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TITOLO: Lo scudo di Talos

ANNO DI PUBLICAZIONE: 1988


GENRE LETTERARIO: Romanzo storico
NUMERO DI PAGINE: 224
Vita dell’autore:Valerio Massimo Manfredi, archeologo e scrittore italiano,
nacque nel 1943. Dopo essersi laureato in lettere classiche all’Università di
Bologna, decise di seguire una delle sue più grandi passioni: l’archeologia. Tra
gli anni Settanta e gli Ottanta infatti si occupò sopratutto di questo, conducendo
parecchie spedizioni e partecipando a molte campagne di scavo.
Ha pubblicato numerosi articoli e saggi, ha scritto romanzi di grande successo,
tradotti in tutte le lingue e ha ricevuto moltissimi riconoscimenti come quello del
1999 che lo proclamava “Uomo dell’anno”. E’ inoltre autore di sceneggiature per
il cinema e la televisione; la sua trilogia “Alexandros”, ad esempio, è stata
acquistata per una produzione cinematografica. Oggi collabora come giornalista
scientifico in “Panorama”, “Il Messaggero” e “Airone”. Conduce inoltre i
programmi televisivi “Stargate – linea di confine”, in onda già da tre stagioni, e il
nuovo programma “Impero”.

Trama
Talos era un ragazzo ilota che viveva nella campagna intorno a Sparta. Nacque
secondogenito dalla nobile famiglia dei Kleomenidi ma, a causa di una
malformazione al piede, venne abbandonato dal padre Aristarchos sul monte
Taigeto. A Sparta vigeva la tradizione per cui ogni nascituro venuto alla luce con
malformazioni o imperfezioni sarebbe stato abbandonato dalla stessa famiglia,
con lo scopo di avere degli spartiati fisicamente perfetti, soprattutto per il
combattimento. Viene ritrovato sul Taigeto da Kritolaos. Kritolaos decise di
chiamarlo Talos.

Talos crebbe forte e coraggioso, contemporaneamente a suo fratello Brithos. Il


ragazzo, una sera, seguì il nonno sul monte Taigeto e entrarono in una spelonca
sotterranea coperta da un enorme masso. All'interno trovarono una cassa, Talos
l'aprì e trovò l'armatura più bella che avesse mai visto, insieme a una spada
maledetta, uno scudo e un bellissimo arco di corno. Il nonno gli disse che erano
appartenute ad Aristodemo, l'ultimo re della Messenia prima che fosse
conquistata da Sparta. Il ragazzo quando non c'era bisogno a casa sua, si
recava da un altro ilota, a lui molto affezionato, di nome Pelias. Egli aveva una
bellissima figlia di nome Antinea di cui Talos era innamorato. Pelias era un
agricoltore che viveva solo con la figlia; avendo molte faccende da svolgere
chiedeva spesso aiuto a Talos, che collaborava alacremente.

Un giorno Brithos e i suoi amici assalirono Antinea ma Talos si batté


coraggiosamente per difenderla, rimanendo ferito. Ella lo accompagnò dal padre
che lo curò e lo fece restare nella sua capanna. Il nonno Kritolaos invecchiava
sempre più e la morte non si fece attendere. Le ultime parole dell'uomo
trattavano di una persona cieca da un occhio che avrebbe potuto togliere la
maledizione alla spada di Aristodemo. Arrivò il tempo delle guerre persiane e gli
Iloti furono condotti a Sparta per essere scelti come aiutanti dei soldati in guerra.
Talos dovette anch’esso recarsi in città e fu scelto da Brithos. Alla morte del
nonno entrò a far parte della "famiglia" anche Karas, una figura estranea a Talos
che viveva su una collina e di tanto in tanto andava ad aiutarli nelle faccende
della fattoria. Talos partì in guerra con suo padre e Brithos. Combatterono alle
Termopili dove il vero padre di Talos perse la vita. Il re Leonidas incaricò Talos,
Brithos e Aghias, compagno di Brithos, di recapitare un messaggio della
massima importanza, senza saperne il contenuto, agli efori e re di Sparta. Da
quando tornarono si diffuse la voce che i due guerrieri avevano mentito o
avessero fatto in modo di ottenere dal re l’ordine di tornare per salvarsi la vita.
Nessuno volle più avere contatti con loro. Aghias si suicidò impiccandosi in casa
sua Brithos, invece, fuggì una notte per uccidersi ma Talos lo trasportò nella sua
capanna dove lo convinse a riscattarsi offrendosi di combattere assieme nella
sua guerra personale. L'amico di Talos, Karas, suo protettore dopo la morte del
nonno, rubò l'armatura del loro padre dalla casa dei Kleomenidi e con quella
Brithos combatté tutto l'autunno, l'inverno e la primavera in tutta la Grecia per
uccidere gli emissari e le truppe persiane che andavano in lungo ed in largo a
depredare le messi dei contadini. Si nascondevano nei boschi, dormivano nelle
grotte sui monti; di giorno attaccavano improvvisamente e facevano stragi:
Brithos attaccava come una furia e Talos gli copriva le spalle con l'arco del re
degli Iloti affidato a lui in precedenza dal suo nonno adottivo Kritolaos.
Massacrarono più di duecento soldati ed ufficiali persiani. Al posto del re
Leonidas salì al potere Pausanias. Egli trovò gloria nella vittoria contro i Persiani
a Platea. Il fratello di Talos morì nella battaglia da eroe. Talos fu riconosciuto
come spartano e unico superstite della famiglia dei Kleomenidi e scoprì che il
suo vero nome era Kleidemos.
Dopo questo fatto, intraprese la carriera militare e gli furono affidate numerose
missioni, diventò così comandante di un plotone di "Uguali". Pausanias, re di
Sparta , lo convocò per esporgli il proprio piano di far cadere Sparta e liberare
gli Iloti dalla schiavitù. Lo incaricò di andare a parlare con il satrapo di una
regione remota della Persia per avere l’appoggio del Gran Re. Il satrapo
accordò l'aiuto del Gran Re a Pausanias e fece alloggiare Kleidemos nel suo
palazzo. Dopo questo tornò a Sparta dove venne a sapere del complotto
formatosi per uccidere il re. Nello stesso momento un ufficiale della Krypteia
torturò Karas e lo costrinse a parlare. Dall’uomo però non ricavò una singola
parola che potesse tradire il re di Laghal, gli efori riuscirono a farli incontrare e
dietro una finta parete sentirono il re tradirsi con le sue stesse parole. Intanto
Kleidemos ritornando a casa la trovò diroccata e diede ordine al suo schiavo di
riadornarla perché avrebbe vissuto in quel luogo. Detto questo si avviò verso la
tomba di sua madre e trovò incisa una scritta assai insolita e prima inesistente
che parlava del messaggio del re Leonidas. Poi intraprese un viaggio che lo
ricondusse da Antinea. Tornando in patria si accampò, per la notte, nella città di
Ithome, la rocca degli antenati di suo nonno. In questo luogo gli venne in mente
il vero messaggio del re Leonidas. Durante la notte la regione fu colpita da un
violento terremoto che mise a rischio anche la vita di Kleidemos. Arrivato in città,
ritrovò casa sua barcollante, ma intatta. Il giorno successivo gli Iloti attaccarono
Sparta, che indebolita dal terremoto fece fatica a difendersi. Successivamente si
incontrò con Karas e decise di andare a parlare con l'eforo Episthenes e scoprì i
veri intenti del re Leonidas, gli stessi di Pausanias. Scoprì che la scritta sulla
tomba di sua madre era stata incisa dall'eforo perché voleva che lo inducesse a
incontrarlo. Kleidemos ottenuto ciò che voleva si diresse con Karas al luogo
dove si trovavano gli armamenti di Aristodemo. Karas era il custode delle parole,
mentre Kritolaos quello della spada. Ripetuta la profezia Karas disse a
Kleidemos: “Kritolaos fu l’ultimo custode della spada; io sono il custode delle
parole… parole tramandate per 184 anni. Ora tu possiedi la spada e conosci le
parole… tu sei il lupo”. Gli Iloti si trovarono armati e divisi per tribù e all'arrivo di
Karas e del lupo gli resero onore. Approfittando dello stato della città di Sparta,
gli Iloti raggiunsero Ithome e la ricostruirono. Kleidemos ebbe un figlio da
Antinea. Sparta, saputo l’accaduto, preparò l'esercito per attaccare gli Iloti. Essi
attaccarono Ithome e la guerra divenne sanguinosa. Gli Iloti tennero in scacco
gli Spartiati per 3 anni. Sparta non era appoggiata neanche da Atene poiché,
quando gli Ateniesi mandarono degli aiuti alla capitale della Laconia gli Spartani
non li accettarono perché avevano saputo che molti dei combattenti ateniesi
appoggiavano gli Iloti e Cimone, ritenuto il responsabile dello smacco ricevuto
ad Atene, fu mandato in esilio. Gli efori e gli anziani consultarono l'oracolo di
Dehlfi e il responso fu quello di fermare la battaglia perché gli Iloti dovevano
avere la libertà. L'ultima guerra fu interrotta quasi a metà poiché un messo,
inviato dal governo spartano, avvertì il re di interrompere gli attacchi perché il
responso dell'oracolo aveva detto che bisognava lasciar liberi gli Iloti.

I personaggi:

Talos
Talos è il protagonista del libro, figlio di una delle famiglie nobili più importanti di
Sparta che viene abbandonato dai propri genitori a causa di una malformazione
al piede. Viene ritrovato e accolto da una famiglia di Iloti.
L'autore descrive Talos come un giovane alto e muscoloso, con capelli neri e
occhi scuri. Ha un carattere orgoglioso e il suo nonno acquisito, Kritolaos, gli
insegna le arti belliche perché il suo destino è quello di liberare il popolo ilota
dall’oppressione spartana. Talos è abilissimo nel tiro con l’arco, nel
combattimento corpo a corpo e nella strategia militare. Ama la giovane Antinea,
per cui farebbe qualsiasi sacrifico.

Brithos
Brithos è il fratello maggiore di Talos, è un guerriero coraggioso esattamente
come il padre. All’inizio è in forte contrasto con il fratello minore, ma quando
iniziano la loro lotta contro i persiani diventano amici, pur ignorando la loro vera
identità. Brithos morirà nella battaglia di Platea combattendo per la patria e solo
dopo la sua morte, Talos scoprirà di esserne il fratello.

Antinea
Antinea è una ragazza dolce e premurosa dai capelli biondi e occhi azzurri. E'
innamorata di Talos, ma deve separarsi da lui per seguire il padrone spartano
della sua famiglia. Alla fine ritrova Talos e i due si sposano generando un figlio di
nome Aristodemo.
Kritolas
Capo degli Iloti, Kritalaos trova e adotta Talos da bambino. Una volta cresciuto,
gli insegna a maneggiare le armi e al quale racconta le storie dell’antico re di
Messenia. Kritolaos non è solo un semplice pastore ilota, ma è anche il custode
delle antiche armi del re Aristodemo, ed è suo il compito di addestrare ed istruire
il futuro capo del suo popolo. Morirà quando ormai Talos è un forte e robusto
ragazzo e a lui lascerà il compito di riscattare gli Iloti. Dopo la sua morte entra,
misteriosamente, nella vita di Talos un altro importante personaggio: Karas.

Karas
Karas è un gigante barbuto con una forza fisica e mentale smisurata ed è amico
fraterno di Talos.
Entra nella vita del giovane in seguito alla morte dell’anziano Kritolaos per
proteggerlo ed aiutarlo. Egli è anche il custode delle parole che serviranno a
liberare dalla maledizione la spada dell’antico re messeno Aristodemo. Alla fine
del romanzo sarà lo stesso Karas a pulire l’antica armatura e le armi usate da
Talos per proteggere gli iloti durante l’assedio della città di Itome.

Aristarchos
Vero padre di Talos, costretto ad abbandonare il proprio figlio a causa delle dure
leggi spartane. Aristarchos è un guerriero coraggioso disposto a sacrificarsi per
Sparta. Lo stemma della sua famiglia è un dragone.

Pausanias
Re di Sparta che, dopo la caduta di Leonidas, prende accordi segreti con i
persiani per far diventare la sua città una polis democratica. E' stratega e uomo
politico ma viene tradito dal suo servo, e amante, Lahgal.

Lahgal
Lahgal è il giovane servo del re Pausanias che Talos incontrerà a Cipro e con il
quale intraprenderà un importante viaggio diplomatico propostogli dallo stesso
Pausanias per decidere del futuro di Sparta. Durante il ritorno da questo viaggio
Talos aveva ordine di ucciderlo ma lo risparmia a patto che egli non si faccia più
vivo. Lahgal non rispetta l’accordo preso con Talos e rivela agli Efori i progetti di
Pausanias.
Ismene
E’ la moglie di Aristarchos, madre di Kleidemos e Brithos. Viene descritta con
grandi occhi e capelli ingrigiti prima del tempo a causa delle vicende familiari: un
figlio dato per morto e il marito in guerra con l’altro figlio.

Il Re Leonidas
Leonidas è l'autore di un messaggio rivoluzionario agli Efori che non leggeranno
mai, poiché viene rubato da una spia della Krypteia. Era un re che sperava
nell’unione in un'unica classe sociale di Iloti e Spartiati; muore da eroe durante
la battaglia delle Termopili.

Analisi e commento:
Come altre opere narrativa di Valerio Massimo Manfredi “Lo Scudo di Talos”, è
un romanzo storico. Infatti Talos (il protagonista del romanzo) e gli altri
personaggi, anche se usciti dall’immaginazione dell’autore, agiscono come
persone inserite nel loro tempo (V secolo a. C.) e nella loro società, quella
spartana. Inoltre, le azioni dei personaggi s’intrecciano con eventi storici
avvenuti realmente nella Grecia antica. A tutto questo, che ne farebbe un
romanzo storico, si aggiunge l’elemento fantastico, spesso collegato a una
visione magico - sacrale della vita, che prende il sopravvento, e per questo si
può parlare di fiction storica: il lettore è portato a considerare più i presagi,
l’intervento divino, le profezie, gli incantesimi, che i fatti storici, sebbene essi non
vengano negati o modificati. Il romanzo è narrato in terza persona. Anche se
l’autore non comunica esplicitamente la sua opinione sulle vicende, dalle parole
emerge la sua opinione sulla differenza della politica e dello stile di vita tra la
società ateniese e quella spartana: esso infatti ridicolizza la politica e
l’organizzazione di Sparta e mette in risalto quella di Atene, giusta e leale. La
prima parte del libro è ricca di battaglie e di avventure, la seconda parte invece
è leggermente più monotona perché il ritmo è meno frenetico e la trama è
leggermente confusa.
Con questo romanzo, l’autore ha voluto far capire che non ha importanza la
classe sociale a cui si appartiene, ma l’importante è essere una persona
dignitosa e apprezzata per le proprie azioni. Gli argomenti trattati sono
interessanti ma non molto semplici. La narrazione è infatti, in alcuni punti, molto
leggera e travolgente, mentre in altri, ad esempio nelle parti in cui si raccontano
le operazioni militari è poco scorrevole e abbastanza e complessa. Insomma,
“Lo Scudo di Talos” è un romanzo di passioni politiche e di affetti, di coraggio e
di avventura. Un libro per rivivere il tempo degli dei e degli eroi.

L’autore vuole esprimere due concetti importanti:


il primo è la differenza tra classi evidenziata dalla lotta tra Spartiati e Iloti
il secondo è la forza di lottare nelle situazioni difficili per realizzare i propri
obiettivi. Talos, nonostante il suo piede, riesce a diventare un guerriero e a
liberare il suo popolo dall’oppressione spartana; tutto grazie al suo coraggio e
alla sua forza di volontà. Un altro aspetto importante è come due fratelli cresciuti
in due società completamente diverse riescano a ritrovarsi e a combattere
insieme per un obiettivo comune.

Gli ambienti:
Gli ambienti in cui si svolgono le vicende sono soprattutto la città di Sparta, il
monte Taigeto e alcune città dell’impero persiano. Le guerre si svolgono alle
Termopili alla città di Ithome. Il sentimento predominante è l’amore, espresso in
tre forme diverse: quello tra Talos e Antinea, quello che lega le due famiglie e
quello tra il servo Laghall e il re Pausanias.E’ ricorrente anche il sentimento
della morte, la così detta Tharantas. Ma anche quello di voglia di scoperta della
verità nascosta e di vendetta; infatti Talos vuole far luce su ciò che successo
quando Leonida consegna un rotolo a Brithos prima di morire e quando arrivano
a Sparta si scopre bianco e tutti credono Brithos e il compagno vigliacchi.Ma
questo episodio unisce i due fratelli che non sanno ancora di esserlo.Dopo
questo episodio inizia la vera vita di Kleidemos spartiate che dopo un breve
tempo si accorge di voler tornare a casa e ricominciare la sua semplice vita da
Ilota, ma prima dovrà affrontare mille peripezie per poi poter indossare le armi
del potente Aristodemos per riportare il suo popolo in libertà..E così lo riconduce
ad Ithome dove lì scomparirà per sempre.