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Giuseppe Bezza, Joe Fallisi

L'abbraccio celeste.
Le unioni secondo l'astrologia classica.
Testo presentato da Joe Fallisi, a nome dell’associazione Cielo e Terra,
al II Congresso Internazionale della F.A.E.S. (Montpellier, luglio 2002).
  È difficile dire qual è il senso originale della parola
greca synastria. A giudicare dai suoi impieghi non
tecnici che si trovano in alcuni testi astrologici,
potremmo assumere come sua accezione prima
quella di antonimo di disastro. Il sostantivo synastria
e il verbo synastrein significherebbero, così, la
felicità, il soccorso, il fatto di prosperare, di essere
propizio (1). Per esempio, l'Anonimo dell'anno 379 ci
dice che la stella sulla testa di Ofiuco promette il
soccorso di abili medici (2); inoltre, che la malattia
può venire alleviata dai rimedi per il tramite di Giove e di Mercurio (3).
  È pur vero che ogni parola a lungo usata assume nuove accezioni, più o meno
distinte da quella originale. Tuttavia, s'impongono due osservazioni. In quanto
antonimo di disastro, sinastria non ha avuto successo, poiché, se è vero che gli uomini
conservano la memoria dei disastri, non così è del buon ordinamento che il moto dei
cieli è ritenuto esercitare nel mondo sublunare; d'altra parte, anche nella sua
accezione tecnica, synastria è lungi dall'essere comune e risulta piuttosto uno di quei
termini, nella letteratura astrologica greca, di cui si può dire che sono distintivi della
Tetrabiblos. In effetti, si trova tre volte nel capitolo sugli amici e i nemici (IV, 7), ma
anche nei commenti e parafrasi tolemaiche, come quelli di Efestione di Tebe, di
Proclo e dell'esegeta greco anonimo. Presso gli altri astrologi, synastria è un
vocabolo raro, e si potrebbero citare solo Serapione di Alessandria (4) e Giuliano di
Laodicea (5).
  Con questa parola Tolemeo non comprende tutti i legami di amicizia. All'inizio del
suo capitolo, egli distingue, da un lato tra la simpatia e il suo contrario, l'avversione,
dall'altro tra la sinastria e il suo contrario, l’antidikia, il disaccordo. La simpatia
sarebbe il tratto distintivo delle amicizie più importanti, quelle durevoli, la sinastria
delle amicizie minori e temporanee. Quest’ultima sarebbe dunque solo un accordo
accidentale o contingente, occasionato dalle vicissitudini dell'esistenza e perciò posto
in relazione con il movimento delle stelle. È in tal senso che bisogna intendere il
passo dello pseudo-Callistene (6), dove l'ingannevole sacerdote Nectanebo osserva la
sua propria genitura e quella di Olimpia, sposa di Filippo il Macedone, per sapere se
vi sia, tra le due, un qualche accordo: ei synastrei significherebbero, così, la felicità, il
soccorso, il fatto di prosperare, di essere propizio. Per esempio. Nell'opposizione
stessa dei propositi di Olimpia e di Nectanebo si può già avere un'idea della
distinzione tra simpatia e sinastria. Olimpia, infatti, temendo che suo marito, al
ritorno dalla guerra, voglia divorziare, s'interroga sui fondamenti della loro unione.
Viceversa, Nectanebo non mira che al suo proposito: preso dalla beltà di Olimpia,
vuole possederla.
  Perché questa distinzione? Se i sentimenti della simpatia, nota Nabod (7), sono
qualcosa di congenito e rimangono gli stessi durante tutta la vita, gli accordi della
sinastria non sopravvengono che col tempo e col tempo possono dissolversi. Sebbene
i secondi si mescolino a volte coi primi, è necessario tenerli distinti, poiché si può
dire che gli uni esistono al di fuori del movimento, gli altri a causa del movimento.
All'inizio del capitolo sulle amicizie Tolemeo definisce i significatori delle stesse,
affermando che i luoghi del Sole, della Luna, della parte di fortuna (Tychê) (8),
dell'oroscopo sono i più importanti, i più determinanti, kuriôtatoi. Questo termine
deve essere assunto nella sua accezione aristotelica, e cioè: ognuno di questi luoghi è,
in tale questione, causa principale e sovrana (9). Ovvero, tutti i luoghi costitutivi di
una natività hanno un loro proprio significato nel giudizio; e tuttavia ve ne sono
alcuni che sopravanzano gli altri. In effetti, i quattro significatori si possono ripartire
nei tre generi dell'amicizia di cui parla Aristotele nell’Etica Nicomachea (soprattutto
VIII, 2).
  Si tratta dei tre generi che lo stesso Tolemeo dichiara (secondo inclinazione o scelta,
secondo ciò che è utile, secondo il piacere e la sofferenza), e che corrispondono ai tre
oggetti aristotelici dell'amore: ciò che è buono, ciò che è utile, ciò che è piacevole. I
tre oggetti amabili generano l'amicizia quando si prova, nei confronti di un essere
animato, un sentimento di benevolenza. Se l'oggetto amabile concerne ciò che è
buono, che comprende in sé tutti i sentimenti dell'umanità, della compassione,
dell'affetto e dell'attaccamento, i significatori saranno il Sole e la Luna. Queste
amicizie si fondano sulla benevolenza, la reciprocità, la coscienza intima del fatto. Se
l'oggetto amabile si riferisce a quel che è utile, suo significatore sarà invece la parte
di fortuna. Tali amicizie sono più suscettibili alla rottura, si formano più spesso tra
persone di una certa età, non richiedono alcuna intimità. In terzo luogo, se l'oggetto
amabile riguarda ciò che è piacevole, l'oroscopo sarà il significatore. Tolemeo ci dice:
piacere e sofferenza, ma in francese si potrebbe dire affection, giacché l'affection,
secondo quanto osserva Alain, è tutto ciò che ci tocca e ci muove con piacere e con
pena. Si tratta di amicizie che si formano e si dissolvono con facilità, che il più delle
volte si realizzano nella gioventù e che richiedono una certa intimità.
  Aristotele caratterizza ognuna di esse con un verbo suo proprio. Al primo genere
compete philein, cioè amare in tutti i sensi della parola. Al secondo, agapan, ovvero
il piacere che implica rispetto, ammirazione, stima. All'ultimo, sterghein, che indica
la tenerezza nei confronti dell'oggetto amato o, quantomeno, la gioia che si prova
nell'amare. Ed è evidente che le amicizie del primo genere sono le più intime e le più
stabili. Nel capitolo Sul matrimonio (IV, 5), Tolemeo non menziona che due
significatori: il Sole e la Luna, giacché il Sole significa lo spirito, la realtà pensante,
la Luna i propositi, le intenzioni, i disegni che nascono intorno all'oggetto del
pensiero. Così, come non compatire la moglie del dottor Strong quando esclama nel
David Copperfield: non vi è disparità più grande nel matrimonio che l'incompatibilità
di spirito e di proposito!
  E gli altri significatori? Se l'oroscopo esiste solo in virtù della luce del Sole, che
produce l'alternanza del giorno e della notte, la parte di fortuna è legata alla Luna, di
cui può essere considerata (quasi) come oroscopo. E la sua esistenza riposa sul ciclo
della lunazione. Questi due significatori non percorrono il cielo reale, al modo delle
stelle fisse o erranti; essi non hanno, come i pianeti, orbita propria o luce, ma dalla
luce nascono e dalla luce dipendono. L'oroscopo divide il giorno dalla notte, la parte
di fortuna misura l'età della Luna. L'uno e l'altra (il giorno e la lunazione) sono stati
interpretati come due cicli della vita e, col ciclo dell'anno, sono più volte ricordati da
Aristotele nelle sue Ricerche sugli animali. Tale funzione di dividere, di misurare
qualifica questi due significatori secondari come limite, o anche compimento, dei
significatori primari. In quanto limite dello spirito, l'oroscopo significa, in effetti, il
corpo, senza il quale lo spirito non può né esistere, né emanare, come, per esempio, lo
spirito del vino di Paracelso. Allo stesso modo, in quanto misura della vecchiezza
lunare, la parte di fortuna esprime il compimento dei propositi e dei disegni, la loro
realizzazione.
  Ciò che precede vuole giustificare la scelta tolemaica dei significatori. Tuttavia,
poiché lo stile di Tolemeo è estremamente conciso, esso richiede un'interpretazione.
L'esegeta di Tolemeo legge dei teoremi, da cui trae corollari. Prendiamo per esempio
l'oroscopo, ultimo dei quattro significatori. Si può chiamarlo ultimo, dal momento
che l'oroscopo insegna sul piacere, ovvero su qualche cosa che, secondo Aristotele
(Eth. Nic. II, 2), non è propria dell'uomo soltanto, ma di tutti gli animali. Assumere
l'oroscopo come significatore, ci dice Ibn Abî ar-Rijâl (10), significa anche
considerare il suo signore e i pianeti che seguono di presso l'oroscopo. Così, sorgendo
il suo signore, l'uomo avrà affetto per coloro che sono nati sotto i segni di questo
pianeta. Se, per esempio, si leva la Vergine e Mercurio è all'oroscopo, per chi è nato
al levar dei Gemelli e della Vergine. Ma se sorge un altro pianeta, proverà affetto per i
nati sotto i segni di tale pianeta: così, se ascende la Vergine, e Giove è all'oroscopo,
per coloro che sono nati sotto il Sagittario e i Pesci. E se il signore dell'oroscopo
dell'uno si trova all'oroscopo dell'altro, si può dire che essi proveranno muto affetto,
soprattutto se i due segni degli oroscopi sorgono in tempi uguali (isanaphora).
Esempio: se in una natività sorge l'Ariete, nell'altra i Pesci, e Marte è all'oroscopo di
quest'ultima (e ancor più, beninteso, se Giove è nello stesso tempo all'oroscopo della
prima).
  Tali argomentazioni d’Ibn Abî ar-Rijâl costituiscono un ampliamento della dottrina
tolemaica e se ne trovano elementi sparsi presso i commentatori di Paolo
d'Alessandria, Eliodoro e Olimpiodoro. Le coppie dei segni sulle quali vien posto
l'accento sono quelle di uguale ascensione, che ritroveremo in seguito, ma anche i
segni homozôna, unius cinguli, congruenti (11), sono considerati efficaci, come si può
vedere dall'esempio di Giuliano di Laodicea: se un uomo nasce al sorgere del terzo
grado dell'Ariete e nella natività di un altro Saturno occupa il terzo grado dello
Scorpione, questi due uomini saranno l'un l'altro ostili e, in particolare, il secondo
disprezzerà le azioni del primo (12).
  Ma un'argomentazione ancor più penetrante arricchisce il teorema in maniera
indispensabile, smussandone l'apparente rigidità. Gemino ci dice che "i Caldei
utilizzano i segni opposti per stabilire gli accordi (ta ... sumpatheia) nelle geniture.
Infatti, i nati sotto segni diametrali sembrano provare mutuo affetto (sumpaschein
allêloi)" (13). Questa sentenza sulla figura di opposizione la si ritrova in parte in
Olimpiodoro, che all'opposizione attribuisce una qualità media (rispetto al bene e al
male) (14). Gemino parla qui dei segni dello zodiaco considerati nella loro natura
semplice, si potrebbe dire elementale, e impiega il verbo sumpaschein, lo stesso usato
da Platone (Resp. 605D) quando vuol mostrare la partecipazione emotiva dello
spettatore nei confronti dell'attore sulla scena. Tale partecipazione muove sentimenti
di gioia e di sofferenza, rinforza l'elemento affettivo dell'anima, muta per accidente la
complessione sostanziale dell'essere umano, così che il flemmatico può piangere
come il sanguigno, eccitarsi come il bilioso, attristarsi come il melanconico. È
un'affezione irrazionale, che porta con sé alterazioni nei corpi, generando un processo
fisicamente percepibile. Essa non è dunque diversa da uno sviluppo patogeno:
quando una parte del corpo soffre (paschei), scrive san Paolo nella prima lettera ai
Corinzi (12,26), tutte le altre parti soffrono insieme (sumpaschei).
  Si giudica delle parti del corpo, degli umori, della loro mescolanza e della
complessione dell'essere umano, secondo la natura dei segni dello zodiaco, in
particolare di quello che sorge, così come secondo la natura e la condizione del
signore di quest’ultimo. Possiamo perciò comprendere per quale ragione Tolemeo
abbia posto l'oroscopo tra i significatori dell'amicizia e l'abbia considerato tra i
secondari..
  Il testo di Gemino così prosegue: "D'altra parte, i pianeti nei segni diametralmente
opposti ... arrecano nello stesso tempo un bene e un male alle nascite, secondo le virtù
attribuite a ciascun pianeta". In questa proposizione c'è qualcosa di sottinteso che
deve essere reso esplicito. (15) Gemino parla qui delle figure diametrali, ma la sua
argomentazione può essere estesa a tutte le figure. Il bene e il male, l'intesa e il
disaccordo, non si realizzano, semplicemente, in forza di un'identità o di una figura
tra i segni dello zodiaco. Se un soggetto è nato al levar della Vergine, un altro al
sorgere del Capricorno, un altro ancora del Toro, si può forse dire che è l'elemento
terroso, l'umore melanconico, il sapore acido, il carattere femminile di questi segni
che produce dell'affetto, una qualche affinità fra questi tre esseri? Certamente no. Si
sa bene che non tutti coloro che nascono al sorgere di questi segni sono melanconici.
Dunque, bisogna considerare in modo attento il pianeta che ha una testimonianza
sulla complessione umorale. È in questo senso che bisogna interpretare le
osservazioni d'Ibn Abî ar-Rijâl, e allo stesso modo la condizione posta da Gemino:
"secondo le virtù attribuite a ciascun pianeta".
  Così, quando si leggono aforismi come quello di Kûshyâr ibn Labbân: "Se
l’oroscopo della donna è il settimo segno nella natività dell'uomo, i giorni della loro
unione saranno molto lunghi" (16), non dobbiamo tenerci strettamente alla lettera, ma
giudicare anche secondo la presenza e la signoria degli astri. Se nella natività
dell'uomo sono i Pesci a levarsi, e in quella della donna la Vergine, l'aforisma avrà
una conferma sicura se Giove (o Venere) è all'oroscopo nella genitura della donna o
Mercurio in quella dell'uomo. Ma se nessun pianeta è ascendente, bisogna osservare
le signorie. Se, per esempio, come in questo caso, Giove, signore dei Pesci, si trova in
un segno di Mercurio e al contempo Mercurio, signore della Vergine, in un segno di
Giove, si può dire che vi sarà di certo un'intesa.
  Il senso di ciò che precede è che non si può giudicare dell'amicizia in virtù dei soli
rapporti tra i significatori. Quando in un tema la Luna è in Bilancia, nell'altro il Sole
in Acquario, questa relazione di trigono non basta, da sola, a produrre un accordo.
Ecco qui un principio che compare più volte nella letteratura astrologica. Scrive
Vettio Valente:
C'è armonia e intesa tra i genitori, quando
<nella natività dei figli> i luminari e i loro
signori si accordano tra loro. Quando l'astro che
accoglie il Sole è concorde nei confronti della
Luna e quello che accoglie la Luna è concorde
nei confronti del Sole. (17)
  Questo tipo di ragionamento comprende tutte le figure, tutti i rapporti, anche i più
rilevanti, in specie quelli che si fondano sul principio generale della ricezione che
Tolemeo contempla implicitamente all'inizio del capitolo sulle amicizie, dove si legge
dell’ enallaghê, commutatio, scambio di luoghi. Questa ricezione è dichiarata anche
da Vettio Valente, nel passaggio citato, quando parla dell'astro che accoglie, ho
hupodocheus. Se due individui nascono l'uno col Sole, l'altro con la Luna, nello
stesso segno, si può forse dire che questo è, necessariamente, l’indice di una
simpatia? E, viceversa, se i due luminari sono l'uno opposto all'altro, è questo un
segno di antipatia e di avversione? Ancora no, se si ricorda l'avvertenza di Gemino:
secondo le virtù dei pianeti che testimoniano, poiché esse solo possono confermare o
negare. L'astrologo, insomma, è posto di fronte a un insieme di indizi di cui ciascuno,
in se stesso, non costituisce una prova.
  Supponiamo ora che il Sole da una parte, la Luna dall'altra, si trovino nel segno della
Bilancia. Bisognerà valutare gli astri che hanno un rapporto con questo segno per
domicilio, elevazione, etc. E tener conto, inoltre, delle testimonianze dei cinque
pianeti al luogo di tale congiunzione. Tutte queste considerazioni devono condurre al
ritrovamento dell’astro che accoglie, l'hupodocheus di Vettio Valente, l'hospes di
Firmico (18). Da tale pianeta dipende il giudizio sulla quantità e la qualità:
Dalle felicità del tuo ospite, tu trai un gioioso
moto di allegria, ... la sua infelicità è la tua
stessa. (19)
  Nella letteratura astrologica greca la questione delle simpatie e delle amicizie non si
riduce all'esposizione di Tolemeo, nondimeno il solo, a nostra conoscenza, che della
materia fornisca uno sviluppo ragionato, di cui le sentenze 32 e 33 del Centiloquium
sono un'eco. Gli astrologi della tarda antichità mettono spesso in luce il ruolo della
Luna. L'accento posto su di essa si ritrova, in particolare, nelle iniziative (katarchai)
che richiedono la conoscenza della genitura di un individuo con cui si intende
stabilire un rapporto. Massimo di Efeso scrive:
Se si osserva la natività di un uomo a cui si
voglia chiedere un favore, bisogna farlo quando
la Luna giunge al luogo opposto a quello della
sua nascita. (20)
  Così pure, quando il segno dell'anno (a partire dall'oroscopo) - leggiamo in una
raccolta anonima - è il segno in cui si trova la Luna di uno dei sue soggetti, in
quell'anno si potrà stringere amicizia con questa persona (21). È nella stessa raccolta
che si può leggere un’ottima e concisa descrizione delle figure all’origine della mutua
simpatia. Qui, ancora, il ruolo della Luna è molto accentuato:
Le geniture che si accordano mutuamente
all'amicizia sono quelle in cui le due Lune sono
nel medesimo segno, quelle ove una stella
benefica è nel luogo della Luna dell'altro o in
trigono ad essa, quelle in cui le sorti di fortuna
cadono nel medesimo luogo o quelle in cui la
sorte dell'uno cade nel luogo della Luna
dell'altro, quelle in cui i due Soli sono nel
medesimo segno o laddove è il Sole dell'uno vi è
la Luna dell'altro o si osservano per trigono,
quelle ove la Luna dell'uno cade nel culmine
dell'altro o viceversa, quelle in cui le Lune
cadono o nel xii o nel vi luogo dell'altro ovvero la
Luna dell'uno sia nel vi dell'altro o la Luna
dell'uno sia nel xii dell'altro, quelle in cui i due
luminari siano in segni vedentisi o soprattutto
ascoltantisi. (22)
  Ecco due elementi che ci permettono di meglio precisare l'esposizione stessa di
Tolemeo. Il primo concerne la convenienza dei significatori riguardo alla loro propria
natura: il Sole e l'oroscopo appartengono al partito del giorno (hairesis hêmerinê)
(23), la Luna e Tychê al partito della notte (hairesis nukterinê) (24). Qui, dunque, è
visto conveniente il mutuo rapporto fra i significatori dello stesso partito (senza che
ciò significhi sminuire la simpatia fra quelli dei partiti contrari). Il secondo introduce
certe classi dei segni dello zodiaco (che si vedono e che si ascoltano), d'importanza
capitale nella presente questione. Sui concetti dello sguardo e della mutua intesa
riposa, in effetti, ogni legame di amicizia.
  Converrà, per esporre in estrema sintesi, e in guisa di conclusione, le regole
principali che informano i giudizi, e che integrano, in effetti, il testo dell’Anonimo
sopra citato, rifarsi al capitolo che Tolemeo dedica al matrimonio (IV, 5). Esse
derivano dall'importanza specifica dei diversi significatori all'interno di ogni singolo
tema. Ed è il motivo per cui egli tratta, preliminarmente, le seguenti questioni:
1. se il nativo si sposerà o resterà celibe;
2. se si sposerà più o meno giovane;
3. se il congiunto sarà più giovane o più anziano;
4. se si sposerà più volte;
5. qual è la natura del congiunto e la quantità della sua vita;
6. la concordia o la discordia tra i congiunti.
  Una volta stabilito quali sono le tendenze e le potenzialità radicali dei due soggetti
(e soltanto su questa base), ha un senso giudicare sulle possibilità del rapporto di
coppia.
  Per quel che concerne la dialettica tra gli astri, ovvero l'essenziale (e sempre tenendo
conto delle considerazioni precedenti relative all’importanza delle signorie), sono
durevoli le unioni nelle quali i luminari si osservano in modo concorde, vale a dire
con la congiunzione, il trigono, l'esagono, la permutazione dei luoghi e la
declinazione, risultando la configurazione della Luna dell'uomo con il Sole della
donna la più vantaggiosa. L'immagine della madre, così come della donna in generale
e della sposa in particolare, è significata infatti, nell'uomo, dalla Luna (25); così come
quella del padre, dell’uomo e del marito dal Sole nella donna. Ugualmente favorevoli
appaiono gli sguardi simili tra la parte di fortuna dell'uomo e la parte di genio
(Daimôn) della donna e, a un grado minore, di Tychê della donna con Daimôn
dell'uomo, di Tychê dell'uomo col Sole della donna (e di Daimôn della donna con la
Luna dell'uomo) e quelli di Venere e Giove con la Luna e col Sole.
  Riguardo all'attrazione fisica, i due significatori per antonomasia sono,
evidentemente, Marte, principio maschile del dispiegamento dell'energia, e Venere,
astro femminile dell'amore e della voluttà. Con la medesima preferenza che si è vista
a proposito dei luminari: pianeta maschile nella donna, femminile nell’uomo. Quanto
alle configurazioni, il trigono e, in modo più attenuato, l’esagono e gli aspetti per
declinazione indicano il piacere che resiste nel tempo, mentre quadrato e diametro
comportano un eccesso destinato a consumarsi con rapidità. Infine, anche gli angoli
favorevoli tra Venere e la Luna (ancor più potenti, come nel caso di Marte e di
Venere, se avvengono con permutazione) si rivelano efficaci (26), poiché il desiderio
risiede nell'elemento umido e gli astri femminili sono, fra tutti, i più umidi.
L’attrazione si realizzerà, allora, piuttosto nella benevolenza e nell'affetto e suo
oggetto speciale sarà la Luna, dea notturna della ricettività.
Montpellier, 7 luglio 2002

NOTE
1. Cfr. un tale impiego in Eusebio d’Alessandria (VIe/VIIe secolo) nei suoi Sermoni sulla vita del
Cristo, Migne PG LXXXVI, 1, 453C.
2. iatrôn aristôn synastrias CCAG VIII,4, pag. 181,21.
3. pharmakôn synastrias CCAG V,1, pag. 209,24.
4. Catalogus Codicum Astrologorum Græcorum (CCAG) V, 1, pag. 180, 10.
5. Parisinus græcus 2506, fo. 120v; Parisinus græcus 2424, fo. 134v.
6. I, 4; éd. C. Mullerus, pag. 4.
7. Valentini Naibodæ Mathematici præclarissimi IN Claudii Ptolemæi Quadripartitæ
Constructionis Apotelesmata Commentarius novus et Eiusdem Conversio nova, ms. BM Sloane A
216 XVI G, fo. 309r.
8. Sul calcolo delle sorti v. M. Fumagalli, La sorte oraria: il vero oroscopo lunare, "Phôs" n. 2,
2001, pp. 10-12 e il testo originale di F. Brunacci e F. M. Onorati, ibid., pp. 13-15; Joe Fallisi, La
dea bendata, "Phôs" n. 3, 2001, pp. 14-21.
9. Cfr. l’interpretazione di F. A. Trendelenburg, (Aristotelis de Anima libri tres. Ad interpretum
græcorum et codicum fidem recognovit, commentariis illustravit Fr. A. T., Berolini 1877, pag. 310)
de anima II, 8; 419b19.
10. Praeclarissimus liber ... V, 13.
11. I segni che hanno lo stesso signore: Ariete-Scorpione, Toro-Bilancia, Gemelli-Vergine,
Sagittario-Pesci, Capricorno-Acquario.
12. Parisinus græcus 2506, fo. 120v; Parisinus græcus 2424, fo. 135r.
13. Introduction aux phénomènes, ed. G. Aujac, II, 1; pag. 10. Si è cambiata la traduzione d’Aujac,
che non è conforme al senso del testo.
14. ed. Boer pag. 5,15.
15. Abbiamo fatto notare più sopra che la traduzione di G. Aujac è inadeguata, soprattutto a causa
del pregiudizio nei confronti dell’astrologia. Ora, il fatto di commentare Gemino astrologice, non
significa che lo si debba considerare un astrologo. E’ d’altra parte possibile che qui si tratti di
un’interpolazione.
16. Kûshyâr ibn Labbân, Introduction to Astrology, edited and translated by Michio Yano, Tokyo
1997, (III, 14) pag. 205.
17. II, 33; Kroll 105,3-4.
18. Cfr. II, 20, 7ss. L’hupodocheus non è sempre il signore del domicilio, sebbene lo sia molto
spesso.
19. II, 20, 9-10, trad. P. Monat.
20. P. Radice Colace, Le parafrasi bizantine del peri; katarcw`n di Massimo, Messina 1988, pag.
63.
21. Vaticanus gr. 1056, fo. 238v. Riguardo alle profezioni, v. J. Fallisi, Compleanno: l’avvenire che
ritorna, ne I mille volti della previsione astrologica, Atti del I Convegno Regionale CIDA
Lombardia, 16-17 marzo 1996, poi in "Linguaggio astrale" n. 106, 1997, pp. 33-58; G. Bezza, La
‘profezione’. Come si calcola, come si interpreta, "Linguaggio astrale" n. 104, 1996, pp. 5-24.
22. Vaticanus gr. 1056, ibid. Tolemeo definisce equipotenti e vedentisi le coppie di segni retti/curvi
Cancro/Gemelli, Leone/Toro, Vergine/Ariete, Bilancia/Pesci, Scorpione/Acquario,
Sagittario/Capricorno ("Le parti che hanno fra loro una medesima elongazione dall’uno o dall’altro
dei punti tropici sono dette equipotenti [isodunamounta] , poiché quando il Sole giunge in ciascuna
di esse produce l’uguaglianza temporale dei giorni, delle notti e delle loro ore rispettive. Queste
parti sono dette altresì vedentisi tra loro [bleponta allêlôn] sia per le ragioni predette, sia perché
ciascuna di esse sorge e si corica nei medesimi punti dell’orizzonte", Tetrabiblos, Libro I, Cap. 15
in G. Bezza, Commento al primo libro della Tetrabiblos di Claudio Tolemeo, Nuovi Orizzonti,
Milano 1992, p. 286); comandanti/ubbidienti le coppie di segni boreali/australi Ariete/Pesci,
Toro/Acquario, Gemelli/Capricorno, Cancro/Sagittario, Leone/Scorpione, Vergine/Bilancia ("Le
parti configurate secondo equidistanza rispetto all’uno o all’altro punto equinoziale sono dette
comandanti [prostassonta] e ubbidienti [hupakouonta], giacché sorgono in uguali tempi
[isanaphora] e giacciono sui medesimi paralleli. Quelle dell’emisfero estivo sono dette comandanti,
quelle dell’emisfero invernale ubbidienti, in quanto il Sole, giungendo nel primo emisfero, fa il
giorno maggiore della notte, nel secondo invece lo rende minore.", Tetrabiblos, Libro I, Cap. 14,
ibid.). In tutti e due i casi, però, egli fa riferimento solo a rapporti fra gradi ("parti") complementari
(es. per i segni comandanti/ubbidienti: 1° Ariete-29° Pesci, 2°-28°, 3°-27° e via di seguito), che nei
segni equipotenti siano in aspetto di parallelo, ovvero in antiscia, nei segni comandanti/ubbidienti in
aspetto di controparallelo, in controantiscia. Nella concezione pre-tolemaica (ancora testimoniata,
per esempio, da Paolo — cfr. Paolo d’Alessandria, Introduzione all’astrologia. Lineamenti
introduttivi alla previsione astrologica, Mimesis, Milano 2000, pp. 41-44) sono invece vedentisi i
segni retti/curvi Leone/Gemelli, Vergine/Toro, Bilancia/Ariete, Scorpione/Pesci,
Sagittario/Acquario; parlanti/ascoltanti [akouonta allêlôn] e, insieme, comandanti/ubbidienti i
segni australi/boreali Toro/Pesci, Gemelli/Acquario, Cancro/Capricorno, Leone/Sagittario,
Vergine/Scorpione. E ciò riguarda sia il primo grado dei segni (laddove questo rapporto si attua
propriamente), sia, per estensione, i segni nella loro interezza (purché gli astri considerati si trovino
all’interno della propria vis luminis e/o in aspetto nel mondo).
Entrambi i punti di vista si basano sull’uguaglianza o complementarietà degli archi diurni-notturni e
sull’equidistanza dai solstizi o dagli equinozi.
La conoscenza di queste relazioni tra i pianeti nei segni consente di formulare in modo più
approfondito il giudizio su alcuni aspetti. Così, il quadrato fra due astri in antiscia (Leone/Toro,
Scorpione/Acquario) o in controantiscia (Toro/Acquario, Leone/Scorpione) fa presagire, secondo
Albumasar, "concordia e simpatia" (come quello tra segni congruenti, mentre "le rimanenti
quadrature indicano dissidio ed avversione", Introductorium in astronomiam, 6, 6, cit. in G. Bezza,
Commento al primo libro della Tetrabiblos di Claudio Tolemeo, op. cit., p. 300); allo stesso modo, i
sestili tra Leone e Gemelli, Sagittario e Acquario, Toro e Pesci, Vergine e Scorpione, tanto più se
rafforzati da un concomitante aspetto per declinazione, si rivelano più simili al trigono (non
benefici, al contrario, tutti gli altri sestili — cfr. Paolo d’Alessandria, op. cit., p. 42); e, così pure,
risultano potentissimi i trigoni fra Vergine e Toro, Scorpione e Pesci, Gemelli e Acquario, Leone e
Sagittario e le opposizioni Bilancia/Ariete, Cancro/Capricorno.
23. Come Saturno, Giove e la parte di genio (Daimôn) - e Mercurio, se orientale al Sole.
24. Come Marte e Venere - e Mercurio, se occidentale al Sole.
25. "Ogni uomo porta in sé un’immagine della donna derivata dalla madre: sarà questa immagine a
determinare se egli rispetterà o disprezzerà le donne, o se sarà generalmente indifferente nei loro
confronti." (F. Nietzche, Umano, troppo umano, I, 380)
26. I significatori dell’attrazione fisica appartengono tutti quanti al partito della notte. Allo scopo di
valutare la forza e il senso degli aspetti di simpatia-sinastria, è importante notare in quali Case
(cardinali, succedenti o cadenti) risultano posti reciprocamente i due fattori, qual è tra loro
"sovreminente" e se essi sono in relazione oppure no con i benefici e/o i malefici. Allo stesso modo,
in analogia con le geniture individuali, se l’aspetto in questione sta per formarsi, o si è appena
sciolto e, più in generale, tutti i diversi rapporti e familiarità tra gli astri nei segni (v. G. Bezza,
Commento al primo libro della Tetrabiblos di Claudio Tolemeo, op. cit., pp. 106-173, 254-308, 369-
411)

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