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Tg1, la realtà deformata - Politica - Repubblica.it http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/rai-5/rai-5/rai-5.

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POLITICA
IL COMMENTO

Tg1, la realtà deformata


di GIUSEPPE D'AVANZO

Qualche numero essenziale, per capirci meglio. Nella campagna elettorale per le elezioni
europee, secondo uno studio del Censis (9 giugno 2009), il 69,3 per cento degli elettori si è
informato e ha scelto chi votare attraverso le notizie e i commenti dei telegiornali.

I tiggì sono il principale mezzo per orientare il voto soprattutto tra i meno istruiti (in questo caso,
siamo al 76 per cento), i pensionati (78,7 per cento) e le casalinghe (74,1 per cento).

È necessario cominciare allora da questa scena. Più o meno sette italiani su dieci - che diventano
otto su dieci tra chi è avanti con gli anni, è meno istruito o è donna che lavora in casa e per la
famiglia - scrutano la vita, la realtà e il mondo dalla finestra aperta dai telegiornali - tra cui il Tg1 e
il Tg5 - da soli - raccolgono e concentrano oltre il 60 per cento del pubblico. Nella cornice di
questa finestra buona parte degli italiani matura emozioni, percezioni, paure, insicurezza, fiducia,
ottimismo, consapevolezze, orienta o rafforza le sue opinioni. Che cosa vedono, o meglio che
cosa gli mostra quella finestra? Nello spazio stretto, quasi indefinito, tra la realtà e la sua
rappresentazione mediatica si possono fare molti giochetti sporchi. Per esempio, spaventare tutti
con il fantasma di un'inarrestabile criminalità che ci minaccia sulla soglia di casa o eliminare ogni
incubo cancellando ogni traccia di sangue e di crimine. Nel secondo semestre del 2007 (governa
Romano Prodi), i sei tiggì maggiori dedicano a fatti criminali 3.500 cronache. Nel primo semestre
di quest'anno (Berlusconi regnante) 2.000 (fonte, Osservatorio di Pavia, report "Sicurezza e
Media", curato da Antonio Nozzoli). Stupefacente il tracollo di storie nere nel Tg5. Con Prodi a
Palazzo Chigi, le cronache criminali sono 900 (secondo semestre 2007). Diventano con
Berlusconi 400 (primo semestre 2009). Il Tg1 Rai non giunge a tanto. Le dimezza: da 600 a 300.

È un gioco sporco, facile anche da fare: ometti, sopprimi, trucchi la scena secondo le istruzioni
politiche del momento. Più o meno, un gioco delle tre carte. Carta vince, carta perde. Il crimine c'è
e ora non c'è più perché il governo lo ha sconfitto o ridimensionato. Se fosse necessaria una
nuova stagione di paura e di odio, riapparirebbe nelle mani del sapiente cartaro. In questa tecnica
di governo non è necessaria l'azione, l'agire, mettere in campo politiche pubbliche contro il
crimine, di sostegno alle imprese e alla famiglie, di protezione sociale per chi perde il lavoro, per
fare qualche esempio. È sufficiente comunicare che lo si sta facendo, che lo si è fatto, e magari
gridare al "miracolo". Come per il terremoto dell'Aquila. Ogni settimana, il capo del governo si
autocompiace per l'evento incredibile, prodigioso che ha realizzato. Ma è autentico "il miracolo di
efficienza"? Se si stila una classifica dei tempi di assegnazione di "moduli abitativi provvisori" si
scopre che a San Giuliano di Puglia, i primi 30 moduli furono consegnati a 82 giorni dal sisma, in
Umbria a 98 giorni, finanche in Irpinia (dove ci furono 3000 morti e 300 mila sfollati) in 105 giorni
mentre in Abruzzo i primi moduli sono stati attribuiti a Onna dopo 116 giorni. Non basta dunque il
racconto di un fatto in sé per comprenderlo. Il fatto in sé diventa trasparente soltanto se si
rendono accessibili e trasparenti i nessi, le relazioni, i conflitti che vi sono contenuti. Privato della
sua trama, delle sue relazioni con il passato e con il futuro, il fatto deteriora a immagine, a
spettacolo e dunque è vero perché il fatto è lì sotto i nostri occhi; al contempo, è falso perché è
stato manipolato, ma in realtà è finto perché l'immaginazione vi gioca un ruolo essenziale e
parlare di "miracolo" - non c'è dubbio - aiuta la fantasia.

Il capolavoro di questa tecnica di comunicazione che diventa disinformazione lo raggiunge, come


si racconta a pagina 13, il Tg1 di Augusto Minzolini quando dà conto delle disavventure di Silvio

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Tg1, la realtà deformata - Politica - Repubblica.it http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/rai-5/rai-5/rai-5.html
Berlusconi alle prese con gli esiti di una vita disordinata che gli consiglia di candidare a responsabilità
pubbliche le falene che ne allietano le notti. Il caso nasce politico: così si rinnovano le élites? Se ne
accentua la politicità con l'intervento di Veronica Lario che rivela le debolezze e la vulnerabilità del
premier. Berlusconi avverte che in ballo c'è la sua credibilità di presidente del Consiglio. Va in
televisione a Porta a porta per spiegarsi. Gioca male la partita. Mente, si contraddice. Gliene si chiede
conto. Farfuglia. Tace. Decide di rivolgersi a un giudice per vietare che gli si facciano anche delle
domande. È l'ordito di un "caso" che diventa (a ragione) internazionale. Il Tg1 lo spoglia di ogni
riferimento. Dà conto soltanto degli strepiti del Capo: "complotto", "trama eversiva". Si lascia galleggiare
quest'accusa. Contro chi? Perché? Che cosa è accaduto? Non lo si dice. Appare la D'Addario. Ha
trascorso una notte con il capo del governo, è stata candidata alle elezioni. È la conferma dell'interesse
pubblico dell'affare, è la prova della ricattabilità di Berlusconi. Minzolini fa finta di niente. Cancella i rilievi
dei vescovi; della figlia di Berlusconi, Barbara; l'attenzione della stampa internazionale. Spinge in un
altro segmento del notiziario il destino del direttore dell'Avvenire, accoppato per vendetta dal giornale
del Capo; i traffici di Gianpaolo Tarantini, il ruffiano di Palazzo Grazioli. Senza contesto e riferimenti, che
cosa può comprendere quel 69,3 per cento di italiani che si informa soltanto attraverso le notizie del Tg?
Nulla. Non comprenderà nulla e potrà bere come acqua di fonte che si tratta soltanto, come dice il
direttore del Tg1, "dell'ultimo gossip". (I sondaggisti non sembrano curarsi di che cosa sappiano davvero
dell'affare gli spettatori disinformati che interrogano).

Non siamo soltanto alle prese con una cattiva informazione o con un giornalismo di burocrati obbedienti.
Abbiamo dinanzi un dispositivo di potere con una sua funzione psicologica determinante. Siamo
assediati dal crimine o no? Devo avere paura o fiducia? All'Aquila c'è davvero un "miracolo" che presto
toglierà dai guai tutti coloro che ne hanno bisogno? C'è "un complotto" che minaccia il premier o il
premier ha combinato qualcosa che dovremmo sapere e che lui dovrebbe spiegare? Se - tra
soppressioni, omissioni, menzogne - si abituano le persone a questa confusione inducendole a credere
che nulla sia vero in se stesso e che ogni cosa può diventare vera o falsa per decisione dell'autorità e
con l'obbedienza dei tiggì, si nientifica la realtà; si distrugge l'opinione pubblica; si sterilizza la coscienza
delle cose; va a ramengo ogni spirito critico. È quel che accade oggi in Italia dove un unico soggetto
pretende di detenere - con il potere - la verità, il diritto all'autocelebrazione, al racconto unidimensionale,
ogni leva delle nostre emozioni e delle nostre esperienze. Oggi che si discute di che cosa deve essere il
servizio pubblico, vale la pena ricordare che la libertà dell'informazione non è fine a se stessa, ma è solo
un mezzo per proteggere un bene ancora più prezioso della libertà del giornalista: il diritto dei cittadini a
essere informati.
(1 ottobre 2009)

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