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Datato 1562

e entrato a
far parte della
collezione del
Museo Reale
delle Belle
Arti del Belgio
di Bruxelles
nel 1846,
questo
dipinto reca
la firma
"M.D.LXI
BRVEGEL".
Ancor prima
che, sotto la
cornice, venisse scoperta la firma originale con la data, l'opera era stata attribuita a Bruegel il
Giovane.

Il maestro attinge per questo lavoro al repertorio boschiano, dimostrando di conoscerlo bene,
sebbene lo utilizzi per comporre un messaggio figurativo diverso, più razionale e moderno nella
disposizione delle figure sulla superficie della tavola.

Questo grande quadro, a prima vista così estroso e ricco di fantasia, racconta in realtà un episodio
biblico piuttosto noto, che sicuramente siamo soliti immaginare in maniera abbastanza diversa. In
una scena vivace e colorata viene infatti rappresentata la caduta dal paradiso degli angeli ribelli,
ovvero coloro che, capeggiati da Lucifero, desideravano usurpare il ruolo di Dio a causa della loro
superbia.

Al centro della scena possiamo riconoscere l’Arcangelo Michele, con armatura dorata, ali
spalancate e spada sguainata, che combatte e spinge verso gli inferi il drago dell’Apocalisse a sette
teste, ritratto a pancia in giù.

Intorno a loro, gli angeli caduti affollano la parte bassa del dipinto di Bruegel, trasformandosi in
mostri immaginari, originati da una fusione tra molluschi, pesci, rettili, insetti e vegetali. Nella parte
alta invece ci sono gli angeli trionfatori, che combattono i ribelli suonando le trombe in segno di
trionfo. Infine, la luce divina assume le sembianze di un semicerchio chiarissimo che guida la
composizione, mentre gli angeli ribelli continuano a cadere, in una colonna che si perde
nell’infinito.

La vicinanza a Dio viene evidenziata, nella sezione superiore del dipinto, da un semicerchio
luminoso, meno affollato rispetto alla parte inferiore, più vicino all’Inferno e nel quale le figure si
ammassano in modo caotico l’una sull’altra.