Sei sulla pagina 1di 6

Il linguaggio di Pascoli: dal fanciullino alla poesia del mistero

mercoled 2 maggio 2012 di Vronique Youinou

La fine dell800 e linizio del 900 segnano una svolta nella poesia italiana, che porta uno sguardo
nuovo sul mondo e sul linguaggio. Gabriele dAnnunzio e Giovanni Pascoli sono i capifila di questa
rivoluzione poetica di cui ritroviamo limpronta nella poesia successiva, da Ungaretti a Montale. Fra le
grandi innovazioni della poesia pascoliana, luso del linguaggio occupa un posto del tutto eccezionale
Data limportanza di questaspetto della poesia pascoliana, ci proponiamo di tornare sullargomento, e
di ricordare come Pascoli riesca a sfruttare tutte le caratteristiche del linguaggio per dargli una potenza
nuova. Ci interrogheremo anche sulla ricezione di questa poesia dal linguaggio inconsueto
Desiderio da settignano, fanciullino che ride

Per studiare limportanza del linguaggio nella poesia pascoliana, possiamo forse partire da ci che
scrive lo stesso poeta quando espone la sua concezione della poesia nel Fanciullino: secondo Pascoli,
in ogni uomo si nasconde una parte fanciulla. Il poeta si distingue per la sua capacit ad ascoltare la
voce di quel fanciullino nascosto e a dialogare con lui. Il fanciullino ha la capacit adamica di dare un
nome a tutto quello che lo circonda (egli lAdamo che mette il nome a tutto ci che vede e sente),
cio di creare il linguaggio, di descrivere precisamente luniverso sensibile. Grazie alla sua ingenuit
primitiva, il fanciullino guarda eternamente il mondo come se lo scoprisse per la prima volta, il che gli
permette di meravigliarsi di fronte ad esso (tutto a lui pareva nuovo e bello). Quello sguardo
perpetuamente nuovo anche allorigine di accostamenti sorprendenti e di somiglianze che il fanciullo
capace di scoprire mentre per verderli luomo adulto deve fare uno sforzo. In effetti, Pascoli scrive :
Egli scopre nelle cose le somiglianze e relazioni pi ingegnose, egli adatta il nome della cosa pi
grande alla pi piccola, e al contrario. Infine, il poeta sottolinea limportanza della musicalit e del
ritmo per il fanciullino, che percepisce e traduce il mondo attraverso il suo ritmo primitivo e intimo, il
ritmo col quale, in certo modo, lo culla e lo danza.
Cos, se luso del linguaggio nella poesia pascoliana affonda le radici nella percezione e
nellespressione primitive e spontanee del fanciullino, ritroveremo questi tre aspetti nella poesia
pascoliana: limportanza del nome attribuito alle cose percepite tramite i sensi, luso dellanalogia
basata sullintuizione, il ritmo e la musica della lingua. La necessit di nominare le cose con precisione
ha come conseguenza luso di un linguaggio estremamente preciso. Giorgio Brberi Squarotti ha
insistito sulla variet dei nomi di uccelli presenti nelle poesie pascoliane: rondini, pettirossi, capinera,
cuculo. Talvolta, per un solo uccello, incontriamo diversi nomi: cos, troviamo le parole sgricciolo
ne Luccellino del freddo, recacchino e redimacchia ne La cincia. Talvolta, per soddisfare quel
bisogno di precisione, il poeta introduce nei suoi componimenti termini scientifici o tecnici per
descrivere gli elementi o i fenomeni naturali.
Allo stesso modo in cui utilizza termini scientifici per descrivere fenomeni naturali, Pascoli dipinge il
mondo contadino della Garfagnana con parole dialettali come la recchia, il ricotto e il torchiettin .
Per per descrivere quellambiente contadino, Pascoli non si limita ad adottare un linguaggio intriso di
parole dialettali: vi introduce anche parole auliche, talvolta arcaiche, e quei termini sono talvolta
pronunciati dai contadini stessi. Cos, nel poemetto Nei campi, il capofamiglia (il capoccio per
riprendere un altro termine dialettale del nostro) si rivolge a sua moglie dicendole : Odimi, moglie. /
Senti le rare tremule tirate / che fanno i grilli? e poco pi tardi ricorre perfino a un calco virgiliano :
lanatre vanno per la notte nera.
Il cosidetto plurilinguismo pascoliano non corrisponde quindi a una volont di realismo ma permette al

poeta di descrivere il mondo con la massima precisione. Certo il capoccio non si rivolgerebbe cos a
sua moglie, ma riferendosi a Virgilio, Pascoli trasmette il senso profondo del messaggio del contadino e
sottilinea la continuit della vita contadina. Il capoccio dice ci che hanno sempre detto i contadini al
momento di seminare. Cos facendo, Pascoli inventa una lingua, come il fanciullino inventava le parole,
e questa lingua poetica esprime la continuit del mondo naturale : il poeta riesce a dire ci che non
s mai detto e dirlo come sempre si detto e si dir.
Ma Pascoli sa ascoltare il fanciullino anche in altri modi. In effetti, ritroviamo per esempio nella poesia
pascoliana luso frequentissimo del procedimento analogico. Cos, neLimbrunire, possiamo leggere i
versi seguenti : Tre pianeti su lazzurro gorgo / tre finestre lungo il fiume oscuro; / sette case nel tacito
borgo / sette pleiadi un poco pi su. Lanalogia fra il paesino dalle finestre illuminate e la costellazione
dalle stelle brillanti nella notte si appoggia su un avvicinamento fra macrocosmo e microcosmo
frequente in Pascoli. Se vi sentiamo la voce del fanciullino, si deve anche pensare alla lettura
delle Magnitudo parvi vittorughiane (Quels sont ces deux foyers quau loin la brume voile? / - Lun est
un feu de ptre et lautre est une toile; / deux mondes, mon enfant! ).
Lanalogia anche spesso presente tramite luso della metafora, anzi delle metafore che si succedono
paratatticamente, come ne Il gelsomino notturno, in cui leggiamo : Dai calici aperti si esala / lodore di
fragole rosse. / Splende un lume l nella sala. / Nasce lerba sopra le fosse. La metafora floreale
illustra lintimit domestica della coppia, donde limmediato accenno alla luce accesa nella casa;
levocazione successiva delle tombe introduce improvvisamente il motivo della morte, sottolineando
lintreccio stretto fra eros e thanatos. Nella stessa poesia, Pascoli evoca la costellazione delle Pleiadi
usando il termine dialettale, cio la Chioccetta: La Chioccetta per laia azzurra / va col suo pigolio di
stelle. Il nome contadino della costellazione fa nascere unaudace spostamento semantico: le stelle
diventano dei pulcini e il cielo laia che percorrono.
Di nuovo, ritroviamo la voce del fanciullino nella poesia pascoliana. Questa volta, il procedimento per
analogia senza ragionamenti intermediari ci pone dun tratto di fronte ai misteri del mondo: la morte,
lamore, o ancora il contrasto fra il nostro mondo e limmensit delluniverso.
Lultimo elemento del Fanciullino che abbiamo citato riguarda il ruolo della musicalit nella poesia
pascoliana. Ci sembra che essa sia presente sotto due aspetti: il valore fonico delle parole usate nelle
poesie e il ritmo delle poesie.
Per quanto riguarda il primo aspetto, possiamo riferirci al celeberrimo verso de Lassiuolo: sentivo un
fru fru tra le fratte. Oltre al valore onomatopeico del sintagma fru fru, lalliterazione in /f/ permette di
riprodurre il suono dei rami e delle foglie dellalbero mosse dalla presenza delluccello. Non dobbiamo
dimenticare che la poesia destinata innanzitutto ad essere recitata e ascoltata: questa caratteristica
riveste unimportanza di primo piano in Pascoli. Cos, Luccellino del freddo una vera e propria
riproduzione dei suoni invernali, lievi e secchi, in cui il senso passa quasi in secondo piano. La lettura
della prima strofa della poesia permette di cogliere pienamente quel fenomeno:
Viene il freddo. Giri per dirlo
tu, sgricciolo, intorno le siepi;
e sentire fai nel tuo zirlo
lo strido di gelo che crepi.
Il tuo trillo sembra la brina

che sgrigiola, il vetro che incrina...


trr trr trr terit tirit...
Ritroviamo in questa strofa come in tutto il componimento i suoni aspri scelti da Dante nelle rime
petrose : la /r/ associata a unaltra consonante (spesso /r/+/l/ o /t/+/r/), oppure la /s/, anche in
associazione con unaltra consonante (/s/+/t/, /s/+/g/). Troviamo anche spesso tre consonanti di seguito
(/s/+/g/+/r/ in sgricciolo, v.2; /s/+/t/+/r/ in strido, v.4; /s/+/g/+/r/ in sgrigiola, v.6). La scelta stessa
delle parole dialettali o tecniche risponde a una logica fonica, come illustrato dalluso del termine
dialettale sgrigiola piuttosto che scricchiola ne Luccellino del freddo. Alla fine di ogni strofa, la
dominazione del valore fonico sul valore semantico giunge alla realizzazione pi compiuta:
lonomatopea (trr trr trr terit tirit), che riproduce sia il verso delluccello che i suoni invernali e
aggiunge un senso di mistero.
Pascoli gioca talvolta con il divario fra suono e senso, come in Italy, quando la nonna, sentendo
linglese della piccola Molly che critica lItalia che ha appena scoperto, linterpreta come il canto dolce di
un uccellino. Un po pi tardi, la parola lucchese nieve (neve) diventa nella mente della bambina
americana never. Cos, lassociazione fra suono e senso, sia congruente che divergente, crea
spesso un terzo senso che supera talvolta gli altri e contiene la chiave della poesia.
Abbiamo accennato al fatto che la musicalit sia presente nel ritmo stesso delle poesie di Pascoli. Quel
ritmo particolare pu essere creato dalla punteggiatura e dalla sintassi: il caso della poesia Arano:
Al campo, dove roggio nel filare
qualche pampano brilla, e dalle fratte
sembra la nebbia mattinal fumare,
arano : a lente grida, uno le lente
vacche spinge; altri semina; un ribatte
le porche con sua marra pazente;
ch il passero saputo in cor gi gode,
e il tutto spia dai rami irti del moro;
e il pettirosso : nelle siepi sode
il suo sottil tintinno come doro.
Linserzione di una lunga frase, quasi un iperbato, che separa Al campo e arano, crea un
rallentamento del ritmo che riproduce il ritmo lento dei lavori dei campi, il che rafforzato nella seconda
terzina dalluso dei due punti e dei punti e virgola e dallenjambement fra il quarto verso e il quinto che
introduce una sospensione fra lente e vacche. La dilatazione delle terzine infine accentuata dalla
dieresi del sesto verso (pazente). La lentezza dei contadini lascia improvvisamente il posto alla
vivacit e ai movimenti leggeri e saltellanti degli uccelli nella quartina, dalla cadenza rapida. In quella
quartina, notiamo ancora una volta leffetto quasi icastico del fonosimbolismo. In effetti, lalliterazione in
/s/ che viene anticipata al verso otto (con la parola spia) e che si dilata ai versi nove e dieci sembra
riprodurre il fruscio leggero provocato dai movimenti delluccellino, che sentiamo apparire e poi
spostarsi lievemente. Viene poi introdotto il verso del pettirosso tradotto non solo semanticamente ma
anche fonicamente nella parola tintinno cara al nostro, rieccheggiata nellassonanza in /o/. Questa
poesia dunque solo in apparenza composta da due terzine e una quartina di endecasillabi, dato che il

ritmo del componimento non segue quello schema metrico: lenjambement fra le due terzine le collega
fortemente e i punti e virgola spezzano lendecasillabo del quinto verso, mentre nella quartina i
movimenti degli uccelli prendono il sopravvento sul metro. Pascoli, mediante luso particolare che fa del
linguaggio, riesce quindi ad imprimere un doppio ritmo alla sua poesia. Due ritmi portatori di messaggi
diversi, dal madrigale tradizionale a una forma poetica nuova, due ritmi che si contraddicono lun laltro
ma che soprattutto si completano e conferiscono uninfinita ricchezza alla poesia. Lassociazione
frequente in Pascoli fra le campane e il ricordo, addirittura come ha sottolineato Barberi Squarotti il
ritorno allinfanzia, favorita da quella dilatazione del tempo fra i rintocchi dellora. In effetti, il suono
ritmico e il movimento delle campane traducono il contrasto fra la dimensione magica del sogno che
permette di ritrovare linfanzia felice e i cari morti familiari e il tempo che passato e che continua
inesorabilmente a passare. Ancora una volta, possiamo sottolineare il fatto che lassociazione fra senso
e suono permette di creare un senso nuovo o di produrre un effetto molto pi potente; ancora una volta
coesistono due ritmi nella poesia. Sembra quindi che Pascoli, sfrutti il valore fonico delle parole e della
trama sonora dei componimenti per infondere in essi una componente misteriosa, spesso legata a
unatmosfera sognante, evanescente. E notiamo in effetti che la poesia pascoliana spesso una
poesia della traccia, che evoca un fenomeno effimero come il verso del rapace ne Lassiuolo (veniva
una voce dai campi, v.7).
Dovera la luna? ch il cielo
notava in unalba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggi;
veniva una voce dai campi:
chi...
Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
comeco dun grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
chi...
Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento:
squassavano le cavallette
finissimi sistri dargento
(tintinni a invisibili porte
che forse non saprono pi?...);
e cera quel pianto di morte...
chi...

Dov'era la luna: nonostante il colore perlaceo diffuso nellaria la luna probabilmente ancora sotto la linea
dellorizzonte, e quindi non visibile. Spicca, come spesso nella poesia pascoliana, il dato coloristico, lieve e sfumato, con
cui si apre la scenografia notturna de L'assiuolo.
2
un'alba di perla: analogia pascoliana, tipica della poetica del fanciullino e, pi in generale, dello stile simbolista.
3
soffi di lampi: sinestesia che unisce sensazioni di ambiti sensoriali distinti e che, nel ricchissimo bagaglio tecnico
pascoliano, serve ad esprimere tutte le sfumature e le impressioni delle tempesta notturna in arrivo.
4
nero di nubi: l'espressione, anzich concentrare l'attenzione sulle nubi, la sposta sul loro colore cupo e minaccioso.
5
chi: questo il suono onomatopeico che Pascoli attribuisce al canto dellassiuolo, un rapace notturno somigliante al
gufo ma poco pi grande di un merlo comune; il verso dellassiuolo, monotono e monosillabico, viene percepito come un
melanconico e tristo presagio di morte.
6
nebbia di latte: i primi due versi della seconda strofe focalizzano l'attenzione sulla luce notturna e lunare, che filtra per
una nebbia che impedisce la vista delle stelle, ma fa comunque filtrare un indefinito chiarore.
7
fru fru: altro suono onomatopeico che rappresenta il fruscio dei cespugli.
8
Il ricordo del dolore del passato che riaffiora in superficie a causa del suono lugubre dellassiuolo.
9
lucide: il dato coloristico ulteriormente arricchito e - al tempo stesso - sfumato: le "vette" degli alberi sono rese
luminose dal riflesso della luce lunare.
10
squassavano: verbo di sapore onomatopeico, che contribuisce all'allitterazione della sibilante "s".
11
sistri d'argento: I sistri sono strumenti metallici a scotimento che emettono un sibilo acuto; erano utilizzati nell'antico
Egitto per il culto misterico della dea Iside, che prometteva la resurrezione dopo la morte.
12
Le invisibili porte della morte probabilmente non si apriranno pi per restituire i morti alla vita. Quindi il culto di Iside,
evocato dal suono dei sistri, non ha effetto. Il tema dei cari defunti molto presente nellopera di Pascoli, che fu molto
segnato dalla morte prematura del padre e della madre, come si vede emblematicamente in X Agosto o ne La cavalla
storna.

Si tratta perfino talvolta della traccia di qualcosa che forse non neanche esistito, come limpressione
della visita notturna di un fantasma ne Il bacio del morto, oppure il ricordo solo immaginario dellultimo
grido del padre, che risuona nel cuore dellio poetico, suscitato dal verso dellassiuolo nella poesia
omonima : sentivo nel cuore un sussulto, / comeco dun grido che fu. Allo stesso modo, luccello
rapace de La civetta sembra irreale: il nome delluccello presente soltanto nel titolo, nel
componimento il poeta evoca semplicemente: una / ombra (v.4), un soffio molle di velluto (v.6).
Ne La civetta come ne Lassiuolo, la grande precisione dei termini scelti dal poeta (che abbiamo preso
in considerazione allinizio di questo studio) si accompagna cos a una perdita della consistenza degli
uccelli, che spariscono a poco a poco in quanto tali e si caricano di valenze simboliche. A tal punto che
la civetta diventa perfino lallegoria della morte e viene apostrofata in quanto tale dal poeta: Morte, che
passi per il ciel profondo (v.21) mentre la voce dellassiuolo diventa simbolo della morte incombente
(e cera quel pianto di morte, v.23).
Le analogie e luso della paratassi creano lo stesso effetto, cos come le rotture sintattiche che,
interrompendo improvvisamente il discorso, mettono il lettore di fronte al mistero. Questo procedimento
visibile ancora una volta ne Lassiuolo, quando il poeta, dopo aver evocato lo squassare delle
cavalette che descrive come dei finissimi sistri dargento, mette in rilievo quellanalogia sorprendente
introducendo una lunga parentesi: (Tintinni a invisibili porte / che forse non saprono pi?...).
Levocazione di queste analogie talvolta quasi ermetiche fa nascere uninterrogazione : qual il posto
assegnato al lettore? Come quel lettore deve ricevere la poesia? Chi il lettore ideale, che coglie
pienamente il messaggio del poeta? Nel Fanciullino, sulla lettura del quale ci siamo appoggiati per
condurre il nostro studio, il poeta sembra preoccuparsi poco del lettore. In effetti, a proposito dello
scopo della poesia, Pascoli scrive che il poeta pur essendo in cospetto dun pubblico, parla piuttosto
tra s, che a quello. Del pubblico, pare che non si accorga. Quando evoca il proprio disprezzo della
cosiddetta gloriola, aggiunge: Essi cercano in te quello che non c, e perch non lo trovano, ci
rimangono male. Cos, pare che il poeta-fanciullo non si accorga del pubblico, il quale tra laltro non
capace di capirlo. Per, alcuni anni dopo, in un articolo apparso su Il Marzocco del 29 agosto 1909,
Pascoli torna sullargomento con una nuova visione delle relazioni fra il poeta e il lettore. Pascoli vi
torna affrontando un argomento che aveva gi cominciato ad affrontare allepoca degli studi universitari

(in particolare a proposito dellOrlando furioso di Ariosto): la questione delle fonti di unopera letteraria.
Il lettore e la relazione fra il poeta e il lettore diventano elementi-chiave della poesia. Tant vero che
Pascoli scrive: Il poeta non rivela gi la cosa ma esprime il sentimento in lui destato da essa. Ora per
provare in s quel sentimento, il lettore o uditore [si noti luso da parte di Pascoli di questa parola, che
mostra limportanza del valore fonico della poesia per il poeta] deve conoscere quella cosa. Non c
poeta, n pittore, n musico, che possa dar perfetta lidea di unalba a chi s levato sempre tardi.
Cos, nonostante ci che scrive Pascoli nel Fanciullino, il lettore un parametro importantissimo della
poesia pascoliana. Il lettore ideale ha lingenuit e la curiosit del fanciullino grazie alle quali coglie il
senso delle analogie pi sorprendenti, ma possiede anche le conoscenze letterarie che gli permettono
di capire i riferimenti letterari e le allusioni numerosissime nelle poesie. Infine, al di l della memoria
letteraria, collettiva, per capire veramente la poesia pascoliana ci vorrebbe lesperienza biografica
idonea, fatta di dolore e di lutto, per percepire intimamente gli elementi tratti dalla materia biografica del
poeta. Luso particolare del linguaggio da parte di Pascoli rappresenta quindi una parte essenziale della
sua poesia, indispensabile allespressione poetica. Pascoli appare come un virtuoso nelluso del
linguaggio, che dota di un potere quasi magico di suggestione e tramite il quale riesce a trasmettere al
lettore non solo il messaggio ma la sensazione stessa del mistero del mondo. Per di pi, Pascoli
inventa un linguaggio, fatto di parole insolitamente avvicinate: parole auliche, dialettali, greche e perfino
inglesi, fra cui inserisce anche onomatopee. Questo linguaggio nuovo iscrive i temi sviluppati nella
poesia pascoliana nel tempo eterno della poesia, di cui sottolinea la continuit. Perci la vera poesia
possiede un carattere primitivo.
Aggiungendo a questo linguaggio nuovo un uso sapiente del verso e della sintassi, Pascoli riesce ad
andare al di l della lingua, per trasmettere nei suoi versi limpalpabile, la sensazione del mistero.
Ma non tutti sono capaci di cogliere quel mistero, ci vuole un lettore atto a capire una poesia cos
complessa nella sua apparente semplicit. Chi quel lettore? Forse la risposta viene data da Pascoli
stesso, quando sceglie di dedicare i Nuovi poemetti ai suoi scolari, questi scolari insieme fanciulli ed
eruditi.