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Maurizio Vitali1

QUADRI SONORI DI PAESAGGI SOSPESI


La soundscape composition di Hildegard Westercamp
e i vissuti adolescenziali in periodo di pandemia
Eravamo già passati attraverso Finestre in ascolto e un primo ciclo di composizioni che aveva interpretato il
corso della prima ondata di pandemia da Covid 19, quando il virus ci aveva colti all’improvviso e strappati
da scuola, nella primavera 20202. Poi abbiamo avuto un tempo per ricominciare a incontrarci, per provare a
ricucire, pensando che potesse essere finita o almeno di trovarci all’interno di un classico decrescendo
finale, di una dissolvenza in uscita. Invece no: a un periodo più tranquillo ne subentrava uno opposto di
lockdown o quarantena, in un’alternanza che ci ha profondamente snervato, studenti e docenti,
incessantemente sospesi tra dubbio e speranza.
In un periodo tra i migliori, all’inizio dell’anno scolastico 2020-21, abbiamo avuto un tempo un poco più
lungo da trascorrere insieme, per cercare di recuperare, come in una rincorsa, il ritmo naturale della
costruzione che ogni esperienza non superficiale di apprendimento richiede. Eravamo tra la seconda metà
di settembre e il mese di ottobre, quando con i primi freddi stagionali e i suoi colori cangianti abbiamo
incontrato due personaggi che ci hanno incuriosito: prima David Monacchi, con le registrazioni delle foreste
primarie raccolte nei suoi Fragments of Extinction3, e poi le soundscape composition di Hildegard
Westercamp4, di cui abbiamo conosciuto in particolare due opere: Beneath the Forest Floor (1992) e Cricket
Voices (1987) .

È la Westercamp stessa, nel ricco sito personale a cui si rimanda per una conoscenza essenziale della sua
biografia e della sua poetica5, che ci mette a disposizione alcune importanti informazioni su Beneath the
Forest Floor, composizione realizzata con suoni registrati in foreste secolari nella costa occidentale della
Columbia Britannica.
Quella della Carmanah Valley è un’antica foresta pluviale che contiene alcuni dei più alti abeti rossi Sitka
conosciuti al mondo e alberi di cedro che hanno più di mille anni. La sua quiete è assoluta, punteggiata solo
occasionalmente dal suono di piccoli uccelli canori, corvi e ghiandaie, scoiattoli, mosche e zanzare. Sebbene
il torrente Carmanah sia una presenza acustica costante, non disturba mai questa quiete; il suo suono si
muove dentro e fuori il silenzio della foresta.
Al tempo della composizione il Carmanah era già stato distrutto almeno per metà da un pesante intervento
di disboscamento. La sua perdita non è stata solo un grave problema ecologico, per l’alto numero di alberi

1
https://www.musicheria.net/autori/maurizio-vitali
2
Il riferimento è al progetto Finestre in ascolto, lanciato dal portale Musicheria.net, in cui sono raccolte registrazioni di
suoni catturati dalle finestre delle abitazioni private (nel periodo del primo lockdown) e ad un primo ciclo di
composizioni sul tema della pandemia, realizzate dai miei studenti nel corso dell’estate 2020. Tali elaborati sono
presentati nel saggio, Strobino E. Vitali M., “Paesaggio sonoro e identità”, in Musica Domani 184, Nuovappennino Scs
Felina (RE), Giugno 2021.
3
https://www.fragmentsofextinction.org/
4
Per un approfondimento della didattica che sviluppo sul tema del paesaggio sonoro rimando ai seguenti testi:
Strobino E., Vitali M., “Il paesaggio sonoro: per un’educazione musicale etica, estetica ed ecologica”, in Nuove
musiche, Pisa, University Press., in corso di pubblicazione, Strobino E. Vitali M., “Il paesaggio sonoro come teatro
educativo”, in Musica Domani n. 184, cit.
5
https://www.hildegardwesterkamp.ca/
abbattuti, ma ha costituito anche il venir meno di uno spazio interiore per gli abitanti di quel territorio e in
proiezione per l’intero pianeta. Nella sua immensa immobilità, la foresta è indispensabile a noi umani, per
sviluppare un senso di equilibrio e concentrazione e per recuperare l’energia vitale di cui abbiamo bisogno.

Beneath The Forest Floor

Per ragazze e ragazzi, che venivano dagli ascolti delle foreste primarie registrate da Monacchi, la
composizione di Westercamp rimanda immediatamente al paesaggio naturale che intende descrivere e lo
fa comunicando un forte senso di libertà. Più che una “visita” quella proposta appare come una vera e
propria immersione sonora nella foresta. Sul fondo è chiaramente percepibile un suono grave che tiene
insieme tutto e si prolunga per molto tempo del brano. È un suono elaborato, una voce profonda, sopra il
quale se ne aggiungono altri, tutti ben definiti e piacevoli. Il ritmo è naturale, anche se ogni tanto emerge la
sensazione di qualcosa di artificiale. L’orchestrazione di suoni è armonica nella sua varietà timbrica e
procede con una continuità che registra solo alcune lievi variazioni di velocità.
Se per molti tra i giovani ascoltatori prevale un senso di tranquillità e pace, legato soprattutto alle emozioni
suscitate dai suoni d’acqua e dal canto di alcuni uccelli, sono diversi coloro che rilevano la presenza di
elementi di tensione, che rendono la composizione, almeno in alcuni passaggi, anche un po’ angosciante. Il
timore sembra essere associato in particolare a quel suono di fondo che ogni tanto si sposta in primo piano
facendoci provare qualche brivido di paura. Qualcosa che in un certo senso rimanda all’esperienza che
stiamo tutti vivendo in questo particolare periodo.
Per due studiosi del lavoro della Westercamp e in particolare di questa opera, Frédérick Duhautpas e Makis
Solomos, Beneath the Forest Floor esplora un ambiente naturale evidenziandone le specificità acustiche
unite a suoni misteriosi che provengono dal trattamento del suono effettuato successivamente in studio. È
il caso del semplice gracidio del corvo, che viene trasformato nel profondo pulsare soffocato della foresta e
che sembra provenire dalle profondità della terra. Questa sonorità sotterranea ritorna regolarmente per
accompagnare l’intero brano musicale, in particolare all'inizio e alla fine. Il suono è ottenuto attraverso il
rallentamento e l’abbassamento delle frequenze del canto dell’uccello. Un suono che, ci viene rivelato, può
essere ascoltato anche originale, a velocità normale, in altri momenti (ad esempio a 0'26'” o all'interno di
un momento di silenzio al minuto 8'17''). Nel brano è registrato anche il gracchiare di un altro corvo adulto,
più grande, insieme al canto di piccoli uccelli che quando vengono rallentati e abbassati producono suoni
brillanti, che sembrano suggerire un’idea di luce e di forza, contribuendo a creare un'atmosfera allo stesso
tempo pacifica e misteriosa, eterea e irreale6.
Nella maggior parte dei casi è l’autrice stessa a registrare i suoni che utilizza poi nelle proprie composizioni,
anche se a volte se ne ascoltano alcuni, proprio come il corvo a cui abbiamo appena fatto cenno, che
vengono messi a sua disposizione da collaboratori, colleghi o parenti. Questi suoni vengono poi integrati ad
altri provenienti dalla modificazioni operate sugli stessi suoni in studio.
Così accade anche per Cricket Voice che, come ci spiega ancora la Westercamp, è un'esplorazione musicale
prodotta a partire dalla registrazione realizzata in una regione desertica messicana chiamata "Zone of
Silence". È proprio la quiete del deserto ad aver garantito la massima chiarezza acustica del canto notturno
del grillo, che è diventata poi l’oggetto sonoro principale nell’elaborazione di questa composizione,
praticamente l’unico se vogliamo considerare il suono del vento come uno sfondo. Il frinire rallentato
dell’insetto suona come il battito del cuore del deserto, mentre nella sua velocità originale ci ricorda un
canto di stelle.
La quiete notturna del deserto incoraggia la compositrice anche alla produzione sonora diretta. I suoni
percussivi che si ascoltano nella composizione sono stati creati "suonando" le piante del deserto: punte di
cactus, radici secche, foglie di palma, a cui sono state aggiunte esplorazioni di risonanze ottenute tra le
rovine di un vecchio serbatoio d'acqua. Anche Cricket Voice è stato poi completato dal lavoro in studio.

Cricket Voice

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Frédérick Duhautpas e Makis Solomos, Hildegard Westerkamp and the Ecology of Sound as Experience. Notes on
Beneath the Forest Floor, CCSD, https://hal.archives-ouvertes.fr/hal-01202890
Dalla discussione in classe, successiva all’ascolto del brano, si è condivisa l’idea di come questa musica
comunichi chiaramente il senso di uno spazio ampio, come può essere un campo, un prato, una distesa.
Luoghi percepiti aperti, aridi e caldi, ma che, ancora una volta, mentre alcuni ragazzi trovano più tranquilli e
sereni, altri registrano come inquieti. Il brano presenta molte costanti e parti ripetute nel tempo, ma con
l’aumentare della densità, dell’intensità e del registro dei suoni, per molti cresce anche un senso d’ansia. Il
canto dei grilli viene colto nel suo insieme, ma la sua trasformazione lo decontestualizza rendendolo irreale,
“alieno”, in uno scenario che si fa quasi Horror.

Incontrati, discussi e approfonditi insieme questi due brani musicali, anche a partire dagli elementi di
ambiguità che sono stati rilevati, siamo arrivati alla consegna che viene formulata come segue:
“Realizza una composizione di paesaggio sonoro (utilizzando a tuo piacere geofonie, biofonie, antropofonie
e tecnofonie, secondo la classificazione ripresa da Monacchi) che risulti ispirata al periodo di pandemia che
stiamo attraversando. Potrebbe essere un messaggio che vuoi mandare alla natura, una riflessione sulla
nostra civiltà, un’idea su come desidereresti fosse il nostro futuro. Per realizzarla scegli uno tra i due
approcci alla soundscape composition che abbiamo incontrato nelle opere di Hildegard Westercamp.
Ecco due tracce a tua disposizione tra cui scegliere:
1) Come in Beneath the Forest Floor, componi con suoni naturali in formato originale che farai interagire
con suoni (pochi, anche uno solo) che siano stati trasformati attraverso l’effettistica (in particolare il
rallentamento del tempo e l’abbassamento d’intonazione… ma non solo).
2) Come in Cricket Voice, componi utilizzando un unico suono originale che interagisce con diverse
modifiche dello stesso suono ed eventualmente con un suono diverso (quest’ultimo meglio se è una
geofonia come vento, pioggia, neve, mare, torrente, vulcano, terremoto… ma non obbligatoriamente).
Avrai un mese di tempo per lavorare, non fare tutto in una volta, magari comincia subito, ma poi prenditi
tutto il tempo necessario. Si può lavorare in coppia, in gruppo, su piattaforma o, quando possibile, in
presenza. Tra voi potrete consultarvi, copiarvi, scambiarvi materiali, ma al termine ognuno presenterà una
propria composizione che dovrà risultare diversa da quella degli altri.
Insieme al file audio dovrà essere allegato un foglio elettronico in cui descrivi la tua idea e le modalità che
hai utilizzato per realizzarla e sul tuo PC dovrai conservare il progetto multitraccia del lavoro”7.

Eccoci così arrivati alla nostra esposizione degli elaborati di questa seconda fase di pandemia da Covid 19,
realizzata nel periodo a cavallo tra il 2020 e 2021. Tutti i lavori prodotti dai ragazzi (poco meno di novanta)
sono stati ascoltati all’interno delle proprie classe, in presenza o a distanza, alcuni lo sono stati più volte per
essere discussi più approfonditamente. Quella che proponiamo ora è una selezione operata insieme da
studenti e docente, che presentiamo come fossimo in una mostra d’arte.
L’esposizione degli elaborati viene introdotta sempre da una presentazione, in alcuni casi scritta in altri
letta direttamente dalla voce dall’autore, segue un’immagine ricavata da un particolare dello spettro
acustico. Sotto la fotografia si trova invece il file audio della composizione, oggetto centrale della nostra
attenzione. Infine, solo in alcuni casi, si aggiunge una breve intervista, registrata in presenza al termine
dell’esposizione conclusiva realizzata in classe8.

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Il software utilizzato è Audacity, software open source di editing audio distribuito sotto GNU General Public Licence
(GPLv2). www.audacityteam.org. Per un primo approccio si vedano, su musicheria.net, Vitali M., Audacity:
“Un'introduzione all'uso didattico” (https://www.musicheria.net/rubriche/materiali/5306-audacity-un-introduzione-
all-uso-didattico) e Strobino E., “Musiche in cantiere” (https://www.musicheria.net/rubriche/materiali/5304-musiche-
in-cantiere)
8
L’attuazione imprevista dell’ultimo lockdown e il successivo recupero delle prove INVALSI per le classi terze delle
scuole secondarie di I grado che hanno partecipato al progetto, non ha consentito a tutti gli studenti di poter
registrare la propria presentazione e di affrontare l’intervista. Alcuni studenti hanno comunque preferito inserire solo
lo scritto.
Esposizione di tre elaborati scelti per la traccia n. 19

Sara Cagliani (classe 3D)

In questa composizione ho voluto rappresentare il periodo del Covid 19 in due diversi mondi: il mondo
umano e il mondo animale.
All’inizio possiamo sentire i suoni della città nel periodo prima della pandemia, quando tutto era ancora
“normale”, mentre l’uomo non si fermava e continuava a distruggere il mondo naturale.
Possiamo ascoltare il rumore di una motosega e di un albero che cade, che rappresentano la deforestazione.
Poi troviamo il suono del fuoco e degli animali spaventati che scappano, accompagnati dal verso degli
uccellini, modificato con vari effetti, che rende l’atmosfera triste e spaventosa.
Successivamente abbiamo un lungo silenzio, quel momento in cui tutte le persone erano chiuse nelle proprie
abitazioni e quindi non c’era più nessuno che poteva interferire con il mondo e questo ha portato la terra a
tornare com’era prima. Mentre le persone erano chiuse nelle proprie case il mondo animale continuava a
vivere, senza nessuno che lo distruggesse più, infatti possiamo sentire suoni calmi e rilassanti come le onde,
gli uccelli e i grilli che ci trasmettono pace e serenità.

Audio della Composizione di Sara

Gaia Scarpini (Classe 3B)

Presentazione

Audio della composizione di Gaia


Breve intervista all’autrice

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Al lettore è sempre consigliato un ascolto in cuffia.
Carolina Renon (Classe 3C)

La mia composizione è stata fatta basandomi sull’approccio alla soundscape composition che abbiamo
discusso in classe, ascoltando la composizione di Hildegard Westercamp dal titolo “Beneath the Forest
Floor”, e racconta una storia:
- La prima parte è composta con suoni di foresta, di uccellini e di un pulcino, che vengono poi sovrastati da
un suono di pioggia: l’inizio della pandemia. Ciò accade prima che il Covid-19 prendesse veramente piede
nelle nostre vite;
- Il punto di mezzo, caratterizzato da un unico suono distintivo, rappresenta, con lo sguardo di oggi, il primo
periodo di quarantena vissuto nel corso dello scorso anno scolastico;
- L’ultima parte, invece, è composta con gli stessi suoni della prima, alcuni modificati ed altri no, e
rappresenta il periodo che stiamo vivendo adesso, in cui spesso le cose sembrano tornate un po’ alla
normalità, ma in cui niente sarà più come prima.

Audio della composizione di Carolina

Esposizione di cinque elaborati scelti per la traccia 2

Jacopo De Pasquale (Classe 3A)

La composizione è data da un insieme di parole che, usando tecniche differenti come il riverbero, la
ripetizione e il reverse, assumono una buona sintonia e una melodia. La composizione mi trasmette un senso
d’inquietudine a causa, in particolar modo, del vento in sottofondo.

Audio della composizione di Jacopo


Sofia Ghilardi (Classe 3B)

Presentazione

Audio della composizione di Sofia

Matteo (Classe 3B)

Per realizzare il mio lavoro ho preso un suono di qualche goccia d’acqua che cade, poi lo stesso suono l’ho
fatto ripetere molte volte, cambiando il tempo per far sembrare iniziasse a piovere e infine ho sistemato
l'intonazione e l'altezza per rendere il suono più orecchiabile. L'insieme di tutto ciò per produrre una pioggia
che viene e che se ne và, come una pandemia.

Audio della composizione di Matteo


Breve intervista all’autore

Daniele Zinelli (Classe 3A)

Presentazione

Audio della composizione di Daniele


Breve intervista all’autore
Leonardo Sesti (Classe 3D) – Rondò

Presentazione

Audio della composizione di Leonardo (Rondò)


Breve intervista all’autore

Come già per il primo ciclo di composizioni, a cui abbiamo rimandato aprendo questo lavoro, suoni e parole
pronunciate da ragazze e ragazzi sono state in grado di restituire con forza e profondità il pensiero
adolescenziale che, partendo dall’esperienza della pandemia, ci offre uno sguardo disincantato sul presente
e sul futuro. Emergono spaccati, fratture, cornici di biografie critiche, punti di ascolto incerti, sospesi, anche
sofferti. I diversi significati, nelle varie sfumature, emergono con evidenza nel corso della narrazione e delle
singole presentazioni messe a disposizione al lettore e all’ascoltatore attento che si avvicina al loro lavoro.
Quello che ci rimane è la possibilità di aver offerto ad ogni ragazza e ad ogni ragazzo la possibilità di poter
esprimere tutto ciò attraverso il suono e la musica, che ci sembra siano risultati trasduttori efficaci
dell’esperienza drammatica che ci siamo trovati, nostro malgrado, a vivere. Le produzioni sonoro-musicali
hanno consentito ad ogni studente di esprimere e condividere, con compagni e insegnante, alcune
emozioni importanti e, insieme, di avere assegnato all’esperienza dell’educazione musicale nella scuola di
tutti nuovi significati e opportunità che certamente non dimenticheremo, anche quando mascherine, gel,
distanziamenti e preoccupazioni saranno finalmente solo ricordi.