente educato e influenzato dalla psicanalisi è Saba.)
Perché Trieste all’epoca faceva parte dell’impero astro ungarico, quindi le innovazioni, gli studi, le scoperte di
Freud si sono riflesse, si sono diffuse per quanto riguarda quello che per noi oggi e dopo è stata la parte diciamo
italiana in città, in centri che all’epoca facevano parte dell’Impero Astro Ungarico e quindi è fondamentale.

 Non a caso protagonista del terzo romanzo di Svevo non è un personaggio, ma è la sua coscienza: il
titolo è La coscienza di Zeno; quindi, proiettati in un tempo che è il tempo soggettivo, è il tempo interiore, è il
tempo della coscienza, anche con una dilatazione appunto della temporalità; quindi, tra tempo oggettivo e
tempo soggettivo.

 Inoltre, il narratore, che dicevamo, in parte si in prima persona, il narratore di gran parte del romanzo, è il
protagonista: in realtà è un diario che Svevo incomincia a scrivere su indicazione di un dottore,
stranamente chiamato Dottor S. si dice. Quindi con una scissione, anche in questo caso, fra io narrante
e io narrato: perché il personaggio che scrive ha la consapevolezza delle vicende che ha vissuto il
personaggio narrato, però è un narratore inattendibile perché molte delle vicende che lui narra sono messe
in discussione, sono fonte di dubbio, non è detto che siano certe.

 L’inattendibilità del narratore è sottolineata anche dal dottore: nella Premessa, le prime pagine sono scritte
dal Dottor S, che aveva in cura Zeno. Perché Zeno era malato: ovviamente la sua era una malattia
esistenziale (quindi grande tema della malattia fondamentale del Novecento etc.) Zeno interrompe la cura e
il dottore pubblica questo diario, questa è la parte appunto di finzione, però i due narratori, del diario è
Zeno, ma nella parte introduttiva è il dottor S. diciamo mettono in dubbio la parola dell’altro.
 Quindi è un narratore appunto inattendibile, non è un narratore che racconta la storia così com’è andata,
come la conosce, come eravamo abituati prima di questi romanzi ancora (per noi questo è tutto risaputo,
ma c’è stata una progressione invece nel tempo)

 Poi ovviamente, poi lo riprendiamo, per quanto riguarda Svevo fondamentale, è ovvio, è diciamo il fatto che
tutte queste innovazioni si inseriscono in una modernità, in un rinnovamento di primo Novecento
che è un rinnovamento appunto internazionale che ha in altri autori come Proust, Joyce, Musin i
protagonisti: quindi l’uomo senza qualità, l’Ulisse di Joyce, Svevo conosceva Joyce perché è stato suo
appunto maestro*
*James Joyce: in inglese è stato tra gli estimatori di Svevo e insieme a Montale quello che ha decretato il
successo della Coscienza di Zeno facendola conoscere appunto con l’intervento sull’intervista Solaria, con
interventi appunto in Francia facendola conoscere dopo un’inziale invece di non accoglienza mite.
 Ricordiamo che però nell’ambito della formazione di Svevo intervengono più componenti culturali:
 abbiamo già ricordato l’inserimento della città di Trieste nell’ambito dell’Impero Austro Ungarico
all’epoca
 e le componenti culturali di Svevo, la componente italiana e la componete sveva, cioè appunto
tedesca: già insite appunto nel nome, nello pseudonimo, come sappiamo Italo Svevo è lo pseudonimo di
Ettore Schmitz
 e anche la componente in parte ebraica per ramo appunto famigliare materno
questo per chiarire

 Quindi è proprio diciamo Joyce che all’epoca abitava a Parigi che fa conoscere la coscienza di Zeno ai critici
francesi e in particolare due critici Larbaud e Crémieux che dedicano uno speciale nel 1926 su una
rivista parigina a Svevo.
 In Italia estimatore di Svevo è Eugenio Montale e quindi anche Montale contribuirà alla diffusione e alla
divulgazione appunto del romanzo
 Con Una Vita e Senilità siamo alla fine dell’800 perché sono romanzi pubblicato negli anni Novanta
dell’Ottocento, dopo la pubblicazione di Senilità Svevo annuncia il proposito di abbandonare la
letteratura, dicendo “ho eliminato dalla mia vita quella ridicola e dannosa cosa che si chiama
letteratura”, anche se continua segretamente e personalmente a progettare, scrivere racconti e drammi
perché c’è anche una breve produzione teatrale, di commedia sebbene non famosissima.

 Quindi abbiamo alcuni anni di silenzio letterario dal punto di vista di pubblicazione, quindi dalla fine
degli anni dell’Ottocento al 1918, fino appunto invece al ritorno alla letteratura del 1919 che lo porta alla
pubblicazione nel 1923 della Coscienza di Zeno.

La Coscienza di Zeno (2)


 L’indice è tematico, i capitoli sono tematici:
1. PREFAZIONE
2. PREAMBOLO
3. IL FUMO
4. LA MORTE DI MIO PADRE: ovviamente tutto ciò che significa il rapporto padre- figlio nell’ambito
psicoanalitico
5. LA STORIA DEL MIO MATRIMONIO: perché poi c’è anche un’ironia molto importante, in Svevo e quindi
Svevo per Zeno che sbaglia spesso e vuole compiere, è un inetto, quindi, ogni azione che compie sembra
poi essere destinata al fallimento sebbene in realtà poi alla fine ha una riuscita economica, quindi riesce
economicamente, si dichiara guarito etc. Però insomma vuole sposare una donna, si innamora di una
donna in realtà sono tre sorelle i cui nomi iniziano tutte con la A, il suo con la Z , quindi c’è tutto uno studio
sull’onomastica Sveviana, e invece alla fine di sposare la donna di cui si è innamorato che era la più bella
etc. ne sposa un’altra che è quella meno bella. E poi invece l’altra sposa un altro personaggio e si creano
tutta una serie di ambiguità etc.
6. LA MOGLIE E L’AMANTE
7. STORIA DI UN’ASSOCIAZIONE COMMERCIALE
8. PSICO-ANALISI
Prefazione: si apre ed è scritta dal dottor S; quindi, fa pensare sicuramente a Sigmund Freud, oppure potrebbe
essere anche qualcun altro
1. PREFAZIONE. Io sono il dottore di cui in questa novella (quindi narratore in questa parte non è Zeno, ma è il
dottore) si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psico-analisi s’intende, sa dove piazzare l’antipatia
che il paziente mi dedica.
Di psico-analisi non parlerò perché qui entro se ne parla già a sufficienza. Debbo scusarmi di aver indotto il mio
paziente a scrivere la sua autobiografia; gli studiosi di psico-analisi arricceranno il naso a tanta novità. Ma egli
era vecchio ed io sperai che in tale rievocazione il suo passato si rinverdisse, che l’autobiografia fosse un buon
preludio alla psico-analisi. Oggi ancora la mia idea mi pare buona perché mi ha dato dei risultati insperati, che
sarebbero stati maggiori se il malato (il paziente malato) sul più bello non si fosse sottratto alla cura truffandomi
del frutto della mia lunga paziente analisi di queste memorie.
Le pubblico per vendetta (quindi il dottore si vendica del paziente) e spero gli dispiaccia. Sappia però ch’io sono
pronto di dividere con lui i lauti onorarii che ricaverò da questa pubblicazione a patto egli riprenda la cura.
Sembrava tanto curioso di se stesso! Se sapesse quante sorprese potrebbero risultargli dal commento delle tante
verità e bugie ch’egli ha qui accumulate!... DOTTOR S.
Attenzione perché lui ci dice, il dottore ci sta dicendo, che non è vero tutto quello che Zeno dice; quindi, toglie
veridicità al racconto di Zeno. Vediamo che poi c’è il preambolo invece di Zeno e quindi le due prefazioni,
Vedere la mia infanzia etc.
Lui dice che:
2. PREAMBOLO. Mercé la matita che ho in mano, resto desto, oggi. Vedo, intravvedo delle immagini bizzarre che
non possono avere nessuna relazione col mio passato: (…) Nel dormiveglia ricordo che il mio testo asserisce che
con questo sistema si può arrivar a ricordare la prima infanzia, quella in fasce. Subito vedo un bambino in fasce,
ma perché dovrei essere io quello? Non mi somiglia affatto (…) Io non trovo neppure la via di avvisare te, che vivi
ora la tua, dell’importanza di ricordarla a vantaggio della tua intelligenza e della tua salute. (…) E intanto,
inconscio, vai investigando il tuo piccolo organismo (e si risvolge a sé stesso) alla ricerca del piacere e le tue
scoperte deliziose ti avvieranno al dolore e alla malattia cui sarai spinto anche da coloro che non lo vorrebbero.
Come fare? Eccomi ben lontano dalle immagini che precorrono il sonno. Ritenterò domani. (tutta appunto la
scrittura)
3. IL FUMO. Il dottore al quale ne parlai mi disse d’iniziare il mio lavoro con l’analisi storica della mia propensione
al fumo: – Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero. Credo che del fumo possa scrivere qui al mio tavolo
senz’andar a sognare su quella poltrona. Non so come cominciare e invoco l’assistenza delle sigarette tutte tanto
somiglianti a quella che ho in mano.
Qui narra la storia della sua ultima sigaretta: nel senso che Zeno, appunto è un inetto; quindi, si ripromette di
smettere di fumare, però tutti i tentativi che lui fa ogni volta di smettere di fumare sono vari perché ogni volta è
l’ultima sigaretta e non arriva mai a smettere, quindi ogni proposito si vanifica. Non riesce a smettere di fumare
non riesce a scovare la donna che vorrebbe sposare etc.
Anche poi qui la critica ha sottolineato come nella costruzione tra i vari inetti sveviani: pensiamo al
protagonista Alfonso, Dolitti (?) e l’altro Emilio Brentani di Senilità Zeno, in realtà, arriva a una consapevolezza
di sé anche ironica e poi arriva diciamo anche a cogliere un successo economico. Quindi alcuni sue azioni hanno
un risultato positivo, hanno un successo economico, e , tra parentesi, anche il matrimonio con la donna che ha
sempre voluto, però nonostante le varie questioni, le amanti etc. diciamo ha una sua fondatezza: quindi è un
personaggio che ha una riuscita rispetto agli altri inetti.
Ovviamente l’inettitudine è un’inettitudine non solo a fare, ma un’inettitudine a essere: è
un’inettitudine esistenziale quindi ad essere e a vivere sebbene poi appunto Zeno porti a conclusione
positivamente alcune situazioni in una progressione dell’inetto sveviano.

Stavamo vedendo molto velocemente la centralità, il ruolo di Svevo ricordando appunto anche le questioni
tematiche, il rinnovamento del romanzo che lo avvicinano ad altri rappresentati, protagonisti come Joyce, come
Musin etc.
Per quanto riguarda la Coscienza di Zeno stavamo parlando anche di queste novità narrative del
romanzo:
 Inattendibilità del narratore: Zeno è inattendibile, il dottore è inattendibile quindi il lettore è chiamato a
misurarsi con la mancanza diciamo di certezze, date appunto dall’ inattendibilità dei due narratori in questa
parte
 Nel romanzo c’è un ampio uso del monologo interiore: con questo anche gioco, passaggio questa
distanza ambigua tra i due io, ossia tra il io narrato di Zeno e l’io narrante, sempre di Zeno e anche un’ironia
che colpisce appunto tutta la narrazione
 Una scrittura anche del romanzo ambigua in parte: il diario che viene pubblicato per vendetta etc. e quindi
l’importanza dell’ironia che aumenta l’ambiguità della scrittura, l’ambiguità del romanzo
 Zeno si sottopone quindi anche a un’autoanalisi: perché deve scrivere il diario secondo le indicazioni
appunto del Dottore e diciamo smonta le motivazioni inconsce che condizionano la realtà in cui vive il
protagonista che è una realtà, una società borghese, una società alto borghese appunto degli affari. A un
certo punto, alla fine lo stesso Zeno, riuscirà a trarre profitti economici impegnando in affari che alla fine si
risolvono, si dichiarano, gli scontri sono fruttosi e arriva appunto durante la guerra a raggiungere il
successo commerciale e, secondo lui, anche la guarigione.

 In realtà Svevo, l’autore, capovolge il rapporto tra salute e malattia: alla fine il protagonista crede di
essere guarito solo perché si inserisce tra i normali, ma i normali o i “presunti sani” porteranno il mondo
alla distruzione.
 Quindi c’è tutta una critica, un capovolgimento del rapporto tra saluta e malattia, alla sanità
borghese, questa critica è evidente poi nelle famose pagine finali in cui Zeno ipotizza appunto una
distruzione totale del mondo.
Leggiamo alcuni passi poi vediamo il contenuto:
La vita attuale è inquinata alle radici (quindi problematica della malattia che è una malattia, dicevamo prima,
esistenziale) L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria (anche molto moderno
potremmo dire), ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e
mettere al proprio servizio delle altre forze. Grande ricchezza […] Qualunque sforzo di darci la salute è vano.
Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo.
E poi fa degli esempi, usa delle metafore: Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni (il romanzo è stato
pubblicato nel 1923 ed è stato scritto, dicevamo, a partire dal 1919-22) fuori del suo corpo e se c’è stata salute e
nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. […] Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e
l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua
debolezza. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. […] Ed
è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più
forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del
maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati. Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta
dagli ordigni ritorneremo alla salute.
Forse la distruzione più totale può rigenerare: Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come
tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al
quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche
lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della
terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà
e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie. FINE
Quindi è una visione globale che dà anche un’interpretazione della malattia e di una malattia
esistenziale con immagine di quest’esplosione mondiale che possa rigenerare poi appunto il mondo.
Quindi la mattia è ineliminabile dalla vita: è la vita stessa, cioè, inquinata appunto alle radici; quindi, ogni sforzo
di procurarci la salute è vano e solo questa catastrofe ci porterà appunto alla salute; quindi, è una profonda
riflessione sulla malattia e sulla vita in quanto tale.
Federico Tozzi
 Altro autore che ha posto la centralità del romanzo, accanto però anche a quella del frammento, di cui
abbiamo parlato anche precedentemente, è Federico Tozzi
 Dicevamo romanzo, racconto e frammento perché Federico Tozzi è stato sia autore di romanzi, ma anche di
novelle, come Pirandello fra parentesi, e anche di forme di testi brevi, di frammento, di prose liriche che
sono state radunate nella raccolta Bestie:
 È un volume pubblicato nel 1916/1917 scritto negli anni Dieci
 È un volume composto, è una raccolta di prose, di frammenti che, come tali, possono richiamare il
clima del frammento vociano
 Le bestie, infatti, rivelano il carattere frantumato della vita e ogni animale che viene ricordato, che viene
descritto assume anche un significato di carattere simbolico; l’allodola oppure altri

 Accanto a questa raccolta di prose di frammenti e accanto alla raccolta di racconti, come ad esempio la
raccolta intitolata Giovani e Altre Novelle degli anni Venti e poi un’altra raccolta di novelle, postuma,
intitolata ad esempio L’Amore, oppure altri testi. La raccolta di racconti Giovani, per esempio, che raccoglie
altre novelle, è interessante soprattutto per il significato che Tozzi dal termine giovane così come,
ricordiamo, significativo è il termine senilità per Svevo
*Senilità: indica, o anche in questo caso, una condizione esistenziale, cioè non si fa riferimento tanto alla
senilità, ossia vecchiaia anagrafica, ma alla senilità come condizione senile della persona che vive una vita
grigia, una vita opaca priva di slanci. Per quanto riguarda senilità di Svevo, ad esempio, il protagonista Emilio
Brentani e la sorella Amalia conducono appunto una vita grigia, monotona etc. che nel caso di Emilio
Conosce un rapido momento di vitalità grazie all’incontro con la ragazza di cui si innamora ed è una vita del
tutto opposta a quella dell’amico artista, un critico d’arte, che invece conduce una vita piena, molto attiva, vitale,
dedita alle passioni etc.

 Questo per Svevo, per quanto riguarda Tozzi, diciamo così, in modo analogo, il termine giovani non sta ad
indicare tanto una condizione anagrafica, quanto una disposizione psicologica: cioè, la disposizione
del giovane che è volubile, che passa rapidamente da uno stato d’animo all’altro e che è incapace di
maturità.

 Le novelle di Tozze, ad esempio queste raccolte del volume, della silloge Giovani, sono una produzione
importante nell’ambito della produzione novellistica di primo Novecento.
 Spesso i personaggi sono grotteschi, la realtà è una realtà deformata: quindi ci sono, sono presenti
alcuni elementi di espressione, di espressionismo
 Al centro dell’opera di Federico Tozzi si può porre il conflitto e il tema di natura autobiografica tra
padre e figlio che ha un’origine di carattere autobiografica che appunto si riflette nell’opera.

 In effetti i suoi tre romanzi più famosi sono:


 Il podere
 Tre Croci
 Con Gli Occhi Chiusi:
‡ È il romanzo pubblicato nel 1919 e il più noto, il più importante
‡ Il cui il titolo, che è basato, che ha al centro il conflitto fra padre e figlio e l’inettitudine del
protagonista, un’inettitudine sottolineata, ribadita anche dal padre che ha un punto totalmente
differente dal figlio.
‡ Il titolo è un titolo emblematico perché ha:
 sia un significato primario, denotativo che fa riferimento alla posizione, atteggiamento che il
protagonista assume nei momenti di sconforto, cioè, sta sdraiato con gli occhi chiusi
 ma c’è anche un significato connotativo, di tipo metaforico, con valenza appunto metaforica: nel
senso che indica, allude all’ incapacità di Pietro, del protagonista, di riconoscere, di vedere la realtà e
quindi indica l’incapacità, l’inettitudine, la cecità degli uomini di comprendere, di vedere la realtà per
quella che realmente è.
 La scrittura è una scrittura spesso deformante, quindi molti critici hanno proposto un collegamento con
appunto l’espressionismo e anche un interessante spiccato di Tozzi per l’analisi psicologica
probabilmente sulla base dell’influenza di William James
 Poi gli altri due romanzi:
 Il podere (1921):
 fa anche fa riferimento a questioni autobiografiche perché riproduce, riporta la storia dell’eredità che
spetta al protagonista del romanzo alla morte del padre, eredità che è il podere.
 Anche in questo in questo caso c’è un riflesso appunto delle vicende biografiche dell’autore, anche in
questo caso possiamo parlare di inettitudine del protagonista che rifiuta il modello paterno, è
incapace, contrariamente al padre, di amministrare il podere, di comandare e poi alla fine rimane vittima
di un suo sottoposto.
 La costruzione del romanzo è una costruzione innovativa perché appunto prevale questa dimensione
psicologica e un’attenzione riservata quindi al mondo interiore: sono descritti i vari turbamenti del
personaggio, i vari turbamenti psicologici.

 Tre croci (1920)


 È un romanzo basato sulla storia di tre fratelli alle prese con tutta una storia di debiti e che si conclude
con poi la morte di questi tre fratelli che poi vengono ricordati con le tre croci per le loro tombe che sono
prese dalle nipoti, ecco perché, scritto, le tre croci sulle tombe.
 sottolineiamo come diciamo Tozzi, come Pirandello e come appunto altri, intende proprio rifondare la
narrativa su nuove basi: quindi lo fa attraverso appunto i romanzi e attraverso anche i frammenti, che
abbiamo citato. Inizialmente subisce, come molti, abbiamo visto, l’influenza di D’Annunzio, in
particolare, per la poesia e poi si distaccherà ovviamente dall’influenza dal modello
d’annunziano.

 Poi troviamo anche collaborazioni dell’autore con riviste letterarie e fonda, ad esempio, la rivista
letteraria “La Torre”
 Essenzialmente è importante quest’attenzione che riserva ai personaggi e all’individuo: quindi
capacità di discrezione psicologica senza però spiegare i moti dell’inconscio come fa Svevo, seguendo
appunto la lezione Freudiana.
 Quindi c’è tutto un mondo che costruisce interiore fatto di sogni, incubi, angosce etc.
 È un autore non affrontato e poco conosciuto perché di solito quado si parla della crisi del personaggio del
Novecento, dell’inetto etc. si fa riferimento a Pirandello e Svevo, però anche Tozzi ha dato invece un
importante contributo anche per la ripresa della definizione dei generi
~
Percorso narrativo: riprese rapidi da approfondire nei manuali

 Dolores Prato
 Pirandello (riferimenti teatrali*)
*Edoardo De Filippo, nel libro di Vitti Ripensare al Neorealismo: saggio sul teatro neorealista dove si fa
riferimento ad autori come Ugo Betti che è un autore, narratore e noto drammaturgo nativo di Camerino, poi
vissuto a Roma, anche noto magistrato e riferimenti anche a Edoardo de Filippo

 Svevo
 Federico Tozzi
Dolores Prato (1892- 1983)
Presentazione: Vissuta per alcuni anni a Treja e è diventato un caso perché ha esordito in età
avanzata, verso gli 80 anni, con un libro molto interessante: Giù alla Piazza Non C’è Nessuno
riferito appunto alla situazione, alla condizione vissuta e alla realtà di Treja. Poi sono state
pubblicate altre opere come: le Ore I e le Ore II inserite nella colta e raccolte insieme poi nel volume Le Ore. È
molto interessante quest’opera, anche delle Ore, perché, oltre il discorso narrativo, e quindi da una parte
Giù alla Piazza Non C’è Nessuno, (in cui c’è) la narrazione della sua vicenda della prima infanzia a Treja
con tutte le problematiche legate all’emarginazione e alla colpa di essere una figlia all’epoca illegittima
ricostruisce il contesto dell’epoca e soprattutto poi anche la lingua. In particolare, nel volume poi Le Ore:
che è dedicato agli anni dell’educandato, che lei ha trascorso nell’istituito di suore di Treja c’è una parte molto
interessante legata alla lingua, al linguaggio quindi articolato in varie espressioni, in vari registri perché oltre al
linguaggio utilizzato in casa dagli zii e al linguaggio utilizzato dalle suore, a questi tipi di linguaggio si accosta la
lingua locale, il dialetto.
Quindi c’è tutta una riflessione linguistica molto interessante. Oltre al fatto che la prima edizione di Giù alla
Piazza Non C’è Nessuno conobbe una revisione editoriale molto importante che ne determinò lo
“snellimento” rispetto al corpus inziale operato appunto da un’altra autrice che è Natalia Ginzburg che
lavorava insieme a tanti altri scrittori famosi all’Einaudi; quindi, faceva parte del gruppo torinese dell’Einaudi,
dove lavorarono anche Calvino, Pavese. Quindi propose un taglio importante che, con una polemica anche
di tipo linguistico sul titolo, non piacque all’autrice Dolores Prato; quindi, è interessante vedere anche
queste questioni. Scottature: testo pubblicato postumo, ci sono state pubblicazione postume e una
rivalutazione da parte della critica di quest’autrice.

 Ci sono anche articoli e saggi critici che possiamo trovare su Dolores Prato, abbiamo il centro studi dedicato
a questa scrittrice
 Nata a Roma nel 1892 (quindi siamo a fine Ottocento)
 Ha vissuto per alcuni anni a Treja che è una cittadina in provincia di Macerata
 È vissuta a Treja nell’età dell’infanzia, adolescenza, dai cinque ai diciotto anni, con gli zii quindi con i cugini
di sua madre, e in particolare, lo diciamo perché influenza la sua vita e la sua attività con lo zio prete la
sorella di questo zio. È stata affidata dalla madre a questi zii perché era una figlia illegittima*: madre era
vedova, facendola
*Sappiamo che la questione dei figli illegittimi ossia nati al di fuori del rapporto coniugale era una questione che
oggi non esiste più: l’illegittimità dei figli ovviamente non esiste più, un tempo si ed era considerata una colpa
essere figli illegittimi, quindi nati al di fuori del matrimonio, ed era una colpa che ricadeva sulla donna (perché
l’adulterio femminile era considerato una colpa) e sui figli in particolare.
In questo caso in realtà la madre era vedova, quindi aveva avuto questa ragazza, insomma da un uomo
sposato, però comunque era una figlia illegittima, non nata da matrimonio. Quindi il mancato
riconoscimento del padre crea questa situazione di illegittimità e la madre quindi la lascia a questi zii
facendola crescere in una realtà provinciale appunto di Treja.

 Successivamente quindi cresce a Treja e poi viene mandata nel collegio delle suore, nel collegio Salesiano
della Visitazione, dove cresce in una condizione di estraneità, solitudine perché emarginata per la sua
situazione di diversità di illegittimità e anche per una condizione socialmente non benestante.
 Poi si trasferirà, passerà, andrà a Roma, frequenterà l’Istituto Magistero, e in seguito ritornerà nelle Marche
come insegnante; quindi, insegnerà lettere anche nelle zone maceratesi, insegna a Lettera, e poi insomma
anche vive a Roma, nuovamente a Roma, in Toscana etc.; queste sono alcune coordinate utili
 Avevamo detto che esordisce molto tardi in età avanzata, ad ottant’anni circa con il libro che viene
presentato come un capolavoro in effetti e romanzo autobiografico: Giù la piazza non c’è nessuno.
Giù la piazza non c’è nessuno
 Viene pubblicato all’inizio nel 1980, quando lei aveva più di ottant’anni, 87 anni, ha avuto un percorso di
vita abbastanza lungo perché dicevamo nata nel 1892 e poi si spegna nel 1983, quindi vive a lungo
 Esordisce quindi con questo romanzo in età molto tarda e dicevamo questo Giù la piazza non c’è nessuno
viene pubblicato nel 1980 in una versione però ridotta a Cura dell’Einaudi e della revisione operata
da Natalia Ginzburg che opera tagli molto importanti e riducendo quindi il romanzo di gran parte
della sua portata; quindi, il lavoro è ridotto a 250 pagine, quasi la metà di quello che era inizialmente.

Oltre ad operare dei tagli importanti, per quanto riguarda la struttura narrativa, opera anche degli
interventi di normalizzazione linguistica che eliminano quella che è la particolarità linguistica del
romanzo alla quale facevamo infatti riferimento, proprio perché la scrittura era ricca di termini dialettali ed
espressioni tipiche della lingua parlata.

 La storia riguarda la prima infanzia, quindi viene rievocata la prima infanzia della protagonista con
poi arrivare alla fine, fino ad arrivare all’ingresso nel collegio, quindi termina in questo modo.
 Il romanzo, il libro Giù la piazza non c’è nessuno vinse anche il premio Lerici
 però per la Prato questa revisione, questi tagli operati costituirono una grande ferita perché non accettò
l’intervento e soprattutto ci fu addirittura la discussione sul titolo: perché Giù la piazza non c’è nessuno
secondo la Ginzburg costituiva, a livello lessicale, un errore linguistico, di sintassi perché Giù la
piazza non c’è nessuno non è un’espressione formalmente, linguisticamente, grammaticalmente corretta
come sintassi. Ma in questo caso l’autrice fu ferma sottolineando che l’espressione si spiegava con l’ottica, il
punto di vista della bambina, ecco l’ottica di cui parlavamo.

 Nel senso che è una frase pronunciata secondo la focalizzazione, quindi il punto di vista della
bambina e sta ad indicare appunto il senso di solitudine, di emarginazione, quindi in questa piazza
che assume anche un significato simbolico.

 Il libro venne ben accolto dalla critica: anche da autori importanti, ad esempio, Elsa Morante, ebbe
importanti recensioni.
 Diciamo che la versione postuma, ossia la versione integrale del romanzo, così come l’aveva congeniata
l’autrice, verrà pubblicata solo postuma nel 1997 a cura dello studioso, del critico che poi si è
occupato in effetti della riscoperta delle edizioni di Dolores Prato che è Giorgio Zampa. Quindi una
versione integrale postuma pubblicata da Mondatori, poi è stato ripubblicato in anni più recenti anche da
altre case editrici, ad esempio la Colder Liber di Macerata.

 Questo è il primo romanzo di cui si parla, poi altri testi, opere importanti, a cui facevamo riferimento sono
le Ore:
 Nel senso che viene pubblicato le Ore I, quindi opere postume, diciamo che la narrazione della
vita in collegio viene poi impanata in volumi che sono stati pubblicati postumi, quindi dopo il
suo decesso
 le Ore I le Ore II Parole: sono altri due volumi che sono confluiti poi in questo volume che è Le Ore che
raduna queste due parti pubblicate negli anni Ottanta dopo il decesso dell’autrice, quindi postume
 E questo volume le Ore fu pubblicato nel 1904 sempre a cura di questo critico Giorgio Zampa che se ne
è occupato.
 Anche se il titolo Le Ore non è ascrivibile con sicurezza all’autrice
 Seconda la critica Le Ore come libro è meno vivace rispetto a Giù la piazza non c’è Nessuno però è
interessante perché viene descritta la vita nel collegio, quindi, nel monastero e perché c’è una
parte quella che è Le Ore Parole che è dedicata appunto al linguaggio; quindi, alle parole e al
significato che le parole assumono nei vari contesti.
 Facevamo riferimento al fatto che nelle opere di Dolores Prato c’è una commistione a livello
linguistico:
‡ del registro dell’italiano medio che è la lingua utilizzata dagli zii: quindi che Dolores Prato che da
ragazzina sentiva parlare in casa
‡ poi la lingua invece aristocratica, toscaneggiante imposta dalle suore quindi nel mondo collegiale che è
una lingua che rimane quasi artefatta, che la ragazza sente distante da sé
‡ poi la lingua locale, cioè il dialetto di Treja che è appreso dalle donne di servizio e dalla frequentazione
delle genti del paese
Quindi è molto importante anche come documento di carattere appunto linguistico.

 Quindi si parla, la critica parola di una lingua nuova che stravolge la sintassi tradizionale con una vivacità
data, fornita, offerta dal dialetto che conferisce un senso di concretezza e di realismo alla narrazione e
naturalezza alla narrazione.

 Facciamo riferimento anche ad altre sue opere che sono state pubblicate sempre postume grazie ad
uno studio, a un recupero dell’attività di quest’autrice e dello studio delle carte di Prato. Ad esempio
ricordiamo:
 Scottature
 Sogni: altro testo inedito
 Anche sono state pubblicate, è stato pubblicato un volume o comunque delle parti del ricchissimo
epistolario di Dolores Prato; quindi, carteggi appunto di un intellettuale del Novecento sempre
postumi.
Questo, tra parentesi, ci permette anche un piccolissimo riferimento all’intensità del lavoro e comunque dei
rapporti che questi intellettuali avevano con il mondo circostante, con i loro collegi, quindi sia a livello
nazionale e in molti casi anche internazionale. Un rapporto fertilissimo, un’intensa attività che è
documentata proprio dagli epistolari, dai carteggi che, ovviamente, in passato, ma anche nell’Ottocento
e nel Novecento hanno avuto un ruolo appunto fondamentale. Quindi la ricostruzione non solo dell’attività,
della produzione dell’autore che viene arricchita dallo studio degli epistolari, ma anche con la ricostruzione
della rete dei rapporti, di contatti, di influenze e quindi questo è un elemento utile per moltissimi autori e
autrici. Ad esempio, parlavamo e facciamo riferimento, ad esempio, anche al carteggio ad Aleramo Campana,
alle lettere di Alerano, insomma, come sappiamo di moltissimi autori e quindi è un discorso che vale per tutti.

 Ricordiamo anche che gran parte degli scritti di Dolores Prato è conservato a Firenze presso l’Archivio
Contemporaneo Visseux, uno degli archivi importanti di riferimento oltre ad altri sui manoscritti etc.
Il romanzo di inizio 900. Con il romanzo di inizio 900 noi assistiamo a un rinnovamento della forma
romanzo, della struttura romanzo con un rinnovamento delle tecniche narrative. Elementi essenziali di
narratologia: cioè, che riguardano la struttura del romanzo; testo di riferimento: Il Testo narrativo

Il testo narrativo (alcuni elementi sul testo narrativo, riferimenti critici essenziali)
 Alcuni dei gradi studiosi di narratologia (studio del testo), cioè della struttura del romanzo:
- Todorov
- Gemette
- Greimas
- Lotman
- Angelo Marchese
Questi sono solo alcuni che hanno studiato la struttura del testo narrativo.

La struttura del testo narrativo. In modo sintetico le classi in cui si può suddividere la struttura del testo
narrativo sono: tempo, il modo e la durata.
 TEMPO.
- L’elemento fondante è il rapporto fra il tempo del racconto (TR) e il tempo della storia (TS)
 Il TR: il tempo del racconto, è il tempo del racconto, della narrazione, di quello che viene raccontato
 Il TS: il tempo della storia è il tempo che quegli avvenimenti avrebbero ricoperto se fossero accaduti
realmente. Esempio pratico un anno di vita, dura un anno: io lo posso raccontare o analiticamente quindi
scrivo un’opera lunga che corrisponde, diciamo in modo fittizio alla mia vita, oppure lo posso raccontare
in modo sintetico.
- Il tempo include ordine , durata, e frequenza

 Durata
Se lo racconto in modo sintetico il tempo del racconto è minore del tempo della storia: perché, se io
per raccontare un anno di vita scrivo due pagine il tempo del racconto è inferiore al tempo della
storia.
TR = tempo racconto TS=tempo della storia n = unità generica
1. Quindi siamo in presenza, nell’ambito della durata del tempo nel caso di Sommario:

Sommario: TR< TS
(cioè, tempo del racconto minore del tempo della storia)

2. C’è la possibilità, diciamo, convenzionale che si possa verificare una coincidenza tra il tempo del
racconto e il tempo della storia, ovviamente è una convenzione, perché sarebbe impossibile, questo
avviene nel caso della scena drammatica. Ad esempio, della scena teatrale o del dialogo in cui per
convenzione si assume che ci sia una corrispondenza tra tempo del racconto e tempo della storia.

Scena: TR = TS
(tempo del racconto uguale al tempo della storia)

3. Però ci possono essere, nell’ambito della durata, cioè della velocità del racconto, altri casi: io posso avere
il caso, e questo potremmo anche pensarlo, in cui tempo del racconto, della narrazione è più ampio del
tempo della storia. Ad esempio, una ragionata raccontata in 500 pagine e quindi siamo nel caso
dell’analisi oppure estensione: io impiego moltissimo pagine per raccontare un episodio limitato e
quindi ci sono casi di analisi, di estensione in un solo giorno.

Analisi o estensione: TR>TS


Queste sono tecniche che si utilizzano, possono essere rapportate anche al cinema, cioè ad esempio quando
viene rappresentato un film di tre ore è basato solo su mezza giornata di vita del protagonista e quindi il film
dura tre ore, dura quattro ore.
Poi abbiamo la pausa e l’ellissi che sono i casi opposti:

 pausa: nel senso che la pausa si ha quando il tempo del racconto ha una durata, ma il tempo della storia è
zero, cioè non c’è stato un progresso della storia, c’è una parte di racconto, il racconto procede, ma non
procede la storia, non si dice nulla di nuovo.

TR = n TS= 0

 elissi: è il caso contrario. Nel senso la storia continua, cioè, accaduto qualcosa nella storia ma non è
raccontato. “Dopo due anni il protagonista tornò a casa”: c’è un tempo, due anni, ma non sono raccontati
quindi il lettore non sa cos’è successo in questi due anni. Il lettore poi lo potrà dedurre forse: o lo deduce da
quello che poi viene raccontato, magari a tratti dal narratore, nel proseguo della storia, oppure può anche
capitare che in seguito l’ellissi venga colmata. Esempio: a pag. 2 si dice “dopo due anni” a pag. 20 si dice
“dopo due anni il protagonista tornò” e non si racconta cosa, poi magari a pag. 50 si narra cos’è successo in
quei due anni. Il lettore deve quindi deve ricollegare, ricostruire, ci può essere quindi una lacuna, eclissi
che viene colmata magari a posteriori parzialmente o integralmente oppure rimane una lacuna,
un’elissi.

TR=0 TS=n

Questo per i vari casi.

 Ordine: fa riferimento alle anacronie, cioè alla trasgressione dell’ordine cronologico, non viene rispettato
l’ordine cronologico degli eventi.

E come si fa? Come si attua a livello pratico la trasgressione dell’ordine cronologico? Con le analessi
(flashback) e le prolessi (anticipazioni) che possono essere di ampiezza più o meno varia.

 Abbiamo fatto l’esempio prima Il Fu Mattia Pascal: trasgressione dell’ordine cronologico perché inizia
dalla fine; quindi, è un’anacronia e l’attua in quel caso con un’analessi, cioè, flashback, retrospezione
ampia che racchiude altre analessi, cioè altri flashback. Perché, se io dico “incomincio a narrare la
mia vita 10 anni fa” e quindi analessi, poi nell’ambito dell’analessi dico, “nell’ambito di dieci anni, cinque
anni fa” quindi è flashback nel flashback, quindi narrazione nella narrazione.

 Oppure posso anticipare: quindi è la prolessi, quindi posso anticipare dicendo ad esempio “il
protagonista avrebbe poi capito che”, oppure faccio altre allusioni “Capirò dopo quanto sarebbe stato
importante quell’episodio”, quindi anticipo.

 Frequenza: è forse un po’ più problematica, è comunque data dal rapporto tra il racconto e la quantità di
volte in cui è raccontato. Nel senso, un conto è dire, ripetere magari un’azione svolta ogni volta “lunedì mi
alzo alle 8, martedì mi alzo alle 8 , mercoledì mi alzo alle 8…”, conto di dire “tutti i giorni mi alzo alle 8,
oppure mi alzo sempre alle 8” è una frequenza.
 L’altra questione importante è il MODO: attiene, cioè, alla distanza e alla prospettiva, cioè il modo della
narrazione, qual è la modalità della narrazione.

- Da una parte c’è la distanza: per dirla in parole semplice, la distanza da ciò che viene narrato e
quindi la distanza da ciò che viene narrato viene realizzata attraverso le varie forme di racconto,
cioè la diegesi o la mimesi, cioè discorso diretto, discorso indiretto, dialogo, racconto di
avvenimenti, monologo interiore, soliloquio.

A seconda del tipo, di discorso, di racconto che viene scelto si attua una distanza da ciò che è raccontato
più o meno ampia. Sappiamo bene di che si tratta, sappiamo anche che c’è una differenza fra discorso
diretto e discorso indiretto, è ovvio, ma anche tra discorso indiretto libero e il discorso diretto. In realtà
c’è anche, se uno volesse esse preciso, una differenza fra monologo interiore (usato da Svevo) e soliloquio,
flusso di coscienza (è quello di Joyce), però ad esempio il monologo interiore e anche il soliloquio sono
molto usati a teatro ad esempio.

In realtà c’è una differenza tra monologo e soliloquio, non sono del tutto analoghi e sinonimi, anche se noi
spesso parliamo comunemente di monologo quando magari è un soliloquio: nel senso che il soliloquio
prevede un destinatario reale o immaginario, mentre il monologo invece è un discorso interiore
pronunciato senza ascoltatore. Comunemente noi parliamo di monologo anche quando è in realtà un
soliloquio, però c’è una differenza, anche rivolgersi a sé stesso è un soliloquio perché c’è un ipotetico
ascoltatore. Esempio: spesso, poi bisognerebbe vedere il testo, però Don Abbondio dei Promessi Sposi
spesso fa dei soliloqui.

- Prospettiva: questa è la questione forse la questione più ambigua diciamo così, la questione è chiara però
spesso si crea confusione soprattutto mettendo in relazione la prospettiva con la voce narrante invece che
è invece l’altra classe la voce.

La prospettiva fa parte del modo e riguarda il punto di vista adottato per narrare un evento (punto
di vista o focalizzazione) che usiamo anche noi quando magari parliamo o raccontiamo. Magari
riportiamo che abbiamo partecipato ad un evento insieme ad amici, familiari, ad altre persone e
raccontiamo la nostra visione, percezione, interpretazione dell’evento “è stata una partita stupendo, un
incontro bellissimo” e l’altra persona “invece no, non è stata stupenda...anzi”, quindi punti di vista diversi
sullo stesso oggetto, sullo stesso argomento.

Prima di tutto bisogna capire che, ricordare, la focalizzazione è una restrizione di campo: cioè, è una
selezione dell’informazione narrativa rispetto alla onniscienza. L’onniscienza riguarda la conoscenza
di tutto, il narratore onnisciente è il narratore che conosce lo svolgersi degli eventi che racconta. Per
esempio, in molte parti del romanzo, ma non in tutto il romanzo, per esempio in gran parte del romanzo il
narratore dei Promessi Sposi è Manzoni, dicevamo non sempre perché ci sono delle parti in cui c’è una
focalizzazione interna, però in gran parte del romanzo c’è una focalizzazione zero.
 Cosa significa focalizzazione zero? Racconto a focalizzazione zero: significa che c’è una visione totale,
cioè non c’è una restrizione di campo, quindi il narratore è onnisciente, cioè, sa e vede tutto. Quindi
racconto a focalizzazione zero quello in cui il narratore ha una consapevolezza maggiore del
personaggio, esempio di gran parte del romanzo è i Promessi Sposi.
N = narratore P = personaggio

N> P

 Racconto a focalizzazione esterna: in cui il narratore ha una conoscenza minore del personaggio,
quindi è il racconto oggettivo, il racconto un po’ documento, alcuni racconti di Hemingway etc., è un
racconto che tende all’oggettività
N<P
 Raccolto a focalizzazione interna: è quello, ad esempio, di gran parte del romanzo del Novecento esempio
Il Fu Mattia Pascal, Coscienza di Zeno, con le differenze che abbiamo detto, che stiamo vedendo, dipende poi
dalle parti. Si ha quanto il punto di vista narratore - personaggio coincidono; quindi, la conoscenza
del narratore è la stessa del personaggio ed è quindi il punto di vista interno al racconto, si vede
dall’interno.

N=P
Ovviamente parlare dei testi ampi è sempre difficile perché in realtà bisogna analizzare le varie parti perché
non è detto che la focalizzazione rimanga sempre la stessa. Noi possiamo avere in un testo più
focalizzazioni: nel senso che il narratore magari cambia punto di vista e quindi si parla di poli modalità, per
esempio, nel senso che magari in una parte è utilizzata la focalizzazione interna, in un’altra parte è utilizzata la
focalizzazione 0 quindi in realtà l’analisi va fatta sulle parti narrative, non sul romanzo nel complesso perché
poi bisogna vedere bene.
Però la focalizzazione interna è varia nel senso che ci possono essere vari tipi, quindi può essere:
 Fissa: quando è sempre sullo stesso personaggio. Io racconto una vicenda attraverso il punto di vista del
protagonista, sempre il suo. Ad esempio, potrebbe essere, ma poi dipende anche qua, lo stesso personaggio
però per esempio nel caso di Svevo e Pirandello, che abbiamo citato, dobbiamo distinguere tra quale
personaggio è narrato, è il punto di vista dell’io narrato o il punto di vista dell’io narrante? Per esempio, già
qui si complica la situazione.

 Variabile: quando il punto di vista si sposta da un personaggio all’altro; quindi, ad esempio il narratore
narra, io narro la vicenda di una vita del protagonista, però narro i primi dieci anni secondo il punto di vista
del protagonista, poi gli altri cinque anni secondo il punto di vista del padre e gli altri cinque anni secondo il
punto di vista del padre. Quindi la focalizzazione è interna, perché è a parlare è un personaggio/ è verso un
personaggio, ma è variabile perché si sposta da un personaggio all’altro.

 Multipla: quando gli stessi avvenimenti sono raccontati secondo punti di vista diversi, però gli stessi
avvenimenti. Quindi i primi dieci anni raccontati secondo il punto di vista del padre, gli stessi primi dieci
anni raccontati secondo il punto di vista della madre e gli stessi raccontati secondo il punto di vista del
figlio, cioè, sono però gli stessi avvenimenti, se invece gli avvenimenti cambiano è variabile. Quindi io posso
avere in un testo anche una focalizzazione interna che magari: i primi due capitoli è variabile, poi è multipla,
dipende.
Però tutto ciò non va confuso con il narratore: non è detto che il narratore e il personaggio coincidano
quindi un conto è chi narra, cioè la voce narrante e un conto è la prospettiva che viene assunta per
narrare.
Quindi chi narra:
la Voce si divide tra:
 Tempo della narrazione: il racconto può essere al presente, al futuro, al passato

 livello narrativo: nel senso che il livello del racconto base è il primo livello, però ci può essere
anche un racconto nel racconto, pensiamo ad esempio all’ Ulisse che racconta avvenimento; quindi, è
nell’ambito di una narrazione di base, nell’opera di base si inserisce il racconto di un altro personaggio e
poi di un altro personaggio e quindi si creano i livelli narrativi e quindi il racconto nel racconto. Ad
esempio, anche nel Decameron: c’è la famosa cornice, quindi c’è un livello di narrazione e poi ci sono i vari
personaggi, ragazzi etc. che sono i personaggi, sono i protagonisti, ma poi sono anche i narratori e ogni
personaggio narra una storia, una novella. Quindi ci sono i livelli narrativi: nell’ambito della cornice,
narrazione - base c’è il racconto poi di ogni personaggio, quindi personaggio - protagonisti ma anche
narratori.

 persona: è la voce, è il narratore. Poi dipende dal caso in cui il narratore è un personaggio; quindi, è
prima persona e quindi il racconto si dice omodiegetico. Poi la narratologia distingue anche quando il
narratore è il protagonista e quindi è auto diegetico o il narratore è un personaggio secondario e allora si
dice alo diegetico, però comunque è omodiegetico. Quindi diciamo che la divisione essenziale è quella
tra: il narratore che è dissociato dal personaggio quindi il narratore in seconda o in terza persona,
il racconto è eterodiegetico e racconto in prima persona, il narratore è un personaggio e quindi
omodiegetico.

ALTRI ELEMENTI
Ovviamente ci sono tanti altri elementi che vengono analizzati quando si fa un’analisi del testo narrativo:
 I personaggi, l’elemento forse che aggiungiamo a quello che magari già sappiamo, ovvero a tal proposito il
fatto che:
 I personaggi possono essere analizzati, studiati non solo in quanto attanti, cioè come personaggi che
agiscono, quindi che compiono azioni secondo il modello attanziale noto di Greimas, destinatore
destinatario soggetto oggetto
 ma sono anche personaggi che provano passioni, subiscono le azioni e quindi possono essere analizzati
anche in quanto soggetti di passione, non necessariamente passione intesa solo nel senso erotico –
sentimentale, ma passione nel senso di dimensione affettiva. Quindi possono essere studiati nell’ambito
dei rapporti affettivi, ad esempio, pensiamo a Zeno nei confronti della madre, nei confronti della moglie
etc. Quindi si può indagare non solo la dimensione dell’azione, del fare, ma anche la dimensione
dell’essere, del provare passione, emozione.

 Lo Spazio: queste sono questioni di tipo tradizionale nel senso che lo spazio che può essere caricato di
valori assiologici, può essere indagato secondo delle linee oppositive per cui interno - esterno, sicuro –
insicuro, famigliare – non famigliare ecc. però poi ci sono anche i moderni orientamenti della critica, della
geo critica che quindi analizzano una spazio in rapporto anche proprio al personaggio, alla funzione del
personaggio, al significato, alla possibilità del personaggio di risemantizzare, risignificare lo spazio.

Ci sono tutte una serie di teorie contemporanee, utili, interessanti appunto che analizzano la funzione dello
spazio in rapporto al soggetto e alla storia.

Questo è un rapido ripasso che magari può essere utile soprattutto in riferimento ai romanzi che andremo a
vedere nell’ambito del Neorealismo etc., sono elementi che si riprendono.
Percorso poetico.
 Possiamo anche proseguire il percorso poetico, visto che ci siamo soffermati anche verso la narrativa,
riprendere il discorso poetico che noi avevamo iniziato con le attività di D’Annunzio, Pascoli, i Crepuscolari,
e poi avevamo visto Campana, Rebora, Sbarbaro etc. e iniziando un percorso che riguarda, che segna il
rinnovamento della poesia del Novecento a partire anche dalla lezione dei Simbolisti Francesi, insomma
tutti elementi che abbiamo già enucleato.
 Questo percorso di rinnovamento è iniziato già dagli autori che abbiamo cominciato a vedere e è un
percorso che interessa appunto, va dalla poesia nuova appunto di fine Ottocento – inizio Novecento,
di verismo nuovo fino alla poesia pura e all’Ermetismo.
 Quindi secondo alcuni critici, ad esempio Mario Petrucciani è possibile individuare un percorso di sviluppo
della poesia del Novecento che appunto procede da fine Ottocento a inizi Novecento attraverso il Verismo
nuovo, la poesia pura fino ad arrivare all’ermetismo degli anni Trenta.

 Ora in questo passaggio si collocano vari autori nei vari ambiti (verismo puro, poesia pura, fino ad arrivare
all’ermetismo) a seconda delle opere e delle raccolte di riferimento. Ad esempio, nell’ambito del Verismo
nuovo sono importanti come autori Rebora, come Sbarbaro, come Campana, che è appunto fondamentale
ricordavamo, e l’Ungaretti di Porto Sepolto.

 Quindi quella linea di rinnovamento poetico che poi passa attraverso la poesia pura; quindi, la linea poetica
che passa per Ungaretti, Montale e poi arriva all’ermetismo che poi diventa un gruppo, scuola negli anni
Trenta del Novecento con autori come Quasimodo, Alfonso Gatto e racchiude anche esperienze poetiche
iniziali di autori che hanno avuto anche una grande erudizione poetica, come ad esempio Vittorio Sereni o
Mario Luzi i cui esordi poetici possono essere inseriti in area ermetica.

Giuseppe Ungaretti
 Porto Sepolto:
 È la prima raccolta poetico - ungarettiana che viene pubblicata nel 1916 e poi accolta
successivamente, attraverso anche un’opera di revisione che attraversa appunto Ungaretti che lavorava
moltissimi sui suoi testi tant’è vero che famosi sono gli studi di Contini ed altri sull’analisi delle varianti
ungarettiane.
 La raccolta del porto sepolto ripresa e rimaneggiata e poi confluita, come sappiamo, nell’Allegria di
Naufragi, a sottolineare anche questo contrasto tra il termine Allegra e il termine Naufragio. Quindi
Allegria di Naufragi, poi la versione dell’Allegria, quindi c’è un passaggio che però implica una revisione,
ripresa dei testi, con integrazioni, aggiunte, manipolazioni appunto da parte dell’autore:
 Quindi negli anni del ’21 viene pubblicata L’Allegria di Naufragi che raccoglie con varianti le poesie del
Porto Sepolto
 Dalle edizioni degli anni 30, nel 1931 il titolo verrà cambiato nell’Allegria con un’edizione definitiva
negli anni 40

 Questa parte, poi vedremo le caratteristiche etc., della produzione ungarettiana ha appunto origine in
una prima fase di Ungaretti, quella del Porto Sepolto dove sono presenti alcune poesie scritte durante la
partecipazione di Ungaretti alla Prima Guerra Mondiale e che sono caratterizzate da certe peculiarità
stilistiche, che poi vedremo.
 Tratte da questa raccolta, ci sono poesie famosissime: Il Porto Sepolto, Veglia, Fratelli, Sono una Creatura

 Però la poetica di Ungaretti, questo vale per Montale e per tutti gli altri autori, non si limita a questa fase,
non finisce con l’Allegria, ma prosegue con altre raccolte, con anche cambiamenti di stile anche
fondamentalmente se la ricerca della purezza della parola, dello scavo della parola è qualcosa che
contraddistingue comunque la ricerca poetica di Ungaretti in ogni caso.
 La raccolta che, ad esempio, poi lo riprendiamo, determina un cambiamento rispetto alla fase più
nota della poesia di Ungaretti e la fase anche potremmo dire più nuova per l’epoca, quella del Porto
Sepolto e dell’Allegria è la raccolta: Sentimento del Tempo.
 al cui interno c’è la poesia meno nota di Sentimento Del Tempo, ma anche La Madre tratta anche questa
da Sentimento del Tempo dedicata appunto alla madre
 con Sentimento del Tempo noi siamo con una raccolta che è degli anni Trenta, è del 1933
 ed è una raccolta importante perché qui Ungaretti recupera il verso della tradizione: cioè,
recupera l’endecasillabo e recupera quindi quella tradizione, anche nel tessuto poetico, anche per
quanto riguarda la metrica, la struttura del verso, la struttura della poesia che era invece venuta meno
nella prima fase poetica, dove invece noi assistiamo: all’ uso del verso parola, quindi la parola costituita
da un solo verso, il verso libero, l’assenza punteggiatura, nella prima fase Il Porto Sepolto, Allegria di
Naufragi.
 Con Sentimento del Tempo abbiamo un recupero invece tradizione e un reinserimento ad esempio
della punteggiatura, non abbiamo il verso parola che per esempio contraddistingue molte poesie del
Porto Sepolto

Veglia
Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato


tanto
attaccato alla vita

 Massacrato / digrignata / penetrata: questo è il verso parola, il verso è costituito da una sola parola, che poi
tra parentesi, sono tutti aggettivi, participi passato in forma aggettivale che rendono anche la drammaticità
e la rapidità degli eventi che Ungaretti sta descrivendo in guerra, quindi in Cima 4.
 Assenza di punteggiatura, spazio bianco, brevità, essenzialità, verso parola etc.

La Madre

E il cuore quando d'un ultimo battito


avrà fatto cadere il muro d'ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m'avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d'avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.
 Notiamo come invece, ad esempio, questa poesia, già nella struttura del testo sia differente: più articolata
appunto in strofe, dall’andamento più tradizionale, recupero della punteggiatura e questa è costituita
appunto da strofe costituite da endecasillabi; quindi, c’è un recupero della tradizione rivisitato
ovviamente dell’endecasillabo.
 E c’è anche e prevalgono questioni tematiche che sono più riflessive, in parte rarefatte, che
riguardano appunto il tempo, che riguardano appunto la dimensione temporale, la dimensione
anche affettiva – sentimentale. Quindi prevale una maggiore rarefazione rispetto all’elemento di
concretezza, di realismo, di vivezza e di vitalità che c’era nelle poesie della prima fase.
 Ed è a questa raccolta di Sentimento del Tempo che gli ermetici guarderanno per appunto/
nell’ambito della poetica ermetica. Nel senso che i poeti ermetici che sono autori come Salvatore
Quasimodo, Alfonso Gatto prenderanno come riferimento, ad esempio, l’opera Sentimento del
Tempo di Ungaretti considerando Ungaretti come un maestro. Però non tutto l’Ungaretti: insomma non
è che Ungaretti è un poeta sottolineato e sinteticamente definito e definibile ermetico, è un poeta che con la
raccolta degli anni Trenta ha, segna la via, di quello che poi è e diventa l’ermetismo. Quindi, è considerato
un punto di riferimento e secondo alcuni anche una certa produzione di Montale degli anni Trenta, di fine
anni Venti – anni Trenta, sarebbe appunto utile per delineare elementi che poi sono sviluppati appunto
dagli ermetici, poi ci torniamo.

 Altra raccolta dopo Sentimento del Tempo è Il Dolore (1847)


 È Improntata, dedicata, come dice il titolo, alla tematica, alla questione, problematica della
sofferenza del dolore in una chiave collettiva, quindi globale, direbbe lui, che fa riferimento alla
Seconda Guerra Mondiale e a una dimensione invece più individuale, più famigliare che fa
riferimento alla perdita, alla sofferenza famigliare, personale.
 Ricordiamo la perdita del figlio morto appunto piccolo, il figlio Antonietto, però, pochi ricordano che, un
altro dolore che ha colpito Ungaretti è stato quello del fratello maggiore morto.
 In effetti la raccolta Il Dolore è suddivisa in sezioni:
 la prima, ad esempio, è intitolata Tutto Ho Perduto: dove si alza forte il dolore per appunto la morte del
figlio e del fratello, ad esempio, c’è una poesia intitolata Sei Tu Mio Fratello
 e poi altre sezioni, anche una dedicata a Roma occupata
Quindi le due dimensioni della sofferenza e del dolore in chiave personale, famigliare e in chiave globale,
intormentiva in riferimento appunto alla Seconda Guerra Mondiale

 Poi successivamente Ungaretti pubblicherà negli anni 50 La Terra promessa, un’altra raccolta Un
grido e paesaggi (1952), Taccuino del vecchio (1960) fino ad arrivare a un volume, alla raccolta delle
sue opere che sono pubblicate con il titolo complessivo di Vita di un uomo.

 Quindi questo mostra, testimonia come appunto la produzione di Ungaretti si estenda dall’inizio del
Novecento fino alla fine: Vita di un nomade è del 1969 e lui decede nel 1970, quindi è una produzione ampia
ed è molto riduttivo e assolutamente impossibile relegare la produzione di Ungaretti solo alla prima fase,
poi vedremo e riprendiamo brevemente.

 Molto importante sono le così dette parti di Ungaretti, o i luoghi di formazione di Ungaretti: sappiamo che è
nato ad Alessandria D’Egitto da genitori luchesi, quindi in provincia di Lucca, e, ad esempio, la famosissima
poesia Fiume enumera queste patrie.
 Negli anni Dieci del 1900: nel 1912 a Parigi frequenta gli ambienti dell’avanguardia letteraria ed
artistica e questo è molto importante, e quindi conosce e ha contatto con Picasso, con Brecht, con
Modigliani e con Apollinaire. Alla Sorbona frequenta le lezioni di Bergson
Bergson: che fra i vari nuclei teorici elabora il concetto del tempo come durata, ricordavamo quello che
dicevamo prima, appunto c’è una relativizzazione delle categorie di tempo e spazio, nel tempo inteso come
durata, non più come una cadenza appunto oggettiva.

 Pubblica le prime poesie sulla rivista Lacerba: è una rivista che all’inizio apre in area cubista nel 1915
 Poi nel 1915 partecipa alla Prima Guerra Mondiale, come interventista, e nel 1916 pubblica il Porto
Sepolto che è il primo libro di liriche: si tratta di una trentina di poesie all’inizio, il primo nucleo di
33 poesie scritte in trincea.
 Negli anni Venti Allegrie di Naufragi che accoglie e integra con varianti le poesie del Porto Sepolto e poi
l’Allegria dagli anni Trenta fino all’edizione del 1942.
 Dagli anni Venti Ungaretti vive a Roma lavorando anche come critico e come giornalista e quindi anche
Roma ovviamente è fondamentale nella vita e nella formazione ungarettiana e, tra parentesi, Ungaretti
diventa un punto di riferimento per i giovani poeti, poi leggeremo anche un passo che documenta questo.

 Dal 1936 al 1942 (quindi tra metà degli anni Trenta e gli inizi degli anni Quaranta): vive in Brasile, a San
Paolo, dove insegna all’Università e poi insegnerà anche in Italia e dedicando degli importanti saggi e studi
anche a Leopardi, per esempio
 Infatti, viene nominato nel 1942 sia accademico d’Italia, ma anche professore di Letteratura Italiana
Contemporanea all’università di Roma.
 Tutto questo mette in luce il ruolo e l’importanza che ha svolto Ungaretti e la sua attività nella produzione
appunto anche successiva e mette in luce come quelle che sono le molte novità del Porto Sepolto, della
prima fase della poesia ungarettiana derivino anche da una formazione e un contatto che Ungaretti ha
avuto con gli ambienti innovatori dell’avanguardia e con esperienze letterarie appunto e artistiche.

 Infatti, negli anni Dieci la sua poesia si presenta come una poesia innovativa, originaria,
rivoluzionaria e poi negli anni successivi c’è un recupero della tradizione.
 Questa appunto formazione di Ungaretti risente degli ambienti e dei contatti appunto giovanili ricordavamo
Parigi, ricordavamo l’ambiente della Lacerba.
 L’interesse anche per la poesia francese contemporanea: in particolare per i Mallarmé, per il
Simbolismo e lo studio e la cura della tradizione italiana con Leopardi, con Petrarca.

 Accanto a questa formazione si inserisce anche la sua attività di traduttore: è stato anche un
traduttore ad esempio dell’opera di Blake
1º. Quindi nella prima frase della poetica - ungarettiana che confluisce nell’Allegria attraverso i passaggi che
abbiamo ricordato (Porto Sepolto > Allegria di Naufragi > Allegria): prevale la frantumazione della
metrica e della sintassi e l’abolizione della punteggiatura con un forte analogismo; quindi, con la
prevalenza di elementi rivoluzionali per l’epoca.
2º. Nella seconda fase che è inaugurata da Sentimento del Tempo prevale invece un andamento più
tradizionale più armonioso con il recupero della metrica tradizionale e di forme espressive e
stilistiche meno innovatrici, meno estreme.

La costante tra questi due elementi (tra la fase più sperimentale, rivoluzionaria, innovatrice e la fase più
tradizionale) è fornita, rappresentata dal culto della parola. La parola viene comunque caricata di
massima tensione espressiva per sollecitarne il potenziale di rivelazione: cioè, la poesia rivela, il
potere della poesia è quello di rivelare la verità grazie a una ricerca intensa sulle parole.
Ecco che il binomio memoria - innocenza diventa un binomio costitutivo della poetica ungarettiana.

 Quindi per essere molto sintetici, perché poi ritroveremo questi elementi, nell’Allegria degli anni Trenta
(1931) in cui confluisce la produzione poetica giovanile, quindi, i testi costituiti durante la Prima Guerra
Mondiale, a questa religione della parola, nome dato dalla critica, si unisce l’urgenza biografica e realistica.

Quindi: assenza di punteggiatura, massimo risalto dato alle parole, sconvolgimento, scardinamento
dato dalla metrica tradizionale, uso di versi brevi, prevalenza dell’essenzialità, versi brevi fino alla
coincidenza del verso con la parola, come dicevamo prima.

L’immediatezza espressiva è manifestata anche dall’uso presente indicativo e questo taglio


autobiografico ovviamente si ricollega alla partecipazione dell’autore alla guerra: tant’è vero che noi
possiamo individuare, è stato definito il Porto Sepolto o comunque la poesia dell’Allegria anche come una
poesia, diciamo con un andamento che ha le caratteristiche di un diario perché vediamo che sono
riportati luogo e tempo di composizione di poesia; sono i luoghi della Prima Guerra Mondiale e le date
(es. 23 dicembre 1915); quindi sono indicati i riferimenti ,possiamo dire, prono topici cioè che riguardano il
luogo e il tempo.
Sappiamo che queste caratteristiche di essenzialità, di brevità, di realismo e di concretezza sono dovute
anche al contesto della guerra; quindi, la brevità e l’essenzialità hanno anche un significato di carattere
realistico, biografico, diciamo denotativo quindi in guerra c’era un’urgenza di scrittura rapida e di scrittura
breve; quindi, che c’è anche una motivazione diciamo attuale ed effettiva. C’è un ricorso importante anche
alle sinestesie e alle similitudini con anche il ricorso alle così dette parole chiavi, parole tema.
 In queste poesie la sofferenza individuale, la sofferenza singola appunto del soldato si inserisce e si
accosta ad una dimensione collettiva che riguarda tutti coloro che, in questo caso, partecipano alla
guerra, ma anche tutta l’umanità in una dimensione in cui Ungaretti recupera anche il sentimento
della fraternità, non a caso appunto la famosa poesia intitolata Fratelli
 Il contatto con la violenza della guerra rafforza la tensione del poeta verso la purezza, l’innocenza e
l’origine: tant’è vero che nella poesia Veglia lui dice
Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

Cioè, il contatto con la violenza e l’atrocità della guerra spingono al riscoprire il valore della vita, quindi in una
quasi contraddizione, sono versi che testimoniano ancora l’urgenza, la necessità e una condizione, purtroppo,
sebbene cambiato il contesto, comunque un dramma umano attuale.

 L’Allegria a cui allude il titolo rinvia, allude al ritrovamento di momenti autentici e quindi innocenti,
puri nella speranza, nella realizzazione di un’armonia desiderata: quindi Allegria di Naufragi, cioè,
nonostante il naufragio, quindi la possibilità di un ritrovamento di vita appunto autentica.
 Quindi sentimenti dell’armonia universale, timore della morte, della sofferenza, trama della guerra,
ma anche lo scatto vitalistico, la riscoperta della vita etc.
 Ad esempio, Veglia è una delle poesie più note, su cui si lavora, oppure altre famosissime come Fratelli
 Qual è la svolta con Sentimento del Tempo degli anni Trenta?
 In Sentimento del Tempo c’è un recupero della tradizione che si può cogliere anche in questo spirito, in
questa dimensione del ritorno all’ordine di cui abbiamo parlato in ambito politico e culturale negli anni
Trenta. Quindi si assiste a un allontanamento dal vissuto e ad una ricerca di una poesia pura, sublimata
nella letterarietà e resa più astratta.
 Ungaretti recupera, ristabilisce la metrica tradizionale, recupera l’endecasillabo e reintroduce l’uso della
punteggiatura
 Questo clima di normalizzazione espressiva e d’inclinazione in parte classicista si colloca appunto
in questo clima di ritorno all’ordine, del clima letterario e politico, anche con il recupero che prima
la Ronda aveva già fatto con gli esempi dei modelli tradizionali
 Gli ermetici riconosceranno nell’Ungaretti di Sentimento del Tempo un maestro per appunto
quest’atmosfera rarefatta, per la raffinatezza, il preziosismo, la libertà analogica che porta anche
con l’ermetismo a una chiusura poi espressiva e lo vedremo con appunto l’ermetismo.
 In Sentimento del Tempo in cui prevale quest’andamento tradizionale e classico si assiste a una ripresa
di moduli espressivi dell’immaginario anche Barocco e a una riflessione sulle grandi tematiche
della morte, del tempo, della memoria, dell’estate, del mito; quindi facendo venir meno quell’istanza
esistenziale e idealistica che nasceva poi dall’urgenza del contatto con la realtà che caratterizzava la prima
fase.
 Con il Dolore (1947)
 Abbiamo già detto, le tematiche centrali sono quelle della guerra: l’occupazione di Roma, la scoperta
dei campi di sterminio nazisti, il grande dolore della morte del fratello e del figlio che sono esposti nella
forma idealistica sperimentata nell’Allegria.
 Cui si ricollegano anche i riferimenti concreti e con la ricerca di un significato anche religioso
perché, come sappiamo, nel 1928, quindi a fine anni Venti inizio anni Trenta, Ungaretti recupera, o
si converte, dipende dalle interpretazioni, comunque il suo credo religioso.

Quindi c’è anche dimensione religiosa che viene evocata ad esempio in alcune poesie, sia di Sentimento del
Tempo che nel Dolore, quando rievocando la lontananza, la perdita degli affetti famigliari, la madre oppure
il fratello, proietta la sofferenza in una dimensione di carattere metafisico o religioso. Per esempio, nella
poesia La Madre, che fa parte della raccolta Sentimento del Tempo, in effetti vediamo, assistiamo già nella
prima strofa a questo rinvio alla dimensione ulteriore metafisica, religiosa in questo caso.
La Madre
E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.
Quindi questa lontananza, distacco che si proietta in una dimensione metafisica, religiosa dove sarà possibile
ritrovare quell’unità, quell’unione appunto con la madre che si è persa nella dimensione appunto terrena a
causa della separazione definitiva appunto della morte, ma non è una separazione definitiva perché poi ci
sarà un ricongiungimento, secondo il poeta ,con una dimensione ultraterrena.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.

Molto, ad esempio, intense sono anche le poesie tratte dal Dolore, così abbiamo un assaggio delle varie
raccolte.
Tutto ho perduto
Tutto ho perduto dell’infanzia
e non potrò mai più
smemorarmi in un grido.
L'infanzia ho sotterrato
nel fondo delle notti
e ora, spada invisibile,
mi separa da tutto.
Di me rammento che esultavo amandoti,
ed eccomi perduto
in infinito delle notti.
Disperazione che incessante aumenta
la vita non mi è più,
arrestata in fondo alla gola,
che una roccia di gridi

E queste sono poesie dedicate alle separazioni famigliari, al fratello e poi ci sono quelle dedicate al figlio.
Passaggio in cui Ungaretti spiega l’importanza di questo recupero dell’endecasillabo in riferimento a un
suo intervento appunto negli anni Trenta:
Le mie preoccupazioni in quei primi anni del dopoguerra (quindi del primo dopoguerra) - e non mancavano
circostanze a farmi premura - erano tutte tese a ritrovare un ordine, un ordine anche, essendo il mio mestiere
quello della poesia, nel campo dove per vocazione mi trovo più direttamente compromesso (…saltiamo alcuni
passaggi, alcune righe…)
La memoria a me pareva, invece, una àncora di salvezza: io rileggevo umilmente i poeti, i poeti che cantano. Non
cercavo il verso di Jacopone o quello di Dante, o quello del Petrarca, o quello di Guittone, o quello del Tasso, o
quello del Cavalcanti, o quello del Leopardi: cercavo in loro il canto. Non era l'endecasillabo del tale, non il
novenario, non il settenario del talaltro che cercavo: era l'endecasillabo, era il novenario, era il settenario, era il
canto italiano, era il canto della lingua italiana (recupero dell’endecasillabo con Sentimento del Tempo) che
cercavo nella sua costanza attraverso i secoli, attraverso voci così numerose e così diverse di timbro e così gelose
della propria novità e così singolari ciascuna nell'esprimere pensieri e sentimenti: era il battito del mio cuore che
volevo sentire in armonia col battito del cuore dei miei maggiori di una terra disperatamente amata.
E poi, brevemente, solo il punto di vista di un autore su cui poi noi lavoreremo con il romanzo appunto Carlone,
che è Libero Bigiaretti che è stato uno dei giovani poeti, ovviamente all’epoca, che ha visto in Ungaretti
appunto un maestro, una guida per la poesia, per il rinnovamento poetico.
Infatti, in interventi, interviste che ha dedicato ad Ungaretti pubblicati su rivista, giornali e poi raccolte in un
volume postumo che è intitolato Profili al Tratto Libero Bigiaretti ricorda la lezione di Ungaretti che ricorda in
particolare questi aspetti: sottolineatura delle tematiche della ricerca dell’innocenza, della poesia originaria
Ungaretti non ha trovato subito il consenso, la popolarità e il successo che sono stati doni dell’età matura, ma le
poesie di Ungaretti circolavano misteriosamente tra i giovani che discorgevano l’avvenimento più importante
della poesia contemporanea. Fu da primo una popolarità da iniziati, da cenacolo una sorta di malattia giovanile, i
suoi versi brevissimi e rari (quindi sono quelli del Porto Sepolto, L’Allegria dei Naufragi etc.) diventavano
proverbiali prima di essere conosciuti. Oggi è coscienza comune che gli spazi, le pause… che formano le poesie
ungarettiane sono un prolungamento, una pertinenza del verso o forse la sua cassa armonica. Ma trent’anni fa
giornali umoristici ironizzavano su taluni suoi versi brevi e isolati, allo stesso modo la sua figura singolare
incantava prima che la si potesse avvicinare.
E qui ricorda anche la presenza fisica la famigliarità per Ungaretti di alcuni luoghi che all’epoca, nel Novecento,
sono stati importantissimi come i luoghi di cultura, cioè i così detti caffè letterali, ad esempio il Caffè Aragno,
Caffè Rosati a Roma o tanti altri caffè invece in altre zone anche appunto a Firenze
Chi allora era come me alle prime armi giovane e timido guardava Ungaretti come un essere inaccessibile e mitico
che poteva essere visto a una certa distanza nella famosa saletta del caffè Aragno
E poi appunto continua, ricorda anche lo studio e i saggi su Leopardi, le sue lezioni in America etc.
E quindi questi elementi sono fondamentali e sono da ripercorrere molto bene per quanto riguarda la poetica
ungarettiana.
Altrettando necessario è lo studio fondamentale dell’opera poetica di Eugenio Montale.
Eugenio Montale
La stessa attenzione dobbiamo porla alla poesia di Montale, poi vedremo la poesia di Saba, nel senso che non ci si deve
limitare alla prima e famosissima raccolta di Montale, non ha scritto solo Ossi di Seppia, come molti pensano e dicono.

 Anche in questo caso siamo difronte a una figura centrale del panorama appunto del Novecento: anche
Montale, come Ungaretti, percorre il Novecento, quindi anche la sua poesia percorre il Novecento, in realtà
la sua opera.
 Lo ricordavamo anche prima per Ungaretti, sono autori che hanno all’attivo anche tante collaborazioni
giornalistiche, di critica, ma anche attività traduzioni, Montale è stato anche un critico musicale; quindi, la
sua è un’attività molto fertile e ricca
 È un poeta ligure, un poeta genovese, quindi la Liguria occupa parte importante per quanto riguarda anche
il paesaggio della sua opera poetica
 In effetti, se ricordiamo, noi abbiamo già appunto segnalato, come un poeta di riferimento per Montale, a
parte Eliot, che è noto e il correlativo – oggettivo e adesso lo riprendiamo, però è anche Sbarbaro per la
questione anche del paesaggio, per il suo tipo di poesia
 Quindi sicuramente per Montale, in cui fondamentali sono autori come Eliot, da cui riprende la pratica,
l’espediente stilistico del correlativo- oggettivo, oppure anche Dante se noi pensiamo anche all’importanza,
al ruolo che Montale riserva alla figura femminile che, se ricordiamo, è sempre evocata in modo poetico
attraverso anche l’uso di nomi che fanno riferimento o all’ ambito mitologico (pensiamo ad esempio a
Clizia) o all’ambito animale, quindi più terreno (pensiamo ad esempio a Volpe, a Mosca, cioè nomi)
dietro ai quali si nascondono ovviamente dei riferimenti biografici e quindi delle figure importanti
femminili della vita di Montale
 Dal punto di vista stilistico, mentre in altri casi, ad esempio per Ungaretti, parliamo, ritroviamo l’uso
dell’analogia, ritroviamo l’uso anche della ricerca della poesia pura, con Montale, soprattutto a partire
dall’altra raccolta , le Occasioni, prevale una pratica allegorica e l’uso del correlativo oggettivo che
permette di , poi lo vedremo meglio, esprimere particolari sentimenti e sensazioni attraverso il
riferimento a oggetti; quindi, la così detta poetica dell’oggetto, o poetica emblematica.
 Quindi non si esprime direttamente lo stato d’animo, ma lo stato d’animo è evocato attraverso la
descrizione di oggetti, ad esempio i limoni (non a caso appunto una notissima poesia di Montale è intitolata
I Limoni) oppure tante immagini che ricava la poesia montaliana, ad esempio La Rete, La maglia che Non
Tiene, oppure il Varco , cioè sono tutte immagini che si riferiscono e alludono alla condizione
esistenziale, al male di vivere, alla ricerca di una possibilità di vita, di una speranza che si può aprire
in piccoli spiragli, in occasioni appunto improvvise in cui magari il poeta riesce a intravedere la
verità o un lume di speranza, ma si tratta appunta di Occasioni, della Maglia che non tiene, Della rete che
non tiene, occasioni impreviste.

 Ossi di Seppia: è la prima raccolta che viene pubblicata/esce nel 1925. Questo è l’anno del Manifesto
degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce che Montale firma.
 In questo stesso anno Montale conosce Svevo, di cui parlavamo, e contribuisce con alcuni suoi articoli, degli
anni 1925-1926, a divulgare, far conoscere e far in qualche modo esplodere il caso Svevo, quindi con
articoli, saggi pubblicati anche su Solaria.
 Abbiamo detto che è un poeta ligure, nasce a Genova, però, come in tutti gli altri casi, ci sono tantissime
altre città e luoghi formativi: sicuramente Firenze, anche Milano
 Infatti, tra 1927-1928: sarà a Firenze e sarà fondamentale questa città come luogo culturale e a Firenze
conoscerà tantissimi intellettuali e poeti, ad esempio, anche il poeta americano Ezra Pound; quindi, è ovvio
che i riferimenti anche internazionali e tutto il panorama sono molteplici.
 Ad esempio, frequenta alcuni caffè (Caffè Aragno, Caffè Rosati che sono dei caffè importanti di Roma), ma un
caffè notissimo a Firenze è il Caffè delle Giubbe Rosse, importante anche per Mario Luzi
 Montale dirige il Gabinetto Vieusseux e la sua biblioteca e verrà poi rimosso, licenziato perché non
iscritto al Partito Fascista
 Poi si dedica a traduzioni, si dedica a collaborazioni giornalistiche fino al suo passaggio, al trasferimento a
Milano come redattore del Corriere della Sera
Questi sono riferimenti che si forniscono per capire il percorso dell’autore, non bisogna necessariamente
ricordare questi aspetti, ma la poetica sì.
 In questo periodo si apre alla cultura inglese e conosce Eliot
 Lavora alla redazione di Solaria, altra rivista di letteratura, di cui parleremo, e tante altre
 Anche il metodo, oltre ad Eliot e alla poetica ed esponente del correlativo – oggettivo, altro riferimento
letterario fondamentale, lo ricordavamo prima, è Dante e quindi anche il metodo della poesia
allegorica e appunto il ruolo salvifico della funzione femminile
 Nel 1939 pubblica la raccolta Le Occasioni: dedicate a Irma Brandeis che è una studiosa italianista
americana che Montale canta, ricorda con il nome poetico di Clizia.
 Poi ovviamente ci sono gli anni dell’occupazione nazista, ci sono tanti episodi anche interventi e contatti
con altri intellettuali ed amici
 Si iscrive al Partito d’Azione e partecipa al Comitato di Liberazione Nazionale della Toscana
 Poi pubblicherà altre opere: infatti pubblica nel 1956 l’altra importantissima raccolta La Bufera e altro ,
(quindi vediamo che non è solo Ossi di Seppia che è la prima raccolta, poi Le Occasioni) dove la bufera fa
riferimento alla bufera della Seconda Guerra Mondiale

 A seguito poi anche della disillusione che vive nel mondo moderno, nel mondo sempre più massificato in cui
sembra difficile la sopravvivenza della poesia Montale conosce, attraversa un periodo di silenzio poetico di
circa dieci anni. In questo periodo di silenzio poetico…però cosa fa? Continua a scrivere, non pubblica
poesia, scrive anche poesia (vedi :2.8 nel manuale Ferroni c’è un breve paragrafo dedicato a Montale
Prosatore), scrive e pubblica prosa ad esempio pubblica una raccolta di prose dal titolo Farfalla di Dinard e
prose saggistiche nel volume Auto da Fè .

Quindi c’è anche un Montale prosatore che pubblica magari articoli, interventi che erano apparsi
anche su riviste, le collaborazioni e anche appunto tutto il suo lavoro sul Corriere della Sera. Quindi,
pubblica volumi di prose narrative, di prose saggistiche, ad esempio a Farfalla di Dinard, Auto da Fè ,Fuori
di Casa che sono volumi pubblicati tra gli anni Cinquanta e la fine degli anni Sessanta, quindi è un silenzio
poetico in cui Montale non pubblica poesia, ma scrive, continua a scrivere anche poesia, e pubblica prosa e
si dedica appunto anche ad altre attività.

 Prima ricordavamo, facevamo riferimento a Irma Brandeis, a Clizia, che poi è il nome con cui verrà ricordata
appunto Irma Brandeis, ma ci sono altre figure femminili importanti ad esempio Volpe, sarà un’altra
figura femminile che appare in una sezione della Bufera ed altro e che è un nome, Volte, che fa riferimento
ad un altro amore montaliano per Maria Luisa Spaziani.

 Il passaggio ulteriore, per quanto riguarda le figure femminili, che come vediamo, subiscono un
mutamento nel senso che nella figura femminile di ambito, aulico mitologico come Clizia diventa
una figura sempre più terrena: vedi Volpe e poi arriveremo a Mosca che è il nome con cui Montale ricorda
quella che poi diventerà sua moglie che è Drusilla Tanzi e ce ne sono altre figure di figure femminili

 La rielaborazione del lutto per la morte della moglie induce Montale a ricominciare a scrivere versi negli
anni Sessanta dando vita a una nuova stagione poetica con una svolta in senso prosastico, cioè una
scrittura poetica che si avvicina alla prosa, che ha un andamento prosastico con un’evidente influenza
dantesca.

Quindi non troviamo più le poesie delle Occasioni o della Bufera ed Altro ma negli anni Settanta, e qui
attenzione perché spesso non si contestualizza, ma l’altra raccolta poetica di Satura (1971 )Montale
è pubblica negli anni Settanta: quindi ci rendiamo conto che passiamo da Ossi di Seppia del 1925 a Satura
del 1971, quindi quasi cinquant’ anni di differenza nel Novecento e non sono anni in cui non è successo
nulla nel contesto italiano europeo e internazionale, a parte la Seconda Guerra Mondiale, ma molto altro.

Quindi attenzione perché il cambiamento, il passaggio del tempo non è un passaggio del tempo, come
sempre anche per noi, inerte, indica dei cambiamenti importantissimi dal punto di vista sociale, culturale,
storico, economico che si riflettono anche in letteratura, che si riflettono anche nella poetica degli autori.
Tant’è vero che, se noi leggiamo una poesia di Ossi di Seppia e leggiamo una poesia di Satura di vediamo
anche il cambiamento stilistico, quindi questo è fondamentale.
 Quindi Satura viene pubblicato nel 1971 e su questa linea della svolta in senso prosastico si collocano anche
le altre raccolte di Montale sempre più prosastiche che sono:
 Diario del 71 e del 72 (1973)
 Quaderno dei quattro anni (anni 70)
 E anche, ad esempio, Altri versi

 Poi sono state pubblicate anche altre raccolte come, ad esempio, anche un Diario Postumo con dubbi di
autenticità
 Poi ovviamente ricordiamo che Montale è stato anche insignito del Premio Nobel per la Letteratura negli
anni 70 (1975) ma anche altri
Poesia tratta da Ossi di Seppia, quindi dalla prima raccolta
Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore da ubriaco.

Poi, come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto


alberi, case, colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Quindi vediamo la possibilità di scoprire la verità, la realtà dell’esistenza, ma solo in alcuni momenti, quasi
come una folgorazione che poi si rivela fugace e quindi poi si ritorna alla realtà, quindi una scoperta improvvisa
(vedrò compirsi il miracolo) che è una scoperta che è solo personale, soggettiva. Un’ aria di vetro, arida: è una
sinestesia, figura retorica che si basa sulla possibilità di evocare tramite un’immagine, far riferimento a
sensazioni sensoriali diverse e che appartengono a sfere sensoriali diverse

 Nelle Occasioni molto conosciuta è anche la poesia La casa dei Doganieri


Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:

 In Ossi di Seppia invece ricordiamo:


Spesso il male di viere ho incontrato;
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia riarsa,
era il cavallo stramazzato, era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Questa è famosissima, per esempio queste immagini sono esempi di correlativo oggettivo perché stanno a
indicare, sono immagini che, attraverso appunto la rievocano rinviano a una condizione , esprimono stati
d’animo

 Satura
 è suddivisa in quattro parti, sezioni:
 Xenia I
 Xenia II
 Satura I
 Satura II

 Ha un significato, come sempre, importante che già è veicolato a più riprese dal titolo Satura, anche
questo titolo è emblematico perché segnala, richiama sull’origine del nome:
 La tipologia della satura latina: una commistione di stili, linguaggi, argomenti, tematiche differenti
 E anche però assume una connotazione di tipo satirico a sottolineare la componente di satira della
poesia montaliana
 Con riferimento per quanto riguarda Xenia, dal punto di vista del significato, ai doni votivi che si
facevano e in particolare con Montale il riferimento per quanto riguarda la moglie, evocata nella
poesia con il nome di mosca poi deceduta

La poetica dell’Ermetismo
 È possibile leggere l’evoluzione poetica di inizio Novecento in un percorso, come hanno sottolineato i critici,
come Macrì, Fettucciani e tanti altri critici, che va dalla lirica nuova alla lirica pura fino ad arrivare
all’ermetismo
 L’ermetismo si sviluppa sulla base di tutta una serie di riferimenti e di influssi di carattere poetico e
letterario
 Si sviluppa essenzialmente: ci sono due linee, due gruppi poetici importanti
 Ermetismo fiorentino
 Ermetismo meridionale
 L’Ermetismo si sviluppa, sorge a Firenze negli anni 30 del 1900
 Riferimento al passo tratto da Ungaretti da Vita di un Uomo: in cui Ungaretti sottolinea, spiega il recupero
dell’endecasillabo che attua in particolare nella raccolta Sentimento del Tempo (pubblicata nel 1933) che è
la raccolta di riferimento per i poeti ermetici
 Il primo autore critico che utilizza il termine di ermetismo per questo tipo di poesie è Francesco Flora che
nel Saggio Critico della Poesia Ermetica (1935-1936): parla appunto di ermetismo, di poesia ermetica
con un’accezione anche di carattere negativo ossia ad indicare il carattere chiuso, oscuro difficile
della nuova poesia giovanile, delle nuove tendenze poetiche. In particolare il riferimento a Salvatore
Quasimodo ad Alfonso Gatto ad un primo Mario Luzi, Bigongiari: poeti che utilizzavano un linguaggio
cifrario, allusivo su modello di Sentimento del Tempo di Ungaretti, un linguaggio allusivo di origine
simbolista e mallarmeana (ossia Mallarmè) complicato da tecniche oniriche di matrice surrealista. Quindi
confluiscono nell’ermetismo molte componenti: ossia la tendenza simbolista’ influenza del
surrealismo, le tecniche oniriche e la componente simbolista, in particolare della poetica francese,
soprattutto di Mallarmé.
 Oltre a queste componenti, sicuramente altre componenti di questa poetica, evidentemente molto
complessa, sono: la componente religiosa in particolare essenzialmente cattolica che ruota intorno a
alcune figure sia di poeti sia di teorici, come ad esempio Carlo Bo, Oresti Macrì etc. e la componente
filosofica Neoplatonica, del neoplatonismo e la componente mitologica
 Quindi è una poetica complessa che raduna varie ascendenze, componenti: religiosa, filosofica, simbolista
etc.
 In effetti l’accezione negativa è poi con il tempo scomparsa e il termine è stato utilizzato per indicare la
poetica che si è affermata negli anni 30
 Il nome ermetismo: deriva essenzialmente dal nome di Ermete, Ermes: la divinità greca corrispondente alla
divinità latina di Mercurio, messaggero degli dei e padre e divinità della parola, Ermete o Ermes ma Ermete
Trismegisto ossia dal punto di vista letterario è : tre volte grandissimo che era l’ appellativo
attribuito dagli egiziani ai loro dei. In riferimento all’antico dio egiziano Thot, identificato con il greco
Ermete Trismegisto: questo era il nome sotto il quale, in età tardo ellenistica, venivano diffusi scritti
filosofici di tipo Alessandrino con elementi platonici.
 Una delle riviste più importanti di area ermetica è la rivista Il Frontespizio: fondata a Firenze, negli anni 30,
nel 1929-1940 diretta da Bargellini (e di area ermetica abbiamo anche un’altra rivista: Campo di Marte
fondata a Firenze da Gatto e da Pratolini) proprio su questa rivista venne pubblicato nel 1938 un
saggio di Carlo Bo (noto studioso, critico e rettore dell’Università di Urbino) intitolato Letteratura
come Vita che è considerato una sorta di manifesto dell’ermetismo. Perché Bo spiega il carattere
esistenziale della letteratura: la letteratura non è una professione, ma è una condizione: quindi una
condizione e vivere la letteratura come condizione esistenziale significa essenzialmente ripiegarsi
su una vita interiore che esclude, evita qualsiasi interesse rivolto alle cure pratiche e quotidiane.
 Si parla quindi di una vita dello spirito che si realizza nella poesia: che diventa per Bo e per gli ermetici
“unica nostra ragione d’essere”
 Questo porta alla ricerca di purezza, a un’astensione da qualsiasi forma di impegno pratico e
politico e da qualsiasi rifiuto ideologico.
 La letteratura è concepita in modo assoluto e in modo puro
 Molti di questi poeti e critici hanno una formazione religiosa e cattolica per i quali la parola ha un valore
ontologico: cioè, contiene l’essere.
 Nell’ermetismo prevale un oltranzismo simbolista: infatti frequente è l’uso della analogia, frequenti
sono i giochi di corrispondenze sonore e musicali su catene alogiche su uno sfondo filosofico che è quello
dell’intimismo cattolico, della cultura francese, del neoplatonismo, dell’esistenzialismo tedesco e francese
 I maestri sono individuati in Mallarmé in alcuni surrealisti come Éluard, in Campana (nel campana orfico) :
sottolineiamo la centralità di Campana, nella poesia del Novecento, Onofri e nell’Ungaretti di Sentimento del
Tempo.
 Gli ermetici costituirono una vera e propria scuola utilizzando alla fine un registro precostituito: cioè tutta
una serie di soluzioni linguistiche formali che venivano adottate che consistono:
 nell’uso prevalente dell’endecasillabo
 nell’astrazione e rarefazioni delle immagini che contano, così come le parole, anche per il loro valore
evocativo e le loro parole per la loro componente musicale
 uso di accostamenti analogici
 soppressione di elementi di soppressione, ad esempio, degli articoli determinativi in modo da rendere
assoluta ed allusiva la parola, quindi eliminando anche nessi grammaticali proprio per rafforzare le
catene alogiche

 L’Ermetismo nasce appunto negli anni 30 quando sono pubblicate le raccolte poetiche di Isola di
Alfonso Gatto e il Porto Sommerso di Salvatore Quasimodo

 In ambito poetico poeti essenzialmente ermetici sono: Salvatore Quasimodo, Alfonso Gatto che sono
esponenti dell’ermetismo meridionale, mentre nell’area toscana fiorentina possiamo ritrovare Mario Luzi
(che però rientra nella fase,area ermetica solamente per quanto riguarda le prime raccolte di Mario Luzi :
cioè La Barca e Avvento Notturno) , poi abbiamo in area ermetica anche autori come Carlo Retocchi e ai
margini sempre dell’ermetismo per alcuni aspetti Leonardo Sinisgalli, per certi versi all’inizio è
influenzato dall’ermetismo anche Vittori Sereni.
 Questa poetica dell’ermetismo rimane primaria fino agli anni 40, dopo di che nel 42-43 si afferma il
neorealismo quindi l’ermetismo comincia a declinare, anche se rimangono delle presenze
 Dal punto di vista interpretativo l’ermetismo che si sviluppa negli anni Trenta e quindi quando in Italia
domina la cultura fascista e siamo in pieno fascismo negli anni Trenta, l’ermetismo è apparsa come
l’unica possibilità di espressione diversa rispetto a quella della cultura fascista.

 Però è stato variamente interpretato, nel senso che:


 Da un lato essendo, privilegiando una vita interiore, il distacco dalla realtà, la rarefazione della parole
attraverso una poesia rarefatta, distacco dalle pratiche, dalla realtà, dal quotidiano e quindi l’isolamento
dei poeti e che si chiudono in una “torre d’avorio” e si occupano solo dei fatti letterali e poetici è
stato interpretato come distacco e quindi disinteresse dalle questioni politiche e quindi contesto
politico culturale dell’epoca
 Dall’altro però può essere interpretato come l’unica possibilità di dar vita a un tipo di poesia, di
letteratura diversa dalla cultura fascista, differenziandosi dalla cultura fascista facendo
sopravvivere quindi la parola poetica opposta alla retorica fascista altisonante. Quindi quasi a voler
significare una forma di contrasto e quasi di “resistenza ante litteram” alla cultura dell’epoca*
*Secondo questa interpretazione il linguaggio difficile, allusivo, cifrato sarebbe stato un modo per eludere la
censura.
Quindi ci sono stati grossomodo due posizioni importanti divergenti : una che sottolinea il distacco, il discorso
esclusivamente poetico e quindi distacco dei poeti, letterati dal contesto storico politico dalla realtà e quindi
anche dal momento in cui ci si poteva occupare, impegnare a livello ideologico contro il regime dittatoriale e
quindi distacco, disinteresse e invece una possibilità alternativa di fare così e forse l’unica di opporsi al tipo di
cultura dominante.

Alfonso Gatto
 Uno dei poeti ermetici di riferimento
 Poeta salernitano e la raccolta poetica ermetica è Isola (1932)
 Altre raccolte importanti sono Morto ai Paesi sempre degli anni Trenta (1932)
 Isola e Morto ai Paesi che poi confluiscono in un volume di poesie
 Scrive e raccoglie anche poesie della Resistenza: partecipa alla resistenza e negli anni 60 pubblicò La Storia
delle Vittime Poesie della Resistenza
 Ha lavorato, collaborato presso riviste letterarie in particolare a Solaria*, Campo di Marte (rivista che
contribuisce a fondare con Pratolini)
*Solaria: Altra rivista importante degli anni 30 nata a Firenze che proponeva un tipo di letteratura aperta
all’ambito europeo e quindi qui appaiono saggi e traduzioni di autori stranieri, saggi importanti anche
appunto su Svevo e collaborazioni di importanti firme come Montale e Gatto. Solaria proponendo questa
cultura aperta in un contesto europeo tendeva a sprovincializzare la cultura fascista degli anni 30, quindi la
cultura dell’epoca: questa apertura all’Europa, quindi alla letteratura straniera, internazionale

( fascismo: che propugnava una cultura essenzialmente nazionalista e autarchica sotto tutti i punti di vista,
quindi è chiaro che il contrasto era evidente), è emblematica e resa esplicita già dal titolo Solaria: ovvero
Sole ed Aria quindi un’apertura solare a una cultura che sia europea in contrasto con una cultura che
invece è autarchica e quindi fascista.

 antifascista e partecipa alla Resistenza


 a Salerno sui muri ci sono citazioni dai versi tratti dalle poesie di Alfonso Gatto
Altri poeti di area ermetica: Carlo Betocchi, * Leonardo Sinisgalli (che per alcune vie respirano dell’area
ermetica)
*Carlo Betocchi: pubblica una raccolta poetica molto importante intitolata Realtà vince Sogno.
Però ci soffermiamo meglio su Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo
 Uno dei poeti più importanti di area ermetica e ripercorre delle esperienze, ha un percorso poetico che poi
ritroviamo anche in altri poeti: come, ad esempio, Mario Luzi per quanto riguarda il rapporto con
l’ermetismo.
 Questo nel senso che è esponente della linea ermetica Meridionale, come Gatto: in questo caso con
Quasimodo siamo in Sicilia
 Quasimodo pubblica le prime poesie sulla rivista Solaria negli anni 30
 così come in parte altri autori città importanti di formazione di Quasimodo: sono Firenze, Roma, Milano etc.
 Nel 1929: va a vivere a Firenze
 Nel 1930: pubblica la raccolta Acque e Terre
 Nel 1933: pubblica la raccolta Oboe Sommerso che è quella a cui si fa riferimento essenzialmente per
l’ermetismo
 Nel1936: pubblica altre raccolte come Erato e Apollion
 Negli anni 40 raccolte come Ed è subito Sera (1942): che è una raccolta che include la produzione
precedente
 Con la raccolta Giorno dopo Giorno (1947): si assiste a un cambiamento di poetica, cioè si segna,nota il
passaggio a una poesia più impegnata, con una componente di carattere ideologico.
 Questo passaggio da una prima fase ermetica a una seconda fase in cui prevale una componente più
realistica e un recupero del contesto socioculturale, quindi un recupero dell’interesse per le questioni
pratiche e ideologiche, che invece erano avulse dall’ermetismo, è dovuto al contesto e agli eventi
dell’epoca (vedi Seconda Guerra Mondiale). È la storia, sono i fatti della guerra, cioè della Seconda
Guerra Mondiale, che richiamano i poeti a un contatto con la realtà, a un impegno nel contesto
storico sociale. Per cui anche Quasimodo in Alle Fronde dei Salici si rende conto, così come tutti gli altri
poeti, come non è più possibile fare poesia, in modo rarefatto, isolandosi dal reale, cercando la
purezza etc., perché la storia richiama a un impegno e a un recupero anche della dimensione
ideologico, politica e storica.
 Queste due fasi però non slegate: quindi anche nella seconda fase, o comunque nella poetica a partire da
Giorno dopo Giorno del 1947, è possibile ravvisare comunque elementi di continuità che possono ritrovarsi
comunque nell’uso di alcuni elementi o modalità, stilemi che comunque erano tipici della prima fase, della
fase ermetica; comunque, si può riscontrare la tendenza alla mitizzazione, alla dimensione favolosa, anche
in parte astratta che caratterizza anche il paesaggio siciliano. Cioè componenti che nella prima fase
ermetica erano peculiari e che in qualche modo in misura minore, però si possono ritrovare anche
nella seconda fase.
 Fondamentale l’aspetto musicale del linguaggio che deve evocare, suggerire
 Quindi fino a Ed è Subito Sera (1942) Quasimodo è legato al clima della letteratura ermetica degli anni 30 e
poi in particolare a partire da Giorno dopo Giorno (1947) invece si lega alla poetica dell’impegno che poi è la
poetica che negli anni 40 sarà quella del neorealismo
 Oltre a ciò, abbiamo La Vita Non è Sogno (1949)
 Altre raccolte e poi la pubblicazione di tutte le poesie degli anni 60
 Dobbiamo ricordare il lavoro molto importante che Quasimodo svolse come traduttore:
 in particolare, traduttore dai classici latini e greci: infatti, famosissima è la sua opera Lirici Greci (1940)
 Ma anche l’attività di traduttore di autori moderni: come Shakespeare, Volier, Neruda

Quindi un’attività di traduzione, che abbiamo visto anche in altri autori, vedi Ungaretti: traduzioni da Blake
oppure l’attività di traduzione che sarà fondamentale anche in autori come Vittori, Pavese soprattutto per
quanto riguarda la letteratura americana o in Mario Luzi per quanto riguarda la letteratura francese, la
letteratura spagnola. Anche Vittorio Sereni è stato un traduttore, quindi c’è sempre un’attività di collaborazione
con giornali, quotidiani, riviste, traduzioni etc.

 Quasimodo è un altro autore insignito del Premio Nobel per la Letteratura con varie polemiche per
altri autori, poeti non insigniti per lo stesso riconoscimento
 Oboe Sommerso è la poesia eponima:
Oboe Sommerso (area ermetica)
Avara pena, tarda il tuo dono
in questa mia ora
di sospirati abbandoni.

Un òboe gelido risillaba


gioia di foglie perenni,
non mie, e smemora;
in me si fa sera:
l’acqua tramonta
sulle mie mani erbose.

Ali oscillano in fioco cielo,


labili: il cuore trasmigra
ed io son gerbido,

e i giorni una maceria.


Vediamo che questa poesia è molto diversa da quella che possiamo trovare: Alle Fronde dei Salici
Alle Fronde dei Salici
E come potevano noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

 Appartiene alla raccolta Giorno dopo Giorno (1927)


 Questa poesia è apparsa prima in rivista e questa poesia è una delle poesie che mette in evidenza il
passaggio dal momento ermetico a quello più ideologico, civile, politico di Quasimodo
 Vediamo come anche semplicemente leggendo la poesia e vedendo l’organizzazione, la struttura del testo
poetico notiamo la differenza anche nel linguaggio*: prima (con Oboe Sommerso) abbiamo un linguaggio
allusivo, rarefatto etc. bvediamo come qui prevale un atteggiamento realistico, concreto e di
impegno (è messo in evidenza proprio nei primi versi)
 Notiamo i riferimenti agli eventi reali, ai fatti reali quindi piede straniero sopra il cuore / morti
abbandonati nelle piazze: è un chiaro riferimento agli eventi al Secondo conflitto Mondiale con
immagini anche metaforiche, con figure retoriche di grande effetto: metafore ma anche sinestesie* (urlo
nero : una delle più famose forme sinestetiche citate) *sinestesia: unione in un’unica immagine parole che
fanno riferimento a ambiti sensoriali differenti e in questo caso urlo nero abbiamo la sensazione uditiva e
quella visiva
 della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? : Immagine che rende in modo
moderno, perché c’è il riferimento al telegrafo e quindi alla modernità sociale e tecnologica, però c’è anche il
riferimento, la rielaborazione dell’immagine tradizionale religiosa Madre e Figlio, cioè quella della
Crocifissione, non a caso usa il termine crocifisso.
 Così come nelle Fronde dei Salici: “le nostre cetre erano appese” chiaramente riprende il passo biblico
dell’Esodo
Quindi una poesia ricca di riferimenti anche culturali molto importanti e riferimenti anche all’epoca
contemporanei, cioè all’occupazione dei tedeschi, alla guerra, secondo conflitto mondiale e notiamo la
differenza se non altro già semplicemente da queste rapidissime letture.

Vittorio Sereni
 Ha un esordio che può essere inserito in area ermetica soprattutto per le prime due raccolte
 È un poeta molto importante del Secondo Novecento
 Ed è un poeta di Luino in realtà è importante questa sua connotazione, cioè il fatto che sia nato a Luino,
perché è una città di frontiera e non a caso la sua raccolta poetica di esordio si intitola Frontiera (1941):
una raccolta emblematica perché, con il termine Frontiera:
 Non si allude solamente alla frontiera di tipo geografico e reale che effettivamente divideva l’Italia dalla
Svizzera, Luino come terra di confine etc., città di confine
 Ma si allude a un significato metaforico perché si allude alla frontiera, quindi di carattere politico e
ideologico, che separa l’Italia Fascista dall’Europa Democratica. Quindi la frontiera diventa un’entità
simbolica riferibile a una condizione di precarietà, di incertezza dell’individuo e in riferimento a questa
tensione, a questo significato ideologico.

 D’altro canto, Sereni è stato uno dei primi poeti che ha parlato nei versi di Europa: ha individuato
nell’Europa, vedendo l’Europa come realtà democratica da opporre all’ Italia Fascista

 La raccolta Frontiera (1941) e Diario dell’Algeria (1947), in particolare Frontiera, si collocano nel
clima dell’ermetismo, ma Sereni introduce nell’ambito della tradizione ermetica la lezione di Pascoli, di
Gozzano con anche influenze montaliane e con un grande riferimento, importanza al presente, alla
realtà presente

 Diario dell’Algeria (1947) altra raccolta fondamentale della sua poetica perchè fa riferimento alla
sua vicenda di prigioniero. Nel 1943 Sereni viene fatto prigioniero dagli anglo americani e internato per
due anni in campi di prigionia di Algeria e Marocco: quest’esperienza di prigionia in guerra è alla base del
suo Diario dell’Algeria in cui è fondamentale la condizione da una parte di precarietà, ma anche di
resistenza che è più evidente in un momento di guerra, ma anche la sua condizione di perplessità
esistenziale perché la condizione di prigioniero gli impedisce di partecipare sia alla guerra che alla pace.
Cioè, si trova, vive in una condizione di limbo impossibilitato a prendere parte sia alla vita che alla
morte, sia alla guerra che alla pace perché è prigioniero e quindi non può partecipare alla
Resistenza, alla guerra, non può dare il suo contributo per la pace. Quindi è una condizione di
incertezza, precarietà e in una posizione appunto mediana che provoca in Sereni anche sensi di colpa,
insoddisfazione e quindi instabilità che sono espressi molto bene in alcune poesie di Diario dell’Algeria, ad
esempio, una poesia molto nota è Non sa più nulla, è alto sulle ali
Non sa più nulla, è alto sulle ali
Non sa più nulla, è alto sulle ali
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna.
Per questo qualcuno stanotte
mi toccava la spalla mormorando
di pregar per l'Europa
mentre la Nuova Armada
si presentava alle coste di Francia.

Ho risposto nel sonno: - E' il vento,


il vento che fa musiche bizzarre.
Ma se tu fossi davvero
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna
prega tu se lo puoi, io sono morto
alla guerra e alla pace.
Questa è la musica ora:
delle tende che sbattono sui pali.
Non è musica d'angeli, è la mia
sola musica e mi basta.
Campo Ospedale 127, giugno 1944

 È una poesia molto interessante, emblematica

 Notiamo un altro elemento interessante: è un diario poetico (Diario D’Algeria) quindi anche in questo caso
troviamo l’indicazione di un luogo (Campo Ospedale 127, giugno 1944) quindi poesia di guerra (così come
era stato Ungaretti con Porto Sepolto e Allegria, lì con la Prima Guerra qui con la Seconda, ma sappiamo
anche che Ungaretti con Il Dolore degli anni 40 ritorna sulle tematiche della Seconda Guerra Mondiale)

 Vediamo questa condizione di incertezza come viene cantata, esposta in versi: Non sa più nulla, è alto sulle
ali il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna, qui si fa riferimento anche all’utilizzo, trasporto dei
caduti anche sugli aerei; quindi, venivano trasportati e riferimento ovviamente all’esperienza dello sbarco
in Normandia i vari riferimenti storici (la Nuova Armada) e poi vediamo pregar per l'Europa

 io sono morto / alla guerra e alla pace. /Questa è la musica ora:/ delle tende che sbattono sui pali / Non è
musica d'angeli, è la mia / sola musica e mi basta: perché unica percezione che lui può avere è questo del
vento; quindi, delle tende che sbattono sui pali / io sono morto / alla guerra e alla pace non posso partecipare
né alla guerra e né alla pace
 quindi è una poesia emblematica e molto suggestiva
 anche in questo caso la sua produzione poetica prosegue quindi non si chiude con questa raccolta, quindi
prosegue con altre opere.
 Quindi dopo la Guerra torna in Italia e si impegna, si occupa in attività anche imprenditoriali e editoriali nel
senso che lavora nell’ufficio stampa della Pirelli (una delle più grandi aziende dell’epoca) , mentre altri
lavoreranno all’Olivetti come Bigeretti, Volponi, Codignola, Porfini e tanti altri intellettuali ; quindi nasce
anche un famoso connubio letteratura e industria negli anni 50-60 e riviste che si occupano di queste
problematiche.
 Lavora anche presso la Mondadori: quindi in ambito pluri- editoriale
 A queste esperienze sono legate altre raccolte e altri libri anche prove saggistiche etc:
 in particolare, La Raccolta di Strumenti Umani (1965)
 Stella Variabile degli anni 80

 Poi anche altre opere:


 Gli immediati di ritorno
 Prose saggistiche
 Testi in prosa, saggi critici

 È stato un importante traduttore in particolare dal francese Corner Richar, Guillaume Apollinaire e anche
dagli autori americani come Williams etc. quindi anche in questo caso c’è un’attività di traduzione
importante
 Attraverso le poesie come quelle della La Raccolta di Strumenti Umani c’è anche una rappresentazione o
comunque riferimenti alla realtà del mondo imprenditoriale, la realtà dell’industria, della fabbrica in
particolare
 Riferimento: Citazione di Mengaldo
 Una visita in Fabbrica: poemetto molto interessante che rientra nell’ambito di questo filone che rientra
nell’ambito di questo filone della così detta letteratura industriale che si occupa delle tematiche e della
modernità industriale
Mario Luzi
 Da citare per quanto riguardo la sua produzione che è vastissima perché ha attraversato tutto il Novecento:
nato nel 1914 e poi scomparso alle soglie, all’inizio del 2000, precisamente 2005
 Poeta, traduttore, saggista, critico, uno dei più grandi poeti contemporanei
 Poeta contemporaneo che ha un’ampia formazione culturale, letteraria in particolare sui poeti
francese Rimbaud, Mallarmé* che ha anche tradotto.
*Mallarmé: nella ricerca della purezza, nella rarefazione della parola arriva a teorizzare la così detta pagina
bianca; nello studio della poesia simbolista nella ricerca della purezza, della rarefazione delle parole Mallarmé
arriva a teorizzare la pagina bianca: ossia la ricerca di purezza talmente portata all’estremo che la purezza
assoluta comporta l’assenza di parola, quindi di fatto la pagina bianca, quindi infondono la non
espressione perché le parole sono comunque “incrostate” dall’uso quotidiano. Quindi per cercare la
purezza e la raffinatezza più estrema si arriva all’assenza e quindi alla pagina bianca per Mallarmé.

 Un percorso che Luzi condivide quello della ricerca della purezza, ma non abbraccia, non condivide i
risultati, gli esiti estremi della pagina bianca a cui arriva Mallarmé alla ricerca della purezza ideale
 Importante la formazione su Rimbaud, Mallarmé su Campana orfico e anche importante la formazione sul
poeta surrealista Eluar
 La poesia luziana è ricchissima di riferimenti letterali: che vanno da Petrarca a Dante a Leopardi a Montale
a Eliot e a autori e poeti internazionali
 È stato un traduttore dalla letteratura francese, spagnola
 La sua produzione è amplissima
 Essenzialmente poeta, ma anche critico, saggista e anche autore di teatri in versi, di opere teatrali in versi
 Nasce in provincia di Firenze e si forma in area fiorentina ed è uno degli esponenti per quanto riguarda le
prime raccolte, quindi:
 La barca, raccolta degli anni 30 (1935)
 Avvento notturno (1941), vedi Avorio
Queste raccolte si collocano in area ermetica

 Per il resto poi a partire dagli anni 45- 46, dopo Avvento Notturno abbiamo il recupero, così come era
avvenuto per quasimodo, della dimensione ideologica, quindi la dimensione civile, recupero del contesto
storico appunto a seguito degli eventi della Seconda Guerra Mondiale
 Infatti, con Un Brindisi (raccolta del 1946): la fase ermetica si conclude, si apre un'altra fase con:
 Quaderno Gotico
 Primizie del Deserto
 Onore del Vero
Sono tutte raccolte importanti fra gli anni 40 e gli anni 50

 Queste raccolte da La Barca a Onore del Vero confluiscono in quello che Mario Luzi in un libro vengono da
lui raccolte sotto la definizione del giusto della vita
 Un secondo tempo della poesia luziana che lo stesso poeta definisce nell’ Opera del Mondo raccoglie le
sillogi degli anni 60-70 che vanno da Nel Magma (raccolta degli anni 1963):
 è una raccolta di svolta perché si assiste a un cambiamento della poetica e soprattutto della poesia di
Luzi in cui viene instaurata quasi una dimensione polifonica della poesia con elementi narrativi,
riflessivi, prosastici e il poeta Mario Luzi si immerge nel magma contemporaneo, nella realtà magmatica
dell’epoca: in riferimento appunto alla società e trasformazioni degli anni 60
 Poi abbiamo altre raccolte negli anni 80- 90: ad esempio, Per il Battesimo dei Nostri Frammenti, Viaggio
terrestre e celeste di Simone Martini (grande artista toscano senese) e che appartengono all’ultimo tempo
della poesia luziana, poi Frasi e Incisi di un Canto Salutare e altre che fanno parte dell’ultima poesia che
Luzi definisce frasi nella luce nascente, poi ci sono altre raccolte
 In questo passaggio tra epoche, fasi per cui un esordio ermetico, le prime due raccolte da La Barca e Avvento
notturno, il cambiamento negli anni 60 a partire dal Magma e poi con l’ultima fase etc. una costante della
dimensione poetica luziana è la componente religiosa, il suo così detto cristianesimo inquieto.
Nel senso che pur nella precarietà della vita e dell’ esistenza e nei dubbi che lo stesso poeta ha e che espone
anche attraverso, nelle raccolte dagli anni 60 in avanti (attraverso anche un uso molto fitto, ad esempio,
delle interrogative quindi l’uso di frasi interrogative) nonostante i dubbi, le perplessità, le precarietà
dell’esistenza e le varie vicende della vita ( Infatti, Luzi parla di vicissitudine sospesa: cioè in questa vita
che è essenzialmente sospesa, precaria) l’unica certezza per il poeta è comunque la fede che nonostante
tutto però rimane. La critica parla di un cristianesimo inquieto perché è una fede salda che va alla ricerca,
che si interroga sul significato dell’esistenza anche alla luce delle contraddizioni dell’esistenza stessa.
Quindi è emblematico di questo e questa ricerca è evidente in una struttura poetica, in un tessuto poetico
che poi nelle raccolte degli anni 70-80 cambia anche dal punto di vista di struttura poetica perché è un
tessuto che presente una versificazione a gradini ricca di interrogativi esistenziali che attraversano e
scuotono il poeta.
 Tant’è vero che alcune raccolte come Naufragi e Incisi o su Fondamenti Invisibili: questi due elementi della
frammentarietà e dell’unità sono proprio messi in evidenza in raccolte come queste; Per Battesimo
dei Nostri Frammenti quindi da una parte si mette in evidenza la frammentarietà della vita, dei
nostri Frammenti, dall’altro un tentativo di unità attraverso il richiamo religioso, come il richiamo
al battessimo. Oppure su Fondamenti Invisibili o Frasi e Incisi di un Canto Salutare quindi frammentarietà
ma poi un canto salutare cioè che produce poi in qualche modo proiettati alla salvezza
 Quindi prevale negli anni della maturità 70-80 anche una sperimentazione formale con versi frantumati,
spezzati con poesie, epigrammi, poemetti narrativi, filosofici
 Nell’ambito del teatro in versi di Mario Luzi fondamentali sono opere come:
 Ipazia
 Rosales
 Importanti sono ad esempio testi e saggi critici che dedica al discorso naturale oppure ad alcuni autori e
poeti del Novecento con attenzione traduttiva alla letteratura francese e spagnola
Umberto Saba
 Autore fondamentale del Novecento che si distacca dalla poesia, pura ed ermetica e segue una poetica
differente che la critica ha definito, individuato in una linea anti-novecentesca, novecentista: ossia una
poesia che Umberto Saba segue in modo autonomo distaccandosi da quella che è la poesia ermetica
negli anni Trenta; quindi, c’è una linea anti-novecentista (che anche Pasolini sottolinea) rispetto
alla linea novecentista dell’Emetismo.
 Sulla linea inaugurata da Saba, sabiana si possono poi collocare autori come Sandro Penna, Giorgio Caproni
negli anni successivi
Citazione da un’intervista, ricordo che Libero Bigiaretti ha tramandato di Umberto Saba raccolto dal volume
postumo Profili al Tratto
Non era vanità né orgoglio l’amore profondo di Saba per la propria poesia, quel sentirla insostituibile, unica, era
perfettamente naturale come ciascuno di noi sente non sostituibile e imparagonabile la propria vita. Saba ha
coinvolto più di ogni altro la propria vita nella poesia sicché l’operazione critica di distinguere e separare nella sua
poesia i momenti più alti e quelli di apparente caduta, il ricordo autobiografico e l’astrazione lirica appare più che
inutile, insensata.
Quindi a sottolineare questo stretto rapporto tra vita, biografia e vita, biografia e letteratura

 Il primo riferimento che dobbiamo ricordare è il luogo della nascita fondamentale (anche per il peso,
l’importanza che ricopre nella sua vita e nella sua poesia e ovviamente nella sua formazione): Trieste,
nasce qui negli anni 80 dell’Ottocento (1833) e vi conclude la parabola esistenziale negli anni 50 del 900.
 Trieste è fondamentale e non a caso una delle raccolte più famose di Saba è intitolata proprio A
Trieste: Trieste e Una Donna. Questo perché è vero che la poesia di Saba, l’opera poetica sabiana è
confluita nel Canzoniere: la raccolta poetica che avuto una prima edizione nel 1921 che comprende tutta la
produzione poetica di Saba che viene accresciuta con edizioni successive negli anni 40-50 fino ad arrivare
all’edizione postuma, definitiva degli anni 60 (1961) , quindi tutto ciò è vero. Però il Canzoniere include le
raccolte poetiche di Saba che ha prodotto e scritto nella sua vita e le principali che sono molto note sono:
 Casa in Campagna
 Versi Militari
E queste sono tra le prime raccolte
 Trieste e una donna (è una delle più importanti) collegata alla città di Trieste
 L’Amorosa Spina
 Cuor Morituro
 Preludio e fughe
 Piccolo Berto
 Parole
 Ultime cose
 1944
 Mediterranei
Che sono appunto le raccolte degli anni 40; quindi tutte raccolte poetiche che vanno a confluire nel
Canzoniere

 Trieste è fondamentale per la sua formazione: come già per Svevo, anch’egli triestino, per Saba un ruolo
importante nella sua vita, produzione e attività letteraria viene svolto dalla psicanalisi per i motivi
già citati per Svevo. Il fatto che Trieste in quegli anni apparteneva all’Impero Austro ungarico quindi la
diffusione della psicanalisi, della teoria di Freud è molto più rapida ed efficace rispetto agli altri territori di
quello che poi sarà il territorio italiano.
 Quindi Trieste risente moltissimo l’influenza della psicanalisi e allo stesso modo Saba, che poi seguì anche
un periodo di cura psicanalitica per far fronte ad alcune sue nevrosi, risente l’influenza della
psicanalisi e questo fornisce una chiave di lettura anche per la sua opera letteraria e la sua opera
poetica
 Il Canzoniere è un’opera complessa anche se apparentemente potrebbe dare un’altra impressione perché
differentemente da quelle che sono le peculiarità che contraddistinguono la linea novecentista poetica, la
poesia di Saba è una poesia che utilizza un linguaggio quotidiano, è una poesia non rarefatta e più
attenta agli elementi quotidiani, agli affetti, però è una poesia altrettanto complessa, ricca poi di
immagini e di figure che devono essere appunto interpretate
 Importante per Saba è l’onestà: per Saba il poeta dev’essere onesto; quindi, cerca nel fondo del
proprio io le verità più nascoste, più intime ecco quindi che il ruolo della psicanalisi è fondamentale
per la ricerca della verità di sé, questo sprofondare nel proprio mondo interiore, la ricerca di questa
verità profonda prima di tutto della propria vita e di sé.
 Il poeta deve regestare la verità profonda, nascosta di sé e di tutti gli esseri e in questa ricerca di onestà il
poeta ritrova una funzione soddisfacendo il bisogno di socialità.
 Saba (citando dei versi famosi) vuole sentirsi fra gli uomini un uomo aspirando a viere la vita di tutti,
ossia vuole essere come tutti gli uomini si pone lontano la sua poesia dal frammentismo (che invece è
diffuso tra molti poeti del Novecento) e aspira a una dimensione narrativa
 Quindi il Canzoniere:
 opera complessiva che raduna le raccolte poetiche sabiane ha un andamento anche narrativo.
 La poesia in questa ricerca di onestà, di verità intesa come analisi, scandaglio profondo nella
propria soggettività rifiuta lo sperimentalismo formale e pone, privilegia l’attenzione attribuita
ai significati ossia alla dimensione semantica, ai significati.
 Questo non significa che Saba non curi, come invece cura, l’espressione formale e stilistica che, dal punto
di vista della struttura, segue più un andamento tradizionale, ma l’elemento tradizionale della
struttura poetica è rinnovato dalla novità tematica e dalla novità anche metodologica, cioè
proprio quest’indagine nel profondo tramite l’analisi del proprio io.
 Quindi il Canzoniere, nella propria complessità, è un’opera ampia, complessa della letteratura del
Novecento e le poesie, le raccolte sono strutturate secondo un ordine preciso: è diviso in tre libri, in
varie sezioni con un fittissimo intreccio di legami, rimandi tra le varie poesie.
 Proprio nel guidare il lettore nell’ interpretazione del Canzoniere Saba ha scritto, pubblicato un’opera
che ne chiariste i significati che è intitolata Storia e Cronistoria del Canzoniere (1948)
 L’arco temporale abbracciato dalle poesie del Canzoniere (nell’edizione definitiva del 1961) copre la
parte del Novecento vissuta da Saba (1900 1964) e nel passaggio da un’edizione all’altra del Canzoniere
si possono ravvisare tutta una serie di varianti, rifacimenti e espulsioni operate dal poeta
 Il titolo, il Canzoniere, si ricollega alla tradizione: quindi appunto a Petrarca da cui però, per quanto
riguarda le caratteristiche della poesia Saba si distacca, in particolare perché all’impianto
tradizionale accompagna la novità dei temi, la novità della poetica, di una poesia che è realistica e
narrativa che segue la dimensione del vissuto, cioè stretto rapporto tra vita e poesia
riaffermando questa ricerca di onestà di poesia e ricerca del valore della poesia
 Importante anche l’elemento musicale nelle poesie di Saba: condivideva anche una pulsione di tipo
musicale
 Da ricordare sono da ricordare anche dei testi, opere in prosa:

 Scorciatoie e raccontini, degli anni 40


 Storia e Cronistoria del Canzoniere (1948)
 Ernesto: è il romanzo incompiuto pubblicato postumo, dopo la scomparsa dell’autore negli anni 70 (1975) e
che si basa, descrive l’adolescenza, la formazione con riferimento di carattere autobiografico del poeta e
con riferimento anche a esperienze di carattere formativo, ma anche esperienze di carattere sessuale, con
riferimento anche ad un incontro omosessuale
Tra i vari riferimenti e influenze abbiamo anche Leopardi e altre influenze letterarie

 E poi la ripresa nell’ambito della linea sabiana del solco che può essere un percorso che può portare in
parte a Caproni
 Una delle poesie più note dedicata alla moglie: A Mia Moglie

 Frequente l’uso di similitudini tratte dagli elementi naturali della campagna, degli animali etc.
 Poesia dedicata alla Moglie in cui paragona la moglie a tutta una serie di animale mettendone in luce le
caratteristiche
 Vediamo anche come dal tono la poesia è molto diversa da quella ermetica, ma da questi paragoni trae gli
elementi che caratterizzano ed esaltano la figura della moglie
 Ci sono altre poesie molto famose anche quelle scritte negli anni del Secondo Conflitto Mondiale al seguito
del quale Saba era di madre ebrea fu costretto a rifugiarsi, fuggire, cambiare sede , andò a Firenze dove
conobbe Montale, si innestano poi problematiche legate alle vicende storiche dell’epoca
Nell’ambito di questa linea anti-novi centista di cui parla Pasolini etc., abbiamo anche, possiamo inserire anche
Sandro Penna
Sandro Penna

 Autore del Novecento che può collocarsi in questa linea sabiana


 Alcuni versi famosi sono:
Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita (versi molto efficaci)
~
La vita è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all'alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell'aria pungente.
~
ora la voce tua disparirà
E domani cadrà anche il tuo fiore
E nulla più verrà forse la vita
si spegne in un falò d’astri d’amore
~
felice chi è diverso essendo egli diverso, ma guai a chi è diverso essendo egli comune

 Notiamo come uno dei temi cari a Penna sia quello della diversità che egli ha sperimentato in primo luogo,
in prima persona per la sua condizione di omosessualità, quindi questa sua diversità che l’ha posto anche ai
margini della società per l’epoca
 La sua poesia è caratterizzata da versi brevi e utilizza anche una parola che assume valore anche
simbolico, ma è una poesia limpida, chiara concreta che utilizza un lessico quotidiano e può per
questo collocarsi in una linea sabiana
 È quella di Sandro Penna una delle voci più suggestive del Novecento
 Pubblicò poesie su rivista grazie all’interessamento di Saba e di Montale:
 Ad esempio, la prima raccolta pubblicata è Poesie (1939)
 Oppure una raccolta degli anni 50: Una strana gioia di vivere
 Stranezze: Meravigliose e (ritrovate) stranezze
 Proprio l’attenzione agli aspetti quotidiani, alle emozioni è stato accostato: la critica lo accosta a Saba o
comunque alla linea sabiana
 Tematiche predilette sono quelle della diversità, giovinezza, fanciullezza, infanzia, adolescenza,
amore, amore giovanile che sono cantate, declinati con toni delicati, personali attraverso una
vitalità e spontaneità che tende ad esaltare il candore, la bellezza giovanile
 Quindi spesso a porre la genuinità, sincerità in contrapposizione all’ipocrisia e alla mistificazione
che dominano la società borghese
 Quindi da una parte c’è l’esaltazione dell’amore per la vita descritta nelle emozioni e nei gesti più
semplici e dall’altra si mette in evidenza la drammaticità, la fugacità dell’esistenza
Giorgio Caproni
 Altro grande poeta che può collocarsi in questa linea novecentista sabiana e che ha una produzione molto
ampia e che occupa il Novecento
 È un poeta livornese che attraversa tutto il Novecento ed è stato fraterno amico di Bigiaretti
 Legato a Livorno, ma legato a tante altre città come, ad esempio, Genova: una città fondamentale, dove si
trasferisce, sia per la sua vita che per la sua attività letteraria, così come è altrettanto importante è Roma.
 Livorno e Genova diventano i luoghi privilegiati anche nell’opera poetica di Caproni
 Ha un’ampia produzione a partire dalle poesie raccolte nella silloge Come Un’Allegoria degli anni 30
(1936), Ballo a Fontanaingorda (1938) , entrambi sono i primi volumi poetici
 È un poeta- maestro: nel senso che svolge un’intensa attività di maestro e quindi si connota anche in questo
senso personalmente
 Partecipa alla Seconda Guerra Mondiale e alla Resistenza
 Negli anni 40 pubblica raccolte come Finzioni e Cronistoria
 Dal 1945, quindi nel dopoguerra e a Roma, lavora come maestro elementare, musicista, traduttore
soprattutto dal francese (ad esempio traducendo Proust), collabora a riviste letterarie, ovviamente come gli
altri, nel suo caso ad esempio alla Fiera Letteraria e a vari quotidiani
 Altre raccolte successive negli anni 50 famose, ad esempio, sono: Stanze della Funicolare, Il seme del
piangere, alcuni titoli hanno un’origine dantesca (il titolo Il Seme del Piangere riprende un canto del
Purgatorio) , come ad esempio Il seme del piangere o anche Il muro della Terra altra raccolta successiva
 Opere degli anni 80: il Franco Cacciatore, il Conte di Kevenhüller
 Altra raccolta importante è il Congedo di un Viaggiatore Cerimonioso e altre prosopopee
 quindi accanto al tema, alla raffigurazione delle città (ad esempio Livorno, Genova) un altro macro-tema
della poesia caproniana è il viaggio
 tant’è vero che qui il congedo assume un emblematico significato: che è il viaggio esistenziale, il viaggio
della vita
 poi il Passaggio di Enea: opera degli anni 50 in cui lui raduna varie raccolte
 in qualche modo si inserisce nella linea sabiana per la predilezione alle tematiche della vita quotidiana,
alla rappresentazione degli ambienti famigliari, dei rapporti famigliari e ai loro temi, con una vena
ironica che attraverso la sua poesia molto intensa, abbiamo visto altri raffronti (di altri poeti) con le
poesie dedicate alla madre oppure tematiche, situazioni che riprendono la condizione di solitudine, di
dolore, di morte e quindi legate alla condizione esistenziale
 da mettere in evidenza la complessità delle ultime raccolte nella ricerca di un significato esistenziale da
parte del poeta
 Congedo del viaggiatore cerimonioso: questa poesia dà il nome alla raccolta.
 Qui si fa riferimento a un viaggio realistico, ma in chiaro significato metaforico: questo prendere la
valigia e scendere ovviamente non ha solo significato di carattere denotativo, cioè il momento del
viaggio, cioè la discesa, ma ovviamente ha un significato metaforico ed esistenziale quindi il congedo
dalla vita.
 Vediamo l’uso delle parentetiche: l’uso delle parentesi è un tratto distintivo dello stile di Caproni:
sono sempre parentetiche, incisi che hanno un significato, un rilievo. Addirittura, questa strofa è
inserita in una grande parentesi: “(Scusate. È una valigia pesante … Vogliate scusare.)”
 Poesia molto efficace, importante che attraversa tutto il Novecento perché Caproni nasce nel 1912, poi si
spegne negli anni 90 del Novecento

Pavese
 Di solito si cita e si ricorda come autore di narrativa, come narratore in particolare come famosi romanzi
come:
 La casa in collina
 La Luna e il Falò
 Lavorare stanca
 È stato anche un poeta: ricordiamo la raccolta poetica: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (raccolta
postuma)
 Anche nel suo caso la sua poesia si colloca in una posizione diversa rispetto a quella che è l’ermetismo,
differentemente si colloca in una dimensione più realistica
Elsa Morante (1912- 1980), L’ Isola di Arturo
 Uno dei grandi nomi della letteratura italiana e è stata al centro della vita letteraria e culturale del
Novecento
 amica anche di altri grandi: in particolare vicina ad Albero Moravia che poi sposò e anche amica di Pasolini
(compare anche in un film di Pasolini)
 Viaggiatrice, scrittrice e grande figura del Novecento
 La Storia: uno dei romanzi più famosi, ma anche ricordiamo L’Isola di Arturo e Menzogna e Sortilegio
sono i suoi grandi romanzi
 Comincia la sua attività pubblicando racconti per bambini: pubblica racconti su rivista dedicati
all’infanzia e ai bambini
 In particolare, alcuni testi sono diventati particolarmente noti: come, ad esempio, Le bellissime
avventure di Caterì dalla trecciolina:
 è un racconto a livello di fiaba che è quest’ Avventura di Caterì dalla Trecciolina
 pubblicato in volume negli anni 40
 quest’edizione venne anche illustrata dalla stessa autrice
 All’inizio scrive novelle, raccontini che hanno intonazione fiabesca, per bambini quindi ha un esordio
favolistico
 Collabora con il Corriere dei Piccoli e con giornali pubblicando storie per bambini, favolette, filastrocche
 Poi pubblica un primo romanzo poco noto che viene pubblicato negli anni 30, 1935-1936, che è intitolato
Qualcuno Bussa alla Porta: pubblicato a puntate su rivista.
 Poi a partire dalla seconda metà degli anni 30 comincia a dedicare racconti più a un pubblico di
adulti; quindi, mette da parte questa posizione dedicata più all’ambito fanciullesco, favolistico però
quest’esordio, questa componente è importante perché poi una dimensione di carattere magico,
visionario, simbolico si può ravvisare anche nella grande produzione narrativa, ossia i grandi
romanzi
 Un volume importante di racconti è Il Gioco Segreto che viene pubblicato nel 1941 e che proprio
raccogliendo racconti apparsi suoi periodi combina queste due componenti: cioè realismo e fantasia ed
elemento fantastico che poi ritroviamo appunto anche nei romanzi
 Romanzi che presentano elementi di modernità:
 ad esempio, l’uso dell’io narrante spesso con la scissione: tra l’io narrante e l’io narrato
 la raffigurazione analitica e la rappresentazione, l’analisi della dimensione interiore, affettiva e dei
sentimenti
 secondo Elsa Morante: “i rapporti umani hanno sempre una profondità misteriosa e propongono una
duplicità senza soluzione”. Spesso la dimensione affettiva e sentimentale è rappresentata anche in
modo ambiguo, duplice ed è proprio questa la duplicità di cui lei parla.
 Nell’analisi, nella rappresentazione della complessità interiore dei suoi personaggi, pensiamo ad esempio
ad Arturo dell’Isola di Arturo, una grande influenza e una grande chiave di lettura viene fornita anche
dalla cultura psicoanalitica che in qualche modo offre gli strumenti per indagare il mondo
interiore.
 Un’altra componente originale è quella che combina la dimensione realistica, la rappresentazione
della realtà della quotidianità alla dimensione più magica, favolistica, metaforica quasi appunto
più visionaria.
 Uno dei romanzi più importanti, il primo grande romanzo Menzogna e Sortilegio
 Pubblicato nel1948, notiamo l’uso della parola sortilegio
 vince il Premio Viareggio, in realtà è un ex equo con Palazzeschi
 Che viene considerato da György Lukács (uno dei critici, sociologi della letteratura) il più grande
romanzo italiano moderno
 L’Isola di Arturo (1957) vince il Premio Strega e riscuote un notevole successo, che è emblematico proprio
della narrativa della Morante perché nuovamente combina le due dimensioni già nell’immagine
dell’isola che:
 Da una parte costituisce, è un’isola reale, è l’isola di Procida
 Ma è, assume anche l’isola una dimensione mitica, simbolica perché è il luogo, momento la dimensione
della fanciullezza di Arturo in cui è possibile quella felicità idilliaca che appartiene all’età della
fanciullezza e che viene poi infranta dal rapporto e dalla conoscenza della realtà e potremmo dire
anche della storia perché poi Arturo lascia l’isola compiendo il suo percorso di formazione ed entrando
nell’età adulta e andando nel continente e poi prendendo parta alla storia e alla guerra.
 Il romanzo esce nel 1957 quindi è un’isola quella di Procida che da una parte ha una dimensione realistica
mentre dall’altra assume connotazioni archetipiche, contorni archetipici che si spiegano in una
dimensione junghiana, in riferimento alla psicanalisi Junghiana.
 Significato, ruolo, funzione che assume l’isola nell’ambito di questo percorso di maturazione del
protagonista, Arturo che dal mondo mitico, idilliaco dell’Isola della felicità dell’idillio dell’infanzia passa a
un’età più adulta; quindi, attraverso un contatto con la realtà e la scoperta anche di alcune realtà, verità
che riguardano la figura del padre,
 Quindi è una maturazione che avviene, e anche una presa di posizione nei confronti anche del rapporto
con la giovane matrigna, una crescita che avviene proprio attraverso una dimensione sentimentale,
psicologica, quindi il rapporto con la giovane matrigna di cui si innamora, un rapporto che non può vivere
fino all’abbandono dell’isola e quindi l’ingresso nella storia e la distanza dal mondo mitico che non può
essere più recuperato, quindi il passaggio alla storia e alla guerra
 L’altro grande romanzo, ma poi ci sono altre opere comunque da ricordare, è La Storia:
 Romanzo che nel 1974 venne pubblicato nonostante è ambientato nella Seconda Guerra Mondiale
 Ebbe grande successo di pubblico, popolare ma aprì un grandissimo dibattito e grandi polemiche
perché Elsa Morante propone una visione della storia: in qualche modo è la storia dei potenti che
schiacciano gli umili, i deboli. Quindi l’autrice denuncia lo scandalo che dura da diecimila anni:
agli uni il potere, agli altri la servitù.
 Quindi in questo caso la dimensione storica, la dimensione delle invenzioni non sono più
amalgamate: nel senso che la parte storica, i riferimenti storici (nel romanzo l’ambito storico di
riferimento sono gli anni della Seconda Guerra Mondiale, secondo conflitto mondiale) sono presentati
con un carattere minuscolo, anche a livello tipografico, all’inizio delle varie parti e occupano poco spazio,
mentre la parte più importante del romanzo e quindi della pagina è occupata dalle vicende
letterarie inventate dei personaggi, protagonisti. Quindi anche questa scelta di spaziare nella pagina
ha un peso nella rappresentazione della storia: quindi il corpo minore è dedicato al materiale storico,
mentre il racconto, la pagina sono dedicate alle vicende dei protagonisti
 Quindi c’è da parte dell’autrice una denuncia della violenza della storia che schiaccia gli uomini,
le persone umili; quindi, è un messaggio molto forte
 Il romanzo si apre con una scena di violenza che in realtà unisce le due forme di violenza
fondamentali del romanzo:
 La violenza della guerra: perché il gesto di violenza è effettuato da un soldato tedesco delle SS, quindi
violenza della storia
 Ma anche la violenza fisica, sessuale sulla donna: perché è un soldato delle SS che violenta una delle
protagoniste cioè Ida Raimondo che assume poi l’immagine di questa mater dolorosa di questa vedova
che poi avrà da questa violenza un figlio, Useppe, che diventerà anche un altro protagonista
 Quindi si apre anche con un’immagine molto forte, significativa sia nell’ambito del discorso storico, ma
anche nell’ambito del discorso esistenziale e femminile
 Arcoeli : altro ultimo romanzo degli anni 80
 Impegno, attenzione alle problematiche del suo tempo perché ella tenne un discorso importante che poi è
stato anche pubblicato: Pro e Contro la Bomba Atomica
 quindi a testimonianza anche delle attenzioni alle questioni della contemporaneità
 conferenza del 1965 pubblicata in volume postumo insieme ad altri testi saggistici di Elsa Morante e
sarà pubblicato in Pro e Contro la Bomba Atomica ed Altri Scritti, un volume degli anni 80
 Anche raccolte di poesie, quindi la sua esperienza poetica (ricordiamo altri autori noti più come narratori
ma che hanno scritto poesie e questo è il suo caso) la raccolta di poesie Alibi (1958), che raccoglie alcuni
componimenti scritti tra gli anni 40 e gli anni 50, con riferimenti, richiami, per quanto riguarda la
struttura poetica, la poetica a Penna, Pasolini ma ovviamente anche alla tradizione a Leopardi, a Saba
ammirato da Elsa Morante per la sua modernità
 Viaggiatrice: ha viaggiato molto in vari paesi come in India, Brasile anche appunto con Moravia, Pasolini
 Il mondo salvato dai ragazzini e altri poemi (opera degli anni 60, pubblicato 1968):
 Importante perché si colloca nel clima della Contestazione del 68
 è importante perché presenta una varietà di stili, generi e, contestualizzandolo con gli anni di
riferimento, ha anche una carica provocatoria.
 In realtà qui l’autrice assembla, unisce materiali, diversi eterogenei che rendono difficile la
classificazione, la determinazione
 Il libro è diviso in tre parti e in sezione: una delle sezioni interessanti, importanti è la Serata a Colono
che è un testo teatrale di Elsa Morante (sotto il titolo generale di Parodia)
 ed è una riscrittura, ripresa della tragedia di Sofocle e quindi una riscrittura dell’Edipo a Colono.
 Importante è il ruolo che poi Morante attribuisce al coro, la riscrittura di questa tragedia, con
anche una fitta rete di rimandi intertestuali e una ricchezza di citazioni differenti che vengono
tratte, a parte da Sofocle che è il testo di riferimento, ma anche da Ginsberg, Orbelling
 Quindi è un testo molto interessante anche per la pluralità di timbri, soluzioni, registri linguistici
incentrati sul rapporto padre figlia, quindi tra Antigone e Edipo
 Nella terza parte di questo libro è dedicata alle Canzoni Popolari: quindi con la centralità che viene data
al fanciullo, ai ragazzini che rappresentano il mito di fanciullezza e dell’innocenza. La polemica che si
instaura è una polemica di tipo ideologico viene tradotta in provocazione dalla morante
attraverso alcune figure emblematiche: ad esempio attraverso la figura del pazzariello
 Altre tematiche oi altre opere come raccolte di racconti etc.
 Tematiche centrali che ricorrono nella narrativa di Elsa Morante:
 La componente tra realismo e dimensione simbolica, magico simbolica quasi fantastica che si può
collegare in parte ai suoi esordi. Questo scavo, analisi dei sentimenti e quindi anche una
rappresentazione realistica nell’immagine interiore, infatti era anche intervenuta nel momento in cui
parte della critica ha riconosciuto nell’Isola di Arturo una componente mitico- favolistica e lei ha
sottolineato però la componente realistica perché comunque l’indagine del mondo interiore, i
rapporti affettivi famigliari che lei descrive fanno parte di una crescita, dimensione reale
dell’essere, del soggetto
 Rapporto con le figure genitoriali, cioè madre e padre: con riferimenti che hanno una spiegazione
anche di carattere autobiografico legata alla doppia paternità: Elsa Morante aveva un padre naturale
e un padre anagrafico. Quest’esperienza biografica viene tradotta spesso, letterariamente, attraverso
l’immagine invece della doppia madre, della doppia maternità.
 Ruolo di intellettuale che ha avuto anche attraverso le sue amicizie con altri intellettuali: Moravia,
Pasolini
 Collaboratrice di tante riviste letterarie, quindi ha vissuto a pieno tutto il Novecento
Alba de Céspedes (1911 – 1997)
 Autrice molto importante, è una figura di spicco della cultura il Novecento, anche nel suo caso ha
attraversato il Novecento, siamo negli anni contemporanei di Morante
 Autrice italo cubana, molto interessante
 Nata a Roma nel 1911, il padre era arrivato a Roma agli inizi del 900 come diplomatico, ambasciatore,
ministro plenipotenziale della repubblica cubana, di Cuba in Italia, il padre, cioè il nonno di Alba era quindi
stato nel 1869 il primo Presidente della Repubblica Cubana (dopo a dichiarazione d’indipendenza di Cuba)
 Quindi c’è un’importante componente biografica e anche di spessore culturale e politico che fa parte
del suo vissuto
 La quale comunque crebbe in Europa infondo tra Roma e Parigi e rapporto con Cuba venne in qualche
modo recuperato, instaurato dall’autrice solamente successivamente negli anni 30. Nel 1939 fece un
primo viaggio a Cuba per soccorrere il padre che stava male e, a partire da questa data, recupera il
contatto, legame con cuba che fino ad allora era stato per lei meno presente se non attraverso la
figura del padre
 Sottolineiamo quindi il suo valore di cosmopolita, intrecci di culture , anche di lingue differente
 A parte i diversi viaggi che dopo il 39 fece a Cuba
 Visse anche a Parigi: l’ultimo periodo della sua vita è trascorso a Parigi dove poi in effetti si è spenta nel
1997
 Al Periodo Parigino sono legate anche due opere, che lei scrisse in francese e poi riscrisse, non
tradusse, in italiano: attenzione perché non si tratta di traduzione, ma di una riscrittura in italiano
 Il suo nome importante anche perché lei fondò una rivista, la rivista Mercurio: fu la prima rivista
dell’Italia Libera che fondò dal 1944 - al1948 intorno alla quale si radunarono le più importanti
firme, sia scrittori che scrittrici dell’epoca e ci sono poi dei numeri molto importanti che sono
dedicati:
 1944: Resistenza del Nord
 1945 Resistenza del Sud
 1946: votazioni del 46, quindi nascita della Repubblica
 Questo perché partecipò anche alla Resistenza: nel senso che fu la voce della Resistenza perché fu una
redattrice di Radio Bari e di Radio Napoli e attraverso i suoi programmi radiofonici, le sue rubriche
con il nome di Clorinda (la donna guerriera: nome letterario, ma altamente significativo, simbolico)
incitava le persone, la gente comune, gli italiani, le italiane alla Resistenza; quindi, è stata molto
importante da questo punto di vista
 Come autrice, essenzialmente romanziera, due sono gli ambiti da lei privilegiati:
 La scrittura diaristica: ha scritto moltissimi diari, quaderni, diari di guerra (infatti sono stati anche
pubblicati) stralci che testimoniano anche le sue vicissitudini (il fatto che, come altre scrittrici: come la
Ginzburg, e scrittori si era dovuta allontanare da Roma, fuggire perché antifascista etc. e quindi
rifugiarsi nelle zone dell’Abruzzo) in questi diari si descrivono, testimoniano anche queste vicende
 La scrittura letteraria

In realtà sono forme di scrittura che si innestano, si completano

 Tra i vari grandi romanzi, in realtà ha scritto anche racconti, poesie: Il suo primo grande romanzo è
Nessuno torna indietro (1938): pubblicato da Mondadori che poi fu l’editore privilegiato da lei, poi questo
romanzo fu colpito da censura prima di essere pubblicato
 Collabora con il settimanale Epoca
 Poi cura una rubrica intitolata Dalla Parte di Lei che poi divenne nel 1949 il titolo dei suoi romanzi più
famosi:
 un romanzo molto importante, denso, ricco, imponente
 1949: anno della pubblicazione scatenando un dibattito che colpì e interessò la critica per vari aspetti
del romanzo, poi la critica, soprattutto quella maschile si incentrò su uno degli aspetti del romanzo che
era legato al finale della storia perché Dalla Parte di Lei è un resoconto memoriale della protagonista
che ripercorre, e quindi è tutto al retroso, della storia in realtà tutta la sua vita a partire
dall’adolescenza, dall’infanzia, la sua storia etc. per in qualche modo rendere ragione, illustrare, trovare
spiegare le motivazioni di un suo gesto drammatico che la portano a uccidere il marito. Questo gesto
della donna che uccide aprì un grande dibattito, creò grande sconcerto della società e del mondo
culture dell’epoca, alcuni le suggerirono di cambiare il finale perché poi infondo la protagonista
poteva anche non arrivare a questo gesto estremo secondo alcuni; invece la scrittrice confermò
questo finale e anzi lo ritenne fondamentale, utile e necessario, ovviamente legato alla vicenda
della protagonista.
 In realtà ci sono stati anche molti studi da parte della critica perché in realtà non è il primo caso: lei si
inserisce in una linea che era già stata trattata in quegli anni anche da altri scrittici*
* come Natalia Ginzburg che qualche anno prima aveva pubblicato un romanzo, É stato così diverso, ma in cui
la protagonista arriva a una stessa conclusione. C’è tutta una critica, uno studio legato anche a queste vicende
che in qualche modo si affermano comunque negli anni del dopoguerra. Anche se si trovano delle tracce negli
anni precedenti della letteratura e quindi si arriva prima degli anni 40, ma già in precedenza c’erano state altre
autrici e situazioni letterarie.
 Quindi vediamo che è molto interessante perché congiunga società, storia, cultura etc.
 È un romanzo imponente, molto ampio
 Ripubblicato l’anno scorso da Mondatori
 Altro romanzo importante: Quaderno proibito
 da cui fu tratta una commedia, uno sceneggiato teatrale televisivo che andò in onda molti anni fa
 altro romanzo importante perché la protagonista (come Dalla Parte di Lei : la scrittrice scrive ,anche
dalla parte di lei, le sue memorie ,ripercorre la sua storia) la scrittrice scrive un quaderno che poi è il
romanzo di Alba Cespedes
 qui c’è tutta la questione, ma c’era anche in Dalla Parte di Lei che riguarda, legata il rapporto tra scrittura
e identità femminile: perché questa protagonista attraverso la scrittura recupera la propria identità di
donna, fa un percorso di conoscenza
 altro romanzo il Rimorso (1963)
 I viaggi, i periodi trascorsi in altri paesi (Cuba, Parigi) , ad esempio ha vissuto un periodo a Washinton : e
proprio quando si trova in America lavora, segue la traduzione, questa volta traduzione fatta da altri di
Dalla Parte di Lei, in inglese le lavora anche alla riedizione in Italiano
 Negli anni 60 si trasferisce a Parigi e a questo periodo parigino appartengono due opere:
 Un’opera narrativa: Sans autre lieu que la nuìt che riscritto in italiano e ripubblicato in italiano presso
Mondadori diventa Nel Buio della Notte
 Volume innovativo e interessante in cui l’autrice registra le voci della folla metropolitana di Parigi
nella prima notta di primavera del 1972
 Anche in questo caso assistiamo a un uso di modi discorsivi e di registri differenti
 Una raccolta poetica: Chansons des filles de mai, Le ragazze di maggio in italiano:
 un testo anche questo molto importante perché fa riferimento (qui ci leghiamo in parte a quel testo
della Morante del 68) alla contestazione, quindi al movimento, in particolare studentesco giovanile
parigino, del 68 parigino.
 E Alba de Cespedes attraverso appunto anche in questo caso una scrittura sperimentale: cioè una
commistione di registri, stili; fa parlare le ragazze, le protagoniste di questo 68 parigino
 componendo un’opera che anche nel caso di Alba de Cespedes un’opera innovativa: attraversa
registri e stili differenti e voci che si uniscono e si compenetrano
 Quindi da una parte c’è la collettività e d’altra la singolarità di queste voci
 È una specie di poesia narrativa: un poema che presenta anche un andamento narrativo
 C’è un materiale autobiografico che doveva ispirarsi alla storia della sua famiglia e anche a Cuba e questo
materiale è ricordato con il titolo Con Gran Amor: titolo che lei aveva ideato riprendendo una frase di Fidel
Castro, ma è un materiale che è rimasto in forma eterogenea
 Esiste un archivio di Alba Cespedes presso la fondazione che ha raccolto a Milano che conserva il suo
materiale, i suoi documenti
 La studiosa più importante di Alba Cespedes che ha riportato all’attenzione della critica questa figura
dell’autrice, della sua produzione è stata Marina Zancan: la prima e più importante in Italia. Poi negli anni
ovviamente e oggi si sono moltiplicati gli studi, gli interventi, i saggi critici, le dedizioni e ormai però chi l’ha
riportata all’attenzione della critica è stata la Zacan. Vediamo infatti che sia libri critici che anche la cura
dell’edizione del Meridiano è stata curata da lei e da altre giovani grandi autrici e da giovani grandi studiosi
come Laura De Nicola Sabrina Cipriani etc.
Joyce Lussu
 Altra autrice di spicco legata alla Resistenza
 La sua vicenda è legata alle Marche perché nata a Firenze, siamo negli stessi anni delle precedenti autrici e
dei precedenti autori, da genitori marchigiani, con ascendenze inglesi
 La sua famiglia ha avuto una casa a San Tommaso di Fermo, e spesso, fin quando era in vita, tornava e
trascorreva l’estate nelle marche e nella zona del fermano c’è il centro studi Joyce Lussu che è attivo per
anche gli studi e le iniziative a lei dedicate
 Il vero nome è Gioconda Salvatori
 Aderisce al movimento Giustizia e Libertà, uno dei movimenti, gruppi antifascisti, insieme al
fratello
 Già suo padre era stato costretto all’esilio in Svizzera perché antifascista
 Nel 1938 incontra Emilio Lussu (noto autore antifascista scrittore di Un anno sull’Altipiano) con il quale si
sposerà e da cui prenderà il cognome e poi continueranno poi insieme la lotta antifascista vivendo nella
clandestinità
 Poi già aveva avuto esperienze internazionali perché per un periodo va a parigini, negli anni 30 va in
Africa
 Dal punto di vista letterario, come autrice è una voce importante: ad esempio un primo libro è Fronte e
Frontiere (1944) in cui in forma autobiografica l’autrice racconta le sue esperienze nel periodo di
relatività clandestina
 Dopo la liberazione è promotrice dell’unione Donne Italiane
 Si occupa anche di pubblicare e tradurre poeti e poesie che appartengono a culture altre: ad
esempio testi di poeti africani, curdi, albanesi, quindi cura un’antologia spesso utilizzando/ attraverso la
lingua veicolare, non conoscendo direttamente le lingue dei libri che poi traduce.
 Quindi poi da una parte si occupa di traduzione letteraria e da una parte poi si occupa anche di
alimentare, tramandare quelle che sono le tradizioni locali, marchigiane. Tant’è vero che scrive testi
sulle Sibille, la Sibilla è una presenza delle Marche: le sibille erano sacerdotesse che avrebbero popolato
gli Appennini quindi l’Italia Centrale.
 Alcuni lavori: Tradurre Poesia, il lavoro sulla poesia
 Altro libro importante: Padre, Padrone e Padre Eterno (1976) è un libro in cui l’autrice si sofferma,
descrive il ruolo della donna nella storia mettendo in evidenza anche la subordinazione che spesso
la donna ha subito, a cui è stata ridotta, vivendo in una società patriarcale
 Poi L’Acqua del 2000: libro che manifesta anche l’attenzione alle problematiche sociali , ambientali
soprattutto da parte della Lussu
 Altri testi: libro di Silvia Ballestra che ha dedicato a Joyce Lussu Una Vita Contro
 Quindi è interessante come donna, scrittrice potente, come donna antifascista perché ha preso parte alla
Resistenza
 Scarpette Rosse è un suo testo molto famoso con riferimento ovviamente alla tragedia della Shoah
avvenuta nella Seconda Guerra Mondiale e ai campi quindi dei sterminio
Anna Maria Ortese (1914- 1998), il Mare non Bagna Napoli
 Un’altra grande figura del Novecento, siamo sempre nello stesso periodo (e come altre autrici attraversa
tutto il Novecento)
 Autrice che nasce a Roma, ma in realtà ha anche un rapporto molto importante con Napoli e non solo
 Viaggia, collabora con riviste letterarie, pubblica su riviste letterarie, ad esempio una rivista importante
per Anna Maria Ortese, è stata la rivista Sud, 1940- 1950, e il gruppo di intellettuali con cui collaborò
viene anche ricordato, citato nella parte finale, in un saggio, del Il Mare non Bagna Napoli
 Collabora con la Fiera Letteraria, scrive e pubblica alcuni testi, alcune poesie e le prime opere importanti
che sono stati pubblicate sono
 Angelici Dolori ( degli anni 30,1937) : sono dei racconti
 L’infanta sepolta (anni 50) : anche questi raccolti
 Il mare non Bagna Napoli (1953):
 Una delle opere più note
 Pubblicato nel 1953: si inserisce, rientra nel periodo del Neorealismo e ha anche una componente del
Neorealismo*
*Il Neorealismo: gli anni del Neorealismo: quelli comunemente riconosciuti in linea di massa, perché poi ci
sono gli estinguo: grossomodo sono gli anni 40-50, cioè dal 1942-1943 al 1955, quelli essenzialmente
descritti e culturalmente come anni del Neorealismo, anche se poi ci sono delle differenze che riguardano
soprattutto la fine del Neorealismo. Perché, se molti riconoscono effettivamente nel 1955 l’anno di svolta e
quindi di fine della parabola centrale del neorealismo ci sono stata anche altre ipotesi, quindi critici e studiosi
che parlano di una fine del Neorealismo già da prima del 1955, già dagli anni 50 e anche prima
 raccoglie testi che erano stati anche presentati prima su rivista
 Anna Maria Ortese anche coniuga componenti di realismo a componenti di elemento magico, possiamo
dire anche surreale: tant’è vero che a lei lo stesso Bontempelli ha riconosciuto il così detto realismo
magico*
* realismo magico: espressione utilizzata per Bontempelli e che sta ad indicare il ritrovamento di elementi
magici nell’ambito della dimensione reale, quindi il reale che si apre ad una dimensione altra, quindi ad una
dimensione magica, può essere attribuito, valido anche per la narrativa della Ortese.
 È un libro che raduna in realtà testi diversi ossia raduna racconti
 Il titolo è un titolo provocatorio: perché sappiamo che Napoli è bagnata dal mare, però è anche vero che
è un titolo che in realtà può avere più significati:
 Titolo realistico: perché ci sono dei quartieri in non c’è il mare, non si vede il mare
 Titolo metaforico: significato metaforico perché sta, indica, propone, veicola un’immagine di Napoli che
non è quella tipica, folclorica, folcloristica della bellezza, della città solare, bagnata dal Mare, ma è un’altra
Napoli quella da lei descritta
 Uno dei racconti più famosi, che è quello di apertura è Un paio di Occhiali: è molto interessante
perché è giocato sul desiderio di una ragazzina di avere un paio di occhiali, che le possa consentire di
vedere, perché non vede bene, è un miope, ma una volta che riesce ad avere con grande fatica questo paio
occhiali perché la famiglia è povera, umile, e quindi comprare gli occhiali costituisce un impegno
economico per la famiglia etc. Ma nel momento in cui compra questi occhiali e li usa, li indossa vede una
realtà che non è quella che si immaginava, non è il mondo “dorato e bellissimo” che lei pensava di
vedere ma è un mondo di miseria, di emarginazione, di degrado e quindi addirittura ha anche una
sensazione di scoramento e di malessere di fronte a tutto ciò. È tutto giocato tra immaginazione e
realtà in un contrasto per quanto riguarda anche la rappresentazione della città di Napoli, già in
questo primo racconto, tra quelli che sono gli ambienti dell’alta borghesia benestante napoletana e
quelli che sono i luoghi, quartieri poveri dove si conduce vita di grande miseria, i così detti bassi
napoletani.
 Quindi da una parte ci sono racconti, ad esempio questo primo, e dall’altra parte ci sono testi che hanno
più la caratteristica del reportage: il reportage non è un genere che nasce nei nostri anni, ma nasce
molto prima e ci sono già molti esempi.

Anna Maria Ortese è un’autrice che ha scritto anche reportage:


 ad esempio, La Città Involontaria: testo molto interessante* (sempre incluso Il Mare Non Bagna
Napoli) in cui lei descrive la zona dei granili (granili che ora non esistono più perché furono
demoliti), ma erano dei quartieri di degrado, di miseria delle zone che erano state utilizzate dopo la
Seconda Guerra Mondiale come dormitori, quartieri popoli, e furono demoliti proprio dopo la
pubblicazione del romanzo nel 1953.
 oppure l’ultimo Il Silenzio della Ragione: in cui l’autrice in qualche modo polemizza con la classe
intellettuale dell’epoca e della città di Napoli perché è ripiegata su di sé, è interessata al
proprio utile personale o intellettuale, culturale e non si impegna in ambito sociale per
intervenire nel sociale e quindi agire anche per un futuro e un miglioramento della situazione del
contesto napoletano
 libro molto denso e importante che però causò gravi ripercussioni a lei e alla sua vita e vita
letteraria perché fu interpretato in modo negativo come un attacco alla città. Quindi lei fu per
molto tempo emarginata, allontanata, isolata in solitudine e non sentendosi compresa perché la finalità
della sua opera non era quella di dare una immagine negativa della città, ma era quella di *presentare
una realtà difficile della città per muovere le coscienze, per indurre ad agire. Quindi era in realtà
un’opera che voleva scuotere le coscienze e che voleva creare un dibattito, quindi avere un risvolto poi
positivo per la città.
 Tant’è vero che proprio per questo motivo, una delle riedizioni successive del Il Mare non Bagna
Napoli è accompagnata da una nota dell’autrice che spiega le finalità dell’opera proprio per
cercare di spiegare e di chiarire i suoi intenti.
 Quindi questo creò grande sconcerto, l’opera però era molto importante infatti venne premiata con il
Premio Viareggio

 Successivamente ci fu un allontanamento di Ortese da Napoli, andò via proprio per questi motivi
sinteticamente ricordati
 Altre opere famose sono:
 L’iguana (1965): in cui Ortese esprime proprio questa sua dimensione fantastica e immaginifica
perché la protagonista è una donna iguana di cui si innamora l’uomo
 Poveri e semplici
 Altri libri
 L’altro libro, romanzo importante è Il Porto di Toledo (1975): in realtà i titoli sono sempre molto
emblematici, infatti anche dovrebbe suscitare un po’ di titubanza perché Toledo, città spagnola, non
ha il porto. Quindi in realtà è un titolo che combina più realtà e più dimensioni: perché nella stessa
Toledo abbiamo la dimensione spagnola e la dimensione napoletana, a Napoli c’è una Via Toledo, Toledo è
una città di Spagnola, il Porto è un Porto di Napoli. Però c’è una commistione e sovrapposizioni,
dimensioni di piani, fra il piano appunto, dimensione italiana e spagnola, anche sovrapposizione di
riferimenti culturali. Senza contare il fatto che ovviamente c’è tutto, anche dal punto di vista storico,
socioculturale una combinazione, una compenetrazione di eventi perché sappiamo che poi nell’Italia
Meridionale c’è stato il dominio spagnola, quindi anche a Napoli. C’è tutta una serie di riferimenti anche di
carattere storico etc.
 Il Cardillo Addolorato
 Alonso e i visionari
 Anche lei fu una redattrice, collaborò a varie riviste etc. anch’ella fece viaggi e reportage dall’estero: tant’è
vero che un reportage importante fu quello che lei dedicò alla Russia, a seguito di un viaggio che fece
appunto nel 54 invitata dall’Unione Donne Italiane, quindi un viaggio di un mese nell’Unione Sovietica.
Un viaggio che poi diede vita appunto ad un reportage pubblicato nel novembre-dicembre 1954
sull’’Europeo e questo è importante, interessante perché anche in questo caso il suo impegno e i
suoi scritti in qualche modo ebbero effetti diversi perchè:
 Da una parte furono ben accolti questi articoli, questo reportage in cui lei descriveva la realtà dell’epoca,
quindi la condizione socioeconomica in riferimento anche a quella delle donne in Russia etc.
 Dall’altra furono anche contestati, fu anche accusata per il modo in cui proponeva e descriveva certe
realtà; quindi, fu in qualche modo al centro, anche in questo caso, di una serie di polemiche anche da parte
di autrici, collaboratrici e personaggi con cui aveva relazioni anche amicali, strette
 Sicuramente non accolto bene da alcuni intellettuali di sinistra per il modo in cui rappresentava la
realtà che aveva
 Uno studio e un volume importante, ma anche altri scritti, testi, saggi critici sono stati dedicati a lei: Luca
Clerici, come studioso come Anna Maria Ortese, c’è tutta un’attività di Ortese come redattrice,
collaboratrice, giornalistica presso tante testate riviste letterarie che è stata ricostruita quindi è
altrettanto importanti

Natalia Ginzburg
 Anche lei protagonista del Novecento, nasce a Palermo nel 1916
 Città importanti: Palermo, Roma, Torino sicuramente per la sua biografia
 Il cui nome originario è Natalia Levi con una componente ebraica da parte del padre, da parte paterna (il
padre è ebreo e triestino, questo è interessante per ricostruire il contesto storico), ma anche l’amica è una
figura importante, in realtà, anzi perché era amica di eventuali protagonisti del mondo intellettuale
politico di sinistra socialista, ad esempio di Turati, Anna Cuscov. Quindi cresce in un ambiente di questo
tipo, essenzialmente antifascista: anche i fratelli e il padre antifascista e ovviamente anche lei e questa
condizione che poi sarà condivisa anche, con un amico di famiglia e dei fratelli di lei e futuro marito di lei
che Rione Ginzburg* da cui lei deriva il cognome.
*Rione Ginzburg: Intellettuale, tra i fondatori importanti per l’ambito del Circolo dell’Einaudi che resterà
vittima del fascismo, muore in carcere a seguito delle percosse, maltrattamenti. Natalia dedicherà a suo marito
alcuni suoi testi, in particolare anche una sua poesia Memoria pubblicata nella rivista Mercurio (di Alba De
Céspedes)

 Lei e Alba De Céspedes erano legate da un rapporto di conoscenza, collaborazione, amicizia tant’è
vero che ci sono anche interventi di Natalia su Mercurio, oltre alla poesia Memoria; quindi, articoli e anche
un “botta e risposta” tra loro due sulla condizione della donna con due testi che furono pubblicati
sulla rivista Mercurio
 Ha scritto molti testi, ha scritto molto e si è occupata di narrativa e di teatro
 È stato così (1947), pubblicato due anni prima di Dalla Parte di Lei (di Alba De Céspedes) e è un romanzo
molto diverso di Dalla Parte di Lei, ma la protagonista si trova a vivere uno stesso dramma, quello legato al
rapporto con il marito e al tragico gesto finale dell’uccisione; testi messi in rapporto e fatti studi
interessanti.
 Tutti i nostri ieri (romanzo degli anni 50) romanzo lungo in cui si fa riferimento, si descrivono le vicende
degli ultimi anni del fascismo sino alla fine della Seconda Guerra Mondiale
 Le voci della sera
 Lessico famigliare (1963) : è un libro con cui vince il Premio Strega, libro importante perché lei
ricostruire alcune vicende della sua famiglia lavorando anche appunto sul linguaggio e su quelle che
erano la natura le dinamiche famigliari. Ovviamente essendo una famiglia “importante”, di personaggi
storici, intellettuali antifascisti qui sono ripercorsi le vicende, i contatti e i rapporti anche con altri noti
personaggi (come Turati, Olivetti), quindi è molto interessante
 Caro Michele (degli anni 70)
 La città e la casa (degli anni 80)
 Ha scritto anche opere di saggistica: una di queste importante è La famiglia Manzoni (1983), opera
che si colloca tra invenzione e documentazione, ricostruzione saggistica perché è dedicata
effettivamente alla famiglia Manzoni e alla sua storia che viene ricostruita anche attraverso una
serie di lettere e di documenti, quindi anche questo caso libro interessante. Anche altri volumi di
saggistica come Le Piccole Virtù etc.
 Lunghe e intense collaborazioni giornalistiche con le riviste letterarie, con la stampa, con il Corriere della
Sera, con l’Unità occupandosi anche, in alcuni casi, di critica cinematografica.
 È stata anche un’autrice di teatro, ha scritto per il teatro e ad esempio un’opera per il teatro è Ti ho Sposato
per Allegria, questo è un testo che è stato inserito insieme ad altri nel volume Ti ho Sposato per Allegria e
altre commedie, oppure un altro volume intitolato Teatro (1990) che raduna le sue opere teatrali
 È stata anche una traduttrice, ad esempio ha tradotto dal francese opere di Proust, di Flaubert,
Bonpassan
 Ed è stata anche una redattrice e collaboratrice editoriale per l’Einaudi*
*Einaudi: è ancora oggi, ma lo è stata anche in passato un’importantissima casa editrice e soprattutto si è
creato un circolo di intellettuali che ruotava intorno all’Einaudi, all’ambiente torinese dell’Einaudi con
importanti firme di autori come ad esempio Calvino, Pavese e anche la Ginzburg
Ed è proprio qui:
 che fece un intervento editoriale su un libro, Giù La Piazza non c’è Nessuno di Dolores Prato
 Curò anche la pubblicazione di Menzogna e Sortilegio, di Elsa Morante nell’ambito dell’Einaudi
 Il suo nome è legato anche al rifiuto che lei, per conto dell’Einaudi, diede alla pubblicazione dell’opera
importante di Primo Levi, Se questo è un uomo (che in prima edizione non fu pubblicato dall’Einaudi, ma
venne pubblicato da una piccola casa editrice, solo dopo fu pubblicato dall’Einaudi perché inizialmente
ci fu un rifiuto iniziale da parte dell’Einaudi tramite la voce di Natalia). Anche questa è una storia,
vicenda da ricostruire e su cui soffermarsi e le motivazioni che spinsero a questo rifiuto di uno dei libri
più importanti della letteratura, non solo italiana, ma mondiale.
Amelia Rosselli

 Inserita tra gli autori degli anni 60*, nell’ambito dello sperimentalismo,
*1960: gli anni 60 sono caratterizzati da forte sperimentalismo, noi abbiamo quindi sia attraverso la nascita di
riviste, come ad esempio il Verbi, prima negli anni 50 abbiamo l’Officina con Pasolini. Negli assi 60 si forma un
gruppo, il così detto gruppo 63 che il gruppo della Neoavanguardia che assume un atteggiamento di
polemica, provocazione nei confronti della società, di massa nei confronti della società borghese e
quest’azione di polemica, rivalsa passa attraverso una rivoluzione del linguaggio che viene espletata da autori
come Edoardo Sanguineti (noto intellettuale, critico, scrittore con la sua opera Laborintus) oppure anche
Pagliarani, Porta, Balestrini, Giuliani. Questi sono autori che fanno parte del gruppo dell’avanguardia che è
citato negli anni 60 anche come il gruppo dei novissimi in seguito di un convegno che ci fu a Palermo e in
seguito la pubblicazione di un’Antologia dei Novissimi; e si chiama neoavanguardia anche per distinguersi
dalle avanguardie di primo Novecento, questa è una neoavanguardia. Negli anni dello sperimentalismo che
sono gli anni 60 in cui si colloca anche quest’esperienza dell’avanguardia ci sono autori che attraversano questa
parabola di sperimentalismo, e in parte è stato citato per Palazzeschi (autore che negli anni 60 risente di questo
clima di sperimentazione)
Altri autori sono Pasolini, Fortini, Zanzotto,Gadda e anche Amelia Roselli
 È un’autrice anche in questo caso dalla gerarchia densa, particolare e sofferta perché è la figlia di Carlo
Roselli che è un antifascista (la storia dei fratelli Roselli) : dimensione sofferta perché Carlo e il fratello
furono uccisi dai fascisti, nonostante fossero fuggiti a Parigi, sono stati raggiunti, come altri; quindi un
trauma che segna la vita di Amelia Roselli.
 Poesia densa, importante che è caratterizzata anche da esperienze di plurilinguismo attraverso
l’uso di lingue differenti: che nel suo caso sono soprattutto inglese, francese e italiano. Quindi questo
perché legato sia all’ambiente in cui nasce (perché nasce a Parigi) e anche perché per i suoi viaggi, la sua
ambientazione, il suo trasferimento poi nel Regno Unito; a tutto ciò si aggiungono anche riferimenti al
latino.
 Importanti sono opere come:
 Variazioni Belliche
 Sede Ospedaliera
 Documento
 [Link] in inglese: poesie che sono incentrate sui temi della sofferenza, della solitudine,
dell’indifferenza con riferimento ovviamente di carattere autobiografico anche a periodi sofferti, con
riferimenti a sedi ospedaliera. Con schemi metrici, formali, geometrici, particolari, innovativi e con anche
un’attenzione molto accurata alle sonorità e all’elemento musicale, infatti spesso la critica ha parlato
spesso di schemi geometrici, musicali quindi quest’attenzione anche alla musicalità del verso e una ricerca
continua di sperimentazione formale.
Altre poetesse come:

 Alda Merini: la poetessa dei navigli, una delle opere più famose è La Terra Santa, poesie, testi critici
 Dacia Maraini
 Fabrizia Valluga
LETTERATURA MODERNA CONTEMPORANEA
Seconda parte (il Neorealismo)

 Cominciamo a dedicarci alla seconda parte, quindi quella dedicata al Neorealismo e quindi comunque
approfondiremo e ci soffermeremo ovviamente su questioni anche della parte uno perché il Neorealismo è
parte integrante anche della prima parte.

 Sul Neorealismo dobbiamo soffermare la nostra attenzione e soprattutto anche cercare di evitare certe
ambiguità che a volte si creano quando si parla di Neorealismo: perché un altro termine, un’altra
espressione che spesso si usa per indicare però un periodo precedente a quello effettivo del Neorealismo,
che è il periodo che va dal 1942-1943 a, in genere, la metà degli anni 50.

Ossia di solito la critica parla di Neorealismo in quanto tale dal 1942-1943 al 1955 con dei
distinguo, che poi vedremo, perché non tutti concordano che la fine del periodo neorealista effettivo
sia il 1955, in alcuni casi la data “di fine” viene anticipata di alcuni anni, viene anticipata di alcuni
anni, viene anticipata proprio al Cinquanta. Però grossomodo è dal 1942 – 1943 al 1955, poi vedremo.

Il nuovo realismo (degli anni 30)


Questo è il periodo del così detto di Neorealismo in Italia, però come poi cominceremo a vedere e come accade
per tutte le esperienze, non è un’esperienza, una poetica che nasce ovviamente all’improvviso, ma c’è un
entroterra di riferimento (culturale, critico, letterario) che poi la critica ha variamente indagato e
interpretato. Addirittura, ci sono studi che risalgono molto indietro nel tempo e nei secoli alla ricerca di tracce
di realismo che si sono manifestate nei secoli, quindi attraverso vari autori e vari generi letterari, vari
esperienze ovviamente in modi diversi perché sono collegati ai contesti socioculturali di riferimento che sono
diversificati.
Però a parte questo sicuramente il riferimento più vicino al Neorealismo è il così detto “nuovo realismo”
che fa riferimento, poi lo vedremo bene, agli anni Trenta del Novecento: quindi quando si parla del
Neorealismo è quello che va dagli anni Quaranta agli anni Cinquanta che è preparato da una serie di eventi e in
primis dal nuovo realismo degli anni Trenta, ma il nuovo realismo degli anni Trenta ha comunque delle
caratteristiche differenti da quelle del neorealismo.
 Queste caratteristiche legate anche al contesto storico sociale di riferimento perché capiamo che il
Neorealismo nasce negli anni finali del secondo conflitto mondiale. Proprio legato al secondo conflitto
mondiale è connesso questo impegno e necessità di raccontare che contraddistingue gli intellettuali
del Neorealismo e l’urgenza del racconto di epoca neorealista che non è la stessa e che non c’è nel
nuovo realismo degli anni Trenta dove siamo ancora in epoca appunto fascista e il contesto è
differente, questa è una prima differenza che dobbiamo fare.
 Quindi per continuare questa parentesi, è chiaro che poi il nuovo realismo o il realismo degli anni Trenta
che poi porta grazie a una serie anche di influenze ulteriori, di riferimenti culturali anche stranieri al
neorealismo prevede anche un recupero di forme di realismo passato. Ad esempio, sarà sicuramente
recuperato un autore come Verga, cioè, c’è un recupero del realismo anche dell’Ottocento, però nel
neorealismo ci sono delle urgenze differenti.

 Proprio per continuare su quest’aspetto, quindi il neorealismo è preparato, nasce da questo realismo degli
anni Trenta, ma è caratterizzato, il Neorealismo, da un forte impegno ideologico e morale e da
un’urgenza di raccontare connessa proprio con il periodo bellico e con la Resistenza, quindi con i
fatti legati al secondo conflitto mondiale.
 È proprio infatti la Seconda Guerra Mondiale, la caduta del regime, del Fascismo, la Resistenza fino alla
nascita poi della Repubblica che poi pongono fine, a quella fase, a quel periodo di chiusura, di distacco
da parte degli intellettuali che aveva caratterizzato gli intellettuali e che aveva portato proprio negli
anni Trenta:
 da una parte la poetica ermetica: in cui, abbiamo visto come, prevaleva un’altra tendenza che era
quella all’isolamento, al piegamento su di sé, alla rarefazione della parola, alla rarefazione letteraria, al
distacco della realtà
 e poi, sempre negli anni Trenta, abbiamo fatto riferimento dall’altra parte anche quel filone magico e
in parte surreale che prevede anche alcune tendenze di carattere idealistico, ma che si collocano in
una dimensione appunto magica, surreale etc.

 D’altro canto, quelli che sono i così detti “maestri” del Neorealismo o, meglio, del Realismo degli anni
Trenta, quindi poi anche del Neorealismo, cioè Pavese e Vittorini, per quanto riguarda la produzione degli
anni Trenta appunto sono più esattamente esponenti di quel realismo lirico simbolico appunto degli
anni Trenta. Questo si vede nelle opere : Garofano Rosso (di Vittorini) oppure le opere di Pavese di quegli
anni, diverso è il discorso magari per opere degli anni Quaranta come ad esempio Uomini e No (di Vittorini)
che invece si colloca proprio negli anni Quaranta del Neorealismo.
 Quindi capiamo che è sempre difficile fare un discorso per tutta la produzione di un autore o di un’autrice
chiaramente perché attraversa la storia, attraversa anche i cambiamenti e quindi si colloca in modo
differente.
 Quindi con il neorealismo, nell’ambito del neorealismo lo scrittore è costretto a misurarsi con la realtà
concreta della vita, della quotidianità; quindi, sono anche gli anni dell’impegno intellettuale contrariamente
a quello che era accaduto prima con appunto il disimpegno e l’allontanamento

 Il Neorealismo nasce primariamente nel cinema, poi vedremo tutti questi passaggi: tant’è vero che la data
di riferimento, questo 1942-1943, essenzialmente 1943 è collegato al film di Luchino Visconti
L’Ossessione che esce proprio nel 1943. Quindi particolarmente dal cinema si proietta questa
tendenza anche nella letteratura: anzi si crea un connubio tra letteratura e cinema nella
rappresentazione neorealista e poi interessa anche ovviamente le altri arti figurative, quindi anche la
pittura.
 A livello di cinema è chiaro che registri come (ovviamente anche qui bisogna fare il distinguo delle epoche,
della produzione degli anni di questi autori):
 Luchino Visconti
 Rosellini
 Zavattini
 De Sica
Sono nomi fondamentali

 Quindi questa tendenza, la poetica del neorealismo fa riferimento, si ispira alla cronaca quotidiana,
alla vita delle masse popolari, con una anche componente di denuncia sociale e politica alla luce di
quella che era la realtà appunto dell’epoca.
 Quindi il collegamento con le devastazioni e il collegamento con il la realtà della guerra, della fine della
guerra e del dopoguerra con quindi una grande attenzione alla realtà quotidiana, alla realtà delle masse,
attraverso ad esempio l’uso della lingua locale, della lingua dialettale sia nel cinema che in
letteratura. Per esempio, anche nel romanzo di Viganò, o anche nel romanzo Bigiaretti quindi Agnese va a
Morire, Carlone nel linguaggio utilizzato ricorrono caratteristiche, movenze tipiche del parlato, espressioni
dialettali, parole appunto locali che rispondono a quest’urgenza di realismo.

 Nel cinema:
 ad esempio, abbiamo Pasolini che si è occupato di cinema neorealista
 oppure film come Roma Città Aperta, Ladri di Biciclette, Paisà: vediamo che in molti casi il cinema usa,
fa ricorso ad attori che non sono professionisti, che sono quindi persone “comuni”
Quindi sono tutti elementi utili per dare, per ricreare appunto quest’effetto di realtà e di realismo
 Il modello di riferimento o una grande influenza nell’ambito di questa tendenza del Neorealismo è operata
dalla letteratura americana
Su questi argomenti e questioni abbiamo i saggi critici di approfondimento nei libri indicati, di cui appunto
parleremo, però per esempio per quanto riguarda anche l’influenza della letteratura americana c’è una parte
dedicata da Carlo Bo nella sua Inchiesta sul Neorealismo, una parte dedicata proprio all’influenza della
Letteratura America; quindi, Carlo Bo chiede ai vari intellettuali che intervista quale sia l’importanza, la
posizione nell’ambito della letteratura americana.

 Quindi romanzi di autori americani: Hemingway, Faulkner per appunto per questa capacità di realismo, di
narrativa neorealistica e quindi anche rapportata nell’ambito dei generi del romanzo.

 Questione poi che riprenderemo perché il modello americano non è solamente un riferimento letterario, ma
è anche un riferimento di carattere culturale che si carica di valore ideologico: perché rappresenta un
mondo, rappresenta un’esperienza appunto, una cultura che è liberale, che ispira un sentimento appunto di
libertà che si oppone a quella che era l’ideologia in Italia dominante che era quella appunto fascista ; quindi
è anche una contrapposizione o comunque un riferimento di carattere ideologico, quindi non è solamente
letterario.
 Altro modello di riferimento è appunto Verga e sono i veristi italiani, quindi il recupero ovviamente
attualizzato, per quello che dicevamo prima, degli autori del Verismo, quindi del realismo
Ottocentesco

 Anche questa svolta, questo recupero del contatto con la realtà, interessa anche la poesia, l’avevamo già
visto che viene indirizzata, viene rivolta più verso la cronaca che recupera il contatto con la realtà, a volte
attraverso anche l’uso di poesia corale che permette comunque di esprimere anche stati d’animo popolari,
che permette di recuperare il contatto con il reale.

Ed è una poesia che quindi è diversa e si sovrappone a quella precedente, quindi degli anni Trenta, che
invece era improntata al soggettivismo, all’individualismo e quindi la poesia di area neorealistica è più
prosastica, tende più alla narrazione che sostituisce la ricerca di rarefazione e di purezza che era
stata dell’ermetismo, quindi in polemica con l’ermetismo.

Ad esempio, avevamo fatto anche l’esempio di Pavese: con già la sua raccolta Lavorare Stanca (degli anni
Trenta) che in effetti è più vicina alla dimensione del Realismo degli anni Trenta, quindi poi di quello che
sarà il Neorealismo, piuttosto che alla poetica ermetica degli anni Trenta; quindi, già ci sono appunti degli
avvisagli. Come anche, avevamo sottolineato, gli stessi Ermetici, ad esempio Quasimodo, Alfonso Gatto,
Mario Luzi. Dopo la fase ermetica, in effetti la produzione poetica degli anni Quaranta si allontana dalla
dimensione, dalla poetica ermetica per accostarsi e recuperare appunto il dato reale, il contatto con il reale.
Quindi, si adeguano a questa nuova poetica proprio nella produzione che riguarda gli anni 1944-1945 e
successivi abbandonando o riducendo tutto il discorso legato al gioco analogico, all’allusività e invece
improntando la poesia più verso l’impegno sociale e politico e la cronaca.

 Quindi dicevamo che il Neorealismo si sviluppo come poetica dal 1942 – 1943 al 1955, con del distingue e
appunto favorisce un rinnovamento linguistico che in poesia porta anche alla fine di quella
rarefazione e anche quel gusto petrarchista che si era affermato.
 Sempre in ambito poetico, promuove la diffusione, lo sviluppo di forme come il poemetto narrativo
che poi saranno riprese negli anni seguenti, negli anni successivi anche dai poeti sperimentali
 Quindi attenzione al reale, necessità di recupero della realtà ed esigenza di recuperare anche il contatto con
il popolo e il pubblico, quindi pur rifacendosi a modelli in parte ottocenteschi come ad esempio verghiani o
veristi, questo tipo di narrativa, la poetica neorealista, presuppone questo nuovo impegno narrativo e
ideologico che coincide con la prospettiva dei partiti di sinistra, per quanto riguarda la realtà italiana
 L’influenza della narrativa americana è in Italia mediata da autori come appunto Pavese e Vittorini che sono
i maestri appunto del Realismo degli anni Trenta e quindi poi del Neorealismo.
 In Italia si forma proprio il così detto mito americano, il mito appunto dell’America con l’assimilazione del
realismo americano e anche con questa componente di carattere ideologica
 Negli anni Trenti e Quaranta del Novecento in effetti si sviluppa in Italia questa tendenza al realismo o,
dovremmo dire, al nuovo realismo, con esiti differenti.
 Ad esempio, nell’ambito di questa tendenza del nuovo Realismo degli anni Trenta noi potremmo citare:
 Gli indifferenti (1929) di Moravia: che è uno dei romanzi più noti di Moravia e che propone un’analisi,
indagine critica-polemica del mondo borghese, della società borghese, e quindi si parla di realismo
critico per quanto riguarda questo romanzo di Moravia. Poi, aperta parentesi, per quanto riguarda
Moravia ci sono dei romanzi anche degli anni Quaranta effettivamente neorealisti, però nell’ambito del
nuovo realismo degli anni Trenta possiamo citare ad esempio gli Indifferenti, ma possiamo citare anche
 Gente in Aspromonte di Corrado Alvaro: fa riferimento alla realtà dell’Aspromonte
 Tre Operai di Carlo Bernari: fa riferimento alla realtà del mondo industriale, quindi dell’operaio
Quindi questa tendenza al nuovo realismo ha esisti differenti a seconda dei vari autori e delle varie opere

 Fondamentali appunto sono anche Cesare Pavese e Elio Vittorini che sperimentano proprio nuove forme
di osservazione della realtà con un punto di vista che è essenzialmente, per quanto riguarda
appunto le opere fra gli anni Trenta e gli anni Quaranta, lirico – simbolico. In effetti per Conversazioni
in Sicilia, di Elio Vittori, per La Luna e il Falò di Pavese si parla più esattamente di realismo lirico –
simbolico: in Pavese la realtà si fonde con l’ambito simbolico e mitico, per cui la realtà viene anche
trasposta in una dimensione mitico simbolica.

 Per impulso anche di autori come Pavese e Vittorini in Italia si assiste a una scoperta degli autori americani,
tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta, che, ad esempio per Pavese fondamentale fu un autore come
Whitman, perché questi autori americani si fanno porta voci di un nuovo modo di rappresentare,
interpretare il reale, di trattare direttamente la realtà con strumenti nuovi per l’epoca
 L’America quindi viene celebrata sul piano letterario e anche però nell’ambito civile e politico perché
creandosi questo mito dell’America viene visto come un luogo di libertà da contrapporre alla
dittatura fascista
 Quindi il mito americano viene esaltato di contro il provincialismo nella cultura italiana di quell’epoca.
Quindi il riferimento, il recupero agli autori americani, alla letteratura americana assume anche un valore,
un significato ideologico ossia esprime un ideale verso cui tendere ed esprime il dissenso nei confronti della
cultura fascista, della cultura autarchica e appunto Vittorini e Pavese sono in questo i maestri.
 La Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza hanno offerto agli intellettuali, hanno sottolineato, hanno
generato, così come spiega in modo emblematico Italo Calvino, “una smania di raccontare a seguito della
ritrovata libertà dopo la dittatura”
 Quindi si diffonde una necessità, un desiderio di testimoniare attraverso la forma del documento:
che può essere la lettera, il diario, il resoconto oppure attraverso scritture letterarie come il
romanzo, il racconto. Quindi vengono riportate, descritte, rappresentate esperienze personali, esperienze
della guerra nel periodo della guerra, nel periodo resistenziale, quindi esperienze reali attraverso
riferimenti a dati concreti, a situazioni concrete con un’attenzione alla descrizione della realtà e della
verità e una predilezione per la verità e l’immediatezza, la semplicità abbandonando gli aspetti più
formalistici, eleganti, rarefatti che erano diffusi in epoca fascista.
 Come modelli appunto altri autori da citare sono anche:
 Moravia
 Alvaro
 Ignazio Silone, Fontamara: altro romanzo importante nell’ambito del nuovo realismo degli anni Trenta
Abbiamo anche un saggio dedicato a questo romanzo di Silone

 Altri aspetti che sono da sottolineare, poi vediamo la prefazione di Calvino, sono legati all’ uso di questo
termine Neorealismo: perché importanti sono anche tutti i dossier di riferimenti critici che vengono
ricordati anche nel libro Neorealismo di Francesco De Nicola, libretto molto agile ma utile. Perché il
termine Neorealismo era già usato alla fine degli anni Venti per indicare delle tendenze sviluppatasi
sul modello tedesco ed era un’espressione che era stata coniata sull’equivalente tedesco del
movimento Nuova Oggettività

La Nuova Oggettività era un movimento artistico che nasce in Germania negli anni Venti del 1900 come
reazione all’Espressionismo.
 Noi abbiamo già fatto riferimento e ci viene anche ricordato che appunto la data 1942- 1943: è legata al film
Ossessione di Luchino Visconti che è un film tratto dal romanzo Il Postino Suona Sempre Due Volte
quindi il film rielabora la vicenda del Il Postino Suona Sempre Due Volte dello scrittore americano James M.
Cain e quindi apre effettivamente a questa nuova fase del Neorealismo.

 Nel libro di De Nicola, questi aspetti sono ricordati e sono ripresi, si fa anche riferimento a un altro rilievo
critico che è l’articolo Verità e Poesia di Alicata e De Santis che viene pubblicato sulla rivista Cinema nel
1941 dove in effetti si spiega questa tendenza appunto al Realismo e auspicando, così come ricorda De
Nicola, citando l’articolo, una simbiosi, un collegamento tra letteratura e cinema sulla base soprattutto del
filone di Flaubert, Zola e Verga , quindi questo recupero, e anche sulla base del recupero del cinema del
realismo sovietico, dei registi francesi degli anni Trenta etc.
Citando l’articolo: l’esigenza era quella di portare la macchina da presa, per quanto riguarda il cinema, nelle
strade, nei campi, nei porti, nelle fabbriche del nostro paese per riuscire a realizzare il nostro film più bello
seguendo il passo lento e stanco dell’operaio che torna alla sua casa
Quindi questo è un articolo degli anni Quaranta, troviamo nel libro di Francesco De Nicola. Vediamo come in
realtà anche la storia di Metello, in parte anche quella di Carlone, ma è trattata in modo diverso, si colloca e ha
queste finalità: cioè, rappresentare le vicende di un operaio e anche di Carlone e in particolare anche il loro
sviluppo, lo anticipiamo, la loro maturazione anche in senso ideologico fino ad abbracciare gli ideali di sinistra,
sia Carlone che Metello attraverso un percorso di maturazione che attraverserà vari momenti.

 Quindi Roma Città Aperta, Paisà, Germania Anno Zero, ladri di Bicilette, Sciuscià, La Terra Trema, sono alcuni
delle opere più importanti del cinema neorealista, appunto di registi che prima abbiamo citato, e, tra
parentesi, una delle collaborazioni più felici in questo senso è stata quella tra Cesare Zavattini e
Vittorio De Sica e anche per altri film degli anni Quaranta- degli anni Cinquanta in cui viene rappresentata
appunto la realtà quotidiana, la realtà popolare in chiave anche ideologica, in chiave morale , appunto
dicevamo spesso con attori non professionisti
 Tra le varie caratteristiche del cinema, ma che ritroviamo in modo diverso anche nella narrativa, il
ritmo narrativo essenziale, i personaggi che sono personaggi della vita popolare, che parlano spesso
in dialetto, con spaccati anche di vita e attori presi dalla strada proprio nell’ambito di
quest’ideologica democratica e popolare

 Dopo il 1943 il termine Neorealismo è utilizzato anche in ambito letterario in riferimento a una serie di
costanti, di testi, di opere che rispondono a questa poetica e, come dice Calvino, la cui prefazione ora
leggeremo, il Neorealismo non fu una scuola, ma fu un insieme di voci, una molteplice scoperta delle
diverse Italie, quindi non è una scuola, ma raduna voci diversi che rappresentano le diverse Italie

 Dicevamo che in genere l’anno di declino della parabola neorealista è il 1955:


 Tra parentesi proprio il romanzo di Pratolini Metello che viene pubblicato nel 1955 costituisce il
romanzo della crisi del Neorealismo, tra parentesi, fu anche al centro di un ampio dibattito fra
intellettuali e culturali per il modo in cui Pratolini rappresenta proprio la storia di Metello, poi vedremo
alcune voci significative in questo senso.
 Perché proprio il 1955? Come mai proprio questa data?
È sicuramente legata ad eventi storici – culturali…cosa succede nel 1955 o meglio nel 1956? Di tragico, per
tutti con un risvolto, una conseguenza in particolare per gli intellettuali di sinistra, dal punto di vista storico.
Cosa succede nel 1956? È sicuramente legata ad eventi storico culturali, nel 1955, ma soprattutto 1956: c’è
l’invasione dell’Ungheria da parte dell’unione Sovietica, i fatti D’Ungheria del 1996, con la repressione
forte operata dalla Russia, la denuncia dei crimini staliniani e la disillusione degli intellettuali nel
dopoguerra.
Quindi eventi che segnano e traumatizzano il mondo culturale, politico e molti intellettuali di sinistra anche
che si erano iscritti in Italia, ad esempio, al Partito Comunista proprio alla luce dei fatti D’Ungheria lasceranno
il partito; quindi, è una cesura forte nella storia e nella cultura anche italiana quindi questa è una cesura
importante.
 Altri come, ad esempio, la studiosa, la critica Maria Corti (ricordata nell’ambito degli studi anche
dedicati alla critica delle varianti etc. e non solo, la critica filologica di storia e non solo) invece
sottolineano come l’anno di fine (1942-1943 abbiamo detto è legato al film di Visconti , è legato anche
alla Resistenza per quanto riguarda il contesto appunto italiano) invece vedono, propongono questa
fine già nel 1950 perché in realtà già il 1948, che è l’anno dell’elezioni politiche in Italia, che decretano
la vittoria della democrazia cristiana e la sconfitta della parte democratica.

Già il 1948 segna a dire appunto di Maria Corti e di altri un’involuzione nella politica italiana con la
delusione degli intellettuali italiani e il declino della narrativa impegnata; quindi già il declino sarebbe
ravvisabile nel 1948 e quindi la fine della poetica neorealistica sarebbe da anticipare nel 1950.
Quindi vediamo come l’ambito storico, sociale e culturale è fondamentale per capire anche gli eventi letterali,
per cui generale 1955 però ci sono proposte diverse che anticipano al Cinquanta vedendo il 1948 come anno
particolare che segna l’inizio dell’involuzione della politica italiana a seguito degli esiti dell’elezioni e quindi la
fine negli anni Cinquanta.

 Ora però noi assistiamo, se diciamo che la poetica neorealistica può essere conclusa nel 1955 e Metello
infondo mette insomma in luce un po’ quelle che sono le contraddizioni anche, è anche vero che negli anni
Sessanta ci sarà anche un recupero di elementi, componenti tipiche del Neorealismo e che verranno
recuperate dopo.

Tant’è vero che nell’ambito appunto di studi dedicati al Realismo, al nuovo realismo, al neorealismo e in
parte questo viene proposto anche nel volume curato da Vitti, ci sono studi dedicati anche a opere
cinematografiche, a opere letterarie degli anni Sessanta in cui si può assistere al recupero di alcune
componenti. Un altro esempio com’è il caso di Fenoglio che tratta temi resistenziali e il filone letteratura
resistenza è tipico della fase del neorealismo, però appunto le opere di Fenoglio, pur trattando determinati
temi, sono pubblicate negli anni Sessanta; quindi, non siamo in epoca neorealista pur trattando però i temi
e questioni che rientrano in quegli ambiti.

 Quindi esiti, dicevamo, diversi si ottengono nell’ambito della stagione del Neorealismo con anche questa
fiducia che viene posta alla letteratura per la ricostruzione: la letteratura come possibilità appunto
di intervento, la fiducia nella parola letteraria e anche la partecipazione degli intellettuali, quindi
l’impegno degli intellettuali, e poi vedremo anche in che senso, per la costruzione della società del
dopoguerra.

 In questo senso anche la letteratura di Vasco Pratolini, che poi appunto vedremo, si inserisce in
questa ricerca e soprattutto:
 Da una parte con la descrizione della cronaca: nel senso che alcune opere famose, romanzi famosi di
Pratolini propongono un punto di vista corale e pongono al centro della sua narrazione la cronaca, tant’è
vero che abbiamo Cronache di Poveri Amanti che è un famoso romanzo di Pratolini del 1947, quindi si
colloca pienamente in epoca neorealista, o Cronaca Familiare che è dedicato al fratello.
 E poi c’è un passaggio dalla cronaca alla narrazione oppure alla storia che è Metello (1955) che
segna appunto la fine del Neorealismo

 Anche perché appunto la scrittura cronachista, il racconto corale, il documento appunto e l’oggettività
sembrano non bastare più negli anni successivi

La prefazione, premessa di Italo Calvino*, Il Sentiero dei Nidi di Ragno (1947)


Per capire tutto ciò e poi faremo una parentesi su Vittori e Pavese vediamo anche la prefazione famosa a cui
abbiamo fatto riferimento prima, più volte, di Italo Calvino al Il Sentiero dei Nidi di Ragno, che è la prefazione
che lui redige, con cui accompagna la edizione degli anni Sessanta, la riedizione del romanzo.
Calvino esordisce, sappiamo che la produzione di Calvino è molto ampia, attraversa varie fasi (la fase semiotica,
la fase strutturalista, l’iper romanzo, Nessuna Notte in Viaggiatore, la fase fantastica etc. ) però l’esordio di
Calvino è in ambito neorealista con Il Sentiero dei Nidi di Ragno pubblicato nel 1947 in cui effettivamente
descrive la lotta partigiana, però, e questa è una particolarità della narrativa calviniana di parte, la descrive
attraverso gli occhi di un bambino, di Pin. Quindi la descrizione, la rappresentazione viene collocata nella
dimensione appunto infantile di Pin, quindi è una dimensione che Calvino svilupperà in chiave
fantastica e con altri testi, con la trilogia etc. Però è un romanzo neorealista questo e ha tale caratteristica:
descrive la lotta partigiana, quindi il periodo della Resistenza.
Nella riedizione del 1964 inserisce questa prefazione in cui spiega che cos’è il Neorealismo infondo,
cioè, spiega perché nasce e quali sono le motivazioni. Vediamo dei passaggi utilli:
Questo romanzo è il primo che ho scritto; quasi posso dire la prima cosa che ho scritto, se si eccettuano pochi
racconti. (quindi noi parlavamo appunto di libro) Che impressione mi fa, a riprenderlo in mano adesso? Più che
come un’opera mia lo leggo come un libro nato anonimamente da un clima generale d’un’epoca, da una tensione
morale, da un gusto letterario che era quello in cui la nostra generazione si riconosceva, dopo la fine della Seconda
Guerra Mondiale (quindi dopo la fine perché lui lo pubblica nel 1947).

L’esplosione letteraria di quegli anni in Italia fu, prima che un fatto d’arte, un fatto fisiologico, esistenziale,
collettivo. Avevamo vissuto la guerra, e noi più giovani – che avevamo fatto in tempo a fare il partigiano – non ce
ne sentivamo schiacciati, vinti, «bruciati», ma vincitori, spinti dalla carica propulsiva della battaglia appena
conclusa, depositari esclusivi d’una sua eredità. Non era facile ottimismo, però, o gratuita euforia; tutt’altro: quello
di cui ci sentivamo depositari era un senso della vita come qualcosa che può ricominciare da zero, un rovello
problematico generale, anche una nostra capacità di vivere lo strazio e lo sbaraglio (…)

Questo ci tocca oggi, soprattutto: la voce anonima dell’epoca, più forte delle nostre inflessioni individuali ancora
incerte. L’essere usciti da un’esperienza – guerra, guerra civile (il riferimento ovviamente alla Resistenza, cioè ai
fatti che sappiamo si sono succeduti dopo l’armistizio etc.) – che non aveva risparmiato nessuno, stabiliva
un’immediatezza di comunicazione tra lo scrittore e il suo pubblico: si era faccia a faccia, alla pari, carichi di
storie da raccontare, ognuno aveva avuto la sua, ognuno aveva vissuto vite irregolari drammatiche avventurose, ci
si strappava la parola di bocca. La rinata libertà di parlare fu per la gente al principio smania di raccontare:
nei treni che riprendevano a funzionare, gremiti di persone e pacchi di farina e bidoni d’olio, ogni passeggero
raccontava agli sconosciuti le vicissitudini che gli erano occorse, e così ogni avventore ai tavoli delle «mense del
popolo», ogni donna nelle code ai negozi; il grigiore delle vite quotidiane sembrava cosa d’altre epoche; ci
muovevamo in un multicolore universo di storie.

(…) Chi cominciò a scrivere allora si trovò così a trattare la medesima materia dell’anonimo narratore
orale: alle storie che avevamo vissuto di persona o di cui eravamo stati spettatori s’aggiungevano quelle
che ci erano arrivate già come racconti, con una voce, una cadenza, un’espressione mimica. Durante la
guerra partigiana le storie appena vissute si trasformavano e trasfiguravano in storie raccontate la notte attorno
al fuoco, acquistavano già uno stile, un linguaggio, un umore come di bravata, una ricerca d’effetti angosciosi o
truculenti.

(…) Eppure, eppure, il segreto di come si scriveva allora non era soltanto in questa elementare universalità dei
contenuti, non era lì la molla (forse l’aver cominciato questa prefazione rievocando uno stato d’animo collettivo, mi
fa dimenticare che sto parlando di un libro, roba scritta, righe di parole sulla pagina bianca); al contrario, mai fu
tanto chiaro che le storie che si raccontavano erano materiale grezzo: la carica esplosiva di libertà che animava il
giovane scrittore non era tanto nella sua volontà di documentare o informare, quanto in quella di esprimere.
Esprimere che cosa? Noi stessi, il sapore aspro della vita che avevamo appreso allora allora, tante cose che si
credeva di sapere o di essere, e forse in quel momento sapevamo ed eravamo. Personaggi, paesaggi, spari,
didascalie politiche, voci gergali, parolacce, lirismi, armi ed amplessi non erano che colori della tavolozza, note del
pentagramma, sapevamo fin troppo bene che quel che contava era la musica e non il libretto, mai si videro
formalisti così accaniti come quei contenutisti che eravamo, mai lirici così effusivi come quegli oggettivi che
passavamo per essere.
Il «neorealismo» per noi che cominciammo di lì, fu quello; e delle sue qualità e difetti questo libro costituisce un
catalogo rappresentativo, nato com’è da quella acerba volontà di far letteratura che era proprio della «scuola».
Perché chi oggi ricorda il «neorealismo» soprattutto come una contaminazione o coartazione subita dalla
letteratura da parte di ragioni extra letterarie, sposta i termini della questione: in realtà gli elementi extra
letterari stavano lì tanto massicci e indiscutibili che parevano un dato di natura; tutto il problema ci sembrava
fosse di poetica, come trasformare in opera letteraria quel mondo che per noi era il mondo.
Il «neorealismo» non fu una scuola (cerchiamo di dire le cose con esattezza). Fu un insieme di voci, in gran parte
periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, anche - o specialmente - delle Italie fino allora più
inedite per la letteratura. Senza la varietà di Italie sconosciute l'una all'altra - o che si supponevano sconosciute -,
senza la varietà dei dialetti e dei gerghi da far lievitare e impastare nella lingua letteraria, (questo è quello che
avviene nel suo romanzo, in quello di Renata Viganò etc.) non ci sarebbe stato «neorealismo». Ma non fu
paesano nel senso del verismo regionale ottocentesco (vediamo la differenza, lo riprende, ma si differenzia).
La caratterizzazione locale voleva dare sapore di verità a una rappresentazione in cui doveva riconoscersi tutto il
vasto mondo: come la provincia americana in quegli scrittori degli Anni Trenta di cui tanti critici ci
rimproveravano d'essere gli allievi diretti o indiretti. Perciò il linguaggio, lo stile, il ritmo avevano tanta
importanza per noi, per questo nostro realismo che doveva essere il più possibile distante dal naturalismo. Ci
eravamo fatta una linea, ossia una specie di triangolo: I Malavoglia, Conversazione in Sicilia, Paesi tuoi,
da cui partire, ognuno sulla base del proprio lessico locale e del proprio paesaggio (…)
Questo romanzo è il primo che ho scritto (…) La Resistenza; come entra questo libro nella «letteratura della
Resistenza»? (che era uno dei filoni del Neorealismo) Al tempo in cui l'ho scritto, creare una «letteratura della
Resistenza» era ancora un problema aperto, scrivere «il romanzo della Resistenza» si poneva come un imperativo;
a due mesi appena dalla Liberazione nelle vetrine dei librai c'era già Uomini e no di Vittorini (che è un
romanzo neorealista), con dentro la nostra primordiale dialettica di morte e di felicità; i «gap» di Milano avevano
avuto subito il loro romanzo, tutto rapidi scatti sulla mappa concentrica della città; noi che eravamo stati
partigiani di montagna avremmo voluto avere il nostro, di romanzo, con il nostro diverso ritmo, il nostro diverso
andirivieni...
Non che fossi così culturalmente sprovveduto da non sapere che l'influenza della storia sulla letteratura è indiretta,
lenta e spesso contraddittoria; sapevo bene che tanti grandi avvenimenti storici sono passati senza ispirare nessun
grande romanzo, e questo anche durante il «secolo del romanzo» per eccellenza; sapevo che il grande romanzo del
Risorgimento non è mai stato scritto... Sapevamo tutto, non eravamo ingenui a tal punto: ma credo che ogni volta
che si è stati testimoni o attori d'un'epoca storica ci si sente presi da una responsabilità speciale…
(…)
A me, questa responsabilità finiva per farmi sentire il tema come troppo impegnativo e solenne per le mie forze. E
allora, proprio per non lasciarmi mettere soggezione dal tema, decisi che l'avrei affrontato non di petto ma
di scorcio. (cioè, attraverso il punto di vista di un bambino)Tutto doveva essere visto dagli occhi d'un bambino, in
un ambiente di monelli e vagabondi. Inventai una storia che restasse in margine alla guerra partigiana, ai suoi
eroismi e sacrifici, ma nello stesso tempo ne rendesse il colore, l'aspro sapore, il ritmo…

 Da rivedere e da rileggere perché appunto è fondamentale per appunto capire il Neorealismo


 Qui Calvino spiega l’urgenza del racconto e la necessità dell’immediatezza della narrazione e del racconto
proprio negli anni del dopoguerra per una poetica quindi dell’impegno, anche in ambito letterario, e per
un’arte che potesse rispecchiare il contesto reale, la realtà con una scelta di personaggi ambienti, per lo più
umili ed emarginati in contrapposizione con quella che era la letteratura diffusa nel periodo fascista:
 anche in contrapposizione a quello che era, ad esempio, il preziosismo della prosa che era stato diffuso
e promulgato, ad esempio, da una rivista come La Ronda
 oppure in contrapposizione anche a quelle esperienze letterarie che invece si allontanavano dalla realtà
(abbiamo fatto l’esempio, il riferimento all’ermetismo alla poetica dell’assenza etc.)

Maestri in questo per quanto riguarda il Nuovo Realismo degli anni Trenta e quello che poi è il Neorealismo
sono appunto Vittorini e Pavese con il distinguo, che dicevamo, per quanto riguarda le opere degli anni Trenta –
inizio anni Quaranta parlare di realismo lirico simbolico o mitico simbolico. Abbiamo già ricordato sia per
Pavese che per Vittorini anche l’attività di traduttore dall’americano; quindi, mediatore della
letteratura americana appunto in Italia e dobbiamo ricordare, ma l’abbiamo già detto in un’altra
occasione, anche il lavoro di Vittorini e Pavese, il lavoro editoriale per la casa editrice Einaudi, tra
parentesi, Vittorini fondò e diresse anche un importante collana editoriale dell’Einaudi che è I Gettoni
dove furono pubblicati appunto romanzi importanti.
Elio Vittorini
 Legata al suo nome è la rivista Il Politecnico:
 rivista fondata nel 1945 che rimarrà in vita fino al 1947 che si innesta sul dibattito tra cultura e
politica e soprattutto sul rapporto che si deve instaurare tra cultura e politica
 L’esperienza di questa rivista che venne progettata durante il periodo della Resistenza da Eugenio Curiel
e che divenne un organo proprio dell’impegno degli intellettuali nel tentativo di ricostruzione nazionale.
 In realtà per questa rivista Vittorini si rifà, già nel nome, al Politecnico di Cattaneo che era il periodo
fondato nel 1839, quindi durante il periodo Risorgimentale che a sua volta si ispirava alla rivista
del Settecento Il Caffè
 L’impostazione del Politecnico di Vittorini è un’impostazione della rivista politico culturale che
richiama gli intellettuali all’impegno anche sul piano politico: Vittorini sostiene la necessità di un
radicale cambiamento, rinnovamento della cultura inizialmente nell’ambito appunto del partito
comunista.
 Il Politecnico prima come settimanale di cultura diffuso anche nelle sezioni del partito e poi
diventa mensile
 In realtà si voleva creare con questa rivista un movimento di opinione rivolgendosi direttamente
ai lettori così come aveva già fatto La Voce, all’inizio del 1900, in particolare La Voce di Prezzolini che
voleva creare un movimento di opinione e dare voce appunto agli intellettuali
 Però appunto in realtà si aprì poi un dibattito e una contraddizione che portò poi alla separazione,
comunque alla mancata adesione, al ritiro dell’adesione del partito e poi alla chiusura del
Politecnico
 In realtà valeva questa necessità di creare una nuova cultura ed era impostata, era voluta da Vittorini
come necessità di impegno degli intellettuali che potessero appunto recuperare un contatto diretto con la
realtà ed esaminare la realtà attraverso le inchieste: le Inchieste sulla Grande Industria, Le Inchieste Sul
Meridione, L’Inchiesta sulla Questione Femminile
 una rivista aperta ai giovani (tant’è vero che anche il giovane Calvino scrive sul Politecnico), aperta alle
avanguardie artistiche e culturali, internazionali, quindi europee e americane, e aperta anche ai vari
influssi (quindi alla psicoanalisi, alla sociologia, ad autori come Kafka, come Hemingway etc.)
 aveva la rivista anche un aspetto formale, innovativo: perché ad esempio c’era l’aspetto tipografico
nuovo, l’uso dell’innesto del colore rosso, della scritta rossa e nera, l’uso di caratteri nuovi, il rosso e nero,
per l’epoca; quindi, anche dal punto di vista grafico si proponeva in una vesta diversa.
 Però il dibattito poi che si aprì e che portò alla famosa polemica e che portò poi alla crisi e alla
chiusura si innestò tra Vittorini e Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista, sul rapporto
tra cultura e politica perché:
 Vittorini rivendicava l’indipendenza della cultura dalla politica sostenendo che appunto lo scrittore
non si doveva a limitare a suonare il piffero della rivoluzione, quindi la cultura doveva essere
indipendente: quindi era sbagliato per Vittorini chiedere la subordinazione degli intellettuali alle
esigenze politiche.
 Mentre Togliatti sosteneva gli stretti legami tra politica e cultura e la necessità della cultura di
farsi portavoce dell’ideologia appunto di sinistra

 Quindi questo dibattito fu molto ampio, coinvolse molti intellettuali, intervennero molte voci ed ebbe una
portata storica traumatica. Quindi Vittorini uscì dal Partito Comunista sancendo il contrasto tra il partito
comunista e gli intellettuali che videro l’opposizione tra intellettuali e culturali, intellettuali e politici e poi
appunto questo contrasto porta alla chiusura del Politecnico tant’ è vero che nel 1947 la rivista chiude i
battenti.
Vittorini scrive una lettera aperta a Togliatti, Politica e Cultura (Vittorini alla lettera di Togliatti), che viene
pubblicata all’inizio del 1947 a gennaio – marzo, sul Politecnico e c’è questa famosa frase in cui appunto
Vittorini nega che il compito dell’intellettuale sia quello di assoggettarsi, di suonare il piffero per la
rivoluzione, quindi si assoggettarsi e subordinarsi agli interessi della politica; quindi è fondamentale
per capire anche l’evoluzione dei rapporti.

 I romanzi fondamentali di Vittorini sono:


 Garofano Rosso: pubblicato prima a puntate sulla rivista Solaria (rivista degli anni Trenta che tende a
sprovincializzare la letteratura italiana) negli anni Trenta e fu un romanzo colpito dalla censura fascista e
poi pubblicato in volume, Vittorini fu costretto a rivedere delle parti, successivamente negli anni Quaranta
 Conversazioni in Sicilia: sempre pubblicato negli anni Trenta in rivista, tra il 1937-1939 e in volume agli
inizi del 1940, è un romanzo che si colloca in una dimensione realistico simbolica, mitico simbolica perché
è la storia del protagonista, Silvestro, che ritorna alle origini, cioè, ritorna in Sicilia. Quindi
attraverso questo viaggio di ritorno in realtà viene descritta la realtà dell’epoca, la realtà del paese, viene
rievocato il periodo dell’infanzia, il periodo precedente, ma anche c’è un importante contesto storico di
riferimento che fa riferimento alla guerra di Spagna.
In effetti anche nei saggi critici di riferimento (da studiare) si ricorda come i due eventi importanti negli anni
Trenta dal punto di vista storico (che poi richiamano anche a un impegno, al recupero della realtà) prima del
Secondo Conflitto Mondiale, sono: la guerra di Etiopia degli anni Trenta e la guerra di Spagna
effettivamente, questo riferimento alla guerra di Spagna è presente per quanto riguarda Vittorini nel suo
famosissimo romanzo Conversazione in Sicilia. Un punto in cui è descritta la storia attraverso la realtà siciliana,
la miseria, attraverso la guerra civile spagnola e quindi a questa dimensione storica la così detta ideologia del
mondo offeso, così appunto definita.
 Uomini e no (1945) è il libro in cui prevale essenzialmente la dimensione storica; quindi, libro che si
colloca nell’ambito proprio del Neorealismo e descrive l’esperienza resistenziale
 Così come altro libro improntate da questo punto di vista è Le donne di Messina
 Altri testi di Vittorini degli anni Cinquanta o degli anni Sessanta invece prediligono più la
dimensione del mito, in chiave mitica, mitologica
 l'ultimo Vittorini registra proprio negli anni Cinquanta - Sessanta: la crisi della letteratura e
dell’Umanesimo e quindi Vittorini è attraversato da una sorta di scetticismo verso l’arte e verso la
letteratura.
 Il suo interesse volgerà verso il mondo dell’industria con anche la fondazione insieme a Calvino
della rivista Il Menabò: altra rivista fondamentale della metà degli anni appunto del Novecento che apre
un dibattito su letteratura e industria e che è appunto fondamentale
Cesare Pavese
Insieme a Vittorini sono considerati maestri del Realismo degli anni Trenta; quindi, punto di riferimento anche
per quello che poi sarà il Neorealismo, il libro Uomini e No di Vittorini si inserisce proprio in epoca neorealista

 Per quanto riguarda Pavese sicuramente l’attività di scrittore, poeta, ma anche traduttore, come
Vittorini, e quindi si mediatore culturale della narrativa dell’opera degli autori americani: in
particolare di Melville, Faulkner. Quindi dall’inglese e dall’americano traduce Moby Dick di Melville,
Dedalus - Joyce e poi altri autori, altri romanzi intendendo la letteratura americana, la letteratura di oltre
oceano come un grande laboratorio per creare un gusto, uno stile moderni.
 Quindi un nuovo rapporto, un linguaggio in rapporto alla realtà contemporanea
 Dicevamo però che sia in Pavese, che in Vittorini, gli elementi realistici si caricano di significati
mitico - simbolici
 In Pavese, non a caso, il mito è una componente essenziale della sua opera letteraria e all’ambito mitico
fanno riferimento anche le prose filosofiche Dialoghi con Leucò
 Nel 1936: Pavese esordisce come poeta con la raccolta Lavorare Stanca, che raccoglie le varie
sezioni (Antenati, Mari del Sud, i vari paesaggi). Ci sono poesie anche famose, ad esempio una delle
più note è dedicata a Ulisse.

Una delle poesie più note è dedicate ad Ulisse: (vediamo comunque l’andamento prosastico, narrativo già
nel verso, nella strofa e anche come nei primi versi viene rappresentata la figura di Ulisse)
Ulisse
Questo è un vecchio deluso, perché ha fatto suo figlio
troppo tardi. Si guardano in faccia ogni tanto,
ma una volta bastava uno schiaffo. (Esce il vecchio
e ritorna col figlio che si stringe una guancia
e non leva piú gli occhi). Ora il vecchio è seduto
fino a notte, davanti a una grande finestra,
ma non viene nessuno e la strada è deserta.

Stamattina, è scappato il ragazzo, e ritorna


questa notte. Starà sogghignando. A nessuno
vorrà dire se a pranzo ha mangiato. Magari
avrà gli occhi pesanti e andrà a letto in silenzio:
due scarponi infangati. Il mattino era azzurro
sulle piogge di un mese.

Per la fresca finestra


scorre amaro un sentore di foglie. Ma il vecchio
non si muove dal buio, non ha sonno la notte,
e vorrebbe aver sonno e scordare ogni cosa
come un tempo al ritorno dopo un lungo cammino.
Per scaldarsi, una volta gridava e picchiava.

Il ragazzo, che torna fra poco, non prende piú schiaffi.


Il ragazzo comincia a esser giovane e scopre
ogni giorno qualcosa e non parla a nessuno.

Non c’è nulla per strada che non possa sapersi


stando a questa finestra. Ma il ragazzo cammina
tutto il giorno per strada. Non cerca ancor donne
e non gioca piú in terra. Ogni volta ritorna.
Il ragazzo ha un suo modo di uscire di casa
che, chi resta, s’accorge di non farci piú nulla.

Notiamo sia l’andamento poetico e la forma discorsiva – narrativa del verso, dell’impostazione e sia
anche la distanza, la differenziazione rispetto alla descrizione tradizionale della figura di Ulisse
 Quindi liriche che sono contraddistinte da un andamento narrativo e che quindi, uscita nel 1936,
chiaramente si pone in contrasto con la poetica ermetica
 L’influenza è sicuramente l’influenza anche dal punto di vista astrofico, del verso, della poesia americana in
particolare di Whitman e l’uso appunto di un linguaggio che tende ad essere più narrativo, più prosastico
 Alla conclusione della raccolta Lavorare Stanca è riportata anche una sezione, cioè una testimonianza di
Pavese Il Mestiere di Poeta in cui spiega tutte le caratteristiche della raccolta, le motivazioni etc. anche le
varie sezioni Paesaggio, Mediterraneo etc.
 Nel 1935 – 1936 Pavese viene arrestato per motivi ovviamente politici, è antifascista, e confinato a Branca
Leone Calabro dove comincia la scrittura del suo diario pubblicato postumo nel 1952, purtroppo si toglie
la vita nel 1950, nel 1952 vien pubblicato questo diario con il titolo Il Mestiere di Vivere

 Ma la sua opera è ricordata in particolare per la produzione anche narrativa, quindi per romanzi
come:
 Paesi Tuoi (1941) * In Paesi Tuoi è evidenza l’influenza del modello americano per l’essenzialità anche dei
dialoghi ed è un libro che divenne il punto di riferimento della giovane narrativa, cioè della narrativa del
Neorealismo. Si raccolta appunto della storia del protagonista in questo contrasto appunto, in questa
descrizione anche mitica e rituale di alcuni elementi come, ad esempio, anche: la realtà della campagna,
ma anche la morte della protagonista, insomma tutto assume un significato anche di carattere mitico
simbolico.

 La casa in collina (1948):


 Poi quella che viene definita un po’ la strada dell’impotenza dell’intellettuale è rappresentata più che
altro nella Casa di Collina del 1948 in cui l’intellettuale deve far fronte/è messo difronte alla tragedia
della guerra e alle esigenze di impegno poste dalla Resistenza.
 Difronte a questa realtà storica l’intellettuale rivela la propria ambiguità e la propria
ambivalenza perché il protagonista durante la guerra fugge dalla città e va a vivere in collina: quindi è
un romanzo proprio dell’impotenza ad agire dell’intellettuale e quest’esperienza di non partecipazione.
 La guerra appare al protagonista Corrado in tutto il suo orrore, ma diventa anche il simbolo che rivela
l’assurdità della vita, quindi qualunque forma d’impegno diventa impossibile. Quindi difronte alla
realtà, alla guerra pare, sulla base degli eventi narrati nel romanzo, che la via possibile sia quella
della fuga, cioè dell’estraneità alla guerra che però significa anche estraneità alla storia e quindi
incapacità.

 La luna e il Falò :
 L’ultima opera pubblicata dall’autore in vita, quella del 50, La Luna e il Falò
 che diventa anche, assume anche quasi il significato di una ricerca d’identità in cui di nuovo gli
elementi della solitudine, dell’estraneità caratterizzano la figura del protagonista che è
espatriato in America e ritorna dopo anni nel suo paese natale nella speranza di ritrovare in qualche
modo, ricollegarsi misticamente le proprie origini e ritrovare, ricercare la sua identità.
 Quindi diciamo che alcuni aspetti della vicenda del protagonista, sono simili o comunque possono
richiamare alcune vicende di Conversazioni in Sicilia di Vittorini ( che era statp pubblicato in volume
nel 1941).
 Anche in questo caso, nella Luna e il Falò, assistiamo a un percorso di ritorno, quello che viene
chiamato il nostos,:quindi un viaggio di ritorno alle origini che però non è solamente un viaggio di
tipo geografico, esistenziale, ma è anche una regressione al paese e alle radici antiche. I
 In pavese sono presenti anche componenti di tipo realistico e mitico - simbolico anche per quanto
riguarda la descrizione paesaggistica e i ricordi, la descrizione dell’infanzia e i ricordi
dell’infanzia
 l protagonista è un noto protagonista, Anguilla che fa un percorso di ritorno a contatto anche con i vari
personaggi
 Poi nella parte finale del romanzo sono descritti due incendi che assumono anche in questo caso un
significato simbolico, un significato mitico:
 (dimensione realistica) perché possono ricollegarsi, possono avere una valenza realistica
ricollegandosi anche ai falò che si accendono e che si accendevano in campagna e che quindi
appartengono al periodo dell’infanzia del protagonista, per propiziare il raccolto.
 (dimensione mitico – simbolica) Però esprimono anche l’orrore della storia perché fanno
riferimento anche alle vicende tragiche della storia e quindi alla violenza, morte e brutalità
Quindi hanno sia una dimensione appunto realistica, ma anche mitica simbolica perché appunto fanno
riferimento, pe quanto riguarda la vicenda alle vicende di incendi della casa e anche al falò che bruca il
cadavere di una protagonista, di un personaggio femminile.
 La speranza quindi di ritrovare la propria identità, di ritrovare il proprio paese fallisce perché
infondo la terra delle origini, il luogo mitico dell’infanzia non si può più recuperare e la terra
delle origini è diventata una terra straniera.
 Quindi il protagonista Anguilla riparte dopo aver sperimentato con dolore il crollo della speranza, la
delusione della ricerca appunto identitaria; quindi, in una sorta appunto di amara sconfitta del
protagonista che non riesce a realizzare il suo proposito, nell’ambito di questa ricerca di sé e
ricerca delle origini.

 Le opere postume:
 Diario, Il Mestiere di Vivere
 La raccolta poetica, Verrà la Morte e avrà i tuoi occhi

 Per quanto riguarda alcuni fondi poetici o comunque grandi temi della poetica pavesiana
 Sicuramente a parte il discoro sul mito, anche il rapporto tra città – campagna: quindi il
vagheggiamento della campagna contrapposta alla città:
X La campagna in particolare: il collegamento con i riti antichi che si contrappongono all’uomo moderno,
alla modernità
X La città è contrapposta alla campagna perché nella città l’individuo si sente sradicato dalle radici
primordiali e avverte l’estraneità dalla società
 La tensione, l’ideale appunto dell’America
 Il mondo dei miti si oppone, si pone come alterità, quindi come verità appunto profonda da recuperare
ma anche dell’impossibilità di un effettivo recupero

 Pavese partecipa dell’esperienza del ciclo torinese dell’Einaudi come redattore


Moravia
Per quanto riguarda Moravia che prima citavamo per il suo primo romanzo

 Gli indifferenti (1929): come romanzo che rientra nell’ambito del così detto nuovo realismo degli anni
Trenta, in particolare realismo critico perché c’è tutta una rappresentazione critica e polemica nei confronti
della società borghese, anche questo è un romanzo interessante da leggere

 Oltre alle varie opere di Moravia, ad esempio anche il libro importante è anche Agostino, da ricordare, e lo
diciamo in particolare per il collegamento con la parte dedicata appunto al Neorealismo anche la fase degli
anni Quaranta - Cinquanta, cioè la fase del 1947 – 1957 che è la fase del Neorealismo per la narrativa
di Moravia che è rappresentata da romanzi come La Romana (1947) e La Ciociara (1957).
Fase del Neorealismo in cui appunto i personaggi sono personaggi popolari da contrapporre a quelli del
mondo borghese, ma Moravia rappresenta la crudeltà e la brutalità appunto della guerra, come anche
appunto altri autori, che abbiamo citato, in particolare nella Ciociara (il film tratto dal romanzo di
Moravia, è uno dei film più noti del Sessanta che valse a Sofia Loren l’Oscar, ci sono state più trasposizioni
cinematografiche: De Sica e Zavattini, questo connubio importante) è c’è la tragedia della guerra e della
violenza che invece in modo particolare le donne e madre e figlia appunto che vengono violentate dai
soldati, dai militari; una violenza che ovviamente le segnerà e cambierà la vita della figlia, di entrambe

 E poi, questo giusto perché lo abbiamo già citato, ma appartiene ad un altro periodo; quindi, per quanto
riguarda la narrativa di Moravia La Romana e La Ciociara, possono appunto essere ricondotte al clima
Neorealista. Invece Moravia, poi l’avevamo già citato parlando anche di Morante etc., ma è un’altra
cosa, per quel viaggio che fecero in India Moravia e Pasolini nel 1961 e Pasolini e Moravia poi
scrissero come inviati di vari giornali articoli in riferimento a questo viaggio:
 Moravia raccolse gli articoli pubblicati nel Corriere della Sera nel libro Un’Idea dell’India (1961)
 Pasolini invece che aveva inviato i suoi articoli per un'altra testata, appunto Il Giorno, pubblica il libro
l’Odore dell’India (negli anni Sessanta)

Ovviamente siamo in un’altra epoca, siamo nel 1960, non è la fase del Neorealismo, ma giusto per ricordare
alcune opere importanti di Moravia e, leggendo magari anche in parallelo questi due testi, di Moravia e di
Pasolini notiamo come gli autori in modo descrivano l’India, quindi pur da una stessa esperienza il punto di
vista, la modalità di narrare , annunciata comunque dal differente titolo (Un’Idea dell’India e l’Odore
dell’India) è poi effettivamente realizzata nel libro, quindi come siano differenti

 Di Moravia altri testi da ricordare, La Nausea, altri romanzi importanti che nella presentazione del manuale
sono messi in evidenza
 Libri critici (molti di questi riferimenti che abbiamo fatto li troviamo nei libri critici)

 Ora per quanto riguarda il Neorealismo e gli studi critici abbiamo i testi di riferimento, uno degli studiosi
poi importanti sul Neorealismo è anche Giancarlo Ferretti che ha dedicato vari studi appunto al
Neorealismo: ha pubblicato un recente libro su Pasolini, ovvero Pasolini Personaggio.

Anche appunto Giancarlo Ferretti ovviamente sottolinea, definisce il Neorealismo come un movimento di
idee che raduna intellettuali ed esperienze diverse animato da istanze politiche antifasciste con una
forte critica alla cultura borghese, quindi in prospettiva antiborghese, e in reazione alla retorica del
ventennio fascista. Quindi un movimento che esprime anche la necessità di uscire dall’isolamento e di
partecipare sul piano collettivo.

Nel programma noi abbiamo anche appunto:


 L’inchiesta sul Neorealismo (1951) di Carlo Bo (uno dei teorici, critici dell’ermetismo degli anni
Trenta, ricordiamo letteratura come vita e poi appunto ha attraverso il Novecento , quindi è un critico di
spicco della cultura appunto del Novecento)

 L’Inchiesta dedicata al Neorealismo di Carlo Bo che ha una genesi particolare: è un’inchiesta che Carlo Bo
innesta già a partire dal Cinquanta; quindi, cercando in qualche modo di tirare le somme già nel 1950 -1915
della fase neorealista appunto interrogando vari intellettuali su questioni cardine il neorealismo, la
nascita, il mito americano, cosa significa etc.

 Di questo testo, sul quale ritorneremo, è necessario ricordare, ricostruire la genesi: cioè, perché nasce
l’inchiesta, perché Carlo Bo fa quest’inchiesta, come nasce etc. e poi per ogni ambito, per ogni questione
puntare, porre l’attenzione su alcune opinioni di alcuni intellettuali che sono importanti, non è richiesto
ricordarle tutte, è richiesto per ogni ambito , ogni sezione porre attenzione ad alcune posizione di alcuni
intellettuali che sono emblematiche su quella determinata tematica o questione indagata da Carlo Bo.
Bisogna studiare, leggere il testo cercando di capirne le motivazioni, le caratteristiche etc. soffermandosi su
ogni questione affrontata che sono quelle elencate, riportate nell’indice, i titoli delle varie sezione. Quindi
per ogni sezione è necessario soffermarsi su quelli che sono gli interventi più significativi , a cui viene dato
più spazio o anche gli interventi che possono leggersi magari in contrapposizione, ad esempio: magari un
autore che sottolinea l’importanza di un certo aspetto, di una certa componente e un altro invece che
magari la nega o ne riconosce importanza minore. Quindi non tutti gli interventi, ma quelli principali, quelli
che riteniamo più importante, anche in contrapposizione tra di loro che danno ragione della natura di
questa inchiesta. Poi ce ne sono alcuni a cui è dato molto spazio, quindi sicuramente: Montale, Gadda,
Calvino, Arnaldo Bocelli, Vittorini, Alvaro , è una ricchezza di nomi e di interventi.

 in realtà nasce come un ciclo di conversazioni sul Neorealismo, che venne pubblicata nel 1951 in volume
nell’edizione della Radio Italiana. Nasce in realtà, e questo è spiegato nella presentazione, nella nota, nella
parte introduttiva del libretto, del libro, dell’inchiesta, è spiegata la genesi: cioè, le motivazioni per cui Carlo
Bo ha spiegato di fare l’inchiesta. Quindi, nasce come ciclo di conversazioni sul Neorealismo nel terzo
programma della Radio Italiana diretto da Carlo Bo tra il 1950 - 1951 (dà delle date precise: dal 21
ottobre del 1950 al 10 marzo del 1951) e quindi viene pubblicata all’interno dei Quaderni della
Radio.

 Se vediamo, è chiaro, fin dall’indice, che inchiesta è suddivisa per questioni, tematiche

 Quindi Carlo Bo intervista i rappresentati della cultura dell’epoca, quindi tanti autori: Montale, Gadda,
Corrado Alvaro, ne troveremo tantissimi, anche i meno noti su questioni del Neorealismo.
 Ad esempio dall’indice troviamo:

1. Una definizione difficile: cioè, a partire proprio da che cos’è il Neorealismo? Che cosa si intende
con Neorealismo?
2. Il rapporto con la realtà
3. La lezione degli americani:
4. Il neorealismo nel cinema, nel teatro e in pittura: perché, appunto abbiamo detto, che il neorealismo
si sviluppa nel cinema, passa nella letteratura, ma interessa anche le altre arti, appunto anche la pittura
5. Tentativi di bilancio: arriva a fare un bilancio già appunto nel 1950 – 1951 che si collegherebbe anche a
quest’idea di anticipazione anche un po’ della fine della fase neorealista. Questo bilancio conclusivo che
riconosce al Neorealismo proprio la possibilità di questo recupero della realtà e di una letteratura che
possa interessarsi alla società e che possa interessare e interessarsi anche alla realtà del popolo
italiano.

 Carlo Bo parla appunto nella presentazione di un’esplosione: anche lui insiste su questa necessità,
urgenza di raccontare, di registrare i fatti osservati attraverso una libera espressione che prima era
negata perché ovviamente prima c’era la dittatura fascista; quindi, questa urgenza, necessità di raccontare,
parlare, di esprimersi liberamente si capisce anche in riferimento alla dittatura appunto in Italia.
 Quindi un impulso dice lui, a dire la verità, a descrivere la verità, la realtà secondo un’urgenza morale e
conoscitiva, quindi con influenze, abbiamo detto, anche internazionali
 Bo sottolinea come, nella nota introduttiva, la prima scossa, dice lui, alla nuova letteratura, questo
ritorno alla realtà, questa ricerca della verità sia stato dato, sia rappresentato dagli Indifferenti di
Moravia. Quindi questo primo interesse per il Realismo nel Novecento, nel 1929
 Sottolinea inoltre l’influenza della narrativa americana, del romanzo americano soprattutto tra gli
anni Trenta e gli anni Quaranta, cioè tra il 1935 e il 1945.

 Poi mette in luce due pericoli della letteratura neorealista:


 La monotonia: cioè, parla di una rappresentazione chiusa della realtà, quindi la monotonia
 Il trasferimento filosofico: ossia la tendenza, il pericolo ad attribuire alla realtà un significato altro,
quindi prospettando la dimensione simbolico – filosofica

 Sulla definizione di neorealismo le posizioni sono appunto varie:


- Ad, esempio, Sergio Solmi parla di un ingresso della cronaca nella letteratura, anche per quanto
riguarda gli aspetti più difficili, con un tentativo, una tendenza alla polemica sociale; quindi, un bisogno
di riscatto, una tendenza “fatale” dice Solmi, dopo la Seconda Guerra Mondiale.
- Montale precisa che la definizione di neorealismo in Italia è essenzialmente cinematografica con
riferimento a De Sica, Rossellini ed è una tendenza usata dai giovani scrittori per un rinnovamento del
romanzo proprio grazie a questa ritrovata libertà dopo il ’43, quindi dopo l’armistizio.
- Quindi tentativo anche di, come dicono altri scrittori, ad esempio Franco Antonicelli, di recuperare la
realtà dopo l’ipocrisia e le menzogne di fascismo; quindi, c’è tutto questo sostrato anche di carattere politico
– ideologico.
- Poi ci sono le varie posizioni che si possono approfondire, ad esempio anche di Bocelli, Vittorini, Calvino
ovviamente, che abbiamo già citato, e di altri autori che vengono ricordati.
- Ad esempio, per quanto riguarda la lezione degli americani c’è un riferimento interessante anche ad un
altro autore che è Bonaventura Tecchi e il riferimento anche questo richiamo al movimento della nuova
oggettività che, avevamo citato ieri, viene anche ricostruito da De Nicola appunto nel suo libro

 Neorealismo di Francesco De Nicola: in modo sintetico fornisce, ricorda anche gli antecedenti e il
contesto storico - culturale del Neorealismo con riferimento anche a opere come Roma Città Aperta, i film
come Uomini e No di Vittorini, Metello di Pratolini; quindi, ci sono dei riferimenti al cinema

 Tra cinema e letteratura anche i saggi del volume curato da Vitti, Ripensare il neorealismo: cinema,
letteratura, mondo dove sono inseriti anche riferimenti successivi al periodo del Neorealismo in senso
stretto, ma ci sono anche saggi riferiti anche al teatro Neorealista con riferimento a Betti, ad esempio,
oppure anche l’ultimo dedicato a Fontamara di Silone, che abbiamo citato prima.
 Altri aspetti:
- Quindi l’arte e la letteratura come testimonianza: cioè, l’arte deve rappresentare le problematiche del
paese che sta uscendo appunto dal conflitto con giudizio critico, una impostazione critico ideologica,
quindi politica, nel tentativo di affrontare e risolvere le problematiche del paese negli ultimi anni di
guerra, nel dopoguerra.
- Quindi riproponendo un rinnovamento sociale ed etico ecco perché i personaggi sono personaggi positivi,
a d esempio Metello di Pratolini oppure Carlone di Bigiaretti, che affrontano, conoscono uno sviluppo,
come stava o dicendo, e acquistano una coscienza dell’appartenenza al partito, acquisiscono
consapevolezza della lotta di classe, aderiscono poi, con un percorso di formazione, appunto al
comunismo etc.
- La narrazione avviene attraverso un discorso diretto, come ricordavamo appunto prima, e con
espressioni gergali, popolari, parlate alle quali già abbiamo fatto riferimento
- L’epicentro del neorealismo fu di fatto Torino ovviamente e altri centri dell’Italia: Torino, già lo
ricordavamo, perché era la sede della casa editrice Einaudi, l’abbiamo citata più volte in riferimento a
diversi autori anche Ginzburg e in riferimento anche a Leone Ginzburg

 Nell’ambito della letteratura del Neorealismo, si sviluppano possono essere riconosciuti vari filoni,
vari orientamenti:

I. La guerra, ovviamente la Seconda Guerra Mondiale e i campi di sterminio: quindi la Seconda Guerra
Mondiale e la tragedia della Shoah, quindi la scoperta di campi di sterminio e le atrocità commesse
durante la Shoah e la resistenza, quindi un primo grande filone.

Quindi abbiamo opere che si innestano nella dimensione della memorialistica, come ad esempio Il
Sergente nella Neve di Mario Rigoni Stern e della testimonianza, pensiamo ad esempio alle opere di
Primo Levi e pensiamo alle opere Carlo Levi

Quindi abbiamo appunto anche poeti, l’abbiamo ricordato, che si occupano, recuperano il contatto
con la realtà e pubblicano opere come:
 Giorno dopo Giorno (1947) di Quasimodo, quindi il cambiamento, il passaggio da una poetica
ermetica a una poetica neorealista, anche in poesia
 E anche, ad esempio, Diario dell’Algeria (1947) di Sereni, qui da Frontiera a Diario dell’Algeria, questo
sempre per contestualizzare, quindi da una prima produzione ermetica a una produzione che si innesta
nel Neorealismo.
 Abbiamo anche, possiamo ritrovare anche epistolari, diari, cronache di guerra, ad esempio 16 ottobre
1943 di Giacomo de Benedetti
Poi abbiamo appunto romanzi , che abbiamo già citato in questo ambito, come:
 Uomini e No (1945) di Vittorini
 Il Sentiero dei Nidi di Ragno (1947)
 L’Agnese va a Morire (1949)
 Il Sergente nella Neve (1953) di Mario Rigoni Stern, che citavamo prima
 Se questo è un uomo (1947) di Primo Levi, è un’opera che rientra nell’ambito della testimonianza,
della memorialistica.

Qui ricordiamo, e ce lo ricorda anche brevemente il testo di Francesco de Nicola, che appunto in realtà
Se questo è un Uomo il libro venne rifiutato dalla casa Editrice Einaudi, l’avevamo citato, venne rifiutato
proprio a causa del giudizio di Natalia Ginzburg e venne pubblicato in prima edizione da una casa
editrice piccola che è la casa editrice De Silva, venne pubblicato dall’Einaudi solo dopo, solo a metà anni
Cinquanta. Pensiamo al destino editoriale di un’opera che è diventata una delle pietre miliari della
letteratura, non solo italiana, ma internazionale, mondiale anche della tematica del concentrazionismo
e dei campi appunto di concentramento.
 Questo legato anche a un clima che si diffuse negli anni del dopoguerra: cioè il contrasto che si creò da una
parte dalla necessità di raccontare (di cui parla anche di Calvino) da parte ad esempio di coloro che avevano
vissuto la tragedia dei campi di concentramento e dall’altra la non volontà, la non disponibilità all’ascolto
degli altri (in questo caso rappresentati ,ad esempio, dalla casa editrice etc.), il non voler ascoltare queste
atrocità anche perché pensando che potessero essere, da una parte mettere in luce le sofferenze altrettanto
attraversate, ma anche non voler ascoltare le atrocità compiute. Quindi questo desiderio di raccontare
dei testimoni, dei sopravvissuti che si scontra con invece il rifiuto all’ascolto: quindi pensiamo
anche al dramma di questi sopravvissuti, che appunto carichi di queste sofferenze atroci, non
trovano l’adeguata corrispondenza da un mondo che è incapace di ascolto; quindi, poi ci sarà anche
questo dramma importante che si colloca nel contesto e nei rapporti, anche nelle vicende editoriali dei testi.

 La casa in collina di Pavese e Paesi Tuoi, quindi opere appunto del Quaranta, Conversazioni sul
Ciglio di Vittorini, però, avevamo sottolineato come in questo caso, siamo alle soglie, si tratta più di un
realismo di carattere mitico – simbolico, lirico – simbolico

Poi Sui temi della guerra e della Resistenza sicuramente dobbiamo ricordare opere di Fenoglio:
 23 giorni della città di Alba (1952)
 Primavera di bellezza
 E soprattutto i romanzi come: Una questione Privata (1963) e Il Partigiano Johnny (1968) che
però, avevamo sottolineato, vengono pubblicati negli anni Sessanta; quindi, sono successivi al periodo
del Neorealismo: quindi trattano le questioni della Resistenza, ma la pubblicazione si colloca
fuori dal periodo prettamente Neorealista (abbiamo assunto come data il 1955 etc.) Quindi anche
altre opere in cui Fenoglio rappresenta la Resistenza, la vita dei partigiani ma vengono pubblicate
successivamente.

II. La condizione del Sud Italia, quindi la vita del Sud: il così detto Meridionalismo, filone del
Meridionalismo. Una realtà appunto attraversata da problematiche sociali e anche da un’arretratezza di
tipo economico sociale: quello che, già in passato, con l’Unità d’Italia (a partire dal 1861) era nota come
questioni meridionale e si sviluppò come questione meridionale, in questo senso il Meridionalismo.

 Il filone del Meridionalismo, quindi il filone meridionalistico che è anticipato nel 1930 da Gente in
Aspromonte di Corrado Alvaro e da Fontamara di Silone (ricordiamo che c’è un saggio critico di
questo romanzo nel volume curato da Vitti): che uscì inizialmente in lingua tedesca negli anni Trenta
(1933) e in Italia negli anni Quaranta, nel 1947.

In realtà c’era stata un’edizione originaria italiana dell’Emigrazione che però era venuta alla luce
all’estero negli anni Trenta: quindi una prima pubblicazione in lingua tedesca, un’edizione in originale
italiana dell’Emigrazione che però viene pubblicata all’estero negli anni, sempre Trenta, e in Italia
quindi appare negli anni Quaranta, 1947.

 Abbiamo citato come anticipatori della tendenza del Neorealismo insieme appunto a Corrado Alvaro,
insieme al romanzo di Silone, Fontamara, anche Tre Operai (1934) di Carlo Bernari.

 Negli anni Quaranta – Cinquanta, cioè quelli del Neorealismo abbiamo opere come Spaccanapoli di
Domenico Rea, opera nota e famosa, L’oro di Napoli (1947) di Giuseppe Marotta. Possiamo ascrivere
a questa tendenza del Meridionalismo di epoca Neorealista anche alcune opere di quegli anni del
teatro di Edoardo de Filippo, che infatti sono anche citate in alcuno saggi, alcune opere anche di
Ugo Betti, anche negli anni Quaranta. In un certo senso, anche in questo caso velocemente lo
ricordavamo, Il Mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese, che viene pubblicato come volume
nel 1953, ma, avevamo anche detto, che accanto alla componente realistica, in questo caso, si affianca
anche una componente anche magico fantastica, il così detto realismo magico di Bontempelli che può
essere anche utilizzato come categoria critica per Anna Maria Ortese.
 Ma abbiamo anche i famosi romanzi di Carlo Levi come: Cristo si è fermato a Eboli (1945):
 che fa riferimento anche in questo caso all’esperienza di confino di Carlo Levi che , in quanto
antifascista venne relegato, venne confinato in Lucania
 Partecipa sia del filone meridionalista che del filone testimoniale – memorialistico perché fa
riferimento alla sua esperienza di confinato in quanto antifascista
 ma anche Le Terre del Sacramento di Giovine.

 Poi ovviamente, non è che sono suddivisioni, in realtà, come vediamo, molti filoni si compenetrano, si
affiancano:

 Altro aspetto che viene analizzato, che viene rappresentato ovviamente sono le così dette realtà regionali,
le situazioni locali, ma già evidenti in questo filone meridionalistico: perché chiaramente nella
rappresentazione, ad esempio, di Napoli etc. è chiaro che c’ è anche una rappresentazione delle situazioni
locali che vengono trattate sul piano culturale, sociale e linguistico.

Però per quanto riguarda anche la rappresentazione popolare dei quartieri, o delle realtà cittadine,
abbiamo anche un altro luogo importante è quello di Firenze che viene rappresentato da Vasco Pratolini:
Metello, ma prima Il Quartiere, Cronaca Famigliare, Cronaca di Poveri Amanti, sono tutti i romanzi
(poi già avevamo parlato del passaggio di Pratolini dalla cronaca > alla storia: la cronaca dei primi romanzi
e la storia di Metello) , ma sono romanzo in cui l’autore rappresenta la realtà di Firenze attraverso dei
quartieri emblematici, in primo piano spicca il quartiere di Santa Croce.

 Poi già fatto riferimento ai racconti e romanzi neorealisti di Alberto Moravia: La Romana, La Ciociara, I
Racconti Roman
 Pier Paolo Pasolini, l’avevamo citato così citato un po’ velocemente per appunto questo interesse che
Pasolini ha sempre riservato alla realtà delle borgate romane, all’uso del gergo, anche delle parlate
romane che sia riflette sia alcuni film, uno dei film più noti è Accattone (1961).Ma c’è anche una
produzione di romanzi di Pasolini che si collocano negli anni Cinquanta come Ragazzi di Vita e Una Vita
Violenta il cui protagonista, ad esempio anche il protagonista di Una Vita Violenta, può essere messo,
accostato al Carlone di Bigiaretti, Metello di Pratolini pur con tutte le differenze , però come personaggi
simbolo di un certo tipo di narrativa, un certo tipo di romanzo, quindi Tommaso Puzzilli in quel caso, poi ce
ne sarebbero tanto altri, questi sono alcuni dei più importanti

 Per quanto riguarda il contesto, potremmo dire, riferimenti di carattere teorico, diciamo che le
motivazioni della poetica neorealista hanno un riscontro, si trovano nell’estetica marxista, per cui la
narrazione realistica deve denunciare i mali della società capitalistica
 Il teorico di riferimento per quanto riguarda appunto il rispecchiamento della realtà in ambito letterario è
György Lukács : uno dei torici, critici più importanti, teorico, studioso ungherese, che ha teorizzato il
concetto di arte come rispecchiamento , quindi intendendo ovvero l’arte come rappresentazione
oggettiva della realtà e della totalità della vita umana scavando in profondità.

 Quindi la realtà oggettiva è rispecchiata dal tipo, cioè dal personaggio tipo che rappresenta i caratteri di un
contesto storico sociale.

 In questo senso la letteratura per Lukács è un fatto ideologico - culturale che ha una precisa
funzione sociale, deve rispecchiare la realtà e dinamiche profonde della società
 Alcune sue opere fondamentali ad esempio anche I Saggi sul Realismo (1946): apparvero , furono
tradotto in Italia proprio negli anni Cinquanta, come anche, negli anni Cinquanta, furono diffusi altri
testi sul appunto marxismo e critica letteraria.
 Poi ovviamente il discorso sarebbe molto da approfondire, ma noi ci soffermiamo sugli elementi che
possono esserci utili
 Per questo grande studioso Lukács i grandi autori realisti sono gli scrittori dell’Ottocento: ad
esempio, alcuni grandi scrittori dell’Ottocento sono Balzac, Stendhal e Tolstoj che hanno rappresentato
la realtà e l’umanità nel dramma storico sociale; quindi, la letteratura secondo questa teoria deve
rispecchiare realtà e quindi deve rispecchiare anche le dinamiche profonde della società.
 Sulla base delle teorie di Lukács, di questo studioso, si fonda quello che è noto come realismo socialista
di Zdanov: ossia referente intellettuale nell’ambito dell’Unione Sovietica secondo quella che era la
linea staliniana che presupponeva una subalternità dell’arte alla politica: la letteratura che
doveva essere strumento dell’ideologia politica. Un modello che abbiamo visto invece in Italia trova
resistenza perché, se ricordiamo, lo stesso Vittorini invece evidenzia e promulga, proclama
l’indipendenza della cultura dalla politica.

 Questo solo appunto per dire che le motivazioni teoriche di sinistra hanno come base, come riferimento da
poter richiamare appunto anche gli studi teorici di area marxista, questo a livello internazionale. Però
sappiamo che, per quanto riguarda gli studi letterali in ambito marxista, per quanto riguarda
l’ideologia di sinistra in Italia abbiamo un noto esponente che è Antonio Gramsci. Quindi a livello
internazionale possiamo fare un richiamo appunto a Lukács , ma per quanto riguarda il contesto italiano,
per gli intellettuali italiani un riferimento di primo piano fu proprio offerto dal pensiero di Antonio Gramsci
i cui Quaderni del Carcere, opera fondamentale in più volumi, che abbiamo già citato molto rapidamente,
furono pubblicati postumi rispetto all’autore proprio tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta ,furono
pubblicati tra 1948 e1951; quindi nel Secondo Dopoguerra (la guerra finisce nel 1945).

 Quindi Costituirono sia Gramsci come intellettuale, come figura, come antifascista, ma anche come
critico letterario costituì un punto di riferimento fondamentale per questi intellettuali, ma soprattutto
per la così detta poetica dell’impegno.
 Quindi propone Gramsci una nuova figura di intellettuale organico alla rivoluzione, organico alla
presa di potere da parte del proletariato capace appunto di guidare la classe operaia nella
conquista dell’egemonia del proletariato
È previsto un breve profilo di Gramsci, nel manuale di Ferrone, e soprattutto anche il riferimento ai Quaderni
del Carcere dove sono anche ricordati gli argomenti dei vari quaderni e quindi ad esempio: la letteratura
nazionalpopolare, la questione meridionale che è un argomento che interessa molto anche Gramsci.
 I vari argomenti dei vari diari sono ad esempio:
 la letteratura nazionalpopolare: proprio sottolinea la necessità di una cultura nazionalpopolare
quindi di una cultura che possa essere per il popolo, che possa essere indirizzata al popolo e
che possa condurre anche all’emancipazione e soprattutto ne sottolinea la mancanza in Italia
all’epoca di una cultura di questo tipo. Quindi proprio in mancanza di una cultura
nazionalpopolare il popolo italiano ricerca altrove opere, diciamo così in modo semplice, popolari,
quindi l’assenza in Italia di una letteratura nazionalpopolare fa sì che il pubblico si rivolga, ritrovi ciò
che manca appunto altrove.
 Tra gli argomenti, tra i quaderni del carcere alcuni sono dedicati Agli Intellettuali,
all’Organizzazione della cultura e L’Altra Letteratura, e appunto l’altro alla Letteratura e Vita
Internazionale, questi sono appunto argomenti fondamentali, questioni fondamentali su cui si
dibatte Gramsci.

 Per quanto riguarda la dimensione critica, critica - letteraria , l’avevamo citato già la volta scorsa, assume
come modello di riferimento la critica di De Santis in opposizione al modello crociano che ovviamente
pur studia e infatti alcuni quaderni sono dedicati anche appunto a Croce , però si oppone al modello
appunto crociano.
 L’intellettuale organico per Gramsci è un intellettuale organico alla propria classe che ha un ruolo
pubblico, una funzione pubblica impegnato nella difesa dei diritti, nella difesa anche dei doveri e
impegnato a guidare la classe per il riconoscimento e la conquista appunto del potere
 Quindi tra il gruppo sociale e i suoi intellettuali (perché ogni gruppo sociale identificato dal proprio
ruolo economico crea i propri intellettuali) si stabilisce un primo rapporto dialettico in cui ciascuno
conferisce consapevolezza all’altro; quindi, un rapporto dialettico tra intellettuali e il gruppo sociale a
cui si appartiene.
 Ovviamente gli intellettuali devono guidare e partecipare alla lotta di classe secondo questo movimento
dialettico per riuscire ad ottenere l’egemonia, quindi la lotta del proletariato, la conquista del potere e
qui poi ci si innesta anche ovviamente sul discorso politico gramsciano e letteratura.
Questi sono i riferimenti necessari e fondamentali per anche le basi , potremmo dire un po’ teoriche di
questo ritorno all’impegno da parte degli intellettuali nel dopoguerra
Premessa. Agnese va a Morire, Carlone, Metello (si colloca alla fine), seguiamo anche questo percorso cronologico perché
Agnese va a Morire viene pubblicato nel 1949, prima edizione, Carlone è del 1950 (ovviamente queste sono le prime
edizioni, ma il testo non subisce modifiche) e Metello invece, prima edizione, 1955, quindi seguiamo anche la funzione
cronologica.

Tra parentesi, ma questo poi lo vedremo, intanto lo anticipiamo, già lo vediamo, effettivamente lavoreremo anche su
analogie e differenze dei tre romanzi, ma intanto, chiaramente, Renata Viganò è una rappresentate, una voce femminile
sulla Resistenza, e, tra parentesi, il romanzo riguarda proprio la lotta partigiana, cioè, riguarda espressamente la
Resistenza, vista attraverso gli occhi appunto di una donna. Quindi mette in luce anche la partecipazione della donna
alla Resistenza che, come vedremo, non è limitata solo alla partecipazione in veste di crocerossina, oppure di
assistenza ma è una partecipazione attiva che implica anche la partecipazione come staffetta, ma anche proprio
nella lotta. Ad Agnese vengono affidate delle missioni molto importanti, anche molto pericolose, quindi nella lotta e anche
appunto con l’uccisione, l’intervento e il maneggiamento delle armi. Tant’è vero che poi l’atto iniziale che decreta l’inizio
della partecipazione alla Resistenza da parte della protagonista Agnese è proprio l’uccisione di un tedesco. Quindi è un
impegno diretto, quindi faremo anche delle riflessioni di carattere storico per quanto riguarda la partecipazione delle
donne, ma soprattutto il riconoscimento della partecipazione delle donne che è stato successivo; quindi, non è stato
immediato nel dopoguerra, ci sono state anche varie posizioni.

Quindi da parte questo, dall’altra Carlone e Metello che presentano un percorso analogo, già accennavamo di formazione,
sia maturazione esistenziale, personale che ideologica, in realtà la maturazione ideologica la vedremo anche in Agnese,
però è differente/differentemente però il percorso di Carlone e Metello è molto simile per quanto riguarda i vari
personaggi.

- E c’è un collegamento proprio diretto anche tra gli autori, a parte la conoscenza, ma è anche proprio nel libro Metello
la cui derivazione, il cui riferimento Pratolini sottolinea in connessione proprio con Bigiaretti e con Metelia che è
Matelica. Libero Bigiaretti, dicevamo è nativo di Matelica che spesso è ricordata nei testi di Bigiaretti con il nome di
Metelia e notiamo già l’assonanza di/del nome di Metello, quindi c’è un rapporto, un riferimento anche di carattere
autobiografico e letterario tra gli autori che poi si innesta sul romanzo.

Certo è, poi lo vedremo, che Carlone, forse dei tre libri, è quello che si legge in modo più agile, perché è forse più agile
anche nella scrittura e anche velato da una sottile ironia che rende più, in qualche modo, piacevole e rapida la lettura.
Infatti, poi lo vedremo, qualche critico ha parlato anche quasi di un personaggio, di una storia picaresca, cioè tutta
una serie di avventure che interessano questo personaggio.

- La storia di Metello è molto più complessa e molto più particolareggiata e soprattutto è la storia di un operaio che
acquista la coscienza, potremmo dire, di classe e abbraccia poi l’ideologia appunto di sinistra e in particolare quella
comunista alla fine del suo percorso, così come anche Carlone. Quindi c’è un’indagine anche dal punto di vista del
mondo operaio, del mondo industriale con tutta una parte centrale del romanzo che è dedicata al mondo operaio, al
mondo dell’industria allo sciopero, facevamo cenni in questo senso.

Quindi offrono i tre libri delle inquadrature differenti pur potendo riscontrare alcune analogie.
Cerchiamo poi di andare e rivedere anche tutti questi elementi nei testi a partire appunto da quello di Renata
Viganò, L’Agnese Va a Morire; quindi, possiamo iniziare a parlare di Renata Viganò.

Renata Viganò (1900-1976)


 C’è una pagina a lei dedicata sul sito dell’Associazione Nazionale Partigiani D’Italia perché L’Agnese va A
Morire è considerata appunto un’opera partigiana e quindi troviamo nei vari siti che si possono apre,
schede etc. c’è anche questa breve presentazione della sua attività sul sito dell’AMPI
 È una scrittrice bolognese vissuta nel Novecento che ha una professione che è quella di infermiera negli
ospedali bolognesi.
 In realtà per una serie di ristrettezze economiche svolge alcuni lavori e poi diventa infermiera negli
ospedali bolognesi coltivando sempre la passione per la scrittura che la porta a pubblicare la raccolta di
poesie Ginestra in Fiore:
 È stampato 1912, ma il libro reca la data 1913 in cui raccoglie queste poesie molto giovanili,
collazione questa silloge, questa raccolta che aveva composto tra il 1911-1912.
Ricordiamo anche che spesso laddove magari lo scrittore non arriva ad una silloge in età così giovanile però c’è
una pubblicazione precedente in riviste, in giornali di poesie, racconti, novelle, nel suo campo poi arriva presto.
 Il titolo è emblematico, particolare perché documenta l’ascendenza leopardiana, in realtà
riprende Viganò forme crepuscolari e motivi pascoliani

 Poi abbiamo, ci sono altre pubblicazioni, prima di arrivare all’opera più nota, ad esempio: Piccola Fiamma
(1916), che sono nuovamente poesie e il romanzo il Lume Spento (1933) che è in realtà ricordato poco e
che un romanzo è degli anni Trenta
 Lei, come tanti altri, continua a pubblicare su riviste e quotidiani, elzeviri, racconti, poesie
Questo anche i grandi, anche Ungaretti aveva pubblicato su riviste: il Porto Sepolto è del 1916, comunque si
tratta di opere, di interessi, passioni e abilità anche che si datano anche negli anni giovanili

 C’è anche una maturazione, potremmo dire, ideologica dell’autrice: perché nasce in una famiglia
borghese, poi a causa del fallimento della ditta famigliare, è portata a ripiegarsi, come dicevamo. Quindi a
lavorare, a fare lavori anche come inserviente, come infermiera, assistendo anche appunto bambini e malati
cronici nelle zone ospedaliere, diventa anche impiegata amministrativa. Fa tutta una serie di lavori, di
attività che l’avvicinano all’ambiente proletario; quindi, è di ascendenza borghese ma si avvicina
all’ambiente proletario.

 La svolta poi arriva nel momento in cui si avvicina al comunismo tramite conoscenze, tramite la realtà, il
contesto che cominciava appunto a frequentare, anche in ospedale. Poi , tramite l’incontro che è
decisivo , al quale poi facevamo già riferimento, che è l’incontro con Antonio Meluschi* che era un
comunista e anche scrittore. Quindi la conoscenza di Antonio Meluschi nel 1935 e poi successivamente il
matrimonio, ma questa è questione privata, il contatto diretto con Meluschi rafforza quest’avvicinamento al
comunismo.
Antonio Meluschi , ad esempio, per curiosità (non è necessario ricordarlo) , il suo primo libro è intitolato Pane
(1937) e poi ci sono tutta una serie di sue opere e anche di attività dedicate alle riviste, periodici, anche a riviste
storico – culturali etc. Dicevamo scrittore e comunista e comandate delle formazioni garibaldine, quindi è una
figura importante poi anche per quanto riguarda la caratterizzazione di alcuni personaggi dell’Agnese Va a
Morire, ad esempio c’è in effetti un personaggio importante, quello del comandate il quale sarà poi la guida di
Agnese, il punto di riferimento di tutto il gruppo dei giovani partigiani, in particolare appunto di Agnese.

 Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943 segue nella lotta partigiana, insieme al figlio, quello che è
diventato il marito Antonio Meluschi operando come Dirigente del Servizio Sanitario in una brigata nelle
valli di Comacchio ed è riconosciuta, Viganò, come partigiana con il grado di tenente.

Appunto poi come avviene poi per la sua protagonista: la stessa Viganò non è solo infermiera nell’ambito
della Resistenza, ma svolge attività di staffetta, della collaboratrice della stampa clandestina e appunto
ricopre varie attività.
 L’incontro con Meluschi determina anche un cambiamento di modalità narrativa per cui appunto Viganò
abbandonerà i modi letterari precedenti che avevano caratterizzato le sue opere fino al libro del 1933 in cui
si risentiva l’influenza di D’Annunzio, dei crepuscolari etc. e appunto si avvicinerà a una modalità diversa ,
quindi nell’ambito appunto del Neorealismo partecipando poi alla lotta partigiana, alla liberazione etc.

 A partire dal settembre del 1949 cura delle inchieste per l’Unità, di cui è stata redattrice, e svolge
un’intensa attività giornalistica per i periodi del partito comunista documentando il suo impegno
politico e sociale nella rubrica di Lettere pubblicata sulla rivista Noi Donne

 All’esperienza della resistenza sono dedicate ovviamente alcune sue opere come: L’Agnese va a Morire
(1949), Matrimonio in Brigata (1976) pubblicato poco dopo la scomparsa dell’autrice e che raduna
narrazioni, racconti partigiani, l’opuscolo, il saggio Donne della Resistenza (1955) e poi anche altri testi
 Un altro testo da ricordare è Mondine (1952) che sono prose saggistiche apparse sull’Unità con la
presentazione, come libro nel momento in cui vengono pubblicate in volume, di Libero Bigiaretti e poi latri
testi degli anni Cinquanta e degli anni Sessanta.

 Donne della Resistenza:


 è un molto interessante, è in realtà un opuscolo, un libretto che raduna vari ritratti di donne antifascisti
bolognesi cadute appunto durante la Resistenza e costituisce un omaggio alle donne che hanno
combattuto dando loro il giusto riconoscimento del lavoro, dell’attività, dell’impegno svolto dalle
donne nella lotta partigiana nella Resistenza al pari degli uomini; quindi, è un documento che attesta
la partecipazione attiva nella Resistenza di queste donne che decidono di dedicare la loro vita alla lotta.
È interessante anche perché dobbiamo ricordare che oggi, anzi ormai da molto anni esiste una ricchissima
bibliografia che documenta la partecipazione delle donne alla resistenza etc., ma in realtà, dicevamo,
questo riconoscimento non è stato subitaneo perché addirittura, come ricordano autrici come Miriam
Mafai, per esempio, che è stata anche un importante giornalista e membro del partito comunista.
All’inizio non ci fu un riconoscimento del valore, della funzione e dell’importante ruolo svolto dalle donne e
addirittura appunto furono malviste, alcune parteciparono alla sfilata del gruppo resistenziale dopo la fine della
guerra; addirittura alcune vennero anche tacciate di promiscuità e trattate in malo modo anche perché alcune
di queste donne avevano vissuto in condizioni di promiscuità e rifugiandosi nelle montagne durante la lotta
partigiana a stretto contatto con uomini, gruppo di giovani etc.
Quindi ci fu un atteggiamento di anche accusa nei confronti di queste donne e non fu ricciuto loro il
giusto valore o, laddove fu riconosciuto, fu relegato alla “semplice” e sola condizione di ambito
esistenziale ed infermieristico, di chi si prende cura dei feriti oppure cucina. Ad esempio, che sono mansioni
svolte anche da Agnese, anche Agnese prepara il cibo per il gruppo dei giovani partigiani essendo lei una donna
matura che quindi quasi assume la funzione di mamma, però non è solo questo il ruolo che ha svolto Agnese e
nemmeno le altre donne della Resistenza.
Quindi anche con questo testo e con altre testimonianze si vuole rivendicare un ruolo attivo, ma anche
nella guerra non solo nella dimensione assistenziale, di cura ma anche per le altre attività e appunto
nella lotta. Ecco perché poi questa vicenda dell’uccisione iniziale da parte di Agnese del tedesco assume un
rilievo importante perché sta ad indiare proprio l’impegno attivo addirittura nella notta armata anche delle
donne.
 Ad esempio, questo opuscolo, questo libretto Donne della Resistenza , pubblicato nel 1955
presenta la dedica, la prefazione e anche una poesia di Renata Viganò intitolata l’Anagrafe Trista.

La dedica:
Alle donne di Bologna è dedicata questa memoria di donne cadute come soldati in guerra per la Resistenza.
Serva la loro testimonianza a rendere più estesa la lotta, più libera la strada verso la vittoria di un ordine nuovo,
di pace, di lavoro, e di libertà, non lontano orma nell’avvenire.
Ad esempio, nella Prefazione si legge quindi: Sono centoventotto da tenere nel cuore. Erano centoventotto
mamme, spose, figlie, sorelle, fidanzate. Operaie, braccianti, contadine, intellettuali, Un giorno si accorsero di
essere donne della Resistenza, Ognuna di loro aveva il suo dolce o amaro problema delle case, fatica o gioia.
Desistette da tutto perché comprese che era richiesto il suo apporto personale alla guerra di liberazione.
Le donne lavoravano in ogni maniera nella lotta partigiana: staffette, infermiere, cuoche, magliaie, fornaie,
lavandaie, per le esigenze più elementari degli uomini esposti a tanto rischio. Anche combattenti; ed erano sempre
pronte. Non si contano i chilometri delle loro biciclette,
che poi questo è chiaro anche nell’ Agnese va a Morire: poi spesso l’attività di staffette era affidata alle
donne perché potevano passare più inosservate ai controlli e soprattutto Agnese che è una donna “grossa”,
adulta e non una ragazzina e quindi potevano passare tranquillamente i controlli con più facilità.
macchine rugginose perché non invogliassero i tedeschi, non si conoscono le salite e le discese delle loro gambe
vecchie giovani, per il servizio alle formazioni di montagna.
Erano mamme, spose, figlie, sorelle, fidanzate. Ogni partigiano le rispettava con questi dolci nomi della vita.
(…) I miseri appartenenti alla repubblica di Salò, gente purtroppo d’Italia, compirono atti spietati per servire i
padroni nazisti. Le donne furono prese nella tortura, seviziate e oltraggiate in forme orrende.
Questo è l’altro aspetto e violento e crudo di ogni guerra, che citando la Ciociara l’abbiamo ricordato, che
colpisce tutti, ma in modo particolare le donne per la violenza che si innesca nei confronti delle donne per un
discorso di carattere ideologico politico: non a caso la violenza e gli stupri sono purtroppo dei fatti reali e
continui anche oggi, in modo particolare, in tempo di guerra. Perché c’è dietro, viene conferito, viene acquisito
dietro alla conquista e alla violazione della donna un valore ideologico politico, cioè, la conquista del nemico e
del territorio nemico; quindi, purtroppo è una cruda realtà di guerra, è molto più ampio il discorso, questo per
fare un breve riferimento.
Due volte offese e due volte eroiche proprio perché erano donne e non uomini.
(…) Nel Decennale della Resistenza tra le centoventotto donne cadute a Bologna (ovviamente) e nella provincia se
ne scelsero tredici per comporre le storie, contenute in questo libro etc.
Poi altri passaggi, ma procediamo velocemente
 Per esempio, alcuni versi tratti dalla poesia l’Anagrafe Trista:
Dalla vita si misero fuori / per essere nella Resistenza / Fecero maglie e calze partigiane / fasciarono partigiane /
portarono armi e stampe partigiane /Ma se li aggiuntavano i tedeschi / per mezzo di una anagrafe trista /
redatta dalla brigata nera/ questo, voleva dire la morte
Poi i versi finali:
Lasciarono amore e passione / per morire nella Resistenza/ e qualcuna fu presa e fucilata da morta / e qualcuna
disse una parola dura / al plotone di esecuzione
In realtà ci sono, nel romanzo Agnese va a Morire dei passaggi anche molto forti, delle parole anche molto dure
che Agnese rivolge ai collaborazionisti, cioè che rivolge ai nazifascisti e a coloro che collaborano con i
nazifascisti intervenendo in maniera veemente con accuse verbali molto forti e anche con interventi fisici.
Ad esempio, in uno di questo ricordi dedicati, ad esempio, a Irma Bandiera lei dice, quando la prendono:
“[…] i torturatori le promettevano la libertà, la salvezza in cambio di quelle poche sillabe (volevano farla parlare).
Ma la piccola Irma non diceva niente, in mezzo ai suoi lamenti. Gridava quando il dolore era più grande della sua
forza, però non diceva niente. (…) Lei moriva, l’avevano ammazzata inutilmente, chiudeva gli occhi con gioia dopo
tanto male, e non aveva detto niente” etc.
Poi ce ne sono tante altre, 14 testimonianze;
Ad esempio, Iole Baroncini: “[…] curata con competenza e soddisfazione dai medici tedeschi, era appena guarita,
e la portano direttamente ai forni crematori”
Quindi vediamo appunto le vicende crudeli e tristi.
L’Agnese Va a Morire (1949)
 Considerata un’opera partigiana
 Secondo Antonio Meluschi la Agnese e Renata sono la stessa persona: quello che succede ad Agnese,
tranne l’inizio e la fine del libro, è quanto è successo a Renata con nostro figlio, allora di sette anni, come
partigiana nelle valli

cioè Antonio Meluschi riconosce una sorta di identificazione tra la vicenda di Renata Viganò e la vicenda di
Agnese: quindi una forte componente di carattere autobiografico

 Prima del romanzo, L’Agnese Va a Morire, la storia di Agnese era stata raccontata in alcuni racconti, in
quattro raccolti apparsi sul Progresso D’Italia, rivista, periodico tra aprile del 1947 e ottobre 1948;
quindi era apparsa prima a puntate su periodo. Il terzo episodio, racconto intitolato Una Valle Brucia
riporta l’indicazione redazionale che era tratto da Agnese va a Morire; quindi riporta il richiamo, il fatto
che fosse stato tratto da Agnese va a Morire.

 Il romanzo viene iniziato nel 1947 e terminato a metà del 1948


 Viene pubblicato nella collana dei Coralli * dell’Einaudi nel 1949
*l’altra volta citavamo la Collana dei Gettoni dell’Einaudi, quella fondata da Vittori, un’altra importante collana
editoriale era quella dei Coralli
 Appunto dopo la lettura/ Letto da Natalia Ginzburg che lo giudicò un bellissimo romanzo partigiano,
giudizio positivo condiviso anche da altri, ad esempio anche da Marino Moretti, che, tra parentesi, Moretti
ha una partecipazione (di tipo) crepuscolare
 Con questo libro, romanzo Renata Viganò vinse il Premio Viareggio che in realtà venne suddiviso tra
Renata Viganò e Libero de Libero che è un altro autore importante: nel senso che in realtà il premio viene
diviso tra loro due e un’altra metà del premio venne data ad un altro autore, ma questo non ci interessa.
Anche in questo caso la premiazione e questo riconoscimento venne caldeggiato anche da Bigiaretti che
appunto aveva un ruolo di intellettuale importante e determinante.

 Nelle edizioni moderne dell’Einaudi, infondo o nella parte anteriore, nella parte iniziale, è riproposto
l’articolo La Storia di Agnese non è una Fantasia che è l’articolo che fu pubblicato sull’Unità a
novembre del 1949. Nell’articolo si sottolinea come Agnese, la protagonista, sia sì la protagonista del
romanzo, abbia si un riferimento autobiografico alla storia della vicenda dell’autrice, ma è un
personaggio reale perché è ispirata a un personaggio, a una protagonista, una donna della
Resistenza incontrata proprio dall’autrice.

Quindi ha una dimensione reale, ma ha anche una dimensione simbolica perché la rappresenta le
donne della Resistenza; quindi, sia un personaggio che ha una componente realistica, anche perché
effettivamente è i spirata a una donna già incontrata etc. Ovviamente in Agnese si vede anche / viene
trasferita anche la vicenda biografica dell’autrice, quindi c’è una componente autobiografica etc., ma è
anche un valore simbolico perché rappresenta lee donne della Resistenza; quindi, diventa anche un
simbolo da questo punto di vista e poi nell’articolo è spiegato bene questo significato e ruolo e poi ci
soffermeremo.

 Da questo romanzo è tratto un film di Giuliano Montaldo, che è un grande registra, del 1976

C’eravamo lasciati con una breve presentazione sull’attività di Renata Viganò, avevamo anche fatto dei rapidi riferimenti,
letto alcuni versi della poesia che apre l’opuscolo Donne della Resistenza, avevamo fatto riferimento, tratteggiato molto
semplicemente e velocemente la sua attività letteraria. Abbiamo ricordato, fatto riferimento all’articolo che Renata Viganò
pubblicò su Agnese nel 1949 sull’Unità e che viene accluso, inserito nelle recenti edizioni del libro; quindi, lo troviamo
anche nell’edizione Einaudi che ripropone appunto il libro L’Agnese va a Morire, quindi adesso vediamo alcuni passaggi
interessanti. Avevamo anche ricordato che, in realtà, la vicenda di Agnese, del personaggio Agnese, prima di essere
pubblicata in romanzo aveva conosciuto, in parte, una pubblicazione in racconti che erano apparsi su rivista tra il 1947 e il
1948. Avevamo ricordato come il romanzo fosse stato definito un bellissimo romanzo partigiano proprio letto anche da
Natalia Ginzburg per l’Einaudi.
L’Agnese va a Morire
L’ Articolo: La Storia d’Agnese non è una fantasia

 Pubblicato sull’Unità e riproposto alla fine del romanzo


 Qual è l’importanza di questo articolo? Nell’articolo l’autrice spiega la genesi della storia di Agnese,
comunque lo spunto è autobiografico nel senso che la Viganò racconta quest’incontro con l’“Agnese reale” e
da un po’ la chiave di lettura del romanzo, cioè, vuole essere una storia di quella che stata la realtà
partigiana, però in senso antiretorico e anche antieroico, cioè, vuole presentare la vita partigiana così com’è
stata realmente, in maniera molto umana.

Quindi in riferimento a questo articolo, in questo articolo la scrittrice vuole dare un po’ il senso del romanzo
e soprattutto soffermarsi sulla figura di [Link] è l’importanza dell’articolo? Appunto da una parte si
sottolinea che la figura d’Agnese non è una figura totalmente, diciamo così, inventata, non è solamente un
personaggio letterario, ma è un personaggio anche storico perché si fa riferimento, è ispirata a una
donna, una figura reale incontrata dall’autrice, mentre appunto è sola senza notizie del marito, che
era stato catturato dai tedeschi a Belluno, e Agnese chiama questa figura, questa donna con il nome
di battaglia Contessa. E questa è appunto una dichiarazione che la scrittrice fa in questo articolo: è lei la
Contessa chiamata così come nome di battaglia in riferimento alle sue origini borghesi.

 E però, anche poi in un'altra dichiarazione l’autrice sottolinea che, attraverso la citazione da un altro
intervento dell’autrice: L’ Agnese è in realtà la sintesi: ovvero la rappresentazione di tutte le donne che sono
partite da semplice vita di lavoro e famiglia, per aprirsi un varco, per ritrovarsi nella folla che ha costruito la
strada della libertà.

Quindi non è solamente una figura reale e un personaggio letterario è anche una figura simbolica
incarnazione di un mito che si compie alla fine con la sua morte. Dicendo questo non si rovina il finale a
nessuno perché, come abbiamo visto, in realtà il finale è annunciato dal titolo, quindi L’Agnese va a Morire: il
lettore sa già fin dal titolo qual è la sorte che spetta alla protagonista; quindi, è anche un omaggio, dicevamo,
della partecipazione delle donne alla Resistenza, sotto le varie forme.

Parti dell’articolo:
- “La prima volta che vidi l’Agnese , o quella che nel mio libro parta il nome di Agnese, vivevo davvero un
brutto momento”: qui fa riferimento all’esperienza dell’autrice che prima citavamo che era distante
appunto dal marito che era stato catturato;
- “Venne l’Agnese”
- “Poi intesi la sua voce che diceva « È lei la contessa?» e allora tutto cambiò colore: mai il mio nome di
battaglia mi aveva dato tanta gioia a sentirlo pronunciare”: definita appunto Contessa dicevamo per le sue
origini
- L’Agnese mi porse un pezzo di carta e quella era una prova”
- “Con L’Agnese quel giorno parlammo di gatti. Lei aveva una gatta grigia fino a poco tempo addietro e gliela
ammazzò un tedesco per gioco. I tedeschi avevano spesso questo modo di scherzare. Ma L’Agnese non
scherzava, e ammazzò il tedesco, e poi scappò il brigata e ci rimase. Allora le raccontai che noi avevamo una
volta a casa una gatta nera con gli occhi verdi (…). E anche quella me l’ammazzarono i tedeschi.”
- “Forse per questo, nel mio romanzo, la gatta dell’Agnese da grigia la feci nera” : con riferimento alla sua
gatta, quindi richiamo appunto autobiografico ;
- “Ma anche l’Agnese mi volesse dare del tu: sempre «Signora» anche quando si litigava” ; “così era il clima di
allora nella vita partigiana, antiretorico, antidrammatico, casalingo e domestico (…). In quel clima abbiamo
vissuto diciannove mesi e poi l’ho creato o tentato di creare - nel mio libro. Tutto esiste: azioni ed uomini,
orizzonti e paesi, colori e temperatura. Tutto come è detto, anche se ho voluto mutare il fisico del
comandante e l’ho reso piccolo e grigio mentre era robusto e bruno”
- “Solo una cosa una cosa non esiste: un pezzo di terra che abbiamo cercato per scavarlo e ritrovare delle osse
e portarle dove sono le ossa degli altri: la buca frettolosa in cui certo i tedeschi avranno buttato il corpo
dell’Agnese, perché un cadavere bisogna pur metterlo da qualche parte”: perché dice che Agnese era morta

Vediamo appunto il significato e l’importanza appunto del personaggio.


Il romanzo: L’Agnese va a Morire
 È un romanzo questo dell’Agnese che vinse il premio Viareggio nel ‘49, ha avuto un grande successo, è stato
tradotto in molte lingue già dal 1950, ha avuto un riconoscimento immediato da parte della critica,
anche se sono sorte alcune posizioni differenti, è stato anche al centro magari di polemiche
nell’ambito del dibattito politico culturale del dopoguerra. Questo più che altro per motivazioni di
carattere politico, anche per una rappresentazione, diciamo così, popolare e populistica della Resistenza.
 È stato definito romanzo partigiano, romanzo ufficiale della Resistenza, ma è anche, è vero che è il romanzo
di Agnese: protagonista che campeggia sia per la sua importanza, per il suo ruolo, sia anche per la
sua imponenza fisica; quindi, è una donna matura, ma che si impone anche nella sua fisicità, quindi
anche come presenza.
 Quindi è un romanzo di una donna, è il romanzo di una partigiana, è il romanzo di Agnese figura reale, ma
anche figura simbolica, figura letteraria mitica, ma è anche un romanzo collettivo perché è un romanzo
in cui effettivamente si mostra qual è la vita, l’impegno del gruppo dei partigiani.

 Agnese è una lavandaia emiliana che viene coinvolta nella lotta partigiana all’inizio quasi
inconsapevolmente: all’inizio Agnese si occupa di tutt’altro, cioè è impegnata a svolgere le sue
mansioni, le sue attività domestiche, anche pesanti (con appunto la cesta dei panni etc.) e altri, in
particolare il marito, ma anche in particolare gli uomini si occupano di questioni invece d’impegno,
di questioni politiche tant’è vero che lei con il marito accolgono un disertore, accolgono un giovane
soldato disertore che cerca rifugio.
 Quindi inizialmente c’è una anche non partecipazione, non conoscenza appunto degli eventi ,dopo la morte
del marito, Paolo Ottavi, detto Palita, che è un militante comunista ucciso dai tedeschi, comincia un
cambiamento di Agnese e una presa di consapevolezza : perché all’inizio lei considera la politica una
cosa di uomini appunto di cui si era occupato il marito, e lei accudiva e si prendeva cura del marito, e
capisce invece dopo di dover dare un suo contributo al marito, ed anzi entra e si impegna, una volta
che il marito è stato catturato e ucciso. Uccisione che avviene (III capitolo: riferimento alla scena in cui il
gruppo dei tedeschi e c’è anche il riferimento alla deportazione, ai treni in cui venivano ammassati gli ebrei
e poi diretti verso i capi di concentramento) e quando Agnese si rende conto della fine, della sorte del
marito e, oltre al marito catturato e poi ucciso, viene uccisa anche la sua gatta.

 L’uccisione della gatta è un episodio fondamentale: perché, se si arriva alla fine si ha modo di vedere
anche come viene poi uccisa Agnese si trovano delle analogie, delle somiglianze con l’uccisione della gatta,
che è l’elemento che ancora la legava al marito, l’unica cosa cara rimasta, l’unico ricordo del marito la porta
ad agire ella stessa con violenza.
 Quindi reagisce uccidendo il tedesco Kurt: è un’uccisione che viene rappresentata quasi come un gesto
rituale e si rifugia tra il gruppo dei partigiani dove vari compiti: di staffetta, di bandiera, di infermiera fino
alla fine in cui viene riconosciuta dai tedeschi e viene uccisa.

 Tra parentesi, e poi qui lo vedremo, la scena, l’immagine dell’uccisione di Agnese in qualche modo si collega
o richiama quella della gatta: questa l’immagine di qualcosa di nero che poi si ripiega su di sé e quindi è
un’immagine che si ricollega in qualche modo all’inizio

 La figura d’Agnese, già l’aveva accennato, è contrapposta a quella di altri personaggi femminili, di
altre donne in particolare, ad esempio, delle vicine. Ad esempio, altri protagonisti, in particolare altre
ragazze che, mentre Agnese accoglie con il marito il dissettore loro si occupano di altro (si spazzolano i
capelli, si guardano attorno etc.).

Quindi in particolare, lei assume una posizione del tutto diversa di impegno, di contrasto, di
antifascista etc. nei confronti delle vicine (Minghina e le figlie Maria Assunta e Vandina) che sono
delle collaborazioniste, insieme al marito, cioè collaborano con i fascisti e si contrappongono quindi
anche nel comportamento, nell’impegno , che ovviamente non c’è, in questo è collaborazionismo nei
confronti di Agnese.
Agnese sarà verso queste donne anche molto dura, quando poi riceverà la notizia della morte di
queste donne, che verranno appunto uccise dai tedeschi non avrà compassione: utilizziamo questo
termine in riferimento anche a studio critico che è stato condotto da Simonetta Conenco sulla compassione
nell’ambito delle storie, nell’ambito del Neorealismo. Appunto non avrà tanta compassione per queste
donne che appunto non si sono opposte, che hanno collaborato, avrà un leggero motto di compassione solo
per la ragazza più giovane, per una di queste figlie più giovane.

 La figura di Agnese si oppone anche, nell’accoglienza iniziale che si riserva a questo soldato dissettore e nei
confronti egli altri abitanti del villaggio, che si dimostrano collaborazionisti e servili, verso i fascisti e verso i
tedeschi.
 Avrà delle parole molto dure anche verso la fine del romanzo quando appunto, prima di essere riconosciuta,
quando appunto si rivolgerà in maniera veemente contro altri personaggi che, nascosti insieme a lei,
si dimostrano non consapevoli dell’orrore della guerra e dell’orrore interpretato, provaco dai
nazifascisti.
 Poi ci saranno altri importanti episodi, ad esempio anche un’altra giovane che invece, grazie ad Agnese, si
accosterà poi anche alla Resistenza
 All’inizio quindi la resistenza di Agnese passa attraverso la sua imponenza, anche imponenza fisica, e il suo
silenzio di fronte ai tedeschi che non vuole accettare a casa sua, poi la sua resistenza diventa una
resistenza attiva appunto:
 prima una resistenza attiva dal punto di vista sentimentale, istintivo: per cui si sente e si mette dalla
parte dei partigiani perché istintivamente, sentimentalmente ritiene che sia la cosa più giusta
 poi impegnandosi con i partigiani arriva a una graduale presa di coscienza e quindi a una coscienza,
consapevolezza di natura ideologica, anche grazie al rapporto con il comandante la cui fortezza, la cui
solidità, il cui impegno è sempre costante e sempre saldo

 Solo attraverso questo percorso graduale di presa di consapevolezza, di coscienza lei si avvicina, lei
recupera l’idea, il ricordo del marito di cui comprende gli ideali, di patria, di libertà e di partito, che
prima aveva considerato essere solo cose da uomini. Quindi quest’impegno nella Resistenza e questo
riconoscimento che le viene attribuito dai partigiani, ma anche dal comandante, addirittura le verranno
affidate, dicevamo, delle imprese, azioni anche rischiose proprio approfittando: da una parte
dell’esperienza che lei con il tempo acquisisce, dall’altro appunto per il fatto che la donna di una certa età; e
quindi poteva destare meno l’interesse e l’attenzione dei tedeschi; questo impegno resistenziale Agnese lo
onorerà fino alla morte ;quindi mettendo in evidenza la sua dedizione completa alla causa e anche
mettendo in evidenza episodi, momenti di altruismo, quindi la critica ha quindi sottolineato questi aspetti
di consapevolezza e di dedizione.
 Il passaggio, questo è molto importante, della figura di Agnese da una dimensione essenzialmente quindi
privata, domestica (perché si occupa della casa, lavora, è una lavandaia pubblica) a una dimensione
pubblica: Agnese esce dalla sua casa e va a combattere, quindi anche fisicamente, e raggiunge il gruppo di
partigiani. Quindi la sua esistenza cambia radicalmente: da una dimensione privata, famigliare, domestica a
una dimensione che diventa invece pubblica, quindi collettiva e soprattutto storica – sociale; quindi, la
partecipazione e l’impegno.

 Un altro elemento interessante è la presenza dell’articolo determinativo nel titolo appunto L’Agnese va
a Morire : questo poi ci consentirà delle riflessioni che riguardano anche ovviamente la lingua e lo stile
adottato da Viganò, l’uso dell’articolo determinativo è l’uso tipico della parlata locale, del dialetto e quindi
l’uso colloquiale tipico di alcune zone, appunto di alcuni dei luoghi del Nord Italia, in particolare, in questo
caso, l’uso Padano; quindi, facevamo riferimento appunto alle zone, alla Valle del Comacchio. Quindi è un
uso linguistico locale che caratteristica quindo anche a livello stilistico il personaggio di Agnese.

 Il romanzo si apre proprio all’immagine di Agnese che torna da casa dal lavatoio e dalla prima alla seconda
pagina del romanzo si fa proprio riferimento alle ragazze della Mignina , a queste vicine prima citate, in
contrapposizione è posto il marito di Agnese detto Palita e il marito della Mignina, Augusto.
 La terza pagina del primo capitolo (pag.13): “Qualcuno di fuori (…) in paese” e qui sta parlando con la vicina
“se trovano dei (…) nascosti” , quindi voi “ quante storie (…) le mie figlie sono state la casa del fascio”, vediamo
da questo il collaborazionismo di queste donne “per aiutare (…) altri” .

Quindi lei, Agnese si oppone, contrasta, si distingue, rispetto appunto a queste vicine nei confronti appunto
dei fascisti e dei tedeschi: quindi oppone con fermezza la sua posizione diversa e di contrasto e quindi anzi
di condanna poi di quest’atteggiamento di collaborazionismo
 Spesso metafore sono desunte dai campi semantici della quotidianità
 Continuo passaggio dalla dimensione reale alla dimensione immaginativa: passaggi in cui Agnese pensa,
ricorda, riflette, parla da sé; quindi c’è una sovrapposizione di piani, dalla dimensione storica a quella
immaginativa
 Parallelo fra l’uccisione della gatta e Agnese
 Ci sono dei parallelismi
 Insistenza sulla dimensione piccola: riduzione fisica anche del personaggio
 Questo romanzo è stato letto e criticato: Agnese è presentata nella sua duplice soggetto di compassione,
cioè Agnese prova compassione in alcune situazioni e in particolare per un personaggio, Rina, mentre per
altre no
 Agnese rappresenta un modello nuovo, originale della figura femminile perché si impegna, è impegnata
nella sfera pubblica e non solo privata, anche perché quella privata viene privata
 Agnese sostiene economicamente anche i partigiani: offre i soldi che ha guadagnato per la causa partigiana;
quindi, questo è un aspetto nuovo rispetto alle figure femminili anche tradizionali
 Agnese è anche oggetto di compassione collettiva da parte della comunità, da parte die partigiani , è oggetto
di compassione da parte del figlio di Cencio
 La narrazione è condotta in terza persona: quindi il narratore è eterodiegetico

Carlone

 Indicazione diretta oppure dei demarcatori temporali o cronotopi unità spazio-temporale nello stesso
momento
 Ricorre anche un’esattezza di tipo topografico i vari riferimenti che ricorrono anche alle zone del territorio
di materica, le vie descritte
 Linguaggio di impostazione media con inflessioni dialettali, con termini che fanno parte della parlata locale
oppure anche elementi culinari, uso dei soprannomi, modi di dire che si inseriscono anche al dato realistico
– linguistica adesione alla realtà
 Espressione dell’ideologia di sinistra
 Partecipazione di Carlone anche alla Resistenza: svolge la funzione di staffetta, tra i vari gruppi
 Alcuni studiosi hanno ritrovato pur nella diversità dei possibili contatti con romanzi di autori come Pavese
o Silone nella rappresentazione della realtà contadina, dei soprusi che il popolo subiva, oppure anche nel
passaggio tra la vita durante il fascismo e la ritrovata libertà che è anche aspetto indagato e interessante
 Effetti di realismo che riguarda
 Che effettivamente nel 1944 rimase vittima die nazifascisti: questo episodio è traslato attraverso la vicenda
di Don Pietro permette a Carlone di rivedere le proprie posizioni anche nei confronti dei preti e di rendersi
conto che esistono delle personalità degne di rispetto che sono pronte a dare la vita in situazioni tragiche
come quelle della Seconda guerra mondiale
 Uso dei soprannomi
 Rappresentazione di momenti colloquiali: altre esperienze paesane rientrano nella ricerca del neorealismo
 Difronte ai soprusi che sono marcate e difronte allo sfruttamento Carlone riesce a ribellarsi
 Spirito
 Metello presenta analogie con Carlone
- Quindi Patata che è il cappellaio anarchico che insegna a Carlone il gusto, il desiderio della libertà
quindi lo indottrina sui sentimenti di libertà
- Insegna l’arte del fabbricare: riferimento di carattere biografico
- Gli insegna le così dette buone maniera insegnandogli anche un’attività che è quella di fotografo
- Architetto borelli insegna in qualche modo anche quelle che sono le leggi estetiche a Carlone
- Ce ne sono anche altri
- Fino ad arrivare all’ultimo importante maestro: professore che conosce a Pizzolo quando viene
confinato (storia intrisa di episodi di carceramento e di confino) che consente al protagonista proprio la
presa di consapevolezza ideologica, politica quindi lo porterà a maturare quella coscienza di classe e lo
fa approdare al comunismo
-
 Contrapposizione passa attraverso la linea culinaria
 Maturazione che riguarda tutto il personaggio, quindi, c’è anche un percorso di maturazione esistenziale
 Parte da una posizione iniziale in base alla quale pensa che le donne sono di chi se le piglia a invece un
cambiamento per cui grazie al rapporto con marietta e che poi lui sposerà anche se la vicenda termina in
modo drammatico. Ma comunque tramite questa relazione è possibile instaurare un rapporto di comicità
per cui s può diventare amici: quindi anche in questo senso c’è una maturazione che passa attraverso i
personaggi.
 Il primo distacco si ha proprio quando Carlone si accolla al gruppo di zingari e conduce una vita anarchica
attraversando vari luoghi e poi
 Carlone cerca luoghi che possono ricordargli il proprio paese
 Conosce esperienza carcere perché è accusato di furto
 Giulio Cattaneo : ha parlato del romanzo come una sorta di romanzo picaresco lo è soprattutto per le prime
due parti perché vengono alternati, proposti i

Pag. 7.

 La narrazione fa riferimento a un tempo cronologico: abbiamo un viene data indicazione spazio e del tempo
 Proverbio
 La narrazione che è condotta in terza persona si apre proprio con la nascita di Carlone
 Dal punto di vista cronologico del sommario e dell’ellissi è molto frequente
Pag. 8

 Il contrasto
 La narrazione procede sempre in questo modo
 Spesso si fa riferimento anche alla dimensione liturgica
Pag.9
Ribellione a tutto il dominio, controllo
Indicazione importante come data

Metello

 Dovrebbe rappresentare un eroe positivo perché è una storia di crescita


 Quello che viene rimproverato da molti è invece la sua forza perché rappresenta un personaggio medio che
può anche sbagliare, ma che poi riesce a trovare la forza nonostante gli errori, sbagli la forza

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