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Dio suono, Si manifesta dal silenzio del non esistere con una voce, un rumore che sia fruscio, o battito o starnuto o soffio. espira, respira, parla, canta grida, urla, tossisce, singhiozza, vomita tuona o strumento.(nota 1) E nel momento in cui si definisce, Dio attraverso un suono crea o delega la creazione: uomo, sentimento, piante, luna, sole, angoscia, paura, meraviglia sono, al principio, suoni indistinti, Poi al crescer della luce ogni cosa prende i suoi contorni ed , esiste, in diverso modo. Spesso Dio resta impassibile, intoccabile nel suo risuonare infinito: sono allora i suoi trasformers, i suoi demiurghi e tramutare i suoni in realt; con diversi risultati a seconda che siano abili o cialtroni. Questo ci dicono un po tutti i miti della creazione in qualunque latitudine o cultura, tradizione o libro sacro: Dio non crea toccando o guardando o ascoltando, crea suono dal Suono. Nelle UPANISAD la prima sillaba di Dio un potente nasale: AUM. LAtman, lo spirito, simboleggiato da un grande uccello sulla cui coda scritta la M, sulle cui ali stanno la A e la U, Prajapeti, il creatore, nasce anche lui da un suono, un canto di lode e nel Brahama si legge che quando volle a sua volta procreare, guard dentro sdi se e ci che aveva dentro divenne SAMAN (CANTO). Prajapeti emise il canto e lo tagli in tre parti, dividendo terra, atmosfera e cielo. Altrove, come tra gli Aranda in Australia, i Coriaki in Asia, gli Zul in Congo il suono primigenio un rombo di tuono: fra i Pellirossa dAmerica rumore di pioggia, pi spesso vento. Anche tra i Polinesiani, nella Cina antica, presso i MBOWAB della Nuova Guinea il grand-bang tuono, cielo cche urla. Ma pi spesso, pi magicamente, il suono esce da un albero cavo, da un tamburo, da una cassa o un tocco di corda, uno strumento insomma: cos tra i Landa e gli Uitoto in Africa, cos nello stesso RG Veda. Addirittura per gli arapaho c un flauto magico allorigine di tutto.
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Un canto Maori dice: La forza della procreazione, la gioia di fronte alla crescita trasformarono il silenzio in suono. Il dio Thot, in Egitto, batt le mani, rise sette volte e cos fu il mondo. Anche tra gli Yuki in California si tramanda questo batter di mani.
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Laddove alla mitologia delle origini e connesso un uovo primordiale, dalla Polinesia allIndia vedica, facile riscontrare nelluovo stesso limmagine di una testa, e nel foro da cui esce il mondo creato una bocca e quindi un suono LAITAREYA BRAHAMANA dice che luovo covato da Atman si apr come una bocca per lappunto per proferire la prima parola.
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Tra i Dogon dellAfrica cos si parla della musicaSituata fra le tenebre e la luce del giorno prima, la musica si trova fra loscurit della vita inconscia e la chiarezza delle

rappresentazioni intellettuali, appartiene in gran parte al mondo del sogno. Allinizio della creazione la musica precorre il linguaggio intelligibile come laurora precede il giorno. Ma via via che i suoni si precisano il linguaggio si divide: una parte diventa musica propriamente detta, unaltra, la pi chiara e distinta si fa linguaggio, pensiero logico; la terza parte si trasforma in materia:
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Questo propagarsi di luce sonora pi forte, pi vero quand vicino alla fonte: perde la sua sostanza acustica man mano che se ne allontana. Le rocce, le paludi, la notte hanno meno musica dei fiumi, del sole: il sole meno delluomo. Luomo anzi era al principio nella musica stessa di dio e in questa volava; poi lentamente la perse tutta , mantenne solo la voce ; Nelluomo resta intatta, frustrante e ossessiva questa nostalgia, questo nstos di una condizione sfiorata e mai posseduta. E canta, per riallacciarsi allAssoluto, per ritrovare il centro della sua esistenza: Ogni uomo, dalla nascita, si porta addosso una sua melodia, una sua canzone, parte del dio. Luomo canta per tornare a Dio Fra gli Hopi dAmerica il tordo cre gli uomini tirandoli su da una caverna. La nascita dal buio, dal ventre della terra un modello culturale frequentatissimo. Questo tordo (che il trasformer) attribu ad ogni uomo, man mano che saliva alla luce, un canto specifico e personale: esaurite le melodie a sua disposizione non cre pi. Nel canto di ognuno c il destino, il ritmo dellesistenza individuale (e della specie); non diversamente in Cina il termine MING significa sia destino che suono. Ming= destino/suono
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E cos luomo nasce dal suono, entra in possesso di una canzone sua, vive per conoscerne le note e brama il ricongiungimento con una melodia universale da cui si staccato. Questi ed altri esempi ci provano la formidabile incidenza del suono melodico nei rapporti tra uomo e dio, fra uomo e uomo, fra uomo e se stesso. Ma ovviamente il primo canto storico si eleva a Dio, quello per luomo per s verranno di seguito. Gli dei adorano il sacrificio sono: mandar canti lass significa parlare il loro linguaggio, riempirli della stessa musica di cui son fatti e sperare di essere ascoltati e ricambiati. Gli dei non possono ignorare i canti perch se ne cibano: il Brahamana assegna a ogni dio un preciso suono della scala tonale come alimento. suono/alimento I primi canti furono riti o ripetizioni di beau geste divini. Come vedremo poco o nulla contarono altri argomenti.
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Dal punto di vista umano considerare il suono come fondamento di dio e del mondo lggere significa che l inspiegabile solo la musica pu dipanarlo. Inspiegabile esser qui, respirare, amare: inspiegabili sono i giorni, le notti, il sole, la luna. Non poteva tutto ci esser creato da una cosa qualunque che fosse gi materia come mani, piedi, o segno leggibile come gesto, comando. Se il mondo mistero, dio mistero,

solo un sostrato indefinibile, incalcolabile aereo, poetico, sublime poteva essere allorigine di tutto. suono Questo lambito del suono- mito. La musica allorigine non descrive il reale, non appartiene al quotidiano. Nessuno pu sognarsi di cantare per cose che sono cos distanti dalla prima luce divina: la pesca, la caccia, lamore perfino. Tutto ci profano e il profano ha bisogno di altre convenzionali significanti. Altro il reale: quello oltre le nubi, oltre la scala di Giacobbe, oltre i totem che sinnalzano senza speranza, oltre Tjuringa australiani che un giorno Dio, offeso, recise, lasciando gli uomini soli. Le cose di per s non esistono, son soltanto tramiti di voci che vengono da altrove: vento, tuono, corrente dacqua contano solo per lessenza divina che loro rimasta dentro.
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Rapire il suono alle cose, alla natura e pulsione insopprimibile: il canto prende subito valenza di incontro personale col mistero e oltretutto presto si disciplina in preghiera corale, sociale. Non esiste rito di passaggio (nascita, iniziazione, morte) che ne sia esente: dove lo sciamano testimone di un animiamo cosmico, dove lo stregone controlla un universo totemico, ogni evento accompagna e si realizza col canto. Alla nascita delle grandi citt-regno, degli stati il canto si nazionalizza, si istituzionalizza e diventa pi propriamente inno. Le caste sacerdotali e i poeti-vati si accaparrano lesclusiva e si assumono lonere di ripercorre le imprese divine e proporle a modello costante per lepopea di un popolo. Luomo non c, non c ancora, schiacciato com da unimmagine ideale di s da raggiungere, dal bisogno etico di rapportarsi continuamente al dio al mito. E non esiste lamore, Il canto assume tutte le gamme che vanno dal terrore alla meraviglia, dal ringraziamento allobbedienza per placare, rabbonire, adulare lentit celeste e giustificare al contempo il proprio potere, la propria sopravvivenza garantita dallessere immagine e somiglianza di chi dallalto protegge. Ma nessun amore tra gli uomini e dio, solo un patto intriso di sfuggente nostalgia. Lamore deve ancora nascere, Quanto siamo andati rilevando concerne laurora e lalba del canto un po ovunque, ma esistono doverosi distinguo. Altro il suono-mito nelle culture daera mediterranea, mediorientale, vedica, altro nei primitivi, nei popoli senza scrittura. In costoro infatti prevale unesternazione meno sapiente e pi incantata verso il sacro: animali. Piante, pietre, astri fiumi, laghi, sorgenti sono visti come ricettacoli ed emozioni del divino e trattati come cose vive; la solennit e le gesta degli dei vengono sostituiti da un microcosmo di presenze spirituali spesso trattate familiarmente. Alla base di tutto ci stanno oil totemismo e lanimismo che costituiscono il loro credere, ma anche il loro esistere. 9) Non si pu generalizzare, prech largomento avrebbe bisogno di maggiore riflessione, ma certo che il bene e il male sono tra loro, nella forza (mana) amica o

nemica delle creature e il primitivo usa il canto pi come rito apotropaico che come inno di ringraziamento e per la narrazione delle origini predilige altre forme. Ne consegue che i sentimenti sono pi vivi. Anche le storie damore, pur sempre legate a qualcosa di magico e di pi alto, hanno spunti personali. Ultima cosa: il canto primitivo ad uso sociale, fortemente di gruppo, mira alla conservazione delle trib, del clan; su questa compattezza, su questa difesa della specie si basa il loro senso della sopravvivenza. Le forme e le tecniche del canto primitivo presentano molti punti in comune tra cultura e cultura. Un giorno dice Schneider (nota 2) certi negri Baule mi cantarono la canzone della cicogna. Quando mi informai sul testo, mi risposero che le parole non avevano importanza. Di fatto il testo non corrispondeva al tema. Bench a quel tempo non pensassi affatto ad una pittura musicale, mentre lo trascrivevo, provai delle immagini visive, I cantori non volevano rappresentare il corpo delluccello, ma il ritmo del suo movimento. Il ritmo quindi sta alla basse di tutto e la SOSTANZA. Il suono di per s fa da filtro e scinde lessenziale dallaccessorio. (Nota 3)
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Le cose esistono per il loro ritmo e la loro musicalit. La verit di un oggetto sta nel ritmo del suo movimento che di natura acustica. A volte il movimento storia, o racconto, o aneddoto; a volte addirittura a scopi magici, sempre immedesimazione nella natura. La forma di canto pi usuale una specie di JODELL con continui passaggi di voci dal petto alla testa. La respirazione tiene per una o due frasi, le linee melodiche vanno preferibilmente dallacuto al grave (discendenti), caratteristica, come vedremo, tipica anche del canto greco. Una volta discesa, la melodia non torna su gradualmente ma a salti: la sua linea ondulante e cantilenante, nonch ad altalena, il motivo breve succinto, ma spesso ripetuta. Da ci si desume che la musica asimmetrica e anasncrona: anche i tempi cambiano di frequente durante una stessa performance. Il testo, come si detto spesso secondario, perch quel che conta il movimento, il ritmo. Anche nel testo sono frequenti le ripetizioni a m di formulario perch nella concezione primitiva la parola moltiplicata conferisce maggiore sacralit ed effetto.
dallo strumento musicale allutensile (57)

NOTE 1) Questa citazione, come le successive, tratta dal saggio di Marius Schneider La musica primitiva, Adelphi 2) Marius Schneider Udire e cantare da conoscenza religiosa Nuova Italia 3) Ibidem